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Ucraina: la Norvegia stanzia 300 milioni di dollari per armi USA


Oslo guida il programma NATO PURL con un contributo record di 1,2 miliardi. Zelensky: "Fondamentale per la difesa aerea"

La Norvegia ha annunciato lo stanziamento di circa 300 milioni di dollari per sostenere l’acquisto di armamenti destinati all’Ucraina, nell’ambito del programma internazionale PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), iniziativa coordinata in ambito NATO per accelerare la fornitura di equipaggiamenti militari.

Secondo quanto riportato da insiderua.net e confermato da fonti internazionali, il finanziamento pari a circa 2,8 miliardi di corone norvegesi sarà utilizzato per l’acquisizione di armi di produzione statunitense, con particolare attenzione ai sistemi di difesa aerea e ai missili antibalistici, attualmente considerati tra le priorità strategiche di Kiev.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha espresso pubblicamente il proprio apprezzamento per il contributo di Oslo, sottolineando come tali risorse consentano di colmare carenze critiche nella difesa del Paese, in particolare nel contrasto agli attacchi missilistici. Il capo di Stato ha evidenziato che il sostegno rientra in un impegno più ampio della Norvegia all’interno del programma PURL.

Nel dettaglio, Zelenskyy ha dichiarato che il contributo complessivo norvegese all’iniziativa supera 1,2 miliardi di dollari, rappresentando, allo stato attuale, il più consistente tra quelli messi a disposizione dai Paesi aderenti al meccanismo multilaterale.

Il programma PURL costituisce uno degli strumenti principali attraverso cui gli alleati occidentali finanziano direttamente l’acquisto di sistemi d’arma per l’Ucraina, con l’obiettivo di velocizzare le forniture e rafforzare le capacità difensive nel contesto del conflitto in corso con la Russia.

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La retromarcia di Trump sullo Stretto di Hormuz arriva dopo lo stop dell'Arabia Saudita


NBC News rivela un retroscena: l'Arabia Saudita ha sospeso l'uso delle sue basi militari dopo l'annuncio a sorpresa di "Project Freedom". Il presidente ha dovuto fare marcia indietro per ripristinare l'accesso allo spazio aereo saudita per i militari americani.

Il presidente Donald Trump ha dovuto fare marcia indietro sul piano per aiutare le navi bloccate ad attraversare lo Stretto di Hormuz, dopo che un Paese alleato chiave del Golfo – l'Arabia Saudita – ha limitato l’uso delle proprie basi e del proprio spazio aereo da parte delle forze armate statunitensi. A rivelarlo sono due funzionari americani a NBC News, secondo cui proprio questa decisione ha costretto la Casa Bianca a sospendere l’operazione.

Trump aveva sorpreso i suoi alleati del Golfo annunciando domenica pomeriggio sui social media il progetto, denominato "Project Freedom". L’annuncio avrebbe irritato, in particolare, la leadership saudita, che in risposta ha comunicato agli Stati Uniti che non avrebbe permesso più ai militari americani di far decollare aerei dalla Prince Sultan Airbase, a sud-est di Riyadh, né di sorvolare lo spazio aereo saudita per sostenere l’operazione. Una telefonata tra Trump e il principe ereditario Mohammed bin Salman non avrebbe risolto la questione, costringendo il presidente a sospendere Project Freedom pur di ripristinare l’accesso militare statunitense a quello spazio aereo, considerato cruciale.

Anche altri Paesi alleati del Golfo sarebbero stati colti di sorpresa. Il presidente avrebbe parlato con i leader del Qatar solo dopo l’avvio dell’operazione. Un diplomatico mediorientale ha riferito che gli Stati Uniti non si sono coordinati neppure con l’Oman su Project Freedom fino a dopo l’annuncio di Trump. Un funzionario della Casa Bianca ha però dichiarato che "gli alleati regionali sono stati informati in anticipo".
Il dietrofront di Trump su Project Freedom — FocusAmerica

Project Freedom · I retroscena dello stop

Project Freedom, le 36 ore
che hanno mostrato il vero peso di Riad


Trump annuncia domenica l’operazione per riaprire Hormuz. Trentasei ore dopo, il piano è già sospeso: l’Arabia Saudita ritira l’accesso alla Prince Sultan Airbase e al proprio spazio aereo, costringendo la Casa Bianca a fermare tutto.

Fonti: NBC News · PBS · Casa Bianca Aggiornato: 7 maggio 2026

Annuncio · Domenica
Trump lancia
Project Freedom
Si tratta di una operazione per scortare in sicurezza le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, annunciata sui social

Stop · Martedì notte
Operazione
sospesa
La decisione arriva dopo che è stato fermato l'accesso alle Forze Armate americane alla base di Prince Sultan e allo spazio aereo del regno

Tra l'annuncio e lo stop sono passate circa 36 ore, e due sole navi sotto bandiera USA avrebbero completato il transito

Esplora la crisi
1 Cronologia 2 Le leve di Riad 3 Gli alleati 4 Negoziati

Le 36 ore di Project Freedom

Dall'annuncio sui social al dietrofront imposto da Riad


La sequenza ricostruita da NBC News mostra come l'operazione sia stata fermata dopo che l'Arabia Saudita ha vincolato la propria cooperazione militare con gli Stati Uniti al ritiro del piano.

Domenica pomeriggio
L'annuncio a sorpresa sui social
Trump comunica via social l'avvio di Project Freedom, operazione per rompere il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz. Gli alleati del Golfo non sono stati preavvisati.

Martedì mattina
Briefing al Pentagono e alla Casa Bianca
I responsabili della sicurezza nazionale illustrano l'iniziativa per buona parte della giornata. Il Comando Centrale annuncia il transito di due navi a bandiera americana, l'Iran smentisce.

Punto di rottura
Tra martedì e mercoledì
Riad blocca basi e spazio aereo
L'Arabia Saudita comunica agli Stati Uniti il divieto di far decollare i suoi aerei dalla base aerea Prince Sultan e di sorvolare il proprio territorio per sostenere l'operazione.

La telefonata
Trump-bin Salman: nessuna intesa
Una telefonata diretta tra il presidente e il principe ereditario saudita non risolve la questione. La Casa Bianca deve scegliere tra continuare l'operazione e l'accesso allo spazio aereo saudita.

~36 ore dopo l'avvio
Project Freedom viene sospesa
Trump ferma l'operazione e la presenta come "pausa breve" per finalizzare un accordo di pace. Le altre navi pronte al transito vengono fermate.

Cosa Riad ha negato a Washington

I tre asset sauditi che hanno bloccato l’operazione americana


Senza l’accesso alle basi e allo spazio aereo del regno, le forze Usa non avrebbero potuto operare lungo i confini iraniani. Secondo un funzionario americano, in alcuni casi non esistono alternative praticabili.

1

La base aerea Prince Sultan
A sud-est di Riyadh — pilastro dell'aviazione USA nel Golfo
Le Forze Armate americane vi mantengono caccia, velivoli cisterna e sistemi di difesa aerea. Riad ha autorizzato l'uso della base per sostenere la guerra in Iran, poi ha revocato temporaneamente il consenso dopo l'inizio di Project Freedom.
Accesso revocato

2

Lo spazio aereo saudita
Corridoio obbligato verso lo Stretto di Hormuz
Ai velivoli americani schierati nei Paesi vicini è stato consentito di sorvolare il territorio saudita per tutto il periodo della guerra in Iran. Riad ha bloccato anche questa autorizzazione dopo l'inizio del Project Freedom, isolando di fatto le forze USA dalla regione operativa.
Sorvolo negato

3

Il vincolo geografico
"Non esistono alternative", secondo un funzionario USA
«Per ragioni geografiche, serve la cooperazione dei partner regionali per utilizzare il loro spazio aereo lungo i confini»: così un funzionario americano a NBC News.
Fattore strutturale

Il fallimento del coordinamento

Come Trump ha sorpreso anche gli alleati del Golfo


L'operazione è stata lanciata via social senza una piena consultazione con i partner regionali. L'opposizione di Riad è il caso più clamoroso, ma non l'unico.

Arabia Saudita
Sorpresa dall'annuncio. La leadership saudita ha reagito con irritazione e ha imposto la sospensione dell'operazione come condizione per ripristinare l'accesso militare USA alle basi sul suo territorio ed al suo spazio aereo.

Veto Esito: stop al piano

Qatar
Trump avrebbe parlato con i leader del Qatar solo dopo l'avvio dell'operazione, secondo NBC News.

Avvisato dopo A operazione iniziata

Oman
Un diplomatico mediorientale riferisce che gli Stati Uniti non si sono coordinati con Muscat fino a dopo l'annuncio pubblico dell'operazione Project Freedom.

Nessuna coordinazione Solo dopo l'annuncio

La versione della Casa Bianca
Un funzionario della Casa Bianca afferma invece che "gli alleati regionali erano stati informati in anticipo": ricostruzione che però le fonti citate da NBC News contraddicono.

Il dopo Project Freedom

La pista diplomatica e la pressione in vista delle midterm

Penso che ci sia una buona possibilità che questa guerra finisca, e se non sarà così dobbiamo tornare a bombardarli a tappeto.Donald Trump · intervista a PBS

Gli attori sul tavolo

Proponente
Stati Uniti
Hanno presentato una nuova proposta. Trump punta a chiudere l'accordo con l'Iran prima del viaggio a Pechino della prossima settimana.

Mediatore
Pakistan
Teheran discuterà la nuova proposta con Islamabad, che agisce da intermediario tra le parti.

Destinatario
Iran
Sta esaminando la proposta. Ma un alto funzionario del Parlamento la liquida pubblicamente come irrealistica.

Le posizioni

Trump Ottimismo cauto, minaccia residua
"Vogliono fare un accordo. Nelle ultime 24 ore ci sono stati ottimi colloqui." Ma resta sul tavolo l'opzione di "tornare a bombardarli a tappeto".

Deputato iraniano Rifiuto pubblico
Un deputato iraniano ha definito la proposta americana come una "lista dei desideri che non diventerà mai realtà".

Giordania Lettura realista
"Gli iraniani non hanno più i mezzi economici per continuare. La loro economia sta fallendo, non possono più pagare gli stipendi."

La pressione interna
Sul presidente cresce la pressione politica in vista delle elezioni di midterm di novembre: i repubblicani devono difendere il margine ristretto alla Camera e la maggioranza al Senato. Allo stesso tempo, alcuni stretti consiglieri spingono Trump a "finire il lavoro" in Iran eliminando le residue capacità militari convenzionali del regime.

Fonti NBC News (ricostruzione di due funzionari americani e un diplomatico mediorientale), PBS (intervista a Trump), agenzia ISNA (dichiarazioni del Ministero degli Esteri iraniano), Comando Centrale USA · Aggiornato al 7 maggio 2026.

Il ruolo delle basi saudite e la protezione delle navi


Le Forze Armate americane mantengono aerei da combattimento, velivoli cisterna e sistemi di difesa aerea presso la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita. Riyadh aveva consentito agli Stati Uniti di far decollare aerei dalla base per sostenere la guerra in Iran, oltre a permettere agli aerei schierati nei Paesi vicini di sorvolare il territorio saudita. "A causa della geografia, è necessaria la cooperazione dei partner regionali per utilizzare il loro spazio aereo lungo i confini", ha spiegato un funzionario americano. In alcuni casi, ha aggiunto, non esistono alternative.

Trump aveva annunciato l’operazione Project Freedom nel fine settimana come uno strumento per rompere il blocco iraniano nello Stretto di Hormuz. I suoi principali responsabili della sicurezza nazionale hanno trascorso buona parte della giornata di martedì a illustrare l’iniziativa in briefing al Pentagono e alla Casa Bianca, prima che il presidente la interrompesse all’improvviso circa 36 ore dopo il suo avvio.

Secondo NBC News, le Forze armate statunitensi stavano preparando altre navi al transito attraverso lo Stretto quando l’operazione è stata fermata all’improvviso. Il Comando centrale degli Stati Uniti aveva annunciato in precedenza che due navi battenti bandiera americana erano riuscite ad attraversarlo, mentre l’Iran ha negato che il passaggio sia mai avvenuto. In un post sui social media, Trump ha cercato di ridimensionare lo stop, affermando che Project Freedom sarebbe stato invece "sospeso per un breve periodo di tempo" per verificare se un accordo per porre fine alla guerra potesse essere "finalizzato e firmato" entro quella finestra temporale.

I negoziati con l’Iran e la pressione su Trump


Intanto, l'Amministrazione Trump sta tentando di raggiungere un accordo negoziato per mettere fine alle ostilità. L’Iran sta esaminando una nuova proposta presentata dagli Stati Uniti, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri Esmail Baghaei all’agenzia semiufficiale iraniana ISNA. Baghaei ha spiegato che Teheran ne discuterà con il Pakistan, che sta agendo da mediatore. Trump non ha fornito dettagli sul piano, ma ha sostenuto che la guerra potrebbe finire se "l’Iran accetta di fare ciò che è stato concordato". "Vogliono fare un accordo", ha detto dallo Studio Ovale, aggiungendo che nelle ultime 24 ore ci sono stati "ottimi colloqui".

Ma la verità è che la pressione politica sul presidente sta aumentando sempre di più in vista delle elezioni di midterm di novembre, quando i repubblicani dovranno difendere il loro ristretto margine di vantaggio alla Camera e la maggioranza al Senato. In un’intervista con PBS, Trump ha detto di sperare che i negoziatori statunitensi possano raggiungere un’intesa con il regime iraniano prima del suo viaggio a Pechino della prossima settimana, dove incontrerà il presidente cinese Xi Jinping. "Penso che ci sia una buona possibilità che questa guerra finisca, e se non sarà così dobbiamo tornare a bombardarli a tappeto", ha dichiarato.

Secondo diversi ex funzionari americani, alcuni stretti confidenti del presidente lo avrebbero incoraggiato a "finire il lavoro" in Iran, eliminando ciò che resta delle risorse militari convenzionali del regime. Intanto, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato mercoledì proprio i leader iraniani e ha affermato che è fondamentale mettere fine alla guerra il prima possibile. In un post sui social media, un alto funzionario del Parlamento iraniano ha però definito l’ultima proposta una "lista dei desideri che non diventerà mai realtà". Un funzionario giordano ha tuttavia dichiarato a NBC News che gli sforzi diplomatici in atto sono seri: "Gli iraniani non hanno più i mezzi economici per continuare. La loro economia sta fallendo, non possono più pagare gli stipendi".

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UK: carceri, detenuti stranieri costano 629 milioni di sterline


Analisi evidenzia il peso fiscale sul sistema penitenziario. Cresce il dibattito su rimpatri e accordi bilaterali

I contribuenti britannici sostengono un costo stimato di circa 629 milioni di sterline per la gestione dei cittadini stranieri detenuti nelle carceri del Regno Unito. Il dato emerge da un’analisi finanziaria riportata da ZeroHedge, che ha esaminato l’impatto economico della popolazione carceraria non britannica sul sistema penitenziario nazionale.

Secondo quanto evidenziato, la cifra comprende le spese operative complessive degli istituti penitenziari, tra cui sicurezza, personale, mantenimento delle strutture e servizi essenziali per i detenuti. A queste si aggiungono eventuali costi accessori legati alla gestione amministrativa e logistica dei cittadini stranieri, inclusi processi di identificazione, trasferimenti internazionali e cooperazione con le autorità dei Paesi di origine.

Negli ultimi anni, la questione è stata oggetto di dibattito politico e istituzionale nel Regno Unito. Alcuni osservatori sottolineano la necessità di rafforzare gli accordi bilaterali per il trasferimento dei detenuti nei Paesi d’origine, con l’obiettivo di ridurre i costi a carico dei contribuenti. Altri, invece, evidenziano come tali procedure possano risultare complesse e dipendenti da variabili giuridiche e diplomatiche.

Parallelamente, esperti del settore penitenziario richiamano l’attenzione sull’importanza di garantire standard adeguati di detenzione, indipendentemente dalla nazionalità dei detenuti, nel rispetto delle normative internazionali sui diritti umani.

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Canelli, il ritorno della tradizione


Il 20 e 21 giugno andrà in scena la rievocazione storica, ma senza battaglia
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Dopo dieci anni di assenza, il 20 giugno prossimo la città di Canelli è pronta a ritrasformarsi in un borgo seicentesco. Ci saranno ancora soldati, musici, artisti di strada, contadini e tutti i personaggi tipici dell’epoca, ma questa volta i fucili non spareranno nemmeno un colpo.

La rievocazione storica, che in passato attirava decine di migliaia di visitatori desiderosi di immergersi nel clima delle guerre di successione del Ducato di Monferrato (1613-1617), non si chiamerà più “Assedio”, ma “Canelli 1613”: un salto nel passato che riporta ai mesi precedenti agli scontri e ai conflitti bellici.

Una scelta dell’Associazione Colline 50 – subentrata al precedente gruppo storico nell’organizzazione dell’evento – e condivisa con l’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Roberta Giovine, dovuta alla volontà di ripartire con una versione light, così da riprendere gradualmente l’iniziativa e gestire al meglio le risorse economiche, tra le cause dello stop degli anni passati, in vista delle future edizioni della manifestazione.

«Vogliamo evocare il momento in cui si sentivano già rumori di guerra, ma non era ancora scoppiata. Sarà un assedio senza battaglia: un clima tranquillo, con animazioni e i primi accampamenti militari che iniziano a controllare chi entra nel borgo, se è amico o nemico», ha spiegato a L’Unica Mauro Stroppiana, vicesindaco di Canelli. «Il tentativo è di ripartire come era nata all’inizio la rievocazione: come una piccola manifestazione locale, una festa del paese dove tutti partecipavano».

Le origini

Per comprendere meglio l’importanza di questo evento, è utile fare un passo indietro. A raccontare le origini della manifestazione è uno dei fondatori, Pier Sergio Bobbio: «La rievocazione l’abbiamo ideata Giovanni Vassallo e io durante un memorabile viaggio tra Canelli e la Lunigiana, dove stavamo andando a incontrare un gruppo musicale da invitare a Canelli. L’idea nacque perché, all’epoca, la Regione Piemonte invitava i Comuni a ideare eventi turistici capaci di unire storia, gastronomia e territorio».

Lo spunto arrivò dalla musica. «Grazie a un assiduo frequentatore della biblioteca, Masino Scaglione, venni a conoscenza di un’opera lirica di fine Ottocento, “L’Assedio di Canelli”, che raccontava in forma tardo-ottocentesca un episodio eroico realmente accaduto agli inizi del Seicento. Scartata l’idea di riproporre l’opera, per la mancanza degli spartiti musicali – era rimasto soltanto il libretto – decidemmo di puntare su una rievocazione storica. Proprio durante quel viaggio gettammo le basi di quella che sarebbe diventata la rievocazione».

Dal 1992 prese così il via un evento destinato a diventare un punto di riferimento prima a livello regionale e poi nazionale. «Siamo arrivati ad avere quasi duemila figuranti in costume. I canellesi erano moltissimi: erano coinvolte quasi tutte le associazioni di volontariato, oltre alle scuole elementari e medie», ha raccontato Bobbio. «Molte associazioni offrivano pasti rigorosamente seicenteschi. Partecipavano anche gruppi provenienti dall’estero, in particolare da Inghilterra e Svizzera. È difficile fare stime precise, ma nei due giorni si ipotizzavano fino a 20 mila visitatori».
Una panoramica dell’area all’interno delle mura ricostruite su progetto di Carlo Leva, scenografo di Sergio Leone. Assedio di Canelli 2003 – Foto: Pier Sergio Bobbio
La storia

L’evento rievoca un episodio legato alle guerre di successione del Ducato del Monferrato, che all’inizio del XVII secolo coinvolsero anche Canelli, situata in un’area contesa tra i Savoia e il Monferrato, allora sotto influenza spagnola. Dopo la morte nel 1612 del duca di Mantova (e di Monferrato) Francesco IV Gonzaga – marito di Margherita, figlia di Carlo Emanuele I di Savoia – e del primogenito Francesco, il sovrano sabaudo cercò di espandere i propri domini sostenendo i diritti della nipote Maria, considerata l’unica erede legittima; a prendere il potere fu però il fratello minore del defunto, Ferdinando Gonzaga. Per rafforzare la propria posizione il principe di Piemonte tentò allora di ottenere l’appoggio di Francia, Venezia e altri Stati italiani, senza però riuscirvi. Decise quindi di agire militarmente, occupando centri strategici come Trino, Alba e Moncalvo. Nonostante le intimidazioni del governatore spagnolo di Milano, arrivò a dichiarare guerra alla Spagna, una delle maggiori potenze europee di quel periodo. Il conflitto si concluse nel 1615 con la pace di Asti, con la quale Carlo Emanuele I accettò di smobilitare l’esercito e di rinunciare alle proprie pretese sul Monferrato.

A riassumere che cosa successe alla città ci sono le parole di Oscar Bielli, sindaco per tre mandati a partire dal 1994: «Nel giugno del 1613, approfittando della scarsa presenza di soldati nelle fortificazioni, Carlo Gonzaga, duca di Nevers, attraversò il fiume Belbo con un reggimento di cavalleria, uno di fanteria e diversi cannoni, ponendo l’assedio alla città. Le truppe monferrine tentarono in più modi di entrare in Canelli, ma la piccola guarnigione rimasta fu aiutata in modo determinante dalla popolazione che, con non pochi sacrifici, riuscì a resistere a tutti gli attacchi e a reagire in modo decisivo. I nemici furono costretti a ritirarsi con grande gioia di tutta la popolazione. Il duca di Savoia per ringraziamento e per premiare gli uomini e le donne di Canelli del loro comportamento li esentò per 30 anni, con apposito decreto, dal pagamento delle tasse».

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Ricreando questa atmosfera, durante la rievocazione i visitatori si trovavano immersi in un continuo via vai di soldati e ufficiali, tra spari di artiglieria, combattimenti e scene di vita quotidiana: contadini in fuga con i loro animali, carri carichi di suppellettili, osterie e taverne animate anche da malfattori e accattoni. Non mancavano controlli e ispezioni a sorpresa. A tutti venivano infatti consegnati due documenti da portare sempre con sé. Il primo, chiamato “Tiletto” e vidimato nelle postazioni militari disseminate lungo il borgo, fungeva da lasciapassare, permettendo ai visitatori di dimostrare di non essere nemici ed evitare così la gogna o la berlina. Il secondo era la “Bulletta di sanità” che attestava la buona salute e certificava di non essere “appestati”.

La nuova edizione senza la battaglia

Da questa eredità, ma alla luce di nuove esigenze e con un diverso gruppo organizzatore, la macchina è ripartita. La proposta di rilanciare la manifestazione arriva dall’associazione Colline 50, composta da giovani canellesi desiderosi di animare la comunità.

«Questo non sarà più l’Assedio di Canelli come lo ricordavamo. Si chiamerà “Canelli 1613” perché ci collochiamo due o tre mesi prima del grande assedio», ha spiegato a L’Unica Elena Trinchero, presidente di Colline 50. «Siamo affiancati da storici, tra cui Alessandro Fiscelli, e supportati da Gianluigi Bera e Annamaria Tosti, che ci guidano verso una ricostruzione il più possibile corretta».
Assedio di Canelli 2000 – Foto: Morra
L’obiettivo è creare un momento di festa: «Ci saranno giochi, taverne, osterie, musiche e spettacoli. Vogliamo riprodurre una Canelli seicentesca viva, allegra e giovane, con anche un grande mercato storico». Ampio spazio sarà dedicato ai più giovani, con il coinvolgimento delle scuole – dall’infanzia alle superiori – e con il contributo degli studenti dell’indirizzo turistico, ai quali è stata affidata la gestione del canale TikTok dell’evento. «Puntiamo molto sui ragazzi: ci sarà anche il gruppo Canelli Crew, che si occuperà dei giochi storici e di coinvolgere sia adulti sia bambini», ha aggiunto Trinchero.

La manifestazione si svilupperà su due giornate: «Sabato 20 giugno si inizierà intorno alle 17 e si proseguirà fino a mezzanotte; domenica 21 dalle 10 alle 18». Il percorso interesserà gran parte della città, partendo da piazza Cavour (all’altezza dell’infopoint) e attraversando via 20 Settembre, piazza Aosta, via G. B. Giuliani e piazza Gioberti fino a San Tommaso, per poi proseguire verso la Sternia e raggiungere il piazzale di Villa De Nardo, coinvolgendo anche il centro storico alto.

I costi e la sostenibilità

«Abbiamo deciso di non riproporre la “Grande Battaglia”, sia per una questione economica, dato che i costi oggi sono molto elevati, sia per motivi legati alla sicurezza. L’evento sarà più contenuto, ma comunque molto coinvolgente». L’organizzazione resta in capo all’associazione Colline 50: «Siamo un gruppo piccolo, quattro o cinque persone attive e, per questo, avevamo bisogno di un supporto logistico da parte dell’amministrazione. Abbiamo inoltre avviato una collaborazione con la Fondazione Egri di Torino per gli aspetti teatrali e organizzativi. Saranno coinvolte cinque pro loco e tutti i ristoranti canellesi, sia all’interno sia all’esterno delle mura».

Anche per il vicesindaco Mauro Stroppiana il tema dei costi è centrale per il futuro dell’iniziativa, in modo che non si arresti più come avvenuto sotto la giunta Gabusi. «Dieci anni fa non si parlava di sostenibilità; oggi è un tema imprescindibile su tutti i fronti. Abbiamo scelto di realizzare una manifestazione basata su un forte coinvolgimento delle risorse locali, del volontariato e dei finanziamenti raccolti tramite sponsor», ha spiegato Stroppiana. «Dalle dichiarazioni del 2016, che non ho motivo di ritenere inesatte, emerge come si fosse arrivati a una situazione finanziariamente non più sostenibile, anche a causa di una macchina organizzativa molto complessa. Forse, con il tempo, erano venute meno anche le motivazioni».

Il 2026 sarà quindi un anno pilota per valutare come proseguire. «Non puntiamo alla perfezione, altrimenti si rischia di non partire mai. Una città dinamica è una città che sperimenta e accetta di mettersi alla prova», ha aggiunto il vicesindaco. «Se qualcosa non funziona, lo si corregge senza polemiche. È successo anche con le luci di Natale: il primo anno è stato difficile, mentre l’anno scorso sono state apprezzate da tutti. Quando si avviano nuovi progetti si fanno investimenti. Siamo una città industriale, abituata a sperimentare».

L’appuntamento per “Canelli 1613” è il 20 e il 21 giugno 2026 a Canelli, in provincia di Asti. A questo link trovate tutte le informazioni necessarie.


Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Mattoncino su mattoncino viene su un grande mondo, quello di Lego. A dire il vero, più che un mondo è un universo con molte sfaccettature: gioco per bambini o per incalliti collezionisti, strumento di comunicazione e socializzazione, può diventare espressione artistica oppure, addirittura, essere leva imprenditoriale. Dal 9 maggio, a Savigliano, Lego sarà anche una mostra. Una di quelle che cambiano il modo di osservare. Si chiama “Monumentini”, e sarà allestita a Palazzo Muratori Cravetta.

Una mostra dove i monumenti italiani non sembrano più distanti o addirittura irraggiungibili: diventano accessibili. Con i mattoncini si mette in atto un ribaltamento sottile, ma evidente. La Mole Antonelliana, il Duomo di Milano o la Fontana di Trevi non perdono importanza nella versione in scala. Al contrario, acquistano chiarezza. Come se togliere grandezza restituisse senso.

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Costruire, smontare, ricostruire

L’autore dei “monumentini” è Luca Petraglia, artista milanese, classe 1991. «Da un certo giorno non ho più smesso di costruire e i mattoncini Lego sono diventati la mia arte», ha raccontato a L’Unica. Quel “certo giorno” risale a quando era bambino, quando una scatola aperta per caso è diventata un gioco irrinunciabile. Tutto il percorso artistico di Petraglia è all’insegna della continuità e di un mantra inesauribile: «Costruire è tanto importante quanto smontare e poi ricostruire».

Le opere sono interpretazioni fedeli. Petraglia lavora sulla struttura, sulla geometria, sull’equilibrio degli edifici. Elimina il superfluo, trattiene l’essenziale. È una forma di sintesi, più che di riproduzione.
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«Mi è sempre piaciuto riprodurre le città», ha detto ancora. Infatti, ciò che emerge dal suo lavoro non è una sequenza di monumenti isolati, ma un vero sistema che si sviluppa in una sorta di geografia culturale. In ogni città, anche la più piccola, c’è un edificio che la rappresenta: spesso è una chiesa, un centro, un punto di riferimento per gli abitanti.

Il lavoro di Petraglia parte proprio da lì, dalla funzione dei luoghi, prima ancora che dalla loro forma. Ma un altro elemento attraversa tutte le opere: il tempo. Costruire con i Lego significa accettare una lentezza inevitabile. Non esistono scorciatoie. Ogni errore impone di tornare indietro, smontare e rifare. È un processo che assomiglia più all’artigianato che alla produzione di una multinazionale del gioco. E infatti Petraglia lavora per stratificazione, per tentativi. Nel suo studio, passa anche quindici ore al giorno tra i mattoncini. Un dato che più che stupire, spiega: dietro all’apparente leggerezza del risultato c’è una disciplina rigorosa.

A volte può succedere che il contesto che accoglie la mostra amplifichi il messaggio. Fino a domenica 3 maggio i “monumentini” di Petraglia sono esposti nell’Imbiancheria del Vajro, a Chieri, sulla collina torinese. Non è una sala neutra, ma uno spazio che porta con sé una storia industriale, una memoria concreta. Qui i “monumentini” dialogano con macchinari, filature e, ancora una volta, trasformazioni. Anche la ciminiera distrutta nel 2019 è ritornata, ricostruita in miniatura. Non come nostalgia, ma come presenza.
Foto: Profilo Facebook di Luca Petraglia
Non soltanto bambini

Il pubblico risponde: famiglie, curiosi e persone che forse non entrerebbero mai in una mostra di architettura. Gli appassionati, ovviamente, rappresentano la parte più rilevante. Del resto, ci sarà un motivo se esistono in tutto il mondo gruppi organizzati di giocatori. Anche a Cuneo, dove dal 2016 i soci di Alter Lego organizzano incontri per ritrovarsi e costruire ogni volta nuove esperienze marchiate Lego, alternando mostre (l’ultima il 29 marzo alle Gallerie del territorio a Madonna dell’Olmo) alle attività di sostegno per i bambini ricoverati in ospedale.

Ma l’azienda danese che dal 1932 costruisce i mattoncini ha fondamenta ben più solide di quelle in plastica bucherellata. Nel 2025 ha chiuso con ricavi in crescita a doppia cifra e utili in aumento. Un dato in forte controtendenza, quando una parte consistente del settore giocattoli rallenta tra inflazione, contrazione dei consumi e cambiamento delle abitudini. Questo proprio perché Lego non è soltanto un produttore di giocattoli ma un ecosistema con set per bambini, collezioni per adulti, collaborazioni con grandi franchise, prodotti sempre più complessi e segmentati. Non esiste più un solo pubblico. Esistono pubblici diversi, con esigenze diverse.

Negli ultimi anni il segmento degli adulti è diventato centrale. Non è un dettaglio. È un cambio di paradigma. Il mattoncino non è più solo gioco, ma esperienza. Costruire diventa un’attività che ha a che fare con il tempo libero, con la concentrazione, perfino con il benessere. In questo senso Lego intercetta una domanda nuova: quella di attività manuali, lente, in un contesto sempre più digitale.

Se ti interessa partecipare alla mostra “Monumentini” a Savigliano a questo link trovi tutte le informazioni necessarie.

Un “gioco serio” per i manager

Che Lego non sia solo montare mattoncini su mattoncini lo sanno bene i manager che hanno sperimentato il metodo Lego serious play, pensato per aiutare a lavorare sulle idee attraverso modelli tridimensionali. L’obiettivo? Migliorare comunicazione, creatività e capacità di affrontare problemi complessi. Chi utilizza questo metodo lo spiega in modo diretto: costruire con le mani permette di «rendere visibili concetti che altrimenti resterebbero astratti». Un approccio che, a prima vista, può sembrare paradossale: usare un gioco per affrontare temi complessi come strategia, identità aziendale o gestione dei conflitti.

«È un metodo sviluppato 22 anni fa e che ha portato alla creazione di uno spin-off della Lego. È una strategia che mira a sbloccare un potenziale che altrimenti rimarrebbe inespresso», ha spiegato a L’Unica Per Kristiansen, manager danese che ha divulgato in Piemonte questa metodologia. «Tutti lavorano con l’idea di fare bene, ma non sempre riescono a trovare le parole per dirlo. Con questo percorso acquisiscono una voce. Il principio è semplice. I partecipanti costruiscono con i mattoncini modelli che rappresentano idee, problemi o scenari. Non si parte da una discussione astratta, ma da un oggetto concreto. Con i Lego i bambini costruiscono la loro realtà e il concetto vale anche per gli adulti: i mattoncini sono una metafora. Questo permette di rispondere anche alle domande più difficili, come ad esempio: chi sei?».

La risposta non arriva dalle parole, ma da ciò che si costruisce. «Sì, perché quello scenario che realizziamo dice chi siamo, chi vorremmo essere, chi sono i nostri antagonisti. Così, sul piano del business, emerge anche che cosa manca all’azienda, quali valori». Il lavoro si sviluppa in gruppo. Ogni partecipante costruisce il proprio modello, ma il passaggio decisivo arriva alla fine, quando tutto viene unito. «La riunione si conclude con una sintesi: si crea un’unica struttura, un paesaggio che unisce tutte le creazioni e in qualche modo le comprende. Ci sono fili che collegano i lavori: è lì che emerge la visione comune». Il metodo viene utilizzato in contesti diversi: dal team building al problem solving, fino alla simulazione di scenari complessi. «Può essere utile per valutare situazioni reali. Ad esempio, se crolla la borsa: quali sono le conseguenze possibili?».

Gioco, formazione, arte: tutti i volti dei mattoncini

Poi c’è la sostenibilità. Tema centrale, ma anche delicato. Lego ha investito in materiali alternativi alla plastica tradizionale, in processi produttivi più efficienti, in un racconto aziendale che mette al centro la responsabilità ambientale. Non è un percorso concluso, ma è diventato un elemento identitario. Tutto questo spiega la crescita, ma non basta ancora. Lego è uno dei pochi prodotti che riesce a stare contemporaneamente in più dimensioni. È gioco, ma anche collezione. È passatempo, ma anche strumento educativo. È oggetto, ma anche linguaggio.

E qui torniamo a ciò che si vedrà in mostra a Savigliano. Il lavoro di Luca Petraglia è una dimostrazione concreta di questa trasformazione. I mattoncini diventano architettura, racconto, interpretazione. Non perdono la loro natura, ma la estendono. Che cosa resta dopo aver visitato la mostra? Non solo la meraviglia tecnica o la precisione dei dettagli. Ma la sensazione che costruire sia ancora uno dei modi più concreti per capire il mondo.

Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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La rassegna stampa di giovedì 7 maggio 2026


L'Iran valuta la proposta di pace degli Stati Uniti mentre Trump minaccia nuovi bombardamenti. I democratici criticano la testimonianza di Lutnick sui legami con Epstein

Questa è la rassegna stampa di giovedì 7 maggio 2026

L'Iran valuta la proposta di pace americana per porre fine alla guerra


L'Iran sta esaminando una proposta di pace americana di una pagina per porre fine al conflitto che ha chiuso lo Stretto di Hormuz da oltre due mesi. Il presidente Trump ha dichiarato che la guerra "finirà rapidamente" se l'Iran accetterà l'accordo, minacciando al contempo bombardamenti "a un livello e intensità molto più alti" in caso di rifiuto. Il Pentagono ha confermato di aver attaccato una petroliera iraniana che tentava di violare il blocco americano.

Fonti: Bloomberg Politics, BBC News, The Hill News

I democratici attaccano la testimonianza di Lutnick sui legami con Epstein


Il segretario al Commercio Howard Lutnick ha testimoniato davanti al Comitato per la supervisione della Camera sui suoi legami con Jeffrey Epstein, dopo che i documenti hanno rivelato contatti continuati anche dopo la condanna dell'ex finanziere. I democratici hanno definito la sua testimonianza "disonesta" e un "insabbiamento scandaloso", con il deputato Ro Khanna che ha affermato che Trump lo licenzierebbe se vedesse il video della deposizione.

Fonti: NYT > Top Stories, The Hill News, US news | The Guardian

Un giudice rilascia la presunta nota di suicidio di Epstein


Un giudice federale ha reso pubblica per la prima volta una presunta nota di suicidio scritta a mano da Jeffrey Epstein, che il suo ex compagno di cella disse di aver trovato nascosta in un romanzo grafico. La nota è stata rilasciata nell'ambito del procedimento legale del compagno di cella di Epstein, anche se il New York Times non ha potuto autenticare che sia stata effettivamente scritta da Epstein.

Fonti: NYT > Top Stories, The Hill News, US news | The Guardian

Un giudice stabilisce che l'FBI può tenere le schede elettorali della Georgia


Un giudice federale ha stabilito che il Dipartimento di Giustizia può trattenere le schede elettorali del 2020 e altri materiali sequestrati dall'FBI dalla contea di Fulton in Georgia. La decisione è legata alle affermazioni non provate del presidente Trump secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state viziate da frodi che hanno portato alla sua sconfitta. La contea, a maggioranza democratica, dovrebbe fare appello.

Fonti: NYT > Top Stories, US news | The Guardian, Bloomberg Politics

L'amministrazione Trump presenta una nuova strategia antiterrorismo contro l'Europa


L'amministrazione Trump ha accusato l'Europa di essere un "incubatore" per il terrorismo alimentato dalle migrazioni di massa, in una nuova strategia antiterrorismo di 16 pagine guidata da Sebastian Gorka. La strategia si concentra anche sullo sradicare gli "estremisti violenti di sinistra" e i gruppi "radicalmente pro-transgender", intensificando gli attacchi politici dell'amministrazione conservatrice contro gli oppositori.

Fonti: US news | The Guardian, The Hill News

I repubblicani del Tennessee presentano una mappa congressuale controversa


L'Assemblea Generale del Tennessee dovrebbe approvare rapidamente una nuova mappa congressuale che divide Memphis, una città a maggioranza nera che costituisce la maggior parte dell'unico distretto democratico dello stato. La proposta ha attirato la testimonianza dell'attivista per i diritti di voto Stacey Abrams, che si è opposta al ridisegnamento dei confini considerato discriminatorio.

Fonti: NYT > Top Stories, The Hill News

I prezzi del carburante per le compagnie aeree aumentano del 56% a marzo


Il Dipartimento dei Trasporti ha riportato che i costi del carburante per le compagnie aeree sono aumentati del 56% a marzo, il primo mese completo dopo lo scoppio della guerra in Iran. L'industria aeronautica ha avvertito l'amministrazione Trump sull'impatto economico dei prezzi elevati del carburante per jet, chiedendo una rapida fine del conflitto nel Medio Oriente.

Fonti: The Hill News, WSJ.com: Politics

La vittoria di Trump in Indiana dimostra la presa sui repubblicani


Il presidente Trump ha ottenuto una netta vittoria nelle primarie repubblicane dell'Indiana, riuscendo a mobilitare i sostenitori del partito per aiutarlo a rimuovere i legislatori statali republicani che lo avevano contrariato. Il risultato invia un chiaro segnale per le elezioni di medio termine, nonostante i bassi tassi di approvazione e le divisioni MAGA, dimostrando la sua continua influenza sulla base repubblicana.

Fonti: NYT > Top Stories, The Hill News

L'ex procuratore speciale Jack Smith critica il Dipartimento di Giustizia "corrotto"


In un evento privato a Washington il mese scorso, Jack Smith, l'ex procuratore speciale, ha accusato i leader del Dipartimento di Giustizia di prendere di mira le persone per l'azione penale per compiacere e impressionare il presidente. Smith ha definito il dipartimento "corrotto" da Trump e dai suoi alleati, fornendo una rara critica pubblica dell'approccio dell'amministrazione alla giustizia.

Fonti: NYT > Top Stories

Ted Turner, magnate dei media che lanciò la CNN, muore a 87 anni


Ted Turner, il magnate dei media che rivoluzionò le notizie televisive lanciando la Cable News Network (CNN) nel 1980, è morto all'età di 87 anni. Turner fu un pioniere della moderna cultura delle notizie 24 ore su 24 e trasformò il panorama mediatico americano con la sua visione innovativa dell'informazione continua.

Fonti: BBC News

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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OpenAI accelera: lancerà lo smartphone AI nel 2027


Le pressioni arrivano dall'IPO e dai competitor.
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In breve:


Secondo il leaker Ming-Chi Kuo, OpenAI avrebbe anticipato alla prima metà del 2027 il lancio del suo smartphone basato su agenti AI. Il progetto era previsto per il 2028. La spinta arriverebbe da una possibile IPO e dalla concorrenza sui telefoni AI. Il chip sarebbe prodotto da TSMC, mentre Luxshare dovrebbe occuparsi dell’assemblaggio. Il telefono punterebbe su fotocamera avanzata, due chip dedicati all’AI e integrazione stretta tra hardware e software. Kuo stima fino a 30 milioni di unità spedite tra 2027 e 2028.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI Fast-Tracking AI Phone for 2027 Launch, Says Kuo
OpenAI is said to be fast-tracking development of its first “AI agent phone,” with the company now aiming to mass produce the device as early as the first half of next year, according to industry analyst Ming-Chi Kuo. Late last month, Kuo revealed OpenAI’s work on a smartphone, contradicting earlier reports that the company had no plans to enter the mobile market.
MacRumorsTim Hardwick

Riassunto completo:


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Apple rimborsa per pubblicità ingannevole, i modelli esterni su iOS 27, lo smartphone di OpenAI


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon giovedì,
si è conclusa la class action che ha visto i possessori di iPhone 15 e 16 accusare Apple di pubblicità ingannevole per Siri AI: l'azienda di Cupertino rimborserà gli utenti ma soltanto negli Stati Uniti. Poi parleremo dei modelli AI esterni su iOS 27; dei tempi accelerati per l'agentic phone di OpenAI, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 318 Giovedì 7 maggio
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Apple accetta di pagare 250 milioni di dollari per vendita ingannevole su Siri AI


Legge
Apple ha accettato di pagare 250 milioni di dollari per chiudere una class action negli Stati Uniti sulle promesse fatte per Siri AI (la versione intelligente in linguaggio naturale, mai arrivata). L'accusa sostiene che Apple abbia pubblicizzato tra il 2024 e il 2025 funzioni più avanzate e personalizzate come disponibili o imminenti, anche se non erano operative. L’accordo riguarda circa 36 milioni di iPhone acquistati negli Stati Uniti tra il 10 giugno 2024 e il 29 marzo 2025: iPhone 16, iPhone 15 Pro e 15 Pro Max. Ogni utente potrà ricevere 25 dollari per dispositivo, fino a 95 dollari in base alle richieste accolte, ma solo negli Stati Uniti.
~
Fonte: The Guardian
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Apple permetterà la scelta di modelli AI di terzi su iOS 27


Intelligenza Artificiale
Apple prepara per iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 una funzione che permetterà di scegliere modelli AI di terzi dentro Siri, ma anche dentro Writing Tools e Image Playground (rispettivamente generazione testo e immagini con IA). Oggi Apple Intelligence integra solo ChatGPT come servizio esterno. Con il sistema “Extensions”, l’utente potrà attivare dalle impostazioni i modelli supportati dalle app installate dall’App Store (ad es. basterà avere installata l'app di Claude per averlo a disposizione tramite Siri). Apple avviserà che i contenuti generati dai servizi esterni non ricadono sotto la sua responsabilità. Il cambiamento riduce l’esclusiva di OpenAI nell’ecosistema Apple.
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Fonte: Bloomberg
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Una mancanza positiva

Da un lato è imbarazzante che Apple non...
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OpenAI accelera: lancerà lo smartphone AI nel 2027


Big Tech
Secondo il leaker Ming-Chi Kuo, OpenAI avrebbe anticipato alla prima metà del 2027 il lancio del suo smartphone basato su agenti AI. Il progetto era previsto per il 2028. La spinta arriverebbe da una possibile IPO e dalla concorrenza sui telefoni AI. Il chip sarebbe prodotto da TSMC, mentre Luxshare dovrebbe occuparsi dell’assemblaggio. Il telefono punterebbe su fotocamera avanzata, due chip dedicati all’AI e integrazione stretta tra hardware e software. Kuo stima fino a 30 milioni di unità spedite tra 2027 e 2028.
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Fonte: MacRumors
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L'era degli agentic phone

Questo device dovrebbe davvero aprire un'era: è possibile che tra cinque o dieci anni i sistemi a cui siamo abituati...
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OpenAI rilascia GPT-5.5 Instant, il nuovo modello predefinito di ChatGPT


Intelligenza Artificiale
OpenAI ha rilasciato GPT-5.5 Instant, il nuovo modello predefinito di ChatGPT al posto di GPT-5.3 Instant. Secondo l’azienda, risponde più velocemente e riduce le allucinazioni, cioè risposte false presentate come credibili, soprattutto in ambiti delicati come diritto, medicina e finanza. Nei test interni migliora in matematica e ragionamento su testo e immagini. La novità principale è l’uso del contesto personale: potrà cercare informazioni in chat passate, file caricati e Gmail per risposte più mirate. Arriva prima su web per utenti Plus e Pro, poi su mobile e altri piani. ChatGPT mostrerà anche da quali memorie ha preso le informazioni usate nella risposta.
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Fonte: TechCrunch
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La NASA ha pubblicato 12.000 foto scattate durante Artemis II


Spazio
La NASA ha pubblicato 12.217 foto scattate durante Artemis II, missione con quattro astronauti attorno alla Luna svoltasi dal 1° al 10 aprile. L’equipaggio viaggiava sulla capsula Orion “Integrity”. Molte immagini non erano state trasmesse durante il volo per limiti di banda e sono state recuperate dopo l’ammaraggio nel Pacifico. L’archivio mostra la Terra vista dallo spazio profondo, l’interno della capsula e dettagli della superficie lunare. Durante il passaggio sul lato nascosto della Luna, l’equipaggio ha fotografato la Terra sullo sfondo e ha raggiunto una distanza record massima di circa 406.773 chilometri.
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Fonte: Space
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Questa è un'email che ho inviato oggi a tutti i dipendenti di Coinbase


x.com (eng)

Decentramento cognitivo


addyosmani.com (eng)

Ho paura dell'informatica biologica


kuber.studio (eng)

Claude Code non sta migliorando il tuo prodotto


ethanding.substack.com (eng)


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Notizie veloci


In lingua inglese.

Etsy lancia la sua app all'interno di ChatGPT


techcrunch.com (eng)

CEO di Microsoft Xbox riorganizza la leadership a causa del calo delle vendite: “Dobbiamo far evolvere il nostro modo di lavorare”


cnbc.com (eng)

Google aggiorna la ricerca AI per includere citazioni da Reddit e da altre fonti


techcrunch.com (eng)

Tool del giorno

Kanwas


Kanwas è un vero e proprio canvas che mantiene il contesto non solo del lavoro in real time nella board, ma anche di tutti i tool integrati.

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Apple accetta di pagare 250 milioni di dollari per vendita ingannevole su Siri AI


In breve:


Apple ha accettato di pagare 250 milioni di dollari per chiudere una class action negli Stati Uniti sulle promesse fatte per Siri AI (la versione intelligente in linguaggio naturale, mai arrivata). L'accusa sostiene che Apple abbia pubblicizzato tra il 2024 e il 2025 funzioni più avanzate e personalizzate come disponibili o imminenti, anche se non erano operative. L’accordo riguarda circa 36 milioni di iPhone acquistati negli Stati Uniti tra il 10 giugno 2024 e il 29 marzo 2025: iPhone 16, iPhone 15 Pro e 15 Pro Max. Ogni utente potrà ricevere 25 dollari per dispositivo, fino a 95 dollari in base alle richieste accolte, ma solo negli Stati Uniti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple agrees to pay $250m over claims it misled buyers on Siri’s AI features
Settlement, which includes no admission of wrongdoing, covers roughly 36m eligible devices in class-action lawsuit
The GuardianGuardian staff reporter

Riassunto completo:


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Apple permetterà la scelta di modelli AI di terzi su iOS 27


Basterà che il modello sia sull'App Store.
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In breve:


Apple prepara per iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 una funzione che permetterà di scegliere modelli AI di terzi dentro Siri, ma anche dentro Writing Tools e Image Playground (rispettivamente generazione testo e immagini con IA). Oggi Apple Intelligence integra solo ChatGPT come servizio esterno. Con il sistema “Extensions”, l’utente potrà attivare dalle impostazioni i modelli supportati dalle app installate dall’App Store (ad es. basterà avere installata l'app di Claude per averlo a disposizione tramite Siri). Apple avviserà che i contenuti generati dai servizi esterni non ricadono sotto la sua responsabilità. Il cambiamento riduce l’esclusiva di OpenAI nell’ecosistema Apple.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple to Let Users Choose Rival AI Models Across Its iOS 27 Features
Apple Inc. will let users choose from a range of outside artificial intelligence services to power features across its software, building on a strategy to turn its devices into a comprehensive AI platform.
BloombergMark Gurman

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La NASA ha pubblicato 12.000 foto scattate durante Artemis II


Mostrano lo spazio profonda e la Luna.
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In breve:


La NASA ha pubblicato 12.217 foto scattate durante Artemis II, missione con quattro astronauti attorno alla Luna svoltasi dal 1° al 10 aprile. L’equipaggio viaggiava sulla capsula Orion “Integrity”. Molte immagini non erano state trasmesse durante il volo per limiti di banda e sono state recuperate dopo l’ammaraggio nel Pacifico. L’archivio mostra la Terra vista dallo spazio profondo, l’interno della capsula e dettagli della superficie lunare. Durante il passaggio sul lato nascosto della Luna, l’equipaggio ha fotografato la Terra sullo sfondo e ha raggiunto una distanza record massima di circa 406.773 chilometri.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

NASA just released 12,000 photos from Artemis 2. Here are our top picks
You’re going to want to clear the rest of your day.
SpaceJosh Dinner

Riassunto completo:


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Apple accetta di pagare 250 milioni di dollari per vendita ingannevole su Siri AI


Ma solo negli Stati Uniti.
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In breve:


Apple ha accettato di pagare 250 milioni di dollari per chiudere una class action negli Stati Uniti sulle promesse fatte per Siri AI (la versione intelligente in linguaggio naturale, mai arrivata). L'accusa sostiene che Apple abbia pubblicizzato tra il 2024 e il 2025 funzioni più avanzate e personalizzate come disponibili o imminenti, anche se non erano operative. L’accordo riguarda circa 36 milioni di iPhone acquistati negli Stati Uniti tra il 10 giugno 2024 e il 29 marzo 2025: iPhone 16, iPhone 15 Pro e 15 Pro Max. Ogni utente potrà ricevere 25 dollari per dispositivo, fino a 95 dollari in base alle richieste accolte, ma solo negli Stati Uniti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple agrees to pay $250m over claims it misled buyers on Siri’s AI features
Settlement, which includes no admission of wrongdoing, covers roughly 36m eligible devices in class-action lawsuit
The GuardianGuardian staff reporter

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OpenAI rilascia GPT-5.5 Instant, il nuovo modello predefinito di ChatGPT


Ha un contesto che si allarga anche a file e email.
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In breve:


OpenAI ha rilasciato GPT-5.5 Instant, il nuovo modello predefinito di ChatGPT al posto di GPT-5.3 Instant. Secondo l’azienda, risponde più velocemente e riduce le allucinazioni, cioè risposte false presentate come credibili, soprattutto in ambiti delicati come diritto, medicina e finanza. Nei test interni migliora in matematica e ragionamento su testo e immagini. La novità principale è l’uso del contesto personale: potrà cercare informazioni in chat passate, file caricati e Gmail per risposte più mirate. Arriva prima su web per utenti Plus e Pro, poi su mobile e altri piani. ChatGPT mostrerà anche da quali memorie ha preso le informazioni usate nella risposta.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI releases GPT-5.5 Instant, a new default model for ChatGPT | TechCrunch
The company said the model reduces hallucination in sensitive areas such as law, medicine, and finance, while maintaining the low latency of its predecessor.
TechCrunchIvan Mehta

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Perché è più facile parlare di sesso che di quanto guadagniamo


Il paradosso è che il denaro incide sulle nostre vite almeno quanto il sesso, ma resta circondato da un pudore fatto di paura del giudizio, invidia, vergogna.

Tra amici, conoscenti, perfino sui social, capita con sempre meno imbarazzo di affrontare temi che una volta erano tabù: vita sentimentale, orientamento sessuale, esperienze intime. Su un punto, però, il silenzio resta spesso quasi totale: quanto guadagniamo, quanto paghiamo di affitto, se riusciamo ad arrivare a fine mese.

Parlare di soldi, soprattutto di reddito personale, tocca nervi scoperti. C’è il timore di essere giudicati. C’è la paura di scoprire che un collega nella stessa posizione guadagna molto più di noi, o molto meno. C’è una componente di pudore ereditata: per generazioni il denaro è stato considerato un affare privato, da tenere fuori dalla conversazioni.

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Pagare col telefono: perché non ci sembra più di spendere


Così i piccoli tap quotidiani – un caffè, una corsa, uno snack – scivolano sotto il radar, mentre solo a fine mese, guardando l’estratto conto, scopriamo quanto ci è costata davvero quella sensazione di non aver speso quasi nulla.

Pagare è diventato un gesto quasi invisibile. Un tap sullo smartphone, una carta avvicinata al pos, un orologio che vibra e ti dice che è andato tutto a buon fine. Nessuna banconota che cambia mano, nessuna moneta che tintinna. Solo un bip e un messaggio: «Transazione approvata».

Per molti è un enorme passo avanti in comodità. Niente più portafogli gonfi, meno tempo alla cassa, meno ansia da contanti insufficienti. Ma la leggerezza del gesto ha un effetto collaterale: la spesa smette di essere un atto fisico e diventa qualcosa che accade in sottofondo. Il portafoglio non si svuota mai davanti ai tuoi occhi. Semplicemente, a fine mese, trovi un estratto conto più lungo.

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Questa voce è stata modificata (7 ore fa)
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L’Ungheria post-Orbán al banco di prova dell’Europa


L’uscita di scena di Viktor Orbán apre uno spazio politico che l’Unione europea non può permettersi di sprecare. Sul tavolo ci sono i novanta miliardi destinati all’Ucraina e la partita, ancora più delicata, del rientro dell’Ungheria nell’alveo dello Stato di diritto.

Péter Magyar si prepara a guidare l'Ungheria dopo aver ottenuto una supermajoranza alle elezioni legislative, ponendo fine a quattordici anni di governo di Viktor Orbán. Il cambio alla guida di Budapest rappresenta per Bruxelles l'opportunità di sbloccare novanta miliardi di euro destinati all'Ucraina, congelati proprio dal veto ungherese, e di riportare il Paese nell'alveo dello Stato di diritto europeo.

Per l'Italia, questa transizione ha implicazioni dirette: dal punto di vista economico, perché le imprese italiane presenti in Ungheria potrebbero beneficiare di una maggiore stabilità normativa e di un accesso più agevole ai fondi europei; dal punto di vista politico, perché viene meno il principale alleato di Giorgia Meloni nel Consiglio europeo quando si trattava di negoziare su immigrazione e sovranità nazionale.

Il nodo ucraino e la credibilità finanziaria dell'Unione


Il prestito da novanta miliardi di euro all'Ucraina, concordato dai Ventisette, era rimasto in sospeso a causa della posizione ungherese. Orbán aveva subordinato il via libera a garanzie sulla tutela della minoranza ungherese in Transcarpazia e a una revisione delle sanzioni contro Mosca. Magyar, pur mantenendo una linea conservatrice, ha chiarito di non voler utilizzare la politica estera come strumento di ricatto interno. Il disgelo atteso permetterebbe a Bruxelles di erogare le risorse promesse a Kiev entro l'estate, sostenendo la ricostruzione delle infrastrutture energetiche e il pagamento delle pensioni. Per l'Italia, che ha contribuito con circa dodici miliardi al pacchetto complessivo di aiuti europei all'Ucraina dal 2022, si tratta di un tema di credibilità politica: l'incapacità di mantenere gli impegni finanziari verso un Paese in guerra minerebbe la posizione europea nel G7 e nei confronti degli Stati Uniti.

La questione non riguarda solo l'Ucraina. Il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto, introdotto nel 2020 e applicato per la prima volta proprio contro l'Ungheria, ha sospeso circa sette miliardi di fondi strutturali destinati a Budapest. L'arrivo di Magyar, che ha fatto della lotta alla corruzione uno dei pilastri della campagna elettorale, potrebbe accelerare la revisione del sistema giudiziario ungherese e delle regole sugli appalti pubblici, condizioni necessarie per lo sblocco delle risorse. Le imprese italiane attive in Ungheria, soprattutto nei settori automotive e agroalimentare, guardano con interesse a una normalizzazione che faciliterebbe la partecipazione ai bandi europei e ridurrebbe i rischi legali legati a una governance opaca.

Lo Stato di diritto come banco di prova della riforma ungherese


La Commissione europea ha indicato tre priorità per l'Ungheria: l'indipendenza della magistratura, la trasparenza nella gestione dei fondi pubblici e la libertà dei media. Sotto Orbán, il Paese ha visto una concentrazione senza precedenti del potere esecutivo, con nomine politiche nei tribunali e un controllo stretto sui principali gruppi editoriali. Magyar dovrà dimostrare rapidamente di voler invertire la rotta. La supermajorità in parlamento gli consente di modificare la Costituzione senza negoziare con l'opposizione, ma lo espone al rischio di riprodurre lo stesso modello autoritario che ha contribuito a sconfiggere. Bruxelles osserverà con attenzione le prime mosse: la nomina di giudici indipendenti alla Corte costituzionale, la revisione della legge sui media e l'apertura di inchieste sulla gestione dei fondi Ue negli ultimi anni.

Per l'Italia, la vicenda ungherese ha un valore simbolico. Il governo Meloni ha finora evitato scontri diretti con Bruxelles sullo Stato di diritto, ma ha difeso Orbán in più occasioni, sostenendo che le regole europee venissero applicate in modo selettivo. Il cambio di regime a Budapest toglie un argomento ai critici della Commissione, ma crea anche un precedente: se l'Ungheria riuscirà a riformarsi rapidamente e a riconquistare la fiducia europea, dimostrerà che il meccanismo di condizionalità funziona. Se invece Magyar deluderà le aspettative, Bruxelles dovrà interrogarsi sull'efficacia degli strumenti di pressione a sua disposizione. In entrambi i casi, l'Italia osserverà da vicino, consapevole che ogni decisione presa su Budapest potrebbe diventare un precedente applicabile anche a Roma, qualora emergessero tensioni su riforme del sistema giudiziario o sulla gestione del PNRR.

Le domande de L'Analista


Magyar riuscirà a resistere alla tentazione di consolidare il potere personale nonostante la supermajorità parlamentare, o l'Ungheria sostituirà semplicemente un leader autoritario con un altro?

In che misura il disgelo tra Budapest e Bruxelles modificherà gli equilibri politici nel Consiglio europeo, indebolendo la posizione dei governi che avevano fatto dell'Ungheria di Orbán un alleato nelle battaglie contro Bruxelles?

Questa voce è stata modificata (9 ore fa)
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Morto Ted Turner, il fondatore della CNN


Il magnate dei media e filantropo di Atlanta ha rivoluzionato il giornalismo televisivo nel 1980 lanciando la prima rete all-news via cavo. Soffriva di demenza a corpi di Lewy.

Ted Turner, fondatore della CNN e creatore del ciclo di notizie 24 ore su 24, è morto mercoledì 6 maggio nella sua casa vicino a Tallahassee, in Florida, all'età di 87 anni. La conferma è arrivata dalla Turner Enterprises, la società che gestisce i suoi interessi imprenditoriali. Nel 2018 aveva rivelato di essere affetto da demenza a corpi di Lewy, una malattia neurologica progressiva con sintomi simili al Parkinson, e all'inizio del 2025 era stato ricoverato per una lieve polmonite prima di proseguire le cure in un centro di riabilitazione.

L'idea che lo rese famoso a livello mondiale fu quella di trasmettere notizie in tempo reale, da ogni parte del pianeta, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il primo giugno 1980 lanciò ad Atlanta la Cable News Network, prima rete via cavo interamente dedicata all'informazione continua. All'inizio i critici la soprannominarono Chicken Noodle Network, alludendo all'amatorialità di una redazione inesperta e sottopagata e ai frequenti problemi tecnici. Nei primi due anni la rete perdeva fino a due milioni di dollari al mese e contava meno di due milioni di telespettatori, contro i cinquanta milioni di famiglie raggiunte complessivamente dai notiziari delle tre grandi reti generaliste CBS, NBC e ABC. La svolta arrivò con la Guerra del Golfo del 1991: mentre la maggior parte dei giornalisti televisivi lasciava Bagdad, la CNN restò in città e trasmise in diretta lo scoppio del conflitto, con il corrispondente Peter Arnett tra i pochi reporter occidentali sul posto. Quella copertura le valse un prestigioso premio Peabody e nello stesso anno la rivista Time scelse Turner come uomo dell'anno per aver "influenzato la dinamica degli eventi e trasformato gli spettatori di 150 paesi in testimoni istantanei della storia". L'allora presidente George H.W. Bush arrivò a dichiarare al New York Times di imparare più dalla CNN che dalla Central Intelligence Agency.

Robert Edward Turner III nacque a Cincinnati, in Ohio, il 19 novembre 1938. La famiglia si trasferì poi a Savannah, in Georgia, dove il padre Ed gestiva una società di cartelloni pubblicitari. Lo descrisse nelle interviste come un alcolista violento che lo puniva con la cinghia, ma che cercava comunque di compiacere. La sorella minore Mary Jean morì giovane di lupus, evento che Turner indicò come la causa della perdita della propria fede religiosa. Frequentò la Brown University, da cui fu espulso, e nel 1963 il padre, indebitato e in depressione, si tolse la vita con un colpo di pistola nel bagno della casa di famiglia. A 24 anni, Ted ereditò così la Turner Outdoor Advertising. Nel 1970 la ribattezzò Turner Communications Group e acquistò due piccole emittenti televisive a Atlanta e Charlotte, North Carolina. Nel 1976 trasmise via satellite il segnale della stazione di Atlanta a sistemi via cavo in tutto il paese, dando vita alla prima superstation nazionale, che sarebbe diventata TBS.

Lo stesso anno comprò gli Atlanta Braves, squadra di baseball reduce da una stagione disastrosa di 67 vittorie e 94 sconfitte. "Non voglio più vedere titoli che chiamano Atlanta la città dei perdenti, voglio vedere la città dei vincitori", disse alla conferenza stampa di presentazione. La squadra avrebbe vinto le World Series nel 1995. Nel 1977 acquistò anche la franchigia di pallacanestro degli Atlanta Hawks, in parte per impedirne il trasferimento fuori città. Trasmettere tutte le 162 partite stagionali dei Braves su WTCG riempiva ore di palinsesto a costi minimi e attirava telespettatori in tutto il paese. Nel 1985 acquistò per 1,5 miliardi di dollari la libreria di film della MGM, una mossa che lasciò la sua azienda con quasi due miliardi di dollari di debiti e che lo costrinse pochi mesi dopo a rivendere studi e terreni mantenendo solo l'archivio cinematografico. Aggiunse poi Hanna-Barbera nel 1991, Cartoon Network nel 1992 e Turner Classic Movies nel 1994. Nel 1996 fuse il suo conglomerato Turner Broadcasting System con Time Warner per circa 7,5 miliardi di dollari in azioni, accettando il ruolo di vicepresidente. Dopo l'acquisizione di Time Warner da parte di AOL nel 2001, l'operazione si rivelò il più grande fallimento di fusioni e acquisizioni della storia aziendale: nel solo 2002 il gruppo registrò una perdita record di 99 miliardi di dollari. Turner si dimise dal consiglio nel 2003 e perse gran parte del proprio patrimonio, stimato in oltre sette miliardi di dollari erosi in tre anni.

Yachtsman di livello internazionale, Turner vinse l'America's Cup nel 1977 al timone di Courageous, battendo l'Australia 4 a 0. Nel 1979 partecipò al disastroso Fastnet Race nel mare d'Irlanda, dove venti eccezionalmente violenti causarono la morte di 15 velisti e l'affondamento di numerose imbarcazioni: solo 85 dei circa 300 partenti tagliarono il traguardo, e la sua barca Tenacious vinse la regata.

Negli ultimi decenni della sua vita, Turner si dedicò soprattutto alla filantropia e all'ambientalismo. Nel 1997 promise un miliardo di dollari alle Nazioni Unite, da versare in dieci anni: completò il pagamento nel 2015, nonostante la riduzione del suo patrimonio. Fondò la United Nations Foundation, la Nuclear Threat Initiative insieme all'ex senatore Sam Nunn per ridurre il rischio di guerra nucleare, la Captain Planet Foundation e il Turner Endangered Species Fund. Divenne uno dei maggiori proprietari terrieri privati degli Stati Uniti, con circa due milioni di acri distribuiti su 28 proprietà in stati come Nebraska, Colorado, Kansas, Montana, New Mexico e South Dakota, oltre a vasti terreni in Argentina. Possedeva il più grande allevamento privato di bisonti al mondo, con circa 51.000 capi, e nel 2002 aprì la catena di ristoranti Ted's Montana Grill per creare un mercato per la carne di bisonte e contribuire alla sopravvivenza della specie. Nel 1986 lanciò i Goodwill Games, competizione sportiva internazionale concepita per allentare le tensioni della Guerra Fredda, che si svolse fino al 2000.

Turner si sposò tre volte. La terza moglie fu l'attrice Jane Fonda, premio Oscar, dal 1991 al 2001. I due si erano frequentati per la prima volta poco dopo la fine del matrimonio di lei con il politico californiano Tom Hayden. Restarono amici anche dopo la separazione. Intervistata la scorsa settimana al TCM Classic Film Festival di Hollywood dal conduttore Ben Mankiewicz, Fonda ha definito Turner "il mio ex marito preferito" e ha ricordato che fu lui a creare Turner Classic Movies, parlandogliene già durante il primo appuntamento. Lascia cinque figli, 14 nipoti e due pronipoti.

Le sue posizioni pubbliche furono spesso controverse. Si dichiarò repubblicano conservatore con legami con i cristiani evangelici e con la John Birch Society, ma strinse anche amicizia con Fidel Castro, che lo convinse persino a girare uno spot promozionale per la CNN. Definì il cristianesimo "una religione per perdenti", scatenando polemiche, e in più occasioni pronunciò battute considerate razziste o offensive per cui in seguito si scusò. Il presidente Donald Trump lo ha definito mercoledì "uno dei più grandi di sempre". Mark Thompson, presidente e amministratore delegato di CNN Worldwide, ha dichiarato che Turner "è stato e sarà sempre lo spirito guida della CNN". Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres lo ha ricordato come "un visionario la cui convinzione, generosità e spirito audace hanno lasciato un'impronta duratura". Lo stesso Turner indicò nella creazione della CNN il "più grande risultato" della propria vita.

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L’illusione del gioco, il peso del reato: la trappola dei Deepfake


Dalla manipolazione AI alla violenza digitale: perché il contrasto ai "falsi d’autore" richiede cultura prima e sanzioni
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Deepfake e deepnude sono due vocaboli dal suono misterioso che affollano le cronache e che in comune hanno una caratteristica: la maggior parte delle volte che appaiono è stato consumato un reato. La giurista e criminologa Roberta Brega così delinea la loro nascita all'interno delle tecnologie, il quadro legislativo e un possibile "antidoto" che non è solo normativo-repressivo.

L’evoluzione delle tecnologie di intelligenza artificiale ha determinato una trasformazione radicale nella produzione e manipolazione dei contenuti digitali. Tra i fenomeni più rilevanti si colloca quello dei deepfake, contenuti audiovisivi artificialmente generati o alterati mediante algoritmi avanzati, in grado di riprodurre con elevato realismo sembianze e comportamenti umani, relativi sia a foto che video. All’interno di questa categoria si inserisce una declinazione particolarmente critica, rappresentata dai cosiddetti deep nude, immagini manipolate a contenuto sessualmente esplicito ottenute a partire da fotografie reali di soggetti inconsapevoli. La crescente accessibilità degli strumenti tecnologici ha contribuito a rendere queste pratiche sempre più diffuse, soprattutto tra i soggetti più giovani, in un contesto in cui la facilità d’uso delle applicazioni e la rapidità di esecuzione riducono drasticamente la percezione del rischio e della gravità della condotta. Il diritto, in questo scenario, si trova a confrontarsi con fenomeni nuovi che, pur non sempre espressamente tipizzati, risultano riconducibili a fattispecie già esistenti.

La creazione e, soprattutto, la diffusione di contenuti manipolati può integrare diverse ipotesi di reato, tra cui la violazione della riservatezza e dei dati personali, la diffamazione, la sostituzione di persona e, nei casi più gravi, la diffusione illecita di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito. Ciò che rileva non è la veridicità del contenuto, bensì la sua concreta idoneità a ledere beni giuridici fondamentali quali la dignità, l’onore e la reputazione della persona.

In questo senso, il fenomeno dei deepfake evidenzia i limiti di un sistema normativo costruito su categorie tradizionali, chiamato oggi ad adattarsi a forme di aggressione digitale sempre più sofisticate. Anche il dibattito pubblico recente, alimentato da episodi che hanno coinvolto figure istituzionali come il Presidente del Consiglio, ha contribuito a mettere in luce la pervasività e la pericolosità di tali pratiche, sottolineando l’urgenza di un intervento non tanto normativo quanto, piuttosto, culturale. Accanto al profilo giuridico, assume particolare rilievo la dimensione psicologica del fenomeno. I deepfake a contenuto sessuale si configurano come una forma di violenza digitale che incide profondamente sull’identità personale della vittima.

La rappresentazione falsificata del proprio corpo o della propria immagine, soprattutto quando associata a contenuti intimi, determina una perdita di controllo sulla propria identità pubblica e una compromissione della sfera privata. Le conseguenze possono manifestarsi sotto forma di ansia, stress cronico, vergogna, umiliazione e isolamento sociale, fino a sfociare, nei casi più gravi, in disturbi depressivi financo, nei casi più gravi, all'ideazione suicidaria. La peculiarità del danno risiede nella sua persistenza: la natura digitale dei contenuti ne consente una diffusione potenzialmente illimitata, rendendo la vittima esposta in modo continuo e reiterato.

Sul piano criminologico, il fenomeno appare strettamente connesso alle dinamiche tipiche dell’ambiente digitale. Molte delle condotte riconducibili alla creazione e condivisione di deep nude non nascono necessariamente da un’intenzione criminale consapevole, ma si collocano in una zona grigia di devianza normalizzata. L’assenza di un contatto diretto con la vittima, la percezione di anonimato e la distanza emotiva favoriscono una forma di disinibizione che riduce l’empatia e attenua quella che è la percezione del danno. A ciò si aggiunge una diffusa banalizzazione dell’atto, spesso percepito come un semplice esperimento tecnologico o un gioco, nonché una significativa carenza di alfabetizzazione giuridica e digitale. In particolare, tra i più giovani emerge con forza una scarsa consapevolezza del fatto che tali comportamenti possano integrare vere e proprie fattispecie di reato o, quantomeno, configurare forme di devianza con rilevanti implicazioni sociali.

La dimensione cyber costituisce, dunque, un elemento strutturale del fenomeno, incidendo non solo sulle modalità di realizzazione della condotta, ma anche sulla portata del danno. La velocità di propagazione dei contenuti, la difficoltà di rimozione e la loro permanenza nel tempo contribuiscono a trasformare un singolo episodio in una lesione potenzialmente permanente. La rete amplifica e cristallizza il contenuto, sottraendolo al controllo della vittima e rendendo estremamente complesso qualsiasi tentativo di tutela ex post. Alla luce di tali considerazioni, appare evidente come il contrasto ai deepfake non possa essere affidato esclusivamente allo strumento meramente repressivo.

È necessario un approccio integrato che coniughi interventi normativi, educazione digitale e promozione di una cultura della responsabilità. La sfida non è soltanto tecnologica o giuridica, ma profondamente sociale. In un contesto in cui la manipolazione dell’immagine altrui può essere realizzata con estrema facilità, diventa imprescindibile sviluppare una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.

In ultima analisi, il fenomeno dei deepfake impone una riflessione più ampia sul rapporto tra tecnologia e dignità umana. Dietro ogni contenuto manipolato non vi è un semplice dato digitale, ma una persona reale, la cui identità merita tutela. Se la tecnologia evolve rapidamente, la responsabilità individuale e collettiva deve necessariamente evolvere con essa.

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Il piano per abolire il sistema elettorale americano si avvicina al traguardo dopo vent'anni


Diciotto Stati democratici hanno aderito a un patto che assegnerebbe i voti elettorali al vincitore del voto popolare nazionale. Mancano 48 voti per renderlo operativo.

Un meccanismo che potrebbe trasformare radicalmente le elezioni presidenziali statunitensi è a un passo dal diventare realtà dopo vent'anni di lavoro silenzioso negli Stati a maggioranza democratica. Si chiama National Popular Vote Interstate Compact ed è un accordo tra Stati che mira a superare il Collegio elettorale senza modificare la Costituzione. Le elezioni di metà mandato del novembre 2026 potrebbero fornire i numeri mancanti per attivarlo già a partire dalle presidenziali del 2028.

Per capire la portata della proposta serve ricordare come funziona oggi il sistema americano. Il presidente non viene eletto direttamente dai cittadini ma da 538 grandi elettori distribuiti tra i 50 Stati e il Distretto di Columbia. Per vincere ne servono 270. Quasi tutti gli Stati assegnano l'intero blocco dei propri grandi elettori al candidato che ha ottenuto anche un solo voto in più nel territorio. Questo meccanismo ha portato due volte negli ultimi 25 anni a un presidente sconfitto nel voto popolare ma vincente al Collegio: George W. Bush nel 2000 contro Al Gore e Donald Trump nel 2016 contro Hillary Clinton. Il sistema concentra inoltre l'attenzione dei candidati su pochi Stati in bilico, ignorando di fatto la maggioranza del paese.

Il National Popular Vote Interstate Compact aggira l'ostacolo costituzionale con un meccanismo ingegnoso. Ogni Stato che aderisce si impegna ad assegnare i propri grandi elettori al candidato che ha vinto il voto popolare a livello nazionale, ma solo se altri Stati che insieme controllano almeno 270 grandi elettori prenderanno lo stesso impegno. Finché non si raggiunge questa soglia, l'accordo resta dormiente. Quando viene superata, scatta automaticamente: il vincitore del voto popolare nazionale ottiene i 270 grandi elettori necessari, rendendo irrilevante il risultato negli Stati che non hanno aderito.

Il patto ha già raccolto Stati che controllano 222 grandi elettori, quasi tutti a maggioranza democratica. L'ultimo ad aggiungersi è stata la Virginia il mese scorso. Mancano 48 voti elettorali per arrivare a 270, e qui entrano in gioco le elezioni del prossimo novembre. I democratici puntano a conquistare il governatorato e entrambe le camere legislative in sei Stati chiave: Wisconsin, Michigan, Arizona, Pennsylvania, Nevada e New Hampshire. Se ottengono il controllo completo in un numero sufficiente di questi Stati, possono fare aderire anche loro al patto e raggiungere la soglia in tempo per le presidenziali del 2028.
National Popular Vote Interstate Compact

Elezioni · USA
National Popular Vote Interstate Compact: gli stati aderenti
18 stati + District of Columbia · 222 voti elettorali su 270 necessari · Aggiornamento aprile 2026

Caricamento mappa…

Aderenti al Compact 222 voti elettorali

Non aderenti 316 voti elettorali

Voti raggiunti 222
Soglia attivazione 270

0 voti elettorali 538 voti elettorali

270

222
Voti elettorali aderenti

48
Voti elettorali mancanti

82,2%
Della soglia raggiunta

Elaborazione su dati di National Popular Vote Inc. e Ballotpedia · Aggiornato al 15 aprile 2026

L'origine del progetto risale al 2006. John Koza, informatico arricchitosi grazie all'invenzione dei biglietti della lotteria gratta e vinci, fondò l'organizzazione National Popular Vote Inc. dopo essersi convinto che le elezioni del 2004 avessero ridotto un'intera nazione a dipendere dal voto di un singolo Stato, l'Ohio. Koza, democratico ma attento a costruire credenziali bipartisan, applicò alla riforma elettorale lo stesso strumento giuridico usato negli anni Settanta e Ottanta per creare lotterie tra più Stati: il patto interstatale, un accordo vincolante tra governi statali. La logica del professore di legge di Yale Akhil Reed Amar, che aveva pubblicato un articolo nel 2001 con argomentazioni simili, fornì l'impalcatura teorica.

Le obiezioni alla proposta sono però significative e provengono anche dai suoi sostenitori storici. Lo stesso Amar, intervistato da Vox, ha espresso dubbi profondi paragonandosi a Edward Teller, il fisico che contribuì alla bomba a idrogeno. Il problema principale è che il patto non crea un vero voto popolare nazionale: le elezioni continueranno a essere amministrate separatamente dai 50 Stati e dal Distretto di Columbia, e il totale nazionale sarà semplicemente la somma dei risultati locali. Non esiste alcun organismo federale che possa amministrare, supervisionare o decidere su contestazioni in caso di risultato nazionale ravvicinato. Non c'è uno standard unico per i riconteggi.

Gli Stati potrebbero inoltre manipolare le proprie regole per gonfiare i totali e aumentare il peso sul risultato nazionale. La Costituzione non fissa un'età minima per votare: gli Stati democratici potrebbero abbassarla a 16 anni, mentre quelli repubblicani potrebbero rispondere consentendo ai genitori di votare per conto dei figli minori, ipotesi su cui ha riflettuto pubblicamente il vicepresidente JD Vance. Amar ha dichiarato a Vox che senza un quadro federale unitario il sistema non può funzionare davvero, ammettendo di essere stato ingenuo venticinque anni fa quando immaginava istituzioni credibili e fidate da entrambi i lati politici.

Il secondo problema è l'asimmetria politica. L'adesione al patto è quasi interamente democratica. Derek Muller, professore di legge alla Notre Dame, ha spiegato a Vox che i pochi repubblicani favorevoli sono spesso lobbisti retribuiti o figure isolate con motivazioni personali, mentre il sostegno è schiacciantemente di parte democratica. Se i democratici dovessero imporre la riforma senza un consenso bipartisan e poi vincere le presidenziali del 2028, una successiva ondata repubblicana alle elezioni di metà mandato del 2030 potrebbe innescare ritorsioni: nuove maggioranze repubblicane negli Stati in bilico potrebbero non solo uscire dal patto, ma anche stabilire un precedente per cui il partito al governo riscrive le regole elettorali a proprio vantaggio. La norma secondo cui i grandi elettori vanno al vincitore di ciascuno Stato fu utile nel 2020, quando i repubblicani al potere negli Stati in bilico vi si appellarono per certificare la vittoria di Joe Biden contro i tentativi di Trump di ribaltare il risultato.

I sostenitori della riforma rispondono con un dato: un sondaggio del Pew Research Center del 2024 ha rilevato che il 63 per cento degli adulti americani sostiene il voto popolare e solo il 35 per cento preferisce il sistema attuale. Gallup ha registrato un sostegno simile dal 2000, con una breve flessione tra i repubblicani dopo il 2016. L'opinione pubblica, secondo i riformatori, scoraggerebbe manipolazioni partigiane perché chi le tentasse pagherebbe un prezzo politico. Aggiungono che nel 2024 Trump ha dimostrato di poter vincere anche il voto popolare e che, se il Texas si trasformasse in uno Stato contendibile, lo squilibrio strutturale tra i due partiti nel Collegio elettorale verrebbe meno, aprendo la strada anche a un ripensamento repubblicano. Koza ha sostenuto che, una volta abolito il vecchio sistema, sarà difficile rimpiangerlo, citando l'analogia con i matrimoni omosessuali, su cui l'opinione pubblica americana è cambiata rapidamente.

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Rubio in Vaticano domani, ma le tensioni con la Casa Bianca non si placano


Il segretario di Stato americano incontrerà il Pontefice il 7 maggio. Trump accusa ancora Papa Leone. Rubio prova a smorzare i toni

Alla vigilia della visita del segretario di Stato americano Marco Rubio in Vaticano, prevista per domani 7 maggio, Trump ha rilasciato nuove dichiarazioni contro Papa Leone XIV. Lo riporta l'agenzia SIR.

Durante il programma radiofonico "The Hugh Hewitt Show", Donald Trump ha accusato il Pontefice di "mettere in pericolo molti cattolici e molte persone", affermando che sarebbe favorevole a un Iran dotato di armi nucleari. Rubio, incontrando i giornalisti, ha spiegato che Trump ritiene "inconcepibile che qualcuno possa ritenere una buona idea che l'Iran possa avere un'arma nucleare", sostenendo che questa posizione accomuna il presidente, lui stesso e il Papa.

Le divergenze tra Washington e il Vaticano riguardano il multilateralismo, le deportazioni dei migranti, lo smantellamento dell'USAID, le guerre in Medio Oriente e i rapporti con l'Unione Europea su Ucraina e Iran. Trump non ha parlato telefonicamente con Leone XIV dall'elezione del Papa, avvenuta l'8 maggio 2025. Ha invece invitato alla Casa Bianca il fratello del Pontefice, Luigi Prevost, che ha pubblicamente definito "un sostenitore convinto di MAGA".

Rubio, cattolico di origini cubane, già ricevuto dal Pontefice il 19 maggio 2025 insieme al vicepresidente JD Vance, incontrerà anche il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin e il segretario per i rapporti con gli Stati l'arcivescovo Paul Richard Gallagher. La missione si svolge mentre il dibattito sulla guerra in Iran continua a pesare sui sondaggi presidenziali. Il cardinale di Chicago Blaise Cupich ha intanto richiamato le parole di Leone XIV sulla pace, sostenendo che la risposta alla guerra sta nell'adozione di "strategie creative di pace" attraverso dialogo e negoziazione.

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Guccini tra malinconia e reality: “Non leggo più, ma guardo tutto. Anche il Grande Fratello”


A Reggio Emilia il ritorno del cantautore: il dolore per la lettura perduta, la passione per il Reno e lo sguardo snob sulla TV pop

A diciotto mesi dalla sua ultima uscita pubblica, Francesco Guccini torna a raccontarsi in un incontro che ha unito riflessione personale e osservazione del presente. Sabato sera, ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia, il cantautore che oggi preferisce definirsi scrittore ha partecipato all’evento “Canterò soltanto il tempo”, titolo condiviso con la mostra a lui dedicata.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera , Guccini è stato accolto da una sala gremita, ed ha esordito con una confessione diretta: «Erano diciotto mesi che non uscivo di casa, confesso che avevo un po’ paura». Il lungo periodo di assenza dalla scena pubblica ha segnato un cambiamento nel suo rapporto con il tempo e con sé stesso, temi che hanno attraversato l’intero incontro.

Prima del dialogo con il pubblico, l’artista ha visitato l’esposizione a lui dedicata, esprimendo un giudizio complessivamente positivo, pur evidenziando alcune mancanze legate alla difficoltà di condensare un’intera vita in un percorso espositivo. «Molto bella e interessante, ma è difficile riassumere una vita intera», ha osservato, sottolineando l’assenza di alcuni elementi personali a cui è particolarmente legato.

Il momento più significativo dell’incontro è emerso quando Guccini ha affrontato aspetti più intimi della sua quotidianità, segnata anche da problemi di salute che hanno inciso sulle sue abitudini. Tra questi, l’impossibilità di leggere, attività che ha sempre rappresentato una componente centrale della sua vita. “Non riesco più a leggere, una cosa che mi addolora tantissimo”, ha dichiarato.

In questo contesto si inserisce un aspetto che ha suscitato particolare interesse: il suo rapporto con la televisione. Guccini ha raccontato di aver sviluppato una frequentazione assidua dei programmi televisivi, inclusi format popolari e di intrattenimento come Temptation Island e il Grande Fratello. Un consumo che lui stesso definisce con ironia «quasi masochistico».

“Mi diverto molto a vederli, naturalmente con uno spirito un po’ snob”, ha spiegato, aggiungendo che ciò che lo diverte maggiormente è la dimensione costruita di questi programmi: “Quello che mi fa ridere è il fatto che sia tutto finto e costruito ad arte dagli autori”. Un’osservazione che riflette uno sguardo lucido e distaccato, capace di cogliere i meccanismi narrativi della televisione contemporanea senza rinunciare al piacere della visione.

Nel corso dell’incontro, non è mancato un passaggio sul confronto tra la musica di ieri e quella di oggi. Il giudizio di Guccini resta critico: secondo lui, è venuta meno quella spinta narrativa e autoriale che caratterizzava la stagione dei grandi cantautori italiani. “Una volta avevamo la volontà di voler dire qualcosa”, ha affermato, parlando di un’epoca ormai conclusa.

Nonostante i cambiamenti e le difficoltà, la scrittura continua a occupare un ruolo centrale nella sua vita. Guccini ha rivelato di essere al lavoro su un nuovo racconto ambientato lungo il fiume Reno, un progetto che unisce lingua italiana e dialetto, mantenendo viva quella tensione narrativa che ha sempre contraddistinto il suo percorso artistico.

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Nei sondaggi Trump è ormai come George W. Bush


L'analisi di Ed Kilgore su Intelligencer mostra un calo costante del consenso al presidente su tutti i temi, con gli indipendenti vicini ai democratici e i repubblicani in difficoltà verso le elezioni di metà mandato.

Donald Trump sta vivendo il momento più difficile del suo secondo mandato sul fronte del consenso. I sondaggi più recenti lo collocano in una zona di impopolarità paragonabile a quella di George W. Bush nella fase finale del suo secondo mandato o di Joe Biden nell'ultimo anno alla Casa Bianca. È quanto emerge da un'analisi di Ed Kilgore pubblicata su Intelligencer, che passa in rassegna i dati di numerosi istituti demoscopici.

Tra i rilevamenti più sfavorevoli al presidente c'è quello del Pew Research Center del 26 aprile, che assegna a Trump un gradimento del 34 per cento contro un 64 per cento di giudizi negativi. Il saldo negativo di trenta punti rappresenta un peggioramento netto rispetto ai meno 24 di gennaio e ai meno 18 dello scorso settembre. Il sondaggio ABC-Washington Post del 28 aprile conferma la tendenza, con un rapporto approvazione-disapprovazione di 37 a 62 per cento. Anche TIPP, istituto sponsorizzato dal sito conservatore Issues & Insights, registra al primo maggio un gradimento del 38 per cento contro il 54 di disapprovazione, in peggioramento rispetto ai mesi precedenti.
Trump in caduta libera nei sondaggi — FocusAmerica

Sondaggi · Secondo mandato Trump

Trump in caduta libera:
allo stesso livello di Bush 2006, Biden 2024


A meno di un anno e mezzo dall'insediamento, il presidente registra il livello di consenso più basso del suo secondo mandato. Pew lo dà al 34%, le medie nazionali oscillano tra -16 e -19 punti di popolarità netta.

Sintesi sondaggi · Aprile-Maggio 2026 Pew, ABC/WaPo, Economist/YouGov, RCP, Silver Bulletin

Il dato chiave · Pew Research, 20-26 aprile

Approvazione
34%
Il minimo del secondo mandato. Era 47% all'insediamento.

Disapprovazione
64%
Saldo netto: −30 punti. Era −24 a gennaio, −18 a settembre.

Esplora i dati
1 I sondaggi 2 I temi 3 Indipendenti 4 Midterm

Mappa dei rilevamenti

Tutti gli istituti, anche quelli filo-Trump, lo danno in territorio negativo


Il calo emerge anche nei sondaggi che in passato erano stati più favorevoli a Trump. Rasmussen, Harvard-Harris e InsiderAdvantage, tradizionalmente più generosi, lo collocano ora tutti in territorio decisamente negativo.

Pew Research Minimo
26 aprile · 5.103 cittadini adulti · ATP Wave 192

34% approva64% disapprova

−30
Saldo

ABC / Washington Post
28 aprile

37% approva62% disapprova

−25
Saldo

TIPP (Issues & Insights)
1° maggio · istituto sondaggi conservatore

38% approva54% disapprova

−16
Saldo

Rasmussen Reports Pro-Trump
"Sondaggista preferito del presidente"

40% approva55% disapprova

−15
Saldo

InsiderAdvantage
27 aprile · prima volta in negativo

42% approva47% disapprova

−5
Saldo

Media RealClearPolitics
Aggregato di tutti gli istituti

40,5% approva56,5% disapprova

−16
Saldo

Silver Bulletin
Era −12,5 due mesi prima

40% approva58% disapprova

−18,6
Saldo

Approvazione
Disapprovazione

Nello stesso momento del primo mandato, Trump era al 42% di gradimento: lo stesso livello registrato da Biden nella fase corrispondente della sua presidenza.

La pagella per dossier

Trump è in negativo su tutti i temi: l’inflazione resta il punto più critico


Saldo netto medio, cioè approvazione al netto della disapprovazione, per ciascun tema: dalle aggregazioni di Silver Bulletin ai sondaggi più recenti su Iran ed economia.

Immigrazione
−10,4

Commercio e dazi
−19,7

Economia
−24,9

Iran (Economist/YouGov)
−29

Iran (ABC/WaPo)
−33

Inflazione
−42,2

L'inflazione resta il punto più dolente. Secondo Fox News, in aprile l'unico dossier dove Trump mantiene un saldo positivo è la sicurezza dei confini (55% di approvazione).

Il problema strutturale

Gli indipendenti si sono allineati ai democratici


È l'elemento più pericoloso per la Casa Bianca. In ogni rilevazione disponibile, tra gli elettori senza affiliazione di partito Trump perde con margini di due cifre.

ABC / Washington Post

App

25%
Dis

73%

−48
Saldo

Economist / YouGov

App

26%
Dis

67%

−41
Saldo

Reuters / Ipsos

App

24%
Dis

74%

−50
Saldo

TIPP

App

30%
Dis

60%

−30
Saldo

Anche la base elettorale del presidente inizia a cedere: secondo Economist/YouGov, oggi il 17% di chi ha votato Trump nel 2024 disapprova il suo operato. Pew rileva che tra i suoi elettori under 35 l'approvazione è al 57%, contro l'87% degli over 50.

Le elezioni di midterm

Il vantaggio democratico per la Camera cresce, lento ma costante

+5,7
Vantaggio Dem
media RealClearPolitics

+5,8
Vantaggio Dem
media Silver Bulletin

Confronto con il voto reale 2024

Dem oggi (RCP)

+5,7

Dem oggi (Silver Bulletin)

+5,8

GOP nel 2024 (voto reale)

+2,6

Il precedente

Se il calo dovesse intaccare ulteriormente la base elettorale repubblicana, Trump si troverebbe nella condizione di George W. Bush nel 2006, quando i repubblicani persero nettamente il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato.

Fonte Pew Research Center (5.103 adulti, 20-26 aprile 2026), ABC News/Washington Post, TIPP, Rasmussen Reports, InsiderAdvantage, Economist/YouGov, Reuters/Ipsos, Harvard-Harris, RealClearPolitics, Silver Bulletin. Analisi di Ed Kilgore su Intelligencer. Aggiornamento: maggio 2026.

Il calo riguarda anche i sondaggisti che in passato avevano dato a Trump valutazioni più favorevoli. Rasmussen Reports, definito da Kilgore come il sondaggista preferito del presidente, lo colloca a meno 15 punti di saldo netto. Harvard-Harris segna per la prima volta in questo mandato un saldo negativo a doppia cifra. InsiderAdvantage, che per mesi era stato l'unico istituto pubblico a registrare valori positivi per Trump, al 27 aprile lo dà sotto la linea di galleggiamento, a meno 5 punti.

Le medie dei sondaggi confermano la tendenza. Su RealClearPolitics il saldo è di meno 16 punti, con il 40,5 per cento di approvazione contro il 56,5 di disapprovazione, appena sotto il minimo del secondo mandato. Silver Bulletin lo colloca a meno 18,6 punti, in netto peggioramento rispetto ai meno 12,5 di due mesi prima. Allo stesso punto del primo mandato Trump era al 42 per cento di gradimento, esattamente come Biden nel corrispondente momento della sua presidenza.

Le valutazioni sul presidente sono negative su quasi tutti i temi. Le medie di Silver Bulletin per singolo argomento mostrano un saldo di meno 10,4 punti sull'immigrazione, meno 19,7 sul commercio, meno 24,9 sull'economia e un risultato particolarmente pesante sull'inflazione, con meno 42,2 punti. La guerra contro l'Iran, impopolare nell'opinione pubblica, sta peggiorando ulteriormente il quadro. Il sondaggio ABC-Washington Post indica che il 33 per cento degli intervistati approva la gestione della situazione iraniana da parte del presidente, mentre il 66 per cento la disapprova. Una domanda analoga posta da Economist-YouGov il 27 aprile produce un risultato di 30 per cento di giudizi positivi contro il 59 di negativi.

Un elemento strutturale del problema è il comportamento degli elettori indipendenti, che si stanno allineando alle posizioni dei democratici molto più che a quelle dei repubblicani. Tra gli indipendenti il presidente raccoglie il 25 per cento di consensi e il 73 di disapprovazione secondo ABC-Washington Post, il 26 contro il 67 secondo Economist-YouGov, il 24 contro il 74 secondo Reuters-Ipsos e il 30 contro il 60 secondo TIPP.

Con l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato la bassa popolarità del presidente sta influenzando anche le prospettive del Partito Repubblicano. Le rilevazioni sulla cosiddetta intenzione di voto generica per la Camera dei Rappresentanti mostrano un vantaggio democratico in crescita lenta ma costante. Le medie di RealClearPolitics danno ai democratici un vantaggio del 5,7 per cento, Silver Bulletin del 5,8. Nel 2024 i repubblicani avevano vinto il voto popolare nazionale per la Camera con un margine del 2,6 per cento.

La preoccupazione maggiore per i repubblicani riguarda la possibilità che il calo di consensi inizi a intaccare anche la base elettorale del presidente. Al momento Economist-YouGov rileva che il 17 per cento di chi ha votato Trump nel 2024 disapprova oggi il suo operato. Se questa percentuale dovesse crescere ulteriormente, il presidente si troverebbe in una situazione paragonabile a quella di George W. Bush nel 2006, anno in cui i repubblicani persero il controllo del Congresso nelle elezioni di metà mandato.

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Nave francese colpita nello Stretto di Hormuz, Trump sospende la missione militare di scorta


Una portacontainer della Cma Cgm attaccata, feriti nell'equipaggio. Il presidente americano ferma il "Project Freedom" dopo un solo giorno

Una nave portacontainer della compagnia francese Cma Cgm è stata colpita nello Stretto di Hormuz, già teatro delle tensioni tra Iran e Occidente. Nell'attacco sono rimasti feriti alcuni membri dell'equipaggio, secondo quanto riporta SkyTg24.

A poche ore dall'episodio, Donald Trump ha annunciato la sospensione del "Project Freedom", l'operazione militare statunitense di scorta alle navi commerciali nello Stretto, avviata appena un giorno prima. "Verrà sospeso per un breve periodo di tempo per vedere se l'accordo può essere finalizzato e firmato", ha scritto il presidente su Truth Social.

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Negli Stati Uniti l'America politicamente divisa si ritrova unita contro i data center


Dal Michigan al Maine cresce una rivolta bipartisan contro i mega-impianti necessari per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale generativa. Intanto l'esercito ne sta progettando uno da 3 gigawatt a Fort Bliss, in Texas.

A Lyon Township, piccolo centro del Michigan sudorientale che nel 2024 ha votato per Donald Trump, i residenti si sono riuniti mensilmente per discutere animatamente su un progetto di data center grande quanto trentadue campi da football. Chiedono risposte sul traffico, sul rumore, sulle bollette elettriche, sul valore delle case e sul consumo di acqua. Le ragioni della protesta sono diverse, ma il fronte è compatto: per una volta democratici e repubblicani si ritrovano fianco a fianco e questo sta accadendo in tutto il Paese.

Il New York Times racconta in questo modo come i data center per l’intelligenza artificiale stiano facendo qualcosa che la politica americana non riusciva più a fare da anni: unire elettori di orientamenti opposti. Dal Michigan al Maine, in un Paese diviso su quasi tutto, dalle automobili alle serie televisive, contro i mega-impianti si è formato un vero fronte trasversale bipartisan.

I dati confermano il cambio d’umore. Il mese scorso il Maine è stato vicino a diventare il primo Stato ad approvare una moratoria sui data center, ma la governatrice democratica Janet Mills ha posto il veto perché il testo non prevedeva un’esenzione per un progetto specifico nella città di Jay. Il tentativo di superare il veto è poi fallito. Misure analoghe sono state presentate in almeno altri 13 Stati e in decine di municipalità. In Wisconsin, un sondaggio della Marquette University Law School indica che circa il 70% dei cittadini ritiene ormai che i costi legati alla presenza dei data center superino i benefici. Il responsabile del sondaggio, Charles Franklin, ha sottolineato un dato sorprendente per uno Stato notoriamente polarizzato: sull'odio verso i data center la distanza tra i due elettorati è quasi scomparsa.

Il Michigan come laboratorio del nuovo fronte trasversale


Il Michigan è il laboratorio più attivo di questa saldatura inedita. Almeno 50 comuni hanno approvato misure per sospendere i progetti per la costruzione di nuovi data center. Repubblicani e democratici si coordinano su Signal e Facebook, raccolgono firme e finanziano legali per dar battaglia. A tal scopo a Kalkaska, Ryan Wagner, ex attivista MAGA alla guida del Northern Michigan Hunters club, si è alleato con il musicista di sinistra Seth Bernard. "Il Ryan di cinque anni fa probabilmente non gli avrebbe nemmeno parlato", ha dichiarato Wagner al New York Times.

A spingere la protesta non è solo la dimensione dei progetti, ma anche il modo in cui vengono imposti sui territori. I residenti scoprono l'esistenza dei progetti per la costruzione di data center attraverso richieste di riconversione urbanistica presentate da società sconosciute, con nomi in codice come Project Cannoli, Project Cherry Blossom o Project Flex.

A Saline Township, due contratti tra Oracle e la principale utility elettrica dello Stato sono stati pubblicati con omissis tanto estesi da spingere il procuratore generale del Michigan a contestarli in tribunale. Oracle ha replicato di aver protetto informazioni sensibili dai concorrenti e di aver rispettato tutte le richieste dell'ente regolatore.

La tensione produce anche episodi inquietanti. Il mese scorso, a Indianapolis, un consigliere comunale ha denunciato di aver subito 13 colpi d’arma da fuoco contro la propria abitazione dopo aver votato a favore della costruzione di un nuovo impianto. Nessuno è rimasto ferito, ma un biglietto lasciato sul posto recitava: "No data centers".

Anche al Congresso si muovono proposte di regolamentazione firmate da senatori con posizioni politiche molto distanti come il democratico Bernie Sanders e il repubblicano Josh Hawley. In Michigan, tuttavia, il malcontento rischia di pesare in un anno elettorale con 3 seggi alla Camera in bilico, una corsa al Senato che si annuncia combattuta e la poltrona di governatore aperta. La governatrice uscente democratica Gretchen Whitmer ha sostenuto una legge che offre incentivi fiscali per la costruzione dei data center, e il contraccolpo potrebbe colpire per primo il suo partito.

Il governo accelera i suoi piani in Texas


Mentre la protesta cresce, il governo federale accelera i propri piani sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Il Texas Tribune riporta infatti che l’esercito americano vuole costruire a Fort Bliss, in Texas, un complesso di data center da 3 gigawatt. Il progetto sarà finanziato e gestito dal fondo di investimento Carlyle Group e rientra nel piano dell’Amministrazione Trump per dotare il Dipartimento della Difesa di infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

L’impianto sorgerà su terra federale e dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2027. Se dovesse diventare realtà, entro pochi anni finirebbe per consumare più elettricità di tutti i 460 mila clienti di El Paso Electric messi insieme. Il vice Sottosegretario dell’esercito, David Fitzgerald, ha già indicato come fonte di alimentazione più probabile le turbine a gas naturale, che però producono grandi quantità di anidride carbonica e particolato.

Il progetto si aggiunge ai 10 miliardi di dollari investiti da Meta e ai 165 miliardi del Project Jupiter di Oracle e OpenAI nella vicina Santa Teresa, in New Mexico, per trasformare l’area di confine in uno dei principali poli statunitensi per le infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, restano molti interrogativi. Non si sa se l’impianto si collegherà alla rete idrica ed elettrica di El Paso, né come potrà essere "idricamente neutrale", come promesso dall’esercito, dato che attingerà all’acquifero Hueco Bolson, principale fonte d’acqua della città. Lo stesso documento di gara dell’esercito classifica il rischio idrico per El Paso come "estremamente alto".

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Scatta oggi l’aumento dei prezzi di sigarette, sigari e sigarette elettroniche


Ritocchi fiscali spingono verso l’alto i costi dei prodotti da fumo: rincari diffusi e impatto sulle abitudini dei consumatori

Come preannunciato da qualche mese, da oggi parte il nuovo aumento del prezzo di sigari e sigarette. Comecomunicato dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: “con decorrenza 6 maggio 2026, varia il prezzo di alcune marche di tabacchi lavorati”. L’aumento coinvolgerà alcuni marchi di sigarette e diversi di sigari, questa crescita è dovuta all’effetto dell’ultima Legge di Bilancio che ha spinto verso l’alto le accise sui tabacchi. L’aumento interesserà anche le sigarette elettroniche. Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, ha ricordato che questi aumenti garantiranno un maggiore gettito da 1,47 miliardi di euro nel triennio: 213 milioni di euro per il 2026, 465,8 milioni per 2027 e 796,9 milioni per il 2028.

A essere colpiti più duramente sono i cultori del sigaro, è infatti questo il vero protagonista del rincaro. Tra i marchi più conosciuti ai consumatori saranno Zino, Plasencia e Camacho; le Davidoff costano attualmente 6,80 euro, mentre l’Antico Sigaro Nostrano del Brenta sfonda il tetto dei 10 euro arrivando al prezzo attuale di 13,50 euro (fino a ieri, a esempio, il tipo “Doge”. “Benedettino” o “Sestiere” costavano 13,30 euro)

Vale la pena ricordare che la tassazione sul tabacco porta ogni anno nelle casse dello Stato circa 15 miliardi di euro. “Speriamo – ha detto ancora Melluso - che parte delle maggiori entrate siano utilizzate dal Governo per potenziare misure contro i danni da fumo e incrementare la prevenzione soprattutto in favore dei più giovani”.

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Perché gli Stati Uniti non riescono a costruire droni senza bisogno della Cina


Pechino domina la filiera dei piccoli velivoli senza pilota, dai motori alle batterie. Secondo gli analisti citati dal Wall Street Journal, sostituire i componenti cinesi potrebbe far quadruplicare i costi.

Gli Stati Uniti vogliono ridurre la dipendenza dalla Cina nella produzione di droni, ma la filiera è così radicata nell’industria cinese che ricostruire una capacità autonoma richiederà anni e comporterà un forte aumento dei costi. Il Wall Street Journal ha scomposto un drone tipo nei suoi componenti principali per stimare quanto costerebbe sostituire ogni pezzo cinese con un equivalente americano. Secondo gli analisti consultati dal quotidiano, il rincaro potrebbe arrivare fino al 400%.

Il nodo più complesso riguarda le batterie, definite “estremamente difficili” da sostituire. I droni usano batterie ai polimeri di litio, capaci di rilasciare energia molto rapidamente, e la Cina controlla l’intera catena di approvvigionamento di questo tipo di batterie. Passare a prodotti interamente americani farebbe salire il prezzo di circa il 400%, il dato più alto tra tutti i componenti analizzati.

Batterie, motori e telecamere: i punti più critici


Anche i motori che generano la spinta e regolano la direzione di volo, rappresentano un ostacolo rilevante. I modelli ad alte prestazioni richiedono magneti alle terre rare, un settore in cui Pechino controlla almeno il 90% della produzione mondiale, mentre la capacità statunitense è descritta come trascurabile. In questo caso, il rincaro stimato è del 200%.

Per le telecamere, che trasmettono al pilota il flusso video in tempo reale, la loro sostituzione è considerata “difficile”. Giappone e Stati Uniti restano produttori solidi di sensori d’immagine, ma l’assemblaggio finale avviene quasi interamente in Cina e la produzione su larga scala di lenti di precisione resta un nodo industriale. Anche qui il prezzo aumenterebbe del 200%.

Il problema non è un solo componente


Anche l'antenna, che invia e riceve i segnali wireless, è classificata come “moderatamente difficile” da sostituire. Alternative non cinesi esistono, ma costano di più, e i protocolli di comunicazione dei droni sono progettati per funzionare con elettronica cinese a basso costo. Il rincaro stimato in questo caso è del 300%. Nella stessa categoria rientra il flight stack, ovvero il “cervello” del drone, che gestisce stabilità, navigazione e potenza dei motori: le barriere tecniche sono più basse, ma i fornitori americani non hanno volumi sufficienti per competere sui prezzi. In questo caso, l’aumento sarebbe del 200%.

Il quadro tracciato dal Wall Street Journal mostra, dunque, una dipendenza estesa lungo tutta la filiera, non concentrata su un singolo componente critico. Anche i pezzi tecnologicamente meno sofisticati restano di produzione quasi esclusivamente cinese per ragioni di scala industriale e di prezzo, due variabili su cui l’industria americana, ad oggi, non riesce ancora a competere.

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Perché gli americani sono ricchi ma infelici


Un'analisi del giornalista Derek Thompson individua nelle conseguenze prolungate della pandemia, nell'inflazione e nell'isolamento sociale le cause del crollo del benessere percepito negli Stati Uniti dopo il 2020.

Gli Stati Uniti vivono il periodo più infelice degli ultimi cinquant'anni, nonostante un'economia in espansione, un tasso di disoccupazione sotto il 5 per cento e salari in crescita. Il giornalista Derek Thompson, in un'analisi pubblicata sulla sua newsletter, definisce questo decennio "gli anni Venti tragici" e prova a spiegare un paradosso che sfugge alle statistiche economiche tradizionali.

Il punto di partenza è uno studio dell'economista dell'Università di Chicago Sam Peltzman, che ha analizzato i dati del General Social Survey. Peltzman parla di "un calo improvviso, marcato e storicamente senza precedenti della felicità auto-dichiarata nella popolazione americana" dopo il Covid, un calo che persiste nel 2024. Lo definisce un "cambio di regime" del sentimento nazionale. Dopo cinquant'anni di livelli sostanzialmente stabili di benessere percepito, la felicità degli americani è crollata e non si è praticamente ripresa.

I dati che confermano questa diagnosi sono numerosi. L'indice di soddisfazione dei lavoratori americani della Federal Reserve è sceso al livello più basso da quando la rilevazione è iniziata nel 2014. La fiducia dei consumatori misurata dall'Università del Michigan ha toccato il minimo storico in settant'anni di indagini. Gli americani dicono ai sondaggisti di sentirsi più depressi sull'economia di quanto non fossero durante la Grande Recessione o gli anni della stagflazione degli anni Settanta. Nel World Happiness Report, gli Stati Uniti sono scesi alla posizione più bassa di sempre, soprattutto a causa del crollo del benessere tra i giovani.

Una scoperta sorprendente dello studio di Peltzman è che il calo della felicità non si concentra tra giovani, persone povere o single, le categorie tipicamente più esposte ad ansia e tristezza. Il calo è uniforme, dai 10 ai 15 punti percentuali, e colpisce praticamente ogni gruppo demografico. Anzi, alcune delle flessioni maggiori riguardano fasce relativamente benestanti come gli anziani, i bianchi e i laureati.

Thompson scarta diverse ipotesi comuni. Non si tratta del declino della religiosità, perché la secolarizzazione americana è una tendenza trentennale costante, mentre il crollo della felicità è iniziato improvvisamente nel 2020. Non si tratta nemmeno della disuguaglianza salariale tradizionale: i salari più bassi sono cresciuti con forza dopo la pandemia, come ha sottolineato l'economista Arin Dube, e il reddito mediano delle famiglie è oggi più alto di dieci anni fa. Non sono neppure soltanto smartphone e social media i responsabili: questi pesano sul benessere giovanile da almeno quindici anni, mentre la rottura emotiva osservata nei dati riguarda un evento brusco avvenuto intorno al 2020.
Gli anni Venti tragici — FocusAmerica

Società americana · Analisi

I tragici Anni Venti:
il paradosso americano


Economia in espansione, disoccupazione sotto il 5%, salari in crescita. Eppure gli Stati Uniti stanno vivendo il periodo più infelice degli ultimi cinquant'anni. 4 indicatori storici sono al minimo.

Da un'analisi di Derek Thompson Dati Peltzman / Università di Chicago · GSS

Felicità auto-dichiarata · Stati Uniti · 1972–2024
Alta Bassa 1972 1990 2005 2020 2024 Rottura · 2020
Dopo cinquant'anni di stabilità, un calo improvviso e uniforme di 10-15 punti percentuali. Colpisce ogni gruppo demografico — tra cui anziani, bianchi, laureati.

Esplora l'analisi
1 Lo shock 2 Il prezzo 3 La geografia 4 Le cause

4 minimi storici

Tutti gli indicatori della felicità sono crollati allo stesso momento


4 rilevazioni indipendenti — alcune avviate decenni fa — registrano contemporaneamente i livelli più bassi mai osservati.

Soddisfazione lavoro
Al minimo
L'indice della Federal Reserve è al livello più basso da quando la rilevazione è iniziata
Federal Reserve · dal 2014

Fiducia consumatori
Più bassa in 70 anni
La rilevazione dell'Università del Michigan ha toccato il minimo storico
Università del Michigan · dal 1956

World Happiness
Posizione peggiore
Gli Stati Uniti sono scesi alla posizione più bassa di sempre nel ranking globale
World Happiness Report

Umore economico
Peggio degli Anni '70
Più depressi che durante la Grande Recessione e la stagflazione
Sondaggi

La diagnosi
Un calo improvviso, marcato e storicamente senza precedenti della felicità auto-dichiarata dei cittadini americani dopo la pandemia di Covid. Un vero e proprio 'cambio di regime' del sentimento nazionale.
— Sam Peltzman, economista, Università di Chicago

Lo shock dei prezzi

Il decennio compresso: 13 anni di rincari in 5


Gli americani hanno vissuto in 5 anni la stessa inflazione che prima richiedeva oltre un decennio. Un tasso triplo rispetto a quello a cui erano abituati.

Prezzi al consumo · stesso aumento del +25%
Anni necessari per accumulare lo stesso incremento

2007 → 2020
prima

13 anni

2020 → 2025
oggi

5 anni

Indice Case-Shiller · stesso aumento del +50%
Anni necessari per accumulare lo stesso incremento

2004 → 2020
prima

16 anni

2020 → 2025
oggi

5 anni

Il malumore economico colpisce anche le famiglie più ricche. La piena occupazione ha aumentato i prezzi dei servizi alla persona perché i lavoratori a basso salario hanno acquisito maggiore potere contrattuale.

Una mappa anglofona

L'infelicità ha una geografia precisa


Il calo della felicità si concentra nei Paesi anglofoni. In Cina, India, Vietnam — ma anche in Italia, Spagna e Portogallo — è invece cresciuta.

Paesi in cui la felicità è calata

Stati Uniti
In calo

Canada
In calo

Regno Unito
In calo

Irlanda
In calo

Australia
In calo

Nuova Zelanda
In calo

Paesi in cui la felicità è cresciuta

Italia
In crescita

Spagna
In crescita

Portogallo
In crescita

Il test del Quebec
½ del calo
Nella provincia francofona del Canada — dove l'80% parla francese — il calo della soddisfazione tra gli under 30 è stato la metà rispetto al resto del Paese. Indizio del peso del fattore linguistico-culturale.

Tre forze culturali

Cosa accomuna i Paesi anglofoni in declino


Tre fattori si sovrappongono: una cultura individualista, un ambiente mediatico sempre più ostile e l'erosione della fiducia istituzionale e interpersonale.

1

Individualismo solitario
Tempo da soli in aumento senza precedenti, relazioni sempre più mediate da algoritmi

Gli americani trascorrono oggi più tempo che mai da soli e in casa. Le conversazioni online premiano negatività e ostilità verso chi è percepito come estraneo al proprio gruppo, trasformando in nemici persone che nella vita reale verrebbero probabilmente tollerate.
Fonte: Jay Van Bavel · NYU

2

Un ambiente mediatico più negativo che mai
Il tono delle notizie non riflette più l'andamento reale del Paese

Tra il 2018 e il 2020 il tono delle notizie è stato più negativo di quanto suggerissero i fondamentali economici. Tra il 2021 e il 2023 lo scarto si è ampliato ulteriormente. Oggi le notizie risultano sorprendentemente più negative che in qualsiasi altro periodo registrato in precedenza.
Fonte: Brookings Institution · 2024

3

Crollo della fiducia
In quasi tutte le istituzioni, e tra i cittadini

E' crollata la fiducia nel governo federale, nelle imprese, nell'istruzione, nella religione organizzata, nei CDC, nella scienza e nella medicina. Anche la fiducia negli altri si è indebolita: la quota di chi ritiene le altre persone 'leali' è scesa persino più del livello generale di felicità.
Fonte: Peltzman · GSS · ricerche su pandemie

Fonti Sam Peltzman (Università di Chicago) su General Social Survey · Federal Reserve · University of Michigan · World Happiness Report · Brookings Institution · Case-Shiller Index. Analisi di Derek Thompson, maggio 2026.

La spiegazione che Thompson propone è che la pandemia, come forza culturale e politica, non sia mai finita. Le conseguenze economiche del Covid hanno prodotto una catena di crisi: interruzioni delle catene di approvvigionamento, inflazione globale, tassi d'interesse alle stelle. I prezzi al consumo, che erano cresciuti del 25 per cento tra l'estate del 2007 e quella del 2020, sono aumentati della stessa percentuale tra il 2020 e il 2025. L'indice Case-Shiller dei prezzi delle case è salito del 50 per cento in cinque anni, lo stesso aumento che era stato registrato in sedici anni precedenti. Gli americani hanno vissuto un tasso d'inflazione triplo rispetto a quello a cui erano abituati.

L'aspetto più curioso è che il malumore economico colpisce soprattutto le famiglie più ricche. Lo scrittore di economia Matt Darling ha analizzato il rapporto tra fiducia dei consumatori reale e prevista in base a disoccupazione, inflazione e tassi. Intorno al 2020 questo rapporto si è rotto. La sua spiegazione è che le famiglie del ceto medio-alto erano abituate a permettersi manodopera a basso costo per servizi alla persona, ristorazione e cura della casa. La piena occupazione, unita all'inflazione, ha aumentato i prezzi di tutto ciò che richiede il lavoro di altre persone, perché i lavoratori a basso salario hanno finalmente acquisito potere contrattuale. Il risultato è una nazione di scontenti.

L'analisi si estende oltre i confini americani. Il World Happiness Report mostra che il benessere è cresciuto in molti Paesi come Cina, India e Vietnam, ma è calato in gran parte dell'Occidente, soprattutto nei Paesi anglofoni: Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda. John Helliwell, professore di economia all'Università della British Columbia e co-autore del rapporto, ha dichiarato a Thompson: "Se cerchi qualcosa di speciale nei Paesi dove l'infelicità giovanile sta crescendo, sono per lo più Paesi occidentali sviluppati e per la maggior parte sono Paesi che parlano inglese". Helliwell ha suggerito un test interessante: in Quebec, dove l'80 per cento della popolazione parla francese, il calo della soddisfazione di vita tra gli under 30 è stato la metà rispetto al resto del Canada.

Tre caratteristiche accomunano i Paesi anglofoni: una cultura individualista che riduce il tempo passato con altre persone, un'inflazione diagnostica che amplia le categorie di disturbi mentali aumentando meccanicamente le diagnosi di ansia e ADHD, e alti livelli di negatività nei media e sui social network. Restringendo lo sguardo agli anni Venti, in Portogallo, Italia e Spagna la felicità è invece aumentata. Sono Paesi che hanno avuto tra i tassi d'inflazione più bassi dell'Occidente nel decennio.

C'è poi la questione della fiducia. Le pandemie hanno storicamente eroso la fiducia sociale: una ricerca sull'influenza spagnola ha trovato "conseguenze permanenti sul comportamento individuale in termini di minore fiducia sociale". Lo studio di Peltzman conferma che negli Stati Uniti la fiducia è crollata in quasi tutte le istituzioni, dal governo federale alle aziende, dall'istruzione alla religione organizzata. Altri studi mostrano cali per i Centers for Disease Control and Prevention, l'università, la scienza e la medicina. È diminuita anche la fiducia interpersonale: la quota di chi ritiene che gli altri siano "leali" è scesa più ancora del livello generale di felicità.

Parallelamente è cresciuto un individualismo solitario. Gli americani trascorrono oggi una quantità di tempo da soli e dentro casa senza precedenti, e la loro relazione con gli altri è sempre più mediata da algoritmi. Lo psicologo della New York University Jay Van Bavel ha osservato che le conversazioni online premiano negatività e ostilità verso gli outsider, trasformando in antagonisti persone che nella vita reale si tollererebbero o apprezzerebbero.

A questo si aggiunge la sequenza ininterrotta di crisi del decennio: pandemia, inflazione, guerre in Ucraina, Gaza, Libano, Iran e Golfo Persico, paure esistenziali per il cambiamento climatico e l'intelligenza artificiale, la presenza politica polarizzante di Donald Trump. Un'analisi del 2024 della Brookings Institution sul tono delle notizie ha rilevato che "il tono delle notizie è stato più negativo di quanto i fondamentali avrebbero previsto tra il 2018 e il 2020 e ancora più negativo del previsto tra il 2021 e il 2023". Le notizie di oggi sono sorprendentemente più negative di qualsiasi periodo precedente registrato.

La tristezza americana di questo decennio nasce dunque dalla combinazione di una crisi economica percepita come permanente, di un ambiente mediatico straordinariamente negativo, della crescita della solitudine e del declino delle istituzioni di riferimento. L'inflazione ha reso la vita di oggi meno accessibile, mentre la consapevolezza dei successi altrui sui social ha reso più difficile immaginare il proprio domani. Il crollo della fiducia ha lasciato gli americani disorientati di fronte a istituzioni che non controllano, mentre l'isolamento scelto ha smantellato la fiducia comunitaria.

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Antitrust: istruttorie su Glovo e Deliveroo per pratiche scorrette


Sotto la lente dell’Authority la comunicazione sull'impegno etico e le tutele dei rider. Possibili informazioni ingannevoli ai consumatori

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha avviato due distinte istruttorie nei confronti di alcune società riconducibili al gruppo Glovo e di Deliveroo Italy, nell’ambito dell’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari. La notizia è stata resa nota da fonte ANSA, che riporta come l’iniziativa riguardi presunte pratiche commerciali scorrette legate alla comunicazione aziendale.

Secondo quanto riferito, le istruttorie coinvolgono, per il gruppo Glovo, le società Glovoapp23, Foodinho e Glovo Infrastructure Services Italy. L’attenzione dell’Autorità si concentra su possibili informazioni ritenute ingannevoli diffuse al pubblico in merito all’impegno etico e alla responsabilità sociale delle piattaforme nei confronti dei rider.

Nel dettaglio, l’Antitrust intende verificare se le dichiarazioni e i messaggi promozionali delle aziende possano aver fornito una rappresentazione non corretta delle condizioni di lavoro e delle tutele garantite ai lavoratori impegnati nelle consegne. L’eventuale difformità tra comunicazione e realtà operativa potrebbe configurare una violazione delle norme a tutela dei consumatori e della concorrenza.

Le istruttorie rappresentano una fase preliminare dell’attività di accertamento e non implicano, allo stato attuale, alcuna responsabilità accertata. Le società coinvolte avranno la possibilità di presentare memorie difensive e documentazione a supporto della correttezza del proprio operato.

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Trump e Iran vicini a un accordo su un memorandum di 14 punti per chiudere la guerra e congelare l'arricchimento


Witkoff e Kushner stanno trattando direttamente con Teheran un possibile accordo quadro di una pagina che prevede tra le altre cose una moratoria a tempo sull'arricchimento dell'uranio, la fine del blocco nello Stretto di Hormuz e lo sblocco dei fondi iraniani congelati.

Stati Uniti e Iran sono vicini a un'intesa preliminare per chiudere la guerra in Medio Oriente. Il documento allo studio è un memorandum di una sola pagina, articolato in 14 punti, che dovrebbe fissare la cornice per un negoziato più ampio sul programma nucleare iraniano. Lo riferisce in esclusiva Axios, citando due funzionari statunitensi e altre due fonti informate sul dossier. La Casa Bianca attende da Teheran risposte su alcuni nodi cruciali nelle prossime 48 ore, nulla è ancora definito, ma le fonti descrivono questa fase come il momento di maggiore vicinanza a un'intesa dall'inizio della guerra.
Il memo dei 14 punti — FocusAmerica

Negoziato Usa-Iran · Anatomia del memo

Una pagina per fermare la guerra:
i 14 punti del memo Trump-Teheran


Un memorandum di una sola pagina, 14 punti, una finestra di 30 giorni per chiudere il dossier nucleare. Washington e Teheran trattano la cornice di un'intesa storica. Il nodo principale resta la durata della moratoria sull'arricchimento dell'uranio.

Fonte: Axios Inviati Trump: Witkoff e Kushner 6 maggio 2026

Pagine del memo
1
documento sintetico

Punti negoziali
14
articolazione del testo

Finestra negoziale
30
giorni dopo l'intesa

Esplora il dossier
1 Il memo 2 Il nodo 3 Lo scambio 4 L'agenda

I pilastri del documento

Cinque cardini per una cornice di pace


Il memorandum non chiude l'accordo finale: definisce i contorni entro cui dovrà nascere. Questi sono gli elementi che, secondo le fonti citate da Axios, formano l'ossatura del testo.

I

Fine della guerra
Dichiarazione formale di cessazione delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, con apertura di una finestra di trattativa di 30 giorni.

II

Riapertura dello Stretto di Hormuz
Allentamento progressivo delle restrizioni iraniane sul traffico navale e del blocco statunitense durante il periodo di negoziato.

III

Limiti al programma nucleare
Moratoria sull'arricchimento dell'uranio, divieto di impianti sotterranei e impegno iraniano a non sviluppare armi nucleari.

IV

Ispezioni rafforzate
Regime di controlli a sorpresa da parte degli ispettori delle Nazioni Unite, con accesso ampliato agli impianti nucleari iraniani.

V

Rimozione delle sanzioni
Smantellamento graduale delle sanzioni statunitensi e sblocco dei fondi iraniani congelati nei conti bancari di altri Paesi.

Il punto più delicato

Quanti anni dovrà durare la moratoria sull'uranio


È la variabile su cui si gioca l'accordo. Le posizioni di partenza sono distanti 15 anni: Teheran ne propone 5, Washington ne chiede 20. Le ipotesi di compromesso al vaglio si collocano nella fascia centrale.

Iran propone
5
anni di moratoria

Stati Uniti chiedono
20
anni di moratoria

Le posizioni sull'asse del negoziato

Zona di compromesso

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le ipotesi al vaglio · anni

Iran · 5

Usa · 20

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20

Anni

La clausola
Washington vuole anche un meccanismo di estensione automatica: se Teheran viola gli impegni, la moratoria si prolunga senza nuovi negoziati.

Le altre soglie tecniche

Limite arricchimento
3,67%
Soglia massima consentita all'Iran al termine della moratoria. Compatibile solo con uso civile.

Uranio altamente arricchito
Fuori
L'Iran avrebbe accettato di trasferirlo all'estero. Tra le ipotesi anche il trasferimento negli Stati Uniti.

Cosa offre ciascuna parte

L'architettura del do ut des


Il memorandum funziona se ogni concessione su un fronte trova contropartita sull'altro. Ecco come si distribuiscono gli impegni reciproci.

Iran
Concede

Stop all'arricchimento per la durata della moratoria

Trasferimento all'estero dell'uranio altamente arricchito

Impegno a non sviluppare armi nucleari

Divieto di gestire impianti sotterranei

Accesso a ispezioni a sorpresa dell'Onu

Allentamento delle restrizioni nello Stretto di Hormuz

Stati Uniti
Concede

Rimozione graduale delle sanzioni

Sblocco dei fondi iraniani congelati nel mondo

Allentamento del blocco navale nello Stretto

Sospensione delle operazioni militari contro l'Iran

Cornice per consentire un arricchimento civile al 3,67%

Riconoscimento implicito dell'interlocutore di Teheran

Le prossime tappe

Una corsa contro il tempo in due fasi


Prima la firma del memorandum, poi 30 giorni per trasformarlo in un accordo di dettaglio. Il fallimento di una qualsiasi delle due tappe può riportare le forze americane a colpire l'Iran.

Adesso
Risposta di Teheran su nodi cruciali
La Casa Bianca attende risposte dall'Iran nelle prossime 48 ore. È la fase più vicina a un'intesa dall'inizio della guerra.

Fase 1 · Firma del memo
Dichiarazione di fine guerra
Il memorandum di una pagina ufficializza la cessazione delle ostilità e apre la finestra negoziale di 30 giorni.

Fase 2 · 30 giorni
Negoziato di dettaglio a Islamabad o Ginevra
Witkoff e Kushner trattano direttamente con Teheran su moratoria, sanzioni, ispezioni e Stretto di Hormuz.

Esito · Doppio binario
Accordo finale o ritorno al conflitto
Se i colloqui falliscono, Washington può ripristinare il blocco navale e tornare a colpire l'Iran. L'opzione militare resta sul tavolo.

Fonte Ricostruzione Axios del 6 maggio 2026, basata su due funzionari statunitensi e altre due fonti informate sul dossier. Dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio del 5 maggio 2026.

Il negoziato è condotto direttamente dagli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, che stanno trattando direttamente con funzionari iraniani e attraverso mediatori esterni. Nella sua forma attuale, il memorandum dovrebbe dichiarare la fine della guerra e aprire una finestra di 30 giorni per raggiungere un accordo dettagliato su apertura dello Stretto di Hormuz, limiti al programma nucleare iraniano e rimozione delle sanzioni statunitensi. I colloqui successivi potrebbero svolgersi a Islamabad o a Ginevra.

Il punto più delicato resta però la durata della moratoria sull'arricchimento dell'uranio. Teheran ha proposto 5 anni, Washington ne chiede 20. Alcune fonti indicano un possibile compromesso a 12 anni, mentre una quarta colloca l'asticella a 15. Gli Stati Uniti vorrebbero inoltre inserire una clausola che prolunghi automaticamente la moratoria in caso di violazioni iraniane. Alla scadenza del periodo stabilito, all'Iran potrebbe essere consentito di arricchire l'uranio fino al limite del 3,67%, una soglia compatibile con l'uso civile.

Ispezioni, sanzioni e Stretto di Hormuz


Il memorandum prevede inoltre che l’Iran si impegni a non sviluppare mai armi nucleari e a non svolgere attività finalizzate a un uso militare del programma nucleare. Si sta discutendo inoltre di una clausola che impedirebbe a Teheran di gestire impianti nucleari sotterranei e di un regime di ispezioni rafforzato, con controlli a sorpresa da parte degli ispettori delle Nazioni Unite. Due fonti riferiscono che l'Iran avrebbe accettato anche di trasferire fuori dal Paese il proprio uranio altamente arricchito, un punto chiave per Washington che Teheran aveva finora sempre respinto. Tra le ipotesi al vaglio c'è persino il trasferimento del materiale negli Stati Uniti.

In cambio di tutto questo, Washington rimuoverebbe gradualmente le sanzioni e sbloccherebbe i miliardi di dollari iraniani congelati nel mondo. Le restrizioni iraniane al traffico nello Stretto di Hormuz e il blocco navale statunitense verrebbero invece allentati progressivamente durante i 30 giorni di negoziato. Se però i colloqui dovessero andare male, ha precisato un funzionario statunitense, le forze americane potrebbero ripristinare il blocco o tornare a attaccare l'Iran. Molte clausole del memorandum restano comunque subordinate al raggiungimento dell'accordo finale.

La cautela della Casa Bianca


La Casa Bianca ritiene che la leadership iraniana sia divisa al proprio interno e che costruire un consenso tra le diverse fazioni sarà difficile. La cautela emerge anche dalle parole del Segretario di Stato Marco Rubio, che martedì ha frenato gli entusiasmi: "Non dobbiamo per forza scrivere l'accordo vero e proprio in un giorno", ha dichiarato, definendo la trattativa in corso come "altamente complessa e tecnica". Rubio ha però anche definito alcuni vertici iraniani "fuori di testa", lasciando intendere che la chiusura dell'intesa resta incerta.

Secondo le due fonti statunitensi citate da Axios, sarebbero stati proprio i progressi del negoziato a spingere Trump a sospendere l'operazione militare appena annunciata nello Stretto di Hormuz, evitando così il collasso del fragile cessate il fuoco.

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5 euro contro il fumo: 40mila firme per aumentare il prezzo di sigarette e sigarette elettroniche


In quattro anni il consumo di sigarette elettroniche è quasi raddoppiato. Secondo le stime, un aumento di 5 euro ridurrebbe i consumi del 37%

In Italia il consumo di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato continua a crescere, soprattutto tra i più giovani. In quattro anni la quota di utilizzatori è quasi raddoppiata: dal 3,9% del 2021 al 7,4% nel 2025, con un picco tra i 18 e i 34 anni dove si arriva al 16,5%.

È su questo scenario che si inserisce la campagna "5 euro contro il fumo", una proposta di legge di iniziativa popolare che punta ad aumentare di cinque euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, comprese sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. In poco più di tre mesi sono state raccolte 40mila firme, l'80% della soglia necessaria per portare il testo in Parlamento. L'iniziativa è promossa da AIOM, Fondazione AIRC e Fondazione Umberto Veronesi, insieme alla Fondazione AIOM.

L'idea alla base è semplice: usare il prezzo come leva diretta per ridurre i consumi. Secondo le stime dei promotori, un aumento di cinque euro potrebbe portare a un calo del 37% del consumo complessivo. Un impatto confermato dall'esperienza di altri Paesi europei. In Francia, tra il 2017 e il 2025, il prezzo medio è passato da 7,05 a 13 euro e la quota di fumatori adulti è scesa dal 27% al 18%. In Irlanda, nello stesso periodo, il prezzo è salito oltre i 15 euro con una riduzione simile dei consumatori.

In Italia i numeri restano alti: circa 10 milioni di fumatori e 93mila morti l'anno legati al tabacco. Ma il fronte sanitario insiste soprattutto su un punto: le sigarette elettroniche non rappresentano una vera alternativa. Secondo AIOM e Fondazione AIRC, la maggior parte degli utilizzatori di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato è già fumatore tradizionale e un giovane su cinque inizia proprio da questi prodotti. Nel mirino c'è anche il consumo combinato, che secondo gli oncologi aumenta in modo significativo il rischio di tumori polmonari rispetto al fumo tradizionale da solo.

La proposta si inserisce così in un dibattito sempre più centrale sulla prevenzione: l’uso del prezzo come strumento di salute pubblica, già adottato in diversi Paesi europei, e il suo impatto sulle abitudini di consumo e sulle politiche sanitarie.

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GPS tracker per cani e gatti: guida completa alla scelta e all’uso


Una guida completa ai GPS tracker per cani e gatti: cosa sono, come funzionano, quali tipologie esistono e quali caratteristiche valutare per scegliere il dispositivo più adatto e usarlo al meglio
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Basta un attimo — una distrazione al parco o un gatto che non rientra la sera — per capire come il monitoraggio degli animali domestici sia passato da semplice “extra” tecnologico a vera esigenza concreta. Con circa il 40% delle famiglie italiane che convivono con almeno un pet (dati ISTAT) e una crescente attenzione verso sicurezza e benessere, il segmento della pet tech sta vivendo un’evoluzione significativa: i GPS tracker per animali si stanno affermando come dispositivi sempre più diffusi, inserendosi in un mercato globale che, secondo le stime, potrebbe raggiungere i 3,5 miliardi di dollari entro il 2033. Ma come funzionano realmente queste soluzioni? Quali sono i loro limiti operativi e le reali aspettative d’uso? E soprattutto, quali parametri tecnici considerare prima dell’acquisto? A queste domande risponde Kippy, con una guida pratica basata su dati, casi d’uso concreti e un’analisi dei principali falsi miti.

“Nelle nostre recensioni, riceviamo spesso feedback di utenti convinti che un GPS tracker funzioni esattamente come il navigatore dello smartphone: sempre acceso, sempre preciso, in aggiornamento costante. Tecnicamente è possibile, ma non è quello di cui un cane o un gatto ha bisogno. Le loro abitudini sono molto diverse dalle nostre, e nella maggior parte dei casi un live tracking continuo non aggiunge sicurezza reale. Capire quando ha senso usarlo, e quando no, è il primo passo per trarre il massimo dal dispositivo, spiega Iacopo Buccarelli di Kippy.



Dreame Z30 Pro Aqua: aspirapolvere Wet & Dry innovativo
Dreame lancia Z30 Pro Aqua, un innovativo aspirapolvere Wet & Dry che combina aspirazione e lavaggio per ridefinire la pulizia smart in casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

GPS vs Bluetooth tracker


La prima distinzione da fare è quella tra GPS tracker con SIM integrata e Bluetooth tracker AirTag, tecnologie complementari e non alternative. Nel particolare, i Bluetooth tracker funzionano solo in prossimità di altri dispositivi abilitati: in particolare, se il gatto si allontana esce il raggio utile (generalmente tra i 10 e i 30 metri) il segnale si perde. I GPS tracker con SIM integrata, come Kippy Cat V2 o Kippy Dog, utilizzano invece la rete dati cellulare per localizzare l'animale, a qualsiasi distanza, in tutta Europa. Essi, infatti, non dipendono dalla presenza di altri dispositivi nelle vicinanze e consentono di ricevere la posizione direttamente sull'app, anche quando il gatto è a chilometri da casa, registrando i suoi spostamenti nel tempo, permettendo così di ricostruirne le abitudini.

"Live al centimetro", perché è un'aspettativa da correggere


Uno dei fraintendimenti più diffusi riguarda il concetto di “real time”: molti utenti si aspettano un tracciamento continuo al secondo, simile a un navigatore, ma nella pratica si tratta di una modalità specifica — come la Live tracking — che aumenta la frequenza degli aggiornamenti a intervalli di pochi secondi, con un impatto diretto sul consumo energetico. È una funzione utile in scenari dinamici o ad alta criticità (ad esempio in aree sconosciute), ma non pensata per un utilizzo continuativo: dispositivi come Kippy Dog possono arrivare fino a circa 15 giorni di autonomia in modalità standard, mentre in Live tracking la batteria si riduce a poche ore. Parallelamente, è fondamentale distinguere tra qualità del segnale GPS e copertura di rete cellulare: una rete debole può rallentare la trasmissione dei dati senza compromettere la precisione del posizionamento. Il GPS, infatti, opera efficacemente in ambienti outdoor, con una precisione media compresa tra 5 e 15 metri, mentre in spazi chiusi o coperti (abitazioni, garage) può degradare sensibilmente, con scostamenti anche fino a 50 metri. Comprendere queste variabili consente di interpretare correttamente le performance del dispositivo e di adattarne l’uso al contesto reale.

Cosa significa davvero "libertà controllata"


Il valore reale di un GPS tracker non sta nell'inseguire il proprio animale secondo per secondo, ma in tre funzionalità che trasformano il monitoraggio in strumento di cura e benessere quotidiano:

  1. alert e geofence: la notifica che scatta quando l'animale esce da un'area sicura prestabilita dal proprietario, come il giardino, il cortile o il perimetro del quartiere. Secondo dati interni di Kippy, 1 proprietario su 4 ha attivato il geofence almeno una volta nell'ultimo mese, dimostrando che il valore cercato dagli utenti è la sicurezza proattiva e non il monitoraggio passivo;
  2. storico dei movimenti e mappe di calore: le mappe di calore che mostrano i percorsi preferiti dell'animale e i suoi schemi di comportamento abituali. Sapere dove il gatto va di solito aiuta a capire, e ad agire, quando qualcosa cambia. Altra informazione utile da sapere è che la funzione “Live” con storico dei movimenti non è presente per i Bluetooth tracker come gli Air Tag;
  3. monitoraggio delle abitudini: passi, minuti di attività, ore di sonno; i dati raccolti dai tracker Kippy diventano uno specchio delle abitudini quotidiane degli animali: dal primo gennaio 2025 al 25 febbraio 2026, i cani e gatti monitorati hanno percorso complessivamente oltre 60 miliardi di passi, equivalenti a più di 11 milioni di km. Variazioni improvvise, come un calo nell'attività o movimenti anomali di notte, possono essere i primi segnali di malessere, rilevabili prima ancora di una visita veterinaria.


Gatti e collare, le regole di sicurezza che molti sottovalutano


A differenza dei cani, molti gatti non sono abituati a indossare un collare e possono reagire con fastidio o agitazione. Ecco perché è essenziale scegliere un collare con dimensioni e peso ridotti, e sgancio di sicurezza anti-strozzo. Tuttavia, il dispositivo migliore non basta se il momento dell'introduzione viene gestito male; per questo è importante attendere che il gatto abbia almeno 12 mesi di vita e raggiunga il peso minimo di 4 kg. Poi, non bisogna lasciarlo mai solo nelle prime ore dall'applicazione del collare. Altro punto fondamentale è l’osservazione del comportamento durante la fase di adattamento: un gatto che rifiuta il collare può farsi del male. Infine, ricaricare il dispositivo nelle ore di sonno dell'animale, così da garantire un monitoraggio continuativo.

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La crescente disponibilità di dati in tempo reale ha progressivamente reso i mercati finanziari più efficienti, abbattendo barriere tecnologiche ed economiche e riducendo drasticamente i costi operativi
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Cosa chiedersi prima dell'acquisto


Infine, prima di scegliere un dispositivo di tracciamento, è utile farsi alcune domande: “Il mio animale ha almeno qualche mese di vita e il peso minimo richiesto?”; “Vive principalmente in casa, in giardino, o outdoor?”; “Ho verificato la copertura di rete nella mia zona?”, e soprattutto, “Ho chiare le differenze tra GPS con SIM e Bluetooth tracker quale si adatta meglio alle mie esigenze e a quelle del mio pet?”.

“L'obiettivo non è tenere il proprio animale sotto sorveglianza costante, ma avere la serenità di sapere che, se qualcosa cambia, arriva subito un segnale. Conoscere le abitudini normali di un cane o di un gatto, ricevere un alert quando escono dall'area sicura, monitorare l'attività nel tempo, sono queste le funzioni utili ai proprietari e che trasformano un dispositivo tecnologico in uno strumento di cura quotidiana”, conclude Iacopo Buccarelli.



Dreame Z30 Pro Aqua: il nuovo aspirapolvere Wet & Dry che rivoluziona la pulizia


Dreame ha annunciato il lancio di Z30 Pro Aqua, un’aspirapolvere senza fili due-in-uno progettata per unire aspirazione a secco e lavaggio delle superfici in un unico dispositivo. Il nuovo modello di punta combina una potenza di aspirazione elevata con funzionalità avanzate per la pulizia a umido, consentendo la rimozione efficace dello sporco e delle macchie in un solo passaggio. Con Z30 Pro Aqua, l’azienda introduce un nuovo approccio nel segmento della pulizia domestica, rafforzando il proprio posizionamento come player innovativo nel mercato. Dreame Z30 Pro Aqua è inoltre dotata di un ciclo di autopulizia con acqua fresca e asciugatura ad aria calda, per un'esperienza di pulizia completa. Dreame Z30 Pro Aqua ha un prezzo di 599 euro, con un'offerta di lancio di 100 euro valida fino al 6 maggio. Il prodotto è disponibile sul sito ufficiale di Dreame, su Amazon e presso negozi di elettronica selezionati.

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
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Pulizia Wet & Dry Avanzata


La Z30 Pro Aqua unisce la potente aspirazione di un’aspirapolvere senza filo di alta gamma alla funzione integrata di una lavapavimenti, consentendo di bagnare, strofinare e aspirare lo sporco in un unico passaggio, garantendo un'esperienza di pulizia rapida ed efficiente su diverse superfici.

AquaCycle 2.0: lavaggio Integrato


La spazzola AquaCycle 2.0 integra un sistema di pulizia sincronizzato in quattro fasi — spruzzo, raschiatura, strofinamento e aspirazione — progettato per gestire in modo efficace sia lo sporco umido che quello secco. Dreame dichiara che questo approccio consente fino a 40 minuti di lavaggio continuo e una copertura fino a 290 m², ottimizzando tempi ed efficienza.
La stazione di ricarica lava e asciuga automaticamente il rullo con aria calda fino a 70 °CLa stazione di ricarica lava e asciuga automaticamente il rullo con aria calda fino a 70 °C
Il sistema di gestione dell’acqua a tre zone separa acqua pulita, acqua sporca e detriti solidi in comparti distinti, garantendo un flusso costante di acqua fresca e un livello superiore di igiene. A completare il processo, la stazione di ricarica lava e asciuga automaticamente il rullo con aria calda fino a 70 °C, riducendo la manutenzione manuale e preparando il dispositivo all’uso successivo.
Le spazzole multi-superficie, dotate di tecnologie TangleCut e CelesTect, migliorano la visibilità durante la pulizia e prevengono l’aggrovigliamento dei capelliLe spazzole multi-superficie, dotate di tecnologie TangleCut e CelesTect, migliorano la visibilità durante la pulizia e prevengono l’aggrovigliamento dei capelli

Potenza da primato


Grazie alla tecnologia TurboMotor proprietaria, Z30 Pro Aqua sprigiona una potenza di aspirazione costante fino a 28.000 Pa, rimuovendo con facilità peli di animali domestici, polvere fine, briciole e detriti ostinati da qualsiasi superficie. L'avanzata tecnologia ciclonica genera una potente forza centrifuga che separa efficacemente la polvere e previene l'intasamento del filtro, garantendo un'aspirazione costante e senza cali di potenza dall'inizio alla fine.
Il sistema di filtraggio a cinque strati cattura polvere fine e particelle (compresi pollini e peli di animali domestici) con un'efficienza fino al 99,99%Il sistema di filtraggio a cinque strati cattura polvere fine e particelle (compresi pollini e peli di animali domestici) con un'efficienza fino al 99,99%
Grazie a una batteria LiPo ad alte prestazioni che assicura fino a 90 minuti di autonomia, questo sistema garantisce una pulizia accurata di abitazioni fino a 200 m² in un unico ciclo.

Design flessibile


Grazie al design pieghevole a 90°, l'asta di prolunga flessibile si adatta facilmente a diverse esigenze: si piega e si estende per raggiungere gli angoli più nascosti sotto letti, divani e spazi ristretti senza bisogno di accovacciarsi o spostare i mobili. La testina rotante con angolo di 180° garantisce inoltre una pulizia senza ostacoli anche in spazi ristretti.

ASUS UGen300: prima USB con motore IA per PC
ASUS UGen300 debutta come prima chiavetta USB con motore IA integrato, pensata per portare l’intelligenza artificiale anche sui PC non dotati di NPU dedicata
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Trump fa perdere le primarie a cinque senatori statali in Indiana che gli avevano detto no


La vendetta del presidente contro i parlamentari statali che bocciarono la riforma dei collegi elettorali. In Ohio, Ramaswamy vince le primarie per il governatore.

Donald Trump ha vinto la sua battaglia di vendetta in Indiana. Cinque dei sette senatori statali repubblicani che lo scorso dicembre votarono contro il suo piano per ridisegnare i collegi elettorali del Congresso hanno perso le primarie di martedì 5 maggio contro i candidati sostenuti dal presidente. Un senatore uscente è riuscito a salvarsi, mentre in un'altra sfida stanno ancora contando i voti ed è impossibile sapere chi ha vinto. Il risultato dimostra la presa che Trump conserva sull'elettorato repubblicano e la sua capacità di punire chi lo sfida, anche in elezioni locali normalmente di scarso rilievo.

La vicenda nasce nell'autunno del 2025, quando il presidente lanciò una campagna nazionale per spingere gli Stati a guida repubblicana a ridisegnare i collegi della Camera in modo da favorire il partito alle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. Diversi Stati come Texas e Florida si adeguarono rapidamente, mentre i democratici risposero con manovre analoghe in California e Virginia. L'Indiana avrebbe dovuto fare la sua parte. La nuova mappa proposta avrebbe garantito ai repubblicani tutti e nove i seggi alla Camera dello Stato, eliminando i due attualmente in mano ai democratici. La Camera statale, controllata dal partito di Trump, approvò il piano. Il Senato statale, pur a maggioranza repubblicana, lo bocciò: una minoranza di senatori del partito si unì ai democratici per affossare la riforma, nonostante le pressioni dirette del presidente.

Trump reagì con un post sui social in cui chiedeva che ogni repubblicano contrario alla riforma fosse sfidato alle primarie. Mantenne la promessa, sostenendo candidati alternativi contro sette degli otto senatori dissidenti che si ricandidavano quest'anno. I nomi dei vincitori sono ora noti: Trevor De Vries, Brian Schmutzler, Blake Fiechter, Tracey Powell e Michelle Davis hanno battuto rispettivamente i senatori uscenti Dan Dernulc, Linda Rogers, Travis Holdman, Jim Buck e Greg Walker. L'unico senatore in carica a salvarsi con certezza è stato Greg Goode, mentre la corsa di Spencer Deery è rimasta sospesa.

L'intervento del presidente ha trasformato primarie di solito ignorate in un evento nazionale. Secondo la società di monitoraggio AdImpact, sulle sette contese sono stati spesi circa dodici milioni di dollari in pubblicità, in gran parte da gruppi esterni allineati con Trump. I candidati sfidanti hanno usato la foto del presidente sui materiali elettorali e diffuso immagini di incontri alla Casa Bianca. I senatori uscenti hanno cercato di difendersi rivendicando le proprie credenziali conservatrici e gli appoggi di organizzazioni a tutela degli agricoltori, dei diritti delle armi e contro l'aborto. La sfida non è stata fra moderati e conservatori, ma fra chi accetta la subordinazione al presidente e chi rivendica autonomia.

Il risultato preoccupa altri repubblicani che hanno preso le distanze da Trump e affrontano ora primarie con avversari sostenuti dal presidente: il deputato Thomas Massie del Kentucky e il senatore Bill Cassidy della Louisiana. Pete Seat, ex collaboratore della Casa Bianca di George W. Bush e analista politico in Indiana, ha dichiarato al New York Times che la capacità di Trump di portare candidati sconosciuti dall'anonimato al Congresso o a un'aula statale resta intatta.

Le primarie hanno fatto emergere una frattura interna al partito repubblicano dell'Indiana, dominato dai conservatori da vent'anni. Da una parte il governatore Mike Braun, il vicegovernatore Micah Beckwith e parte della delegazione al Congresso si sono schierati con i candidati di Trump. Dall'altra l'ex governatore Mitch Daniels, considerato l'architetto della lunga egemonia repubblicana nello Stato, è diventato una voce critica contro la riforma dei collegi. L'ex vicepresidente Mike Pence, anch'egli ex governatore dell'Indiana, ha appoggiato uno dei senatori uscenti in difficoltà, Jim Buck, definendolo un uomo di integrità.

Con la vittoria dei candidati di Trump nelle primarie e con i loro probabili successi nelle elezioni generali di novembre nei collegi sicuri repubblicani, la riforma dei collegi della Camera potrebbe tornare in agenda. È difficile però che ciò avvenga prima delle elezioni di metà mandato del 2026. Una sentenza recente della Corte Suprema ha indebolito una disposizione chiave del Voting Rights Act, aprendo nuove possibilità per gli Stati di ridisegnare le mappe elettorali.

In Ohio le primarie hanno definito gli sfidanti per le elezioni di novembre. Vivek Ramaswamy, imprenditore farmaceutico di quarant'anni e candidato alle presidenziali repubblicane del 2024, ha vinto la nomination del partito per la corsa a governatore. Affronterà la democratica Amy Acton, sessantenne, ex direttrice del dipartimento della salute dello Stato sotto l'attuale governatore repubblicano Mike DeWine, che non può ricandidarsi per limite di mandati. L'Ohio non elegge un governatore democratico da quasi vent'anni, ma i sondaggi recenti indicano una corsa più equilibrata del previsto, complice il calo di consensi di Trump.

Ramaswamy ha raccolto oltre cinquanta milioni di dollari, inclusi venticinque milioni propri, e la sua campagna ha già speso oltre quindici milioni in pubblicità, attaccando Acton per le ordinanze di chiusura di scuole e attività economiche firmate durante la pandemia di Covid-19. La candidata democratica punta sul tema dell'accessibilità economica, sui prezzi della benzina in aumento e sull'inflazione. Entrambi i candidati hanno punti deboli. La ricchezza ostentata di Ramaswamy e la sua tendenza a esprimersi su molti temi gli hanno alienato parte della destra populista, mentre Acton è legata nell'immaginario degli elettori al periodo difficile del Covid.

Per il Senato, l'ex senatore democratico Sherrod Brown ha vinto la primaria del partito e tenterà di tornare a Washington sfidando il senatore repubblicano Jon Husted. Husted era stato nominato dal governatore DeWine per completare il mandato lasciato libero dal vicepresidente JD Vance. La corsa è considerata una delle poche occasioni di guadagno per i democratici, che per riprendere il controllo del Senato hanno bisogno di quattro seggi netti.

Nel nono distretto della Camera dell'Ohio, l'ex deputato statale Derek Merrin ha vinto le primarie repubblicane e affronterà la deputata democratica Marcy Kaptur, in carica dal 1983 e donna con la più lunga permanenza al Congresso. È una rivincita. Merrin perse contro Kaptur per meno di un punto percentuale nel 2024. Il distretto, già competitivo, è diventato più favorevole ai repubblicani dopo la riforma dei collegi dell'Ohio dello scorso autunno. Tra gli sconfitti delle primarie repubblicane c'è Madison Sheahan, ventinovenne ex vicedirettrice dell'agenzia federale per l'immigrazione e le dogane (Immigration and Customs Enforcement), arrivata terza. Aveva costruito la sua candidatura sull'immagine di esecutrice della politica migratoria del presidente, ma analisti politici hanno detto al Washington Post che il tema dell'immigrazione è stato superato dalle preoccupazioni economiche, soprattutto sul lavoro nel settore manifatturiero e sui dazi voluti da Trump.

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SteelSeries Arctis Nova Pro Omni: l’audio gaming diventa Hi-Res e multi-sistema


Il mondo del gaming audio continua a spingersi verso prodotti sempre più completi, pensati non solo per giocare meglio, ma anche per gestire chat vocali, musica, streaming, console, PC e smartphone senza dover cambiare cuffie ogni volta. In questo scenario arrivano le nuove SteelSeries Arctis Nova Pro Omni, un modello wireless premium che punta a unire qualità sonora ad alta risoluzione, controllo avanzato delle sorgenti e massima compatibilità con le piattaforme più usate dai giocatori.

Il lancio arriva in un momento simbolico per SteelSeries, che nel 2026 celebra il suo 25° anniversario. Il brand ha scelto di ampliare la propria gamma audio di fascia alta con un prodotto pensato per chi cerca un’unica soluzione per giocare su PC, console e dispositivi mobili, mantenendo al centro due aspetti chiave: audio Hi-Res Wireless e gestione simultanea di più dispositivi.

Audio Hi-Res Wireless a 96 kHz/24 bit


Il cuore delle Arctis Nova Pro Omni è la certificazione Hi-Res Wireless, con audio a 96 kHz/24 bit sia tramite connessione wireless a 2,4 GHz sia tramite Bluetooth. Si tratta di un dettaglio importante perché porta nel mondo delle cuffie gaming un approccio più vicino a quello dell’ascolto audiofilo, con una riproduzione pensata per offrire maggiore dettaglio, più precisione e una resa sonora più ampia. SteelSeries indica anche il supporto al codec LC3+, pensato per garantire audio wireless ad alta fedeltà e bassa latenza.

Per ottenere questa resa, le cuffie utilizzano driver magnetici al neodimio da 40 mm progettati su misura, con una risposta in frequenza estesa da 10 Hz a 40 kHz. Questo significa che il prodotto non nasce solo per enfatizzare esplosioni, colpi e bassi profondi, ma anche per restituire con maggiore chiarezza dettagli ambientali, dialoghi, passi e sfumature sonore che nei giochi competitivi possono fare la differenza.

OmniPlay: una sola cuffia per PC, console e smartphone


La vera particolarità delle SteelSeries Arctis Nova Pro Omni è la tecnologia OmniPlay, pensata per chi usa più sistemi durante la stessa sessione. Le cuffie possono funzionare con PC, PlayStation, Xbox, Nintendo Switch, smartphone e altri dispositivi, con la possibilità di gestire più sorgenti audio contemporaneamente. L’obiettivo è chiaro: eliminare il bisogno di scollegare, riconfigurare o cambiare cuffie quando si passa da una piattaforma all’altra.

Il sistema permette di mixare fino a quattro sorgenti audio contemporaneamente, combinando ad esempio audio di gioco da console, chat Discord da PC, Bluetooth dallo smartphone e ingresso line-in. È una funzione particolarmente interessante per streamer, creator e giocatori che usano più dispositivi insieme, ma anche per chi vuole semplicemente rispondere a una chiamata o ascoltare musica senza interrompere la partita.

Microfono ClearCast Pro con cancellazione AI


Un altro elemento centrale è il nuovo microfono ClearCast Pro, omnidirezionale e progettato per offrire una qualità vocale di livello professionale. SteelSeries parla di una resa “broadcast”, quindi pensata non solo per la chat in-game, ma anche per streaming, riunioni online e contenuti vocali più curati. Il microfono integra la cancellazione del rumore tramite intelligenza artificiale, con una riduzione dichiarata fino al 96% del rumore di fondo secondo test di laboratorio indipendenti.

Questo aspetto può essere particolarmente utile in ambienti rumorosi, dove tastiere meccaniche, ventole, voci in sottofondo o rumori domestici rischiano di disturbare la comunicazione. L’idea è quella di mantenere la voce più chiara e presente, senza costringere l’utente a intervenire continuamente sulle impostazioni audio.

ANC migliorata e modalità trasparenza


Le Arctis Nova Pro Omni integrano anche la cancellazione attiva del rumore, una funzione sempre più richiesta anche nelle cuffie gaming di fascia alta. Secondo SteelSeries, l’ANC è in grado di bloccare fino al 40% in più di rumore di fondo rispetto ai principali concorrenti, grazie a una potenza di elaborazione migliorata e a un algoritmo aggiornato. È presente anche la modalità trasparenza, utile quando si vuole restare consapevoli di ciò che accade intorno senza togliere le cuffie.

Questa combinazione rende il prodotto più versatile, perché non lo limita al solo utilizzo davanti al PC o alla console. Le cuffie possono diventare una soluzione completa anche per l’intrattenimento, la musica, i film o il lavoro da remoto.

Controllo audio in tempo reale con GameHub, app e Sonar


SteelSeries ha lavorato molto anche sulla parte software. Le cuffie possono essere gestite tramite GameHub, app mobile Arctis e software desktop SteelSeries GG/Sonar. In questo modo è possibile regolare sorgenti, volume, mix, equalizzazione e microfono in tempo reale, sia da PC sia da dispositivi mobili.

Un dettaglio interessante è la presenza di oltre 200 preset audio specifici per i giochi, pensati per ottimizzare la resa sonora in base al titolo. In un FPS competitivo, ad esempio, può essere utile enfatizzare passi e segnali ambientali; in un gioco narrativo, invece, può avere più senso privilegiare spazialità, dialoghi e colonna sonora.

Il GameHub con schermo OLED e rotella di controllo consente inoltre di intervenire rapidamente senza passare ogni volta dal software. È una scelta pratica, soprattutto per chi cambia spesso sorgente o vuole modificare il bilanciamento tra chat, gioco e Bluetooth durante la sessione.

Infinite Power: doppia batteria per non fermarsi


Uno dei limiti più fastidiosi delle cuffie wireless è la batteria. SteelSeries prova a superarlo con il sistema Infinite Power, basato su due batterie intercambiabili. Mentre una batteria è in uso, l’altra può essere ricaricata nel GameHub, permettendo così di continuare a giocare senza dover collegare le cuffie con un cavo o interrompere la sessione.

È una soluzione che SteelSeries ha già reso riconoscibile nella sua fascia alta e che qui assume ancora più senso, considerando il posizionamento premium del prodotto e l’idea di usarlo come hub audio principale per più dispositivi.

Design premium e tre colorazioni


Sul fronte estetico, le Arctis Nova Pro Omni mantengono un design elegante e meno aggressivo rispetto a molte cuffie gaming tradizionali. Sono disponibili nelle colorazioni Midnight Blue, Black e White, con cuscinetti in memory foam rivestiti in pelle vegana e archetto interno sospeso per distribuire meglio il peso durante le sessioni prolungate.

Anche questo conferma la volontà di SteelSeries di proporre un prodotto più trasversale, adatto non solo alla postazione gaming, ma anche a un utilizzo quotidiano più ampio.

Prezzo e disponibilità


Le SteelSeries Arctis Nova Pro Omni sono disponibili dal 5 maggio 2026 sul sito SteelSeries e presso rivenditori selezionati, con un prezzo di listino di 399,99 euro.

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Dalle Timberland ai modelli sostenibili: le scarpe che raccontano le generazioni


Dalle Timberland ai modelli sostenibili: le scarpe che raccontano le generazioni
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C’è stato un tempo in cui bastava abbassare lo sguardo per capire chi avevi davanti. Le scarpe, più di ogni altro dettaglio, raccontavano una storia: di provenienza, aspirazione, ribellione. In Italia, dagli anni ’80 a oggi, questo linguaggio silenzioso ha attraversato mode e generazioni, restando sorprendentemente eloquente.

Negli anni ’80 le scarpe erano bandiere. I paninari milanesi sfoggiavano gli scarponcini Timberland, tecnici e vistosi, spesso importati o comunque percepiti come “americani”, simbolo di benessere e desiderio di appartenenza a un mondo patinato. Al contrario, nelle sottoculture giovanili più politicizzate o alternative, si imponevano scarpe robuste, vissute, talvolta volutamente consumate, i Kickers: un rifiuto dell’omologazione e del consumismo. Già allora, la scelta non era mai neutra, gli esempi sono tanti, texani e camperos, Espadrillas, Superga, Sebago e Clarks.

Negli anni ’90 il discorso si stratifica. Le sneaker entrano nel quotidiano, è un caso mediatico la Nike Cortez di Forrest Gump, ma non tutte dicono la stessa cosa; esistono agli antipodi lo scarponcino Magnum e le Squalo sempre di Nike. C’è chi sceglie modelli minimalisti, quasi anonimi, per marcare una distanza dalle logiche di status, e chi invece rincorre le prime forme di culto del brand. Le scarpe diventano un codice più sottile: meno urlato, ma altrettanto significativo. Nelle città universitarie italiane, ad esempio, si poteva distinguere tra lo studente “impegnato” e quello più modaiolo anche da una suola.

Con i 2000 arriva l’esplosione del marchio come identità. Le scarpe si fanno riconoscibili a distanza, spesso costose, e diventano un investimento simbolico. Indossarle significa dichiarare un’appartenenza aspirazionale, All Stars, Air Jordan, Adidas: al successo, alla cultura pop globale, a un’estetica condivisa dai media. In parallelo, però, cresce anche una contro-narrazione: il vintage, il riuso, la ricerca del pezzo unico. Due modi opposti di dire “io”, entrambi affidati ai piedi.

Oggi il panorama è ancora più complesso. Le scarpe parlano di sostenibilità, di consapevolezza, di ibridazione tra sport e formale. Si possono indossare modelli di lusso con abiti casual o sneakers etiche con completi eleganti. L’identità non è più monolitica, ma frammentata, fluida. Eppure, il meccanismo resta lo stesso: scegliere una scarpa significa prendere posizione, anche quando si finge il contrario.

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Cuffie Jabra Evolve3 75 - Recensione


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Ci sono prodotti che capisci subito dove vogliono andare a parare, e le Jabra Evolve3 75 rientrano esattamente in questa categoria. Dopo averle utilizzate tra chiamate quotidiane, momenti di concentrazione e ascolto musicale, la sensazione che mi hanno lasciato è molto chiara: Jabra ha cercato di costruire una cuffia pensata prima di tutto per il lavoro moderno, ma senza darle quell’aspetto freddo e troppo tecnico che spesso allontana chi vuole usare lo stesso prodotto anche fuori dall’ufficio. Il risultato è una cuffia on-ear da 180 grammi, con ANC, fino a 22 ore di chiamate, fino a 110 ore di musica, supporto Bluetooth 5.3, ricarica rapida e funzioni software pensate per chi vive di call e produttività.

La prima cosa che mi ha colpito è stata proprio l’impostazione estetica. Le Jabra Evolve3 75 non sembrano la classica cuffia business che tieni sulla scrivania e basta. Hanno un design più pulito, più leggero alla vista, con una costruzione curata e senza il classico braccetto del microfono in evidenza. Questo dettaglio cambia parecchio la percezione del prodotto, perché le rende più discrete e più facili da indossare anche in contesti meno formali. Anche la struttura restituisce buone sensazioni, con anima in metallo, finitura opaca e una generale impressione di solidità senza appesantire troppo il corpo del prodotto.
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Una volta indossate, il punto forte emerge quasi subito: la leggerezza. Nelle prime ore si fanno sentire pochissimo, ed è uno di quei vantaggi che apprezzo davvero quando passo da una call all’altra senza tregua. I cuscinetti in tessuto traspirante aiutano a mantenere una sensazione piacevole e meno calda rispetto a tante soluzioni più chiuse, mentre il formato pieghevole le rende pratiche anche da portare in borsa. Questa è una di quelle cuffie che riesco a immaginare senza difficoltà su una scrivania, in uno zaino o addosso mentre mi sposto. E in un prodotto che vuole stare tra smart working, ufficio e mobilità, è esattamente il tipo di versatilità che mi aspetto.

“Le Jabra Evolve3 75 mi hanno convinto perché uniscono qualità nelle call, leggerezza e funzioni intelligenti in una cuffia pensata per lavorare bene ogni giorno, senza rinunciare a un uso piacevole anche fuori dall’ufficio.”

Detto questo, sarebbe poco onesto fermarsi alla prima impressione. Più le ho usate, più mi sono resa conto che il vero nodo della recensione è tutto qui: il comfort è buono, ma non perfetto. Le Jabra Evolve3 75 sono cuffie sovraurali, quindi appoggiano sull’orecchio invece di avvolgerlo. Questa scelta le rende leggere, ariose e meno invasive, ma alla lunga presenta un conto. Nelle sessioni brevi e medie mi sono trovata bene, anche molto bene. Quando però si allungano davvero i tempi, con tante ore consecutive addosso, iniziano a comparire punti di pressione più evidenti. È un limite che si percepisce soprattutto nelle giornate più intense, quelle in cui le cuffie non le togli quasi mai. Ecco perché, nella mia esperienza, il loro comfort è convincente all’inizio e buono nel complesso, ma non impeccabile sul lunghissimo periodo. È un compromesso reale, e secondo me va detto chiaramente.
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Dove invece le Jabra Evolve3 75 iniziano davvero a farsi valere è nella vita di tutti i giorni, soprattutto quando entrano in gioco le funzioni pratiche. Qui si capisce che il prodotto è stato pensato per chi lavora sul serio con cuffie e microfono. I controlli fisici sono presenti, l’indicatore di occupato a 360 gradi è utile per segnalare quando non si vuole essere disturbati, e c’è tutta una serie di funzioni intelligenti che rendono l’esperienza molto più fluida. Ho trovato particolarmente comoda la pausa automatica quando si tolgono le cuffie e la ripresa quando le si rimette. Sembrano dettagli piccoli, ma quando passi ore tra contenuti audio, meeting e momenti di concentrazione diventano una comodità concreta, non una funzione da scheda tecnica. Anche la possibilità di personalizzare l’audio tramite le app Jabra aggiunge valore, perché permette di adattare il comportamento delle cuffie alle proprie abitudini con più libertà.

Sul fronte delle call è qui che, personalmente, ho trovato la parte più convincente della prova. Le Jabra Evolve3 75 integrano sei microfoni e un sistema di elaborazione della voce progettato per mantenere il parlato pulito e chiaro. Nella pratica si traduce in conversazioni più nitide, in una voce ben leggibile dall’altra parte e in una generale sensazione di affidabilità quando si lavora in ambienti normali, non perfettamente silenziosi. Per me è questo il punto in cui la cuffia mostra la sua vera identità. Non nasce per stupire con effetti speciali, ma per farti lavorare bene, e in chiamata questa filosofia si sente eccome. La qualità del parlato mi è sembrata solida, credibile, matura. In altre parole, è una cuffia che durante le videoconferenze mi ha dato quella tranquillità che cerco quando non voglio pensare allo strumento ma solo alla riunione.
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Naturalmente il comportamento cambia quando l’ambiente attorno si fa più difficile. In mezzo a rumori più aggressivi, voci molto vicine o spazi particolarmente caotici, il sistema di pulizia della voce continua a fare il suo lavoro, ma con qualche compromesso. La voce resta comprensibile, però tende a perdere un po’ di naturalezza. È il classico scenario in cui la tecnologia interviene per salvare la sostanza, anche se qualcosa del timbro originale si sacrifica. Non lo considero un difetto grave, anche perché nel mio utilizzo quotidiano la maggior parte delle chiamate avviene in ambienti ben più gestibili. Però è giusto chiarire che il meglio di sé le Jabra Evolve3 75 lo danno in ufficio, in casa, in coworking o comunque in contesti realistici, non estremi.

Mi è piaciuta anche la cancellazione attiva del rumore. Qui bisogna entrare nell’ottica giusta: l’ANC funziona, si sente, aiuta la concentrazione e rende l’ascolto più pulito, ma non bisogna aspettarsi un isolamento totale. La ragione è semplice e sta tutta nel formato on-ear. Una cuffia di questo tipo lascia passare una parte dell’ambiente in modo naturale, quindi il lavoro dell’elettronica è importante ma non può annullare del tutto ciò che la struttura lascia filtrare. Per come la vedo io, l’ANC delle Jabra Evolve3 75 è coerente con il prodotto: utile, concreto, efficace nel ridurre il brusio costante, ma non pensato per isolarti completamente dal mondo. Al contrario, ho trovato molto riuscita la modalità che lascia entrare i suoni esterni, perché permette di restare presenti nell’ambiente senza doversi togliere le cuffie ogni volta.
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Anche con la musica il comportamento mi ha lasciato una sensazione positiva. Le specifiche ufficiali parlano di un suono ricco e del supporto all’audio LC3, e in effetti l’ascolto è piacevole, con una resa che non tradisce la natura professionale del prodotto ma prova a spingersi oltre. Le voci sono chiare, i medi ben presenti e l’impostazione generale mi è sembrata più equilibrata che spettacolare. È una cuffia che ascolto volentieri con playlist, podcast, video e contenuti quotidiani, proprio perché restituisce un suono ordinato e mai affaticante. Non è quel tipo di cuffia che cerca di impressionare al primo secondo pompando tutto, ma una soluzione più misurata, che punta a rimanere gradevole anche dopo molte ore. E questo, nel contesto di un prodotto nato per accompagnare giornate lunghe, per me ha perfettamente senso.

La parte che mi ha convinto senza particolari riserve è la connettività. La gestione di due dispositivi contemporaneamente è una comodità reale, non un semplice plus da catalogo. Nella pratica significa passare dal computer allo smartphone con meno attrito, ed è esattamente il tipo di fluidità che oggi fa la differenza. A questo si aggiungono il supporto al Bluetooth Fast Pair, la presenza dell’adattatore Bluetooth dedicato e una gestione generale che mi è sembrata semplice e affidabile. Quando una cuffia nasce per la produttività, io mi aspetto soprattutto questo: che sparisca dalla mia attenzione e faccia il suo lavoro senza complicarmi la giornata. Le Jabra Evolve3 75, da questo punto di vista, mi sono sembrate davvero ben centrate.

SMARTPULSE
A CHI LE CONSIGLIO
Per chi le Jabra Evolve3 75 sono perfette, per chi vanno bene e per chi non sono la scelta più adatta.

✔ Perfetto per

Chi fa molte call e videoriunioni ogni giorno
Chi lavora in smart working, ufficio ibrido o coworking
Chi cerca cuffie leggere, pratiche e ricche di funzioni intelligenti

★ Ideale se

Vuoi usare le cuffie sia per lavorare sia per musica, podcast e contenuti multimediali
Ti interessa una buona autonomia con ricarica rapida e supporto Qi
Cerchi una connessione comoda tra PC e smartphone senza complicazioni

✖ Meno indicato per

Chi indossa le cuffie per tantissime ore consecutive senza pause
Chi vuole il massimo isolamento passivo o una cancellazione del rumore più aggressiva
Chi cerca un prodotto più economico e guarda soprattutto al prezzo

Suggerimento rapido basato sulla recensione Smartpulse
smartpulse.it

Poi c’è l’autonomia, altro capitolo importante. Jabra dichiara fino a 22 ore di conversazione e fino a 110 ore di riproduzione musicale, con in più una ricarica rapida che in 5 minuti promette fino a 5 ore di utilizzo. Sono numeri che, nella vita reale, si traducono in un prodotto estremamente comodo da gestire. Non ho mai avuto la sensazione di dover controllare continuamente la batteria, e questa per me è una qualità enorme in una cuffia da lavoro. La presenza della ricarica wireless Qi aggiunge una comodità ulteriore, soprattutto per chi già usa basi di ricarica sulla scrivania o sul comodino. In poche parole, da questo punto di vista le Jabra Evolve3 75 mi hanno dato proprio quella serenità che mi aspetto da un prodotto premium: le carichi, le usi e te ne dimentichi.
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Arrivando alla conclusione, le Jabra Evolve3 75 mi sono piaciute perché hanno una personalità precisa. Sono cuffie pensate per chi lavora spesso con la voce, vuole chiamate convincenti, desidera un prodotto leggero e non ama il look troppo professionale. Non sono perfette, perché il formato on-ear porta con sé un limite ergonomico che nelle giornate infinite si avverte. Però hanno carattere, coerenza e soprattutto una qualità di utilizzo che si percepisce subito nelle cose che contano davvero: praticità, chiarezza in chiamata, autonomia e versatilità. Le Jabra Evolve4 74 costano 399 euro, quindi non siamo davanti a un prodotto economico, ma la sensazione che mi hanno lasciato è quella di una cuffia costruita per rispondere bene a esigenze reali, non per riempire una scheda tecnica. E alla fine è proprio questo che me le ha fatte apprezzare: non cercano di essere tutto, ma fanno molto bene ciò per cui sono state progettate.

RECENSIONE SMARTPULSE
smartpulse.it

Jabra Evolve3 75
cuffie business • ANC • 6 microfoni • Bluetooth 5.3
Il voto premia l’ottima qualità nelle chiamate, la leggerezza, le funzioni intelligenti e l’autonomia molto convincente, mentre il comfort sul lungo periodo risente del design on-ear.

VOTO COMPLESSIVO
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Best Choice Smartpulse

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smartpulse.it
Valutazione della redazione Smartpulse

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Trump sospende l'operazione di scorta navale dopo un solo giorno


Il presidente americano ha annunciato la pausa del "Project Freedom" invocando "grandi progressi" verso un accordo con Teheran. Resta in vigore il blocco dei porti iraniani.
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Il presidente americano Donald Trump ha sospeso l'operazione militare di scorta delle navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz dopo appena un giorno dal suo avvio. L'annuncio è arrivato martedì 5 maggio in serata su Truth Social, con il presidente che ha invocato "grandi progressi" nei negoziati con l'Iran per giustificare la decisione.

Il "Project Freedom" era stato lanciato lunedì mattina con l'obiettivo di permettere a centinaia di navi commerciali bloccate nel Golfo Persico di attraversare in sicurezza lo stretto, un passaggio largo 21 miglia attraverso cui in tempo di pace transita un quinto della produzione mondiale di idrocarburi. Trump ha scritto che la sospensione durerà "un breve periodo per vedere se l'accordo può essere finalizzato e firmato", precisando che la decisione è stata presa "su richiesta del Pakistan e di altri paesi". Il blocco navale americano dei porti iraniani, entrato in vigore il 13 aprile, resta invece pienamente operativo.

La sospensione arriva al termine di una giornata segnata da forti tensioni e da una intensa attività diplomatica e mediatica dell'amministrazione americana. Nelle ore precedenti l'annuncio di Trump, il segretario alla difesa Pete Hegseth e il capo di stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, avevano tenuto una conferenza stampa al Pentagono per difendere l'efficacia dell'operazione. Caine aveva indicato che oltre 22.500 marittimi a bordo di più di 1.550 navi commerciali erano in attesa di attraversare lo stretto e che il Central Command aveva istituito una "zona di sicurezza rafforzata" sul lato meridionale del passaggio. Lo stesso generale aveva precisato che dall'inizio del cessate il fuoco l'Iran ha colpito navi commerciali nove volte, ne ha sequestrate due e ha attaccato le forze americane più di dieci volte, azioni che secondo lui restano "al di sotto della soglia per riprendere operazioni di combattimento maggiori".

Hegseth ha definito l'iniziativa una missione "temporanea" e ha parlato di una "cupola rossa, bianca e blu" stabilita sopra lo stretto come "regalo diretto" alle altre nazioni. Il segretario alla difesa ha ribadito che il cessate il fuoco con l'Iran resta in vigore nonostante gli scambi di fuoco. Il segretario di stato Marco Rubio, parlando dalla Casa Bianca, aveva annunciato che la fase offensiva del conflitto, denominata "Operation Epic Fury", era ormai conclusa. "Abbiamo superato quella fase. Adesso siamo passati al Project Freedom", ha detto Rubio ai giornalisti, definendo l'operazione puramente "difensiva" e accusando l'Iran di tenere il mondo in ostaggio mettendo a rischio la vita degli equipaggi delle navi commerciali bloccate.

Sul piano diplomatico, Rubio ha annunciato che gli Stati Uniti presenteranno una risoluzione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per "difendere la libertà di navigazione e mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz". Il testo, redatto insieme a Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar, chiede all'Iran di cessare gli attacchi, le operazioni di minamento e la riscossione di qualsiasi pedaggio nel passaggio.

Lunedì, primo giorno dell'operazione, due cacciatorpediniere lanciamissili americani avevano attraversato lo stretto sotto il fuoco di missili da crociera, droni e motovedette iraniane, senza essere colpiti grazie alle contromisure difensive. Le forze americane avevano distrutto sei imbarcazioni veloci iraniane, secondo quanto riferito dall'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Central Command. Teheran ha negato la perdita delle imbarcazioni e i media di stato iraniani hanno sostenuto di aver colpito una nave da guerra americana, circostanza smentita dagli Stati Uniti. Due navi battenti bandiera americana, la CS Anthem dell'operatore Crowley con sede in Florida e la Alliance Fairfax, sono riuscite a transitare lo stretto. Anche il gigante danese del trasporto marittimo Maersk ha annunciato l'uscita dal Golfo di una sua nave scortata da mezzi militari americani.

Le ore precedenti l'annuncio della sospensione sono state segnate da nuovi attacchi attribuiti all'Iran. Gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato di aver attivato per il secondo giorno consecutivo le proprie difese aeree per intercettare missili balistici, missili da crociera e droni. Teheran ha smentito categoricamente, attraverso il portavoce del comando militare Khatam Al-Anbiya, di aver condotto operazioni contro gli Emirati. I guardiani della rivoluzione, l'esercito ideologico della Repubblica islamica, avevano promesso una "ferma rappresaglia" contro qualunque nave avesse cercato di attraversare lo stretto senza seguire il corridoio imposto dall'Iran.

Sul fronte diplomatico, il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a Pechino, dove mercoledì ha incontrato l'omologo cinese Wang Yi. La Cina è il principale importatore di petrolio iraniano: prima della guerra oltre l'80 per cento delle esportazioni iraniane di greggio era diretto verso Pechino, secondo la società di analisi Kpler. Più della metà delle importazioni cinesi di greggio via mare proviene dal Medio Oriente e transita prevalentemente attraverso lo stretto. Rubio ha chiesto pubblicamente alla Cina di fare pressione su Teheran. La visita di Araghchi precede di pochi giorni quella di Trump a Pechino, prevista per il 14 e 15 maggio per un vertice con il presidente Xi Jinping.

Lo stesso Araghchi, prima della sospensione, aveva definito l'iniziativa americana "Project Deadlock", ovvero "progetto stallo", avvertendo che "non esiste soluzione militare a una crisi politica" e invitando Washington a non lasciarsi "trascinare di nuovo nel pantano". Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha dichiarato che il paese è "pronto a qualunque dialogo" ma non ha mai ceduto e non cederà mai alla forza, accusando gli Stati Uniti di pretendere una sottomissione alle loro condizioni unilaterali. Il primo ministro iracheno Ali Al-Zaidi ha proposto la mediazione di Baghdad tra Washington e Teheran. Resta incerto il punto in cui si trovano effettivamente i negoziati. Trump, durante il fine settimana, aveva detto di aver ricevuto un nuovo piano di pace dall'Iran, dubitando però della sua adeguatezza perché Teheran "non ha ancora pagato un prezzo abbastanza alto". I nodi irrisolti includono il futuro del programma nucleare iraniano, il blocco americano dei porti e i pedaggi che l'Iran intendeva imporre nello stretto.

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Caso Garlasco, nuove audizioni: saranno sentite anche le gemelle Cappa


Paola e Stefania Cappa convocate come persone informate sui fatti insieme a Marco Poggi e Andrea Sempio nell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi

Nuovi sviluppi nell’indagine sul delitto di Garlasco. Oltre ad Andrea Sempio, gli inquirenti hanno disposto l’audizione anche di Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara Poggi, che saranno ascoltate come persone informate sui fatti nell’ambito del procedimento ormai giunto alle fasi conclusive.

Secondo quanto riportato dai social del Tg1, i carabinieri di Milano avrebbero già notificato gli inviti a comparire alle due sorelle, attese a Milano per l’interrogatorio fissato nelle prossime ore. Nella stessa inchiesta è previsto anche l’ascolto di Marco Poggi, fratello della vittima, che potrebbe essere sentito a Mestre.

Le audizioni si inseriscono nel nuovo filone investigativo riaperto sulla morte di Chiara Poggi, avvenuta nel 2007, e riguardano in particolare la ricostruzione delle sue relazioni personali e degli ultimi contatti prima del delitto. Le gemelle Cappa verranno interrogate anche su un presunto “approccio rifiutato” che, secondo alcune ipotesi investigative, potrebbe essere collegato al movente contestato ad Andrea Sempio.

Già nei giorni successivi all’omicidio, Paola Cappa aveva riferito ai carabinieri di un possibile interesse indesiderato nei confronti della cugina da parte di un ragazzo, parlando di un “approccio finito male”. Un elemento che oggi torna al centro degli accertamenti, insieme alle testimonianze raccolte all’epoca e alle nuove analisi sui dispositivi informatici.

Marco Poggi, già sentito più volte, potrebbe invece chiarire i rapporti tra la sorella e Sempio e il contesto familiare dell’epoca. Restano sotto esame anche alcuni file digitali presenti nel computer di casa Poggi, mentre gli inquirenti cercano riscontri a distanza di oltre diciotto anni dai fatti.

Le nuove audizioni rappresentano un passaggio cruciale per definire gli ultimi tasselli di un’inchiesta che continua a riaprire interrogativi rimasti irrisolti per quasi due decenni.

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Case di quartiere, quando l’aggregazione nasce dal basso


Nate in autonomia nel primo decennio del Duemila, a Torino sono otto, distribuite in sei diverse circoscrizioni
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A Torino gli sviluppi intorno alla chiusura del Comala, il centro per il protagonismo giovanile torinese che ha perso l’assegnazione del bando per il rinnovo della gestione dell’ex caserma La Marmora, hanno sollevato discussioni sull’importanza e sulla diffusione di spazi di aggregazione sociale in città.

I centri per il protagonismo giovanile sono definiti «spazi di socializzazione nati all’interno di immobili dell’amministrazione, nati con l’obiettivo di far incontrare giovani per sperimentare liberamente le proprie passioni creative e artistiche». In luoghi come questi, la partecipazione attiva della comunità che vive e frequenta il territorio è centrale e in molti casi serve a rispondere a bisogni e interessi dei cittadini attraverso servizi dedicati, spesso gratuiti o a costi accessibili.

Otto case in sei circoscrizioni

Lo sanno bene le Case di quartiere, tra le prime realtà cittadine a rappresentare un modello di esperienza comunitaria di questo tipo. Distribuite su sei circoscrizioni e aperte a cittadine e cittadini di ogni età, le Case di quartiere a Torino sono otto: i Bagni pubblici di Via Agliè a Barriera di Milano, Barrito a Nizza Millefonti, Casa del quartiere a San Salvario, Officine Caos a Vallette, Casa nel Parco a Mirafiori Sud, Cascina Roccafranca a Mirafiori Nord, Cecchi Point in Aurora e Più SpazioQuattro a San Donato.

«A differenza di come avvenuto in altre città, queste sono esperienze nate in autonomia dalla collettività, non su iniziativa dell’amministrazione comunale, ma in collaborazione con essa. Ognuna si è sviluppata secondo percorsi differenti, per esempio due in origine erano esclusivamente servizi di bagni pubblici, poi gli enti gestori hanno messo a disposizione ulteriori spazi e progetti trasformandoli in centri di partecipazione», ha detto a L’Unica Roberto Arnaudo, direttore della Rete delle Case del quartiere e coordinatore della Casa del quartiere di San Salvario.

Per contattare la Rete delle Case del quartiere puoi scrivere a info@retecasedelquartiere.org. La sede è in via Morgari 14, a Torino.

Le Case si sono costituite nel corso del primo decennio degli anni Duemila e oggi fanno parte di una rete comune che collabora con la Città di Torino, con il sostegno della Fondazione compagnia di san Paolo. «L’idea alla base è di offrire risorse, opportunità, attività educative e spazi aggregativi a più persone possibili. Gli enti del no profit che gestiscono le Case intercettano esigenze diffuse della popolazione locale e al contempo questi luoghi possono essere usati per sostenere iniziative di cittadinanza attiva, venendo messi a disposizione di gruppi informali, associazioni e altre realtà che condividono la programmazione della Casa», ha spiegato Arnaudo.

Secondo l’ultima valutazione di impatto sociale presentata a novembre 2025, le Case coinvolgono territori con 315.779 residenti, il 36,8 per cento della popolazione torinese. Tra settembre 2023 e agosto 2024 le attività realizzate sono aumentate del 20 per cento rispetto al 2022, per un totale di 2.188 iniziative, 199.340 partecipanti e 580.483 persone che hanno frequentato gli spazi nello stesso periodo. Le attività riguardano soprattutto l’inclusione sociale, l’educazione e l’ambiente, poi ci sono gli eventi culturali e i laboratori artistici. Il tutto viene portato avanti con la partecipazione di 1.017 partner, tra associazioni e gruppi informali di cittadini attivi, di cui il 94 per cento ha sede nel quartiere o comunque nella città di Torino.

Storie diverse con lo stesso obiettivo

Ogni Casa ha una propria storia, fortemente intrecciata a quella del territorio in cui sorge e alle persone che la attraversano. Come ha raccontato Arnaudo, le iniziative che prendono forma in questi luoghi sono variegate. Spesso lo svago si mescola ad attività di sostegno sociale. «A San Salvario per fronteggiare situazioni di fragilità collaboriamo con la rete Torino Solidale con attività di sostegno alimentare, sociale e di facilitazione digitale. Qui come a Barriera, si cerca anche di fare azioni di prevenzione in tema di spaccio e dipendenze. Ci sono poi iniziative di supporto alla genitorialità e agli adolescenti, doposcuola, estate ragazzi, ginnastica dolce per anziani, raccolta farmaci, consulenze giuridiche gratuite e servizi consolari per fare i documenti, fino all’esperienza della scuola popolare di musica, realizzata in collaborazione con il teatro Baretti».

L’inclusività delle Case è garantita di fatto dall’accessibilità economica dei servizi: l’88 per cento delle attività (eventi, laboratori, sportelli, corsi) sono gratuite oppure offerte a tariffe molto contenute rispetto a quelle sul mercato. A sua volta la Rete delle Case del quartiere si sostiene tramite autofinanziamento e bandi (per oltre il 58 per cento), con il contributo della Fondazione compagnia di san Paolo e la vendita di beni e servizi a soggetti privati, per un totale di 2,9 milioni di euro di introiti nel 2023 (in aumento del 52 per cento sul 2021).

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Le iniziative legate al territorio

Molti corsi e attività, poi, nascono su iniziativa degli abitanti. «Per esempio l’associazione dei genitori della scuola media vicina segnalava che molti bambini e bambine non avevano modo di essere seguiti durante la pausa pranzo, che dovevano trascorrere fuori dall’istituto, così abbiamo coinvolto un’associazione che va a prendere gli studenti e li porta alla Casa del quartiere di San Salvario per fare doposcuola», ha aggiunto Arnaudo. In alcuni casi le collaborazioni sono anche estemporanee e finalizzate a rispondere a bisogni specifici. Ad esempio, «un’associazione ivoriana nei prossimi giorni utilizzerà gli spazi per fare autofinanziamento con lo scopo di rimpatriare la salma di un concittadino deceduto».

Nella Casa di Barriera, dove gli storici bagni pubblici rappresentano un servizio a bassa soglia ancora attivo a cui si rivolgono molte persone nel quartiere, sono nate iniziative per affiancare i residenti che vogliono affrontare questioni complesse come la sicurezza e lo spaccio attraverso interventi costruttivi. «Promuoviamo sensibilizzazione e dialogo nel rispetto di tutti, cercando di rapportarci con empatia e cura alle persone che hanno problemi di dipendenza e si rivolgono a questo luogo anche solo per fare una doccia. Anche loro hanno diritto a uno spazio in cui stare e all’accesso all’acqua pubblica», ha detto a L’Unica Erika Mattarella, coordinatrice dei Bagni pubblici di Via Agliè.
Foto: profilo Instagram dei Bagni pubblici di Via Agliè
In un contesto in cui la povertà materiale convive con la mancanza di spazi di aggregazione sociale, gli abitanti realizzano momenti di condivisione e attività culturali per le vie di Barriera. «Stare insieme su strada serve a dire che questo quartiere è di tutti creando dei presidi di cittadinanza attiva contro lo spaccio e la violenza – ha aggiunto Mattarella –. Per molti residenti è anche importante portare il bello tra i palazzi abbandonati e decadenti, così insieme organizziamo iniziative di musica e arte partecipate».

Spostandosi a ovest della città, le Officine Caos sono un crocevia di riferimento per la popolazione di Vallette. Nata nei primi anni Duemila nell’enorme seminterrato abbandonato della chiesa Santa Maria di Nazareth, la riqualificazione di questa Casa di quartiere è avvenuta grazie a risorse pubbliche e private che nel 2012 hanno permesso la riapertura di circa duemila metri quadrati di spazio rimasto abbandonato per vent’anni.

Come ha raccontato Stefano Bosco, coordinatore delle Officine Caos, questo luogo continua a conservare la dimensione artistica che lo ha caratterizzato fin dagli inizi. L’obiettivo è anche quello di arrivare a tipi di pubblico con minori opportunità di accesso all’offerta culturale della città. «Abbiamo cominciato facendo spettacoli dal vivo in un’ottica di inclusione sociale e continuiamo a fare comunità attraverso l’arte partecipata. È il fil rouge con cui portiamo avanti iniziative per la ricerca attiva del lavoro rivolte ai NEET», cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione. «Ma anche per colmare il digital divide, e per la distribuzione di pacchi alimentari, tra le altre cose. Lavoriamo soprattutto con persone fragili, nell’ambito della salute mentale e con il vicino carcere Lorusso e Cutugno, ma anche con bambini e anziani».

La Casa di quartiere Vallette, oltre a ospitare una stagione teatrale di arti performative e due rassegne estive, è una residenza artistica che accoglie musicisti e teatranti da tutta Europa, favorendo l’interazione con il territorio. «Le realtà artistiche che arrivano qui si interfacciano in molti casi con la comunità, come nel caso di una compagnia di Marsiglia che ha costruito un percorso esperienziale con una classe elementare di una scuola del quartiere – ha spiegato Bosco –. In questo modo c’è scambio, co-progettazione e coinvolgimento degli abitanti, che a Vallette hanno un forte senso di appartenenza, ma anche una grande voglia di riscatto».

Questa puntata di L’Unica Torino termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Pensionati a scuola, faccia a faccia tra generazioni


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Si può fare. Si possono insegnare il rispetto, la condivisione, l’accoglienza, attraversando i conflitti e trasformandoli in dialogo. Lo aveva intuito Paulo Freire, il grande pedagogista brasiliano, quando, nei suoi anni di esilio, scrisse che nessuno educa nessuno, e nessuno si educa da solo: gli esseri umani si educano insieme, in relazione con il mondo. Non una lezione, dunque, ma un incontro.

Ed è esattamente da un incontro che è nato il progetto “Linee di dialogo - voci silenziose, giovani e anziani in dialogo per raccontare e trasformare il conflitto di genere”. Un’idea insolita: lo SPI di Alessandria (il sindacato pensionati della CGIL) ha portato un gruppo di over 60 al CIOFS, il Centro italiano opere femminili salesiane, una scuola professionale che, nonostante il nome, è frequentata anche da allievi maschi. Qui, guidati da un educatore e un artista, i pensionati hanno lavorato insieme agli studenti sul tema del rispetto tra ragazze e ragazzi e tra generazioni diverse.

L’incontro tra generazioni

I quattordicenni Amenta, Nicolas, Giulia e Selvete – insieme a Maurizio, Emilia e Patrizia, di qualche decennio più “grandi” – sono così diventati i protagonisti di un video che racconta i giorni degli incontri: i pensionati tornati sui banchi di scuola con carta colorata e forbici per creare immagini ed esempi, i dialoghi con i ragazzi, il cerchio umano fatto tenendosi mano nella mano, la speranza che le differenze di genere non diventino conflitto.
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«Quando abbiamo iniziato a immaginare questo progetto, avevamo un’intuizione semplice ma, allo stesso tempo, molto ambiziosa: creare uno spazio in cui generazioni diverse potessero incontrarsi davvero, senza ruoli predefiniti, senza etichette, senza la necessità di “dover dire la cosa giusta”. Uno spazio in cui fosse possibile ascoltare e ascoltarsi». Cecilia Garrone, giovane segretaria dello SPI CGIL, ha raccontato così l’idea a L’Unica. «Oggi, dopo questo percorso, possiamo dire che quell’intuizione si è trasformata in qualcosa di concreto, di vivo. Non solo un progetto, ma un’esperienza che ha lasciato tracce nelle persone che l’hanno attraversata».

“Linee di dialogo” non è un insieme di concetti “buonisti” dove si immagina un mondo da guardare con gli occhiali rosa. «Il conflitto non è qualcosa da evitare o da nascondere, ma qualcosa da attraversare», ha aggiunto Garrone. «E se viene affrontato in un contesto sicuro, accompagnato e rispettoso, può diventare una straordinaria occasione di crescita. In questo senso, lavorare sul tema della violenza di genere non ha significato solo parlarne in modo diretto, ma anche interrogarsi su tutto ciò che la precede: il linguaggio, gli stereotipi, i ruoli sociali, le aspettative che spesso diamo per scontate».

Non immaginate un tavolo con anziani che parlano come i professori e gli allievi fermi ad ascoltare. I ragazzi hanno portato domande, fragilità, il bisogno di essere ascoltati. «I pensionati hanno invece portato esperienza, memoria, ma soprattutto la capacità di mettersi in gioco senza giudizio», ha spiegato Garrone. «E in questo incontro è successo qualcosa di importante: le distanze si sono accorciate, le diffidenze iniziali si sono sciolte, e si è creata una relazione autentica. Credo che questo sia uno degli elementi più forti del progetto: aver dimostrato che la relazione tra generazioni non è solo possibile, ma necessaria. In una società che spesso separa, che divide per età, per ruoli, per appartenenze, creare spazi di incontro significa ricostruire comunità».

In gioco si è messo Giorgio Annone, responsabile di Linealab, l’agenza che ha realizzato il progetto e il video. «Questo è un percorso aperto, non completamente predefinito», ha detto a L’Unica. «Ci interessava lavorare su qualcosa di più sottile: il modo in cui stiamo nelle relazioni, il modo in cui ci parliamo, il modo in cui il conflitto si manifesta e si trasforma. E soprattutto ci interessava farlo mettendo davvero in relazione due mondi che spesso restano separati: quello dei ragazzi e quello degli adulti. Non in una forma simbolica, ma concreta».

Al centro c’è un’idea precisa: tutto passa attraverso il linguaggio. «L’intuizione centrale è stata questa: che il tema non fosse la violenza in sé, ma il linguaggio quotidiano attraverso cui la violenza passa, a volte in modo evidente, a volte in modo molto più sottile».

Parole e immagini

Salvatore Falzone ha costruito i percorsi come educatore e Fabio Orioli, responsabile del progetto artistico, li ha trasformati in piccoli sentieri creativi. Al progetto hanno partecipato la direttrice del CIOFS Maria Marcinnò e l’insegnante Alessia Travaino. «È stato impegnativo per la burocrazia, sono tutti ragazzi molto giovani, e non nascondo che ero piuttosto preoccupata. Ma il risultato è stato incredibile», ha detto ancora Garrone. «Il corpo, l’arte, la scrittura sono diventati strumenti per entrare in contatto con sé stessi e con gli altri: portare questo progetto in una scuola professionale è stata una scelta precisa. Crediamo che sia fondamentale investire proprio in quei contesti dove spesso arrivano meno opportunità di questo tipo. Non perché siano “più problematici”, ma perché hanno bisogno, come tutti, di spazi di riconoscimento, di ascolto, di crescita. E la risposta dei ragazzi ci ha dimostrato che questa scelta è stata giusta».

Non è un caso che l’iniziativa nasca in seno a un sindacato pensionati. Lo SPI CGIL porta con sé una genealogia precisa: quella dei corsi delle 150 ore, nati negli anni Settanta all’interno della CGIL per garantire il diritto all’istruzione degli operai. Il sindacato che entra a scuola non per rivendicare, ma per costruire cultura – questa volta inter-generazionale e di genere – è una forma di continuità con quella stagione, aggiornata alla contemporaneità.

Le istituzioni, tra annunci e contraddizioni

Alla presentazione del video c’erano i rappresentanti del Comune di Alessandria, che ha partecipato al progetto. «Linee di dialogo dimostra che quando la società civile e le istituzioni camminano insieme, il silenzio si rompe e il conflitto diventa evoluzione», ha commentato Roberta Cazzulo, assessora alle Politiche sociali e Pari opportunità. «Il cambiamento non si può basare solo sulle sanzioni, ma deve essere culturale, deve fondarsi sull’educazione al rispetto di genere partendo proprio dalle nuove generazioni. Quando mettiamo in dialogo memorie e linguaggi differenti, stimoliamo quell’empatia e responsabilità collettiva che sono l’unico vero antidoto alla violenza».

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Proprio qui si apre una contraddizione difficile da ignorare. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito integra l’educazione all’affettività e all’empatia nei programmi di educazione civica, ma di fatto respinge l’idea di una materia autonoma, chiedendo di introdurre il consenso informato dei genitori per le attività sessuo-affettive. Un ostacolo per la realizzazione di qualsiasi iniziativa, mentre le notizie di cronaca travolgono ogni visione ottimistica. Nel frattempo, Paesi come la Svezia hanno reso l’educazione relazionale e sessuale curricolare dal 1955.

E forse la soluzione inizia da qui, dai piccoli passi in una scuola professionale di provincia, dove i ragazzi creano un ambiente in cui tutti si sentono riconosciuti. «Non possiamo pensare che basti un laboratorio per cambiare le cose, ma possiamo dire che è possibile iniziare un percorso», ha detto Garrone. È esattamente questa la logica del processo di civilizzazione: lenta, fragile, eppure reale.

A fare una promessa è stata Antonella Albanese, segretaria nazionale di SPI CGIL: «Linee di dialogo non si esaurisce qui: è solo l’inizio di un progetto più ampio per il futuro, pronto a crescere e a trasformarsi in nuove esperienze. Abbiamo l’ambizione di coinvolgere sempre di più i giovani e il mondo della scuola, su temi capaci di avvicinare e mettere in relazione le diverse generazioni», ha detto dal palco.

«In fondo – ha concluso Garrone – è proprio da qui che si costruisce una cultura del rispetto: non dalle parole più giuste, ma dalle relazioni più vere».

Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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La rassegna stampa di mercoledì 6 maggio 2026


Trump mette in pausa l'operazione nello Stretto di Hormuz mentre i prezzi del petrolio calano. Primarie decisive in Indiana e Ohio, con vittorie per i candidati sostenuti dal presidente

Questa è la rassegna stampa di mercoledì 6 maggio 2026

Trump sospende l'operazione "Project Freedom" nello Stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha annunciato martedì sera la sospensione dell'operazione militare statunitense nello Stretto di Hormuz, citando "grandi progressi" verso un accordo con l'Iran. La decisione arriva dopo che i prezzi del petrolio sono calati e le azioni sono salite in seguito al cambio di rotta del presidente.

Fonti: New York Times, The Hill, Bloomberg

I candidati sostenuti da Trump vincono le primarie repubblicane in Indiana


Almeno cinque dei sette sfidanti sostenuti da Trump hanno sconfitto i senatori statali repubblicani in carica che si erano opposti al suo piano di ridistribuzione dei collegi elettorali. La vittoria rappresenta un importante successo per il presidente che aveva minacciato di far fuori i legislatori che avevano contrastato i suoi desideri.

Fonti: The Guardian, New York Times, The Hill

Vivek Ramaswamy vince le primarie per governatore dell'Ohio


L'imprenditore e candidato presidenziale del 2024 Vivek Ramaswamy ha ottenuto la nomination repubblicana per governatore dell'Ohio, sconfiggendo Casey Putsch. Ramaswamy affronterà la democratica Amy Acton nelle elezioni generali di novembre per sostituire il governatore Mike DeWine, che ha raggiunto il limite di mandati.

Fonti: Bloomberg, BBC, The Hill

Sherrod Brown e Jon Husted si sfideranno per il Senato dell'Ohio


Il democratico Sherrod Brown e il repubblicano Jon Husted hanno vinto le rispettive primarie per il Senato dell'Ohio, preparando il terreno per quella che dovrebbe essere una delle corse più competitive e costose delle elezioni di medio termine. Il seggio è una delle priorità democratiche nel tentativo del partito di riconquistare il controllo del Senato.

Fonti: The Guardian, The Hill

Marco Rubio tiene il primo briefing alla Casa Bianca come segretario di Stato


Il segretario di Stato Marco Rubio ha tenuto martedì il suo primo briefing stampa alla Casa Bianca, sostituendo temporaneamente la portavoce Karoline Leavitt in congedo di maternità. Durante l'incontro, Rubio ha difeso l'operazione nello Stretto di Hormuz e ha affrontato le crescenti preoccupazioni per l'aumento dei prezzi del carburante, sostenendo che gli Stati Uniti sono in una posizione "molto fortunata".

Fonti: The Guardian, The Hill

La polizia dell'Illinois indagherà su una sparatoria mortale dell'ICE


La polizia statale dell'Illinois ha annunciato che esaminerà la sparatoria di Silverio Villegas-Gonzalez avvenuta la scorsa estate durante una repressione dell'immigrazione illegale nell'area di Chicago. L'incidente è parte delle controverse operazioni di espulsione dell'amministrazione Trump che hanno suscitato preoccupazioni sui diritti civili.

Fonti: New York Times

Un gruppo repubblicano lancia una campagna da 8 milioni di dollari contro i tagli di Musk


Un gruppo guidato da repubblicani sta investendo 8 milioni di dollari nelle elezioni di medio termine per contrastare i tagli agli aiuti proposti da Elon Musk attraverso il suo "Doge". L'iniziativa emerge come una potenziale vulnerabilità per il partito di Trump nei distretti in bilico.

Fonti: Financial Times

I democratici del Michigan mantengono la maggioranza al Senato statale


Il democratico Chedrick Greene ha vinto l'elezione speciale per il Senato del Michigan, preservando la stretta maggioranza del suo partito nella camera. Con la vittoria di Greene nel 35° distretto, il vantaggio democratico si espande da 19-18 a 20-18, facilitando il percorso per far avanzare la legislazione.

Fonti: The Hill, ABC News

La FDA approva alcune sigarette elettroniche aromatizzate dopo le pressioni di Trump


L'agenzia per i farmaci ha approvato martedì la commercializzazione di quattro sigarette elettroniche aromatizzate prodotte dalla compagnia Glas Inc., in quello che l'agenzia descrive come uno sforzo per ridurre l'uso di questi prodotti tra i minorenni. L'approvazione arriva dopo le segnalazioni di pressioni dell'amministrazione Trump sull'agenzia.

Fonti: The Hill

Il ministro degli esteri iraniano si reca in Cina per colloqui diplomatici


Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato la sua controparte cinese Wang Yi a Pechino, in una visita che mette in evidenza gli stretti legami tra i due partner strategici. L'incontro avviene a pochi giorni dall'arrivo previsto di Trump nella capitale cinese, evidenziando le connessioni geopolitiche tra il conflitto iraniano e le relazioni USA-Cina.

Fonti: Bloomberg, ABC News

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Meta analizzerà altezza e struttura ossea per identificare se gli utenti sono minorenni


A partire dai contenuti che pubblicano gli utenti.
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In breve:


Meta userà un sistema di intelligenza artificiale per individuare account di utenti sotto i 13 anni su Facebook e Instagram. Il controllo analizza foto e video pubblicati dagli utenti cercando segnali generali come altezza e struttura ossea, senza identificare una persona specifica, e li combina con testi, commenti, bio, didascalie e riferimenti come compleanni o classe scolastica. Se l’account viene considerato sotto l’età minima, viene disattivato finché l’utente non completa la verifica dell’età. La mossa arriva dopo una multa da 375 milioni di dollari in New Mexico.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta will use AI to analyze height and bone structure to identify if users are underage | TechCrunch
The visual analysis system is now operating in select countries, but Meta says it’s working toward a broader rollout.
TechCrunchAisha Malik

Riassunto completo:


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Musk vs OpenAI: settimana 2, nuove verifiche dell'età di Meta, un robot da compagnia del creatore di Roomba


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon mercoledì,
oggi leggeremo insieme un articolo del Wall Street Journal che riassume cosa è accaduto durante la seconda settimana di maxi processo tra Musk e OpenAI. Poi parleremo delle nuove verifiche dell'età di Meta; del robot da compagnia di Colin Angle, il co-creatore di Roomba, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Inizia la seconda settimana del megaprocesso di Elon Musk contro OpenAI


Legge
È iniziata la seconda settimana del processo di Musk contro OpenAI con la testimonianza di Greg Brockman, presidente e cofondatore della società. I legali di Musk hanno insistito sui suoi interessi economici: la sua quota in OpenAI varrebbe circa 30 miliardi di dollari e Brockman possiede partecipazioni in aziende che lavorano con OpenAI. Musk sostiene di avere versato 38 milioni di dollari a un progetto nato come non profit e poi trasformato in una struttura orientata al profitto. Chiede di rimuovere Altman e Brockman, annullare la riorganizzazione societaria e trasferire fino a 180 miliardi di dollari alla parte non profit. OpenAI replica che Musk conosceva e appoggiava l’evoluzione commerciale del progetto, ma avrebbe cambiato posizione dopo non essere riuscito a ottenere il controllo della società. Qualche giorno fa Musk avrebbe inviato un messaggio privato ad Altman per patteggiare ma quest'ultimo non accettava le sue richieste, così Musk ha replicato che "entro il weekend sarete i leader più odiati al mondo."
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Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Meta analizzerà altezza e struttura ossea per identificare se gli utenti sono minorenni


Intelligenza Artificiale
Meta userà un sistema di intelligenza artificiale per individuare account di utenti sotto i 13 anni su Facebook e Instagram. Il controllo analizza foto e video pubblicati dagli utenti cercando segnali generali come altezza e struttura ossea, senza identificare una persona specifica, e li combina con testi, commenti, bio, didascalie e riferimenti come compleanni o classe scolastica. Se l’account viene considerato sotto l’età minima, viene disattivato finché l’utente non completa la verifica dell’età. La mossa arriva dopo una multa da 375 milioni di dollari in New Mexico.
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Fonte: TechCrunch
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Il pioniere del famoso aspirapolvere Roomba lancia un robot AI da compagnia


Robotica
Colin Angle, cofondatore di iRobot e tra i creatori del famoso Roomba, ha presentato Familiar, un robot domestico pensato per fare compagnia. Ha quattro zampe, dimensioni simili a un piccolo cane e un aspetto volutamente non identico a un animale reale o a un umano. Non parla ma emette suoni, ascolta le frasi delle persone e usa l’intelligenza artificiale per adattare nel tempo il proprio comportamento alla casa e alle abitudini degli utenti. Il progetto nasce nella nuova società Familiar Machines & Magic, fondata dopo l’uscita di Colin Angle da iRobot nel 2024. Gli impieghi riguardano la compagnia per anziani e il supporto emotivo in generale.
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Fonte: AP News
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La solitudine

Possiamo pensare che i robot da compagnia possano avere grande adozione soltanto nella fascia di età più anziana ma...
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Il Roomba

L'aspirapolvere Roomba nasce nel 2002 dentro iRobot, azienda del MIT che fino ad allora lavorava più su robot militari...
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Uber vuole trasformare i suoi milioni di autisti in una rete di dati da rivendere alle aziende


Intelligenza Artificiale
Uber vuole trasformare la propria rete di autisti in una gigantesca infrastruttura di raccolta dati per i veicoli autonomi. L’idea nasce da AV Labs, programma annunciato a gennaio 2026 e oggi limitato a poche auto gestite direttamente dall’azienda e dotate di sensori. In futuro, però, Uber ha intenzione di estendere il modello agli autisti: se anche solo una parte dei suoi milioni di veicoli montasse kit di sensori, la società raccoglierebbe molte più scene di traffico reale di una normale flotta autonoma. Quei dati servirebbero ad aziende come Wayve per addestrare modelli, testare software in simulazione su corse reali e interrogare una “AV cloud” già classificata.
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Fonte: TechCrunch
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Amazon sta trasformando i suoi magazzini nel prossimo AWS


Business
Amazon ha lanciato Amazon Supply Chain Services, una piattaforma che vende ad altre aziende la logistica costruita in vent’anni per sé stessa: magazzini, preparazione ordini, trasporto via mare, aereo e camion, fino alla consegna finale. È una mossa simile, almeno nella logica, ad AWS: trasformare un’infrastruttura interna enorme in un servizio per il mercato. Il punto forte è la scala: secondo ShipMatrix, la sua rete di consegna dell’ultimo chilometro muove più pacchi di UPS, FedEx e del servizio postale USA. Il servizio sarà aperto anche a chi vende su canali concorrenti come Walmart, Shopify o TikTok Shop.
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Fonte: The Wall Street Journal
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OpenAI vuole quotarsi in borsa. Prima, però, Sarah Friar deve far crescere l'azienda.


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Se potessi creare il mio GitHub


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SpaceX ha speso oltre 15 miliardi di dollari su Starship e ora corre per rendere i lanci spaziali frequenti come i voli di linea


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Notizie veloci


In lingua inglese.

Coinbase licenzierà il 14% del personale


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SpaceX avvia i lavori per la costruzione di un impianto solare destinato ad alimentare i data center spaziali


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OpenAI rilascia GPT-5.5 Instant, un nuovo modello predefinito per ChatGPT


techcrunch.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/JstGCPsj9wg?…

Come le aziende tech ti dicono bugie


Questa collaborazione tra due dei più grandi tech youtuber del pianeta non presenta teorie complottiste; piuttosto spiega molto chiaramente come la corsa all'upgrade delle prestazioni sia oramai diventata un piccolo teatro.

Vedi video su youtube.com (eng - 24:46)

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Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Elon Musk Megatrial Kicks Off Second Week With Scrutiny of OpenAI Exec’s Finances

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