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I piccoli passi della COP30 di Belém


Manifestanti alla Cop30 di Belém, in Brasile. (© UN Climate Change - Diego Herculano)
La Conferenza sui cambiamenti climatici Cop30 (10-22 novembre 2025) si è conclusa un giorno dopo la scadenza prevista, dopo intensi negoziati e tempi supplementari. Si è tenuta a Belém, un porto fluviale industriale del Brasile, alle porte dell’Amazzonia, la foresta più vasta al mondo, cruciale per lo stoccaggio di anidride carbonica e i servizi ecosistemici al pianeta Terra (o Acqua)[1].

La sede ha permesso agli indigeni amazzonici, e non solo, di far sentire la propria voce, come pure a migliaia di climattivisti, che nelle Cop precedenti, prima per il Covid-19 e poi per le restrizioni alla libertà di manifestazione, erano stati meno sonori e visibili. Hanno partecipato 50.000 delegati, di cui oltre 1.600 lobbisti dell’industria dei combustibili fossili. Si sono svolti, inoltre, eventi interreligiosi per promuovere una più grande sensibilità per il creato. Si è fatta pure sentire la voce di gruppi evangelici pentecostali brasiliani favorevoli al capitalismo estrattivo in Amazzonia.

Insieme a diverse decisioni, a Belém è stato approvato l’accordo politico Mutirão Decision, e la Cop30 ha pubblicato una serie di altri documenti[2]. La parola mutirão, della tradizione amazzonica, indica l’impegno collettivo per raggiungere un obiettivo.

Alla Conferenza era assente la delegazione Usa, dopo il ritiro dall’Accordo di Parigi da parte del presidente Donald Trump all’inizio del suo secondo mandato. Erano presenti gli altri 194 Stati che avevano ratificato la Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc), siglata nel 1992 a Rio de Janeiro. Tuttavia l’attenzione politica è sembrata più rivolta al G20 che si doveva tenere il 22-23 novembre a Johannesburg (Sudafrica), pure in questo caso con la defezione degli Usa per contrasti con il Paese ospitante. Anche la Santa Sede e l’Unione europea avevano sottoscritto la Unfccc e l’Accordo di Parigi della Cop21 con l’obiettivo principale di limitare l’innalzamento del riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C rispetto all’era preindustriale, puntando a 1,5°C.

Le notizie climatiche non sono affatto rassicuranti. Sei dei nove planetary boundaries («confini planetari»)[3] sono stati superati. La World Meteorological Organization (WMO) rilevava che nell’ottobre 2025 la temperatura media era di 1,55°C superiore all’era preindustriale. L’Agenzia Onu per i rifugiati calcola che nel 2024 tre quarti dei 120 milioni di profughi e sfollati vivevano in luoghi severamente colpiti dai cambiamenti climatici. Nell’Ue aumentano i morti per colpi di calore, ma si sta tirando il freno nell’attuare il Green Deal, per timore di mettere in crisi alcuni comparti industriali e aumentare la dipendenza dalle importazioni cinesi. Secondo l’Unicef, oltre un miliardo di minori vive in Paesi ad altissimo rischio climatico.

Inoltre, negli ultimi 10 anni il Mediterraneo ha avuto un innalzamento medio di 5 cm, e si è perso il 13% della massa dei ghiacciai alpini. E sebbene, con il passare degli anni, stia calando l’«intensità di carbonio» – la percentuale di CO2 sulla produzione globale – e centinaia di milioni di persone abbiano avuto accesso all’energia elettrica, è in aumento l’emissione globale di anidride carbonica, molta della quale permane a lungo nell’atmosfera. Per di più, le foreste si degradano; gli oceani surriscaldati faticano a trattenere le nuove emissioni e a raffreddare il Pianeta[4]. Lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia e dei Poli riduce l’albedo, ossia il rilancio extra-atmosferico delle radiazioni solari che limita l’effetto serra. E così lo Yearbook of Climate Action 2025 dell’Unfccc ritiene che, per evitare effetti peggiori del riscaldamento in corso, servono 6.300 miliardi di dollari annui fino al 2030, più del triplo di quelli del 2023[5]. E nel frattempo non si abbattono i sussidi globali ai produttori e ai consumatori di energie fossili, per le quali si investe in nuovi giacimenti[6].

L’Outcome Report of Global Climate Action Agenda at Cop30 elenca innumerevoli iniziative, spesso multilaterali, meritorie e valide (diverse però rimangono solo sulla carta)[7]. Tuttavia il rapporto del Global Carbon Budget – su quante emissioni possiamo rilasciare per restare a meno di 1,5°C entro il 2100 – e il Carbon Clock prevedono che già nel 2029 la temperatura media sarà superiore di 1,5°C e che nel 2047 saranno superati i 2°C[8]. Certo si può sperare di rientrare in seguito in tali misure, ma numerosi impatti sull’ambiente saranno irreversibili per sempre (la perdita di specie viventi) o a lungo (scioglimento dei ghiacciai). E sempre che non si superino i tipping points («punti critici»)[9], accelerando squilibri climatici amplificati duraturi. Più che a puntare sulla «neutralità carbonica» nel 2050, come fa l’Ue, si dovrebbe già ora mirare alla «negatività carbonica», assorbendo dall’atmosfera maggiori quantità di gas climalteranti di quanti ne immettiamo[10].

In questi mesi si è rivelato anche interessante il contenzioso climatico, che potrà far leva sul parere della Corte internazionale di giustizia, pubblicatoil 23 luglio 2025: gli Stati hanno obblighi vincolanti di protezione climatica, con conseguenze legali per le violazioni, e i diritti umani dipendono da un ambiente sano[11]. Sarebbe anche cruciale quando i Paesi che per necessità sociali e ambientali vogliono ritirare licenze esplorative e di sfruttamento minerario non siano inibiti dal rischio di obblighi di risarcimento impossibili[12].

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La presenza e la voce ecclesiale

Oltre 400 organizzazioni cattoliche sono intervenute alla Cop30; in prima linea sono stati i vescovi brasiliani[13]. Erano presenti rappresentanti di diverse Chiese locali e delle Conferenze episcopali regionali. Alla Cop30, insieme a ulteriori istituzioni religiose, hanno firmato l’impegno a disinvestire dalle fonti fossili[14]. E numerose organizzazioni cattoliche hanno aderito alla proposta rivolta da 17 Stati all’Onu per un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili[15].

I vescovi delle Chiese del Sud globale hanno sollecitato azioni concrete. Esigono dai Paesi ricchi l’impegno a pagare il «debito ecologico», a sostenere i più vulnerabili (Fondo perdite e danni) e ad attuare una «giusta transizione energetica», basata su princìpi di giustizia sociale (in aiuto a lavoratori, comunità, nazioni nel faticoso passaggio alle energie pulite) e ispirata all’«ecologia integrale»[16].

L’anno trascorso ha segnato il decennale dell’enciclica sociale Laudato si’. Di riferimento alla Cop30 era anche l’esortazione apostolica Laudate Deum (4 ottobre 2023), scritta in vista della Cop28 di Dubai, con la pressante richiesta di soluzioni multilaterali lungimiranti e la denuncia del riduzionismo e del negazionismo della principale causa antropica dei disastri climatici in corso: ad esempio, dichiarando una maggiore attività solare, non dimostrabile con le rilevazioni della Nasa.

Spesso c’è bisogno anche di eroi. Così il 12 novembre 2025, durante la Cop30, una processione notturna verso la basilica di Nazaré, nel centro di Belém, ha reso omaggio a chi ha sacrificato la propria vita difendendo i poveri e denunciando i crimini ambientali. In particolare, sono stati ricordati Oscar Romero, Margarida Maria Alves, il popolo Yanomami, suor Dorothy Stang, Chico Mendes. A tale proposito, la Ong Global Witness ha certificato che, nel 2024, ben 146 persone impegnate a difendere la Terra sono state assassinate o risultano da lungo tempo scomparse[17]. A tutela degli environmental defenders («difensori dei diritti umani ambientali») nel 2021 è stato istituito anche lo UN Special Rapporteur on Environmental Defenders under the Aarhus Convention[18].

Lo stesso 12 novembre, il governo brasiliano e l’Unesco, con il sostegno di diversi Stati, avevano lanciato anche la Global Initiative for Information Integrity on Climate Change, perché la disinformazione, come pure una retorica catastrofista apocalittica e ineluttabile, ha un impatto fondamentale sulla lentezza dell’azione politica, sul cambiamento degli stili di vita e sulla transizione ecologica delle imprese. L’iniziativa ribadisce l’importanza e il sostegno all’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Onu, che verifica scientificamente, raccoglie e ripresenta le pubblicazioni dei climatologi in periodici Assessment Reports.

Già prima papa Leone XIV si era fatto sentire. Alla conferenza Aumentare la Speranza (Castel Gandolfo, 1-3 ottobre 2025) per il decennale della Laudato si’, aveva dichiarato: «Occorre passare dal raccogliere dati al prendersi cura; da discorsi ambientalisti a una conversione ecologica che trasformi lo stile di vita personale e comunitario […]. Auspico che i prossimi vertici internazionali – penso alla trentesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop30), alla sessione del Comitato per la sicurezza alimentare della Fao e al vertice sull’acqua che l’Onu sta organizzando per il 2026[19] – possano ascoltare il grido della Terra e il grido dei poveri, il grido delle famiglie, dei popoli indigeni, dei migranti involontari, dei credenti di tutto il mondo»[20].

Durante la Conferenza di Castel Gandolfo, Leone XIV aveva toccato un blocco di ghiaccio inviato dalla Groenlandia, la cui acqua è stata portata a Belém. In contemporanea, il Movimento Laudato Si’ lanciava la campagna «Contributi determinati dei popoli» (Pdc), a complemento di quelli promessi dagli Stati nazionali (Ndc), per mostrare le iniziative di popoli e comunità nell’affrontare la crisi climatica[21].

In precedenza, il 20 maggio 2025, in un videomessaggio in occasione dell’incontro a Rio de Janeiro della Rete delle Università per la Cura della Casa Comune, il Papa aveva osservato: «Rifletterete insieme su una possibile remissione del debito pubblico e del debito ecologico, una proposta che Papa Francesco aveva suggerito nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. E in questo anno giubilare, un anno di speranza, questo messaggio è così importante»[22].

Al Leaders’ Summit della Cop30 (6-7 novembre 2025) è intervenuto il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, leggendo il messaggio del Pontefice: un solenne appello al multilateralismo responsabile. Ecco alcuni passaggi: «La pace è minacciata anche dalla mancanza del dovuto rispetto per il creato, dal saccheggio delle risorse naturali e dal progressivo peggioramento della qualità della vita a causa del cambiamento climatico. […] Questa Conferenza deve diventare un segno di speranza, attraverso il rispetto mostrato alle idee altrui nel tentativo collettivo di cercare un linguaggio comune e un consenso mettendo da parte interessi egoistici, tenendo presente la responsabilità gli uni per gli altri e per le generazioni future»[23]. In questo contesto, il Papa auspicava un’architettura finanziaria internazionale a tutela specialmente dei Paesi più poveri e più esposti ai disastri climatici, che tenga conto del legame tra debito ecologico e debito estero.

La delegazione ufficiale della Santa Sede contava 10 persone. Si è presentata con un aggiornato impegno (National Determined Contribution) a tagliare le già basse emissioni della Città del Vaticano[24]. Si è espressa perché il documento Gender Action Plan («Piano d’azione sulla parità di genere»), che sarebbe stato approvato dalla Cop30, riconoscesse che «donne e ragazze sono colpite in modo sproporzionato dal cambiamento climatico, in particolare nei Paesi del Sud, e che svolgono un ruolo importante nella lotta contro questo fenomeno»[25]. La Santa Sede, inoltre, promuove sempre, come ribadito nel messaggio letto dal Segretario di Stato, «una educazione sull’ecologia integrale». Questa attenzione era stata sottolineata da papa Leone XIV poco prima della Cop30, nella lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza (28 ottobre 2025), nella ricorrenza del 60° anniversario della dichiarazione conciliare Gravissimum educationis[26].

Esiti negoziali


Nel 2023, la Cop28 di Dubai si era impegnata a triplicare le rinnovabili entro il 2030. Tuttavia il traguardo è ancora lontano. Francesco La Camera, direttore dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), afferma che il 92% della nuova capacità elettrica installata nel 2024 è da fonti rinnovabili. E prevede che solo nel 2026 saranno messi in funzione impianti rinnovabili che equiparerebbero quanto il nucleare ha raggiunto in 70 anni di storia[27]. Certo, anche la domanda di elettricità aumenta, e in modo consistente, per i nuovi data center e per lo sviluppo e l’impiego dell’Intelligenza artificiale.

Podcast | MORTI SUL LAVORO. «LA PIÙ GRANDE TRAGEDIA CIVILE DEL PAESE»


Ogni anno, in Italia, più di mille persone muoiono sul proprio posto di lavoro. Circa tre lavoratori ogni giorno. Un «bollettino di guerra», così come lo ha definito papa Francesco nel 2023, i cui numeri risultano ancora più elevati rispetto a quelli delle vittime del crimine organizzato o dei femminicidi. Ne parliamo con Bruno Giordano, magistrato presso la Corte di Cassazione, e Alberto Verzulli dell’Anmil.

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A Belém non sono stati attivati strumenti concreti per centrare il target al di sotto di 1,5°C. La Mutirão Decision, approvata per consenso, non contiene alcun riferimento esplicito a un piano internazionale vincolante (roadmap) contro la deforestazione (e per la riforestazione e afforestamento dove non c’era foresta). Anche le savane, come il cerrado brasiliano, sono in enorme sofferenza. Non è stato quindi accolto l’appello del presidente del Brasile a tale riguardo. Per di più, la decisione finale della Cop30 non ha fatto cenno esplicito neppure ai combustibili fossili. E così neppure il secondo appello di Luiz Inácio Lula da Silva per una roadmap per il fossil fuel phase-out («eliminazione graduale dei combustibili fossili») è stato recepito, salvo un’allusione. Questo «percorso di transizione» (transition way) era stato indicato a Dubai, nel 2023, per l’unica volta nella storia delle Cop.

I due temi suddetti hanno trovato spazio in un testo non approvato dalla plenaria. In particolare, 82 Stati si impegnano a collaborare, ognuno con percorsi propri, per l’uscita dai combustibili fossili. Adotteranno due processi: il Global Implementation Accelerator e la Mission Belém to 1,5°C. La Colombia, che si è battuta per una roadmap «giusta ed equa», realizzerà una conferenza, il 2829 aprile 2026 a Santa Marta (città portuale colombiana), co-sponsorizzata dai Paesi Bassi, per rilanciare il Fossil Fuel Treaty.

Di fatto, l’Arabia Saudita ha rappresentato gli interessi della presidenza Usa, che punta all’industria fossile nazionale, anche come strumento di influenza internazionale, e a non dipendere dalle tecnologie energetiche cinesi. Il Brasile, sebbene investa in esplorazioni oil & gas, alla Cop30 ha lanciato due iniziative: una roadmap per la difesa delle foreste e un fondo multilaterale di investimento forestale Tropical Forest Forever Facility, la cui efficacia dipenderà, se i fondi arriveranno e non sovvenzioneranno altra finanza e greenwashing («ecologismo di facciata»), dal sostegno alle comunità locali e indigene[28].

La Cop30 ha proposto di triplicare i fondi per l’adattamento climatico fino a 120 miliardi di dollari entro il 2035 – e non più entro il 2030, da cui si era partiti a negoziare – e di accogliere le necessità dei Paesi più vulnerabili. Questo pacchetto, inserito già nella dichiarazione della Cop29 di Baku, include molteplici fonti di finanziamento, compresi i prestiti, verso i quali i Paesi in via di sviluppo sono critici, in quanto per ripagarli con gli interessi si drenano risorse da spese e investimenti sociali. Essi sono anche scettici verso gli aiuti internazionali a fondo perduto, che non crescono, ma semplicemente vengono spostati su voci green o dalla mitigazione all’adattamento.

La Cop30 ha prodotto un pacchetto di 15 decisioni, tra cui anche una ridefinizione degli indicatori dell’Obiettivo globale sull’adattamento (Gga), cioè come misurare le azioni per gestire gli effetti del cambiamento climatico. Ne sono stati adottati 59, anche se diversi Stati ne chiedevano 100. La Mutirão Decision ha inoltre riconosciuto i diritti – inclusi quelli fondiari – dei popoli indigeni; e per la prima volta anche le popolazioni afro-discendenti sono state incluse nei testi della Unfccc e con un indicatore del Gga. Il documento include, per volontà di Pechino, un riferimento vago al commercio: «Le misure per combattere il cambiamento climatico, comprese quelle multilaterali, non dovrebbero costituire uno strumento arbitrario di discriminazione o restrizione al commercio internazionale mascherata»[29].

L’Ue però ha ottenuto che nel negoziato non entrasse la Cban, la tassa europea sul carbonio che penalizza chi trae vantaggio competitivo producendo all’estero e reimportando senza rispettare i limiti alle emissioni sul territorio europeo. Si stabilisce un tavolo negoziale in risposta ai Paesi in via di sviluppo contrari al fatto che i propri prodotti (anche minerari) siano soggetti a dazi o ad altre restrizioni dall’Ue, a causa del loro impatto ambientale e sociale (come nel caso di sfruttamento di minori).

Multilateralismo a velocità multiple


Tensioni geopolitiche, asimmetrie di interessi economici e delegittimazioni delle basi scientifiche hanno segnato i negoziati della Cop30. Sorge quindi la domanda se la Cop climatica sia un mero luogo di dialogo o di assunzione di decisioni politiche irremovibili. Ciò nonostante è in corso la rivoluzione eco-industriale, anche negli Usa, sia per i vantaggi economici permessi dalle fonti rinnovabili, sia per la diffusa cultura di protezione ambientale.

Per il successivo G20 di Johannesburg, la cui missione era la stabilità economica globale, la Dichiarazione, approvata senza il consenso di Argentina e Usa, ha ribadito tre punti basilari: solidarietà, uguaglianza e sostenibilità[30]. Il Sudafrica si è voluto proporre ad alfiere dei Paesi del Sud del mondo. Così il G20, per quanto riguarda le questioni ambientali affrontate alla Cop30, ha toccato questi temi: la sostenibilità del debito internazionale dei Paesi in via di sviluppo, il maggior controllo minerario da parte degli Stati produttori, il rispetto dei target dell’Accordo di Parigi, l’azzeramento delle emissioni, gli investimenti per miliardi di dollari in «finanza verde» soprattutto in Africa. Questo è infatti il continente più vulnerabile ai cambiamenti climatici e nel quale la produzione elettrica con pannelli solari cinesi è in accelerata espansione.

A Belém e Johannesburg ha prevalso il multilateralismo, perché, nonostante l’assenza degli Usa, si è trovato l’accordo per approvare un documento finale. Tuttavia gli Stati Uniti erano presenti alla Cop30 con una coalizione di leader politici locali (US Climate Alliance), guidata dal governatore della California, a sostegno dell’Accordo di Parigi. Purtroppo, a motivo delle divisioni interne tra i 27, la leadership climatica dell’Ue è sembrata poco lucida nei due forum. E nel vuoto lasciato da Washington e Bruxelles si è affacciata stabilmente Pechino. Tuttavia la Cina, il più grande consumatore di carbone e investitore sulle rinnovabili al mondo, non ha fatto propria la posizione del presidente del Brasile Lula da Silva alla Cop30 per le roadmap su deforestazione e uscita dai fossili.

La Cop30 ha pure deciso, con un compromesso tra Turchia e Australia, chi ospiterà la Cop31 (9-20 novembre 2026): la città costiera anatolica di Antalya. Comunque l’Australia presiederà il negoziato. Per la Turchia, che al G20 ha sostenuto i Paesi in via di sviluppo bloccati dal debito, è anche l’occasione per diventare un «beneficiario netto» (net receiver) di aiuti finanziari climatici e di rappresentare il Sud globale. Tuttavia, gli Stati insulari del Pacifico, che hanno maggiore probabilità di venire sommersi dall’innalzamento dei mari, avrebbero preferito la più vicina Australia. Infatti, dal 2023 il governo australiano concede permessi di soggiorno illimitati a 280 tuvaliani ogni anno, con la prospettiva di reinsediarne tutti gli 11.000 in 40 anni. In ogni caso, la co-organizzazione della Cop31 potrà essere difficile, perché l’economia australiana è molto legata all’export di carbone e gas.

Tra gli impegni volontari della Cop21 di Parigi c’erano i Nationally Determined Contributions per ridurre le emissioni di gas climalteranti; tuttavia decine di Stati non li aggiornano, come previsto, e non sembrano perseguirli con fermezza. Questo si aggiunge alla difficoltà di portare avanti il Global Stocktake, ossia il processo di revisione quinquennale per valutare i progressi collettivi verso il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Si tratta di un «inventario globale», che analizza le azioni intraprese da Stati e altre «parti interessate» (stakeholder) al fine di contenere il riscaldamento, individuare le lacune e definire le correzioni per intensificare l’azione climatica[31].

Gli Stati devono anche redigere i National Adaptation Plan, allo scopo di identificare le esigenze di adattamento e i mezzi per affrontare i rischi climatici[32]. Ma, senza più consistenti e affidabili finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo, essi risultano illusori. Inoltre, vanno aumentati i fondi interni e gli aiuti internazionali per gestire i disastri ambientali quando avvengono, in particolare il meccanismo internazionale del Loss and Damage Fund[33].

Diventano ormai chiari anche gli strumenti per tagliare drasticamente le emissioni di metano. Governi e società per azioni si devono impegnare di più per raggiungere l’obiettivo del Global Methane Pledge per ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030. Tuttavia, con il permafrost («permagelo») in scioglimento, le emissioni di metano cresceranno. Purtroppo è evidente che chiedere ai Paesi sviluppati i contributi volontari per mitigazione, adattamento, resilienza e assicurazione danni altrui è in buona parte velleitario. Meglio sarebbe integrarlo con un sistema internazionale di imposizione fiscale con successivi investimenti ad hoc. E si invoca pure una «tassa mondiale ai superricchi»[34].

In conclusione, la Cop30 ha rilanciato la Global Climate Action Agenda 2026–2030, articolata adesso su sei assi tematici e 30 obiettivi chiave[35]. Essa riguarda tutti: Stati, imprese, governi locali e società civile. Si sa dove andare e come accelerare insieme. Si guarda anche al Global Ethical Stocktake[36] della Cop30 – un’estensione del Global Stocktake –,per integrare la valutazione dei progressi climatici con dimensioni etiche, giustizia climatica e saperi indigeni.

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[1] Cfr J. Rifkin, Pianeta Acqua. Ripensare la nostra casa nell’universo, Milano, Mondadori, 2024.

[2] Cfr unfccc.int/event/cop-30/. Il sito ufficiale brasiliano è cop30.br/en. La stampa italiana e internazionale ha seguito l’evento (cfr theguardian.com/environment/co…). Per un diario delle giornate e dei negoziati, cfr asvis.it/cop-30/; italiaclima.org/; wired.it/topic/series-cop30/; ecojesuit.com/feed/rss.

[3] Sono i nove limiti biofisici che definiscono una zona sicura entro la quale l’umanità può operare senza causare cambiamenti ambientali catastrofici e irreversibili: cfr stockholmresilience.org/; tinyurl.com/yc4pphfa

[4] Cfr globalforestwatch.org/; marine.copernicus.eu/it/explai…

[5] Cfr tinyurl.com/2587fz5e

[6] Cfr oilchange.org/

[7] Cfr tinyurl.com/547n9feh

[8] Cfr globalcarbonbudget.org/; pik-potsdam.de/Carbonclock/
Carbonclock.htm

[9] Cfr tinyurl.com/yvyb7bnb

[10] Cfr J. Gergis, «Net zero is an insidious loophole that distracts from the scientific imperative to eliminate fossil fuels», in The Guardian (tinyurl.com/25eycnzn), 7 novembre 2025.

[11] Cfr I. Manzo, «Dal caso Shell alla Cedu: come le cause stanno cambiando la giustizia climatica», in Asviv (tinyurl.com/mduecvt2), 25 settembre 2025.

[12] Cfr J. Hillman– H. Kopans-Johnson– I. Manak, «Trade Tools for Climate Action: Investor-State Dispute Settlement Reform», in Council on Foreign Relations (tinyurl.com/mrwcfnm2), 9 luglio 2025.

[13] Cfr tinyurl.com/y2achhx3

[14] Cfr tinyurl.com/yc5jwcpr

[15] Si punta a fermare l’espansione dell’estrazione di petrolio, gas e carbone, a gestire una transizione giusta verso le energie pulite e ad allineare l’azione climatica agli obiettivi al di sotto di 1,5°C, attraverso un accordo internazionale vincolante che includa il divieto di nuove esplorazioni e la graduale eliminazione di quelle esistenti: cfr fossilfueltreaty.org/feed/rss

[16] Cfr Francesco, Enciclica Laudato si’, nn. 137-162.

[17] Cfr Global Witness, «Land and Environmental Defenders report archive», in globalwitness.org/en/topics/la…

[18] Il mandato del Relatore speciale è di proteggere qualsiasi persona che stia subendo o sia a rischio imminente di penalizzazione, persecuzione o molestie per aver esercitato i propri diritti ai sensi della Convenzione di Aarhus. Questi diritti includono l’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale (cfr unece.org/env/pp/aarhus-conven…).

[19] La prossima Conferenza Onu sull’Acqua (2-4 dicembre 2026, negli Emirati Arabi Uniti) è in preparazione, con lo scopo di promuovere l’implementazione del sesto Obiettivo di sviluppo sostenibile (Sdg 6: Acqua pulita e servizi igienico-sanitari). Di fronte al rischio di una crisi idrica globale con dispute transfrontaliere (Indo, Nilo, Mekong ecc.) per il controllo dell’acqua (e poi migrazioni forzate, siccità e inondazioni per i cambiamenti climatici con effetti devastanti sulla produzione alimentare, industrie estrattive che prosciugano le falde, infrastrutture idriche scarse o fatiscenti), nascono le domande: chi controlla l’acqua, chi ne trae beneficio e chi paga i costi della sua scarsità? Questa acqua dolce andrà a raffreddare i nuovi data center per l’intelligenza artificiale? La desalinizzazione è la risposta? No, se ottenuta con energia da combustibili fossili e/o quando gli scarti salini non vengono trattati, ma scaricati nell’ambiente. Una priorità è anche trovare varietà di prodotti – in primis di riso – più resistenti alla scarsità e all’eccesso di acqua. Senza contare che oltre due miliardi di persone non hanno ancora accesso ad acqua potabile sicura in casa.

[20] tinyurl.com/9ej95nha

[21] Cfr tinyurl.com/4jnnbb75

[22] tinyurl.com/yc26kmes

[23] tinyurl.com/mpjrm5mk

[24] Cfr tinyurl.com/6cvc8mz7

[25] Cfr l’intervento, davanti a ministri di tutto il mondo, del nunzio in Brasile, monsignor Giambattista Diquattro, in tinyurl.com/hnkwxvh9/

[26] Nella sezione 7 della lettera apostolica, «La contemplazione del Creato», al paragrafo 2: cfr tinyurl.com/bdhhwter

[27] Cfr L. Fraioli, «La Camera (Irena): “La transizione energetica è inarrestabile e irreversibile”», in la Repubblica, 18 novembre 2025.

[28] Cfr L. Greco, «Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém», in tinyurl.com/388296fj

[29] Cop30, Global Mutirão: Uniting humanity in a global mobilization against climate change, n. 56, in unfccc.int/sites/default/files…

[30] Cfr g20ai.co.za/documents

[31] Cfr unfccc.int/topics/global-stock…

[32] Cfr Climate Risk Index (germanwatch.org/en/cri); Notre Dame Global Adaptation Index (gain.nd.edu/feed/rss)

[33] Cfr frld.org/feed/rss

[34] Cfr J. F. Green «Global Climate Policy Is Broken. Fixating on Emissions Won’t Decarbonize the World’s Economy», in Foreign Affairs (tinyurl.com/zbajsnbf), 7 novembre 2025; R. Ciccarelli, «Oxfam: “Tassare i miliardari, servirà un impegno globale”», in il manifesto (tinyurl.com/3d4n74c6), 27 luglio 2024.

[35] Cfr cop30.br/en/action-agenda

[36] Cfr cop30.br/en/brazilian-presiden…

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