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«Chi soffre davanti a Gaza dimostra di conservare una relazione con il reale; la patologia sta tutta in una società capace di fare di una bambina mutilata un materiale da scorrere fra una pubblicità e una ricetta.

Riceviamo una quantità smisurata di informazioni e questo accade dopo la distruzione dei luoghi in cui quell’informazione poteva diventare decisione o elaborazione condivisa. Siamo monadi isolate con uno smartphone in mano. Il cittadino medio in qualche modo sa e qualche volta si indigna, forse firma qualcosa. Subito dopo torna solo, mentre le decisioni essenziali passano altrove. Scendere in piazza diventa sempre più pericoloso, tra manganellate, denunce e multe.

La democrazia rappresentativa conserva i propri riti e perde progressivamente la capacità di tradurre la volontà popolare in limite per il potere. Facciamo un esempio concreto: milioni di europei chiedono la fine del massacro palestinese o almeno la fine della complicità dei propri governi con Israele, e i governi che fanno? Continuano a fornire armi insieme alla copertura diplomatica. La maggioranza degli italiani rifiuta l’idea della guerra, mentre l’Italia entra materialmente nei suoi circuiti logistici e affida alla mera semantica il compitino (a cui nessuno o quasi crede) di mantenersi innocente. Nel frattempo il voto viene celebrato come la forma adulta della partecipazione proprio mentre i partiti si rendono impermeabili a chi li vota. L’impotenza nasce anche dall’esperienza ripetuta di parlare senza mai essere ascoltati. Quali sono le scelte? Si sceglie fra alternative che hanno già accettato le medesime necessità e una richiesta collettiva diventa carta morta. Se si alza il tono della richiesta si viene massacrati e definiti (noi, sic!) “teppisti”, “terroristi”, e anche, una parola che mi ha sempre divertito, “facinorosi”.

La devastazione psichica che produce un’esposizione illimitata alle atrocità non è solidarietà. Si finisce, e lo dico per esperienza personale, per diventare spettatori distrutti senza togliere una sola arma agli eserciti. Guardare tutto non salva nessuno. Dall’altro lato, però, distogliere sempre lo sguardo consegna le vittime alla versione di chi le ha colpite. Fra questi due fallimenti dobbiamo cercare, ognuno a modo suo, una misura personale e mutevole, capace di proteggere la facoltà di sentire affinché resti disponibile all’azione.

Il potere ci educa a concepire l’azione secondo due sole possibilità: o cambiamo tutto oppure abbiamo fallito. Accettata questa misura, quasi qualsiasi gesto umano appare ridicolo. Un articolo ovviamente non ferma un missile, magari lo facesse, e una manifestazione non abbatte certo un governo, rivoluzioni all’orizzonte non ne vedo. La conclusione è già pronta. Tanto vale occuparsi di sé. Eppure, chiunque abbia aperto un libro di storia, sa bene che nessun dominio storico è crollato per il gesto onnipotente di un individuo. I domini e gli imperi hanno ceduto quando azioni limitate hanno smesso di restare separate e il rifiuto di una persona ha trovato quello di un’altra. Sta nella durata la forza di cambiare le cose.

Assieme a chi posso aumentare la “nostra” capacità di intervenire? La preposizione cambia la politica. Un corpo isolato può soltanto esprimere un’opinione. Corpi che si coordinano possono interrompere una produzione oppure sostenere chi documenta un crimine. Possono sottrarre denaro a un’impresa complice. La forza compare nella relazione e richiede tempo; soprattutto richiede organizzazione. Vogliamo organizzarci?

Ernesto De Martino studiò i momenti in cui una comunità sente vacillare la propria capacità di esserci nel mondo. Chiamò questa esperienza crisi della presenza. La presenza non coincide con il semplice fatto biologico di essere vivi; esige la possibilità di dare forma alla situazione e di riconoscersi nei propri atti. Il nostro scoramento assomiglia spesso a quella crisi. Gli eventi sembrano già decisi e il futuro arriva come una calamità emanata da un potere impersonale e così le parole perdono presa. De Martino trovava nella cultura condivisa il lavoro attraverso cui una comunità recupera la propria presenza. Oggi, più che mai, quel lavoro è politico. Occorre ricostruire luoghi nei quali l’esperienza privata del male possa diventare giudizio comune e capacità organizzata.

Questa ricostruzione comincia anche dal modo in cui trattiamo la nostra stanchezza. Il senso di colpa per il pranzo consumato mentre altri hanno fame, o per la giornata serena trascorsa mentre una città viene bombardata, non migliora la vita di chi soffre. Consuma inutilmente le nostre energie che potrebbero servire a mantenere un impegno. La gioia stessa può appartenere alla resistenza, (gioia e rivoluzione diceva un tizio). Ricordiamo sempre che un potere fondato sulla paura desidera soggetti esausti, incapaci di fidarsi e di creare legami durevoli. Proteggere una parte della propria vita dalla devastazione significa anche e soprattutto conservare risorse per il conflitto. Si continua a lottare anche cucinando e amando, o leggendo un bellissimo romanzo, una silloge poetica, una passeggiata nella natura, una vacanza.

Il mondo è troppo grande per una persona sola. Questa constatazione può diventare una condanna oppure il principio elementare della politica.

So che dobbiamo riuscire a riconoscerci e a organizzare il nostro rifiuto».

#politica

mastodon.social/@FraBonanni/11…

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A news is a news, but it depends on how you post it, how you talk about it.
I'm one of those people who think: if you want to fix me, it's because you don't accept me. @pawpower beige.party/@pawpower/11702740…
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I'm not the only one to say it, about this anti-rayban rethoric which will damage blind owners. I've tried to kick those in the ass for weeks, it is better to PREVENT rather than cure! @smallcircles
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@Tarnport, some days ago you wrote about how Italians react to "creative interpretations" of their recipes.

I ran into this today and I couldn't avoid thinking of that thread 😂

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Post da Mastodon

Ciao questo è un post con testo grassetto corsivo
collegamento ipertestuale a un qualcosa

@testfranc

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Nuovo video! Facciamo un viaggio nell'Orsa Maggiore, la costellazione più famosa del cielo, che custodisce alcuni incredibili tesori mitologici e astrofisici
youtu.be/P_Xo1JAkIPs?is=KcyTX9…

@astronomia

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Sir Jonathon Porritt, advisor to King Charles III for 30 years before he was crowned, was arrested under the UK Terrorism Act outside Westminster Magistrates Court on Thursday 30th July.
As police escorted him away he said “I am a supporter of Palestine Action. Trying to save lives is not terrorism. Exposing this Governments complicity in genocide is not terrorism.”

The video has amassed millions of views on social media, with political and media figures outraged at the arrests of Sir Jonathon alongside 152 other peaceful protesters. They had been at the court because their names were listed for court hearings for 2025 “terrorism” arrests after holding pieces of paper in Parliament Square to oppose the proscription of direct action group Palestine Action.
Saving lives is not terrorism.

Join us in fighting for our civil liberties and to oppose UK complicity in Israel’s genocide:

www.wedonotcomply.org

Please share, as the UK government really, really doesn't want people to see this.

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Un collega di area ingegneristica mi ha detto che non legge più le tesi dei suoi studenti, ma si fa fare un riassunto dall'intelligenza artificiale. Inoltre mi ha detto che gli stessi studenti non scrivono più le tesi come un tempo ma si fanno aiutare dall'intelligenza artificiale. A questo punto mi chiedo: ha ancora senso far scrivere le tesi ai laureandi??

#intelligenzaartificiale #AI #aiResearch

in reply to marethyu7

@valentinabarreca disturbante è il termine perfetto, perché utilizza gli argomenti propri dell'inclusività allo stile aggressivo della rivendicazione progressista (che quindi è sempre giusta per definizione).

Se ti immergi nella lettura e provi a condividere la lamentela della "ricercatrice", arriverai effettivamente a odiare quei parrucconi che non l'hanno accettata 🤣

@luciomarinelli

in reply to macfranc

@macfranc @valentinabarreca Sono appassionata di queste letture - non le distopie, ma quelle dove si esplorano punti di vista diversi dalla narrazione a cui si è abituati. Io stessa ne produco, però su altri temi, per far riflettere su un certo tipo di discriminazioni.
Io non l'ho presa come una lettura su una potenziale scienza governata dai bot, ma come una satira sull'arroganza di certi movimenti che usano metodi fascisti (no, è meglio dire autoritari) per portare avanti cause progressiste e che finiscono per portare l'umanità all'autoritarismo vero.
Anzi, per quanto mi riguarda questo pezzo ha diversi punti di riflessione: questione pericolosità AI, estremismo vestito da inclusione che fa leva sulla discriminazione, profitto che sostituisce la scienza.

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✨ Flying Eagle: il RAT Android che spiava per conto della «polizia cinese» finisce nelle mani sbagliate
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/flying…

@informatica


Flying Eagle: il RAT Android che spiava per conto della «polizia cinese» finisce nelle mani sbagliate


Un archivio da 388 MB chiamato semplicemente “中国龙.zip” (Chinese Dragon) circola da mesi sui canali Telegram del cybercrime cinese. Dentro c’è il codice sorgente completo di Flying Eagle, un framework criminale che non è “solo” un trojan Android, ma una vera piattaforma industriale per costruire e gestire spyware mobile su larga scala — la stessa che ha alimentato una finta app della “polizia cinese” usata per svuotare conti Alipay e WeChat. Ora che il codice è trapelato, i ricercatori di Hunt.io e dell’analista indipendente NetAskari hanno mappato 170 server ancora attivi legati all’infrastruttura, mentre tra gli stessi criminali è scoppiato un regolamento di conti che ha già partorito un erede, Night Dragon.

Una app “governativa” che rubava le password


La storia riemerge alla luce del sole a giugno 2026, quando il National Cybersecurity Notification Center cinese ha diffuso un avviso pubblico su una applicazione fraudolenta che si spacciava per “公安一网通办”, un servizio online delle Pubbliche Sicurezze Provinciali (GongAn). L’app veniva distribuita dal dominio 110gongan[.]com e, una volta installata, era in grado di rubare dati di pagamento e prendere il controllo remoto del dispositivo. Le autorità hanno raccomandato a chi l’avesse installata di rimuoverla, scansionare il device, cambiare le password degli account coinvolti, congelare i canali di pagamento in caso di movimenti sospetti e sporgere denuncia.

Quell’app era solo la punta dell’iceberg. Dietro c’era Flying Eagle: un builder che permette a un operatore di scegliere nome, icona e testo di adescamento dell’app, indicare l’indirizzo C2, e generare in automatico un APK Android firmato e pronto alla distribuzione, partendo da due template base. I campioni prodotti dal builder vengono rilevati dai motori antivirus come SpyNote, famiglia di RAT Android nota da anni, e sfruttano i servizi di accessibilità di Android per l’escalation di privilegi e l’iniezione di gesture — controllo pressoché totale del dispositivo della vittima.

Non un malware, una piattaforma industriale


Ciò che rende Flying Eagle diverso da un comune RAT è la sua natura di prodotto “chiavi in mano” per operatori criminali con competenze tecniche limitate. L’archivio trapelato contiene un intero deployment Docker con server nginx, PHP, MySQL e un WebSocket server Node.js, oltre a toolchain complete per la compilazione Android (Java 11 e Android SDK build tools), template di phishing pronti — servizi di streaming per adulti in cinese, cloni di TikTok, applicazioni finanziarie e persino landing page per finti progetti di pubblica utilità che rimandano all’operatore statistiche di visite e download — e un certificato TLS di default.

Gli URL di callback verso il server di comando e controllo, incorporati in ogni APK generato, sono cifrati con AES-128-CBC usando IV, password e salt hardcoded, con chiave derivata tramite PBKDF2-SHA1 a 65.536 iterazioni. I commenti nel codice sorgente rivelano che questi parametri servono a mantenere la compatibilità con il binario Windows .NET originale (EaodWorker.exe), confermando che la versione Docker trapelata è una porting diretto di uno strumento più vecchio. Per abbassare l’entropia del pacchetto ed eludere l’analisi statica, il builder inietta inoltre tra 2,8 e 3,5 MB di JSON Base64 travestito da cache di configurazione SDK legittima.

La caccia ai 170 server


Per ricostruire l’estensione reale dell’infrastruttura, i ricercatori hanno sfruttato un’impronta digitale ricorrente: i server Flying Eagle rispondono con un redirect HTTP 302 verso l’endpoint HTTPS, includono l’header Strict-Transport-Security: max-age=31536000 e, prima che carichi il branding personalizzato dell’operatore, mostrano brevemente il titolo di pagina “AdminPro”. Incrociando questa firma con il certificato TLS di default incluso nell’archivio trapelato, sono stati identificati 158 server tramite il titolo della pagina e altri 12 tramite il certificato, per un totale di 170 server attivi negli ultimi 30 giorni di telemetria — una cifra che i ricercatori stessi definiscono conservativa, perché esclude i server che non restituiscono esattamente il redirect atteso. È importante sottolineare che questo numero descrive impronte infrastrutturali, non necessariamente vittime, operatori o C2 confermati uno per uno.

Buona parte dell’infrastruttura, inclusi i due IP citati nell’avviso ufficiale cinese (207.56.30.188 e 207.56.30.194), è ospitata su AS54801 (Zillion Network Inc.), un provider di Hong Kong che compare più volte come piattaforma preferita per il malware mobile in questo ecosistema. Uno dei server ha addirittura mostrato, temporaneamente, un pannello di gestione dispositivi che indicava utenze “guadagna facile” tipiche di operatori criminali a scopo di lucro.

Ladri tra ladri: quando i criminali si smascherano a vicenda


Il canale Telegram Yx科技 (Yx Technology), creato ad aprile 2026, non ha esordito con un semplice annuncio: i primi messaggi erano istruzioni passo passo su come usare strumenti di accesso remoto per svuotare conti Alipay e WeChat Pay, con le vittime definite spregiativamente “pesci” (鱼) e servizi di cash-out offerti al 20-50% della transazione. Il 26 aprile il canale ha distribuito gratuitamente il pacchetto Flying Eagle sotto forma dell’archivio Chinese Dragon.

Da qui la parte più “da romanzo”: un secondo canale, SQLRCE0, ha iniziato a far girare messaggi secondo cui un attore non identificato avrebbe compromesso l’infrastruttura clienti di Yx Technology, sottraendo dati relativi a 189 server Flying Eagle. La rivendicazione non è stata confermata in modo indipendente dai ricercatori, ma il caos generato — codice rubato che diventa a sua volta merce rubata — è di per sé indicativo della frammentazione e della sfiducia reciproca dentro questi ecosistemi criminali cinesi.

Night Dragon: l’erede è già online


Il 23 giugno 2026 lo stesso canale SQLRCE0 ha lanciato Night Dragon, un nuovo kit di controllo Android indipendente. I ricercatori hanno individuato al momento solo due server associati, entrambi ospitati — non a caso — sullo stesso provider hongkonghese AS54801. Uno dei pannelli esposti mostrava 46 dispositivi “online” e 29 “attivi”, tutti geolocalizzati in Cina, ma non è stato possibile stabilire se si tratti di vittime reali o di dati di test. Una seconda versione del framework risultava già in sviluppo al 12 luglio. È bene chiarire un possibile equivoco: questo Night Dragon del 2026 non ha nulla a che vedere con l’omonima campagna di spionaggio cinese documentata da McAfee nel 2011 — qui si parla di crimeware finanziario, non di intelligence offensiva.

Due righe per i difensori


  • Diffidare sistematicamente di APK “governativi” o “di pubblica utilità” distribuiti fuori dal Play Store: il sideloading resta il principale vettore di infezione per questa famiglia di minacce.
  • Monitorare le richieste di attivazione dei servizi di accessibilità Android da parte di app non aziendali: è il meccanismo chiave usato per l’escalation di privilegi e il controllo remoto.
  • Per i team threat intelligence, il fingerprint “AdminPro” + redirect 302 + certificato di default è riutilizzabile per identificare infrastrutture derivate dallo stesso codice trapelato, comprese eventuali nuove fork oltre a Night Dragon.
  • Il caso dimostra ancora una volta come i leak di codice sorgente criminale — volontari o meno — accelerino la proliferazione di varianti, più che ridurre la minaccia: ogni fork riparte da una base già matura.


Indicatori di compromissione

# Domini/infrastruttura Flying Eagle
110gongan[.]com          # App fasulla "polizia cinese" (GongAn)
fusu.us[.]ci
fusu666[.]cc              -> 207.56.30[.]188
ls.j2x8a[.]top             -> 207.56.30[.]194 (cert emesso 2026-06-04)
xyttkx[.]cc, txl.xyttkx[.]cc, h5.xyttkx[.]cc, alcs.xyttkx[.]cc
# IP
207.56.30[.]188   AS54801 Zillion Network Inc. (Hong Kong)
207.56.30[.]194   AS54801 Zillion Network Inc. (Hong Kong)
# Archivio trapelato
中国龙.zip (Chinese Dragon) - 388 MB, distribuito via Telegram (Yx科技) dal 2026-04-26
# Campioni APK (SHA256)
c692ad120cc90548d48dbe57d006f2403c49833b8993af3c38fe031eb39999bd  autoclicker_pro.apk
4395db6ad53a415532673b16f5b64207d53cecc5b15a736c038cf3890368a164  net.extractor.terminator.channel.apk
5dee5cde6f2874c582effe302960b21569ee007e9e0cd4f7499d418cceb9095b  com.sequencer.classifier.processor.apk
b803cd5032dc1abd7aabc45c8cadc471c8a59872a95d48807f13e230c58230f3  net.cataloger.curator.stager.apk
d8a82d7b4457352774772bfac094127d7f67526ae7011d838cc3f7ccc15fd86e  net.listener.transactor.authorizer.apk
# Fingerprint di caccia
HTML title = "AdminPro", redirect HTTP 302 -> HTTPS,
header Strict-Transport-Security: max-age=31536000
# Night Dragon (lancio: 2026-06-23, stesso hosting AS54801)

Fonti primarie: Hunt.io/NetAskari, “Flying Eagle Android RAT: Leaked Source Code, 170 Active Servers, and a New Platform Called Night Dragon” (28 luglio 2026); The Hacker News, 29 luglio 2026; avviso pubblico del National Cybersecurity Notification Center cinese (18 giugno 2026).

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✨ Un attacco informatico spegne 21 milioni di angolani alla vigilia della più grande IPO del paese: cosa sappiamo su Unitel
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/un-att…

@informatica


Un attacco informatico spegne 21 milioni di angolani alla vigilia della più grande IPO del paese: cosa sappiamo su Unitel


Alle 2:20 del mattino di martedì 28 luglio, poche ore prima che le azioni di Unitel iniziassero a essere scambiate sulla borsa di Luanda nella più grande IPO della storia angolana, i sistemi core del principale operatore di telecomunicazioni del paese sono andati in tilt. Voce, dati mobili e connettività internet si sono fermati per oltre 21 milioni di persone, quasi metà della popolazione dell’Angola. La tempistica, quasi chirurgica, ha subito sollevato una domanda che l’azienda stessa non ha escluso: è stato un sabotaggio pensato per far deragliare la quotazione?

Un blackout nazionale nelle 24 ore che contavano di più


Unitel, ex monopolista statale passato sotto controllo pubblico nel 2022 dopo il sequestro delle quote un tempo detenute da Isabel dos Santos, figlia dell’ex presidente José Eduardo dos Santos, ha dichiarato di aver rilevato l’incidente attorno alle 2:20 locali del 28 luglio e di aver attivato “immediatamente” i protocolli di risposta e contenimento. Il ripristino graduale dei servizi mobili è iniziato solo alle 11:45 del giorno successivo, provincia per provincia, con gli SMS rimasti fuori uso più a lungo di voce e dati. Le infrastrutture fisse su fibra e wireless, che servono istituzioni pubbliche e aziende, sono invece rimaste operative per tutta la durata dell’incidente, un dettaglio che suggerisce un impatto concentrato sui sistemi core mobili piuttosto che su un evento di disponibilità generalizzato.

Il dato più interessante arriva dalla telemetria di rete, non dai comunicati aziendali. Recorded Future News ha verificato che i prefissi IP di Unitel sono rimasti annunciati su internet per tutta la durata dell’incidente: i router che connettono l’operatore al resto della rete globale non sono mai andati offline, come invece accadrebbe in un classico taglio di connettività a monte o in un attacco DDoS volumetrico. Il traffico misurato da Cloudflare Radar mostra invece un crollo netto proprio nella finestra dell’attacco, confinato esclusivamente a Unitel mentre gli altri operatori angolani non hanno mostrato alcun degrado. La lettura più plausibile è quella di un incidente che ha disabilitato sistemi interni critici — probabilmente elementi core della rete mobile o piattaforme di autenticazione/billing — piuttosto che un attacco alla connettività esterna.

Il contesto: una IPO da record e un sospetto legittimo


L’attacco è arrivato meno di 24 ore prima del debutto di Unitel alla BODIVA, la borsa angolana, nell’ambito del programma di privatizzazioni del presidente João Lourenço volto a ridurre il peso dello stato nell’economia post-marxista del paese. L’offerta, gestita dall’istituto statale di gestione patrimoniale IGAPE per una quota del 15%, è stata sottoscritta oltre il 120%, con più di 11.000 investitori coinvolti: un test di appetito del mercato per gli asset statali angolani, considerato un possibile precursore per la futura quotazione della compagnia petrolifera nazionale Sonangol. Nonostante il blackout in corso, la negoziazione è comunque partita mercoledì, valutando la società 2,14 miliardi di dollari e raccogliendo circa 321 milioni per le casse pubbliche.

Unitel stessa ha dichiarato di non poter escludere che l’attacco fosse “deliberato e mirato”, proprio a causa della coincidenza con l’avvio delle negoziazioni azionarie. Nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità, e non ci sono conferme pubbliche su esfiltrazione di dati o impiego di ransomware. Un elemento di contesto rilevante: settimane prima dell’incidente, il collettivo “CyberTeam” — coinvolto in un attacco contro l’Assemblea Nazionale angolana — aveva lasciato intendere che Unitel potesse essere il bersaglio successivo, sebbene al momento non vi sia alcuna prova che leghi quel gruppo all’incidente di luglio. L’interruzione ha avuto ricadute anche sull’economia reale: i terminali POS collegati alla rete Unitel hanno smesso di funzionare, colpendo pagamenti digitali e comunicazioni aziendali in un paese dove la penetrazione mobile è lo scheletro portante dei servizi finanziari.

Perché conta per chi guarda alla sicurezza delle telco


Al di là del singolo episodio, l’incidente Unitel è un caso di scuola su tre fronti che meritano attenzione da parte di chi si occupa di protezione delle infrastrutture critiche. Primo: la tempistica di un attacco può essere un’arma quanto il payload stesso. Colpire un operatore telco nelle ore immediatamente precedenti un evento finanziario ad alta visibilità massimizza il danno reputazionale e la pressione su chi deve decidere se procedere comunque con l’IPO, indipendentemente dalla natura tecnica dell’attacco. Secondo: la persistenza dei prefissi BGP durante l’intero blackout conferma ancora una volta che gli attacchi più dannosi contro le telco moderne non colpiscono più solo la disponibilità della rete di trasporto, ma i sistemi applicativi core — HLR/HSS, piattaforme di autenticazione, sistemi di billing — la cui compromissione può paralizzare i servizi senza mai far sparire l’infrastruttura di routing dai radar esterni. Terzo: la sequenza di ripristino, provincia per provincia e canale per canale (voce e dati prima, SMS dopo), suggerisce un lavoro di remediation selettivo su sistemi distinti piuttosto che un semplice riavvio, coerente con un incidente di sicurezza più che con un guasto tecnico diffuso.

Per i team di difesa delle telco, specialmente in mercati emergenti dove eventi di mercato ad alta visibilità (IPO, fusioni, aste di spettro) sono sempre più frequenti, il caso Unitel rafforza la necessità di considerare tali finestre temporali come periodi a rischio elevato, con controlli rafforzati su change management, accessi privilegiati ai sistemi core e monitoraggio della telemetria BGP/traffico in tempo reale per distinguere rapidamente un attacco interno da un problema di connettività esterna. Vale la pena notare che nessuna autorità di regolamentazione, né la BODIVA né l’authority dei mercati di capitale angolana, ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto: un silenzio istituzionale che lascia molte domande aperte su attribuzione, impatto reale sui dati dei clienti ed eventuali richieste estorsive dietro le quinte.

Cosa manca ancora al quadro


A oggi restano senza risposta le domande più rilevanti per una piena classificazione dell’incidente: quale vettore di accesso iniziale è stato usato, se ci sia stata esfiltrazione di dati dei 21 milioni di abbonati, e se dietro l’attacco ci sia un gruppo con motivazioni finanziarie, un attore hacktivista legato a tensioni politiche interne, oppure un operatore state-sponsored interessato a colpire la privatizzazione degli asset angolani. La vicenda merita un monitoraggio attento nelle prossime settimane, sia per eventuali rivendicazioni su forum underground sia per comunicazioni obbligatorie che Unitel, in quanto società ora quotata, dovrà rendere al mercato.

  • 28 luglio, ore 2:20 locali: rilevamento dell’incidente sui sistemi core Unitel
  • 28-29 luglio: interruzione totale di voce, dati mobili e SMS a livello nazionale; rete fissa non impattata
  • 29 luglio, ore 11:45: avvio del ripristino graduale provincia per provincia
  • 29 luglio: debutto di Unitel alla BODIVA nonostante l’incidente in corso, raccolta di circa 321 milioni di dollari
  • Nessuna rivendicazione pubblica, nessuna conferma di esfiltrazione dati al momento della pubblicazione


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L’astrofisico e divulgatore statunitense Neil DeGrasse Tyson ci ricorda che la realtà è spesso lontana dalle nostre intuizioni. Quando una scoperta scientifica non si conforma alle nostre aspettative la reazione ingenua è quella di rifiutarla e di rifugiarsi in descrizioni più facili da accettare, come quelle offerte dalle pseudoscienze. L’istruzione scientifica deve invece renderci consapevoli dei limiti della nostra intuizione e metterci in grado di superarli.

@astronomia

Questa voce è stata modificata (19 ore fa)
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Seguendo il documento postato da @Brenno, che ringrazio, sono arrivata alla situazione di Torino.

https://claudiocassardo.wordpress.com/2026/07/23/📊oltre-la-percezione-come-i-dati-riscrivono-la-storia-delle-estati-a-torino/

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Ho un problema con la gestione dell'umido.

Fino alla settimana scorsa ho usato un cestino in vimini in cui mettevo un sacchetto di plastica di quelli per l'umido. Sul fondo del cestino mettevo uno strappo di rotolone di carta per trattenere eventuali liquidi (parliamo di qualche goccia ogni tanto). La parte superiore del sacchetto la tenevo chiusa con una molletta.

Problemi:

1. tutte le volte che dovevo buttare via qualcosa mi toccava togliere e rimettere la molletta (a volte mentre cucini hai le mani sporche quindi dovevo sciacquarmi le mani, asciugarle, togliere la molletta, buttare la roba e rimettere la molletta, un po' troppo laborioso);

2. il cestino in vimini non si può lavare e non mi sembrava troppo igienico usare per l'umido un contenitore che non si può lavare.

La settimana scorsa ho comprato il contenitore che vedete nell'immagine, ho messo il sacchetto come si vede nell'immagine, l'ho usato buttandoci i soliti rifiuti e ieri sera l'ho tolto per andare a buttarlo.

Un disastro.

Il sacchetto era gocciolante e l'interno del contenitore completamente bagnato. Un odore tremendo. Per fortuna che il contenitore è lavabile.

Non va bene neanche questo sistema.

Avete qualche suggerimento su come gestire l'umido in maniera igienica e comoda?

Questa voce è stata modificata (6 ore fa)

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Questa è una legge criminale, altro che "consenso informato". Fra l'altro, rischia di dare potere proprio a chi i suprematisti bianchi vorrebbero affondare: gli integralisti islamici. Se in una classe ci sono tot figli di integralisti, non firmeranno mai, esattamente come i fondamentalisti cristiani.
La mia speranza è quella di smetterla di trattare educazione sessuale e affettiva come materia a sé, ma sessualità e relazioni dovrebbero far parte di un programma multidisciplinare: storia, letteratura, filosofia, scienze, magari ne resta fuori solo la matematica; ma parlare di amore e sessualità attraverso i libri, sarebbe un ottimo modo sia di eliminare i consensi informati sia di allargare la cultura. Il problema è: ci sarebbero insegnanti in grado di farlo davvero?


La legge sul "consenso informato" limita l’autonomia delle scuole e censura l’educazione sessuale e affettiva in base a condizionamenti ideologici e confessionali. Affronta il tema la responsabile delle iniziative legali Uaar Adele Orioli sul numero 4/2026 di Nessun Dogma.👇
blog.uaar.it/2026/08/02/cavoli…

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Il 2 agosto 1980, alle 10:25, una bomba esplose nella sala d’attesa di seconda classe della stazione di Bologna. Uccise 85 persone e ne ferì 216: fu il più grave attentato terroristico della storia della Repubblica, parte della strategia neofascista che voleva colpire la democrazia italiana.

Per quarantacinque anni, la ricerca della verità ha dovuto attraversare omissioni, manipolazioni e depistaggi messi in atto anche da esponenti degli apparati dello Stato.
Finalmente, il 15 gennaio e il 1º luglio 2025, la Cassazione ha reso definitive le condanne all’ergastolo di Gilberto Cavallini e Paolo Bellini: le sentenze hanno accertato il finanziamento della strage e i successivi depistaggi, ricostruendo il ruolo di Licio Gelli e della loggia P2.

Ricordare Bologna significa rifiutare ogni ambiguità.

La democrazia si difende facendo luce sulle proprie zone d’ombra, chiamando i responsabili con il loro nome e impedendo che pezzi dello Stato proteggano chi tenta di sovvertirlo.
Volt sta dalla parte della verità, della trasparenza e della giustizia.
Senza silenzi. Senza riscritture.

#2Agosto1980 #StrageDiBologna #BolognaNonDimentica #Antifascismo #Memoria #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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#Rainews, certo che dev'essere triste veder morire un'avventura.

E senza nemmeno il conforto di un ultimo accento.

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tg24.sky.it/tecnologia/2026/08…

Solita domanda retorica da europeista convinto: ma voi ce li vedete Meloni, Salvini, Conte, Schlein, ecc. a fare una legge per regolamentare l'IA? Una legge per difendere i cittadini dai contenuti creati con l'IA?

Menomale che c'è l'#Europa.

#EU

#eu
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cc @scartafaccio


Reading by ear: how audiobooks can help people with phonological dyslexia to enjoy books

by Nadina Gómez Merino

Listening to stories can remove the ‘decoding’ process that dyslexia sufferers struggle with.

theconversation.com/reading-by…

Free public domain audiobooks at LibriVox:
librivox.org/

#books #accessibility


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violostries / bernard parmegiani. 1963-64


bernardparmegiani.bandcamp.com…

Violostries (1963/64), 16’39

Premiered and recorded in April 1965 at the Royan Festival – France, by Devy Erlih (violin) & Bernard Parmegiani (sound projection).

Violostries represents the intersection of several musical research directions, presented as two simultaneous dialogues – composer/performer and instrument/orchestra.

After a short introduction tutti very spatialized:
1. Pulsion/Miroirs: multiplied by itself, the violin is projected into the four corners of the sound space.
2. Jeu de cellules: concertante piece for violin and audio medium, the latter being made up of very tightly woven microsounds.
3. Végétal: slow and invisible development following a continuous time, resulting from an internal and permanent processing of the matter.

Capture éphémère (1967, 1988 version), 11’48

This work was composed in four tracks in 1967 for quadraphonic diffusion.
Remixed in stereo in 1988.
Premiered at the Studio 105 of the Maison de la Radio, Paris, May 1967.
Sounds – noises that circulate as time unfolds – continue to exist despite our recording them.
Breaths, fluttering wings: ephemeral microsonic sounds streaking space, sound scratches, landslides, bounces, vertigo of solid objects falling into an abyssal void, multiple snapshots forever frozen in their fall. As many symbols leave inside us the permanent trace of their ephemeral brushing against our ear.
Some day, a desert, a sound, then never again….
Somewhere, in my head and body something still resonates… resonance, what could be more ephemeral.

La Roue Ferris (1971), 10’45

Premiered at the Festival des chantiers navals, Menton, on August 26, 1971.
Sound projection: Bernard Parmegiani.
La Roue Ferris (Ferris wheel) spins, merging with its own resonance, stubbornly perpetuating its variations. It only sketches a regularly evolving movement around a constant axis. Each of its towers generates thick sonic layers that penetrate each other, producing a very fluid interweaving. The crackling of the origin eventually metamorphoses into sonic threads whose lightness recalls high-altitude clouds, cirrus clouds, haunted by the cries of swifts twirling in the warm air. The wondrous arises and dies off, leaving us with an illusion of duration.
#BernardParmegiani #experimentalMusic #music #musica #musicaSperimentale

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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Domenica 2 agosto 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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comunicazione di servizio


con una certa difficoltà ho aggiornato/rieditato e accomodato il mio linktree che chi vuole può trovare qui: linktr.ee/differx
#aggiornamento #differx #linktree #MarcoGiovenale #MG

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BlackTech’s Linux Backdoor Blends In by Routing Through Your Own Proxy Server
#CyberSecurity
securebulletin.com/blacktech-b…
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Keycloak Patches Flaw That Let Restricted Admins Peek at Users Outside Their Scope
#CyberSecurity
securebulletin.com/keycloak-br…
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Fake macOS Update Screens Are Tricking Mac Users Into Handing Over Crypto Wallets
#CyberSecurity
securebulletin.com/north-korea…
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Unauthenticated RCE Flaw in JetBrains TeamCity Puts Software Supply Chains at Risk
#CyberSecurity
securebulletin.com/jetbrains-t…
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CODING FEDIVERSE

Da un po’ di tempo sto lavorando ad un progetto per il #fediverso. L’idea è quella di creare un software che possa permettere la gestione di un social network semplice e pulito con relazioni tra utenti, largo spazio per scrivere e community.

Il punto centrale però è riprendere a sfruttare le capacità server largamente disponibili: PHP+Mysql.
Niente server dedicati e niente requisiti “costosi”. Qualcosa che giri su shared hosting.

Mi piace questo concetto perchè penso che con la semplicità (dando a tutti una possibilità) il fediverso e il web decentralizzato può aumentare la sua diffusione.

Ho quindi creato #Openbook, un nuovo software integrato nel fediverso che gira con PHP+Mysql su hosting comuni.

Ho aperto un repo per iniziare a far vedere il primo timido codice sorgente: github.com/insicd/openbook

Per testarlo ho anche aperto una prima istanza di Openbook qui: openb.app

Il mio account è @nuke@openb.app

La home del progetto: about.openb.app

È ancora embrionale ma se volete farvi un giro…
C’è anche già su @fo qui: fediverse.observer/openb.app

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to be clear about words like “poetry” (for me)


i deeply respect poetry and poets but it’s a good idea for me to be clear on this: i do not write poetry nor i love contemporary poetry that much. i’m into what Jean-Marie Gleize called post-poésie, post-poetry, postpoesia, prose in prose, prosa in prosa. écriture=writing=scrittura as experimental writing. scrittura di ricerca. scritture complesse. scrittura sperimentale.
you can find many names —different from “poetry” or “poems”— here too: slowforward.net/2021/06/23/nio…

#scritturadiricerca #postpoesia

(on the other hand, i also must say i do not love & do not respect powtry, that’s how i call the despicable stuff made by “powerful” poets to gain attention, “prestige”, prizes, academic rewards and the like)
#écritureWritingScrittura #experimentalWriting #JeanMarieGleize #nonPoesia #notPoetry #postPoetry #postPoésie #postpoesia #ProsaInProsa #proseInProse #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scritturadiricerca #scrittureComplesse

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È un articolo bellissimo.


Che fanno d’estate i maranza non ancora maranza?
https://www.ilpost.it/2026/08/01/romano-che-fanno-destate-i-maranza-non-ancora-maranza/?utm_source=flipboard&utm_medium=activitypub

Pubblicato su News @news-ilPost


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Friends, I'm back after a long break! 🥺✨
​I would deeply appreciate your boosts, likes, and support to help my handmade art reach more people ❤️🌿
​#BeadWork #HandMade #UkrainianArt #MastoArt #ArtMastodon #Crafts
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upcoming at società delle api (rome, via gregoriana)


17 September
Soglia / Common Acts finissage, featuring a conversation between Francesco Manacorda and Francis Offman.

23 September
Conversation with Valentine Prissette, Gaia Bobò, Teresa Ranchino, and Federica di Pietrantonio, organized in collaboration with Trinità dei Monti on the occasion of the exhibition Hypothèse de lecture, curated by Gaia Bobò and Teresa Ranchino.

9 October
Opening of I fiori del male, a solo exhibition by Chiara Camoni, curated by Alice Motard.
#AliceMotard #arte #ChiaraCamoni #FedericaDiPietrantonio #FrancescoManacorda #FrancisOffman #GaiaBobò #LaSocietàDelleApi #TeresaRanchino

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un post di charles bernstein sulla scomparsa di mary de rachewiltz


facebook.com/charles.bernstein…
#CharlesBernstein #EzraPound #MaryDeRachewiltz #obituary

Questa voce è stata modificata (1 giorno fa)
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lettera di dissenso della sezione anpi trullo-magliana “franco bartolini” sul comunicato congiunto anpi e ucei


Condivido (in tutto e per tutto) e pubblico:

Al Comitato Nazionale dell’ ANPI
Alla segreteria nazionale
e p. c.
Al Comitato Provinciale di Roma dell’ ANPI

Il Direttivo della Sezione ANPI Trullo-Magliana “Franco Bartolini”, riunitosi in forma allargata agli iscritti, esprime il suo profondo dissenso rispetto al comunicato stampa congiunto tra ANPI e UCEI siglato il 28 luglio u.s.

Sul 25 aprile appena trascorso non ci sono state ambiguità da parte dell’ANPI, le provocazioni sono arrivate tutte e solo da chi si è presentato in piazza, contravvenendo agli accordi presi, con le bandiere di un paese che sta commettendo un genocidio, con un governo fascista e razzista, addirittura portando in piazza le effigi di Trump e Netanyahu in piena ennesima aggressione militare contro un paese sovrano, e addirittura sparando a due iscritti Anpi a Roma .

Il documento del Nazionale si riferisce, senza nominarlo, ai soli fatti di Milano, ‘dimenticando’ che a Roma, dall’ ottobre 2023, siamo stati sottoposti a numerosi atti squadristi da parte di sionisti , sino a un tentato omicidio, quello di Gabriele Rubini.

Già dalle premesse, il comunicato stampa è ambiguo: non ci può essere “convergenza” su valori come l’antifascismo.

O si è antifascisti, o non lo si è, così come non ci può essere equidistanza o ambiguità tra chi commette un Genocidio e chi lo subisce.

Su “la riconferma del diritto della componente ebraica alla partecipazione in sicurezza alle celebrazioni del 25 aprile contrastando scelte e comportamenti divisivi di qualsiasi natura e da qualsiasi parte” e su “l’interesse ad avviare un percorso congiunto in vista dell’organizzazione del prossimo 25 aprile 2027 e di ogni altra scadenza memoriale” teniamo a sottolineare che gli antifascisti ebrei hanno sfilato tranquillamente e in sicurezza il 25 aprile 2026, a Milano, a Roma e in ogni piazza, come sempre hanno fatto , in quanto parte del grande popolo antifascista italiano, organizzati con i loro striscioni come gli “Ebrei per la pace”, la “Rete ebraica antirazzista” e altre decine di associazioni ebraiche non colluse e genuflesse al progetto sionista dello stato di Israele.

E sbaglia l’ANPI nazionale a sottovalutare la forza e la numerosità di questa componente antifascista dell’ebraismo, tendendo invece la mano ad associazioni ebraiche che non hanno mai preso le distanze dalle politiche fasciste di Israele e non hanno mai condannato il genocidio in atto del popolo palestinese.

È a loro che l’ANPI deve rivolgersi, aiutandoli a rafforzarsi all’interno delle comunità ebraiche, per troppo tempo egemonizzate dal Sionismo, ideologia razzista e suprematista.

Riportiamo qui la dichiarazione del Congresso Ebraico Antisionista internazionale 2025: “Come ebrei antisionisti, siamo uniti a tutti i palestinesi—in Palestina e in esilio—contro il sionismo e i suoi crimini, inclusi genocidio, apartheid, pulizia etnica e occupazione; affermiamo il diritto dei popoli sotto occupazione di resistere con ogni mezzo, come riconosciuto da diverse disposizioni dell’ONU.”

Questo non è il momento storico adatto agli equilibrismi: o si sta con gli oppressi, o con gli oppressori, senza alcuna ambiguità.

Con i venti di guerra che soffiano sempre più forti, con un paese chiamato a spendere il 5% del PIL in armi per una guerra che il popolo non vuole, e di fronte allo scempio quotidiano dei valori umani e delle vite che avviene a Gaza e in Cisgiordania, l’ANPI deve restare un faro per i valori della pace, del disarmo, della solidarietà chiara e cristallina con la Resistenza dei popoli oppressi costruendo le proprie relazioni sulla base di questi valori e senza concedere nulla all’ambiguità, se non vuole ridursi a puro simulacro di lontani fatti eroici e perdere migliaia di iscritti.

Questo documento prefigura una conciliazione senza chiedere alla UCEI alcune cose fondamentali, due tra tutte:

– la condanna degli attacchi di squadrismo sionista avvenuti, a Roma e non solo

– una dichiarazione esplicita di condanna del genocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania.

Noi crediamo che l’ANPI rappresenti l’organizzazione di massa più importante del nostro paese che tutela la Costituzione e i valori antifascisti, oggi in evidenti difficoltà, e pertanto non possiamo tacere e accettare iniziative che vanno in senso opposto a quello del corpo militante e del sentire del paese, iniziative che appaiano volute da forze esterne alla nostra associazione.

Su tutto questo aspettiamo un ripensamento dell’Anpi Nazionale.

_ Sezione ANPI Trullo-Magliana “Franco Bartolini” ___
#25Aprile #ANPI #ANPITrulloMagliana #antifascismo #bambini #children #Cisgiordania #colonialism #CongressoEbraicoAntisionista #Costituzione #EbreiPerLaPace #FrancoBartolini #Gaza #genocide #genocidio #IDF #IOF #Israele #massacri #Onu #Palestina #Palestine #Resistenza #ReteEbraicaAntirazzista #Roma #SezioneANPITrulloMagliana #SezioneANPITrulloMaglianaFrancoBartolini #sionismo #sionisti #UCEI #warcrimes

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Lettera di dissenso della Sezione ANPI Trullo-Magliana “Franco Bartolini” sul comunicato congiunto ANPI e UCEI

differx.noblogs.org/2026/08/01…

#Anpi #ucei #genocidio #25aprile

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