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Bang & Olufsen presenta Beosound Premiere: lusso e design per la nuova soundbar


Realizzata in alluminio, integra dieci driver, Dolby Atmos e una nuova tecnologia per un audio spaziale immersivo. Un'esperienza d'ascolto curata.
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Bang & Olufsen, marchio iconico nel settore dell'audio di alta gamma, ha presentato il suo ultimo capolavoro, la Beosound Premiere, una soundbar di lusso che parte da 5.800 dollari e che promette di ridefinire l'esperienza d'ascolto domestica.
Come suo solito, l'azienda danese definisce anche questo suo nuovo prodotto di lusso come un'esperienza che va al di là del semplice ascolto, sottolineando la fusione tra prestazioni acustiche d'eccellenza e un design scultoreo.



Questo dispositivo si posiziona al vertice del mercato, rivolgendosi a un pubblico che cerca non solo una qualità sonora impeccabile, ma anche un oggetto d'arredo unico nel suo genere, confermando la tradizione del brand nel coniugare tecnologia ed estetica.

Il design della Beosound Premiere è una dichiarazione di intenti: descritta dalla stessa Bang & Olufsen come "opera d'arte", la soundbar è costruita con un telaio in alluminio dall'aspetto monolitico e senza giunzioni, impreziosito da una sofisticata finitura satinata opaca. Ogni dettaglio è studiato per catturare lo sguardo, a partire dal tweeter a emissione superiore posizionato centralmente, che diventa il fulcro visivo del dispositivo.
Un tocco di classe è rappresentato dalle 1.925 perforazioni realizzate su misura, un omaggio all'anno di fondazione dell'azienda, che testimoniano una meticolosa attenzione al dettaglio e alla storia del marchio.

Questa soundbar è progettata per integrarsi perfettamente in qualsiasi ambiente, sia montata a parete che posizionata su un mobile grazie al supporto incluso. Dal punto di vista sonoro, al suo interno operano dieci driver progettati su misura, molti dei quali orientati verso l'alto per creare un campo sonoro tridimensionale e avvolgente. Questa configurazione consente all'audio di "svilupparsi attorno all'ascoltatore da tutte le angolazioni", migliorando la chiarezza dei dialoghi e offrendo bassi profondi e potenti.


La compatibilità con il formato Dolby Atmos 7.1.4 e la tecnologia proprietaria Beolink Surround, che permette di collegare altri diffusori Bang & Olufsen, garantiscono un'esperienza audio spaziale di livello cinematografico.
A questo si aggiunge la nuova tecnologia brevettata Wide Stage, un algoritmo che espande virtualmente il palcoscenico sonoro, creando l'illusione di un numero maggiore di altoparlanti per un'immersione totale.

La Beosound Premiere è stata pensata per una compatibilità universale con qualsiasi televisore o sorgente audio, sebbene Bang & Olufsen abbia menzionato una speciale integrazione con i TV LG OLED delle serie C e G, senza però fornire ulteriori dettagli.
La disponibilità avverrà in tre diverse colorazioni, con un lancio scaglionato: il modello in alluminio naturale arriverà a dicembre, seguito dalla versione in oro a febbraio e da quella nera a marzo. Il prezzo di partenza di 5.800 dollari si inserisce perfettamente nella strategia di Bang & Olufsen, che continua a proporre prodotti esclusivi come i recenti diffusori, talmente prestigiosi da non avere un prezzo di listino pubblico.

Fonte: Engadget

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Huawei: occhiali AR/VR con un anello di controllo staccabile


Un nuovo brevetto svela un'idea innovativa per l'interazione con la realtà aumentata, eliminando la necessità di controller esterni.

Huawei potrebbe essere al lavoro su una soluzione rivoluzionaria per il mercato della realtà aumentata e virtuale. Una recente domanda di brevetto, infatti, ha svelato l'intenzione dell'azienda di sviluppare un paio di occhiali AR/VR dotati di una caratteristica unica e potenzialmente rivoluzionaria: una cinghia rimovibile che si trasforma in un anello intelligente.

Questo dispositivo indossabile sarebbe il principale strumento di interazione con l'interfaccia utente, segnando un netto passo avanti rispetto ai tradizionali controller esterni che caratterizzano la maggior parte dei visori attualmente in commercio.
Una volta staccato dalla montatura degli occhiali, l'anello può essere indossato al dito, consentendo all'utente di controllare l'ambiente virtuale con naturalezza ed eliminando la necessità di impugnare costantemente un dispositivo separato, lasciando le mani libere e rendendo l'interazione più diretta. Anche quando l'anello è agganciato agli occhiali, manterrebbe una funzionalità di base, permettendo di eseguire comandi semplici come tocchi e scorrimenti rapidi, utili per operazioni veloci.

Uno degli aspetti più interessanti di questa soluzione riguarda la sua praticità e autonomia. L'anello smart si ricarica automaticamente ogni volta che viene riposto nel suo alloggiamento sugli occhiali, garantendo che sia sempre pronto all'uso. Questo design integrato non solo semplifica la gestione dei dispositivi, ma risolve anche il problema di dover ricaricare e trasportare un controller aggiuntivo.

L'efficacia di un simile sistema, naturalmente, dipenderà in gran parte dalla sua reattività e precisione nell'uso pratico. È fondamentale sottolineare, tuttavia, che al momento si tratta esclusivamente di una domanda di brevetto.
Sebbene questo documento dimostri l'impegno di Huawei nell'esplorare soluzioni innovative e nel differenziarsi in un settore altamente competitivo, non vi è alcuna garanzia che questi occhiali AR/VR vedranno mai la luce come prodotto commerciale.

Fonte: GSMArena

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MacBook Pro M5: benchmark record, ma vale la pena sostituire l'M4?


Il nuovo chip Apple M5 mostra numeri impressionanti nei test, ma l'uso pratico rivela che l'aggiornamento dal modello M4 offre guadagni marginali.

Con il lancio del nuovo MacBook Pro M5, Apple ha nuovamente sottolineato i progressi strabilianti del suo processore Apple Silicon, suggerendo che anche i modelli dell'anno precedente siano ormai superati.

L'azienda ha presentato il chip M5 come un enorme balzo in avanti, specialmente nelle prestazioni AI, con una GPU fino a 4 volte più potente, grafica migliorata del 45% e una CPU multi-thread più veloce del 15% rispetto al predecessore M4.

I test di benchmark indipendenti confermano, in effetti, i dati spettacolari diffusi da Apple e un'analisi comparativa ha rivelato differenze notevoli tra il MacBook Pro M4 e il nuovo M5, anche al di là del processore.
Ad esempio, la velocità dell'SSD del modello M5 è risultata quasi doppia, con una capacità di scrittura del 97% più veloce e una di lettura del 131% superiore. Anche i test sulla GPU, come Geekbench AI, hanno mostrato punteggi doppi per il chip M5, mentre nelle prove di gaming con 3DMark Solar Bay Extreme, il frame rate è risultato circa il 50% più elevato.

Questi numeri, presi singolarmente, sembrano giustificare pienamente il passaggio alla nuova generazione, suggerendo un'esperienza utente trasformata. Tuttavia, il divario si assottiglia drasticamente quando si passa dai test sintetici all'utilizzo pratico e quotidiano, anche in scenari professionali esigenti.
La stessa analisi ha misurato i tempi di esecuzione per compiti complessi come l'esportazione di 562 foto da Lightroom, l'esportazione di un progetto musicale di grandi dimensioni da Garageband e un render complesso su Blender. Sorprendentemente, in questi contesti reali, il "potentissimo" MacBook Pro M5 ha battuto il modello M4 per una manciata di secondi: appena 10 secondi in meno per Lightroom, 9 per Garageband e solo 10 per Blender, un guadagno di tempo quasi impercettibile.

Sebbene i progressi ingegneristici di Apple siano innegabili e misurabili, il loro impatto sull'efficienza lavorativa di chi possiede già un modello della generazione precedente è minimo. Per la stragrande maggioranza degli utenti, anche per i professionisti della creatività, l'aggiornamento da un MacBook Pro M4 a un M5 non rappresenta una scelta vantaggiosa in termini di produttività. I benchmark possono impressionare sulla carta, ma è l'esperienza d'uso concreta a determinare il reale valore di un upgrade, che in questo caso appare decisamente poco significativo.

Fonte: 9to5mac

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Big of TuNapoli ancora RINVIATA. La nuova data è fissata al 23 novembre


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La quinta edizione del "BIG of TUNAPOLI", trofeo open "Partenope", gara di pesca in drifting (catch and release), prevista e promossa per il 19 ottobre dall'Asd Lenza Stabiese e dall'Asd Circolo Nautico Il Faro è stata rimandata, per condizioni avverse, al 9 novembre 2025.

Il regolamento è lo stesso, da tempo adottato e riproposto dall'organizzazione anche per quest'evento .





Dall'archivio, immagini della scorsa edizione.

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Apple paga Gemini 1 miliardo, Nuovo mega computer quantistico, Google apre agli store


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon venerdì,
di recente abbiamo segnalato il fatto che Gemini farà da intelligenza a Siri e adesso abbiamo nuove informazioni fra cui un contratto da 1 miliardo di dollari l'anno. Poi vedremo un nuovo computer quantistico che si distingue ampiamente dagli altri player del settore; vedremo anche i risultati della disputa legale tra Google ed Epic, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

Il podcast quotidiano è disponibile solo per i supporter.

Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Apple pagherà 1 miliardo di dollari per avere Gemini in Siri


Business
Apple sta finalizzando un accordo da circa 1 miliardo di dollari all'anno con Google per integrare il modello da 1.2 trilioni di parametri di Gemini nel rinnovato assistente vocale Siri. Questa sarebbe una soluzione "temporanea", prevista per la prossima primavera. I dati utente rimangono protetti sui server Apple e quest'ultima si impegna a sviluppare la propria tecnologia.
~
Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: Startup Italia

Leggi tutto

La toppa di Gemini

Sarà davvero temporaneo Gemini su Siri? Perché non l'hanno fatto prima e si sono tirati addosso l'odio—e una class action—di tutti coloro ai quali era stato promesso un Apple Intelligence molto più intelligente? È stato un mix di cose ma il problema principale è stato manageriale e legato ai dipartimenti: come spiegato in un editoriale di Morning Tech, i lavori su Siri si dividono in tre dipartimenti che rispondono tutti al macro cappello "Apple AI/ML", e questi hanno sempre lavorato a compartimenti stagni, isolandosi anche dal resto dei team che si occupano di altro ma che sviluppano ampiamente per iOS, MacOS e iPadOS. Tutto a un tratto, questi dipartimenti estranei e sconosciuti fra loro, si sono ritrovati a dover armonizzarsi sotto un'IA che nessuno ancora aveva sviluppato. E questo è l'altro problema: Apple ha perso totalmente il treno, mentre tutti gli altri iniziavano a mettere le basi dei loro LLM, in tempi in cui l'addestramento era più anarchico e quindi più facile.

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Presentato un nuovo computer quantistico che batte tutti gli altri


Tecnologia
Quantinuum, valutata 10 miliardi di dollari, ha presentato Helios, computer quantistico già in fase di test con clienti come JPMorgan Chase. La macchina si distingue perché riesce a mantenere stabile e affidabile una parte molto più ampia dei suoi “bit quantistici” rispetto ai modelli concorrenti, rendendo la tecnologia piuttosto unica e più vicina all’impiego commerciale. Quantinuum prevede di lanciare entro il 2029 una versione ancora più potente, chiamata Apollo, mentre ha già introdotto un nuovo linguaggio di programmazione, Guppy, per facilitare agli sviluppatori la scrittura di software quantistici.
~
Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: Il Software

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Helios è un grande passo

Helios è importante perché segna un passo concreto verso computer quantistici davvero utilizzabili nella vita reale. A differenza dei modelli di Google o IBM, che ancora commettono molti errori, Helios riesce a mantenere stabili quasi la metà dei suoi “qubit”, cioè le unità che usano per calcolare, grazie a un sistema che corregge automaticamente gli sbagli. In pratica è molto più preciso e affidabile, e questo lo rende uno dei primi computer quantistici che inizia ad avere senso anche per applicazioni pratiche, non solo per la ricerca.


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Google apre agli store di terzi, dopo la disputa legale con Epic Games


Big tech
Google implementerà in Android un sistema globale per registrare store di app di terze parti. Gli store potranno essere installati facilmente e potranno offrire installazioni e aggiornamenti senza impedimenti di interfaccia. Google potrà certificare e addebitare tariffe fisse per questi store ma non proporzionate ai ricavi. L'accordo con Epic Games, in attesa di approvazione, segna l'apertura del mercato delle app.
~
Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: DDay

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Cosa è successo prima?

La disputa tra Google ed Epic Games nasce nel 2020, quando Epic inserì un sistema di pagamento diretto nel gioco Fortnite per evitare le commissioni del 30% imposte dal Play Store. Google reagì rimuovendo il gioco, e Epic la denunciò accusandola di monopolio. Dopo anni di cause, nel 2023 un tribunale americano ha dato ragione a Epic, stabilendo che Google aveva gestito in modo anticoncorrenziale il suo store di app. L’accordo attuale rappresenta quindi una svolta: Google accetta di aprire Android a store alternativi, segnando la fine di un controllo esclusivo sul mercato delle app.

WhatsApp arriva finalmente su Apple Watch


Big Tech
WhatsApp ha lanciato la sua app per Apple Watch. Gli utenti possono ora ricevere notifiche di chiamata, leggere e rispondere ai messaggi completi, inviare vocali e reagire direttamente dall'orologio, mantenendo la crittografia end-to-end. L'app richiede watchOS 10 e Apple Watch Series 4 o successivi.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: Multiplayer

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Sviluppata una macchina per tenere in vita neonati fuori dall'utero


Scienza
Più ricercatori in tutto il mondo stanno sviluppando prototipi di utero artificiale per aumentare la sopravvivenza di neonati estremamente prematuri (22-24 settimane). I prototipi sono stati testati con successo sugli animali. La FDA sta valutando studi clinici sull'uomo, ma la cosa solleva importanti questioni etiche: molti vedono un impatto negativo sulla genitorialità e altri pensano invece che possa salvare molte vite.
~
Fonte: The Guardian
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


In lingua inglese.

Il grande successo di Blue Origin è tornato: 3 cose da sapere sul secondo lancio del nuovo Glenn


gizmodo.com (eng)

Come Bruxelles ha interrotto l'esperienza Apple


cupertinolens.com (eng)

Amazon: con il morale a pezzi, Jassy cerca la prossima grande mossa dopo i licenziamenti di massa


cnbc.com (eng)

Le battaglie legali di Internet Archive sono finite, ma il suo fondatore piange ciò che è andato perduto


arstechnica.com (eng)

Notizie veloci


In lingua inglese.

Netflix punterà molto sui video podcast nel 2026


engadget.com (eng)

Arriva un altro concorrente dell'iPhone Air: lo Huawei Mate 70 Air


9to5mac.com (eng)

YouTube fa partire una nuova ondata di notifiche per la verifica dell'età


9to5google.com (eng)

IKEA annuncia nuovi prodotti smart per la casa compatibili con Matter


engadget.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/24h4FTH7plY?…

Teleoperatività full-body


Unitree Robotics è una delle aziende più blasonate nel mondo della robotica umanoide e una delle sfide più grandi per tutti è la dinamica dei movimenti: i robot sono ancora sbadati, esili, poco precisi. In questa dimostrazione però è possibile vedere grossi avanzamenti con un comando remoto — da qui a replicarlo in maniera autonoma c'è di mezzo solo l'addestramento, tanto addestramento.

Vedi video su youtube.com (eng - 1:48)

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La mia storia
Morning Tech non è solo un progetto editoriale. È il risultato di tentativi, passioni, errori e scoperte. In questa email ti porto un po’ dietro le quinte, tra le righe della mia storia.
Morning TechAmir Ati


I primi 10 mesi di Morning Tech
Leggo molti commenti sui social in cui vi rivolgete a Morning Tech usando il “voi”, ma la verità è che ci sono solo io dietro. Buon inizio di anno nuovo, ho iniziato a scrivere questo post il 30 dicembre e oggi, il 2 gennaio, lo sto ancora aggiustando. Com’è andata
Morning TechAmir Ati


Si può fare Morning Tech da soli?
Fino a prova contraria.
Morning TechAmir Ati


Come selezioniamo le notizie?

Ogni notizia crea migliaia di articoli speculativi. Morning Tech si occupa di trovare il fatto originale e di riportartelo con un riassunto e una narrativa imparziale. Tutte le fonti sono validate tramite bias-checker e risultano positive ai controlli di fact-checking degli ultimi cinque anni.

Che vuol dire essere indipendenti?

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Apple pagherà 1 miliardo di dollari per avere Gemini in Siri


In breve:


Apple sta finalizzando un accordo da circa 1 miliardo di dollari all'anno con Google per integrare il modello da 1.2 trilioni di parametri di Gemini nel rinnovato assistente vocale Siri. Questa sarebbe una soluzione "temporanea", prevista per la prossima primavera. I dati utente rimangono protetti sui server Apple e quest'ultima si impegna a sviluppare la propria tecnologia.

Riassunto completo:


  • Apple intende pagare circa 1 miliardo di dollari all'anno a Google per utilizzare il suo modello di intelligenza artificiale, chiamato Gemini, con 1.2 trilioni di parametri.
  • Questo modello verrà impiegato per potenziare e rinnovare l'assistente vocale Siri di Apple, che attualmente utilizza un modello da 150 miliardi di parametri per la versione cloud di Apple Intelligence.
  • L'accordo è in fase di finalizzazione dopo che Apple ha valutato i modelli Gemini di Google, ChatGPT di OpenAI e Claude di Anthropic, scegliendo la tecnologia di Google come soluzione temporanea.
  • La nuova versione di Siri, nome in codice Linwood e prevista per la prossima primavera con iOS 26.4, sfrutterà Gemini per funzioni di riepilogo e pianificazione, mentre altre funzionalità continueranno a usare modelli Apple interni.
  • Il modello di Google opererà sui server Private Cloud Compute di Apple, garantendo la privacy dei dati degli utenti e mantenendoli separati dall'infrastruttura di Google.
  • L'iniziativa segna un riconoscimento da parte di Apple del proprio ritardo nell'intelligenza artificiale, pur mantenendo l'obiettivo di sviluppare un proprio modello da 1 trilione di parametri per sostituire Gemini in futuro.
  • In Cina, la versione di Siri non utilizzerà Gemini a causa del divieto di Google nel paese e si affiderà a modelli interni e a una soluzione di filtraggio locale sviluppata da Alibaba o Baidu.
La toppa di Gemini

Sarà davvero temporaneo Gemini su Siri? Perché non l'hanno fatto prima e si sono tirati addosso l'odio—e una class action—di tutti coloro ai quali era stato promesso un Apple Intelligence molto più intelligente? È stato un mix di cose ma il problema principale è stato manageriale e legato ai dipartimenti: come spiegato in un editoriale di Morning Tech, i lavori su Siri si dividono in tre dipartimenti che rispondono tutti al macro cappello "Apple AI/ML", e questi hanno sempre lavorato a compartimenti stagni, isolandosi anche dal resto dei team che si occupano di altro ma che sviluppano ampiamente per iOS, MacOS e iPadOS. Tutto a un tratto, questi dipartimenti estranei e sconosciuti fra loro, si sono ritrovati a dover armonizzarsi sotto un'IA che nessuno ancora aveva sviluppato. E questo è l'altro problema: Apple ha perso totalmente il treno, mentre tutti gli altri iniziavano a mettere le basi dei loro LLM, in tempi in cui l'addestramento era più anarchico e quindi più facile.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple Nears $1 Billion-a Year Deal to Use Google AI for Siri
Apple Inc. is planning to pay about $1 billion a year for an ultrapowerful 1.2 trillion parameter artificial intelligence model developed by Alphabet Inc.’s Google that would help run its long-promised overhaul of the Siri voice assistant, according to people with knowledge of the matter.
BloombergMark Gurman


Alternativa in italiano:

Apple pronta a sborsare 1 miliardo l’anno pur di animare la sua Siri con Gemini di Google. Cosa sappiamo sull’accordo tra le Big - StartupItalia
Dopo aver perso la corsa all’AI Apple ha deciso di affidarsi a una Big Tech di certo più attrezzata. Ecco cosa sappiamo sull’accordo da 1 miliardo di dollari l’anno per il futuro di Siri
StartupItaliaAlessandro Di Stefano


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Apple pagherà 1 miliardo di dollari per avere Gemini in Siri


Teoricamente sarebbe una soluzione temporanea.
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In breve:


Apple sta finalizzando un accordo da circa 1 miliardo di dollari all'anno con Google per integrare il modello da 1.2 trilioni di parametri di Gemini nel rinnovato assistente vocale Siri. Questa sarebbe una soluzione "temporanea", prevista per la prossima primavera. I dati utente rimangono protetti sui server Apple e quest'ultima si impegna a sviluppare la propria tecnologia.

Riassunto completo:


  • Apple intende pagare circa 1 miliardo di dollari all'anno a Google per utilizzare il suo modello di intelligenza artificiale, chiamato Gemini, con 1.2 trilioni di parametri.
  • Questo modello verrà impiegato per potenziare e rinnovare l'assistente vocale Siri di Apple, che attualmente utilizza un modello da 150 miliardi di parametri per la versione cloud di Apple Intelligence.
  • L'accordo è in fase di finalizzazione dopo che Apple ha valutato i modelli Gemini di Google, ChatGPT di OpenAI e Claude di Anthropic, scegliendo la tecnologia di Google come soluzione temporanea.
  • La nuova versione di Siri, nome in codice Linwood e prevista per la prossima primavera con iOS 26.4, sfrutterà Gemini per funzioni di riepilogo e pianificazione, mentre altre funzionalità continueranno a usare modelli Apple interni.
  • Il modello di Google opererà sui server Private Cloud Compute di Apple, garantendo la privacy dei dati degli utenti e mantenendoli separati dall'infrastruttura di Google.
  • L'iniziativa segna un riconoscimento da parte di Apple del proprio ritardo nell'intelligenza artificiale, pur mantenendo l'obiettivo di sviluppare un proprio modello da 1 trilione di parametri per sostituire Gemini in futuro.
  • In Cina, la versione di Siri non utilizzerà Gemini a causa del divieto di Google nel paese e si affiderà a modelli interni e a una soluzione di filtraggio locale sviluppata da Alibaba o Baidu.

La toppa di Gemini

Sarà davvero temporaneo Gemini su Siri? Perché non l'hanno fatto prima e si sono tirati addosso l'odio—e una class action—di tutti coloro ai quali era stato promesso un Apple Intelligence molto più intelligente? È stato un mix di cose ma il problema principale è stato manageriale e legato ai dipartimenti: come spiegato in un editoriale di Morning Tech, i lavori su Siri si dividono in tre dipartimenti che rispondono tutti al macro cappello "Apple AI/ML", e questi hanno sempre lavorato a compartimenti stagni, isolandosi anche dal resto dei team che si occupano di altro ma che sviluppano ampiamente per iOS, MacOS e iPadOS. Tutto a un tratto, questi dipartimenti estranei e sconosciuti fra loro, si sono ritrovati a dover armonizzarsi sotto un'IA che nessuno ancora aveva sviluppato. E questo è l'altro problema: Apple ha perso totalmente il treno, mentre tutti gli altri iniziavano a mettere le basi dei loro LLM, in tempi in cui l'addestramento era più anarchico e quindi più facile.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple Nears $1 Billion-a Year Deal to Use Google AI for Siri
Apple Inc. is planning to pay about $1 billion a year for an ultrapowerful 1.2 trillion parameter artificial intelligence model developed by Alphabet Inc.’s Google that would help run its long-promised overhaul of the Siri voice assistant, according to people with knowledge of the matter.
BloombergMark Gurman


Alternativa in italiano:

Apple pronta a sborsare 1 miliardo l’anno pur di animare la sua Siri con Gemini di Google. Cosa sappiamo sull’accordo tra le Big - StartupItalia
Dopo aver perso la corsa all’AI Apple ha deciso di affidarsi a una Big Tech di certo più attrezzata. Ecco cosa sappiamo sull’accordo da 1 miliardo di dollari l’anno per il futuro di Siri
StartupItaliaAlessandro Di Stefano

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WhatsApp arriva finalmente su Apple Watch


È disponibile da Apple Watch Series 4 in sù.
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In breve:


WhatsApp ha lanciato la sua app per Apple Watch. Gli utenti possono ora ricevere notifiche di chiamata, leggere e rispondere ai messaggi completi, inviare vocali e reagire direttamente dall'orologio, mantenendo la crittografia end-to-end. L'app richiede watchOS 10 e Apple Watch Series 4 o successivi.

Riassunto completo:


  • WhatsApp ha lanciato un'applicazione companion per Apple Watch, consentendo agli utenti di accedere al servizio direttamente dal proprio orologio smart.
  • Per la prima volta, gli utenti possono ricevere notifiche di chiamata, leggere integralmente i messaggi, registrare e inviare messaggi vocali tramite l'Apple Watch.
  • Altre funzionalità supportate includono la possibilità di reagire ai messaggi, visualizzare più cronologia delle chat e vedere immagini e sticker con maggiore chiarezza.
  • Tutte le comunicazioni personali e le chiamate effettuate tramite l'app per Apple Watch rimangono protette con crittografia end-to-end.
  • L'applicazione richiede un Apple Watch Series 4 o successivo, con sistema operativo watchOS 10 o versioni più recenti.
  • Questo lancio si inserisce nella strategia di WhatsApp di rendere il servizio più accessibile oltre i dispositivi mobili e desktop, seguendo il debutto dell'app per iPad a maggio, che supporta chiamate video/audio e condivisione dello schermo.
  • L'introduzione dell'app per Apple Watch da parte di WhatsApp arriva pochi mesi dopo che anche Snapchat ha rilasciato la propria applicazione per la piattaforma, con un focus sulle risposte rapide ai messaggi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

WhatsApp launches long-awaited Apple Watch app | TechCrunch
For the first time, WhatsApp users will be able to use their Apple Watch to get call notifications, read full messages, record and send voice messages, and view media content more clearly.
TechCrunchAisha Malik


Alternativa in italiano:

WhatsApp è ufficialmente disponibile su Apple Watch: come funziona e quali sono i requisiti
La versione stabile e ufficiale di WhatsApp debutta sui dispositivi Apple Watch con diverse funzionalità. Vediamo tutti i dettagli.
Multiplayer.itStefania Netti

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Google apre agli store di terzi, dopo la disputa legale con Epic Games


Diamo inizio a una nuova era.
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In breve:


Google implementerà in Android un sistema globale per registrare store di app di terze parti. Gli store potranno essere installati facilmente e potranno offrire installazioni e aggiornamenti senza impedimenti di interfaccia. Google potrà certificare e addebitare tariffe fisse per questi store ma non proporzionate ai ricavi. L'accordo con Epic Games, in attesa di approvazione, segna l'apertura del mercato delle app.

Riassunto completo:


  • Google introdurrà nella prossima versione di Android un sistema che consentirà agli store di app di terze parti di essere registrati ufficialmente.
  • Questi "Registered App Stores" potranno essere installati da siti web con un solo click e senza gli avvisi di sicurezza che accompagnano il tradizionale sideloading.
  • Il supporto per gli store registrati sarà globale, estendendo la portata oltre quanto richiesto da un precedente ordine limitato agli Stati Uniti.
  • Le installazioni gestite da questi store di terze parti potrebbero essere a basso "attrito", permettendo l'installazione delle app senza avvisi e l'aggiornamento automatico, in modo simile al Google Play Store.
  • Google potrà stabilire requisiti ragionevoli per la certificazione di questi store e addebitare commissioni per il processo, ma tali tariffe non potranno essere dipendenti dai ricavi.
  • L'accordo tra Google ed Epic Games, in attesa di approvazione dal giudice Donato, mira a rafforzare l'intento della corte verso una maggiore apertura del mercato delle app.
  • Le modifiche relative alle commissioni potrebbero essere implementate entro la fine di quest'anno, mentre quelle sugli app store di terze parti sono previste intorno a giugno 2026, con il lancio di Android 17.

Cosa è successo prima?

La disputa tra Google ed Epic Games nasce nel 2020, quando Epic inserì un sistema di pagamento diretto nel gioco Fortnite per evitare le commissioni del 30% imposte dal Play Store. Google reagì rimuovendo il gioco, e Epic la denunciò accusandola di monopolio. Dopo anni di cause, nel 2023 un tribunale americano ha dato ragione a Epic, stabilendo che Google aveva gestito in modo anticoncorrenziale il suo store di app. L’accordo attuale rappresenta quindi una svolta: Google accetta di aprire Android a store alternativi, segnando la fine di un controllo esclusivo sul mercato delle app.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google settlement with Epic caps Play Store fees, boosts other Android app stores
Google will make several changes to Android app support globally, supported through at least 2032.
Ars TechnicaRyan Whitwam


Alternativa in italiano:

L’accordo che cambierà il Play Store in tutto il mondo, anche in Italia. Epic festeggia, Google si salva
Colpo di scena nel processo tra Epic Games e Google: le due aziende hanno raggiunto un accordo provvisorio nel loro contenzioso che fa segnare un potenziale cambiamento nel modo in cui l’ecosistema Android opera a livello globale, quindi anche in Italia. Se il giudice accetterà Epic può festeggiare, Google può tirare un sospiro di sollievo.
DDay.itRoberto Pezzali

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Presentato un nuovo computer quantistico che batte tutti gli altri


Insieme anche a un nuovo linguaggio di programmazione per software quantistici.
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In breve:


Quantinuum, valutata 10 miliardi di dollari, ha presentato Helios, computer quantistico già in fase di test con clienti come JPMorgan Chase. La macchina si distingue perché riesce a mantenere stabile e affidabile una parte molto più ampia dei suoi “bit quantistici” rispetto ai modelli concorrenti, rendendo la tecnologia piuttosto unica e più vicina all’impiego commerciale. Quantinuum prevede di lanciare entro il 2029 una versione ancora più potente, chiamata Apollo, mentre ha già introdotto un nuovo linguaggio di programmazione, Guppy, per facilitare agli sviluppatori la scrittura di software quantistici.

Riassunto completo:


  • Quantinuum, un'azienda da 10 miliardi di dollari e protagonista nel quantum computing, ha svelato il suo nuovo computer, Helios, che rappresenta un avanzamento in termini di scala e capacità.
  • Helios è progettato per aiutare i clienti, come JPMorgan Chase, a esplorare i problemi aziendali che la tecnologia quantistica potrebbe risolvere, segnando una fase di adozione commerciale.
  • Il computer quantistico Helios contiene 98 qubit fisici e ne genera 48 logici con correzione degli errori.
  • Questo rapporto di 2:1 tra qubit fisici e logici è notevole nel settore, dove altre aziende necessitano di decine o centinaia di qubit fisici per ottenerne uno logico affidabile.
  • Quantinuum è stata fondata nel 2021 dalla fusione di Cambridge Quantum Computing e Honeywell Quantum Solutions e ha recentemente raccolto 600 milioni di dollari, raggiungendo una valutazione di 10 miliardi di dollari.
  • L'azienda mira a realizzare una macchina quantistica fault-tolerant su larga scala e prevede di lanciare il modello Apollo nel 2029, dotato di migliaia di qubit fisici e centinaia di logici.
  • Helios include un nuovo linguaggio di programmazione, Guppy, pensato per semplificare agli ingegneri la creazione degli algoritmi da eseguire sul sistema.

Helios è un grande passo

Helios è importante perché segna un passo concreto verso computer quantistici davvero utilizzabili nella vita reale. A differenza dei modelli di Google o IBM, che ancora commettono molti errori, Helios riesce a mantenere stabili quasi la metà dei suoi “qubit”, cioè le unità che usano per calcolare, grazie a un sistema che corregge automaticamente gli sbagli. In pratica è molto più preciso e affidabile, e questo lo rende uno dei primi computer quantistici che inizia ad avere senso anche per applicazioni pratiche, non solo per la ricerca.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng): The Wall Street Journal

Alternativa in italiano:

Quantinuum Helios: come funziona il primo computer quantistico ‘pratico’
Quantinuum inaugura una nuova era del calcolo quantistico con Helios: 98 qubit a ioni intrappolati, precisione record e architettura QCCD.
ilsoftware.itMichele Nasi

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Sviluppata una macchina per tenere in vita neonati fuori dall'utero


Ma la cosa solleva non poche questioni etiche.
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In breve:


Più ricercatori in tutto il mondo stanno sviluppando prototipi di utero artificiale per aumentare la sopravvivenza di neonati estremamente prematuri (22-24 settimane). I prototipi sono stati testati con successo sugli animali. La FDA sta valutando studi clinici sull'uomo, ma la cosa solleva importanti questioni etiche: molti vedono un impatto negativo sulla genitorialità e altri pensano invece che possa salvare molte vite.

Riassunto completo:


  • Ricercatori in tutto il mondo stanno sviluppando prototipi di utero artificiale per supportare la sopravvivenza di neonati estremamente prematuri, nati tra le 22 e le 24 settimane di gestazione.
  • Il Children's Hospital of Philadelphia (CHOP) ha sviluppato un "biobag" testato con successo su agnelli fetali, mantenendoli in vita per 28 giorni.
  • Startup come AquaWomb, con sede nei Paesi Bassi, stanno lavorando su sistemi che replicano l'ambiente uterino con fluido amniotico sintetico e una placenta artificiale per fornire ossigeno e nutrienti.
  • A settembre 2023, la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha riunito un comitato per valutare l'approvazione dei primi studi clinici sull'uomo per questa tecnologia.
  • L'introduzione di tali dispositivi solleva questioni etiche e legali complesse, inclusa la definizione di una nuova fase dello sviluppo umano e l'impatto sulla genitorialità.
  • I genitori che hanno perso figli prematuri mostrano reazioni diverse alla tecnologia: alcuni la vedono come una speranza per salvare vite, altri temono decisioni difficili e implicazioni sulla relazione genitore-figlio.
  • Alcuni progetti, come quello di AquaWomb, mirano a includere funzionalità che permettano l'interazione tra genitori e bambino nell'utero artificiale, per favorire il legame e il benessere.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

This machine could keep a baby alive outside the womb. How will the world decide to use it?
For parents who have buried infants born too soon, a device like the AquaWomb is a miracle in waiting – and an impossible choice
The GuardianLucy Tu


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Intel Xe3P, un leak svela il futuro: GPU discrete in arrivo?


Un file di log trapelato mostra due varianti dell'architettura Xe3P, LPM e HPM, suggerendo il suo impiego non solo in CPU ma anche in schede video.

La futura architettura grafica Intel Xe3P potrebbe avere un campo di applicazione molto più vasto del previsto. Sebbene inizialmente associata alle GPU per data center Crescent Island e alle grafiche integrate dei futuri processori Nova Lake, un recente leak indica che la tecnologia Xe3P potrebbe arrivare anche nel mercato delle schede video discrete, aprendo scenari inediti per le famiglie di prodotti Intel Arc.

La rivelazione proviene da un file di log hardware o firmware, individuato e condiviso dall'utente @GawroskiT, che mostra l'esistenza di due distinte varianti dell'architettura Xe3P: una siglata LPM (Low Power Media) e l'altra HPM (High Power Media).
Questa differenziazione, basata sui livelli di prestazione del media engine, è un indizio cruciale: sebbene non si tratti di una ramificazione completa dell'architettura, come le già note LPG e HPG, la presenza di una variante "High Power" suggerisce fortemente l'intenzione di Intel di impiegare questa tecnologia in componenti che richiedono una maggiore potenza di calcolo, come appunto le GPU dedicate per gaming o workstation professionali.

Al momento, l'impiego più probabile e quasi certo per l'architettura Xe3P rimane quello all'interno delle CPU Nova Lake, dove dovrebbe costituire il cuore della GPU integrata per la gestione della grafica principale, affiancata dall'architettura Xe4 (Druid) per il display e i media. Tuttavia, l'ipotesi di una versione HPM destinata a schede video discrete sta prendendo sempre più piede.
Se questa speculazione si rivelasse corretta, le nuove GPU potrebbero essere classificate all'interno della famiglia Arc C, nome in codice "Celestial", un segmento per il quale Intel non ha ancora fornito dettagli ufficiali ma dal quale ha già escluso la tecnologia Xe3P per la famiglia Arc B.

È fondamentale sottolineare che, al momento, Intel non ha rilasciato alcuna conferma ufficiale riguardo l'esistenza delle varianti LPM e HPM, né sui suoi piani per l'utilizzo dell'architettura Xe3P nel settore delle schede video dedicate. Le informazioni attuali si basano esclusivamente su interpretazioni di dati non ufficiali e, come tali, devono essere considerate con la dovuta cautela. Se confermate, però, queste novità potrebbero segnare un passo importante nell'evoluzione della strategia di Intel nel competitivo mercato delle GPU.

Fonte: WCCFTech

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Apple: il chip M5 Ultra debutterà sul Mac Studio nel 2026


Dopo aver saltato la generazione M4, la Mela si prepara a lanciare il suo processore più potente per i Mac professionali, puntando tutto sulle prestazioni.

Apple si prepara a reintrodurre la sua nomenclatura di punta nel mondo dei processori con il lancio del chip M5 Ultra, previsto per il 2026.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, il processore top di gamma di nuova generazione segnerà un ritorno alla variante "Ultra" dopo aver saltato la serie M4, e sarà destinato a equipaggiare la futura generazione di Mac Studio, ma anche il Mac Pro che potrebbe beneficiare di questo atteso aggiornamento hardware.

La roadmap dei nuovi chip Apple Silicon sembra delinearsi con maggiore chiarezza. Mentre il processore M5 base ha già fatto il suo debutto nei MacBook Pro, l'attesa è ora per le versioni potenziate M5 Pro e M5 Max, il cui arrivo è previsto per l'inizio del 2026.

Seguendo la tradizionale gerarchia di lancio, il chip M5 Ultra arriverà successivamente, con una finestra temporale che potrebbe collocarsi tra giugno e settembre dello stesso anno. Questa pianificazione posiziona l'M5 Ultra come il vertice della famiglia M5, progettato per offrire un livello di performance senza precedenti per i carichi di lavoro più esigenti.

La scelta di non produrre un M4 Ultra non è stata casuale: Apple aveva già chiarito la sua intenzione di non rilasciare una variante Ultra per ogni generazione di chip della serie M. La spiegazione tecnica risiede nella tecnologia "UltraFusion", che consiste nell'unire due chip Max per creare un processore singolo e il chip M4 Max era privo del connettore UltraFusion necessario per questo tipo di integrazione.

Al momento, le indiscrezioni sul prossimo Mac Studio si concentrano quasi esclusivamente sull'aggiornamento del processore. Non sembrano esserci altre novità hardware di rilievo per il design o le funzionalità del dispositivo, suggerendo che l'incremento prestazionale garantito dal chip M5 Ultra sarà il vero protagonista del lancio. Parallelamente, si vocifera che Apple stia lavorando allo sviluppo di nuovi display. È quindi plausibile che almeno uno di questi nuovi monitor possa essere presentato nel 2026 proprio in concomitanza con il rinnovato Mac Studio, creando un ecosistema desktop ancora più potente e integrato per i professionisti.

Fonte: MacRumors

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Intel Panther Lake: svelate le CPU Core Ultra Series 3, fino a 5.1 GHz


Un leak rivela l'intera gamma di 14 SKU, con dettagli su core, frequenze e sulla potente iGPU Xe3. Lancio previsto per il CES 2026.

Una fuga di notizie di grande portata ha svelato in anticipo le specifiche finali e le velocità di clock dell'intera famiglia di processori Intel Panther Lake, che prenderà il nome commerciale di "Core Ultra Series 3".
Secondo le informazioni emerse in rete, il modello di punta della nuova gamma sarà in grado di raggiungere una frequenza massima di 5.1 GHz, segnando un passo importante per le prestazioni dei futuri dispositivi.

La lineup completa sarà composta da ben 14 diversi modelli (SKU), progettati per coprire ogni segmento di mercato, dai notebook ad alte prestazioni ai dispositivi a basso consumo energetico. Al vertice della gamma si posizionerà il Core Ultra X9 388H, un processore ad alte prestazioni che integrerà un'architettura ibrida avanzata. Questo chip sarà dotato di 4 P-Core basati sulla nuova architettura Cougar Cove, 8 E-Core Darkmont e 4 LP-E Core aggiuntivi, per un totale di 16 core. La componente grafica sarà gestita da una potente iGPU con 12 core Xe3, che potrebbe essere commercializzata come Arc B390, con frequenze stimate tra 2.5 e 3.0 GHz.
Altri modelli di fascia alta, come il 386H e il 368H, condivideranno la stessa configurazione di base ma con velocità di clock leggermente inferiori e diverse configurazioni per la GPU integrata.

La nuova serie Panther Lake si estenderà anche al mercato mainstream ed entry-level con diverse configurazioni. I modelli Core Ultra 5, come il 338H e il 336H, offriranno una configurazione a 12 core totali (4+4+4) e una GPU integrata con 10 core Xe3, raggiungendo frequenze fino a 4.7 GHz.
Per i dispositivi più comuni, Intel ha previsto una serie di SKU non-H con 8 core (4+0+4) e velocità fino a 4.8 GHz.
Infine, per il segmento a basso consumo, la gamma U-Series includerà due modelli con configurazione a 6 core (2+0+4) e una frequenza di 4.4 GHz, ottimizzati per un TDP di 15-28W, garantendo efficienza energetica senza sacrificare la reattività.

Secondo quanto emerso, la presentazione ufficiale dei processori Intel Panther Lake è fissata per il CES 2026, con disponibilità sul mercato prevista per il mese di gennaio dello stesso anno. Tuttavia, Intel potrebbe decidere di lanciare un primo modello destinato a dispositivi premium già verso la fine di quest'anno, anticipando di fatto l'arrivo della nuova generazione di CPU.

Fonte: WCCFTech

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AMD, un leak svela il nuovo Ryzen 7 9700X3D: performance da top di gamma


I benchmark trapelati mostrano un processore con 8 core e un sorprendente boost a 5.8 GHz, capace di rivaleggiare con l'attuale Ryzen 7 9800X3D.

Il mercato dei processori per il gaming è dominato dalle prestazioni eccezionali del Ryzen 7 9800X3D, considerato attualmente la migliore CPU per videogiocatori. Tuttavia, un nuovo leak emerso dal database del noto software di benchmark PassMark suggerisce l'arrivo di un'alternativa potenzialmente più accessibile ma altrettanto potente, il Ryzen 7 9700X3D.

Questa indiscrezione ha immediatamente catturato l'attenzione degli appassionati, anticipando una nuova opzione basata sulla tecnologia 3D V-Cache e sulla piattaforma AM5, che potrebbe offrire un rapporto prezzo/prestazioni ancora più vantaggioso.
Secondo i dati trapelati, il 9700X3D sarebbe un processore a 8 core e 16 thread con frequenza boost di 5.8 GHz, un valore significativamente superiore ai 5.2 GHz del 9800X3D. Questo dato potrebbe essere il risultato di un errore di inserimento, di un test su un chip overclockato o indicare un'evoluzione tecnica che consente velocità maggiori.

Nei test di PassMark, il processore ha ottenuto punteggi quasi identici a quelli del fratello maggiore, con 40.438 punti in multi-thread e 4.687 in single-thread, dimostrando un potenziale che potrebbe ridefinire la fascia medio-alta del mercato gaming.

La stessa fuga di notizie ha portato alla luce un altro chip inedito, questa volta della famiglia Strix Halo, il Ryzen AI MAX+ 388, anch'esso con 8 core e 16 thread, 32 MB di cache L3 e 8 MB di cache L2, che si posizionerebbe tra i modelli AI MAX+ 390 e 385.
Le sue prestazioni nei benchmark e la sua configurazione suggeriscono che potrebbe trattarsi di una SKU destinata a mercati specifici, come quello cinese, ampliando ulteriormente l'offerta di APU ad alte prestazioni di AMD, pensate per combinare potenza di calcolo e capacità grafiche avanzate.

L'aspetto più interessante del Ryzen AI MAX+ 388 è la sua GPU integrata, la Radeon 8060S, dotata di 40 unità di calcolo RDNA 3.5 (dunque al sicuro dalle recenti polemiche sugli aggiornamenti driver AMD per RDNA 2), la stessa configurazione del modello di punta Ryzen AI MAX+ 395.
Questa iGPU si preannuncia come una delle soluzioni grafiche integrate più potenti mai realizzate, con performance paragonabili a quelle di una scheda video dedicata.

Sebbene l'arrivo di un nuovo processore X3D a un prezzo competitivo sia una notizia entusiasmante per chi assembla PC da gioco, è fondamentale ricordare che si tratta di informazioni non ufficiali. Un annuncio da parte di AMD potrebbe arrivare al CES di gennaio 2026.

Fonte: Tom's Hardware


AMD conferma il supporto per GPU RDNA 1 e 2 dopo le polemiche


AMD ha fatto retromarcia rispetto alle recenti decisioni che avevano suscitato grande preoccupazione nella comunità dei gamer e degli appassionati di hardware. In una dichiarazione di chiarimento, il produttore ha confermato che le GPU basate su architettura RDNA 1 e RDNA 2 continueranno a ricevere nuove funzionalità, correzioni di bug e ottimizzazioni per i giochi, contrariamente a quanto suggerito dall'annuncio iniziale di passare queste schede in modalità manutenzione.

La precedente decisione di AMD aveva generato una significativa ondata di critiche, poiché rappresentava un abbandono precoce di hardware ancora relativamente recente. Le schede RDNA 2, appartenenti alla serie RX 6000, hanno meno di quattro anni e furono incredibilmente popolari per il loro rapporto qualità-prezzo rispetto alle concorrenti (NVIDIA RTX 3000 in primis). Rimuovere queste schede dalla lista prioritaria per gli aggiornamenti mensili di ottimizzazione dei giochi rappresentava una scelta sorprendente, considerando l'importanza di questa generazione nel consolidare la posizione di AMD come alternativa economica ai prodotti NVIDIA nel segmento consumer.

This also potentially affects the Asus ROG Xbox Ally handheld, which launched 2 weeks ago using an RDNA 2 GPU running Windows.

Unless AMD specifically provides optimizations for APUs, this brand new gaming system will not receive ongoing game optimizations from AMD t.co/zeppQkAM6O
— Hardware Unboxed (@HardwareUnboxed) October 31, 2025


Particolarmente critica sarebbe stata la situazione dei dispositivi gaming portatili, come il neonato ASUS ROG XBOX Ally, alimentato dal chipset Ryzen Z2A basato su architettura RDNA 2. Un device da 600 dollari che avrebbe potuto diventare obsoleto a livello di driver entro un mese dal lancio rappresenterebbe effettivamente un precedente negativo nel settore dei dispositivi gaming. I dispositivi mobili dipendono dalle ottimizzazioni driver molto più pesantemente rispetto ai componenti desktop e, senza il supporto attivo di AMD, i giochi di nuova generazione avrebbero riscontrato significativi problemi di compatibilità e prestazioni.

AMD ha inoltre corretto un'informazione errata contenuta nelle note di rilascio del driver Adrenalin Edition 25.10.2, dove era stato erroneamente dichiarato che la funzionalità USB-C delle schede RX 7900 series sarebbe stata disabilitata. L'azienda ha successivamente confermato che non è stata apportata alcuna modifica al supporto USB-C, che continua a fornire DisplayPort Alt Mode e capacità di ricarica come precedentemente implementato. Questo chiarimento risolve le ulteriori preoccupazioni sollevate dagli utenti riguardo alle modifiche delle funzionalità hardware.

La ritrattazione di AMD su questo fronte rappresenta una risposta importante al feedback della comunità e dimostra come la comunicazione trasparente e le decisioni orientate al cliente rimangono cruciali nel settore del gaming hardware, specialmente considerando il supporto a lungo termine che concorrenti come NVIDIA hanno storicamente offerto per generazioni precedenti di GPU. Ci teniamo a ricordare, infatti, che le architetture Maxwell e Pascal hanno ricevuto supporto per quasi un decennio: addirittura le GPU appartenenti alla serie GTX 10 hanno ricevuto aggiornamenti prioritari fino a Settembre scorso, a distanza di ben 8 anni dalla data di lancio.

Fonte: Tom's Hardware


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Samsung Galaxy XR: espansione globale in arrivo nel 2026


Dopo il debutto in USA e Corea, il visore per la realtà estesa si prepara a sbarcare in Germania, Francia, Canada e Regno Unito il prossimo anno.

L'attesa per il Samsung Galaxy XR è stata lunga, alimentata per mesi da un susseguirsi di indiscrezioni, teaser e speculazioni che hanno acceso l'interesse degli appassionati di tecnologia. Finalmente, lo scorso ottobre, Samsung ha alzato il sipario sul suo attesissimo visore per la realtà estesa, rendendolo ufficialmente disponibile per l'acquisto.

Tuttavia, l'entusiasmo iniziale è stato parzialmente mitigato da una strategia di lancio molto selettiva: il dispositivo XR, infatti, è stato commercializzato esclusivamente negli Stati Uniti e in Corea del Sud, lasciando a bocca asciutta il resto del mercato globale.
Questa fase di distribuzione limitata, però, sembra destinata a concludersi presto, aprendo le porte a una platea di consumatori molto più ampia.

Secondo un recente report, Samsung ha in programma di espandere significativamente la disponibilità del suo visore Galaxy XRnel corso del 2026.
Le prime nazioni che dovrebbero accogliere il visore sono Germania, Francia, Canada e Regno Unito, mirando a consolidare la propria presenza in regioni ad alto potenziale tecnologico come l'Europa e il Nord America. Tuttavia, la fonte della notizia specifica che l'elenco dei Paesi menzionati potrebbe non essere definitivo, lasciando intendere che potrebbero esserci cambiamenti o aggiunte future.
Inoltre, al momento non è stata comunicata una data di uscita precisa per nessuno di questi mercati. L'unica indicazione temporale fornita è un generico "il prossimo anno", una finestra piuttosto ampia che non permette di fare previsioni accurate.

Per gli utenti europei e canadesi, l'attesa potrebbe rivelarsi vantaggiosa. Il Galaxy XR non è un dispositivo qualsiasi, ma il primo visore di alto profilo basato sulla piattaforma Android XR, sistema operativo sviluppato per unificare l'ecosistema della realtà virtuale e mista: questo periodo di latenza permetterà probabilmente di avere un ecosistema software più maturo e una maggiore disponibilità di contenuti al momento del lancio locale.

Fonte: GSMArena


Samsung lancia Galaxy XR: il visore AI con Android XR sfida Apple Vision Pro


Samsung ha alzato il sipario su Galaxy XR, segnando il suo ingresso in una nuova categoria di dispositivi mobili incentrati sull'intelligenza artificiale multimodale.
Il visore Galaxy XR è stato rumoreggato a lungo ed era molto atteso, dato che è anche il primo prodotto basato sulla piattaforma Android XR, nata dalla partnership strategica con Google e Qualcomm, Galaxy XR si propone come un ecosistema completamente nuovo, progettato per trasformare il concetto di XR da teoria a realtà pratica.

L'integrazione nativa di Gemini, il modello AI di Google, a livello di sistema operativo è il cuore dell'esperienza: il visore non si limita a rispondere ai comandi, ma agisce come un compagno "intelligente", capace di comprendere ciò che l'utente vede e sente, assistendolo nelle attività quotidiane tramite interazioni naturali basate su voce, vista e gesti.

Sameer Samat di Google ha definito Android XR come "la prima piattaforma Android costruita interamente per l’era Gemini", mentre Alex Katouzian di Qualcomm ha sottolineato come la "sinergia tra AI e XR trasforma le possibilità del computing personale".

L'hardware è all'altezza delle ambizioni: Galaxy XR monta due display Micro-OLED da 3.552 x 3.840 pixel (quasi 4K per occhio, 27 milioni di pixel totali) con refresh rate fino a 90Hz e copertura DCI-P3 del 95%, alimentati dal potente chip Snapdragon XR2+ Gen 2 con NPU Hexagon dedicata all'IA. Il sistema di tracciamento è avanzato, con 6 telecamere esterne, 4 interne per gli occhi, sensori inerziali e di profondità.
Notevole il peso, contenuto in 545 grammi (esclusa la batteria esterna da 302g), sensibilmente inferiore ai concorrenti diretti.
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Il design è definito "umano-centrico", con una distribuzione del peso ottimizzata e una visiera rimovibile per passare da una modalità aperta a una totalmente immersiva. L'autonomia si attesta sulle 2-2.5 ore, in linea con altri visori di fascia alta.
Sul fronte software, tutte le app Android sono compatibili e vengono presentate in modo immersivo. Esperienze ottimizzate includono Google Maps in 3D con Gemini come guida, YouTube con approfondimenti AI, Cerchia e Cerca attivabile con un gesto della mano in modalità pass-through e la conversione automatica di foto e video 2D in 3D.
Il supporto a OpenXR faciliterà l'arrivo di contenuti da sviluppatori terzi.

Samsung punta anche al mercato enterprise, con applicazioni per la formazione virtuale (già in partnership con Samsung Heavy Industries) e la collaborazione remota, supportate dalla piattaforma Snapdragon Spaces di Qualcomm. L'azienda ha infine confermato lo sviluppo futuro di occhiali AI in collaborazione con Warby Parker e Gentle Monster, sempre all'interno dell'ecosistema Android XR.


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Dragon Quest VII Reimagined: un finale inedito attende i giocatori


Il producer Takeshi Ichikawa svela che le scelte dei giocatori influenzeranno la conclusione del remake, offrendo un'esperienza narrativa inedita.

Grandi novità per gli appassionati della saga JRPG di Square Enix: Dragon Quest VII Reimagined non sarà un semplice remaster grafico, ma introdurrà un elemento narrativo di grande impatto.
Il producer del gioco ha confermato ufficialmente che questa nuova versione includerà un finale completamente inedito, mai visto prima né nell'originale per PlayStation né nel remake per Nintendo 3DS.

In un'intervista rilasciata a Game Informer durante una visita agli uffici di Square Enix a Tokyo, Takeshi Ichikawa ha spiegato che la narrazione di Reimagined seguirà fedelmente la storia originale, ma con una svolta significativa. A seconda di alcune scelte compiute dal giocatore durante l'avventura, sarà possibile sbloccare una conclusione alternativa:

Anche i giocatori che hanno provato le versioni precedenti di Dragon Quest VII potranno vivere un'esperienza narrativa rinnovata


Questa meccanica basata sulle scelte del giocatore suggerisce una maggiore interattività e rigiocabilità, incentivando a esplorare percorsi differenti per scoprire tutti i segreti che il team di sviluppo ha inserito in questo atteso remake.

Oltre alle novità sulla trama, Dragon Quest VII Reimagined presenterà significative modifiche al gameplay, pensate per modernizzare e migliorare l'esperienza complessiva.
Il sistema di combattimento è stato rinnovato per rendere gli incontri con i nemici più dinamici e strategici, con set di mosse e comportamenti evoluti sia per i membri del party che per gli avversari.
È stata introdotta la possibilità di evitare i combattimenti contro i nemici più deboli attaccandoli direttamente sulla mappa di gioco, snellendo l'esplorazione.
Anche l'interfaccia utente è stata ridisegnata, con un nuovo sistema di menu a schede per una navigazione più intuitiva e immediata, rendendo la gestione dell'inventario e delle abilità molto più fluida.

Dragon Quest VII Reimagined è solo l'ultimo di una lunga serie di titoli che Square Enix ha deciso di rivitalizzare nel recente passato, seguendo le orme di progetti come Dragon Quest III HD-2D Remake e il recente Dragon Quest I & II HD-2D Remake, che ha già aggiornato i primi due capitoli per PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch (inclusa la Switch 2), mantenendo intatto il fascino dell'originale.

L'appuntamento per tutti i fan con Dragon Quest VII Reimagined è fissato per il 5 febbraio 2026, quando il gioco debutterà su PC e console, pronto a offrire la versione definitiva di una delle avventure più amate del genere.

Fonte: WCCTech

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Cross-buy tra PS5 e PC: Sony prepara la svolta per i gamer


Recenti scoperte nel codice del PlayStation Store suggeriscono l'arrivo di una funzione per unire le librerie di gioco tra console e computer.

Dopo le novità sul cloud gaming per PlayStation Portal, il mondo PlayStation potrebbe presto cambiare volto per sempre: secondo recenti indiscrezioni, infatti, Sony starebbe lavorando a una funzionalità di cross-buy per PlayStation 5, simile al sistema "Play Anywhere" di Xbox, che permetterebbe ai giocatori di acquistare un titolo una sola volta sul PlayStation Store e di riceverne gratuitamente una copia per altre piattaforme, in particolare per PC.

Stiamo parlando di una novità di portata rivoluzionaria per l'ecosistema PlayStation, creando un ponte sempre più solido tra il mondo console e quello dei PC, offrendo una flessibilità senza precedenti agli utenti e allineando l'offerta di Sony a quella del suo principale concorrente.

Tutto è partito dalla segnalazione dell'utente Amethxst, che ha scoperto l'aggiunta di nuove icone all'interno dello store digitale di Sony, allusive proprio a una funzione di acquisto incrociato. La notizia ha guadagnato ulteriore credibilità grazie al noto leaker billbil-kun, che non solo ha confermato la presenza di tali icone, ma ha svelato dettagli tecnici ancora più significativi: analizzando i file CSS del sito PlayStation, è stata individuata una proprietà denominata "crossbuy-tag", la cui introduzione risalirebbe addirittura a giugno 2025.

Questo dettaglio temporale indica che il progetto non è una novità recente, ma un'iniziativa in sviluppo da diversi mesi. È importante sottolineare che non si tratta di un semplice ritorno al passato, come ai tempi della cross-compatibilità tra PlayStation Vita e le console domestiche.

La presenza esplicita di un'icona che unisce PS5 e PC lascia pochi dubbi sulla direzione che Sony intende intraprendere: l'obiettivo sembra essere quello di creare un ecosistema unificato dove l'acquisto di un videogioco garantisce l'accesso su più dispositivi, premiando la fedeltà dei giocatori e incentivando l'acquisto di titoli first-party, sapendo di poterli giocare sia sul televisore di casa con la PS5, sia sulla propria postazione da gaming su PC.

Fonte: WCCFTech


PlayStation Portal, finalmente ci siamo: ufficiale lo streaming cloud dei giochi PS5


Sony sta trasformando PlayStation Portal in un handheld sempre più valido per i possessori di PS5. Inizialmente concepito come un dispositivo limitato al remote play, con l'ultimo aggiornamento consentirà di giocare in streaming via cloud a una selezione di giochi digitali per PS5 che si possiedono direttamente sulla propria libreria, portando questa feature definitivamente fuori dalla fase iniziale di prova.

Questa novità rende il dispositivo molto più indipendente e versatile, sebbene il suo funzionamento ottimale resti vincolato a una connessione internet stabile e performante. Per accedere a questa nuova funzionalità è necessario essere abbonati a PlayStation Plus Premium, il livello più alto del servizio di sottoscrizione di Sony. Una volta attivato l'abbonamento, gli utenti potranno avviare in streaming migliaia di titoli supportati, tra cui successi come Astro Bot, Borderlands 4, Final Fantasy VII Rebirth e Ghost of Yotei.
Sebbene questi giochi fossero già accessibili sul Portal tramite la riproduzione remota dalla propria PS5, la nuova opzione di cloud streaming svincola finalmente l'handheld dalla console domestica, avvicinandolo all'esperienza di un dispositivo portatile autonomo che molti utenti desideravano.

L'aggiornamento non si limita però al solo cloud gaming. La schermata principale di Portal è stata rinnovata con una nuova scheda di ricerca, progettata per trovare rapidamente i titoli disponibili per lo streaming. È stato inoltre implementato il supporto all'audio 3D per i giochi compatibili, sia in remote play sia in streaming, quando si utilizzano cuffie con cavo o uno degli headset proprietari con tecnologia PlayStation Link.

Per una maggiore sicurezza, è ora possibile impostare un codice di blocco sul dispositivo, mentre un'inedita schermata sullo stato della rete, accessibile dal menu rapido, permette di monitorare la connessione in tempo reale. Tra le altre novità, Sony ha reso possibile effettuare acquisti in-game durante una sessione di streaming senza doverla interrompere e ha migliorato l'interazione sociale: se un amico sta giocando allo stesso titolo, si potranno ricevere inviti e unirsi alla sua partita direttamente dal menu rapido. Con questi upgrade, pur non essendo formalmente l'erede di PS Vita, il valore di Portal è oggi indiscutibilmente superiore a quello del lancio.

Fonte: PlayStation


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Huawei: presentata la nuova Pura 80 Series, un nuovo concetto di fotografia mobile


La serie Huawei Pura 80 sfoggia un design iconico "Forward Symbol" ispirato al lusso, con dettagli raffinati e un anello dorato distintivo sul modello Ultra
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Huawei ha annunciato il lancio globale di Pura 80 Series, i nuovi smartphone destinato a ridefinire i confini della fotografia mobile grazie alla tecnologia all'avanguardia e alle innovative funzionalità.
Pura 80 Pro e 80 Ultra sono alimentati da una batteria da 5170 mAh, supportata da SuperCharge da 100W e Wireless da 80WPura 80 Pro e 80 Ultra sono alimentati da una batteria da 5170 mAh, supportata da SuperCharge da 100W e Wireless da 80W

Un design iconico che incanta


Pura 80 Ultra e Pura 80 Pro nella finitura Glazed Red presentano un design esclusivo “Forward Symbol”, ispirato ai classici motivi a raggiera delle gioiellerie più raffinate e degli orologi di lusso. Il motivo a raggiera si distingue per la sua ricchezza di dettagli e un sofisticato gioco di luci e ombre. La lente del Pura 80 Ultra è impreziosita da un elegante anello dorato, che crea l'iconico “Forward Symbol” e mette in risalto l'emblema del brand, trasformandolo in un punto focale distintivo.

L'eccellenza fotografica


L'Ultra Lighting Camera da 1 pollice di Pura 80 Pro garantisce una luminosità elevatissima, con dettagli eccellenti anche in condizioni di scarsa luminosità. L'Ultra Chroma Camera invece, assicura una fedeltà di colori impeccabile per paesaggi notturni vividi, realistici e di eccezionale chiarezza. Pura 80 Ultra introduce un inedito doppio teleobiettivo a doppia modalità che integra una superficie fotosensibile di grandi dimensioni con ingrandimenti versatili da 3.7x e 10x di elevata nitidezza e con una notevole intensità spaziale. La tecnologia XMAGE sfrutta il sensore teleobiettivo più grande del settore e algoritmi avanzati per produrre immagini di assolutamente nitide anche con elevati ingrandimenti e in condizioni di scarsa luce. Dai dettagli architettonici più complessi agli ampi skyline cittadini, essa eccelle nel catturare vivide atmosfere notturne con tonalità e saturazione precise.
Huawei Pura 80 Ultra: sensori fotografici posterioriHuawei Pura 80 Ultra: sensori fotografici posteriori

Funzionalità intelligenti


Oltre alle capacità fotografiche, Pura 80 Pro e Ultra integrano funzionalità intelligenti per un'esperienza utente ottimizzata. Il pulsante Smart Controls personalizzabile offre accesso rapido a funzioni come fotocamera, torcia o AI Lens. La sicurezza è rafforzata dal riconoscimento delle impronte digitali, mentre la cancellazione avanzata del rumore AI garantisce chiamate cristalline.

Potenza e prestazioni


Pura 80 Pro e Pura 80 Ultra sono alimentati da una batteria da 5170 mAh, supportata da SuperCharge da 100W per una ricarica ultra-rapida e da SuperCharge Wireless da 80W per ricariche comode e senza fili. Questa combinazione di elevata capacità e ricarica rapida assicura un'operatività costante, mantenendo le persone connesse e attive per tutta la giornata.
Il 2nd-Gen Crystal Armor Kunlun Glass aumenta la resistenza ai graffi di 16 volte e quella alle cadute di 25 volteIl 2nd-Gen Crystal Armor Kunlun Glass aumenta la resistenza ai graffi di 16 volte e quella alle cadute di 25 volte

Un ecosistema di app completo e sicuro


La serie Pura 80 assicura un'esperienza utente fluida e completa, grazie a un ricco ecosistema di applicazioni. Tramite AppGallery, lo store ufficiale di Huawei, è possibile scaricare Aurora Store, che garantisce un accesso facile e sicuro alle app preferite con compatibilità quasi totale.

Durabilità estrema


Il 2nd-Gen Crystal Armor Kunlun Glass migliora la resistenza di Pura 80 Ultra e garantisce una protezione estrema, che aumenta la resistenza ai graffi di 16 volte e quella alle cadute di 25 volte. Questa protezione di ultima generazione assicura una resistenza elevatissima, proteggendo efficacemente il dispositivo dall'usura quotidiana per un'esperienza d'uso affidabile e senza pensieri.

Prezzi e Disponibilità


Pura 80 Pro è disponibile al prezzo di 1,099 euro, mentre la versione Ultra è disponibile al prezzo di 1,499 euro. In occasione del lancio, valido fino al 25 novembre, utilizzando il coupon AMKTCSPURA80, è previsto uno sconto di 100,00 euro. Inoltre, per i modelli disponibili all’acquisto solo su Huawei Store, in omaggio un modello WATCH GT 5 46mm nero oppure un WATCH GT 5 41mm bianco.

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Marvel e Insomniac: la collaborazione continuerà per molti anni


Il GM di Marvel Games, Haluk Mentes, conferma la solida alleanza con lo studio di Spider-Man e Wolverine, basata su valori condivisi e creatività.

La fruttuosa partnership tra Marvel Games e Insomniac Games, lo studio di sviluppo di proprietà di PlayStation, è destinata a proseguire a lungo. Questa solida alleanza, che ha già dato vita a tre acclamati titoli della serie Marvel's Spider-Man e all'attesissimo Marvel's Wolverine, si basa su una profonda sintonia creativa e su valori condivisi, come confermato in una recente intervista concessa da Haluk Mentes, General Manager di Marvel Games, a Game Informer.

La collaborazione tra le due aziende si è rivelata un modello di successo, capace di portare sul mercato esperienze videoludiche di altissima qualità che onorano i personaggi iconici della casa.
Secondo Mentes, il segreto di questo successo risiede in un approccio all'autenticità che va oltre la semplice aderenza al materiale originale: l'obiettivo non è mai stato quello di creare una copia carbone di fumetti o film, ma permettere a team talentuosi come Insomniac di reinterpretare i personaggi, infondendo il proprio DNA creativo per dare vita a incarnazioni "familiari ma originali".

Questa libertà creativa è fondamentale per evitare di essere derivativi e per sfruttare appieno il potenziale dei migliori studi di sviluppo. La sfida, spiega Mentes, è complessa ma gratificante, e consiste nel bilanciare fedeltà e innovazione per creare qualcosa di nuovo e significativo per i fan.

Con quasi novant'anni di storia, Marvel è riuscita a rimanere sempre attuale proprio perché ogni nuova generazione di creatori ha potuto lasciare il proprio segno, passando poi il testimone a quella successiva. Marvel Games cerca attivamente collaboratori che desiderino assumersi questa stessa responsabilità. Una volta completato un progetto insieme, spiega Mentes, anche i partner diventano a tutti gli effetti "parte di Marvel", contribuendo a far evolvere un universo narrativo in continua espansione.

Il rapporto con Insomniac Games viene descritto da Mentes come l'"epitome di questa filosofia": dopo oltre un decennio di lavoro congiunto e lo sviluppo di un'intesa quasi simbiotica durante la creazione dei giochi di Spider-Man, la scelta di affidare a loro il ritorno di un personaggio complesso come Logan in Marvel's Wolverine è stata una decisione naturale per l'intero team. È stata la cultura e i valori condivisi a unire le due compagnie, e Marvel Games è orgogliosa di confermare che la collaborazione continuerà "per molti anni a venire", promettendo un futuro radioso per i videogiochi a tema Marvel.

Fonte: WCCFTech

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Nintendo sbarca su iOS e Android: giochi Switch e Switch 2 a portata di smartphone


L'applicazione permette di acquistare prodotti e visualizzare il tempo di gioco accumulato su tutte le console, incluse 3DS e Wii U.

Nintendo ha lanciato ufficialmente il suo Store su mobile, che è ora disponibile per il download su dispositivi iOS e Android. Questa nuova piattaforma rappresenta un'evoluzione della precedente app My Nintendo, lanciata in Giappone nel 2020, e si propone come un hub centralizzato per tutti gli appassionati, per offrire un'esperienza integrata che unisca shopping, notizie e funzionalità uniche direttamente sullo smartphone, creando un punto di contatto costante con l'universo del brand.

Attraverso la nuova app, gli utenti possono navigare con facilità l'intero catalogo di prodotti Nintendo, che include console, giochi fisici e digitali, accessori e merchandise esclusivo. Sebbene l'esplorazione dei prodotti sia fluida e intuitiva all'interno dell'app, per finalizzare un acquisto si viene reindirizzati a una pagina specifica tramite un browser integrato.
Una delle funzionalità più apprezzate è la possibilità di creare una lista dei desideri e ricevere notifiche istantanee non appena uno degli articoli inseriti viene scontato.

Oltre alla sua funzione di e-commerce, l'app Nintendo Store funge da canale informativo per rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità riguardanti giochi, eventi speciali e promozioni.

Ma ciò che distingue veramente questa applicazione è una caratteristica pensata per i giocatori di lunga data: la possibilità di consultare la cronologia completa del proprio tempo di gioco. Questa funzione permette di visualizzare le ore trascorse su ogni singolo titolo attraverso le ultime generazioni di console Nintendo, includendo persino le statistiche relative a Nintendo 3DS e Wii U.
Per accedere a questo archivio storico completo, è necessario collegare il proprio Nintendo Network ID all'Account Nintendo attuale.

È importante sottolineare che i dati di gioco per 3DS e Wii U non vengono aggiornati per le attività successive a febbraio 2020, ma offrono comunque un affascinante spaccato della propria storia videoludica.

L'applicazione non si limita all'esperienza digitale, ma crea un ponte con il mondo fisico: gli utenti che si recano presso i negozi Nintendo ufficiali o partecipano a eventi speciali possono utilizzare l'app per effettuare il check-in e ottenere ricompense esclusive.

Fonte: Engadget

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Project Suncatcher: Google progetta data center AI in orbita


Il colosso tecnologico esplora la possibilità di alimentare i suoi chip TPU con l'energia solare illimitata dello spazio per un'AI più sostenibile.

Google sta esplorando una nuova frontiera per l'intelligenza artificiale, un'idea che sembra tratta da un film di fantascienza ma che poggia su solide basi di ricerca. Con il suo nuovo "Project Suncatcher", l'azienda di Mountain View sta seriamente valutando la possibilità di spostare i suoi data center, assetati di energia, nell'orbita bassa terrestre.

L'idea è quella di poter alimentare le complesse infrastrutture AI, come le Tensor Processing Units (TPU), sfruttando l'energia solare illimitata e costante disponibile nello spazio per risolvere uno dei problemi più pressanti legati all'intelligenza artificiale: il suo enorme impatto ambientale, causato dall'elevato consumo energetico dei centri di calcolo terrestri che spesso dipendono da centrali a combustibili fossili.

Il progetto, definito da Google stessa una "moonshot", si basa sull'installazione dei chip TPU a bordo di satelliti dotati di pannelli solari. Secondo Travis Beals, senior director di Google, un pannello solare posizionato nell'orbita giusta può essere fino a otto volte più produttivo rispetto a uno sulla Terra, generando energia quasi ininterrottamente e riducendo la necessità di batterie.

Tuttavia, le sfide tecniche sono notevoli. La prima riguarda l'esposizione dei componenti elettronici a elevate dosi di radiazioni solari, che potrebbero degradarli rapidamente.
Google ha già condotto test sui suoi chip, concludendo che potrebbero resistere per una missione di cinque anni senza subire guasti permanenti.

Un altro ostacolo critico è la comunicazione tra i satelliti. Per funzionare come un unico data center distribuito, i satelliti necessitano di collegamenti dati ad altissima velocità, nell'ordine di decine di terabit al secondo, e a bassissima latenza. Raggiungere tali prestazioni nello spazio è complesso e richiede un'enorme quantità di energia per la trasmissione a lunga distanza. La soluzione proposta da Google prevede di manovrare i satelliti in formazioni molto strette, mantenendoli a una distanza di pochi chilometri o meno l'uno dall'altro.

Sebbene i costi di lancio possano sembrare proibitivi, un'analisi preliminare di Google suggerisce che l'efficienza energetica di un data center spaziale potrebbe diventare paragonabile a quella di uno terrestre entro la metà degli anni 2030. L'azienda ha già pianificato i primi test pratici e ha stretto una partnership con la società Planet per una "missione di apprendimento": l'obiettivo è lanciare in orbita una coppia di satelliti prototipo entro il 2027 per testare il comportamento dei modelli di machine learning e dell'hardware TPU in ambiente spaziale, oltre a validare l'efficacia dei collegamenti ottici inter-satellitari per compiti di calcolo distribuito.

Fonte: Engadget

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Neuralink e webcam AI: un padre con SLA ritrova lo sguardo sulla famiglia


La storia di Brad Smith: grazie alla sinergia tra Neuralink e una webcam AI, un padre affetto da SLA riconquista la sua vita familiare e il suo ruolo.

La tecnologia può restituire frammenti di vita che una malattia crudele ha sottratto. È la storia di Brad Smith, un padre affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), una patologia neurodegenerativa progressiva che da sette anni lo costringe su una sedia a rotelle, privandolo della capacità di muoversi e parlare.

Già noto per essere il terzo paziente a ricevere un impianto cerebrale Neuralink, Smith aveva precedentemente dimostrato come questa interfaccia cervello-computer (BCI) gli permettesse di editare video, utilizzando persino una voce sintetica basata sulla sua per la narrazione.
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Oggi, l'uomo ha compiuto un passo ulteriore, riconquistando una connessione visiva con il mondo che lo circonda. Il limite più doloroso per Smith era l'impossibilità di girare la testa per seguire i suoi figli, sentendosi intrappolato in un "mondo statico, mentre la vita continuava dinamicamente" intorno a lui. Questa condizione lo faceva sentire un padre assente, anche se fisicamente presente.

Determinato a trovare una soluzione, ha scoperto nella webcam motorizzata con intelligenza artificiale Insta360 Link 2 la chiave per superare questa barriera. In collaborazione con gli ingegneri di Insta360, ha integrato questo dispositivo con il suo sistema, che include un MacBook e un software di tracciamento oculare Eyegaze, il tutto controllato tramite l'impianto Neuralink.

Il risultato è stato rivoluzionario. La webcam, montata strategicamente, è diventata per Smith un "secondo paio di occhi". Ora può orientare l'obiettivo della telecamera per guardarsi intorno, seguire i giochi dei figli, scattare foto e girare video, partecipando attivamente ai momenti familiari che prima poteva solo percepire passivamente.
Come documentato in un breve filmato, questa soluzione tecnologica ha prodotto un "cambiamento drastico" nelle sue interazioni quotidiane, restituendogli un senso di mobilità nello sguardo e una presenza più autentica all'interno della sua famiglia.

Fonte: Tom's Hardware

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Sony AI presenta il benchmark per misurare il razzismo delle IA e i risultati fanno paura


Il nuovo dataset FHIBE, basato su immagini consensuali, rivela gravi bias e stereotipi nei modelli di visione artificiale oggi in uso.

Sony AI ha lanciato un nuovo strumento per misurare l'equità e i pregiudizi dei modelli di intelligenza artificiale, e i risultati sono allarmanti: nessuno dei sistemi attuali ha superato pienamente i test.

Il progetto, denominato Fair Human-Centric Image Benchmark (FHIBE), si presenta come un nuovo standard di riferimento per valutare il grado di imparzialità con cui le tecnologie di visione artificiale trattano le persone. L'obiettivo è affrontare di petto le sfide etiche che affliggono il settore, mettendo a disposizione un dataset innovativo e costruito su principi di trasparenza e rispetto.

A differenza delle pratiche basate sul "web scraping", ovvero la raccolta massiva di dati dal web spesso senza autorizzazione, il dataset di FHIBE è unico nel suo genere. Include immagini di quasi 2.000 partecipanti retribuiti provenienti da oltre 80 paesi, i quali hanno fornito il loro consenso esplicito e possono richiederne la rimozione in qualsiasi momento.
Ogni foto è corredata da annotazioni dettagliate che includono caratteristiche demografiche e fisiche, fattori ambientali e persino le impostazioni della fotocamera utilizzata.

Questa ricchezza di informazioni permette un'analisi molto più approfondita delle cause alla base dei pregiudizi algoritmici. Le analisi condotte tramite FHIBE non si sono limitate a confermare i bias già documentati, ma hanno permesso di individuarne le cause con una precisione senza precedenti.
Ad esempio, è emersa una minore accuratezza dei modelli nel riconoscere persone che usano pronomi femminili ("lei/suo"), un problema che il benchmark ha collegato a una maggiore variabilità nelle acconciature, un fattore precedentemente trascurato.

Ancora più preoccupante è la tendenza dei modelli a rafforzare stereotipi dannosi: interrogati su occupazioni neutre, i sistemi testati hanno associato a specifici gruppi etnici o di genere professioni come spacciatore, ladro o lavoratore del sesso.
I test hanno inoltre rivelato che, di fronte a domande su presunti crimini commessi da un individuo, i modelli generavano risposte "tossiche" con una frequenza maggiore per persone di origine africana o asiatica, con tonalità di pelle più scure o che si identificavano con pronomi maschili.

Con il rilascio pubblico di FHIBE e la pubblicazione della ricerca sulla prestigiosa rivista Nature, Sony AI non si limita a denunciare un problema, ma offre una soluzione concreta. L'iniziativa dimostra che una raccolta dati etica, diversificata ed equa è possibile, fornendo all'intera comunità scientifica uno strumento essenziale per costruire un'intelligenza artificiale veramente al servizio dell'umanità.

Fonte: Sony

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PlayStation Portal, finalmente ci siamo: ufficiale lo streaming cloud dei giochi PS5


L'handheld di Sony si evolve: ora gli abbonati a PS Plus Premium possono giocare in streaming ai propri titoli digitali, senza usare la console.

Sony sta trasformando PlayStation Portal in un handheld sempre più valido per i possessori di PS5. Inizialmente concepito come un dispositivo limitato al remote play, con l'ultimo aggiornamento consentirà di giocare in streaming via cloud a una selezione di giochi digitali per PS5 che si possiedono direttamente sulla propria libreria, portando questa feature definitivamente fuori dalla fase iniziale di prova.

Questa novità rende il dispositivo molto più indipendente e versatile, sebbene il suo funzionamento ottimale resti vincolato a una connessione internet stabile e performante. Per accedere a questa nuova funzionalità è necessario essere abbonati a PlayStation Plus Premium, il livello più alto del servizio di sottoscrizione di Sony. Una volta attivato l'abbonamento, gli utenti potranno avviare in streaming migliaia di titoli supportati, tra cui successi come Astro Bot, Borderlands 4, Final Fantasy VII Rebirth e Ghost of Yotei.
Sebbene questi giochi fossero già accessibili sul Portal tramite la riproduzione remota dalla propria PS5, la nuova opzione di cloud streaming svincola finalmente l'handheld dalla console domestica, avvicinandolo all'esperienza di un dispositivo portatile autonomo che molti utenti desideravano.

L'aggiornamento non si limita però al solo cloud gaming. La schermata principale di Portal è stata rinnovata con una nuova scheda di ricerca, progettata per trovare rapidamente i titoli disponibili per lo streaming. È stato inoltre implementato il supporto all'audio 3D per i giochi compatibili, sia in remote play sia in streaming, quando si utilizzano cuffie con cavo o uno degli headset proprietari con tecnologia PlayStation Link.

Per una maggiore sicurezza, è ora possibile impostare un codice di blocco sul dispositivo, mentre un'inedita schermata sullo stato della rete, accessibile dal menu rapido, permette di monitorare la connessione in tempo reale. Tra le altre novità, Sony ha reso possibile effettuare acquisti in-game durante una sessione di streaming senza doverla interrompere e ha migliorato l'interazione sociale: se un amico sta giocando allo stesso titolo, si potranno ricevere inviti e unirsi alla sua partita direttamente dal menu rapido. Con questi upgrade, pur non essendo formalmente l'erede di PS Vita, il valore di Portal è oggi indiscutibilmente superiore a quello del lancio.

Fonte: PlayStation

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Magic V5: il nuovo foldable di Honor, incredibilmente sottile ed efficiente. La review


Con la presentazione del Magic V5, Honor dimostra di essere tra le aziende leader del settore nella realizzazione di smartphone pieghevoli, probabilmente il form factor più richiesto in futuro
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Nel corso degli ultimi anni l'offerta di smartphone pieghevoli è diventata progressivamente più ampia. Un segmento considerato inizialmente "di nicchia", nel quale Honor si è sempre distinta per la capacità di contenere rispetto alla concorrenza le dimensioni dei suoi foldable, offrendo al contempo un'eccellente durata della batteria e un'hardware efficiente. Il nuovo Honor Magic V5 non fa eccezione, e con il performante processore Qualcomm Snapdragon 8 Elite, una batteria al silicio-carbonio da ben 5820 mAh, un grado di resistenza alla polvere e all'acqua IP58 e IP59 e uno schermo interno ancora più grande da 7,95 pollici, il Magic V5 sembra essere migliorato su tutti gli aspetti. Presentato in Cina agli inizi dello scorso luglio, con uno spessore di soli 8,8 mm una volta piegato e di 4,1 mm quando aperto, Honor sostiene che il Magic V5 possa riprendersi il titolo di smartphone pieghevole più sottile al mondo. Questi cambiamenti, tuttavia, hanno un prezzo: 1699 euro! Scopriamo insieme, in questa review, quanto valga la pena spendere questa cifra (non irrilevante) per acquistare il Magic V5.

Caratteristiche Tecniche


  • dimensioni quando aperto: 156,8 X 145,9 X 4,1 mm;
  • dimensioni quando chiuso: 156,8 X 74,3 X 88,1 mm
  • peso: 217g;
  • display esterno: 6,4", formato 21:9, OLED, 120Hz,5000 nits max;
  • disply interno: 8", formato 4:3,7, OLED, 120Hz, 5000 nits max;
  • processore: Qualcomm Snapdragon 8 Elite, 3nm;
  • software: Android 15, Magic Os9;
  • fotocamera principale: 50MP, f 1.6;
  • fotocamera ultra-wide: 50MP, f 2.0;
  • teleobiettivo: 64MP, 3.0X, f 2.5;
  • fotocamera frontale esterna: 20MP;
  • fotocamera frontale interna: 20MP;
  • batteria: 5820 mAh al silicio-carbonio;
  • ricarica: 66W cablata, 50W wireless.


Design e Display


L'Honor Magic V5 è incredibilmente sottile. Quando lo smartphone è piegato, sembra un "telefono normale" con uno schermo 21:9 da 6,4 pollici esterno completamente autonomo e utilizzabile per tutte le funzioni. Inoltre, l'elevata frequenza di aggiornamento e l'elevata luminosità di picco sono disponibili su entrambi gli schermi ed entrambi supportano la Magic-Pen, un pennino Honor venduto separatamente.





Il Magic V5 di Honor visto da diverse angolazioni. Il profilo è estremamente sottile per essere un foldable e la magia del congegno di piegatura rende il dispositivo compatto e affidabile

Il modulo fotocamera sul retro è piuttosto voluminoso ma è posizionato al centro, dunque lo smartphone non oscilla quando poggiato su una superficie. L'apertura delle due parti si effettua con una resistenza piacevole e morbida e la piega al centro è quasi impercettibile quando lo schermo è acceso e lo si fissa direttamente; tuttavia, è possibile trovarla facilmente se si guarda lo smartphone da una certa angolazione, ma l'impatto in termini di estetica è veramente minimo. Anche la chiusura delle due parti risulta molto morbida e la perfetta aderenza delle superfici restituisce una netta sensazione premium di compattezza e solidità. Honor certifica la cerniera, dove risiede il congegno di apertura per 500.000 cicli, pari ad un utilizzo medio di 13 anni circa. Piccola nota: quando apriamo il Magic V5, la posizione del sensore biometrico di sblocco situato nel pulsante laterale crea qualche piccolo problema alla presa del telefono. L'Honor Magic V5 è disponibile in tre colori: nero, Dawn Gold (variante in prova) e Ivory White.
Molto bella la possibilità di dividere lo schermo in tre parti
Entrambi i display sono molto belli e, come già accennato, godono delle medesime caratteristiche. La matrice OLED restituisce neri profondi, con una calibrazione naturale dei colori che appaiono piacevolmente vividi. La luminosità massima dichiarata è di 5000 nits; un valore solo teorico, come sappiamo, perchè sono solo piccole porzioni di schermo che si illuminano su questi valori e per brevi periodi di tempo. Infatti, nell'utilizzo pratico, in zone con forte luce naturale ho riscontrato una non completa compensazione della visibilità dei contenuti, anche con la luminosità automatica attivata. Molto complete, tuttavia, le impostazioni di visualizzazione dove è presente un'intera suite di funzionalità volte a prevenire l'affaticamento degli occhi. Lo sblocco dello smartphone può avvenire tramite riconoscimento facciale o con la biometria: in quest'ultimo caso il sensore, veloce e preciso, è incorporato nel pulsante di accensione. Con le mani umide ho riscontrato qualche esitazione nel riconoscimento delle impronte.

Hardware e Performance


Le prestazioni complessive del Magic V5 sono superbe e gli consentono di competere con qualsiasi altro smartphone di punta attualmente sul mercato. In termini di hardware, esso è dotato del miglior prodotto di Qualcomm: il chipset Snapdragon 8 Elite, una delle CPU più potenti del 2025, abbinato a una velocissima RAM LPDDR5X da 16 GB e 512 GB di spazio di archiviazione UFS 4.1.



I risultati ottenuti con AnTuTu sono eccellenti: quinto posto nelle performance Android e secondo posto per il SoC

Questa configurazione consente al pieghevole targato Honor di affrontare con disinvoltura anche attività più impegnative come giochi, editing video e multitasking. Non è tutto, perchè l'azienda ha concentrato molti dei suoi sforzi nel migliorare il raffreddamento del dispositivo: il design, infatti, integra una camera di vapore in titanio che offre prestazioni di raffreddamento migliori del 53% rispetto al suo predecessore Magic V3 insieme all'isolamento aerogel ultraleggero nelle parti chiave per offrire una conduzione del calore più rapida e un peso contenuto. Oltre a un chipset di punta e al raffreddamento migliorato, Honor ha anche integrato due ulteriori aggiornamenti hardware esclusivi del marchio: il primo è un chip progettato per migliorare la connettività del segnale mobile, soprattutto nelle aree con scarsa copertura del segnale. Un'altra aggiunta è il Power Enhanced Chip E2, in grado di gestire in modo intelligente il consumo energetico, lo stato della batteria e ottimizzare la velocità di ricarica. La potenza dell'hardware prende vita con MagicOs, l'interfaccia grafica proprietaria che gira su Android 15: tra le funzioni molto interessanti trovate, esclusive di questo bran basate su AI, la Deepfake Detection che ci avvisa se un chiamante utilizza video deepfake in una videochiamata.

Honor promette quattro anni di aggiornamenti del sistema operativo e cinque anni di aggiornamenti di sicurezza, non poca cosa se consideriamo il livello di questo foldable e quanto bisogna investire per acquistarlo. Il Magic V5 utilizza MagicOS 9, l'interfaccia di Honor per Android 15: l'ottimizzazione di questa versione è fluida e offre un'ampia compatibilità con le app di terze parti. Alcune features, tipiche di Honor sono molto utili in ambito produttività, come il trasferimento veloce dei file; tuttavia, la vocazione del Magic V5 eccelle nel multitasking, grazie al quale è possibile creare finestre a doppio o triplo riquadro senza che il sistema operativo accenni a tentennamenti nella gestione. MagicOs porta in dote un'ampia gamma di servizi basati su AI, come il servizio Gemini di Google che utilizza l'app Note per riassumere, formattare e controllare la grammatica, o l'app Recorder per prendere appunti in tempo reale. Nell'app fotografica sono disponibili anche alcuni interessanti metodi di upscaling e ritaglio basati sull'intelligenza artificiale, che funzionano con risultati altalenanti. .



In fase di ricarica la batteria del Magic V5 ha toccato i 45W quasi, coprendo il 50% in meno di 30 minuti partendo da zero e completando l'intero ciclo di ricarica in 66 minuti

Batteria


La batteria del Magic V5 sfrutta una tecnologia avanzata al silicio-carbonio, un notevole vantaggio prestazionale quando si è in climi freddi. La potenza è pari a 5820 mAh, un valore davvero notevole paragonato ai top di gamma in circolazione, reso ancora più interessante quando si tiene conto degli sforzi compiuti da Honor per "incastrare" una batteria di tale potenza in una chassis di soli 4mm. Lo smartphone supporta una ricarica fino a 66 W cablata e 50W in modalità wireless. Durante i miei test, sono riuscito a utilizzare comodamente il Magic V5 anche per un paio di giorni, un risultato che mi ha molto soddisfatto e scaccia via qualsiasi preoccupazione di non arrivare a fine giornata.

Fotocamera


Il Magic V5 è dotato di una tripla fotocamera posteriore, composta da un sensore principale con stabilizzazione ottica, un teleobiettivo anch'esso stabilizzato otticamente e con zoom ottico 3x, e infine un sensore grandangolare. In condizioni di luce diurna, la tripla fotocamera posteriore offre immagini con un'eccellente gamma dinamica anche in scenari fortemente illuminati dal sole e dall'ombra, pur mantenendo una resa cromatica realistica e dettagli fino allo zoom 6X.



Immagini scattate in condizioni di illuminazione naturale assente

In condizioni di scarsa illuminazione, gli scatti dall'angolazione ultra-wide e dalla fotocamera principale fino all'ingrandimento 2x sono davvero buoni, con una resa cromatica uniforme e una buona rappresentazione dei dettagli. Anche i selfie, scattati con entrambe le fotocamere sono discreti, con una buona resa del tono della pelle e dei dettagli. La fotocamera ha inoltre accesso alla modalità Harcourt esclusiva di Honor, che offre un elegante set di filtri potenziati dall'intelligenza artificiale che conferiscono agli scatti l'aspetto distintivo del rinomato studio fotografico Studio Harcourt, con la possibilità di scegliere tra una modalità mono Harcourt Classic, una modalità Harcourt Colour e una modalità Harcourt Vibrant, oltre a una mezza dozzina di modalità di simulazione della pellicola aggiuntive per imitare l'aspetto della pellicola vintage.
La modalità Harcourt è un'esclusiva Honor ed offre un set di filtri basati sull'Ai
Con il supporto digitale lo zoom arriva fino a 100x; qui i soggetti delle foto iniziano a diventare "morbidi" anche se l'intelligenza artificiale fa un gran lavoro per trovare la nitidezza dell'immagine; tuttavia, questo editing funziona bene solo su alcuni tipi di soggetti.






La fedeltà cromatica per gli scatti diurni è altissima. La foto con l'orologio, scattata in 100X è stata corretta dall'AI

Conclusioni


Di base, non sono un amante dei foldable ma questo Magic V5 mi è piaciuto tantissimo. Le motivazioni che mi hanno fatto da subito amare il device risiedono principalmente nelle sue dimensioni e nello spessore in particolare, davvero ridottissimo. La cerniera che consente la piegatura un capolavoro di ingegneria: da un lato restituisce una netta sensazione di affidabilità; quando aperta, è difficile se non impossibile individuare la piegatura sul display. Il fattore di forma, dunque, un fattore fondamentale che ben si adatta alle esigenze quotidiane di inviare messaggi rapidi, rispondere ad una chiamata, scattare un selfie, passando a full “phablet” quando si ha bisogno di scrivere un'email, scorrere un'informazione in dettaglio, leggere articoli di guardare video di Netflix o YouTube. A fronte di tutto quanto visto in precedenza c'è il prezzo, che ammetto non essere economico. Probabilmente, in futuro, l'investimento per poter portare a casa uno di questi devices scenderà, ed io non vedo l'ora ma per il momento, se siete alla ricerca di un pieghevole, l'HONOR Magic V5 è una scelta consigliatissima.

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Il diritto internazionale vale più in Libia che in Italia?


Al-Masri è stato arrestato in Libia, in uno sviluppo umiliante che il governo italiano sta cercando di rigirare a suo favore. Tra le altre notizie: giovedì si apre la Cop30; gli enti locali sono preoccupati per la manovra, e i data center di Google e Micr

In uno sviluppo ai limiti del tragicomico, il generale Osama al-Masri, ricercato internazionale con l’accusa di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, liberato e riportato in patria dal governo Meloni, è stato arrestato e rinviato a giudizio dalla procura generale libica. Lo scorso luglio la procura di Tripoli aveva chiesto assistenza alla Corte penale internazionale per acquisire le prove sul caso, nel contesto di un fascicolo nazionale che era già stato aperto. La notizia è a dir poco umiliante per il governo italiano. Lo sottolinea la segretaria del Partito democratico Schlein, citando lo stesso vicepremier Tajani: “Evidentemente per la procura in Libia il diritto internazionale non vale ‘solo fino a un certo punto’, come per il governo italiano.” “Questa è una figura vergognosa a livello internazionale per cui il governo deve chiedere scusa agli italiani.” Al-Masri è accusato di aver torturato un numero imprecisato di detenuti, e di averne ucciso uno — ovviamente si tratta di un singolo caso per il quale la giustizia libica ritiene di avere le prove. (ANSA / Partito democratico)

In una nota, rilasciata senza firma ai media — Rai News usa la consueta formula “fonti di governo,” che però si producono in interi paragrafi di virgolettato — il governo italiano sta cercando in modo maldestro di ribaltare la notizia a proprio favore. “L’Esecutivo italiano era bene a conoscenza dell’esistenza di un mandato di cattura emesso dalla Procura Generale di Tripoli a carico del libico Almasri già dal 20 gennaio 2025.” Secondo gli anonimi di governo, “in quella data il ministero degli Esteri italiano avesse ricevuto, pressoché contestualmente con l’emissione del mandato di cattura internazionale della Procura presso la Corte Penale Internazionale dell’Aja, una richiesta di estradizione da parte dell’Autorità giudiziaria libica.” “Questo dato ha costituito una delle fondamentali ragioni per le quali il Governo italiano ha giustificato alla CPI la mancata consegna di Almasri e la sua immediata espulsione proprio verso la Libia.” Le fonti poi illustrano come l’indebolimento delle Forze speciali al-Radaa abbia reso “non solo materialmente possibile” l’arresto di al-Marsi, “ma anche funzionale a obiettivi interni del Governo di Unità Nazionale.” Non è chiaro come questa successiva spiegazione dovrebbe sollevare l’Italia dalle sue responsabilità di fronte alla Corte penale internazionale. (Rai News)

Non servirebbe entrare nello specifico per capire che la dichiarazione anonima del governo è poco solida, ma vale la pena ricordare del caso bizzarro della richiesta di estradizione per al-Masri da parte delle autorità libiche, che è stata emessa lo stesso giorno in cui il generale saliva sul volo di stato italiano — ma è stata recepita solo il giorno successivo. Come ammesso anche dalle autorità italiane, tra l’altro, l’arresto di al-Masri centra con la giustizia fino a un certo punto, e riguarda al contrario soprattutto il conflitto interno tra il premier riconosciuto dalle autorità internazionali, Dbeibeh, e il generale. (Avvenire)

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Come eliminare gli sprechi alimentari con l’uso intelligente dei dati


Ridurre gli sprechi in cucina è possibile: scopri come farlo con l’aiuto dei dati, del controllo magazzino e degli strumenti digitali giusti.

Nel mondo della ristorazione, ogni spreco si traduce in una perdita: economica, ambientale ed etica.

Dalle materie prime non utilizzate agli scarti di produzione, fino ai piatti lasciati a metà, gli sprechi alimentari rappresentano una delle principali sfide per ogni ristoratore.

Secondo i dati raccolti da Cassa in Cloud, eliminare gli sprechi non significa solo ridurre i costi, ma anche ottimizzare i processi, migliorare l’efficienza operativa e offrire un servizio più sostenibile.

Per saperne di più su come aumentare la produttività del tuo ristorante scarica la guida gratuita creata da Restworld e da Cassa In Cloud di TeamSystem clicca qui: Scarica la guida Gratuita.

La chiave? Usare i dati in modo intelligente.

In questo articolo vedremo come monitorare le scorte in modo strategico, quali strumenti digitali utilizzare e quali buone pratiche applicare per ridurre gli sprechi senza sacrificare la qualità.

Perché ridurre gli sprechi nei ristoranti è una priorità


Come abbiamo già detto nel nostro articolo dedicato agli sprechi e alla sostenibilità, oltre al danno economico, lo spreco alimentare ha un forte impatto sull’ambiente.

Secondo la FAO, circa un terzo del cibo prodotto globalmente viene sprecato.

Nei ristoranti, questo si traduce in:

  • Aumento dei costi di gestione
  • Smaltimento complesso e costoso
  • Minore sostenibilità del business
  • Difficoltà a mantenere margini competitivi

Ridurre gli sprechi è quindi una priorità strategica che incide sul bilancio, sulla reputazione e sull’impatto ambientale dell’attività.

Monitoraggio delle scorte: il primo passo per ridurre gli sprechi


Una delle cause principali dello spreco è una cattiva gestione del magazzino.

Senza un controllo puntuale delle scorte, è facile sovrastimare gli acquisti, dimenticare materie prime prossime alla scadenza o non valutare correttamente la rotazione dei prodotti.

Strategie per un monitoraggio efficace:

  • Inventari regolari: fare il punto ogni settimana o, meglio, ogni giorno, aiuta a evitare accumuli inutili
  • Tracciamento delle scadenze: sapere cosa scade e quando permette di pianificare offerte e ricette intelligenti
  • Analisi dello storico vendite: per allineare gli acquisti al reale consumo
  • Suddivisione per categorie: ordinare le scorte in base a priorità, frequenza d’uso e shelf-life

Con un sistema digitale, tutte queste attività possono essere automatizzate e visualizzate in tempo reale.

Il ruolo dei dati: prevenire lo spreco prima che accada


Utilizzare i dati per prevenire gli sprechi significa passare da una gestione reattiva a una gestione predittiva.

Questo approccio consente di anticipare i fabbisogni e ottimizzare ogni fase del ciclo alimentare.

Alcuni esempi di utilizzo dei dati:

  • Analizzare i piatti meno ordinati e sostituirli con alternative più richieste
  • Identificare i giorni con maggiore o minore affluenza per calibrare la produzione
  • Individuare i fornitori con maggiore incidenza di resi o difformità
  • Ottimizzare il food cost mantenendo la qualità e riducendo gli scarti

Questi insight permettono non solo di ridurre lo spreco, ma anche di migliorare l’efficienza operativa e l’esperienza del cliente.

Cassa in Cloud e il controllo del magazzino


Cassa in Cloud offre un modulo dedicato alla gestione del magazzino che consente di tenere traccia in tempo reale delle scorte, visualizzare i movimenti e impostare alert personalizzati.

Le funzionalità principali:

  • Monitoraggio scorte in tempo reale
  • Controllo automatico delle giacenze
  • Tracciamento delle scadenze dei prodotti
  • Integrazione con i fornitori per ordini più mirati
  • Report analitici per capire cosa viene sprecato e perché

Questi strumenti aiutano il ristoratore a ridurre sprechi invisibili, migliorare la rotazione degli ingredienti e allineare gli acquisti alla reale domanda.

Inoltre, l’integrazione con il modulo Food Cost permette di calcolare il margine di ogni piatto in base ai dati di magazzino, segnalando automaticamente i prodotti con maggiore incidenza di costo e spreco.

Strategie per ridurre gli sprechi in cucina

Oltre alla tecnologia, servono anche buone pratiche operative. Ecco alcune strategie applicabili da subito in cucina:

1. Standardizzare le ricette

Stabilire porzioni precise riduce gli scarti da sovrapproduzione e garantisce coerenza nel servizio.

2. Riutilizzare gli scarti alimentari

Pelature, fondi di verdura, tagli meno nobili possono essere riutilizzati per brodi, salse, contorni creativi.

3. Formare il personale

Un team consapevole è più attento nella gestione delle materie prime e nella riduzione degli errori.

4. Analizzare il comportamento dei clienti

I piatti lasciati a metà segnalano porzioni troppo abbondanti o gradimento scarso: dati preziosi per migliorare l’offerta.

L’impatto sulla sostenibilità e sulla reputazione


Adottare un approccio data-driven alla gestione dello spreco alimentare migliora anche la reputazione del locale.

I clienti sono sempre più attenti all’impatto ambientale e premiano le attività che dimostrano un impegno concreto verso la sostenibilità.

Comunicare le azioni intraprese, ad esempio attraverso il sito, i social o il menù, è una leva di marketing importante, soprattutto per intercettare un pubblico giovane e consapevole.

Conclusione: meno sprechi, più efficienza


Ridurre gli sprechi alimentari non significa tagliare sulla qualità, ma ottimizzare i processi, responsabilizzare il team e utilizzare i dati per prendere decisioni più intelligenti.

Con strumenti come Cassa in Cloud, è possibile monitorare ogni aspetto del magazzino, prevenire le inefficienze e costruire un modello di ristorazione più sostenibile, redditizio e responsabile.

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La Cattura di Novembre


Sono sempre tanti i lettori che sperano in un abbonamento a Mondo Pesca. Questo mese il fortunato e meritevole è Manolo Soddu grazie a uno splendido e grosso serra.
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Nonostante l’invasione dei granchi blu che qui, nella costa di Muravera, sono sempre più presenti, ogni tanto si riesce a pescare qualcosa di grosso.

Nella notte tra sabato 4 e domenica 5 ottobre sono andato a pesca nella spiaggia di Feraxi. Il mio obiettivo erano i serra. E siccome, per riuscire ad avere qualche attacco bisogna lanciare lontano, ho usato dei mulinelli con lenza dello 0,20, finale dello 0,50 e il classico trancio di muggine su cavetto d’acciaio. Ho subito avuto un bell’attacco ma il pesce non c’è rimasto. Poi finalmente è arrivata questa bella cattura, un serra di ben 4,1 chili. Ciao a tutti da Manolo Soddu.

Hanno concorso anche loro

Dalla Sicilia, precisamente da Porto Palo di Menfi, in provincia di Agrigento, nella costa sud occidentale dell'isola, arriva per mano di Antonio Rosato, questa magnifica cernia bruna di 10 chili, catturata in verticale su un fondale roccioso e vulcanico a circa 60 metri di profondità, con un Xipi Evo da g 190 di JLC. ComplimentiFine settembre. Dopo giorni di maestrale, nel pomeriggio entra lo scirocco che per lo spot in cui mi trovavo non era indicato. È risaputo infatti che nella spiaggia di Giorgino, a Cagliari, si è sempre pescato con “l’amico” maestrale. Infatti, qui con vento alle spalle, si sono sempre fatte belle pescate di mormore. Ed è per questo che mi ero portato un bel po’ di scatole di arenicola che non vedevo l'ora di buttare in mare. Con l'arrivo del buio sono arrivati anche i granchietti che puntualmente tranciavano i miei braccioli ad ogni lancio. Dopo aver usato diverse scatole di arenicola e aver perso decine di ami, ho deciso di dedicare le tre canne al pesce serra. Avevo già pronte alcune “cartucce” di muggine surgelato. Dopo circa 2 ore, intorno a mezzanotte, ho notato una mangiata molto timida, seguita da una seconda quasi impercettibile. Ho preso la canna in mano e alla terza mangiata ho ferrato. Ed ecco un pesce serra, non enorme, ma sempre divertente da pescare. Un saluto a tutti gli amici pescatori da Mirko Podda.Salve a tutti, mi chiamo Andrea Ledda(a dx) e con l’amico Francesco la sera del 2 ottobre abbiamo trascorso alcune ore a pesca in una spiaggia nel sud Sardegna. Francesco ha pescato un serra di 2,6 chili che ha attaccato il classico trancio di muggine, lanciato a corta distanza. Per me è arrivata una bella orata che ha pesato circa 1 chilo. Ho usato una paratura formata da un minitrave con un bracciolo in fluorocarbon dello 0,28 e un amo del 4 su cui ho innescato un piccolo granchio. Un saluto a tutti da Andrea e Francesco.Buongiorno ragazzi. Dopo avervi inviato la foto e il racconto della cattura di una spigola con trancio di spigola, questa volta vi invio la foto di una cattura classica: un serra con trancio di muggine. La cattura è avvenuta il 30 agosto, in una spiaggia della costa sud est della Sardegna. Ciao e alla prossima da Simone Serrau.Ciao amici di Mondo Pesca. Come sapete non mi dedico solo alla pesca in acque interne e stasera avrò unj'oratella per cena! Chiaramente con patate, pomodorini, qualche cappero e una spruzzata di vermentino. Un saluto da Leonardo Lovato.Ciao Alberto, ciao Federico. La cattura risale al 1 settembre. La temperatura del mare era ancora alta. Nonostante avessi con me tante esche diverse, ho visto poche mangiate e l’unica cattura di peso è stato questo serra. Questi predatori in autunno, in tutto il comprensorio di Pula, sono sempre presenti. Ciao a tutti da Lorenzo Fadda.Riccardo De Rinaldis ci invia questa foto scattata venerdì 10 ottobre a Santa Maria di Leuca durante una battuta di pesca a verticale jogging. "Ho usato un Metal big di 150 grammi con un occhio rosso.". Il bel dentice ha pesato 3.500 grammi. Complimenti Riccardo!

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Acqua sotto l'oceano: il mistero che ci ricorda la meraviglia del non conosciuto


Expedition 501 scopre acquiferi nascosti mentre i nostri datacenter prosciugano il pianeta. Scopri come la scelta analogica sia anche una scelta ambientale concreta.

L'Oceano ci parla due volte


Immagina di essere a bordo della Liftboat Robert, una piattaforma di ricerca ancorata nelle acque fredde dell'Atlantico, al largo di Cape Cod. Siamo nell'estate del 2025. Sotto di te, a quasi quattrocento metri di profondità, sotto il fondo dell'oceano stesso, gli scienziati stanno facendo qualcosa che nessuno ha mai fatto prima: stanno cercando acqua nell'ultimo posto in cui la cercheresti, sotto l'acqua salata.

Questo è il progetto Expedition 501, una missione scientifica internazionale da 25 milioni di dollari, e quello che hanno scoperto è affascinante: un enorme acquifero sottomarino nascosto che si estende dal New Jersey al Maine, con acqua così dolce da poter essere bevuta.

Gli scienziati hanno estratto migliaia di litri d'acqua da questa riserva sotterranea che, secondo i calcoli iniziali, potrebbe contenere abbastanza acqua per fornire una città grande come New York per ottocento anni.

È straordinario e anche ironico, in un modo che merita una riflessione profonda.

Perché mentre la ricerca celebra questa scoperta, il pianeta affronta un paradosso terrificante: entro il 2030, la domanda globale di acqua dolce supererà l'offerta del 40%, secondo un report delle Nazioni Unite. Abbiamo acqua nascosta sotto i nostri piedi, eppure stiamo assetati. E qui arriva la parte che davvero non vogliamo riconoscere: gran parte di questa sete che stiamo causando non è dovuta alla siccità naturale o alla crescita della popolazione, ma a qualcosa di molto più subdolo.

La stiamo causando ogni volta che clicchiamo, scorriamo e facciamo streaming.

Lo spread invisibile – il costo idrico del digitale


Quando pensi all'impronta ecologica della tecnologia digitale, probabilmente immagini le emissioni di carbonio: i big data center, i computer, le infrastrutture fisiche. Ed, in effetti sì, quello è un problema reale. Ma c'è un costo ancora più invisibile e più urgente: l'acqua.

I datacenter consumano quantità monumentali d'acqua. Un singolo grande datacenter può consumare tanta acqua quanto una centrale termoelettrica a carbone. Usiamo l'acqua principalmente per il raffreddamento dei server, che funzionano 24 ore su 24, 365 giorni all'anno, dissipando calore come una fornace industriale.

Pensa a cosa succede ogni volta che guardi una serie TV in streaming. Ogni singolo episodio di alta definizione che trasmetti richiede migliaia di litri d'acqua per il raffreddamento dei server. Non è metafora. È una realtà fisica che accade in enormi strutture sparse per il mondo. Una ricerca YouTube, uno scroll su TikTok, un aggiornamento cloud del tuo telefono – tutto consuma acqua reale.

Facciamo due conti. In media, un gigabyte di dati processato dai datacenter richiede circa 300 litri d'acqua.

Un - Singolo - Gigabyte.

Ora pensa a quanti gigabyte gestisci ogni giorno. Il tuo backup automatico in cloud. Le foto sincronizzate. I video guardati. Le app che si aggiornano di notte.

Uno studio ha stimato che l'industria tecnologica complessiva consuma circa 636 miliardi di litri d'acqua all'anno. Per un'industria interamente immateriale, è un numero scioccante. È come se stessimo bevendo un oceano invisibile per alimentare le nostre abitudini digitali.

E qui torniamo a Expedition 501. Gli scienziati stanno cercando acqua sotto l'oceano perché sulla terra ferma stiamo correndo verso una crisi. Cape Town nel 2018 è stata a un soffio dal rimanere completamente senza acqua potabile. Jakarta sta affondando perché sta pompando acqua dal sottosuolo più velocemente di quanto possa ricaricarsi. La siccità in Italia, in Spagna, in tutto il Mediterraneo non è più notizia – è la normalità stagionale.

E noi continuiamo a guardare video in 4K e a sincronizzare foto in tempo reale come se l'acqua fosse infinita.

Il modello italiano di sostenibilità analogica


Qui è dove la storia diventa interessante, dal punto di vista di chi sceglie di vivere analogico.

Perché quando scegli di scrivere su carta invece di usare un'app di note sincronizzata al cloud, non stai solo facendo una scelta personale di stile di vita. Stai facendo una scelta ambientale concreta. Stai dicendo no a un server che rimarrebbe acceso ogni momento della tua vita per conservare le tue parole.

Quando leggi un libro fisico invece di un ebook, il libro consuma energia solo nel momento della sua produzione. Dopodiché, per i successivi vent'anni che potresti possederlo, non consuma nulla.

Quando giochi a un gioco da tavolo, anziché un videogioco online, i server non stanno giocando con te. Non c'è uno streaming di dati, nessun cloud che elabora la tua partita in tempo reale. L'oggetto stesso – le carte, il tabellone, i dadi – rimane silenzioso e virtuoso nel suo non-consumo.

Quando ascolti musica dal vivo o suoni uno strumento acustico, nessun datacenter nel mondo è coinvolto. Quando navighi con una mappa cartacea invece di attivare il GPS, il tuo segnale non rimbalza su satelliti e antenne che consumano enormi quantità di energia.

Qui c'è qualcosa di profondamente italiano in questa prospettiva. La nostra tradizione culturale è sempre stata basata sulla durabilità, sull'artigianalità, sulla qualità che persiste nel tempo. Un oggetto ben fatto non ha bisogno di essere sostituito. Non ha bisogno di aggiornamenti. Non consuma energia. È completo in se stesso.

Quando i nostri nonni e nonne usavano quaderni per scrivere lettere, quando artigiani creavano penne che sarebbero durate decenni, stavano già praticando – senza saperlo esplicitamente – una forma perfetta di sostenibilità ambientale.

Non era una scelta consapevole perché la tecnologia non offriva alternative che consumavano così tanto. Ma il modello era giusto. E rimane giusto.

Lo stile analogico non è una nostalgia per il passato. È un allineamento silenzioso con i principi di sostenibilità che il nostro tempo ci sta costringendo a riconoscere. Quando introduci stili di vita analogici, non stai rinunciando a nulla di essenziale. Stai semplicemente scegliendo di non alimentare una macchina che consuma il pianeta con ogni tua azione digitale.

Non è sacrificio, è consapevolezza


Uno dei grandi malintesi sulla vita analogica è che sia una forma di rinuncia, un ritirarsi dalla modernità, un'accettazione di limitazioni. Non è niente di tutto questo.

Fare alcune scelte in modo analogico oggi è radicale esattamente nel senso opposto: è la consapevolezza che quello che la cultura contemporanea ci vende come "progresso" e "libertà" (accesso illimitato, sincronizzazione totale, connessione permanente) è in realtà una catena che lega noi e il pianeta a un sistema di consumo invisibile.

La vera libertà – almeno una parte di essa – sta nell'avere il coraggio di dire "no" a questo sistema, anche in piccoli modi. Ogni volta che scegli di non aprire un'app, ogni volta che scrivi qualcosa su carta, ogni volta che leggi un libro vero, ogni volta che passi un'ora senza guardare uno schermo, stai facendo un atto di resistenza consapevole.

Non è una resistenza eroica. Non è una protesta rumorosa. È tranquilla. È personale. È profonda.

Una community analogica consapevole non è un trend di nicchia. È un movimento silenzioso di persone che hanno compreso qualcosa che sempre più scienziati stanno cercando di dirci: la nostra impronta “nel digitale” è un'impronta ambientale vera, concreta, misurabile in litri d'acqua.

La meraviglia dell'ignoto


Quando i giornalisti hanno chiesto a Brandon Dugan, co-capo scienziato di Expedition 501, perché cercare acqua sotto l'oceano quando ce n'è così tanta intorno, la sua risposta è stata semplice:

Dobbiamo guardare in ogni luogo possibile per trovare più acqua per la società


Ma c'è qualcosa di più profondo in quella ricerca. C'è una meraviglia. Una curiosità di fronte all'ignoto.

Per secoli, abbiamo creduto di conoscere il nostro pianeta. Sappiamo dove scorre l'acqua, dove crescono le piante, dove vivono gli animali. Abbiamo mappato, misurato, catalogato. Abbiamo digitato tutto in database. Abbiamo cercato di trasformare il mondo in dati controllabili.

E poi scopriamo che sotto i nostri piedi, letteralmente sotto l'oceano, c'è un acquifero gigantesco che nessuno, fino a pochi anni fa, sapeva nemmeno che esistesse.

È una lezione di umiltà. Il pianeta è ancora più grande, più misterioso, più sconosciuto di quanto pensiamo. Non possiamo controllare tutto con la tecnologia. Non possiamo ottimizzare tutto. Non possiamo trasformare tutto in dati.

E questo è bellissimo. È proprio questa meraviglia davanti all'ignoto che dovrebbe spingerci verso scelte diverse.

Perché quando vivi analogico, quando vivi lentamente, quando accetti l'incertezza e il mistero come parte della tua esperienza quotidiana, stai facendo pace con qualcosa che la cultura digitale ha cercato di eliminare: il non-conosciuto. L'incontrollabile. Il meraviglioso che non può essere quantificato e venduto.

Expedition 501 ha scoperto acqua sotto l'oceano. Ma quella scoperta ha anche rivelato qualcosa di più importante: che il nostro pianeta è ancora capace di sorprenderci. Che c'è ancora mistero. Che c'è ancora meraviglia.

E quella meraviglia è esattamente quello che guadagniamo quando rallentiamo.

La scelta analogica non è una fuga dalla realtà. È il contrario: è un ritorno alla realtà più profonda e più vera. È l'accettazione che esiste un mondo oltre lo schermo, che è molto più affascinante di qualsiasi cosa la tecnologia possa offrire.

Expedition 501 continua il suo lavoro. Tra sei mesi, gli scienziati di tutto il mondo si riuniranno in Germania per confrontare i risultati e condividere le loro scoperte. Scopriranno l'origine di quell'acqua, la sua età, la sua chimica. Continueranno a mappare l'ignoto, a trasformarlo in conoscenza.

Ma questo non toglie nulla al mistero. Se possibile, lo approfondisce. Perché ogni risposta scientifica genera nuove domande. Ogni scoperta rivela quanto poco sappiamo davvero.

E in mezzo a tutto questo – ai datacenter che consumano oceani invisibili, alla ricerca di acqua sotto l'oceano, al nostro pianeta che cambia velocemente – la scelta più radicale che possiamo fare è quella di fermarci. Di respirare. Di scegliere consapevolezza e lentezza.

Di scegliere di vivere in un modo che non consuma il pianeta con ogni clic, ogni scroll, ogni query. Di vivere in un modo che celebra il mistero, la durabilità, la bellezza delle cose tangibili.

È un atto di amore per il pianeta che non può proteggersi da solo.
Oppure, sarà costretto a farlo.


Quali scelte analogiche hai adottato nel tuo percorso di vita? Scrivicelo nei commenti!

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I primi MacBook economici, Amazon denuncia Perplexity, Il nuovo capo della NASA


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon giovedì,
Bloomberg, grazie a Mark Gurman, è sempre in prima fila quando si tratta del futuro di Apple, che in questo caso ci propone per la prima volta dei MacBook economici, già in uscita probabilmente anno prossimo. Poi vedremo il "battibecco" tra Amazon e Perplexity, il nuovo capo della NASA, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

Il podcast quotidiano è disponibile solo per i supporter.

Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Apple entra nel mercato dei laptop economici


Big Tech
Apple sta sviluppando un nuovo Mac economico, nome in codice J700, previsto per il lancio nella prima metà del prossimo anno. Mirando a competere con Chromebook e PC Windows entry-level, il dispositivo sarà destinato a studenti e utenti che ne fanno un impiego limitato, con un prezzo inferiore a 1000 dollari. Utilizzerà componenti meno avanzati, incluso un processore iPhone (prima volta in un Mac) e un display LCD più piccolo.
~
Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: Macitynet

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Amazon minaccia legalmente Perplexity per il suo browser AI


Big tech
Amazon, che impedisce l'accesso a modelli di intelligenza artificiale esterni, ha dichiarato che Perplexity bypassa questa policy con il suo browser Comet, permettendo gli acquisti sulla piattaforma, accusandola di frode informatica e di degradare l'esperienza utente. Perplexity AI, dopo aver ricevuto la diffida legale, ha accusato Amazon di "bullismo".
~
Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: Multiplayer

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Browser AI: ancora ce n'è di strada

Questa è stata l'estate dell'hype per i browser AI, con Dia, Neon e Comet che sono stati i protagonisti indiscussi. L'hype ha senso di esistere perché ha senso che i browser AI soppiantino gli attuali paradigmi di navigazione. Il problema, come si vede anche in questo articolo, non è il browser in sé — che comunque ad oggi riscontra falle importanti di sicurezza — ma i siti che banalmente non autorizzano la gran parte delle operazioni. Quanto durerà ancora questa resistenza?


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Jared Isaacman è di nuovo candidato alla guida della NASA


Spazio
Il presidente Trump ha ri-nominato Jared Isaacman, astronauta privato, come capo della NASA. La sua precedente nomina era stata ritirata per ragioni politiche, a causa di sue donazioni a candidati del Partito Democratico. La nomina fu ostacolata da Sergio Gor, allora capo dell'Ufficio di Gestione del Personale della Casa Bianca e adesso ambasciatore in India. Dopo che Gor ha lasciato Washington, Isaacman e Trump hanno ristabilito un rapporto che ha portato alla ri-nomina.
~
Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: Il Sole 24 Ore

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Amazon costruisce un nuovo cavo sottomarino con una corazza per i sabotaggi


Big tech
AWS sta costruendo Fastnet, un nuovo cavo sottomarino in fibra ottica che collegherà il Maryland (USA) all'Irlanda entro il 2028. Con una capacità di oltre 320 terabit al secondo, il cavo mira a rafforzare la resilienza della rete globale di Amazon, agendo da backup. Sarà protetto con armatura robusta e sepoltura profonda per prevenire danni.
~
Fonte: PCMag
Alternativa in italiano: non pervenuta

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I sabotaggi

Solo nel 2025 sono stati segnalati una decina di sabotaggi di cavi sotto marini. Questi eventi sono sempre facilmente copribili e non c'è mai un annuncio ufficiale o una messa in luce di chi compie l'atto. Tuttavia gli eventi sospetti sono accaduti molto spesso al largo della costa di Taiwan ma anche in mari finlandesi e lituani.

Google sta portando data center nello spazio


Spazio
Google sta sviluppando "Project Suncatcher" per creare centri dati basati sull'intelligenza artificiale nello spazio. L'iniziativa prevede una costellazione di satelliti che devono mantenere una distanza ravvicinata. Vari test hanno dimostrato che le TPU (Tensor Processing Units, chip di Google per l'intelligenza artificiale) sono resilienti alle radiazioni solari. I primi prototipi sono previsti entro il 2027.
~
Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: HW Upgrade

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Data center in orbita bassa

C'è sempre più interesse in questo settore perché l'abbattimento dei consumi dei data center è un aspetto che deve essere risolto. Tra le varie opzioni, lanciare data center in orbita bassa è una scelta molto apprezzata, perché permetterebbe di utilizzare le temperature ghiacce dello spazio per raffreddare i data center e di utilizzare il sole per energia immediata e gratuita.

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Perché i condizionatori costano poco ma ripararli è un lusso


a16z.substack.com (eng)

Tesla è ossessionata dal pacchetto retributivo di Musk. Musk è ossessionato dall'IA.


wsj.com (eng)

L'era Dial-Up dell'intelligenza artificiale


wreflection.com (eng)

Come uso l'IA (ottobre 2025)


ben.stolovitz.com (eng)

Notizie veloci


In lingua inglese.

Microrobot ispirati ai ragni potrebbero sostituire la diagnostica intestinale invasiva


ieee.org (eng)

Una startup di stazioni spaziali commerciali ha ora un punto d'appoggio nello spazio


arstechnica.com (eng)

Apple Podcasts genera ora automaticamente link e capitoli


theverge.com (eng)

OS 26.2 aggiunge avvisi migliorati per terremoti e minacce imminenti e una nuova suoneria


9to5mac.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/_xNus2GrG2c?…

Johannes su Europa vs USA


Se sei appassionato di startup, VC e imprenditoria tech, 20VC è uno dei migliori podcast al mondo e consiglio di seguirlo. Di questo video ho condiviso direttamente la parte finale in cui il founder di Get Your Guide, Johannes Reck, dice la sua comparando USA e Europa sul fund raising, la filosofia e le ambizioni delle rispettive community di founder.

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Amazon minaccia legalmente Perplexity per il suo browser AI


In breve:


Amazon, che impedisce l'accesso a modelli di intelligenza artificiale esterni, ha dichiarato che Perplexity bypassa questa policy con il suo browser Comet, permettendo gli acquisti sulla piattaforma, accusandola di frode informatica e di degradare l'esperienza utente. Perplexity AI, dopo aver ricevuto la diffida legale, ha accusato Amazon di "bullismo".

Riassunto completo:


  • Perplexity AI, azienda di intelligenza artificiale, ha accusato Amazon di "bullismo" in seguito a una diffida legale riguardante il suo browser Comet, che permette acquisti sul sito Amazon.
  • Amazon ha inviato una lettera di cessazione e desistenza a Perplexity, sostenendo che Comet permette agli utenti di effettuare acquisti sulla piattaforma senza autorizzazione.
  • L'azienda di e-commerce accusa Perplexity di frode informatica per non aver rivelato che i suoi agenti di intelligenza artificiale agiscono in nome degli utenti.
  • Amazon ha affermato che Perplexity non è trasparente, elude i controlli e degrada l'esperienza di acquisto, mostrando prodotti senza personalizzazione o raccomandazioni sulla consegna.
  • Perplexity ha ribattuto che Amazon dovrebbe apprezzare la facilità di acquisto offerta, ma l'azienda preferisce mostrare annunci e influenzare le decisioni dei clienti.
  • Amazon ha già adottato misure per bloccare altri agenti di intelligenza artificiale esterni dal suo sito e ha lanciato propri strumenti per lo shopping basati sull'intelligenza artificiale, come il chatbot Rufus e l'agente "Buy For Me".
  • Il CEO di Amazon, Andy Jassy, ha dichiarato che l'azienda è aperta a future partnership con agenti di intelligenza artificiale di terze parti, a condizione che l'esperienza del cliente rimanga positiva.
Browser AI: ancora ce n'è di strada

Questa è stata l'estate dell'hype per i browser AI, con Dia, Neon e Comet che sono stati i protagonisti indiscussi. L'hype ha senso di esistere perché ha senso che i browser AI soppiantino gli attuali paradigmi di navigazione. Il problema, come si vede anche in questo articolo, non è il browser in sé — che comunque ad oggi riscontra falle importanti di sicurezza — ma i siti che banalmente non autorizzano la gran parte delle operazioni. Quanto durerà ancora questa resistenza?

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Perplexity AI accuses Amazon of bullying with legal threat over Comet browser
Amazon wants Perplexity to prevent its users from using its AI browser called Comet to make purchases on their behalf.
CNBCAshley Capoot,Annie Palmer


Alternativa in italiano:

Amazon contro Perplexity, il browser IA che fa acquisti finisce nel mirino, ma la startup replica: ‘è bullismo’
Amazon ordina a Perplexity di fermare gli acquisti automatici del suo browser AI, ma la startup risponde parlando di ‘bullismo digitale’.
Multiplayer.itRaffaele Staccini


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Google sta portando data center nello spazio


Le TPU di Google sono compatibili con l'ambiente spaziale.
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In breve:


Google sta sviluppando "Project Suncatcher" per creare centri dati basati sull'intelligenza artificiale nello spazio. L'iniziativa prevede una costellazione di satelliti che devono mantenere una distanza ravvicinata. Vari test hanno dimostrato che le TPU (Tensor Processing Units, chip di Google per l'intelligenza artificiale) sono resilienti alle radiazioni solari. I primi prototipi sono previsti entro il 2027.

Riassunto completo:


  • Google ha un progetto denominato "Suncatcher" che prevede la creazione di centri dati per l'intelligenza artificiale da posizionare nello spazio.
  • Il piano implica una costellazione di satelliti collegati che devono operare mantenendo una distanza ravvicinata (entro un chilometro) per garantire l'efficace trasmissione di potenza.
  • Per contenere i costi e migliorare le prestazioni, Google intende riutilizzare componenti hardware destinati all'uso terrestre, come le sue TPU (Tensor Processing Units, chip per l'intelligenza artificiale), anziché hardware spaziale specifico.
  • L'azienda sta testando la resistenza alle radiazioni delle sue TPU, riscontrando che i chip possono tollerare circa tre volte il livello di radiazione previsto per un funzionamento di cinque anni in orbita.
  • Google prevede di lanciare i primi satelliti prototipo equipaggiati con TPU entro l'inizio del 2027.
  • L'obiettivo a lungo termine è raggiungere la metà degli anni 2030, quando si prevede che i costi di lancio si ridurranno drasticamente, rendendo i centri dati spaziali economicamente competitivi con quelli terrestri.
  • Questa soluzione mira a superare gli svantaggi dei data center terrestri, quali l'impatto ambientale, il rumore e l'elevato consumo di energia e acqua, che spesso generano opposizione nelle comunità.

Data center in orbita bassa

C'è sempre più interesse in questo settore perché l'abbattimento dei consumi dei data center è un aspetto che deve essere risolto. Tra le varie opzioni, lanciare data center in orbita bassa è una scelta molto apprezzata, perché permetterebbe di utilizzare le temperature ghiacce dello spazio per raffreddare i data center e di utilizzare il sole per energia immediata e gratuita.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meet Project Suncatcher, Google’s plan to put AI data centers in space
Google is already zapping TPUs with radiation to get ready.
Ars TechnicaRyan Whitwam


Alternativa in italiano:

Google presenta Project Suncatcher: l’intelligenza artificiale punta allo Spazio
Google ha presentato Project Suncatcher, un ambizioso programma di ricerca che mira a costruire un’infrastruttura di calcolo per l’intelligenza artificiale direttamente nello Spazio. L’obiettivo è sfruttare la potenza solare quasi continua in orbita e creare costellazioni di satelliti equipaggiati con TPU e collegamenti ottici ad alta velocità per eseguire carichi di lavoro di machine learning su larga scala.
Hardware UpgradeManolo De Agostini

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Apple entra nel mercato dei laptop economici


Dovrebbe costare meno di 1.000 dollari.
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In breve:


Apple sta sviluppando un nuovo Mac economico, nome in codice J700, previsto per il lancio nella prima metà del prossimo anno. Mirando a competere con Chromebook e PC Windows entry-level, il dispositivo sarà destinato a studenti e utenti che ne fanno un impiego limitato, con un prezzo inferiore a 1000 dollari. Utilizzerà componenti meno avanzati, incluso un processore iPhone (prima volta in un Mac) e un display LCD più piccolo.

Riassunto completo:


  • Apple sta preparando il lancio di un nuovo computer portatile Mac a basso costo, nome in codice J700, previsto per la prima metà del prossimo anno.
  • Il dispositivo è progettato per competere con i Chromebook e i PC Windows entry-level, mirando a utenti come studenti, aziende e coloro che svolgono attività leggere come la navigazione web e la modifica di documenti.
  • Questa iniziativa segna un cambio strategico per Apple, che si è storicamente concentrata su prodotti premium con margini di profitto elevati.
  • Il nuovo Mac sarà venduto a un prezzo ben inferiore a 1000 dollari, grazie all'utilizzo di componenti meno avanzati, inclusi un processore di un iPhone e un display LCD più piccolo rispetto agli attuali modelli Mac.
  • Questa sarà la prima volta che Apple utilizzerà un processore originariamente destinato agli iPhone in un Mac, anche se i test interni indicano prestazioni superiori ai chip M1 meno recenti.
  • L'offerta mira anche ad attrarre acquirenti di iPad che potrebbero preferire un'esperienza laptop tradizionale, offrendo vantaggi come una maggiore autonomia e il sistema operativo macOS.
  • Apple detiene circa il 9% del mercato globale dei PC, posizionandosi al quarto posto dietro a Lenovo Group Ltd., HP Inc. e Dell Technologies Inc., produttori di dispositivi Windows o ChromeOS.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple Prepares to Enter Low-Cost Laptop Market for First Time
Apple Inc. is preparing to enter the low-cost laptop market for the first time, developing a budget Mac aimed at luring away customers from Chromebooks and entry-level Windows PCs.
BloombergMark Gurman


Alternativa in italiano:

Il MacBook da 800 euro arriva in primavera
MacBook
macitynet.itFabrizio Frattini

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Amazon minaccia legalmente Perplexity per il suo browser AI


E Perplexity risponde.
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In breve:


Amazon, che impedisce l'accesso a modelli di intelligenza artificiale esterni, ha dichiarato che Perplexity bypassa questa policy con il suo browser Comet, permettendo gli acquisti sulla piattaforma, accusandola di frode informatica e di degradare l'esperienza utente. Perplexity AI, dopo aver ricevuto la diffida legale, ha accusato Amazon di "bullismo".

Riassunto completo:


  • Perplexity AI, azienda di intelligenza artificiale, ha accusato Amazon di "bullismo" in seguito a una diffida legale riguardante il suo browser Comet, che permette acquisti sul sito Amazon.
  • Amazon ha inviato una lettera di cessazione e desistenza a Perplexity, sostenendo che Comet permette agli utenti di effettuare acquisti sulla piattaforma senza autorizzazione.
  • L'azienda di e-commerce accusa Perplexity di frode informatica per non aver rivelato che i suoi agenti di intelligenza artificiale agiscono in nome degli utenti.
  • Amazon ha affermato che Perplexity non è trasparente, elude i controlli e degrada l'esperienza di acquisto, mostrando prodotti senza personalizzazione o raccomandazioni sulla consegna.
  • Perplexity ha ribattuto che Amazon dovrebbe apprezzare la facilità di acquisto offerta, ma l'azienda preferisce mostrare annunci e influenzare le decisioni dei clienti.
  • Amazon ha già adottato misure per bloccare altri agenti di intelligenza artificiale esterni dal suo sito e ha lanciato propri strumenti per lo shopping basati sull'intelligenza artificiale, come il chatbot Rufus e l'agente "Buy For Me".
  • Il CEO di Amazon, Andy Jassy, ha dichiarato che l'azienda è aperta a future partnership con agenti di intelligenza artificiale di terze parti, a condizione che l'esperienza del cliente rimanga positiva.

Browser AI: ancora ce n'è di strada

Questa è stata l'estate dell'hype per i browser AI, con Dia, Neon e Comet che sono stati i protagonisti indiscussi. L'hype ha senso di esistere perché ha senso che i browser AI soppiantino gli attuali paradigmi di navigazione. Il problema, come si vede anche in questo articolo, non è il browser in sé — che comunque ad oggi riscontra falle importanti di sicurezza — ma i siti che banalmente non autorizzano la gran parte delle operazioni. Quanto durerà ancora questa resistenza?

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Perplexity AI accuses Amazon of bullying with legal threat over Comet browser
Amazon wants Perplexity to prevent its users from using its AI browser called Comet to make purchases on their behalf.
CNBCAshley Capoot,Annie Palmer


Alternativa in italiano:

Amazon contro Perplexity, il browser IA che fa acquisti finisce nel mirino, ma la startup replica: ‘è bullismo’
Amazon ordina a Perplexity di fermare gli acquisti automatici del suo browser AI, ma la startup risponde parlando di ‘bullismo digitale’.
Multiplayer.itRaffaele Staccini

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Jared Isaacman è di nuovo candidato alla guida della NASA


Fu ostacolato da Sergio Gor ma Trump lo ha riammesso.
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In breve:


Il presidente Trump ha ri-nominato Jared Isaacman, astronauta privato, come capo della NASA. La sua precedente nomina era stata ritirata per ragioni politiche, a causa di sue donazioni a candidati del Partito Democratico. La nomina fu ostacolata da Sergio Gor, allora capo dell'Ufficio di Gestione del Personale della Casa Bianca e adesso ambasciatore in India. Dopo che Gor ha lasciato Washington, Isaacman e Trump hanno ristabilito un rapporto che ha portato alla ri-nomina.

Riassunto completo:


  • Il presidente Trump ha annunciato la ri-nomina di Jared Isaacman, un astronauta privato noto per i suoi voli con SpaceX, a capo della NASA.
  • La precedente nomina di Isaacman era stata ritirata a fine maggio per ragioni politiche, a causa di sue donazioni a candidati del Partito Democratico.
  • La decisione di ritirare la prima nomina fu influenzata da Sergio Gor, all'epoca capo dell'Ufficio di Gestione del Personale della Casa Bianca, che ostacolò Isaacman.
  • A luglio, Trump aveva nominato Sean Duffy, all'epoca suo segretario dei trasporti, come capo ad interim dell'agenzia spaziale, il quale si era stabilizzato nel ruolo.
  • Alcuni consiglieri di Trump, tra cui l'ex Speaker della Camera Newt Gingrich, hanno continuato a sostenere la candidatura di Isaacman, apprezzando la sua esperienza nel business e nello spazio.
  • La riconsiderazione di Trump è avvenuta dopo che Sergio Gor è stato confermato ambasciatore in India e ha lasciato Washington.
  • Isaacman ha incontrato Trump più volte, ristabilendo un rapporto personale che ha portato alla sua ri-nomina.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

In a stunning comeback, Jared Isaacman is renominated to lead NASA
“I will do everything I can to live up to those expectations.”…
Ars TechnicaEric Berger


Alternativa in italiano:

Donald Trump rinomina Jared Isaacman amministratore della Nasa
Dietrofront del presidente americano, che dopo averne ritirato la prima candidatura, ripropone alla guida dell’ente spaziale l’imprenditore miliardario sostenuto da Elon Musk.
Il Sole 24 OREEmilio Cozzi

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Amazon costruisce un nuovo cavo sottomarino con una corazza per i sabotaggi


Sarà sepolto in profondità e funzionerà da backup.

In breve:


AWS sta costruendo Fastnet, un nuovo cavo sottomarino in fibra ottica che collegherà il Maryland (USA) all'Irlanda entro il 2028. Con una capacità di oltre 320 terabit al secondo, il cavo mira a rafforzare la resilienza della rete globale di Amazon, agendo da backup. Sarà protetto con armatura robusta e sepoltura profonda per prevenire danni.

Riassunto completo:


  • AWS, la divisione cloud di Amazon, sta realizzando un nuovo cavo sottomarino in fibra ottica chiamato Fastnet, che collegherà il Maryland negli Stati Uniti all'Irlanda.
  • Il cavo, la cui operatività è prevista per il 2028, è progettato per trasportare oltre 320 terabit al secondo, garantendo un'elevata capacità di trasmissione dati.
  • Fastnet mira a migliorare la capacità e la resilienza della rete sottomarina di Amazon, fungendo da rotta di backup e aggiungendo diversità alle connessioni esistenti.
  • Sarà il primo cavo a sbarcare in Maryland, diversificando le connessioni sulla costa orientale degli Stati Uniti che solitamente emergono da New York e New Jersey.
  • Per prevenire interruzioni causate da ancore di navi o atti dolosi, il cavo sarà sepolto il più profondamente possibile e avrà una robusta armatura con strati protettivi in acciaio.
  • L'Irlanda fungerà da punto d'accesso importante per l'Europa; il suo Taoiseach (capo del governo) Micheál Martin ha evidenziato l'importanza del cavo per il futuro digitale del paese, supportando innovazioni in cloud computing e intelligenza artificiale.
  • I cavi sottomarini sono infrastrutture critiche che veicolano il 95-99% del traffico internet globale, e la loro realizzazione è un processo complesso che include anche il coinvolgimento delle comunità locali per affrontare varie preoccupazioni.
I sabotaggi

Solo nel 2025 sono stati segnalati una decina di sabotaggi di cavi sotto marini. Questi eventi sono sempre facilmente copribili e non c'è mai un annuncio ufficiale o una messa in luce di chi compie l'atto. Tuttavia gli eventi sospetti sono accaduti molto spesso al largo della costa di Taiwan ma anche in mari finlandesi e lituani.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng): PC Mag

Alternativa in italiano: non pervenuta

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“Guerre del termostato”: il 16% degli italiani alza la temperatura di nascosto dai familiari


La ricerca di tado° racconta come gli italiani, tra i più freddolosi in Europa - affrontano il primo freddo tra la ricerca del comfort, tecnologia e piccoli gesti d’affetto
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Con l’arrivo dell’autunno e le prime giornate fredde, si riaccende non solo il riscaldamento, ma anche il dibattito sul comfort in casa, un tema che genera spesso confronti tra chi condivide lo stesso spazio abitativo. Basti pensare che il 16% degli italiani alza o abbassa la temperatura di casa di nascosto dai familiari.
person wearing gray sock standing on stairsPhoto by alex geerts / Unsplash
Secondo la nuova ricerca europea di tado°, leader nella gestione intelligente del clima domestico, gli italiani si confermano tra i più “freddolosi” d’Europa, con il 22% di loro che imposta il proprio termostato su 20°C. Il primato resta tuttavia degli spagnoli, il Paese con la percentuale più alta di utenti a impostare il termostato a una temperatura superiore ai 22°C, un dato curioso se si pensa che il clima sia più mite rispetto ai paesi nordici. Al contrario, i francesi sono la popolazione che resiste meglio alle basse temperature con il 30% di loro che imposta il termostato a 19°C.

Tornando all’Italia, è necessario prestare attenzione alle regolamentazioni: per condomini e abitazioni, la regola base è quella di 20°C al massimo con riscaldamenti accesi solo dopo le 5 del mattino e spenti entro le 23, anche se una tolleranza di due gradi è consentita. Ma quali sono i trend evidenziati dallo studio di tado° relativamente alle abitudini degli italiani in merito alla gestione del clima domestico, anche in comparazione agli altri Paesi europei?
woman sipping coffeePhoto by freestocks / Unsplash

Nord in pole position, Sud a seguire


Le città del Nord Italia – Milano, Torino e Venezia – restano le prime ad accendere i termosifoni (dallo scorso 15 ottobre), mentre nel Centro-Sud il riscaldamento parte più tardi, tra metà novembre e inizio dicembre. Ma al di là delle differenze climatiche, ciò che cambia è il rapporto degli italiani con il comfort e il risparmio energetico: il 2025 segna un equilibrio sempre più sottile tra la voglia di caldo e l’attenzione ai costi in bolletta.

Italiani “freddolosi” ma divisi sul controllo del termostato


Il termostato è spesso il fulcro di piccole “tensioni domestiche”: nel 46% delle famiglie italiane è il marito o partner maschile a decidere la temperatura ideale, mentre nel 10% dei casi sono i figli a dire la loro – una percentuale tra le più alte d’Europa. Non mancano poi gli italiani che ammettono di alzare o abbassare il riscaldamento di nascosto dagli altri membri della famiglia, si tratta del 16%, un dato di poco più alto rispetto a quello dell’area DACH (15%), ma più basso di quello spagnolo (34%), ancora una volta a conferma di come siano tra i più freddolosi. Si tratta di dati curiosi che mostrano come la gestione del clima domestico sia una questione tanto personale quanto culturale.
white cat sleeps under white comforterPhoto by Kate Stone Matheson / Unsplash

Animali domestici: l’amore sì, ma con risparmio


Un altro dato curioso riguarda il fatto che quasi un terzo degli italiani lascia il riscaldamento acceso per i propri animali quando esce di casa – un’abitudine meno diffusa rispetto ad altri Paesi europei. Un segno che dimostra come anche l’affetto per i pet si misura ormai con un occhio al consumo energetico. Nello specifico, tra tutti, l’Italia è il Paese che presta maggiore attenzione al benessere dei propri animali domestici.

Un trend europeo verso l’efficienza


La ricerca di tado° – condotta in diversi Paesi europei – evidenzia come, a livello continentale, si stia consolidando una maggiore consapevolezza sui consumi e sull’uso della tecnologia smart per ridurre sprechi e ottimizzare il comfort domestico. Gli italiani, in tale contesto, pur restando tra i più attenti al calore e al benessere in casa, stanno imparando a bilanciare comfort e sostenibilità grazie alle soluzioni intelligenti di gestione del riscaldamento. Un valido aiuto proviene anche dai prodotti tado° che permettono di risparmiare in media il 22% dei costi energetici.

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AMD conferma il supporto per GPU RDNA 1 e 2 dopo le polemiche


AMD ritratta e conferma aggiornamenti driver continui per le schede grafiche su piattaforma RDNA 1 e 2.

AMD ha fatto retromarcia rispetto alle recenti decisioni che avevano suscitato grande preoccupazione nella comunità dei gamer e degli appassionati di hardware. In una dichiarazione di chiarimento, il produttore ha confermato che le GPU basate su architettura RDNA 1 e RDNA 2 continueranno a ricevere nuove funzionalità, correzioni di bug e ottimizzazioni per i giochi, contrariamente a quanto suggerito dall'annuncio iniziale di passare queste schede in modalità manutenzione.

La precedente decisione di AMD aveva generato una significativa ondata di critiche, poiché rappresentava un abbandono precoce di hardware ancora relativamente recente. Le schede RDNA 2, appartenenti alla serie RX 6000, hanno meno di quattro anni e furono incredibilmente popolari per il loro rapporto qualità-prezzo rispetto alle concorrenti (NVIDIA RTX 3000 in primis). Rimuovere queste schede dalla lista prioritaria per gli aggiornamenti mensili di ottimizzazione dei giochi rappresentava una scelta sorprendente, considerando l'importanza di questa generazione nel consolidare la posizione di AMD come alternativa economica ai prodotti NVIDIA nel segmento consumer.

This also potentially affects the Asus ROG Xbox Ally handheld, which launched 2 weeks ago using an RDNA 2 GPU running Windows.

Unless AMD specifically provides optimizations for APUs, this brand new gaming system will not receive ongoing game optimizations from AMD t.co/zeppQkAM6O
— Hardware Unboxed (@HardwareUnboxed) October 31, 2025


Particolarmente critica sarebbe stata la situazione dei dispositivi gaming portatili, come il neonato ASUS ROG XBOX Ally, alimentato dal chipset Ryzen Z2A basato su architettura RDNA 2. Un device da 600 dollari che avrebbe potuto diventare obsoleto a livello di driver entro un mese dal lancio rappresenterebbe effettivamente un precedente negativo nel settore dei dispositivi gaming. I dispositivi mobili dipendono dalle ottimizzazioni driver molto più pesantemente rispetto ai componenti desktop e, senza il supporto attivo di AMD, i giochi di nuova generazione avrebbero riscontrato significativi problemi di compatibilità e prestazioni.

AMD ha inoltre corretto un'informazione errata contenuta nelle note di rilascio del driver Adrenalin Edition 25.10.2, dove era stato erroneamente dichiarato che la funzionalità USB-C delle schede RX 7900 series sarebbe stata disabilitata. L'azienda ha successivamente confermato che non è stata apportata alcuna modifica al supporto USB-C, che continua a fornire DisplayPort Alt Mode e capacità di ricarica come precedentemente implementato. Questo chiarimento risolve le ulteriori preoccupazioni sollevate dagli utenti riguardo alle modifiche delle funzionalità hardware.

La ritrattazione di AMD su questo fronte rappresenta una risposta importante al feedback della comunità e dimostra come la comunicazione trasparente e le decisioni orientate al cliente rimangono cruciali nel settore del gaming hardware, specialmente considerando il supporto a lungo termine che concorrenti come NVIDIA hanno storicamente offerto per generazioni precedenti di GPU. Ci teniamo a ricordare, infatti, che le architetture Maxwell e Pascal hanno ricevuto supporto per quasi un decennio: addirittura le GPU appartenenti alla serie GTX 10 hanno ricevuto aggiornamenti prioritari fino a Settembre scorso, a distanza di ben 8 anni dalla data di lancio.

Fonte: Tom's Hardware

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OpenAI Jukebox: l'IA che crea musica sfida il copyright


Dopo ChatGPT e DALL-E, OpenAI punta al mondo della musica con un nuovo tool di intelligenza artificiale, ma l'ostacolo più grande è la gestione dei diritti.

OpenAI, l'azienda che ha rivoluzionato il mondo della tecnologia con strumenti come ChatGPTe DALL-E, sembra pronta a lanciarsi in una nuova sfida creativa: la generazione di musica tramite intelligenza artificiale.

Secondo un recente report di The Information, la società starebbe lavorando a un nuovo software capace di creare brani musicali partendo da semplici input testuali. Non è la prima volta che OpenAI si avventura in questo campo: già nel 2020 aveva presentato un progetto chiamato Jukebox, ma ora l'obiettivo è recuperare terreno rispetto a concorrenti come Google e Stability AI, già attivi con i loro tool MusicLM e Stable Audio.

Il nuovo strumento di OpenAI promette di aprire orizzonti inediti per musicisti e creativi, ma solleva contemporaneamente un interrogativo fondamentale che getta un'ombra su tutto il settore dell'IA generativa: la questione del copyright.
Il nodo cruciale risiede nei dati utilizzati per addestrare questi complessi algoritmi: per poter generare musica in modo convincente, l'intelligenza artificiale deve "studiare" un repertorio vastissimo di brani esistenti, la maggior parte dei quali è protetta da diritto d'autore.

L'utilizzo non autorizzato di questo materiale per il training dei modelli espone le aziende a enormi rischi legali. Un precedente significativo è la causa intentata dal New York Times contro la stessa OpenAI, accusata di aver utilizzato milioni di articoli senza permesso per addestrare ChatGPT. Una situazione simile nel mondo della musica potrebbe avere conseguenze altrettanto dirompenti.

Per aggirare questo ostacolo, OpenAI potrebbe adottare una strategia simile a quella utilizzata per DALL-E 3, generatore di immagini addestrato esclusivamente su dati di pubblico dominio e contenuti per cui deteneva una licenza. Questa scelta, seppur più complessa da applicare al vasto e frammentato mercato musicale, rappresenterebbe l'unica via percorribile per evitare battaglie legali.

Fonte: Engadget

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Warframe su Nintendo Switch 2: lancio nel 2026 con grafica al top


Lo sviluppatore Digital Extremes conferma la finestra di lancio e mostra un'anteprima promettente con tecnologia NVIDIA DLSS in modalità portatile.

L'attesa per i possessori della futura console Nintendo si allunga, ma le promesse sono di altissimo livello. Digital Extremes ha annunciato ufficialmente, durante un recente livestream, che la versione nativa di Warframe arriverà su Nintendo Switch 2 nel corso del 2026.

La notizia ha parzialmente deluso la community di giocatori, che sperava in un debutto sulla piattaforma di nuova generazione entro la fine del 2025. Tuttavia, lo studio di sviluppo ha rassicurato i fan, specificando di voler rilasciare il gioco il prima possibile nel corso del nuovo anno, promettendo un'esperienza che giustificherà l'attesa.
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La pazienza dei giocatori, infatti, sarà ripagata con una versione del gioco che si preannuncia tecnicamente impressionante. A riprova di ciò, Digital Extremes ha mostrato un breve filmato di Warframe in esecuzione su un hardware rappresentativo di Nintendo Switch 2. Le immagini, catturate in modalità portatile, hanno evidenziato una qualità visiva notevole, resa possibile dal supporto alla tecnologia NVIDIA DLSS: l'upscaling IA permetterà al gioco di raggiungere un livello di dettaglio e fluidità finora impensabile su una console portatile Nintendo, promettendo di sfruttare appieno la potenza del nuovo hardware.

Nonostante l'anteprima promettente, molti dettagli tecnici rimangono ancora avvolti nel mistero. Lo sviluppatore non ha fornito informazioni specifiche su risoluzione e frame rate, lasciando aperte diverse domande sulle prestazioni finali del titolo.
Per i giocatori più impazienti, che desiderano giocare a Warframe sulla nuova console fin dal lancio, resterà disponibile l'opzione della retrocompatibilità: sarà possibile avviare la versione originale per Nintendo Switch, ma Digital Extremes ha sottolineato come questa soluzione offra un'esperienza visiva e prestazionale decisamente inferiore.
Per godere del gioco al massimo del suo potenziale, l'attesa per la versione nativa del 2026 sarà quindi una scelta obbligata.

Fonte: WCCFTech

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Sam Altman: l'IA eliminerà i lavori che non sono 'vero lavoro'


Le nuove dichiarazioni di Sam Altman sul lavoro: l'IA eliminerà quelli noiosi e ripetitivi, ma ne verranno creati di nuovi e più stimolanti.

Sam Altman, CEO di OpenAI, ha recentemente condiviso una visione audace e controversa sul futuro del lavoro, destinata a far discutere. Intervenendo nel podcast "What Now?" di Trevor Noah, Altman ha affermato che l'Intelligenza Artificiale potrebbe eliminare molte occupazioni, ma con una precisazione fondamentale: si tratterebbe di quei lavori che le persone, in fondo, non sono entusiaste di svolgere.

Secondo Altman, questi non rappresentano il "vero lavoro", ovvero quell'attività che dà un senso e uno scopo alla vita delle persone. La sua tesi distingue nettamente tra "impiego" e "lavoro". Mentre molti impieghi odierni sono caratterizzati da compiti ripetitivi e poco stimolanti, il vero lavoro è quello che ci appassiona e ci definisce. In questo scenario, l'IA non sarebbe una minaccia, ma un'opportunità per liberare il potenziale umano: l'automazione si farebbe carico delle mansioni più meccaniche e noiose, permettendo alle persone di dedicarsi ad attività più creative, innovative e gratificanti.

Altman immagina un futuro in cui verremo pagati per svolgere "un lavoro interessante, creativo e nuovo", qualcosa che oggi sembra un lusso per pochi. Per sostenere la sua visione, il CEO di OpenAI traccia un parallelo con le grandi rivoluzioni tecnologiche del passato, come l'invenzione della stampa. Sebbene inizialmente accolte con scetticismo e paura per la perdita di posti di lavoro, queste innovazioni hanno sempre portato alla creazione di nuove e migliori opportunità professionali, spesso inimmaginabili prima della loro comparsa.

Allo stesso modo, l'IA non solo sostituirà vecchi ruoli, ma ne genererà di nuovi, più in linea con le aspirazioni umane. Altman non nasconde le difficoltà di questa transizione, che definisce "lunga e difficile". È consapevole che il cambiamento susciterà timori e richiederà un profondo adattamento sociale e un massiccio sforzo di riqualificazione professionale. Tuttavia, la sua prospettiva rimane ottimista: l'Intelligenza Artificiale, concepita come uno strumento di "cognizione sovrumana" accessibile a tutti, ha il potenziale per inaugurare un'era di maggiore appagamento professionale, dove il lavoro smette di essere una semplice necessità per diventare una vera fonte di realizzazione personale.

Fonte: Tom's Hardware