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Tucker Carlson vuole aiutare a costruire un terzo partito negli Stati Uniti


L'ex volto di Fox News ha rotto con il presidente e con il Partito Repubblicano per la guerra con l'Iran. Esclude però una candidatura: "Non voglio essere un candidato"

Tucker Carlson, uno dei commentatori conservatori più influenti degli Stati Uniti, ha detto che contribuirà a creare un nuovo partito politico dopo l'addio al Partito Repubblicano. "Aiuterò a costruire un terzo partito", ha dichiarato l'ex volto di Fox News, la grande rete televisiva conservatrice, in un'intervista alla Columbia Journalism Review, la rivista di giornalismo della Columbia University, pubblicata mercoledì. "Dovrebbe esserci uno sforzo in buona fede per capire che cosa fa bene al Paese", ha aggiunto, escludendo però una candidatura: "Non voglio essere un candidato".

Per Carlson le uniche questioni che contano davvero sono "guerra e finanza" e su entrambe, ha detto, democratici e repubblicani si muovono all'unisono: "Non è una democrazia. È uno Stato a partito unico che si spaccia per una democrazia e deve essere spezzato. Ci sarà un terzo partito e farò tutto il possibile perché nasca". Il nuovo partito dovrebbe mettere al primo posto le condizioni di vita degli americani: "Se guadagni 60.000 dollari l'anno sei degradato. La tua aspettativa di vita è diminuita e la promessa della vita dei tuoi figli probabilmente è svanita". E ancora: "Ufficialmente non mi importa di Hamas. Il governo degli Stati Uniti dovrebbe avere come prima priorità il benessere del suo popolo". Tra le possibili politiche della nuova formazione ha citato la chiusura totale delle frontiere: "Sono per meno immigrazione. Anzi, sono per fermare tutta l'immigrazione oggi stesso. Non so come si possa giustificare l'immigrazione quando metà dei lavori da ufficio sta scomparendo per via dell'intelligenza artificiale". Secondo Carlson l'immigrazione alimenta la disoccupazione, una tesi che molti economisti contestano.

Carlson è stato a lungo uno degli alleati più stretti del presidente: nel 2024 era spesso al suo fianco in campagna elettorale e spinse perché scegliesse JD Vance come candidato vicepresidente. Ha rotto con Trump dopo l'inizio della guerra con l'Iran, a fine febbraio, accusandolo di aver tradito la promessa elettorale di tenere gli Stati Uniti fuori dai conflitti; secondo Carlson, che ha raccontato di aver provato personalmente a dissuadere il presidente dall'intervento militare, a spingere Trump verso l'attacco sono stati i donatori filo-israeliani. Ad aprile ha detto di sentirsi "tormentato" per il sostegno dato in passato al presidente e da mesi i due non si parlano: "Non gli parlo da quando è iniziata la guerra per il cambio di regime. Non mi interessa parlargli". Il conflitto è oggi in gran parte sospeso da un fragile cessate il fuoco.

Il mese scorso Carlson aveva annunciato l'uscita dal Partito Repubblicano, che ha detto di aver difeso per 35 anni, sostenendo che sotto Trump il partito ha perso i principi "America First", cioè l'idea di mettere gli interessi nazionali davanti a tutto. Nelle scorse settimane ha aggiunto in un podcast che non c'è "nessuna possibilità" che sostenga repubblicani o democratici alle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano la Camera e parte del Senato. Carlson è uno dei volti principali dell'ala nazionalista-isolazionista della destra americana, che accusa Trump di non aver rotto abbastanza nettamente con il partito dell'era Bush e con la sua eredità di guerre all'estero; la sua corrente giudica non abbastanza radicali perfino le politiche migratorie del presidente e ha attaccato il rapporto degli Stati Uniti con Israele con toni che secondo alcuni critici hanno sdoganato antisemitismo e teorie del complotto.

L'annuncio arriva mentre entrambi i partiti sono in fermento: la sinistra radicale avanza tra i democratici, con una base arrabbiata per la linea dei vertici su Israele dopo la guerra a Gaza, mentre i repubblicani sono divisi sulla gestione della guerra con l'Iran. Quanto il progetto di Carlson sia concreto però non è chiaro. Il Guardian scrive che è difficile capire se stia descrivendo un piano già avviato o stia solo ragionando ad alta voce: nell'intervista non ha dato dettagli sul nuovo partito. Le sue parole contraddicono quelle di maggio, quando al New York Times aveva detto: "Dovrebbe esserci un partito che parli per la maggior parte delle persone. Sarò io a costruirlo? Assolutamente no". E alla domanda se si stia posizionando strategicamente come contraltare di un Partito Repubblicano dominato da Trump, ha risposto: "Non sono strategico in alcun modo. Prendo quasi tutte le decisioni in base al fiuto e all'istinto".

Le critiche pubbliche e insistenti a Trump hanno alimentato l'ipotesi che Carlson si prepari a una corsa in proprio, ma lui ha sempre negato ambizioni politiche: "Non sono un politico, questo è certo. Non sono un rivale di Trump per il potere. Non ho alcun potere. Sono uno che conosce Trump, lo conosco bene e da molto tempo". In passato i rapporti tra i due si erano già incrinati e poi ricuciti: in un messaggio emerso da una causa per diffamazione intentata da Dominion Voting Systems, un produttore di macchine per il voto, Carlson scrisse di Trump "lo odio appassionatamente". Fox News lo licenziò nel 2023 dopo aver accettato di pagare 787,5 milioni di dollari per chiudere quella causa, nata dalla diffusione di notizie false sulle elezioni del 2020. Dopo la rottura sulla guerra, il presidente lo ha definito uno "svitato" e ad aprile ha scritto sul suo social Truth Social: "Era un uomo distrutto quando è stato licenziato da Fox e non è più stato lo stesso. Forse dovrebbe farsi vedere da un buon psichiatra!".


Stati Uniti e Iran tornano a colpirsi nello Stretto di Hormuz e mettono a rischio la tregua


Stati Uniti e Iran si sono colpiti a vicenda sabato attorno allo Stretto di Hormuz, per il terzo giorno consecutivo, mettendo alla prova la fragile tregua che dovrebbe chiudere mesi di ostilità. L'esercito americano ha condotto una seconda ondata di raid in due giorni contro obiettivi iraniani, mentre il presidente Trump ha minacciato di riprendere la guerra.

I raid americani hanno colpito infrastrutture di sorveglianza militare, sistemi di comunicazione, siti della difesa aerea, depositi di droni e mezzi per la posa di mine, secondo il Central Command, il comando militare statunitense per la regione. L'operazione è arrivata in risposta a quello che gli americani hanno descritto come l'attacco iraniano a una petroliera nello Stretto.

I media di stato iraniani hanno riferito di esplosioni provocate da alcuni colpi nelle città portuali di Sirik, Kong e Bandar Lengeh e sull'isola di Qeshm, nel Golfo Persico. In tutte queste località ci sono strutture militari.

Trump, in un messaggio sui social, ha lasciato intendere di stare perdendo la pazienza con Teheran. Ha scritto che potrebbe arrivare il momento in cui gli Stati Uniti non saranno più in grado di essere ragionevoli e saranno costretti a completare militarmente il lavoro che hanno iniziato, aggiungendo che in quel caso "la Repubblica islamica dell'Iran non esisterà più".

Dopo i raid americani di sabato, l'Iran ha detto di aver colpito le basi statunitensi in Kuwait e Bahrein, dove sono suonate le sirene antiaeree. I Guardiani della rivoluzione islamica, il corpo militare che protegge il governo iraniano, hanno dichiarato di aver attaccato otto obiettivi americani: la base navale della Quinta flotta in Bahrein e la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait. Gli attacchi, condotti con droni e missili balistici tra le 2 e le 3 del mattino ora locale (tra mezzanotte e l'una in Italia), non hanno provocato vittime americane né danni rilevanti.

I Guardiani hanno minacciato un giro di vite più duro sulle navi in transito nello Stretto di Hormuz, da cui passava un tempo circa il 20% del greggio mondiale, avvertendo che le basi americane nella regione "vivranno l'inferno" nei prossimi giorni.

Lo scontro aumenta la pressione su un accordo di pace preliminare già in difficoltà per i combattimenti in Libano e per i disaccordi sulle ispezioni nucleari. L'intesa, un memorandum d'intesa in 14 punti firmato circa dieci giorni fa per chiudere la guerra, prevede un periodo di 60 giorni di negoziati tecnici per definire i dettagli più spinosi.

Il nodo principale è il controllo dello Stretto. L'Iran legge il linguaggio dell'accordo come un riconoscimento del proprio potere sulla via d'acqua: il testo chiede a Teheran di "fare il possibile per il passaggio sicuro delle navi commerciali", ma lascia indefiniti i termini chiave. Molte navi hanno usato una rotta sostenuta dagli Stati Uniti lungo il bordo meridionale dello Stretto, vicino alle coste dell'Oman e degli Emirati Arabi Uniti. I Guardiani della rivoluzione hanno invece imposto un percorso che passa nelle acque iraniane.

La crisi è ricominciata giovedì. Gli Stati Uniti hanno accusato l'Iran di aver colpito la nave portacontainer Ever Lovely mentre attraversava lo Stretto lungo la rotta vicina all'Oman, quella che Teheran aveva intimato di non usare. Trump ha definito l'attacco una violazione della tregua e venerdì ha ordinato i primi raid sulle posizioni iraniane lungo lo Stretto: sei caccia, tra cui F35 e F16, hanno colpito quattro siti in circa novanta minuti.

Sabato un drone iraniano ha colpito la petroliera Kiku, battente bandiera panamense e carica di due milioni di barili di greggio, mentre si trovava vicino allo Stretto. La nave, partita due giorni prima da un giacimento in Qatar, è stata centrata sul ponte di comando, secondo l'agenzia britannica che monitora il traffico marittimo, la U.K. Maritime Trade Operations. L'Iran non ha rivendicato l'attacco. Le forze americane hanno abbattuto altri due droni diretti contro navi commerciali.

L'organismo congiunto navale anglo-americano ha alzato a "sostanziale" il livello di allerta per la sicurezza marittima nello Stretto. L'attacco a Bahrein è consistito in due droni: uno è stato abbattuto, l'altro è caduto senza causare danni in un'area remota.

Il traffico nello Stretto, in ripresa nei giorni scorsi, è di nuovo crollato. Mercoledì erano transitate 73 navi, scese a 54 giovedì e ad almeno 34 venerdì e una decina sabato, contro le circa 130 al giorno prima del conflitto. Da inizio maggio il Central Command ha scortato oltre 500 imbarcazioni lungo le rotte vicine alla costa dell'Oman.

I prezzi del petrolio erano saliti dopo l'attacco di giovedì, ma venerdì sono tornati ai livelli precedenti alla guerra. I raid americani di sabato sono arrivati a mercati ormai chiusi per il fine settimana.

La violenza ha oscurato un accordo firmato venerdì a Washington tra Israele e Libano, mediato dagli Stati Uniti, che fissa una cornice di pace tra due paesi tecnicamente in stato di guerra da quasi ottant'anni. L'intesa prevede un ritiro graduale dell'esercito israeliano da una piccola parte del territorio occupato nel sud del Libano, in cambio dell'impegno di Beirut a disarmare Hezbollah. Il movimento libanese filo-iraniano, considerato un'organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, ha respinto l'accordo definendolo "umiliante" e ha promesso di continuare a combattere Israele.

L'Assemblea degli esperti iraniana, un organo consultivo che riflette la posizione della guida suprema ed è incaricato di eleggerla, ha detto ai negoziatori che lo Stretto andrebbe chiuso se Israele non fermasse le operazioni in Libano. Ha aggiunto che i diritti nucleari dell'Iran restano fuori dal negoziato.

L'Iran insiste che un accordo definitivo gli permetterebbe di incassare somme dalle navi in transito, sostenendo che non si tratterebbe di pedaggi ma di tariffe per servizi. La posizione americana è opposta: il segretario di Stato Marco Rubio ha detto questa settimana che nessun paese può imporre pagamenti per il passaggio. Il testo dell'accordo garantisce però il transito gratuito solo per 60 giorni.

Il vicepresidente JD Vance ha scritto che gli Stati Uniti hanno "rispettato" l'accordo e che, in caso di disaccordi sulla sua applicazione, l'Iran "può alzare il telefono". "Ma la violenza sarà ripagata con la violenza", ha aggiunto.


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Le riforme economiche di Cuba non convincono Trump


L'Avana propone privatizzazioni e fine dei controlli sui prezzi, l'apertura al mercato più ambiziosa dal 1959, ma Washington la considera superficiale e risponde con nuove sanzioni

Cuba ha approvato a giugno il pacchetto di riforme economiche più ambizioso dalla rivoluzione del 1959, ma non è riuscita a convincere l'amministrazione Trump, che ha risposto con nuove sanzioni. Le 176 proposte servono a rilanciare un'economia in crisi profonda e sono anche un gesto distensivo verso Washington, che lavora apertamente alla caduta del governo comunista dell'isola.

Il piano prevede la privatizzazione delle imprese statali, lo scambio di parte del debito pubblico con asset, l'apertura del mercato al settore privato, la fine dei controlli sui prezzi e la riduzione del ruolo dello Stato come intermediario in tutti i campi, dalle importazioni agli investimenti esteri. Sono le aperture più nette al mercato da quando Fidel Castro prese il potere nel 1959 e per molti versi vanno oltre quanto Washington potesse sperare, secondo Pedro Monreal, economista cubano che ha lavorato a lungo per le Nazioni Unite. Monreal ha detto a Bloomberg che le riforme sembrano pensate anche per "attirare l'attenzione del governo americano" e convincerlo ad aprire un negoziato.

Il giorno dopo l'approvazione delle misure da parte del comitato centrale del Partito Comunista e dell'Assemblea nazionale, riuniti in sessioni convocate in fretta, un portavoce del dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, le ha definite "segnali di fumo arrivati con grande ritardo e in definitiva superficiali". La settimana successiva il dipartimento del Tesoro ha imposto nuove sanzioni a banche, società minerarie e aziende di logistica cubane, oltre che alla nuora di Raúl Castro.

Da gennaio gli Stati Uniti hanno bloccato quasi tutte le importazioni di carburante dell'isola, rifornita solo da una petroliera russa, e con le sanzioni secondarie, che colpiscono le aziende straniere che fanno affari con Cuba, hanno costretto diversi partner commerciali del governo ad andarsene. Le catene alberghiere hanno lasciato il paese e grandi progetti minerari sono stati sospesi. I blackout erano cronici già prima delle nuove ostilità, ma secondo le Nazioni Unite ora stanno spingendo i 10 milioni di abitanti dell'isola sull'orlo di una crisi umanitaria.

I colloqui tra Washington e L'Avana proseguono senza risultati e martedì il ministro degli Esteri cubano ha detto che sono di fatto in stallo. Il segretario di Stato Marco Rubio ha ripetuto più volte che non ci sarà alcun accordo finché il regime, al potere da 67 anni, resterà in piedi, mentre Cuba risponde che la sua leadership e la sua forma di governo non sono in discussione. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha difeso le riforme in un discorso del fine settimana scorso, negando che siano una resa: "Restaurare il capitalismo a Cuba non sarà mai uno dei nostri obiettivi. Si tratta di salvare la rivoluzione e le sue innegabili conquiste sociali".

Molte proposte restano vaghe e molto dipenderà dalle norme che le attueranno, ha detto Ricardo Torres, economista cubano e professore all'American University di Washington. Per Torres conta soprattutto l'ordine con cui le misure verranno applicate, una delle lezioni delle riforme nell'Europa dell'Est: eliminare i controlli sui prezzi prima di costruire una rete di protezione sociale sarebbe catastrofico per i più poveri, mentre privatizzare le industrie senza organi di vigilanza sarebbe "un cocktail di abusi, corruzione e favoritismi".

Con il sostegno del Cuba Study Group, un centro studi di Washington, Torres, Monreal e altri tre economisti stanno preparando una roadmap alternativa concentrata proprio su tempi e sequenze. La prima sfida è stabilizzare energia, agricoltura e conti pubblici per evitare il peggioramento della crisi umanitaria e preparare il terreno agli investimenti futuri.

L'Avana intanto si comporta come se un accordo senza cambiamenti politici fosse possibile. Ahmed Faisal, un consulente del governo cubano, ha detto al quotidiano di Abu Dhabi The National che il governo ha firmato intese preliminari con investitori mediorientali su turismo, aviazione, sanità e farmaceutica. Uno dei progetti prevede un resort di lusso chiamato Trump Island su Cayo Santa Maria, al largo della costa settentrionale del paese.

Norma Camero-Reno, professoressa di diritto alla Schiller University di Tampa, ha descritto a Bloomberg l'annuncio cubano come una mossa disperata per alleggerire la pressione americana. Anche per Torres, senza un cambiamento politico è difficile immaginare l'arrivo sull'isola di capitali diversi da quelli più speculativi: il governo cubano in passato ha espropriato proprietà e riscritto unilateralmente i contratti. "La storia non è dalla loro parte", ha detto. "Senza un cambiamento istituzionale profondo, quali garanzie e certezze possono avere gli investitori stranieri a Cuba?".

Il vicesegretario di Stato Christopher Landau ha usato parole simili la settimana scorsa al vertice dell'Organizzazione degli Stati Americani a Panama: il regime dell'Avana "sta collassando e deve attuare immediate riforme economiche e politiche", ha detto. "Non avete scelta".

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L'FBI indaga sul candidato con lo stesso nome del senatore uscente in Alaska


FBI e procuratori dell'Alaska indagano se la candidatura dell'omonimo del senatore repubblicano Dan Sullivan sia una cospirazione per confondere gli elettori e favorire la democratica Mary Peltola

Tre indagini, una statale e due federali, vogliono chiarire se la candidatura di Dan J. Sullivan al Senato in Alaska sia parte di una cospirazione per confondere gli elettori. Sullivan, un ex insegnante, ha lo stesso nome del senatore repubblicano uscente, Dan S. Sullivan, che a novembre cercherà il terzo mandato. Secondo NBC News, l'FBI, la polizia federale americana, il procuratore generale dell'Alaska e la procura federale dello Stato stanno verificando se due o più persone abbiano organizzato la campagna dell'omonimo per ingannare gli elettori, danneggiare il senatore in carica e favorire la candidata democratica Mary Peltola.

Dan J. Sullivan ha annunciato la candidatura a maggio e si è iscritto al partito repubblicano solo di recente, a ridosso della scadenza per le candidature. Sostiene di condurre una campagna legittima per togliere il seggio all'omonimo, in carica dal 2015. Il senatore e i repubblicani lo considerano invece un candidato civetta, tanto che i critici lo chiamano "Decoy Dan", e lo accusano di lavorare con la campagna di Peltola, l'ex deputata democratica che punta al seggio.

Lunedì la Corte suprema dell'Alaska ha stabilito che Dan J. Sullivan può restare sulla scheda della primaria di agosto, confermando la decisione con cui un tribunale lo aveva riammesso dopo l'esclusione decisa dalla divisione elettorale dello Stato. La direttrice delle elezioni Carol Beecher aveva motivato l'esclusione sostenendo che Sullivan si fosse candidato "con lo scopo di confondere o ingannare" gli elettori: ha chiesto di comparire sulla scheda come "Dan Sullivan" pur essendo registrato come "Daniel J. Sullivan, Jr." e i suoi materiali elettorali somigliano a quelli del senatore. La Corte ha comunque autorizzato i funzionari ad aggiungere sulla scheda informazioni utili a distinguere i due candidati.

L'Alaska usa una primaria unica aperta ai candidati di tutti i partiti: i primi quattro classificati al voto del 18 agosto passano alle elezioni generali di novembre, a prescindere dall'affiliazione politica. Le generali si decidono poi con il voto a preferenza ordinata (il "ranked choice voting"), in cui gli elettori mettono in fila i candidati in ordine di gradimento e i voti di chi viene eliminato si trasferiscono alle scelte successive. In corsa ci sono circa 16 candidati ed è quindi possibile che a novembre sulla scheda ci siano entrambi i Sullivan e Peltola.

Dai metadati dell'annuncio di candidatura esaminati da Fox News risulta come autrice Amber Lee, una consulente democratica che ha sostenuto le precedenti campagne elettorali di Peltola. Jason Snead, direttore esecutivo dell'Honest Elections Project, ha detto a Fox News che quella di Sullivan "è molto chiaramente un tentativo di ingannare gli elettori" e che il sistema dell'Alaska è particolarmente vulnerabile a queste manovre: se abbastanza elettori scelgono il Sullivan sbagliato, l'omonimo entra nelle generali. Chi poi lo mette al primo posto indicando Peltola come seconda scelta finisce per trasferire il proprio voto alla democratica quando il candidato civetta viene eliminato.

L'indagine federale ipotizza la frode telematica ("wire fraud") o una cospirazione per privare gli elettori dell'Alaska di un processo elettorale libero e corretto, che costituirebbe una violazione dei diritti civili. Il procuratore generale dello Stato ha aperto per primo il fascicolo, per verificare eventuali violazioni delle leggi statali, e gli investigatori federali si sono mossi dopo. Secondo le fonti di NBC News non è ancora chiaro chi potrebbe essere incriminato né se le indagini avranno effetti sul voto. Il procuratore federale Michael Hyman è stato nominato dall'amministrazione Trump, mentre la procuratrice generale facente funzioni dell'Alaska, Cori Mills, è stata nominata dal governatore repubblicano Mike Dunleavy.

Un portavoce di Peltola ha detto a NBC News che la campagna "non ha alcun coinvolgimento con nessuna delle due campagne Sullivan". Dan J. Sullivan, in un'intervista all'Associated Press, ha negato qualsiasi coordinamento o contatto con la campagna di Peltola, con il Partito Democratico dell'Alaska e con gli strateghi democratici nazionali. La campagna del senatore uscente non ha voluto commentare.

La corsa dell'Alaska sarà una delle più importanti per il controllo del Senato alle elezioni di metà mandato di novembre: ai democratici servono quattro seggi netti in più per conquistare la maggioranza e il partito considera Peltola una candidata forte, anche se il presidente Donald Trump ha vinto lo Stato con 13 punti di vantaggio nel 2024.


Un giudice riammette alle elezioni il candidato con lo stesso nome del senatore in Alaska


In Alaska sulla scheda delle primarie per il Senato potranno comparire due candidati con lo stesso nome e lo stesso partito. Un giudice ha stabilito venerdì che Dan J. Sullivan, un insegnante in pensione, ha diritto a sfidare il senatore uscente Dan S. Sullivan, suo omonimo e compagno di partito repubblicano.

La decisione del giudice della Superior Court Thomas Matthews, ad Anchorage, ribalta l'esclusione decisa il 15 giugno dalla direttrice della Divisione elettorale dell'Alaska, l'ente statale che organizza le elezioni. La direttrice Carol Beecher aveva tenuto lo sfidante fuori dalla scheda sostenendo che la sua candidatura non fosse stata presentata "in buona fede" ma con l'intento di confondere gli elettori. Lo sfidante si era allora rivolto al tribunale per tornare in corsa.

Il giudice ha risposto che il criterio della buona fede non è previsto né dalla Costituzione né dalle leggi dell'Alaska né dai regolamenti della stessa Divisione e che si tratta di una novità mai dichiarata prima. "La decisione si basava su un nuovo criterio di buona fede, mai dichiarato in precedenza", ha scritto. Ha aggiunto che l'affermazione della direttrice secondo cui lo sfidante vuole confondere gli elettori non è sostenuta da prove sufficienti.

Matthews ha ricordato che Dan J. Sullivan possiede tutti i requisiti che la Costituzione fissa per candidarsi al Senato: vive in Alaska, è cittadino americano da nove anni e ha più di trent'anni. Lo sfidante ha 69 anni, è un ex insegnante e ha lavorato per il servizio forestale federale. I suoi avvocati avevano sostenuto che la Costituzione indica solo tre requisiti, legati a età, cittadinanza e residenza, e che la direttrice non aveva l'autorità per escluderlo.

Il sistema elettorale dell'Alaska è particolare: alle primarie tutti i candidati, di qualunque partito, compaiono sulla stessa scheda e i primi quattro più votati passano alle elezioni generali di novembre. Queste ultime si decidono con il voto a scelta classificata, un metodo in cui l'elettore ordina i candidati per preferenza e i voti vengono redistribuiti finché qualcuno raggiunge la maggioranza. Per questo i repubblicani temono che la presenza di un secondo Sullivan tolga voti al senatore uscente.

Il Partito repubblicano dell'Alaska e il comitato nazionale che finanzia le campagne dei senatori repubblicani avevano presentato i reclami contro lo sfidante. Il senatore Sullivan e i suoi alleati lo accusano di lavorare con i democratici e con la campagna di Mary Peltola, ex deputata democratica considerata la sua principale avversaria, per confondere gli elettori e favorire proprio Peltola.

A sostegno dell'esclusione la direttrice aveva citato alcuni elementi: lo sfidante si era registrato come elettore con il nome di Daniel J. Sullivan Jr., aveva cambiato la propria affiliazione in repubblicana proprio in vista della candidatura, aveva un sito di campagna simile a quello del senatore e collaborava con un consulente che in passato aveva lavorato per alcuni democratici. La direttrice non aveva però trovato prove di un coordinamento.

Il seggio dell'Alaska pesa molto sugli equilibri del Senato. È una delle circa sei sfide che si annunciano molto combattute in autunno e uno dei seggi che i democratici sperano di strappare ai repubblicani per riconquistare la maggioranza, una posta in gioco decisiva per il controllo della camera alta a novembre.

Lo sfidante ha detto che condividere nome e partito con il senatore gli ha dato "un megafono istantaneo", ma ha precisato di pensare a una candidatura da tempo, spinto dall'insoddisfazione verso l'uscente. Il senatore, in carica dal 2015, aveva presentato la propria ricandidatura a luglio del 2025, mentre lo sfidante aveva depositato i documenti il 29 maggio, tre giorni prima della scadenza. Entrambi avevano chiesto di comparire sulla scheda come "Sullivan, Dan".

Gli avvocati dello Stato, difendendo l'esclusione, avevano scritto che "la Costituzione non impone agli Stati di mettere sulla scheda un candidato fittizio per poi cercare di limitare i danni con accorgimenti grafici". La Divisione elettorale ha annunciato che presenterà ricorso e il caso dovrebbe arrivare in tempi rapidi alla Corte suprema dell'Alaska. Lo Stato deve iniziare a stampare le schede per le primarie del 18 agosto martedì a mezzogiorno, le 22 in Italia.


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La Casa Bianca ha bloccato il piano di Hegseth per tagliare le truppe americane in Europa


Il segretario alla Difesa voleva annunciare alla NATO altri ritiri di soldati, ma il piano è saltato dopo il passaggio alla Casa Bianca: al suo posto una revisione che può durare fino a sei mesi

Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth era pronto ad annunciare alla NATO nuovi tagli alle truppe statunitensi in Europa, ma il suo piano è stato bloccato dopo essere arrivato alla Casa Bianca. Lo ha rivelato il Wall Street Journal: il mese scorso Hegseth stava preparando un annuncio da fare a Bruxelles, davanti ai vertici militari dell'Alleanza, su riduzioni che sarebbero andate oltre il dispiegamento già cancellato di una brigata corazzata in Polonia e il precedente ritiro di una brigata di fanteria dalla Romania.

La proposta è saltata dopo essere stata condivisa con Marco Rubio, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump, e con altri alti funzionari. Al posto dell'annuncio, Hegseth ha detto che gli Stati Uniti condurranno una revisione della loro presenza militare in Europa che potrà durare fino a sei mesi. "Non fatevi illusioni: sarà una revisione vera", ha detto all'apertura della riunione semestrale dei capi della Difesa della NATO. "Servirà a garantire che la NATO si muova in modo rapido e irreversibile verso un'Europa che si assume la responsabilità primaria della propria difesa".

L'episodio indica che l'amministrazione non ha ancora deciso tempi e dimensioni dei possibili tagli. Trump ha parlato di punire i paesi della NATO che secondo lui non spendono abbastanza per la propria difesa o che non hanno sostenuto la guerra americana contro l'Iran. Le proposte e i discorsi infuocati di Hegseth hanno però allarmato gli alleati e i parlamentari, compresi alcuni importanti repubblicani, che temono danni durevoli all'alleanza e un incoraggiamento alla Russia. Sean Parnell, portavoce del Pentagono, ha detto che "il segretario Hegseth si è assicurato che il suo messaggio fosse allineato con gli obiettivi e l'agenda del presidente" e che non voleva limitare lo spazio decisionale di Trump.

La strategia di difesa pubblicata dal Pentagono a gennaio aveva già indicato che gli Stati Uniti ridurranno la loro presenza militare in Europa per concentrarsi sul Pacifico occidentale e sul continente americano, con l'obiettivo di affidare agli europei la responsabilità principale della difesa convenzionale del continente. Hegseth e il suo principale consigliere politico, Elbridge Colby, sono stati i più determinati nel voler ridurre le forze destinate all'Europa: negli anni Colby si è fatto conoscere come un sostenitore della limitazione degli impegni americani fuori dall'Asia, per liberare risorse da usare contro la Cina.

A maggio Hegseth aveva cancellato all'improvviso la rotazione di nove mesi di una brigata corazzata in Polonia, in partenza da Fort Hood, in Texas. La decisione aveva attirato critiche da parlamentari repubblicani e democratici e aveva preoccupato i funzionari polacchi, che non erano stati consultati. Aveva sorpreso anche Trump, che aveva chiamato Hegseth per chiedergli perché trattasse così male un alleato prezioso e poi aveva annunciato l'invio di 5.000 soldati aggiuntivi in Polonia. Finora, però, nessun militare in più è stato dispiegato.

La guerra con l'Iran ha offerto a Hegseth e Colby una nuova occasione per ripensare gli impegni militari. Il Regno Unito ha messo a disposizione una base per i bombardieri a lungo raggio usati per colpire l'Iran, mentre la Spagna ha rifiutato di concedere le sue strutture per gli attacchi. Dopo le critiche del cancelliere tedesco alla strategia americana sull'Iran, a maggio Trump ha minacciato di ritirare le truppe dalla Germania.

Al Congresso la spinta del Pentagono per i tagli ha allarmato i parlamentari di entrambi i partiti, che hanno inserito nella legge di spesa militare in discussione una norma per vietare di scendere sotto i 76.000 soldati in Europa senza una valutazione dei rischi da parte del comandante delle forze americane in Europa e del presidente dello Stato maggiore congiunto, il più alto ufficiale delle forze armate, oltre a una certificazione dello stesso Hegseth. Il mese scorso l'ufficio di Hegseth aveva organizzato una telefonata con i parlamentari prima della riunione dei ministri della Difesa della NATO, ma durante la chiamata il segretario ha detto solo che stava pianificando una revisione.

Le truppe americane e la spesa militare degli alleati saranno al centro dell'incontro tra Trump e i leader della NATO la prossima settimana ad Ankara, in Turchia. I funzionari dell'Alleanza sperano che il vertice mostri unità con gli Stati Uniti e sostegno all'Ucraina nella guerra contro la Russia, ma temono che le tensioni con Trump finiscano per oscurarlo. Stanno anche valutando di cancellare il vertice previsto per l'anno prossimo in Albania. Giovedì Trump ha scritto sui social: "Gli Stati Uniti spendono per la NATO più soldi di qualsiasi altro paese, di gran lunga, per proteggerli, senza ricavarne alcun beneficio".


L'Europa orientale teme di restare sola davanti alla Russia


Cosa accadrebbe se la Russia attaccasse un Paese della Nato e gli Stati Uniti decidessero di non intervenire? È la domanda che da mesi inquieta i governi dell'Europa orientale. Fino a pochi anni fa uno scenario simile sembrava impensabile; oggi viene discusso apertamente nelle cancellerie di Polonia e Stati baltici.

A metà maggio, durante un incontro a Tallinn, al sottosegretario di Stato americano Thomas DiNanno è stato chiesto se le truppe statunitensi combatterebbero in caso di invasione russa dei Paesi baltici. La risposta è stata lunga, tortuosa, ma senza mai arrivare a un "sì".

Il Guardian ha ricostruito questo clima parlando con decine di funzionari, leader nazionali, Ministri della Difesa e degli Esteri, capi dell'intelligence e diplomatici, molti dei quali hanno accettato di parlare solo in forma anonima. Il timore, oggi, non è più soltanto che Washington chieda agli europei di spendere di più, ma che possa non rispettare fino in fondo il principio su cui si fonda la NATO: un attacco contro uno è un attacco contro tutti.

Geopolitica · NATO ed Europa orientale
Il futuro della NATO in dubbio: gli Stati Uniti difenderebbero davvero l'Europa da un attacco russo?

Diciotto mesi di Amministrazione Trump hanno trasformato la richiesta di aumentare la spesa militare in un timore ben più profondo: che Washington non rispetti fino in fondo l'Articolo 5, il principio per cui un attacco contro un alleato è un attacco contro tutti.
Grafica di FocusAmerica Vertice di Ankara · 2026

Il patto fondativo
Un attacco
contro unoè un attacco contro tutti

Oggi, nelle cancellerie
?la certezza non è più data per scontata

Per la prima volta il timore non è che i Paesi membri spendano troppo poco, ma che gli Stati Uniti non intervengano più in difesa dei propri alleati

Esplora l'analisi
ILa fiducia
che si incrina III numeri
della frattura IIILa dipendenza
che resta

Diciotto mesi che hanno eroso una certezza
Tocca ogni tappa per leggere come, episodio dopo episodio, il dubbio è entrato nelle cancellerie dell'Europa orientale. Le date segnano i momenti in cui la fiducia si è incrinata.

La frattura misurata in cifre
I numeri che raccontano quanto in fretta la sicurezza europea sia diventata, agli occhi di Washington, un costo da rinegoziare.

5%
Spesa per la difesa richiesta agli alleati, in quota sul Pil
Obiettivo entro il 2035, fissato al vertice dell'Aia del giugno 2025

19
Droni russi entrati nello spazio aereo polacco in una sola notte
«Diciannove errori in una notte? No, non ci credo», ha risposto il ministro Sikorski

4.000
Soldati americani la cui rotazione in Polonia è stata cancellata e poi ripristinata
A maggio 2025, con una decisione legata ai rapporti personali tra i due presidenti


Base militare permanente tedesca all'estero dalla Seconda guerra mondiale
Una brigata della Germania in via di schieramento in Lituania

«Siamo stati e resteremo un alleato leale dell'America, ma non possiamo essere degli sciocchi.» Radosław Sikorski · Ministro degli Esteri polacco

Ciò che l'Europa non può ancora rimpiazzare
Anche volendo fare da sola, l'Europa resta dipendente da Washington per le capacità decisive. La più critica è l'intelligence sulla Russia.

Intelligence raccolta sulla Russia

Stati Uniti, da solila maggior parte

Tutte le altre agenzie NATO messe insiememeno degli USA

Secondo un alto funzionario europeo, tutte le agenzie di intelligence della NATO messe assieme, escluse quelle statunitensi, raccolgono sulla Russia meno di quanto siano in grado di produrre da soli gli americani.

Intelligence sulla Russia
La capacità più difficile da sostituire: nessun alleato europeo si avvicina alla mole di dati raccolta da Washington.

Difesa aerea avanzata
I sistemi di protezione dello spazio aereo restano in larga parte dipendenti dalle dotazioni americane.

Attacchi in profondità
La capacità di colpire lontano dietro le linee nemiche dipende ancora da sistemi che solo gli USA forniscono su larga scala.

Nel breve periodo la domanda decisiva è un'altra: le tensioni pubbliche hanno indebolito, agli occhi di Mosca, la certezza che un'incursione in territorio NATO provocherebbe una risposta schiacciante? Più probabile resta la «zona grigia»: sabotaggi, droni, provocazioni calibrate per testare le linee rosse senza superarle.

Fonte Ricostruzione di The Guardian su colloqui con decine di funzionari, ministri, capi dell'intelligence e diplomatici dei Paesi NATO. Dichiarazioni di Hegseth, Sikorski e Trump come riportate dalla testata britannica.

La fiducia incrinata con Washington


I primi segnali erano arrivati già nel febbraio 2025, quando il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, in visita al quartier generale della NATO a Bruxelles, aveva chiarito agli alleati che, con la Cina in ascesa, la sicurezza europea non sarebbe più stata una priorità per Washington. L'Europa, aveva spiegato, avrebbe dovuto pagarsi da sola la propria difesa.

"I valori sono importanti, ma non puoi sparare con i valori né con i discorsi forti. Non c'è sostituto per la forza", aveva dichiarato all'epoca. Due settimane dopo, lo scontro televisivo alla Casa Bianca tra Trump e Volodymyr Zelensky, seguito dalla sospensione per oltre una settimana della condivisione di intelligence con Kyiv, ha rafforzato la sensazione che le regole tradizionali della diplomazia fossero saltate.

Tuttavia, il vertice NATO dell'Aia, nel giugno 2025, si è chiuso senza rotture solo grazie al lavoro dietro le quinte del Segretario Generale Mark Rutte, che ha cercato di convincere Trump a non rompere l'intesa tra i Paesi dell'Alleanza. In questo modo, i Paesi membri della NATO si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del proprio Pil entro il 2035, un obiettivo già vicino per Polonia e Stati baltici, ma fino a poco tempo fa quasi impensabile per molti governi dell'Europa occidentale.

Il problema, però, resta l'imprevedibilità del presidente americano. Una promessa fatta oggi può essere smentita domani da un post su Truth Social. A settembre, una ventina di droni russi sono entrati nello spazio aereo polacco in una sola notte. Mentre l'attacco era in corso, Trump ha pubblicato sui social un entusiasta "Here we go!", salvo poi suggerire che "poteva trattarsi di un errore". Il Ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski gli ha risposto pubblicamente: "Puoi credere che uno o due droni finiscano fuori rotta, ma 19 errori in una sola notte, no, non ci credo".

Nel gennaio 2026 la crisi più destabilizzante per l'Alleanza Atlantica è arrivata da Washington più che da Mosca. A provocarla è stato lo stesso Donald Trump, quando ha minacciato di annettere la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, a sua volta membro della NATO. Alcune cancellerie europee hanno chiesto ai propri uffici legali se, in uno scenario simile, Copenaghen avrebbe potuto invocare l'Articolo 5. Fino a quel momento, però, nessuno aveva davvero immaginato la Nato di fronte a una minaccia proveniente non da un avversario esterno, ma da un altro alleato: per di più dagli Stati Uniti, il Paese militarmente più potente dell'Alleanza e, fin dalla sua nascita, il perno politico e strategico dell'intero sistema atlantico.

Il rischio della "zona grigia"


A metà maggio, la Polonia ha poi scoperto con sorpresa che una rotazione di 4.000 soldati americani, già in parte arrivati, era stata cancellata. Trump ha revocato la decisione poco dopo con un post, spiegando di averlo fatto per mantenere i buoni rapporti con il nuovo presidente polacco Karol Nawrocki. Ma per Varsavia anche la retromarcia è stata una conferma inquietante: la presenza militare americana può dipendere non solo da valutazioni strategiche, ma anche dai rapporti personali del presidente con i leader europei.

L'irritazione cresce persino tra i Paesi alleati più vicini ideologicamente a Trump. La scorsa settimana la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha avuto un duro scontro con il presidente americano, accusandolo di aver "totalmente inventato" una storia in cui sosteneva che lei lo avesse implorato per una foto durante un vertice del G7. In Europa orientale, intanto, la Polonia è diventata la voce più critica. "Siamo stati e resteremo un alleato leale dell'America, ma non possiamo essere degli sciocchi", ha detto Sikorski in Parlamento.

Negli Stati baltici prevale invece ancora la cautela. I Ministri degli Esteri di Estonia, Lettonia e Lituania invitano alla calma, ma nel frattempo, vari Paesi europei hanno inviato truppe nei Baltici sotto l'ombrello NATO. La Germania sta schierando un'intera brigata in Lituania, la prima base militare permanente tedesca all'estero dalla Seconda guerra mondiale in poi, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha proposto di estendere l'ombrello nucleare francese ad altri Paesi europei, Polonia compresa.

Restano però diverse capacità militari americane ancora molto difficili da sostituire: difesa aerea avanzata, capacità di attacchi in profondità e soprattutto intelligence. Un alto funzionario europeo ha spiegato che tutte le agenzie di intelligence NATO messe insieme, escluse quelle statunitensi, raccolgono sulla Russia "meno di quanto producano da soli gli americani".

Nel breve periodo, la questione decisiva è però un'altra: le tensioni pubbliche tra i Paesi dell'Alleanza hanno indebolito, agli occhi del Cremlino, la certezza che un'incursione in territorio NATO provocherebbe una risposta militare schiacciante? Finché l'esercito russo resta impegnato in Ucraina, spiegano i funzionari estoni, Mosca non ha i mezzi per un attacco convenzionale su larga scala contro l'Alleanza. Più probabile è il proseguimento di azioni ibride: sabotaggi, droni, operazioni nella "zona grigia", provocazioni calibrate per testare le linee rosse della NATO senza superarle apertamente.

Ma resta senza riposta la domanda chiave che oggi toglie il sonno ai responsabili della sicurezza dell'Europa orientale: come reagirebbe Washington se decine di droni kamikaze russi colpissero Varsavia o una capitale di uno Stato baltico?


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Prezzi parrucchieri e barber shop 2026: classifica delle città italiane dove si spende di più e di meno


Quanto costa andare dal parrucchiere in Italia? Scopri la classifica 2026 delle città con i prezzi più alti e più bassi per parrucchieri e barber shop, da Treviso a Napoli e Reggio Calabria
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Nel 2026 prendersi cura di sé costa sempre di più: il costo di un taglio e piega, uno dei trattamenti richiesti più frequentemente, è aumentato in quasi tutte le principali città italiane rispetto al 2025. Palermo è l'unica che registra un calo (-4,3%), mentre Napoli è la meno cara (29,2 euro). Il prezzo medio più alto si trova a Treviso (61,9 euro), che si posiziona come città più costosa anche nel segmento dei barber shop (45,9 euro in media per il servizio barba e capelli). Reggio Calabria è, invece, la più conveniente per barba e capelli, con un costo medio di 19,9 euro.

Parallelamente, il settore Beauty e Wellness accelera anche sul fronte dei pagamenti digitali. Nei comparti Fitness/wellness/spa, Vibo Valentia registra la crescita della spesa cashless più marcata d’Italia (+124,8%), mentre Massa guida il segmento Beauty/barber (+41,3%). Nei Negozi di cosmetici, è invece Sassari a segnare l’incremento maggiore degli acquisti senza contanti, con un +132%.

Amazfit Helio Strap Pro ufficiale: fitness tracker per HYROX e allenamento ibrido
Amazfit amplia il proprio ecosistema fitness con Helio Strap Pro, un nuovo fitness tracker sviluppato per HYROX e allenamento ibrido. Il dispositivo offre monitoraggio avanzato delle prestazioni, recupero intelligente e analisi dettagliate per atleti e appassionati di fitness.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Sono i risultati dell’Osservatorio Beauty Cashless diSumUp, fintech attiva nel settore dei pagamenti digitali con soluzioni innovative per business di ogni dimensione, che ha analizzato l’andamento dei prezzi medi nei servizi Beauty e barber insieme alla crescita delle transazioni cashless nei comparti Wellness, Cosmetica e Cura della persona nelle principali città italiane nel 2026.

“Il Beauty è un settore molto dinamico, che negli ultimi anni ha registrato un aumento dei prezzi, ma anche una forte crescita della spesa cashless nelle principali città italiane. In questo scenario, i consumatori continuano a richiedere trattamenti di qualità e un’esperienza sempre più piacevole e curata - ha dichiaratoUmberto Zola di SumUp - la digitalizzazione risponde proprio a questa evoluzione, rendendo il percorso di acquisto e prenotazione più semplice, fluido e immediato, contribuendo al tempo stesso a rafforzare la fidelizzazione della clientela”.


Taglio e piega: Treviso la città più cara, Palermo l’unica con i prezzi in calo


Analizzando i prezzi di un taglio e piega nei parrucchieri italiani, dopo Treviso (61,9 euro), compaiono in classifica Reggio Emilia (61,8 euro) e Parma (54,4 euro). Completano la Top 5 delle città più care Rimini (53,5 euro), e Trento (53,3 euro). Al contrario, le città con i prezzi più contenuti sono Napoli (29,2 euro), Palermo (30,2 euro), Reggio Calabria (31,3 euro), Messina (33,7 euro)e Catanzaro (37,7 euro). Per quanto riguarda le dinamiche di variazione, si registrano incrementi particolarmente marcati a Reggio Emilia, che guida la crescita con +21,3%, seguita da Napoli (+16,3%) e Firenze (+16,1%).

Barber shop: a Reggio Calabria i meno cari, a Novara il rincaro maggiore


Anche nel comparto barber shop, in cima alla classifica si colloca Treviso, con un prezzo medio di 45,9 euro, seguita da Modena (44 euro) e Trieste (43,8 euro). Completano la top 5 delle città più care Reggio Emilia (42,4 euro) e Udine (41,34 euro), confermando una concentrazione dei listini più elevati nel Nord e Nord-Est. Tra le città più economiche, invece, Reggio Calabria (19,9 euro), Messina (20,2 euro), Catanzaro (21,3 euro), Bari (21,8 euro)e Napoli (24,9 euro). Per quanto riguarda le dinamiche di crescita tra il 2025 e il 2026, si osservano incrementi particolarmente significativi a Novara (+11,6%), al primo posto, seguita da Bergamo (+11,1%) e Siracusa (+9,6%), mentre le città dove si registra una diminuzione dei prezzi sono Reggio Emilia (-9,1%), Rimini (-3,7%) e Trento (-1,1%).

A Sassari la cosmesi, a Vibo Valentia le SPA: dove cresce di più la spesa cashless


Nel segmento Fitness, wellness e spa Vibo Valentia a registrare l’incremento più elevato di transato (+124,8%), seguita da Trieste (+107,1%), Matera (+71,8%), Biella (+71,3%) e Caltanissetta (+57%). Nel comparto Beauty e barber guida la classifica Massa con +41,3%, seguita da Pistoia (+33,7%), Ancona (+32,8%), Lucca (+31,8%) e Nuoro (+31,3%). Infine, nei Negozi di cosmetici c’è Sassari al primo posto (+132%), seguita da Monza-Brianza (+112,4%), Messina (+78,3%), Palermo (+74,8%) e Salerno (+74,2%).

Caldo record, boom di condizionatori smart: meno consumi e più comfort
Le ondate di caldo sempre più intense stanno cambiando le abitudini degli italiani. Cresce l’interesse per i condizionatori smart, apprezzati per la capacità di migliorare il comfort domestico, ottimizzare i consumi energetici e offrire funzioni intelligenti per la gestione della climatizzazione
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Dalla fidelizzazione alla gestione degli appuntamenti, la digitalizzazione del wellness


A livello nazionale, la crescita di transazioni cashless nei settori analizzati si attesta al +6% e, anche a livello territoriale, la crescita risulta particolarmente dinamica in alcune province, dove l’utilizzo dei pagamenti digitali mostra accelerazioni significative. Le prime 10 province per crescita delle transazioni cashless sono Lucca (+32,4%), seguita da Modena (+29,8%), Arezzo (+28,3%), Massa (+25,2%), Varese (+22,3%), Nuoro (+21,9%), Livorno (+21,4%), Oristano (+21%), Pistoia (+21%) e Trieste (+20,3%).

I fattori che assumono un ruolo centrale nella relazione con il cliente


Nel settore Beauty la qualità dell’esperienza, la continuità della relazione con il cliente e l’efficienza operativa diventano fattori sempre più strategici e gli strumenti digitali assumono un ruolo centrale. Da un lato, è importante fidelizzare la clientela: in questo contesto, SumUp Fedeltà consente agli esercenti di integrare programmi loyalty direttamente nei pagamenti, attraverso sistemi a punti e timbri digitali che premiano automaticamente gli acquisti e incentivano il ritorno dei clienti, senza necessità di hardware aggiuntivi. Dall’altro, parrucchieri, estetisti e professionisti del benessere hanno bisogno di gestire appuntamenti e pagamenti in modo più fluido ed efficiente: SumUp Bookings nasce per semplificare la pianificazione online delle prenotazioni e migliorare il tasso di conversione tra ricerca del servizio e conferma dell’appuntamento. Insieme, le due soluzioni contribuiscono a costruire un ecosistema digitale integrato per rispondere alle esigenze del settore.


Amazfit Helio Strap Pro ufficiale: il nuovo fitness tracker per HYROX e allenamento ibrido


Durante la recente edizione dei Campionati Mondiali HYROX a Stoccolma, Amazfit ha presentato Helio Strap Pro. Si tratta di un sistema di allenamento indossabile progettato per aiutare gli atleti HYROX e gli sportivi “ibridi” a comprendere meglio come il corpo performa sotto carico. Partendo dal modello Helio Strap senza schermo, Helio Strap Pro aggiunge un sensore di movimento da indossare in vita che rileva il movimento del core e la stabilità durante l’allenamento. In combinazione con il rilevamento della frequenza cardiaca sul braccio e gli smartwatch Amazfit compatibili, il sistema offre una visione più completa dello sforzo cardiaco, della qualità del movimento e del carico muscolare rispetto al solo tracciamento da polso.

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Il dispositivo debutta con una fotocamera principale da 200 MP, un display OLED luminoso, una batteria capiente e nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


“La frequenza cardiaca dice agli atleti quanto stanno lavorando duramente, ma non spiega completamente come cambia il movimento quando subentra la fatica - ha dichiarato Scott Shepley di Amazfit - Helio Strap Pro introduce un nuovo approccio innovativo all’allenamento ibrido, collegando i dati cardiaci del braccio con il rilevamento del movimento in vita e i dati dello smartwatch. Rappresenta il prossimo passo del nostro sistema di allenamento ibrido, offrendo una comprensione più completa di come sforzo, movimento e performance cambiano durante un allenamento impegnativo”.


Progettato per HYROX e performance ibride


Helio Strap Pro funziona con le modalità HYROX Race e HYROX Simulation disponibili su Amazfit Balance 3 e Balance Ultra. Al lancio, è necessario uno di questi smartwatch per utilizzare il sistema completo. Durante gli allenamenti supportati, lo smartwatch e i due sensori Helio Strap Pro lavorano insieme:

  • Helio Core Motion HR si indossa sul braccio, vicino al cuore, riducendo le interferenze causate dal movimento del polso, dalla presa e dal contatto con attrezzi, fornendo una frequenza cardiaca più stabile durante allenamento funzionale e di forza;
  • Helio Core Motion Waist si indossa in vita per rilevare movimento del core, posizione e stabilità.


Balance 3 o Balance Ultra monitorano le performance e lo sforzo cardiaco dal polsoBalance 3 o Balance Ultra monitorano le performance e lo sforzo cardiaco dal polso
Dopo l’allenamento, l’app Zepp integra movimento, carico muscolare e sforzo cardiaco in una vista strutturata della performance, aiutando gli atleti a comprendere fatica, efficienza ed esecuzione. L’esperienza è focalizzata sugli otto movimenti della gara HYROX: skierg, sled push, sled pull, burpee broad jump, rowing, farmer’s carry, sandbag lunges e wall balls.
L'ecosistema Amazfit: i dati vengono condivisi via bluetooth

Un unico sistema per allenamento, recupero e vita quotidiana


Helio Strap Pro fa parte del più ampio sistema di allenamento ibrido Amazfit, che collega performance e recupero.

L’app Zepp unisce allenamento, recupero, abitudini quotidiane, nutrizione e trend di performance in un’unica visione continua dei progressi.

La tecnologia HybridCharge include BioCharge, Training Load e LifeLoad per aiutare a capire come allenamento, recupero e fattori esterni (stress, viaggi, fatica) influenzano la capacità nel tempo.

Poiché Helio Strap Pro può essere usato senza schermo, il tracciamento può continuare anche quando si toglie lo smartwatch.

Precisione, apertura e integrazione con l’ecosistema


Indossare il sensore cardiaco sul braccio riduce le interferenze tipiche del polso durante allenamenti di forza e funzionali. I dati in tempo reale possono essere condivisi via Bluetooth con smartwatch Amazfit, dispositivi di terze parti, computer da ciclismo e app fitness. I dati sanitari, inclusa la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), possono essere sincronizzati con Apple Health tramite l’app Zepp.
Amazfit Helio Strap Pro: la confezione

Altre caratteristiche:


  • oltre 60 modalità sportive;
  • monitoraggio continuo di HR, HRV, sonno e recupero;
  • resistenza all’acqua 5 ATM;
  • Bluetooth 5.2;
  • fino a 11 giorni di autonomia per il sensore HR;


Disponibilità


La confezione include Helio Core Motion HR, Helio Core Motion Waist, clip Helio Pro, cinturino, fascia braccio e base di ricarica magnetica. Il dispositivo sarà disponibile tra alcune settimane, ha fatto sapere Amazfit.


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Il caldo record arriva anche sulla costa est degli Stati Uniti


Decine di record da Washington a Boston e rete elettrica sotto stress alla vigilia del 4 luglio. Ferma per un giorno anche la nuova linea che porta a New York l'idroelettrico canadese

Il termometro di Central Park ha segnato giovedì 37,8 gradi (100 Fahrenheit), la temperatura più alta registrata a New York in quasi 14 anni. L'ondata di caldo che da giorni soffoca la metà orientale degli Stati Uniti ha fatto cadere decine di record e, secondo il National Weather Service, il servizio meteorologico nazionale americano, circa 163 milioni di persone, dal Missouri al Maine fino al Mississippi, vivono in aree esposte a un caldo pericoloso. Il picco arriva proprio mentre il paese si prepara al fine settimana del 4 luglio, quest'anno dedicato ai 250 anni dell'indipendenza, e ospita i Mondiali di calcio.

Agli aeroporti newyorkesi di LaGuardia e Newark si sono raggiunti i 40 gradi, mentre a Washington l'aeroporto nazionale ha toccato i 38,9 gradi, oltre un record che resisteva dal 1898. Philadelphia è arrivata a 39,4 gradi, la temperatura più alta degli ultimi 15 anni in città e a un solo grado Fahrenheit dal record assoluto di luglio. Boston ha toccato i 38,3 gradi, oltre il precedente record giornaliero del 1963. Il dato di Central Park, il primo sopra i 100 Fahrenheit dal luglio 2012, eguaglia il record per un 2 luglio stabilito nel 1966.

L'umidità rende le condizioni ancora più dure. Una stazione meteo di Brooklyn ha registrato un indice di calore, la misura della temperatura percepita che combina caldo e umidità, di circa 43 gradi. Nei prossimi giorni la percepita potrebbe arrivare a 46 e nemmeno la notte porterà sollievo: le temperature scenderanno di poco, restando ben sopra la media del periodo. Senza un raffreddamento notturno il corpo non riesce a recuperare e il rischio di malori aumenta.

All'origine del fenomeno c'è una "cupola di calore", un vasto sistema di alta pressione che intrappola l'aria come un coperchio su una pentola: l'aria calda viene spinta verso il suolo e, comprimendosi, si riscalda ulteriormente. Anche se attribuire una singola ondata di calore al cambiamento climatico richiede analisi approfondite, gli scienziati concordano sul fatto che le ondate di calore stanno diventando più calde, più frequenti e più lunghe: gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati.

La corsa ai condizionatori sta mettendo sotto pressione la rete elettrica. Il picco di domanda di giovedì potrebbe essere il terzo più alto mai registrato nello Stato di New York, che ricava più del 60% della sua elettricità da petrolio e gas. Con Edison, la principale utility elettrica della città, ha ridotto il voltaggio in alcune zone di Manhattan e del Bronx e ha interrotto la corrente a circa 900 clienti nel quartiere di Riverdale per evitare guasti più estesi, mentre in serata oltre 25.000 utenze erano senza elettricità nello Stato di New York, 12.000 in New Jersey e 15.000 in Ohio. Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha chiesto ai residenti di impostare i condizionatori a 25,5 gradi (78 Fahrenheit) e di staccare gli elettrodomestici non utilizzati.

Proprio nei giorni più critici si è fermata la Champlain Hudson Power Express, la nuova linea elettrica da circa 8 miliardi di dollari che porta a New York l'energia idroelettrica delle dighe canadesi del Québec e che dovrebbe coprire fino al 20% del fabbisogno della città. La linea, capace di trasportare 1.250 megawatt, abbastanza per alimentare circa un milione di case, è rimasta fuori servizio da mercoledì fino alle 12:30 di giovedì (le 18:30 in Italia) per un guasto tecnico sul lato canadese del confine. Il contratto con lo Stato di New York, che obbliga la società a fornire energia proprio nei momenti di massima domanda, era entrato in vigore mercoledì stesso. Il gestore della rete statale, NYISO, non aveva incluso la linea nelle sue stime sulla tenuta del sistema per l'estate e aveva concluso che l'energia sarebbe bastata anche senza, ma per poco: Kevin Lanahan, vicepresidente di NYISO, ha detto al sito di notizie locali The City Reporter che i margini sono "decisamente stretti".

Il governo federale è intervenuto sui data center, tra i maggiori consumatori di elettricità. Il segretario all'Energia Chris Wright ha ordinato ai gestori delle reti di richiedere ai data center l'uso dei generatori di riserva quando il sistema è sotto sforzo. La misura riguarda soprattutto PJM, il gestore della rete di 13 Stati del Medio Atlantico che va da Chicago alla Virginia e serve la più grande concentrazione di data center al mondo: per giovedì si aspettava la domanda di elettricità più alta della sua storia, oltre un record che resisteva da vent'anni. L'uso esteso dei generatori preoccupa però gli esperti, perché funzionano di solito a diesel o a gas ed emettono più inquinanti delle grandi centrali. Shaolei Ren, professore dell'Università della California a Riverside, ha detto all'Associated Press che un'ondata di calore è "quasi la situazione peggiore" per un data center, perché raffreddare i server richiede più energia o più acqua. Gli impianti alimentano anche tensioni locali: a Lowell, in Massachusetts, il consiglio comunale ha approvato all'unanimità a febbraio una moratoria di un anno su nuove espansioni.

A New York muoiono ogni estate circa 500 persone per cause legate al caldo e il rischio si concentra nei quartieri più poveri. Jamaica, nel Queens, ha il punteggio peggiore nell'indice di vulnerabilità al caldo con cui la città classifica i quartieri: solo il 20% della sua superficie è coperto da alberi, contro una media cittadina del 24% e quasi il 70% di zone benestanti come Riverdale, nel Bronx. Carolyn Olson, dirigente del dipartimento della salute cittadino, ha detto al New York Times che "il primo fattore di rischio per le morti legate al caldo è non avere un condizionatore in casa". La città ha aperto centinaia di centri di raffrescamento nei quartieri più esposti e ha sospeso gli sfratti per due giorni.

Il caldo sta costringendo a rivedere anche il programma delle celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti. Philadelphia ha dichiarato un'emergenza sanitaria fino a sabato sera e ha accorciato il percorso della parata del 4 luglio, alcune città vicine hanno cancellato le loro sfilate e a Washington le prove del tradizionale concerto davanti al Campidoglio sono state chiuse al pubblico, mentre un rodeo previsto giovedì sera è stato rinviato. Ne risentono anche i Mondiali di calcio: Toronto ha annullato la proiezione pubblica di Portogallo-Croazia accanto al municipio e sabato la Francia affronterà il Paraguay a Philadelphia, in uno stadio a cielo aperto, alle 17 locali (le 23 in Italia), con temperature previste vicine ai 40 gradi.

Da domenica la cupola di calore dovrebbe cominciare a indebolirsi e lunedì a Philadelphia le massime torneranno sotto i 30 gradi, ma un caldo pericoloso resterà su Washington, la Virginia e le Caroline.


Che cos'è la Great American State Fair, la fiera di Trump per i 250 anni degli Stati Uniti


La Great American State Fair è la grande fiera che il presidente Donald Trump ha allestito sul National Mall di Washington per celebrare i 250 anni dell'indipendenza degli Stati Uniti. Si estende per dieci isolati sul prato tra il Campidoglio e il Washington Monument, dura sedici giorni e si è aperta mercoledì sera con un comizio del presidente in stile campagna elettorale. Resterà allestita fino al 10 luglio.

A organizzarla è Freedom 250, un'organizzazione creata da Trump con un ordine esecutivo come partenariato tra pubblico e privato. La sua nascita ha causato tensioni con America 250, la commissione bipartisan che il Congresso aveva istituito da anni proprio per pianificare l'anniversario. I critici vedono in Freedom 250 il tentativo del presidente di aggirare quel gruppo nato dieci anni fa. America 250, che ha meno fondi federali e una portata più ridotta, organizza per il 4 luglio un concerto a Los Angeles e una serie di eventi locali.

Il cuore della fiera sono i padiglioni dedicati a 56 tra stati e territori, ai quali si aggiungono stand di dipartimenti del governo federale, una ruota panoramica alta circa 34 metri, un rodeo e una replica in scala ridotta dell'arco di trionfo che Trump vuole costruire a Washington. Gli organizzatori l'hanno presentata come "un'esposizione di livello mondiale e una fiera mondiale dei giorni nostri".

Nei padiglioni statali ogni stato mette in mostra industrie, tradizioni e personaggi famosi. Si può mungere una mucca meccanica nel Michigan, attraversare un agrumeto profumato di arance nella Florida, provare il lazo nel Wyoming, ballare la salsa a Puerto Rico e raccogliere le collane di Mardi Gras in Louisiana. Il New Jersey ha portato un castello di sabbia di oltre tre tonnellate, fatto con sabbia trasportata dalla costa atlantica. Il Montana espone una gigantesca gabbia toracica di dinosauro, il Texas la facciata dell'Alamo e una capsula spaziale, l'Arizona un'installazione che immerge i visitatori nei paesaggi dello stato.

Accanto al folklore statale, la fiera ospita molti contenuti vicini al presidente. C'è uno stand dove i genitori possono iscrivere i figli ai "Trump accounts", un'esposizione dedicata a Truth Social, il social network fondato da Trump, un padiglione "Faith and Family" con un forte accento sui valori cristiani e gli stand dei grandi appaltatori della difesa, come la Northrop Grumman con un suo simulatore di volo. Sul Mall è parcheggiato anche uno dei "Freedom Truck", musei mobili prodotti dall'organizzazione conservatrice PragerU e dal Hillsdale College, un'università cristiana di destra: dentro si trovano un George Washington generato dall'intelligenza artificiale e un messaggio video del presidente. Allo stand del Dipartimento di Stato veniva distribuita una replica di carta del passaporto in edizione limitata con il volto di Trump.

Non tutti gli stati hanno partecipato. Almeno dieci governi, concentrati nel Nord-Est e nel Nord-Ovest del Pacifico e guidati in gran parte dai democratici, hanno rinunciato a inviare personale o a spendere denaro. Tutti hanno citato i costi: per allestire un padiglione servivano almeno 100mila dollari, in alcuni casi fino a mezzo milione, e molti hanno preferito investire nelle celebrazioni in casa. Maine, Massachusetts, Pennsylvania, Vermont e Rhode Island sono tra gli assenti. La governatrice del Massachusetts, la democratica Maura Healey, ha definito l'evento un uso "ridicolo" dei soldi dei contribuenti. Gli stand degli assenti si sono ridotti a un cartellone con il nome dello stato e qualche sedia vuota. Alcuni stati, come North Carolina e Illinois, sono stati rappresentati da aziende o associazioni del territorio al posto del governo.

Proprio il North Carolina è finito al centro di una polemica. In un video del suo padiglione era comparsa l'immagine di una bandiera confederata sovrapposta a parte della bandiera dello stato. Gli organizzatori dello stand hanno detto di essere venuti a conoscenza di un'immagine "non approvata" e di averla rimossa subito. Uno degli sponsor, l'azienda Mt. Olive Pickles, ha ritirato la propria partecipazione scrivendo su X di fondarsi su "valori di dignità umana, opportunità e libertà". Da Freedom 250 hanno risposto che gli stati hanno pieno controllo editoriale sui contenuti dei loro stand.

L'evento è stato accusato di essere troppo politico. Doveva aprirsi con dei concerti, ma diversi musicisti si erano ritirati per timore che la manifestazione fosse diventata di parte, così Trump ha trasformato la serata inaugurale in un comizio, con sorvoli militari e Lee Greenwood che cantava "God Bless the USA". Alcuni deputati democratici hanno accusato Freedom 250 di edulcorare la storia americana, glissando su temi come la schiavitù e il genocidio dei nativi. La portavoce dell'organizzazione, Rachel Reisner, ha replicato che celebrare i 250 anni del paese non è un atto di parte e che la fiera ha "qualcosa per tutti, che tu abbia 8 o 85 anni".

I primi giorni sono stati segnati da difficoltà. La giornata inaugurale ha avuto problemi ai generatori che hanno fermato a intermittenza la ruota panoramica e sciolto parte del gelato, la pioggia ha costretto a chiudere in anticipo, l'acqua costava 5 dollari e foto e video diffusi sui social mostravano una scarsa affluenza di pubblico. Trump ha invece descritto la serata di apertura come un successo, scrivendo su Truth Social che il pubblico era "incredibile" e parlando di almeno 45mila persone presenti.

Per i suoi critici la fiera è soprattutto una vetrina. Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic il risultato è una sorta di villaggio Potemkin, in cui quasi niente è ciò che dichiara di essere, una versione da discount della grandiosità che il presidente vorrebbe lasciare in eredità. Tra una mucca finta da mungere, un ologramma di Abraham Lincoln nello stand dell'Illinois e l'immagine di un George Washington creato dall'intelligenza artificiale in quello del New Jersey, l'orgoglio autentico dei singoli stati emerge a tratti, ma resta schiacciato dalla cornice politica costruita attorno alla celebrazione.


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Shokz OpenDots 2 e OpenDots Air arrivano in Italia: nuovi auricolari a clip per l’ascolto quotidiano


Shokz OpenDots 2 e Shokz OpenDots Air arrivano ufficialmente in Italia grazie a Nital, che porta sul mercato nazionale la nuova generazione di auricolari a clip open-ear del brand. I due modelli sono pensati per chi cerca un modo diverso di ascoltare musica, podcast, chiamate e contenuti multimediali durante la giornata, senza isolarsi completamente dall’ambiente circostante e senza utilizzare i classici auricolari da inserire nel condotto uditivo.

La filosofia resta quella che ha reso riconoscibile Shokz negli ultimi anni: un ascolto aperto, comodo e adatto al movimento. Con questa nuova linea, però, il marchio sposta l’attenzione anche verso un utilizzo più quotidiano e lifestyle, non soltanto sportivo. Gli auricolari open-ear diventano quindi un accessorio da indossare in ufficio, durante gli spostamenti, nel tempo libero o nelle attività leggere, con un design a clip pensato per restare stabile sull’orecchio e allo stesso tempo risultare discreto.

I nuovi modelli si rivolgono a esigenze diverse. OpenDots 2 rappresenta la proposta più completa della gamma, con una dotazione tecnica più ricca e un’attenzione maggiore alla qualità audio, all’autonomia e alla gestione delle chiamate. OpenDots Air, invece, punta su leggerezza, semplicità e accessibilità, mantenendo comunque le caratteristiche principali dell’esperienza Shokz, a partire dal formato aperto e dalla possibilità di personalizzare alcuni aspetti tramite app.

Shokz OpenDots 2: audio più potente e funzioni premium


Il modello più avanzato, Shokz OpenDots 2, utilizza la tecnologia Shokz Bassphere 2.0, una struttura acustica sferica progettata per offrire un suono più corposo rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da auricolari di dimensioni così compatte. La presenza di due driver personalizzati da 11,8 mm e di un diaframma ottimizzato consente di lavorare su profondità, volume e nitidezza, con l’obiettivo di rendere l’ascolto più coinvolgente sia con la musica sia con video, film e contenuti in streaming.

A migliorare la resa sonora interviene anche la tecnologia MirrorPitch, che direziona il flusso audio verso l’orecchio in modo più preciso. L’integrazione del Dolby Audio aggiunge un ulteriore livello all’esperienza d’ascolto, rendendo la scena sonora più ampia e definita. In questo modo OpenDots 2 si posiziona come il modello pensato per chi vuole un paio di auricolari a clip comodi, ma non vuole rinunciare a una qualità audio più curata.

Un altro aspetto importante riguarda le chiamate. Shokz OpenDots 2 combina un microfono a conduzione ossea con due sensori a conduzione aerea e un sistema basato su intelligenza artificiale per separare meglio la voce dai rumori di fondo. È una soluzione pensata per rendere le conversazioni più chiare anche quando ci si trova fuori casa, in movimento o in ambienti non perfettamente silenziosi.

Sul fronte dell’autonomia, OpenDots 2 raggiunge fino a 10 ore di ascolto con una singola carica, che diventano fino a 40 ore complessive utilizzando la custodia di ricarica. Sono presenti anche la ricarica rapida, la ricarica wireless e la certificazione IP57 per la resistenza all’acqua, caratteristiche che rendono questo modello adatto anche a un uso più intenso e meno delicato durante la giornata.

Shokz OpenDots Air: leggerezza e semplicità per tutti i giorni


Shokz OpenDots Air nasce invece per chi cerca una soluzione più leggera e immediata. Ogni auricolare pesa appena 6,3 grammi e utilizza una struttura JointArc in silicone flessibile, studiata per adattarsi a diverse forme dell’orecchio e garantire una buona stabilità anche durante sessioni di utilizzo prolungate. Il design resta aperto, quindi non chiude completamente il canale uditivo e permette di mantenere una maggiore consapevolezza di ciò che accade intorno.

Anche OpenDots Air utilizza driver da 11,8 mm, abbinati alla tecnologia DirectPitch. Questa soluzione serve a indirizzare meglio il suono verso l’orecchio, riducendo la dispersione sonora verso l’esterno e mantenendo un profilo acustico bilanciato. Attraverso l’app Shokz è possibile intervenire sull’equalizzazione, modificare il profilo audio e personalizzare i comandi touch, così da adattare gli auricolari alle proprie abitudini.

L’autonomia dichiarata per OpenDots Air arriva fino a 9 ore di riproduzione continua, con un totale di 36 ore tramite la custodia di ricarica. La dotazione include anche la resistenza all’acqua IP55, il MultiPoint Pairing per passare rapidamente tra più dispositivi e un sistema di gestione delle chiamate supportato dall’intelligenza artificiale. Si tratta quindi di un modello più essenziale rispetto a OpenDots 2, ma comunque pensato per coprire bene l’utilizzo quotidiano tra smartphone, tablet e computer.

Auricolari open-ear sempre più orientati al lifestyle


Con l’arrivo di OpenDots 2 e OpenDots Air, Shokz amplia la propria proposta nel segmento degli auricolari open-ear, una categoria sempre più orientata non solo allo sport, ma anche alla comodità di tutti i giorni. Il formato a clip può risultare interessante per chi non ama gli auricolari in-ear tradizionali, per chi vuole evitare la sensazione di pressione nell’orecchio o per chi preferisce ascoltare contenuti senza perdere completamente il contatto con l’ambiente.

Prezzi e disponibilità in Italia


I nuovi Shokz OpenDots 2 sono disponibili nelle colorazioni Black, Grey e Pearl White al prezzo di 199 euro. Gli Shokz OpenDots Air arrivano invece nelle varianti Daybreak Purple e Black al prezzo di 139 euro. Entrambi i modelli sono acquistabili sullo store ufficiale shokz.it, presso i punti vendita di elettronica di consumo e nei negozi sportivi autorizzati.

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Trump dice che non c'è nulla di sbagliato nell'aver guadagnato 2,2 miliardi da presidente


La dichiarazione patrimoniale mostra 1,4 miliardi dalle criptovalute di famiglia e oltre 21.000 operazioni in borsa in un anno. Il presidente: "Non c'è niente di illegale"

Donald Trump ha guadagnato 2,2 miliardi di dollari nel 2025, il primo anno del suo ritorno alla Casa Bianca. La cifra emerge dalla dichiarazione patrimoniale obbligatoria pubblicata martedì dall'Office of Government Ethics, l'ufficio federale che vigila sull'etica dei funzionari pubblici: più di 680 pagine di transazioni finanziarie. Circa 1,4 miliardi arrivano dalle società di criptovalute della famiglia, un settore di cui il presidente è al tempo stesso uno dei maggiori operatori e il massimo regolatore. Intervistato giovedì dalla CNBC nello Studio Ovale, Trump ha difeso i suoi affari: "Non c'è niente di illegale. Non c'è niente di sbagliato".

Trump ha dichiarato circa 594 milioni di dollari di entrate da World Liberty Financial, la società di criptovalute che ha fondato insieme ai figli, circa 636 milioni legati al suo memecoin (la criptovaluta $TRUMP, creata attorno alla sua immagine) e quasi 197 milioni dalla vendita di una partecipazione riconducibile a Stablecoin Holdco, un'altra società cripto del gruppo. Una parte importante dei guadagni è arrivata quando un fondo di investimento vicino agli Emirati Arabi Uniti ha comprato quasi metà di World Liberty Financial. Un tempo scettico sulle criptovalute, Trump ne è diventato un sostenitore durante la campagna del 2024 e da presidente ha promosso leggi e politiche favorevoli agli investitori del settore. Alla CNBC ha detto che il suo obiettivo è il primato americano anche in questo campo: "Siamo il numero uno nelle cripto".

I consulenti che gestiscono i suoi investimenti hanno eseguito più di 21.000 operazioni su titoli nel corso dell'anno, distribuite su otto conti diversi, secondo un'analisi di ABC News. I conti sono cresciuti fino ad almeno 858 milioni di dollari e comprendono partecipazioni in circa 1.600 società. I presidenti precedenti avevano venduto i loro asset prima di entrare in carica o avevano investito solo in fondi comuni diversificati: Joe Biden, in tutto il suo mandato, fece 13 operazioni in borsa, mentre nel 2017, il primo anno del primo mandato di Trump, le transazioni erano state 86.

Nel complesso, scrive ABC News, le operazioni indicano un portafoglio gestito in modo professionale e in linea con le pratiche del settore. Trump però detiene quote di decine di società che hanno contratti con il governo federale, come Palantir, Lockheed Martin, Boeing, Raytheon, Intel e Nvidia, oltre ai gestori di carceri private GEO Group e CoreCivic. Molte delle aziende in portafoglio beneficiano anche delle sue politiche, una circostanza per cui i democratici lo accusano di conflitti di interesse.

Il 23 luglio 2025, il giorno in cui la Casa Bianca presentò il piano per alleggerire le regole sull'intelligenza artificiale, Trump comprò tra 1 e 5 milioni di dollari di azioni di ciascuna di sei aziende toccate direttamente da quella politica: Amazon, Apple, Broadcom, Meta, Microsoft e Nvidia. La dichiarazione non specifica se gli acquisti avvennero prima o dopo l'annuncio e quello stesso giorno il presidente comprò anche titoli estranei all'intelligenza artificiale.

I consulenti hanno comprato inoltre tra 200.000 e 680.000 dollari di azioni di Palantir, società di software per la difesa, nei mesi che hanno preceduto il post con cui Trump, il 10 aprile di quest'anno, ne ha elogiato le "grandi capacità belliche"; nello stesso periodo però hanno venduto tra 1 e 5 milioni di dollari degli stessi titoli. Il post è arrivato dopo una delle settimane peggiori dell'azione nell'ultimo anno e ha preceduto un rialzo significativo del titolo. Il 9 aprile 2025, invece, quattro ore prima di annunciare la sospensione per 90 giorni dei dazi, Trump scrisse sui social: "Questo è un ottimo momento per comprare!!!". Il giorno precedente uno dei suoi conti aveva effettuato 327 acquisti di titoli di vario tipo, ma quel conto aumentava l'attività in tutti i periodi di forte volatilità, il che suggerisce una normale pratica di ribilanciamento del portafoglio.

Trump ha detto alla CNBC di non essere al corrente dell'entità dei suoi investimenti in criptovalute: "Potevo saperlo. Non lo sapevo". I suoi soldi, ha spiegato, sono affidati a grandi società finanziarie e se ne occupa il figlio Eric, che li versa in "semi-blind trust o blind trust", fondi in cui il proprietario non conosce né sceglie gli investimenti. "Non parlo con lui di queste cose", ha detto, aggiungendo di ritenere che gli sarebbe consentito ma di non farlo. "Ho fatto una quantità enorme di soldi, più di quanto avrei mai pensato. E lascio che altre persone li investano. Non so nemmeno chi siano".

Il presidente ha detto di dispiacersi per i figli, ai quali ha affidato la gestione delle aziende di famiglia, perché la presidenza "è così potente" che ogni loro investimento crea un potenziale conflitto: se comprassero un'azienda di cupcake, ha spiegato, perfino l'energia necessaria a produrre i dolci finirebbe per chiamare in causa la sua politica energetica. "Se comprano un camion a basso consumo energetico, hanno informazioni privilegiate", ha aggiunto. "Dico ai miei figli: state lontani da tutto ciò da cui potete stare lontani. Ma hanno anche una vita". L'amministrazione ha approvato accordi o contratti con diverse società in cui i figli del presidente hanno investito, dai produttori di droni alle imprese minerarie. Alcuni parlamentari democratici vogliono esaminare quelle operazioni per possibili casi di insider trading o conflitti di interesse.

"Donald Trump è il presidente più corrotto della storia americana", ha scritto sui social il governatore della California Gavin Newsom, considerato un probabile candidato alle presidenziali del 2028. I democratici hanno usato la dichiarazione per accusare il presidente di corruzione e contrapporre la sua ricchezza alla condizione economica della maggior parte degli americani. "Donald Trump sta con la classe dei miliardari", ha scritto su X la deputata del Michigan Haley Stevens, impegnata in una primaria competitiva per un seggio al Senato: "Non ha idea di cosa significhi vivere con un assegno della previdenza sociale e ha dimostrato che non gli importa".

La base MAGA, che negli ultimi mesi ha criticato apertamente la guerra con l'Iran e ha chiesto la pubblicazione dei file su Jeffrey Epstein, è rimasta invece in gran parte in silenzio e alcuni sostenitori hanno descritto i guadagni come una conferma del talento per gli affari che ammirano da sempre in Trump. "Nessuno tra quelli che hanno votato per Donald Trump, un uomo con grattacieli che portano il suo nome, con un aereo che porta il suo nome, sospetta di lui perché fa soldi", ha detto alla CNN Joe Borelli, ex capogruppo repubblicano al consiglio comunale di New York e oggi dirigente di una società di lobbying. "Ha costruito un'intera carriera parlando di quanti soldi guadagna".

Tra le poche voci critiche a destra c'è quella dell'ex deputata Marjorie Taylor Greene, che ha rotto formalmente con il partito e considera l'arricchimento del presidente un'altra prova che gli elettori MAGA devono abbandonare i repubblicani. Il partito, ha scritto, "ha dirottato MAGA" e "ci ha svenduti tutti"; Trump "ha avallato l'intera truffa incassando assegni letteralmente da chiunque".

La Casa Bianca ha respinto l'idea che il patrimonio del presidente costituisca un conflitto di interessi e ha ricordato che i conti sono gestiti da consulenti professionali che non comunicano regolarmente con lui. Trump, parlando con i giornalisti mercoledì, ha rivendicato i profitti come un effetto del buon andamento dei mercati: "Sapete perché sto guadagnando? Perché la borsa sale, stanno guadagnando tutti".


Trump ha guadagnato più di un miliardo di dollari dalle criptovalute nel 2025


Il presidente Donald Trump ha guadagnato più di 1,2 miliardi di dollari dalle criptovalute nel 2025, il primo anno del suo ritorno alla Casa Bianca. Lo rivela la dichiarazione patrimoniale che ogni anno è obbligato a presentare, un documento di 927 pagine reso pubblico martedì dall'Office of Government Ethics, l'ufficio federale che vigila sull'etica dei funzionari pubblici. I guadagni legati alle criptovalute superano di gran lunga quelli che ricava dagli immobili e dai prodotti che portano il suo nome.

La voce più consistente sono i 635 milioni di dollari arrivati da una meme coin, una criptovaluta nata come fenomeno virale e senza un vero progetto economico alle spalle. La moneta, che si scambia con la sigla TRUMP, è stata lanciata sulla rete Solana pochi giorni prima dell'insediamento del gennaio 2025. Nelle prime ore aveva raggiunto un valore complessivo di diversi miliardi di dollari, per poi crollare: oggi vale 1,66 dollari, il 98 per cento in meno rispetto al massimo toccato il 19 gennaio 2025. I suoi guadagni derivano quasi per intero dalle royalty di un accordo di licenza con la società Celebration Coins.

Altri 588 milioni di dollari sono arrivati dalla vendita di token distribuiti da World Liberty Financial, una società di criptovalute fondata dai figli del presidente insieme ai figli di Steve Witkoff, suo inviato speciale. Trump ha dichiarato inoltre di possedere più di 50 milioni di dollari in Bitcoin e tra i 5 e i 25 milioni in Ethereum, oltre ad altri asset digitali.

Il totale delle criptovalute supera di molto quanto Trump aveva dichiarato per il 2024, quando i suoi redditi complessivi erano stati di oltre 600 milioni di dollari. Il documento di quest'anno è enormemente più lungo di quelli dei predecessori: il rapporto di Joe Biden per il suo ultimo anno pieno alla Casa Bianca era di 11 pagine.

Il club di Mar-a-Lago ha fruttato al presidente circa 77 milioni di dollari e il campo da golf di Doral, in Florida, 122 milioni, cifre comunque lontane dai guadagni delle criptovalute. Altri suoi campi da golf, a Bedminster nel New Jersey, a Jupiter sempre in Florida e a Turnberry in Scozia, hanno reso più di 30 milioni ciascuno. A questi si aggiungono 4,7 milioni di royalty dagli orologi a marchio Trump, oltre alle Bibbie, alle scarpe da ginnastica, ai profumi e alle chitarre venduti con il suo nome.

Anche Melania Trump ha dichiarato i propri redditi: 10,7 milioni di dollari da un accordo di licenza legato al documentario su di lei uscito lo scorso anno e altri 6 milioni dalla vendita di NFT, le immagini digitali scambiate online.

Il presidente ha dichiarato inoltre circa 86,5 milioni di dollari ottenuti come risarcimenti in diverse cause legali: 16 milioni da ABC, 16 milioni da CBS, 24,5 milioni da Meta, 22 milioni da YouTube e 8 milioni da X. Secondo la Casa Bianca gran parte di quel denaro andrà alla futura biblioteca presidenziale di Trump o a un'organizzazione senza scopo di lucro che cura la manutenzione dei parchi dell'area di Washington.

Secondo la classifica degli uomini più ricchi del mondo stilata da Forbes, il patrimonio di Trump è stimato in 6 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 2,3 miliardi del 2024. L'indice dei miliardari di Bloomberg lo valuta invece 7,6 miliardi.

La Casa Bianca ha respinto l'idea che il presidente stia traendo profitto dalla sua carica. Ha ricordato più volte che Trump ha affidato le sue attività a un trust gestito dai figli e ha negato qualsiasi conflitto di interessi. La vice portavoce Anna Kelly ha detto in una nota che il presidente ha reso gli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute e che né lui né la sua famiglia hanno mai avuto, né mai avranno, conflitti di interessi. Lo stesso Trump ha ricordato di non essere soggetto alle leggi federali sul conflitto di interessi.

Trump in passato aveva criticato le criptovalute e definito il Bitcoin una truffa e un disastro annunciato. Dopo il ritorno alla Casa Bianca ha invece adottato un atteggiamento amichevole verso il settore, anche mentre società legate alla sua famiglia lanciavano le proprie monete digitali. Alla guida della Securities and Exchange Commission, l'autorità che vigila sui mercati finanziari americani, ha nominato Paul Atkins, considerato vicino all'industria delle criptovalute, che dal suo insediamento nell'aprile 2025 ha allentato l'approccio rigido del predecessore. Nel luglio del 2025 il presidente ha firmato il GENIUS Act, una legge pensata per fare degli Stati Uniti il leader indiscusso negli asset digitali.

Molti esponenti democratici al Congresso si oppongono al Clarity Act, la legge che renderebbe legale gran parte delle attività con le criptovalute. Il testo è già passato alla Camera ma è fermo al Senato. I democratici contrari chiedono che vieti esplicitamente al presidente e alla sua famiglia di fare affari nel settore.


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Amazon Luna: tutti i giochi inclusi con Prime a luglio 2026


Amazon Luna aggiorna la selezione di giochi inclusi con Prime per luglio 2026, portando nuovi titoli pensati sia per chi cerca esperienze rapide e immediate, sia per chi vuole arricchire la propria libreria con giochi da riscattare su PC. Anche questo mese il servizio punta molto sulle esperienze GameNight, party game accessibili che possono essere giocati usando soltanto uno smartphone e una TV, senza bisogno di controller aggiuntivi o configurazioni complicate.

La proposta di luglio si inserisce all’interno di una libreria più ampia, aggiornata regolarmente e consultabile su luna.amazon.com. Gli abbonati Prime possono accedere a una selezione di titoli disponibili su Luna, mentre il catalogo Luna Standard continua a offrire oltre 50 giochi per chi vuole un’esperienza più ricca e continuativa.

Tra le novità già disponibili spicca Courtroom Chaos: Starring Arnold Schwarzenegger, una delle esclusive GameNight più particolari del mese. Il gioco trasforma il tribunale in una scena comica e imprevedibile, con un giudice AI ispirato ad Arnold Schwarzenegger pronto a gestire processi fuori controllo. I giocatori devono improvvisare testimonianze, creare personaggi assurdi e difendere cause praticamente impossibili, in un’esperienza pensata per generare situazioni leggere e divertenti durante una serata in compagnia.

Sempre tra le esclusive GameNight già disponibili c’è Centipede Swarm, reinterpretazione cooperativa del classico arcade Atari. In questo caso il gameplay cambia ritmo e diventa uno sparatutto twin-stick per uno fino a quattro giocatori. L’obiettivo è resistere a ondate continue di insetti colorati, muovendosi in un campo di battaglia dinamico fino allo scontro con un Centipede finale capace di dividersi, mutare e attaccare da più direzioni. È un titolo pensato per partite immediate, con una struttura facile da capire ma adatta anche a sessioni più movimentate.

Il 22 luglio arriva invece Jackbox Party Pack 8, ottavo capitolo della nota raccolta di party game Jackbox. La formula rimane quella che ha reso celebre la serie: si gioca in gruppo, si parte velocemente e non servono controller tradizionali. Fino a 10 giocatori possono partecipare usando il proprio smartphone, con cinque giochi inclusi nella raccolta: Drawful Animate, Job Job, The Poll Mine, Weapons Drawn e The Wheel of Enormous Proportions. È una delle aggiunte più adatte per chi organizza serate con amici o familiari e cerca un gioco semplice da avviare, ma abbastanza vario da coinvolgere persone con gusti diversi.

Il 23 luglio sarà il turno di Angry Birds Mystery Island, nuovo contenuto collegato all’esperienza Angry Birds Flock Party. L’arrivo di un livello aggiuntivo rende il gioco ancora più dinamico, mantenendo il tono leggero e immediato tipico della serie. Anche in questo caso l’obiettivo è offrire un’esperienza adatta a partite veloci, accessibile anche a chi non gioca abitualmente.

Le novità di luglio non riguardano soltanto GameNight. All’interno di Luna Standard sono già disponibili anche nuovi titoli pensati per chi cerca esperienze più strutturate. Tra questi c’è Dispatch, una commedia gestionale ambientale in un ufficio di supereroi. Il giocatore deve coordinare una squadra tutt’altro che perfetta, decidendo quali eroi inviare nelle varie emergenze cittadine. Ogni scelta ha un peso, perché oltre alle missioni bisogna gestire rapporti personali, dinamiche d’ufficio e il percorso del protagonista verso il ruolo di eroe.

Nel catalogo arriva anche Sonic Mania Plus, una delle produzioni più apprezzate legate al mondo di Sonic. Il gioco riprende lo stile 2D classico della serie, ma lo aggiorna con grafica HD in stile rétro e gameplay a 60 fps. Questa versione include i personaggi giocabili Mighty e Ray, la modalità Encore e contenuti aggiuntivi che ampliano l’esperienza rispetto alla versione base. Per chi ama i platform veloci e il Sonic più vicino alle origini, si tratta di una delle aggiunte più riconoscibili del mese.

Sempre da luglio, Luna Standard accoglie anche LEGO Indiana Jones: The Original Adventures, YouTuber’s Life e Arcade Paradise. Il primo porta nel catalogo un’avventura LEGO ispirata ai film di Indiana Jones, con il classico mix di esplorazione, enigmi e umorismo accessibile. YouTuber’s Life si concentra invece sulla simulazione della carriera da creator digitale, mentre Arcade Paradise unisce gestione e atmosfera rétro, mettendo il giocatore alla guida di una sala giochi da far crescere nel tempo.

Oltre ai giochi su Luna, gli abbonati Prime possono riscattare durante il mese diversi giochi PC tramite le piattaforme indicate. Il 2 luglio sono disponibili CyClones su GOG, LoneStar su Epic Games Store e Symphony of War: The Nephilim Saga su Epic Games Store. Il 9 luglio arrivano Still There e Regular Factory: Escape Room, entrambi riscattabili su GOG.

La seconda metà del mese amplia ulteriormente la selezione. Dal 16 luglio si possono riscattare Poly Vita su Legacy Games, Framed Collection su GOG ed Escape Academy su Epic Games Store. Il 23 luglio si aggiungono In Sound Mind, disponibile tramite Amazon Games App, e Mystic Academy: Escape Room su GOG. Infine, il 30 luglio chiudono la lista Zoria: Age of Shattering e Weakless, entrambi su GOG.

Con questa selezione di giochi Prime luglio 2026, Amazon propone un mese piuttosto vario, alternando party game per serate leggere, titoli arcade, esperienze cooperative, platform, gestionali e giochi PC riscattabili su store diversi. La presenza delle esclusive GameNight conferma l’attenzione verso un tipo di intrattenimento immediato e condiviso, mentre le aggiunte a Luna Standard e ai riscatti PC offrono più scelta anche a chi preferisce esperienze più tradizionali.

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Master 699 Fishing


Potenza, spazio e affidabilità per vivere il mare senza compromessi.
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Nel panorama dei gommoni dedicati alla pesca sportiva, il Master 699 Fishing rappresenta una sintesi riuscita tra comfort di navigazione, funzionalità e prestazioni. Una proposta che guarda al pescatore moderno, quello che pretende sicurezza nelle lunghe uscite offshore ma che non vuole rinunciare a spazi conviviali e a una gestione semplice anche durante la navigazione più impegnativa. La configurazione con motore Mercury 200 cavalli esalta ulteriormente il carattere del battello, offrendo accelerazioni pronte, consumi equilibrati e una riserva di potenza ideale per affrontare mare formato o trasferimenti rapidi verso gli spot di pesca.



In mare aperto: prova a drifting al tonno - Per comprendere davvero il carattere del Master 699 Fishing lo abbiamo testato in una classica pescata primaverile dedicata al drifting al tonno, una delle tecniche più impegnative sia per l’equipaggio sia per il battello. La partenza avviene alle prime luci dell’alba. Con mare leggermente increspato e una lunga onda da sud-est, il Master 699 lascia il porto con una sensazione immediata di sicurezza. Il Mercury 200 CV spinge lo scafo in planata senza esitazioni, mantenendo una progressione fluida e silenziosa anche con serbatoi pieni, attrezzatura da pesca e 5 persone a bordo. Durante il trasferimento offshore emerge una delle qualità più convincenti del battello: la capacità di affrontare il mare formato senza affaticare equipaggio e pilota. La carena entra nell’onda con morbidezza, limitando gli impatti e mantenendo sempre una traiettoria precisa.

Raggiunta la zona di pesca, il Master 699 Fishing mostra tutta la sua vocazione tecnica. In configurazione drifting gli spazi risultano perfettamente gestibili anche con più pescatori impegnati contemporaneamente. La coperta libera facilita i movimenti durante la preparazione delle esche e delle canne, mentre i numerosi gavoni permettono di avere terminali, minuteria e attrezzature sempre in ordine. Con il motore al minimo e il battello in deriva controllata, la stabilità sorprende positivamente. Anche con l’equipaggio concentrato sullo stesso lato durante le fasi di pasturazione, il gommone mantiene un assetto equilibrato e rassicurante. È quando arriva la mangiata che il Master 699 Fishing convince definitivamente. Alla partenza del tonno il pescatore può muoversi rapidamente lungo la murata senza incontrare ostacoli. I passaggi laterali risultano ampi e ben sfruttabili, caratteristica fondamentale durante i combattimenti più lunghi. Anche durante le ripartenze rapide per seguire il pesce, il Mercury 200 CV dimostra tutta la sua elasticità. La risposta dell’acceleratore è immediata e permette di recuperare velocemente posizione senza scompensi o eccessivi trasferimenti di carico.

Nel corso della prova emerge anche un altro aspetto importante: il comfort generale a bordo. Nelle lunghe attese tipiche del drifting, il Master 699 riesce infatti a mantenere una vivibilità elevata grazie al grande t-top strutturale, alle sedute ergonomiche e agli spazi ben organizzati.

Conclusioni - Il Master 699 Fishing motorizzato Mercury 200 CV si propone come una delle soluzioni più interessanti per chi cerca un gommone fishing moderno, performante e versatile. Le sue qualità principali sono evidenti: ampi spazi di coperta, ottima stabilità, navigazione sicura e una motorizzazione capace di offrire il giusto compromesso tra prestazioni e consumi. È un battello pensato per chi vive il mare tutto l’anno, per chi affronta trasferimenti importanti alla ricerca dello spot perfetto e per chi desidera una piattaforma affidabile sia nella pesca sportiva sia nelle uscite dedicate al relax.

mastergommoni.it

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Il G8 venticinque anni dopo


A Genova in luglio una serie di eventi. Per gli organizzatori non si tratta di una commemorazione, ma è il tentativo di far nascere una memoria critica
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«All’epoca eravamo lì contro gli Otto. Oggi è evidente che questo scontro non può esserci più: gli eventuali interlocutori, adesso, sono le multinazionali della tecnologia. Perché è chiarissimo che gli Stati sono ostaggi di questi soggetti che detengono un potere che va al di là delle singole democrazie». Carlo Bachschmidt è architetto e documentarista. Autore di “Black Block”, il doc che ottenne una menzione speciale alla sessantottesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, al G8 di Genova del 2001 faceva parte del Genoa Social Forum – la rete di associazioni e movimenti no global – per cui si occupava del coordinamento operativo tra le realtà coinvolte. L’anno successivo sarebbe stato nominato consulente tecnico di parte dagli avvocati impegnati nei processi per ricostruire le violenze di quei giorni.

Venticinque anni dopo, Bachschmidt si occuperà ancora una volta di coordinare le diverse realtà e i movimenti che si ritroveranno proprio a Palazzo Ducale: nel cuore di quella che nel 2001 era la “zona rossa”, blindata dalle grate di acciaio, dove gli Otto Grandi si incontrarono, mentre fuori andava in scena quella che Amnesty International definì «la più grande violazione dei diritti umani in Occidente dopo la Seconda guerra mondiale».

È da qui che oggi i movimenti – repressi dalle botte alla scuola Diaz e annientati dalle torture alla caserma di Bolzaneto – proveranno a ripartire per costruire un nuovo mondo possibile. Perché, sottolineano, «avevamo ragione su tutto».

Guardare al futuro

Si ricomincerà proprio dai Forum. Due giorni di incontri tematici, il 16 e 17 luglio, che proveranno a declinare al presente le istanze di allora: mettendo al centro della discussione l’economia di guerra dilagante che va a discapito dei diritti e del welfare, una società sempre più autoritaria dove repressione e controllo si avvalgono di nuove tecnologie pervasive. Sempre nei giorni di Genova, non a caso, si terrà l’assemblea nazionale dei “No kings”. Il movimento nasce dalla convergenza di “Stop rearm Europe” e “A Pieno Regime” contro i decreti sicurezza del governo Meloni e si è poi allargato a numerose reti e organizzazioni.

Nelle giornate precedenti, si terranno in vari luoghi della città proiezioni, presentazioni di libri, con i protagonisti delle battaglie di allora e di oggi: dai portuali del CALP che lottano contro il transito di armi dai porti a Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla per Gaza.

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Fronte del porto contro la guerra: cinque anni di blocchi ai carichi di armi

“Riprendiamoci il futuro” è lo slogan scelto per i giorni di Genova: che non saranno «un incontro nostalgico, tra reduci. Ma un laboratorio programmatico, in cui ogni giornata si concluderà con una concreta chiamata all’azione», ha spiegato a L’Unica Deborah Lucchetti, ex operaia metalmeccanica e sindacalista.

Nel 2001, Lucchetti era in piazza con la rete Lilliput: esperta di lavoro e diritti umani, oggi è coordinatrice della Campagna abiti puliti e presidente della cooperativa sociale Fair, che coordinerà il programma della rassegna a Palazzo Ducale. «È un venticinquennale distopico», ha detto ancora Lucchetti. «Tutto quello che denunciavamo allora si è avverato: oggi più che mai il sistema economico, che già mettevamo in discussione, è la base a cui guardare per modificare le cose. Il G8 all’epoca fu una prova generale di repressione: oggi le tecnologie permettono un controllo ancora più capillare. Pensiamo alle cosiddette smart city: nella nostra quotidianità già sono presenti strumenti per sorvegliare i cittadini e distruggere potenzialmente il dissenso».

Tra smart City e sicurezza

Come cambia lo spazio pubblico quando dati, piattaforme e sistemi di controllo diventano parte dell’amministrazione urbana? Venerdì 17 luglio, il Forum toccherà uno dei temi più attuali e spinosi: un modello in cui la sicurezza e l’efficienza si intrecciano con forme sempre più estese di raccolta e utilizzo dei dati, dalla gestione delle telecamere al riconoscimento facciale. Una questione che riguarda il governo della città, ma anche i diritti e la trasparenza.

«Il Forum “Dalla zona rossa alla smart city” prova a interrogarsi sul presente», ha spiegato Bachschmidt. «Su chi controlla oggi lo spazio pubblico e attraverso quali strumenti. In gioco c’è soprattutto il modo stesso in cui si costruiscono i limiti della cittadinanza, del dissenso e della libertà di movimento». La questione è ancora più ampia: «La sorveglianza non riguarda soltanto le città, ma gli equilibri geopolitici contemporanei. Le piattaforme che raccolgono e analizzano dati urbani sono sempre più spesso collegate a grandi attori privati globali e a modelli di governance fondati sulla previsione, sull’automazione e sull’analisi comportamentale».

«Il panel – ha continuato Bachschmidt – affronterà il ruolo di aziende come Palantir (l’azienda americana leader nel settore dell’analisi dei dati, ndr), l’evoluzione delle smart city tra Stati Uniti ed Europa e il rapporto tra infrastrutture digitali, sicurezza e tecnocrazia. Per poi chiedersi: è possibile costruire tecnologie civiche, pratiche di autodifesa digitale e modelli alternativi di governance urbana?».

Dal G8 a Gaza

Il 10 luglio sarà poi inaugurata la mostra “Forensic Investigations. Dal G8 di Genova alla Striscia di Gaza. Memoria, immagini, potere e contro-inchiesta visiva (2001–2026)”. Si tratta di un dialogo tra il lavoro svolto dalla segreteria legale del Genoa Social Forum durante i processi del G8 e le pratiche di investigazione visiva sviluppate da Forensic Architecture, un gruppo di ricerca composto da architetti, scienziati, avvocati e registi, che utilizza modellazione 3D e analisi spaziali per indagare su violazioni dei diritti umani, crimini di Stato e violenze da parte di polizia o apparati militari. L’esposizione «ha come filo conduttore il ruolo delle immagini nelle ricostruzioni dei fatti, nella produzione della prova e nell’accertamento delle responsabilità pubbliche», ha spiegato ancora Bachschmidt, che ne è il curatore.

La mostra – al MAIIIM Lab – mette in relazione due contesti storici e politici differenti: Genova 2001 e Gaza 2026. Per far riflettere sul ruolo delle immagini nella documentazione della violenza di Stato e sui cambiamenti tecnologici che hanno trasformato, negli ultimi venticinque anni, le pratiche di contro-inchiesta visiva. L’obiettivo, ha continuato Bachschmidt, «è affrontare il G8 non come commemorazione, ma come occasione critica sul presente. Uno spazio capace di accogliere una proposta che è insieme mostra, installazione, dispositivo di conoscenza e atto politico, aperto alla città e al dibattito contemporaneo».

Il primo ambiente sarà dedicato al G8 di Genova del 2001, uno degli eventi più filmati e fotografati della storia contemporanea. Proprio questa sovrabbondanza di immagini ha reso possibile, a posteriori, una delle prime grandi contro-inchieste basate sulla sincronizzazione di fonti audiovisive eterogenee. «Lo spettatore sarà al centro di una diretta ricostruita, che rende visibile la distanza tra narrazione ufficiale, copertura mediatica e immagini realizzate da chi era presente ai fatti», ha spiegato il curatore. «L’installazione rende chiaro il lavoro di analisi che ha permesso di accertare, attraverso l’ingrandimento di foto e video relativi alla carica in via Tolemaide contro il corteo dei disobbedienti, che i carabinieri erano dotati anche di mazze di ferro rivestite con nastro nero». Un altro caso di rilievo riguarda la ricostruzione del blitz della polizia alla scuola Diaz e del successivo lasso di tempo in cui furono introdotte le due bottiglie molotov, inizialmente verbalizzate come reperti trovati nei locali della scuola stessa.

Il secondo ambiente riguarda Gaza: la mostra presenta una selezione di materiali di ricerca dedicati alla Striscia, mettendo in dialogo analisi su larga scala e ricostruzioni puntuali di singoli eventi. I contenuti includono estratti dall’indagine A Cartography of Genocide, che utilizza mappe interattive e dati open source per visualizzare pattern di distruzione e impatto sulla popolazione civile, e la documentazione audiovisiva del caso The Killing of Hind Rajab, l’episodio che ha visto coinvolta una bambina palestinese uccisa dall’esercito israeliano insieme ad altri sei membri della sua famiglia e due paramedici accorsi in suo aiuto. Nell’ambito della mostra, verrà presentato anche il libro Estetiche investigative di Eyal Weizman.

«Vorremmo che questo evento contribuisse a creare una memoria critica», ha concluso Bachschmidt. «Per aprire uno spazio di riflessione su sorveglianza, tecnologia e diritti umani. Per un confronto interdisciplinare tra arte, ricerca, diritto e giornalismo. Oggi ne abbiamo bisogno più che mai».

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Da Bra una scuola per la Cisgiordania


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Il 13 aprile 2026 cinquantacinque bambine e bambini hanno varcato per la prima volta la soglia della loro nuova scuola. Fino a quel giorno, per studiare, percorrevano fino a cinque chilometri in un territorio segnato dagli insediamenti illegali israeliani e da una violenza che non risparmia nemmeno i percorsi quotidiani verso un’aula. Khallet Taha è un piccolo villaggio nel sud della Cisgiordania, vicino alla città di Dura, nel governatorato di Hebron, Palestina. Oggi ospita un edificio semplice ma completo: quattro aule scolastiche, uno spazio per l’infanzia, laboratori di informatica e scienze, servizi igienici, un cortile. Si chiama scuola Juzoor (“radici”, in arabo) ed è il risultato di un’iniziativa nata con il sostegno della città di Bra.

A seguire il filo che unisce il Roero alla Cisgiordania è Luigi Bisceglia, bresciano di origine, che da 15 anni vive a Gerusalemme. Lavora per il VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), per il quale è coordinatore regionale per il Medio Oriente, e insegna economia aziendale e metodologia della ricerca all’università locale. È lui ad aver accompagnato, nel giugno del 2022, il gemellaggio tra il Comune di Bra e il Comune di Betlemme. «Vivendo qui e avendo ottimi rapporti con la comunità braidese, per me era la cosa più normale del mondo dare una mano ai due comuni», ha raccontato.

L’incontro con gli studenti

Dopo l’eccidio del 7 ottobre 2023, quella rete di relazioni è diventata il canale attraverso cui una comunità ha trasformato la preoccupazione in azione concreta. Bisceglia ha cominciato a tenere incontri online per spiegare la situazione, finché non è stato invitato fisicamente a Bra. Nell’ottobre del 2024, il coordinatore del VIS ha così incontrato in due giorni 600 studenti degli ultimi anni di tutte le scuole della città, insieme alla giornalista e scrittrice Paola Caridi. La Consulta Giovanile di Bra ha preso parte attiva al dibattito, ragionando sul significato della pace. «Sul palco coinvolgevamo i ragazzi direttamente», ha ricordato Bisceglia a L’Unica.

L’idea della scuola, però, è arrivata da dove meno ci si aspettava: dai bambini di una scuola dell’infanzia di Bra. «Come facevi a dire di no?», ha commentato Bisceglia. Il messaggio che il progetto voleva lanciare era chiaro: «Costruire una scuola non è solo ricostruire ciò che è stato distrutto, ma è anche ricostruire la speranza. Volevamo dire ai bambini e ai ragazzi palestinesi che noi in Italia pensavamo a loro, che eravamo pronti a fare un gesto concreto».

La raccolta di fondi

Il gesto concreto ha richiesto mesi di raccolta fondi e una mobilitazione che ha coinvolto l’intera provincia. Il Comune di Bra ha votato all’unanimità in Consiglio comunale uno stanziamento di 10 mila euro dall’avanzo di bilancio 2024. Il Credito Cooperativo di Cherasco ha contribuito con 5 mila euro. Altre associazioni si sono aggiunte con cifre tra i 2 mila e i 5 mila euro. Ma la parte più significativa della raccolta – oltre cinquecento donatori – è arrivata sotto forma di contributi tra i 10 e i 50 euro. «Famiglie, individui, bambini hanno creduto fortemente in questa scuola», ha detto Bisceglia. E così in breve tempo si è arrivati a raccogliere 70 mila euro, importo minimo per cominciare i lavori.

Il terreno su cui sorge l’edificio è stato donato gratuitamente dalle famiglie della comunità di Khallet Taha, che hanno finanziato anche i lavori di sbancamento e il muro di contenimento. «È un legame bellissimo tra due comunità che supportano i loro bambini», ha osservato il coordinatore. I lavori sono partiti il 26 novembre 2025 e la prima fase si è conclusa il 31 gennaio 2026. Poi, il 28 febbraio, lo scoppio del conflitto tra Israele e Iran ha costretto alla chiusura di tutte le scuole della Cisgiordania. Solo il 12 aprile è stato possibile riaprire, e il giorno successivo si è tenuta l’inaugurazione.
Il cantiere della scuola
Nel frattempo, la comunità locale non si è fermata. Le famiglie di Khallet Taha, soddisfatte del risultato, hanno acquistato di tasca propria i climatizzatori e le telecamere di sicurezza dell’edificio. Questo risparmio inatteso ha permesso di destinare fondi aggiuntivi alla costruzione del parco giochi, la cui realizzazione è prevista entro luglio. «La collaborazione continua», ha sottolineato Bisceglia. «Non è un nostro progetto: è loro, e noi ci siamo messi al servizio di tutto questo».
I bambini e le bambine a scuola
Le tensioni locali

Il contesto in cui la scuola nasce è tutt’altro che stabile. L’Autorità Palestinese (AP) attraversa una crisi economica e finanziaria senza precedenti: i fondi trattenuti da Israele – circa ottanta milioni di dollari al mese di IVA e dazi doganali che Israele è tenuto a versare all’AP in base al Protocollo di Parigi allegato agli Accordi di Oslo – sono congelati dal maggio del 2025. Il risultato è che gli insegnanti della Cisgiordania vengono pagati al cinquanta per cento una volta ogni due mesi, e i bambini vanno a scuola due o tre giorni alla settimana. «Per la prima volta in quindici anni ho incontrato bambini di otto anni che non sapevano leggere e scrivere», ha detto Bisceglia. «Garantire anche solo quei due o tre giorni è fondamentale».

Inoltre, dalla scuola di Khallet Taha si vedono, in posizione sopraelevata, due insediamenti illegali israeliani. «Strategicamente gli insediamenti sono costruiti in Cisgiordania per erodere porzioni di territorio e separare le città palestinesi l’una dall’altra», ha aggiunto il coordinatore. «Chiunque arrivi con i propri occhi lo vede. E non è avere un sentimento contro qualcuno: è rendersi conto di quello che accade nella realtà». Nonostante questo, la scuola sorge in un’area controllata dall’AP (le cosiddette aree A e B, istituite dagli Accordi di Oslo) e pertanto non può essere demolita dall’esercito israeliano, come invece potrebbe succedere se sorgesse sull’area C, quella parte di Cisgiordania amministrata dalle autorità di Israele e che rappresenta il 59 per cento del territorio occupato palestinese.

Nonostante tutto, la Rete Cuneese per la Palestina e il VIS guardano già oltre. «A maggior ragione è proprio adesso che non si abbandonano le persone, in particolare i bambini», ha detto Bisceglia. Il prossimo obiettivo è la scuola Aisha Khalil, nel distretto di Yatta, dove il piano terra è già stato realizzato con fondi della cooperazione italiana: mancano ancora le aule per 70 o 80 bambini (la raccolta fondi è appena partita ed è già possibile contribuire a questo link).

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Perché Cuneo avrà una biblioteca da grande città


L’assessora Cristina Clerico ha presentato il progetto di Palazzo Santa Croce, ispirato ai centri culturali di alcune metropoli europee. A settembre si terrà l’inaugurazione
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L’hanno chiamato Esseci. Due lettere – S e C – che stanno per Storia e Cultura, e che in fondo racchiudono tutto quello che Palazzo Santa Croce è stato in sette secoli di vita cittadina e tutto quello che si appresta a diventare da settembre. Il nuovo hub culturale di Cuneo ha trovato il suo nome, scelto dai cuneesi stessi con 635 voti espressi online e in presenza, e si sta preparando all’apertura con un cantiere quasi concluso, i libri della biblioteca civica che cominciano ad arrivare sugli scaffali e un programma di avvicinamento che ha già coinvolto la città in modi insoliti e volutamente partecipativi.
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La storia di questo palazzo comincia molto prima. «L’edificio nasce dall’attività di sostegno ai bisognosi che in città viene promossa dalla confraternita di Santa Croce dalla fine del Trecento», ha raccontato a L’Unica l’assessora alla Cultura del Comune di Cuneo, Cristina Clerico. Nel Settecento si arriva all’edificio attuale: un isolato intero nel centro storico sul lato ovest della città affacciato verso il torrente Stura, che comprendeva anche una chiesa barocca (la chiesa di Santa Croce, cappella dell’ospedale omonimo) e che per secoli ha ospitato il primo grande ospedale civile del territorio.

«Rimase ospedale fino al 1960 – ha osservato Clerico –. Dopo la chiusura, con il trasferimento del nosocomio nella sede attuale, gli spazi vengono usati in modo provvisorio per scuole di avviamento professionale, sede del conservatorio, poi il primo insediamento universitario cittadino con la scuola di amministrazione aziendale dell’Università di Torino arrivata nei primi anni Novanta». Poi il disuso, il passaggio nel patrimonio comunale, il lungo sonno.

La svolta è arrivata nel 2012. «Uno dei primissimi atti della nuova amministrazione fu quello di decidere di destinare questo isolato alle biblioteche civiche, che da tempo cercavano una nuova casa», ha detto ancora Clerico. «La nostra è una piccola città con una grande biblioteca. Uno spazio bellissimo, quello che abbiamo usato fino a pochi giorni fa in via Cacciatori delle Alpi, da decenni non era più coerente con le funzioni che vengono richieste nella contemporaneità alle biblioteche». Tutto si mette insieme: il bisogno di nuovi spazi per la biblioteca civica, una visione culturale che si sta evolvendo, e una casuale concomitanza preziosa: un’eredità importante, quella del dottor Giulio Ferrero e di sua moglie Anna, lasciata in favore della città. «L’eredità Ferrero ci ha consentito di fare sogni grandi e trasformarli in concretezza».

Il primo passo

Con il finanziamento europeo PISU (Programmi Integrati di Sviluppo Urbano) e una parte dell’eredità, nel 2017 viene trasferita la biblioteca 0-18, la sezione per i più piccoli e i più giovani. Nel frattempo, la visione si allarga. «La città è cambiata, e l’istanza maggiore che arrivava era quella di avere spazi condivisi, molto aperti, molto accessibili, in cui si potessero sviluppare molteplici progetti culturali». Nasce così il secondo lotto: non il semplice trasferimento del resto della biblioteca civica, ma qualcosa di più ambizioso, ispirato alle biblioteche nordiche e agli hub culturali europei. «Una visione di cultura molto informale, poco disciplinare, nel senso che si mischiano attività che possono riguardare il mondo della musica, il mondo dei libri, il mondo del teatro, le conferenze o semplicemente lo stare in un luogo bello per condividere del tempo anche in silenzio», ha detto l’assessora.

Ottomila metri quadrati in totale tra primo e secondo lotto, un edificio unico. «Noi abbiamo immaginato il secondo lotto come un gigantesco foglio bianco, in cui i colori li danno prima di tutto i libri, 350 mila volumi, di cui circa 85 mila a scaffale aperto nella sala principale, e poi le attività e le persone». La scelta di lasciare gli spazi aperti e flessibili è voluta. «Interventi di questo tipo hanno una vita utile che supera il secolo. Non possiamo avere idea di cosa sarà la cultura fra cinquant’anni, quindi abbiamo voluto mantenere tutti gli spazi come luoghi che possano cambiare funzione in base ai bisogni che la città manifesterà nel tempo», ha spiegato Clerico.

Esseci non sarà una biblioteca nel senso tradizionale del termine. L’ingresso da via Santa Maria, di fronte al Museo Civico, si apre su un androne da cui parte tutto. A sinistra, lo spazio giovane del piano terra: caffetteria, ambienti laboratoriali, spazi espositivi, il tutto gestito in co-progettazione con il terzo settore, grazie a un bando Spazio Giovani del dipartimento per le politiche giovanili che ha finanziato anche il processo partecipativo tuttora in corso. Qui ci sarà anche un dehors nel cortile e una terrazza sul tetto – che per ragioni di sicurezza non potrà ospitare più di quaranta persone – con una vista sui campanili e sulle montagne che, come ha spiegato l’assessora, non passa inosservata. A destra dall’androne, accessibili indipendentemente dagli orari della biblioteca, la sala conferenze e la sala studio.

La sala conferenze avrà una dotazione tecnologica importante: un ledwall, un sistema audio professionale, una novantina di posti a sedere, e sarà collegata alla grande sala principale. La sala studio è invece quella che potrebbe cambiare il rapporto dei cuneesi e soprattutto degli studenti fuori sede, con gli spazi pubblici di studio. «Sarà accessibile con strumenti elettronici, potenzialmente ventiquattro ore su ventiquattro». La richiesta è arrivata dagli universitari. Cuneo ha 1.600 studenti universitari nelle due sedi di UNITO e al conservatorio, molti dei quali non risiedono in città. «Ci hanno dimostrato già sul territorio di voler studiare insieme anche in silenzio, occupando in modo molto importante il Rondò dei Talenti, che ormai non ha più spazio».

Dal secondo cancello si entra nel cortile che potrà ospitare almeno duecento persone. Da qui si accede alla biblioteca vera e propria. Al piano terra ci saranno due porzioni molto diverse tra loro: da un lato le collezioni librarie, con la galleria finestrata luminosa destinata ad attività meno silenziose, dove ci si potrà sedere e stare, non necessariamente leggere in silenzio. Dall’altro lato, accessibili anche a biblioteca chiusa, le sale per le associazioni del territorio.

Una lettura veloce

Una delle sale del piano terra sarà dedicata alle letture veloci. «Ci saranno libri non in prestito, destinati a chi passerà del tempo in biblioteca e vorrà riempire uno spazio con qualcosa di bello. Libri di facile lettura, tra i trenta minuti e l’ora, selezionati dalla direzione con proposte agili ma curiose, con l’intenzione di invitare a sostituire lo scroll sul telefono con un’attività che lascia forse qualche eredità in più». La selezione è stata fatta dai bibliotecari.

C’è poi un dettaglio che dice molto dell’ambizione culturale del progetto. L’anno scorso il Circolo Cuneese dei Rotary ha donato alla biblioteca, in occasione del centenario, un manoscritto di Giuseppe Mazzini dove invita i giovani a prendersi il loro spazio, ad agire nella società, a cambiare le cose. «Noi immaginiamo la cultura come un motore di innovazione sociale e immaginiamo questo in primo luogo per i giovani. Con i donatori abbiamo pensato di inserire questo manoscritto all’interno di una delle sale di Esseci come stimolo a recuperare l’ingaggio sociale». Un documento originale dell’Ottocento, come bussola per chi entrerà in una biblioteca del ventunesimo secolo.

Il processo che ha portato fin qui non è stato solo edilizio. Dal novembre 2024 è attivo Reading Forward, gestito con Fondazione Artea, che ha portato a Cuneo alcune tra le biblioteche più innovative d’Europa per farne dei punti di riferimento e di ispirazione. Si è partiti dalla García Márquez di Barcellona, premiata come migliore d’Europa, poi attraverso la Deichman di Oslo, le Fiandre con la biblioteca di Mechelen e la Cité internationale de la bande dessinée in Angoulême, fino alla De Krook di Gent, alla Muntpunt di Bruxelles e alla biblioteca di Aarhus. Tutte realtà inserite in contesti cittadini di dimensioni più grandi. «Abbiamo dichiarato da subito che Palazzo Santa Croce è un progetto volutamente grande per la città, perché risponde a un territorio molto più ampio dei nostri confini – ha detto ancora l’assessora –. Siamo un polo del sistema bibliotecario cuneese che risponde a buona parte delle vallate. Come città di fondovalle raccogliamo settemila ragazzi delle scuole superiori, buona parte dei quali arriva da fuori. È per questo che si sono studiati esempi di città più grandi».

Le richieste degli utenti

Parallelamente è partita anche una partecipazione sui bisogni degli utenti, i cui esiti stanno emergendo in queste settimane. «Sta uscendo il desiderio di avere spazi anche piccoli, anche molto informali, in utilizzo». Il processo continuerà durante l’inaugurazione di settembre, con un grande convegno internazionale sulla funzione delle biblioteche nella contemporaneità.

Il tema del “terzo luogo”, non casa, non lavoro, ma uno spazio in cui stare e in cui accadono cose, è ormai codificato nel dibattito sulle biblioteche contemporanee. Esseci vuole andare oltre: all’inaugurazione, ha anticipato Clerico, ci sarà anche una riflessione sul “quarto luogo”, concetto che per ora resta in sospeso, da svelare in autunno.

Nel mezzo di tutto questo, i cittadini sono stati chiamati a scegliere il nome. A marzo, al Teatro Toselli, l’agenzia creativa Hellobarrio ha presentato il brand e ha chiesto di votare tra due opzioni di naming. Il nome Esseci ha vinto: le due lettere S e C evocano Storia e Cultura, ma prendono anche la forma delle finestre caratteristiche del palazzo. Biblioteca e spazio giovani si chiameranno rispettivamente Esseci Biblioteca ed Esseci Lab.

Quella sera di marzo, prima della votazione, Massimo Polidoro, divulgatore scientifico, aveva tenuto una lectio dal titolo “La forza delle idee: perché imparare insieme cambia il mondo”. Un preambolo non casuale per un luogo che vuole essere esattamente questo: un posto in cui le idee si trasmettono, si incontrano, si modificano.

L’addio alla vecchia sede

Intanto, sabato 30 maggio, la sede storica di via Cacciatori delle Alpi ha chiuso. L’ultimo giorno di apertura è stato trasformato in un rito collettivo: i lettori sono stati invitati a farsi fotografare nel loro angolo preferito della vecchia biblioteca, lasciando anche un consiglio di lettura. Gli scatti sono diventati un album collettivo, pubblicato sui canali social delle biblioteche civiche nel corso dell’estate. Un modo per non perdere il filo di quello che è stato, mentre si entra in qualcosa di nuovo.
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Il cantiere è sostanzialmente concluso. Stanno arrivando i libri e l’ultimo appalto, quello degli apparati tecnologici, volutamente tenuto indietro per ridurre l’obsolescenza, porterà il ledwall, la videosorveglianza e tutti gli strumenti digitali. Dal 26 al 29 settembre ci sarà l’inaugurazione. Non un taglio del nastro: «Quello che sogniamo accada in quei giorni è che si inizi a vedere la potenzialità del progetto», ha concluso Cristina Clerico. «Non poteva essere solo un momento istituzionale. Ci saranno visite per scoprire gli spazi e la loro storia, un convegno internazionale, momenti di festa».

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📕​ La biblioteca di Asti guarda all’estero (da L’Unica Asti)

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La biblioteca guarda all’estero


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Ci si arriva lasciandosi alle spalle Sofia e proseguendo per 240 chilometri in direzione nord-est. Veliko Tărnovo si innalza lassù, arroccata su tre colline che dominano l’ansa a ferro di cavallo del fiume Yantra. L’imponente fortezza di Tsarevets, la splendida chiesa dell’Ascensione, la caratteristica Samovodska Charshia: tanti luoghi storici testimoniano l’importanza di una città che, in epoca medievale, fu capitale della Bulgaria per oltre due secoli. E poi c’è la Biblioteca Regionale “Petko Slaveykov”, dove la tradizione si fonde con l’innovazione. Proprio qui una delegazione della Biblioteca Astense, intitolata all’ex presidente Giorgio Faletti, nei mesi scorsi è stata protagonista di un progetto di mobilità.

«Tutto è partito da un invito arrivato al Comune di Asti ed esteso a noi», ha raccontato a L’Unica Alessia Conti, direttrice della biblioteca astigiana. «Sono esperienze che servono a rafforzare le competenze e a confrontarsi con altre realtà sulle buone pratiche bibliotecarie». E così i bibliotecari Walter Gonella, Federica Varaldo e Karim Soufellou sono stati catapultati per tre giorni nel cuore orientale della penisola balcanica, una full immersion fatta di incontri, panel e tavoli tematici in un’avventura capace di intrecciare competenze professionali e relazioni umane.

Al pari dei colleghi, Gonella è rimasto colpito dall’accoglienza: «Sono stati estremamente calorosi», ha riferito a L’Unica. «Abbiamo incontrato le autorità locali e visitato i luoghi simbolo della città, ci hanno trattato come una delegazione istituzionale». Per risalire alle radici di questo viaggio bisogna fare qualche passo indietro e tornare alla fine del periodo sovietico. «L’invito è nato dal rapporto di amicizia e collaborazione stipulato tra Asti e Veliko Tărnovo nel 1989», ha chiarito Gonella. «Loro portano avanti questo progetto a livello europeo soprattutto con i Paesi dell’Europa dell’Est. Insieme a noi c’erano biblioteche provenienti da Serbia, Ungheria, Romania, Macedonia e Polonia, oltre che dalla stessa Bulgaria. Di fatto, eravamo gli unici rappresentanti dell’Europa occidentale».

La memoria locale

Sono state giornate in cui si è parlato di innovazione, tutela del patrimonio, ruolo sociale delle biblioteche come spazi di comunità. E la biblioteca di Veliko Tărnovo si è rivelata tecnologicamente all’avanguardia, in netto contrasto con gli stereotipi che dipingono gli ex Paesi del blocco sovietico come realtà intrappolate negli anni Novanta.

Gonella ha evidenziato che «loro digitalizzano soprattutto la memoria locale. Scansioni di giornali, creazione di pagine online con link, fonti e documenti: è quello il patrimonio da difendere, quello che gli altri non hanno». Uno stimolo, un modello a cui guardare, su questo si trova in sintonia anche Varaldo: «Penso sia l’aspetto principale emerso in questo scambio. Per molti utenti la biblioteca è il primo approdo quando si tratta di cercare fonti storiche. Per fare un lavoro del genere servono fondi, ma anche per noi sarebbe molto importante implementare questo aspetto».

Uno dei volti più interessanti della biblioteca di Veliko Tărnovo è l’ufficio dedicato esclusivamente alla progettazione europea: «È qualcosa a cui guardiamo con grande ammirazione», ha ammesso Conti. «Le nostre possibilità sono più limitate, ma l’orizzonte è sempre l’internazionalizzazione. Anche in ottica “Passepartout”, il nostro festival culturale estivo, ci piacerebbe avere una rassegna dal respiro internazionale inserendo qualche piccolo innesto. Bisogna procedere gradualmente, a piccoli passi».

La ricerca dei fondi

Progetti e investimenti importanti, ma senza mai perdere di vista la sostenibilità. La direttrice della Biblioteca Astense ha sottolineato che, nel caso dell’esperienza a Veliko Tărnovo, «si è trattato di un progetto nell’ambito del programma Erasmus+. Le uniche spese che abbiamo dovuto coprire sono state quelle di viaggio».

I fondi restano la sfida più grande per una biblioteca attiva su tanti fronti. Certamente la capacità di fare rete garantisce l’appoggio di una squadra di partner, sponsor e finanziatori fatta di istituzioni, banche e fondazioni. Tra i progetti più rappresentativi c’è sicuramente il “Bibliobus”, l’iniziativa di biblioteca itinerante.

Anche la delegazione bulgara in visita ad Asti è rimasta colpita dal progetto. Ideato dall’ex direttrice Mimma Bogetti, lo scorso anno la biblioteca itinerante si è regalata un nuovo bus con cui ha raggiunto 14 comuni della provincia, portando libri e attività di promozione della lettura anche nei centri più piccoli e periferici.

I numeri della biblioteca

Conti non nasconde la soddisfazione per i risultati raggiunti: «Abbiamo appena approvato il bilancio del 2025: non è mai scontato trovare i fondi con cui dare continuità ai progetti, specialmente quando servono somme importanti».

Nonostante le inevitabili difficoltà, i dati della relazione finale relativa allo scorso anno ritraggono una biblioteca vivace, in piena salute. Nel corso del 2025 sono stati realizzati 103 eventi, coinvolgendo oltre 200 relatori e registrando circa 8.400 presenze complessive. Il fiore all’occhiello rimane “Passepartout”, il festival culturale diretto da Alberto Sinigaglia capace di radunare scrittori, giornalisti, studiosi, politici e intellettuali di alto profilo. Dopo 23 edizioni, la risposta del pubblico continua a essere forte: i 13 incontri organizzati nella scorsa edizione, per dare un’idea, hanno raccolto in media 320 persone per ogni appuntamento.

Sul fronte delle attività quotidiane, le 150 postazioni studio accolgono ogni giorno una sessantina di persone (con picchi di affluenza invernali che superano le postazioni disponibili), mentre i servizi bibliotecari hanno superato i 15 mila prestiti totali, per un incremento di 1.168 prestiti rispetto al 2024. Numeri importanti che certificano la bontà della mission di una struttura nata nel 1873 ma sempre attenta a restare al passo con i tempi.

In un panorama caratterizzato da trasformazioni mai così rapide, la Biblioteca Astense ha scelto di evolvere il proprio modello per affermarsi come spazio civico. Un occhio di riguardo viene riservato alla riduzione delle disuguaglianze culturali, alla promozione dell’inclusione e al coinvolgimento attivo dei cittadini, comprese le fasce più giovani.

Non è un caso se molti progetti, a cominciare dal laboratorio di fumetto per arrivare alle giornate dedicate ai giochi da tavolo, sono rivolti a bambini e giovani adulti. Tutte attività ad accesso libero e gratuito come quelle del progetto “Cultura per Crescere”, un’iniziativa mirata alle famiglie con bambini tra gli zero e i sei anni.

«Quando nasce un figlio, spesso le famiglie sono disorientate», ha rilevato Conti. «Devono capire come muoversi sul piano sanitario, come passare insieme momenti di qualità e così via». Per questo la biblioteca ha attivato una serie di attività in sinergia con ASL, Museo Paleontologico, Centro per le Famiglie e altre realtà del territorio. In lavorazione c’è anche un sito internet destinato a raccogliere tutte queste realtà, proponendosi come un’autentica mappa per le famiglie.

Non solo libri in prestito

Con un’offerta così ampia, è inevitabile abbracciare vari tipi di pubblico. In biblioteca «passa l’umanità», per dirla con le parole di Conti. «Credo che, a turno, sia transitata di qui tutta la città», ha riconosciuto la direttrice. «Siamo una realtà gratuita e aperta tutto l’anno: i luoghi informali come il nostro invogliano la partecipazione».

Gonella ha lavorato in diversi tipi di biblioteche, ma ritiene quelle civiche come la Astense le più stimolanti proprio per la varietà di pubblico. Lui ama in modo particolare l’attività di reference, ovvero il compito di indirizzare gli utenti, mentre altri colleghi sono più portati per la catalogazione.

Ma il mestiere del bibliotecario può toccare aspetti che sconfinano dalla letteratura: «Il nostro lavoro implica anche la comprensione delle necessità della persona», ha osservato Varaldo. «Non sempre gli utenti cercano un libro da portare a casa: a volte hanno solo bisogno di parlare con qualcuno. In questi casi subentra un fattore umano che riguarda l’accoglienza e l’empatia. Anche così si svolge un servizio per la comunità».

L’attenzione alla sfera sociale è probabilmente il marchio più evidente della direzione di Conti, in carica dal 2023. In una società segnata dalla disgregazione, dove ognuno è sempre più perso nelle proprie individualità, la Biblioteca Astense vuole porsi come punto di riferimento non solo culturale ma anche comunitario. Un luogo di incontro, ascolto e supporto al servizio dei cittadini. In questa direzione va la volontà di intercettare fasce di pubblico sempre più ampie, con un occhio di riguardo alle situazioni di fragilità. Un impegno portato avanti giorno dopo giorno per rendere la biblioteca la casa di tutti. Non solo di chi legge.

Nel mese di luglio la biblioteca seguirà l’orario di apertura estivo: martedì 9:00-15:00; mercoledì 9:00-18:00; giovedì e venerdì 9:00-15:00; sabato 9:00-13:00.

Martedì 30 giugno, mercoledì 1 luglio e martedì 7 luglio la biblioteca sarà chiusa al pubblico.

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Anthropic lancia Claude Science, OpenAI offre il 5% al governo USA, Meta vuole vendere potenza di calcolo


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
in questi giorni la nostra attenzione è stata catturata dal rientro di Fable 5, ma il nuovo Claude Science per ricercatori non è da meno. Poi parleremo di una nuova idea di fondo sovrano digitale in USA che vede le aziende AI dare il 5% al governo; vedremo il nuovo business di vendita di potenza di calcolo AI di Meta, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 356 - Venerdì 3 luglio
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Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Anthropic lancia Claude Science


Intelligenza Artificiale
Anthropic entra nel settore farmaceutico su due fronti. Il primo è un prodotto AI pensato per le aziende del settore life sciences (farmaceutiche, biotech, dispositivi medici, ecc.), che integra le capacità di Claude per supportare ricerca scientifica, analisi di dati biologici e sviluppo di nuovi trattamenti. Il secondo è un programma interno di ricerca per scoprire nuovi farmaci contro malattie cosiddette "neglette", quelle che le grandi case farmaceutiche ignorano perché non abbastanza redditizie. L'azienda dice di voler fare esperienza diretta nel processo di sviluppo dei farmaci per costruire strumenti migliori per i propri clienti. Cosa succederà se il programma troverà candidati farmaci promettenti non è stato chiarito.
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Fonte: CNBC
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OpenAI propone al governo USA una quota del 5% della società


Politica
OpenAI ha proposto all'amministrazione Trump di cedere al governo americano il 5% della società. La proposta, riportata dal Financial Times, è nelle fasi iniziali delle trattative. A una valutazione di 852 miliardi di dollari raggiunta a marzo, quella quota varrebbe circa 42,6 miliardi. La struttura prevede che il governo riceva una partecipazione analoga anche da Anthropic, Google e Meta, creando così un fondo sovrano — un'idea apparentemente di Sam Altman. L'obiettivo dichiarato è ridurre le tensioni con Washington. Non è ancora chiaro se le altre aziende accetteranno.
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Fonte: CNBC
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Meta vuole vendere potenza di calcolo AI alle aziende esterne


Business
Meta sta costruendo un business cloud per vendere capacità di calcolo AI a clienti esterni, sfidando direttamente AWS, Microsoft Azure e Google Cloud. Il progetto si chiama Meta Compute e prevede due opzioni: vendere accesso ai propri modelli AI ospitati sull'infrastruttura interna, in modo simile a quanto fa AWS con Bedrock, oppure vendere capacità di calcolo grezza a terzi, sul modello di CoreWeave. I piani sono ancora in sviluppo e potrebbero cambiare. La mossa serve a recuperare parte degli investimenti massicci in data center e chip, che ammontano a centinaia di miliardi di dollari. Zuckerberg ha già detto pubblicamente che la vendita di compute e servizi API è «sul tavolo», e che ogni settimana arrivano richieste da aziende esterne disposte a pagare un premio rispetto al costo di acquisto.
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Fonte: Bloomberg.com
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Xbox sta lavorando per digitalizzare i giochi fisici mentre Sony abbandona i dischi


Gaming
Sony ha annunciato che dal 2028 smetterà di produrre giochi su disco fisico. Lo stesso giorno, secondo The Verge, Microsoft sta testando una funzione che permette di convertire un disco fisico in una copia digitale: si inserisce il disco nella console, si gioca, e si ottiene una licenza digitale legata a quel disco specifico. La licenza è trasferibile tra account, quindi si può prestare o rivendere il disco, ma non si può duplicarlo per far giocare più persone contemporaneamente. Funziona solo con i dischi delle due generazioni di console Xbox più recenti (One e Series X) e non con tutti, perché dipende da come e quando il disco è stato prodotto. Secondo Windows Central, anche la prossima console Xbox non avrà il lettore disco integrato, anche se Microsoft non ha ancora confermato nulla ufficialmente.
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Fonte: Polygon.com
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Meta lancia Pocket, l'app per creare mini-giochi con l'AI


Gaming
Meta ha pubblicato senza annunci ufficiali un'app sperimentale, disponibile dal 29 giugno su App Store e Google Play, che permette a chiunque di creare mini-giochi interattivi a partire da una descrizione testuale. Si chiama Pocket. Il meccanismo viene dalla piattaforma Gizmo, acquisita da Meta: prima del lancio Gizmo aveva già 635.000 installazioni e un gradimento del 98%. L'interfaccia è un feed scrollabile con i giochi creati dagli utenti. Il progetto si unisce all'obiettivo di Meta di rendere mainstream la creazione di contenuti con l'AI.
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Fonte: TechCrunch
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Letture interessanti


In lingua inglese.

L'ascesa dei robot economici


itcanthink.substack.com (eng)

Per la prima volta, una cellula costruita da zero cresce e si divide


quantamagazine.org (eng)

Il ban di Fable di Anthropic è finito. La battaglia su come domare l'AI è appena cominciata.


wsj.com (eng)

Google Reader stava costruendo il futuro sbagliato


buttondown.com (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Anthropic sta trattando con Samsung per un chip personalizzato


techcrunch.com (eng)

Microsoft lancia una società per aiutare le aziende ad adottare l'AI con 2,5 miliardi di dollari


reuters.com (eng)

Intesa Sanpaolo migra i sistemi IT core sul cloud di Google


reuters.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/idtMsa_1yNk?…

Anthropic lancia Claude Science


Ecco il video di presentazione di Claude Science, la una nuova app desktop di Anthropic pensata per ricercatori del settore biotech, farmaceutica e simili: esegue analisi, interroga oltre 60 database scientifici e garantisce la riproducibilità completa di ogni esperimento con codice e ambiente inclusi. È disponibile su macOS e Linux per gli abbonati Pro, Max, Team ed Enterprise.

Vedi video su youtube.com (eng - 1:26)

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Xbox sta lavorando per digitalizzare i giochi fisici mentre Sony abbandona i dischi


Microsoft converte i dischi fisici in licenze digitali
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In breve:


Sony ha annunciato che dal 2028 smetterà di produrre giochi su disco fisico. Lo stesso giorno, secondo The Verge, Microsoft ha iniziato a testare una funzione che permette di convertire un disco fisico in una copia digitale: si inserisce il disco nella console, si gioca, e si ottiene una licenza digitale legata a quel disco specifico. La licenza è trasferibile tra account, quindi si può prestare o rivendere il disco, ma non si può duplicarlo per far giocare più persone contemporaneamente. Funziona solo con i dischi delle due generazioni di console Xbox più recenti (One e Series X) e non con tutti, perché dipende da come e quando il disco è stato prodotto. Secondo Windows Central, anche la prossima console Xbox non avrà il lettore disco integrato, anche se Microsoft non ha ancora confermato nulla ufficialmente.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Xbox working on a way to digitize your physical game collection as Sony abandons discs
Xbox is reportedly working on a way to make digital copies of your physical games. It's unknown whether or not Project Helix will have a disc drive.
Polygon.com


Alternativa in italiano:

Xbox sta testando una conversione di giochi da fisici a digitali
Xbox testa Disc2Digital: i giochi fisici Xbox One e Series X diventano digitali inserendo il disco. Funzione cruciale in vista di Project Helix senza lettore ottico.
Gamesource.it

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Anthropic lancia Claude Science


Focus su malattie trascurate dall'industria farmaceutica.
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In breve:


Anthropic entra nel settore farmaceutico su due fronti. Il primo è un prodotto AI pensato per le aziende del settore life sciences (farmaceutiche, biotech, dispositivi medici, ecc.), che integra le capacità di Claude per supportare ricerca scientifica, analisi di dati biologici e sviluppo di nuovi trattamenti. Il secondo è un programma interno di ricerca per scoprire nuovi farmaci contro malattie cosiddette "neglette", quelle che le grandi case farmaceutiche ignorano perché non abbastanza redditizie. L'azienda dice di voler fare esperienza diretta nel processo di sviluppo dei farmaci per costruire strumenti migliori per i propri clienti. Cosa succederà se il programma troverà candidati farmaci promettenti non è stato chiarito.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic launches AI drug discovery program, Claude Science
Anthropic will start an internal drug discovery program, part of a new push to sell artificial intelligence tools to drugmakers.
CNBCAngelica Peebles,Ashley Capoot


Alternativa in italiano:

Claude Science è l’app specifica per i ricercatori con oltre 60 skill scientifiche. Su Mac e Linux
Anthropic lancia Claude Science, un ambiente per ricercatori che combina skill scientifiche, artefatti verificabili e uso di calcolo locale, ma anche remoto
DDay.it

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OpenAI propone al governo USA una quota del 5% della società


Che corrisponderebbe a circa 42 miliardi di dollari.
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In breve:


OpenAI ha proposto all'amministrazione Trump di cedere al governo americano il 5% della società. La proposta, riportata dal Financial Times, è nelle fasi iniziali delle trattative. A una valutazione di 852 miliardi di dollari raggiunta a marzo, quella quota varrebbe circa 42,6 miliardi. La struttura prevede che il governo riceva una partecipazione analoga anche da Anthropic, Google e Meta, creando così un fondo sovrano — un'idea apparentemente di Sam Altman. L'obiettivo dichiarato è ridurre le tensioni con Washington. Non è ancora chiaro se le altre aziende accetteranno.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI proposes U.S. government own 5% stake to address political blowback
Trump said in June that the U.S. taking an ownership stake in AI giants would be "a beautiful thing" and make American public "partners in this revolution."
CNBCAnniek Bao


Alternativa in italiano:

OpenAI offre una quota del 5% al governo statunitense?
Sam Altman avrebbe suggerito al governo statunitense di acquisire il 5% di OpenAI e altre aziende per distribuire ai cittadini i profitti dell'AI.
Punto Informatico

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Meta vuole vendere potenza di calcolo AI alle aziende esterne


Il progetto si chiama Meta Compute.
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In breve:


Meta sta costruendo un business cloud per vendere capacità di calcolo AI a clienti esterni, sfidando direttamente AWS, Microsoft Azure e Google Cloud. Il progetto si chiama Meta Compute e prevede due opzioni: vendere accesso ai propri modelli AI ospitati sull'infrastruttura interna, in modo simile a quanto fa AWS con Bedrock, oppure vendere capacità di calcolo grezza a terzi, sul modello di CoreWeave. I piani sono ancora in sviluppo e potrebbero cambiare. La mossa serve a recuperare parte degli investimenti massicci in data center e chip, che ammontano a centinaia di miliardi di dollari. Zuckerberg ha già detto pubblicamente che la vendita di compute e servizi API è «sul tavolo», e che ogni settimana arrivano richieste da aziende esterne disposte a pagare un premio rispetto al costo di acquisto.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta Is Planning a Cloud Business to Sell AI Computing Power - Bloomberg
Meta Platforms Inc. is developing plans for a cloud infrastructure business that will sell access to AI computing power and models, setting up a new vector of competition with industry leaders like Amazon Web Services, Microsoft Azure and Google Cloud.
Bloomberg.com


Alternativa in italiano:

Meta prepara un servizio cloud per vendere potenza di calcolo (in eccesso?) e modelli IA
Il progetto rientra in Meta Compute e comprende l'accesso ai modelli Muse Spark e alla capacità di calcolo grezza. SpaceX ha già seguito la stessa strada con Anthropic. Evidentemente c’è potenza non sfruttata
DDay.it

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Meta lancia Pocket, l'app per creare mini-giochi con l'AI


Nata dall'acquisizione della startup Gizmo.
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In breve:


Meta ha pubblicato senza annunci ufficiali un'app sperimentale, disponibile dal 29 giugno su App Store e Google Play, che permette a chiunque di creare mini-giochi interattivi a partire da una descrizione testuale. Si chiama Pocket. Il meccanismo viene dalla piattaforma Gizmo, acquisita da Meta: prima del lancio Gizmo aveva già 635.000 installazioni e un gradimento del 98%. L'interfaccia è un feed scrollabile con i giochi creati dagli utenti. Il progetto si unisce all'obiettivo di Meta di rendere mainstream la creazione di contenuti con l'AI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta quietly launches vibe-coded gaming app Pocket | TechCrunch
Meta has quietly launched Pocket, an experimental AI app that lets users generate and share interactive mini games using text prompts.
TechCrunchSarah Perez


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Andy Beshear, il governatore del Kentucky che punta alla Casa Bianca nel 2028


Rieletto in uno Stato dove Trump ha vinto di 30 punti, si presenta come un democratico moderato e religioso del Sud e corteggia gli elettori neri in vista del 2028.

Andy Beshear, governatore democratico del Kentucky, è il volto più richiesto della campagna per le elezioni di metà mandato del 2026 e si sta preparando a una corsa alla Casa Bianca nel 2028. La sua forza è un primato che pochi democratici possono vantare: è stato eletto due volte governatore in uno Stato profondamente repubblicano, dove il presidente Donald Trump ha vinto con 30 punti di scarto nel 2024.

Questo mese Beshear ha tenuto comizi per i candidati democratici in Colorado, Nevada, Minnesota e Iowa, dopo essere passato per il South Carolina e il New Hampshire. A Des Moines, sostenendo Rob Sand alla corsa per governatore dell'Iowa, ha detto di essere "la prova vivente che i democratici possono vincere ovunque". Il partito, che per riconquistare il Congresso e poi la presidenza ha bisogno di tornare competitivo in più Stati, vede in lui una speranza.

Beshear si presenta come un democratico moderato, favorevole alle imprese e ai sindacati, capace di parlare ai fedeli e di allargare il consenso oltre la base progressista del partito. È diacono di una chiesa cristiana di Louisville e nei suoi discorsi cita spesso la Bibbia. Nei comizi rivendica la crescita dell'occupazione, gli investimenti e l'allargamento dell'accesso alle cure ottenuti durante il suo mandato in Kentucky, uno degli Stati più poveri del paese.

La sua strategia è opposta a quella dei socialisti democratici, l'ala più a sinistra che ha vinto diverse primarie recenti, a partire da New York. Beshear punta invece sulla moderazione e in queste settimane sta corteggiando soprattutto gli elettori neri, una componente decisiva delle primarie del partito. Ad aprile è andato alla conferenza dell'organizzazione per i diritti civili del reverendo Al Sharpton, a New York, e a maggio al "World Famous Fish Fry" del deputato James Clyburn in South Carolina, due appuntamenti molto seguiti dall'elettorato afroamericano.

"Non credo che alla fine la gente vorrà una versione democratica di Trump", ha detto Beshear in un'intervista al New York Times, con un riferimento al governatore della California Gavin Newsom, dato a lungo come favorito nel campo democratico.

In un campo già affollato di possibili candidati, Beshear partirebbe in svantaggio. Non ha la notorietà dell'ex vicepresidente Kamala Harris, né i mezzi economici del governatore dell'Illinois JB Pritzker, né l'attenzione che circonda il senatore della Georgia Jon Ossoff. Il deputato Ro Khanna, della California, sta tenendo un ritmo di viaggi altrettanto fitto. Beshear ha modi disciplinati e una parlata lenta del Kentucky, ed è considerato poco brillante, ma negli ultimi due anni ha mostrato più energia sul palco.

In Kentucky resta popolare nonostante posizioni che in uno Stato conservatore pesano, come il sostegno al diritto all'aborto e il veto, posto nel 2023, a una legge che imponeva forti restrizioni ai minori transgender. Un sondaggio statale di febbraio mostrava che il 52 per cento degli elettori approvava il suo operato da governatore, compreso il 30 per cento dei repubblicani. Il veto fu poi superato dal parlamento statale a maggioranza repubblicana.

La carriera di Beshear, 48 anni, ricalca quella del padre Steve Beshear, 81 anni, governatore del Kentucky per due mandati dal 2007 al 2015. Entrambi hanno lavorato negli stessi studi legali ed entrambi sono stati procuratore generale dello Stato. Alla prima elezione da governatore, nel 2019, il cognome lo aiutò, ma vinse comunque per meno di mezzo punto contro un repubblicano uscente impopolare. Quattro anni dopo si è imposto con un margine più largo.

Il primo mandato di Beshear è stato segnato da una serie di emergenze: un tornado nel Kentucky occidentale che uccise 80 persone, un'alluvione che ne uccise 45 e la pandemia di Covid, che nello Stato ha provocato più di 18.000 morti. Nei primi mesi della pandemia aggiornava ogni giorno i cittadini in video, commuovendosi e richiamando spesso la fede. Molti, nello Stato, lo hanno giudicato un leader solido nella crisi.

Beshear ha attaccato altri esponenti dell'amministrazione e possibili rivali. Ha criticato il segretario alla Difesa Pete Hegseth per aver chiesto agli americani di pregare per una vittoria militare in Medio Oriente "nel nome di Gesù Cristo", definendo "manipolazione" l'uso del nome di Cristo in guerra. A marzo ha definito il vicepresidente JD Vance, anche lui probabile candidato nel 2028, "il politico più arrogante che abbia mai visto", e ha bollato come "turismo della povertà" il suo libro di memorie "Elegia americana", ambientato tra il Kentucky e l'Ohio.

Beshear pubblicherà a settembre un libro sulla sua fede e sul suo mandato, "Go and Do Likewise", che servirà da biglietto da visita per la campagna. Deciderà entro la fine dell'anno se candidarsi. Dopo la rielezione del 2023 aveva detto alla moglie che non avrebbero più dovuto candidarsi a nulla, ma la sconfitta di Harris nel novembre 2024, che ha lasciato il campo democratico del tutto aperto per il 2028, lo ha fatto cambiare idea.


I candidati socialisti hanno vinto allargando la base oltre i quartieri bianchi e benestanti


I candidati socialisti-democratici hanno vinto le primarie democratiche per la Camera a New York allargando il consenso ben oltre i quartieri bianchi, benestanti e in via di gentrificazione dove il movimento è nato. Una coalizione di elettori giovani e con istruzione universitaria, ma anche neri e latini, ha permesso loro di conquistare le nomination battendo l'establishment del partito, e ha dato all'ala più a sinistra dei democratici un peso nuovo.

I Socialisti Democratici d'America, l'organizzazione della sinistra radicale che ha portato alla vittoria il sindaco di New York Zohran Mamdani, hanno il loro zoccolo duro nei quartieri più bianchi e istruiti, quelli colpiti dalla gentrificazione e dall'arrivo di nuovi residenti. La composizione etnica ed economica di questa base è da tempo motivo di tensione interna alla sinistra. Le vittorie di Darializa Avila Chevalier e Claire Valdez non sarebbero però state possibili senza il sostegno di molti elettori neri e latini, che le hanno preferite ai candidati dell'establishment.

Nei distretti segnati dalla gentrificazione e dall'allontanamento dei residenti meno abbienti, le due candidate hanno ottenuto i risultati migliori nei seggi più giovani e istruiti, secondo un'analisi del Washington Post sui dati dei singoli seggi. Ma sono arrivate alla vittoria per strade diverse. Avila Chevalier, dottoranda e attivista, ha vinto la maggioranza dei voti sia nei seggi a prevalenza bianca sia in quelli a prevalenza nera, compresa buona parte di Harlem, cuore storico della vita afroamericana. Il suo avversario Adriano Espaillat ha vinto di soli quattro punti nei seggi a maggioranza ispanica.

Valdez, deputata all'assemblea statale, ha ottenuto il risultato migliore nei seggi a prevalenza ispanica, dove ha vinto di oltre 30 punti, e ha prevalso di più di dieci punti anche nelle zone a maggioranza bianca. Il suo avversario Antonio Reynoso ha vinto nettamente solo nei seggi a maggioranza nera. Entrambe le candidate sono organizzatrici sindacali latine, arrivate a New York da giovani, e hanno sfidato politici molto più anziani, espressione della vecchia guardia nera e latina del partito. Brad Lander, che ha battuto il deputato uscente Dan Goldman, ha invece vinto in quasi tutti i gruppi: non era sostenuto ufficialmente dai socialisti, ma ha ricevuto l'appoggio di molti loro militanti.

La capacità di allargare la base alimenta la speranza dei socialisti di vincere anche fuori dalle roccaforti costiere dove finora hanno avuto successo. Candidati sostenuti dall'organizzazione sono in corsa nelle primarie per sindaco a Washington e a Los Angeles, dove uno di loro è arrivato al ballottaggio contro il sindaco in carica. New York ospita circa un membro su sette di tutta l'organizzazione nel paese, e la struttura locale è diventata abilissima nel presentare liste coordinate di candidati, mobilitare centinaia di volontari e portare gli elettori alle urne. "Queste cose crescono in modo esponenziale", ha detto al Washington Post la co-presidente del movimento Megan Romer.

Le prossime primarie a Denver, Detroit e nel sud della Florida, dove altri candidati socialisti sfidano deputati democratici di lungo corso, metteranno alla prova la forza del movimento in luoghi dove ha meno radici, una composizione sociale diversa e nessun Mamdani a fare da traino. L'organizzazione nazionale ha appoggiato Melat Kiros, avvocata di 29 anni che sfida in Colorado la deputata Diana DeGette, in carica da quando Kiros è nata, mentre la sezione di Detroit sostiene Donavan McKinney contro il deputato Shri Thanedar.

Diversi esponenti democratici dubitano che il modello newyorkese possa funzionare altrove. "Questo riflette uno spostamento di ciò che pensano gli elettori in alcuni di questi distretti, ma molto dipende dalla loro frustrazione e dalla loro ansia", ha detto al Washington Post Pete Aguilar, terzo democratico più importante al Congresso. New York, hanno osservato alcuni strateghi, resta così diversa dal resto del paese che i suoi risultati potrebbero non avere valore nazionale.

Un video in cui i sostenitori in gran parte bianchi di Valdez fischiavano le immagini di Hakeem Jeffries, leader dei democratici alla Camera, e scandivano "Sei il prossimo", ha provocato le critiche di alcuni storici leader politici neri, secondo cui l'episodio mostra come i socialisti guardano alle loro comunità. Jeffries diventerebbe il primo presidente nero della Camera della storia se i democratici riconquistassero la maggioranza a novembre. "Se vogliamo essere l'alternativa ai repubblicani dobbiamo essere forti, non possiamo combattere una guerra su due fronti, una contro i repubblicani e l'altra col fuoco amico alle spalle", ha detto Jaime Harrison, ex presidente del Comitato nazionale democratico.

Finora gli unici due membri dei Socialisti Democratici d'America al Congresso sono Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib. A loro si aggiungeranno quasi certamente Avila Chevalier, Valdez e Chris Rabb, candidato per un seggio aperto a Philadelphia, tutti in distretti saldamente democratici che a novembre dovrebbero confermarli. Le vittorie di New York consolidano il movimento come punto di riferimento della sinistra americana, ma lasciano aperta la domanda se quella forza sia esportabile in città e stati dove i socialisti partono da molto più lontano.


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Gli Stati Uniti preparano la prima nuova testata nucleare in quasi quarant'anni


La W93 sarà destinata ai sottomarini strategici e verrà ospitata sui futuri missili Trident. Il progetto rientra nel più ampio rinnovo dell'arsenale nucleare americano dalla fine della Guerra Fredda.

Gli Stati Uniti hanno avviato lo sviluppo della prima nuova testata nucleare americana in quasi quarant'anni. Secondo quanto riporta Interesting Engineering, la Marina degli Stati Uniti e la National Nuclear Security Administration, l'agenzia federale che sovrintende all'arsenale atomico, stanno lavorando allo sviluppo della nuova testata W93/Mk7, pensata per sostituire componenti ormai obsoleti e per essere compatibile con i futuri missili balistici lanciati dai sottomarini.

Il progetto rientra nella modernizzazione della componente navale della triade nucleare, cioè l'insieme dei tre sistemi con cui una potenza atomica è in grado di lanciare le proprie armi nucleari: missili terrestri, bombardieri strategici e sottomarini. La nuova testata arriva mentre la Marina americana prepara il passaggio dai sottomarini classe Ohio, oggi in servizio, ai nuovi classe Columbia, destinati a diventare il pilastro della deterrenza nucleare statunitense nei prossimi decenni.

Il nuovo Trident


Accanto alla W93, gli Stati Uniti stanno sviluppando anche un nuovo missile balistico: il Trident II D5 Life Extension 2, abbreviato in D5LE2. L'attuale Trident II D5, operativo dal 1990, è considerato uno dei missili lanciabili da sottomarino più affidabili al mondo. Un precedente programma ne ha già prolungato la vita operativa fino agli anni Quaranta del Duemila, ma l'invecchiamento dei componenti e le nuove esigenze strategiche rendono necessario un salto ulteriore.

Il D5LE2 nasce come soluzione ibrida: conserverà sistemi di propulsione già collaudati, ma introdurrà avionica, sistemi di guida e struttura aggiornate. Nel 2025 il programma è entrato nella fase di sviluppo ingegneristico e produttivo. I primi missili di nuova generazione dovrebbero entrare in servizio nell'anno fiscale 2039. Il piano è collegato anche ai futuri sottomarini britannici della classe Dreadnought, nell'ambito della cooperazione strategica tra Stati Uniti e Regno Unito. La Marina americana ha reso pubblica la tabella di marcia il 25 giugno, attraverso il programma responsabile della pianificazione degli acquisti strategici.

Il rinnovo della triade nucleare


Il rafforzamento della flotta sottomarina è la parte più avanzata di una modernizzazione che riguarda l'intera triade nucleare americana. Tra le tre componenti, quella navale è considerata la più difficile da neutralizzare: i sottomarini strategici possono restare nascosti per lunghi periodi e garantire una capacità di risposta anche in caso di attacco nucleare contro il territorio nazionale.

In vista dell'arrivo dei Columbia, la Marina sta investendo anche nelle proprie infrastrutture. Un poligono di prova a terra per i sistemi d'arma strategici è diventato pienamente operativo nel novembre 2025, mentre gli impianti in Florida, Georgia e nello Stato di Washington stanno ampliando la produzione a sostegno del D5LE2. Oltre ai missili balistici, lo stesso programma segue anche lo sviluppo di nuovi sistemi avanzati, tra cui l'arma ipersonica Conventional Prompt Strike e il missile cruise a lancio navale SLCM-N.

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A giugno gli Stati Uniti hanno creato solo 57.000 posti di lavoro, la metà del previsto


La disoccupazione scende al 4,2%, ma perché 720.000 persone sono uscite dalla forza lavoro. I salari crescono meno dell'inflazione e la Fed valuta se alzare i tassi alla riunione di fine luglio.

L'economia americana ha creato 57.000 posti di lavoro a giugno, circa la metà dei 110-113.000 previsti dagli economisti. Il dato, diffuso giovedì dal Bureau of Labor Statistics, l'ufficio federale di statistica sul lavoro, segna un rallentamento netto rispetto ai mesi precedenti. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,3 al 4,2%, ma per una ragione poco incoraggiante: centinaia di migliaia di persone hanno smesso di cercare un impiego.

Le stime dei due mesi precedenti sono state riviste al ribasso: aprile passa da 179.000 a 148.000 posti e maggio da 172.000 a 129.000, per un totale di 74.000 posti in meno rispetto a quanto comunicato in precedenza. La media degli ultimi tre mesi resta comunque sopra i 110.000 posti al mese e nella prima metà del 2026 l'economia ha aggiunto in media 92.000 posti al mese, molto più dei circa 10.000 mensili del 2025. In tutto l'anno scorso erano stati creati 181.000 posti, contro 1,5 milioni nel 2024.

Il calo più vistoso riguarda turismo e ristorazione: il settore ha perso 61.000 posti nonostante il Mondiale di calcio in corso negli Stati Uniti, per via di assunzioni stagionali più deboli del solito. La sanità e l'assistenza sociale hanno aggiunto 46.600 posti, i servizi professionali e alle imprese 36.000, le costruzioni 11.000 e la manifattura 3.000. Hanno perso posti anche l'informazione (-9.000) e il commercio al dettaglio (-7.500). Il settore privato nel suo complesso ha aggiunto appena 49.000 posti, mentre il pubblico ne ha aggiunti 8.000.

La disoccupazione è scesa perché la forza lavoro si è ridotta di 720.000 persone in un mese. Il tasso di partecipazione, cioè la quota di americani che lavorano o cercano un lavoro, è calato al 61,5%, il livello più basso degli ultimi cinque anni. Il calo ha riguardato soprattutto le persone tra i 25 e i 54 anni: in questa fascia la quota di attivi è passata dall'83,9 all'83,3%, il calo mensile più forte dal 2009 se si esclude la pandemia. Il dato viene dall'indagine sulle famiglie, più volatile di quella sulle imprese da cui arrivano i numeri sui posti di lavoro, e potrebbe rientrare nei prossimi mesi. Preoccupa anche il numero dei disoccupati di lungo periodo, fermi da almeno 27 settimane: sono 1,9 milioni, 286.000 in più rispetto a un anno fa.

I salari orari sono cresciuti dello 0,3% nel mese e del 3,5% su base annua, meno dell'inflazione, che a maggio era al 4,2%: è il secondo mese consecutivo in cui i prezzi corrono più delle buste paga, uno dei motivi principali per cui la fiducia dei consumatori resta bassa. L'inflazione è spinta dai costi dell'energia legati alla guerra con l'Iran, anche se i prezzi della benzina sono scesi nelle ultime settimane con la tregua, e dagli investimenti nei data center per l'intelligenza artificiale.

Il rapporto è l'ultimo sul lavoro prima della riunione della Federal Reserve, la banca centrale americana, in programma il 28 e 29 luglio, la seconda guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh. Con l'inflazione sopra il 4% da mesi, metà dei membri del comitato di politica monetaria prevede almeno un rialzo dei tassi entro la fine dell'anno, oggi fermi tra il 3,5 e il 3,75%. Un mercato del lavoro più debole riduce però la pressione a stringere: dopo la pubblicazione dei dati i mercati hanno alzato all'82% la probabilità che la Fed lasci i tassi invariati a luglio, dal 68% precedente.

Per la Casa Bianca il rapporto conferma la solidità del mercato del lavoro: il portavoce Kush Desai ha scritto sui social che i numeri riflettono l'agenda economica del presidente, citando in particolare la crescita della manifattura, il settore su cui l'amministrazione ha puntato con i dazi. Dopo le perdite del 2024 e del 2025, la manifattura ha aggiunto 18.000 posti da inizio anno, una crescita lenta ma in controtendenza.


La tregua con l'Iran fa scendere la benzina: Trump rivendica la scommessa vinta


Negli Stati Uniti il prezzo della benzina è sceso bruscamente dopo la tregua raggiunta tra Washington e Teheran, smentendo per ora gli esperti che avevano previsto un'estate di rincari. Il prezzo medio alla pompa di benzina negli Stati Uniti è calato di 70 centesimi al gallone in un mese, dopo aver toccato un picco di 4,56 dollari. A poco più di una settimana dalla firma del memorandum d'intesa tra i due Paesi, il petrolio costa solo poco più di quanto valeva prima dei bombardamenti americani e israeliani contro l'Iran, alla fine di febbraio.

Non era questo lo scenario atteso. Molti analisti avevano previsto il greggio a 150 dollari al barile, la benzina a 5 dollari al gallone e persino il rischio di una recessione in estate. Per ora, però, queste previsioni si sono rivelate sbagliate. A pesare sono stati diversi fattori: una domanda cinese più debole del previsto, il passaggio di alcune petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco, il ricorso alle riserve strategiche e la scelta dei mercati di non incorporare fino in fondo il rischio di un'escalation prolungata.

Energia · Elezioni di midterm
Il prezzo della benzina doveva schizzare verso l'alto. Invece è crollato.

Gli analisti ipotizzavano un'estate di rincari, recessione e benzina a 5 dollari dopo gli attacchi all'Iran. Un mese dopo, alla pompa di benzina si paga 70 centesimi in meno al gallone. Per Trump e i repubblicani è un sollievo politico in vista di novembre — ma il mercato resta fragile.

Il prezzo della benzina che gli esperti avevano previsto

$3,86
Al gallone, prezzo medio effettivo USA

3,50 $
4,56 $ · picco reale
5,00 $

Prezzo attualePrevisione degli esperti

Dal picco il prezzo medio è già sceso di 70 centesimi al gallone in un mese

Esplora l'analisi
IPrevisto
vs reale IIL'andamento
del prezzo IIIPerché
non è salito IVLa bomba
a orologeria

Le previsioni, alla prova dei fatti
Tre allarmi degli analisti, smentiti uno dopo l'altro
A giugno molti esperti vedevano possibile un'impennata dei prezzi dell'energia. La realtà di fine mese racconta l'opposto: confronto tra lo scenario annunciato e i numeri effettivi.

Greggio WTIDollari al barile

Previsto

150 $

Reale

67 $

Il prezzo del barile non ha mai superato i 110 $, nonostante quello che molti consideravano il più grave shock energetico recente. Oggi è sui 67 $.

Benzina alla pompa di benzinaDollari al gallone, prezzo medio USA

Previsto

5,00 $

Reale

3,86 $

Dopo il picco di 4,56 $, oggi si paga circa 70 centesimi in meno rispetto a un mese fa.

Rischio recessioneLo scenario estivo evocato dagli analisti

Previsto

Probabile

Reale

Non si è vista

La frenata dell'economia legata al caro-energia, per ora, non si è materializzata.

Dal picco al ribasso
La benzina è già tornata quasi ai livelli pre-conflitto
Il prezzo medio alla pompa di benzina: dal massimo di 4,56 dollari al gallone fino al calo di fine giugno, a poco più di una settimana dal memorandum d'intesa tra Washington e Teheran.

4,60 4,30 4,00 3,70

$4,56
Il picco
massimo toccato

−0,70
Il calo
in un solo mese

$67
Il greggio
WTI oggi, al barile

Le quattro ragioni del ribasso
Perché lo shock energetico non ha fatto salire i prezzi
Un intreccio di fattori ha tenuto il prezzo del greggio sotto controllo: domanda cinese in frenata, resilienza delle scorte, navi che hanno continuato a passare tramite lo Stretto e la pressione comunicativa della Casa Bianca.

Domanda cinese più debole −3 mln barili/giorno
Pechino ha tagliato le importazioni di greggio: tra le ipotesi, il rallentamento dell'economia e la diffusione dei veicoli elettrici.

Le navi sono passate comunque >40 mln barili
Alcune petroliere hanno continuato ad attraversare lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco; dopo l'allentamento delle sanzioni l'Iran ha esportato oltre 40 milioni di barili.

Le riserve strategiche
Il ricorso alle scorte ha fatto da cuscinetto e ha contenuto i prezzi nei mesi più tesi del conflitto.

La pressione della Casa Bianca sotto i 110 $
Trump ha usato più volte i social per rassicurare i mercati, promettendo vittoria e cessate il fuoco: una pressione che ha aiutato a tenere il greggio sotto i 110 dollari.

Un sollievo che può durare poco
Il mercato resta fragile, e il tempo stringe
Le scorte sono quasi esaurite, la tregua con Teheran è instabile e gli orientamenti elettorali tendono a cristallizzarsi entro agosto: quattro numeri raccontano la vulnerabilità.

57 → 12
Navi in uscita dallo Stretto di Hormuz
Crollo dal 24 al 28 giugno: la tregua resta fragile

2 navi
Attaccate da Teheran negli ultimi giorni
Gli Stati Uniti hanno risposto con contrattacchi

~0
Il cuscinetto di scorte rimasto
Alcuni impianti sono arrivati al fondo dei serbatoi

Agosto
Quando il voto si cristallizza
Un calo dei prezzi a settembre-ottobre peserebbe meno sul voto

L'impatto della guerra sui prezzi è stato minore di quanto molti pensassero, ma la situazione resta una bomba a orologeria. Greg Priddy · ex funzionario Energy Information Administration

Fonte
Elaborazione su dati Kpler ed Energy Information Administration (EIA); dichiarazioni di Frank Luntz e Greg Priddy. Prezzi in dollari USA. Grafica di FocusAmerica.

Una vittoria politica per la Casa Bianca


Il calo dei prezzi rappresenta una vittoria importante per Donald Trump e per il Partito Repubblicano. Almeno per ora, attenua una delle linee d'attacco più immediate per i democratici in vista delle elezioni di midterm: il costo della vita. Molti analisti politici temevano uno scenario ben più difficile per la Casa Bianca, con la guerra in Iran capace di far risalire benzina e inflazione a livelli politicamente ingestibili. Finora, però, quel rischio non si è materializzato.

Se i prezzi resteranno bassi, le elezioni di novembre potrebbero rivelarsi meno penalizzanti del previsto per Trump e per i repubblicani, osserva Frank Luntz, storico sondaggista conservatore. Ma il tempo per convincere gli elettori è poco. Secondo Luntz, gli orientamenti politici tendono a cristallizzarsi entro agosto, quindi eventuali cali a settembre o ottobre avrebbero un impatto più limitato. "Metà degli americani vive di stipendio in stipendio, quindi un calo momentaneo non avrà un impatto importante sull'elettorato: deve essere qualcosa di duraturo", ha spiegato.

Trump, intanto, si gode il momento. "I PREZZI DELLA BENZINA SCENDONO IN FRETTA", ha scritto lunedì su Truth Social. In un altro messaggio ha sostenuto che il prezzo del greggio West Texas Intermediate era sceso a 69 dollari al barile, cioè sotto i livelli precedenti al conflitto con l'Iran – anche se in realtà il WTI valeva 67 dollari il 27 febbraio, il giorno prima dell'attacco americano e israeliano. La Casa Bianca, comunque, insiste sulla linea del successo. "Fidatevi di Trump, non dei cosiddetti esperti e dei media tradizionali", ha dichiarato la portavoce Taylor Rogers. "I prezzi del petrolio e della benzina stanno crollando, riducendo i costi per le famiglie americane."

Un mercato ancora fragile


Dietro il ribasso ci sono anche dinamiche più complesse. Secondo la società di ricerca Kpler, la Cina ha ridotto le importazioni di petrolio di almeno 3 milioni di barili al giorno. Le ragioni non sono del tutto chiare, ma tra le ipotesi ci sono il rallentamento dell'economia e la diffusione dei veicoli elettrici. Allo stesso tempo, durante gran parte del conflitto il prezzo dei contratti a termine e quello del greggio effettivamente disponibile si sono mossi in direzioni diverse: i barili scarseggiavano in alcune aree, ma i mercati continuavano a scommettere sulle promesse di Trump di chiudere rapidamente la guerra e riportare giù i prezzi.

Anche la comunicazione del presidente ha avuto un ruolo. Trump ha usato più volte Truth Social per rassicurare i mercati, promettendo vittoria e cessate il fuoco. Questa pressione politica e mediatica sembra aver contribuito a contenere il greggio sotto la soglia dei 110 dollari al barile, nonostante quello che molti esperti considerano il più grave shock energetico della memoria recente.

Il sollievo, però, potrebbe essere temporaneo. Già prima dell'annuncio della tregua, i prezzi erano scesi grazie al ricorso alle riserve strategiche e al passaggio di alcune petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Decine di navi sono ulteriormente passate nelle ultime 2 settimane, allentando la pressione sui mercati. Dopo la rimozione di alcune sanzioni, l'Iran ha esportato più di 40 milioni di barili. Ma la tregua resta estremamente fragile: Teheran ha attaccato almeno due navi negli ultimi giorni e gli Stati Uniti hanno risposto con contrattacchi. Secondo Kpler, le navi in uscita dallo stretto sono scese da 57 il 24 giugno a solo 12 il 28 giugno.

Anche la Cina potrebbe tornare ad aumentare gli acquisti, mentre il cuscinetto delle scorte che ha tenuto bassi i prezzi negli ultimi mesi è quasi esaurito. Alcuni impianti sono arrivati al fondo dei serbatoi, rendendo il mercato molto più vulnerabile a nuovi shock. Greg Priddy, esperto di crisi energetiche ed ex funzionario dell'agenzia federale Energy Information Administration durante l'Amministrazione di George W. Bush, ha avvertito che molte variabili possono ancora far salire il petrolio e poche sono davvero sotto il controllo di Trump. L'impatto della guerra sui prezzi globali "è stato minore di quanto molti di noi pensassero, ma la situazione resta una bomba a orologeria", ha detto.


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Nancy Pelosi va a Berkeley: dopo il Congresso fonderà un Istituto sulla Democrazia


L'ex speaker della Camera, in uscita dal Congresso a fine mandato, lancerà nel gennaio 2027 un centro apartitico per la formazione di nuovi leader politici sostenuto da oltre 35 milioni di dollari in donazioni.

Nancy Pelosi fonderà un istituto dedicato alla democrazia rappresentativa all'Università della California, Berkeley, dove approderà dopo l'uscita dal Congresso al termine dell'attuale mandato. Lo ha annunciato il suo ufficio. La deputata democratica della California, che a novembre aveva già comunicato la decisione di non ricandidarsi, ha così indicato per la prima volta cosa farà dopo quasi quarant'anni trascorsi a Capitol Hill. Il Nancy Pelosi Institute for Representative Democracy aprirà nel gennaio 2027 e sarà sostenuto da oltre 35 milioni di dollari in donazioni, destinati a costituire un fondo permanente.

Corsi, ricerca e formazione dei leader


Pelosi, 86 anni, terrà un corso sul Congresso insieme a Eric Schickler, professore di scienze politiche a Berkeley. Secondo il comunicato dell'ateneo, l'istituto sarà apartitico e avrà l'obiettivo di rafforzare la democrazia americana attraverso progetti di ricerca, corsi universitari, un programma per visiting fellow aperto a leader statunitensi e stranieri, attività estive e un forum annuale di confronto internazionale. La Bancroft Library dedicherà inoltre a Pelosi una mostra pubblica sulla sua vita e sui suoi anni alla Camera, mentre lo stesso istituto allestirà un'esposizione sulla sua carriera politica.

L'eredità della prima donna Speaker della Camera


Pelosi è stata Speaker della Camera per due volte, la prima dal 2007 al 2011 e la seconda dal 2019 al 2023. È stata la prima donna eletta a quella carica, nonchè la prima donna a guidare un grande partito in una delle due camere del Congresso. Da Speaker, ha imposto una disciplina ferrea alla maggioranza democratica, alternando capacità di persuasione e pressione politica, e ha avuto un ruolo decisivo nell'approvazione di leggi di grande portata, dall'Affordable Care Act del 2010 all'Inflation Reduction Act del 2022.

In una dichiarazione, Pelosi si è detta "onorata" di lavorare con studiosi e studenti per offrire alla prossima generazione gli strumenti necessari a rafforzare le istituzioni democratiche. "Il lavoro della democrazia non è mai concluso, e garantirne il futuro è la nostra più grande vocazione", ha aggiunto. Dopo aver guidato l'opposizione democratica a Donald Trump, Pelosi ha lasciato la leadership del partito alla fine del 2022 per favorire il passaggio a una nuova generazione di dirigenti.

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Un'audizione al Congresso sul controllo mentale della CIA finisce sulle teorie del complotto


La deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha convocato un'audizione sull'MKULTRA, il programma segreto della CIA, ma la seduta è scivolata su vaccini, Anthony Fauci e le origini del Covid.

Martedì un'audizione alla Camera dei rappresentanti americana, convocata per fare luce sul MKULTRA, il programma segreto e fallito con cui la CIA, l'agenzia di intelligence statunitense (Central Intelligence Agency), cercò tra il 1953 e il 1973 di mettere a punto tecniche di controllo mentale, è finita per ruotare attorno a vaccini, Covid e Anthony Fauci.

A convocarla è stata Anna Paulina Luna, deputata repubblicana della Florida e fedelissima del presidente Trump, che guida la Task Force per la declassificazione dei segreti federali, l'organo parlamentare che chiede la desecretazione dei documenti riservati del governo. Luna aveva chiamato a testimoniare due autori di libri sull'MKULTRA, che hanno usato l'audizione per chiedere la pubblicazione di altri documenti sul programma.

Luna ha però legato l'MKULTRA alle proprie teorie del complotto. Ha lasciato intendere che il programma possa essere ancora attivo e ha chiesto a uno dei testimoni se USAID, l'agenzia statunitense per gli aiuti umanitari internazionali smantellata dall'amministrazione Trump, "possa essere stata usata all'estero" su "prigionieri di guerra" per portare avanti il programma della CIA, senza fornire alcuna prova.

Come già in un'audizione sull'assassinio di John Kennedy tenuta l'anno scorso, Luna ha promesso nuove rivelazioni. Ha detto di aver "ricevuto segnalazioni" su "nuove scatole dell'MKULTRA" scoperte di recente e ha aggiunto che la CIA le starebbe declassificando. I documenti riguarderebbero un "programma di falsificazione" gestito all'interno dell'MKULTRA. Ha promesso di renderli pubblici al più presto.

Stephen Kinzer, uno dei testimoni e autore di un libro su Sidney Gottlieb, il chimico che diresse il programma, ha chiesto alla commissione di "riempire tutti gli spazi bianchi" nei documenti già disponibili. Ha aggiunto che la task force potrebbe anche valutare se oggi esista una nuova versione dell'MKULTRA, perché i progressi nell'intelligenza artificiale e nelle neuroscienze potrebbero aver messo a disposizione delle agenzie segrete strumenti che Gottlieb "non avrebbe nemmeno potuto immaginare".

Tom O'Neill, l'altro testimone, autore di un libro sul possibile legame tra Charles Manson e gli esperimenti della CIA, ha ricordato che una promessa delle audizioni del 1977 non è mai stata mantenuta: identificare le vittime dell'MKULTRA, risarcirle e garantire loro cure mediche a vita. "Niente di tutto questo è mai accaduto", ha detto alla commissione.

Le prime rivelazioni ufficiali sull'MKULTRA arrivarono da una commissione del Senato nel 1975 e, soprattutto, nel 1977, quando emerse che la CIA aveva somministrato droghe come l'LSD a civili ignari. In un'operazione, in appartamenti protetti dell'agenzia, alcune prostitute drogavano i clienti con LSD mentre gli agenti osservavano dietro specchi unidirezionali. Almeno una persona morì: Frank Olson, uno scienziato della CIA a cui nel 1953 fu somministrato LSD a sua insaputa e che la stessa notte cadde, o fu spinto, dalla finestra di un albergo.

Nel 1977 il senatore democratico Edward Kennedy denunciò l'assurdità di quegli esperimenti. "L'agenzia stessa ha riconosciuto che questi test avevano poco senso scientifico", disse, ricordando che chi effettuava le osservazioni non era qualificato e che i soggetti erano quasi sempre irrintracciabili dopo le prime ore. In alcuni casi erano stati attirati tossicodipendenti a partecipare agli esperimenti con l'LSD in cambio di una ricompensa: altra eroina.

L'audizione di martedì è stata molto meno a fuoco. I democratici hanno chiamato come testimone Elizabeth Ginexi, ex ricercatrice dei National Institutes of Health (NIH), gli istituti nazionali della sanità americana, senza competenze specifiche sull'MKULTRA, che ha avvertito come l'ente venga svuotato e politicizzato. I repubblicani l'hanno però incalzata su Anthony Fauci, il principale immunologo del governo durante la pandemia, e sulle origini del Covid, chiedendole se il NIH o Fauci avessero mentito agli americani e se l'istituto avesse un problema di fiducia. Ginexi ha risposto di no.

Mike Evans, esperto del National Security Archive, un'organizzazione non governativa che raccoglie documenti governativi declassificati, ha detto a Mother Jones che i due testimoni principali avevano cercato di restare sui fatti storici, ma che la task force non sembrava avere intenzioni sincere. "Perché parlavano di Covid e di Anthony Fauci a un'audizione sull'MKULTRA?", si è chiesto. Ha definito l'annuncio sul presunto programma di falsificazione la parte più deludente, perché a suo avviso è "elementare mestiere di intelligence" e non ha nulla a che vedere con il controllo mentale.

Verso la fine Kinzer ha spiegato perché le teorie del complotto siano così diffuse negli Stati Uniti. Dipende, ha detto, dalla "dissociazione tra ciò che diciamo di essere e di fare e ciò che realmente siamo e facciamo": una distanza che rende gli americani sospettosi verso le malefatte del governo "e anche verso altre cose che non hanno nulla di losco".


Musk ha causato la morte di milioni persone?


Elon Musk ha minacciato di querelare un deputato del Congresso che lo aveva accusato di essere responsabile della morte di milioni di persone nel mondo per aver smantellato l'USAID, l'agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale che finanziava programmi sanitari e di aiuto nei paesi più poveri. L'uomo più ricco del mondo ha definito quell'accusa una calunnia, ma diversi studi scientifici stimano che i tagli avranno conseguenze enormi sulle popolazioni più fragili.

Il deputato Ro Khanna ha chiesto che Musk renda conto del suo operato. "Festeggiano che abbia creato 4.400 milionari", ha detto riferendosi alla quotazione in borsa di SpaceX, l'azienda spaziale di Musk, "ma non parlano dei 4,5 milioni di bambini nel mondo che ha forse condannato a morte smantellando l'USAID". Musk lo ha definito un bugiardo, ha minacciato la causa e ha detto che dovrebbe finire in carcere.

Secondo un'analisi pubblicata su The Argument, l'accusa di Khanna è fondata e si basa su uno studio sottoposto a revisione scientifica e pubblicato sulla rivista medica britannica Lancet, una delle più autorevoli al mondo. Lo studio ha stimato gli effetti dello smantellamento dell'USAID e ha concluso che i tagli decisi dal Dipartimento per l'efficienza governativa, noto con la sigla DOGE, la struttura voluta per ridurre la spesa federale e guidata da Musk, porteranno a 14 milioni di morti entro il 2030, di cui 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni.

È probabilmente una stima alta, ma anche le proiezioni più caute, costruite con metodi diversi, indicano tra i 670.000 e 1,6 milioni di morti in più ogni anno rispetto ai livelli del 2023. Anche nell'ipotesi più contenuta si parla di circa due terzi di milione di persone all'anno, una cifra paragonabile ai morti della guerra civile americana.

Un sistema di monitoraggio costruito da Brooke Nichols, professoressa associata di salute globale alla Boston University, stima che a un anno dai tagli le morti causate dalla fine dei finanziamenti USAID siano già circa 260.000 tra gli adulti e oltre 500.000 tra i bambini. Proseguendo questa tendenza, entro il 2030 i morti sarebbero almeno 2,5 milioni.

Fino allo scorso anno gli Stati Uniti coprivano circa il 40% dei fondi pubblici mondiali per la salute globale, dalla prevenzione della malaria a quella dell'HIV, dall'assistenza nutrizionale alla salute materna fino al monitoraggio delle epidemie. Se questi aiuti scompaiono, è ragionevole attendersi più malattie e più morti nei luoghi che li ricevevano.

Lo studio del Lancet ha calcolato che negli ultimi 21 anni gli aiuti americani hanno ridotto del 15% la mortalità complessiva e del 32% quella dei bambini sotto i cinque anni nei paesi beneficiari, salvando 91,8 milioni di vite, di cui 30,4 milioni di bambini. Da quei numeri i ricercatori hanno proiettato le conseguenze future dei tagli.

Il 20 gennaio 2025, giorno dell'insediamento del presidente Donald Trump, l'amministrazione ha congelato per 90 giorni i fondi dell'USAID. Il 24 gennaio il segretario di Stato Marco Rubio ha eseguito il blocco e il 28 gennaio, tra il caos sul campo, ha concesso una deroga per i farmaci salvavita, i servizi medici, il cibo, gli alloggi e gli aiuti di sussistenza.

Il 3 febbraio Musk ha scritto su X di aver "passato il fine settimana a dare in pasto l'USAID al tritalegna", un giorno dopo aver definito l'agenzia una "organizzazione criminale" e aver aggiunto: "È ora che muoia". Il 10 marzo Rubio ha annunciato la fine di 5.200 programmi dell'USAID, l'83% del totale, ringraziando il DOGE per quella che ha chiamato una "riforma storica". I mille programmi rimasti sono passati al Dipartimento di Stato.

Gli ordini di sospensione improvvisi del DOGE hanno lasciato bloccati all'estero alcuni operatori dell'USAID, in zone come il Congo, in mezzo a violenze e spari, temendo per la propria vita.

Nonostante tutto questo accadesse in piena luce, Musk ha continuato a sostenere che al DOGE servivano solo i contatti dei destinatari per verificare che i fondi non fossero frutto di frode. In passato aveva ripetuto che solo il 10% dei pagamenti dell'USAID arrivava ai destinatari previsti. In realtà quel 10% era la quota di fondi che passava per le organizzazioni locali, mentre una parte maggiore andava alle grandi organizzazioni internazionali che distribuiscono aiuti su vasta scala. La discussione riguardava il tipo di organizzazione attraverso cui passavano i soldi, non se gli aiuti arrivassero o meno a destinazione.

Nicholas Enrich, allora responsabile ad interim per la salute globale dell'USAID, aveva scritto una serie di promemoria sulle probabili conseguenze delle azioni del DOGE, tra cui 71.000-166.000 morti in più ogni anno per malaria e un milione di bambini in più all'anno esposti alla malnutrizione. Per averli scritti è stato sospeso.

Una critica legittima e trasversale sosteneva che una quota maggiore degli aiuti dovesse passare per le organizzazioni locali. Atul Gawande, responsabile della salute globale durante l'amministrazione di Joe Biden, ha detto di aver puntato a portare quel 10% al 30%. Ma è una questione diversa dal dire che gli aiuti non raggiungevano chi ne aveva bisogno.

Si può discutere delle ipotesi e delle scelte metodologiche di queste stime, ma è difficile sostenere che la cancellazione dei programmi del DOGE non causerà alcuna morte. Le cifre vanno da qualche milione a decine di milioni di persone e nessuno dei due estremi solleva Musk dalle sue responsabilità.


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Negli Stati Uniti arrestate più di 10.000 persone in cinque giorni per accelerare le espulsioni


L'agenzia federale per l'immigrazione ha raddoppiato gli arresti giornalieri fino a 2.000, senza le operazioni spettacolari dell'anno scorso. Nei centri di detenzione ci sono oltre 63.000 persone.

Le autorità federali per l'immigrazione hanno arrestato più di 10.000 persone in cinque giorni, quasi il doppio del ritmo abituale. Dietro l'ondata di fermi c'è una spinta interna all'agenzia a moltiplicare gli arresti in vista delle espulsioni.

Nei giorni scorsi i vertici hanno ordinato ai dirigenti dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione (Immigration and Customs Enforcement), di concentrare gli agenti sulla cattura degli immigrati da espellere, secondo documenti ottenuti dal New York Times e colloqui con funzionari federali. Gli arresti avvengono durante i colloqui periodici con le autorità dell'immigrazione, ai controlli stradali e per strada. Il ritmo è passato dai circa mille fermi al giorno di inizio anno a quasi il doppio.

Alla Casa Bianca è stato chiesto un aumento degli arresti e ai responsabili dell'ICE è stato detto che 2.000 fermi al giorno sono il nuovo standard. Uno dei funzionari ha spiegato che non è chiaro per quanto tempo si potrà mantenere questo ritmo.

Sabato si è toccato il picco, con oltre 2.400 persone fermate in un solo giorno. La popolazione nelle strutture detentive dell'ICE è cresciuta di quasi 4.000 unità, superando i 63.000 detenuti martedì.

Ai dirigenti è stato chiesto di far lavorare il maggior numero possibile di agenti sette giorni su sette e di destinare l'80 per cento degli uomini alle operazioni di arresto. In una email al personale, Marcos Charles, capo del settore espulsioni dell'ICE, ha ringraziato gli agenti per gli "straordinari sforzi" del fine settimana, sostenendo che avevano raggiunto "risultati operativi notevoli".

La spinta è arrivata senza il clamore delle operazioni dell'anno scorso, quando le autorità annunciavano in anticipo le città bersaglio, tra cui Chicago e Los Angeles, e riversavano gli agenti nelle strade. Markwayne Mullin, il segretario alla Sicurezza interna, aveva promesso una campagna più silenziosa dopo il caos di un'operazione durata un mese in Minnesota, dove agenti federali uccisero due cittadini statunitensi.

L'aumento dei fermi conferma la determinazione del presidente Trump a mantenere la promessa di espulsioni di massa, un obiettivo popolare tra i suoi sostenitori conservatori ma che ha alimentato una reazione politica per la durezza dei metodi. L'anno scorso Stephen Miller, vice capo di gabinetto di Trump, aveva fissato un obiettivo di 3.000 arresti al giorno che l'agenzia non era riuscita a raggiungere. Da allora l'ICE ha assunto migliaia di nuovi agenti e ha visto crescere di miliardi di dollari il proprio bilancio, grazie ai fondi di una legge approvata circa un anno fa.

La Corte Suprema ha da poco ampliato il potere del presidente di dettare la politica sull'immigrazione, ma pochi giorni prima aveva bocciato il suo tentativo di cancellare la cittadinanza per nascita, il cosiddetto ius soli, che garantisce la cittadinanza a chi nasce sul suolo americano anche se i genitori vivono nel Paese illegalmente. Dopo la sconfitta Trump ha chiesto al Congresso di intervenire per abolire questo principio.

La notizia dell'aumento degli arresti ha diffuso paura tra gli immigrati, già allarmati dopo che la Corte Suprema ha stabilito che l'amministrazione può porre fine alle protezioni dall'espulsione per le persone provenienti da Paesi colpiti da disastri o guerre, previste dallo status di protezione temporanea.

Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha difeso l'operazione. "Il nostro messaggio è chiaro: se venite nel nostro Paese illegalmente, vi troveremo, vi arresteremo e vi espelleremo", ha dichiarato Lauren Bis, portavoce del dipartimento, aggiungendo che quasi il 70 per cento degli arresti riguarda persone accusate o condannate per un reato negli Stati Uniti.


La Corte Suprema boccia Trump sullo ius soli, mentre approva i divieti per le atlete transgender


La Corte Suprema ha respinto oggi l'ordine esecutivo con cui Donald Trump voleva cancellare la cittadinanza di nascita per i figli degli immigrati irregolari, riaffermando il principio secondo cui quasi chiunque nasca sul territorio degli Stati Uniti è cittadino americano. La decisione, presa con 5 voti contro 4, rappresenta una sconfitta pesante per una delle politiche simbolo del secondo mandato del presidente. A dissentire sono stati tre giudici conservatori, Clarence Thomas, Neil Gorsuch e Samuel Alito. Un quarto giudice conservatore, Brett Kavanaugh, si è unito alla maggioranza per bloccare l'ordine, ma fondando la propria posizione su una legge federale più che sulla Costituzione.

La cittadinanza per nascita è garantita dal Quattordicesimo Emendamento, approvato nel 1868 dopo la Guerra civile per assicurare la cittadinanza agli ex schiavi. Il testo stabilisce che "tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione" sono cittadine americane. Lo scontro legale si è concentrato proprio su quella formula, "soggette alla giurisdizione", che l'amministrazione Trump voleva interpretare in senso restrittivo. Il presidente della Corte, John Roberts, ha scritto per conto della maggioranza che i bambini nati negli Stati Uniti da genitori irregolari o presenti temporaneamente nel Paese sono cittadini fin dalla nascita. "La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica", ha scritto Roberts, aggiungendo: "Manteniamo quella promessa oggi".

Corte Suprema · Fine mandato 2026

La cittadinanza di nascita resta nella Costituzione

Con 6 voti contro 3, i giudici hanno respinto l'ordine esecutivo di Donald Trump che voleva negare la cittadinanza ai figli degli immigrati irregolari. Confermato un principio in vigore dal 1868.

Grafica di FocusAmerica Caso Trump v. Barbara


0
anni di principio

1868
Il Quattordicesimo Emendamento entra in Costituzione dopo la Guerra civile

2026
La Corte ribadisce: chi nasce sul suolo americano è cittadino americano

Dopo oltre un secolo e mezzo il principio regge: l'ordine di Trump non è mai entrato in vigore

Esplora la decisione
1Il verdetto 2La posta in gioco 3L'altra giornata

Come si è spaccata la Corte


6 giudici hanno bloccato l'ordine, 3 hanno dissentito. 5 hanno motivato il proprio no sulla Costituzione; Brett Kavanaugh si è unito alla maggioranza, ma basandosi su una legge federale.

6–3
Maggioranza contro l'ordine.
Opinione scritta dal presidente John Roberts.

Maggioranza
6 giudici

Roberts
Sotomayor
Kagan
Barrett
Jackson
Kavanaugh

Dissenso
3 giudici

Thomas
Alito
Gorsuch

Il voto sfumato di Kavanaugh. Il giudice conservatore ha votato per bloccare l'ordine, ma ha precisato che a suo avviso viola una legge federale del 1940, non direttamente la Costituzione.


La cittadinanza era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. Manteniamo quella promessa oggi.

John Roberts · Presidente della Corte Suprema

Cosa sarebbe successo senza la sentenza


Secondo un documento depositato da decine di docenti, l'ordine esecutivo di Trump avrebbe escluso dalla cittadinanza centinaia di migliaia di bambini ogni anno, fino a una massa di milioni entro metà secolo.

250.000/anno
Bambini che ogni anno avrebbero perso la cittadinanza alla nascita

1898
L'anno del precedente Wong Kim Ark, confermato dalla sentenza

5milioni
Persone nate negli USA ma escluse dalla comunità politica entro il 2045, secondo le stime depositate — molte delle quali sarebbero rimaste apolidi

2026Proiezione: 5 milioni entro il 2045

Gli studiosi avevano avvertito che la misura avrebbe creato una casta permanente di persone nate e cresciute negli Stati Uniti ma stabilmente prive di diritti, con il rischio di espulsioni di massa.

Le altre due decisioni dello stesso giorno


L'ultima giornata del mandato annuale ha prodotto altri due verdetti di peso, su sport e finanziamenti elettorali.

6–3

Sport
Via libera ai divieti per le atlete transgender
La Corte dà ragione agli Stati che vietano alle atlete trans di gareggiare nelle squadre femminili. La decisione rafforza le restrizioni già in vigore in 27 Stati.

6–3

Elezioni
Eliminati i tetti alla spesa dei partiti
Partiti e candidati potranno acquistare insieme spazi pubblicitari senza limiti. Nel breve periodo l'effetto avvantaggerà i repubblicani.

6 su 13
È la sesta sconfitta in tredici mesi per chi difende i diritti delle persone transgender davanti alla Corte Suprema

Fonte: sentenze Trump v. Barbara, West Virginia v. B.P.J. e NRSC v. FEC, Corte Suprema degli Stati Uniti; documento dei docenti depositato in giudizio; ricostruzione FocusAmerica. Tutte e tre le decisioni sono state prese con 6 voti contro 3. Sulla cittadinanza, cinque giudici hanno motivato il no su basi costituzionali, Kavanaugh su una legge federale.

L'ordine di Trump e il rischio di una generazione senza cittadinanza


Trump aveva firmato l'ordine esecutivo nel gennaio 2025, nel primo giorno del suo secondo mandato. Il provvedimento, intitolato "Proteggere il significato e il valore della cittadinanza americana", puntava a negare la cittadinanza automatica ai bambini nati da genitori entrati illegalmente negli Stati Uniti o presenti con un visto temporaneo, come quelli per studio, lavoro o turismo. L'ordine non è mai entrato in vigore, perché diversi tribunali federali lo avevano bloccato giudicandolo incompatibile con la Costituzione.

La sentenza conferma anche il precedente storico del 1898, quando la Corte ha riconosciuto la cittadinanza americana a Wong Kim Ark, nato a San Francisco da immigrati cinesi. Da allora il principio della cittadinanza per nascita è rimasto saldo, con poche eccezioni, come i figli dei diplomatici stranieri. L'Smministrazione Trump sosteneva invece che il Quattordicesimo emendamento fosse stato frainteso per oltre un secolo e che i suoi autori non avessero mai voluto estendere la cittadinanza ai figli di persone prive di una residenza stabile negli Stati Uniti.

Il governo invocava anche la necessità di fermare il cosiddetto "turismo della nascita", cioè l'ingresso nel Paese di donne straniere intenzionate a partorire sul suolo americano per garantire la cittadinanza ai figli. Il rappresentante dell'amministrazione davanti alla Corte aveva avvertito: "Siamo in un mondo nuovo, dove 8 miliardi di persone sono a un volo di distanza dall'avere un figlio cittadino americano".

Secondo un documento presentato alla Corte e firmato da decine di docenti, l'ordine avrebbe privato della cittadinanza circa 250.000 bambini ogni anno, fino a raggiungere 5 milioni di persone entro il 2045. Molti sarebbero rimasti apolidi, perché i genitori non avrebbero potuto trasmettere loro la propria cittadinanza. Gli studiosi avevano avvertito che la misura avrebbe creato una sorta di casta permanente, composta da persone nate e cresciute negli Stati Uniti ma escluse stabilmente dalla comunità politica, con il rischio di costose espulsioni di massa.

Trump aveva seguito la vicenda da vicino: ad aprile si era presentato personalmente all'udienza, diventando il primo presidente in carica ad assistere a una discussione davanti alla Corte Suprema, e nelle settimane successive aveva attaccato ripetutamente i giudici. A maggio aveva scritto che una "decisione negativa sulla cittadinanza di nascita" sarebbe stata "economicamente insostenibile" per il Paese.


Sentenza Trump vs Barbara
Il testo completo della sentenza della Corte sulla cittadinanza per nascita

25-365_4hdj.pdf
880 KB

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Atlete transgender e finanziamenti elettorali: le altre decisioni della Corte


Nello stesso giorno, l'ultimo del mandato annuale, la Corte ha dato ragione agli Stati che vietano alle atlete transgender di gareggiare nelle squadre sportive femminili. La decisione riguarda due leggi dell'Idaho e del West Virginia, ma rafforza la posizione dei 27 Stati che hanno introdotto restrizioni simili. A scrivere la sentenza è stato ancora Kavanaugh: "La Costituzione non impone alle scuole di stabilire l'idoneità per gli sport femminili sulla base dell'identità di genere anziché del sesso biologico". I giudici hanno stabilito che né la Costituzione né il Title IX, la legge federale del 1972 che vieta le discriminazioni di sesso nelle scuole, obbligano gli Stati ad ammettere le atlete trans nelle competizioni femminili.

Le due cause erano state promosse da Becky Pepper-Jackson, studentessa delle superiori del West Virginia, e da Lindsay Hecox, iscritta all'università in Idaho. Entrambe sostenevano che i divieti le discriminassero in base al sesso. Pepper-Jackson aveva fatto causa nel 2021, quando aveva 11 anni, per poter entrare nella squadra di atletica della scuola media; i tribunali le avevano dato ragione e nel frattempo ha vinto un titolo statale nel getto del peso. Dopo la sentenza di oggi, non potrà più gareggiare nella squadra femminile.

I tre giudici progressisti hanno condiviso con la maggioranza l'idea che queste leggi non violino il Title IX, ma hanno criticato i colleghi per aver chiuso troppo rapidamente la causa, senza lasciare ai tribunali inferiori il tempo di accertare i fatti. Sonia Sotomayor ha scritto che la maggioranza "infligge un sacrificio a chi sfavorisce" senza concedere l'esame completo richiesto dalla Costituzione. È la sesta sconfitta in tredici mesi per chi difende i diritti delle persone transgender davanti alla Corte Suprema. Negli ultimi mesi i giudici avevano già autorizzato il divieto di arruolamento per i militari trans, confermato il divieto di alcune terapie mediche per i minori e dato ragione all'amministrazione in altri casi riguardanti questa comunità.

Trump ha salutato con entusiasmo la sentenza della Corte Suprema sugli atleti transgender, scrivendo su Truth Social:

“GRANDE VITTORIA: La Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena DECISO CONTRO LA PARTECIPAZIONE DEGLI UOMINI AGLI SPORT FEMMINILI. Wow! Questo mette fine a quella situazione ridicola!!! Il presidente DONALD J. TRUMP”


Nello stesso giorno, la Corte ha anche eliminato i limiti alla spesa che i partiti possono sostenere in coordinamento con i propri candidati. La decisione rende più semplice per partiti e candidati acquistare insieme spazi pubblicitari e, nel breve periodo, avvantaggia i repubblicani, che hanno accumulato oltre 100 milioni di dollari in più rispetto ai democratici in vista delle elezioni di metà mandato.

Trump ha pubblicato un post su Truth Social anche per elogiare la sentenza della Corte Suprema sui limiti alla spesa elettorale, definendola una grande vittoria per il Partito Repubblicano. "La Corte Suprema ha appena abolito le restrizioni alla spesa politica!" ha scritto Trump. "UNA GRANDE VITTORIA PER I REPUBBLICANI e, cosa ancora più importante, per il Primo Emendamento!".

Le tre sentenze chiudono un mandato annuale segnato da decisioni molto diverse tra loro: nei giorni scorsi la Corte aveva ampliato il potere di Trump sulle agenzie indipendenti, proteggendo però l'autonomia della Federal Reserve, e in precedenza aveva già bocciato gran parte dei suoi dazi.


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Prodotti solari, boom di ricerche in Italia: +47% nel 2026, cresce la domanda di SPF viso e protezione per tutta la famiglia


I prodotti solari sono tra i protagonisti dell'estate 2026: le ricerche online superano 1,2 milioni (+47%), con un forte interesse per creme SPF viso, stick solari e protezioni dedicate a tutta la famiglia. Analizziamo i trend che stanno guidando le scelte dei consumatori italiani
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Con l’arrivo dell’estate, la protezione solare torna protagonista nelle scelte online degli italiani. Creme, SPF viso, stick, doposole e prodotti per bambini registrano un interesse crescente, confermando un’abitudine ormai consolidata: prepararsi alla stagione calda con anticipo, confrontando prodotti, formati e soluzioni diverse prima dell’acquisto. A raccontarlo è la nuova analisi di Trovaprezzi.it, che ha analizzato l’andamento dell’interesse per i prodotti solari, evidenziando una crescita significativa sia rispetto al 2025 sia rispetto al 2024. Nei primi sei mesi del 2026 (i dati sono stati estratti fino al 22 giugno), le ricerche hanno superato quota 1,2 milioni, con un +47% rispetto allo stesso periodo del 2025 e un +94% rispetto al 2024.

Dyson V10 Konical ufficiale: il primo aspirapolvere Dyson che si svuota da solo
Dyson entra in una nuova era della pulizia domestica con V10 Konical e Auto-empty Dok, la prima soluzione del marchio che consente lo svuotamento automatico del contenitore della polvere
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Il fenomeno ha un suo picco stagionale: ogni anno, da gennaio in avanti, l’interesse cresce progressivamente con l’avvicinarsi dell’estate. Nel 2026 si è passati dalle circa 76mila ricerche di gennaio alle oltre 376mila di maggio, mese che segna il picco dell’anno finora rilevato. Anche giugno, pur considerando il dato ancora parziale, conferma livelli molto elevati, con 290mila ricerche, quasi quattro volte quelle registrate a inizio anno. La crescita, però, è evidente nel corso dell’intero anno; guardando al 2025, l’interesse per i prodotti solari era già aumentato del +26% rispetto al 2024, superando quota 1,46 milioni di ricerche nell’anno.

Non più solo acquisti per l'estate


La stagionalità, quindi, rimane centrale, ma non racconta più tutta la storia. I dati sembrano indicare infatti come il solare non sia più soltanto un acquisto “da valigia”, concentrato esclusivamente prima delle vacanze. Nel 2025, anche nella seconda parte dell’anno, da luglio a dicembre, le ricerche hanno superato quota 629mila, pari a circa il 43% del totale annuale. Un segnale che la protezione solare e la cura della pelle sono sempre più legate a una routine continuativa, fatta di prevenzione, benessere e maggiore attenzione alla scelta del prodotto.

Le creme solari le più richieste


Tra le tipologie di prodotto considerate all’interno della categoria dedicata ai prodotti solari, la quota principale dell’interesse (47%) si concentra sulle creme solari, che nel 2026 (periodo gennaio-giugno) hanno registrato una crescita del +48% rispetto al 2025. Seguono gli SPF viso (34,8%), con un incremento del +59%, confermando il ruolo sempre più centrale della protezione quotidiana del volto. Il dato più dinamico riguarda però gli stick solari (5,3%), che segnano la crescita più alta tra le tipologie di prodotti considerato, pari al +83%. In aumento anche il doposole (4,5%), con +49%, mentre i solari per bambini (4,8%) arrivano a crescere del +21%. Completano il quadro gli oli abbronzanti (2%) e gli autoabbronzanti (1,6%).

L’intelligenza artificiale può organizzare le tue vacanze? Guida pratica all’AI per viaggiare
Dalla scelta della destinazione alla creazione di itinerari personalizzati, gli strumenti AI possono offrire suggerimenti utili e far risparmiare tempo. Tuttavia, la qualità dei risultati dipende spesso dalle domande che vengono poste
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Tra i prodotti più cercati del 2026 emergono soprattutto brand dermatologici e specializzati come La Roche-Posay, Isdin, Avène, Uriage e Miamo, confermando una forte attenzione alle formulazioni ad alta protezione. Nelle diverse categorie analizzate si nota l’interesse per soluzioni mirate e pratiche: texture leggere per l’uso quotidiano, formati facili da applicare anche fuori casa, prodotti dedicati alle pelli sensibili e protezioni pensate per tutta la famiglia.

L'identikit del consumatore


Anche l’identikit di chi cerca prodotti solari online offre indicazioni interessanti. Le donne rappresentano il 75%, mentre gli uomini si fermano al 25%. Per fasce d’età, il pubblico più attivo è quello tra i 35 e i 44 anni, con il 25% dell’interesse, seguito dalla fascia 45-54 anni con il 21% e dalla fascia 25-34 anni con il 20%.A livello territoriale, la Lombardia guida la classifica sia per quota di interesse sia per intensità rispetto alla popolazione. La regione raccoglie il 30% delle ricerche e registra 37,8 ricerche ogni 1.000 abitanti. Seguono Lazio, con il 14% e 31,3 ricerche ogni 1.000 abitanti, Campania, Emilia-Romagna e Veneto. Considerando le ricerche per abitante, dopo Lombardia e Lazio emergono anche Emilia-Romagna, Campania e Puglia.

“Il mercato dei solari sta vivendo un’evoluzione interessante: non si tratta più soltanto di prodotti acquistati in vista delle vacanze o dell’esposizione prolungata al sole, ma di strumenti sempre più integrati nella routine quotidiana di cura della pelle”, ha commentato Dario Rigamonti di Trovaprezzi.it.



Dyson V10 Konical ufficiale: arriva l'aspirapolvere con Auto-empty Dok che si svuota da solo


Dyson ha presentato il suo primo aspirapolvere con svuotamento automatico V10 Konical con Auto-empty Dok, progettato per rendere la pulizia più semplice e igienica senza compromettere le prestazioni. Il device è dotato di una spazzola conica districante che illumina la polvere invisibile e districa i capelli lunghi e i peli di animali, mentre la base svuota automaticamente il contenitore dopo ogni utilizzo, ricarica il dispositivo e consente di riporre gli accessori ordinatamente in un unico punto: una soluzione integrata che rende la pulizia più igienica e senza sforzo.

Vacanze e AI: 1 italiano su 3 usa l’intelligenza artificiale per pianificare i viaggi
Nonostante la crescita dell’AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggio
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


"Svuotare il contenitore di un aspirapolvere è spesso un’operazione scomoda e poco igienica: la polvere si disperde, gli allergeni restano nell’aria e il processo di pulizia viene interrotto. Abbiamo progettato una base che lo fa al posto dell’utente, in modo automatico e igienico", ha commentato Asaph Ooi di Dyson


Dyson V10 Konical: un sistema di illuminazione verde simile a un laser rivela la polvere invisibileDyson V10 Konical: un sistema di illuminazione verde simile a un laser rivela la polvere invisibile

Dyson V10 Konical


Il nuovo Dyson V10 Konical offre un'aspirazione potente e miglioramenti concreti per la pulizia quotidiana. La sua spazzola conica districante impedisce ai capelli lunghi e ai peli di animali di avvolgersi e aggrovigliarsi attorno al rullo – senza più necessità di tagliarli o rimuoverli manualmente – mentre un sistema di illuminazione verde simile a un laser rivela la polvere invisibile, per non tralasciare nessun punto durante la pulizia.

Il dispositivo integra inoltre un sistema di filtrazione HEPA completamente sigillato, a cinque stadi, che cattura il 99,99% delle particelle fino a 0,1 micron (tra cui allergeni, batteri e virus), rilasciando nell’ambiente solo aria pulita e mantenendo costante la potenza di aspirazione, per prestazioni ottimali a ogni utilizzo (dati Dyson).

Auto-empty Dok


L’Auto-empty Dok trasferisce polvere e detriti in un sacchetto sigillato che contiene fino a 60 giorni di sporco, riducendo la frequenza degli svuotamenti manuali. Il sistema di filtrazione HEPA completamente sigillato cattura le particelle fini durante il processo di svuotamento, contribuendo a garantire un'aria più pulita in casa. La ricarica integrata mantiene il dispositivo sempre pronto all'uso, mentre lo scomparto dedicato consente di organizzare fino a tre accessori.
Dyson V10 Konical con auto-empty DokDyson V10 Konical con auto-empty Dok

Nuova tecnologia, stessi accessori


I prodotti Dyson sono progettati per durare nel tempo, ingegnerizzati e rigorosamente testati per garantirne la resistenza. L'Auto-empty Dok è compatibile con le generazioni di aspirapolvere precedenti, consentendo a chi possiede il Dyson V8 Cyclone di effettuare l’upgrade del proprio sistema senza dover sostituire il dispositivo. Gli accessori dei modelli Dyson V8, V8 Cyclone e il nuovo V10 Konical sono tra loro intercambiabili, e permettono di continuare a utilizzare i medesimi strumenti con le versioni precedenti e di scegliere tra un’ampia gamma di accessori per soddisfare ogni esigenza di pulizia.

vivo WATCH GT 2 arriva in Italia: display AMOLED e lunga autonomia
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Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Un sistema completo


Dyson V10 Konical con Auto-empty Dok unisce aspirazione potente, filtrazione HEPA avanzata e design intelligente a una soluzione igienica e hands-free per lo svuotamento del contenitore, rendendo la pulizia più semplice, più efficace e meno invasiva nella vita quotidiana.

Disponibilità e prezzo


Dyson V10 Konical è disponibile al prezzo di 499,00 euro (su Dyson.it) mentre Auto-empty Dok sarà disponibile nelle prossime settimane.


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Torna il derby, ma lo stadio non è all’altezza


La lunga storia del Censin Bosia. Il presidente dell’Asti racconta di pagare i lavori di tasca sua: «Il Comune dovrebbe venirci incontro»
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La prossima sarà la stagione in cui ritornerà, in serie D, il derby tra Asti e Alessandria. L’ultima volta in cui le due squadre piemontesi si erano affrontate risale a 22 anni fa, nel campionato di Eccellenza: i “galletti” astigiani e i “grigi” alessandrini si sfidarono allo stadio Censin Bosia di Asti in pieno inverno, il 4 gennaio 2004: la partita finì 2-2. Per l’Asti segnò due volte Fausto Pagani, tra l’altro un ex che qualche anno prima aveva giocato con i rivali.

Mentre il Moccagatta, lo stadio di Alessandria, negli ultimi anni è stato tirato a lucido tanto da essere omologato non solo per la serie B, ma anche per le competizioni internazionali, l’impianto comunale astigiano – intitolato a un portiere che nel 1926 vinse uno scudetto con il Torino – è in piena decadenza, con la gradinata centrale impraticabile e abbandonata a sé stessa. Sorgono quindi dubbi che il derby atteso da più di vent’anni si possa giocare ad Asti, se non a porte chiuse. L’Alessandria ha al suo seguito sempre intorno ai 600 tifosi e quella che è stata definita la “gabbia”, la zona recintata per i sostenitori ospiti voluta dalla Questura nella curva accanto all’ingresso, ne può contenere al massimo 240.

«Stiamo pensando di implementare la tribuna laterale con altri 400 posti», ha spiegato a L’Unica il presidente dell’Asti Bruno Scavino, fondatore e titolare della Brumar, un’azienda attiva nel settore dei ricambi e delle macchine da giardino. «Poi c’è da sistemare l’impianto delle luci: il Comune dovrebbe venirci incontro. Stiamo facendo un sacco di cose a cominciare dalla cura del terreno di gioco, ma sono tutti investimenti personali. Quando dico che sono solo è perché non c’è nessuno che mi aiuta».

Nel 2024 lo stadio è stato affidato per nove anni all’Asti, con una convenzione che impegna la società a sobbarcarsi spese per 416 mila euro per i lavori di cui necessita l’impianto. Oltre alle diverse utenze legate a luce, acqua e gas.

«Stiamo cercando di fare tutto quanto abbiamo concordato con il Comune – ha detto ancora Scavino – e a spese nostre stiamo mettendo a posto lo stadio. Ripeto: in pratica è tutto sulle mie spalle. Tutti gli anni partiamo con un budget di 100 mila euro che potremmo utilizzare per rinforzare la prima squadra e implementare il settore giovanile». Idee e progetti non mancano: «Lo stadio diventerà la “casa” dell’Asti, tutte le nostre squadre giocheranno al Censin Bosia, dalle giovanili alla serie D. Questo però comporterà ulteriori sacrifici economici, perché non potremo più affittare l’impianto».

La squadra e lo stadio

Con la nascita dell’Associazione Calcio Asti (ACA) nell’agosto 1932 – voluta dal ragioniere Vittorio Marchia, l’imprenditore della carta benemerito dello sport astigiano – nacque l’esigenza di avere uno stadio all’altezza delle aspettative, tanto più che la città ambiva a diventare capoluogo di provincia (fino al 1935 Asti era “sotto” Alessandria). Nell’anno del debutto, l’Asti fu ammessa al campionato di Seconda Divisione, quarto gradino del calcio nazionale, paragonabile alla serie D di oggi. I colori della maglia erano i tradizionali bianco e rosso della città.

Fino a quel momento, le partite in città si giocavano nel primo impianto comunale, inaugurato al Fortino il 1° novembre 1924, intitolato a Pilade Bussolino (1900-1924), terzino dell’Unione Calciatori Astigiani (UCA) – società sorta nel 1921 dalla fusione dell’Asti Football Club con la Fulgor – morto il 20 ottobre 1924 dopo il match in trasferta allo Stadium di Alessandria. Un derby come quello che dovrebbe disputarsi l’anno prossimo: corsi e ricorsi storici.

I lavori per il nuovo stadio voluto dal fascismo cominciarono alla fine del 1932 sul terreno di Villa Bologna, in cima a via Petrarca, utilizzando le stesse tribune di legno dipinte di rosso che erano state innalzate nell’ormai superato “Bussolino”. Nel 1937, su progetto dell’ufficio tecnico comunale, venne inaugurato il “Campo sportivo del Littorio”. I lavori terminarono dopo la guerra, ma le prime partite vennero comunque già giocate in quell’anno con le tribune ancora in legno.

Alla metà degli anni Cinquanta lo stadio venne sostanzialmente ricostruito (ma ancora non del tutto), su progetto del geometra Ugo Scassa, dotandolo di una tribuna coperta, delle gradinate dei “posti popolari” e di una pista di atletica che per molti anni fu considerata tra le migliori del Piemonte.

Fu la giunta guidata dal sindaco democristiano Giovanni Viale (1951-1960) a intervenire, deliberando la costruzione del nuovo campo sportivo comunale, opera che venne realizzata in gran parte grazie a un mutuo stipulato con la Banca Nazionale del Lavoro. La vecchia staccionata in legno fu sostituita con una nuova in muratura e cemento. Vennero inglobati i due ingressi su via Foscolo, oggi tinteggiati con i colori bianco e rosso. I tempi di costruzione del nuovo complesso, compresi i servizi e la scala sotterranea di collegamento spogliatoi con il campo di gioco, furono brevi: undici mesi in tutto.
Lo stadio negli anni Cinquanta
Nel settembre 1955 venne inaugurato il nuovo stadio comunale, più o meno come si presenta ancora oggi, con tribune in cemento armato a sostituire la tribunetta in legno degli anni Trenta: verso Ovest quelle del tifo astigiano, quelle a Est destinate al settore ospiti.
Lo stadio negli anni Cinquanta
Le stelle sul campo

Lo stadio di Asti, nei suoi 94 anni di storia, non ha visto in azione soltanto calciatori di provincia. Nei primi anni Settanta a calcare il campo del Comunale fu Giancarlo Antognoni, futuro campione del mondo con la Nazionale di Bearzot, che nel 1972 sarà venduto alla Fiorentina per la cifra di 435 milioni di lire, un record per un calciatore di serie D.

Un affare per il club astigiano: Antognoni era arrivato in città giovanissimo, per pochi soldi, accompagnato dai genitori. «Non fu facile trasferirsi ad Asti», ricorderà in una intervista. «Ero ancora un mammone, legatissimo alla famiglia, a mia madre. Anche i miei genitori erano preoccupati. Uscivo per la prima volta di casa, sparivo nelle nebbie astigiane». «Partimmo e scendemmo dal treno molte ore dopo. Ci dettero appena il tempo di cambiarci: ci misero subito a giocare in una mista di ragazzi. Andò bene. Venni preso. Costai tre milioni e mezzo».

Antognoni, nell’Asti, giocò solo un paio di stagioni. Ma il suo arrivo segnò l’inizio degli anni più gloriosi del calcio astigiano, che raggiungerà l’apice nel 1984 con la promozione in C1. Le tribune erano sempre gremite e il record di spettatori lo si raggiunse in un Asti-Lanerossi Vicenza, con in campo un’altra futura leggenda del calcio italiano: tra i veneti, con il numero 10, giocava un certo Roberto Baggio.

Nel 1990, lo stadio ospitò gli allenamenti e qualche partitella del Brasile in occasione dei Mondiali del Novanta, quelli delle “notti magiche”. I brasiliani erano impegnati nel girone eliminatorio tra Genova e Torino, e avevano scelto Asti come quartier generale. Così come avevano fatto, dieci anni prima, i greci di Thomas Mavros, uno dei più grandi calciatori nella storia del suo Paese, attaccante da decine di gol, tanto da sfiorare la vittoria nella “Scarpa d’oro”, il premio che ogni anno premia il miglior marcatore d’Europa. Una classifica, per rendere l’idea, che in tempi recenti ha visto più volte vincitori Leo Messi e Cristiano Ronaldo.

La nazionale greca si stava preparando per la fase finale dei campionati europei, e il 17 maggio 1980 nello stadio di Asti giocò un’amichevole contro una selezione locale, composta di giocatori dell’Asti e del Torretta Santa Caterina, la seconda squadra della città che qualche settimana più tardi si sarebbe fusa con la prima in vista del successivo campionato di serie C2.

A marcare Mavros c’era Maurizio Zanutto, capitano e “bandiera” dell’Asti per tutti gli anni Settanta: il greco, quella sera, combinò poco. «Fu la mia notte magica», ha raccontato a L’Unica. «Vincemmo noi per 1-0 e i nostri avversari greci non la presero molto bene. Si scaldarono un po’ gli animi alla fine. Avevo cominciato a pensare alla partita già nel sottopassaggio. Quando salii la scaletta e vidi tutta quella gente provai un’emozione enorme». Sugli spalti c’erano seimila persone.

Dai fasti al declino

«Lo stadio oggi è un po’ malandato», ha detto ancora Zanutto. «Quando giocavo io, i “popolari” erano sempre pieni all’inverosimile. Sotto la gradinata c’era anche il bar». L’ex difensore, classe 1951, è ancora in perfetta forma e ha la memoria lunga. La sua prima partita in quello che si chiamava ancora Stadio Comunale risale al 15 giugno 1969: «Era la penultima giornata e noi stavamo retrocedendo in serie D. Giocavamo contro il Treviso e ricordo che marcavo il loro centroavanti Cei. Segnò proprio lui il gol decisivo, quello che ci fece perdere la partita».

Sul finire degli anni Novanta avvenne un fatto epocale per l’impianto di via Foscolo che nel frattempo, nel 1995, era stato intitolato a Vincenzo “Censin” Bosia, uno dei pochissimi calciatori astigiani ad aver vinto uno scudetto: la struttura venne affidata tramite bando all’Asti, allora retta da una triade di dirigenti composta da Gian Maria Piacenza, Remo Turello e Pietro Chiesa. Alla società biancorossa andarono 100 milioni di lire per la gestione.

Furono gli ultimi denari spesi dal Comune per lo stadio. Qualche anno dopo Vittorio Massano, dentista di professione, sindaco di San Martino Alfieri e proprietario della Nova Colligiana – squadra che giocava a San Damiano e che si fuse con l’Asti – sparigliò le carte e si aggiudicò la gestione mettendo nell’asta al ribasso la cifra di un euro.

Il declino definitivo si verificò con le sciagurate gestioni successive di Pier Paolo Gherlone e della famiglia Catarisano, accusata di essere al vertice di una “locale” della ‘ndrangheta. Il terreno di gioco divenne zona di pascolo per il cavallo del presidente, il bar si trasformò in un ritrovo di malavitosi. La strada verso la bancarotta era segnata.

Il 6 luglio 2017 l’Asti Football Club è dichiarato fallito. A salvare il calcio cittadino ci pensa Ignazio Colonna, proprietario del Colline Alfieri, una squadra che disputava il campionato di Eccellenza: Colonna cambia il nome della società in Alfieri Asti e assume i colori biancorossi e il simbolo del Galletto. Due anni dopo la squadra tornerà a chiamarsi semplicemente Asti.

E lo stadio? Paradossalmente, il Censin Bosia non se la passava male. Anzi. Nel 2018 viene rigenerato anche per permettere lo svolgimento del “Mamma Cairo”, il torneo giovanile riservato alle squadre Primavera organizzato da Urbano Cairo, editore del Corriere della Sera e presidente del Torino. Siamo nel 2018: la ristrutturazione è costata 80 mila euro, 30 dei quali versati dal Comune. Una parte della cifra venne stanziata proprio dal Torino Football Club, che si occupò anche della manutenzione del terreno di gioco.

Tante le migliorie, a iniziare dalla capienza che a oggi è di 1.430 spettatori. La tribuna centrale è stata ristrutturata e al momento è anche l’unica omologata a ospitare i tifosi. Lavori vennero effettuati anche per la biglietteria e gli spogliatoi, fu rifatto a nuovo anche il bar.

Sono passati altri otto anni e quell’intervento non basta più. Il presidente Scavino, abbiamo visto, ha annunciato di fare «un sacco di cose» a sue spese. «Il Comune dovrebbe venirci incontro», ha aggiunto. Una speranza lecita, perché sarebbe davvero brutto dover giocare il derby contro l’Alessandria a porte chiuse proprio nell’anno delle elezioni.

Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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C’è un cartello, appeso a una porta pesante in un corridoio silenzioso del Monferrato, con una scritta in tedesco che recita Tür zu (porta chiusa). Non è un semplice reperto bellico, ma il simbolo di una resistenza d’altri tempi: quella della prozia Nina Maria Adelaide che durante l’occupazione nazista vietò ai soldati di entrare nelle sue stanze private con una tale fermezza che nessuno osò mai varcare quella soglia. Ottant’anni dopo, quel cartello è diventato uno dei tanti “punti di accesso” a un mondo che sembrava perduto. Oggi, a raccontare questa e mille altre storie tra le mura del Castello Sannazzaro di Giarole, c’è una ragazza di 24 anni che ha sostituito la resistenza silenziosa con la potenza della comunicazione digitale.

Ludovica Sannazzaro, attrice e creatrice del progetto social “The Castle Diary”, è la ventottesima generazione di una famiglia che abita questa fortezza fin dalla sua fondazione nel 1163. Quella della prozia Nina è solo una delle innumerevoli gemme storiche che Ludovica ha riportato alla luce, trasformando la sua casa in un caso mediatico internazionale. La sua missione è semplice ma ambiziosa: dimostrare che vivere in un castello non significa essere rimasti fermi al Medioevo, ma essere i custodi di un patrimonio che merita di diventare un’esperienza collettiva.

La nascita di un diario virale

Il progetto è nato quasi per scommessa nel 2021, in un momento in cui l’estetica regency di serie tv come Bridgerton stava colonizzando l’immaginario dei giovani. Ludovica Sannazzaro, guardando le stanze in cui è cresciuta, ha intuito che c’era un vuoto da colmare tra la fantasia e la realtà. «Mi sono proprio chiesta se le persone sanno dell’esistenza di una realtà tipo la mia, di persone che vivono in dimore storiche appartenute alla famiglia da così tanto tempo», ha raccontato a L’Unica. «O se invece l’idea generale è quella che chi vive nel castello deve essere per forza la famiglia reale».

I primi video, realizzati con la spontaneità di chi vuole sfidare gli stereotipi, hanno subito intercettato un pubblico vastissimo, curioso di scoprire se dietro i ponti levatoi esistesse davvero una vita normale. «Le persone non sapevano esattamente come potesse essere, non conoscevano questo tipo di vita e non riuscivano neanche a capirlo all’inizio, non riuscivano a collocarlo», ha detto ancora Sannazzaro, che ha così iniziato sui social la serie “Come la gente pensa/Com’è realmente”.

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Oltre gli stereotipi

Uno dei pilastri del lavoro di Ludovica Sannazzaro è la capacità di rispondere con ironia alle domande più assurde. Il mito più difficile da sfatare? «Una delle credenze che mi ha stupito di più è quella legata al personale di servizio. O come spesso l’hanno chiamato, la servitù», ha ricordato. «Spesso si spingevano anche oltre, immaginando scenari da romanzo gotico per Maria, la nostra storica collaboratrice della famiglia: c’è anche chi mi ha chiesto se la lasciavamo chiusa nelle prigioni, se le davamo da mangiare... Cose veramente assurde. Ragazzi, avete visto veramente troppi film e troppe serie». Attraverso i suoi reel, Ludovica ha normalizzato la vita senza però intaccare il fascino di una dimora che resta un «bambinone enorme e vecchiotto» da curare con amore e fatica.

Il triangolo amoroso nascosto in un divano

Ma è scavando negli archivi e tra gli affreschi, spesso stimolata dalle domande dei suoi follower, che Ludovica ha riscoperto la vera anima del castello. Una delle storie più amate riguarda un antico divano rotondo nella sala da ballo, testimone di una gelosia d’altri tempi. Protagonisti sono l’antenato Giacinto e le sue due mogli: Gabriella, l’amore di gioventù morta prematuramente, e Aline, la seconda consorte.

Gabriella e Giacinto avevano fatto inserire i loro stemmi intrecciati in un mosaico sul pavimento. «Quando Giacinto si risposa con Aline, lei non ha nessuna voglia di vedere lo stemma dell’ex moglie al centro della sala più importante del castello», ha raccontato Ludovica. «Quindi fa costruire questo divano rotondo che è esattamente del diametro del cerchio dove sono inseriti i due stemmi per coprire e nascondere completamente le tracce della moglie precedente». La scoperta dei diari segreti di Aline nell’archivio di famiglia ha poi rivelato il lato umano di questa donna, passata dal desiderio del convento alla felicità di una nuova famiglia: «Leggendoli vedi una donna che all’inizio non è molto convinta di questa piega che la sua vita ha preso e poi piano piano si trasforma. È un modo diverso di scoprire la storia nazionale e del territorio».

Un’attrice tra due mondi

Ludovica Sannazzaro però non ha mai rinunciato alla sua carriera artistica. Diplomata in America nel 2022, ha calcato palchi importanti, dal debutto milanese per il Ballo del Ceppo di Harry Potter fino al recente tour nazionale con il musical Lupin.

Questa doppia anima, attrice e creator, le permette di dare un taglio unico alla narrazione del Monferrato. «Una cosa di cui sono molto fiera è il modo in cui riesco a comunicare, a raccontare queste storie che permette a tanta gente di farne parte». Il suo lavoro sui social non è soltanto intrattenimento, ma una forma di moderna tutela culturale che attira turisti ed eventi a Giarole, sostenendo l’attività di famiglia che comprende un bed and breakfast e un’azienda agricola.

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Il futuro: un ponte tra storia e fantasy

Per Ludovica, il Castello Sannazzaro non è una proprietà privata da recintare, ma un libro aperto. Sta lavorando a un nuovo format che unisca storia e fantasy, cercando linguaggi sempre nuovi per coinvolgere le generazioni più giovani. Il suo obiettivo finale resta quello di far sognare, mantenendo però i piedi piantati nella realtà: «La cosa che mi piace di più è essere riuscita a far rivivere una realtà storica reale. Voglio continuare a renderla accessibile e vivibile a tutti quanti».

Così, tra una prova a teatro e un video montato nella sua camera, Ludovica Sannazzaro continua a scrivere il suo diario. Un diario dove il cartello Tür zu della prozia Nina Maria non serve più a chiudere fuori il mondo, ma a invitare tutti a scoprire quanto possa essere contemporanea una storia iniziata quasi mille anni fa.

Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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La rassegna stampa di giovedì 2 luglio 2026


Le finanze del presidente riaccendono i dubbi sui conflitti di interesse, mentre il socialismo democratico avanza nelle primarie e Trump celebra i 250 anni del Paese; si arenano i colloqui con l'Iran e sale la pressione sull'immigrazione dopo la sentenza sulla cittadinanza

Questa è la rassegna stampa di giovedì 2 luglio 2026

Le finanze di Trump sollevano nuovi interrogativi sui conflitti di interesse


La dichiarazione patrimoniale annuale del presidente rivela entrate per oltre due miliardi di dollari nel 2025, tra cui centinaia di milioni provenienti dall'impresa di criptovalute World Liberty Financial e oltre un miliardo di dollari in acquisti di azioni. Secondo le testate americane, l'intreccio tra gli interessi economici della famiglia Trump e le decisioni di governo supera per dimensioni quello di qualsiasi predecessore, con esperti di etica che parlano di un potenziale conflitto tra la carica e gli affari privati.

Fonti: The New York Times, Financial Times, Bloomberg

L'onda del socialismo democratico avanza nelle primarie, dal Colorado a New York


La corrente di sinistra che attraversa il Partito democratico ha ottenuto nuove vittorie nelle primarie, con l'affermazione in Colorado della socialista Melat Kiros e la sconfitta di esponenti di lungo corso come la deputata Diana DeGette e le ambizioni del senatore Michael Bennet. Il fenomeno, che si collega all'ascesa del sindaco di New York Zohran Mamdani, alimenta un dibattito acceso all'interno del partito sulla direzione da prendere in vista delle elezioni di metà mandato.

Fonti: The Wall Street Journal, The Hill, The Guardian

Trump celebra i 250 anni degli Stati Uniti e inaugura la biblioteca dedicata a Theodore Roosevelt


Il presidente ha visitato Medora, nel North Dakota, per inaugurare una biblioteca e un museo da 450 milioni di dollari dedicati a Theodore Roosevelt, che ha definito "un grande uomo forte", tracciando un parallelo tra sé e il ventiseiesimo presidente. Tra gli elementi più insoliti della cerimonia per i 250 anni del Paese, Trump ha dialogato con una ricostruzione in intelligenza artificiale dello stesso Roosevelt.

Fonti: The New York Times, The Guardian, The Hill

I negoziati con l'Iran si arenano mentre Vance non esclude una ripresa del conflitto


L'Amministrazione, arrivata al potere promettendo la fine delle "guerre infinite", si trova ora impantanata in trattative con Teheran senza una prospettiva di conclusione, mentre l'Iran ricorre alla sua consueta tattica di dilazione. Il vicepresidente JD Vance ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero riprendere le operazioni militari, aggiungendo che "dipende dagli iraniani", mentre la ripresa dei flussi di petrolio e il controllo dello Stretto di Hormuz restano nodi centrali dei colloqui in Qatar.

Fonti: The Wall Street Journal, The Hill, Semafor

Un giudice blocca le nuove restrizioni al voto per posta volute dall'Amministrazione


Il giudice federale Emmet Sullivan ha bloccato un piano del servizio postale statunitense che avrebbe negato le schede elettorali agli elettori degli Stati che non consegnano i propri registri al governo federale. È la seconda volta che un tribunale ferma il tentativo dell'Amministrazione di limitare il voto per corrispondenza, sulla base degli accordi presi in una causa del 2021.

Fonti: The New York Times, The Guardian

Dopo la sentenza sulla cittadinanza, il governo prepara nuove misure sull'immigrazione


Sulla scia della recente decisione della Corte suprema sulla cittadinanza per nascita, il procuratore generale ha annunciato un giro di vite sul cosiddetto "turismo delle nascite", mentre l'Amministrazione studia un piano alternativo per limitare l'accesso delle donne incinte al confine. Il segretario alla Sicurezza interna ha inoltre dichiarato che haitiani e siriani che hanno perso lo status di protezione temporanea devono lasciare subito il Paese o affrontare le espulsioni forzate.

Fonti: The Guardian, Bloomberg, Axios

Trump rinuncia a rinnovare l'accordo commerciale con Canada e Messico


Il presidente ha annunciato che gli Stati Uniti usciranno dal patto commerciale con Canada e Messico che egli stesso aveva promosso durante il primo mandato. La decisione segna un nuovo capitolo nella politica commerciale dell'Amministrazione, con potenziali ricadute sui rapporti economici tra i tre Paesi nordamericani e sui dazi che regolano gli scambi nella regione.

Fonti: The Guardian, The Hill

La sentenza sugli atleti transgender rimette i democratici sulla difensiva


La decisione della Corte suprema contro la partecipazione degli atleti transgender alle competizioni femminili ha rappresentato una vittoria per i repubblicani, che l'hanno celebrata pubblicamente. Molti democratici hanno invece scelto il silenzio su un tema che si era rivelato divisivo nelle ultime elezioni, lasciando gli attivisti sulla difensiva anche negli Stati a guida democratica.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal

La Casa Bianca accelera sulle regole per i modelli di intelligenza artificiale


Il governo si prepara ad annunciare, forse già la prossima settimana, nuove linee guida sugli standard dei modelli di intelligenza artificiale, dopo essere intervenuto sul rilascio dei sistemi di Anthropic e OpenAI. In parallelo, il modello Fable 5 di Anthropic è tornato disponibile dopo che l'Amministrazione ha revocato un controllo sulle esportazioni, mentre OpenAI mantiene sospesa la diffusione ampia del suo ultimo modello su richiesta del governo.

Fonti: Financial Times, Axios

Un'ondata di caldo record mette sotto pressione la rete elettrica alla vigilia del 4 luglio


Una cupola di calore sta investendo gli Stati Uniti, con temperature attese fino a 107 gradi Fahrenheit (circa 42 gradi Celsius) proprio nei giorni delle celebrazioni per l'Indipendenza. Il Dipartimento dell'Energia ha emesso ordini di emergenza per la rete elettrica dell'area medio-atlantica, mentre lo stesso presidente ha promesso di tenere comunque un lungo discorso al National Mall nonostante la canicola.

Fonti: The Hill, The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Strike e Igfa per l’Ambiente


Stephen Palmer, fondatore di Strike e pescatore sportivo che pratica il catch and release da sempre, è membro dell'Igfa da molto prima della fondazione del marchio Strike. Stephen condivide con Igfa i principi etici in materia di pesca e il sostegno alle piattaforme educative rivolte alla prossima generazione di pescatori. In quest’ottica Strike dona una percentuale del ricavato delle vendite, alle numerose iniziative dell'Igfa, dai corsi online e campi estivi per ragazzi al ripristino degli habitat e alla conservazione delle specie marine in pericolo. Tra queste ci sono anche alcune tra le specie più ambite per il pescatore sportivo, veri trofei del big game come il roosterfish, il marlin striato e la lampuga. E Igfa, anche grazie al supporto di Strike, sta portando avanti dei programmi di salvaguardia di queste specie per arrivare alla gestione ottimale degli stock, sviluppando rapidamente le conoscenze scientifiche necessarie a tale scopo.

strike-footwear.com

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Bending Spoons quotata in Borsa, il ritorno di Fable 5, addio CD per i giochi su PlayStation


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
in questi giorni si respira una grande festa tra le mura di Bending Spoons: la quotazione in Borsa è avvenuta ed è andata anche molto bene. Poi parleremo del ritorno di Fable 5 di Anthropic; discuteremo dell'abbandono dei CD fisici per i giochi su PlayStation; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 355 - Giovedì 2 luglio
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Bending Spoons si è quotata a New York e vale 25 miliardi


Startup
Bending Spoons si è quotata alla borsa di New York il 1° luglio 2026, raccogliendo 1,68 miliardi di dollari con la vendita di 58 milioni di azioni a 29 dollari ciascuna. Nel primo giorno di contrattazioni il titolo è salito a 40,50 dollari, quasi il 40% in più rispetto al prezzo di emissione, portando la valutazione complessiva dell'azienda a circa 25,7 miliardi di dollari. Bending Spoons ha scelto New York perché il mercato americano offre più capitali e liquidità rispetto a Milano. Nel 2025 ha registrato ricavi per 1,31 miliardi di dollari e una perdita netta simbolica di 204mila dollari, con 500 milioni di utenti mensili attivi e 9 milioni di paganti.
~
Fonte: Il Post
Alternativa in italiano: non pervenuta

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È tornato Claude Fable 5 di Anthropic


Intelligenza Artificiale
Fable 5, il modello AI più potente disponibile al pubblico secondo Anthropic, è tornato accessibile dopo che l'amministrazione Trump ha revocato i controlli all'export imposti a fine giugno. Anthropic lo ha riaperto a tutti i clienti, ma ad una condizione: le query considerate a rischio per la sicurezza possono essere dirottate su modelli meno potenti. Fuori dagli abbonamenti standard, l'accesso avviene a consumo, pagando per i token usati. Fino al 7 luglio, gli abbonati possono usare Fable fino al 50% dei token a disposizione, poi devono passare ad altri modelli. Anthropic avverte che brucia token più velocemente degli altri modelli.
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Fonte: Axios
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Sony abbandona i dischi fisici per i giochi PlayStation a partire dal 2028


Gaming
Da gennaio 2028, Sony non produrrà più dischi fisici per i nuovi giochi PlayStation. Lo ha annunciato Sony Interactive Entertainment sul blog ufficiale di PlayStation. I titoli nuovi usciranno solo in formato digitale, acquistabili tramite PlayStation Store o rivenditori autorizzati. I giochi già usciti o in uscita prima di quella data non sono interessati dalla decisione. Sony giustifica la scelta con il cambiamento nelle abitudini dei consumatori, sempre più orientati al digitale, seguendo una traiettoria già percorsa dai settori musicali, film e gaming su PC nell'ultimo decennio.
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Fonte: Fox Business
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Bug in Hide My Email di Apple espone gli indirizzi reali degli utenti


Privacy
La funzione Hide My Email di Apple, che genera indirizzi email temporanei per proteggere l'identità online degli utenti, contiene un bug che permette di risalire agli indirizzi reali. A scoprirlo è stato il ricercatore Tyler Murphy, cofondatore del servizio di rimozione dati EasyOptOuts, che dice di aver avvisato Apple più di un anno fa senza che la società abbia ancora corretto il problema. I test condotti con volontari mostrano che il 100% degli indirizzi Hide My Email risulta sfruttabile. I dettagli tecnici della vulnerabilità non sono stati resi pubblici per evitare abusi.
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Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Conception crea le prime uova umane primitive da cellule staminali


Scienza
Una startup americana specializzata in fertilità ha ottenuto per la prima volta cellule uovo umane allo stadio iniziale partendo da cellule staminali. Il processo parte da un prelievo di sangue: le cellule vengono trasformate in staminali, cioè corpi in grado di diventare qualsiasi tipo di cellula del corpo, e da lì guidate a formare mini-ovaie in laboratorio con proto-uova all'interno. Le uova non sono ancora mature né utilizzabili, ma il risultato è un passaggio scientifico decisivo. La tecnica era già riuscita nei topi nel 2016. Se funzionasse sull'uomo, permetterebbe di produrre uova in quantità senza iniezioni ormonali né interventi chirurgici, aprendo la fertilità anche a donne in età avanzata.
~
Fonte: conception.bio
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Quando "è difficile da valutare" significa che c'è un problema nel prodotto


hamel.dev (eng)

Perché i consulenti stanno faticando a superare la fatturazione oraria


wsj.com (eng)

Lavorare con i product manager


seangoedecke.com (eng)

Cosa ci dicono le classifiche di robotica sullo stato dell'apprendimento dei robot?


itcanthink.substack.com (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Musk smentisce il report del WSJ: SpaceX non avrebbe mostrato un prototipo di handset AI prima dell'IPO


reuters.com (eng)

Tesla inizia a testare il Cybercab di produzione senza volante né pedali ad Austin


thenextweb.com (eng)

L'UE afferma di aver avuto colloqui 'costruttivi' con il CEO di Apple Cook dopo lo scontro su Siri AI


reuters.com (eng)

Video del giorno

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Clicks presenta il Communicator


Clicks ha pubblicato il primo hands-on del Communicator, uno smartphone con tastiera QWERTY fisica che ricorda il Blackberry. Dietro c'è una community di fan molto attiva.

Vedi video su youtube.com (eng - 6:25)

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Bug in Hide My Email di Apple espone gli indirizzi reali degli utenti


Segnalato ad Apple oltre un anno fa, senza risposta.
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In breve:


La funzione Hide My Email di Apple, che genera indirizzi email temporanei per proteggere l'identità online degli utenti, contiene un bug che permette di risalire agli indirizzi reali. A scoprirlo è stato il ricercatore Tyler Murphy, cofondatore del servizio di rimozione dati EasyOptOuts, che dice di aver avvisato Apple più di un anno fa senza che la società abbia ancora corretto il problema. I test condotti con volontari mostrano che il 100% degli indirizzi Hide My Email risulta sfruttabile. I dettagli tecnici della vulnerabilità non sono stati resi pubblici per evitare abusi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple's Hide My Email feature has a bug that's been exposing real email addresses, researcher claims | TechCrunch
Research appears to reveal a bug that could render the feature effectively useless.
TechCrunchLucas Ropek


Alternativa in italiano:

Apple Hide My Email, falla espone gli indirizzi reali degli utenti
Una falla in Apple Hide My Email può esporre l'indirizzo email reale: rischi, limiti tecnici, nuovo dominio e mitigazioni.
IlSoftware.it

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Sony abbandona i dischi fisici per i giochi PlayStation a partire dal 2028


Fine di un'era per il supporto fisico nei videogiochi.
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In breve:


Da gennaio 2028, Sony non produrrà più dischi fisici per i nuovi giochi PlayStation. Lo ha annunciato Sony Interactive Entertainment sul blog ufficiale di PlayStation. I titoli nuovi usciranno solo in formato digitale, acquistabili tramite PlayStation Store o rivenditori autorizzati. I giochi già usciti o in uscita prima di quella data non sono interessati dalla decisione. Sony giustifica la scelta con il cambiamento nelle abitudini dei consumatori, sempre più orientati al digitale, seguendo una traiettoria già percorsa dai settori musicali, film e gaming su PC nell'ultimo decennio.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Sony to end physical PlayStation game discs for new releases starting in 2028 | Fox Business
Sony will stop releasing new PlayStation games on physical discs beginning in January 2028 as the company expands its shift toward digital game distribution.
Fox Business


Alternativa in italiano:

PlayStation senza dischi dal 2028: fine di un'era per collezionisti e mercato dell'usato
Dal 2028 non esisteranno più i giochi su disco per PlayStation, segnando la fine dell'era del fisico e con impatti su collezionismo e negozi.
Everyeye Videogiochi

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È tornato Claude Fable 5 di Anthropic


Era stato bloccato dal governo USA settimane fa.
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In breve:


Fable 5, il modello AI più potente disponibile al pubblico secondo Anthropic, è tornato accessibile dopo che l'amministrazione Trump ha revocato i controlli all'export imposti a fine giugno. Anthropic lo ha riaperto a tutti i clienti, ma ad una condizione: le query considerate a rischio per la sicurezza possono essere dirottate su modelli meno potenti. Fuori dagli abbonamenti standard, l'accesso avviene a consumo, pagando per i token usati. Fino al 7 luglio, gli abbonati possono usare Fable fino al 50% dei token a disposizione, poi devono passare ad altri modelli. Anthropic avverte che brucia token più velocemente degli altri modelli.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic's Fable 5 is back after Trump lifts export controls
It's the most powerful publicly available AI tool.
AxiosMadison Mills,Ina Fried


Alternativa in italiano:

Trump ha rimosso il blocco sull'export dei software AI più potenti di Anthropic. Quando tornano disponibili Fable 5 e Mythos 5? - StartupItalia
Anthropic ha comunicato che la Casa Bianca ha rimosso il blocco imposto a Fable 5 e Mythos 5. Ecco cosa sappiamo
StartupItalia

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Bending Spoons si quota a New York e vale 25 miliardi


Debutto in borsa con +40% il primo giorno.
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In breve:


Bending Spoons si è quotata alla borsa di New York il 1° luglio 2026, raccogliendo 1,68 miliardi di dollari con la vendita di 58 milioni di azioni a 29 dollari ciascuna. Nel primo giorno di contrattazioni il titolo è salito a 40,50 dollari, quasi il 40% in più rispetto al prezzo di emissione, portando la valutazione complessiva dell'azienda a circa 25,7 miliardi di dollari. Bending Spoons ha scelto New York perché il mercato americano offre più capitali e liquidità rispetto a Milano. Nel 2025 ha registrato ricavi per 1,31 miliardi di dollari e una perdita netta simbolica di 204mila dollari, con 500 milioni di utenti mensili attivi e 9 milioni di paganti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Bending Spoons si è quotata in borsa a New York
L'azienda tecnologica italiana che rileva app per renderle più profittevoli ha raccolto circa 1,5 miliardi di euro, L'azienda tecnologica italiana che rileva app per renderle più profittevoli ha raccolto circa 1,5 miliardi di euro
Il Post


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Conception crea le prime uova umane primitive da cellule staminali


Hanno ottenuto un primato mondiale assoluto.
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In breve:


Una startup americana specializzata in fertilità ha ottenuto per la prima volta cellule uovo umane allo stadio iniziale partendo da cellule staminali. Il processo parte da un prelievo di sangue: le cellule vengono trasformate in staminali, cioè corpi in grado di diventare qualsiasi tipo di cellula del corpo, e da lì guidate a formare mini-ovaie in laboratorio con proto-uova all'interno. Le uova non sono ancora mature né utilizzabili, ma il risultato è un passaggio scientifico decisivo. La tecnica era già riuscita nei topi nel 2016. Se funzionasse sull'uomo, permetterebbe di produrre uova in quantità senza iniezioni ormonali né interventi chirurgici, aprendo la fertilità anche a donne in età avanzata.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The first early human eggs from stem cells - Conception | Advancing the Future of Fertility
A look inside the biology, engineering, and validation behind a major scientific milestone.
conception.bio


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Per Vance sarà Ocasio-Cortez la principale sfidante democratica nel 2028


Il vicepresidente indica nella deputata di New York la favorita del campo democratico e scarta Newsom. Lei replica sperando che sia lui il candidato repubblicano.

Il vicepresidente JD Vance è convinto che sarà Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata di New York nota con le iniziali AOC, la principale candidata democratica alla presidenza nel 2028.

Lo ha detto in un'intervista al "Michael Knowles Show", un programma vicino agli ambienti conservatori. "Deve essere AOC", ha affermato Vance, aggiungendo di sapere che è probabilmente la previsione più scontata.

Quando il conduttore ha ribattuto che i pronostici indicano piuttosto il governatore della California Gavin Newsom, Vance ha respinto l'ipotesi. Secondo il vicepresidente, Newsom si è danneggiato da solo con una frase pronunciata ad Atlanta davanti a un pubblico di afroamericani, mentre promuoveva il suo libro. In quell'occasione il governatore si era descritto come uno "da 960 al SAT", il test standardizzato usato per l'ammissione alle università americane, il cui punteggio massimo è 1600, e aveva detto di non saper leggere un discorso: "non mi avete mai visto leggere un discorso, perché non so leggerlo". Vance ha riletto quelle parole come un modo per dire alla platea di essere lui stesso "a basso quoziente intellettivo, proprio come voi".

Vance è a sua volta considerato un possibile candidato repubblicano alla Casa Bianca, e il presidente Donald Trump ha più volte ragionato ad alta voce sulla possibilità che a succedergli sia il suo vice o il Segretario di Stato Marco Rubio. Negli ultimi giorni Trump ha spostato l'attenzione sull'ala sinistra dei democratici, sfruttando i successi elettorali di diversi candidati socialisti-democratici per sostenere che il partito è finito nelle mani di "comunisti senza Dio" che rappresentano una minaccia esistenziale per il paese. È la stessa offensiva con cui il presidente prova a compattare i suoi elettori in vista delle elezioni di metà mandato.

Ocasio-Cortez ha reagito con un sorriso alle parole di Vance, dicendo di sperare che sia proprio lui il candidato repubblicano.

Messo di fronte all'ipotesi che a emergere possa essere un altro nome, come quello del senatore della Georgia Jon Ossoff, Vance ha risposto che tutto dipenderà da chi detiene davvero il potere dentro il Partito Democratico. "Se pensi che la risposta sia Wall Street e il mondo economico di centrosinistra, allora sarà Ossoff, e se pensi che siano le università, allora sarà AOC", ha detto. Ossoff è tra i nomi che circolano per la corsa del 2028, ma prima deve affrontare una prova più immediata, cioè difendere il proprio seggio al Senato alle elezioni di metà mandato.

Vance ha comunque descritto i democratici come un partito "dominato dalle persone folli". Allo stesso tempo ha avvertito che la sinistra americana non riesce a sfruttare fino in fondo il populismo economico, che a suo giudizio è molto popolare, e ha detto che i repubblicani dovrebbero preoccuparsene di più.


Trump agita lo spettro dei "comunisti" per mobilitare i repubblicani


Donald Trump ha trovato il messaggio con cui spera di ribaltare le previsioni negative per i repubblicani alle elezioni di metà mandato di novembre, il voto che a metà del mandato presidenziale rinnova il Congresso: trasformare l'ascesa della sinistra democratica a New York e in altre città in una minaccia nazionale. Venerdì, in un discorso dai toni durissimi davanti ai conservatori religiosi riuniti al Washington Hilton, il presidente ha avvertito che i "comunisti" stanno conquistando il Partito Democratico e vogliono "distruggere completamente il tradizionale stile di vita americano".

Il presidente ha parlato alla conferenza annuale della Faith & Freedom Coalition, un'organizzazione di cristiani conservatori, intitolata "Road to Majority". "Sono animali", ha detto dei comunisti nel suo discorso. "Dobbiamo fermare questo orribile cancro che sta penetrando nel nostro paese, e che si chiama comunismo." Ha aggiunto che i comunisti ricorrono spesso agli omicidi politici, parlando nella stessa sala del Washington Hilton dove ad aprile un uomo armato avrebbe tentato di ucciderlo durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca e dove nel 1981 fu ferito il presidente Ronald Reagan. Guardie private presidiavano le porte e agenti del Secret Service, il servizio che protegge il presidente, erano schierati all'esterno con i fucili.

L'attacco è arrivato pochi giorni dopo che, martedì, tre candidati della sinistra sostenuti dal sindaco di New York City, Zohran Mamdani, hanno vinto le primarie democratiche per la Camera. I tre sono iscritti ai Socialisti democratici d'America, un gruppo noto con la sigla DSA, e non hanno alcun legame con formazioni comuniste. Trump tende però da tempo a sovrapporre socialismo democratico e comunismo, usando questa associazione come arma contro i suoi avversari. Aveva già chiamato marxista Kamala Harris, sulla base degli studi di economia del padre, e aveva usato la stessa etichetta contro lo stesso Mamdani. L'attacco riprende quelli della campagna del 2024 e si rifà a una tradizione della destra americana lunga un secolo, dal movimento "America First" degli anni Trenta alle indagini del senatore Joseph McCarthy contro presunti comunisti negli anni Cinquanta.

A confermare che si tratta di una strategia deliberata è stato Ralph Reed, presidente della Faith & Freedom Coalition e storico alleato del presidente. Reed ha detto ai giornalisti che le parole di Trump erano intenzionali e rappresentano l'ossatura del messaggio con cui i repubblicani affronteranno la campagna elettorale. Da mesi il partito insegue i democratici nei sondaggi e il gradimento del presidente resta debole. Dopo le vittorie della sinistra a New York, però, gli strateghi repubblicani hanno visto l'occasione per dipingere l'intero campo democratico come estremista.

Trump ha ironizzato dicendo che potrebbe diventare "il più grande comunista della storia", promettendo affitto gratis, cibo gratis e tutto gratis. "Il problema è che dopo due o tre anni il Paese diventa un disastro in questo modo", ha detto. Il suo tono è rimasto pacato, in linea con gli altri interventi della settimana, e la platea ha accolto con qualche risata educata le battute, restando in silenzio davanti agli avvertimenti più cupi letti dal teleprompter sui comunisti "senza Dio". Poi il presidente ha alzato i toni: "Il Partito Democratico è nei guai, perché tutto questo non si ferma a New York. È la minaccia più seria per il futuro del nostro Paese da quando esiste, secondo me".

I comunisti, ha detto Trump, sono una minaccia soprattutto per i cristiani: "Chiuderanno le vostre chiese in questo paese. Uccideranno la vostra gente." A sostegno ha citato la violenza in paesi come la Nigeria, dove però le Nazioni Unite dicono che il comunismo non c'entra e che la maggior parte delle vittime è musulmana.

Sulla stessa linea si è mosso Mike Johnson, presidente repubblicano della Camera dei Rappresentanti, che sui social ha evocato il rischio di "piccoli Mamdani" pronti a candidarsi al Congresso come marxisti dichiarati. La sinistra socialista intanto avanza in altre grandi città e punta a espandersi a livello nazionale, ma dovrà superare prove difficili nelle prossime primarie a Denver, Detroit e nel sud della Florida, dove ha meno radicamento che a New York. All'inizio del mese i deputati democratici moderati hanno preso le distanze dal DSA, dichiarando la propria fedeltà al capitalismo e al centrismo.

Tra gli elettori democratici il 40 per cento ha un'opinione favorevole del DSA, mentre un altro 40 per cento dice di non saperne abbastanza per giudicare, secondo le rilevazioni del sondaggista Charles Franklin, della Marquette University. Tra tutti gli adulti americani il 21 per cento è favorevole, il 47 per cento contrario e il 31 per cento non ne sa abbastanza.

Il problema più concreto per i repubblicani resta però l'entusiasmo degli elettori. Reed, stratega repubblicano attivo dagli anni Novanta, ha ammesso che bisogna recuperare terreno: il divario di entusiasmo tra elettori democratici e repubblicani è oggi di 11-14 punti. "Qualsiasi cosa sopra i 10 punti è allarme rosso", ha detto. Si è però mostrato fiducioso: "Questa è la cattiva notizia. La buona notizia è che siamo ancora a giugno". Se gli elettori capiranno che c'è "un contrasto tra il buon senso e la follia", ha aggiunto, quei numeri cambieranno.

L'obiettivo dei repubblicani è impedire che le elezioni di metà mandato si trasformino in un referendum su Trump, come accade spesso quando alla Casa Bianca c'è un presidente impopolare e il suo partito finisce per perdere. Per questo la Casa Bianca prova a ridefinire la campagna come uno scontro tra due visioni opposte: da un lato il "buon senso" repubblicano, dall'altro una sinistra dipinta come sempre più radicale e socialista. Nello stesso periodo Trump si è scontrato con i repubblicani del Congresso, annullando la firma di una legge bipartisan per ridurre il costo delle abitazioni e chiedendo invece nuove restrizioni al voto. Reed ha definito il discorso un "buon messaggio" per le midterm e, pur ammettendo che il gradimento del presidente è troppo basso, si è detto fiducioso che il calo del prezzo della benzina possa aiutare i repubblicani.


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Talarico attacca Paxton sulla corruzione dopo le foto della vacanza in Islanda con l'amante


Fotografato in Islanda con l'amante mentre la campagna entra nel vivo, Paxton viene attaccato da Talarico su corruzione e carovita, non sul tradimento. Sondaggi in parità
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Ken Paxton, il candidato repubblicano al Senato in Texas, è stato fotografato in vacanza a Reykjavik con la donna con cui ha una relazione, proprio mentre la campagna elettorale entra nel vivo. Il rivale democratico James Talarico ha subito sfruttato la notizia, ma ha evitato il terreno sentimentale per attaccarlo su corruzione e costo della vita.

Il Daily Mail ha pubblicato foto e un video che mostrano Paxton, procuratore generale del Texas, mentre parte da Washington per l'Islanda insieme a Tracy Duhon, la donna con cui il tabloid britannico aveva rivelato una relazione a settembre. I due si erano conosciuti al derby ippico del Kentucky nel maggio 2024. Paxton, 63 anni, è separato dalla moglie e la sua causa di divorzio non è ancora conclusa, ma questo non ha impedito al giornale di titolare "repubblicano texano sposato ripreso in un video con l'amante".

Talarico ha condiviso l'articolo sui social spostando l'attenzione sulla ricchezza del rivale. "Ken Paxton è stato messo in stato d'accusa per aver preso tangenti dai donatori", ha scritto. "È diventato multimilionario con uno stipendio pubblico. Si concede lussuose vacanze in Islanda mentre i texani non riescono a permettersi l'essenziale. Ken Paxton non serve noi, serve se stesso." Il candidato democratico non ha fatto alcun riferimento alla vita privata dell'avversario.

L'accusa di corruzione richiama la messa in stato d'accusa che Paxton subì nel 2023, una procedura politica e non penale con cui l'assemblea di uno Stato può rimuovere un funzionario. La Camera del Texas lo mise sotto accusa per corruzione, abuso di potere e altri illeciti, ma il Senato statale lo assolse e Paxton restò in carica. Prima ancora era stato arrestato e incriminato per frode sui titoli finanziari, accuse poi cadute.

Lo scontro arriva mentre i due candidati sono appaiati. Un sondaggio del New York Times con l'istituto Siena li dà entrambi al 47 per cento tra gli elettori texani. La maggioranza attribuisce a Talarico, ex insegnante e seminarista presbiteriano, "buon carattere" e "i valori morali giusti"; per Paxton lo pensano meno di quattro elettori su dieci. È una corsa che può pesare sul controllo del Senato, dove le previsioni restano incerte.

La moglie di Paxton, Angela, senatrice statale, ha chiesto il divorzio l'anno scorso citando "motivi biblici". I due si erano sposati nel 1986 dopo essersi conosciuti da studenti alla Baylor University, un ateneo battista in Texas, e hanno quattro figli ormai adulti.

La domanda che i democratici si pongono è se gli elettori del 2026 diano ancora peso alle relazioni extraconiugali di un politico. La prova che gli scandali sentimentali non bastano l'ha data la primaria repubblicana di maggio: il senatore uscente John Cornyn spese oltre 80 milioni di dollari in pubblicità, colpì Paxton con spot che lo definivano "traditore della moglie" e diffuse la notizia del divorzio, eppure perse nettamente. Brendan Steinhauser, stratega repubblicano in Texas, ha spiegato al New York Times che gli elettori hanno mostrato di non curarsi della vita privata dei candidati e di volere "un combattente", pronti a chiudere un occhio sull'adulterio se serve al proprio partito.

Il lavoro di Cornyn potrebbe però tornare utile a Talarico. Matt Angle, che guida il Lone Star Project, un comitato politico democratico, ha detto che Cornyn ha esposto la corruzione di Paxton ai texani più di quanto abbia mai fatto un democratico.

I repubblicani cercano di dipingere Talarico come debole ed estremista, chiamandolo "Low T Talarico", un soprannome che ne mette in dubbio la mascolinità giocando sul basso testosterone. Uno spot ha montato spezzoni in cui il candidato afferma che "Dio è non binario" e che esistono molti più di due generi. In un discorso alla convention repubblicana del Texas, a metà giugno, Paxton lo ha definito "il democratico più radicale nella storia del nostro Stato" e una minaccia per i texani.

La strategia però per ora non sembra pagare. Nel sondaggio del New York Times il 50 per cento degli intervistati giudica Paxton "troppo estremista", contro il 43 per cento che dice lo stesso di Talarico. Tra gli elettori indipendenti, quelli decisivi per tenere il seggio ai repubblicani, un rilevamento dell'Università del Texas assegna a Talarico un vantaggio schiacciante, 40 per cento contro 12. Il democratico ha lanciato questa settimana uno spot incentrato sul carovita, in cui si mostra mentre carica la spesa su un pick-up promettendo di combattere la corruzione e continuare a battersi per abbassare i costi.


Nate Silver dà ai Dem l'85-90% di riprendersi la Camera


Nate Silver dà ai democratici tra l'85 e il 90% di probabilità di riconquistare la Camera dei rappresentanti alle elezioni di metà mandato del 2026, quelle che a metà della presidenza rinnovano il Congresso. È una stima più alta di quella dei mercati delle previsioni, le piattaforme dove si scommette sull'esito di eventi futuri e dove i prezzi indicano la probabilità attribuita a ciascun risultato.

Silver, uno dei più famosi analisti di dati elettorali negli Stati Uniti, ha spiegato le sue previsioni in un'intervista all'All-In Podcast lunedì. I mercati danno i democratici all'80-85% di riprendersi la Camera e al 40-45% di conquistare il Senato. Silver li considera valori ragionevoli, ma ritiene che per la Camera siano un po' bassi.

Per la Camera, ha detto, tutti gli elementi vanno nella stessa direzione. I democratici corrono contro un presidente molto impopolare e di fronte a un'economia che genera ansia negli elettori. A favore della sinistra giocano anche la guerra con l'Iran avviata dal presidente Trump, la storia che vede il partito del presidente andare male alle elezioni di metà mandato e una reazione contro chi è al potere, visibile sia negli Stati Uniti sia all'estero.

Midterm 2026: sondaggi, medie e proiezioni
La proiezione di Focus America sulle elezioni di metà mandato del 2026. Sondaggi, medie e proiezioni aggiornate ogni giorno. Si vota il 3 novembre.
Focus AmericaLorenzo Ruffino


I repubblicani contano su un vantaggio dal ridisegno dei collegi elettorali, l'operazione con cui si ritracciano i confini dei distretti da cui escono i deputati. Silver stima che da questa partita il partito possa guadagnare tra i 10 e i 16 seggi. Lunedì la Corte suprema del Colorado ha respinto tre quesiti referendari sostenuti dai democratici che avrebbero assegnato loro diversi collegi. Pur con questo aiuto, ha detto Silver, i repubblicani si trovano comunque a remare controcorrente.

Sul fronte del voto, la Corte suprema federale ha dato torto al presidente sulle schede inviate per posta. I giudici hanno stabilito che gli Stati possono continuare a conteggiare i voti arrivati dopo l'Election Day, il giorno delle elezioni, purché spediti entro quella data. È una delle decisioni con cui la Corte ha tutelato il voto postale. Trump ha chiesto l'obbligo di un documento d'identità per votare e una stretta sul voto per corrispondenza.

Il Senato resta una partita molto più incerta. Silver ritiene che i democratici stiano correndo un rischio inutile puntando su Graham Platner nella corsa in Maine, un candidato finito al centro di scandali. È uno Stato che, ha detto, nella gran parte degli anni dovrebbe essere una vittoria facile per il partito.


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La Corte Suprema riscrive le regole della campagna elettorale per favorire i repubblicani


I partiti potranno spendere senza limiti insieme ai propri candidati. La decisione rafforza il peso già enorme del denaro nelle campagne elettorali e può incidere già da subito sulle elezioni di midterm del 2026, avvantaggiando i repubblicani che partono con più soldi in cassa.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha cancellato i limiti esistenti alla spesa che i partiti politici potevano stanziare per i propri candidati. La decisione, approvata con 6 voti contro 3, cambia profondamente il finanziamento delle campagne elettorali americane: d'ora in poi, infatti, i comitati nazionali di partito potranno usare senza restrizioni i propri fondi per sostenere direttamente i propri candidati, concordando con loro strategia, messaggi e acquisti di spazi pubblicitari.

L'effetto politico di questa decisione potrebbe essere immediato. A pochi mesi dalle elezioni di midterm del 2026, la sentenza rappresenta un indubbio vantaggio per il Partito Repubblicano, che dispone oggi di una liquidità molto superiore alla sua controparte democratica. A giugno il Republican National Committee aveva infatti 125,5 milioni di dollari in cassa, mentre il Democratic National Committee aveva più debiti che liquidità a disposizione.

Anche per questo motivo il verdetto della Corte Suprema è già considerato come uno dei cambiamenti più importanti nel sistema di finanziamento elettorale americano dopo la sentenza Citizens United, la decisione del 2010 che ha eliminato i limiti alla spesa politica da parte di aziende e gruppi esterni a favore di candidati politici.

Perché i repubblicani ne traggono vantaggio


La causa da cui è dipesa la sentenza, National Republican Senatorial Committee vs Federal Election Commission, era nata nel 2022, pochi giorni prima delle elezioni di midterm. In quel ciclo elettorale molti candidati democratici al Senato stavano spendendo molto più dei rivali repubblicani, compreso JD Vance, allora candidato in Ohio e oggi attuale vicepresidente. Ryan Dollar, all'epoca responsabile dell'ufficio legale del comitato repubblicano per il Senato, presentò il suo ricorso con un obiettivo preciso. "Avevamo puntato gli occhi sulla Corte Suprema fin dal primo giorno", ha raccontato.

Prima della nuova sentenza, ai partiti politici era consentito aiutare i propri candidati solo entro limiti molto rigidi. Tutto questo obbligava a creare barriere interne limitanti l'efficacia di questo coordinamento: ad esempio chi produceva gli spot del partito non poteva parlare direttamente con gli staff elettorali che proprio quegli spot dovevano sostenere. Il sistema precedente, dunque, finiva spesso per premiare soprattutto i candidati capaci di raccogliere molte piccole donazioni online, un terreno su cui i democratici sono stati tradizionalmente più forti. Quel denaro finiva infatti nelle mani dirette dei candidati, a cui è consentito acquistare spazi televisivi a tariffe più basse rispetto ai partiti e ai super PAC.

La differenza di prezzo poteva essere enorme. Jason Thielman, che ha guidato il comitato repubblicano per il Senato nel ciclo elettorale 2024, ha spiegato che nelle sfide più competitive i repubblicani sono arrivati a pagare fino a venti volte più dei democratici per lo stesso spazio pubblicitario. Così, ad esempio, nel 2022, in Nevada, uno spot di trenta secondi trasmesso durante una partita di football è costato 150 mila dollari a un gruppo repubblicano, contro i 21 mila dollari pagati dal candidato democratico.

Il nuovo equilibrio del denaro


Nell'opinione sottoscritta per conto della maggioranza della Corte, il giudice conservatore Brett Kavanaugh ha sostenuto che per quasi due secoli dopo la ratifica del Primo Emendamento i partiti hanno potuto spendere liberamente per sostenere i propri candidati, anche in modo coordinato con loro. La sentenza, secondo questa lettura, ristabilisce una tradizione storica di libertà politica.

La giudice liberal Elena Kagan, che ha espresso il proprio dissenso, ha invece lanciato un avvertimento opposto. Le donazioni dirette ai candidati restano limitate per legge a 7 mila dollari, mentre quelle ai partiti possono arrivare fino a mezzo milione. Secondo Kagan, permettere ai partiti di spendere senza limiti in coordinamento con i propri candidati riapre così la strada al rischio di corruzione e di scambi di favori tra grandi finanziatori e politici.

Le conseguenze pratiche si vedono già in North Carolina, dove si terrà una delle sfide decisive per il controllo del Senato. L'ex governatore democratico Roy Cooper è arrivato ad aprile con 18,5 milioni di dollari in cassa, mentre il repubblicano Michael Whatley, ex presidente del Comitato Nazionale Repubblicano, aveva meno di 2 milioni al netto dei debiti. Prima della sentenza della Corte, un super PAC repubblicano avrebbe dovuto spendere tra 50 e 100 milioni di dollari per comprare lo stesso spazio pubblicitario che Cooper poteva acquistare con i suoi fondi. Ora i comitati di partito potranno accedere alle tariffe scontate riservate ai due candidati, riducendo drasticamente il divario.

Anche tra i democratici, però, il messaggio è arrivato chiaro. Tim Persico, che ha diretto il comitato elettorale democratico alla Camera nel 2022, ha ammesso al New York Times che le elezioni di midterm sono diventate "improvvisamente più difficili" per il suo partito a seguito di questa sentenza.

"I democratici hanno imparato a sfruttare il sostegno della propria base per competere contro miliardari e aziende. Questo è un altro esempio di una Corte Suprema che mette sempre di più da parte la voce dei tanti per dare spazio a quella dei milionari, dei miliardari e delle aziende".


I repubblicani celebrano invece la decisione della Corte come una vittoria della libertà di espressione politica. Il deputato Richard Hudson della North Carolina e il senatore Tim Scott della South Carolina, presidenti dei due comitati elettorali repubblicani del Congresso, hanno così diffuso una nota congiunta in cui definiscono la sentenza un modo per "ripristinare la libertà di parola politica" e permettere ai partiti di competere "su un piano di parità".

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Trump ha guadagnato più di un miliardo di dollari dalle criptovalute nel 2025


La dichiarazione patrimoniale per il 2025 rivela oltre 1,2 miliardi di dollari dalle criptovalute, molto più di quanto il presidente abbia guadagnato da immobili e prodotti a marchio Trump.

Il presidente Donald Trump ha guadagnato più di 1,2 miliardi di dollari dalle criptovalute nel 2025, il primo anno del suo ritorno alla Casa Bianca. Lo rivela la dichiarazione patrimoniale che ogni anno è obbligato a presentare, un documento di 927 pagine reso pubblico martedì dall'Office of Government Ethics, l'ufficio federale che vigila sull'etica dei funzionari pubblici. I guadagni legati alle criptovalute superano di gran lunga quelli che ricava dagli immobili e dai prodotti che portano il suo nome.

La voce più consistente sono i 635 milioni di dollari arrivati da una meme coin, una criptovaluta nata come fenomeno virale e senza un vero progetto economico alle spalle. La moneta, che si scambia con la sigla TRUMP, è stata lanciata sulla rete Solana pochi giorni prima dell'insediamento del gennaio 2025. Nelle prime ore aveva raggiunto un valore complessivo di diversi miliardi di dollari, per poi crollare: oggi vale 1,66 dollari, il 98 per cento in meno rispetto al massimo toccato il 19 gennaio 2025. I suoi guadagni derivano quasi per intero dalle royalty di un accordo di licenza con la società Celebration Coins.

Altri 588 milioni di dollari sono arrivati dalla vendita di token distribuiti da World Liberty Financial, una società di criptovalute fondata dai figli del presidente insieme ai figli di Steve Witkoff, suo inviato speciale. Trump ha dichiarato inoltre di possedere più di 50 milioni di dollari in Bitcoin e tra i 5 e i 25 milioni in Ethereum, oltre ad altri asset digitali.

Il totale delle criptovalute supera di molto quanto Trump aveva dichiarato per il 2024, quando i suoi redditi complessivi erano stati di oltre 600 milioni di dollari. Il documento di quest'anno è enormemente più lungo di quelli dei predecessori: il rapporto di Joe Biden per il suo ultimo anno pieno alla Casa Bianca era di 11 pagine.

Il club di Mar-a-Lago ha fruttato al presidente circa 77 milioni di dollari e il campo da golf di Doral, in Florida, 122 milioni, cifre comunque lontane dai guadagni delle criptovalute. Altri suoi campi da golf, a Bedminster nel New Jersey, a Jupiter sempre in Florida e a Turnberry in Scozia, hanno reso più di 30 milioni ciascuno. A questi si aggiungono 4,7 milioni di royalty dagli orologi a marchio Trump, oltre alle Bibbie, alle scarpe da ginnastica, ai profumi e alle chitarre venduti con il suo nome.

Anche Melania Trump ha dichiarato i propri redditi: 10,7 milioni di dollari da un accordo di licenza legato al documentario su di lei uscito lo scorso anno e altri 6 milioni dalla vendita di NFT, le immagini digitali scambiate online.

Il presidente ha dichiarato inoltre circa 86,5 milioni di dollari ottenuti come risarcimenti in diverse cause legali: 16 milioni da ABC, 16 milioni da CBS, 24,5 milioni da Meta, 22 milioni da YouTube e 8 milioni da X. Secondo la Casa Bianca gran parte di quel denaro andrà alla futura biblioteca presidenziale di Trump o a un'organizzazione senza scopo di lucro che cura la manutenzione dei parchi dell'area di Washington.

Secondo la classifica degli uomini più ricchi del mondo stilata da Forbes, il patrimonio di Trump è stimato in 6 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 2,3 miliardi del 2024. L'indice dei miliardari di Bloomberg lo valuta invece 7,6 miliardi.

La Casa Bianca ha respinto l'idea che il presidente stia traendo profitto dalla sua carica. Ha ricordato più volte che Trump ha affidato le sue attività a un trust gestito dai figli e ha negato qualsiasi conflitto di interessi. La vice portavoce Anna Kelly ha detto in una nota che il presidente ha reso gli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute e che né lui né la sua famiglia hanno mai avuto, né mai avranno, conflitti di interessi. Lo stesso Trump ha ricordato di non essere soggetto alle leggi federali sul conflitto di interessi.

Trump in passato aveva criticato le criptovalute e definito il Bitcoin una truffa e un disastro annunciato. Dopo il ritorno alla Casa Bianca ha invece adottato un atteggiamento amichevole verso il settore, anche mentre società legate alla sua famiglia lanciavano le proprie monete digitali. Alla guida della Securities and Exchange Commission, l'autorità che vigila sui mercati finanziari americani, ha nominato Paul Atkins, considerato vicino all'industria delle criptovalute, che dal suo insediamento nell'aprile 2025 ha allentato l'approccio rigido del predecessore. Nel luglio del 2025 il presidente ha firmato il GENIUS Act, una legge pensata per fare degli Stati Uniti il leader indiscusso negli asset digitali.

Molti esponenti democratici al Congresso si oppongono al Clarity Act, la legge che renderebbe legale gran parte delle attività con le criptovalute. Il testo è già passato alla Camera ma è fermo al Senato. I democratici contrari chiedono che vieti esplicitamente al presidente e alla sua famiglia di fare affari nel settore.


Trump vuole ricostruire un campo da golf pubblico di Washington


Il presidente Donald Trump ha annunciato che il 1 settembre cominceranno i lavori per ricostruire l'East Potomac Golf Links, un campo da golf pubblico di Washington affacciato sul fiume Potomac. Lo ha detto domenica su Truth Social, il suo social network, dopo aver visitato per più di novanta minuti il percorso sotto la pioggia insieme al ministro dell'Interno Doug Burgum, all'architetto di campi da golf Tom Fazio e a diversi collaboratori della Casa Bianca.

Trump ha descritto il campo come "fatiscente", "praticamente impraticabile" e rovinato da anni di incuria. Ha promesso di trasformarlo in "uno dei più grandi campi da golf del mondo", mantenendolo aperto al pubblico. Una volta completato, ha scritto, il percorso sarà in grado di ospitare i grandi tornei, tra cui gli US Open, la Ryder Cup, il PGA Championship e gli altri principali eventi del circuito professionistico americano.

L'East Potomac, costruito nel 1923 su un terreno strappato al fiume, si trova appena a sud del National Mall, il grande parco monumentale al centro della capitale. I golfisti giocano con sullo sfondo il Washington Monument e il Jefferson Memorial, e Trump ha più volte citato questa vista come la ragione per cui ritiene che la struttura possa diventare un campo da campionato di livello mondiale. È amministrato dal National Park Service, il servizio federale che gestisce i parchi nazionali, e comprende tre percorsi.

Il progetto preoccupa molti golfisti locali, che temono che un campo apprezzato per i prezzi accessibili possa diventare più caro e meno aperto ai giocatori comuni. Restano senza risposta domande sulla dimensione dell'intervento, sui costi e sulla fattibilità di un cantiere così grande su una penisola soggetta ad allagamenti, comprese le opere sull'argine ormai vecchio. I lavori saranno realizzati attraverso il ministero dell'Interno, con il progetto firmato da Fazio, e finanziati con donazioni private. I materiali per la raccolta fondi indicano la National Garden of American Heroes Foundation, guidata da una storica raccoglitrice di fondi di Trump, Meredith O'Rourke, come l'ente che sollecita le donazioni.

Non è chiaro come la data del 1 settembre si concili con le verifiche ambientali e amministrative che gli stessi funzionari federali avevano detto avrebbero preceduto qualsiasi modifica importante. Né la Casa Bianca né il ministero dell'Interno hanno risposto alle richieste di chiarimento sui tempi, sui costi e sull'eventuale completamento di quelle procedure prima dell'avvio del cantiere.

Il progetto è al centro di una causa federale ancora aperta. A maggio la giudice distrettuale Ana Reyes aveva avvertito i funzionari federali di non procedere con cambiamenti importanti senza prima ottenere le autorizzazioni e informare il tribunale, parlando di "conseguenze gravi" in caso contrario. "Lo dico un'ultima volta, e non voglio trovarmi in una situazione in cui qualcosa è già successo e poi mi viene detto dal governo, da una fondazione o da una ditta di demolizioni che è troppo tardi per farci qualcosa", aveva detto la giudice. Gli avvocati della D.C. Preservation League, l'associazione che ha promosso la causa, hanno avvertito che la proprietà rischia di essere rasa al suolo prima che qualcuno possa fermare i lavori, ricordando la rapida demolizione dell'ala est della Casa Bianca.

La ricostruzione arriva dopo mesi di scontro sul controllo dei campi da golf pubblici di Washington. A dicembre l'amministrazione aveva revocato il contratto di affitto cinquantennale al National Links Trust, l'associazione senza scopo di lucro che gestisce i tre percorsi della città, sostenendo che non avesse rispettato gli impegni sulla manutenzione, cosa che l'associazione contesta. L'8 maggio le due parti hanno raggiunto un accordo che consente al Trust di continuare a gestire l'East Potomac in via temporanea, fino all'inizio dei lavori, e di ottenere un nuovo contratto di lungo periodo per gli altri due campi cittadini, il Langston Golf Course e il Rock Creek Park Golf. Non è ancora chiaro chi gestirà l'East Potomac una volta concluso il progetto.

Il campo da golf è l'ultimo dei cantieri con cui Trump sta ridisegnando la capitale. Tra questi ci sono una grande sala da ballo costruita demolendo l'ala est della Casa Bianca, il rifacimento da 16 milioni di dollari della vasca riflettente del Lincoln Memorial e un arco di trionfo alto circa 76 metri progettato vicino al cimitero nazionale di Arlington. Al Kennedy Center, il principale teatro della città, il presidente aveva aggiunto il proprio nome, poi rimosso per ordine di un giudice. Trump sostiene che l'East Potomac possa restituire prestigio a Washington e rivendica le 73 tra statue, monumenti e fontane che la sua amministrazione dice di aver restaurato.


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La tregua con l'Iran fa scendere la benzina: Trump rivendica la scommessa vinta


I prezzi alla pompa di benzina negli Stati Uniti sono scesi di 70 centesimi al gallone in un mese, smentendo le previsioni più fosche degli analisti. Ma il cessate il fuoco resta fragile e un nuovo shock può ancora rovesciare il quadro.

Negli Stati Uniti il prezzo della benzina è sceso bruscamente dopo la tregua raggiunta tra Washington e Teheran, smentendo per ora gli esperti che avevano previsto un'estate di rincari. Il prezzo medio alla pompa di benzina negli Stati Uniti è calato di 70 centesimi al gallone in un mese, dopo aver toccato un picco di 4,56 dollari. A poco più di una settimana dalla firma del memorandum d'intesa tra i due Paesi, il petrolio costa solo poco più di quanto valeva prima dei bombardamenti americani e israeliani contro l'Iran, alla fine di febbraio.

Non era questo lo scenario atteso. Molti analisti avevano previsto il greggio a 150 dollari al barile, la benzina a 5 dollari al gallone e persino il rischio di una recessione in estate. Per ora, però, queste previsioni si sono rivelate sbagliate. A pesare sono stati diversi fattori: una domanda cinese più debole del previsto, il passaggio di alcune petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco, il ricorso alle riserve strategiche e la scelta dei mercati di non incorporare fino in fondo il rischio di un'escalation prolungata.

Energia · Elezioni di midterm
Il prezzo della benzina doveva schizzare verso l'alto. Invece è crollato.

Gli analisti ipotizzavano un'estate di rincari, recessione e benzina a 5 dollari dopo gli attacchi all'Iran. Un mese dopo, alla pompa di benzina si paga 70 centesimi in meno al gallone. Per Trump e i repubblicani è un sollievo politico in vista di novembre — ma il mercato resta fragile.

Il prezzo della benzina che gli esperti avevano previsto

$3,86
Al gallone, prezzo medio effettivo USA

3,50 $
4,56 $ · picco reale
5,00 $

Prezzo attualePrevisione degli esperti

Dal picco il prezzo medio è già sceso di 70 centesimi al gallone in un mese

Esplora l'analisi
IPrevisto
vs reale IIL'andamento
del prezzo IIIPerché
non è salito IVLa bomba
a orologeria

Le previsioni, alla prova dei fatti
Tre allarmi degli analisti, smentiti uno dopo l'altro
A giugno molti esperti vedevano possibile un'impennata dei prezzi dell'energia. La realtà di fine mese racconta l'opposto: confronto tra lo scenario annunciato e i numeri effettivi.

Greggio WTIDollari al barile

Previsto

150 $

Reale

67 $

Il prezzo del barile non ha mai superato i 110 $, nonostante quello che molti consideravano il più grave shock energetico recente. Oggi è sui 67 $.

Benzina alla pompa di benzinaDollari al gallone, prezzo medio USA

Previsto

5,00 $

Reale

3,86 $

Dopo il picco di 4,56 $, oggi si paga circa 70 centesimi in meno rispetto a un mese fa.

Rischio recessioneLo scenario estivo evocato dagli analisti

Previsto

Probabile

Reale

Non si è vista

La frenata dell'economia legata al caro-energia, per ora, non si è materializzata.

Dal picco al ribasso
La benzina è già tornata quasi ai livelli pre-conflitto
Il prezzo medio alla pompa di benzina: dal massimo di 4,56 dollari al gallone fino al calo di fine giugno, a poco più di una settimana dal memorandum d'intesa tra Washington e Teheran.

4,60 4,30 4,00 3,70

$4,56
Il picco
massimo toccato

−0,70
Il calo
in un solo mese

$67
Il greggio
WTI oggi, al barile

Le quattro ragioni del ribasso
Perché lo shock energetico non ha fatto salire i prezzi
Un intreccio di fattori ha tenuto il prezzo del greggio sotto controllo: domanda cinese in frenata, resilienza delle scorte, navi che hanno continuato a passare tramite lo Stretto e la pressione comunicativa della Casa Bianca.

Domanda cinese più debole −3 mln barili/giorno
Pechino ha tagliato le importazioni di greggio: tra le ipotesi, il rallentamento dell'economia e la diffusione dei veicoli elettrici.

Le navi sono passate comunque >40 mln barili
Alcune petroliere hanno continuato ad attraversare lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco; dopo l'allentamento delle sanzioni l'Iran ha esportato oltre 40 milioni di barili.

Le riserve strategiche
Il ricorso alle scorte ha fatto da cuscinetto e ha contenuto i prezzi nei mesi più tesi del conflitto.

La pressione della Casa Bianca sotto i 110 $
Trump ha usato più volte i social per rassicurare i mercati, promettendo vittoria e cessate il fuoco: una pressione che ha aiutato a tenere il greggio sotto i 110 dollari.

Un sollievo che può durare poco
Il mercato resta fragile, e il tempo stringe
Le scorte sono quasi esaurite, la tregua con Teheran è instabile e gli orientamenti elettorali tendono a cristallizzarsi entro agosto: quattro numeri raccontano la vulnerabilità.

57 → 12
Navi in uscita dallo Stretto di Hormuz
Crollo dal 24 al 28 giugno: la tregua resta fragile

2 navi
Attaccate da Teheran negli ultimi giorni
Gli Stati Uniti hanno risposto con contrattacchi

~0
Il cuscinetto di scorte rimasto
Alcuni impianti sono arrivati al fondo dei serbatoi

Agosto
Quando il voto si cristallizza
Un calo dei prezzi a settembre-ottobre peserebbe meno sul voto

L'impatto della guerra sui prezzi è stato minore di quanto molti pensassero, ma la situazione resta una bomba a orologeria. Greg Priddy · ex funzionario Energy Information Administration

Fonte
Elaborazione su dati Kpler ed Energy Information Administration (EIA); dichiarazioni di Frank Luntz e Greg Priddy. Prezzi in dollari USA. Grafica di FocusAmerica.

Una vittoria politica per la Casa Bianca


Il calo dei prezzi rappresenta una vittoria importante per Donald Trump e per il Partito Repubblicano. Almeno per ora, attenua una delle linee d'attacco più immediate per i democratici in vista delle elezioni di midterm: il costo della vita. Molti analisti politici temevano uno scenario ben più difficile per la Casa Bianca, con la guerra in Iran capace di far risalire benzina e inflazione a livelli politicamente ingestibili. Finora, però, quel rischio non si è materializzato.

Se i prezzi resteranno bassi, le elezioni di novembre potrebbero rivelarsi meno penalizzanti del previsto per Trump e per i repubblicani, osserva Frank Luntz, storico sondaggista conservatore. Ma il tempo per convincere gli elettori è poco. Secondo Luntz, gli orientamenti politici tendono a cristallizzarsi entro agosto, quindi eventuali cali a settembre o ottobre avrebbero un impatto più limitato. "Metà degli americani vive di stipendio in stipendio, quindi un calo momentaneo non avrà un impatto importante sull'elettorato: deve essere qualcosa di duraturo", ha spiegato.

Trump, intanto, si gode il momento. "I PREZZI DELLA BENZINA SCENDONO IN FRETTA", ha scritto lunedì su Truth Social. In un altro messaggio ha sostenuto che il prezzo del greggio West Texas Intermediate era sceso a 69 dollari al barile, cioè sotto i livelli precedenti al conflitto con l'Iran – anche se in realtà il WTI valeva 67 dollari il 27 febbraio, il giorno prima dell'attacco americano e israeliano. La Casa Bianca, comunque, insiste sulla linea del successo. "Fidatevi di Trump, non dei cosiddetti esperti e dei media tradizionali", ha dichiarato la portavoce Taylor Rogers. "I prezzi del petrolio e della benzina stanno crollando, riducendo i costi per le famiglie americane."

Un mercato ancora fragile


Dietro il ribasso ci sono anche dinamiche più complesse. Secondo la società di ricerca Kpler, la Cina ha ridotto le importazioni di petrolio di almeno 3 milioni di barili al giorno. Le ragioni non sono del tutto chiare, ma tra le ipotesi ci sono il rallentamento dell'economia e la diffusione dei veicoli elettrici. Allo stesso tempo, durante gran parte del conflitto il prezzo dei contratti a termine e quello del greggio effettivamente disponibile si sono mossi in direzioni diverse: i barili scarseggiavano in alcune aree, ma i mercati continuavano a scommettere sulle promesse di Trump di chiudere rapidamente la guerra e riportare giù i prezzi.

Anche la comunicazione del presidente ha avuto un ruolo. Trump ha usato più volte Truth Social per rassicurare i mercati, promettendo vittoria e cessate il fuoco. Questa pressione politica e mediatica sembra aver contribuito a contenere il greggio sotto la soglia dei 110 dollari al barile, nonostante quello che molti esperti considerano il più grave shock energetico della memoria recente.

Il sollievo, però, potrebbe essere temporaneo. Già prima dell'annuncio della tregua, i prezzi erano scesi grazie al ricorso alle riserve strategiche e al passaggio di alcune petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Decine di navi sono ulteriormente passate nelle ultime 2 settimane, allentando la pressione sui mercati. Dopo la rimozione di alcune sanzioni, l'Iran ha esportato più di 40 milioni di barili. Ma la tregua resta estremamente fragile: Teheran ha attaccato almeno due navi negli ultimi giorni e gli Stati Uniti hanno risposto con contrattacchi. Secondo Kpler, le navi in uscita dallo stretto sono scese da 57 il 24 giugno a solo 12 il 28 giugno.

Anche la Cina potrebbe tornare ad aumentare gli acquisti, mentre il cuscinetto delle scorte che ha tenuto bassi i prezzi negli ultimi mesi è quasi esaurito. Alcuni impianti sono arrivati al fondo dei serbatoi, rendendo il mercato molto più vulnerabile a nuovi shock. Greg Priddy, esperto di crisi energetiche ed ex funzionario dell'agenzia federale Energy Information Administration durante l'Amministrazione di George W. Bush, ha avvertito che molte variabili possono ancora far salire il petrolio e poche sono davvero sotto il controllo di Trump. L'impatto della guerra sui prezzi globali "è stato minore di quanto molti di noi pensassero, ma la situazione resta una bomba a orologeria", ha detto.

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Tungsteno, fondi pubblici e affari di famiglia: l'intreccio kazako dei figli di Trump


Un accordo tra Stati Uniti e Kazakistan ha aperto le porte agli investitori legati ai figli del presidente e del Segretario al Commercio a una delle maggiori riserve inutilizzate di tungsteno al mondo, secondo un'inchiesta del New York Times.

I figli di Donald Trump e quelli del Segretario al Commercio Howard Lutnick hanno fatto affari con imprenditori coinvolti in un'intesa che i loro padri stavano negoziando per conto del governo americano. Lo rivela un'inchiesta del New York Times, che ricostruisce come le due famiglie abbiano beneficiato della corsa ai minerali rari, sostenuta dall'Amministrazione Trump con miliardi di dollari provenienti dalle casse del governo.

Al centro della vicenda c'è un grande giacimento di tungsteno in Kazakistan, considerato una delle più importanti riserve inutilizzate al mondo di minerali rari. Il metallo in oggetto è strategico per gli Stati Uniti: viene impiegato nella produzione di testate missilistiche, caccia, microchip e altri beni essenziali per la sicurezza nazionale. Nel settembre 2025, quando Lutnick incontrò il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev al St. Regis Hotel di New York, Trump intervenne al telefono per favorire la chiusura dell'accordo. Secondo Pini Althaus, il dirigente al centro dell'operazione, fu anzi lo stesso presidente a condurre la fase finale del negoziato con Tokayev.

Già prima della firma, l'Amministrazione Trump aveva approvato richieste preliminari di finanziamento federale fino a 1,6 miliardi di dollari per la società americana coinvolta nel progetto, oggi chiamata Kaz Resources, che punta ad avviare l'estrazione nelle campagne kazake.

Conflitto d'interessi · Minerali rari

I figli di Trump e Lutnick nella corsa ai minerali rari pagata dal governo federale

Mentre i loro padri negoziavano accordi pubblici sui minerali strategici, i figli del presidente e del Segretario al Commercio investivano nelle società implicate nell'affare. Un'inchiesta del New York Times ricostruisce i numeri e i passaggi finanziari.

Fondi federali alle società collegate alle due famiglie
8,9 mld $
Già concessi o ancora in valutazione presso il Dipartimento del Commercio, ad almeno 15 società impegnate in accordi sui minerali rari con il governo federale.

1,6 mld $
Approvati in via preliminare per il progetto sul tungsteno in Kazakhstan

20%
La quota nel progetto rilevata da investitori legati ai figli di Trump

Esplora l'inchiesta
II numeri IILa filiera IIILe tappe IVIl contesto

Le cifre dell'inchiesta
Quanto vale, in denaro pubblico, l'intreccio tra le due famiglie
I principali importi citati dal New York Times, tra fondi federali, capitali raccolti e quote acquisite nel progetto kazako.

8,9 mld $
Fondi federali alle società collegate alle famiglie
Già concessi o in valutazione al Dipartimento del Commercio

15
Le società con cui una o entrambe le famiglie hanno legami
Tutte attive in accordi sui minerali rari col governo

1,6 mld $
Approvati per Kaz Resources, la società al centro del progetto sul tungsteno
Non ancora erogati: servono ulteriori autorizzazioni

210 mln $
Raccolti da Cantor Fitzgerald, banchiere della famiglia Lutnick
Per uno dei principali investitori, con commissioni milionarie

A confronto · miliardi di dollari

Minerali rari · totale progetti dal 2025
18,6 mld $

Fondi alle società collegate alle famiglie
8,9 mld $

Progetto sul tungsteno in Kazakhstan
1,6 mld $

Il gioco di scatole cinesi
Come i figli di Trump sono entrati nel progetto kazako
Il denaro non arriva in modo diretto: passa attraverso una catena di società veicolo fino al giacimento di tungsteno. Tocca o passa su ogni passaggio per i dettagli.

Investitori
vicini a Trump

Il tungsteno
in Kazakhstan

1

Dominari Securities
Partecipata dai figli di Trump
Società con sede nella Trump Tower, partecipata da Donald Trump Jr. ed Eric Trump. Da qui partono gli investitori vicini al presidente.

2

Una società veicolo
Lo strumento d'ingresso
Creata per rilevare, tramite una controllata di ASP Isotopes, una partecipazione in un'impresa quotata al Nasdaq.

3

Skyline Builders
Impresa quotata al Nasdaq
Costruttore stradale in difficoltà, di colpo entrato nel business minerario.
Il 31 ottobre: 20 mln $ per il 20% del progetto

4

Kaz Resources · il tungsteno
Il giacimento in Kazakistan
Una delle più grandi riserve inutilizzate al mondo. Una fusione inversa punta a portarla in borsa al posto di Skyline, prima ancora di estrarre un grammo di metallo.
Fino a 1,6 mld $ di fondi federali approvati

Rivedi il flusso

Sei settimane decisive
Dal vertice di New York alla firma con il Kazakistan
Tocca ogni tappa per leggere cosa è successo. In rosso i passaggi che coinvolgono le due famiglie.

Settembre 2025
Lutnick incontra il presidente kazako al St. Regis di New York

Trump interviene al telefono per favorire l'intesa. Secondo il dirigente Pini Althaus, è il presidente stesso a condurre la fase finale del negoziato con Tokayev.

Ottobre 2025
Gli investitori legati ai figli di Trump rilevano il 20% del progetto

Poche settimane dopo il vertice. Nello stesso periodo Cantor Fitzgerald, la banca della famiglia Lutnick, aiuta un grande investitore a raccogliere 210 milioni di dollari.

31 ottobre 2025
Skyline Builders compra il 20% dell'entità kazaka per 20 milioni

L'impresa quotata al Nasdaq, usata come veicolo, si ritrova così dentro il business del tungsteno.

6 novembre 2025
Firmato l'accordo con il Kazakistan, sei giorni dopo l'ingresso dei figli di Trump

All'epoca il loro coinvolgimento non era stato reso pubblico.

Dicembre 2025
Proposta una fusione inversa per portare Kaz Resources in borsa

La società del tungsteno prenderebbe il posto di Skyline al Nasdaq, permettendo di guadagnare sullo scambio di azioni prima dell'estrazione.

Entro il 2030
L'obiettivo: avviare la produzione di tungsteno

Finora nessuno degli 1,6 miliardi di sostegno pubblico al progetto kazako è stato erogato: servono altre approvazioni.

Perché ora
La corsa americana ai minerali rari, in risposta alla Cina
L'intreccio finanziario si inserisce in una strategia federale senza precedenti, accelerata dalle mosse di Pechino sul tungsteno.

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L'aumento del prezzo del tungsteno fuori dalla Cina in un anno, dopo che Pechino, che domina il mercato, ne ha limitato le esportazioni.

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I progetti sui minerali rari approvati dal ritorno di Trump
In via definitiva o condizionata, in tutto il mondo.

18,6 mld $

Prestiti e finanziamenti a sostegno di quei progetti
La cifra più alta nella storia americana, secondo un conteggio di BMO Capital Markets.

2030

L'anno in cui dovrebbe partire l'estrazione in Kazakistan
Il tungsteno serve a testate missilistiche, caccia e microchip.

“Il Congresso deve assicurarsi che i soldi dei contribuenti siano usati nell'interesse pubblico, non a vantaggio di familiari o persone vicine all'Amministrazione.” Maxine Dexter · deputata democratica dell'Oregon

Fonte The New York Times; BMO Capital Markets. Le società e i funzionari coinvolti hanno respinto ogni accusa di conflitto d'interessi.
Grafica Grafica di FocusAmerica

L'ingresso degli investitori vicini a Trump e Lutnick


Poche settimane dopo le trattative al St. Regis, alcuni investitori legati a Dominari Securities, società con sede nella Trump Tower e partecipata da Donald Trump Jr. ed Eric Trump, hanno acquisito una quota del 20% in un'entità collegata al progetto. Nello stesso periodo Cantor Fitzgerald, la banca d'investimento controllata dalla famiglia Lutnick e guidata dai figli Brandon e Kyle, ha aiutato uno dei principali investitori dell'operazione a raccogliere 210 milioni di dollari di nuovo capitale, incassando le consuete commissioni milionarie. L'accordo con il Kazakistan è stato firmato il 6 novembre, sei giorni dopo l'ingresso dei figli di Trump, che all'epoca non era stato reso pubblico.

Secondo i documenti federali esaminati dal New York Times, non si tratta di un episodio isolato. Una o entrambe le famiglie avrebbero legami finanziari con almeno altre 14 società impegnate in accordi sui minerali critici con il governo federale. Tutte hanno ottenuto sostegno dall'Amministrazione Trump oppure hanno domande di autorizzazione pendenti presso il Dipartimento del Commercio, guidato proprio da Lutnick. Il totale dei fondi federali già concessi o ancora in valutazione supera gli 8,9 miliardi di dollari.

La corsa al tungsteno rientra in una strategia più ampia. Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, il governo ha approvato in via definitiva o condizionata 60 progetti di estrazione di minerali critici nel mondo, sostenuti da 18,6 miliardi di dollari tra prestiti e altri finanziamenti, secondo un conteggio di maggio della banca BMO Capital Markets: la cifra più alta nella storia americana. A spingere Washington è stata anche la Cina, che domina il commercio mondiale del tungsteno e ne ha limitato le esportazioni proprio mentre Trump rientrava alla presidenza, facendo aumentare di sei volte in un anno il prezzo del metallo fuori dai propri confini.

Il rischio di conflitto d'interessi


Figura centrale dell'operazione kazaka è Pini Althaus, rabbino nato in Australia e trasferitosi negli Stati Uniti, oggi presidente esecutivo di Kaz Resources. Althaus è anche azionista di USA Rare Earth, un'altra società di minerali rari da lui fondata, che proprio questo mese ha ottenuto fino a 1,6 miliardi di dollari dal Dipartimento del Commercio.

Althaus sostiene che i colloqui con il governo americano fossero iniziati già durante l'Amministrazione Biden e che l'accordo non abbia beneficiato di favori politici. Ha inoltre dichiarato di non aver mai incontrato i figli di Trump e di non essere stato a conoscenza del loro coinvolgimento. "Capisco come l'apparenza possa turbare alcune persone", ha detto al New York Times, "ma questa società e questo progetto vanno ben oltre qualsiasi presidente e qualsiasi famiglia".

La Casa Bianca e il Dipartimento del Commercio hanno respinto ogni accusa di commistione tra decisioni pubbliche e interessi familiari. Il portavoce Kush Desai ha dichiarato al giornale che l'unico interesse a guidare l'Amministrazione è quello del popolo americano. Il Dipartimento del Commercio ha inoltre precisato che né Lutnick né altri funzionari hanno mai avuto contatti con Cantor Fitzgerald sul settore dei minerali, ricordando che il segretario ha venduto la propria quota nella società.

Le smentite non hanno convinto la deputata democratica Maxine Dexter, dell'Oregon, principale esponente della minoranza nella commissione della Camera che indaga sugli abusi nel settore minerario. Dexter ha definito questi accordi "un campanello d'allarme". "Il Congresso deve assicurarsi che i soldi dei contribuenti siano usati nell'interesse pubblico e non a vantaggio di familiari o di persone vicine all'Amministrazione Trump", ha dichiarato al New York Times.

Un gioco di scatole cinesi


Il meccanismo finanziario dell'affare è articolato. Dominari e i figli di Trump sono entrati nell'operazione attraverso una società veicolo creata per acquisire una partecipazione in Skyline Builders, impresa di costruzioni stradali in difficoltà ma quotata al Nasdaq. Tramite una controllata della società di energia nucleare ASP Isotopes, guidata dall'investitore britannico Paul Mann, il gruppo ha preso il controllo di Skyline. Il 31 ottobre la società ha poi acquistato per 20 milioni di dollari una quota del 20% nell'entità kazaka di Althaus, entrando così nel business minerario.

A dicembre Mann ha proposto una fusione inversa per sostituire Skyline al Nasdaq con la nuova Kaz Resources, portando di fatto in borsa la società che si occuperà dell'estrazione del tungsteno. In questo modo gli investitori potranno guadagnare dallo scambio delle azioni del progetto prima ancora che dal giacimento venga estratto un solo grammo di metallo.

Mann ha negato qualsiasi conflitto di interessi e ha escluso di aver scelto Cantor Fitzgerald per la raccolta di capitali a causa del ruolo di Lutnick nel governo. Eric Trump e Donald Trump Jr. hanno dichiarato di non essere coinvolti nei dettagli dell'operazione; Eric ha precisato di essere sempre stato "un investitore passivo, senza alcun ruolo gestionale". Finora, comunque, nessuno degli 1,6 miliardi di dollari di sostegno pubblico previsti per il progetto kazako è stato erogato: servono ancora ulteriori approvazioni. Althaus punta ad avviare la produzione entro il 2030.

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3) Monryse: @MonRyse
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6) Il Blog di Davide Benesso: @Davide Benesso: curiosità e automiglioramento
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11) Flavio Pintarelli: @Flavio Pintarelli | Writer & Strategist
12) Giovanni Bertagna: @Giovanni Bertagna - Blog

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in reply to Zone di Transizione

sinceramente avrò poco più di 100 utenti al giorno e WordPress lo conosco abbastanza bene ormai (ci ho sviluppato anche qualche plugin). Ricominciare da zero, passare ad una vps, vuol dire spendere di più e dover re-imparare tutto da zero 😅
Questa voce è stata modificata (8 mesi fa)