25.000 firme, la mobilitazione stoppa la legge del Governo sul fine vita


Una mobilitazione nazionaleestesa e capillare su 170 piazze grazie all’ausilio di 590 volontari: è stata questa la pressione che ha definitivamente convinto il Governo Meloni a ritirare la proposta di legge sul fine vita e a riportarla in Commissione. L’Italia dei diritti si è fatta sentire nelle piazze, nelle università e nei luoghi pubblici. L’obiettivo era informare i cittadini e raccogliere le adesioni all’appello pubblico con cui chiedere il ritiro definitivo di una legge che avrebbe segnato un palese arretramento sul fronte dei diritti in pieno contrasto con le sentenze della Corte costituzionale, un testo pensato per rendere più difficile e forse impossibile l’accesso all’aiuto alla morte volontaria.

I numeri raccontano la portata dell’iniziativa: oltre 170 tavoli organizzati, 590 volontari e volontarie coinvolte, più di 25.000 firme raccolte tra sottoscrizioni cartacee e online. Un risultato significativo, soprattutto se si considera che in alcune grandi regioni – Lombardia, Piemonte, Lazio e Calabria – erano già in corso altre iniziative legate alla raccolta firme per la proposta di legge “Liberi Subito”. Nonostante l’assenza di manifestazioni fisiche in questi territori, sono state comunque raccolte oltre 8.000 firme cartacee, segno di una partecipazione diffusa e consapevole.


Determinante è stato il lavoro delle Cellule territoriali dell’Associazione, che hanno reso possibile estendere la mobilitazione anche in città dove la presenza organizzativa è storicamente più limitata, come L’Aquila, Salerno, Napoli e Siena. Un elemento di novità che evidenzia un trend di crescita rispetto alle mobilitazioni precedenti e una maggiore capacità di attivazione dal basso. La libertà di decidere sul proprio fine vita non è più solo una battaglia di pochi, ma un’esigenza che attraversa ogni confine geografico.

Dal punto di vista organizzativo, la mobilitazione si è svolta in modo fluido ed efficace. Le principali criticità sono emerse nella gestione delle autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico. In molti Comuni, i processi di digitalizzazione – pur rappresentando un passo avanti – stanno introducendo nuove complessità, in particolare legate all’utilizzo della firma digitale e all’allungamento dei tempi di rilascio dei permessi. In alcuni casi, è stato necessario presentare le richieste con oltre un mese di anticipo, rendendo più difficile la pianificazione delle iniziative. Nonostante queste difficoltà, la mobilitazione ha dimostrato una forte capacità organizzativa e una crescente partecipazione civica. Un segnale chiaro: il tema del fine vita non è marginale, ma attraversa la società e interpella direttamente cittadini e istituzioni.

“Grazie al contributo di volontari e volontarie, delle persone che hanno firmato, di chi ha organizzato tavoli, distribuito materiali, parlato con amici e conoscenti o semplicemente scelto di esserci – spiega Alice Spaccini, membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni – abbiamo ottenuto un primo risultato importante: la proposta di legge del Governo è stata rimandata in Commissione. Ma non possiamo fermarci ora, così nelle prossime settimane continueremo a seguire l’iter parlamentare ma anche a costruire nuove occasioni di mobilitazione, informazione e pressione pubblica”.

Il risultato ottenuto – il ritorno della proposta di legge in Commissione – non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più ampio. Un percorso che continua a chiedere risposte chiare e tempi certi su una questione che riguarda la libertà, la dignità e i diritti delle persone. Un ringraziamento immenso va ai 590 volontari che, nonostante le difficoltà burocratiche, hanno presidiato le piazze, le università e i luoghi pubblici, trasformando ogni tavolo in un presidio di libertà e informazione. La mobilitazione non si ferma: il diritto di scegliere ci appartiene.

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