Il presidente Donald Trump ha annunciato ieri sera che gli Stati Uniti hanno ottenuto il controllo su oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere accertate in Venezuela, circa un quinto di quelle del paese sudamericano. L'annuncio è arrivato su Truth Social, il social network di proprietà del presidente. Il messaggio ha fornito però pochissimi dettagli sulla struttura dell'intesa, sui giacimenti interessati e sulle società che vi parteciperanno. Secondo Trump, l'accordo è stato raggiunto "senza alcun costo per il contribuente americano" dal Segretario di Stato Marco Rubio e dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth insieme alla presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez e "attraverso una partnership con privati". Il presidente ha sostenuto che l'operazione più che raddoppierà le riserve petrolifere degli Stati Uniti e contribuirà a ridurre in modo sostanziale il prezzo dei carburanti.
Il Dipartimento di Stato ha precisato che l'intesa attribuirà agli Stati Uniti il 55% della produzione effettiva di una nuova società mista costituita con un "operatore privato esperto in Venezuela", la cui identità non è stata resa nota. Un funzionario della Casa Bianca ha spiegato che la nuova impresa diventerà la seconda compagnia petrolifera privata al mondo per riserve gestite. Rodríguez le ha concesso i diritti di estrazione sui giacimenti in questione per cento anni. Il governo americano, ha aggiunto il funzionario, ha ottenuto più della metà del valore della società, suddiviso tra partecipazioni azionarie e forniture garantite a prezzo di costo. Quel petrolio dovrebbe servire a ricostituire la riserva strategica e a coprire il fabbisogno delle Forze Armate.
Rodríguez ha definito l'accordo storico e ha affermato che prevede lo sviluppo di 17 giacimenti strategici, oltre 100 miliardi di dollari di investimenti e 209 miliardi di dollari di entrate fiscali per lo Stato venezuelano. "Questi investimenti contribuiranno non solo al recupero e alla modernizzazione della nostra industria, ma anche alla crescita economica del nostro Paese, alla sicurezza energetica del nostro emisfero e a un maggiore equilibrio nei mercati internazionali", ha scritto in un comunicato, aggiungendo che l'obiettivo è mettere le riserve del proprio Paese al servizio dello sviluppo nazionale.
Venezuela · Petrolio e potere
Washington annuncia il controllo su un quinto del petrolio venezuelano
Trump ha rivendicato per gli Stati Uniti il controllo di maggioranza su oltre 65 miliardi di barili di riserve accertate. Sulla carta l’intesa più che raddoppia le riserve americane. Nei fatti Caracas estrae poco più dell’1% del petrolio mondiale, e il greggio pesante dell’Orinoco richiede impianti che in Venezuela sono vecchi e insufficienti.
Grafica di FocusAmerica 29 agosto 2026
Riserve di greggio accertate degli Stati Uniti, in miliardi di barili
111
Sulla carta, dopo l’accordo
2,4× le riserve
di oggi
46Riserve certificate dall’EIA a fine 2023
65Barili rivendicati da Trump in Venezuela
La somma vale solo se l’accordo regge. E i 65 miliardi rivendicati, per ora, restano sottoterra.
Esplora i quattro nodi
IIl paradossoParadosso IIL’accordoAccordo IIIIl prezzoPrezzo IVGli ostacoliOstacoli
Riserve contro produzione
Il Venezuela ha le riserve più grandi del mondo e un rubinetto quasi chiuso
Nessun paese al mondo possiede più petrolio accertato del Venezuela. E nessun altro paese così ricco di greggio ne estrae così poco. È in questo divario che si gioca l’accordo annunciato da Trump.
Quota delle riserve mondiali
17%
Resto del mondo
Resto del mondo
Quota della produzione mondiale
1,2%
14× La quota del Venezuela sulle riserve mondiali è quattordici volte più grande della sua quota sulla produzione. Possiede 303 dei 1.730 miliardi di barili accertati nel mondo, ma ogni giorno ne pompa 1,25 milioni su circa 103.
Il greggio dell’Orinoco è pesante o extra‑pesante: per lavorarlo servono impianti specializzati, e quelli venezuelani sono vecchi, senza investimenti da anni. Non sono solo le sanzioni a tenere chiuso il rubinetto.
Un asterisco sulle cifre
Le riserve venezuelane sono dichiarate da Caracas e pubblicate dall’OPEC senza verifica indipendente. Francisco Monaldi, del Baker Institute della Rice University, stima che una cifra prudente si aggiri tra i 100 e i 110 miliardi di barili: circa un terzo di quella ufficiale.
Che cosa prevede l’intesa
Una società mista, diciassette giacimenti e un secolo di diritti
Il Dipartimento di Stato assegna agli Stati Uniti il 55% della produzione effettiva di una nuova società costituita con un operatore privato di cui non è stato reso noto il nome.
Riserve accertate del Venezuela303 miliardi di barili
65 miliardi rivendicati
55%
La quota americana sulla produzione effettiva della società mista
17
I giacimenti strategici coinvolti, nella fascia dell’Orinoco e attorno al lago di Maracaibo
100 anni
La durata dei diritti sui giacimenti concessi da Delcy Rodríguez
0
Il costo per il contribuente americano, secondo Trump
Nessun dettaglio sulla struttura finanziaria
100 mld $
Gli investimenti privati che l’intesa dovrebbe portare in Venezuela
Stima di Caracas e del segretario di Stato Rubio
209 mld $
Le entrate fiscali attese dallo Stato venezuelano
Stima del governo Rodríguez
Il nome che manca
L’identità dell’operatore privato che guiderà la società mista resta riservata. Un funzionario della Casa Bianca sostiene che diventerà la seconda compagnia petrolifera privata al mondo per riserve. Il greggio dovrebbe servire a ricostituire la riserva strategica e a rifornire le forze armate.
Perché Washington ha fretta
La riserva strategica è scesa al livello più basso dal 1982
La guerra con l’Iran ha eroso le scorte e fatto salire i prezzi. A due mesi dalle elezioni di metà mandato, la benzina resta sopra i 4 dollari al gallone.
−114,5
404,2 agosto 2025
289,7 21 agosto 2026
−28,3% Quanto si sono ridotte le scorte in dodici mesi
Scorte della riserva strategica in milioni di barili. Scala 0–450.
La Strategic Petroleum Reserve non era così vuota dal novembre 1982. Ricostituirla è una delle ragioni per cui la Casa Bianca ha fretta di chiudere l’accordo con Caracas.
Il greggio texano nel 2026
58 $
Inizio anno
83 $
Venerdì 28 agosto
112 $
Marzo, picco
Prezzo del barile di greggio WTI in dollari. La guerra con l’Iran ha interrotto per sei mesi il flusso di circa un quinto del petrolio mondiale.
oltre 4 $
Prezzo medio della benzina al gallone, pari a circa 3,8 litri
2 mesi
Quanto manca alle elezioni di metà mandato di novembre
Che cosa può fermare l’intesa
Cinque ostacoli tra l’annuncio e il primo barile
Apri una voce per i dettagli. Nessuno di questi nodi si scioglie con un messaggio su Truth Social.
1Non esiste un precedente+
Nessun governo degli Stati Uniti ha mai stipulato un contratto di affitto per gestire giacimenti petroliferi all’estero. Tra le ipotesi allo studio c’è l’assegnazione dei campi alle compagnie americane tramite aste.David Goldwyn, Goldwyn Global Strategies, a Reuters
2Il nodo costituzionale venezuelano+
La legge venezuelana tiene sotto controllo statale le attività centrali dell’industria petrolifera: l’accordo può finire in tribunale. A gennaio l’Assemblea nazionale ha approvato una riforma che restituisce alle compagnie straniere gran parte del controllo perso con le nazionalizzazioni di Chávez del 2007.Ricardo Hausmann, già ministro venezuelano e oggi professore a Harvard, definisce l’intesa incostituzionale e destinata al fallimento
3Un greggio che poche raffinerie sanno lavorare+
Gran parte delle riserve, soprattutto nella fascia dell’Orinoco, è greggio pesante o extra‑pesante. Richiede impianti specializzati per la lavorazione e la raffinazione, e quelli venezuelani sono invecchiati dopo anni di investimenti insufficienti, cattiva gestione e sanzioni.
4Rete elettrica e capacità di esportazione insufficienti+
Gli ostacoli che da anni scoraggiano gli investitori restano tutti: incertezza politica, una rete elettrica inadeguata, una capacità di esportazione limitata e l’ampia discrezionalità del governo sul settore.David Goldwyn: difficile che un’intesa di questo tipo acceleri gli investimenti in misura significativa
5Le compagnie non si muovono tutte insieme+
Chevron, in Venezuela da un secolo, tratta per ampliare le proprie attività e potrebbe annunciare un’intesa già la prossima settimana. Nel 2026 hanno firmato con Caracas anche Repsol, Eni e Shell. ExxonMobil, espropriata sotto Chávez, considera il paese non investibile.Wall Street Journal; dichiarazioni di Darren Woods, amministratore delegato di ExxonMobil
Sviluppare le infrastrutture per estrarre, trasportare e raffinare il greggio pesante venezuelano può richiedere anni. Il voto di metà mandato è tra due mesi.
Fonte Annuncio di Donald Trump su Truth Social e note del Dipartimento di Stato; Reuters, Wall Street Journal, New York Times, The Guardian. Riserve statunitensi: EIA, U.S. Crude Oil and Natural Gas Proved Reserves, dati a fine 2023. Riserve venezuelane e quota mondiale: Energy Institute e dati OPEC. Scorte della riserva strategica: EIA, settimana al 21 agosto 2026. Agosto 2026.
Rubio ha scritto su X che l'accordo porterà in Venezuela quasi 100 miliardi di dollari di investimenti privati, migliaia di posti di lavoro ben retribuiti e contribuirà alla ricostruzione dell'economia del paese. Per gli Stati Uniti, ha aggiunto, garantirà una fornitura di petrolio stabile e a basso costo e aiuterà a ridurre il prezzo della benzina.
This deal is a huge win for both the American and Venezuelan people.It demonstrates how President Trump's bold foreign policy is driving America First wins: securing stable reserves and low-cost oil in our Hemisphere and lowering gas prices here at home.
For the Venezuelan… t.co/SMSRYGWmVb
— Secretary Marco Rubio (@SecRubio) August 28, 2026
Il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere accertate al mondo, stimate in 303 miliardi di barili, circa il 17% del totale globale. Ne estrae però appena 1,25 milioni di barili al giorno, vale a dire poco più dell'1% della produzione mondiale. Gran parte delle riserve, soprattutto nella fascia dell'Orinoco, è costituita da greggio pesante o extra-pesante, che richiede impianti specializzati per la lavorazione e la raffinazione. Gli impianti venezuelani sono vecchi e il settore risente di anni di investimenti insufficienti, cattiva gestione e sanzioni.
I giacimenti interessati si trovano nella fascia dell'Orinoco e nella regione del lago di Maracaibo, secondo un elenco visionato da Reuters. L'agenzia ha riferito che tra le ipotesi allo studio c'è un sistema di concessione in affitto dei giacimenti, che verrebbero assegnati alle compagnie americane attraverso aste. I funzionari venezuelani si preparano a firmare la prossima settimana i contratti per l'assegnazione dei nuovi diritti di esplorazione e produzione, soprattutto a imprese statunitensi. L'annuncio arriva dopo settimane di trattative tra Washington e Caracas.
I dubbi legali e la corsa delle compagnie petrolifere
David Goldwyn, presidente della società di consulenza Goldwyn Global Strategies, ha dichiarato a Reuters che non è chiaro se un eventuale contratto di affitto dei giacimenti stipulato dal governo statunitense sia compatibile con la Costituzione venezuelana e con la nuova legge sugli idrocarburi. “Non esistono precedenti di un governo degli Stati Uniti che stipuli un contratto per gestire giacimenti petroliferi”, ha osservato. Secondo Goldwyn, inoltre, l'intesa non elimina gli ostacoli che da anni scoraggiano gli investitori: l'incertezza politica, una rete elettrica inadeguata, una capacità di esportazione limitata e l'ampia discrezionalità del governo venezuelano sul settore. "È difficile vedere come un'intesa di questo tipo possa accelerare gli investimenti in misura significativa", ha detto.
La attuale legge venezuelana mantiene sotto il controllo dello Stato le attività centrali dell'industria petrolifera e l'accordo potrebbe, quindi, essere contestato in tribunale per ragioni costituzionali. Ma già a gennaio, poche settimane dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, l'Assemblea Nazionale Venezuelana aveva approvato una riforma che attribuisce alle compagnie petrolifere straniere un controllo molto maggiore sulle proprie attività nel Paese, ridimensionando gran parte dell'assetto introdotto con le nazionalizzazioni del 2007 volute da Hugo Chávez.
Ricardo Hausmann, ex Ministro venezuelano prima dell'arrivo al potere di Chávez e oggi professore all'Università di Harvard, ha scritto su X che "un governo ad interim illegittimo, che si appoggia a una legge illegittima sugli idrocarburi, non ha alcuna legittimità per concludere questo accordo incostituzionale" e che l'intesa "sarà un fiasco per tutte le parti coinvolte". L'annuncio ha irritato anche l'opposizione venezuelana, già delusa dal fatto che la cattura di Maduro non abbia prodotto un vero cambiamento politico.
An illegitimate interim government with an illegitimate hydrocarbons law has no legitimacy to strike this unconstitutional deal. It will be a fiasco for all involved, starting with @SecRubio. t.co/7UNOnYwean
— Ricardo Hausmann (@ricardo_hausman) August 27, 2026
Chevron, la seconda compagnia petrolifera americana e l'unica attualmente con una presenza rilevante in Venezuela, dove opera da un secolo, sta trattando separatamente con le autorità venezuelane per ampliare le proprie attività nel Paese e potrebbe annunciare un'intesa già la prossima settimana, secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal. Nel 2026 anche Repsol, Eni e Shell hanno firmato accordi con Caracas. Darren Woods, amministratore delegato di ExxonMobil, aveva invece dichiarato, subito dopo la cattura di Maduro, di considerare ancora il Venezuela un Paese in cui non è possibile investire.
Il Venezuela ha nazionalizzato l'industria petrolifera negli anni Settanta, affidando un ruolo centrale alla compagnia di Stato PDVSA. Con Chávez il governo venezuelano ha rafforzato ulteriormente il proprio controllo, obbligando i produttori stranieri a operare attraverso società miste guidate dallo Stato e successivamente espropriando gli impianti di ExxonMobil e ConocoPhillips. Sotto Maduro la produzione di petrolio era crollata al suo minimo.
Benzina, riserva strategica e conseguenze politiche
Resta da capire ora se l'accordo potrà davvero ridurre il prezzo della benzina nel breve periodo. Sviluppare le infrastrutture necessarie per estrarre, trasportare e raffinare il greggio pesante venezuelano può richiedere anni. Il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti supera i 4 dollari al gallone, pari a circa 3,8 litri, mentre l'Amministrazione Trump è sotto pressione per trovare una soluzione immediata a questo problema a soli due mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre.
Le scorte della Strategic Petroleum Reserve, la riserva petrolifera d'emergenza degli Stati Uniti, sono intanto scese a 289,7 milioni di barili nella settimana terminata il 21 agosto, rispetto ai 404,2 milioni della stessa settimana del 2025. È il livello più basso dal novembre 1982. La guerra con l'Iran ha interrotto per sei mesi il flusso di circa un quinto del petrolio mondiale e ha spinto il prezzo del greggio texano fino a 112 dollari al barile a marzo, contro i 58 dollari dell'inizio del 2026. Venerdì il barile era scambiato intorno agli 83 dollari.
Rodríguez, alleata di Maduro, ne ha preso il posto dopo che a gennaio le forze americane lo hanno catturato e trasferito a New York per rispondere di accuse penali legate al narcotraffico. Da allora si è mostrata molto più disponibile a collaborare con il governo statunitense e parla regolarmente con i vertici della Casa Bianca, che le hanno comunque fatto sapere che potrebbe andare incontro alla stessa sorte del suo predecessore se non volesse collaborare. I predecessori di Trump alla Casa Bianca avevano sempre evitato di presentare il controllo sulle risorse naturali di un altro paese come un obiettivo della politica estera americana, sia per il timore delle reazioni internazionali sia per i dubbi sulla legalità di operazioni di questo tipo e per il rischio di alimentare nuove minacce alla sicurezza degli Stati Uniti.
An illegitimate interim government with an illegitimate hydrocarbons law has no legitimacy to strike this unconstitutional deal. It will be a fiasco for all involved, starting with @SecRubio.
https://t.co/7UNOnYwean
Ricardo Hausmann (X (formerly Twitter))
Trump tratta con Caracas per una quota del petrolio venezuelano
L'Amministrazione di Donald Trump sta negoziando con il governo ad interim del Venezuela l'acquisizione di una partecipazione nelle risorse petrolifere del Paese, che possiede le maggiori riserve accertate al mondo. Lo hanno rivelato ad Axios due funzionari americani, secondo i quali l'intesa porterebbe sotto il controllo degli Stati Uniti una quantità di petrolio più che doppia rispetto alle attuali riserve americane. "Definire enorme questo accordo sarebbe riduttivo", ha detto uno dei due. "È colossale".
I dettagli sono ancora in discussione, ma la trattativa riguarda più di una decina di giacimenti produttivi con riserve accertate complessive per 90 miliardi di barili, non l'intero patrimonio venezuelano di circa 300 miliardi. In passato quei giacimenti erano controllati da esponenti della cerchia di potere venezuelana, alcuni dei quali incriminati negli Stati Uniti, e da soggetti legati alla Cina. In cambio della partecipazione ceduta a Washington, il Venezuela otterrebbe lo sviluppo dei giacimenti da parte di società private, comprese aziende americane, e una quota maggiore dei ricavi petroliferi destinata alle casse dello Stato.
Dottrina Donroe · Energia
Gli Stati Uniti trattano una quota del petrolio venezuelano: in gioco 90 miliardi di barili
L’intesa negoziata dal Segretario di Stato Marco Rubio con il governo ad interim di Delcy Rodríguez riguarda più di dieci giacimenti già produttivi. Se andasse in porto, porterebbe sotto controllo americano una quantità di greggio più che doppia rispetto a tutte le riserve degli Stati Uniti.
Grafica di FocusAmerica 27 agosto 2026
Riserve accertate, in miliardi di barili
- 300 miliardi di barili — le riserve accertate del Venezuela, le maggiori al mondo.
- 90 miliardi di barili — i giacimenti in trattativa con Washington.
- 44 miliardi di barili — le riserve accertate degli Stati Uniti.
Le tre chiavi dell’accordo
1Perché adesso 2La cronologia 3Chi ottiene cosa
La riserva strategica
La scorta di emergenza americana è ai minimi da quarant’anni
Due guerre hanno stravolto l’offerta mondiale di greggio e spinto i prezzi verso l’alto. Washington ha svuotato la sua riserva di emergenza e ora cerca petrolio vicino a casa.
Marzo 2026 172
Il minimo dal 1982
milioni di barili
riserva strategica
Il prelievo dalla Riserva Strategica di Petrolio autorizzato per fronteggiare la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Dopo quel prelievo la scorta americana è scesa al livello più basso da oltre quarant’anni.
Che cosa spinge la trattativa
- 01La guerra contro l’IranLa chiusura dello Stretto di Hormuz ha strozzato le forniture e costretto gli Stati Uniti ad attingere alla scorta di emergenza.
- 02La guerra in UcrainaIl secondo shock che ha riscritto le rotte del greggio e tiene i prezzi sotto pressione.
- 03I pozzi venezuelani fermiDopo anni di cattiva gestione sotto Nicolás Maduro e, prima di lui, Hugo Chávez, i giacimenti hanno bisogno di capitali e tecnologia stranieri.
Otto mesi di pressione
Dalla cattura di Maduro al tavolo sul petrolio
Trump aveva cominciato a valutare in privato una partecipazione americana nei giacimenti prima ancora di ordinare l’arresto del presidente venezuelano.
- 1999
Hugo Chávez sale al potere. Comincia il lungo declino dell’industria petrolifera venezuelana, proseguito sotto Maduro.
- 3 gennaio 2026
Trump autorizza la cattura di Nicolás Maduro, che ora risponde di narcoterrorismo davanti a un tribunale di New York.
- Febbraio 2026
Il Segretario all’Energia Chris Wright visita gli impianti a Caracas insieme alla presidente ad interim Delcy Rodríguez.
- Marzo 2026
Il prelievo di 172 milioni di barili porta la Riserva Strategica ai minimi dal 1982.
- Luglio 2026
Alti funzionari del Dipartimento di Stato e del Pentagono incontrano a Caracas le controparti venezuelane sui dettagli dell’intesa.
- 27 agosto 2026
Due funzionari americani rivelano ad Axios la trattativa. La guidano Marco Rubio e Rodríguez; alla Casa Bianca ha un ruolo di primo piano Stephen Miller.
- La prossima settimana
Wright valuta un nuovo viaggio in Venezuela. Il suo dipartimento studia come far salire in fretta la produzione affidata alle aziende americane.
Lo scambio
Che cosa mette sul piatto ciascuna delle due parti
I dettagli sono ancora in discussione, ma lo scambio ha una forma già riconoscibile: Washington ottiene il controllo di una quota dei giacimenti, Caracas ottiene i capitali per rimetterli in funzione.
Washington
Ottiene riserve, e le sottrae ad altri
- Una partecipazione in più di dieci giacimenti già produttivi.
- 90 miliardi di barili di riserve accertate: più del doppio di quelle americane.
- Giacimenti finora controllati da uomini della cerchia di Maduro, alcuni incriminati negli Stati Uniti, e da soggetti legati alla Cina.
- Un pilastro della sicurezza energetica e del predominio americano nell’emisfero occidentale.
Caracas
Ottiene capitali e una quota dei ricavi
- Lo sviluppo dei giacimenti da parte di società private, comprese aziende americane.
- Una quota maggiore dei ricavi petroliferi destinata alle casse dello Stato.
- La riattivazione di un settore lasciato in abbandono da anni di cattiva gestione.
Il nodo politicoRodríguez rischia l’accusa di svendere le risorse naturali del Paese. Per questo i tempi della firma restano incerti: Washington ha bisogno di quel petrolio, ma per ottenerlo deve convincere i venezuelani che il vantaggio non sarà soltanto americano.
Fonte: Axios, 27 agosto 2026 (trattativa e volumi in discussione); EIA per le riserve accertate degli Stati Uniti; stime OPEC ed EIA per le riserve del Venezuela.
La corsa all'accordo
A rendere più urgente la conclusione dell'intesa sono le guerre in corso contro l'Iran e in Ucraina, che hanno sconvolto l'offerta mondiale di greggio e spinto i prezzi verso l'alto. Pesa però anche il livello della Riserva Strategica di Petrolio degli Stati Uniti, sceso ai minimi dal 1982 dopo il prelievo di 172 milioni di barili autorizzato a marzo per fronteggiare la crisi provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il settore petrolifero venezuelano, dal canto suo, versa in condizioni di relativo abbandono dopo anni di cattiva gestione sotto Nicolás Maduro e, prima di lui, Hugo Chávez, salito al potere nel 1999.
La trattativa è guidata dal Segretario di Stato Marco Rubio e dalla presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez. Il mese scorso alti funzionari del Dipartimento di Stato e del Pentagono hanno incontrato a Caracas le controparti venezuelane per discutere proprio i dettagli dell'intesa. Un ruolo di primo piano è svolto anche da Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca. Trump aveva cominciato a valutare in privato una partecipazione americana nei giacimenti venezuelani ancora prima di autorizzare, il 3 gennaio, la cattura di Maduro, che ora deve rispondere dell'accusa di narcoterrorismo davanti a un tribunale di New York.
Il nodo politico
Per Trump, l'accordo potrebbe diventare uno dei risultati destinati a segnare la sua eredità politica: la sicurezza energetica degli Stati Uniti e il predominio americano nell'emisfero occidentale sono infatti i pilastri della cosiddetta "Dottrina Donroe". "Il presidente Trump è vicino a garantire il futuro energetico dell'America per le generazioni a venire, non soltanto negli Stati Uniti ma nell'intero emisfero", ha detto ad Axios il secondo funzionario.
La Casa Bianca sa tuttavia che Rodríguez potrebbe essere accusata di cedere agli Stati Uniti le risorse naturali del Venezuela. "Stiamo facendo tutto il possibile per mostrare come l'accordo andrà a beneficio del popolo venezuelano, perché sarà così", ha affermato uno dei funzionari. I tempi per la firma restano così incerti, ma il Segretario all'Energia Chris Wright, già recatosi a Caracas a febbraio per visitare gli impianti insieme a Rodríguez, sta valutando un nuovo viaggio in Venezuela la prossima settimana. Nel frattempo, il suo dipartimento studia come aumentare rapidamente la produzione affidata alle aziende americane. Washington ha assoluto bisogno di quel petrolio, ma per ottenerlo deve convincere i venezuelani che a trarne vantaggio non saranno soltanto gli Stati Uniti.
Scimmia di Mare
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