Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

SafetyCore, l'app distopica per la scansione di nudo di Android continua a reinstallarsi da sola e Google sta aprendo l'accesso ad altri sviluppatori

Google afferma che l'app per la scansione nascosta di nudi non trasmette dati all'esterno del dispositivo. Ma che dire delle altre app che la utilizzano?

- #SafetyCore ha implementato la classificazione in loco dei contenuti non sicuri per Google Messaggi.
- Google afferma che la classificazione rimane sul dispositivo.
- Google ha introdotto un'API che altre app possono utilizzare per accedere a una funzionalità simile presente sui dispositivi

cybernews.com/security/android…

@privacypride

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

@macfranc asked for an Italian translation for vutuv. Claude has just completed and deployed it. Please test it and report any issues you encounter. Since I don’t speak Italian, I am not able to identify any problems.

#vutuv #I18n #Italy #Italian

reshared this

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Sono l'unico qui sopra che non conosceva Dolly Parton.

Ho anche ascoltato tre sue canzoni famosissime ma proprio niente, non la conoscevo.

Vabbè... comunque se se ne parla tanto nel Fediverso dev'essere stata una persona per bene.

in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹

Come cantante può piacere o non piacere (e per i gusti italiani difficilmente piacerà alla maggioranza), ma il suo impegno per l'uguaglianza, per le minoranze, ma soprattutto per l'istruzione (300 milioni di libri donati ai bambini nel corso degli anni) la rendono una grande. E questo nonostante venisse da ambienti conservatori.
Questa voce è stata modificata (5 ore fa)
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

🚨🎮 Fake #Minecraft mods spread WeedHack malware

#WeedHack infected 116k systems, stealing credentials and enabling webcam and remote-shell access.

🔗 read more: infosecurity-magazine.com/news…

#ransomNews #cyberthreats #Malware

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Wi-Fi 7 e WPA3: perché la modalità di compatibilità rischia di isolare i dispositivi legacy
#tech
spcnet.it/wi-fi-7-e-wpa3-perch…
@informatica


Wi-Fi 7 e WPA3: perché la modalità di compatibilità rischia di isolare i dispositivi legacy


Il paradosso del Wi-Fi 7: più sicurezza, più incompatibilità


Chi si occupa di reti wireless in ambito aziendale conosce bene il problema della retrocompatibilità: ogni salto generazionale del Wi-Fi porta con sé la necessità di far convivere client vecchi e nuovi sulla stessa infrastruttura. Con Wi-Fi 7 (IEEE 802.11be) la Wi-Fi Alliance ha alzato l’asticella della sicurezza rendendo obbligatorio il supporto a WPA3 per ottenere la certificazione, eliminando di fatto WPA2 come opzione per i dispositivi “puri” Wi-Fi 7. Una scelta corretta sul piano della sicurezza, che però sta creando un problema di compatibilità reale e documentato, al punto che CableLabs, il consorzio di R&D degli operatori via cavo nordamericani, ha pubblicato un appello diretto ai produttori di chipset e access point.

Cos’è la WPA3-Personal Compatibility Mode


Per evitare di tagliare fuori dal giorno alla notte milioni di dispositivi WPA2 ancora in circolazione, lo standard prevede la WPA3-Personal Compatibility Mode (PCM): un access point in questa modalità pubblicizza contemporaneamente sia WPA2 che WPA3 sullo stesso SSID, lasciando che sia il client a negoziare il livello di sicurezza che supporta.

Il meccanismo tecnico che rende possibile questa coesistenza si basa su elementi chiamati Robust Security Network Overlay (RSNO): informazioni WPA3 aggiuntive che vengono “sovrapposte” ai beacon e ai probe response, separate dagli elementi RSN legacy usati da WPA2. L’idea di design è che un client Wi-Fi 6 o precedente, non riconoscendo gli elementi RSNO, li ignori semplicemente e prosegua con la negoziazione WPA2 standard, mentre un client Wi-Fi 7 li legga e stabilisca automaticamente una sessione WPA3.

Dove si rompe la teoria


Il problema è che “ignorare gli elementi sconosciuti” è un comportamento che i client devono implementare correttamente, e non tutti lo fanno. CableLabs segnala che una parte consistente dei dispositivi oggi sul mercato non supporta ancora il parsing degli elementi RSNO: alcuni si limitano a restare bloccati in modalità Wi-Fi 6 con WPA2-Personal, il che è comunque un degrado accettabile, ma altri interpretano male il frame esteso e, invece di ignorarlo, vanno in errore di parsing, con conseguenti disconnessioni intermittenti o impossibilità di associarsi del tutto alla rete dopo un aggiornamento firmware dell’access point.

Il risultato pratico riportato da CableLabs e ripreso da The Register è un aumento delle segnalazioni ai servizi di assistenza degli operatori via cavo: utenti che, dopo la sostituzione del router con un modello Wi-Fi 7, si ritrovano con dispositivi smart-home, stampanti o elettrodomessi IoT più datati che smettono improvvisamente di connettersi, spesso senza un messaggio d’errore comprensibile.

Il problema dell’uovo e della gallina


Alla base c’è una classica dinamica da adozione di standard: i produttori di chipset per dispositivi economici non hanno fretta di implementare RSNO perché “tanto pochi access point lo richiedono ancora attivamente in modo stringente”, mentre i produttori di access point non possono permettersi di disattivare la compatibility mode perché romperebbe il parco dispositivi installato. Nel frattempo, chi ne paga il prezzo sono gli utenti finali con reti miste, ed è proprio per rompere questo stallo che CableLabs si rivolge direttamente all’industria, invece che agli operatori o ai consumatori.

Le raccomandazioni di CableLabs ai produttori


Nel suo blog tecnico, CableLabs indica tre priorità concrete rivolte a chi progetta silicio e firmware:

  • Produttori di chipset e dispositivi Wi-Fi 7: dare priorità all’implementazione completa del supporto RSNO, condizione necessaria per operare davvero in modalità Wi-Fi 7 nativa anziché ripiegare su un fallback Wi-Fi 6.
  • Produttori con chipset di generazione precedente: validare esplicitamente l’interoperabilità dei propri dispositivi contro access point Wi-Fi 7 di nuova generazione prima del rilascio, anziché scoprire i problemi in campo tramite i ticket di supporto.
  • Tutti i vendor coinvolti: garantire una gestione corretta dei frame di management più grandi, dato che i beacon e i probe response con elementi RSNO occupano più byte dei frame WPA2 tradizionali e possono eccedere i buffer dimensionati per gli standard precedenti.


Cosa significa per chi gestisce reti aziendali


Per un amministratore che pianifica il refresh dell’infrastruttura Wi-Fi verso access point Wi-Fi 7, il messaggio pratico è: non trattare la WPA3-Personal Compatibility Mode come una semplice casella di spunta “retrocompatibile”, ma pianificare un roll-out controllato. In concreto conviene:

  • Fare un inventario dei client legacy critici (badge reader, stampanti di rete, dispositivi IoT industriali, sensori) prima di sostituire gli access point, verificando con il fornitore se il firmware supporta la negoziazione RSNO o rischia di andare in errore.
  • Distribuire l’upgrade per fasi, magari mantenendo un SSID separato in solo-WPA2 per la fase di transizione sui segmenti di rete con dispositivi non aggiornabili, invece di affidarsi solo alla compatibility mode del nuovo AP.
  • Testare in laboratorio prima del rollout su larga scala, includendo esplicitamente i modelli di dispositivo più datati presenti in produzione, non solo i client aziendali standard con firmware recente.
  • Tenere sotto controllo i log di associazione degli AP nelle prime settimane dopo il passaggio, cercando pattern di disconnessione ricorrenti legati a specifici modelli o vendor di scheda di rete, che sono il segnale più affidabile di un problema di parsing RSNO piuttosto che di un problema di copertura radio.

Il caso Wi-Fi 7/WPA3 è un promemoria per chi lavora su infrastrutture di rete: l’irrigidimento degli standard di sicurezza, per quanto necessario, non è mai un evento istantaneo per l’intero ecosistema di dispositivi connessi. Finché produttori di chipset e di access point non convergono sull’implementazione completa di RSNO, la pianificazione attenta e i test di interoperabilità restano l’unico modo per evitare sorprese in produzione.

Fonte: CableLabs, “Wi-Fi 7 and WPA3 Security Compatibility: A Call to Action for Device Manufacturers”, ripreso da 4sysops.


Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

✨ Niente esplosioni, solo IP cambiati: gli hacker iraniani di CyberAv3ngers dietro il blackout di una centrale elettrica britannica
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/niente…

@informatica


Niente esplosioni, solo IP cambiati: gli hacker iraniani di CyberAv3ngers dietro il blackout di una centrale elettrica britannica


Si parla di:
Toggle

Nessuna esplosione, nessun blackout diffuso: solo un pugno di controllori industriali esposti su internet, indirizzi IP cambiati e password sostituite. È bastato questo, secondo quanto ricostruito da The Telegraph e confermato in forma parziale dalle autorità britanniche, per mettere fuori uso per quattro giorni un piccolo impianto di generazione elettrica nel Regno Unito lo scorso luglio. Il sospetto principale, secondo fonti dell’intelligence britannica citate dal Financial Times, è il gruppo CyberAv3ngers, legato al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC). Un episodio che, pur di dimensioni contenute, segna un salto qualitativo nella campagna iraniana contro le infrastrutture critiche occidentali.

Un generatore da 15 MW, non la rete nazionale


L’impianto colpito è un generatore a gas di picco da circa 15 megawatt, il tipo di infrastruttura che entra in funzione per fornire potenza supplementare nei momenti di massima domanda, non un nodo critico della rete elettrica nazionale. Le autorità britanniche hanno confermato l’incidente precisando che “ha colpito un generatore di piccole dimensioni e non ha mai comportato rischi per il sistema energetico più ampio”. Proprio questa apparente marginalità è ciò che più preoccupa gli analisti: non è la scala del singolo impianto a contare, ma la ripetibilità della tecnica. Come ha osservato un analista di Check Point Software commentando il caso, “i dispositivi devono essere molto diversi e distribuiti, e accedere a un sistema critico… può essere piuttosto facile” — un problema strutturale, non un incidente isolato.

Come è avvenuta l’intrusione


Secondo la ricostruzione circolata sulla stampa britannica, gli attaccanti hanno individuato controllori Rockwell Automation Allen-Bradley MicroLogix 1100 e 1400 esposti direttamente su internet, senza le protezioni di rete che dovrebbero normalmente isolare questi dispositivi OT dal mondo esterno. Da lì, l’attacco è stato quasi disarmante nella sua semplicità operativa: modifica degli indirizzi IP e delle password dei dispositivi, in modo da impedire al personale dell’impianto di riprendere il controllo dell’equipaggiamento, e in alcuni casi alterazione dei file di progettazione e della logica ladder che governa il funzionamento del PLC. Nessun malware sofisticato, nessun exploit zero-day: solo credenziali deboli o assenti su hardware industriale raggiungibile dalla rete pubblica, esattamente lo schema che CyberAv3ngers ha già sfruttato altrove.

L’attacco risale a luglio 2026 ma è stato reso pubblico solo il 22 agosto, con un vuoto di comunicazione ufficiale che gli osservatori hanno definito insolito: “non c’è stata praticamente nessuna informazione proveniente dalle fonti ufficiali attese, come l’NCSC”, il centro nazionale britannico per la cybersecurity. Il nome dell’operatore e la localizzazione esatta dell’impianto non sono stati resi noti, presumibilmente per ragioni di sicurezza operativa.

CyberAv3ngers: una storia di PLC violati


Se l’attribuzione a CyberAv3ngers verrà confermata, l’episodio britannico si inserirebbe in un pattern operativo ormai consolidato. Il gruppo, riconducibile all’IRGC, è emerso pubblicamente alla fine del 2023 con una campagna contro controllori Unitronics Vision esposti su internet e utilizzati da utility idriche statunitensi, colpendo tra gli altri l’Aliquippa Municipal Water Authority in Pennsylvania. CISA e FBI risposero con l’advisory AA23-335A, che documentava lo sfruttamento di credenziali di default sui PLC Unitronics come vettore principale. Da allora il gruppo non si è fermato: a luglio 2026 fonti hanno segnalato sospetti coinvolgimenti in intrusioni contro sistemi idrici in Minnesota, a conferma di una strategia costante — colpire l’anello più debole dell’automazione industriale occidentale, ovunque sia raggiungibile senza autenticazione robusta.

Il contesto geopolitico rende la traiettoria coerente: dallo scoppio del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, i gruppi cyber affiliati a Teheran hanno intensificato le operazioni contro bersagli negli USA, in Israele, nei Paesi del Golfo e in Europa. Il salto dal colpire utility idriche di piccole municipalità americane a un impianto di generazione elettrica nel Regno Unito rappresenta un’estensione geografica della stessa dottrina operativa: infrastrutture energetiche e idriche di dimensioni contenute, spesso gestite da enti locali con budget di sicurezza limitati, come terreno di dimostrazione della capacità di Teheran di colpire l’Occidente anche fuori dai confini mediorientali.

Attribuzione: cosa sappiamo e cosa no


È importante essere precisi sul livello di certezza disponibile pubblicamente. Al momento non esiste una prova tecnica pubblica che colleghi in modo definitivo CyberAv3ngers all’incidente britannico: l’attribuzione riportata da Telegraph e Financial Times si basa su fonti di intelligence, non su indicatori di compromissione pubblicati o su una dichiarazione ufficiale del gruppo. Va inoltre notato che CyberAv3ngers ha in passato rivendicato pubblicamente le proprie operazioni con post sui propri canali — un comportamento che, se assente in questo caso, potrebbe suggerire un cambio di postura verso operazioni più silenziose, oppure semplicemente riflettere la scelta del Regno Unito di non confermare i dettagli per non offrire un palcoscenico agli attaccanti.

Due righe per i difensori OT/ICS


Il caso britannico ribadisce una lezione che il settore OT fatica a metabolizzare da anni: l’esposizione diretta di PLC e controllori industriali su internet resta uno dei rischi più facilmente evitabili e più frequentemente ignorati. Per i team che gestiscono ambienti di automazione industriale, la priorità immediata è la verifica di quali asset OT siano raggiungibili dalla rete pubblica, seguita dalla segmentazione di rete tra IT e OT e dall’eliminazione di credenziali di default sui dispositivi Rockwell, Unitronics, Siemens e affini — un problema che CISA e FBI hanno segnalato ripetutamente anche per dispositivi Siemens S7 in contesti di attacchi assistiti dall’IA.

  • Mappare tutti i dispositivi ICS/SCADA raggiungibili da internet (Shodan/Censys possono essere un primo strumento di verifica)
  • Eliminare credenziali di default su PLC Rockwell Allen-Bradley MicroLogix, Unitronics Vision e dispositivi equivalenti
  • Segmentare rigorosamente le reti OT dalle reti IT e dall’accesso remoto diretto
  • Implementare backup verificati e testati dei file di progettazione e della logica ladder dei PLC
  • Abilitare autenticazione forte e logging per ogni accesso remoto a sistemi di controllo industriale

Non servono zero-day né infrastrutture offensive sofisticate per mettere fuori servizio un impianto energetico per quattro giorni: bastano un controllore esposto e una password mai cambiata. È questa la vera notizia dietro l’incidente britannico, e il motivo per cui merita attenzione ben oltre i 15 megawatt del generatore colpito.


Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

✨ RedC2 4.0: il trojan che si nasconde in 14 pacchetti npm e usa l’IA per orchestrare gli attacchi
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/redc2-…

@informatica


RedC2 4.0: il trojan che si nasconde in 14 pacchetti npm e usa l’IA per orchestrare gli attacchi


Si parla di:
Toggle

Quattordici pacchetti npm, camuffati da innocue utility per calendari e “streak” di produttività, sono in realtà il vettore di una delle campagne più sofisticate degli ultimi mesi contro la supply chain open source. Il payload si chiama RedC2 4.0 ed è la nuova generazione di un framework di comando e controllo commerciale che, per la prima volta, integra un vero e proprio agente AI capace di tradurre istruzioni in linguaggio naturale in comandi operativi post-exploitation. Il caso, documentato il 21 agosto 2026 dal team TrendAI (la divisione enterprise di Trend Micro) grazie al lavoro del ricercatore Aliakbar Zahravi, segna un salto di qualità nella criminalità informatica “as-a-service”: non serve più essere un operatore esperto per condurre un’intrusione complessa, basta saper scrivere un prompt.

Come funziona l’infezione: un import vale una backdoor


I quattordici pacchetti — tra cui streak-metrics-math, kit-map-vim, streak-map-cache, streak-map-kit, map-streak-kit, streak-cache-map, streak-calc-metrics, streak-calc-math, streak-math-abz, streak-metricsaz, streak-math-metrics, streak-metricazbd, streak-metricsazb e streak-kit-map — mantengono la funzionalità dichiarata (calcolo di statistiche e “streak” di calendario) per non destare sospetti in fase di code review. Il payload malevolo è però innescato senza bisogno di alcun hook di installazione: secondo l’analisi di TrendAI, “quando il modulo si carica, localizza il binario incluso, lo rende eseguibile e lo avvia come processo detached in background”. Basta quindi un semplice import del pacchetto perché l’impianto Linux si attivi automaticamente, senza passare per postinstall scripts più facilmente intercettabili dai controlli di sicurezza automatizzati.

I binari, con nomi che variano da pacchetto a pacchetto (math-core.bin, math-calc.bin, calc-math.dat, calc-cache.bin, calc.bin, calc-mapping.bin), sono collocati nelle directory dist/ o dist/internal/ del pacchetto, un’ubicazione volutamente innocua che si mimetizza nella normale struttura di un modulo Node.js.

RedShell: il beacon Linux e le sue capacità


La variante Linux del framework, battezzata RedShell Beacon, fornisce agli attaccanti una shell interattiva tramite /bin/sh ed espone comandi dedicati alla ricognizione del sistema, alla raccolta di credenziali (comprese le chiavi SSH e le credenziali salvate nei browser), alla persistenza e all’esecuzione in-memory di file ELF, riducendo così le tracce lasciate su disco. La variante Windows del framework va oltre, aggiungendo bypass di UAC, rilevamento e tampering degli antivirus e strumenti per il movimento laterale in rete.

Sul piano cross-platform, RedC2 4.0 offre capacità che lo rendono paragonabile a framework offensivi di fascia alta come Cobalt Strike o Sliver: tunneling host-to-host e pivoting di rete, trasferimento file e consegna di payload in fasi successive, esecuzione in memoria di Beacon Object File (BOF), assembly .NET e shellcode. Non stupisce che il prezzo di listino sul canale di distribuzione “Red Offsec” sia fissato a 99,99 dollari: un investimento minimo per capacità offensive un tempo riservate ad attori con risorse ben più consistenti.

“Red Agent”: quando l’IA orchestra il post-exploitation


L’elemento che distingue davvero questa release è il componente denominato “Red Agent”, un modulo basato su LLM che trasforma intenzioni espresse in linguaggio naturale in comandi beacon del framework. In pratica, l’operatore non deve più conoscere a memoria la sintassi dei comandi RedShell: può limitarsi a formulare richieste come “enumera gli host raggiungibili in rete” o “raccogli le credenziali salvate”, lasciando che sia l’agente AI a tradurle in azioni concrete di ricognizione, movimento laterale e credential dumping. È lo stesso paradigma che negli ultimi mesi ha abbassato la barriera d’ingresso per campagne di phishing e sviluppo malware — applicato però direttamente alla fase più delicata di un attacco, quella successiva alla compromissione iniziale, dove finora serviva esperienza operativa reale per non farsi scoprire.

Timeline di un framework in evoluzione


  • Agosto 2025 — Rilascio di RedC2 v2.0
  • Gennaio 2026 — Commercializzazione della v3.0
  • Giugno 2026 — L’attore “MarlboroMan” pubblicizza la v4.0 su Hack Forums
  • Agosto 2026 — TrendAI scopre la campagna di distribuzione via npm con i 14 pacchetti trojanizzati


Due righe per i difensori


Il caso RedC2 conferma una tendenza consolidata: gli attaccanti prediligono nomi di pacchetti “typosquattati” su termini generici e popolari (in questo caso legati a calendari e tracking di abitudini) proprio perché generano traffico di installazione costante e passano più facilmente inosservati tra le migliaia di dipendenze di un progetto Node.js. TrendAI non ha reso pubblici hash o indicatori di rete specifici al momento della pubblicazione, ma i nomi dei pacchetti e dei binari incorporati restano il principale segnale di compromissione disponibile.

Per i team di sicurezza, le priorità operative sono chiare: verificare immediatamente la presenza di uno qualsiasi dei pacchetti elencati nelle dipendenze dirette o transitive dei propri progetti (anche tramite npm ls o strumenti SCA), monitorare i processi detached generati subito dopo l’installazione di nuovi moduli npm, applicare policy di allow-listing per i pacchetti approvati nei pipeline CI/CD e verificare la presenza di file binari eseguibili — un pattern estremamente anomalo per una libreria JavaScript pura — all’interno delle directory dist/. La comparsa di agenti AI integrati nei toolkit offensivi commerciali suggerisce inoltre che i prossimi mesi vedranno una proliferazione di varianti sempre più accessibili, e che la difesa dovrà spostarsi sempre più a monte, sulla supply chain, piuttosto che sul solo endpoint.

Indicatori di compromissione

# Pacchetti npm trojanizzati (RedC2 4.0 / RedShell)
streak-metrics-math@1.0.0, 1.0.1
kit-map-vim@1.0.0
streak-map-cache@1.0.0
streak-map-kit@1.0.0
map-streak-kit@1.0.0
streak-cache-map@1.0.0
streak-calc-metrics@1.0.0
streak-calc-math@1.0.0
streak-math-abz@1.0.0
streak-metricsaz@1.0.0
streak-math-metrics@1.0.0
streak-metricazbd@1.0.0
streak-metricsazb@1.0.0
streak-kit-map@1.0.0

# Nomi dei binari embedded (in dist/ o dist/internal/)
math-core.bin
math-calc.bin
calc-math.dat
calc-cache.bin
calc.bin
calc-mapping.bin

# Comportamento indicativo (host Linux)
- Processo detached avviato subito dopo import del modulo
- Shell interattiva via /bin/sh generata da processo Node.js
- Persistenza via cron job o unit systemd non riconducibile a software noto
- Accesso in lettura a ~/.ssh/ e a credential store dei browser

Fonti: TrendAI / Trend Micro (Aliakbar Zahravi), The Hacker News.

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Libertà di espressione, libertà di scelta, vero? Insomma, io non me la prendo coi genitori e familiari di chi è morto (bambini compresi). Il "se la sono cercata" è un'argomentazione che non sta in piedi.

Prendiamocela piuttosto con politici, media, medici radiati in cerca di fama. Sono loro il vero problema, non il poro cristo che comunque agisce in buona fede, per ignoranza. L'ignoranza non dovrebbe esserci? Vero, ma finché sulle conoscenze scientifiche non si investe più, c'è poco da fare.
Due persone sono morte di morbillo negli Stati Uniti: sono le prime nel 2026 ilpost.it/2026/08/25/due-morti…

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

⚠️ #Vishing exposes #ReliaQuest identity dashboard

One stolen login briefly exposed a view-only dashboard; no apps or customer data were reached, claimed #ShinyHunters

🔗 read more: helpnetsecurity.com/2026/08/25…

#ransomNews #cyberthreats #Vishing

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

LA CORSA DEI RUSSI AI BANCOMAT

@news
Non parliamo di una nuova disciplina sportiva, ma della reazione endemica ad un possibile blocco dei depositi bancari.
L'articolo LA CORSA DEI RUSSI AI BANCOMAT proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

reshared this

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

La polemica verso il servizio tags.pub è oggettivamente giustificata: e voi cosa ne pensate?

tags.pub, il “relay/bot di hashtag globali” pensato dalla Social Web Foundation, non è stato affatto accolto positivamente da tutti gli utenti del Fediverso. E anche a noi non fa impazzire. Voi cosa ne pensate?
informapirata.it/2026/08/25/la…

Questa voce è stata modificata (11 ore fa)
in reply to Elena Brescacin

ni... un contenuto nel fediverso è pubblico, ma questo non significa che sia facilmente raggiungibile, prché dipende da quando sono connessi l'accoiunt stesso e la sua istanza. Inoltre alcuni account possono già impostare dall'interfaccia del software di non essere "scrapabili".

In questo senso, un'amplificazione sistematica dei propri post potrebbe non essere apprezzata da tutti

@informapirata@www.informapirata.it

in reply to informapirata ⁂

ho visto l'articolo. E non ci pensavo a tutte quelle faccende scraping e affini; quando è uscito, l'ho accolto abbastanza bene tagsPub, perché credevo, finalmente si può avere un hashtag globale.
Però poi è centralizzato, poi è americano, poi butta fuori un sacco di post intasando anche istanze piccole e fa sembrare i tuoi boost che aumentano quando alla fine non è vero.
Io non sarei per il blocco, ma di sganciarmi, ci sto pensando.

informapirata ⁂ reshared this.

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

🚨 nuova rivendicazione #ransomware Italia 🚨

🏴‍☠️ gruppo #Direwolf
🧬 Studio Legale ESE | Milano
🎯 settore: N - Servizi professionali
🔗 studiolegaleese.it
🗓️ 25 agosto 2026

📄 sample: -
▪️ dati esfiltrati dichiarati: 420.00GB
▪️ dati esfiltrati pubblicati: -
⏲️ scadenza: 07 settembre 2026

#ransomNews #cybersecurity #cyberthreats

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

⚠️ Encrypted prompt steals Grok chat history

AES-encrypted instructions let Grok exfiltrate session data without a click or warning.

🔗 read more: gbhackers.com/zero-click-grok-…

#ransomNews #cyberthreats #Grok

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Altro che multe: a chi cammina guardando il telefono, dovrebbero far vivere 1, 2, 6 mesi da ciecato. Inutile che non usi gli occhi per guardare la strada, poi passa una bella bionda e ti prendi il privilegio di guardarle il culo. Oppure ti prendi il privilegio di guidare, videogiocare, ecc... Se vuoi avere gli occhi appesi per sbaglio e per guardare gattini o litigare con sconosciuti, ti pigli anche gli oneri.
Smartphone vietato anche ai pedoni? In arrivo multe per chi attraversa guardando il telefono iphoneitalia.com/848758/smartp…
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

🚨 Apollo breach exposes sensitive personal data

Attackers accessed Apollo cloud systems, exposing names, addresses, birth dates and SSNs.

🔗 read more: securityweek.com/personal-info…

#ransomNews #cyberthreats #DataBreach

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

This is my friend Tommy playing "Notorious" by Duran Duran, he's following the song's rhythms on drums.

youtube.com/watch?v=a5UHoGlpHa…

#blind #drums #music #Now Playing

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

AliExpress caught using silent audio to fingerprint visitors’ browsers | Malwarebytes


reshared this

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

🚨 🕹️🚗 #GTA6 leaked. Now the dragnet begins.

Take-Two subpoenaed Discord and Microsoft for IPs, phone numbers, linked accounts and device IDs, potentially exposing thousands with no known link to the leak.

CyberLeek claimed the leakage.
The footage escaped. Privacy may pay.

#ransomNews #cyberthreats #Privacy

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

🚨 ⚛️ Iran-linked hackers disable UK power plant

A cyberattack disabled a small UK power plant for four days without affecting the wider grid.

🔗 read more: securityweek.com/iran-linked-h…

#ransomNews #cyberthreats #ICS

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

RAI SCUOLA, ADDIO.

Noi preferiamo le salamelle.

ilfoglio.it/scienza/2026/08/25…

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

in ricordo dei crimini israeliani: 23 agosto


instagram.com/p/DcbE7_7jc9l
#criminiIsraeliani #Palestina #ricostruzioni

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

🔎 Italian school vendor lists 6.1TB

#xplOitrs lists stolen files for $50.000.
Spaggiari Group says it's all ok.
And the threat actor smirks.

Thanks #FanPage for the mention, ransomNews is happy to serve 😎

🔗 read more: fanpage.it/innovazione/tecnolo…

#ransomNews #cyberthreats #DataBreach

reshared this

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

La decisione di sopprimere Rai Scuola non è giustificata dai numeri. Negli ultimi anni il canale aveva registrato un incremento di ascolti, con centinaia di migliaia di spettatori unici al giorno. Inoltre, nei sondaggi interni della stessa Rai (Qualitel 2024), Rai Scuola risultava al vertice per gradimento sia televisivo che digitale.
La scuola e la divulgazione scientifica/didattica (con migliaia di lezioni e approfondimenti specifici) perdono un canale televisivo dedicato non condizionato dalle dinamiche d'ascolto della TV generalista. L'archivio rimarrà su RaiPlay, ma la TV lineare offre una visibilità e una funzione pubblica ben diverse dalla consultazione di un catalogo web.
La nuova rete «Italiana» — pensata sulla scia del successo di format come Linea Verde — propone un tipo di narrazione (prodotti tipici, folklore, enogastronomia, territorio) di cui la televisione pubblica è già ricca. Si scambia quindi una funzione unica e scarsamente sostituibile con una di cui c'è già abbondanza.
È il paradosso di un Paese che affronta crisi educative e difficoltà nelle competenze scolastiche fondamentali, ma in cui il servizio pubblico sceglie di sottrarre spazio all'istruzione per dedicarlo alle «sagre della salsiccia».

mstdn.science/@badscientists/1…


RAI SCUOLA, ADDIO.

Noi preferiamo le salamelle.

ilfoglio.it/scienza/2026/08/25…


Questa voce è stata modificata (16 ore fa)
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Aggiornamento Citiverse alla versione 4.15.1

Oggi è stato aggiornato citiverse.it alla versione di NodeBB 4.15.1 uscita qualche giorno fa.

Si tratta principalmente di bug fixes con dentro qualche novità:

  • privileges: add "All Categories" aggregate view to admin privileges page (#14303) (7156e73)
  • allow delegating user management ACP pages via admin:users (#14629) (6cc33c3)
  • allow granting post edit permission to groups (#14625) (f5f9439)

Trovate tutti gli aggiornamenti qui: github.com/NodeBB/NodeBB/relea…

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

actionnetwork.org/forms/we-are…

European citizens should have more influence over the European political agenda than national governments, lobbyists, or foreign actors. That's why Volt is building a Europe-Wide network of people who are willing to lend their signatures to the causes that matter by using the European Citizens Initiative (ECI) process.

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

dalla newsletter del ‘manifesto’: alessandra pigliaru su “femminicidio” (24 ago. 2026)


Il femminicidio è una parola che indica la morte di una donna in quanto donna. Viene uccisa per questo: in quanto donna. Si potrà obiettare, come da anni accade nella parte culturalmente e politicamente più reazionaria del Paese, che si può chiamare omicidio, che le violenze non hanno genere e che Tania Terrin, Daniela Florea, Tania Sperindio siano morte per ragioni diverse e lontane da un istinto proprietario o dalla volontà di sopprimere la loro libertà. Si può obiettare quasi tutto, anche contro l’evidenza: sostenere, ad esempio, che l’educazione affettiva sia inefficace, che sia questione di nazionalità, eccetera.

Ci sono i dati, gli osservatori, per quanto parziali, i convegni, gli studi. C’è soprattutto un’elaborazione teorica e delle pratiche condivise da decenni dal femminismo, dai movimenti e dai centri antiviolenza. Dal dicembre scorso c’è persino una legge dello Stato che, utile o meno, ha introdotto nel codice penale il reato di femminicidio e lo definisce attraverso parole piuttosto difficili da equivocare: odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso, dominio; il rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo; la volontà di limitarne le libertà individuali.

Eppure ci sarà sempre chi continuerà a discutere strumentalmente se la violenza maschile contro le donne costituisca o meno un fenomeno sistemico, là dove “sistemico” non vuol dire che ogni uomo sia violento né che ogni donna uccisa sia vittima di femminicidio.

Lo ripetiamo, magari serve: il punto comune di queste storie, diverse e prossime, è l’annientamento della libertà femminile. Non è accettabile la possibilità che una donna interrompa una relazione, cambi casa, ami qualcun altro oppure nessuno, denunci, sottragga il proprio corpo e il proprio tempo, stabilisca da sé la forma della propria esistenza. Il punto terminale e irreversibile di questa pretesa è il femminicidio. Poi viene il lavacro pubblico in cui ogni volta ci si domanda cosa non abbia funzionato nella rete istituzionale che avrebbe dovuto impedire la morte di una donna.

Nel frattempo, nelle sacche più retrive di quella che si autodefinisce destra (e che talvolta riesce persino a creare imbarazzo a chi a destra siede in Parlamento) il problema sembra essere invece la collocazione geografica del patriarcato, cioè se fosse «mediterraneo» allora potrebbe perfino diventare sostenibile, desiderabile. L’operazione linguistica non è innocua, si pretende di contrastare la violenza restaurando almeno simbolicamente alcuni di quei rapporti dentro i quali quella stessa sopraffazione ha attecchito e, per secoli, ha trovato legittimazione.

In questa nostalgia dell’ordine, ciò che viene taciuto è che le donne continuano a morire in quanto donne. Si potrebbe aggiungere che il patriarcato ha danneggiato anche gli uomini imponendo una maschilità obbligata alla forza, all’autosufficienza, al controllo, incapace di nominare dipendenza, fragilità e perdita. Perché il suo nucleo, a qualunque latitudine, è che la libertà di una donna possa costituire una sottrazione a un uomo. È un’idea tossica della relazione tra i sessi: pericolosa, antistorica e antisociale. E nonostante il femminismo l’abbia già decostruita, il suo ripresentarsi offre il terreno su cui si vorrebbero far crescere generazioni educate alla regressione. Questo è il clima intorno ai corpi morti delle donne e a chi piange la propria orfanità. Di fronte a loro non può più bastare l’elenco di “cosa non abbia funzionato”, perché non ha funzionato niente e tutto questo è intollerabile.
#AlessandraPigliaru #controllo #discriminazione #dominio #femminicidio #ilManifesto #manif #newsletter #newsletterDelManifesto #odio #possesso #prevaricazione

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

string quartet n. 3, grido / helmut lachenmann

Helmut Lachenmann, string quartet n. 3, GRIDO
Performed By Quartetto Maurice
Georgia Privitera, violin
Laura Bertolino, violin
Francesco Vernero, viola
Aline Privitera, cello

Recorded for SMC Lausanne, Société de Musique Contemporaine Lausanne

Photography director: Andrea Monda
Sound engeneer: Luca Morino
#AlinePrivitera #AndreaMonda #contemporaryMusic #FrancescoVernero #GeorgiaPrivitera #HelmutLachenmann #LauraBertolino #LucaMorino #music #musica #musicaContemporanea #QuartettoMaurice #SMCLausanne #SociétéDeMusiqueContemporaineLausanne

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Tuning del kernel Linux con sysctl: i parametri che contano davvero in produzione
#tech
spcnet.it/tuning-del-kernel-li…
@informatica


Tuning del kernel Linux con sysctl: i parametri che contano davvero in produzione


Chiunque gestisca server Linux in produzione, prima o poi, si scontra con lo stesso muro: l’hardware non è il collo di bottiglia, lo sono i valori di default del kernel. Un server con dischi NVMe e una scheda di rete da 10 Gbps che fatica a superare poche centinaia di connessioni simultanee, o che soffre di latenza inspiegabile sotto carico, nella stragrande maggioranza dei casi non ha un problema di risorse: ha un problema di tuning.

Il kernel Linux espone centinaia di parametri regolabili a runtime tramite l’interfaccia sysctl, che agisce sull’albero /proc/sys/. Sono impostazioni pensate per andare bene “in media” su qualunque macchina, dal Raspberry Pi al server con 512 GB di RAM. Per un ambiente di produzione, però, “in media” spesso non basta. Vediamo quali parametri contano davvero, perché, e come applicarli senza rischiare di rompere il sistema.

Come funziona sysctl


Prima di toccare qualunque valore è utile ripassare i comandi base. sysctl permette di leggere e modificare i parametri kernel senza riavviare la macchina:

# Elencare tutti i parametri disponibili
sysctl -a

# Leggere un singolo parametro
sysctl net.ipv4.tcp_syncookies

# Modificarlo temporaneamente (non sopravvive al riavvio)
sudo sysctl -w net.ipv4.tcp_syncookies=1

Per rendere le modifiche permanenti, la pratica corretta è creare un file dedicato sotto /etc/sysctl.d/ — evitando di editare direttamente /etc/sysctl.conf, che su molte distribuzioni convive male con i pacchetti che installano le proprie regole:
sudo nano /etc/sysctl.d/99-tuning.conf
sudo sysctl --system   # applica tutti i file in /etc/sysctl.d/

Rete: buffer TCP e gestione delle connessioni


Sui server con traffico sostenuto, i buffer TCP di default sono quasi sempre troppo piccoli. Il kernel alloca dinamicamente memoria per i socket entro i limiti impostati da questi tre valori (minimo, default, massimo, in byte):

net.ipv4.tcp_rmem = 4096 87380 67108864
net.ipv4.tcp_wmem = 4096 65536 67108864
net.core.rmem_max = 67108864
net.core.wmem_max = 67108864

Alzare il massimo a 64 MB ha senso soprattutto su link ad alta banda e alta latenza (data center distanti, CDN, replica di database geografica), dove il bandwidth-delay product richiede finestre TCP più ampie per saturare il collegamento.

Altrettanto importante è la gestione della coda di connessioni in ingresso, che su un server esposto a picchi di traffico determina quante richieste vengono accettate prima di iniziare a scartarle:

net.ipv4.tcp_max_syn_backlog = 8192
net.core.somaxconn = 65535
net.core.netdev_max_backlog = 16384
net.ipv4.tcp_syncookies = 1

somaxconn in particolare va allineato al backlog configurato lato applicazione (nginx, HAProxy, il socket listener della tua app .NET o Node): se l’applicazione chiede una coda più grande di quella permessa dal kernel, il valore effettivo resta quello più basso.

Attivare BBR come algoritmo di congestion control


Il cambiamento con il rapporto costo/beneficio più alto per la maggior parte dei server moderni è probabilmente il passaggio da CUBIC a BBR come algoritmo di controllo della congestione. CUBIC reagisce alla perdita di pacchetti: aumenta la finestra di invio finché non rileva un drop, poi la dimezza. È un approccio reattivo che su reti con perdita “di fondo” non dovuta a congestione (Wi-Fi, mobile, certi link satellitari) penalizza inutilmente il throughput.

BBR, sviluppato da Google e stabile nei kernel a partire dalla serie 4.9, funziona in modo diverso: stima attivamente il bandwidth-delay product del percorso di rete e modula l’invio di conseguenza, senza aspettare la perdita di pacchetti come segnale. Sui kernel 5.15 e 6.x l’implementazione è ulteriormente raffinata (il set di funzionalità informalmente indicato come “BBRv3”), ma non serve aggiornare il kernel apposta: se hai già un kernel recente, BBR c’è già, va solo abilitato.

# Verifica gli algoritmi disponibili
sysctl net.ipv4.tcp_available_congestion_control

# Se necessario, carica il modulo
sudo modprobe tcp_bbr
echo tcp_bbr | sudo tee /etc/modules-load.d/tcp-bbr.conf

E nel file di configurazione:
net.ipv4.tcp_congestion_control = bbr
net.core.default_qdisc = fq

Il secondo parametro non è opzionale: BBR è stato progettato e testato insieme alla queue discipline fq (fair queue con pacing), e usarlo con la pfifo_fast di default riduce buona parte del beneficio. Dopo l’attivazione, verifica con:
sysctl net.ipv4.tcp_congestion_control
ss -tin | grep bbr

Memoria: swap, cache e writeback


Il secondo fronte dove i default fanno più danni è la gestione della memoria, in particolare su server con molta RAM dedicati a database o applicazioni in-memory.

vm.swappiness = 10
vm.vfs_cache_pressure = 50

swappiness (range 0-200, default 60) determina quanto aggressivamente il kernel sposta pagine di memoria su swap invece di liberare cache. Un valore basso come 10 dice al kernel di preferire fortemente la RAM fisica e di ricorrere allo swap solo quando davvero necessario — comportamento quasi sempre desiderabile su un server con database, dove uno swap-in inatteso su una query critica si traduce in latenza a due cifre percentuali più alta. vfs_cache_pressure più basso del default (100) fa sì che il kernel trattenga più a lungo la cache di metadati e dentry, utile su filesystem con molti file piccoli.

Altrettanto rilevante è il comportamento di scrittura delle pagine “sporche” (dirty), cioè modificate in memoria ma non ancora sincronizzate su disco:

vm.dirty_ratio = 10
vm.dirty_background_ratio = 5
vm.dirty_expire_centisecs = 1500
vm.dirty_writeback_centisecs = 250

Con i default (rispettivamente 20 e 10, spesso più alti su alcune distribuzioni), un server con molta RAM può accumulare diversi gigabyte di dati non ancora scritti su disco prima che il kernel forzi il flush — e quando lo fa, l’intero sistema può bloccarsi per secondi mentre scrive tutto in una volta. Abbassare le soglie distribuisce il lavoro di scrittura in modo più uniforme, a costo di un overhead I/O leggermente maggiore ma costante. Su macchine con centinaia di GB di RAM, conviene passare dai valori percentuali a limiti assoluti in byte (vm.dirty_bytes, vm.dirty_background_bytes), perché una percentuale del 10% su 512 GB di RAM è comunque troppo.

File descriptor e limiti di sistema


Un errore classico su server che gestiscono molte connessioni concorrenti (web server, message broker, database con molti client) è l’esaurimento dei file descriptor disponibili:

fs.file-max = 2097152
fs.nr_open = 1048576
fs.inotify.max_user_watches = 524288

Quest’ultimo parametro merita attenzione particolare: inotify.max_user_watches troppo basso è la causa più comune dell’errore “too many open files” riportato da strumenti come Webpack dev server, editor con file watching, o sistemi di sincronizzazione che monitorano grandi alberi di directory — non ha nulla a che fare con i socket di rete, ma con il numero di file che il kernel può tenere sotto osservazione per notifiche di modifica.

Sicurezza di rete


Un piccolo set di parametri riduce la superficie d’attacco a livello di stack di rete senza impatto sulle prestazioni:

net.ipv4.icmp_echo_ignore_broadcasts = 1
net.ipv4.conf.all.rp_filter = 1
net.ipv4.conf.all.accept_source_route = 0
net.ipv4.conf.all.accept_redirects = 0
net.ipv4.conf.all.send_redirects = 0
net.ipv4.conf.all.log_martians = 1

rp_filter (reverse path filtering) merita una nota: impostato a 1 (strict mode) rifiuta pacchetti il cui indirizzo sorgente non è raggiungibile tramite l’interfaccia su cui sono arrivati, mitigando IP spoofing. È la scelta giusta per la maggior parte dei server, ma su macchine con routing asimmetrico — tipicamente setup multihomed, alcune configurazioni VPN o BGP — va impostato a 2 (loose mode), altrimenti si rischia di scartare traffico legittimo.

Un parametro storico da NON usare


Vale la pena segnalarlo esplicitamente perché gira ancora in vecchie guide copiate e incollate da un blog all’altro: net.ipv4.tcp_tw_recycle è stato rimosso dal kernel a partire dalla versione 4.12 perché causava problemi seri dietro NAT (connessioni rifiutate in modo intermittente e difficile da diagnosticare). Se lo trovate in un file sysctl.conf ereditato da un vecchio sistema, va rimosso: su kernel recenti l’impostazione viene semplicemente ignorata, ma la sua presenza è un segnale che quella configurazione non è stata rivista da anni.

Applicare e verificare


Mettendo insieme i parametri discussi in un unico file di configurazione:

# /etc/sysctl.d/99-tuning.conf

## Rete: buffer TCP
net.ipv4.tcp_rmem = 4096 87380 67108864
net.ipv4.tcp_wmem = 4096 65536 67108864
net.core.rmem_max = 67108864
net.core.wmem_max = 67108864

## Rete: congestion control
net.ipv4.tcp_congestion_control = bbr
net.core.default_qdisc = fq

## Rete: gestione connessioni
net.ipv4.tcp_max_syn_backlog = 8192
net.core.somaxconn = 65535
net.core.netdev_max_backlog = 16384
net.ipv4.tcp_syncookies = 1

## Memoria
vm.swappiness = 10
vm.vfs_cache_pressure = 50
vm.dirty_ratio = 10
vm.dirty_background_ratio = 5

## File descriptor
fs.file-max = 2097152
fs.inotify.max_user_watches = 524288

## Sicurezza
net.ipv4.conf.all.rp_filter = 1
net.ipv4.conf.all.accept_source_route = 0
net.ipv4.conf.all.accept_redirects = 0
net.ipv4.conf.all.log_martians = 1

Dopo l’applicazione con sudo sysctl --system, alcuni controlli utili per confermare che tutto sia entrato in vigore:
sysctl net.ipv4.tcp_congestion_control
cat /proc/sys/fs/file-nr
cat /proc/meminfo | grep -i dirty
sudo dmesg | tail -20

Conclusione


Nessuno di questi parametri va applicato alla cieca copiando un file da internet, incluso questo. Ogni ambiente ha un profilo di carico diverso — un database transazionale, un reverse proxy ad alto traffico e un batch processor hanno esigenze di memoria e rete molto differenti — e il modo corretto di procedere è cambiare pochi parametri alla volta, misurare, e tenere traccia di cosa è stato modificato e perché, magari versionando il file sysctl.d insieme al resto della configurazione infrastrutturale. Il vantaggio di sysctl è proprio questo: ogni modifica è reversibile a runtime, il che rende il tuning un processo iterativo e sicuro invece che un salto nel buio a ogni riavvio.

Fonte originale: Linux Kernel Parameters Tuning for Better Performance, LinuxBlog.io.


Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Nel Monferrato una fondazione-villaggio che promuove danza contemporanea, musica e inclusione sociale.

artribune.com/arti-performativ…

Questa voce è stata modificata (20 ore fa)
Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

C’è una studiosa italiana a capo del Dipartimento arti grafiche del Louvre: chi è Ketty Gottardo.

artribune.com/professioni-e-pr…

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

☕ CYBERBRIEFING — Martedì 25 agosto 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

Poliversity - Università ricerca e giornalismo ha ricondiviso questo.

Il mondo perduto del dodo

pikaia.eu/mondo-perduto-dodo-c…

@scienza

Come vedeva, annusava e percepiva il mondo il dodo? Un nuovo studio pubblicato sul Zoological Journal of the Linnean Society ricostruisce il mondo sensoriale di due celebri uccelli estinti delle isole Mascarene
di Chiara Ceci

reshared this

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Sei italiano, ma hai scelto un'istanza straniera? Vieni su poliversity.it è un server Mastodon senza limiti di caratteri, con possibilità praticamente illimitate


Qui puoi anche formattare il testo in grassetto, corsivo, grassetto-corsivo, sottolineato, monospaziato, riferimento ipertestuale e infine puoi scrivere

- elenchi
- puntati

1. elenchi
2. numerati

Titoli

e testo citato

- Poliversity è aperta a tutti coloro che sono interessati al mondo dellla scuola, della ricerca e del giornalismo
- Se vuoi sostenere il nostro progetto puoi farlo QUI
- Come trasferire un account Mastodon su Poliversity.it?
- L'app migliore per sfruttare Poliversity è italiana

#Mastodon #Scuola #Università #Giornalismo @Che succede nel Fediverso?


Come trasferire un account Mastodon su Poliversity.it?

Siccome alcuni utenti ci chiedono come fare per trasferire il loro account mastodon tradizionale sulla nostra istanza potenziata, abbiamo scritto delle brevi note esplicative
informapirata.it/2026/03/18/co…