La Corte costituzionale dà ragione alla Toscana: le Regioni possono e devono decidere
Articolo per la testata Il Dubbio
La sentenza della Corte costituzionale sulla legge regionale toscana sul suicidio medicalmente assistito rappresenta un passaggio di grande rilievo.
Quella legge era stata approvata al termine di un ampio confronto consiliare e a seguito dell’esame – con alcune modifiche – della proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, depositata dall’Associazione Luca Coscioni.
La sentenza 204 del 2025 chiarisce finalmente ciò che per troppo tempo è stato oscurato da letture strumentali: le Regioni possono legiferare, nell’ambito della tutela della salute, per organizzare e rendere effettivo l’intervento del servizio sanitario pubblico nel percorso di suicidio medicalmente assistito, senza dover attendere una legge statale, purché non si sostituiscano allo Stato nella definizione dei diritti e dei loro limiti.
La Consulta riconosce esplicitamente che la legge toscana è, nel suo impianto generale, riconducibile alla tutela della salute, materia di competenza concorrente.
Un’affermazione decisiva, che smonta l’argomento utilizzato dalla Lombardia e dal Piemonte per bloccare, senza nemmeno discuterle, le proposte di legge regionali: non esiste alcun divieto costituzionale a priori all’intervento delle Regioni. Il confronto politico e istituzionale era dunque non solo possibile, ma doveroso.
La Corte conferma la legittimità delle scelte fondamentali operate dalla Toscana: l’istituzione di commissioni multidisciplinari presso le aziende sanitarie, il coinvolgimento dei comitati etici, la previsione di procedure volte a garantire l’ascolto diretto della persona e la presa in carico da parte del Servizio sanitario regionale. Tutti elementi considerati coerenti con i principi già desumibili dalla legislazione statale e dalla giurisprudenza costituzionale.
È particolarmente rilevante che la Corte ribadisca che l’inerzia del legislatore statale non può paralizzare l’azione regionale. Le Regioni non devono “attendere” il Parlamento, ma possono e devono organizzare il servizio sanitario per rendere effettivi diritti già riconosciuti, evitando che l’accesso al suicidio medicalmente assistito dipenda da prassi disomogenee o, peggio, dall’arbitrio delle singole strutture.
Le dichiarazioni di illegittimità costituzionale non investono l’impianto generale della legge toscana, ma colpiscono specifiche disposizioni che eccedono la competenza regionale, tra cui la fissazione in fonte regionale dei requisiti individuati dalla giurisprudenza costituzionale e la scansione rigida dei tempi procedimentali. Resta fermo, tuttavia, nella ricostruzione della Corte, che il procedimento di accesso al suicidio medicalmente assistito si svolge nell’ambito del Servizio sanitario pubblico, cui compete la presa in carico sanitaria della persona, nei termini e secondo le condizioni già delineate dalla propria giurisprudenza.
Questo punto assume un peso decisivo nel dibattito sul disegno di legge in discussione al Senato, che tenta di escludere il Servizio sanitario dal procedimento. La giurisprudenza costituzionale ha già riconosciuto che la persona che si trova nelle condizioni previste ha diritto di essere accompagnata dal servizio sanitario pubblico. Escluderlo significherebbe creare diseguaglianze, abbandonare le persone più fragili e tradire la funzione costituzionale della sanità pubblica.
La Toscana ha dimostrato che è possibile legiferare con responsabilità, nel solco tracciato dalla Corte. Ora non ci sono più scuse: chi ha scelto di non discutere deve spiegare perché ha rinunciato a esercitare le proprie prerogative democratiche. La Corte ha parlato. La politica non può più tacere.
L'articolo La Corte costituzionale dà ragione alla Toscana: le Regioni possono e devono decidere proviene da Associazione Luca Coscioni.
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