Ciao, come stai?
Di sparizioni e ritorni – Log#02
Mi rendo conto di essere un po' sparito. Da ragazzini c'era questa risposta a effetto, del tipo “si sparisce sempre in due”, e mi viene un po' da sorridere: decisamente non è questo il caso.
Perché effettivamente sono sparito, o quasi. Nessuna canzone in un anno e mezzo, i poetry slam li avevo accannati già prima. Non ricordo neanche più quale sia stato l'ultimo. Attività “artistica” sui social non reperita, e da gennaio ho pure disinstallato IG dal cellulare.
Mi viene da chiedermi se qualcunx se ne sia accorto. Se a qualcunx io sia in qualche modo un po' mancato. [che fai ti sorprendi? per un po' ho girato l'italia di tasca mia per recitare poesie davanti a sconosciuti che ti danno un voto, non dovrebbe sorprenderti se a volte mi]
Ma un po' mi dispiace, perché al di là del mio apporto oggettivamente quasi nullo al movimento artistico italiano, e al di là un certo-qual-simil-narcisismo-nondiagnosticato-latente, là fuori c'era davvero qualcunx che credeva in me (probabilmente più di quanto non ci credessi io, col senno di poi). Lo so perché me lo avete detto, qualcunx mi ha ringraziato, me lo ricordo e ci posso giurare, per le mie parole o per la mia storia ed averla messa a nudo su un palco, ed io quei grazie ora non posso far altro che tenermeli caldi in tasca nell'attesa. [l'attesa che]
Perciò ora, ora ahinoi, ora non riesco a non sentirmi non dico colpevole, ma almeno responsabile, e non solo nei miei confronti, anche nei confronti di quelle persone, le persone che mi hanno detto: “non smettere!” e invece ho smesso, [o meglio ho rallentato, ma il problema è che a un certo punto ero talmente lento da essere praticamente fermo, ed è successo senza accorgermene, anzi di sicuro se piazzi l'origine del sistema di riferimento su un vagone, uno qualunque, del treno della vita, ed ignori tutto il resto, e consideri solo il mio stato di quiete rispetto al moto di tale vagone di tale treno della vita, o rispetto a quello ancora più rapido del mercato di oggi, che dico del mercato?, dell'industria, allora di sicuro il mio moto sarà senz'altro un moto in senso opposto, retromarcia relativa] non riesco a non sentirmi responsabile, dicevo, di questo silenzio.
Le persone che stanno in silenzio e si sentono responsabili di tale silenzio di solito hanno due opzioni rispetto al silenzio: assecondarne l'inerzia o romperlo. Io per un tot ho seguito la a) ma sento che ora mi sta stretta e quindi andiamo di b). Ma come procedere?
La questione è delicata, layerata. E per snocciolarla devo prima sbucciarla, ma non per buttare la buccia. Sacrilegio: sono contro lo spreco alimentare [e comunque la maggior parte delle bucce che buttiamo sono in realtà commestibili, e anzi la parte più nutriente del frutto stesso, tu dirai eh ma allora i pesticidi?, io ti risponderò: sfatiamo questo mito, evolviti caro, siamo nel terzo millennio, l'essere umano si è ormai adattato ai veleni che lui stesso ha progettato, altrimenti saremmo già tutti morti, anche i sassi sanno che siamo fatti al 70% di microplastiche e si sa che le plastiche sono immuni ai pesticidi, e se anche così non fosse sarà selezione naturale, no? tu continua così e non mangiarti questa buona buccia zuccherina e piena di kryptonite, così alla prossima nucleare avrai le difese immunitarie bassine, è la legge del più forte e da che mondo è mondo è mondo è molto noto che la forza della frutta risieda nella sua buccia che come uno scudo la protegge da]
E quindi è deciso: partirò dalla buccia, cioè dallo strato più esterno, che è quello che vedi. E quello che vedi di questo mio goffo ritorno [?] è che tutte queste minchiate che leggi sono su questo sito che sembra un blog e che si chiama log. E quindi la prossima volta, se mai ci sarà, parlerò di perché sto scrivendo qui, e del perché al momento non ho intenzione di tornare indietro. Poi vediamo.
Abbi cura di te,
MS
24 aprile 2026, su un treno tra Zurigo e Milano