Siamo diventati solo consumatori? Una riflessione scomoda.
Leggendo Psicopolitica di Byung-Chul Han, a un certo punto mi torna in mente una frase di Zygmunt Bauman in Vite di scarto:
“Non produci, non compri, non generi valore economico? Allora smetti di esistere socialmente. Sei scarto.”
Fa impressione quanto questa logica oggi sembri normale.
Nella visione di Bauman, chi è fuori dal circuito del consumo diventa un rifiuto del sistema. In quella di Han, il cittadino si trasforma in cliente: non partecipa, ma “consuma” politica, informazione, identità. Se non è soddisfatto, si lamenta come farebbe con un prodotto difettoso.
Il punto è che questa mentalità si è infiltrata ovunque, soprattutto nel digitale:
Se non generi dati, contenuti o acquisti, per l’algoritmo sei irrilevante.
Se non reagisci (like, commenti, condivisioni), scompari dai feed.
Se non porti valore economico, il sistema smette di vederti come persona e ti tratta come “rumore di fondo” e questa cosa mi preoccupa:
rischiamo di progettare ecosistemi dove le persone valgono solo come consumatori e non come cittadini, utenti consapevoli, soggetti politici.
La domanda che mi faccio è:
quante delle piattaforme che usiamo ogni giorno ci vedono davvero come persone, e quante ci vedono solo come segmenti di mercato da monetizzare?
E, soprattutto:
noi che lavoriamo nel digitale stiamo contribuendo a questo modello o stiamo provando a scardinarlo?