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Sistemi di gestione, modelli organizzativi e organismo di vigilanza
@lavoro
puntosicuro.it/sgsl-mog-dlgs-2…
Un documento per l'applicazione di un sistema di gestione della salute e sicurezza nell'industria chimica si sofferma anche sui modelli organizzativi e gestionali ex d.lgs. 231/2001. Focus sull'Organismo di Vigilanza.

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Il governo sta spendendo un sacco di soldi per non scoraggiare lo spreco dei carburanti


ilpost.it/2026/05/24/miliardi-…

Agenzia internazionale dell’energia (non una banda di estremisti ambientalisti) aveva elencato una serie di misure per consumare meno carburante, riducendo la domanda:

  • incentivare il lavoro da casa
  • incentivare i mezzi pubblici
  • scoraggiare i voli non necessari
  • abbassare i limiti di velocità in autostrada
  • far circolare le auto a giorni alterni.

Noi invece abbiamo preferito tagliare la sanità, i trasporti pubblici, fondi per le imprese, per far si che chi usa molto l'auto e spende molto in carburante, non si dovesse scomporre, magari pensando di modificare almeno un pochino le proprie abitudini.

Sono senza parole

@energia

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Dalla parte di lei – Lina Merlin nella storia del ‘900


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/05/dalla-p…
L’appuntamento di questo mese per la rubrica “Dalla parte di Lei” è dedicato a Lina Merlin, una delle 21 madri della Costituzione, eletta il 2 giugno 1946 nell’Assemblea Costituente (21 donne su 556 componenti). È

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Libri per bambini: ecco il vincitore del SuperPremio Andersen 2026
@libri
illibraio.it/news/bambini-e-ra…
A vincere il SuperPremio Andersen “Gualtiero Schiaffino” 2026 è "La nottataccia" di Bruno Zocca, un albo illustrato "che celebra il nostro diritto alle storie, e sceglie di farlo in chiave umoristica" - I particolari
Leggi l'articolo completo Libri per bambini: ecco il vincitore del SuperPremio Andersen 2026.
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“La solitudine non esiste solo in una parte di mondo”: Kiran Desai si racconta
@libri
illibraio.it/news/dautore/kira…
"Volevo scrivere della solitudine nel mondo moderno e globalizzato, e di come questa contemporaneità finisca con l’influenzarci anche su questioni elementari della vita, come l’amore. E puntavo a una storia che esplodesse in una miriade di molecole e che avesse di fatto come centro l’idea di non avere un centro, un aspetto che
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Gottfried Benn, poeta “imperdonabile” e freddo cantore del macabro
@libri
illibraio.it/news/poesia/gottf…
Da "Morgue" a "Frammenti e distillazioni", un viaggio nell'arte e nella vita (non senza qualche ombra) del medico e poeta tedesco Gottfried Benn (1886 - 1956), che con i suoi versi ha saputo raccontare e descrivere la sofferenza umana (tra obitori e campi di battaglia) e le trasformazioni della Germania nel primo '900...
Leggi l'articolo
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Cucina regionale statunitense del Nord-Est (New England e Mid-Atlantic).


@Cucina e ricette

Il Nord-Est degli Stati Uniti (New England e Mid-Atlantic) ha una tradizione culinaria molto ricca, che riflette sia le origini coloniali sia le successive ondate migratorie.

Di conseguenza è una cucina che valorizza il mare, i prodotti lattiero-caseari e le influenze europee.

La cucina del Nord-Est degli Stati Uniti unisce le tecniche dei coloni europei alle materie prime locali dei Nativi.

blog.giallozafferano.it/lacuci…

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Fine dell’autenticazione CBA diretta per Exchange ActiveSync: guida alla migrazione verso Microsoft Entra ID
#tech
spcnet.it/fine-dellautenticazi…
@informatica


Fine dell’autenticazione CBA diretta per Exchange ActiveSync: guida alla migrazione verso Microsoft Entra ID


L’8 maggio 2026, il team di Exchange Online di Microsoft ha annunciato la deprecazione dell’autenticazione basata su certificati (CBA) diretta per Exchange ActiveSync (EAS). Entro la fine del 2026, qualsiasi client EAS che utilizza certificati per autenticarsi direttamente contro Exchange Online dovrà migrare al nuovo metodo basato su Microsoft Entra ID, pena l’interruzione del servizio email mobile.

Se la tua organizzazione ha configurato l’accesso alle email mobili tramite certificati client, questo articolo ti guida attraverso tutto ciò che devi sapere: perché Microsoft sta effettuando questo cambiamento, chi è interessato e — soprattutto — come completare la migrazione prima della scadenza.

Cos’è l’autenticazione CBA diretta per Exchange ActiveSync?


Exchange ActiveSync (EAS) è il protocollo che permette ai dispositivi mobili (smartphone, tablet) di sincronizzare email, calendari e contatti con Exchange Online. L’autenticazione basata su certificati (Certificate-Based Authentication, CBA) rappresenta un approccio passwordless: invece di inserire credenziali, il dispositivo presenta un certificato X.509 per autenticarsi.

Nel flusso legacy attuale, il funzionamento è il seguente:

  1. I certificati client vengono distribuiti ai dispositivi mobili durante la configurazione MDM
  2. Quando l’app email si connette, invia il certificato direttamente a Exchange Online
  3. Exchange Online riceve il certificato e ne gestisce internamente la validazione
  4. L’accesso viene concesso senza che il client ottenga mai un token OAuth standard

Questo approccio, sebbene sicuro a livello crittografico, è classificato da Azure AD come autenticazione legacy: il client non ottiene mai un token OAuth moderno, ma si affida a un meccanismo interno ad alta privilegio all’interno di Exchange Online.

Perché Microsoft sta eliminando questo metodo?


Il problema centrale è che la CBA diretta verso Exchange bypassa il moderno ecosistema di autenticazione di Microsoft Entra ID. Le conseguenze pratiche per gli amministratori sono significative:

  • Incompatibilità con le Conditional Access Policy: le policy che bloccano l’autenticazione legacy in Azure AD bloccano anche la CBA diretta su EAS, creando un dilemma “tutto o niente” per chi vuole applicare controlli di sicurezza moderni senza interrompere l’accesso email mobile
  • Mancanza di token OAuth: senza un token OAuth standard, non è possibile applicare controlli granulari come la durata della sessione, la revoca in tempo reale o l’integrazione con Identity Protection
  • Superficie di attacco interna: Exchange Online si affida a un meccanismo interno ad alta privilegio per validare i certificati, introducendo una complessità architetturale non necessaria

Il nuovo flusso con Entra ID risolve tutti questi problemi:

  1. Il client invia il certificato a Microsoft Entra ID per la validazione
  2. Entra ID valida il certificato e restituisce un token OAuth al client
  3. Il client presenta il token OAuth a Exchange Online per l’autenticazione

In questo modo, la CBA diventa un metodo di autenticazione moderno a tutti gli effetti, integrato nel flusso OAuth standard e soggetto a tutte le Conditional Access Policy configurate nel tenant.

Chi è interessato da questa modifica?


È importante chiarire cosa non è interessato da questa deprecazione:

  • Outlook Mobile (usa già Modern Authentication)
  • Exchange Server on-premises
  • Altri client Exchange Online che non usano EAS con CBA
  • Organizzazioni che non hanno mai configurato EAS CBA

La modifica riguarda esclusivamente i client Exchange ActiveSync (tipicamente le app email native di iOS e Android) configurati per usare certificati client come metodo di autenticazione verso Exchange Online.

Come verificare se la tua organizzazione è interessata:

  1. Controlla la configurazione MDM: se il tipo di autenticazione nei profili email è impostato su “Certificate” anziché “OAuth”, probabilmente stai usando la CBA legacy
  2. Verifica i log di sign-in di Entra ID: accedi all’Azure Portal → Microsoft Entra ID → Sign-in logs → filtra per “Client App: Exchange ActiveSync”. Se in “Authentication Details” vedi “Certificate” come metodo di autenticazione, sei impattato


Guida alla migrazione verso Entra-Based CBA


La buona notizia è che l’infrastruttura PKI e le CA (Certificate Authority) utilizzate per EAS CBA sono fondamentalmente le stesse richieste per Entra CBA. Questo semplifica notevolmente la transizione.

Step 1: Abilitare Microsoft Entra CBA nel tenant


Accedi al portale Azure e naviga in Microsoft Entra ID → Protection → Authentication methods → Certificate-based authentication. Configura le tue Certificate Authority:

  • Almeno una CA root deve essere configurata in Entra ID, insieme a tutte le CA intermedie
  • Ogni CA deve avere una Certificate Revocation List (CRL) accessibile da un URL pubblico su Internet
  • Gli utenti devono avere accesso a un certificato emesso da una PKI attendibile

Per verificare la configurazione via PowerShell (Microsoft Graph PowerShell):

# Recupera le CA di autenticazione configurate nel directory
Get-MgOrganizationCertificateBasedAuthConfiguration -OrganizationId (Get-MgOrganization).Id

# Oppure con il modulo AzureAD (legacy)
Get-AzureADTrustedCertificateAuthority

Step 2: Verificare i certificati utente


Per Exchange ActiveSync, i certificati client devono contenere l’indirizzo email routable dell’utente nel campo Subject Alternative Name (SAN), in uno dei seguenti formati:

  • Principal Name: user@domain.com
  • RFC822 Name: user@domain.com (Entra ID lo mappa all’attributo Proxy Address)

I certificati già usati per la CBA diretta su EAS soddisfano quasi certamente questo requisito. Verifica semplicemente la presenza dell’email aziendale nel campo SAN del certificato.

Step 3: Aggiornare la configurazione dei dispositivi


Questa è la parte più operativa della migrazione. I profili email sui dispositivi mobili devono essere aggiornati per eseguire l’autenticazione certificato contro Entra ID invece che direttamente verso Exchange. In pratica:

  • Se usi Microsoft Intune: aggiorna i profili di configurazione email per usare OAuth + certificati come metodo di autenticazione. Consulta la documentazione Intune per le specifiche della configurazione per iOS e Android
  • Se usi soluzioni MDM di terze parti (VMware Workspace ONE, JAMF, MobileIron, ecc.): consulta il vendor per le istruzioni specifiche sull’abilitazione dell’autenticazione Entra con certificati

I nuovi endpoint dedicati per la CBA su EAS sono:

  • Multi-tenant worldwide: outlook-cba.office365.com
  • GCC-High: outlook-cba.office365.us
  • DoD: outlook-dod-cba.office365.us


Step 4: Test e monitoraggio


Prima del rollout globale, testa il nuovo flusso Entra CBA con un gruppo pilota di dispositivi e utenti. Monitora i log di sign-in di Entra ID e i report sui dispositivi Exchange ActiveSync per identificare eventuali dispositivi che ancora usano il metodo legacy.

Timeline e pianificazione


I punti chiave da tenere a mente:

  • Immediato: blocco per i nuovi tenant — non possono più configurare la CBA legacy
  • Prossime settimane: Microsoft invierà comunicazioni Message Center ai tenant impattati
  • Fine 2026: la CBA diretta verso Exchange Online verrà disabilitata per tutti i tenant esistenti

Microsoft raccomanda di completare la migrazione ben prima della scadenza di fine 2026 per evitare interruzioni del servizio. Considerando i tempi tipici di test, approvazione e deployment nei dispositivi mobili aziendali, è consigliabile iniziare la pianificazione adesso.

Conclusione


La deprecazione della CBA diretta per Exchange ActiveSync è parte del percorso di Microsoft verso la modernizzazione completa dell’autenticazione su Exchange Online, sulla scia dell’eliminazione di Basic Auth avvenuta negli anni scorsi. Il nuovo flusso basato su Entra ID offre sicurezza equivalente — passwordless, resistente al phishing, basato su certificati — con una ben migliore integrazione nell’ecosistema moderno di autenticazione e la piena compatibilità con le Conditional Access Policy.

Se la tua organizzazione usa EAS con CBA, il momento di iniziare la pianificazione della migrazione è adesso: la runway fino a fine 2026 è sufficiente per una transizione ordinata, ma non illimitata.


Fonte: Microsoft Tech Community — Exchange Team Blog (8 maggio 2026) | 4sysops.com


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Liquibase: gestione delle modifiche al database e automazione CI/CD
#tech
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@informatica


Liquibase: gestione delle modifiche al database e automazione CI/CD


La gestione delle modifiche allo schema di un database è uno degli aspetti più delicati e sottovalutati nei progetti software moderni. Script SQL sparsi, modifiche manuali non documentate, disallineamenti tra ambienti di sviluppo, staging e produzione: questi problemi sono comuni in quasi ogni team di sviluppo. Liquibase risolve questi problemi portando il controllo di versione al database, proprio come Git fa con il codice sorgente.

Cos’è Liquibase e perché usarlo


Liquibase è uno strumento non open source rilasciato con licenza FSL con disponibilità del codice sorgente, per il database schema change management. Permette di definire, versionare e distribuire le modifiche allo schema del database tramite file di configurazione (chiamati changelog), supportando oltre 30 database diversi: Oracle, MySQL, PostgreSQL, SQL Server, DB2 e molti altri.

Il problema che Liquibase risolve è semplice ma critico: applicare modifiche al database con script SQL tradizionali è un processo manuale, error-prone e difficile da tracciare. Questi script spesso mancano di versioning, rendendo quasi impossibile sapere quale versione dello schema è in produzione rispetto allo sviluppo. Liquibase standardizza questo processo tramite file di configurazione versionati, tracciamento automatico via checksum MD5 e supporto nativo al rollback.

Concetti fondamentali


Prima di entrare nell’implementazione, è essenziale comprendere i quattro pilastri architetturali di Liquibase:

Changelog: è il file principale che contiene tutte le modifiche al database, organizzate in sequenza. Può essere in formato XML, YAML, JSON o SQL puro. Tipicamente si usa un file master che include sotto-changelog organizzati per release o sprint.

ChangeSet: è l’unità atomica di modifica, identificata univocamente da una coppia id + author. Ogni changeset viene eseguito una sola volta e tracciato nella tabella DATABASECHANGELOG. Una regola fondamentale: non modificare mai un changeset già eseguito; crea sempre un nuovo changeset per le correzioni.

Preconditions: verifiche condizionali che devono passare prima dell’esecuzione di un changeset. Permettono di rendere sicure le migrazioni anche in scenari complessi (es. verificare che una colonna non esista già prima di aggiungerla).

Contexts e Labels: meccanismi di filtraggio per controllare quali changeset vengono eseguiti in quale ambiente (dev, staging, prod). Indispensabili per gestire dati di test o configurazioni ambiente-specifiche.

Struttura base di un changelog YAML


Ecco un esempio pratico di changelog in formato YAML per la creazione di una tabella transazioni con supporto al rollback:

databaseChangeLog:
  - changeSet:
      id: create-payment-table
      author: devops.team
      changes:
        - createTable:
            tableName: payment_transaction
            columns:
              - column:
                  name: id
                  type: varchar(50)
                  constraints:
                    primaryKey: true
                    nullable: false
              - column:
                  name: amount
                  type: decimal(15,2)
                  constraints:
                    nullable: false
              - column:
                  name: currency_code
                  type: char(3)
                  constraints:
                    nullable: false
              - column:
                  name: transaction_date
                  type: timestamp
                  defaultValueComputed: CURRENT_TIMESTAMP
              - column:
                  name: status
                  type: varchar(20)
                  constraints:
                    nullable: false
      rollback:
        - dropTable:
            tableName: payment_transaction

Il blocco rollback è fondamentale: definisce esplicitamente come annullare la modifica, rendendo ogni deployment reversibile in modo prevedibile.

Configurazione per ambienti multipli


Un file liquibase.properties separato per ogni ambiente permette di gestire connessioni e contesti in modo sicuro:

# liquibase-dev.properties
changeLogFile=db/changelog.yaml
url=jdbc:postgresql://localhost:5432/devdb
username=dev_user
password=${DB_PASSWORD}
contexts=dev,test
defaultSchemaName=DEV_SCHEMA
logLevel=DEBUG

Nota importante: le credenziali non devono mai essere committate nel repository. Usa variabili d’ambiente, HashiCorp Vault, AWS Secrets Manager o Kubernetes Secrets per la gestione dei segreti.

Precondizioni per deployment sicuri


Le precondizioni rendono Liquibase robusto in ambienti dove lo schema potrebbe trovarsi in stati intermedi. Questo esempio in SQL nativo verifica che una colonna non esista prima di aggiungerla:

--liquibase formatted sql

--changeset devops.team:add-merchant-id
--preconditions onFail:MARK_RAN onError:HALT
--precondition-sql-check expectedResult:0 SELECT COUNT(*) FROM information_schema.columns WHERE table_name = 'payment_transaction' AND column_name = 'merchant_id'

ALTER TABLE payment_transaction 
ADD COLUMN merchant_id VARCHAR(50);

--rollback ALTER TABLE payment_transaction DROP COLUMN merchant_id;

Il comportamento onFail:MARK_RAN istruisce Liquibase a segnare il changeset come già eseguito (senza eseguirlo) se la precondizione fallisce — comportamento ideale quando la colonna esiste già per altri motivi.

Integrazione in pipeline CI/CD


La vera potenza di Liquibase emerge quando viene integrato in una pipeline di deployment automatizzato. Ecco un esempio completo con Jenkins:

pipeline {
    agent any
    
    stages {
        stage('Validate') {
            steps {
                sh 'liquibase validate'
            }
        }
        
        stage('Deploy Staging') {
            steps {
                sh 'liquibase --contexts=staging update'
            }
        }
        
        stage('Deploy Production') {
            when { 
                branch 'main' 
            }
            steps {
                input 'Deploy to Production?'
                sh 'liquibase --contexts=prod update'
            }
        }
    }
    
    post {
        failure {
            sh 'liquibase rollbackCount 1'
        }
    }
}

Il blocco post { failure } garantisce il rollback automatico dell’ultimo changeset in caso di errore — un salvagente fondamentale in produzione.

Pattern Kubernetes: Init Container


Per architetture cloud-native, il pattern degli init container è ideale: Liquibase viene eseguito come container di inizializzazione prima dell’avvio dell’applicazione, garantendo che lo schema sia sempre aggiornato prima che il servizio inizi a ricevere traffico:

apiVersion: apps/v1
kind: Deployment
metadata:
  name: payment-service
spec:
  template:
    spec:
      initContainers:
      - name: liquibase-migration
        image: liquibase/liquibase:4.25.0
        command:
        - liquibase
        - --url=jdbc:postgresql://$(DB_HOST):5432/$(DB_NAME)
        - --username=$(DB_USER)
        - --password=$(DB_PASSWORD)
        - update
        env:
        - name: DB_HOST
          valueFrom:
            secretKeyRef:
              name: db-credentials
              key: host
      containers:
      - name: payment-service
        image: payment-service:latest
        ports:
        - containerPort: 8080

Best practice per ambienti enterprise


Alcune regole fondamentali per adottare Liquibase in contesti di produzione:

  • Principio del minimo privilegio: l’utente Liquibase deve avere solo i permessi DDL necessari, mai privilegi DBA completi.
  • Revisione obbligatoria: ogni modifica al changelog deve passare per una Pull Request con review da un secondo sviluppatore prima del merge.
  • Test su dati realistici: prima del deployment in produzione, eseguire le migrazioni in un ambiente staging con volumi di dati simili a quelli di produzione per individuare problemi di performance.
  • Mai modificare changeset già eseguiti: il checksum MD5 rileverei la modifica e bloccherebbe il deployment. Crea sempre un nuovo changeset per le correzioni.
  • Crea indici dopo i bulk insert: creare indici prima di caricare grandi quantità di dati aumenta enormemente il tempo di migrazione senza benefici pratici.


Monitoraggio con Prometheus e Grafana


Per ambienti enterprise, integrare le metriche Liquibase in un sistema di osservabilità permette di rilevare problemi prima che impattino la produzione. Le metriche chiave da tracciare includono:

  • Durata per changeset: identifica migrazioni lente che potrebbero causare downtime
  • Lock contention: conflitti sulla tabella DATABASECHANGELOGLOCK in ambienti multi-istanza
  • Checksum failures: modifica non autorizzata a changeset già eseguiti
  • Rollback rate: indicatore di qualità del processo di testing prima del deployment


# Esempio metriche Prometheus esportate da Liquibase
liquibase_deployment_success_total{environment="prod"} 145
liquibase_changeset_duration_seconds_bucket{id="1",database="prod",le="0.5"} 120
liquibase_rollback_total{environment="prod"} 3
liquibase_deployment_failure_total{environment="prod",reason="validation_error"} 2

Conclusione


Liquibase trasforma la gestione del database da processo manuale e rischioso a pratica ingegneristica controllata e auditabile. L’integrazione con i sistemi CI/CD permette di applicare agli schemi database gli stessi standard di qualità già applicati al codice applicativo: versionamento, review, test automatizzati e rollback prevedibile.

Per team che adottano DevOps o pratiche di continuous delivery, Liquibase non è un’opzione ma una necessità: è il tassello mancante tra il deployment del codice e quello del database.

Fonte: Liquibase: Database Change Management and Automated Deployments — DZone


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RAI e libertà dei media: Articolo21 apre un cantiere di lotta


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/05/rai-e-l…
Lunedì mattina alle 8.30 torna l’appuntamento con l’assemblea settimanale di Articolo21, e questa settimana il tema è quanto mai urgente: la situazione di stallo profondo che paralizza ogni

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Megalodon: 5.561 repository GitHub compromessi in sei ore con workflow CI/CD malevoli


@Informatica (Italy e non Italy)
In sei ore il 18 maggio 2026, la campagna automatizzata Megalodon ha iniettato 5.718 commit malevoli in 5.561 repository GitHub, esfiltrandone credenziali cloud, chiavi SSH e segreti CI/CD verso un C2 esterno. L'operazione, collegata al gruppo


Megalodon: 5.561 repository GitHub compromessi in sei ore con workflow CI/CD malevoli


In sei ore, tra le 11:36 e le 17:48 UTC del 18 maggio 2026, una campagna automatizzata denominata Megalodon ha iniettato 5.718 commit malevoli in 5.561 repository GitHub, esfiltrandone segreti CI/CD, credenziali cloud, chiavi SSH e token API verso un server di comando e controllo. È l’attacco alla supply chain dello sviluppo software più rapido e capillare mai documentato, e fa parte di un’ondata più ampia che sta ridisegnando il panorama delle minacce per sviluppatori e team DevOps.

Come funziona Megalodon: l’automazione al servizio del compromesso di massa


I ricercatori di SafeDep e StepSecurity hanno analizzato la campagna in dettaglio. L’attaccante ha utilizzato account GitHub usa-e-getta con username alfanumerici casuali di 8 caratteri (es. rkb8el9r, bhlru9nr, lo6wt4t6), configurando git per falsificare l’identità dell’autore con nomi plausibili — build-bot, auto-ci, ci-bot, pipeline-bot — e indirizzi email automatizzati come build-system@noreply.dev. Questi nomi mimano la normale attività di automazione CI/CD, riducendo drasticamente la probabilità che un commit sospetto venga rilevato durante una code review.

Il payload iniettato è un workflow GitHub Actions contenente uno script bash codificato in Base64. Una volta che il proprietario del repository accetta il pull request o effettua un push, il workflow si attiva nella pipeline CI/CD e procede all’esfiltrazione massiva di dati verso il C2 all’indirizzo 216.126.225[.]129:8443.

Dati esfiltrati: una lista completa


La lista di informazioni sottratte dalla campagna Megalodon è particolarmente estesa e rivela quanto profondamente il workflow malevolo si radichi nell’ambiente di esecuzione CI/CD:

  • Variabili d’ambiente CI, /proc/*/environ e ambiente del processo PID 1
  • Credenziali AWS (access key, secret key, session token)
  • Access token Google Cloud Platform
  • Credenziali di ruolo IAM ottenute via AWS IMDSv2, GCP metadata server e Azure IMDS
  • Chiavi private SSH
  • Configurazioni Docker e Kubernetes
  • Vault token (HashiCorp Vault)
  • Terraform credentials
  • Shell history
  • Chiavi API, stringhe di connessione a database, JWT, chiavi PEM private
  • GITHUB_TOKEN, token GitLab CI/CD e Bitbucket
  • File .env, credentials.json, service-account.json e altri file di configurazione sensibili
  • GitHub Actions OIDC token (URL + token)


# Indicatori di Compromissione - Megalodon
# C2 server
216.126.225.129:8443
# Account attaccante (pattern)
Username: 8 caratteri alfanumerici casuali (es. rkb8el9r, bhlru9nr, lo6wt4t6)
Author forged: build-bot, auto-ci, ci-bot, pipeline-bot
Email forged: build-system@noreply.dev, ci-bot@automated.dev
# Varianti payload
SysDiag          - Workflow su ogni push/pull_request (mass variant)
Optimize-Build   - Workflow su workflow_dispatch (targeted variant, backdoor dormante)
# Pacchetto npm compromesso
@tiledesk/tiledesk-server versioni 2.18.6 - 2.18.12
# Finestra temporale dell'attacco
18 maggio 2026, 11:36 - 17:48 UTC
5.718 commit su 5.561 repository in ~6 ore
# Pacchetti npm malevoli (Polymarket drainer - campagna correlata)
polymarket-trading-cli, polymarket-terminal, polymarket-trade
polymarket-auto-trade, polymarket-copy-trading, polymarket-bot
polymarket-claude-code, polymarket-ai-agent, polymarket-trader
Endpoint esfiltrazione: hxxps://polymarketbot.polymarketdev.workers[.]dev/v1/wallets/keys

Due varianti per due obiettivi


L’analisi tecnica ha identificato due varianti del payload con finalità diverse. La variante SysDiag è quella di massa: aggiunge un workflow attivato da ogni push e pull request, massimizzando le opportunità di esecuzione. La variante Optimize-Build è più chirurgica: sostituisce i workflow esistenti con trigger workflow_dispatch, creando backdoor dormienti che l’attaccante può attivare on-demand tramite le API di GitHub. Nel caso di @tiledesk/tiledesk-server è stata utilizzata la variante targeted, che colpisce i CI/CD runner ma non si attiva quando il pacchetto npm viene semplicemente installato dagli utenti finali.

“Il compromesso di GitHub da parte di TeamPCP era solo l’inizio”, ha dichiarato Moshe Siman Tov Bustan di OX Security. “Quello che arriverà è un’ondata infinita, uno tsunami di attacchi cyber contro sviluppatori in tutto il mondo.”

Il contesto: TeamPCP e l’ecosistema open source sotto attacco


Megalodon si inserisce in una serie di attacchi orchestrati dal gruppo TeamPCP, che ha sfruttato la natura interconnessa della supply chain software per compromettere centinaia di progetti open source in modalità worm-like. Tra le vittime precedenti: TanStack, Grafana Labs, OpenAI, Mistral AI e ora GitHub direttamente. Il gruppo ha stabilito partnership con BreachForums e crew di estorsione come LAPSUS$ e VECT, combinando motivazioni finanziarie con possibili interessi geopolitici: è stato documentato il deployment di wiper malware su macchine localizzate in Iran e Israele.

La risposta di npm all’ondata di attacchi è stata drastica: invalidazione di tutti i token di accesso granulare con write access che bypassano l’autenticazione a due fattori. NPM ha anche raccomandato il passaggio a Trusted Publishing per ridurre la dipendenza da questi token. Come ha sottolineato Socket, però, l’intervento compra tempo ma non chiude la vulnerabilità sottostante: finché il worm è attivo, continuerà a raccogliere nuovi token non appena i maintainer ne genereranno di nuovi.

Due righe per i difensori


La campagna Megalodon evidenzia debolezze strutturali nella sicurezza delle pipeline CI/CD. I team DevSecOps dovrebbero adottare le seguenti contromisure:

  • Abilitare il pinning dei workflow: configurare i GitHub Actions workflow per usare SHA commit espliciti invece di tag mutabili (es. uses: actions/checkout@abc1234 invece di @v3), rendendo impossibile la sostituzione silenziosa dei workflow
  • Implementare policy di branch protection: richiedere review obbligatorie per ogni push su branch principali, con particolare attenzione alle modifiche a file .github/workflows/
  • Monitorare le credenziali con secret scanning: strumenti come GitHub Secret Scanning, Trufflehog o Gitleaks possono rilevare credenziali accidentalmente incluse nei commit
  • Adottare Trusted Publishing: su npm e PyPI, il Trusted Publishing elimina la necessità di token statici che possono essere rubati
  • Revisione dei permessi GITHUB_TOKEN: limitare i permessi del token al minimo necessario per il workflow specifico, usando permissions: nel file YAML
  • Audit degli accessi OIDC: implementare policy rigorose per i token OIDC usati per l’accesso a cloud provider da pipeline CI
  • Alerting su deployment key e PAT: monitorare l’uso di Personal Access Token e deploy key, revocando immediatamente quelli non più in uso

Megalodon rappresenta un punto di svolta nella storia degli attacchi alla supply chain: la capacità di compromettere oltre 5.500 repository in meno di sei ore, utilizzando tecniche di evasione che mimano il normale traffico CI/CD, suggerisce un livello di automazione e pianificazione che andrà oltre i singoli episodi. La domanda non è più se una pipeline subirà un tentativo di compromissione, ma quando — e se l’organizzazione ha le visibility necessarie per accorgersene in tempo.


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#europa accelera sulla sovranità #IA, cercando un equilibrio tra etica e competitività contro #USA e #Cina. In #Germania nasce l’alleanza tra #Thales e #Google #Cloud per proteggere dati pubblici e infrastrutture critiche con un cloud sovrano europeo. Sul fronte dei pagamenti, l’#euro digitale punta a ridurre la dipendenza da #Visa e #Mastercard, mentre Linus #Torvalds accusa la #AI di rallentare #Linux con bug report automatici inutili.

@informatica

bit.ly/4wNvugg

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Da #DorianaGoracci
Chi è questa signora?
Zohar Regev
"Oggi sono rimasto scioccato da una storia così agghiacciante che ha scosso l'opinione pubblica fino al midollo, al punto che mi sono precipitato a verificare da solo se fosse vera o semplicemente incredibile finzione.
Tutto è iniziato quando ho visto l'immagine : una donna velata in catene dentro una delle aule di tribunale dello stato di occupazione. Si chiama Zohar Regev.
All'inizio, mi sono detto: "Beh, è una donna musulmana in hijab, ovviamente la maltratterebbero", soprattutto perché era stata detenuta a bordo dell'ultima "Flotiglia della fermezza". ” Ma quando ho saputo che lei era sempre stata in prima linea in ogni flottiglia per la libertà e la solidarietà lanciata da Turchia, Grecia e Spagna - accompagnando attivisti e sostenitori internazionali nei loro pericolosi viaggi marittimi - ho pensato: “Devono darle un esempio, quindi lei non lo fa mai più. ”
Specialmente perché le autorità di occupazione hanno rilasciato tutti gli altri che erano stati a bordo dell'ultima flottiglia e li hanno rimandati nei loro paesi... eccetto lei.
Questo mi ha fatto sentire che c'era qualcosa di profondamente insolito qui.
Spinto dalla curiosità, ho guardato nella sua storia - e sono rimasto sbalordito nello scoprire che in realtà possiede la nazionalità dell'occupazione, è nata nel cuore dell'entità in un kibbutz, e originariamente proveniva da uno sfondo sionista.
Ma in un momento decisivo del 2004, Zohar Regev decise di abbandonare quello che lei vedeva come un velo di inganno. Emigrò e lasciò la terra occupata, trasferendosi a Betlemme in Cisgiordania. Lì si immerse nel volontariato e viveva tra le famiglie nei campi profughi. In seguito ha descritto quel periodo come un punto di svolta nel suo viaggio spirituale, il momento in cui ha approfondito la sua comprensione della costanza palestinese e del Corano. Dopo due anni e mezzo, ha abbracciato l'Islam interamente per sua scelta e ha dedicato la sua vita a difendere ciò che riteneva giusto con tutte le sue forze.
Più tardi lasciò Betlemme e si stabilì in Spagna. Dal 2008 è diventata una voce incessante in ogni flottiglia volta a rompere l'assedio su Gaza. Immaginate: una donna ebrea, nata in mezzo a loro, che porta passaporto e nazionalità, lascia alle spalle conforto, ricchezza, ricordi d'infanzia e amici — emigrava sia con il corpo che con l'anima perché non poteva accettare di vivere in una terra che credeva non fosse sua.
Qualche giorno fa, mentre il mondo guardava la "Flottiglia della fermezza", Zohar era ancora una volta in prima linea, proprio come lo era stata ogni volta precedente. A differenza degli attivisti stranieri che sono stati deportati, è stata portata in tribunale ad Ashkelon con l'accusa di "tradimento" - semplicemente perché era un' "israeliana" che ha osato rivelare la verità.

Si è messa dentro la gabbia dell'imputato con la dignità di chi non ha più nulla da perdere. Una persona che ha sacrificato famiglia e patria per amore dell'umanità non sarà scossa dalle sbarre del carcere.
In verità, Zohar non è solo un attivista. Lei è la prova vivente che la verità non è determinata dal luogo di nascita. Racconta la sua storia ai tuoi figli e ricorda loro che un giorno io e te - e anche i governanti arabi musulmani - saremo davanti a Dio per essere giudicati, con Zohar accanto a noi nel tribunale del Signore dei mondi."
Norman Finkelstein
☮️
Doriana Goracci
Mia la condivisione del testo e la scelta della foto
#ZoharRegev
#GLObalsumudflotilla

@politica

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🚺 I chatbot portano le fantasie di violenza femminile a un altro livello


"Benvenuti nella nuova era, dove qualsiasi cosa desideriate è realizzabile con estremo realismo": così esordisce un utente nella parte oscura della rete, commentando i chatbot.

Da due studi emerge come questi strumenti vengano utilizzati anche per ruolare rapporti di violenze, stupri e pedofilia. Nel 97% dei casi le vittime impersonate dai bot sono ragazze ed è possibile conversare con loro anche su app rinomate con 20 milioni di utenti mensili, che offrono varie personalità con cui dialogare. "Moglie maltrattata" è una di queste: quando non ascolta o sbaglia, la si picchia. "Scolaretta timida" e "bimbə seducente" altre: l'ultima recita che "è qui per soddisfare i tuoi desideri". Altre app offrono invece scenari, come "stupro", "incesto" e "loli" (lolita); il tutto senza controlli.

Per quanto in certi casi queste app siano state bandite e/o finite in tribunale in singole nazioni, la risposta non viene ritenuta all'altezza: c'è chi propone di introdurre un reato di "sviluppo pericoloso" per i chatbot, chi invece vuole obbligare le aziende a eseguire delle verifiche prima del rilascio. A prescindere, l'urgenza resta palpabile e viene richiesta alle nazioni una celerità nell'agire.

observer.co.uk/news/science-te…

#Notizia #IA
@eticadigitale

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#GKN, un nome un programma: è strano, vero, che chi fa strame dei diritti dei lavoratori (citofonare Campi Bisenzio) se ne frega anche dell'ambiente

"California: ancora sotto osservazione l’impianto di GKN Aerospace dove c’era stata una fuoriuscita tossica"

primapress.it/california-ancor…

@politica

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La missione Psyche della NASA immortala il cratere Huygens su Marte

#marte @astronomia@feddit.it @astronomia@diggita.com

Catturata dallo strumento imager multispettrale della missione Psyche della NASA, questa è una vista a colori migliorati del grande cratere a doppio anello Huygens (in alto a destra; circa 290 miglia, o 470 chilometri, di diametro) e delle circostanti altopiani meridionali fortemente craterizzati vicino a 15 gradi di latitudine sud.

umbertogaetani.substack.com/p/…

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Amarga Navidad, la tua vita privata sullo schermo. Ciccotti racconta l’ultimo film di Almodovar


L'articolo è pubblicato da #Formiche
cc @culture
formiche.net/2026/05/amarga-na…
Il narratologo Gérard Genette, occupandosi del “racconto nel racconto”, o mise en abyme, propone come uno dei possibili prototipi

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Sai che Roma cancellava i volti dei sovrani odiati? Un nuovo studio rivela come Roma trasformasse le statue degli imperatori caduti in disgrazia: Caligola diventava Augusto, Nerone cambiava volto.

@culture

Per un cittadino romano, entrare in un foro o in una basilica significava trovarsi davanti ai volti del potere. Imperatori scolpiti nel marmo osservavano la folla da piazze, templi

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Hubble immortala l'ammasso galattico MACS J1141.6-1905

#hubble @astronomia @astronomia@feddit.it @astronomia@diggita.com

MACS J1141.6-1905 si trova a circa 4 miliardi di anni luce di distanza nella costellazione del Cratere (la Coppa). Hubble ha catturato questa scena di MACS J1141.6-1905 in luce visibile e infrarossa. L'immagine include dati di due programmi di osservazione di Hubble che hanno studiato ammassi di galassie massicci che brillano molto intensamente nei raggi X.

umbertogaetani.substack.com/p/…

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Trovato il modo di finanziare le aziende della IA: ChatGPT ora può connettersi al tuo conto bancario e visualizzare tutte le tue transazioni.


OpenAI ha presentato venerdì una nuova funzionalità che consentirà agli utenti di condividere informazioni finanziarie dettagliate con il chatbot.

gizmodo.com/chatgpt-can-now-co…

@aitech

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Fotografia | Giulia Fegez vince l’EXPOSED Dummy Award con il fotolibro “I am a patient boy”

@culture

Un viaggio fotografico tra Italia e Slovenia, tra ferite familiari, attese e trasformazioni interiori. È il progetto di Giulia Fegez ad aggiudicarsi la prima edizione dell’EXPOSED feat Witty Books Dummy Award, concorso internazionale dedicato ai libri fotografici inediti e inserito nel programma di

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Aforia digitale. Guerra cognitiva e instabilità semantica nell’infosfera

@Notizie dall'Italia e dal mondo

Intervenendo alla celebrazione per il 165° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano, il Capo di Stato Maggiore, generale Carmine Masiello, ha sottolineato la necessità di Forze Armate capaci di garantire deterrenza, resilienza fisica e tenuta morale, ribadendo

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Contro l’oblio ricordiamo con rabbia


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/05/contro-…
Il rinomato Collegio Ghislieri di Pavia si è fatto promotore di un appello per la verità sull’uccisione nel Donbass del fotoreporter Andrea Rocchelli e del giornalista Andrej Mironov avvenuta il 24 maggio del 2014. All’iniziativa hanno aderito -tra gli altri-

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“Io la verità parlo Mi chiamo Ilaria Alpi, sono morta il 20 marzo 1994.”


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/05/io-la-v…
“… Mi chiamo come non si sarebbe immaginato, come il rischio che ho corso, mi chiamo per non smettere mai di chiamarvi voi che siete vittime e imputati allo stesso

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Webworm evolve: i backdoor EchoCreep e GraphWorm trasformano Discord e Microsoft Graph in canali C2


@Informatica (Italy e non Italy)
Webworm, APT di allineamento cinese attivo dal 2022, ha aggiornato il suo arsenale con due nuovi backdoor: EchoCreep, che usa Discord come canale C2, e GraphWorm, che sfrutta Microsoft Graph API e OneDrive per


Webworm evolve: i backdoor EchoCreep e GraphWorm trasformano Discord e Microsoft Graph in canali C2


Quando un gruppo APT decide di nascondere le proprie comunicazioni malevole dentro le API di prodotti Microsoft o nei canali Discord, il confine tra traffico legittimo e operazione di spionaggio si fa quasi invisibile per i tradizionali strumenti di sicurezza di rete. È esattamente la scelta operativa che ha compiuto Webworm, gruppo di allineamento cinese attivo da almeno il 2022, che nel 2025 ha arricchito il proprio toolkit con due nuovi implant: EchoCreep e GraphWorm.

Chi è Webworm: storia e attribuzioni


Webworm è stato documentato pubblicamente per la prima volta da Symantec (ora parte di Broadcom) nel settembre 2022. Il gruppo prende di mira agenzie governative e aziende nei settori IT, aerospaziale ed energia elettrica, con un focus geografico che comprende Russia, Georgia, Mongolia e diverse nazioni asiatiche ed europee. I ricercatori hanno identificato sovrapposizioni operative significative con cluster tracciati come FishMonger (alias Aquatic Panda), SixLittleMonkeys e Space Pirates — tutti threat actor con legami all’intelligence cinese.

La scelta dei bersagli — istituzioni governative, operatori di infrastrutture critiche e fornitori di servizi IT — è coerente con gli obiettivi strategici di raccolta intelligence attribuiti agli attori state-sponsored cinesi. Le recenti campagne hanno ampliato il raggio d’azione verso l’Europa, segnalando un’evoluzione geopolitica degli interessi del gruppo.

EchoCreep: Discord come infrastruttura C2


EchoCreep è il componente più semplice — ma non per questo meno insidioso — del nuovo arsenale. Utilizza Discord come canale di Command and Control, sfruttando le API della piattaforma di messaggistica per ricevere comandi dagli operatori e restituire output dalle macchine compromesse. Le funzionalità documentate dai ricercatori includono:

  • Upload e download di file arbitrari verso/dal sistema vittima
  • Esecuzione di comandi tramite cmd.exe con restituzione dell’output agli operatori
  • Persistenza tramite canale Discord dedicato, non esposto pubblicamente

L’analisi del canale Discord utilizzato da EchoCreep rivela che i primi comandi risalgono al 21 marzo 2024: ciò significa che l’implant era già operativo in campagne reali ben prima della sua scoperta pubblica, probabilmente inosservato per oltre un anno.

La scelta di Discord come C2 non è casuale. Il traffico verso discord.com è quasi universalmente consentito nelle policy di rete aziendali, il protocollo è HTTPS e il volume di traffico legittimo è enorme — condizioni ideali per mascherare comunicazioni malevole nel rumore di fondo.

GraphWorm: Microsoft OneDrive come dead drop


GraphWorm è il componente più sofisticato del nuovo toolkit. Utilizza Microsoft Graph API — la stessa infrastruttura usata da milioni di applicazioni enterprise — per le comunicazioni C2, sfruttando specificamente gli endpoint di OneDrive. La tecnica del “cloud dead drop” — usare servizi cloud legittimi come proxy per i comandi — è in crescita tra gli APT più avanzati, ma GraphWorm la porta a un livello di granularità operativa notevole.

Per ciascuna vittima compromessa, GraphWorm crea una directory dedicata su OneDrive, permettendo agli operatori di gestire in modo indipendente le operazioni su target diversi senza interferenze. Le capacità documentate includono:

  • Spawn di nuove sessioni cmd.exe per l’esecuzione interattiva di comandi
  • Avvio di processi arbitrari sul sistema vittima
  • Upload e download di file da/verso OneDrive tramite Graph API
  • Self-termination controllata su segnale degli operatori, per ridurre le tracce forensi

Il traffico verso graph.microsoft.com è considerato trust implicito nella maggior parte degli ambienti enterprise Microsoft 365, rendendo il rilevamento basato sul blocco dei domini o sull’ispezione superficiale del traffico del tutto inefficace.

Tooling, proxy custom e TTP completi


Webworm integra i propri backdoor con un ecosistema di strumenti offensive collaudato. Per la fase di ricognizione, il gruppo usa tool open source come dirsearch e nuclei per eseguire brute-force dei path su web server delle vittime e identificare vulnerabilità sfruttabili. Sul lato infrastrutturale, Webworm ha sviluppato una suite di proxy custom: WormFrp, ChainWorm, SmuxProxy e WormSocket. Questi strumenti non si limitano a cifrare le comunicazioni: supportano il chaining su host multipli — sia interni che esterni alla rete bersaglio — permettendo la costruzione di tunnel multi-hop difficili da tracciare. Il gruppo utilizza inoltre SoftEther VPN per un ulteriore layer di offuscamento dell’infrastruttura C2.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Webworm - EchoCreep / GraphWorm IoC (maggio 2026)
# Tool legittimi usati in contesto malevolo
TOOL: dirsearch (github.com/maurosoria/dirsearch)
TOOL: nuclei (github.com/projectdiscovery/nuclei)
# Custom proxy tools Webworm
TOOL: WormFrp
TOOL: ChainWorm
TOOL: SmuxProxy
TOOL: WormSocket
# Patterns comportamentali da monitorare
BEHAVIOR: cmd.exe spawned by non-standard parent process
BEHAVIOR: Unusual OneDrive API calls (graph.microsoft.com) with file creation in per-victim dirs
BEHAVIOR: Discord API traffic with binary/encoded payloads
BEHAVIOR: SoftEther VPN client installation/execution
# Cluster correlati
ALIAS: FishMonger / Aquatic Panda
ALIAS: SixLittleMonkeys
ALIAS: Space Pirates

Due righe per i difensori


L’abuso di servizi cloud legittimi per il C2 richiede un cambio di paradigma nel rilevamento. Il blocco a livello di dominio è inefficace — occorre spostare l’attenzione sul comportamento. I blue team dovrebbero implementare analisi comportamentale del traffico verso API cloud note, cercando pattern anomali di upload/download non correlati all’attività utente attesa. È fondamentale monitorare la creazione di directory insolite su OneDrive enterprise tramite i log di Microsoft 365 Defender e correlare gli accessi OAuth a Microsoft Graph con i baseline comportamentali degli account di servizio. Sul piano degli endpoint, qualsiasi processo che spawni cmd.exe con parent process inusuali dovrebbe attivare alert ad alta priorità. Infine, regole Sigma per i pattern di traffico Discord e Graph API anomali, combinate con threat intelligence sui cluster Webworm, permettono un rilevamento proattivo di queste campagne.


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L’esserci. Andy Rocchelli, dodici anni dopo. 24 maggio 2014 – 24 maggio 2026


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/05/lesserc…
Dodici anni fa, nei pressi di Slovjansk, nell’Ucraina orientale che stava scivolando nella guerra senza ancora sapere fino in fondo di esserci dentro, un

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E che dire dell’amido di mais? Il segreto sta nella sua versatilità.


L’amido di mais è davvero un piccolo “asso nella manica” in cucina e non solo.

Il segreto sta nella sua versatilità: è un ingrediente che sembra semplice, ma ha mille usi nascosti.

Da quando ho studiato pasticceria, ho cambiato il modo in cui guardo le ricette, mi sono concentrato sul sapere perché le cose, che è l’effetto di questo membro sulla preparazione, perché posizionare così tanto di un ingrediente e così, scoprire l’importanza degli ingredienti in ogni ricetta.

#ricette #quesillo #dolci #mastodon @friendica #fediverso
@Cucina e ricette
blog.giallozafferano.it/alchim…

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