invertire la rotta
Nell’estate del 2023 Elon Musk (proprietario del social X/Twitter) e Mark Zuckerberg (Facebook, Instagram, ecc.) hanno animato il dibattito pubblico con una sfida un po’ insolita: affrontarsi in un incontro di MMA (Arti Marziali Miste). Tutto è nato da un botta e risposta su Twitter, alimentato dalla rivalità tra i due imprenditori, esplosa soprattutto dopo il lancio di Threads, il social network concorrente di X.
Per un momento è sembrato persino che l'evento potesse svolgersi a Roma, nella cornice del Colosseo. Poi è iniziato il solito teatrino: «Dimmi quando», «Dimmi dove», «Quando?», «Dove?». Alla fine non se n’è fatto nulla. I due hanno ripreso la loro vita da supermiliardari per poi ritrovarsi, pochi mesi dopo, seduti fianco a fianco in prima fila alla cerimonia di insediamento di Donald Trump.
Oggi la politica italiana sembra offrire uno spettacolo per certi versi molto simile: lo scontro a distanza tra Matteo Renzi e Roberto Vannacci.
A lanciare il guanto di sfida è stato Renzi, che ha proposto una maratona. Vannacci ha subito rilanciato con una gara di nuoto seguita da una mezza maratona, da disputare in Sardegna il 4 ottobre. Renzi ha replicato di essere già impegnato in quella data per la Leopolda e di non voler fare le cose a metà: se maratona dev'essere, che sia completa. A quel punto Vannacci ha alzato ulteriormente la posta: appuntamento a metà ottobre per tre miglia nautiche a nuoto e una maratona intera, senza soluzione di continuità.
È difficile non vedere l'ennesima trovata mediatica. In un momento storico segnato da due conflitti devastanti — in Ucraina e in Medio Oriente — con pesanti conseguenze sugli equilibri geopolitici; mentre Gaza affronta una catastrofe umanitaria senza precedenti; mentre il costo dell'energia continua a gravare su famiglie e imprese e la produzione industriale rallenta, con ripercussioni su occupazione e potere d'acquisto, il dibattito pubblico rischia di ridursi ad un duello tra finti gladiatori: il Kraken contro il Generale. Un’americanata ad uso e consumo dei media per conquistare titoli e visibilità senza sfiorare i problemi reali.
Il Paese non può continuare a essere ostaggio di chi vive di personalismi, provocazioni, battute da stadio e ostentazioni di virilità — eredità del "celodurismo" che ha segnato una stagione della nostra vita pubblica. La politica deve tornare a essere il luogo del confronto serio, della competenza e della ricerca di soluzioni per la collettività, non dell'avanspettacolo. Non c’è più tempo, è ora di invertire la rotta.
Per un momento è sembrato persino che l'evento potesse svolgersi a Roma, nella cornice del Colosseo. Poi è iniziato il solito teatrino: «Dimmi quando», «Dimmi dove», «Quando?», «Dove?». Alla fine non se n’è fatto nulla. I due hanno ripreso la loro vita da supermiliardari per poi ritrovarsi, pochi mesi dopo, seduti fianco a fianco in prima fila alla cerimonia di insediamento di Donald Trump.
Oggi la politica italiana sembra offrire uno spettacolo per certi versi molto simile: lo scontro a distanza tra Matteo Renzi e Roberto Vannacci.
A lanciare il guanto di sfida è stato Renzi, che ha proposto una maratona. Vannacci ha subito rilanciato con una gara di nuoto seguita da una mezza maratona, da disputare in Sardegna il 4 ottobre. Renzi ha replicato di essere già impegnato in quella data per la Leopolda e di non voler fare le cose a metà: se maratona dev'essere, che sia completa. A quel punto Vannacci ha alzato ulteriormente la posta: appuntamento a metà ottobre per tre miglia nautiche a nuoto e una maratona intera, senza soluzione di continuità.
È difficile non vedere l'ennesima trovata mediatica. In un momento storico segnato da due conflitti devastanti — in Ucraina e in Medio Oriente — con pesanti conseguenze sugli equilibri geopolitici; mentre Gaza affronta una catastrofe umanitaria senza precedenti; mentre il costo dell'energia continua a gravare su famiglie e imprese e la produzione industriale rallenta, con ripercussioni su occupazione e potere d'acquisto, il dibattito pubblico rischia di ridursi ad un duello tra finti gladiatori: il Kraken contro il Generale. Un’americanata ad uso e consumo dei media per conquistare titoli e visibilità senza sfiorare i problemi reali.
Il Paese non può continuare a essere ostaggio di chi vive di personalismi, provocazioni, battute da stadio e ostentazioni di virilità — eredità del "celodurismo" che ha segnato una stagione della nostra vita pubblica. La politica deve tornare a essere il luogo del confronto serio, della competenza e della ricerca di soluzioni per la collettività, non dell'avanspettacolo. Non c’è più tempo, è ora di invertire la rotta.
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Generale Specifico
in reply to Giacomo Franca • • •Uriel Fanelli
in reply to Giacomo Franca • • •non e' una cosa che e' cominciata ora. per trent'anni il paese e' stato ridotto a tifoso di una scazzottata tra due miliardari, Berlusconi che ha fondato Forza Italia, e De Benedetti, che essendo tessera numero uno del PD, e anche dell' Ulivo, aveva fondato il suo partito.
Il personalismo non e' cominciato oggi: ormai e' abitudine.