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La legge elettorale che vuole Meloni è uno schiaffo al principio di rappresentanza


La scorsa notte la maggioranza ha trovato l’accordo interno per la nuova legge elettorale, una sorta di “legge truffa” bis.

L’impianto sarebbe proporzionale, con una soglia di sbarramento al 3% per i partiti fuori dalle coalizioni. Uno sbarramento calcolato quasi dichiaratamente con una funzione tattica, quello di essere abbastanza alto da impedire una rappresentanza a chi sarà sotto la soglia (che nel 2022 fu di circa 800.000 voti) ma abbastanza basso da salvare Azione e Vannacci.

Alla prima coalizione, che basta superi il 40%, andrà un enorme premio di maggioranza che di fatto le garantirà 70 seggi su 400 alla Camera (ossia il 17,5%) e 35 su 200 al Senato: un premio sproporzionato in nome della “stabilità”, che di fatto suona esattamente come la Legge voluta dalla DC nel ’53 e abrogata l’anno dopo. Una legge che — come l’Italicum — rischierebbe di consentire la formazione di un governo sacrificando moltissimo la volontà di cittadine e cittadini, potenzialmente fino a smentirla. Una legge che consentirebbe a chi vince le elezioni con il 40% dei voti di eleggere potenzialmente da solo il Presidente della Repubblica.

A ciò si aggiunge la cancellazione degli uninominali e l’introduzione del ballottaggio se nessuna coalizione supererà il 35%. Niente di fatto, invece, per l’unico aspetto positivo di cui negli ambienti parlamentari si parlava fino a poco tempo: la reintroduzione delle preferenze. Meloni nel 2014 definiva “una vergogna” il fatto che non erano previste nell’Italicum. Eppure, i cittadini e le cittadine ancora una volta voterebbero delle liste bloccate senza possibilità di scelta dei candidati e delle candidate che andrebbero a rappresentarli.

Altra norma pericolosa che potrebbe comparire è quella di scrivere nel programma elettorale il nome del candidato o della candidata a Presidente del Consiglio, che non verrà votato o votata, ma dovrà comunque essere indicato. Un passo verso un Premierato di fatto, e contemporaneamente una presa in giro a cittadine e cittadini, visto che sarà comunque il Parlamento — come prevede la nostra Costituzione — a dare la fiducia al Governo formato dal Presidente del Consiglio su incarico del Presidente della Repubblica.

Mentre il centrodestra si sente legittimato e recuperare norme autoritarie e di chiara eredità fascista, come i listoni bloccati per chi avrà il premio di maggioranza, tutto nel nome di una ipotetica “stabilità”, l’Italia avrebbe bisogno di una riforma democratica e partecipativa, in cui le persone possano realmente scegliere e non semplicemente approvare una scelta calata dall’alto.

Con Possibile continuiamo a sostenere le raccolte firme promosse dal Comitato Iniziative Popolari e da Voto Libeguale, per chiedere di abolire le pluricandidature e ripristinare le preferenze e restituire a elettori e elettrici la possibilità di scegliere da chi essere rappresentati.
Trovi le proposte a questi link:
votolibeguale.it/
comitatoiniziativepopolari.it/

Thomas Predieri, Consigliere Comunale Castelnovo ne’ Monti
Marco Vassalotti, Comitato Organizzativo Possibile

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