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Il robot francese Eno, Apple nel 2027, SpaceX supera Amazon


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
non tutti sanno che c'è una startup di robotica molto promettente a Parigi: si chiama Genesis AI e ha appena presentato il robot general-purpose Eno. Poi discuteremo delle buone nuove da Mark Gurman sui prodotti che presenterà Apple a metà 2027; parleremo di SpaceX che supera Amazon per capitalizzazione di mercato; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 345 - Giovedì 18 giugno
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Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Startup francese sostenuta dall'ex CEO di Google debutta il robot Eno


Robotica
Genesis AI, startup parigina sostenuta dall'ex CEO di Google Eric Schmidt, ha presentato Eno, un robot general-purpose basato su AI pensato per ambienti industriali. Il sistema è progettato per ragionare, adattarsi e gestire compiti sconosciuti, con algoritmi di visione-linguaggio-azione più veloci rispetto alle soluzioni presenti sul mercato, secondo Schmidt. Genesis collaborerà con LG CNS, il braccio IT di LG Group, per portare il robot ai clienti industriali entro la fine del 2025. Eno va addestrato dagli utenti, ma impara rapidamente. La startup ha raccolto 105 milioni di dollari l'anno scorso con investitori sia americani che cinesi.
~
Fonte: bloomberg.com
Alternativa in italiano: non pervenuta

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AirPods con fotocamera, iPhone "speciale" e iPhone pieghevole arriveranno nel 2027


Tecnologia
Apple sta preparando per la seconda metà del 2027 quella che internamente considera la sua più grande ondata di nuovi prodotti: AirPods con fotocamere integrate, un iPhone pieghevole di seconda generazione e un iPhone speciale per i 20 anni del dispositivo. Gli AirPods con camera, nome in codice B798, erano attesi per il 2026 ma sono slittati a causa dei ritardi nello sviluppo dell'AI: le fotocamere nei gambi non serviranno a scattare foto, ma a fornire contesto visivo a Siri, permettendo all'assistente di riconoscere oggetti e ambienti circostanti. L'iPhone per l'anniversario, disponibile in due misure, avrà un display quasi senza bordi con vetro curvo sui lati. Tutti e tre i prodotti saranno lanciati sotto la guida del nuovo CEO John Ternus. Apple sta già testando questi dispositivi insieme a iOS 28, l'aggiornamento software nome in codice Bell previsto per il 2027.
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Fonte: bloomberg.com
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SpaceX supera Amazon e diventa la quinta azienda al mondo per capitalizzazione di mercato


Big tech
Pochi giorni dopo la quotazione in borsa, SpaceX ha superato Amazon per capitalizzazione di mercato, toccando un picco di 2.970 miliardi di dollari contro i 2.650 miliardi di Amazon. Il catalizzatore è stato l'annuncio dell'acquisizione di Anysphere, la società dietro Cursor, l'app di vibe coding con oltre un milione di utenti, per 60 miliardi di dollari in azioni. Il deal viene pagato in stock, senza attingere ai proventi dell'IPO, e dovrebbe chiudersi nel terzo trimestre 2026. Per xAI — la divisione AI di SpaceX — l'obiettivo è colmare il gap con Anthropic e OpenAI nel segmento del coding enterprise, dove Cursor si è già affermato come strumento di riferimento tra gli sviluppatori professionisti.
~
Fonte: the Guardian
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Anthropic e Casa Bianca stanno discutendo per ripristinare Fable 5 e Mythos 5


Politica
Anthropic e funzionari dell'amministrazione Trump stanno negoziando per risolvere le restrizioni di sicurezza che hanno portato alla sospensione dei modelli AI Fable 5 e Mythos 5. Il governo ha vietato venerdì scorso l'accesso degli utenti stranieri ai due modelli dopo che ricercatori di Amazon avevano scoperto un modo per aggirarne le protezioni; Anthropic ha poi disattivato l'accesso per tutti gli utenti. Alcuni funzionari dell'amministrazione chiedono che Anthropic riconosca carenze nel rilascio di Fable e nelle comunicazioni con la Casa Bianca; l'azienda sostiene invece che le vulnerabilità segnalate erano relativamente semplici e che aveva già collaborato estensivamente con il governo prima del lancio. Anthropic, valutata 965 miliardi di dollari e prossima all'IPO, sta perdendo utenti e ricavi a causa della sospensione, mentre l'amministrazione Trump deve dimostrare di saper gestire responsabilmente il settore AI.
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Fonte: The Wall Street Journal
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Trapelati documenti interni che rivelano le perdite miliardarie di OpenAI


Business
Documenti finanziari certificati ottenuti dal giornalista indipendente Ed Zitron mostrano che OpenAI ha chiuso il 2025 con ricavi in forte crescita — da 3,7 miliardi nel 2024 a 13,07 miliardi nel 2025 — ma con perdite operative che accelerano ancora più in fretta. Le sole spese in R&D hanno raggiunto 19,18 miliardi di dollari, di cui 10,59 miliardi pagati a Microsoft, superando ampiamente i ricavi totali dell'anno. La perdita operativa complessiva è salita a 20,92 miliardi, contro gli 8,78 miliardi del 2024. La perdita netta dichiarata è quasi 39 miliardi, ma circa 30 miliardi sono legati a una voce contabile straordinaria connessa alla conversione in società a scopo di lucro: al netto, la perdita effettiva sarebbe di circa 8 miliardi. OpenAI punta a raggiungere la redditività entro il 2030, ma deve fare i conti con costi in crescita, clienti enterprise sempre più critici sul ROI e la pressione competitiva di Anthropic sui prezzi.
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Fonte: Ars Technica
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Il superpotere della sicurezza di Anthropic


stratechery.com (eng)

SpaceX e il Sole Senziente


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Il web che conosciamo sta per sparire


minid.net (eng)

Eseguire modelli locali è diventato una buona idea


vickiboykis.com (eng)

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Notizie veloci


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Apple sta per rendere inutile Hide My Email


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iOS 27 corregge tre dei bug più fastidiosi di Messaggi


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Apple spiega perché il grande rinnovamento di Siri in iOS 27 ha richiesto così tanto tempo


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Tool del giorno

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È uscita la versione 3.0 di Framer, che oltre che presentare una UI nuova, introduce agenti che possono disegnare, analizzare e organizzare il tuo sito, parlando anche con Claude Code o Codex; oltre che la possibilità di creare nuovi "branch" di design e una community dove i designer possono guadagnare.

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AirPods con fotocamera, iPhone "speciale" e iPhone pieghevole arriveranno nel 2027


Gli ultimi aggiornamenti da Mark Gurman.
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In breve:


Apple sta preparando per la seconda metà del 2027 quella che internamente considera la sua più grande ondata di nuovi prodotti: AirPods con fotocamere integrate, un iPhone pieghevole di seconda generazione e un iPhone speciale per i 20 anni del dispositivo. Gli AirPods con camera, nome in codice B798, erano attesi per il 2026 ma sono slittati a causa dei ritardi nello sviluppo dell'AI: le fotocamere nei gambi non serviranno a scattare foto, ma a fornire contesto visivo a Siri, permettendo all'assistente di riconoscere oggetti e ambienti circostanti. L'iPhone per l'anniversario, disponibile in due misure, avrà un display quasi senza bordi con vetro curvo sui lati. Tutti e tre i prodotti saranno lanciati sotto la guida del nuovo CEO John Ternus. Apple sta già testando questi dispositivi insieme a iOS 28, l'aggiornamento software nome in codice Bell previsto per il 2027.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple Plans Camera AirPods Alongside Upgraded Foldable iPhone in 2027

bloomberg.com


Alternativa in italiano:

Il 2027 di Apple: tre prodotti rivoluzionari e un'AI che non è ancora pronta
Apple lavora a tre grandi novità per il 2027: l'iPhone del ventennale con display edge-to-edge, il secondo pieghevole e AirPods con fotocamera.
SmartWorld

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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Anthropic e Casa Bianca stanno discutendo per ripristinare Fable 5 e Mythos 5


I modelli sono offline da venerdì scorso.
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In breve:


Anthropic e funzionari dell'amministrazione Trump stanno negoziando per risolvere le restrizioni di sicurezza che hanno portato alla sospensione dei modelli AI Fable 5 e Mythos 5. Il governo ha vietato venerdì scorso l'accesso degli utenti stranieri ai due modelli dopo che ricercatori di Amazon avevano scoperto un modo per aggirarne le protezioni; Anthropic ha poi disattivato l'accesso per tutti gli utenti. Alcuni funzionari dell'amministrazione chiedono che Anthropic riconosca carenze nel rilascio di Fable e nelle comunicazioni con la Casa Bianca; l'azienda sostiene invece che le vulnerabilità segnalate erano relativamente semplici e che aveva già collaborato estensivamente con il governo prima del lancio. Anthropic, valutata 965 miliardi di dollari e prossima all'IPO, sta perdendo utenti e ricavi a causa della sospensione, mentre l'amministrazione Trump deve dimostrare di saper gestire responsabilmente il settore AI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic, Trump Officials Seek Deal on Restoring Powerful Model Access - WSJ
‘Both parties are working quickly to get this resolved,’ Anthropic says in first public comments since it pulled Fable and Mythos models, ‘Both parties are working quickly to get this resolved,’ Anthropic says in first public comments since it pulled Fable and Mythos models
The Wall Street JournalAmrith Ramkumar


Alternativa in italiano: non pervenuta

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SpaceX supera Amazon e diventa la quinta azienda al mondo per capitalizzazione di mercato


L'acquisizione di Cursor ha aiutato.
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In breve:


Pochi giorni dopo la quotazione in borsa, SpaceX ha superato Amazon per capitalizzazione di mercato, toccando un picco di 2.970 miliardi di dollari contro i 2.650 miliardi di Amazon. Il catalizzatore è stato l'annuncio dell'acquisizione di Anysphere, la società dietro Cursor, l'app di vibe coding con oltre un milione di utenti, per 60 miliardi di dollari in azioni. Il deal viene pagato in stock, senza attingere ai proventi dell'IPO, e dovrebbe chiudersi nel terzo trimestre 2026. Per xAI — la divisione AI di SpaceX — l'obiettivo è colmare il gap con Anthropic e OpenAI nel segmento del coding enterprise, dove Cursor si è già affermato come strumento di riferimento tra gli sviluppatori professionisti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX overtakes Amazon to become world’s fifth most valuable company | SpaceX | The Guardian
Elon Musk’s firm briefly reached $2.97tn valuation days after its IPO following purchase of AI coding startup Cursor
the Guardian


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Trapelati documenti interni che rivelano le perdite miliardarie di OpenAI


Perdite operative da 20,9 miliardi solo nel 2025.
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In breve:


Documenti finanziari certificati ottenuti dal giornalista indipendente Ed Zitron mostrano che OpenAI ha chiuso il 2025 con ricavi in forte crescita — da 3,7 miliardi nel 2024 a 13,07 miliardi nel 2025 — ma con perdite operative che accelerano ancora più in fretta. Le sole spese in R&D hanno raggiunto 19,18 miliardi di dollari, di cui 10,59 miliardi pagati a Microsoft, superando ampiamente i ricavi totali dell'anno. La perdita operativa complessiva è salita a 20,92 miliardi, contro gli 8,78 miliardi del 2024. La perdita netta dichiarata è quasi 39 miliardi, ma circa 30 miliardi sono legati a una voce contabile straordinaria connessa alla conversione in società a scopo di lucro: al netto, la perdita effettiva sarebbe di circa 8 miliardi. OpenAI punta a raggiungere la redditività entro il 2030, ma deve fare i conti con costi in crescita, clienti enterprise sempre più critici sul ROI e la pressione competitiva di Anthropic sui prezzi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Leaked financial docs show OpenAI is losing billions of dollars a year - Ars Technica
Audited accounting shows growing revenues being dwarfed by R&D, other expenses.
Ars Technica


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Startup francese sostenuta dall'ex CEO di Google debutta il robot Eno


In partnership con LG.
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Genesis AI, startup parigina sostenuta dall'ex CEO di Google Eric Schmidt, ha presentato Eno, un robot general-purpose basato su AI pensato per ambienti industriali. Il sistema è progettato per ragionare, adattarsi e gestire compiti sconosciuti, con algoritmi di visione-linguaggio-azione più veloci rispetto alle soluzioni presenti sul mercato, secondo Schmidt. Genesis collaborerà con LG CNS, il braccio IT di LG Group, per portare il robot ai clienti industriali entro la fine del 2025. Eno va addestrato dagli utenti, ma impara rapidamente. La startup ha raccolto 105 milioni di dollari l'anno scorso con investitori sia americani che cinesi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Startup Backed by Ex-Google CEO Debuts Robot, LG Partnership

bloomberg.com


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Maturità 2026, Polizia Postale e Skuola.net smontano le bufale: "Le tracce non si trovano online"


Un maturando su cinque convinto di trovare le tracce in rete, uno su cinque a rischio esclusione per lo smartwatch

Alla vigilia della prima prova scritta tornano le bufale sulla maturità. Per contrastarle, Polizia di Stato e Skuola.net rilanciano anche quest'anno la campagna "Maturità al sicuro", giunta alla diciannovesima edizione, con l'obiettivo di aiutare i candidati a distinguere le informazioni corrette dalle fake news che circolano online nei giorni più delicati dell'anno scolastico.

La bufala più dura a morire riguarda le tracce. Secondo un monitoraggio di Skuola.net su mille studenti, un maturando su cinque è convinto che navigando online nelle ore precedenti alla prova sia possibile trovare anticipazioni attendibili: il 13% crede che circoleranno in anteprima gli argomenti, mentre un 7% è certo di poter trovare il testo integrale delle tracce. Il 16% dei candidati dichiara che trascorrerà la vigilia sveglio fino a tardi nel tentativo di intercettare uno scoop che, in realtà, non esiste.

Sul fronte dei dispositivi elettronici la situazione è migliorata ma non del tutto. L'85% dei maturandi sa che il cellulare va consegnato alla commissione prima di sedersi al banco, pena l'invalidazione della prova. Resta però un 10% convinto di poter tenere il telefono in tasca purché spento, e un 5% che pensa di poterlo usare rischiando al massimo una penalizzazione sul voto. Entrambe le convinzioni sono errate.

Ancora più diffusa la confusione sugli smartwatch. Quasi un maturando su cinque, il 19%, potrebbe esporsi al rischio di esclusione per colpa di un orologio connesso: il 16% pensa di poterlo tenere al polso a patto che sia disconnesso da Internet, mentre il 3% crede di non incorrere in alcuna limitazione. Analoga confusione sui dispositivi che consentono di usare l'intelligenza artificiale offline: quasi un quarto dei candidati, il 23%, è convinto di poterli portare in aula, credendo erroneamente che basti non comunicare con l'esterno.

Per sfatare le ultime bufale, questa sera alle 20 gli operatori del Commissariato online e un rappresentante della Polizia di Stato, insieme a un esponente dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, saranno ospiti della diretta web di Skuola.net. Secondo i promotori della campagna, l'obiettivo è invitare gli studenti ad affrontare l'esame senza affidarsi a scorciatoie o presunte anticipazioni online.

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Per Hillary Clinton la ricandidatura di Biden nel 2024 fu "un terribile errore"


Per l'ex segretaria di Stato la sconfitta democratica del 2024 nasce dalla scelta di Biden di ricandidarsi a 81 anni: con primarie aperte, dice, chiunque avrebbe battuto Trump.

Hillary Clinton ha indicato in un solo errore la causa della sconfitta dei Democratici alle elezioni presidenziali del 2024: la decisione di Joe Biden di ricandidarsi alla Casa Bianca a 81 anni. In una nuova intervista l'ex segretaria di Stato ha definito quella scelta un "terribile errore di calcolo".

Parlando lunedì a un evento a Manhattan con David Remnick, direttore del settimanale New Yorker, Clinton ha detto che Biden ha commesso "un terribile errore per se stesso, per la sua eredità e per il paese" nel tentare di candidarsi di nuovo, come riferito dal New York Times.

Se Biden avesse deciso di "passare il testimone" e il Partito Democratico avesse tenuto primarie competitive, cioè una vera gara interna per scegliere il candidato, ha detto Clinton, "chiunque fosse uscito da quella sfida, che fosse la vicepresidente, un governatore, un senatore o chiunque altro, avrebbe battuto Donald Trump".

Il mese scorso il Comitato Nazionale Democratico, l'organo che dirige il partito, ha pubblicato un'analisi della sconfitta del 2024, giudicata incompleta e piena di errori, che addebitava alla Casa Bianca di Biden il modo in cui aveva posizionato Kamala Harris prima del suo ritiro tardivo dalla corsa. Il documento non ha approfondito la scelta iniziale di Biden di ricandidarsi.

A fine maggio Jill Biden, moglie dell'ex presidente, ha detto al programma "CBS News Sunday Morning" di essere stata "spaventata" durante la disastrosa prestazione del marito nel primo dibattito televisivo del 2024 contro Trump. "Ho pensato: oddio, sta avendo un ictus", ha raccontato. Dopo il dibattito spinse comunque il marito a restare in corsa.

Biden lasciò la corsa a fine luglio 2024 e appoggiò subito Harris, sua vicepresidente, lasciandole però solo tre mesi per costruire la propria campagna prima del voto.

Clinton ha detto che Harris ha perso in parte per il poco tempo a disposizione e in parte per la difficoltà di prendere le distanze da un presidente impopolare che l'aveva scelta come vice. "Alcune persone non volevano sentire nessun candidato criticarlo, soprattutto qualcuno che lui aveva scelto come vicepresidente", ha detto a Remnick. "Se fosse stato un governatore o qualcun altro uscito da un processo diverso, avrebbe potuto fare molto di più per smarcarsi da lui."

I Democratici che dopo il dibattito avevano provato a convincere Biden a ritirarsi, ha detto Clinton, trovarono "negazione totale". Biden alla fine fu convinto solo dai sondaggi.

Clinton e Biden hanno un rapporto cordiale in pubblico ma in privato competitivo e a tratti rancoroso. Servirono insieme ai vertici dell'amministrazione di Barack Obama, Biden come vicepresidente e Clinton come segretaria di Stato, ed entrambi valutarono di candidarsi alla presidenza nel 2016 prima che Biden rinunciasse.

Obama riteneva Clinton una candidata più forte di Biden, che allora era in lutto per la morte del figlio Beau, ucciso da un tumore al cervello. Per quell'anno scoraggiò con delicatezza il suo vice dal candidarsi.

Biden ha più volte espresso rimpianto per non essersi candidato nel 2016. "Me ne pento ogni giorno", disse della sua scelta ancora prima della sconfitta di Clinton. Nel 2017 affermò: "Penso che avrei potuto vincere". E ha sostenuto di poter vincere anche nel 2024 se fosse rimasto in corsa.

Clinton vinse il voto popolare nel 2016 ma perse contro Trump gli Stati chiave in bilico. Per la sua sconfitta indicò una serie di fattori fuori dal suo controllo, tra cui l'interferenza russa e la decisione dell'allora direttore dell'FBI, la polizia federale americana, James Comey, di annunciare nel pieno della campagna che il suo ufficio stava riesaminando se Clinton avesse gestito male informazioni riservate.

Ammise però anche i propri errori, tra cui l'uso di una email privata in violazione delle regole del Dipartimento di Stato. "L'errore più importante che ho commesso", disse nel 2017, "è stato usare la posta personale".

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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Centrosinistra, Fratoianni detta la linea: "Il nucleo della coalizione siamo noi"


Il segretario di SI blinda il patto a tre senza Renzi, boccia il premierato mascherato e rilancia la tassa sulle grandi ricchezze

Le tre principali forze dell’opposizione, secondo Nicola Fratoianni, hanno il compito di assumere un ruolo trainante nel percorso di costruzione dell’alternativa al centrodestra. È quanto ha affermato il segretario di Sinistra Italiana intervenendo a “L’Attimo Fuggente”, trasmissione di Giornale Radio condotta da Luca Telese e Giuliano Guida Bardi, all’indomani dell’incontro che ha riunito Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e lo stesso Fratoianni per avviare un confronto politico comune tra le principali componenti del centrosinistra.

Rispondendo a una domanda sull’assenza di Matteo Renzi nella fotografia che ha accompagnato l’iniziativa, Fratoianni ha spiegato che la scelta è legata al peso politico e alla responsabilità assunta dalle forze coinvolte nel percorso. Secondo il leader di Sinistra Italiana, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra rappresenterebbero complessivamente circa il 42% dei consensi nelle rilevazioni disponibili, configurandosi come le tre principali forze dell’opposizione.

Fratoianni ha precisato che tale ruolo non implica una maggiore importanza rispetto agli altri soggetti politici, ma una responsabilità più ampia nel promuovere convergenze e iniziative comuni. Ha inoltre sottolineato come le tre forze abbiano maturato negli ultimi anni posizioni condivise su numerosi temi politici e sociali.

Sul tema della leadership della futura coalizione, il segretario di Sinistra Italiana ha escluso che la questione della candidatura alla presidenza del Consiglio sia stata affrontata nel corso dell’incontro. A suo giudizio, si tratta di un argomento che trova maggiore spazio nel dibattito mediatico che nell’agenda politica attuale, e che non rappresenta oggi una priorità per i cittadini.

Nel corso dell’intervista, Fratoianni ha dedicato ampio spazio anche alla proposta di riforma elettorale avanzata dalla maggioranza. Il leader di Sinistra Italiana ha definito il progetto “anticostituzionale, sbagliato e inaccettabile”, contestando in particolare il meccanismo del premio di maggioranza e l’obbligo di indicare il candidato premier al momento della presentazione del programma elettorale.

Secondo Fratoianni, tali elementi anticiperebbero di fatto una forma di premierato e rischierebbero di alterare il principio della rappresentanza parlamentare. Per questo motivo, il segretario di Sinistra Italiana ha ribadito la propria preferenza per un sistema elettorale integralmente proporzionale, ritenuto più idoneo a garantire una rappresentanza fedele degli orientamenti espressi dagli elettori.

Infine, interpellato sulla possibilità di introdurre una patrimoniale, Fratoianni ha confermato la propria posizione favorevole. Il leader di Sinistra Italiana ha dichiarato di sostenere l’introduzione di un’imposta rivolta alle grandi ricchezze, ribadendo il proprio assenso a una misura di questo tipo qualora fosse limitata ai patrimoni di maggiore entità.

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L'amministrazione Trump blocca una causa ambientale contro Musk


Il Dipartimento di Giustizia cita la guerra in Iran per fermare la causa della NAACP contro il data center di Musk e rivendica il potere di bloccare le azioni legali ambientali dei cittadini.

Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto a un tribunale federale del Mississippi di archiviare la causa per inquinamento che la NAACP, la più antica organizzazione per i diritti civili degli afroamericani, ha intentato contro xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk. La richiesta, depositata nella tarda serata di lunedì, cita la sicurezza nazionale: secondo il governo, l'azienda ha avuto un ruolo essenziale nella guerra con l'Iran e le sue turbine a gas non possono essere fermate.

Nel documento, firmato da Stanley Woodward Jr., procuratore generale associato e numero tre del dipartimento, il governo sostiene che la causa minaccia la sicurezza nazionale perché "cerca di interrompere la fornitura di energia per l'innovazione nell'intelligenza artificiale che supporta le operazioni militari". Il Dipartimento di Giustizia ha anche argomentato di avere l'autorità di fermare le cause ambientali intentate da privati cittadini o gruppi, un potere che finora non aveva mai rivendicato.

La NAACP ha fatto causa a xAI in aprile per contestare l'uso di turbine a gas senza permessi per alimentare i data center vicino al confine tra Tennessee e Mississippi. Secondo l'organizzazione, xAI gestisce attualmente 57 turbine a gas nel Mississippi per il suo data center Colossus 2, senza i controlli sull'inquinamento richiesti dal Clean Air Act, la principale legge americana sull'inquinamento atmosferico. Questo fa dell'impianto una delle maggiori fonti industriali singole di ossido di azoto, che contribuisce allo smog, oltre che di altre sostanze inquinanti come il particolato e la formaldeide, che colpiscono in modo sproporzionato i quartieri afroamericani vicini e i gruppi vulnerabili come bambini, anziani e famiglie a basso reddito.

"È straordinario che gli Stati Uniti intervengano a favore di un inquinator e in un caso come questo", ha dichiarato al New York Times Laura Thoms, direttrice dell'ufficio legale di Earthjustice, un'organizzazione ambientalista senza scopo di lucro che rappresenta la NAACP insieme al Southern Environmental Law Center. La Thoms, che fino all'anno scorso era a capo dell'ufficio per l'applicazione delle norme ambientali proprio al Dipartimento di Giustizia, ha aggiunto che a sua conoscenza il dipartimento non aveva mai sostenuto di avere il potere di respingere le cause dei cittadini con la propria sola autorità. "Di solito il dipartimento interviene per far rispettare la legge", ha detto, riferendosi al Clean Air Act, che richiede a impianti come le centrali elettriche di ottenere permessi e installare tecnologie di controllo dell'inquinamento.

Martedì Woodward ha dichiarato in una nota che "la responsabilità ultima di far rispettare la legge federale spetta al potere esecutivo, non a gruppi di interesse privati", aggiungendo che il dipartimento è "impegnato a mantenere quell'ordine costituzionale proteggendo al contempo la sicurezza nazionale e promuovendo l'energia e l'innovazione americana".

La richiesta del Dipartimento di Giustizia mette in discussione un pilastro del diritto ambientale americano: le cosiddette "citizen suits", le cause dei cittadini. Il Clean Air Act prevede che singoli individui e gruppi possano citare in giudizio aziende o agenzie governative per costringerle a rispettare le leggi ambientali, e per decenni queste cause sono state uno strumento fondamentale per il movimento ambientalista. Thomas Jorling, che nel 1970 contribuì a scrivere la legge quando era consigliere legale di senatori repubblicani, ha ricordato al New York Times che la norma sulle cause dei cittadini fu pensata proprio per prevenire quelle che ha chiamato "negligenze dolose" delle agenzie governative. "Tra le motivazioni per non far rispettare la legge ci sono favoritismi, ricompense politiche, risorse insufficienti e simili", ha detto Jorling. "Non ci sono altre spiegazioni per la mancata applicazione della legge da parte del governo. Le cause dei cittadini sono la linea di difesa".

L'intervento del Dipartimento di Giustizia a favore di xAI mette l'amministrazione Trump in contrasto con un'altra agenzia federale, l'EPA, l'agenzia per la protezione ambientale, che all'inizio dell'anno aveva chiarito che anche le turbine temporanee sono soggette a permessi e controlli sull'inquinamento. Andrew Mergen, professore alla Harvard Law School, ha definito "molto aggressivo" il documento del dipartimento e lo ha collegato a una campagna di lunga data del movimento giuridico conservatore per limitare le cause dei cittadini su basi costituzionali. Mergen, che ha lavorato per tre decenni nella divisione ambiente del Dipartimento di Giustizia fino al 2022, ha notato che la richiesta è stata firmata quasi interamente da nomine politiche, incluso un funzionario di alto rango come Woodward, piuttosto che da avvocati di carriera del dipartimento. "In trentatré anni al Dipartimento di Giustizia, non credo di aver mai presentato un atto con la firma del procuratore generale associato", ha detto, vedendo in questo un segnale di politicizzazione dell'istituzione.

La causa chiede sanzioni di circa 124 mila dollari al giorno per ogni violazione e un'ingiunzione che ordini all'azienda di fermare le turbine. xAI, che ora fa parte di SpaceX, l'azienda aerospaziale di Musk recentemente quotata in borsa e che ha reso Musk il primo uomo con un patrimonio superiore ai mille miliardi di dollari, ha sostenuto che le turbine sono temporanee e quindi esenti da requisiti di autorizzazione più severi. Abre' Conner, direttrice della giustizia ambientale e climatica della NAACP, ha dichiarato che "in un momento in cui i super-ricchi sembrano essere protetti e sostenuti da alcune delle nostre istituzioni governative, è importante che le industrie inquinanti non traggano vantaggio a spese della salute delle comunità nere". Ha aggiunto che "le cause dei cittadini sono una polizza assicurativa fondamentale per le comunità per ritenere gli inquinatori responsabili delle decisioni che causano loro danni".

Il caso è nel Quinto Circuito, la corte d'appello federale considerata la più conservatrice del paese, e Mergen ha osservato che il dipartimento "si sente molto sicuro di avere un certo vantaggio del campo di casa". Emily Tucker, vicepresidente della società di ricerca Capstone, ha detto al New York Times che secondo una "lettura convenzionale" del Clean Air Act il tribunale dovrebbe dare ragione alla NAACP, ma l'argomento della sicurezza nazionale potrebbe creare difficoltà e rendere probabile un ricorso fino alla Corte Suprema.

La richiesta del Dipartimento di Giustizia rappresenta un'espansione senza precedenti del potere esecutivo sulla legislazione ambientale e un attacco diretto allo strumento delle cause dei cittadini, che da oltre cinquant'anni permettono a singoli e associazioni di portare gli inquinatori davanti a un giudice.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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Comunicazione pubblica digitale, assegnati a Roma gli Smartphone d’Oro 2026: premiate 23 esperienze innovative


Oltre 20mila voti per scegliere le migliori iniziative digitali della PA tra 70 candidature provenienti da tutta Italia

La trasformazione digitale della pubblica amministrazione continua a consolidarsi come uno degli assi portanti dell’innovazione nel settore pubblico italiano. È quanto emerso dalla dodicesima edizione degli Stati Generali della Comunicazione Pubblica Digitale, promossi da Fondazione Italia Digitale e ospitati a Roma negli spazi di Binario F, presso la Stazione Termini.

L’appuntamento annuale, che ha riunito esperti, rappresentanti istituzionali, giornalisti, professionisti della comunicazione e responsabili digitali di enti pubblici, ha offerto un’occasione di confronto sulle strategie di innovazione adottate dalle amministrazioni italiane, con particolare attenzione alle opportunità e alle sfide poste dall’intelligenza artificiale.

Momento centrale della giornata è stata la premiazione dello Smartphone d’Oro 2026, il riconoscimento dedicato alle migliori pratiche di comunicazione e informazione pubblica digitale, giunto quest’anno alla sua settima edizione. Alla competizione hanno partecipato 70 realtà pubbliche provenienti da diverse regioni italiane. La selezione dei vincitori è avvenuta attraverso la combinazione dei voti espressi dalla giuria scientifica e dalla votazione popolare online, che nelle cinque ore dedicate ha raccolto complessivamente 20.300 preferenze.

Ad aggiudicarsi il primo posto assoluto è stata l’Agenzia Strategica per lo Sviluppo Sostenibile del Territorio della Regione Puglia. Sul secondo gradino del podio si è classificata l’ASL di Biella, mentre il terzo posto è andato alla Commissione di Albo nazionale dei Tecnici della prevenzione negli ambienti e nei luoghi di lavoro.

Nel corso della cerimonia sono stati assegnati anche i premi speciali di categoria. Il riconoscimento per la Cultura è stato conferito alla Reggia di Caserta, quello per gli Enti Locali al Comune di Copparo e quello dedicato alla Gestione Eventi a Lares Italia. Il premio Innovazione è stato assegnato a ISPRA, mentre l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale è stata premiata per la categoria Istruzione e Ricerca.

Nell’ambito sanitario, il riconoscimento è andato alla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), mentre per la categoria Servizi Pubblici è stata premiata l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi. Il premio Sostenibilità è stato attribuito a ENEA, mentre il riconoscimento dedicato al Turismo è andato al GAL Sulcis.

La manifestazione ha inoltre valorizzato ulteriori esperienze attraverso una serie di menzioni speciali assegnate a INPS, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Formez PA, Regione Lazio, Federsanità, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Polizia di Stato, ASST Valle Olona, CSI Piemonte, Istituto Comprensivo Tommaseo e Regione Friuli Venezia Giulia.

Nel corso della mattinata è stata presentata anche una ricerca realizzata da Fondazione Italia Digitale e Istituto Piepoli sul rapporto tra cittadini, informazione e servizi digitali. Dall’indagine emerge che circa due italiani su tre si informano sulle attività della propria città attraverso strumenti digitali, mentre otto cittadini su dieci esprimono una valutazione positiva nei confronti degli amministratori che investono in innovazione tecnologica e servizi digitali.

Secondo gli organizzatori, i risultati dell’edizione 2026 confermano la crescente maturità della comunicazione pubblica digitale italiana e la diffusione di buone pratiche in numerosi ambiti dell’amministrazione. Gli Stati Generali della Comunicazione Pubblica Digitale e il premio Smartphone d’Oro torneranno a Roma nel 2027 con una nuova edizione dedicata all’evoluzione dell’ecosistema pubblico digitale.

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Migranti, via libera definitivo al decreto sui rimpatri volontari. Meloni: "Più ordine e più efficacia"


Approvata in via definitiva la riforma delle procedure di rientro assistito; il governo rivendica maggiore efficienza
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L'Aula della Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il decreto legge contenente disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti. Il provvedimento ha ottenuto 147 voti favorevoli, 93 contrari e tre astensioni, confermando il testo già licenziato dal Consiglio dei ministri e successivamente approvato dal Senato senza modifiche. Il decreto rappresenta un intervento correttivo rispetto a una precedente normativa, oggetto di approfondimenti istituzionali in seguito ai rilievi emersi durante il confronto con il Quirinale in merito ad alcuni profili di costituzionalità.

La notizia è stata riportata dal quotidiano Il Giornale, che ha evidenziato come il provvedimento introduca una serie di misure finalizzate a rendere più efficace il sistema dei rimpatri volontari assistiti, ampliando al contempo la platea dei soggetti autorizzati a fornire assistenza ai cittadini stranieri che intendano aderire ai programmi predisposti dallo Stato.

Secondo quanto illustrato nel dossier del Servizio Studi parlamentare, il decreto prevede, per il triennio 2026-2028, l'erogazione di un compenso a favore del rappresentante munito di mandato che assista il cittadino straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito. La nuova disciplina chiarisce inoltre che il compenso sarà riconosciuto indipendentemente dall'esito finale del procedimento di rimpatrio.

Il testo amplia inoltre il numero dei soggetti che potranno svolgere l'attività di rappresentanza e assistenza, demandando a un successivo decreto del ministro dell'Interno la definizione dei criteri per l'individuazione dei rappresentanti abilitati e delle modalità di corresponsione del compenso. Per l'attuazione della misura sono stati stimati oneri pari a 281.055 euro per il 2026 e a 561.495 euro annui per ciascuno degli anni 2027 e 2028.

L'approvazione del decreto è stata accolta con favore dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che attraverso un video pubblicato sui social ha sottolineato l'importanza del provvedimento nell'ambito delle politiche migratorie del governo.


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"Con il via libera definitivo della Camera al decreto Rimpatri e alle norme sui rimpatri volontari assistiti facciamo un altro passo avanti per rafforzare gli strumenti a disposizione dello Stato nella gestione dei flussi migratori. Più serietà, più ordine, più efficacia", ha dichiarato la premier.

Meloni ha inoltre ribadito l'impostazione dell'esecutivo sul tema dell'immigrazione, affermando che "l'obiettivo è chiaro: governare il fenomeno migratorio con regole certe e strumenti concreti". Il Presidente del Consiglio ha quindi concluso il suo intervento con un messaggio di continuità dell'azione di governo: "Avanti così".

Il decreto entra nel quadro delle iniziative adottate dall'esecutivo per rafforzare gli strumenti amministrativi e operativi legati alla gestione dei flussi migratori, con particolare attenzione ai percorsi di rimpatrio volontario assistito, considerati una delle opzioni previste dall'ordinamento per favorire il rientro dei cittadini stranieri nei Paesi di origine attraverso procedure assistite e coordinate dalle autorità competenti.

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G7 di Evian, giornata conclusiva: più armi a Kiev, sanzioni rafforzate su Mosca e sostegno all'intesa con l'Iran


La dichiarazione congiunta spazia dall'Ucraina al Medio Oriente, da Taiwan alla lotta al traffico di droga

Si chiude oggi il G7 di Evian, in Francia, con una giornata dedicata a crescita economica e intelligenza artificiale, dopo che nella notte è stata pubblicata una dichiarazione congiunta che tocca i principali dossier geopolitici globali. Riporta RaiNews.

Sul fronte ucraino, secondo il documento finale, i leader dei Sette Grandi si dicono "uniti nell'incrollabile sostegno all'Ucraina" e concordano di aumentare la fornitura di sistemi di difesa aerea, capacità a lungo raggio e intercettori. Nel testo si afferma inoltre l'impegno a "rafforzare le sanzioni, comprese quelle sui settori del petrolio e del gas" contro la Russia, e i leader parlano di "un nuovo slancio" dopo i recenti sviluppi sul campo di battaglia. Zelensky partecipa ai lavori e ha riferito di poter incontrare nuovamente Trump domani.

Sul Medio Oriente, il comunicato finale accoglie con favore l'intesa annunciata tra Stati Uniti e Iran, definendola "un'opportunità storica per impedire all'Iran di acquisire armi nucleari". Sul piano del traffico marittimo, nel testo si sostiene l'accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz e l'iniziativa di difesa multinazionale guidata da Francia e Regno Unito per proteggere le navi mercantili. Sul nucleare, il documento riafferma che "l'Iran non acquisirà mai armi nucleari" e che i negoziati dovranno tenere conto delle minacce regionali poste da Teheran. Sul Libano, il G7 sostiene gli sforzi per il disarmo di Hezbollah. Su Gaza, la dichiarazione indica la necessità di accelerare gli aiuti umanitari e chiede la fine delle violenze in Cisgiordania.

Il testo affronta anche altri dossier: profonda preoccupazione per i programmi nucleari e missilistici della Corea del Nord, opposizione a qualsiasi modifica unilaterale dello status quo nello Stretto di Taiwan, impegno a smantellare le reti di traffico di migranti e a intensificare la lotta contro il traffico di droga, definito "una minaccia importante e crescente per la sicurezza nazionale".

L'ultima sessione di lavoro riunisce al tavolo i membri del G7, i Paesi partner, Egitto, Kenya, India, Brasile e Corea del Sud, e la direttrice del FMI Kristalina Georgieva sul tema della crescita economica equilibrata e sostenibile. Il vertice si chiuderà con un pranzo dedicato all'intelligenza artificiale, a cui parteciperanno anche Sam Altman di OpenAI, Dario Amodei di Anthropic e Arthur Mensch di Mistral AI.

Nel pomeriggio Macron terrà la conferenza stampa conclusiva. In serata Trump sarà accolto alla Reggia di Versailles per una cena in occasione del 250esimo anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti. Il palazzo è il luogo simbolo dell'amicizia franco-americana: qui nel 1783 fu firmato il trattato che sancì l'indipendenza americana.

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Omicidio Saman Abbas, la Cassazione conferma i quattro ergastoli


Respinti i ricorsi delle difese: diventano definitive le massime pene per i genitori e i cugini. Ventidue anni allo zio della vittima

Secondo quanto riportato da Il Giornale, la Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per l'omicidio di Saman Abbas, la giovane di origine pakistana uccisa a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, nella primavera del 2021. I giudici della Suprema Corte hanno rigettato i ricorsi presentati dalle difese, confermando integralmente le sentenze emesse in secondo grado nei confronti dei familiari ritenuti responsabili del delitto.

Diventano così definitive le condanne all'ergastolo per i genitori della ragazza, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, nonché per i cugini Ikram Ijaz e Noman Hulaq. Confermata anche la pena di 22 anni di reclusione inflitta allo zio Danish Hasnain, individuato come uno dei partecipanti al piano omicidiario.

La decisione della Cassazione chiude definitivamente uno dei procedimenti giudiziari più rilevanti degli ultimi anni in materia di violenza familiare e delitti maturati in contesti caratterizzati da forti pressioni culturali e sociali. La Suprema Corte ha accolto le richieste formulate dalla Procura Generale, che alla vigilia dell'udienza aveva sollecitato il rigetto dei ricorsi e la conferma delle condanne pronunciate dalla Corte d'Appello.

Secondo quanto accertato nei precedenti gradi di giudizio, Saman Abbas sarebbe stata uccisa per essersi opposta a un matrimonio combinato con un parente residente in Pakistan e per aver manifestato la volontà di condurre una vita autonoma, in contrasto con le aspettative della famiglia. Gli inquirenti e i giudici hanno ricostruito l'esistenza di un progetto omicidiario condiviso tra più componenti del nucleo familiare, finalizzato a punire quella che veniva percepita come una violazione delle regole e delle tradizioni imposte alla giovane.

Nella propria requisitoria, il Procuratore Generale aveva definito il movente del delitto come caratterizzato da una violenza «estrema e sproporzionata», sottolineando come l'omicidio fosse stato deliberatamente concepito per sanzionare il presunto disonore arrecato dalla ragazza alla famiglia. Elementi che, secondo l'accusa, hanno contribuito a delineare la particolare gravità del fatto e la natura del movente.

La vicenda ebbe inizio tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021, quando la diciottenne scomparve da Novellara. Nelle ore successive i genitori lasciarono l'Italia per fare ritorno in Pakistan, mentre lo zio e i cugini si allontanarono nei giorni seguenti. Le indagini, supportate da testimonianze, intercettazioni e attività investigative protrattesi nel tempo, hanno consentito di ricostruire il quadro accusatorio che ha portato alle condanne definitive.

Determinante nel corso delle indagini è stato anche il contributo dello zio Danish Hasnain, che ha indicato agli investigatori il luogo in cui era stato occultato il corpo della giovane. Un elemento che ha consentito il ritrovamento dei resti di Saman e ha rappresentato uno dei passaggi chiave dell'inchiesta.

Con la pronuncia della Corte di Cassazione si conclude dunque l'iter giudiziario relativo all'omicidio di Saman Abbas. Le condanne all'ergastolo per i genitori e i due cugini, insieme alla pena di 22 anni per lo zio, diventano ora irrevocabili.

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Trump deve battere l'accordo sull'Iran di Obama, ma la parte difficile deve ancora cominciare


L'intesa con Teheran per ora è solo un cessate il fuoco di 60 giorni: il negoziato vero parte venerdì in Svizzera, e l'Iran arriva al tavolo più forte che nel 2015

Il presidente Trump si trova in una trappola di sua creazione: per giustificare i costi umani ed economici dei tre mesi di guerra con l'Iran deve ottenere un accordo nettamente migliore di quello firmato da Barack Obama nel 2015, ma per ora ha in mano solo un cessate il fuoco e la promessa di negoziare. Lo scrive in un'analisi il New York Times, che ha intervistato il presidente al telefono domenica sera.

Pochi minuti dopo l'inizio della telefonata per spiegare l'intesa appena raggiunta con Teheran, Trump è tornato su un tema che lo irrita, il paragone con l'accordo nucleare di Obama, definendolo "un disastro". "Era una strada verso l'arma nucleare, il nostro è un muro contro l'arma nucleare nel senso più vero del termine", ha detto. La sua sensibilità sull'argomento è comprensibile: aveva fatto campagna contro quel patto già dal 2015 e lo aveva poi cancellato durante il suo primo mandato, contro il parere di molti suoi alti consiglieri per la sicurezza nazionale. In un discorso del 2018 lo aveva accusato di aver tolto "sanzioni economiche pesantissime all'Iran in cambio di limiti molto deboli" all'attività nucleare e di "nessun limite" agli altri comportamenti ostili di Teheran, soprattutto il sostegno al terrorismo in Medio Oriente. Molte di queste critiche erano fondate ed erano spesso condivise anche dai democratici.

L'accordo descritto domenica è però soltanto un cessate il fuoco e l'impegno ad aprire del tutto lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico per il traffico mondiale di petrolio, per sessanta giorni. Le due parti si impegnano ad avviare i negoziati sul futuro del programma nucleare, ma per ora non c'è modo di confrontare il vecchio e il nuovo patto, perché sono di natura completamente diversa.

L'accordo del 2015 portò a far uscire dall'Iran circa il 97 per cento delle scorte nucleari di allora. Il destino delle scorte attuali, molto più pericolose, resta indeterminato. Non c'è alcuna decisione su come gestire la futura ricerca e l'arricchimento dentro l'Iran, né se tutti i principali siti nucleari verranno chiusi. Non si discute ancora di limiti ai missili iraniani né del ritorno del sostegno di Teheran a quel che resta delle milizie che finanzia, come Hamas, Hezbollah e gli Houthi.

Il vicepresidente JD Vance ha riconosciuto la portata del lavoro da fare, che comincia venerdì in Svizzera con la firma cerimoniale di un memorandum d'intesa tra lui e il principale esponente del parlamento iraniano. Trump sostiene che non sarà difficile. "Abbiamo concluso l'accordo con l'Iran", ha detto martedì a un vertice del G7 in Francia. "Si passa a una seconda fase, che secondo me sarà persino più facile." È forse l'unico a pensarlo: l'accordo del 2015 richiese diciotto mesi di trattativa ed è lungo oltre 150 pagine, piene di parametri tecnici e di allegati su come monitorare e ispezionare il programma nucleare.

"Quello che deve fare lui è perfino più difficile di quel che dovemmo fare noi nel 2015, perché noi non avevamo a che fare con una scorta di uranio vicina a quella necessaria per un'arma nucleare", ha detto al New York Times Wendy Sherman, che guidò la squadra negoziale del 2015 e fu poi vicesegretaria di Stato con il presidente Joe Biden. Sherman ha aggiunto che l'amministrazione Trump non ha ancora messo insieme la squadra di esperti necessaria: "Servono avvocati, esperti del Tesoro, esperti di energia, esperti di ispezioni." Nel 2015 ai negoziati c'erano tra gli altri Ernest Moniz, segretario all'Energia ed esperto di armi nucleari, il capo dell'intelligence sull'Iran della CIA, l'agenzia di spionaggio americana, e americani che avevano lavorato con gli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, l'ente nucleare dell'ONU.

L'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e il genero del presidente Jared Kushner stanno correndo per assemblare una squadra simile nei sessanta giorni di trattativa che partono venerdì. Qualche settimana fa hanno passato una giornata all'Oak Ridge National Laboratory, un laboratorio nucleare americano, con esperti che hanno spiegato che tipo di attrezzature servirebbero per recuperare l'uranio arricchito al 60 per cento e diluirlo. Gli iraniani non si presentano impreparati: il loro ministro degli Esteri Abbas Araghchi, principale interlocutore di Witkoff, era il numero due iraniano ai negoziati di undici anni fa e ha una conoscenza dettagliata dell'infrastruttura nucleare del paese, dai siti di arricchimento di Natanz e Fordo alle operazioni di Isfahan, dove l'Iran stava sviluppando la capacità di trasformare l'uranio in forma metallica, utilizzabile per una testata. Tutti e tre i siti erano stati colpiti un anno fa con bombe e missili americani anti-bunker, nell'operazione chiamata "Midnight Hammer", che lasciò sotto le macerie molti degli impianti nucleari più importanti dell'Iran.

La squadra per la sicurezza nazionale di Trump si dice convinta, almeno in pubblico, di avere carte che la squadra di Obama non aveva. "Obama aveva implorato l'Iran per un accordo", ha detto il segretario alla Difesa Pete Hegseth alla CBS domenica. "Noi abbiamo bombardato l'Iran, poi imposto un blocco navale" e ripreso a bombardare una settimana fa "per assicurarci che si sedessero al tavolo per un grande accordo", dicendo che i militari americani resteranno al largo per controllare che gli iraniani rispettino gli impegni. Lo stesso Trump ha ripreso il tema nella telefonata di domenica: "Credo che ne abbiano avuto abbastanza", ha detto, ricordando che gli iraniani erano stati colpiti da due ondate di attacchi.

Quello che Trump e Hegseth tralasciano è che stavolta anche gli iraniani hanno parecchie carte che undici anni fa non avevano. Hanno scoperto di poter chiudere lo Stretto di Hormuz semplicemente piazzando qualche mina e lanciando qualche drone, abbastanza da far esitare armatori e capitani prima di attraversare lo stretto passaggio, e hanno dimostrato di poter raggiungere e distruggere impianti di desalinizzazione, sistemi radar americani e impianti petrolchimici nella regione. Inoltre nel 2015 il materiale più potente che possedevano era arricchito solo al 20 per cento, e sarebbero serviti settimane o mesi di ulteriore arricchimento per renderlo utilizzabile in una bomba. Oggi hanno combustibile arricchito al 60 per cento, che può diventare adatto a un'arma in pochi giorni o settimane, se riescono a recuperarlo dalle macerie di Isfahan senza farsi scoprire.

Nell'intervista Trump è tornato più volte sull'accordo di Obama, affermando in modo errato che avrebbe "permesso loro di arricchire fino all'arma nucleare". In realtà quel patto limitava l'arricchimento al 3,67 per cento, la soglia usata per i reattori e non per le armi atomiche. Un difetto reale dell'accordo, come lo stesso Trump aveva detto nella campagna del 2016, era invece che consentiva all'Iran di continuare a lavorare su centrifughe di nuova generazione e a un arricchimento molto limitato. L'intesa di Obama era inoltre destinata a scadere nel 2030. Nell'intervista Trump ha parlato della possibilità di concordare una sospensione dell'arricchimento per quindici-vent'anni, il che farebbe cadere le restrizioni tra il 2041 e il 2046. Anche questo guadagnerebbe tempo, ma guadagnare tempo era pure la strategia dell'accordo di Obama.

L'intesa del 2015 aveva molti difetti: gli iraniani si rifiutarono di trattare sulla dimensione e sulla gittata del loro arsenale missilistico, e il nuovo memorandum sembra tacere sul punto, rinviato al prossimo round. Quel patto non impedì all'Iran di finanziare gruppi terroristici, e anche su questo il memorandum pare non dire nulla, così come nulla sul trattamento di manifestanti e dissidenti, ai quali all'inizio dell'anno Trump aveva promesso "aiuto in arrivo". Nella telefonata il presidente ha sostenuto che l'Iran otterrà l'allentamento delle sanzioni solo se cambierà comportamento, anche smettendo di sparare sui manifestanti, ma ha anche detto di non avere fretta di sequestrare l'uranio o di portarlo fuori dal paese, perché sotto le macerie non rappresenta una minaccia immediata.

La grande incognita è se ci sarà davvero un secondo accordo. "Non è arrivato alla seconda parte di niente, né in Ucraina né a Gaza", ha detto Sherman. Se però andrà fino in fondo e otterrà tutte le concessioni che dice gli iraniani sono pronti a fare in cambio di incentivi finanziari, Trump potrebbe arrivare a un'intesa che va ben oltre quella del 2015. Per ora non ce l'ha.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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La guerra con l'Iran finisce ma l'economia americana resta nei guai


Benzina sopra i 4 dollari al gallone e inflazione ai massimi da tre anni: i prezzi alti potrebbero durare mesi e complicare la posizione di Trump al voto di metà mandato

La guerra tra Stati Uniti e Iran si avvia alla fine, ma il suo conto per l'economia americana resta da pagare. Lunedì il presidente Trump ha annunciato un'intesa preliminare che sembra aver fermato i combattimenti in Medio Oriente, ma i prezzi alti e le altre tensioni che hanno colpito famiglie e imprese americane non si sono fermati. Lo scrive il New York Times, secondo cui il carovita potrebbe restare elevato ancora per mesi, fino a complicare la posizione della Casa Bianca alle elezioni di metà mandato, il voto che a novembre rinnoverà il Congresso.

Stati Uniti e Iran hanno firmato un accordo quadro per porre fine al conflitto, ma nessuna delle due parti ne ha pubblicato il testo completo e i dettagli restano sconosciuti. All'inizio della guerra, Trump aveva previsto un intervento di breve durata e solo un lieve contraccolpo per l'economia americana, che a suo dire si sarebbe ripresa in fretta. La campagna militare è invece durata oltre tre mesi, dopo i primi attacchi ordinati a fine febbraio, e ha innescato tensioni finanziarie destinate a durare, forse fino al prossimo anno.

Il prezzo del petrolio ha cominciato a scendere, ma il costo dei carburanti non tornerà subito ai livelli precedenti la guerra e potrebbero servire mesi prima che gli automobilisti vedano un sollievo pieno al distributore. Lunedì il prezzo medio della benzina ha superato i 4 dollari al gallone (circa 3,8 litri) a livello nazionale secondo l'AAA, l'associazione automobilistica americana: meno del picco toccato durante la guerra, ma ancora circa un dollaro in più al gallone rispetto a un anno fa.

Anche le altre strozzature nell'energia e nei trasporti marittimi globali sembrano allentarsi, con la riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio che collega il Golfo Persico al Golfo dell'Oman ed è cruciale per il traffico di petrolio. L'arretrato nelle spedizioni non si smaltirà però in una notte e beni come i fertilizzanti potrebbero restare scarsi, una situazione che secondo gli analisti può spingere ancora al rialzo il costo del cibo anche dopo la fine del conflitto.

Dopo tre mesi di guerra, a maggio l'inflazione complessiva è accelerata fino al ritmo più rapido degli ultimi tre anni, con gli aumenti dei prezzi che hanno superato la crescita dei salari. Il dato contrasta con le ripetute assicurazioni del presidente, secondo cui l'economia era in salute e gli effetti della guerra sarebbero stati temporanei. Il mese scorso Trump aveva promesso che gli americani avrebbero visto "benzina e petrolio crollare come un sasso" non appena i due paesi avessero raggiunto un accordo.

James Knightley, capo economista internazionale della banca ING, ha detto al New York Times che molte incognite circondano ancora l'intesa, a partire da quanto sarà "una pace duratura". Anche con un prezzo del petrolio in calo, secondo Knightley potrebbe non essere prima del 2027 che il gallone medio di benzina torni sotto i 3 dollari, il livello precedente la guerra, e che l'inflazione rallenti fino all'obiettivo del 2 per cento fissato dalla Federal Reserve, la banca centrale americana. In entrambi i casi il sollievo vero potrebbe non arrivare prima delle elezioni di metà mandato, una tempistica che a suo avviso rischia di essere un ostacolo per il Partito repubblicano.

Trump ha continuato a minimizzare. Mentre la benzina aumentava, ha definito le preoccupazioni sul costo della vita una "truffa", e dopo l'ultimo dato sull'inflazione lo ha definito "ottimo" dichiarando: "amo l'inflazione". Molti democratici si sono subito aggrappati a queste parole per sostenere agli elettori che il controllo repubblicano di Washington ha lasciato le famiglie in condizioni peggiori. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha attaccato il presidente in aula, chiedendosi "a cosa stia pensando Trump" nel dire in televisione "la cosa più insensata e fuori dal mondo immaginabile".

Gli attacchi puntano a sfruttare una serie di sondaggi recenti che mostrano maggioranze di elettori sempre più insoddisfatte della gestione dell'economia da parte del presidente, con indici di fiducia dei consumatori che riflettono la stessa ansia sul futuro del paese. La Casa Bianca ha spesso liquidato questi giudizi negativi come faziosi, sostenendo che i consumatori continuano a spendere e si sentono meglio sulle proprie finanze di quanto appaia.

Trump sperava di presentarsi al voto di novembre con un'economia in pieno slancio, grazie alle sue politiche, compreso un ampio pacchetto di tagli alle tasse, mentre cominciavano a produrre effetti. Il mercato del lavoro in particolare resta solido, con 172.000 posti aggiunti il mese scorso, e i mercati finanziari sono saliti lunedì sulla prospettiva di un accordo con l'Iran. Tomas Philipson, professore all'università di Chicago e già membro del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump, ha detto al giornale che parte del pessimismo è di routine, perché spesso colpisce il partito al governo, e che un'intesa con l'Iran sarebbe "un enorme sollievo per i mercati e per l'economia in generale".

Prima della guerra la Casa Bianca contava su quello che Joseph Lavorgna, capo economista di SMBC Nikko Securities America e fino a poco tempo fa alto consulente del Dipartimento del Tesoro, ha definito un "boom disinflazionistico", una crescita capace di far scendere i prezzi rimasti alti. Il conflitto con l'Iran ha cambiato il quadro, facendo salire i prezzi e minacciando di rallentare la crescita della produzione. "Avremo un boom", ha detto Lavorgna al New York Times, "ma non sarà disinflazionistico".

La maggior parte degli economisti ritiene che la benzina, pur potendo scendere presto, resterà sopra la media precedente la guerra almeno fino alla fine dell'anno, ha detto Ajay Parmar, direttore per l'energia e la raffinazione della società di dati di mercato ICIS. Se il prezzo del petrolio restasse elevato più a lungo del previsto, anche per l'aumento della domanda alla fine della guerra, la pressione inflazionistica resterebbe negli Stati Uniti per un periodo ragionevole. Due rapporti della società Oxford Economics hanno indicato altri rischi, tra cui l'aumento del costo dei fertilizzanti, che potrebbe far salire i prezzi del cibo a livello globale con un ritardo anche dopo la fine della guerra.

"Anche se il prezzo del petrolio scende bruscamente dopo un accordo, non significa per forza che l'inflazione scenderà altrettanto bruscamente", ha detto al New York Times Grace Zwemmer, economista per gli Stati Uniti della stessa Oxford Economics. "Le cose non torneranno alla normalità così, dall'oggi al domani", ha aggiunto, anche se un accordo ridurrebbe parte dei rischi al ribasso per l'economia.

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Catanzaro, la Polizia di Stato potenzia i controlli con un nuovo drone operativo


In servizio un velivolo DJI Mini 4 Pro assegnato alla Questura: supporto a prevenzione, sicurezza e monitoraggio del territorio
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La Questura di Catanzaro, attraverso un post pubblicato sulla propria pagina Facebook, ha reso noto di aver ricevuto un velivolo a pilotaggio remoto DJI Mini 4 Pro che entra ufficialmente a far parte dei mezzi operativi della Polizia di Stato. Il drone sarà impiegato nelle attività di controllo del territorio, prevenzione e supporto alla sicurezza pubblica nella provincia catanzarese.

Il dispositivo è stato concesso in comodato d’uso gratuito dalla Regione Calabria – Unità Operativa Autonoma “Politiche della Montagna, Foreste, Forestazione e Difesa del Suolo”, Settore “Difesa del Suolo, Tutela del Territorio e Prevenzione Calamità Forestali”. L’assegnazione è avvenuta su iniziativa del dirigente del settore competente, nell’ambito di un accordo formalizzato lo scorso 25 marzo tra il Questore di Catanzaro e il dirigente generale della medesima struttura regionale.

Secondo quanto comunicato, l’acquisizione del mezzo è stata resa possibile anche grazie all’interessamento del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno e di un esponente della Giunta regionale calabrese. L’obiettivo dell’iniziativa è il rafforzamento delle capacità operative e tecnologiche a supporto delle attività di prevenzione e controllo del territorio.

A seguito della consegna, il drone è stato immatricolato come velivolo d’istituto e assicurato, quindi formalmente immesso in servizio e assegnato all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Catanzaro.

Parallelamente, due operatori di polizia dello stesso ufficio hanno completato la formazione specifica presso il Centro Addestramento Standardizzazione al Volo della Polizia di Stato di Pratica di Mare, conseguendo l’abilitazione alla conduzione del velivolo e acquisendo le competenze necessarie al suo impiego operativo.

L’introduzione del drone rappresenta un ulteriore passo nel processo di ammodernamento delle dotazioni tecnologiche della Polizia di Stato. Il mezzo consentirà attività di osservazione e monitoraggio aereo in diversi contesti operativi, contribuendo a interventi più rapidi e mirati, oltre a un impiego più efficiente delle risorse sul territorio.

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Newsom cerca di affossare la tassa sui miliardari in California


La proposta, sostenuta dai sindacati, prevede un prelievo una tantum del 5% sui patrimoni oltre il miliardo di dollari. Newsom preme per toglierla dalla scheda di novembre prima del 25 giugno.

Il governatore democratico della California, Gavin Newsom, sta lavorando dietro le quinte per fermare una tassa sui miliardari prima che gli elettori possano votarla. La proposta, spinta dai sindacati, chiederebbe ai cittadini più ricchi dello Stato un prelievo straordinario per finanziare la sanità, la scuola pubblica e l'assistenza alimentare.

Lo scorso mese, durante una telefonata con un importante finanziatore del Partito Democratico, Newsom ha assicurato che la tassa sarebbe stata fatta cadere con una trattativa prima del 25 giugno. Lo ha rivelato Bloomberg, secondo cui il governatore incontra faccia a faccia il leader del sindacato promotore, Dave Regan, in uno sforzo che va avanti da quattro mesi.

La misura, chiamata Billionaire Tax Act, prevede un'imposta una tantum del 5% sul patrimonio dei residenti in California con una ricchezza netta superiore al miliardo di dollari. È un prelievo da pagare una sola volta, non una tassa che si ripete ogni anno. In California i cittadini possono proporre nuove leggi con le iniziative popolari, raccogliendo le firme necessarie per portare un quesito direttamente al voto, senza passare dal parlamento dello Stato.

A promuovere la proposta è il sindacato dei lavoratori della sanità SEIU-UHW, che ad aprile ha annunciato di avere raccolto 1,6 milioni di firme, quasi il doppio delle 874.641 necessarie. Il 25 giugno la misura verrà certificata e fissata in via definitiva sulla scheda di novembre, ma fino a quel giorno i promotori possono ancora ritirarla. Un'intesa in tal senso passerebbe probabilmente dal dirottare verso la sanità risorse del bilancio dello Stato, una mossa che richiede il sostegno non solo del governatore ma anche dei parlamentari della California.

Newsom è da tempo contrario a una tassa sul patrimonio. Ha avvertito che una misura del genere rischia di spingere fuori dalla California gli imprenditori più ricchi, le cui aziende contribuiscono a rendere lo Stato la quarta economia del mondo. La California ospita la più alta concentrazione di miliardari degli Stati Uniti.

La proposta ha già spinto alcuni miliardari a cambiare residenza. Sei di loro hanno lasciato la California prima del 1° gennaio 2026, la data presa come riferimento per stabilire chi dovrà pagare, portando fuori dalla base imponibile circa 536 miliardi di dollari, quasi il 30% della ricchezza complessiva dei miliardari dello Stato. Tra chi se n'è andato ci sono i due cofondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, e l'investitore Peter Thiel, tutti trasferitisi a Miami, mentre l'ex amministratore delegato di Uber Travis Kalanick si è spostato in Texas.

Per battere l'iniziativa un gruppo di miliardari ha versato più di 116 milioni di dollari in comitati elettorali, gran parte dei quali da Sergey Brin, mentre Peter Thiel ha donato 3 milioni di dollari. Secondo uno studio della Hoover Institution, un centro studi, la tassa lascerebbe lo Stato più povero di circa 25 miliardi di dollari, una volta considerate le imposte sul reddito perse con la partenza dei più ricchi.

Se la proposta non verrà ritirata entro il 25 giugno, a decidere se approvarla saranno gli elettori a novembre.

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Stati Uniti, l'FBI sventa un attacco contro l'evento UFC alla Casa Bianca


Cinque arresti, tra cui un 19enne dell'Ohio. Il piano prevedeva droni esplosivi e una seconda fase dell'attacco contro un checkpoint di sicurezza

Secondo documenti giudiziari del Dipartimento di Giustizia, resi noti martedì e ripresi da AP e ABC News, le forze dell'ordine hanno sventato un presunto attacco contro l'evento di arti marziali miste organizzato domenica 14 giugno sul prato sud della Casa Bianca, in occasione delle celebrazioni per l'80° compleanno del presidente Donald Trump e per il 250° anniversario dell'indipendenza americana.

Il piano prevedeva l'uso di droni carichi di esplosivo destinati a colpire edifici nell'area per provocare un'evacuazione di massa, seguita da una seconda fase dell'attacco indirizzata contro un checkpoint di sicurezza, riporta ABC News. Tra gli arrestati figura un ragazzo di 19 anni, dell'Ohio, accusato di concorso in associazione contro gli Stati Uniti e tentato omicidio di un agente federale. Secondo quanto scrive NBC News, è stata la madre del giovane a contattare la polizia il 10 giugno, preoccupata per l'acquisto di armi da fuoco e per le comunicazioni online del figlio con altre persone. Armi e munizioni sono state rinvenute nella sua abitazione.

L'FBI, attraverso il direttore Kash Patel, ha confermato l'operazione con un post su X, parlando di un'azione multistatale che ha portato all'arresto di cinque persone. Anche il direttore del Secret Service Sean Curran ha confermato che l'agenzia ha lavorato per identificare i responsabili.

Interpellato sulla vicenda al G7 di Evian, in Francia, il presidente Trump ha dichiarato di non essere stato informato, secondo quanto riporta CNBC: “Non ne ho sentito parlare. L’unico attacco che ho visto è stato quello dei combattenti”.

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L’Aquila 2026, la Regione Abruzzo finanzia con 100mila euro il progetto artistico di Ai Weiwei


L’installazione sarà ospitata a Palazzo del Governo dal settembre 2026 al dicembre 2027 e potrebbe diventare permanente

La Regione Abruzzo conferma il proprio sostegno al programma di iniziative legate a “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026” con un contributo di 100mila euro destinato alla realizzazione dell’opera “Ai Weiwei – L’Aquila 2026”, firmata dall’artista cinese Ai Weiwei. Lo ha reso noto l’assessore regionale alla Cultura, Roberto Santangelo, commentando il finanziamento approvato dal Consiglio regionale nella seduta del 16 giugno.

L’intervento si inserisce nel quadro delle azioni volte a consolidare il ruolo del capoluogo abruzzese come luogo di dialogo tra patrimonio storico, memoria collettiva e linguaggi dell’arte contemporanea. L’installazione sarà realizzata all’interno di Palazzo del Governo e resterà aperta al pubblico dal 1° settembre 2026 al 31 dicembre 2027.

Secondo quanto comunicato dalla Regione, al termine del periodo espositivo sarà valutata la possibilità di acquisire l’opera da parte dei soggetti promotori, con l’obiettivo di trasformarla in un lascito permanente per la città e per il suo patrimonio culturale.

“Attraverso questo finanziamento, ha dichiarato Santangelo, la Regione intende contribuire a lasciare sul territorio segni concreti dell’esperienza di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, favorendo un percorso di crescita e valorizzazione fondato sulla cultura”.

L’assessore ha inoltre sottolineato il valore artistico e simbolico dell’iniziativa, definendola tra gli appuntamenti più rilevanti del programma culturale dell’anno. Ai Weiwei è considerato una delle figure più influenti dell’arte contemporanea interna

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Trump ha speso 14,2 milioni di dollari per sistemare la vasca del Lincoln Memorial, ma è di nuovo verde


Il progetto doveva eliminare perdite e alghe prima della festa per i 250 anni degli Stati Uniti. Pochi giorni dopo la fine dei lavori le alghe sono ricomparse e l'acqua è tornata verde.

Il presidente Donald Trump voleva una vasca immacolata e di un blu intenso davanti al Lincoln Memorial di Washington. Pochi giorni dopo la fine dei lavori, costati 14,2 milioni di dollari, lo specchio d'acqua è di nuovo verde, ricoperto di alghe.

La vasca, chiamata Reflecting Pool, è il lungo specchio d'acqua che si trova tra il Lincoln Memorial e il Washington Monument, a Washington. I lavori dovevano risolvere due problemi che si trascinavano da anni, le perdite e la formazione di alghe, prima della festa per i 250 anni degli Stati Uniti.

Il progetto prevedeva di rivestire il fondo di cemento con un materiale impermeabilizzante di colore blu scuro. Il mese scorso il presidente aveva detto che la vasca era stata "sporca" e "lurida" per anni e che i suoi interventi l'avrebbero resa "bellissima". Aveva aggiunto che il materiale steso sul fondo era di un colore chiamato "blu bandiera americana".

La settimana scorsa, finiti i lavori, l'acqua era limpida. Ma dopo alcuni giorni caldi e umidi le alghe sono ricomparse in forze, domenica e lunedì, dando a parti della vasca una tonalità verde, come ha riportato il New York Times.

Il Dipartimento degli Interni, che gestisce il sito, sostiene che le alghe spariranno presto grazie a un sistema di trattamento dell'acqua chiamato nanobubbler, installato durante i lavori. Lo ha detto una sua portavoce, Katie Martin.

"Grazie all'impiego della tecnologia avanzata del nanobubbler, le alghe sono morte e le stiamo aspirando proprio ora", ha scritto Martin in una email. "Ringraziamo il presidente Trump per aver sistemato la Reflecting Pool una volta per tutte".

La settimana scorsa Martin aveva definito le alghe "residuali" e le aveva attribuite alle condutture rimaste inattive durante i lavori.

Per i lavori l'amministrazione Trump ha affidato due contratti senza gara d'appalto a fornitori scelti direttamente, aggirando la procedura di legge che impone di mettere in concorrenza le aziende. I funzionari hanno giustificato la scelta con l'urgenza legata alla festa per i 250 anni del paese.

Il primo contratto è andato alla Atlantic Industrial Coatings, un'azienda della Virginia incaricata di sigillare le giunture tra le lastre di cemento e di rivestire il fondo con il materiale impermeabilizzante blu scuro. Il secondo è andato alla Greenwater Services, una società dell'Ohio incaricata di aggiungere un sistema di depurazione dell'acqua più moderno.

La Atlantic Industrial Coatings ha finito il lavoro il 4 giugno e la vasca è stata riempita poco dopo. Anche la Greenwater Services ha completato l'installazione del nuovo sistema.

Domenica gli operai del National Park Service, l'agenzia che gestisce i parchi e i monumenti nazionali, sono entrati nella vasca e hanno raccolto parte delle alghe dalla superficie. Con loro c'erano i lavoratori della Pearl Purity Water Solutions, un'azienda del Maryland che dal 2021 ha un contratto per il trattamento dell'acqua della vasca.

I rappresentanti della Greenwater Services e della Pearl Purity Water Solutions non hanno risposto alle richieste di commento.

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Agea presenta il modello italiano dei pagamenti agricoli alla Grecia: confronto tecnico ad Atene


La delegazione italiana illustra strumenti, controlli e innovazioni digitali per la gestione degli aiuti al settore primario

Si è conclusa ad Atene una missione istituzionale e tecnica che ha visto protagonisti Agea, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, e l'Autorità Indipendente per le Entrate Pubbliche della Grecia (IAPR), impegnate in un confronto sulle procedure di gestione degli aiuti agricoli e sui sistemi di controllo applicati nei rispettivi Paesi.

L'incontro, svoltosi nei giorni scorsi nella capitale greca, ha rappresentato un'occasione di approfondimento sulle modalità operative adottate dall'Italia nell'ambito dei pagamenti destinati ad agricoltori e allevatori, con particolare attenzione agli strumenti di verifica, monitoraggio e gestione del rischio.

A rappresentare Agea sono stati il direttore dell'Agenzia, Fabio Vitale, il direttore dell'Organismo di Coordinamento, Salvatore Carfì, e il direttore dell'Informatica, Francesco Sofia. La delegazione italiana ha illustrato l'esperienza maturata dall'ente nella gestione dei pagamenti agricoli, soffermandosi sulle procedure di controllo, sulle verifiche incrociate dei dati e sui sistemi informatici utilizzati per garantire efficienza e correttezza nell'erogazione degli aiuti.

Nel corso dei lavori, i vertici e i funzionari dell'IAPR hanno approfondito le principali pratiche adottate da Agea, con l'obiettivo di analizzare modelli organizzativi e soluzioni operative applicabili anche al contesto ellenico. Tra i temi affrontati, particolare rilievo è stato attribuito alle tecnologie di telerilevamento e ai sistemi di monitoraggio delle superfici agricole, strumenti considerati centrali per migliorare la tracciabilità delle dichiarazioni, la trasparenza delle procedure e l'affidabilità dei pagamenti.

L'attenzione si è concentrata anche sull'evoluzione del Sistema Integrato di Gestione e Controllo (SIGC), sulle modalità di presentazione e lavorazione delle domande e sui meccanismi di verifica necessari per l'identificazione dei beneficiari e il controllo della coerenza dei dati dichiarati.

Secondo quanto emerso durante gli incontri, l'esperienza italiana suscita interesse in Grecia anche per la presenza di caratteristiche territoriali e geografiche in parte assimilabili tra i due Paesi, elemento che rende particolarmente rilevante lo scambio di competenze nei settori del monitoraggio satellitare, dei controlli amministrativi e della gestione degli aiuti comunitari.

La collaborazione tra le due amministrazioni è destinata a proseguire nei prossimi mesi. È infatti prevista una fase successiva di approfondimento tecnico che vedrà funzionari dell'IAPR recarsi in Italia per conoscere da vicino le procedure adottate da Agea e sviluppare ulteriori attività di confronto.

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Bastano pochi messaggi su WhatsApp per perdere 770 euro: l’allarme degli esperti sulle nuove truffe


Secondo una recente indagine, bastano pochi messaggi per indurre le vittime a condividere informazioni sensibili o effettuare pagamenti che possono causare perdite fino a 770 euro. Ecco come funziona il raggiro e quali segnali non devi ignorare.
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Per la prima volta, un nuovo studio globale condotto da Kaspersky ha quantificato quanto le truffe via messaggio siano diventate rapide, costose ed emotivamente devastanti. Basandosi sulle testimonianze delle vittime di frodi in Italia, la ricerca dimostra come i truffatori sfruttino i messaggi quotidiani per sottrarre denaro e dati personali nel giro di pochi minuti, causando conseguenze finanziarie ed emotive di lunga durata.

Un singolo messaggio, dall’aspetto attendibile, può provocare una perdita media fino a 770 euro per vittima, con oltre la metà (56%) delle truffe in Italia che va a buon fine entro 30 minuti. In molti casi, le vittime cadono nella trappola ancora più rapidamente, consegnando denaro o dati personali prima ancora che sorga il minimo dubbio. Dietro questi messaggi apparentemente innocui si nasconde un’organizzazione criminale globale in rapida espansione, che opera su scala industriale e utilizza l’intelligenza artificiale per fingersi familiari, amici e brand affidabili. Questo fenomeno ha dato vita a un vero e proprio “mercato” del furto d’identità, alimentato da denaro e dati personali rubati, lasciando le vittime senza risparmi, sconvolte e con profonde ferite emotive.

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Truffati in pochi minuti


Dalle e-mail di lavoro alle chat con la famiglia, fino agli aggiornamenti sulle consegne, le app di messaggistica rappresentano oggi il cuore pulsante della vita quotidiana. Ma sono diventate anche il canale preferito dai truffatori. Queste truffe nascono spesso proprio sulle piattaforme che le persone utilizzano ogni giorno, con 3 canali in testa alla classifica italiana: WhatsApp (54%), SMS/iMessage (35%) e Instagram (20%). Sebbene questo dato non sorprenda, considerando l’enorme quantità di messaggi che le persone ricevono quotidianamente, ciò che colpisce davvero è la velocità con cui queste truffe riescono ad andare a segno. In Italia, più della metà delle vittime (56%) ha consegnato denaro o fornito informazioni personali entro 30 minuti, mentre il 23% lo ha fatto in meno di cinque minuti. Inoltre, per mantenere alta la pressione sulle vittime i truffatori raramente restano confinati su un’unica piattaforma. Il 43% delle truffe coinvolge infatti più canali, passando dagli SMS a WhatsApp o da WhatsApp a Telegram, imitando conversazioni e notifiche quotidiane per evitare di destare sospetti.

I truffatori utilizzano contesti riconoscibili, ambienti sociali familiari e norme linguistiche consolidate per far credere alle vittime che le loro decisioni siano razionali e ragionevoli in quel momento. In realtà, costruiscono false realtà che portano le persone a compiere azioni dannose senza rendersene conto”, ha spiegato Elisabeth Carter, linguista forense e criminologa presso la Kingston University di Londra.

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L’impatto economico è immediato e pesa sulle famiglie


Anche le conseguenze economiche sono estremamente pesanti. Il 36% delle vittime ha subito una perdita finanziaria, rileva lo studio Kaspersky, mentre il 38% il furto di dati personali come numeri di telefono, indirizzi e-mail, informazioni sull’abitazione o credenziali di accesso. In media, ogni persona ha perso 770 euro per una singola truffa, una cifra che può incidere profondamente sulla vita quotidiana. In un periodo segnato dalla crisi del costo della vita, una perdita di questo tipo può equivalere a un mese di spesa alimentare, ai costi dei mezzi di trasporto, alle spese per l’assistenza all’infanzia o al pagamento delle bollette. Sebbene il 34% delle persone abbia subito perdite inferiori a 115 euro, il danno complessivo resta significativo. E per molti la situazione è ancora più grave: il 19% ha perso oltre 1.158 euro, un duro colpo finanziario per la maggior parte delle famiglie. Inoltre, le truffe raramente rappresentano un episodio isolato: oltre un quarto (29%) delle vittime dichiara di essere stato truffato tre o più volte negli ultimi sei mesi. Questo dimostra come i truffatori tendano a colpire ripetutamente le stesse persone una volta individuata una possibile vulnerabilità.

L’effetto IA: le truffe colpiscono tutte le generazioni


Gli autori delle truffe non prendono più di mira soltanto i meno esperti o gli anziani. I dati mostrano che le vittime appartengono a tutte le generazioni, dalla Generazione Z alla Generazione X, a conferma del fatto che esperienza e dimestichezza digitale offrono una protezione limitata. Questo cambiamento è guidato dall’intelligenza artificiale: imitando stile di scrittura, tono di voce e perfino relazioni personali, i truffatori riescono a rendere i messaggi falsi incredibilmente realistici, al punto da superare i dubbi istintivi delle persone, indipendentemente dal loro livello di competenza tecnologica. E il prezzo da pagare non si limita alla perdita economica e l’impatto emotivo può protrarsi a lungo nel tempo.

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L’importanza della protezione online


Poiché persone di tutte le età fanno sempre più fatica a distinguere i messaggi falsi da quelli autentici, la crescita delle truffe via messaggistica basate sull’intelligenza artificiale ha generato una vera e propria crisi di fiducia. Kaspersky consiglia quindi di adottare un approccio più prudente e di affiancare buone abitudini digitali a strumenti di protezione progettati per contrastare truffe che fanno leva su velocità e urgenza. Ecco alcuni consigli utili:

  • fermati un attimo prima di reagire: i messaggi che richiedono un’azione urgente, un pagamento o l’invio di dati personali rappresentano un chiaro segnale di allarme. Bastano pochi secondi di pausa per interrompere il meccanismo del truffatore;
  • verifica le identità in modo indipendente: utilizza metodi di verifica sicuri, controlla i profili attraverso canali differenti e richiedi ulteriori conferme in caso di dubbio;
  • proteggi i tuoi account con password complesse: utilizzare password uniche e gestirle tramite password manager aiuta ad adottare buone pratiche di sicurezza, evitando il riutilizzo della stessa password su più account. In questo modo, anche se un account viene compromesso, gli altri restano protetti;
  • presta attenzione ai link e alle notifiche sospette: molte truffe arrivano attraverso link presenti nelle app di messaggistica o nelle e-mail che sembrano autentici. Adeguati trumenti di sicurezza possono aiutare a monitorare l’attività del dispositivo, individuare comportamenti sospetti e segnalare link dannosi prima che causino danni.

“Questa nuova ondata di truffe via messaggio è progettata per risultare indistinguibile dalla comunicazione quotidiana - ha affermato Marc Riverodi Kaspersky - inoltre, l’intelligenza artificiale sta accelerando questa tendenza, aiutando i truffatori a imitare in modo convincente marchi, voci familiari e relazioni personali su larga scala”.


WWDC 2026, tutte le novità Apple: Apple Intelligence più potente, Siri AI evoluta e nuove funzioni per iPhone, iPad e Mac


In occasione della recente edizione della Worldwide Developers Conference, Apple ha presentato in anteprima le release software in arrivo. Esse includeranno l’ultima generazione di Apple Intelligence e introdurranno Siri AI, una versione completamente nuova di Siri profondamente più intelligente, capace e con conoscenze più vaste. Queste release introducono anche nuove funzioni di sicurezza per i bambini, insieme a miglioramenti che danno una marcia in più al design e alle prestazioni dei prodotti Apple.
La ricerca tra le foto migliora ulteriormente con risultati ancora più accuratiLa ricerca tra le foto migliora ulteriormente con risultati ancora più accurati

Apple Intelligence e Siri rinnovati


L’ultima generazione di Apple Intelligence rende possibile Siri AI e nuove funzioni utili nelle app che l’utente usa ogni giorno. In particolare, Siri AI è una versione completamente nuova di Siri, profondamente integrata in iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e Apple Vision Pro. Essa può attingere alla comprensione del contesto personale per fare ricerche ancora più approfondite, può rispondere a domande relative ai contenuti sullo schermo o cercare online informazioni aggiornate. Oltre ad Siri AI, l'ultima generazione di Apple Intelligence rende altesì possibili nuove funzioni nelle app di tutto il sistema per semplificare le azioni di ogni giorno, come modificare le immagini in Foto, spostarsi fra i pannelli di Safari e molto altro ancora.

Nuovi controlli parentali e aggiornamenti per Tempo di utilizzo


Nuove funzioni potenti, intuitive e facili da usare aiutano i genitori a gestire i contenuti che i loro figli possono vedere, le persone con cui possono interagire e i momenti in cui possono accedere alle app. Configurando un account per minori, possono immediatamente attivare protezioni specifiche a seconda della fascia di età in tutto il sistema e con Setup Assistant possono scegliere esattamente quali app rendere disponibili e tenere sotto controllo quelle aggiunte nel corso del tempo. Grazie alle funzioni per la sicurezza delle comunicazioni, i genitori possono richiedere l’approvazione per ogni nuovo contatto aggiunto dai propri figli e impostare interventi automatici se vengono condivisi contenuti espliciti o violenti. Nuovi strumenti aiutano ad adottare abitudini più sane per il tempo che si trascorre davanti allo schermo, consentendo di impostare facilmente i limiti di utilizzo giornaliero delle app per Intrattenimento, Giochi e Social network. Con questo aggiornamento, è più intuitivo per i genitori vedere a colpo d’occhio l’utilizzo medio del dispositivo e delle app principali da parte dei figli.
Con Image Playground è possibile di creare immagini di alta qualità con uno stile fotorealisticoCon Image Playground è possibile di creare immagini di alta qualità con uno stile fotorealistico

Le piattaforme dell'ecosistema più reattive, affidabili e piacevoli


Le nuove release rendono i prodotti Apple ancora più reattivi, affidabili e piacevoli da usare grazie ad un design più curato, a prestazioni superiori e a miglioramenti nel modo di lavorare, comunicare, condividere ricordi e ascoltare la musica. I miglioramenti rendendo le attività quotidiane più veloci, fluide e piacevoli: ad esempio, le app per iPhone e iPad si aprono più veloce. mente, le foto si caricano più rapidamente dopo essere state scattate e i trasferimenti via AirDrop sono più veloci. Quando si cambia rete, passare dalla connettività cellulare alle reti Wi-Fi risulta più fluido che mai. Anche l’esperienza di ricerca in Spotlight, Foto e Mail è stata riprogettata, in modo da risultare più stabile ed efficiente e aiutare l’utente a trovare esattamente ciò che sta cercando. Inoltre, in Mail, un sistema di classificazione completamente nuovo mostra risultati ancora più pertinenti in Risultati migliori.

Ricerche online: l’AI cambia le abitudini degli italiani
Sempre più utenti utilizzano chatbot e assistenti AI per trovare negozi, ristoranti e servizi attraverso domande naturali e conversazioni, segnando il passaggio dalle tradizionali keyword a un’esperienza di ricerca più intuitiva e personalizzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano


I miglioramenti al design del software offrono un’esperienza ancora più mirata e accessibile su app e piattaforme. Un nuovo cursore in Impostazioni offre la possibilità di personalizzare l’aspetto di Liquid Glass scegliendo fra ultra-trasparente e completamente colorato; inoltre, le icone delle app sono state aggiornate in modo da risultare più nitide e definite. Su Mac sono stati aggiornati anche alcuni aspetti caratteristici del design di macOS; tra questi, una barra degli strumenti più uniforme nella parte superiore delle app, barre laterali da bordo a bordo, icone colorate della barra laterale e altri elementi. Tante le novità che arriveranno anche il prossimo autunno; tra queste la condivisione in alta risoluzione fra diverse piattaforme delle foto in iCloud, il supporto per la perimenopausa e la menopausa nell'App Salute, un equalizzatore personalizzato per gli AirPods e ancora, nuove funzioni per gli Apple Watch, Vision Pro e Mappe di Apple, che di arricchisce di un’esperienza Flyover migliorata.

Disponibilità


Le nuove funzioni software saranno disponibili in autunno come aggiornamento software gratuito. In particolare, da questo autunno, esse saranno disponibili con iOS 27, iPadOS 27, macOS 27, watchOS 27 e visionOS 27 per chiunque abiliti Apple Intelligence su un dispositivo compatibile.


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Trump non capisce la guerra che ha perso


Al G7 il presidente nega di aver mai cercato il cambio di regime, descrive i leader iraniani come ragionevoli, liquida l'uranio come polvere nucleare e chiede a Israele di fermarsi

Donald Trump è arrivato in Francia per il G7 e ha subito confermato la capitolazione americana di fronte all'Iran. Ma invece di limitarsi a ripetere i contorni di quello che sembra un pessimo accordo di pace, scrive Tom Nichols sull'Atlantic, il presidente ha fatto una serie di dichiarazioni così bizzarre, anche per i suoi standard, da sollevare il dubbio che non capisca più le parole che gli escono di bocca.

Ha cominciato con una mossa classica, sfidando chi ascolta a dimenticare oggi ciò che sapeva ieri. Solo questo inverno Trump aveva promesso al popolo iraniano che i tiranni al potere sarebbero stati spazzati via. Ora invece ha detto ai giornalisti: "Non mi è mai importato del cambio di regime", spazzando via il fallimento di un obiettivo strategico primario negando che lo fosse mai stato.

Trump ha poi descritto gli iraniani che hanno preso il posto dei leader del regime uccisi dai raid americani: "Abbiamo a che fare con persone che credo siano molto razionali. Ed è stato piacevole trattare con loro". Ha aggiunto: "Sono persone forti, intelligenti. Non sono radicalizzati e stanno cercando di aiutare il loro paese".

Questo gruppo decisamente non radicalizzato che Trump sembra apprezzare include il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei (il cui padre, moglie e figlio sono stati uccisi proprio dai raid americani) e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, il corpo militare d'élite del regime iraniano, che non ha mostrato alcuno scrupolo ad attaccare in ogni direzione durante il "cessate il fuoco" di Trump, la pausa immaginaria della guerra durante la quale nessuno ha mai smesso di sparare.

La descrizione del regime di Teheran come un gruppo di brave persone nasce da una massiccia dose di pio desiderio. Quando viene superato da nemici potenti, Trump tende a descriverli come persone sostanzialmente ragionevoli, e questo è l'esempio più estremo di quell'abitudine. Lo ha fatto per anni con dittatori e autocrati di Corea del Nord, Russia e Cina. È il suo modo di rassicurare il pubblico di non essere stato preso in giro, perché i suoi affabili partner non lo farebbero mai.

Trump non è andato meglio parlando del programma nucleare iraniano. Le scorte di uranio altamente arricchito dell'Iran esistono in gran parte perché Trump ha ritirato unilateralmente gli Stati Uniti dal Piano d'azione congiunto globale (JCPOA), l'accordo del 2015 che doveva impedire all'Iran di arricchire uranio oltre i livelli minimi per uso civile. Dopo gli attacchi americani e israeliani dell'anno scorso e i pesanti bombardamenti dell'operazione Epic Fury, quell'uranio è ancora sottoterra, nascosto o sepolto sotto tonnellate di macerie. Una parte può probabilmente essere recuperata e arricchita per uso militare. Trump aveva detto più volte che l'Iran doveva consegnarlo. Fino a oggi.

"Lo chiamo la polvere nucleare, il loro materiale arricchito", ha detto Trump, senza che si capisca perché usi questo termine. Gli Stati Uniti insistono ancora perché venga rimosso dall'Iran? Forse. "L'intera montagna è crollata sopra. Abbiamo telecamere puntate", ha detto. "Si potrebbe sostenere: 'Perché vi state preoccupando?' perché non ha un gran valore. Vale forse mezzo milione di dollari. Non è roba di grande valore, ma credo che psicologicamente vogliamo prenderla".

Gli Stati Uniti e Israele sono andati in guerra con l'Iran la scorsa estate proprio per il rischio che Teheran sviluppasse una bomba, e quella stessa minaccia è stata al centro della più grande operazione militare americana da decenni. Ma ora l'uranio altamente arricchito non vale granché? Il presidente lo vuole per ragioni "psicologiche"? È un'eco di quando disse che l'America doveva prendere la Groenlandia perché era "psicologicamente importante" per lui. Il comandante in capo capisce quello che dice? E soprattutto, l'Iran potrà tenere tonnellate di uranio altamente arricchito con questo nuovo accordo oppure no?

"La cosa più importante", ha detto Trump, è che "l'Iran non avrà un'arma nucleare". Peccato che non l'avesse nemmeno prima, e ora ha un incentivo ancora maggiore per procurarsela.

Dell'accordo finale, però, nessuno fuori dall'amministrazione Trump ha ancora visto il testo. Secondo alcune fonti, nemmeno gli israeliani. Se i contorni dell'intesa corrispondono ai punti di discussione dell'amministrazione, è destinata a creare serie preoccupazioni a Gerusalemme: i termini prevedono la cessazione delle ostilità israeliane contro Hezbollah in Libano, una condizione delicata visto che Israele non ha partecipato ai negoziati. Probabilmente è per questo che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato ieri che Israele manterrà la propria presenza a Gaza, in Libano e in Siria "per tutto il tempo necessario".

Trump, in altre parole, sta cercando di negoziare via il diritto di Israele a difendersi, trattandolo meno come un paese sovrano e più come una specie di cinquantunesimo Stato governato da un governatore fastidioso che deve allinearsi al programma. Se Hezbollah, il gruppo armato libanese finanziato dall'Iran, attacca Israele, che succede? Secondo il presidente, gli israeliani devono calmarsi, e ha liquidato Hezbollah come "una piccola puntura di spillo là fuori che alza la testa di continuo".

Trump ha anche una soluzione per Hezbollah: esternalizzarne l'eliminazione al leader siriano Ahmed al-Sharaa. Il presidente ha detto di aver suggerito a Israele di "lasciare che la Siria si occupi di Hezbollah, perché a dire il vero credo che facciano un lavoro migliore". È vero che Hayat Tahrir al-Sham, l'organizzazione islamista ora al potere in Siria, ha molta esperienza nel combattere contro Hezbollah. Ma la Siria, un regime che sta ancora cercando di rimettersi in piedi, non marcerà oltre confine per pacificare il Libano, soprattutto con Israele che occupa parti del territorio siriano.

Trump non ha mai mostrato grande preoccupazione per la condotta delle operazioni militari israeliane, inclusa la guerra a Gaza, che vedeva principalmente come un problema di pubbliche relazioni. Ma ora che ha bisogno di tenere a freno Gerusalemme su richiesta di Teheran, ha preso la posizione che gli israeliani stanno causando troppi danni in Libano. In un evidente promemoria che per Trump le alleanze sono solo espedienti, è passato a elogiare al-Sharaa e a criticare Israele, dicendo che se Israele "non può fare il lavoro senza uccidere tutti gli altri, lo farà lui".

Questo tipo di voltafaccia illustra la visione trumpiana della politica globale: gli Stati sono solo un mazzo di carte da riordinare a piacimento, il che rende l'ascolto delle sue dichiarazioni di politica estera simile a guardare qualcuno che bara a un solitario. Anche dopo molti anni da presidente, Trump è costantemente frustrato nello scoprire quanto poca influenza abbia quando altre nazioni si rifiutano di abbandonare i propri interessi e obbedire ai suoi ordini.

Le dichiarazioni di Trump sul Medio Oriente possono non avere alcun senso, ma una cosa è emersa con chiarezza cristallina: l'unico leader mondiale che è stato preso in giro peggio di Trump in tutta questa vicenda è Netanyahu. Nessuno dovrebbe compatire il primo ministro israeliano: se l'è cercata, per sé e per il suo paese. Netanyahu, insieme ai falchi pro-guerra con l'Iran negli Stati Uniti, ha pensato di poter essere abbastanza intelligente, lusinghiero o persuasivo da evitare la scottatura inevitabile che deriva dal fidarsi di Donald Trump. Netanyahu si è rifiutato di vedere che Trump, quando si tratta dei propri interessi, è prevedibile come l'alba: quando qualcosa in cui è coinvolto va male, se ne va e lascia che altri soffrano il caos che ha creato.

In passato, Trump ha cercato di evocare nuove circostanze pronunciandole a voce alta e tentando di farle esistere per puro desiderio. I suoi deliri in Francia, però, sono qualcosa di diverso: suggeriscono che Trump, più che mai, è incapace di capire cosa succede nel mondo intorno a lui ed è ormai ridotto a rovesciare tutte le sue precedenti dichiarazioni. Un regime che era l'epitome del male ora è un partner ragionevole; il materiale nucleare che rappresentava una minaccia esistenziale per l'America ora può restare in Iran per sempre; Siria, Iran, Israele e Libano faranno cose che non farebbero mai, solo perché lui lo vuole.

Niente di tutto questo ha senso, se non come razionalizzazioni disperate di un uomo che non riesce ad affrontare i fatti e ad ammettere la sconfitta. Trump ha sempre avuto un rapporto tenue con la verità, ma le prove si stanno accumulando: sulle questioni più importanti di guerra e pace, il presidente degli Stati Uniti sembra stare perdendo il contatto con la realtà stessa.

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Alta pasticceria, la scommessa milanese di Alberto Magri


Il pastry chef inaugura un atelier tra estetica e innovazione, fondendo l'arte dolciaria tradizionale con una forte strategia social

Milano accoglie una nuova insegna che promette di lasciare il segno nel panorama dell'alta pasticceria contemporanea: la nuova pasticceria di Alberto Magri. Un progetto che non rappresenta soltanto l'apertura di un locale, ma l'espressione concreta di una visione imprenditoriale capace di unire estetica, qualità artigianale e comunicazione digitale.

Fin dal primo sguardo, il nuovo spazio colpisce per la cura del design. L'ambiente è pensato per trasformare la semplice esperienza d'acquisto in un percorso sensoriale, dove ogni dettaglio contribuisce a raccontare un'identità precisa. Linee pulite, materiali ricercati, illuminazione studiata e una disposizione elegante dei prodotti creano un'atmosfera contemporanea che dialoga perfettamente con il gusto raffinato della clientela milanese. Il laboratorio e la vetrina diventano così parte di un unico racconto visivo, nel quale il prodotto è il vero protagonista.

Ma il design, da solo, non basta a decretare il successo di un progetto gastronomico. A fare la differenza sono soprattutto le competenze professionali di Alberto Magri, pasticcere che ha costruito la propria reputazione attraverso passione, rigore tecnico e continua ricerca. La sua capacità di coniugare tradizione e innovazione emerge in ogni creazione: dalle grandi classiche della pasticceria italiana alle proposte più contemporanee, caratterizzate da equilibrio, precisione e attenzione alla qualità delle materie prime.

Accanto al talento artigianale, Magri dimostra di possedere una qualità sempre più indispensabile nel mercato attuale: la capacità di comunicare. I social network non sono utilizzati soltanto come vetrina commerciale, ma come strumenti di dialogo e narrazione. Attraverso immagini curate, contenuti autentici e un linguaggio diretto, il pasticcere riesce a coinvolgere una comunità di appassionati, trasformando follower e clienti in ambasciatori spontanei del marchio.

In un'epoca in cui l'esperienza conta quanto il prodotto, la nuova apertura milanese rappresenta un esempio virtuoso di come creatività, competenza e comunicazione possano convivere in un unico progetto. La pasticceria di Alberto Magri si presenta così non solo come un luogo dedicato al gusto, ma come un laboratorio di idee in cui artigianalità e innovazione trovano una sintesi efficace e moderna.

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Qatar, obiettivo recuperare 80% delle esportazioni di GNL entro due mesi dalla riapertura dello Stretto di Hormuz


La compagnia energetica nazionale prevede una rapida risalita delle forniture dopo il ripristino della navigazione nel Golfo

Il Qatar punta a ripristinare fino all'80% delle proprie esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) entro due mesi dalla riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici mondiali. Il piano di recupero, secondo fonti vicine al dossier, prevede una graduale ripresa delle attività produttive e logistiche dopo mesi di forti interruzioni causate dalle tensioni regionali e dai danni subiti da alcune infrastrutture strategiche.

Secondo quanto riportato da The Cradle, che cita informazioni pubblicate da Bloomberg sulla base di fonti a conoscenza dei fatti, QatarEnergy stima di poter riportare al 50% la propria capacità di esportazione entro un mese dal ripristino del passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, per poi raggiungere circa l'80% entro i successivi due mesi. Una prospettiva considerata più rapida rispetto alle precedenti valutazioni formulate da diversi operatori di mercato e analisti del settore energetico.

Il restante 20% della capacità produttiva richiederà invece tempi significativamente più lunghi per essere recuperato. Secondo le stesse fonti, due linee di produzione del complesso industriale di Ras Laffan avrebbero riportato danni rilevanti durante gli attacchi missilistici iraniani dello scorso marzo, rendendo necessari interventi di riparazione e ricostruzione che potrebbero protrarsi per anni.

Il sito di Ras Laffan rappresenta uno dei principali poli mondiali per la produzione e l'esportazione di GNL e, nel corso dello scorso anno, ha contribuito a circa un quinto delle forniture globali del settore. L'impianto è rimasto in gran parte inattivo per oltre tre mesi dopo l'attacco avvenuto nelle prime fasi del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, con pesanti ripercussioni sui flussi commerciali energetici internazionali.

L'interruzione delle attività ha spinto QatarEnergy e Shell a dichiarare la forza maggiore su numerosi contratti di fornitura, provocando la cancellazione di diverse spedizioni e incidendo sulla reputazione del Qatar come fornitore affidabile di energia sui mercati internazionali. Nelle ultime settimane, tuttavia, la compagnia energetica statale avrebbe intensificato le operazioni preparatorie alla ripresa, effettuando test sugli impianti e interventi di manutenzione. Alcuni treni di liquefazione sarebbero già operativi a capacità ridotta per garantire forniture ai Paesi limitrofi.

Nel frattempo, il Qatar ha continuato a esportare quantitativi limitati di petrolio verso l'Asia, adottando misure straordinarie per il transito delle petroliere nell'area interessata dalle restrizioni alla navigazione. Nonostante ciò, i volumi complessivi delle esportazioni restano ampiamente inferiori ai livelli registrati prima della crisi.

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Vita di una badante romena a Torino


Il racconto di Letitia, 60 anni, originaria della Bucovina: «L’Italia è un posto molto accogliente (...) ma non ho visto crescere i miei bambini»

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Salgo sul bus diretto a Nizza, cerco il mio posto. Mi lascia passare una signora sulla sessantina, ben curata: sopracciglia sottili, unghie rifinite, montatura degli occhiali leggera. Chiede: «Va fino a Sanremo?». «No, fino a Nizza». «Allora saremo compagne di viaggio», commenta. Sembra abbia una flessione francese, un italiano leggermente impreciso. Letitia viene dalla Bucovina, nel Nord della Romania. È venuta in Italia molti anni fa per lavorare: ha sempre fatto la badante. «Non mi vergogno a dirlo», aggiunge. «È un lavoro dignitoso».

Il figlio con i nonni

È lei a chiedere di darci del tu. Cosa ti manca della Romania? chiedo. «Tutto», risponde. «A Torino mi trovo bene, ma sai, quando nasci e cresci in una terra, rimani legato ai tuoi luoghi, alle tue abitudini. E poi la gente, gli amici, la famiglia. Andando avanti con l’età vorresti avere vicini i genitori: è la ruota della vita».

Quando hai lasciato la Romania? «Me ne sono andata nel 2004, quando mio figlio piccolo aveva soltanto nove anni. Non ho più visto nessuno dei miei per tre anni: avevo il permesso di soggiorno, ma la Romania non era ancora nell’Unione europea. Avrei potuto rientrare dopo i primi due mesi, ma ho deciso di rimanere per non perdere il lavoro. Non sono mai andata in un bar o in una discoteca, neppure in un giardino. Ho sempre e solo lavorato per mantenere la famiglia».

Sei mai tornata? «Sì, quando la Romania è entrata in Unione europea. È stato un trauma: non abbracciavo la mia famiglia da tanto tempo. Anche sentirci era difficile: non c’era ancora Whatsapp. Andavo ai telefoni di Porta Nuova, mi mettevo in fila per aspettare il mio turno. In quei tre anni non ho visto crescere i miei bambini. Nel 2015 sono tornata a casa per un po’, ormai mia mamma era anziana, mi dovevo dedicare a lei. Sono rimasta là per cinque anni: sentivo il bisogno di staccarmi, avevo addosso una stanchezza più psicologica che fisica. Ho tirato su i miei figli, ma non mi sono vissuta nulla di loro, neanche l’adolescenza. Io credo che per capire certe cose bisogna viverle. Loro sono cresciuti, hanno preso le loro strade. Mia figlia, ad esempio, abita a Nizza. È per questo che sto viaggiando».

La stai andando a trovare? «Sì, lavora lì, nel ristorante brasiliano di mio genero. E anche gli altri due figli sono lontani, dalla Romania e dall’Italia. Vivono a Londra. Tutti e due».

La riunione una volta all’anno

Tutti insieme si ritrovano solo d’estate, in Romania: un compromesso per cercare di vedersi nonostante i periodi di ferie differenti.

C’è un tuo momento preferito in questi giorni d’incontro? «In realtà non saprei dirti. Forse giocare insieme, ma in fondo niente di particolare: qualche grigliata, un picnic in montagna, un pranzo, una cena. Andiamo in piscina, al ristorante, solo per goderci tutti i momenti e i pochi giorni che ci rimangono da poter passare insieme. È un periodo che dura sempre troppo poco. E per me non è poi una vacanza in cui rilassarmi. Vado anche per lavorare: la casa è sporca, tutto è da mettere in ordine».

Qualcosa che ti fa paura, adesso, prima delle vacanze in cui rivedrai tutti? «Spero sempre di ritrovare tutti in salute. Quest’anno poi c’è una cosa che mi dispiace: una delle mie migliori amiche si è ammalata, ha un tumore a un polmone. Siamo amiche da quando eravamo ragazze e non abbiamo mai litigato davvero: ci sono stati degli scontri, a volte ce ne siamo dette di tutti i colori, ma ci siamo sempre ritrovate. Bastava un caffè e tutto tornava come prima. È una bravissima persona e questa cosa del tumore mi ha pesato tanto, è stato un fulmine a ciel sereno. Abita in Irlanda, ma l’ha scoperto in Romania: quando è rientrata ha fatto tutto – chemio, radio – ma non ne è uscita bene. Non riesce più a focalizzare le parole. Non riesco a mettermi in contatto, la distanza non aiuta. Quel che mi dispiace è che so che quest’estate non ci troveremo a raccontarci com’è andato l’anno. Non passeremo quei pochi momenti insieme. Un grande dispiacere».

Il viaggio sempre più caro

Quanto spesso vai da tua figlia, a Nizza? «Quando posso, per vedere i miei nipoti di 14 e 4 anni. Questa volta passerò il weekend, ma il viaggio è diventato un problema». Letitia mi fa un elenco di tutti gli ostacoli del viaggio. Prima andava in macchina, arrivava in quattro ore ed era comodo, ci voleva soltanto un po’ di tempo per trovare un parcheggio. Ma ormai l’autostrada costa troppo, la benzina ancora peggio e il parcheggio non si trova mai. Aggiunge con una risata ironica: «Non mi godevo neanche il paesaggio». Ha provato anche il treno: costa poco, ma bisogna cambiare a Ventimiglia, con un’ora di vuoto per la coincidenza: non ci sono più i diretti.

È cambiato viaggiare in questi anni? Ci sono più controlli? «In Francia i controlli ci sono sempre stati. Anni fa andavo in macchina anche in Romania, lì c’erano pochi controlli all’uscita. Più controllo all’entrata in Italia. Adesso ci vado in aereo; speriamo, ho preso il biglietto da mesi. Spero non facciano saltare la vacanza».

Che cosa ti piace di Nizza? «Il mare mi incanta», risponde. Mi racconta che quando suo figlio viveva ancora in Italia andava spesso in Liguria. Poi c’era stato un periodo in cui aveva assistito una signora che aveva la casa a San Lorenzo, era diventato uno dei suoi posti preferiti. Negli ultimi anni il mare di Nizza ha sostituito quello ligure. «L’unico problema è il francese», continua. «Non lo parlo e questo mi crea non pochi problemi: per esempio, quando non riesco a capire quanto dura la validità di un biglietto rischio di prendere la multa». Adora Place Masséna, così centrale e ariosa, immersa tra i palazzi eleganti, ma per lei la cosa più importante è rivedere i nipoti. Di uno mi ha mostrato la foto che le fa da sfondo sul cellulare. Dell’altra nipotina mi dice che sarebbe andata in Puglia in gita e che sa cinque lingue. Con orgoglio le ha elencate tutte: rumeno, francese, inglese, portoghese e italiano.

«È appassionata di disegno», racconta. «Ma non si sa cosa farà: a 14 anni non si hanno ancora le idee chiare». Com’è la scuola in Francia? Si trova bene? «Oh, lei è contentissima: la scuola è cara, ma le piace tantissimo».

È difficile gestire il rapporto a distanza con i nipoti? Quali sono i modi migliori per tenersi in contatto? «Non è facile, la distanza si fa sentire: dieci/quindici minuti di chiamata non sono la stessa cosa. I miei figli erano a fianco di mia mamma, dormivano e mangiavano vicino a lei. C’era un rapporto diverso. Io preferisco non sentirli tutti i giorni: mi informo se sono in salute. A dire la verità, come la vivo io, il rapporto è distaccato. Non riesci a goderti i nipoti, non è come vederti una volta a settimana, prendere il gelato insieme. Anche con il mio lavoro, l’impegno con anziani e malati, non riesco a staccarmi facilmente».

Perdere il lavoro significa perdere la casa

Hai mai pensato di trasferirti a Nizza, per stare con loro? «No, in Italia mi sono trovata bene da subito. Certo, ho incontrato gente brava e meno brava come in tutto il mondo, ma poi dopo tanti anni non andrei da altre parti. Infatti, anche dopo cinque anni in Romania sono tornata qui. Sono sola, non mi appoggio a nessuno. L’Italia è un posto molto accogliente, mi sono adeguata e integrata: ho preso la patente, ho studiato, ho preso la terza media. Ho trovato un lavoro, volevo lavorare come OSS, ma avrei dovuto smettere di fare la badante e ho rinunciato. Io se perdo il lavoro poi rischio di perdere anche la casa, vivo il trauma che vale per tutte le badanti. Ci si ritrova dall’oggi al domani senza lavoro e senza casa. Psicologicamente è difficile: io l’ho vissuto nell’ultimo anno. Lavoravo con una signora di 96 anni. La figlia l’ha portata via perché non avevano più soldi. Mi sono trovata fuori casa, sono andata da un’amica, ho trovato un lavoro e sono stata quindici giorni da una persona che non mi ha neanche pagato. Poi ho trovato a Rivoli, c’erano due sorelle, ma loro non volevano badanti: facevano tutti i tipi di dispetti. Dopo tre mesi sono andata via. Ho trovato un’altra signora, ma dopo tre mesi è mancata. Ho cambiato sei case: non è facile».

Arriviamo a Nizza e il nostro viaggio prosegue in treno fino alla stazione di Nice-Ville. Ci salutiamo e mi lascia il biglietto da visita del ristorante di sua figlia: «Buona permanenza a Nizza, e buon mare», mi dice. «Sulla nostra via ci sono sempre persone messe dal Signore, persone che devi conoscere. Non è un caso. Ci sono anche tante persone che non ti guardano neanche in faccia: “Sei straniera e non dovresti neanche essere qui”».

Secondo l’Osservatorio INPS sui lavori domestici, nel 2024 in provincia di Torino lavoravano oltre 36 mila lavoratrici e lavoratori domestici (più di 17 mila badanti e circa 19 mila colf). Di questi, quasi 3 mila avevano dai 65 anni in su. A queste cifre, stando ai dati dell’Osservatorio Domina sul lavoro domestico, andrebbero aggiunti dai 23 ai 25 mila casi di lavoratori e lavoratrici in nero.


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Nel quartiere più anziano della città più anziana d’Italia e d’Europa le persone conoscono il valore del bene più prezioso in assoluto: il tempo. Qui, le ore hanno deciso di regalarle, come cura contro la solitudine. Un’ora di burraco. Un’ora di ginnastica dolce. Un’ora di ballo di gruppo. Tutte finiscono su una lista, che poi viene distribuita nelle farmacie e negli studi dei medici di base. Come una prescrizione. «Una psicologa ha donato un’ora al mese di terapia, perché nel quartiere ci sono varie persone rimaste vedove», ha raccontato a L’Unica Ica Arkel, assessora municipale ai Servizi alla persona. «Il senso è creare una rete sempre più fitta di solidarietà territoriale. Perché le iniziative ci sono, ma spesso non si conoscono, o non erano in relazione tra loro. L’obiettivo è creare degli hub di comunità: spazi dove le persone possono recarsi per fruire di questi servizi gratuiti».

Siamo nel Municipio III, Bassa Val Bisagno: un territorio in cui 16.320 persone hanno tra i settanta e i cento anni. Un po’ come se una città della grandezza di Narni, in provincia di Terni, fosse composta esclusivamente da anziani. «Siamo anche il territorio più densamente popolato», ha aggiunto Arkel. «E questo rende più difficile la nostra ricerca di spazi».

Il progetto, che si chiama “BVB in rete” (la sigla sta per Bassa Val Bisagno) nasce in un certo senso dai numeri. «Tutto è cominciato con le rilevazioni realizzate dagli operatori dei servizi civici che vanno a domicilio ad aiutare le persone anziane o disabili a fare le pratiche per la CIE, la carta di identità elettronica», ha ricordato l’assessora. «Spesso si trovano di fronte a grosse fragilità. Così, si è messo in moto tutto». Ovvero, una rete sempre più capillare: ma non chiamatela “banca del tempo”: perché qui non c’è uno scambio di ore (io offro il tempo di una lezione di cucina in cambio di una di inglese, per fare un esempio). Qui c’è soltanto offerta: e le persone fragili scelgono. «Cerchiamo di sanare un buco», ha spiegato a L’Unica il presidente del municipio Fabrizio Ivaldi. «Perché ci siamo resi conto che spesso non vengono intercettate fragilità che non sono necessariamente economiche e che un domani potrebbero diventare più impattanti: perché la mancanza di socializzazione, da un punto di vista cognitivo, può portare a demenze precoci».

La rilevazione della necessità, dunque, è partita dalle segnalazioni dei servizi civici che hanno innescato una serie di tavoli con ATS46 (sigla che sta per Ambiti territoriali sociali), Servizio educativo adulti (SEA), Educativa di strada. Consultazioni che hanno reso evidente un’emergenza spesso sottovalutata: la solitudine. Da qui, l’idea di attivare reti in sinergia con le associazioni del territorio e gli enti del terzo settore. Chiedendo la collaborazione di chi, per professione, riesce a intercettare la gran parte dei cittadini della zona: i farmacisti e i medici di medicina generale.

«Abbiamo chiesto alle associazioni del nostro territorio la possibilità di donare un’ora gratuita al mese del loro tempo alla comunità», ha sottolineato Arkel. «Questo ci sta concedendo la possibilità di costituire delle liste di offerta gratuita per la cittadinanza. Per la prima volta nella storia del nostro municipio attiveremo dei patti di collaborazione su beni immateriali. È stato sorprendente che tutti gli attori di questo progetto abbiano risposto alla chiamata con entusiasmo e partecipazione».

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Il nodo degli spazi

All’ARCI Pinetti, a Quezzi, tutti i martedì dalle 17 si gioca a burraco. Ma anche tombola. Chi preferisce fare movimento può dedicarsi al ballo. I meno timidi, al karaoke. Tutte attività promosse dal centro servizi della famiglia e operatore di comunità della Bassa Val Bisagno. In via Manunzio, a San Fruttuoso, l’ACLI di Santa Sabina si è aggiudicata un bando e porta avanti un progetto di ginnastica per adulti e terza età, preventiva e riattivante.

Le idee sono molte. «Una signora che fa le carte astrali ci ha chiesto uno spazio per mettere a disposizione questo servizio», ha raccontato ancora Arkel. Ed ecco uno dei nodi da sciogliere: il “dove”. «Stiamo lavorando in sinergia con il Comune per trovare spazi che possano costituire la casa di quartiere», ha detto il presidente del municipio Fabrizio Ivaldi. «Stiamo cercando soluzioni strutturali: in attesa che si concretizzino proveremo a gestire spazi più piccoli che possano essere a disposizione della comunità e di questo progetto».

L’elenco completo dei servizi sarà pronto a ottobre: in questi mesi, come tanti tasselli, si provano a far combaciare attività e luoghi. «Il fatto di non avere un centro civico o una casa di quartiere, con una densità abitativa così alta, non è facile», ha aggiunto l’assessora. «Uno dei passi che stiamo portando avanti è provare a tessere la rete di luoghi chiedendo che le associazioni diventino un hub territoriale. In pratica, chiediamo che mettano a sistema non solo la prestazione ma lo spazio. E poi vorremmo affiancare luoghi anche nostri, delle istituzioni».

La filosofia del chilometro zero

Il punto non è soltanto offrire servizi gratuiti nel municipio. Ma vicinissimi, zona per zona. E dunque, le liste di offerta territoriale che saranno distribuite in ogni farmacia indirizzeranno alle attività che si svolgono negli immediati dintorni.

«Pensiamo alla casa di comunità che ha aperto in via Archimede: la popolazione ancora fatica ad arrivare a questi servizi perché banalmente non li conosce, o non si spinge fino a lì», ha spiegato Arkel. «Per questo cerchiamo di mettere in comunicazione la rete. Pochi, per esempio, sanno che esiste il SEA, Servizio educativo adulti del Comune: aiuta a realizzare un curriculum e offre accompagnamento nelle pratiche burocratiche. Basta saperlo».

Un progetto pionieristico

«Il lavoro di rete nei territori non è un’opzione, ma una condizione indispensabile per costruire politiche sociali realmente efficaci, vicine alle persone e capaci di offrire risposte tempestive ai bisogni che emergono ogni giorno nelle nostre comunità», ha detto a L’Unica l’assessora al Welfare del Comune Cristina Lodi. E dunque, il progetto della Bassa Val Bisagno potrebbe diventare un modello da estendere.

«I municipi rappresentano il primo presidio di prossimità», ha sottolineato Lodi. «Conoscono i quartieri, intercettano i segnali di fragilità, dialogano quotidianamente con cittadini, associazioni, realtà del terzo settore, medici di famiglia, farmacie e con tutti quei soggetti che compongono il tessuto vivo della città. Per questo consideriamo fondamentale rafforzare il loro ruolo, valorizzarne le competenze e accompagnarli nella costruzione di reti territoriali solide e durature. È lì, nel rapporto diretto e quotidiano con le persone, che nasce un welfare capace di prevenire, includere e generare comunità. La costruzione di percorsi condivisi, come la nascita delle Reti di solidarietà territoriale, dimostra che quando istituzioni e comunità lavorano insieme la città diventa più forte, più attenta e più giusta per tutti».

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SpaceX che acquisisce Cursor, Snap che lancia gli occhiali AR, Fox che acquista Roku


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon mercoledì,
SpaceX ce lo aveva anticipato: una delle prime cose che avrebbe fatto dopo l'IPO è l'acquisizione di Cursor, di cui parleremo oggi. Poi vedremo finalmente i nuovi occhiali AR di Snap (la società madre di SnapChat); parleremo dell'acquisizione del colosso Roku da parte di Fox; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Le news di oggi, selezionate a mano.

SpaceX acquisisce Cursor per 60 miliardi di dollari in azioni


Business
A pochi giorni dal debutto in borsa sul Nasdaq — il più grande della storia — SpaceX ha annunciato l'acquisizione di Cursor, startup specializzata in coding assistito da AI, per 60 miliardi di dollari interamente in azioni. L'operazione rappresenta una diluizione del 3,4% rispetto alla valutazione IPO di SpaceX e dovrebbe chiudersi nel terzo trimestre del 2025, se passano le approvazioni regolamentari. Cursor, fondata nel 2022, ha superato il miliardo di dollari di RAR (Recurring Annual Revenue) a novembre. Anthropic controlla circa il 50% del mercato coding AI, rispetto al 26% di Cursor. Se l'acquisizione saltasse, SpaceX ha concordato di pagare a Cursor una penale da 1,5 miliardi più 8,5 miliardi in risorse computazionali.
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Fonte: CNBC
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Snap lancia Specs, i suoi primi occhiali AR da 2.195 dollari


Tecnologia
Snap ha presentato Specs, i suoi primi occhiali di realtà aumentata pensati per il grande pubblico, al prezzo di 2.195 dollari pre-ordinabili con un deposito rimborsabile di 200 dollari. Il CEO Evan Spiegel li definisce "il computer spaziale più capace, più consapevole e più accessibile oggi disponibile": gli Specs hanno lenti trasparenti che sovrappongono elementi digitali al mondo reale, insieme a quasi quattro ore di autonomia, connettività Bluetooth e supporto per agenti AI tramite integrazioni con Claude di Anthropic, Codex di OpenAI e Cursor. La spedizione è prevista entro fine anno in USA, UK e Francia.
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Fonte: CNBC
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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Fox acquista Roku per 22 miliardi di dollari


Business
Fox ha annunciato l'acquisizione di Roku in un'operazione da circa 22 miliardi di dollari in contanti e azioni, uno dei più grandi deal media degli ultimi anni. L'operazione unisce i canali news e sport di Fox, il servizio streaming gratuito Tubi e la piattaforma per connected TV di Roku, che conta 100 milioni di famiglie iscritte. Secondo Fox, la società combinata diventerà la terza realtà televisiva degli Stati Uniti per audience, con accesso diretto a dati pubblicitari più granulari. Fox ha ottenuto un prestito da 12 miliardi di dollari per finanziare l'operazione. La chiusura è attesa nella prima metà del 2027.
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Fonte: TechCrunch
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Android 17 inizia il rollout su Pixel: le novità più importanti


Tecnologia
Google ha avviato il rilascio ufficiale di Android 17 sui Pixel, a partire dal Pixel 6 fino al Pixel 10. Le novità principali includono le Bubbles, finestre flottanti attivabili con un long-press sull'icona di qualsiasi app, e il supporto nativo alla registrazione video in stile reaction (sovrapporre il tuo viso a un altro contenuto multimediale). Sul fronte sicurezza, Android 17 introduce accessi temporanei alla posizione, limitazione dei contatti visibili alle app, e protezioni migliori per i dispositivi smarriti. Alcune funzioni attese — tra cui la modalità gaming per pieghevoli e l'anti-doomscrolling Pause Point — arriveranno solo nei mesi successivi. I possessori di smartphone Android non-Pixel dovranno attendere ancora: Samsung inizierà gli aggiornamenti probabilmente tra qualche mese.
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Fonte: Ars Technica
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Il prossimo aggiornamento di Chrome eliminerà per sempre gli ad blocker classici


Big tech
Con Chrome 150, atteso per il 30 giugno 2026, Google rimuoverà il flag "ExtensionManifestV2Disabled", l'ultimo escamotage tecnico che permetteva agli utenti di continuare a usare estensioni basate su Manifest V2 — tra cui uBlock Origin. Un commit su Chromium ha confermato che il codice è ora considerato obsoleto e verrà eliminato perché introduce complessità, debito tecnico e vulnerabilità di sicurezza. Chrome 151, previsto per luglio 2026, rimuoverà i flag residui, chiudendo definitivamente ogni compatibilità con MV2. Anche Microsoft Edge e Opera dovrebbero seguire lo stesso percorso.
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Fonte: 9to5Google
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Il software non è un gioco per single player


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Apple rilascia nuovo firmware per AirPods Pro 2, AirPods Pro 3 e Beats Studio Buds


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Fauna Robotics


Sono iniziati i pre order del famoso robot umanoide made in USA (New York City), firmato Fauna Robotics. Le applicazioni sono principalmente per sviluppatori, enterprise e ricercatori. Può anche diventare una figura da compagnia all'interno dell'ufficio.

Link: faunarobotics.com

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Fox acquista Roku per 22 miliardi di dollari


Nascerà il terzo gruppo televisivo più grande in USA, secondo Fox.
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In breve:


Fox ha annunciato l'acquisizione di Roku in un'operazione da circa 22 miliardi di dollari in contanti e azioni, uno dei più grandi deal media degli ultimi anni. L'operazione unisce i canali news e sport di Fox, il servizio streaming gratuito Tubi e la piattaforma per connected TV di Roku, che conta 100 milioni di famiglie iscritte. Secondo Fox, la società combinata diventerà la terza realtà televisiva degli Stati Uniti per audience, con accesso diretto a dati pubblicitari più granulari. Fox ha ottenuto un prestito da 12 miliardi di dollari per finanziare l'operazione. La chiusura è attesa nella prima metà del 2027.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Fox to acquire Roku in $22B deal | TechCrunch
Fox says the deal will create the third-largest television company in the United States.
TechCrunchAisha Malik


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Android 17 inizia il rollout su Pixel: le novità più importanti


Disponibile su tutti i Pixel con chip Tensor.
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In breve:


Google ha avviato il rilascio ufficiale di Android 17 sui Pixel, a partire dal Pixel 6 fino al Pixel 10. Le novità principali includono le Bubbles, finestre flottanti attivabili con un long-press sull'icona di qualsiasi app, e il supporto nativo alla registrazione video in stile reaction (sovrapporre il tuo viso a un altro contenuto multimediale). Sul fronte sicurezza, Android 17 introduce accessi temporanei alla posizione, limitazione dei contatti visibili alle app, e protezioni migliori per i dispositivi smarriti. Alcune funzioni attese — tra cui la modalità gaming per pieghevoli e l'anti-doomscrolling Pause Point — arriveranno solo nei mesi successivi. I possessori di smartphone Android non-Pixel dovranno attendere ancora: Samsung inizierà gli aggiornamenti probabilmente tra qualche mese.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Android 17 starts hitting Pixel phones and watches today - Ars Technica
Pixels will get their OTA in the coming weeks, but don't expect monumental changes.
Ars Technica


Alternativa in italiano: non pervenuta

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SpaceX acquisisce Cursor per 60 miliardi di dollari in azioni


Prima grande mossa dopo la quotazione in borsa.
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In breve:


A pochi giorni dal debutto in borsa sul Nasdaq — il più grande della storia — SpaceX ha annunciato l'acquisizione di Cursor, startup specializzata in coding assistito da AI, per 60 miliardi di dollari interamente in azioni. L'operazione rappresenta una diluizione del 3,4% rispetto alla valutazione IPO di SpaceX e dovrebbe chiudersi nel terzo trimestre del 2025, se passano le approvazioni regolamentari. Cursor, fondata nel 2022, ha superato il miliardo di dollari di RAR (Revenue Annuale Ricorrente) a novembre. Anthropic controlla circa il 50% del mercato coding AI, rispetto al 26% di Cursor. Se l'acquisizione saltasse, SpaceX ha concordato di pagare a Cursor una penale da 1,5 miliardi più 8,5 miliardi in risorse computazionali.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX to acquire the AI coding startup Cursor for $60 billion
The deal will help to bolster the company's efforts to compete with rivals like Anthropic and OpenAI, which also offer popular coding tools.
CNBCAshley Capoot


Alternativa in italiano:

SpaceX spende e spande subito: 60 miliardi (in azioni) per Cursor e potenziare i servizi di IA
L’acquisizione della startup di coding assistito dall'IA servirà a rafforzare le ambizioni di SpaceX nell’Intelligenza Artificiale
DDay.it

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Il prossimo aggiornamento di Chrome eliminerà per sempre gli ad blocker classici


Fine corsa per uBlock Origin su Chrome.
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In breve:


Con Chrome 150, atteso per il 30 giugno 2026, Google rimuoverà il flag "ExtensionManifestV2Disabled", l'ultimo escamotage tecnico che permetteva agli utenti di continuare a usare estensioni basate su Manifest V2 — tra cui uBlock Origin. Un commit su Chromium ha confermato che il codice è ora considerato obsoleto e verrà eliminato perché introduce complessità, debito tecnico e vulnerabilità di sicurezza. Chrome 151, previsto per luglio 2026, rimuoverà i flag residui, chiudendo definitivamente ogni compatibilità con MV2. Anche Microsoft Edge e Opera dovrebbero seguire lo stesso percorso.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google Chrome update will fully close the door on ad blockers
Google Chrome’s move to Manifest V3 for extensions is closing its final loophole and, with it, bringing the end of...
9to5GoogleBen Schoon


Alternativa in italiano:

Addio per sempre uBlock: Chrome elimina del tutto Manifest v2
Chrome 150 e 151 rimuoveranno gli ultimi appigli per le estensioni Manifest V2, lasciando attivi solo gli ad blocker compatibili con Manifest V3.
Tom's Hardware

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Snap lancia Specs, i suoi primi occhiali AR da 2.195 dollari


Primo dispositivo AR Snap rivolto al grande pubblico.
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In breve:


Snap ha presentato Specs, i suoi primi occhiali di realtà aumentata pensati per il grande pubblico, al prezzo di 2.195 dollari pre-ordinabili con un deposito rimborsabile di 200 dollari. Il CEO Evan Spiegel li definisce "il computer spaziale più capace, più consapevole e più accessibile oggi disponibile": gli Specs hanno lenti trasparenti che sovrappongono elementi digitali al mondo reale, insieme a quasi quattro ore di autonomia, connettività Bluetooth e supporto per agenti AI tramite integrazioni con Claude di Anthropic, Codex di OpenAI e Cursor. La spedizione è prevista entro fine anno in USA, UK e Francia.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Snap unveils $2,195 Specs AR glasses, Spiegel bets on post smartphone
Snap is launching its first AR glasses geared toward the broader public instead of developers.
CNBCJonathan Vanian


Alternativa in italiano: non pervenuta

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AMD acquisisce MEXT per ottimizzare la gestione memoria nei data center


La tecnologia di memory tiering di MEXT permette di usare la flash come DRAM, abbattendo i costi e migliorando le prestazioni dei carichi di lavoro AI.

AMD ha annunciato ufficialmente l'acquisizione di MEXT, una startup innovativa specializzata nello sviluppo di tecnologie per la gestione avanzata della memorie per rispondere alle crescenti limitazioni delle infrastrutture nei data center, dove la disponibilità di memoria è diventata un fattore determinante per le prestazioni complessive.

Con gli strumenti di MEXT, il team rosso punta così a integrare soluzioni capaci di far apparire la memoria flash NAND come DRAM per il sistema operativo, permettendo agli operatori di gestire carichi di lavoro massivi riducendo drasticamente i costi legati all'acquisto di componenti hardware più costosi, migliorando al contempo l'efficienza operativa e la velocità di implementazione dei sistemi.

Il cuore pulsante della proposta di MEXT è rappresentato dal suo Predictive Memory Engine, un motore basato sull'intelligenza artificiale che ottimizza il cosiddetto memory tiering: in un contesto in cui i modelli AI diventano sempre più complessi, le risorse di memoria spesso si trasformano in veri e propri colli di bottiglia, superando per criticità persino la potenza di calcolo di CPU e GPU.

La tecnologia di MEXT risolve questa sfida spostando i dati consultati meno frequentemente allo storage, molto più economico. Grazie ad algoritmi predittivi, il sistema analizza costantemente i pattern di accesso e anticipa quali dati saranno necessari, riportandoli nella memoria principale prima ancora che le applicazioni li richiedano, mantenendo così prestazioni elevate in modo totalmente trasparente.

L'integrazione di queste capacità nel portfolio di AMD promette di trasformare radicalmente il Total Cost of Ownership (TCO) per i fornitori di servizi cloud e i clienti enterprise. Aumentando la quantità di memoria utilizzabile senza dover investire in nuovi moduli DRAM fisici, le aziende potranno massimizzare l'utilizzo delle infrastrutture esistenti con una maggiore scalabilità, fondamentale non solo per le applicazioni tradizionali ma soprattutto per le moderne implementazioni di intelligenza artificiale, che richiedono enormi pool di memoria per funzionare correttamente.

Fonte: Tom's Hardware

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Google Chrome: stop definitivo ai vecchi ad blocker con Manifest V2


Gli aggiornamenti 150 e 151 di Chrome rimuoveranno i codici residui per il supporto alle estensioni obsolete, rendendo inutilizzabili gli ad blocker.

Google sta per chiudere definitivamente un capitolo fondamentale della navigazione web. Attraverso il rilascio delle versioni 150 e 151 di Chrome, previsto per la fine di giugno e luglio, il colosso di Mountain View eliminerà le ultime scappatoie che permettevano il funzionamento dei vecchi ad blocker.

Questa decisione segna il culmine di un processo iniziato nel 2024, quando Google ha iniziato a eliminare gradualmente il supporto per le estensioni basate sulla piattaforma Manifest V2, colpendo strumenti storici e popolari come uBlock Origin. Negli ultimi due anni, la transizione forzata verso il nuovo standard tecnologico Manifest V3 ha spinto milioni di utenti a compiere una scelta precisa: adattarsi alle nuove versioni delle estensioni, come uBlock Origin Lite, oppure migrare verso browser alternativi che continuano a supportare il vecchio formato.

Tuttavia, fino a questo momento, erano rimaste attive alcune porzioni di codice all'interno di Chrome che garantivano ancora una limitata compatibilità o soluzioni temporanee per far funzionare i vecchi plugin. Con i prossimi aggiornamenti estivi, questi riferimenti tecnici verranno rimossi completamente dal motore del browser, rendendo Chrome un ambiente esclusivamente orientato a Manifest V3.

Le motivazioni dietro questa mossa sono state chiarite ufficialmente da Devlin Cronin, sviluppatore di Google. In un intervento relativo alla modifica del codice di Chromium, Cronin ha spiegato che il mantenimento del supporto legacy per Manifest V2 comportava una complessità eccessiva e un debito tecnologico non più sostenibile per l'azienda.

Oltre ai problemi di manutenzione, Google ha sollevato serie preoccupazioni legate alla sicurezza, segnalando la recente scoperta di diversi bug critici specifici proprio del vecchio sistema. Rimuovere queste vulnerabilità è diventato prioritario per garantire la stabilità e la protezione del browser più utilizzato al mondo.

Sebbene altri browser possano teoricamente decidere di mantenere il supporto per le estensioni Manifest V2 ancora per qualche tempo, la linea tracciata da Google appare ormai definitiva. Gli utenti che ancora si affidano a strumenti non aggiornati dovranno necessariamente completare la transizione verso plugin compatibili con le nuove specifiche tecniche entro l'estate.

Fonte: The Verge

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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Fox acquisisce Roku per 22 miliardi: nasce un colosso dello streaming


L'accordo trasforma Fox nel terzo polo televisivo statunitense, unendo sport dal vivo e la piattaforma leader nella Connected TV.

Fox ha annunciato ufficialmente l'acquisizione di Roku attraverso un’operazione dal valore di circa 22 miliardi di dollari. L'accordo, strutturato tramite una combinazione di contanti e azioni, rappresenta una delle più imponenti acquisizioni nel settore degli ultimi anni.

Questa transazione segna un punto di svolta per Fox, il cui futuro sembra ormai indissolubilmente legato alla convergenza tra i grandi eventi dal vivo e l'espansione inarrestabile delle piattaforme digitali.

L'integrazione tra le due realtà darà vita al terzo operatore televisivo negli Stati Uniti per volumi di audience. Il progetto industriale prevede l'unione dei canali di news e sport di Fox e del suo servizio di streaming gratuito Tubi con l'ecosistema di Roku, non solo una piattaforma di contenuti ma anche il software che alimenta milioni di smart TV e dispositivi nelle case dei consumatori.

Grazie a questa integrazione, Fox otterrà un accesso diretto a una base di circa 100 milioni di nuclei familiari, permettendo una profilazione pubblicitaria estremamente più efficace e una minore dipendenza dai sistemi di distribuzione tradizionali.

Il CEO di Fox, Lachlan Murdoch, ha descritto l'operazione come un momento determinante che trasformerà il profilo di crescita dell'azienda verso segmenti ad alto potenziale. Secondo Murdoch, l’unione con Roku consentirà a Fox di guidare l'evoluzione della Connected TV (CTV), un mercato in rapida ascesa per quanto riguarda abbonamenti e inserzioni pubblicitarie.

Anche Anthony Wood, fondatore e CEO di Roku, ha espresso grande entusiasmo, sottolineando come l’accordo accelererà la visione della società, permettendo di innovare con maggiore aggressività a beneficio di spettatori e partner commerciali.

Fonte: TechCrunch

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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Iran, il testo dell’accordo in 14 punti: stop alla guerra e negoziato finale entro 60 giorni


Al Arabiya English ha ottenuto il testo dell’intesa la cui firma è attesa venerdì: cessate il fuoco permanente, riapertura del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, fondi per Teheran e trattative sul nucleare rinviate all’accordo finale.

Al Arabiya English ha ottenuto la copia dell’accordo in 14 punti che dovrebbe essere firmato venerdì da Washington e Teheran. Ecco di seguito la traduzione integrale in italiano del testo.

  1. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, insieme ai rispettivi alleati nell’attuale guerra, dichiarano, al momento della firma del presente Memorandum d’intesa, la cessazione immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, e si impegnano a non intraprendere, da questo momento in poi, alcuna azione ostile l’uno contro gli altri, nonché ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e degli articoli restanti.
  2. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a rispettare reciprocamente la sovranità e l’integrità territoriale, e ad astenersi da ogni interferenza negli affari interni dell’altra parte.
  3. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo finale entro un periodo massimo di 60 giorni, periodo prorogabile di comune accordo.
  4. Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, gli Stati Uniti revocheranno il blocco navale e impediranno qualsiasi interferenza o ostacolo nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, ripristinando il traffico entro un massimo di 30 giorni fino alla piena capacità. Il traffico navale dovrà essere proporzionato al volume precedente alla guerra per quanto riguarda la Repubblica islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dall’accordo finale.
  5. Alla firma del presente Memorandum d’intesa, la Repubblica islamica dell’Iran adotterà immediatamente misure per garantire che il movimento delle navi mercantili dal Golfo Persico al Mare di Oman, e viceversa, riprenda entro 30 giorni ai livelli precedenti alla guerra, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e neutralizzare le mine posate da parte dell’Iran.
  6. Gli Stati Uniti si impegnano, insieme ai propri partner regionali, a creare un piano complessivo, concordato da entrambe le parti, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran, garantendo al tempo stesso finanziamenti per almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo piano, nell’ambito dell’accordo finale, sarà definito entro 60 giorni.
  7. Gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’ambito dell’accordo finale, a tutte le forme di sanzioni attualmente imposte alla Repubblica islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), nonché tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie sia secondarie.
  8. La Repubblica islamica dell’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato che la sorte dell’uranio arricchito e quella di tutte le altre questioni legate al programma nucleare, concordate reciprocamente, comprese le necessità nucleari dell’Iran, saranno affrontate in modo adeguato nell’accordo finale. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo.
  9. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che, in attesa dell’accordo finale, manterranno lo status quo: l’Iran manterrà lo status quo sul proprio programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni contro l’Iran né rafforzeranno le proprie forze nella regione.
  10. Gli Stati Uniti si impegnano affinché, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa e fino alla data della revoca delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti rilasci deroghe alle sanzioni per consentire le esportazioni di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, nonché per tutti i servizi collegati, inclusi quelli bancari, assicurativi, di trasporto e simili.
  11. Gli Stati Uniti si impegnano affinché, alla luce dei progressi nei negoziati verso un accordo finale, i fondi e i beni congelati o soggetti a restrizioni della Repubblica islamica dell’Iran siano sbloccati e resi pienamente disponibili. Tali fondi, sia che siano detenuti nel conto principale sia che vengano trasferiti, potranno essere utilizzati per qualsiasi pagamento a favore di beneficiari finali stabilito dalla Banca centrale della Repubblica islamica dell’Iran e saranno pienamente disponibili per l’uso. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare tutti i permessi e le licenze necessari su questa base.
  12. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che sarà istituito un meccanismo di attuazione per vigilare sulla corretta applicazione dell’accordo finale e sul rispetto degli impegni futuri.
  13. Dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, e al ricevimento di garanzie sull’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d’intesa, nonché sulla prosecuzione dell’attuazione di tali misure, la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avvieranno negoziati per un accordo finale limitatamente agli articoli restanti.
  14. L’accordo finale sarà approvato attraverso una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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Eminenza della Seconda Repubblica: addio al Cardinale Ruini


Intuì prima di altri che il tempo dei cattolici come blocco politico era terminato

C’è una fotografia politica dell’Italia che forse nessuno ha saputo leggere come il cardinale Camillo Ruini.
E forse il paradosso è proprio questo: mentre partiti, editorialisti e intellettuali inseguivano le mode della transizione infinita, un uomo di Chiesa aveva già compreso quale sarebbe stato il destino dei cattolici nella Seconda Repubblica.

Non un “partito cattolico”.
Non la nostalgia della Democrazia Cristiana.
Non l’illusione di ricostruire una unità politica dei credenti in una società ormai pluralista, frammentata, post-ideologica.

Ruini aveva capito prima di altri che il tempo dei cattolici come blocco politico era terminato. Ma aveva anche intuito che i cattolici potevano restare decisivi come coscienza critica, come presenza culturale, come “lobby di valori”.

La formula scandalizzò molti.
Eppure era esattamente ciò che sarebbe accaduto.

Non più il partito dei cattolici, ma cattolici presenti nei partiti, nelle istituzioni, nei corpi intermedi, nella cultura, nell’economia, nel sociale, capaci di incidere sui grandi temi antropologici e civili: vita, famiglia, educazione, libertà religiosa, dignità della persona, limite del potere tecnico.

Una minoranza organizzata, non una maggioranza sociologica.

E qui emerge un’altra lezione spesso rimossa: la Chiesa, ancora una volta, era più avanti della società civile.
Molti laici cattolici non lo capirono. Continuavano a inseguire schemi del Novecento mentre il mondo era già cambiato. Cercavano ancora il “contenitore politico” quando il problema era diventato la sopravvivenza di un contenuto culturale.

Persino gli “atei devoti” - categoria che allora sembrava quasi provocatoria - compresero prima di molti credenti che senza un’infrastruttura morale condivisa anche la democrazia liberale si sarebbe svuotata. Non serviva necessariamente la fede per capire che una civiltà senza radici finisce per non avere più limiti, né linguaggio comune, né legami.

Ruini questo lo aveva visto.
Aveva intuito che la questione cattolica non sarebbe più stata elettorale ma antropologica.

Ed è forse per questo che oggi la sua figura appare più grande di quanto molti fossero disposti ad ammettere allora. Non fu soltanto un presidente della CEI. Fu, nel bene e nel male, una delle vere architravi culturali della Seconda Repubblica.

Mentre la politica si personalizzava, si liquefaceva e diventava comunicazione permanente, Ruini tentava ancora di porre domande radicali: che cos’è l’uomo? Cos’è la libertà? Quali sono i limiti del mercato? Può esistere una democrazia senza verità condivise?

Domande considerate inattuali.
E proprio per questo diventate drammaticamente attuali oggi.

La verità è che spesso la Chiesa vede più lontano della politica perché ragiona sui secoli, mentre la politica fatica ormai a guardare oltre il prossimo sondaggio.

E così oggi, in un tempo di cattolici dispersi, di identità fragili e di leadership intermittenti, l’“eminenza della Seconda Repubblica” appare quasi come l’ultimo grande interprete di una presenza pubblica del cattolicesimo italiano capace di incidere davvero nel dibattito nazionale.

Forse aveva semplicemente compreso una cosa essenziale: che i cristiani, in politica, non sono chiamati prima di tutto a occupare il potere, ma a seminare senso.

E allora sì: dal Cielo aiuti ancora chi prova a seminare la terra.

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Vance ammette che la frase sulle "donne senza figli con i gatti" fu "una delle cose più stupide" che abbia detto


Nel suo nuovo libro sulla conversione al cattolicesimo, il vicepresidente rinnega l'attacco ai democratici del 2021 che durante la campagna del 2024 aveva difeso con forza.

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha definito "una delle cose più stupide" che abbia mai detto la frase con cui nel 2021 aveva attaccato i dirigenti democratici chiamandoli "donne senza figli con i gatti". L'ammissione arriva nel suo nuovo libro, dopo che per tutta la campagna elettorale del 2024 aveva difeso quelle parole con forza.

La frase risale a un'intervista del 2021 nel programma di Tucker Carlson, allora su Fox News. In quell'occasione Vance sostenne che il paese era governato di fatto dai democratici e dai grandi gruppi economici, "da un gruppo di donne senza figli con i gatti, infelici per le proprie vite e per le scelte che hanno fatto". Per questo, secondo lui, volevano rendere infelice anche il resto del paese. Citò Kamala Harris, Pete Buttigieg e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez come esempio di un futuro del partito controllato da persone senza figli.

Il video riemerse nell'estate del 2024, quando il presidente Donald Trump scelse Vance come suo candidato alla vicepresidenza, e scatenò forti polemiche. Tra le critiche ci fu l'imprecisione degli esempi: Harris è la matrigna dei due figli del marito Doug Emhoff, mentre Buttigieg aveva adottato due gemelli appena nati con il marito Chasten poche settimane dopo l'intervista a Carlson.

In un primo momento Vance accusò i suoi critici di aver "mentito" e di aver "estrapolato dal contesto" le sue parole, ma il video era pubblico. In passato aveva già attaccato le persone senza figli definendole "psicotiche" e "sociopatiche". Nel luglio del 2024 ribadì le sue posizioni in un'intervista al podcast di Megyn Kelly.

Taylor Swift richiamò quella frase nel messaggio con cui annunciò il sostegno a Harris, pubblicando una foto con uno dei suoi gatti e firmandosi "Taylor Swift, donna senza figli con i gatti".

Il libro si intitola Communion: Finding My Way Back to Faith e racconta la conversione di Vance al cattolicesimo. Il vicepresidente guarda alle primarie repubblicane del 2028 per la Casa Bianca, dove tra i possibili rivali c'è il segretario di Stato Marco Rubio, a capo della diplomazia americana, considerato da molti in una posizione migliore per ottenere l'appoggio di Trump e degli elettori repubblicani.

Il contenuto del libro è stato riportato da NBC News, che ne ha ottenuto e letto una copia. Vance scrive che "una delle cose più stupide" che abbia mai detto è arrivata quando ha sostenuto che le "donne senza figli con i gatti" del Partito Democratico stavano mandando in rovina il paese. La definisce una frase "da sprovveduto, intenzionalmente (e con successo) provocatoria invece che illuminante" e racconta che provocò "due tempeste": la prima quando la pronunciò, la seconda anni dopo durante la campagna elettorale.

Vance riconosce che il commento fu "irritante" e ammette che ebbe l'effetto di distrarre dal punto che voleva davvero fare, cioè che la società americana sta diventando "patologicamente ostile" all'idea di avere figli. Avrebbe potuto sostenere quella tesi, scrive, "in modo molto più efficace" e con più rispetto verso i tanti americani che non hanno figli, in alcuni casi per ragioni che non dipendono da loro.

Vance conclude collegando il ripensamento alla sua fede: "Quando penso al richiamo della Chiesa a rispettare la dignità di ogni vita, questo è stato un chiaro momento in cui ho fallito".

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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Pannella, online 22mila dispacci Ansa: quarant’anni di storia tornano accessibili


Il progetto restituisce documenti e testimonianze finora dispersi negli archivi
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Oltre 22.000 dispacci del periodo dal 1975 al 2016 del leader radicale Marco Pannella rilanciati dall’agenzia Ansa. Quelli che all’epoca venivano chiamati con una sola parola: take. Vittorio Pezzuto, giornalista, politico (segretario nazionale e coordinatore della Lista Marco Pannella Club Pannella Riformatori nel periodo 1995-1996)scrittore (in libreria con il pregevole “Applausi e Sputi” dedicato al Caso Tortora divenuto ormai un classico del giornalismo d’inchiesta), li ha spulciati, emendati dai refusi e da luglio 2026 saranno liberamente disponibili e consultabili sul web. Complice dell’operazione l’Intelligenza Artificiale, la Fondazione Marco Pannella, il Partito, l’Ansa e naturalmente Radio Radicale.

Un lavoro mostruoso, titanico, che colma un vuoto e permette a storici, giornalisti e curiosi di ricostruire pagine di storia che stanno sbiadendo con la scomparsa dei protagonisti. Lo ha ricordato Vittorio Pezzuto in una scoppiettante conferenza stampa di presentazione del progetto rievocando il rapporto di Pannella con internet e la tecnologia: “Gli regalammo un computer portatile per il suo compleanno. Marco, che era affezionatissimo alla sua Lettera 22 Olivetti, apre lo schermo…sfiora la tastiera. Poi dopo aver acceso una sigaretta ci chiede: “È meraviglioso, ma il foglio dove si infila?”. Le dichiarazioni di Pannella durante i cinquantacinque giorni del Sequestro Moro, oppure nei mesi di Mani Pulite quando alle sette del mattino convocava alla Camera l’adunata dei parlamentari che temevano di essere arrestati.

Perché in Italia esistono due grandi archivi, quello dell’Agenzia Ansa e quello del Partito Radicale che ha sempre provveduto a mantenerlo in ordine e aggiornato, accumulando migliaia di documenti cartacei, filmati di manifestazioni e comizi, sbobinature di migliaia di ore di registrazione radio e televisive. Ora si potrà navigare nell’oceano di questo materiale per ricostruire non solo la figura poliedrica di un uomo politico per il quale la parola era l’unico strumento dell’agire, ma l’atmosfera, i protagonisti e gli scenari disegnati da quelli che erano gli unici strumenti di comunicazione, il telefono, la radio, la tv. Un Pannella pressoché inedito quindi, tranne per chi c’era, che dal passato parla al presente a dieci anni dalla sua scomparsa.