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L’eutanasia e “La grazia”


“Di chi sono i nostri giorni?”. Questa è la domanda del nuovo film di Paolo Sorrentino, La grazia, che più mi ha colpito. Chi decide della nostra vita e del nostro tempo?

Dal mio punto di vista, di chi segue legalmente le persone che chiedono di poter scegliere della propria vita e dei propri giorni, la risposta non può che essere: quella vita e quei giorni sono nostri.

“Di chi sono i nostri giorni?”. È questa la domanda che si pone il Presidente della Repubblica, protagonista del film. Che mi fa ripensare a Giorgio Napolitano e a Piergiorgio Welby. Al Presidente della Repubblica che rispose, nel 2006, a un uomo che chiedeva di poter morire perché la vita che gli era rimasta non era più tollerabile. Napolitano, in quella lettera, scriveva che il Parlamento avrebbe dovuto affrontare la questione e che “l’unico atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio”. Quel silenzio, politicamente, dura ancora oggi.

“Di chi sono i nostri giorni?”. La sentenza Cappato della Corte costituzionale indica una risposta chiara a quella domanda: i nostri giorni sono nostri. Ci sono dei requisiti, naturalmente, come nell’esercizio di qualsiasi libertà. Ma i nostri giorni sono nostri.

E, infatti, a oggi, dodici persone hanno avuto accesso alla morte medicalmente assistita. Dodici persone cui lo Stato, grazie a quella sentenza, non ha voltato le spalle.

Ma altre sono morte prima che fossero eseguite le verifiche necessarie per l’accesso alla morte volontaria. Altre sono state costrette ad andare in Svizzera. Ci sono sei procedimenti penali in corso in cui Marco Cappato e altre tredici persone sono processate o indagate per aver aiutato chi non poteva più aspettare. E ci sono persone che aspettano ancora una risposta, un aiuto che non arriva, mentre il tempo passa e il corpo si consuma.

Questo film ricorda a tutti, ancora una volta, che l’assenza di una buona legge sul fine vita non è neutralità e non è rispetto della vita e dei più fragili. È una scelta politica, di ignavia e procrastinazione. E questa scelta pesa sui corpi, sulle vite, sulle attese infinite di chi soffre.

Come Associazione Luca Coscioni continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: stare accanto alle persone, difenderle, essere — come ci ha definiti Marianna Aprile — “supplenti dello Stato” quando lo Stato non rimuove gli ostacoli all’esercizio di diritti fondamentali, come impone la Costituzione.

Ma il futuro non può essere fatto solo di supplenze.

Il legislatore deve assumersi la responsabilità di leggi all’altezza della Costituzione. Gli strumenti ci sono. Una legge giusta sul fine vita esiste già: è la proposta di legge popolare “Eutanasia legale” che abbiamo depositato in Parlamento insieme a 74mila cittadine e cittadini. È lì, pronta. Basterebbe discutere, ragionare e scegliere.

Perché decidere è un atto umano prima ancora che giuridico. E non decidere, ancora una volta, sarebbe la forma più irresponsabile e crudele di esercitare il potere. È tempo che chi ha il potere di decidere scelga di farlo. Insomma, “di chi sono i nostri giorni?”.

L'articolo L’eutanasia e “La grazia” proviene da Associazione Luca Coscioni.