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Un giudice dichiara illegale la blacklist del Pentagono contro Anthropic


La designazione violava il Primo emendamento.
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In breve:


Un giudice federale di San Francisco ha stabilito che il Dipartimento della Difesa ha violato il Primo emendamento: la designazione di Anthropic come rischio per la catena di fornitura è stata considerata una ritorsione a causa delle critiche pubbliche dell'azienda alle posizioni del governo sull'AI. Il Pentagono aveva designato Anthropic a marzo, dopo il fallimento delle trattative sull'uso militare dei modelli Claude: Anthropic chiedeva garanzie che la tecnologia non fosse usata per armi completamente autonome o sorveglianza di massa interna. La designazione vietava agli appaltatori della difesa US di usare la tecnologia di Anthropic e ha reso l'azienda la prima statunitense colpita pubblicamente da questa misura. Anthropic ha fatto causa in due tribunali (San Francisco e Washington); la causa a Washington è ancora in corso e fino alla sua conclusione la designazione resta tecnicamente in vigore.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Judge blocks Pentagon blacklist of Anthropic as supply chain risk
The Defense Department had barred the U.S. military from using Anthropic's Claude in March
CNBCAshley Capoot


Alternativa in italiano:

Schiaffo al Pentagono sul caso Anthropic: la decisione del governo USA era illegale
Un giudice federale della California ha dichiarato illegale la decisione del Pentagono di inserire Anthropic nella blacklist. La misura, adottata dopo il rifiuto della startup di rimuovere i limiti sull'uso dell'IA per armi autonome e sorveglianza di massa, costituisce una ritorsione incostituzionale contro la libertà d'espressione.
Hardware Upgrade

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OpenAI sta sviluppando un agente always-on


Lavorerebbe anche di notte.
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In breve:


Il codice della funzione, chiamata "Persistent mode", è stata scoperto perché è comparso nel repository GitHub della versione a riga di comando di Codex. Le funzioni che appaiono lì tendono ad arrivare in seguito anche nella versione desktop. In questa modalità l'agente lavorerebbe senza interruzioni finché l'utente non lo mette in pausa manualmente. Un'opzione di "reasoning effort" permetterebbe di scegliere quanta potenza di calcolo concedere al modello, per evitare di consumare troppi token durante la notte. Il codice mostra anche una funzione di nome "Proactivity": l'agente si creerebbe da solo nuovi compiti dopo aver completato la richiesta iniziale, senza input umano.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Nevertheless, OpenAI Persists With New Always-On Agent
While you were sleeping.
GizmodoAJ Dellinger


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Claude da Zero: la Guida che Avrei Voluto Quando Ho Iniziato


Ho spostato il 90% del mio lavoro con l'AI su Claude. Qui c'è tutto quello che avrei voluto sapere il primo giorno: costi, prompt, Projects, Artifacts e i miei errori.

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Negli ultimi mesi ho spostato il 90% di tutto il mio lavoro con l'AI su Claude, perché è uscita una valanga di nuove funzioni che lo rendono di fatto superiore agli altri sistemi. E in questi mesi ho commesso praticamente tutti gli errori che un principiante potrebbe fare. Quindi qui ti racconto quello che avrei voluto sapere io il primo giorno: come funziona, quanto costa, la griglia per scrivere prompt che funzionano e gli sbagli da evitare. Partiamo dalle basi, ma davvero dalle basi.

La domanda giusta non è «Claude o ChatGPT»


La domanda vera è: su quale strumento investo settimane o mesi per impararlo bene? Il panorama oggi è chiarissimo. C'è ChatGPT, il primo, il più mainstream. C'è Gemini, integrato in tutto l'ecosistema Google. E c'è Claude, che negli ultimi mesi si è preso il 90% del mio tempo di utilizzo.

I motivi per cui per me è superiore nell'uso quotidiano sono tre. Primo: ha una grande coerenza nei task lunghi. Gli dai un documento di 40 pagine, ci lavori, ci interagisci, e non fa le allucinazioni che faceva qualche versione fa (motivo per cui l'avevo pure abbandonato, all'epoca). Secondo: ragiona per step e i suoi ragionamenti reggono. Gli dai un compito complesso con dei vincoli, lui si fa il suo elenco e mantiene il filo. Non è banale. Terzo: gestisce file e documenti in modo nativo. Carichi un PDF, un doc, lui lo legge e ti risponde, senza conversioni strane prima.

E ti dico una cosa super onesta che non ti dirà nessun altro, nonostante io sia un super fan di Claude: ChatGPT per molte cose è ancora superiore. Per la ricerca web è più veloce, e sulla voce è molto più preciso, perché è proprietario di Whisper, uno dei più grandi sistemi di trascrizione al mondo. Se il tuo uso principale è «apro l'app sul telefono e chiedo una cosa», ChatGPT è meglio. Ma se devi produrre email che contano, analisi, decisioni, per quel tipo di lavoro Claude è il default.

Quanto costa, e il conto te lo faccio io


Qui c'è il muro contro cui sbattono tutti, ed è una cosa che le altre guide liquidano con un «devi prendere il Pro, fine». Un modo di fare che mi manda fuori di testa: anche se sei stramiliardario, dobbiamo capire cosa stiamo pagando.

I piani sono tre. Il Free serve a provarlo e capire se fa per te: limiti bassi, niente Artifacts sui modelli top, memoria limitata. Il primo punto di ingresso serio è il Pro: €18 al mese, o €15 al mese con la fattura annuale, e ha già tutto quello che serve. Poi c'è il Max, con due livelli: 5 volte o 20 volte l'utilizzo del Pro, e le nuove funzioni qualche giorno prima — ma parliamo di 2-3 giorni.

Il mio consiglio: parti dal Pro. Se finisci i limiti più volte a settimana, allora pensi all'upgrade. E facciamo due conti: il Pro fa circa 60 centesimi al giorno. Se il tuo tempo vale €10 all'ora — un valore veramente basso — basta che ti faccia risparmiare 2 ore al mese e si è ripagato. Se il tuo tempo vale di più, bastano 30 minuti al mese. Tre task in una mattinata e sei a posto. E se sei un libero professionista, metti la partita IVA, non paghi l'IVA (c'è il reverse charge, ma lo sa il tuo commercialista) e te lo scarichi, perché è un software professionale.

Com'è fatto dentro


L'interfaccia è identica sul web e sulla desktop app; io preferisco la desktop perché dà accesso a Claude Code e a Cowork. In alto ti muovi tra tre aree. Chat, il classico LLM: scrivi, genera documenti, si connette alle mail. Cowork, che è il braccio operativo: agisce nel browser, nelle cartelle che gli indichi, modifica file, ne crea di nuovi, controlla il computer. E Claude Code, che ti permette di creare software, app e siti parlando con un'interfaccia, anche se di codice non sai niente.

Nella chat trovi il selettore del modello: Opus 4.7 è il più potente, Sonnet 4.6 la via di mezzo, Haiku il più veloce. Nella stragrande maggioranza dei casi usa tranquillamente Sonnet: è più veloce e consuma molti meno token, quindi brucia molto meno i limiti del piano. Opus tienilo per i progetti ambiziosi.

E poi c'è il pulsante «più», quello che quasi tutti ignorano ed è invece uno degli strumenti più potenti. Da lì aggiungi file, gestisci le competenze, attivi la ricerca web o la ricerca approfondita (Claude lavora 10-12 minuti su un argomento specifico). E soprattutto da lì apri i connettori: Gmail, Google Drive, Google Calendar, Zoom, Notion, Spotify, Booking e una valanga di altri servizi già pronti. Con la mia Gmail collegata gli chiedo «riassumi le ultime cinque mail ricevute» e lui accede in maniera sicura alla casella, le legge e mi fa il riassunto in tempo reale. Questo permette a Claude di uscire dal suo guscio ed entrare nelle tue attività quotidiane.

La griglia di cinque righe che cambia tutto


Ottenere buone risposte da Claude non richiede di essere un prompt engineer, non richiede corsi da €500: richiede una griglia di cinque righe che impari in 3 minuti. La differenza tra «Claude è carino» e «Claude mi ha cambiato il modo di lavorare» la fa come gli scrivi, e vale per qualunque sistema di AI, non solo per Claude.

Riga uno, stage: digli chi è. «Sei un consulente fiscale italiano», «sei un copywriter esperto di LinkedIn». Il vestito che indossa cambia tutto. Riga due, task: verbo forte, azione chiara. Scrivi, analizza, riassumi. Non «aiutami per favore». Riga tre, rules: i limiti. Tono formale o ironico, otto righe o 500 parole, niente emoji, niente introduzioni inutili. Riga quattro, audience: la stessa cosa scritta per un dirigente o per un cliente retail ha una forma diversa. Riga cinque, quella che io metto sempre: ask questions. «Se ti manca qualche informazione per procedere, chiedimela prima». È il jolly: evita che l'AI faccia di testa sua e ti produca un risultato che fa cagare, e ti dà l'output calibrato al primo colpo, non al quattordicesimo tentativo.

Prova pratica: consulente fiscale, mail al commercialista per un F24 sbagliato, tono formale ma non rigido, 8-10 righe, destinatario che mi segue da 5 anni, ask questions. Lui mi chiede qual è l'errore (codice tributo errato), se c'è urgenza, e produce una mail già quasi perfetta, in due toni alternativi. E col connettore giusto la invia pure direttamente da Gmail.

Projects: qui Claude smette di essere un chatbot


Un progetto è una cartella dove Claude raccoglie tutto su un tema: istruzioni persistenti, documenti, memoria, tutte le chat correlate. Ti faccio l'esempio della mia cartella «allenamento dieta maratona»: dentro c'è la dieta fatta dalla mia nutrizionista, trasposta in memoria. Gli chiedo «cosa devo mangiare stasera a cena?» e lui sa già tutto, mi dà le opzioni e mi chiede pure se oggi ho corso o se è giorno di riposo.

Il caso d'uso concreto: sei un freelancer con clienti diversi? Un progetto per ogni cliente, dentro tutto quello che riguarda quell'attività. E un tip: niente chat infinite. Apri una chat nuova ogni volta, dentro il progetto: Claude ha più contesto disponibile, ragiona meglio e impara dalle altre chat. Di fatto l'app diventa la tua scrivania digitale.

Gli Artifacts mi hanno fatto chiudere il Mac


La prima volta mi hanno lasciato un minuto impallato a riflettere. Un artifact è un output eseguibile: una dashboard, un tool interattivo, un'app semplice, costruita dentro la chat. Non è testo, è un pezzo di software funzionante. Gli ho chiesto una dashboard che categorizza le mie spese del mese per macroarea: campi compilabili, si aggiorna in tempo reale, la scarichi in HTML. Poi un calcolatore che, dato il costo di Claude Pro e il valore del mio tempo, mi dice quando si ripaga: break even in 13 minuti risparmiati al mese, cioè 39 secondi al giorno su 22 giorni lavorativi. Direi che 39 secondi si risparmiano.

Il limite onesto: Artifacts non sostituisce il software professionale, non ti costruisce un CRM o un ERP. Ma per il 99% degli usi è perfetto, ed è quello che separa Claude da qualsiasi chatbot.

I quattro errori che ho fatto io


Uno: il prompt di tre parole. «Scrivimi una mail» non ti darà mai un risultato valido — usa la griglia. Due: la chat infinita. Dopo un po' Claude perde contesto, è un limite fisico; la soluzione è Projects, un progetto per area e una chat nuova ogni volta. Tre: ignorare il pulsante più. Senza connettori stai perdendo il 70% dell'utilità di Claude: collega almeno Gmail e il calendario, ci metti 30 secondi. Quattro: confrontarlo con ChatGPT sul test sbagliato. «Mi risolve questo indovinello?» chiedilo a ChatGPT se ti diverti. Claude è utile per il lavoro cognitivo denso, dove ti dimezza il tempo.

E ti ho già detto che Claude può uscire dal browser, toccare i tuoi file e muoversi davvero sul tuo computer? Quello è Cowork, e merita un discorso a parte. Intanto: quale di questi quattro errori stai facendo anche tu?

Se ti è servito, ti lascio gratis il Master Prompt di Claude da Zero.

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Semplicemente fortuna


Cosa mi ha insegnato perdere €5.000 in Borsa, oltre alla lezione ovvia.

Gennaio 2021, sera. Io sul divano col telefono in mano a guardare il grafico di GameStop che andava su e giù come un matto. Dentro coi soldi veri, convinto di aver capito qualcosa che gli altri non avevano capito. Ci ho lasciato una facciata pazzesca: almeno €5.000. Ma la perdita è la parte noiosa della storia. La parte utile è il momento in cui ho smesso.


Te lo ricordi quel periodo? Reddit contro i fondi, tutti che diventavano trader da un giorno all'altro. E il ragionamento sotto era sempre quello: perché costruire ricchezza in 20 anni quando puoi farla in 20 giorni? Io ci sono cascato in pieno. Proprio io, che (oggi) predico il piano di accumulo e la pazienza da anni.

Com'è finita lo sai. Il giorno in cui ho chiuso tutto non è successo niente di cinematografico. Mi sono detto una cosa sola: pace, se ho perso non ho perso la lezione, basta fare trading. E quella regola da allora non l'ho più rinegoziata.

Ecco cosa ti insegna una perdita, oltre all'ovvio "non farlo più": ti fa vedere dove passa il confine tra investire e giocare d'azzardo, che finché non perdi resta teoria da manuale. Il day trading, se non lo fai di mestiere, non funziona. E pure se lo fai di mestiere, io qualche dubbio ce l'ho. E chi ti dice "dai, investi, due click e diventi ricco in un attimo" è un cretino, ed è più cretino chi lo segue. Lo dico con cognizione di causa: in quella storia il secondo cretino sono stato io.

"Ok Giuseppe, ma tu hai perso, a me magari va bene." Può darsi. Guarda me: un 10% del mio portafoglio è ancora in singole azioni, comprate anni fa e mai più toccate, e mi hanno regalato un +97,48%. Un raddoppio secco del capitale. Semplicemente fortuna. Ho puntato su aziende che mi sembravano solide e mi è andata bene, punto. Il guaio è quando scambi la fortuna per abilità, perché da lì la prossima facciata è solo questione di tempo.

Quindi, se il trading ti sta girando in testa, ti passo l'unica cosa operativa che ho tirato fuori da quei €5.000: decidi adesso, prima della prossima operazione, la cifra esatta che, una volta persa, ti farà smettere per sempre, e scrivila da qualche parte. Io quel confine l'ho scoperto sfondandolo. Tu puoi tracciarlo prima. E ricorda: non sono un consulente finanziario, questa non è consulenza, sono solo i miei errori messi in fila.


Ora la domanda vera: ti è mai capitata una perdita, di soldi o di tempo, che in cambio ti ha lasciato una regola precisa? Qual è, e quanto ti è costata? Ma soprattutto, quanto ti ha fatto impara?

Rispondimi — leggo tutto.

G.

P.S. Nota di coerenza: in quel 10% di azioni c'è ancora Moderna, che ha perso il 77% da quando l'ho comprata e che ha fatto un + 150% pochi giorni fa . Ma io ci credo tantissimo in quell'azienda. Rimane la mia quota "scommessa"

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)
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Il processo a Khalid Sheikh Mohammed per l'11 settembre inizierà solo nel 2028


Khalid Sheikh Mohammed e altri tre imputati compariranno davanti alla commissione militare di Guantanamo. La data resta però legata alla possibile revisione degli accordi di patteggiamento da parte della Corte Suprema.

Un giudice militare ha fissato per il 5 giugno 2028 l'inizio del processo contro Khalid Sheikh Mohammed e altri tre uomini accusati di aver organizzato gli attentati dell'11 settembre 2001. Lo riferisce Axios. Il tenente colonnello dell'Aeronautica Michael Schrama, giudice delle commissioni militari, i tribunali speciali incaricati di giudicare i detenuti di Guantanamo, ha indicato quella data in via provvisoria: vent'anni dopo la prima comparizione in aula di Mohammed e dei suoi coimputati, nel 2008, e 27 anni dopo gli attacchi.

Insieme a Mohammed saranno processati Walid bin Attash, Ali Abdul Aziz Ali e Mustafa Ahmed al-Hawsawi. La procura militare aveva chiesto di iniziare il dibattimento nel gennaio 2027, ma Schrama ha stabilito che quella scadenza non era realistica, perché restano da risolvere diverse controversie preliminari sull'ammissibilità delle prove.

La strada verso il processo si è riaperta dopo l'annullamento degli accordi di patteggiamento che avrebbero evitato la pena di morte a Mohammed e a due coimputati. Nel luglio 2025 la Corte d'Appello federale del District of Columbia li ha invalidati con una decisione presa a maggioranza di due giudici contro uno, ma ora la Corte Suprema sta valutando se riesaminare quella pronuncia. Il calendario fissato da Schrama resta quindi ancora subordinato a una decisione che potrebbe rimettere in gioco i patteggiamenti. Il procedimento, iniziato nel 2008, si avvia così verso il terzo decennio senza essere ancora arrivato a un verdetto.

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Diretta YouTube: Midterm, chi vincerà il Congresso?


Riprendono le dirette di Focus America. Ogni domenica fino a novembre per parlare delle elezioni di metà mandato del 2026. Oggi vediamo quanto è impopolare Donald Trump e che cosa dice il nostro modello predittivo.

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Popolarità Trump, l’estate finisce come era iniziata: male (30 agosto)


Piccole oscillazioni nell’approvazione dell’operato di Trump, che rimane sostanzialmente stagnante e lungi dal recuperare tutto il terreno perso.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Il periodo estivo sta volgendo verso la sua conclusione, e i numeri rimangono sostanzialmente simili a quelli di giugno: in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è assestata su un livello piuttosto critico, dopo i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

In attesa del rientro settembrino, si registra un basso numero di rilevazioni; per ora, comunque, il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si attesta un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando il perdurante stallo nelle trattative di pace.

Si tratta di una situazione al limite per il tycoon, che resta abbondantemente il presidente più impopolare di sempre a questo punto del mandato, nonostante al momento abbia recuperato circa un punto rispetto al punto più basso toccato in questi mesi.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo oltre diciannove mesi di presidenza. È di circa dieci punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie si muovono appena, con RCP che rileva un aggiustamento verso l’alto più generoso rispetto al sito di Silver e Focus America.

Come già accennato, dopo diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 586 giorni di presidenza (-20,2 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -18,1 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era decisamente più popolare, a -10,7. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19).

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 38% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il sostanziale fallimento dei negoziati con Teheran e il riacutizzarsi delle tensioni con il Canada.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
6 rilevazioni di 6 istituti — 30 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 2 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 3 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 30 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,4% (+0,3) - 58% (-). In totale un net approval arrotondato di -19,6 (+0,3).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,9% (+0,4) - 56,7% (-0,5). In totale un net rating di -16,8 (+0,9).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 38% (+0,7) - 58,2% (+0,3), con un net rating complessivo di -20,2 (+0,4). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

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Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

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Il segretario alla Difesa Pete Hegseth pensa a candidarsi alle presidenziali del 2028


Secondo NBC News ne ha parlato con amici e collaboratori stretti. Il Pentagono smentisce, ma la trasferta in Iowa ha alimentato le voci su una corsa che lo opporrebbe a JD Vance e Marco Rubio.

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha detto ad amici e collaboratori stretti che sta pensando a una candidatura alla presidenza nel 2028. Lo ha rivelato NBC News, secondo cui Hegseth e la moglie Jennifer discutono dell'ipotesi da qualche mese, convinti che lui abbia alcune delle caratteristiche che hanno reso il presidente Donald Trump popolare nel movimento MAGA. Gli elettori più fedeli di Trump ne apprezzano la durezza, lo spirito di sfida e le posizioni conservatrici sui temi sociali.

Il Pentagono ha smentito. "Il segretario Hegseth non è in corsa per la presidenza e la sua priorità principale è guidare il dipartimento della Guerra. Ogni altra speculazione è sciocca", ha dichiarato il portavoce Sean Parnell, usando il nuovo nome che l'amministrazione ha dato al dipartimento della Difesa. A far partire le voci è stata l'apparizione di Hegseth, all'inizio del mese, alla fiera statale dell'Iowa, dove ha fatto campagna per il deputato repubblicano Zach Nunn. L'Iowa apre tradizionalmente il calendario delle nomination con i suoi caucus, le assemblee di partito in cui gli elettori scelgono i candidati, ed è da sempre una tappa quasi obbligata per chi punta alla Casa Bianca.

Ex conduttore di Fox News, Hegseth è uno dei membri dell'amministrazione schierati in campagna elettorale per mobilitare gli elettori di Trump in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Alla fiera si è presentato in jeans e camicia con le maniche arrotolate e ha rivendicato la trasformazione delle forze armate: "Al dipartimento della Guerra facciamo addestramento, non trannies", ha detto, usando un termine spregiativo per le persone transgender. Uno stratega repubblicano impegnato nelle corse per le midterm ha detto all'emittente che questo stile fa presa soprattutto sugli elettori maschi della base e che Hegseth "incarna quella mascolinità che Trump ha catturato nel 2024".

Il campo repubblicano del 2028, l'ultimo anno pieno del mandato di Trump, si annuncia affollato. Se decidesse di correre, Hegseth potrebbe trovarsi contro due delle figure più importanti dell'amministrazione, il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Qualche incoraggiamento pubblico è già arrivato: "Pete Hegseth dovrebbe prendere in considerazione una candidatura alla presidenza", ha detto in un'intervista a NBC News Matt Schlapp, presidente dell'organizzazione conservatrice American Conservative Union, che lo ha definito "un uomo notevole" e pieno di energia. Nessun segretario alla Difesa è però mai diventato presidente degli Stati Uniti. L'incarico non ha fatto da trampolino verso la Casa Bianca nemmeno per una figura storica come George Marshall, che vinse il premio Nobel per la pace per la ricostruzione dell'Europa dopo la Seconda guerra mondiale.

Su un'eventuale candidatura peserebbe prima di tutto la guerra con l'Iran, che gli americani bocciano in misura crescente. In un sondaggio di Fox News di luglio solo il 34% degli elettori registrati approvava la gestione del conflitto da parte del presidente, mentre il 66% la giudicava negativamente. La guerra ha fatto salire il prezzo medio della benzina da meno di 3 a oltre 4 dollari al gallone (circa 3,8 litri) e sono morti 18 militari americani. L'Iran ha inoltre dimostrato di poter destabilizzare l'economia mondiale colpendo le navi che attraversano lo stretto di Hormuz, mentre il conflitto prosegue senza una fine in vista. "Se vuoi essere il segretario della Guerra, devi vincere le guerre", ha detto alla stessa emittente uno stratega trumpiano vicino alla Casa Bianca, secondo cui il movimento MAGA adora Hegseth ma pretende risultati.

L'altro punto debole è l'episodio dello scorso anno noto come "Signalgate". Un rapporto dell'ispettore generale del Pentagono, l'organo di controllo interno del dipartimento, ha concluso che Hegseth aveva inviato "informazioni sensibili, non pubbliche e operative" in una chat dell'app di messaggistica Signal dal suo telefono personale. Le informazioni riguardavano un imminente attacco contro i ribelli Houthi nello Yemen e, secondo il rapporto, la condotta del segretario ha creato "un rischio per la sicurezza operativa" che avrebbe potuto compromettere gli obiettivi della missione e mettere in pericolo i piloti americani. Hegseth ha commentato sui social: "Nessuna informazione classificata. Esonero totale. Caso chiuso".

A maggio Hegseth era andato in Kentucky a fare campagna contro un deputato repubblicano in carica, Thomas Massie, critico della guerra con l'Iran e da tempo nel mirino di Trump. Alle primarie Massie ha poi perso contro Ed Gallrein, il candidato appoggiato dal presidente. Le continue apparizioni politiche del segretario sono state criticate da tre suoi predecessori, Leon Panetta, Chuck Hagel e William Cohen, che hanno detto a NBC News di aver sempre evitato di proposito eventi di parte quando erano in carica. "Mio Dio, siamo in guerra, abbiamo davanti un problema globale. E tu che cosa fai? Vai in Iowa a fare campagna, quando dovresti occuparti del tuo lavoro?", ha detto Hagel, segretario alla Difesa con Barack Obama e prima ancora senatore repubblicano del Nebraska.

Anche Democracy Forward, un'associazione che vigila sull'operato del governo, ha chiesto a maggio all'ispettore generale di verificare se la trasferta in Kentucky violasse le regole del dipartimento pensate per preservare il "carattere apartitico" delle forze armate. L'ufficio ha risposto il mese successivo che Hegseth aveva scritto da solo il proprio discorso e aveva partecipato all'evento "a titolo personale", con l'approvazione della Casa Bianca.


Gli americani sono sempre più contrati alla guerra con l'Iran


Il sostegno degli americani alla guerra contro l'Iran è sceso al livello più basso dalle prime fasi del conflitto e contribuisce a tenere la popolarità del presidente Donald Trump al minimo dei suoi due mandati. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos condotto per quattro giorni e chiuso lunedì 24 agosto, solo il 31% degli intervistati approva l'azione militare degli Stati Uniti contro l'Iran, in calo rispetto al 37% di marzo e al 34% di inizio agosto.

A ritirare l'appoggio sono soprattutto gli elettori repubblicani: oggi il 69% di loro approva ancora la guerra, contro il 77% di marzo. Il conflitto pesa da mesi sull'immagine del presidente. Per la seconda rilevazione consecutiva, solo il 33% degli americani giudica positivamente il suo lavoro alla Casa Bianca. È il dato più basso mai registrato per lui dai sondaggi Reuters/Ipsos, considerando sia il primo mandato, tra il 2017 e il 2021, sia quello attuale, iniziato nel gennaio 2025.

Trump ha detto agli americani che la guerra, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi americani e israeliani contro l'Iran, è necessaria per impedire a Teheran di sviluppare un'arma nucleare. Negli ultimi mesi gli scontri si sono attenuati, ma l'Iran mantiene un blocco di fatto, mai dichiarato ufficialmente, delle esportazioni di petrolio dalla regione. Il blocco riduce l'offerta di greggio sui mercati e ha spinto il prezzo della benzina negli Stati Uniti fino a livelli vicini ai massimi storici. Oggi un gallone (3,8 litri) costa più di un dollaro in più rispetto a prima della guerra.

Sondaggio · Stati Uniti

Solo il 31% degli americani approva la guerra contro l’Iran

21-24 agosto 2026 · 1.215 adulti (±3%) · Reuters/Ipsos

Disapprova Non risponde Approva

Tutti gli adulti
63% 31%

Democratici
90% 8%

Indipendenti
67% 23%

Repubblicani
29% 69%

Fonte Sondaggio Reuters/Ipsos sull’azione militare americana contro l’Iran, condotto dal 21 al 24 agosto 2026 su 1.215 adulti in tutto il paese. Il margine di errore è di ±3 punti percentuali sul totale e di 4-6 punti sui sottogruppi. La linea tratteggiata segna il 50%.

Trump ha promesso di aumentare la pressione economica su Teheran e lunedì il segretario al Tesoro Scott Bessent, l'equivalente americano del ministro dell'Economia, ha annunciato una possibile estensione delle sanzioni ai paesi che continuano a fare affari con l'Iran, una misura pensata per isolare economicamente il regime. Per il momento però non ha imposto nessuna penalità concreta, un segnale di quanto il conflitto sia diventato complicato da gestire per l'amministrazione.

L'83% degli americani si aspetta che la guerra vada avanti ancora a lungo, in crescita rispetto all'80% di inizio mese. Trump aveva costruito la campagna per le presidenziali del 2024 sulla promessa di contenere l'inflazione e di evitare di trascinare il paese in lunghi conflitti militari. Sei mesi dopo l'inizio della guerra, il caro benzina ricade soprattutto sui suoi alleati repubblicani. Alle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il voto che si tiene a due anni dalle presidenziali e rinnova l'intera Camera e un terzo del Senato, il partito del presidente difenderà le sue maggioranze molto strette al Congresso.

Tra gli elettori indipendenti, quelli che non si riconoscono in nessuno dei due partiti, il 33% dice che voterebbe per i democratici se le elezioni per il Congresso si tenessero oggi e il 19% per i repubblicani, un vantaggio di 14 punti. Il sondaggio è stato condotto a livello nazionale su 1.215 adulti e ha un margine di errore di 3 punti percentuali in più o in meno.


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Le aziende americane si preparano a una Camera a maggioranza Dem


Meta, Palantir e altri colossi studiano come affrontare possibili inchieste del Congresso, mentre Musk valuta di spendere almeno 100 milioni di dollari per sostenere i repubblicani.

Alcune delle aziende americane più vicine a Donald Trump si stanno preparando all'eventualità che i democratici riconquistino la Camera a novembre, ottenendo così il controllo delle Commissioni e il potere di aprire inchieste parlamentari. Secondo il Wall Street Journal, le grandi società tecnologiche che hanno finanziato i progetti del presidente stanno ora creando task force interne e simulando come rispondere a richieste di documenti, audizioni e persino subpoena, vale a dire gli ordini vincolanti con cui il Congresso può imporre la comparizione di testimoni o la consegna di documenti. Consulenti, lobbisti e membri dei Consigli di Amministrazione riferiscono che la domanda ricorrente dei clienti è una sola: quali sono le nostre vulnerabilità?

Meta Platforms è il caso più evidente. Negli ultimi mesi ha versato 5 milioni di dollari a House Majority Forward, l'organizzazione vicina alla leadership democratica della Camera, e altri 5 milioni a Majority Forward, l'equivalente al Senato: contributi che non sono soggetti all'obbligo di rendicontazione pubblica e che finora non erano stati resi noti. Nello stesso anno ha destinato 5 milioni a ciascuna delle organizzazioni collegate ai vertici repubblicani, American Action Network e One Nation, e in primavera altri 10 milioni a un comitato vicino a Trump, per un totale di almeno 30 milioni. Meta e Palantir sono tra le aziende i cui dirigenti hanno discusso la possibilità di ricevere richieste di informazioni e subpoena, mentre OpenAI ha organizzato quest'estate a Washington cene con parlamentari democratici, alla presenza dell'amministratore delegato Sam Altman.

Le aziende partono da un presupposto: l'Amministrazione Trump difficilmente collaborerebbe con le richieste del Congresso, spingendo quindi le Commissioni a concentrare le proprie indagini sulle imprese, che hanno molti meno margini per opporsi. Hakeem Jeffries, leader della minoranza alla Camera e favorito a diventare Speaker in caso di vittoria democratica, non fa nulla per rassicurarle: "L'era della corruzione senza freni imposta al Paese dal cartello Trump finirà presto", ha detto. Tra i possibili bersagli ci sono le società che hanno donato a Trump o ai suoi progetti, come la sala da ballo della Casa Bianca, e quelle legate ai familiari del presidente o ai figli di suoi stretti collaboratori, come nel caso di Steve Witkoff e Howard Lutnick.

Seminari, assunzioni e ammende


Dirigenti di Amazon, Chevron, Pfizer e UnitedHealth hanno partecipato a un seminario della Camera di Commercio degli Stati Uniti dedicato alla gestione della "supervisione e delle indagini del Congresso". Lo studio legale Cahill ne ha organizzato un altro a giugno, "On the Hill with Cahill: Playbook for 2026 and Beyond", con la partecipazione del presidente dell'attuale Commissione Vigilanza della Camera, il repubblicano James Comer.

Paramount ha invece assunto Shuwanza Goff, ex direttrice legislativa di Joe Biden, come vicepresidente per le relazioni con il governo. Kalshi, la piattaforma di mercati predittivi che ha Donald Trump Jr. come consulente strategico, ha ingaggiato Stephanie Cutter, ex collaboratrice di Barack Obama, e John Bivona, ex collaboratore di Biden, e ha affidato la propria rappresentanza legale a Neal Katyal, solicitor general facente funzioni durante l'Amministrazione Obama e coautore nel 2019 di "Impeach: The Case Against Donald Trump".

Cooper Teboe, consulente dei donatori della Silicon Valley e stratega democratico, ha riassunto così il consiglio rivolto alle aziende che hanno corteggiato Trump ignorando i democratici: "Mettetevi in pace con Dio". E ha aggiunto: "O l'anno prossimo sarete completamente fregati, oppure lo capite quest'anno e fate ammenda. E fare ammenda costerà molto più di prima".

Trump ha ancora più di due anni di mandato e alcuni dirigenti osservano che è la Casa Bianca, non il Congresso, a decidere se un'operazione debba essere approvata o una norma riscritta. Altri stanno quindi accelerando per chiudere gli affari con implicazioni regolatorie prima di un eventuale cambio di maggioranza al Congresso. Elon Musk, che nel 2024 aveva speso circa 290 milioni di dollari per Trump e i repubblicani, punta invece sul partito: secondo Politicosta valutando di spendere almeno 100 milioni attraverso il suo super PAC, America PAC, che ha annunciato un programma per mobilitare gli elettori conservatori in otto Stati. Alcuni repubblicani ritengono che una parte di quei fondi finirà nelle sfide più contese per la Camera.

Johnson cerca il sostegno di Musk in Texas


È anche per questo che l'attuale Speaker repubblicano della Camera Mike Johnson ha in programma di incontrare Musk venerdì in Texas, dove sta facendo campagna per i candidati repubblicani, secondo quattro persone a conoscenza dell'incontro, che avvertono tuttavia che l'agenda dell'imprenditore resta fluida. "I repubblicani nei collegi in bilico hanno bisogno del sostegno di Elon e saranno sempre felici di incontrarlo", ha detto una di loro.

Alla fine del 2025 Musk aveva già versato circa 5 milioni di dollari ciascuno al Congressional Leadership Fund e al Senate Leadership Fund, i due principali super PAC impegnati nelle elezioni per il Congresso, oltre a 5 milioni a MAGA Inc., 10 milioni a un comitato che sostiene il candidato al Senato in Kentucky Nate Morris e 5 milioni a V-PAC, che appoggia la corsa di Vivek Ramaswamy a governatore dell'Ohio.

I repubblicani partono già con un consistente vantaggio finanziario: il super PAC di Trump, MAGA Inc., ha in cassa oltre 400 milioni di dollari da spendere in autunno. I democratici, invece, faticano maggiormente nella raccolta fondi e accolgono volentieri le aperture delle aziende. Dirigenti di Kalshi e Google sono stati visti a eventi organizzati da Jeffries, che ha viaggiato nella Bay Area per incontrare le grandi società tecnologiche e ha ospitato la raccolta fondi annuale del comitato elettorale democratico a Torrey Pines, resort di lusso vicino a San Diego.


Il nostro modello dà ai Dem 80 possibilità su 100 alla Camera e 53 al Senato


I democratici hanno 80 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 53 su 100 di ottenere la maggioranza al Senato, secondo l'aggiornamento di oggi del nostro modello sulle elezioni di metà mandato del 3 novembre, a 71 giorni dal voto. Una settimana fa erano 83 e 56. Alla Camera il vantaggio si è ridotto perché la media nazionale dei sondaggi è scesa da 5,9 a 5,4 punti, mentre al Senato la settimana delle primarie ha ridisegnato due sfide in direzioni opposte: l'Alaska si è avvicinata ai democratici, la Florida si è allontanata.

Alla Camera la proiezione assegna oggi 224 seggi ai democratici e 211 ai repubblicani, con 24 collegi in bilico attribuiti al partito in vantaggio; la maggioranza è a 218. La media delle 50.000 simulazioni è di 229 seggi democratici, con un intervallo tra 207 e 254 nel 90 per cento degli scenari. Al Senato, assegnando le sei gare in bilico a chi è avanti, i democratici arrivano a 52 seggi contro 48, mentre una settimana fa la stessa conta dava 50 a 50. Una parte delle differenze alla Camera (una settimana fa i seggi proiettati erano 227 e i collegi in bilico 20) viene dall'aggiornamento del modello introdotto mercoledì, che ha ricalibrato l'incertezza, non dai sondaggi.

Che cosa è cambiato nel nostro modello


Il movimento più grande è in Alaska. Martedì le primarie hanno confermato la sfida tra la democratica Mary Peltola e il senatore uscente repubblicano Dan Sullivan, che a novembre avrà sulla scheda anche un omonimo repubblicano. Da quel momento il modello ha agganciato ai due candidati i 14 sondaggi disponibili sulla gara, che prima restavano fuori in attesa dei nomi definitivi. Il risultato è che Peltola è avanti di 2,5 punti nella media e vince in 66 scenari su 100, contro i 52 di una settimana fa, quando la stima si reggeva solo sui dati strutturali dello Stato. La gara resta classificata in bilico.

In Florida è successo il contrario. La vittoria a sorpresa di Angie Nixon nella primaria democratica ha fissato la sfida con la senatrice uscente Ashley Moody e ha fatto entrare nel modello quattro sondaggi, la cui media dà Moody avanti di quasi dieci punti. Le possibilità democratiche sono scese da 22 a 8 su 100 e la gara è classificata come probabilmente repubblicana.

In Minnesota, dove il seggio è aperto, un sondaggio di SurveyUSA per l'emittente KSTP dà la democratica Peggy Flanagan avanti di 5 punti su Michele Tafoya. È meno di quanto indicassero i dati strutturali dello Stato, così la media è scesa da 11,4 a 5,7 punti e le possibilità democratiche da 89 a 82 su 100, anche se Flanagan resta la favorita. In Arkansas due sondaggi molto diversi tra loro, uno di Hendrix College con la democratica Hallie Shoffner avanti di 3 punti sul senatore uscente Tom Cotton e uno di J.L. Partners con Cotton avanti di 16, hanno ristretto il margine medio da 13,5 a 8,5 punti, ma Cotton resta nettamente favorito, con 92 possibilità su 100. In Michigan tre nuovi sondaggi, tra cui quello di Susquehanna che rilancia Abdul El-Sayed con 7 punti di vantaggio, hanno riportato il candidato democratico davanti al repubblicano Mike Rogers di mezzo punto nella media, con 54 possibilità su 100 contro le 50 di una settimana fa.

Le gare in bilico restano sei. In Ohio Sherrod Brown ha 66 possibilità su 100 contro il senatore uscente Jon Husted; in Alaska Peltola 66; in Texas James Talarico 62 contro Ken Paxton; in Maine Troy Jackson 54 contro la senatrice uscente Susan Collins; in Michigan El-Sayed 54; in Iowa, l'unica delle sei in cui è avanti il repubblicano, Josh Turek ha 45 possibilità su 100 contro Ashley Hinson. Ai democratici servono 51 seggi, perché in caso di 50 a 50 decide il voto del vicepresidente JD Vance. Oggi il modello li vede favoriti in cinque delle sei sfide in bilico, oltre che in Minnesota e in North Carolina, dove Roy Cooper è a 86 su 100. In Nebraska l'indipendente Dan Osborn ha 25 possibilità su 100 di battere il senatore uscente Pete Ricketts. Nel complesso i democratici conquistano il Senato in 53 scenari su 100 e in 51 su 100 ottengono entrambe le camere; i repubblicani tengono tutto in 18 scenari su 100.

Alla Camera il quadro si muove soprattutto con la media nazionale dei sondaggi. Il generic ballot, la domanda su quale partito si voterebbe per il Congresso senza indicare i candidati, vede i democratici al 47,3 per cento e i repubblicani al 41,8, un vantaggio di 5,4 punti, mezzo punto meno di una settimana fa. Sono entrati nel modello 15 sondaggi nazionali. Emerson dà i democratici avanti di 7,6 punti tra i probabili elettori, YouGov per l'Economist di 7, Echelon Insights di 6, Noble Predictive Insights di 5, mentre la serie settimanale di Morning Consult, con campioni di circa 30.000 intervistati, resta intorno ai 4 punti. Un vantaggio estivo di questa ampiezza, come abbiamo raccontato sabato, non è per forza destinato a sgonfiarsi entro novembre.

Tra i 435 collegi, 19 hanno cambiato classificazione in una settimana. Il caso più vistoso è AR-02, il secondo collegio dell'Arkansas, dove un sondaggio di Hendrix College dà lo sfidante democratico avanti di 4 punti sul deputato uscente French Hill. La gara è passata da probabilmente repubblicana a in bilico, con la media in sostanziale parità e le possibilità democratiche da 6 a 49 su 100, sulla base però di un solo sondaggio. Simile il caso di MD-01, l'unico collegio repubblicano del Maryland: un sondaggio commissionato dai democratici dà il loro candidato avanti di un punto sul deputato uscente Andy Harris e la gara, che pareva sicura, ora è solo leggermente repubblicana, con le possibilità democratiche salite da 5 a 30 su 100. In direzione opposta il ventunesimo collegio di New York, il seggio lasciato da Elise Stefanik: un sondaggio di J.L. Partners dà il repubblicano Anthony Constantino avanti di 13 punti su Blake Gendebien e da in bilico la gara è diventata leggermente repubblicana, con i democratici scesi da 51 a 26 su 100. Altri due collegi repubblicani, OH-15 in Ohio e VA-05 in Virginia, sono diventati più contendibili dopo sondaggi commissionati dai democratici che danno gli uscenti Mike Carey e John McGuire avanti di 3 o 5 punti, mentre sette collegi già sicuri per i repubblicani, dalla Florida allo Stato di Washington, sono passati alla categoria più solida.

Resta il promemoria di sempre: 80 possibilità su 100 non sono una certezza. In 100 elezioni svolte nelle condizioni di oggi, i democratici conquisterebbero la Camera 80 volte e la perderebbero 20, cioè una su cinque.

Il confronto con gli altri modelli


Tutti e sette i modelli pubblici che seguiamo danno i democratici favoriti alla Camera, con una media di 82 possibilità su 100 e una forchetta che va dalle 67 di Decision Desk HQ alle 90 di 50+1. Al Senato la forchetta è stretta intorno alla parità. Cinque modelli su sette vedono favoriti i democratici, la media è di 52 su 100, dalle 46 di VoteHub alle 56 di Silver Bulletin.

Il nostro modello è tra i più prudenti alla Camera, con 80 su 100, meno del modello di Nate Silver nella versione Deluxe (84), dell'Economist (88), di Split Ticket, il modello pubblicato da The Argument (89) e di 50+1, il sito di G. Elliott Morris (90); più di VoteHub (76) e di Decision Desk HQ (67). Sui seggi le distanze sono piccole e si va dai 229 seggi democratici attesi del nostro modello e di Decision Desk HQ ai 236 dell'Economist, con Silver, 50+1 e VoteHub tra 230 e 232. Al Senato siamo nel mezzo, con 53 su 100 come l'Economist e Split Ticket, sotto le 56 di Silver e le 55 di 50+1, sopra le 46 di VoteHub e le 47 di Decision Desk HQ. Tutti proiettano 50 o 51 seggi democratici, cioè la soglia esatta della maggioranza. Per questo basta uno spostamento minimo per cambiare il favorito.

Decision Desk HQ e VoteHub includono tra gli ingredienti anche i mercati predittivi, dove si scommette con denaro vero sull'esito del voto; il nostro modello ha allargato l'incertezza dopo i test sulle elezioni del 2018 e del 2022 e questo spinge le probabilità verso il centro. Soprattutto, ogni modello stima a modo suo quanto gli errori dei sondaggi siano correlati tra uno Stato e l'altro, ed è questa scelta a decidere quanto un vantaggio nella media si traduca in sicurezza. Nell'ultima settimana l'Economist ha alzato le possibilità democratiche di 4 punti alla Camera e di 5 al Senato, Decision Desk HQ di 1 e di 2, VoteHub le ha limate di un punto alla Camera. Il modello di Silver, che avevamo presentato l'11 agosto a 87 su 100 alla Camera, è sceso a 84, mentre al Senato è passato da 57 a 56.

Sette modelli, conclusioni vicine: la Camera va ai democratici, il Senato si decide in cinque o sei Stati. Torneremo a confrontarli lunedì prossimo.


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Hasan Piker divide i democratici dopo le frasi sugli ebrei americani


Jeffries, Booker, Slotkin, Rosen e Ossoff condannano lo streamer vicino alla sinistra DSA. Lui attacca l'AIPAC e respinge le accuse di antisemitismo.

Numerosi parlamentari democratici hanno condannato Hasan Piker, lo streamer di Twitch diventato una presenza ricorrente nelle campagne della sinistra del partito, dopo che ha affermato che gli ebrei americani potrebbero subire violenze se continueranno a essere percepiti come sostenitori incondizionati di Israele. Secondo la lista compilata da Newsweek, tra gli esponenti che hanno preso posizione figurano il leader della minoranza democratica alla Camera Hakeem Jeffries, i senatori Cory Booker, Elissa Slotkin, Jacky Rosen e Jon Ossoff e i deputati Josh Gottheimer, Ritchie Torres, Jared Moskowitz, Brad Schneider, Greg Stanton, Hillary Scholten, Haley Stevens e Jake Auchincloss.

Il caso nasce dalla diretta del 20 agosto in cui Piker ha mostrato la fotografia di Jeremy Moss, senatore statale del Michigan, ebreo e candidato democratico nell'11° distretto congressuale dello Stato, mentre online circolava un audio falso nel quale Moss avrebbe affermato di essersi candidato soltanto per preservare il sostegno americano a Israele. Da lì lo streamer ha allargato il discorso:

"Se gli ebrei in America continuano a diffondere l'idea di avere un interesse particolare per Israele, alla fine qualcuno arriverà e agirà, non contro lo Stato di Israele, badate bene, ma contro gli ebrei americani".


Slotkin ha subito ricordato l'attacco antisemita avvenuto vicino a una sinagoga del Michigan all'inizio dell'anno. "Non dovrebbe essere difficile: nessuna comunità deve subire la minaccia della violenza per le proprie opinioni politiche", ha scritto. "Dare la colpa alle vittime della violenza per averla provocata non fa che metterle ulteriormente in pericolo". Rosen ha invece parlato di "un nuovo minimo" per uno streamer che "da tempo diffonde stereotipi antisemiti".

Jeffries, che inizialmente aveva definito l'affermazione "pericolosa e antisemita" senza fare nomi, il giorno successivo ha confermato alla CNN di riferirsi a Piker, aggiungendo che quelle parole sono "pericolose, malevole e antisemite e non dovrebbero essere tollerate da nessuno nello spazio pubblico". Ossoff, l'ultimo a intervenire e, come Booker, considerato tra i possibili candidati democratici alla presidenza nel 2028, ha fatto sapere di "respingere senza riserve la retorica sconsiderata e pericolosa secondo cui l'attività politica giustificherebbe la violenza contro la comunità ebraica o qualsiasi altra comunità".

Piker attacca l'AIPAC e non arretra


Piker però non ha fatto passi indietro. Su X ha attribuito le condanne a una telefonata dell'AIPAC, la lobby filo-israeliana che ha definito "una lobby di un governo straniero finanziata da miliardari MAGA". "Sono unanimi nel loro odio verso di me e accolgo volentieri il loro odio. Se difendete il genocidio di Israele, la sua occupazione, la sua strage di bambini, i vostri attacchi non significano nulla per me", ha scritto. Ha poi chiesto ai suoi follower di calcolare quanto denaro ciascuno dei democratici che lo aveva condannato avesse ricevuto dall'AIPAC e ha accusato la lobby filo israeliana di sfruttare la polemica per distogliere l'attenzione dall'amministrazione Trump in vista delle elezioni di metà mandato.

Piker ha inoltre respinto come "puro razzismo" e "volgare tribalismo etnoreligioso" l'argomento secondo cui il suo background lo renderebbe inadatto a parlare della sicurezza degli ebrei e ha attaccato Ted Deutch, amministratore delegato dell'American Jewish Committee, che aveva scritto che "gli ebrei vengono ora incolpati per l'aumento dell'odio violento contro di loro". Ha criticato anche la nomina di Moskowitz a capogruppo della minoranza nella Sottocommissione Esteri sul Medio Oriente, definendo il gruppo "una formazione folle di democratici sostenuti dall'AIPAC" e sostenendo che la scelta vada nella direzione opposta alle richieste della base sulla politica estera del partito.

Il volto della sinistra DSA, ma con una presa limitata


Lo scontro arriva dopo settimane in cui Piker aveva chiesto ai vertici democratici di difenderlo pubblicamente dagli attacchi arrivati dai repubblicani. "A un certo punto dovrete letteralmente difendermi", aveva detto, sostenendo che il partito dovesse riconoscere che lui non è "una forza radicale, pericolosa e tossica".

Piker è diventato un volto ricorrente nelle campagne dei candidati vicini ai Democratic Socialists of America. È salito sul palco con Abdul El-Sayed in Michigan, tanto che i repubblicani lo hanno definito il suo "compagno di corsa", anche se dopo le ultime dichiarazioni lo stesso El-Sayed ha preso le distanze. Ha partecipato inoltre a eventi con Francesca Hong in Wisconsin, così come alla festa elettorale del sindaco eletto di New York Zohran Mamdani e ha ospitato più volte il deputato Ro Khanna. La sua presa sull'elettorato democratico resta però limitata: un sondaggio nazionale tra elettori democratici e simpatizzanti ha rilevato che sei su dieci non avevano mai sentito parlare di lui.

In passato Piker aveva fatto altre affermazioni controverse, come quando ha detto che gli Stati Uniti "si meritavano" l'11 settembre, ha descritto Hamas come "mille volte migliore dello Stato fascista, coloniale e di apartheid" di Israele e ha fatto commenti che, secondo i suoi critici, minimizzavano le violenze sessuali del 7 ottobre 2023. Ad aprile Gottheimer e il repubblicano Mike Lawler hanno presentato una risoluzione bipartisan contro la retorica antisemita di Piker e della commentatrice conservatrice Candace Owens. Twitch lo aveva inoltre sospeso nel maggio 2025 per "gestione impropria di propaganda terroristica", dopo che aveva letto in diretta il manifesto dell'uomo accusato di aver ucciso due dipendenti dell'ambasciata israeliana a Washington.


Chi è Hasan Piker, lo streamer che divide i democratici


Da una settimana il Partito Democratico americano discute di Hasan Piker, 35 anni, il commentatore politico più seguito di Twitch, la piattaforma di streaming video nata per i videogiochi. Il 20 agosto, durante una diretta, Piker ha avvertito che "se gli ebrei in America continuano a diffondere l'idea di essere interessati soltanto a Israele, prima o poi qualcuno passerà all'azione, non contro lo stato di Israele, ma contro gli ebrei americani". Mentre parlava, sullo schermo c'era la foto di Jeremy Moss, senatore dello stato del Michigan, ebreo e candidato democratico alla Camera.

Piker stava commentando una polemica nata da un audio circolato online in cui Moss avrebbe detto che l'"intero scopo" della sua campagna era garantire il sostegno americano a Israele. Moss lo ha definito un audio manipolato, con "cose che non ho mai detto e non direi mai". Allo streamer ha poi risposto: "Non mi farò fare la lezione da un podcaster californiano su cosa la comunità ebraica della contea di Oakland, in Michigan, debba o non debba credere. E di certo non ci lasceremo convincere che siamo noi i responsabili dei danni antisemiti che subiamo".

Le condanne sono arrivate da tutto il partito. Hakeem Jeffries, il capo dei democratici alla Camera, in un'intervista alla CNN ha definito le parole di Piker "pericolose, maliziose e antisemite", aggiungendo che "non dovrebbero essere tollerate da nessuno nella sfera pubblica". La deputata del Michigan Hillary Scholten lo ha descritto come "un mestierante che prospera su odio, shock e clamore perché non ha sostanza". La senatrice Elissa Slotkin ha scritto che "nessuna comunità dovrebbe subire la minaccia della violenza per le proprie posizioni politiche" e che dare la colpa alle vittime le mette ancora più in pericolo. Piker ha respinto le accuse. "Questo non è un appello alla violenza", ha scritto su X.

Il caso pesa su una delle corse più importanti delle elezioni di metà mandato (midterm) di novembre, quella per il seggio del Michigan al Senato. Le polemiche stanno complicando i tentativi dei democratici di ricompattarsi dopo le primarie. All'inizio di agosto Abdul El-Sayed, esponente della sinistra del partito, ha vinto la nomination battendo la deputata moderata Haley Stevens con un margine più stretto del previsto. A novembre affronterà il repubblicano Mike Rogers. Piker lo ha accompagnato per tutta la campagna: in aprile ha partecipato con lui a due comizi nei campus universitari dello stato ed era presente anche la sera della vittoria alle primarie.

El-Sayed ha preso le distanze senza mai nominarlo: "l'antisemitismo è una piaga e dobbiamo affrontarlo in tutte le sue forme", ha scritto in un comunicato, precisando che "nessuno parla per questa campagna oltre a me e ai miei portavoce". Non è bastato. Scholten ha detto a Politico che non farà campagna con El-Sayed finché continuerà a frequentare Piker, Moss non ha ancora annunciato il proprio sostegno al candidato e Rogers lo ha accusato di non avere "il coraggio" di sconfessare del tutto lo streamer. El-Sayed prova a spostare la discussione. "La gente non riesce a pagare la spesa, la benzina, il medico. Ed è di questo che Mike vuole parlare: di uno streamer di Twitch", ha risposto su X. Piker, dal canto suo, ha definito "neutrale" il comunicato del candidato e ha detto che così si finisce per legittimare "la diffamazione".

Nato nel 1991 in New Jersey da genitori turchi e cresciuto in Turchia, Piker viene da una famiglia benestante: secondo una ricostruzione della rivista conservatrice National Review, il padre ha lavorato per 24 anni in Sabancı Holding, uno dei più grandi gruppi industriali turchi, arrivando fino al consiglio di amministrazione. Lo zio è Cenk Uygur, fondatore della rete progressista The Young Turks, dove Piker è entrato come stagista nel 2013 dopo la laurea alla Rutgers University; lui stesso si è definito un "nepo baby", cioè un raccomandato di famiglia. Nel 2018 ha aperto il proprio canale su Twitch e dal 2020 lo streaming è il suo lavoro a tempo pieno. Trasmette sette-otto ore al giorno per sette giorni alla settimana e il suo è il primo canale della piattaforma nella categoria dedicata a politica e attualità.

Il New York Times gli ha dedicato nel 2025 un lungo profilo intitolato "Una mente progressista in un corpo fatto per la manosphere", la galassia online degli influencer maschili di destra. Piker è alto un metro e 93, ha un fisico da atleta costruito con anni di pesi, parla di armi, videogiochi e basket, ma si dichiara socialista e non ha problemi a mostrarsi con lo smalto sulle unghie o una collana di perle. Molti lo hanno soprannominato "il Joe Rogan della sinistra", un paragone che lui respinge. Il suo pubblico è giovane e in maggioranza maschile: in un sondaggio tra gli spettatori del 2023, circa il 70 per cento si è dichiarato uomo e più del 60 per cento ha detto di avere meno di 30 anni.

L'Anti-Defamation League, la principale organizzazione ebraica americana contro l'antisemitismo, gli ha dedicato una scheda che gli attribuisce 11,3 milioni di follower complessivi e documenta anni di dichiarazioni: il sostegno espresso a gruppi classificati come terroristici dagli Stati Uniti, tra cui Hamas, Hezbollah e gli Houthi, i dubbi sollevati sulle violenze sessuali commesse da Hamas il 7 ottobre 2023, la definizione del sionismo come "malattia mentale" e il paragone tra i sionisti liberali e i "nazisti liberali". Ad aprile, ospite del podcast progressista Pod Save America, Piker ha confermato una delle sue frasi più contestate: "voterei per Hamas al posto di Israele ogni singola volta". Nel 2019, prima di diventare famoso, aveva detto che l'America "si è meritata" gli attentati dell'11 settembre, una frase che in seguito ha ritrattato. Sul resto non arretra. Quando a marzo Politico gli ha chiesto se avesse mai parlato a sproposito, ha risposto: "Sbagliato? No. Estrapolato dal contesto? Assolutamente".

Piker ha sempre respinto l'accusa di antisemitismo: "trovo l'antisemitismo del tutto inaccettabile", ha detto al New York Times, "e trovo molto pericolosa la sovrapposizione tra antisemitismo e antisionismo". Ad aprile Ezra Klein, editorialista dello stesso giornale, ha scritto che Piker non è un "odiatore di ebrei" ma un antisionista e che il suo successo riflette uno spostamento reale dell'opinione pubblica. Secondo un sondaggio Gallup di febbraio, per la prima volta gli americani che simpatizzano per i palestinesi sono più numerosi di quelli che simpatizzano per gli israeliani e tra i democratici il divario è di 65 contro 17 per cento. Per Klein escludere dal dibattito figure come Piker è controproducente, come lo fu per i democratici evitare i grandi podcast nel 2024, cedendo quegli spazi alla destra.

A maggio 2025, di ritorno da un viaggio a Parigi, Piker è stato trattenuto per circa due ore all'aeroporto di Chicago dagli agenti della Customs and Border Protection, l'agenzia federale che controlla le frontiere, che lo hanno interrogato sulle sue opinioni politiche, sul presidente Donald Trump e su eventuali legami con Hamas, Hezbollah e gli Houthi. Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha parlato di un controllo di routine, ma l'episodio ha alimentato i timori di una stretta dell'amministrazione sulle voci critiche verso Israele e verso il presidente.

Nonostante il dossier, una parte del partito continua a cercarlo. Negli anni Piker ha intervistato Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib e nel 2024 ha trasmesso in diretta dalla convention democratica. Quando a marzo Politico ha domandato ad alcuni possibili candidati alla presidenza del 2028 se parteciperebbero al suo programma, il governatore della California Gavin Newsom e il democratico Rahm Emanuel hanno risposto di sì, i senatori Cory Booker e Ruben Gallego, oltre alla stessa Slotkin, hanno detto di no, mentre il deputato Ro Khanna e Ocasio-Cortez ci erano già stati. El-Sayed ha spiegato all'Associated Press che i comizi con Piker e le interviste ai media conservatori come Fox News servono allo stesso scopo, cioè raggiungere elettori che il partito non intercetta più: "Il Partito Democratico, francamente, ha rinunciato all'idea della persuasione. Se vuoi persuadere sul serio, ti confronti con quel pubblico e passi attraverso quel creator".

La vicenda del Michigan racconta il dilemma dei democratici a poco più di due mesi dal voto: per la sinistra Piker è un megafono capace di parlare a milioni di giovani che il partito ha perso, per i moderati un peso che rischia di costare un seggio decisivo per il controllo del Senato. El-Sayed vorrebbe chiudere la discussione e parlare di prezzi e sanità. Per ora, come ha detto Scholten, "c'è ancora molto lavoro da fare per unire il partito".


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Il Caffè di Techpertutti: il riepilogo tech della settimana (30 agosto)


Prenditi una pausa: ecco le novità dal mondo Tech degli ultimi 6 giorni spiegate in modo semplice
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TECH SOTTO LA LENTE

AI per lo studio e il lavoro? Usala con il trucco del "Ruolo"
Con il rientro a scuola e in ufficio, molti utilizzeranno ChatGPT, Gemini o Claude per riassumere testi, scrivere email o trovare idee. Spesso però le risposte dell'AI sembrano banali o troppo generiche. Il segreto per sbloccare il suo vero potenziale sta nel modo in cui le parli.
Come funziona: le intelligenze artificiali generative sono modellate su miliardi di dati diversi. Se fai una domanda generica, riceverai una risposta media e piatta. Per ottenere un risultato eccellente, devi prima "restringere il campo" assegnando un ruolo preciso all'algoritmo.
A cosa fare attenzione: non fidarti mai ciecamente dei dati storici o dei calcoli matematici complessi generati dall'AI nei testi lunghi. Controlla sempre i nomi, le date e le cifre importanti, perché l'errore (o l'allucinazione) è sempre dietro l'angolo.
Il consiglio: prima di chiedere aiuto all'AI, usa la formula del contesto. Inizia il tuo comando (prompt) dicendo esattamente chi deve essere. Ad esempio: "Agisci come un esperto di marketing e correggi questa email" oppure "Comportati come un professore di storia e riassumi questo capitolo per un ragazzo di 15 anni". Cambierà completamente la qualità del testo finale.


Garmin rinnova la sua serie più iconica: arrivano fēnix 9 e fēnix 9 Pro


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Lo smartwatch multisport più iconico della serie di orologi Garmin si rinnova: nascono fēnix 9e fēnix 9 Pro. L’eccellente resistenza meccanica, la leggerezza e il fascino garantiti dal titanio della cassa del modello Pro rappresentano solo alcune delle novità della serie. Tutta la nuova gamma fēnix 9 infatti, migliora l’esperienza sportiva con Garmin Epic, una modalità innovativa per condividere le proprie esperienze outdoor tramite Garmin Connect. Con la nuova analisi Stamina, dedicata all’approfondimento sulle potenzialità endurance degli atleti, fēnix 9 è l’alleato fondamentale per monitorare i miglioramenti e correggere il proprio piano di allenamento. fēnix 9 Pro iR, inoltre, offre la sicurezza di rimanere sempre in contatto anche fuori dalla copertura telefonica. Grazie alla tecnologia di trasmissione satellitare e connettività LTE chiamate, messaggi e richieste di soccorso, sono sempre disponibili e comodamente attivabili dal polso.
Garmin fēnix 9: a sinistra il modello Pro; al centro il fēnix 9 Solar e a destra il fēnix 9 TitaniumGarmin fēnix 9: a sinistra il modello Pro; al centro il fēnix 9 Solar e a destra il fēnix 9 Titanium

fēnix 9: al fianco degli atleti più esigenti


Garmin fēnix 9 nasce per soddisfare le esigenze di chi non si accontenta; rivisitata nel software, la nuova serie offre dettagli hardware che ne elevano l’unicità, come il display AMOLED, oggi ancora più brillante, protetto da una resistente lente in vetro zaffiro. I pulsanti sono a tenuta stagna e lo smartwatch gode della certificazione per immersione fino a 40 metri.

Smartwatch ideale per gli appassionati che fanno della resistenza una delle skill più importanti, grazie alle nuove funzioni di tracciamento Stamina il fēnix 9 é in grado di mostrare agli atleti come la loro abilità endurance evolve nel tempo, migliorando la capacità di gestire il ritmo durante ogni attività.

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L’allenamento indoor, e in particolare il rowing, rappresenta una componente importante della preparazione atletica e dei circuiti di functional training. Con fēnix 9, Garmin amplia gli strumenti dedicati a questa disciplina, consentendo di analizzare parametri come il VO₂ Max e la curva di potenza, utili per valutare i progressi, fissare nuovi obiettivi e calibrare con maggiore precisione l’intensità delle sessioni successive. Tra le attività supportate c’è anche il rucking, disciplina che combina camminata o corsa con uno zaino zavorrato. fēnix 9 permette di monitorare le sessioni tenendo conto del peso trasportato, oltre a offrire la possibilità di seguire workout Goruck e accedere a strumenti specifici per rendere l’allenamento più strutturato e misurabile.

Garmin fēnix 9 integra un avanzato sistema di navigazione, progettato per offrire maggiore precisione e fluidità durante le attività outdoor. Il dispositivo include mappe precaricate dedicate alla navigazione su strada e all’esplorazione, caratterizzate da una grafica più fluida e reattiva rispetto alla generazione precedente. Il salto di prestazioni è legato anche all’hardware rinnovato: fēnix 9 dispone del 50% di RAM in più rispetto alla serie precedente e di un processore più potente, elementi che consentono di rendere lo scorrimento delle mappe fino al 30% più veloce. A completare l’esperienza c’è la nuova visualizzazione prospettica, che permette di avere una visione più ampia e anticipata del percorso, facilitando la lettura della traccia durante escursioni, trekking e attività di esplorazione.
Garmin fēnix 9 Pro LTEGarmin fēnix 9 Pro LTE

Garmin fēnix 9 Pro: titanio, AMOLED e nuove funzioni per l’outdoor


Il modello eredita le funzionalità premium di fēnix 9 e le combina con un design completamente rinnovato, nuove possibilità di connettività anche senza smartphone, display con tecnologia di ricarica solare e una torcia LED ulteriormente evoluta.

Una delle principali novità riguarda la costruzione: fēnix 9 Pro è il primo modello della serie fēnix con cassa completamente in titanio, una scelta pensata per combinare leggerezza, resistenza e un'estetica più ricercata. Sul fronte del display, il modello integra un pannello AMOLED con luminosità fino a 3.000 nit, progettato per garantire una buona leggibilità di dati, statistiche e mappe anche in presenza di luce solare diretta. La versione da 51 mm introduce inoltre il primo display AMOLED da 1,5 pollici mai utilizzato da Garmin, aumentando del 15% l'area di visualizzazione rispetto alle generazioni precedenti, senza modificare le dimensioni della cassa.

Anche l'illuminazione per le attività notturne è stata aggiornata. La torcia LED integrata mantiene le modalità con luce bianca e rossa e aggiunge una nuova luce verde, pensata per illuminare l'ambiente circostante riducendo il disturbo alla visione notturna.

Su alcuni modelli di fēnix 9 Pro, la connettività inReach consente di mantenere i contatti con familiari e amici anche durante le attività outdoor, offrendo al tempo stesso un sistema di assistenza in caso di emergenza. Il servizio si appoggia a Garmin Response, centro internazionale di coordinamento delle emergenze operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, permettendo di effettuare comunicazioni e inviare richieste di soccorso anche senza portare con sé lo smartphone. Con un piano inReach attivo, il dispositivo supporta chiamate, messaggi e comunicazioni SOS, oltre alle notifiche LiveTrack tramite connettività LTE. Una soluzione pensata soprattutto per escursionismo, trekking e altre attività outdoor nelle quali poter comunicare in autonomia può rappresentare un elemento importante.

L'integrazione con Garmin Messenger amplia ulteriormente le possibilità di comunicazione. Dopo aver configurato l'app sullo smartphone associato al fēnix e sui dispositivi dei propri contatti, è possibile notificare automaticamente l'avvio di un'attività e condividere la propria posizione tramite LiveTrack. Una volta completata la configurazione, il telefono può quindi rimanere a casa, mentre dal fēnix 9 Pro è possibile inviare rapidamente messaggi ai contatti preselezionati.

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Prezzi, disponibilità e autonomia


La nuova generazione Garmin fēnix 9 e fēnix 9 Pro è disponibile in diverse configurazioni, con casse da 43, 47 e 51 mm, pensate per adattarsi a differenti esigenze di vestibilità e stile. La gamma prevede inoltre diverse colorazioni, tra cui le versioni Carbon Gray, caratterizzate dall'esclusivo rivestimento DLC (Diamond-Like Carbon). Applicato direttamente sulla superficie metallica attraverso un processo di deposizione, il rivestimento DLC crea uno strato estremamente sottile e resistente, progettato per migliorare la protezione del dispositivo da urti e abrasioni, mantenendo al contempo leggerezza e biocompatibilità.

Sul fronte dell'autonomia, secondo i dati rilasciati da Garmin, fēnix 9 arriva fino a 29 giorni in modalità smartwatch nella configurazione con cassa e display più grandi. Il prezzo parte da 999,99 euro. fēnix 9 Pro parte invece da 1.099,99 euro e raggiunge un'autonomia fino a 31 giorni in modalità smartwatch nella versione con display AMOLED più grande. Le configurazioni Solar possono arrivare fino a 57 giorni di autonomia, confermando l'obiettivo di Garmin di offrire dispositivi pensati per accompagnare gli utenti anche nelle attività outdoor più lunghe.

Consigliato da Techpertutti

Garmin fēnix 9 Pro, 47mm


Lo smartwatch multisport più iconico della serie di orologi Garmin si rinnova oggi con uno strumento concepito per atleti e amanti dell’outdoor che vogliono dare il meglio di sé

  • ⌚una cassa completamente in titanio per garantire un'esperienza di utilizzo unica in termini di vestibilità, leggerezza e resistenza all'usura
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Trump vuole creare la prima accademia spaziale americana


Un'istituzione militare e civile sul modello di West Point per formare ufficiali, ingegneri e astronauti. Una commissione guidata dal capo della NASA ha 120 giorni per presentare un piano

Il presidente Donald Trump ha firmato venerdì 28 agosto un ordine esecutivo che avvia la creazione della U.S. Space Academy, la prima accademia spaziale degli Stati Uniti. Sarà un'istituzione militare e civile sul modello di West Point e delle altre accademie delle forze armate americane. Dovrà formare gli ufficiali della Space Force, il ramo militare dedicato allo spazio, il personale della NASA, l'agenzia spaziale americana, e i tecnici dell'industria spaziale privata. La firma è arrivata al Johnson Space Center di Houston, in Texas, durante la cerimonia in cui Trump ha premiato i quattro astronauti della missione Artemis II, che quest'anno hanno circumnavigato la Luna.

"Una nazione non può essere prima sulla Terra se saremo secondi nello spazio", ha detto il presidente durante la cerimonia. L'ordine definisce lo spazio un settore critico per la sicurezza nazionale, la crescita economica e l'innovazione tecnologica. L'accademia dovrà unire la formazione tecnica allo sviluppo della leadership e all'impegno nel servizio pubblico, ma non è ancora chiaro quale accesso avrà l'industria privata all'istituzione federale.

A guidare il progetto sarà una commissione presidenziale di otto membri presieduta da Jared Isaacman, l'amministratore della NASA, con il vice amministratore Matt Anderson come direttore esecutivo. Entro 120 giorni la commissione dovrà presentare al presidente un rapporto con le raccomandazioni sulla governance, sugli obblighi di servizio per i diplomati, sulla sede e sulle modifiche legislative necessarie. Valuterà anche l'ipotesi di collocare l'accademia all'interno della NASA. I fondi dovranno comunque essere approvati dal Congresso.

La sede non è ancora stata scelta. Trump ha detto che deciderà "molto presto", mentre il senatore del Texas Ted Cruz fa pressioni perché l'accademia nasca nel suo Stato. "Lasciami in pace, Ted, per favore, lasciami in pace", ha scherzato il presidente davanti alla platea di astronauti e ingegneri, aggiungendo che tutti la vogliono perché "lo spazio è la cosa del momento".

La Space Force era stata creata dallo stesso Trump nel 2019, durante il suo primo mandato, come sesto ramo delle forze armate con il compito di gestire i satelliti e le minacce nello spazio. Nel 2024 contava più di 14.000 persone tra militari e civili. Al momento della sua nascita il Pentagono decise però di non aprire una scuola dedicata: gli ufficiali si formano all'Air Force Academy di Colorado Springs insieme ai cadetti dell'aeronautica, così come i futuri marines studiano all'accademia navale di Annapolis. Nel 2025 sono entrati nella Space Force 93 cadetti dell'Air Force Academy (circa il 10% dei diplomati di quell'anno). L'idea di un'accademia autonoma circolava da anni al Congresso ed era contenuta anche in Project 2025, il piano della Heritage Foundation, un centro studi conservatore, che ha ispirato molte scelte dell'amministrazione.

L'organico della Space Force è oggi inferiore del 25% ai livelli fissati dal Congresso, secondo un rapporto pubblicato nel 2025 dal GAO, l'organo di controllo parlamentare americano. Anche le aziende private faticano ad attrarre talenti in una fase di forte crescita della domanda di lanci e servizi spaziali. Secondo gli analisti la concorrenza di SpaceX di Elon Musk e di Blue Origin di Jeff Bezos ha fatto salire il costo delle assunzioni per le società più piccole.

Trump ha promesso di riportare gli astronauti americani sulla Luna nel 2028, l'ultimo anno del suo mandato, e considera l'agenda spaziale una parte centrale della sua eredità politica. Il programma lunare Artemis punta al primo allunaggio con il sistema Starship di SpaceX, il cui sviluppo è però in ritardo. Il lander di Blue Origin, anch'esso in fase di sviluppo, potrebbe invece farsi trovare pronto per quella data. La Cina punta a portare i suoi astronauti sulla Luna intorno al 2030. Entrambi i paesi vogliono stabilire una presenza umana permanente al polo sud lunare, dove il ghiaccio d'acqua presente nel suolo potrebbe servire a produrre carburante sul posto. Il presidente ha annunciato anche il lancio nel 2028 di una navicella a propulsione nucleare verso Marte, descritta come la porta d'accesso ai viaggi interplanetari.

L'annuncio arriva pochi giorni dopo un memorandum sulla politica dei trasporti spaziali, pubblicato il 20 agosto per aumentare il numero di lanci. Il presidente vuole inoltre raddoppiare il budget della Space Force per mantenere il vantaggio sulla Cina nella competizione sui satelliti. Allo stesso tempo la richiesta di bilancio della Casa Bianca per il 2027 prevede un taglio del 25% ai fondi della NASA, anche se alla Camera è stata presentata una proposta di legge che respinge gran parte dei tagli.

L'onorificenza consegnata durante la cerimonia, la Congressional Space Medal of Honor (istituita nel 1969), è andata al comandante Reid Wiseman, al pilota Victor Glover, a Christina Koch e al canadese Jeremy Hansen, l'equipaggio di Artemis II. Nella missione, durata più di nove giorni, si sono spinti più lontano dalla Terra di qualsiasi essere umano prima. Dopo la premiazione Trump ha parlato in collegamento dal centro di controllo della NASA con gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale, terzo presidente in carica a farlo da quella sala dopo Ronald Reagan e Bill Clinton.

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Aguglia Superstar


L’aguglia, rappresenta una pietra miliare che ha contribuito alla storia della pesca moderna. Negli anni ha ceduto spazio a esche come calamari e lanzardi, ma tutt’oggi, è ancora in grado di dare eccellenti risultati.
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Nella pesca e soprattutto nella traina, molte specie oggetto d’interesse, sviluppano una sorta di autodifesa nei confronti dei metodi più comunemente usati per insidiarli. Questo è dovuto presumibilmente all’innato istinto di conservazione delle specie. Nella pratica, un’esca o una situazione che per anni ha avuto successo con alcuni predatori, gradatamente perde efficacia perché collegata a un possibile pericolo. Questo ha portato a continue variazioni sugli inneschi e sugli assetti di pesca, così da variare gli standard ormai riconosciuti dai predatori.

Il tramonto di un mito - L’aguglia per decenni è stata l’esca più usata, quasi l’unica, tanto che per ottimizzarne la cattura sono stati studiati espedienti di tutti i tipi, tra cui la celeberrima ed efficacissima matassina Skeinfish. Questa non è altro che un’ingegnosa quanto semplice trappola colorata, costituita da un filato naturale che, quando trainata, si aggroviglia nel rostro dell’aguglia, senza danni per l’animale. Facile da catturare, abbastanza resistente nella vasca del vivo, semplicissima da innescare e con una vitalità senza eguali anche se trainata per ore, l’aguglia ha rappresentato l’esca regina della traina con il vivo fin dalla nascita di questa tecnica. A fronte del suo uso prolungato però e dell’insistenza con cui veniva trascinata a fondo (fascia d’acqua che in natura non frequenta e quindi un po’ anomala per la sua normale esistenza), dopo anni e anni di attività è stata smascherata da molte specie ittiche di nostro interesse, e annoverata tra i possibili pericoli, con il risultato che da esca regina è stata sostituita con esche più “nuove” o dichiaratamente più efficaci.

In effetti l’aguglia non catturava più, sembrava quasi che molti predatori la evitassero, segno evidente che l’anomalia di un pesce di superficie e gregario, che nuota in solitudine radente al fondo, era talmente eclatante da non poter essere più ignorata. Così un’esca che per anni era stata il cavallo di battaglia di una tecnica, non era più catturante e veniva usata soltanto in mancanza d’altro o in situazioni d’emergenza. In quegli anni si sono rivalutate esche come l’occhiata, la seppia, il muggine e ovviamente il calamaro. Ma la storia si ripete e anche molte delle esche che avevano soppiantato l’aguglia, cominciano a essere meno catturanti, e in molti si stanno riavvicinando alla cara e vecchia compagna, verde e blu, di tante pescate .

Qualità ineguagliabili - L’aguglia come accennato, è un’esca che presenta peculiarità uniche nel suo genere. La sua forma oblunga ha caratteristiche altamente idrodinamiche, con minima resistenza all’avanzamento. Questo fattore è importantissimo, perché consente di portarla a velocità di gran lunga superiori alle altre esche, le quali, se trascinate veloci, potrebbero tendere a ruotare. In considerazione di questo, si ottiene una traina più veloce, che, nel caso di aguglie grandi, può superare i 2 nodi, con notevoli vantaggi relativi allo spazio percorso e alla naturalezza dell’esca. A questo bisogna aggiungere che è un’esca particolarmente tenace e vitale: non solo resiste per ore con gli ami infissi, ma, grazie all’incedere sinuoso, continua ad avere un alto potere catturante, anche se smette di nuotare e si lascia trascinare passivamente. Per evitare di comprometterne la vitalità è indispensabile evitare di toccarla con le mani nude e usare uno straccio bagnato, senza toccare punti vitali con gli ami al momento dell’innesco.
All’inizio del ventunesimo secolo l’aguglia fu messa da parte per lasciare il posto ad altre esche che sembravano molto più catturanti, prima fra tutte il calamaro. Negli ultimi anni però si è riscoperta grazie alla sua versatilità, ridandole il ruolo che ha sempre meritato.
Assetti di pesca - Come già detto l’aguglia è un pesce gregario che vive nella fascia d’acqua superficiale. Presentarla radente al fondo e da sola, potrebbe apparire un’anomalia ed essere rifiutata, fermo restando che per anni tale sistema è stato usato con eccellenti risultati. L’aguglia come accennato, tra le varie caratteristiche che la contraddistinguono, consente una traina più veloce e questo deve essere considerato, in relazione all’assetto di pesca e al sistema d’affondamento. La traina classica con il piombo guardiano offre l’impagabile vantaggio di far lavorare l’esca sempre vicino al fondo, facendole ispezionare gli avvallamenti tra le rocce e portandola sotto le cigliate. Tale sistema d’affondamento, però, risulta funzionante se si procede a velocità idonee, ovvero non superiori a 1,5-1,7 nodi. Con l’aumentare della velocità l’attrito della lenza e soprattutto del piombo, sull’acqua, solleva il complesso pescante rendendo meno efficace il piombo guardiano. Per ottimizzare l’azione di pesca e trainare un’esca anche a 2 nodi, è necessaria la frazionatura del piombo sulla lenza. La distribuzione ad hoc del peso, limita l’attrito e favorisce un affondamento più lineare dell’esca tra il mezzo-fondo e il fondo. Quest’esca sarà ben visibile sia dai predatori che cacciano a mezz’acqua, che da quelli che sono in agguato vicino al fondo. Per ottimizzare l’azione di pesca ed esplorare una fascia d’acqua maggiore, una seconda esca la faremo lavorare più affondata con un unico piombo guardiano il quale, per effetto della velocità, non lavorerà vicinissimo al fondo ma leggermente sollevato. Per farla scendere possiamo levare la marcia ogni tanto e attendere che il guardiano tocchi il fondo. Questo oltre che a darci modo di far passare l’insidia tra le rocce, farà variare la velocità dell’esca dandogli un maggiore potere attirante. Un altro sistema per far scendere l’esca sotto le cigliate consiste nell’effettuare la virata dalla parte della canna con il guardiano, dandogli modo di scendere per effetto della virata.
Quando è nata la traina col vivo l’unica esca che veniva presa in considerazione era l’aguglia, esca che ha caratteristiche uniche: un’incredibile resistenza; innescata, regge tranquillamente velocità vicine ai 2 nodi; è gradita dalla maggior parte dei predatori.
Gli inneschi - Bisogna partire dal presupposto che un’aguglia se innescata bene, deve sopravvivere a tutta l’azione di pesca e se non mangiata da un predatore, una volta slamata deve andar via tranquillamente. Questo implica che il posizionamento degli ami non deve ledere in alcun modo la vitalità dell’esca. Per quanto riguarda la scelta degli ami bisogna considerare che in gran parte dei casi bisognerà inserirli sotto pelle, quindi saranno sempre da preferire ami con sezione sottile. Un altro parametro è relativo alla grandezza dell’amo trainante. Molti predatori tra cui la riccola e la leccia, attaccano le prede in testa e nel caso si utilizzi un amo che non fuoriesce bene dal rostro, ci sono buone possibilità di non allamare la preda. Il sistema più classico d’innesco é quello con due ami fissi, legati sullo stesso terminale, a una distanza che permetta di inserire il primo dal basso verso l’alto a chiudere entrambe le protuberanze che formano il rostro, e il secondo sottopelle lateralmente, in prossimità della pinna anale. Tale sistema d’innesco é il più usato e il più pratico e viene eseguito con entrambi gli ami delle stesse dimensioni, rapportate a quelle dell’esca. L’evoluzione di tale innesco ha portato a rendere il primo amo (quello trainante) scorrevole sul terminale, ma per realizzare ciò bisogna pensare che questo, scorrendo, potrebbe intaccare il filo. Un altro innesco che poi é quello che risulta più pulito, consiste nel fermare il becco dell’aguglia con un tubicino di plastica e inserire gli ami sottopelle a metà corpo e vicino alla coda. Si tratta di un innesco indicato per pesci che attaccano l’aguglia in coda tra cui il dentice e il serra. Lo stesso tipo d’innesco si può realizzare legando gli ami con del filo elastico non ledendo minimamente la vitalità dell’esca. Un ultimo innesco che viene usato quando si dispone di aguglie piccole o quando si devono usare ami molto grandi. Consiste nel fissare uno spezzone di filo di rame di cm 7-8 circa all’occhiello dell’amo e con questo si fora il rostro dell’aguglia per poi chiudere il rostro stesso avvolgendocelo intorno. Quest’innesco si usa prevalentemente per la traina alle ricciole o ai tonni quasi in superficie.
1 - Classico a due ami uguali. Il primo fisso o scorrevole. Valido per i pesci di mezzo fondo e fondo. 2 - Due ami fissi nella parte posteriore. Anteriormente si blocca lo scorrimento del terminale con un tubicino di silicone. Valido per i pesci di fondo. 3 - Due ami legati sull’esca di cui uno vicino alla testa e l’altro in coda. Blocco anteriore col tubicino. Vitalità dell’esca non compromessa. 4 - Amo singolo in testa, destinato a grandi predatori e velocità sostenute.
L’azione di pesca - La pesca con l’aguglia viva é una delle tecniche maggiormente praticate, va eseguita sempre pensando che l’esca va presentata come se navigasse libera da vincoli e tranquillamente. In base alla grandezza dell’esca è importante mantenere una velocità tale da farla navigare in maniera ottimale. Con aguglie piccole si procede a 1,2-1,5 nodi, con le medie si può arrivare a 2 nodi, mentre con esche di grandi dimensioni la velocità deve essere compresa tra 1,8 e 2,5. Essendo un pesciolino che nuota sinuosamente variare spesso la velocità sarà un modo per renderlo più guizzante e attirante. Generalmente sono consigliati “stop and go”, mettendo il motore in folle e ingranando la marcia successivamente, oppure dare improvvisi colpi di gas per accelerare l’andatura. Pescando a mezz’acqua ricciole o lecce è preferibile tenere la frizione del mulinello al limite dello slittamento in modo da far ingoiare l’esca al predatore, che spesso l’afferra a metà corpo. La pesca con l’aguglia se eseguita con tutti gli accorgimenti, può essere un’arma micidiale e rappresenta una delle tecniche più antiche ed efficaci.

English version


The garfish, the ultimate live bait, is one of the cornerstones that helped shape the history of modern sport fishing. In recent years, it has given way to more highly regarded baits such as squid and mackerel, yet even today, when used by reviving traditional live-bait trolling methods, it is still capable of delivering excellent results. In fishing, and especially in trolling, many target species develop a sort of natural defence against the methods most commonly used to catch them. This is presumably due to their innate instinct for survival. In practice, a bait or fishing situation that has proved successful for years with certain predators gradually loses its effectiveness because it becomes associated with a potential danger. This has led anglers to continually modify baiting techniques and fishing rigs in order to change the patterns that predators have come to recognise.

The Decline of a Myth - For decades, the garfish was the most widely used—and almost the only—live bait, so much so that all kinds of methods were devised to optimise its capture, including the famous and highly effective Skeinfish. This is nothing more than an ingenious yet simple coloured trap, made from natural fibres which, when towed through the water, become entangled around the garfish’s beak without causing any harm to the fish. Easy to catch, reasonably hardy when kept in the livewell, extremely simple to rig, and capable of retaining an unmatched vitality even after being trolled for hours, the garfish has been the undisputed queen of live-bait trolling since the very beginning of this technique. However, because of its prolonged and widespread use—and the persistence with which it was dragged along close to the bottom, a depth range it does not normally inhabit in nature and therefore somewhat unnatural for its usual behaviour—after years and years of fishing pressure it eventually became “unmasked” by many of the fish species we target and came to be associated with a potential threat. As a result, the once undisputed queen of live bait was replaced by more “novel” baits or by those considered to be more effective. Indeed, the garfish seemed to stop producing results, almost as if many predators had begun to avoid it. This was clear evidence that the anomaly of a schooling, surface-dwelling fish swimming alone close to the seabed had become far too obvious to be ignored. So, a bait that for years had been the trump card of the technique was no longer producing results and was used only when nothing else was available or in emergency situations. During those years, baits such as saddled bream, cuttlefish, mullet and, of course, squid were reassessed. But history repeats itself, and many of the baits that had replaced the garfish are now becoming less effective too. As a result, many anglers are once again turning to their old green-and-blue companion of so many fishing trips.

Unmatched Qualities - As mentioned, the garfish has unique characteristics that make it an exceptional bait. Its elongated shape is highly hydrodynamic, offering minimal resistance as it moves through the water. This is extremely important because it allows the bait to be trolled at considerably higher speeds than other baits, which may tend to spin when towed too fast. As a result, trolling can be carried out at higher speeds and, when using large garfish, can exceed 2 knots, providing significant advantages in terms of the distance covered and the bait’s natural presentation. Added to this is the garfish’s remarkable toughness and vitality. Not only can it survive for hours with hooks rigged in place, but thanks to its sinuous swimming action, it continues to have a strong attraction power even when it stops swimming and is simply dragged passively through the water. To avoid compromising its vitality, it is essential never to handle the garfish with bare hands. Instead, use a wet cloth and take care not to place the hooks near vital areas when rigging the bait.

Fishing Rigs - As mentioned earlier, the garfish is a schooling fish that lives in the upper layers of the water column. Presenting it alone and close to the seabed could appear unnatural and lead predators to reject it, although this method has been used successfully for many years. Among its various distinctive characteristics, the garfish allows for faster trolling, and this must be taken into account when choosing the fishing rig and the sinking system. Traditional trolling with a guardian sinker offers the invaluable advantage of keeping the bait constantly close to the bottom, allowing it to probe the depressions between the rocks and pass beneath underwater ledges. However, this sinking system works effectively only at suitable speeds, namely no more than 1.5–1.7 knots. As speed increases, the drag produced by the line and, above all, by the sinker moving through the water lifts the entire rig, making the guardian sinker less effective. To optimise the fishing action and troll a bait at speeds of up to 2 knots, the sinker needs to be distributed along the line in several sections. Properly distributing the weight reduces drag and promotes a more consistent, linear descent of the bait between mid-water and the seabed. This allows the bait to be clearly visible both to predators hunting in mid-water and to those lying in wait close to the bottom. Besides allowing the bait to pass between the rocks, this also changes its speed, giving it greater attracting power. Another way to make the bait descend beneath underwater ledges is to turn the boat towards the side of the rod equipped with the guardian sinker, allowing the sinker to drop as a result of the turn.

Rigging the Bait - The starting point is that a properly rigged garfish should survive throughout the entire fishing session and, if it is not taken by a predator, should be able to swim away unharmed once released. This means that the positioning of the hooks must in no way compromise the bait’s vitality. When choosing the hooks, it should be considered that in most cases they will have to be inserted just beneath the skin, so thin-gauge hooks should always be preferred. Another important factor is the size of the leading hook. Many predators, including amberjack and leerfish, attack their prey head-on, and if the hook does not protrude sufficiently from the garfish’s beak, there is a good chance of failing to hook the predator. The most traditional rig consists of two fixed hooks, tied to the same leader and positioned at a distance that allows the first hook to be inserted from underneath and upwards, securing both projections that form the garfish’s beak, while the second is inserted beneath the skin laterally, close to the anal fin. This is the most widely used and practical rig, with both hooks being the same size and matched to the size of the bait. An evolution of this rig involves making the first hook—the leading hook—sliding along the leader. However, when using this system, it is important to consider that the sliding hook may damage or weaken the leader as it moves. Another rig, and arguably the cleanest, involves securing the garfish’s beak with a small plastic tube and inserting the hooks beneath the skin, one around the middle of the body and the other close to the tail. This rig is particularly suitable for predators that attack garfish from behind, including dentex and bluefish. The same type of rig can also be made by securing the hooks with elastic thread, without compromising the bait’s vitality in any way.

A Final Rig - One final rig is used when fishing with small garfish or when very large hooks are required. It consists of attaching a 7–8 cm length of copper wire to the hook eye. The wire is then used to pierce the garfish’s beak, after which the beak is secured by wrapping the copper wire around it. This rig is mainly used when trolling for amberjack or tuna close to the surface.

The Fishing Action - Live-garfish fishing is one of the most widely practised techniques. It should always be carried out with the principle that the bait must be presented as naturally as possible, as if it were swimming freely and without constraints. Depending on the size of the bait, it is important to maintain a speed that allows it to swim properly. With small garfish, a speed of 1.2–1.5 knots is recommended; medium-sized baits can be trolled at up to 2 knots, while with large baits the speed should range between 1.8 and 2.5 knots. Since the garfish has a naturally sinuous swimming action, frequently varying the speed is an effective way to make it dart more erratically and increase its attractiveness. “Stop-and-go” movements are generally recommended: putting the engine into neutral and then engaging the gear again, or occasionally applying sudden bursts of throttle to increase speed. When fishing for amberjack and leerfish in mid-water, it is preferable to set the reel’s drag right on the verge of slipping, allowing the predator to swallow the bait, as these fish often grab it around the middle of the body. When all the necessary precautions are taken, live-garfish fishing can be a devastatingly effective weapon and remains one of the oldest and most successful fishing techniques. When live-bait trolling first emerged, the only bait that was really considered was the garfish, a bait with unique characteristics: incredible resilience; when properly rigged, it can easily withstand trolling speeds close to 2 knots; and it is readily accepted by most predatory fish.

Illustration below

  1. Classic two-hook rig with hooks of the same size. The first hook can be either fixed or sliding. Suitable for mid-water and bottom-dwelling predators.
  2. Two fixed hooks positioned towards the rear. The leader is prevented from sliding at the front by means of a silicone tube. Suitable for bottom-dwelling fish.
  3. Two hooks attached to the bait, one positioned near the head and the other close to the tail. The front section is secured with a tube. The bait’s vitality is not compromised.
  4. Single hook positioned in the head, intended for large predators and higher trolling speeds.
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Ho Provato a Trasformare 100€ in 1000€ con l'AI


Un bot costruito con Claude Code, 100€ su Kraken e una regola sola: eseguire ogni segnale, anche alle 3 di notte. Com'è finita davvero dopo 7 giorni.

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Questo esperimento è iniziato malissimo. Sono le 3:15, Edo piange, e sul telefono arriva il segnale: compra Solana. Ma che cazzo è Solana? Ok. 4 giorni prima mi sembrava un'idea assolutamente geniale. Peccato che non avevo preso in considerazione una cosa: l'intelligenza artificiale non dorme mai. E il mercato delle crypto nemmeno.

L'idea di partenza era semplicissima: prendo €100 e provo a trasformarli in €1000 in 24 ore, nella maniera più facile possibile. Ti racconto cosa è successo veramente e i risultati che ho ottenuto.

Perché l'ho fatto (e perché l'ho chiesto a Claude)


Il web inizia a essere pieno di gente che ti fa vedere come è diventata straricca con l'intelligenza artificiale, "come ho fatto 1 milione di euro in 5 minuti" e roba simile. E io volevo capire quanto c'è di vero in tutto questo. Quindi, invece di inventarmi metodi assurdi, ho fatto la cosa più banale: l'ho chiesto direttamente a Claude. "Ho €100 e voglio trasformarli in 1000 in 24 ore."

La risposta è stata un bagno di realtà. Non esistono mercati legali dove questo è realisticamente possibile: fare per 10 in un giorno significa trovare qualcosa che si muove del 900% in 24 ore. E me li ha smontati uno per uno.

Le scommesse sportive? Per fare 10x devi accumulare multiple assurde, e matematicamente più eventi moltiplichi più la legge del banco ti schiaccia. Non è un piano, è una slot machine. Le azioni? I mercati aprono alle 9:00 e chiudono alle 17:30, e anche il titolo più volatile del mondo difficilmente fa +9% in una seduta. Le crypto? Esiste probabilmente una crypto che fa 10x in 24 ore, ma non sai quale sarà: pura fortuna. Il flip di oggetti nei mercatini? Il ciclo compra-vendi-incassa richiede giorni. Restava il gioco clandestino, le tre carte fuori dalla metro. Anche no.

Ok, ragioniamo su 7 giorni


Quindi in 24 ore l'esperimento era già fallito prima di iniziare. Ho allargato l'orizzonte a 7 giorni e lì Claude mi ha dato una risposta diversa: le crypto sono l'unica categoria dove il per 10 in una settimana è documentato storicamente su asset reali e liquidi. Mercato aperto 24 ore su 24, volatilità più alta di qualsiasi altro mercato retail, API mature per automatizzare le decisioni. Con €100, dice, puoi usare la leva per amplificare i movimenti.

E qui apro una parentesi, perché la leva è il punto delicato di tutta la storia. La leva ti permette di investire una cifra maggiore di quella che possiedi: con €100 puoi muoverti come se ne avessi 300. Ma puoi anche perdere il triplo e vedere azzerato il capitale. Claude stesso è stato chiaro: questi €100 devono essere soldi che puoi permetterti di bruciare.

Una cosa la devo dire: io non sono un novellino delle criptovalute, ho un conto su Kraken da 14 anni, da quando la gente non sapeva neanche cosa fosse un Bitcoin. Ma non ho mai fatto trading speculativo: il mio approccio è sempre stato compro, tengo, aspetto. Il trading non mi fa impazzire, lo trovo più una scommessa che un investimento. Però stavolta volevo provare, con una condizione precisa: non voglio imparare niente. Voglio vedere se, come mostrano i super guru, l'AI può fare tutto da sola.

Le tre regole dell'esperimento


1. Seguo ogni segnale dell'AI alla lettera. Se mi dice compra, compro. Se mi dice vendi, vendo. A prescindere da quello che penso io.
2. Non ignoro nessun segnale, a prescindere dall'ora in cui arriva. Se arriva la notifica, guardo ed eseguo.
3. Il budget è di €100 e basta. Anche se trovo l'investimento del secolo, anche se li perdo tutti: se arrivo a 1000 ho vinto, se perdo tutto vuol dire che non funziona come penso.

Il bot, costruito senza scrivere una riga di codice


La strategia che Claude mi ha proposto mi ha sorpreso subito: niente diversificazione, perché con €100 diluire significa guadagnare zero. Tutto su una posizione alla volta. Cazzo, devo seguire pure questo: al primo trade potevo perdere tutto. Le crypto scelte: Solana come principale, perché è la più volatile fra le blue chip, Ethereum secondaria, Bitcoin come parcheggio. Regole di ingresso su indicatori tipo l'RSI sotto 32 — di cui, lo ammetto, non ho idea di cosa significhi metà — take profit all'8% o al 15%, stop loss a €4 e stop loss duro a €6. Leva mai superiore a 3.

Poi la parte che mi diverte di più: costruirlo davvero. Sono passato a Claude Code, la versione di Claude che scrive codice, e la cosa fighissima è che io non so un cazzo di programmazione, quindi ha fatto tutto lui. Ha creato l'analizzatore di mercato, il motore strategico, il bot Telegram che mi manda i segnali con un bottone di conferma, e si è collegato al mio conto Kraken via API — impostando che non possa mai fare withdraw, quindi non può portarmi via i fondi. Mi ha pure costruito una dashboard con capitale, operazioni, win rate e il confronto con un semplice buy and hold di Bitcoin. Per una roba dove io ci ho messo 4 click e 2 prompt, veramente figa.

Sia chiaro, e lo dico forte: non è un invito all'investimento. Io l'ho fatto per l'esperimento, ma con queste cose si rischia veramente tanto. Se non sai quello che stai facendo, per favore non fare cazzate con soldi veri.

I primi 3 giorni: mi sentivo un genio


Primo segnale: buy su Solana, tutti i €100 in un colpo con leva per 3. Compro a 69 e rotti, la sera vendo a 71,49. Fine del giorno 1: €109,96, un secchissimo +10%. Il buy and hold di Bitcoin nello stesso momento avrebbe fatto +1,81%. E lì il cervello parte: avessi investito €100.000, ne avrei guadagnati 10.000. Mh. Vabbè.

Il giorno dopo, passeggiata alle 4:30 con Duccio, e scopro che l'AI di notte aveva fatto un trade in acquisto, uno in vendita, e poi uno conservativo abbassando il rischio. A fine giorno 3 ero a +15,3%: 7 trade, win rate del 67%, contro un +1,8% del mercato. Stavo battendo il mercato. Ma non sapevo ancora se fosse una botta di culo o merito dell'AI. E soprattutto nessuno mi aveva avvisato che la vera sfida doveva ancora arrivare.

Poi è arrivata la notte


La notte fra il terzo e il quarto giorno è stata la più lunga della settimana, e non solo perché Carlo ed Edo si sono svegliati un sacco di volte. Notifica nel cuore della notte, confermo mezzo addormentato senza capirci niente. La mattina dopo scopro cos'era successo: il mercato stava crollando e l'AI mi aveva svegliato per uscire, evitandomi un -11,5%. Il portfolio era sceso di €15 secchi, e con la leva per 3, se non avessi venduto in quel momento, la perdita sarebbe stata molto peggio.

E qui ho capito una cosa importante: l'intelligenza artificiale non può prevedere il futuro dei mercati, ma può reagire al presente più veloce di un essere umano, e infatti non ha previsto il crash, l'ha semplicemente visto prima di me. Che è utile, per carità. Ma è una cosa molto diversa dalla sfera di cristallo che ti vendono i guru.

Il giorno 6, altro capitombolo: -11,5% alle 3 di notte, Solana crollata di nuovo. Crolla sempre di notte, sta cazzo di moneta. Poi rientro cauto, mai più leva overnight, piccolo rimbalzo del +1,9%.

I conti finali, fatti davanti a te


Dopo 7 giorni: €116,76 totali, quindi €16,76 di profitto. Circa 40 ore di attenzione, notifiche e notti spezzate per guadagnare €15 in più rispetto al non fare assolutamente nulla. In più con l'ansia costante che i mercati crollino. In totale 18 trade: il migliore un Ethereum a +8,6% il giorno 5, dove mi sono sentito un genio del trading, il peggiore quel -11,5% alle 3 di notte.

E attenzione al dettaglio che cambia tutto: senza la leva per 3 non avrei guadagnato €16, ne avrei guadagnati 5. Lasciando semplicemente i €100 su Bitcoin, €1,81 senza fare niente.

La cosa più importante che ho imparato in questi 7 giorni non è se l'AI sappia fare trading o meno. È la differenza tra investire e speculare. Il mio portafoglio crypto, quello che costruisco da anni comprando e tenendo, ha un rendimento a doppia cifra percentuale. Questa roba invece è uno sbattimento pazzesco per rischiare, con della cavolo di leva, tutti i soldi che ci ho messo dentro. E quando speculi vivi attaccato al telefono: i messaggi di Telegram, i grafici, i prezzi, gli andamenti. Cioè, che vita di merda è?

Quindi il primo tentativo di trasformare €100 in 1000 non è andato benissimo. Ce ne saranno sicuramente altri. Intanto la domanda te la lascio: tu, quei €100, li avresti messi sul bot o su un piano di accumulo noioso? Perché dopo questa settimana io una risposta ce l'ho, e non è quella che speravo all'inizio.

Se ti è servito, ti lascio gratis i prompt che ho usato per passare da 100€ a 1000€.

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Il tentativo repubblicano di incriminare Fauci si è già arenato


L'Amministrazione Trump dubita della procedura scelta da Rand Paul: senza un voto dell'intero Senato, l'accusa di oltraggio al Congresso rischia di non reggere in tribunale.

La spinta repubblicana per incriminare Anthony Fauci per oltraggio al Congresso si è già arenata: all'interno dell'Amministrazione Trump sono emersi seri dubbi sulla solidità giuridica della procedura scelta e sulla possibilità che possa sostenere un'incriminazione da parte del Dipartimento di Giustizia. Lo riferisce il Wall Street Journal. Tre settimane dopo il voto con cui la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato, controllata dai repubblicani, ha dichiarato Fauci colpevole di oltraggio, alcuni funzionari dubitano che la procedura sia abbastanza solida da consentire di perseguire penalmente l'ex responsabile della sanità pubblica, oggi 85enne, per essersi rifiutato di rispondere alle domande dei senatori.

Il voto del 6 agosto, approvato per 8 a 5 con i soli voti repubblicani, era stato promosso da Rand Paul, senatore del Kentucky e critico di lunga data di Fauci, che ha più volte detto di volerlo vedere in prigione. Durante l'audizione del 29 luglio, Fauci si era rifiutato di rispondere alle domande sulla gestione della pandemia di Covid-19, invocando 111 volte il Quinto emendamento, che tutela dal rischio di autoincriminazione. Aveva inoltre definito l'audizione una trappola volta a indurlo a rendere dichiarazioni false. La risoluzione dovrebbe normalmente essere sottoposta al voto dell'intero Senato, dove quasi certamente non raggiungerebbe i 60 consensi necessari. Paul ha quindi chiesto al vicepresidente JD Vance, nella sua veste di presidente del Senato, di certificarla direttamente e trasmetterla al Dipartimento di Giustizia.

Il documento fermo da Vance


Fino a martedì mattina, tuttavia, l'ufficio di Vance non aveva ricevuto alcun documento da certificare. Il rapporto è arrivato soltanto martedì sera, dopo le ripetute richieste di chiarimento del WSJ. Il Dipartimento di Giustizia, che il giorno del voto aveva ricevuto da Paul una lettera contenente le accuse, non dispone ancora di un deferimento formale. Intanto, il presidente Donald Trump non ha ancora deciso se chiedere al Dipartimento di procedere. Secondo persone a conoscenza delle discussioni, la questione non è una priorità per il presidente.

La mossa di Paul mette la Casa Bianca in una posizione difficile: certificare il documento significherebbe doverne difendere la validità in tribunale, dove alcuni funzionari temono che l'accusa non supererebbe una richiesta di archiviazione in assenza di un voto dell'intera aula. Trump, che inizialmente si era detto favorevole a valutare un'incriminazione, ha dichiarato all'inizio del mese di non aver mai discusso il caso né con il procuratore generale Todd Blanche né con Jeanine Pirro, procuratrice federale di Washington. Una prudenza insolita rispetto all'atteggiamento tenuto verso altri avversari, per i quali il presidente ha chiesto apertamente l'avvio di procedimenti penali.

Attraverso la portavoce Taylor Van Kirk, Vance ha affermato che "Fauci ha causato un danno incalcolabile al popolo americano" e che il vicepresidente "sostiene ogni percorso valido per ottenere giustizia", senza però precisare se firmerà il documento. Un portavoce di Paul ha confermato che il deferimento si trova ora nell'ufficio di Vance. L'oltraggio al Congresso può essere punito con una multa fino a 100.000 dollari e un anno di carcere.

I precedenti e la grazia di Biden


Trump ha paragonato il caso a quelli di Steve Bannon e Peter Navarro, condannati durante l'Amministrazione Biden per non aver rispettato le citazioni della commissione d'inchiesta sull'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. In entrambi i casi, però, l'intera Camera aveva votato per dichiararli colpevoli di oltraggio prima del deferimento al Dipartimento di Giustizia.

Stanley Brand, che ha difeso Bannon e Navarro ed è stato consulente legale della Camera dei Rappresentanti durante la presidenza di Tip O'Neill, ha detto al Journal che il deferimento promosso da Paul resterebbe vulnerabile anche se il Dipartimento decidesse di procedere: "Esiste una lunga serie di sentenze secondo cui non si possono aggirare le regole del Senato o della Camera quando si dichiara qualcuno colpevole di oltraggio. Quel deferimento è nullo". Resta inoltre da stabilire se il rifiuto di rispondere dopo aver invocato il Quinto emendamento sia sufficiente a sostenere l'accusa.

Fauci ha inoltre ricevuto da Joe Biden una grazia preventiva per qualsiasi reato federale legato agli incarichi ricoperti tra il gennaio 2014 e il 19 gennaio 2025. Trump l'ha definita "un atto molto forte" e ha detto che intende rispettarla. Il presidente, che nei primi mesi della pandemia aveva mantenuto buoni rapporti con Fauci e gli aveva conferito un encomio prima di lasciare la Casa Bianca nel 2021, oggi sostiene che l'immunologo "abbia commesso molti errori", senza però averne mai chiesto esplicitamente il processo.

Paul e il senatore Ron Johnson stanno intanto esaminando le comunicazioni conservate sul vecchio iPhone governativo di Fauci. Paul ha inoltre pubblicato i diari risalenti agli anni della pandemia, che, a suo giudizio, mostrerebbero una particolare attenzione dell'immunologo per le apparizioni televisive e la propria immagine pubblica. Entrambi i senatori accusano Fauci di aver ingannato gli americani sull'origine del virus e di aver tratto vantaggio economico dalle politiche adottate durante la pandemia. Alcuni Stati guidati dai repubblicani hanno aperto separate indagini autonome, sostenendo che la grazia concessa da Biden abbia valore soltanto sul piano federale.

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Trump: Hormuz è riaperto. Ma i numeri raccontano una ripresa a metà


Washington rivendica di aver riaperto gran parte dello Stretto e ridotto la minaccia delle mine, ma il traffico resta molto sotto i livelli prebellici e il prezzo del petrolio continua a scontare gli effetti della crisi.

Lo Stretto di Hormuz è stato la carta più forte dell'Iran dall'inizio della guerra, alla fine di febbraio. Negli ultimi due mesi, però, funzionari americani sostengono che l'esercito statunitense abbia progressivamente eroso quella leva, fino a controllare di fatto gran parte del passaggio. "Lo Stretto è aperto. La risposta iraniana è molto blanda. Non vogliono che torniamo a colpirli. È tutta lì la partita, il resto non conta", ha detto Donald Trump ad Axios in un'intervista telefonica giovedì.

Quello che sei mesi fa era cominciato come un'operazione per degradare le capacità missilistiche iraniane e distruggere ciò che restava del programma nucleare si è così trasformato in uno scontro a tempo indeterminato per il controllo del più importante snodo energetico del mondo. Quando la guerra è iniziata, lo Stretto era aperto, il petrolio scorreva senza interruzioni e il Brent valeva circa 72 dollari al barile. Nelle prime 72 ore l'Iran ha annunciato la chiusura del passaggio e minacciato di attaccare le petroliere in transito.

Dietro le quinte, secondo funzionari israeliani e americani, l'allora comandante della Marina dei Guardiani della rivoluzione, il generale Alireza Tangsiri, diede l'ordine che fece precipitare la situazione: posare mine navali nel Traffic Separation Scheme, il principale corridoio internazionale dello stretto. Tangsiri è stato poi ucciso il 26 marzo, quasi quattro settimane dopo, in un raid israeliano a Bandar Abbas.

Gli attacchi alle navi e la minaccia delle mine hanno bloccato il traffico commerciale. Nei due mesi successivi il prezzo del Brent è salito fino a 126 dollari e Trump ha accettato il cessate il fuoco dell'8 aprile anche per l'aumento del prezzo della benzina negli Stati Uniti, esattamente il tipo di pressione economica che Teheran voleva esercitare. La riapertura dello Stretto era il perno del Memorandum d'Intesa firmato il 17 giugno, ma il passaggio non si è mai riaperto completamente e l'accordo è presto naufragato.

Iran · La partita nello Stretto

Washington dice di aver riaperto Hormuz. Il traffico dice un’altra cosa

Sei mesi di guerra hanno trasformato lo snodo energetico più importante del mondo in un corridoio a bassa intensità. La Marina americana scorta i convogli lungo la costa dell’Oman e rivendica il controllo del passaggio, ma chi monitora le petroliere conta una frazione delle navi di prima.
Grafica di FocusAmerica Agosto 2026

I transiti giornalieri nello Stretto di Hormuz sono scesi da circa 130 prima della guerra a 15 in agosto. Il Brent è passato da 72 a 126 dollari al barile ed è oggi vicino ai 90. Le esportazioni iraniane di greggio e condensati sono crollate da oltre 2,2 milioni di barili al giorno in febbraio a circa 280.000 in maggio. Dal corridoio principale sono stati rimossi oltre 200 oggetti simili a mine: solo 11 erano vere mine.


Il canale protetto dagli Stati Uniti
La rotta voluta dall’Iran
Le 15 navi che passano ogni giorno

Le due parti hanno cercato di imporre rotte diverse: l’Iran vicino alla propria costa, gli Stati Uniti lungo un canale che costeggia l’Oman, dove si è concentrata la maggior parte degli attacchi. Coste da Natural Earth; i corridoi sono una rappresentazione schematica.

Navi in transito nello Stretto, al giorno

Prima della guerra
130

Agosto 2026
15

Media dei passaggi fino a fine febbraio
Media di agosto, Wall Street Journal

Oggi
Prima della guerra

Ogni barra è una nave. Lloyd’s List Intelligence, che usa come riferimento una media prebellica di 85 transiti al giorno, il 23 agosto ne ha contati appena 3.

«Lo Stretto è aperto. La risposta iraniana è molto blanda»
Donald Trump, ad Axios

Le due contabilità
Quanto di quello che passava prima passa ancora oggi
Ogni fonte misura lo stesso stretto con il proprio metro. Riportando tutte le stime alla loro stessa base prebellica, la distanza tra Washington e chi conta le navi diventa evidente.

0Quota dei livelli prima della guerra100%

Che cosa è stato rimosso dal corridoio principale

Oggetti simili a mine
Vere mine navali

Sommozzatori, Navy SEAL, droni subacquei e contractor privati hanno tirato su oltre 200 oggetti. Secondo funzionari americani soltanto 11 erano mine, e poche erano state posate correttamente.

Il prezzo della guerra
Il petrolio non è arrivato a 150 dollari, ma tutto quello che gli sta intorno costa di più
Le previsioni più nere non si sono avverate: i modelli non avevano tenuto conto delle rotte alternative per far uscire il greggio dal Golfo né del calo delle importazioni cinesi.

Prezzo del Brent in dollari al barile. I tre valori sono quelli citati dalle fonti: la linea tra i punti è indicativa.

Le esportazioni iraniane di greggio e condensati

Barili al giorno. Il blocco navale americano dei porti iraniani ha tolto a Teheran quasi nove decimi delle proprie vendite.

Come ci siamo arrivati
Da operazione contro il programma nucleare a scontro per il controllo del passaggio
Tocca una data per aprire il dettaglio.

Il conto
Quanto costa tenere aperto lo Stretto
Le cifre ufficiali e quelle che circolano dentro il Pentagono non coincidono.

Fonti Axios, Wall Street Journal, Lloyd’s List Intelligence, CENTCOM, Clarksons Research, NBC News, Human Rights Activists News Agency, Amnesty International · agosto 2026
Nota Le stime sul traffico marittimo sono in contrasto tra loro: i valori riportati sono quelli dichiarati da ciascuna fonte.

Washington riapre il canale, ma i tracker frenano l'ottimismo


Da allora l'esercito americano ha lavorato per riaprire autonomamente la rotta. Una task force statunitense, insieme agli Emirati Arabi Uniti, ha cominciato a scortare le navi lungo il canale meridionale, garantendo copertura aerea e intercettando droni e missili da crociera iraniani. Una campagna di bombardamenti durata due settimane ha ridotto la capacità dei Guardiani di colpire le imbarcazioni in transito, mentre Washington ha ripristinato il blocco navale dei porti iraniani.

Le operazioni di sminamento hanno coinvolto sommozzatori della Marina, Navy SEAL, droni subacquei e di superficie e contractor privati: dal corridoio principale sono stati rimossi oltre 200 oggetti simili a mine, ma secondo funzionari americani soltanto 11 erano vere mine e poche erano state posate correttamente. "Le rotte internazionalmente riconosciute nello Stretto sono libere dalle mine iraniane", ha comunque dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, in un video pubblicato giovedì sera.

Cooper ha aggiunto che negli ultimi mesi le forze americane hanno assistito quasi 1.500 navi mercantili che trasportavano circa 750 milioni di barili di greggio. "L'Iran è stato avvisato che qualsiasi nave o imbarcazione che posi nuove mine sarà immediatamente e sistematicamente distrutta", ha avvertito Cooper. Trump ha poi rilanciato lo stesso messaggio su Truth Social.

L'Iran continua comunque ad attaccare le navi, anche se con una capacità di mira limitata: secondo un funzionario americano, soltanto il 2% delle imbarcazioni transitate nell'ultimo mese è stato colpito. Il traffico nel canale meridionale sarebbe così salito a 20-30 petroliere per notte, per una media di 9-10 milioni di barili, vale a dire circa la metà dei volumi prebellici. Esperti del mercato petrolifero e società che monitorano le petroliere dubitano però che i flussi siano così elevati, mentre i funzionari americani sostengono che i tracker li stiano sottostimando. Le periodiche segnalazioni di petroliere colpite continuano inoltre ad alimentare dubbi sulla reale sicurezza del passaggio.

I dati raccolti dal Wall Street Journal descrivono infatti una situazione meno rosea. Il traffico attraverso lo Stretto, che prima della guerra era in media di circa 130 navi al giorno, è sceso a 15 al giorno in agosto, tra gli attacchi iraniani e il blocco americano dei porti di Teheran. Lloyd's List Intelligence, che utilizza come riferimento una media prebellica di 85 transiti quotidiani, ne ha contati appena 3 il 23 agosto. Le due parti hanno cercato di imporre rotte diverse: l'Iran vicino alla propria costa, gli Stati Uniti lungo un canale che costeggia l'Oman, dove si è concentrata la maggior parte degli attacchi. Le esportazioni iraniane di greggio e condensati, secondo il Journal, sono allo stesso tempo scese a circa 280.000 barili al giorno a maggio, dagli oltre 2,2 milioni di febbraio.

Le previsioni di un prezzo del petrolio oltre i 150 dollari non si sono avverate, anche perché i modelli non avevano tenuto pienamente conto delle rotte alternative per far uscire il greggio dal Golfo e della riduzione delle importazioni cinesi. Il Brent resta comunque vicino ai 90 dollari, la benzina americana è passata da 2,98 a circa 4 dollari al gallone e la riserva strategica statunitense è scesa sotto i 300 milioni di barili, ai livelli più bassi dal 1983. Secondo Clarksons Research, noleggiare una superpetroliera dal Golfo alla Cina costa ormai oltre 500.000 dollari al giorno, più del doppio rispetto a prima della guerra.

L'operazione americana mostra comunque segnali di progresso. Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Kuwait hanno aderito, l'Arabia Saudita dovrebbe seguire e Washington spera che il Qatar cominci presto a far transitare le proprie metaniere lungo la rotta protetta. Entro metà settembre gli Stati Uniti puntano ad ampliare il canale principale in modo che almeno 50 navi possano entrare e uscire dal Golfo ogni notte, con l'obiettivo di riportare le esportazioni al 60-70% dei livelli prebellici.

Teheran cerca mediatori, Trump non vuole trattare


Due fonti regionali hanno detto ad Axios che negli ultimi giorni l'Iran ha mostrato un rinnovato interesse per i negoziati. Domenica il comandante dell'esercito pakistano Asim Munir è stato visto a Teheran nel tentativo di rilanciare la mediazione, seguito nei giorni successivi dal Ministro degli Esteri dell'Oman e, giovedì, dal primo ministro del Qatar, arrivato su richiesta iraniana. In pubblico, però, Teheran non ha cambiato posizione: chiede che gli Stati Uniti applichino il Memorandum e presentino condizioni per la riapertura dello stretto.

Trump, per ora, sostiene di non voler trattare. "Non voglio incontrarli, sono loro a volerlo. In realtà stanno implorando un accordo", ha scritto giovedì su Truth Social. L'inviato americano Steve Witkoff continua però a parlare con i qatarioti e con gli altri mediatori: i negoziatori americani vogliono capire se il blocco, la pressione economica e il crescente vantaggio nello stretto finiranno per ammorbidire la posizione di Teheran. Per Washington il Memorandum del 17 giugno non è più rilevante e i colloqui tra Oman e Iran su una nuova gestione dello Stretto vengono trattati come un elemento secondario.

La guerra ha, intanto, già ridisegnato gli equilibri della regione. Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato il 7 agosto alla Mecca un patto di difesa collettiva, mentre gli attacchi contro più di 20 siti americani, compresa la base navale in Bahrein, hanno spinto il Pentagono a rivedere l'intera presenza militare statunitense nel Golfo. Il costo dell'operazione, secondo il segretario alla Difesa Pete Hegseth, aveva raggiunto 37,5 miliardi di dollari a luglio, prima dell'ultima ondata di raid, mentre stime interne del Pentagono riportate da NBC News, che includono la riparazione delle basi e il rimpiazzo di aerei e munizioni, arrivano a 80-100 miliardi.

In Iran sono morte più di 3.600 persone secondo la Human Rights Activists News Agency. Dall'inizio della guerra hanno perso la vita anche 18 militari americani, mentre Amnesty International aveva documentato almeno 28 civili uccisi nei Paesi arabi del Golfo fino al 3 giugno.


Gli Stati Uniti riaprono la rotta centrale di Hormuz e stringono la morsa sull'Iran


La Marina statunitense avrebbe completato la bonifica della rotta centrale dello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui, prima della guerra, transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Secondo quanto riferito ad Axios da due funzionari statunitensi, sarebbe stato completamente ripulito il Traffic Separation Scheme, vale a dire il sistema di corsie che attraversa la fascia tra l'Iran e l'Oman.

Il presidente Donald Trump ha scritto su Truth Social che il comando della Marina lo ha informato che tutte le mine nelle acque internazionali dello stretto "sono state rimosse o fatte detonare" e ha inoltre affermato che l'Iran è stato avvertito di non posarne altre. L'Agenzia Internazionale dell'Energia aveva definito la paralisi del traffico attraverso Hormuz la più grave interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero mondiale: la bonifica potrebbe quindi consentire il passaggio di un numero molto maggiore di petroliere, anche se la navigazione resta pericolosa per la minaccia di missili e droni iraniani.

L'operazione è durata mesi. Droni sottomarini statunitensi hanno perlustrato sistematicamente il tratto di mare, individuando più di cento oggetti sospettati di essere mine. Alla bonifica hanno partecipato anche società private, incaricate di recuperare o far brillare gli ordigni. La riapertura delle corsie centrali consentirà alle navi di attraversare contemporaneamente lo Stretto nelle due direzioni, sotto la protezione dell'aviazione statunitense. Finora la Marina aveva scortato le petroliere lungo una rotta meridionale vicina alle coste dell'Oman.

Parallelamente, Iran e Oman stanno portando avanti un negoziato separato. Il 25 agosto, a Teheran, i Ministri degli Esteri Abbas Araghchi e Badr al-Busaidi hanno discusso un piano in più fasi che prevede un corridoio provvisorio per la navigazione e un'operazione congiunta di sminamento. I colloqui tecnici dovrebbero proseguire con l'obiettivo di istituire una rotta permanente e definire un futuro meccanismo di gestione congiunta dello Stretto.

Le nuove sanzioni e il crollo dell'economia iraniana


Sempre ieri il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato una nuova campagna per isolare ulteriormente l'economia iraniana. L'iniziativa, battezzata Operation Economic Outcast, colpisce i settori dell'oro, delle attività digitali, della tecnologia, dell'aviazione e della navigazione. Alcuni di questi canali sono utilizzati anche dagli iraniani comuni per proteggere i risparmi dall'inflazione o raggiungere i familiari all'estero.

Bessent ha affermato che Trump sta contattando i leader mondiali con "richieste specifiche" affinché interrompano gli scambi commerciali con Teheran. Il Segretario al Tesoro ha inoltre anticipato sanzioni contro un grande istituto finanziario entro la fine della settimana, mentre la misura più incisiva del pacchetto è stata per il momento rinviata.

L'Amministrazione ha presentato l'operazione come un "D-Day economico", richiamando esplicitamente lo sbarco in Normandia. I funzionari iraniani hanno risposto con lo stesso linguaggio bellico, descrivendo le misure come una nuova fase della guerra iniziata a febbraio con i primi attacchi statunitensi e israeliani. "Qualunque pressione colpisca il sostentamento e la sicurezza della popolazione fa parte della guerra", ha dichiarato Majid Ebn Al-Reza, responsabile della logistica del Ministero della Difesa iraniano. "Per difendere il popolo, allargheremo anche noi il campo di battaglia."

Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dal 9 agosto ed ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, ha minacciato all'emittente di Stato IRIB che "nemmeno una goccia" di petrolio uscirà più dal Golfo Persico e dallo stretto se i Paesi vicini aderiranno alla campagna americana. In quel caso, ha aggiunto, Teheran li considererebbe Stati nemici. Nelle fasi precedenti del conflitto l'Iran ha già colpito con missili e droni obiettivi nei Paesi del Golfo, dando alla minaccia un precedente concreto.

Il Ministro del Petrolio iraniano ha però ammesso di recente che le esportazioni di greggio, essenziali per l'economia nazionale, sono ormai vicine allo zero. Trump aveva imposto il blocco navale dei porti iraniani il 13 aprile e lo aveva ripristinato il 14 luglio, dopo la ripresa degli attacchi dei Guardiani della Rivoluzione contro le navi mercantili. Da allora le esportazioni iraniane sono diminuite di oltre l'80%. Ieri il principale quotidiano economico del Paese, Donya-e-Eghtesad, ha calcolato che da dicembre il rial ha perso il 41% del proprio valore.

Proprio il crollo della valuta aveva spinto in piazza i primi manifestanti a Teheran il 28 dicembre, dando inizio a settimane di proteste in tutto il Paese e alla più grave sfida da decenni per la dirigenza clericale. Dall'8 gennaio le forze di sicurezza avevano reagito con la repressione più sanguinosa dalla fondazione della Repubblica islamica. Le stime delle vittime oscillano tra circa 6.500 e oltre 36.000; valutazioni interne attribuite al Ministero della Salute iraniano indicano almeno 30.000 morti nelle sole prime 48 ore.

Da allora inflazione e disoccupazione sono aumentate vertiginosamente. Secondo i media locali, il prezzo di alcuni farmaci è cresciuto fino al 500%. Il blocco navale ostacola sia l'uscita del greggio sia l'ingresso dei carburanti raffinati, mentre i danni alle infrastrutture energetiche aggravano la crisi. Ieri il servizio persiano della BBC ha trasmesso immagini di distributori senza benzina e lunghe code di automobili in attesa di rifornimento.

La partita con Cina, Turchia, Iraq e Russia


Il successo della campagna americana dipenderà però dalla disponibilità dei partner commerciali dell'Iran a chiudere gli ultimi canali rimasti. "Quanto più Washington spinge i Paesi terzi a recidere le residue ancore di salvezza dell'Iran, tanto più aumenta l'incentivo di Teheran a dimostrare che partecipare al suo isolamento comporta un costo", ha spiegato al New York Times Sina Toossi, esperto di Iran del Center for International Policy.

La Cina, principale acquirente del greggio iraniano, difficilmente si piegherà. Pechino respinge da tempo le sanzioni statunitensi contro le imprese di Paesi terzi, considerandole uno strumento con cui Washington sfrutta il peso internazionale del dollaro per condizionare altri governi. Gran parte delle istituzioni finanziarie rispetta già le misure in vigore, mentre smantellare le reti commerciali informali che attraversano i confini, alcune attive da secoli, è molto più difficile. "Sull'Iran gli Stati Uniti hanno esaurito la capacità di produrre un effetto shock and awe e di colpire davvero il regime", ha osservato Ellie Geranmayeh, esperta di Iran dello European Council on Foreign Relations.

La dirigenza iraniana è inoltre convinta che l'economia mondiale non abbia ancora avvertito pienamente le conseguenze della chiusura di Hormuz e che un nuovo aumento dei prezzi dell'energia rafforzerebbe la posizione di Teheran in un eventuale negoziato prima delle elezioni di medio termine di novembre. Altri esponenti iraniani ritengono invece che, una volta superato il voto, Trump potrebbe avviare una nuova e più ampia fase della guerra. "In ogni caso, dal punto di vista di Teheran, ci sono pochissimi incentivi ad accettare adesso le richieste americane", ha aggiunto Geranmayeh.

A pagare il prezzo più alto, nel frattempo, è la popolazione iraniana. "Le sanzioni renderanno l'economia iraniana ancora meno trasparente", ha affermato l'economista Peyman Molavi, che vive a Teheran. "Un contesto simile tende a favorire chi dispone delle conoscenze giuste." Secondo Esfandyar Batmanghelidj, direttore della Bourse & Bazaar Foundation di Londra, gli iraniani rappresentano "il danno collaterale" delle sanzioni.

In Iran, inoltre, la campagna sarà interpretata come un tentativo di esasperare la popolazione fino a spingerla a ribellarsi contro il governo, sostiene Mohammad Ali Shabani, analista e direttore del sito regionale Amwaj.media. Dopo la repressione di gennaio, un simile calcolo apparirebbe particolarmente cinico. "È un approccio piuttosto brutale", ha detto Shabani. "Sanno che cosa è successo a gennaio. Il governo iraniano non ha alcuna intenzione di arrendersi e farsi da parte."


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Ocasio-Cortez cambia lo staff mentre decide se correre alla Casa Bianca nel 2028


Il responsabile della campagna Oliver Hidalgo-Wohlleben lascia a settembre, tornano due ex collaboratrici e si allargano le competenze del capo di gabinetto Mike Casca, cresciuto con Sanders.

La deputata democratica di New York Alexandria Ocasio-Cortez sta cambiando la squadra di collaboratori che lavora con lei, tra partenze e nuovi arrivi, a pochi mesi dalla decisione se candidarsi alla presidenza nel 2028. Lo ha rivelato Axios. L'altra strada che sta valutando è una corsa per il seggio al Senato di Chuck Schumer, capogruppo della minoranza democratica, che nel 2028 sarà anch'esso in palio. La decisione su quale delle due strade percorrere arriverà nei prossimi mesi.

Oliver Hidalgo-Wohlleben, da anni responsabile della campagna elettorale e consigliere di Ocasio-Cortez, lascerà l'incarico a settembre. "Non avrei mai creduto di poter fare un lavoro del genere e tanto meno di lasciarlo", ha dichiarato ad Axios. "Ma dopo aver corso senza sosta dalle primarie del 2020, so anche che è il momento giusto per prendermi una pausa". Ha descritto la deputata come "impegnata a lottare per un mondo migliore" e ha aggiunto: "Qualunque cosa arrivi per Alex, ha il mio sostegno. Come tutti gli altri, non vedo l'ora di scoprire cosa ci aspetta".

Al suo posto è subentrata questo mese, in via provvisoria, Fiorella Bini, da tempo collaboratrice della deputata. Aya Saed, che in passato ha guidato l'attività legislativa del suo ufficio, è tornata in primavera con un doppio incarico (vice capo di gabinetto alla Camera e consigliera della campagna). Tanushri Shankar-Ross, uscita dalla squadra nel 2023, è rientrata come consigliera di primo piano, come ha riportato per primo Puck. Ha lasciato quest'estate anche Tyler Evans, direttore creativo dal 2021, che in alcuni periodi ha lavorato per lei come collaboratore esterno.

I cambiamenti hanno coinciso con l'allargamento delle competenze di Mike Casca, capo di gabinetto della deputata. Casca, 37 anni, è stato consigliere per la comunicazione della campagna presidenziale del 2020 del senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders e poi vice capo di gabinetto nel suo ufficio al Senato, prima di passare alla squadra di Ocasio-Cortez alla fine del 2023.

La deputata ha una squadra piccola e affiatata, più giovane di quelle degli altri possibili candidati alla presidenza del 2028. Il rapporto stretto con Sanders le permetterebbe di attingere a una parte dell'infrastruttura politica del senatore se decidesse di ingrandire in fretta la macchina organizzativa per una corsa alla Casa Bianca o al Senato.

Ocasio-Cortez è comparsa di recente nei contenuti di More Perfect Union, un progetto editoriale progressista rivolto ai lavoratori guidato da Faiz Shakir, che ha diretto la campagna di Sanders. La sua campagna si appoggia già alla società di consulenza progressista Middle Seat, fondata da ex collaboratori del senatore. La deputata si è anche reiscritta ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista a cui non aderiva da sette anni.

Altri ex consiglieri di Sanders lavorano già con possibili candidati alla presidenza del 2028. Diversi collaboratori delle campagne presidenziali del 2016 e del 2020 sono al fianco del deputato democratico della California Ro Khanna. Tim Tagaris, responsabile della comunicazione digitale in entrambe le corse di Sanders, ha aiutato con la sua società Aisle 518 Strategies il governatore della California Gavin Newsom, un altro possibile aspirante alla Casa Bianca, a costruire la lista di contatti email che usa per la raccolta fondi.


Ocasio-Cortez si è reiscritta ai socialisti americani dopo sette anni senza tessera


Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata di New York considerata il volto del socialismo democratico americano, per sette anni non è stata formalmente iscritta ai Democratic Socialists of America (DSA), l'organizzazione che raccoglie i socialisti democratici degli Stati Uniti. La tessera annuale che aveva preso nel 2018 era scaduta nel 2019 e non era mai stata rinnovata. Se ne è accorta la dirigenza dell'organizzazione stessa poche settimane fa e la deputata ha ripreso la tessera nell'agosto 2026.

La conferma è arrivata martedì sera in una nota inviata agli iscritti e anticipata dal sito City & State New York: "Democratic Socialists of America conferma che la deputata Alexandria Ocasio-Cortez è un membro in regola della nostra organizzazione, essendosi reiscritta di recente, nell'agosto 2026". Nel testo si legge anche che la dirigenza nazionale si è accorta solo ora che l'iscrizione presa nel 2018, valida un anno, era scaduta l'anno successivo.

Quando Ocasio-Cortez si iscrisse era una candidata al Congresso alla prima campagna elettorale e la quota annuale costava 60 dollari, da rinnovare a mano ogni dodici mesi. Quel meccanismo faceva perdere per strada molti iscritti che si dimenticavano semplicemente di pagare. Da allora i DSA sono passati al rinnovo automatico e hanno spinto i nuovi iscritti verso le quote mensili: quella ordinaria è di 15 dollari al mese, con una versione ridotta a 5 dollari per chi ha redditi bassi e la possibilità di versare fino a 50 dollari.

Per anni la stessa organizzazione ha trattato la deputata come un'iscritta. Nel novembre 2020 si congratulò su X con "l'iscritta ai DSA AOC" per la rielezione al Congresso e nel marzo 2024 elogiò lei e l'allora deputata del Missouri Cori Bush, definendole entrambe "iscritte", per aver votato contro la legge che metteva al bando TikTok.

A far partire la verifica è stata un'intervista di inizio agosto ad ABC News, in cui il conduttore Jonathan Karl ha chiesto a Ocasio-Cortez se fosse ancora iscritta ai DSA. La deputata ha risposto: "Alla sezione di New York City". Alla domanda se fosse iscritta anche all'organizzazione nazionale ha risposto di no, spiegando che "ogni sezione dei DSA si costituisce a livello locale" e che quella newyorkese somiglia a "una sezione sindacale locale". La distinzione però non esiste: essere iscritti a NYC-DSA significa pagare la quota all'organizzazione nazionale e risiedere a New York. I membri della sezione cittadina possono versare contributi aggiuntivi al gruppo locale, ma si sommano alla quota nazionale, non la sostituiscono. La risposta ha spiazzato i suoi compagni di organizzazione e ha convinto la dirigenza a controllare i registri. La notizia dell'iscrizione scaduta è stata diffusa per prima su X dal Manhattan Institute, un centro studi statunitense.

I DSA hanno spiegato di aver reso pubblici i dettagli proprio per la corsa del 2028: "Anche se è insolito che i DSA si esprimano sullo stato di iscrizione dei singoli, le discussioni in corso sulla campagna presidenziale del 2028 hanno reso necessario questo comunicato", si legge nella nota. "Con sezioni e iscritti che si stanno mobilitando per candidare la deputata Alexandria Ocasio-Cortez alle primarie presidenziali, riteniamo che lo stato della sua iscrizione sia un'informazione essenziale per i membri nelle loro deliberazioni e discussioni."

La procedura formale con cui l'organizzazione deciderà chi sostenere alle presidenziali partirà all'inizio del prossimo anno e la dirigenza nazionale è divisa sull'ipotesi di appoggiare la deputata. Le sezioni di Los Angeles e Atlanta hanno già approvato risoluzioni che le chiedono di candidarsi e a novembre dovrebbe fare lo stesso NYC-DSA, durante il congresso cittadino.

I rapporti con l'organizzazione nazionale si erano incrinati nel luglio 2024, quando i DSA le tolsero l'endorsement su richiesta proprio della sezione di New York. Le contestavano il voto a favore di una risoluzione della Camera che indicava la "negazione del diritto di Israele a esistere" come esempio di antisemitismo, oltre alla partecipazione a un dibattito pubblico sullo stesso tema. "Un endorsement nazionale dei DSA comporta un impegno serio verso il movimento per la Palestina e verso il nostro progetto socialista collettivo", scrisse allora l'organizzazione. "Per costruire un movimento socialista capace di sconfiggere il capitalismo dobbiamo pretendere di più dai leader del nostro movimento." Da quel momento Ocasio-Cortez ha ricevuto il sostegno soltanto della sezione cittadina, mai di quella nazionale.

L'attenzione per la sua posizione arriva mentre i DSA crescono rapidamente in tutto il paese, dopo una serie di vittorie elettorali che vanno da New York alla Florida, dove una socialista-dem ha vinto a sorpresa la primaria democratica per il Senato. Nei suoi otto anni al Congresso Ocasio-Cortez è diventata l'iscritta più conosciuta dell'organizzazione, ha battuto i record di raccolta fondi tra i piccoli donatori ed è stata determinante nel sostenere altri candidati socialisti, a partire dal sindaco di New York Zohran Mamdani.

I vertici della sezione newyorkese hanno già incontrato in privato la deputata per convincerla a correre. Tra le figure chiave di questi colloqui c'è Jeremy Cohan, coordinatore del comitato di NYC-DSA che segue gli eletti al Congresso. Mercoledì mattina la sezione ha pubblicato su X una foto di Cohan e dei due co-presidenti Grace Mausser e Gustavo Gordillo insieme a Ocasio-Cortez, accompagnata dalla frase "il socialismo democratico è il futuro".

La deputata, che ha 36 anni, è considerata una delle candidate più probabili per le primarie democratiche del 2028 e un numero crescente di iscritti ai DSA vuole che si candidi. Un suo portavoce non ha commentato la vicenda della tessera.


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Il super PAC di Elon Musk riparte con spot online contro il socialismo


America PAC ha lanciato annunci digitali in Maine, Michigan e New Hampshire, tre Stati dove si decide il controllo del Senato. È la prima spesa rilevante del gruppo dopo il voto in Wisconsin del 2025.

Il super PAC di Elon Musk è tornato a spendere per la campagna elettorale. America PAC ha lanciato questo mese annunci online in Maine, Michigan e New Hampshire, tre Stati dove la sfida per il Senato può decidere quale partito controllerà la camera alta del Congresso. Un super PAC è un comitato che può raccogliere e spendere somme illimitate a favore di un candidato o di una causa politica (a condizione di non coordinarsi con la campagna elettorale che sostiene). È la prima spesa pubblicitaria rilevante del gruppo dopo l'elezione per la Corte Suprema del Wisconsin dell'anno scorso.

Gli annunci sono rivolti a liste specifiche di persone e le invitano a iscriversi alle liste elettorali, un passaggio che negli Stati Uniti l'elettore deve compiere per conto proprio prima di poter votare. Alcuni sono generici e ricordano che la corsa al Senato nel proprio Stato può decidere il controllo dell'aula. Altri attaccano il socialismo, come quello che mostra l'immagine del sindaco di New York Zohran Mamdani con l'avvertimento che "se non voti a novembre, il socialismo potrebbe dichiarare vittoria sull'America". La ricostruzione arriva da un'analisi dei dati sugli annunci politici di Meta condotta da NBC News.

America PAC non dava segnali di attività da più di un anno. Il gruppo ha confermato di recente che avrà un ruolo importante nelle elezioni di metà mandato di novembre, quando si rinnovano la Camera e un terzo del Senato, puntando sul porta a porta, sulla pubblicità digitale e sulla posta diretta per far votare gli elettori repubblicani. I piani del comitato per le elezioni di metà mandato erano stati anticipati da Axios.

"La squadra politica del presidente e il resto dell'apparato repubblicano hanno costruito una macchina di primo livello che metterà i repubblicani in una posizione forte per andare contro la storia e mantenere il controllo del Congresso questo autunno e siamo felici di far parte di nuovo della squadra", ha detto a NBC News il portavoce di America PAC Andrew Romeo il mese scorso, confermando che il gruppo si stava attrezzando per il voto. Il comitato non ha commentato i nuovi annunci.

Quanto spenderà il gruppo non è ancora chiaro: alla fine di giugno America PAC aveva dichiarato poca liquidità in cassa, ma il patrimonio personale di Musk gli permette di riversare risorse sul comitato in tempi rapidi. Nel 2024 l'imprenditore aveva speso più di 250 milioni di dollari a sostegno del presidente Donald Trump e del suo partito, diventando in poco tempo uno dei protagonisti della politica repubblicana.

La successiva prova elettorale di Musk era andata male. Nel 2025 si era impegnato nella corsa per un seggio alla Corte Suprema del Wisconsin, dove i giudici sono eletti dai cittadini. Il candidato che sosteneva era stato battuto. In quella campagna i democratici avevano messo proprio Musk al centro dei loro spot, trasformandolo nel bersaglio principale della loro comunicazione.

Il rapporto tra Musk e il presidente ha attraversato fasi alterne, con rotture e riavvicinamenti, ma il fondatore di Tesla è rimasto un donatore affidabile per i repubblicani e in questo ciclo elettorale ha versato milioni di dollari ai principali comitati del partito. All'inizio di quest'anno ha fatto parte della delegazione americana che ha accompagnato Trump in Cina.

Il Senato è il fronte più incerto di queste elezioni e i democratici hanno cominciato a credere di poter conquistare la maggioranza. Il socialismo è diventato uno degli argomenti principali della campagna repubblicana dopo la vittoria di Mamdani a New York. Il sindaco è finito in tribunale per il suo piano di supermercati comunali e i consensi per le idee della sinistra radicale crescono soprattutto tra gli elettori bianchi laureati e benestanti.


I Dem iniziano a credere di poter vincere al Senato


Le corse per il Senato in Texas e Iowa non hanno più un favorito. Cook Political Report, il sito di analisi elettorale non schierato che assegna un pronostico a ogni sfida, ha spostato giovedì le due gare dalla categoria di quelle in cui i repubblicani sono in vantaggio a quella delle corse in bilico. Il presidente Donald Trump aveva vinto entrambi gli Stati con più di 13 punti di scarto nel 2024.

Ai democratici servono quattro seggi netti per conquistare la maggioranza al Senato in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. All'inizio del ciclo elettorale la strada verso i 51 seggi sembrava passare solo per Maine, Ohio, Alaska e North Carolina. Ora il partito prova a competere anche in Iowa, Texas, Kansas e persino Mississippi, puntando sullo stato dell'economia, sulla guerra in Iran e su un'accusa più generale di corruzione a Washington.

Chuck Schumer, capo dei democratici al Senato, ha detto in un comunicato che "la battaglia per il Senato è ora un testa a testa e i democratici sono sulla strada della vittoria". Secondo Schumer i repubblicani "pensavano di avere il Senato blindato" e invece i democratici "hanno spalancato la mappa" grazie al reclutamento dei candidati e a un messaggio centrato su quello che il partito può consegnare agli americani.

Jessica Taylor, che cura le analisi sulle corse per il Senato per Cook Political Report, ha dichiarato a NOTUS che il giudizio degli elettori sull'economia è probabilmente già formato in vista di novembre. "I prezzi della benzina sono più alti in un posto come l'Iowa. I prezzi dei fertilizzanti e del gasolio sono più alti. I dazi hanno colpito l'agricoltura", ha detto. A pesare sono soprattutto gli effetti economici negativi dei dazi decisi dal presidente e la guerra contro l'Iran.

La qualità dei candidati funziona in modo opposto nei due Stati. "Ashley Hinson è una candidata molto forte per i repubblicani in Iowa, ma penso che in Texas valga il contrario, perché i repubblicani hanno un candidato molto debole in Ken Paxton", ha detto Taylor. "Quindi in Texas contano sia il clima politico sia un candidato debole, oltre a un candidato più forte" tra i democratici, cioè James Talarico.

In Iowa si vota per sostituire la senatrice repubblicana Joni Ernst, che non si ricandida. La sfida è tra la deputata al Congresso Ashley Hinson e il deputato statale democratico Josh Turek. Un democratico non vince un'elezione presidenziale o per il Senato in Iowa dal 2012, quando ci riuscì Barack Obama. Lo Stato è stato colpito dai dazi e dall'aumento dei costi dei fertilizzanti e del gasolio.

Anche le corse per il governatore si sono mosse: il Texas è passato da sicuro repubblicano a probabile repubblicano, l'Iowa da incerto a favorevole ai democratici. In Iowa il revisore dei conti dello Stato Rob Sand è avanti di 5 punti sull'imprenditore e agricoltore repubblicano Zach Lahn secondo una rilevazione di Emerson College Polling e Nexstar Media. Spencer Kimball, direttore esecutivo di Emerson College Polling, ha detto che a fare la differenza sono gli elettori indipendenti che si stanno spostando verso Sand. Il governatore del Texas Greg Abbott, in carica da tre mandati, è criticato per il sostegno dato in passato ai data center mentre nelle aree rurali cresce l'opposizione a questi impianti. La sua sfidante democratica, la deputata statale Gina Hinojosa, ha definito lo Stato il "far west dei data center".

In Texas non viene eletto un democratico a una carica statale da più di trent'anni. Gli elettori repubblicani sono molto più numerosi di quelli democratici e Talarico ha bisogno di voti oltre il suo schieramento. Per questo ha assunto un collaboratore repubblicano dell'ufficio del senatore John Cornyn in un ruolo di vertice della campagna. I democratici a livello nazionale non stanno ancora investendo nella corsa per il Senato in Texas. Lo Stato è servito da 20 mercati televisivi ed è di gran lunga il più costoso tra quelli in gioco.

Taylor ha avvertito che i pronostici possono tornare a favore dei repubblicani quando in autunno gli elettori inizieranno a seguire davvero i candidati e dopo che il partito avrà lanciato la sua campagna pubblicitaria da molti milioni di dollari. Il Senate Leadership Fund, il principale comitato che raccoglie fondi illimitati a sostegno dei candidati repubblicani al Senato ed è vicino al leader della maggioranza John Thune, ha già cominciato a comprare spazi televisivi con spot contro i candidati democratici in Iowa, Alaska, Maine e North Carolina. È il segno che i repubblicani si sentono costretti a spendere anche in quegli Stati.

Patrick Ruffini, sondaggista di Echelon Insights, ha esaminato in un'analisi più di 3.000 sondaggi sulle corse per il Senato degli ultimi quattro cicli elettorali. Negli ultimi anni, ha scritto, i democratici sembrano competitivi negli Stati repubblicani durante l'estate per poi perdere terreno il giorno del voto. Anche in questo caso i sondaggi dovrebbero stringersi nei prossimi mesi e strappare seggi in Stati molto conservatori come Kansas e Mississippi resta un'impresa.

I repubblicani faticano però a difendere il prezzo alto della benzina causato dalla guerra in Iran. Lo presentano come un sacrificio temporaneo mentre il presidente cerca di ottenere la pace in Medio Oriente, sei mesi dopo gli attacchi contro Teheran. Michele Tafoya, candidata repubblicana al Senato in Minnesota, ha proposto agli elettori di rinunciare al caffè da Starbucks per far quadrare i conti alla pompa.

Il gradimento del presidente non aiuta il suo partito. Un sondaggio Reuters/Ipsos lo ha misurato al 33%, il valore più basso del suo mandato. Anche il suo peso nelle primarie si sta riducendo, con sempre più elettori repubblicani che hanno bocciato i candidati che sostiene.

Abdul El-Sayed, il progressista scelto dai democratici per il seggio libero del Michigan, preoccupa una parte del partito, che teme prenda meno voti del previsto e apra la strada al deputato repubblicano Mike Rogers in un seggio considerato sicuro. Un sondaggio dell'AARP, l'associazione degli americani sopra i 50 anni, li ha trovati alla pari, 48 a 47, mentre altre rilevazioni danno Rogers in vantaggio.

Battere Susan Collins in Maine, senatrice repubblicana al quinto mandato, resta complicato dopo il cambio di candidato di fine estate. Al posto di Graham Platner, travolto dalle polemiche, corre Troy Jackson, ex presidente del Senato dello Stato e molto meno conosciuto.

I repubblicani indicano l'avanzata dei socialisti-democratici nelle corse più visibili, compresa la vittoria di Angie Nixon nella primaria democratica per il Senato in Florida, come prova che il Partito Democratico è troppo estremo. Il National Republican Senatorial Committee, il comitato che coordina le campagne repubblicane per il Senato, ha criticato il senatore democratico Jon Ossoff, candidato alla rielezione in Georgia, per aver appoggiato quello che ha chiamato il "compagno socialista" El-Sayed. Il comitato ha chiesto: "Ossoff sosterrà anche Nixon e starà dalla parte del suo programma socialista?"

Il Partito Democratico ha anche un problema di immagine che rende la battaglia per il Senato una partita aperta. "Penso che gli elettori sceglieranno in qualche modo tra il meno peggio", ha detto Taylor. "Il Senato è in bilico, ma è una corsa in cui i repubblicani potrebbero ancora avere un leggero vantaggio."


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7 Trucchi Psicologici Per Farti Rispettare Da Chiunque


Per anni ho pensato che bastasse essere bravo e gentile. Risultato: rispetto a metà. Questi sono i 7 comportamenti che rendono il rispetto inevitabile.

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Per anni ho pensato che bastasse essere bravo e gentile: fare bene il mio lavoro, essere preparato, mantenere la parola data. E sai qual è stato il risultato? Le persone mi rispettavano, ma a metà. Prendevano decisioni senza chiedermi, mi interrompevano mentre parlavo, mi davano per scontato. Il problema vero è che fare il proprio dovere, purtroppo, non è abbastanza. Il rispetto non è deciso da quanto vali, ma da come ti comporti nei primi 10 secondi quando incontri qualcuno. Ci sono 7 comportamenti specifici che chi ti guarda registra senza nemmeno accorgersene, e poi usa per decidere quanta attenzione darti.

Prima però una cosa che deve esserti chiarissima. Il rispetto non te lo regalano, non si chiede e non si guadagna: si rende inevitabile. E tutto quello che leggerai è applicabile da domani mattina. Non ti chiedo di cambiare la tua vita: ci sono solo alcune cose da smettere di fare e alcune da iniziare a fare.

Come entri nella stanza: si gioca tutto in 5 secondi


C'è chi entra nelle stanze come se stesse chiedendo permesso: spalle chiuse, sguardo basso, il telefono in mano perché guardare il telefono alleggerisce l'ansia. Io questo l'ho fatto un sacco di volte, soprattutto da ragazzino. Poi c'è chi entra e basta: sguardo alto, spalle aperte, saluta per primo, fa il giro della stanza e non gliene frega assolutamente una sega se gli altri lo salutano meno.

Pensa alla riunione di brainstorming del lunedì in ufficio. C'è sempre qualcuno che entra col telefono in mano e qualcuno che entra senza, guardando tutti e salutando. Chi viene ascoltato per primo nei 20 minuti successivi? Ti sto parlando di due microatteggiamenti, soprattutto psicologici: devi entrare come se fossi arrivato, non come se fossi apparso. E il telefono te lo tieni in tasca, lo lasci nell'altra stanza, in macchina, buttalo fuori dalla finestra. Così chi ti vede entrare ha capito che esisti. La maggior parte delle persone, nelle situazioni, non esiste davvero.

Il ritmo con cui parli conta più di quello che dici


Questa magari non te l'ha mai detta nessuno, ma piantatela in testa: il ritmo con cui dici una cosa è più importante della cosa stessa. Avere il ritmo significa parlare più lentamente della persona con cui ti stai confrontando. Non lento come un disco rotto: lento dando peso alle parole. Quello che a te sembrerà lento, per gli altri sembrerà importante.

E soprattutto: chi viene rispettato non riempie i silenzi. È una tendenza che abbiamo tutti, i silenzi ci mettono a disagio. Ma il silenzio è uno strumento. Quando dici qualcosa di importante e l'altra persona resta lì 2 secondi, o non ha capito un cazzo o sta elaborando, di solito la seconda. Devi azzerare l'istinto del "ah no, aspetta, intendevo che". Tu hai detto quello che hai detto, tocca all'altro parlare per primo. Chi rallenta sta dicendo, senza dirlo: quello che io dico vale.

La parola data va rispettata. Punto.


Il terzo comportamento è quello con cui ti giochi il rispetto sul medio e lungo periodo. Ed è semplicissimo da descrivere, ma brutale nell'applicazione. Sei puntuale: arrivi quando hai detto che saresti arrivato. Se sei in ritardo, avvisi prima, mai dopo. C'è una differenza enorme tra "guarda, sono in ritardo di 20 minuti" detto 20 minuti prima dell'appuntamento, e "tranquillo, sto arrivando, sono nel traffico" scritto 5 minuti dopo. La prima è gestione della tua vita, tutti abbiamo imprevisti. La seconda è una scusa. E le persone che vengono rispettate non hanno scuse.

Pensa al collega che ti dice "te lo mando entro venerdì" e poi ti arriva lunedì, una, due, tre volte. Dopo quanto smetti di credergli? Anche le persone che ci vogliono bene fanno un calcolo continuo su quanto siamo affidabili, e in base a quello decidono se parlarci di progetti seri, magari anche molto remunerativi, o se restare a livello di chiacchiera da bar. Le persone perdonano gli errori, io ne ho fatti un sacco. Non perdonano chi non mantiene la parola, perché chi non la mantiene sta dicendo "la mia parola non vale niente". E lo sta dicendo per primo a se stesso.

Impara a dire no senza giustificarti


Qui il 90% delle persone che conosco si autodemolisce. Il capo ti chiede di fermarti il venerdì sera, un amico ti chiede di organizzare la cena di compleanno di qualcun altro, tua suocera ti chiede di passare a prenderla domenica mattina esattamente alle 8:33. E tu, che vorresti dire no, ti lanci in 3 minuti di autobiografia sulla tua vita, della quale oggettivamente non frega niente a nessuno. Tranne per il fatto che stai passando un messaggio: il tuo no è negoziabile, basta convincerti che la tua scusa non è abbastanza buona. E infatti parte la contrattazione su una cosa che non vuoi fare. Follia pura.

La versione corretta è un'altra: "venerdì non posso, lo faccio lunedì mattina". Oppure semplicemente: "no, non posso". Basta, fine. Ma perché cazzo ti devi giustificare? Se l'altra persona si offende, sta dicendo qualcosa di se stessa, non di te: non ti riguarda. Dire no senza giustificarti non è arroganza, è chiarezza. Le persone rispettano chi ha confini chiari, non chi ha confini sfumati e pieni di scuse inutili.

La regola dei 2 secondi


E se l'altra persona ti provoca? Qui esplode il restante 10% dei tentativi di farsi rispettare. La regola è una sola, tatuatela in testa: quando qualcuno ti provoca, nei primi 2 secondi non reagisci, e poi te ne prendi altri 10 per respirare.

Pensa alla cena di Natale, il fondo di distruzione di qualunque famiglia italiana, e a quel parente. Non te lo devo dire il nome, ce l'hai già in testa. Quello che ti chiede davanti a tutti "uè, ma quand'è che ti sposi?". La versione reattiva è "ma che cazzo c'entra adesso che mi sto a magnare il cotechino?". Ecco: in quei 2 secondi hai permesso a una persona di comandare la tua vita. Hanno premuto un bottone, tu hai suonato. La versione con i 2 secondi è: finisci di tagliare la tua fetta di sacrosanto cotechino, silenzio, sguardo dritto in faccia, sorriso, "quando sarà il mio momento". Oppure, se vuoi essere stronzo: "quando troverò qualcuno che mi sopporta come mamma sopporta papà". La stanza ride, tu fai la figura di quello superiore, e magari la prossima volta il parente se lo ricorda.

Smetti di dire scusa, inizia a dire grazie


Il sesto è il più piccolo della lista, ma cambia completamente il modo in cui suoni in una conversazione. Versione vecchia: "scusa il ritardo". Versione nuova: "grazie di avermi aspettato". Versione vecchia: "scusami se ti rompo con questa cosa". Versione nuova: "grazie per il tempo che mi stai dando". Versione vecchia: "scusa se non ti ho risposto prima". Versione nuova: "grazie per la pazienza". E vai avanti così.

Perché quando arrivi in un posto e ti senti dire "sei in ritardo", quella persona sta cercando di imporre il suo potere su di te, vuole farti sentire in colpa. Se dici "scusa", non arrivi da nessuna parte. È oggettivo che tu sia in ritardo, ma perché cacchio ti devi scusare? Attenzione: questo vale per le minchiate. Per gli errori veri, se hai fatto un danno, ti scusi, perché quella è assunzione di responsabilità e anche quella comanda rispetto. Ma ti assicuro che se applichi anche solo questa, in due settimane cambia il modo in cui la gente ti guarda.

Ti allontani da chi non ti rispetta


Il settimo chiude il cerchio, e senza questo gli altri sei non valgono nulla. Significa che la persona che non ti risponde ai messaggi smetti di rincorrerla. Che non riprogrammi per la terza volta la cena cancellata le due volte precedenti senza un motivo. Che smetti di dare spiegazioni a chi ti tratta male e poi fa finta di niente. Ma attenzione: niente sceneggiate, non bruci i ponti, non bruci la macchina a nessuno. Passi oltre, silenziosamente.

Non si tratta di essere superiori: si tratta di riallocare il tuo tempo, la tua vita unica e irripetibile, con persone che ti rispettano. Ricevere rispetto significa, a un certo punto, smettere di offrire la versione migliore di te a chi ti dà la peggiore di sé. Quando le persone capiscono che la tua attenzione la possono perdere, iniziano a rispettarti, perché capiscono che il tuo tempo non è scontato.

Da domani mattina


Sette comportamenti, tutti osservabili, tutti applicabili da domani mattina. E ora torniamo alla persona che avevi in testa all'inizio: il familiare, il collega, il capo. Con quale di questi sette parte il problema? Di solito è uno solo, e di solito lo sai già. Parti da quello.

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Missione segreta della CIA a Mosca: il vero messaggio di Trump a Putin


Ratcliffe ha ribadito ai russi l'impegno degli Stati Uniti sull'articolo 5 e discusso anche di Ucraina e Iran. La missione era stata tenuta nascosta persino a parte della Casa Bianca.

La missione diplomatica di John Ratcliffe in Russia era talmente riservata che nemmeno alcuni alti funzionari della Casa Bianca ne erano al corrente. Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump ha inviato personalmente a Mosca il direttore della CIA, tenendo all'oscuro della missione e del messaggio da consegnare al Cremlino anche collaboratori fidati e vertici militari che normalmente sarebbero stati informati. Ratcliffe è arrivato martedì dalla Lettonia a bordo di un C-17 militare senza insegne e ha incontrato Sergei Naryshkin, direttore dell'intelligence estera russa. Il Cremlino ha precisato che non ha invece visto Vladimir Putin. La notizia del viaggio ha spinto i funzionari europei a cercare rapidamente informazioni sui colloqui.

Due funzionari europei, una volta informati, hanno riferito che Ratcliffe ha ribadito ai suoi interlocutori dell'intelligence russa l'impegno degli Stati Uniti nei confronti dell'Articolo 5 della NATO, in base al quale un attacco contro un Paese membro è considerato un attacco contro tutti. Il Wall Street Journal aveva già riportato che il direttore della CIA aveva avvertito Mosca di non attaccare Paesi dell'Alleanza.

La visita arriva dopo recenti valutazioni dell'intelligence secondo cui la Russia potrebbe mettere alla prova la NATO entro pochi anni. Funzionari europei hanno inoltre avvertito che Mosca avrebbe accumulato droni ucraini in vista di una possibile operazione sotto falsa bandiera contro gli Stati del fianco orientale. Trump, però, ha detto giovedì ai giornalisti di non essere preoccupato: Putin "non attaccherà territorio NATO".

Stati Uniti · Russia · NATO

Trump ha mandato il capo della CIA a Mosca con un messaggio riservato sull’Articolo 5

John Ratcliffe è arrivato a Mosca su un aereo militare senza insegne. Della missione non erano al corrente né alcuni alti funzionari della Casa Bianca né i vertici militari che di solito vengono informati.

Grafica di FocusAmerica 28 agosto 2026

La rotta della missione
Riga Mosca
Paesi NATO Russia e Bielorussia Ucraina e Moldova
Martedì. Un C-17 militare senza insegne decolla dalla Lettonia e porta a Mosca il direttore della CIA. Il viaggio non era stato annunciato.

La missione in tre numeri

1
Sola persona incontrata
Sergei Naryshkin, direttore dell’intelligence estera russa

0
Incontri con Putin
Il Cremlino ha precisato che il presidente russo non lo ha ricevuto

2030
L’anno che l’Europa teme
Quando Mosca potrebbe tornare in grado di attaccare la NATO

1

La missione

Un viaggio costruito per non lasciare tracce


Trump ha tenuto la missione dentro un cerchio ristretto: ne sono rimasti fuori anche i vertici militari che di solito vengono avvisati.

Quando
Martedì, con arrivo dalla Lettonia

Come
A bordo di un C-17 militare senza insegne

Chi ha incontrato
Sergei Naryshkin, direttore dell’intelligence estera russa

Chi non ha visto
Vladimir Putin

Chi lo sapeva
Nemmeno alcuni alti funzionari della Casa Bianca, collaboratori fidati e vertici militari

Chi l’ha saputo dopo
Gli europei, che hanno cercato in fretta informazioni sui colloqui

2

Il messaggio

Che cosa Ratcliffe ha detto ai russi


Quattro punti, consegnati di persona al capo dell’intelligence estera russa.

1

L’Articolo 5 resta in piedi
Gli Stati Uniti continuano a considerare un attacco contro un Paese membro come un attacco contro tutta l’Alleanza.

2

Non attaccate i Paesi della NATO
Un avvertimento che il direttore della CIA aveva già fatto arrivare a Mosca nelle settimane precedenti.

3

Chiudete i rapporti con l’Iran
Niente più legami economici o di sicurezza con Teheran, mentre Washington rafforza le sanzioni contro il regime.

4

E un’apertura sull’Ucraina
I due hanno parlato di una possibile ripresa dei negoziati. Secondo Kyrylo Budanov i colloqui diretti potrebbero ripartire a settembre.

3

Gli inviati

Trump ha già provato con quattro emissari


Prima di Ratcliffe, ogni canale aperto dalla Casa Bianca si è fermato senza risultati.

Steve Witkoff
Inviato speciale, mandato a Mosca più volte

Nessun accordo

Jared Kushner
Il genero del presidente, affiancato a Witkoff

Nessun accordo

Marco Rubio e Keith Kellogg
Il Segretario di Stato e l’allora inviato per l’Ucraina hanno visto entrambe le parti

Nessun accordo

Il vertice in Alaska
Agosto 2025. Per mesi Washington aveva spinto Kyiv a cedere le zone del Donetsk che la Russia non aveva conquistato

Nessun accordo

John Ratcliffe
Agosto 2026. Il canale passa all’intelligence: i contatti consolidati tra CIA e servizi russi, più la vicinanza personale a Trump

In corso

4

L’orizzonte

Quanto tempo separa l’Europa dal prossimo test russo


Le rassicurazioni pubbliche e le valutazioni dell’intelligence raccontano due tempi diversi.

Oggi
La guerra ibrida

Entro pochi anni
Il test dell’Alleanza

2030
L’esercito ricostruito

Droni, attacchi informatici e persino pacchi esplosivi contro i Paesi che sostengono Kyiv. I funzionari europei osservano che questa pressione cresce e che può far scoppiare una crisi molto più ampia senza che nessuno dichiari guerra.

Tre letture dello stesso rischio

“Putin non attaccherà territorio NATO”
Donald Trump, giovedì ai giornalisti: dice di non essere preoccupato

“Il rischio di un’invasione diretta è attualmente basso”
Andris Kulbergs, primo ministro lettone: il livello di minaccia militare per il Paese non è cambiato

“Putin ha una straordinaria tolleranza al rischio”
J.C. Lintzenich, German Marshall Fund: ma difficilmente scommetterà su azioni che possono mettere in pericolo lo Stato russo

Fonte Ricostruzione del Wall Street Journal; dichiarazioni di funzionari europei e statunitensi e del Cremlino; German Marshall Fund. Dati aggiornati al 28 agosto 2026.

Tra Ucraina e Iran, Trump cambia inviato e strategia?


Ratcliffe ha discusso con il suo omologo russo anche della possibile ripresa dei negoziati per porre fine all'invasione russa dell'Ucraina. Poco dopo Kyrylo Budanov, capo dell'ufficio presidenziale ucraino, ha detto che i colloqui diretti tra i due Paesi potrebbero ripartire a settembre. Ma il direttore della CIA avrebbe inoltre chiesto ai russi di non mantenere più legami economici o di sicurezza con l'Iran, mentre l'Amministrazione Trump cerca di intensificare la campagna di sanzioni contro Teheran.

Il presidente sembra comunque aver cambiato il proprio inviato dopo che i precedenti round negoziali, affidati ad altri inviati, non sono riusciti a fermare la guerra. Negli ultimi mesi Mosca ha intensificato gli attacchi contro l'Ucraina, rafforzato il sostegno al regime iraniano e resistito ai tentativi americani di migliorare i rapporti economici. Trump aveva inviato più volte a Mosca l'inviato speciale Steve Witkoff, poi affiancato dal genero Jared Kushner. Anche il Segretario di Stato Marco Rubio e l'ex inviato per l'Ucraina Keith Kellogg avevano incontrato rappresentanti delle due parti.

Il vertice in Alaska dell'agosto 2025, risultato di questi sforzi negoziali, però non aveva prodotto alcun accordo, anche se per mesi l'Amministrazione Trump aveva spinto Kyiv ad accettare la cessione unilaterale di territori orientali della regione di Donetsk nel Donbass che la Russia non aveva conquistato.

Ratcliffe ha già ottenuto in passato risultati nei rapporti con il Cremlino, tra cui la liberazione di ostaggi americani, e combina i tradizionali canali di comunicazione tra la CIA e i servizi russi con la sua vicinanza personale a Trump. Ha costruito il messaggio e lo ha consegnato personalmente perché Mosca comprendesse che gli sforzi per arrivare alla pace non distolgono Trump dagli impegni di sicurezza verso l'Europa, ha spiegato al Journal J.C. Lintzenich, ex alto funzionario dell'intelligence oggi al German Marshall Fund. "Putin ha una straordinaria tolleranza al rischio ed è persino disposto ad alzare il livello dello scontro per costringere l'altra parte a ridurlo, ma difficilmente scommetterà su azioni che potrebbero mettere in pericolo lo Stato russo".

I Paesi baltici rassicurano, ma l'Europa guarda al 2030


I leader del fianco orientale della NATO hanno cercato di ridimensionare i timori di una imminente aggressione russa. "Al momento non c'è motivo di preoccuparsi", ha detto in un video sui social il primo ministro lettone Andris Kulbergs. "Il livello di minaccia militare per la Lettonia non è cambiato. Il rischio di un'invasione diretta è attualmente basso". I funzionari europei osservano però che la Russia continua a condurre una guerra ibrida sempre più intensa contro gli alleati dell'Ucraina, attraverso droni, attacchi informatici e persino pacchi esplosivi: azioni che potrebbero innescare una crisi più ampia.

Secondo valutazioni americane ed europee, il Cremlino sta rivedendo i propri piani per un eventuale attacco militare contro la NATO dopo le enormi perdite subite in Ucraina, la carenza di armamenti e le difficoltà economiche. In Europa molti temono però che entro il 2030 la Russia possa tornare a rappresentare una minaccia convenzionale più seria, una volta ricostituite le proprie forze, mentre i Paesi europei saranno ancora impegnati a rafforzare le rispettive capacità militari, nonostante l'aumento delle spese militari.


Il direttore della CIA a Mosca, il mistero dei colloqui e dei tre decreti segreti di Putin


Un Boeing C-17 Globemaster III dell'aeronautica militare statunitense è atterrato all'aeroporto Vnukovo di Mosca la mattina del 25 agosto, proveniente da Riga. A bordo c'era John Ratcliffe, direttore della Central Intelligence Agency. Nessuno dei due governi aveva annunciato il viaggio, ricostruito attraverso i dati pubblici sui voli: il velivolo, identificato dal numero di coda 07-7181 e dal nominativo RCH4555, era decollato dalla Joint Base Andrews, alle porte di Washington, e aveva raggiunto la capitale lettone il 23 agosto. Verso le 18:50, ora di Mosca, è ripartito in direzione di Riga. Poche ore in tutto e nessuna spiegazione ufficiale sulla missione.

È il primo viaggio noto a Mosca di un direttore della CIA dal novembre 2021, quando il suo predecessore William Burns vi si recò per colloqui con i vertici russi mentre l'esercito di Mosca ammassava truppe ai confini dell'Ucraina in vista dell'invasione poi iniziata nel febbraio dell'anno successivo. Axios lo ha definito il contatto di più alto livello in Russia di un rappresentante dell'Amministrazione Trump da gennaio, quando gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner incontrarono Putin al Cremlino per discutere il piano americano sull'Ucraina.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato di non sapere nulla dell'aereo americano e che non erano previsti incontri con funzionari di Washington nel corso della settimana. Secondo Aleksandr Yunashev, membro del gruppo di giornalisti accreditati al seguito del presidente russo, nei giorni precedenti Putin aveva rinviato un evento di grandi dimensioni programmato per il 25 agosto e al quale avevano lavorato "centinaia di persone". La coincidenza ha alimentato l'ipotesi di un incontro tra Putin e Ratcliffe, ma né Mosca né Washington hanno confermato che sia avvenuto.

Washington teme una provocazione contro la NATO?


L'ipotesi più circostanziata arriva dal Wall Street Journal, secondo il quale Ratcliffe avrebbe portato a Mosca un avvertimento. L'intelligence statunitense avrebbe raccolto informazioni su esercitazioni militari russe in preparazione di una possibile mobilitazione, condotte a luglio nell'oblast di Kaliningrad e in altre regioni. Le manovre avrebbero verificato la capacità delle strutture del Ministero della Difesa di accogliere, equipaggiare e rifornire le persone eventualmente richiamate.

Le stesse informazioni indicherebbero che Putin potrebbe voler mettere alla prova la tenuta della NATO con una provocazione contro uno Stato membro. Tra gli scenari presi in esame ci sarebbe un'azione nel corridoio di Suwałki, la striscia di territorio tra Kaliningrad e la Bielorussia che costituisce l'unico collegamento terrestre tra i Paesi baltici e il resto dell'Alleanza Atlantica.

"L'obiettivo poteva essere dirgli: sappiamo che cosa stai preparando, faresti meglio a non farlo", ha spiegato al quotidiano statunitense Beth Sanner, che tra il 2019 e il 2021 ha coordinato l'integrazione delle attività di intelligence per l'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale e, durante il primo mandato di Donald Trump, si occupava del briefing quotidiano al presidente.

Sanner non esclude neppure un collegamento con la guerra tra Stati Uniti e Iran e con il possibile coinvolgimento di Mosca nei negoziati. La Russia è alleata di Teheran e il giorno precedente Washington aveva annunciato una nuova campagna di pressione economica contro l'Iran. Anche il giornalista statunitense Michael Weiss ha collegato il viaggio alle informazioni condivise dagli Stati Uniti con Polonia, Paesi baltici e Stati scandinavi, mentre aumenterebbero "le presunte operazioni di sabotaggio del GRU e l'attività dei droni russi".

Le altre piste: prigionieri e moratoria sugli attacchi


Ksenia Sobchak ha scritto sul proprio canale Telegram, senza indicare la fonte, che il viaggio potrebbe invece riguardare la liberazione di Charles Zimmerman, veterano cinquantottenne della Marina statunitense condannato in Russia a 5 anni di carcere per trasporto illegale di armi. Un fucile e alcune munizioni erano stati trovati sul suo yacht dopo l'arrivo nel porto di Sochi. Zimmerman ha sostenuto di tenere l'arma a bordo per autodifesa e di non conoscere la normativa russa.

Se questa ipotesi fosse corretta, Zimmerman sarebbe il secondo cittadino americano graziato e rimpatriato nell'arco di un mese dopo Robert Gilman, ex marine detenuto dal 2022 e liberato l'11 agosto per motivi umanitari. Putin lo ha graziato senza ottenere la scarcerazione di un detenuto russo in cambio. Quel gesto era stato interpretato come un possibile passo preparatorio verso un nuovo ciclo di colloqui tra Mosca e Kyiv mediato dagli Stati Uniti.

Il media britannico iPaper ricorda che un aereo militare statunitense era arrivato in Russia anche nel febbraio 2025, quando Mosca liberò l'insegnante Marc Fogel, 63 anni, condannato per contrabbando di droga. In cambio, gli Stati Uniti rilasciarono Alexander Vinnik, cittadino russo accusato di aver gestito attraverso la piattaforma di criptovalute BTC-e una vasta operazione di riciclaggio.

Il precedente più importante risale invece all'Amministrazione Biden. Il giornalista del Wall Street Journal Evan Gershkovich e l'ex marine Paul Whelan, entrambi condannati in Russia per spionaggio, tornarono negli Stati Uniti il 1º agosto 2024 nell'ambito di uno scambio che coinvolse 24 detenuti: 16 furono liberati da Russia e Bielorussia, mentre otto cittadini russi vennero rilasciati da Stati Uniti, Germania, Polonia, Slovenia e Norvegia.

Ukraine Context, canale Telegram vicino a Kyrylo Budanov — che a gennaio ha lasciato la guida dell'intelligence militare ucraina per dirigere l'ufficio del presidente Volodymyr Zelensky — riferisce invece di una "importante operazione" discussa a Mosca, preparata "da tempo in segreto" e i cui "risultati potrebbero incidere in modo significativo sugli sviluppi successivi". Non sono stati forniti altri elementi a sostegno di questa versione.

Secondo un'altra ipotesi avanzata da Weiss e ripresa da alcuni media ucraini, Ratcliffe avrebbe discusso una moratoria reciproca sugli attacchi russi e ucraini contro infrastrutture energetiche e porti, insieme a un possibile cessate il fuoco nelle regioni di Sumy e Kharkiv come primo passo verso una più ampia de-escalation. Anche questa ricostruzione non ha ricevuto conferme ufficiali.

Prima dell'arrivo di Ratcliffe, Washington aveva avvertito Kyiv dell'imminente arrivo nella capitale russa di una delegazione di alto livello e le aveva chiesto di sospendere gli attacchi, secondo una fonte citata da Axios. Il Financial Times ha riferito che agli ucraini era stato chiesto di non colpire Mosca, San Pietroburgo e le regioni settentrionali della Russia nelle giornate del 24, 25 e 26 agosto.

Tre decreti non pubblicati nella numerazione ufficiale


Intanto c'è un altro mistero: tra gli atti presidenziali pubblicati sul portale ufficiale russo mancano tre numeri. L'ultimo decreto pubblicato il 24 agosto è il 604, mentre quelli resi pubblici il giorno successivo sono il 608, il 609 e il 610. Due riguardano l'avvicendamento dell'ambasciatore russo in Iraq e uno modifica la composizione delle commissioni per le persone con disabilità e i veterani.

I decreti 605, 606 e 607 sono dunque stati emanati tra il 604 e il 608, ma non sono stati pubblicati. La numerazione permette di accertarne l'esistenza, non di stabilirne il contenuto né la data esatta. Non è quindi possibile collegarli al viaggio di Ratcliffe sulla base degli elementi disponibili. In Russia la mancata pubblicazione di decreti presidenziali non è rara e generalmente indica che gli atti sono riservati. Secondo i conteggi di Vyorstka, nel 2025 non sono stati pubblicati 449 dei 1.010 decreti firmati da Putin, pari al 44,5%.

Il decreto 604, datato 24 agosto, consente invece al governo di imporre la "gestione temporanea" sugli impianti classificati come infrastrutture critiche qualora i proprietari non adottino misure di sicurezza adeguate, comprese quelle necessarie a proteggerli dagli attacchi dei droni. La formulazione riguarda dunque le infrastrutture critiche e non, indistintamente, qualsiasi impianto o azienda.

Anche i mercati hanno reagito agli spostamenti dell'aereo. Alla notizia dell'arrivo di Ratcliffe, l'indice MOEX della Borsa di Mosca è salito di oltre il 3%, raggiungendo i 2.141,46 punti, per poi perdere parte dei guadagni quando si è saputo che il velivolo statunitense aveva lasciato Vnukovo. Ieri si trovava a Mosca anche Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. La sua missione è cominciata il 24 agosto e si concluderà il 28.

L'incontro con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha segnato i primi colloqui in presenza a questo livello tra Vaticano e Russia da 5 anni. Gallagher ha dichiarato che la guerra in Ucraina "provoca nuove vittime e rende sempre più difficile la futura riconciliazione" e che è quindi "urgente e necessario" porvi fine. Ha inoltre annunciato un'intesa per collaborare sulle questioni umanitarie, a cominciare dai bambini colpiti dal conflitto.


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Trump non andrà al sito delle Torri Gemelle per l'11 settembre perché non potrà parlare


Il presidente aveva già mandato i suoi collaboratori a fare i sopralluoghi al memoriale di New York, poi ha scoperto che dal 2012 ai politici è vietato pronunciare discorsi. Andrà al Pentagono.

Il presidente Donald Trump non parteciperà alla cerimonia di New York per i venticinque anni dagli attentati dell'11 settembre 2001, anche perché voleva pronunciare un discorso e il memoriale non lo permette a nessun politico. Lo ha rivelato il New York Times. L'anniversario segna un quarto di secolo dall'attacco più grave subito dagli Stati Uniti dopo quello di Pearl Harbor.

La Casa Bianca aveva già avviato i preparativi per la visita. I collaboratori del presidente avevano fatto i sopralluoghi sul posto e avevano fatto sapere alle autorità di New York e di Washington che Trump intendeva andare a Ground Zero, lo spazio del memoriale dove sorgevano le Torri Gemelle. Nelle ultime settimane agli organizzatori era arrivata anche la richiesta di far parlare il presidente.

Dal 2012 ai politici è vietato pronunciare discorsi durante la commemorazione. Il National September 11 Memorial and Museum, la fondazione che gestisce il sito, ha lavorato per tenere quel luogo fuori dalla politica di parte e concentrato sulla solennità della giornata. Nel primo decennio dopo gli attentati gli eletti leggevano poesie e documenti storici americani come il discorso di Gettysburg. Adesso i politici dei due schieramenti stanno semplicemente uno accanto all'altro mentre i familiari delle vittime salgono sul palco e leggono per ore i nomi dei morti.

Trump commemorerà invece l'anniversario al Pentagono, il quartier generale della Difesa americana, colpito anch'esso negli attacchi dell'11 settembre 2001. Lì il presidente potrà pronunciare un discorso, come aveva già fatto alla cerimonia di Arlington, in Virginia, l'anno scorso e nel 2017. A rappresentare la Casa Bianca a New York sarà il vicepresidente JD Vance.

La convention repubblicana di metà mandato si terrà a Dallas, in Texas, il 9 e il 10 settembre. Trump è atteso sul palco alle 21 di giovedì 10, ora della costa est (le 3 del mattino dell'11 settembre in Italia). Gli organizzatori hanno discusso di inserire nel programma anche un omaggio alle vittime degli attentati. Dal Texas il presidente andrà poi a Washington.

Il giorno successivo alla commemorazione Trump partirà per l'Irlanda, dove il suo campo da golf di Doonbeg ospita l'Irish Open. Partire dall'aeroporto John F. Kennedy di New York o da quello di Newark, in New Jersey, avrebbe bloccato il traffico aereo e stradale molto più di una partenza dalla base militare di Joint Base Andrews, in Maryland.

Anna Kelly, portavoce della Casa Bianca, non ha risposto alle domande sui programmi del presidente per l'anniversario. "Nel venticinquesimo anniversario di questo giorno tragico il presidente ricorderà chi è stato ucciso per mano di terroristi malvagi, onorerà i loro cari e renderà omaggio ai coraggiosi soccorritori che hanno messo a rischio la propria vita per salvare i concittadini", ha dichiarato.

Il discorso dell'anno scorso al Pentagono era arrivato meno di ventiquattro ore dopo l'omicidio di Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso a colpi di arma da fuoco mentre parlava in un campus universitario dello Utah. La cerimonia venne spostata in un altro punto per motivi di sicurezza. "Ricordiamo la luce dei migliori e dei più coraggiosi d'America e l'amore che hanno mostrato nei loro ultimi istanti", disse allora Trump. "In loro memoria facciamo una promessa solenne e nobile. Onoreremo sempre i nostri grandi eroi e voi siete i nostri eroi".

Il presidente ha subito due tentativi di assassinio e altri piani per ucciderlo attribuiti a presunti agenti iraniani. Le minacce nei suoi confronti sono aumentate da quando, il 28 febbraio, ha dato il via alla guerra contro l'Iran.

Alla cerimonia di Manhattan sono attesi l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, l'ex presidente Bill Clinton con la moglie Hillary, l'ex presidente George W. Bush con la moglie Laura e l'ex presidente Barack Obama. Trump aveva partecipato l'ultima volta nel 2024, insieme a Vance, all'ex sindaco Michael Bloomberg, all'allora presidente Joe Biden e all'allora vicepresidente Kamala Harris. Nessuno di loro prese la parola e il presidente andò poi a visitare una caserma dei vigili del fuoco.

I collaboratori di Trump hanno discusso della possibilità di portare il memoriale sotto il controllo federale, anche nel corso dell'anno scorso. Le famiglie delle vittime negli ultimi anni hanno criticato la gestione e i conti della fondazione.

Il presidente si trovava a New York il giorno degli attacchi e in quelle ore disse a una televisione del New Jersey che il grattacielo di sua proprietà al 40 di Wall Street, fino ad allora il secondo più alto di Lower Manhattan, "ora è il più alto". L'affermazione era sbagliata, perché poco distante il palazzo di 70 Pine Street superava in altezza quello di Trump.


I repubblicani intendono attaccare la sinistra democratica alla Convention di Dallas


I repubblicani useranno la prima convention di metà mandato della loro storia per mettere in scena, in prima serata, un atto d'accusa contro la sinistra democratica. Axios ha ricostruito con gli organizzatori il programma dell'evento di Dallas, in calendario il 9 e 10 settembre. L'obiettivo è impedire che il voto del 3 novembre si trasformi in un referendum su Donald Trump.

Il sondaggio Quinnipiac del 29 luglio ha registrato per il presidente un indice di gradimento del 32%, il dato più basso mai rilevato dall'istituto. La guerra in Iran pesa sull'economia e nel partito nessuno vuole che le urne diventino un giudizio sulla Casa Bianca. Da qui la decisione di concentrare la campagna sul socialismo e di martellare su un messaggio elementare: i democratici sono peggio di noi.

Per mesi gli strateghi repubblicani hanno raccolto filmati di esponenti e attivisti democratici, dal commentatore di sinistra Hasan Piker al candidato al Senato in Texas James Talarico. Le immagini scorreranno sugli schermi per tutta la convention. "Il nostro archivio video è sconfinato", ha detto ad Axios una fonte vicina all'organizzazione. Talarico, deputato al Parlamento statale del Texas, ha battuto alle primarie di marzo la progressista Jasmine Crockett ed è avanti su Ken Paxton in tre sondaggi consecutivi: un profilo meno facile da liquidare come estremista di quanto il montaggio repubblicano vorrebbe suggerire.

El-Sayed, il bersaglio principale


Il bersaglio principale sarà Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan, che sostiene il Medicare for All, il progetto di sanità pubblica universale, e critica Israele. Trump lo ha già definito un "comunista" e un "uomo dell'odio" che "odia Israele". El-Sayed, epidemiologo e di religione musulmana, ha replicato di essere un capitalista e di contestare le scelte del governo israeliano a Gaza, non i suoi "fratelli e sorelle di fede ebraica".

El-Sayed ha vinto le primarie del 4 agosto con circa un punto di vantaggio su Haley Stevens, al termine della competizione alle primarie del Senato più costosa della storia americana. La spesa dei gruppi esterni ha superato i 60 milioni di dollari ed è stata in larga parte riconducibile a organizzazioni filoisraeliane. Per l'AIPAC, la principale lobby filoisraeliana di Washington, il risultato ha rappresentato una sconfitta pesante.

Secondo gli organizzatori, mesi di sondaggi hanno definito anche il resto della scaletta. Sul palco saliranno "americani comuni", chiamati a raccontare i risultati ottenuti dai repubblicani sul taglio delle tasse, sui prezzi dei farmaci e sulla sicurezza al confine. La formula, già utilizzata con successo nel 2024, dovrà mostrare un Partito concentrato sui problemi quotidiani.

In vetrina finiranno l'esenzione fiscale su una parte delle mance, le politiche urbane contro la criminalità e i nuovi conti di investimento per i bambini. Molti repubblicani, tuttavia, restano frustrati dalla scarsa attenzione riservata dal presidente all'economia e al costo della vita.

Vance, Trump e la scommessa di Dallas


Ci sarà spazio anche per la task force antifrode del vicepresidente JD Vance e per il movimento MAHA, "Make America Healthy Again", del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., che gli strateghi di Trump considerano ancora capace di ampliare la coalizione repubblicana. Il 5 agosto Vance ha rivendicato l'individuazione di frodi per 230 miliardi di dollari e il blocco di pagamenti per 56 miliardi. Invece sulla guerra in Iran, sempre più impopolare nei sondaggi, la linea sarà una sola: il presidente ha protetto gli americani.

Vance parlerà la sera del 9 settembre all'American Airlines Center, Trump quella del 10, ma il presidente è atteso in sala in entrambe le giornate. Interverranno anche il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, altri membri dell'Amministrazione, candidati emergenti, personalità della Ultimate Fighting Championship e celebrità. La platea sarà diversa da quella del 2024, composta soprattutto da donatori e delegati: a Dallas arriveranno in prevalenza attivisti MAGA.

La convention commemorerà inoltre il primo anniversario dell'assassinio di Charlie Kirk, ucciso il 10 settembre 2025. La ricorrenza coinciderà con la serata del discorso di Trump.

Resta da capire però se l'operazione riuscirà a riportare l'attenzione degli elettori sull'agenda interna del presidente, da tempo impopolare nei sondaggi. In una rilevazione della CNN pubblicata la scorsa settimana, il 73% degli intervistati riteneva che Trump non stia dedicando abbastanza attenzione ai problemi più importanti del paese. Inoltre per il 65%, le sue politiche hanno peggiorato la situazione dell'economia.

I democratici hanno invece rinunciato a organizzare una convention di metà mandato. "Mentre gli americani comuni faticano a pagare le bollette, a fare il pieno o a mettere il cibo in tavola, i repubblicani organizzano una festa multimilionaria per soddisfare l'enorme ego di Donald Trump", ha dichiarato ad Axios Kendall Witmer, portavoce del Comitato nazionale democratico. Secondo Witmer, l'evento finirà per legare i candidati repubblicani più vulnerabili a un'agenda considerata sempre più fallimentare nei sondaggi.


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Tornano le dirette di Focus America, ogni domenica alle 21


Da domenica 30 agosto saremo di nuovo in diretta ogni settimana alle 21 su YouTube, Facebook e Twitter, con spazio per le vostre domande. I post sulla popolarità di Trump si spostano alle 19:30.

Da domani, domenica 30 agosto, tornano le dirette di Focus America. L'appuntamento è ogni domenica alle 21, in contemporanea su YouTube, Facebook e Twitter, per commentare insieme le notizie della settimana dagli Stati Uniti. Il video sarà poi pubblicato anche qui sul sito.

Come nelle dirette del 2024, che ci avevano accompagnato verso le elezioni presidenziali, ci sarà spazio per le domande e le risposte: potrete scrivere nei commenti e risponderemo in diretta. Per chi aveva seguito quegli appuntamenti sarà come tornare a casa. Le dirette ci accompagneranno di settimana in settimana verso le elezioni di metà mandato del 3 novembre.

I post settimanali sulla popolarità del presidente Donald Trump, che escono la domenica alle 21, saranno per questo periodo anticipati alle 19:30, così da non sovrapporsi alla diretta.

Vi aspettiamo domani sera alle 21.


Popolarità Trump, numeri in stallo come i negoziati di pace (23 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Si registra un basso numero di rilevazioni, e difficilmente questo cambierà prima del prossimo mese; per ora, comunque, il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si è assestata un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Si tratta di una situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie si muovono poco, con un modesto aggiustamento verso l’alto per RCP e una totale stagnazione per il sito di Silver e Focus America.

Come già accennato, dopo diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 579 giorni di presidenza (-20,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,3 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,9. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19).

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il sostanziale fallimento dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 23 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 2 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 6 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-) - 58% (-). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,5% (+0,4) - 57,2% (-1,2). In totale un net rating di -17,7 (+1,6).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-) - 57,9% (-0,1), con un net rating complessivo di -20,6 (+0,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


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Samsung porta Galaxy negli smart glasses: l’ecosistema arriva negli occhiali di tutti i giorni


Samsung porta l’ecosistema Galaxy negli smart glasses, trasformando gli occhiali intelligenti in un nuovo punto di accesso a funzioni AI e servizi pensati per l’uso quotidiano
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In occasione di Galaxy Unpacked a Londra, Samsung ha presentato i suoi occhiali intelligenti. Basati sui concept annunciati durante l’ultimo Google I/O, i nuovi modelli sono stati sviluppati in collaborazione con i brand globali dell’eyewear Gentle Monster e Warby Parker. Gli occhiali intelligenti mostrano come l’ecosistema Galaxy possa andare oltre lo smartphone ed entrare nel mondo dell’eyewear, supportando le attività quotidiane, il lavoro, i viaggi e i momenti in cui è utile avere le mani libere.
Progettati per l’uso quotidiano, gli occhiali combinano una montatura leggera e un profilo sottile con la resistenza e il comfort necessari per essere indossati ogni giornoProgettati per l’uso quotidiano, gli occhiali combinano una montatura leggera e un profilo sottile con la resistenza e il comfort necessari per essere indossati ogni giorno
Sviluppati in collaborazione con Gentle Monster e Warby Parker, gli occhiali riflettono l’esperienza di ciascun brand nel design, offrendo un’ampia gamma di stili di montatura, colori e opzioni di lenti adatti a esigenze e stili di vita diversi.

Perché è importante


Con l’ingresso dell’AI in un’era agentica, la questione non riguarda più soltanto quanto diventi intelligente, ma dove e come questa intelligenza incontri le persone. Gli smartphone restano al centro delle esperienze connesse, mentre i dispositivi dell’ecosistema Galaxy aggiungono contesto ai diversi momenti della vita quotidiana. Gli occhiali intelligenti rappresentano il passo successivo, avvicinando l’AI alle persone mentre si muovono, lavorano, comunicano ed esplorano, senza che ogni interazione debba necessariamente iniziare da uno schermo.

HONOR Pad X9 Max: display 13″ e batteria da 10.100 mAh
HONOR Pad X9 Max inaugura una nuova esperienza di intrattenimento portatile con un ampio display da 13 pollici e una batteria da 10.100 mAh. Ecco caratteristiche e novità del nuovo tablet HONOR
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Pensati per questi momenti, gli occhiali intelligenti portano l’intelligenza artificiale direttamente nel campo visivo dell’utente, offrendo informazioni e assistenza tempestive e consentendo al tempo stesso di restare concentrati sulle persone, sui luoghi e sulle attività che li circondano. Controlli intuitivi e misure di sicurezza dedicate garantiscono un utilizzo responsabile e protetto, mentre l'accesso hands-free permette di ricevere assistenza in modo naturale, senza interrompere ciò che si sta facendo o dover ricorrere a un altro schermo.

Una nuova esperienza


Progettati per essere indossati ogni giorno, gli occhiali combinano una montatura leggera, un profilo sottile e prestazioni della batteria pensate per l’uso quotidiano, offrendo fino a 9 ore di utilizzo con una singola carica e fino a 7 ricariche complete aggiuntive grazie alla custodia di ricarica. La fotocamera integrata porta il contesto visivo nell’esperienza AI, mentre la piattaforma Snapdragon AR1 Gen1 supporta le prestazioni AI pensate per l’assistenza in tempo reale, con interazione touch, connettività, efficienza energetica e gestione termica ottimizzate all’interno della montatura compatta.
Sviluppati in partnership con Google, gli smartglasses portano Gemini in un formato indossabile, rendendo l’interazione più naturale, immediata e intuitivaSviluppati in partnership con Google, gli smartglasses portano Gemini in un formato indossabile, rendendo l’interazione più naturale, immediata e intuitiva
Come estensione a mani libere dell’esperienza Galaxy, il dispositivo consente agli utenti di restare concentrati sul momento.

Tra le esperienze principali:


  • restare concentrati sul momento: il dispositivo può riassumere messaggi lunghi, leggere ad alta voce le informazioni principali, offrire traduzioni in tempo reale e consentire il controllo dell’esperienza tramite semplici interazioni vocali o gestuali attraverso dispositivi connessi;
  • acquisire il contesto: quando richiesto, gli occhiali possono acquisire ciò che l’utente sta vedendo, come una lavagna o una discussione durante una riunione, organizzare le informazioni principali in Note e facilitarne la consultazione, la condivisione e le attività di follow-up successive;
  • interazione in tempo reale: gli utenti possono chiedere indicazioni in base alla propria posizione, ad esempio per trovare un percorso, impostare una destinazione o comprendere ciò che li circonda, mentre la traduzione simultanea può supportare la comunicazione in un’altra lingua;
  • assistenza consapevole del contesto: comprendendo il contesto attuale dell’utente e collegando le informazioni rilevanti tra attività diverse, il dispositivo può supportare interazioni successive più utili, aiutando gli utenti a riprendere da dove avevano interrotto con meno ripetizioni;
  • condivisione visiva live: gli utenti possono condividere ciò che stanno vedendo durante una chiamata o registrare il proprio punto di vista, rendendo la comunicazione più immediata e mantenendo le mani libere.



Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere
Galaxy Z Fold o Galaxy Z Flip? Una guida per capire quale nuovo pieghevole Samsung scegliere in base alle proprie esigenze, dall’uso quotidiano alla produttività
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Un approccio più personale all’eyewear


Gli occhiali sono al tempo stesso un accessorio funzionale e un elemento distintivo dello stile personale. Durante Galaxy Unpacked, Samsung ha presentato due design distinti firmati Gentle Monster e Warby Parker, unendo la progettazione hardware con l'identità stilistica dei due marchi. In particolare, l’edizione Gentle Monster presenta una montatura sottile nera, caratterizzata da una linea superiore dritta e bordi inferiori delicatamente arrotondati, per una silhouette raffinata e fashion-forward. Lo stile Warby Parker presenta una linea superiore leggermente rialzata in una ricca tonalità marrone, creando una forma raffinata e versatile, perfetta per l’uso quotidiano.

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HONOR Pad X9 Max: display da 13 pollici e batteria da 10.100 mAh per l'intrattenimento portatile


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Honor ha presentato Pad X9 Max, un tablet elegante e potente con ampio display, progettato per offrire una visione immersiva, prestazioni che durano per tutta la giornata e strumenti evoluti per la produttività. Con un peso di 618 g e un profilo ultrasottile di 6,72 mm, Pad X9 Max combina un display da 13 pollici, con una capiente batteria da 10.100 mAh, il tutto racchiuso in un design raffinato e portatile.

Un grande display racchiuso in un design raffinato e portatile


Al centro del Pad X9 Max si trova il Max Display da 13 pollici, con risoluzione 2,5K e frequenza di aggiornamento di 120 Hz, progettato per garantire nitidezza, ampiezza e fluidità durante la fruizione di contenuti di intrattenimento. Con una risoluzione di 2500 × 1560 pixel, una densità di 228 PPI e il supporto fino a 1,07 miliardi di colori, il display riproduce ogni contenuto con ricchezza di dettagli e profondità.
Il formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampiaIl formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampia
La luminosità massima raggiunge i 700 nit (dati Honor), assicurando una visione confortevole anche in ambienti ben illuminati, mentre la frequenza di aggiornamento di 120 Hz garantisce fluidità nello scorrimento e nella riproduzione di contenuti. Il formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampia rispetto ai tablet di dimensioni inferiori, creando un’esperienza visiva più aperta e coinvolgente senza compromettere la portabilità.

Questa esperienza visiva è racchiusa in un dispositivo progettato secondo il principio per cui un buon design deve eliminare il superfluo e valorizzare ciò che conta davvero. Il telaio interamente in metallo del Pad X9 Max è realizzato a partire da un unico blocco di lega di alluminio ed è caratterizzata da un pannello posteriore uniforme, una raffinata finitura sabbiata e angoli delicatamente arrotondati, che conferiscono al dispositivo un aspetto armonioso e strutturato. Con uno spessore di 6,72 mm e un peso di 618 g, il tablet offre una netta sensazione di comfort.

Caro vita: più staycation per gli italiani | Techpertutti
Il caro vita sta cambiando le abitudini estive degli italiani: sempre più persone scelgono staycation, attività da fare a casa e momenti di qualità in famiglia, secondo una nuova analisi di Temu
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Intrattenimento, produttività e prestazioni


Per supportare le attività quotidiane di intrattenimento, lavoro e studio, il Pad X9 Max combina funzionalità reattive per il multitasking con un’ampia capacità di archiviazione. La tecnologia RAM Turbo assegna in modo intelligente le risorse di archiviazione per ampliare la RAM effettiva, offrendo un’esperienza di memoria equivalente a 18 GB, composta da 6 GB di RAM e 12 GB virtuali, insieme a 256 GB di memoria interna. La memoria può essere ulteriormente ampliata tramite microSD fino a 2 TB, offrendo agli utenti più spazio per raccolte multimediali, documenti e file creativi.
Honor Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAhHonor Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAh
Un tablet con un display così ampio necessita di un’autonomia all’altezza. Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAh, che supporta fino a 16 ore di riproduzione video continua, 13 ore di lettura di documenti, 12 ore di scrittura di appunti con Notes e fino a 73 ore di riproduzione musicale (dati Honor). Per chi lascia il tablet in standby tra una sessione e l’altra, il dispositivo può rimanere inattivo fino a 90 giorni con una sola ricarica. Quando è necessario ricaricarlo, la tecnologia SuperCharge da 45 W contribuisce a ridurre i tempi di attesa.

Prestazioni audiovisive IMAX Enhanced


Pad X9 Max supporta l’esperienza IMAX Enhanced, portando su un dispositivo portatile un intrattenimento ancora più cinematografico. L’esperienza si sviluppa attorno a quattro elementi fondamentali: qualità delle immagini, suono immersivo, formato ampliato e contenuti esclusivi.
Honor Pad X9 Max ha ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio WirelessHonor Pad X9 Max ha ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio Wireless
Per quanto riguarda l’audio, il tablet è dotato di un sistema quad-speaker supportato dagli algoritmi audio proprietari di HONOR e consente un incremento del volume fino al 200%, per una scena sonora più potente. Pad X9 Max ha inoltre ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio Wireless, mentre l’elaborazione audio DTS aggiunge profondità spaziale sia durante l’ascolto tramite gli altoparlanti sia con le cuffie. I contenuti IMAX Enhanced sono disponibili attraverso le piattaforme di streaming supportate, tra cui Disney+.

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Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Connettività fluida tra dispositivi


Pad X9 Max è progettato per funzionare perfettamente con dispositivi e piattaforme differenti. Honor Connect consente il trasferimento di file tra dispositivi di marchi diversi basati su iOS, HarmonyOS, Android, Windows e macOS.

Prezzo e disponibilità


HONOR Pad X9 Max è disponibile nella colorazione Gray. Sarà disponibile in due configurazioni di memoria. La versione da 4 + 128 GB è proposta al prezzo di 399,90 euro, mentre la versione da 6 + 256 GB è disponibile al prezzo di 499,90 euro. Entrambe le configurazioni includono in bundle una tastiera e, acquistando su HONOR.com, è possibile usufruire di un coupon sconto di 50 euro.

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Trump annuncia il controllo americano su 65 miliardi di barili di petrolio venezuelano


L'accordo con la presidente ad interim Delcy Rodríguez prevede lo sviluppo di 17 giacimenti e oltre 100 miliardi di dollari di investimenti, ma la struttura legale e finanziaria resta ignota.

Il presidente Donald Trump ha annunciato ieri sera che gli Stati Uniti hanno ottenuto il controllo su oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere accertate in Venezuela, circa un quinto di quelle del paese sudamericano. L'annuncio è arrivato su Truth Social, il social network di proprietà del presidente. Il messaggio ha fornito però pochissimi dettagli sulla struttura dell'intesa, sui giacimenti interessati e sulle società che vi parteciperanno. Secondo Trump, l'accordo è stato raggiunto "senza alcun costo per il contribuente americano" dal Segretario di Stato Marco Rubio e dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth insieme alla presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez e "attraverso una partnership con privati". Il presidente ha sostenuto che l'operazione più che raddoppierà le riserve petrolifere degli Stati Uniti e contribuirà a ridurre in modo sostanziale il prezzo dei carburanti.

Il Dipartimento di Stato ha precisato che l'intesa attribuirà agli Stati Uniti il 55% della produzione effettiva di una nuova società mista costituita con un "operatore privato esperto in Venezuela", la cui identità non è stata resa nota. Un funzionario della Casa Bianca ha spiegato che la nuova impresa diventerà la seconda compagnia petrolifera privata al mondo per riserve gestite. Rodríguez le ha concesso i diritti di estrazione sui giacimenti in questione per cento anni. Il governo americano, ha aggiunto il funzionario, ha ottenuto più della metà del valore della società, suddiviso tra partecipazioni azionarie e forniture garantite a prezzo di costo. Quel petrolio dovrebbe servire a ricostituire la riserva strategica e a coprire il fabbisogno delle Forze Armate.

Rodríguez ha definito l'accordo storico e ha affermato che prevede lo sviluppo di 17 giacimenti strategici, oltre 100 miliardi di dollari di investimenti e 209 miliardi di dollari di entrate fiscali per lo Stato venezuelano. "Questi investimenti contribuiranno non solo al recupero e alla modernizzazione della nostra industria, ma anche alla crescita economica del nostro Paese, alla sicurezza energetica del nostro emisfero e a un maggiore equilibrio nei mercati internazionali", ha scritto in un comunicato, aggiungendo che l'obiettivo è mettere le riserve del proprio Paese al servizio dello sviluppo nazionale.

Venezuela · Petrolio e potere

Washington annuncia il controllo su un quinto del petrolio venezuelano

Trump ha rivendicato per gli Stati Uniti il controllo di maggioranza su oltre 65 miliardi di barili di riserve accertate. Sulla carta l’intesa più che raddoppia le riserve americane. Nei fatti Caracas estrae poco più dell’1% del petrolio mondiale, e il greggio pesante dell’Orinoco richiede impianti che in Venezuela sono vecchi e insufficienti.

Grafica di FocusAmerica 29 agosto 2026

Riserve di greggio accertate degli Stati Uniti, in miliardi di barili

111
Sulla carta, dopo l’accordo

2,4× le riserve
di oggi

46Riserve certificate dall’EIA a fine 2023
65Barili rivendicati da Trump in Venezuela

La somma vale solo se l’accordo regge. E i 65 miliardi rivendicati, per ora, restano sottoterra.

Esplora i quattro nodi
IIl paradossoParadosso IIL’accordoAccordo IIIIl prezzoPrezzo IVGli ostacoliOstacoli

Riserve contro produzione

Il Venezuela ha le riserve più grandi del mondo e un rubinetto quasi chiuso


Nessun paese al mondo possiede più petrolio accertato del Venezuela. E nessun altro paese così ricco di greggio ne estrae così poco. È in questo divario che si gioca l’accordo annunciato da Trump.

Quota delle riserve mondiali
17%

Resto del mondo

Resto del mondo

Quota della produzione mondiale
1,2%

14× La quota del Venezuela sulle riserve mondiali è quattordici volte più grande della sua quota sulla produzione. Possiede 303 dei 1.730 miliardi di barili accertati nel mondo, ma ogni giorno ne pompa 1,25 milioni su circa 103.
Il greggio dell’Orinoco è pesante o extra‑pesante: per lavorarlo servono impianti specializzati, e quelli venezuelani sono vecchi, senza investimenti da anni. Non sono solo le sanzioni a tenere chiuso il rubinetto.

Un asterisco sulle cifre
Le riserve venezuelane sono dichiarate da Caracas e pubblicate dall’OPEC senza verifica indipendente. Francisco Monaldi, del Baker Institute della Rice University, stima che una cifra prudente si aggiri tra i 100 e i 110 miliardi di barili: circa un terzo di quella ufficiale.

Che cosa prevede l’intesa

Una società mista, diciassette giacimenti e un secolo di diritti


Il Dipartimento di Stato assegna agli Stati Uniti il 55% della produzione effettiva di una nuova società costituita con un operatore privato di cui non è stato reso noto il nome.

Riserve accertate del Venezuela303 miliardi di barili

65 miliardi rivendicati

55%
La quota americana sulla produzione effettiva della società mista

17
I giacimenti strategici coinvolti, nella fascia dell’Orinoco e attorno al lago di Maracaibo

100 anni
La durata dei diritti sui giacimenti concessi da Delcy Rodríguez

0
Il costo per il contribuente americano, secondo Trump
Nessun dettaglio sulla struttura finanziaria

100 mld $
Gli investimenti privati che l’intesa dovrebbe portare in Venezuela
Stima di Caracas e del segretario di Stato Rubio

209 mld $
Le entrate fiscali attese dallo Stato venezuelano
Stima del governo Rodríguez

Il nome che manca
L’identità dell’operatore privato che guiderà la società mista resta riservata. Un funzionario della Casa Bianca sostiene che diventerà la seconda compagnia petrolifera privata al mondo per riserve. Il greggio dovrebbe servire a ricostituire la riserva strategica e a rifornire le forze armate.

Perché Washington ha fretta

La riserva strategica è scesa al livello più basso dal 1982


La guerra con l’Iran ha eroso le scorte e fatto salire i prezzi. A due mesi dalle elezioni di metà mandato, la benzina resta sopra i 4 dollari al gallone.

−114,5

404,2 agosto 2025
289,7 21 agosto 2026
−28,3% Quanto si sono ridotte le scorte in dodici mesi

Scorte della riserva strategica in milioni di barili. Scala 0–450.
La Strategic Petroleum Reserve non era così vuota dal novembre 1982. Ricostituirla è una delle ragioni per cui la Casa Bianca ha fretta di chiudere l’accordo con Caracas.

Il greggio texano nel 2026

58 $
Inizio anno

83 $
Venerdì 28 agosto

112 $
Marzo, picco

Prezzo del barile di greggio WTI in dollari. La guerra con l’Iran ha interrotto per sei mesi il flusso di circa un quinto del petrolio mondiale.

oltre 4 $
Prezzo medio della benzina al gallone, pari a circa 3,8 litri

2 mesi
Quanto manca alle elezioni di metà mandato di novembre

Che cosa può fermare l’intesa

Cinque ostacoli tra l’annuncio e il primo barile


Apri una voce per i dettagli. Nessuno di questi nodi si scioglie con un messaggio su Truth Social.

1Non esiste un precedente+
Nessun governo degli Stati Uniti ha mai stipulato un contratto di affitto per gestire giacimenti petroliferi all’estero. Tra le ipotesi allo studio c’è l’assegnazione dei campi alle compagnie americane tramite aste.David Goldwyn, Goldwyn Global Strategies, a Reuters

2Il nodo costituzionale venezuelano+
La legge venezuelana tiene sotto controllo statale le attività centrali dell’industria petrolifera: l’accordo può finire in tribunale. A gennaio l’Assemblea nazionale ha approvato una riforma che restituisce alle compagnie straniere gran parte del controllo perso con le nazionalizzazioni di Chávez del 2007.Ricardo Hausmann, già ministro venezuelano e oggi professore a Harvard, definisce l’intesa incostituzionale e destinata al fallimento

3Un greggio che poche raffinerie sanno lavorare+
Gran parte delle riserve, soprattutto nella fascia dell’Orinoco, è greggio pesante o extra‑pesante. Richiede impianti specializzati per la lavorazione e la raffinazione, e quelli venezuelani sono invecchiati dopo anni di investimenti insufficienti, cattiva gestione e sanzioni.

4Rete elettrica e capacità di esportazione insufficienti+
Gli ostacoli che da anni scoraggiano gli investitori restano tutti: incertezza politica, una rete elettrica inadeguata, una capacità di esportazione limitata e l’ampia discrezionalità del governo sul settore.David Goldwyn: difficile che un’intesa di questo tipo acceleri gli investimenti in misura significativa

5Le compagnie non si muovono tutte insieme+
Chevron, in Venezuela da un secolo, tratta per ampliare le proprie attività e potrebbe annunciare un’intesa già la prossima settimana. Nel 2026 hanno firmato con Caracas anche Repsol, Eni e Shell. ExxonMobil, espropriata sotto Chávez, considera il paese non investibile.Wall Street Journal; dichiarazioni di Darren Woods, amministratore delegato di ExxonMobil

Sviluppare le infrastrutture per estrarre, trasportare e raffinare il greggio pesante venezuelano può richiedere anni. Il voto di metà mandato è tra due mesi.

Fonte Annuncio di Donald Trump su Truth Social e note del Dipartimento di Stato; Reuters, Wall Street Journal, New York Times, The Guardian. Riserve statunitensi: EIA, U.S. Crude Oil and Natural Gas Proved Reserves, dati a fine 2023. Riserve venezuelane e quota mondiale: Energy Institute e dati OPEC. Scorte della riserva strategica: EIA, settimana al 21 agosto 2026. Agosto 2026.

Rubio ha scritto su X che l'accordo porterà in Venezuela quasi 100 miliardi di dollari di investimenti privati, migliaia di posti di lavoro ben retribuiti e contribuirà alla ricostruzione dell'economia del paese. Per gli Stati Uniti, ha aggiunto, garantirà una fornitura di petrolio stabile e a basso costo e aiuterà a ridurre il prezzo della benzina.

This deal is a huge win for both the American and Venezuelan people.

It demonstrates how President Trump's bold foreign policy is driving America First wins: securing stable reserves and low-cost oil in our Hemisphere and lowering gas prices here at home.

For the Venezuelan… t.co/SMSRYGWmVb
— Secretary Marco Rubio (@SecRubio) August 28, 2026


Il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere accertate al mondo, stimate in 303 miliardi di barili, circa il 17% del totale globale. Ne estrae però appena 1,25 milioni di barili al giorno, vale a dire poco più dell'1% della produzione mondiale. Gran parte delle riserve, soprattutto nella fascia dell'Orinoco, è costituita da greggio pesante o extra-pesante, che richiede impianti specializzati per la lavorazione e la raffinazione. Gli impianti venezuelani sono vecchi e il settore risente di anni di investimenti insufficienti, cattiva gestione e sanzioni.

I giacimenti interessati si trovano nella fascia dell'Orinoco e nella regione del lago di Maracaibo, secondo un elenco visionato da Reuters. L'agenzia ha riferito che tra le ipotesi allo studio c'è un sistema di concessione in affitto dei giacimenti, che verrebbero assegnati alle compagnie americane attraverso aste. I funzionari venezuelani si preparano a firmare la prossima settimana i contratti per l'assegnazione dei nuovi diritti di esplorazione e produzione, soprattutto a imprese statunitensi. L'annuncio arriva dopo settimane di trattative tra Washington e Caracas.

I dubbi legali e la corsa delle compagnie petrolifere


David Goldwyn, presidente della società di consulenza Goldwyn Global Strategies, ha dichiarato a Reuters che non è chiaro se un eventuale contratto di affitto dei giacimenti stipulato dal governo statunitense sia compatibile con la Costituzione venezuelana e con la nuova legge sugli idrocarburi. “Non esistono precedenti di un governo degli Stati Uniti che stipuli un contratto per gestire giacimenti petroliferi”, ha osservato. Secondo Goldwyn, inoltre, l'intesa non elimina gli ostacoli che da anni scoraggiano gli investitori: l'incertezza politica, una rete elettrica inadeguata, una capacità di esportazione limitata e l'ampia discrezionalità del governo venezuelano sul settore. "È difficile vedere come un'intesa di questo tipo possa accelerare gli investimenti in misura significativa", ha detto.

La attuale legge venezuelana mantiene sotto il controllo dello Stato le attività centrali dell'industria petrolifera e l'accordo potrebbe, quindi, essere contestato in tribunale per ragioni costituzionali. Ma già a gennaio, poche settimane dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, l'Assemblea Nazionale Venezuelana aveva approvato una riforma che attribuisce alle compagnie petrolifere straniere un controllo molto maggiore sulle proprie attività nel Paese, ridimensionando gran parte dell'assetto introdotto con le nazionalizzazioni del 2007 volute da Hugo Chávez.

Ricardo Hausmann, ex Ministro venezuelano prima dell'arrivo al potere di Chávez e oggi professore all'Università di Harvard, ha scritto su X che "un governo ad interim illegittimo, che si appoggia a una legge illegittima sugli idrocarburi, non ha alcuna legittimità per concludere questo accordo incostituzionale" e che l'intesa "sarà un fiasco per tutte le parti coinvolte". L'annuncio ha irritato anche l'opposizione venezuelana, già delusa dal fatto che la cattura di Maduro non abbia prodotto un vero cambiamento politico.

An illegitimate interim government with an illegitimate hydrocarbons law has no legitimacy to strike this unconstitutional deal. It will be a fiasco for all involved, starting with @SecRubio. t.co/7UNOnYwean
— Ricardo Hausmann (@ricardo_hausman) August 27, 2026


Chevron, la seconda compagnia petrolifera americana e l'unica attualmente con una presenza rilevante in Venezuela, dove opera da un secolo, sta trattando separatamente con le autorità venezuelane per ampliare le proprie attività nel Paese e potrebbe annunciare un'intesa già la prossima settimana, secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal. Nel 2026 anche Repsol, Eni e Shell hanno firmato accordi con Caracas. Darren Woods, amministratore delegato di ExxonMobil, aveva invece dichiarato, subito dopo la cattura di Maduro, di considerare ancora il Venezuela un Paese in cui non è possibile investire.

Il Venezuela ha nazionalizzato l'industria petrolifera negli anni Settanta, affidando un ruolo centrale alla compagnia di Stato PDVSA. Con Chávez il governo venezuelano ha rafforzato ulteriormente il proprio controllo, obbligando i produttori stranieri a operare attraverso società miste guidate dallo Stato e successivamente espropriando gli impianti di ExxonMobil e ConocoPhillips. Sotto Maduro la produzione di petrolio era crollata al suo minimo.

Benzina, riserva strategica e conseguenze politiche


Resta da capire ora se l'accordo potrà davvero ridurre il prezzo della benzina nel breve periodo. Sviluppare le infrastrutture necessarie per estrarre, trasportare e raffinare il greggio pesante venezuelano può richiedere anni. Il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti supera i 4 dollari al gallone, pari a circa 3,8 litri, mentre l'Amministrazione Trump è sotto pressione per trovare una soluzione immediata a questo problema a soli due mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre.

Le scorte della Strategic Petroleum Reserve, la riserva petrolifera d'emergenza degli Stati Uniti, sono intanto scese a 289,7 milioni di barili nella settimana terminata il 21 agosto, rispetto ai 404,2 milioni della stessa settimana del 2025. È il livello più basso dal novembre 1982. La guerra con l'Iran ha interrotto per sei mesi il flusso di circa un quinto del petrolio mondiale e ha spinto il prezzo del greggio texano fino a 112 dollari al barile a marzo, contro i 58 dollari dell'inizio del 2026. Venerdì il barile era scambiato intorno agli 83 dollari.

Rodríguez, alleata di Maduro, ne ha preso il posto dopo che a gennaio le forze americane lo hanno catturato e trasferito a New York per rispondere di accuse penali legate al narcotraffico. Da allora si è mostrata molto più disponibile a collaborare con il governo statunitense e parla regolarmente con i vertici della Casa Bianca, che le hanno comunque fatto sapere che potrebbe andare incontro alla stessa sorte del suo predecessore se non volesse collaborare. I predecessori di Trump alla Casa Bianca avevano sempre evitato di presentare il controllo sulle risorse naturali di un altro paese come un obiettivo della politica estera americana, sia per il timore delle reazioni internazionali sia per i dubbi sulla legalità di operazioni di questo tipo e per il rischio di alimentare nuove minacce alla sicurezza degli Stati Uniti.


Trump tratta con Caracas per una quota del petrolio venezuelano


L'Amministrazione di Donald Trump sta negoziando con il governo ad interim del Venezuela l'acquisizione di una partecipazione nelle risorse petrolifere del Paese, che possiede le maggiori riserve accertate al mondo. Lo hanno rivelato ad Axios due funzionari americani, secondo i quali l'intesa porterebbe sotto il controllo degli Stati Uniti una quantità di petrolio più che doppia rispetto alle attuali riserve americane. "Definire enorme questo accordo sarebbe riduttivo", ha detto uno dei due. "È colossale".

I dettagli sono ancora in discussione, ma la trattativa riguarda più di una decina di giacimenti produttivi con riserve accertate complessive per 90 miliardi di barili, non l'intero patrimonio venezuelano di circa 300 miliardi. In passato quei giacimenti erano controllati da esponenti della cerchia di potere venezuelana, alcuni dei quali incriminati negli Stati Uniti, e da soggetti legati alla Cina. In cambio della partecipazione ceduta a Washington, il Venezuela otterrebbe lo sviluppo dei giacimenti da parte di società private, comprese aziende americane, e una quota maggiore dei ricavi petroliferi destinata alle casse dello Stato.

Dottrina Donroe · Energia

Gli Stati Uniti trattano una quota del petrolio venezuelano: in gioco 90 miliardi di barili

L’intesa negoziata dal Segretario di Stato Marco Rubio con il governo ad interim di Delcy Rodríguez riguarda più di dieci giacimenti già produttivi. Se andasse in porto, porterebbe sotto controllo americano una quantità di greggio più che doppia rispetto a tutte le riserve degli Stati Uniti.

Grafica di FocusAmerica 27 agosto 2026

Riserve accertate, in miliardi di barili


  • 300 miliardi di barili — le riserve accertate del Venezuela, le maggiori al mondo.
  • 90 miliardi di barili — i giacimenti in trattativa con Washington.
  • 44 miliardi di barili — le riserve accertate degli Stati Uniti.


Le tre chiavi dell’accordo

1Perché adesso 2La cronologia 3Chi ottiene cosa

La riserva strategica

La scorta di emergenza americana è ai minimi da quarant’anni

Due guerre hanno stravolto l’offerta mondiale di greggio e spinto i prezzi verso l’alto. Washington ha svuotato la sua riserva di emergenza e ora cerca petrolio vicino a casa.

Marzo 2026 172

Il minimo dal 1982

milioni di barili

riserva strategica

Il prelievo dalla Riserva Strategica di Petrolio autorizzato per fronteggiare la chiusura dello Stretto di Hormuz.

Dopo quel prelievo la scorta americana è scesa al livello più basso da oltre quarant’anni.

Che cosa spinge la trattativa

  • 01La guerra contro l’IranLa chiusura dello Stretto di Hormuz ha strozzato le forniture e costretto gli Stati Uniti ad attingere alla scorta di emergenza.
  • 02La guerra in UcrainaIl secondo shock che ha riscritto le rotte del greggio e tiene i prezzi sotto pressione.
  • 03I pozzi venezuelani fermiDopo anni di cattiva gestione sotto Nicolás Maduro e, prima di lui, Hugo Chávez, i giacimenti hanno bisogno di capitali e tecnologia stranieri.


Otto mesi di pressione

Dalla cattura di Maduro al tavolo sul petrolio

Trump aveva cominciato a valutare in privato una partecipazione americana nei giacimenti prima ancora di ordinare l’arresto del presidente venezuelano.

  • 1999

    Hugo Chávez sale al potere. Comincia il lungo declino dell’industria petrolifera venezuelana, proseguito sotto Maduro.

  • 3 gennaio 2026

    Trump autorizza la cattura di Nicolás Maduro, che ora risponde di narcoterrorismo davanti a un tribunale di New York.

  • Febbraio 2026

    Il Segretario all’Energia Chris Wright visita gli impianti a Caracas insieme alla presidente ad interim Delcy Rodríguez.

  • Marzo 2026

    Il prelievo di 172 milioni di barili porta la Riserva Strategica ai minimi dal 1982.

  • Luglio 2026

    Alti funzionari del Dipartimento di Stato e del Pentagono incontrano a Caracas le controparti venezuelane sui dettagli dell’intesa.

  • 27 agosto 2026

    Due funzionari americani rivelano ad Axios la trattativa. La guidano Marco Rubio e Rodríguez; alla Casa Bianca ha un ruolo di primo piano Stephen Miller.

  • La prossima settimana

    Wright valuta un nuovo viaggio in Venezuela. Il suo dipartimento studia come far salire in fretta la produzione affidata alle aziende americane.


Lo scambio

Che cosa mette sul piatto ciascuna delle due parti

I dettagli sono ancora in discussione, ma lo scambio ha una forma già riconoscibile: Washington ottiene il controllo di una quota dei giacimenti, Caracas ottiene i capitali per rimetterli in funzione.

Washington

Ottiene riserve, e le sottrae ad altri

  • Una partecipazione in più di dieci giacimenti già produttivi.
  • 90 miliardi di barili di riserve accertate: più del doppio di quelle americane.
  • Giacimenti finora controllati da uomini della cerchia di Maduro, alcuni incriminati negli Stati Uniti, e da soggetti legati alla Cina.
  • Un pilastro della sicurezza energetica e del predominio americano nell’emisfero occidentale.


Caracas

Ottiene capitali e una quota dei ricavi

  • Lo sviluppo dei giacimenti da parte di società private, comprese aziende americane.
  • Una quota maggiore dei ricavi petroliferi destinata alle casse dello Stato.
  • La riattivazione di un settore lasciato in abbandono da anni di cattiva gestione.


Il nodo politicoRodríguez rischia l’accusa di svendere le risorse naturali del Paese. Per questo i tempi della firma restano incerti: Washington ha bisogno di quel petrolio, ma per ottenerlo deve convincere i venezuelani che il vantaggio non sarà soltanto americano.

Fonte: Axios, 27 agosto 2026 (trattativa e volumi in discussione); EIA per le riserve accertate degli Stati Uniti; stime OPEC ed EIA per le riserve del Venezuela.

La corsa all'accordo


A rendere più urgente la conclusione dell'intesa sono le guerre in corso contro l'Iran e in Ucraina, che hanno sconvolto l'offerta mondiale di greggio e spinto i prezzi verso l'alto. Pesa però anche il livello della Riserva Strategica di Petrolio degli Stati Uniti, sceso ai minimi dal 1982 dopo il prelievo di 172 milioni di barili autorizzato a marzo per fronteggiare la crisi provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il settore petrolifero venezuelano, dal canto suo, versa in condizioni di relativo abbandono dopo anni di cattiva gestione sotto Nicolás Maduro e, prima di lui, Hugo Chávez, salito al potere nel 1999.

La trattativa è guidata dal Segretario di Stato Marco Rubio e dalla presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez. Il mese scorso alti funzionari del Dipartimento di Stato e del Pentagono hanno incontrato a Caracas le controparti venezuelane per discutere proprio i dettagli dell'intesa. Un ruolo di primo piano è svolto anche da Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca. Trump aveva cominciato a valutare in privato una partecipazione americana nei giacimenti venezuelani ancora prima di autorizzare, il 3 gennaio, la cattura di Maduro, che ora deve rispondere dell'accusa di narcoterrorismo davanti a un tribunale di New York.

Il nodo politico


Per Trump, l'accordo potrebbe diventare uno dei risultati destinati a segnare la sua eredità politica: la sicurezza energetica degli Stati Uniti e il predominio americano nell'emisfero occidentale sono infatti i pilastri della cosiddetta "Dottrina Donroe". "Il presidente Trump è vicino a garantire il futuro energetico dell'America per le generazioni a venire, non soltanto negli Stati Uniti ma nell'intero emisfero", ha detto ad Axios il secondo funzionario.

La Casa Bianca sa tuttavia che Rodríguez potrebbe essere accusata di cedere agli Stati Uniti le risorse naturali del Venezuela. "Stiamo facendo tutto il possibile per mostrare come l'accordo andrà a beneficio del popolo venezuelano, perché sarà così", ha affermato uno dei funzionari. I tempi per la firma restano così incerti, ma il Segretario all'Energia Chris Wright, già recatosi a Caracas a febbraio per visitare gli impianti insieme a Rodríguez, sta valutando un nuovo viaggio in Venezuela la prossima settimana. Nel frattempo, il suo dipartimento studia come aumentare rapidamente la produzione affidata alle aziende americane. Washington ha assoluto bisogno di quel petrolio, ma per ottenerlo deve convincere i venezuelani che a trarne vantaggio non saranno soltanto gli Stati Uniti.


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Il presidente della banca centrale americana si prepara a contrastare l'inflazione


Nel primo discorso a Jackson Hole il presidente della Federal Reserve ha detto che i dati estivi sui prezzi non lo convincono. I mercati danno ora poco più del 50% a un rialzo dei tassi a settembre.

Il presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana, ha detto venerdì che se l'inflazione non scende verso l'obiettivo del 2% "in modo chiaro e a una velocità sufficiente", allora la banca centrale ha "del lavoro da fare". Kevin Warsh ha parlato alle 10 del mattino ora della costa est (le 16 in Italia) al simposio di Jackson Hole, in Wyoming, la conferenza annuale che la Fed organizza per i banchieri centrali di tutto il mondo. Era il suo primo intervento dopo l'insediamento di maggio e lui stesso ha ricordato che si trattava del centesimo giorno del suo mandato.

Gli investitori hanno letto quelle parole come un'apertura a un aumento dei tassi. Il rendimento del titolo di Stato americano a due anni, il più sensibile alle attese sul costo del denaro, è salito di quasi otto punti base al 4,31%, il livello più alto da fine luglio. Wall Street ha chiuso in calo, con l'S&P 500 giù dello 0,25% a 7.711,76 punti, il Nasdaq dello 0,52% e il Dow Jones dello 0,02%. La probabilità di un rialzo alla riunione del 15 e 16 settembre è passata al 55,7% secondo il FedWatch del CME Group, lo strumento che ricava le attese sui tassi dai contratti finanziari, circa 20 punti percentuali in più rispetto al giorno prima. Su Kalshi, la piattaforma dove si scommette sugli eventi, è salita dal 30% al 50%.

"La responsabilità di 65 mesi di inflazione elevata e prolungata è interamente della banca centrale ed è lì che deve stare", ha detto Warsh nel testo preparato. "Ecco il mio standard: dobbiamo avere la certezza che l'inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e a una velocità sufficiente. Altrimenti, abbiamo del lavoro da fare. È il nostro lavoro, il nostro mandato e la nostra missione". Ha aggiunto che "la stabilità dei prezzi non si realizza da sola" e che il tasso di riferimento a brevissimo termine, oggi compreso tra il 3,50% e il 3,75%, resta lo "strumento predominante" per ottenere prezzi stabili e un mercato del lavoro sano. I tassi sono fermi da dicembre 2025.

I dati dell'estate non hanno convinto il presidente della Fed. Le rilevazioni sui prezzi "erano migliori del previsto", ha detto, ma "non mi dicono che le tendenze di fondo siano migliorate in modo significativo". Warsh ha scomposto il paniere dell'indice dei prezzi e ha detto che negli ultimi dodici mesi il 54% dei beni e servizi ha registrato aumenti superiori al 3%, contro il 32% dei due decenni precedenti la pandemia. Mercoledì i dati del dipartimento del Commercio hanno mostrato che l'indice dei prezzi delle spese per consumi personali, l'indicatore preferito dalla Fed, nella sua componente di fondo (quella che esclude energia e alimentari) è aumentato del 3,3% su base annua a luglio, lo stesso valore di giugno, dopo una crescita mensile dello 0,2%. L'obiettivo del 2% è mancato da più di cinque anni.

Sul resto dell'economia il giudizio è stato positivo. Warsh si è detto "impressionato dalla performance complessiva dell'economia", che "sembra essersi rafforzata", e ha ricordato che la disoccupazione era al 4,1% a luglio, un valore basso per gli standard storici. Gli investimenti delle imprese crescono in fretta e il rallentamento delle assunzioni si spiega a suo dire con un'offerta di lavoro che si è appiattita e con il grande riassestamento seguito alla pandemia. Ha segnalato difficoltà nell'edilizia e nell'agricoltura, ma ha concluso che difficilmente definirebbe restrittive le condizioni finanziarie complessive. Con un mercato del lavoro stabile e i prezzi sopra l'obiettivo, ha detto, "la priorità assoluta della Fed in questo momento devono essere i prezzi".

Il discorso, intitolato "In Our Time", serviva anche a spiegare come Warsh intende comunicare. Il presidente della Fed ha di nuovo criticato la forward guidance, la pratica con cui la banca centrale anticipa ai mercati la direzione futura dei tassi: è nata durante la crisi finanziaria del 2008, quando lui stesso era nel consiglio, ed è stata utile allora, ma ha ormai fatto il suo tempo. "Potete chiamarlo uno schema, potete chiamarlo una mappa del percorso, solo non chiamatelo forward guidance", ha detto. "Condividere troppo le nostre discussioni e impegnarsi troppo su decisioni future può portare fuori strada mercati, imprese e famiglie".

Warsh ha respinto anche la richiesta di indicare una regola di reazione, cioè quali dati farebbero scattare una mossa sui tassi. "La nostra conoscenza non arriva così lontano, almeno non ancora, e i fattori più rilevanti per la corretta conduzione della politica monetaria cambiano nel tempo", ha detto, promettendo di lavorare a modelli e regole più solidi durante il suo mandato. Ha chiesto "una Fed più silenziosa, più intenzionale nelle sue comunicazioni" e ha detto che gli operatori proveranno sempre ad anticipare le mosse della banca centrale, "ma non dobbiamo assecondare un regime in cui i partecipanti al mercato guardano soprattutto alla Fed per la loro prossima operazione".

David Wilcox, del Peterson Institute for International Economics ed ex responsabile della divisione ricerca e statistica della Fed, ha detto al New York Times che dopo aver indicato l'inflazione come preoccupazione prevalente il giudizio sulle condizioni finanziarie "dà un'indicazione piuttosto chiara di quale sia l'orientamento: una maggiore probabilità che la prossima mossa sia un rialzo invece di un taglio". Wilcox, che dirige anche la ricerca sull'economia americana di Bloomberg Economics, ha aggiunto che si tratta di "una svolta piuttosto netta rispetto alla conferenza stampa di luglio". William English, professore a Yale ed ex direttore della divisione affari monetari della Fed, ha detto allo stesso giornale che sulla forward guidance Warsh "è stato un intransigente fino a oggi".

"Warsh ha aperto la porta a un rialzo dei tassi. Un aumento probabilmente non arriverà a settembre, ma arriverà entro ottobre o dicembre", ha detto in una email Heather Long, capo economista di Navy Federal Credit Union. Aditya Bhave, responsabile della ricerca sull'economia americana di Bank of America, ha scritto in una nota che il discorso è incoraggiante "ma le parole costano poco": ora tocca a Warsh alzare i tassi a settembre, a meno di dati molto deboli su occupazione e prezzi ad agosto, altrimenti perderebbe credibilità.

Warsh è stato scelto dal presidente Donald Trump, che chiede apertamente tassi più bassi per stimolare l'economia e che ha condotto una campagna di pressione contro il predecessore Jerome Powell. Alla riunione di luglio tre dei dodici membri con diritto di voto si sono espressi per un aumento, ma ha prevalso lo status quo. Nel discorso di venerdì il presidente della Fed non ha nominato Trump né ha commentato le iniziative del Tesoro sui mercati.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha accelerato i riacquisti di titoli di Stato americani, una mossa che va nella direzione opposta rispetto al desiderio di Warsh di una minore presenza pubblica sui mercati, dopo che i rendimenti dei titoli erano già saliti nelle settimane precedenti. A luglio il Tesoro è intervenuto anche per sostenere lo yen, il primo acquisto americano della valuta giapponese dal 1998. In una lettera del 27 agosto alla senatrice democratica Elizabeth Warren, Bessent ha difeso l'operazione dicendo che il Giappone è il maggiore detentore estero di titoli del Tesoro americano e che mercati valutari disordinati "possono innescare liquidazioni forzate", con il rischio di far salire il costo del denaro per le famiglie e le imprese statunitensi.

Le pressioni sui prezzi arrivano da più direzioni e in buona parte sfuggono al controllo della banca centrale. La guerra con l'Iran non si è avvicinata a una soluzione e tiene alti i prezzi dell'energia, i chip e i semiconduttori sono diventati costosi per la corsa agli investimenti nell'intelligenza artificiale e il presidente ha aperto nuovi fronti commerciali, l'ultimo dei quali con il Canada. Un gruppo crescente di banchieri centrali sostiene che i tassi avrebbero già dovuto salire e che rimandare costringerà la Fed ad agire in modo più brusco, mettendo a rischio un mercato del lavoro più fragile di quello di inizio anno. La maggioranza dei membri del comitato conta ancora su un rallentamento dei prezzi nella seconda metà dell'anno.

Il modo in cui la Fed misura e modella l'inflazione è al centro di una delle cinque task force che Warsh ha creato quest'anno, guidate da consulenti esterni tra ex banchieri centrali, accademici e dirigenti d'azienda. Le altre si occupano di comunicazione, del portafoglio da 6.700 miliardi di dollari in titoli pubblici e obbligazioni garantite da mutui, delle fonti di dati da privilegiare e dell'andamento della produttività e dell'occupazione. I gruppi concluderanno il lavoro entro fine anno e le loro raccomandazioni, ha detto Warsh, non avranno "alcuna incidenza sulle decisioni che prendiamo nell'attuale congiuntura di politica monetaria".


Il debito americano supera i 40mila miliardi e spaventa i mercati


Venerdì il rendimento dei titoli di Stato americani a trent'anni ha superato il 5,27%, in lieve rialzo rispetto al giorno precedente: un segnale che il piano del Segretario al Tesoro Scott Bessent per calmare i mercati non sta funzionando. La svendita di questa settimana ha spinto il costo del debito pubblico ai livelli più alti degli ultimi vent'anni e costretto il Dipartimento del Tesoro a un intervento straordinario. Mercoledì Bessent ha annunciato che dal 9 settembre più che raddoppierà i riacquisti di titoli, portandoli ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione.

I rendimenti sono scesi per poche ore, poi hanno ripreso a salire. Dopo decenni di spesa senza freni, Washington potrebbe così presto trovarsi di fronte a scelte a lungo rinviate e politicamente indigeste, dalle quali pochi americani uscirebbero indenni. Il problema si riassume in due cifre. La prima è il debito nazionale, che mercoledì ha superato i 40mila miliardi di dollari, appena cinque mesi dopo aver raggiunto quota 39mila miliardi. La seconda è il disavanzo annuo: le proiezioni del Congressional Budget Office, l'ufficio di bilancio indipendente del Congresso, lo indicano a 1.900 miliardi per l'anno fiscale in corso. Nei primi dieci mesi ha già raggiunto 1.800 miliardi e il Washington Post stima che possa arrivare alla cifra record di 2.100 miliardi.

Gli Stati Uniti spendono più di mille miliardi di dollari l'anno soltanto per gli interessi sul debito pubblico, più di quanto destinino a Medicare, il programma sanitario per gli anziani. Nel 2010, invece, quella voce di spesa ammontava a meno di un quinto della cifra attuale. Quando cerca acquirenti per i propri titoli, il Tesoro deve inoltre competere con altri governi e con le imprese, in particolare con i colossi tecnologici che stanno costruendo l'infrastruttura americana dell'intelligenza artificiale. Questa concorrenza per i capitali consente agli investitori di chiedere rendimenti più elevati.

"È questo che il mercato obbligazionario sta segnalando: dovremo compiere scelte che danneggeranno la crescita", ha detto al Washington Post Adam Abbas, che gestisce 4 miliardi di dollari in obbligazioni per Oakmark Funds. "Abbiamo due leve: alzare le tasse o tagliare la spesa. Nessuna delle due è popolare e non lo sarà mai, ma prima o poi il problema dovrà essere affrontato". Marc Goldwein, direttore delle politiche del Committee for a Responsible Federal Budget, teme invece l'innesco di una spirale del debito, nella quale la spesa per interessi finisce per crescere più rapidamente dell'economia che dovrebbe sostenerla.

Stati Uniti · Conti pubblici

Il debito americano ha superato i 40mila miliardi, e il conto comincia ad arrivare

In dieci anni Washington ha accumulato più debito che nei due secoli precedenti. Il mercato obbligazionario chiede ora una scelta rinviata da decenni: alzare le tasse o tagliare la spesa.

Grafica di FocusAmerica 22 agosto 2026

Debito federale lordo degli Stati Uniti
40.050
miliardi di dollari
Dato del Dipartimento del Tesoro al 18 agosto 2026

5 mesi
per passare da 39mila a 40mila miliardi. Per i primi mille miliardi servirono quasi due secoli.

5,27%
il rendimento dei titoli a trent’anni: il costo del debito è ai massimi da vent’anni.

1.900 mld
il disavanzo previsto dal Congressional Budget Office per l’anno fiscale in corso.

La velocità del debito
Per i primi 10mila miliardi servirono 219 anni. Per gli ultimi ne sono bastati quattro e mezzo

Ogni barra misura il tempo impiegato ad accumulare 10mila miliardi di dollari di debito. Le soglie sono cadute il 30 settembre 2008, nel settembre 2017, all’inizio del 2022 e il 18 agosto di quest’anno.

Primi 10mila miliardi: 219 anni, dal 1789 al 2008, circa 46 miliardi l’anno. Dai 10mila ai 20mila: 9 anni, dal 2008 al 2017, circa 1.100 miliardi l’anno. Dai 20mila ai 30mila: quattro anni e mezzo, dal 2017 al 2022, circa 2.300 miliardi l’anno. Dai 30mila ai 40mila: quattro anni e mezzo, dal 2022 al 2026, circa 2.200 miliardi l’anno.

La lunghezza delle barre è proporzionale agli anni impiegati. Le ultime tre soglie, messe insieme, valgono meno di un decimo del tempo della prima.

Rispetto ai primi due secoli di storia americana, oggi Washington si indebita quasi cinquanta volte più in fretta.

La traiettoria
Nel 2030 il debito supera il record della seconda guerra mondiale

Il debito detenuto dal pubblico vale oggi il 101% del prodotto interno lordo. Dopo la guerra il Paese lo ridusse per trent’anni; alla fine degli anni Novanta i bilanci in pareggio di Bill Clinton lo portarono a un terzo del PIL. Il CBO prevede ora il 120% nel 2036.

Debito detenuto dal pubblico in percentuale del PIL: 106% nel 1946, 33% nel 2001, 101% nel 2026, 108% nel 2030, 120% nel 2036 secondo le proiezioni del Congressional Budget Office.

Passa il dito o il mouse sul grafico per leggere i valori anno per anno. A destra della linea del 2026 i dati sono proiezioni.

Chi lo detiene
Il Tesoro dice che il totale sovrastima il problema. Ma quattro quinti sono debito verso il mercato

Bessent ricorda che una parte del debito il governo la deve a se stesso, soprattutto ai fondi della previdenza sociale. Restano comunque 32.200 miliardi in mano a investitori esterni, un terzo dei quali all’estero.

I 40mila miliardimiliardi di dollari

32.200
7.800

32.200 miliardidetenuti dal pubblico: enti locali, imprese, investitori e governi stranieri 7.800 miliardidentro il governo federale, soprattutto nei fondi della previdenza sociale

Il debito verso il mercatosu 32.200 miliardi

55%
32%
14%

55% americanisoggetti pubblici e privati degli Stati Uniti 32% straniericirca 10.300 miliardi di dollari 14% Federal Reservetitoli acquistati dalla banca centrale

Il conto
Mille miliardi l’anno di soli interessi. E dal 2032 gli assegni previdenziali calano del 22%

Gli interessi sul debito hanno superato la spesa per Medicare e per la difesa: sono la seconda voce del bilancio federale, dopo la previdenza sociale. Nel 2010 costavano meno di un quinto di oggi.

Interessi netti sul debito, 20261.000 mld

Interessi netti sul debito, 2036 (proiezione CBO)2.100 mld

La previdenza sociale esaurisce le riserve nel quarto trimestre del 2032

Da quel momento le entrate correnti coprirebbero soltanto il 78% delle prestazioni previste. Il taglio sarebbe automatico e riguarderebbe tutti i beneficiari.

78% pagato
−22%

Assegni previsti oggiDal 2032

Secondo la stima del CBO comprensiva di interessi ed effetti macroeconomici, la legge fiscale approvata l’anno scorso aggiunge 4.700 miliardi ai disavanzi del prossimo decennio.

Fonte Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (debito lordo al 18 agosto 2026); Congressional Budget Office, The Budget and Economic Outlook: 2026 to 2036 (febbraio 2026); Office of Management and Budget, Historical Tables, per la serie storica del debito in rapporto al PIL; Committee for a Responsible Federal Budget per la composizione del debito verso il mercato; Social Security Trustees Report (giugno 2026).
Nota Il rendimento dei titoli a trent’anni è quello di venerdì 21 agosto 2026. Le percentuali sulla composizione del debito verso il mercato sono arrotondate. I valori dal 2027 in poi sono proiezioni a legislazione vigente.

Un debito raddoppiato in dieci anni


Tra il 1789 e il 2016 il governo federale americano ha accumulato poco più di 19 mila miliardi di dollari di debito. Nei dieci anni successivi, durante le presidenze di Donald Trump e Joe Biden, se ne sono aggiunti altri 20 mila miliardi: in appena un decennio, il totale è quindi raddoppiato. Secondo il Congressional Budget Office (CBO), il debito detenuto dal pubblico equivale quest’anno al 101% del prodotto interno lordo e salirà al 120% entro il 2036, superando il record del 106% raggiunto all’indomani della Seconda guerra mondiale.

Alla fine degli Anni Novanta, tuttavia, Bill Clinton e un Congresso controllato dai repubblicani avevano chiuso quattro bilanci consecutivi in pareggio e il governo federale aveva cominciato a ridurre il debito. Nel 2001 il presidente della Federal Reserve Alan Greenspan tenne persino un discorso per avvertire che la possibile scomparsa dei titoli del Tesoro avrebbe potuto destabilizzare i mercati finanziari. Era convinto che quel momento sarebbe davvero arrivato. Poi è arrivato l'11 settembre ed è cambiato tutto di nuovo.

Storicamente parlando, i rapidi rialzi dei rendimenti tendono a propagarsi nel sistema finanziario in modi imprevedibili. Nel 2023 la Silicon Valley Bank fallì perché l'aumento dei tassi aveva aperto una voragine nel suo bilancio. Oggi, invece, i punti deboli potrebbero trovarsi altrove. Secondo i verbali della riunione della Fed del 28 e 29 luglio, il ricorso al denaro preso in prestito per finanziare gli investimenti da parte di alcuni dei maggiori hedge fund americani è "vicino ai massimi storici". Le compagnie di assicurazione sulla vita, tradizionalmente prudenti, detengono invece attività rischiose che sarebbe difficile liquidare rapidamente durante una crisi.

Rebecca Patterson, ex responsabile delle strategie di investimento di Bridgewater Associates e oggi al Council on Foreign Relations, invita a guardare anche oltre i confini americani, perché la prossima scossa potrebbe partire dalla Francia o dal Giappone. Alla fine di marzo il debito mondiale complessivo aveva raggiunto il record di 353mila miliardi di dollari, secondo l'Institute of International Finance, con un aumento di 4.400 miliardi in appena tre mesi. Già allora l'istituto segnalava che alcuni investitori stavano spostando capitali dai titoli americani verso quelli giapponesi ed europei.

Bessent sostiene invece che non vi sia "nulla di magico" nella soglia dei 40mila miliardi e che gli Stati Uniti possano crescere abbastanza da lasciarsi il problema alle spalle. In un'intervista alla CNBC ha attribuito parte del recente aumento del debito ai rimborsi dei dazi dopo che il 20 febbraio la Corte Suprema aveva bocciato, con 6 voti contro 3, i dazi d'emergenza imposti da Trump lo scorso anno, che fino a quel momento avevano generato oltre 160 miliardi di dollari di entrate. La questione dei rimborsi è ora all'esame della Corte del Commercio Internazionale. Il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer, ha aggiunto Bessent, intende però applicare dazi di entità analoga e alla fine le entrate del 2026 dovrebbero risultare paragonabili a quelle del 2025.

Il Segretario sostiene inoltre che il debito complessivo sovrastimi la portata del problema, perché una parte è nelle mani dello stesso governo. Dei 40mila miliardi di dollari, oltre 32.200 miliardi sono detenuti dal pubblico — enti locali, imprese, investitori e governi stranieri — mentre circa 7.800 miliardi restano all'interno del governo federale, soprattutto nei fondi fiduciari come quello della previdenza sociale. Secondo il Committee for a Responsible Federal Budget, circa il 32% del debito detenuto dal pubblico appartiene a soggetti stranieri, il 55% a soggetti americani pubblici e privati e il 14% alla Federal Reserve.

Anche JD Vance assicura che una strategia esiste. "Bessent ha un piano molto discreto, sostenuto naturalmente dal presidente, per portare gli Stati Uniti al punto in cui l'economia possa crescere più rapidamente del proprio debito", ha detto il vicepresidente a Newsmax. Vance ha aggiunto che il Paese sarebbe già sulla buona strada e che la "bomba del debito" sarebbe stata ereditata dall'Amministrazione Biden.

In arrivo nuovi tagli alla spesa federale?


Il primo tentativo di ridurre la spesa pubblica, quello del Department of Government Efficiency di Elon Musk, ha però sconvolto ampi settori del governo federale senza riuscire a documentare i risparmi rivendicati. Bessent promette ora "diverse centinaia di miliardi di dollari" di nuovi risparmi grazie a una task force contro le frodi guidata dallo stesso Vance. Gli economisti di Barclays hanno però scritto ai propri clienti che, a meno di tre mesi dalle elezioni di novembre, il risanamento promesso difficilmente si concretizzerà.

In effetti, al Congresso il dibattito non va molto oltre le dichiarazioni di rito. Il senatore repubblicano dello Utah John Curtis, promotore di una proposta bipartisan per creare una Commissione incaricata di riportare il debito sotto il 100% del prodotto interno lordo entro il 2039, ha scritto su X che la spesa sconsiderata di Washington è immorale perché lascia il proprio conto a figli e nipoti. L'anno scorso, tuttavia, ha votato anche lui a favore della legge fiscale di Trump, che secondo la stima dinamica del CBO — comprensiva degli interessi e degli effetti macroeconomici — aggiungerà 4.700 miliardi di dollari ai disavanzi del prossimo decennio.

Altri parlamentari propongono una Commissione per salvare la previdenza sociale. Un rapporto pubblicato a giugno prevede che il fondo pensionistico esaurirà le proprie riserve nel quarto trimestre del 2032, un anno prima di quanto stimato in precedenza proprio per effetto della legge fiscale. Da quel momento le entrate disponibili permetterebbero di pagare soltanto il 78% delle prestazioni previste, con un taglio automatico del 22%.

Il senatore repubblicano della Louisiana Bill Cassidy, tra i promotori della proposta di legge, avverte però che nessuno dovrebbe aspettarsi da quella Commissione una soluzione per l'intero debito: prima di camminare, ha osservato, bisogna imparare a gattonare. Jason Fichtner, ex capo economista dell'agenzia previdenziale, non prevede un default né una bancarotta da parte dello Stato federale, ma un aumento del costo della vita per tutti.

Il timore che a saltare sia prima la Borsa


Il conto potrebbe però arrivare prima e da un'altra parte. In un commento pubblicato su MarketWatch, Brett Arends sostiene che gli Stati Uniti si trovino già dentro una bolla azionaria e che lo sfaldamento del mercato delle obbligazioni a lungo termine aumenti le probabilità di un suo imminente scoppio. Arends riprende i segnali elencati dall'ex governatore della Fed Bill Dudley e li riconduce a 3 elementi: valutazioni azionarie fuori scala, qualunque sia il parametro utilizzato, un boom finanziario dell'intelligenza artificiale che presenterebbe le dinamiche tipiche di uno schema Ponzi e il rialzo dei tassi a lungo termine.

Il terzo elemento è decisivo per un principio fondamentale della finanza aziendale: il rendimento dei titoli del Tesoro rappresenta, infatti, il tasso privo di rischio sul quale vengono valutate tutte le altre attività finanziarie. Se aumenta, spinge verso l'alto anche i rendimenti richiesti dagli investitori per acquistare azioni e obbligazioni societarie. Secondo Arends, il circuito finanziario dell'intelligenza artificiale è ancora più fragile. Citando una ricerca di Goldman Sachs, sostiene che oltre il 40% dell'aumento degli utili delle società dell'indice S&P 500 nel secondo trimestre sia derivato dalle plusvalenze sulle partecipazioni in aziende del settore.

I risultati trimestrali danno un'idea delle dimensioni del fenomeno. Gli utili complessivi dell'indice sono cresciuti del 52%, ma senza quelle plusvalenze l'aumento si riduce al 33%. Nel solo trimestre Amazon ha contabilizzato 53,4 miliardi di dollari di proventi non operativi prima delle imposte, dovuti in gran parte alla partecipazione in Anthropic, mentre Alphabet ha registrato 77,1 miliardi di dollari di plusvalenze non realizzate su titoli azionari.

Il rialzo delle quotazioni, in altre parole, viene contabilizzato come utile e quell'utile diventa poi un argomento per giustificare un ulteriore aumento delle quotazioni. Matt Miskin, corresponsabile delle strategie di investimento di Manulife John Hancock Investments, riassume il trimestre con un vecchio detto: gli utili sono un'opinione, mentre il flusso di cassa è un dato di fatto. Dal punto di vista della liquidità, osserva, molte delle maggiori aziende tecnologiche sono oggi in rosso perché stanno spendendo somme enormi per costruire nuovi data center. Per finanziare questi investimenti hanno dovuto emettere obbligazioni e persino nuove azioni.

Arends ricorda infine che cosa accadde l'ultima volta che gli investitori cominciarono a dubitare di poter recuperare il proprio denaro: prima Dubai, alla fine del 2009, poi Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Dai massimi del 2007, i mercati azionari di quei Paesi persero tra il 65% e l'85% in dollari, prima di toccare il fondo intorno al 2012. Nessuno conosce il giorno né l'ora di un nuovo crollo del mercato, conclude Arends. Chi avvertiva dei pericoli alla fine degli anni Novanta e a metà degli anni Duemila ebbe ragione soltanto dopo essere sembrato in errore per molto tempo.


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Il Consiglio costituzionale, Meta pagherà 18 miliardi, il meglio della settimana


Le notizie più importanti della settimana, più l'editoriale.
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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon sabato,
questa settimana abbiamo visto l'acquisizione di HuggingFace da parte di Nvidia, l'IPO di Unitree, ma soprattutto tanti temi lato social media che hanno anche ispirato l'editoriale della settimana. Buona lettura!

Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.
Divieto dei social media per i minori: ecco cosa sta succedendo

Divieto dei social media per i minori: ecco cosa sta succedendo


Nel giro di poche settimane sono successe tre cose. Negli Stati Uniti Meta ha patteggiato fino a 18 miliardi di dollari per chiudere il processo sulla dipendenza dei minori da Instagram e Facebook. In Francia la Corte costituzionale ha bloccato il divieto dei social per gli under 15 a due settimane dall'entrata in vigore. E dall'Australia, l'unico paese dove il divieto è realtà da mesi, sono arrivati i primi numeri su come sta funzionando.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Il Consiglio costituzionale francese blocca il divieto dei social per gli under 15


Legge
La legge vietava ai minori di 15 anni di aprire un account social a partire dal 1° settembre. Le piattaforme avrebbero dovuto chiudere entro quattro mesi gli account già aperti e verificare l'età con sistemi approvati dal garante francese della privacy. Per il Consiglio costituzionale le norme violano in modo sproporzionato la libertà di espressione e non danno garanzie sufficienti per la vita privata: l'obbligo di dimostrare l'età non specifica condizioni e limiti. Il parlamento francese aveva approvato la legge a luglio ed era il primo in Europa a seguire l'Australia, dove il divieto per gli under 16 è in vigore da dicembre. Macron ha ordinato al primo ministro di riscrivere il testo per rispondere ai rilievi della corte e vuole la riforma in vigore prima delle presidenziali della primavera 2027.
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Fonte: Reuters
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Meta pagherà 18 miliardi per chiudere le cause sulla dipendenza dei minori


Legge
L'accordo con quasi tutti gli stati USA prevede di dilazionare il pagamento in dieci anni e chiude il processo federale sulle accuse di aver progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori. Meta limiterà l'uso delle due piattaforme agli adolescenti a due ore al giorno e lo bloccherà da mezzanotte alle 6, salvo consenso dei genitori; disattiverà anche la maggior parte delle notifiche push durante l'orario scolastico. Circa 12,7 miliardi di dollari sono garantiti, mentre altri 5 dipendono dall'adozione di protezioni simili da parte di Snapchat, TikTok e YouTube. Quattro stati puntavano a circa 200 miliardi di sanzioni e secondo Meta le richieste complessive arrivavano fino a 1.400 miliardi. La cifra pattuita equivale a tre-quattro mesi di profitti dell'azienda, che comunque nega ogni illecito.
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Fonte: Reuters
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I robotaxi di Waymo arriveranno in Germania


Tecnologia
Il lancio avverrà a Monaco di Baviera ed inizierà con la mappatura delle strade tramite veicoli guidati manualmente, poi seguiranno i test con conducenti di sicurezza a bordo e infine senza. Waymo sta lavorando con l'autorità federale tedesca dei trasporti (KBA) e con le autorità locali e prevede di aprire il servizio commerciale al pubblico verso la fine del 2027. La Germania ha approvato nel 2021 una legge che consente i veicoli senza conducente sulle strade pubbliche ed è stata il primo paese dell'Unione Europea a regolare la guida autonoma di livello 4, in cui il sistema gestisce tutta la guida senza che una persona debba intervenire per determinate evenienze. Monaco si aggiungerà alle 11 città in cui Waymo opera commercialmente. L'azienda prevede anche un lancio a Londra nel 2026.
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Fonte: TechCrunch
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Meta ha annullato il piano per sostituire i dipendenti con l'AI


Big tech
Il piano, di nome Project OT, è partito a gennaio su indicazione di Mark Zuckerberg e prevedeva scenari con tagli fino al 60% di alcuni team e due ondate di licenziamenti. Piccoli team di persone avrebbero supervisionato l'AI, che avrebbe svolto gran parte del lavoro quotidiano di migliaia di dipendenti. Secondo un dirigente delle risorse umane l'organico complessivo sarebbe sceso di circa il 25% o più. La prima ondata di licenziamenti è avvenuta a maggio; Zuckerberg ha poi cancellato la seconda, prevista per novembre. Tra i motivi ci sarebbero il calo del morale dei dipendenti e dubbi sulla produttività: le modifiche al codice interno sono cresciute del 220% in un anno, ma le funzioni arrivate agli utenti solo del 36%. Post interni segnalano che gli agenti AI hanno compiuto "azioni distruttive su larga scala" e causato un aumento del 40% degli incidenti tecnici e di sicurezza gravi; il tempo speso a risolverli è cresciuto fino al 70%. A luglio Zuckerberg ha ammesso che lo sviluppo degli agenti procede più lentamente del previsto.
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Fonte: Ars Technica
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Nvidia vicina all'acquisto di Hugging Face per circa 13 miliardi di dollari


Business
Le trattative sarebbero in fase avanzata da alcune settimane e un'indiscrezione parla di un accordo già raggiunto per 12,9 miliardi di dollari. Hugging Face gestisce una piattaforma per condividere modelli AI utilizzabili liberamente e ospita software AI per altre aziende. Nvidia è già tra gli investitori della startup insieme a Google, Amazon, Intel e Salesforce. Tre anni fa la società era stata valutata 4,5 miliardi di dollari in un round di finanziamento. Il cofondatore Thomas Wolf non ha commentato le indiscrezioni ma ha detto che la società riceve da sempre "offerte di acquisizione e investimento". La piattaforma è stata di recente al centro di un incidente di sicurezza: un modello in fase di test da parte di OpenAI l'ha violata involontariamente.
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Fonte: Bloomberg
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Unitree sbarca in borsa e le azioni salgono del 600%


Robotica
Unitree, il più grande produttore mondiale di robot umanoidi, ha debuttato in Borsa in Cina con un rialzo vicino al 500% rispetto al prezzo dell’IPO. L’azienda, fondata nel 2016, ha spedito oltre 5.500 robot umanoidi nell’ultimo anno ed è diventata nota anche per video virali in cui i suoi modelli corrono, ballano o praticano arti marziali. Il fondatore Wang Xingxing possiede circa il 20% della società e, dopo la quotazione, la sua partecipazione vale sulla carta oltre 12 miliardi di dollari. Gli analisti stimano che il mercato dei robot umanoidi possa crescere da circa 2 miliardi di dollari nel 2025 a 300 miliardi nel 2035. Negli Stati Uniti, la FCC ha vietato l'import di robot umanoidi stranieri e Unitree è stata inserita tra le aziende collegate all’industria militare cinese.
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Fonte: The Guardian
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Slack ha lanciato Slack Code


Intelligenza Artificiale
La funzione si chiama Slack Code e crea canali dedicati dove gli agenti di coding lavorano sotto gli occhi del team. Taggando un agente in una conversazione, questo apre un canale per il progetto: lì i colleghi seguono l'avanzamento, rivedono le modifiche proposte, vedono anteprime HTML e possono correggere la direzione del lavoro. A lavoro finito il canale si archivia da solo e lascia un registro consultabile. Anche product manager e designer possono partecipare senza aprire un terminale o imparare strumenti specialistici. Chiunque nel canale può mettere in pausa o fermare un agente e le azioni più delicate (come pubblicare codice in produzione) richiedono l'approvazione di un esperto. Gli agenti ereditano i permessi e le politiche di sicurezza già configurati su Slack. Anthropic, Cognition, GitHub, OpenAI e Vercel stanno sviluppando integrazioni e tra gli agenti previsti ci sono Claude, Devin, Copilot e ChatGPT.
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Fonte: Theregister
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Apple prepara il lancio del primo nuovo Mac mini in quasi due anni


Big tech
Il debutto è previsto già nei prossimi giorni, prima dell'evento iPhone probabilmente in programma il 9 settembre. Apple ha testato versioni con i chip M5 e M6. La domanda per il modello attuale è cresciuta perché il computer è diventato popolare per l'esecuzione di applicazioni AI in locale, mentre la carenza di chip di memoria ha reso difficile la disponibilità in magazzino: le consegne ai clienti richiedono settimane o mesi. Il Mac mini sarà probabilmente l'ultimo prodotto lanciato sotto la guida di Tim Cook, che il 1° settembre passa il ruolo di amministratore delegato a John Ternus. Nella seconda metà dell'anno Apple prevede anche il primo iPhone pieghevole, la linea iPhone 18 Pro, gli AirPods 5, un iPad mini con schermo OLED entro fine ottobre e il primo dispositivo per la smart home dotato di schermo.
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Fonte: Bloomberg
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Dentro il reboot di OpenAI


time.com (eng)

Il CTO di Lovable: il futuro del SaaS sono le app che gli agenti possono usare


latent.space (eng)

La fine dell'open source


galratner.substack.com (eng)

Lasciami cliccare


ilyabirman.net (eng)

Notizie veloci


In lingua inglese.

I robotaxi di Tesla ad Austin sono ora completamente senza conducente, secondo i dati di tracciamento


thenextweb.com (eng)

Apple Maps lancia le pubblicità su iPhone, ecco le novità


9to5mac.com (eng)

X invia una diffida al progetto open source Nitter per presunto scraping


techcrunch.com (eng)

Apple organizza una festa d'addio per Tim Cook mentre Ternus si prepara a prendere il comando


macrumors.com (eng)

Apple fissa la data di lancio dell'iPhone, la prima sotto il nuovo CEO John Ternus


cnbc.com (eng)

Video della settimana

youtube.com/embed/aYoWAJz8LFw?…

Nothing OS 5.0


Nothing alza il sipario sulla nuova versione del suo sistema operativo con questo video ufficiale. Se ami le interfacce pulite dagli un'occhiata perché merita.

Vedi video su youtube.com (eng - 1:15)

Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.

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Trump tratta con Caracas per una quota del petrolio venezuelano


L'accordo allo studio riguarda giacimenti con riserve per 90 miliardi di barili e potrebbe più che raddoppiare quelli attualmente a disposizione degli Stati Uniti.

L'Amministrazione di Donald Trump sta negoziando con il governo ad interim del Venezuela l'acquisizione di una partecipazione nelle risorse petrolifere del Paese, che possiede le maggiori riserve accertate al mondo. Lo hanno rivelato ad Axios due funzionari americani, secondo i quali l'intesa porterebbe sotto il controllo degli Stati Uniti una quantità di petrolio più che doppia rispetto alle attuali riserve americane. "Definire enorme questo accordo sarebbe riduttivo", ha detto uno dei due. "È colossale".

I dettagli sono ancora in discussione, ma la trattativa riguarda più di una decina di giacimenti produttivi con riserve accertate complessive per 90 miliardi di barili, non l'intero patrimonio venezuelano di circa 300 miliardi. In passato quei giacimenti erano controllati da esponenti della cerchia di potere venezuelana, alcuni dei quali incriminati negli Stati Uniti, e da soggetti legati alla Cina. In cambio della partecipazione ceduta a Washington, il Venezuela otterrebbe lo sviluppo dei giacimenti da parte di società private, comprese aziende americane, e una quota maggiore dei ricavi petroliferi destinata alle casse dello Stato.

Dottrina Donroe · Energia

Gli Stati Uniti trattano una quota del petrolio venezuelano: in gioco 90 miliardi di barili

L’intesa negoziata dal Segretario di Stato Marco Rubio con il governo ad interim di Delcy Rodríguez riguarda più di dieci giacimenti già produttivi. Se andasse in porto, porterebbe sotto controllo americano una quantità di greggio più che doppia rispetto a tutte le riserve degli Stati Uniti.

Grafica di FocusAmerica 27 agosto 2026

Riserve accertate, in miliardi di barili


  • 300 miliardi di barili — le riserve accertate del Venezuela, le maggiori al mondo.
  • 90 miliardi di barili — i giacimenti in trattativa con Washington.
  • 44 miliardi di barili — le riserve accertate degli Stati Uniti.


Le tre chiavi dell’accordo

1Perché adesso 2La cronologia 3Chi ottiene cosa

La riserva strategica

La scorta di emergenza americana è ai minimi da quarant’anni

Due guerre hanno stravolto l’offerta mondiale di greggio e spinto i prezzi verso l’alto. Washington ha svuotato la sua riserva di emergenza e ora cerca petrolio vicino a casa.

Marzo 2026 172

Il minimo dal 1982

milioni di barili

riserva strategica

Il prelievo dalla Riserva Strategica di Petrolio autorizzato per fronteggiare la chiusura dello Stretto di Hormuz.

Dopo quel prelievo la scorta americana è scesa al livello più basso da oltre quarant’anni.

Che cosa spinge la trattativa

  • 01La guerra contro l’IranLa chiusura dello Stretto di Hormuz ha strozzato le forniture e costretto gli Stati Uniti ad attingere alla scorta di emergenza.
  • 02La guerra in UcrainaIl secondo shock che ha riscritto le rotte del greggio e tiene i prezzi sotto pressione.
  • 03I pozzi venezuelani fermiDopo anni di cattiva gestione sotto Nicolás Maduro e, prima di lui, Hugo Chávez, i giacimenti hanno bisogno di capitali e tecnologia stranieri.


Otto mesi di pressione

Dalla cattura di Maduro al tavolo sul petrolio

Trump aveva cominciato a valutare in privato una partecipazione americana nei giacimenti prima ancora di ordinare l’arresto del presidente venezuelano.

  • 1999

    Hugo Chávez sale al potere. Comincia il lungo declino dell’industria petrolifera venezuelana, proseguito sotto Maduro.

  • 3 gennaio 2026

    Trump autorizza la cattura di Nicolás Maduro, che ora risponde di narcoterrorismo davanti a un tribunale di New York.

  • Febbraio 2026

    Il Segretario all’Energia Chris Wright visita gli impianti a Caracas insieme alla presidente ad interim Delcy Rodríguez.

  • Marzo 2026

    Il prelievo di 172 milioni di barili porta la Riserva Strategica ai minimi dal 1982.

  • Luglio 2026

    Alti funzionari del Dipartimento di Stato e del Pentagono incontrano a Caracas le controparti venezuelane sui dettagli dell’intesa.

  • 27 agosto 2026

    Due funzionari americani rivelano ad Axios la trattativa. La guidano Marco Rubio e Rodríguez; alla Casa Bianca ha un ruolo di primo piano Stephen Miller.

  • La prossima settimana

    Wright valuta un nuovo viaggio in Venezuela. Il suo dipartimento studia come far salire in fretta la produzione affidata alle aziende americane.


Lo scambio

Che cosa mette sul piatto ciascuna delle due parti

I dettagli sono ancora in discussione, ma lo scambio ha una forma già riconoscibile: Washington ottiene il controllo di una quota dei giacimenti, Caracas ottiene i capitali per rimetterli in funzione.

Washington

Ottiene riserve, e le sottrae ad altri

  • Una partecipazione in più di dieci giacimenti già produttivi.
  • 90 miliardi di barili di riserve accertate: più del doppio di quelle americane.
  • Giacimenti finora controllati da uomini della cerchia di Maduro, alcuni incriminati negli Stati Uniti, e da soggetti legati alla Cina.
  • Un pilastro della sicurezza energetica e del predominio americano nell’emisfero occidentale.


Caracas

Ottiene capitali e una quota dei ricavi

  • Lo sviluppo dei giacimenti da parte di società private, comprese aziende americane.
  • Una quota maggiore dei ricavi petroliferi destinata alle casse dello Stato.
  • La riattivazione di un settore lasciato in abbandono da anni di cattiva gestione.


Il nodo politicoRodríguez rischia l’accusa di svendere le risorse naturali del Paese. Per questo i tempi della firma restano incerti: Washington ha bisogno di quel petrolio, ma per ottenerlo deve convincere i venezuelani che il vantaggio non sarà soltanto americano.

Fonte: Axios, 27 agosto 2026 (trattativa e volumi in discussione); EIA per le riserve accertate degli Stati Uniti; stime OPEC ed EIA per le riserve del Venezuela.

La corsa all'accordo


A rendere più urgente la conclusione dell'intesa sono le guerre in corso contro l'Iran e in Ucraina, che hanno sconvolto l'offerta mondiale di greggio e spinto i prezzi verso l'alto. Pesa però anche il livello della Riserva Strategica di Petrolio degli Stati Uniti, sceso ai minimi dal 1982 dopo il prelievo di 172 milioni di barili autorizzato a marzo per fronteggiare la crisi provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il settore petrolifero venezuelano, dal canto suo, versa in condizioni di relativo abbandono dopo anni di cattiva gestione sotto Nicolás Maduro e, prima di lui, Hugo Chávez, salito al potere nel 1999.

La trattativa è guidata dal Segretario di Stato Marco Rubio e dalla presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez. Il mese scorso alti funzionari del Dipartimento di Stato e del Pentagono hanno incontrato a Caracas le controparti venezuelane per discutere proprio i dettagli dell'intesa. Un ruolo di primo piano è svolto anche da Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca. Trump aveva cominciato a valutare in privato una partecipazione americana nei giacimenti venezuelani ancora prima di autorizzare, il 3 gennaio, la cattura di Maduro, che ora deve rispondere dell'accusa di narcoterrorismo davanti a un tribunale di New York.

Il nodo politico


Per Trump, l'accordo potrebbe diventare uno dei risultati destinati a segnare la sua eredità politica: la sicurezza energetica degli Stati Uniti e il predominio americano nell'emisfero occidentale sono infatti i pilastri della cosiddetta "Dottrina Donroe". "Il presidente Trump è vicino a garantire il futuro energetico dell'America per le generazioni a venire, non soltanto negli Stati Uniti ma nell'intero emisfero", ha detto ad Axios il secondo funzionario.

La Casa Bianca sa tuttavia che Rodríguez potrebbe essere accusata di cedere agli Stati Uniti le risorse naturali del Venezuela. "Stiamo facendo tutto il possibile per mostrare come l'accordo andrà a beneficio del popolo venezuelano, perché sarà così", ha affermato uno dei funzionari. I tempi per la firma restano così incerti, ma il Segretario all'Energia Chris Wright, già recatosi a Caracas a febbraio per visitare gli impianti insieme a Rodríguez, sta valutando un nuovo viaggio in Venezuela la prossima settimana. Nel frattempo, il suo dipartimento studia come aumentare rapidamente la produzione affidata alle aziende americane. Washington ha assoluto bisogno di quel petrolio, ma per ottenerlo deve convincere i venezuelani che a trarne vantaggio non saranno soltanto gli Stati Uniti.

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La destra americana vuole limitare le cariche pubbliche ai soli cittadini nati negli Usa


Dall'Alabama al Congresso, cresce tra i repubblicani la spinta a escludere naturalizzati e doppi cittadini da incarichi elettivi e federali, nonostante i forti dubbi sulla costituzionalità di queste misure.

Per gran parte della storia americana, diventare cittadini ha significato acquisire il diritto di partecipare a quasi ogni aspetto della vita civica: votare, far parte di una giuria e candidarsi a qualsiasi carica, con la sola grande eccezione della presidenza. Ma secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic, in Alabama e in altri Stati alcuni legislatori repubblicani vogliono ora introdurre una ulteriore distinzione: i cittadini naturalizzati non dovrebbero avere lo stesso diritto di ricoprire cariche pubbliche di chi è nato negli Stati Uniti.

Quest'anno in Alabama, Kentucky e Tennessee sono state presentate proposte per riservare ai cittadini nati nel Paese la possibilità di candidarsi a governatore, parlamentare statale, sceriffo e ad altre cariche elettive. Un'idea un tempo confinata ai margini ha così guadagnato spazio nel dibattito politico tra i repubblicani. In Alabama la misura era stata presentata sotto forma di emendamento alla Costituzione statale: se approvata dal Parlamento, avrebbe dovuto essere sottoposta agli elettori il 3 novembre. La proposta, però, non è mai stata esaminata dalla Commissione competente del Senato ed è rimasta bloccata fino alla conclusione della sessione legislativa ad aprile.

Al Congresso almeno 5 deputati repubblicani hanno sponsorizzato misure per escludere i cittadini naturalizzati o con doppia nazionalità dalla magistratura federale, dagli incarichi di governo, dalle ambasciate e dallo stesso Congresso. La Florida ha invece già approvato una legge che obbliga i candidati a diverse cariche statali e federali a dichiarare se possiedono un'altra cittadinanza, la prima norma di questo tipo ad essere approvata da uno Stato.

Cittadinanza · Diritti politici

Alcuni repubblicani vogliono vietare ai cittadini naturalizzati di candidarsi

Possono votare, pagare le tasse e far parte di una giuria. In tre Stati e al Congresso sono state presentate proposte perché non possano più candidarsi a una carica pubblica.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati ad agosto 2026

Il Congresso degli Stati Uniti · 535 seggi

Ogni punto è un seggio. L'arco esterno è la Camera, quello interno il Senato. In blu gli eletti nati fuori dagli Stati Uniti.

Camera 0 su 435 seggi
Senato 0 su 100 seggi

Nati negli Stati Uniti Nati all'estero Il seggio di Bernie Moreno

In tutto 32 membri del Congresso sono nati fuori dagli Stati Uniti. La maggioranza è democratica, ma tra loro ci sono anche repubblicani nati a Cuba, in Ucraina e in Messico.

Dove si muove la campagna

Tre Stati ci hanno provato, solo la Florida ha approvato una legge


Le proposte vogliono riservare le cariche elettive a chi è nato nel Paese. Tocca la riga per leggere che cosa prevede ciascuna misura.

Il paradosso dell'Alabama

Lo Stato da cui parte la battaglia è tra quelli con meno residenti nati all'estero. L'ex deputato repubblicano Mo Brooks l'ha definita una delle mosse tattiche più stupide mai viste: dire a una parte degli americani che non può candidarsi è il modo più sicuro per non ottenere mai il loro voto.

0 Cittadini naturalizzati che vivono in Alabama
0 La quota che rappresentano sulla popolazione

Come è nata

Dalla cerimonia nello Studio Ovale ai post su Truth Social


Quattro passaggi che spiegano come un'idea di margine sia entrata nel dibattito repubblicano. Tocca una tappa per aprirla.

Il muro costituzionale

I requisiti per candidarsi ci sono già, e nessuno può aggiungerne altri


Per entrare alla Camera la Costituzione chiede due sole cose.

Sono requisiti esclusivi: né i singoli Stati né il governo federale possono aggiungerne altri con una legge ordinaria. Il senatore repubblicano dell'Ohio Bernie Moreno, nato in Colombia, non potrebbe essere eletto se passasse la proposta della deputata Nancy Mace.

«È incredibilmente brutto, stupido e incostituzionale»

Pamela Karlan, professoressa di diritto alla Stanford University, intervistata da The Atlantic


32 membri del Congresso sono nati fuori dagli Stati Uniti: 26 alla Camera e 6 al Senato. In Alabama, Kentucky e Tennessee sono state presentate proposte per riservare le cariche elettive a chi è nato nel Paese; la Florida ha già approvato l'obbligo di dichiarare un'eventuale seconda cittadinanza. L'Alabama, da cui parte la battaglia, conta circa 77.000 cittadini naturalizzati, l'1,5% della popolazione. Per la Camera la Costituzione chiede 25 anni di età e 7 anni di cittadinanza.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su analisi di The Atlantic e registri del Congresso. La disposizione dei seggi negli emicicli è schematica: le posizioni dei singoli eletti sono distribuite a scopo illustrativo.

Il fattore Mamdani


Ad alimentare la campagna, scrive l'Atlantic, è anche l'ascesa di una nuova generazione di politici nati all'estero, a cominciare dal sindaco di New York Zohran Mamdani, nato in Uganda da genitori di origine indiana e diventato uno dei bersagli preferiti della destra. Il Segretario di Stato dell'Alabama Wes Allen ha citato apertamente la sua candidatura quando ha avanzato l'idea di escludere i naturalizzati dalle cariche pubbliche: "Vogliamo assicurarci che nessuna potenziale influenza o ingerenza straniera possa condizionare i più alti dirigenti eletti del nostro Stato".

Ma su questa campagna ha pesato anche la battaglia giudiziaria di Donald Trump sulla cittadinanza per diritto di nascita. Dopo che la sua Amministrazione non è riuscita a convincere la maggioranza della Corte Suprema della costituzionalità dell'ordine esecutivo che limitava la cittadinanza dei bambini nati negli Stati Uniti da genitori privi di status legale, Trump ha scritto che avrebbe cercato altre strade "in Congresso attraverso la legislazione". Alcuni suoi alleati hanno quindi cominciato a prendere di mira anche i diritti politici dei cittadini naturalizzati.

Durante il suo primo mandato, nel 2019, Trump aveva accolto cinque immigrati regolari alla Casa Bianca per quella che definì la prima cerimonia di naturalizzazione nello Studio Ovale, celebrando "la bellezza e la maestà della cittadinanza americana". "Non importa dove comincia la nostra storia, che siamo la prima o la decima generazione, siamo tutti uguali", disse. Ad aprile di quest'anno ha invece scritto su Truth Social che "se importi il Terzo Mondo, diventi il Terzo Mondo" e poche settimane dopo ha rilanciato il post di un podcaster di destra che metteva in dubbio la lealtà dei naturalizzati e dichiarava finita "l'idea del melting pot".

"Una sola fedeltà: l'America"


La deputata repubblicana Nancy Mace, che ha presentato diverse proposte per escludere cittadini naturalizzati e doppi cittadini dal Congresso, dalla magistratura federale e da decine di incarichi federali, ha scritto in un editoriale su Newsweek: "Quando vedi uno schema ricorrente di funzionari nati all'estero che hanno dimostrato più volte di non essere America First, cosa c'è di sbagliato nel volerli fuori dal potere?". Interpellata dall'Atlantic, ha aggiunto che gli americani "meritano di sapere che chi detiene questo potere abbia una sola fedeltà: l'America", senza però indicare quali rischi concreti le sue proposte intendano affrontare.

Ad agosto, dopo la vittoria di Abdul El-Sayed nelle primarie democratiche per il Senato in Michigan, Mace ha scritto che "ogni singolo musulmano con una carica pubblica in America è un cavallo di Troia". Il senatore dell'Alabama Tommy Tuberville, oggi candidato governatore del suo Stato, ha affermato in aula che "l'Islam non è una religione, è un culto della morte" e ha proposto nuovi requisiti ideologici per ottenere la cittadinanza.

Secondo i registri del Congresso, 26 deputati e 6 senatori sono nati fuori dagli Stati Uniti, anche se alcuni sono figli di cittadini americani che vivevano all'estero. La maggioranza di loro è democratica, ma tra loro figurano anche esponenti repubblicani nati a Cuba, in Ucraina e in Messico. Il senatore dell'Ohio Bernie Moreno, nato in Colombia, non potrebbe essere eletto se venisse approvata la proposta di legge di Mace. Moreno ha però presentato a sua volta, senza cofirmatari, un disegno di legge per vietare agli americani di possedere una seconda cittadinanza. "Non è una questione personale", ha risposto Mace quando le è stato fatto notare che la sua proposta colpirebbe anche Moreno e altri repubblicani. "Riguarda lo standard che vogliamo per chi esercita un potere enorme sul popolo americano".

"Brutto, stupido e incostituzionale"


La Costituzione stabilisce già i requisiti necessari per essere eletti al Congresso: per la Camera, per esempio, occorre avere almeno 25 anni ed essere cittadini statunitensi da almeno sette anni. Si tratta di requisiti "esclusivi", ha spiegato all’Atlantic Pamela Karlan, professoressa di diritto alla Stanford University: né i singoli Stati né il governo federale possono introdurne di ulteriori attraverso una legge ordinaria. Ancora più netto il suo giudizio sul contesto politico in cui si inserisce la proposta: "È incredibilmente brutto, stupido e incostituzionale".

Ma anche i giudici che hanno ostacolato alcune iniziative dell'Amministrazione sono diventati bersagli di questa campagna. Quando a giugno la giudice federale Sparkle Sooknanan ha stabilito che il governo aveva "consapevolmente calpestato i diritti alla privacy dei cittadini americani" attraverso una banca dati federale sulla cittadinanza, il deputato repubblicano Abe Hamadeh ha presentato articoli di impeachment contro di lui sottolineando che Sooknanan possiede la doppia cittadinanza americana e di Trinidad e Tobago. Stephen Miller, principale artefice della stretta sull'immigrazione, ha scritto sarcasticamente che "la giudice Sparkle decreta che l'America appartiene a qualsiasi migrante casuale del pianeta".

L'ex deputato repubblicano dell'Alabama Mo Brooks, che pure sostiene gran parte dell'agenda migratoria di Trump, ha definito la strategia contro i cittadini naturalizzati come "una delle mosse tattiche più stupide che abbia mai visto fare a dei politici": dire a una parte degli americani che non può candidarsi, ha osservato, è il modo più sicuro per non ottenere mai il loro voto. L'Alabama conta circa 77.000 cittadini naturalizzati, pari all'1,5% della popolazione, ed è tra gli Stati con la più bassa quota di residenti nati all'estero. Un luogo insolito da cui far partire questa battaglia, osserva il politologo Steven Taylor della Troy University:

"A un certo livello sembra incredibilmente banale. A un altro sembra piuttosto serio, perchè dimostra il nazionalismo inquietante che attraversa oggi la nostra politica".


Carlos Alemán, nato in Nicaragua ed eletto nel 2020 nel consiglio comunale di Homewood, in Alabama, ha raccontato all'Atlantic quanto sia estenuante vedere continuamente messa in discussione la propria lealtà: "Sembra parte di un progetto per considerare chiunque non sia nato qui indegno dei pieni diritti della cittadinanza". Alemán ha deciso di non ricandidarsi. Se queste proposte diventassero realtà, i suoi figli crescerebbero in un Paese in cui il padre è abbastanza americano per votare, pagare le tasse e crescere una famiglia, ma non abbastanza per rappresentare la comunità a maggioranza bianca che lo ha eletto.

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Trump ha continuato a comprare e vendere titoli petroliferi durante la guerra con l'Iran


Secondo CBS News, i conti del presidente hanno effettuato operazioni per centinaia di migliaia di dollari nel settore energetico. La Casa Bianca assicura che gli investimenti sono stati gestiti in modo indipendente.

Donald Trump ha continuato a comprare e vendere azioni di società petrolifere e del gas mentre conduceva la guerra contro l'Iran. È quanto emerge dalle dichiarazioni patrimoniali depositate fino al secondo trimestre del 2026 e analizzate da CBS News. Tra l'inizio del conflitto, la tregua e la ripresa dei combattimenti, i conti di Trump hanno effettuato operazioni su titoli energetici per centinaia di migliaia di dollari, secondo i dati più recenti dell'Office of Government Ethics (OGE), l'organismo che raccoglie le dichiarazioni finanziarie dei funzionari federali.

Il portafoglio del presidente è molto ampio, con posizioni in tutti gli 11 principali settori di Borsa. Una precedente inchiesta di CBS News aveva calcolato che nei primi tre mesi dell'anno i suoi conti avevano effettuato circa 3.600 operazioni su azioni e altri titoli, per un valore complessivo compreso tra 212 e 695 milioni di dollari.

I democratici della Commissione economica congiunta del Congresso hanno stimato questa settimana che il valore delle partecipazioni di Trump in società petrolifere e del gas sia passato da una forchetta di 13-46 milioni di dollari all'inizio dell'anno a 17-61 milioni a metà agosto: un aumento medio del 39%, con un potenziale incremento di valore fino a 15,5 milioni di dollari. Nello stesso rapporto stimano inoltre acquisti fino a 3,6 milioni nel primo trimestre, comprese azioni Chevron comprate nelle settimane successive all'operazione statunitense in Venezuela.

Le dichiarazioni obbligatorie riportano soltanto intervalli di valore, non cifre esatte. La stima dei democratici si basa inoltre sulle partecipazioni dichiarate per il 2025 e non tiene conto delle operazioni successive. Nel frattempo i titoli energetici sono saliti sensibilmente, in un periodo che comprende sia l'operazione americana in Venezuela di inizio gennaio sia la guerra con l'Iran, cominciata alla fine di febbraio.

Conflitti di interesse

Trump ha comprato e venduto azioni petrolifere mentre conduceva la guerra all’Iran

Le dichiarazioni patrimoniali del presidente mostrano operazioni su titoli energetici per centinaia di migliaia di dollari nei mesi del conflitto con Teheran. Le sue partecipazioni nel settore sono cresciute in media del 39%.

Grafica di FocusAmerica

1L’operazione chiave

Il 7 aprile Trump annuncia la tregua con l’Iran. Lo stesso giorno i suoi conti vendono ExxonMobil.


Il grafico dell’andamento del titolo richiede JavaScript.

La vendita, tra e di dollari, risulta dichiarata il giorno stesso dell’annuncio, arrivato in serata a mercati chiusi.

2Il portafoglio

A metà agosto le partecipazioni in petrolio e gas valevano fino a 61 milioni di dollari


Le dichiarazioni obbligatorie non riportano cifre esatte ma intervalli di valore: per questo ogni barra ha un minimo e un massimo.

Il grafico delle partecipazioni richiede JavaScript.

l’aumento medio del valore delle partecipazioni tra gennaio e agosto
il potenziale incremento di valore, nell’ipotesi più alta

operazioni su azioni e altri titoli nel primo trimestre
il controvalore complessivo di quelle operazioni
gli acquisti stimati nel settore energia nel primo trimestre

3La cronologia

Otto mesi tra guerra, tregua e compravendite


Guerra e politica Mercati e portafoglio
Inizio gennaio Gli Stati Uniti conducono un’operazione militare in Venezuela. Nelle settimane successive i conti del presidente comprano azioni Chevron: rientrano nella stima diffusa dai democratici del Congresso. Fine febbraio Comincia la guerra con l’Iran. Nei mesi del conflitto i titoli energetici salgono sensibilmente e le compagnie petrolifere quotate registrano forti profitti, con il petrolio a prezzi elevati. 7 aprile I conti di Trump vendono ExxonMobil. In serata il presidente annuncia il cessate il fuoco. L’Office of Government Ethics impone di dichiarare entro 45 giorni le operazioni sopra i 1.000 dollari: alcune comunicazioni di Trump relative al 2026 sono arrivate in ritardo. 8 aprile ExxonMobil apre in forte calo rispetto alla chiusura del giorno prima. Nella prima metà dell’anno i conti del presidente comprano e vendono anche Chevron, ConocoPhillips e altre società del settore per centinaia di migliaia di dollari. Dopo la tregua I combattimenti riprendono. Le operazioni sui titoli energetici proseguono per tutto il periodo, secondo le dichiarazioni depositate fino al secondo trimestre. Metà agosto Le partecipazioni in petrolio e gas sono stimate tra 17 e 61 milioni di dollari. Questo mese lo stesso Trump, riferendosi a ExxonMobil e Chevron, ha detto che «stanno guadagnando troppo».

4Il confronto

Nessuno dei tre predecessori deteneva singole azioni


Donald TrumpDetiene direttamente singole azioni: ha scelto di non collocare i propri beni in un trust Sì
Joe BidenNon possedeva singole azioni No
Barack ObamaDeteneva soprattutto fondi e titoli del Tesoro No
George W. BushAffidò i propri beni a un trust No

La legge consente a presidente, parlamentari e funzionari federali di detenere e negoziare singole azioni. Esponenti di entrambi i partiti hanno proposto divieti più stringenti.

La replica. Secondo la Casa Bianca il portafoglio del presidente è gestito in modo indipendente da istituzioni finanziarie terze, attraverso modelli che replicano indici riconosciuti, senza che Trump possa influenzare le singole decisioni.

Nota. Le dichiarazioni patrimoniali riportano intervalli di valore, non cifre esatte. La stima sul portafoglio energetico si basa sulle partecipazioni dichiarate per il 2025 e non tiene conto delle operazioni successive.

Fonte: analisi CBS News sulle dichiarazioni depositate all’Office of Government Ethics; stime dei democratici della Commissione economica congiunta del Congresso — agosto 2026.

Exxon venduta il giorno del cessate il fuoco


L'operazione più rilevante individuata da CBS News risale al 7 aprile, giorno in cui Trump annunciò il cessate il fuoco con l'Iran. I suoi conti vendettero azioni ExxonMobil per un valore compreso tra 500.000 e un milione di dollari. Il titolo chiuse quella seduta a 163,91 dollari, prima dell'annuncio serale, e il giorno successivo aprì in calo del 6,5%, a 153,52 dollari. Nella prima metà dell'anno il presidente ha comprato e venduto anche azioni di Chevron, ConocoPhillips e altre società del settore petrolifero per centinaia di migliaia di dollari. L'OGE impone di dichiarare entro 45 giorni le operazioni superiori a 1.000 dollari e Trump ha presentato in ritardo alcune comunicazioni relative al 2026.

La Casa Bianca sostiene che il presidente non abbia alcun ruolo nelle operazioni. "Il portafoglio di azioni e obbligazioni del presidente Trump è gestito in modo indipendente da istituzioni finanziarie terze", ha dichiarato il portavoce Davis Ingle. Secondo la Casa Bianca, i conti sono affidati alla gestione discrezionale di soggetti esterni e gli investimenti vengono effettuati attraverso modelli informatici che replicano indici riconosciuti, come lo Schwab 1000, senza che Trump o altri membri della famiglia possano indirizzare o influenzare le singole decisioni.

Trump ha tuttavia scelto di non collocare i propri beni in un trust. La detenzione diretta di singole azioni, anziché esclusivamente di fondi indicizzati, comporta quindi il mantenimento di partecipazioni riconoscibili in settori interessati dalle decisioni dell'amministrazione. Quando CBS News aveva esaminato a giugno le operazioni precedenti, alcuni gestori avevano attribuito almeno una parte degli scambi a una strategia fiscale. David Salem, gestore di Hedgeye Asset Management, aveva parlato di una "classica attività di vendita delle perdite a fini fiscali": cedere titoli in perdita per compensare plusvalenze realizzate altrove.

"Stanno guadagnando troppo"


La guerra ha favorito forti profitti per le compagnie petrolifere quotate, anche visti i prezzi del petrolio così elevati. All'inizio del mese lo stesso Trump, riferendosi a ExxonMobil e Chevron, ha affermato che "stanno guadagnando troppo". Donald Sherman, presidente dell'organizzazione per la trasparenza Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (CREW), ha detto a CBS News che il presidente non dovrebbe beneficiare personalmente dell'aumento dei prezzi del petrolio. "Non importa se scambia i titoli lui stesso: il presidente ha il dovere di evitare conflitti di interesse tra le sue finanze e ciò che è meglio per gli americani".

La legge attuale consente al presidente, ai parlamentari e ai funzionari federali di detenere e negoziare singole azioni, anche se esponenti di entrambi i partiti hanno proposto di introdurre divieti più stringenti. Trump, che Forbes stima possieda un patrimonio di 6,5 miliardi di dollari, è molto più esposto direttamente al mercato azionario rispetto ai suoi immediati predecessori: George W. Bush ricorse a un trust, Barack Obama deteneva soprattutto fondi e titoli del Tesoro e Joe Biden non possedeva singole azioni.

Le operazioni nel settore energetico rappresentano soltanto una piccola parte del patrimonio complessivo di Trump. Sono però anche quelle in cui gli interessi finanziari del presidente si intrecciano più direttamente con le decisioni di politica estera e militare adottate dall’Amministrazione che lui stesso guida, esponendolo quindi più di altri investimenti al rischio di potenziali conflitti di interesse. Una questione sulla quale un’eventuale futura maggioranza democratica al Congresso potrebbe avere particolare interesse ad avviare indagini.

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Tanta attesa per...questo?


Possiamo parlare d'altro ora?
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GTA 6 si è fatto vedere ed è... GTA 5 con le grafiche più belle, esattamente quello che ci aspettavamo ed esattamente quello che Rockstar può permettersi visto che deve rientrare dell'inimmaginabile budget di sviluppo. Ora che ce ne siamo liberati possiamo parlare delle notizie più importanti della settimana, tra cui il problema dei doomscrolling game su Roblox, il debutto del convertitore di licenze fisiche in digitali di Xbox e l'addio agli fps live service di 1047 Games.


News index


+ GTA 6 si è fatto vedere: cosa sappiamo
- Cosa resta di Compulsion Games dopo l’indipendenza da Microsoft
+ Vietati i doomscrolling game su Roblox
- The Witcher 4 punta al 2028: a che punto siamo
+ I giochi fisici Xbox ora diventano anche licenze digitali
- 1047 abbandona gli fps live service

GTA 6 si è fatto vedere: cosa sappiamo - Dopo la première del terzo trailer di Grand Theft Auto VI alcune interviste con Rob Nelson, capo di Rockstar North, hanno fatto luce sullo sviluppo e sul design del gioco. Nelson ha affermato che il team ha "raddoppiato le sue dimensioni" dai tempi di Red Dead Redemption 2, con un nuovo studio negli USA interamente dedicato alle interazioni con e tra gli npc. Parlando del grado di fedeltà e densità del gioco, Nelson ha affermato che GTA 6 "ha più di 600.000 animazioni, rispetto alle 55.000 animazioni di Grand Theft Auto V e alle 300.000 animazioni di Red Dead Redemption 2". Le anteprime del gioco legate alle interviste con Nelson descrivono anche nel dettaglio un sistema di relazione tra i protagonisti Lucia e Jason, elementi immersivi di simulazione per i protagonisti come fame, forma fisica e onore, e un sistema più complesso per il furto d'auto che include localizzatori GPS e clonazione delle chiavi. "All'inizio Jason e Lucia vogliono provarci, ma semplicemente raccontare la storia e svolgere missioni insieme potrebbe non essere sufficiente per tenerli insieme", ha detto Nelson. "Chi gioca dovrà tenerli insieme trascorrendo un po' di tempo insieme nell'open world, e poi, si spera, questo rafforzerà il loro legame".

Cosa resta di Compulsion Games dopo l’indipendenza da Microsoft - Guillaume Provost, CEO di Compulsion Games (South of Midnight, We Happy Few), ha confermato che lo studio è diventato indipendente e ha riacquistato le sue proprietà intellettuali. Compulsion è stato uno degli studi acquisiti da Microsoft nel 2022 e ceduti nel 2026. Provost ha confermato che "comprare i nostri giochi, al momento, è il miglior modo di supportare lo studio" e che Compulsion continua a lavorare su un progetto esistente ed è alla ricerca di finanziamenti. "Voglio solo assicurarmi che stiamo mettendo il team nelle condizioni di avere successo", ha detto, aggiungendo di comprendere "la necessità di essere parsimoniosi e snelli a causa del contesto economico. È un clima simile a quello in cui mi trovavo quando ho aperto il mio studio".

Vietati i doomscrolling game su Roblox - Roblox sta intensificando i controlli sui suoi giochi, questa volta vietando tutti i titoli che permettono ai bambini di accedere a esperienze con doomscolling per ottenere ricompense. Molti governi e persino il Senato degli Stati Uniti hanno preso provvedimenti contro le inadeguate misure di sicurezza per i minori adottate da Roblox, chiedendo modifiche sostanziali per garantire che i bambini non siano vittime di adescamento o conversazioni inappropriate online. Condividendo la notizia nel suo hub per i creatori, Roblox ha pubblicato un messaggio affermando che "con effetto immediato, i giochi non saranno consentiti su Roblox Kids e Select se presentano tutte o una sola delle seguenti caratteristiche: un feed multimediale con brevi video, immagini o post in stile storia; un feed che si riproduce automaticamente, si ripete in loop o scorre da solo; o una ricompensa, esplicita o implicita, per la visione continua". Il gioco che ha scatenato tutto questo si chiama Steal an Egg, un'esperienza in cui i giocatori raccolgono e fanno schiudere delle uova. Le uova schiuse si trasformano in animali domestici che generano denaro ogni secondo della loro esistenza, con gli animali più rari che guadagnano più denaro rispetto a quelli comuni. La maggior parte dei giocatori inizia lentamente, con un pollo, ma con sufficienti progressi, i fan possono allevare creature fantastiche come i draghi. Come in Steal a Brainrot, è possibile rubarsi gli animali a vicenda e l'elemento principale che determina il successo è la velocità. Questa può essere acquistata con denaro reale o può essere migliorata manualmente correndo su un tapis roulant virtuale. I tapis roulant hanno una funzione integrata chiamata Reels che permette agli utenti di guardare video per ingannare il tempo. O almeno lo era fino a lunedì pomeriggio, quando il gioco è stato improvvisamente rimosso poco dopo aver raggiunto il primo posto sulla piattaforma e dopo aver generato milioni di impressioni negative sui social media. Prima di essere rimosso, il gioco contava oltre 500.000 giocatori contemporanei.

The Witcher 4 punta al 2028: a che punto siamo - La nuova saga di Ciri si preannuncia come il gioco di The Witcher più ambizioso di CD Projekt RED, con oltre 500 sviluppatori al lavoro. In più, The Witcher 4 ha finalmente una data di uscita prevista, annunciata dal co-CEO di CD Projekt RED Michal Nowakowski il giorno prima della Gamescom Opening Night Live. "Posso dirvi questo: The Witcher 4 è previsto per il 2028. So che dovrete aspettare un po' e che vorreste giocarci prima ma lasciare che il team lavori ne varrà la pena".

I giochi fisici Xbox ora diventano anche licenze digitali - Xbox ha annunciato un programma che consente ai possessori di dischi di gioco fisici per Xbox One e Xbox Series di ottenere una licenza digitale associata che permette ai possessori dei dischi di accedere alle funzionalità dell'ecosistema Xbox, come lo streaming in cloud e poterli giocare in multipiattaforma. L'azienda ha detto che in questa prima ondata disponibile per gli Xbox Insiders saranno supportati "migliaia" di titoli. La notizia arriva dopo l'annuncio che il team verde farà della retrocompatibilità uno dei suoi pilastri, a cominciare da quattro giochi della prima Xbox. L'obiettivo ora è di estendere la copertura ai giochi per Xbox 360 sia su PC sia sulla console di nuova generazione in cantiere, nome in codice Project Helix.

1047 abbandona gli fps live service - 1047 Games ha annunciato la fine dello sviluppo e del supporto dei suoi due titoli: Splitgate: Arena Reloaded (precedentemente Splitgate 2) ed Empulse. "Nessuno dei due giochi genera entrate sufficienti a coprire i costi di gestione dei servizi dedicati", ha dichiarato l'azienda. Entrambi i giochi perderanno i loro server online ma passeranno al networking peer-to-peer per permettere ai fan di hostare partite in privato. Lo studio ha suggerito che non si dedicherà più allo sviluppo di sparatutto live service per "concentrarsi su altro".


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Cicadamata - Benvenuti a una nuova puntata di Robot Epilettici! In questo fps in prima persona dallo stile squadrassimo dovrete correre, saltare, sparare e farvi largo tra decine di nemici a velocità assurde. Prima di un videogioco, Cicadamata è un esercizio di stile vaporwave: se amate l’estetica futuribile di Marathon allora il gioco saprà soddisfare il vostro occhio. La storia è poca ma c’è ed è un mistero retro tech con una buona dose di cyberpunk che fa bene da sfondo a tutto quel correre e sparare.

1666 Amsterdam - Il gioco che il creatore di Assassin’s Creed ha sempre voluto fare è entrato in early access, ma il pubblico è diviso. La storia incalza ma il combattimento è un po’ datato e c’è una strana irregolarità per quanto riguarda la qualità degli asset e delle animazioni dei nemici. É un prodotto che va rifinito, ma potrebbero esserci le fondamenta per qualcosa di interessante. É stata usata l’IA generativa in fase di sviluppo ma “nessuno degli asset generati è nel gioco finito”, come in Expedition 33.

Blood Dungeon - Lo stile grafico di Blood Dungeon lo rende inevitabilmente per pochi, ma se vi piace l’estetica trash/garbage, allora questo gioco sarà una vera e propria gioia. Meccanicamente è un po’ Vampire Survivors un po’ un metroidvania ma graficamente sembra di stare facendo un’avventura dentro un Televideo infestato. Provate la demo se non vedete l’ora di tornare all’estetica da mostriciattoli degli anni ’90.

Lou’s Lagoon - Se dal vostro cozy game volete qualche elemento di survival crafting e persino di mistero, Lou’s Lagoon è una nuova uscita che promette qualche piccola innovazione. Gameplay rilassato, non troppe complicazioni ma anche qualche sfida da superare e tanti abitanti da aiutare. Al centro di tutto c’è un idrovolante da pilotare e migliorare, un tocco che abbiamo apprezzato da religiosi fan di Porco Rosso.


Non dimenticatevi di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al sostegno di chi legge che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto autore e lettore. Chi si innnamora di Letter to a Gamer e vule darle una mano può condividere questo link con i propri amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok). C'è anche un gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati.

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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La guerra con l'Iran svuota le scorte Patriot americane in Europa


Gli intercettori disponibili sul continente sono scesi sotto il livello critico. Trump afferma di non essere preoccupato di un attacco russo alla NATO, proprio mentre gli alleati temono sempre di più di non avere munizioni sufficienti per sostenere una difesa prolungata.

Le Forze Armate statunitensi in Europa hanno una carenza di intercettori avanzati che avrebbe superato "il livello di guardia", in gran parte a causa della guerra di Donald Trump contro l'Iran. Lo hanno riferito all'Associated Press un funzionario della difesa statunitense in Europa e un funzionario della NATO. La situazione più preoccupante riguarda in particolare gli intercettori dei sistemi Patriot, tra le poche armi occidentali in grado di abbattere i missili balistici russi ad alta velocità.

Parte delle scorte americane presenti sul continente è stata infatti trasferita in Medio Oriente, dove Stati Uniti e Paesi alleati del Golfo hanno consumato grandi quantità di intercettori per fermare droni e missili iraniani, alcuni dei quali hanno ucciso o ferito militari americani. In caso di attacco balistico russo contro un quartier generale militare o una centrale elettrica, ha spiegato il funzionario statunitense, la NATO potrebbe ritrovarsi nella stessa situazione dell'Ucraina: con pochi Patriot disponibili e costretta "a prendere un pugno in bocca dopo l'altro".

Le forze americane in Europa "sicuramente" non dispongono di intercettori sufficienti per sostenere un attacco balistico prolungato e avrebbero una capacità "molto limitata" persino contro un singolo missile, compreso un ordigno russo finito fuori rotta. Un attacco di Mosca contro un Paese dell'Alleanza Atlantica non è, al momento, considerato imminente, ma il direttore della CIA John Ratcliffe è andato a Mosca questa settimana proprio per avvertire la Russia di non attaccare la NATO e chiederle di ridurre il sostegno all'Iran, secondo il Wall Street Journal. Trump ha invece minimizzato il viaggio, definendolo "una specie di semi-routine".

Funzionari europei e della NATO ritengono però che la Russia potrebbe essere in grado di attaccare l'Alleanza entro il 2030, proprio l'anno entro il quale le scorte di Patriot dovrebbero essere ricostituite. Il colonnello Martin O'Donnell, portavoce militare della NATO, ha però contestato questa ricostruzione. All'AP ha detto che "semplicemente non è vero" che le scorte di Patriot in Europa siano scese oltre il livello critico: l'Alleanza, ha assicurato, dispone di munizioni sufficienti sia per difendersi sia per continuare a fornirne all'Ucraina.

Difesa aerea · NATO

Sei mesi di guerra con l’Iran hanno consumato due terzi degli intercettori Patriot americani

Gli Stati Uniti avevano 2.330 intercettori Patriot in magazzino: ne hanno usati circa 1.500 per fermare droni e missili iraniani. Le scorte torneranno piene solo nel 2030, lo stesso anno entro cui, secondo i funzionari europei e della NATO, la Russia potrebbe essere in grado di attaccare l’Alleanza.

Grafica di FocusAmerica 27 agosto 2026

L’inventario americano di intercettori Patriot: 2.330 pezzi

Attiva JavaScript per vedere il grafico completo.

Ipotesi più favorevole: tutta la produzione del 2026 destinata a rimpiazzare le scorte bruciate contro l’Iran. Nella realtà una parte va all’Europa e le forniture all’Ucraina continuano.

Prodotti
0

Consumati
0

In un anno intero di produzione
In sei mesi di guerra con l’Iran

Anche destinando tutta la produzione di un anno a rimpiazzare le scorte, resterebbero 900 intercettori scoperti.

La NATO contesta questa ricostruzione. Il portavoce militare dell’Alleanza, il colonnello Martin O’Donnell, ha detto all’Associated Press che non è vero che le scorte di Patriot in Europa siano scese sotto il livello critico, e che le munizioni bastano sia per difendersi sia per continuare a rifornire l’Ucraina.

Tre cose da sapere

Il ritmo

Le forniture a Kyiv sono durate quattro anni. Contro l’Iran è uscito due volte e mezzo tanto in sei mesi


Le consegne all’Ucraina erano pianificate e diluite nel tempo. Il consumo in Medio Oriente è arrivato tutto insieme, e nessuno lo aveva previsto.

Ogni rettangolo ha per larghezza la durata del periodo, per altezza il ritmo medio mensile e quindi per area il totale consumato: 600 e circa 1.500 intercettori, i numeri del CSIS. La distribuzione reale mese per mese non è pubblica.

Le due scadenze

Le scorte torneranno piene nel 2030, lo stesso anno in cui la Russia potrebbe essere pronta ad attaccare la NATO


Quest’anno usciranno dalle linee circa 600 intercettori, compresi quelli destinati all’Europa. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 2.000 pezzi l’anno entro il 2030. Sullo stesso asse temporale corre la stima dei funzionari europei e della NATO sul rischio di un attacco russo.

I segnali

Le ultime settimane hanno alzato la tensione. Ma anche Mosca ha dei limiti


Nessuno considera imminente un attacco russo a un Paese dell’Alleanza. Quello che è successo da luglio a oggi, però, ha spinto Washington a mandare un avvertimento diretto al Cremlino.

Alza la tensione Prova a contenerla

Fonte Associated Press. Stime sul consumo di intercettori: Center for Strategic and International Studies (Mark Cancian). Analisi sulla capacità produttiva europea: Royal United Services Institute (Ed Arnold). Dati al 27 agosto 2026. Il residuo di 830 intercettori, i 900 che resterebbero scoperti e i ritmi medi mensili sono elaborazioni di FocusAmerica sui numeri del CSIS.

Millecinquecento intercettori consumati in sei mesi


I numeri del Center for Strategic and International Studies (CSIS) descrivono intanto un consumo senza precedenti. Gli Stati Uniti hanno fornito all'Ucraina circa 600 intercettori durante l'Amministrazione Biden, ha detto all'AP Mark Cancian, colonnello dei Marines in pensione. Il consumo maggiore è arrivato tuttavia con l'Iran: il conflitto, che venerdì compie 6 mesi, avrebbe assorbito il 65% dei Patriot americani, circa 1.500 dei 2.330 presenti in inventario.

Quest'anno dovrebbero essere prodotti circa 600 intercettori, compresi quelli destinati all'Europa, con l'obiettivo di portare la capacità produttiva a 2.000 unità l'anno entro il 2030. Secondo Ed Arnold, ricercatore del Royal United Services Institute di Londra, le forniture a Kyiv erano state pianificate e calibrate, mentre le scorte destinate al Medio Oriente si sono ridotte rapidamente e in modo imprevisto, mettendo in evidenza i limiti della capacità produttiva occidentale.

Il primo stabilimento europeo per la costruzione di missili intercettori Patriot, gestito da MBDA a Schrobenhausen, in Baviera, dovrebbe aprire a settembre, con le prime consegne previste all'inizio del prossimo anno a Germania, Paesi Bassi, Romania e Spagna, che hanno già effettuato ordini. Nel frattempo, ha detto Arnold, la Germania si trova nella situazione "ridicola" di aver acquistato costosi sistemi Patriot senza disporre delle munizioni necessarie per impiegarli.

Poche alternative, mentre Mosca aumenta la pressione


Senza i Patriot, spiegano gli esperti sentiti dall'AP, restano poche opzioni contro i missili balistici russi. Questi ordigni precipitano sull'obiettivo a oltre cinque volte la velocità del suono, lasciano pochissimo tempo per reagire e possono essere impiegati insieme a sciami di droni relativamente economici per saturare le difese.

Il sistema franco-italiano SAMP/T NG, progettato secondo il produttore per migliorare la capacità di intercettare missili balistici e che la Francia ha promesso di fornire più rapidamente all'Ucraina, non è ancora stato provato in combattimento e la versione attualmente operativa ha una portata inferiore a quella del Patriot. Le navi da guerra possono offrire una difesa aerea mobile, ma rischiano di essere troppo lontane dall'obiettivo da proteggere o di diventare esse stesse bersagli. Scarseggiano anche i missili tattici ATACMS, utilizzabili per colpire dietro le linee nemiche, sebbene alcuni eserciti europei dispongano di propri missili a lungo raggio Taurus e Storm Shadow.

La carenza di intercettori si avverte soprattutto in Ucraina, dove i missili balistici russi riescono sempre più spesso a superare le difese aeree, come nel bombardamento della notte tra mercoledì e giovedì. Anche Mosca, tuttavia, deve fare i conti con limiti significativi: difficilmente potrebbe sostenere a lungo una campagna aerea contro la NATO mentre continua a colpire l'Ucraina quasi ogni notte, e i recenti attacchi ucraini in territorio russo hanno a loro volta esposto le vulnerabilità della contraerea di Mosca.

I segnali di tensione, intanto, continuano. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva detto ad Axios a luglio che Putin sta preparando nei prossimi mesi una mobilitazione di 500.000 soldati per una nuova offensiva in Ucraina, stima che il 23 agosto ha rivisto ad "almeno 300.000", e che la Russia sta costruendo le infrastrutture necessarie ad accogliere altri 30.000 militari nordcoreani da inviare al fronte. Nelle ultime settimane, intanti, diversi droni russi entrati nello spazio aereo di diversi membri della NATO, tra cui Romania e Polonia, sono stati abbattuti: la sola Romania ne ha abbattuti 4 da luglio, l'ultimo il 16 agosto.

Ieri il Ministero degli Esteri russo ha inoltre accusato Regno Unito e Francia di "giocare con il fuoco" fornendo a Kyiv tecnologie che le consentono di condurre attacchi a lunga gittata in profondità nel territorio russo, dopo la decisione di Londra di condividere con l'Ucraina tecnologia classificata per produrre autonomamente i missili cruise Storm Shadow. La portavoce del Ministero russo, Maria Zakharova, ha minacciato attacchi contro obiettivi militari britannici dentro e fuori l'Ucraina in risposta all'assistenza militare di Londra.

Trump non è preoccupato di un attacco russo


Trump, da parte sua, sostiene di non essere affatto preoccupato dalla possibilità di un attacco russo contro un Paese NATO. Lo ha detto ad Axios in un'intervista telefonica ieri, anche se da settimane i leader europei avvertono pubblicamente che Mosca potrebbe presto mettere alla prova la tenuta dell'Alleanza e l'impegno del presidente americano sull'Articolo 5, la clausola di difesa collettiva, con un attacco limitato o altre provocazioni militari. "Non sono preoccupato... per niente. Non c'è nessun problema", ha risposto Trump.

Due ore più tardi, parlando con i giornalisti, il presidente è stato interpellato di nuovo sull'ipotesi che Washington avesse avvertito Vladimir Putin di non procedere con provocazioni di questo tipo. Trump ha detto di non voler commentare, ma ha ribadito: "Non attaccheranno il territorio della NATO". Anche Sergej Naryškin, direttore del servizio di intelligence estero russo, ha confermato giovedì l'incontro con Ratcliffe, descrivendo i colloqui come "una parte normale del loro lavoro", nella quale "non c'è stato nulla fuori dall'ordinario", e ha detto di aver discusso con l'omologo americano di non meglio precisate ì"questioni di intelligence".


Il capo della CIA ha avvertito la Russia di non attaccare i paesi baltici


John Ratcliffe, direttore della Central Intelligence Agency, l'agenzia di spionaggio estero degli Stati Uniti, è andato a Mosca per avvertire la Russia di non attaccare i paesi della NATO. Lo ha rivelato il Wall Street Journal. L'avvertimento ha riguardato soprattutto gli alleati orientali dell'alleanza atlantica, cioè i paesi baltici che confinano con il territorio russo (Estonia, Lettonia e Lituania), come ha scritto Politico.

L'aereo militare C-17 che ha portato Ratcliffe nella capitale russa era decollato dalla Lettonia, come mostrano i dati pubblici di tracciamento dei voli. Le ambasciate di Estonia e Lituania hanno rifiutato di commentare, mentre quella lettone non ha risposto alle richieste dei giornalisti.

Le valutazioni più recenti dell'intelligence americana indicano che Vladimir Putin potrebbe autorizzare azioni provocatorie sul territorio della NATO: attacchi informatici, operazioni ibride e altre iniziative che restano sotto la soglia dell'azione militare convenzionale. L'obiettivo non sarebbe scatenare una guerra, ma mettere alla prova l'unità dell'alleanza e la disponibilità dell'amministrazione americana a difendere gli alleati.

A preoccupare i funzionari statunitensi è una serie di episodi degli ultimi mesi: le incursioni di droni in Romania, un missile russo entrato il mese scorso nello spazio aereo polacco e l'aumento dei presunti sabotaggi e attacchi informatici in Europa. Da anni la Russia usa tecniche che restano al di sotto della soglia della guerra vera e propria per indebolire gli alleati europei di Washington senza provocare una ritorsione più ampia.

Il trattato che ha istituito la NATO prevede, all'articolo 5, che un attacco armato contro un membro sia considerato un attacco contro tutti gli altri, che sono tenuti a intervenire in sua difesa. È una clausola invocata una sola volta nella storia dell'alleanza, dagli Stati Uniti dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Il presidente Donald Trump ha messo più volte in dubbio l'affidabilità della NATO e ha accusato i paesi membri di non spendere abbastanza per la propria difesa.

Ratcliffe ha chiesto a Mosca anche di smettere di condividere armi e tecnologie militari con l'Iran. Ha consigliato ai russi di non reagire in modo eccessivo se le nuove sanzioni americane li colpiranno, secondo un funzionario britannico citato da Politico. Il direttore della CIA ha avvertito che arriveranno altre misure se lo stretto di Hormuz non tornerà aperto al traffico commerciale. Lunedì il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva minacciato di estendere in misura significativa le sanzioni ai paesi che rifiutano di tagliare i rapporti economici con Teheran. Il dipartimento del Tesoro non ha risposto alle richieste di commento.

La Russia ha spedito all'Iran materiale per rafforzare il suo arsenale di droni e potrebbe aiutare Teheran a individuare i bersagli negli attacchi contro le installazioni americane in Medio Oriente. Mosca ha anche fornito informazioni di intelligence sulle posizioni statunitensi nella regione. I due paesi collaborano da anni nella produzione di droni.

Il presidente ha confermato la visita mercoledì, in un'intervista con il conduttore radiofonico Glenn Beck. Ha detto che la trasferta non riguardava l'Iran né i piani russi di mettere alla prova la NATO e l'ha descritta come un viaggio quasi di routine. Ha aggiunto che da quei colloqui "potrebbe uscire qualcosa", riferendosi ai suoi tentativi di chiudere la guerra tra Russia e Ucraina, arrivata al quinto anno senza che i negoziati abbiano fatto passi avanti.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto ai giornalisti che Ratcliffe ha parlato con funzionari dell'intelligence russa e che si è trattato di colloqui "tra servizi di sicurezza". Ha precisato che Putin non ha incontrato il direttore della CIA.

Gli Stati Uniti avevano avvisato l'Ucraina che una delegazione americana sarebbe andata a Mosca e le avevano chiesto di sospendere gli attacchi per tutta la durata della visita. La missione era emersa martedì, dopo che un aereo dell'aeronautica militare statunitense era stato avvistato mentre atterrava in un aeroporto della capitale russa e un corteo diplomatico aveva attraversato la città. Fino a mercoledì il contenuto dei colloqui era rimasto sconosciuto.

Fin dal suo primo mandato il presidente si è scontrato più volte con i servizi di intelligence americani sulla Russia, riprendendo a volte gli argomenti del Cremlino sulla NATO o dando di Putin letture più ottimistiche di quelle dei suoi analisti. Negli ultimi tempi il suo giudizio sul leader russo si è raffreddato, mentre fatica a chiudere il conflitto. Ratcliffe, al contrario, ha sempre avuto posizioni dure verso Mosca.

La missione a Mosca è l'ultimo caso in cui il presidente ha affidato al direttore della CIA una trattativa delicata con un avversario degli Stati Uniti. A maggio Ratcliffe è andato in segreto a Cuba per avvertire il regime comunista che senza riforme profonde rischia una campagna di pressione americana. L'ultima visita nota di un direttore della CIA in Russia risale al 2021, quando William Burns fu mandato dall'allora presidente Joe Biden per cercare di evitare l'escalation in Ucraina e incontrò Putin. Nel febbraio 2022 la Russia lanciò comunque l'invasione su vasta scala del paese.


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Perquisita la casa del figlio di Ilhan Omar: sequestrate armi, arrestato il coinquilino


La polizia di Minneapolis ha eseguito un mandato nell'appartamento di Adnan, figlio della deputata democratica, e ha arrestato il coinquilino Abdulrahman Abdi, 22 anni, con dieci condanne alle spalle. Né Omar né il figlio sono accusati di nulla.

La polizia di Minneapolis ha perquisito martedì sera l'appartamento in cui vive Adnan, figlio della deputata democratica Ilhan Omar, e ha sequestrato armi da fuoco e munizioni. Lo ha rivelato Alpha News, testata locale conservatrice, citando fonti delle forze dell'ordine. Nel corso dell'operazione gli agenti hanno arrestato il coinquilino del giovane, Abdulrahman Abdi, 22 anni, che è stato portato nel carcere della contea di Hennepin con un'accusa legata al possesso di armi e rilasciato mercoledì sera.

Il mandato è arrivato al termine di una giornata cominciata con un controllo stradale. In una dichiarazione al Daily Mail, il dipartimento di polizia ha spiegato che Abdi era stato fermato alla guida e multato perché privo di patente valida e di prova dell'assicurazione, poi lasciato andare sul posto. Mentre il veicolo veniva sequestrato, gli agenti hanno trovato all'interno una pistola. Nelle ore successive lo hanno rintracciato in un indirizzo su Marquette Avenue, nel centro della città, dove è stato arrestato "senza incidenti". Né la deputata né il figlio risultano accusati di alcun reato e Omar, per ora, non ha commentato.

Il coinquilino ha una fedina penale nutrita. Secondo i documenti giudiziari consultati dal Daily Mail, Abdi è stato condannato 10 volte, quasi sempre per reati minori legati alla guida: uso del cellulare al volante, eccessi di velocità, mancata prova dell'assicurazione, con precedenti che risalgono al 2022. L'anno scorso è stato ritenuto colpevole di aver guidato oltre i limiti con la patente già revocata per un'infrazione precedente. La condanna più pesante è però del 2024, quando gli agenti lo hanno sorpreso a St. Paul a oltre 170 km all'ora a bordo di una Jeep Grand Cherokee che sfrecciava affiancata a una Dodge Durango. Abdi si è dichiarato colpevole di fuga da un agente di polizia a bordo di un veicolo, un reato grave nel Minnesota, e se l'è cavata con un giorno di carcere nella contea di Dakota e due anni di libertà vigilata.

La vicenda arriva a pochi mesi da un altro episodio che aveva coinvolto il figlio di Omar. A dicembre la deputata aveva raccontato all'emittente WCCO che Adnan, cittadino americano, era stato fermato da agenti dell'immigrazione dopo una sosta in un negozio Target ed era stato lasciato andare soltanto dopo aver mostrato il passaporto, che a suo dire porta sempre con sé proprio per questo motivo. Omar aveva anche sostenuto che gli agenti dell'ICE fossero entrati in una moschea in cui il figlio stava pregando, uscendone senza arresti.

Il fermo sarebbe avvenuto nel pieno dell'operazione "Metro Surge", il rafforzamento dei controlli federali sull'immigrazione nell'area di Minneapolis che ha preso di mira soprattutto la comunità somala, ma l'ICE lo ha smentito seccamente: il direttore ad interim Todd Lyons ha dichiarato che l'agenzia non ha "assolutamente alcuna traccia" di quel controllo e ha accusato la deputata di voler "demonizzare" gli agenti.

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E alla fine Zuckerberg pagò


Meta ha patteggiato il pagamento di 18 miliardi per le sue negligenze sui minori: un segnale nella direzione giusta.

Meta ha accettato di pagare fino a 18 miliardi di dollari per chiudere le cause con cui diversi Stati americani l’hanno accusata formalmente di aver disegnato Facebook e Instagram in modo da favorirne un uso compulsivo da parte dei minori, pur conoscendone i rischi. La cifra comprende accordi diversi e sarà versata per la maggior parte nell’arco di un decennio; tecnicamente non corrisponde a una condanna e, soprattutto, non dimostra in tribunale che Instagram provochi dipendenza.

In cambio, però, Meta introdurrà negli Stati Uniti alcune limitazioni automatiche per gli adolescenti: due ore al giorno complessive sulle due applicazioni, un blocco notturno, meno notifiche durante l’orario scolastico e controlli per i genitori più efficaci. Il feed personalizzato, la pubblicità e lo scorrimento infinito invece per ora resteranno al loro posto.

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Trump scherza su Atlantico e Pacifico: "Ora tutto quello che ci serve è un oceano"


Dopo aver ribattezzato il lago Ontario "Lake America" con un ordine esecutivo, il presidente ha detto che potrebbe cambiare nome anche ai due oceani. Non ha annunciato nessun atto formale.

Il presidente ha firmato giovedì 27 agosto un ordine esecutivo che ribattezza il lago Ontario "Lake America" e poi ha scherzato sul fatto che i prossimi a cambiare nome potrebbero essere l'oceano Atlantico e il Pacifico. Le parole sugli oceani non sono accompagnate da nessun provvedimento né da alcuna iniziativa formale.

"Come sapete, abbiamo preso una cosa chiamata Golfo del Messico, l'abbiamo cambiata e ora è abitualmente il Golfo d'America", ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale. "Quindi, se ci pensate, abbiamo un golfo e abbiamo un lago. Ora tutto quello che ci serve è un oceano. Forse dovremo cambiare il nome dell'Atlantico e/o del Pacifico. Forse li cambieremo entrambi."

La Casa Bianca non ha risposto alla richiesta di commento sulla battuta. Sul lago Ontario, invece, l'ordine è già operativo. "E infine, lo scopo di tutto questo più di ogni altra cosa è che cambieremo il nome del lago Ontario, con effetto immediato, in Lake America", ha detto il presidente. "Avviene proprio ora, mentre firmo l'ordine." L'amministrazione, ha aggiunto, ha "depositato tutte le carte necessarie, i documenti, tutto il resto" e ha informato le parti interessate.

Il testo incarica il segretario dell'Interno Doug Burgum, il dipartimento che negli Stati Uniti gestisce le terre pubbliche e le risorse naturali federali, di lavorare con il Board on Geographic Names, l'organismo federale che stabilisce i nomi ufficiali dei luoghi. Entro trenta giorni il nuovo nome dovrà essere registrato nel sistema informativo federale dei nomi geografici e ogni riferimento al lago Ontario dovrà sparire. Lo stesso vale per le mappe federali e per tutti i documenti e le comunicazioni delle agenzie. L'ordine non ha invece alcun effetto sul nome usato dal Canada, che si affaccia sul lago insieme allo Stato di New York.

Per giustificare la decisione il documento sostiene che gli Stati Uniti sono il "più grande protettore" del sistema dei Grandi Laghi. "Gli Stati Uniti hanno investito quasi 4 miliardi di dollari nella protezione dell'ecosistema d'acqua dolce dei Grandi Laghi nell'ultimo decennio, mentre il Canada ha investito molto meno in iniziative simili nello stesso periodo", si legge nel testo, che cita anche la flotta di rompighiaccio della guardia costiera americana. L'ordine richiama poi il ruolo storico del lago nel commercio, nell'insediamento, nella difesa e nell'energia. "In riconoscimento di questa fiorente risorsa economica e della sua importanza cruciale per l'economia della nostra nazione e per la sua gente, ordino che il lago sia ufficialmente ribattezzato Lake America", ha scritto il presidente.

"Il Canada ci sta derubando da molto tempo sul commercio", ha detto il presidente parlando nello Studio Ovale. "Vogliono essere trattati come se fossero uno Stato e non possiamo più permettercelo. È una cosa a cui penso da molto tempo." I negoziati commerciali con Ottawa sono saltati nelle scorse settimane e il presidente ha minacciato dazi del 50% su automobili, camion e componenti prodotti in Canada a partire dal 1° gennaio 2027.

Il giorno prima della firma, mercoledì 26 agosto, il presidente aveva anticipato il nuovo nome in un video pubblicato su TikTok. "Faremo un piccolo cambiamento, lo chiameremo in modo diverso dal lago Ontario", ha detto. "Lo chiameremo Lake America. E tutto quello che serve è una buona penna e un po' di intelligenza." Poi ha preso un pennarello, ha cancellato il nome del lago su una mappa e ci ha scritto sopra "Lake America".

Non è la prima volta che il presidente mette il nome del suo paese su una grande massa d'acqua. Nel primo giorno del suo ritorno alla Casa Bianca, a gennaio 2025, aveva firmato l'ordine esecutivo 14172, intitolato "Restoring Names That Honor American Greatness", che impone al governo federale di usare "Golfo d'America" al posto di Golfo del Messico. L'ordine sul lago Ontario richiama esplicitamente quella stessa politica.

Il 9 febbraio 2025 il presidente ha firmato una proclamazione che istituiva il primo "Gulf of America Day", a bordo dell'Air Force One mentre sorvolava il golfo appena ribattezzato ed era diretto al Super Bowl di New Orleans. "Oggi sono molto onorato di riconoscere il 9 febbraio 2025 come il primo Gulf of America Day di sempre", si legge nel testo della proclamazione. Burgum disse allora che il dipartimento dell'Interno aveva dato seguito alle istruzioni contenute nell'ordine esecutivo.

Nel 2025 il presidente ha anche riportato la montagna più alta del paese (che si trova in Alaska) dal nome Denali a quello di McKinley. La denominazione è stata oggetto di polemiche per decenni: Denali rende omaggio alla popolazione nativa dello Stato, McKinley al presidente William McKinley, nato in Ohio. Nel 2015 l'amministrazione di Barack Obama aveva deciso di adottare ufficialmente Denali e l'ordine esecutivo del 2025 ha rovesciato la scelta.

Il governo degli Stati Uniti ha l'autorità di cambiare i nomi dei luoghi sulle mappe nazionali, ma non può obbligare altri paesi o le organizzazioni internazionali ad adottare le nuove denominazioni. La decisione su come chiamare il lago resta quindi anche ai canadesi, che ne condividono le rive.


Trump ribattezza il Lago Ontario "Lake America": la ritorsione dopo la rottura con il Canada


Donald Trump ha firmato oggi un ordine esecutivo che rinomina il Lago Ontario in "Lake America". Il presidente dà così seguito alla minaccia lanciata dopo il crollo dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada, falliti venerdì scorso dopo due settimane di trattative serrate: da sabato sono scattati dazi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi e il primo ministro Mark Carney ha annunciato dazi speculari, "dollaro per dollaro", in vigore dall'8 settembre.

Nei giorni scorsi Trump aveva scritto più volte sui social del cambio di nome, sostenendo in un post che l'America non "si aspetta di fare ancora molti affari con l'Ontario", e aveva pubblicato immagini del lago già ribattezzato "Lake America". "Gli Stati Uniti sono i più grandi protettori dei Grandi Laghi, compreso il corpo idrico attualmente noto come Lago Ontario", ha scritto Trump nell'ordine.

"Il Lago continuerà a svolgere un ruolo centrale nel plasmare il futuro dell'America e l'economia globale. In riconoscimento di questa fiorente risorsa economica e della sua importanza cruciale per l'economia della nostra Nazione e per il suo popolo, dispongo che il Lago sia ufficialmente rinominato Lake America".

EFFECTIVE IMMEDIATELY: Lake Ontario is renamed to LAKE AMERICA! 🇺🇸 pic.twitter.com/ZFww8PexiW
— The White House (@WhiteHouse) August 27, 2026


Il provvedimento incarica il Segretario all'Interno Doug Burgum e il suo Dipartimento di aggiornare entro 30 giorni il Geographic Names Information System, la banca dati federale dei nomi geografici, e impone a tutti gli organi del governo federale di chiamare da ora in poi il lago "Lake America". A sostegno della decisione l'ordine cita gli investimenti americani sul lago e il fatto che, trovandosi le acque più profonde in territorio statunitense, gli Stati Uniti rivendicherebbero la maggior parte del suo volume.

Non è chiaro se il presidente abbia l'autorità per rinominare un corpo idrico condiviso tra due nazioni, come aveva già fatto a gennaio 2025 con un ordine analogo che trasformava il Golfo del Messico in "Golfo d'America". Il confine tra i due Paesi passa in mezzo al lago e l'ordine non può certo obbligare il Canada ad adottare il nuovo nome: la Ministra dell'Industria canadese Mélanie Joly aveva già risposto martedì, quando il cambio era ancora una minaccia, "Lo chiameremo sempre Lago Ontario. Punto". Il lago, tra l'altro, si chiamava Ontario molto prima che nascesse l'omonima provincia, istituita nel 1867: il nome viene dall'irochese "Ontarí'io", di solito tradotto "grande lago".


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Sony FE 100-400mm F5,6-8 OSS: il nuovo super teleobiettivo zoom per la fotografia


Sony amplia la gamma di obiettivi FE con il nuovo 100-400mm F5,6-8 OSS, un super teleobiettivo zoom versatile pensato per catturare soggetti lontani con precisione, dalla fotografia naturalistica a quella sportiva
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Sony ha presentato il teleobiettivo super zoom da 100 a 400 mm FE 100-400MM F5.6-8 OSS per fotocamere Alpha full-frame con attacco E da 35 mm. Nonostante le sue capacità di teleobiettivo super zoom, con una lunghezza focale fino a 400 mm, questa nuova ottica è compatta e leggera, con un peso di soli 654 g (circa). L’eccellente qualità dell’immagine è garantita su tutta la lunghezza focale grazie al design ottico di ultima generazione che integra due elementi in vetro ED (Extra-low Dispersion) e due elementi asferici. L’obiettivo offre inoltre prestazioni AF (autofocus) veloci e precise per aiutare a catturare soggetti in movimento come volatili, eventi sportivi, treni e aerei, mentre la stabilizzazione ottica dell’immagine integrata supporta le riprese a mano libera nella gamma delle lunghezze focali supertele.
L’obiettivo offre inoltre prestazioni veloci e precise per aiutare a catturare soggetti in movimentoL’obiettivo offre inoltre prestazioni veloci e precise per aiutare a catturare soggetti in movimento

Caratteristiche principali dell’obiettivo FE 100-400MM F5.6-8 OSS nel dettaglio:


  • design compatto e leggero per una maneggevolezza ottimale, anche per chi utilizza un teleobiettivo super zoom per la prima volta: l’ottica offre una gamma focale da teleobiettivo super zoom pari a 100-400 mm, in un corpo compatto e leggero che pesa circa 654 g, estremamente facile da trasportare. Oltre alla facilità di trasporto, il suo design contribuisce anche alla maneggevolezza durante le riprese a mano libera e a un’inquadratura rapida. È possibile catturare immagini di grande impatto, godendo al contempo della fotografia paesaggistica tipica dei teleobiettivi super zoom, grazie all’ «effetto di compressione», che fa apparire più ravvicinata la distanza tra i soggetti vicini e gli elementi dello sfondo più lontani;
  • dettagli nitidi su tutta la lunghezza focale: per catturare i dettagli che contano: l’obiettivo offre eccellente qualità d’immagine, indipendentemente dalla distanza a cui si intende scattare, grazie al design ottico che include due elementi in vetro ED (Extra-low Dispersion) e due elementi asferici che riducono le aberrazioni cromatiche e di altro tipo, garantendo una resa nitida a tutte le focali. Il soggetto fotografato risalta sullo sfondo, valorizzato da un effetto bokeh naturale e morbido, grazie al diaframma circolare a 9 lamelle e all’ottimizzazione dell’aberrazione sferica. Inoltre, grazie alle eccellenti prestazioni nelle riprese ravvicinate, è possibile cimentarsi nel fotografare non solo soggetti distanti, ma anche nel realizzare primi piani di fiori, insetti e altri soggetti vicini;


L’obiettivo supporta lo scatto continuo ad alta velocità con tracciamento AF/AE fino a circa 120 fotogrammi al secondo, se utilizzato con la fotocamera mirrorless full-frame α9 IIIL’obiettivo supporta lo scatto continuo ad alta velocità con tracciamento AF/AE fino a circa 120 fotogrammi al secondo, se utilizzato con la fotocamera mirrorless full-frame α9 III

  • AF veloce e preciso e stabilizzazione ottica dell’immagine integrata per soggetti in movimento: il motore lineare garantisce un AF veloce, preciso e silenzioso, consentendo all’obiettivo di catturare soggetti in movimento. La stabilizzazione ottica dell’immagine integrata riduce efficacemente le vibrazioni della fotocamera durante le riprese a mano libera e garantisce un’inquadratura e uno scatto stabili, anche quando si riprendono soggetti distanti. L’obiettivo supporta inoltre la stabilizzazione dell’immagine in modalità Active Mode del corpo macchina e il controllo coordinato della stabilizzazione dell’immagine, consentendo di realizzare foto e video di alta qualità con minor “mosso”, anche durante le riprese a mano libera. Inoltre, supporta la funzione di compensazione del "breathing" del corpo macchina, che corregge le variazioni dell’angolo di campo causate dagli spostamenti della posizione di messa a fuoco durante la registrazione di filmati;
  • usabilità e affidabilità pensate per le avventure all’aperto, con resistenza alla polvere e all’umidità: dotato di pulsante di blocco della messa a fuoco personalizzabile, di selettore della modalità e della distanza di messa a fuoco e di selettore di blocco dello zoom, questo teleobiettivo super zoom consente un utilizzo rapido adatto a diverse situazioni di ripresa e permette di fotografare con focali supertele in tutta comodità. Inoltre, il design resistente alla polvere e all’umiditàconsente agli utenti di scattare con sicurezza anche in caso di cambiamenti improvvisi delle condizioni meteorologiche. Il paraluce in dotazione aiuta a prevenire riflessi e immagini fantasma, che possono causare un deterioramento della qualità dell’immagine.


L'obiettivo supporta la funzione di compensazione del "breathing"  del corpo macchinaL'obiettivo supporta la funzione di compensazione del "breathing" del corpo macchina

Disponibilità


L’obiettivo FE 100-400MM F5.6-8 OSS sarà disponibile per l’acquisto a partire dalla fine di agosto 2026.

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Sony BRAVIA 6: nuovo TV OLED 4K con Google TV e Gemini


Sony amplia la propria gamma di televisori presentando il nuovo Sony BRAVIA 6, un modello OLED 4K pensato per offrire immagini caratterizzate da neri profondi, colori vivaci e un’esperienza audiovisiva di taglio cinematografico. Il televisore è disponibile in alcuni Paesi selezionati e introduce un’ulteriore opzione OLED all’interno della linea BRAVIA.

Tecnologia OLED e Triluminos Pro per la qualità delle immagini


Il nuovo TV OLED Sony BRAVIA 6 utilizza la tecnologia OLED, capace di riprodurre neri profondi e di valorizzare il contrasto delle scene. Questa soluzione permette al televisore di gestire con precisione le aree luminose e quelle più scure dell’immagine, contribuendo a rendere più dettagliata la visione di film, serie televisive e altri contenuti in 4K.

Alla tecnologia OLED si affianca Triluminos Pro, la soluzione sviluppata da Sony per ampliare e rendere più naturale la riproduzione dei colori. La combinazione tra il pannello OLED e la gestione cromatica di Triluminos Pro punta a offrire immagini vivaci e una rappresentazione accurata delle diverse tonalità.

Google TV con Gemini integrato


Sul fronte delle funzionalità smart, Sony BRAVIA 6 integra la piattaforma Google TV, che consente di accedere da un’unica interfaccia ai contenuti e ai servizi di intrattenimento compatibili.

La presenza di Gemini integrato amplia ulteriormente le possibilità offerte dal sistema operativo, introducendo nel televisore le tecnologie di Google dedicate all’interazione e alla gestione dei contenuti. BRAVIA 6 si propone quindi anche come centro connesso per l’intrattenimento domestico.

Supporto Dolby Vision, Dolby Atmos e DTS:X


Il nuovo televisore Sony supporta Dolby Vision, tecnologia dedicata alla riproduzione delle immagini ad alta gamma dinamica. A questa si aggiungono Dolby Atmos e DTS:X, formati audio progettati per rendere il suono più avvolgente e contribuire alla creazione di un’esperienza cinematografica in casa.

La compatibilità con questi standard permette a BRAVIA 6 di gestire contenuti audiovisivi realizzati nei principali formati utilizzati da film, serie televisive e piattaforme di intrattenimento.

Con il lancio di BRAVIA 6, Sony amplia la scelta di televisori OLED presenti nella propria gamma. Il nuovo modello riunisce pannello OLED 4K, tecnologia Triluminos Pro, Google TV con Gemini e supporto per Dolby Vision, Dolby Atmos e DTS:X. Al momento, Sony ne ha annunciato la disponibilità solamente in alcuni Paesi selezionati.

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Trump vuole riscrivere a tutti i costi le regole delle elezioni americane


Dal voto per posta alle liste elettorali, dai collegi agli osservatori federali: l’Amministrazione Trump sta cercando di intervenire su ogni parte del sistema elettorale, anche quando le sue iniziative vengono fermate dai tribunali.

Il piano di Donald Trump per rimodellare le elezioni americane interviene su chi compare nelle liste elettorali, su come vengono spedite le schede, su chi sorveglia i seggi e persino sui confini dei collegi per il Congresso. Secondo gli esperti di diritto elettorale sentiti da Axios, questa offensiva continua punta a creare confusione, scoraggiare la partecipazione e minare la fiducia nel voto: anche le misure che vengono successivamente bloccate dai tribunali possono, infatti, generare incertezza prima delle elezioni.

L'ultimo fronte è il voto per posta. Mercoledì la giudice federale Indira Talwani, di Boston, ha revocato il blocco nazionale della riforma con cui l'Amministrazione intende ridisegnare il ruolo del servizio postale. La decisione è arrivata dopo che lunedì la Corte Suprema aveva sospeso proprio un'ingiunzione analoga in un procedimento collegato, alla vigilia dell'invio delle schede da parte degli Stati per le elezioni di novembre.

Il piano della Casa Bianca impone agli Stati di riprogettare le buste elettorali e di caricare le liste degli elettori nei sistemi del servizio postale, che potrà respingere le spedizioni di un ufficio elettorale se non rispettano i nuovi requisiti di preparazione e trasmissione dei dati. Ma 23 Stati a guida democratica, il District of Columbia e il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro hanno presentato un nuovo ricorso mercoledì, sostenendo che il piano imponga "compiti erculei" da svolgere con "risorse limitate".

Midterm 2026

Trump attacca il voto su cinque fronti. Per ora incassa soprattutto confusione


Liste elettorali, schede spedite per posta, voto anticipato, confini dei collegi, osservatori ai seggi: l'offensiva della Casa Bianca tocca ogni fase del processo elettorale. I risultati concreti sono ancora pochi, ma l'incertezza corre già.

La posta in gioco più alta

21.000.000

Gli elettori aventi diritto che rischiano di restare fuori dalle liste se il Congresso approvasse il SAVE Act, la legge che imporrebbe una prova documentale della cittadinanza per registrarsi al voto.

Ogni quadrato vale 100.000 elettori

I cinque fronti dell'offensiva

1Voto per posta 2Liste elettorali 3Voto anticipato 4Collegi 5Osservatori

Fronte 1 di 5

La Casa Bianca vuole riscrivere il ruolo del servizio postale sulle schede


Il piano impone agli Stati di ridisegnare le buste elettorali e di caricare le liste degli elettori nei sistemi delle poste, che potranno respingere le spedizioni di un ufficio elettorale se non rispettano i nuovi requisiti. In tre giorni il quadro giudiziario si è ribaltato, alla vigilia dell'invio delle schede per novembre.

  • LunedìLa Corte Suprema sospende un'ingiunzione analoga in un procedimento collegato.
  • MercoledìLa giudice federale Indira Talwani, di Boston, revoca il blocco nazionale della riforma.
  • Lo stesso giornoVentitré Stati a guida democratica, il District of Columbia e il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro presentano un nuovo ricorso: il piano imporrebbe "compiti erculei" con "risorse limitate".

La legittimità della nuova regola resta irrisolta, ma la misura potrebbe entrare in vigore in tempi brevi.

Fronte 2 di 5

In Nevada i presunti non cittadini erano quasi 16.000. Ne sono rimasti 185


Il Dipartimento per la Sicurezza Interna deve compilare Stato per Stato gli elenchi dei cittadini accertati, per controllare chi è iscritto alle liste elettorali. Lo stesso Dipartimento ha però ammesso che le sue stime sul voto dei non cittadini erano gonfiate.

−99%Quanto si è ridotta la stima una volta verificata nome per nome

Un giudice federale ha vietato in via definitiva l'inserimento della prova di cittadinanza nel modulo federale di registrazione.

Fronte 3 di 5

Sul voto anticipato il presidente dice due cose opposte


La stessa pratica viene incoraggiata quando la usano i repubblicani e presentata come un imbroglio quando la usano i democratici.

Ai propri elettori

Trump invita attivamente i repubblicani a votare prima del giorno delle elezioni.

Agli avversari

Accusa di barare i democratici che fanno esattamente la stessa cosa.

Eventuali restrizioni al voto anticipato della domenica colpirebbero "Souls to the Polls", la tradizione con cui molte chiese afroamericane accompagnano i fedeli alle urne dopo la funzione religiosa.

Fronte 4 di 5

Il ridisegno dei collegi è l'unico fronte che ha già prodotto un vantaggio


Trump ha chiesto agli Stati governati dai repubblicani di modificare le mappe congressuali a metà decennio, spingendo quelli democratici a rispondere allo stesso modo. Il conto finale, secondo un'analisi di Axios, pende da una parte sola.

Vantaggio democraticoVantaggio repubblicano

5 punti05 punti
+1,8 punti
Lo spostamento del margine nazionale a favore dei repubblicani prodotto dalle nuove mappe.

"Ha scatenato una guerra", sintetizza Trey Hood, direttore del Survey Research Center dell'Università della Georgia.

Fronte 5 di 5

Osservatori ai seggi: mai così tanti sotto un presidente repubblicano


Il Dipartimento di Giustizia sta preparando l'invio di circa mille osservatori elettorali. Sarebbe il più ampio schieramento di questo tipo mai organizzato da un'Amministrazione repubblicana.

L'Amministrazione ha inoltre ventilato più volte la presenza di agenti federali e dell'ICE ai seggi o nelle vicinanze. Non esistono prove di un piano di dispiegamento, ma secondo le organizzazioni per il diritto di voto la sola retorica intimidisce le comunità di immigrati.

Il bilancio, per ora

Il Dipartimento di Giustizia ha perso tutte le cause finora decise sulle liste elettorali e il SAVE Act è fermo al Senato. Ma la confusione non è un incidente di percorso: "non è un difetto", dice Molly McGrath dell'ACLU. Le regole che cambiano di continuo e le battaglie in tribunale stanno già erodendo la fiducia degli elettori.

Fonte: Axios, Brennan Center, Center for American Progress, ACLU — agosto 2026 Grafica di FocusAmerica

Anche Molly McGrath, direttrice delle campagne nazionali per la democrazia dell'ACLU, una delle principali organizzazioni americane per i diritti civili, individua nella confusione un obiettivo preciso:

"Il presidente Trump non sta aspettando il giorno delle elezioni per gettare dubbi su questo voto. Quando vengono emanati ordini esecutivi così chiaramente incostituzionali, parte dell'effetto voluto è proprio la confusione che producono. Non è un difetto".


Liste elettorali, cittadinanza e commissioni federali


Trump ha ordinato al Dipartimento per la Sicurezza Interna di compilare, Stato per Stato, elenchi dei cittadini americani accertati, da utilizzare per verificare la cittadinanza degli iscritti alle liste elettorali. Le organizzazioni per il diritto di voto osservano che i casi di voto da parte di non cittadini sono sempre stati rari e avvertono che le banche dati esistenti segnalano spesso per errore elettori che hanno pieno diritto di voto.

Lo stesso Dipartimento ha recentemente riconosciuto che le sue stime sul voto dei non cittadini erano gonfiate. In Nevada, i quasi 16.000 presunti non cittadini indicati a luglio si sono ridotti a 185 nominativi considerati attendibili. Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre fatto causa alla maggior parte degli Stati per ottenere le liste elettorali integrali, sostenendo di averne bisogno per applicare le leggi federali. Finora 23 di questi procedimenti sono stati respinti, secondo il Brennan Center, mentre gli altri restano pendenti.

Trump insiste nel chiedere inoltre al Congresso di approvare il SAVE Act, una proposta di legge che tra le altre cose imporrebbe di presentare una prova documentale della cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali. "Il SAVE Act è come una moderna tassa sul voto", ha detto ad Axios Carol Evans, vicepresidente per le politiche di Common Cause, richiamando le imposte utilizzate nel Sud segregazionista per tenere gli afroamericani lontani dalle urne.

Ottenere i documenti richiesti può costare centinaia di dollari e, secondo il Center for American Progress, la misura rischia di escludere più di 21 milioni di elettori aventi diritto, comprese le donne il cui cognome da sposate non coincide con quello riportato sul certificato di nascita e gli americani privi di passaporto. Ma la Casa Bianca respinge le critiche. Secondo la portavoce Lauren Bis, i Democratici si oppongono a "misure di buon senso per l'integrità elettorale, fortemente sostenute dalla stragrande maggioranza degli americani": la proposta di legge, ha aggiunto, "garantirà che siano gli americani, e soltanto gli americani, a decidere le nostre elezioni".

A luglio Trump ha anche rimosso i due membri democratici della Election Assistance Commission, l'ente federale che assiste gli Stati nell'amministrazione del voto, dopo che la Commissione si era opposta all'inserimento della prova di cittadinanza nel modulo federale di registrazione. Un giudice federale ha successivamente vietato in via definitiva quella modifica.

Voto anticipato, collegi e osservatori federali


Sul voto anticipato Trump sta invece seguendo due linee contraddittorie: sta invitando attivamente i Repubblicani a votare prima del giorno delle elezioni, ma accusando i Democratici che fanno altrettanto di barare. Eventuali restrizioni al voto anticipato domenicale colpirebbero "Souls to the Polls", la tradizione con cui molte chiese afroamericane accompagnano i fedeli alle urne dopo la funzione religiosa.

Anche sul ridisegno dei collegi, Trump ha "scatenato una guerra", fa notare Trey Hood, direttore del Survey Research Center dell'Università della Georgia. Il presidente ha chiesto agli Stati governati dai Repubblicani di modificare le mappe congressuali a metà decennio, inducendo quelli a guida democratica a rispondere allo stesso modo. I Repubblicani hanno però ridisegnato un numero di collegi sufficiente a ottenere un potenziale vantaggio: secondo un'analisi di Axios, le modifiche hanno prodotto uno spostamento di 1,8 punti nel margine nazionale a favore dei repubblicani.

L'amministrazione ha inoltre ventilato più volte la presenza di agenti federali e dell'ICE, la temuta agenzia per l'immigrazione, ai seggi o nelle loro vicinanze. Non esistono prove concrete di un piano di dispiegamento, ma secondo le organizzazioni per il diritto di voto la sola retorica può avere un effetto intimidatorio sulle comunità di immigrati. Il Dipartimento di Giustizia sta intanto preparando l'invio di circa 1.000 osservatori elettorali, potenzialmente il più grande dispiegamento di questo tipo mai organizzato da un'Amministrazione repubblicana. Sotto Joe Biden erano stati inviati 289 osservatori nel 2022 e 714 nel 2024.

Per ora, tuttavia, i risultati concreti dell'offensiva restano limitati: il Dipartimento di Giustizia ha perso tutte le cause finora decise sull'accesso ai dati degli elettori, il SAVE Act non è stato approvato dal Senato e la legittimità della nuova regola del servizio postale resta irrisolta, anche se la misura potrebbe in breve tempo entrare in vigore. Su questo piano, però, gli effetti sono già visibili: la retorica, i continui cambiamenti delle regole e le battaglie giudiziarie stanno già erodendo la fiducia degli elettori, creando difficoltà amministrative e costringendo Stati e associazioni a spendere tempo e risorse per difendersi ancora prima del voto di novembre.


Voto per posta, va avanti la battaglia legale


Una giudice federale del Massachusetts ha stabilito ieri che l'Amministrazione Trump ha violato un'ingiunzione valida in tutto il Paese, portando a termine l'iter di una norma destinata a modificare profondamente il voto per corrispondenza. Il provvedimento consente la pubblicazione del testo mercoledì, ma impedisce allo United States Postal Service (USPS), il servizio postale federale, di applicarlo.

"Le parti convenute non possono sostenere di avere frainteso la portata dell'ordinanza della Corte", ha scritto la giudice distrettuale Indira Talwani in un provvedimento di 5 pagine. Talwani ha concluso che l'ingiunzione preliminare è stata violata, nonostante il governo avesse assicurato che gli Stati Uniti prendono molto sul serio l'obbligo di rispettare le decisioni giudiziarie.

La decisione accoglie in parte un'istanza d'urgenza della sezione del Massachusetts della League of Women Voters, secondo cui il servizio postale avrebbe ignorato l'ordine della giudice predisponendo la pubblicazione di una norma definitiva con effetto immediato. L'ingiunzione, estesa da Talwani a tutto il Paese l'11 agosto, vieta all'Amministrazione di imporre all'USPS di respingere le buste elettorali che non rispettano i nuovi requisiti grafici fino alla conclusione delle elezioni di medio termine. Proibisce inoltre di "avviare o completare" l'iter normativo necessario a introdurre quei criteri. La giudice ha tuttavia respinto la richiesta dell'associazione di imporre sanzioni.

Dietro la grafica delle buste, l'elenco federale degli elettori


L'ordine esecutivo da cui nasce la controversia va ben oltre l'aspetto delle buste. Impone, infatti, al Dipartimento per la Sicurezza interna di trasmettere agli Stati gli elenchi dei cittadini maggiorenni, obbliga gli Stati che ricorrono al voto per posta a comunicare al governo federale i nomi di chi riceve una scheda e prevede che il servizio postale rifiuti la consegna agli Stati che non rispettano questi obblighi. È questo il meccanismo che i ricorrenti considerano il vero obiettivo del provvedimento, perché trasformerebbe la consegna delle schede in una verifica preventiva del diritto di voto.

In un documento depositato il 25 agosto, l'Amministrazione Trump ha sostenuto che la pubblicazione della norma non violerebbe l'ingiunzione. Il testo precisa infatti che il servizio postale non la applicherà finché resterà in vigore il provvedimento della giudice: secondo il governo, dunque, pubblicare la norma non equivale ad attuarla. L'Amministrazione ha inoltre affermato che era necessario fissarne l'entrata in vigore prima delle elezioni, così da concedere agli Stati il tempo di adeguarsi qualora l'ingiunzione fosse revocata.

La Corte Suprema apre un varco all'amministrazione


Intanto, lunedì la Corte Suprema ha sospeso un'altra ingiunzione emessa da Talwani, vale a dire quella adottata a giugno a tutela dei 23 Stati e del Distretto di Columbia che avevano impugnato l'ordine esecutivo. Tra questi figurano Stati in bilico come Arizona, Michigan, Nevada, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin.

La Corte ha preso questa decisione con 6 voti contro 3, seguendo le consuete divisioni ideologiche, e ha giudicato prematuro il provvedimento perché adottato prima che le agenzie federali definissero i piani di attuazione. La maggioranza ha però precisato che la decisione "non significa che qualunque misura adottata dal governo per attuare l'ordine sarà necessariamente legittima". Nella loro opinione dissenziente, Ketanji Brown Jackson, Sonia Sotomayor ed Elena Kagan hanno invece avvertito che alle elezioni di novembre "ne deriverà il caos".

Secondo la Casa Bianca, lo stesso ragionamento comporterebbe l'illegittimità anche dell'ingiunzione nazionale dell'11 agosto, che Talwani dovrebbe quindi revocare. La giudice non ha affrontato la questione e non ha ancora deciso se annullare il provvedimento. Intanto, il gruppo di Stati che si era rivolto alla Corte Suprema dovrebbe presentare un nuovo ricorso non appena la norma definitiva sarà pubblicata, riaprendo il contenzioso sul terreno indicato dagli stessi giudici. Resta però da capire se, nel frattempo, l'ingiunzione dell'11 agosto rimarrà in vigore.


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Texas, libero l'agente ICE accusato della sparatoria in Minnesota


Il governatore del Texas Greg Abbott non ha autorizzato l'estradizione di Christian Castro. Un giudice federale ha respinto il ricorso del Minnesota e l'agente è così uscito dal carcere dopo 90 giorni di detenzione.

Un agente federale dell'immigrazione incriminato in Minnesota per una sparatoria avvenuta durante un'operazione di servizio è stato rilasciato giovedì mattina da un carcere del Texas, dopo che un giudice federale ha respinto il tentativo del Minnesota di costringere il governatore Greg Abbott ad autorizzarne immediatamente l'estradizione. Del caso aveva riferito il New York Times. Christian Castro è poi uscito dalla prigione della contea di Cameron alle 6:59 ora locale del 27 agosto, dopo aver raggiunto il limite di 90 giorni previsto dalla legge texana per la detenzione in attesa di estradizione.

La controversia ha contrapposto due governatori di primo piano, il democratico Tim Walz e il repubblicano Greg Abbott, e ha riportato al centro una questione affrontata solo raramente dai tribunali federali: quale margine di discrezionalità abbia un governatore di fronte alla richiesta di estradizione presentata da un altro Stato.

Il giudice Fernando Rodriguez Jr., nominato da Donald Trump, ha stabilito mercoledì che la richiesta del Minnesota era prematura. Abbott non ha ancora formalmente accolto né respinto l'estradizione e, secondo il giudice, la legge non gli impone un termine preciso entro cui decidere. Castro era detenuto dal 29 maggio nella contea di Cameron, vicino a Brownsville e al confine con il Messico. La scadenza dei 90 giorni ha quindi portato al suo rilascio. Il procuratore generale del Minnesota Keith Ellison ha contestato la decisione e ha detto di voler continuare a fare "tutto ciò che è in nostro potere" per riportare Castro nello Stato.

Dodici secondi ripresi in video


Castro è stato incriminato il 18 maggio a Minneapolis per quattro capi di aggressione di secondo grado e uno di falsa denuncia. Secondo l'accusa, la sera del 14 gennaio sparò attraverso la porta d'ingresso di un'abitazione nella quale si erano rifugiate alcune delle persone coinvolte nell'inseguimento, colpendo alla gamba Julio Cesar Sosa-Celis. Il proiettile attraversò la porta e terminò la sua corsa nella parete della stanza di un bambino.

Il Dipartimento della Sicurezza Interna aveva inizialmente sostenuto che l'agente avesse sparato per legittima difesa dopo essere stato aggredito con il manico di una scopa e una pala da neve. Sosa-Celis e un altro venezuelano erano stati quindi accusati a livello federale di aver assalito un agente. A febbraio, però, i procuratori federali hanno lasciato cadere il caso dopo che un video della scena, durata circa 12 secondi, aveva contraddetto la ricostruzione fornita dagli agenti. Lo stesso direttore dell'ICE Todd Lyons ha successivamente riconosciuto che Castro e un altro agente avevano mentito sulla dinamica dell'incidente.

Arrestato il 29 maggio nel Texas meridionale dai Texas Rangers, Castro non è mai comparso davanti a un tribunale del Minnesota. Walz ha inviato la richiesta di estradizione il 2 giugno, nell'ambito di una procedura che normalmente viene gestita senza particolari attriti, ma Abbott non ha firmato il mandato. Il 18 agosto il Minnesota ha fatto causa per costringerlo a procedere, segnalando anche il rischio che Castro potesse fuggire in Messico. Nelle conversazioni registrate dal carcere, Castro parlava con una donna oltre confine della possibilità di "sposarla e comprare una casa in Messico" una volta libero.

Lo scontro sul potere dei governatori


I legali di Abbott hanno però sostenuto che il Texas stesse ancora verificando se Castro rientrasse nella definizione giuridica di "fuggitivo", dal momento che aveva lasciato il Minnesota su indicazione del suo datore di lavoro prima di essere incriminato, e hanno accusato il Minnesota di avere una "strana fretta di giudicare". Rodriguez ha ritenuto che, finché Abbott non avrà formalmente respinto la richiesta, non vi siano ancora i presupposti per ordinargli di procedere.

Per i legali di Walz, l'argomento è invece "una cortina di fumo": se questa interpretazione fosse accolta, hanno scritto, "chiunque abbia commesso un reato in uno Stato e poi lo abbia lasciato per un trasferimento di lavoro, per ordini militari o perché è stato spinto in un furgone, non potrebbe mai essere estradato". Trevor Ezell, consigliere legale di Abbott, ha detto in udienza che il governatore attende invece il parere del Segretario di Stato texano prima di prendere una decisione, senza però indicare una scadenza.

Il portavoce di Abbott, Andrew Mahaleris, ha comunque accolto con favore una decisione che, a suo giudizio, "respinge il tentativo del Minnesota di arruolare i tribunali federali per commissariare l'ufficio del governatore". Mary Moriarty, procuratrice della contea di Hennepin, che comprende Minneapolis, ha invece avvertito che la sentenza potrebbe aprire la strada a governatori intenzionati a rinviare indefinitamente le richieste provenienti da avversari politici: "Dovrebbe suscitare allarme".

La questione ha un precedente importante. Nel 1987, con la sentenza Puerto Rico v. Branstad, la Corte Suprema stabilì che gli obblighi imposti dalla clausola costituzionale sull'estradizione sono vincolanti e che i tribunali federali possono intervenire per farli rispettare. Il punto ancora controverso nel caso Castro è quando un ritardo nell'esame della richiesta possa trasformarsi in un rifiuto illegittimo.

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