Dopo l’esplosione di Colleferro, diciamo ancora no alla produzione di nitrogelatina ad Anagni
Quello che è accaduto ieri a Colleferro non può essere liquidato come un incidente lontano da noi. È un fatto che deve far riflettere e che impone una discussione politica seria sul futuro del nostro territorio.
Nel primo pomeriggio di ieri, 13 agosto, una violenta esplosione ha interessato lo stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro, preceduta da un incendio. Il boato è stato avvertito in diversi comuni del territorio e le immagini dell’enorme fiammata e della colonna di fumo hanno suscitato paura e preoccupazione. Fortunatamente, secondo le prime informazioni, non risultano vittime né feriti.
Esprimiamo innanzitutto sollievo per l’assenza di vittime e vicinanza ai lavoratori, alle loro famiglie e a tutta la comunità di Colleferro. Ma quello che è accaduto ci obbliga a porre una domanda: siamo davvero sicuri che il nostro territorio debba diventare sempre più parte della filiera industriale degli esplosivi e degli armamenti?
La KNDS è la stessa società che ha ottenuto il via libera regionale per il progetto di produzione di nitrogelatina nello stabilimento di Anagni, in località La Macchia. Il progetto prevede la realizzazione di un nuovo impianto destinato alla produzione di una sostanza utilizzata nella filiera dei propellenti militari. La nitrogelatina prodotta ad Anagni è destinata allo stabilimento di Colleferro, dove viene prodotto munizionamento. Il collegamento tra i due siti è quindi parte integrante del progetto industriale.
Ed è proprio per questo che oggi, dopo quello che è successo a Colleferro, torniamo a dire con ancora maggiore forza il nostro NO al progetto di Anagni. Noi non vogliamo il riarmo come modello di sviluppo. Non vogliamo che la Valle del Sacco venga trasformata in un distretto sempre più legato alla produzione di esplosivi, propellenti e munizionamento. Non vogliamo fabbriche di morte sul nostro territorio.
La questione non riguarda soltanto la nostra contrarietà politica alla produzione bellica. Riguarda anche la sicurezza dei cittadini, la gestione delle emergenze e la compatibilità di un simile insediamento con il territorio circostante.
Lo stabilimento di Anagni si trova in località La Macchia, in prossimità dell’autostrada A1 e di aree abitate e boschive. La documentazione pubblica colloca inoltre lo stabilimento nell’ambito della normativa Seveso come stabilimento di soglia superiore per attività connesse alla produzione, distruzione e stoccaggio di esplosivi. E allora chiediamo: quale sarebbe la capacità effettiva di risposta del nostro territorio davanti a un incidente grave?
Ad Anagni non esiste un distaccamento dei Vigili del Fuoco. Il distaccamento territoriale più vicino è quello di Fiuggi, mentre il Comando provinciale si trova a Frosinone.
Sul fronte sanitario, Anagni dispone oggi di strutture di sanità territoriale, ma non di un ospedale dotato di Pronto Soccorso per la gestione di una maxi-emergenza. Per l’emergenza-urgenza ospedaliera il riferimento è rappresentato dagli ospedali della rete provinciale, tra cui lo Spaziani di Frosinone.
Se un’esplosione come quella avvenuta ieri a Colleferro si verificasse ad Anagni, quali sarebbero i tempi di intervento? Quali le procedure di evacuazione? Quali le vie di fuga? Quale sarebbe la capacità di gestione di un’emergenza che coinvolgesse contemporaneamente lavoratori, residenti, automobilisti sull’autostrada e l’ambiente circostante?
Non sosteniamo che ciò che è accaduto ieri a Colleferro debba necessariamente ripetersi ad Anagni. Sosteniamo qualcosa di molto più semplice: quando si decide di insediare una nuova attività industriale legata agli esplosivi, il rischio non può essere considerato soltanto sulla carta e non può essere affrontato con il principio del “tanto non succederà”.
La sicurezza dei cittadini viene prima degli interessi industriali. Per questo chiediamo all’Amministrazione comunale di Anagni di assumere una posizione politica chiara e pubblica.
Il Comune aveva espresso nel 2025 un parere consultivo di conformità urbanistica e il procedimento autorizzativo regionale si è successivamente concluso con esito favorevole.
Ora chiediamo al Sindaco e all’Amministrazione di ascoltare la città e di assumere una posizione contraria alla trasformazione dello stabilimento di Anagni in un polo per la produzione di nitrogelatina destinata alla filiera bellica.
Chiediamo inoltre che vengano resi pubblici e discussi con la cittadinanza tutti gli aspetti relativi ai piani di emergenza, alle distanze di sicurezza, alle vie di evacuazione, alla capacità di intervento dei Vigili del Fuoco, alla risposta sanitaria e agli effetti che un eventuale incidente potrebbe avere sulle abitazioni, sulla viabilità, sull’autostrada e sull’ambiente circostante.
Quello che è successo ieri a Colleferro deve essere un campanello d’allarme, non un episodio da dimenticare domani. La Valle del Sacco ha già pagato un prezzo altissimo in termini di inquinamento e di ferite ambientali. Non vogliamo che il futuro di Anagni sia legato alla produzione di esplosivi e alla corsa al riarmo.
Vogliamo lavoro, sviluppo e investimenti, ma uno sviluppo civile, sostenibile e compatibile con la sicurezza delle persone e con la tutela del territorio.
Per questo oggi, ancora più forte di ieri:
DICIAMO ANCORA NO ALLA NITROGELATINA AD ANAGNI.
DICIAMO NO AL RIARMO COME MODELLO DI SVILUPPO.
DICIAMO NO ALLE FABBRICHE DI MORTE SUL NOSTRO TERRITORIO.
LA SICUREZZA DEI CITTADINI VIENE PRIMA DEGLI INTERESSI DELL’INDUSTRIA BELLICA.
Possibile Anagni
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