Un numero crescente di esperti delle scienze sociali ritiene ormai che la parola "polarizzazione" non descriva più adeguatamente ciò che sta accadendo negli Stati Uniti e propone un concetto ancora più radicale: l'atomizzazione. Insomma, non si tratterebbe più di una società divisa in due grandi fazioni contrapposte, ma di una popolazione dispersa in una moltitudine di tribù sempre più piccole. È la tesi centrale di un'analisi firmata da Jesse McKinley sul New York Times. Come gruppi di atomi, questi sottoinsiemi si formano e si dissolvono rapidamente, lasciando le persone all'interno di bolle sempre più ristrette e con legami sempre più deboli con il resto del tessuto sociale. Ma anche i sottogruppi tendono a frammentarsi a loro volta, dando vita a nuove fazioni in conflitto: si tratta quindi di una nazione non più semplicemente divisa tra "noi" e "loro", ma tra "noi", "loro" e una quantità crescente di altri "loro".
Un'indagine pubblicata a giugno dal Pew Research Center su oltre 10.000 americani conferma questa intuizione, affermando come il tradizionale sistema bipartitico si sia di fatto frammentato in nove gruppi, dalla "destra non convenzionale" alla "sinistra esclusa" fino al "centro disimpegnato". Ciascuno di questi gruppi rappresenta quella che l'istituto definisce "una miscela complessa di valori e convinzioni", che sono difficilmente riconducibile ai tradizionali schieramenti democratico e repubblicano.
Oltre la polarizzazione
L'America atomizzata: da due partiti a nove tribù
Il tradizionale sistema bipartitico si è frammentato in nove gruppi politici distinti, mentre la fiducia degli americani nelle istituzioni e negli altri tocca i minimi storici.
Grafica di FocusAmerica
Ieri
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Oggi
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partiti contrapposti
tribù politiche
Attiva JavaScript per l'animazione: nove bolle proporzionali ai gruppi politici individuati dal Pew Research Center.
Ogni bolla è uno dei nove gruppi della tipologia Pew: l'area è proporzionale alla quota di popolazione adulta, la posizione orizzontale all'orientamento verso i due partiti, quella verticale al coinvolgimento politico. Tocca una bolla per il dettaglio.
La nuova mappa
Le nove tribù d'America
Quota di popolazione adulta di ciascun gruppo, dalla sinistra alla destra dello spettro politico. Tocca una riga per scoprire chi ne fa parte. Indagine su 10.357 adulti, novembre 2025.
Progressisti radicali 7%
Il gruppo più giovane della tipologia: posizioni molto progressiste su ogni tema, ma con uno sguardo scettico verso lo stesso Partito democratico.
Il 66% apprezza i politici che si definiscono socialisti democratici
Nome originale Pew: Leftward Progressives
Liberal fedeli 11%
Il cuore del Partito democratico: istruiti, fiduciosi nelle istituzioni e convinti del ruolo guida degli Stati Uniti nella diplomazia mondiale.
Il 77% ha un'opinione favorevole del Partito democratico
Nome originale Pew: Loyal Liberals
Sinistra esclusa 12%
Orientata ai democratici ma in forte difficoltà economica: è tra i gruppi che più si sentono ignorati dalla politica e che votano di meno.
Solo il 20% pensa che il Partito democratico si curi di persone come loro
Nome originale Pew: Left-Out Left
Sinistra dell'ordine e delle opportunità 18%
Il gruppo più numeroso e tra i più diversificati sul piano etnico: progressista in economia, ma preoccupato per la criminalità e la sicurezza dei confini.
Il 53% considera la criminalità violenta un problema molto grave
Nome originale Pew: Order and Opportunity Left
Centro disimpegnato 9%
Diviso politicamente e lontanissimo dalla politica: è il gruppo con il livello di interesse più basso dell'intera tipologia.
Solo il 31% ritiene davvero importante chi vincerà le elezioni di midterm
Nome originale Pew: Tuned-Out Middle
Destra pragmatica e cortese 11%
Il gruppo più anziano: conservatore in economia, moderato su immigrazione e diversità, ostile alla politica dell'umiliazione dell'avversario.
Quasi due terzi disapprovano l'operato di Trump
Nome originale Pew: Pragmatic and Polite Right
Destra non convenzionale 12%
Repubblicani più giovani e meno impegnati, con posizioni moderate su aborto e welfare: è il gruppo in cui l'entusiasmo per Trump si raffredda più in fretta.
Il 79% votò Trump nel 2024; oggi solo il 53% ne approva l'operato
Nome originale Pew: Unconventional Right
Conservatori della fede 12%
Un conservatorismo ancorato a religione, morale e tradizione: per la grande maggioranza gli Stati Uniti devono avere una cultura fondata sul cristianesimo.
L'83% vuole vietare l'aborto in tutti o quasi tutti i casi
Nome originale Pew: Faith First Conservatives
Destra senza scuse 9%
Lo zoccolo duro trumpiano: le posizioni più intransigenti su armi, immigrazione e cultura, unite a un sostegno incrollabile al presidente.
Il 90% approva l'operato di Trump
Nome originale Pew: No Apologies Right
La fiducia evaporata
Un Paese che non si fida più di sé stesso
La moralità dei connazionali
53%
47%
PessimaBuona
Gli Stati Uniti sono l'unico Paese, tra i 25 esaminati dal Pew a marzo su oltre 30.000 intervistati, in cui la maggioranza giudica pessima la moralità dei propri connazionali.
Il distacco dalla politica
85%
Più di otto americani su dieci ritengono che gli eletti al Congresso «non si curino di quello che pensano le persone come loro» (Pew, 2024).
85 adulti su 100
Una coalizione che perde pezzi
voto a Trump, 2024 79% −26 punti 53% approvazione, 2026
La «destra non convenzionale» aveva votato compattamente per Trump nel 2024; nella primavera del 2026 solo poco più della metà ne approva l'operato.
La lunga ritirata
Sessant'anni di disgregazione civica
Le tappe che, secondo gli studiosi, hanno eroso il capitale sociale americano.
Anni '60
Assassinii politici e guerra del Vietnam: comincia la ritirata degli americani dalla vita civica e la sfiducia verso il governo.
Anni '70
L'individualismo si afferma come valore dominante; sobborghi e automobile allentano i legami di quartiere.
2000
Robert Putnam pubblica Bowling Alone, la diagnosi di un capitale sociale in declino da decenni.
2008
La crisi finanziaria travolge famiglie e comunità; si moltiplicano i lavori precari della gig economy.
2020
La pandemia isola milioni di persone; il tempo trascorso da soli in casa tocca nuovi record.
2026
Per Putnam il contatto faccia a faccia «quasi certamente non è mai stato così basso nella storia americana».
Fonte: Pew Research Center, «Beyond Red vs. Blue: The Political Typology» (giugno 2026) e indagini Pew 2024-2026; The New York Times. Percentuali riferite alla popolazione adulta statunitense. Nel grafico, la posizione orizzontale corrisponde alla differenza tra i giudizi favorevoli al Partito repubblicano e al Partito democratico; quella verticale alla quota che ritiene davvero importante quale partito vincerà le elezioni di midterm del novembre 2026.
Internet accelera la frammentazione
Le cause di questo cambiamento sono numerose: tra queste ci sono sicuramente la promessa fondativa delle libertà individuali, una vena di individualismo orgogliosa e talvolta ostinata e la grande diversità regionale ed etnica del Paese. Ma il fattore più importante sarebbe però lo sviluppo di Internet, una rete capace di offrire qualsiasi contenuto a chiunque, per quanto di nicchia, e di alimentare un ambiente online frammentato in bolle tra chi la pensa allo stesso modo. Uno degli effetti più inquietanti dello sviluppo di Internet è l'amplificazione e la normalizzazione delle ideologie che in precedenza venivano considerate tossiche: oggi razzisti, misogini e suprematisti bianchi possono incontrarsi in rete e rafforzare reciprocamente le proprie convinzioni.
Idee dannose sono sempre esistite, ma stanno così acquistando nuovo ossigeno in un mondo nel quale anche gli impulsi peggiori possono ricevere una validazione immediata. Lo stesso meccanismo accelera la diffusione delle teorie infondate e delle fake news più disparate, dall'idea che Jeffrey Epstein sia ancora vivo a quella secondo cui gli attacchi di Hamas del 7 ottobre sarebbero stati inscenati da Israele, fino alla convinzione, portata avanti anche dall'attuale presidente Donald Trump, che i democratici abbiano rubato le elezioni presidenziali del 2020. Anche se totalmente assurde, queste teorie contribuiscono a erodere la fiducia dell'opinione pubblica nelle fonti istituzionali di informazione, compresi i mezzi di comunicazione.
Sondaggio dopo sondaggio, gli americani si dichiarano così meno propensi a conoscere i propri vicini, a fidarsi degli altri e perfino a credere nella famiglia. In un'indagine Pew condotta a marzo su oltre 30.000 persone in 25 Paesi del mondo, gli Stati Uniti sono risultati l'unico nel quale un numero più elevato di cittadini giudica pessima anziché buona la moralità dei propri connazionali: 53% contro 47%. La frammentazione delle convinzioni, osservano gli studiosi di teoria politica, finisce però per indebolire anche l'esistenza di un racconto nazionale condiviso.
Sono proprio queste basi comuni che servono ad aiutare una società a restare unita durante guerre, crisi economiche e altri momenti di difficoltà. Hannah Arendt, la filosofa che contribuì a diffondere il concetto di atomizzazione, la considerava una delle condizioni che nello scorso secolo avevano favorito l'ascesa di regimi come quello nazista e quello staliniano. "I movimenti totalitari", scriveva nel 1951, "sono organizzazioni di massa di individui atomizzati e isolati".
Sono passati ormai 25 anni da quando Robert Putnam, politologo di Harvard, pubblicò Bowling Alone, la diagnosi di una nazione e di un'identità collettiva che stavano lentamente disgregandosi. Putnam utilizzò i dati a sua disposizione per documentare un allontanamento dalle istituzioni civiche iniziato decenni prima e il conseguente declino del capitale sociale, vale a dire quell'insieme informale di interessi, valori e obiettivi condivisi che tiene insieme una comunità. Oggi, sostiene, la situazione è ulteriormente peggiorata. "Quello che conta di più è il contatto faccia a faccia", ha spiegato al New York Times. "E quasi certamente non è mai stato così basso nella storia americana come lo è adesso".
La ritirata dalla vita civile era iniziata negli anni Sessanta, tra assassinii politici, guerra del Vietnam e crescente sfiducia della popolazione nel governo, ed è proseguita negli anni Settanta con l'affermazione dell'individualismo. Poi sono arrivati la diffusione dei sobborghi e le vite dominate dall'automobile, il crollo economico del 2008, la pandemia, l'epidemia di oppioidi e la proliferazione di lavori sottopagati e privi di prospettive della gig economy. Se già la televisione aveva indebolito alcuni rapporti interpersonali, i social media e la diffusione di massa di Internet hanno accelerato enormemente il processo: gli studi sull'uso del tempo mostrano che gli americani trascorrono sempre più ore da soli in casa e che soprattutto i giovani passano molto tempo a scorrere passivamente i propri telefoni.
La fine della monocultura e la crisi delle coalizioni politiche
"Ormai ricevi tutto il tuo intrattenimento e mantieni il legame con i gruppi di tuo interesse solo attraverso il cellulare", ha detto al New York Times Richard Slotkin, scrittore e autore di A Great Disorder. Fino a qualche decennio fa, la maggior parte degli americani riceveva le notizie attraverso pochi grandi canali. Quei mezzi dominanti potevano essere noiosi o limitati a determinate prospettive culturali, ma quantomeno contribuivano a creare un lessico comune e perfino luoghi condivisi nei quali contestarlo: la pagina delle lettere dei giornali, le riviste, il bancone della tavola calda.
"Oggi siamo ad anni luce da qualsiasi monocultura di idee, estetiche e interessi", ha spiegato Zack Roif, direttore creativo dell'agenzia pubblicitaria Mother New York. Secondo lui, tuttavia, l'atomizzazione della società americana presenta anche un rovescio della medaglia positivo: consente infatti la nascita di comunità all'interno delle sottoculture. Influencer con pubblici più grandi di quelli di molte testate tradizionali sono in grado di dare voce a interessi un tempo marginali, mentre la caduta dei vecchi guardiani culturali ha favorito nuove voci, libri autopubblicati e micro-generi musicali capaci di raggiungere pubblici molto vasti.
In politica, però, un ambiente atomizzato è per sua natura instabile, perché obbliga i leader politici a tenere insieme blocchi elettorali sempre più eterogenei e insoddisfatti. Non meraviglia dunque il fatto che il numero degli elettori che si riconoscono come indipendenti sia ai massimi storici e un'indagine del Pew del 2024 ha rilevato che l'85% degli americani ritiene che coloro che sono stati eletti al Congresso "non si curino di quello che pensano le persone come loro".
L'attuale presidente Donald Trump ha conquistato il secondo mandato riunendo una coalizione molto eterogenea, che andava dagli appassionati di tecnologia e criptovalute agli influencer della manosfera fino ai genitori contrari ai pesticidi e ai vaccini, riuscendo in questo modo a portare alle urne persone che normalmente non votavano, mobilitate da temi come il costo della vita e l'immigrazione. Le sue due campagne elettorali hanno indubbiamente avuto un carattere ribelle e una vocazione apparentemente inclusiva che hanno offerto ai suoi sostenitori un forte senso di appartenenza.
Anche quella coalizione, però, sta già perdendo pezzi. Secondo il sondaggio Pew, la "destra non convenzionale" aveva votato compattamente Trump al 79% nel 2024, ma da allora il suo sostegno si è indebolito. La "sinistra esclusa", invece, continua a essere uno dei gruppi con la partecipazione elettorale più bassa e con maggiore diffidenza verso le motivazioni di coloro che vengono eletti. Alcuni sondaggisti rilevano inoltre che gli elettori latinos, spostatisi verso destra nel 2024, stiano tornando verso i democratici, delusi anche dai metodi aggressivi dell'Immigration and Customs Enforcement, l'agenzia federale per l'immigrazione, al punto da rendere contendibile perfino un seggio senatoriale in Texas.
Anche altri gruppi demografici come giovani maschi ed elettori della classe operaia stanno lentamente abbandonando il presidente, mentre alcuni podcaster che lo avevano sostenuto o elogiato, tra cui Joe Rogan, Theo Von e Andrew Schulz, affermano di sentirsi traditi dal modo in cui Trump sta governando in questo secondo mandato. Perfino parte di quello che precedentemente era lo zoccolo duro trumpiano è ora scontenta per la gestione dei file su Epstein, la guerra in Iran e i progressi ritenuti insufficienti del piano di Robert F. Kennedy Jr. per "rendere di nuovo sana l'America". I sospetti di corruzione e di interessi privati alimentano ulteriormente la sfiducia.
Anche i democratici si dividono
I democratici sono almeno altrettanto frammentati dei repubblicani e solo di recente il calo di popolarità del presidente si è tradotto in guadagni significativi nei sondaggi per l'opposizione, un altro segnale di quanto il malcontento sia ormai generalizzato. George Packer, autore di The Unwinding, ha osservato in un'intervista al New York Times che costruire una coalizione politica richiedeva tradizionalmente "un gran lavoro di logoramento con persone che non ti stanno particolarmente simpatiche", un esercizio diventato più difficile a causa dei test di purezza ideologica tanto a destra quanto a sinistra. "I partiti politici sembrano procedere più per sottrazione che per addizione", ha sintetizzato.
Nel frattempo sono progressivamente scomparsi molti dei luoghi nei quali un tempo persone diverse entravano in contatto: associazioni professionali, sindacati, club di servizio. "Nel Novecento le vite delle persone si svolgevano in officina, nelle grandi fabbriche, nelle chiese", ha spiegato Michael Waldman, presidente e amministratore delegato del Brennan Center for Justice della facoltà di giurisprudenza della New York University. "C'erano attività comuni". Anche le comunità online possono creare nuovi legami, ma i ricercatori hanno riscontrato che la loro natura più effimera tende a renderle meno gratificanti sul piano emotivo rispetto alle relazioni reali, e questa situazione è peggiorata di recente in un panorama nel quale si stanno diffondendo anche chatbot IA compiacenti, capaci di ripetere e assecondare i pensieri degli utenti, talvolta fino ad alimentarli in direzione della paranoia.
Un precedente, tuttavia, esiste e secondo Putnam indica anche una possibile via d'uscita da questa crisi. Anche l'ultima età dell'oro americana, alla fine dell'Ottocento, fu caratterizzata da enormi concentrazioni di ricchezza, rapidi progressi tecnologici e da un darwinismo sociale fortemente centrato sull'individuo. Gli americani di allora, sostiene il politologo, riuscirono però gradualmente a ricostruire un Paese più coeso affrontando i problemi innanzitutto a livello locale, dove i cittadini tendono a fidarsi maggiormente di chi li amministra, e affidandosi alle generazioni più giovani per individuare nuove soluzioni.
È proprio la via d'uscita descritta da Putnam in un libro pubblicato nel 2020. "Loro", ha detto, "hanno corretto un sistema che non funzionava più". Resta da capire se quella stessa ricetta possa funzionare ancora in un Paese nel quale però proprio il livello locale, quello dal quale secondo Putnam partì la ricostruzione, è anche lo spazio che associazioni, sindacati e parrocchie hanno progressivamente smesso di presidiare.
A decidere le elezioni americane è l'elettore anti-sistema
Nelle elezioni del 2016 e del 2024 a spostare il voto non è stata la collocazione tra destra e sinistra, ma la sfiducia verso il sistema politico. Lo sostengono i politologi Christopher Williams e Leon Kockaya in un nuovo working paper che mette a confronto il peso delle convinzioni anti-sistema con quello delle preferenze sulle singole politiche, per spiegare le due vittorie di Donald Trump e la sua sconfitta del 2020.
I due studiosi hanno individuato un blocco di elettori mobili che non si fida di nessuno dei due partiti, pensa che le élite siano corrotte e ritiene che il sistema sia truccato contro le persone come loro. Molti di questi elettori hanno idee economiche progressiste.
L'indice anti-sistema nasce dalle risposte a quattro domande dell'American National Election Studies (ANES), il grande sondaggio accademico che si svolge negli Stati Uniti ogni quattro anni: quanto ci si può fidare del governo di Washington, quante persone nel governo sono corrotte, quanto denaro delle tasse viene sprecato e se il governo lavora per il bene di tutti o di pochi grandi interessi. Le risposte vengono riportate su una scala da 0 a 1 (0 per l'elettore che difende il sistema, 1 per quello completamente anti-sistema).
Nel 2024 il valore medio è stato 0,72: l'americano medio condivide tre delle quattro posizioni anti-sistema.
Il teorema dell'elettore mediano, la teoria più conosciuta sul comportamento di voto, dice invece che ognuno vota per il candidato più vicino alle proprie idee e che per vincere bisogna conquistare l'americano che sta esattamente a metà. Molti analisti hanno ampliato il modello aggiungendo assi diversi, per esempio uno economico e uno sociale, ma la logica resta quella di una griglia su cui collocare elettori e candidati.
Modello concettuale · Stati Uniti
La sfiducia nel sistema non sta né a destra né a sinistra
Nel modello dei politologi Joseph Uscinski e colleghi l’opinione americana si muove su due assi indipendenti: quello classico tra destra e sinistra e quello che misura l’ostilità verso la classe dirigente. Nei loro dati la correlazione tra i due è 0,066, cioè praticamente zero: si può essere anti-establishment di sinistra come di destra.
Anti- establishment Antagonista Pro- establishment Favorevole Asse destra-sinistra Democratico liberal Repubblicano conservatore Asse anti-establishment Effetto dei messaggi delle élite
Le frecce tratteggiate. Sono l’effetto dei messaggi delle élite, cioè dei segnali che arrivano agli elettori dai leader di partito e dai candidati. Quando un leader adotta un linguaggio contro il sistema, l’asse anti-establishment ruota e si allinea al suo estremo dell’asse destra-sinistra.
Fonte Rielaborazione di Focus America della figura 1 di Joseph E. Uscinski e colleghi, American Journal of Political Science (2021). Etichette tradotte dall’originale; il disegno è un modello concettuale, non una rappresentazione in scala dei dati.
Quella griglia regge su due presupposti fragili. Il primo è che l'elettore medio abbia idee coerenti e molte informazioni politiche, mentre i sondaggi mostrano che la maggior parte degli americani di centro non ha un'ideologia definita. Il secondo è che tutto quello che conta stia sull'asse destra-sinistra: sulla griglia non c'è posto per chi chiede una sanità più economica e allo stesso tempo pensa che del governo non ci si possa mai fidare.
Nel 2016 l'indice anti-sistema è stato uno dei predittori più forti del voto per Trump, più dell'ideologia, delle posizioni sui singoli temi e di quasi tutte le caratteristiche demografiche. A parità di partito di riferimento e di caratteristiche demografiche, chi si trovava al massimo della scala aveva una probabilità di votare per Trump più alta di 53 punti rispetto a quella prevista dalle sue altre caratteristiche. Chi era a zero guadagnava appena 5 punti, dieci volte meno.
Nel 2024 l'effetto è stato più debole ma comunque decisivo.
Chi non aveva alcun sentimento anti-sistema aveva una probabilità di votare per Trump più bassa di 36 punti rispetto a chi stava al massimo della scala, a parità di tutto il resto.
Nel 2020 il rapporto si è addirittura invertito e gli elettori più anti-sistema erano leggermente più propensi a votare per Joe Biden. Secondo gli autori, in quell'anno le opinioni sul Covid pesavano più della sfiducia nelle istituzioni e ne hanno coperto l'effetto. Trump vince quando la sfiducia nel sistema è al centro della campagna e perde quando passa in secondo piano.
La sfiducia ha radici concrete. Negli ultimi vent'anni la crisi finanziaria ha punito i lavoratori e premiato le banche, gli Stati Uniti sono rimasti dentro guerre lunghe e costose senza vittorie chiare e tra il 2021 e il 2024 l'inflazione ha eroso il tenore di vita delle famiglie mentre i profitti delle aziende crescevano.
La ricchezza dei 19 americani più ricchi è concentrata il doppio rispetto a sei anni fa e la mobilità sociale è nettamente peggiorata rispetto a venticinque anni fa. Un bambino nato nel 1950 in una famiglia con reddito medio aveva circa il 95% di probabilità di guadagnare più dei genitori una volta arrivato al culmine della carriera. Oggi quella probabilità è ben sotto il 50%.
Gli orientamenti anti-sistema sono quasi del tutto indipendenti dalla collocazione tra destra e sinistra. In uno studio del 2021 pubblicato sull'American Journal of Political Science, il politologo Joseph Uscinski e i suoi colleghi hanno trovato una correlazione di 0,066 tra l'ostilità verso la classe dirigente e l'asse liberal-conservatore, cioè praticamente zero. Si può essere anti-sistema di sinistra come di destra.
Nella ricerca di Uscinski l'ideologia anti-sistema prevedeva sia il voto per Trump alle presidenziali del 2020 sia il voto per Bernie Sanders alle primarie democratiche dello stesso anno. Molti di questi elettori hanno votato Sanders alle primarie e Trump alle elezioni generali.
Più il sentimento anti-sistema è forte, meno pesa la distinzione tra destra e sinistra.
Per questi elettori conta che il candidato sia contro il sistema, non dove si collochi sull'asse ideologico. I candidati che usano una retorica contro la classe dirigente, hanno scritto Uscinski e i suoi colleghi, riescono ad attivare quegli orientamenti e a tirare una dimensione fino a quel momento indipendente "nella direzione del proprio estremo della dimensione destra-sinistra".
È così che Trump ha potuto vincere due volte con un programma nettamente di destra su tasse, sanità, aborto e immigrazione. Secondo un'analisi dell'esperto elettorale G. Elliott Morris, che ha ripreso i due studi, lo stesso meccanismo può funzionare a sinistra e diventare il problema principale dei democratici nel 2028.
Il Partito Democratico è identificato con le istituzioni. È il partito dei funzionari della sanità pubblica, dei rettori universitari, dei burocrati federali, dei grandi giornali e delle professioni intellettuali. Neanche il mondo dei grandi donatori gli è estraneo, nonostante lo spostamento a destra di molti amministratori delegati della tecnologia e dell'intelligenza artificiale.
Kamala Harris nel 2024 si è presentata come candidata della continuità, dentro il sistema. Ha difeso i risultati della presidenza Biden e si è proposta come custode responsabile dell'esistente, con la sua "economia delle opportunità". Per gli elettori informati era una scelta sensata, per gli elettori anti-sistema era il contrario di quello che cercavano, quale che fosse la loro ideologia. La sfiducia nelle istituzioni è anche la ragione principale per cui Trump è andato bene tra i giovani nel 2024, nonostante il loro rifiuto del suo programma.
Per competere su quella dimensione i democratici hanno bisogno di un candidato credibile come esterno al sistema.
Bernie Sanders lo è stato e la sua erede naturale è la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez.
Il ragionamento su Ocasio-Cortez non riguarda l'ideologia ma la sua posizione su questo secondo asse. È entrata in politica battendo alle primarie un dirigente di primo piano del suo partito, ha criticato l'influenza delle aziende su entrambi gli schieramenti, prima della politica faceva la barista e si è opposta all'ala di governo del partito sui salvataggi di Wall Street, sull'accesso dei donatori e sull'elezione dei capigruppo.
I due governatori considerati tra i favoriti per il 2028, Gretchen Whitmer e Gavin Newsom, sono costruttori di istituzioni per formazione e per carattere, oltre che vicini al mondo dei donatori. Il loro messaggio è che il governo può funzionare e dare risultati ai cittadini. Funziona con il 28% circa di americani che si fida del governo federale, molto meno con gli elettori anti-sistema che possono decidere un'elezione in bilico.
Non deve essere per forza Ocasio-Cortez e si può sostenere che sia troppo a sinistra per vincere nel 2028. I democratici possono vincere le elezioni di metà mandato del 2026 semplicemente perché non sono il partito al governo, ma nel 2028 servirà un candidato capace di competere sull'asse anti-sistema e di tirarlo a sinistra come Trump lo ha tirato a destra.
Nel partito si discute da mesi se spostarsi al centro per conquistare l'elettore mediano o a sinistra per mobilitare la base. Per Morris scegliere un candidato estraneo alla classe dirigente del partito permetterebbe di fare le due cose insieme.