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Notebook gaming MSI 2026: arrivano in Italia Titan, Raider, Stealth e Cyborg


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MSI rinnova la sua gamma di notebook gaming e porta ufficialmente in Italia le nuove serie Titan, Raider, Stealth e Cyborg, pensate per chi cerca prestazioni elevate sia nel gioco sia nella creazione di contenuti. La nuova lineup punta su componenti di ultima generazione, con processori Intel Core Ultra 200HX e GPU Laptop NVIDIA GeForce RTX Serie 50, affiancati da sistemi di raffreddamento aggiornati, display ad alto refresh rate e soluzioni pensate per rendere l’esperienza più fluida, potente e gestibile anche nelle sessioni più intense.

Il messaggio è abbastanza chiaro: MSI vuole rafforzare la propria presenza nel segmento dei portatili gaming ad alte prestazioni, coprendo fasce diverse di mercato. Da una parte ci sono i modelli più estremi, come MSI Titan 18 e Raider 18 Max, pensati per chi vuole una macchina desktop replacement senza troppi compromessi. Dall’altra troviamo soluzioni più accessibili come Cyborg 15 e Cyborg 15 Max, che puntano a migliorare il rapporto tra prestazioni, portabilità e prezzo.

Nuovi notebook gaming MSI: più potenza con Intel Core Ultra e RTX Serie 50


La principale novità della nuova generazione di notebook gaming MSI 2026 riguarda la piattaforma hardware. I modelli più avanzati possono contare sui processori Intel Core Ultra 200HX, pensati per offrire un livello di potenza elevato nelle applicazioni più impegnative, dal gaming AAA al rendering, passando per streaming, montaggio video e attività creative.

A questi processori si affiancano le GPU Laptop NVIDIA GeForce RTX Serie 50, che rappresentano il cuore grafico della nuova gamma. MSI parla di una potenza combinata fino a 270 W sui modelli più performanti, un dato che lascia intuire la volontà del brand di spingere molto sul fronte delle prestazioni reali, non solo sulla scheda tecnica.

Il lavoro non si è però concentrato soltanto sulla potenza pura. MSI ha infatti dichiarato di aver ottimizzato anche il funzionamento delle ventole, con l’obiettivo di offrire un’esperienza più silenziosa e confortevole anche sotto carico. Si tratta di un dettaglio importante, perché su un notebook gaming moderno non basta avere una CPU e una GPU potenti: serve anche un sistema termico capace di gestire bene temperature, rumore e stabilità nel tempo.
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MSI Raider 16: prestazioni elevate in un formato più gestibile


Tra i modelli più interessanti della nuova gamma c’è sicuramente MSI Raider 16, un notebook gaming da 16 pollici che punta a unire potenza, display veloce e maggiore praticità nell’uso quotidiano. Il nuovo Raider 16 integra processori Intel Core Ultra 200HX e GPU Laptop NVIDIA GeForce RTX Serie 50, offrendo quindi una base hardware adatta sia ai gamer più esigenti sia ai creator che lavorano con software pesanti.

Uno degli aspetti più curati riguarda il sistema di raffreddamento. MSI ha ridisegnato la scheda madre rendendola più compatta, così da creare più spazio per ventole di dimensioni maggiori. L’obiettivo è aumentare il flusso d’aria mantenendo un regime di rotazione più basso, riducendo quindi il rumore complessivo. Secondo l’azienda, il Raider 16 è stato progettato per mantenere il rumore delle ventole sotto i 50 dBA anche durante le sessioni di gioco più intense.

La gestione termica è stata migliorata anche attraverso una curva di funzionamento più progressiva, pensata per evitare picchi improvvisi e fastidiosi. È un dettaglio che può fare la differenza nell’uso reale, soprattutto quando si passa rapidamente da carichi leggeri a sessioni di gioco, esportazione video o applicazioni 3D.

Il nuovo Raider 16 propone inoltre un display QHD+ a 240 Hz, una scelta molto interessante per chi cerca un buon equilibrio tra definizione e fluidità. La risoluzione superiore al Full HD consente di avere immagini più nitide, mentre il refresh rate elevato torna utile nei giochi competitivi e nei titoli più veloci.

MSI ha lavorato anche sulla praticità. Il telaio è più sottile rispetto al passato e il portatile diventa più semplice da trasportare. Inoltre, il pannello di accesso rapido permette di intervenire su memoria e SSD allentando soltanto due viti, senza dover rimuovere completamente il fondo del notebook. Per chi vuole aggiornare il proprio laptop nel tempo, è una soluzione molto comoda.
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Titan 18 e Raider 18 Max: i modelli da 18 pollici per chi vuole il massimo


La gamma MSI include anche i nuovi notebook gaming da 18 pollici, con Titan 18 e Raider 18 Max. Questi modelli sono pensati per chi cerca prestazioni da fascia altissima e preferisce uno schermo più grande, ideale non solo per giocare, ma anche per lavorare su contenuti video, grafica, editing e multitasking avanzato.

Il nuovo MSI Titan 18 si posiziona come una delle proposte più estreme della lineup. Grazie ai processori Intel Core Ultra 200HX, può arrivare a una potenza fino a 220 W dedicata alla CPU. È un dato importante, perché indica una forte attenzione alla continuità prestazionale, soprattutto nei carichi lunghi e complessi.

Uno dei punti di forza del Titan 18 è il display. MSI ha scelto un pannello Mini LED UHD+ a 240 Hz, certificato VESA DisplayHDR 1000 True Black. Questo significa che il portatile punta a offrire non solo fluidità elevata, ma anche un livello di qualità visiva molto alto, con luminosità, contrasto e resa delle scene HDR pensati per un’esperienza premium.

Anche il Raider 18 Max entra nella categoria dei notebook gaming di fascia alta, con uno schermo ampio e una dotazione pensata per chi non vuole scendere a compromessi. Rispetto ai modelli più compatti, questi notebook sono chiaramente meno orientati alla mobilità estrema, ma offrono una superficie di lavoro più generosa e una piattaforma hardware adatta a sostituire un PC desktop in molti scenari.
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Cyborg 15 e Cyborg 15 Max: più prestazioni nella fascia entry-level gaming


La nuova serie MSI Cyborg 15 è stata riprogettata per migliorare sia le prestazioni sia la qualità del display. È una delle novità più interessanti per chi cerca un notebook gaming entry-level ma non vuole rinunciare a una scheda tecnica moderna.

Il nuovo Cyborg 15 Max può arrivare fino a 100 W di TGP, con una potenza totale di sistema fino a 130 W tra processore Intel Core 200H e GPU Laptop NVIDIA GeForce RTX Serie 50. MSI sottolinea che il salto prestazionale è legato anche al sistema termico Cooler Boost aggiornato, ora dotato di doppie ventole e tre heatpipe.

Rispetto alla generazione precedente, l’aumento del TGP è del 122%, un dato che dovrebbe tradursi in prestazioni grafiche più solide, soprattutto nei giochi più impegnativi. Naturalmente, come sempre, le prestazioni effettive dipenderanno anche dalla configurazione scelta, dalla gestione termica e dal profilo energetico utilizzato, ma l’evoluzione rispetto ai vecchi modelli sembra netta.

Anche il display è stato aggiornato. Il nuovo Cyborg 15 offre un pannello Full HD a 144 Hz con copertura sRGB al 100%, una caratteristica utile non solo per il gaming, ma anche per chi crea contenuti e vuole colori più ricchi e accurati. Non siamo davanti a un pannello pensato per il professionista del colore più esigente, ma per la fascia di appartenenza è una scelta interessante.

MSI ha migliorato anche la connettività. Il nuovo Cyborg integra tre porte USB-A e una porta USB-C con supporto alla ricarica da 100 W e uscita DisplayPort. Da segnalare anche la presenza di porte HDMI e RJ-45 sul retro dello chassis, una scelta poco comune nella fascia entry-level ma molto utile per tenere la postazione più ordinata.

Il tutto è racchiuso in un telaio da circa 2 kg e 21 mm di spessore. Questo rende il Cyborg 15 più semplice da trasportare rispetto a molti notebook gaming tradizionali, pur mantenendo una dotazione pensata per giocare e lavorare in mobilità.
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Offerte MSI per l’Italia: NordVPN e garanzia extra


Per accompagnare il lancio dei nuovi notebook gaming MSI in Italia, l’azienda ha previsto due iniziative promozionali dedicate agli utenti italiani. La prima è l’Early Bird Bundle, attiva dal 1 giugno al 15 luglio 2026, che consente a chi acquista un notebook selezionato di ottenere 1 anno di abbonamento a NordVPN.

La seconda iniziativa è Review & Receive, disponibile dal 1 giugno al 15 ottobre 2026. In questo caso, registrando il prodotto, è possibile ottenere 1 anno di garanzia extra MSI Core Plus, che estende la copertura standard del notebook.

Le due promozioni sono indipendenti ma cumulabili nei rispettivi periodi di validità. Questo significa che, acquistando un modello compatibile e rispettando le condizioni previste, gli utenti possono ottenere sia l’abbonamento a NordVPN sia l’estensione di garanzia.

Prezzi e disponibilità in Italia


I nuovi notebook gaming MSI arriveranno in Italia presso rivenditori selezionati con prezzi differenti in base alla serie e alla configurazione. MSI Raider 18 Max sarà disponibile a partire da 4.099 euro, mentre MSI Raider 16 partirà da 2.999 euro.

Il modello più esclusivo della gamma, MSI Titan 18, sarà disponibile a partire da 5.999 euro. I nuovi Cyborg 15 e Cyborg 15 Max avranno invece un prezzo di listino a partire da 1.549 euro, posizionandosi come le soluzioni più accessibili della lineup gaming. Infine, il nuovo MSI Stealth 16 sarà proposto a partire da 3.199 euro.

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Napoli oltre la realtà: il racconto di un mondo sospeso tra fede, teatro e sopravvivenza


Tra San Gennaro, Maradona e la Smorfia, Marino Niola decifra l’anima irripetibile della città più magnetica d’Italia
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Napoli è la città dove quasi ogni legge fisica che regola l'universo conosciuto non solo è disattesa, ma ne viene proposta una alternativa che fa vivere gli esseri umani dall'alba al tramonto, il napoletano è la lingua degli dei. Nessuno fino ad oggi si era interrogato in maniera sistematica sul come ciò possa avvenire e perché.

Marino Niola usa la sua potentissima lente di antropologo navigato per mettere in fila alcuni degli eventi miracolosi che avvengono ogni giorno, anzi ogni minuto, nella capitale del Mediterraneo: il luogo in cui è stato scritto l'unico libro anche per chi mai ha imparato a leggere (la Smorfia), la città del nobile italiano divenuto attore con il titolo più lungo (Antonio De Curtis alias Totò, il Principe della risata), il luogo dove il rapporto tra il mondo dei vivi e quello dei morti è costante e proficuo.

Dove San Gennaro, il santo patrono, è ritenuto più potente del Messia stesso, capace di perdonare sempre dai peccati chi gli si affida a corpo morto e di proteggere gli abitanti dalla minaccia del Vesuvio. Quello che possiede il tesoro con il valore più elevato di qualsiasi casa ancora regnante al mondo. Niola ha un'intuizione fulminante quando rintraccia l'origine in nuce di Gomorra, raccontata solo decine di anni dopo da Saviano, già nel bestseller degli Anni novanta Io speriamo che me la cavo di Marcello D'Orta con i temi scolastici grammaticalmente scombiccherati dei suoi piccoli alunni.

E poi via con Maradona prodigio calcistico in campo che rifiuta cento miliardi per trasferirsi alla Juventus, i fratelli De Filippo a teatro, Pino Daniele "nero a metà". I viaggiatori di ogni secolo che restano incantati da quella che appare essere una malia inarrestabile composta dal cibo, i colori, gli odori e i suoni. Quando la mappatura genetica dell'essere umano sarà completata in tutto e per tutto, si scoprirà che nascere e vivere a Napoli comporta una modificazione irreparabile di un gene, e nessuno (per fortuna) può farci nulla. Anche la matematica deve sottomettere alla sua logica: in nessun luogo del mondo è possibile offendere una persona appellandola con un numero.

Perché come ha scritto Curzio Malaparte: " (...) è la sola città del mondo antico che non sia perita come Ilio, come Ninive, come Babilonia (...) Napoli è una Pompei che non è stata mai sepolta. Non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno".

Marino Niola
LA CAPITALE DELL'ANIMA

Perché Napoli è un'eccezione
Raffaello Cortina Editore 2026

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TP-Link Archer 8: arriva il primo router Wi-Fi 8 del futuro


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TP-Link ha annunciato ufficialmente Archer 8, il primo router dell'azienda basato sul nuovo standard Wi-Fi 8, una tecnologia progettata per migliorare non solo la velocità, ma soprattutto la qualità dell'esperienza quotidiana nelle reti domestiche moderne. Il dispositivo rappresenta il primo passo di una strategia più ampia che porterà sul mercato una gamma completa di prodotti Wi-Fi 8, comprendente sistemi Mesh, extender e router da viaggio.

Presentato a Milano il 28 maggio 2026, TP-Link Archer 8 è stato sviluppato seguendo le specifiche emergenti dello standard IEEE 802.11bn, con l'obiettivo di offrire connessioni più affidabili, stabili e reattive anche negli ambienti domestici più complessi e affollati di dispositivi connessi.

Perché il Wi-Fi 8 punta sulla qualità dell'esperienza


Negli ultimi anni le abitazioni si sono trasformate in ecosistemi digitali sempre più complessi, con smartphone, smart TV, console, computer, videocamere di sicurezza e dispositivi IoT che condividono la stessa rete. In questo scenario, la semplice velocità massima teorica non è più sufficiente per garantire una connessione efficiente.

Secondo TP-Link, il nuovo Archer 8 è stato progettato proprio per affrontare alcune delle problematiche più comuni delle reti domestiche moderne, come la congestione causata da molti dispositivi collegati contemporaneamente, la perdita di prestazioni tra stanze differenti, il roaming mesh non ottimale e gli aumenti di latenza durante attività come gaming online, streaming video e videoconferenze.

I primi test mostrano miglioramenti concreti


TP-Link ha effettuato una serie di test interni confrontando le prime implementazioni Wi-Fi 8 con soluzioni basate su Wi-Fi 7, simulando condizioni reali di utilizzo domestico. I risultati preliminari evidenziano miglioramenti significativi in diversi aspetti fondamentali delle prestazioni di rete.

Tra i dati più interessanti emerge un incremento fino al 33% nella velocità di trasmissione dei dati, ottenuto grazie a miglioramenti nella modulazione e nella codifica del segnale. Anche il throughput beneficia delle nuove tecnologie, con un aumento fino al 24% nelle situazioni in cui la qualità del segnale varia tra i diversi flussi spaziali.

Le prestazioni migliorano anche negli ambienti caratterizzati da forti interferenze wireless, dove i test hanno evidenziato incrementi fino al 15% tra access point multipli. Nei contesti multi-piano, invece, il nuovo sistema di antenne e le ottimizzazioni supportate dall'intelligenza artificiale consentono miglioramenti che arrivano fino al 30% con un singolo dispositivo collegato e tra il 10% e il 20% in scenari multi-device.

A completare il quadro troviamo una maggiore sensibilità in ricezione sulle bande 5 GHz e 6 GHz, con guadagni compresi tra 1 e 3 dB che contribuiscono a garantire una copertura più stabile in tutta l'abitazione.
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Design premium e tecnologie avanzate


Oltre alle innovazioni sul fronte della connettività, TP-Link Archer 8 introduce anche una nuova filosofia progettuale. Il router si distingue per un design minimalista e moderno caratterizzato da finiture micro-texturizzate, linee curate e una luce frontale discreta che ne valorizza l'estetica.

Sotto la scocca trovano spazio diverse soluzioni tecnologiche avanzate, tra cui un sistema evoluto di dissipazione del calore, un'architettura ottimizzata delle antenne, miglioramenti RF e funzioni basate sull'intelligenza artificiale dedicate alla gestione della rete. L'obiettivo è garantire connessioni affidabili e prestazioni elevate anche nelle abitazioni più esigenti.

La roadmap TP-Link per il Wi-Fi 8


Archer 8 non sarà un prodotto isolato. TP-Link ha già delineato una roadmap che punta a costruire un ecosistema completo basato sul nuovo standard Wi-Fi 8.

Il lancio di Archer 8 è previsto per ottobre 2026, mentre nel primo trimestre del 2027 arriverà Deco 8, il nuovo sistema Mesh Wi-Fi 8. Successivamente debutteranno Roam 8, pensato per l'utilizzo in mobilità, oltre a extender e adattatori compatibili con la nuova tecnologia.

Un assaggio del networking domestico di domani


Con Archer 8, TP-Link vuole anticipare l'evoluzione delle reti domestiche puntando su aspetti che incidono concretamente sull'esperienza degli utenti: stabilità, copertura, latenza ridotta e gestione intelligente dei dispositivi connessi. Sebbene il debutto commerciale sia ancora previsto tra alcuni mesi, il nuovo router rappresenta già una delle prime dimostrazioni concrete delle potenzialità del Wi-Fi 8, una tecnologia destinata a diventare il nuovo punto di riferimento per la connettività domestica nei prossimi anni.

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Philips Evnia lancia il monitor 4K QD-OLED che punta ai gamer più esigenti


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Philips Evnia amplia la propria gamma di monitor dedicati ai videogiocatori con il nuovo Philips Evnia 32M2N8900P, un modello da 31,5 pollici che combina la qualità visiva della tecnologia QD-OLED di quarta generazione con la fluidità di un refresh rate fino a 240 Hz. Pensato per gli appassionati di gaming competitivo ma anche per creator e professionisti che lavorano con contenuti visivi, questo monitor punta a offrire immagini dettagliate, colori accurati e tempi di risposta estremamente ridotti.

Il nuovo monitor sarà disponibile a partire da giugno al prezzo consigliato di 1.099 euro e include una garanzia di tre anni che copre anche eventuali problemi di burn-in dei pixel, un aspetto particolarmente importante per chi utilizza un pannello OLED per molte ore al giorno.

Qualità d'immagine elevata grazie al QD-OLED di quarta generazione


Uno degli elementi più interessanti del Philips Evnia 32M2N8900P è senza dubbio il suo pannello QD-OLED 4K UltraClear con risoluzione 3840 x 2160 pixel. La combinazione tra tecnologia Quantum Dot e OLED permette di ottenere neri profondi, un contrasto elevato e colori particolarmente vividi.

La presenza di una profondità colore reale a 10 bit consente di visualizzare sfumature più naturali e transizioni cromatiche più uniformi. Questo si traduce in una migliore resa sia durante le sessioni di gioco sia nelle attività di editing fotografico e video.

A supportare la qualità visiva troviamo anche la certificazione DisplayHDR True Black 500, che migliora la gestione delle scene scure, e la tecnologia Ultra Wide Color, progettata per ampliare la gamma cromatica mantenendo una riproduzione accurata dei colori.

Particolarmente interessante la copertura colore dichiarata del 99,5% dello spazio DCI-P3 e del 97,7% Adobe RGB, caratteristiche che rendono il monitor adatto anche a chi lavora con contenuti professionali e necessita di una fedele riproduzione cromatica.

Gaming fluido grazie al refresh rate di 240 Hz


Per chi gioca a titoli competitivi, la fluidità rappresenta un fattore fondamentale. Philips Evnia 32M2N8900P integra un refresh rate fino a 240 Hz, capace di aggiornare l'immagine 240 volte al secondo e offrire una maggiore nitidezza nei movimenti più rapidi.

A completare il pacchetto troviamo un tempo di risposta dichiarato di appena 0,03 ms, una specifica che contribuisce a ridurre al minimo gli effetti di ghosting e motion blur.

La compatibilità con NVIDIA G-SYNC aiuta inoltre a eliminare fenomeni come tearing e stuttering, garantendo una visualizzazione più stabile quando il frame rate varia durante il gameplay.

Non mancano alcune funzioni dedicate espressamente ai gamer, tra cui Smart Crosshair, Smart Sniper, Shadow Boost e Stark Shadow Boost, strumenti che permettono di migliorare la visibilità nelle aree più scure e ottimizzare la precisione nei titoli competitivi.
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Ambiglow e AmbiScape rendono il setup ancora più immersivo


Philips continua a investire anche sull'immersione visiva grazie alla tecnologia AI-enhanced Ambiglow. Il sistema analizza in tempo reale ciò che viene visualizzato sullo schermo e adatta automaticamente l'illuminazione posteriore per amplificare il coinvolgimento durante il gioco.

L'esperienza viene ulteriormente ampliata con AmbiScape, una piattaforma accessibile tramite il software Philips Evnia Precision Center che permette di collegare fino a dieci luci smart compatibili con lo standard Matter.

Grazie alla funzione Link with AmbiScape, l'illuminazione ambientale può sincronizzarsi con le immagini visualizzate sul monitor, trasformando l'intera postazione gaming in un ambiente dinamico e personalizzato.

Connettività moderna per PC, console e laptop


Il Philips Evnia 32M2N8900P è stato progettato per adattarsi ai moderni setup multi-dispositivo. Sul fronte della connettività troviamo infatti HDMI 2.1, DisplayPort 2.1 e una porta USB-C con alimentazione fino a 65W, ideale per collegare notebook e workstation tramite un unico cavo.

Per chi utilizza più sistemi contemporaneamente è disponibile anche un pratico KVM Switch integrato, che permette di controllare due dispositivi utilizzando una sola tastiera e un solo mouse.

La funzione MultiView amplia ulteriormente la versatilità del monitor, risultando particolarmente utile per streamer, content creator e professionisti che lavorano su configurazioni dual-PC.

Maggiore comfort nelle sessioni prolungate


Oltre alle prestazioni, Philips ha dedicato particolare attenzione al comfort visivo. La tecnologia SoftBlue riduce fino al 50% l'emissione della luce blu ad alta energia direttamente a livello del pannello, contribuendo ad affaticare meno la vista durante le lunghe sessioni davanti allo schermo.

Sul fronte audio, il monitor integra due altoparlanti da 5 Watt con supporto DTS Sound, una soluzione che offre audio surround virtuale, bassi migliorati e dialoghi più chiari senza la necessità di utilizzare diffusori esterni.

Disponibilità e prezzo


Il nuovo Philips Evnia 32M2N8900P sarà disponibile sul mercato italiano a partire da giugno 2026 con un prezzo consigliato al pubblico di 1.099 euro.

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Un drone russo colpisce un palazzo in Romania, due civili feriti


Nella notte un drone carico di esplosivo si è schiantato su un edificio a Galați, città rumena vicino al confine ucraino. È il primo caso di cittadini rumeni feriti da un drone russo dall'inizio della guerra.

Un drone russo si è schiantato nella notte sul tetto di un palazzo residenziale a Galați, città della Romania sud-orientale vicina al confine con l'Ucraina, ferendo due persone. L'impatto ha provocato un incendio in un appartamento al decimo piano e ha costretto all'evacuazione circa 70 residenti dello stesso palazzo. I due feriti sono una donna, che ha riportato ustioni di primo grado, e un ragazzo di 14 anni, soccorso per un attacco di panico. Entrambi erano riusciti a lasciare autonomamente l'appartamento in fiamme prima dell'arrivo dei soccorsi. Mai prima d'ora civili rumeni erano rimasti feriti da un attacco condotto con droni russi.

A renderlo noto è stato il Ministero della Difesa rumeno. Questo episodio è avvenuto mentre durante la notte, la Russia ha ripreso a colpire con droni obiettivi civili e infrastrutture in Ucraina, a poca distanza dal confine con la Romania. Uno dei velivoli è entrato nello spazio aereo rumeno e si è schiantato sull'edificio. Il viceministro dell'Interno Raed Arafat, responsabile delle emergenze, ha spiegato all'emittente Digi24 che l'impatto ha coinvolto due vani scala del palazzo e danneggiato anche cinque automobili.

L'intero carico esplosivo del drone è detonato al momento dell'impatto. Dalla base aerea di Fetești si sono alzati in volo due caccia F-16 e un elicottero, autorizzati ad abbattere il bersaglio, ma i radar hanno perso il contatto con il velivolo a sud della città prima che potesse essere intercettato. Il portavoce del Ministero della Difesa, il colonnello Cristian Popovici, ha dichiarato ad Antena 3 CNN che il drone era entrato nello spazio aereo nazionale all'1:54 di notte e si era diretto verso la zona orientale di Galați.
Galați, il tabù che si rompe — FocusAmerica

Fianco orientale NATO · Guerra in Ucraina

Galați, il tabù che si rompe


Un drone russo si è schiantato su un palazzo residenziale a Galați ferendo due civili: non era mai successo prima in Romania. È la 28ª violazione dello spazio aereo rumeno dal 2022, mentre l'escalation accelera lungo tutto il fianco orientale della NATO.

Romania · NATO Galați, Romania sud-orientale

Stanotte
2
Civili feriti a Galați, per la prima volta in Romania a causa di droni russi

Il pattern
28
Violazioni dello spazio aereo rumeno dal febbraio 2022 a oggi

Quasi una violazione su quattro si è concentrata nei primi mesi del 2026

Esplora in dettaglio
1L'attacco 2Il fronte 3Escalation 4La NATO

La notte di Galați

Drone con carico esplosivo detona sul tetto di un palazzo al decimo piano


Un drone entrato dall'Ucraina si è schiantato su un edificio residenziale nella zona orientale della città, innescando un incendio e l'evacuazione dell'intero stabile.

~70
Residenti evacuati

10°
Piano dell'incendio

5
Auto danneggiate

2
Vani scala colpiti

1º Ferito
Una donna con ustioni di primo grado

2º Ferito
Un ragazzo di 14 anni, soccorso per un attacco di panico

La sequenza della notte

01:54 ora locale
Il drone entra nello spazio aereo rumeno, diretto verso la zona orientale di Galați.

Decollo
Dalla base di Fetești si alzano due caccia F-16 e un elicottero, autorizzati ad abbattere il bersaglio.

Contatto perso
I radar perdono il velivolo a sud della città prima che possa essere intercettato.

Impatto
Il drone colpisce il tetto dello stabile: l'intero carico esplosivo detona, l'incendio divampa al decimo piano.

Il fronte del Danubio

Galați e Izmail, due porti separati da un fiume e da un confine NATO


La città rumena si trova di fronte al più grande porto fluviale ucraino, spesso bersaglio degli attacchi russi. Prima erano solo i detriti dei droni abbattuti a oltrepassare il confine; ora lo fanno anche i droni stessi.

◀ Ovest Est ▶

Danubio

Romania
membro NATO + UE

Ucraina
sotto attacco la stessa notte

Galați
estremità sud-orientale del Paese
Punto d'impatto

Izmail
più grande porto fluviale ucraino · bersaglio frequente

La linea rossa è la traiettoria del drone, da est verso ovest · ~650 km di confine condiviso tra i due Paesi sul Danubio

1ª volta
Mai prima d'ora civili rumeni erano stati feriti da un drone russo

Precedente
Già ad aprile un drone era caduto in una zona abitata vicino a Galați

Una soglia dopo l'altra

Dai detriti ai civili feriti: ogni incursione alza l'asticella


Le violazioni dello spazio aereo rumeno non solo si stanno moltiplicando, ma diventano sempre più gravi. In poco più di un anno si è passati dai frammenti di droni caduti ai primi civili feriti da un drone russo.

28
Violazioni dal febbraio 2022

~28%
Concentrate nei primi mesi del 2026

La scala dell'escalation

1

Dal 2022 · più volte Bassa
Detriti di droni sul territorio
Frammenti di droni caduti sul territorio rumeno durante gli attacchi a Odesa e ai porti sul Danubio

2

Aprile 2026 Media
Danni a una proprietà
Un drone precipita vicino a Galați, colpendo un palo della luce e un edificio

3

Questa notte Massima
Civili feriti
Due persone soccorse, l'intero palazzo evacuato: una soglia mai superata prima

Il fianco orientale della NATO

Le violazioni dello spazio aereo dei Paesi NATO sono triplicate in un anno


Galați non è un caso isolato: l'intero confine orientale dell'Alleanza Atlantica è sempre più sotto pressione. Le incursioni attribuite alla Russia crescono, ma le risposte restano per lo più simboliche.

6

prima

18

nel 2025

Violazioni dello spazio aereo NATO attribuite alla Russia · ×3 in un solo anno
Articolo 4 invocato — consultazioni urgenti tra alleati

Polonia
droni abbattuti a settembre

Estonia
spazio aereo violato

Un'escalation grave e irresponsabile: il fianco orientale dell'Alleanza Atlantica è sempre più sotto pressione, ma alle condanne finora non sono seguiti provvedimenti reali.
Sintesi della posizione di Bucarest e della NATO

Fonti Ministero della Difesa e Ministero degli Esteri rumeni; NATO; Digi24, Antena 3 CNN. Dati sulle violazioni dello spazio aereo dall'inizio dell'invasione russa (febbraio 2022).

Galați, Izmail e il fronte del Danubio


Galați si trova all'estremità sud-orientale della Romania, proprio di fronte al confine ucraino. Sull'altra sponda del Danubio sorge Izmail, sede del più grande porto ucraino sul fiume e bersaglio frequente degli attacchi russi. Quasi nello stesso momento in cui il drone si schiantava sull'edificio residenziale in Romania, le autorità ucraine hanno riferito che anche tutta l'area portuale di Izmail era finita sotto attacco.

Il Ministero degli Esteri rumeno ha definito l'accaduto un'escalation "grave e irresponsabile" da parte della Russia. Bucarest ha informato dell'incidente il Segretario Generale della NATO e ha chiesto di accelerare la consegna di sistemi anti-drone. Anche la stessa Alleanza Atlantica ha condannato l'attacco: il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha fatto sapere di essersi messo in contatto con le autorità rumene.

Il fianco orientale della NATO sotto pressione


La Romania, Paese membro sia della NATO sia dell'Unione europea, condivide con l'Ucraina circa 650 km di confine. Dall'inizio dell'invasione russa su vasta scala, detriti di droni russi sono caduti più volte sul territorio rumeno durante gli attacchi contro Odesa e i porti ucraini sul Danubio. Ad aprile, un drone era precipitato in una zona abitata vicino a Galați, danneggiando un palo della luce e una costruzione residenziale. Il presidente Nicușor Dan aveva definito quell'episodio il primo caso in cui un drone russo aveva provocato danni a una proprietà sul territorio rumeno.

Secondo i dati del Ministero della Difesa, dall'inizio dell'invasione russa nel febbraio 2022 i droni russi hanno violato lo spazio aereo rumeno 28 volte, l'ultima proprio con l'attacco di Galați di questa notte. Circa il 28% di queste violazioni si è concentrato nei primi mesi del 2026. Le incursioni non riguardano soltanto la Romania, ma si inseriscono in una dinamica più ampia lungo tutto il fianco orientale dell'Alleanza.

Nel 2025 le violazioni dello spazio aereo NATO attribuite alla Russia sono passate da 6 a 18 in un solo anno. In due casi, Polonia ed Estonia, i Paesi coinvolti hanno invocato l'Articolo 4 del Trattato del Nord Atlantico, che prevede consultazioni urgenti tra gli alleati. Nel settembre dello stesso anno i caccia della NATO hanno abbattuto diversi droni russi entrati nello spazio aereo polacco durante un attacco all'Ucraina. Anche in quel caso l'Alleanza ha denunciato il comportamento "totalmente pericoloso" di Mosca senza però prendere alcun provvedimento reale.

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DK 10x33 - De inopia studii


Sapete cos'ho da dire, in merito alla nuova enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV? Assolutamente niente.
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Sapete cos'ho da dire, in merito alla nuova enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV?

Assolutamente niente.

Vedete, io non ho entrature in Vaticano che mi passano in anticipo la bozza sotto embargo assoluto.

Non ho la pretesa di leggermi 200 pagine di dottrina e di capire più dell'uno per cento dei riferimenti, faccio già fatica con qualche banale passo dei Vangeli nella Bibbia di Enzo Bianchi.

E non ho nemmeno la faccia di appoggiarmi a un modello linguistico per citare encicliche e fare il vaticanista da social.

Ma soprattutto non guardo a San Pietro quando si tratta di etica, e men che meno quando si parla di Intelligenza Artificiale.

Uno dei problemi del dibattito sull'Intelligenza Artificiale è il costante e strumentale scivolamento nella metafisica, e le conseguenze politiche di questo scivolamento. E la fede non mi sembra il punto di partenza più adatto per parlare di scienza, tecnologia e politica.

Il Papa è liberissimo di avere qualsiasi opinione ritenga su qualsiasi argomento, e ognuno è libero di farne il proprio riferimento, ma per me, di sacro, c'è innanzitutto la separazione fra Stato e Chiesa, e quindi fra politica e fede.

Quindi non cercherò di spiegare a nessuno se la Chiesa sia pro o contro l'Intelligenza Artificiale, pro o contro i signori del tech, e quale significato possa avere una Intelligenza Artificiale umanista per una religione organizzata.

Vi suonerà strano, ma non ho davvero nessuna opinione in merito.

Non ho opinioni sul contenuto, ma ne ho sull'atto.

Partiamo dai fondamentali.

Un'enciclica è in primis un documento di marketing, di posizionamento strategico.

Questo non intende essere una critica. Un libro che lessi moltissimi anni fa si intitolava "Gesù lava più bianco - Ovvero come la Chiesa inventò il marketing". Era di un pubblicitario sui generis, Bruno Ballardini, e riconosceva una cosa che quasi tutti tralasciano per concentrarsi sul contenuto dottrinale: la Chiesa fa sempre comunicazione strategica, e la fa meglio e con maggiore consapevolezza di qualsiasi società di comunicazione. Non è un caso che sia in giro da duemila anni.

A quelle che sono di volta in volta le sue controparti secolari la Chiesa dice da sempre: eravamo qui prima di voi, e state sicuri che saremo ancora qui dopo di voi, ragion per cui il vostro potere e il vostro denaro non possono comprarci; al massimo, se ci mettiamo d'accordo, potete avere la nostra cauta e temporanea vicinanza. Volete davvero fare i conti senza l'oste?

E così, mentre i techbro blaterano ai quattro venti le loro allucinazioni millenaristiche, mentre l'Europa ha come sola risposta ai modelli linguistici statunitensi un modello linguistico francese, mentre ogni manager e ogni azionista si inebria all'idea di avere il lavoro senza i lavoratori, mentre l'idea stessa di lavoro umano viene messa in discussione, e milioni di persone vedono svanire ogni certezza di futuro...

arriva la Chiesa a dire "però sostituire il lavoro con l'Intelligenza Artificiale, bruciare risorse come se non ci fosse un domani, seminare insicurezza sociale e automatizzare la guerra non è bello, forse servirebbe pensarci meglio".

Occorre riconoscere che è una mossa da maestri.

Anche perché, stando a quanto dicono i commenti sui giornali, non è che Papa Leone abbia detto qualcosa di nuovo. Sono gli stessi argomenti che girano da quando è apparso chatGPT, e nemmeno tutti, e nemmeno quelli più duri.

E siccome è una mossa da maestri, si fa perfino fatica a notare che Papa Leone, in effetti, non prende nessuna posizione precisa pro o contro: dice che ci sono potenzialità, dice che ci sono rischi.

Grazie, Graziella, proprio.

Una posizione, è precisa: l'Enciclica afferma che l'Intelligenza Artificiale rappresenta il futuro. Ma occhio: questa è la proposizione di vendita dei techbro.

Il fatto che Papa Leone apra dando per scontata quella proposizione di vendita non è un atto politico. Per la politica spicicola ci sono i cardinali, al massimo.

Un Papa in un'Enciclica detta la linea. Definisce il contesto che da quel momento in poi delimita quello che è accettabile e il modo in cui ne parleremo. L'enciclica costruisce la finestra di Overton.

Il Papa sta dicendo "signori della Silicon Valley, avete questi giocattoli tecnologici e un sacco di soldi e potere. Noi di potere ne sappiamo qualcosa, benvenuti. Ora possiamo parlare."

C'è da ammirare la nonchalance con cui quelli che a tutti gli effetti sono idolatri che in altri tempi avrebbero avuto un posto sul rogo vengono riconosciuti come interlocutori.

Ma tant'è, e di colpo la Chiesa si posiziona come l'interlocutore necessario in un dialogo in cui fin qui gli Stati hanno brillato per la loro insipienza.

Non è cinismo, è quello che la Chiesa fa da sempre, e sicuramente da quando ha spintaneamente rinunciato al potere temporale, scoprendo di poter avere molto più peso senza.

Perché c'è anche un'altra cosa che sta passando sotto traccia. Tutti citano, giustamente, la coincidenza di date fra l'uscita di questa Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV e quella della Rerum Novarum di Papa Leone XIII.

Stesso nome di Papa, stessa data, gli esegeti ci vanno a nozze, la Chiesa è maestra di riferimenti e citazioni, non se le fa certo scrivere da chatGPT.

Ma in un momento in cui l'opposizione ai modelli linguistici sta risvegliando la partecipazione della società civile in risposta al torpore della classe politica e alla rapacità della classe imprenditoriale, a me viene in mente che proprio nella Rerum Novarum una cosa veniva messa bene in chiaro: che il socialismo non era la risposta ai conflitti nel mondo del lavoro. Me lo spiegò l'insegnante di religione, al liceo.

E in un mondo dove la disuguglianza economica sta raggiungendo livelli conosciuti solo nell'Ancien Régime, non mi stupisce che la Chiesa prenda posizione: qualsiasi potere è un buon interlocutore, tranne il potere delle masse, che hanno il vizio di parlare di diritti universali, di eguaglianza; difficile parlare di potere con chi sostiene che non ci dovrebbe essere altro potere che quello del popolo sovrano. È gente senza timor di dio, e il Buon Pastore ha bisogno di un gregge.

Dice ma sei anticlericale. Certo che sono anticlericale, ho cervello e una memoria.

Il cervello mi serve per ricordare che negli affari secolari la Chiesa gioca sempre con entrambe le parti. E la memoria mi ricorda che Benedetto XV definì la I Guerra Mondiale "inutile strage", ma nel 1917, dopo quattro anni e milioni di caduti; il suo successore Pio XI, firmò i Patti Lateranensi con Mussolini, dittatore fascista con un passato socialista e anticlericale. Sotto il Papa successivo Pio XII, dopo il 1945 la Chiesa offrì alloggio e vie di fuga in Sudamerica a centinaia di gerarchi nazisti e fascisti, mentre il Papa si occupava di scomunicare i cristiani comunisti e di ribadire che tanto il Comunismo quanto il Capitalismo erano minacce all'ordine e all'equilibrio del focolare, che le donne erano chiamate a preservare.

Più recentemente, Papa Giovanni Paolo II, è universalmente acclamato per avere sostenuto (e per molti contribuito a causare) la caduta dei regimi comunisti in Polonia e nel resto dei Paesi della Cortina di Ferro; ma è lo stesso Papa che strinse sorridente la mano del dittatore fascista Pinochet, e girò la testa dall'altra parte mentre la CIA e i suoi sgherri massacravano i preti che in Sud America prendevano troppo alla lettera l'appoggio verbale della Chiesa alla Teologia della Liberazione.

Potremmo andare avanti quanto vogliamo, ma sono solo esempi. Vale quello che ho detto all'inizio: non guardo verso San Pietro quando si tratta di scienza, etica o politica.

Quello che mi interessa è vedere quello che succederà adesso. Se tutti cadranno nel trappolone e si limiteranno a commentare pro o contro qualsiasi cosa sembri una proposta nell'Enciclica, restando rigidamente dentro la finestra di Overton papale, o se finalmente avremo dei politici capaci di considerare i diritti e le necessità dei propri elettori e di andare oltre le affermazioni di principio di chi comunque vada, con cristiana compassione per le vittime, si siederà sempre a fianco del vincitore.

Ho finito, ma una piccola comunicazione di servizio: LUG d'Italia e altri interessati, mettetevi in contatto con il LUG di Pordenone per organizzare un gruppo d'acquisto per il libro di Weizenbaum.

Entro la fine di settimana prossima sapremo date di uscita, prezzi e quant'altro. Restate in ascolto, e naturalmente rimane aperto l'invito a chi vuole essere con noi al Linux Day a Pordenone il prossimo 24 ottobre.

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Norvegia e Francia firmano l’accordo di "Narvik”: cooperazione rafforzata e impegno di difesa reciproca


Oslo rafforza l’asse con Parigi: cooperazione militare estesa e nuovo dialogo europeo sulla sicurezza strategica

Norvegia e Francia hanno firmato oggi un ampio accordo di cooperazione militare e strategica che introduce, tra i suoi elementi principali, un impegno di sostegno reciproco tra i due Paesi in caso di necessità, anche sul piano militare. La notizia è stata resa nota da GeoConfirmed e successivamente confermata dalle autorità norvegesi e francesi al termine degli incontri istituzionali svoltisi nella capitale francese.

L’intesa, denominata “Accordo di Narvik”, è stata firmata a Parigi dal ministro della Difesa norvegese Tore O. Sandvik e dal ministro francese delle Forze Armate Sébastien Lecornu, alla presenza del primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e del presidente francese Emmanuel Macron. Il nome richiama la storica cooperazione militare tra i due Paesi durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare nella battaglia di Narvik del 1940, considerata una delle prime vittorie alleate contro la Germania nazista.

Secondo quanto dichiarato dal governo norvegese, l’accordo rappresenta un rafforzamento strutturale della cooperazione bilaterale nel settore della difesa e della sicurezza europea. Il testo prevede una più stretta collaborazione operativa nel Nord Europa e nell’Artico, con particolare attenzione alla pianificazione congiunta, alle esercitazioni militari, allo stoccaggio anticipato di equipaggiamenti e alla capacità di risposta rapida in caso di crisi.

Nel corso della presentazione ufficiale, il primo ministro Jonas Gahr Støre ha definito l’intesa “un cambio di passo” nelle relazioni strategiche tra Oslo e Parigi, sottolineando come il deterioramento del quadro internazionale abbia spinto la Norvegia a rafforzare la propria rete di alleanze europee accanto alla tradizionale cooperazione con la NATO e gli Stati Uniti.

L’accordo include inoltre capitoli dedicati alla sicurezza marittima, alla lotta contro le minacce ibride, alla cybersicurezza, alla cooperazione spaziale, al sostegno all’Ucraina e allo sviluppo dell’industria della difesa. Particolare rilievo assume il coordinamento nel Nord Atlantico e nelle regioni artiche, aree considerate strategiche sia da Oslo sia da Parigi.

Parallelamente alla firma dell’intesa bilaterale, la Norvegia ha annunciato la propria adesione a un processo di consultazione promosso dalla Francia sul ruolo della deterrenza nucleare europea. Insieme ad altri nove Paesi alleati, tra cui Germania, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca, Oslo parteciperà a colloqui destinati a valutare in che modo le capacità nucleari francesi possano contribuire alla sicurezza del continente.

L’iniziativa, lanciata dal presidente Emmanuel Macron nei mesi scorsi, mira ad aprire un dialogo strategico europeo sul tema della deterrenza in un contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina, dalla crescente pressione militare russa e dall’evoluzione degli equilibri geopolitici globali.

Il governo norvegese ha tuttavia precisato che la partecipazione al processo non modifica la propria linea storica sulle armi nucleari. Oslo ha ribadito che non verranno ospitate armi nucleari sul territorio nazionale in tempo di pace e che continueranno a essere sostenute le politiche di controllo degli armamenti e non proliferazione.

Per la Norvegia, l’Accordo di Narvik si inserisce in una più ampia strategia di “diversificazione della sicurezza”, attraverso cui il Paese nordico sta consolidando i rapporti bilaterali con le principali potenze militari europee. Negli ultimi mesi Oslo aveva già concluso accordi analoghi con Regno Unito e Germania.

Secondo il ministro della Difesa Tore O. Sandvik, i tre accordi contribuiscono a formalizzare un sistema di cooperazione più stretto con le maggiori forze armate dell’Europa occidentale, rafforzando la capacità di deterrenza e la sicurezza nazionale norvegese in un contesto internazionale definito “il più grave dalla fine della Seconda Guerra Mondiale”.

Durante la visita ufficiale a Parigi, il primo ministro Støre ha inoltre incontrato il presidente Emmanuel Macron per discutere di cooperazione europea, sicurezza energetica, difesa comune e sostegno all’Ucraina. Le due parti hanno confermato la volontà di ampliare ulteriormente il partenariato strategico franco-norvegese avviato negli ultimi anni.

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L’epidemia francese che preoccupa gli allevatori


Alla fiera dell’Agricoltura di Parigi, per la prima volta, sono stati esclusi i bovini per evitare il contagio da dermatite nodulare. Nel Cuneese non ci sono casi, ma le associazioni chiedono la massima attenzione
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Gli allevatori del Cuneese hanno una nuova preoccupazione. Si chiama LSD, Lumpy skin desease, dermatite nodulare bovina. È una malattia crudele: i primi sintomi sono febbre e noduli sulla pelle e sulle mucose, il 10 per cento dei contagiati muore, i sopravvissuti non guariscono del tutto, ma dimagriscono, soffrono di sterilità, sono soggetti ad aborti.

È una patologia virale classificata di categoria A, la più grave nella normativa europea. Una valutazione che aggiunge dramma al dramma: se in un allevamento si manifesta un caso, si devono abbattere tutti gli animali, sani o malati che siano, inoltre si bloccano tutti gli spostamenti di animali in un’area che comprende una zona di protezione di 20 chilometri e una zona di sorveglianza di 50. Il virus, non trasmissibile all’uomo, si diffonde tra i bovini tramite gli insetti che si nutrono di sangue. Ed è risaputo che zecche e zanzare, nei mesi estivi, si moltiplicano e non conoscono frontiere.

Le origini del virus

Endemica nell’Africa sub-sahariana, nel corso degli ultimi decenni la dermatite nodulare ha lentamente risalito le latitudini, fino a essere segnalata per la prima volta al di fuori dell’Africa nel 1989 in Israele, poi in Europa nei Balcani (2016-17) e infine, nel giugno 2025, in un allevamento estensivo di bovini in Sardegna. Dall’isola alcuni animali infetti sono arrivati in Lombardia, dove le misure adottate hanno circoscritto velocemente il focolaio.

Oltre che in Sardegna e Lombardia, casi di LSD si sono verificati la scorsa estate in Francia, specialmente nel Sud-Ovest e nella Savoia. Dai pascoli francesi di Albertville a quelli della Valle d’Aosta la distanza è breve. E infatti lì a luglio i dati ufficiali parlavano di 29 alpeggi interessati, con 107 allevamenti e 2.380 capi coinvolti.

Dalla fine del 2025 a oggi l’emergenza è rientrata, grazie ai vaccini e anche perché le stagioni fredde fanno scomparire gli insetti: le notizie ufficiali a gennaio 2026 indicavano che in Italia gli unici focolai attivi erano in Sardegna, e anche quelli sono stati dichiarati estinti poco dopo, con la rimozione delle zone di restrizione.

La Francia è stata colpita più duramente, tanto che quest’anno per la prima volta in sessantadue anni al Salone dell’Agricoltura di Parigi per precauzione non c’erano bovini in esposizione. Pochi giorni prima, massicce proteste degli agricoltori avevano bloccato con i trattori il centro di Parigi e le autostrade. L’epidemia di LSD è stata l’elemento scatenante di un malcontento già diffuso per la firma del trattato Mercosur di libero scambio tra Unione europea e Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay; nonché per una crisi di redditività strutturale del settore.

Molti allevatori contestavano l’abbattimento generalizzato degli animali in presenza di un focolaio, evento percepito come troppo radicale, sintomo di una mancanza totale di empatia verso creature senzienti. Di fronte alle proteste, lo Stato francese aveva optato – obtorto collo – per la vaccinazione dei bovini. Il problema è che la vaccinazione rende più difficile l’esportazione: il Codice terrestre dell’Organizzazione mondiale per la salute animale – il documento che definisce gli standard internazionali per la sanità pubblica veterinaria – conferisce la qualifica di Paese o zona indenne da LSD soltanto se non si sono mai verificati casi, oppure se sono trascorsi dai due ai tre anni dopo la fine delle vaccinazioni. Un bel danno.

La situazione locale

Il Piemonte ha nell’allevamento bovino uno dei suoi punti di forza, rappresentato anche dalla presenza di 161.200 capi di razza piemontese. In particolare, nella provincia di Cuneo si concentrano il 54 per cento dei bovini e il 38 per cento degli allevatori di tutto il Piemonte, circa 4.200 aziende e 415 mila capi.

Pur non essendoci stati focolai, l’attenzione è alta. Secondo gli uffici tecnici della Regione Piemonte, interpellati da L’Unica, «l’attuale quadro epidemiologico riduce drasticamente il rischio di introdurre bovini infetti dalla Francia e quindi di diffondere la malattia sul territorio piemontese; restano alte le misure di controllo adottate, tra le quali obbligo di trattamenti antiparassitari sui bovini francesi destinati in Italia e controlli clinici all’arrivo nei nostri allevamenti per accertare la presenza di eventuali lesioni riferibili a LSD».

In accordo con le associazioni di categoria la Regione, alla luce del numero di focolai presenti in Francia a fine del 2025, aveva richiesto al Ministero della Salute l’autorizzazione all’acquisto del vaccino per la vaccinazione di massa dei bovini piemontesi. «La Commissione europea, alla quale il ministero ha trasmesso per competenza la richiesta di parere, ha negato l’autorizzazione, ritenendo basso il rischio e quindi non giustificato l’impatto di un piano di vaccinazione», hanno aggiunto dagli uffici tecnici. «Nel caso di un peggioramento del quadro epidemiologico con la ripresa di nuovi focolai in Francia, la Regione è pronta a riproporre la richiesta e dispone di un piano per la vaccinazione di tutti i capi degli allevamenti piemontesi».

I dati non tranquillizzano gli allevatori

Giorgio Arnaudo ha un allevamento a conduzione familiare a Demonte, in Valle Stura: cento capi all’anno macellati, alpeggio e pascolo dalla primavera all’autunno, cura dei prati per garantire una grande varietà di erbe, ciclo completo vacca-vitello, cioè bovini che nascono direttamente nella sua azienda. «L’anno scorso eravamo preoccupati per la situazione oltre confine, ma anche per la blue tongue», in italiano “lingua blu”, una malattia infettiva dei ruminanti trasmessa da moscerini, meno grave della LSD, ha raccontato a L’Unica. «Avevo focolai di questa infezione a poche centinaia di metri dalla mia azienda e ho scelto di vaccinare, ma ho dovuto farlo a mie spese e di mia iniziativa. Per la maggior parte di noi allevatori, la vaccinazione resta l’unica via efficace: di fronte a malattie così gravi, i benefici superano i problemi».

Il veterinario Sergio Capaldo, fondatore de “La Granda”, associazione che raggruppa oltre sessanta allevatori, uniti dall’adozione di un disciplinare di produzione rigoroso per quanto riguarda benessere animale e alimentazione, ha detto a L’Unica che «la questione della dermatite nodulare, come accade per molte altre malattie trasmesse fra animali, non è destinata a scomparire del tutto. In Italia il servizio sanitario veterinario è capillare, attento, e le stalle sono sottoposte a verifiche costanti e mirate. È un sistema che, pur non essendo perfetto, garantisce una sorveglianza continua».

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I rapporti internazionali

Il blocco delle esportazioni francesi ha avuto pesanti conseguenze sulla nostra filiera della carne, dato che dalla Francia arriva il 63,6 per cento del nostro fabbisogno di bovini, i cosiddetti broutards (vitelloni da ingrasso). Il nostro Paese è infatti importatore dalla Francia (secondo i dati ISMEA, a settembre 2025 oltre 637 mila capi) e in minor misura da Irlanda, Repubblica Ceca, Polonia. Nei primi otto mesi del 2025 le importazioni di bovini vivi avevano registrato un calo del 5,3 per cento. Capaldo ha ricordato che «il blocco dei movimenti di animali dalla Francia la scorsa estate ha causato una forte carenza di bovini. Data la crescente domanda di carne da parte di Paesi del Nord Africa – Tunisia, Marocco, Algeria, e anche Turchia – il mercato ne è stato abbastanza sconvolto».

Per la diffusione della LSD, Arnaudo ha chiamato in causa il commercio internazionale di bovini vivi su larga scala: «Com’è arrivata la malattia in zone isolate come la Savoia? Quella è una zona montuosa dove gli allevamenti tendono a esportare piuttosto che a importare e non ci sono grandi flussi di animali che possano giustificare l’arrivo di un vettore. Credo che la risposta stia nei mezzi di trasporto», ha detto. «Questo traffico intenso di navi e camion verso i Paesi arabi del Nord Africa che importano bovini vivi dall’Europa fa sì che i mezzi di trasporto – che frequentano zone dove queste malattie sono endemiche – viaggino con gli insetti portatori del virus, diffondendolo. In inverno scompaiono ma in estate proliferano e, complice il cambiamento climatico, colonizzano nuovi territori».

Tra l’Unione europea e il Marocco è in vigore dai primi anni 2000 un trattato di libero scambio che comprende prodotti agricoli e zootecnici. La loro domanda di vitelli e buoi è cresciuta in concorrenza con la nostra. Una tempesta perfetta per gli allevamenti piemontesi che si basano sull’acquisto di vitelli da ingrassare, con aumenti dei prezzi nello scorso luglio anche del 30 per cento. Se gli animali scarseggiano, i grandi allevamenti italiani si rivolgono all’Irlanda o all’Est Europa, senza guardare tanto per il sottile. Le piccole aziende, impossibilitate a reggere i costi, spariscono, sostituite da “industrie della carne” da 20 o 30 mila capi. Spesso dietro queste realtà non c’è cultura agricola, ma grandi capitali che hanno bisogno di essere movimentati. Questi colossi macellano e rimpiazzano centinaia di capi a settimana e non possono fermarsi, a prescindere dai rischi sanitari.

Gli allevatori come Arnaudo, che praticano il ciclo chiuso con i vitelli che nascono e crescono in azienda e l’alimentazione a base di prati stabili e cereali, non solo garantiscono la qualità, ma svolgono una funzione di presidio del territorio utile alla collettività. Il pascolo ha conseguenze positive essenziali per il contenimento del dissesto idrogeologico, per il mantenimento della biodiversità. Gli allevamenti di piccola scala che seguono questo modello produttivo necessiterebbero quindi di essere sostenuti. La PAC (Politica Agricola Comune) dell’Unione europea prevede un sostegno alla riproduzione a ciclo chiuso indirizzata alle vacche nutrici, che si traduce in un’erogazione alle aziende piemontesi di circa 15 milioni di euro all’anno e rappresenta l’intervento più importante per la zootecnia da carne nella nostra Regione. Resta da capire quanto riescano a beneficiarne i piccoli allevamenti, spesso in difficoltà anche semplicemente nel portare avanti le pratiche burocratiche necessarie.

Per Arnaudo il futuro si presenta con un grande punto interrogativo: «Ho un figlio di vent’anni e un genero di venticinque che stanno iniziando ora a lavorare in questo settore. Sono preoccupato per loro: si troveranno a combattere in un mondo che va contro la logica, che li costringe a competere con allevamenti da 15 mila capi. Da una parte i consumatori chiedono “meno farmaci” e più benessere animale, dall’altra il mercato spinge verso un commercio globale che porta malattie e stress nelle grandi stalle, costringendo di fatto all’uso massiccio di medicinali».

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In una città come Genova, dove il mugugno è un tratto identitario e la vita notturna è spesso percepita come statica, portare una forma d’arte giovane e dirompente come la stand-up comedy è una scommessa ambiziosa. Ad accoglierla è stato un collettivo di giovani under 40 del territorio genovese (e non solo), Li Evito Male, che da quattro anni hanno colonizzato la scena cittadina, uno spettacolo – anzi un open mic, un microfono aperto – alla volta.

Noemi Sanfilippo, membro del consiglio direttivo del collettivo Li Evito Male, ha raccontato a L’Unica come questa realtà stia provando a scardinare i ritmi di una città complessa. «È stata una sfida fin dall’inizio», ha spiegato Sanfilippo, sottolineando le difficoltà logistiche dell’impresa. «Genova è una città difficile in cui fare esibizioni all’aperto, anche d’estate... Un po’ di mugugno e di problemi a organizzare ci sono, i permessi costano molto e quindi poi non diventa sostenibile». Eppure, l’esigenza di portare qualcosa di diverso era troppo forte per essere frenata.

Le origini

Tutto è nato dalla necessità di colmare un vuoto. Come ha raccontato Sanfilippo, «il progetto è nato dall’incontro tra Francesco Solari e Jimmy Alpaca [nome d’arte di Dimitri La Rosa, ndr] che si sono conosciuti a un corso e si sono trovati a non avere tanti posti in cui andare a provare i pezzi perché a Genova ce n’erano pochi». Da qui, l’idea di creare uno spazio proprio per dare voce a una nuova generazione. «Hanno detto: potremmo cominciare a organizzare noi così da avere un po’ più di spazio e dare spazio anche ad altri emergenti per provare, fare schifo eventualmente e migliorare, sperimentare».
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Il primo appuntamento ufficiale risale al marzo del 2022, e da allora il collettivo è cresciuto, accogliendo nuovi membri e strutturandosi. Oggi il direttivo è composto da Noemi Sanfilippo, Andrea Bruzzone e Francesco Solari, con il supporto operativo costante di Jimmy Alpaca. Ma tra i nomi dei comici che tutte le settimane si esibiscono ci sono moltissimi altri artisti, tra i veterani (Carlo Poggi, Lorenzo Bozzi, Roberto Gentile, Chiara Benzi, Matteo Dagnino, Marina Talamonti) e chi è alle prime armi.

Il successo a teatro e il bando regionale

Uno dei momenti di svolta è stato il recente approdo nei grandi spazi cittadini, reso possibile dalla vittoria di un bando della Regione Liguria. «Il 13 marzo scorso abbiamo fatto la nostra prima data ufficiale a teatro nell’ambito del progetto “Stand-up di periferia” che abbiamo realizzato dopo aver vinto il bando di Regione». Il risultato è stato sorprendente per la scena locale: «Siamo andati sold out. Abbiamo portato 450 persone in sala ed è stato davvero molto emozionante, anche perché noi in questi anni abbiamo cercato di costruire una piccola comunità».

Questo progetto non si è limitato agli spettacoli, ma ha puntato dritto sulla formazione gratuita per i giovani. «Abbiamo organizzato da una parte degli eventi grandi e poi degli open mic dedicati ai ragazzi che si sono iscritti ai corsi di scrittura con noi. Abbiamo attivato anche tre giorni di workshop con professionisti come Paul Genovese (Paolo Guria), Pietro Casella e Serena Bongiovanni». L’obiettivo era abbattere le barriere economiche che spesso ostacolano chi vuole avvicinarsi all’arte. «Tanti di noi hanno speso tanti soldi per formarsi, volevamo dare una possibilità ai giovani di fare un percorso formativo di qualità gratuitamente».

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Un’arte democratica

In un contesto economico difficile, Li Evito Male ha fatto una scelta di campo precisa: mantenere l’accessibilità totale. «Ci sono poche cose in città per i giovani e quasi niente è gratuito», ha osservato Sanfilippo. «E siccome il tempo non è dei migliori crediamo che sia importante che invece l’arte riesca a essere in qualche modo accessibile». La filosofia del collettivo è quella di creare un ambiente dove il pubblico non debba fare sacrifici per partecipare. «Ci piace l’idea che alle nostre serate uno possa venire senza per forza dover rinunciare a qualcosa. Venire lì, godersi una bella serata spensierata tra amici, farsi due risate e via così. Vedere che si cresce insieme, sia sul palco che fuori dal palco, è proprio bello. Abbiamo la nostra fanbase che ci segue sempre, i nostri affezionati».

Oltre il mugugno

Portare un linguaggio nuovo come quello della stand-up a Genova ha richiesto tempo e pazienza. «All’inizio era difficile perché non c’era proprio tanto la cultura del linguaggio della stand-up in città e il pubblico si è dovuto abituare anche al ritmo della serata». Gli open mic, per loro natura imprevedibili, sono stati la palestra per questo processo. «C’è un po’ di tutto: la persona che prova per la prima volta o una persona che sono cent’anni che lo fa. Ma magari poi c’è quello di media esperienza, come posso essere io, che prova il pezzo scritto dieci minuti prima e comunque non va».

Nonostante i momenti difficili, oggi il collettivo gestisce circa dieci serate al mese, espandendosi in tutta la Liguria, da Sanremo ad Albenga.
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Genova sulla mappa della comicità nazionale

Il lavoro del collettivo ha iniziato ad attirare l’attenzione di grandi nomi e di comici da tutta Italia. Noemi racconta con orgoglio che «ci sono tante richieste da parte di artisti che vogliono venire a provare da tutta Italia, anche da Roma, persino dalla Sardegna e – ha aggiunto, citando il collega Solari – finalmente Genova è sulla mappa». Sul palco de Li Evito Male sono passati sia big come Antonio Ornano, sia comici emergenti, in un mix che è diventato il marchio di fabbrica del gruppo. «Ci piace proporre e dare spazio anche a comici emergenti, il nostro format solitamente è dare spazio a tre comici emergenti affiancati da tre professionisti».

Le ambizioni del collettivo non si fermano qui. Nell’autunno del 2025 è stato lanciato il canale YouTube ufficiale per dare visibilità digitale ai comici. «L’idea è sempre quella: dare spazio a tutti, liberamente e gratuitamente. Abbiamo fatto questo investimento e per il momento sta andando bene».

Li Evito Male
Li Evito Male è la stand-up che nasce dal basso: dal 2022 portiamo serate a Genova e in giro per l’Italia, dando palco ai comici emergenti. Il nostro simbolo è il palombaro: si parte dal fondo e si risale in scena, in una Genova che ribolle. 🪸✨ 📍 Iscriviti al canale per non perderti i nostri nuovi video 🎤 Sei un* comic* e vuoi esibirti? Scrivi a: lievitomale21@gmail.com
YouTube


E per l’estate 2026? «L’idea è quella di riproporre un piccolo tour per l’Italia, come già avevamo fatto nell’estate del 2025: a metà luglio partiremo», ha annunciato Sanfilippo, ricordando con ironia l’esperienza dell’anno scorso tra Emilia-Romagna e Marche. «È stato super divertente, a tratti tragicomico, ma è stata un’esperienza importante per il gruppo».

L’invito è chiaramente quello a rimanere sintonizzati. «Dal futuro de Li Evito Male bisogna aspettarsi tante belle novità». Quel che è certo è che l’impegno messo in campo sta dando i suoi frutti. «Ci teniamo tantissimo all’aspetto relazionale. La gratificazione più grande? Vedere che l’impegno e il buon cuore che ci mettiamo venga riconosciuto».

Per restare informati sui prossimi eventi di Li Evito Male potete consultare le pagine Instagram o Facebook del collettivo.

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📕 Andare al Salone del Libro serve? Il dilemma dei piccoli editori (da L’Unica Torino)

🫢 Salvini la fa troppo facile sulla revoca della cittadinanza per chi commette reati (da Pagella Politica)

📷 Per 48 ore alcune testate hanno usato le foto di un innocente per parlare dei fatti di Modena (da Facta)


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Quando Genova diventa Paperopoli


Dalla Disney ai fumetti realistici: gli autori genovesi che hanno popolato le strade della Liguria con i loro personaggi
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Genova è una delle capitali del fumetto italiano. Intanto perché sono tantissimi gli autori di grande livello genovesi, o comunque liguri. E poi perché la città stessa compare spesso nelle storie disegnate e non solo nelle storie realistiche. A partire dal mondo Disney, tanto che Paperopoli – la città di Paperino e compagni – invece che nell’immaginario Stato del Calisota dove l’hanno collocata gli autori americani, potrebbe tranquillamente essere in provincia di Genova.

Se negli Stati Uniti Walt Disney pensava essenzialmente ai disegni animati, con i fumetti tenuti sempre in seconda battuta nella grande produzione della sua azienda, in Europa e in particolare in Italia le cose sono andate diversamente. L’Italia, infatti, è da decenni la principale produttrice al mondo di fumetti Disney, e le storie degli autori italiani sono tradotte in tutto il mondo.

Genova, in tutto questo, ha da sempre un ruolo di primo piano. Già negli anni Cinquanta, infatti, sono due ex repubbliche marinare a ospitare le scuole principali del fumetto disneyano italiano: quella veneziana con Romano Scarpa, Luciano Gatto e in seguito Giorgio Cavazzano e Giorgio Pezzin, e quella genovese-rapallese con Giovan Battista Carpi e Giulio Chierchini (i genovesi) e Luciano Bottaro e Carlo Chendi (i rapallesi). Alcuni sono stati autentici Maestri Disney, titolari di uno stile personale tramandato a numerosi allievi. Carpi (1927-1999) negli ultimi anni di vita si era dedicato a formare nuovi artisti alcuni dei quali genovesi, come Andrea Freccero (attuale supervisore artistico di Topolino), Marco Mazzarello, Francesco D’Ippolito o comunque assimilati, come il novese Sergio Cabella o Enrico Faccini, nato a Santa Margherita Ligure, diventati a loro volta moderni Maestri Disney.

Questo spiega perché – nonostante l’ambientazione delle storie disneyane sia, in teoria, statunitense – Genova e la Liguria siano apparse spesso nelle storie dei topi e dei paperi più famosi del mondo.

Quanto dista Genova da Paperopoli?

Un primo segnale, quasi un presagio di quanto sarebbe successo in seguito, appare nel 1942, in una pietra miliare nella storia del fumetto: Paperino e l’oro del pirata (1942), prima avventura di Donald Duck apparsa su un comic book (un albo a fumetti) e non a strisce sui quotidiani com’era abitudine negli Stati Uniti, e prima storia disegnata da Carl Barks, l’artista che avrebbe dato vita all’universo di Paperopoli, creando personaggi come Paperon de’ Paperoni e i Bassotti. Nella storia compare un pappagallo antropomorfo, Yellow Beak, che nella traduzione italiana diventa Bacicin Parodi, nome classicamente genovese, per un’idea di un altro grande del fumetto italiano: Guido Martina, destinato a diventare uno dei più bravi e prolifici sceneggiatori di storie disneyane, torinese di Carmagnola ma con casa in Liguria.

La prima citazione diretta di Genova – sempre a opera di Barks – appare nella pagina d’apertura di Paperino e le spie atomiche (1951), un’anomala storia (i comprimari sono tutti umani, solo Paperino e i nipotini sono animali antropomorfi) ambientata in Costa Azzurra. Genova è indicata in un cartello stradale (accanto alle ben più lontane Parigi, Ginevra e Tolone).
Paperi in Costa Azzurra, di Carl Barks
Per vedere davvero Genova e le sue strade in un fumetto Disney bisognerà aspettare ancora qualche anno e la storia Paperino e la scoperta dell’Italia (1956), dei già citati Guido Martina e Luciano Bottaro. Quest’ultimo, essendo di Rapallo, la disegnerà con grande efficacia e realismo. Nella storia, che porta i Paperi su e giù per il Paese, Genova viene spesso citata visto che Cristoforo Colombo era genovese e il ricchissimo Paperone è “parsimonioso” (per usare un termine politicamente corretto) come il più tipico dei zenesi.

Non è finita: in Paperino e la notte del saraceno (1983) del milanese Marco Rota (storia pubblicata non sul settimanale Topolino ma su un album cartonato, simile a quelli usati per le storie di Asterix), Paperone trova la mappa di un tesoro nascosto nella lontana e per lui esotica Varigotti. Parte per l’Italia con Paperino e il trio di nipotini Qui-Quo-Qua e atterra all’aeroporto Cristoforo Colombo. Curiosità, la storia fu anche tradotta in latino, nell’ambito di un’iniziativa speciale condotta da Disney insieme allo European Languages Institute.

Per i cinquecento anni dalla scoperta dell’America, infine, il genovese Giulio Chierchini scrive, disegna e colora (è stato il primo fra gli autori di Topolino a colorare personalmente i suoi disegni) la storia Paperin Pestello e la via delle Indie (1992) ambientata a Genova prima della spedizione di Colombo, con Paperino (Paperin Pestello) guardiano della Lanterna e il ricco Paper Batta de’ Palanche (Paperone).

I Paperi sono stati a Genova anche in tempi più recenti, nella prima puntata della storia Zio Paperone e il Giro da capogiro, preparata per il Giro d’Italia del 2020 e pubblicata in maggio nonostante il rinvio all’autunno della corsa per la pandemia. Nelle tavole, disegnate da Marco Mazzarello, genovese con radici a Mornese, nel Basso Piemonte, compaiono il porto, il Matitone e la Lanterna. Tutti fedeli al vero e riconoscibilissimi.

Genova da Dago a Martin Mystère

Creato nel 1981 dal talentuoso sceneggiatore sudamericano Robin Wood (1944-2021) per i disegni dell’argentino Alberto Salinas, Cesare Renzi è un nobile nella Venezia del Cinquecento. A causa di un complotto ordito dal rivale principe Bertini, la sua famiglia è massacrata e disonorata con l’accusa di essere al soldo del sultano turco. Trovato dai pirati saraceni mentre galleggiava sul mare con una daga piantata nella schiena, il giovane Cesare sarà ribattezzato Dago e inizierà una serie infinita di avventure che lo porterà a contatto con la storia reale del XVI secolo.

Dago è un grande avventuriero che vive straordinarie vicende in tutta l’Europa del tempo: non poteva che essere al centro anche delle più rilevanti questioni genovesi, a partire dalla congiura dei Fieschi del 1547 contro il governo di Andrea Doria.

Dago non a caso è stato lanciato da autori sudamericani: è raro infatti che gli autori italiani del fumetto realistico ambientino le loro storie in Italia: i popolarissimi personaggi della Sergio Bonelli Editore sono quasi sempre anglosassoni: Tex, Zagor, Martin Mystère e Julia sono statunitensi, Dylan Dog inglese, Nathan Never vive un futuro lontano ma in quelli che adesso sono gli Stati Uniti.

Tuttavia Martin Mystère, lo studioso di “mysteri” irrisolti come la fine di Atlantide e la presenza degli Ufo, è stato spesso in Italia. Nei primi anni Novanta, ad esempio, il suo creatore Alfredo Castelli (1947-2024) lo aveva fatto trasferire a Firenze per dar vita a un ciclo di storie intitolato Mysteri italiani. Genova all’epoca era apparsa solo di scorcio, ma nella storia Il tredicesimo segno del 1994 (testi di Castelli e Alessandro Russo, disegni di Franco Devescovi) gli autori hanno dato alla città un ruolo fondamentale, collocando nel Teatro della Corte, a due passi dalla stazione di Brignole, la sede italiana della S.O. Communications, l’azienda multinazionale del principale “cattivo” della serie Seergej Orloff (amico, poi nemico, poi di nuovo amico, adesso non si sa, nelle storie attuali è in corso una complessa sottotrama dedicata al personaggio).
Sede italiana S.O. Communications
Grazie a due sceneggiatori genovesi, Luca Barbieri e Sergio Badino, Martin Mystère è tornato recentemente a Genova. Nell’albo Il segreto della Superba (2023, testi di Barbieri, disegni di Marco Foderà) indaga in un “mystero” che coinvolge le civiltà perdute di Atlantide e Mu, in un omaggio appassionato alla città e alle storie più classiche della serie.

Nell’avventura in due parti Le ombre di Venezia e Le 103 meridiane, uscite a gennaio e febbraio di quest’anno (testi di Badino e disegni di Riccardo Chiereghin) che inizia a Venezia e si conclude a Genova, Martin si occupa di “mysteri” che coinvolgono Cristoforo Colombo e il Castello d’Albertis che per l’occasione ha ospitato una mostra – chiusa qualche settimana fa – con esposti i disegni originali di Chiereghin.

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La criminologa con un fidanzato (e un autore) genovesi

Un altro personaggio della Bonelli, la criminologa Julia Kendall, creata dallo sceneggiatore genovese Giancarlo Berardi, ha da anni un fidanzato genovese, il poliziotto Ettore Cambiaso (stesso cognome di vari genovesi celebri come gli artisti del Cinquecento Giovanni e Luca e il calciatore della Juventus Andrea).

La sua prima volta a Genova (vacanza romantica diventata un’indagine) è nella storia La Superba (2015), scritta da Berardi con Mantero e disegnata da Luigi Copello. Ma, secondo Berardi, l’altro suo personaggio famoso, Ken Parker, pur vivendo storie nel West, può in qualche modo essere considerato zeneze.
Uno stralcio della storia di Julia Kendall
«Ken, oltre che un figlio del Sessantotto, è stato una metafora per raccontare la vita e le problematiche sociali del mio Paese, della mia città, e perfino del mio quartiere», ha raccontato l’autore in un’intervista di due anni fa a Il Secolo XIX. «La storia intitolata Sciopero è ispirata a un avvenimento simile avvenuto a Sampierdarena. Possiamo definire Ken “un genovese nel West”, usava anche genovesismi come “diamoci d’attorno” ma io assicuravo a Sergio Bonelli che era perfetto italiano».

Chiudiamo questa breve (e incompleta) carrellata sulla Genova dei fumetti auspicando un’avventura nella città ottocentesca di Zagor, l’eroe della foresta di Darkwood creato dallo stesso editore Sergio Bonelli (che quando sceneggiava si firmava Guido Nolitta) e dal disegnatore di Recco Gallieno Ferri.

In una lunga saga del 2011 Zagor andava in Europa a combattere il vampiro Bela Rakosi nella sua Transilvania e per tornare in America salpava da Genova: possibile che non gli sia successo nulla nella Superba?

Questa puntata di L’Unica Genova termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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La leggenda reale del settimino di Cessole


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Quasi tutti gli abitanti della valle Bormida hanno ricordi di famiglia legati al Setmein, il “settimino”. Teodoro Negro – l’erborista di Cessole – è una figura di grande significato per questi luoghi e proprio da lui è iniziata la lunga storia del Toccasana, il liquore distillato con trentasette erbe diventato marchio commerciale quando già da tempo era riconosciuto come rimedio naturale per curare malesseri digestivi ma, spesso, anche per confortare quando gli anni e i giorni di fatiche si facevano difficili da gestire.

L’indirizzo del Setmein è sempre stato in regione Sant’Alessandro, al di là del fiume Bormida. Oggi vi si arriva attraversando il ponte e percorrendo quella che prima si chiamava via Roma, ma nel frattempo è diventata via Commendator Teodoro Negro Erborista Setmein. Fin qui sono giunte generazioni di persone, moltissime con la corriera, la linea di autobus che consentiva di percorrere la distanza a chi non sapeva guidare o veniva da troppo lontano per spostarsi a piedi o in bicicletta.
Foto: Claudia Patrone
La fiducia dei contadini

Lì, in un ingresso che fungeva da anticamera dietro alle grandi vetrate, si radunava spesso una piccola folla fiduciosa, uomini, donne e bambini, in attesa che quell’ometto piccolo di statura si affacciasse con il suo sorriso dalla porta della bottega, indovinando quasi sempre al primo sguardo quale fosse il problema che li aveva portati da lui. «Qui non è cambiato quasi niente, perché abbiamo voluto conservare l’antica atmosfera dove io stessa sono cresciuta», ha detto la dottoressa Enrica Maria Marchioni, figlia di Piera Matilde Negro e nipote del Setmein, che L’Unica ha incontrato nel vecchio laboratorio.

Enrica ha ereditato un luogo ricco di memoria quasi magico – nel senso evocativo del termine – insieme a una predisposizione all’ascolto e al desiderio di aiutare gli altri a stare meglio. Lei è farmacista, ma pratica l’erboristeria proprio in una declinazione di cura a tutto tondo. La mamma era figlia unica, era la dottoressa di famiglia del paese, ma aveva subito unito alla disciplina scientifica i saperi benèfici del padre.
Fonte: Google Maps
Non ci sono dubbi che Teodoro Negro fosse depositario di un istinto e una percezione speciali, fin da giovanissimo. Nato il 22 febbraio 1910, fu settimino nel senso duplice: vide la luce prematuro al settimo mese di gestazione, ma era anche il settimo di dodici figli. Nel suo destino si rivelarono molto presto le doti che la tradizione popolare attribuiva a quelli come lui. Fra tutte, la capacità naturale di guarire molte malattie, ma anche di poter intervenire con la sua energia taumaturgica nell’allontanare il male sotto ogni forma: nello stato di salute degli individui, nel mantenere condizioni climatiche fondamentali per la vita contadina, nel salvare un animale da un pericolo drammatico per l’andamento della cascina, nell’affrontare le incertezze del lavoro durante la guerra, nel dare suggerimenti per chi perdeva il cane o non ritrovava più un anello prezioso, se la mucca non stava bene o a chi chiedeva una pietosa risposta su quanto tempo sarebbe sopravvissuto un familiare ammalato.

La ricerca sulle erbe

Era un uomo che “sentiva”. «Magari entrava uno nello studio e lui invece diceva che un altro, che ancora aspettava fuori, poteva avere più bisogno», ha raccontato la nipote. «Porgeva anche solo la mano alle persone ed era in grado di capirle». Studiò con una maestra di Roccaverano, quindi dai padri scolopi a Carcare, nell’entroterra savonese, per poi approdare all’Università di Pavia, dove fu tra i primi a ottenere il diploma in Erboristeria, che all’epoca era abbinato alla facoltà di Agraria. «Non era un “guaritore” e non amava questa parola», ha precisato Enrica Maria Marchioni. Ma era dotato di notevole sensibilità ed empatia, che gli permettevano di vedere la natura e le condizioni della gente nel complesso: oggi si definirebbe un approccio olistico.

L’essenza della sua esperienza erano le erbe: era ancora adolescente quando aveva scoperto quella passione, percorrendo in lungo e in largo le colline delle Langhe astigiane per conoscerle, raccoglierle e catalogarle. Aveva terreni che coltivava con piante officinali ed era anche un rabdomante che fece scavare decine di pozzi artesiani nei punti dove percepiva energie e vibrazioni. Ed è inutile sottolineare quanto questo potere fosse determinante nell’aiutare famiglie e contadini.

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Soprattutto, Teodoro non era da solo. «La nonna con le erbe creava i quadri che impreziosivano le pareti dello studio e collaborava con un’integrazione fondamentale a supporto dell’attività», ha evidenziato Marchioni. Nel retrobottega, fra i cimeli del passato, è ancora un oggetto di valore e studio l’erbario a valigetta del Setmein, con il quale era solito svolgere le sue lezioni itineranti nelle scuole e in tutta la provincia. Il legame con la natura era la chiave. La natura vegetale, animale e umana.

«Le sue mani erano un ponte con qualcosa di universale, è difficile da spiegare», ha detto la nipote farmacista, che nel suo percorso scientifico è riuscita a esprimere gli stessi effetti medicamentosi che eroga a chi entra in erboristeria. «Sono due mondi molto uniti e il nonno l’ha sempre sostenuto. È enorme il cambiamento della società rispetto ai suoi anni, ma non è diverso il malessere delle persone. Guardarle e parlare con loro è il primo passo, adesso come ieri. Non tutti hanno problemi, qui arrivano anche i turisti. Il mio impegno è cercare di capire: che cosa si aspettano quando entrano? Le tisane sono personalizzate e sono miscelate per rispondere a quella domanda».

Zona di passaggio storico o luogo evocativo, l’Erboristeria Negro vive di una forza tradizionale che non si è spenta. Qui si sono verificati piccoli grandi miracoli di umanità che hanno alimentato una sorta di devozione per nonno Teodoro, che resiste ancora oggi in tanti ricordi di famiglia.

La nascita del “Toccasana”

Molte volte lui sapeva, capiva senza parlare. «Sentiva anche le necessità di qualcuno che non era fisicamente qui – ha raccontato ancora la nipote –. Un familiare o un conoscente portavano un oggetto di sua proprietà, una maglietta, poi tornavano a casa con un’idea di come poteva essere risolta la situazione che gli avevano sottoposto». Un decotto o un infuso specifico per ogni problema veniva preparato con quelle erbe selezionate e avvolte in un pacchetto di carta marrone, che quando si usciva di qui erano la promessa di una soluzione sicura.

Il Toccasana Negro nacque così: «Furono i clienti a dargli il nome: quelli che mettevano le erbe dalle proprietà digestive a macerare nel vino bianco secco, in modo che diventasse un liquore». La base era il marrubio, «una pianta perenne aromatica amarissima», ha spiegato Marchioni. Nessuno dubitava che quel sapore fosse troppo forte o potesse non funzionare. Nel tempo, il prodotto commerciale venne realizzato dai parenti di Cessole che vendevano vino: costruirono l’opificio, dove divenne il liquore famoso di oggi. Successivamente passò di mano aziendale e ora è un marchio del gruppo Toso di Cossano Belbo, nel tratto cuneese della valle omonima ma solo una collina più in là: si chiama tuttora Toccasana Teodoro Negro.

«È suo e di tutti», ha sintetizzato l’attuale titolare dell’erboristeria. Che ha ereditato un mestiere antico trovando il modo di declinarlo in un linguaggio contemporaneo: «Bisogna interpretare i tempi, oltre alle persone: una tisana troppo amara non incontrerebbe più il gusto di questi nostri giorni, in cui se vogliamo trovare le risposte le cerchiamo su Google. Ma sono sicura che, insieme al mio sapere farmaceutico, ci sono ingredienti che da sempre sono indispensabili; l’ascolto, il dialogo, il tempo speso senza fretta».

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LEGO Batman L’Eredità del Cavaliere Oscuro - Recensione


Quando ho avviato LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro su PC avevo un dubbio molto semplice: sarebbe stato “solo” un altro gioco LEGO simpatico, oppure TT Games sarebbe riuscita davvero a costruire qualcosa di più ambizioso? Dopo le prime ore passate tra tetti, vicoli bagnati dalla pioggia, Batmobile e criminali da stendere a colpi di Batarang, la risposta mi è sembrata abbastanza chiara. Questo non è un semplice ritorno di Batman in versione mattoncino. È uno dei giochi LEGO più maturi, curati e sorprendenti degli ultimi anni.

Il titolo, sviluppato da TT Games e pubblicato da Warner Bros. Games, arriva su PC tramite Steam ed Epic Games Store, oltre che su PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Il gioco è classificato PEGI 7, ed è giocabile in singolo o in cooperativa locale a due giocatori . Già da questi dettagli si capisce la direzione: un gioco accessibile, adatto anche ai più giovani, ma con una struttura più ricca rispetto al classico “rompi tutto, raccogli mattoncini e vai avanti”.
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La cosa che mi ha colpito subito è il modo in cui il gioco racconta Batman. LEGO Batman L’Eredità del Cavaliere Oscuro non prende una sola versione del personaggio e la copia in formato LEGO, ma prova a cucire insieme decenni di film, fumetti, serie TV e videogiochi. Si parte dalle origini di Bruce Wayne, dal suo addestramento con la Lega delle Ombre, e si arriva pian piano alla costruzione della leggenda del Cavaliere Oscuro. Infatti, il gioco è mix che unisce momenti iconici della storia di Batman con il classico umorismo LEGO , e questa impostazione funziona perché non prende mai troppo sul serio se stessa, ma allo stesso tempo non ridicolizza il personaggio.

Il risultato è una storia che sa essere leggera senza diventare banale. Ci sono gag visive, battute stupide al punto giusto e situazioni volutamente esagerate, ma sotto la superficie resta l’amore per Batman. Si sente nelle citazioni, negli outfit, nei veicoli, nei villain e persino nei piccoli dettagli della città. È un gioco pensato chiaramente per chi è cresciuto con il Batman di Tim Burton, con la trilogia di Nolan, con i cartoni animati o con la serie Arkham, ma riesce a essere leggibile anche per chi conosce il personaggio solo di nome.

Il paragone con Batman Arkham è inevitabile. Anzi, è il primo pensiero che viene in mente appena si entra nel combattimento. Gli scontri sono molto più dinamici rispetto ai vecchi giochi LEGO: Batman concatena pugni, schivate, contrattacchi e gadget con un ritmo più fisico, più “croccante”, quasi da action moderno. Non siamo davanti alla stessa profondità dei capitoli Rocksteady, ma l’ispirazione è chiara e, soprattutto, piacevole da giocare.
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Pad alla mano, il sistema funziona perché resta immediato. Non serve studiare combinazioni complicate, ma non si ha nemmeno la sensazione di premere sempre lo stesso tasto a caso. I Batarang servono per stordire o distrarre i nemici, il Bat-artiglio permette di agganciarli, il rampino aiuta negli spostamenti e il gel esplosivo torna utile negli enigmi ambientali. Inoltre, sono presenti gadget specifici per gli altri personaggi, come lo spray a schiuma di Jim Gordon, il lancia-cavo di Robin, l’Hackarang di Batgirl e la frusta di Catwoman . Questa varietà rende le missioni meno piatte, perché ogni personaggio ha un ruolo preciso.

Una delle scelte migliori, secondo me, è proprio il roster più contenuto. Invece di buttare dentro cento personaggi quasi uguali, TT Games ha preferito puntare su Batman, Robin, Nightwing, Batgirl, Jim Gordon, Catwoman e Talia al Ghul, ognuno con abilità ed equipaggiamento unici . All’inizio può sembrare una limitazione, soprattutto per chi ama sbloccare una montagna di personaggi nei giochi LEGO, ma in pratica funziona. Batgirl ha il lato hacker, Catwoman è più agile e furtiva, Robin e Nightwing danno ritmo agli enigmi e agli scontri, Gordon è più buffo ma sorprendentemente utile. Si perde qualcosa in quantità, ma si guadagna in identità.
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Anche Gotham City open world è una delle parti più riuscite. La città è divisa in quattro isole, si sviluppa in verticale e in profondità, e include luoghi iconici come Arkham Asylum, Ace Chemicals, i giardini botanici di Gotham e la Wayne Tower. Esplorarla con il rampino e l’aliante è molto divertente, soprattutto perché il gioco ti spinge continuamente a salire sui tetti, cambiare direzione, buttarti nel vuoto e planare tra un edificio e l’altro. Gotham è cupa, piovosa e piena di atmosfera, ma resta sempre filtrata dallo stile LEGO, quindi anche il momento più dark trova spazio per una battuta o una situazione assurda.

Nel gioco sono presenti più Batmobili e Batmoto ispirate a varie incarnazioni del personaggio, dalla serie TV del 1966 alla Batmobile gotica del film del 1989, fino al Tumbler della trilogia del Cavaliere Oscuro . Guidare per Gotham è una piccola gioia da fan. Non tutto è perfetto, perché in alcune fasi l’open world tende a riempirsi di attività abbastanza classiche, ma l’impatto iniziale è fortissimo. È una città costruita per farsi esplorare, fotografare mentalmente e svuotare poco alla volta da collezionabili, sfide e crimini da fermare.

La componente da “collectathon” è enorme. Ci sono costumi, ricompense, attività secondarie, oggetti per la Batcaverna e tanti dettagli pensati per chi ama completare tutto. In totale, sono disponibili più di 100 diversi abiti per i personaggi giocabili e di una Batcaverna che si espande durante la campagna, con gadget da potenziare, trofei, dossier tramite Batcomputer e oggetti LEGO per personalizzare gli ambienti . Questa parte mi è piaciuta molto perché dà un senso di crescita costante: non si va avanti solo per vedere la prossima missione, ma anche per rendere più personale il proprio Batman.

Dove il gioco perde un po’ di brillantezza è nelle attività secondarie meno curate. La campagna principale è nettamente la parte migliore, mentre alcune missioni dell’open world sembrano più riempitive e ripetitive.
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Sul fronte tecnico, la versione PC merita un discorso a parte. Non bisogna farsi ingannare dallo stile LEGO: questo gioco può essere più pesante del previsto. La pagina Steam indica Windows 11, 16 GB di RAM e 50 GB di spazio come requisiti, con una configurazione minima pensata per 1080p a 30 FPS con upscaling e Frame Generation, mentre quella consigliata punta al 1440p a 60 FPS con DLSS, FSR o XeSS in modalità Quality e Frame Generation . In altre parole, non è il classico LEGO leggerissimo da far girare ovunque senza pensarci.

Visivamente, però, il salto si vede. I personaggi sembrano veri mattoncini lucidi, con riflessi, texture e piccoli dettagli sulle superfici. Gotham ha una bella illuminazione, tanti elementi a schermo e un’atmosfera più ricca rispetto ai vecchi capitoli.

La mia impressione è che su PC serva trovare il giusto equilibrio. Meglio non partire subito con tutto al massimo, soprattutto se si punta a un frame rate stabile. Il gioco resta godibilissimo anche scendendo di qualche dettaglio, e anzi conviene privilegiare la fluidità, perché combattimenti, planate e guida funzionano meglio quando la risposta ai comandi è pulita.

Un altro punto molto positivo è l’accessibilità, infatti troviamo un'interfaccia personalizzabile, con modalità daltonismo, assistenza al combattimento, mira assistita, accessibilità uditiva e motoria, oltre a comandi completamente modificabili per tastiera, mouse e controller . Tutte queste impostazioni sono per me importanti, perché rende l’esperienza davvero adatta a pubblici diversi, non solo ai fan più esperti.

La cooperativa locale è un’aggiunta perfetta per lo spirito del gioco. Si può giocare da soli oppure in due con schermo condiviso, con un giocatore nei panni di Batman e l’altro in quelli di un alleato. Interessante che il secondo giocatore può entrare e uscire dalla partita in qualsiasi momento . Peccato solo per l’assenza della cooperativa online, che secondo me su un titolo del genere sarebbe stata comodissima, soprattutto su PC, ma la formula da divano resta coerente con la tradizione LEGO.

Tirando le somme, LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro per PC è uno di quei giochi che riescono a parlare a pubblici diversi. È abbastanza semplice per chi vuole divertirsi senza stress, abbastanza ricco per chi ama completare tutto, abbastanza nostalgico per chi conosce ogni versione di Batman e abbastanza moderno per chi cercava un LEGO meno automatico del solito. Non reinventa l’action open world, e nelle attività secondarie qualche ripetizione si sente, ma quando mette insieme storia, combattimento, umorismo e fan service riesce davvero a brillare.

Non è un Arkham vero e proprio, e forse non vuole esserlo fino in fondo. È piuttosto un modo più leggero, colorato e accessibile di vivere quel tipo di esperienza. La parte migliore è che non sembra una parodia svogliata: dietro ogni costume, veicolo, gag e citazione si percepisce rispetto per il Cavaliere Oscuro. È un gioco pieno di affetto, e questa cosa si sente.

RECENSIONE SMARTPULSE
smartpulse.it

LEGO® Batman™: L'Eredità del Cavaliere Oscuro
gioco PC • Gotham open world • combattimenti stile Arkham • co-op locale
Il voto premia una Gotham open world ricca di atmosfera, il combattimento più dinamico e vicino alla serie Arkham, l’umorismo LEGO e il grande fan service dedicato a Batman. Qualche attività secondaria ripetitiva e alcune incertezze tecniche su PC gli impediscono di arrivare ancora più in alto.

VOTO COMPLESSIVO
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Best Choice Smartpulse

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smartpulse.it
Valutazione della redazione Smartpulse su PC

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È iniziata la costruzione della mega fabbrica di Optimus in Texas: 27mila robot al giorno


In uno spazio di 148mila metri quadrati.
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In breve:


Tesla ha iniziato in Texas la costruzione della fabbrica dedicata a Optimus: le riprese del 27 maggio mostrano la prima struttura in acciaio già montata nel Campus a nord della Gigafactory Texas. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 10 milioni di robot l’anno, circa 27 mila al giorno, ma la partenza sarà graduale: i primi Optimus saranno prodotti tra luglio e agosto nello stabilimento di Fremont e usati nelle fabbriche Tesla per compiti semplici e raccolta dati. La linea ad alto volume in Texas dovrebbe arrivare dall’estate 2027. Il piano richiede miliardi di dollari e una nuova filiera di produzione di componenti come attuatori, sensori e sistemi AI abbastanza affidabili per lavorare in ambienti reali.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Tesla’s dedicated Optimus factory construction officially underway at Giga Texas
Tesla’s dedicated factory for building up to ten million Optimus units is officially under construction at Gigafactory Texas. Drone footage released on May 27 by Giga Texas observer Joe Tegtmeyer captures the significant milestone of the first steel structure officially standing at Tesla’s new Optimus factory on the North Campus of the facility. Phase two […]
TESLARATIJoey Klender

Riassunto completo:


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Oura lancia il suo smart ring più piccolo di sempre


È l'Oura Ring 5.
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In breve:


Oura ha presentato Oura Ring 5, il suo anello intelligente più piccolo: secondo l’azienda è più compatto del 40% rispetto al modello precedente, ma mantiene sensori e precisione delle misurazioni. Costa 399 dollari nelle finiture standard e 499 dollari nelle versioni oro e argento spazzolato; le spedizioni partono il 4 giugno. Arrivano anche nuove funzioni software per analisi di sonno, respirazione, temperatura e attività in tempo reale, disponibili anche su Oura Ring 3 e 4. Negli Stati Uniti l’app offrirà inoltre risposte sanitarie e accesso a professionisti tramite Counsel Health. Oura ha superato 5,5 milioni di anelli venduti, prepara una possibile quotazione e vale 11 miliardi di dollari.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Oura is launching its smallest smart ring yet, shrinking wearable design by 40%
Oura, the smart ring maker, is set to launch what it says will be the smallest smart ring available in the growing wearables market.
CNBCIan Thomas

Riassunto completo:


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Anthropic apre a Milano, 27mila robot Optimus al giorno, presentato Oura Ring 5


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
oggi parleremo di Anthropic che non solo raggiunge quasi i mille miliardi di valutazione, ma apre la sesta sede europea a Milano; poi parleremo della mega fabbrica di Tesla Optimus in Texas; del nuovo Oura Ring 5, il più piccolo della gamma, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 333 - Venerdì 29 maggio
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Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
Durata media: 10 minuti.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano


Startup
Anthropic ha raccolto 65 miliardi di dollari in un nuovo round raggiungendo così una valutazione di 965 miliardi, vicino alla soglia dei mille miliardi e sopra OpenAI secondo Bloomberg. Il finanziamento è stato guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital. Inoltre Anthropic sta aprendo un ufficio a Milano, il sesto in Europa, per seguire clienti italiani e sviluppatori più da vicino. Ha già iniziato a collaborare con gruppi italiani come Generali, Unipol, Enel, Pirelli e JAKALA; tra gli utilizzatori citati ci sono Satispay e Bending Spoons.
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Fonte: Il Sole 24 Ore

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È iniziata la costruzione della mega fabbrica di Optimus in Texas: 27mila robot al giorno


Spazio
Tesla ha iniziato in Texas la costruzione della fabbrica dedicata a Optimus: le riprese del 27 maggio mostrano la prima struttura in acciaio già montata nel Campus a nord della Gigafactory Texas. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 10 milioni di robot l’anno, circa 27 mila al giorno, ma la partenza sarà graduale: i primi Optimus saranno prodotti tra luglio e agosto nello stabilimento di Fremont e usati nelle fabbriche Tesla per compiti semplici e raccolta dati. La linea ad alto volume in Texas dovrebbe arrivare dall’estate 2027. Il piano richiede miliardi di dollari e una nuova filiera di produzione di componenti come attuatori, sensori e sistemi AI abbastanza affidabili per lavorare in ambienti reali.
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Fonte: Teslarati
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Oura lancia il suo smart ring più piccolo di sempre


Tecnologia
Oura ha presentato Oura Ring 5, il suo anello intelligente più piccolo: secondo l’azienda è più compatto del 40% rispetto al modello precedente, ma mantiene sensori e precisione delle misurazioni. Costa 399 dollari nelle finiture standard e 499 dollari nelle versioni oro e argento spazzolato; le spedizioni partono il 4 giugno. Arrivano anche nuove funzioni software per analisi di sonno, respirazione, temperatura e attività in tempo reale, disponibili anche su Oura Ring 3 e 4. Negli Stati Uniti l’app offrirà inoltre risposte sanitarie e accesso a professionisti tramite Counsel Health. Oura ha superato 5,5 milioni di anelli venduti, prepara una possibile quotazione e vale 11 miliardi di dollari.
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Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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SpaceX costruirà la rete militare sensor-to-shooter statunitense


Big Tech
La US Space Force ha assegnato a SpaceX un contratto da 2,29 miliardi di dollari per costruire la Space Data Network, una rete militare di comunicazione in orbita bassa. Servirà a trasferire rapidamente dati da satelliti e sensori spaziali verso sistemi di comando e piattaforme operative, per collegare osservazione, tracciamento e puntamento quasi in tempo reale. La rete userà tecnologie derivate da Starlink e probabilmente da Starshield, la versione governativa e militare di SpaceX. I satelliti saranno collegati tra loro tramite laser nello spazio.
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Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il Trump Phone dorato ha ricevuto pessime recensioni


Tecnologia
Il Trump Phone T1, smartphone dorato da 500 dollari di Trump Mobile, ha ricevuto recensioni negative dopo i primi invii a testate giornalistiche e content creator. Secondo CNET, il telefono reale non corrisponde alle immagini promozionali: schermo più piccolo, design diverso e dubbi sull’origine. Il sito parlava di “made in USA”, ma sulla confezione compaiono formule più vaghe come “assembled in USA”. I test infatti indicano prestazioni simili a un HTC U24 Pro 5G, prodotto dalla taiwanese HTC. I recensori segnalano anche informazioni mancanti su processore, aggiornamenti software, sicurezza, rete, batteria e fotocamera. Trump Mobile dice di avere dato priorità ai media e attribuisce i ritardi alle difficoltà produttive e all’alta domanda.
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Fonte: The Daily Beast
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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L'IPO di SpaceX e i data center nello spazio


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Notizie veloci


In lingua inglese.

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Ecco come potrebbe apparire il rinnovamento di Siri per iOS 27 di Apple


engadget.com (eng)

I siti web hanno un nuovo metodo per spiare i visitatori: analizzare l'attività delle loro SSD


arstechnica.com (eng)

Video del giorno

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Trump Phone - Hands on


Questo è uno dei pochi video hands on sul Trump Phone, device che è stato distrutto dalla critica sia prima che dopo la sua uscita.

Vedi video su youtube.com (eng - 9:42)

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Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano


In breve:


Anthropic ha raccolto 65 miliardi di dollari in un nuovo round raggiungendo così una valutazione di 965 miliardi, vicino alla soglia dei mille miliardi e sopra OpenAI secondo Bloomberg. Il finanziamento è stato guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital. Inoltre Anthropic sta aprendo un ufficio a Milano, il sesto in Europa, per seguire clienti italiani e sviluppatori più da vicino. Ha già iniziato a collaborare con gruppi italiani come Generali, Unipol, Enel, Pirelli e JAKALA; tra gli utilizzatori citati ci sono Satispay e Bending Spoons.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano
La società che ha creato l’AI Claude ottiene un nuovi finanziamento che alza la valutazione complessiva a 965 miliardi di dollari.
Il Sole 24 ORE

Riassunto completo:


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SpaceX costruirà la rete militare sensor-to-shooter statunitense


Appoggiandosi a Starlink e Starshield.
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In breve:


La US Space Force ha assegnato a SpaceX un contratto da 2,29 miliardi di dollari per costruire la Space Data Network, una rete militare di comunicazione in orbita bassa. Servirà a trasferire rapidamente dati da satelliti e sensori spaziali verso sistemi di comando e piattaforme operative, per collegare osservazione, tracciamento e puntamento quasi in tempo reale. La rete userà tecnologie derivate da Starlink e probabilmente da Starshield, la versione governativa e militare di SpaceX. I satelliti saranno collegati tra loro tramite laser nello spazio.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

US Space Force confirms SpaceX will build sensor-to-shooter targeting network
We aren’t trading speed for scale; we are demanding both,” says the military’s program manager.
Ars TechnicaStephen Clark

Riassunto completo:


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Il Trump Phone dorato ha ricevuto pessime recensioni


Schermo più piccolo, design diverso e dubbi sull'origine.
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In breve:


Il Trump Phone T1, smartphone dorato da 500 dollari di Trump Mobile, ha ricevuto recensioni negative dopo i primi invii a testate giornalistiche e content creator. Secondo CNET, il telefono reale non corrisponde alle immagini promozionali: schermo più piccolo, design diverso e dubbi sull’origine. Il sito parlava di “made in USA”, ma sulla confezione compaiono formule più vaghe come “assembled in USA”. I test infatti indicano prestazioni simili a un HTC U24 Pro 5G, prodotto dalla taiwanese HTC. I recensori segnalano anche informazioni mancanti su processore, aggiornamenti software, sicurezza, rete, batteria e fotocamera. Trump Mobile dice di avere dato priorità ai media e attribuisce i ritardi alle difficoltà produttive e all’alta domanda.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Trump’s ‘Golden’ Phone Hit With Savage Reviews
The $500 device has received a gag-inducing comparison.
The Daily BeastCameron Adams

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Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano


Secondo Bloomberg, è già sopra OpenAI.
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In breve:


Anthropic ha raccolto 65 miliardi di dollari in un nuovo round raggiungendo così una valutazione di 965 miliardi, vicino alla soglia dei mille miliardi e sopra OpenAI secondo Bloomberg. Il finanziamento è stato guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital. Inoltre Anthropic sta aprendo un ufficio a Milano, il sesto in Europa, per seguire clienti italiani e sviluppatori più da vicino. Ha già iniziato a collaborare con gruppi italiani come Generali, Unipol, Enel, Pirelli e JAKALA; tra gli utilizzatori citati ci sono Satispay e Bending Spoons.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano
La società che ha creato l’AI Claude ottiene un nuovi finanziamento che alza la valutazione complessiva a 965 miliardi di dollari.
Il Sole 24 ORE

Riassunto completo:


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Bruxelles usa la linea dura del Digital Services Act e infligge a Temu una stangata da 200 milioni


Migliaia di articoli immessi in circolazione senza verifiche adeguate sulla conformità alle normative di sicurezza dell'Ue.
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Digital Services Act: multa a Temu di 200 milioni
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La Commissione europea ha inflitto una sanzione da 200 milioni di euro a Temu, la piattaforma di e-commerce del gruppo cinese PDD Holdings, per gravi carenze nella valutazione dei rischi dei prodotti venduti sul mercato europeo. L'accusa è precisa: migliaia di articoli — tra cui caricabatterie non conformi ai test di sicurezza elettrica e giocattoli per neonati con sostanze chimiche oltre i limiti di legge — immessi in circolazione senza che la piattaforma avesse identificato, analizzato e valutato diligentemente i rischi sistemici derivanti dalla loro offerta, come imposto dall'articolo 34 del Digital Services Act. È la sanzione più alta mai inflitta ai sensi del DSA, il regolamento entrato in vigore nel 2024 per imporre responsabilità dirette alle piattaforme digitali, superando i 120 milioni comminati a X di Elon Musk nel dicembre 2025. Temu ha tempo fino al 28 agosto 2026 per presentare alla Commissione un piano d'azione correttivo: in caso di mancato adeguamento rischia ulteriori sanzioni. Per l'Italia, dove Temu ha registrato una crescita di utenti del 340% nel 2025 secondo i dati di SimilarWeb, la decisione di Bruxelles rappresenta una protezione concreta: ogni giorno migliaia di consumatori italiani ricevono pacchi da magazzini cinesi senza sapere se i prodotti acquistati rispettano gli standard europei su materiali tossici, sicurezza elettrica, protezione dei minori.
youtube.com/embed/kv6RQ34q82k?…

La portata della sanzione e il meccanismo del DSA


Il Digital Services Act introduce un principio rivoluzionario: le piattaforme non sono più semplici intermediari neutrali, ma attori responsabili di ciò che vendono o diffondono. Nel caso di Temu, la Commissione ha accertato che l'azienda non disponeva di sistemi adeguati per identificare prodotti potenzialmente pericolosi prima di metterli in vendita. Giocattoli con piccole parti staccabili, apparecchi elettrici senza certificazioni CE, cosmetici con sostanze vietate dal regolamento REACH: la lista emersa durante le ispezioni condotte tra febbraio e aprile 2026 documenta oltre 15.000 inserzioni problematiche solo sul mercato italiano. La multa equivale al 4% del fatturato globale annuo di PDD Holdings, entro il limite massimo del 6% previsto dal DSA per le violazioni gravi delle piattaforme di grandissime dimensioni. Un segnale forte, dopo mesi in cui le piattaforme cinesi avevano risposto alle richieste di conformità con modifiche superficiali e ritardi sistematici.

Per le aziende italiane del commercio elettronico, la decisione cambia gli equilibri competitivi. Mentre operatori come Yoox o Privalia devono sottostare a controlli rigorosi su ogni fornitore, Temu aveva operato in una zona grigia: spedizioni dirette dalla Cina, prezzi stracciati grazie all'esenzione doganale per pacchi sotto i 150 euro, nessuna verifica preventiva. Ora il DSA impone parità: tutti devono garantire che i prodotti venduti in Europa rispettino le stesse regole. L'Autorità garante della concorrenza italiana aveva già aperto un'istruttoria nel marzo 2025 per pratiche commerciali scorrette, ma senza gli strumenti sanzionatori del regolamento europeo. La multa di Bruxelles arriva dove le autorità nazionali non potevano arrivare da sole.

I controlli alla frontiera, per ora molto blandi


La sanzione a Temu solleva una contraddizione ancora aperta. Il DSA attribuisce alle piattaforme la responsabilità di valutare i rischi, ma i prodotti entrano fisicamente in Europa attraverso dogane che non hanno risorse per ispezionare milioni di piccoli pacchi. Nel 2025, secondo i dati dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, solo nei primi venti giorni di gennaio 2026 Malpensa ha già perso oltre trenta voli cargo dalla Cina per effetto della tassa sui mini-pacchi — un segnale che il flusso è imponente e difficilmente controllabile. La maggior parte delle spedizioni passa senza verifiche fisiche, affidata alla buona fede dichiarativa dei venditori. Il DSA sposta l'onere della prova sulle piattaforme, ma non risolve il problema strutturale: come verificare realmente la composizione chimica di un rossetto venduto a 2 euro o la sicurezza di un caricabatterie USB a 1,50 euro quando il margine di profitto è così ridotto da scoraggiare qualsiasi investimento in controlli di laboratorio?

La Commissione sta finanziando un progetto pilota con laboratori accreditati in cinque Stati membri, tra cui l'Italia, per testare a campione i prodotti più venduti sulle piattaforme cinesi. Contestualmente, la riforma doganale europea abolirà dal 1° luglio 2026 l'esenzione per i pacchi sotto i 150 euro, applicando un dazio fisso di 3 euro per spedizione fino al 2028, quando entrerà in vigore il regime permanente. La combinazione tra responsabilità digitale delle piattaforme e controlli fisici potenziati potrebbe chiudere la forbice tra normativa e realtà, ma richiede investimenti che finora nessuno Stato membro ha stanziato in misura adeguata.

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ASviS: il 90% degli italiani vuole più politiche verdi, ma lo Stato arranca


Lo sviluppo sostenibile è al centro dei pensieri del 90% delle famiglie italiane, soprattutto giovani — eppure su sei Obiettivi su 17 l'Italia è oggi in condizioni peggiori rispetto al 2010.
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Gli italiani chiedono più politiche verdi, lo Stato arranca
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È un'Italia che crede nella sostenibilità: il 90% delle famiglie considera l'Agenda 2030 importante e si aspetta decisioni forti e coerenti dalla politica. Lo ha dichiarato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), nell'evento conclusivo della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, svoltosi il 22 maggio 2026 alla Camera dei Deputati, con i lavori aperti da un videomessaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Eppure, secondo il Rapporto ASviS 2025, su sei Obiettivi su 17 l'Italia è oggi in condizioni peggiori rispetto al 2010 — tra questi disuguaglianze, povertà, sistemi idrici ed ecosistemi terrestri. In un momento in cui la competitività verde è diventata fattore strategico nell'agenda europea, con la direttiva RED III che fissa al 42,5% la quota di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, l'Italia rischia di restare strutturalmente indietro se non tradurrà rapidamente la pressione sociale in interventi legislativi concreti.

«I prossimi 18 mesi rappresentano un'opportunità irripetibile per dotare l'Italia di una visione e di un piano per il suo futuro in nome dello sviluppo sostenibile» ha avvertito Giovannini, sottolineando che le imprese che hanno investito in sostenibilità «hanno aumentato produttività e competitività, crescono più delle altre e creano più occupazione». Il mercato risponde, la politica insegue: manca ancora quella visione integrata e coerente che il Rapporto di Primavera 2026 di ASviS indica come condizione necessaria per non mancare l'appuntamento con il 2030.

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Usa-Iran, bozza d'intesa su cessate il fuoco: Trump prende tempo per valutare


Intesa preliminare tra Washington e Teheran per prolungare la tregua di due mesi e riavviare i colloqui sul nucleare, ma la firma definitiva resta appesa alla decisione di Donald Trump. Nel frattempo non si fermano i raid nello Stretto di Hormuz.
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Usa-Iran, bozza d'intesa su cessate il fuoco
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Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un'intesa preliminare su un memorandum d'intesa che prevede l'estensione di 60 giorni del cessate il fuoco e l'avvio di negoziati sul programma nucleare di Teheran. Secondo quanto riportato da Axios, citando fonti dell'amministrazione americana, la bozza dell'accordo è stata sottoposta al presidente Donald Trump, che ha chiesto «un paio di giorni per pensarci» prima di convalidarla ufficialmente.

Nel frattempo, le tensioni militari nello Stretto di Hormuz restano elevate: nella notte le forze statunitensi hanno abbattuto quattro droni iraniani e colpito un centro di controllo a Bandar Abbas per impedire il lancio di un quinto velivolo. Washington ha definito l'operazione «misurata e difensiva», mentre Teheran ha condannato le azioni come violazioni del cessate il fuoco. Il presidente iraniano Pezeshkian ha ribadito che l'Iran «non punta alle armi nucleari» e non accetterà «trattative umilianti».

L'accordo rappresenterebbe una svolta per la stabilità regionale, ma la sua ratifica dipende dalla decisione finale di Trump, in un contesto di reciproca diffidenza e incidenti militari ricorrenti.

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Il Kenya si ribella contro il centro di quarantena Ebola americano


Washington sta costruendo il centro nella base aerea di Laikipia, nel Kenya centrale, mentre l'epidemia causata dalla variante Bundibugyo ha già provocato 906 casi sospetti e 223 morti presunti tra Congo e Uganda, secondo gli ultimi dati OMS.
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Il Kenya si ribella contro il centro di quarantena Ebola americano
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Il governo del Kenya ha concesso l'autorizzazione scritta agli Stati Uniti per aprire un centro di quarantena nella base aerea di Laikipia, nel Kenya centrale, destinato ai cittadini americani esposti all'Ebola. La struttura — 50 posti letto iniziali, gestita dal U.S. Public Health Service — sarebbe dovuta entrare in funzione il 29 maggio, ma un tribunale di Nairobi ha emesso un'ordinanza cautelare che ne sospende l'operatività su ricorso dell'Istituto Katiba, fino all'udienza fissata per il 2 giugno. Il governo keniota aveva spinto per aprire la struttura a tutte le nazionalità, non solo agli americani: non è chiaro se Washington abbia accettato.

L'accordo ha però scatenato un'immediata battaglia legale e forti apprensioni nel Paese. L'Istituto Katiba, un'organizzazione keniota per i diritti costituzionali, ha infatti impugnato il progetto davanti alla giustizia, denunciando che il piano è stato pianificato «in segreto e unilateralmente» e sollevando serie preoccupazioni costituzionali. Al coro di critiche si è aggiunto l'Africa CDC, che ha avvertito sul rischio concreto che il centro possa sovraccaricare il sistema sanitario keniota se non sarà accompagnato da risorse finanziarie aggiuntive da parte di Washington. Di fronte a queste accuse, il governo di Nairobi, che finora non ha registrato contagi interni, ha preferito evitare commenti diretti.

L'urgenza degli Stati Uniti è dettata dalla gravità dell'epidemia causata dalla variante Bundibugyo, un ceppo letale per il quale non esistono ancora né vaccini né terapie. L'OMS ha registrato 906 casi sospetti e 223 morti presunti tra Congo e Uganda, con un tasso di letalità tra i casi confermati compreso tra il 30% e il 50%.

L'intera vicenda mette a nudo le profonde tensioni geopolitiche tra le esigenze di sicurezza sanitaria globale delle superpotenze e la tutela della sovranità nazionale dei paesi africani, che si trovano esposti in prima linea a causa della loro vicinanza geografica ai focolai.

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Creaks


When something collapses, it creaks first
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English translation of the Italian 10x31 episode, first aired on 19 may, 2026.

When something collapses, it creaks first.

For a few days now, some coincidences that have got me thinking. And thinking is an almost subversive activity in these times, when all incentives only reward our knee-jerk reactions.

Let me put a few pieces together and see if you, too, start to see what I see.

The first thing, of course, is that insurance companies are, as one, stopping issuing policies for damages caused by artificial intelligence.

These are people who watch their money closely, and the fact that they don’t want to pay for certain things has a very simple explanation: the risk of having to pay is just too high.

We have a first sign: after almost five years of relentless propaganda, those who are supposed to help mitigate risks see the risks as too great. Interesting. Let’s move on.

Second point: major banks are repackaging the risks of loans to mega data centers into consumer-market financial instruments called… Collateralized Debt Obligations.

If that doesn’t ring a bell, we’re talking about the CDOs whose consequences we saw in the 2008 crash. In that case, CDOs repackaged the risk of subprime mortgages; today, they repackage the risk of loans to mega-datacenter builders. The risk being, of course, that mortgages and loans won’t be repaid.

In 2008, the crash was due to the fact that the vast majority of CDOs were tied to mortgages that had been granted to just about anyone and their dog, people who could never repay the loan. Today, CDOs repackage loans issued to highly reputable artificial intelligence entrepreneurs for the construction of data centers of a scale comparable to the mystical visions Sam Altman paints for his investors: behemoths of 160 square kilometers, essentially a square twelve and a half kilometers on each side, practically all of Paris inside the Boulevard Périphérique, all 21 Arrondissement of it.

There’s just the teeny tiny problem that there isn’t enough electricity to power them, and in fact, one of the few data centers actually built (Musk’s in Minnesota, also a very little one) runs on about fifty gas turbines because the local electricity supply isn’t even remotely sufficient.

In theory, there’s a gold rush in data center construction, because the bigwigs of Artificial Intelligence are talking left and right about their astronomical investments (of other people’s money), which will pay off as soon as Artificial Intelligence, in two or three years, works as they’ve been promising us every six months for the past five years.

In reality, most data centers have barely begun construction, and as Ed Zitron tells us, the money to complete them (and above all, to make them profitable) simply does not exist.


Another piece of news: the Artificial Intelligence bandwagon is doing everything it can to latch onto government contracts, first and foremost those in the defense sector.

Anthropic pulled out all the stops to get into the Pentagon, then using the Israeli-U.S. aggression against Iran as a promotional opportunity. Remember the headlines: “Anthropic helps the Pentagon plan 1,000 missions in the first 24 hours,” including the bombing of a middle school—which, curiously, no one wanted to take credit for.

Of course, two and a half months later, the world’s most powerful military, aided by Artificial Intelligence, doesn’t know how to extricate itself from yet another defeat; the Strait of Hormuz, which was open before the attack, is now paying tribute to Iran, and three U.S. Navy aircraft carriers (the stuff they advertise in Top Gun) are keeping their battle groups as out of sight as possible to avoid losing an aircraft carrier to two poor souls on a speedboat packed with TNT.

OpenAI, on the strength of its non-existent achievements, has instead managed to secure the analysis of data from decades of nuclear tests, a feat for which an OpenAI representative had to show up handcuffed to a briefcase to install ChatGPT on the heavily secured supercomputers at the Los Alamos research center.

How on Earth a language model, which must be trained separately on how many “r”s there are in “raspberry”, can ever be useful for data analysis is beyond my comprehension, but evidently the promise of AI magic can enthrall even the Los Alamos people.


Meanwhile, in response to no-one’s requests, manufacturers continue their race to cram so-called Artificial Intelligence into everything; Google just announced a Googlebook where Gemini interprets every move and decision the user makes, naturally via a voice interface. I'm sure it will be a huge hit in open-plan offices.

One is almost tempted to think that all this effort, in the face of no real market demand, seems to have the sole purpose of raising the price of a return to the status quo ante, once the speculative bubble bursts. But then, one ought to be suspicious and even distrustful.


Outside of the economic news, AI CEOs are giving non-stop interviews to sycophantic journalists, with free rein to claim unburdened by evidence just how important their work is, that Artificial Intelligence is changing everything, that work (obviously ours, not theirs) will change forever, and that since what they’re doing is so important, perhaps the government should step in to help them if they were ever to face financial difficulties.

Now, dear CEO, it’s one of two things: either you’re selling a product that someone wants, in which case it’s unclear why you wuould incur financial problems, and especially why the government should help you overcome them.

Or, you already have financial problems because for four years you’ve been subsidizing a product that no one is willing to pay enough to cover your costs, and in this case, your financial problems are called “the speculative bubble you rode into town,” and since the free market exists, you should deal with them yourself.

Just to reiterate, Anthropic spends between $8 and $13 for every dollar of revenue (the source is the Harvard Business Review, not “Communist Revolution”). To date, the shortfall continues to be covered by investor money or government contracts: as always, the taxpayer ends up footing the bill. But sooner or later subsidies will run out, and I don’t see companies lining up for the privilege of spending five or ten thousand dollars a month per programmer just to let them play with Claude.

We’ve known for at least two years that AI balance sheets don’t hold up, even with a crutch. We’ve known for at least two years that the famous “investments” being announced every week are actually a circular deal where everyone promises the same hundred billion dollars (typically in the form of discounts) and then books them as revenue.
"Wolf of Wall Street" meme. Sam Altman: Sell me this pen; Jensen Huang: I'll lend you the money to buy it.
There’s a meme going around, adapted from The Wolf of Wall Street. In the first panel, Sam Altman, pen in hand, says, “Sell me this pen.” In the second, Jensen Huang, CEO of NVIDIA, says, “I’ll lend you the money to buy it.”

It’s funny, but with the amount of money at stake right now, we should be terrified.

Anyone who isn’t hallucinating and hears the numbers peddled by Sam Altman and his associates immediately realizes they’re dealing with a snake oil salesman. And I’m not the one saying it: his own CFO says that, with the financials it has, OpenAI can’t afford to attempt an IPO this year.

We’re living in a speculative bubble whose scale dwarfs even 2008. US GDP growth in recent years is due exclusively to the speculative overvaluation of AI stocks, but as long as everyone believes it, the speculation holds.

Musk, who is smarter than Altman, has merged xAI and its losses into SpaceX and its secure military contracts, and will most likely go public within the year.

None other than the Wall Street Journal tells us how S&P is trying to rewrite its own rules to include OpenAI, SpaceX, and Anthropic in indices like the S&P 500. The idea is that the rules (which until now required companies to wait a year after going public and, above all, to report profits in order to be included in the index) would be ignored in the case of Initial Public Offerings large enough to enter directly among the top 100 stocks by market capitalization.

The fact that the value of Anthropic, xAI, and OpenAI is purely imaginary apparently doesn’t worry anyone.

And who buys the stocks included in the indices? Investment funds and pension funds. That is, savers.

In Italy, today’s Il Sole 24 Ore, Sunday, May 17, 2026, still has the nerve to run the headline:
Italy's "Il Sole 24 Ore": From credit to high-tech, profits up 20%. 2026 earnings drive Wall Street.

From credit to high-tech, profits up 20%. 2026 earnings drive Wall Street.


I, who, unlike Il Sole, am not financed by the Industrialist Association, look at the same world and come to slightly different conclusions.

Up until two years ago, one could say (and many did say) that critics of Artificial Intelligence were speaking out of bias, or that they were acting in bad faith, the usual Luddites and enemies of progress.

Until one year ago, one could still argue (and many did argue, conveniently ignoring circular investments) that the level of investment signaled an expanding industry.

But today the cracks are coming from within the establishment itself: banks, insurance companies, stock exchanges; not exactly people who jump in or out of an investment just because it’s trendy.
And the establishment is preparing for the collapse, dumping on a bamboozled public securities that will lose 100% of their value the moment the market wakes up from its trance.

Just like in 2008, the real economy will be pulverized by the collapse of the speculative economy’s imaginary values. Governments will step in to save the culprits, and we plebs will foot the bill.

Our only consolation will be remembering the names of the scoundrels who created this disaster, and of the useful idiots, cheerleaders, and politicians who enabled them. And, this time, pass the bill to them.

All of them.

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Sequestrato il tesoro di Messina Denaro: 200 milioni in paradisi fiscali


Secondo le indagini, il tesoro sarebbe frutto del narcotraffico gestito dal mandamento di Castelvetrano sin dagli anni Ottanta, poi riciclato attraverso una rete di società offshore.

La Guardia di Finanza di Palermo ha individuato e sequestrato un patrimonio di oltre 200 milioni di euro riconducibile a Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa nostra catturato nel gennaio 2023 e deceduto pochi mesi dopo. L'operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha portato all'arresto di tre persone — Giacomo Tamburello, indicato come soggetto vicino al boss, e Maria Antonina Bruno e Luca Tamburello, fermati in Spagna nell'ambito della cooperazione giudiziaria internazionale — e al congelamento di beni e società distribuiti tra Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Monaco e diverse località della Costa del Sol, da Malaga a Marbella.

Secondo le indagini, il tesoro è frutto del narcotraffico gestito dal mandamento di Castelvetrano sin dagli anni Ottanta, poi riciclato attraverso una rete di società offshore, conti esteri, immobili di lusso e oro fisico. I reati contestati sono impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall'agevolazione mafiosa.

Il caso si inserisce nel più ampio sforzo investigativo per smantellare le ramificazioni finanziarie della mafia trapanese, dimostrando come capitali illeciti vengano sistematicamente occultati in giurisdizioni opache — un fenomeno che l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (Eurojust) segnala da anni come uno dei nodi più difficili da recidere nella lotta al crimine organizzato transnazionale.

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Trump vuole il suo volto su una banconota da 250 dollari


Funzionari del Dipartimento del Tesoro hanno chiesto al Bureau of Engraving and Printing di preparare il nuovo biglietto commemorativo per i 250 anni degli Stati Uniti. La direttrice dell’agenzia, che aveva sollevato obiezioni legali e tecniche, è stata rimossa ad aprile.

L’Amministrazione Trump sta facendo pressioni sull’ufficio incaricato di stampare la valuta americana affinché si prepari a rilasciare una banconota da 250 dollari con il volto del presidente. A rivelarlo è il Washington Post, che ha raccolto le testimonianze di quattro dipendenti dell’agenzia. Se il progetto andasse in porto, si tratterebbe della prima volta in oltre 150 anni che una persona in vita compare sulle banconote dei dollari statunitensi.

A spingere per l’iniziativa sono stati due uomini di nomina politica del Dipartimento del Tesoro: il tesoriere Brandon Beach e il suo consigliere Mike Brown. Dallo scorso anno, secondo il quotidiano americano, i due hanno chiesto più volte al personale del Bureau of Engraving and Printing di preparare prototipi del nuovo biglietto. La richiesta ha creato allarme negli uffici, perché la legge federale consente in maniera chiara di raffigurare sulle banconote soltanto persone già morte.

Tra agosto e settembre Beach ha consegnato allo staff alcuni bozzetti. Uno di quelli visionati dal Washington Post mostra il volto di Trump al centro della banconota da 250 dollari, tra la sua firma e quella del Segretario al Tesoro Scott Bessent. A realizzarlo, secondo il suo stesso racconto, è stato il pittore britannico Iain Alexander, che ha detto al giornale di averne parlato direttamente con il presidente. Trump, sostiene Alexander, avrebbe approvato alcune modifiche al disegno originale: i colori della bandiera americana e un logo per il 250esimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti.

Le firme di Trump e gli ostacoli legali


La banconota da 250 dollari è un caso particolare. Gli esperti di valuta avvertono che produrla violerebbe le norme in vigore: una stabilisce che sulle banconote possano comparire solo persone decedute, un’altra definisce quali tagli il Bureau è autorizzato a stampare. Larry R. Felix, ex direttore dell’agenzia, ha spiegato che senza un atto del Congresso il biglietto da 250 dollari non può essere emesso e che spetta al Segretario al Tesoro Bessent ottenere il via libera. Anche Alexander ha detto di essere stato avvertito che il progetto deve passare dal Congresso.

Una persona in vita non compare sulle banconote americane dal 1866, quando la pratica fu vietata dopo che un funzionario del Dipartimento del Tesoro aveva fatto inserire la propria immagine su una banconota da 5 centesimi. Lo scorso anno al Congresso è stata presentata una proposta di legge per consentire a Trump di apparire su un biglietto da 250 dollari per celebrare l’anniversario dalla nascita degli Stati Uniti, ma il testo legislativo non è andato avanti. Un portavoce del Dipartimento del Tesoro ha dichiarato che l’ufficio "sta conducendo una pianificazione e una due diligence appropriate" in vista della proposta e che, se la legge venisse approvata, il Bureau sarebbe pronto a produrre la banconota commemorativa.

Resta poi il problema tecnico. Disegnare e stampare un nuovo biglietto richiede un lungo coordinamento con la Federal Reserve e i partner privati. Felix ha ricordato che per progettare e produrre la banconota da 100 dollari, con le sue decine di dispositivi antifalsificazione, ci vollero più di 10 anni.

L’iniziativa rientra nei piani dell’Amministrazione Trump per celebrare il 250esimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti, le cui commemorazioni partiranno a luglio. Trump ha proposto anche la costruzione di un arco di trionfo alto circa 76 metri, ai piedi del cimitero nazionale di Arlington, e un "Giardino degli Eroi" a Washington con 250 statue. Il mese scorso il Dipartimento di Stato ha annunciato che inizierà a emettere passaporti con il ritratto e la firma di Trump, una misura che non richiede l’approvazione del Congresso.

La direttrice rimossa dopo le obiezioni


La direttrice del Bureau, Patricia "Patty" Solimene, e altri membri dello staff avevano spiegato più volte a Beach e Brown che il progetto si trovava di fronte ad ostacoli legali e procedurali, e che i tempi sarebbero stati molto più lunghi di quanto immaginato. Secondo due dipendenti, i due funzionari avrebbero però liquidato quelle obiezioni con sufficienza.

Solimene e il suo staff avevano invece accettato un’altra richiesta dell’Amministrazione Trump: stampare banconote da 100 dollari con la firma di Trump. Secondo i quattro dipendenti citati dal Washington Post, sono i primi biglietti nella storia americana a portare la firma di un presidente in carica e sono già in stampa nello stabilimento del Bureau a Washington. In questo caso, nessuna legge lo vieta.

Il 27 aprile la dirigenza del Dipartimento del Tesoro ha ad ogni modo rimosso bruscamente Solimene dall’incarico. Il giorno successivo lei ha scritto ai colleghi che lasciava con il "cuore pesante" e che andarsene "non è stata una mia scelta". Veterana dell’esercito con 24 anni di servizio, Solimene era stata la prima donna a guidare l’agenzia. Al suo posto, come direttore facente funzione, è arrivato proprio Mike Brown.

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Festival dell'Economia di Trento, a Radio24 si canta “Everybody Viva El Duche”: è polemica social


Il brano generato con l’intelligenza artificiale approda anche alla radio di Confindustria e viene trasmesso dal vivo al Festival di Trento
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Momenti di attenzione e inevitabili polemiche al Festival dell’Economia di Trento durante il live de “La Zanzara”, il programma di Radio24 condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo. Nel corso della trasmissione, dagli altoparlanti dello stand radiofonico è stato riprodotto il brano “Everybody Viva El Duche”, canzone ironica realizzata con l’intelligenza artificiale e già diventata virale sui social e sulle piattaforme musicali nelle scorse settimane.

Secondo quanto riportato da Dagospia, il pubblico presente all’esterno dello spazio dedicato alla trasmissione ha reagito cantando e ballando sulle note del pezzo, caratterizzato da sonorità dance e da riferimenti espliciti all’immaginario fascista e alla figura di Benito Mussolini. Il titolo utilizza volutamente la grafia “Duche” o “Dvce”, espediente linguistico che, secondo diverse ricostruzioni online, sarebbe stato adottato per aggirare i sistemi automatici di moderazione delle piattaforme digitali.


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Il brano, nato come contenuto satirico e provocatorio, aveva già attirato l’attenzione mediatica dopo essere comparso nella classifica “Viral 50 Italia” di Spotify nel 2026, raggiungendo temporaneamente la prima posizione prima della successiva rimozione dalla piattaforma. Sempre secondo Dagospia, la canzone sarebbe stata inizialmente diffusa tramite TikTok e YouTube, accompagnata da video e contenuti che ne rivendicavano il carattere parodistico.

Durante il live trentino de “La Zanzara”, la riproduzione del brano ha suscitato reazioni contrastanti sui social network. Da una parte, alcuni utenti hanno interpretato l’episodio come una provocazione coerente con il tono dissacrante e provocatorio della trasmissione radiofonica; dall’altra, non sono mancate critiche da parte di chi ha giudicato inopportuno rilanciare un contenuto percepito come ambiguo rispetto ai riferimenti al fascismo.

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Reversibilità a coppie gay sposate prima del 2016


Cancellata una norma del 1939 che escludeva questo diritto quando il decesso fosse avvenuto prima dell'entrata in vigore della legge Cirinnà.
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Reversibilità a coppie gay sposate prima del 2016
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Con la sentenza n. 91 del 28 maggio 2026, la Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto alla pensione di reversibilità anche al partner superstite di una coppia omosessuale sposata all'estero prima del 2016, dichiarando l'illegittimità costituzionale dell'art. 13 del R.D.L. n. 636/1939 nella parte in cui escludeva quel diritto quando il decesso fosse avvenuto prima dell'entrata in vigore della legge Cirinnà.

La sentenza, depositata il 28 maggio, accoglie la questione sollevata dalla Cassazione in un caso in cui l'Inps aveva negato il trattamento a un cittadino il cui compagno era morto prima dell'approvazione delle unioni civili in Italia.

La Consulta ha riconosciuto l'«ingiustificata disparità di trattamento» creata dal blocco temporale: poiché lo Stato equipara oggi coniugi e uniti civilmente ai fini della reversibilità, negare il diritto solo per una questione di date costituisce una violazione costituzionale. I giudici hanno ribadito che non esiste obbligo di equiparazione tra matrimonio e unioni gay, ma hanno valutato l'eccezionalità del caso, in cui sia le nozze all'estero sia il decesso erano avvenuti quando l'ordinamento italiano non prevedeva alcun riconoscimento giuridico per tali coppie.

La decisione segna un'importante estensione retroattiva dei diritti previdenziali per le coppie omosessuali, eliminando penalizzazioni legate esclusivamente al momento storico del decesso.

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I Dem dell'Iowa minacciano un caucus pirata nel 2028


I Democratici dell'Iowa minacciano un caucus non autorizzato per il 2028 se il partito nazionale non li rimetterà tra i primi Stati a votare nelle primarie. Ma dentro il DNC mancano i voti.

I Democratici dell'Iowa minacciano di tornare a essere il primo Stato a votare per le primarie presidenziali del 2028 anche senza il via libera del partito nazionale. Se il Comitato nazionale del Partito democratico non rimetterà lo Stato tra i primi a votare, alcuni esponenti locali sono pronti a organizzare un caucus non autorizzato, come ha rivelato il sito NOTUS.

Per decenni l'Iowa ha aperto il calendario delle primarie democratiche con il suo caucus, una forma di voto in cui gli iscritti si riuniscono di persona per scegliere il candidato. Lo Stato è stato però escluso dalla "finestra iniziale" in vista delle elezioni del 2024. Quella finestra è il gruppo ristretto di Stati che votano per primi e che, anticipando tutti gli altri, orientano di fatto l'intera corsa alla nomination.

Josh Turek, deputato statale e candidato alle primarie per il Senato, ha detto a NOTUS che il partito dovrebbe organizzare un caucus non autorizzato se il DNC non lo reintegrerà, perché "è nella nostra costituzione". Il senatore statale Zach Wahls, anch'egli candidato alle primarie per il Senato, ha sostenuto che l'Iowa dovrebbe "quantomeno" stare nella finestra iniziale. Il leader dei Democratici alla Camera dell'Iowa, Brian Meyer, ha sfidato apertamente il DNC a non riconoscere i delegati dello Stato qualora questo ignorasse le regole e ripristinasse il caucus.

I membri del DNC incaricati di fissare il calendario non sembrano però favorevoli al ritorno dell'Iowa, dopo il fallimento e il caos dell'ultimo caucus del 2020. Almeno tre membri del comitato, che hanno parlato in forma anonima, hanno espresso dubbi sulle possibilità dello Stato. "Non abbiamo i voti per far rientrare l'Iowa nella finestra iniziale", ha detto uno di loro.

Questa settimana l'Iowa difenderà la sua candidatura a Washington, insieme a una decina di altri Stati che ambiscono alla finestra iniziale. Il Comitato per le regole e gli statuti del DNC, l'organismo che fissa il calendario, ascolterà le presentazioni di persona. Due membri prevedono di decidere la lista degli Stati iniziali in estate, per sottoporla all'assemblea generale del partito ad agosto, anche se i tempi potrebbero slittare in autunno.

Le decisioni arrivano in un momento difficile per il comitato. Il presidente del DNC, Ken Martin, ha ricevuto richieste di farsi da parte dopo che l'organismo ha pubblicato, salvo poi rinnegarla, un'analisi incompleta della sconfitta del 2024. La sua gestione è stata segnata da raccolte fondi deludenti e scontri interni. Danielle Butterfield, presidente del super PAC Priorities USA, ha avvertito che il partito "deve mantenere la fiducia" nel definire calendario e regole dei dibattiti, e che Martin "ha perso quella fiducia" con la gestione dell'analisi sul voto.

L'Iowa sosterrà che la sua esclusione ha lasciato un vuoto riempito dai Repubblicani nel 2024, secondo i punti chiave dell'intervento anticipati a NOTUS. I Repubblicani, dal canto loro, faranno partire proprio dall'Iowa la corsa presidenziale del 2028. "La percezione che i Democratici abbiano abbandonato l'America rurale e l'Iowa resta una narrazione difficile da superare, soprattutto mentre ingenti finanziamenti repubblicani continuano a confluire nel nostro Stato", si legge in un documento interno.

Alcuni possibili candidati alla presidenza nel 2028 stanno già approfittando dell'invito aperto dell'Iowa. Il governatore del Kentucky Andy Beshear apparirà il mese prossimo con Rob Sand, candidato democratico a governatore dello Stato. L'ex segretario ai Trasporti Pete Buttigieg, il senatore dell'Arizona Ruben Gallego e l'ex ambasciatore Rahm Emanuel hanno già fatto campagna sul posto.

L'Iowa ha perso lo status di Stato iniziale nel 2022, quando l'allora presidente Joe Biden riorganizzò il calendario in vista della propria ricandidatura. Eliminò l'Iowa, dove nel 2020 era arrivato un lontano quarto, promosse il South Carolina e aggiunse il Michigan, due Stati che aveva vinto. Il New Hampshire, che aveva perso il primato per essere stato fissato nello stesso giorno del Nevada, decise di organizzare comunque una primaria non autorizzata nel 2024.

"Il New Hampshire ha infranto le regole ed è stato premiato. Noi abbiamo seguito le regole e ci hanno penalizzati", ha detto la deputata statale Jennifer Konfrst, precisando che si trattava della sua posizione personale e non di quella del partito statale.

Non tutti in Iowa sono d'accordo. Sue Dvorsky, ex presidente del Partito democratico dell'Iowa, ha detto di non essere sicura che lo Stato abbia "le risorse o la stabilità finanziaria" per ricostruire il partito locale e al tempo stesso reggere lo sforzo enorme di un caucus. La sua priorità, ha aggiunto, sarebbe ricostruire lo Stato.

Un sondaggio tra gli iscritti al partito di fine 2025 ha mostrato che la maggioranza è favorevole al ritorno del caucus, ma solo il 49 per cento vorrebbe sfidare il DNC con un voto non autorizzato. La capacità dell'Iowa di organizzarlo dipende molto dai risultati del 2026: l'elezione di nuovi leader democratici a livello statale darebbe più forza alla richiesta, mentre una sconfitta renderebbe il piano molto più difficile.

All'interno del comitato prevale l'idea di non cambiare la lista attuale, composta da South Carolina, New Hampshire, Nevada e Michigan, salvo ritocchi all'ordine. "Non cambieremo a meno che uno Stato non dimostri di poter spostare la propria data e di avere argomenti convincenti per stare tra i primi quattro", ha detto un membro. Un altro si è chiesto perché si fosse deciso di cambiare il calendario se poi si tornasse a Iowa e New Hampshire, aggiungendo che c'è più voglia di affidare al Michigan il ruolo di Stato rappresentativo del Midwest.

Quando Martin ha nominato i componenti del Comitato per le regole, ha incluso esponenti di diversi Stati iniziali, tra cui New Hampshire, South Carolina e Nevada. L'unico rappresentante dell'Iowa non è stato riconfermato.

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SuirissiriuS, l’arte come riscatto: “Nel caos curo le ferite dell’anima e trovo la mia luce”


Dall’infanzia passata a disegnare sui banchi di scuola ai grandi animali simbolici che oggi popolano le sue tele: il percorso umano e creativo di un artista che trasforma fragilità, memoria e istinto in linguaggio visivo

Per alcuni l’arte arriva come una scelta. Per altri, come una necessità. Per Karlandrea Nardacci, in arte SuirissiriuS, è stata entrambe le cose: un rifugio, un’urgenza, ma soprattutto una forma di autenticità. Dietro i colori accesi e le grandi figure animali che oggi caratterizzano le sue opere c’è una storia fatta di percorsi irregolari, cambi di direzione, errori, ricerca personale e una continua rincorsa verso qualcosa di profondamente vero.

“Io ho sempre disegnato”, racconta. Lo faceva sui banchi di scuola, con il pennarello indelebile, mentre seguiva le lezioni. Un gesto istintivo, quasi necessario. L’arte, però, non arriva subito come professione o prospettiva concreta. Arriva più tardi, “nel posto sbagliato al momento giusto”, come ama definirla lui stesso, richiamando il concetto greco di Kairos: quell’attimo decisivo che cambia il corso delle cose.

Il suo percorso formativo è tutt’altro che lineare. Studi dai preti, cambi di istituto, esperienze diverse e una sensazione costante di essere fuori posto. Ma proprio dentro quel disordine prende forma la sua identità creativa. L’arte diventa uno spazio personale in cui riconoscersi, un luogo mentale in cui sentirsi autentico.

Una parte fondamentale di questa costruzione passa da Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, il paese dei nonni. È lì, tra il Po, Piazza Bentivoglio e i ricordi dell’infanzia, che nascono i suoi soggetti simbolici: tigri, galli e animali monumentali che diventano metafora di forza, istinto e resistenza. Figure che non restano ferme sulla tela, ma viaggiano, crescono e arrivano fino a Roma, passando per esposizioni e spazi artistici che ne hanno accolto l’evoluzione.

Le sue opere sono caratterizzate da colori intensi, dimensioni importanti e una presenza quasi fisica. Non sono animali decorativi: sono manifesti emotivi. “Invitano a vivere nel pieno delle nostre forze e capacità”, spiega. Un messaggio che coincide con la sua stessa filosofia di vita.

Perché la poetica di SuirissiriuS nasce proprio da lì: dall’attraversare il buio. “Curo le ferite dell’anima nel caos, ed è lì che trovo la mia luce”. Una frase che sintetizza perfettamente il suo percorso personale e professionale. Un cammino fatto di lavori diversi, errori, esperienze accumulate senza rimpianti. Mille tentativi che oggi diventano materia artistica.

Guardando avanti, la sensazione è che l’obiettivo non sia semplicemente lasciare un segno nel mercato dell’arte, ma nel vissuto collettivo. Costruire immagini che restino, emozioni che si riconoscano, simboli capaci di parlare a chi osserva.

Chi conosce SuirissiriuS, dice lui stesso, sa che non smette mai di mettersi alla prova. “Vivo in gara con me stesso e non mollo mai”. Ed è forse proprio questa tensione continua tra fragilità e forza a rendere la sua arte così riconoscibile: profondamente umana.

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868-BACK è un videogioco purissimo: la recensione


Chi è alla ricerca di una sfida d'autore dovrebbe dare una possibilità al nuovo progetto (quasi) solitario di Michael Brough
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É raro che un videogioco voglia solo fare solo il videogioco di questi tempi. C’è chi vuole fare il videogioco e il film, o il videogioco e lo spazio sociale, o il videogioco e lo showcase artistico. 868-BACK, invece, è un videogioco che fa solo il videogioco, ed è stato creato da un autore la cui missione è sperimentare con le interfacce rese possibili dal medium. Michael Brough è la mente dietro 868-HACK (il primo capitolo di questa serie risalente a 10 anni fa) e Vertex Dispenser ed è famoso perché i suoi titoli sono un’esplorazione delle possibilità di questa forma espressiva.

868-BACK è un roguelike puro, quindi a ogni morte si ricomincia da capo. L’obiettivo della faccina sorridente che rappresenta chi gioca è quello di hackerare dei server e per farlo deve sconfiggere virus, estrarre informazioni e sfruttare al meglio i suoi programmi. Il gioco ha una velocità estremamente variabile perché nemici e ambienti non agiscono in tempo reale, ma reagiscono alle mosse dell’utente. Muoversi nella griglia per estrarre un informazione, per esempio, può far nascere un nemico o apparire un ostacolo. Sta a chi gioca valutare scenari e conseguenze possibili di ogni mossa.

Ogni server è composto da una serie di stanze in cui rubare informazioni e sconfiggere i nemici. Per fare breccia serve una valuta che si raccoglie in ogni livello, e più informazioni si recuperano più nemici compaiono. Passare da una stanza all’altra di un server non fa sparire i virus e l'attivazione di una delle abilità speciali (ce ne sono 36 diverse) non è così comune perché è legata alle risorse, altre valute da raccogliere nei livelli. Ci sono 68 regole speciali, chiamate Device, che alterano il comportamento di un server e queste, mescolate ai Programmi, garantiscono run sempre e comunque diverse.

“Ognuna delle mie variabili è rivoluzionaria, niente aumenti dell’attacco del 2% o cose simili” ha detto Brough in un’intervista. “Vedrete tanti riferimenti al mondo dell’elettronica, criptovalute prese in giro, mega pubblicità, AI dappertutto, vibe probing (al posto del vibe coding) e, in generale, un mondo governato dalle mega-corporation”. L’atmosfera è piacevolmente ribelle, irriverente e coerente con la leggerissima storia del gioco che il gioco si propone di raccontare.

Il gioco è frutto del lavoro in quasi solitaria di Brough che, sulla fine, ha ricevuto il supporto di Finji, l’editore di Tunic, un altro solo-project incredibilmente di successo. Se il gioco vi intriga è importante che sappiate una cosa prima di provarlo: è difficile. Non frustrante, non macchinoso e non cervellotico, solo difficile. Per riuscire ad arrivare in fondo al vostro primo server ci metterete decine di tentativi, per arrivare in fondo a una serie di server potreste impiegarci settimane.

Questo è il bello di 868-BACK: è una sfida che si può affrontare un boccone alla volta, senza fretta e anche un paio di livelli alla volta. Lo raccomando a chi vuole un’avventura che procede lentamente ma solidamente, a chi ha la pazienza di sperimentare con tutti i giocattoli messi a disposizione dallo sviluppatore, a chi ha bisogno di una sfida che bruci lentamente, a chi cerca un modo di fare un po’ di esercizi con il cervello e a tutti gli appassionati di tecnologia e informatica perché le citazioni sono davvero di alto livello.

Vale la pena di ribadirlo perché è fondamentale per evitare frustrazioni e ira: 868-BACK è un gioco complesso che richiede concentrazione e strategia per dare soddisfazione. É come se fosse la versione il più accelerata e immediata possibile di un gioco a turni, ma con una serie di variabili deliziosamente delirante. Se accetterete la sua sfida avrete una bella scalata che vi aspetta, ma la vetta in cima non vi deluderà.

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Roma Pride esclude Keshet Italia: “Devono condannare il genocidio a Gaza”. Comunità Ebraica: “Discriminazione”


Lo scontro tra Roma Pride e l'associazione di ebrei LGBTQ+: partecipare al corteo richiede una posizione netta sul conflitto mediorientale

Il Roma Pride ha escluso Keshet Italia, organizzazione autonoma di ebrei italiani LGBTQ+, dalla parata, legando la partecipazione con un carro all'adesione alla propria posizione sul conflitto a Gaza. La decisione ha scatenato la reazione della Comunità Ebraica di Roma, che parla di “palese discriminazione nei confronti di cittadini italiani solo perché ebrei”.

La posizione del Roma Pride


In un comunicato pubblicato dopo un incontro con i rappresentanti di Keshet Italia e Keshet Europe, il Roma Pride spiega che “non vi sono le condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata”. La motivazione è politica: il documento programmatico dell'organizzazione definisce quanto sta accadendo a Gaza “genocidio perpetrato dal governo israeliano”, e chi sale sul carro deve fare proprie tutte le rivendicazioni del movimento, senza eccezioni. “Il nostro documento politico non è un buffet dal quale è possibile scartare singole pietanze indesiderate”, si legge nel comunicato.

Secondo il Roma Pride, Keshet Italia non ha condannato quanto accade a Gaza e non intende farlo. In un documento recentemente pubblicato, l'organizzazione avrebbe anzi evitato di usare la parola "genocidio", una scelta che il Roma Pride definisce inaccettabile.

La risposta della Comunità Ebraica di Roma


La Comunità Ebraica di Roma ha pubblicato un post su Facebook definendo la scelta “grave” e introducente “un criterio identitario e discriminatorio rivolto esclusivamente ad associazioni ebraiche”. La Comunità sottolinea la contraddizione di chiedere “ad alcuni ebrei italiani una preventiva dissociazione” mentre alla stessa parata partecipano “simboli e realtà che, nei Paesi che rappresentano, reprimono apertamente i diritti LGBTQ+ che il Pride dice di rivendicare”. Una “palese discriminazione”, conclude, che “tradisce i principi di pluralismo, libertà e inclusione che il Roma Pride vorrebbe rappresentare e difendere”.

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Un alto funzionario della CIA arrestato con 40 milioni di dollari in lingotti d'oro in casa


David Rush teneva nella sua abitazione in Virginia 303 lingotti d'oro, due milioni di dollari in contanti e una trentina di Rolex. L'unica accusa formale riguarda falsi nei fogli presenze.

Un alto funzionario della Central Intelligence Agency è stato arrestato la scorsa settimana dopo che gli investigatori hanno trovato centinaia di lingotti d'oro per un valore superiore ai 40 milioni di dollari nascosti nella sua abitazione in Virginia. Una piccola fortuna che, secondo i documenti giudiziari, l'uomo avrebbe portato a casa dal lavoro.

Il funzionario si chiama David Rush ed è detenuto in carcere in attesa di un'udienza che nei prossimi giorni dovrà decidere sulla sua custodia. L'accusa è di aver sottratto denaro pubblico compilando fogli presenze fraudolenti. I documenti depositati ad Alexandria, in Virginia, lasciano però molti interrogativi aperti sulla sua condotta.

L'unica accusa formale contestata a Rush è di aver gonfiato i propri titoli accademici e di aver ottenuto un'indennità per congedo militare del valore di decine di migliaia di dollari. Le autorità sostengono che abbia falsamente dichiarato di essere membro della Navy Reserve quando in realtà ne era stato congedato.

I documenti giudiziari descrivono Rush come "ex dirigente di livello senior executive service di un'agenzia del governo degli Stati Uniti". Persone a conoscenza dell'indagine, citate dal New York Times, riferiscono che fino a pochissimo tempo fa ricopriva una posizione di vertice alla Cia.

In una dichiarazione congiunta, Cia e Fbi hanno reso noto che l'arresto è avvenuto il 19 maggio, dopo che l'agenzia aveva allertato il bureau. Il direttore della Cia John Ratcliffe ha trasmesso le informazioni all'Fbi per avviare un'indagine di natura penale, dopo che un controllo interno aveva individuato potenziali violazioni di legge.

Tra lo scorso novembre e marzo, secondo i documenti, Rush ha chiesto e ottenuto "una quantità significativa di valuta straniera e decine di milioni di dollari in lingotti d'oro per spese di lavoro". Quando la Cia ha verificato dove fossero custoditi l'oro e la valuta, l'agenzia non è stata in grado di localizzare i lingotti né somme significative di valuta straniera.

Il 18 maggio gli agenti dell'Fbi hanno perquisito l'abitazione e trovato "circa 303 lingotti d'oro, ciascuno del peso di circa un chilogrammo", come riportato in un documento ufficiale. In base al prezzo dell'oro, il valore stimato superava i 40 milioni di dollari. Gli investigatori hanno sequestrato anche una trentina di orologi di lusso, molti dei quali Rolex.

I documenti giudiziari non spiegano perché Rush avesse tenuto in casa una simile quantità di oro e due milioni di dollari in contanti, né quale progetto di lavoro avrebbe richiesto di accumulare tanta ricchezza. Un avvocato dell'uomo ha rifiutato di commentare.

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Turista israeliana prenota in Toscana, il gestore: “Benvenuta se prende le distanze da Netanyahu”


La chat diffusa online scatena polemiche e recensioni contro la struttura

Una prenotazione in un agriturismo delle campagne senesi si è trasformata in un caso mediatico internazionale dopo uno scambio di messaggi tra il proprietario della struttura e una turista israeliana. La vicenda, riportata da Sky TG24, riguarda Pietro Del Zanna, titolare dell’agriturismo “Le Cantine”, situato nei dintorni di Poggibonsi, in provincia di Siena.

Secondo quanto emerso, la donna aveva prenotato un soggiorno tramite la piattaforma Booking quando avrebbe ricevuto dal proprietario un messaggio nel quale veniva accolta “a patto di dissociarsi dalle politiche del primo ministro Benjamin Netanyahu”. Una presa di posizione che ha rapidamente acceso il dibattito online, dando origine a polemiche e accuse di discriminazione.

Nella conversazione, resa successivamente pubblica dalla turista sui social network, Del Zanna avrebbe precisato di non essere antisemita e di non nutrire ostilità nei confronti del popolo israeliano, spiegando però di non riuscire a “fare finta di niente” rispetto alla situazione nella Striscia di Gaza e alle conseguenze del conflitto in corso. L’imprenditore avrebbe inoltre comunicato alla cliente la disponibilità ad annullare gratuitamente la prenotazione nel caso si fosse sentita a disagio.

La turista ha quindi deciso di cancellare il soggiorno e di segnalare l’accaduto a Booking.com, contestando una presunta discriminazione legata alla propria nazionalità. La diffusione online della chat ha contribuito a rendere virale il caso, soprattutto in Israele, dove numerosi utenti hanno avviato una campagna di recensioni negative e critiche nei confronti dell’agriturismo toscano.

Nel frattempo, il proprietario della struttura ha respinto con fermezza le accuse di antisemitismo, sostenendo che il contenuto dei messaggi rappresentasse esclusivamente una posizione personale sulle politiche del governo israeliano e sulla guerra in Medio Oriente. “Non ce l’ho con gli ebrei né con gli israeliani, avrebbe spiegato ma con ciò che sta accadendo a Gaza”.

La vicenda ha suscitato reazioni contrastanti anche a livello politico e istituzionale. Tra le voci intervenute figura quella della sindaca di Poggibonsi, Susanna Cenni, che ha espresso solidarietà all’imprenditore, definendolo “una persona per bene” e prendendo le distanze dai commenti offensivi comparsi sui social. La prima cittadina ha inoltre sottolineato come, a suo giudizio, criticare il governo israeliano non equivalga automaticamente a esprimere posizioni antisemite.

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Analizza il tuo stress nelle chat di lavoro e lo dice al capo. Il Garante blocca la start-up italiana


Sotto la lente dell'Autorità un plug-in per Slack e Teams che analizza stress e linguaggio dei lavoratori tramite IA

Un plug-in capace di analizzare linguaggio, tono e segnali di stress dei dipendenti attraverso le chat aziendali su Slack e Teams è finito sotto la lente del Garante per la protezione dei dati personali, che ha inviato un avvertimento formale a una start-up italiana che lo ha sviluppato.

Lo strumento è pensato per essere usato volontariamente dai lavoratori, che ricevono suggerimenti personalizzati sul proprio benessere. Il datore di lavoro che acquista il servizio non può accedere ai contenuti delle chat né ai risultati individuali. Può però ricevere report aggregati sul livello di stress dei propri dipendenti. Ed è proprio questo il punto che ha fatto scattare l'intervento dell'Autorità.

Perché il Garante è intervenuto


Le verifiche sono state avviate a seguito di notizie di stampa. Il Garante ha rilevato che la start-up tratta i dati degli utenti in qualità di titolare del trattamento e ha invitato la società ad adottare, sin dalla progettazione del servizio, misure adeguate a prevenire ogni accesso, anche indiretto, a informazioni relative alla sfera emotiva dei lavoratori.

Il motivo è preciso: si tratta di dati che il datore di lavoro non può legittimamente acquisire. Lo vietano la normativa privacy, lo Statuto dei lavoratori e il Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, che proibisce esplicitamente i sistemi di IA destinati a dedurre o analizzare le emozioni delle persone nei contesti lavorativi.

Un fenomeno più ampio


Negli ultimi anni il Garante è intervenuto più volte contro strumenti digitali usati per monitorare email, assenze, stato di salute e attività dei dipendenti. Il filo conduttore è sempre lo stesso: la tecnologia corre più veloce delle tutele, e il confine tra benessere aziendale e sorveglianza si assottiglia.

In questo caso specifico il Garante ha anche richiamato l'attenzione sui rischi legati ai modelli linguistici e all'analisi semantica: strumenti che possono produrre risultati opachi e difficili da contestare, con possibili effetti discriminatori sui lavoratori.

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Il vantaggio Dem nei sondaggi per il Congresso è ampio come nel 2018


La media di FiftyPlusOne dà i democratici avanti di quasi 6 punti, trainati dalla lealtà record dei propri elettori e da defezioni superiori al solito tra i repubblicani.
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I democratici hanno oggi nei sondaggi per le elezioni di metà mandato un vantaggio ampio quanto quello che avevano nel 2018, l'anno in cui riconquistarono la Camera. Secondo la media calcolata dal sito FiftyPlusOne, il loro margine nel cosiddetto "generic ballot" è passato da circa 4,5 punti il 1° maggio 2026 a quasi 6 punti il 26 maggio.

Il "generic ballot" è la domanda con cui gli istituti chiedono agli elettori se alle elezioni per il Congresso voteranno per il candidato democratico o per quello repubblicano del proprio collegio, senza fare nomi. È uno degli indicatori più seguiti per misurare il clima politico nazionale in vista del voto di novembre.

È la prima volta in questo ciclo elettorale che i democratici guidano di poco più di quanto facessero nello stesso periodo del 2018, e di molto più di quanto i repubblicani fossero avanti nello stesso momento del 2022. Nella maggior parte dei cicli recenti il partito che non controlla la Casa Bianca amplia il proprio vantaggio negli ultimi mesi di campagna, il che rende il dato ancora più favorevole all'opposizione democratica.
Vantaggio democratico nel generic ballot

Sondaggi
Il vantaggio dei Dem è tornato ai livelli del 2018
Differenza tra chi dice di voler votare democratico e chi repubblicano alle elezioni di novembre, in punti percentuali. Valori positivi: vantaggio democratico.
Focus America

Elaborazione di Focus America su dati di FiftyPlusOne

La crescita recente dipende soprattutto da come dichiarano di voler votare gli elettori già schierati, più che dagli indipendenti, anch'essi orientati verso i democratici. Oggi quasi il 96 per cento degli elettori democratici dice che voterà per il candidato del proprio partito a novembre, una quota in aumento rispetto al 94 per cento del luglio 2025. Tra i repubblicani la fedeltà al partito si è invece mantenuta intorno al 91 per cento per tutto il ciclo ed è calata dal massimo del 91,9 per cento del 5 maggio al 90,6 per cento del 26 maggio, vicino al minimo del periodo.

Si tratta di scostamenti piccoli, che potrebbero essere casuali e rientrare con il tempo, ma che sommati pesano. Poiché i democratici sono circa il 45 per cento dell'elettorato, un aumento di pochi punti nella loro fedeltà si traduce in quasi due punti di margine, ai quali si aggiunge l'effetto opposto delle defezioni repubblicane.

Nel confronto con le ultime tornate di metà mandato i democratici del 2026 sono il partito più compatto degli ultimi anni. La quota di elettori democratici che dice di voler votare per il proprio partito è oggi più alta di quella mai registrata da democratici o repubblicani in nessuno degli ultimi tre cicli. Da qui in avanti la fedeltà tende a crescere ancora, perché gli elettori più tiepidi "tornano a casa" con l'avvicinarsi del voto, anche se con numeri così alti il partito potrebbe essere ormai vicino al massimo possibile tra i suoi.

I repubblicani somigliano invece a un ciclo di metà mandato normale, se pure su valori un po' alti. La loro fedeltà oscilla storicamente tra l'85 e il 90 per cento circa e sono oggi più leali del partito repubblicano del 2018, durante il primo mandato di Trump. Un segnale d'allarme è però l'andamento piatto o in calo della loro fedeltà, mentre nei cicli precedenti a questo punto aveva già iniziato a salire.

A questa fedeltà leggermente più alta del solito si accompagna anche un tasso di defezioni più elevato tra i repubblicani. Quasi il 6 per cento di loro dice che a novembre voterà un candidato democratico alla Camera, circa due punti in più della media delle defezioni registrate nello stesso periodo dei due cicli precedenti. Le defezioni democratiche sono invece ai minimi storici, più basse di qualsiasi momento delle ultime due tornate per entrambi i partiti.

Storicamente le defezioni sono più frequenti tra gli elettori del partito che occupa la Casa Bianca, e il 2026 supera leggermente sia il 2018 sia il 2022 su questo fronte. Nelle ultime due elezioni di metà mandato il partito al governo arrivava in media al 6 per cento di defezioni il giorno del voto, e i repubblicani sono già quasi a quel livello. A differenza dei cicli passati, in cui le defezioni dei due partiti tendevano a pareggiarsi, quest'anno il distacco è rimasto costante intorno ai tre punti per tutta la campagna: gli elettori repubblicani non stanno ancora tornando verso il loro partito.

I dati vanno presi con cautela, perché le analisi sui sottogruppi degli elettori sono più rumorose di quelle sui totali. Conta anche come si definisce un elettore "democratico" o "repubblicano": gli istituti lo fanno in modi diversi, chiedendo l'appartenenza dichiarata, usando la registrazione al partito dove esiste o stimandola con modelli. E non si tratta necessariamente delle stesse persone da un'elezione all'altra, perché chi si sente vicino a un partito può cambiare etichetta nel tempo, per esempio quando il proprio leader è molto impopolare.

Secondo Gallup l'identificazione come democratico o repubblicano è in calo, mentre quella come indipendente ha toccato un nuovo record al 45 per cento. Se chi si diceva repubblicano all'inizio del 2025 non approva più Trump, potrebbe smettere di definirsi tale, lasciando un nucleo più piccolo ma ferocemente leale al presidente e ingrossando il bacino di democratici e indipendenti contrari a Trump. Allo stesso modo, chi si diceva democratico dopo la sconfitta del 2024, se è in collera con la gestione del partito, potrebbe abbandonare l'etichetta, lasciando dietro di sé elettori più fedeli.

Nonostante i molti annunci di crisi per il Partito democratico, legati soprattutto al suo basso indice di gradimento, chi oggi si identifica come democratico appare più unito che in passato. I repubblicani, paradossalmente, sembrano insieme un po' più e un po' meno leali rispetto ai cicli precedenti, forse il primo segno di fratture interne che non sono ancora esplose.

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Roma, nell'Appia Antica nasce l'oasi verde dell'estate


Spazio sensoriale di 3000 metri quadri tra natura, architettura organica e programmazione lifestyle. Opening ufficiale il 29 maggio

Prende forma nella Capitale una nuova area dedicata all’intrattenimento estivo e alle esperienze all’aria aperta. Venerdì 29 maggio è prevista l’inaugurazione del Kalaya Bamboo Experience, uno spazio di circa 3000 metri quadri immerso nel verde del Parco Regionale dell'Appia Antica, all’interno di un vivaio nella zona sud della città.

La struttura si presenta come un progetto a vocazione esperienziale che integra natura, architettura organica, proposta gastronomica e programmazione musicale, con l’obiettivo dichiarato di offrire un format trasversale che accompagni il pubblico dall’aperitivo fino al dopo cena.

La location, denominata Kalaya Bamboo Experience, sorge lungo Via Appia Nuova e si caratterizza per un impianto scenografico basato su strutture realizzate in bamboo naturale e canna mediterranea. Secondo quanto riportato dagli organizzatori, le installazioni sono state progettate con un approccio orientato alla sostenibilità, privilegiando materiali naturali e tecniche artigianali di lavorazione.

Sul fronte dell’offerta, il progetto prevede un format gastronomico curato da “Manzo per Kalaya”, con una proposta che combina piatti semplici e ingredienti a vocazione estiva ed esotica. L’area beverage sarà affiancata da zone relax con piscina e lettini in bamboo, mentre la programmazione musicale punterà su sonorità house, funk ed elettronica internazionale.

Tra gli appuntamenti previsti, particolare attenzione sarà dedicata alla giornata domenicale con il format “Club Ibiza”, pensato come momento centrale della programmazione settimanale. A partire da giugno, la struttura estenderà inoltre le attività anche alle ore diurne feriali e del fine settimana, introducendo un calendario di pratiche legate al benessere psicofisico, tra cui sessioni di movimento e trattamenti olistici.

L’opening del 29 maggio sarà a ingresso libero e segnerà l’avvio ufficiale della stagione estiva della nuova struttura, che si inserisce nel più ampio contesto delle iniziative ricreative e culturali che negli ultimi anni hanno interessato l’area dell’Appia Antica.

INFORMAZIONI UTILI

Opening: Venerdì 29 Maggio

Ingresso: Free / Libero

Indirizzo/Location: Via Appia Nuova 220, Roma

Info e Prenotazioni (anche Whatsapp): +39 331.3255307

Email: info@kalaya.it

Sito Web: www.kalaya.it

Instagram: @kalayabambooexperience

CONTATTI STAMPA & ACCREDITI OPENING:

Roberta Sarzanini
366.8978185

Enrico Sarzanini
392.0467087

info@lighthousecommunication.it

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Gaffe alla Casa Bianca: Trump "cede al sonno" nel summit sul Medio Oriente


Il video fa il giro del web e riaccende le polemiche internazionali
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Secondo quanto riportato dal blog “Colonel Cassad”, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe stato ripreso mentre si addormentava durante una sessione del Consiglio per la pace dedicata alla discussione della questione palestinese. L’episodio, diffuso rapidamente sui social network e rilanciato da numerosi utenti e osservatori politici, ha attirato l’attenzione mediatica internazionale nelle ultime ore.

Nel filmato circolato online, Trump appare seduto tra gli altri partecipanti all’incontro mentre, per alcuni istanti, sembra abbassare il capo e chiudere gli occhi durante gli interventi in corso. Non è stato possibile verificare in maniera indipendente la durata dell’episodio né le circostanze complete in cui è avvenuto.


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La riunione era incentrata sugli sviluppi della situazione in Medio Oriente e sulle possibili iniziative diplomatiche legate al conflitto israelo-palestinese, tema che continua a occupare una posizione centrale nel dibattito internazionale. Proprio il contesto dell’incontro ha contribuito ad amplificare le reazioni online, dove numerosi commentatori hanno interpretato il gesto come simbolicamente significativo rispetto all’attenzione riservata alla questione affrontata durante la sessione.

Il blog nel riportare la notizia, ha inoltre richiamato un precedente divenuto noto negli anni scorsi in Russia, quando l’allora presidente Dmitrij Medvedev era stato oggetto di ironie mediatiche per essersi apparentemente addormentato durante una cerimonia delle Olimpiadi. Anche in quel caso, le immagini avevano generato un ampio dibattito sui social e nei media internazionali.

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Il Dipartimento di Giustizia indaga su E. Jean Carroll, l'accusatrice di Trump


Sotto inchiesta per falsa testimonianza la scrittrice che ha vinto due cause civili contro il presidente per abusi sessuali e diffamazione, per un totale di oltre 88 milioni di dollari.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un'indagine penale su E. Jean Carroll, la scrittrice di 82 anni che ha accusato Donald Trump di violenza sessuale ottenendo decine di milioni di dollari di risarcimenti. Lo hanno riferito al New York Times due persone con conoscenza diretta della vicenda, che hanno parlato in forma anonima perché l'inchiesta è ancora in corso.

Gli investigatori vogliono stabilire se Carroll abbia mentito durante le cause civili contro Trump. Il punto contestato riguarda, in particolare, una deposizione del 2022, nella quale la scrittrice avrebbe affermato che nessuno stava pagando le sue spese legali. In seguito però è emerso che parte di quei costi era stata coperta dal miliardario Reid Hoffman. Carroll ha già ottenuto due risarcimenti: 5 milioni di dollari dopo che una giuria ha riconosciuto Trump responsabile di aggressione sessuale e diffamazione, e altri 83,3 milioni in un secondo processo per diffamazione. A novembre il presidente ha chiesto alla Corte Suprema di ribaltare la prima sentenza.

Stati Uniti · Giustizia e potere

Da accusatrice a indagata: il caso di E. Jean Carroll


La scrittrice che ha vinto due cause contro Donald Trump, ottenendo decine di milioni di risarcimento, è ora oggetto di un'indagine penale del Dipartimento di Giustizia dell'Amministrazione Trump.

Fonte: New York Times 27 maggio 2026

2023 — 2024
Parte vincente in tribunale
Due giurie federali le danno ragione contro Trump

2026
Sotto indagine penale
Il DOJ verifica se abbia mentito durante le cause civili

La scrittrice ha 82 anni e ha già ottenuto risarcimenti per un totale di 88,3 milioni di dollari

Esplora il caso
1 I verdetti 2 L'accusa 3 Chi decide 4 Il pattern

Cosa hanno stabilito le giurie

Due sentenze, entrambe confermate in appello


Prima dell'indagine penale, due processi civili a New York avevano dato ragione a Carroll, riconoscendo Trump responsabile di aggressione sessuale e diffamazione.

Maggio 2023
5 mln $
Primo risarcimento
Una giuria federale riconosce Trump responsabile di aggressione sessuale ai danni di Carroll in un camerino di Bergdorf Goodman, e di diffamazione.
Confermato in appello, dic. 2024

Gennaio 2024
83,3 mln $
Secondo risarcimento
Secondo processo per diffamazione a Manhattan. Include 65 milioni di danni punitivi: la giuria accerta che Trump aveva agito con malizia.
Confermato all'unanimità in appello

Totale riconosciuto a Carroll 88,3 mln $

Per ora Trump non ha versato alcun risarcimento: a novembre ha chiesto alla Corte Suprema di ribaltare la prima sentenza e intende appellarsi anche per la seconda.

Su cosa indaga il DOJ

Una sola frase, detta sotto giuramento nel 2022


Gli investigatori vogliono stabilire se Carroll abbia mentito durante le cause civili contro Trump.

1

La deposizione del 2022
Carroll avrebbe dichiarato che nessuno stava pagando le sue spese legali.

2

Il finanziamento emerso dopo
In realtà, parte di quei costi era stata coperta dal miliardario Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn e aperto critico di Trump.

3

Le due tesi a confronto
Per i legali di Trump, Carroll aveva nascosto quel sostegno. Per i suoi avvocati, il finanziamento era irrilevante rispetto alle sue richieste.

I protagonisti

Chi guida e chi si è tirato indietro


L'indagine è stata disposta da un procuratore federale nominato dallo stesso Trump. Tocca per i dettagli su ciascun protagonista.

AB

Andrew Boutros
Procuratore federale, distretto Nord dell'Illinois

Ha disposto la nuova inchiesta. Nominato dallo stesso Trump. Ha sede a Chicago: forse perché nella stessa città opera una non profit legata a Reid Hoffman, il finanziatore della causa di Carroll.

TB

Todd Blanche
Procuratore Generale facente funzione

Si è ricusato: in passato ha difeso Trump come avvocato. La supervisione dell'indagine resta affidata ad altri procuratori del dipartimento.

EC

E. Jean Carroll
Scrittrice, 82 anni · sotto indagine

Ha accusato Trump di violenza sessuale e ha vinto due cause civili. Ora gli investigatori verificano se abbia mentito durante quei procedimenti.

Il contesto secondo il NYT

L'ultimo nome di una lista più lunga


Per il New York Times, l'indagine su Carroll è l'ultimo capitolo di una campagna di ritorsioni condotta tramite il DOJ contro avversari e critici di Trump.

JC

James Comey
Ex direttore dell'FBI

Caso archiviato

LJ

Letitia James
Procuratrice Generale di New York

Caso archiviato

EC

E. Jean Carroll
Scrittrice · ultimo caso aperto

Indagine in corso

Il quadro

La pressione si è intensificata a settembre, quando Trump ha chiesto pubblicamente di incriminare diversi rivali. Comey e James furono incriminati in poche settimane, ma entrambi i casi sono stati archiviati da un giudice.

Fonte New York Times, 27 maggio 2026, sulla base di due fonti con conoscenza diretta della vicenda (in forma anonima, indagine in corso). Importi dei risarcimenti come accertati nei due processi civili di New York.

A disporre la nuova inchiesta è stato Andrew Boutros, procuratore federale per il distretto settentrionale dell'Illinois, nominato dallo stesso Trump. Todd Blanche, attuale Procuratore Generale facente funzione, si sarebbe ricusato perché in passato ha difeso Trump come avvocato, ma la supervisione dell'indagine resta affidata ad altri procuratori del dipartimento.

L'accusa parte di una campagna di ritorsioni


Secondo il New York Times, l'indagine su Carroll è l'ultimo capitolo di una campagna di ritorsioni che Trump sta conducendo attraverso il Dipartimento di Giustizia contro suoi avversari politici, critici e figure coinvolte nei procedimenti giudiziari a suo carico. Tra le persone finite sotto inchiesta ci sono anche l'ex direttore dell'FBI James Comey e la Procuratrice Generale di New York Letitia James.

La pressione si è intensificata a settembre, quando Trump ha chiesto pubblicamente all'allora Procuratrice Generale Pam Bondi di incriminare diversi suoi rivali. Nel giro di poche settimane, un procuratore appena nominato in Virginia aveva incriminato Comey e James. Entrambi i casi sono però stati archiviati da un giudice.

Resta al momento poco chiaro perché l'inchiesta su Carroll sia stata affidata a Boutros, che ha sede a Chicago, forse perché nella stessa città opera un'organizzazione non profit legata a Reid Hoffman, il cofondatore di LinkedIn e critico di Trump che aveva finanziato in parte la causa. All'epoca i legali del presidente avevano sostenuto che Carroll avesse nascosto quel sostegno economico, mettendone in dubbio la credibilità. I legali della scrittrice avevano replicato che il finanziamento non aveva alcuna rilevanza rispetto alle sue richieste.

I due verdetti contro Trump


Nel maggio 2023 una giuria federale di New York ha ritenuto Trump responsabile di aver aggredito sessualmente Carroll in un camerino del grande magazzino Bergdorf Goodman, a metà degli anni Novanta. La stessa giuria ha stabilito che il presidente l'aveva poi diffamata definendo il suo racconto una bufala e una menzogna. Il risarcimento da 5 milioni di dollari è stato confermato in appello nel dicembre 2024, quando un collegio di tre giudici del secondo circuito ha respinto all'unanimità la richiesta di un nuovo processo.

Il secondo risarcimento, da 83,3 milioni di dollari, è arrivato nel gennaio 2024 dopo un secondo processo a Manhattan. La somma comprendeva 65 milioni di dollari di danni punitivi, dopo che la giuria aveva accertato che Trump aveva agito con malizia. Anche questa sentenza è stata confermata all'unanimità in appello. I giudici hanno osservato che il presidente non aveva mai smesso di attaccare pubblicamente Carroll, esponendola a molestie e minacce di morte. Per ora Trump non ha versato alcun risarcimento, perché intende fare appello alla Corte Suprema.

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Porto Recanati, sul mercato a 2,5 milioni l'antica Abbazia di Santa Maria in Potenza


L’ex ospitale dei Crociferi diventa un’opportunità immobiliare: fari puntati sul recupero turistico-culturale del sito

È stata messa in vendita l’antica Abbazia di Santa Maria in Potenza, complesso monumentale di origine medievale situato nelle campagne di Porto Recanati, a breve distanza dal mare Adriatico e dall’area archeologica romana di Potentia. La commercializzazione dell’immobile è seguita dall’agenzia immobiliare Capponi Immobiliare, mentre l’annuncio è stato pubblicato sulla piattaforma Idealista.

La proprietà, appartenente agli eredi Volpini, rappresenta uno dei complessi storici più significativi del territorio costiero marchigiano. Fondata tra il 1160 e il 1202 dai monaci Crociferi, l’abbazia nacque come luogo di assistenza e accoglienza per i pellegrini diretti verso il Santuario di Loreto e gli itinerari della Terra Santa. Nel corso dei secoli il complesso ha mantenuto intatti diversi elementi architettonici originari, tra cui l’abside romanica, la loggetta a colonnine e l’antica cripta.

L’immobile è stato oggetto, negli anni, di interventi di recupero e conservazione che ne hanno consentito l’utilizzo come residenza privata, mantenendo al contempo il valore storico e architettonico della struttura. L’intero complesso si sviluppa su una superficie articolata in più edifici e ambienti accessori, con una consistenza complessiva che apre a diverse possibili destinazioni d’uso, sia residenziali sia ricettive e culturali.

La residenza principale si estende per circa 540 metri quadrati distribuiti su quattro livelli. A questa si affiancano una chiesa consacrata di circa 100 metri quadrati, un’abitazione indipendente di circa 110 metri quadrati, un garage di circa 100 metri quadrati e ampi spazi destinati in passato ad attività agricole e di deposito. Particolarmente rilevante la presenza di circa 2.500 metri quadrati di magazzini rurali, oggi potenzialmente riconvertibili in spazi multifunzionali, laboratori o ambienti dedicati all’ospitalità.

Completa la proprietà un parco privato di circa 25 mila metri quadrati, pianeggiante e caratterizzato dalla presenza di alberature secolari. L’area verde costituisce uno degli elementi distintivi del complesso, inserito in un contesto paesaggistico rurale ma al tempo stesso ben collegato alle principali infrastrutture viarie della costa marchigiana.

Secondo quanto riportato nell’annuncio immobiliare, la posizione viene considerata strategica anche sotto il profilo logistico: il complesso si trova infatti a circa cinque chilometri dal casello autostradale di Porto Recanati e in prossimità del nuovo svincolo attualmente in fase di realizzazione.

Negli ultimi anni l’abbazia è stata occasionalmente aperta al pubblico in occasione di visite guidate, iniziative culturali e manifestazioni artistiche organizzate in collaborazione con la proprietà. Un’attività che ha contribuito a mantenere viva l’attenzione sul valore storico del sito e sul suo legame con il territorio.

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Le intelligence europee in allarme: la Russia potrebbe attaccare la NATO entro un anno


La nuova stima dei servizi segreti europei sposta la finestra del possibile conflitto dal 2029 ai prossimi dodici mesi. Putin ha già ottenuto la copertura legale per intervenire all'estero.

I servizi di intelligence dei Paesi europei della NATO hanno rivisto in maniera netto le stime sul rischio di un confronto militare con la Russia. Fino a poche settimane fa, l'orizzonte più citato era la fine del decennio in corso, con il 2029 indicato come anno di riferimento dalla Germania e da alcuni Paesi scandinavi. Ora però, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, alti funzionari europei ritengono che Mosca possa cercare uno scontro militare con l'Alleanza Atlantica molto prima, persino già entro i prossimi 12 mesi.

Il segnale politico più rilevante arriva da Mosca, dove la Duma e il Consiglio della Federazione hanno appena approvato una norma che autorizza il presidente russo a impiegare le Forze Armate russe fuori dai confini nazionali per "proteggere i cittadini russi" sottoposti ad arresto, detenzione o procedimento penale all'estero. È uno schema già visto. Già il 1° marzo 2014 il Consiglio della Federazione concesse a Vladimir Putin il via libera all'uso delle truppe oltreconfine, offrendo una copertura legale all'occupazione della Crimea già avviata dai militari russi senza insegne, i cosiddetti "omini verdi". Nel febbraio 2022, una settimana prima dell'invasione su larga scala dell'Ucraina, la Duma chiese al presidente di riconoscere l'indipendenza delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk.

Sul campo di battaglia in Ucraina, però, la macchina militare russa è sempre più sotto pressione. Da febbraio 2026 l'avanzata russa si è praticamente fermata e in alcuni settori del fronte le forze di Mosca hanno persino perso terreno. L'intelligence occidentale stima perdite mensili per i russi intorno ai 35 mila soldati, più di quanti il Cremlino riesca a reclutare attraverso i contratti volontari. Le forze ucraine hanno conquistato un vantaggio crescente nella guerra dei droni e indebolito la tattica russa dell'infiltrazione. I velivoli a medio raggio ucraini sono ora in grado di colpire i sistemi della contraerea russa, aprendo così la strada ad attacchi in profondità contro raffinerie, infrastrutture petrolifere e impianti del complesso militare-industriale russo. Il 17 maggio, i droni russi hanno colpito Mosca e la regione circostante con il più grande attacco mai registrato dall'inizio dell'invasione.
L'orizzonte si è ristretto — FocusAmerica

NATO vs Russia · Allarme intelligence europea

L'orizzonte per un attacco si è ristretto: da fine decennio a 12 mesi


I servizi di intelligence europei accorciano drasticamente le stime sul rischio di scontro militare con Mosca. La Duma vara una nuova legge sull'uso delle truppe oltreconfine, mentre sul campo di battaglia in Ucraina l'esercito russo continua a logorarsi.

Fonti: Wall Street Journal, ISW, IISS, intelligence estone Situazione al 27 maggio 2026

Quanto è cambiato lo scenario

Stima precedente
2029
Fine decennio

Stima attuale
12 mesi
Entro maggio 2027

Alti funzionari europei al Wall Street Journal: Mosca potrebbe cercare uno scontro militare con la NATO molto prima del 2029, persino entro un anno.

Esplora l'analisi
1 La legge 2 Il fronte 3 Le voci 4 I segnali

Schema ricorrente

Il copione del Cremlino: 3 via libera della Duma in 12 anni


Ogni grande operazione militare russa all'estero è stata preceduta da un voto formale della Duma. La nuova legge di maggio 2026 segue lo stesso schema delle due precedenti.

1 marzo 2014
Primo via libera all'uso delle truppe oltreconfine
Il Consiglio della Federazione autorizza Putin a impiegare l'esercito all'estero. Copertura legale all'occupazione della Crimea, già in corso con i militari russi senza insegne, i cosiddetti 'omini verdi'.
↓ Annessione della Crimea in 3 settimane

Febbraio 2022
Riconoscimento delle Repubbliche separatiste del Donbass
La Duma chiede al presidente Vladimir Putin di riconoscere l'indipendenza di Donetsk e Lugansk. L'atto precede di una settimana l'invasione su larga scala dell'Ucraina.
↓ Invasione dell'Ucraina dopo 7 giorni

Maggio 2026 · ora
Truppe all'estero per "proteggere i cittadini russi"
Duma e Consiglio della Federazione autorizzano l'uso delle Forze Armate russe fuori dai confini del Paese in difesa di cittadini russi arrestati, detenuti o sotto procedimento penale all'estero.
→ Quale operazione seguirà?

Nei due casi precedenti, dalla approvazione della legge all'azione militare sono passate poche settimane. Lo scenario più temuto dalla NATO è oggi un'operazione militare russa limitata nei Paesi baltici, giustificata dalla necessità di proteggere la popolazione russofona.

La macchina militare russa si logora

In Ucraina l'avanzata russa si è fermata, ma il logoramento alimenta paradossalmente il rischio di escalation


L'esercito russo perde più uomini di quanti ne arruoli e ha smesso di avanzare in Ucraina. È proprio questo stallo, secondo gli analisti, a rendere oggi più probabile una nuova mobilitazione e una successiva apertura di un secondo fronte.

Da febbraio 2026
Fermo
L'avanzata russa si è praticamente arrestata; in alcuni settori Mosca ha persino perso terreno

Perdite stimate
35.000/mese
Soldati russi persi al fronte ogni mese, secondo l'intelligence occidentale

Riserva potenziale
2 mln
Uomini attivabili dal Ministero della Difesa russo secondo l'ISW

17 maggio 2026
Record
Il più grande attacco di droni russi mai registrato su Mosca dall'inizio della guerra

Reclutamento vs perdite mensili

Perdite al fronte

35.000

Nuovi contratti

< perdite

Il volontariato non basta più: secondo l'ISW e l'IISS, il modello attuale di reclutamento e finanziamento è vicino al punto di esaurimento.

Le valutazioni

Quattro diverse letture, una sola direzione


Cosa dicono diplomatici, analisti e comandanti militari sull'accelerazione del rischio. Le citazioni provenienti dal Wall Street Journal e da Reuters.

1

Michael McGrath
Commissario UE per Democrazia, Giustizia e Stato di diritto

Il loro obiettivo finale è distruggere l'Unione Europea. Non hanno alcuna intenzione di avere ai loro confini un blocco democratico grande, potente e unito.

2

Kaja Kallas
Alta Rappresentante UE per gli Affari Esteri

Se mobiliti solo per questa guerra, mandi il segnale che non la stai vincendo. Per questo serve un'escalation che giustifichi la mobilitazione. È un momento molto pericoloso.

3

Norbert Röttgen
Presidente Commissione Esteri del Bundestag

Putin agisce in modo irrazionale e potrebbe essere pronto all'escalation, nonostante i rischi enormi che comporterebbe estendere il conflitto.

4

Andriy Biletsky
Generale di brigata, comandante del Terzo Corpo d'Armata ucraino

I prossimi 6-9 mesi sono un punto di svolta: la mancanza di personale non permette più alla Russia di avanzare come faceva un anno fa.

Cronologia recente

I segnali che hanno fatto scattare l'allarme


Tre episodi nelle ultime settimane convergono nella stessa minacciosa direzione.

17 mag
2026

Il più grande attacco di droni russi su Mosca
Velivoli ucraini a medio raggio colpiscono la capitale russa e la regione circostante in quello che è il maggiore attacco mai registrato dall'inizio dell'invasione.
Capacità attacco ucraine

20 mag
2026

Evacuazione a Vilnius: droni dalla Bielorussia sull'UE
Presidente e premier lituani bengono portati in luoghi sicuri, ordine di evacuazione verso i rifugi per i residenti della città. Primo episodio del genere in un Paese UE-NATO dall'inizio dell'invasione russa su larga scala in Ucraina.
Confine NATO

Maggio
2026

Esercitazioni nucleari in Bielorussia
Sul territorio bielorusso si svolgono manovre che simulano l'impiego di armi nucleari, proprio mentre la Duma russa approva la norma sull'uso delle truppe oltreconfine.
Postura nucleare

Fonti Wall Street Journal, Reuters, Institute for the Study of War (ISW), International Institute for Strategic Studies (IISS), intelligence estone. Dichiarazioni di McGrath, Kallas, Röttgen e Biletsky raccolte tra gen-mag 2026.

Il rischio per i Baltici e la pressione sull'Europa


La crisi mediorientale aggiunge un ulteriore fattore di instabilità. Lo shock energetico legato al conflitto con l'Iran potrebbe garantire al Cremlino nuove entrate e alimentare tensioni politiche in Europa, rafforzando i movimenti nazionalisti contrari agli aiuti a Kyiv. In particolare in Francia, dove nel 2027 si voterà per le presidenziali, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha preso le distanze da Putin, ma mantiene una linea euroscettica e resta favorito per la vittoria.

"La Russia considera l'Unione Europea come una minaccia per il suo sistema di governo, fondato sull'oppressione e sulla paura", ha dichiarato al Wall Street Journal Michael McGrath, Commissario Europeo per la Democrazia, la Giustizia e lo Stato di diritto. "Il loro obiettivo finale è distruggere l'Unione Europea. Non dobbiamo farci illusioni: non hanno alcuna intenzione di avere ai loro confini un blocco democratico grande, potente e unito". Per Benjamin Haddad, Ministro francese per gli Affari europei, Mosca punta a compromettere l'intera architettura di sicurezza del continente.

Lo scenario più temuto dalla NATO resta quello di un attacco nei Paesi baltici. Una piccola operazione di frontiera, giustificata dalla necessità di "proteggere" la popolazione russofona, darebbe a Mosca un pretesto operativo ambiguo, senza attivare necessariamente in modo automatico l'Articolo 5 del Trattato Atlantico. Il calcolo russo potrebbe poggiare anche sulla postura ambigua dell'Amministrazione Trump. Il 20 maggio, il presidente e la premier lituani sono stati portati in luoghi sicuri e i residenti di Vilnius hanno ricevuto un ordine di evacuazione verso i rifugi dopo un allarme aereo provocato da droni in arrivo dalla Bielorussia. È stato il primo episodio di questo tipo in un Paese dell'Unione Europea e della NATO dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. Sul territorio bielorusso, intanto, si sono svolte esercitazioni che hanno simulato l'impiego di armi nucleari.

Norbert Röttgen, presidente della Commissione Esteri del Bundestag, riconosce che estendere il conflitto ai Paesi baltici per uscire dallo stallo ucraino comporterebbe per Mosca un rischio enorme. Ma aggiunge: "Nonostante i miei dubbi, dobbiamo tenere conto del fatto che Putin agisce in modo irrazionale e potrebbe essere pronto all'escalation".

La mobilitazione come possibile detonatore


La possibile escalation potrebbe essere legata anche alla necessità interna di una nuova mobilitazione. È la lettura offerta al Wall Street Journal da Kaja Kallas, Alta Rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri. "Se mobiliti solo per questa guerra, mandi il segnale che non la stai vincendo. Per questo serve un'escalation che giustifichi la mobilitazione, ed è un momento molto pericoloso", ha detto Kallas. "Nessuno può vedere cosa accade nella testa di Putin, ma questo potrebbe essere il suo calcolo per cambiare la traiettoria della guerra".

Diversi analisti convergono sull'ipotesi di una nuova chiamata alle armi. L'Institute for the Study of War (ISW), think tank americano, ha scritto a febbraio che i soldati a contratto non bastano più a compensare le perdite al fronte e che alcune leggi approvate alla fine del 2024 permettono ora potenzialmente al Ministero della Difesa di attivare una riserva di due milioni di uomini. A maggio, anche l'International Institute for Strategic Studies di Londra ha indicato che l'attuale modello di reclutamento e finanziamento è vicino al punto di esaurimento. Per Kaupo Rosin, direttore dell'intelligence estera estone, "dal punto di vista tecnico la mobilitazione è del tutto possibile: il sistema è stato messo a punto dopo i problemi della mobilitazione parziale dell'autunno 2022".

Dal fronte ucraino arriva una valutazione speculare. Il generale di brigata Andriy Biletsky, comandante del Terzo Corpo d'Armata, ha detto a Reuters che i prossimi sei-nove mesi rappresentano un "punto di svolta". L'esercito russo, secondo Biletsky, è ormai logorato e non è più in grado di ottenere sfondamenti significativi. "La mancanza di personale non gli permette più di avanzare come faceva un anno fa", ha spiegato il comandante. Anche l'ISW ha scritto a inizio settimana che le forze di Kyiv stanno "superando attivamente il carattere posizionale della guerra".

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Cuffie wired JBL e JVC: il ritorno del filo tra praticità, audio e zero pensieri


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Per anni le abbiamo considerate quasi superate, lasciate in fondo a un cassetto insieme a vecchi caricabatterie, adattatori e accessori dimenticati. Eppure le cuffie con filo stanno tornando a farsi spazio nella quotidianità, non per nostalgia, ma per una ragione molto più semplice: funzionano subito, non si scaricano e non hanno bisogno di pairing.

In un periodo in cui tutto sembra dover essere per forza wireless, il ritorno delle cuffie wired ha quasi il sapore di una piccola rivoluzione pratica. Basta collegarle allo smartphone, al computer, al tablet o alla console e sono già pronte. Niente batteria da controllare, niente connessione Bluetooth che salta, niente auricolare scarico proprio nel momento sbagliato.

Secondo i dati citati nel comunicato, dopo cinque anni di calo le vendite di cuffie con filo sono tornate a crescere nella seconda metà del 2025, con un aumento del 20% dei ricavi nelle prime settimane del 2026. Un segnale interessante, soprattutto perché conferma un cambio di percezione: il filo non è più visto solo come un limite, ma come una soluzione immediata, affidabile e spesso anche più conveniente.

In questo scenario si inseriscono le proposte wired di JBL e JVC, due marchi che puntano su modelli diversi per esigenze diverse. Ci sono cuffie on-ear pieghevoli per lavoro e studio, auricolari USB-C compatti per la vita di tutti i giorni, soluzioni sportive resistenti ad acqua e polvere e modelli con jack da 3,5 mm per chi cerca la massima semplicità.

Perché scegliere ancora le cuffie con filo


Il vantaggio principale delle cuffie con filo è la loro immediatezza. Non serve aprire l’app Bluetooth, non bisogna aspettare l’accoppiamento e non c’è il rischio di trovarsi senza batteria durante una call, una sessione di studio o un viaggio in treno. Sono accessori semplici, ma proprio per questo ancora molto attuali.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la stabilità. La connessione fisica elimina interruzioni, ritardi e problemi di compatibilità tipici di alcune soluzioni wireless economiche. Per chi passa spesso da musica a video, da riunioni online a gaming, questo può fare la differenza.

Le nuove cuffie wired USB-C rispondono anche a un’esigenza molto concreta: molti smartphone moderni non hanno più il jack audio da 3,5 mm. Il collegamento USB-C permette quindi di usare gli auricolari direttamente con dispositivi recenti, senza adattatori aggiuntivi. Allo stesso tempo, i modelli con jack restano una scelta valida per PC, console portatili, vecchi smartphone, lettori audio e dispositivi ancora dotati di ingresso analogico.

JBL Tune 520C: cuffie on-ear USB-C per uso quotidiano


Le JBL Tune 520C USB-C sono pensate per chi cerca cuffie on-ear leggere, pieghevoli e facili da portare sempre con sé. Il design compatto le rende adatte alla giornata tipo di chi lavora, studia, ascolta musica o passa spesso da un dispositivo all’altro.

Il cuore tecnico è rappresentato dai driver dinamici da 32 mm, abbinati al supporto all’audio ad alta risoluzione. La connessione USB-C consente l’utilizzo con PC, laptop, smartphone, tablet e console da gaming compatibili, rendendole una soluzione versatile per chi non vuole dipendere dalla batteria.

Molto utile anche il telecomando a tre tasti con microfono integrato, che permette di gestire musica, volume, chiamate e preimpostazioni EQ senza dover prendere in mano il dispositivo. Il cavo piatto anti-groviglio è un dettaglio semplice, ma importante nella vita reale, soprattutto per chi infila le cuffie nello zaino o nella borsa.

Le JBL Tune 520C sono disponibili su jblstore.it e presso i rivenditori autorizzati nei colori nero, blu, lilla e bianco, con prezzo consigliato di 59,99 euro.

JBL Tune 305C: auricolari USB-C compatti e convenienti


Le JBL Tune 305C USB-C sono auricolari con filo pensati per chi vuole una soluzione piccola, leggera e sempre pronta. Sono il classico accessorio da tenere in borsa, nello zaino o sulla scrivania, utile per ascoltare musica, guardare video, fare chiamate o partecipare a riunioni online.

I driver dinamici da 12,5 mm promettono un ascolto ricco e dettagliato, mentre il supporto all’audio ad alta risoluzione le rende interessanti anche per chi cerca qualcosa di più curato rispetto ai classici auricolari base. La connessione USB-C garantisce compatibilità con diversi dispositivi moderni, senza bisogno di adattatori.

Anche in questo caso troviamo un comando a tre tasti con microfono, utile per controllare musica, volume, chiamate e profili EQ. Il cavo piatto anti-groviglio aiuta a mantenere tutto più ordinato, un aspetto banale solo in apparenza, ma molto apprezzabile nell’uso quotidiano.

Le JBL Tune 305C sono disponibili nei colori nero, blu, bianco e rosso, al prezzo consigliato di 17,99 euro.

JBL Endurance Run 3C: auricolari wired per sport e allenamento


Per chi cerca auricolari con filo da usare durante l’attività fisica, le JBL Endurance Run 3C USB-C rappresentano la proposta più sportiva della gamma. Sono progettate per restare stabili anche durante l’allenamento, grazie al design FlipHook, che permette di indossarle sia in modo tradizionale sia con il cavo dietro l’orecchio.

La tecnologia TwistLock migliora la tenuta e il comfort, mentre la certificazione IP65 offre resistenza a polvere e acqua. Questo le rende adatte a sessioni in palestra, corsa, camminate veloci e allenamenti all’aperto, senza la preoccupazione di sudore o piccoli schizzi.

Dal punto di vista audio, le JBL Endurance Run 3C puntano sulla tecnologia JBL Pure Bass, pensata per offrire un suono energico e coinvolgente. Sono presenti anche audio certificato ad alta risoluzione, microfono integrato, comandi sul cavo e preimpostazioni EQ per adattare l’ascolto alle proprie preferenze.

Gli auricolari magnetici aiutano a tenerle in ordine quando non vengono utilizzate, evitando che il cavo finisca aggrovigliato. Le JBL Endurance Run 3C sono disponibili su jblstore.it al prezzo consigliato di 29,99 euro, nelle colorazioni nero, nero/giallo, blu, viola/turchese e bianco/arancione.

JVC HA-FR17UC: auricolari USB-C con DAC integrato


Le JVC HA-FR17UC sono auricolari USB-C di tipo bud, pensati per chi cerca una soluzione comoda, immediata e dal prezzo accessibile. La presenza del DAC integrato è uno degli elementi più interessanti, perché aiuta a ridurre il rumore e a migliorare la qualità audio durante l’ascolto.

I driver al neodimio da 10,7 mm puntano a offrire un suono chiaro, adatto a musica, podcast, video e chiamate. Il telecomando a tre pulsanti permette di gestire le funzioni principali, mentre lo switch dedicato al microfono rende più semplice passare dalla musica alle call.

Auricolari JVC HA-FR17UC: Recensione Completa e Dettagliata
Dopo aver testato approfonditamente gli auricolari JVC HA-FR17UC, posso affermare con certezza che si tratta di una scelta eccellente per chi ricerca una soluzione audio cablata di qualità superiore con connessione USB-C. Questi auricolari rappresentano la risposta ideale per professionisti, studenti e appassionati di gaming che necessitano di affidabilità, qualità
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La certificazione IPX2 aggiunge una protezione contro il sudore, rendendole adatte anche a giornate intense, spostamenti e utilizzo fuori casa. Non sono auricolari sportivi estremi, ma possono accompagnare senza problemi la routine quotidiana.

Le JVC HA-FR17UC sono disponibili sul sito ufficiale JVC e presso i principali rivenditori nelle colorazioni nero e bianco, con prezzo consigliato di 17,99 euro.

JVC HA-F17M: auricolari con jack da 3,5 mm semplici ed essenziali


Le JVC HA-F17M sono la proposta più essenziale e accessibile tra quelle citate. Utilizzano il classico jack da 3,5 mm e si rivolgono a chi cerca auricolari leggeri, colorati e immediati, senza troppe funzioni aggiuntive.

Il microfono e il telecomando a un pulsante integrati permettono di gestire chiamate e musica in modo semplice. Il cavo da 1 metro le rende pratiche da usare con smartphone compatibili, computer, console portatili e altri dispositivi dotati di ingresso audio tradizionale.

Anche qui troviamo la certificazione IPX2, utile per resistere al sudore e a piccoli schizzi. Il punto forte resta però il prezzo, perché le JVC HA-F17M sono pensate per chi vuole spendere poco senza rinunciare alla comodità di un paio di auricolari sempre pronti.

Le JVC HA-F17M sono disponibili nelle colorazioni nero, bianco, blu e rosa, con prezzo consigliato di 9,99 euro.

JVC HA-S33UC: cuffie on-ear USB-C per studio, lavoro e chiamate


Le JVC HA-S33UC sono cuffie on-ear USB-C dal design sottile e ripiegabile, pensate per un utilizzo quotidiano tra lavoro, studio, videochiamate e intrattenimento. I padiglioni morbidi puntano sul comfort durante l’ascolto, mentre la struttura pieghevole permette di trasportarle facilmente in borsa o nello zaino.

Il cavo monolaterale anti-groviglio è una scelta pratica, perché riduce l’ingombro e rende più semplice l’utilizzo alla scrivania o in mobilità. Il telecomando a tre pulsanti e lo switch dedicato al microfono sono particolarmente utili durante le chiamate, soprattutto per chi alterna spesso riunioni, video e musica.

Le JVC HA-S33UC sono disponibili nelle colorazioni bianco e nero, con prezzo consigliato di 29,99 euro.

JBL e JVC riportano il filo al centro della quotidianità


Le nuove proposte wired di JBL e JVC dimostrano che le cuffie con filo hanno ancora molto senso. Non vogliono sostituire completamente le soluzioni wireless, ma offrono un’alternativa concreta per chi cerca affidabilità, semplicità e prezzi spesso più accessibili.

Le JBL Tune 520C sono adatte a chi preferisce cuffie on-ear leggere e versatili, mentre le JBL Tune 305C puntano sulla compattezza e sul prezzo contenuto. Le JBL Endurance Run 3C si rivolgono invece a chi vuole auricolari sportivi stabili e resistenti.

Sul fronte JVC, le HA-FR17UC offrono una soluzione USB-C con DAC integrato, le HA-F17M restano la scelta più economica con jack da 3,5 mm, mentre le HA-S33UC sono pensate per chi cerca cuffie on-ear USB-C comode per studio, lavoro e chiamate.

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Italcanna all'Efttex di Barcellona


L’Eftta (European fishing tackle trade association) è un’associazione, attiva dal 1981, che rappresenta l’industria della pesca sportiva e ricreativa. È nata come potente cassa di risonanza per i produttori, i grossisti e i negozianti che desiderano dialogare con le istituzioni presso il Parlamento europeo. Ogni anno Eftta organizza l’Efttex (European Fishing Tackle Trade Exhibition) un evento che riunisce tutti i principali brand del mercato della pesca commerciale e sportiva. La rassegna è nata nel lontano 1982 e quest’anno sarà Barcellona la città ospitante. L’Efttex si svolgerà dal 10 al 12 giugno. E non poteva mancare Italcanna, storico marchio toscano che da sempre è garanzia di eccellenza, esportando le qualità del made in Italy in tutto il mondo. Italcanna sarà presente allo stand C61 dove esporrà tutte le ultime novità del 2026 e accoglierà i moltissimi appassionati che vorranno toccare con mano la qualità Italcanna.

italcanna.com