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Vance pronto ad andare a Islamabad per trattare con l'Iran, ma Teheran non conferma i negoziati


Il vicepresidente americano arriverà in Pakistan prima della scadenza della tregua, fissata per martedì sera. Intanto Trump minaccia di nuovo di distruggere centrali e ponti iraniani se non sarà raggiunto un accordo definitivo per porre fine alla guerra.

Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, guiderà la delegazione americana a Islamabad per un nuovo round di colloqui con l’Iran prima della scadenza del cessate il fuoco, prevista per martedì sera. Lo hanno riferito ad Axios due funzionari della Casa Bianca. "L’impianto dell’accordo è pronto. Abbiamo ottime possibilità di chiuderlo", ha detto Donald Trump in una breve conversazione telefonica con il sito americano. Poche ore prima, il presidente aveva annunciato la partenza per il Pakistan dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, senza però menzionare Vance.

Teheran non ha ancora confermato la propria partecipazione e sospetta che i negoziati possano essere una copertura per un attacco a sorpresa. Anche per questo, nonostante l'ottimismo professato da Trump, le aspettative restano basse. Questo pomeriggio l’Iran non aveva ancora designato i propri negoziatori e diversi funzionari governativi di Teheran hanno ipotizzato che Trump voglia in realtà solo avere la scusa per riprendere le ostilità. L’agenzia stampa IRNA ha negato che i colloqui siano stati pianificati e ha parlato di "richieste irragionevoli" e "continue contraddizioni" da parte dell’Amministrazione americana.

Iran stated that its absence from the second round of talks stems from what it called Washington's excessive demands, unrealistic expectations, constant shifts in stance, repeated contradictions, and the ongoing naval blockade, which it considers a breach of the ceasefire.
— IRNA News Agency ☫ (@IrnaEnglish) April 19, 2026


La crisi in Medio Oriente è riesplosa ieri, dopo che l’Iran ha attaccato diverse navi commerciali dopo aver annunciato nuovamente la chiusura dello Stretto di Hormuz. Teheran ha motivato la scelta con il rifiuto di Trump di revocare il blocco imposto alle navi iraniane e con le nuove posizioni "massimaliste" attribuite a Washington. Il presidente ha risposto convocando una riunione straordinaria nella Situation Room e, secondo un funzionario americano, al termine ha ribadito di voler tentare un accordo prima di valutare altre opzioni.

Questa mattina, però, Trump ha alzato ulteriormente i toni su Truth Social. "L’Iran ha deciso di aprire il fuoco ieri nello Stretto di Hormuz, in totale violazione del nostro cessate il fuoco", ha scritto. Quindi ha minacciato che, se Teheran non accetterà l’accordo, "gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran".

A complicare il quadro c’è anche il prezzo del carburante, ormai diventato un tema politico a pochi mesi dalle elezioni di midterm. Sempre oggi il Segretario all’Energia Chris Wright ha detto alla CNN che la benzina negli Stati Uniti potrebbe non tornare sotto la soglia di 3 dollari al gallone prima del prossimo anno. "I prezzi hanno probabilmente toccato il picco e inizieranno lentamente a scendere, soprattutto con una risoluzione del conflitto", ha spiegato a State of the Union.
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A inizio mese il prezzo medio aveva raggiunto il massimo annuale di 4,16 dollari al gallone; oggi è a 4,05, secondo i dati dell'AAA. Wright ha però sottolineato che resta circa un dollaro sotto il picco del 2022, raggiunto durante la presidenza Biden. La guerra, intanto, però già pesa duramente sui bilanci delle famiglie. Secondo un sondaggio CBS News/YouGov pubblicato questo mese, il 51% degli adulti considera il prezzo della benzina "difficile" da sostenere o una vera e propria "difficoltà finanziaria". È anche così, in termini molto concreti, che si misura il costo politico interno del conflitto con Teheran.

Crisi Usa-Iran · Il difficile negoziato
Vance pronto ad andare a Islamabad mentre Teheran smentisce i negoziati
Intanto la benzina pesa sui bilanci familiari

Negoziato Benzina Hormuz Cronologia

Donald Trump ad Axios
“L'impianto dell'accordo è pronto. Abbiamo ottime possibilità di chiuderlo.
I colloqui si dovrebbero tenere a Islamabad prima della scadenza del cessate il fuoco, martedì sera

Le due delegazioni

Stati Uniti
Spinge per l'accordo

Trump punta a chiudere prima della scadenza del cessate il fuoco. Minaccia: «distruggeremo ogni centrale elettrica e ogni ponte» se Teheran non firma.

Iran
Abbassa le aspettative

Teheran non ha confermato i negoziatori. L'agenzia di stampa statale IRNA parla di «richieste irragionevoli» e sospetta che i colloqui siano una copertura per un nuovo attacco.

Delegazione Usa a Islamabad

V

JD Vance
Vicepresidente, a capo della delegazione

W

Steve Witkoff
Inviato speciale

K

Jared Kushner
Inviato di Trump

Oggi
$4,05
al gallone (AAA)

Picco 2026
$4,16
massimo dell'anno

Prezzo medio nazionale della benzina
Dollari al gallone · gennaio–aprile 2026


Media nazionale AAA
Eventi chiave — passa il mouse per i dettagli

Fonte: AAA · rilevazioni settimanali

Il peso sulle famiglie

Quota di adulti americani che considera il prezzo della benzina «difficile da sostenere» o una vera difficoltà finanziaria.

51%

Sondaggio CBS News / YouGov · aprile 2026

Greggio mondiale che transitava da Hormuz
~20%
Stretto chiuso
Teheran ha annunciato la nuova chiusura sabato, prima di attaccare diverse navi commerciali nello stretto.

I termini dello scontro

Richiesta Iran
Togliere il blocco
Motivazione formale per la chiusura e per i nuovi attacchi alle navi commerciali.

Accusa Iran
Posizioni «massimaliste»
Washington, secondo Teheran, ha irrigidito i termini sul tavolo dei negoziati.

Minaccia Usa
Centrali e ponti
Trump: distruzione delle infrastrutture civili se l'Iran non firma l'accordo.

Accusa Iran
Manipolazione dei mercati
Teheran nega ogni negoziato e accusa gli Usa per l'impennata dei prezzi.

Tocca un evento per i dettagli

Sabato
L'Iran chiude Hormuz e attacca navi commerciali

Teheran motiva la mossa con il rifiuto di Trump di togliere il blocco e con le nuove posizioni «massimaliste» dell'Amministrazione americana.

Sabato sera
Riunione straordinaria nella Situation Room

Secondo un funzionario americano, Trump ribadisce di voler tentare un accordo prima di valutare altre opzioni militari.

Stamattina
L'ultimatum su Truth Social

«L'Iran ha deciso di aprire il fuoco nello Stretto, una violazione totale del cessate il fuoco». Se Teheran non accetta un accordo, «distruggeremo ogni centrale elettrica e ogni ponte del Paese».

Oggi pomeriggio
Partenza di Witkoff e Kushner per Islamabad

Trump annuncia la missione senza citare Vance. Poche ore dopo Axios rivela che sarà proprio il vicepresidente a guidare la delegazione.

Martedì sera
Scade il cessate il fuoco

Finestra ristretta per chiudere l'accordo. Oltre quella scadenza, l'opzione militare torna sul tavolo — con il dossier prezzi della benzina che continua a pesare sul voto di midterm.

Eleborazione Focus America su fonti: Axios, CBS News/YouGov, CNN State of the Union, AAA · 19 aprile 2026

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"Ricordare per procura" su Il Tascabile


Cosa dice la scienza a proposito di costi e benefici delle pratiche di "scarico cognitivo"? Su "Il Tascabile" ho analizzato un po' di letteratura disponibile sul tema.
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🆘
A inizio marzo il mio profilo Facebook ha ricevuto uno strike. La foto di un data center che ho usato per illustrare un mio post era marcata falsa da un fact checker del Burkina Faso. Quel data center non è nel paese africano e, pur non avendolo scritto, per Facebook averla pubblicata è una violazione abbastanza grave da meritare una riduzione della visibilità dei miei contenuti. Una riduzione che ha un impatto su questo blog che, da quel momento, ha smesso di crescere, perché Facebook è la piattaforma che uso per far scoprire i miei contenuti. Se ti va, puoi aiutarmi fino a che la violazione resta in atto: se vedi un mio post su Facebook metti like o, ancora meglio, lascia un commento, in particolare se si tratta del teaser o del lancio di un post. Ancora meglio, se pensi che a qualcuno possa piacere quello che scrivo giragli i miei contenuti. Quando non vedrai più questo messaggio saprai che la situazione di è risolta. Grazie 🙏.

Ho rimuginato su un bel po' prima di riuscire a trovare una chiave per scrivere l'introduzione a questo pezzo pubblicato su Il Tascabile qualche mese fa.

Poi, una mattina, magia dell'algoritmo, mi sono imbattuto nel post con cui Christian Raimo, riportandone un lungo estratto, dichiarava che il saggio più bello che avesse letto nel 2025 era la nuova introduzione di Paul Schrader al volume Il trascendente nel cinema.

Se vuoi leggerlo puoi farlo seguendo il link; ma per gli scopi di questo post ti basti sapere che è una splendida riflessione sull'idea di cinema di Deleuze.

Per me, che sui testi dedicati dal filosofo francese alla settima arte mio sono formato tornandoci più volte negli anni, il nome di Deleuze è un clickbait irresistibile.

Perciò ho letto la citazione dalla prima all'ultima riga e sono rimasto particolarmente colpito da un breve passaggio dedicato al rapporto tra Bergson e Deleuze, che recita così:

Il concetto di durata di Bergson è fondamentale per il concetto di tempo-immagine di Deleuze. Il tempo permette all'osservatore di arricchire l'immagine di associazioni, anche contraddittorie.

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Da buon deleuziano, il tempo è una mia ossessione. Dentro allo Zettelkasten, raccolgo materiali per la "filosofia del tempo digitale" che sogno di poter scrivere ormai da qualche anno.

Fantasticando su questo progetto, mi viene da dire che quest'epoca rapidissima ed estensiva avrebbe il profondo bisogno di un "rinascimento bergsoniano", capace di elaborare un pensiero della durata e dell'intensità nuovo e adeguato allo spirito del tempo.

Perché, ne sono convinto, è nella durata che possiamo trovare le risorse necessarie per resistere alla guerra all'attenzione che le piattaforme conducono spietatamente contro di noi da quindici anni.

In un certo senso, questo è il fiume carsico che scorre sotto la superficie dell'articolo che ti sto segnalando stasera: una ricognizione dello stato attuale della ricerca sulle pratiche di "scarico cognitivo", ovvero le strategie e i gesti che ci permettono di gestire il sovraccarico cognitivo grazie all'ausilio di dispositivi e applicazioni digitali.

Perciò, così come la scrittura per Platone aveva natura “farmacologica”, e offriva al tempo stesso rimedio e veleno per la memoria, anche le pratiche di cognitive offloading comportano costi e benefici. Da questa prospettiva, la diffusione dell’intelligenza artificiale (IA) sta mettendo in luce come questo strumento, ubiquo e facilmente accessibile, stia favorendo nuove forme di scarico cognitivo, e incidendo sul modo in cui le persone si rapportano alle informazioni, nonché sullo sviluppo del loro pensiero critico.



Ricordare per procura
A furia di delegare all’intelligenza artificiale compiti di ogni tipo stiamo indebolendo le nostre capacità cognitive e critiche? Una riflessione sui costi e i benefici del cognitive offloading.
Il TascabileFlavio Pintarelli


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🌈 Ho un sogno 🌈


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OpenAI, i memo segreti contro Altman: "Mente, manipola, non può decidere sul futuro dell'umanità"


Un'inchiesta del New Yorker svela dossier interni, testimonianze di ex dirigenti e documenti mai resi pubblici. Il ritratto che emerge è quello di un uomo che piega sicurezza, regole e alleanze ai suoi interessi.

Sam Altman è alla guida di una delle aziende più potenti al mondo, OpenAI, ma i suoi stessi collaboratori storici ora lo ritengono una persona inaffidabile, la cui carriera si è basata su menzogne e manipolazioni. Lo racconta un'inchiesta del New Yorker firmata da Ronan Farrow e Andrew Marantz, costruita su oltre cento interviste e su documenti interni mai resi pubblici tra cui i cosiddetti "memo di Ilya" e gli appunti personali di Dario Amodei, ex dipendente di OpenAI oggi a capo della rivale Anthropic.

Il dossier di Sutskever e il licenziamento del 17 novembre


Nell'autunno del 2023 Ilya Sutskever, all'epoca capo scienziato di OpenAI, inviò ad alcuni membri del Consiglio di Amministrazione un dossier riservato: circa settanta pagine di messaggi Slack, documenti delle risorse umane e testi esplicativi. Uno dei memo si apriva con una lista intitolata "Sam mostra un pattern costante di…" e al primo posto c'era la parola "menzogne". Sutskever disse a un consigliere: "Non credo che Sam sia la persona che debba decidere sul futuro dell'umanità".

Il 17 novembre 2023 il board licenziò Altman. La motivazione ufficiale: non era stato "costantemente sincero nelle sue comunicazioni". Microsoft, che aveva investito circa 13 miliardi di dollari in OpenAI, fu avvisata pochi minuti prima. "Ero sconvolto. Non riuscivo a sapere nulla da nessuno", racconta l'Amministratore Delegato Satya Nadella. Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, fece una serie di telefonate per capire se Altman avesse commesso qualcosa di preciso: "Cercavamo notizie su appropriazione indebita o molestie sessuali, ma non ho trovato nulla".

Nei giorni successivi, quello che i dipendenti oggi chiamano "the Blip" ("la Svista"), Altman organizzò nella sua villa di San Francisco un "governo in esilio" con legali, investitori e l'esperto di crisi aziendali Chris Lehane. Così si arrivò ad una serie di decisioni chiave per il futuro di OpenAI: il fondo Thrive di Josh Kushner congelò un'operazione da 86 miliardi di dollari, mentre Microsoft annunciò una struttura parallela per accogliere Altman e chi lo avesse seguito.

Nel giro di pochi giorni, anche la maggioranza dei dipendenti di OpenAI minacciò di dimettersi. Il board si ritrovò con le spalle al muro e, in meno di cinque giorni, Altman venne reinsediato, mentre quasi tutti i membri del consiglio fecero un passo indietro. Eppure non era la prima volta che sul suo conto emergevano dubbi. Già negli anni di Y Combinator, l’incubatore di startup che guidò dal 2014, alcuni soci avevano chiesto a Paul Graham di rimuoverlo. Graham, scrive il New Yorker, disse ai colleghi che "Sam ci mentiva continuamente". Da parte sua, Altman ha sempre negato di essere stato licenziato.

La sicurezza messa da parte


Dopo il reintegro, i controlli sulla sicurezza interna si sono progressivamente indeboliti. Al team "superalignment" guidato da Sutskever e Jan Leike era stato promesso il 20% della potenza di calcolo aziendale. Ne ha ricevuto tra l'1 e il 2%, spesso su chip obsoleti. Alla fine il team è stato sciolto. Leike, dopo le dimissioni, ha scritto su X: "La cultura della sicurezza e i processi sono passati in secondo piano rispetto ai prodotti brillanti".

Intanto, l’indagine interna avviata dopo il Blip non ha mai messo nero su bianco una relazione finale. WilmerHale ha fornito soltanto briefing orali ai due nuovi membri del board, Bret Taylor e Lawrence Summers, nominati dopo consultazioni con lo stesso Altman. Sei persone vicine all’indagine sostengono che l’intero processo fosse stato disegnato apposta per ridurre al minimo la trasparenza. Il senso, riassume una fonte, è questo: "L’indagine non ha affatto stabilito che Sam fosse un campione di integrità alla George Washington".

Il Golfo, Stargate e l'accordo col Pentagono


Sul piano politico, Altman ha costruito negli anni una rete di rapporti sempre più stretta con i Paesi del Golfo e con l’Amministrazione Trump. Il progetto ChipCo, poi confluito in Stargate, è il simbolo più evidente di questa strategia: a gennaio 2025 Trump lo ha presentato alla Casa Bianca come un piano da 500 miliardi di dollari per costruire l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti, e nei mesi successivi OpenAI ha esteso quel disegno anche agli Emirati, con il lancio di Stargate UAE e il coinvolgimento in un maxi-campus di data center ad Abu Dhabi.

Un ex dirigente di OpenAI ha descritto questa corsa come una gigantesca fuga in avanti: "Stiamo costruendo portali da cui stiamo davvero evocando alieni. I portali esistono negli Stati Uniti e in Cina, e Sam ne ha aggiunto uno in Medio Oriente. È la cosa più sconsiderata mai fatta". Al di là della formula, però, il punto politico è chiaro: senza i suoi legami con l’Amministrazione Trump, per Altman sarebbe stato molto più difficile trasformare un progetto industriale in una piattaforma geopolitica capace di saldare la sua società, la Casa Bianca e le monarchie del Golfo.

La stessa dinamica si è vista nel braccio di ferro tra Anthropic ed il Pentagono. A febbraio 2026 Anthropic ha rifiutato di eliminare dai sistemi Claude i limiti che ne impediscono l’uso per sorveglianza di massa dei cittadini americani e per armi completamente autonome. OpenAI, invece, ha imboccato subito la strada opposta: nel giro di pochi giorni ha chiuso un accordo con il Pentagono per portare i suoi modelli nelle reti classificate e, subito dopo, ha allargato l’operazione con una partnership strategica con Amazon, che prevede anche un investimento fino a 50 miliardi di dollari in OpenAI e la distribuzione della sua tecnologia alle agenzie governative attraverso AWS. Formalmente OpenAI continua a rivendicare alcuni paletti, ma sul piano politico il risultato non cambia: mentre Anthropic veniva isolata, Altman ha convertito la propria vicinanza all’Amministrazione Trump in accesso, contratti e potere.

Il contraccolpo si è però visto sul fronte consumer. Dopo lo scontro con il Pentagono e la scelta di OpenAI di accettare questo compromesso, la rivale Claude ha beneficiato di un netto spostamento di attenzione e di utenti: ha superato ChatGPT nei download sull’App Store statunitense e Anthropic ha dichiarato che gli abbonamenti a pagamento sono più che raddoppiati dall’inizio del 2026. La decisione di Altman ha quindi regalato a Claude un potente vantaggio reputazionale presso una parte degli utenti privati, che hanno letto la linea di Anthropic come più credibile e meno allineata alle richieste dell’Amministrazione Trump.

L'attacco con la molotov e la rabbia contro l'IA


La tensione attorno alla figura di Altman è di recente esplosa anche fuori dai consigli di amministrazione e dal dibattito online. Il 10 aprile 2026, intorno alle 3:45 del mattino, un uomo ha lanciato una molotov contro il cancello della sua casa di San Francisco, provocando un principio d’incendio poi domato senza feriti. L’autore, Daniel Moreno-Gama, 10 anni, residente a Spring, in Texas, è stato arrestato poco dopo davanti alla sede di OpenAI, dove avrebbe minacciato di incendiare l’edificio e fare del male alle persone presenti.

Secondo le autorità, aveva con sé cherosene, altri ordigni incendiari, un’arma non registrata e un manifesto anti-IA con minacce contro Altman e altri esponenti del settore. Moreno-Gama è stato incriminato a livello statale per due capi di tentato omicidio e altri reati, oltre a dover rispondere anche di accuse federali legate agli esplosivi e all’arma. Ma non è finita qui. Due giorni dopo, la stessa abitazione è stata colpita in un secondo episodio: secondo la polizia, un’auto si è fermata davanti alla casa e da lì sarebbe partito almeno un colpo d’arma da fuoco.

Altman ha reagito ai due attacchi contro la sua casa con un post sul suo blog in cui ha pubblicato una foto della sua famiglia e scritto: "Di solito cerchiamo di essere piuttosto riservati, ma in questo caso condivido questa immagine nella speranza che possa dissuadere la prossima persona dal lanciare una molotov contro casa nostra, qualunque cosa si pensi di me". Nello stesso testo ha aggiunto che "la paura e l’ansia per l’IA sono giustificate", ma non possono trasformarsi in violenza.

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Alla Corte suprema americana si litiga in pubblico


Tre giudici, Sonia Sotomayor, Ketanji Brown Jackson e Clarence Thomas, hanno pronunciato in pochi giorni interventi insolitamente diretti che rivelano divisioni ideologiche e personali all'interno del massimo organo giudiziario.

La Corte suprema degli Stati Uniti si avvicina alla fase finale di un mandato annuale cruciale con le sue divisioni interne che stanno uscendo allo scoperto. Secondo un'analisi pubblicata dal Wall Street Journal e firmata da James Romoser, giornalista che segue la Corte per la testata, una serie di dichiarazioni pubbliche rilasciate da tre giudici negli ultimi giorni ha offerto uno sguardo raro sulle tensioni personali, sulle divisioni ideologiche e sulle preoccupazioni interne riguardo al modo in cui la Corte sta prendendo decisioni importanti. Questo tipo di esposizione pubblica dei dissidi è inusuale, perché normalmente i contrasti personali restano dietro le porte chiuse e i disaccordi giuridici vengono espressi nel linguaggio formale delle opinioni scritte di minoranza.

La Corte suprema è composta da nove giudici nominati a vita e attualmente vede una maggioranza conservatrice di sei membri contro tre di orientamento liberale. Il contesto in cui maturano queste tensioni è particolarmente carico. La Corte si trova infatti sotto pressione per il carico di lavoro e per gli attacchi frequenti del presidente Donald Trump, che nelle ultime settimane ha criticato apertamente i giudici. Diverse priorità centrali dell'amministrazione Trump sono pendenti davanti alla Corte, tra cui i tentativi di limitare la cittadinanza per nascita e di ampliare i poteri presidenziali. Sono in attesa di decisione anche cause importanti sul voto per corrispondenza, sul controllo delle armi, sugli atleti transgender e sul Voting Rights Act, la legge federale che tutela il diritto di voto delle minoranze. Tutte le sentenze sono attese entro i primi di luglio, quando i giudici andranno in pausa estiva.

La prima scintilla è arrivata dalla giudice Sonia Sotomayor, nominata dal presidente Barack Obama e considerata la più anziana tra i giudici di orientamento liberale. Il 7 aprile, parlando all'Università del Kansas, Sotomayor ha mosso una critica personale molto dura al collega conservatore Brett Kavanaugh. Rispondendo a una domanda su una decisione del settembre 2025 che riguardava le regole per gli agenti federali dell'immigrazione nel fermare persone e chiedere loro della cittadinanza, Sotomayor ha insinuato che Kavanaugh mancasse di empatia verso gli immigrati impiegati in lavori a basso salario, a causa della sua estrazione privilegiata. "Questo viene da un uomo i cui genitori erano professionisti", ha detto Sotomayor, aggiungendo che probabilmente non conosce persone che lavorano a ore. Kavanaugh non ha risposto pubblicamente. Otto giorni dopo, Sotomayor ha diffuso delle scuse, definendo il proprio commento inappropriato e doloroso.

Il caso sull'immigrazione citato da Sotomayor faceva parte di una serie di decisioni controverse adottate nell'ultimo anno attraverso il cosiddetto "docket d'emergenza", ossia la procedura con cui la Corte esamina ricorsi urgenti senza la consueta udienza pubblica e motivando le decisioni in forma sintetica. Sotomayor e gli altri due giudici nominati da presidenti democratici, Jackson ed Elena Kagan, hanno spesso espresso opinioni di minoranza su queste decisioni. Jackson in particolare è diventata una critica severa del modo in cui la maggioranza conservatrice utilizza questo strumento, soprattutto quando accoglie le richieste dell'amministrazione Trump di mantenere in vigore temporaneamente politiche già bloccate dai tribunali di grado inferiore.

Lunedì scorso, in un discorso alla Yale Law School, Jackson ha pronunciato la sua critica più esplicita. Ha descritto le brevi decisioni d'emergenza della Corte come "appunti da foglio di brutta copia" che offrono poca guida ai tribunali inferiori e minano la fiducia del pubblico nell'istituzione. Secondo Jackson, queste decisioni "a volte possono apparire del tutto irrazionali". Il mese precedente, Jackson e Kavanaugh avevano già discusso pubblicamente del tema durante un'apparizione congiunta davanti a un gruppo di avvocati in una corte d'appello federale a Washington. Il dialogo era stato civile, pur con toni accesi da parte di Jackson. Il discorso di Jackson richiama per contrasto quello pronunciato nel 2021 dal giudice Samuel Alito, che all'epoca difese l'uso del docket d'emergenza sostenendo che i critici suggerivano falsamente un comportamento sinistro della Corte.

Due giorni dopo l'intervento di Jackson, è toccato a Clarence Thomas, uno dei giudici più conservatori, prendere la parola. Parlando all'Università del Texas ad Austin mercoledì, in occasione del 250esimo anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza, Thomas ha denunciato il movimento progressista e ha attaccato coloro che in posizioni di autorità avrebbero abbandonato le proprie convinzioni per ottenere consenso pubblico. "Si lasciano travolgere dall'euforia del plauso e dell'accettazione al punto da mettere da parte le loro convinzioni, annacquare il loro messaggio, negoziare contro sé stessi, votare contro i loro principi e nascondersi nell'erba alta", ha detto Thomas. Secondo il giudice, queste persone si ridefiniscono come "istituzionalisti, pragmatisti o moderati riflessivi" per giustificare i propri fallimenti.

Thomas non ha specificato a chi si riferisse, lasciando aperte le interpretazioni. Kevin McMahon, politologo del Trinity College che studia la Corte suprema, ha dichiarato al Wall Street Journal che il riferimento sembrava rivolto al presidente della Corte John Roberts, spesso descritto come un istituzionalista. Di parere diverso Tara Grove, docente di diritto all'Università del Texas presente al discorso, che al Wall Street Journal ha interpretato le parole di Thomas come un riferimento ad attori politici e non a giudici.

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Trump accelera l'accesso ai farmaci psichedelici per curare i disturbi mentali


Il presidente ha firmato un ordine esecutivo che prevede 50 milioni di dollari per la ricerca sull'ibogaina e corsie preferenziali della FDA per psilocibina e altre sostanze finora vietate.

Il presidente Donald Trump ha firmato sabato 18 aprile un ordine esecutivo che accelera la revisione federale di alcuni farmaci psichedelici, tra cui l'ibogaina, la psilocibina e l'LSD, per il trattamento di disturbi mentali come depressione grave, ansia e disturbo da stress post-traumatico. La decisione, presa nello Studio Ovale alla presenza dei principali funzionari sanitari dell'amministrazione, segna un cambio di rotta rispetto a decenni di proibizionismo federale su queste sostanze.

L'ordine stanzia almeno 50 milioni di dollari di fondi federali per la ricerca sull'ibogaina e chiede al Dipartimento della Salute di finanziare gli Stati che stanno sviluppando programmi terapeutici basati sugli psichedelici per malattie mentali gravi. La prossima settimana la Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola farmaci e alimenti, emetterà voucher di priorità nazionale per tre sostanze psichedeliche. Lo strumento permette di ridurre i tempi di revisione da diversi mesi a poche settimane. È la prima volta che la FDA concede questa procedura accelerata a farmaci psichedelici.

Ibogaina, psilocibina, LSD e MDMA restano classificati come sostanze della Tabella I, la categoria federale più restrittiva, che li equipara a droghe come l'eroina e presuppone l'assenza di usi medici riconosciuti e un alto rischio di abuso. Trump ha dichiarato che l'eventuale approvazione dei farmaci da parte della FDA porterebbe alla loro riclassificazione, rendendoli più accessibili. Secondo quanto riportato dal Washington Post, il commissario della FDA Marty Makary ha detto che l'agenzia potrebbe approvare alcuni di questi farmaci già quest'estate, senza però specificare quali.

Alla firma erano presenti il segretario alla Salute Robert Kennedy Jr., il direttore dei National Institutes of Health Jay Bhattacharya, l'amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services Mehmet Oz, il podcaster Joe Rogan e gli ex Navy SEAL Marcus Luttrell e Robert O'Neill. Luttrell è l'autore del libro di memorie da cui è stato tratto il film Lone Survivor sulla missione in Afghanistan. Secondo la ricostruzione dell'Associated Press, Rogan ha inviato a Trump un messaggio di testo con informazioni sull'ibogaina e il presidente avrebbe risposto: "Sembra ottimo. Vuoi l'approvazione della FDA? Facciamolo".

L'ibogaina, ricavata da un arbusto originario dell'Africa occidentale, è stata tradizionalmente utilizzata dai membri della religione Bwiti in paesi come il Gabon durante le cerimonie religiose. Negli ultimi anni molti veterani statunitensi hanno dichiarato di averne tratto beneficio recandosi in cliniche in Messico. La sostanza presenta però rischi significativi: è nota per provocare aritmie cardiache ed è stata collegata a oltre trenta decessi nella letteratura medica, secondo la Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, organizzazione senza scopo di lucro che ha condotto alcuni dei primi studi sui pazienti fuori dagli Stati Uniti. Negli anni Novanta i National Institutes of Health avevano brevemente finanziato ricerche sul farmaco, ma le avevano interrotte a causa della sua "tossicità cardiovascolare".

Frederick Barrett, direttore del Johns Hopkins Center for Psychedelic and Consciousness Research, ha dichiarato all'Associated Press che studiare l'ibogaina negli Stati Uniti è stato "incredibilmente difficile" proprio per la cardiotossicità nota della sostanza, e che l'ordine esecutivo potrebbe aprire la strada a una ricerca scientifica più rigorosa. La FDA sta inoltre preparando il terreno per i primi studi clinici sull'uomo mai condotti negli Stati Uniti con l'ibogaina.

La decisione non ha mancato di suscitare critiche. Kevin Sabet, già consigliere della Casa Bianca sulle politiche antidroga sotto tre amministrazioni e attuale presidente di Smart Approaches to Marijuana, ha scritto in un messaggio al Washington Post che l'ordine "manda il messaggio sbagliato", incoraggiando ricerche affrettate e potenzialmente pericolose. Secondo Sabet, esistono poche o nessuna prova scientifica solida sull'efficacia della maggior parte di questi farmaci per le condizioni che si propongono di curare. Anche il direttore dei National Institutes of Health Bhattacharya ha riconosciuto nel corso della cerimonia che si tratta di un ambito ancora da studiare a fondo.

L'ordine si inserisce in un percorso politico più ampio. Lo scorso anno il Texas, su spinta dell'ex governatore repubblicano Rick Perry e di gruppi di veterani, ha approvato una legge che destina 50 milioni di dollari alla ricerca sull'ibogaina. Perry, cofondatore dell'associazione Americans for Ibogaine, ha partecipato di recente al podcast di Rogan per chiedere una riduzione delle restrizioni federali. In un editoriale pubblicato lo scorso anno sul Washington Post, Perry aveva scritto che "poche cose" lo avevano colpito quanto gli effetti osservati di un farmaco psichedelico ricavato da un arbusto africano. Anche l'ex senatrice indipendente dell'Arizona Kyrsten Sinema ha sostenuto il potenziale terapeutico della sostanza.

Kennedy, nel corso della cerimonia, ha affermato che l'amministrazione deve "non lasciare nulla di intentato" per rispondere ai bisogni di salute mentale dei veterani, definendo "inquietante" il fatto che migliaia di ex militari debbano recarsi in Messico o altrove per accedere a trattamenti sperimentali. Il tema degli psichedelici era stato centrale anche nella sua precedente campagna presidenziale da indipendente e nella sua agenda "Make America Healthy Again" dopo il sostegno a Trump nell'agosto 2024.

Secondo i dati richiamati nel testo dell'ordine esecutivo, oltre 14 milioni di adulti statunitensi soffrono di una malattia mentale grave e circa 8 milioni assumono farmaci su prescrizione per queste condizioni. Il National Institute of Mental Health stima che almeno 21 milioni di adulti abbiano avuto almeno un episodio depressivo maggiore e che circa un americano su dieci abbia ricevuto una diagnosi di disturbo d'ansia generalizzato. Il Dipartimento per gli Affari dei Veterani partecipa attualmente ad almeno cinque sperimentazioni su questi farmaci in New York, California e Oregon. Oregon e Colorado sono finora gli unici due Stati ad aver legalizzato la terapia con psilocibina.

L'impatto concreto dell'ordine sarà comunque graduale. Tom Feegel, della clinica Beond Ibogaine che opera a Cancun in Messico, ha dichiarato all'Associated Press che non ci sarà copertura assicurativa immediata e che il trattamento resterà per ora considerato non approvato, ma che l'ibogaina passa "dall'essere di nicchia e clandestina all'essere riconosciuta a livello federale". Secondo Feegel la sua clinica ha trattato 2.000 persone lo scorso anno, con costi compresi tra 15.000 e 20.000 dollari a paziente, e ha offerto cure gratuite a circa 100 veterani. Andrew Kessler, fondatore della società di consulenza Slingshot Solutions, ha osservato al Washington Post che anche in caso di esito positivo delle ricerche l'applicazione clinica è ancora distante di anni, mentre la crisi della salute mentale richiede interventi immediati.

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Ossoff attacca Trump e la corruzione della "mafia di Mar-a-Lago"


Il senatore democratico della Georgia, dato in ascesa per la corsa alla Casa Bianca nel 2028, accusa il presidente di arricchire la famiglia mentre tagli al welfare finanziano il conflitto.

Il senatore democratico Jon Ossoff ha lanciato un duro attacco al presidente Donald Trump e alla sua famiglia durante un comizio ad Augusta, in Georgia, sabato, definendo "mafia di Mar-a-Lago" il circolo di potere che ruota attorno alla Casa Bianca.

Ossoff è ufficialmente in corsa per la rielezione al Senato a novembre, ma durante il comizio ha concentrato gli attacchi sul presidente e sul vicepresidente JD Vance. La scelta rafforza le voci, sempre più insistenti, di una sua candidatura alle primarie democratiche per le presidenziali del 2028.

Il senatore ha aperto il suo intervento prendendo in giro lo scarso afflusso a un evento tenuto da Vance in Georgia pochi giorni prima. Poi è passato al tema centrale: la decisione di Trump di attaccare l'Iran. Secondo Ossoff, il costo del conflitto ricadrà sui giovani americani inviati in Medio Oriente e sulle famiglie colpite dai tagli ai servizi pubblici interni.

Ossoff ha citato una dichiarazione di Trump di due settimane prima, in cui il presidente avrebbe affermato che non era possibile finanziare asili nido, Medicaid e Medicare, e che le risorse disponibili bastavano solo per la guerra. Il senatore ha definito il presidente "Donald lo scansafatiche della leva", accusandolo di amare l'idea di mandare i figli degli altri a combattere.

I 200 miliardi di dollari richiesti dalla Casa Bianca per finanziare la guerra in Iran sarebbero sufficienti, secondo il senatore, a garantire dieci anni di scuola dell'infanzia universale e gratuita su scala nazionale. Ossoff ha parlato invece di "una guerra che nessuno ha votato e che nessuno sa spiegare", denunciando quelle che ha definito bugie quotidiane del presidente sull'andamento del conflitto, oltre a "minacce genocide folli".

Per dimostrare l'incoerenza delle dichiarazioni presidenziali, Ossoff ha elencato una sequenza di affermazioni contraddittorie di Trump sull'esito della guerra. Al decimo giorno il presidente avrebbe detto che il conflitto era "molto completo", all'undicesimo che sarebbe finito "abbastanza presto", al dodicesimo "abbiamo vinto", al ventunesimo "stiamo arrivando molto vicino", al trentaduesimo "stanno andando via molto presto", al quarantesimo "vittoria totale e completa". Il giorno prima del comizio, al quarantanovesimo giorno di guerra, Trump avrebbe sostenuto che l'Iran aveva riaperto lo stretto, mentre lo stretto risultava ancora chiuso e una nave cargo sarebbe stata colpita dalle forze iraniane.

Il bilancio tracciato dal senatore è pesante. La guerra in Iran avrebbe causato la morte di 13 soldati statunitensi e di migliaia di civili, provocato un'inflazione alle stelle e inferto "danni enormi" alla reputazione degli Stati Uniti. Nonostante tutto questo, ha osservato Ossoff, il regime iraniano resta in piedi assieme al suo arsenale di uranio altamente arricchito, accumulato dopo che Trump aveva stracciato l'accordo sul nucleare firmato durante la presidenza di Barack Obama.

La seconda parte dell'intervento è stata dedicata agli affari della famiglia presidenziale. Ossoff ha accusato Trump di sfruttare la Casa Bianca per arricchirsi, citando l'immagine generata con l'intelligenza artificiale in cui il presidente si era raffigurato come Gesù Cristo, diffusa sui social e poi rimossa dalla stessa Casa Bianca dopo le reazioni negative arrivate anche da parte di alcuni sostenitori di Trump.

Il senatore ha descritto un contrasto netto: da una parte l'aumento record dei prezzi di affitti, energia, generi alimentari e sanità registrato nell'anno in corso, dall'altra la crescita miliardaria del patrimonio della famiglia presidenziale. Gli americani, secondo Ossoff, pagano di più per tutto mentre la first family accumula ricchezze perché, sono le sue parole, "sono truffatori, e tutti lo sanno".

Il bersaglio principale è stato Jared Kushner, genero del presidente e marito di Ivanka Trump. Ossoff ha sostenuto che Kushner sia sul libro paga saudita per due miliardi di dollari e che stia guidando la diplomazia americana in Medio Oriente, chiedendo contemporaneamente altri miliardi a principi e sceicchi del mondo arabo. Il senatore ha chiesto ai suoi sostenitori di immaginare un normale ambasciatore statunitense che chieda miliardi al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, sottolineando come per i Trump valgano regole diverse.

Ossoff ha aggiunto che anche i figli del presidente avrebbero cercato di trarre profitto dalla loro posizione, e ha fatto riferimento al segretario della Difesa, citando un'inchiesta pubblicata dal Financial Times. La conclusione del senatore è stata netta: mai prima di ora si sarebbe vista così poca cura nel nascondere tanta corruzione, e la "mafia di Mar-a-Lago" avrebbe portato la corruzione americana a livelli senza precedenti.

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Tra sondaggi e Congresso: così Netanyahu sta logorando il rapporto tra Israele e Usa


Il crollo nei sondaggi coinvolge tutte le fasce d'età e gruppi religiosi. Cresce il numero di deputati democratici che votano contro la vendita di armi a Israele, mentre alcuni esponenti della sinistra si oppongono ora anche ai finanziamenti per il sistema difensivo Iron Dome.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta sempre più compromettendo l’immagine di Israele negli Stati Uniti, proprio mentre la guerra con l’Iran accelera il deterioramento dei rapporti con Washington. Il calo della popolarità di Israele nei sondaggi, particolarmente marcato tra i più giovani, si riflette ormai anche al Congresso, dove deputati un tempo schierati con decisione a fianco di Israele stanno assumendo posizioni sempre più critiche.

"Dobbiamo aprire una discussione su come normalizzare quella relazione e su quali cambiamenti siano necessari, non c’è dubbio", ha dichiarato ad esempio ad Axios il deputato democratico del Colorado Jason Crow. Ma il mutamento emerge con chiarezza anche dai numeri. Nelle votazioni più recenti in aula, tutti i senatori democratici che stanno valutando una candidatura presidenziale per il 2028 si sono espressi contro la vendita di armi a Israele. Nel complesso, 40 senatori democratici hanno sostenuto una risoluzione per bloccare le forniture militari a Israele, contro i 15 che avevano assunto la stessa posizione in una votazione simile dello scorso aprile.

Secondo il senatore democratico dell’Arizona Ruben Gallego, l'atteggiamento di Netanyahu sta "distruggendo la natura bipartisan del sostegno a Israele". Alla Camera il cambio di clima appare ancora più evidente. Alcuni democratici hanno iniziato a contestare anche il sostegno militare americano, compresi i finanziamenti all’Iron Dome, il sistema di difesa missilistica israeliano. Il deputato democratico della Florida Maxwell Frost ha spiegato ad Axios che una simile posizione "era considerata assolutamente marginale quattro anni fa". Eppure ora diversi deputati democratici che nel 2021 avevano votato a favore del finanziamento per l’Iron Dome hanno confermato ad Axios di non essere più disposti a sostenere nuovi aiuti.

Anche i dati di un sondaggio condotto di recente dal Pew Research Center delineano un quadro fortemente negativo per l'immagine di Israele negli Stati Uniti. Gli elettori repubblicani più anziani e gli evangelici bianchi sono ormai gli unici gruppi demografici in cui la maggioranza continua ad avere un’opinione favorevole del Paese. In quasi tutti gli altri segmenti della società americana, il gradimento è crollato rispetto al 2022.

Tra i democratici con più di 50 anni il calo è stato di ben 31 punti percentuali. Sia tra i repubblicani più giovani sia tra i democratici più giovani la flessione è stata di 22 punti. Ma il declino dell'immagine di Israele attraversa anche tutte le appartenenze religiose. Tra i protestanti il consenso è sceso di 14 punti percentuali, tra i cattolici di 23 punti e tra le persone senza affiliazione religiosa di 20 punti. Anche tra gli evangelici bianchi, tradizionalmente il gruppo più vicino a Israele assieme agli ebrei americani, il sostegno è diminuito: dall’80% del 2022 è ora sceso di 15 punti.

Nel complesso, i dati del sondaggio indicano che la perdita di consenso verso Israele non riguarda più soltanto una parte dell’elettorato o un singolo schieramento politico. Sta piuttosto diventando una tendenza trasversale, che attraversa generazioni, partiti e comunità religiose, e che rischia di cambiare in profondità il rapporto, finora solidissimo, tra Israele e Stati Uniti.

Sondaggio Pew Research Center
Crolla la popolarità di Israele tra gli americani
Rilevazione 23–29 marzo 2026 · 3.507 adulti intervistati

60%
Ha un'opinione sfavorevole di Israele
+7 pt vs 2025 · +18 pt vs 2022

37%
Ha un'opinione favorevole di Israele
Era il 55% nel 2022

Trend Partiti Religione Leader

Opinione degli americani su Israele — 2022/2026
Favorevole Sfavorevole

2022

55%

42%

2025

45%

53%

2026

37%

60%

10% → 28%
La quota di americani con un'opinione molto sfavorevole di Israele è quasi triplicata dal 2022, toccando nel 2026 il livello più alto mai registrato da Pew Research Center.

Opinione sfavorevole di Israele per affiliazione partitica ed età

Democratici
Totale: 80% sfavorevole

18–49 anni

84%

50+ anni

76%

Il consenso bipartisan a Israele è del tutto collassato a sinistra: nel 2022 i contrari erano il 53%, oggi l'80%. Quasi la metà dei Democratici under 50 (47%) afferma di avere un'opinione molto sfavorevole di Israele.

Repubblicani
Totale: 41% sfavorevole

18–49 anni

57%

50+ anni

24%

Tra i Repubblicani si è aperta una frattura generazionale: gli under 50 contrari a Israele erano il 50% l'anno scorso, oggi sono saliti al 57%. Gli over 50 restano largamente favorevoli.

Opinione favorevole di Israele per gruppo religioso

Protestanti evangelici bianchi

65%

Ebrei americani

64%

Protestanti bianchi non evangelici

39%

Cattolici

35%

Protestanti neri

33%

Non affiliati religiosamente

22%

Musulmani americani

4%

Cedono anche i due pilastri storici del sostegno a Israele: gli ebrei americani favorevoli scendono dal 73% al 64% (−9 pt in un anno), gli evangelici bianchi dal 72% al 65% (−7 pt).

Fiducia nei due leader al centro della crisi

BN

Benjamin Netanyahu
Primo ministro d'Israele

27%
59%

Si fida Non si fida

La sfiducia è salita di 7 punti in un anno e di quasi 20 dal 2023. Il 76% dei Democratici non ha più fiducia in lui.
+17 pt di sfiducia
dal 2023

DT

Donald Trump
Presidente degli Stati Uniti · gestione dei rapporti con Israele

44%
55%

Si fida Non si fida

Sul dossier Israele Trump regge meglio che su altri fronti di politica estera. Sull'Iran, ad esempio, la fiducia scende al 35%.
Stabile
da ago 2025

Fonte: Pew Research Center, «Negative views of Israel, Netanyahu continue to rise among Americans», 7 aprile 2026 · Sondaggio del 23–29 marzo 2026 su 3.507 adulti statunitensi · Margine d'errore ±1,9 pp

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vivo X300 Ultra è ufficiale: il nuovo camera phone con ZEISS punta al top


vivo X300 Ultra è ufficiale: il nuovo smartphone premium debutta a livello globale con Master Lens Collection ZEISS, fotocamere avanzate e hardware di fascia alta
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vivo ha presentato ufficialmente X300 Ultra, il nuovo flagship fotografico della serie X e primo modello della gamma a debuttare a livello globale. Lo smartphone punta tutto sull’imaging professionale grazie alla nuova ZEISS Master Lenses Collection, pensata per creator, fotografi e videomaker che cercano massima libertà creativa. Il comparto fotografico integra tre focali principali 85 mm, 35 mm e 14 mm, affiancate dal nuovo teleobiettivo ZEISS vivo da 400 mm equivalenti, capace di spingere zoom e dettaglio a livelli superiori. Tra i punti di forza spiccano il sensore tele da 200 MP, la stabilizzazione OIS di livello gimbal, il tracking autofocus fino a 60 fps e una resa cromatica evoluta sviluppata il collaborazione con ZEISS. X300 Ultra promette inoltre video di qualità cinematografica, maggiore precisione nei colori e prestazioni elevate anche in condizioni di scarsa illuminazione.
vivo X300Ultra è dotato degli obiettivi ZEISS Triple Prime da 85 mm, 35 mm e 14 mmvivo X300Ultra è dotato degli obiettivi ZEISS Triple Prime da 85 mm, 35 mm e 14 mm

La tecnologia vivo Color Science


Con X300 Ultra, vivo introduce la nuova vivo Color Science, un sistema avanzato pensato per offrire immagini più realistiche, colori accurati e maggiore libertà creativa. La tecnologia interviene in ogni fase dello scatto: acquisizione, elaborazione e visualizzazione finale. Il dispositivo integra una nuova Color-Sensing Camera con sensori multispettrali da 5 MP e 12 canali colore, in grado di analizzare la luce ambientale con precisione elevata e migliorare la fedeltà cromatica scena per scena. A supporto c’è il nuovo standard vivo Refined Color, sviluppato ispirandosi alle fotocamere professionali per restituire immagini più profonde, equilibrate e naturali. Non manca l’aspetto creativo: vivo offre diversi stili colore professionali, preset personalizzabili e una nuova Color Palette per regolare tonalità e look sia nelle foto che nei video. L’esperienza si completa con il display 2K ZEISS Master Color e tecnologia Ultra XDR, progettati per mostrare colori coerenti e realistici direttamente sullo schermo.
La fotocamera ZEISS da 35 mm integra la nuova modalità Street Photography 3.0La fotocamera ZEISS da 35 mm integra la nuova modalità Street Photography 3.0

Uno smarphone adatto anche a creators e videomakers


Con X300 Ultra, vivo punta forte anche sul video professionale, trasformando lo smartphone in uno strumento pensato per creator e videomaker. Il dispositivo supporta registrazione 4K a 120 fps su tutte le fotocamere posteriori, con supporto 10-bit Log e Dolby Vision, garantendo alta qualità su ogni lunghezza focale. Grazie al sistema Multi-Focal 4K Master Color Video, i creator possono intervenire su esposizione, tono, nitidezza, alte luci e bilanciamento colore attraverso la vivo Color Palette, ottenendo un controllo creativo completo già in fase di ripresa. vivo ha inoltre introdotto il sistema Quad-Mic Audio Recording Master per un audio più pulito e definito, insieme al nuovo SmallRig Pro Video Rig Kit, accessorio pensato per portare l’esperienza video mobile a un livello ancora più professionale. Il comparto fotografico del vivo X300 Ultra è ulteriormente arricchito dalla modalità Street Photography 3.0, con cui i device punta a offrire un dispositivo ideale per street photo, portrait, landscape e fotografia d’azione.

MOVA rivoluziona la pulizia smart con il primo sistema modulabile
MOVA introduce il primo sistema di pulizia smart modulabile del settore, una soluzione innovativa basata sull’intelligenza artificiale pensata per semplificare la gestione della casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prestazioni, batteria e display


Sul piano delle prestazioni, vivo X300 Ultra è alimentato dal nuovo Snapdragon 8 Elite Gen 5, affiancato dal chip dedicato VS1+ Imaging, progettato per garantire potenza elevata e fluidità anche nelle attività più intensive, come la registrazione video 4K a 120 fps. Il sistema di raffreddamento a Vapor Chamber assicura stabilità termica durante utilizzi prolungati. La batteria da 6600 mAh con tecnologia BlueVolt supporta ricarica rapida 100W FlashCharge e wireless da 40W, con gestione intelligente della temperatura e funzionamento garantito anche a basse temperature. Presente anche la ricarica bypass per ridurre il surriscaldamento durante l’uso. Il display 2K ZEISS Master Color diventa un vero strumento professionale grazie alla luminosità fino a 4500 nit e alla calibrazione cromatica end-to-end. Sul fronte connettività, vivo introduce soluzioni come Snap-Up Engine e AI Network Selection, pensate per migliorare la stabilità della rete e la velocità di upload in tempo reale. Chiude il quadro OriginOS 6, che integra strumenti cross-platform, funzioni di produttività, trasferimento rapido tra dispositivi Apple e Windows, oltre a un sistema di sicurezza avanzato con spazio privato e aggiornamenti garantiti fino a 7 anni di sicurezza.

Insta360 presenta Snap: nuovi schermi per selfie perfetti
Insta360 presenta Snap, una nuova serie di schermi pensata per aiutare gli utenti a scattare selfie perfetti sfruttando la qualità superiore della fotocamera posteriore. Una soluzione pratica per creator e appassionati di mobile photography
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


X300 Ultra debutta su vivo Store a 1.999 euro: nel prezzo sono inclusi il caricabatterie FlashCharge da 100W e un’esclusiva custodia da viaggio. Anche su Amazon, X300 Ultra sarà disponibile a 1.999 euro e includerà nell’acquisto, il caricabatterie vivo FlashCharge da 100W e gli auricolari vivo Buds Air3 (custodia da viaggio inclusa) fino a esaurimento scorte. Sarà, inoltre, possobile optare per una versione bundle con Photography Kit su vivo Store e Amazon: il Kit include il nuovo estensore teleobiettivo da 400 mm, il Grip Kit, il caricabatterie FlashCharge da 100W e il supporto per treppiede. Questa configurazione sarà proposta a un prezzo di 2.399 euro, con inclusi gli auricolari vivo Buds Air3 (fino a esaurimento scorte) e la custodia da viaggio dal design compatto e versatile. Infine, X300 Ultra sarà acquistabile anche su Unieuro.it, Euronics.it e MediaWorld.it al prezzo di 1.999 euro, con la possibilità di accedere a soluzioni di finanziamento agevolato.


MOVA rivoluziona la pulizia smart con il primo sistema modulabile disponibile da maggio


MOVA ha presentato la sua ultima linea di prodotti in occasione dell’evento di lancio europeo. Protagonista indiscusso è V70 Ultra Complete, il robot aspirapolvere di ultima generazione progettato per superare uno dei limiti più persistenti del settore: la pulizia dei bordi difficili da raggiungere e degli angoli nascosti.

Stiamo costruendo l’Universo Intelligente di MOVA - ha dichiarato Kurt Wang di MOVA - il nostro focus si sta spostando dai singoli prodotti alla formazione di un ecosistema interconnesso, passando dalla competizione sulle specifiche tecniche alla realizzazione di una concreta esperienza d’uso”.


V70 Ultra Complete: il primo robot aspirapolvere con un’estensione del mocio di 16 cm


Potenziato dal sistema MaxiReachX, V70 Ultra Complete è progettato per pulire anche le zone più difficili da raggiungere per i robot aspirapolvere tradizionali. Il sistema integra l’innovativa tecnologia MaxiReachX, progettata per portare la pulizia smart anche nei punti più difficili da raggiungere. L’estensione del mocio da 16 cm, combinata con il profilo ultrasottile del robot, consente di spingersi molto più in profondità negli spazi ristretti, garantendo una pulizia dei bordi fino a tre volte superiore rispetto agli standard tradizionali. Il sistema adattivo multi-angolare assicura inoltre movimenti precisi attorno a mobili e oggetti delicati. A completare la dotazione c’è l’estensione automatica della spazzola laterale da 12 cm, che si attiva quando i sensori rilevano angoli stretti o aree difficili da raggiungere, rimuovendo efficacemente polvere e sporco da bordi, angoli e zone solitamente trascurate. Grazie a questa combinazione avanzata, il robot riesce a infilarsi in spazi ristretti fino a soli 3,8 cm, superando i limiti finora considerati impossibili dal settore.

Polaroid Hi-Print: stampante fotografica per smartphone
Con Hi-Print, Polaroid punta a riportare le foto fuori dallo schermo. Una stampante fotografica compatta per trasformare gli scatti digitali in ricordi fisici
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Un’altra tecnologia di spicco è EcoCyclone, il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto che riduce allo stesso tempo gli sforzi di manutenzione e l’impatto ambientale del robot, eliminando la necessità di ricambi monouso e supportando fino a cento giorni di utilizzo senza bisogno di interventi manuali. A livello di prestazioni complessive, V70 coniuga una potenza di aspirazione di 40.000 Pa, una capacità di superamento degli ostacoli fino a 9 cm, un sensore di navigazione retrattile e un riconoscimento di oltre 300 oggetti per la pianificazione intelligente del percorso. Rispetto ai precedenti modelli con ricarica rapida, la sua batteria da 6400 mAh con funzione Smart Resume consente una ricarica più veloce del 30% (in confronto al modello V50), garantendo una pulizia senza interruzioni anche in abitazioni di grandi dimensioni.
Z70 Ultra Roller Complete introduce tutta una serie di miglioramenti ideati appositamente per le abitazioni più grandiZ70 Ultra Roller Complete introduce tutta una serie di miglioramenti ideati appositamente per le abitazioni più grandi

Z70 Ultra Roller Complete: lavaggio a rullo con acqua fresca


Al fianco di V70, debutta Z70 Ultra Roller Complete, il robot pensato per rispondere a un altro problema comune dei robot lavapavimenti: l’utilizzo di acqua sempre più sporca durante le pulizie. Sulla scia del modello di generazione precedente Z60 Ultra Roller Complete, Z70 introduce tutta una serie di miglioramenti ideati appositamente per le abitazioni più grandi e le esigenze di pulizia più complesse. Passando dal semplice utilizzo di acqua alla circolazione continua ad alta pressione di acqua fresca, il robot offre una copertura ancora più estesa di bordi e angoli. Esso, infatti, si avvale di una configurazione di pulizia ottimizzata e della tecnologia MaxiReach con doppia estensione di spazzola e mocio, studiata per migliorare l’efficacia lungo pareti e zone difficili da raggiungere. I sensori laterali assicurano un rilevamento preciso dei bordi, mentre la compressione adattiva del rullo da 52 mm garantisce maggiore aderenza e un contatto sicuro con le superfici. Anche la mobilità è stata perfezionata, permettendo al dispositivo di superare ostacoli fino a 9 cm di altezza e di muoversi con maggiore fluidità tra soglie e ambienti complessi. Sul fronte delle prestazioni, il sistema beneficia di un incremento complessivo con autonomia aumentata del 30%, potenza di aspirazione fino a 36.000 Pa e pressione verso il basso di 18 N, assicurando una pulizia più uniforme ed efficace anche su superfici ampie.
Il robot pulitore per piscine Rover X10 unisce sette diverse attività di manutenzioneIl robot pulitore per piscine Rover X10 unisce sette diverse attività di manutenzione

Robot pulitore per piscine Rover X10


Il progetto di espansione di MOVA per il 2026 porta l’automazione intelligente oltre i confini degli ambienti interni. Il robot pulitore per piscine Rover X10 unisce sette diverse attività di manutenzione in un’unica soluzione autonoma, includendo raccolta delle impurità in superficie, risalita delle pareti, aspirazione del fondo, spazzolatura della linea di galleggiamento, pulizia dei gradini, navigazione negli angoli e gestione delle pendenze. Con una capacità di trattamento di 38.000 litri all’ora e una mappatura AquaScan a 360°, esso trasforma la gestione della piscina da un impegno laborioso a un piacere senza sforzo. Il sistema di spazzolatura EdgeDrive si adatta ai contorni della piscina, mentre l’intelligenza adattiva PoolNav calcola i percorsi ottimali attraverso terreni subacquei complessi. Dalla linea di galleggiamento al fondo, dalla superficie agli angoli, Rover X10 agisce come un ecosistema di manutenzione completo capace di rendere semplice e piacevole la cura degli esterni.
L’impianto fotovoltaico LumeGret è plug-and-playL’impianto fotovoltaico LumeGret è plug-and-play

Impianto fotovoltaico LumeGret


L’impianto fotovoltaico LumeGret completa la visione per il 2026 di MOVA abbattendo la barriera finale che si frappone allo stile di vita sostenibile: l’accessibilità. La serie è plug-and-play e non richiede installazioni complesse da parte di elettricisti, consentendo così il risparmio di tempo e denaro. La compatibilità di LumeGret con molteplici scenari, inoltre, rende il suo utilizzo ancora più semplice: bastano un balcone e una presa elettrica standard per installarlo in soli trenta minuti. Disponibile in due modelli scalabili - A2000 (1,92–9,6 kWh) e A4000 (4–20 kWh) - LumeGret è dotato di un sistema per l’ottimizzazione IA che massimizza l’autoconsumo di energia solare; inoltre, la tecnologia FluxCharge, per la ricarica adattiva di veicoli elettrici con potenza fino a 2,5 kW. A4000, è studiata per durare nel tempo con un’aspettativa di funzionamento di 20 anni, 10.000 cicli di ricarica e 10 anni di garanzia, dichiara il brand.
MOVA Palette 300 è una stampante 3D multimateriale 12-in-1MOVA Palette 300 è una stampante 3D multimateriale 12-in-1

Stampante 3D Palette 300


Una delle evoluzioni più significative di MOVA è Palette 300, una stampante 3D multimateriale 12-in-1 che segna una nuova fase per l’azienda. Grazie al sistema di sostituzione automatica degli ugelli OmniElement, una tecnologia di alimentazione a doppio canale e una precisione di livello industriale pari a circa 0,02 mm, Palette 300 raggiunge una velocità di stampa di 800 mm/s con una riduzione degli scarti del 90% rispetto ai sistemi multimateriale convenzionali. I 53 sensori intelligenti e le quattro telecamere basate sull’IA consentono il rilevamento degli errori in tempo reale e la calibrazione automatica, mentre l’apposito contenitore per filamenti RFD‑6 garantisce un’essiccazione ottimale durante l’intero processo di stampa. Il sistema dispone inoltre di una piattaforma software integrata che permette di configurare, sezionare, stampare e controllare i propri dispositivi, per una soluzione davvero all-in-one.

Disponibilità


V70 Ultra Complete sarà disponibile in Italia a partire da maggio 2026.
La disponibilità degli altri prodotti, quali Z70 Ultra Roller Complete, Rover X10, Palette 300 e LumeGret Solar Power System, è prevista per il secondo trimestre dell’anno.


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Alito smentisce le voci: nessun ritiro imminente dalla Corte Suprema


Il giudice della Corte Suprema Samuel Alito non intende lasciare il suo incarico e anzi ha già assunto tutti e quattro i suoi assistenti legali per il prossimo anno. La notizia arriva mentre il presidente Trump si era detto pronto a nominare fino a tre nuovi giudici della Corte Suprema.

Il giudice della Corte Suprema Samuel Alito non intende lasciare il suo incarico durante l’attuale mandato e ha già completato la selezione dei quattro assistenti legali per il prossimo anno giudiziario. La notizia, riportata per prima da Fox News Digital e confermata anche da ABC News e CBS News, raffredda le speculazioni circolate nelle ultime settimane su un suo possibile ritiro.

“Non si dimetterà durante questo mandato ed è in procinto di assumere il resto dei suoi assistenti per il prossimo mandato”, ha dichiarato una fonte vicina ad Alito a Fox News. Altri due fonti hanno confermato che Alito resterà in carica almeno fino all’inizio del nuovo anno della Corte Suprema, previsto ad ottobre. I giudici della Corte Suprema scelgono in genere i propri assistenti con due o tre anni di anticipo, anche se questa prassi non rappresenta da sola un’indicazione certa sui tempi di un eventuale pensionamento.

La Corte Suprema che Trump aspetta

Giustizia
La Corte Suprema con Trump in attesa
Età, orientamento e scenari di ritiro dei giudici della Corte — aprile 2026

La Corte Scenari Segnali Cronologia

Il giudice al centro delle voci sul possibile ritiro
Samuel A. Alito Jr.
Giudice associato · nominato da George W. Bush, 2006

76
Anni di età

20
Anni in Corte

~54%
Prob. ritiro entro 2026*

I nove giudici della Corte Suprema

Conservatore
Liberal
Presidente della Corte

Probabilità stimate di ritiro entro fine 2026

Samuel Alito
76 anni · Nominato nel 2006

54%

Polymarket lo stima il giudice con maggiore probabilità di ritiro. La probabilità è salita di 4 punti percentuali tra gennaio e aprile. Fonti interne a Fox News smentiscono però un addio immediato.
Fonti: Polymarket, Fox News · aprile 2026

Clarence Thomas
77 anni · Nominato nel 1991

18%

E' il giudice più anziano e con più anni di servizio (34) nella Corte attuale. Ma CBS News e ABC News riferiscono che non intende lasciare quest'anno. Nessun indicazione sul fatto che stia cercando una uscita anticipata.
Stima basata su reporting ABC, CBS, Fox News

Sonia Sotomayor
71 anni · Nominata nel 2009

<10%

La più anziana tra i tre giudici liberal. Un suo ritiro con Senato e presidenza repubblicani ribalterebbe ulteriormente l'equilibrio a favore dei conservatori. Non ha dato alcun segnale di volersi ritirare.
Nessun segnale pubblico

Perché il timing conta

Senato repubblicano (53 seggi) fino alle midterm di novembre 2026. Un ritiro oggi garantirebbe la nomina di un successore conservatore più giovane. Restare in carica, invece, espone al rischio che in futuro a sostituirlo sia un presidente democratico.

* Stime derivate da mercati predittivi e reporting. Non indicano certezze. Alito ha già assunto tutti e quattro gli assistenti per il prossimo anno giudiziario, segnale che suggerisce permanenza nella Corte almeno nel breve termine.

Gli indizi che alimentano le speculazioni

Trump pronto
Il presidente intervistato da Maria Bartiromo: "Potrebbero essere uno, due o tre. Sono pronto".

Il libro in uscita
Biografia autorizzata di Alito attesa in autunno. Indicatore di "legacy management".

Il fattore moglie
Martha-Ann Alito attende il ritiro, secondo i commentatori giuridici.

Salute
Ricoverato per disidratazione il 20 marzo 2026 a un evento a Philadelphia.

L'incubo RBG
Alito, secondo gli analisti non vuole ripetere il "bad bet" di Ginsburg, rimpiazzata da Barrett nel 2020.

Segnali contrari
Alito ha già assunto tutti e 4 gli assistenti per il prossimo anno giudiziario.

La finestra politica
I repubblicani controllano attualmente il Senato con 53 seggi. Le midterm di novembre 2026 potrebbero assottigliare o ribaltare tale maggioranza. Per Trump, ogni ritiro prima dell'estate significa un successore confermato senza ostacoli.

Tocca un evento per i dettagli

Gen 2026
Iniziano le prime voci di ritiro di Alito

Elie Mystal sul "Nation" e il podcast "Strict Scrutiny" anticipano che Alito potrebbe lasciare la Corte prima delle midterm. Polymarket prezza l'evento sotto il 50%.

Feb 2026
Slate: "Sembra davvero prepararsi al ritiro"

Dahlia Lithwick e Mark Joseph Stern analizzano i "segnali di eredità": intervista a Politico, libro in preparazione, riferimenti a Scalia. L'ipotesi si fa mainstream.

20 Mar 2026
Alito si sente male a un evento a Philadelphia

Il giudice viene curato per disidratazione dopo aver accusato un malore a un evento della Federalist Society. L'episodio rilancia la discussione sulla sua salute.

Apr 2026
Polymarket: prob. di ritiro sale al 54%

La probabilità di ritiro prezzata dal mercato predittivo supera per la prima volta il 50%. Il balzo è attribuito a età, salute e finestra politica che si riduce pre-midterm.

16 Apr
Trump: "Pronto a nominare fino a tre giudici"

In un'intervista a Maria Bartiromo il presidente dichiara: "Potrebbero essere due, potrebbero essere tre, potrebbe essere uno. Sono pronto". Cita Alito e Thomas per nome.

17 Apr
Fonti a Fox News: "Alito non si dimette"

Tre fonti separate riferiscono che Alito non lascerà la Corte in questo mandato annuale e ha già ingaggiato tutti i collaboratori per il prossimo. Anche Thomas non prevede di ritirarsi nel 2026.

Elaborazione FocusAmerica su fonti: ABC News, Fox News, Reuters, Slate, Polymarket, Supreme Court of the United States · 18 aprile 2026

Le indiscrezioni sul futuro di Alito si erano intensificate dopo alcune dichiarazioni di Donald Trump. Parlando con Maria Bartiromo di Fox Business, il presidente aveva detto di essere “preparato” a nominare fino a tre giudici della Corte Suprema nel caso in cui si aprissero dei posti vacanti. “In teoria, potrebbero essere due o tre, mi dicono. Se si guardano le statistiche, potrebbero essere due, potrebbero essere tre, potrebbe essere uno”, aveva detto Trump. “Non lo so. Sono preparato a farlo. Ma quando si parla di Alito, lui è un grande giudice”.

Trump ha anche definito Alito “in ottima salute fisica” e “uno dei grandi giudici del nostro tempo”. Tuttavia, le voci su un possibile ritiro del giudice, che ha 76 anni ed è alla Corte Suprema dal 2006 dopo la nomina da parte di George W. Bush, erano state alimentate dall’ipotesi che potesse voler favorire la conferma di un successore conservatore con un Senato a maggioranza repubblicana prima delle elezioni di midterm.

Ad accrescere le speculazioni aveva contribuito anche un episodio avvenuto il mese scorso, quando Alito era stato curato per disidratazione dopo essersi sentito male durante un evento della Federalist Society a Philadelphia. In quell’occasione, la Corte Suprema aveva fatto sapere che il giudice era stato accuratamente visitato dal suo medico ed era tornato al lavoro il lunedì successivo.

Sono meno insistenti, invece, le ipotesi di un ritiro di Clarence Thomas, che ha 77 anni ed è in servizio dal 1991. Thomas è oggi il giudice con maggiore anzianità tra quelli attualmente in carica e, da marzo 2026, il quarto più longevo nella storia della Corte Suprema.

Sul piano politico, il presidente della Commissione Giustizia del Senato Chuck Grassley ha dichiarato che, in caso di dimissioni, raccomanderebbe i senatori Ted Cruz o Mike Lee come possibili candidati alla Corte. Anche il leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune ha confermato che i repubblicani sarebbero pronti a muoversi rapidamente per una conferma. “È una contingenza per cui qui si deve sempre essere preparati. E se dovesse accadere, sì, saremmo pronti a confermare un nuovo giudice”, ha affermato Thune.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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Trump parteciperà a una maratona di lettura della Bibbia


Il presidente leggerà un passo dell'Antico Testamento caro alla destra religiosa, dopo una settimana segnata dallo scontro con papa Leone XIV e dalle accuse di blasfemia per un'immagine generata con l'intelligenza artificiale.

Il presidente Donald Trump parteciperà a una maratona di lettura integrale della Bibbia organizzata a Washington, registrando il proprio intervento dallo Studio Ovale. L'annuncio arriva al termine di una settimana difficile nei rapporti tra il presidente e i suoi sostenitori cristiani, tra lo scontro con il pontefice e le accuse di blasfemia per un'immagine diffusa sui social.

L'iniziativa si chiama America Reads the Bible e si terrà dalle 9 del mattino alle 9 di sera per un'intera settimana, a partire dalla domenica con il primo capitolo della Genesi fino al sabato sera con l'ultimo capitolo dell'Apocalisse. La maggior parte dei partecipanti leggerà i propri brani dal vivo al Museum of the Bible di Washington, mentre alcune personalità di rilievo hanno preregistrato i loro interventi. L'evento, organizzato dall'attivista conservatrice Bunni Pounds, ex candidata al Congresso in Texas, è stato descritto dalla stessa Pounds come una lettura nazionale della legge di Dio.

Trump ha registrato la sua parte martedì e la trasmissione del suo intervento è prevista per martedì tra le 18 e le 19 ora della costa orientale statunitense, nella stessa fascia oraria di Ben Carson, ex segretario alla casa e di Heidi St. John, attivista dell'educazione domestica. Il presidente ha scelto un passo del secondo libro delle Cronache, nell'Antico Testamento, diventato un riferimento per molti suoi sostenitori cristiani. Il versetto centrale del capitolo sette promette perdono e guarigione della terra al popolo che si umilia, prega e si allontana dalle vie malvagie. Molti lo interpretano come un appello al pentimento nazionale seguito da una benedizione divina.

Matthew D. Taylor, studioso in visita al Center on Faith and Justice della Georgetown University, ha dichiarato al New York Times che la citazione di questo passo è un tratto distintivo della destra religiosa. Gli studiosi della Bibbia ricordano però che il brano riguarda un'alleanza specifica tra Dio e gli antichi israeliti e si inserisce nei libri delle Cronache, che coprono secoli di storia ebraica, compresi i regni di Davide e Salomone. Negli ultimi decenni il versetto è diventato oggetto di canzoni, preghiere e sermoni che lo leggono come una promessa con implicazioni politiche dirette per gli Stati Uniti contemporanei. Durante l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, il fondatore del gruppo Cowboys for Trump recitò il passo con un megafono davanti alla folla, che rispose con il coro Fight for Trump.

La Casa Bianca ha diffuso venerdì una dichiarazione di sostegno all'iniziativa, definendola un'occasione per onorare la Sacra Scrittura, rinnovare la fede e riconsacrare gli Stati Uniti come una nazione sotto Dio. L'evento è in preparazione da oltre un anno ed è pensato anche come invito ai leader a umiliarsi davanti al popolo americano in vista del 250° anniversario della nazione. Secondo quanto riferito dal New York Times, le celebrazioni ufficiali previste dall'amministrazione Trump sembrano orientate a sottolineare le radici cristiane della fondazione del paese.

Il rapporto del presidente con la Bibbia, ricorda la testata, è complesso. Trump l'ha spesso definita il suo libro preferito, ha posato con una copia davanti a una chiesa di Washington nel 2020, dopo che le autorità avevano disperso i manifestanti, e ha messo in vendita una propria edizione al prezzo di 60 dollari. Ha però faticato a indicare un passo preferito o persino a scegliere tra Antico e Nuovo Testamento.

La lettura arriva dopo una serie di tensioni con la base cristiana del presidente. Il fine settimana precedente Trump aveva pubblicato un'immagine generata con l'intelligenza artificiale che sembrava raffigurarlo come Gesù Cristo nell'atto di compiere una guarigione miracolosa. Molti cristiani hanno reagito definendo l'immagine blasfema e il presidente ha rimosso il post il giorno successivo, spiegando di aver creduto che la raffigurazione lo mostrasse nei panni di un medico. Pochi giorni dopo Trump ha attaccato con una lunga tirata papa Leone XIV, critico della guerra americana in Iran, aprendo il suo intervento con l'accusa al pontefice di essere debole sul crimine. Le parole sono state accolte con sconcerto e fastidio da molti cattolici americani.

L'elenco dei quasi 500 lettori comprende alcuni dei sostenitori cristiani più fedeli del presidente, molti dei quali attualmente in carica nella sua amministrazione. Tra questi il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla difesa Pete Hegseth e il segretario ai trasporti Sean Duffy. L'elenco include inoltre pastori, attivisti, influencer, intrattenitori, predicatori e numerosi eletti attuali e passati, tutti repubblicani. Gli organizzatori affermano di aver invitato decine di membri democratici del Congresso senza ricevere alcuna risposta. La maggioranza schiacciante dei partecipanti appartiene al mondo evangelico.

Molti lettori hanno scelto passi collegati al proprio lavoro o all'attualità. Il governatore del Texas Greg Abbott leggerà il capitolo 43 del libro di Isaia, che contiene un versetto spesso citato dopo le mortali alluvioni dell'estate scorsa nello Stato, nel quale Dio promette di essere accanto a chi attraversa le acque e di impedire ai fiumi di sommergerlo. Susie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca, leggerà il capitolo 31 dei Proverbi, con l'elenco delle qualità della donna di nobile carattere, diventato un punto di riferimento per molte donne cristiane.

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La rassegna stampa di domenica 19 aprile 2026


Trump alle prese con l'Iran mentre chiude lo stretto di Hormuz, i democratici si preparano per il 2028 e nuove tasse sui ricchi avanzano negli Stati Uniti

Questa è la rassegna stampa di domenica 19 aprile 2026

Trump in difficoltà con l'Iran dopo la chiusura dello stretto di Hormuz


Il presidente Donald Trump sta affrontando crescenti difficoltà nella gestione del conflitto con l'Iran, dopo che Teheran ha richiuso lo stretto di Hormuz nonostante le dichiarazioni presidenziali di successo. L'amministrazione mantiene il blocco navale sui porti iraniani mentre si avvicina la scadenza del cessate il fuoco, con Trump che secondo fonti interne starebbe rimuginando sui fallimenti di Jimmy Carter in Iran.

Fonti: The Guardian, Wall Street Journal, The Hill

I potenziali candidati democratici per il 2028 si mostrano in Michigan


L'ex vicepresidente Kamala Harris, il senatore Cory Booker del New Jersey e il governatore Andy Beshear del Kentucky hanno parlato a un raduno di dirigenti democratici a Detroit, alimentando le speculazioni presidenziali. Nel frattempo, il senatore della Georgia Jon Ossoff ha tenuto un discorso infuocato contro l'amministrazione Trump, criticando quella che ha definito la "mafia di Mar-a-Lago".

Fonti: New York Times, The Guardian

Trump nomina un suo ex avvocato per guidare le indagini sui suoi oppositori


L'amministrazione Trump ha installato Joseph diGenova, ex avvocato della campagna presidenziale, per dirigere il caso della "grande cospirazione" contro i nemici di Trump. DiGenova dovrebbe dividere il suo tempo tra Miami e Fort Pierce, dove opera una grande giuria supervisionata da un giudice favorevole a Trump.

Fonti: New York Times

La febbre delle tasse sui ricchi si diffonde negli stati meno abbienti


Il Maine è diventato l'ultimo stato a tentare di aumentare le entrate attraverso tasse più alte sui redditi più elevati, dimostrando che le tasse sulla ricchezza non sono più solo per stati pieni di fondatori tecnologici e miliardari degli hedge fund. A New York, una nuova proposta di tassa sulle seconde case evidenzia il crescente divario di ricchezza nella città.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times

I cubani americani disapprovano le espulsioni dell'amministrazione Trump


Un nuovo sondaggio del Miami Herald rivela che il 68% dei cubani e dei cubani americani nel sud della Florida disapprova fortemente o in parte le politiche dell'amministrazione Trump per espellere i cittadini cubani senza precedenti penali. Questo rappresenta un significativo deterioramento del sostegno in una comunità tradizionalmente repubblicana.

Fonti: The Hill

Il vicepresidente Vance ringrazia papa Leo XIV per aver evitato il dibattito pubblico con Trump


Il vicepresidente JD Vance ha ringraziato papa Leo XIV dopo che il pontefice ha cercato di minimizzare uno scontro di diversi giorni con il presidente Trump, dichiarando di non voler intraprendere un dibattito pubblico con il presidente. Il papa aveva fatto commenti durante la sua visita papale che avevano creato tensioni con l'amministrazione.

Fonti: The Hill

Obama e il sindaco Mamdani si incontrano per la prima volta leggendo ai bambini


L'ex presidente Barack Obama e il sindaco di New York Zohran Mamdani si sono incontrati per la prima volta in un asilo del Bronx, dove hanno letto ai bambini e promosso l'assistenza all'infanzia gratuita. L'incontro è avvenuto poco più di una settimana dopo che Mamdani ha segnato i suoi primi 100 giorni in carica.

Fonti: The Hill, New York Times

Gli Stati Uniti sostengono un progetto sudafricano per estrarre terre rare nonostante le tensioni diplomatiche


Un progetto sostenuto dagli Stati Uniti in Sudafrica mira a estrarre minerali di terre rare dai rifiuti industriali, come parte di una priorità dell'amministrazione Trump per ridurre la dipendenza dalla Cina. Il progetto procede nonostante le tensioni diplomatiche tra i due paesi, evidenziando l'importanza strategica di questi materiali.

Fonti: ABC News

Trump adotta un nuovo approccio più personale per scegliere i giudici


L'amministrazione Trump sta utilizzando una cerchia più ristretta e un tocco più personale per selezionare i giudici del suo secondo mandato. Molti dei nominati hanno una connessione diretta con Trump o l'amministrazione, con la Casa Bianca che dà priorità a coloro che hanno chiari precedenti conservatori su questioni sociali.

Fonti: Wall Street Journal

La Corea del Nord lancia missili balistici al largo della costa orientale


La Corea del Nord ha lanciato diversi missili balistici verso le acque al largo della sua costa orientale, secondo le autorità di Corea del Sud e Giappone. Il lancio rappresenta un'escalation delle tensioni nella regione e una sfida diretta alla politica estera americana nell'area del Pacifico, dove gli Stati Uniti mantengono significative alleanze militari.

Fonti: Bloomberg

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Trump dice che rilascerà dei documenti sugli UFO


Il presidente ha detto che il Pentagono rilascerà "molto presto" i file sui fenomeni aerei non identificati, mentre crescono le domande sulla morte e scomparsa di scienziati legati a programmi governativi.

Il presidente Donald Trump ha annunciato che i documenti relativi agli UFO e ai fenomeni aerei non identificati, noti con la sigla UAP, saranno diffusi "molto presto". L'annuncio è arrivato durante un evento di Turning Point USA a Phoenix, dove il presidente ha parlato alla folla della prossima pubblicazione dei file governativi sugli oggetti volanti e sulla vita extraterrestre. La notizia è stata riportata da NewsNation.

Trump ha riferito di aver dato disposizioni al segretario alla Difesa Pete Hegseth affinché proceda con la divulgazione delle informazioni, operazione che secondo il presidente inizierà a breve. Già a febbraio il capo della Casa Bianca aveva dichiarato di essere al lavoro con il Pentagono per rendere pubblici i documenti. "Potrete andare a vedere se quel fenomeno è reale", ha detto Trump ai presenti, aggiungendo di aver conservato l'annuncio per un pubblico interessato al tema. "Lo capirete voi. Fatemi sapere", ha proseguito il presidente, osservando che l'argomento suscita molte domande e cattura l'immaginazione.

L'annuncio è arrivato poco dopo le dichiarazioni della deputata repubblicana della Florida Anna Paulina Luna, che ha segnalato come il Pentagono abbia mancato la scadenza del 14 aprile per la consegna di 46 video di fenomeni aerei non identificati. I filmati erano stati richiesti con una lettera inviata il 31 marzo. Il Pentagono, secondo quanto riferito, ha recentemente chiarito diversi misteri legati agli UFO, ma non è ancora riuscito a identificare un UAP avvistato dai militari sopra l'Europa nel 2022.

Parallelamente alla questione dei documenti, si intensificano gli interrogativi sulla sorte di alcuni scienziati che avevano accesso ai segreti nucleari e spaziali degli Stati Uniti. Secondo le informazioni riportate, almeno dieci ricercatori legati a programmi governativi sono scomparsi o morti negli ultimi anni. Due di loro sono stati uccisi. All'inizio della settimana Trump ha detto ai giornalisti di aspettarsi novità entro una decina di giorni. La Casa Bianca ha successivamente comunicato che l'FBI sarà incaricata di indagare sulle scomparse e sui decessi.

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato sui social media che nessuna pista sarà trascurata nelle indagini e che l'amministrazione fornirà aggiornamenti non appena disponibili. La vicenda degli scienziati si somma così alla più ampia questione della trasparenza sui programmi governativi riservati, tema che il presidente ha rilanciato con l'annuncio di Phoenix.

La tempistica della diffusione dei documenti sugli UAP resta al momento indefinita, al di là dell'indicazione generica di un rilascio imminente. Il mancato rispetto della scadenza del 14 aprile segnalato dalla deputata Luna indica tuttavia che esistono già ritardi rispetto agli impegni presi dal Pentagono. L'attesa del pubblico per informazioni finora coperte da riservatezza si intreccia con le indagini federali aperte sui ricercatori scomparsi o deceduti, due filoni che l'amministrazione Trump sta portando avanti parallelamente.

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Trump è diventato un peso per l'estrema destra europea


Dopo il voto ungherese, la guerra in Iran e lo scontro con il pontefice, i partiti populisti temono che la vicinanza al presidente americano sia un peso elettorale.

Donald Trump è diventato così tossico in Europa che persino i suoi alleati ideologici più stretti iniziano a considerarlo un peso. Lo scrive Politico in un'analisi che ricostruisce il progressivo allontanamento dei partiti populisti europei dal presidente americano.

Il segnale più netto arriva dalla Francia. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha detto ai deputati del suo partito riuniti martedì che è necessario mantenere le distanze da Washington. A riferirlo a Politico è stato un alto dirigente del partito presente all'incontro. La prudenza francese non nasce oggi: un ex esponente di un gruppo rivale di estrema destra ha spiegato al giornale che Le Pen ha cambiato atteggiamento dopo l'assalto al Campidoglio del 2021, convincendosi che avvicinarsi troppo a Trump fosse un errore.

A precipitare la situazione sono stati tre fattori concomitanti. Il primo è la sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni parlamentari ungheresi di domenica, un voto in cui Trump era intervenuto più volte con appoggi pubblici e che aveva visto anche la visita del vicepresidente americano JD Vance nei giorni finali della campagna. Il secondo è la ricaduta politica della guerra in Iran, che molti cittadini europei, da Bologna a Budapest, attribuiscono al presidente americano insieme al conseguente aumento del costo dell'energia. Il terzo è lo scontro aperto tra Trump e papa Leone sulla stessa guerra.

Per la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, scrive Politico, gli attacchi del presidente americano al pontefice hanno rappresentato un punto di rottura. Schierarsi con il Santo Padre, osserva il giornale, è stato anche politicamente conveniente per Meloni, considerata la base elettorale cattolica del suo partito.

L'analisi dedica ampio spazio al caso ungherese come monito per gli altri populisti europei. Secondo il dirigente del Rassemblement National citato, la sconfitta di Orbán non si spiega solo con la stanchezza degli elettori dopo anni di governo. La vicinanza agli Stati Uniti nel contesto attuale, ha detto la fonte, non è stata gradita dagli elettori ungheresi. Il partito francese, in vista delle presidenziali del prossimo anno, cercherà di non apparire legato all'amministrazione Trump.

Una linea simile emerge in Germania, dove a settembre sono in programma importanti elezioni regionali. Torben Braga, deputato di Alternative für Deutschland e membro della commissione esteri del Bundestag, ha dichiarato a Politico che nel contesto elettorale mantenere legami con Trump non è un approccio promettente. Matthias Moosdorf, altro deputato di AfD, ha scritto su X che l'ostentata amicizia tra Budapest e l'amministrazione americana, compreso l'intervento di Vance a favore di Orbán, è pesata come una macina al collo del leader ungherese. La leader del partito Alice Weidel mantiene invece una posizione più morbida: ha detto ai giornalisti di non considerare i rapporti con Trump un peso e ha giudicato buona la campagna di Orbán.

Il quadro è più sfumato perché l'apertura verso Washington, quando conveniente, non è mancata. Politico ricorda che Louis Aliot, sindaco di Perpignano, ha rappresentato il Rassemblement National alla commemorazione del podcaster di destra Charlie Kirk, assassinato l'anno scorso. Le Pen e il presidente del partito Jordan Bardella hanno inoltre accettato l'invito dell'ambasciatore americano in Francia Charles Kushner. Un alleato di Le Pen, citato in forma anonima, ha detto al giornale che legami stretti con Washington possono diventare una zavorra ed essere male interpretati, aggiungendo che il partito apprezza gli amici americani ma non vuole ricevere ordini.

Quando Trump è tornato alla Casa Bianca lo scorso anno, osserva Politico, sembrava potesse dare una spinta decisiva ai movimenti populisti anti immigrazione europei. L'amministrazione ha anche formalizzato nella sua strategia di sicurezza nazionale lo sforzo di costruire una rete internazionale di alleati ideologici. AfD aveva inizialmente visto nel sostegno di Trump un'occasione per guadagnare legittimità e per aumentare la pressione sui conservatori del cancelliere Friedrich Merz affinché smantellassero la cosiddetta firewall, la barriera informale in vigore dalla fine della Seconda guerra mondiale che impedisce alla destra radicale di governare.

L'eredità di Orbán, conclude l'analisi, non scompare con la sua sconfitta. Il premier ungherese ha fornito il modello dell'agenda populista in Europa: atteggiamento di scontro con le istituzioni dell'Unione europea e attacchi allo stato di diritto e al sistema dei media. Molti esponenti della destra radicale attribuiscono la vittoria di Péter Magyar alla sua attenzione alla corruzione e ai temi economici quotidiani, non al rifiuto delle posizioni anti Bruxelles. Per questo, secondo l'alleato di Le Pen citato da Politico, la battaglia contro la Commissione europea non finisce qui. Serve un grande Paese che guidi la rivolta, ha detto la fonte, e se la vittoria arriverà in Francia nel 2027 altri Paesi seguiranno.

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La guerra con l'Iran sta danneggiando la posizione degli Stati Uniti nel mondo


I documenti ottenuti da Politico mostrano come Washington stia perdendo terreno in Bahrain, Indonesia e Azerbaijan, incapace di contrastare la propaganda filo-iraniana sui social media.

La guerra con l'Iran sta erodendo le alleanze di sicurezza degli Stati Uniti e deteriorando la loro reputazione nel mondo, soprattutto tra i musulmani. Lo rivela un insieme di cablogrammi del Dipartimento di Stato ottenuti in esclusiva da Politico e datati mercoledì, che descrivono le ricadute del conflitto in tre Paesi molto diversi tra loro: Bahrain, Azerbaijan e Indonesia.

I diplomatici americani nelle tre capitali tratteggiano un quadro allarmante. Gli Stati Uniti appaiono sotto assedio mediatico da parte di attori filo-iraniani che si muovono con grande agilità nello spazio digitale, mentre Washington fatica a tenere il passo. Nei tre Paesi presi in esame, la fiducia della popolazione e in prospettiva anche quella dei governi rischia di venire compromessa.

In Azerbaijan il rapporto bilaterale, che stava migliorando in modo significativo, si è arenato e mostra segnali di peggioramento. In Bahrain il governo deve rispondere ai sospetti di essere stato abbandonato dagli Stati Uniti di fronte a droni e missili iraniani. In Indonesia il presidente potrebbe subire crescenti pressioni per ridurre la cooperazione militare con Washington.

I cablogrammi contengono richieste velate affinché l'amministrazione Trump conceda alle ambasciate maggiore autonomia per contrastare le narrazioni negative online e sui media tradizionali. Secondo quanto riferito da un diplomatico americano a Politico, alle sedi diplomatiche è stato vietato produrre contenuti originali sulla guerra con l'Iran: possono soltanto ricondividere i messaggi approvati dalla Casa Bianca o dalla sede centrale del Dipartimento di Stato. L'ambasciata di Jakarta chiede espressamente la libertà di agire in modo rapido e proattivo sui social, per competere in uno spazio digitale sovraffollato.

Il semplice fatto che questi cablogrammi siano stati inviati segnala una situazione critica. Molti diplomatici, riferiscono due funzionari a Politico sotto anonimato per timore di ritorsioni, sono diventati riluttanti a esprimersi dopo che l'amministrazione Trump li ha emarginati dalle decisioni chiave di politica estera, ha licenziato numerosi membri del servizio diplomatico e ha preteso "fedeltà" da chi è rimasto in servizio. Di conseguenza, ha spiegato uno dei diplomatici, le sedi all'estero selezionano con estrema cautela gli argomenti da trattare e il modo di esprimerli.

La leadership islamista iraniana, al contrario, utilizza bot, meme e strumenti digitali su una vasta gamma di piattaforme per screditare gli Stati Uniti. I suoi diplomatici coltivano inoltre contatti in ambienti religiosi, culturali e sociali per costruire simpatia verso Teheran.

Interpellato da Politico, il portavoce del Dipartimento di Stato Tommy Pigott ha difeso l'operato dell'amministrazione, sostenendo che le azioni del presidente Trump rendono gli Stati Uniti e il mondo più sicuri impedendo al regime iraniano di ottenere un'arma nucleare.

Il caso del Bahrain è particolarmente delicato. Il Paese ospita la base della Quinta Flotta della marina statunitense ed è considerato un alleato storico. Tuttavia, secondo il cablogramma inviato da Manama, si è diffusa la percezione che gli Stati Uniti abbiano abbandonato il Bahrain per concentrarsi sulla difesa di Israele. Alcuni account filo-iraniani sui social hanno sostenuto che la presenza militare americana abbia trasformato il Bahrain in un bersaglio e che le forze statunitensi dovrebbero lasciare il Paese. Un tweet molto diffuso chiedeva perché i soldati americani fossero alloggiati in hotel tra i civili. I media tradizionali del Bahrain, il cui lavoro è strettamente controllato dal governo, hanno enfatizzato l'azione dell'esercito locale nell'intercettare droni e missili iraniani, omettendo il sostegno statunitense. Anche le dichiarazioni ufficiali del governo bahreinita hanno taciuto sul contributo americano in termini di equipaggiamento e addestramento, una scelta che secondo il cablogramma potrebbe essere dettata dalla volontà di proteggere la sicurezza operativa del personale e dei materiali statunitensi. Il cablogramma osserva inoltre che l'ambasciata britannica, grazie a una presenza social molto attiva, ha creato l'impressione distorta che Londra stesse colmando il vuoto lasciato da Washington.

In Azerbaijan la guerra rischia di vanificare i progressi compiuti dopo il vertice di pace tra Baku ed Erevan promosso dal presidente Trump ad agosto. Dopo quell'incontro i media azeri, dominati da testate filogovernative, avevano adottato toni più positivi verso gli Stati Uniti. Nel primo mese successivo all'attacco congiunto statunitense e israeliano all'Iran del 28 febbraio, la copertura era rimasta sostanzialmente neutrale. Un presunto attacco con drone iraniano contro l'Azerbaijan il 5 marzo aveva persino scatenato commenti nazionalisti che accusavano Teheran di terrorismo. Ad aprile il clima è cambiato. La maggior parte delle testate locali attribuisce ora agli Stati Uniti e a Israele la responsabilità del conflitto e rimprovera loro l'assenza di una strategia chiara per chiuderlo. Alcuni giornali hanno ripreso articoli internazionali critici verso Trump e la sua famiglia, una mossa che secondo il cablogramma funziona spesso come "pallone di prova" prima che il governo adotti un linguaggio simile. Il cessate il fuoco in scadenza il 22 aprile ha in parte attenuato le tensioni, mentre cresce nella popolazione la speranza che il conflitto si concluda, anche a causa dell'aumento dei prezzi e delle difficoltà negli spostamenti regionali. Il cablogramma segnala però che l'ostilità verso gli Stati Uniti non si traduce in simpatia per Teheran, poiché gran parte della popolazione azera è laica e diffida del regime islamista iraniano.

Il caso indonesiano è forse quello di maggiore impatto strategico. L'Iran sta conducendo una vasta operazione di influenza nel Paese musulmano più popoloso del mondo. Sui media tradizionali e su piattaforme come Telegram e Facebook, Teheran punta sulla solidarietà islamica e fa leva sul sentimento anticoloniale indonesiano, dipingendo Israele e gli Stati Uniti come potenze imperialiste. Alcune iniziative sono particolarmente creative e utilizzano persino il codice Morse per veicolare messaggi filo-iraniani e stimolare l'interazione degli utenti. I post dell'ambasciata iraniana ottengono oggi migliaia di visualizzazioni in più rispetto al passato, mentre l'ambasciatore ha intensificato gli incontri con esponenti politici e religiosi indonesiani.

Secondo il cablogramma il rischio più immediato non è che la propaganda iraniana venga creduta in blocco, ma che amplifichi il sentimento antiamericano al punto da restringere lo spazio di manovra politica del presidente Prabowo Subianto sulla cooperazione regionale in materia di sicurezza. L'Indonesia ha compiuto diverse mosse per ingraziarsi il presidente Trump, tra cui l'offerta di inviare truppe a Gaza, l'adesione al Board of Peace voluto dal presidente americano e la firma, lunedì scorso, di un importante accordo di cooperazione in materia di difesa con gli Stati Uniti. Dall'inizio della guerra l'ambasciatore iraniano ha chiesto pubblicamente a Jakarta di uscire dal Board of Peace. Non ci sono segnali di una disponibilità indonesiana ad arrivare a tanto, ma il governo avrebbe sospeso i colloqui con Washington relativi a quell'organismo.

Nel complesso i cablogrammi mostrano un'amministrazione americana che perde la battaglia delle narrazioni in aree strategiche del mondo musulmano, con ambasciate che chiedono strumenti più agili per rispondere a un avversario, l'Iran, capace di muoversi molto più velocemente nello spazio informativo globale.

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Le Origini della Tecnica


Il successo dell’eging ha antiche origini e non meraviglia se queste provengono dal Sol Levante.
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foto in alto: l’autore con una seppia appena pescata.

La pesca a eging nasce in Giappone, dove la cattura dei calamari rappresenta da secoli una tradizione profondamente radicata nella cultura marinara. Già in epoche antiche venivano utilizzate esche rudimentali in legno o bambù, dotate di corone di aghi, considerate le antenate degli attuali egi. L’eging moderno prende forma tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, quando i produttori giapponesi iniziano a studiare in modo scientifico il comportamento dei cefalopodi, sviluppando artificiali sempre più realistici, bilanciati e progettati per operare in diverse profondità e condizioni di pesca. A partire dai primi anni 2000, la tecnica si diffonde al di fuori del Giappone, raggiungendo Asia, Australia e Europa e trovando nel Mediterraneo un ambiente particolarmente favorevole. In Italia l’eging si afferma rapidamente grazie allo sviluppo di attrezzature dedicate, contenuti specializzati e una vivace attività agonistica. Negli ultimi anni l’eging si afferma come una delle tecniche più apprezzate, conquistando un numero crescente di appassionati anche nel Mediterraneo. Questa disciplina si distingue per l’impiego di attrezzature leggere, un’elevata precisione tecnica e un approccio dinamico alla pesca dei cefalopodi. Nato come metodo specifico per la pesca del calamaro, l’eging si è dimostrato efficace anche per la cattura delle seppie. Il fulcro della tecnica è rappresentato dall’egi, un’esca artificiale progettata per stimolare l’attacco attraverso il movimento, l’assetto in acqua e il contrasto cromatico. A dif- ferenza delle tecniche tradizionali, l’eging non prevede l’uso di esche naturali, ma si basa su una presentazione attiva dell’artificiale.

Attrezzatura - Per praticare l’eging in modo efficace è necessario utilizzare attrezzatura specifica: canna di lunghezza compresa tra 8’ e 9’ (m 2,4–2,7 ) con azione fast o regular-fast e una cima sensibile in grado di percepire le mangiate durante la fase di affondamento; mulinello di taglia 2500 o 3000, caratterizzato da un recupero fluido e da una frizione progressiva; filo trecciato PE 0.6-0.8 per garantire elevata sensibilità e una buona gittata di lancio, abbinato a un finale in fluorocarbon con diametro di mm 0,26 circa; egi di misura compresa tra 2.5 e 3.5 per i calamari e tra 2.5 e 3.0 per le seppie, da selezionare in base a profondità, luminosità e velocità di affondamento.

Tecnica - La tecnica prevede un’alternanza di jerkate e pause di affondamento controllato. La maggior parte delle abboccate avviene durante la fase di discesa dell’artificiale ed è spesso percepita come un improvviso appesantimento della lenza. Nel caso della seppia, specie generalmente meno aggressiva rispetto al calamaro, risultano più efficaci movimenti lenti, jerkate brevi e pause più prolungate, in particolare su fondali bassi e sabbiosi. L’osservazione del comportamento del cefalopode consente di adattare correttamente il ritmo e la presentazione dell’esca.

Dove e quando - Nel Mediterraneo i periodi più favorevoli per la pratica dell’eging vanno dall’autunno inoltrato alla primavera, con un incremento dell’attività nelle ore crepuscolari e notturne. Gli spot più produttivi comprendono porti, moli, dighe foranee, scogliere artificiali e zone caratterizzate da fondali misti e presenza di posidonia. Le condizioni ideali includono mare calmo o poco mosso, corrente moderata e una buona ossigenazione dell’acqua.

Conclusioni - La crescente diffusione dell’eging rende fondamentale l’adozione di un approccio responsabile alla pesca. Il rispetto delle normative locali, delle taglie minime e dei periodi riproduttivi, è essenziale per la tutela delle popolazioni di cefalopodi e per garantire una pratica sostenibile nel tempo. L’eging rappresenta oggihĥ una delle tecniche più affascinanti e emozionanti per la pesca dei due molluschi. Precisione, sensibilità e capacità di interpretare l’ambiente circostante costituiscono elementi determinanti per il successo. Si tratta di una disciplina moderna e in continua evoluzione, capace di coinvolgere e appassionare pescatori di ogni livello.

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La coalizione che ha riportato Trump alla Casa Bianca si sta sgretolando


Un reportage dall'Arizona racconta il malcontento degli elettori del presidente tra caro-vita, guerra in Iran e polemiche religiose. I sondaggi mostrano cali tra indipendenti, giovani e latinos.

La coalizione di elettori che ha portato Donald Trump alla sua seconda vittoria presidenziale si sta disgregando a sette mesi dalle elezioni di metà mandato. Lo sostengono le giornaliste Yvonne Wingett Sanchez ed Elaine Godfrey in un reportage pubblicato dall'Atlantic basato su interviste condotte in Arizona e su colloqui con operatori politici repubblicani in vari stati in bilico.

Le autrici descrivono un quadro in cui un numero sorprendente di sostenitori del presidente ha cambiato idea. Il malcontento tocca gruppi eterogenei, dai libertari della cosiddetta manosphere, spiazzati dalle decisioni di Trump sui file Epstein, sull'immigrazione e sull'Iran, fino ai conservatori religiosi. Questi ultimi hanno criticato il presidente dopo che ha pubblicato sui social un'immagine che lo ritrae come Gesù e dopo i suoi attacchi al papa, il primo pontefice americano, definito WEAK on Crime, ovvero "debole sul crimine".

Secondo il reportage dell'Atlantic, i segnali per il partito repubblicano sono allarmanti. L'indice di gradimento di Trump è oggi più basso rispetto allo stesso periodo che precedette le elezioni di metà mandato del 2018, quando i democratici conquistarono la Camera con un'onda blu storica. Gli indipendenti, i giovani e i latinos, gruppi decisivi per la vittoria del 2024, non sono più dalla parte del presidente. Anche gli americani bianchi senza titolo di studio universitario, un tempo lo zoccolo duro di Trump, si stanno allontanando, secondo la media dei sondaggi della CNN. Gli elettori di orientamento democratico si dichiarano "estremamente motivati" a votare a novembre con 17 punti di vantaggio sui repubblicani.

Il cuore del reportage è un viaggio nel Sesto distretto congressuale dell'Arizona, uno dei più equamente divisi del paese. Nel 2024 Trump lo vinse per meno di un punto percentuale, dopo averlo perso con un margine analogo quattro anni prima. Il distretto è rappresentato dal deputato repubblicano Juan Ciscomani, candidato alla rielezione. Le autrici raccontano di aver raccolto testimonianze a Casa Grande, tappa tra Tucson e Phoenix, e a Oro Valley, sobborgo settentrionale di Tucson dove vivono molti elettori conservatori su cui Ciscomani fa affidamento.

I motivi dello scontento, scrivono Wingett Sanchez e Godfrey, sono soprattutto economici. Il prezzo della benzina in Arizona è salito, così come quello della carne e dei generi alimentari. Ma a pesare è anche la scelta di Trump di entrare in guerra con l'Iran, dopo aver promesso di fermare i conflitti in corso. La domenica di Pasqua, ricostruisce l'articolo, il presidente ha minacciato di cancellare "un'intera civiltà" in Iran, suscitando le critiche di volti noti del mondo MAGA come Tucker Carlson, Alex Jones e Megyn Kelly. Quest'ultima ha dichiarato nel suo programma radiofonico su SiriusXM di essere stanca della situazione.

Un ulteriore fronte di tensione si è aperto con la pubblicazione dell'immagine generata con l'intelligenza artificiale che ritrae Trump vestito con tuniche fluenti mentre guarisce un uomo malato. La giornalista del Daily Wire Megan Basham l'ha definita una OUTRAGEOUS blasphemy, ovvero una blasfemia oltraggiosa. Il pastore di estrema destra Joel Webbon ha detto che Trump è "attualmente posseduto dal demonio". L'attivista anti-trans Riley Gaines, più volte presente ai comizi del presidente, ha scritto che "Dio non si lascia deridere". Trump ha cancellato il post e ha spiegato che l'immagine lo raffigurava "come un medico", ma ha anche respinto le critiche dichiarando, secondo il resoconto dell'Atlantic, di non essere un grande ammiratore di Gaines.

La visita del presidente in Arizona, prevista per il giorno successivo alla pubblicazione del reportage, durerà appena due ore, un tempo insolitamente breve rispetto ai comizi fiume del passato. Alcuni operatori repubblicani intervistati dalle giornaliste hanno spiegato di preferire che Trump trascorra il minor tempo possibile nello stato. Un consulente del partito ha detto all'Atlantic che quando Trump arriva per un comizio "domina le notizie il giorno prima, il giorno stesso e il giorno dopo" e finisce per ricordare agli elettori i motivi della loro rabbia. Nonostante questo, tutti i parlamentari repubblicani dell'Arizona tranne David Schweikert parteciperanno all'evento organizzato da Turning Point USA.

Il portavoce della Casa Bianca Kush Desai, in una dichiarazione scritta trasmessa alle autrici, ha sostenuto che il presidente sottolineerà i risultati economici ottenuti in Nevada e Arizona. Desai ha parlato di "disagi temporanei" dovuti alla guerra in Iran, rivendicando però i benefici fiscali per decine di milioni di americani derivanti dai Working Families Tax Cuts, tra cui l'azzeramento della tassazione su mance, straordinari e previdenza sociale. Il portavoce di Ciscomani, Daniel Scarpinato, ha dichiarato all'Atlantic che il deputato è concentrato sui risultati per l'Arizona meridionale ed è stato classificato da una valutazione indipendente come il membro più efficace del Congresso dello stato.

Il reportage segnala anche un impatto sulla raccolta fondi del partito repubblicano. Un presidente del partito in una contea della Georgia ha detto alle giornaliste che alcuni donatori stanno versando la metà di quanto darebbero normalmente, imputando il calo all'instabilità economica. Due consulenti repubblicani di un altro stato chiave hanno raccontato che le donazioni di piccolo importo sono crollate all'inizio di marzo, pochi giorni dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. In corse che si decideranno per margini minimi, hanno osservato i consulenti, queste risorse possono fare la differenza tra spedire o meno un'ultima tornata di materiale elettorale agli elettori meno affezionati alle urne.

Nella ricostruzione dell'Atlantic non mancano i sostenitori irriducibili. Megyn Kelly ha detto di recente che voterebbe repubblicano anche se Trump "lanciasse un'atomica". Riley Gaines, dopo aver saputo di non piacere al presidente, ha scritto su X di amarlo e di voler continuare a sostenere la sua agenda America First. Le autrici concludono che molto dipenderà dall'evoluzione del conflitto con l'Iran, dai prezzi della benzina e dal costo della vita. Se la guerra si chiudesse presto, alcuni elettori potrebbero tornare a schierarsi con i repubblicani. In caso contrario, salvare la coalizione che ha rieletto Trump potrebbe rivelarsi un'impresa difficile.

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L'Iran richiude lo Stretto di Hormuz, il greggo torna a salire. Ma Trump: "L'accordo è vicino"


Teheran condiziona la riapertura dello Stretto alla fine del blocco navale americano sui porti iraniani, iniziato il 13 aprile. Il 21 aprile scade la tregua, mentre gli Stati Uniti di fronte, all'incertezza, estendono l'esenzione sulle sanzioni al petrolio russo.

L'Iran ha richiuso oggi lo Stretto di Hormuz al traffico navale, dopo averlo brevemente riaperto il giorno prima. Teheran ha fatto sapere che lo Stretto resterà "sotto stretta gestione e controllo" delle Forze Armate iraniano finché gli Stati Uniti non toglieranno il blocco ai porti iraniani, imposto dalla sera del 13 aprile. Il presidente Donald Trump ha replicato che il blocco andrà avanti fino a quando Teheran non accetterà un accordo di pace.

I mercati hanno reagito subito. Il Brent in Europa è tornato a sfiorare i 95 dollari al barile sul mercato Ice di Londra. Il giorno prima, dopo l'annuncio della riapertura iraniana, era sceso a 90 dollari. Prima della guerra, attraverso Hormuz passava un quinto del petrolio mondiale. Intanto, due navi mercantili hanno riferito di essere state colpite mentre cercavano di attraversare lo Stretto, come riporta Reuters citando tre fonti del settore marittimo.

Guerra Usa-Iran · Aprile 2026
Hormuz richiuso, petrolio a 95 dollari
Il doppio blocco navale, i negoziati e il paradosso russo

Prezzo Brent sul mercato Ice di Londra

95
dollari al barile
↑ +5 dollari in 24 ore

Dopo la breve riapertura del 17 aprile, l'Iran oggi ha chiuso di nuovo lo Stretto di Hormuz. Il prezzo era sceso a 90 dollari il giorno prima.

Hormuz Blocco Negoziati Russia

Lo Stretto nel sistema energetico globale

1/5
Del petrolio mondiale passava da Hormuz prima della guerra

Lo Stretto resta il collo di bottiglia più strategico del commercio energetico globale. La sua chiusura trasferisce il prezzo del rischio direttamente sul mercato spot.

18 apr
Teheran richiude lo stretto

Dopo la brevissima riapertura del 17 aprile, l'Iran ha dichiarato lo Stretto "sotto stretta gestione e controllo" delle sue Forze Armate fino alla revoca del blocco americano.

2
Navi mercantili colpite in transito

Secondo Reuters, che cita tre fonti del settore marittimo, due navi mercantili sono state colpite mentre tentavano di attraversare lo Stretto.

21 apr
Scadenza della tregua

Alla scadenza, senza intesa, gli Stati Uniti avranno come opzione finale l'apertura forzata dello Stretto usando convogli militari.

Il doppio blocco

Usa sui porti iraniani ⇄ Iran su Hormuz
Dal 13 aprile sono in vigore due blocchi incrociati: Washington sui porti iraniani, Teheran sullo Stretto. Nessuno dei due intende cedere per primo.

Trump ha dichiarato che il blocco americano proseguirà finché Teheran non accetterà un accordo di pace. L'Iran ha risposto legando la riapertura dello Stretto alla revoca del blocco statunitense sui propri porti.

Efficacia del blocco navale americano

Pre-guerra

100

Oggi, sotto blocco

10

Petroliere in uscita dal Golfo Persico, livello pre-guerra = 100. Dopo cinque giorni di blocco, il flusso resta dieci volte inferiore al livello pre-guerra. Secondo il Comando Centrale Usa, la flotta statunitense ha fermato o dirottato circa 20 navi legate all'Iran.

Nuove forze Usa nel Mar Arabico

10+
Cacciatorpediniere schierati contro droni e missili iraniani

Durante la tregua la Marina statunitense ha accumulato un dispositivo sovradimensionato rispetto al blocco: serve anche a coprire un possibile assalto anfibio.

Marines
Navi da sbarco pronte per un'operazione costiera

Tra le forze dispiegate, probabilmente anche mezzi specializzati per lo sminamento. Ipotesi operativa: accompagnare i convogli commerciali a superare lo Stretto con la forza se i negoziati dovessero fallire.

I quattro mediatori del Forum di Antalya

Pakistan
Mediatore principale

Islamabad ha ospitato i colloqui di pace falliti dello scorso fine settimana. È il tessitore centrale del dialogo tra Washington e Teheran, con un ruolo che riflette la sua posizione di potenza musulmana nucleare e confinante.

Turchia
Spinta dietro le quinte

Ankara ha ospitato ad Antalya il terzo vertice a quattro dall'inizio della guerra. Insieme all'Egitto, spinge i negoziati dietro le quinte per mantenere l'allineamento tra i mediatori e Riyadh.

Egitto
Spinta dietro le quinte

Il Cairo coordina insieme ad Ankara il lavoro preparatorio dei negoziati. La sua influenza serve a tenere agganciati i Paesi arabi al processo diplomatico a guida pakistana.

Arabia Saudita
Posizione ambigua

Funzionari Usa riferiti da Axios segnalano un doppio binario: in pubblico Riyadh chiede la fine della guerra per proteggere le proprie infrastrutture energetiche già danneggiate; in privato continua però a temere la fine del conflitto prima che il regime iraniano sia sufficientemente indebolito.

L'ipotesi di compromesso sul tavolo

Accordo in stile 2015, ma ventennale
Fonti di Axios ipotizzano un ritorno a un'intesa simile a quella firmata da Obama, ma con durata doppia. Trump ha già dichiarato che non gli basta.

"Se ci sono differenze, le appianerò. Non credo ci siano differenze troppo significative", ha detto Trump venerdì. Le stesse fonti segnalano però che i divari su alcuni punti chiave restano.

Il paradosso russo

Per contenere l'inflazione legata alla crisi energetica, Washington ha prorogato fino al 16 maggio l'esenzione sulle sanzioni al petrolio russo. Risultato: Mosca incasserà entrate aggiuntive che finanziano anche la guerra in Ucraina.

44,59

59

77

Pre-guerraUrals, media
Piano 2026Bilancio statale
Marzo 2026Massimo da 10/2023

Prezzo medio del petrolio russo Urals, dollari al barile

Secondo il Financial Times la Russia incassa 150 milioni di dollari al giorno in più grazie alla guerra in Medio Oriente. Nonostante il rialzo, nel primo trimestre 2026 il deficit di bilancio russo ha superato del 20% il budget annuale.

Le date chiave

11 apr
Scade la licenza precedente sull'esenzione al petrolio russo. Bessent aveva assicurato che non sarebbe stata rinnovata.

13 apr
Gli Stati Uniti avviano il blocco navale contro i porti iraniani.

17 apr
Ultimo giorno utile per i carichi russi coperti dalla precedente licenza del Tesoro. Breve riapertura di Hormuz.

18 apr
Teheran richiude lo stretto. Il Brent torna a sfiorare i 95 dollari.

21 apr
Scadenza della tregua negoziale: si decide tra accordo e operazione militare.

16 mag
Scadenza della nuova proroga Usa sulle sanzioni al petrolio russo.

Elaborazione FocusAmerica su fonti: Reuters, Axios, Financial Times · Dati al 18 aprile 2026

Il blocco navale americano è il cuore del cosiddetto "Piano B" dell'Amministrazione Trump. Nel corso della guerra, Washington ha colpito decine di migliaia di obiettivi in Iran senza riuscire a distruggere del tutto il programma nucleare e missilistico, né a rovesciare il regime. Da qui la scelta di cambiare strategia: uscire dalla guerra lasciando Teheran indebolita, privandola del controllo su Hormuz e quindi della leva sul mercato petrolifero globale.

I risultati dei primi 5 giorni di blocco restano però parziali. Il Comando Centrale della flotta statunitense ha fatto sapere di aver fermato o dirottato una ventina di petroliere e altre navi, limitandosi a comunicazioni radio con minacce di abbordaggio. Il numero di petroliere che ogni giorno lasciano il Golfo Persico è così rimasto quasi invariato rispetto all'avvio del blocco, ma resta dieci volte inferiore ai livelli pre-guerra.

La battaglia diplomatica e il ruolo ambiguo di Riyadh


Sul piano legale la questione resta controversa. Non esistono regole condivise per i blocchi navali del traffico civile. Il diritto internazionale consuetudinario e la Carta delle Nazioni Unite considerano il blocco in tempo di pace un atto di aggressione, salvo i casi di legittima difesa. Nel Golfo Persico, però, non è tempo di pace: la guerra tra Stati Uniti e Iran, pur non dichiarata formalmente, va avanti da più di un mese. Washington ha provato a rispettare i criteri della Dichiarazione di Londra del 1909, definendo l'area del blocco e annunciando che si sarebbe applicato a navi di qualsiasi bandiera. Né Iran né Stati Uniti hanno però ratificato la Convenzione sul diritto del mare del 1982, che considera Hormuz una zona di libera navigazione commerciale.

Sul fronte diplomatico, intanto, i Ministri degli Esteri di Pakistan, Turchia, Egitto e Arabia Saudita si sono riuniti ad Antalya, al Forum Diplomatico, per coordinare gli sforzi di mediazione. È il terzo vertice a quattro dall'inizio della guerra. Finora il mediatore principale è stato il Pakistan, che ha ospitato i colloqui di pace del fine settimana scorso, mentre Egitto e Turchia hanno spinto i negoziati dietro le quinte. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha spiegato ad Axios che le riunioni servono a tenere allineati i tre mediatori e Riyadh, il Paese più influente del Golfo e con un peso notevole sull'Amministrazione Trump.

La posizione saudita è il nodo più delicato. Funzionari americani hanno riferito ad Axios che Riyadh ha cambiato linea più volte e in pubblico dice cose diverse da quelle che sostiene in privato. Prima della guerra i sauditi si dicevano favorevoli alla via diplomatica, mentre chiedevano sottovoce a Washington un intervento militare. Anche negli ultimi giorni hanno confidato agli americani il timore di chiudere la guerra prima che il regime iraniano sia stato abbastanza indebolito. Allo stesso tempo, ai mediatori ripetono però di volere la fine immediata delle ostilità: le infrastrutture petrolifere ed energetiche saudite hanno già subito danni e rischiano di subirne altri.

Venerdì pomeriggio Trump ha detto che i colloqui con l'Iran sarebbero proseguiti anche nel fine settimana. "Se ci sono differenze, le appianerò. Non credo ci siano differenze troppo significative", ha dichiarato. Fonti sentite da Axios riferiscono però che i divari su alcuni punti chiave restano, pur in presenza di progressi significativi. Le indiscrezioni parlano di un possibile compromesso che riporterebbe le parti a un accordo simile a quello sul nucleare firmato da Teheran con l'Amministrazione di Barack Obama nel 2015, questa volta con durata ventennale. Trump ha già fatto sapere che non gli basta.

Il paradosso russo e lo scenario militare


L'Amministrazione americana ha intanto prorogato fino al 16 maggio l'esenzione sulle vendite di petrolio e prodotti petroliferi russi. La nuova licenza, annunciata dal Dipartimento del Tesoro, vale per i carichi imbarcati entro il 17 aprile. "Mentre i negoziati con l'Iran si intensificano, il Tesoro vuole garantire la disponibilità di petrolio per chi ne ha bisogno", ha dichiarato a Reuters un rappresentante del dipartimento. La licenza precedente era scaduta l'11 aprile e il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva assicurato pubblicamente che non sarebbe stata rinnovata.

Il paradosso è evidente. Per contenere i prezzi del greggio e l'inflazione interna, Washington è costretta nuovamente a sospendere le sanzioni su Mosca e garantire così al Cremlino entrate aggiuntive che finanziano anche la guerra contro l'Ucraina. Secondo il Financial Times, la Russia ha già incassato 150 milioni di dollari al giorno in più grazie alla guerra in Medio Oriente. A marzo il petrolio russo degli Urali ha toccato in media i 77 dollari al barile secondo le stime riportate da Reuters: si tratta del massimo da ottobre 2023, contro i 59 previsti dal bilancio statale e i 44,59 pre-guerra. Nonostante il rialzo, nel primo trimestre 2026 il deficit di bilancio russo ha superato del 20% il piano annuale, arrivando a quota 4.600 miliardi di rubli.

Se i negoziati dovessero fallire, comunque, agli Stati Uniti resta l'opzione militare per riaprire Hormuz. Durante la tregua la flotta americana ha continuato ad accumulare forze ingenti: oltre dieci cacciatorpediniere sono arrivate nel Mar Arabico per contrastare droni e missili iraniani, assieme a navi da sbarco con marines per una possibile operazione via terra sulla costa iraniana e probabilmente mezzi specializzati per lo sminamento. Un dispiegamento che molti considerano come sovradimensionato per un semplice blocco, ma che potrebbe essere sufficiente a ripristinare il traffico commerciale nei volumi pre-bellici tramite convogli. Si tratta però di un'operazione ad alto rischio: basterebbe un singolo attacco iraniano andato a segno contro una petroliera per convincere gli armatori internazionali a fare marcia indietro e trasformare il tentativo di chiudere la guerra in una nuova spirale di escalation.

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Dopo le accuse di Trump, Anthropic torna a trattare con la Casa Bianca


Il colloquio tra il CEO di Anthropic e lo staff del presidente segna il primo tentativo di dialogo dopo lo scontro con il Pentagono e arriva mentre cresce l'allarme sui rischi del nuovo sistema di intelligenza artificiale.

Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, è entrato venerdì alla Casa Bianca per un incontro con lo staff del presidente Donald Trump, il primo tentativo di dialogo da quando il Pentagono e l'azienda di intelligenza artificiale sono entrati in rotta di collisione sull'uso dei suoi modelli. La riunione si è svolta mentre cresce la preoccupazione per Mythos, il nuovo sistema di Anthropic che secondo gli esperti potrebbe rendere gli attacchi informatici più semplici e rapidi da realizzare.

La notizia dell'incontro è stata anticipata da Axios e confermata da Reuters, Associated Press e CNN. Secondo Reuters, al colloquio con Amodei hanno partecipato la capo di gabinetto Susie Wiles e il segretario al Tesoro Scott Bessent. La Casa Bianca ha definito il confronto "produttivo e costruttivo" e lo ha descritto come un primo contatto introduttivo. In una nota ufficiale ha spiegato di aver discusso "opportunità di collaborazione, oltre ad approcci e protocolli condivisi per affrontare le sfide legate allo sviluppo di questa tecnologia", aggiungendo che simili incontri saranno organizzati con altre aziende leader nel settore dell'intelligenza artificiale. Anthropic ha a sua volta parlato di un dialogo utile su cybersicurezza, primato americano nella corsa all'intelligenza artificiale e sicurezza dei sistemi.

Il nodo centrale è il modello Mythos, annunciato il 7 aprile e presentato da Anthropic come il più capace mai sviluppato dall'azienda per la scrittura di codice e i compiti cosiddetti agentici, ossia l'esecuzione autonoma di operazioni complesse. Proprio per queste caratteristiche, secondo gli esperti citati dalle testate americane, il sistema offre una capacità senza precedenti di individuare vulnerabilità informatiche e di costruire strumenti per sfruttarle. Il modello viene per ora distribuito solo a un gruppo ristretto di aziende nell'ambito di "Project Glasswing", un'iniziativa controllata che consente l'uso della versione preview di Claude Mythos per cercare falle di sicurezza. Tra le società coinvolte ci sono Amazon, Apple, Google, Microsoft e JPMorgan Chase.

L'amministrazione Trump, le banche centrali di vari paesi e diversi settori industriali stanno cercando di capire rapidamente le implicazioni del nuovo sistema. Particolarmente esposto appare il mondo bancario, che convive con infrastrutture tecnologiche stratificate e obsolete. Funzionari governativi di Stati Uniti, Canada e Regno Unito hanno già incontrato i vertici del settore per discutere le minacce legate a Mythos. TJ Marlin, amministratore delegato dell'azienda di sicurezza informatica Guardrail Technologies, ha spiegato a Reuters che gli istituti finanziari sono vulnerabili proprio perché combinano strumenti di ultima generazione con software vecchi di decenni, aprendo un numero potenzialmente elevato di falle.

Anche a livello internazionale l'attenzione è alta. L'AI Security Institute del Regno Unito ha valutato il nuovo modello definendolo un "passo avanti" rispetto ai precedenti, già in rapido miglioramento. Nel suo rapporto, l'istituto britannico ha avvertito che Mythos Preview è in grado di sfruttare sistemi con protezioni deboli e che con ogni probabilità seguiranno altri modelli con capacità analoghe. Il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier ha confermato che Anthropic è in dialogo anche con l'Unione europea sui suoi sistemi di intelligenza artificiale, inclusi modelli avanzati non ancora disponibili in Europa.

Lo scetticismo non manca. Parte dell'industria tecnologica ha messo in dubbio che le affermazioni di Anthropic sulla potenza dei propri sistemi siano qualcosa di più di una strategia di marketing. Eppure anche alcuni dei critici più duri dell'azienda prendono sul serio i rischi. David Sacks, ex responsabile della Casa Bianca per intelligenza artificiale e criptovalute, ha dichiarato nel podcast "All-In", che co-conduce con altri investitori tecnologici, che sul fronte cyber le preoccupazioni sono fondate. Secondo Sacks, più i modelli diventano capaci di scrivere codice, più risultano efficaci nell'individuare bug, trasformarli in vulnerabilità e combinarli in exploit. Jack Clark, cofondatore e responsabile delle politiche di Anthropic, ha spiegato alla conferenza Semafor World Economy che il sistema viene rilasciato solo a un sottoinsieme di grandi organizzazioni perché possano usarlo per trovare falle. Clark ha aggiunto che Mythos non è un modello eccezionale in senso assoluto: altri sistemi simili, secondo lui, arriveranno da altre aziende nel giro di pochi mesi e tra un anno o un anno e mezzo compariranno modelli open-weight cinesi con le stesse capacità.

L'incontro di venerdì arriva dopo mesi di forti tensioni tra Anthropic e l'amministrazione. Fino a poco tempo fa Claude, il sistema di Anthropic, era l'unico modello di intelligenza artificiale disponibile sulla rete classificata del Pentagono. Lo scontro è esploso quando l'azienda ha rifiutato di rimuovere i paletti che impediscono l'uso della sua tecnologia per armi completamente autonome e per la sorveglianza interna. Il Pentagono ha risposto applicando ad Anthropic una formale designazione di rischio per la catena di approvvigionamento, una misura finora riservata a società legate ad avversari stranieri, che limita fortemente l'uso dei suoi strumenti da parte del governo. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto che l'azienda debba consentire tutti gli usi ritenuti leciti dal Pentagono.

Trump è intervenuto duramente sulla vicenda. In un post su Truth Social a febbraio ha scritto che l'amministrazione "non farà più affari" con Anthropic, accusando l'azienda di aver commesso "un disastroso errore" tentando di forzare la mano al "Dipartimento della Guerra". Anthropic ha reagito rivolgendosi ai tribunali. A marzo la giudice federale californiana Rita Lin ha bloccato l'applicazione dell'ordine di Trump che vietava a tutte le agenzie federali l'uso dei prodotti dell'azienda. Due settimane più tardi, però, la Corte d'Appello del Distretto di Columbia ha dato ragione al governo su un altro fronte, rifiutandosi di impedire al Dipartimento della Difesa di interrompere i rapporti con Anthropic durante il contenzioso. I giudici, in una decisione unanime, hanno spiegato che intervenire in quella fase avrebbe costretto le forze armate a mantenere un fornitore indesiderato di servizi critici di intelligenza artificiale nel mezzo di un importante conflitto militare in corso.

Secondo quanto riportato dalla CNN, documenti pubblici mostrano che Anthropic ha recentemente ingaggiato lo studio di lobbying Ballard, dove Wiles ha lavorato per anni, specificamente per attività legate agli appalti del Dipartimento della Guerra. Bloomberg ha scritto che l'Office of Management and Budget ha già comunicato alle agenzie federali di prepararsi a ricevere accesso a Mythos, mentre Axios riferisce che la Casa Bianca sta trattando per ottenerlo. Anthropic non ha commentato. Interrogato a Phoenix dai cronisti sull'incontro, Trump ha risposto: "Non ne ho idea".

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FBI nel caos: il direttore Kash Patel beve, sparisce per ore senza motivo e ora teme il licenziamento


Inchiesta-bomba dell'Atlantic contro il direttore dell'FBI che minaccia querela: ubriachezze ricorrenti, scorte costrette a sfondare le porte per svegliarlo, paranoia crescente. La Casa Bianca, intanto, cerca già il suo successore.

Kash Patel beve troppo, sparisce dal lavoro e vive nel terrore di essere licenziato. È il quadro che emerge da un'inchiesta del The Atlantic firmata da Sarah Fitzpatrick, che ricostruisce il caos al vertice dell'FBI sulla base di oltre una ventina di interviste a funzionari attuali ed ex del Bureau, del Dipartimento di Giustizia, membri del Congresso ed esponenti politici. Patel ha bollato tutto come falso e ha annunciato querela. Ma, secondo il magazine americano, fonti interne all’Amministrazione Trump confermano che la sua posizione vacilla sempre di più e che alla Casa Bianca è già partita la corsa al successore.

Nell’inchiesta, il direttore viene descritto come “erratico, sospettoso e incline a trarre conclusioni affrettate”. La sua condotta personale, scrive Fitzpatrick, è ormai considerata da molti addirittura come una “vulnerabilità per la sicurezza nazionale”.

L’episodio che apre il pezzo risale al 10 aprile. Dopo non essere riuscito ad accedere a un sistema informatico interno, Patel si convince di essere stato licenziato dalla Casa Bianca. Comincia così a chiamare freneticamente collaboratori e alleati per annunciare la propria rimozione, in quello che due fonti definiscono un “freak-out”. Nel giro di poche ore la voce si diffonde, tanto che la Casa Bianca riceve telefonate dall’FBI e dal Congresso per capire chi sia davvero al comando del Bureau. In realtà, però, si trattava solo di un errore tecnico: Patel non era stato licenziato.

Inchiesta · The Atlantic
Caos al vertice dell’FBI: il dossier su Kash Patel
Alcol, sparizioni, paranoia. La Casa Bianca cerca già un successore.

KP

Kash Patel
Direttore dell’FBI · nominato da Donald Trump
A rischio licenziamento

Dossier Accuse Reazioni Cronologia

24+
Le interviste raccolte da Sarah Fitzpatrick per l’inchiesta dell’Atlantic: funzionari attuali ed ex dell’FBI, del Dipartimento di Giustizia, membri del Congresso e collaboratori politici.

L’inchiesta in cifre

2
I locali frequentati: Ned’s a Washington e Poodle Room a Las Vegas

Secondo l’Atlantic, Patel berrebbe fino a evidente stato di intossicazione in entrambi i luoghi. Al Ned’s va anche staff della Casa Bianca; a Las Vegas trascorrerebbe molti fine settimana.

10 apr
Il giorno del “freak-out”

Patel non riesce ad accedere a un sistema interno e si convince di essere stato licenziato. Inizia a chiamare freneticamente collaboratori. In realtà era solo un errore tecnico.

SWAT
Attrezzatura usata dalla scorta per sfondare la porta

In più occasioni la scorta non è riuscita a svegliare Patel. In un caso ha richiesto la “breaching equipment” per accedere alla stanza in cui era irraggiungibile.

Pomeriggio
Riunioni e briefing spostati per smaltire le serate

Nei primi mesi del mandato l’agenda mattutina sarebbe stata sistematicamente posticipata per permettergli di smaltire la sbornia, secondo le fonti citate dall’inchiesta.

Il punto critico

Vulnerabilità per la sicurezza nazionale
La definizione che Fitzpatrick dà della condotta personale del direttore

Il manuale etico del Dipartimento di Giustizia vieta ai dipendenti di “fare uso abituale di alcol o altri intossicanti in eccesso”. L’ispettore generale ha più volte avvertito che bere fuori servizio espone i funzionari al rischio di coercizione da parte di servizi stranieri.

Tocca per leggere ogni capo d’accusa

1
Consumo di alcol fino all’intossicazione

Condotta personale

Bevute ricorrenti al club privato Ned’s a Washington e al Poodle Room di Las Vegas. Più volte la scorta non è riuscita a svegliarlo: in un caso ha dovuto sfondare la porta. Riunioni e briefing spostati al pomeriggio per smaltire le serate.

2
Comportamento erratico e paranoia

Stabilità al vertice

Descritto come “erratico, sospettoso e incline a saltare alle conclusioni”. Il 10 aprile, dopo un errore di accesso a un sistema interno, si è convinto di essere stato licenziato e ha allertato decine di collaboratori. La voce è arrivata fino alla Casa Bianca e al Congresso.

3
Licenziamenti “affrettati” nel controspionaggio anti-Iran

Sicurezza nazionale

Pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel ha rimosso membri di una squadra di controspionaggio dedicata in parte all’Iran. Motivazione ufficiale: violazioni etiche legate alle indagini sul presidente. Più fonti definiscono i licenziamenti “affrettati”.

4
Errori operativi: Brown University e caso Kirk

Gestione FBI

Aveva annunciato sui social l’arresto di una “persona di interesse” per la sparatoria alla Brown University di dicembre, ma il sospettato è stato poi rilasciato. Funzionari interni si chiedono se l’abuso di alcol abbia avuto un ruolo anche nelle comunicazioni inesatte seguite all’omicidio di Charlie Kirk.

Le voci dopo l’inchiesta

KP

Kash Patel
Direttore FBI · su X

Querela

E' tutto falso. Ci vediamo in tribunale.

JB

Jesse Binnall
Avvocato di Patel

Difesa

L’articolo è categoricamente falso e diffamatorio.

KL

Karoline Leavitt
Portavoce della Casa Bianca

Difesa

Sotto Trump e Patel il crimine è sceso ai livelli più bassi degli ultimi cento anni.

SF

Sarah Fitzpatrick
Autrice dell’inchiesta · MS NOW

Conferma

Confermo ogni parola di questa inchiesta.

Tocca un evento per i dettagli

Dicembre 2025
Errore sulla sparatoria alla Brown University

Patel annuncia sui social l’arresto di una “persona di interesse”. Il sospettato viene poi rilasciato e la caccia all’autore prosegue.

Febbraio 2026
Trump richiama Patel dopo l’oro olimpico di hockey

Il presidente, astemio, esprime disappunto per le immagini di Patel che tracanna birra negli spogliatoi della nazionale Usa, vincitrice dell’oro a Milano-Cortina 2026.

Pre-guerra Iran
Licenziati membri del controspionaggio anti-Iran

Pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel rimuove parte del team. Le fonti dell’Atlantic definiscono la decisione “affrettata”.

10 aprile 2026
Il “freak-out”: Patel si crede licenziato

Un errore di accesso a un sistema interno scatena chiamate frenetiche a collaboratori e alleati. La voce arriva al Congresso, costringendo la Casa Bianca a chiarire chi guidi davvero l’FBI.

17 aprile 2026
L’Atlantic pubblica l’inchiesta di Sarah Fitzpatrick

Oltre una ventina di interviste raccontano episodi di abuso di alcol, sparizioni, paranoia. Patel respinge tutto e annuncia querela. La Casa Bianca però discute già del successore.

Fonte: The Atlantic (inchiesta di Sarah Fitzpatrick), MS NOW · 17 aprile 2026

Le accuse sull’alcol


La parte più esplosiva dell’inchiesta riguarda però il consumo eccessivo di alcol da parte del direttore FBI. Secondo Fitzpatrick, Patel avrebbe bevuto fino a uno stato di evidente alterazione in almeno due locali citati con precisione: il club privato Ned’s di Washington, frequentato anche da membri dello staff della Casa Bianca, e il Poodle Room di Las Vegas, dove trascorrerebbe molti fine settimana. Proprio per questo, nei primi mesi del suo mandato da direttore, riunioni e briefing sarebbero stati spostati al pomeriggio, per dargli il tempo di smaltire le conseguenze delle sue serate.

Sempre secondo il racconto di Fitzpatrick, in alcune occasioni la sua scorta non sarebbe riuscita a svegliarlo. In un caso avrebbe addirittura chiesto il cosiddetto breaching equipment, cioè l’attrezzatura usata dalle squadre Swat per forzare gli ingressi, perché Patel risultava irraggiungibile dietro una porta chiusa.

Da notare che il manuale etico del Dipartimento di Giustizia vieta esplicitamente ai suoi dipendenti di fare un uso abituale ed eccessivo di alcol o altri intossicanti. Più volte, inoltre, l’ispettore generale del Dipartimento ha avvertito che il consumo di alcol fuori servizio non compromette solo il giudizio, ma può anche esporre i funzionari al rischio di coercizione da parte di servizi stranieri.

Il timore di un attentato e il team anti-Iran


Gli Stati Uniti sono attualmente in guerra con l’Iran, Paese che Washington classifica come sponsor del terrorismo, e diversi agenti dell’FBI citati da The Atlantic temono le conseguenze di un eventuale attentato sul suolo americano. “È questo che mi tiene sveglio la notte”, ha detto per esempio un funzionario al magazine. Eppure, proprio pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel ha licenziato membri di una squadra di controspionaggio che si occupava anche dell’Iran, motivando la decisione con presunte violazioni etiche legate alle indagini sull'attuale presidente presidente condotte durante l’Amministrazione Biden. Ora diverse fonti definiscono quei licenziamenti “affrettati”.

Le difficoltà di Patel emergono però anche sul piano operativo. Sui social aveva annunciato l’arresto di “una persona di interesse” per la sparatoria alla Brown University del dicembre scorso, ma il sospettato è poi stato rilasciato senza accuse mentre la caccia all’autore proseguiva. E, in privato, alcuni funzionari dell’FBI si chiedono se l’abuso di alcol possa aver inciso anche sulle comunicazioni inesatte seguite all’omicidio dell’attivista conservatore Charlie Kirk.

Trump scontento, Patel respinge tutto


In questo contesto, il rapporto tra Patel e il presidente resta ambiguo. Trump ha apprezzato la resa dei conti con gli agenti coinvolti nelle indagini sul 6 gennaio e su di lui, ma avrebbe anche mostrato più volte insofferenza per le uscite televisive giudicate deboli e per la scarsa rapidità delle inchieste che Patel sta conducendo sugli ex funzionari dell’Amministrazione Biden. Inoltre, a febbraio, Trump, che non beve alcol e collega da sempre questa scelta alla morte del fratello maggiore Fred, segnato dall’alcolismo, avrebbe chiamato Patel per rimproverarlo dopo averlo visto tracannare birra negli spogliatoi della nazionale olimpica di hockey, appena laureatasi campione a Milano-Cortina 2026.

La replica di Patel all’inchiesta bomba di The Atlantic è arrivata con un post pubblicato su X, in tono minaccioso: “È tutto falso, ci vediamo in tribunale”.

see you and your entire entourage of false reporting in court... But do keep at it with the fake news, actual malice standard is now what some would call a legal lay up. t.co/MfbHH8OtLv pic.twitter.com/kw5U3LrfMM
— FBI Director Kash Patel (@FBIDirectorKash) April 18, 2026


Anche il suo avvocato, Jesse Binnall, ha liquidato l’inchiesta come “categoricamente falsa e diffamatoria”. Intanto la Casa Bianca ha pubblicamente fatto quadrato attorno al direttore, con la portavoce Karoline Leavitt che ha rivendicato come, sotto Trump e Patel, “il crimine sia sceso ai livelli più bassi degli ultimi cento anni”. Fitzpatrick, però, non ha arretrato di un passo: intervistata da MS NOW, ha detto di confermare “ogni parola” della sua inchiesta.

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Italiani e shopping online: cosa rivelano 670.000 recensioni nel 2025


Il nuovo consumatore italiano cambia abitudini, aspettative e fiducia verso l’e-commerce. Il Report Feedaty 2025, basato su oltre 670.000 recensioni, fotografa trend e comportamenti emergenti
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Nel 2025 il consumatore italiano ha cambiato priorità: meno focalizzato esclusivamente sul prezzo e sempre più attento alla qualità complessiva dell’esperienza. È quanto emerge dal report di Feedaty, che ha analizzato oltre 670.000 recensioni raccolte nel corso dell’ultimo anno relative sia ad acquisti online sia a esperienze in negozio, offrendo una fotografia aggiornata del rapporto tra clienti e aziende.

Quali i temi al centro dell'attenzione


Il primo dato che emerge riguarda la concentrazione delle conversazioni: salute e medicina si conferma il settore più recensito con circa 280.000 recensioni, segno di un bisogno crescente di confronto e rassicurazione in ambiti ad alta sensibilità. Seguono moda e shopping (oltre 80.000 recensioni) e alimentari e bevande (più di 42.000), mentre casa e giardino ed elettronica e tecnologia completano la top five. Rispetto al 2024 lo scenario resta sostanzialmente stabile, con un’unica variazione: l’elettronica scende dal quarto al quinto posto.

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Consumatori sempre più esigenti


Dal punto di vista delle valutazioni, il quadro resta fortemente positivo ma con segnali di maggiore attenzione critica. Nel 2025 le recensioni a cinque stelle rappresentano l’82,4% del totale, ma cresce leggermente il peso delle valutazioni più basse: le recensioni a 1 stella salgono al 4,01% (dal 3,77% del 2024). Un’evoluzione che riflette un consumatore più consapevole e meno incline a tollerare inefficienze, soprattutto nei momenti chiave dell’esperienza. Non a caso, i settori con le performance peggiori in termini di recensioni negative restano salute e medicina ed elettronica, mentre quelli con le migliori valutazioni sono articoli per adulti e auto, moto e nautica, settori che confermano una maggiore solidità nella gestione della customer experience.

Cresce l'importanza della fase post-vendita


Il cambiamento più significativo emerge, però, dall’analisi qualitativa dei contenuti. Su un campione rappresentativo di circa 8.400 recensioni, equamente distribuite tra feedback positivi e negativi e tra i principali comparti merceologici, si osserva uno spostamento netto dell’attenzione verso la fase post-acquisto e di fruizione del servizio. I temi più citati riguardano infatti tempi e puntualità di consegna (oltre il 62% del totale delle recensioni) e spedizione e imballaggio (più del 54% sul totale) - elementi tipicamente legati all’e-commerce ma ormai centrali anche nella percezione complessiva del brand - seguiti da qualità del prodotto (quasi il 51% sul totale), affidabilità del servizio (oltre il 43%) e servizio clienti (39%). Quando i consumatori parlano di qualità del prodotto, il giudizio è prevalentemente positivo, così come per la professionalità del personale e il rapporto qualità-prezzo. Il prodotto continua quindi a rappresentare un punto di forza trasversale ai canali.

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I fattori di insoddisfazione


Le criticità emergono invece con forza nelle fasi successive all’acquisto o all’interazione con il brand: ritardi nelle consegne e problemi di spedizione (con quasi il 30% di citazioni sul totale), inefficienze nel servizio clienti e affidabilità percepita (con circa il 23% di citazioni) rappresentano i principali fattori di insoddisfazione. È in questi momenti che si concentra la maggior parte delle esperienze negative e dove si gioca la fiducia verso l’azienda, indipendentemente dal canale.

I feedback sempre più integrati nella customer experience complessiva


Parallelamente cresce anche l’attenzione delle aziende verso il dialogo con i clienti: nel 2025 quasi 18.000 recensioni hanno ricevuto una risposta, in aumento rispetto alle circa 16.000 del 2024. Un segnale concreto di una maggiore maturità nella gestione del feedback, sempre più integrato nelle strategie di relazione e customer experience. Anche la stagionalità conferma trend consolidati: dicembre e gennaio restano i mesi con il maggior numero di recensioni, in linea con i picchi di acquisto e di interazione tra clienti e brand, sia online sia nei punti vendita fisici.

“Le recensioni online sono oggi una leva strategica fondamentale per interpretare in modo autentico l’evoluzione dei comportamenti e delle aspettative dei consumatori. – ha commentato Matteo Hertel di Feedaty – non rappresentano più soltanto un giudizio sul prodotto, ma restituiscono una visione completa e continua dell’esperienza, lungo tutti i punti di contatto tra cliente e azienda. In un contesto in cui le aspettative crescono e la tolleranza all’errore si riduce, la capacità di ascoltare, analizzare e attivare il feedback diventa un fattore competitivo determinante: è qui che si costruisce fiducia, si orientano le scelte e si definisce il valore reale di un brand nel tempo”.



Nell’era dell’AI tutti creano contenuti: perché i brand memorabili fanno la differenza


C’è stato un momento in cui uno spot non si limitava a solo occupare uno spazio tra un contenuto e l’altro, ma riusciva davvero a fermare lo sguardo. Esso ti bloccava a tavola mentre cenavi o ti faceva smettere di fare zapping; le immagini, il ritmo e la narrazione si combinavano in modo così preciso da lasciare una traccia che continuava a esistere nella nostra testa anche ore dopo, portandosi dietro curiosità, interesse e qualcosa su cui riflettere.

Aumentano i volumi, non l'efficacia


Oggi quel momento sembra lontano, osservano da NNZN Studios, casa di produzione che integra linguaggio cinematografico e intelligenza artificiale. Eppure il video non è mai stato così dominante: in Italia, il solo formato video digitale ha superato i 2,4 miliardi di euro, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell’intera raccolta pubblicitaria online. In parallelo, cresce anche la pressione a produrre contenuti in quantità sempre maggiori. Non sempre, però, l’aumento dei volumi coincide con un aumento dell’efficacia; infatti, diverse analisi di settore mostrano che una quota rilevante della spesa digitale finisce in campagne che non raggiungono il pubblico desiderato o non generano un impatto memorabile.

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In tutto questo c’è poi l’intelligenza artificiale che ha reso la produzione di contenuti sempre più accessibile, veloce e scalabile. Costruire ambientazioni complesse, generare immagini e montare sequenze è oggi possibile anche con risorse ridotte e tempi impensabili fino a pochi anni fa. Quindi, i contenuti aumentano ma il problema rimane lo stesso e, anzi, diventa ancora più impellente: in un flusso che non si ferma mai, cosa rimane davvero e riesce a suscitare emozioni?

Tre campagne iconiche che raccontano tre modi di costruire memoria


Per capire cosa significa davvero “restare nella memoria”, gli esperti di NNZN Studios hanno fatto un salto nel passato ripercorrendo alcune delle campagne pubblicitarie più iconiche della storia recente della comunicazione, che ancora oggi vengono citate, riconosciute e studiate:

  • Apple lancia il Macintosh con uno spot, andato in onda durante il Super Bowl del 1984, che rompe completamente le regole del periodo. Il regista Ridley Scott costruisce un racconto visivo ispirato a un immaginario distopico, un sistema uniforme e controllato spezzato da un gesto di rottura, senza quasi mai mostrare il prodotto. Il messaggio è totalmente culturale perché Apple non sta introducendo un computer, sta proponendo un'idea di libertà. Uno dei primi casi in cui la pubblicità smette di spiegare e diventa narrazione pura;
  • Nike fa qualcosa di simile, ma su un arco di tempo molto più lungo. Con "Just Do It" trasforma uno slogan in un sistema narrativo coerente, fino ad arrivare, per il trentesimo anniversario dello slogan, a scegliere come volto della campagna del 2018 Colin Kaepernick, il quarterback che si è inginocchiato durante l'inno americano per protestare contro la violenza della polizia. Le reazioni sono immediate e violente, ma il brand non fa un passo indietro, rimane coerente oltre la polemica e la campagna Dream Crazy diventa così uno dei casi migliori di “Brand activism”;
  • Chanel nel2004 investe circa 33 milioni di dollari per produrre No. 5 The Film, all'epoca lo spot più costoso della storia. Tre minuti diretti da Baz Luhrmann con Nicole Kidman come protagonista, costumi di Karl Lagerfeld, riprese ai Fox Studios di Sydney. Uno spot visivamente spettacolare che funziona proprio perché abbandona ogni logica pubblicitaria tradizionale: nessuna bottiglia in primo piano, nessuno slogan esplicito, solo una storia d'amore fugace a New York in cui il brand compare solo in chiusura.


“Guardando campagne come quella di Apple del 1984 o il film di Chanel, si capisce che il problema non era mai la produzione ma la visione - osserva Luca Macaluso di NNZN Studios - l'AI oggi rende possibile molte cose a livello tecnico, ma non sempre risponde alla domanda fondamentale: cosa un brand vuole dire e perché vale la pena dirlo”.


Il problema che l’IA non risolve da sola


Queste tre campagne appartengono a epoche e contesti diversi, eppure, tutte e tre condividono qualcosa che non dipende tanto dalla tecnologia usata per produrle, ma dal fatto che nessuna insegue l'attenzione nel breve periodo, la costruisce nel tempo, nessuna si adatta a un formato, lo definisce. La differenza, in tutti e tre i casi quindi sta a monte: nell'idea, nella direzione narrativa, nella chiarezza di cosa il brand voleva rappresentare. Oggi quell'approccio è più rilevante che mai, proprio perché il contesto si è complicato: l'Intelligenza Artificiale ha abbassato le barriere tecniche della produzione, ma questa stessa accessibilità ha livellato il risultato medio, perché, quando tutti possono produrre contenuti visivamente sofisticati, distinguersi sul piano tecnico diventa sempre più difficile.

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La questione, quindi, non è usare o meno l'AI, ma capire come inserirla, evidenziano gli esperti. Le realtà creative che stanno ottenendo i risultati più interessanti non usano l'IA per moltiplicare i contenuti, ma per ampliare le possibilità espressive, rendendo accessibili soluzioni narrative che prima richiedevano strutture produttive ben più pesanti.

“Non utilizziamo l'AI per produrre più velocemente, ma per rendere raccontabili storie che prima erano fuori portata soprattutto per brand o aziende più piccole e con budget minori - aggiunge Macaluso - i brand che resteranno nella memoria nei prossimi anni non saranno quelli che hanno usato l'AI per primi, ma quelli che l'hanno usata per dire qualcosa di vero”.



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Gli Stati Uniti restano a corto di missili dopo sei settimane di guerra in Iran


Il conflitto ha prosciugato le scorte di intercettori e munizioni di precisione, esponendo le debolezze di un apparato militare da 900 miliardi di dollari e sollevando dubbi sulla capacità di deterrenza verso la Cina.

Gli Stati Uniti stanno esaurendo i missili, gli intercettori e persino il cibo per i marinai dopo appena sei settimane di guerra con l'Iran, nonostante un bilancio per la difesa da circa 900 miliardi di dollari l'anno. La denuncia arriva da Garrett Graff, autore della newsletter Doomsday Scenario e firma di un'inchiesta pubblicata questa settimana sul New Yorker, che descrive un apparato bellico più fragile di quanto il suo budget lasci immaginare.

Il dato di partenza è imponente. La spesa militare americana rappresenta circa un terzo del totale mondiale ed è pari alla somma dei bilanci della difesa di Cina, India, Russia, Arabia Saudita, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e Brasile messi insieme. Il presidente Donald Trump ha proposto di aggiungere altri 700 miliardi, una cifra che da sola supererebbe la spesa militare di qualsiasi altro Paese. Eppure, scrive Graff, quando si combatte davvero gli Stati Uniti scoprono di non avere le armi giuste né i mezzi in quantità sufficiente.

La guerra in Iran lo ha messo in evidenza. USA Today ha rivelato che alcune navi della marina americana nella zona di guerra stanno finendo il cibo da servire ai marinai. Molte unità sono state dispiegate molto più a lungo del previsto e di quanto possano sostenere. La USS Gerald Ford, la portaerei più avanzata al mondo, è fuori servizio a causa di un incendio in lavanderia. Il problema riguarda anche i velivoli. Quando un missile iraniano ha distrutto in Arabia Saudita un aereo radar E-3 Sentry, Washington ha perso tra un quinto e un quarto della flotta operativa di questi velivoli, fondamentali per individuare missili e droni in arrivo.

La flotta di E-3 Sentry, gli aerei del sistema di allerta e controllo aereo noto come Airborne Warning and Control System, risale agli anni Settanta e oggi è composta da 16 o 17 velivoli in grado di volare, circa la metà dei quali operativi in un dato momento. Sei sono schierati in Medio Oriente a sostegno dell'operazione Epic Fury. Il generale al comando dell'Air Combat Command ha detto ai giornalisti lo scorso anno che questi aerei sono ormai in cure palliative. Il sostituto previsto, l'E-7 Wedgetail, è stato cancellato dall'amministrazione Trump.

Analogo è il caso dei cacciamine. Quando l'Iran ha minacciato di minare lo Stretto di Hormuz, si è scoperto che a gennaio la marina americana aveva rimpatriato le quattro navi di classe Avenger schierate nel Golfo Persico dagli anni Novanta. I quattro cacciamine rimasti hanno base in Giappone, mentre la marina sta trasferendo il compito alle Littoral Combat Ships, che non sono state progettate per questa missione.

Il cuore dell'inchiesta di Graff sul New Yorker riguarda però le munizioni. La crisi della produzione americana si aggrava dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina. Jon Finer, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale con Joe Biden, ha raccontato all'autore che la scarsa capacità di rifornire Kiev è stata la cosa più sconvolgente imparata durante il suo incarico. Gli Stati Uniti, ha spiegato Finer, hanno raccolto ogni munizione disponibile nei propri arsenali e in quelli degli alleati, e perfino da Paesi non amici, per inviarla in Ucraina. Consumate nel giro di pochi mesi, quando Washington ha chiesto all'industria di aumentare la produzione si è sentita rispondere che servivano dai 5 ai 7 anni.

La ragione è strutturale. Durante i vent'anni della guerra globale al terrorismo, l'industria della difesa statunitense ha smesso di produrre munizioni pesanti, concentrandosi su forze speciali e droni come i Predator e i Reaper. William LaPlante, sottosegretario alla Difesa per l'approvvigionamento, ha ammesso nel 2023 che la base industriale ha privilegiato l'efficienza sulla resilienza, lasciando spegnere le linee di produzione e uscire dal mercato molti fornitori di secondo livello. Nessuno, ha aggiunto, aveva previsto un conflitto prolungato e ad alta intensità come quello in Ucraina.

A questo si aggiunge la lentezza proverbiale degli acquisti del Pentagono. Le aerocisterne KC-135, spina dorsale delle grandi operazioni aeree come la guerra in Iran, sono entrate in servizio nel 1957, sotto la presidenza di Dwight Eisenhower. Il Pentagono cerca di sostituirle dagli anni Novanta. Il successore, il KC-46 Pegasus, è stato approvato solo nel 2022 ed Epic Fury è la sua prima grande operazione. L'Aeronautica prevede di far volare i KC-135 ancora per decenni.

C'è poi il problema dei costi. Il programma del caccia F-35 è stimato in 2.000 miliardi di dollari nel suo intero ciclo di vita, una cifra pari al prodotto interno lordo annuo di New York o del Texas per un solo tipo di aereo. Deborah Lee James, segretaria dell'Aeronautica tra il 2013 e il 2017, ha spiegato a Graff che circa metà del bilancio della difesa è destinata a personale e addestramento, mentre il resto deve coprire le esigenze di tutte le forze armate. I sistemi d'arma attuali, ha detto, sono magnifici ma molto costosi, e le munizioni passano in secondo piano quando non si è in guerra.

Le conseguenze politiche e strategiche sono ampie. I forum militari online scherzano sul fatto che il Central Command, responsabile del Medio Oriente, stia divorando risorse destinate all'Indo-Pacific Command. La maggior parte dei missili e degli intercettori usati contro l'Iran non potrà essere rimpiazzata prima della finestra temporale in cui la Cina potrebbe muoversi contro Taiwan, verso la fine del decennio. Un alto funzionario del Pentagono ha detto a Graff che il problema operativo per Pechino resta comunque molto difficile da risolvere, pur riconoscendo la coerenza con cui la Cina sta costruendo le proprie forze armate.

Il senatore Mark Warner, vicepresidente della commissione intelligence del Senato, ha offerto all'autore la lettura più sintetica. Il maggiore deterrente per Pechino potrebbe essere proprio l'andamento deludente della guerra americana contro l'Iran. Persino un Iran molto provato, ha osservato Warner, è riuscito a bloccare strategicamente gli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz. La lezione, secondo il senatore, è semplice: difendere è molto più facile che attaccare.

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Lo stretto di Hormuz resta bloccato nonostante gli annunci di Trump e Teheran


Il presidente americano ha celebrato la riapertura del passaggio marittimo come una vittoria diplomatica, ma i dati di tracciamento mostrano che pochissime navi sono riuscite a transitare e le autorità iraniane smentiscono gran parte delle sue affermazioni.

Lo stretto di Hormuz non è davvero aperto, nonostante gli annunci trionfali arrivati venerdì da Washington e Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato su X che il passaggio per tutte le navi commerciali è stato dichiarato "completamente aperto" per il periodo residuo del cessate il fuoco, ma i dati di tracciamento marittimo raccontano una storia molto diversa. Il presidente Trump ha subito celebrato la notizia sul social Truth, parlando di una giornata "grande e brillante per il mondo", mentre il blocco navale americano dei porti iraniani resta in vigore e le imbarcazioni che tentano il transito sono costrette a tornare indietro.

Lo stretto è il punto di passaggio di circa un quinto del petrolio e del gas mondiali ed è stato di fatto chiuso dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l'Iran. La notizia della riapertura ha provocato una reazione immediata sui mercati, con il prezzo del Brent, il riferimento globale per il greggio, sceso di quasi il 10 per cento sotto gli 89 dollari al barile. Ma il quadro sul campo resta confuso. Secondo MarineTraffic, venerdì sera circa venti navi hanno iniziato a muoversi verso lo stretto, per poi fermarsi o invertire la rotta poco dopo. Un filmato di Kpler, ripreso da CNBC, mostra diverse petroliere e navi cargo che hanno tentato il transito per poi tornare indietro.

Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha smentito punto per punto le dichiarazioni di Trump. In un post su X ha scritto che il presidente americano "ha fatto sette affermazioni in un'ora, tutte false" e ha avvertito che, con la continuazione del blocco statunitense, lo stretto "non resterà aperto". Ha aggiunto che il passaggio si baserà sulla "rotta designata" e richiederà "l'autorizzazione iraniana", ribadendo che le regole del transito saranno decise "sul campo, non sui social media". Il ministero degli Esteri di Teheran, citato dall'emittente statale IRIB, ha respinto le ricostruzioni americane: "Gli americani parlano troppo e creano rumore intorno alla situazione. Non lasciatevi ingannare: non c'è nessun nuovo accordo".

Trump ha sostenuto, in una serie di interviste a CBS, Reuters, Bloomberg, Axios, AFP e NewsNation, che l'Iran avrebbe "accettato tutto", inclusa la rimozione dell'uranio arricchito dal territorio nazionale e la sospensione "illimitata" del programma nucleare. Ha affermato che Stati Uniti e Iran lavoreranno insieme per recuperare il materiale, descritto dal presidente come "polvere nucleare", senza l'impiego di truppe di terra americane, e che verrà trasportato negli Stati Uniti. Ha anche escluso il rilascio di fondi iraniani congelati in cambio. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha smentito categoricamente alla TV di Stato: "Il trasferimento dell'uranio negli Stati Uniti non è stato presentato come opzione. L'uranio arricchito iraniano è sacro come il suolo iraniano e in nessun caso sarà trasferito altrove".

Un funzionario iraniano di alto livello ha dichiarato a Reuters, in forma anonima, che restano "differenze significative" tra le due parti e che "non è stato raggiunto alcun accordo sui dettagli delle questioni nucleari". Secondo quanto riportato da Axios, sul tavolo ci sarebbe un memorandum di intesa di tre pagine che fissa una finestra di 60 giorni per negoziare un'intesa duratura. Lo schema prevederebbe lo sblocco di 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in cambio della consegna delle scorte di uranio arricchito. Il New York Times, citando tre funzionari iraniani anonimi, riferisce che Teheran avrebbe proposto una sospensione dell'arricchimento per dieci anni, seguita da altri dieci anni di arricchimento minimo per ricerca di laboratorio, con la diluizione graduale delle scorte collegata alla rimozione delle sanzioni americane. Gli asset iraniani congelati all'estero ammonterebbero a circa 27 miliardi di dollari, detenuti principalmente in Iraq, Qatar, Giappone, Germania e Cina.

Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, a metà 2025 l'Iran possedeva oltre 400 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento, un passo tecnico breve dal livello necessario per un'arma nucleare, pari al 90 per cento. Il Washington Post parla di circa 940 libbre, il New York Times di 970, di materiale altamente arricchito sepolto sotto le macerie delle basi colpite dalla campagna di bombardamenti statunitense e israeliano dell'estate scorsa.

Il blocco navale americano, in vigore dal 13 aprile, coinvolge 10.000 militari, oltre una dozzina di navi della Marina e una flotta di caccia e droni, secondo l'US Central Command. Il generale Dan Caine, capo degli Stati Maggiori Riuniti, ha presentato giovedì una mappa con una "linea di blocco" che si estende nel Golfo dell'Oman, dal confine Iran-Pakistan a nord fino alla penisola di Ras al Hadd in Oman a sud. Finora 21 navi sono state respinte e costrette a tornare verso l'Iran. L'ammiraglio Brad Cooper, a capo del Comando Centrale, ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti hanno "gli occhi su ogni porto iraniano per osservare ogni movimento".

Le compagnie di navigazione restano caute. Il colosso Maersk ha fatto sapere in una nota che "qualsiasi decisione di attraversare lo stretto si baserà su valutazioni del rischio e sul monitoraggio costante della situazione di sicurezza". Arsenio Dominguez, segretario generale dell'Organizzazione Marittima Internazionale, ha dichiarato alla BBC di aver bisogno di "ulteriori chiarimenti per l'industria del trasporto marittimo" sul fatto che la navigazione non comporti rischi e sia conforme al diritto internazionale. Ha aggiunto che esiste un arretrato di circa 1.600 navi bloccate nel Golfo Persico. Brett Erickson di Obsidian Risk Advisors ha dichiarato al Washington Post che "un singolo corridoio designato con obblighi di autorizzazione iraniana non può replicare" il volume normale di oltre 100 transiti giornalieri.

Eric Brewer della Nuclear Threat Initiative ha sottolineato, parlando con Intelligencer, che una delle grandi differenze rispetto ai negoziati passati è che l'attuale amministrazione americana e il presidente in particolare sono "narratori inaffidabili". Ali Vaez, esperto di Iran del Crisis Group, ha dichiarato al New York Times che "siamo ancora lontani miglia da un accordo complessivo". Kelsey Davenport ha espresso dubbi sul fatto che l'Iran abbia accettato una sospensione "illimitata" del programma nucleare, definendola una rinuncia che Teheran ha sempre descritto come un diritto sovrano. Danny Citrinowicz dell'INSS ha osservato che l'Iran "non entra nel prossimo round da una posizione di debolezza" e che la "carta di Hormuz può essere giocata di nuovo".

Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno annunciato una missione congiunta, multinazionale e "strettamente difensiva" per proteggere le navi mercantili nello stretto, che comprenderà anche operazioni di sminamento quando le condizioni lo consentiranno. In una conferenza stampa con Starmer, Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, Starmer ha dichiarato: "Accogliamo con favore l'annuncio fatto durante il nostro incontro, ma dobbiamo assicurarci che sia duraturo e concretamente praticabile". Un diplomatico citato dal Washington Post ha raccontato che gli alleati europei sono stati colti di sorpresa: "Stavamo tenendo una riunione sullo stretto e non avevamo idea che questo sarebbe stato annunciato nel mezzo. È stato imbarazzante".

Il quadro economico per l'Iran resta pesante. La portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha dichiarato che Teheran avrebbe subito almeno 270 miliardi di dollari di danni dalla guerra, secondo le prime stime. Il principale quotidiano economico iraniano, Donyaye Eghtesad, ha calcolato che la ricostruzione richiederà almeno 12 anni e che ogni mese di combattimenti equivale a un arretramento economico di cinque anni, con perdite pari al triplo del bilancio annuale del governo. Heather Exner-Pirot del Macdonald-Laurier Institute ha stimato, in un'intervista a CBC, che circa un miliardo di barili di petrolio sia rimasto bloccato dietro lo stretto e che ci vorranno anni per ricostituire le scorte perdute. Nel frattempo, il Dipartimento del Tesoro americano ha prorogato fino al 16 maggio l'esenzione dalle sanzioni sulla vendita di petrolio russo già caricato sulle navi al 17 aprile, due giorni dopo che il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva dichiarato il contrario in una conferenza alla Casa Bianca.

Un segnale concreto è arrivato dalla nave da crociera Celestyal Discovery, battente bandiera maltese, che secondo MarineTraffic è riuscita ad attraversare lo stretto dopo essere rimasta bloccata a Dubai per 47 giorni, pur viaggiando senza passeggeri a bordo e diretta a Muscat, in Oman. Ma si tratta di un caso isolato. Il bilancio della giornata è che poco o nulla è cambiato: l'Iran continua a controllare di fatto il passaggio, il blocco americano resta in piedi, i negoziati proseguono attraverso la mediazione pakistana e un nuovo round di colloqui diretti è atteso lunedì a Islamabad. Le parole di Trump, come nota il giornalista del Wall Street Journal Yaroslav Trofimov, non hanno cambiato la realtà sul campo: lo stretto resta chiuso a meno che le navi non paghino il pedaggio iraniano, il blocco statunitense continua e il calo del prezzo del petrolio riflette più le aspettative del mercato che la situazione effettiva nel Golfo.

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Artemis II, Apple Smart Glasses, Alexa+ in Italia, il meglio della settimana


Il meglio della settimana + un editoriale scritto da noi.
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Buon sabato,
questa settimana abbiamo seguito ed esultato per i grandi successi della missione Artemis II, conclusasi con ammaraggio nell'Oceano Pacifico. Poi abbiamo un articolo di Bloomberg sugli smart glasses firmati Apple e l'arrivo di Alexa+ in Italia. Questa settimana è anche stato pubblicato il report AI più importante del settore, quello di Stanford, a cui abbiamo dedicato l'editoriale di oggi. Buona lettura!

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Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.

Cosa abbiamo imparato dal report AI 2026 di Stanford


Ogni anno, l'Università di Stanford pubblica quello che è diventato un documento di riferimento per l'intero settore: l'AI Index. Giunta alla sua nona edizione, la relazione di 423 pagine traccia l'evoluzione di un’industria che sta ridefinendo i mercati del lavoro, i consumi energetici e gli equilibri geopolitici. Oggi vediamo insieme i punti salienti.

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Notizie della settimana


Una selezione delle notizie più rilevanti della settimana.

La capsula Orion e i quattro astronauti sono rientrati sulla Terra


Spazio
Dopo un volo di 9 giorni, 1 ora, 32 minuti e 15 secondi, la capsula Orion della NASA, l’agenzia spaziale degli Stati Uniti, è rientrata nell’Oceano Pacifico con i quattro astronauti della missione Artemis II. Il passaggio più delicato è stato l’ingresso nell’atmosfera terrestre a circa 11 chilometri al secondo, pari a circa 38 mila chilometri orari. In questa fase lo scudo termico ha sopportato temperature intorno ai 3.000 gradi. La formazione di plasma attorno alla capsula ha causato un blackout delle comunicazioni di circa 6 minuti, un fenomeno che però era previsto.
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Fonte: AstroSpace

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Apple sta lavorando ai suoi smart glasses AI senza display


Tecnologia
Apple sta preparando occhiali senza schermo pensati per foto, video, chiamate, musica, notifiche e comandi vocali, collegati all’iPhone. Il progetto nasce dopo anni in cui l’azienda aveva puntato soprattutto sulla realtà aumentata con il Vision Pro, ma senza arrivare a un prodotto leggero/comodo e pronto per il mercato. Il lancio interno è previsto tra fine 2026 e inizio 2027, con arrivo nei negozi nel 2027. L’obiettivo è distinguersi con design proprietario, più varianti di montatura, materiali più curati e integrazione stretta con Siri e con l’ecosistema Apple.
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Fonte: Bloomberg
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"Senza display" dice tanto

Il display sulla lente di fatto è stato...
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Alexa+ arriva oggi in Italia


Intelligenza Artificiale
Chi acquista ora un dispositivo Echo in Italia, cioè gli speaker di Amazon con assistente vocale integrato, trova già disponibile una versione aggiornata di Alexa capace di capire richieste formulate in modo naturale, tenere conto del contesto della conversazione ed eseguire alcune azioni. Chi possiede già un Echo può chiedere l’accesso anticipato sul sito di Amazon e attendere l’attivazione, che avverrà in modo progressivo. Il servizio è gratis nella fase iniziale; in seguito resterà incluso per gli utenti Prime, l’abbonamento Amazon, mentre per gli altri costerà 23 euro al mese.
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Fonte: Il Sole 24 Ore

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La Commissione europea ha lanciato l'app per la verifica dell’età online


Legge
La Commissione europea ha presentato un app open source per dimostrare di avere l’età minima online richiesta senza consegnare i propri dati personali ai siti web. L’utente attiva l’app con un sistema di identità elettronica oppure con passaporto o carta d’identità, protetto anche da verifica biometrica. In seguito, quando accede a piattaforme riservate ai maggiori di 13 o 18 anni, trasmette solo la conferma dell’età e non nome, data di nascita o numero del documento.
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Fonte: WIRED Italia

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Ce la aspettiamo ovunque

Il ban dei social media per gli under 16...
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Google lancia l'app Gemini nativa per Mac


Intelligenza Artificiale
Google ha esteso Gemini ai computer Apple che hanno macOS 15 o successivi. L’interfaccia consente di scrivere richieste in linguaggio naturale, usare la voce, scegliere il modello e aprire strumenti per creare immagini, video, musica, fare ricerche approfondite o attività di studio. È inoltre possibile condividere una finestra dello schermo o file locali, così da far analizzare a Gemini contenuti visibili sul Mac e ricevere risposte senza uscire dal lavoro in corso. L’accesso rapido avviene tramite la scorciatoia Option + Space o dalla barra dei menu.
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Fonte: 9to5Google
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La casa di Sam Altman è stata presa di mira in un secondo attacco


Cronaca
Nella notte di domenica, davanti alla casa di San Francisco di Sam Altman, un’auto si è fermata e una persona a bordo ha sparato un colpo verso la proprietà. Due persone, Amanda Tom e Muhamad Tarik Hussein, sono state arrestate con l’accusa di esplosione negligente di arma da fuoco. È il secondo episodio in due giorni: venerdì un uomo di 20 anni avrebbe lanciato una bottiglia incendiaria contro il cancello. In nessuno dei due casi risultano feriti. Sam Altman ha espresso preoccupazione per il suo figlio di un anno.
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Fonte: SF Standard
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Colpa del New Yorker?

Beh, il New Yorker ha scritto un'inchiesta...
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Meta supererà presto Google in entrate pubblicitarie per la prima volta


Business
Secondo la società di ricerca Emarketer, nel 2026 i ricavi pubblicitari digitali globali di Meta dovrebbero arrivare a 243,46 miliardi di dollari, superando i 239,54 miliardi previsti per Google, società del gruppo Alphabet. La previsione si basa su una crescita più rapida di Meta, sostenuta soprattutto da Advantage+, sistema che automatizza la creazione e la gestione delle campagne pubblicitarie, e dall’espansione degli spazi pubblicitari su WhatsApp e Threads.
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Fonte: Reuters
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Il governo francese sta rimpiazzando Windows con Linux


Politica
Il governo francese ha annunciato che trasferirà una parte dei computer della Pubblica Amministrazione da Windows a Linux, noto sistema operativo open source che può essere usato e adattato senza dipendere da un unico fornitore. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e avere più controllo su dati e infrastrutture digitali. Il passaggio inizierà con l'organico di DINUM, l’agenzia statale che coordina il digitale nella pubblica amministrazione francese.
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Fonte: TechCrunch
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Non è la prima volta

Mesi fa la Francia ha già preso misure...
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Il robot umanoide R1 più economico di Unitree è in vendita in tutto il mondo


Robotica
La società cinese Unitree Robotics porterà dalla prossima settimana il robot umanoide R1 sui mercati esteri tramite AliExpress, la piattaforma internazionale di Alibaba, colosso cinese dell’e-commerce. L’operazione riguarda Stati Uniti, Europa, Giappone e Singapore e serve a misurare la domanda per macchine umanoidi a prezzo estremamente basso. In Cina infatti il modello R1 parte da 29.900 yuan, circa 4.370 dollari, pesa 27kg, è alto 123cm ed è orientato all'intrattenimento. Unitree nel 2025 ha spedito oltre 5.500 robot contro i 150 medi di Tesla e Figure.
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Fonte: Interesting Engineering
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Letture interessanti


Della settimana, in lingua inglese.

Senza titolo


samaltman.com (eng)

Oltre il cielo


colossus.com (eng)

Matt Mullenweg afferma che "le ruote sono cadute" in un'ampia critica a WordPress


therepository.email (eng)

Artemis II è stato un successo strepitoso. Atterrare sulla Luna sarà molto più difficile.


wsj.com (eng)

Notizie veloci


Della settimana, in lingua inglese.

OpenAI punta a sfidare Anthropic con abbonamenti ChatGPT Pro da 100 dollari al mese


cnbc.com (eng)

Google sta per penalizzare i siti web che usano quel fastidioso trucco del pulsante indietro del browser


cnet.it (eng)

Video: robot umanoide cinese raggiunge i 10 m/s in uno sprint, avvicinandosi al record di Usain Bolt


interestinengineering.com (eng)

Anthropic aggiunge le Routine al nuovo Claude Code: ecco come funziona


9to5mac.com (eng)

Snap taglierà il 16% della forza lavoro nel tentativo di aumentare la redditività


wsj.com (eng)

Google introduce le "Skill" in Chrome per rendere i prompt di Gemini immediatamente riutilizzabili


arstechnica.com (eng)

Tool della settimana

Skills per Chrome


Skills è una nuova funzionalità che trasforma i tuoi prompt in workflow riutilizzabili, attivabili con un solo clic, direttamente all'interno del browser. Ci sono anche molti prompt di default creati da Google.

Link: blog.google


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Cosa abbiamo imparato dal report AI 2026 di Stanford


Ogni anno, l'Università di Stanford pubblica quello che è diventato un documento di riferimento per l'intero settore: l'AI Index. Giunta alla sua nona edizione, la relazione di 423 pagine traccia l'evoluzione di un’industria che sta ridefinendo i mercati del lavoro, i consumi energetici e gli equilibri geopolitici.

Ti sei perso la versione dell'anno scorso? Recuperala qui.

Ecco i dati salienti emersi dal report del 2026.

Il divario USA-Cina si è quasi azzerato


Il dominio tecnologico statunitense non è più scontato. A marzo 2026, il gap prestazionale tra i modelli di punta di Anthropic e il miglior concorrente cinese si è ridotto a soli 2,7 punti percentuali. Questo margine ha oscillato ripetutamente negli ultimi mesi; una rincorsa, quella asiatica, che molti ritenevano impossibile in tempi così brevi.
Crediti: Stanford University

  • Investimenti: Gli USA mantengono un vantaggio schiacciante negli investimenti privati (285,9 miliardi di dollari contro i 12,4 della Cina). Tuttavia, Pechino ha iniettato circa 184 miliardi di dollari attraverso fondi governativi dal 2000 a oggi.
  • Capacità industriale: La Cina guida il mondo per pubblicazioni scientifiche, citazioni, brevetti e installazioni di robot industriali (54% del totale globale).
  • Il nodo del talento: Un dato allarmante per Washington è il crollo del "brain gain". Il flusso di ricercatori AI verso gli Stati Uniti è diminuito dell'89% dal 2017, con un calo dell'80% solo nell'ultimo anno, complici le nuove restrizioni dell'Amministrazione Trump sui visti H-1B e i costi di assunzione proibitivi.


Crediti: Stanford University
Alcune aziende americane hanno una propria teoria sul perché il divario si stia riducendo: sostengono che i laboratori cinesi stiano rubando la tecnologia. OpenAI, Anthropic e Google hanno iniziato a condividere informazioni su quella che definiscono "distillazione avversaria", ovvero l'addestramento di modelli sui risultati di un concorrente per replicarne le capacità a una frazione del costo. Affermano che DeepSeek e altri abbiano fatto ciò senza autorizzazione, sebbene non abbiano ancora pubblicato prove a loro favore.

L'infrastruttura e la rivolta del territorio


Se sul software il vantaggio USA vacilla, sul piano fisico rimane indiscutibile: il Paese ospita 5.427 data center, contro i 449 della Cina e i circa 525 di Germania e Regno Unito. La capacità energetica dedicata ha raggiunto i 29,6 gigawatt, una cifra paragonabile al fabbisogno di picco dell'intero Stato di New York.
Crediti: Stanford University
Tuttavia, la crescita sta incontrando una resistenza civile senza precedenti:

  • Negli ultimi due anni, progetti per 64 miliardi di dollari sono stati bloccati o ritardati negli USA a causa di opposizioni locali.
  • La resistenza è bipartisan, con il 55% dei funzionari eletti che hanno preso posizioni pubbliche contro i progetti di data center che sono repubblicani e il 45% democratici.
  • In Virginia, a Warrenton, ogni membro del consiglio comunale che ha votato a favore di un progetto Amazon ha perso il seggio alle elezioni successive.
  • A Indianapolis, il dibattito è sfociato nella violenza, con colpi di arma da fuoco contro l'abitazione di un consigliere favorevole al passaggio di zona per un data center.

Il nuovo ossigeno sono i data center ma una grossa fetta di cittadini e politici non li vogliono.

Il paradosso della produttività e l'impatto sui giovani


I dati sulla produttività offrono due letture contrastanti. A livello micro, i vantaggi sono chiari:

  • Customer service: +15% di problemi risolti ogni ora.
  • Sviluppo software: +26% di pull request completate tramite GitHub Copilot.
  • Marketing: +50% di velocità aumentata per chi crea ad creativi con AI.

Eppure, il Penn Wharton Budget Model stima che il contributo reale dell'AI alla produttività totale delle aziende nel 2025 sia stato appena dello 0,01%.

Il dato più critico riguarda l'ingresso nel mondo del lavoro: l'occupazione per gli sviluppatori software tra i 22 e i 25 anni è crollata del 20% nell'ultimo anno. Le aziende sembrano aver smesso di investire nei profili junior, delegando i compiti base all'AI e concentrando le assunzioni solo su esperti senior in grado di supervisionare le macchine.

La frontiera cognitiva


Nonostante i modelli abbiano ormai raggiunto prestazioni da dottorato in problemi scientifici e vincano medaglie d'oro nelle Olimpiadi di Matematica, mostrano lacune imbarazzanti, come la capacità di leggere un orologio analogico che rimane ferma al 50,1% di accuratezza.

Conclusioni


Cosa ci dice in soldoni l'AI Index 2026? Che stiamo investendo migliaia di miliardi in un'infrastruttura che consuma risorse come nazioni intere e che sta chiudendo le porte alle nuove generazioni di lavoratori, sì. Ma da un altro lato ci sta anche dicendo che i paradigmi aziendali stanno cambiando: è vero che ci sono meno assunzioni, ma è anche vero che sta cambiando il modo di creare e trasformare prodotti e quindi il ruolo, spesso di orchestratore, che un dipendente può avere. Stanno cambiando gli assetti politici perché una giga factory oggi vale più di un impianto petrolifero.


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Cosa abbiamo imparato dal report AI 2026 di Stanford


I punti salienti del report AI più importante al mondo.
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Ogni anno, l'Università di Stanford pubblica quello che è diventato un documento di riferimento per l'intero settore: l'AI Index. Giunta alla sua nona edizione, la relazione di 423 pagine traccia l'evoluzione di un’industria che sta ridefinendo i mercati del lavoro, i consumi energetici e gli equilibri geopolitici.

Ti sei perso la versione dell'anno scorso? Recuperala qui.

Ecco i dati salienti emersi dal report del 2026.

Il divario USA-Cina si è quasi azzerato


Il dominio tecnologico statunitense non è più scontato. A marzo 2026, il gap prestazionale tra i modelli di punta di Anthropic e il miglior concorrente cinese si è ridotto a soli 2,7 punti percentuali. Questo margine ha oscillato ripetutamente negli ultimi mesi; una rincorsa, quella asiatica, che molti ritenevano impossibile in tempi così brevi.
Crediti: Stanford University

  • Investimenti: Gli USA mantengono un vantaggio schiacciante negli investimenti privati (285,9 miliardi di dollari contro i 12,4 della Cina). Tuttavia, Pechino ha iniettato circa 184 miliardi di dollari attraverso fondi governativi dal 2000 a oggi.
  • Capacità industriale: La Cina guida il mondo per pubblicazioni scientifiche, citazioni, brevetti e installazioni di robot industriali (54% del totale globale).
  • Il nodo del talento: Un dato allarmante per Washington è il crollo del "brain gain". Il flusso di ricercatori AI verso gli Stati Uniti è diminuito dell'89% dal 2017, con un calo dell'80% solo nell'ultimo anno, complici le nuove restrizioni dell'Amministrazione Trump sui visti H-1B e i costi di assunzione proibitivi.


Crediti: Stanford University
Alcune aziende americane hanno una propria teoria sul perché il divario si stia riducendo: sostengono che i laboratori cinesi stiano rubando la tecnologia. OpenAI, Anthropic e Google hanno iniziato a condividere informazioni su quella che definiscono "distillazione avversaria", ovvero l'addestramento di modelli sui risultati di un concorrente per replicarne le capacità a una frazione del costo. Affermano che DeepSeek e altri abbiano fatto ciò senza autorizzazione, sebbene non abbiano ancora pubblicato prove a loro favore.

L'infrastruttura e la rivolta del territorio


Se sul software il vantaggio USA vacilla, sul piano fisico rimane indiscutibile: il Paese ospita 5.427 data center, contro i 449 della Cina e i circa 525 di Germania e Regno Unito. La capacità energetica dedicata ha raggiunto i 29,6 gigawatt, una cifra paragonabile al fabbisogno di picco dell'intero Stato di New York.
Crediti: Stanford University
Tuttavia, la crescita sta incontrando una resistenza civile senza precedenti:

  • Negli ultimi due anni, progetti per 64 miliardi di dollari sono stati bloccati o ritardati negli USA a causa di opposizioni locali.
  • La resistenza è bipartisan, con il 55% dei funzionari eletti che hanno preso posizioni pubbliche contro i progetti di data center che sono repubblicani e il 45% democratici.
  • In Virginia, a Warrenton, ogni membro del consiglio comunale che ha votato a favore di un progetto Amazon ha perso il seggio alle elezioni successive.
  • A Indianapolis, il dibattito è sfociato nella violenza, con colpi di arma da fuoco contro l'abitazione di un consigliere favorevole al passaggio di zona per un data center.

Il nuovo ossigeno sono i data center ma una grossa fetta di cittadini e politici non li vogliono.

Il paradosso della produttività e l'impatto sui giovani


I dati sulla produttività offrono due letture contrastanti. A livello micro, i vantaggi sono chiari:

  • Customer service: +15% di problemi risolti ogni ora.
  • Sviluppo software: +26% di pull request completate tramite GitHub Copilot.
  • Marketing: +50% di velocità aumentata per chi crea ad creativi con AI.

Eppure, il Penn Wharton Budget Model stima che il contributo reale dell'AI alla produttività totale delle aziende nel 2025 sia stato appena dello 0,01%.

Il dato più critico riguarda l'ingresso nel mondo del lavoro: l'occupazione per gli sviluppatori software tra i 22 e i 25 anni è crollata del 20% nell'ultimo anno. Le aziende sembrano aver smesso di investire nei profili junior, delegando i compiti base all'AI e concentrando le assunzioni solo su esperti senior in grado di supervisionare le macchine.

La frontiera cognitiva


Nonostante i modelli abbiano ormai raggiunto prestazioni da dottorato in problemi scientifici e vincano medaglie d'oro nelle Olimpiadi di Matematica, mostrano lacune imbarazzanti, come la capacità di leggere un orologio analogico che rimane ferma al 50,1% di accuratezza.

Conclusioni


Cosa ci dice in soldoni l'AI Index 2026? Che stiamo investendo migliaia di miliardi in un'infrastruttura che consuma risorse come nazioni intere e che sta chiudendo le porte alle nuove generazioni di lavoratori, sì. Ma da un altro lato ci sta anche dicendo che i paradigmi aziendali stanno cambiando: è vero che ci sono meno assunzioni, ma è anche vero che sta cambiando il modo di creare e trasformare prodotti e quindi il ruolo, spesso di orchestratore, che un dipendente può avere. Stanno cambiando gli assetti politici perché una giga factory oggi vale più di un impianto petrolifero.

Questa voce è stata modificata (4 mesi fa)
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La rassegna stampa di sabato 18 aprile 2026


L'amministrazione Trump estende le esenzioni sulle sanzioni al petrolio russo mentre rivendica la riapertura dello stretto di Hormuz, tra tensioni con Papa Leone XIV e preoccupazioni repubblicane per le elezioni di medio termine

Questa è la rassegna stampa di sabato 18 aprile 2026

Trump estende le esenzioni sulle sanzioni al petrolio russo


L'amministrazione Trump ha fatto marcia indietro estendendo fino al 16 maggio una deroga che consente ai paesi di acquistare petrolio russo sanzionato, dopo che un alto funzionario del gabinetto aveva dichiarato che gli Stati Uniti non lo avrebbero fatto. La decisione arriva mentre persistono i prezzi elevati della benzina a causa del conflitto in Iran.

Fonti: The Hill, New York Times, Bloomberg

Trump rivendica la riapertura dello stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha celebrato quello che ha definito l'accordo dell'Iran per riaprire lo stretto di Hormuz, definendolo "un giorno grande e brillante per il mondo". Tuttavia, dichiarazioni contrastanti da parte di funzionari iraniani sollevano dubbi sui reali successi del presidente, con il parlamento iraniano che avverte di una possibile chiusura se continua il blocco statunitense.

Fonti: The Hill, The Guardian, The Hill

La disputa di Trump con Papa Leone XIV approfondisce le divisioni a destra


Il conflitto storico tra Trump e Papa Leone XIV sta creando fratture all'interno del movimento conservatore americano. Sean Hannity ha criticato il Papa, Tucker Carlson ha attaccato Hannity, mentre Trump ha suggerito una classifica delle figure MAGA come "buone, cattive e da qualche parte nel mezzo".

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, New York Times

I repubblicani si preoccupano per le elezioni di medio termine


I funzionari repubblicani stanno lanciando l'allarme prima delle elezioni di medio termine di novembre, preoccupati che la guerra in Iran e l'entusiasmo democratico possano significare una sconfitta schiacciante. I prezzi elevati della benzina, la guerra in Iran e le recenti vittorie democratiche stanno alimentando l'ansia del partito.

Fonti: Wall Street Journal

Un giudice federale blocca temporaneamente la fusione Nexstar-Tegna


Un tribunale federale ha congelato temporaneamente la fusione tra le due compagnie televisive mentre procede una causa antitrust. Il giudice ha stabilito che le due aziende non possono combinare le operazioni, mentre Nexstar sostiene che l'accordo è già concluso.

Fonti: New York Times, NPR

La Casa Bianca e Anthropic tengono un incontro "produttivo"


Il CEO di Anthropic Dario Amodei ha incontrato alti funzionari dell'amministrazione alla Casa Bianca, sollevando nuove domande sul futuro della relazione dell'azienda di intelligenza artificiale con l'amministrazione Trump. L'incontro si è concentrato sul potente nuovo modello AI Mythos di Anthropic, che i funzionari statunitensi ritengono potrebbe essere critico per la sicurezza.

Fonti: The Hill, New York Times, Financial Times

Kennedy cambia tono sui vaccini, ma forse non i suoi piani


Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha moderato la sua retorica sui vaccini, ampiamente popolari tra gli americani, ma diverse mosse suggeriscono che potrebbe far rivivere la sua campagna per mettere in discussione la sicurezza e l'efficacia dei vaccini dopo le elezioni di medio termine. Intanto, il governatore della California Newsom ha chiesto risposte a Kennedy per i suoi commenti del 2024 sui bambini neri che assumono farmaci per l'ADHD.

Fonti: New York Times, The Hill

Il Senato approva un'estensione a breve termine della legge di sorveglianza


Il Congresso statunitense ha approvato un'estensione di 10 giorni della legge di sorveglianza FISA tra le lotte intestine repubblicane. Sia i repubblicani che i democratici stanno spingendo per riformare la legge, sostenendo che consente "ricerche senza mandato" delle comunicazioni digitali degli americani.

Fonti: The Guardian, BBC

Tornado segnalati nel Midwest mentre potenti tempeste colpiscono la regione


Circa 26 milioni di persone sono sotto allerta tornado dal Wisconsin all'Oklahoma, secondo i meteorologi. Un tornado segnalato ha abbattuto alberi e danneggiato auto a Lena, nell'Illinois, mentre il Servizio Meteorologico Nazionale avverte di forti temporali dal nord-ovest dell'Oklahoma attraverso il Missouri occidentale.

Fonti: New York Times, The Guardian

Trump annuncia il rilascio di documenti UFO e partecipa a una lettura della Bibbia


Durante un evento di Turning Point USA in Arizona, il presidente Trump ha annunciato che dirigerà il segretario alla Difesa Pete Hegseth a rilasciare i file governativi su UFO e fenomeni aerei non spiegati. Separatamente, Trump parteciperà a una maratona di lettura della Bibbia, leggendo un passaggio dell'Antico Testamento che i suoi sostenitori cristiani citano come una chiamata al pentimento nazionale e alla benedizione divina.

Fonti: The Hill, New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Trump valuta Vance e Rubio in vista del 2028


Il presidente segue da vicino il lavoro del suo vice nelle trattative di pace, chiedendo a consiglieri e amici come giudichino la sua performance rispetto al segretario di Stato, possibile rivale per la nomination repubblicana del 2028.

Il presidente Donald Trump sta osservando con attenzione il ruolo del vicepresidente JD Vance nei negoziati per porre fine alla guerra con l'Iran e ha chiesto a diversi amici e consiglieri come valutino la sua prestazione rispetto a quella del segretario di Stato Marco Rubio. Lo riferisce la CNN, citando tre persone a conoscenza delle conversazioni.

Rubio è considerato un potenziale rivale di Vance per la nomination repubblicana alla presidenza nel 2028, e il confronto tra i due uomini più in vista dell'amministrazione sta diventando un tema ricorrente nelle riflessioni del presidente. Vance, che in passato si era detto scettico sull'ingresso in una guerra con l'Iran, è ora incaricato di negoziare un accordo per chiuderla, insieme a Steve Witkoff e Jared Kushner.

Secondo le fonti citate dalla CNN, nella prima tornata di colloqui a Islamabad il presidente ha parlato al telefono con Vance fino a una dozzina di volte. Il vicepresidente è pronto a tornare in Pakistan per riprendere le trattative con Teheran qualora si intraveda la possibilità di un'intesa. Durante un pranzo pasquale, Trump ha detto in tono semiserio che, se l'accordo non dovesse concretizzarsi, la colpa sarebbe di Vance, mentre in caso di successo il merito sarebbe tutto suo.

La Casa Bianca ha espresso pieno sostegno al lavoro del vicepresidente. Il direttore della comunicazione Steven Cheung, che ha accompagnato Vance in Pakistan, ha dichiarato che la capacità del vicepresidente di affrontare le sfide più complesse ne fa un elemento prezioso dell'amministrazione.

Il ruolo di Vance è delicato. Pur essendo un fedelissimo di Trump, ha difeso pubblicamente una guerra a cui si era opposto in privato e ha appoggiato le critiche del presidente a Papa Leone XIV, nonostante le reazioni negative di molti cattolici, fede a cui lo stesso vicepresidente appartiene. In entrambi i casi, però, ha espresso posizioni che, senza contraddire il presidente, hanno lasciato intravedere qualche differenza di sfumatura.

A un evento di Turning Point USA in Georgia, Vance ha affrontato le proteste di alcuni contestatori contro la politica mediorientale dell'amministrazione, scaricando le responsabilità sulla precedente amministrazione Biden. Ha però riconosciuto che la guerra con l'Iran non è popolare, ammettendo che gli elettori giovani non apprezzano la linea adottata in Medio Oriente.

Nella stessa occasione, interrogato sullo scontro tra Trump e il pontefice, Vance ha detto di nutrire rispetto e ammirazione per il Papa, pur aggiungendo un avvertimento: a suo giudizio, il pontefice dovrebbe essere cauto quando parla di teologia. Una posizione che ha sollevato perplessità anche tra i repubblicani. Il leader della maggioranza al Senato John Thune, parlando il giorno dopo, si è detto perplesso, osservando che parlare di teologia è esattamente il compito del Papa. Thune ha invitato l'amministrazione a lasciar perdere la polemica con il pontefice, che rischia di irritare i cattolici repubblicani, e a concentrarsi sulle questioni economiche e sul costo della vita, temi che secondo lui interessano maggiormente gli americani.

Proprio l'economia avrebbe dovuto essere il fulcro dell'azione della Casa Bianca in vista delle elezioni di metà mandato. La guerra con l'Iran e il conseguente aumento dei prezzi della benzina hanno invece aggravato le preoccupazioni degli elettori, rendendo più difficile il tentativo di riportare l'attenzione sui temi interni.

Nell'arco di una settimana Vance ha compiuto due viaggi all'estero con risultati deludenti. Dopo un volo notturno, una giornata di riunioni e un comizio a sostegno del primo ministro ungherese Viktor Orbán, il vicepresidente ha lavorato fino a tarda notte a Budapest per chiudere un cessate il fuoco di due settimane con l'Iran. La tregua ha scongiurato la minaccia di Trump di cancellare l'intera civiltà iraniana, ma il successivo viaggio di 52 ore in Pakistan non ha prodotto un accordo definitivo per porre fine al conflitto.

Nel frattempo, mentre tornava a casa, è diventato chiaro che il suo intervento nella campagna elettorale ungherese non aveva dato i frutti sperati. In un'intervista a Fox News, Vance ha inquadrato la netta sconfitta di Orbán come un esito prevedibile, spiegando che il viaggio era stato comunque utile perché si trattava di sostenere una persona che aveva a lungo appoggiato l'amministrazione. La decisione di inserirsi in modo diretto in una campagna estera destinata alla sconfitta, tuttavia, alimenta le domande sulla capacità di Vance, e di riflesso di Trump, di influenzare gli elettori, in Ungheria come negli Stati Uniti.

Entrambi si trovano ora ai minimi storici di approvazione e, secondo persone informate, considerano la fine della guerra con l'Iran una priorità per risollevare le prospettive repubblicane alle elezioni di metà mandato. A Vance, nei mesi precedenti, non erano state affidate molte missioni di politica estera di alto profilo, e gli esiti delle ultime due trasferte complicano il quadro.

Sul palco in Georgia, il vicepresidente non è entrato nel dettaglio delle sue riserve sulla guerra né della sua lunga contrarietà ai conflitti all'estero. Ha invece invitato i giovani sostenitori delusi a non disimpegnarsi per un singolo disaccordo con l'amministrazione, ma a farsi sentire di più, indicando in questa partecipazione la via per riprendersi il Paese.

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Insieme siamo più forti


Un bellissimo messaggio di unità e resistenza arriva dal mondo dello sviluppo indipendente
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Questa settimana Letter to a Gamer è foriera di un messaggio unitario: fate come Nova Assembly, condividete successi e sconfitte per crescere insieme. Continuate a leggere per capire di cosa parlo. C'è qualche brutta notizia, ma la settimana non ha deluso sul fronte della creatività, chiedetelo a tinyBuild. [REDACTED] podcast torna anche questa settimana con un bello spiegone sull'economia di GTA online.


News index


+ Via CoD dal Game Pass perché lo rende troppo costoso? Parla la nuova CEO
- Regalare Graveyard Keeper ha generato 250.000 dollari di profitti
+ L'alleanza degli Indie per "Essere più forti insieme"
- Disney è la risposta alla crisi di Epic Games
+ É in sviluppo un videogioco di Project Hail Mary
- Metro 2039 arriva quest'inverno e c'è tanta attualità al suo interno
+ Preparatevi per il film di Bloodborne

Via CoD dal Game Pass perché lo rende troppo costoso? Parla la nuova CEO - Secondo il giornalista e famoso leaker del mondo Microsoft Jez Corden, Xbox sta valutando la possibilità di rimuovere Call of Duty dal Game Pass come gioco disponibile dal day one. Il giornalista ha affermato che "il Game Pass ha stravolto il modello di business di Call of Duty in modo piuttosto negativo", toglierlo significherebbe riportare nelle casse di Activision quelle centinaia di milioni di dollari di ricavi che ogni anno derivano dalla vendita a 80 euro del capitolo annuale del franchise. Solo due giochi di Call of Duty, Black Ops 6 e Black Ops 7, sono arrivati al day one su Game Pass e, per la sorpresa di nessuno, sono stati i capitoli che hanno venduto di meno degli ultimi anni. A seguito delle recenti dichiarazioni di Corden sarebbe emerso un rapporto (ottenuto da The Verge) in cui la neo-nominata CEO di Xbox Asha Sharma starebbe valutando una modifica alla struttura dei costi di Xbox Game Pass. Sharma avrebbe affermato che "è chiaro che il modello attuale non è quello definitivo" e che "nel breve periodo, Game Pass è diventato troppo costoso per i giocatori, quindi abbiamo bisogno di un rapporto qualità-prezzo migliore”.

Regalare Graveyard Keeper ha generato 250.000 dollari di profitti - tinyBuild, l'editore di Graveyard Keeper, ha appena annunciato che il giveway del gioco su Steam ha generato 250.000 dollari di rendite grazie al suo DLC. L'iniziativa ha anche permesso a Graveyard Keeper di stabilire un nuovo record di giocatori su Steam. Inoltre, ha spinto il sequel in uscita, Graveyard Keeper 2, nella top 100 dei giochi con più wishlist su Steam. Regalare il primo capitolo della saga ha generato hype, profitti e prospettive di guadagni futuri, speriamo che la pratica diventi prassi per quegli studi al lavoro su sequel e giochi ambientati in universi già visitati.

L'alleanza degli Indie per "Essere più forti insieme" - Cinque studi di sviluppo indipendenti hanno formato un'“alleanza” chiamata Nova Assembly. Unfrozen, Sad Cat Studios, VEA Games, Game Garden e Weappy continueranno a sviluppare i propri giochi, ma condivideranno conoscenze e risorse. “Crediamo che questo sia l'unico modo per prosperare veramente”, ha scritto Nova Assembly in una lettera aperta. "Se una squadra ha appena lanciato un gioco di successo mentre un'altra ha bisogno di sostegno finanziario, possiamo risolvere la questione internamente ed evitare di fare compromessi rovinosi". Che la condivisione di successi e fallimenti sia il vero modello di business di quegli studi indipendenti che aspirano a produrre progetti di medie dimensioni?

Disney è la risposta alla crisi di Epic Games - Dopo l’ondata cataclismica di licenziamenti che ha colpito Epic Games, la compagnia ha annunciato una parte della sua strategia di ripresa: un extraction shooter a tema Disney. Non avete letto male, un gioco in stile Arc Raiders, con elementi PvP e con protagonisti i personaggi Disney è l’esperienza su cui Epic starebbe puntando per la sua rinascita dopo due anni in cui Fortnite sta perdendo colpi e giocatori . Questo sarebbe solo uno di tre progetti in cantiere in collaborazione con il colosso dell’intrattenimento che nel 2024 ha investito 1,5 miliardi di dollari in Epic.

É in sviluppo un videogioco di Project Hail Mary - Se avete amato il nuovo film fantascientifico tratto dal libro di Any Weir, vi farà piacere scoprire che c’è un videogioco in sviluppo che racconta in realtà aumentata e in VR un capitolo inedito del libro in cui Grace (il protagonista) e Rocky devono aggiustare la Hail Mary per continuare la loro missione. Sappiamo pochissimo del gioco, ma il titolo completo è Project Hail Mary: Journey Among the Stars e si potrà interagire con i vari oggetti sulla nave, fare un bel pollice all’ingiù a Rocky, e, forse, pilotare proprio la Hail Mary.

Metro 2039 arriva quest'inverno e c'è tanta attualità al suo interno - Il team di sviluppatori ucraino 4A Games ha svelato il nuovo videogioco tratto dall'universo di Dmitri Glukovsy. I toni sono più opprimenti e crudi rispetto ai videogiochi precedenti perché rispecchiano la realtà degli sviluppatori e l'esilio dell'autore che non può più tornare in Russia per le sue posizioni sulla guerra. Vi consiglio di guardare lo showcase completo che trovate a questo link, ma se non avete tempo, voglio condividere con voi l'informazione più di tutte mi ha messo di buon umore: 4A Games continua a usare il suo motore di gioco proprietario per realizzare i suoi titoli.

Preparatevi per il film di Bloodborne - Il tanto atteso ritorno del videogioco di From Software non sarà in forma di remake di come lungometraggio d'animazione. Il film sarà co-prodotto da PlayStation Productions, Lyrical Animation e dallo YouTuber Seán "JackSepticEye" McLoughlin. Secondo Sanford Panitch, presidente del Motion Picture Group di Sony, il film sarà “molto fedele” alla violenza del gioco.
Windrose, il survival a base di pirati che vi consigliavo settimana scorsa, ha venduto mezzo milioni di copie in early access nelle suo prime 48 ore

Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di nuovi videogiochi ancora lontani.

Last Flag - Mac e Dan Reynolds (cantante e producer degli Imagine Dragons) hanno diretto per 4 anni uno studio di sviluppo con l'obiettivo di realizzare uno sparatutto in stile cattura la bandiera 5v5 a base di eroi. Dopo averlo provato posso dirvi che la sostanza, in termini di modalità di gioco e personalità degli eroi c’è e che questo gioco potrebbe davvero avere una chance di sopravvivere al suo periodo di lancio. Ha un prezzo molto basso (10 euro) e la sua ambientazione anni '70 è una prospettiva finalmente unica, dategli una possibilità se siete alla ricerca di una nuova esperienza sparatutto di squadra.

Mouse: P.I. For Hire - Sicuramente avete incontrato MOUSE: P.I For Hire sul web: è quel videogioco in stile cartone animato anni ’30 che prende ispirazione dai cartoni dell’epoca della Disney per creare qualcosa di nuovo: un fps d’azione noire con gameplay divertente a uno stile d’animazione d’altissimo livello. A dare voce al gioco c’è persino Troy Baker. Come nella recensione di questa settimana, è lo stile visivo a portare tutto il peso del gioco, non aspettatevi rivoluzioni a livello narrativo e di gameplay.

Dosa Divas - Dagli autori di Thirsty Suitors arriva un altro titolo a base di cucina indiana, ma questa volta c’è da sconfiggere una multinazionale del fast food a colpi di duelli a turni con robottoni alimentati dagli spiriti. Ogni battaglia vede le protagoniste cucinare tramite una serie di minigiochi e lo stile artistico è deliziosamente bizzarro. Oltre ai combattimenti ci sono dialoghi, relazioni, comunità da ricostruire e reputazioni da consolidare: qui c’è originalità da vendere e un cuore che batte, ve lo consiglio caldamente.

Moves of the Diamond Hand - Se vi piacciono gli RPG a base di dadi e siete a caccia di qualcosa di veramente strano (e se avete adorato il titolo precedente dello studio, Betrayal at Club Low) allora Moves of the Diamond Hand è l’esperienza surreale che state cercando. Non starò a descrivervi la trama, non tenterò neppure di parlarvi delle ambientazioni: qui tutto è basato sulle vibe e c’è una nicchia di appassionati che appena vedrà le prime immagini di gioco sarà convinta. Io sono solo un viatico tra questa nicchia e questo gioco.


Replaced: la recensione dell'indie in pixel art che è valso l'attesa


Una rivoluzione per lo stile grafico più classico di tutti

Ci sono pochi indie che possono dire di essere stati tanto attesi quanto Replaced. Il gioco sviluppato da Sad Cat Studios si è presentato anni fa, sull’onda del successo ritrovato di Cyberpunk 2077, per offrire un’avventura nella stessa galassia a livello di atmosfera, ma con una grafica in pixel art HD-2D. Ora che il gioco è finalmente disponibile l’ho consumato e posso dire che se amate il cyberpunk e le avventure in 2D, Replaced vi regalerà diversi pomeriggi di divertimento.

La protagonista è R.E.A.C.H. un’intelligenza artificiale intrappolata nel corpo del suo creatore dopo un incidente di laboratorio e improvvisamente diventata il nemico pubblico numero uno di Phoneix City. Dopo una fuga rocambolesca, Reach si ritrova fuori dalle mura della sua città d'origine a cercare di sopravvivere insieme a un gruppo di reietti tra le rovine di una metropoli semi-distrutta e radioattiva a causa di una brutale guerra atomica.

L’ambientazione sono dei ben caratterizzati anni ’80 alternativi con tanta tecnologia accurata per il periodo nella forma, e decisamente fantascientifica nella funzione. Nei panni di Reach correrete, salterete, combatterete ed esplorerete i livelli lineari del gioco per vivere un’avventura che ha nella narrazione il suo pilastro principale e che intrattiene grazie a un leggero platforming e a un sistema di combattimento semplice ma divertente.

Il punto forte del gioco sono le vibe e su questo fronte gli sviluppatori hanno fatto centro: dai fondali alle animazioni, dall’hub di gioco ai livelli, la pixel art restituisce atmosfere malinconiche e insieme piene di speranza, con personaggi corrotti da un futuro che annega nell’avidità, ma che hanno ancora la forza di lottare contro un sistema che fa di tutto per opprimerli. La musica piena di sintetizzatori e schitarrate chiude il cerchio di un prodotto che conosce bene le sue citazioni e insieme offre una prospettiva nuova e uno stile unico.

Se la storia sa essere interessante, il punto debole più evidente del gioco è la mancanza di un doppiaggio. I dialoghi delle cutscene non riescono a trasmettere il pathos che dovrebbero e, nella loro lentezza, trasformano i momenti più importanti della storia in parentesi noiose e incapaci di tenere alta l’attenzione. Capisco perfettamente le limitazioni al budget, ma allora i dialoghi sarebbero dovuti essere molto più agili e sintetici, questa via di mezzo non aiuta il gioco e non aiuta chi gioca.

Il combattimento è molto semplice, parte da una base melee con parata e schivata per aggiungere qualche effetto aggiuntivo al procedere della storia. Il ritmo è quasi quello di un beat ‘em up, ma leggermente frenato dal fatto che esistono comode finestre di parata e più pericolose opportunità di contrattacco. Niente di mai visto, ma un pacchetto che funziona.

Replaced ha il pregio e il difetto di non inventarsi nulla di nuovo a livello meccanico e narrativo, cosa che mette al centro dell’attenzione di chi gioca lo stile grafico e artistico ed è in questo paniere che gli autori hanno messo tutte le loro uova. Ecco che Il gioco sarà familiare in positivo quando racconta la sua storia, quando si esplora e quando sei combatte, ma a livello visivo (e sonoro) vi lascerà a bocca aperta con qualcosa di unico, ben fatto e curato.


Perché Pokémon Champions non piace alla community


Mancanze, limitazioni e difetti hanno macchiato l'uscita della rivoluzione competitiva del franchise

C’è un motivo se la recensione di Pokémon Champions non è nella newsletter di questa settimana: il gioco è uscito non finito, non pronto ed è diffide da raccomandare. Invece di dedicare tempo e spazio a un prodotto acerbo che è destinato a raggiungere la sua forma finale nel corso dei prossimi anni, ho deciso di approfondire le più rilevanti lamentele dei fan. Io conosco il mondo Pokémon competitivo, ma non ho mai preso parte a una gara o a un torneo, quindi lascerò parlare gli esperti.

Il problema più evidente di Pokémon Champions è la sua compatibilità traballante con Pokémon Home. Diversi allenatori lamentano Pokémon bloccati nel limbo tra l’hub di immagazzinamento e il nuovo titolo competitivo senza una soluzione all’orizzonte. Questo vuol dire che alcuni personaggi hanno lasciato Home, ma non sono mai arrivati su Champions.

A livello tecnico, poi, il gioco non convince: framerete bloccato a 30 fps, bug e crash in egual misura su Nintendo Switch e Nintendo Switch 2. Su quest’ultima piattaforma, poi, manca qualsiasi tipo di miglioria nelle performance. A livello di gameplay, un pubblico attento come quello dei giocatori competitivi di Pokémon ha notato subito l’applicazione errata di modificatori, danni e dell’effetto di alcuni oggetti. In alcuni casi è stato stravolto persino l’ordine di turno, uno dei pilastri di qualunque strategia competitiva.

Il roster di Pokémon disponibili è inferiore a quello di Pokémon Stadium 2: Champions ha solo 186 personaggi a disposizione degli oltre 1000 Pokémon usciti nel corso degli anni e i team a noleggio, una funzionalità iconica della modalità competitiva per imparare a giocare, sono limitati al punto da diventare inutilizzabili.

Su un fronte, paradossalmente, il gioco è troppo vicino all’ambiente competitivo: non ci sono le battaglie 6 contro 6 ma solo quelle 3 contro 3. Quest’ultimo è il formato ufficiale dei Campionati di Videogiochi Pokémon (VGC), ma i fan non capiscono perché il vincolo debba applicarsi anche alle partite private oltre che a quelle online. In molti sospettano che una modalità 6v6 non sia proprio stata sviluppata.

Sta dando molto fastidio anche il fatto che Champions usi una lista amici separata rispetto a quella della Switch probabilmente per prepararsi all’integrazione con le piattaforme mobile prevista per quest’estate. Questo vuol dire che bisogna aggiungere nuovamente tutti i propri amici per potersi sfidare sul nuovo videogioco. Sono anche del tutto assenti le funzionalità in locale per cui se due amici vogliono scontrarsi, devono per forza essere connessi a internet e abbonati al servizio online di Nintendo.

Champions è un gioco free-to-play, quindi deve generare ricavi attraverso le microtransazioni. Al momento è disponibile un abbonamento da 5 euro al mese (50 l'anno) che offre a chi gioca più slot per immagazzinare i Pokémon nel gioco e la possibilità di avere più squadre contemporaneamente. Sono incluse anche missioni e musiche per la battaglia esclusive. Un pacchetto iniziale separato, acquistabile una tantum al prezzo di 7 euro, aumenta ulteriormente lo spazio di archiviazione dei Pokémon, ed è disponibile un Pass Battaglia Premium (al prezzo di 10 euro dollari), che aggiunge ricompense extra e abbigliamento per il proprio personaggio.

L’unica buona notizia è che Champions è qui per restare: i suoi sviluppatori hanno detto che progettano di arrivare a supportare 10mila Pokémon (10 volte quelli usciti finora) con il Gioco che sarà sempre più ampio e ottimizzato. Quella uscita su Nintendo Switch sembra più una beta che un prodotto finito: io lo recensirò in occasione dei prossimi mondiali visto che se The Pokémon Company ha scelto di disputare sul gioco il suo torneo più importante, significa che per allora sarà in uno stato più definitivo rispetto a ciò che è appena uscito.


Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

Questa voce è stata modificata (4 mesi fa)
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We're stronger together


A beautiful message of unity and resistance comes from the world of indie developers
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This week Letter to a Gamer brings a message of unity: do as Nova Assembly does, share your successes and failures to grow together. Read on to understand what I'm talking about. There's some bad news, but this week didn't disappoint on the creativity front, just ask tinyBuild.


News index


+ Call of Duty Removed from Game Pass Because It's Too Expensive? The New CEO Speaks Out
- Giving Away Graveyard Keeper Generated $250,000 in Profit
+ A new indie Alliance to "Be Stronger Together"
- Disney is the answer to Epic Games' crisis
+ A Project Hail Mary video game is in development
- Get ready for the Bloodborne movie

Call of Duty Removed from Game Pass Because It's Too Expensive? The New CEO Speaks Out - According to journalist and well-known Microsoft leaker Jez Corden, Xbox is considering removing Call of Duty from Game Pass as a day-one game. The journalist stated that "Game Pass has disrupted the Call of Duty business model in a pretty negative way," and removing it would mean bringing back into Activision's coffers the hundreds of millions of dollars in revenue that come from selling the franchise's annual installment for €80 each year. Only two Call of Duty games, Black Ops 6 and Black Ops 7, made it to Game Pass on day one, and to no one's surprise, they were the lowest-selling games in recent years. Following Corden's recent statements, a report (obtained by The Verge) emerged that newly appointed Xbox CEO Asha Sharma is considering a change to the Xbox Game Pass pricing structure. Sharma reportedly stated that "it's clear that the current model isn't the definitive one" and that "in the short term, Game Pass has become too expensive for players, so we need better value".

Giving Away Graveyard Keeper Generated $250,000 in Profit - tinyBuild, the publisher of Graveyard Keeper, just announced that the Steam giveaway of Graveyard Keeper generated $250,000 in revenue from its DLC. The initiative also allowed the game to set a new record for players on Steam. It also pushed the upcoming sequel, Graveyard Keeper 2, into the top 100 most wishlisted games on Steam. Giving away the first installment in the saga generated hype, profits, and the prospect of future earnings. I hope initiatives like these becomes standard practice for studios working on sequels and games set in previously visited universes.

A new indie Alliance to "Be Stronger Together" - Five independent development studios have formed an "alliance" called Nova Assembly. Unfrozen, Sad Cat Studios, VEA Games, Game Garden, and Weappy will continue to develop their own games, but will share knowledge and resources. "We believe this is the only way to truly thrive", Nova Assembly wrote in an open letter. "If one team has just launched a successful game while another needs financial support, we can resolve this internally and avoid making ruinous compromises". Is sharing successes and failures the true business model for independent studios aspiring to produce medium-sized projects?

Disney is the answer to Epic Games' crisis - After the cataclysmic wave of layoffs that hit Epic Games, the company announced part of its recovery strategy: a Disney-themed extraction shooter. You read that right: an Arc Raiders-style game with PvP elements and featuring Disney characters is the experience Epic is reportedly banking on for its revival after two years of Fortnite losing ground and players. This would be just one of three projects in the works in collaboration with the entertainment giant, which invested $1.5 billion in Epic in 2024.

A Project Hail Mary video game is in development - If you loved the new sci-fi film based on the book by Any Weir, you'll be happy to know that there's a video game in development that uses augmented reality and VR to tell an unseen chapter of the book, in which Grace (the protagonist) and Rocky must repair the Hail Mary to continue their mission. We know very little about the game, but the full title is Project Hail Mary: Journey Among the Stars, and you'll be able to interact with various objects on the ship, give Rocky a thumbs-down, and maybe even pilot the Hail Mary.

Get ready for the Bloodborne movie - The long-awaited return of From Software's video game will not come in the form of a remake but as an animated feature film. The film will be co-produced by PlayStation Productions, Lyrical Animation, and YouTuber Seán "JackSepticEye" McLoughlin. According to Sanford Panitch, president of Sony's Motion Picture Group, the film will be "very faithful" to the game's violence.
Windrose, the pirate-based survival game we recommended last week, sold half a million early access copies in its first 48 hours

What to play this weekend


Something new to try and discover for the first time

Looking for something new? Thrills? Tear-jerking stories? This list of recommendations has something for everyone, from new releases to early access titles to demos of upcoming video games that are still a long way off.

Last Flag - Mac and Dan Reynolds (singer and producer of Imagine Dragons) ran a development studio for four years with the goal of creating a 5v5 hero-based capture-the-flag shooter. After trying it out, I can tell you that in terms of gameplay and hero personalities, the game is worth your time, and that this game could really have a chance of surviving its launch period. It's very low priced (10 euros) and its '70s setting is finally a unique perspective; give it a try if you're looking for a new team-based shooter experience.

Mouse: P.I. For Hire - You've probably come across MOUSE: P.I. For Hire online: it's the 1930s cartoon-style video game that takes inspiration from Disney's rubber hose animation of the era to create something new: a dark action FPS with fun gameplay, a top-notch visual style and Troy Baker prividing the voice acting for the game. As in this week's review, the visual style carries the entire game ; don't expect any ground breaking ideas in terms of narrative or gameplay.

Dosa Divas - From the creators of Thirsty Suitors comes another Indian cuisine-themed game, but this time you have to defeat an evil fast food company through turn-based duels with giant spirit-powered robots. Each battle sees the protagonists cooking through a series of minigames, and the art style is delightfully bizarre. Beyond combat, there's dialogue, relationships, communities to rebuild, and reputations to strengthen: this game brims with originality and personality; I highly recommend it.

Moves of the Diamond Hand - If you like dice-based RPGs and are looking for something truly strange (and if you loved the studio's previous title, Betrayal at Club Low), then Moves of the Diamond Hand is the surreal experience you're looking for. I won't describe the plot, nor will I even attempt to tell you about the setting: everything here is based on vibes, and there's a niche of fans who will be sold as soon as they see the first screenshots. I'm just a bridge between this niche and this game.


Replaced review: worth the wait


Pixel art will never be the same after this

There have been precious little indie games that were as eagerly awaited as Replaced. The game developed by Sad Cat Studios was announced years ago, riding the wave of Cyberpunk 2077's renewed success, offering an atmospheric adventure in the same genre, but with HD 2D pixel art graphics. Now that the game is finally available, I've played it to its fullest, and I can say that if you love cyberpunk and 2D adventures, Replaced will provide you with several afternoons of great entertainment.

The protagonist is R.E.A.C.H., an artificial intelligence trapped in her creator's body after a lab accident who suddenly becomes public enemy number one in Phoenix City. After a daring escape, Reach finds herself outside the walls of her hometown, trying to survive alongside a group of outcasts in the ruins of a half-destroyed and radioactive metropolis following a brutal nuclear war.

The setting is a vivid cyberpunk 1980s, with plenty of period-accurate technology in its shape and decidedly sci-fi in its function. As Reach, you'll run, jump, fight, and explore the game's linear levels to experience an adventure centered on narrative, with light platforming and a simple yet fun combat system.

The game's strong point is its vibes, and the developers have nailed it: from the backdrops to the animations, from the game hub to the levels, the pixel art creates a melancholic yet hopeful atmosphere, with characters corrupted by a future drowning in greed, yet still possessing the strength to fight against a system that does everything it can to oppress them. The music, filled with synths and hair rock, completes a game that knows its roots well, offering a fresh perspective and a unique style.

While the story is interesting, the game's most obvious weakness is the lack of voice acting. The cutscene dialogue fails to convey the pathos it should, and its slow pace turns the story's most important moments into boring interludes that fail to sustain attention. I completely understand the budget constraints, but the dialogue should have been much more streamlined and concise. This middle ground doesn't help the game or the player.

Combat is very simple, starting with a basic melee approach, with parrying and dodging to add some additional effects as the story unfolds. The pace is almost that of a beat 'em up, but slightly slowed down by the fact that there are convenient parry windows and more dangerous counterattack opportunities. Nothing unprecedented, but a package that works.

Replaced has the merit and the flaw of not inventing anything new mechanically or narratively, which puts the focus on the graphic and artistic style, and that's the basket where the developers have put all their eggs. The game will be positively familiar when it tells its story, when you explore, and when you fight, but visually (and audio-wise) it will leave you speechless with something unique, well-crafted, and polished.


Pokémon Champions is not what the community wanted


Shortcomings, limitations and flaws have marred the release of the franchise's competitive revolution

There's a reason Pokémon Champions' review isn't in this week's newsletter: the game was released unfinished, and is currently not recommendable. Rather than devote time and space to an a product destined to reach its final form over the next few years, I've decided to delve into the biggest fan complaints. I know the competitive Pokémon world, but I've never participated in a competition or tournament, so I'll let the experts do the talking.

The most glaring issue with Pokémon Champions is its not-fully-sorted-out compatibility with Pokémon Home. Several trainers complain about Pokémon stuck in limbo between the storage hub and the new competitive title with no solution in sight. This means some characters left Home but never made it to Champions.

On the technical side, the game isn't convincing: the frame rate is locked at 30 fps, and there are equally as many bugs and crashes on Nintendo Switch and Nintendo Switch 2. On the latter platform, there's also no performance improvement whatsoever. In terms of gameplay, attentive competitive Pokémon players immediately noticed the incorrect application of modifiers, damage, and the effects of certain items. In some cases, even the turn order, a cornerstone of any competitive strategy, was distorted.

The roster of available Pokémon is smaller than that of Pokémon Stadium 2: Champions has only 186 characters available from the over 1,000 Pokémon released over the years, and rental teams, an iconic feature of the competitive mode for learning the game, are limited to the point of being unusable.

On one front the game is too close to a competitive environment: there are no 6-on-6 battles, but only 3-on-3. The latter is the official format of the Pokémon Video Game Championships (VGC), but fans don't understand why the restriction should apply to private matches as well as online ones. Many suspect that a 6v6 mode hasn't even been developed.

Another major annoyance is that Champions uses a separate friends list than the Switch, likely to prepare for the mobile platform integration planned for this summer. This means you'll have to re-add all your friends to compete in the new game. Local play is also completely absent, so if two friends want to battle, they must be connected to the internet and subscribed to Nintendo's online service.

Champions is a free-to-play game, so it must generate revenue through microtransactions. A subscription is currently available for €5 per month (€50 per year), which gives players more slots to store Pokémon in the game and the ability to have multiple teams at once. Exclusive missions and battle music are also included. A separate starter pack, a one-time purchase for €7, further increases the Pokémon storage space, and a Premium Battle Pass (priced at €10) is available, which adds extra rewards and clothing for the player's character.

The only good news is that Champions is here to stay: its developers have said they plan to eventually support 10,000 Pokémon (10 times the number released so far) as the game continues to grow in size and optimization. The Nintendo Switch release seems more like a beta than a finished product: I'll review it at the next World Championships, because if The Pokémon Company has chosen to host its biggest tournament on the game, it means it will be in a more definitive state than what just came out.


Don't forget to listen to the new episode of [REDACTED] Podcast, the weekly show in which Francesco Lombardo, Cecilia Ciocchetti, and I analyze the week's most important gaming and esports news.
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See you at the next Letter
Riccardo "Tropic" Lichene

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Come la famiglia Trump sta trasformando la presidenza in un business miliardario


La Trump Organization ha chiuso otto accordi all'estero nel secondo mandato dopo averne fatti zero nel primo. Criptovalute, droni armati, contratti col Pentagono: i conflitti di interesse si moltiplicano

La famiglia Trump sta accumulando ricchezze a un ritmo senza precedenti per un presidente americano in carica. Forbes stima che il patrimonio netto di Donald Trump sia ora di 6,3 miliardi di dollari, in crescita del 60% rispetto a prima del suo ritorno alla Casa Bianca, mentre i figli Eric e Donald Jr. guidano un'espansione globale del business di famiglia che solleva interrogativi profondi sui conflitti di interesse al vertice del potere americano.

Per decenni, i presidenti degli Stati Uniti hanno evitato anche solo l'apparenza di trarre profitto dalla carica. Harry Truman rifiutò di associare il proprio nome a qualsiasi attività commerciale, anche dopo la fine del mandato. Richard Nixon fece intercettare il telefono del fratello per il timore che potesse sfruttare i legami familiari. George W. Bush liquidò i suoi investimenti azionari prima di entrare in carica. Trump ha scelto una strada opposta.

Nel primo mandato, la Trump Organization non aveva concluso nessun accordo in paesi stranieri. In poco più di un anno di secondo mandato ne ha chiusi otto, rispettando almeno formalmente la regola autoimposta di non fare affari direttamente con governi stranieri. Ma nei paesi autoritari e a partito unico, i governi raramente restano alla finestra, soprattutto quando gli affari riguardano la famiglia di un presidente in carica. In Qatar un progetto per un golf club e ville Trump è sviluppato in parte da una società controllata dal governo. In Vietnam, come riportato dal New York Times, il governo ha spostato contadini dalle loro terre per fare spazio a un resort Trump, e il vice primo ministro ha firmato l'accordo in una cerimonia ufficiale. In Arabia Saudita, un resort "Trump Plaza" sul Mar Rosso è costruito da un imprenditore immobiliare vicino alla famiglia reale. Questi paesi hanno ottenuto ciò che volevano: accesso alla tecnologia avanzata americana per il Qatar, riduzione dei dazi per il Vietnam, caccia militari per l'Arabia Saudita. La Trump Organization ha incassato decine di milioni in commissioni.

Il fronte delle criptovalute è ancora più complesso. Pochi giorni prima dell'insediamento di Trump, la famiglia ha venduto quasi la metà della sua società crypto World Liberty Financial a un'azienda legata al governo degli Emirati Arabi Uniti per 500 milioni di dollari. Poco dopo, l'amministrazione Trump ha revocato una restrizione dell'era Biden e concesso agli Emirati l'accesso a chip americani avanzati. Il fondatore di Binance, Changpeng Zhao, ha ricevuto la grazia presidenziale nonostante si fosse dichiarato colpevole di non aver impedito ai criminali di usare la sua piattaforma per movimentare denaro legato ad abusi sessuali su minori, traffico di droga e terrorismo. Un avvocato di Zhao ha negato qualsiasi connessione tra gli affari di Binance con la famiglia Trump e la grazia. La Casa Bianca ha giustificato il provvedimento sostenendo che le autorità federali avevano punito ingiustamente Zhao in quella che ha definito "la guerra dell'amministrazione Biden contro le criptovalute".

World Liberty ha generato 2 miliardi di dollari dalla vendita di "governance token", che si traducono in centinaia di milioni per i Trump. Tra i grandi investitori c'è Justin Sun, un miliardario delle criptovalute che, in quanto cittadino straniero, non potrebbe per legge fare donazioni politiche a politici americani. Tra l'elezione e l'insediamento di Trump, Sun ha speso 75 milioni di dollari in token. A febbraio dell'anno scorso, una causa federale che lo accusava di aver ingannato gli investitori è stata sospesa e poi chiusa il mese scorso con una multa di 10 milioni di dollari.

Ci sono poi le "meme coin" con il volto di Trump, messe in vendita pochi giorni prima del giuramento. In quattro mesi hanno generato 320 milioni di dollari, in gran parte finiti a entità legate a Trump, secondo la società di analisi blockchain Chainalysis. È più del doppio di quanto incassato in quattro anni gestendo il suo hotel a Washington nel primo mandato. A differenza dei lobbisti o dei donatori, chi compra queste monete può farlo in modo anonimo. Sun ha speso 200 milioni in meme coin e ha ottenuto l'accesso diretto a Trump a una cena esclusiva per i maggiori acquirenti. Un'altra società crypto della famiglia, American Bitcoin, è stata quotata in borsa a settembre, dando a Donald Jr. ed Eric circa un miliardo di dollari in valore azionario. Mesi prima, il padre aveva annunciato una riserva nazionale di bitcoin, facendo schizzare il prezzo della criptovaluta a livelli record. Da allora, sia il titolo di American Bitcoin sia il valore delle meme coin sono crollati del 90% dai massimi.

Sul piano interno, i figli del presidente hanno acquisito partecipazioni in aziende che puntano a fare affari con il governo federale guidato dal padre. Il mese scorso hanno ottenuto quote in un produttore di droni armati che cerca contratti con il Pentagono e con Stati del Golfo sotto attacco dall'Iran. Altre aziende in cui uno o entrambi i fratelli detengono partecipazioni, tra cui un produttore di motori per razzi, un fornitore di chip per l'intelligenza artificiale e una società di analisi dati, stanno ricevendo decine di milioni di dollari di denaro pubblico. Una nuova società di investimento in cui i fratelli sono entrati come consulenti ha raccolto 345 milioni attraverso un'offerta pubblica iniziale per acquisire quote in aziende americane allineate con la politica industriale del padre. Dopo che l'Associated Press ha chiesto conto al legale di Trump di un documento che indicava come obiettivo aziende in cerca di sovvenzioni e contratti federali, il documento è stato modificato eliminando quel riferimento.

Donald Jr. ha aperto un club privato nel quartiere di Georgetown a Washington con quote di iscrizione fino a 500mila dollari per i membri fondatori. Il club, situato nel seminterrato di un edificio, non offre resort o piste da sci come lo Yellowstone Club in Montana, che ha tariffe comparabili. Offre qualcos'altro: la vicinanza al potere. Si chiama "Executive Branch", il ramo esecutivo del governo.

La Casa Bianca e la Trump Organization negano qualsiasi problema etico. "Non ci sono conflitti di interesse", ha dichiarato la portavoce Anna Kelly. La Trump Organization ha affermato di essere "pienamente conforme a tutte le leggi applicabili in materia di etica e conflitti di interesse". Trump stesso ha detto al New York Times a gennaio: "Ho scoperto che alla gente non importa, e che mi è consentito", riferendosi all'esenzione che il presidente ha dalla legge federale che vieta ai funzionari pubblici di detenere interessi finanziari in aziende influenzate dalle politiche che contribuiscono a definire.

I sondaggi suggeriscono però un cambio di percezione. Secondo un'indagine del Pew Research Center di gennaio, solo il 42% degli elettori repubblicani si dice fiducioso che Trump agisca in modo etico, in calo rispetto al 55% di un anno prima. Julian Zelizer, storico della presidenza alla Princeton University, ha dichiarato all'Associated Press: "Non credo ci sia più alcun confine tra le decisioni politiche, i calcoli elettorali e gli interessi della famiglia Trump". Timothy Naftali, storico della Columbia University, ha posto la domanda centrale: "Volete che i futuri presidenti siano a disposizione del miglior offerente?".

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Vance cerca un'ideologia per il trumpismo, ma Trump non la vuole


Secondo Economist, il vicepresidente americano cerca di costruire un'ideologia per il movimento MAGA, ma le sue teorie vengono sistematicamente smentite dalle scelte di Trump, dalla guerra con l'Iran al sostegno a Orban.

Il vicepresidente statunitense J.D. Vance ama le grandi idee, o almeno l'idea di avere grandi idee. A sostenerlo è Economist in un articolo della rubrica Lexington che analizza il ruolo ambiguo del numero due della Casa Bianca. A differenza del presidente Donald Trump, Vance legge libri e ne scrive, e parla come un membro diplomato di quell'élite che entrambi ostentatamente disprezzano. Si allinea con la cosiddetta post-liberal right, una definizione talmente altisonante che risulta difficile immaginarla pronunciata da Trump.

Secondo Economist, Vance svolge la funzione di principale emissario tra la Casa Bianca e la New Right intellettuale, un aggregato di pensatori, imprenditori della Silicon Valley e podcaster con le proprie idee per salvare la civiltà occidentale. Il problema, osserva il settimanale britannico, è che Vance si è ritagliato il ruolo di ideologo capo di un movimento, il MAGA, la cui essenza è proprio non avere un'ideologia. Il MAGA risponde agli istinti, agli impulsi e alla gloria di un solo uomo. Di conseguenza le teorie di governo di Vance continuano a essere smentite dalla pratica di Trump.

Il caso più evidente riguarda la politica estera. Vance, veterano della guerra in Iraq, è stato un sostenitore dell'isolazionismo. Durante l'ultima campagna presidenziale aveva dichiarato che l'America non deve costantemente fare da poliziotto in ogni regione del mondo. Una guerra con l'Iran gli sembrava un'idea particolarmente sbagliata, non nell'interesse americano e destinata a rappresentare una grande distrazione di risorse. Un conflitto tra Israele e Iran era ai suoi occhi lo scenario più probabile e più pericoloso per l'innesco di una terza guerra mondiale.

Ma secondo Economist Trump, con il suo America first, non intendeva smettere di fare da poliziotto del mondo. Intendeva usare la forza ovunque ritenesse giusto, senza riguardo per risorse, alleati o stabilità globale, tanto meno per una grande strategia. Vance si è quindi trovato a giustificare la guerra in Medio Oriente sostenendo che questa volta ha senso perché l'America ha un presidente intelligente, mentre in passato ha avuto presidenti stupidi. Una formula, osserva il settimanale, infantile ma utile, perché lusinga Trump e allo stesso tempo gli scarica la responsabilità. Una fonte anonima ha fatto sapere al New York Times che tra tutti i consiglieri di Trump, Vance era l'unica netta eccezione contraria alla guerra. Il vicepresidente si è poi proposto come capo negoziatore, la migliore tra le opzioni cattive: se fallisce può dare la colpa all'Iran, e al tempo stesso evita che il segretario di Stato Marco Rubio, recentemente indicato da Trump come possibile successore, possa riuscirci al posto suo.

Ancora più controversa, secondo Economist, è stata la trasferta di Vance in Ungheria a sostegno del primo ministro Viktor Orban. Il 7 aprile a Budapest, accanto a Orban, Vance ha dichiarato che Ungheria e America rappresentavano nientemeno che la difesa della civiltà occidentale, fondata su una certa civiltà cristiana e su valori cristiani che animano tutto, dalla libertà di parola allo stato di diritto, dal rispetto dei diritti delle minoranze alla protezione dei più vulnerabili.

Economist individua qui un passaggio chiave della New Right: un gioco di prestigio con cui Vance attribuisce al cristianesimo le conquiste del liberalismo, saltando i decenni in cui i cristiani si uccisero tra loro per divergenze dottrinali prima che i pensatori dell'Illuminismo relegassero la religione alla sfera privata, liberando il discorso politico e l'indagine scientifica dal dogma religioso. Questo espediente, sottolinea il settimanale, consente a chi è al potere di ridefinire le protezioni liberali a proprio uso e consumo, per esempio espellendo manifestanti per il tipo sbagliato di discorso o dichiarando che alcune minoranze, come i musulmani, non appartengono alla società americana, come ha fatto di recente un deputato repubblicano.

La teoria di Vance ha però un difetto: non corrisponde alla realtà del governo della destra populista. L'idea di stato di diritto di Orban, ricorda Economist, è stata indirizzare denaro pubblico a oligarchi favoriti, riempire i tribunali di giudici compiacenti e riscrivere le leggi elettorali a proprio vantaggio. La sua idea di libertà di parola è stata mettere alleati a capo dei mezzi di informazione. Un modello, avverte il settimanale, che dovrebbe suonare familiare agli americani, e la stagnazione ungherese dovrebbe servire da monito.

Il 12 aprile, mentre Vance tornava a casa dopo una deviazione a Islamabad per trattative infruttuose con l'Iran, Trump ha rivelato che i suoi valori cristiani non erano tali da impedirgli di pubblicare un'immagine di sé stesso nei panni di Cristo, né di attaccare il papa. Lo stesso giorno, gli ungheresi hanno mostrato quanto credito dessero alle parole di Vance sulla civiltà votando in massa per l'uscita di scena di Orban.

Secondo Economist, Vance è così evidentemente intelligente eppure capace di dire tali assurdità che viene da chiedersi se rispetti l'intelligenza di chi lo ascolta. A Budapest, mentre elogiava Orban come leader profondo e modello per il continente, ha affermato di non voler dire agli ungheresi come votare e ha attaccato i burocrati di Bruxelles per la loro sfrontatezza nell'interferire nelle elezioni. D'altra parte, conclude il settimanale, Vance, ex blogger, ha sostenuto così tante teorie provocatorie, come quella secondo cui le childless cat ladies stavano impoverendo l'America, che è difficile capire quanto sia davvero legato a ciascuna di esse. Si è già rimangiato le sue posizioni su alcune delle più importanti, inclusa quella sull'opportunità che Trump diventasse presidente.

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Cuba tenta un canale segreto con Trump attraverso un imprenditore


Il nipote di Raúl Castro ha affidato una lettera a un uomo d'affari dell'Avana per consegnarla alla Casa Bianca aggirando Marco Rubio, ma un agente doganale ha bloccato il corriere all'aeroporto di Miami.

Il governo cubano ha tentato di far recapitare una lettera riservata direttamente al presidente Donald Trump, scavalcando i canali diplomatici ufficiali e, soprattutto, il segretario di Stato Marco Rubio. A rivelarlo è il Wall Street Journal che cita un funzionario statunitense in carica e un ex funzionario.

Secondo la ricostruzione del quotidiano, il mittente della missiva è Raúl Rodríguez Castro, 41 anni, nipote e principale collaboratore dell'ex presidente Raúl Castro, ancora considerato la figura politica più influente dell'isola a 94 anni. Il giovane Rodríguez Castro, noto con il soprannome di Crab perché nato con sei dita in una mano, è da anni la guardia del corpo del nonno e compare al suo fianco nelle rare apparizioni pubbliche. Negli ultimi tempi si è ritagliato un ruolo di intermediario nei contatti tra L'Avana e Washington.

La lettera era redatta in forma simile a una nota diplomatica e recava un sigillo ufficiale cubano. Il messaggio, secondo la fonte citata dal Wall Street Journal, proponeva accordi economici e di investimento, chiedeva un alleggerimento delle sanzioni e avvertiva che il regime cubano si stava preparando a una possibile incursione militare statunitense.

Per consegnare il documento, Rodríguez Castro ha scelto un amico e socio in affari, Roberto Carlos Chamizo González, 37 anni, imprenditore cubano attivo nel noleggio di auto di lusso e nel turismo di alta fascia. Secondo il profilo LinkedIn, la pagina Facebook e il sito aziendale dell'imprenditore, Chamizo gestisce anche un resort a meno di venti miglia dall'Avana, dove una notte nella villa più esclusiva costa 580 dollari. L'uomo è stato fermato da un agente della Customs and Border Protection all'aeroporto di Miami, che gli ha sequestrato la lettera e lo ha rispedito all'Avana. Le ragioni del blocco non sono state chiarite. La Casa Bianca non ha risposto alle domande sull'eventuale ricezione della missiva, limitandosi a rimandare alle recenti dichiarazioni del presidente su Cuba. Il Dipartimento di Stato ha a sua volta rinviato ogni domanda alla Casa Bianca.

L'esistenza della lettera è stata rivelata per prima da Radio y TV Martí, l'emittente in lingua spagnola finanziata dal governo statunitense che trasmette notizie verso Cuba, ed è stata poi confermata in modo indipendente dal Wall Street Journal, che però non ha potuto verificarne il contenuto esatto.

Secondo gli analisti citati dal quotidiano, l'obiettivo del tentativo era aggirare Rubio, figlio di immigrati cubani e da sempre favorevole a una linea dura verso il governo comunista dell'Avana. Peter Kornbluh, coautore del libro Back Channel to Cuba: The Hidden History of Negotiations Between Washington and Havana, ha dichiarato al Wall Street Journal che i cubani sembrano voler aggirare Rubio per rivolgersi direttamente al presidente, segno che non si fidano più del segretario di Stato come interlocutore imparziale e vogliono tentare di risolvere la crisi in rapida escalation.

Di parere opposto Ricardo Herrero, direttore esecutivo del Cuba Study Group, un centro di analisi e advocacy con sede a Washington. Herrero ha definito al quotidiano la mossa una scelta sconsiderata e destinata a fallire, aggravata dal fatto di aver scelto un emissario sconosciuto e privo di qualsiasi rapporto personale con il presidente.

Il contesto è quello di una crisi economica e umanitaria senza precedenti. Cuba è sull'orlo del collasso dopo decenni di cattiva gestione e sanzioni statunitensi. Trump ha minacciato di prendere il controllo dell'isola e ha imposto un blocco petrolifero quasi totale, fermando gran parte dell'attività economica. La situazione è peggiorata con la perdita dell'alleato venezuelano: l'esercito statunitense ha deposto Nicolás Maduro lo scorso gennaio. All'inizio di aprile Trump ha detto che Cuba sarà la prossima, definendola un Paese al collasso e promettendo l'intervento americano.

Nelle ultime settimane, riferisce il Wall Street Journal, funzionari americani hanno avviato colloqui con esponenti cubani, inclusi membri della cerchia ristretta di Raúl Castro. Il presidente in carica Miguel Díaz-Canel ha però escluso qualsiasi trattativa sul sistema politico dell'isola.

Secondo gli analisti, Trump potrebbe essere disposto a un accordo economico che lasci sostanzialmente in piedi il regime, come accaduto in Venezuela, scenario che però sarebbe inaccettabile per molti cubano-americani. In quel caso, il presidente rischierebbe la resistenza dei parlamentari e degli elettori della comunità che lo hanno sostenuto. Il deputato repubblicano della Florida Mario Díaz Balart ha affermato al Wall Street Journal che il regime cubano deve sparire.

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Trump sceglie Erica Schwartz per guidare l'agenzia sanitaria americana


La nomina della ex vice chirurga generale arriva dopo il licenziamento di Susan Monarez e punta a pacificare l'agenzia sanitaria travolta dagli scontri sui vaccini con Robert Kennedy Jr.

Il presidente Donald Trump ha annunciato giovedì la nomina di Erica Schwartz alla guida dei Centers for Disease Control and Prevention, i CDC, mettendo fine a mesi di ricerche per trovare un leader stabile all'agenzia sanitaria federale. L'annuncio è stato dato sul social Truth Social e la scelta dovrà essere confermata dal Senato.

I CDC sono la principale agenzia di sanità pubblica degli Stati Uniti, con sede ad Atlanta, e dipendono dal Department of Health and Human Services. Si occupano di prevenzione e controllo delle malattie, sorveglianza epidemiologica, gestione delle emergenze sanitarie e definizione delle raccomandazioni vaccinali a livello nazionale. Durante la pandemia di Covid-19 hanno avuto un ruolo centrale nella risposta sanitaria americana.

Schwartz è un contrammiraglio in pensione e medico specializzato in medicina preventiva. Durante il primo mandato di Trump ha ricoperto il ruolo di vice chirurga generale, incarico non politico, ed è stata tra i protagonisti della risposta americana alla pandemia di Covid-19. In precedenza ha trascorso oltre vent'anni in uniforme, arrivando a ricoprire la carica di capo medico della Guardia Costiera degli Stati Uniti. Ha una laurea in medicina alla Brown University, una laurea in legge all'Università del Maryland e un master in sanità pubblica alla Uniformed Services University.

I CDC sono senza un direttore confermato dal Senato per quasi tutto il secondo mandato di Trump. L'ultima direttrice, Susan Monarez, era rimasta in carica meno di un mese la scorsa estate prima di essere licenziata. In un'audizione al Congresso a settembre, Monarez aveva dichiarato di essere stata rimossa per aver rifiutato le richieste del segretario alla Salute Robert Kennedy Jr. di approvare raccomandazioni sui vaccini che a suo giudizio non avevano basi scientifiche. Da febbraio l'agenzia è guidata ad interim da Jay Bhattacharya, direttore dei National Institutes of Health, il cui incarico temporaneo è formalmente scaduto il mese scorso in base al Vacancies Act, la legge federale che limita a 210 giorni la permanenza di un funzionario ad interim al posto di un dirigente confermato dal Senato.

Insieme a Schwartz, Trump ha annunciato altre tre nomine ai vertici dell'agenzia. Sean Slovenski, ex dirigente di Walmart, assumerà il ruolo di vicedirettore e direttore operativo. Jennifer Shuford, attuale commissaria del Texas Department of State Health Services, sarà vicedirettrice e responsabile medico. Shuford ha guidato la risposta del Texas a una vasta epidemia di morbillo lo scorso anno, attribuendo alla vaccinazione e ai test il merito della fine dell'emergenza. Sara Brenner, attuale vice commissaria della Food and Drug Administration, diventerà consigliera senior per la sanità pubblica del segretario alla Salute.

Nel post su Truth Social, Trump ha definito la squadra capace di ripristinare quello che ha chiamato il "gold standard della scienza" ai CDC. Kennedy ha espresso sostegno alla nuova squadra durante un'audizione davanti a una sottocommissione della Camera. "Questa nuova squadra sarà davvero in grado di rivoluzionare i CDC e rimetterli in carreggiata", ha detto Kennedy ai deputati.

Secondo persone a conoscenza della vicenda citate dal Wall Street Journal, la Casa Bianca cercava un candidato che minimizzasse le controversie. Sempre secondo il Wall Street Journal, l'amministrazione avrebbe chiesto a Kennedy di non parlare pubblicamente di vaccini in vista delle elezioni di metà mandato, perché i suoi cambiamenti di politica non sono stati popolari nei sondaggi. Tra gli altri candidati valutati, come riporta lo stesso quotidiano, ci sono stati Ernie Fletcher, ex governatore del Kentucky e medico di famiglia, Joseph Marine, cardiologo alla Johns Hopkins critico della gestione della pandemia da parte dei CDC, e Daniel Edney, responsabile della sanità del Mississippi e sostenitore dei vaccini.

La nomina arriva in una fase di forte turbolenza per l'agenzia di Atlanta, alle prese con un crollo del morale, un elevato ricambio di personale e cambiamenti controversi alla politica vaccinale. Lo scorso agosto la sede dei CDC è stata bersaglio dell'attacco di un uomo armato. Il mese scorso un giudice ha bloccato il tentativo di un pannello consultivo sui vaccini di ridurre da 17 a 11 il numero di vaccinazioni pediatriche raccomandate. Secondo un sondaggio di febbraio del centro di ricerca sulle politiche sanitarie KFF, la fiducia nelle agenzie sanitarie federali è calata durante la gestione Kennedy, con un arretramento trasversale agli schieramenti politici.

La scelta di Schwartz divide il mondo vicino a Kennedy. Aaron Siri, avvocato e alleato del segretario, ha scritto su X che la nomina sarebbe "probabilmente un disastro", contestando la sua precedente promozione di quasi una dozzina di vaccini. David Mansdoerfer, consulente ed ex funzionario sanitario dell'amministrazione Trump, ha invece elogiato Schwartz su X, descrivendola come "un ponte perfetto" tra il movimento Make America Healthy Again e la comunità della sanità pubblica.

Tra gli esperti del settore le reazioni sono positive. Georges Benjamin, a capo dell'American Public Health Association, ha dichiarato alla NPR che l'amministrazione ha individuato una persona altamente qualificata, con un curriculum di competenza dimostrata come medico e come dirigente. Brett Giroir, ex vice segretario alla Salute e supervisore di Schwartz durante il primo mandato Trump nella definizione della strategia nazionale sui test Covid, ha detto sempre alla NPR che la formazione accademica e l'intelletto di Schwartz sono di altissimo livello e che si tratta di una persona di grande integrità. Paul Zukunft, ex comandante della Guardia Costiera che la scelse come capo medico del corpo nel 2015, ha elogiato alla NPR la sua preparazione scientifica e giuridica e la sua capacità di dire la verità al potere senza reticenza.

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Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e servizi innovativi trasformano gli spostamenti nel 2026


L’Italia accelera verso una mobilità sempre più digitale. Dai pagamenti contactless alle app integrate per trasporti e sharing, nuove tecnologie e servizi stanno ridisegnando il modo in cui cittadini e viaggiatori si muovono ogni giorno
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Il mercato della mobilità in Italia continua a crescere, ma procede a velocità diverse a seconda dei comparti. Nel 2025 avanzano Trasporto Pubblico Locale, taxi, pedaggi, sosta e trasporti a medio-lungo raggio, consolidando nuovi equilibri tra turismo, smart working, regolazione locale e diffusione dei servizi digitali. A tenere insieme questa trasformazione è soprattutto il digitale, che rafforza il proprio ruolo sia nei canali di acquisto sia negli strumenti di pagamento.

Polaroid Hi-Print: stampante fotografica per smartphone
Con Hi-Print, Polaroid punta a riportare le foto fuori dallo schermo. Una stampante fotografica compatta per trasformare gli scatti digitali in ricordi fisici
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Una crescita ancora positiva del mercato della mobilità


È quanto emerge dalla ricerca “Il mercato della mobilità in Italia nel 2025: strumenti e canali di pagamento digitali”, realizzata dagli Osservatori Innovative Payments e Travel Innovation del Politecnico di Milano, con UnipolMove come main partner. Il quadro delineato dalla ricerca è quello di un mercato in cui il digitale consolida il proprio ruolo lungo tutta la customer journey, dall’acquisto al pagamento, ma con velocità di adozione differenti. Nella mobilità con mezzi privati, i sistemi digitali risultano prevalenti per il pedaggio e per la sosta in struttura, anche se la sosta su strada è quelle che presenta una crescita maggiore rispetto al pre-pandemia. Nei trasporti urbani cresce l’uso di soluzioni digitali, pur senza un completo superamento dei canali tradizionali. Per i trasporti a medio-lungo raggio, infine, il digitale è diventato la modalità dominante sia per l’acquisto sia per il pagamento.

“Il mercato della mobilità in Italia sta entrando in una fase di maturità digitale sempre più evidente. L’innovazione non riguarda più solo la disponibilità di nuovi strumenti di pagamento, ma la loro integrazione nell’esperienza complessiva di spostamento, con una logica sempre più di ecosistema. Carte, app, contactless e canali online stanno diventando un’infrastruttura abilitante della mobilità, anche se con livelli di adozione ancora diversi tra i comparti, influenzati dalle caratteristiche dei servizi e dai contesti d’uso,” ha affermato Ivano Asaro, Direttore dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano.


Il grafico mostra l'incidenza dei pagamenti cashlessIl grafico mostra l'incidenza dei pagamenti cashless
Sul fronte della mobilità privata, il pedaggio autostradale ha raggiunto nel 2025 i 9,9 miliardi di euro, confermando una crescita più moderata rispetto al rimbalzo post-pandemico. Questo andamento potrebbe protrarsi anche nei prossimi anni, anche alla luce dell’evoluzione del quadro regolatorio che prevede un meccanismo di aggiornamento tariffario sempre più legato agli investimenti effettivamente realizzati. La sosta su strisce blu, trainata dalla diffusione delle app e dal potenziamento degli strumenti di monitoraggio, ha raggiunto i 795 milioni di euro (in crescita del 2%): in futuro il mercato potrebbe essere sostenuto dalle politiche delle amministrazioni volte a ridurre o rimuovere le agevolazioni per veicoli elettrici e ibridi.

“I dati della ricerca confermano che il digitale è ormai una componente strutturale della mobilità, non solo nel pagamento ma lungo tutto il journey dell’utente. Per questo stiamo evolvendo verso modelli che integrano servizi, tecnologia e protezione, con l’obiettivo di accompagnare le persone in modo sempre più accessibile, semplice e sicuro nei diversi momenti della loro mobilità” ha dichiarato Carlo Garuccio di UnipolMove.


Nel Trasporto Pubblico Locale, in base ai dati della ricerca, il mercato ha raggiunto nel 2025 i 4,1 miliardi di euro. La dinamica è sostenuta dagli aumenti tariffari introdotti in alcune città, dal contributo del turismo e dalla domanda legata a grandi eventi, mentre continua a pesare la riduzione strutturale della mobilità pendolare dovuta allo smart working, che penalizza gli abbonamenti e favorisce un utilizzo più occasionale del servizio. Anche il mercato dei taxi è cresciuto arrivando a 1,53 miliardi di euro, in un contesto in cui la domanda resta ancora in parte insoddisfatta ma potrebbe beneficiare dell’ampliamento dell’offerta e di una maggiore efficienza del settore.

MOVA rivoluziona la pulizia smart con il primo sistema modulabile
MOVA introduce il primo sistema di pulizia smart modulabile del settore, una soluzione innovativa basata sull’intelligenza artificiale pensata per semplificare la gestione della casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La sharing mobility attraversa invece una fase di crescita selettiva. La micromobilità continua a mostrare segnali positivi, in particolare nel bike sharing e nello scooter sharing, mentre il monopattino sharing rallenta anche per effetto delle nuove normative e il car sharing vive una fase più critica, tra riduzione delle flotte e ripensamento dei modelli di servizio.

È soprattutto nei pagamenti che si coglie la trasformazione più evidente. Nel mercato del pedaggio autostradale, i pagamenti digitali sono ormai la modalità largamente prevalente, trainati soprattutto dai sistemi di telepedaggio, che costituiscono l’88% del totale. Questo è uno degli ambiti più maturi nel mercato della mobilità, fungendo da esempio di integrazione tra servizio, tecnologia e user experience. I sistemi di telepedaggio sono fondamentali anche nel mercato della sosta in struttura, dove quasi il 70% del transato avviene con strumenti digitali. Nella sosta su strisce blu si passa dall’8% del 2019 ad un 41% del 2025, sostenuti dall’utilizzo sempre più diffuso delle app e dal rinnovamento dei parcometri sul territorio.
Il mercato della mobilita in italia una visione d'insieme del valore di mercato 2025Il mercato della mobilita in italia una visione d'insieme del valore di mercato 2025
Nel TPL, la quota di strumenti digitali è passata dall’11% nel 2019 al 44% nel 2025, grazie alla diffusione di carte, contactless e soluzioni Tap&Go. Nel mercato taxi, infine, i pagamenti digitali sono cresciuti dal 15% al 39%. Anche il canale online continua a guadagnare terreno: nei trasporti urbani cresce nel TPL e nei taxi, pur restando ancora lontano da una piena affermazione rispetto ai canali fisici; nella sosta su strisce blu registra una delle accelerazioni più evidenti, arrivando al 32% nel 2025. Nei servizi di mobilità a medio-lungo raggio, invece, la prenotazione e l’acquisto online risultano ormai pienamente consolidati, con una penetrazione compresa tra il 72% e il 73% nei principali comparti. In tutto questo giocano un ruolo fondamentale le piattaforme integrate di mobilità e la possibilità di offrire servizi a valore aggiunto.

Tra questi, il trasporto aereo è cresciuto del 5% nel 2025, con 230 milioni di viaggiatori, trainato soprattutto dai voli internazionali. Il trasporto ferroviario segna un +3%, con prezzi stabili e una domanda sostenuta soprattutto dal segmento leisure. Prosegue il trend positivo dell’autonoleggio, legato alla mobilità turistica e ai noleggi in prossimità degli aeroporti, mentre il comparto degli autobus a medio-lungo raggio conferma una delle dinamiche più vivaci con un +6%. Anche i traghetti continuano a crescere, seppur a ritmi più contenuti rispetto agli anni precedenti.


Polaroid Hi-Print: la stampante fotografica che porta le foto digitali oltre lo schermo


Il 2026 viene già definito “l’anno dell’analogico”, con i giovani che cercano sempre più attivamente modi per disconnettersi e recuperare tempo lontano dagli schermi. Con due terzi degli utenti tra i 18 e i 34 anni che dichiarano di essersi orientati verso prodotti analogici per ridurre l’uso dei dispositivi, il ritorno al “reale” è ormai in pieno corso.
La stampante fotografica Hi-Print 3x3 di PolaroidLa stampante fotografica Hi-Print 3x3 di Polaroid trasforma gli scatti preferiti da smartphone in iconiche stampe quadrate personalizzabili
In linea con questo ritorno al tangibile, la nuova stampante fotografica Hi-Print 3x3 di Polaroid permette di portare le foto digitali nel mondo reale. La stampante trasforma gli scatti preferiti da smartphone in iconiche stampe quadrate personalizzabili. Può essere utilizzata anche come cornice, così da inserire la propria stampa preferita e averla sempre in bella vista. Grazie a cornici, sticker e template, ogni stampa è completamente personalizzabile: perfetta per journaling, decorare, fare un regalo o condividere momenti con gli amici.

Italiani spiano smartphone in pubblico: oltre il 50% ammette di farlo
Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Le persone conservano sui loro telefoni tantissimi ricordi e momenti significativi: foto, screenshot, conversazioni, note… ma restano lì, chiusi dentro un dispositivo. Volevamo dare loro una nuova vita, renderli qualcosa che si può tenere in mano, esporre, vivere davvero. La Hi-Print 3x3 nasce proprio con questo obiettivo. È un design completamente nuovo per noi: una stampante che è anche una cornice, così i momenti più importanti possono stare sulla scrivania, essere condivisi con qualcuno che si ama o cambiare insieme al proprio umore. Non esiste nulla di simile sul mercato” ha commentato Stine Bauer Dahlberg di Polaroid.



La Hi-Print 3x3 è già disponibile sia su polaroid.nital.it sia presso i rivenditori selezionati al prezzo di 109,99 euro. Essa si aggiunge alla gamma Hi-Print, utilizza carta Polaroid Hi-Print 3x3 ed è compatibile con l’app Hi-Print per iOS e Android.

Polaroid Hi-Print 3x3 Photo Printer – 109,99 euro


La stampante e cornice per stampe quadrate che catturano l’attenzione.

I momenti più belli meritano più di restare sullo schermo. Con Polaroid Hi-Print 3×3 Photo Printer, gli scatti preferiti diventano stampe quadrate di alta qualità, perfette per journaling, decorare i propri spazi o essere condivise con gli amici. La stampante funge anche da cornice, così da poter esporre facilmente l’ultima foto del cuore direttamente sul dispositivo. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa con template, sticker, meme e molto altro. Tutto il necessario per realizzare 10 stampe è incluso nella confezione, per iniziare subito. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 3×3 Paper.
La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampaLa creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa

Polaroid Hi-Print 2x3 Generation 2 Pocket Photo Printer – 99,99 euro


La stampante tascabile che rende i ricordi ancora più speciali.

I ricordi hanno tutto un altro valore quando si possono toccare con mano. Con Polaroid Hi-Print 2×3, trasformare le foto preferite dello smartphone in stampe vivide e di alta qualità è semplice e immediato. Questa stampante Bluetooth tascabile crea foto adesive pronte da condividere, esporre e portare sempre con sé. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa con cornici, template, meme e molto altro, per rendere ogni scatto davvero unico. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 2×3 Paper.

Lavorare nello sport: le 10 professioni del futuro più richieste
Un giovane su tre sogna una carriera nello sport. Dalla tecnologia ai nuovi ruoli digitali, ecco le 10 professioni del futuro che stanno trasformando il settore
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Polaroid Hi-Print 4x6 Photo Printer – 149,99 euro


La stampante da scrivania per foto in formato cartolina

I ricordi meritano più di restare sullo schermo. Con Polaroid Hi-Print 4×6 Photo Printer, i momenti più belli prendono vita in stampe nel classico formato cartolina — perfette per album, cornici o per trasformare una parete in uno spazio personale. Progettata per essere semplice da configurare e intuitiva da usare, rende la stampa immediata e senza sforzo. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di arricchire le stampe con template, testi e sticker per un tocco ancora più personale. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 4×6 Paper.


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Trump minaccia di nuovo l'Italia: “Non vi difenderemo” se non cambierà la posizione sull'Iran


Il presidente americano attacca di nuovo la presidente del Consiglio italiana per il no all'invio di forze nello Stretto di Hormuz, la difesa di Papa Leone e cita l'episodio di Sigonella. Roma replica e intanto congela l'accordo di cooperazione militare con Tel Aviv.
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Donald Trump ha minacciato ieri di non difendere l'Italia, acuendo quella che rappresenta già ora la crisi più grave tra Washington e Roma da quando Giorgia Meloni è a Palazzo Chigi. “L'Italia non c'è stata per noi, noi non ci saremo per loro”, ha scritto il presidente americano su Truth Social, citando un articolo del Guardian sul no all'uso della base di Sigonella per gli aerei Usa, dopo giorni di precedenti attacchi alla presidente del Consiglio sulla guerra in Iran e sulle critiche a Papa Leone XIV.

Lo scontro è esploso martedì, con un'intervista di Trump al Corriere della Sera. Il presidente si era detto "scioccato" dal rifiuto di Meloni di inviare forze italiane a sostegno dell'operazione per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, nel conflitto che Washington stava conducendo assieme ad Israele contro l'Iran. "Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo", ha dichiarato. Poi successivamente ha alzato ulteriormente i toni, definendo "inaccettabile" la posizione della presidente del Consiglio e accusandola di non preoccuparsi del fatto che "l'Iran possa ottenere un'arma nucleare e far saltare in aria l'Italia in due minuti".

L'attacco è arrivato dopo che Meloni aveva a sua volta definito "inaccettabili" le parole di Trump contro Papa Leone XIV, che aveva condannato sia la guerra in Iran sia la situazione a Gaza. In risposta a questi attacchi il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Ministro della Difesa Guido Crosetto avevano pubblicato messaggi quasi identici sui social, rivendicando l'interesse nazionale e la dignità dell'Italia come alleato. "Siamo e restiamo sostenitori convinti dell'unità occidentale e alleati fermi degli Stati Uniti, ma questa unità si costruisce sulla lealtà, il rispetto e l'onestà reciproci", ha scritto Tajani.

La sospensione del rinnovo dell'accordo con Israele


Nel pieno dello scontro con Washington, Meloni ha annunciato, a margine di una manifestazione a Verona la sospensione del rinnovo automatico dell'accordo di cooperazione militare con Israele. L'intesa, firmata nel 2003 dal governo Berlusconi e ratificata dal Parlamento italiano nel 2005, si rinnova ogni 5 anni e riguarda la collaborazione tra industrie della difesa, l'addestramento militare, la ricerca, lo sviluppo e la tecnologia informatica. Una fonte diplomatica italiana ha confermato la sospensione all'AFP: "Sarebbe stato politicamente difficile mantenerla in vita" in questo momento.

La decisione arriva dopo un rapido deterioramento dei rapporti tra Roma e Tel Aviv. L'8 aprile il governo italiano aveva convocato l'ambasciatore israeliano, accusando Israele di aver sparato colpi di avvertimento contro un convoglio di caschi blu italiani in Libano e di aver danneggiato almeno un veicolo. Israele aveva risposto convocando l'ambasciatore italiano dopo che Tajani, in visita a Beirut, aveva condannato gli "attacchi inaccettabili" contro i civili libanesi.

La fine della strategia del ponte


Fino a poche settimane fa Meloni era considerata l'alleata europea più vicina a Trump. Era stata l'unica leader europea a partecipare al suo insediamento nel gennaio 2025 ed aveva costruito la propria politica estera proprio sul ruolo di ponte tra Washington e Bruxelles. Il suo libro autobiografico Io sono Giorgia, ripubblicato in inglese nel 2025, porta una prefazione firmata dallo stesso Trump.

La rottura di questi giorni segna la fine di questa strategia. La vicinanza a Trump, presentata per mesi come una risorsa diplomatica, si è trasformata in un fattore di esposizione politica per la premier, sia in Europa sia in Italia, dove l'immagine del presidente americano è diventata fortemente impopolare visto che l'Italia dipende in larga parte dalle importazioni di gas dai paesi del Golfo e rischia di pagare un prezzo elevato in caso di chiusura dello Stretto di Hormuz. Sul piano economico, il prolungarsi della crisi in Medio Oriente potrebbe avere conseguenze pesanti su energia, crescita e inflazione.

Il costo politico, però, non è meno rilevante. La rottura con Trump indebolisce ulteriormente Giorgia Meloni, la cui posizione era già stata messa in discussione dalla recente sconfitta al referendum sulla giustizia. Anche per questo, in vista delle elezioni politiche del 2027, la presidente del Consiglio sarà ora costretta a ricalibrare la propria collocazione internazionale, senza aver ottenuto i dividendi politici che l’alleanza con la Casa Bianca sembrava promettere.


Trump attacca Meloni: "Sono scioccato, non vuole aiutarci"


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato la premier Giorgia Meloni in un'intervista telefonica esclusiva rilasciata al Corriere della Sera, accusandola di non voler collaborare con Washington nella crisi legata al programma nucleare iraniano. "Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo", ha dichiarato Trump alla corrispondente da New York Viviana Mazza, in una conversazione durata sei minuti e pubblicata il 14 aprile.

Trump ha aperto la telefonata rivolgendo lui stesso una domanda al Corriere, senza attendere quelle dei giornalisti: "Vi piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio?". Il presidente americano ha poi chiarito il motivo della sua irritazione: Meloni avrebbe comunicato che l'Italia non intende essere coinvolta nella questione iraniana, nonostante dipenda dal petrolio che transita dallo stretto di Hormuz. "Pensa che l'America dovrebbe fare il lavoro per lei", ha aggiunto Trump.

Trump ha rivelato al Corriere di non parlare con Meloni "da molto tempo" e ha spiegato il motivo del silenzio: "Perché non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell'arma nucleare. È molto diversa da quello che pensavo". Alla domanda sul fatto che Meloni abbia definito "inaccettabili" le sue parole sul Papa, Trump ha replicato: "È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l'Iran ha un'arma nucleare e farebbe saltare in aria l'Italia in due minuti se ne avesse la possibilità". Il presidente americano ha anche rilanciato le critiche alla Nato: quando il Corriere gli ha chiesto se avesse domandato all'Italia l'invio di dragamine, Trump ha risposto di aver chiesto "di inviare tutto quello che vogliono, ma non vogliono perché la Nato è una tigre di carta".

L'intervista contiene anche un nuovo attacco a papa Leone XIV. Trump ha respinto l'appello del pontefice per la pace sostenendo che il Papa "non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo". Ha poi aggiunto: "Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese".

Trump ha infine allargato il discorso all'Europa intera, tornando sul tema dell'immigrazione. "L'immigrazione sta uccidendo l'Italia e tutta l'Europa", ha dichiarato, aggiungendo che il continente sta "distruggendo se stesso dall'interno" con le politiche migratorie e quelle energetiche. Commentando la sconfitta elettorale del primo ministro ungherese Viktor Orbán, Trump lo ha definito "un brav'uomo" che "ha fatto un buon lavoro sull'immigrazione" e che "non ha lasciato che la gente venisse a rovinare il suo paese come ha fatto l'Italia".

Le dichiarazioni di Trump arrivano in una giornata in cui Meloni, intervenendo al Vinitaly di Verona, aveva già preso diverse posizioni di rilievo. La premier aveva annunciato la sospensione dell'accordo di difesa con Israele, un memorandum del 2005 che regola la cooperazione militare tra i due paesi e si rinnova automaticamente ogni cinque anni. "In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell'accordo di difesa con Israele", ha detto Meloni. La sospensione è stata formalizzata con una lettera del ministro della difesa Guido Crosetto al suo omologo israeliano Israel Katz. Il governo israeliano ha minimizzato, sostenendo che il memorandum "non ha mai avuto un contenuto concreto".

Dal Vinitaly Meloni aveva anche risposto alle critiche di chi la accusa di subalternità verso Washington, proprio a proposito delle sue parole contro gli attacchi di Trump a papa Leone XIV: "Penso di essere stata molto chiara. Non so quanti altri leader le abbiano espresse. Ecco, questo per quelli che dicono che ci sarebbe una sudditanza".

La premier ha poi chiesto la sospensione del patto di stabilità europeo, avvertendo che sarebbe "un enorme errore di valutazione" sottovalutare l'impatto della crisi. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si era però detta contraria, invitando gli Stati a non peggiorare i livelli di deficit. La situazione dei conti pubblici italiani è complicata: l'Italia è in procedura di infrazione e si è impegnata a rientrare sotto il 3% di deficit, un obiettivo che secondo i dati Istat rischia di essere mancato per un solo punto decimale. Una sospensione del patto consentirebbe ai governi di fare ulteriore debito per finanziare sussidi e aiuti all'economia, ma indebolirebbe l'impalcatura delle politiche di bilancio europee.

Meloni si è mostrata scettica anche sulla possibilità di tornare al gas russo come soluzione alla crisi energetica, sostenendo che "la pressione sulla Russia è l'arma più efficace per costruire pace". Una posizione diversa da quella del presidente dell'Eni Claudio Descalzi, favorevole a riaprire le forniture da Mosca, e del vicepremier Matteo Salvini, anch'egli presente al Vinitaly e schierato per la riapertura dei rubinetti russi.


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La progressista Analilia Mejia vince le elezioni suppletive nel New Jersey


La candidata sostenuta da Sanders e Ocasio-Cortez batte il repubblicano Joe Hathaway con circa venti punti di vantaggio nell'undicesimo distretto, riducendo la maggioranza repubblicana alla Camera a 218-214.

La democratica Analilia Mejia ha vinto le elezioni speciali per l'undicesimo distretto congressuale del New Jersey, conservando ai democratici il seggio alla Camera dei rappresentanti lasciato vacante dall'attuale governatrice Mikie Sherrill. Il risultato, proiettato dall'Associated Press subito dopo la chiusura delle urne, rappresenta una vittoria di peso per l'ala progressista del partito democratico e si inserisce nella serie di successi che i democratici stanno collezionando nelle elezioni speciali da quando il presidente Donald Trump è tornato alla Casa Bianca.

Con oltre il 90 per cento delle schede scrutinate, Mejia è davanti al repubblicano Joe Hathaway di circa venti punti percentuali. Il margine è del 60 a 40 per cento, pari a 77.620 voti contro 52.122. Il risultato supera di circa undici punti la vittoria di nove punti ottenuta nel distretto da Kamala Harris alle presidenziali del 2024, un dato coerente con le performance democratiche registrate in altre elezioni speciali nel Paese, comprese tra i tredici e i venticinque punti di sovraperformance.

Elezione suppletiva
New Jersey, 11° distretto congressuale
Elezione suppletiva per la Camera dei Rappresentanti — seggio lasciato da Mikie Sherrill

CandidatoVoti%

Analilia Mejia
Democratico

77.620
59,6%

Joe Hathaway
Repubblicano

52.122
40,0%

Alan B. Bond
Indipendente

596
0,5%

130.338voti
94% scrutinato

Confronto con i risultati precedenti nel distretto

Margine attuale
D+20

Camera 2024
D+15
Dem +5

Presidenziali 2024
D+8
Dem +12

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press · Ultimo aggiornamento: 10:45 PM ET

L'ingresso di Mejia alla Camera porterà la maggioranza repubblicana a un risicato 218 a 214. La neoeletta completerà il mandato di Sherrill, rimasto vacante dalle dimissioni di quest'ultima a novembre, e resterà in carica fino a gennaio. Secondo il New Jersey Globe, il giuramento potrebbe arrivare già lunedì 20 aprile, offrendo al leader della minoranza democratica alla Camera Hakeem Jeffries un voto aggiuntivo contro la stretta maggioranza repubblicana.

Mejia, 48 anni, non aveva mai ricoperto cariche elettive prima di questa corsa. Ha iniziato come sindacalista, è stata direttrice esecutiva del New Jersey Working Families Party, poi direttrice politica nazionale della campagna presidenziale di Bernie Sanders nel 2020 e vicedirettrice del Women's Bureau del Dipartimento del Lavoro durante l'amministrazione Biden. Nella sua corsa ha ricevuto l'appoggio di Sanders, della deputata Alexandria Ocasio-Cortez e della senatrice Elizabeth Warren.

La candidata ha costruito la sua campagna su una piattaforma decisamente progressista, che include l'abolizione dell'agenzia federale per l'immigrazione e le dogane Immigration and Customs Enforcement, l'aumento del salario minimo, il sistema sanitario universale Medicare for All, la copertura universale per l'assistenza all'infanzia e l'aumento delle tasse sui più ricchi. Ha criticato duramente Trump, contestando le grazie concesse ai condannati per i fatti del 6 gennaio e il congelamento di fondi autorizzati dal Congresso. Sulla politica estera si è mostrata critica verso il governo israeliano, sostenendo che Israele ha commesso un genocidio nella Striscia di Gaza, e ha dichiarato di stare al fianco delle comunità palestinesi nella loro ricerca di pace e dignità.

La vittoria alle primarie di febbraio è stata tutt'altro che scontata. Mejia era considerata un'outsider contro avversari più noti e meglio finanziati, tra cui l'ex deputato Tom Malinowski, l'ex vicegovernatrice Tahesha Way e il commissario della contea di Essex Brendan Gill. Un primo sondaggio commissionato da una campagna rivale le attribuiva appena il 20 per cento di notorietà tra gli elettori democratici. A pesare sull'esito è stato l'intervento dell'American Israel Public Affairs Committee, il cui super PAC affiliato, lo United Democracy Project, ha speso oltre due milioni di dollari per attaccare Malinowski, considerato inaccettabile dopo aver messo in discussione gli aiuti incondizionati al governo israeliano. L'operazione si è ritorta contro i suoi promotori: Mejia, apertamente critica verso Israele, ha prevalso con il 29 per cento contro il 28 di Malinowski, mentre Way ha ottenuto il 17 per cento e Gill il 14.

Hathaway, 38 anni, consigliere comunale ed ex sindaco di Randolph nella contea di Morris, è stato l'unico repubblicano a candidarsi seriamente. Ex giocatore di football all'Università di Yale, ha lavorato nel settore sanitario, finanziario e come collaboratore dell'ex governatore repubblicano Chris Christie. Si è presentato come repubblicano moderato, disposto a distanziarsi da Trump su dossier come il Gateway Tunnel, senza ottenere un endorsement dal presidente. Nella sua campagna ha cercato di legare Mejia al sindaco di New York Zohran Mamdani, socialista democratico eletto lo scorso autunno, rivolgendosi in particolare agli elettori ebrei moderati e sostenendo che le posizioni della sua avversaria su Israele erano pericolose per la comunità ebraica.

Mejia ha raccolto poco più di un milione di dollari entro la fine di marzo, secondo i dati sulle finanze elettorali citati da NBC News, più della metà dei quali provenienti da piccoli contributi sotto i 200 dollari. Hathaway ha raccolto 500 mila dollari nello stesso periodo. La spesa esterna è stata contenuta, con un super PAC pro-Hathaway che ha investito circa 200 mila dollari e il super PAC American Centerpoint che ha diffuso nei giorni finali un annuncio digitale per legare Mejia a Mamdani.

Nel suo discorso della vittoria a Montclair, Mejia ha dichiarato: "Non sono venuta per giocare, amici miei. Sono venuta a combattere per ciò che è giusto. Non si tratta di sinistra o destra. Si tratta di giusto o sbagliato". Hathaway ha riconosciuto la sconfitta in una dichiarazione, affermando che lavorerà per ritenerla "responsabile dei voti che esprimerà e delle politiche che sosterrà" e aggiungendo di credere ancora che l'elettorato del distretto cerchi "una leadership equilibrata e pragmatica".

L'undicesimo distretto copre parti delle contee di Essex, Morris e Passaic, nei ricchi sobborghi del nord del New Jersey, ed è stato a lungo una roccaforte repubblicana prima di spostarsi sul fronte democratico a partire dal primo mandato di Trump. Sherrill lo aveva conquistato alle elezioni di medio termine del 2018 e lo aveva riconfermato nel 2024 con un margine di circa quindici punti. Con l'elezione di Mejia, per la prima volta la maggioranza dei seggi del New Jersey alla Camera e al Senato federale sarà occupata da persone non bianche, come sottolinea il New Jersey Globe, ed è anche la prima volta che una deputata dello Stato viene sostituita da un'altra deputata. Mejia e Hathaway potrebbero incontrarsi di nuovo a novembre per il mandato pieno di due anni, dopo le primarie di giugno.

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La rassegna stampa di venerdì 17 aprile 2026


L'Amministrazione Trump affronta crescenti pressioni sul conflitto con l'Iran mentre annuncia un cessate il fuoco di 10 giorni tra Israele e Libano. Progressista Mejia vince in New Jersey, il direttore dell'ICE si dimette

Questa è la rassegna stampa di venerdì 17 aprile 2026

Cessate il fuoco di 10 giorni tra Israele e Libano


Il presidente Trump ha annunciato un cessate il fuoco di 10 giorni tra Israele e Libano, seguito da un incontro tra i leader israeliani e libanesi la prossima settimana. L'accordo mira a fare progressi verso un accordo di pace parallelo tra Stati Uniti e Iran, mentre il cessate il fuoco è entrato in vigore a mezzanotte in Libano.

Fonti: Financial Times, The Guardian, Semafor

Il direttore dell'ICE Todd Lyons si dimette


Il direttore ad interim dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) Todd Lyons lascerà l'agenzia alla fine di maggio per trasferirsi al settore privato. Lyons ha guidato l'agenzia da marzo 2025 durante un anno tumultuoso nell'attuazione dell'agenda immigratoria di Trump, supervisionando centinaia di migliaia di espulsioni.

Fonti: The Hill, The Guardian, New York Times

La progressista Analilia Mejia vince l'elezione speciale del New Jersey


La democratica Analilia Mejia ha vinto l'elezione speciale per la Camera dei Rappresentanti nel New Jersey, sconfiggendo il repubblicano Joe Hathaway. Mejia, ex responsabile della campagna presidenziale di Bernie Sanders, riempirà il seggio precedentemente occupato dall'attuale governatrice democratica Mikie Sherrill.

Fonti: New York Times, The Guardian, The Hill

Trump difende le politiche economiche nonostante l'inflazione legata al conflitto con l'Iran


Il presidente Trump ha difeso le sue politiche economiche durante un evento a Las Vegas, contestando i dati del Dipartimento del Lavoro che mostrano un aumento dell'inflazione dello 0,9% il mese scorso. L'aumento dei prezzi dell'energia deriva dal conflitto degli Stati Uniti con l'Iran, rappresentando il picco più alto dei prezzi al consumo in quasi quattro anni.

Fonti: The Hill, Bloomberg

L'Amministrazione Trump spinge i produttori petroliferi ad aumentare la produzione


I segretari dell'energia e degli interni hanno tenuto una chiamata con i dirigenti delle compagnie petrolifere per incoraggiare una maggiore produzione di petrolio. Questa spinta arriva mentre l'Amministrazione cerca di affrontare l'aumento dei prezzi energetici causato dal conflitto con l'Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Fonti: Financial Times, Bloomberg, Semafor

Il cantante D4vd arrestato per l'omicidio di una teenager


Il cantante R&B D4vd (David Anthony Burke) è stato arrestato a Los Angeles in relazione alla morte di Celeste Rivas Hernandez, 14 anni, i cui resti decomposti sono stati trovati nella sua Tesla. Il musicista 21enne è trattenuto senza cauzione mentre è sotto indagine da parte di una grande giuria della contea di LA.

Fonti: The Guardian, New York Times, Fox News

Un giudice blocca la costruzione della sala da ballo di Trump


Una decisione di un giudice federale ha nuovamente bloccato la costruzione fuori terra di una sala da ballo da 400 milioni di dollari alla Casa Bianca, scatenando una serie di post arrabbiati sui social media da parte del presidente Trump. La decisione ha oscurato gli sforzi della Casa Bianca di concentrarsi sui successi come la sua legge fiscale.

Fonti: Wall Street Journal, ABC News

Trump critica il sindaco di New York per la tassa sulle seconde case


Il presidente Trump ha affermato che il sindaco di New York Zohran Mamdani sta "distruggendo" la città con la sua proposta di tassa sulle seconde case, rappresentando forse la sua critica più diretta al leader della Grande Mela da quando si sono incontrati amichevolmente alla Casa Bianca mesi fa. La proposta mira a tassare i ricchi per finanziare l'edilizia popolare.

Fonti: The Hill, Bloomberg, Financial Times

RFK Jr. modifica il tono sui vaccini durante l'audizione al Congresso


Robert F. Kennedy Jr., che ha cercato di annullare la politica vaccinale di lunga data, ha testimoniato che il vaccino contro il morbillo è sicuro ed efficace "per la maggior parte delle persone" e ha concordato che fosse più sicuro del contrarre il morbillo. Il segretario alla Sanità ha affrontato due audizioni consecutive difendendo il suo record alla guida dell'agenzia sanitaria nazionale.

Fonti: New York Times, The Hill

Reed Hastings lascia la presidenza del consiglio di Netflix


Il co-fondatore del gigante dello streaming lascerà il consiglio di amministrazione a giugno, ha annunciato la società. Le azioni sono scese di oltre il 9% dopo che Netflix ha pubblicato previsioni di profitto deboli e il presidente ha annunciato i piani per lasciare l'incarico. Hastings ha fondato l'azienda nel 1997 quando noleggiava DVD ai clienti e li consegnava per posta.

Fonti: New York Times, Financial Times, BBC News

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Google, Microsoft e Meta ti tracciano anche quando rinunci al tracciamento, secondo un audit indipendente


Il problema sta nella natura tecnica del sistema pubblicitario.
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In breve:


Secondo un audit indipendente, Google, Microsoft e Meta continuerebbero a trasmettere e usare dati personali per la pubblicità online anche quando l’utente sceglie di rifiutare il tracciamento. Il problema riguarda il funzionamento dell’intero mercato pubblicitario digitale: dati sugli utenti, piattaforme e intermediari vengono collegati da sistemi automatici che decidono quali annunci mostrare e a chi. Per questo, secondo una fonte citata, non basta intervenire solo sui pulsanti del consenso: servirebbe modificare i canali tecnici attraverso cui i dati vengono distribuiti agli operatori pubblicitari. Il punto centrale è che la scelta dell’utente potrebbe non bastare a fermare davvero la circolazione dei suoi dati.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google, Microsoft, Meta All Tracking You Even When You Opt Out, According to an Independent Audit
“This is the Strait of Hormuz in the data economy. If you want to make a change, this is where you cut it off. Anything short of that is theatrical political posture.”
404 MediaMatthew Gault

Riassunto completo:


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Il nuovo assistente AI Firefly di Adobe può utilizzare le app Creative Cloud in autonomia


Anche Adobe propone la sua soluzione agentica.
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In breve:


Adobe, società nota per programmi come Photoshop e Premiere, sta portando in beta pubblica Firefly AI Assistant, un assistente AI che opera dentro più applicazioni della suite Creative Cloud. L’utente descrive il risultato atteso e il sistema può proporre passaggi, coordinare strumenti diversi ed eseguire flussi di lavoro, lasciando sempre la possibilità di intervenire. Adobe aggiunge anche funzioni preimpostate per compiti ricorrenti e nuove opzioni per l’editor video di Firefly.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Adobe’s new Firefly AI assistant can use Creative Cloud apps to complete tasks | TechCrunch
Adobe says the assistant can work across apps like Firefly, Photoshop, Premiere, Lightroom, Express, Illustrator and its other apps to do tasks for you.
TechCrunchIvan Mehta

Riassunto completo:


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L'app europea per l'età, Anthropic verso gli 800 miliardi, le big tech continuano a tracciarti


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon venerdì,
la Commissione Europea ha appena lanciato una nuova app per la verifica dell'età online, uno strumento che servirebbe in tutto il mondo. Poi parleremo di una possibile valutazione di Anthropic verso gli 800 miliardi; leggeremo un'inchiesta sul tracciamento dei dati personali, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Sei nella versione free
Significa che non vedi il podcast, i commenti dell'autore, non hai accesso all'app, agli editoriali in anteprima e visualizzi la pubblicità.

Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 305 - Venerdì 17 Aprile
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

La Commissione europea ha lanciato l'app per la verifica dell’età online


Legge
La Commissione europea ha presentato un app open source per dimostrare di avere l’età minima online richiesta senza consegnare i propri dati personali ai siti web. L’utente attiva l’app con un sistema di identità elettronica oppure con passaporto o carta d’identità, protetto anche da verifica biometrica. In seguito, quando accede a piattaforme riservate ai maggiori di 13 o 18 anni, trasmette solo la conferma dell’età e non nome, data di nascita o numero del documento.
~
Fonte: WIRED Italia

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Ce la aspettiamo ovunque

Il ban dei social media per gli under 16 in Australia...
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Anthropic riceve offerte di investitori per una valutazione di 800 miliardi di dollari


Startup
Anthropic ha ricevuto proposte preliminari da investitori per un nuovo finanziamento che attribuirebbe all’azienda una valutazione intorno a 800 miliardi di dollari o più. Per ora la società non ha ancora accettato. A febbraio aveva raccolto 30 miliardi con una valutazione pre-money di 350 miliardi. L’interesse nasce dalla crescita dei ricavi, arrivati a un ritmo annuo di 30 miliardi, e dal confronto diretto con OpenAI, che ha appena chiuso un’operazione che l'ha portata a una valutazione di 852 miliardi.
~
Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Pareggiare OpenAI?

È incredibile quanto Anthropic sia cresciuta...
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GENTILMENTE SPONSORIZZATI DA


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Google, Microsoft e Meta ti tracciano anche quando rinunci al tracciamento, secondo un audit indipendente


Privacy
Secondo un audit indipendente, Google, Microsoft e Meta continuerebbero a trasmettere e usare dati personali per la pubblicità online anche quando l’utente sceglie di rifiutare il tracciamento. Il problema riguarda il funzionamento dell’intero mercato pubblicitario digitale: dati sugli utenti, piattaforme e intermediari vengono collegati da sistemi automatici che decidono quali annunci mostrare e a chi. Per questo, secondo una fonte citata, non basta intervenire solo sui pulsanti del consenso: servirebbe modificare i canali tecnici attraverso cui i dati vengono distribuiti agli operatori pubblicitari. Il punto centrale è che la scelta dell’utente potrebbe non bastare a fermare davvero la circolazione dei suoi dati.
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Fonte: 404 Media
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Il nuovo assistente AI Firefly di Adobe può utilizzare le app Creative Cloud in autonomia


Intelligenza Artificiale
Adobe, società nota per programmi come Photoshop e Premiere, sta portando in beta pubblica Firefly AI Assistant, un assistente AI che opera dentro più applicazioni della suite Creative Cloud. L’utente descrive il risultato atteso e il sistema può proporre passaggi, coordinare strumenti diversi ed eseguire flussi di lavoro, lasciando sempre la possibilità di intervenire. Adobe aggiunge anche funzioni preimpostate per compiti ricorrenti e nuove opzioni per l’editor video di Firefly.
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Fonte: TechCrunch
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Trump Mobile presenta in pre order lo smartphone T1 aggiornato


Startup
Il progetto telefonico legato alla famiglia Trump continua a mostrare segnali di incertezza. Trump Mobile, società collegata a Donald Trump Jr. ed Eric Trump, ha diffuso nuove immagini del telefono T1 da 499 dollari con un modulo fotografico ridisegnato, ma ha rimosso dal sito qualsiasi data di arrivo, sostituendola con una lista d’attesa. Intanto sono state rimosse anche le indicazioni sulla produzione negli Stati Uniti, messaggio che è stato centrale durante la campagna pubblicitaria, e che ha portato 11 parlamentari democratici a chiedere alla Federal Trade Commission di verificare possibili pratiche commerciali ingannevoli.
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Fonte: The Independent
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Snap taglierà il 16% della forza lavoro nel tentativo di aumentare la redditività


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Google introduce le "Skill" in Chrome per rendere i prompt di Gemini immediatamente riutilizzabili


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Fissione impossibile: lo zio Sam vuole i reattori nucleari nello spazio entro il 2031


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Tool del giorno

Skills per Chrome


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Trump Mobile presenta in pre order lo smartphone T1 aggiornato


In breve:


Il progetto telefonico legato alla famiglia Trump continua a mostrare segnali di incertezza. Trump Mobile, società collegata a Donald Trump Jr. ed Eric Trump, ha diffuso nuove immagini del telefono T1 da 499 dollari con un modulo fotografico ridisegnato, ma ha rimosso dal sito qualsiasi data di arrivo, sostituendola con una lista d’attesa. Intanto sono state rimosse anche le indicazioni sulla produzione negli Stati Uniti, messaggio che è stato centrale durante la campagna pubblicitaria, e che ha portato 11 parlamentari democratici a chiedere alla Federal Trade Commission di verificare possibili pratiche commerciali ingannevoli.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Trump Mobile previews updated gold-heavy ‘T1’ smartphone
There still isn’t a clear release date for the new-look smartphone
The IndependentErin Keller

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Trump Mobile presenta in pre order lo smartphone T1 aggiornato


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Il progetto telefonico legato alla famiglia Trump continua a mostrare segnali di incertezza. Trump Mobile, società collegata a Donald Trump Jr. ed Eric Trump, ha diffuso nuove immagini del telefono T1 da 499 dollari con un modulo fotografico ridisegnato, ma ha rimosso dal sito qualsiasi data di arrivo, sostituendola con una lista d’attesa. Intanto sono state rimosse anche le indicazioni sulla produzione negli Stati Uniti, messaggio che è stato centrale durante la campagna pubblicitaria, e che ha portato 11 parlamentari democratici a chiedere alla Federal Trade Commission di verificare possibili pratiche commerciali ingannevoli.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Trump Mobile previews updated gold-heavy ‘T1’ smartphone
There still isn’t a clear release date for the new-look smartphone
The IndependentErin Keller

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