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Cratere di Poimandres ha ricondiviso questo.


È fondamentale distinguere tra un semplice “oggetto” da uno “strumento tecnologico”. Se usiamo un sasso trovato per terra per spaccare una noce, stiamo usando un oggetto; se però scegliamo o modifichiamo quel sasso per adattarlo alla mano, lo portiamo con noi e insegniamo ai giovani come usarlo, esso diventa uno strumento tecnologico.
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in reply to SirAldo Canaveni

Tale strumento non è più un elemento esterno, ma un pezzo funzionale che viene integrato nel nostro sistema biologico, modificando permanentemente la nostra esperienza del mondo.
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Brevissimo estratto dalla bozza di un nuovo corso di formazione che sto scrivendo per operatori sanitari

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Veneriamo sempre di più i dispositivi che ci immobilizzano: l’illusione del progresso ci blocca in un eterno presente.
Ogni notifica ci trascina più a fondo in un ciclo di attenzione, distrazione e isolamento che mina il nostro benessere mentale.
Ma la resistenza è possibile: riconnettersi con sé stessi e con la natura, abitare spazi digitali liberi e comunitari come il Fediverso, riscoprire una tecnologia al servizio dell’umanità e non del profitto.
Ecco perché sono approdato su Mastodon!

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L'immagine di profilo, una "Psi in divenire", rappresenta un'anti-gerarchia: un nodo che distribuisce connessioni. Una "sintesi disgiuntiva" che cerca di superare la dualità tra albero e rizoma. Le foglie tracciano linee di fuga tra psichico, sociale e politico. Una psicologia clinica in grado di porsi come sostegno alle diramazioni del desiderio, come pratica che disinnesca la cattura normativa e come promozione dei processi di soggettivazione condivisa.

@psicologia

#psicologia #psicoterapia


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Salve a tuttx, le emergenze della postmodernità mi hanno spinto verso l'esplorazione del Fediverso.
Sono uno psicologo clinico e mi occupo di consulenza in ambito psicologico, ricerca nel campo delle scienze umanistiche e formazione nei settori sanitario e scolastico.
Credo che il disagio psichico non sia solo un fatto individuale, ma anche sociale e soprattutto politico. La cura non è la normalizzazione, ma responsabilità condivisa, soggettivazione e pratica di libertà.

🌱
#psy @psicologia

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)


DE-POLITICIZZAZIONE DEL DISAGIO E DELLA SOFFERENZA


TERAPIA COME ADATTAMENTO O TERAPIA COME
COSTRUZIONE DI UNA SOGGETTIVITÀ CRITICA?

[AltraRivista, Dicembre 2025, Numero 3, p. 8: altrapsicologia.it/wp-content/… ]

Articolo eccellente... "ecosofico" oserei dire, nel senso di Guattari, che aveva compreso prima di altri che la soggettività non è un fatto individuale o intrapsichico, ma una produzione collettiva e politica, continuamente modellata dai dispositivi economici, tecnici e simbolici del capitalismo, e che quindi la cura non può essere adattamento all’ordine esistente ma pratica di trasformazione del mondo e dei legami che lo producono. Se certi ambienti accademici non avessero snobbato Deleuze, ma soprattutto Guattari, forse avremmo un po' di vantaggio ora sullo spirito del tempo... leggere oggi "Le tre ecologia" (1989) è disarmante, quanto illuminante!