Carceri: l’Associazione Luca Coscioni: “Sollicciano punta di un iceberg di illegalità”
In occasione del sequestro di sette sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano, disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Firenze a seguito di numerosi esposti presentati dai detenuti ipotizzando la violazione del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, l’Associazione Luca Coscioni ha diramato la seguente nota:
“Due anni fa, attraverso formali diffide ad adempiere, abbiamo diffidato le Aziende sanitarie locali d’Italia di effettuare le (almeno) due visite ispettive nelle carceri sotto la propria giurisdizione, così come previsto dall’ordinamento penitenziario. Poco più della metà delle 102 ASL ha risposto confermando il rispetto di quanto previsto dalla legge o annunciando visite e sopralluoghi. Tra queste l’ASL di Firenze che ebbe modo di comunicare pubblicamente al TG regionale di aver disinfestato i locali infestati da blatte e piccioni.A seguito delle diffide, l’Associazione Luca Coscioni aveva poi richiesto di poter accedere alle relazioni ispettive delle ASL, ottenendole solo da 64 strutture.
La campagna dell’Associazione Luca Coscioni “La salute è un diritto anche in carcere” si basa inoltre sui numeri elaborati dal sito Sovraffollamento Carcerario dell’analista indipendente Marco Della Stella, dal quale emerge che in 75 istituti penitenziari il tasso di sovraffollamento è pari o superiore al 150%, corrispondente a circa tre persone per ogni due posti disponibili. Al 15 giugno 2026, nelle carceri italiane erano presenti 64.850 persone a fronte di una capienza effettiva, cioè realmente disponibile, di 46.337 posti letto, con un tasso di occupazione del 139,95%. La situazione più grave si registra a Lucca, dove il sovraffollamento è del 243%. Dati che pongono l’Italia fuori dai perimetri della legalità europea e internazionale.
Per questi motivi, nei prossimi giorni verranno rinnovate richieste di accesso agli atti a tutte le aziende sanitarie locali per confrontare se le criticità segnalate dalle autorità sanitarie alle carceri, al Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia abbiano suscitato risposte fattive alla strutturale e drammatica mancanza di manutenzione ordinaria in moltissime strutture e alla generale garanzia del pieno rispetto del diritto alla salute in carcere – a cui, vista la demografia dei detenuti storici, si aggiunge la possibilità o necessità di accedere alla morte medicalmente assistita”.
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