Gli Usa catturano Maduro e controllano il Venezuela
Dopo che alcune esplosioni hanno scosso la capitale Caracas e altre città del Paese nelle prime ore di sabato 2 gennaio 2026, il Venezuela ha accusato gli Usa di una gravissima aggressione militare. Il giorno successivo, nella notte, un rapidissimo raid aereo, condotto dalle forze speciali, ha catturato Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, poco prima che essi riuscissero a rifugiarsi in un bunker, portandoli via dal Venezuela e conducendoli a New York per assicurarli alla giustizia statunitense. Il presidente Donald Trump ne dava immediata comunicazione: «Maduro è stato catturato e portato fuori dal Paese». Le foto di Maduro con tuta Nike, benda sugli occhi e ammanettato, postate sul social Truth, chiudono un lungo periodo nei burrascosi rapporti tra Venezuela e Usa, costellati di sostegno alla dissidenza, sanzioni e accordi disattesi.
Trump accusava da tempo Maduro di essere a capo di una rete di narcotrafficanti e terroristi. Da settembre 2025, gli Stati Uniti hanno ripetutamente colpito, nel mar dei Caraibi, imbarcazioni provenienti dal Venezuela e da altri Paesi della regione, accusate di trasportare droga, uccidendo un centinaio di persone. La legittimità di questi attacchi è stata messa in dubbio dalle Nazioni Unite e da molti esperti di diritto[1]. A dicembre, dopo aver sequestrato una petroliera venezuelana, Washington ha imposto un blocco navale contro il Paese sudamericano. L’attacco alla persona di Maduro, ossia la sua cattura, era stato tenuto segreto, tanto più che egli, alcuni giorni prima, aveva cercato una via di compromesso con Trump. Le modalità dell’operazione fanno pensare che il leader venezuelano sia stato tradito da una persona della sua cerchia; ma questo per ora non è possibile accertarlo. L’intervento che ha portato alla cattura di Maduro ha avuto luogo esattamente 36 anni dopo l’arresto di Manuel Noriega, ex dittatore di Panama e obiettivo dell’ultimo intervento americano per un cambio di regime in America Latina.
Trump: «Gestiremo la transizione del Venezuela»
Il primo punto che il presidente Trump ha sottolineato, alcune ore dopo la cattura di Maduro, è che gli Stati Uniti gestiranno la transizione del Venezuela: «Resteremo fino a quando – egli ha detto – non sarà possibile una transizione sicura, appropriata e giudiziosa; non possiamo permettere che qualcun altro prenda il potere e ricrei la stessa condizione»[2]. È un modo strano di parlare per chi ha sempre bollato il nation building di recente memoria e sostenuto con forza la teoria «del ritorno a casa dei soldati». Ma il Venezuela non è uno Stato del Medio Oriente; qui gli Usa «governerebbero» un Paese che vanta le maggiori riserve petrolifere del mondo, schierando soldati sul campo solo se necessario. Le sue aziende estrarrebbero un’enorme quantità di ricchezza in nome dell’arricchimento sia degli americani sia dei venezuelani[3].
Nella conferenza stampa tenuta la mattina del 3 gennaio, Trump ha trattato alcuni temi. Innanzitutto, i soldati serviranno nel caso in cui i dirigenti politici non si uniformeranno ai desideri statunitensi. Il Presidente ha detto che gli americani sanno dove si trovano i bad guys e che potrebbe essere necessaria una seconda ondata di attacchi[4]. Poi ha affermato che il segretario di Stato Rubio aveva parlato con la vicepresidente, Delcy Rodríguez, e che ci sarebbe una certa uniformità di vedute su dove condurre il Paese in futuro. Tuttavia la vicepresidente, che in questo periodo può giocare un ruolo centrale per la sicurezza e stabilità del Paese, in un discorso televisivo alla nazione ha respinto tale apertura, definendo barbarica l’azione statunitense e il sequestro di Maduro, del quale ha chiesto il rilascio. Trump però non ha tirato in ballo il capo dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace, María Corina Machado. Parlando di lei, ha detto: «È un’ottima persona, ma non ha séguito e rispetto tra i venezuelani»[5].
Iscriviti alla newsletter
Leggie ascolta in anteprima La Civiltà Cattolica, ogni giovedì, direttamente nella tua casella di posta.
Il Presidente Usa ha messo l’accento a più riprese sul ritorno in Venezuela delle società petrolifere statunitensi, che «sono state defraudate», specificando: «[Il Venezuela] ci ha rubato il petrolio come si ruba a dei bambini e ha portato avanti uno dei maggiori furti di proprietà americana nella storia del nostro Paese»[6]. Perciò, ha aggiunto, gli imprenditori statunitensi «sbarcheranno nel Paese e ricostruiranno le infrastrutture»[7].
Alla domanda se ci sarebbe stata la presenza di soldati statunitensi in Venezuela, Trump ha risposto: «Non abbiamo paura di avere truppe sul territorio, se necessario». Ha però lasciato intendere che la presenza militare potrebbe limitarsi a proteggere l’industria petrolifera: «La gestiremo correttamente, la gestiremo professionalmente, faremo entrare le più grandi compagnie petrolifere del mondo e investiremo miliardi e miliardi di dollari»[8]. Il Presidente non ha posto limiti di tempo all’amministrazione statunitense del Venezuela; tuttavia ha affermato che vorrebbe che le elezioni avvenissero rapidamente[9]. In fin dei conti, stando alle sue stesse parole, pare che siano il petrolio e il commercio, più che il narcotraffico e il terrorismo, le ragioni principali della cattura di Maduro.
Per gli Stati Uniti, il problema principale è ora come gestire il potere in Venezuela e come coabitare con gli organi costituzionalmente istituiti. Secondo Robert Kaplan, ex membro del Defence Policy Board del Pentagono, gli Usa sono «molto bravi a rovesciare i dittatori. Le forze armate degli Stati Uniti sono le migliori del mondo quando devono svolgere compiti tecnici specifici. E quando si tratta di catturare avversari o nemici del nostro Paese, sono quasi infallibili. Lo dimostrano le azioni condotte negli ultimi anni nelle amministrazioni repubblicane o democratiche, come quelle contro Osama bin Laden, Saddam Hussein, Qasem Soleimani e altri; però governare un Paese di 29 milioni di abitanti, un Paese dell’emisfero occidentale, è un’altra cosa»[10]. Alla domanda se Trump abbia giustificato la sua decisione con la necessità di rilanciare la dottrina Monroe per garantire la sicurezza dell’intera America Latina, Kaplan ha risposto: «Penso che negli ultimi tempi si sia data troppa enfasi alla dottrina Monroe. La realtà pura e semplice è che il Venezuela possiede le riserve petrolifere non sfruttate più grandi al mondo. Essa inoltre è importante per la sua posizione geopolitica»[11]. E questo basterebbe per giustificare, insieme alle scorrettezze di Maduro, quanto è accaduto.
Per la prima volta gli Stati Uniti sospendono di fatto la sovranità di uno Stato nel proprio territorio, rivendicando il diritto di dirigere la transizione politica e controllando le risorse strategiche di un Paese. La sovranità non è un diritto intangibile: essa può essere sospesa, secondo Trump, quando entra in conflitto con gli interessi di una potenza maggiore[12].
L’operazione non è stata presentata come una guerra, ma come un’azione di polizia internazionale per arrestare un «criminale-terrorista». Questa qualifica costituisce una copertura giuridica interna, per aggirare il coinvolgimento del Congresso, e una giustificazione esterna, per muoversi fuori del perimetro del diritto internazionale[13]. Inoltre, secondo il Presidente statunitense, quando i conflitti sono lontani, sono considerati guerre infinite da abbandonare; quando sono vicini e riguardano il «cortile di casa», l’intervento viene presentato come un’esigenza di sicurezza interna.
Questo raid ha un’importanza che va oltre il Venezuela. Una ragione è il modo in cui è avvenuto. Di fatto esso ha lasciato intatta la struttura dello Stato e del governo, eliminando soltanto il capo, Maduro; il potere è ancora nelle mani dei suoi vecchi collaboratori, che hanno governato con lui. Un’altra è il motivo per cui è avvenuto. Invece di citare la democrazia e i diritti umani come facevano i presidenti americani in Medio Oriente, Trump ha dichiarato, senza mezze misure, di volersi impossessare del petrolio venezuelano e affermare il dominio sull’emisfero occidentale. Infine, il presidente Usa «sta accelerando la fine del vecchio ordine delle risoluzioni Onu, del diritto internazionale e dei suoi valori universali»[14].
Rodríguez presidente «ad interim»
Eliminato Maduro, il governo «chavista» resiste e la tensione rimane molto alta tra Venezuela e Stati Uniti. Chi si aspettava che l’operazione «Determinazione assoluta», che pare abbia provocato la morte di circa un centinaio di persone, avrebbe portato al crollo del regime, è rimasto deluso. Il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, ha duramente condannato l’incursione statunitense che ha condotto alla cattura di Maduro e ha garantito il pieno sostegno delle forze armate a Rodríguez come presidente ad interim. Lei, che lo stesso presidente Trump aveva indicato come possibile leader di un esecutivo di transizione guidato da Washington, ha ottenuto l’investitura istituzionale e i pieni poteri dal Tribunale Supremo[15]. Subito dopo ha affermato che il Venezuela è pronto a difendere le proprie risorse naturali e che non diventerebbe mai una colonia, provocando le ire di Trump, che ha detto: «Pagherà un prezzo più alto di Maduro, se non coopera»[16]. È toccato al Segretario di Stato, Marco Rubio, cercare di chiarire e ammorbidire la linea. Egli ha dichiarato che gli Usa non hanno intenzione di governare il Venezuela, se non applicando l’attuale «quarantena petrolifera» per spingere verso una transizione politica, contraddicendo così di fatto Trump, il quale il giorno prima aveva affermato che gli Usa avrebbero gestito temporaneamente il Venezuela.
La presidente ad interim prima ha riunito il Gabinetto, poi si è presentata di fronte all’Assemblea Nazionale per prestare giuramento. Nel suo primo messaggio da presidente ad interim in carica, ha corretto i toni e il contenuto del suo precedente intervento e si è rivolta a Trump, invitandolo a lavorare insieme per il bene del Paese. Ha invocato un rapporto rispettoso tra Usa e Venezuela, caratterizzato da «pace e dialogo, non da guerra». Poche ore prima, Trump l’aveva minacciata apertamente: «Se non fa la cosa giusta, ci sarà un nuovo intervento»[17]. In realtà, anche dopo la cattura di Maduro, il governo di Caracas continua a essere controllato dagli alleati dell’ex presidente, con istituzioni come l’Esercito, la Corte Suprema e l’Assemblea Nazionale, fedeli alla linea dell’ex caudillo, il quale, comparso il 5 gennaio davanti a un giudice di New York, si è dichiarato innocente e ancora presidente del Venezuela. Rodríguez ha iniziato il suo mandato licenziando alcuni alti funzionari dell’amministrazione e dell’esercito e promuovendone altri a lei vicini, considerati «falchi» e compromessi con il regime. Ha liberato una parte dei prigionieri politici, per lo più stranieri.
Podcast | MORTI SUL LAVORO. «LA PIÙ GRANDE TRAGEDIA CIVILE DEL PAESE»
Ogni anno, in Italia, più di mille persone muoiono sul proprio posto di lavoro. Circa tre lavoratori ogni giorno. Un «bollettino di guerra», così come lo ha definito papa Francesco nel 2023, i cui numeri risultano ancora più elevati rispetto a quelli delle vittime del crimine organizzato o dei femminicidi. Ne parliamo con Bruno Giordano, magistrato presso la Corte di Cassazione, e Alberto Verzulli dell’Anmil.
Negli Stati Uniti, oltre alle critiche dei democratici circa un governo statunitense in Venezuela, anche una parte dei repubblicani vede di cattivo occhio tale prospettiva, in particolare nella base Maga. In ogni caso, la situazione appare in stallo, e il governo di Caracas ha invitato la popolazione a riprendere al più presto le proprie attività economiche, lavorative e educative. Intanto alcune migliaia di chavisti hanno manifestato nel centro della capitale, chiedendo la liberazione di Maduro.
Breve biografia politica di Maduro
Nicolás Maduro, ex autista della metropolitana, poi sindacalista e parlamentare, si è avvicinato al movimento di Hugo Chávez negli anni Novanta. L’ascesa e il declino dell’uomo più odiato e amato del Venezuela sono racchiusi in 13 anni di potere[18]. Infatti, la sua storia politica inizia il 5 marzo del 2013. Quel giorno muore Chávez, il protagonista della più importante rivoluzione politica e sociale del Venezuela. È lui stesso, prima di morire, a indicare Maduro come suo successore. Lo premia, perché gli è stato fedele fin dai tempi del golpe fallito del 1992: lo ha sostenuto, consigliato e aiutato nei diversi governi, come ministro dell’Industria, degli Esteri, e anche come vicepresidente.
Dopo tre elezioni vinte con un leggero e contestato margine, Maduro ha usato il pugno di ferro contro ogni opposizione, ha represso le manifestazioni di protesta contro di lui, provocando centinaia di feriti e di morti. Ha arrestato dirigenti politici, funzionari, intellettuali, accademici, esponenti del dissenso. Ha usato la giustizia per bloccare gli avversari e la Costituzione per fermare la corsa di eventuali oppositori politici. Ha truccato apertamente il risultato delle ultime elezioni politiche, quelle del 2024. Non si fidava di nessuno e temeva per la sua vita. Le persone che gli erano più vicine erano la vicepresidente Rodríguez, il fratello Jorge e i ministri López e Cabello[19]. Maduro ha costretto oltre quattro milioni di persone, soprattutto giovani, ad abbandonare il Paese, provocando la più imponente diaspora nel continente sudamericano dell’ultimo secolo. Non sono queste, però, le principali ragioni per cui è stato catturato in piena notte e condotto negli Usa, ma la sua opposizione agli interessi degli Usa nella regione e l’accusa di proteggere il narcotraffico nei Caraibi.
Le reazioni internazionali
La rimozione di Maduro è stata criticata con forza da uomini di Stato e rappresentanti delle istituzioni internazionali, in primis dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che si è detto «profondamente allarmato dal pericoloso precedente degli Usa»[20] e ha sottolineato l’importanza del pieno rispetto, da parte di tutti, del diritto internazionale. Secondo il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, «questa è una gravissima offesa alla sovranità di un Paese. Si è superata una linea inaccettabile, che aprirà a un mondo di violenza, caos e instabilità, in cui la legge del più forte finirà per prevalere sul multilateralismo»[21].
I leadereuropei, pur denunciando il fatto, sono stati più cauti nei confronti di Trump. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato: «Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la carta delle Nazioni Unite»[22]. Molto critica è stata la Spagna, il cuipremier Pedro Sánchez ha affermato: «Madrid non ha riconosciuto il regime di Maduro. Ma non riconoscerà nemmeno un intervento che viola il diritto internazionale e spinge la regione verso un orizzonte di incertezza e di bellicismo»[23]. La Francia invece ha assunto una posizione più sfumata e non uniforme. Mentre il ministro degli Esteri ha sostenuto che l’operazione militare statunitense viola il diritto internazionale e avrà grosse conseguenze sulla sicurezza del mondo, il presidente Emmanuel Macron è stato più moderato, dicendo: «Il popolo venezuelano si è sbarazzato della dittatura di Maduro e se ne può soltanto rallegrare. La transizione che arriverà deve essere pacifica e rispettosa della volontà del popolo»[24].
Si dicono scioccati anche alcuni Paesi dell’America Latina, come il Messico, la Colombia e Cuba. Invece, alcuni capi di Stato o di governo hanno sostenuto l’azione degli Usa: in primis,Netanyahu, che si è congratulato con Trump per la sua leadership coraggiosa e a favore della libertà e della giustizia, come pure il presidente argentino Milei.
Papa Leone XIV, all’Angelus del 4 gennaio, ha invitato a garantire la sovranità del Venezuela e ad assicurare i diritti umani e civili di tutti. «Il bene dell’amato popolo venezuelano – ha detto – deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace»[25]. Lo ha ribadito chiaramente il 9 gennaio, nel discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede: «Rinnovo, al riguardo, l’appello a rispettare la volontà del popolo venezuelano e ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l’edificazione di un futuro di stabilità e di concordia, trovando ispirazione nell’esempio dei suoi due figli che ho avuto la gioia di canonizzare nell’ottobre scorso, José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles, per costruire una società fondata sulla giustizia, sulla verità, sulla libertà e sulla fraternità e così risollevarsi dalla grave crisi che affligge il Paese da molti anni»[26].
I due grandi alleati storici del Venezuela – la Russia e la Cina – hanno espresso soltanto solidarietà e hanno richiamato il diritto internazionale, ma non hanno fatto nessuna promessa di aiuto. Questi due Paesi hanno situazioni delicate – l’Ucraina e Taiwan –, che impongono prudenza e misura. La Russia si è fatta presente con tre brevi comunicati, in cui si parla di inaccettabile violazione della sovranità di uno Stato indipendente. Nel terzo comunicato, si esortano con fermezza i dirigenti statunitensi a liberare la coppia Maduro[27]. La Cina, in un comunicato stringato, si è limitata a esprimere profondo shockper quanto accaduto.
Solo Mark Warner, senatore democratico americano e vicepresidente della Commissione intelligence del Senato, ha diffuso un comunicato, ricordando le regole che gli organi dello Stato devono seguire per gli interventi all’estero e formulando le domande che molte diplomazie del mondo, in particolare in Europa, si pongono: «Se gli Stati Uniti si sentono in diritto di usare la forza militare per invadere e catturare leader stranieri accusati di comportamenti criminali, che cosa impedisce alla Cina di rivendicare la stessa autorità sui leader di Taiwan? Che cosa impedirebbe a Vladimir Putin di invocare una giustificazione simile per rapire il presidente ucraino? Una volta superato questo limite, le regole che frenano il caos mondiale cominciano a crollare, e i regimi autoritari saranno i primi a trarne profitto»[28].
Sono le domande che ci poniamo anche noi, nella speranza che tutto questo non accada e che il rispetto delle regole e del diritto continuino a guidare i rapporti tra gli stati.
Copyright © La Civiltà Cattolica 2026
Riproduzione riservata
***
[1] «Gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela», in Internazionale, 3 gennaio 2026.
[2] A. Simoni, «Trump si gode il trionfo: “Gestiremo noi il Paese. Il petrolio all’America”», in La Stampa, 4 gennaio 2026.
[3] Cfr «Donald Trump wants to run Venezuela, and dominate the western hemisphere», in The Economist,3 gennaio 2026.
[4] Cfr A. Simoni, «Trump si gode il trionfo…», cit.
[5] Ivi.
[6] Ivi.
[7] Ivi.
[8] Cfr «Donald Trump wants to run Venezuela…», cit.
[9] Cfr ivi.
[10] P. Mastrolilli, «Kaplan: “Ma quali narcos? L’America ha agito solo per interessi economici”», in la Repubblica, 4 gennaio 2026.
[11] Ivi.
[12] Cfr E. Sequi, «Blitz spacciati per lotta al crimine. Il trucco legale di Trump fa tremare i leader del Continente», in La Stampa, 5 gennaio 2026.
[13] Ivi.
[14] «In Donald Trump’s world, the strong take what they can», in The Economist, 8 gennaio 2026.
[15] Cfr S. Gandolfi, «La successione a Caracas. Trump: rischiano grosso», in Corriere della Sera, 5 gennaio 2026.
[16] Ivi.
[17] Cfr L. Lucchini, «Rodríquez giura e apre alla Casa Bianca: “Pronti a lavorare insieme”», in la Repubblica, 6 gennaio 2026.
[18] Cfr D. Mastrogiacomo, «Il delfino di Chávez ossessionato dai traditori che si fece dittatore», in la Repubblica, 4 gennaio 2026.
[19] Ivi.
[20] A. Guerrera, «Le reazioni. L’Onu: “Precedente pericoloso”. Critiche dall’Europa, esulta Israele», in la Repubblica, 4 gennaio 2026.
[21] Ivi.
[22] Ivi.
[23] Ivi.
[24] Ivi.
[25] Leone XIV, Angelus, 4 gennaio 2026.
[26] Id., Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2026.
[27] Cfr R. Castelletti, «Cina e Russia, blanda condanna. Il raid adesso può legittimare l’invasione di Donbass e Taiwan», in la Repubblica, 4 gennaio 2026.
[28] Cfr N. Chapuis, «Cosa succederà dopo l’attacco statunitense al Venezuela», in Internazionale, 5 gennaio 2026.
The post Gli Usa catturano Maduro e controllano il Venezuela first appeared on La Civiltà Cattolica.