Fine vita in Lombardia, per il Consiglio di Stato una Regione può fermare una legge popolare senza discuterla in Aula
La decisione riguarda la dichiarazione di inammissibilità della proposta “Liberi Subito” nella prima versione, nel 2024. Nel frattempo la Corte costituzionale ha chiarito che le Regioni possono intervenire sulle procedure del suicidio medicalmente assistito e ha emendato la legge toscana
Ripresenteremo la proposta di legge di iniziativa popolare nella versione emendata dalla Consulta, sulla quale stiamo raccogliendo le firme
Il Consiglio di Stato ha confermato che i giudici non possono intervenire contro la decisione con cui il Consiglio regionale della Lombardia, nel 2024, aveva bloccato prima della discussione in Aula la proposta di legge popolare Liberi Subito sul suicidio medicalmente assistito. La sentenza non riguarda però il merito della legge né le competenze delle Regioni sul fine vita. Su questo punto, infatti, la Corte costituzionale è successivamente intervenuta con la sentenza n. 204 del 2025, chiarendo che le Regioni possono regolare gli aspetti organizzativi e sanitari legati al suicidio assistito.
Nel novembre 2024 il Consiglio regionale della Lombardia aveva bloccato la proposta di legge regionale di iniziativa popolare sul suicidio assistito Liberi Subito prima ancora della discussione in Aula, sostenendo che la Regione non avesse competenza per legiferare su questa materia. L’Associazione Luca Coscioni aveva quindi presentato ricorso contro quella decisione. Successivamente, però, la Corte costituzionale – con la sentenza n. 204 del 2025 – ha chiarito che le Regioni possono intervenire sugli aspetti organizzativi e sanitari legati al fine vita. Secondo l’Associazione Coscioni, questo ha confermato la legittimità dell’impianto della proposta “Liberi Subito”.
“Questa sentenza afferma che una maggioranza politica può impedire la discussione di una legge di iniziativa popolare senza che i cittadini possano ottenere tutela davanti a un giudice – dichiara Filomena Gallo – Il Consiglio di Stato riconosce che la materia rientra nelle competenze regionali, come già affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 204 del 2025, ma allo stesso tempo esclude qualsiasi tutela giurisdizionale contro l’arresto dell’iter legislativo. Riteniamo che ciò apra un serio tema di compatibilità con gli articoli 24 e 113 della Costituzione e con i principi europei di effettività della tutela giurisdizionale e di partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine. Per queste ragioni continueremo ad agire in ogni sede nazionale ed europea“.
“Quello che è accaduto in Lombardia dimostra che oggi una maggioranza politica può bloccare perfino la discussione di una proposta sostenuta da migliaia di cittadine e cittadini, invocando un incostituzionalità poi smentita dalla stessa Corte costituzionale”, dichiara Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. “La Corte costituzionale, a dicembre, ha infatti chiarito che le Regioni possono legiferare sull’organizzazione sanitaria relativa al fine vita.
Nonostante questo, la proposta ‘Liberi Subito’ è stata fermata prima ancora del confronto democratico in Aula. Continueremo la mobilitazione politica e legale con la raccolta firme per ridepositare la legge ‘Liberi Subito’, con le modifiche introdotte dalla Consulta, perché il diritto dei cittadini a partecipare alle decisioni pubbliche deve essere effettivo e garantito. Questa volta, quando dovranno esprimersi sulla versione di ‘Liberi Subito’ corretta dalla Corte costituzionale i Consiglieri regionali non potranno sostenere che il testo sia incostituzionale, visto che la Consulta si è già pronunciata”.
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