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Roborock Qrevo 2 Pro arriva in Italia: ecco cosa cambia con il nuovo robot aspirapolvere


Roborock Qrevo 2 Pro arriva in Italia con nuove tecnologie e funzioni pensate per rendere la pulizia quotidiana più semplice ed efficace. Scopri caratteristiche, novità e prestazioni del nuovo robot aspirapolvere e lavapavimenti
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Roborock ha annunciato il lancio sul mercato italiano di Qrevo 2 Pro. Il modello si posiziona all'interno della gamma Qrevo come soluzione di fascia media, coniugando ottime prestazioni di pulizia ‘hands-free’ ad un prezzo contenuto e rivelandosi come dispositivo ideale per la gestione quotidiana di abitazioni con superfici miste, presenza di animali domestici e tappeti.

E-commerce ad agosto: gli italiani continuano a comprare
L’e-commerce non va in vacanza: anche ad agosto gli italiani continuano a fare acquisti online. Ecco come cambiano le abitudini di shopping durante l’estate
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

HyperForce da 25.000 Pa e sistema anti-groviglio


Per affrontare lo sporco quotidiano, la polvere fine e la pulizia dei tessuti dei tappeti, Qrevo 2 Pro conta su una potenza di aspirazione HyperForce da 25.000 Pa. Questa forza aspirante lavora in sinergia con il doppio sistema anti-groviglio, ideato per evitare che peli e capelli si attorciglino attorno agli elementi pulenti grazie all'azione combinata della spazzola principale DuoDivide.
Qrevo 2 Pro conta su una potenza di aspirazione HyperForce da 25.000 PaQrevo 2 Pro conta su una potenza di aspirazione HyperForce da 25.000 Pa

Mocio estensibile e cura dei tappeti


Qrevo 2 Pro introduce il braccio estensibile FlexiArm Edge Mopping, chespinge il mocio rotante destro fino a 1,85 mm dal battiscopa, garantendo una pulizia minuziosa lungo tutto il perimetro della stanza. Particolarmente avanzata è anche la gestione dei tappeti. Nella gestione dei tappeti, oltre a poter sollevare i panni fino a 15 mm, il robot integra la funzione Auto Mop Removal: prima di dedicarsi alle superfici tessili, il dispositivo torna alla base, sgancia e deposita qui i moci umidi per ripartire in modalità di sola aspirazione. In questa fase il robot attiva automaticamente la massima potenza di aspirazione e la funzione Deep Carpet Cleaning, che esegue una seconda passata con schema a griglia incrociata per raccogliere lo sporco più profondo.
Nella gestione dei tappeti, oltre a poter sollevare i panni fino a 15 mm, il robot integra la funzione Auto Mop RemovalNella gestione dei tappeti, oltre a poter sollevare i panni fino a 15 mm, il robot integra la funzione Auto Mop Removal

Dock multifunzione ridisegnata


La stazione di ricarica di Qrevo 2 Pro gestisce in totale autonomia l'intero ciclo di manutenzione del robot, limitando l’intervento umano. Il lavaggio dei moci avviene con acqua ad alta temperatura fino a 75 °C per sciogliere i residui di sporco, affiancato dalla nuova modalità di ammollo di 4 minuti per lo sporco più ostinato. Al termine del lavaggio, i moci vengono asciugati con aria calda a 45 °C, mentre il contenitore della polvere si svuota nel sacchetto antibatterico garantendo fino a 65 giorni di autonomia (dati Roborock).
Attraverso l'app Roborock e il sistema SmartPlan 3.0, il robot individua automaticamente la strategia di pulizia più efficaceAttraverso l'app Roborock e il sistema SmartPlan 3.0, il robot individua automaticamente la strategia di pulizia più efficace

Navigazione avanzata


La navigazione si affida al sensore laser LiDAR e alla tecnologia Reactive Tech per rilevare ed evitare gli ostacoli sul pavimento, come scarpe o cavi. Attraverso l'app Roborock e il sistema SmartPlan 3.0, il robot individua automaticamente la strategia di pulizia più efficace: apprende le abitudini della casa e adatta la potenza di aspirazione, il flusso d'acqua e il livello di rumorosità a ciascuna stanza. La gestione è resa ancora più semplice dall'integrazione nell'ecosistema smart home grazie al protocollo Matter, che consente il controllo vocale tramite Amazon Alexa, Google Home e Apple Siri.

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Prezzo e disponibilità


Il nuovo Roborock Qrevo 2 Pro, in versione set ( con sacchetto ulteriore in dotazione e ricambio dei mop) è disponibile a partire da oggi su Amazon e sull'e-shop ufficiale di Roborock al prezzo consigliato di 699 euro, con uno speciale prezzo di lancio di 499 euro valido fino al 23 agosto. Sarà anche disponibile nei migliori negozi di elettronica e sul sito di MediaWorld con il nome di Qrevo 2 Pro X.

Consigliato da Techpertutti

roborock Qrevo 2 Pro Set Robot Aspirapolvere Lavapavimenti


Il modello si posiziona all'interno della gamma Qrevo come soluzione di fascia media, coniugando ottime prestazioni di pulizia ‘hands-free’ ad un prezzo contenuto

  • 🧹Robot aspirapolvere da 25.000 Pa per una pulizia profonda
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E-commerce ad agosto, lo shopping online non va in vacanza: cosa comprano gli italiani


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Per molto tempo agosto è stato considerato un mese sospeso, quasi estraneo alle normali dinamiche economiche e commerciali, soprattutto in Italia. Oggi, però, questa immagine rispecchia sempre meno il modo in cui le persone vivono, si informano e acquistano. Le ferie continuano a modificare le abitudini quotidiane, ma non interrompono i bisogni, gli interessi e le decisioni di consumo. Lo shopping online, in particolare, non segue più necessariamente il calendario lavorativo tradizionale: resta accessibile in ogni momento e accompagna le persone anche durante gli spostamenti, nei luoghi di villeggiatura e nei momenti di maggiore libertà.

I dati raccolti da Trovaprezzi.it mostrano con chiarezza che agosto non è affatto il mese con il minor numero di ricerche dell’anno. Nell’agosto 2025 la piattaforma ha registrato oltre 18,5 milioni di ricerche, un volume superiore a quello registrato sia ad aprile che a settembre. Ciò significa che, persino nel mese simbolicamente associato alla pausa estiva, si effettuano in media quasi 600 mila ricerche al giorno. Non siamo di fronte a un picco paragonabile a quelli generati da periodi promozionali particolarmente intensi o dall’avvicinarsi del Natale, ma neppure a una scomparsa o a un crollo della domanda.

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Ad agosto non cambia tanto la propensione all’acquisto, quanto il contesto in cui nasce la ricerca. Durante il resto dell’anno molti percorsi di acquisto sono inseriti all’interno di routine consolidate, mentre in estate diventano più frammentati, mobili e legati alle circostanze del momento. La ricerca può riguardare qualcosa dimenticato prima della partenza, un prodotto necessario per affrontare il caldo, un acquisto destinato al viaggio o al tempo libero, ma anche un’esigenza improvvisa e difficilmente rinviabile.

Si acquista tecnologia anche in vacanza


Non è un caso che le dieci categorie più cercate su Trovaprezzi ad agosto siano rimaste le stesse nel 2024 e nel 2025, pur con qualche variazione nell’ordine. Tra queste troviamo Integratori e Vitamine, Prodotti Salute, Farmaci da Banco, Prodotti per il Viso e Prodotti per il Corpo. Non mancano Cellulari e Smartphone, Frigoriferi e Congelatori, Condizionatori e Deumidificatori, Sneakers e Scarpe Sportive, Lavatrici e Asciugatrici. È una classifica interessante perché descrive uno shopping estivo molto più articolato; accanto ai prodotti stagionali e a quelli dedicati al benessere compaiono beni tecnologici ed elettrodomestici, spesso associati a necessità concrete. La continuità delle categorie maggiormente ricercate suggerisce inoltre che non si tratti di comportamenti puramente episodici, ma di una domanda che tende a ripresentarsi con caratteristiche riconoscibili.

Lo smartphone: il mezzo preferito per lo shopping


Il vero elemento distintivo dello shopping online estivo è il ruolo dei dispositivi mobili, e in particolare dello smartphone. Ad agosto 2025 il 77,9% delle ricerche effettuate su Trovaprezzi.it proveniva da dispositivi mobili, per un totale di oltre 14,4 milioni di ricerche. Il desktop ha rappresentato il 20,7%, mentre il tablet si è fermato all’1,4%. Lo smartphone si conferma così il principale strumento di accesso all’e-commerce: viene utilizzato sotto l’ombrellone, durante un viaggio, in una casa di villeggiatura o semplicemente in un momento libero. Si tratta di percorsi meno lineari rispetto a quelli che avvengono davanti a un computer, ma non per questo meno rilevanti né più lontani dalla decisione di acquisto.

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Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Per i retailer e i brand, questo scenario suggerisce una conclusione chiara. Considerare agosto un mese nel quale ridurre automaticamente la presenza e gli investimenti significa rischiare di lasciare scoperto un pubblico che continua a cercare, confrontare e valutare acquisti. Naturalmente non è sufficiente replicare le strategie utilizzate durante il resto dell’anno. Occorre adattare messaggi, assortimento e servizi alle caratteristiche specifiche del periodo, osservando attentamente l’andamento delle singole categorie e le motivazioni che guidano la domanda. La disponibilità immediata dei prodotti, la trasparenza sui tempi di consegna, la possibilità di indicare facilmente un indirizzo diverso da quello abituale o di scegliere un punto di ritiro possono diventare elementi decisivi.

La scelta consapevole dei prodotti


Mantenere una presenza efficace ad agosto significa anche garantire un’esperienza realmente pensata per lo smartphone, il cui utilizzo cresce ulteriormente rispetto alla navigazione tramite PC durante le settimane agostane. Pagine lente, informazioni poco leggibili e procedure di acquisto complesse rischiano di interrompere percorsi che nascono spesso in condizioni di attenzione limitata. Il consumatore estivo vuole capire rapidamente se il prodotto è disponibile, qual è il prezzo finale, quando verrà consegnato e quali alternative sono disponibili. La comparazione assume quindi un ruolo ancora più importante, perché consente di orientarsi in poco tempo e di prendere decisioni consapevoli anche in un contesto meno abituale.

L'e-commerce non va in vacanza


L’e-commerce ad agosto non va in vacanza perché non vanno in vacanza le esigenze delle persone. Cambiano i ritmi, i luoghi e le priorità, ma l’interesse resta vivo. La sfida per chi vende online non è convincere i consumatori a continuare a valutare acquisti: i dati dimostrano che già lo fanno. La vera sfida è farsi trovare nel momento in cui nasce un bisogno, offrendo un’esperienza semplice, veloce e coerente con un pubblico sempre più mobile.

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Perché Trump vuole tornare a parlare con Kim Jong-un


Il presidente non ha dato dettagli. Un giorno prima aveva ordinato di ridurre le esercitazioni con la Corea del Sud, accusata di non avere partecipato alla guerra contro l'Iran.

Il presidente ha detto lunedì nello Studio Ovale che Kim Jong-un ha risposto ai suoi tentativi di riaprire un canale diretto. A un giornalista che gli chiedeva perché il leader nordcoreano non si fosse fatto sentire, ha replicato: "lo ha fatto". Non ha aggiunto dettagli e ha definito la novità "molto positiva". La Casa Bianca non ha spiegato in cosa consista quella risposta e la missione della Corea del Nord alle Nazioni Unite non ha commentato.

Il giorno prima il presidente aveva ordinato al Pentagono di "ridurre in modo sostanziale" le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, alleato degli Stati Uniti nel Pacifico, che coinvolgono decine di migliaia di soldati. Su Truth Social aveva scritto che le manovre sono costose e mandano un segnale "totalmente inappropriato e ostile" verso un paese che, da quando lui è presidente, si è comportato in modo "non minaccioso e rispettoso". Nello stesso messaggio rimproverava a Seul di non avere partecipato alla guerra contro l'Iran.

Il Pentagono non ha chiarito come intende ridimensionare il proprio ruolo nell'esercitazione, che dura undici giorni. In una nota di una riga mandata ai giornalisti lunedì pomeriggio, il suo ufficio stampa si è limitato a dire che "il Dipartimento della Guerra sta lavorando attivamente per eseguire la direttiva del comandante in capo", usando il nome che l'Amministrazione ha dato al Dipartimento della Difesa. Il ministero della Difesa sudcoreano ha fatto sapere che le manovre, chiamate Ulchi Freedom Shield, sono cominciate lunedì come previsto.

Da mesi gli esperti di proliferazione nucleare si chiedono se il presidente finirà per abbandonare anche il tentativo di fermare il programma nucleare iraniano, dato che sembra più interessato a riaprire lo Stretto di Hormuz che a occuparsi delle scorte di uranio dell'Iran, sepolte sotto le macerie dopo i bombardamenti americani del giugno 2025. Bloccato in quel conflitto, ha ricominciato a guardare a Pyongyang, anche se gli analisti vedono poche possibilità di smantellare in tempi rapidi un arsenale che continua a crescere.

L'ultima volta che aveva promesso di fermare il programma nucleare di un paese, il presidente aveva incontrato Kim tre volte, aveva detto che tra i due si era creato un "grande rapporto" e se ne era andato senza ottenere nulla. Non solo il tentativo diplomatico è fallito, ma subito dopo il leader nordcoreano ha accelerato: oggi, secondo alcune stime, ha circa 60 armi nucleari e missili che sembrano in grado di raggiungere gli Stati Uniti, esattamente la combinazione che il presidente aveva promesso di smontare.

Robert Litwak, studioso della George Washington University che ha scritto sui programmi nucleari di entrambi i paesi, ha detto al New York Times che il contrasto tra i due atteggiamenti è "un'incredibile storia di due Stati canaglia". "Siamo in guerra con l'Iran, un paese sulla soglia nucleare", ha detto. "Ma con la Corea del Nord stiamo assecondando un dittatore che può colpire il territorio americano con armi nucleari".

Il taglio alle esercitazioni serve anche a punire i sudcoreani per il rifiuto di unirsi alla guerra contro l'Iran, una posizione che ha irritato molto il presidente. La Casa Bianca è convinta anche che Seul stia tardando a mantenere una promessa di investimenti negli Stati Uniti da 350 miliardi di dollari, in parte nella cantieristica navale, mentre Washington ha imposto dazi sui prodotti sudcoreani. Scott A. Snyder, presidente del Korea Economic Institute of America, ha detto al New York Times che il presidente "usa la relazione di sicurezza come leva per fare più pressione sul governo sudcoreano".

Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung aveva detto a giugno che il capo della Casa Bianca sembrava volere riprendere i colloqui con Kim. Sabato Trump ha pubblicato una foto del loro incontro del 2019 al confine tra le due Coree scrivendo che lui e il leader nordcoreano vanno molto d'accordo. Lunedì ha aggiunto un meme che mostra Kim al telefono con alcuni ufficiali alle spalle e la didascalia "Ehi Donald, siamo a posto, vero?".

Il programma nucleare nordcoreano preoccupa Washington dalla fine degli anni Ottanta, molto prima di quello iraniano. Nel 1994 l'Amministrazione Clinton discusse un attacco militare contro l'impianto di Yongbyon ma si fermò. Nello stesso anno l'ex presidente Jimmy Carter chiuse un accordo con Kim Il-sung (il nonno dell'attuale leader) per fermare il programma in cambio di aiuti nella costruzione di reattori civili. Anche quell'intesa saltò e nel 2006 la Corea del Nord fece il suo primo test nucleare, seguito da altri cinque, l'ultimo nel 2017.

Nel 2018, l'anno dopo avere chiamato Kim "piccolo uomo missile", il presidente lo incontrò a Singapore e disse a un giornalista del New York Times che il disarmo sarebbe arrivato in fretta. Il secondo vertice, in Vietnam, finì con la rottura delle trattative: secondo il suo consigliere per la sicurezza nazionale di allora, John Bolton, ci arrivò impreparato e tutto si bloccò quando Kim rifiutò di smantellare gli impianti fuori da Yongbyon.

Joel S. Wit, ex diplomatico del Dipartimento di Stato che partecipò ai primi colloqui con Pyongyang e ha scritto un libro sul fallimento americano nel disarmare la Corea del Nord, teme che accada di nuovo la stessa cosa e ha detto al New York Times che un altro vertice "potrebbe essere un disastro". "Trump non sembra rendersi conto che il Kim Jong-un di oggi non è interessato a rapporti migliori con gli Stati Uniti", ha detto. "È deciso a tenersi le armi nucleari, a mandare soldati in Ucraina per sostenere l'alleato russo e a minacciare la Corea del Sud".

Il senatore Jack Reed del Rhode Island, principale esponente democratico nella commissione Forze armate, ha definito quella del presidente "un'altra decisione insensata e improvvisata" che punisce la Corea del Sud "senza altra ragione che l'ego di Trump". Il presidente ha respinto lunedì l'accusa di mettere gli interessi degli avversari davanti a quelli degli alleati: "sto rendendo tutto molto più sicuro", ha risposto a un giornalista, aggiungendo che Kim "mi ha sempre trattato con grande rispetto" e che i due si capiscono.

Victor Cha, professore della Georgetown University che si è occupato di Asia alla Casa Bianca con George W. Bush, collega l'uscita del presidente alla frustrazione per l'Iran. "Sta andando in due direzioni opposte", ha detto. "Va verso una trattativa pragmatica con una Corea del Nord nucleare, ma nel caso dell'Iran ha preso una posizione assolutista". Secondo Cha una parte della motivazione era spostare i titoli dei giornali lontano dalle difficoltà della guerra. Non si aspetta comunque una risposta rapida da Pyongyang.

Dall'ultimo incontro del 2019 la Corea del Nord ha rafforzato molto i legami con la Russia, firmando due anni fa un trattato di mutua difesa con Vladimir Putin. I suoi soldati hanno combattuto a fianco dei russi in Ucraina e Kyiv ha detto la settimana scorsa che missili di fabbricazione nordcoreana sono stati usati in un attacco contro un'acciaieria a Zaporizhzhia. La sorella di Kim, Kim Yo Jong, aveva ammesso l'anno scorso che il rapporto tra il fratello e il presidente americano "non era male", ma aveva avvertito che usarlo per arrivare alla fine del programma nucleare sarebbe stato solo oggetto di "scherno". Pyongyang chiede a Washington di riconoscerla prima come Stato nucleare a tutti gli effetti.

Gli Stati Uniti tengono quasi 30.000 militari in Corea del Sud e più di 50.000 nel vicino Giappone. La guerra con l'Iran ha già costretto il Pentagono a spostare risorse dall'Asia al Medio Oriente: all'inizio del conflitto Washington ha trasferito intercettori missilistici dalla penisola coreana e la settimana scorsa ha annunciato che la portaerei USS George Washington (l'unica basata nel Pacifico occidentale) andrà nelle acque vicine all'Iran per dare il cambio alla USS Abraham Lincoln, che non tocca porto da più di 200 giorni.

Il leader nordcoreano intanto osserva la guerra contro l'Iran. Quel conflitto, secondo Cha, ha mostrato alla Corea del Nord "che hanno ragione a inseguire le armi nucleari per evitare un attacco militare".


Trump ordina di ridurre le esercitazioni militari con la Corea del Sud


Il presidente Donald Trump ha ordinato al Pentagono, il ministero della Difesa americano, di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, alleata degli Stati Uniti da più di settant'anni. Ha spiegato la decisione con il suo "ottimo rapporto" con il leader nordcoreano Kim Jong-un e l'ha annunciata domenica 16 agosto sul suo social network Truth Social, poche ore prima dell'inizio delle manovre.

Le esercitazioni, ha scritto Trump, "non sono soltanto costose, con gran parte di questi costi pagati dagli Stati Uniti d'America (come al solito!)", ma "inviano un segnale del tutto inappropriato e ostile" a un paese che "per tutto il tempo in cui Donald J. Trump è stato presidente si è mostrato non minaccioso e rispettoso". Il presidente ha parlato di sé in terza persona.

"Dato che è troppo tardi per annullarle, ho dato istruzione al segretario alla guerra, Pete Hegseth, di ridurre in modo sostanziale le esercitazioni militari congiunte", ha scritto Trump riferendosi al capo del Pentagono. Nello stesso messaggio ha collegato la scelta al rifiuto di Seul di partecipare alla guerra americana contro l'Iran: ha raccontato di aver chiesto al presidente sudcoreano se volesse unirsi agli Stati Uniti nella "denuclearizzazione della Repubblica islamica dell'Iran" e di essersi sentito rispondere "No grazie!", premettendo che la questione "in qualche modo non c'entra (?)".

Il ministero della Difesa sudcoreano ha fatto sapere che le manovre annuali sono cominciate lunedì come previsto. Si chiamano Ulchi Freedom Shield, durano undici giorni e coinvolgono 18.000 soldati sudcoreani insieme a una parte dei 28.500 militari americani di stanza nel paese. Le due forze armate si addestrano insieme dal 1955, due anni dopo l'armistizio che nel 1953 ha posto fine alla guerra di Corea.

Il Pentagono è stato colto di sorpresa dall'annuncio, come ha riferito il New York Times citando un alto ufficiale americano. La settimana scorsa un responsabile del comando congiunto tra Stati Uniti e Corea del Sud aveva spiegato ai giornalisti che le manovre avrebbero simulato il combattimento contro le truppe nordcoreane, che hanno acquisito esperienza combattendo per la Russia in Ucraina. Non è chiaro in che modo il Pentagono ridurrà la propria partecipazione a esercitazioni già cominciate.

"I soldati nordcoreani sono stati schierati e hanno combattuto in Ucraina e hanno riportato in Corea del Nord quello che hanno imparato", ha detto in una conferenza stampa il colonnello Ryan Donald, responsabile della comunicazione del comando congiunto. "Questo cambia le capacità della Corea del Nord e il nostro addestramento tiene conto di quella minaccia". Le manovre prevedono operazioni congiunte in scenari complessi, tra cui un'esercitazione a fuoco vivo per verificare la capacità di colpire con precisione, l'attraversamento di un corso d'acqua e la distribuzione di equipaggiamenti già posizionati sul territorio. I due paesi le hanno descritte come "di natura difensiva" e costruite su "minacce realistiche, comprese le lezioni apprese dai conflitti recenti".

Il senatore democratico Mark Kelly, ex pilota della Marina, ha criticato la decisione poche ore dopo l'annuncio, scrivendo sui social che "svuotare queste esercitazioni congiunte è miope ed è un errore". A maggio Hegseth aveva elogiato la Corea del Sud durante un incontro al Pentagono, citando il suo "impegno ad aumentare la spesa per la difesa" e la sua "leadership nell'assumersi la responsabilità primaria per la sicurezza della penisola coreana". Era, aveva aggiunto il segretario, un esempio di condivisione degli oneri dell'alleanza che tutti i partner degli Stati Uniti avrebbero fatto bene a seguire.

Il ministero degli Esteri nordcoreano aveva definito venerdì le manovre "una prova generale per una guerra di aggressione", promettendo di rispondere "a un nuovo livello di minaccia con un nuovo livello di deterrenza". Mercoledì la Corea del Nord ha lanciato un missile balistico verso le acque al largo della sua costa orientale, sei giorni dopo un missile a corto raggio: sono stati i primi test balistici da fine giugno, in violazione dei divieti delle Nazioni Unite.

"Il Giappone sarà certamente preoccupato", ha dichiarato a Bloomberg Adam Farrar, ex responsabile per la Corea del Consiglio per la sicurezza nazionale, l'organismo che coordina la politica estera e di difesa alla Casa Bianca, sotto Trump e sotto Joe Biden. "Se questa scelta è stata determinata dall'Iran, anche loro sono a rischio, vista la loro indisponibilità a farsi coinvolgere". Una decisione dell'ultimo minuto di questo tipo, ha aggiunto, solleverà interrogativi sull'impegno americano verso gli alleati asiatici e potrebbe indebolire la deterrenza. Anche l'Australia ha un trattato di sicurezza con Washington e ha scelto di restare fuori dal conflitto con l'Iran.

La USS George Washington, unica portaerei americana nell'area dell'Asia-Pacifico, è stata intanto dirottata verso il Medio Oriente. Gli Stati Uniti tengono di norma almeno una portaerei nella regione per scoraggiare la Cina e la Corea del Nord, ma stanno esaurendo le armi più importanti e hanno spostato risorse militari dall'Asia al Medio Oriente.

Trump e la sua amministrazione hanno già attaccato i paesi della NATO per il sostegno che a loro giudizio non hanno dato alla guerra contro l'Iran, cominciata il 28 febbraio con i bombardamenti americani e israeliani. Il presidente si è lamentato più volte del rifiuto degli alleati europei di mettere a disposizione i propri aeroporti militari per gli attacchi. L'annuncio su Seul è arrivato pochi giorni dopo che la Corea del Sud aveva fatto sapere che i colloqui con Washington sui progetti di investimento strategico erano ancora in corso, in un momento in cui l'amministrazione americana spinge per accelerarli.

Dopo l'incontro con Kim a Singapore nel 2018 Trump aveva già definito le manovre "provocatorie" e aveva detto ai giornalisti: "Fermeremo i giochi di guerra, il che ci farà risparmiare un'enorme quantità di denaro, a meno che e finché non vedremo che i futuri negoziati non stanno andando come dovrebbero". Il presidente ha incontrato il leader nordcoreano tre volte durante il primo mandato, l'ultima nel 2019. Da quando è tornato alla Casa Bianca ha detto più volte di voler riprendere quei colloqui.

La trattativa si era interrotta nel 2019 senza alcun accordo sul programma nucleare nordcoreano. Da allora Pyongyang ha ampliato il suo arsenale atomico e missilistico e secondo gli esperti Kim ritiene che un arsenale più grande aumenti le possibilità di strappare concessioni agli Stati Uniti in futuri negoziati. "Questa volta la logica è meno chiara. Con il sostegno russo Kim è in una posizione più forte e finora ha mostrato poco interesse a un dialogo", ha detto Farrar, che oggi lavora per Bloomberg Economics.

Nel settembre 2025 il leader nordcoreano ha detto di conservare "bei ricordi personali" di Trump e ha lasciato intendere che potrebbe tornare al tavolo se gli Stati Uniti abbandonassero la loro "ossessione delirante per la denuclearizzazione" della Corea del Nord. Sabato il presidente ha pubblicato una foto che lo ritrae accanto a Kim nella zona demilitarizzata tra le due Coree nel giugno 2019, scrivendo che i due vanno molto d'accordo "nonostante l'aria poco amichevole in questa particolare foto". Nel 2017 i rapporti tra i due erano molto diversi: Kim aveva definito Trump un "vecchio rimbambito mentalmente squilibrato" dopo che il presidente, in un discorso alle Nazioni Unite, aveva minacciato di "distruggere totalmente" la Corea del Nord se gli Stati Uniti avessero dovuto difendere se stessi o i propri alleati.

Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, in carica da giugno 2025, ha offerto a Pyongyang colloqui senza condizioni preliminari senza ricevere risposta. Sabato, nel discorso per la festa della Liberazione, ha chiesto di nuovo il dialogo e ha promesso passi per ridurre le tensioni militari e costruire una convivenza pacifica nella penisola, dicendo che il suo paese farà la propria parte da "pacificatore".

La Corea del Nord ha un ruolo sempre più attivo nei conflitti internazionali, a partire dal sostegno militare alla Russia in Ucraina. Domenica i media statali di Pyongyang hanno riferito che Kim si è detto "fiero" del rapporto con Mosca in una lettera inviata al presidente russo Vladimir Putin.


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A Bedonia la LXXII Sagra della trota


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La manifestazione, organizzata dall'Associazione "Sagra della Trota", in collaborazione con l'Ufficio Turistico Alta Valtaro e Val Ceno, è tra le più longeve della regione Emilia-Romagna. Sarà una degustazione di trota fritta e polenta, con servizio ristoro a pranzo e cena con menù alternativi anche per chi non mangia pesce. L'orchestra Stefano Siena si esibirà in serata e per i bambini ci saranno i giochi gonfiabili. La giornata sarà anche l'occasione per andare a pescare nella vicina zona turistica delle Piane di Carniglia.

Nata quasi per caso nel 1954, da una pesca particolarmente abbondante che portò in piazza le prime trote fritte accompagnate da polenta e vino bianco, la Sagra della Trota di Bedonia è oggi una delle feste popolari più longeve e sentite dell'Appennino parmense. Domenica 23 agosto 2026 taglia il traguardo della 72ª edizione, confermando piazza del Municipio come cuore pulsante della tradizione.



Il programma della giornata prevede il servizio ristoro, curato dai volontari dell'Associazione "Sagra della Trota", con menù a base di trota e polenta a pranzo e a cena - sono disponibili anche menù alternativi per chi non mangia pesce - mentre la serata sarà allietata dalla musica dell'Orchestra Stefano Siena. Non mancheranno i giochi gonfiabili per intrattenere i bambini, per una festa pensata per tutta la famiglia.

Chi vuole vivere la giornata anche all'insegna della pesca può approfittare della zona turistica delle Piane di Carniglia, tra le mete più amate dagli appassionati dell'Appennino parmense: l'area è suddivisa nella Zona Cattura, dove vige l'obbligo di trattenuta, e nella Zona No Kill, riservata alla pesca a rilascio. Un'occasione in più per abbinare alla festa in piazza una giornata all'aria aperta lungo il Taro.

«La Sagra della Trota è una delle pagine più belle della storia di Bedonia» sottolinea il sindaco Gianpaolo Serpagli. «È un patrimonio che, come amministrazione, siamo orgogliosi di sostenere e tramandare».

La manifestazione è organizzata dall'Associazione "Sagra della Trota", che ogni anno mette in campo i propri volontari per garantire il servizio ristoro e l'accoglienza in piazza, custodendo lo spirito della festa fin dalla sua prima edizione. L'iniziativa è resa possibile anche grazie alla collaborazione con l'Ufficio Turistico Alta Valtaro e Val Ceno, che promuove la manifestazione tra gli appuntamenti di punta dell'estate in valle.

«Organizzare la Sagra della Trota è un impegno che sentiamo come nostro fin dalla prima edizione» dichiara Alex Biolzi, presidente dell'Associazione "Sagra della Trota". «Il lavoro dei nostri volontari, che ogni anno si mettono a disposizione tra cucina e servizio in piazza, è ciò che permette a questa festa di continuare a vivere: per noi è un piacere e un orgoglio portarla avanti insieme alla comunità di Bedonia».

«La Sagra della Trota è un biglietto da visita straordinario per il nostro territorio» spiega Letizia Benaglia, assessora al Turismo del Comune di Bedonia. «Vogliamo che chi arriva a Bedonia il 23 agosto porti a casa il ricordo di una giornata autentica, tra la festa in piazza e le occasioni che il nostro territorio offre».

ufficioturistico@comune.bedonia.pr.it - Tel +39 0525 824765

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La Sicurezza


Non sono solo le eliche a minacciare l’incolumità del subacqueo. Spesso sono pericolosi anche certi comportamenti, specialmente se non sono scoraggiati da alcuna norma.
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Foto in alto: Bruno De Silvestri, il fuoriclasse sardo, pluricampione italiano, a cui non è bastata un’immensa esperienza subacquea, per risalire in superficie dopo l’ultimo tuffo.

Al momento di scrivere ancora non si è svolta la presentazione della campagna “Eliche responsabili”, prevista per il 24 luglio ai Giardini del Molosiglio, a Napoli. Un’iniziativa della Lega navale italiana per la sicurezza in mare dei subac- quei e dei bagnanti, in collaborazione con la Fipsas e il patrocinio delle Capitanerie di porto - Guardia costiera. In particolare la campagna mira a prevenire gli incidenti causati dalle eliche delle imbarcazioni, spesso dovuti al mancato rispetto delle distanze di sicurezza e al mancato riconoscimento delle boe di segnalazione dei subacquei.

In generale - Il tema sicurezza però, non è circoscritto alle sole eliche estive “fuorigiri” che creano scompiglio tra i portatori di bandierina rossa (con striscia bianca). In campo agonistico per esempio e nella pesca in apnea in particolare, l’incolumità del garista è un aspetto, da sempre attuale che suggerisce una riflessione e che oggi riporta all’incidente (che per giorni ci ha tenuti col fiato sospeso), accaduto durante il recentissimo, nonché ultimo, Campionato assoluto di pesca in apnea, svoltosi a Mazara del Vallo. Il fatto è il malore occorso a un giovane atleta che ha perso i sensi sott’acqua e che ha rischiato le conseguenze più nefaste. Chiaramente, insieme alla preoccupazione generale e alla doverosa sospensione della gara decisa dalla Federazione e condivisa a gran voce da gran parte degli stessi atleti, sono montate anche le polemiche. È quindi nato un dibattito, su più tavoli e vetrine, che “fisiologicamente” approfondisce ma anche, inevitabilmente, vira alla ricerca delle responsabilità e di fatto divide il pensiero degli stessi atleti e forse per conseguenza, anche quello dell’opinione pubblica. L’indice è puntato sul regolamento di gara, che consente agli atleti di pescare sempre più in fondo e con una percentuale di rischio sempre più elevata, anche per l’oggettiva difficoltà di individuare aree idonee alla pesca in apnea, diverse da quelle acque profonde che oggi sono quasi abissali, Oggi, per fortuna, scampato il pericolo e a mente più serena, esprimiamo le nostre valutazioni, i nostri dubbi, le nostre esperienze. La cosa che sembra una strana e incomprensibile incongruenza, è che le norme di sicurezza che governano l’attività agonistica in Italia, nonostante la Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee) aderisca al circuito Cmas (Confederazione mondiale delle attività subacquee), non siano le stesse, quelle ad esempio adottate ai mondiali di Arbatax del 2021. Nel mondiale ogliastrino ci fu un episodio simile a quello di Mazara, risolto nel migliore dei modi e nell’immediatezza, comunque auspicabile. In quell’occasione - ricorda Simone Mingoia, presidente dell’Asd Blue Life a cui fu affidata l’organizzazione dell’evento - il campo gara fu frazionato il più possibile e il centro di ognuna di queste aree era presidiato da un mezzo veloce dotato di attrezzature e professionalità (skipper, operatore subacqueo Dlsd, bombola di ossigeno), consigliate per un efficace assistenza sanitaria.
L’attuale e due volte campione italiano di pesca in apnea, nonché oro al mondiale di Arbatax, solleva insieme a Stefano Claut un carniere del Campionato del mondo del 2021.
L’occasione ha rispolverato anche un altro aspetto: il piombo mobile, ossia un peso di diversi chili che trascina velocemente l’atleta verso il fondo con gran risparmio di tempo e in teoria di energie. D’altra parte, però, aumentando nello stesso arco di tempo, il numero di immersioni, il calcolo delle energie spese, andrebbe verificato. Scampato il pericolo, auguriamo buon lavoro a chi di dovere certi di un prossimo Campionato assoluto “danger free”.


English version


Safety
It’s not just propellers that threaten a diver’s safety. Certain behaviors can also be dangerous, especially if they aren’t discouraged by any regulations.

At the time of writing, the launch of the “Responsible Propellers” campaign—scheduled for July 24 at the Giardini del Molosiglio in Naples—has not yet taken place. This initiative is organized by the Italian Naval League for the safety at sea of divers and swimmers, in collaboration with Fipsas and under the patronage of the Port Authorities—Coast Guard. Specifically, the campaign aims to prevent accidents caused by boat propellers, which are often due to failure to maintain safe distances and failure to recognize divers’ signal buoys.

In general - The issue of safety, however, is not limited solely to the “over-revving” propellers in the summer that cause chaos among those carrying red flags (with a white stripe). In competitive diving, for example—and in spearfishing competitions in particular—the diver’s safety is an ever-relevant issue that warrants reflection and which today brings us back to the accident (which kept us on the edge of our seats for days) that occurred during the most recent—and final—Italian spearfishing Championship, held in Mazara del Vallo. The incident involved a young athlete who suffered a medical emergency underwater, lost consciousness, and faced the risk of the most dire consequences. Clearly, alongside the general concern and the necessary suspension of the competition—decided by the Federation and strongly supported by most of the athletes themselves—controversy has also mounted. A debate has thus emerged, across various forums and platforms, which “naturally” delves deeper into the issue but also, inevitably, shifts toward assigning blame and, in effect, divides the opinions of the athletes themselves—and perhaps, as a result, those of the general public as well. The finger is being pointed at the competition rules, which allow athletes to dive deeper and deeper with an ever-increasing level of risk—not least because of the objective difficulty of identifying areas suitable for free diving other than those deep waters that are now almost abyssal. Today, fortunately, now that the danger has passed and our minds are more at ease, we express our assessments, our doubts, and our experiences.
What seems like a strange and incomprehensible inconsistency is that the safety regulations governing competitive diving in Italy—despite the fact that FIPSAS (Italian Federation of Sport Fishing and Underwater Activities) is a member of the CMAS (World Confederation of Underwater Activities) circuit—are not the same as those adopted, for example, at the 2021 World Championships in Arbatax. At the World Championships in Ogliastra, there was an incident similar to the one in Mazara, which was resolved in the best possible way and with the immediacy that is always desirable.
On that occasion - recalls Simone Mingoia, president of ASD Blue Life, which was entrusted with organizing the event - the competition area was divided into as many sections as possible, and the center of each of these areas was manned by a high-speed vessel equipped with the necessary gear and professional personnel (skipper, DLSD-certified diver, oxygen tank), as recommended for effective medical assistance.
The event also brought another aspect back into focus: the “mobile weight”, that is, a weight of several kilograms that rapidly pulls the athlete toward the bottom, saving a great deal of time and, in theory, energy. On the other hand, however, since the number of dives increases within the same time frame, the calculation of energy expenditure would need to be verified. Now that the danger has passed, we wish those in charge all the best in their work, confident that the next Championship will be “danger-free.”

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Il piano segreto della NATO per respingere un attacco russo nei Paesi baltici: usare i droni


Secondo la Bild, il nuovo concetto per la guerra terrestre punta su droni, sistemi senza equipaggio e attacchi contro le basi missilistiche e le linee di rifornimento russe.

La NATO avrebbe messo a punto un nuovo concetto operativo per un possibile conflitto con la Russia. Si chiama Nato Land Warfighting Concept e dovrebbe orientare l'impiego delle forze terrestri alleate in caso di guerra. A rivelarlo è stata la Bild, citando fonti non identificate. Secondo il quotidiano tedesco, il maggiore statunitense Andrew Pingrey avrebbe avuto un ruolo guida nella sua elaborazione. Il documento delineerebbe tre strategie basate sullo stesso scenario iniziale: un attacco russo contro Estonia, Lettonia e Lituania condotto con missili e droni, seguito dall'avanzata dei mezzi corazzati.

Una barriera affidata ai sistemi senza equipaggio


La prima strategia punta a neutralizzare le capacità di fuoco russe: caccia, missili e droni dovrebbero mettere fuori uso i sistemi missilistici avversari e le relative basi di lancio. Uno dei bersagli principali sarebbe la regione di Kaliningrad, l'exclave russa tra Polonia e Lituania, dove Mosca ha schierato numerosi sistemi missilistici e di difesa antiaerea. Neutralizzare quelle postazioni sarebbe essenziale per consentire all'Alleanza Atlantica di operare nello spazio aereo dei Paesi baltici.

La seconda strategia riguarda i confini con Russia e Bielorussia, lungo i quali il piano prevede la creazione di "zone autonome" concepite come una barriera difensiva. Non sarebbero presidiate da soldati dell'Alleanza, ma soltanto da droni e veicoli militari senza equipaggio. Il primo contatto con le forze russe avverrebbe quindi all'interno di queste aree, dove i sistemi autonomi dovrebbero rallentarne o arrestarne l'avanzata prima dell'intervento delle truppe alleate.

Sicurezza · NATO-Russia

Come la NATO intende difendere il Baltico

Le tre strategie del Nato Land Warfighting Concept, il piano operativo descritto dalla Bild per fermare un attacco russo contro Estonia, Lettonia e Lituania.

Grafica di FocusAmerica

Lo scenario di partenza

Un attacco russo con missili e droni contro i tre Paesi baltici, seguito dall'avanzata dei mezzi corazzati.

1Colpire i missiliMissili2La barriera di droniBarriera3Attacchi in profonditàAttacchi

ESTONIALETTONIALITUANIARUSSIABIELORUSSIAFINLANDIAPOLONIAKALININGRADMar BalticoTallinnRigaVilniusPskovSan Pietroburgo

Obiettivo principale: i sistemi missilistici di Kaliningrad

Strategia 1 di 3

Neutralizzare il fuoco russo


Caccia, missili e droni alleati mettono fuori uso i sistemi missilistici russi e le loro basi di lancio. Il bersaglio principale è Kaliningrad, l'exclave dove Mosca concentra missili e difese aeree: eliminarle apre lo spazio aereo dei Paesi baltici alle forze della NATO.

Mezzi impiegati

CacciaMissiliDroni

Strategia 2 di 3

Zone autonome lungo i confini


Ai confini con Russia e Bielorussia il piano prevede “zone autonome” senza soldati alleati, presidiate soltanto da droni e veicoli senza equipaggio. Il primo contatto con le forze russe avviene qui: i sistemi autonomi devono rallentarne o fermarne l'avanzata prima dell'intervento delle truppe alleate.

Mezzi impiegati

DroniVeicoli senza equipaggio

Strategia 3 di 3

Colpire i rifornimenti in Russia


Droni e forze speciali attaccano obiettivi militari in territorio russo: aeroporti, industrie della difesa, ponti e ferrovie che muovono truppe e rifornimenti. I mezzi robotizzati arrivano in profondità per via aerea; il piano conta anche su cittadini russi ostili al governo, con azioni di sabotaggio contro i rifornimenti.

Mezzi impiegati

DroniForze specialiSabotaggi

Nessuna conquista di territorio

L'occupazione di aree russe non rientra tra gli obiettivi: il piano punta a respingere le forze di Mosca oltre il confine del Paese alleato attaccato.

Un piano che parla anche a Mosca

La NATO non conferma né smentisce. Secondo la Bild, la diffusione dei punti chiave ha anche una funzione deterrente: far sapere in anticipo al Cremlino come reagirebbe l'Alleanza.

Fonte: Bild, 17 agosto 2026. Ricostruzione basata su fonti non identificate.

Attacchi in profondità contro i rifornimenti


La terza strategia prevede attacchi contro obiettivi militari e centri di rifornimento all'interno del territorio russo, affidati a droni e forze speciali. Tra i possibili bersagli figurerebbero aeroporti militari, industrie della difesa, ponti e infrastrutture ferroviarie utilizzate per spostare le truppe di Mosca. Droni e mezzi robotizzati verrebbero trasportati per via aerea in profondità nel territorio russo. Secondo la ricostruzione della Bild, l'Alleanza Atlantica conterebbe anche sul sostegno di cittadini russi ostili al governo, le cui azioni dovrebbero interrompere i rifornimenti e ostacolare le operazioni offensive.

L'occupazione di territorio russo non rientrerebbe tra gli obiettivi: lo scopo sarebbe fermare l'avanzata e respingere le forze di Mosca oltre il confine dello Stato alleato attaccato. Le autorità russe hanno più volte negato di voler colpire un Paese della NATO. Nel dicembre del 2023 Vladimir Putin, replicando all'allora presidente statunitense Joe Biden, definì questa ipotesi "una completa sciocchezza" e disse che la Russia non aveva alcun interesse geopolitico, economico o militare a entrare in guerra con l'Alleanza Atlantica.

Dalla NATO, finora, non sono arrivate né conferme né smentite sulla ricostruzione. Ma secondo la Bild, la diffusione dei passaggi centrali del documento avrebbe anche una funzione deterrente: far sapere in anticipo a Mosca come reagirebbe l'Alleanza. Il piano servirebbe quindi come messaggio prima ancora che come guida operativa.


I droni ucraini hanno eliminato una brigata americana in un'esercitazione in Germania


Gli operatori di droni ucraini hanno eliminato un'intera brigata corazzata dell'esercito americano durante un'esercitazione militare in Germania, dove hanno individuato e colpito senza difficoltà i mezzi blindati statunitensi. Lo ha rivelato il Wall Street Journal.

L'esercitazione, chiamata Combined Resolve, si è svolta tra aprile e maggio ed è durata due settimane. Vi hanno preso parte circa 3.500 militari americani, in gran parte della 3ª Brigata corazzata della 1ª Divisione di cavalleria, arrivata a turno da Fort Hood, in Texas. Il loro compito era attaccare una posizione difesa dal reparto che al poligono interpreta il nemico, rinforzato dai soldati ucraini del 412° reggimento dei sistemi senza pilota, chiamato Nemesis.

I mezzi corazzati pesanti mandati all'attacco sollevavano polvere e sono stati facili da individuare per i droni da ricognizione ucraini. Dietro quelli da ricognizione, sul campo di battaglia reale, arrivano i droni che sganciano esplosivo e quelli first-person view, pilotati a distanza con un visore che trasmette le immagini della telecamera di bordo e che si schiantano contro il bersaglio.

Nelle esercitazioni di questo tipo si usano raramente munizioni vere. Di solito un drone resta sospeso sopra un veicolo o gli si avvicina abbastanza perché un osservatore assegni l'abbattimento. I droni ucraini lo facevano così in fretta che i mezzi americani dovevano essere rimessi in campo come unità nuove, "re-spawned" nel gergo dei videogiochi, per non fermare l'esercitazione.

La guerra dei droni

I droni ucraini hanno «eliminato» una brigata corazzata americana


All’esercitazione Combined Resolve, in Germania, gli operatori del reggimento Nemesis hanno individuato e colpito i blindati statunitensi così in fretta da costringere i comandi a rimetterli in campo come unità nuove: il «respawn» dei videogiochi.

Grafica di FocusAmerica

Poligono di Hohenfels · aprile–maggio 2026 Eliminazioni e respawn


I mezzi pesanti sollevavano polvere ed erano facili da individuare. Nelle esercitazioni basta che un drone resti sospeso sul veicolo perché un osservatore assegni l’abbattimento: i blindati venivano eliminati così in fretta da dover rientrare in campo come unità nuove.

3.500
vs
412°
militari USA in campo, in gran parte della 3ª Brigata corazzata della 1ª Divisione di cavalleria
il reggimento ucraino di sistemi senza pilota «Nemesis», schierato con la forza avversaria

Catena d’attaccoL’attacco Sconfitte NATOSconfitte DivarioDivario

Tre ondate, un bersaglio


Sul campo di battaglia reale i droni lavorano in sequenza: prima gli occhi, poi le armi.

FASE 1
Ricognizione

Il drone osservatore individua i blindati dalla polvere che sollevano e trasmette la posizione.
All’esercitazione
A Hohenfels è bastata questa fase: i mezzi in movimento erano visibili senza difficoltà.


FASE 2
Bombardamento

Il drone d’attacco resta sospeso sopra il veicolo e sgancia l’esplosivo.
All’esercitazione
Qui niente munizioni vere: l’abbattimento lo assegna un osservatore, e i droni di Nemesis lo ottenevano in pochi istanti.


FASE 3
Impatto FPV

Il drone con visore in prima persona, guidato a distanza, si schianta sul bersaglio.
All’esercitazione
In Ucraina è l’arma che ha svuotato di blindati ampi tratti della linea del fronte.

Non è la prima volta


Da tre anni gli operatori ucraini vincono ogni confronto simulato con gli eserciti occidentali.

Droni ucraini
3
vittorie

Eserciti occidentali
0

  • 2023

    Fronte ucraino

    Un ufficiale americano capovolge la lezione

    Stati UnitiUcraina

    Impegnato nell’addestramento delle truppe di Kyiv, si convince che sono gli americani a dover imparare dagli ucraini. Il programma che mette a punto viene poi adottato da altri reparti dell’esercito.

  • 2025Maggio

    Area baltica

    Tre eserciti NATO battuti in una sola esercitazione

    Regno UnitoEstoniaStati Uniti

    Gli operatori ucraini superano senza difficoltà i reparti schierati contro di loro. Stesso esito nelle esercitazioni britanniche.

    Vittoria dei droni ucraini

  • 2026Primavera

    Esercitazione a guida svedese

    I team ucraini prevalgono di nuovo

    SveziaAlleati NATO

    Lo confermano ai media locali i responsabili svedesi che hanno diretto le manovre.

    Vittoria dei droni ucraini

  • 2026Aprile–maggio

    Hohenfels, Germania

    Una brigata corazzata americana «eliminata»

    3ª Brigata corazzata

    Il 412° Nemesis annienta reparti dotati dei sistemi standard di guerra elettronica e anti-drone. A metà esercitazione gli ucraini cambiano campo e insegnano agli americani l’attacco con i droni.

    Vittoria dei droni ucraini

L’esperienza che i soldi non comprano


Il Pentagono ha investito molto nei droni. Ma il vantaggio ucraino nasce al fronte.

Ucraina VS Stati Uniti

Quasi 4 anni e mezzo di guerra dei droni contro la Russia.
Esperienza
Primi a usare droni a lungo raggio in guerra, ma senza il fronte come palestra.

Velivoli a basso costo, riparati e adattati di continuo.
Investimenti
Miliardi di dollari del Pentagono in tecnologie e reparti specializzati.

Riparano e armano i droni in combattimento, sotto il fuoco nemico.
Sotto il fuoco
Nessuna esperienza di manutenzione dei droni al fronte.

Il fronte è quasi privo di blindati: i droni li distruggono in massa.
Sul campo
Colpiti dai droni iraniani in Medio Oriente: soldati uccisi e feriti.

La convergenza

Gli americani a Hohenfels hanno imparato in fretta: dispersione, occultamento, guerra elettronica, poi l’attacco con i droni insegnato dagli stessi ucraini. Washington sta ora provando droni ucraini da acquistare, ha usato in Iran sistemi anti-drone collaudati al fronte ucraino e, come riferito a maggio dal Segretario alla Difesa Hegseth, ha aumentato i militari inviati in Ucraina a studiare la guerra dei droni.

«È fondamentale che le Forze Armate americane lo imparino e finora, purtroppo, non sembra essere così.»

Eliot Cohen, Center for Strategic and International Studies

Fonte: Wall Street Journal, agosto 2026 Esercitazione Combined Resolve, Hohenfels (Germania)

I reparti in rotazione erano equipaggiati con i sistemi standard di guerra elettronica e anti-drone. Le nuove Mobile Brigade Combat Teams, che hanno l'equipaggiamento e le tattiche più recenti, se la sono cavata molto meglio in altre esercitazioni, ha detto un responsabile dell'esercito.

Nelle due settimane lo scenario è stato ripetuto più volte e le prestazioni americane sono migliorate, perché i soldati hanno imparato a disperdersi, a nascondersi e a usare i sistemi di guerra elettronica. A metà dell'esercitazione gli ucraini hanno cambiato schieramento e hanno insegnato agli americani a usare i droni in attacco, cosa che questi ultimi hanno poi fatto con efficacia.

Esercitazioni come Combined Resolve servono proprio a mettere i reparti in condizioni di combattimento realistiche e le sconfitte sono considerate parte dell'addestramento. I comandi americani in Europa negli ultimi anni hanno approfittato della presenza dei militari ucraini per trasferire ai soldati statunitensi e alleati l'esperienza accumulata al fronte.

Gli Stati Uniti sono stati i primi a usare droni a lungo raggio in guerra e il Pentagono, il Ministero della Difesa americano, ha speso miliardi di dollari per comprare nuove tecnologie di droni e anti-droni e ha creato reparti specializzati per impiegarle. In Medio Oriente le forze americane hanno però faticato a difendersi dai droni iraniani a lungo raggio, che hanno ucciso e ferito soldati e distrutto velivoli.

Eliot Cohen, studioso del Center for Strategic and International Studies, uno dei principali centri studi di Washington sulla politica internazionale, ha detto al Wall Street Journal che l'esperienza recente sui campi di battaglia mostra quanto i droni di ogni tipo siano ormai essenziali nella guerra moderna. "È fondamentale che le Forze Armate americane lo imparino e finora, purtroppo, non sembra essere così", ha detto.

I militari ucraini sono diventati esperti nell'uso dei droni in quasi 4 anni e mezzo di combattimenti contro la Russia: gli operatori e il personale di supporto sanno ripararli e adattarli di continuo. Anche le forze di Mosca hanno però acquisito capacità preziose in questo campo. Gli operatori americani non hanno invece esperienza di riparazione e armamento dei droni sotto il fuoco nemico.

In Ucraina i carri armati e gli altri mezzi corazzati vengono distrutti in numero così alto che ampie parti della lunghissima linea del fronte sono ormai quasi prive di blindati. Alcuni ufficiali americani ritengono però che i droni siano particolarmente letali in questa guerra perché il conflitto è arrivato a un punto di stallo, con poco movimento sul terreno. In una guerra di manovra, dicono, il carro armato tornerebbe a contare.

Valeriy Zaluzhniy, ex comandante in capo delle Forze Armate ucraine, sostiene invece che la tecnologia dei droni ha reso per ora impraticabile la guerra di manovra tradizionale e che questo spiega la staticità del fronte orientale. Russia e Ucraina stanno ora entrambe cercando la prossima svolta tecnologica o tattica capace di restituire movimento al campo di battaglia. Resta il fatto che, stante la situazione attuale, l’esercitazione svolta in Germania ha mostrato che gli Stati Uniti potrebbero avere serie difficoltà a proteggere i propri mezzi corazzati mentre avanzano.

Nel 2023 un ufficiale di fanteria statunitense impegnato nell'addestramento delle truppe di Kyiv si era reso conto che erano gli americani a dover imparare dagli ucraini e non il contrario, e aveva messo a punto un programma di addestramento poi adottato da altri reparti dell'esercito. Nel maggio dell'anno scorso gli operatori ucraini avevano già battuto senza difficoltà, in un'esercitazione nell'area baltica, i reparti della NATO schierati contro di loro: britannici, estoni e un contingente americano.

Questa primavera le forze svedesi hanno guidato un'esercitazione con gli alleati della NATO in cui i team ucraini di droni hanno di nuovo prevalso, come hanno detto responsabili svedesi ai media locali. Anche le esercitazioni britanniche si erano concluse con vittorie facili degli ucraini.

Nonostante i rapporti con Kyiv si siano più volte incrinati, l'Amministrazione del presidente Trump si sta avvicinando all'Ucraina sul terreno dei droni. Gli Stati Uniti stanno provando droni ucraini da acquistare e hanno usato in Iran, per difendere i propri soldati, sistemi anti-drone collaudati in quella guerra. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth a maggio ha detto ai senatori di aver aumentato il numero di militari americani mandati in Ucraina a studiare proprio la guerra dei droni.


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Perché a Casale nascono tanti bambini


Dodici parti in un solo giorno il 21 luglio. Che cosa c’è dietro il “record” alla maternità dell’ospedale Santo Spirito

L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

Abbiamo altre quattro edizioni: Asti, Cuneo, Torino e Genova.

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Quando a Casale Monferrato, martedì 21 luglio, sono venuti al mondo dodici bambini in poco meno di ventiquattr’ore, la notizia ha fatto subito il giro d’Italia, trovando spazio su giornali e televisioni nazionali. In un Paese dove il tasso di natalità continua a diminuire, una cittadina piemontese di 32 mila abitanti si muoveva in decisa controtendenza: la notizia c’era tutta, tanto più che non si trattava di un fenomeno isolato.

Già ad aprile, peraltro, Casale aveva conosciuto un altro giorno di nascite multiple: cinque neonati erano arrivati tutti insieme giovedì 30. «Un’emozione che ripaga di ogni sforzo», aveva commentato in quell’occasione Francesco Marchitelli, direttore generale di ASL Alessandria. I dati dell’anno confermano il trend: il punto nascite dell’ospedale Santo Spirito, da gennaio a luglio, ha fatto registrare 139 parti, il 40 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano stati 99.

Se Emily, Mia, Miram, Ahmed ed Enea (questi i nomi dei nati di aprile) erano sembrati tanti, dodici in un giorno erano davvero una cifra da record. Tanto più che il centro di Casale, appena pochi anni fa, sembrava essere a rischio chiusura perché non riusciva a raggiungere il numero minimo di nascite fissato dal ministero. C’era stata anche una marcia di protesta, con mamme e passeggini in prima fila.

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La rassegna stampa di martedì 18 agosto 2026


Il presidente minaccia di bombardare l'Oman mentre scade la tregua con l'Iran e taglia le esercitazioni con Seul, i tribunali frenano l'Amministrazione, il gradimento scende al 33 per cento e il Canada corre per evitare i nuovi dazi

Questa è la rassegna stampa di martedì 18 agosto 2026

Trump minaccia di bombardare l'Oman mentre scade la tregua con l'Iran


Con la scadenza della tregua con Teheran e le opzioni sempre più ristrette, il presidente ha alzato i toni promettendo di "bombardare" l'Oman se il sultanato dovesse ostacolare la riapertura dello Stretto di Hormuz. L'Oman, alleato di Washington, aveva finora fatto da mediatore per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran. I democratici al Congresso, con il senatore Tim Kaine, hanno annunciato una risoluzione sui poteri di guerra per limitare l'azione dell'Amministrazione.

Fonti: New York Times, Axios, Semafor

Il taglio alle esercitazioni con la Corea del Sud alimenta i dubbi sull'impegno americano in Asia


La decisione dell'Amministrazione di ridurre in modo sostanziale le esercitazioni militari congiunte con Seul, accompagnata dagli elogi a Kim Jong-un, ha scosso l'alleato sudcoreano e preoccupato i partner asiatici. La mossa arriva mentre il Pentagono sposta navi dall'Indo-Pacifico al Medio Oriente e mentre il presidente cerca un nuovo contatto con la Corea del Nord dopo l'impasse iraniana. Diversi osservatori temono che le scelte indeboliscano la credibilità delle garanzie di sicurezza statunitensi nella regione.

Fonti: Financial Times, New York Times, The Hill

I tribunali frenano le strategie giudiziarie e istituzionali dell'Amministrazione


Una corte d'appello federale ha respinto il metodo usato dall'Amministrazione per lasciare in carica procuratori federali ad interim aggirando l'approvazione del Congresso, la seconda decisione in questo senso, e un altro panel ha confermato la squalifica di Sigal Chattah dal ruolo di procuratrice in Nevada. Un giudice ha inoltre stabilito che l'Amministrazione non può cancellare il trasferimento del quartier generale dell'Fbi in Maryland. Si tratta di battute d'arresto giudiziarie su più fronti.

Fonti: New York Times, The Hill

Il dipartimento di Giustizia schiererà mille osservatori per le elezioni di midterm


Il dipartimento di Giustizia ha annunciato l'invio di mille osservatori per monitorare il voto delle elezioni di metà mandato di novembre, una cifra storica per un'Amministrazione repubblicana. L'iniziativa, illustrata dall'assistente procuratrice generale Harmeet Dhillon, si accompagna a un'espansione delle attività di controllo elettorale e alle richieste di accesso ai registri degli elettori. Tra i democratici cresce il timore di interferenze federali ai seggi.

Fonti: Bloomberg

L'indice di gradimento del presidente scende al 33 per cento


Un nuovo sondaggio Reuters/Ipsos colloca l'approvazione dell'operato del presidente al 33 per cento, con il 64 per cento degli intervistati che si dice contrario, in calo di due punti in due settimane. La rilevazione, condotta tra venerdì e lunedì su 1.166 persone, ha un margine di errore di tre punti percentuali. Il dato segna uno dei punti più bassi da inizio mandato.

Fonti: The Hill

Aumentano le esenzioni dai vaccini tra i bambini delle scuole americane


Secondo i nuovi dati dei Centri per il controllo delle malattie, nell'anno scolastico 2025-2026 la copertura vaccinale tra i bambini dell'asilo è calata per tutti i vaccini monitorati, mentre le esenzioni sono salite al 4,2 per cento dal 3,6 dell'anno precedente, in aumento in 41 Stati. Il calo coincide con l'ordine esecutivo firmato dal presidente per ridimensionare il calendario vaccinale infantile. Gli esperti temono che la sfiducia possa erodere ulteriormente l'immunità di gregge contro il morbillo.

Fonti: New York Times, Axios, The Hill

Nvidia garantisce fino a 100 miliardi di dollari per un centro dati di OpenAI in Ohio


Nvidia ha raggiunto un accordo per fornire fino a 100 miliardi di dollari a sostegno di un nuovo centro dati di OpenAI in Ohio, mentre i colossi tecnologici accelerano gli investimenti nell'intelligenza artificiale finanziati con il debito. Il produttore di chip ha inoltre investito 1,5 miliardi di dollari in una società energetica nata nell'orbita di SoftBank. L'intesa è un ulteriore segnale dell'enorme flusso di capitali diretto verso le infrastrutture per l'intelligenza artificiale.

Fonti: Financial Times, Semafor

Il Canada corre per evitare nuovi dazi statunitensi in scadenza a mezzanotte


Il premier canadese Mark Carney è impegnato in un tentativo dell'ultimo minuto per raggiungere un'intesa ed evitare l'entrata in vigore di nuovi dazi decisi dall'Amministrazione, attesi a mezzanotte di martedì. Ottawa cerca di scongiurare ulteriori danni economici, ma resta da capire a quale prezzo. Il negoziato mette alla prova i rapporti commerciali tra i due Paesi confinanti.

Fonti: New York Times, Financial Times

Kushner incontra Netanyahu in Israele per sbloccare l'intesa su Gaza


Jared Kushner ha incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in Israele nel tentativo di superare lo stallo sulla tregua a Gaza. Netanyahu ha ribadito il rifiuto di ritirare l'esercito finché Hamas non si sarà disarmata completamente, mentre l'Amministrazione è sotto pressione per mostrare progressi. La missione punta a rilanciare il percorso negoziale.

Fonti: New York Times

Sospesa la costruzione del muro di confine nel parco nazionale di Big Bend in Texas


L'Amministrazione ha sospeso i lavori di costruzione del muro di confine all'interno del parco nazionale di Big Bend, in Texas, dopo le critiche suscitate dall'arrivo dei bulldozer in un'area di grande valore naturalistico. Verranno temporaneamente fermati i lavori su una strada di accesso, sulle tecnologie di rilevamento e sulle barriere per i veicoli, ha reso noto il responsabile della polizia doganale e di frontiera. L'opera rientrava nella stretta sull'immigrazione voluta dal presidente.

Fonti: New York Times, Axios, Wall Street Journal

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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La Corte Suprema chiude il caso Carroll: definitiva la condanna per Trump


Diventa definitiva la condanna a pagare 5,6 milioni di dollari per abusi sessuali e diffamazione. Resta ancora aperta la causa parallela da 83,3 milioni.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto oggi l’ultimo tentativo di Donald Trump di ribaltare la condanna al pagamento di 5,6 milioni di dollari a E. Jean Carroll. Tre anni fa una giuria lo aveva ritenuto civilmente responsabile di abusi sessuali e diffamazione ai danni dell’ex giornalista. La decisione non contiene alcuna motivazione e non registra opinioni dissenzienti. La Corte aveva già respinto un primo ricorso del presidente il 29 giugno. All’inizio di luglio i suoi avvocati avevano quindi presentato un’istanza di riesame, uno strumento ammesso dal regolamento soltanto in presenza di sostanziali "circostanze sopravvenute".

Secondo i legali di Trump, la riapertura del caso era necessaria perché la causa parallela da 83,3 milioni di dollari avrebbe sollevato "questioni fondamentali sull’immunità presidenziale per le dichiarazioni ufficiali". Trump aveva comunque già versato la somma a luglio, in seguito all’ordine di un tribunale di grado inferiore. I 5,6 milioni comprendono il risarcimento stabilito dalla giuria e gli interessi maturati dopo la sentenza. I legali di Carroll avevano comunicato che la loro assistita avrebbe conservato il denaro su un conto fruttifero fino alla decisione sull’istanza di riesame.

"Siamo lieti che la Corte Suprema degli Stati Uniti abbia rifiutato ancora una volta di occuparsi di questo caso", ha dichiarato Roberta Kaplan, l’avvocata di Carroll. "Il verdetto unanime della giuria, secondo cui Donald Trump ha aggredito sessualmente e poi diffamato E. Jean Carroll, è ora definitivo e non può più essere contestato davanti ad alcun tribunale".

La causa più più recente è arrivata per prima al processo


Carroll ha intentato due cause contro Trump. La prima, avviata nel 2019, riguardava esclusivamente la diffamazione. La seconda risale al 2022, quando lo Stato di New York approvò l’Adult Survivors Act, la legge che aprì temporaneamente la possibilità di presentare cause civili per abusi sessuali i cui termini di prescrizione erano già scaduti. Quest’ultima causa comprendeva sia l’accusa di diffamazione sia quella di aggressione sessuale.

Il procedimento avviato nel 2022 è però arrivato per primo davanti a una giuria, che nel maggio del 2023 ha riconosciuto a Carroll un risarcimento di 5 milioni di dollari. La causa del 2019 si è invece conclusa con una condanna da 83,3 milioni di dollari. Anche quest’ultimo caso è arrivato alla Corte Suprema, che deve ancora decidere se esaminare il ricorso. Carroll sostiene che Trump l’abbia aggredita sessualmente a metà degli anni Novanta nei grandi magazzini Bergdorf Goodman di Manhattan e che in seguito l’abbia diffamata, accusandola di essersi inventata tutto per vendere un libro. Il presidente ha sempre negato ogni addebito e contestato la conduzione del processo civile.

Secondo i suoi avvocati, il giudice federale Lewis Kaplan avrebbe commesso numerosi errori, tra cui consentire alla giuria di ascoltare le testimonianze di altre due donne che accusano Trump di averle aggredite sessualmente anni prima. Il giudice, hanno sostenuto, non avrebbe inoltre dovuto mostrare ai giurati il filmato di Access Hollywood, la registrazione del 2005 in cui Trump, senza sapere di avere il microfono aperto, si vantava di baciare e palpare le donne senza chiederne il consenso: "Quando sei una star, te lo lasciano fare".

Alla fine del 2024, la Corte d’Appello federale del secondo circuito aveva confermato il verdetto da 5 milioni di dollari, stabilendo che il giudice non aveva commesso errori tali da giustificare un nuovo processo. Nel giugno 2025 Trump aveva poi fallito anche il tentativo di ottenere un riesame del ricorso da parte di tutti i giudici della corte riuniti in seduta plenaria. Pochi mesi dopo si era rivolto alla Corte Suprema, che aveva inserito più volte il caso all’ordine del giorno delle proprie camere di consiglio, rinviando però ogni volta la decisione senza fornire spiegazioni. Il pronunciamento di oggi chiude definitivamente la vicenda giudiziaria.

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L'AI come leva


La caratteristica fondamentale che dovrebbe guidarci quando stiamo scegliendo se usare uno strumento AI è questa: funziona come una leva?

Sam Altman, CEO di OpenAI, ha recentemente twittato un'idea per cui è stato ampiamente deriso: far fare a ChatGPT un podcast da sentire con i propri figli.
Tweet di Sam Altman sull'idea di creare con ChatGPT un podcast per la famigliaIl tweet di Sam Altman su X
La scena di una famiglia che ascolta un podcast fatto con l'AI la mattina prima di andare a scuola sembra effettivamente l'inizio di una puntata di Black Mirror. Ma non deve essere per forza così.

Se non mi conosci ciao! Sono Martino e parlo del rapporto tra intelligenza artificiale e società, e di altre cose. Mi trovi anche sui social come @oradecima (Instagram, YouTube).

Nel mio video provo a immaginare una versione "buona" di questo podcast (ditemi se vi convince):

Visualizza questo reel su Instagram

Vorrei espandere sul paradigma che voglio definire “AI come leva”.

Quando ho letto il tweet ero pronto a scrivere un video che si limitasse a ridicolizzare l'idea assurda di Altman; più ci pensavo però, più mi rendevo conto che poteva esserci una versione costruttiva di questa idea, e limitarmi quindi a puntare il dito e dire "guarda che scemo" non mi soddisfaceva.

Questa non vuol essere una apologia di Altman, che ha un bagaglio di dichiarazioni distopiche non indifferente ed è chiaramente in una bolla di Silicon Valley piena di proposte bislacche e molto problematiche per vari sistemi AI.

È piuttosto un riconciliarmi con la mia posizione generale che sia possibile immaginare e costruire sistemi di AI generativa che siano utili e di beneficio, nonostante le miriadi di problemi che ci sono con i modelli di AI attuali.

Dunque, ragioniamo:

La distinzione fondamentale tra l'esempio di Altman e il mio è che in un caso è possibile utilizzare l'AI in modo passivo, mentre nell'altro è necessariamente un uso attivo che mantiene il protagonismo umano.

Nello specifico, nella versione potenzialmente peggiore di quello che propone Altman, una volta integrati i calendari il podcast può proseguire indefinitamente senza ulteriore intervento umano. Ci si può semplicemente limitarsi ad ascoltarlo, e finisce lì.

La mia proposta è invece di un processo che richiede di essere protagonisti: tu e la tua famiglia fate da redazione, decidete i segmenti del podcast e ci lavorate attivamente.

Un segmento potrebbe essere "la curiosità della settimana" in cui prendete una domanda complicata e la esplorate, magari scrivendo un breve articolo che poi ChatGPT leggerà. O l'audio lo registrate voi e ChatGPT lo monta, e così via.

Oppure un segmento "la parola della settimana" in cui si imparano nuove parole, magari creando una lista da cui poi ChatGPT estrae e trova la definizione.

Se la tua famiglia è la redazione, il podcast non può uscire da solo. Ecco che l'AI diventa una leva, che non funziona da sola, ma richiede la tua forza.

Mi si potrebbe dire che allora si può fare proprio senza l’AI: vi prendete qualche ora in più e imparate insieme come registrare e montare un piccolo podcast amatoriale?

Bellissima idea!

La modalità specifica che può funzionare per ciascuno sarà diversa (e qui c'è l'inghippo in cui Altman è caduto, ora ci torniamo), ma il punto cruciale è il principio.

AI come leva significa che l'utilizzo dell'AI deve funzionare da moltiplicatore dello sforzo umano, come una leva reale. Una leva non funziona da sola, richiede il tuo sforzo, ma c'è una bella differenza tra averla e non averla.

Quello che non funziona nell'esempio di Altman è il fatto che si possa interpretare con l'AI non come leva, ma come sostituzione dello sforzo umano.

La complicazione è che ci sono dei casi in cui questa sostituzione è opportuna, e qui arriviamo al punto centrale.

Tra le azioni che facciamo come umani, ce ne sono alcune di significato, e alcune che facciamo per necessità.

Per me, per esempio, lo scrivere è di significato; non me ne verrebbe niente a far scrivere le newsletter a ChatGPT, perché scrivere mi serve per pensare, come scrivo nella mia AI policy (che a breve verrà aggiornata ed espansa).

Ci sono, al contrario, alcune azioni che invece non sono di significato: trascrivere una registrazione audio o tagliare i silenzi nei miei video non sono di particolare significato. Queste azioni si possono automatizzare in modo "passivo" senza perdere umanità.

La distinzione tra quali azioni siano di significato e quali no è complessa, perché totalmente personale e situazionale. Se, per esempio, non avessi mai tagliato i silenzi nei miei video manualmente da solo, forse avrei meno comprensione di come mi piace che i video siano tagliati. Oppure no, magari avrei potuto acquisire quella comprensione in un altro modo.

Ecco perché anche il mio esempio che considero "buono" non è necessariamente corretto e applicabile a tutti così com'è.

Se hai un figlio adolescente o quasi adolescente che vuole diventare un podcaster, diventa utile che il montaggio lo impari a fare lui invece di ChatGPT; magari l'AI può essere usata per trovare i comandi giusti o dei tutorial. E così via.

Il principio però rimane: avere chiaro l'obiettivo attivo che abbiamo e capire come usare degli strumenti per aiutare i nostri sforzi.

Tu come lo faresti questo podcast?

Parleremo ancora di questo paradigma prossimamente. Se ti va, condividere questa riflessione con qualcuno mi aiuta molto!

A presto!

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Dopo sette anni di DeSantis la Florida non è più uno Stato in bilico


Il 18 agosto si vota alle primarie per il governatore: il favorito repubblicano Byron Donalds erediterebbe uno Stato dove ora il problema principale sono i prezzi delle case e delle assicurazioni.

Il 18 agosto gli elettori della Florida scelgono i candidati democratico e repubblicano alla carica di governatore, in uno Stato che dieci anni fa era il più incerto d'America e oggi è una roccaforte repubblicana. Il favorito è Byron Donalds, deputato repubblicano, che dovrebbe vincere senza difficoltà le primarie del suo partito e che i sondaggi danno in vantaggio anche per il voto di novembre.

Ron DeSantis governa la Florida da sette anni e ritiene di aver già fatto tutto quello che poteva. Parlando a febbraio davanti a un circolo politico di Naples, in Florida, il governatore ha detto che il primo giorno di mandato si era ripromesso di ottenere il massimo possibile, così che chiunque gli fosse succeduto non avrebbe avuto molto da fare. "È quello che abbiamo fatto", ha aggiunto.

La trasformazione dello Stato in terra MAGA si deve in parte al presidente Donald Trump, con cui DeSantis ha avuto un rapporto tormentato. Durante la campagna presidenziale del 2024 il presidente liquidava il rivale di allora chiamandolo "Ron DeSanctimonious", un gioco di parole tra il suo cognome e l'aggettivo inglese che indica chi è moralista. Da allora ha scelto diversi politici della Florida tra i suoi principali consiglieri e ha fatto del suo resort di Mar-a-Lago la sede meridionale non ufficiale della Casa Bianca.

Prima della pandemia di covid i democratici registrati in Florida erano più numerosi dei repubblicani e le elezioni si decidevano per pochi voti. Il cambiamento è iniziato quando, nel pieno dell'emergenza sanitaria, DeSantis ha rotto con gran parte del paese e ha dichiarato lo Stato aperto agli affari. In due anni la Florida ha guadagnato quasi un milione di residenti netti (al ritmo di 1.500 al giorno). La maggior parte dei nuovi arrivati era registrata come repubblicana.

Restare aperti è costato caro in uno Stato con molti anziani: durante l'ondata di covid tra luglio e novembre 2021 il tasso di mortalità per abitante della Florida è stato più che triplo rispetto alla media nazionale. DeSantis non ha però pagato un prezzo politico duraturo. I democratici dello Stato facevano fatica a trovare candidati e a raccogliere fondi. Nel 2022 il governatore è stato rieletto con 19 punti di vantaggio, il margine più ampio mai ottenuto da un repubblicano in Florida. Il suo partito ha conquistato tutte le cariche statali e una supermaggioranza nel parlamento locale.

Il controllo totale di un solo partito ha aperto la strada a una raffica di provvedimenti. DeSantis ha vietato l'aborto dopo la sesta settimana di gravidanza e ha proibito le terapie di transizione di genere per i minori. Ha creato il più grande programma di buoni scuola d'America, che permette alle famiglie di usare fondi pubblici per pagare le rette delle scuole private. Ha riscritto i programmi delle università statali. Ha poi revocato a Disney il regime fiscale speciale di cui godeva, dopo che l'azienda si era opposta a una legge contro l'insegnamento dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere nelle scuole. Lo scontro è diventato un monito per le aziende americane tentate di esporsi politicamente.

Per consolidare la nuova identità politica dello Stato DeSantis ha respinto la mappa dei collegi per la Camera dei rappresentanti disegnata dal parlamento della Florida e ne ha imposta una propria. Ha rimosso due procuratori democratici, che negli Stati Uniti vengono eletti dai cittadini. Ha convocato sessioni straordinarie del parlamento locale per costringere i deputati a votare le sue priorità. Ha rifatto la magistratura dello Stato, nominando sei dei sette giudici della Corte Suprema della Florida e quasi 200 altri magistrati. Quando i parlamentari non accettavano le sue richieste, poneva il veto sui loro progetti o sosteneva gli sfidanti alle primarie. Nick Iarossi, stratega che ha lavorato alle campagne di DeSantis, ha detto all'Economist che in Florida nessuno vuole mettersi contro il governatore.

Sotto DeSantis la crescita del prodotto interno lordo della Florida ha superato la media nazionale. Quest'anno l'economia dello Stato ha raggiunto 1.800 miliardi di dollari ed è diventata la quattordicesima al mondo (superando quelle di Australia e Messico). Grandi società come Citadel e Palantir hanno spostato la sede in Florida. Il gradimento del governatore è poco sopra il 50 per cento, più alto di quello del presidente nello Stato.

Donalds ha una storia molto diversa. Cresciuto a Brooklyn da una madre single, da ragazzo è stato arrestato per possesso di marijuana. Racconta che la sua vita è cambiata quando si è affidato a Gesù nel parcheggio di un ristorante della catena Cracker Barrel. Ha fatto carriera nel settore bancario, poi è stato eletto al Congresso. Nel 2023, quando i repubblicani più intransigenti alla Camera hanno rimosso Kevin McCarthy dalla presidenza dell'assemblea, si sono raccolti attorno a Donalds e ne hanno fatto una figura nazionale del movimento MAGA. Il presidente lo apprezza e l'anno scorso lo ha spinto a candidarsi con un messaggio sui social: "Corri, Byron, corri".

DeSantis ha detto in tono ironico che Donalds "non ha fatto parte di nessuna delle vittorie che abbiamo ottenuto qui contro la sinistra", ma il deputato ha solo parole di elogio per il governatore uscente. "Ha fatto un lavoro fenomenale", ha detto agli elettori all'inizio di agosto, aggiungendo che tra i due non c'è alcuna distanza sui contenuti. L'unica presa di distanza pubblica ha riguardato la revisione dei programmi di storia afroamericana nelle scuole della Florida, secondo cui gli schiavi "svilupparono competenze" che "potevano essere applicate a loro personale beneficio". Donalds, uno dei pochi repubblicani afroamericani al Congresso, ha definito quella affermazione "sbagliata".

Il prossimo governatore dovrà occuparsi più di costi che di battaglie culturali. Dal 2020 i prezzi delle case in Florida sono saliti del 50 per cento e i premi delle assicurazioni del 75, più rapidamente che nella maggior parte degli altri Stati, mentre i redditi sono cresciuti solo del 30 per cento. La crescita della popolazione sta rallentando in modo netto. Donalds indica come priorità principale l'affordability, cioè la sostenibilità dei costi per le famiglie: è la stessa promessa che fanno i governatori in tutto il paese, in una campagna elettorale in cui il costo della vita è diventato il primo problema per gli elettori americani.


Per gli elettori americani il costo della vita ora conta più che nel 2024


Oggi il 36% degli americani indica l'inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese. Nell'ottobre 2024, poche settimane prima del voto che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca, a dare la stessa risposta era il 24%. La quota è cresciuta con regolarità nell'ultimo anno: a maggio era al 30% ed è salita al 36% nell'ultima rilevazione diffusa questa settimana dal sondaggio periodico di YouGov e dell'Economist sulle priorità degli americani.

A maggio il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,48 dollari al gallone, poco meno di quattro litri. Nello stesso mese l'inflazione è salita al livello più alto degli ultimi tre anni, spinta soprattutto dalla guerra con l'Iran, che si trascina da mesi e ha interrotto le rotte delle forniture. Dal 2022 gli americani considerano l'inflazione uno dei problemi più gravi del Paese e ne hanno tenuto conto anche nelle urne. Nel 2024 il carovita e le condizioni dell'economia sono stati tra i principali fattori che hanno favorito l'elezione di Trump.

Più della metà degli intervistati in un sondaggio Ipsos del 2 e 3 giugno ha dichiarato di aver tagliato le spese non essenziali dopo l'aumento del prezzo della benzina e del costo della vita. Più di un terzo ha rinviato gli acquisti più costosi o scelto marche meno care. Proprio sull'inflazione e sul costo della vita Trump registra il giudizio peggiore tra tutti i temi monitorati: il saldo tra chi approva e chi disapprova il suo operato su questo fronte è quasi 20 punti inferiore al suo saldo complessivo ed è peggiorato di oltre 40 punti dall'inizio del mandato, secondo la media dei sondaggi raccolta da FiftyPlusOne e calcolata da G. Elliott Morris.

Il prezzo politico del carovita

L’inflazione presenta il conto a Trump


Prezzi e costo della vita sono tornati in cima alle preoccupazioni degli americani e stanno ridisegnando la corsa alle elezioni di metà mandato.

Grafica di FocusAmericaDati al 6 agosto 2026

La salita

Un problema che cresce da un anno


Quota di americani che indica l’inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese (YouGov/The Economist).

4,48 $
Prezzo medio della benzina al gallone a maggio, quando l’inflazione ha toccato il massimo degli ultimi tre anni

1 su 2
Più di un americano su due ha tagliato le spese non essenziali dopo i rincari (Ipsos, giugno)

Il punto debole

Sull’inflazione Trump riceve il giudizio più severo


Saldo fra chi approva e chi disapprova la gestione del carovita da parte del presidente (media dei sondaggi FiftyPlusOne).


Oltre
−40punti
Il calo del saldo dall’inizio del mandato: nessun altro tema è peggiorato così tanto.

Sul carovita il giudizio è quasi 20 punti più severo di quello complessivo sul presidente.

Il sorpasso

Per la prima volta in dieci anni l’economia premia i Democratici


«Di quale partito ti fidi di più sull’economia?» — Ipsos/Reuters, 29 luglio–3 agosto 2026.

37%DemocraticiDem.

27%Né l’uno né l’altroNessuno

36%RepubblicaniRep.

Un solo punto separa i due partiti — e oltre un quarto degli americani non ne sceglie nessuno

Dall’insediamento di Trump il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

La posta in gioco

A novembre i Democratici partono avvantaggiati


Intenzioni di voto per la Camera e gradimento del presidente, medie FiftyPlusOne al 6 agosto.

Generic ballot — elettori probabili

Democratici 49,0%+6,5

In lieve calo dal 49,4% del 31 luglio, ma il distacco resta ampio.

Repubblicani 42,5%

In discesa dal 43,5% del 31 luglio.

Gradimento del presidente — adulti

Approva 36,8%

In lieve risalita dal minimo del 36,1% toccato il 31 luglio.

Disapprova 59,9%

Era al 61% una settimana fa.

Fonti: YouGov/The Economist; Ipsos (2–3 giugno 2026); Ipsos/Reuters (29 luglio–3 agosto 2026); FiftyPlusOne, media dei sondaggi elaborata da G. Elliott Morris.

L'economia diventa un problema politico per i Repubblicani


Per la prima volta in dieci anni, più americani si fidano dei Democratici che dei Repubblicani sulla gestione dell'economia. Nell'ultimo sondaggio Ipsos per Reuters, condotto tra il 29 luglio e il 3 agosto, il 37% ha indicato i Democratici e il 36% i Repubblicani. Da quando Trump si è insediato, il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

I deputati democratici hanno scelto il carovita come tema centrale della campagna per le elezioni di metà mandato. Alcuni parlamentari repubblicani temono invece che il loro partito non stia facendo abbastanza per contrastare l'aumento dei costi. I candidati di entrambi gli schieramenti cercano così di presentarsi come i migliori difensori del portafoglio degli elettori.

Nel 2024 i Democratici avevano cercato di prendere le distanze dai giudizi negativi sull'economia dell'allora presidente Joe Biden e dall'inflazione che aveva segnato gran parte del suo mandato, senza riuscirci: persero la presidenza e il Senato. Per i Repubblicani il compito potrebbe essere ancora più difficile, perché dovrebbero prendere le distanze da un presidente in carica mentre il giudizio sulla sua gestione dell'inflazione continua a peggiorare.

Non tutti gli elettori, naturalmente, decidono il proprio voto sulla base di un solo tema. Nei sondaggi restano ai primi posti anche la sanità, la previdenza sociale e lo stato della democrazia. E chi disapprova la gestione dell'inflazione non voterà necessariamente per i Democratici a novembre. Il vantaggio democratico nel generic ballot — la domanda con cui i sondaggisti chiedono quale partito si voterebbe alle elezioni per la Camera senza indicare i nomi dei candidati — è comunque arrivato a circa 7 punti. La quota di elettori probabili intenzionati a votare repubblicano è scesa dal 43,5% del 31 luglio al 42,5%, mentre quella democratica è passata dal 49,4% al 49%. I dati sono aggiornati alle 13 del 6 agosto sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 19 in Italia.

Gli altri segnali dai sondaggi


L'indice di gradimento del presidente tra gli adulti americani è leggermente risalito dopo il minimo della settimana scorsa: il 31 luglio era al 36,1%, con il 61% di giudizi negativi; ora è al 36,8%, contro il 59,9% di disapprovazione. La popolarità di Trump è crollata molto più di quanto siano cresciuti i Democratici nel generic ballot, che tende comunque a spostarsi verso il partito all'opposizione negli ultimi mesi della campagna elettorale.

Il 55% degli americani ritiene che l'Amministrazione si sia spinta troppo oltre nell'inviare agenti federali dell'immigrazione nelle città, in calo rispetto al 62% di febbraio, secondo un sondaggio AP-NORC condotto dal 23 al 27 luglio. La quota di chi pensa che il governo abbia ecceduto nel limitare l'immigrazione legale è scesa dal 54% al 51%, mentre quella di chi ritiene eccessive le espulsioni degli immigrati che vivono illegalmente nel Paese è passata dal 52% al 47%.

Il 68% degli americani ritiene che la guerra in Iran non sia valsa i costi sostenuti, secondo un sondaggio Ipsos per il Chicago Council on Global Affairs, centro studi di politica estera, condotto dal 10 al 21 luglio. Lo pensa il 91% dei Democratici e il 76% degli indipendenti. Tra i Repubblicani, invece, il 63% ritiene che la guerra sia valsa i suoi costi e il 36% che non lo sia stata. Nel complesso, la quota di americani che considera il programma nucleare iraniano una minaccia critica è scesa al 49%, mentre tra i Repubblicani è salita dal 56% del 2023 al 68% di oggi.

Infine, il 16% degli americani dichiara di aver vissuto almeno un periodo da senzatetto, secondo un sondaggio YouGov condotto dal 28 al 30 luglio. Il 61% considera il fenomeno un problema molto serio e un altro 29% abbastanza serio. Il 77% chiede che il governo federale faccia di più, mentre il 70% rivolge la stessa richiesta agli Stati e alle amministrazioni locali. Solo l'11% ritiene che il problema sia al di fuori del controllo della politica.


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Un impostore si è spacciato per Susie Wiles e ha scritto al premier britannico


Il primo ministro britannico si è insospettito dopo pochi messaggi. Londra ha segnalato l'episodio alla Casa Bianca, temendo una nuova violazione del telefono del capo di gabinetto della Casa Bianca.

Il primo ministro britannico Andy Burnham ha scambiato alcuni messaggi con una persona che si è spacciata per Susie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca di Donald Trump e una delle consigliere più vicine al presidente. Burnham si è poi insospettito e ha scoperto che il contatto non era autentico. Lo hanno riferito quattro funzionari a Politico. Non è chiaro di che cosa abbiano parlato Burnham e l'impostore, né quando siano stati inviati i messaggi. L'episodio è stato mantenuto strettamente riservato.

Downing Street si è limitata a dichiarare che "non commentiamo questioni di sicurezza nazionale", ma una persona informata sui fatti ha riferito a Politico di "pochi messaggi", inviati dopo l'insediamento di Burnham come primo ministro, e li ha definiti "privi di qualsiasi rilevanza". L'ambasciata britannica a Washington ha tuttavia considerato l'episodio abbastanza serio da segnalarlo alla Casa Bianca, secondo due dei funzionari. All'interno del governo britannico si è quindi temuto che il telefono di Wiles fosse stato violato una seconda volta.

Il precedente e i timori di Londra


L'anno scorso la Casa Bianca e l'FBI avevano già aperto un'indagine dopo che senatori, governatori e dirigenti d'azienda statunitensi avevano ricevuto messaggi e telefonate da una persona che si era presentata falsamente come la capo di gabinetto del presidente. Il Wall Street Journal aveva riferito che Wiles aveva raccontato ai suoi interlocutori di aver subito una violazione della rubrica del cellulare. Chi vi aveva avuto accesso aveva così ottenuto i numeri di telefono di alcune delle persone più influenti del Paese.

Burnham si è insediato a Downing Street il 20 luglio, ma già il 18 giugno, quando aveva vinto l’elezione suppletiva nel collegio di Makerfield, era apparso chiaro che avrebbe sostituito Keir Starmer alla guida del governo. L’impostore, dunque, non ha contattato un politico qualunque, ma l’uomo destinato a diventare di lì a poche settimane il nuovo primo ministro britannico. Un episodio che mostra quanto a lungo possano protrarsi le conseguenze di una compromissione informatica e quanto in alto possano arrivare i tentativi di manipolazione costruiti sfruttando i contatti sottratti.

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Kushner incalza Hamas sul disarmo, ma Netanyahu, alle prese con il voto, non cede


In poco più di due ore a El-Alamein il movimento palestinese promette passi avanti concreti sul disarmo, purché Israele rispetti il piano di ritiro da Gaza. L’inviato di Trump arriva in Israele mentre il premier affronta le primarie del Likud.

I dirigenti di Hamas hanno ribadito ieri il loro impegno a disarmare e a smilitarizzare Gaza durante un incontro tenutosi a El-Alamein, sulla costa egiziana, con Jared Kushner, consigliere e genero del presidente Donald Trump. A riferirlo ad Axios è una fonte a conoscenza diretta del colloquio, durato poco più di due ore e descritto come "molto produttivo" perché avrebbe permesso di definire i passi concreti che il movimento palestinese dovrà compiere. Kushner ha approfittato dell'incontro, il primo con i vertici di Hamas dall'accordo su Gaza dello scorso ottobre, per avvertirli che Israele non si fida delle loro promesse. "Li abbiamo ringraziati per l'impegno, ma vogliamo vedere sforzi reali e non soltanto parole", ha spiegato la fonte.

Oltre a Kushner, secondo Axios, al tavolo sedevano l'alto rappresentante del Board of Peace Nickolay Mladenov, l'ex primo ministro britannico Tony Blair, membro dello stesso organismo, e i consiglieri del Board, Aryeh Lightstone e Liran Tancman. Hamas invece era rappresentato dal dirigente politico Khalil al-Hayya, affiancato dal capo dell'intelligence egiziana Hassan Rashad, dal diplomatico qatarino Ali al-Thawadi e da un alto funzionario turco. Il Board of Peace è l'organismo internazionale previsto dal piano in venti punti della Casa Bianca per sovrintendere alla transizione nella Striscia.

Gaza · Il piano americano

Il disarmo di Hamas si è incagliato su chi deve muoversi per primo

A El-Alamein, in Egitto, Jared Kushner ha incontrato i dirigenti di Hamas per la prima volta dall’accordo su Gaza dello scorso ottobre. Il movimento conferma che consegnerà le armi, ma solo se Israele si muoverà per primo. Netanyahu risponde che le truppe non si ritirano finché le armi non sono deposte.

Grafica di FocusAmerica 17 agosto 2026

Il nodo della seconda fase

Israele
Nessun ritiro finché Hamas non consegna le armi
Netanyahu, dopo aver respinto la tabella di marcia

Stallo

Hamas
Nessuna consegna di armi finché Israele non si ritira
Al-Hayya a Kushner, incontro del 16 agosto

Hamas ha accettato il piano di disarmo il 30 luglio. 18 giorni dopo, la consegna delle armi non è ancora cominciata: ogni condizione aspetta che si muova prima l’altra.

Lo scambio La sequenza Il voto

Lo scambio

Quattro mosse da una parte, quattro dall’altra


A El-Alamein Kushner ha messo nero su bianco i due elenchi. Al momento nessuno dei due è partito.

Hamas si è impegnato a
1Consegnare le armi e le infrastrutture militari
2Cedere il governo della Striscia all’esecutivo tecnico palestinese
3Restare fuori dalla futura amministrazione di Gaza
4Non interferire con il lavoro del nuovo governo

In cambio Israele dovrebbe
1Lasciare entrare la forza internazionale di stabilizzazione
2Avviare la ricostruzione nell’area di Rafah
3Discutere un primo ritiro delle truppe
4Accelerare l’ingresso degli aiuti umanitari

Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro, Hamas ha elencato le proprie condizioni — cessate il fuoco permanente, ritiro completo, aiuti, ricostruzione — ma non ha mai nominato il disarmo.

La sequenza

Dieci mesi per arrivare a un tavolo


Dall’accordo di ottobre al primo faccia a faccia tra Kushner e i vertici di Hamas.

Ottobre 2025

Cessate il fuoco

Entra in vigore l’accordo su Gaza: si ferma la guerra e parte la prima fase del piano in venti punti della Casa Bianca.

30 luglio 2026

Disarmo

Hamas accetta il piano di disarmo del Board of Peace, l’organismo internazionale che sovrintende alla transizione nella Striscia.

Agosto 2026

Ritiro

Netanyahu respinge la tabella di marcia in quindici punti: le truppe non lasceranno Gaza finché Hamas non avrà deposto le armi. I raid riprendono.

16 agosto 2026

Negoziato

A El-Alamein, in Egitto, Kushner incontra i dirigenti di Hamas: è il primo faccia a faccia dall’accordo di ottobre. Al tavolo anche Tony Blair, Nickolay Mladenov e i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia.

17 agosto 2026

Politica internaOggi

Kushner vola in Israele per discutere con Netanyahu i passi che spettano a Israele. Lo stesso giorno il Likud vota alle primarie per comporre la lista elettorale.

27 ottobre 2026

Voto

Gli israeliani eleggono la nuova Knesset. Da qui in avanti ogni mossa di Netanyahu passa dal calendario elettorale.

71 I giorni che separano l’incontro di El-Alamein dal voto israeliano. Fino ad allora Netanyahu deve giustificare davanti ai propri elettori ogni passo verso Hamas.

Il voto del 27 ottobre

Netanyahu tratta mentre perde seggi


Media dei tre sondaggi più recenti, uno per istituto (10–16 agosto). La Knesset ha 120 seggi: per governare ne servono 61.

Maggioranza: 61 seggi
Opposizione sionista 59 Partiti arabi 11 Coalizione di Netanyahu 50

I partiti arabi Hadash-Ta’al e Ra’am non sono schierati con nessuno dei due fronti: sono loro, a cavallo della linea, a decidere se qualcuno arriva a 61.

Testa a testa

Likud e Yashar sono appaiati


Kan16 agosto
Likud23
Yashar23

Maariv / Lazar14 agosto
Likud21
Yashar23

Channel 12 / Midgam10 agosto
Likud22
Yashar24

Media dei tre sondaggi10–16 agosto
Likud22
Yashar23

Quanto pesa il calo

Oggi alla Knesset
32

Media dei sondaggi
22
Seggi del Likud nella legislatura uscente

Dieci seggi in meno rispetto a oggi

Chi preferiscono come premier
Eisenkot 41%
Netanyahu 36%

Sondaggio Kan del 16 agosto. Sette giorni prima lo stesso istituto dava Netanyahu avanti con le cifre rovesciate, 41 a 36: il confronto tra i due oscilla di settimana in settimana.

140.000
Iscritti al Likud chiamati alle urne per le primarie

9 su 29
I posti della lista che Netanyahu assegna di persona

4.500
I membri del comitato centrale del Likud che gliene hanno dato il potere

Fonte Axios, Times of Israel, Al Jazeera e CBS News per l’incontro di El-Alamein del 16 agosto 2026. Seggi: media dei sondaggi Kan (16 agosto), Maariv/Lazar Research (14 agosto) e Channel 12/Midgam (10 agosto), un istituto per rilevazione. Preferenza sul premier: Kan, 16 agosto 2026.

Il nodo del disarmo di Hamas


Sul disarmo, ha spiegato la fonte, Kushner non ha lasciato margini: "Ha detto ai dirigenti di Hamas che l'asticella è alta perché Israele non crede che disarmeranno davvero. Ha chiarito che il disarmo non è negoziabile, ma che, se compiranno passi concreti, gli Stati Uniti faranno il possibile perché anche Israele faccia la sua parte". Hamas si è impegnato a consegnare il potere al governo tecnico palestinese, restare fuori dalla futura amministrazione della Striscia e cedere armi e infrastrutture militari.

In cambio, Israele dovrebbe consentire il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione, avviare la ricostruzione nell'area di Rafah, discutere un primo ritiro delle truppe e accelerare l'ingresso degli aiuti umanitari. L'impegno di Hamas, tuttavia, non è incondizionato. Secondo il Times of Israel, durante lo stesso incontro i suoi dirigenti hanno chiarito che cominceranno a consegnare le armi soltanto se Benjamin Netanyahu si impegnerà pubblicamente a rispettare i termini del piano.

Il primo ministro israeliano ha però già respinto la tabella di marcia in quindici punti approvata dal Board of Peace, ribadendo che le truppe israeliane non lasceranno la Striscia finché Hamas non avrà prima deposto le armi. È questo il principale ostacolo all'avvio della seconda fase del processo di pace: Israele subordina il ritiro al disarmo di Hamas, mentre Hamas pretende che sia Israele a ritirarsi per primo.

I dirigenti di Hamas si sono inoltre lamentati della condotta di Israele a Gaza, a cominciare dalla prosecuzione dei raid militari. Kushner ha replicato ricordando che il movimento ha impiegato 4 mesi per accettare il disarmo. I suoi rappresentanti si sono comunque dichiarati pronti a cedere il governo della Striscia all'esecutivo tecnico e a non interferire con il suo operato, una volta insediato. Hanno anche ringraziato l'Amministrazione statunitense per il miglioramento della situazione umanitaria. Kushner, a sua volta, li ha ringraziati per la collaborazione nel recupero dei corpi degli ostaggi israeliani morti.

Nel comunicato diffuso al termine dell'incontro, Hamas ha ribadito la propria adesione alla tabella di marcia per la seconda fase, citando come condizioni il cessate il fuoco permanente, il completo ritiro israeliano, l'ingresso degli aiuti e l'avvio della ricostruzione. Ha poi accusato Israele di non aver rispettato la prima fase e ha chiesto ai mediatori di costringerlo a onorare gli impegni. Nel testo, tuttavia, il disarmo non è mai menzionato apertamente.

Netanyahu alla prova delle primarie


Oggi Kushner è atteso in Israele per discutere con Netanyahu proprio quei "passi corrispondenti" richiesti da Hamas. La visita coincide con le primarie del Likud: i 140 mila iscritti al partito sono chiamati alle urne dalle 10 alle 21 di oggi per scegliere i candidati della lista elettorale per la Knesset, nonostante il premier avesse cercato di annullare la consultazione e di affidare la selezione a un comitato di sua nomina.

Il mese scorso il comitato centrale del partito, composto da circa 4.500 membri, gli ha comunque concesso il potere di riservare a candidati di sua scelta 9 dei primi 29 posti in lista. La decisione ha ridotto drasticamente il numero delle posizioni contendibili, trasformando il resto della corsa in una battaglia tra i dirigenti che aspirano a un seggio. Alcuni posti sono così già stati assegnati al Ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, al presidente del comitato centrale Haim Katz e al Ministro della Difesa Israel Katz.

Il tempismo è importante perché il margine di manovra di Netanyahu si sta sempre più restringendo. In vista delle elezioni del 27 ottobre, i sondaggi assegnano da tempo al Likud tra 22 e 24 seggi, contro i 32 attuali. Una rilevazione dell'emittente pubblica Kan attribuisce 23 seggi sia al Likud sia a Yashar, il partito dell'ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, ora considerato favorito per diventare il prossimo premier israeliano. Seguono B'Yachad con 14 seggi e Yisrael Beytenu, I Democratici e Otzma Yehudit con 10 ciascuno.

Nello stesso sondaggio Eisenkot supera Netanyahu come primo ministro preferito, con il 41% contro il 36%. Sommando gli alleati, il blocco di opposizione arriverebbe a 57 seggi, contro i 52 della coalizione uscente. A decidere gli equilibri potrebbero essere i partiti arabi Hadash-Ta'al e Ra'am, che non sono formalmente schierati con nessuno dei due fronti. Nessuno dei due blocchi, insomma, disporrebbe di una strada semplice verso la maggioranza.

Netanyahu ha invitato gli elettori a votare "per una lista vincente che impedisca a Eisenkot e a Yair Golan di formare un governo di minoranza con i partiti arabi, come hanno promesso". Finora, tuttavia, soltanto Golan, leader dei Democratici, si è dichiarato favorevole alla partecipazione del partito islamista Ra'am a un futuro governo. Eisenkot e gli altri leader dell'opposizione contraria a Netanyahu hanno invece escluso pubblicamente questa possibilità.

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La polizia anti-immigrazione ha raccolto il DNA di quasi un milione di persone, bambini compresi


Le impronte genetiche di chi è detenuto per una violazione civile finiscono per sempre nel database criminale dell'FBI. La quasi totalità di queste persone non ha condanne penali.

Nel 2025 l'ICE, la polizia federale statunitense per l'immigrazione, ha prelevato con un tampone il DNA di quasi un milione di persone che aveva in custodia e lo ha consegnato all'FBI. La stima arriva da una ricerca del Center on Privacy and Technology della facoltà di legge della Georgetown University, secondo cui il ministero della Sicurezza interna è diventato la prima fonte di nuovi profili genetici del sistema americano di identificazione criminale. Solo l'ICE potrebbe averne aggiunti circa 920.000 in dodici mesi.

I profili finiscono in CODIS, il Combined DNA Index System, l'archivio genetico nazionale costruito per le indagini penali. Una volta caricato, il profilo di una persona detenuta può essere confrontato dalle forze di polizia di tutto il paese con le tracce trovate sulla scena di crimini irrisolti, comprese quelle che verranno raccolte fra dieci o vent'anni. Il campione fisico, che contiene l'intero genoma della persona, resta conservato in un laboratorio federale a tempo indeterminato.

La grande maggioranza di chi si trova in custodia dell'ICE non ha condanne penali e vivere negli Stati Uniti senza documenti è di norma un illecito civile, non un reato. Il tampone riguarda comunque quasi tutte le persone che l'agenzia tiene in custodia.

I registri dell'FBI mostrano che l'indice dei "detenuti" di CODIS, la sezione dove confluiscono i campioni raccolti dal ministero della Sicurezza interna, ha raggiunto 3.345.692 profili a dicembre 2025, con un aumento di circa 995.000 nel solo arco dell'anno. Sono più di 2.700 persone al giorno, tutti i giorni, per dodici mesi.

Per quasi tutta la storia del programma i prelievi si concentravano al confine, dove la CBP, la polizia doganale e di frontiera, faceva il tampone alle persone che fermava. Il contributo dell'ICE era marginale. Le slide di formazione interne ottenute dai ricercatori di Georgetown con il Freedom of Information Act, la legge americana sull'accesso ai documenti pubblici, mostrano 3.609 campioni raccolti dall'ICE nell'anno fiscale 2020 e altri 16.392 fino a metà maggio dell'anno fiscale 2021, circa 20.000 in tutto. Nello stesso periodo la CBP viaggiava su un altro ordine di grandezza: i suoi fogli di calcolo indicano almeno 1,36 milioni di persone il cui DNA è stato trasmesso all'FBI tra ottobre 2020 e la fine del 2024, oltre dieci volte il ritmo dell'ICE.

Chi rifiuta il tampone rischia il processo. Il 13 marzo 2025 Hugo Moreno-Mendez si è presentato all'ufficio della libertà vigilata della contea di McLennan, a Waco in Texas, per un controllo di routine e ha trovato ad aspettarlo gli agenti dell'ICE, che lo hanno arrestato e portato in un ufficio dell'agenzia poco distante. Tre funzionari, uno dopo l'altro, gli hanno chiesto di aprire la bocca per il prelievo. Ogni volta ha rifiutato. Quattro giorni dopo è stato incriminato per non essersi registrato come cittadino straniero e per essersi rifiutato di fornire il DNA in custodia federale, un reato minore che nel 2021 la stessa ICE diceva di non sapere fosse mai arrivato davanti a un giudice. Moreno-Mendez ha scelto il processo su entrambi i capi di imputazione e il 18 agosto 2025 un giudice federale di Waco lo ha dichiarato colpevole di tutti e due, condannandolo alla pena già scontata.

La raccolta si è estesa alle famiglie trattenute nei centri di detenzione per migranti e ha prodotto cause legali di manifestanti e di altre persone che sostengono di non essere mai dovute finire nel programma. Il Congresso ha iniziato a occuparsene dopo che alcuni parlamentari hanno scoperto che nel centro per famiglie di Dilley, in Texas, il tampone veniva fatto anche ai bambini.

I deputati Joaquin Castro, Greg Stanton e Nanette Barragán hanno dichiarato a Wired, che ha rivelato la vicenda, che "nessuna delle famiglie a Dilley è stata condannata per un reato". Quelle persone, hanno aggiunto, "non appartengono a un database pensato per criminali violenti, tanto meno i bambini".

Il ministero della Sicurezza interna ha difeso il programma come strumento di sicurezza dei confini e di identificazione, spiegando che la CBP preleva campioni dalle persone arrestate con accuse federali e dagli stranieri detenuti che vengono sottoposti a rilievi delle impronte digitali e non rientrano in una delle esenzioni previste. Sui bambini i cui profili sono stati inviati a CODIS ha rimandato a un programma separato di test genetici usato per verificare i legami di parentela dentro i nuclei familiari, che è però una cosa diversa dalla raccolta al centro dell'inchiesta. Sulla stima di Georgetown il ministero non ha risposto.


La polizia anti-immigrazione vuole usare guanti che danno scosse elettriche


L'ICE, la polizia federale che negli Stati Uniti si occupa dell'immigrazione, vuole dotare i suoi agenti di guanti capaci di rilasciare scosse elettriche dolorose. Il piano prevede una spesa tra i 10 e i 20 milioni di dollari per acquistare entro marzo migliaia di dispositivi che l'avviso ufficiale chiama conductive distraction and de-escalation devices, cioè strumenti conduttivi pensati per distrarre e ridurre la tensione. L'avviso è stato pubblicato lunedì dal Dipartimento della Sicurezza interna ed è stato rivelato per primo dall'Associated Press.

I dispositivi si chiamano G.L.O.V.E. (sigla di Generated Low Output Voltage Emitter) e restano normali guanti da pattuglia finché l'agente non preme un interruttore che ne attiva la modalità elettrica. Devono essere appoggiati direttamente sulla pelle e la scarica provoca un dolore pensato per ottenere in pochi secondi la sottomissione di chi oppone resistenza. A differenza del Taser, la pistola a impulsi elettrici in dotazione a molte polizie americane, non lasciano bruciature né segni di contatto.

A produrli è Compliant Technologies, un'azienda di Lexington, in Kentucky, i cui guanti negli ultimi anni sono stati adottati da alcune carceri e da alcuni dipartimenti di polizia. La dimensione dell'acquisto lascia pensare che l'ICE voglia distribuirli alla maggior parte dei suoi agenti, se non a tutti. L'avviso indica che il bando per un contratto senza gara poteva uscire già venerdì e che l'accordo durerebbe fino al 31 marzo 2027. Il fondatore e amministratore delegato dell'azienda, Jeff Niklaus, ha risposto via email di non poter parlare dell'argomento.

"Siamo indignati", ha detto mercoledì in conferenza stampa la procuratrice generale dello Stato di New York, Letitia James, che ha avvertito gli agenti dell'ICE: chi userà male i guanti nel suo Stato rischia conseguenze penali e civili. La deputata democratica Pramila Jayapal ha scritto su X che il dispositivo "non renderà nessuno più sicuro e anzi darà all'ICE un altro strumento pericoloso per prendere di mira cittadini e immigrati". Il deputato Maxwell Frost ha accusato il governo di spendere venti milioni di dollari dei contribuenti per armare agenti mascherati che operano senza rispettare la legge.

Jenn Rolnick Borchetta, vicedirettrice del programma sulla polizia dell'American Civil Liberties Union, la principale associazione americana per le libertà civili, ha detto che gli americani non hanno motivo di credere che gli agenti useranno i guanti in modo appropriato e ha chiesto perché servano in un'attività di controllo dell'immigrazione, che è di natura amministrativa. Chi riceve la scossa, ha aggiunto, può non avere alcun preavviso: "L'ICE ha passato l'ultimo anno a dimostrare al Paese di essere troppo rapido nell'uso della forza. Ora potrà somministrare scosse elettriche con una leggera pressione di un pulsante che forse nessun altro riesce a vedere".

Tom Homan, responsabile della Casa Bianca per il confine, ha difeso il piano giovedì in un'intervista a "Fox & Friends", la prima presa di posizione pubblica dell'Amministrazione sulla vicenda. "È un altro strumento per far diventare collaborativo qualcuno che non lo è", ha detto. "Non si può andare da 0 a 100 e ricorrere subito alla forza letale". Homan ha aggiunto che passerà del tempo prima che i guanti arrivino sul campo, perché l'agenzia sta ancora definendo i protocolli di addestramento e altre questioni di regolamento. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha replicato alle critiche dicendo che l'ICE valuta di continuo le esigenze dei suoi agenti sul terreno per assicurarsi che abbiano gli strumenti necessari ad arrestare ed espellere in sicurezza gli stranieri irregolari con precedenti penali.

Il manuale d'uso del dispositivo ne vieta l'impiego come punizione, per tortura o per gioco e contro chi mostra soltanto "sfida verbale o insolenza". Il produttore avverte anche di non usarlo su categorie a rischio come bambini piccoli, donne incinte, anziani e persone con disabilità gravi, cioè proprio parte della popolazione con cui gli agenti dell'immigrazione hanno a che fare ogni giorno. Per poterlo indossare gli agenti devono completare un corso e ricertificarsi ogni due anni.

John Sandweg, ex direttore facente funzione dell'ICE durante la presidenza di Barack Obama, ha detto in un'intervista all'emittente MS NOW che è troppo facile che lo strumento finisca per essere usato male "contro una popolazione che non rappresenta una minaccia". Non serve molta immaginazione, ha aggiunto, per vederlo impiegato contro una madre che oppone un po' di resistenza mentre viene separata dal figlio. Il problema, secondo lui, è distribuire una tecnologia del genere senza un vero investimento nella formazione degli agenti.

Michael Mannheimer, professore di diritto alla Northern Kentucky University che ha studiato l'uso della forza nelle operazioni federali, teme che i guanti facciano saltare i passaggi intermedi. "Se gli agenti dell'ICE ce l'hanno immediatamente a disposizione, lo useranno più di quanto dovrebbero?", ha detto. "Scavalcheranno una forza minore che potrebbe essere appropriata ed efficace per ottenere obbedienza, usando invece questo per primo?"

Una causa ancora aperta sostiene che un uomo di 43 anni è morto nel 2024 dopo aver ricevuto 27 scariche con i guanti e altre 13 con un Taser in un carcere di Richmond, in Kentucky, anche se il dispositivo viene presentato come non letale e innocuo per il cuore. Un'indagine interna del Madison County Detention Center ha accertato che due delle scariche erano durate 45 e 99 secondi ciascuna, molto oltre il limite di 15 secondi raccomandato dal produttore. Quelle azioni, si legge nel rapporto citato negli atti giudiziari, avevano inflitto dolore inutile aumentando il rischio di complicazioni sanitarie gravi. Il produttore del Taser ha eliminato di recente la funzione "drive-stun", uno strumento simile per ottenere obbedienza attraverso il dolore che alcuni agenti avevano usato in modo improprio.

Geoffrey Alpert, professore di criminologia all'University of South Carolina, ha detto che converrebbe partire da un acquisto più piccolo e studiare l'uso dei dispositivi prima di distribuirli su larga scala, visto quanto poco ancora se ne sa. "State vendendo all'ingrosso a un gruppo di agenti che potrebbero non essere addestrati ad altre strategie come la de-escalation, o a interagire con il pubblico in modi diversi dall'applicazione della legge, come fanno quasi tutti i poliziotti locali", ha detto. L'errore umano, ha aggiunto, è quasi prevedibile.

John Peters, presidente dell'Institute for the Prevention of In-Custody Deaths, che sta studiando come il dispositivo è stato usato finora, lo ha paragonato a una puntura d'ape: "È immediato e acuto, e ti distrae". Secondo Peters l'acquisto dell'ICE sarebbe di gran lunga il più grande mai fatto dall'azienda e i guanti servirebbero soprattutto a far scendere dalle auto o dalle case le persone che non collaborano e a spostarle dentro e fuori dai centri di detenzione. Si aspetta che una minoranza di dipendenti ne abusi, come accade con le altre tecnologie di polizia, ma ritiene improbabile che provochino lesioni.

Finora i guanti sono stati usati più nelle carceri che per strada, mentre gli agenti dell'ICE ricorrono sempre più spesso alla forza per tirare fuori le persone dalle automobili. Da poco più di un anno almeno sei persone sono state uccise a colpi d'arma da fuoco da agenti dell'immigrazione, tra cui due automobilisti il mese scorso in Maine e in Texas. Nessuna di quelle scene era stata ripresa e l'agenzia ha poi deciso di dotare tutti i suoi agenti di una bodycam entro agosto. A gennaio la morte di due manifestanti americani uccisi a Minneapolis dai colpi di agenti dell'ICE aveva provocato un'ondata di indignazione in tutto il Paese.

A luglio l'ACLU ha reso noto di aver presentato più di 50 denunce per possibili abusi degli agenti dell'immigrazione in tutto il Paese. Nello stesso mese l'ICE ha arrestato oltre 51.000 persone per violazioni delle leggi sull'immigrazione, il numero più alto da quando il presidente Donald Trump è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025.


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Ocasio-Cortez prende le distanze dal "Woke 1" mentre si prepara per il 2028


La deputata di New York ha definito una follia la stagione del progressismo culturale dei primi anni Venti, ma non ha detto dove si colloca oggi su polizia, immigrazione e temi sociali.

Alexandria Ocasio-Cortez ha definito "una follia" la stagione del progressismo culturale dei primi anni Venti, quella che negli Stati Uniti viene chiamata "Woke 1", in un'intervista alla ABC che segna il suo spostamento verso il centro. La deputata democratica di New York, indicata tra i favoriti per le primarie presidenziali del 2028, prova così a contenere i danni delle sue posizioni passate su polizia, immigrazione e temi sociali.

Nell'intervista Ocasio-Cortez ha attribuito gli eccessi di quegli anni della sinistra americana in parte alla pandemia di Covid e ai lockdown. Alcune delle sue dichiarazioni più controverse però sono arrivate prima che il virus raggiungesse gli Stati Uniti, nel 2020.

Nei primi anni Venti la deputata è stata una delle sostenitrici più note del definanziamento della polizia, cioè del taglio dei bilanci dei dipartimenti di polizia per spostare quelle risorse su servizi sociali e prevenzione, un'idea che i sondaggi hanno sempre mostrato impopolare. Nell'estate del 2020 ha attaccato il governo di New York City perché proponeva di tagliare il bilancio della polizia di appena un miliardo di dollari. "Definanziare la polizia significa definanziare la polizia", disse allora. "Non significa trucchi di bilancio o matematica creativa". E aggiunse: "La battaglia per definanziare la polizia continua".

Nel 2019 Ocasio-Cortez ha scritto sui social che "dobbiamo aprire una discussione seria sulla decarcerazione e sull'abolizione delle prigioni in questo paese". Lo stesso anno ha detto che alcune comunità emarginate "non hanno altra scelta che rivoltarsi" e nel 2021, a un evento pubblico, ha dichiarato: "Voglio abolire il nostro sistema carcerario, che è costruito per intrappolare gli uomini neri e di colore".

Sull'immigrazione la deputata ha presentato nel 2021 e nel 2023 una proposta di legge per depenalizzare l'attraversamento della frontiera, cioè per cancellare il reato penale a carico di chi entra nel paese senza autorizzazione. Nel 2019 il New Yorker le ha chiesto se avrebbe eliminato il Dipartimento della Sicurezza Interna, il ministero che si occupa di frontiere e polizia dell'immigrazione. Lei ha risposto: "Credo di sì. Credo di sì".

Anche il linguaggio della deputata è stato quello in voga negli ambienti liberal di quegli anni. Ha usato più volte il termine di genere neutro "Latinx" al posto di latino o latina, che la grande maggioranza degli ispanici americani non usa. Nel 2021 ha parlato di "persona che mestrua" invece che di donna, per includere le persone transgender.

Ocasio-Cortez ha cambiato il modo in cui parla di questi temi ma non ha spiegato dove si colloca oggi su molti di essi, né che cosa l'ha portata a cambiare idea sul "Woke 1". I suoi portavoce non hanno risposto alle domande su quale sia la sua posizione attuale sul definanziamento della polizia, sulla depenalizzazione dell'attraversamento della frontiera e sul fatto che le rivolte siano a volte giustificate. Nell'intervista alla ABC ha detto di non condividere alcune proposte dei Democratic Socialists of America, l'organizzazione che riunisce la sinistra socialista statunitense, come l'abolizione di polizia e prigioni, il taglio dei fondi al Dipartimento della Difesa e l'amnistia per tutti gli immigrati.

Le posizioni passate rischiano di pesare soprattutto tra gli elettori culturalmente più moderati, ha detto ad Axios Yemisi Egbewole, ex consigliera della Casa Bianca con Joe Biden: "Questo la ostacolerà davvero". Egbewole ha citato gli elettori afroamericani del Sud, che pesano molto nelle primarie presidenziali democratiche.

Alcuni repubblicani ritengono che Ocasio-Cortez sarebbe una candidata temibile nonostante le posizioni controverse del passato. Il sondaggista repubblicano Brent Buchanan l'ha definita "incredibilmente pericolosa", ricordando che ha una notorietà altissima e un gradimento notevole per una figura nazionale attaccata da anni. I suoi dati la danno al 39% di giudizi positivi contro il 42% di giudizi negativi (un rapporto simile a quello del segretario di Stato Marco Rubio). La moderazione culturale di queste settimane, ha aggiunto, dimostra che è una buona politica, perché lo sta facendo adesso invece che l'anno prossimo.

Lo stratega democratico James Carville ha detto ad Axios che "è sempre stato evidente che ha più talento di tutti gli altri messi insieme", riferendosi agli altri membri della "Squad", il gruppo di deputati progressisti della Camera. Secondo Carville non ha bisogno di spiegare troppo i suoi cambi di posizione: le basta dire "sono cresciuta" e la gente capisce.

Le primarie democratiche per il governatore del Wisconsin hanno mostrato quanto il progressismo culturale possa essere un peso per la sinistra, anche in una fase in cui il populismo economico guadagna terreno. La socialista Francesca Hong ha perso per poco meno di 4.000 voti dopo aver faticato a spiegare perché in passato avesse chiesto di cancellare il Ringraziamento, la festa nazionale americana di fine novembre. Ocasio-Cortez non l'ha appoggiata, l'ultimo segnale del suo spostamento verso il centro.

Ocasio-Cortez non è l'unica esponente democratica che vorrebbe far dimenticare agli elettori le proprie posizioni culturali dei primi anni Venti. Il governatore della California Gavin Newsom ha detto l'anno scorso che nel suo ufficio nessuno ha mai usato la parola "Latinx", anche se lui stesso l'aveva usata più volte nel 2020. Abdul El-Sayed, che corre per il Senato in Michigan, e il sindaco di New York Zohran Mamdani hanno entrambi preso le distanze dal loro sostegno passato al definanziamento della polizia.


Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.


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Il Brasile di Flavio Bolsonaro: cosa significa per le imprese italiane la svolta a destra


La candidatura di Flávio Bolsonaro per il PL segna una svolta per il Brasile. Per l'Italia, principale partner economico, la partita elettorale apre importanti interrogativi su commercio, investimenti e nuovi equilibri in America Latina.

Il Partito Liberale brasiliano ha ufficializzato, il 25 luglio a San Paolo, la candidatura del senatore Flavio Bolsonaro alla presidenza della Repubblica per le elezioni del 4 ottobre. La scelta del figlio maggiore dell'ex presidente arriva dopo mesi di incertezza politica e segna un punto di svolta per il panorama latinoamericano. Per l'Italia — secondo fornitore europeo del Brasile dopo la Germania e terzo partner commerciale assoluto del Paese dopo Cina e Stati Uniti, con un interscambio che nel 2025 ha superato gli 11 miliardi di euro (Osservatorio economico MAECI) — la partita elettorale assume una rilevanza immediata. Le oltre 1.100 imprese italiane presenti nel Paese secondo i dati ICE guardano con attenzione a un possibile ritorno della famiglia Bolsonaro al Planalto.

La candidatura di Flavio rappresenta una soluzione di continuità dopo l'ineleggibilità del padre, sancita dal Tribunale Superiore Elettorale nel 2023 per abuso di potere durante la campagna del 2022 . Jair Bolsonaro sconta oggi la detenzione domiciliare a Brasília, dopo la condanna a 27 anni infertagli l'11 settembre 2025 dalla Corte Suprema per il tentativo di ribaltare l'esito del voto 2022. Il senatore quarantaduenne ha costruito la propria base politica nello stato di Rio de Janeiro, dove controlla una rete di alleanze locali che integra settori della sicurezza, del commercio e delle milizie urbane. A differenza del genitore, tuttavia, Flavio ha evitato lo scontro diretto con le istituzioni giudiziarie, preferendo una strategia più cauta e una comunicazione meno polarizzante sui social media.

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Milei e Lula spaccano il Sudamerica, Argentina e Brasile ai ferri corti


Tra Milei e Lula non c'è più dialogo, solo insulti scambiati a distanza. La crisi tra Argentina e Brasile blocca il Mercosur e mette a rischio le catene produttive dove l'Italia ha investito miliardi, dall'automotive all'energia.

Un nuovo battibecco diplomatico tra Argentina e Brasile viene liquidato con un'alzata di spalle. Il portavoce presidenziale argentino Adrian Ravier ha definito gli insulti reciproci tra le due capitali come «qualcosa che c'è sempre stato da entrambi i lati», aggiungendo che «almeno l'Argentina non ha mai portato queste controversie in sede diplomatica». Una frase che minimizza l'incidente e, al contempo, ne rovescia la responsabilità su Brasilia, in un rapporto bilaterale che negli ultimi mesi ha accumulato tensioni come mai era accaduto dai tempi delle dittature militari. Per l'Italia, che con l'Argentina condivide legami storici e una comunità di quasi un milione di oriundi, e con il Brasile intrattiene relazioni commerciali per oltre 11 miliardi di euro l'anno, questa frattura sudamericana non è un dettaglio folkloristico ma un segnale di instabilità in un'area dove le imprese italiane hanno investito fortemente nell'automotive, nell'energia e nell'agroalimentare.

La normalizzazione dell'insulto come strumento di relazione internazionale rappresenta una novità nella storia recente del Mercosur, il blocco commerciale che dal 1991 lega Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Milei, economista libertario eletto nel dicembre 2023 con un programma di dollarizzazione e smantellamento dello Stato, ha costruito gran parte del suo consenso interno attaccando frontalmente il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva.

Sabato 26 luglio 2026 a San Paolo, durante un comizio a sostegno della candidatura presidenziale di Flávio Bolsonaro, Milei ha definito Lula «carcerato» e «ladro», rivolgendo inoltre al giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes l'epiteto di «calvo spazzatura». Il Brasile ha reagito richiamando il proprio ambasciatore a Buenos Aires per consultazioni e convocando l'ambasciatore argentino Daniel Raimondi a Brasilia. Milei, ha poi rilanciato accusando il governo brasiliano di aver finanziato una «campagna antiargentina», senza fornire alcuna prova. Lula, per parte sua, evita contatti diretti con la Casa Rosada e delega la gestione del dossier argentino ai ministri — una forma di isolamento diplomatico che di fatto congela ogni dialogo politico di alto livello tra i due maggiori paesi del Sudamerica.

Il Brasile di Flavio Bolsonaro: cosa significa per le imprese italiane la svolta a destra
La candidatura di Flávio Bolsonaro per il PL segna una svolta per il Brasile. Per l’Italia, principale partner economico, la partita elettorale apre importanti interrogativi su commercio, investimenti e nuovi equilibri in America Latina.
L'Analista QuotidianoMariza Cibelle Dardi


Colombia: perché ha vinto «El Tigre»
Nessun mandato, nessun partito, nessuna esperienza di governo. Eppure Abelardo de la Espriella ha vinto il primo turno delle presidenziali colombiane. La domanda non è come ci sia riuscito — è cosa dice della Colombia che ci sia riuscito.
L'Analista QuotidianoMariza Cibelle Dardi

Il Mercosur paralizzato tra ideologia e pragmatismo


La frattura personale tra i due leader si traduce in paralisi istituzionale. L'accordo di libero scambio tra Mercosur e Unione europea, negoziato per vent'anni e giunto a un'intesa politica nel 2019, è stato formalmente firmato ad Asunción il 17 gennaio 2026, ma resta ancora soggetto alla ratifica nei parlamenti nazionali — un processo che l'incapacità di Buenos Aires e Brasilia di coordinarsi su un fronte comune rende più incerto. L'Italia, che pure ha espresso riserve sulle clausole agricole dell'intesa, guarda con preoccupazione a un blocco sudamericano incapace di parlare con una voce sola. Le esportazioni italiane verso il Mercosur valgono circa 7,5 miliardi di euro, concentrate in macchinari industriali, chimica e farmaceutica: settori che beneficerebbero di tariffe ridotte e standard comuni, ma che oggi devono navigare in un arcipelago di regolamentazioni nazionali contraddittorie. Secondo le stime del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l'intesa potrebbe portare all'Italia fino a 14 miliardi di euro di export aggiuntivo a regime, con un risparmio di oltre 4 miliardi di euro l'anno in dazi doganali.

Il paradosso è che, mentre i presidenti si ignorano o si insultano, le economie reali restano profondamente integrate. Il Brasile è il primo partner commerciale dell'Argentina: gli scambi bilaterali tra i due paesi hanno toccato i 31,2 miliardi di dollari nel 2025, il valore più alto dal 2013, secondo i dati dell'INDEC argentino e della Camera di Commercio di Rosario. Le catene produttive dell'automotive attraversano il confine del Rio de la Plata: Fiat Chrysler, Volkswagen e Renault hanno impianti su entrambi i lati, progettati per funzionare come un sistema unico. Stellantis, il gruppo italo-francese nato dalla fusione con PSA, produce in Argentina modelli destinati al mercato brasiliano e viceversa. La guerra fredda diplomatica tra Milei e Lula rischia di trasformarsi in barriere doganali indirette, ritardi burocratici, incertezza normativa: costi invisibili che erodono la competitività delle filiere integrate.

Lula contro i dazi USA: «Un errore strategico». E il Brasile guarda a Oriente
Per le imprese italiane operanti in Brasile — oltre 800 stabilimenti produttivi, con un fatturato aggregato superiore a 25 miliardi di euro — la frizione tra Brasilia e Washington impone una ricalibrazione strategica.
L'Analista QuotidianoMariza Cibelle Dardi

La scommessa italiana tra Buenos Aires e Brasilia


Per Roma, la questione assume una dimensione strategica che va oltre il commercio. L'Argentina di Milei ha espresso interesse a entrare nel G7 come osservatore permanente e ha cercato sponde nelle capitali europee più scettiche verso le politiche climatiche stringenti. Il Brasile di Lula, invece, si propone come potenza regionale verde, capofila del Sud Globale nelle trattative sul clima e sulla riforma del multilateralismo. L'Italia, che nel 2024 ha ospitato il G7 e mantiene un profilo pragmatico nelle relazioni con l'America Latina, si trova nella posizione scomoda di chi deve scegliere tra due interlocutori che si rifiutano di parlarsi.

Le imprese italiane operano in entrambi i paesi con logiche diverse. In Brasile, gigante da oltre 213 milioni di abitanti e tra le prime dieci economie mondiali per PIL nominale, l'interesse si concentra su infrastrutture, energia rinnovabile e agribusiness. In Argentina, paese con circa 46 milioni di persone ma risorse naturali straordinarie — litio, rame, gas di scisto — prevale la logica estrattiva e quella della manifattura leggera. Eni ha firmato nel giugno 2026 l'acquisizione del 32% in tre blocchi upstream del bacino non convenzionale di Vaca Muerta, in Argentina, nel quadro del progetto integrato Argentina LNG condotto con YPF e XRG; Enel, dal suo lato, produce energia eolica nello stato brasiliano di Bahia. La frammentazione politica tra i due paesi non facilita la pianificazione di lungo termine: ogni cambio di governo a Buenos Aires o Brasilia può ribaltare le regole del gioco.

Eppure, sotto la superficie degli insulti e delle polemiche, emerge un dato strutturale: né Milei né Lula possono permettersi una rottura definitiva. L'Argentina ha bisogno del mercato brasiliano per esportare auto, cereali e prodotti industriali. Il Brasile ha bisogno dell'Argentina come partner nel Mercosur per mantenere peso negoziale con Cina, Stati Uniti ed Europa. La minimizzazione dell'incidente diplomatico da parte del portavoce di Milei potrebbe essere letta come un tacito riconoscimento di interdipendenza: si può insultare il vicino, ma non si può ignorarlo. Per l'Italia, la sfida è capire come operare in un contesto dove la diplomazia tradizionale cede il passo al populismo comunicativo, ma le interdipendenze economiche continuano a tessere legami che nessun tweet può recidere.


Il Brasile di Flavio Bolsonaro: cosa significa per le imprese italiane la svolta a destra


Il Partito Liberale brasiliano ha ufficializzato, il 25 luglio a San Paolo, la candidatura del senatore Flavio Bolsonaro alla presidenza della Repubblica per le elezioni del 4 ottobre. La scelta del figlio maggiore dell'ex presidente arriva dopo mesi di incertezza politica e segna un punto di svolta per il panorama latinoamericano. Per l'Italia — secondo fornitore europeo del Brasile dopo la Germania e terzo partner commerciale assoluto del Paese dopo Cina e Stati Uniti, con un interscambio che nel 2025 ha superato gli 11 miliardi di euro (Osservatorio economico MAECI) — la partita elettorale assume una rilevanza immediata. Le oltre 1.100 imprese italiane presenti nel Paese secondo i dati ICE guardano con attenzione a un possibile ritorno della famiglia Bolsonaro al Planalto.

La candidatura di Flavio rappresenta una soluzione di continuità dopo l'ineleggibilità del padre, sancita dal Tribunale Superiore Elettorale nel 2023 per abuso di potere durante la campagna del 2022 . Jair Bolsonaro sconta oggi la detenzione domiciliare a Brasília, dopo la condanna a 27 anni infertagli l'11 settembre 2025 dalla Corte Suprema per il tentativo di ribaltare l'esito del voto 2022. Il senatore quarantaduenne ha costruito la propria base politica nello stato di Rio de Janeiro, dove controlla una rete di alleanze locali che integra settori della sicurezza, del commercio e delle milizie urbane. A differenza del genitore, tuttavia, Flavio ha evitato lo scontro diretto con le istituzioni giudiziarie, preferendo una strategia più cauta e una comunicazione meno polarizzante sui social media.

Il fronte economico: privatizzazioni e protezionismo selettivo


Sul piano economico, il programma del Partito Liberale mantiene la linea tracciata durante la presidenza Bolsonaro senior: privatizzazioni nel settore energetico, deregolamentazione del mercato del lavoro, incentivi fiscali per l'agribusiness. Introduce però anche elementi di tutela per settori considerati strategici, in particolare l'industria manifatturiera e le tecnologie digitali. Per le aziende italiane attive nel Brasile meridionale — dove si concentra il tessuto produttivo legato all'automotive, alla meccanica e ai beni di consumo — la sfida si gioca sulla capacità di negoziare esenzioni fiscali e accesso privilegiato ai programmi di reindustrializzazione.

Il settore agricolo resta il terreno di maggiore convergenza tra interessi italiani e agenda bolsonarista, sebbene con dinamiche più articolate di quanto si tenda a raccontare. Su scala globale, le esportazioni brasiliane hanno segnato record storici nel 2025: la carne bovina è cresciuta del 42,5% e il caffè verde del 31,1% rispetto al 2024. Verso l'Italia, però, il quadro recente è disomogeneo: nel trimestre più critico del 2025 le importazioni italiane di caffè brasiliano sono scese del 29%, mentre quelle di carne bovina hanno tenuto meglio. Un eventuale ritorno della famiglia Bolsonaro potrebbe comunque accelerare le concessioni di nuove licenze agricole, ma anche inasprire le frizioni con Bruxelles sulla clausola ambientale dell'accordo Mercosur-UE, ancora in sospeso dopo anni di negoziati. Per l'Italia, che ha sempre sostenuto la ratifica dell'intesa, si apre un dilemma: sostenere un partner commerciale strategico o allinearsi alle richieste francesi e tedesche di condizionalità più stringenti?

L'asse con Milei e la nuova geografia sudamericana


La presenza del presidente argentino Javier Milei alla convention del Partito Liberale, il 25 luglio all'Arena Pacaembu di San Paolo — la sua terza visita in Brasile da fine 2023 — non è un dettaglio coreografico. Segna la formalizzazione di un asse politico tra Buenos Aires e San Paolo che potrebbe ridisegnare gli equilibri regionali. Milei, eletto nel 2023 con un programma di dollarizzazione e smantellamento dello stato sociale, ha trovato nel bolsonarismo un alleato naturale nella sfida al progressismo latinoamericano incarnato da Lula, dal presidente colombiano Gustavo Petro e dal governo messicano.

Per l'Italia, la riconfigurazione sudamericana apre scenari inediti. Da un lato, un asse Brasile-Argentina a guida liberista potrebbe facilitare accordi bilaterali più flessibili, soprattutto nei settori dell'energia rinnovabile e delle infrastrutture. Dall'altro, rischia di complicare le relazioni con il Mercosur nel suo insieme, riducendo il potere negoziale dell'Unione europea e frammentando le catene di fornitura regionali. Le imprese italiane attive in entrambi i Paesi potrebbero trovarsi a gestire regimi fiscali e normativi sempre più divergenti. È il caso di Enel, i cui asset legati alla concessione elettrica di San Paolo — valutati circa 3,3 miliardi di euro (quasi 4 miliardi di dollari), più 595 milioni di euro di avviamento — risultano a rischio secondo i revisori del gruppo, in attesa del rinnovo della concessione. Anche Techint, gruppo italo-argentino leader nella siderurgia regionale, non è esente da attriti: proprio Milei ha attaccato duramente il conglomerato negli ultimi mesi su dazi e politica industriale, segno che l'asse liberista non è privo di crepe interne.

La questione cinese e il posizionamento italiano


Un elemento sottovalutato nel dibattito europeo riguarda il rapporto tra un eventuale governo Flavio Bolsonaro e Pechino. Durante il mandato del padre, il Brasile aveva mantenuto una linea ambigua: retorica anti-cinese in campagna elettorale, pragmatismo commerciale una volta al governo. La Cina resta il primo partner commerciale del Brasile, con un interscambio superiore ai 150 miliardi di dollari annui, e ha investito massicciamente nelle infrastrutture portuali, nelle miniere e nelle reti 5G. Flavio Bolsonaro ha lasciato intendere di voler rivedere alcuni accordi tecnologici con Huawei, ma senza rompere i legami economici fondamentali.

Per l'Italia, la partita si gioca sul fronte delle telecomunicazioni e della transizione energetica. Aziende come Leonardo e Terna hanno progetti in fase avanzata per l'ammodernamento della rete elettrica brasiliana e la sicurezza informatica. Un governo bolsonarista potrebbe favorire partner occidentali a scapito di quelli cinesi, ma solo se l'offerta europea sarà competitiva in termini di costi e tempi di realizzazione. La storia recente mostra che il pragmatismo economico prevale spesso sulle dichiarazioni ideologiche, soprattutto in un Paese dove la pressione inflazionistica e la disoccupazione giovanile restano emergenze quotidiane.


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Dalle isole di Sazan ai terreni di Zvërnec, il piano di Kushner travolto da arresti e licenze revocate


Tra l'isola-demanio di Sazan e i terreni privati di Zvërnec, un progetto legato a Jared Kushner accende la protesta più intensa degli ultimi anni: licenze revocate, arresti e un'inchiesta della procura anticorruzione sui titoli di proprietà.
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Da fine maggio l'Albania vive la sua stagione di piazze più intensa degli ultimi anni. Migliaia di persone manifestano a Tirana e sulla costa di Vlora contro un progetto turistico miliardario legato ad Affinity Partners, il fondo di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Lo slogan che accompagna i cortei — «Albania is not for sale», l'Albania non è in vendita — è diventato il simbolo di un movimento che i media locali hanno battezzato «Revolucioni i Flamingove», la Rivoluzione dei fenicotteri, in omaggio agli uccelli che popolano le lagune minacciate dal cantiere.

Il racconto che circola in Italia tende però a comprimere in un'unica «isola di Zvërnec» due progetti distinti, con superfici, proprietà e stadi autorizzativi molto diversi tra loro. Separarli è indispensabile per capire cosa sia realmente contestato.

Due progetti, non uno: Sazan e Zvërnec


Zvërnec non è un'isola: è un villaggio costiero sulla terraferma, vicino a Vlora, affacciato sulla laguna di Narta, area protetta come «paesaggio protetto» di categoria V IUCN dal 2004, come chiarisce il governo albanese nel documento «Fakte dhe informacion mbi Sazanin dhe Zvërnecin». Qui si trovano terreni di proprietà privata, acquistati da investitori legati al progetto, sui quali è prevista la costruzione della componente più estesa del complesso turistico, con una capacità stimata fino a diecimila stanze, come riportano Politico e Realtor.com.

Sazan è invece un'isola vera e propria, disabitata, di circa 1.400 ettari, ex base militare sovietica e poi albanese, al largo di Valona. Il governo di Tirana ne ha approvato la trasformazione in resort di lusso il 30 dicembre 2024, con un investimento stimato in 1,4 miliardi di dollari e la creazione di circa mille posti di lavoro, tramite la società Atlantic Incubation Partners LLC, secondo quanto riportato da Reuters. L'isola resta demanio statale: secondo il governo albanese non è stata venduta, ma concessa in una negoziazione ancora in corso.

I due siti fanno capo, oggi, a soggetti societari diversi: l'operazione complessiva è passata da Affinity Partners a una nuova entità, Sazan Real Estate Development LLC, che include partner statunitensi, il fondo qatariota Assets Group e il gruppo albanese Kastrati, come racconta The American Prospect.

Le cifre: quanto vale davvero il progetto


Sulle stime finanziarie circolano numeri non sempre coerenti tra loro, e il testo in verifica ne è un esempio: si passa da «oltre un miliardo di dollari» a «oltre quattro miliardi di euro» senza chiarire a cosa si riferiscano esattamente le due cifre. I dati disponibili permettono di distinguerle. Il solo Sazan vale circa 1,4 miliardi di dollari, secondo Reuters; Al Jazeera cita invece 1,6 miliardi di dollari per la stessa componente. Il progetto complessivo, che comprende anche Zvërnec, è stato quantificato dal primo ministro Edi Rama in circa quattro miliardi di euro, cifra ripresa sia da Deutsche Welle che da France 24; Reuters, in un servizio più recente, parla invece di un investimento complessivo salito a circa cinque miliardi di euro.

Quanto al peso sull'economia albanese, l'affermazione secondo cui l'investimento equivarrebbe a «un terzo del Pil» non trova riscontro nei dati ufficiali. Il Pil albanese si attesta oggi attorno ai 27 miliardi di euro, con l'obiettivo dichiarato da Rama di arrivare a 35 miliardi entro la fine del decennio, secondo quanto riporta Tirana Diplomat. Un investimento di quattro miliardi di euro corrisponde dunque a circa il 15% del prodotto interno lordo, non a un terzo: la proporzione indicata nel testo originale va corretta.

La scintilla: il filo spinato sulla spiaggia


Le proteste sono nate da un episodio preciso, non da un clima di tensione generico. Il 23 maggio 2026 alcuni residenti e attivisti ambientali hanno trovato la spiaggia di Pishë Poro, nella laguna di Narta, recintata con filo spinato che ne impediva l'accesso pubblico; l'hanno divelto, come ricostruisce la cronologia curata dal sito The Flamingo Revolution. Il 30 maggio, nell'area di Portonovë, vicino a Zvërnec, un nuovo presidio si è concluso con scontri tra manifestanti e personale della sicurezza privata incaricato di sorvegliare il cantiere.

Un manifestante identificato con le iniziali E.S. è stato trascinato con la forza all'interno del perimetro del cantiere da addetti della sicurezza privata e ha subito lesioni fisiche, secondo quanto riferito dalla Direzione di polizia di Valona e ripreso da intellinews. Le immagini dell'episodio, diffuse sui social, hanno acceso l'indignazione pubblica e sono indicate da Deutsche Welle come il detonatore delle proteste di massa a Tirana.

Le società di sicurezza, le licenze revocate, gli arresti


Sui provvedimenti amministrativi e penali seguiti all'episodio del 30 maggio, la Direzione generale della polizia di Stato albanese ha diffuso una ricostruzione dettagliata, ripresa testualmente da VOX News. Le società «Myrto Security 1.3A» e «Major Security» — incaricate della sicurezza del cantiere per conto del proprietario del terreno — hanno visto revocata la licenza il 1° giugno 2026, per non aver rispettato le procedure di controllo degli accessi al sito e per la condotta violenta di propri addetti nei confronti dei manifestanti.

Le indagini della polizia hanno accertato che due dei tre uomini coinvolti nel trascinamento del manifestante E.S. — identificati come A.G., 35 anni, e G.V., 41 anni — non risultavano affatto registrati né autorizzati da alcuna società di sicurezza privata, pur avendo agito all'interno del cantiere di «Major Security»; sono stati arrestati il 3 giugno con un'ordinanza del tribunale di Valona, riporta Albania Daily News. Un terzo uomo, Gerald Biba, indicato dalla stampa albanese come il proprietario di fatto di «Major Security» — formalmente registrata a nome della suocera — era stato arrestato in precedenza per aver colpito con un pugno lo stesso manifestante, secondo Gazeta SI. In totale, la polizia ha avviato procedimenti penali contro quindici manifestanti per accuse legate a danneggiamenti, partecipazione a un assembramento illegale e lesioni volontarie di lieve entità.

Sul fronte delle forze dell'ordine, la Direzione generale della polizia ha sospeso il direttore della polizia di Valona, dopo aver riconosciuto che le prime informazioni diffuse sull'episodio erano inesatte. Nelle settimane successive, la protesta si è spostata a Tirana e ha assunto un carattere più ampio: il 2 luglio, durante scontri davanti al Parlamento, sono state fermate oltre venti persone, due delle quali poste agli arresti domiciliari, mentre dodici agenti sono risultati feriti da lanci di uova, pietre e altri oggetti, secondo quanto denunciato dal ministro dell'Interno albanese Besfort Lamallari e riportato da Deutsche Welle.

La difesa di Rama e la posizione del governo


Il primo ministro Edi Rama, al potere dal 2013, ha condannato pubblicamente la condotta delle guardie private riprese nei video, definendola «disgustosa», ma non ha arretrato sul progetto, riferisce Deutsche Welle. Rama ha respinto le richieste di dimissioni e ha difeso la legge n. 21/2024, che consente la realizzazione di resort a cinque stelle in aree protette: «Sì, abbiamo modificato la legge — ha dichiarato, secondo Deutsche Welle — ma non ne abbiamo cambiato la sostanza, e le nostre modifiche non violano gli standard e i criteri europei». Secondo il governo albanese, inoltre, lo status di area protetta della zona di Pishë Poro-Narta non è mai stato modificato: resta «paesaggio protetto» di categoria V IUCN dal 2004, e il progetto si trova ancora in fase di permesso di sviluppo — non di costruzione —, ottenuto il 30 marzo 2026, con un successivo permesso di recinzione, limitato a rilievi tecnici, concesso il 29 aprile.

Patto migranti al capolinea: l’Albania punta all’Europa
Tirana accelera verso Bruxelles, ma il Premier albanese gela Roma: nessun rinnovo per l’accordo sui migranti. L’integrazione europea del 2030 non è più l’unico ostacolo alla tenuta dei centri di Gjader e Shengjin.
L'AnalistaRedazione L’Analista

L'inchiesta SPAK e il caso Shehu


Il fascicolo giudiziario più delicato riguarda la provenienza dei terreni. Il governo albanese conferma, nel documento ufficiale già citato, che la SPAK aveva già un'indagine aperta su uno dei venditori dei terreni di Zvërnec, e che un tribunale, su richiesta della procura, ha ordinato che la somma pagata dagli investitori per quella porzione di terreno fosse depositata su un conto bancario congelato invece di essere trasferita al venditore — senza però specificare l'importo.

È Reuters, in un'inchiesta più recente e circostanziata pubblicata l'11 luglio 2026, a fornire nome e dettagli: il venditore in questione è l'imprenditore Artur Shehu, basato a Miami, sospettato dalla SPAK non solo di aver falsificato gli atti di proprietà dei terreni di Zvërnec — con titoli contraffatti o dimensioni dei lotti gonfiate artificialmente — ma di aver riciclato, attraverso l'acquisto e la successiva rivendita di quei terreni, i proventi di un giro di traffico di cocaina sudamericana verso porti europei. Secondo l'agenzia, la SPAK ha emesso un mandato d'arresto nei suoi confronti per riciclaggio di denaro legato al narcotraffico; il suo avvocato, Kujtim Cakrani, ha reso noto che Shehu respinge tutte le accuse. Il terreno è stato venduto, sempre secondo Reuters, per circa 110 milioni di euro ad Albania Land Development, società partecipata dagli sviluppatori del progetto legato a Kushner, Sazan Real Estate Development, insieme ad altri investitori; è questa somma — non altre — a risultare congelata su un conto notarile. Reuters precisa inoltre che i fascicoli della SPAK non contengono accuse di illecito né contro Kushner né contro Sazan Real Estate Development, Albania Land Development o altri investitori, e che non ha trovato indicazioni secondo cui questi fossero al corrente dei sospetti su Shehu al momento dell'acquisto.

Il paragone con l'Italia


Il caso albanese richiama, per certi versi, i dibattiti ricorrenti sulle coste italiane — dalla cementificazione della Sardegna alle concessioni balneari di Puglia e Sicilia — ma con una differenza di scala e di velocità politica che merita di essere sottolineata: in Albania la contestazione ha già prodotto un movimento di piazza capace di paralizzare Tirana per settimane, una sospensione di licenze aziendali, arresti e un'inchiesta della magistratura speciale, tutto nell'arco di poche settimane. Il paragone diretto con l'Italia, tuttavia, resta più una suggestione giornalistica che un termine di paragone tecnico, viste le enormi differenze tra i quadri normativi sulle aree protette e sulle concessioni turistiche dei due Paesi.

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L'ex senatrice Sinema è stata citata in giudizio per la relazione con la sua guardia del corpo


L'ex senatrice dell'Arizona ha ammesso in una deposizione i rapporti con un uomo della sua scorta. L'ex moglie di lui la accusa in North Carolina di avere rotto un matrimonio durato 14 anni.

L'ex senatrice dell'Arizona Kyrsten Sinema ha ammesso in una deposizione giurata di avere avuto una relazione con un uomo della sua scorta, allora sposato, mentre era ancora in carica. La testimonianza è finita negli atti di una causa civile depositati davanti a un tribunale federale, che l'ex moglie della guardia del corpo ha intentato contro di lei.

Sinema era stata eletta come democratica, poi era passata al gruppo degli indipendenti e ha lasciato il seggio all'inizio del 2025. A citarla in giudizio è Heather Ammel, l'ex moglie di Matthew Ammel, l'uomo che faceva parte della sua sicurezza: la accusa di avere fatto finire il suo matrimonio, durato 14 anni. I due coniugi si sono separati il primo novembre del 2024, poche settimane dopo l'ultimo incontro riferito da Sinema. Il divorzio è diventato definitivo nel marzo di quest'anno.

La causa è stata presentata in un tribunale del North Carolina, che ha una legge sull'alienation of affection (la sottrazione d'affetto). È uno strumento che non esiste nell'ordinamento italiano: permette al coniuge tradito di chiedere i danni non al marito o alla moglie, ma alla terza persona ritenuta responsabile della rottura del matrimonio.

Gli avvocati di Sinema hanno spostato il caso davanti alla giustizia federale e lì hanno chiesto che venisse archiviato, sostenendo che la relazione con Ammel si è svolta fuori dal North Carolina e che il giudice federale non ha giurisdizione personale su di lei. Il 19 agosto è fissata l'udienza in cui verranno esaminate le prove.

Sinema, che non è sposata, ha raccontato nella deposizione del 31 luglio, raccolta in uno studio legale di Raleigh, che il primo rapporto con Ammel risale alla fine di maggio del 2024, intorno al Memorial Day (la festa dei caduti che negli Stati Uniti cade l'ultimo lunedì del mese). I due si trovavano in una casa affittata a Napa, in California, insieme ad alcuni amici della senatrice e a un altro membro della scorta.

A giugno Sinema e Ammel erano a New York per un matrimonio. Avevano stanze d'albergo separate, ma sono stati "intimi" in quella di lei, ha detto la senatrice nella deposizione. A metà luglio, dopo un volo notturno dalla costa ovest, sono stati insieme nell'appartamento di Sinema a Washington. A metà agosto sono andati ad Aspen, in Colorado, per un viaggio di raccolta fondi. La relazione è proseguita fino all'ottobre del 2024, quando i due si sono visti nella casa dell'allora senatrice a Phoenix.

Un altro incontro a Washington, alla fine di settembre, Sinema ha detto di non riuscire a ricordarlo, mentre Ammel lo ha confermato nella propria deposizione. L'ex senatrice ha riconosciuto di sapere, per tutto il periodo, che l'uomo era sposato e aveva tre figli.

Tra i messaggi finiti negli atti ce n'è uno in cui Sinema scriveva ad Ammel: "Metto la mia mano sul tuo cuore. Ci vediamo presto. Mi manchi". Durante la deposizione un avvocato le ha chiesto se capiva che una moglie, leggendo un messaggio del genere indirizzato al marito, potesse preoccuparsi di chi glielo stesse mandando. Sinema ha risposto di sì. Negli atti è visibile anche la schermata di un secondo messaggio dell'allora senatrice, ritrovato sul telefono di Ammel, in cui gli scriveva di svegliarsi la notte cercando le sue braccia.

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Test liveblog NewsLog


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Se il liveblog non compare, il test è fallito.
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L'Iran si prepara ad allargare la guerra se dovessero fallire i negoziati


Mentre negozia con Washington, Teheran sta riorganizzando i propri vertici militari, rafforzando le milizie alleate e pianificando nuovi attacchi dal Golfo Persico al Mar Rosso.

Nei due mesi successivi alla firma del Memorandum d'Intesa da parte di Donald Trump, il 17 giugno nella reggia di Versailles, la dirigenza iraniana ha principalmente lavorato per allargare la guerra, non per porne fine. È quanto hanno raccontato al Wall Street Journal funzionari iraniani e arabi. A Teheran l'accordo è stato interpretato come un espediente di Washington e Israele per allentare la pressione sull'economia mondiale e guadagnare tempo in vista di un attacco più vasto. Per questo motivo, anziché puntare sul negoziato, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei avrebbe trascorso l'estate preparando l'apparato di sicurezza a un confronto prolungato, che l'Iran potrebbe perfino decidere di aprire per primo. L'obiettivo dichiarato è infliggere danni sufficienti a impedire che si ripetano i bombardamenti subiti durante la guerra dei dodici giorni dello scorso anno e nel conflitto tuttora in corso.

Il Memorandum di Islamabad, che prende il nome dalla mediazione pakistana, prevedeva una serie di concessioni a favore di Teheran: deroghe alle sanzioni per consentire all'Iran di tornare a vendere petrolio, l'accesso a miliardi di dollari congelati e la prospettiva di un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione. Trump lo aveva firmato di persona a Versailles, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian lo aveva sottoscritto elettronicamente da Teheran. In cambio, l'Iran avrebbe dovuto riaprire al traffico mercantile lo Stretto di Hormuz e negoziare in buona fede sul proprio programma nucleare.

I 60 giorni concessi alle parti per raggiungere un'intesa definitiva scadono oggi e le delegazioni hanno comunicato ai mediatori l'intenzione di voler prorogare il termine, senza però accordarsi sulla durata dell'estensione. Nel frattempo, già all'inizio di luglio, i Pasdaran hanno ripreso ad aprire il fuoco contro le navi scortate dalla Marina statunitense, cogliendo di sorpresa la Casa Bianca. "Sono persone molto pericolose, sono malate", ha reagito Trump a margine del vertice NATO di Ankara, dove ha dichiarato conclusa la tregua e definito i dirigenti iraniani "feccia".

Iran – Stati Uniti

I 60 giorni del memorandum finiscono oggi, e nello Stretto di Hormuz non passa quasi più nessuno


Il 17 giugno, a Versailles, Donald Trump ha firmato con l’Iran il Memorandum di Islamabad: due mesi per chiudere un accordo definitivo. Il termine scade oggi senza intesa. Secondo il Wall Street Journal, Teheran ha passato la tregua a riorganizzare i comandi militari, a rifornire le milizie alleate e a riprendere gli attacchi alle navi.

Grafica di FocusAmerica 17 agosto 2026

Transiti commerciali nello Stretto di Hormuz
In una settimana il traffico si è fermato

Fine settimana 8-9 agostoUna settimana prima della scadenza

navi

Sabato 15 agostoDopo gli attacchi alle petroliere

navi

Domenica 16 agosto

navi

Ogni sagoma rappresenta una nave commerciale rilevata dai sistemi di tracciamento.

Prima della guerra cominciata il 28 febbraio, lo Stretto vedeva passare oltre 130 navi al giorno: da qui transitava un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto scambiati nel mondo.

Transiti commerciali rilevati nello Stretto di Hormuz: 31 nel fine settimana dell’8-9 agosto, 5 sabato 15 agosto, nessuno domenica 16 agosto. Prima della guerra ne passavano oltre 130 al giorno.

Il patto I 60 giorni La mappa

Che cosa prevedeva il memorandum

Miliardi in cambio di uno stretto aperto


Il testo firmato il 17 giugno contiene quattordici punti. Questi sono gli impegni che le due parti avrebbero dovuto trasformare in un accordo definitivo entro oggi.

WashingtonChe cosa otteneva l’Iran

300Miliardi di dollari

Un piano decennale di ricostruzione e sviluppo economico, che Washington si è impegnata a costruire insieme ai partner della regione.
Mai avviato

100Miliardi congelati, stima

Fondi e beni iraniani bloccati all’estero, da restituire via via che il negoziato avanzava.
Non sbloccati

Sanzioni e blocco navale

Deroghe immediate sull’esportazione di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati, e la revoca del blocco navale statunitense imposto il 13 aprile.
Applicate solo in parte

TeheranChe cosa doveva dare in cambio

60Giorni di passaggio libero

Lo Stretto di Hormuz riaperto subito e senza pedaggio per tutta la durata del negoziato.
Traffico di nuovo fermo

60%Uranio da diluire

Le scorte arricchite al 60 per cento dovevano essere diluite sul posto, sotto la supervisione dell’AIEA.
Verifica sospesa

Accordo definitivo

Un’intesa sul nucleare da negoziare in buona fede entro il 17 agosto, con la revoca progressiva di tutte le sanzioni.
Nessun negoziato aperto

Il conto alla rovescia finisce oggi. Le delegazioni hanno chiesto ai mediatori di prorogare il termine, ma non si sono accordate nemmeno sulla durata della proroga.

Dalla firma alla scadenza

Due mesi di tregua, usati per preparare la guerra


Tocca una data per leggere che cosa è successo.

17 giugno · firma17 agosto · scadenza

Sessanta giorni per trasformare il memorandum in un accordo. Sono finiti tutti, e le tacche segnano che cosa è successo nel frattempo.

17 giugnoTrump firma il memorandum a VersaillesIl presidente statunitense sottoscrive il Memorandum di Islamabad durante la cena per il G7 alla reggia di Versailles; il presidente iraniano Masoud Pezeshkian firma da Teheran. Lo Stretto di Hormuz riapre e gli Stati Uniti revocano il blocco navale imposto il 13 aprile.
Inizio luglioI Pasdaran tornano a sparare sulle naviLe Guardie della Rivoluzione riaprono il fuoco contro i mercantili scortati dalla Marina statunitense. La Casa Bianca viene colta di sorpresa: al vertice NATO di Ankara Trump dichiara conclusa la tregua.
20 luglioSi apre il secondo fronte, sul Mar RossoGli Houthi dichiarano lo Stretto di Bab al-Mandeb chiuso alle navi saudite, la rotta con cui Riad aggira il Golfo Persico. Nelle stesse ore i droni delle milizie irachene colpiscono le infrastrutture petrolifere del regno e Aramco ferma l’impianto di Abqaiq.
Luglio“Abbiamo sfruttato appieno il cessate il fuoco”Lo ammette all’agenzia Tasnim il portavoce dei Pasdaran, il generale Hossein Mohebbi: durante la tregua l’Iran ha accelerato la produzione di missili e ne ha migliorato la precisione. Gli ufficiali iraniani intanto addestrano le milizie alleate in Iraq, Yemen e Libano.
Inizio agostoIl Consiglio per la Sicurezza blocca l’intesa con l’OmanI diplomatici iraniani avevano concordato con Mascate rotte sorvegliate e una riapertura graduale dello Stretto. L’accordo salta all’ultimo per il veto del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, l’organo che rappresenta l’ala più dura del regime.
10 agostoKhamenei consegna i comandi ai falchiLa Guida Suprema Mojtaba Khamenei nomina sei alti ufficiali. I decreti chiedono esplicitamente di prepararsi a “potenti operazioni offensive contro il nemico” e di ampliare la rete di controspionaggio interno.
14 agostoColpite tre navi degli EmiratiAbu Dhabi denuncia l’attacco a tre navi della compagnia petrolifera Adnoc mentre attraversavano lo Stretto. Da quel momento il traffico commerciale si ferma quasi del tutto.
17 agostoScadono i 60 giorni, senza accordoOggiLe delegazioni chiedono ai mediatori una proroga del termine, ma non trovano un’intesa nemmeno sulla durata dell’estensione. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ricorda che il memorandum sanciva la fine della guerra, non un cessate il fuoco.

I due stretti

La morsa si è chiusa su entrambe le uscite


Riad aggira il Golfo Persico spostando il greggio via oleodotto fino al Mar Rosso. Da luglio anche quella rotta è sotto tiro. Tocca un numero sulla mappa, o una voce dell’elenco, per il dettaglio.

IranArabia SauditaYemen1Stretto di Hormuz2Golfo dell’Oman3Abqaiq4Isola di Bubiyan5Bab al-Mandeb6Giordania
Oleodotto Est-Ovest Rotta saudita verso il Mar Rosso Luoghi degli attacchi, toccabili
1Stretto di HormuzCinque transiti commerciali sabato, nessuno domenica. Prima della guerra ne passavano oltre 130 al giorno.2Golfo dell’OmanIl 14 agosto gli Emirati denunciano l’attacco a tre navi dell’Adnoc in transito verso lo Stretto.3Abqaiq, Arabia SauditaI droni delle milizie sciite irachene colpiscono le infrastrutture petrolifere: Aramco ferma l’impianto.4Isola di Bubiyan, KuwaitAll’inizio di maggio le forze di sicurezza arrestano quattro militari dei Pasdaran sbarcati da un peschereccio. Altri due riescono a fuggire.5Stretto di Bab al-MandebDal 20 luglio gli Houthi lo dichiarano chiuso alle navi saudite. Nel fine settimana i tracciamenti hanno contato 49 passaggi, contro i 55 della settimana prima, ma nessun carico petrolifero saudita.6GiordaniaDurante una pausa dei combattimenti l’Iran lancia una salva di missili balistici, due settimane dopo l’attacco in cui erano morti tre militari statunitensi.

Chi comanda adesso

I quattro uomini scelti per condurre la guerra


Il 10 agosto la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha nominato sei alti ufficiali. Nelle quattro poltrone che contano di più sono arrivati i veterani della guerra contro l’Iraq e della repressione interna.

Ahmad Vahidi
Comandante in capo dei Pasdaran
Guidava di fatto le Guardie della Rivoluzione da marzo. La nomina formale gli affida il compito di condurre “potenti operazioni offensive contro il nemico”.

Ali Abdollahi
Capo di stato maggiore delle forze armate
Veterano dei Pasdaran e sostenitore degli attacchi contro i Paesi arabi che ospitano basi statunitensi. Deve completare l’integrazione dello stato maggiore nel comando di guerra Khatam al-Anbiya.

Mohsen Rezaei
Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale
Comandò le Guardie Rivoluzionarie nella guerra contro l’Iraq. Nel Consiglio rappresenta direttamente la Guida Suprema: è l’organo che ha fatto saltare l’intesa con l’Oman.

Hossein Taeb
Comandante dei Basij
Diresse la repressione delle proteste del 2009. Ora deve trasformare la milizia volontaria in una rete di informatori di quartiere, dopo che l’intelligence israeliana ha dimostrato di essersi infiltrata in profondità nel Paese.

Fonte Elaborazione su Wall Street Journal (17 agosto 2026), dati di tracciamento navale Kpler rilanciati da Reuters, testo del Memorandum di Islamabad diffuso dalla Casa Bianca, CNN e agenzia Tasnim per le nomine militari e le dichiarazioni dei Pasdaran. Base cartografica: Natural Earth. Ritratti: Wikimedia Commons.

Un apparato militare riorganizzato per l'offensiva


La riorganizzazione dell'apparato di sicurezza iraniano, annunciata una settimana fa, ha collocato nei ruoli chiave gli uomini scelti per condurre la guerra. Ahmad Vahidi, che guidava ufficiosamente i Pasdaran da marzo, è stato confermato al comando con l'incarico esplicito di condurre "potenti operazioni offensive contro il nemico". Il generale Ali Abdollahi, veterano del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e sostenitore degli attacchi contro i Paesi arabi che ospitano basi statunitensi, ha assunto il comando unificato dei Pasdaran e dell'esercito regolare.

Mohsen Rezaei, che guidò le Guardie Rivoluzionarie durante la guerra contro l'Iraq negli anni Ottanta, è diventato segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, nel quale rappresenta direttamente la Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Hossein Taeb, che nel 2009 ha diretto la violenta repressione delle proteste contro la rielezione di Ahmadinejad alla presidenza, è invece tornato al vertice delle milizie paramilitari Basij con il compito di trasformare la milizia volontaria in una rete di informatori di quartiere. Le due guerre hanno infatti mostrato quanto profondamente l'intelligence israeliana fosse riuscita a penetrare nel Paese.

"L'elevazione di Vahidi è coerente con una leadership che prepara l'apparato di sicurezza a un confronto prolungato, non a un ritorno alla normale politica di pace", ha dichiarato al Wall Street Journal Saeid Golkar, studioso dell'apparato di sicurezza iraniano all'Università del Tennessee a Chattanooga.

Dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso


Mentre i diplomatici negoziavano, i Pasdaran hanno approfittato della relativa calma garantita dal Memorandum per addestrare le milizie alleate, inviando consiglieri in Iraq, Yemen e Libano. Secondo informazioni raccolte dai servizi di intelligence di diversi Paesi arabi, anche attraverso comunicazioni intercettate, ufficiali iraniani sono stati mandati nelle aree controllate dagli Houthi per pianificare uno scontro più duro con l'Arabia Saudita, coordinandosi anche con le milizie paramilitari sciite irachene. Sulle alture che dominano il Mar Rosso sono stati schierati missili, armi navali e lanciatori di droni. Agli yemeniti sono state consegnate anche liste di obiettivi comprendenti porti e impianti energetici sauditi.

Il 20 luglio gli Houthi hanno dichiarato lo Stretto di Bab al-Mandeb chiuso alle navi saudite, mettendo così in difficoltà una delle rotte utilizzate da Riad per aggirare la morsa iraniana sul Golfo Persico. Contemporaneamente, le milizie irachene hanno colpito con i droni le infrastrutture petrolifere del regno, costringendo Aramco a fermare l'impianto di Abqaiq. "Abbiamo sfruttato appieno il periodo di cessate il fuoco", ha ammesso a luglio il portavoce dei Pasdaran, il generale Hossein Mohebbi, all'agenzia Tasnim. "Abbiamo potenziato le nostre capacità, accelerato il ritmo di produzione dei missili e migliorato la precisione".

Per gli Stati Uniti, la nuova escalation ha già avuto conseguenze pesanti. Durante una pausa dei combattimenti, l'Iran ha lanciato una salva di missili balistici contro la Giordania, due settimane dopo un altro attacco nello stesso Paese nel quale erano stati uccisi tre militari statunitensi. Negli ultimi 15 giorni Teheran ha inoltre colpito sei navi degli Emirati dirette verso Hormuz. I funzionari del Golfo osservano con crescente allarme che i missili iraniani riescono a superare le difese statunitensi e a colpire con sempre maggiore precisione obiettivi in Kuwait e Bahrein. I Pasdaran hanno già avvertito i Paesi arabi che sono pronti a distruggere i loro impianti energetici se gli Stati Uniti dovessero strutture analoghe in Iran, ed hanno già consegnato alle loro controparti liste dettagliate di singoli bersagli.

Le opzioni allo studio comprendono attacchi preventivi, il sabotaggio dei cavi internet sottomarini nel Golfo Persico, la destabilizzazione politica dei Paesi dove sono presenti consistenti comunità sciite, come Kuwait e Bahrein, e perfino operazioni di terra in territorio kuwaitiano. A Kuwait City la minaccia viene presa sul serio: all'inizio di maggio le forze di sicurezza hanno arrestato quattro militari dei Pasdaran sbarcati da un peschereccio noleggiato sull'isola di Bubiyan, separata dall'Iran soltanto da una sottile striscia di territorio iracheno. Altri due uomini sono riusciti a fuggire.

Trump scommette sulla pressione economica


L'intesa raggiunta all'inizio di agosto dai diplomatici iraniani con l'Oman, che prevedeva rotte sorvegliate e una riapertura graduale dello Stretto di Hormuz, sarebbe stata bloccata all'ultimo motivo proprio dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, che rappresenta l'ala più dura del regime. I Pasdaran hanno quindi ripreso ad attaccare le navi mercantili, con pesanti conseguenze sul traffico: nel fine settimana appena trascorso hanno attraversato lo Stretto solo 5 navi commerciali sabato e nessuna la domenica, contro le 31 del fine settimana precedente.

Con il negoziato in stallo, a Trump è rimasto solo di sperare che prima o poi le sanzioni e il blocco navale inducano Teheran a cedere. L'apparato militare e l'economia dell'Iran hanno subito danni gravissimi e il presidente Pezeshkian, una delle colombe del regime, continua ad avvertire che, senza un accordo che consenta la revoca delle sanzioni, il sistema economico del Paese rischia di crollare. Come abbiamo citato in precedenza, però, la ricostruzione delle infrastrutture e il ripristino degli accessi alle basi missilistiche stanno procedendo più rapidamente del previsto. Una ripresa che sembra quindi allontanare l'esito auspicato dalla Casa Bianca: costringere Teheran a negoziare facendo leva solo sulla pressione militare ed economica.

Anche Mehdi Mohammadi, consigliere del capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, ha definito lo stallo attuale "la calma prima della tempesta". Tra i fattori che potrebbero alimentare una nuova escalation, ha scritto, vi sarebbe un "progetto generazionale di vendetta di sangue" per l'uccisione di Ali Khamenei, padre dell'attuale Guida Suprema, rimasto ucciso il 28 febbraio durante i primi raid della guerra.


Hormuz, Il Golfo si è rassegnato al controllo iraniano sullo Stretto


I produttori di energia del Golfo Persico si stanno convincendo che il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz sia ormai una nuova realtà destinata a condizionare a tempo indeterminato le loro esportazioni e, di conseguenza, le forniture mondiali di energia. Il problema, spiegano al Wall Street Journal, è che l'alternativa potrebbe essere ancora peggiore: una nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran esporrebbe nuovamente agli attacchi le infrastrutture energetiche dei Paesi arabi della regione.

I numeri spiegano l'urgenza: la scorsa settimana le esportazioni di greggio attraverso lo Stretto sono scese a circa 2,2 milioni di barili al giorno, contro gli 8,5 milioni di un mese prima, secondo la società di analisi Kpler. Prima del conflitto attraverso Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati. Anche l'Iran ha pagato il blocco imposto sullo Stretto: in una settimana le sue esportazioni si sono dimezzate, scendendo a 47.000 barili al giorno.

Guerra Usa-Iran · Lo Stretto di Hormuz

L’Iran ha trasformato Hormuz in un’arma: il Golfo deve scegliere tra cedere a Teheran e rischiare l’escalation

In cinque mesi di conflitto il traffico petrolifero nello Stretto è quasi sparito e le rotte alternative sono finite sotto attacco. I produttori del Golfo, riferisce il Wall Street Journal, si preparano a convivere con il veto di Teheran.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026

Lo Stretto che si chiude

Il greggio in transito a Hormuz si è ridotto a un rivolo

2,2
milioni di barili
al giorno

Solo greggio · dati Kpler−74% in un mese
Prima del conflitto≈20 Un mese fa8,5 La scorsa settimana2,2

Golfo Persico
Golfo dell’Oman
Iran
Arabia Saudita
Emirati
Oman
Stretto di Hormuz

Prima del conflitto lo Stretto era attraversato da circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati; oggi il greggio in transito è sceso a 2,2 milioni. Anche l’Iran paga il blocco: il suo export si è dimezzato in una settimana, fino a 47.000 barili al giorno.

Le rotte alternative

Nemmeno le vie di fuga dal Golfo sono al sicuro


Oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo dell’Oman aggirano lo Stretto, ma i porti di arrivo e le navi in partenza restano nel raggio di Teheran e dei suoi alleati.

1 2 3 4
Mar Rosso
Golfo Persico
Oleodotto Est–Ovest
Habshan–Fujairah

OleodottoRotta marittimaAttacco
1Jizan 2Damietta 3Largo degli Emirati 4Paesi del Golfo

Jizan, Arabia Saudita
Domenica gli Houthi hanno rivendicato un attacco alla raffineria sul Mar Rosso, il secondo dalla fine di luglio. La rotta saudita che aggira Hormuz passa proprio da qui.

172
attacchi contro infrastrutture civili nei sei Paesi arabi del Golfo tra il 28 febbraio e il 30 luglio (Acled)

Circa 1 su 2 ha colpito impianti energetici: raffinerie, centrali elettriche, dissalatori

Il conto, finora

Prezzi in tensione, scorte in calo, export iraniano al minimo

Brent
87,72 $
▲ +5% lunedì
al barile: il massimo dal 31 luglio, nonostante la domanda debole in Asia e in Europa

Scorte mondiali
−400 mln
▼ di barili in sei mesi
il cuscinetto che finora ha frenato i prezzi si sta esaurendo

Export dell’Iran
47.000
▼ −50% in una settimana

Una settimana fa≈94.000
Oggi47.000

barili al giorno: il blocco dello Stretto costa anche a Teheran

«Cedere all’Iran il controllo del traffico, anche solo temporaneamente, non risolve i problemi di fondo e lascia le esportazioni del Golfo in balia di Teheran per il futuro prevedibile.»
Ellen Wald, Global Energy Center dell’Atlantic Council, al Wall Street Journal

Fonte: Wall Street Journal; dati Kpler, Vortexa, Acled, Adnoc · Agosto 2026

Il negoziato si è fermato sulle acque territoriali


L'intesa allo studio non piace a nessuno dei rivali di Teheran, perché finirebbe per formalizzare il controllo iraniano sulle navi in entrata nello Stretto. Il negoziato si è comunque arenato nei giorni scorsi. Il Memorandum d'Intesa firmato il 17 giugno da Washington e Teheran avrebbe dovuto riaprire Hormuz alle navi commerciali e avviare 60 giorni di trattative per arrivare a una pace stabile, ma il confronto si è bloccato sul percorso che dovrebbero seguire i mercantili: l'Iran pretende infatti che transitino nelle proprie acque territoriali.

Teheran chiede inoltre un alleggerimento delle pressioni finanziarie e il divieto di transito per le navi da guerra americane e israeliane nello Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti rifiutano qualsiasi accordo che consenta all'Iran di ostacolare la libertà di navigazione, riferiscono i mediatori. Lunedì il portavoce della diplomazia iraniana Esmail Baghaei ha affermato che, finché continuerà il blocco navale americano, non esisteranno le condizioni per riaprire lo Stretto e ha chiesto a Washington di "riparare le conseguenze delle proprie azioni".

Trump ha replicato nello stesso giorno avanzando a sua volta una serie di richieste, tra cui un risarcimento per le persone uccise nelle guerre, negli attacchi e nelle proteste. Risultato di questo tira e molla: il prezzo del Brent, il greggio di riferimento internazionale, ha chiuso in rialzo di circa il 5%, a 87,72 dollari al barile, il livello più alto dal 31 luglio.

Le rotte alternative non hanno protetto il Golfo


Gli Emirati Arabi Uniti erano riusciti a riportare le esportazioni ai livelli precedenti alla guerra entro il mese di giugno, combinando l'oleodotto che attraversa il deserto con il passaggio di navi nelle acque vicine all'Oman con i transponder spenti, cioè con i sistemi che ne segnalano la posizione disattivati, secondo la società di tracciamento Vortexa. Poi però sono arrivati gli attacchi. La compagnia petrolifera di Stato Adnoc ha dichiarato che 4 delle 16 navi colpite dall'inizio del conflitto sono state centrate da missili o droni soltanto nell'ultima settimana.

Anche l'Arabia Saudita, che trasporta parte del greggio attraverso la penisola fino a un porto sul Mar Rosso, ha visto quella rotta alternativa finire sotto il fuoco degli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran. Domenica il gruppo ha rivendicato un attacco alla raffineria di Jizan, il secondo dalla fine di luglio. Il Ministero saudita dell'Energia ha confermato l'incendio, senza però indicarne la causa. In Egitto, intanto, un drone ha colpito il porto mediterraneo di Damietta, incendiando due navi, tra cui un'unità americana per lo stoccaggio di gas.

Tra il 28 febbraio e il 30 luglio l'Iran e le milizie irachene sue alleate hanno condotto almeno 172 attacchi contro infrastrutture non militari nei sei Paesi arabi del Golfo, secondo il monitoraggio dell'Armed Conflict Location and Event Data: circa la metà ha colpito infrastrutture energetiche, dagli impianti petroliferi alle centrali elettriche fino ai dissalatori. Funzionari della regione riferiscono inoltre che nelle ultime settimane Teheran ha fatto sapere che è pronta a colpire gli impianti energetici dei Paesi del Golfo in caso di una nuova escalation ordinata dal presidente Donald Trump.

Il dilemma: cedere a Teheran o rischiare una nuova escalation


"In questo quadro gli Stati arabi del Golfo non sono davvero in grado di garantire la sicurezza e l'apertura dello Stretto di Hormuz e non possono più contare su di esso per i trasporti o per il commercio", ha spiegato al Wall Street Journal Umer Karim, ricercatore sulla sicurezza del Golfo all'Università di Birmingham. "Quindi, per ora, non c'è altra opzione che concedere qualcosa alle richieste iraniane." Ma secondo Karim, ora l'obiettivo di Teheran sarebbe controllare non soltanto lo Stretto, ma tutto ciò che vi transita, imponendo di fatto le proprie condizioni ai Paesi vicini.

Per questo motivo, i governi della regione stanno anche studiando come ridurre la dipendenza da Hormuz, progettando nuovi oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo dell'Oman e aumentando la capacità di stoccaggio all'estero, da riempire nei periodi di relativa calma. Secondo Eric Alter, direttore dell'Accademia diplomatica Anwar Gargash di Abu Dhabi, queste soluzioni possono allentare la pressione, ma "non bastano certo a rendere irrilevante il veto iraniano". Nel frattempo cresce l'irritazione dei funzionari del Golfo nei confronti della Casa Bianca, alla quale rimproverano di non avere una strategia chiara mentre il conflitto si trascina.

Tuttavia i prezzi del petrolio restano lontani dai massimi raggiunti in primavera, frenati dalla debolezza della domanda in Cina, Giappone, India ed Europa, anche se le scorte mondiali sono diminuite di oltre 400 milioni di barili in soli 6 mesi e il margine di sicurezza si è progressivamente ridotto. "Dopo cinque mesi di conflitto si capisce perché gli Stati del Golfo vogliano trovare un modo per far ripartire il traffico marittimo", ha detto al Wall Street Journal Ellen Wald, del Global Energy Center dell'Atlantic Council. "Ma cedere all'Iran il controllo del traffico in entrata e in uscita, anche solo temporaneamente, non risolve i problemi di fondo e lascia le loro esportazioni in balia di Teheran per il futuro prevedibile."


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Kaspersky lancia l’allarme: le credenziali rubate sono ancora il metodo più efficace per gli attacchi hacker


Kaspersky lancia l’allarme: le credenziali rubate restano una delle principali porte d’ingresso per gli attacchi hacker contro aziende e utenti
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Secondo il recente report globale Security Services di Kaspersky, la violazione delle password e l’uso improprio di account validi sono state tra le tattiche più efficaci utilizzate dai cybercriminali nel 2025. Questa tendenza riflette un cambiamento strategico: gli aggressori stanno progressivamente abbandonando malware più “rumorosi”, in grado di attivare i sistemi di protezione degli endpoint, preferendo invece sfruttare accessi legittimi per eludere il rilevamento.

Anatomy of a Cyber World” è un report globale approfondito basato sui dati raccolti nel 2025; esso analizza le tecniche, gli strumenti e gli scenari di rilevamento più comuni utilizzati dagli autori degli attacchi, evidenziando inoltre le principali caratteristiche degli incidenti rilevati.

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Secondo il report, una quota significativa delle tecniche di attacco monitorate più frequentemente riguarda la gestione delle credenziali e delle identità. L’analisi, che prende in esame i tassi di conversione dei diversi indicatori di attacco (IoA), mette in evidenza le seguenti tattiche dannose prevalenti:

  • indovinare le password – 34.8%: questa tecnica consiste nel tentare sistematicamente diverse password fino a ottenere l’accesso a un account. Si posiziona al primo posto tra le tecniche più utilizzate, poiché viene impiegata sia negli attacchi reali sia nelle valutazioni di sicurezza autorizzate, confermandosi una minaccia persistente nell’attuale panorama della cybersecurity. Le aziende che utilizzano password deboli o riutilizzate continuano a favorire questa strategia ormai consolidata;
  • creazione di account locali – 34.7%: una volta ottenuto l’accesso a un sistema, gli aggressori creano spesso nuovi account locali per mantenere la persistenza anche nel caso in cui il punto di accesso iniziale venga individuato e rimosso. Questa tecnica viene osservata frequentemente durante le esercitazioni di sicurezza e può essere rilevata solo disponendo di una telemetria adeguata, spesso assente;
  • abuso di account validi – 34.5%: anziché distribuire malware, gli aggressori accedono utilizzando credenziali rubate o compromesse, confondendosi con le normali attività degli utenti. Questo rende il rilevamento molto più complesso, poiché l’accesso appare del tutto legittimo. L’elevato tasso di conversione dimostra perché le credenziali compromesse continuino a rappresentare uno dei vettori di attacco più pericolosi;
  • manipolazione degli account – 32%: gli aggressori modificano gli account esistenti per consolidare il proprio accesso, ad esempio riattivando account disabilitati, modificando l’appartenenza ai gruppi o aumentando i privilegi. Questa pratica conferma una tendenza più ampia: invece di introdurre nuovi strumenti, gli aggressori rafforzano il proprio controllo sfruttando ciò che è già presente nell’infrastruttura;
  • individuazione dei servizi di rete – 31.2%: prima di muoversi all’interno della rete, gli aggressori effettuano generalmente una scansione alla ricerca di servizi aperti e sistemi raggiungibili. Questa fase di ricognizione rappresenta spesso un chiaro segnale di successive attività di movimento laterale e ulteriori attacchi. Individuarla tempestivamente consente ai team di sicurezza di guadagnare tempo prezioso per intervenire.


Fonte: Kaspersky
Il report classifica le tecniche degli aggressori in base alla frequenza con cui le attività osservate hanno portato, in ultima analisi, a incidenti dannosi confermati. Secondo gli esperti di Kaspersky, nonostamte il vasto numero di tecniche utilizzate dagli aggressori, un rilevamento efficace richiede di dare priorità ai comportamenti con la più alta probabilità di intenzioni dannose, evitando al contempo un numero eccessivo di falsi positivi.

“Gli autori delle minacce non hanno sempre bisogno di malware sofisticati per raggiungere i propri obiettivi. In molti casi, gli strumenti amministrativi legittimi e gli account compromessi rappresentano ancora il modo più rapido ed efficace per muoversi all’interno di un’organizzazione evitando di essere individuati”, ha commentato Sergey Soldatov di Kaspersky.

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Ossoff attacca Trump sui viaggi con la sua assistente


Al comizio di Atlanta il senatore della Georgia ha contrapposto i marinai della USS Abraham Lincoln al presidente che "dorme durante le riunioni" e viaggia con l'assistente Natalie Harp.

Il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha attaccato il presidente Donald Trump per il rapporto con la sua assistente esecutiva Natalie Harp, 35 anni, durante un comizio tenuto domenica a Midtown, il quartiere centrale di Atlanta. Davanti a più di mille sostenitori il senatore, 39 anni, ha contrapposto i marinai della portaerei USS Abraham Lincoln, rimasta in mare da quasi nove mesi, a un presidente che secondo lui non vuole fare il proprio lavoro.

"Mentre i marinai della Lincoln combattono la sua guerra, mentre prosciuga senza risultati le nostre munizioni e le nostre riserve di petrolio, il presidente dorme durante le riunioni. Gioca a golf e compra e vende azioni. Vedete, non vuole fare il suo lavoro", ha detto Ossoff. "Vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul loro palazzo volante apparentemente indifeso regalato dall'emiro del Qatar."

Trump ha viaggiato con Harp proprio domenica sull'aereo presidenziale donato dal Qatar, per tornare a Washington dal suo circolo di golf in New Jersey dove aveva passato il fine settimana. Nel discorso Ossoff ha accusato il presidente di trascinare una nazione in guerra con la menzogna, di trattare i cittadini come sciocchi e chi serve il paese come pedine.

Harp è diventata una presenza quasi costante accanto al presidente, che ha 80 anni. La giornalista del New York Times Maggie Haberman l'ha descritta come il suo ciuccio umano: "È una specie di ciuccio, se vogliamo dirla così, la sua coperta di Linus", ha detto domenica al giornalista Jacob Soboroff. Il fratello di Harp, Preston, ha definito "molto malsano" il legame della sorella con il presidente.

All'inizio del secondo mandato Trump aveva preso a dire al suo staff che Harp "era l'unica che lo amava quanto sua moglie e i suoi figli", si legge in "Regime Change", il libro scritto da Haberman insieme al collega del New York Times Jonathan Swan. "Voi ve ne andrete tutti a fare soldi", diceva secondo il libro, "lei non mi lascerà mai." Harp gli lasciava biglietti elogiativi negli spazi personali, in uno dei quali aveva scritto "sei tutto ciò che conta per me".

Senator Jon Ossoff slams Trump:

“He doesn’t want to do the job. He wants to build his ballroom and travel with Natalie on their apparently defenseless flying palace gifted by the Emir of Qatar.” pic.twitter.com/SS5I66WQIo
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) August 17, 2026


Nel libro Harp è soprannominata anche stampante umana, perché stampa di continuo per il presidente articoli favorevoli, post sui social e altro materiale lusinghiero. Porta sempre con sé una stampante portatile e un computer per fornirgli informazioni su richiesta.

La vicinanza tra i due è emersa anche la settimana scorsa, quando si è saputo che Harp era tra i pochi collaboratori saliti con Trump su un aereo militare per lasciare la Turchia, dopo che il presidente era uscito di nascosto dall'Air Force One dentro un camion del catering per una minaccia di assassinio iraniana al vertice NATO. Il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller erano rimasti sull'aereo presidenziale usato come esca, mentre con il presidente erano saliti anche il vice capo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, come ha riportato il Washington Post. Alcuni membri dello staff della Casa Bianca non sapevano che Trump non fosse a bordo dell'aereo su cui erano rimasti.

Ossoff ha dedicato gran parte del comizio al costo della vita. "Costa più che mai riempire il frigorifero, alimentare la casa, farsi una tazza di caffè, comprare il materiale scolastico per i figli o un trattore per la fattoria", ha detto. "Ci era stato promesso che il lavoro duro avrebbe portato ricchezza e avanzamento, ma per troppi il tapis roulant diventa più veloce e più ripido. I georgiani lavorano di più e più a lungo, ma le bollette continuano a salire." Ha poi detto di voler togliere i soldi delle aziende dalla politica, indicando nella corruzione la ragione per cui nulla funziona per le persone comuni.

Il senatore corre per un secondo mandato contro il deputato repubblicano Mike Collins. Il voto anticipato in Georgia comincia tra otto settimane e al giorno delle elezioni mancano meno di 80 giorni. "La Georgia merita di meglio", ha detto Ossoff. "Meglio di un burattino di Trump come Mike Collins, che è a favore della guerra, dei dazi e dei tagli alla vostra sanità. E l'America merita di meglio di Donald Trump."

Ossoff ha accusato Collins di essere un razzista, di essere sotto indagine federale per l'uso illecito di denaro pubblico e di essere circondato da neonazisti e nazionalisti bianchi, oltre ad avere votato per la guerra e per tagliare la sanità. Lo ha anche descritto come un candidato che al podio trema e poi scappa, alla guida di una campagna che sta crollando.

A un evento elettorale a Savannah la settimana scorsa un uomo aveva chiesto a Collins se avrebbe sostenuto una proposta avanzata dall'amministrazione Trump a maggio, un fondo per risarcire chi è stato danneggiato ingiustamente dal governo federale. Molti democratici sostengono che quel fondo potrebbe servire a risarcire i condannati per l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Un portavoce della campagna di Collins ha respinto la ricostruzione di Ossoff, spiegando che il deputato vuole che le agenzie federali rispondano degli abusi di potere ma non sostiene un fondo senza limiti né pagamenti automatici a carico dei contribuenti per chi è stato perseguito per il 6 gennaio.

Ossoff ha detto che l'ostilità di Trump verso la contea di Fulton, che comprende Atlanta, ha la stessa origine di quella verso Filadelfia e Detroit: "È perché il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti per la sua sconfitta lo offende ancora più della sconfitta stessa." Ha poi detto che gli americani non sono un'etnia ma un popolo unito da convinzioni condivise. Ha definito assurda la situazione in cui i grandi imprenditori tecnologici scavano bunker e avvertono che l'intelligenza artificiale che stanno addestrando potrebbe portare a disoccupazione di massa o all'estinzione dell'uomo, mentre il Congresso discute di sale da ballo e di sport giovanili.

"So che molti di voi sono qui oggi perché non sopportate quello che è stato fatto al nostro paese", aveva detto Ossoff aprendo il comizio. Il senatore ha presentato la sua corsa come un progetto che va oltre i confini di partito, rivolto a chi cerca equilibrio, competenza e servizio pubblico di qualità, "una campagna di persone perbene che amano il nostro stato e il nostro paese e si prendono cura gli uni degli altri".


La USS Abraham Lincoln non tocca porto da oltre 200 giorni, ma Trump nega i problemi a bordo


Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per le condizioni a bordo della USS Abraham Lincoln, la portaerei di base a San Diego in missione da quasi 9 mesi in Medio Oriente. Ha inoltre respinto le richieste di un’indagine avanzate dal Congresso sui casi di disagio psicologico tra i membri dell’equipaggio, affermando che la nave non è rimasta in mare “neanche lontanamente abbastanza a lungo”.

Quando i giornalisti gli hanno fatto notare la crescente preoccupazione delle famiglie degli oltre 5.000 uomini e donne imbarcati, Trump ha risposto: “No, non sono preoccupate”. Il presidente ha poi annunciato che la Lincoln lascerà presto la regione e sarà sostituita da “un’altra nave molto simile”, senza precisare quale. Secondo il Wall Street Journal, si tratterebbe della USS George Washington.

La Lincoln non effettua uno scalo da oltre 200 giorni, benché normalmente le portaerei attracchino ogni 30-45 giorni, salvo rinvii imposti dalle esigenze operative. Salpata da San Diego il 21 novembre 2025 e inizialmente diretta nel Mar Cinese Meridionale, è stata successivamente dirottata in Medio Oriente. Da allora ha toccato terra una sola volta, durante una breve sosta a Guam nel dicembre scorso.

Marina americana · USS Abraham Lincoln

Ventiduemila chilometri, un solo attracco

La portaerei è salpata da San Diego il 21 novembre 2025 con oltre 5.000 persone a bordo. Doveva andare nel Mar Cinese Meridionale, è finita in Medio Oriente. Da nove mesi ha toccato terra una volta sola, a Guam.

Grafica di FocusAmerica 14 agosto 2026

1Il Pacifico10.200 km
San Diego Guam Oceano Pacifico

2Fino al Mar Arabico12.000 km
Guam Medio Oriente Oceano Indiano

San Diego Guam Medio Oriente Oceano Pacifico Oceano Indiano
Rotta seguita Destinazione iniziale Scalo a terra Area operativa

Dopo Guam la Lincoln ha aggirato l’Indonesia da sud senza più fermarsi. Tracciato indicativo: la Marina non diffonde le rotte operative.

PartenzaSan Diego, 21 nov 2025
Giorni in mare266
Scali a terra1 — Guam, dic 2025
Persone a bordooltre 5.000
Rientrodata non comunicata

«Neanche lontanamente abbastanza a lungo»

Donald Trump, sul tempo passato in mare dalla Lincoln, respingendo le richieste di indagine del Congresso

Le soste che non ci sono state

Sette scali attesi, uno soltanto effettuato


Le due bande coprono gli stessi 266 giorni. Sopra, il ritmo abituale: una portaerei attracca ogni 30-45 giorni. Sotto, quello che ha fatto davvero la Lincoln, che è partita da San Diego e non si è più fermata dopo Guam.

Scorri il dito sulla banda blu per leggere le date.

In 266 giorni una portaerei attracca di norma sette volte. La USS Abraham Lincoln lo ha fatto una volta sola, a Guam, nel dicembre 2025: oltre 200 giorni senza toccare terra.

Ritmo abituale7 scali attesi

USS Abraham Lincoln1 effettivo

Guam

Oltre 200 giorni senza toccare terra

Il confronto

I dispiegamenti più lunghi dai tempi del Vietnam


Negli ultimi anni la Marina ha allungato le missioni delle portaerei. Con la guerra in Iran, uomini e mezzi si sono concentrati in Medio Oriente.

USS Gerald R. Ford: 326 giorni (2025-26, record dal Vietnam). USS Abraham Lincoln: 295 giorni nel 2020. USS Abraham Lincoln: 266 giorni, missione in corso. USS George H.W. Bush: 136 giorni, missione in corso.

Record dal Vietnam: 326 giorni

Le due versioni

Chi è a bordo e chi comanda raccontano due navi diverse


Quattro punti su cui le famiglie dei marinai e i vertici militari danno risposte opposte.

Famiglie e stampa di settore Marina e Pentagono

84,4%

dei marinai che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il valore più alto tra tutte le portaerei americane. Il Central Command lo usa per smentire i racconti sulle condizioni a bordo.

L’ordine dei rifornimenti dopo l’attacco iraniano in Bahrein

Cibo
Prima priorità

Igiene
Seconda

Posta
Ultima

Colpito il principale centro logistico americano nella regione, i comandi hanno stabilito una priorità nei rifornimenti. La posta arriva per ultima.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Navy Times, Military Times, Stars and Stripes, Wall Street Journal, Central Command e dichiarazioni del Segretario ad interim della Marina Hung Cao. Confini da Natural Earth. I 266 giorni e i chilometri percorsi sono calcoli della redazione sulla rotta indicativa San Diego–Guam–Mar Arabico; la Marina non diffonde né le rotte operative né la data esatta dello scalo di Guam.

Le denunce delle famiglie e la replica della Marina


Secondo i familiari, a bordo scarseggiano beni di prima necessità, tra cui i prodotti per l’igiene personale, mentre l’acqua sarebbe contaminata. Diverse famiglie descrivono un equipaggio esausto, con il morale molto basso. A riferire per prime delle difficili condizioni sulla nave sono state le testate specializzate Navy Times, Military Times e Stars and Stripes. Almeno un marinaio è caduto in mare e la Marina ha aperto un’inchiesta sull’episodio. Secondo il Military Times, altri membri dell’equipaggio avrebbero tentato di gettarsi fuori bordo.

Il Segretario ad interim della Marina, Hung Cao, ha risposto con un post su X, escludendo che vi siano state vittime e sostenendo che sia stato curato soltanto “un numero ridotto di casi legati alla salute mentale”. I menu, ha aggiunto, “sono stati modificati quando non erano disponibili rifornimenti di prodotti freschi, senza saltare un solo pasto”.

Cao non ha invece voluto rispondere alle altre accuse riguardanti le forniture e le condizioni di vita a bordo, limitandosi ad assicurare che la portaerei “tornerà presto a casa nell’ambito di una rotazione pianificata”. “Non c’è dubbio che i nostri giovani uomini e donne siano stati spinti al limite, ma non si sono mai spezzati. Sono comprensibilmente stanchi, ma non hanno mai smesso di combattere”, ha scritto ancora Cao, accusando i giornali di voler “dipingere i nostri combattenti come vittime” e di distogliere così l’attenzione dall’Iran e dalla minaccia che rappresenta per gli Stati Uniti.

Anche il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto che le condizioni sulla Lincoln siano state “completamente travisate”. “Alcuni dispiegamenti durano più di altri e nutro per quei marinai più rispetto e gratitudine di chiunque altro. Quello che fanno in quei mari e in condizioni tanto difficili, con meno scali, è incredibile”, ha dichiarato giovedì.

Diversi esponenti democratici non sembrano però essere soddisfatti di queste spiegazioni e chiedono ora di accertare per bene come si sia arrivati a questa situazione. I senatori Richard Blumenthal, del Connecticut, e Ruben Gallego, dell’Arizona, hanno sollecitato pubblicamente l’apertura di un’indagine. Gallego, che ha prestato in passato servizio nei Marines, ha inoltre chiesto alla Marina di consentire a una delegazione bipartisan del Congresso di salire a bordo.

Dispiegamenti sempre più lunghi


Il Central Command, responsabile delle operazioni militari statunitensi in Medio Oriente, ha smentito le ricostruzioni della stampa sottolineando che l’84,4% dei membri dell’equipaggio che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il dato più alto tra tutte le portaerei della flotta americana.

Un funzionario della Marina ha attribuito invece le carenze a bordo ll’attacco iraniano contro il principale centro logistico statunitense in Bahrein, che avrebbe costretto i comandi a stabilire un ordine di priorità nei rifornimenti: prima gli alimenti, poi i prodotti per l’igiene e infine la posta.

Il caso della Lincoln si inserisce, comunque, in una tendenza più ampia. Negli ultimi anni la Marina statunitense ha progressivamente prolungato i dispiegamenti delle portaerei e, con la guerra in Iran ancora in corso, uomini e mezzi sono stati concentrati in Medio Oriente, allungando ulteriormente la permanenza in mare.

La USS George H.W. Bush, salpata da Norfolk il 31 marzo, naviga da almeno quattro mesi. La USS Gerald R. Ford, partita nel 2025, ha operato nel Mediterraneo e nei Caraibi prima di dirigersi verso il Medio Oriente: al momento del rientro, avvenuto a maggio, era rimasta in missione per 326 giorni, stabilendo il record dai tempi della guerra del Vietnam. Il primato precedente apparteneva proprio alla Lincoln, con 295 giorni trascorsi in mare nel 2020.


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Trump ordina di ridurre le esercitazioni militari con la Corea del Sud


Il presidente cita il rapporto con Kim Jong-un e il rifiuto di Seul di partecipare alla guerra contro l'Iran. Le manovre sono comunque iniziate lunedì come previsto.

Il presidente Donald Trump ha ordinato al Pentagono, il ministero della Difesa americano, di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, alleata degli Stati Uniti da più di settant'anni. Ha spiegato la decisione con il suo "ottimo rapporto" con il leader nordcoreano Kim Jong-un e l'ha annunciata domenica 16 agosto sul suo social network Truth Social, poche ore prima dell'inizio delle manovre.

Le esercitazioni, ha scritto Trump, "non sono soltanto costose, con gran parte di questi costi pagati dagli Stati Uniti d'America (come al solito!)", ma "inviano un segnale del tutto inappropriato e ostile" a un paese che "per tutto il tempo in cui Donald J. Trump è stato presidente si è mostrato non minaccioso e rispettoso". Il presidente ha parlato di sé in terza persona.

"Dato che è troppo tardi per annullarle, ho dato istruzione al segretario alla guerra, Pete Hegseth, di ridurre in modo sostanziale le esercitazioni militari congiunte", ha scritto Trump riferendosi al capo del Pentagono. Nello stesso messaggio ha collegato la scelta al rifiuto di Seul di partecipare alla guerra americana contro l'Iran: ha raccontato di aver chiesto al presidente sudcoreano se volesse unirsi agli Stati Uniti nella "denuclearizzazione della Repubblica islamica dell'Iran" e di essersi sentito rispondere "No grazie!", premettendo che la questione "in qualche modo non c'entra (?)".

Il ministero della Difesa sudcoreano ha fatto sapere che le manovre annuali sono cominciate lunedì come previsto. Si chiamano Ulchi Freedom Shield, durano undici giorni e coinvolgono 18.000 soldati sudcoreani insieme a una parte dei 28.500 militari americani di stanza nel paese. Le due forze armate si addestrano insieme dal 1955, due anni dopo l'armistizio che nel 1953 ha posto fine alla guerra di Corea.

Il Pentagono è stato colto di sorpresa dall'annuncio, come ha riferito il New York Times citando un alto ufficiale americano. La settimana scorsa un responsabile del comando congiunto tra Stati Uniti e Corea del Sud aveva spiegato ai giornalisti che le manovre avrebbero simulato il combattimento contro le truppe nordcoreane, che hanno acquisito esperienza combattendo per la Russia in Ucraina. Non è chiaro in che modo il Pentagono ridurrà la propria partecipazione a esercitazioni già cominciate.

"I soldati nordcoreani sono stati schierati e hanno combattuto in Ucraina e hanno riportato in Corea del Nord quello che hanno imparato", ha detto in una conferenza stampa il colonnello Ryan Donald, responsabile della comunicazione del comando congiunto. "Questo cambia le capacità della Corea del Nord e il nostro addestramento tiene conto di quella minaccia". Le manovre prevedono operazioni congiunte in scenari complessi, tra cui un'esercitazione a fuoco vivo per verificare la capacità di colpire con precisione, l'attraversamento di un corso d'acqua e la distribuzione di equipaggiamenti già posizionati sul territorio. I due paesi le hanno descritte come "di natura difensiva" e costruite su "minacce realistiche, comprese le lezioni apprese dai conflitti recenti".

Il senatore democratico Mark Kelly, ex pilota della Marina, ha criticato la decisione poche ore dopo l'annuncio, scrivendo sui social che "svuotare queste esercitazioni congiunte è miope ed è un errore". A maggio Hegseth aveva elogiato la Corea del Sud durante un incontro al Pentagono, citando il suo "impegno ad aumentare la spesa per la difesa" e la sua "leadership nell'assumersi la responsabilità primaria per la sicurezza della penisola coreana". Era, aveva aggiunto il segretario, un esempio di condivisione degli oneri dell'alleanza che tutti i partner degli Stati Uniti avrebbero fatto bene a seguire.

Il ministero degli Esteri nordcoreano aveva definito venerdì le manovre "una prova generale per una guerra di aggressione", promettendo di rispondere "a un nuovo livello di minaccia con un nuovo livello di deterrenza". Mercoledì la Corea del Nord ha lanciato un missile balistico verso le acque al largo della sua costa orientale, sei giorni dopo un missile a corto raggio: sono stati i primi test balistici da fine giugno, in violazione dei divieti delle Nazioni Unite.

"Il Giappone sarà certamente preoccupato", ha dichiarato a Bloomberg Adam Farrar, ex responsabile per la Corea del Consiglio per la sicurezza nazionale, l'organismo che coordina la politica estera e di difesa alla Casa Bianca, sotto Trump e sotto Joe Biden. "Se questa scelta è stata determinata dall'Iran, anche loro sono a rischio, vista la loro indisponibilità a farsi coinvolgere". Una decisione dell'ultimo minuto di questo tipo, ha aggiunto, solleverà interrogativi sull'impegno americano verso gli alleati asiatici e potrebbe indebolire la deterrenza. Anche l'Australia ha un trattato di sicurezza con Washington e ha scelto di restare fuori dal conflitto con l'Iran.

La USS George Washington, unica portaerei americana nell'area dell'Asia-Pacifico, è stata intanto dirottata verso il Medio Oriente. Gli Stati Uniti tengono di norma almeno una portaerei nella regione per scoraggiare la Cina e la Corea del Nord, ma stanno esaurendo le armi più importanti e hanno spostato risorse militari dall'Asia al Medio Oriente.

Trump e la sua amministrazione hanno già attaccato i paesi della NATO per il sostegno che a loro giudizio non hanno dato alla guerra contro l'Iran, cominciata il 28 febbraio con i bombardamenti americani e israeliani. Il presidente si è lamentato più volte del rifiuto degli alleati europei di mettere a disposizione i propri aeroporti militari per gli attacchi. L'annuncio su Seul è arrivato pochi giorni dopo che la Corea del Sud aveva fatto sapere che i colloqui con Washington sui progetti di investimento strategico erano ancora in corso, in un momento in cui l'amministrazione americana spinge per accelerarli.

Dopo l'incontro con Kim a Singapore nel 2018 Trump aveva già definito le manovre "provocatorie" e aveva detto ai giornalisti: "Fermeremo i giochi di guerra, il che ci farà risparmiare un'enorme quantità di denaro, a meno che e finché non vedremo che i futuri negoziati non stanno andando come dovrebbero". Il presidente ha incontrato il leader nordcoreano tre volte durante il primo mandato, l'ultima nel 2019. Da quando è tornato alla Casa Bianca ha detto più volte di voler riprendere quei colloqui.

La trattativa si era interrotta nel 2019 senza alcun accordo sul programma nucleare nordcoreano. Da allora Pyongyang ha ampliato il suo arsenale atomico e missilistico e secondo gli esperti Kim ritiene che un arsenale più grande aumenti le possibilità di strappare concessioni agli Stati Uniti in futuri negoziati. "Questa volta la logica è meno chiara. Con il sostegno russo Kim è in una posizione più forte e finora ha mostrato poco interesse a un dialogo", ha detto Farrar, che oggi lavora per Bloomberg Economics.

Nel settembre 2025 il leader nordcoreano ha detto di conservare "bei ricordi personali" di Trump e ha lasciato intendere che potrebbe tornare al tavolo se gli Stati Uniti abbandonassero la loro "ossessione delirante per la denuclearizzazione" della Corea del Nord. Sabato il presidente ha pubblicato una foto che lo ritrae accanto a Kim nella zona demilitarizzata tra le due Coree nel giugno 2019, scrivendo che i due vanno molto d'accordo "nonostante l'aria poco amichevole in questa particolare foto". Nel 2017 i rapporti tra i due erano molto diversi: Kim aveva definito Trump un "vecchio rimbambito mentalmente squilibrato" dopo che il presidente, in un discorso alle Nazioni Unite, aveva minacciato di "distruggere totalmente" la Corea del Nord se gli Stati Uniti avessero dovuto difendere se stessi o i propri alleati.

Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, in carica da giugno 2025, ha offerto a Pyongyang colloqui senza condizioni preliminari senza ricevere risposta. Sabato, nel discorso per la festa della Liberazione, ha chiesto di nuovo il dialogo e ha promesso passi per ridurre le tensioni militari e costruire una convivenza pacifica nella penisola, dicendo che il suo paese farà la propria parte da "pacificatore".

La Corea del Nord ha un ruolo sempre più attivo nei conflitti internazionali, a partire dal sostegno militare alla Russia in Ucraina. Domenica i media statali di Pyongyang hanno riferito che Kim si è detto "fiero" del rapporto con Mosca in una lettera inviata al presidente russo Vladimir Putin.


Trump intende misurare la fedeltà degli alleati Nato prima di tagliare le truppe in Europa


Prima di decidere quali soldati e mezzi ritirare dall’Europa, Washington vuole stabilire quanto ciascun alleato della NATO sia allineato alle politiche di Donald Trump. Il questionario inviato ai governi dell’Alleanza, visionato da Bloomberg, punta a misurare il grado di sintonia politica di ogni Paese con l’attuale Amministrazione americana.

Ai governi viene chiesto se abbiano “sostenuto pubblicamente” la politica estera degli Stati Uniti e quali “restrizioni” impongano all’uso delle proprie basi da parte delle forze americane. Un’altra sezione esamina gli acquisti effettuati presso le aziende statunitensi della difesa e verifica se le autorità nazionali abbiano “osteggiato pubblicamente” le norme che “ostacolano” i contratti con queste imprese.

La domanda conclusiva è se il Paese si sia adeguato all’approccio “strong, clear, and quiet”, “forte, chiaro e silenzioso”, la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee interpretano il documento come il tentativo di subordinare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Un simile legame tra garanzie di sicurezza e fedeltà politica rovescerebbe l’impianto delle relazioni transatlantiche costruito dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’impegno militare degli Stati Uniti prescindeva dai contrasti politici del momento. L’Amministrazione Trump ha però già manifestato apertamente il proprio sostegno alle destre in Germania e Ungheria.

Il questionario circola mentre Washington sta conducendo la revisione semestrale del dispositivo militare americano in Europa, che dovrebbe concludersi entro dicembre. Gli alleati si aspettano tagli consistenti sia ai contingenti di stanza nel continente sia ai mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione in caso di attacco russo.

Un funzionario della NATO ha confermato che Washington sta lavorando con gli alleati alla revisione, senza però commentare il documento. Anche il Pentagono ha preferito non rispondere.

NATO · Il questionario di Washington
Grafica di FocusAmerica · Aggiornato al 14 agosto 2026

Revisione del dispositivo militare americano in Europa

Washington chiede agli alleati quanto sono allineati a Trump


Prima di decidere quali soldati e quali mezzi ritirare dall’Europa, gli Stati Uniti hanno inviato ai governi dell’Alleanza un questionario che misura la sintonia politica di ciascun Paese con l’Amministrazione. La revisione si chiude entro dicembre.

Il questionario agli alleati 4 aree di domanda

MittenteStati Uniti
DestinatariI governi dell’Alleanza
ConsegnaPrima le ambasciate a Washington, poi il quartier generale NATO

1Politica esteraIl vostro governo ha sostenuto pubblicamente la politica estera degli Stati Uniti?Risposta
La domanda cita le iniziative americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale: la guerra contro l’Iran, avviata il 28 febbraio a fianco di Israele, e la cattura di Nicolás Maduro del 3 gennaio. In nessuno dei due casi Washington ha consultato gli alleati prima di agire.

2Basi militariQuali restrizioni imponete all’uso delle vostre basi da parte delle forze americane?Risposta
Il documento chiede a ciascun governo se abbia imposto divieti e se sia disposto a ridurli o a eliminarli. La Spagna ha già negato Rota e Morón, l’Italia ha rifiutato Sigonella.

3Industria della difesaComprate dalle aziende americane della difesa e ne difendete i contratti?Risposta
Washington pretende prove concrete dei progressi verso gli obiettivi di spesa concordati. Poi domanda se i governi abbiano osteggiato pubblicamente le politiche «made in Europe» che ostacolano i contratti con l’industria statunitense. Se non lo hanno fatto, chiede se sono disposti a farlo.

4DottrinaVi siete adeguati all’approccio strong, clear and quiet?Risposta
«Forte, chiaro e silenzioso» è la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee leggono questa domanda come il tentativo di legare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Tocca una domanda per leggere che cosa c’è dietro. Questa è una ricostruzione grafica delle quattro aree di domanda descritte da Bloomberg: non riproduce il documento originale.

3basi negate agli Stati Uniti, in Spagna e in Italia
5.000soldati americani in uscita dalla Germania
60%la quota americana sulla spesa militare dell’Alleanza

La mappa

Dove Washington si è già sentita dire di no


Spagna e Italia hanno negato le proprie basi alle operazioni contro l’Iran. Tocca una scheda o un numero sulla mappa per collegarli.

Germania Polonia Spagna Italia 1 2
Basi negate Presenza americana in movimento Altri Paesi NATO Paesi non NATO

1 Rota e Morón (Spagna) · 2 Sigonella (Italia). L’inquadratura copre l’Europa continentale: non compaiono Islanda, Canada e Stati Uniti.

Spagna2basi negate agli Stati UnitiRota e Morón restano chiuse alle operazioni americane contro l’Iran. Italia1base negata agli Stati UnitiSigonella è indisponibile per le stesse operazioni contro Teheran.

Le truppe

Cinquemila militari escono dalla Germania, cinquemila entrano in Polonia


Lo stesso numero, in direzione opposta. Sono però due decisioni distinte, che non riguardano gli stessi reparti.

Germania · in uscita −5.000

Il ritiro è già stato annunciato. Altre unità lasciano il Paese senza essere sostituite.

Polonia · in arrivo +5.000

Trump li ha promessi a maggio, richiamando l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

Ogni quadrato rappresenta 100 militari: cinquanta quadrati, cinquemila soldati.

La posta in gioco

L’Europa spende molto di più, ma dipende ancora da Washington


Mark Rutte difende la revisione richiamando proprio lo sforzo europeo. Il divario di capacità, però, resta.

Spesa militare dell’Alleanza, 2025

60%
40%

Stati Uniti Europa e Canada · 574 miliardi di dollari

+20%

La crescita reale della spesa di Europa e Canada nel 2025 rispetto all’anno precedente. Non basta comunque a colmare il divario con gli Stati Uniti.

Ciò che gli Stati Uniti mettono sul tavolo
Bombardieri strategici Droni Navi da guerra

I tagli riguardano anche i mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione se la Russia attaccasse un Paese dell’Alleanza. Di bombardieri strategici l’Europa non dispone affatto.

Il calendario

Le tappe che portano a dicembre


Un anno di decisioni prese senza consultare gli alleati, e la scadenza che presenta il conto.

Oggi

Gennaio 2026Dicembre 2026

3 gennaio 2026
Gli Stati Uniti catturano il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo trasferiscono a New York. Numerosi governi europei parlano di violazione del diritto internazionale.

28 febbraio 2026
Washington affianca Israele nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso, senza consultare gli alleati. Spagna e Italia negano l’uso delle proprie basi.

Maggio 2026
Trump promette 5.000 militari in più alla Polonia e cita l’elezione del presidente Karol Nawrocki.

Luglio 2026
Al vertice di Ankara il Segretario generale Mark Rutte difende la revisione: il processo, sostiene, sta unificando la NATO.

Agosto 2026
Il questionario arriva al quartier generale di Bruxelles. A fine mese gli Stati Uniti incontrano gli alleati per discutere la revisione.

Entro dicembre 2026
Si chiude la revisione del dispositivo militare americano in Europa. Gli alleati si aspettano tagli consistenti ai contingenti e ai mezzi.

FontiBloomberg (documento visionato); NATO, rapporto annuale del Segretario generale, marzo 2026; dichiarazioni di Mark Rutte, luglio 2026. Confini: Natural Earth.
NotaIl ritiro dalla Germania e il rinforzo in Polonia sono decisioni distinte e non riguardano gli stessi reparti.

Iran e Venezuela, i dossier che dividono l’Alleanza


Nella parte dedicata alla politica estera, il questionario cita le “iniziative” americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale, i due teatri nei quali Trump ha ordinato operazioni militari senza coinvolgere la NATO. Washington non ha consultato gli alleati prima di affiancare Israele, il 28 febbraio, nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso.

La Spagna ha successivamente negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro Teheran, mentre l’Italia ha rifiutato la disponibilità dello scalo di Sigonella. Il documento chiede ora a ciascun governo se abbia imposto divieti analoghi e se sia “disposto a ridurre o eliminare queste restrizioni”.

Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno inoltre catturato il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo hanno trasferito a New York, nell’ambito di un’operazione concepita per riaffermare l’influenza americana nell’emisfero occidentale. Numerosi governi europei l’hanno giudicata una violazione del diritto internazionale.

Sul fronte della spesa militare, Washington pretende prove concrete dei progressi compiuti verso gli obiettivi concordati e della capacità europea di sostituire i mezzi americani. Il questionario vuole inoltre sapere se i governi acquistino sistemi dalle aziende statunitensi e se abbiano criticato le nuove politiche “made in Europe”. In caso contrario, domanda se siano disposti a farlo.

Il testo, fatto circolare inizialmente tra le ambasciate alleate a Washington, è arrivato questa settimana anche al quartier generale della NATO a Bruxelles, dove alla fine del mese gli Stati Uniti incontreranno i partner per discutere la revisione.

I tagli già avviati


Il ridimensionamento della presenza militare americana in Europa è già cominciato con l’annunciato ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e il trasferimento di altre unità senza sostituzioni. Alla Polonia, invece, Trump ha promesso a maggio altri 5.000 militari, richiamando esplicitamente l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

I tagli dovrebbero riguardare anche i mezzi che gli Stati Uniti potrebbero mettere a disposizione in caso di attacco russo contro un Paese dell’Alleanza, tra cui bombardieri strategici, dei quali l’Europa non dispone, così come droni e navi da guerra.

Il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha comunque difeso la revisione in corso, definendola logica e positiva alla luce dell’aumento delle spese militari di Europa e Canada, cresciute nel 2025 di quasi il 20% in termini reali. Alla vigilia del vertice di Ankara, che si è tenuto a luglio, Rutte ha dichiarato ai giornalisti che il processo in corso “sta unificando la NATO” e che ripeterlo regolarmente rappresenta una scelta saggia.


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Ecosistema Garmin


All’inizio di giugno Garmin ha presentato l’ultima evoluzione dell’Ecosistema Garmin, un’evoluzione che riguarda i nuovi prodotti e le nuove funzioni software pensate per la vela. Garmin, per la sua precisione, affidabilità e precisione è stata scelta da Luna Rossa e da migliaia di velisti in tutto il mondo. L’ecosistema Garmin è una suite completa di funzionalità tra cui spicca Polar Performance, un database precaricato con oltre 400 modelli di imbarcazioni, per visualizzare in tempo reale le tabelle polari direttamente sul chartplotter Garmin, confrontando le prestazioni teoriche con quelle effettive. La funzione SailAssist offre strumenti evoluti come laylines, indicazioni su direzione e intensità del vento, grafici delle tendenze e informazioni avanzate che aiutano a ottimizzare rotta e manovre sia in crociera sia in regata. E poi, la pianificazione della navigazione diventa ancora più efficiente grazie alla possibilità di creare rotte dal pc e trasferirle direttamente al sistema di bordo tramite rete Nmea. Le rotte salvate sul chartplotter possono essere visualizzate, modificate, salvate o attivate con pochi passaggi, garantendo continuità tra la fase di pianificazione e la navigazione vera e propria. Nella ricerca della massima sicurezza, i Vhf Garmin Signal touchscreen a colori con Dsc integrato combinano semplicità di utilizzo, accesso immediato alle funzioni principali e piena integrazione con l’elettronica di bordo, contribuendo a rendere la navigazione ancora più sicura e intuitiva.

garmin.com

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I separatisti dell'Alberta vedono in Trump un alleato per staccarsi dal Canada


Il 19 ottobre la provincia petrolifera vota se avviare il percorso verso un referendum sull'indipendenza. Un reportage di Politico racconta un movimento tra complottismo e simpatie per il presidente

Il 19 ottobre gli elettori dell'Alberta, la provincia petrolifera e profondamente conservatrice del Canada occidentale, decideranno se avviare il processo legale che potrebbe portare a un referendum sulla secessione dal paese. Il movimento separatista locale, a lungo liquidato come marginale, è oggi al centro di uno dei dibattiti più delicati della politica canadese e ha trovato un punto di riferimento inatteso nel presidente americano Donald Trump. Lo racconta un reportage di Politico da Mirror, un piccolo centro dell'Alberta dove il 1° luglio, giorno della festa nazionale canadese, centinaia di persone si sono radunate per una celebrazione alternativa chiamata "Albertans' Day".

La festa si è tenuta al Whistle Stop Cafe, un locale diventato noto per aver sfidato le restrizioni durante la pandemia e che l'ex premier della provincia Jason Kenney definisce il "ground zero" del separatismo albertano. C'erano musica dal vivo, un mercato contadino e hamburger alla griglia, ma nessuna bandiera con la foglia d'acero. I partecipanti si avvolgevano nella bandiera dell'Alberta, sventolavano striscioni con la scritta "we're done" ("abbiamo chiuso") e indossavano cappellini "Trump 2024" o MAGA, sigla qui reinterpretata come "Make Alberta Great Again" ("rendere di nuovo grande l'Alberta"). Un attivista locale, diventato una piccola celebrità per i suoi cartelli da giardino separatisti, dice di averne consegnati più di 12.000 in tutta la provincia. Mentre il resto del Canada celebrava la nascita del paese, i presenti immaginavano di lasciarlo.

Il voto di ottobre, indetto dalla premier dell'Alberta Danielle Smith, non deciderà direttamente la secessione, ma stabilirà se avviare il percorso legale verso un eventuale referendum sull'indipendenza. Secondo i sondaggi circa il 30 per cento degli albertani vuole lasciare il Canada. Per i federalisti il rischio principale non è quindi una vittoria dei separatisti, ma l'astensione. Se chi vuole restare dà la vittoria per scontata e non va a votare, una base separatista molto motivata potrebbe ottenere un risultato sorprendentemente alto, dando nuova legittimità al movimento e allontanando gli investimenti privati dalla provincia. "Possiamo tutti pensare che il peggio non accadrà. Possiamo mettere cartelli in giardino e scrivere poesie sull'unità canadese. Ma onestamente, se la gente non si presenterà alle urne il 19 ottobre, potremmo perdere questo referendum", ha detto Eleanor Olszewski, ministra del governo federale eletta in Alberta.

Il risentimento dell'Alberta verso il governo federale di Ottawa è antico, ma l'ingrediente che ha accelerato la spinta separatista è nuovo: Trump e il deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Canada. I separatisti sono furiosi per gli attriti tra il primo ministro canadese Mark Carney e il presidente americano e molti considerano la presidenza Trump l'occasione che rende possibile l'indipendenza, con gli Stati Uniti pronti a comprare il petrolio e il gas della provincia in caso di distacco. Molti rivendicano anche una parentela culturale con gli americani e condividono ritagli di giornale falsi secondo cui i primi coloni arrivati dagli Stati Uniti avrebbero plasmato la cultura di frontiera dell'Alberta, mentre le province orientali sarebbero più legate alle tradizioni europee. C'è perfino chi guarda con favore all'idea, rilanciata più volte da Trump, di fare del Canada il 51° stato americano.

Uno dei gruppi principali, l'Alberta Prosperity Project, sta cercando di ottenere un prestito da 500 miliardi di dollari canadesi dal governo degli Stati Uniti per finanziare un'uscita "senza scosse" dal Canada. "Questo non è il movimento indipendentista di vostro nonno", ha detto a Politico Jeffrey Rath, co-fondatore del gruppo e attivista separatista di lunga data che ha cercato di farsi ascoltare dall'amministrazione Trump. Rath sostiene di aver chiesto presentazioni al Dipartimento del Tesoro e a grandi banche come JP Morgan Chase e Goldman Sachs per preparare un piano di fattibilità dell'indipendenza. Non è chiaro però se questi colloqui ci siano mai stati.

Il gruppo ha compiuto tre viaggi a Washington e Rath afferma di aver incontrato funzionari "di livello molto alto" che avrebbero portato le sue informazioni fino alla Casa Bianca. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha risposto che il dipartimento "incontra regolarmente un'ampia gamma di rappresentanti" e che non prevede incontri futuri. Il voto, ha aggiunto citando l'ambasciatore americano in Canada Pete Hoekstra, è una decisione che spetta agli albertani.

A gennaio il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha definito l'Alberta un "partner naturale per gli Stati Uniti", citando le sue "grandi risorse". "La gente ne parla. La gente vuole la sovranità. Vuole quello che hanno gli Stati Uniti", ha detto al podcaster conservatore Jack Posobiec, con un cenno esplicito al movimento separatista.

Bessent parlava pochi giorni dopo che Carney aveva sostenuto al forum di Davos che le medie potenze devono costruire nuove coalizioni dopo la "rottura" dell'ordine globale alimentata da Trump. L'episodio ha fatto infuriare i separatisti filoamericani, come l'uso da parte di Carney dell'espressione "nuovo ordine mondiale" durante un viaggio in Cina a gennaio per firmare accordi su energia e commercio, una frase che è benzina per chi teme la nascita di un governo globale. Attraverso gruppi Facebook e video su YouTube nel movimento si sono diffuse teorie secondo cui Carney starebbe portando il Canada verso il comunismo e contro gli Stati Uniti.

Al raduno di Mirror le conversazioni passavano dall'accusa a Carney di non essere stato eletto democraticamente alla convinzione che la pandemia sia stata orchestrata dalle élite globali, fino all'idea che il divieto federale sulle armi d'assalto serva a impedire ai canadesi di ribellarsi al governo. Alcuni partecipanti difendono perfino i dazi imposti da Trump sulle merci canadesi, visti come uno strumento per fermare la deriva del paese.

Kenney fa risalire l'alienazione dell'Ovest canadese alla creazione della provincia nel 1905, quando a suo dire Ottawa trattava l'Alberta più come una colonia che come un partner alla pari. Il governo federale ritardò tra l'altro il passaggio alla provincia del controllo sulle risorse naturali. Il movimento separatista moderno prese poi forma negli anni Ottanta con il National Energy Program del primo ministro liberale Pierre Elliott Trudeau, che alzò le tasse sulle compagnie e sulle esportazioni petrolifere spostando una parte maggiore dei profitti dall'Alberta a Ottawa. Il programma, molto impopolare, fu smantellato cinque anni dopo, ma gli albertani non lo hanno dimenticato. Quando nel 2015 divenne primo ministro il figlio, Justin Trudeau, il suo governo introdusse politiche ambientali che secondo l'industria petrolifera resero più difficile e costoso costruire oleodotti, aumentare la produzione e attrarre investimenti.

Per l'ex deputato conservatore Damien Kurek uno dei momenti decisivi della rabbia albertana arrivò nel 2021, quando il presidente americano Joe Biden cancellò l'oleodotto Keystone XL nel suo primo giorno alla Casa Bianca, revocandone il permesso di attraversamento del confine. Nel collegio di Kurek, che comprendeva Hardisty, il più grande snodo di oleodotti del Canada, i meccanici avevano meno camion da riparare, i ristoranti servivano meno pasti, i motel restavano vuoti e le giovani famiglie rinviavano l'acquisto di una casa. Ma ciò che molti albertani ricordano di più non è la decisione di Biden: è la convinzione che Ottawa, allora guidata da Justin Trudeau, non abbia combattuto per fermarla. Kurek invita comunque a non liquidare i separatisti come traditori. I politici, dice, dovrebbero piuttosto chiedersi perché così tanti albertani si sentono abbandonati dalla federazione.

Molti nella provincia ritengono inoltre che il loro voto pesi meno di quello dell'Ontario e del Quebec, le province popolose dove si decidono le elezioni federali. Dopo aver eletto per anni deputati conservatori vedendo comunque nascere governi liberali, alcuni hanno concluso che le urne federali abbiano poco effetto sulle sorti dell'Alberta. La frustrazione è aggravata dal programma di perequazione (equalization) previsto dalla Costituzione canadese, che redistribuisce entrate fiscali federali alle province meno ricche. L'Alberta, tra le più ricche del paese grazie al petrolio, non ne ha mai beneficiato, mentre Ottawa raccoglie dagli albertani più tasse di quante ne spenda nella provincia. Ne esce rafforzata la convinzione, vecchia di decenni, che l'Alberta finanzi il resto del Canada ricevendo troppo poco in cambio.

Carney, che è cresciuto proprio in Alberta, ha avvertito la provincia che rischia una propria Brexit e allo stesso tempo ha cercato di rispondere alle sue richieste concrete. Lo scorso novembre ha firmato un accordo con il governo provinciale per lavorare a un nuovo oleodotto. Poco dopo, a porte chiuse, ha sorpreso i deputati del suo partito aprendo un discorso proprio dal tema del separatismo. L'intesa, ha spiegato, non era solo un successo economico, ma una necessità strategica per tenere insieme il paese. "Era emozionato. Si sarebbe sentito cadere uno spillo", ha raccontato a Politico un deputato liberale presente.

Da allora il governo ha smantellato diverse politiche ambientali dell'era Trudeau, nonostante le proteste di una parte dei deputati liberali. L'ex ministro dell'ambiente Steven Guilbeault ha annunciato l'addio alla politica accusando il partito di "fare marcia indietro" sul clima. Il mese scorso l'esecutivo ha detto che la partnership per l'oleodotto verso la costa occidentale varrà 35 miliardi di dollari canadesi. A luglio Carney è andato tre volte nella provincia, due delle quali accanto alla premier Smith. Entrambi presentano il patto come la prova che il Canada funziona ancora per tutti i suoi cittadini, anche se molti separatisti rispondono che arriva con dieci anni di ritardo. "In Canada siamo più forti quando siamo uniti, quando ci prendiamo cura gli uni degli altri e ci assicuriamo che nessun bambino, nessuna famiglia, nessuno venga lasciato indietro", ha detto Carney a gennaio in un discorso ai canadesi e al suo governo.

Al raduno di Mirror, intanto, un venditore proponeva coltelli, storditori elettrici, pale tattiche, visori notturni e scudi protettivi, invitando gli albertani a difendersi da soli. Nel parcheggio c'erano pickup e SUV modificati per sembrare auto dello sceriffo con adesivi "Republic of Alberta", mentre alcuni partecipanti mostravano magliette artigianali con insulti a Carney. I federalisti, racconta Kenney, sono allarmati dal fatto che vicini, amici, familiari e a volte perfino coniugi siano "disposti a tradire il loro paese". Per l'ex premier il separatismo è diventato la causa in cui confluisce ogni battaglia del mondo conservatore: "È un ombrello perfetto per ogni ossessione, paranoia e ansia della destra".

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Washington, un anno dopo: la Guardia Nazionale è ancora nelle strade


Trump aveva inizialmente annunciato un'emergenza di 90 giorni contro il crimine. La missione invece è stata prorogata fino al 2029, mentre nella capitale cresce lo scontro sull'autonomia del distretto.

L'11 agosto 2025 Donald Trump ha annunciato un dispiegamento straordinario di forze federali a Washington per combattere la criminalità, promettendo di rendere la capitale "sicura e bella". Un anno dopo, i militari sono ancora lì e la missione è stata prorogata fino a gennaio 2029, cioè oltre le prossime elezioni presidenziali. Al 4 agosto risultavano schierati più di 4.600 uomini della Guardia Nazionale provenienti dal distretto e da ventiquattro tra Stati e territori, ai quali si aggiungono un numero imprecisato di agenti federali, impegnati in operazioni meno visibili. Una parte del contingente dovrebbe essere ritirata verso la fine dell'estate.

Il prolungamento della missione costerà circa 1,4 miliardi di dollari, secondo la stima trasmessa dal Dipartimento della Difesa al Congresso, calcolata però su una presenza media di 2.500 militari fino al 2029, ovvero quasi la metà di quelli attualmente in servizio. Piccoli gruppi di uomini armati sono ormai diventati parte del paesaggio urbano: hanno partecipato a operazioni di arresto, ma pattugliano anche zone turistiche e quartieri dove i reati violenti sono rari, dal Tidal Basin durante la fioritura dei ciliegi fino a Georgetown. Sono intervenuti in emergenze sanitarie, hanno spalato la neve e collaborato a operazioni di decoro urbano, attività apprezzate anche da una parte dei residenti.

Washington · Un anno di Guardia Nazionale

Un anno dopo, i militari sono ancora a Washington. E ci resteranno fino al 2029

Trump ha annunciato l’emergenza criminalità l’11 agosto 2025. La missione, nata come temporanea, arriva ora fino al gennaio 2029: attraversa le elezioni di midterm, supera le presidenziali e costa 1,4 miliardi di dollari.

Grafica di FocusAmerica 12 agosto 2026

La missione al 4 agosto 2026

Militari schierati
Costo della proroga

4.600

1,4 mld

uomini della Guardia Nazionale nella capitale, arrivati dal distretto e da 24 tra Stati e territori
di dollari fino al gennaio 2029, secondo la stima che il Pentagono ha mandato al Congresso

Un’emergenza lunga 1.258 giorni

Oggi


Un anno già trascorsoAltri 2 anni e 5 mesi davanti

11 ago 2025
Trump annuncia l’emergenza criminalità e schiera la Guardia Nazionale

3 nov 2026
Elezioni di midterm: si vota con i militari nelle strade

7 nov 2028
Elezioni presidenziali

20 gen 2029
Fine annunciata della missione, salvo decisione contraria del presidente

01Il conto

La stima da 1,4 miliardi copre poco più della metà degli uomini che oggi sono in città


Il Dipartimento della Difesa ha calcolato la spesa degli anni fiscali 2027-2029 ipotizzando una presenza media di 2.500 militari. Al 4 agosto ne risultavano schierati quasi il doppio.

2.500 la media su cui è calcolata la spesa 2.100 gli uomini in più presenti oggi

Ogni quadrato vale 100 militari. Una parte del contingente dovrebbe rientrare verso la fine dell’estate.

Ogni giorno un militare costa quasi il 60% in più di un agente di polizia

Guardia Nazionale 607 $

Agente della polizia metropolitana 384 $

Costo giornaliero per persona, secondo i calcoli del Niskanen Center. I militari sono armati e possono fermare una persona, ma non hanno il potere di arrestarla.

02Il merito conteso

Il crimine cala, ma i militari non hanno toccato i reati violenti


La polizia metropolitana registra un calo generale rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo studio del Niskanen Center attribuisce alla Guardia Nazionale solo una parte di quel calo, e sempre nella stessa categoria di reati.

97

66
omicidi dal 1° gennaio al 7 agosto 2025
nello stesso periodo del 2026

Gli omicidi sono scesi del 32% in un anno.

−20%
la criminalità complessiva registrata dalla polizia, fino al 7 agosto

13.000
gli arresti che la procura federale attribuisce all’operazione

Che cosa lo studio attribuisce davvero alla Guardia Nazionale

Reati d’occasione: furti, effrazioni nelle auto, pacchi rubati −24%

Reati violenti: omicidi, aggressioni, rapine 0
nessun effetto misurabile

La curva scendeva già prima dell’arrivo delle truppe. I reati calano a Washington dal 2023, dopo anni di lavoro della polizia locale. I militari pattugliano soprattutto le zone turistiche e i nodi dei trasporti, dove avvengono i furti, non i quartieri poveri dove si concentrano gli omicidi.

03La geografia giudiziaria

Nelle altre città i giudici hanno fermato i militari. A Washington no


Apri una città per leggere che cosa hanno deciso i tribunali.

Washington Chicago Portland Los Angeles
Missione in corso Fermata dai giudici o ritirata

Washington In corso + Oltre 4.600 militari, missione prorogata al 2029

Il ricorso del procuratore generale del distretto, Brian Schwalb, ha vinto in primo grado, ma la corte d’appello ha lasciato proseguire il dispiegamento. La causa è ancora pendente.

Chicago Bloccata + Corte Suprema, 6 voti contro 3

Nel dicembre 2025 la Corte ha lasciato in vigore il blocco: il governo non ha indicato una norma che autorizzi l’esercito a far rispettare le leggi in Illinois. Contrari tre giudici: Alito, Gorsuch e Thomas.

Portland Illegittima + Un giudice federale dell’Oregon

La giudice Karin Immergut, nominata da Trump, ha stabilito che il presidente non aveva una base legale per mobilitare la Guardia Nazionale in Oregon: le proteste erano rientrate da mesi.

Los Angeles Ritirata + Dispiegamento finito dopo il blocco di un giudice

Alla fine del 2025 Trump ha annunciato di rinunciare, almeno per il momento, ai dispiegamenti a Chicago, Los Angeles e Portland.

04La ragione

Washington non è uno Stato, e il presidente lo sa


Il distretto federale è stato istituito dal Congresso: sulla polizia e sulla Guardia Nazionale locale il presidente ha poteri che negli Stati non possiede, a partire dal comando diretto e dalla nomina del comandante.

700.000+
residenti che pagano le tasse federali

0
rappresentanti con diritto di voto al Congresso

1973
l’anno dell’Home Rule Act

L’Home Rule Act lascia ai residenti il voto per il sindaco e per il consiglio comunale. Il Congresso però controlla il bilancio della città, può riesaminare ogni legge approvata e convocare gli amministratori locali per chiedere conto del loro operato.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati Associated Press (4 e 10 agosto 2026), Metropolitan Police Department, Dipartimento della Difesa, Niskanen Center e Corte Suprema degli Stati Uniti. Contorni geografici: US Atlas. I dati sui militari sono aggiornati al 4 agosto 2026, quelli sulla criminalità al 7 agosto 2026.

Il crimine cala, ma il merito è conteso


La Casa Bianca rivendica i risultati dell'operazione. "Il presidente Trump ha trasformato Washington da città in preda al crimine a rifugio sicuro e bello per i residenti e per i visitatori", ha dichiarato la portavoce Abigail Jackson. La procura federale del distretto attribuisce all'operazione più di 13.000 arresti. I dati della polizia metropolitana indicano, fino al 7 agosto, un calo della criminalità complessiva del 20% rispetto allo stesso periodo del 2025, con gli omicidi diminuiti del 32%, da 97 a 66. La curva, tuttavia, aveva già cominciato a scendere prima dell'arrivo delle truppe, anche grazie a politiche locali introdotte negli anni precedenti.

Uno studio attribuisce al dispiegamento una riduzione aggiuntiva di circa il 24%, concentrata quasi interamente nei reati contro il patrimonio e nei crimini d'occasione, ma nessuna ricerca ha finora dimostrato un legame tra la presenza dei militari e il calo dei reati violenti. "C'è una profonda ironia nel fatto che ci troviamo nella capitale del mondo libero e il nostro presidente la tratti come uno stato di polizia", ha detto Scott Michelman, direttore legale dell'ACLU del Distretto di Columbia. "I residenti di Washington convivono con la Guardia Nazionale nei loro quartieri da circa un anno, senza che ci sia mai stata una vera emergenza né alcuna ragione perché siano qui."

Il ricorso contro il dispiegamento nella capitale, presentato dal procuratore generale del distretto Brian Schwalb, è ancora pendente. Nelle altre città, invece, l'Amministrazione ha subito una serie di sconfitte giudiziarie: nel dicembre 2025 la Corte Suprema ha lasciato in vigore, con 6 voti contro 3, il blocco all'invio dei militari a Chicago, un giudice federale dell'Oregon ha dichiarato illegittima la mobilitazione delle truppe a Portland e Trump ha infine annunciato di rinunciare, almeno per il momento, ai dispiegamenti a Chicago, Los Angeles e Portland.

Washington rappresenta però un caso diverso: essendo un distretto federale istituito dal Congresso, il presidente esercita sulla polizia e sulla Guardia Nazionale locale poteri che negli Stati non possiede, compreso quello di comandare direttamente la Guardia e nominarne il comandante. Il Home Rule Act del 1973 consente ai residenti di eleggere il sindaco e il consiglio comunale, ma il Congresso mantiene il controllo sul bilancio cittadino, può riesaminare ogni legge approvata e convocare gli amministratori locali per chiedere conto del loro operato. Il delegato della città alla Camera, inoltre, non ha diritto di voto.

La battaglia per l'autonomia diventa politica


Il dispiegamento della Guardia Nazionale ha pesato anche sulle primarie democratiche di giugno, che hanno premiato i candidati più netti nella difesa dell'autonomia e della trasformazione di Washington in uno Stato. Janeese Lewis George, socialista democratica, è la favorita per la carica di sindaca in una città a larghissima maggioranza democratica, e Trump ha già minacciato di porre Washington sotto controllo federale se lei dovesse vincere.

Robert White Jr., anche lui favorevole alla statualità del distretto, ha vinto le primarie per il "seggio" al Congresso e punta a costruire "un esercito di residenti" e alleati da mobilitare nei collegi più competitivi, per contribuire alla sconfitta dei deputati ostili all'autonomia del Distretto di Columbia e sostenere quelli favorevoli. È la stessa strategia adottata nel 1972 dall'ex delegato Walter Fauntroy contro un deputato della South Carolina che si opponeva da tempo all'autonomia della città: "Non l'ha usata molte volte, ma ha fatto capire alla gente che era meglio lasciare in pace Washington", ha detto White all'Associated Press.

La sindaca uscente Muriel Bowser ha scelto invece una linea più prudente, evitando gli attacchi personali rivolti a Trump da altri esponenti democratici, nel tentativo di non irritare il presidente e di non mettere a rischio quel poco di autonomia che resta al Distretto. Il suo ufficio ha ribadito che la sicurezza dei cittadini rimane la priorità e che la difesa dell'auto governo resta "la nostra stella polare". In un video fissato sul suo profilo X, Bowser ricorda che la città conta più di 700.000 contribuenti americani che servono nell'esercito, aprono imprese e crescono figli senza avere una rappresentanza con diritto di voto al Congresso né il controllo della propria Guardia Nazionale.

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Popolarità Trump, numeri sempre in bilico alla deadline dei negoziati con l’Iran (16 agosto)


Il periodo agostano causa solo piccole oscillazioni sull’approvazione di Trump: i numeri si stabilizzano sul livello estremamente basso che ha contraddistinto il periodo di guerra con l’Iran, con le trattative che stanno ormai giungendo al termine e possibili conseguenze al momento imprevedibili.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Il periodo ferragostano non è particolarmente ricco di rilevazioni: il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si assesta un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo quasi diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie tendono a riallinearsi, con un modesto aggiustamento verso l’alto per Focus America e una lieve diminuzione per Silver e RCP.

Come già accennato, dopo quasi diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 572 giorni di presidenza (-20,7 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,5 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando la scadenza di domani dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
5 rilevazioni di 5 istituti — 16 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 1 sondaggio
Elettori registrati al voto

A

Adults · 3 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-0,4) - 58% (-0,3). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-0,1).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,1% (-0,2) - 58,4% (-). In totale un net rating di -19,3 (-0,2).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-0,2) - 58% (-1,1), con un net rating complessivo di -20,7 (+0,9). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

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In Wisconsin i sondaggi hanno sbagliato perché prevedevano un elettorato troppo giovane


La rianalisi dei dati grezzi di un istituto trova tre cause: parametri tarati su un elettorato troppo giovane e progressista, la rimonta di Crowley dopo le ultime interviste e chi non risponde.

I sondaggi finali delle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin davano Francesca Hong avanti di 22 punti su David Crowley, che cinque giorni dopo ha vinto per mezzo punto, 39,8% a 39,3%. G. Elliott Morris ha rianalizzato i dati grezzi di uno degli istituti che erano sul campo e ha trovato tre cause dell'errore, quasi tutte correggibili.

L'istituto è State Navigate, una organizzazione non profit che nelle elezioni per governatore di Virginia e New Jersey del 2025 era stata la più precisa di tutte. Morris aveva costruito per loro il programma di ponderazione dei sondaggi e in cambio ha ottenuto i dati grezzi da analizzare pubblicamente, senza mostrare i risultati all'istituto prima di pubblicarli. A fine luglio la loro rilevazione dava Hong al 44% e Crowley al 15%. In quella di agosto, con le interviste chiuse il 6, Hong era ancora al 44% e Crowley al 22%. Un errore di 22 punti sul margine non è normale nemmeno per una primaria, dove l'errore medio di un sondaggio per il Senato o per il governatore è di circa 13 punti.

Il problema non sta nel trattamento dei dati. Rifacendo i conti sui file grezzi con gli stessi parametri usati dall'istituto, Morris riproduce quasi esattamente i numeri pubblicati. L'errore sta in quello a cui il sondaggio è stato ponderato. Ogni sondaggio corregge il campione raccolto per farlo somigliare all'elettorato che i ricercatori si aspettano alle urne: se tra gli intervistati ci sono troppi giovani, il loro peso viene ridotto. Se però il modello di elettorato è sbagliato, la correzione allontana il risultato dalla realtà invece di avvicinarlo.

L'anagrafe elettorale del Wisconsin, il registro pubblico che negli Stati Uniti tiene traccia di chi è iscritto a votare e a quali elezioni ha partecipato, descrive un elettorato delle primarie composto per il 52-53% da persone dai 65 anni in su e per il 2-3% da under 30. Il campione di luglio era per il 36% di over 65 e per il 17% di under 30, cioè metà anziano e otto volte più giovane dell'elettorato che voleva misurare.

Chaz Nuttycombe, direttore di State Navigate, ha spiegato a Morris di avere costruito i parametri partendo dall'anagrafe, calcolando etnia, istruzione, area geografica, età, genere e tipo di iscrizione di chi aveva votato alle primarie precedenti in Wisconsin. Poi ha corretto quei valori sulla base delle primarie più recenti del 2025 e del 2026. La correzione ha alzato la quota di giovani, portandola al 9% di 18-29enni nel sondaggio contro il 2% dell'anagrafe. I pesi hanno quindi cambiato pochissimo il campione, perché gli intervistati somigliavano già ai parametri scelti.

Gli altri istituti hanno lavorato in due fasi: prima hanno reso il campione rappresentativo di tutti gli elettori registrati del Wisconsin, poi hanno lasciato che fossero gli intervistati a dire se sarebbero andati a votare alle primarie democratiche, a quelle repubblicane o a nessuna delle due. La precisione dipendeva così dal fatto che chi si autoselezionava fosse rappresentativo di chi poi vota davvero. Gli elettori che hanno risposto erano troppo giovani e troppo di sinistra.

Ripesando le due rilevazioni sull'anagrafe elettorale, per partito, età, etnia, sesso e istruzione, l'errore sul margine di agosto scende da 24 punti a circa 14. Nei numeri pubblicati da State Navigate il 17% degli intervistati si definiva socialista democratico e un altro 43% progressista, molto progressista o estremamente progressista. Anche dopo aver riportato età, etnia, sesso, istruzione e partito ai valori dell'anagrafe, il campione restava composto per il 38% da elettori che si dicono "molto liberal". Fissando quella quota al 25% registrato nelle primarie del 2016 dai sondaggi all'uscita dai seggi, l'errore sul margine crolla. Aggiungendo ai parametri anche il reddito si scende a circa 3 punti.

Nessuna fonte ufficiale dice però quanti elettori "molto liberal" ci siano davvero in uno Stato, ed è il motivo per cui i sondaggisti evitano di ponderare per ideologia: senza un dato di riferimento la scelta resta arbitraria e rischia di sembrare un modo per aggiustare il risultato. Morris propone di pubblicare più stime alternative, ciascuna con un'ipotesi diversa sulla composizione ideologica dell'elettorato.

La rimonta di Crowley è la seconda causa dell'errore e riguarda quello che è successo dopo la chiusura delle interviste. La rilevazione di agosto ha reintervistato 633 delle persone già sentite a luglio, riconoscendole una per una grazie a un codice dell'anagrafe elettorale. Tra loro il vantaggio di Hong è sceso di circa 7 punti in dieci giorni, da 33,6 a 27,1, quando mancavano ancora cinque giorni al voto. Morris stima che Crowley guadagnasse circa due terzi di punto al giorno nelle ultime settimane e che la corsa si sia spostata di 6-10 punti in suo favore dopo l'uscita degli ultimi sondaggi.

Mandela Barnes si è ritirato tra le due rilevazioni e i suoi elettori sono andati per il 25% a Crowley e per il 19% a Hong, con un altro 14% a Kelda Roys. Gli indecisi che nel frattempo avevano scelto si sono divisi per il 40% su Crowley, per il 40% su altri candidati e solo per il 20% su Hong. Il 6 agosto quasi la metà di loro era ancora senza una preferenza, con la parte moderata dell'elettorato che si è compattata soltanto nel giorno del voto. Distribuendo gli indecisi del sondaggio di agosto secondo gli stessi flussi, la corsa diventa un pareggio: Hong 34,4 e Crowley 34,3, contro un margine reale di mezzo punto.

La terza causa è chi ai sondaggi non risponde. Forzando la rilevazione di agosto a riprodurre il risultato vero, la composizione del campione cambia poco, con gli over 65 che salgono dal 43% al 46% e chi si definisce "molto liberal" che scende dal 41% al 36%. La distorsione non stava quindi nel mix demografico ma dentro ogni gruppo, perché anche gli elettori anziani e moderati che hanno risposto erano più favorevoli a Hong di quelli che sono andati davvero a votare. Tra i 1.284 intervistati di luglio il 51,2% dei sostenitori di Hong ha risposto anche alla seconda intervista, esattamente come il 51,2% di quelli di Crowley.

Applicando un metodo statistico pubblicato nel 2019 sul Journal of the Royal Statistical Society da Rebecca Andridge, Brady West e Rod Little, che simula come cambierebbero i risultati se la scelta di rispondere dipendesse in parte dal voto stesso, Morris stima che la mancata risposta abbia gonfiato Hong di 0-5 punti, circa un decimo dello scarto tra sondaggi e urne. Il resto è la somma di parametri sbagliati e movimento tardivo.

L'anagrafe del Wisconsin è piena di dati mancanti o sbagliati e l'età è la variabile più problematica. Nel documento metodologico State Navigate ha scritto che "molti elettori del Wisconsin hanno come anno di nascita il 1800 e noi non crediamo nei vampiri". Si tratta in genere di iscritti recenti e molto giovani. Circa la metà di quelli intervistati con quell'anno di nascita ha detto di avere tra i 18 e i 29 anni. Rifacendo i calcoli con ipotesi via via più aggressive su quanti di questi elettori siano davvero giovani, il vantaggio finale di Hong passa da 2,4 punti a 8,4 punti man mano che sale la quota di under 30, perché i giovani che hanno risposto a quel sondaggio erano quasi tutti suoi elettori.

Morris lascia quattro indicazioni ai sondaggisti: ponderare i sondaggi sulle primarie usando i dati dell'anagrafe su chi alle primarie ha votato davvero, restare sul campo fino all'ultimo fine settimana, verificare quanto i risultati cambiano al variare delle ipotesi sull'ideologia (in Wisconsin valgono circa 11 punti di margine) e trasformare l'analisi della mancata risposta in un controllo di routine prima della pubblicazione. Ripesati con i parametri corretti, quei sondaggi sbagliano più o meno quanto il sondaggio medio di una primaria.


David Crowley vince a sorpresa le primarie Dem per il governatore del Wisconsin


David Crowley ha vinto la primaria democratica per la carica di governatore del Wisconsin. Ha battuto per circa 3mila voti su quasi 790mila la socialista-democratica Francesca Hong, che i sondaggi davano avanti di una ventina di punti. L'Associated Press ha assegnato la vittoria alle 2:34 di notte (le 9:34 in Italia), al termine di uno spoglio in cui i due si sono scambiati più volte vantaggi di poche centinaia di voti. Crowley, 40 anni, a capo del governo della contea di Milwaukee, affronterà il 3 novembre il repubblicano Tom Tiffany, deputato sostenuto dal presidente Donald Trump, in uno degli stati più contesi del paese.

Con oltre il 95% delle schede scrutinate, Crowley ha ottenuto il 39,8% dei voti contro il 39,4% di Hong, mentre la terza classificata, la senatrice statale Kelda Roys, si è fermata al 7,5%. La legge del Wisconsin permette allo sconfitto di chiedere un riconteggio quando il distacco è inferiore a un punto percentuale (qui è di circa 0,4). Nella notte, con i risultati ancora incerti, Hong ha parlato ai sostenitori senza ammettere la sconfitta: "so che non abbiamo i risultati definitivi, ma so che siamo pronti a continuare a combattere".

Lo scrutinio è stato segnato da un errore a Milwaukee, dove le chiavette consegnate al centro di conteggio contenevano i registri di controllo invece dei risultati di almeno 28mila schede postali della città. La direttrice della commissione elettorale cittadina ha parlato di un "errore umano" che ha ritardato di ore il momento decisivo della serata. Quando i voti sono stati caricati, hanno premiato Crowley con circa 5 punti di vantaggio e hanno chiuso la corsa.

Hong arrivava al voto da favorita dopo essere stata davanti in tutti i sondaggi per mesi. L'ultima rilevazione della Marquette University la dava al 38% contro il 7% di Crowley e le medie stimavano un vantaggio intorno ai 20 punti. Lo scarto tra sondaggi e urne supera quello del Michigan, dove la settimana scorsa il progressista Abdul El-Sayed aveva vinto con un solo punto di margine una primaria per il Senato in cui era dato avanti in doppia cifra, un errore di circa 12 punti.

Per Crowley la vittoria completa una rimonta cominciata un mese fa. Si era ritirato dalla corsa l'8 luglio con consensi a una cifra e fondi in esaurimento, per poi rientrare dieci giorni dopo, quando la campagna della vicegovernatrice Sara Rodriguez era crollata per irregolarità nei conti. Il governatore uscente Tony Evers lo ha appoggiato con una mossa considerata rara e ha girato lo stato con lui nell'ultima settimana. La campagna di Crowley ha raccolto a fine luglio quasi il triplo dei fondi dell'intero anno precedente e ha beneficiato di oltre 3 milioni di dollari di spese di comitati esterni.

Su Hong hanno pesato le vecchie posizioni riemerse nel finale di campagna, dai post sul definanziamento della polizia a quelli per abolire il Senato degli Stati Uniti e cancellare la festa del Ringraziamento, tutti ritrattati nelle ultime settimane senza spegnere le polemiche. Una parte dei democratici temeva che la sua candidatura avrebbe consegnato ai repubblicani uno stato che nel 2024 ha registrato il margine presidenziale più stretto del paese. Evers aveva spiegato così il suo intervento contro di lei: Hong "ha passato l'intera campagna a occuparsi non dei problemi, ma di quello che c'è su Twitter".

Cresciuto nella zona nord di Milwaukee da genitori con problemi di dipendenze e salute mentale, sfrattato tre volte da bambino, Crowley amministra dal 2020 la contea più popolosa dello stato. È il primo afroamericano e il più giovane di sempre in quel ruolo e se vincesse a novembre sarebbe il primo governatore nero del Wisconsin. In campagna ha promesso di costruire più case, migliorare il sistema sanitario e portare il salario minimo statale dagli attuali 7,25 dollari l'ora a 20 dollari entro il 2030.

La corsa di novembre parte aperta, perché le ultime tre elezioni per il governatore del Wisconsin senza un uscente in campo hanno cambiato ogni volta il partito al potere. Tiffany, 68 anni, ha vinto facilmente la sua primaria e ha detto che la strategia non cambierà con Crowley: "non c'è un centesimo di differenza tra i candidati democratici". Evers lo ha festeggiato su X nella notte definendolo "il futuro del nostro partito" e scrivendo che "per ora balliamo la polka. Domani torniamo al lavoro per vincere".

Primarie democratiche · Wisconsin

Crowley batte Hong per 3.000 voti nella corsa a governatore del Wisconsin

L’Associated Press assegna a Crawley una vittoria per 3.211 voti, quattro decimi di punto, sulla deputata statale Francesca Hong, con circa il 2 per cento delle schede che restano ancora da scrutinare. A novembre sfiderà il repubblicano Tom Tiffany nella corsa per la successione a Tony Evers.

David Crowley 39,8%
Esecutivo della contea di Milwaukee · 313.321 voti

Francesca Hong 39,4%
Deputata statale di Madison · 310.110 voti

Kelda Roys 7,5%
Senatrice statale di Madison · 59.013 voti

Joel Brennan 4,7%
Ex segretario all’Amministrazione · 36.981 voti

Sara Rodriguez 4,1%
Vicegovernatrice · 32.505 voti

Mandela Barnes 4,1%
Ex vicegovernatore · 32.239 voti

787.678 voti conteggiati 98% scrutinato

Crowley in vantaggio Hong in vantaggio
MadisonMilwaukeeEau ClaireGreen Bay Margine in voti10.0002.500500

Crowley è avanti in 52 contee su 72, Hong in 20: sue Madison e le città universitarie, con lo scarto più ampio dello stato nella contea di Dane (+11.182 voti). Crowley ha vinto la sua, Milwaukee, per appena 2.392 voti.

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 9:52 italiane del 12 agosto 2026 con lo scrutinio al 98 per cento. Primarie democratiche dell’11 agosto 2026 per la carica di governatore del Wisconsin.

Martedì si votava anche in Minnesota, Connecticut e Vermont, oltre che in un'elezione speciale in South Carolina, con un bilancio misto per la sinistra democratica. In Minnesota la vicegovernatrice progressista Peggy Flanagan ha battuto di quasi 20 punti la deputata centrista Angie Craig nella primaria democratica per il Senato, nonostante circa 16 milioni di dollari di spese esterne a favore della rivale. "Per mesi vi ho detto che questa campagna era i molti contro i soldi", ha detto Flanagan ai sostenitori, "indovinate un po', i molti hanno appena vinto".

Flanagan, 46 anni e membro della nazione Ojibwe di White Earth, sarebbe la prima donna nativa americana eletta al Senato. Affronterà la repubblicana Michele Tafoya, ex giornalista sportiva televisiva, per il seggio della democratica uscente Tina Smith, in uno stato che non elegge un senatore repubblicano dal 2002. Sempre in Minnesota la senatrice Amy Klobuchar ha ottenuto quasi senza rivali la candidatura democratica per governatore, dopo la rinuncia di Tim Walz travolto a gennaio da uno scandalo sulle frodi nei programmi sociali dello stato. Tra i repubblicani la presidente della Camera statale Lisa Demuth ha sconfitto Mike Lindell, il fondatore dell'azienda di cuscini MyPillow sostenuto da Trump e tra i più noti negazionisti della sua sconfitta del 2020.

In South Carolina la senatrice Darline Graham, nominata a luglio per completare il mandato del fratello Lindsey Graham, morto un mese fa, non ha raggiunto la maggioranza necessaria a vincere subito la primaria repubblicana speciale per il Senato, nonostante il sostegno di Trump. Il 25 agosto andrà al ballottaggio contro Ralph Norman, deputato veterano e vicepresidente del Freedom Caucus, il gruppo dei parlamentari repubblicani più a destra.

In Connecticut il deputato John Larson, 78 anni e in carica da 28, ha perso la primaria democratica del primo distretto contro Luke Bronin, ex sindaco di Hartford di 47 anni. Bronin ha impostato la campagna sul ricambio generazionale, dopo vittorie simili di sfidanti più giovani a New York e Denver. Il governatore Ned Lamont ha invece ottenuto facilmente la candidatura a un terzo mandato. In Vermont l'economista Amanda Janoo ha vinto la primaria democratica per governatore e sfiderà il repubblicano Phil Scott, rieletto nel 2024 con più di 50 punti di margine.

In Wisconsin i democratici hanno scelto anche Rebecca Cooke per la rivincita nel terzo distretto contro il repubblicano Derrick Van Orden, che l'aveva battuta nel 2024 per meno di 3 punti. Il distretto è uno dei seggi che il partito considera decisivi per riconquistare la Camera. Nel settimo, lasciato libero da Tiffany, i repubblicani hanno candidato Michael Alfonso, 26 anni, genero del segretario ai Trasporti Sean Duffy e sostenuto da Trump. Se eletto sarebbe il membro più giovane del Congresso.


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Negli Stati Uniti frenano consumi e fiducia: vendite al dettaglio in calo dello 0,6%


Le vendite al dettaglio sono scese dello 0,6% a luglio, il dato peggiore in oltre un anno, contro il +0,1% atteso. Ad agosto la fiducia dei consumatori misurata dall'Università del Michigan è calata dell'8%, e il calo più netto è tra i repubblicani.

Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono diminuite dello 0,6% a luglio, il risultato peggiore da oltre un anno e molto distante dal +0,1% previsto dagli analisti. La flessione non dipende soltanto dalle componenti tradizionalmente più volatili: escludendo stazioni di servizio e concessionarie, infatti, le vendite sono comunque arretrate dello 0,3%. Il settore delle auto e dei ricambi ha perso l'1,8%, quello dei carburanti lo 0,9% e i negozi di elettronica ed elettrodomestici lo 0,5%. Alcuni comparti hanno però continuato a crescere: l'abbigliamento ha registrato un aumento dell'1,9%, i prodotti per la salute e la cura della persona dello 0,7% e la ristorazione dello 0,5%. Rispetto a un anno prima, le vendite restano comunque più alte del 5%.

A indebolire il dato ha contribuito anche il calendario. Amazon ha anticipato il Prime Day rispetto all'anno scorso, concentrando a giugno gli acquisti promozionali che in precedenza erano stati effettuati a luglio: questo spiega una parte consistente del calo del 2,2% delle vendite online. Un effetto analogo è arrivato dal Mondiale di calcio, disputato quasi interamente a giugno, che ha anticipato una quota della spesa legata all'evento e ha fatto apparire luglio più debole di quanto non fosse realmente.

Consumi USA · Luglio 2026

A luglio gli americani hanno speso meno, e ora si aspettano che i prezzi corrano più degli stipendi

Le vendite al dettaglio sono scese dello 0,6%, il calo più forte da maggio 2025. Non è solo un effetto delle voci più volatili: anche l’aggregato che entra nel calcolo del PIL si è ridotto, e la fiducia dei consumatori è tornata a scendere.

Grafica di FocusAmerica 15 agosto 2026

Vendite al dettaglio, variazione su giugno
−0,6%
Il calo più forte da maggio 2025

In valore assoluto le vendite si sono fermate a 763,6 miliardi di dollari, il 5,0% in più di un anno fa.

Quello che gli analisti si aspettavano, e quello che è successo

Vendite al dettagliototale del settore

Gruppo di controlloentra nel calcolo del PIL

0

+0,1%

−0,6%

+0,3%

−0,4%

Atteso
Reale
Atteso
Reale

In entrambi i casi lo scarto fra la previsione e il dato reale è di 0,7 punti percentuali. Le stime di maggio e giugno sono state riviste al ribasso.

Il dettaglio

Scendono l’online e le auto, tiene l’abbigliamento


Variazione delle vendite a luglio rispetto a giugno, per tipo di esercizio. Tocca il cerchietto accanto ad alcune voci per leggere la nota.

0

La fiducia

Ad agosto la fiducia dei consumatori torna a scendere


Indice dell’Università del Michigan, rilevazione preliminare di agosto. Gli analisti si aspettavano 54,5.

Luglio
55,2

Agosto
51

Dato definitivo
Stima preliminare

L’indice ha perso l’8% in un mese, dopo due mesi di risalita

A peggiorare non è il giudizio sulle finanze personali, calato solo di poco, ma la fiducia nell’economia in generale. Le attese sull’inflazione restano invece ferme: 4,3% a dodici mesi, 3,3% a cinque anni.

Su 100 americani, quanti si aspettano che nei prossimi dodici mesi il proprio reddito cresca più dei prezzi

Dicembre 2024 18

Agosto 2026 8

In venti mesi si sono più che dimezzati. È la quota di americani ormai rassegnata a vedere il proprio reddito crescere meno del costo della vita.

Vendite a luglio, variazione su giugno. In calo: vendite online −2,2%; auto e ricambi −1,8%; benzina −0,9%; elettronica ed elettrodomestici −0,5%; alimentari −0,1%. In crescita: materiali edili e giardinaggio +0,3%; grandi magazzini +0,3%; ristorazione e bar +0,5%; salute e cura della persona +0,7%; abbigliamento +1,9%.

Fiducia dei consumatori. Aspettative sull’economia: −11% nel breve periodo e −17% nel lungo, in un mese. Fiducia degli elettori repubblicani: −19% rispetto ai livelli precedenti alla guerra con l’Iran. Su 100 americani, 8 si aspettano che il proprio reddito cresca più dei prezzi: erano 18 nel dicembre 2024.


Fonte U.S. Census Bureau, Advance Monthly Retail Trade Survey (14 agosto 2026); Università del Michigan, Surveys of Consumers, rilevazione preliminare di agosto 2026. Le previsioni sono il consenso degli analisti rilevato da FactSet.

Si indebolisce la componente che più alimenta il PIL


Anche al netto di questi fattori, però, il quadro rimane fiacco. Il cosiddetto gruppo di controllo delle vendite al dettaglio, l'aggregato utilizzato per stimare i consumi nel calcolo del PIL, è diminuito dello 0,4%, mentre gli analisti prevedevano un aumento dello 0,3%. Nel secondo trimestre la spesa delle famiglie aveva fornito 2,1 punti percentuali alla crescita del PIL, compensando il contributo negativo del resto dell'economia. Se anche questo motore rallenta, restano pochi altri fattori capaci di sostenere l'espansione.

"Il debole rapporto sulle vendite al dettaglio di luglio mostra che i consumatori si sono presi una pausa dopo l'esuberante ondata di spesa della prima metà dell'anno", ha scritto Kathy Bostjancic, capo economista di Nationwide. "La contrazione della spesa nel gruppo di controllo, unita alle revisioni al ribasso dei due mesi precedenti, indica che all'inizio del terzo trimestre i consumi reali hanno meno slancio di quanto si pensasse", ha aggiunto.

Crollano le aspettative sull'economia


Anche la fiducia dei consumatori si è deteriorata. Nella rilevazione preliminare di agosto, l'indice dell'Università del Michigan è sceso dell'8%, passando dai 55,2 punti di luglio a 51, contro i 54,5 attesi dagli analisti. L'indicatore tornava così a diminuire dopo due mesi consecutivi di crescita, pur restando al di sopra dei minimi raggiunti in primavera, durante l'impennata dei prezzi della benzina. Il peggioramento non riguarda tanto la valutazione delle finanze personali, diminuita solo marginalmente, quanto le prospettive generali: le aspettative sull'economia sono crollate dell'11% nel breve periodo e del 17% nel lungo. Sono rimaste invece invariate le attese sull'inflazione, al 4,3% per i prossimi dodici mesi e al 3,3% nell'orizzonte di cinque anni.

Il calo più marcato si registra tra gli elettori repubblicani, il cui indice di fiducia è ora inferiore del 19% rispetto ai livelli precedenti alla guerra con l'Iran ed è sceso al punto più basso dalle elezioni del 2024. "Sebbene l'indebolimento registrato all'inizio del mese sia stato diffuso tra i diversi gruppi demografici, le riduzioni più consistenti hanno riguardato i consumatori anziani, quelli a basso reddito e quelli privi di una laurea", ha spiegato Joanne Hsu, responsabile dell'indagine del Michigan. "Sono categorie particolarmente vulnerabili a qualsiasi erosione del potere d'acquisto provocata dall'inflazione." Soltanto l'8% degli americani si aspetta che nei prossimi dodici mesi il proprio reddito cresca più rapidamente dei prezzi, contro il 18% del dicembre 2024.

Il debole rapporto sull'occupazione della scorsa settimana e due dati relativamente contenuti sull'inflazione consentono intanto alla Federal Reserve di attendere prima di valutare un eventuale ulteriore rialzo dei tassi in autunno. Il mercato azionario continua a salire e la disoccupazione rimane bassa: per ora nulla indica ancora un vero arretramento dei consumi. I dati di luglio mostrano sicuramente però che la spinta della prima metà dell'anno si è esaurita e che l'economia continua a dipendere da famiglie ormai sempre più rassegnate a vedere i propri redditi crescere meno del costo della vita.


Per gli elettori americani il costo della vita ora conta più che nel 2024


Oggi il 36% degli americani indica l'inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese. Nell'ottobre 2024, poche settimane prima del voto che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca, a dare la stessa risposta era il 24%. La quota è cresciuta con regolarità nell'ultimo anno: a maggio era al 30% ed è salita al 36% nell'ultima rilevazione diffusa questa settimana dal sondaggio periodico di YouGov e dell'Economist sulle priorità degli americani.

A maggio il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,48 dollari al gallone, poco meno di quattro litri. Nello stesso mese l'inflazione è salita al livello più alto degli ultimi tre anni, spinta soprattutto dalla guerra con l'Iran, che si trascina da mesi e ha interrotto le rotte delle forniture. Dal 2022 gli americani considerano l'inflazione uno dei problemi più gravi del Paese e ne hanno tenuto conto anche nelle urne. Nel 2024 il carovita e le condizioni dell'economia sono stati tra i principali fattori che hanno favorito l'elezione di Trump.

Più della metà degli intervistati in un sondaggio Ipsos del 2 e 3 giugno ha dichiarato di aver tagliato le spese non essenziali dopo l'aumento del prezzo della benzina e del costo della vita. Più di un terzo ha rinviato gli acquisti più costosi o scelto marche meno care. Proprio sull'inflazione e sul costo della vita Trump registra il giudizio peggiore tra tutti i temi monitorati: il saldo tra chi approva e chi disapprova il suo operato su questo fronte è quasi 20 punti inferiore al suo saldo complessivo ed è peggiorato di oltre 40 punti dall'inizio del mandato, secondo la media dei sondaggi raccolta da FiftyPlusOne e calcolata da G. Elliott Morris.

Il prezzo politico del carovita

L’inflazione presenta il conto a Trump


Prezzi e costo della vita sono tornati in cima alle preoccupazioni degli americani e stanno ridisegnando la corsa alle elezioni di metà mandato.

Grafica di FocusAmericaDati al 6 agosto 2026

La salita

Un problema che cresce da un anno


Quota di americani che indica l’inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese (YouGov/The Economist).

4,48 $
Prezzo medio della benzina al gallone a maggio, quando l’inflazione ha toccato il massimo degli ultimi tre anni

1 su 2
Più di un americano su due ha tagliato le spese non essenziali dopo i rincari (Ipsos, giugno)

Il punto debole

Sull’inflazione Trump riceve il giudizio più severo


Saldo fra chi approva e chi disapprova la gestione del carovita da parte del presidente (media dei sondaggi FiftyPlusOne).


Oltre
−40punti
Il calo del saldo dall’inizio del mandato: nessun altro tema è peggiorato così tanto.

Sul carovita il giudizio è quasi 20 punti più severo di quello complessivo sul presidente.

Il sorpasso

Per la prima volta in dieci anni l’economia premia i Democratici


«Di quale partito ti fidi di più sull’economia?» — Ipsos/Reuters, 29 luglio–3 agosto 2026.

37%DemocraticiDem.

27%Né l’uno né l’altroNessuno

36%RepubblicaniRep.

Un solo punto separa i due partiti — e oltre un quarto degli americani non ne sceglie nessuno

Dall’insediamento di Trump il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

La posta in gioco

A novembre i Democratici partono avvantaggiati


Intenzioni di voto per la Camera e gradimento del presidente, medie FiftyPlusOne al 6 agosto.

Generic ballot — elettori probabili

Democratici 49,0%+6,5

In lieve calo dal 49,4% del 31 luglio, ma il distacco resta ampio.

Repubblicani 42,5%

In discesa dal 43,5% del 31 luglio.

Gradimento del presidente — adulti

Approva 36,8%

In lieve risalita dal minimo del 36,1% toccato il 31 luglio.

Disapprova 59,9%

Era al 61% una settimana fa.

Fonti: YouGov/The Economist; Ipsos (2–3 giugno 2026); Ipsos/Reuters (29 luglio–3 agosto 2026); FiftyPlusOne, media dei sondaggi elaborata da G. Elliott Morris.

L'economia diventa un problema politico per i Repubblicani


Per la prima volta in dieci anni, più americani si fidano dei Democratici che dei Repubblicani sulla gestione dell'economia. Nell'ultimo sondaggio Ipsos per Reuters, condotto tra il 29 luglio e il 3 agosto, il 37% ha indicato i Democratici e il 36% i Repubblicani. Da quando Trump si è insediato, il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

I deputati democratici hanno scelto il carovita come tema centrale della campagna per le elezioni di metà mandato. Alcuni parlamentari repubblicani temono invece che il loro partito non stia facendo abbastanza per contrastare l'aumento dei costi. I candidati di entrambi gli schieramenti cercano così di presentarsi come i migliori difensori del portafoglio degli elettori.

Nel 2024 i Democratici avevano cercato di prendere le distanze dai giudizi negativi sull'economia dell'allora presidente Joe Biden e dall'inflazione che aveva segnato gran parte del suo mandato, senza riuscirci: persero la presidenza e il Senato. Per i Repubblicani il compito potrebbe essere ancora più difficile, perché dovrebbero prendere le distanze da un presidente in carica mentre il giudizio sulla sua gestione dell'inflazione continua a peggiorare.

Non tutti gli elettori, naturalmente, decidono il proprio voto sulla base di un solo tema. Nei sondaggi restano ai primi posti anche la sanità, la previdenza sociale e lo stato della democrazia. E chi disapprova la gestione dell'inflazione non voterà necessariamente per i Democratici a novembre. Il vantaggio democratico nel generic ballot — la domanda con cui i sondaggisti chiedono quale partito si voterebbe alle elezioni per la Camera senza indicare i nomi dei candidati — è comunque arrivato a circa 7 punti. La quota di elettori probabili intenzionati a votare repubblicano è scesa dal 43,5% del 31 luglio al 42,5%, mentre quella democratica è passata dal 49,4% al 49%. I dati sono aggiornati alle 13 del 6 agosto sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 19 in Italia.

Gli altri segnali dai sondaggi


L'indice di gradimento del presidente tra gli adulti americani è leggermente risalito dopo il minimo della settimana scorsa: il 31 luglio era al 36,1%, con il 61% di giudizi negativi; ora è al 36,8%, contro il 59,9% di disapprovazione. La popolarità di Trump è crollata molto più di quanto siano cresciuti i Democratici nel generic ballot, che tende comunque a spostarsi verso il partito all'opposizione negli ultimi mesi della campagna elettorale.

Il 55% degli americani ritiene che l'Amministrazione si sia spinta troppo oltre nell'inviare agenti federali dell'immigrazione nelle città, in calo rispetto al 62% di febbraio, secondo un sondaggio AP-NORC condotto dal 23 al 27 luglio. La quota di chi pensa che il governo abbia ecceduto nel limitare l'immigrazione legale è scesa dal 54% al 51%, mentre quella di chi ritiene eccessive le espulsioni degli immigrati che vivono illegalmente nel Paese è passata dal 52% al 47%.

Il 68% degli americani ritiene che la guerra in Iran non sia valsa i costi sostenuti, secondo un sondaggio Ipsos per il Chicago Council on Global Affairs, centro studi di politica estera, condotto dal 10 al 21 luglio. Lo pensa il 91% dei Democratici e il 76% degli indipendenti. Tra i Repubblicani, invece, il 63% ritiene che la guerra sia valsa i suoi costi e il 36% che non lo sia stata. Nel complesso, la quota di americani che considera il programma nucleare iraniano una minaccia critica è scesa al 49%, mentre tra i Repubblicani è salita dal 56% del 2023 al 68% di oggi.

Infine, il 16% degli americani dichiara di aver vissuto almeno un periodo da senzatetto, secondo un sondaggio YouGov condotto dal 28 al 30 luglio. Il 61% considera il fenomeno un problema molto serio e un altro 29% abbastanza serio. Il 77% chiede che il governo federale faccia di più, mentre il 70% rivolge la stessa richiesta agli Stati e alle amministrazioni locali. Solo l'11% ritiene che il problema sia al di fuori del controllo della politica.


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In Ohio Sherrod Brown prova a rientrare al Senato con lo stesso messaggio di 52 anni fa


A 73 anni il democratico sfida il repubblicano Jon Husted nella corsa da cui dipendono le speranze del suo partito di riconquistare la camera alta a novembre.
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A 73 anni Sherrod Brown prova a rientrare al Senato degli Stati Uniti due anni dopo aver perso il seggio che aveva tenuto per tre mandati. È uno dei democratici su cui il partito conta di più per le sue speranze di riconquistare il controllo della camera alta a novembre. Il suo avversario è Jon Husted, senatore repubblicano che a quella carica non è mai stato eletto: è stato nominato per occupare il seggio lasciato libero da JD Vance quando è diventato vicepresidente.

Nel 2024 Brown aveva perso con il presidente Trump sulla scheda e l'entusiasmo repubblicano al massimo, mentre l'industria delle criptovalute spendeva cifre enormi per cacciarlo dal Senato. Questa volta il presidente non è candidato ed è impopolare presso larga parte del paese. L'Ohio resta però uno Stato che nell'ultimo decennio si è spostato a destra.

Brown ha raccolto più fondi di qualsiasi altro democratico candidato al Senato, con l'eccezione di James Talarico in Texas e Jon Ossoff in Georgia. Gli analisti elettorali indipendenti classificano la corsa dell'Ohio tra il favore ai repubblicani e il testa a testa (cioè tra una gara che il candidato repubblicano parte favorito per vincere e una in cui nessuno dei due è davanti). I sondaggi indicano che Brown può farcela.

Nei sondaggi, nei focus group e alle urne l'elettorato democratico chiede candidati giovani, estranei alla politica di professione e ostili all'establishment di Washington. Brown è l'esatto contrario: eletto per la prima volta nel 1974, ha passato gran parte degli ultimi trentacinque anni nei corridoi del Congresso. Al tempo stesso è prima di tutto un populista economico e il costo della vita alimenta oggi una spinta a sinistra dentro il partito. Il messaggio che sempre più elettori democratici vogliono sentirsi dire è quello che lui ripete da prima che molti di loro nascessero. Dennis Eckart, ex deputato dell'Ohio e amico di lunga data, ha detto al New York Times che Brown è quello che la maggior parte della gente desidera. "È stato il senatore della cameriera, è stato il senatore dell'operaio", ha detto.

I repubblicani lo descrivono come un uomo del passato, uno che ha già perso una volta e perderà di nuovo perché è troppo a sinistra per il suo Stato. Husted ha definito "patetica" l'operazione. "O è il suo sistema, o è stato un fallimento nel cambiarlo", ha detto al New York Times il senatore, eletto all'assemblea legislativa dell'Ohio nel 2000 e poi segretario di Stato dell'Ohio, la carica che sovrintende alle elezioni, prima di diventare vicegovernatore e di essere nominato al Senato. "Può scegliere quale delle due, ma in un modo o nell'altro è stato un fallimento." Nick Puglia, portavoce del comitato che finanzia le campagne dei repubblicani al Senato, ha detto in una nota che "dopo 32 anni passati a piegare il ginocchio davanti alla sinistra radicale a Washington" Brown "è completamente fuori sintonia con l'Ohio" mentre si batte per aumentare le tasse e dare sussidi pubblici agli immigrati irregolari.

Quest'anno Brown ha deciso di parlare del suo avversario, cosa che di solito non fa. Nei suoi incontri ricorda che Husted ha detto che chi fa fatica non sa come muoversi nel mondo reale e che basterebbe lavorare di più e meglio per guadagnare di più. La frase che giudica più offensiva è quella in cui il senatore repubblicano ha definito "rotta" l'etica del lavoro nel paese. Husted ha risposto che si tratta di "una bugia" e ha detto che Brown "non ha mai lavorato in una fabbrica né fatto un giorno di lavoro manuale in vita sua".

Figlio di un medico e laureato a Yale, Brown è stato eletto deputato all'assemblea dell'Ohio nel 1974, quattro giorni prima di compiere 22 anni. Il giornale della sua città, il Mansfield News Journal, lo descrisse allora come un "liberal" con "il sostegno del sindacato", già attivista per i diritti civili, per l'ambiente e contro la guerra ai tempi del liceo. "Il sistema fa schifo", disse a un cronista.

È stato rieletto nel 1976, nel 1978 e nel 1980. Nel 1982 è diventato segretario di Stato dell'Ohio, è stato riconfermato nel 1986 e ha perso il posto nel 1990. Nel 1992 è entrato alla Camera dei rappresentanti a Washington ed è stato rieletto nel 1994 (l'anno in cui moltissimi democratici persero il seggio) e poi altre cinque volte. Una delle ragioni della sua tenuta è l'opposizione precoce e convinta al NAFTA, l'accordo di libero scambio nordamericano.

Nel libro del 1999 "Congress From the Inside" ha scritto che quell'accordo alimentò rabbia e cinismo tra gli iscritti ai sindacati, che "hanno visto i salari ristagnare, le fabbriche delle loro comunità chiudere e il loro presidente mandare i loro posti di lavoro in Messico". Nel libro del 2004 "Myths of Free Trade: Why American Trade Policy Has Failed" ha preso di mira le élite del paese. "Se i leader delle nostre istituzioni si prendessero il tempo di ascoltare le persone che lavorano con le mani, forse imparerebbero qualcosa sulle ragioni dell'ansia dei lavoratori, sulla disperazione con cui molti guardano al futuro".

I nomi dei suoi due cani riassumono la sua politica: Franklin, come Franklin Delano Roosevelt, e Walter, come Walter Reuther. "Il più grande presidente", ha detto al New York Times, "e il più grande leader sindacale". Per Brown il problema di fondo della politica americana degli ultimi cinquant'anni è che le imprese sono diventate sempre più grandi e forti mentre il lavoro è diventato sempre più piccolo e debole, con lo smantellamento sistematico della Great Society, il programma di riforme sociali di Lyndon Johnson degli anni Sessanta costruito sul New Deal di Roosevelt degli anni Trenta.

La sua vittoria al Senato nel 2018, due anni dopo che il presidente Trump aveva vinto l'Ohio, era stata così improbabile che molti democratici si chiesero se non dovesse candidarsi alla Casa Bianca. Il messaggio non è cambiato da allora. "La storia e la politica sono cicliche", ha detto al New York Times.

In Ohio i democratici hanno una generazione di amministratori giovani: Aftab Pureval, 43 anni, sindaco di Cincinnati, Justin Bibb, 39 anni, sindaco di Cleveland, e Dani Isaacsohn, 37 anni, capogruppo di minoranza alla Camera dello Stato. Quando quest'anno si è aperta la corsa al Senato, nessuno di loro si è fatto avanti. Pureval ha detto al New York Times che da giovane non vorrebbe nessun altro candidato al posto di Brown, perché il costo della vita è il tema di cui si occupa da quando è entrato nella vita pubblica.

Nei suoi comizi Brown ricorda l'ultima cosa importante che ha fatto da senatore, il Social Security Fairness Act, la legge bipartisan che ha contribuito a scrivere per garantire la pensione piena a milioni di dipendenti pubblici. A Steubenville, ex città dell'acciaio sul fiume Ohio a 45 minuti di auto da Pittsburgh, è entrato tra gli applausi nella sede locale del sindacato degli elettricisti. Alle sue spalle c'erano cartelli con scritto "Workers before billionaires", i lavoratori prima dei miliardari, e "Taking on the rigged system", contro il sistema truccato.

"Vedete cosa succede quando le aziende fanno sempre più soldi", ha detto agli iscritti. "I dirigenti sono pagati sempre di più, i profitti sono più grandi, voi lavorate di più, siete più produttivi e i soldi che escono sono più di quelli che entrano." "Ecco perché combattiamo", ha aggiunto. "Ecco perché sono in questa corsa".

Quando si candidò per la prima volta nel 1974, un annuncio elettorale lo presentava come "un cambiamento in meglio". Cinquantadue anni dopo chiede lo stesso genere di cambiamento. Eckart ha ricordato i discorsi che faceva all'assemblea dell'Ohio negli anni Settanta. "Stava reincarnando Roosevelt", ha detto. "Non c'è granché di nuovo".


Il modello di Nate Silver dà i Democratici favoriti per la vittoria a novembre


I democratici hanno l'87% di probabilità di riprendersi la Camera e il 57% di conquistare il Senato alle elezioni di metà mandato. Sono i numeri di FLIPR, il nuovo modello di previsione elettorale presentato ieri da Nate Silver sulla sua newsletter Silver Bulletin, a 84 giorni dal voto di novembre.

FLIPR è l'acronimo di Forecast with Leading Indicators, Polls and (Expert) Ratings, cioè previsione con indicatori anticipatori, sondaggi e valutazioni degli esperti. Il modello è l'erede diretto delle previsioni che Silver produceva per FiveThirtyEight e gira in tre versioni: Lite che usa solo i sondaggi, Classic che aggiunge i cosiddetti fondamentali come la raccolta fondi e il fatto di essere già in carica, Deluxe che incorpora anche le valutazioni degli analisti di Cook Political Report, Inside Elections e Sabato's Crystal Ball.

Ogni aggiornamento si basa in genere su 40.000 simulazioni e tratta insieme Camera, Senato e corse per governatore, così da poter calcolare anche la probabilità di scenari misti. Le tre versioni arrivano a risultati vicini tra loro: alla Camera i democratici sono all'87% con Deluxe e Classic e all'83% con Lite, al Senato al 57% con Deluxe e Lite e al 56% con Classic.

Il reale vantaggio democratico nel voto popolare


La media semplice dei sondaggi sul generic ballot — la domanda con cui si chiede agli elettori quale partito intendano sostenere alla Camera, senza indicare i nomi dei candidati — vede i Democratici in vantaggio di 6,7 punti, un margine rimasto pressoché stabile negli ultimi mesi. Secondo Silver, quel margine probabilmente sottostima il vantaggio democratico, perché la maggior parte delle rilevazioni ad essere intervistati sono gli elettori registrati e non quelli che con più probabilità andranno davvero a votare, ovvero i cosiddetti probabili elettori (“likely voters”) nel gergo dei sondaggisti americani.

Negli Stati Uniti per votare bisogna, infatti, iscriversi in anticipo nelle liste elettorali e gli istituti di sondaggio distinguono tra chi è semplicemente registrato e chi è considerato un probabile elettore. Applicando a tutti i sondaggi basati su elettori registrati la correzione per l'affluenza stimata, che Silver ricava dai sondaggi che pubblicano entrambe le versioni, il vantaggio stimato per i democratico sale a 8,1 punti.

Il modello calcola anche un valore storico di partenza basato su tutte le elezioni per il Congresso dal 1946, calibrato sul gradimento del presidente in carica, sul risultato dell'elezione precedente e sul fatto che si tratti o meno di elezioni di metà mandato, con una correzione per la polarizzazione crescente. Quel calcolo stima che i democratici possano vincere il voto popolare per la Camera di 8,7 punti. Le tre stime, i sondaggi grezzi, i sondaggi corretti per l'affluenza e la storia delle elezioni passate, si collocano quindi tutte tra i 6 e i 9 punti a favore dei democratici.

L'indice di gradimento del presidente resta intanto intorno a -20 punti, con il 38% di consensi e solo il 22% degli americani che dichiara di approvare con convinzione il suo operato. I pochi repubblicani scettici verso il presidente difficilmente voteranno per i democratici, ma potrebbero alla fine non andare a votare affatto danneggiando ulteriormente le possibilità di vittoria repubblicane a novembre.

Silver afferma che un presidente con questi numeri, impantanato in una guerra impopolare in Medio Oriente e alle prese con i prezzi della benzina in aumento, pesa molto più della disorganizzazione interna del Partito Democratico. A questo si aggiunge la stanchezza degli elettori verso un presidente di 80 anni che non può ricandidarsi, in un momento in cui in tutto il mondo l'essere al potere è diventato uno svantaggio.

Previsioni per Camera e Senato


Alla Camera dei Rappresentanti i repubblicani hanno vinto la partita del ridisegno dei collegi elettorali, condotto a metà decennio in modo senza precedenti. La mappa che ne è uscita ha una leggera inclinazione a loro favore e riduce il numero di collegi contendibili, perché entrambi i partiti hanno disegnato distretti fortemente partigiani.

Il punto di equilibrio, secondo FLIPR e altri modelli, sta ora intorno ai 3 o 3,5 punti: se l'ambiente politico nazionale è di almeno 3 punti a favore dei democratici, sono loro ad iniziare ad essere i favoriti in termini di seggi. Ma l’estremo gerrymandering comporta anche il fatto che, persino con una vittoria di 9 punti nel voto popolare, che per gli standard moderni sarebbe un trionfo, difficilmente i democratici arriverebbero ai 41 seggi guadagnati nel 2018.

Al Senato ci sono invece oggi 53 repubblicani e 47 democratici. In caso di parità il voto decisivo (“tie breaking”) spetta al vicepresidente JD Vance, che, da Costituzione, presiede i lavori del Senato. Per i democratici la sfida non è per nulla facile, essendo necessario per ottenere la maggioranza conquistare 4 seggi netti — che salgono a 5 se non mantengono il controllo del Michigan.

In quello Stato il loro candidato Abdul El-Sayed, che il presidente ha attaccato più volte pubblicamente nei giorni scorsi, è attualmente poco dietro al candidato repubblicano Mike Rogers nella media dei sondaggi. Secondo i calcoli di Silvers, ad ogni modo, per ottenere la maggioranza al Senato serve un ambiente politico di almeno 6 punti a favore dei democratici. Oggi sono su quel livello o poco sopra, quindi sono comunque favoriti anche se per poco.

In dettaglio, FLIPR considera sei corse in cui i democratici sono attualmente in equilibrio o in vantaggio: North Carolina, Maine, Texas, Ohio, Iowa e Alaska. Di questi ne devono vincere almeno 4:

  1. in North Carolina Roy Cooper ha il 90% di probabilità ed è la cosa più simile a una certezza, benché i democratici non vincano un'elezione presidenziale in quello Stato dal 2008;
  2. in Maine Troy Jackson, subentrato a Graham Platner dopo il suo ritiro, è dato al 69% di chance di vittoria contro la senatrice uscente Susan Collins;
  3. in Texas il candidato democratico James Talarico è dato leggermente favorito, forse la sorpresa principale del modello, ma in linea con quelli che sono i sondaggi attualmente disponibili;
  4. in Ohio l'ex senatore Sherrod Brown è quasi alla pari nella battaglia contro il senatore uscente Jon Husted, per il controllo del seggio lasciato libero da JD Vance per i prossimi due anni di mandato;
  5. in Iowa il democratico Josh Turek è sostanzialmente alla pari con la candidata repubblicana Ashley Hinson, mentre il democratico Rob Sand è in vantaggio nella corsa per governatore;
  6. infine, in Alaska Mary Peltola, già eletta in passato al seggio unico dello Stato alla Camera in un anno meno favorevole al suo partito, se la gioca quasi alla pari con il suo probabile rivale repubblicano, il senatore uscente Dan Sullivan.

Restano poi due possibilità di vittoria piuttosto remote per i democratici in Kansas e in Nebraska, dove corre Dan Osborn, formalmente indipendente ma di fatto vicino ai democratici.

Il Michigan è la maggiore divergenza interna al modello. La versione Lite, che usa solo i sondaggi, dà Rogers favorito al 60%, perché El-Sayed è indietro di circa un punto e mezzo nella media. Classic e Deluxe lo considerano invece favorito e lo proiettano a una vittoria di circa 3 punti, sul presupposto che i candidati vadano spesso male nei sondaggi mentre sono impegnati in primarie combattute.

Silver ha ricalcolato quanto pesa la qualità dei candidati e ha trovato che oggi conta circa la metà rispetto al 2010, quando pubblicò la sua prima previsione per le elezioni di metà mandato. Con una base elettorale stimata intorno agli 8 punti a favore dei democratici in Michigan, El-Sayed potrebbe andare molto peggio del suo partito e vincere lo stesso.

Fuori dal Michigan i repubblicani non hanno quasi nulla da poter conquistare. La versione Deluxe assegna loro il 9% di probabilità in New Hampshire e il 6% in Georgia e in Minnesota. In Georgia il senatore uscente Jon Ossoff è in vantaggio di 9 punti su Mike Collins, in uno Stato dove i democratici raramente vincono con più di un punto o due.

Un onda blu in arrivo?


Silver ha scritto di essere rimasto lui stesso un po' sorpreso dal 57% di chance di vittoria democratica al Senato, ma si tratta di un valore sostanzialmente in linea con gli altri modelli e di poco superiore a quello dei mercati previsionali, dove si scommette con denaro vero sull'esito del voto.

Gli errori di previsione nelle corse per il Senato sono correlati tra loro, ma molto meno di quanto accada in un'elezione presidenziale, dove gli stessi due candidati sono sulla scheda in ogni Stato. Per questo non è poi così assurdo pensare che i democratici possano perdere il Michigan e vincere in Alaska. Per fare un paragone, i risultati delle elezioni di metà mandato del 2018 e del 2022 sono state disomogenei e molto regionalizzati, con sacche di forza repubblicana in Florida e New York anche in anni buoni per i democratici.

Ma nelle ultime elezioni importanti, quelle che si sono tenute a novembre 2025, i sondaggi avevano sottostimato i democratici e i loro margini di vittoria in Virginia, New Jersey e altri Stati sono stati coerenti con quella che si configura come un'onda blu. Il Comitato Nazionale Democratico ha sicuramente un problema di raccolta fondi, eppure tra i candidati al Senato i primi sette per denaro raccolto in questo ciclo elettorale sono tutti democratici.

Per quanto riguarda le corse per i governatori, Silver ritiene che le prove empiriche indichino i candidati più moderati come i più eleggibili. Se i democratici si collocassero nella parte alta delle proiezioni, il 2027 potrebbe iniziare con due terzi della popolazione americana che vive in Stati con un governatore democratico, un chiaro vantaggio nella battaglia sul ridisegno dei collegi del 2028.

In questo contesto, affinché i democratici non riescano a riprendersi la maggioranza alla Camera dovrebbero sbagliare più cose insieme: un errore sistematico dei sondaggi, già successo in passato ma non nelle recenti elezioni di metà mandato, insieme a eventi esterni che aiutino i repubblicani, come una chiusura rapida e inattesa della guerra in Iran.

Tuttavia la possibilità che questo accada è molto remota: il modello di Silver, che viene aggiornato quasi ogni giorno, parte, infatti, anche dall'osservazione che il clima politico è più stabile che in passato: gli elettori si formano un'opinione prima e gli spostamenti tardivi che una volta caratterizzavano le elezioni di metà mandato non si vedono quasi più.


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Caro vita, così cambia l’estate degli italiani: più staycation e tempo in famiglia secondo Temu


Il caro vita sta cambiando le abitudini estive degli italiani: sempre più persone scelgono staycation, attività da fare a casa e momenti di qualità in famiglia, secondo una nuova analisi di Temu
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Con il costo della vita che continua a incidere sui bilanci familiari, sempre più italiani stanno ripensando al modo in cui trascorrere le vacanze estive. Piuttosto che rinunciare del tutto al tempo libero, molte famiglie scelgono soggiorni più brevi, restano vicino a casa e trovano nuovi modi per valorizzare i fine settimana e i momenti di qualità insieme. Secondo l'Osservatorio Turismo Estate 2025 di Confcommercio (Fonte: Confcommercio, Osservatorio Turismo Estate 2025), il 91% degli italiani avrebbe deciso di trascorrere le vacanze estive in Italia, confermando la solidità del turismo domestico e il crescente interesse per esperienze di viaggio di prossimità.

Il trend è confermato anche dall'Osservatorio Nazionale Vacanze Estate 2025 di Federconsumatori, secondo cui solo il 43,2% degli italiani sarà in vacanza quest'anno e tra coloro che sono partiti e stanno per partire, il 54% ha previsto di ridurre la durata della vacanza a un periodo compreso tra tre e cinque giorni. Inoltre, l'82% degli intervistati resterà in Italia, indicando tra le principali motivazioni l'aumento dei costi di viaggio.

Alla luce di questi numeri, sempre più consumatori cercano soluzioni convenienti per godersi il tempo libero e i trend di acquisto su Temu mostrano un crescente interesse per prodotti che permettono di ricreare l'atmosfera delle vacanze direttamente a casa: dagli spazi dedicati ai pranzi all'aperto e all'intrattenimento per tutta la famiglia, fino ad angoli di relax in giardino.

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Ricreare l'atmosfera delle vacanze senza lasciare casa


Per molte famiglie, durante l'estate, giardini, balconi e terrazze diventano un'estensione della casa. Tra i prodotti più richiesti su Temu figurano gazebo, accessori per barbecue, borse termiche, coperte da picnic e tavoli da campeggio pieghevoli, ideali per creare spazi accoglienti dove trascorrere pranzi in famiglia e piacevoli serate all'aperto. Anche l'intrattenimento domestico si sposta all'esterno; Temu registra, infatti, un crescente interesse per prodotti che permettono di ricreare l'esperienza del cinema a casa, come mini proiettori portatili, schermi per proiezione, macchine per popcorn e illuminazione da esterno, offrendo alle famiglie la possibilità di organizzare serate cinema sotto le stelle senza sostenere i costi di una serata fuori.
I consumatori investono inoltre in piccoli acquisti in grado di trasformare gli spazi esterni in vere e proprie oasi di relaxI consumatori investono inoltre in piccoli acquisti in grado di trasformare gli spazi esterni in vere e proprie oasi di relax
Anche i genitori sono alla ricerca di soluzioni accessibili per intrattenere i bambini durante le vacanze scolastiche. Su Temu riscuotono particolare successo prodotti come piscine gonfiabili, tappeti gioco con spruzzi d'acqua, giochi da esterno e tende da gioco per bambini, che consentono alle famiglie di trascorrere tempo di qualità insieme mantenendo sotto controllo le spese dedicate allo svago. I consumatori investono inoltre in piccoli acquisti in grado di trasformare gli spazi esterni in vere e proprie oasi di relax. Amache, sedie sospese, ventilatori portatili e lanterne decorative contribuiscono a creare ambienti accoglienti, offrendo molti dei comfort tipici di una tradizionale vacanza estiva.

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Il rapporto qualità-prezzo


La crescente popolarità delle staycation riflette una più ampia tendenza verso consumi sempre più orientati al rapporto qualità-prezzo. I dati emersi suggeriscono che i consumatori danno sempre più priorità ad acquisti in grado di migliorare la vita quotidiana, ottimizzando al tempo stesso il budget familiare. Mentre le pressioni economiche continuano a influenzare le abitudini di spesa, le staycation stanno diventando molto più di una semplice soluzione per risparmiare. Per molte famiglie italiane rappresentano l'opportunità di rallentare i ritmi, trascorrere più tempo insieme e riscoprire il piacere delle cose semplici. Dalle cene in giardino alle serate cinema sotto le stelle, dai giochi all'aperto ai momenti di relax sul balcone, i consumatori dimostrano che per vivere un'estate memorabile non è necessario allontanarsi da casa.


Smart home sempre più diffuse in Italia: ecco come stanno cambiando la vita quotidiana


Le smart home sono ormai una realtà consolidata per molti italiani. A confermarlo è un nuovo studio di reichelt elektronik, secondo cui il 66% dei 1.000 consumatori intervistati in Italia utilizza almeno un dispositivo intelligente nella propria abitazione. Tra le soluzioni più diffuse spiccano i dispositivi multimediali, come smart TV e sistemi audio intelligenti, utilizzati dal 63% degli intervistati. Seguono gli assistenti vocali, tra cui Amazon Alexa e Google Home, presenti nel 48% delle case. Al terzo posto, a pari merito con il 29%, si trovano gli elettrodomestici smart, come frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie connesse, e i dispositivi dedicati alla pulizia della casa, come i robot aspirapolvere intelligenti. In controtendenza, invece, i sistemi di illuminazione smart registrano un calo di diffusione: se nel precedente studio del 2024 erano utilizzati dal 30% degli utenti, nell'indagine del 2026 la percentuale scende al 16%.

LG Sound Suite arriva in Italia: audio surround con Dolby Atmos FlexConnect
La soluzione permette di creare un impianto home theater flessibile, adattando automaticamente il suono alla disposizione degli speaker per un’esperienza immersiva e personalizzata
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Una persona su quattro è spinta all'acquisto dalla passione per la tecnologia; tuttavia, il principale driver di acquisto di prodotti smart è il desiderio di un maggiore comfort all'interno della propria casa. Seguono il controllo intelligente del riscaldamento, la possibilità di controllare il consumo energetico o quella di aumentare la sicurezza della propria casa mentre si è in vacanza.

La smart home “vale la pena”, ma non è indispensabile


Una netta maggioranza degli intervistati conferma che l'investimento ripaga: il 53% di essi riferisce di aver effettivamente risparmiato denaro grazie ai dispositivi intelligenti, ad esempio sulle bollette del riscaldamento o dell'elettricità. Tuttavia, una maggiore comodità appare come il vantaggio principale, superando il miglioramento dell’efficienza nella vita quotidiana e persino il potenziale di risparmio economico (34%). Ciò detto, nonostante il 64% degli intervistati afferma che la tecnologia smart home semplifica la vita, molti non la considerano indispensabile: il 39% descrive i prodotti smart come "un piacevole extra, ma non essenziale", e ben il 50% non vuole diventare troppo dipendente dai dispositivi intelligenti. In generale, i principali svantaggi citati sono la dipendenza da una connessione internet e dall'alimentazione elettrica, i prezzi elevati e le preoccupazioni legate alla privacy dei dati. C'è però anche un aspetto decisamente positivo: rispetto agli ultimi anni, molti dei principali ostacoli che frenavano l'adozione della smart home si sono ridotti in modo significativo. I dispositivi intelligenti sono oggi più accessibili, più affidabili e, soprattutto, più semplici da installare e utilizzare. Questa evoluzione conferma che la smart home non è più una tecnologia destinata a pochi appassionati, ma una soluzione sempre più intuitiva e accessibile, ormai entrata a far parte della quotidianità di molte famiglie italiane.

Domina il Wi-Fi, Matter e Zigbee ampiamente sconosciuti


Il Wi-Fi è di gran lunga lo standard di connettività più utilizzato: l'81% degli intervistati dichiara di usarlo attivamente. Segue al secondo posto il Bluetooth, con un utilizzo attivo del 68%. La situazione è diversa per i protocolli specifici per la smart home: Matter, lo standard di connettività cross-produttore comparativamente nuovo, è completamente sconosciuto al 62% degli intervistati. La situazione è simile per Zigbee (anch'esso sconosciuto al 63%, con il 5% di utilizzo attivo) e Z-Wave (61% non lo conosce, 5% di utilizzo attivo). Thread è leggermente più conosciuto: ben il 31% ne ha sentito parlare, anche se solo il dieci per cento utilizza effettivamente questo protocollo di comunicazione. Home Assistant fa eccezione: con un utilizzo attivo del 24% e un tasso di conoscenza del 65% (noto o utilizzato), la piattaforma open-source è la più ampiamente utilizzata tra le soluzioni specifiche per la smart home.

Streaming e Pay TV: gli italiani hanno 3 abbonamenti
Il mercato dello streaming continua a crescere in Italia: ogni famiglia ha in media 3 abbonamenti tra piattaforme digitali e Pay TV
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Il ruolo centrale della sicurezza


La sicurezza resta uno degli aspetti più importanti per chi sceglie una smart home. Gli utenti chiedono dispositivi protetti da aggiornamenti costanti, comunicazioni crittografate, maggiore trasparenza nella gestione dei dati personali e la possibilità di utilizzare i prodotti anche senza dipendere dal cloud. Nonostante la crescente diffusione della casa intelligente, molti consumatori continuano infatti a nutrire preoccupazioni legate alla cybersecurity. Tra i timori più comuni emergono il rischio di accessi non autorizzati, il furto o l'utilizzo improprio dei dati personali, possibili guasti con ripercussioni sulla sicurezza domestica e la protezione di telecamere e sistemi di videosorveglianza connessi.

La smart home sta diventando un luogo comune


Il 66% degli italiani utilizza dispositivi intelligenti e più della metà dichiara di aver risparmiato denaro grazie a essi. Allo stesso tempo, problemi come i prezzi elevati, l’incompatibilità o il funzionamento complicato sono diventati significativamente meno comuni.

"Lo studio di reichelt elektronik mostra che la smart home ha superato la fase dell'hype ed è entrata nella routine quotidiana anche in Italia" ha affermato Arno Doncks di reichelt elektronik - la riduzione delle barriere in termini di prezzo, compatibilità e facilità d'uso dimostra inoltre che il settore ha compiuto progressi significativi negli ultimi anni. Il prossimo obiettivo è altrettanto chiaro: per favorire un'ulteriore diffusione delle smart home sarà fondamentale conquistare la fiducia dei consumatori sul fronte della sicurezza informatica e della protezione dei dati, che continuano a rappresentare gli aspetti sui quali si concentrano le maggiori preoccupazioni”.



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Le primarie democratiche del 2028 partiranno dalla South Carolina


Il nuovo calendario assegna maggiore peso agli elettori afroamericani e latinoamericani e prevede sei appuntamenti prima del Super Tuesday del 7 marzo: inizia il 22 gennaio 2028 in South Carolina. Seguono Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia.

Le primarie democratiche per la Casa Bianca del 2028 cominceranno il 22 gennaio in South Carolina. Lo ha deciso ieri il Democratic National Committee (DNC), l'organo dirigente del Partito Democratico statunitense, riunito ad Austin, in Texas, per il suo meeting estivo. Dopo la South Carolina sarà la volta del Nevada, il 1° febbraio, seguito dal New Hampshire l'8, dal New Mexico il 15, dal Michigan il 22 e dalla Virginia il 29. Tutti e sei gli Stati voteranno prima del Super Tuesday del 7 marzo, la giornata in cui si terranno contemporaneamente le primarie nel maggior numero di Stati.

South Carolina e Nevada si contendevano da mesi il diritto di inaugurare il calendario. I sostenitori di entrambe le candidature presentavano il proprio Stato come il luogo più adatto per mostrare a un Paese scettico un'immagine nuova del partito. La South Carolina ha fatto leva soprattutto sul peso del suo elettorato afroamericano, una componente decisiva della coalizione democratica nazionale e per questo, secondo i suoi dirigenti, meritevole di esprimersi per prima. Nel complesso, la nuova sequenza punta ad assegnare un ruolo maggiore agli elettori neri e latinoamericani nella scelta del candidato alla Casa Bianca.

Primarie democratiche 2028 · Il nuovo calendario

La corsa democratica alla Casa Bianca comincerà in South Carolina

Il Democratic National Committee ha fissato l'ordine dei primi sei Stati: si vota dal 22 gennaio al 29 febbraio 2028, prima del Super Tuesday. L'Iowa resta fuori, il New Hampshire scende al terzo posto.
Grafica di FocusAmerica 15 agosto 2026

Il primo voto
22
gennaio 2028
South Carolina
Per la seconda volta di fila lo Stato apre le primarie del Partito Democratico. Nel 2020 votava per quarto, il 29 febbraio.

6
Stati al voto prima del Super Tuesday

45
giorni dal primo voto al Super Tuesday

3
nuovi ingressi rispetto al 2020

Il calendario
Si comincia di sabato, poi si vota ogni martedì
Dalla South Carolina alla Virginia passano trentotto giorni, e la finestra si chiude nel giorno bisestile. Tocca una data per leggere perché quello Stato è stato scelto.
Giorno di voto Super Tuesday Gennaio e marzo

1. South Carolina, 22 gennaio · 2. Nevada, 1° febbraio · 3. New Hampshire, 8 febbraio · 4. New Mexico, 15 febbraio · 5. Michigan, 22 febbraio · 6. Virginia, 29 febbraio · Super Tuesday, 7 marzo 2028.

Dal 17 gennaio al 12 marzo 2028. Le settimane iniziano di lunedì.

Il confronto
Tre Stati entrano, l'Iowa esce
Nel 2020 la finestra iniziale contava quattro Stati e si apriva il 3 febbraio. Quella del 2028 ne conta sei e comincia dodici giorni prima.

Finestra iniziale 2020
Iowa 3 feb New Hampshire 11 feb Nevada 22 feb South Carolina 29 feb

Finestra iniziale 2028
South Carolina 22 gen Nevada 1° feb New Hampshire 8 feb New Mexico 15 feb Michigan 22 feb Virginia 29 feb

L'Iowa, i cui caucus del 2020 finirono nel caos, resta escluso: nessuno Stato del Midwest apre più il calendario. Il New Hampshire passa dal secondo al terzo posto, ma una legge statale gli impone di votare per primo: lo scontro con il partito nazionale resta aperto.

Chi vive negli Stati che aprono il calendario
Il bacino si allarga, e cambia soprattutto per classe demografica
Quante persone di ciascun gruppo vivono nei sei Stati del 2028, e quante ne vivevano nei quattro del 2020. Dati basati su residenti censiti, non elettori registrati.
Quattro Stati del 2020 Sei Stati del 2028

Persone senza laurea: da 6,3 a 14 milioni. Afroamericani: da 1,8 a 4,6 milioni. Latinoamericani: da 1,8 a 4,2 milioni. Giovani tra 18 e 24 anni: da 1,2 a 2,8 milioni. Veterani e militari: da 0,9 a 2,1 milioni. Asiatici e originari del Pacifico: da 0,5 a 1,4 milioni. Iscritti ai sindacati: da 0,4 a 1,1 milioni. Nativi americani: da 90.000 a 370.000.

Il partito presenta il nuovo calendario come il più diversificato della sua storia e insiste sul peso degli elettori neri e latinoamericani. Ma l'aumento più grande riguarda chi non ha una laurea: sono 7,7 milioni in più rispetto al 2020, il gruppo tra cui i democratici hanno perso più terreno negli ultimi cicli elettorali.

I criteri
Perché il partito ha scelto questi sei Stati
La Commissione Regole e Statuto ha lavorato per mesi su tre parametri dichiarati.

1

Campagne elettorali alla portata anche dei candidati minori
La South Carolina ha uno dei mercati pubblicitari più economici tra gli Stati scelti. In Nevada il mercato televisivo di Reno raggiunge quasi tutti gli elettori che vivono fuori da Las Vegas. South Carolina e New Hampshire sono compatti: spostarsi costa poco.

2

Stati che pesano anche a novembre
Nevada e Michigan sono due Stati in bilico alle presidenziali. New Hampshire, New Mexico, South Carolina e Virginia hanno corse locali combattute e ampie fasce di elettori indecisi.

3

Un elettorato che rappresenta maggiormente il partito
Il DNC vuole che gli elettori neri e latinoamericani, decisivi nella coalizione democratica, si esprimano prima degli altri. La South Carolina ha costruito su questo la propria candidatura a votare per prima.

Chi non rispetta l'ordine rischia sanzioni: gli Stati possono subire multe e perdere delegati, i candidati che fanno campagna fuori sequenza possono essere esclusi dai dibattiti ufficiali del partito.

Fonte Democratic National Committee, delibera del 15 agosto 2026 e comunicato della Commissione Regole e Statuto. I dati sui residenti sono elaborazioni DNC su Census Bureau, Bureau of Labor Statistics e Department of Veterans Affairs. Calendario 2020: Ballotpedia. Grafica: FocusAmerica.

Un elettorato più ampio e diversificato


Il partito presenta la nuova prima fase delle primarie come la più diversificata della sua storia. Secondo i dati diffusi dal DNC, nei sei Stati vivono 4,6 milioni di afroamericani, 2,8 milioni in più rispetto a quelli che aprivano il calendario del 2020, e 4,2 milioni di latinoamericani, con un aumento di 2,4 milioni. Cresce anche il numero degli elettori di origine asiatica o provenienti dalle isole del Pacifico, che raggiunge 1,4 milioni, e quello dei nativi americani, pari a 370.000.

L'incremento più consistente riguarda però le persone senza laurea: sono 14 milioni, 7,7 milioni in più rispetto al 2020. Nei sei Stati vivono inoltre 2,8 milioni di giovani tra i 18 e i 24 anni, 1,1 milioni di iscritti ai sindacati e 2,1 milioni tra veterani e militari in servizio. Un altro criterio decisivo è stato il costo della campagna elettorale. Il DNC sostiene che il nuovo calendario consentirà anche ai candidati meno conosciuti o con minori risorse finanziarie di competere nella fase iniziale.

La South Carolina dispone infatti di uno dei mercati pubblicitari meno costosi tra gli Stati selezionati, mentre in Nevada, il mercato televisivo di Reno permette di raggiungere gran parte degli elettori che vivono fuori dall'area di Las Vegas. South Carolina e New Hampshire, infine, sono geograficamente compatti e consentono di limitare le spese per gli spostamenti. Il calendario iniziali comprende anche due Stati chiave potenzialmente decisivi alle presidenziali di novembre, come Nevada e Michigan, mentre in New Hampshire, New Mexico, South Carolina e Virginia sono previste competizioni locali combattute e sono presenti importanti fasce di elettori indecisi.

La scelta conclude un percorso condotto dalla Commissione Regole e Statuto del partito, che ha definito i criteri, raccolto le candidature degli Stati, esaminato le proposte e rivisto il regolamento prima del voto finale, trasmesso in diretta. "Il Comitato ha approvato un calendario che rappresenta davvero il nostro partito e i nostri valori e che ci aiuterà a riconquistare la Casa Bianca nel 2028", ha dichiarato il presidente del DNC, Ken Martin.


Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.


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Mangione si dichiara colpevole di stalking e tenta di bloccare il processo statale per omicidio


Il 28enne si è dichiarato colpevole di due reati federali di stalking con esito letale. Ora la sua difesa sostiene che il separato procedimento statale violerebbe il divieto di processare due volte una persona per la stessa condotta.

Luigi Mangione si è dichiarato colpevole venerdì di due capi d'accusa federali per stalking con esito letale, ammettendo in aula di aver ucciso a colpi d'arma da fuoco Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, su un marciapiede di New York. Il 28enne ha compiuto la mossa a meno di un mese dall'inizio di un secondo processo per omicidio davanti alla giustizia statale. Subito dopo la confessione, i suoi legali hanno però depositato una memoria nella quale sostengono che quel procedimento non possa più celebrarsi, perché equivarrebbe a giudicarlo una seconda volta per la stessa condotta.

In cambio della dichiarazione di colpevolezza, Mangione non ha ottenuto né uno sconto di pena né un accordo con l'accusa. Del resto, non c'era più una condanna a morte da evitare: a gennaio un giudice federale aveva annullato due capi d'imputazione, fra cui quello per omicidio commesso con un'arma da fuoco, l'unico che avrebbe consentito di infliggergli la pena capitale. Il Dipartimento di Giustizia aveva poi rinunciato a impugnare la decisione. La sentenza federale sarà pronunciata il 18 dicembre e l'accusa chiederà l'ergastolo.

Il caso Mangione

Mangione ammette l’omicidio per fermare il secondo processo


Si è dichiarato colpevole davanti alla corte federale di aver ucciso l’amministratore delegato di UnitedHealthcare. Poche ore dopo i suoi legali hanno chiesto di cancellare il processo dello Stato di New York: sarebbe un secondo giudizio per lo stesso omicidio.

Grafica di FocusAmerica. Dati aggiornati al 15 agosto 2026

Un solo omicidio, due tribunali

Corte federale
2

Stato di New York
8

capi d’accusa per cui si è dichiarato colpevole
capi d’accusa per cui si è dichiarato non colpevole

In cambio della confessione Mangione non ha ottenuto nessuno sconto di pena e nessun accordo con l’accusa.

La cronologia

Due procedimenti, un solo colpo di pistola


Dall’arresto in poi il governo federale e lo Stato di New York procedono in parallelo. Ogni tappa corre sul suo binario.

Procedimento federale Procedimento statale


Il nodo giuridico

Stesso fatto, due nomi diversi


La difesa sostiene che le due accuse puniscano la stessa condotta. La procura di Manhattan risponde che sono reati distinti.

«Non c’è alcun dubbio che i procuratori statali e quelli federali abbiano contestato lo stesso identico omicidio».

Dalla memoria depositata dai legali di Mangione


I precedenti

La giurisprudenza non indica una direzione sola


Governo federale e singoli Stati sono entità sovrane distinte: in linea di principio possono processare la stessa persona per lo stesso fatto. I casi già decisi, però, vanno in due direzioni opposte. Tocca una scheda per aprirla.

La posta in gioco

Se il processo di New York cade e il 18 dicembre la giudice federale infligge meno dell’ergastolo, si allontana la prospettiva che Mangione resti in carcere per il resto della vita.

4 dicembre 2024: Brian Thompson viene ucciso a Manhattan. 9 dicembre 2024: Mangione viene arrestato e i due procedimenti partono in parallelo. Gennaio 2026: un giudice federale annulla due capi d’imputazione e cade la pena di morte. 14 agosto 2026: Mangione si dichiara colpevole dei due capi federali di stalking con esito letale; i legali chiedono di cancellare il processo statale. 8 settembre 2026: è fissato il processo dello Stato di New York per otto capi d’accusa. 18 dicembre 2026: sentenza federale, l’accusa chiederà l’ergastolo.


Fonte: atti dei procedimenti federale e statale, dichiarazioni delle parti, Wall Street Journal, agenzie di stampa.

Le date successive al 15 agosto 2026 sono quelle fissate dal calendario processuale e possono cambiare.

La difesa invoca il divieto di doppio giudizio


Negli Stati Uniti il governo federale e i singoli Stati costituiscono entità sovrane distinte, ciascuna delle quali può avviare un proprio procedimento giudiziario. In linea di principio, quindi, una persona può essere processata due volte per lo stesso fatto senza che venga violato il divieto costituzionale di doppio giudizio. La difesa sostiene però che, nel caso di Mangione, questa separazione sia esistita soltanto formalmente: la procura di Manhattan e il Dipartimento di Giustizia avrebbero coordinato le due incriminazioni per aumentare le probabilità di condanna e ottenere una pena più severa.

"Dal giorno del suo arresto, il 9 dicembre 2024, Luigi Mangione è stato una pedina in procedimenti paralleli portati avanti dalla procura della contea di New York e dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti", hanno scritto gli avvocati, secondo i quali questa collaborazione avrebbe violato il diritto dell'imputato a un giusto processo. I legali richiamano anche la legge dello Stato di New York, che vieta di perseguire una persona per due reati "basati sullo stesso atto o sulla stessa vicenda criminale".

I precedenti, tuttavia, non indicano una direzione univoca. Nel dicembre 2019 il giudice Maxwell Wiley annullò il procedimento statale contro Paul Manafort, ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump, accusato di frode ipotecaria e altri reati per aver presentato documenti falsi alle banche e ottenuto prestiti per oltre 20 milioni di dollari. Il suo avvocato, l'attuale Procuratore Generale degli Stati Uniti Todd Blanche, sostenne che la condotta contestata nei sedici capi d'accusa statali coincidesse con quella per cui Manafort era già stato condannato in sede federale per frode bancaria, e il giudice gli diede ragione.

Esistono però anche decisioni di segno opposto. Derek Chauvin, l'agente di polizia di Minneapolis coinvolto nella morte di George Floyd, si dichiarò colpevole in sede federale di averne violato i diritti civili e fu comunque condannato per omicidio da un tribunale statale. Nel 1998, inoltre, la più alta corte dello Stato di New York ritenne legittimo il doppio procedimento contro tre uomini che cinque anni prima avevano rapinato la Marine Midland Bank di Pearl River, stabilendo che i reati federali comprendessero elementi assenti nelle imputazioni statali.

Manhattan vuole celebrare comunque il processo


Davanti alla giustizia statale Mangione deve rispondere di omicidio di secondo grado e di diversi reati legati alle armi, mentre in sede federale ha ammesso solo di aver commesso stalking con esito letale. "Non c'è alcun dubbio che i procuratori statali e quelli federali abbiano contestato lo stesso identico omicidio", affermano i suoi legali. La procura di Manhattan sosterrà con ogni probabilità che le imputazioni statali siano sufficientemente diverse da quelle federali e che il processo possa quindi celebrarsi.

Secondo Mark Zauderer, avvocato newyorchese estraneo al caso, la tesi della difesa potrebbe però essere difficile da sostenere: "È chiaro che tanto le norme federali quanto quelle statali, pur essendo diverse, sono state concepite per punire lo stesso fatto: l'uccisione di una persona", ha affermato al Wall Street Journal. L'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan ha dichiarato comunque di essere pronto a discutere le mozioni della difesa, in attesa della sentenza federale.

Un portavoce ha ribadito che il procuratore Alvin Bragg "resta impegnato a ottenere giustizia per Thompson e la sua famiglia". La procura teme infatti che il 18 dicembre il giudice federale possa condannare Mangione a una pena inferiore all'ergastolo richiesto dall'accusa. Se nel frattempo il processo statale di New York venisse cancellato, diminuirebbero quindi le probabilità che Mangione trascorra il resto della vita in carcere.


Luigi Mangione pronto a dichiararsi colpevole nel processo federale contro di lui


Luigi Mangione dovrebbe dichiararsi colpevole domani davanti al tribunale federale di Manhattan, dove è accusato di stalking con esito letale per l’uccisione di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, avvenuta nel dicembre 2024. Lo ha anticipato il New York Times.

In sede federale Mangione non risponde direttamente di omicidio: il processo è fissato per il 5 gennaio 2027 e il capo d’accusa più grave prevede una pena massima dell’ergastolo. L’udienza, in programma domani alle 11 a New York, le 17 in Italia, è stata richiesta congiuntamente martedì dall’accusa e dalla difesa.

Non è ancora noto per quali capi d’imputazione Mangione, 28 anni, intenderebbe dichiararsi colpevole e l’accordo potrebbe saltare fino all’ultimo momento, anche in aula. Una prima trattativa era, in effetti, già naufragata a giugno. Finora l’imputato si è sempre dichiarato non colpevole di tutte le accuse contestategli, sia in sede federale sia in quella statale.

Interpellato ieri sulla possibilità di un accordo, Jamie McDonald, capo della procura federale di Manhattan, si è limitato a confermare la data dell’udienza: “Questo è tutto quello che possiamo dire al momento”.

L’uccisione di Thompson, avvenuta a Midtown Manhattan, una delle zone più frequentate degli Stati Uniti, e la successiva caccia all’uomo, durata cinque giorni, hanno catalizzato l’attenzione del Paese. Molti americani hanno reagito con orrore, mentre altri hanno espresso solidarietà nei confronti dell’uomo accusato di aver sparato, trasformato da alcuni nel simbolo della protesta contro il sistema delle assicurazioni sanitarie.

Il caso Mangione

Se Mangione si dichiara colpevole in sede federale, il processo per omicidio può saltare

Due procure hanno incriminato Luigi Mangione per lo stesso omicidio. La legge di New York vieta di processare due volte una persona per gli stessi fatti, ma la protezione scatta soltanto quando il primo procedimento si chiude. L’udienza federale arriva venticinque giorni prima dell’inizio del processo statale.

Grafica di FocusAmerica 13 agosto 2026

La finestra tra i due procedimenti
25
giorni
tra l’udienza federale e l’inizio del processo statale

Federale
Ven 14 agosto
Udienza a sorpresa a Manhattan

Statale
Mar 8 settembre
Inizia la selezione della giuria

Il procedimento che si chiude per primo decide se il secondo può ancora celebrarsi.

I numeri del caso. Udienza federale: venerdì 14 agosto 2026, ore 11 a New York. Processo statale per omicidio: 8 settembre 2026. Processo federale: 5 gennaio 2027.

Capi d’accusa federali: 2 rimasti su 4 (due capi di stalking con esito letale), pena massima l’ergastolo. Capi d’accusa statali: 9 rimasti su 11, il più grave l’omicidio di secondo grado, da 25 anni all’ergastolo.

La legge di New York vieta due procedimenti per gli stessi fatti, ma la protezione scatta solo quando il primo si chiude con una condanna o con la giuria già insediata.


La cronologia

Il doppio binario


Un solo omicidio, due incriminazioni parallele nel dicembre 2024. Da allora i due procedimenti hanno perso per strada i capi d’accusa più gravi e si sono contesi la precedenza.

FederaleDistretto Sud di New York
StataleProcura di Manhattan

La regola

Lo scambio


La Costituzione americana consente allo Stato e al governo federale di processare la stessa persona per gli stessi fatti: sono due sovranità distinte. La legge di New York offre una protezione più ampia e vieta il secondo procedimento, ma solo dopo che il primo si è chiuso con una condanna o con la giuria già insediata. Finora non era successo, e nel 2025 il giudice Carro aveva definito “prematura” l’eccezione della difesa.

Scenario AMangione si dichiara colpevole Scenario BL’accordo salta
FEDERALE STATALE art. 40.20 14 AGO 5 GEN 8 SET

Il precedente

Nel 2019 la stessa procura di Manhattan incriminò Paul Manafort per reati già giudicati in sede federale. Il giudice Maxwell Wiley archiviò il caso proprio in base alla legge di New York, e la corte d’appello confermò la decisione. L’avvocato che vinse quella causa era Todd Blanche, oggi ministro della Giustizia degli Stati Uniti.

I capi d’accusa

Che cosa resta in piedi


In venti mesi la difesa ha fatto cadere i capi d’accusa più gravi su entrambi i fronti: il terrorismo a New York, l’omicidio con arma da fuoco in sede federale. Con quest’ultimo è uscita di scena anche la pena di morte.

Le pene previste dal capo d’accusa più grave

Federale · Stalking con esito letalefino all’ergastolo

Statale · Omicidio di secondo gradoda 25 anni all’ergastolo

025 anniergastolo

Il capo statale fissa un minimo di legge di 25 anni. Quello federale arriva all’ergastolo ma non prevede un minimo: la pena la decide interamente il giudice.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su New York Times, ABC News, CNN e NBC News, e su atti dei procedimenti United States v. Mangione (Distretto Sud di New York) e People v. Mangione (Corte suprema dello Stato di New York, contea di New York). Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

Il nodo del doppio processo


Il processo statale per omicidio inizierà invece l’8 settembre, meno di un mese dopo l’udienza federale. Gli avvocati di Mangione potrebbero sfruttare un’eventuale dichiarazione di colpevolezza per chiedere l’archiviazione delle accuse statali, invocando il principio del double jeopardy, che vieta di processare due volte una persona per lo stesso reato.

La procura distrettuale di Manhattan, guidata da Alvin Bragg, intende però opporsi con decisione a qualsiasi tentativo del genere. Secondo gli esperti consultati dal New York Times, l’ufficio di Bragg potrebbe sostenere che le imputazioni statali riguardano un reato distinto, l’omicidio, rispetto allo stalking contestato a livello federale.

A gennaio la giudice federale Margaret Garnett ha respinto due capi d’accusa, incluso quello che avrebbe consentito di chiedere la pena capitale in caso di condanna. Alla fine di febbraio il Dipartimento di Giustizia ha rinunciato a impugnare la decisione.

Lo scorso anno anche Gregory Carro, giudice del processo statale, aveva annullato i due capi d’imputazione legati al terrorismo, ritenendo le prove “legalmente insufficienti”. Dei 9 capi statali rimasti, il più grave è l’omicidio di secondo grado, punibile con una pena compresa tra 25 anni di carcere e l’ergastolo.

Lo scontro tra la procura federale e Bragg


I due procedimenti paralleli hanno alimentato lo scontro tra il Dipartimento di Giustizia e l’ufficio di Bragg, che è l’unico procuratore ad aver ottenuto una condanna penale contro Donald Trump per la vicenda dei soldi in nero alla pornostar Stormy Daniels. Quando Mangione è stato incriminato a livello federale, nelle ultime settimane della presidenza di Joseph Biden, la procura si aspettava che il processo statale si celebrasse per primo.

Poco dopo l’insediamento di Trump, tuttavia, il Dipartimento di Giustizia ha cambiato orientamento e ha annunciato nel giro di poche settimane che avrebbe chiesto la pena di morte, una decisione che normalmente richiede molti mesi. Da allora le due procure si contendono la precedenza.

L’ufficio di Bragg ha sollevato formalmente la questione del doppio processo il mese scorso, dopo le prime indiscrezioni sull’accordo tra Mangione e i procuratori federali. In una lettera inviata il 2 luglio al giudice Carro, il pubblico ministero Joel Seidemann ha scritto che la procura distrettuale si sarebbe opposta a qualsiasi patteggiamento capace di “vanificare un esito giusto del procedimento statale”.

Bragg ha inoltre chiesto alla giudice Garnett di tenere conto di questo elemento nel decidere se accettare l’accordo. Qualsiasi dichiarazione di colpevolezza, ha aggiunto, dovrebbe considerare “la gravità dei reati dell’imputato, la perdita di una vita innocente e l’impatto di quei crimini sulla famiglia della vittima”.

Il collegio difensivo, guidato da Karen Friedman Agnifilo, contesta il doppio binario giudiziario fin dall’incriminazione di Mangione da parte delle autorità statali e federali, nel dicembre 2024.

In una memoria depositata presso il tribunale statale di Manhattan, i legali di Mangione hanno sostenuto che la sovrapposizione tra i due procedimenti sollevi problemi costituzionali di portata tale da non avere precedenti comparabili. Le due accuse, hanno scritto, si basano sugli stessi fatti e concedono di fatto alle procure due diverse possibilità di ottenere una condanna.


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Perché la destra americana è ancora ossessionata da Anthony Fauci


Il senatore Rand Paul lo insegue da sei anni e ora lo ha fatto accusare di oltraggio al Congresso. Due analisi spiegano perché l'America cerca ancora un colpevole per la pandemia

Anthony Fauci, per decenni il medico più rispettato degli Stati Uniti, nelle scorse settimane si è appellato più di cento volte al Quinto emendamento (la norma della Costituzione americana che protegge dal rischio di autoincriminarsi) durante un'udienza della commissione del Senato per la Sicurezza interna. La commissione, presieduta dal senatore repubblicano Rand Paul, ha poi approvato con i soli voti del suo partito l'accusa di oltraggio al Congresso nei confronti dello scienziato per il suo rifiuto di rispondere. Paul, secondo cui gli americani vogliono vedere "dietro le sbarre" l'85enne ormai in pensione, lo insegue da sei anni. Fauci, che ha scelto il silenzio su consiglio del suo avvocato, ha parlato di una "ossessione squilibrata" del senatore nei suoi confronti.

Nel 2020 Fauci era il volto della risposta americana alla pandemia. Finì sulla copertina di Time, fu interpretato da Brad Pitt al Saturday Night Live e per strada si vendevano candele votive e pupazzi con la sua faccia. Oggi è il bersaglio preferito del movimento MAGA, del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. e del presidente Donald Trump, che rivendica di aver riaperto il paese durante la pandemia contro il suo parere. Due analisi, una di Peter Wehner sull'Atlantic e una di Matt Bai su Rolling Stone, spiegano perché l'America cerca ancora un colpevole per la pandemia.

Il caso costruito da Paul si regge su due accuse. La prima è che Fauci abbia finanziato la ricerca da cui è nato il virus, la seconda è che abbia mentito al Congresso per nasconderlo. Fauci ha guidato per 38 anni il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, l'istituto federale per le malattie infettive che distribuisce ogni anno miliardi di dollari in finanziamenti alla ricerca. Uno di questi andò a EcoHealth Alliance, un'organizzazione non profit di New York che in cinque anni girò circa 600.000 dollari a un laboratorio di Wuhan, in Cina, dove si studiavano i coronavirus dei pipistrelli. L'istituto assegna migliaia di finanziamenti l'anno, i funzionari approvano i subappalti e il direttore non li esamina personalmente. Soprattutto, i virus studiati con quei fondi sono così distanti geneticamente dal SARS-CoV-2 che non avrebbero potuto generarlo, come hanno ripetuto più volte virologi indipendenti.

Nessuno ha stabilito con certezza dove sia iniziata la pandemia e l'ostruzionismo della Cina rende improbabile che accada. Nessun investigatore esterno ha mai avuto accesso agli archivi dell'Istituto di virologia di Wuhan, ai suoi primi campioni o alle cartelle cliniche del personale. Le prove scientifiche disponibili favoriscono però un'origine naturale. I primi casi di Covid-19 si concentrarono attorno a un angolo del mercato di Huanan dove si macellavano animali selvatici e i campioni ambientali raccolti in quell'area contengono, nello stesso tampone, la sequenza del SARS-CoV-2 e il DNA di possibili ospiti intermedi come il cane procione.

La seconda accusa nasce da uno scambio del 2021, quando Fauci negò davanti a Paul che i National Institutes of Health, l'agenzia federale per la ricerca medica, avessero mai finanziato nel laboratorio di Wuhan ricerche di "guadagno di funzione". Questi studi puntano a capire in anticipo cosa permetterebbe a un virus di passare all'uomo, così da preparare vaccini e cure, ma l'espressione ha tre significati diversi ed è qui che si gioca tutta la disputa. In biologia indica qualsiasi ricerca che dia a un organismo una capacità nuova, come modificare un batterio perché digerisca il petrolio. Nel dibattito politico è arrivata a significare rendere ancora più letale un virus già pericoloso.

Le regole federali adottate nel 2017 (e riviste nel 2024) usano invece una definizione più ristretta, che copre solo il potenziamento di patogeni ritenuti altamente trasmissibili e altamente letali per l'uomo ed esclude i virus così come esistono in natura. Fauci rispondeva usando la definizione delle regole federali, l'unica che stabilisce cosa l'agenzia può finanziare. In base a quella, la ricerca di Wuhan era stata esaminata prima del finanziamento ed era risultata fuori dal perimetro, perché riguardava virus raccolti in natura da cui non ci si aspettava una malattia grave nell'uomo. I due, in sostanza, intendevano cose diverse con le stesse parole. Lo spergiuro richiede inoltre una dichiarazione consapevolmente falsa e cinque anni dopo non c'è alcuna prova che Fauci abbia detto qualcosa che riteneva falso.

La novità dell'ultima udienza è il diario che Fauci tenne durante la pandemia. Paul ne ha pubblicato più di 1.100 pagine, con annotazioni dal dicembre 2019 al dicembre 2022, il mese del suo ritiro, dopo che il dipartimento della Salute guidato da Kennedy aveva individuato i file su un server del governo. "Quello che ha scritto in privato e quello che ha detto al paese sono due storie diverse", ha scritto Paul su X. Due verifiche indipendenti, di FactCheck.org e di PolitiFact, mostrano però che nelle pagine citate dal senatore le note private di Fauci non differiscono in modo sostanziale dalle sue dichiarazioni pubbliche. Il diario restituisce semmai un uomo lusingato dalla celebrità, entusiasta per gli inviti alle feste di Hollywood e intento a contare le proprie apparizioni sulla stampa, mentre chiedeva al paese di rinunciare alla socialità.

Fauci ha passato cinque decenni ai National Institutes of Health e ha consigliato sette presidenti. Negli anni Ottanta prese sul serio l'epidemia di AIDS quando gran parte del governo federale la ignorava, ampliò l'accesso dei malati ai farmaci sperimentali e diventò amico dell'attivista Larry Kramer, che prima lo aveva definito un "assassino". Fu tra gli architetti di PEPFAR, il programma contro l'AIDS nei paesi poveri lanciato da George W. Bush nel 2003, a cui si attribuiscono più di 25 milioni di vite salvate, soprattutto nell'Africa subsahariana.

Negli anni Novanta convinse Bill Clinton a finanziare il centro federale di ricerca sui vaccini dove si studiava già la tecnologia a mRNA. Per questo i ricercatori completarono il progetto della proteina alla base del vaccino contro il Covid in 48 ore dalla pubblicazione del genoma del virus e il primo vaccino fu autorizzato in circa 11 mesi. Secondo una stima del centro di ricerca Commonwealth Fund, la campagna vaccinale ha salvato più di 3,2 milioni di vite negli Stati Uniti tra il dicembre 2020 e il novembre 2022. Nel 2014, durante l'emergenza Ebola, indossò le protezioni per entrare personalmente nella stanza di isolamento di un'infermiera contagiata a Dallas e otto giorni dopo la riaccompagnò fuori dall'ospedale abbracciandola in pubblico.

Per Wehner la rabbia contro uno degli scienziati più illustri della sua generazione nasce prima di tutto da un Partito Repubblicano diventato prigioniero del pensiero cospirativo, in cui molti dirigenti traggono energia dalla distruzione di istituzioni e persone: Fauci è un bersaglio perché durante la pandemia si rifiutò di assecondare le teorie del complotto e attaccò pubblicamente chi le diffondeva. C'è poi il lutto non elaborato. Già nel 2020 il commentatore David Brooks scrisse che le pandemie, a differenza di altre catastrofi, tendono a dividere le persone e che, una volta finite, si cerca di dimenticarle o si cercano colpevoli. I virus non si possono punire, le persone sì. A molti serve un cattivo, anche se in questo caso il cattivo è uno degli uomini che contribuirono a porre fine alla pandemia.

Bai aggiunge una spiegazione storica: ogni calamità americana ha avuto il suo colpevole, dall'assassinio di John Kennedy con Lee Oswald all'11 settembre con Osama bin Laden, mentre la pandemia è forse la prima tragedia a definire un'epoca senza un responsabile immediato. Per una destra cresciuta con mezzo secolo di retorica contro il governo federale, l'architetto di tanto dolore doveva per forza trovarsi a Washington. E in televisione c'era proprio Fauci, il principale esperto del governo, a difendere chiusure e distanziamento.

Bai riconosce ai critici alcune ragioni. La teoria della fuga del virus da un laboratorio fu scartata troppo in fretta da funzionari e giornalisti, con una reazione più emotiva che scientifica che ha alimentato anni di sfiducia. Le chiusure, giustificate all'inizio, durarono troppo: poliziotti e pompieri tornarono al lavoro mentre insegnanti e dipendenti pubblici sindacalizzati restavano a casa. Col tempo la mascherina stessa si trasformò in un segno di appartenenza politica. Altri attacchi però non reggono. Kennedy continua a sostenere che il vaccino sia stato un fallimento perché non ha fermato la trasmissione del virus, ma nelle fasi finali della pandemia a riempire i pronto soccorso e gli obitori erano le persone che avevano rifiutato di vaccinarsi.

Soprattutto, scrive Bai, la furia contro Fauci si fonda su un equivoco: l'idea che avesse il potere di chiudere le scuole, imporre i vaccini e congelare l'economia. Il compito di un funzionario della sanità pubblica davanti a una pandemia letale è indicare come ridurre al minimo il rischio di contagio, non decidere quante morti siano tollerabili. Pesare i costi economici e sociali di quelle raccomandazioni spettava ai presidenti.

Trump, alla Casa Bianca nella prima fase della pandemia, prima minimizzò la minaccia prevedendo al massimo 60.000 morti e poi si affidò in gran parte a Fauci, pur lamentandosi delle chiusure e rifiutando di indossare la mascherina. Alla fine del suo primo mandato i morti superavano i 400.000. Joe Biden distribuì rapidamente i vaccini, ma i suoi elettorati di riferimento, dagli insegnanti ai governatori democratici, si erano affezionati alle restrizioni e la spinta verso un ritorno alla normalità fu timida. Il governo federale non rientrò in ufficio per l'intero suo mandato.

Per Bai, Fauci non è né il burattinaio descritto da una parte della destra né il santo infallibile celebrato da una parte della sinistra. La pandemia chiedeva al sistema politico americano equilibrio, cioè la capacità di riconoscere interessi in conflitto e di calibrare una risposta che contenesse il virus senza paralizzare il paese. È esattamente ciò che il sistema non sa più offrire, perché ogni questione si trasforma in una guerra tra fazioni. Alla fine gli Stati Uniti hanno perso per il Covid circa il doppio degli americani morti nella guerra del Vietnam, mentre i risultati scolastici dei ragazzi peggioravano e le comunità si dividevano. "Non è il fallimento di Anthony Fauci", conclude. "È il nostro".


Trump è fermo al 2020: la pandemia, l'elezione persa e il 6 gennaio


In pochi giorni il presidente Donald Trump ha rivendicato di aver riaperto il paese durante la pandemia contro il parere dei suoi consiglieri e ha detto che Anthony Fauci era quello con le "idee folli". Ha ripetuto, come fa quasi ogni giorno, di aver vinto l'elezione del 2020 e che il voto fu truccato, una tesi senza fondamento in cui crede una larga parte della sua base. Venerdì ha definito "un viaggio innocente" l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, il giorno in cui morirono quattro persone.

Nel secondo mandato Trump è concentrato sulla vendetta per la sconfitta del 2020 e sulla ritorsione verso i suoi avversari politici, mentre molti americani vorrebbero sapere perché il paese è in guerra con l'Iran o come fare a permettersi la spesa oggi, nel 2026. I sondaggi sul suo gradimento sono scesi e i repubblicani sono preoccupati per le elezioni di metà mandato, ma niente di tutto questo sembra ridurre la sua insistenza su quello che è successo sei anni fa.

"Non credo che il suo ego gli permetta di accettare il fatto che qualcuno che considera debole come Joe Biden sia riuscito a batterlo", ha detto al New York Times Sarah Matthews, vice portavoce della prima amministrazione Trump che si dimise durante l'assalto al Congresso.

Matthews ha raccontato di aver visto di persona alcuni consiglieri dire a Trump che aveva perso e che non c'erano prove di frodi. "Ha smesso di ascoltare quelle persone e ha iniziato a circondarsi di gente compiacente e di complottisti", ha detto. Sei anni dopo, secondo lei, gli americani vivono ancora le conseguenze di quella scelta, nel senso che il presidente non si occupa delle cose di cui si preoccupa la maggior parte di loro.

La Casa Bianca collega l'attenzione del presidente per il 2020 alla spinta per approvare il SAVE America Act, una legge che obbligherebbe chi si iscrive alle liste elettorali a dimostrare di essere cittadino americano, vieterebbe i documenti senza fotografia ai seggi e limiterebbe fortemente il voto per posta. Negli Stati Uniti per votare bisogna iscriversi a un registro elettorale e l'iscrizione spetta al singolo cittadino, non avviene in automatico come in Italia.

I democratici sostengono che la legge renderebbe più difficile votare a chi ne ha diritto. Abigail Jackson, portavoce della Casa Bianca, ha detto che il presidente "non smetterà di lottare" finché non sarà approvata e che è in grado di occuparsi di più cose insieme.

I senatori repubblicani hanno diffuso la settimana scorsa le pagine dei diari di Fauci, recuperate da un server del governo e rese pubbliche dal ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr. In quelle pagine l'immunologo raccontava l'attenzione che riceveva da celebrità come Julia Roberts e Barbra Streisand.

Fauci si è avvalso più di cento volte del Quinto Emendamento mercoledì scorso, durante un'audizione davanti alla commissione Sicurezza interna del Senato. Il Quinto Emendamento della Costituzione americana consente a chi è sotto interrogatorio di non rispondere per non rischiare di autoincriminarsi e per molti quel silenzio è stato un'ammissione implicita di colpa. Fauci ha 85 anni e ha lasciato il servizio pubblico nel 2022.

Anche Trump si avvalse del Quinto Emendamento centinaia di volte in un processo per frode nel 2022.

Nei diari Fauci descriveva il progressivo deterioramento del suo rapporto con Trump, con disaccordi sui trattamenti sperimentali contro il virus, sulle indicazioni per le mascherine, sulla disponibilità dei test e sulla chiusura delle scuole. La tensione risaliva al gennaio 2020, quando il presidente minimizzava la diffusione di un virus ancora sconosciuto. "Ho dovuto rispondere che stiamo prendendo la cosa molto sul serio e che gli americani non devono avere paura o preoccuparsi", scrisse Fauci a proposito di un'intervista televisiva di quei giorni. "Vediamo se questo mi mette contro il presidente".

Nella lista di nemici che Trump si attribuisce dall'ultimo anno del primo mandato c'è anche Joe Biden. Il mese scorso il presidente si è allontanato dal tema in eventi dedicati alla capacità nucleare del paese, alla manifattura e all'ambiente per insultare il suo successore. Sui social ha scritto di aver telefonato a Biden per avvertirlo che Fauci "non andava bene" e che "o non aveva la minima idea o era disonesto", aggiungendo che la telefonata era stata accolta bene ma non aveva portato a nulla. Due persone che conoscono direttamente le conversazioni tra i due dicono che quella telefonata non è mai avvenuta. Trump aveva invece premiato Fauci con un riconoscimento presidenziale per il lavoro che portò al vaccino contro il Covid.

Un ex alto funzionario che faceva parte della task force sul coronavirus della prima amministrazione ha raccontato che Trump e i suoi consiglieri erano spesso in disaccordo con Fauci nelle riunioni della Situation Room, la sala della Casa Bianca dove si gestiscono le emergenze. Nei momenti di tensione Fauci ripeteva che il suo compito era formulare raccomandazioni basate sulla scienza e che spettava ai funzionari della Casa Bianca soppesarle rispetto ai possibili danni economici.

I racconti del presidente tolgono ogni sfumatura alla gestione di un'epidemia che negli Stati Uniti ha ucciso più di un milione di persone. Nella sua versione dei fatti ci sono solo buoni e cattivi, chi sta con lui e chi gli è contro.

Quell'approccio binario era evidente già durante la pandemia e può essere costato a Trump l'elezione su cui continua a tornare, secondo Thomas B. Pepinsky, politologo alla Cornell University e coautore del libro "Pandemic Politics: The Deadly Toll of Partisanship in the Age of COVID". "La conclusione principale era che l'amministrazione Trump ha interpretato la pandemia come una minaccia politica", ha detto Pepinsky della sua ricerca. "È stato un errore tattico. Avrebbe potuto essere rieletto se avesse trattato la pandemia in modo diverso".

Le affermazioni false del presidente sul voto del 2020 hanno avuto un costo per la democrazia americana. Diversi sondaggi hanno registrato una sfiducia crescente verso le istituzioni di governo e verso la sicurezza del voto, ma con una divisione netta tra i due schieramenti sulle ragioni. Una rilevazione pubblicata a maggio ha trovato che la maggioranza dei repubblicani teme che votino persone che non ne hanno diritto, mentre la maggioranza dei democratici teme che a chi ne ha diritto venga impedito di farlo.

Gli americani affrontano ora un'epidemia di morbillo in crescita e i timori per la contaminazione degli alimenti. Alla domanda su un focolaio di ciclosporiasi, una malattia che provoca diarrea e la cui diffusione recente è stata collegata a lattuga iceberg contaminata, il presidente ha risposto: "Non ci ho pensato". Poi ha scherzato con il giornalista che aveva fatto la domanda: "Ha mangiato lattuga di recente?".

Chi conosce il modo di lavorare del presidente ritiene che continuerà a parlare del 2020, perché la lezione che sembra aver tratto da quel periodo è che i fatti non hanno mai fermato le sue opinioni e che questo lo ha premiato. "Se dice una cosa abbastanza volte, ha il megafono più grande del mondo", ha detto Matthews. "Naturalmente ci saranno milioni di americani che gli crederanno e lo prenderanno in parola, anche se non ha prove per sostenere quello che dice".


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La USS Abraham Lincoln non tocca porto da oltre 200 giorni, ma Trump nega i problemi a bordo


La portaerei è in missione da quasi nove mesi. Le famiglie denunciano carenze di beni essenziali, acqua contaminata e gravi disagi psicologici tra i marinai. I senatori democratici chiedono un’indagine, mentre la Marina respinge tutte le accuse.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per le condizioni a bordo della USS Abraham Lincoln, la portaerei di base a San Diego in missione da quasi 9 mesi in Medio Oriente. Ha inoltre respinto le richieste di un’indagine avanzate dal Congresso sui casi di disagio psicologico tra i membri dell’equipaggio, affermando che la nave non è rimasta in mare “neanche lontanamente abbastanza a lungo”.

Quando i giornalisti gli hanno fatto notare la crescente preoccupazione delle famiglie degli oltre 5.000 uomini e donne imbarcati, Trump ha risposto: “No, non sono preoccupate”. Il presidente ha poi annunciato che la Lincoln lascerà presto la regione e sarà sostituita da “un’altra nave molto simile”, senza precisare quale. Secondo il Wall Street Journal, si tratterebbe della USS George Washington.

La Lincoln non effettua uno scalo da oltre 200 giorni, benché normalmente le portaerei attracchino ogni 30-45 giorni, salvo rinvii imposti dalle esigenze operative. Salpata da San Diego il 21 novembre 2025 e inizialmente diretta nel Mar Cinese Meridionale, è stata successivamente dirottata in Medio Oriente. Da allora ha toccato terra una sola volta, durante una breve sosta a Guam nel dicembre scorso.

Marina americana · USS Abraham Lincoln

Ventiduemila chilometri, un solo attracco

La portaerei è salpata da San Diego il 21 novembre 2025 con oltre 5.000 persone a bordo. Doveva andare nel Mar Cinese Meridionale, è finita in Medio Oriente. Da nove mesi ha toccato terra una volta sola, a Guam.

Grafica di FocusAmerica 14 agosto 2026

1Il Pacifico10.200 km
San Diego Guam Oceano Pacifico

2Fino al Mar Arabico12.000 km
Guam Medio Oriente Oceano Indiano

San Diego Guam Medio Oriente Oceano Pacifico Oceano Indiano
Rotta seguita Destinazione iniziale Scalo a terra Area operativa

Dopo Guam la Lincoln ha aggirato l’Indonesia da sud senza più fermarsi. Tracciato indicativo: la Marina non diffonde le rotte operative.

PartenzaSan Diego, 21 nov 2025
Giorni in mare266
Scali a terra1 — Guam, dic 2025
Persone a bordooltre 5.000
Rientrodata non comunicata

«Neanche lontanamente abbastanza a lungo»

Donald Trump, sul tempo passato in mare dalla Lincoln, respingendo le richieste di indagine del Congresso

Le soste che non ci sono state

Sette scali attesi, uno soltanto effettuato


Le due bande coprono gli stessi 266 giorni. Sopra, il ritmo abituale: una portaerei attracca ogni 30-45 giorni. Sotto, quello che ha fatto davvero la Lincoln, che è partita da San Diego e non si è più fermata dopo Guam.

Scorri il dito sulla banda blu per leggere le date.

In 266 giorni una portaerei attracca di norma sette volte. La USS Abraham Lincoln lo ha fatto una volta sola, a Guam, nel dicembre 2025: oltre 200 giorni senza toccare terra.

Ritmo abituale7 scali attesi

USS Abraham Lincoln1 effettivo

Guam

Oltre 200 giorni senza toccare terra

Il confronto

I dispiegamenti più lunghi dai tempi del Vietnam


Negli ultimi anni la Marina ha allungato le missioni delle portaerei. Con la guerra in Iran, uomini e mezzi si sono concentrati in Medio Oriente.

USS Gerald R. Ford: 326 giorni (2025-26, record dal Vietnam). USS Abraham Lincoln: 295 giorni nel 2020. USS Abraham Lincoln: 266 giorni, missione in corso. USS George H.W. Bush: 136 giorni, missione in corso.

Record dal Vietnam: 326 giorni

Le due versioni

Chi è a bordo e chi comanda raccontano due navi diverse


Quattro punti su cui le famiglie dei marinai e i vertici militari danno risposte opposte.

Famiglie e stampa di settore Marina e Pentagono

84,4%

dei marinai che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il valore più alto tra tutte le portaerei americane. Il Central Command lo usa per smentire i racconti sulle condizioni a bordo.

L’ordine dei rifornimenti dopo l’attacco iraniano in Bahrein

Cibo
Prima priorità

Igiene
Seconda

Posta
Ultima

Colpito il principale centro logistico americano nella regione, i comandi hanno stabilito una priorità nei rifornimenti. La posta arriva per ultima.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Navy Times, Military Times, Stars and Stripes, Wall Street Journal, Central Command e dichiarazioni del Segretario ad interim della Marina Hung Cao. Confini da Natural Earth. I 266 giorni e i chilometri percorsi sono calcoli della redazione sulla rotta indicativa San Diego–Guam–Mar Arabico; la Marina non diffonde né le rotte operative né la data esatta dello scalo di Guam.

Le denunce delle famiglie e la replica della Marina


Secondo i familiari, a bordo scarseggiano beni di prima necessità, tra cui i prodotti per l’igiene personale, mentre l’acqua sarebbe contaminata. Diverse famiglie descrivono un equipaggio esausto, con il morale molto basso. A riferire per prime delle difficili condizioni sulla nave sono state le testate specializzate Navy Times, Military Times e Stars and Stripes. Almeno un marinaio è caduto in mare e la Marina ha aperto un’inchiesta sull’episodio. Secondo il Military Times, altri membri dell’equipaggio avrebbero tentato di gettarsi fuori bordo.

Il Segretario ad interim della Marina, Hung Cao, ha risposto con un post su X, escludendo che vi siano state vittime e sostenendo che sia stato curato soltanto “un numero ridotto di casi legati alla salute mentale”. I menu, ha aggiunto, “sono stati modificati quando non erano disponibili rifornimenti di prodotti freschi, senza saltare un solo pasto”.

Cao non ha invece voluto rispondere alle altre accuse riguardanti le forniture e le condizioni di vita a bordo, limitandosi ad assicurare che la portaerei “tornerà presto a casa nell’ambito di una rotazione pianificata”. “Non c’è dubbio che i nostri giovani uomini e donne siano stati spinti al limite, ma non si sono mai spezzati. Sono comprensibilmente stanchi, ma non hanno mai smesso di combattere”, ha scritto ancora Cao, accusando i giornali di voler “dipingere i nostri combattenti come vittime” e di distogliere così l’attenzione dall’Iran e dalla minaccia che rappresenta per gli Stati Uniti.

Anche il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto che le condizioni sulla Lincoln siano state “completamente travisate”. “Alcuni dispiegamenti durano più di altri e nutro per quei marinai più rispetto e gratitudine di chiunque altro. Quello che fanno in quei mari e in condizioni tanto difficili, con meno scali, è incredibile”, ha dichiarato giovedì.

Diversi esponenti democratici non sembrano però essere soddisfatti di queste spiegazioni e chiedono ora di accertare per bene come si sia arrivati a questa situazione. I senatori Richard Blumenthal, del Connecticut, e Ruben Gallego, dell’Arizona, hanno sollecitato pubblicamente l’apertura di un’indagine. Gallego, che ha prestato in passato servizio nei Marines, ha inoltre chiesto alla Marina di consentire a una delegazione bipartisan del Congresso di salire a bordo.

Dispiegamenti sempre più lunghi


Il Central Command, responsabile delle operazioni militari statunitensi in Medio Oriente, ha smentito le ricostruzioni della stampa sottolineando che l’84,4% dei membri dell’equipaggio che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il dato più alto tra tutte le portaerei della flotta americana.

Un funzionario della Marina ha attribuito invece le carenze a bordo ll’attacco iraniano contro il principale centro logistico statunitense in Bahrein, che avrebbe costretto i comandi a stabilire un ordine di priorità nei rifornimenti: prima gli alimenti, poi i prodotti per l’igiene e infine la posta.

Il caso della Lincoln si inserisce, comunque, in una tendenza più ampia. Negli ultimi anni la Marina statunitense ha progressivamente prolungato i dispiegamenti delle portaerei e, con la guerra in Iran ancora in corso, uomini e mezzi sono stati concentrati in Medio Oriente, allungando ulteriormente la permanenza in mare.

La USS George H.W. Bush, salpata da Norfolk il 31 marzo, naviga da almeno quattro mesi. La USS Gerald R. Ford, partita nel 2025, ha operato nel Mediterraneo e nei Caraibi prima di dirigersi verso il Medio Oriente: al momento del rientro, avvenuto a maggio, era rimasta in missione per 326 giorni, stabilendo il record dai tempi della guerra del Vietnam. Il primato precedente apparteneva proprio alla Lincoln, con 295 giorni trascorsi in mare nel 2020.

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In Wisconsin Crowley non farà campagna insieme ai socialisti


Il candidato democratico a governatore del Wisconsin punta sul costo della vita e sull'estremismo del repubblicano Tom Tiffany per tenere insieme sinistra, indipendenti ed ex elettori repubblicani.

Il candidato democratico a governatore del Wisconsin, David Crowley, farà campagna elettorale sul costo della vita e sull'estremismo del suo avversario repubblicano, ma non salirà sul palco con alcuni dei principali sostenitori di Francesca Hong, la candidata di sinistra che ha battuto nelle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin, il voto con cui gli elettori di un partito scelgono chi mandare alle elezioni vere e proprie. Lo ha detto giovedì a Politico in una delle prime interviste dopo la vittoria.

"Non saremo tutti d'accordo su tutto. Ma penso che siamo d'accordo sul fatto che l'obiettivo finale è assicurarci di non avere un estremista MAGA e il deputato Tom Tiffany seduto nell'ufficio del governatore", ha detto Crowley, usando l'acronimo dello slogan del presidente Donald Trump "Make America Great Again". Lo Stato del Wisconsin, ha aggiunto Crowley, "ha una grande opportunità" di mettere un freno all'agenda del presidente in una fase di crisi del costo della vita. Tiffany, che sarà il suo avversario a novembre, è attualmente un deputato repubblicano alla Camera.

Il Wisconsin è uno degli Stati più contesi del Paese e Trump lo ha vinto nel 2024 con poco meno di 30mila voti di scarto. I democratici considerano decisivo tenersi la carica di governatore, che negli Stati Uniti è il capo dell'esecutivo di uno stato, per fare da argine alla Casa Bianca. Sperano anche di conquistare il controllo pieno delle istituzioni statali, cioè la poltrona di governatore insieme alle due camere del parlamento locale, per la prima volta dal 2010.

Crowley attualmente amministra la contea di Milwaukee ed è stato scelto personalmente da Tony Evers, il governatore in carica. Nella sua intervista ha detto che vuole tenere dentro l'ala sinistra del partito ma anche rivolgersi agli indipendenti e a chi in passato ha votato repubblicano e ora "si sente rifiutato dall'attuale Partito Repubblicano".

Il candidato democratico ha aggiunto di avere già parlato con "alcuni repubblicani più interessati a sconfiggere Tom Tiffany". Nel 2018 Evers strappò la carica di governatore al repubblicano Scott Walker con una coalizione dello stesso tipo, che ha tenuto insieme le roccaforti democratiche, gli indipendenti e una parte degli elettori di area conservatrice.

I consulenti di Crowley ritengono che insistere sul costo della vita sotto l'Amministrazione Trump, mentre la guerra con l'Iran resta fortemente impopolare ed il gradimento del presidente scende sempre più in basso, sia il terreno migliore per parlare a una platea ampia di elettori, al di là dei confini del proprio partito.


David Crowley vince a sorpresa le primarie Dem per il governatore del Wisconsin


David Crowley ha vinto la primaria democratica per la carica di governatore del Wisconsin. Ha battuto per circa 3mila voti su quasi 790mila la socialista-democratica Francesca Hong, che i sondaggi davano avanti di una ventina di punti. L'Associated Press ha assegnato la vittoria alle 2:34 di notte (le 9:34 in Italia), al termine di uno spoglio in cui i due si sono scambiati più volte vantaggi di poche centinaia di voti. Crowley, 40 anni, a capo del governo della contea di Milwaukee, affronterà il 3 novembre il repubblicano Tom Tiffany, deputato sostenuto dal presidente Donald Trump, in uno degli stati più contesi del paese.

Con oltre il 95% delle schede scrutinate, Crowley ha ottenuto il 39,8% dei voti contro il 39,4% di Hong, mentre la terza classificata, la senatrice statale Kelda Roys, si è fermata al 7,5%. La legge del Wisconsin permette allo sconfitto di chiedere un riconteggio quando il distacco è inferiore a un punto percentuale (qui è di circa 0,4). Nella notte, con i risultati ancora incerti, Hong ha parlato ai sostenitori senza ammettere la sconfitta: "so che non abbiamo i risultati definitivi, ma so che siamo pronti a continuare a combattere".

Lo scrutinio è stato segnato da un errore a Milwaukee, dove le chiavette consegnate al centro di conteggio contenevano i registri di controllo invece dei risultati di almeno 28mila schede postali della città. La direttrice della commissione elettorale cittadina ha parlato di un "errore umano" che ha ritardato di ore il momento decisivo della serata. Quando i voti sono stati caricati, hanno premiato Crowley con circa 5 punti di vantaggio e hanno chiuso la corsa.

Hong arrivava al voto da favorita dopo essere stata davanti in tutti i sondaggi per mesi. L'ultima rilevazione della Marquette University la dava al 38% contro il 7% di Crowley e le medie stimavano un vantaggio intorno ai 20 punti. Lo scarto tra sondaggi e urne supera quello del Michigan, dove la settimana scorsa il progressista Abdul El-Sayed aveva vinto con un solo punto di margine una primaria per il Senato in cui era dato avanti in doppia cifra, un errore di circa 12 punti.

Per Crowley la vittoria completa una rimonta cominciata un mese fa. Si era ritirato dalla corsa l'8 luglio con consensi a una cifra e fondi in esaurimento, per poi rientrare dieci giorni dopo, quando la campagna della vicegovernatrice Sara Rodriguez era crollata per irregolarità nei conti. Il governatore uscente Tony Evers lo ha appoggiato con una mossa considerata rara e ha girato lo stato con lui nell'ultima settimana. La campagna di Crowley ha raccolto a fine luglio quasi il triplo dei fondi dell'intero anno precedente e ha beneficiato di oltre 3 milioni di dollari di spese di comitati esterni.

Su Hong hanno pesato le vecchie posizioni riemerse nel finale di campagna, dai post sul definanziamento della polizia a quelli per abolire il Senato degli Stati Uniti e cancellare la festa del Ringraziamento, tutti ritrattati nelle ultime settimane senza spegnere le polemiche. Una parte dei democratici temeva che la sua candidatura avrebbe consegnato ai repubblicani uno stato che nel 2024 ha registrato il margine presidenziale più stretto del paese. Evers aveva spiegato così il suo intervento contro di lei: Hong "ha passato l'intera campagna a occuparsi non dei problemi, ma di quello che c'è su Twitter".

Cresciuto nella zona nord di Milwaukee da genitori con problemi di dipendenze e salute mentale, sfrattato tre volte da bambino, Crowley amministra dal 2020 la contea più popolosa dello stato. È il primo afroamericano e il più giovane di sempre in quel ruolo e se vincesse a novembre sarebbe il primo governatore nero del Wisconsin. In campagna ha promesso di costruire più case, migliorare il sistema sanitario e portare il salario minimo statale dagli attuali 7,25 dollari l'ora a 20 dollari entro il 2030.

La corsa di novembre parte aperta, perché le ultime tre elezioni per il governatore del Wisconsin senza un uscente in campo hanno cambiato ogni volta il partito al potere. Tiffany, 68 anni, ha vinto facilmente la sua primaria e ha detto che la strategia non cambierà con Crowley: "non c'è un centesimo di differenza tra i candidati democratici". Evers lo ha festeggiato su X nella notte definendolo "il futuro del nostro partito" e scrivendo che "per ora balliamo la polka. Domani torniamo al lavoro per vincere".

Primarie democratiche · Wisconsin

Crowley batte Hong per 3.000 voti nella corsa a governatore del Wisconsin

L’Associated Press assegna a Crawley una vittoria per 3.211 voti, quattro decimi di punto, sulla deputata statale Francesca Hong, con circa il 2 per cento delle schede che restano ancora da scrutinare. A novembre sfiderà il repubblicano Tom Tiffany nella corsa per la successione a Tony Evers.

David Crowley 39,8%
Esecutivo della contea di Milwaukee · 313.321 voti

Francesca Hong 39,4%
Deputata statale di Madison · 310.110 voti

Kelda Roys 7,5%
Senatrice statale di Madison · 59.013 voti

Joel Brennan 4,7%
Ex segretario all’Amministrazione · 36.981 voti

Sara Rodriguez 4,1%
Vicegovernatrice · 32.505 voti

Mandela Barnes 4,1%
Ex vicegovernatore · 32.239 voti

787.678 voti conteggiati 98% scrutinato

Crowley in vantaggio Hong in vantaggio
MadisonMilwaukeeEau ClaireGreen Bay Margine in voti10.0002.500500

Crowley è avanti in 52 contee su 72, Hong in 20: sue Madison e le città universitarie, con lo scarto più ampio dello stato nella contea di Dane (+11.182 voti). Crowley ha vinto la sua, Milwaukee, per appena 2.392 voti.

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 9:52 italiane del 12 agosto 2026 con lo scrutinio al 98 per cento. Primarie democratiche dell’11 agosto 2026 per la carica di governatore del Wisconsin.

Martedì si votava anche in Minnesota, Connecticut e Vermont, oltre che in un'elezione speciale in South Carolina, con un bilancio misto per la sinistra democratica. In Minnesota la vicegovernatrice progressista Peggy Flanagan ha battuto di quasi 20 punti la deputata centrista Angie Craig nella primaria democratica per il Senato, nonostante circa 16 milioni di dollari di spese esterne a favore della rivale. "Per mesi vi ho detto che questa campagna era i molti contro i soldi", ha detto Flanagan ai sostenitori, "indovinate un po', i molti hanno appena vinto".

Flanagan, 46 anni e membro della nazione Ojibwe di White Earth, sarebbe la prima donna nativa americana eletta al Senato. Affronterà la repubblicana Michele Tafoya, ex giornalista sportiva televisiva, per il seggio della democratica uscente Tina Smith, in uno stato che non elegge un senatore repubblicano dal 2002. Sempre in Minnesota la senatrice Amy Klobuchar ha ottenuto quasi senza rivali la candidatura democratica per governatore, dopo la rinuncia di Tim Walz travolto a gennaio da uno scandalo sulle frodi nei programmi sociali dello stato. Tra i repubblicani la presidente della Camera statale Lisa Demuth ha sconfitto Mike Lindell, il fondatore dell'azienda di cuscini MyPillow sostenuto da Trump e tra i più noti negazionisti della sua sconfitta del 2020.

In South Carolina la senatrice Darline Graham, nominata a luglio per completare il mandato del fratello Lindsey Graham, morto un mese fa, non ha raggiunto la maggioranza necessaria a vincere subito la primaria repubblicana speciale per il Senato, nonostante il sostegno di Trump. Il 25 agosto andrà al ballottaggio contro Ralph Norman, deputato veterano e vicepresidente del Freedom Caucus, il gruppo dei parlamentari repubblicani più a destra.

In Connecticut il deputato John Larson, 78 anni e in carica da 28, ha perso la primaria democratica del primo distretto contro Luke Bronin, ex sindaco di Hartford di 47 anni. Bronin ha impostato la campagna sul ricambio generazionale, dopo vittorie simili di sfidanti più giovani a New York e Denver. Il governatore Ned Lamont ha invece ottenuto facilmente la candidatura a un terzo mandato. In Vermont l'economista Amanda Janoo ha vinto la primaria democratica per governatore e sfiderà il repubblicano Phil Scott, rieletto nel 2024 con più di 50 punti di margine.

In Wisconsin i democratici hanno scelto anche Rebecca Cooke per la rivincita nel terzo distretto contro il repubblicano Derrick Van Orden, che l'aveva battuta nel 2024 per meno di 3 punti. Il distretto è uno dei seggi che il partito considera decisivi per riconquistare la Camera. Nel settimo, lasciato libero da Tiffany, i repubblicani hanno candidato Michael Alfonso, 26 anni, genero del segretario ai Trasporti Sean Duffy e sostenuto da Trump. Se eletto sarebbe il membro più giovane del Congresso.


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In Maine il candidato democratico Troy Jackson è avanti nei sondaggi


Nel sondaggio di Fox News il democratico Troy Jackson è avanti 48 a 46. Il 55% degli elettori teme che la senatrice voti troppo spesso con il presidente, il 43% che lo sfidante sia troppo a sinistra.
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Il democratico Troy Jackson è avanti di due punti su Susan Collins nella corsa al Senato in Maine, 48% contro 46%, secondo un sondaggio di Fox News pubblicato mercoledì. Il vantaggio resta dentro il margine di errore della rilevazione, pari a tre punti, ma il quadro è cambiato rispetto a giugno, quando la senatrice repubblicana era avanti di tre punti sul precedente candidato democratico, Graham Platner. Da allora il consenso per Collins è sceso di quattro punti, mentre Jackson va un punto meglio di quanto andasse Platner.

Il 55% degli elettori del Maine è preoccupato dal fatto che il voto di Collins in Senato si allinei troppo spesso con le posizioni del presidente Donald Trump, mentre il 43% teme che Jackson sia troppo vicino ai Democratic Socialists of America, il movimento socialista-democratico americano. Tra gli elettori indipendenti la distanza tra le due preoccupazioni arriva a 14 punti a sfavore della senatrice.

Jackson, boscaiolo di quinta generazione originario di Allagash ed ex presidente del Senato del Maine, ha sostituito Platner a luglio, dopo che il primo candidato si era ritirato in seguito a un'accusa di violenza. Il cambio di candidato ha trasformato la corsa in un referendum su Collins: il 61% di chi sostiene Jackson dice che il proprio voto è soprattutto contro la senatrice, mentre a giugno, con Platner, era il 48%. Solo il 36% vota soprattutto per Jackson, contro il 50% che votava per Platner.

Il 71% di chi sostiene Collins dice invece di votare soprattutto per lei, contro il 53% di giugno, mentre il 27% vota soprattutto contro Jackson, quando con Platner era il 45%. Tra i sostenitori della senatrice ci sono anche più elettori con una scelta ormai definitiva, con uno scarto di otto punti. Un elettore di Jackson su cinque dice di poter ancora cambiare idea prima del voto.

Sondaggio · Maine

Il 55% teme che Collins voti troppo spesso con Trump, il 43% che Jackson sia troppo a sinistra

Agli elettori del Maine è stato chiesto quanto li preoccupino i due candidati al Senato. Le barre vanno dalla preoccupazione più forte, a sinistra, alla sua assenza, a destra. 6-10 agosto 2026 · 1.000 elettori registrati (±3%) · Fox News.

Susan CollinsVota troppo spesso con il presidente Trump
40% 15% 16% 27%

Troy JacksonÈ troppo vicino al movimento socialista-democratico
25% 18% 24% 29%

Estremamente preoccupato Molto Poco Per nulla preoccupato

Fonte Sondaggio Fox News realizzato da Beacon Research e Shaw & Company Research dal 6 al 10 agosto 2026 su 1.000 elettori registrati del Maine, con un margine di errore di tre punti percentuali. La riga tratteggiata segna il 50 per cento del campione: sommando i primi due livelli, la preoccupazione per i voti di Collins con il presidente lo supera, quella per la vicinanza di Jackson ai socialisti no. Il residuo fino a 100 sono gli elettori che non hanno espresso un giudizio.

Tra chi si dice certo al 100% di andare a votare il vantaggio di Jackson sale a quattro punti, 50% contro 46%. I democratici si dichiarano molto più interessati alle elezioni rispetto ai repubblicani (18 punti di scarto) e più motivati a votare (nove punti), anche se la quota di chi si dice sicuro di presentarsi alle urne a novembre è quasi identica nei due schieramenti, con appena tre punti di differenza.

Il vantaggio di Jackson si concentra tra gli elettori progressisti, le donne laureate e chi ha meno di 35 anni. È avanti anche tra gli uomini sotto i 45 anni e tra chi vive in una famiglia iscritta a un sindacato, mentre tra le donne è avanti di quattro punti e tra gli uomini i due candidati sono pari. Collins tiene tra i conservatori, i cristiani evangelici bianchi, gli uomini dai 45 anni in su e chi non ha una laurea, oltre che tra gli elettori delle zone rurali e tra i coniugati.

Rispetto ai numeri di Platner a giugno, Jackson tiene le stesse posizioni tra le donne, i laureati e gli elettori dei sobborghi, mentre guadagna 12 punti tra chi ha meno di 45 anni. Il vantaggio di dieci punti che Collins aveva tra gli uomini è invece scomparso.

Quasi tutti i repubblicani che si riconoscono nel movimento MAGA sostengono Collins, ma la quota scende a tre quarti tra i repubblicani che ne sono estranei, quasi uno su cinque dei quali vota per Jackson. Tra i simpatizzanti dei Democratic Socialists of America il sostegno a Jackson è quasi unanime, ma scende a due terzi tra i democratici e gli indipendenti che non si riconoscono in quel movimento.

"Sostituire Platner con Jackson ha permesso ad altri due fattori di emergere: l'opposizione al presidente Trump e il desiderio di cambiamento", ha detto Daron Shaw, il sondaggista repubblicano che realizza le rilevazioni di Fox News insieme al democratico Chris Anderson. "La corsa resta serrata e non darei mai Collins per spacciata, ma bisogna riconoscere un leggero vantaggio ai democratici".

Collins è in Senato dal 1997 e nel 2020 ha vinto il quinto mandato con quasi nove punti di margine. È l'unica senatrice repubblicana in corsa per la rielezione quest'anno in uno Stato che il presidente ha perso nel 2024, quando Kamala Harris vinse in Maine con sette punti di vantaggio. Il giudizio personale su Trump nello Stato è negativo di 20 punti, con il 39% di opinioni favorevoli e il 59% di contrarie. I democratici considerano il seggio del Maine indispensabile nel tentativo di riconquistare il Senato.

L'inflazione resta il primo problema per gli elettori dello Stato e un terzo dice che sarà il fattore più importante nella scelta del voto per il Senato. Seguono l'immigrazione e il controllo delle frontiere, la sanità e le divisioni politiche del paese. Quattro elettori su dieci dicono di restare indietro dal punto di vista economico e tra loro Jackson è avanti di 29 punti.

Il giudizio personale sulla senatrice è negativo di dieci punti, con il 44% di opinioni favorevoli e il 54% di contrarie, un peggioramento rispetto a giugno, quando il saldo era negativo di tre punti (47% contro 50%). Jackson ha un saldo positivo di un solo punto, con il 47% di favorevoli e il 46% di contrari. Entrambi i candidati sono giudicati meglio dei rispettivi partiti: chi ha un'opinione negativa di tutti e due preferisce Jackson di tre punti, mentre tra chi giudica male entrambi i partiti il democratico è avanti di 22 punti.

Il movimento MAGA e i Democratic Socialists of America hanno saldi di giudizio quasi identici, negativi rispettivamente di 19 e 21 punti. L'intensità è però diversa: il 50% degli elettori del Maine ha un'opinione fortemente sfavorevole del primo, contro il 38% del secondo.

Nella corsa per il governatore la democratica Hannah Pingree è avanti di 11 punti sul repubblicano Bobby Charles, mentre il terzo candidato in corsa, Rick Bennett, raccoglie il 9%. Quasi tre elettori su dieci dicono però di poter ancora cambiare idea. Il vantaggio di Pingree si spiega soprattutto con la fedeltà di partito: la sostiene il 92% dei democratici, mentre Charles raccoglie l'83% dei repubblicani e la quota più ampia di indipendenti sceglie lei.

Pingree ha un giudizio personale positivo di 15 punti (52% contro 37%), mentre Charles è negativo di sei punti (36% contro 42%) e il 23% degli elettori non lo conosce abbastanza per esprimersi. Bennett è ancora meno noto: il 52% non sa dare un giudizio su di lui.

Il sondaggio è stato condotto tra il 6 e il 10 agosto su un campione di 1.000 elettori registrati del Maine, contattati sia per telefono sia via messaggio, con un margine di errore di tre punti percentuali. La rilevazione è stata realizzata insieme da due istituti di parte opposta, Beacon Research per i democratici e Shaw & Company Research per i repubblicani.


I democratici del Maine scelgono Troy Jackson per sfidare Susan Collins


I democratici del Maine hanno scelto questa mattina Troy Jackson, ex presidente del Senato statale, come candidato contro la senatrice repubblicana Susan Collins. La convention straordinaria riunita a Bangor lo ha nominato con 566 voti su 571 delegati, dopo il ritiro di Graham Platner. L’unica altra candidata rimasta in corsa, la dirigente del settore biofarmaceutico Saundra Pelletier, ha ottenuto cinque voti.

Jackson aveva di fatto conquistato la nomination già il fine settimana precedente, quando i democratici dello Stato avevano approvato a larghissima maggioranza la lista di delegati da lui indicata. “Siamo sulla buona strada per ottenere il governo che ci meritiamo”, aveva dichiarato allora in un video rivolto ai sostenitori. Platner aveva abbandonato la corsa il 10 luglio, travolto da un’accusa di violenza sessuale che ha sempre respinto.

Convention democratica · Maine
I democratici del Maine scelgono Troy Jackson contro Susan Collins
Convention straordinaria di Bangor — voto dei 571 delegati
Focus America

CandidatoVoti%

Troy Jackson
Ex presidente del Senato statale

566
99,1%

Saundra Pelletier
Dirigente del settore biofarmaceutico

5
0,9%

571delegati
Voto concluso

Graham Platner si è ritirato dalla corsa prima del voto. Elaborazione di Focus America.

La scommessa progressista per conquistare il Senato


La scelta di Jackson rafforza l’ala sinistra del partito, che punta ancora una volta su un candidato progressista per sottrarre ai repubblicani uno dei seggi decisivi nella battaglia per la maggioranza al Senato. Collins è l’unica senatrice repubblicana chiamata a difendere il proprio seggio in uno Stato vinto da Kamala Harris nel 2024. Per conquistare il controllo del Senato a novembre, i democratici devono ottenere 4 seggi in più.

La campagna presenta Jackson come un taglialegna di quinta generazione e un “combattente di lungo corso per i diritti dei lavoratori”. A giugno si era classificato terzo alle primarie democratiche per la carica di governatore, sostenuto dal senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders. Il suo programma prevede il Medicare for All, la fine dei finanziamenti pubblici all’esercito israeliano, l’abolizione dell’Immigration and Customs Enforcement e una tutela federale del diritto all’aborto.

I repubblicani si preparano da settimane ad attaccare il candidato che avrebbe sostituito Platner, qualunque fosse stato il suo nome. Il giorno stesso della nomination, il Senate Leadership Fund, il comitato legato alla leadership repubblicana del Senato, ha annunciato un investimento da 42 milioni di dollari contro Jackson. Al candidato democratico restano ora 101 giorni per ridurre il vantaggio di Collins e provare a conquistare, nelle elezioni del 3 novembre, uno dei seggi da cui potrebbe dipendere il controllo del Senato.


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