Il 15 settembre, si depositeranno al Consiglio regionale le 15mila firme raccolte in Lombardia per “Liberi Subito”


Sono tre volte tante le 5mila richieste per presentare una proposta di legge in Regione

“Domenico ha dimostrato perché servono tempi e procedure certi” commentano Filomena Gallo e Marco Cappato


Il 15 settembre l’Associazione Luca Coscioni depositerà, presso il Consiglio regionale della Lombardia, le firme raccolte a sostegno della proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi subito”, che chiede di garantire tempi e procedure certi per la verifica delle condizioni e l’attuazione del suicidio medicalmente assistito. Sono oltre 15.000 le firme raccolte, a fronte delle 5.000 necessarie per presentare la proposta di legge: più del triplo della soglia prevista.

Il deposito arriva a pochi giorni dalla morte di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla, il cui percorso per ottenere l’accesso al suicidio medicalmente assistito si è concluso all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo dopo 290 giorni, oltre nove mesi, dalla presentazione della richiesta.

La storia di Domenico ha evidenziato il problema dei tempi delle procedure. Dopo la richiesta presentata nel novembre 2025, sono seguiti mesi di attesa, solleciti e diffide, fino al ricorso d’urgenza al Tribunale presentato dal suo team legale, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.

La Commissione medica multidisciplinare aveva accertato già il 18 maggio 2026, a maggioranza, la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, individuando anche le modalità per procedere. La relazione era stata trasmessa al Comitato etico il 20 maggio.

Domenico aveva chiesto all’Associazione Luca Coscioni di rendere pubblica la propria storia perché sperava che potesse essere utile anche ad altri. Raccontare quali ostacoli ha incontrato e quale strada è riuscito ad aprire significa fare esattamente questo. Nei mesi scorsi aveva detto: “Ho perso le speranze in un esito positivo e in tempi ragionevoli per la mia situazione. Vivo una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza. Sono stanco, non ne posso più”.

La proposta “Liberi subito” nasce proprio dalla necessità di garantire che il percorso previsto dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale possa essere attuato attraverso procedure uniformi e senza ingiustificati ritardi, affinché e ogni persona non debba affrontare un iter differente.

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