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L’attesa è sofferenza, bisogna garantire tempi certi


Pubblicato su La Stampa il 15 febbraio 2026


I diritti costituzionali diventano reali solo quando vengono applicati. E troppo spesso, perché questo accada, c’è qualcuno che chiede di applicarli. Ma non è la persona malata che dovrebbe dimostrare di avere diritti, sono le istituzioni che dovrebbero dimostrare di saperli garantire. A tutti. “Alberto” è un nome di fantasia. Aveva chiesto all’Associazione Luca Coscioni come chiedere la verifica delle sue condizioni da parte del Servizio sanitario per accedere all’aiuto alla morte volontaria. La sua storia è reale, così come lo sono la sua sofferenza e il percorso condiviso con la sua famiglia. Il fine vita non dovrebbe essere un terreno di scontro ideologico ma il luogo e lo spazio in cui le persone chiedono che le istituzioni rispettino decisioni intime e difficili.

La comunicazione dell’ASL torinese sul caso di “Alberto” conferma un punto ormai chiarito dal giudicato costituzionale: nei casi previsti, il diritto all’aiuto al suicidio deve trovare piena attuazione all’interno del Servizio sanitario nazionale. Ma questo risultato non è stato immediato. Inizialmente l’assistenza non veniva garantita ed è stato necessario evidenziare l’illegittimità di tale posizione rispetto ai principi fissati dalla Corte costituzionale. Solo dopo questo passaggio l’atteggiamento è cambiato, rendendo possibile un percorso conforme alle sentenze.

Non avrebbe dovuto essere necessario.

“Alberto” è morto a casa sua, con l’assistenza di medici liberamente scelti da lui e con un supporto tecnico-logistico pubblico e rappresenta un’applicazione coerente dei principi costituzionali in materia di autodeterminazione e di fine vita.

Dalla sentenza Cappato del 2019 della Corte costituzionale fino alla decisione sulla legge toscana (sentenza n. 204/2025), i giudici hanno chiarito che, quando ricorrono le condizioni stabilite, spetta al Servizio sanitario nazionale verificare i requisiti e garantire i farmaci, la strumentazione e il personale su base volontaria, senza oneri per la persona malata. A Torino questo è finalmente avvenuto.

Il nodo resta quello del tempo. “Alberto” aveva presentato la sua richiesta già a giugno 2025 e ci sono voluti mesi tra verifiche e richieste di chiarimenti. Ma il tempo, per chi vive una condizione irreversibile, è sofferenza evitabile e incertezza. Come emerso da un accesso agli atti effettuato dall’Associazione Luca Coscioni nel 2025, almeno tre persone malate in Piemonte sono morte aspettando una risposta. La Corte costituzionale ha sempre richiamato la necessità di una pronta presa in carico: senza tempestività, i diritti restano solo sulla carta.

Ridurre questi diritti a una questione amministrativa o ricondurli a interpretazioni restrittive significa svuotare di contenuto le decisioni della Consulta. Le sentenze della Corte costituzionale vanno applicate. La legge popolare regionale promossa dall’Associazione Coscioni mira proprio a evitare le incertezze applicative e a garantire delle procedure chiare, trasparenti e uniformi. Allo stesso tempo, l’Associazione ha chiesto anche alla Conferenza Stato-Regioni di adottare un atto condiviso che assicuri su tutto il territorio nazionale il rispetto del giudicato costituzionale, superando disuguaglianze territoriali evidenti.

Garantire il diritto all’autodeterminazione nel fine vita significa una cosa semplice: fare in modo che nessuno debba lottare contro lo Stato per vedere riconosciuto ciò che la Costituzione già garantisce.

L'articolo L’attesa è sofferenza, bisogna garantire tempi certi proviene da Associazione Luca Coscioni.