Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L’Iran detta le condizioni su Hormuz, gli arsenali Usa frenano Trump


Teheran chiede la fine della guerra, la revoca del blocco navale e delle sanzioni, mentre Washington cerca urgentemente una via d’uscita a causa della diminuzione delle scorte di Patriot e THAAD.

Il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Mohammad Bagher Zolghadr, ha posto oggi sei nuove condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico mercantile. Secondo quanto da lui affermato, gli Stati Uniti devono:

  1. smettere di minacciare l'Iran e di offendere i simboli sacri della nazione iraniana;
  2. porre definitivamente fine alla guerra contro l'Iran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq;
  3. revocare il blocco navale e allontanare le proprie forze dall'area medio orientale;
  4. risarcire integralmente i danni causati dalla guerra;
  5. cancellare le sanzioni imposte contro l'Iran;
  6. sbloccare i fondi iraniani congelati.

"Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto", ha affermato Zolghadr.

La nuova lista di richieste iraniana è arrivata proprio mentre a Washington veniva data per imminente un'intesa capace di far ripartire i traffici nel braccio di mare che si trova tra Iran e Oman. La Casa Bianca non ha commentato. Il cessate il fuoco di giugno invece subordinava la revoca completa delle sanzioni a un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano, mentre per sbloccare i fondi congelati gli Stati Uniti hanno sempre preteso che Teheran rinunciasse all'uranio altamente arricchito in suo possesso.

Le nuove richieste di Zolghadr aumentano così la pressione sul presidente Donald Trump, che conta sulla riapertura dello Stretto per far scendere i prezzi dell'energia in vista delle importanti elezioni di metà mandato di novembre. La benzina è arrivata a 4,02 dollari al gallone, contro i 3,16 di un anno fa: un rincaro che pesa sui repubblicani a tre mesi dalle elezioni. Nell'ultima settimana, secondo la società di analisi dei dati marittimi Kpler, hanno attraversato lo stretto poco più di 10 navi al giorno, contro le 130 in media dei mesi precedenti alla guerra. Prima del conflitto passava da Hormuz circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare in tutto il mondo.

Lo stretto conteso
Hormuz, il ricatto di Teheran
L’Iran detta sei condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre gli arsenali americani si svuotano e la benzina supera i 4 dollari al gallone.
Grafica di FocusAmerica

Il traffico strozzato
Da 130 navi al giorno a una manciata
Ogni punto sulla rotta rappresenta 10 transiti giornalieri attraverso lo Stretto.

Prima della guerra Oggi
Iran Oman E.A.U.
Stretto di Hormuz
~39 km nel punto più stretto

Prima della guerra 130

Oggi ~10
navi al giorno, media dei mesi precedenti al conflitto
navi al giorno nell’ultima settimana

Prima del conflitto da Hormuz passava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare in tutto il mondo.

Le richieste di Teheran
Le sei condizioni per riaprire lo Stretto
Sono state poste da Mohammad Bagher Zolghadr, Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano. Tocca ogni voce per leggere il contesto.

Il prezzo per Washington
Arsenali svuotati, benzina sopra i 4 dollari
La guerra ha consumato gran parte degli intercettori americani, mentre il caro carburante pesa sui repubblicani a tre mesi dalle elezioni di metà mandato.

Intercettori rimasti Consumati durante la guerra
Per i THAAD il ritorno ai livelli precedenti alla guerra non è previsto prima del 2029. Anche le scorte di missili a lungo raggio ATACMS e Precision Strike sono in larga parte esaurite.
Benzina, media nazionale USA (al gallone)

3,16 $
un anno fa

4,02 $
oggi · +27%

soglia dei 4 $

3,00 $4,25 $

Ad aprile la media nazionale ha superato i 4 dollari per la prima volta da agosto 2022. La Casa Bianca conta sulla riapertura dello Stretto per far scendere i prezzi dell’energia prima del voto di novembre.

Fonti: Kpler (traffico navale); CSIS, stime del 27 luglio 2026 (intercettori); AAA (benzina); EIA (flussi energetici). Dati all’8 agosto 2026.

Sempre oggi gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato un attacco iraniano contro una petroliera dell'Adnoc, la compagnia petrolifera statale di Abu Dhabi. Dall'inizio della guerra, almeno 15 navi di questa società sono state attaccate e tra gli equipaggi si contano 1 morto e 20 feriti. Abu Dhabi ha parlato di un atto di pirateria dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Anche Arabia Saudita, Qatar e Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno condannato l'attacco, mentre Doha ha chiesto ancora una volta la riapertura incondizionata dello Stretto.

Ci sono anche dei segnali di allentamento della pressione. Il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato oggi all'agenzia iraniana Tasnim che Teheran e Muscat sono "molto vicine" a un accordo. Ha però aggiunto che la riapertura dipende da altre condizioni, tra cui un risarcimento statunitense per le violazioni del Memorandum di Islamabad. Araghchi e il presidente Masoud Pezeshkian devono però fronteggiare l'opposizione dei conservatori, contrari a qualsiasi intesa con gli americani.

In un'intervista a Fox News, il vicepresidente JD Vance ha definito le trattative "a metà strada", ridimensionando l'ottimismo espresso nei giorni scorsi da altri alti funzionari, che le avevano descritte come quasi concluse. Stando a quanto afferma Vance, restano da definire lo schema di navigazione, le operazioni di sminamento e l'impegno iraniano a non aprire più il fuoco contro le navi mercantili. Vance non ha precisato che cosa Washington sia disposta a concedere e ha insistito sulla leva negoziale americana: "Stanno soffrendo parecchio. Vogliono che questa storia finisca".

Washington cerca una via d'uscita


Nelle ultime settimane è stato però il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate statunitensi, il generale Dan Caine, a cercare di far capire agli altri consiglieri del presidente che occorre trovare una via d'uscita a tutti i costi. Un'ulteriore escalation rischierebbe infatti di ritorcersi contro gli Stati Uniti, mentre una sola campagna di bombardamenti aerei difficilmente permetterebbe di raggiungere i risultati promessi, secondo tre fonti sentite dalla CNN.

Caine ha discusso delle sue preoccupazioni con il direttore della CIA John Ratcliffe, il Segretario di Stato Marco Rubio e con lo stesso Vance. "La potenza aerea ha i suoi limiti", aveva già avvertito durante un'audizione pubblica il mese scorso, quando Trump sembrava pronto ad autorizzare quella che aveva definito un'operazione "massiccia", prima di rinunciare dopo essersi confrontato con gli alleati mediorientali, preoccupati da possibili ritorsioni contro le proprie infrastrutture energetiche.

Arsenali svuotati e deterrenza indebolita


Sulla decisione ha pesato anche il difficile stato degli arsenali missilistici americani. La campagna militare contro l'Iran ha consumato più di 1.500 intercettori Patriot: ne restano meno di 830, rispetto ai circa 2.330 disponibili all'inizio della guerra, secondo il Center for Strategic and International Studies. Tre fonti hanno descritto queste stime come vicine ai dati interni del governo. Gli intercettori THAAD, progettati per abbattere i missili balistici, sono scesi da 452 a meno di 280 e il ritorno ai livelli precedenti non è previsto a questo punto prima del 2029.

Anche le scorte di missili a lungo raggio ATACMS e Precision Strike, che consentono di colpire obiettivi da centinaia di km di distanza, sono in larga parte esaurite. Restano più di 100.000 bombe guidate, ma devono essere sganciate più vicino al bersaglio, esponendo così gli aerei statunitensi al fuoco della contraerea iraniana. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt continua a negare ufficialmente che vi sia una penuria di munizioni, mentre Trump ha ordinato una caccia alle talpe e chiesto incriminazioni penali per chi ha trasmesso alla stampa informazioni classificate.

A Kyiv, intanto, le forniture di missili antiaerei degli alleati occidentali si sono ridotte a un terzo rispetto al 2025, ha dichiarato questa settimana Volodymyr Zelensky. Mercoledì la contraerea ucraina non ha intercettato nessuno dei 28 missili lanciati dalla Russia. Il risultato è stato che almeno 17 persone sono morte a Kyiv e nella regione circostante. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Trump aveva già respinto la richiesta ucraina di alcune centinaia di intercettori Patriot. Quando gli è stato chiesto di spiegare la decisione, ha risposto che quei missili servono anche agli americani.

Tuttavia, il trasferimento di armi verso il Medio Oriente ha indebolito soprattutto i dispositivi americani in Asia. Il comando statunitense dell'Indo-Pacifico ha dovuto cedere Tomahawk e altri missili che sarebbero cruciali in un eventuale scontro con la Cina, mentre dalla Corea del Sud sono stati trasferiti centinaia di missili intercettori, un gruppo portaerei e alcuni cacciatorpediniere. Alcuni funzionari temono che Seoul e Tokyo possano ora perdere fiducia nella protezione convenzionale degli Stati Uniti e valutare lo sviluppo di un proprio deterrente nucleare.

Anche potenze rivali come Mosca e Pechino stanno attentamente monitorando le scorte americane attraverso il bilancio approvato dal Congresso, gli annunci delle aziende della difesa e i propri satelliti spia. Tom Karako, del Center for Strategic and International Studies, ha detto al New York Times che è in corso un "annientamento generazionale dei mezzi della deterrenza convenzionale". Secondo Dara Massicot, del Carnegie Endowment for International Peace, i quattro anni di guerra in Ucraina hanno già mostrato ai pianificatori militari russi quanto lentamente l'industria americana sia in grado di aumentare la propria produzione. Il rischio è che Mosca finisca per rivalutare il rapporto di forze con la NATO in una direzione sfavorevole a Washington.

Più a lungo si prolunga lo scambio di attacchi con l'Iran, più si assottigliano le scorte di munizioni e diventa evidente la vulnerabilità americana, osserva Todd Harrison dell'American Enterprise Institute. Per la Casa Bianca cresce quindi l'urgenza di ottenere almeno una vittoria simbolica da presentare agli elettori prima del voto di novembre. La riapertura dello Stretto di Hormuz resta il risultato più immediato e politicamente spendibile. Teheran ne è pienamente consapevole e proprio per questo continua ad alzare la posta.


Trump e Musk chiudono di nuovo le porte a Zelensky


Donald Trump ha rimesso in discussione la promessa di concedere all’Ucraina la licenza per produrre gli intercettori Patriot, ma i negoziati tra Washington e Kyiv non si sono fermati. Al summit Nato di Ankara, all’inizio di luglio, aveva annunciato un’intesa. Ma al vertice del 28 luglio alla Casa Bianca non ha offerto garanzie sull’invio di nuovi sistemi e, pochi giorni dopo, durante una riunione di gabinetto a Camp David, ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto neppure sulle licenze. Si è così dissolto l’ottimismo che Kyiv aveva accumulato dopo mesi di successi militari, come racconta un’analisi dell’Atlantic firmata da Missy Ryan e Simon Shuster.

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, la capitale ucraina Kyiv e la regione circostante sono state colpite da 24 missili balistici, quattro missili Zircon o Oniks e 115 droni. La contraerea ucraina non è riuscita ad abbattere neppure uno dei missili balistici. Risultato: 17 persone sono morte e almeno 44 sono rimaste ferite. L’emergenza si è aggravata nella notte tra il 7 e l’8 agosto. La Russia ha lanciato altri sei missili balistici e 151 droni: le difese ucraine hanno abbattuto 135 droni, ma nessuno dei missili balistici. Secondo il Ministero della Difesa di Kyiv, a luglio l’Ucraina è riuscita a intercettarne soltanto 29 su 195. Zelensky ha chiesto una maggiore pressione internazionale su Mosca, sostenendo che Putin continui ad affidarsi “ai missili balistici e ai droni per prolungare la guerra”.

Guerra in Ucraina

Le carte perse di Zelensky


In poche settimane Kyiv ha visto sfumare i nuovi missili americani, la licenza per produrli e l’uso di Starlink oltre confine, mentre a Washington cadeva la sua ambasciatrice. La notte tra il 4 e il 5 agosto ha mostrato quanto costa restare senza difese.

Grafica di FocusAmerica


La notte tra il 4 e il 5 agosto

Ventotto missili su Kyiv, nessuno intercettato


La Russia ha lanciato 24 missili balistici, 4 missili Zircon o Oniks e 115 droni contro la capitale e la regione circostante. La contraerea ha fermato quasi tutti i droni, ma senza intercettori Patriot non ha potuto nulla contro i missili.


28 su 28 a segno 0 intercettati

Ogni linea rappresenta uno dei 28 missili arrivati a segno, secondo l’Aeronautica militare ucraina. Sullo sfondo, da sinistra: il campanile della Lavra, la torre della televisione e la statua della Madre Patria.

Droni abbattuti — 98 su 11585%

Missili abbattuti — 0 su 280%

17

44
persone uccise nell’attacco
persone rimaste ferite

Il motivo del rifiuto

Le scorte americane di Patriot si sono svuotate


La guerra con l’Iran, iniziata il 28 febbraio, ha consumato circa due terzi degli intercettori statunitensi. È l’argomento con cui Trump giustifica il no ai nuovi invii e alla licenza di produzione per Kyiv.

Prima della guerra con l’Iran2.330

Al cessate il fuoco di aprile1.030 circa−56%

Oggi759–827−65%

Gli Stati Uniti producono 183 nuovi intercettori all’anno: per tornare ai livelli precedenti servirebbero circa tre anni.

La barra dell’ultimo dato mostra la forchetta della stima (759–827). Stima CSIS su documenti di bilancio del Pentagono, 27 luglio 2026.


Le quattro carte

Kyiv aveva in mano quattro assi. Li ha persi tutti


AAPersa

I nuovi missili


PrimaZelensky contava su nuovi missili americani per difendere Kyiv.
OggiAlla Casa Bianca, il 28 luglio, Trump non ha offerto alcuna garanzia sull’invio di nuovi sistemi.
Il dettaglio

I Patriot sono l’unica arma nell’arsenale ucraino in grado di abbattere i missili balistici russi.

AAPersa

La licenza di produzione


PrimaAl vertice Nato di Ankara Trump aveva annunciato un’intesa per produrre i Patriot in Ucraina.
OggiA Camp David il presidente ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.
Il dettaglio

Un alto funzionario ha spiegato all’Atlantic che trasferire la produzione metterebbe a rischio il vantaggio militare americano.

AAPersa

Starlink oltre confine


PrimaKyiv voleva usare la rete di SpaceX per guidare i droni contro i lanciatori mobili in territorio russo.
OggiMusk ha rifiutato perfino un colloquio con Zelensky e sostiene che sia arrivato il momento di negoziare.
Il dettaglio

L’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha visitato Mosca otto volte da quando è in carica. A Kyiv non è mai andato.

AAPersa

L’ambasciatrice a Washington


PrimaOlha Stefanishyna era la voce di Kyiv presso l’Amministrazione Trump.
OggiÈ stata destituita il 3 agosto e incriminata per arricchimento illecito tre giorni dopo.
Il dettaglio

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per circa 310.000 dollari. Lei respinge ogni accusa.


La cronologia

Dall’«amore» di Ankara al gelo di agosto

Inizio luglio
Il vertice Nato di Ankara

Trump annuncia la licenza per produrre i Patriot in Ucraina e descrive così il clima dei colloqui: «molto amore, molta unità».

28 luglio
L’incontro alla Casa Bianca

Zelensky si presenta come partner militare, non come caso umanitario. Trump però non offre garanzie sull’invio di nuovi sistemi.

Primi di agosto
La retromarcia di Camp David

Durante una riunione di gabinetto, Trump sostiene che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.

3 agosto
Cade l’ambasciatrice

Zelensky destituisce Olha Stefanishyna. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione la incrimina per arricchimento illecito.

Notte del 4–5 agosto
L’attacco su Kyiv

28 missili e 115 droni colpiscono la capitale e la regione. Nessun missile viene intercettato: 17 morti e 44 feriti.

Fonte: The Atlantic (Missy Ryan e Simon Shuster); Aeronautica militare ucraina; CSIS, 27 luglio 2026; NABU e Alta Corte anticorruzione ucraina. Dati aggiornati all’8 agosto 2026.

La squadra di Zelensky travolta dalle inchieste


Nel frattempo, le inchieste sulla corruzione in tempo di guerra hanno decapitato la squadra del presidente ucraino. Olha Stefanishyna ha lasciato questa settimana l’Ambasciata di Washington: ha presentato le dimissioni citando motivi personali e Zelensky l’ha destituita con un decreto del 3 agosto. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione l’ha incriminata per arricchimento illecito e falso nella dichiarazione patrimoniale, fissando una cauzione di sei milioni di hryvnia, circa 130.000 dollari, meno della metà di quanto chiesto dalla procura.

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per 13,9 milioni di hryvnia, circa 310.000 dollari, relativi agli anni in cui è stata vicepremier, dall’inizio del 2024 alla metà del 2025. Stefanishyna respinge ogni accusa e sostiene che spetti agli inquirenti dimostrare le contestazioni.

Questa notizia arriva in un periodo già complesso dopo che il mese scorso Zelensky aveva rimosso il Ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, nell’ambito di un rimpasto che ha coinvolto anche la premier Yuliia Svyrydenko, dimessasi su richiesta del presidente. Zelensky aveva giustificato la decisione con lo scontro interno tra Fedorov e il comandante in capo Oleksandr Syrskyi.

L’ex Ministro la riconduce invece proprio alla lotta alla corruzione: le sue riforme degli appalti militari avevano irritato i produttori di armi e i loro alleati negli alti comandi. Per settimane, quindi, manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv per chiederne il reintegro, un raro caso di dissenso pubblico contro il presidente in un Paese in guerra.

Eppure Zelensky continua a puntare proprio su Fedorov per superare l’inverno. Alla Casa Bianca ha chiesto a Trump di intercedere presso Elon Musk. SpaceX consente infatti l’uso di Starlink sul territorio ucraino, comprese la Crimea e le altre aree occupate, ma lo blocca in Russia. Kyiv vorrebbe poter utilizzare il sistema oltre confine per guidare i droni contro i lanciatori mobili che bombardano le città ucraine.

Trump ha risposto che avrebbe valutato la richiesta, senza però assumere impegni. Durante la visita Zelensky ha chiesto anche un colloquio diretto con Musk, che ha rifiutato. Fedorov continua a trattare attraverso canali indiretti, finora senza risultati, mentre Elon insiste sul rischio di provocare un’escalation da parte russa e sostiene che sia arrivato il momento di raggiungere un accordo negoziale.

Trump aveva inoltre annunciato che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner si sarebbero recati a Kyiv per la prima volta nei giorni successivi. Da allora non è emerso alcun altro segnale che il viaggio sia effettivamente in programma. Witkoff, da quando lavora per il presidente, ha invece visitato Mosca otto volte.

Le scorte americane e il timore di Mosca


La Casa Bianca teme le possibili ritorsioni del Cremlino e, contemporaneamente, deve fare i conti con la scarsità di munizioni provocata dalla guerra contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi congiunti americani e israeliani. Il Center for Strategic and International Studies stima ora che le scorte statunitensi di missili intercettori Patriot siano scese da circa 2.330 unità a un livello compreso tra 759 e 827.

Un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha detto all’Atlantic che gli Stati Uniti stanno valutando forme di collaborazione industriale con Kyiv, ma ha ribadito l’argomento utilizzato pubblicamente da Trump nelle ultime settimane: trasferire all’Ucraina la capacità di produrre i Patriot potrebbe mettere a rischio il vantaggio militare americano. “Dobbiamo dare la priorità alla protezione di questi sistemi sofisticati e all’aumento della produzione complessiva di sistemi d’arma critici”, ha dichiarato.

Nonostante il dietrofront pubblico di Trump, tuttavia, l’Amministrazione americana non ha ordinato di interrompere i negoziati. Secondo quattro fonti citate da Reuters, l’Ambasciatore statunitense presso la Nato Matthew Whitaker sta coordinando il tentativo di raggiungere un’intesa. Tra le ipotesi esaminate ci sono la produzione in Ucraina di componenti da assemblare poi in Germania, l’ingresso di Kyiv in un programma industriale americano ed europeo già esistente e la costruzione di una versione meno costosa dell’intercettore PAC-3.

Dopo le dichiarazioni di Trump, JD Vance avrebbe inoltre rassicurato Zelensky che gli impegni concordati tra i due presidenti sarebbero stati rispettati. Anche in caso di accordo, però, i primi intercettori non arriverebbero prima di almeno un anno. Ad ogni modo mercoledì, durante un intervento televisivo davanti al suo consiglio di guerra, Zelensky ha dato una lettura politica del rifiuto americano. “Forse sono passi politici mirati a rendere l’Ucraina più, diciamo, accomodante”, ha detto. “Secondo me anche questo fa parte del quadro”.

Nel febbraio 2025, la firma dell’accordo sulle risorse naturali ucraine si era già trasformata alla Casa Bianca in uno scontro televisivo. Trump e JD Vance avevano pubblicamente accusato Zelensky di ingratitudine e successivamente i collaboratori del presidente avevano chiesto alla delegazione ucraina di lasciare l’edificio. Zelensky e i suoi consiglieri non avevano compreso fino a che punto la nuova Amministrazione considerasse la sofferenza dell’Ucraina una causa associata ai democratici ed ereditata da Joe Biden, ha spiegato Stefanishyna all’Atlantic.

Fedorov era riuscito a ribaltare la situazione alla fine di gennaio. Le truppe russe avevano trovato il modo di utilizzare Starlink per guidare i propri droni, aggirando le difese aeree ucraine e rendendo vulnerabile praticamente qualsiasi obiettivo, compreso il quartiere governativo di Kyiv. Il ministro si era rivolto direttamente a Musk e, dal 1° febbraio, SpaceX aveva disattivato tutti i terminali attivi in Ucraina tranne quelli autorizzati dal Ministero della Difesa ucraino, tagliando fuori le forze russe.

Lo squilibrio tecnologico si era così spostato a favore di Kyiv. Entro metà febbraio le truppe ucraine avevano riconquistato alcune centinaia di km quadrati e poco dopo era iniziata la campagna di attacchi a lungo raggio contro le raffinerie russe.

All’inizio dell’estate i droni ucraini hanno interrotto le linee di rifornimento verso la Crimea: la benzina era praticamente scomparsa dai distributori per essere riservata ai mezzi di soccorso e all’esercito. Il 26 giugno le autorità filorusse avevano dichiarato lo stato di emergenza nella penisola illegalmente occupata.

“Il fattore che ha davvero cambiato l’atteggiamento americano, compreso quello del presidente Trump, sono i successi ucraini sul campo”, ha detto all’Atlantic William Taylor, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina. “A Trump piace stare dalla parte del vincitore”.

Dal riavvicinamento di Ankara al nuovo gelo


La guerra contro l’Iran aveva fornito a Kyiv un’altra carta negoziale: intercettori in grado di abbattere i droni economici impiegati da Teheran contro i Paesi del Golfo e le basi americane, con un costo che può scendere fino a mille dollari per unità, contro i milioni necessari per le munizioni statunitensi. Trump aveva liquidato l’offerta il 13 marzo a Fox News. “Non ci serve il loro aiuto sulla difesa dai droni”, aveva detto.

La cooperazione era comunque proseguita: pochi giorni prima Kyiv aveva inviato tecnici e intercettori a protezione delle basi americane in Giordania su richiesta di Washington e, a maggio, i due governi stavano lavorando a un accordo sulla difesa anti-drone.

A luglio, ad Ankara, Trump aveva annunciato la licenza per produrre i Patriot e aveva descritto ai giornalisti il clima dei colloqui dicendo che nella stanza c’erano “molto amore, molta unità”. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Zelensky aveva invece accantonato gli argomenti morali e giuridici, puntando sui vantaggi militari ottenuti dall’Ucraina e sulle competenze che Kyiv può offrire a chi combatte una guerra del XXI secolo.

Il messaggio, ha spiegato un ex consigliere del presidente ucraino, era che l’Ucraina non doveva più essere considerata un caso umanitario, ma un partner capace di reggersi sulle proprie gambe. Nello stesso giorno Zelensky ha partecipato al funerale del senatore Lindsey Graham e ha assistito al voto del Senato su un pacchetto bipartisan di sanzioni contro la Russia.

Poche settimane fa, insomma, il presidente ucraino sembrava poter contare su nuovi missili americani per difendere Kyiv, sul diritto di produrne altri in Ucraina, sulla possibilità di colpire in profondità il territorio russo grazie ai rapporti di Fedorov con Musk e su un’ambasciatrice ben inserita a Washington. Nel giro di pochi giorni, tutte queste carte si sono quantomeno fortemente indebolite: nessuna, almeno per ora, ha prodotto risultati concreti e immediati.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump e Musk chiudono di nuovo le porte a Zelensky


Il presidente americano fa marcia indietro sulla produzione degli intercettori Patriot in Ucraina, mentre Musk rifiuta di concedere Starlink per gli attacchi in Russia. Kyiv si ritrova così improvvisamente più isolata dopo mesi di successi militari.

Donald Trump ha rimesso in discussione la promessa di concedere all’Ucraina la licenza per produrre gli intercettori Patriot, ma i negoziati tra Washington e Kyiv non si sono fermati. Al summit Nato di Ankara, all’inizio di luglio, aveva annunciato un’intesa. Ma al vertice del 28 luglio alla Casa Bianca non ha offerto garanzie sull’invio di nuovi sistemi e, pochi giorni dopo, durante una riunione di gabinetto a Camp David, ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto neppure sulle licenze. Si è così dissolto l’ottimismo che Kyiv aveva accumulato dopo mesi di successi militari, come racconta un’analisi dell’Atlantic firmata da Missy Ryan e Simon Shuster.

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, la capitale ucraina Kyiv e la regione circostante sono state colpite da 24 missili balistici, quattro missili Zircon o Oniks e 115 droni. La contraerea ucraina non è riuscita ad abbattere neppure uno dei missili balistici. Risultato: 17 persone sono morte e almeno 44 sono rimaste ferite. L’emergenza si è aggravata nella notte tra il 7 e l’8 agosto. La Russia ha lanciato altri sei missili balistici e 151 droni: le difese ucraine hanno abbattuto 135 droni, ma nessuno dei missili balistici. Secondo il Ministero della Difesa di Kyiv, a luglio l’Ucraina è riuscita a intercettarne soltanto 29 su 195. Zelensky ha chiesto una maggiore pressione internazionale su Mosca, sostenendo che Putin continui ad affidarsi “ai missili balistici e ai droni per prolungare la guerra”.

Guerra in Ucraina

Le carte perse di Zelensky


In poche settimane Kyiv ha visto sfumare i nuovi missili americani, la licenza per produrli e l’uso di Starlink oltre confine, mentre a Washington cadeva la sua ambasciatrice. La notte tra il 4 e il 5 agosto ha mostrato quanto costa restare senza difese.

Grafica di FocusAmerica


La notte tra il 4 e il 5 agosto

Ventotto missili su Kyiv, nessuno intercettato


La Russia ha lanciato 24 missili balistici, 4 missili Zircon o Oniks e 115 droni contro la capitale e la regione circostante. La contraerea ha fermato quasi tutti i droni, ma senza intercettori Patriot non ha potuto nulla contro i missili.


28 su 28 a segno 0 intercettati

Ogni linea rappresenta uno dei 28 missili arrivati a segno, secondo l’Aeronautica militare ucraina. Sullo sfondo, da sinistra: il campanile della Lavra, la torre della televisione e la statua della Madre Patria.

Droni abbattuti — 98 su 11585%

Missili abbattuti — 0 su 280%

17

44
persone uccise nell’attacco
persone rimaste ferite

Il motivo del rifiuto

Le scorte americane di Patriot si sono svuotate


La guerra con l’Iran, iniziata il 28 febbraio, ha consumato circa due terzi degli intercettori statunitensi. È l’argomento con cui Trump giustifica il no ai nuovi invii e alla licenza di produzione per Kyiv.

Prima della guerra con l’Iran2.330

Al cessate il fuoco di aprile1.030 circa−56%

Oggi759–827−65%

Gli Stati Uniti producono 183 nuovi intercettori all’anno: per tornare ai livelli precedenti servirebbero circa tre anni.

La barra dell’ultimo dato mostra la forchetta della stima (759–827). Stima CSIS su documenti di bilancio del Pentagono, 27 luglio 2026.


Le quattro carte

Kyiv aveva in mano quattro assi. Li ha persi tutti


AAPersa

I nuovi missili


PrimaZelensky contava su nuovi missili americani per difendere Kyiv.
OggiAlla Casa Bianca, il 28 luglio, Trump non ha offerto alcuna garanzia sull’invio di nuovi sistemi.
Il dettaglio

I Patriot sono l’unica arma nell’arsenale ucraino in grado di abbattere i missili balistici russi.

AAPersa

La licenza di produzione


PrimaAl vertice Nato di Ankara Trump aveva annunciato un’intesa per produrre i Patriot in Ucraina.
OggiA Camp David il presidente ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.
Il dettaglio

Un alto funzionario ha spiegato all’Atlantic che trasferire la produzione metterebbe a rischio il vantaggio militare americano.

AAPersa

Starlink oltre confine


PrimaKyiv voleva usare la rete di SpaceX per guidare i droni contro i lanciatori mobili in territorio russo.
OggiMusk ha rifiutato perfino un colloquio con Zelensky e sostiene che sia arrivato il momento di negoziare.
Il dettaglio

L’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha visitato Mosca otto volte da quando è in carica. A Kyiv non è mai andato.

AAPersa

L’ambasciatrice a Washington


PrimaOlha Stefanishyna era la voce di Kyiv presso l’Amministrazione Trump.
OggiÈ stata destituita il 3 agosto e incriminata per arricchimento illecito tre giorni dopo.
Il dettaglio

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per circa 310.000 dollari. Lei respinge ogni accusa.


La cronologia

Dall’«amore» di Ankara al gelo di agosto

Inizio luglio
Il vertice Nato di Ankara

Trump annuncia la licenza per produrre i Patriot in Ucraina e descrive così il clima dei colloqui: «molto amore, molta unità».

28 luglio
L’incontro alla Casa Bianca

Zelensky si presenta come partner militare, non come caso umanitario. Trump però non offre garanzie sull’invio di nuovi sistemi.

Primi di agosto
La retromarcia di Camp David

Durante una riunione di gabinetto, Trump sostiene che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.

3 agosto
Cade l’ambasciatrice

Zelensky destituisce Olha Stefanishyna. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione la incrimina per arricchimento illecito.

Notte del 4–5 agosto
L’attacco su Kyiv

28 missili e 115 droni colpiscono la capitale e la regione. Nessun missile viene intercettato: 17 morti e 44 feriti.

Fonte: The Atlantic (Missy Ryan e Simon Shuster); Aeronautica militare ucraina; CSIS, 27 luglio 2026; NABU e Alta Corte anticorruzione ucraina. Dati aggiornati all’8 agosto 2026.

La squadra di Zelensky travolta dalle inchieste


Nel frattempo, le inchieste sulla corruzione in tempo di guerra hanno decapitato la squadra del presidente ucraino. Olha Stefanishyna ha lasciato questa settimana l’Ambasciata di Washington: ha presentato le dimissioni citando motivi personali e Zelensky l’ha destituita con un decreto del 3 agosto. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione l’ha incriminata per arricchimento illecito e falso nella dichiarazione patrimoniale, fissando una cauzione di sei milioni di hryvnia, circa 130.000 dollari, meno della metà di quanto chiesto dalla procura.

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per 13,9 milioni di hryvnia, circa 310.000 dollari, relativi agli anni in cui è stata vicepremier, dall’inizio del 2024 alla metà del 2025. Stefanishyna respinge ogni accusa e sostiene che spetti agli inquirenti dimostrare le contestazioni.

Questa notizia arriva in un periodo già complesso dopo che il mese scorso Zelensky aveva rimosso il Ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, nell’ambito di un rimpasto che ha coinvolto anche la premier Yuliia Svyrydenko, dimessasi su richiesta del presidente. Zelensky aveva giustificato la decisione con lo scontro interno tra Fedorov e il comandante in capo Oleksandr Syrskyi.

L’ex Ministro la riconduce invece proprio alla lotta alla corruzione: le sue riforme degli appalti militari avevano irritato i produttori di armi e i loro alleati negli alti comandi. Per settimane, quindi, manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv per chiederne il reintegro, un raro caso di dissenso pubblico contro il presidente in un Paese in guerra.

Eppure Zelensky continua a puntare proprio su Fedorov per superare l’inverno. Alla Casa Bianca ha chiesto a Trump di intercedere presso Elon Musk. SpaceX consente infatti l’uso di Starlink sul territorio ucraino, comprese la Crimea e le altre aree occupate, ma lo blocca in Russia. Kyiv vorrebbe poter utilizzare il sistema oltre confine per guidare i droni contro i lanciatori mobili che bombardano le città ucraine.

Trump ha risposto che avrebbe valutato la richiesta, senza però assumere impegni. Durante la visita Zelensky ha chiesto anche un colloquio diretto con Musk, che ha rifiutato. Fedorov continua a trattare attraverso canali indiretti, finora senza risultati, mentre Elon insiste sul rischio di provocare un’escalation da parte russa e sostiene che sia arrivato il momento di raggiungere un accordo negoziale.

Trump aveva inoltre annunciato che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner si sarebbero recati a Kyiv per la prima volta nei giorni successivi. Da allora non è emerso alcun altro segnale che il viaggio sia effettivamente in programma. Witkoff, da quando lavora per il presidente, ha invece visitato Mosca otto volte.

Le scorte americane e il timore di Mosca


La Casa Bianca teme le possibili ritorsioni del Cremlino e, contemporaneamente, deve fare i conti con la scarsità di munizioni provocata dalla guerra contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi congiunti americani e israeliani. Il Center for Strategic and International Studies stima ora che le scorte statunitensi di missili intercettori Patriot siano scese da circa 2.330 unità a un livello compreso tra 759 e 827.

Un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha detto all’Atlantic che gli Stati Uniti stanno valutando forme di collaborazione industriale con Kyiv, ma ha ribadito l’argomento utilizzato pubblicamente da Trump nelle ultime settimane: trasferire all’Ucraina la capacità di produrre i Patriot potrebbe mettere a rischio il vantaggio militare americano. “Dobbiamo dare la priorità alla protezione di questi sistemi sofisticati e all’aumento della produzione complessiva di sistemi d’arma critici”, ha dichiarato.

Nonostante il dietrofront pubblico di Trump, tuttavia, l’Amministrazione americana non ha ordinato di interrompere i negoziati. Secondo quattro fonti citate da Reuters, l’Ambasciatore statunitense presso la Nato Matthew Whitaker sta coordinando il tentativo di raggiungere un’intesa. Tra le ipotesi esaminate ci sono la produzione in Ucraina di componenti da assemblare poi in Germania, l’ingresso di Kyiv in un programma industriale americano ed europeo già esistente e la costruzione di una versione meno costosa dell’intercettore PAC-3.

Dopo le dichiarazioni di Trump, JD Vance avrebbe inoltre rassicurato Zelensky che gli impegni concordati tra i due presidenti sarebbero stati rispettati. Anche in caso di accordo, però, i primi intercettori non arriverebbero prima di almeno un anno. Ad ogni modo mercoledì, durante un intervento televisivo davanti al suo consiglio di guerra, Zelensky ha dato una lettura politica del rifiuto americano. “Forse sono passi politici mirati a rendere l’Ucraina più, diciamo, accomodante”, ha detto. “Secondo me anche questo fa parte del quadro”.

Nel febbraio 2025, la firma dell’accordo sulle risorse naturali ucraine si era già trasformata alla Casa Bianca in uno scontro televisivo. Trump e JD Vance avevano pubblicamente accusato Zelensky di ingratitudine e successivamente i collaboratori del presidente avevano chiesto alla delegazione ucraina di lasciare l’edificio. Zelensky e i suoi consiglieri non avevano compreso fino a che punto la nuova Amministrazione considerasse la sofferenza dell’Ucraina una causa associata ai democratici ed ereditata da Joe Biden, ha spiegato Stefanishyna all’Atlantic.

Fedorov era riuscito a ribaltare la situazione alla fine di gennaio. Le truppe russe avevano trovato il modo di utilizzare Starlink per guidare i propri droni, aggirando le difese aeree ucraine e rendendo vulnerabile praticamente qualsiasi obiettivo, compreso il quartiere governativo di Kyiv. Il ministro si era rivolto direttamente a Musk e, dal 1° febbraio, SpaceX aveva disattivato tutti i terminali attivi in Ucraina tranne quelli autorizzati dal Ministero della Difesa ucraino, tagliando fuori le forze russe.

Lo squilibrio tecnologico si era così spostato a favore di Kyiv. Entro metà febbraio le truppe ucraine avevano riconquistato alcune centinaia di km quadrati e poco dopo era iniziata la campagna di attacchi a lungo raggio contro le raffinerie russe.

All’inizio dell’estate i droni ucraini hanno interrotto le linee di rifornimento verso la Crimea: la benzina era praticamente scomparsa dai distributori per essere riservata ai mezzi di soccorso e all’esercito. Il 26 giugno le autorità filorusse avevano dichiarato lo stato di emergenza nella penisola illegalmente occupata.

“Il fattore che ha davvero cambiato l’atteggiamento americano, compreso quello del presidente Trump, sono i successi ucraini sul campo”, ha detto all’Atlantic William Taylor, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina. “A Trump piace stare dalla parte del vincitore”.

Dal riavvicinamento di Ankara al nuovo gelo


La guerra contro l’Iran aveva fornito a Kyiv un’altra carta negoziale: intercettori in grado di abbattere i droni economici impiegati da Teheran contro i Paesi del Golfo e le basi americane, con un costo che può scendere fino a mille dollari per unità, contro i milioni necessari per le munizioni statunitensi. Trump aveva liquidato l’offerta il 13 marzo a Fox News. “Non ci serve il loro aiuto sulla difesa dai droni”, aveva detto.

La cooperazione era comunque proseguita: pochi giorni prima Kyiv aveva inviato tecnici e intercettori a protezione delle basi americane in Giordania su richiesta di Washington e, a maggio, i due governi stavano lavorando a un accordo sulla difesa anti-drone.

A luglio, ad Ankara, Trump aveva annunciato la licenza per produrre i Patriot e aveva descritto ai giornalisti il clima dei colloqui dicendo che nella stanza c’erano “molto amore, molta unità”. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Zelensky aveva invece accantonato gli argomenti morali e giuridici, puntando sui vantaggi militari ottenuti dall’Ucraina e sulle competenze che Kyiv può offrire a chi combatte una guerra del XXI secolo.

Il messaggio, ha spiegato un ex consigliere del presidente ucraino, era che l’Ucraina non doveva più essere considerata un caso umanitario, ma un partner capace di reggersi sulle proprie gambe. Nello stesso giorno Zelensky ha partecipato al funerale del senatore Lindsey Graham e ha assistito al voto del Senato su un pacchetto bipartisan di sanzioni contro la Russia.

Poche settimane fa, insomma, il presidente ucraino sembrava poter contare su nuovi missili americani per difendere Kyiv, sul diritto di produrne altri in Ucraina, sulla possibilità di colpire in profondità il territorio russo grazie ai rapporti di Fedorov con Musk e su un’ambasciatrice ben inserita a Washington. Nel giro di pochi giorni, tutte queste carte si sono quantomeno fortemente indebolite: nessuna, almeno per ora, ha prodotto risultati concreti e immediati.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump si presenta con i capelli più voluminosi e i meme non si fermano


I capelli del presidente sono apparsi più luminosi e voluminosi del solito. La Casa Bianca parla di un effetto delle luci LED, ma in passato i suoi medici avevano citato un farmaco per la crescita

Donald Trump è salito mercoledì sul palco di un comizio a Las Vegas con una chioma diversa dal solito, più luminosa e più voluminosa di quella mostrata il giorno precedente. Nel giro di poche ore i suoi capelli sono diventati uno degli argomenti più commentati sui social americani e hanno ispirato moltissimi meme.

Le immagini generate con l'intelligenza artificiale lo mostrano mentre risponde ai giornalisti davanti a Marine One, l'elicottero presidenziale, con un grande ciuffo biondo cotonato; altre lo ritraggono con una chioma fluente ripresa a 360 gradi o applicano voluminose pettinature bionde ai membri del suo governo. I nomi inventati per il nuovo look arrivano dai titoli dei giornali e qualcuno lo ha ribattezzato "Strait of Hairmuz", un gioco di parole tra "hair" (capelli in inglese) e lo stretto di Hormuz, che l'Iran tiene chiuso. Un'attenzione collettiva simile per lo stile di un presidente non si vedeva dal completo beige indossato da Barack Obama nella sala stampa della Casa Bianca.

I funzionari della Casa Bianca hanno accolto la reazione di internet con una risata e hanno spiegato al Wall Street Journal che i capelli del presidente sembravano diversi per via delle luci LED, particolari e più lusinghiere del solito, del Red Rock Casino, la struttura che ha ospitato il suo discorso. "L'illuminazione è tutto", ha detto la portavoce Karoline Leavitt.

Il resoconto ufficiale dell'ultima visita medica annuale di Trump non menziona alcun farmaco per i capelli. In passato però i suoi medici ne avevano parlato: nel 2017 Harold Bornstein, per anni medico personale di Trump, ha raccontato al New York Times che il presidente assumeva una piccola dose di finasteride, un farmaco che stimola la crescita dei capelli. Nel gennaio 2018 Ronny Jackson, allora medico della Casa Bianca, ha riferito che ne prendeva una dose regolare, ma nei documenti successivi sulla salute del presidente il farmaco non è più comparso.

Negli anni Trump ha definito i suoi capelli "un'opera d'arte" e li ha descritti come "perfetti", ammettendo che la sua pettinatura è una fonte di curiosità. Quando Barbara Walters, storica intervistatrice della televisione americana, gli ha chiesto cosa non gli piacesse del proprio aspetto, ha risposto che gli altri indicherebbero i capelli. Più volte ha invitato spettatori e vicini di posto a toccarli per dimostrare che sono veri e non un parrucchino. Una volta ha lasciato che la stessa Walters glieli tirasse in diretta e lei ha commentato in seguito: "Continuo a pensare che sia un parrucchino".

Dopo la vittoria elettorale del 2016, nell'ultima apparizione al programma televisivo di Jimmy Fallon prima dell'insediamento, ha permesso al conduttore di spettinarlo davanti alle telecamere. Nel 2011 aveva raccontato a Rolling Stone la sua routine: lava i capelli con Head and Shoulders (uno shampoo antiforfora) e non usa il phon. "Li lascio asciugare da soli. Ci vuole circa un'ora", ha detto, spiegando che nell'attesa guarda la televisione e legge i giornali. Poi li pettina. "Non è davvero un riporto. È un po' in avanti e all'indietro. Li pettino allo stesso modo da anni".

L'anno scorso, durante una cena in Corea del Sud, Trump ha detto al primo ministro neozelandese, che è calvo, che i suoi capelli erano "bellissimi" e che "non potrebbero stare meglio". È noto per i complimenti alle pettinature dei giornalisti, compresi alcuni del Wall Street Journal. Sempre l'anno scorso ha attaccato la rivista Time, accusandola di avere "fatto sparire" i suoi capelli fotografandolo dal basso, con un'inquadratura poco favorevole.

Durante il primo mandato Trump si è lamentato più volte che gli standard federali sull'efficienza idrica riducessero la pressione delle docce, rovinando la sua piega. "I miei capelli devono essere perfetti", ha detto. Nel 2020 la sua amministrazione ha allentato le restrizioni sui soffioni delle docce, Joe Biden le ha ripristinate e tre mesi dopo l'inizio del secondo mandato Trump ha firmato un ordine esecutivo per eliminarle di nuovo, spiegando di avere bisogno di acqua a sufficienza per mantenere i suoi "bellissimi capelli".


Trump attacca il comunismo da Las Vegas


Donald Trump è andato a Las Vegas mercoledì per un evento sulle tasse e sull'economia, ma ha dedicato diversi minuti del suo intervento ad attaccare il comunismo, definito la più grande minaccia della storia americana. "Il comunismo è la più grande minaccia per il nostro paese nella sua storia, comprese la Prima e la Seconda guerra mondiale, Pearl Harbor, l'11 settembre", ha detto il presidente. "Penso che sia la minaccia più grande."

Il comizio al Red Rock Casino è durato circa 75 minuti davanti a un pubblico di 500 persone, mentre centinaia di sostenitori sono rimasti fuori perché la sala aveva esaurito i posti. La Casa Bianca aveva presentato l'appuntamento come dedicato alla politica fiscale, ma il presidente si è allontanato più volte dal tema per attaccare i due protagonisti della settimana politica americana.

Il primo bersaglio è stato Abdul El-Sayed, che martedì ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan battendo la deputata moderata Haley Stevens per meno di un punto percentuale. A novembre affronterà il repubblicano Mike Rogers per il seggio lasciato libero dal senatore uscente Gary Peters. "Quando guardo Abdul, è pieno di stronzate", ha detto Trump, raccogliendo una delle reazioni più forti della serata.

La vittoria di El-Sayed conviene ai repubblicani, ha spiegato il presidente. "I sondaggi dicono che andiamo meglio contro i comunisti", ha detto. "Quindi ha vinto e quindi credo di esserne contento." È la strategia con cui il partito conta di sfruttare l'avanzata dei candidati di sinistra nelle primarie democratiche, alimentando la diffidenza verso il comunismo per allontanare gli elettori centristi dai progressisti.

Il secondo bersaglio è Francesca Hong, candidata alle primarie democratiche dell'11 agosto per il governatorato del Wisconsin. Hong siede nell'assemblea legislativa dello Stato ed è iscritta ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista americana. Nei giorni scorsi sono tornati a circolare suoi vecchi messaggi in cui diceva di detestare il Giorno del Ringraziamento, il Natale e Halloween. Alla vigilia del voto ha corretto il tiro dicendo a Politico che il Ringraziamento è in realtà la sua festa preferita.

Trump l'ha definita una "pazza" e ha ripreso le sue vecchie posizioni sull'abolizione della polizia, sostenendo che secondo Hong le forze dell'ordine servono solo a difendere la supremazia bianca. "Non possiamo lasciare che vadano al governo", ha detto. La campagna del deputato repubblicano Tom Tiffany, che sfida Hong a novembre, ha rilanciato i commenti dell'ufficio stampa della candidata.

I sondaggi davano Hong largamente in testa alla primaria e sostanzialmente in parità con Tiffany nel voto di novembre, ma le rilevazioni sul voto generale sono state condotte prima che i messaggi sul Ringraziamento tornassero a circolare. Sul socialismo il terreno resta favorevole ai repubblicani: un sondaggio Gallup del 2025 ha rilevato che i democratici sono l'unico gruppo di elettori a giudicare quell'ideologia più positivamente del capitalismo.

Il presidente ha descritto a modo suo cosa comporterebbero le politiche comuniste. "Volete una casa gratis? La prenderemo dal vostro vicino. Volete l'affitto gratis? Toglieremo il vostro palazzo al padrone di casa", ha detto. "Quello che non dicono è che alla fine dell'anno non avrete altro che morte, squallore, povertà." Ha citato il Venezuela come esempio di un paese ricco impoverito da quelle scelte e ha promesso di sconfiggere "comunismo, socialismo e marxismo" negli Stati Uniti.

El-Sayed si definisce capitalista e ha preso le distanze dai Democratic Socialists of America, anche se i repubblicani lo associano di continuo al movimento socialista-democratico. Sostenuto dal senatore Bernie Sanders e dalla deputata Alexandria Ocasio-Cortez, ha costruito la sua campagna sulla sanità pubblica per tutti, sull'uscita del denaro privato dalla politica e sulla fine degli aiuti militari americani a Israele.

Sull'economia Trump ha rivendicato le misure fiscali approvate l'anno scorso con la One Big Beautiful Bill Act: nessuna tassa sulle mance, nessuna tassa sugli straordinari e nessuna tassa sulla previdenza sociale. Ha ricordato che l'idea di esentare le mance gli era venuta proprio a Las Vegas parlando con una cameriera e ha portato sul palco una famiglia iscritta ai Trump Accounts, i conti di investimento per i bambini creati dalla stessa legge. Sui dazi è stato netto: "I dazi ci hanno reso ricchi." Ha accusato gli altri paesi di aver approfittato per anni degli Stati Uniti e ha definito "sgradevole" la leadership canadese.

In Nevada, ha sostenuto il presidente, sono stati creati oltre 40mila posti di lavoro e quasi 100mila persone sono uscite dal programma di buoni alimentari per le famiglie povere. Ha citato anche la corsa della borsa e la miniera di litio di Thacker Pass, in cui il governo federale ha preso una quota. Gli americani però giudicano sempre peggio lo stato dell'economia e l'indice di gradimento del presidente è sceso ai minimi del suo mandato.

Il governatore repubblicano del Nevada Joe Lombardo si è presentato a sorpresa sul palco, dopo aver disertato la precedente visita di Trump nello Stato. Lombardo, che affronta una delle sfide più incerte del paese, ha difeso i rapporti del presidente con i grandi imprenditori. "Quegli amici miliardari danno lavoro. E se non ti prendi cura di loro, quei posti di lavoro spariscono", ha detto. Ha poi attaccato la sinistra sul piano economico: "Il governo non ha la possibilità di distribuire quantità infinite di denaro. Non è così che funzionano le economie."

L'inizio del suo intervento è stato imbarazzante. Mentre ricordava Austin Abdelnabi, l'agente di polizia di trent'anni ucciso a colpi di arma da fuoco martedì durante il servizio, una persona dal pubblico ha fischiato, in apparenza perché il cognome somigliava a quello di El-Sayed. Lombardo ha subito richiamato la platea dicendo che non era il caso di fischiare e ha chiesto un minuto di silenzio.

Il procuratore generale dello Stato Aaron Ford, avversario democratico di Lombardo, ha criticato la partecipazione del governatore al comizio. Trump e Lombardo, ha detto in una nota, condividono un palco e cercano di ingannare gli elettori sulla realtà di un'economia che sta facendo aumentare i costi per i cittadini del Nevada.

L'applauso più forte della giornata è arrivato quando Trump ha promesso di far approvare il SAVE America Act, la proposta di legge che imporrebbe requisiti stringenti di identificazione per votare, compresa la prova documentale della cittadinanza. Il testo difficilmente passerà al Senato e i suoi oppositori temono che possa escludere dal voto chi non ha quei documenti.

Il presidente ha anche difeso il suo bilancio di endorsement, nonostante il candidato da lui sostenuto in un collegio della Camera in Michigan abbia perso contro un rivale che si era ritirato dalla corsa. Sul palco sono saliti prima di lui i candidati repubblicani al Congresso in Nevada, la senatrice statale Carrie Buck e il compositore di videogiochi Marty O'Donnell, mentre la candidata repubblicana alla carica di procuratore generale Adriana Guzmán Fralick ha guidato il giuramento di fedeltà alla bandiera.

Tra i repubblicani dello Stato mancava il deputato Mark Amodei, che rappresenta il nord del Nevada. Alla domanda sulla visita del presidente ha risposto al Nevada Independent che è bello che sia venuto, aggiungendo di fargli sapere come va a finire.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump prepara un nuovo tentativo per rimuovere Lisa Cook dalla Fed


Dopo lo stop della Corte Suprema, la Casa Bianca concede alla governatrice 21 giorni per rispondere alle accuse di frode ipotecaria. I suoi legali: "È solo un pretesto".

La Casa Bianca ha notificato a Lisa Cook, governatrice della Federal Reserve, che il presidente Donald Trump sta valutando di rimuoverla dall'incarico. La lettera, datata 5 agosto, concede a Cook 21 giorni per rispondere alle accuse di frode ipotecaria: il termine scadrà il 26 agosto, dopodiché il presidente prenderà una decisione definitiva. ABC News ha anticipato la notizia, mentre Axios ha ottenuto il testo della comunicazione.

Prima dell'agosto 2025 nessun presidente degli Stati Uniti aveva mai tentato di rimuovere un governatore della Federal Reserve in carica. Per Trump è il secondo tentativo. Il 29 giugno la Corte Suprema aveva bloccato il primo tentativo con 5 voti contro 4, stabilendo che a Cook non erano stati garantiti né un preavviso né la possibilità di presentare le proprie ragioni. Nei giorni successivi Trump aveva annunciato su Truth Social che avrebbe avviato immediatamente una nuova procedura.

Il nuovo tentativo dopo lo stop della Corte Suprema


La nuova lettera punta proprio a colmare le lacune procedurali indicate dalla Corte e lo dichiara esplicitamente: la notifica è stata inviata "in ottemperanza all'opinione della Corte Suprema", si legge nel documento. Le contestazioni, tuttavia, restano le stesse di un anno fa. Secondo la Casa Bianca, la condotta attribuita a Cook costituisce una "causa" sufficiente per la rimozione e "mina la fiducia dell'opinione pubblica" nella Federal Reserve.

La comunicazione porta la firma di Dan Scavino, vice capo di gabinetto della Casa Bianca. "Lei è a conoscenza di queste accuse almeno dal 25 agosto 2025. Eppure, nonostante siano trascorsi più di dieci mesi, non ha mai fornito una spiegazione per questa grave condotta, pur avendone avuto ampie possibilità", scrive Scavino.

Le accuse sui mutui e la risposta di Cook


Le accuse nascono da una segnalazione presentata al Dipartimento di Giustizia nell'agosto 2025 da Bill Pulte, direttore della Federal Housing Finance Agency, l'agenzia federale che vigila sul mercato dei mutui. Secondo Pulte, Cook avrebbe indicato come abitazione principale due immobili diversi, uno ad Ann Arbor e l'altro ad Atlanta, per ottenere condizioni di finanziamento più favorevoli. La governatrice nega ogni illecito e non è mai stata incriminata né condannata. Nominata da Joe Biden nel 2022, è stata la prima donna afroamericana a entrare nel consiglio dei governatori della Fed; il suo mandato scade nel 2038.

I suoi avvocati, Abbe Lowell e Norm Eisen, hanno respinto le contestazioni. "Queste accuse sono infondate oggi come lo erano un anno fa, quando il presidente Trump ha tentato di rimuovere la governatrice Cook e di interferire con l'indipendenza della Federal Reserve", hanno dichiarato. Secondo i due legali, i fatti e i precedenti fissati dalla Corte Suprema escludono l'esistenza di una causa valida per destituirla, qualunque procedura scelga ora la Casa Bianca. "Come abbiamo già fatto, contesteremo anche quest'ultimo pretesto e difenderemo la sua posizione e il ruolo storico della Fed", hanno aggiunto. Lowell ha dichiarato alla CNN che la risposta sarà presentata entro i termini previsti e corredata dalla relativa documentazione.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Anche Fox News comincia a dubitare di Trump


Da Laura Ingraham a Joey Jones, i volti della rete più vicina al presidente mettono in discussione l’efficacia della strategia militare in Iran. Intanto un sondaggio di Fox News in Texas dà il democratico James Talarico in vantaggio su Ken Paxton.

I commentatori di Fox News hanno cominciato a criticare apertamente l’andamento della guerra contro l’Iran. A mettere in dubbio i risultati dei bombardamenti sono conduttori di prima serata, analisti militari e alcuni dei volti più noti della rete sulla quale Donald Trump ha potuto contare durante entrambi i suoi mandati, in diversi casi legati anche da rapporti personali con la Casa Bianca.

Laura Ingraham è la voce più insistente. Nella puntata del 24 luglio, dopo che il New York Times aveva riferito delle minacce che avevano costretto Trump a rinunciare a utilizzare il nuovo Air Force One, la conduttrice ha contestato le rivendicazioni della Casa Bianca sui danni inflitti alle Forze Armate iraniane. “Se l’Iran è ancora in grado di minacciare in modo credibile l’Air Force One all’estero, allora è evidente che non abbiamo decimato le sue capacità militari”, ha osservato. “Sono ancora in grado di fare molti danni”.

Già a giugno Ingraham si era chiesta come fosse possibile che un esercito descritto come ormai distrutto continuasse a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti. A marzo aveva inoltre chiesto che Washington facesse piena luce su quella che aveva definito una “orribile tragedia involontaria di questa guerra”: l’uccisione di almeno 168 civili, tra cui 120 bambini, nell’attacco contro una scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran. L’edificio era stato colpito il 28 febbraio, il giorno in cui il conflitto era iniziato con il raid che aveva ucciso la guida suprema Ali Khamenei.

Il 30 marzo la conduttrice aveva domandato se Trump fosse stato informato fin dall’inizio dei rischi dell’intervento oppure se gli fosse stata prospettata un’operazione rapida. A luglio ha poi invitato il presidente a uscire dal conflitto prima delle elezioni di metà mandato, citando un sondaggio Washington Post/Ipsos secondo cui il 69% degli americani disapprova la gestione della guerra, contro il 29% che la approva.

Johnny “Joey” Jones, collaboratore della rete ed ex sergente dei Marines che ha perso entrambe le gambe in Afghanistan, mantiene una posizione scettica fin dai primi giorni del conflitto. La sua opinione pesa anche per la vicinanza a Pete Hegseth, suo ex collega a Fox News e oggi Segretario alla Difesa, che ha seguito il suo recente rientro nella riserva del Corpo dei Marines. Dopo la morte di alcuni militari statunitensi in un contrattacco in Kuwait, Jones ha affermato che chiedere spiegazioni sulla guerra non significa mettere in discussione né la lealtà verso gli Stati Uniti né il giudizio del presidente.

Il 18 luglio, dopo l’uccisione di altri due militari americani in Giordania, Jones ha criticato apertamente la strategia adottata dalla Casa Bianca. “Dico spesso che il presidente Trump dovrebbe parlare a voce alta e portare un grosso bastone”, ha dichiarato. “Adesso forse è il momento in cui conta soprattutto il bastone, perché limitarsi a sganciare bombe dall’alto non impedisce loro di fare quello che vogliono”. Le alternative, ha aggiunto, richiederebbero tempo, “e il tempo non è dalla nostra parte”.

Fronte interno

Anche Fox News ora dubita della guerra contro l’Iran


Conduttori, analisti e perfino i sondaggisti della rete più vicina a Donald Trump mettono in discussione strategia, costi e tempi del conflitto, a tre mesi dalle elezioni di metà mandato.

Grafica di FocusAmerica

In onda Fox News

69%

degli americani disapprova la gestione della guerra contro l’Iran

Disapprova 69% Approva 29%

Sondaggio Washington Post/Ipsos, luglio 2026

Quinto mese di guerra contro l’Iran • Petrolio in rialzo • Disapprovazione al 69% • Elezioni di metà mandato il 3 novembre • Quinto mese di guerra contro l’Iran • Petrolio in rialzo • Disapprovazione al 69% • Elezioni di metà mandato il 3 novembre •

Il palinsesto del dissenso

Cinque mesi di dubbi in prima serata


Trump aveva promesso di tenere gli Stati Uniti fuori dalle «guerre senza fine», ricorda Brit Hume: ora la rete che lo ha sempre sostenuto racconta un conflitto dal quale non è chiaro come uscire. Tocca le voci per il contesto.

  1. Mar Stuart VarneyConduttore, Fox Business «Houston, abbiamo un problema»

    La battuta arriva già a marzo, davanti ai primi rialzi del petrolio. Da allora i conduttori di Fox Business tornano con regolarità sui costi del conflitto per i consumatori americani, in vista del voto di novembre.

  2. Mar Laura IngrahamConduttrice Chiede piena luce sull’«orribile tragedia involontaria» di Minab

    L’attacco del 28 febbraio contro una scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran, ha ucciso almeno 168 civili, tra cui 120 bambini. Il 30 marzo la conduttrice domanda se a Trump fossero stati presentati i rischi reali dell’intervento o soltanto la prospettiva di un’operazione rapida.

  3. Giu Jesse WattersConduttore L’accordo con Teheran? Annunciato come imminente ormai da moltissimo tempo

    È tra i sostenitori più fedeli del presidente, e proprio per questo la sua osservazione sull’intesa sempre rinviata pesa più di altre.

  4. Giu John RobertsConduttore Si dice «un po’ perplesso» davanti alla strategia negoziale della Casa Bianca

    Nei giorni scorsi ha incalzato un ospite sulle contraddizioni del racconto ufficiale su negoziati, Stretto di Hormuz e scorte di munizioni. Dopo cinque mesi di guerra, osserva, sembra di essere tornati al punto di partenza.

  5. 18 lug Johnny «Joey» JonesEx sergente dei Marines, collaboratore «Adesso forse è il momento in cui conta soprattutto il bastone»

    Parla dopo l’uccisione di due militari americani in Giordania: «Limitarsi a sganciare bombe dall’alto non impedisce loro di fare quello che vogliono». Amico ed ex collega del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, è scettico fin dai primi giorni del conflitto.

  6. 24 lug Laura IngrahamConduttrice «Sono ancora in grado di fare molti danni»

    Dopo le minacce che hanno costretto Trump a rinunciare al nuovo Air Force One: «Se l’Iran è ancora in grado di minacciare in modo credibile l’Air Force One all’estero, allora è evidente che non abbiamo decimato le sue capacità militari». A luglio invita il presidente a uscire dal conflitto prima delle elezioni.

  7. Ago Keith KelloggGenerale in pensione «Non credo che siamo vicini a finire il lavoro»

    «...se dipendiamo solo dai bombardamenti», precisa. Kellogg aveva lasciato proprio Fox News per fare l’inviato speciale di Trump per l’Ucraina, incarico concluso alla fine del 2025.

Il sondaggio che scotta

In Texas i numeri imbarazzano la rete


Un sondaggio commissionato dalla stessa Fox News (23–27 luglio, 1.006 elettori registrati) dà il democratico James Talarico avanti sul repubblicano Ken Paxton nella corsa al Senato del 3 novembre. Il margine rientra nell’errore statistico, ma il segnale c’è.

James Talarico · Dem51%

Ken Paxton · Rep48%

Corsa al Senato degli Stati Uniti in Texas, voto del 3 novembre 2026

≈1 su 4 Quasi un quarto degli elettori repubblicani fuori dall’area MAGA si dice pronto a votare per il candidato democratico.

In diretta Sean Hannity contesta quei numeri, prodotti però dal servizio sondaggi della sua stessa rete. E su Fox Business Larry Kudlow rincara: «I sondaggi sono pessimi».

Fonte: analisi delle trascrizioni di Fox News; sondaggio Washington Post/Ipsos, luglio 2026; sondaggio Fox News in Texas, 23–27 luglio 2026, 1.006 elettori registrati.

Il costo politico della guerra


Mercoledì anche il generale in pensione Keith Kellogg ha invitato Trump a cambiare approccio. “Non credo che siamo vicini a finire il lavoro, se dipendiamo solo dai bombardamenti”, ha dichiarato sulla stessa rete. Kellogg aveva inizialmente lasciato proprio Fox News per assumere l’incarico di inviato speciale per l’Ucraina nella seconda Amministrazione Trump, conclusosi alla fine del 2025.

Brit Hume ha invece collegato il conflitto alle promesse elettorali del presidente. Trump, ha ricordato, si era impegnato a tenere gli Stati Uniti fuori dalle “guerre senza fine” e ora si ritrova coinvolto in un conflitto dal quale non è chiaro come uscire. Una situazione che lo rende politicamente vulnerabile e aumenta la pressione per trovare rapidamente una via d’uscita. Perfino Jesse Watters, tra i suoi sostenitori più fedeli, a giugno aveva fatto notare che un accordo con Teheran viene annunciato come imminente ormai da moltissimo tempo.

Anche John Roberts, conduttore di Fox News, a giugno si era detto “un po’ perplesso” davanti alla strategia negoziale della Casa Bianca. Nei giorni scorsi ha incalzato un ospite sulle contraddizioni del racconto della Casa Bianca riguardo ai negoziati, allo Stretto di Hormuz e alla posizione americana nel conflitto, mentre altre ricostruzioni sollevavano dubbi sullo stato delle scorte di munizioni degli Stati Uniti. Dopo cinque mesi di una guerra profondamente impopolare, ha osservato, sembra di essere tornati al punto di partenza.

Su Fox Business, la rete economica del gruppo, i conduttori tornano con regolarità sull’aumento del prezzo del petrolio e sulle conseguenze per i consumatori americani in vista delle elezioni di metà mandato. “Houston, abbiamo un problema”, aveva sintetizzato già a marzo Stuart Varney.

I numeri che imbarazzano la rete televisiva


Un sondaggio di Fox News condotto in Texas tra il 23 e il 27 luglio su 1.006 elettori registrati ha dato il democratico James Talarico in vantaggio sul repubblicano Ken Paxton per 51% a 48% nella corsa al Senato del 3 novembre. Il margine rientra nell’errore statistico, ma quasi un quarto degli elettori repubblicani non appartenenti all’area MAGA si è detto disposto a votare per il candidato democratico. Sean Hannity ha contestato in diretta quei numeri, prodotti però dal servizio sondaggi della sua stessa rete.

Mercoledì Larry Kudlow, già direttore del National Economic Council della Casa Bianca, ha dedicato gran parte dell’intervista al senatore repubblicano Tommy Tuberville a criticare la strategia del Partito Repubblicano. “I socialisti stanno vincendo, stanno prendendo il controllo del Partito Democratico, e i repubblicani non fanno niente”, ha detto. “I sondaggi sono pessimi”. Il suo rimprovero si è concluso con un duro attacco al Senato, accusato di restare immobile. Tuberville si è limitato ad annuire.

Giovedì Fox News ha dato ampio spazio all’attacco contro Anthony Fauci, dopo il voto con cui la Commissione Sicurezza Interna del Senato lo ha dichiarato in oltraggio al Congresso con 8 voti favorevoli e 5 contrari, disponendo il deferimento diretto al Dipartimento di Giustizia per aggirare il voto dell’aula. La mattina successiva, però, Fox & Friends ha letto a lungo la memoria difensiva dei suoi avvocati, compresa l’accusa rivolta a Rand Paul di perseguire una vendetta personale e di utilizzare la giustizia contro un avversario politico.

Watters ha definito Abdul El-Sayed “il musulmano del Michigan”, mentre Ingraham ha dichiarato di sperare che i Democratici abbraccino la sinistra socialista, convinta che ciò favorirebbe i repubblicani alle urne. Lo stesso giorno, tuttavia, Lawrence Jones ha attribuito la crescita dei Democratic Socialists of America alle piccole donazioni e al lavoro capillare svolto sul territorio. Una strategia che, ha spiegato, funziona perché parla a “persone che in questo momento sono disperate”.

Secondo l’analisi delle trascrizioni dell’ultima settimana, da cui provengono molti di questi episodi, Fox News resta una rete conservatrice e continua spesso a minimizzare o ignorare le notizie più sgradite ai repubblicani. Allo stesso tempo, però, appare oggi più litigiosa e più indipendente dell’immagine di macchina di propaganda compatta descritta dai suoi critici. Dal servizio sondaggi a Fox Business cresce la disponibilità a raccontare ai telespettatori una realtà che molti di loro percepiscono già: i sondaggi peggiorano, la guerra procede male e una parte crescente dell’elettorato sta pagando il prezzo economico del conflitto.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il cancro di Biden si è esteso alle ossa e oltre


In un'intervista a Newsnight il figlio dell'ex presidente ha detto che la malattia è dolorosa e debilitante. La diagnosi di tumore alla prostata era stata resa nota nel maggio 2025.

Il cancro alla prostata di Joe Biden si è esteso alle ossa e ad altre parti del corpo. Lo ha detto venerdì il figlio Hunter Biden a Newsnight, un programma della BBC, descrivendo la malattia dell'ex presidente come dolorosa e debilitante.

"Non va bene. Il cancro si è esteso", ha detto Hunter Biden al conduttore Paddy O'Connell. "Ha dato metastasi alle ossa e oltre. È molto doloroso ed è molto debilitante sotto diversi aspetti. Ma lui è ancora là fuori. Continua a fare le sue cose". Il figlio dell'ex presidente ha aggiunto di desiderare che il padre "si lamentasse di più" delle proprie condizioni di salute.

La nota con cui l'ufficio di Biden aveva reso pubblica la diagnosi, nel maggio dello scorso anno, indicava già la presenza di metastasi alle ossa. L'elemento nuovo delle parole del figlio è che la malattia si è spinta oltre quel punto.

Hunter Biden ha faticato a trattenere l'emozione mentre parlava del padre. "È davvero dura, Paddy. E questa è la risposta vera", ha detto. "Mio padre, nella nostra famiglia, è ancora oggi il centro della nostra famiglia. Non solo per quello che è come personaggio pubblico. Ma completamente per quello che è per ognuno di noi".

Ha definito il padre la "roccia" della famiglia Biden. "È stato lì per ognuno di noi, in un modo che per me è difficile persino articolare e spiegare", ha detto. "Qualunque cosa pensiate della sua politica o delle decisioni che ha preso, posso dirvi questo: è il miglior padre, il miglior marito, il miglior nonno di chiunque io abbia mai letto, di cui abbia sentito parlare o che abbia visto in un film", ha detto Hunter Biden. "E quindi è davvero dura, Paddy. Il cancro è davvero duro".

La sofferenza della famiglia Biden non è un'eccezione, ha detto il figlio dell'ex presidente, e nessuno è "solo nel proprio dolore". "Tutti hanno qualcuno in famiglia che ha il cancro", ha detto. "Quindi la mia risposta è la stessa che daresti tu. È davvero, davvero dura ed è davvero triste da guardare".

La diagnosi di tumore alla prostata era stata comunicata dall'ufficio di Joe Biden nel maggio 2025, quando il suo staff aveva confermato che si trattava di una forma "aggressiva" della malattia. "La scorsa settimana il presidente Joe Biden è stato visitato per un nodulo alla prostata appena riscontrato, dopo aver avuto sintomi urinari crescenti", si leggeva nel comunicato. "Venerdì gli è stato diagnosticato un tumore alla prostata, caratterizzato da un punteggio Gleason di 9, gruppo 5, con metastasi alle ossa".

Il punteggio Gleason è la scala con cui i medici classificano l'aggressività di un tumore alla prostata e il 9 corrisponde al gruppo più alto. Lo staff dell'ex presidente aveva comunque aggiunto che "sebbene questa sia una forma più aggressiva della malattia, il tumore sembra essere sensibile agli ormoni, il che consente una gestione efficace". All'epoca era stato detto che Biden e la sua famiglia stavano "valutando le opzioni di trattamento con i suoi medici".

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Diretta Test: prima diretta del 30 agosto 2026


Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova, Prova,
Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il Senato conferma Todd Blanche come Procuratore Generale per un solo voto


La nomina dell'ex avvocato difensore di Donald Trump come nuovo Procuratore Generale passa con 50 voti contro 49. Contrarie le senatrici repubblicane Collins e Murkowski, decisivo il sostegno di Bill Cassidy.

Il Senato degli Stati Uniti ha confermato Todd Blanche alla guida del Dipartimento di Giustizia. Il voto si è concluso con 50 favorevoli e 49 contrari nelle prime ore di sabato a Washington, quando in Italia era già mattina, al termine di uno scontro che ha diviso la maggioranza repubblicana. Blanche, che in passato ha difeso Donald Trump nei processi penali a suo carico, guidava già il Dipartimento di Giustizia ad interim da aprile, dopo il licenziamento della ex Procuratrice Generale Pam Bondi.

Contro la sua nomina hanno votato tutti i senatori democratici e due senatrici repubblicane, Susan Collins del Maine (in gioco per la rielezione a novembre in una delle sfide più difficili) e Lisa Murkowski dell'Alaska. Entrambe ritengono che il Dipartimento di Giustizia sia diventato sempre più politicizzato e temono che Blanche non faccia abbastanza per arrestarne la crescente subordinazione alla Casa Bianca.

La loro opposizione ha messo in bilico la conferma. I repubblicani dispongono ad oggi di 53 seggi al Senato, ma, con Mitch McConnell assente, Blanche poteva permettersi soltanto due defezioni. A salvarne la nomina è stato il senatore Bill Cassidy della Louisiana, il terzo repubblicano inizialmente scettico, che venerdì ha annunciato il proprio sostegno insieme a John Curtis dello Utah. "La scelta non è fra la perfezione e Blanche", ha spiegato Cassidy in aula. "È fra Blanche e un altro Procuratore Generale ad interim, che potrebbe non riuscire a guidare efficacemente il dipartimento sotto il presidente Trump."

Blanche, in quel momento, non si trovava nemmeno negli Stati Uniti: era in Colombia alla guida della delegazione americana inviata per l'insediamento del nuovo presidente di destra Abelardo de la Espriella. "Il Paese ha bisogno di un Procuratore Generale che freni gli impulsi peggiori di questa Amministrazione", ha replicato Murkowski. "Spero che Blanche ci riesca, ora che è stato confermato, ma non ho fiducia che accada."

Stati Uniti · Dipartimento di Giustizia

Un voto di margine


Il Senato ha confermato Todd Blanche procuratore generale con 50 voti favorevoli e 49 contrari. Due senatrici repubblicane hanno votato contro e Mitch McConnell era assente: un terzo no avrebbe fatto cadere la nomina.

Grafica di FocusAmerica8 agosto 2026

Il voto finale in aula

L'aula

Cento seggi, tre eccezioni


Ogni cerchio è un seggio del Senato. I democratici a sinistra, i repubblicani a destra. Al vertice dell'emiciclo, dove passa il confine fra i due schieramenti, stanno i tre seggi repubblicani che non hanno sostenuto Blanche.

Le tre eccezioni repubblicane

Due contrarie, un banco vuoto

L'aritmetica

Servivano 50 sì repubblicani


Tutti i 47 democratici hanno votato contro: per arrivare alla maggioranza Blanche doveva raccogliere 50 voti fra i repubblicani. Ogni tacca qui sotto è un seggio repubblicano.

I protagonisti

I sei repubblicani che hanno deciso


Tocca un nome per leggere la motivazione del voto.

Il nodo

L'accordo che aveva bloccato tutto


Per chiudere la causa di Trump contro il fisco, Blanche aveva negoziato un'intesa che proteggeva la famiglia del presidente dai controlli fiscali e creava un fondo di risarcimento.

L'accordo con il fisco che aveva bloccato la nomina


A complicare il percorso di Blanche è stato soprattutto un accordo che lui stesso aveva negoziato. A gennaio Trump, i suoi figli e la Trump Organization avevano intentato una causa da 10 miliardi di dollari contro l'Internal Revenue Service, l'Agenzia delle Entrate statunitense, e il Dipartimento del Tesoro per la fuga di notizie riguardante le dichiarazioni fiscali del presidente. L'intesa raggiunta per chiudere il contenzioso proteggeva dai controlli fiscali Trump, i suoi due figli maggiori e la Trump Organization.

Prevedeva, inoltre, anche l'istituzione di un fondo federale da 1,8 miliardi di dollari, voluto dal presidente, per risarcire chi sosteneva di essere stato perseguitato dal governo. Fra i possibili beneficiari avrebbero potuto esserci anche le persone incriminate per l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. A suscitare le maggiori resistenze fra i senatori repubblicani è stato proprio il fondo, ma anche l'immunità dai controlli fiscali per la famiglia presidenziale ha avuto un peso rilevante.

"Blanche ha approvato un ordine che protegge il presidente, i suoi figli e l'azienda di famiglia dai controlli dell'agenzia delle entrate: tutele di cui non gode nessun altro contribuente americano", ha dichiarato Collins. Il presidente aveva chiesto ai repubblicani del Senato di confermare rapidamente Blanche, ma aveva anche lasciato intendere che avrebbe preferito mantenerlo a tempo indeterminato alla guida ad interim del Dipartimento, anziché rinunciare alle protezioni fiscali o impegnarsi a cancellare il fondo.

Trump lo definisce un fondo contro la "weaponization", cioè contro l'uso politico della giustizia, e proprio questa settimana aveva annunciato di voler rilanciare il progetto. La Commissione Giustizia del Senato aveva rinviato il voto sulla nomina dopo le obiezioni sollevate da altri due senatori repubblicani, John Cornyn del Texas e Thom Tillis della North Carolina, sia sul fondo sia sull'immunità fiscale. Domenica sera Blanche ha assicurato per iscritto che il fondo non sarebbe stato istituito e che le protezioni fiscali sarebbero state ridimensionate. Cornyn e Tillis hanno quindi ritirato le proprie riserve e martedì la Commissione ha così approvato la nomina con 12 voti contro 10 per mandarla al voto finale in aula.

I dubbi di Collins e Murkowski


Collins e Murkowski hanno però spostato la contestazione su un piano più ampio: il problema, secondo loro, non erano soltanto le clausole dell'accordo, ma il fatto stesso che Blanche lo avesse concepito e negoziato. Murkowski teme inoltre che gli impegni assunti possano essere abbandonati dopo la conferma. L'ordine con cui Blanche ha cancellato il fondo revoca infatti un atto interno del Dipartimento, ma non modifica l'accordo transattivo, non reca la firma dei ricorrenti e non impedisce loro di rivolgersi a un giudice per ottenerne l'applicazione.

"So bene che il fondo opaco da quasi 2 miliardi di dollari del Dipartimento, che con ogni probabilità avrebbe premiato coloro che hanno partecipato al 6 gennaio, è stato accantonato soltanto perché la nomina è ancora in sospeso e il Senato dispone di un margine di pressione", ha detto Murkowski. "Una volta espresso il voto, quel margine scomparirà e non sappiamo che cosa ci riservi il futuro."

Sulla posizione della senatrice dell'Alaska ha pesato anche la gestione della pubblicazione dei documenti riguardanti Jeffrey Epstein, affidata proprio a Blanche. Sia Murkowski sia Collins, entrambe favorevoli al diritto all'aborto, hanno inoltre ricordato che il nuovo Procuratore Generale aveva promesso ai gruppi antiabortisti una linea dura nell'applicazione della sentenza con cui la Corte Suprema ha cancellato la protezione federale garantita da Roe v. Wade.

Perché Cassidy ha votato a favore


Da parte sua, Cassidy ha riconosciuto che Blanche aveva mostrato "scarso discernimento" nell'approvare il fondo e nell'esentare il presidente dai controlli fiscali. Ha però spiegato che i colloqui avuti con lui lo avevano convinto che lo stesso Blanche considerasse ormai quelle decisioni degli errori. Il senatore si è detto preoccupato anche per le cause promosse dal Dipartimento di Giustizia contro avversari politici, una pratica che, a suo giudizio, ha coinvolto esponenti di entrambi i partiti e deve essere interrotta.

Sulla sua scelta ha però pesato soprattutto la minaccia di Trump di mantenere Blanche a tempo indeterminato alla guida ad interim del Dipartimento, ignorando le resistenze del Congresso. Secondo Cassidy, la conferma del Senato conferisce a Blanche maggiore autorità e quindi più forza per opporsi al presidente di quanta ne avrebbe conservando il ruolo di facente funzioni.

Il senatore ha richiamato anche il sostegno di William Barr, Procuratore Generale durante il primo mandato di Trump, che si dimise dopo essersi rifiutato di avallare le false accuse del presidente sui brogli nelle elezioni del 2020 o di aprire un'indagine per sostenerle. Barr, oggi consigliere informale di Blanche, ha affermato durante alcuni incontri riservati con i senatori che il nuovo Procuratore Generale possiede il temperamento e l'accesso necessari per contenere, lontano dai riflettori, le richieste di Trump.

Cassidy, medico e presidente della Commissione Sanità, si era già esposto l'anno scorso sostenendo la nomina di Robert F. Kennedy Jr. a Segretario alla Salute, dopo aver ottenuto da lui promesse successivamente disattese. Quella decisione gli è probabilmente costata consensi fra gli elettori moderati nelle primarie di maggio, nelle quali è arrivato terzo dietro la deputata Julia Letlow, sostenuta da Trump, e il tesoriere statale John Fleming.

"Sarò criticato per questo voto. Che c'è di nuovo?", ha detto venerdì annunciando la propria decisione. Dopo una pausa per ricomporsi, ha aggiunto con la voce incrinata che i suoi elettori potevano essere certi che avesse lavorato duramente per comprendere la questione e prendere la decisione giusta. Murkowski ha detto di rispettare la scelta del collega, riconoscendo quanto tempo e quanta riflessione gli avesse dedicato. "Dobbiamo entrambi convivere con le nostre decisioni e con i nostri voti, confidando di aver svolto il nostro compito nel miglior modo possibile", ha concluso.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

DJI Mic Mini 2S ufficiale: fino a 28 ore di registrazione e cancellazione del rumore con IA


DJI Mic Mini 2S introduce la registrazione interna fino a 28 ore e una nuova cancellazione del rumore basata sull’IA avanzata, per audio più pulito in ogni situazione
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Aggiungi Techpertutti.com alle tue fonti preferite
Seguici e condividi:
Facebook Instagram X.com

DJI ha presentato Mic Mini 2S, il primo mini microfono wireless di DJI con capacità di registrazione interna. Concepito sulla base del recente DJI Mic Mini 2, questo nuovo livello della serie è pensato per i creator che devono catturare in modo affidabile ogni dettaglio in un formato compatto e flessibile. Il Mic Mini 2S offre, infatti, registrazione interna in float a 32 bit fino a 28 ore, connettività 4 TX + 1 RX di diverse generazioni e due livelli di cancellazione del rumore basata sull'IA per supportare ogni scenario di registrazione, dalle riprese in solitaria alle interviste per strada, ai podcast e alle produzioni con più persone.
La cancellazione del rumore a due livelli basata sull'IA si adatta alle diverse condizioni di registrazioneLa cancellazione del rumore a due livelli basata sull'IA si adatta alle diverse condizioni di registrazione

Suono senza distorsioni


DJI Mic Mini 2S offre ai creator un approccio più sicuro per catturare l'audio, riducendo il rischio di perdere le registrazioni e rendendo più facile immortalare momenti irripetibili con sicurezza. Il supporto per la registrazione interna in float a 32 bit garantisce una maggiore flessibilità nella gestione dei livelli acustici dinamici in post-produzione. Questo significa che essi possono catturare in modo vivido un'ampia gamma dinamica, dai sussurri più flebili ai ruggiti improvvisi, senza distorsioni. Ogni trasmettitore è dotato di circa 14,5 GB di memoria integrata e può registrare fino a 28 ore di audio nella modalità predefinita di registrazione a 24 bit.

Suunto Core 2: il nuovo orologio outdoor per avventure off-grid
Suunto Core 2 rinnova l’iconico orologio outdoor ABC con un design pensato per le avventure off-grid e per affrontare anche gli ambienti più impegnativi
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Voci chiare, audio impeccabile


DJI Mic Mini 2S permette di ottenere un controllo preciso sull'audio riprodotto. La cancellazione del rumore a due livelli basata sull'IA si adatta alle diverse condizioni di registrazione. Per prevenire picchi di volume improvvisi, la funzione Controllo clipping attenua automaticamente l'audio negli ambienti instabili, mentre la funzione Bilanciamento del volume mantiene in modo dinamico livelli di uscita costanti per interviste e live streaming. I creator possono modellare ulteriormente il suono con tre tonalità vocali preimpostate: Normale per un audio equilibrato e naturale, Brillante per una maggiore chiarezza e presenza e Rich per un tono più pieno e caldo.
La cancellazione del rumore a due livelli basata sull'IA si adatta alle diverse condizioni di registrazioneLa cancellazione del rumore a due livelli basata sull'IA si adatta alle diverse condizioni di registrazione

Flessibilità di utilizzo


DJI Mic Mini 2S è ideato per supportare configurazioni di registrazione più ambiziose. Un ricevitore (RX) può essere collegato contemporaneamente fino a quattro trasmettitori (TX), rendendo il sistema ideale per tavole rotonde, podcast, interviste e produzioni con piccoli gruppi, ed è anche compatibile con le generazioni precedenti di microfoni DJI. In questo modo i creator possono aggiornare ed espandere le apparecchiature esistenti in modo conveniente man mano che passano a contenuti con più persone.
Dalle riprese informali, ai viaggi leggeri o agli spostamenti da un posto all'altro, Mic Mini 2S è progettato per semplificare l'uso quotidiano

Ultracompatto, ultra-performante


Compatto, versatile e discreto, Mic Mini 2S è progettato con il fine di non intralciare mai. Il trasmettitore pesa solamente 12 g e supporta opzioni di aggancio sia con clip sia con magnete, rendendo più facile indossarlo comodamente e posizionarlo vicino alla fonte audio. La copertura anteriore magnetica è rimovibile e permette di personalizzare il microfono in base al proprio stile; introdotte per la prima volta con Mic Mini 2, sono disponibili otto coperture anteriori magnetiche colorate, acquistabili separatamente.

Come scegliere un elettrodomestico: guida a efficienza e smart
Come scegliere un elettrodomestico senza sbagliare? In questa guida scopri i fattori da valutare prima dell’acquisto: efficienza energetica, consumi, funzioni smart, affidabilità, durata e rapporto qualità-prezzo per fare un investimento conveniente nel tempo
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Disponibilità


Mic Mini 2S è disponibile su www.dji-store.it, negli store di Milano e Roma e presso i migliori rivenditori autorizzati, in diverse configurazioni con prezzi che partono da 99 euro.

Consigliato da Techpertutti

DJI Mic Mini 2S (1 TX + 1 RX)


Archiviazione interna da 28 ore, registrazione interna in float a 32 bit, Connettività 4 TX + 1 RX di diverse generazioni e uscita a quattro canali, Cancellazione del rumore a due livelli basata sull'IA

  • 🎤 Design compatto e versatile
  • 🎚️ Connettività 4 TX + 1 RX di diverse generazioni*

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Suunto Core 2, il nuovo orologio outdoor per le avventure off-grid: tutte le novità


Suunto ha presentato Core 2, la nuova evoluzione dell'iconica serie Core. Pensato per escursionisti di lunga percorrenza, overlander, pescatori, professionisti che operano sul campo e, più in generale, per tutti gli appassionati di outdoor che ricercano prestazioni affidabili e una manutenzione ridotta al minimo, Core 2 introduce un importante aggiornamento sia hardware sia software, raccogliendo l'eredità del primo Suunto Core e proiettandola verso un nuovo livello.



Combinando le principali funzioni dedicate all'outdoor, una costruzione resistente e una lunga autonomia, Core 2 è stato progettato per qualsiasi contesto, dai sentieri più remoti ai campi base, fino alle attività outdoor di tutti i giorni

Basato su un sistema aggiornato di altimetro, barometro e bussola, Core 2 consente di monitorare i cambiamenti ambientali, orientarsi con maggiore precisione e prendere decisioni consapevoli quando condizioni meteorologiche, terreno e visibilità diventano elementi determinanti. Grazie a una struttura ancora più resistente, a un display completamente rinnovato e a una gestione energetica ottimizzata, Core 2 prosegue la tradizione Suunto nello sviluppo di strumenti affidabili anche quando ci si trova lontani da fonti di alimentazione e reti mobili.

Un'eredità che guarda al futuro


Lanciato per la prima volta nel 2007, il Suunto Core originale si è rapidamente affermato come uno strumento di riferimento per le community outdoor e professionali. , mantenendo però l'identità essenziale che ha reso il modello originale un'icona del settore.

Il cuore di Core 2 è rappresentato da una rinnovata piattaforma di sensori ABC con altimetro e barometro ancora più precisi, un sistema di filtraggio automatico della pressione atmosferica che riduce i falsi allarmi meteo e una bussola utilizzabile anche offline, ideale per orientarsi in aree prive di segnale.

L'allarme tempesta integrato monitora costantemente le variazioni della pressione atmosferica e avvisa l'utilizzatore prima che le condizioni peggiorino, contribuendo ad affrontare con maggiore sicurezza gli ambienti più remoti. Tra le nuove funzioni debutta anche l'indicazione delle fasi lunari, particolarmente utile per attività outdoor come la pesca e la navigazione. Completano la dotazione i dati di alba e tramonto, il monitoraggio del dislivello accumulato e il contapassi, ampliando ulteriormente le possibilità di utilizzo sia durante le attività outdoor sia nella vita quotidiana.
Core 2 introduce miglioramenti concreti in termini di display, robustezza e facilità d'utilizzoCore 2 introduce miglioramenti concreti in termini di display, robustezza e facilità d'utilizzo
Progettato per affrontare le condizioni più difficili. Il nuovo display LED a matrice di punti ad alto contrasto da 1,3 pollici offre una luminosità superiore del 40% rispetto al precedente Suunto Core. Il sistema di retroilluminazione "raise-to-wake" garantisce una lettura immediata in qualsiasi condizione di luce, mentre la possibilità di selezionare retroilluminazione rossa o verde favorisce la visione notturna e gli impieghi professionali riducendo l'abbagliamento.

Core 2 è alimentato da una batteria CR3035 sostituibile che garantisce fino a 15 mesi di autonomia, riducendo al minimo la necessità di manutenzione sia durante le spedizioni di più giorni sia nell'utilizzo quotidiano. L'impermeabilità è stata incrementata fino a 10 ATM, mentre il vetro Gorilla Glass e gli ampi pulsanti fisici assicurano un utilizzo pratico anche con i guanti, in presenza di acqua o nelle condizioni ambientali più impegnative. La connettività Bluetooth permette la sincronizzazione automatica dell'ora, il trasferimento dei dati relativi ai passi e gli aggiornamenti firmware wireless tramite Suunto App, consentendo a Core 2 di evolversi senza rinunciare alla semplicità che ha sempre contraddistinto la famiglia Core.

Nothing Phone (4b) ufficiale: Snapdragon, AMOLED 120 Hz e AI
Nothing Phone (4b) porta l’esperienza Nothing a un nuovo livello con processore Snapdragon, display Super AMOLED a 120 Hz, fotocamera da 50 MP con stabilizzazione ottica (OIS) e le nuove funzionalità Essential AI.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Prezzo e disponibilità


Suunto Core 2 è disponibile al prezzo di di 199 euro.

Consigliato da Techpertutti

SUUNTO Core 2


Core 2 introduce miglioramenti concreti in termini di display, robustezza e facilità d'utilizzo,

  • ⌚ leggi con qualsiasi luce
  • 🔆 retroilluminazione per ogni condizione

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Come Marco Rubio stringe l'assedio economico su Cuba


L'Amministrazione ha chiesto alle sue agenzie di spionaggio di trovare un dirigente cubano disposto a prendere il potere. In un anno 40 enti sanzionati e 38 persone colpite.

L'Amministrazione Trump sta cercando un dirigente cubano, in carica o ex, che accetti di prendere il potere all'Avana. Lo ha rivelato il New York Times, secondo cui la Casa Bianca ha chiesto alle agenzie di spionaggio di individuare il nome giusto. Il piano punta più a cambiare gli uomini al vertice che a rovesciare il sistema.

Il modello è il Venezuela. A gennaio, dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze americane, la presidenza a interim è passata a Delcy Rodríguez, che i funzionari statunitensi consideravano una pragmatica capace di assumere il potere senza scosse e disposta a collaborare da vicino con Washington. Una parte dell'Amministrazione ritiene che a Cuba si possa trovare una figura equivalente.

Le agenzie di intelligence americane hanno però concluso che Cuba assomiglia meno al Venezuela e più all'Iran. Sull'isola ci sono pochi funzionari pragmatici pronti a prendere il potere se le forze americane catturassero Raúl Castro, l'ex presidente che a 95 anni non ha più incarichi ufficiali ma pesa ancora molto sulle decisioni politiche, o se la dirigenza attuale venisse rimossa in altro modo. Chi aspetta il proprio turno appartiene alle fazioni più intransigenti.

Nelle scorse settimane i funzionari americani hanno presentato ai dirigenti cubani una lista di richieste: liberalizzare l'economia, aprire alle imprese statunitensi, comprare petrolio dagli Stati Uniti ed espellere gli agenti dei servizi russi e cinesi presenti sull'isola. In cambio Washington ha offerto incentivi di cui si conoscono pochi dettagli, tra cui più aiuti umanitari e un allentamento delle sanzioni. Il governo cubano non sembra disposto ad accettare, almeno per ora, ed è questo che rende urgente la ricerca di un'alternativa.

Il governo cubano sembra puntare su Oscar Pérez-Oliva Fraga, pronipote di Fidel Castro, comparso sempre più spesso alla televisione di Stato e nei comunicati ufficiali, che ha anche concesso una rara intervista alla stampa internazionale. Per gli Stati Uniti sarebbe quasi certamente inaccettabile. Washington potrebbe invece accettare un altro parente, Raúl G. Rodríguez Castro, detto "Raulito" o "El Cangrejo" (il Granchio), nipote di Raúl Castro: è stato a lungo la sua guardia del corpo e non ha mai ricoperto cariche pubbliche. Un altro nome possibile è quello dell'attuale ministro dell'Interno, Lázaro Alberto Álvarez Casas.

John Ratcliffe, direttore della CIA, l'agenzia di spionaggio americana, ha incontrato entrambi durante una visita sull'isola quest'anno. Anche il segretario di Stato Marco Rubio, il capo della diplomazia americana, ha avuto colloqui con Raulito Castro per cambiare la guida del paese, ma non è chiaro se possa reggere una transizione né quanto potrebbe restare al potere.

La CIA ha creato in segreto una task force dedicata a Cuba, notizia trapelata mercoledì da ambienti dell'intelligence. Un alto funzionario dell'Amministrazione ha ridimensionato la cosa dicendo che non c'è nulla di nuovo, oltre al fatto di far sapere al regime che gli Stati Uniti stanno osservando.

Da un anno a questa parte l'Amministrazione ha adottato più di venti misure distinte contro Cuba, la campagna di pressione economica più dura mai costruita da Washington contro l'isola. Ha sanzionato 40 enti, dalle imprese straniere che operano sull'isola ai conglomerati statali dei carburanti, delle banche e delle miniere. Ha colpito almeno 38 persone con sanzioni economiche, limitazioni dei visti e revoche del permesso di soggiorno negli Stati Uniti. Ha spinto altri paesi a smettere di sostenere il programma cubano di esportazione dei medici, che il Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, definisce "tratta di esseri umani". Ha pubblicato rapporti che attaccano Cuba sui diritti umani, sul mancato contrasto al terrorismo e sul suo ruolo nel sostenere movimenti anticapitalisti e antiamericani.

"Quello che stiamo cercando di insegnare loro è che non ci sono valvole di sfogo", ha dichiarato Rubio ad Axios. Martedì il primo ministro cubano ha annunciato l'apertura al settore privato più ampia dalla Rivoluzione del 1959, ma per il segretario di Stato Cuba sta prendendo tempo simulando riforme mentre cerca il modo di aggirare le sanzioni. "Ogni volta che creano un nuovo meccanismo per uscire dal cappio, noi lo chiudiamo", ha detto. "Non possono certo aspettare che ce ne andiamo. Questo non sparirà di certo nei prossimi due anni e mezzo".

Il colpo più duro per l'isola è arrivato dalla decisione del presidente Trump, il 3 gennaio, di catturare Maduro. Il Venezuela forniva a Cuba fino a 100.000 barili di petrolio al giorno e L'Avana ne rivendeva circa la metà sul mercato globale, ricavandone una delle sue principali fonti di valuta. Oggi il paese fatica a tenere accese le luci.

"Per la prima volta nella sua storia Cuba non ha due cose su cui ha sempre potuto contare: uno sponsor esterno e la disattenzione degli Stati Uniti, che non la trattavano come una priorità", ha detto Rubio. "Non troveranno uno sponsor nei prossimi due anni e mezzo, questa è la dinamica che è cambiata. Li ha messi in una posizione molto difficile".

L'economia cubana sta affondando lentamente, per effetto delle sanzioni americane e della cattiva gestione del governo comunista. L'isola dipende ormai dagli Stati Uniti per gran parte del cibo, del carburante, delle medicine e della valuta, tutti beni scarsi. Il blocco di fatto imposto da Washington ha portato il paese sull'orlo dell'esaurimento delle scorte energetiche: il mese scorso negozi e ristoranti dell'Avana erano illuminati a batteria.

Le imprese straniere stanno lasciando Cuba per timore delle sanzioni e al loro posto arrivano le aziende americane, soprattutto i distributori di carburante, mentre le società statali come la compagnia petrolifera nazionale si sgretolano. Ne sta nascendo un mercato nero di stampo capitalista. Alcune imprese cubane hanno mandato corrieri a Miami carichi di pesanti catene d'oro da usare come valuta, perché le restrizioni bancarie americane rendono impossibili le transazioni finanziarie con l'isola.

Nei primi sei mesi dell'anno le esportazioni americane di carburante verso Cuba sono salite a 96 milioni di dollari, più della metà dei quali concentrati in giugno, secondo lo U.S.-Cuba Trade and Economic Council, un'organizzazione non profit che segue gli scambi tra i due paesi. "Trump e Rubio hanno avviato il programma di sanzioni più efficace contro un paese bersaglio rispetto a tutti i loro predecessori", ha detto ad Axios il presidente dell'organizzazione John Kavulich. "Esistiamo dal 1994 e non abbiamo mai visto nulla di simile".

Dopo una recente sentenza della Corte Suprema sono aumentate anche le cause legali fondate sulla legge LIBERTAD, che permette ai cittadini americani di fare causa alle aziende private che traggono profitto dalle proprietà confiscate durante la Rivoluzione cubana. La stessa legge ha reso l'embargo parte dell'ordinamento americano e stabilisce che può essere revocato solo quando Cuba libererà i prigionieri politici, garantirà i diritti civili e terrà elezioni libere.

L'embargo è da tempo condannato a livello internazionale e le accuse di imperialismo, soprattutto da sinistra, sono cresciute molto durante la presidenza Trump. Il 20 luglio il Dipartimento di Stato ha pubblicato un rapporto intitolato Cuba: The Capital of 21st Century Communism ("Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo"), che ricostruisce le campagne di spionaggio e di sovversione ideologica dell'isola contro gli Stati Uniti e presenta i critici della politica americana come utili idioti. Alcuni funzionari ammettono che il documento prepara il terreno per nuove azioni contro Cuba. Rubio non ha voluto specificare quali. Il comunismo è diventato un bersaglio ricorrente del presidente, che pochi giorni fa in un comizio in Nevada lo ha definito la più grande minaccia della storia degli Stati Uniti.

Rubio ha detto che se gli Stati Uniti facessero qualcosa contro Cuba, in piazza si vedrebbero le stesse persone che oggi mostrano cartelli a favore di Hamas e per la liberazione di Maduro, questa volta con cartelli contro l'intervento americano sull'isola. Secondo i critici il rapporto del Dipartimento di Stato non elenca le aggressioni americane contro Cuba, esagera il peso dell'isola come potenza dello spionaggio e lascia intendere che le critiche legittime verso le azioni di Washington siano soltanto propaganda cubana.

"È un documento politico. Non è una grande analisi storica. Manca moltissimo contesto", ha detto ad Axios Michael Bustamante, storico di Cuba e professore all'Università di Miami.

Il Dipartimento di Giustizia ha reso pubblica un'incriminazione contro Raúl Castro. Con Maduro un'incriminazione simile era servita a giustificare il blitz delle forze speciali che lo ha catturato, ma il venezuelano era il presidente in carica e la sua rimozione ha portato al potere la sua vicepresidente. Castro non ha invece incarichi ufficiali e catturarlo o arrestarlo non produrrebbe da solo un cambio di dirigenza. Dopo il blitz in Venezuela Cuba ha preso misure difensive per rendere più difficile un'operazione americana contro Castro o contro il presidente cubano Miguel Díaz-Canel. Il presidente Trump non ha escluso un'azione militare.

In Iran un piano simile è fallito. Alcuni dei funzionari iraniani che gli americani avevano individuato come pragmatici sono stati uccisi per errore nei primi raid della guerra cominciata cinque mesi fa, che puntavano alla guida suprema Ali Khamenei. Un piano israeliano sostenuto da una parte del governo americano voleva invece portare al potere l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, diventato sempre più critico verso i religiosi al comando dopo la fine del suo mandato, ma Ahmadinejad si è sfilato e ha lasciato la casa sicura in cui i servizi israeliani lo avevano portato. A posteriori quella strategia è apparsa molto meno preparata dell'operazione per catturare Maduro. Cosa abbia in mente Washington per Cuba resta poco chiaro.

Giovedì l'Amministrazione ha imposto altre sanzioni e altre ne arriveranno. "Una delle cose che abbiamo perso nella politica estera americana e nella geopolitica è il concetto di pazienza e perseveranza", ha detto Rubio, che si è detto convinto che alla fine del mandato Cuba sarà come minimo su un percorso irreversibile verso un futuro diverso.


Trump attacca il comunismo da Las Vegas


Donald Trump è andato a Las Vegas mercoledì per un evento sulle tasse e sull'economia, ma ha dedicato diversi minuti del suo intervento ad attaccare il comunismo, definito la più grande minaccia della storia americana. "Il comunismo è la più grande minaccia per il nostro paese nella sua storia, comprese la Prima e la Seconda guerra mondiale, Pearl Harbor, l'11 settembre", ha detto il presidente. "Penso che sia la minaccia più grande."

Il comizio al Red Rock Casino è durato circa 75 minuti davanti a un pubblico di 500 persone, mentre centinaia di sostenitori sono rimasti fuori perché la sala aveva esaurito i posti. La Casa Bianca aveva presentato l'appuntamento come dedicato alla politica fiscale, ma il presidente si è allontanato più volte dal tema per attaccare i due protagonisti della settimana politica americana.

Il primo bersaglio è stato Abdul El-Sayed, che martedì ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan battendo la deputata moderata Haley Stevens per meno di un punto percentuale. A novembre affronterà il repubblicano Mike Rogers per il seggio lasciato libero dal senatore uscente Gary Peters. "Quando guardo Abdul, è pieno di stronzate", ha detto Trump, raccogliendo una delle reazioni più forti della serata.

La vittoria di El-Sayed conviene ai repubblicani, ha spiegato il presidente. "I sondaggi dicono che andiamo meglio contro i comunisti", ha detto. "Quindi ha vinto e quindi credo di esserne contento." È la strategia con cui il partito conta di sfruttare l'avanzata dei candidati di sinistra nelle primarie democratiche, alimentando la diffidenza verso il comunismo per allontanare gli elettori centristi dai progressisti.

Il secondo bersaglio è Francesca Hong, candidata alle primarie democratiche dell'11 agosto per il governatorato del Wisconsin. Hong siede nell'assemblea legislativa dello Stato ed è iscritta ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista americana. Nei giorni scorsi sono tornati a circolare suoi vecchi messaggi in cui diceva di detestare il Giorno del Ringraziamento, il Natale e Halloween. Alla vigilia del voto ha corretto il tiro dicendo a Politico che il Ringraziamento è in realtà la sua festa preferita.

Trump l'ha definita una "pazza" e ha ripreso le sue vecchie posizioni sull'abolizione della polizia, sostenendo che secondo Hong le forze dell'ordine servono solo a difendere la supremazia bianca. "Non possiamo lasciare che vadano al governo", ha detto. La campagna del deputato repubblicano Tom Tiffany, che sfida Hong a novembre, ha rilanciato i commenti dell'ufficio stampa della candidata.

I sondaggi davano Hong largamente in testa alla primaria e sostanzialmente in parità con Tiffany nel voto di novembre, ma le rilevazioni sul voto generale sono state condotte prima che i messaggi sul Ringraziamento tornassero a circolare. Sul socialismo il terreno resta favorevole ai repubblicani: un sondaggio Gallup del 2025 ha rilevato che i democratici sono l'unico gruppo di elettori a giudicare quell'ideologia più positivamente del capitalismo.

Il presidente ha descritto a modo suo cosa comporterebbero le politiche comuniste. "Volete una casa gratis? La prenderemo dal vostro vicino. Volete l'affitto gratis? Toglieremo il vostro palazzo al padrone di casa", ha detto. "Quello che non dicono è che alla fine dell'anno non avrete altro che morte, squallore, povertà." Ha citato il Venezuela come esempio di un paese ricco impoverito da quelle scelte e ha promesso di sconfiggere "comunismo, socialismo e marxismo" negli Stati Uniti.

El-Sayed si definisce capitalista e ha preso le distanze dai Democratic Socialists of America, anche se i repubblicani lo associano di continuo al movimento socialista-democratico. Sostenuto dal senatore Bernie Sanders e dalla deputata Alexandria Ocasio-Cortez, ha costruito la sua campagna sulla sanità pubblica per tutti, sull'uscita del denaro privato dalla politica e sulla fine degli aiuti militari americani a Israele.

Sull'economia Trump ha rivendicato le misure fiscali approvate l'anno scorso con la One Big Beautiful Bill Act: nessuna tassa sulle mance, nessuna tassa sugli straordinari e nessuna tassa sulla previdenza sociale. Ha ricordato che l'idea di esentare le mance gli era venuta proprio a Las Vegas parlando con una cameriera e ha portato sul palco una famiglia iscritta ai Trump Accounts, i conti di investimento per i bambini creati dalla stessa legge. Sui dazi è stato netto: "I dazi ci hanno reso ricchi." Ha accusato gli altri paesi di aver approfittato per anni degli Stati Uniti e ha definito "sgradevole" la leadership canadese.

In Nevada, ha sostenuto il presidente, sono stati creati oltre 40mila posti di lavoro e quasi 100mila persone sono uscite dal programma di buoni alimentari per le famiglie povere. Ha citato anche la corsa della borsa e la miniera di litio di Thacker Pass, in cui il governo federale ha preso una quota. Gli americani però giudicano sempre peggio lo stato dell'economia e l'indice di gradimento del presidente è sceso ai minimi del suo mandato.

Il governatore repubblicano del Nevada Joe Lombardo si è presentato a sorpresa sul palco, dopo aver disertato la precedente visita di Trump nello Stato. Lombardo, che affronta una delle sfide più incerte del paese, ha difeso i rapporti del presidente con i grandi imprenditori. "Quegli amici miliardari danno lavoro. E se non ti prendi cura di loro, quei posti di lavoro spariscono", ha detto. Ha poi attaccato la sinistra sul piano economico: "Il governo non ha la possibilità di distribuire quantità infinite di denaro. Non è così che funzionano le economie."

L'inizio del suo intervento è stato imbarazzante. Mentre ricordava Austin Abdelnabi, l'agente di polizia di trent'anni ucciso a colpi di arma da fuoco martedì durante il servizio, una persona dal pubblico ha fischiato, in apparenza perché il cognome somigliava a quello di El-Sayed. Lombardo ha subito richiamato la platea dicendo che non era il caso di fischiare e ha chiesto un minuto di silenzio.

Il procuratore generale dello Stato Aaron Ford, avversario democratico di Lombardo, ha criticato la partecipazione del governatore al comizio. Trump e Lombardo, ha detto in una nota, condividono un palco e cercano di ingannare gli elettori sulla realtà di un'economia che sta facendo aumentare i costi per i cittadini del Nevada.

L'applauso più forte della giornata è arrivato quando Trump ha promesso di far approvare il SAVE America Act, la proposta di legge che imporrebbe requisiti stringenti di identificazione per votare, compresa la prova documentale della cittadinanza. Il testo difficilmente passerà al Senato e i suoi oppositori temono che possa escludere dal voto chi non ha quei documenti.

Il presidente ha anche difeso il suo bilancio di endorsement, nonostante il candidato da lui sostenuto in un collegio della Camera in Michigan abbia perso contro un rivale che si era ritirato dalla corsa. Sul palco sono saliti prima di lui i candidati repubblicani al Congresso in Nevada, la senatrice statale Carrie Buck e il compositore di videogiochi Marty O'Donnell, mentre la candidata repubblicana alla carica di procuratore generale Adriana Guzmán Fralick ha guidato il giuramento di fedeltà alla bandiera.

Tra i repubblicani dello Stato mancava il deputato Mark Amodei, che rappresenta il nord del Nevada. Alla domanda sulla visita del presidente ha risposto al Nevada Independent che è bello che sia venuto, aggiungendo di fargli sapere come va a finire.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Bending Spoons compra Airtable, AI di Anthropic hackerano aziende, le gigafactory europee, il meglio della settimana


Le notizie più importanti della settimana, più l'editoriale.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Comunicazione: questa è l'ultima rassegna prima delle ferie. Ci si vede lunedì 24 agosto! Buone ferie e buon riposo a tutti.

Buon sabato,
questa settimana Bending Spoons ha comprato AirTable; abbiamo visto nuove intrusioni non autorizzate da parte dei modelli AI di Anthropic; il nuovo bando europeo per le gigafactory AI in Europa, e tanto altro ancora! L'editoriale di oggi è per tutti ed è più che altro un mio aggiornamento su cosa è successo negli ultimi mesi e cosa succederà a partire da settembre. Buona lettura e buone ferie! Ci si vede il 24 agosto!

Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.
Cosa sto facendo + buone ferie

Cosa sto facendo + buone ferie


Agosto per me è sempre un po' il vero capodanno, perché a settembre torno all'opera molto più riposato. E con questo agosto, segniamo due anni e mezzo di Morning Tech.

Continua a leggere

Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Bending Spoons compra Airtable per 1,28 miliardi di dollari


Business
L'operazione, da 1,28 miliardi di dollari, è interamente in contanti ed è la prima acquisizione di Bending Spoons dopo la quotazione in borsa di luglio a una valutazione di 18 miliardi di dollari. Airtable vende software per fogli di calcolo e database ed è arrivata a valere oltre 11 miliardi di dollari nel 2021; a inizio anno le sue azioni erano scambiate sui mercati secondari a una valutazione di 4 miliardi. Il suo ricavo annuale ricorrente è di circa 480 milioni di dollari a giugno 2026, in crescita di oltre il 20% su base annua. La società serve oltre 500.000 organizzazioni, tra cui l'80% delle Fortune 100.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: Il Post

Leggi tutto

Modelli AI di Anthropic hanno hackerato tre aziende reali durante i test


Cybersecurity
Anthropic ha scoperto che tre suoi modelli in fase di test sono finiti su internet e hanno violato tre aziende a partire da aprile, senza che Anthropic lo sapesse. I modelli coinvolti sono Opus 4.7, Mythos 5 e un modello di ricerca senza nome. Una configurazione errata sui sistemi di Anthropic e della società di sicurezza Irregular che gestiva i test ha lasciato ai modelli l'accesso a internet. I modelli credevano che internet fosse inaccessibile e che gli attacchi facessero parte del test. Hanno usato tecniche di base come indovinare password deboli o entrare in sistemi senza autenticazione. Nel caso più grave Claude doveva violare un'azienda fittizia con lo stesso nome di un sito reale ed è entrato nel database dell'azienda vera. Ha continuato l'attacco anche dopo aver capito che l'azienda era reale. In un altro caso ha violato una società di sicurezza con un software malevolo che rubava credenziali e si è convinto di vivere in una simulazione. Anthropic lo ha scoperto controllando i log di oltre 141.000 test dopo che una settimana prima OpenAI aveva rivelato un incidente simile.
~
Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: ANSA

Leggi tutto

L'Italia si candida al bando europeo per le gigafactory AI


Business
EuroHPC ha aperto il 30 luglio il bando per costruire fino a sette gigafactory dedicate all'intelligenza artificiale in Europa. Il programma stanzia 10 miliardi di euro di fondi pubblici europei e nazionali e dovrebbe attivare oltre 20 miliardi di capitali privati. Le strutture medie devono partire da 25.000 acceleratori equivalenti a Nvidia H100 e le strutture grandi da almeno 40.000. Il contributo UE arriva a 500 milioni per una struttura media (da raddoppiare con risorse nazionali) e l'impianto deve essere operativo entro 18 mesi dal contratto. L'Italia si candida con Leonardo, Eni e la Fondazione AI4I, ma sito, investimento complessivo e quota pubblica non sono ancora noti. Le offerte vanno presentate entro il 12 novembre e la selezione è attesa a inizio 2027. Francia e Spagna hanno già reso pubblici capitali e siti dei loro progetti.
~
Fonte: Agenda Digitale
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

Certificata una class action da 32,5 miliardi contro il riconoscimento facciale di Apple Foto


Privacy
Un tribunale federale ha dato il via libera ad una class action contro Apple per violazione della legge sulla privacy biometrica dell'Illinois (BIPA). La causa riguarda la funzione "Persone" dell'app Foto, che analizza i volti nelle immagini per raggrupparle per persona. La legge richiede il consenso prima della raccolta di dati biometrici e prevede risarcimenti da 1.000 dollari per ogni violazione negligente e 5.000 per ogni violazione intenzionale. La causa è stata avviata nel 2020 da circa dieci utenti e rappresenta ora circa 6,5 milioni di cittadini dell'Illinois divisi in tre gruppi. In caso di condanna i danni potrebbero arrivare a 32,5 miliardi di dollari. La richiesta di Apple di un appello immediato contro la certificazione (cioè l'avvio in tribunale della class action) è stata respinta.
~
Fonte: 9to5Mac
Alternativa in italiano: HDblog

Leggi tutto

Anche un modello di Meta ha hackerato un'azienda durante i test


Intelligenza Artificiale
Il modello Muse Spark ha sfruttato una vulnerabilità di sicurezza di un'azienda non identificata e ne ha modificato i sistemi interni durante una valutazione di cybersecurity. Un errore di configurazione di Irregular (la società esterna che conduce i test per Meta) ha dato al modello accesso a internet durante la prova. In alcuni ambienti di test i modelli hanno un accesso limitato a internet per simulare scenari di minaccia reali, ma in questo caso c'è stato un raro problema nella configurazione. Irregular dice che si tratta dello stesso problema di ambiente di valutazione rivelato da Anthropic la settimana scorsa, quando i suoi modelli hanno violato i sistemi di tre organizzazioni. Meta sta indagando e pubblicherà un resoconto completo. È la terza grande azienda AI in poche settimane a rivelare un episodio simile, dopo OpenAI e Anthropic.
~
Fonte: CNN
Alternativa in italiano: DDay.it

Leggi tutto

eBay pagherà 50 milioni di dollari a una coppia in un caso curioso di cyberstalking


Legge
eBay ha accettato di pagare circa 50 milioni di dollari a David e Ina Steiner per chiudere la causa civile del 2021 sulla campagna di molestie del 2019. I due coniugi del Massachusetts coprono il settore e-commerce con una newsletter. Ex dipendenti di eBay li presero di mira perché erano contrariati dai loro articoli. Spedirono alla coppia scarafaggi vivi, ragni, un feto di maiale conservato, una corona funebre, una maschera di maiale insanguinata e un libro su come affrontare la morte del coniuge. Inviarono riviste pornografiche a nome di David Steiner a un vicino di casa e tentarono di installare un localizzatore GPS sull'auto della coppia. Nel 2020 i procuratori federali hanno incriminato sei ex dipendenti e un collaboratore esterno, tutti dichiaratisi colpevoli. I tre ex dirigenti citati nella causa civile non sono stati incriminati penalmente. L'accordo prevede 48,7 milioni di dollari di risarcimento: 46,15 milioni da eBay, 2 milioni dall'ex CEO e 550.000 dollari dagli altri due ex dirigenti. eBay finanzierà anche 6 milioni di donazioni benefiche e l'ex CEO verserà 1 milione a un ente per la tutela del Primo Emendamento. L'accordo non contiene clausole di riservatezza e la coppia può parlarne pubblicamente.
~
Fonte: Fox Business
Alternativa in italiano: HWUpgrade

Leggi tutto

Astra di OpenAI risolve 10 problemi matematici aperti per 2.000 dollari


Intelligenza Artificiale
Astra
è il prossimo modello di OpenAI non ancora disponibile al pubblico. I 10 problemi che ha risolto riguardano matematica e informatica teorica ed erano irrisolti da almeno dieci anni. Il risultato principale è la prima costruzione esplicita di un tipo di struttura algebrica di cui finora nessuno era riuscito a esibire un esempio; la questione era aperta da decenni. Il costo di calcolo stimato per generare le soluzioni è stato di 2.000 dollari. OpenAI ha pubblicato su GitHub un manoscritto di 249 pagine e le dimostrazioni in un formato che un software può controllare passo per passo in automatico; tutte e dieci risultano correttamente verificate.
~
Fonte: Quartz
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

Apple lancia Apple Upgrade


Big tech
Apple Upgrade è un nuovo programma di leasing mensile per iPhone, Apple Watch, iPad e Mac. Klarna gestisce il finanziamento e Apple cura l'esperienza cliente. Un progetto interno simile era partito circa cinque anni fa ed è stato chiuso nel 2024 per difficoltà di implementazione e timori sulle autorità di vigilanza. I contratti durano 12 o 24 mesi per iPhone e Apple Watch e 24 o 36 mesi per iPad e Mac; alla scadenza il cliente può passare a un modello nuovo, restituire il dispositivo o pagare il saldo per tenerlo. Ad esempio, un iPhone da 1.199 dollari costa 34,99 dollari al mese e prevede un nuovo modello ogni anno.
~
Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: ANSA

Leggi tutto

Google ha presentato il Pixel 11 Pro Fold in un teaser ufficiale


Tecnologia
Google ha pubblicato un teaser video di 15 secondi del Pixel 11 Pro Fold (il pieghevole), dopo quello del Pixel 11 Pro della settimana scorsa. Il video mostra il ritaglio a forma di pillola per le lenti che sporge dalla Camera Bar. Dal video si ha una conferma del Pixel Glow, il nuovo indicatore LED luminoso che sarà posizionato intorno al modulo delle fotocamere. La homepage del Google Store ha un conto alla rovescia per il 12 agosto alle 16:00 italiane. L'evento Made by Google 2026 e la diretta iniziano otto ore dopo, quindi i preordini apriranno in anticipo.
~
Fonte: 9to5Google
Alternativa in italiano: HWUpgrade

Leggi tutto

Apple sospende Telegram dall'App Store per i contenuti di un utente


Big tech
Apple ha rimosso brevemente Telegram dall'App Store in tutto il mondo dopo che un utente aveva condiviso materiale pedopornografico sull'app. La rimozione e il ripristino sono avvenuti nello stesso giorno: Telegram ha eliminato il contenuto e bannato l'utente. L'app ha oltre un miliardo di utenti mensili e dichiara una politica di tolleranza zero su questi materiali; quest'anno ha bloccato quasi 338.000 gruppi e canali. Su X la società ha chiesto con sarcasmo se lo stesso standard sarà applicato a tutte le altre app dello store. Il CEO di Epic Games, in causa con Apple da anni, ha scritto che con questo criterio nessuna app di comunicazione potrebbe operare su larga scala, iMessage compresa. Un episodio simile era avvenuto nel 2018, quando Apple sospese temporaneamente Telegram per contenuti inappropriati e la ripristinò dopo il rafforzamento delle protezioni.
~
Fonte: Reuters
Alternativa in italiano: Tom's Hardware

Leggi tutto

Tiktok e Disney firmano un accordo per i video short-form


Intrattenimento
Disney permetterà ai creator di TikTok di usare legalmente personaggi, scene e materiali di film e serie come Marvel, Pixar e Star Wars nei propri video. Una parte dei contenuti migliori sarà poi raccolta in Verts, una nuova sezione di Disney+ dedicata ai video verticali brevi: è la prima volta che TikTok porta i suoi video anche su un’altra piattaforma. Il progetto partirà negli Stati Uniti nei prossimi mesi e punta a trasformare i contenuti creati dai fan in uno strumento per far scoprire film e serie al pubblico più giovane. I dettagli economici dell’accordo non sono stati comunicati.
~
Fonte: Reuters
Alternativa in italiano: Multiplayer.it

Leggi tutto

Il secondo stadio di un razzo di SpaceX si è schiantato sulla Luna


Spazio
Il frammento è il secondo stadio di un Falcon 9 che nel gennaio 2025 ha lanciato verso la Luna due lander commerciali (uno americano e uno giapponese). Pesa quattro tonnellate ed è alto come un palazzo di cinque piani. Dopo la missione è rimasto nello spazio senza controllo, perché il lancio lunare richiedeva più spinta del solito e lo stadio non è ricaduto nell'atmosfera come avviene di norma. Attività solare e forze gravitazionali lo hanno spinto su una traiettoria terminata mercoledì sulla superficie lunare a 8.690 km/h. L'impatto dovrebbe aver creato un cratere largo circa 18 metri e profondo 4 e sollevato una nube di polvere lunga chilometri. Gli astronomi non hanno ancora confermato lo schianto perché il punto stimato è vicino al bordo visibile della Luna; satelliti lunari americani e sudcoreani fotograferanno la zona, ma i dati potrebbero richiedere giorni.
~
Fonte: The Guardian
Alternativa in italiano: Everyeye

Leggi tutto

Letture interessanti


In lingua inglese.

Larry Ellison scommette tutto sul boom AI, sarà lui il volto della bolla AI?


nytimes.com (eng)

Il percorso accidentato di SpaceX in Borsa potrebbe diventare ancora più accidentato.


nytimes.com (eng)

Cosa stanno ottenendo quelle aziende per tutta quella spesa in AI?


nytimes.com (eng)

La fine dell'era degli eroi


noahpinion.blog (eng)

Notizie veloci


In lingua inglese.

Amministrazione Trump prepara un divieto sui dispositivi cinesi per data center


reuters.com (eng)

Shein punta a una valutazione di 30-40 miliardi di dollari per l'IPO di Hong Kong questo mese


reuters.com (eng)

Anthropic creerà un team interno di progettazione di chip per Claude e assumerà ingegneri


reuters.com (eng)

ChatGPT porta le chat testuali illimitate agli utenti gratuiti


techcrunch.com (eng)

Video della settimana

youtube.com/embed/eSBwmBHCQwI?…

Pixdl 11 Pro Fold


Ecco il video teaser del Pixel 11 Pro Fold, il pieghevole di casa Google. Pre ordini a partire dal 12 agosto.

Vedi video su youtube.com (eng - 0:15)

Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Cosa sto facendo + buone ferie


L'app, Morning Tech Platform, i modelli di business, il ritorno sui social.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Agosto per me è sempre un po' il vero capodanno, perché a settembre torno all'opera molto più riposato. E con questo agosto, segniamo due anni e mezzo di Morning Tech.

Reminder: andiamo in ferie dal 10 al 21 agosto, quindi a partire da questo lunedì che viene e a proseguire per le due settimane centrali del mese. Come sapete, le ferie ce le prendiamo sempre ad agosto e a Natale. Se sei un utente Plus e vuoi che ti rimborsi questo mese, basta che mi scrivi e sarà fatto!

Passiamo al sodo: prima di tutto, Morning Tech non è ancora in profitto. Dopo 2 anni e mezzo, la rassegna che per molti è oramai una routine quotidiana, la sto preparando ogni giorno senza mai vedere un ritorno economico.

Sarebbe stupido abbandonare un progetto del genere perché le potenzialità sono tante, ma questo mese siamo arrivati alla 600esima rassegna, e il parametro della redditività non può essere più ignorato.

«Ma continuo», questa è la risposta che mi dò, d'altronde è ciò che mi piace fare. Da piccolo ero ossessionato dai temi del progresso, e oggi ho la fortuna di poterne parlare e condividere ogni giorno, su un livello molto più approfondito e reale rispetto a prima.

Ma qualcosa deve cambiare e deve succedere entro 6 mesi perché toccare tre anni di progetto senza andare in profitto non è cosa buona. Vediamo cosa è successo prima.

Sto sviluppando l'app


L'app di MT è rimasta sempre la stessa da quando abbiamo fatto quel fantastico esperimento beta con cento volontari su Telegram che ne hanno testato ogni pixel. La verità è che questa è stata sviluppata da un team di ragazzi molto in gamba ma io successivamente non ho avuto disponibilità economiche per chiedere nuovi sviluppi.

Quindi quest'anno ho deciso di farmi aggiungere al repo su GitHub e farmi dare tutti i privilegi per deployare in produzione. Così adesso Claude Code è all'opera e sto sviluppando nuove funzionalità e flussi. Vorrei che introdurre degli elementi di gamification, come quante volte hai aperto la rassegna o ascoltato il podcast. Mi piacerebbe anche lavorare su un piccolo quiz quotidiano a punti, magari legato alle notizie del giorno prima.

L'app ha tanto da dare e vorrei che la community si spostasse un po' di più lì; e vorrei che abbia gli strumenti per parlare ed esprimersi.

Ho sviluppato Morning Tech Platform


Sebbene tutta l'homepage di morningtech.it sia stata rifatta utilizzando Codex, oramai sono passato anch'io, come gran parte degli sviluppatori, a Claude Code. E prima dell'app (che è dannatamente molto più complicata rispetto a sviluppare una web application), ho lavorato ad MT Platform, cioè la cosa più utile che abbia mai fatto quest'anno.

Praticamente è un applicativo costruito dietro Ghost, il CMS editoriale al quale mi appoggio per Morning Tech, che mi aiuta con la stesura dei testi e la creazione degli articoli su Ghost in automatico tramite API. Si sta anche addestrando giorno per giorno sul mio modo di scrivere i riassunti, mentre per gli editoriali e i commenti tecnici voglio mantenere la mia penna da zero.

Morale della favola, prima ci mettevo tre ore a fare la rassegna, adesso un'ora.

Due nuovi business model


Quest'anno sono partite le sponsorizzazioni (Recivu e Fineco Bank hanno inaugurato le danze) e la vendita in bulk di abbonamenti Plus per i dipendenti (qui invece non ho ancora provato a vendere niente).

Sono due strade interessanti ma per le sponsorizzazioni dobbiamo crescere sia a livello di subscriber che di social media.

Se qualcuno vuole aiutare con le vendite prendendosi una commissione mi scriva! Basta rispondere a questa email. Purtroppo ho uno stipendio normale come molti di voi e quindi il mio potere di offerta economica e basso, non comparabile ad un'azienda.

E il futuro?


Penso che la priorità ce l'abbiano i social media. È davvero triste vedere che ho cresciuto la pagina TikTok fino a 21.000 follower, ho avuto reel virali con milioni di visualizzazioni, e poi ho praticamente abbandonato tutto.

Quello che vorrei sarebbe trasformare l'editoriale del sabato in un reel settimanale (un giorno potrà essere un long form di YouTube) ma ho bisogno di una persona che possa prendere il mio girato, trovare le clip relative al girato, e montare tutto. Purtroppo l'ho già fatto di scrivere, registrarmi ed editare da solo e... è davvero stancante.

Anche qui la butto lì: qualcuno se la sentirebbe di aiutare? Trovando magari una formula pur sempre idonea a ciò che posso offrire da solo.

Un podcast pubblico?


Devo dire che il podcast tra i Plus sta riscuotendo tanto successo. Stavo pensando di fornire una versione con pubblicità per tutti i free, in modo da aumentare l'afflussi di utenti anche da canali organici, invece che continuare a spendere soldi sulle campagne Meta.

Il dubbio è che poi l'offerta Plus diventi meno forte, quindi ci sto ancora pensando.

E se invece ogni giorno lo traducessi anche in inglese e lo pubblicassi sul mercato anglosassone, magari comprandoci un pochino di traffico? Beh c'è anche questa idea nell'aria.

Conclusioni


Queste ferie le passerò nel Sud dell'Inghilterra, in realtà ci starò almeno un mesetto ma passerò anche da Londra e Oxford a salutare degli amici. Qualsiasi sia il luogo, qualunque sia l'amico che saluto, dopo cena mi metto a preparare la rassegna.

Vorrei tanto che da settembre io possa tornare sui social media e avanzare anche le vendite. Far crescere economicamente il prodotto mi permetterebbe di concentrarmi di più sui contenuti, offrirvi nuovi podcast, contenuti su YouTube ma anche format completamente nuovi.

Se ci sono persone interessate ad aiutare (video editing e sales), fatevi avanti! Per il resto, vi auguro un buon riposo; domani mattina scappo da Firenze, vado in luoghi dove si respira un po' meglio. Buone ferie!

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

#05 ARE WE HUMAN or are we prompters? - Chi custodisce i custodi della tecnologia?


Chi controlla il potere tecnologico? SpaceX in borsa, divieti social per i minori e il divario tra modelli AI statunitensi e cinesi che si assottiglia.

Chi controlla il potere tecnologico? SpaceX in borsa, divieti social per i minori e il divario tra modelli AI statunitensi e cinesi che si assottiglia.

Questo articolo fa parte di ARE WE HUMAN or are we prompters?, la mia newsletter per The Bunker Magazine.

Leggi l’articolo completo su The Bunker Magazine →

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Come Trump ha distrutto il vantaggio americano in Iran


Dopo cinque mesi di guerra alcune scorte sono al 20% dei livelli voluti dal Pentagono. Per tornare a quelli precedenti al conflitto possono servire fino a cinque anni, per i Patriot si arriva al 2030.

Cinque mesi di guerra contro l'Iran hanno portato alcune delle scorte missilistiche statunitensi a livelli critici. A seconda del tipo di munizione, gli arsenali sarebbero scesi fino al 20% della quantità che il Pentagono considera necessaria. È quanto hanno riferito all'Atlantic funzionari ed ex funzionari del Dipartimento della Difesa, secondo i quali gli Stati Uniti non disporrebbero più di armi sufficienti per affrontare un'altra grande crisi, soprattutto in Asia, senza indebolire ulteriormente le operazioni in Medio Oriente.

Le carenze più gravi riguardano gli intercettori, ovvero i missili utilizzati per distruggere in volo quelli nemici. Tra questi figurano gli intercettori Patriot e i THAAD, acronimo di Terminal High Altitude Area Defense, il sistema statunitense progettato per abbattere i missili balistici nella fase finale della traiettoria. Le scorte si sono ridotte al punto da limitare la possibilità di cedere altri intercettori all'Ucraina e da costringere le Forze Armate americane a selezionare con maggiore attenzione quali lanci missilistici iraniani tentare di fermare.

Quando i radar individuano un missile in arrivo, i militari hanno pochi secondi per stabilire se impiegare uno dei pochi intercettori rimasti oppure attendere, nella speranza che l'ordigno cada lontano da persone e infrastrutture. Secondo le stime del Center for Strategic and International Studies, dall'inizio della guerra le scorte di Patriot sarebbero diminuite di almeno il 65%, mentre quelle di THAAD si sarebbero ridotte di almeno il 38%.

Guerra con l’Iran
L’arsenale americano si sta svuotando
Cinque mesi di guerra hanno consumato gli intercettori più in fretta di quanto l’industria riesca a produrne. E ricostruire le scorte richiederà anni.

La soglia critica

20%
Per alcuni tipi di munizione le scorte sono scese fino a un quinto del livello minimo che il Pentagono considera necessario.

Il consumo
Gli intercettori bruciati in cinque mesi
Riduzione stimata delle scorte dall’inizio della guerra, il 28 febbraio 2026. Sono le armi che abbattono in volo i missili nemici: senza, le basi americane restano scoperte.
Scorte rimasteQuota consumata

PATRIOT · difesa aerea e antimissile
almeno−65%

Rimane al massimo il 35%

THAAD · contro i missili balistici
almeno−38%

Rimane al massimo il 62%

L’effetto sulla deterrenza
Lo Stretto di Hormuz si è quasi fermato
Con gli arsenali sotto pressione, le minacce americane perdono peso e Teheran attacca le navi nello Stretto. Le navi in transito sono sempre meno.

130–140

50

33

Prima della guerra
Settimana scorsa
Lunedì–giovedì

Il fattore decisivo
Il problema non sono i soldi: è il tempo
Le commesse firmate oggi produrranno munizioni tra anni, non tra mesi. Nel frattempo la finestra di vulnerabilità resta aperta, anche nell’Indo-Pacifico.

2026
Il Pentagono chiede al Congresso 67,1 miliardi di dollari per la guerra e il ripristino degli arsenali.

2030
Prima di questa data l’offerta di Patriot non raggiungerà la domanda.

2031
Per alcune armi servono fino a 5 anni per tornare alle scorte precedenti alla guerra.

2034
Servono altri 3 anni per i livelli che i comandi dell’Indo-Pacifico considerano adeguati.

Fonte: The Atlantic; stime Center for Strategic and International Studies; dati traffico navale Reuters · agosto 2026
Grafica di FocusAmerica

Trump prima smentisce, poi ammette il problema


Il presidente Donald Trump si sarebbe infuriato venerdì 31 luglio a Camp David, dopo aver ricevuto dal suo team per la sicurezza nazionale una valutazione secondo cui alle forze armate mancano le munizioni necessarie per sostenere una nuova escalation contro l'Iran. Un attacco americano provocherebbe probabilmente una risposta di Teheran con missili e droni contro i Paesi vicini e le basi statunitensi ospitate sul loro territorio, aumentando ulteriormente il consumo degli intercettori.

Trump aveva già rimproverato il segretario alla Difesa Pete Hegseth per lo stato degli arsenali. Durante la riunione avrebbe rivolto parole molto dure ai vertici del Dipartimento della Difesa, anche se al momento non starebbe valutando sostituzioni di personale.

In un primo momento il presidente aveva definito false le notizie sulla carenza di munizioni. In un messaggio pubblicato su Truth Social ha sostenuto che fughe di informazioni di questo tipo equivalgono a un tradimento e ha assicurato che i produttori stanno consegnando "grandi quantità" di armi "in base alle necessità". Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell aveva respinto la ricostruzione: "Le affermazioni sulla carenza di munizioni statunitensi sono false. Abbiamo tutto ciò che serve per colpire nel momento e nel luogo scelti dal presidente".

Il 6 agosto, tuttavia, Trump ha parzialmente corretto la propria versione. Parlando ai giornalisti nello Studio Ovale, ha riconosciuto che le scorte di alcune armi sono limitate. "Abbiamo alcuni tipi di munizioni molto potenti di cui disponiamo in quantità praticamente illimitata. Per altri tipi la situazione è un po' più difficile", ha ammesso. Ha inoltre annunciato la costruzione di nuovi impianti per produrre intercettori Patriot e Tomahawk.

L'ammissione non significa che le Forze Armate statunitensi siano rimaste senza armi, ma ridimensiona le smentite categoriche arrivate nei giorni precedenti. Gli Stati Uniti continuano a possedere grandi quantità di bombe e munizioni convenzionali; il problema riguarda soprattutto gli intercettori, i missili di precisione a lungo raggio e le armi più sofisticate che sarebbero indispensabili anche in un eventuale conflitto con la Cina.

Hegseth chiede nuovi fondi al Congresso


Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha chiesto questa settimana ai Repubblicani del Congresso altri miliardi di dollari per ricostituire gli arsenali, senza coinvolgere i democratici nei primi colloqui. Il Segretario alla Difesa aveva già domandato al Senato uno stanziamento supplementare da 67,1 miliardi di dollari per sostenere la guerra con l'Iran: 21 miliardi destinati alla prontezza operativa e al ripristino delle munizioni e 46 miliardi all'espansione delle capacità militari e produttive.

Ma la richiesta incontra resistenze anche tra i Repubblicani, molti dei quali affrontano campagne difficili per la propria rielezione in un clima segnato dalla forte impopolarità della guerra in corso, dalla frustrazione per il prezzo della benzina e dai rapporti già conflittuali tra il Pentagono e il Congresso.

Il Pentagono ha assegnato quest'anno contratti per decine di miliardi di dollari con l'obiettivo di riempire nuovamente i depositi di armi. Firmare un contratto, tuttavia, non equivale a ricevere un missile: le commesse produrranno munizioni nei prossimi anni, non nei prossimi mesi. L'Amministrazione Trump ha anche investito nell'industria della difesa per accelerare la produzione, proseguendo una politica avviata durante la presidenza di Joe Biden.

Per un sistema decisivo come il Patriot, però, l'offerta non dovrebbe raggiungere la domanda prima del 2030. Anche i nuovi progetti industriali richiederanno tempo: il 7 agosto l'amministratore delegato di Rheinmetall ha spiegato a Reuters che la futura produzione di ATACMS in collaborazione con Lockheed Martin contribuirà a ricostituire gli arsenali americani, ma che serviranno molto più di due anni.

L'Iran, nel frattempo, ha aumentato la produzione di droni d'attacco e missili balistici, migliorandone anche le prestazioni. Teheran può quindi continuare a impiegare armi relativamente economiche per costringere gli Stati Uniti a utilizzare intercettori molto più costosi e difficili da sostituire.

Le scorte ridotte limitano le opzioni di Trump


I collaboratori della Casa Bianca temono che il presidente stia perdendo una parte della propria capacità di pressione. Trump ha minacciato ripetutamente l'Iran senza quasi mai dare seguito alle sue parole e Teheran ne è consapevole. Sa inoltre che gli arsenali statunitensi sono sotto pressione, nonostante le rassicurazioni pubbliche di Hegseth e del presidente.

La forza militare non dipende soltanto dalla capacità di colpire, ma anche da quella di proteggersi dalla rappresaglia. Se gli Stati Uniti non possono essere certi di difendere le proprie basi e quelle degli alleati da un'ondata di missili iraniani, la minaccia di una nuova offensiva diventa meno credibile. Teheran ha così mostrato una sicurezza crescente, arrivando ad attaccare le navi nello Stretto di Hormuz.

La Casa Bianca ha sempre sostenuto che l'Iran sarebbe presto precipitato in una crisi economica tanto grave da costringere il regime a trattare. I rapporti dell'intelligence americana descrivono effettivamente un Paese in difficoltà, ma la Casa Bianca è rimasta sorpresa dalla capacità di resistenza di Teheran e non è più certa che il regime raggiunga il punto in cui negoziare diventi l'unica opzione possibile. Ciò nonostante, Trump ha continuato a dichiarare il 6 agosto di ritenere che la guerra finirà "piuttosto presto", perché a suo giudizio l'Iran non sarebbe in grado di resistere ancora a lungo.

Il compromesso sullo Stretto di Hormuz


Trump e il Segretario di Stato Marco Rubio hanno ripetuto più volte che all'Iran non sarà mai consentito di controllare una parte dello Stretto di Hormuz. Il presidente sta però, in realtà, valutando un'intesa che attribuirebbe a Teheran un ruolo chiave nella gestione del traffico marittimo di questa via d'acqua strategica per il mercato energetico mondiale.

La proposta di accordo negoziata tra Oman e Iran, che attende il via libera di Washington e dei Paesi del Golfo, prevede infatti una gestione comune della navigazione commerciale. L'accordo riconoscerebbe all'Iran una forma di supervisione sulla rotta, accogliendo almeno in parte una delle principali richieste di Teheran, ma dovrebbe contemporaneamente garantire la libertà di navigazione chiesta dall'Oman e dagli Stati Uniti.

I negoziati non hanno ancora prodotto una riapertura significativa. Secondo i dati raccolti da Reuters, tra lunedì e giovedì sono transitate nello Stretto soltanto 33 navi, contro le 50 della settimana precedente e le 130-140 che lo attraversavano normalmente prima dell'inizio della guerra. Le compagnie rimangono riluttanti a entrare nell'area e il progetto appare difficile da applicare a causa delle sanzioni statunitensi e delle clausole assicurative che limitano i pagamenti all'Iran.

Una crisi cominciata prima della guerra


Gli arsenali americani sono sotto pressione da anni, ma il problema è diventato evidente solo dopo l'invasione russa dell'Ucraina del 2022. Nel 2025 le forze statunitensi hanno lanciato centinaia di missili, alcuni dei quali costavano milioni di dollari, durante la campagna di 53 giorni contro gli Houthi in Yemen. Sono poi arrivati i dodici giorni di guerra tra Israele e Iran, durante i quali gli Stati Uniti hanno intercettato missili e droni iraniani diretti contro Israele.

Nei primi 38 giorni della nuova guerra con l'Iran, cominciata il 28 febbraio 2026, le forze americane hanno impiegato migliaia di munizioni. Il consumo è stato molto più rapido della capacità dell'industria di sostituirle.

Il Congresso dovrebbe comunque approvare buona parte dei fondi richiesti dal Pentagono, ma la risorsa decisiva non è soltanto il denaro: è il tempo. A seconda dell'arma in oggetto, per tornare ai livelli di scorte precedenti alla guerra potrebbero servire fino a cinque anni, secondo Mark Cancian, che segue l'andamento delle scorte per il Center for Strategic and International Studies di Washington. Sarebbero poi necessari altri tre anni per raggiungere i livelli considerati adeguati dai comandi americani responsabili dell'Indo-Pacifico.

Questa finestra di vulnerabilità potrebbe offrire a Pechino l'occasione di approfittare delle difficoltà statunitensi, per esempio aumentando la pressione militare su Taiwan. Il rischio non è necessariamente che la Cina decida subito di invadere l'isola, ma che consideri meno credibile la capacità americana di sostenere contemporaneamente una guerra in Asia e le operazioni in Medio Oriente.

Il modello industriale della Guerra Fredda non esiste più


Il problema precede l'Amministrazione Trump. Dopo la fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno ridotto il numero e rallentarono la produzione delle munizioni più importanti, partendo dall'idea che a lunghi periodi di pace sarebbero seguite guerre brevi e risolutive. Le Forze Armate sono invece rimaste impegnate quasi ininterrottamente in conflitti caratterizzati da un uso crescente di missili, dalla Libia allo Yemen, dalla Siria all'Iran e alla Nigeria.

La guerra russa contro l'Ucraina ha inoltre prodotto un'evoluzione rapidissima delle munizioni e delle tattiche di guerra. L'Amministrazione Biden ha sottoscritto nuovi contratti per rifornire Kyiv, senza però mai riuscire a tenere il passo con la domanda.

Prima dell'invasione russa dell'Ucraina, gli Stati Uniti producevano circa 300 missili Patriot all'anno, metà dei quali era destinata ai Paesi alleati. Da allora la produzione è raddoppiata, ma rimane molto inferiore al consumo causato da una guerra prolungata. Washington ha anche accelerato lo sviluppo di sistemi meno costosi per abbattere i droni di fabbricazione iraniana utilizzati dalla Russia, ottenendo alcuni risultati in questo modo, ma non arrivando mai a sostituire le scorte di intercettori Patriot e THAAD che rimangono indispensabili.

"Non esistono buone alternative per fermare i missili balistici", ha spiegato Cancian all'Atlantic. Senza gli intercettori, i missili nemici possono raggiungere i propri obiettivi quasi indisturbati, come sta già accadendo in Ucraina.

Se la guerra con l'Iran fosse durata poche settimane, come l'Amministrazione prevedeva inizialmente, il problema sarebbe stato più gestibile. Un funzionario del Dipartimento della Difesa ha spiegato che la situazione sarebbe meno grave persino se Washington sapesse quando finirà il conflitto: la difficoltà principale è l'assenza di una strategia di lungo periodo, che impedisce ai comandi militari di programmare l'impiego delle armi rimaste.

Resta il fatto che per decenni gli Stati Uniti hanno costruito la propria strategia sul vantaggio tecnologico. Ora sono invece i progressi dei loro avversari e la capacità di produrre rapidamente missili e droni relativamente economici a costringere Washington a ripensare quel modello, senza poter più dare per scontato che le forze americane dispongano di più munizioni di chi hanno di fronte.


Trump avrebbe criticato Hegseth sulle scorte di missili: "Pensavo che il problema fosse risolto"


Donald Trump avrebbe chiesto conto al Segretario alla Difesa Pete Hegseth della carenza di munizioni che rischia di limitare le opzioni militari degli Stati Uniti contro l'Iran. Il confronto sarebbe avvenuto venerdì a Camp David, la residenza presidenziale nel Maryland, a margine di una riunione di gabinetto. Secondo due persone a conoscenza del colloquio, citate dal Washington Post, il presidente si sarebbe lamentato perché riteneva che il problema "fosse già stato risolto".

Hegseth avrebbe attribuito la responsabilità al suo vice Stephen Feinberg, sia per l'insufficienza degli arsenali sia per non aver tenuto informato il presidente. Trump avrebbe poi telefonato allo stesso Feinberg per chiedergli come il Pentagono intendesse ricostituire le scorte e avrebbe perfino ipotizzato di licenziarlo, riferiscono quattro fonti citate da NBC News. Venerdì sera il numero due del Dipartimento della Difesa avrebbe convocato i vertici militari in quella che è stata descritta come una riunione di crisi e, da allora, starebbe coordinando il piano per ricostituire gli arsenali.

Gli arsenali sotto pressione


La guerra con l'Iran, iniziata il 28 febbraio, è entrata nel sesto mese e, secondo diverse ricostruzioni, l'esercito americano avrebbe ormai impiegato "praticamente tutti" i missili superficie-superficie ATACMS e i più recenti PrSM, sistemi di precisione a lungo raggio che costano oltre un milione di dollari ciascuno. Fonti a conoscenza dei dati riferiscono inoltre a Reuters che gli Stati Uniti avrebbero consumato quasi metà delle scorte mondiali di missili da crociera Tomahawk, proprio quelle che molti analisti considerano decisive in un eventuale conflitto con la Cina.

La scarsità di munizioni sarebbe stata una delle ragioni che hanno spinto Trump a rinunciare ai nuovi attacchi contro l'Iran negli ultimi giorni. Sabato sera il presidente ha annunciato di aver cancellato l'operazione e, il giorno successivo, ha spiegato di aver accolto le richieste di Teheran e degli alleati del Golfo, mentre prende forma un'intesa sullo Stretto di Hormuz. L'operazione sarebbe stata "il più grande attacco dalla Seconda guerra mondiale", ha dichiarato domenica ai giornalisti a bordo dell'Air Force One.

Secondo un rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS), pubblicato a fine luglio, gli intercettori Patriot sarebbero passati da 2.330, prima della guerra, a un livello compreso fra 759 e 827, mentre quelli del sistema THAAD sarebbero scesi da 452 a una forbice tra 234 e 278. Il think tank stima che saranno necessari poco più di tre anni per riportare gli arsenali ai livelli precedenti al conflitto. Anche l'Ucraina, nel frattempo, continua a soffrire una grave carenza di sistemi di difesa aerea.

Le smentite della Casa Bianca e del Pentagono


La Casa Bianca e il Pentagono hanno respinto con decisione queste ricostruzioni. La portavoce Karoline Leavitt ha scritto su X di essere stata presente a Camp David insieme a Trump e Hegseth e che l'episodio "non è mai accaduto". Secondo Leavitt, la vicenda sarebbe stata proposta a diverse testate da una fonte intenzionata a screditare il Segretario alla Difesa.

I was at Camp David with President Trump and Secretary Hegseth. This literally never happened, and we told the Washington Post that repeatedly. This B.S. story was shopped to many outlets by someone clearly out to disparage the Secretary, for whatever reason. Unfortunately for… t.co/BUwn11nC52
— Karoline Leavitt (@PressSec) August 6, 2026


Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha negato che Hegseth abbia nascosto al presidente la situazione delle scorte o abbia scaricato le responsabilità su Feinberg, definendo altrettanto infondate le indiscrezioni sugli arsenali svuotati e sui contrasti interni. Nella stessa occasione, a Camp David, Hegseth aveva invece elogiato pubblicamente Trump per il "coraggio" dimostrato nel lanciare l'operazione Epic Fury contro il regime iraniano.

Anche Trump è intervenuto su Truth Social dopo la mezzanotte. Il presidente ha sostenuto che gli Stati Uniti dispongono di quantità "enormi" di munizioni e che l'industria della difesa sta costruendo il maggior numero di stabilimenti della sua storia. "I responsabili delle fughe di queste dichiarazioni traditrici sono braccati. Si chiederanno lunghe pene detentive", ha scritto.

Le difficoltà, tuttavia, erano già emerse il 21 luglio, quando Hegseth aveva testimoniato davanti alla Commissione Bilancio del Senato. In quell'occasione il Segretario aveva attribuito il problema all'Amministrazione Biden e chiesto altri 67 miliardi di dollari di finanziamenti per la Difesa, affermando che fino a quel momento il conflitto era costato 37,5 miliardi. Un'analisi del Telegraph stima invece un costo complessivo di circa 151,3 miliardi di dollari, mentre NBC News riferisce di una valutazione interna del Pentagono compresa tra 80 e 100 miliardi.

Nel tentativo di fermare le continue fughe di notizie, il Pentagono ha già reso obbligatori per il personale gli accordi di riservatezza e i test con la macchina della verità. Già a giugno, però, quindici funzionari ed ex funzionari avevano raccontato alla CNN che queste misure avevano alimentato un clima di sfiducia e sospetto, con possibili effetti negativi sul processo decisionale.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

A decidere le elezioni americane è l'elettore anti-sistema


Un nuovo studio mostra che nel 2016 e nel 2024 la sfiducia verso le istituzioni ha pesato sul voto più dell'ideologia. L'americano medio condivide tre delle quattro posizioni anti-sistema misurate

Nelle elezioni del 2016 e del 2024 a spostare il voto non è stata la collocazione tra destra e sinistra, ma la sfiducia verso il sistema politico. Lo sostengono i politologi Christopher Williams e Leon Kockaya in un nuovo working paper che mette a confronto il peso delle convinzioni anti-sistema con quello delle preferenze sulle singole politiche, per spiegare le due vittorie di Donald Trump e la sua sconfitta del 2020.

I due studiosi hanno individuato un blocco di elettori mobili che non si fida di nessuno dei due partiti, pensa che le élite siano corrotte e ritiene che il sistema sia truccato contro le persone come loro. Molti di questi elettori hanno idee economiche progressiste.

L'indice anti-sistema nasce dalle risposte a quattro domande dell'American National Election Studies (ANES), il grande sondaggio accademico che si svolge negli Stati Uniti ogni quattro anni: quanto ci si può fidare del governo di Washington, quante persone nel governo sono corrotte, quanto denaro delle tasse viene sprecato e se il governo lavora per il bene di tutti o di pochi grandi interessi. Le risposte vengono riportate su una scala da 0 a 1 (0 per l'elettore che difende il sistema, 1 per quello completamente anti-sistema).

Nel 2024 il valore medio è stato 0,72: l'americano medio condivide tre delle quattro posizioni anti-sistema.

Il teorema dell'elettore mediano, la teoria più conosciuta sul comportamento di voto, dice invece che ognuno vota per il candidato più vicino alle proprie idee e che per vincere bisogna conquistare l'americano che sta esattamente a metà. Molti analisti hanno ampliato il modello aggiungendo assi diversi, per esempio uno economico e uno sociale, ma la logica resta quella di una griglia su cui collocare elettori e candidati.

Modello concettuale · Stati Uniti

La sfiducia nel sistema non sta né a destra né a sinistra

Nel modello dei politologi Joseph Uscinski e colleghi l’opinione americana si muove su due assi indipendenti: quello classico tra destra e sinistra e quello che misura l’ostilità verso la classe dirigente. Nei loro dati la correlazione tra i due è 0,066, cioè praticamente zero: si può essere anti-establishment di sinistra come di destra.

Anti- establishment Antagonista Pro- establishment Favorevole Asse destra-sinistra Democratico liberal Repubblicano conservatore Asse anti-establishment Effetto dei messaggi delle élite

Le frecce tratteggiate. Sono l’effetto dei messaggi delle élite, cioè dei segnali che arrivano agli elettori dai leader di partito e dai candidati. Quando un leader adotta un linguaggio contro il sistema, l’asse anti-establishment ruota e si allinea al suo estremo dell’asse destra-sinistra.

Fonte Rielaborazione di Focus America della figura 1 di Joseph E. Uscinski e colleghi, American Journal of Political Science (2021). Etichette tradotte dall’originale; il disegno è un modello concettuale, non una rappresentazione in scala dei dati.

Quella griglia regge su due presupposti fragili. Il primo è che l'elettore medio abbia idee coerenti e molte informazioni politiche, mentre i sondaggi mostrano che la maggior parte degli americani di centro non ha un'ideologia definita. Il secondo è che tutto quello che conta stia sull'asse destra-sinistra: sulla griglia non c'è posto per chi chiede una sanità più economica e allo stesso tempo pensa che del governo non ci si possa mai fidare.

Nel 2016 l'indice anti-sistema è stato uno dei predittori più forti del voto per Trump, più dell'ideologia, delle posizioni sui singoli temi e di quasi tutte le caratteristiche demografiche. A parità di partito di riferimento e di caratteristiche demografiche, chi si trovava al massimo della scala aveva una probabilità di votare per Trump più alta di 53 punti rispetto a quella prevista dalle sue altre caratteristiche. Chi era a zero guadagnava appena 5 punti, dieci volte meno.

Nel 2024 l'effetto è stato più debole ma comunque decisivo.

Chi non aveva alcun sentimento anti-sistema aveva una probabilità di votare per Trump più bassa di 36 punti rispetto a chi stava al massimo della scala, a parità di tutto il resto.

Nel 2020 il rapporto si è addirittura invertito e gli elettori più anti-sistema erano leggermente più propensi a votare per Joe Biden. Secondo gli autori, in quell'anno le opinioni sul Covid pesavano più della sfiducia nelle istituzioni e ne hanno coperto l'effetto. Trump vince quando la sfiducia nel sistema è al centro della campagna e perde quando passa in secondo piano.

La sfiducia ha radici concrete. Negli ultimi vent'anni la crisi finanziaria ha punito i lavoratori e premiato le banche, gli Stati Uniti sono rimasti dentro guerre lunghe e costose senza vittorie chiare e tra il 2021 e il 2024 l'inflazione ha eroso il tenore di vita delle famiglie mentre i profitti delle aziende crescevano.

La ricchezza dei 19 americani più ricchi è concentrata il doppio rispetto a sei anni fa e la mobilità sociale è nettamente peggiorata rispetto a venticinque anni fa. Un bambino nato nel 1950 in una famiglia con reddito medio aveva circa il 95% di probabilità di guadagnare più dei genitori una volta arrivato al culmine della carriera. Oggi quella probabilità è ben sotto il 50%.

Gli orientamenti anti-sistema sono quasi del tutto indipendenti dalla collocazione tra destra e sinistra. In uno studio del 2021 pubblicato sull'American Journal of Political Science, il politologo Joseph Uscinski e i suoi colleghi hanno trovato una correlazione di 0,066 tra l'ostilità verso la classe dirigente e l'asse liberal-conservatore, cioè praticamente zero. Si può essere anti-sistema di sinistra come di destra.

Nella ricerca di Uscinski l'ideologia anti-sistema prevedeva sia il voto per Trump alle presidenziali del 2020 sia il voto per Bernie Sanders alle primarie democratiche dello stesso anno. Molti di questi elettori hanno votato Sanders alle primarie e Trump alle elezioni generali.

Più il sentimento anti-sistema è forte, meno pesa la distinzione tra destra e sinistra.

Per questi elettori conta che il candidato sia contro il sistema, non dove si collochi sull'asse ideologico. I candidati che usano una retorica contro la classe dirigente, hanno scritto Uscinski e i suoi colleghi, riescono ad attivare quegli orientamenti e a tirare una dimensione fino a quel momento indipendente "nella direzione del proprio estremo della dimensione destra-sinistra".

È così che Trump ha potuto vincere due volte con un programma nettamente di destra su tasse, sanità, aborto e immigrazione. Secondo un'analisi dell'esperto elettorale G. Elliott Morris, che ha ripreso i due studi, lo stesso meccanismo può funzionare a sinistra e diventare il problema principale dei democratici nel 2028.

Il Partito Democratico è identificato con le istituzioni. È il partito dei funzionari della sanità pubblica, dei rettori universitari, dei burocrati federali, dei grandi giornali e delle professioni intellettuali. Neanche il mondo dei grandi donatori gli è estraneo, nonostante lo spostamento a destra di molti amministratori delegati della tecnologia e dell'intelligenza artificiale.

Kamala Harris nel 2024 si è presentata come candidata della continuità, dentro il sistema. Ha difeso i risultati della presidenza Biden e si è proposta come custode responsabile dell'esistente, con la sua "economia delle opportunità". Per gli elettori informati era una scelta sensata, per gli elettori anti-sistema era il contrario di quello che cercavano, quale che fosse la loro ideologia. La sfiducia nelle istituzioni è anche la ragione principale per cui Trump è andato bene tra i giovani nel 2024, nonostante il loro rifiuto del suo programma.

Per competere su quella dimensione i democratici hanno bisogno di un candidato credibile come esterno al sistema.

Bernie Sanders lo è stato e la sua erede naturale è la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez.

Il ragionamento su Ocasio-Cortez non riguarda l'ideologia ma la sua posizione su questo secondo asse. È entrata in politica battendo alle primarie un dirigente di primo piano del suo partito, ha criticato l'influenza delle aziende su entrambi gli schieramenti, prima della politica faceva la barista e si è opposta all'ala di governo del partito sui salvataggi di Wall Street, sull'accesso dei donatori e sull'elezione dei capigruppo.

I due governatori considerati tra i favoriti per il 2028, Gretchen Whitmer e Gavin Newsom, sono costruttori di istituzioni per formazione e per carattere, oltre che vicini al mondo dei donatori. Il loro messaggio è che il governo può funzionare e dare risultati ai cittadini. Funziona con il 28% circa di americani che si fida del governo federale, molto meno con gli elettori anti-sistema che possono decidere un'elezione in bilico.

Non deve essere per forza Ocasio-Cortez e si può sostenere che sia troppo a sinistra per vincere nel 2028. I democratici possono vincere le elezioni di metà mandato del 2026 semplicemente perché non sono il partito al governo, ma nel 2028 servirà un candidato capace di competere sull'asse anti-sistema e di tirarlo a sinistra come Trump lo ha tirato a destra.

Nel partito si discute da mesi se spostarsi al centro per conquistare l'elettore mediano o a sinistra per mobilitare la base. Per Morris scegliere un candidato estraneo alla classe dirigente del partito permetterebbe di fare le due cose insieme.


Da chi è fatta l'élite secondo gli americani


Per gli americani le élite non sono i professori universitari, i giornalisti o i dipendenti pubblici. La grande maggioranza degli elettori identifica invece con questo termine i miliardari e le celebrità, ai quali una parte consistente aggiunge i politici eletti e i dirigenti d'azienda. È il principale risultato di un sondaggio pubblicato dalla rivista The Argument, condotto su 3.000 elettori registrati tra il 20 e il 26 luglio, con un margine di errore di 2 punti percentuali.

Il dato contraddice la definizione di élite prevalente nella destra americana. Christopher Rufo, intellettuale conservatore del Manhattan Institute, e i sostenitori del DOGE, il Dipartimento per l'Efficienza Governativa voluto dall'amministrazione Trump, descrivono da anni le élite come una ristretta minoranza capace di esercitare la propria influenza sulle istituzioni che producono e diffondono conoscenza: scuole, università, chiese e mezzi d'informazione. Patrick Deneen, uno degli autori di riferimento della destra postliberale, le ha definite la "laptop class", la classe del computer portatile. Gli elettori, però, non sembrano condividere questa lettura: soltanto una piccola minoranza considera parte dell'élite gli accademici, i giornalisti o i professionisti con una laurea specialistica.

L'élite come contrario dell'americano medio


Gli intervistati ritengono inoltre che le élite, comunque le si definisca, non condividano i loro valori. Il sondaggio registra un ampio sostegno al libero scambio, all'aumento dei finanziamenti per le scuole pubbliche e a una forma di sanità universale garantita dallo Stato. Su questi temi gli elettori pensano di essere in sintonia con la maggioranza degli americani, ma attribuiscono alle élite posizioni molto più ostili. Una distanza analoga emerge sulle questioni sociali: la maggior parte degli intervistati respinge l'idea che debba essere soltanto l'uomo a mantenere la famiglia e considera uomini e donne ugualmente adatti a ricoprire ruoli di comando, ma immagina che le élite la pensino diversamente.

La collocazione ideologica attribuita alle élite è tuttavia contraddittoria. Sulla proprietà pubblica delle imprese, che la maggioranza degli elettori respinge, una quota consistente degli intervistati considera le élite molto più favorevoli e dunque più a sinistra. Sull'aumento dei fondi alle scuole pubbliche, sostenuto dagli elettori, una pluralità le ritiene invece contrarie e quindi più a destra. Secondo Lakshya Jain, autore dell'analisi, la spiegazione più coerente è che gli americani tendano ad attribuire alle élite tutte le posizioni che ritengono impopolari: nell'immaginario degli elettori, essere parte dell'élite significa soprattutto essere l'opposto dell'americano medio.

L’identikit del potere

Per gli americani le élite sono i miliardari, non i professori


Un sondaggio di The Argument su 3.000 elettori registrati smentisce la destra intellettuale: l’élite non è la «classe del laptop», ma chi ha soldi, fama e potere. Un identikit che somiglia molto al presidente.

Grafica di FocusAmerica

IL’identikit

3 su 4

Più di 3 americani su 4 considerano i miliardari parte dell’élite

Secondo gli elettori
È élite chi ha ricchezza, fama e potere
MiliardariGrande maggioranza
CelebritàGrande maggioranza
Politici elettiConsenso ampio
Dirigenti d’aziendaConsenso ampio

Secondo la destra intellettuale
La «laptop class» di Rufo, DOGE e Deneen
Professori e accademiciPiccola minoranza
GiornalistiPiccola minoranza
Laureati e dipendenti pubbliciPiccola minoranza

Gerarchia qualitativa secondo l’analisi di The Argument: quota di elettori che include ogni categoria nell’élite.

IILo specchio rovesciato

Su commercio, scuole e sanità gli elettori si sentono in maggioranza — e immaginano le élite all’opposto. Tocca un tema per il dettaglio.

Proprietà pubblica delle imprese
Elettori: contrari
Élite percepite: molto favorevoli
Viste più a sinistra

Più fondi alle scuole pubbliche
Elettori: favorevoli
Élite percepite: contrarie
Viste più a destra

Nell’immaginario degli elettori, essere parte dell’élite significa essere l’opposto dell’americano medio.
La lettura di Lakshya Jain, autore dell’analisi di The Argument

IIIIl conto elettorale

Miliardario
Celebrità
Dirigente
Politico

Il presidente
Tutte e quattro le etichette insieme — e trae profitto dalla carica

0%

degli elettori disapprova l’operato di Trump

Quasi la metà disapprova «fortemente» Disapprova nel complesso: 60%

Il vantaggio democratico
Intenzioni di voto per il Congresso (generic ballot), margine Dem–Rep in punti

Tutti gli elettori registrati

Dem +8

Probabili votanti a novembre

Dem +10

0+4+8+12

Fiducia maggiore nei Democratici su tutti i temi testati tranne la criminalità, incluse economia e sanità, le due questioni più importanti per gli elettori.

Il contrappunto: la cassa
Fondi del Comitato nazionale democratico rispetto a quello repubblicano
−100 mln $

Il DNC è indebitato e dispone di oltre 100 milioni di dollari in meno; diversi parlamentari uscenti hanno perso le primarie.

Fonte: The Argument / Verasight, sondaggio su 3.000 elettori registrati negli Stati Uniti, 20–26 luglio 2026. Margine d’errore ±2 punti percentuali.

Il vantaggio dei Democratici e il problema fondi


Questa percezione offre uno spazio politico ai Democratici, che nel 2026 hanno trasformato i miliardari nel bersaglio principale di spot e comizi e intendono costruire la campagna per le elezioni di metà mandato di novembre anche sui guadagni personali del presidente. Per i Repubblicani il problema è speculare: il loro leader è contemporaneamente un miliardario, una celebrità e un dirigente d'azienda che trae profitto dalla presidenza, cioè l'incarnazione stessa dell'élite descritta dagli elettori. Il 60% degli intervistati disapprova l'operato di Trump e quasi la metà lo disapprova "fortemente".

Il sondaggio contiene anche indicazioni elettorali favorevoli ai Democratici. Il partito registra il più ampio vantaggio di popolarità mai misurato nelle rilevazioni della rivista. Gli elettori si fidano più dei Democratici che dei Repubblicani su tutti i temi esaminati, con la sola eccezione della criminalità. Il vantaggio comprende anche l'economia e la sanità, considerate le due questioni più importanti. Nel "generic ballot", la domanda che misura le intenzioni di voto per il Congresso, i Democratici sono avanti di 8 punti; il margine sale a 10 tra gli elettori sicuri di partecipare alle elezioni di novembre.

I numeri arrivano però in una fase difficile per il partito, che ha visto diversi parlamentari uscenti perdere le primarie e deve affrontare una grave crisi finanziaria: il Comitato nazionale democratico è indebitato e dispone di oltre 100 milioni di dollari in meno rispetto a quello repubblicano. Secondo Jain, il quadro politico resta comunque il più favorevole ai Democratici degli ultimi vent'anni. Gli americani continuano a non amare particolarmente il partito, ma sono ancora più arrabbiati con i Repubblicani, ai quali attribuiscono la responsabilità del caro vita e della guerra impopolare contro l'Iran.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rabbia contro i data center sta diventando un movimento politico


A Memphis il deputato democratico Justin Pearson corre al Congresso chiedendo una moratoria, mentre l'opposizione agli impianti cresce anche tra gli elettori repubblicani

Sette americani su dieci dicono di essere contrari alla costruzione di un data center nella zona in cui vivono, secondo un sondaggio Gallup di marzo. Le prime ragioni che indicano sono l'inquinamento dell'aria e il consumo di acqua. Su quell'ostilità si è costruita una campagna elettorale a Memphis, in Tennessee, dove il deputato democratico Justin Pearson corre alle primarie del 6 agosto per il nono distretto congressuale chiedendo una moratoria sulla costruzione dei data center.

Pearson, 31 anni, abita nel quartiere di Westwood, a South Memphis, stretto tra i due impianti di xAI, l'azienda di intelligenza artificiale di Elon Musk. Colossus 1 è a dieci minuti di auto verso nord-ovest, Colossus 2 a quindici verso sud-est, insieme alle 69 turbine a gas metano piazzate appena oltre il confine con il Mississippi che oggi alimentano il secondo supercomputer, quasi tutte senza i sistemi di abbattimento delle emissioni richiesti dalle norme federali.

Le associazioni ambientaliste che hanno fatto causa a xAI stimano che quelle macchine possano immettere ogni anno più di 2.500 tonnellate di sostanze che formano lo smog in un'area che è già prima in Tennessee per accessi al pronto soccorso dovuti all'asma.

"L'intelligenza artificiale è controllata da persone. I data center sono costruiti da persone. E quelle persone, per come esistono e operano nel mondo, sono una minaccia per l'umanità", ha detto Pearson a POLITICO Magazine.

Il codice postale 38109, dove si trovano entrambi gli impianti, ospitava già più di diciassette stabilimenti industriali che rilasciano abbastanza sostanze tossiche da doversi registrare nell'inventario dell'EPA, l'agenzia federale per la protezione dell'ambiente.

Molti di quegli impianti sono stati costruiti, come Colossus 1, in un'area industriale ricavata da vecchie terre di piantagione, accanto a quartieri fondati da ex schiavi i cui residenti sono ancora per il 90 per cento neri, con un reddito familiare mediano di 36mila dollari.

L'arrivo di xAI è stato il risultato di un corteggiamento dell'azienda elettrica municipale di Memphis e dell'organizzazione locale per lo sviluppo economico, che hanno firmato accordi di riservatezza durante la trattativa e hanno poi celebrato il fatto che, portandosi le proprie turbine a gas, il data center non avrebbe pesato sulla rete elettrica già sotto sforzo. L'inquinamento è emerso solo dopo mesi di richieste di Pearson e dei gruppi ambientalisti locali, che hanno fatto volare telecamere termiche sopra l'impianto.

Confrontando le foto delle turbine con le schede tecniche dei produttori, l'associazione Southern Environmental Law Center ha calcolato che le macchine potessero emettere tra 1.200 e 2.000 tonnellate l'anno di ossidi di azoto, i gas che formano lo smog, molto più della centrale a gas dall'altra parte della strada o della raffineria poco distante.

xAI ha risposto che, essendo montate su ruote e quindi facilmente spostabili, le turbine rientrano nelle regole meno severe previste per gli impianti "temporanei", che non richiedono filtri antinquinamento durante il primo anno di funzionamento. Colossus 1 è stato alimentato da 35 turbine per quasi un anno prima che l'azienda chiedesse un'autorizzazione, ottenuta poi per sole quindici macchine. I rilevatori della qualità dell'aria continuano a registrare livelli elevati di polveri sottili nei quartieri circostanti.

Per Colossus 2 xAI ha ottenuto il permesso per 41 turbine, che pur con i sistemi di abbattimento potranno rilasciare quasi 20 tonnellate l'anno di polveri sottili e oltre 417 tonnellate di ossidi di azoto. Secondo la società di analisi indipendente EmPower Analytics Group quelle emissioni potrebbero produrre danni sanitari per un valore compreso tra 30 e 44 milioni di dollari, soprattutto per asma e infarti, con gli aumenti maggiori proprio nel quartiere dove vive Pearson. Nel frattempo il supercomputer viene alimentato da altre 69 turbine prive di autorizzazione.

La scorsa settimana l'azienda ha annunciato di aver raggiunto un accordo con lo Stato del Mississippi per rimuovere entro un anno le turbine sprovviste di permesso e per dotare tutte le macchine mobili di tecnologie avanzate di controllo delle emissioni. Lo spostamento coinciderà però in gran parte con l'anniversario dell'installazione, quando xAI avrebbe comunque dovuto rimuoverle. Tredici turbine resteranno sul posto oltre i dodici mesi.

"Costruiamo i nostri impianti rapidamente, mantenendo i più alti standard di responsabilità operativa, tutela ambientale e collaborazione con la comunità", ha scritto l'azienda, che sostiene anche che i monitoraggi attuali mostrano una qualità dell'aria in linea con gli standard federali, senza però diffondere i dati.

Il Dipartimento di Giustizia è intervenuto in giudizio a favore di xAI, sostenendo che le macchine devono continuare a funzionare in nome della sicurezza nazionale: l'esercito americano si è appoggiato al data center che alimenta Grok durante l'attacco all'Iran chiamato Operazione Epic Fury. L'amministrazione Trump sostiene inoltre di avere il diritto di far cadere qualsiasi causa intentata dai cittadini contro chi inquina in base al Clean Air Act, la legge federale sull'aria pulita, una posizione che secondo gli avvocati ambientalisti riscriverebbe decenni di applicazione delle norme.

La velocità è il vantaggio competitivo rivendicato dall'azienda. Nei documenti depositati a maggio per la quotazione in borsa, SpaceX ha scritto che il primo gruppo di calcolo di Colossus 1 è entrato in funzione in 122 giorni e quello di Colossus 2 in 91. "Crediamo che la velocità sia un vantaggio competitivo", si legge negli stessi documenti, che valutano il gruppo 2,1 mila miliardi di dollari.

Le quattro maggiori aziende tecnologiche americane hanno previsto di spendere circa 670 miliardi di dollari solo quest'anno per costruire nuovi impianti.

Chi difende i data center parla di primato geopolitico. Bill Drexel, ricercatore dello Hudson Institute che studia la competizione internazionale sull'intelligenza artificiale, ha detto che quando si discute di moratorie la vera posta in gioco è se questa tecnologia sarà guidata da una democrazia imperfetta o da un regime autoritario.

Il presidente Donald Trump ha ripreso lo stesso argomento all'inizio di luglio rivolgendosi ai potenziali oppositori: "Non potete combatterlo, dovete accettarlo. Se non lo facciamo resteremo indietro. Ci sono comunità che vogliono davvero i data center e francamente quelle sono le comunità intelligenti".

Il 41 per cento degli americani si dice contrario alla costruzione di un data center entro tre miglia da casa propria, contro il 28 per cento di gennaio, mentre i favorevoli sono scesi dal 37 al 24 per cento, secondo il sondaggio realizzato per POLITICO dall'istituto indipendente Public First. Nel primo trimestre del 2026 almeno 75 progetti per un valore di 130 miliardi di dollari sono stati bloccati o rallentati dall'opposizione locale, secondo la società di monitoraggio Data Center Watch.

Le moratorie a livello di contea si moltiplicano anche in aree conservatrici, mentre in Oklahoma, California e Michigan gli amministratori locali che hanno approvato progetti contestati si sono trovati di fronte a petizioni per la revoca del mandato. Il mese scorso la governatrice di New York Kathy Hochul, democratica moderata, ha ordinato uno stop di un anno alle nuove costruzioni.

Secondo un documento della società di consulenza Carbon Direct, la spinta alle cancellazioni non nasce solo dai milioni di litri d'acqua al giorno e dal fabbisogno elettrico degli impianti, ma anche dalla mancanza di trasparenza delle aziende tecnologiche. I casi che coinvolgono accordi di riservatezza, società schermo e inquilini non dichiarati hanno affrontato un'opposizione più dura e più rapida a organizzarsi, tanto che i vantaggi legali della segretezza non hanno compensato i costi politici.

Alexandria Ocasio-Cortez ha presentato con il senatore Bernie Sanders una proposta di legge per una sospensione a tempo indeterminato delle costruzioni, ed è oggi la voce più nota di quello che alcuni chiamano un movimento neoluddista. Il paragone è con la rivolta operaia dell'Inghilterra di inizio Ottocento, quando i telai meccanici trasformarono la tessitura da mestiere artigianale svolto in casa a lavoro di fabbrica pagato meno.

Il movimento prese il nome da Ned Ludd, un tessitore di Nottingham probabilmente mai esistito, cominciò con petizioni e lettere ai giornali e passò alla distruzione delle macchine solo nel 1811, davanti all'assenza di risultati e al divieto dei sindacati. Dopo una rivolta finita nel sangue nel 1812 il governo britannico mandò 14mila soldati a Nottingham, il parlamento rese la distruzione dei macchinari un reato punibile con la morte e ventiquattro luddisti finirono impiccati.

"Non era una reazione contro la tecnologia, era una reazione contro lo sfruttamento", ha detto a POLITICO Magazine Miriam Cherry, direttrice del centro di diritto del lavoro della St. Johns University.

Brian Merchant, giornalista tecnologico autore nel 2023 del libro Blood in the Machine, ha detto che oggi molte persone guardano ai data center e vedono pochi che ne traggono beneficio a spese di molti. I neoluddisti, secondo Merchant, non si oppongono alla tecnologia in sé ma a quello che la tecnologia fa sul territorio. Pearson non rivendica l'etichetta ma riconosce "forti somiglianze" e invita a studiare cosa facessero davvero i luddisti.

La corsa di Pearson è tutt'altro che vinta. Il deputato era già stato espulso dall'assemblea del Tennessee nel 2023 come uno dei "Tennessee Three", i democratici che avevano partecipato a una protesta per il controllo delle armi dopo una sparatoria in una scuola vicino a Nashville, per poi essere rieletto quattro mesi dopo.

A maggio i repubblicani del Tennessee hanno ridisegnato i confini del nono distretto, spezzando l'unico collegio a maggioranza nera e democratica dello Stato: oggi il distretto si allunga per 320 chilometri su altre quattordici contee profondamente repubblicane. La nuova linea di confine passa tra i due impianti di xAI ed esclude dal collegio parte dei suoi sostenitori più convinti.

Scott Golden, presidente del Partito Repubblicano del Tennessee, ha detto che le continue violazioni del regolamento dell'assemblea da parte di Pearson e la sua mancanza di rispetto verso le forze dell'ordine potrebbero diventare il centro della campagna per le elezioni generali del 3 novembre. Ha aggiunto che se il deputato è interessato ai piani regolatori forse dovrebbe candidarsi al consiglio comunale.

Brent Taylor, senatore statale repubblicano candidato nello stesso distretto, aveva definito nel 2025 l'impianto di xAI un grande vantaggio per Memphis, citando i circa 300 dipendenti e gli stipendi da Silicon Valley. Aveva anche proposto di discutere con l'azienda l'acquisto delle case più vicine.

Anche dentro il campo democratico la posizione di Pearson non è quella maggioritaria. La senatrice statale London Lamar, sua principale avversaria alle primarie e sostenuta da buona parte degli eletti di Memphis, ha lavorato a proposte di legge per obbligare i data center a dichiarare consumi di acqua ed elettricità. Dice che la questione della moratoria esiste solo per via del suo avversario, ma nel corso della stessa telefonata con POLITICO Magazine si è convinta della necessità di una sospensione temporanea, senza indicarne la durata.

L'opposizione ai data center attraversa anche il campo repubblicano. Il consulente conservatore texano Brendan Steinhauser ha detto che alcuni candidati liquidano le proteste come un'operazione del Partito comunista cinese. Secondo Steinhauser chi la pensa così perderà, perché il fenomeno è per il 99 per cento spontaneo.

Amy Kremer, tra i fondatori del Tea Party, ha organizzato una giornata nazionale di mobilitazione davanti a 140 data center in 42 Stati per chiedere la fine delle esenzioni fiscali agli impianti e regole più severe sui modelli di intelligenza artificiale, dicendo di applicare il vecchio manuale del Tea Party. In Tennessee la contea rurale e conservatrice di Lawrence si è spaccata su un impianto da appena 4,9 megawatt, una frazione degli 1,5 gigawatt richiesti da un data center di xAI: le petizioni contro il progetto hanno raccolto più di 7mila firme e i residenti stanno raccogliendo fondi per un ricorso.

Marsha Blackburn, candidata repubblicana alla guida del Tennessee, si è schierata contro un progetto proposto accanto allo zoo di Nashville dicendo che disturberebbe i leopardi, ma difende gli impianti nelle aree industriali: gli americani, ha detto a una radio di Nashville, vogliono che i propri dati restino negli Stati Uniti e non finiscano nelle mani della Cina.

Dan Diorio, vicepresidente per gli affari istituzionali della Data Center Coalition, l'associazione di categoria del settore, attribuisce agli impianti 5,5 milioni di posti di lavoro, un contributo di 927 miliardi di dollari al prodotto interno lordo e 204 miliardi di gettito fiscale federale, statale e locale.

A Memphis la città ha annunciato che destinerà il 25 per cento delle entrate fiscali dei data center a interventi nei quartieri più vicini agli impianti, mentre a giugno xAI ha offerto ai residenti il servizio internet satellitare Starlink a metà prezzo.

Pearson dice che continuerà a chiedere una moratoria qualunque sia l'esito del voto, insieme all'aumento del salario minimo e alla sanità universale. "Quello a cui assisto è un computer trattato con più cura e attenzione di un essere umano da parte di amministratori eletti, aziende e governo federale", ha detto. "Ed è sbagliato, dovrebbe terrorizzare le persone che un data center venga protetto più di chi ci vive accanto".


Trump vuole esentare le aziende spaziali dalle valutazioni ambientali


L'amministrazione Trump ha presentato martedì una proposta per esentare le aziende spaziali dalle valutazioni di impatto ambientale. Il piano permetterebbe alla Federal Aviation Administration (FAA), l'agenzia che regola l'aviazione civile e autorizza le attività spaziali commerciali, di derogare alle leggi ambientali quando approva i siti di lancio commerciali e concede i permessi per i lanci e per i rientri in atmosfera. Aziende e cittadini potranno commentare la proposta prima dell'eventuale entrata in vigore.

Le deroghe toccherebbero i requisiti di 13 leggi federali sulla protezione delle specie minacciate, sulla qualità dell'acqua e dell'aria e sulla tutela delle coste. L'obiettivo è concedere "più rapidamente e più facilmente" alcune licenze e permessi commerciali.

Lanci e rientri dei veicoli spaziali producono molto rumore e alterano gli habitat della fauna selvatica: la FAA ne valuta gli effetti e discute le alternative possibili. Per gli ambientalisti e per molte comunità locali le analisi sono uno strumento essenziale per capire i grandi progetti, ma possono durare più di un anno e le aziende del settore le considerano un freno.

L'agenzia si prepara intanto a un'impennata delle attività: prevede 214 lanci o rientri nell'anno fiscale in corso e più di 500 tra dieci anni. A trainare la crescita saranno SpaceX, Rocket Lab, la Blue Origin di Jeff Bezos e startup come Stoke Space, che vogliono portare in orbita decine di satelliti per le comunicazioni, per usi militari e forse anche per il calcolo legato all'intelligenza artificiale. Il mercato mondiale dei lanci, aperto ai privati dall'inizio degli anni Duemila, è oggi dominato proprio da queste aziende.

"Stiamo potenziando al massimo l'attività spaziale commerciale, tagliando i costi e rafforzando il vantaggio competitivo dell'America in questo campo vitale", ha detto in un comunicato il segretario ai Trasporti Sean Duffy. Per Duffy "gli Stati Uniti hanno vinto la prima corsa allo spazio" e possono ripetere l'impresa solo eliminando "gli ostacoli amministrativi".

L'amministrazione giustifica la deregolamentazione con la necessità di aumentare la cadenza dei lanci e di reggere la concorrenza della Cina, che sta recuperando terreno in fretta e punta come gli Stati Uniti a portare astronauti sulla Luna entro il 2030.

Il caso più discusso è Starbase, il complesso di SpaceX vicino a Brownsville, in Texas, dove l'azienda sviluppa il razzo Starship a poca distanza da aree naturali protette. Alcuni residenti hanno accusato la FAA di condurre analisi troppo superficiali, mentre la società di Elon Musk ha criticato in passato l'agenzia per quella che ha definito una "analisi ambientale superflua" legata a un lancio dalla base.

Ridurre le analisi ambientali per accelerare i lanci rischia però di aumentare la pressione sul controllo del traffico aereo, un altro compito della FAA. L'agenzia lavora con gli operatori per chiudere temporaneamente lo spazio aereo lungo le traiettorie dei razzi e tenere lontani i voli commerciali. La maggior parte dei lanci americani parte dalla zona di Cape Canaveral, sulla costa orientale della Florida, vicino ad alcune delle rotte più trafficate da e per lo Stato.

Blue Origin, Stoke Space e United Launch Alliance programmano più lanci da quella regione, così come SpaceX. Quest'anno la FAA ha autorizzato l'azienda di Musk a compiere fino a 44 lanci all'anno dello Starship, il razzo ancora in sviluppo, da una piattaforma del Kennedy Space Center, con altrettanti atterraggi dei suoi due stadi.

Il presidente aveva già firmato l'anno scorso un ordine esecutivo per ridurre le regole sull'industria spaziale e la settimana scorsa la Federal Communications Commission, l'autorità federale delle comunicazioni, ha semplificato le procedure con cui autorizza la messa in orbita dei satelliti.

L'organizzazione ambientalista Center for Biological Diversity ha definito la proposta "un regalo osceno" all'industria e ha annunciato che la contesterà. La NASA, l'agenzia spaziale americana, ha condotto lanci in modo responsabile per decenni, ha detto in un comunicato il suo dirigente Brett Hartl, mentre ora il presidente vuole eliminare "anche le protezioni ambientali più elementari per arricchire alcune delle persone più ricche del mondo".


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

QUEST'ANNO A SPAZIO L.I.F.E. COSA SUCCEDERÀ?


LE ATTIVITÀ DI SPAZIO L.I.F.E. SI SVOLGONO C/O LA TOMMY'S DANCE SCHOOL
Via Torricelli 9 Cspt

Eccetto:
●le attività di ascolto e counseling c/o lo studio olistico Cevenini
Piazzetta Giovanni XXIII Cspt
●le giornate di formazione esperienziale
● gli eventi artistici e culturali

INFO DI CONTATTO:
SEGRETERIA 333 2731652
spaziolife2018@gmail.com

COPPIE LAB

Mercoledì 18,30/20
(O in alternativa venerdì 20/21,30)

Quattro incontri dedicati alle coppie per stupirsi, sorprendersi, divertirsi, riflettere, giocare, esplorare in modo piacevole la comunicazione di coppia!

LAB DI SCRITTURA CREATIVA
LAB DI SCRITTURA CREATIVALAB DI SCRITTURA CREATIVA
Mercoledì dalle 18 alle 20
10 incontri in autunno

Contenuto:
Essecizi, giochi, stimoli, spunti per divertirsi, riflettere, emozionarsi usando la PAROLA scritta.
Non per diventare scrittori, ma per crescere e riuscire a guardarsi con occhi diversi.

PROGETTO MUSICAL

Giovedì dalle 18,30 alle 21,30
PROGETTO MUSICAL
Quarta edizione del travolgente laboratorio di teatro, canto, danza a cura di Thomas Rubbi (TOMMY'S DANCE SCHOOL) e Sabina Niceforo.
Messa in scena finale di un musical inedito!

TEEN LAB TEATRO
TEEN LAB TEATRO
(dagli 11 ai 18 anni)

Lunedì 17,30/18,45
Dal 5/10 al 9/05/27

Contenuto:
esercizi, giochi, attività per lavorare su corpo, voce, emozioni, creatività, rappresentazione di sé e dell'altro.

ALLENA-MENTE
Per over 60
ALLENA-MENTE
Gruppo martedì 10/11
Gruppo giovedì 10/11

Contenuto:
Esercizi, giochi, attività per stimolare memoria, linguaggio, logica, pensiero creativo, coordinazione.
Un percorso fortemente socializzante che unisce piacevolmente l'utile al dilettevole!

I NOSTRI SPAZI DI ASCOLTO
I NOSTRI SPAZI DI ASCOLTO
TI ASCOLTO: spazio individuale con la nostra counselor per lasciarsi sostenere e condividere i propri pesi
A cura della Dr. Valentina Cevenini 339 5004736

CONVERSAZIONI IN LIBERTÀ
Ogni secondo martedì del mese dalle 18 alle 19,30
Un incontro di gruppo per riflettere ogni mese su un tema diverso.
A cura della dr. Sabina Niceforo 333 2731652

MAXILAB TEATRO ADULTI
MAXILAB TEATRO ADULTI
Lunedì 18,45/21
Dal 5/10 al 9/05/27

Contenuto:
Un percorso di formazione teatrale-esperienziale, che unisce il lavoro tecnico e artistico ad un profondo lavoro su di sé.

PROGETTO PRIMAVERA
PROGETTO PRIMAVERA
Rivolto ad adulti con disabilità - Giovedì 16/18

Contenuto: in un unico percorso, quattro differenti esperienze laboratoriali per lavorare col corpo, la mente, le emozioni, la creatività.

LAB DI CANTO INDIVIDUALE
LAB DI CANTO INDIVIDUALE
Martedì e giovedì dalle 11,15 - Quando cantare può farci aprire finestre inaspettate sulla nostra anima...

GIORNATE DI FORMAZIONE ESPERIENZIALE
GIORNATE DI FORMAZIONE ESPERIENZIALE
La nostra attività per prendersi cura di se stessi. Con Valentina Cevenini e Sabina Niceforo

FABBRICA CREATIVart
FABBRICA CREATIVart
Dall'unione artistica tra SPAZIO L.I.F.E e TOMMY'S DANCE SCHOOL nasce questo progetto innovativo.

Produciamo spettacoli inediti di qualità per portare in giro nuove idee e artisti poco noti.

DEBUTTO CON LA DATA ZERO:
Mercoledì 11/11
Teatro Jolly

Emme Show
di e con Sabina Niceforo e Thomas Rubbi
E con Simone Bacchilega, Giorgia Gasparri e la partecipazione di Ricky Zotti

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Più sequel, più soldi


Un gioco del 2012 è il più venduto su PlayStation nel mese di luglio, e ci chiediamo ancora perché ci bombardano di remake
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

EA è ufficialmente saudita, Black Ops 2 ha venduto 8 milioni di copie nel 2026, Roblox perde colpi e Palworld non accenna a rallentare. E poi la recensione di un gioco piccolo ma sudatissimo e un'approfondimento su uno strategico che prova a farsi largo dove altri hanno fallito.


News index


- Palworld diventa un MMO ed esce quest’anno
+ Le carte più rare del TCG di Palworld sono già su eBay a 4000$
- Le riedizioni di Black Ops 1 e 2 hanno venduto 11 milioni di copie su PlayStation
+ Roblox scommette ancora di più sull’IA ma perde utenti e guadagni
- I giochi della Xbox 360 saranno presto su Pc
+ L’acquisto di EA da parte dei sauditi è completo

Palworld diventa un MMO ed esce quest’anno - Pocketpair ha annunciato Palworld Online, un MMO spin-off della sua mega hit Palworld da poco arrivata in versione 1.0. Il gioco sarà disponibile solo su iOS e Android a fine 2026 e si chiamerà Palworld Online. Il gioco, dicono in una nota stampa, "avrà al centro la profondità e la libertà di Palworld, ma su dispositivi mobili. Centrata sul multigiocatore online, dove i giocatori possono incontrarsi nello stesso mondo e divertirsi con la cooperazione, la competizione e la costruzione di basi comuni, il titolo avrà anche un'ambientazione e una trama originali", continua l'annuncio. "Ambientata in un vasto open world e perfettamente connesso, i giocatori potranno vivere avventure con gli amici sempre e ovunque, in compagnia delle misteriose creature chiamate pals”.

Le carte più rare del TCG di Palworld sono già su eBay a 4000$ - Il gioco di carte collezionabili di Palworld è appena uscito, e i collezionisti stanno già spendendo migliaia di dollari per accaparrarsi le carte più rare. Pubblicato il 30 luglio, Dawn of Palpagos segna il tanto atteso debutto di Pocketpair nel mondo delle carte collezionabili, dopo l'annuncio del progetto a gennaio. Il lancio sembra aver riscosso un enorme interesse, con oltre 3,5 milioni di bustine vendute il giorno stesso dell'uscita. La vendita più eclatante finora è quella della carta Soul Golden Cattiva SSS, la carta più rara di Dawn of Palpagos. Secondo un'inserzione conclusa su eBay, una copia è stata venduta per quasi 4.000 dollari il 27 luglio.

Le riedizioni di Black Ops 1 e 2 hanno venduto 11 milioni di copie su PlayStation - I porting per PlayStation 4 e PlayStation 5 di Call of Duty: Black Ops e Black Ops 2 hanno venduto oltre 11 milioni di copie secondo le stime di Alinea Analytics. Il porting di Black Ops 2 è stato il gioco PlayStation più venduto nel luglio 2026, con 8,2 milioni di copie e Alinea stima che i due titoli abbiano generato entrate per circa 435 milioni di dollari. Questi dati dovrebbero farci perdere definitivamente il coraggio di chiederci perché non facciamo altro che vedere remake e remaster.

Roblox scommette ancora di più sull’IA ma perde utenti e guadagni -Roblox ha pubblicato i risultati finanziari del secondo trimestre dell'anno fiscale 2026. L'azienda ha registrato un fatturato di 1,5 miliardi di dollari com 123 milioni di utenti attivi giornalieri. Roblox ha ribadito il suo impegno verso gli strumenti di creazione delle "esperienze" basati sull'intelligenza artificiale, affermando che questi liberano "i creatori dal noioso lavoro tecnico, consentendo loro di concentrarsi su un design creativo di alto valore". La buona notizia è che le azioni dell'azienda hanno perso il 55% del loro valore rispetto all'anno scorso e la piattaforma ha registrato 30 milioni di utenti medi in meno rispetto al picco del 2025. Il motivo citato nella call con gli investitori è stato che: "Attribuiamo l'inattesa riduzione dei ricavi a uno spostamento dell'engagement maggiore del previsto, dai giochi virali del 2025 ad alta monetizzazione a una combinazione di esperienze nuove e sempre attuali con una monetizzazione oraria inferiore", nelle parole del cfo Naveen K. Chopra.

I giochi della Xbox 360 saranno presto su Pc - Secondo un report di The Verge, i giochi per Xbox 360 potranno essere giocati su Project Helix (l'ibrido console-pc di Microsoft), dispositivi portatili e Xbox su PC. Gli sviluppatori di giochi usciti per Xbox 360 potrebbero presto scegliere di attivare la retrocompatibilità che, secondo il rapporto, diverrà gradualmente disponibile tra il 2027 e il 2028. È stato inoltre annunciato che una funzionalità di conversione da disco a digitale, precedentemente annunciata, sarà disponibile in beta aperta a luglio 2026. Questa trasformerà in una copia digitale di proprietà dell'utente ogni gioco nella libreria console, permettendo di accedervi anche su Pc. Nel documento si legge anche che Project Helix potrebbe essere in grado di giocare i titoli per Pc (probabilmente tramite Steam) con l'obiettivo di "abbattere le barriere tra giochi per console e per PC" e "rendere l'esperienza Xbox coerente su tutti gli schermi".

L’acquisto di EA da parte dei sauditi è completo - EA ha annunciato ufficialmente il completamento dell'acquisizione privata da 55 miliardi di dollari da parte del Fondo Pubblico di Investimento dell'Arabia Saudita, Silver Lake e Affinity Partners. L'operazione è considerata la più grande acquisizione con leva finanziaria (quindi a suon di prestiti) della storia e sembra aver superato senza problemi il vaglio delle autorità di regolamentazione americane ed europee. Precedenti indiscrezioni suggerivano che il Fondo Saudita avrebbe detenuto il 93,4% di EA, mentre Silver Lake il 5,5% e Affinity Partners (di Jared Kushner, genero di Trump) l’1,1%. I nuovi investitori punteranno sull'intelligenza artificiale generativa per ridurre i costi con circa 700 milioni di tagli previsti entro l'anno. Prima dell'annuncio dell'acquisizione, EA ha licenziato circa 400 dipendenti, chiuso lo studio interno Cliffhanger Games e ridimensionato significativamente BioWare in seguito al lancio non proprio stellare di Dragon Age: The Veilguard. Tra l'annuncio dell'accordo e la sua conclusione, invece, EA ha tagliato tanti sviluppatori dei Battlefield Studios, nonostante un anno record per il franchise. Come ciliegina sulla torta, l'azienda continua a promuovere l'utilizzo dell'IA generativa nei suoi giochi e ha annunciato nuove iniziative pubblicitarie in-game.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Big Walk - Avete sentito parlare di giochi friendslop, ma se ne esistesse uno d’autore? Big Walk è l’ultimo progetto di HouseHouse, gli autori di Untiteled Goose Game, ed è un gioco per gruppi da 2 a 12 amici che vanno a fare una grande passeggiata nel Bush australiano. Ad aspettarli ci sono enigmi, terreni accidentati e un sacco di modi per fare gli stupidi tutti insieme. C’è un’importante componente filosofica negli ostacoli, soprattutto di comunicazione, ed è quasi obbligatorio non usare Discord ma la chat interna del gioco, il motivo è che nell’impossibilità o nella difficoltà di comunicare risiede il divertimento di tantissime sfide.

Fields of Mistria - Arriva finalmente la versione 1.0 dell’unico farming Simulator ad essere emerso vittorioso dall’ombra di Satrdew Valley. C’è tutto quello che potete aspettarvi da un progetto di questo tipo e anche qualche sorpresa. C’è un po’ più di enfasi sulla componente di dating-sim e sulla componente narrativa che è ben scritta e stratificata. Ha un sapore nostalgico ed è perfetto per chi è alla ricerca di un’esperienza in cui affondare i denti per tantissime ore.

Akatori - Fan dei metroidvania, dopo qualche mese di siccità, potete nuovamente dissetarvi: Akatori è quel giusto mix tra tutto ciò che ci si aspetta dal genere e quelle due o tre innovazioni necessarie a lasciare il segno. La ricetta è semplice: ambientazioni interessanti, combattimento spigliato e un sistema di aggancio dei nemici per tirarseli contro che è una delizia.

ReStory: Chill Electronics Repairs - Chi è alla ricerca di un’esperienza tanto cozy quanto nostalgica non può perdersi Restory, un gioco in cui si vestono i panni di un riparatore di gadget tecnologici a Tokyo all’apice tecnologico dell’infanzia millennial. Dovrete riparare PS1, telefoni Nokia, Macchine fotografiche Polaroid, PSP e molta altra tecnologia dagli anni '90 a metà dei 2000. Qui calma e nostalgia vanno a braccetto, dategli una possibilità se avete bisogno di rilassarvi.


Echobreaker: la recensione di un platform di precisione breve ma intenso


Chi è alla ricerca di un’esperienza rifinita e contenuta troverà in Echobreaker un gioco ben fatto con una curva di apprendimento che non perdona

Echobreaker non è un gioco rilassante: è una sfida contro il tempo e contro sé stessi su cui ossessionarsi. Niente relax, niente riposo: il gioco di Upstream Arcade richiede dedizione e metodo per essere completato e i più bravi potrebbero riuscirci in meno di due ore.

Chi gioca pilota con visuale isometrica una tuta sperimentale e l’obiettivo è completare i percorsi di test nel minor tempo possibile. I livelli sono 15 in totale, strutturati in tre sezioni da cinque ciascuna e sbloccabili ottenendo determinate valutazioni in quelli precedenti. Per sbloccare il secondo set, per esempio, bisogna ottenere il punteggio oro in almeno quattro dei livelli precedenti e per sbloccare il terzo servono otto tempi con un tempo platino.

La curva di apprendimento è morbida nel primo set, diventa ostica per sbloccare il secondo e si trasforma in un percorso di Ninja Worrior per arrivare al terzo. Ogni livello introduce qualcosa di nuovo tra armi, nemici e abilità ed è lungo abbastanza da essere difficile da memorizzare ma non a sufficienza da diventare una sfida impossibile.

La tuta salta, ha un attacco base, può raccogliere delle armi a munizioni limitate (ciascuna con un attacco speciale) e può rompere le regole dello spazio-tempo per guadagnare un po’ di velocità. La meccanica che da il nome al gioco “rompere gli Echo” consiste nel rallentare il tempo per guadagnare velocità o distanza di salto in base al numero di nemici eliminati o “cariche di Echo” raccolte.

Così ogni livello da un semplice percorso da completare in modo lineare diventa, per raggiungere il punteggio platino e sbloccare l’ultimo set, una sorta di enigma da decifrare per capire scorciatoie, combo e altri stratagemmi per ridurre il proprio tempo di qualche altro decimo. Il mindset da avere è “no pain no gain” e la scarica di dopamina quando si batte il proprio fantasma (che rappresenta il tempo migliore mai fatto su quel livello) e si raggiunge la soglia platino (che sblocca anche le classifiche online) è paragonabile a quella dopo aver battuto un boss in un soulslike.

L’utente ideale è competitivo, instancabile e alla ricerca di una sfida che premia perseveranza e ingegno. Battuto il gioco, poi, ci sono una pletora di modificatori da provare per superare sfide ancora più toste e delle classifiche online per stabilire chi è il migliore in assoluto.

Echobreaker è perfetto anche per chi è alla ricerca di un modo per riempire un lungo viaggio in treno o in aereo con un’esperienza breve ma intensa. Il gioco, infatti, non è solo ottimo in portabilità, ma è anche talmente leggero che funzionerà su qualunque Pc.


Riuscirà ZeroSpace a fare breccia nel mondo degli strategici?


Non è rifinito, non ha tanto da offrire e ha problemi tecnici, ma le fondamenta ci sono e i dev sono proprio ambiziosi

Dopo una settimana in compagnia di ZeroSpace, un nuovo strategico sci-fi, è evidente che sul piatto c’è davvero tanto. Il gioco di Starlance Studios ha una campagna, una modalità versus, un sistema di guerra galattica multigiocatore stratificato e una modalità orda, il tutto con quattro fazioni giocabili, una delle quali in beta.

Il gioco ha appena fatto il suo debutto in accesso anticipato quindi ci sono molti angoli da smussare, ma la visione degli sviluppatori è sicuramente interessante. Aver passato gli ultimi due anni a vedere lentamente morire Stormgate, un altro strategico sci-fi firmato da ex Blizzard, però, costringe alla cautela perché i numeri non sono da capogiro.

Essendo uno strategico puro, il gioco è evidentemente orientato ai fan del genere anche perché, nelle sue innovazioni, non fa nulla per cercare di convincere chi non ama i giochi di strategia in tempo reale a provarlo. Avendo un’aria molto approcciabile già in questa fase, però, potrebbe essere un interessante compagno di giochi per chi volesse avvicinarsi al genere. Il problema è che, allo stadio attuale, mancano molte di quelle rifiniture, soprattutto alla campagna, che convincerebbero un novizio a fare il salto.

I problemi tecnici, dalle cutscene al gameplay, non mancano: non sono mai forieri di crash, ma l’effetto pop-in è molto intenso, alcuni elementi delle cutscene non si caricano proprio, diversi componenti dello scenario si compenetrano e ogni tanto qualche costruzione si bugga e smette di essere interagibile. Tutto normale per un gioco in Early Access, ma non un biglietto da visita vincente per chi si sta avvicinando al genere.

Quindi ZeroSpace è, in questa fase, per veterani del genere alla disperata ricerca di nuovi porti dopo StarCraft. Qui troveranno un parco fazioni ampio, unità interessanti anche se ancora grezze e degli sviluppatori molto ambiziosi nella loro visione. É fondamentale, però, mettere le aspettative al posto giusto: il gioco è evidentemente in lavorazione, dalla ui alle varie modalità, e prima di raggiungere l’obiettivo finale ci vorranno diversi anni.

La modalità di guerra galattica a fazioni, per esempio, è molto interessante sulla carta, ma al momento risulta spiegata male e implementata peggio: interfacce poco chiare, problemi di caricamento e missioni non proprio entusiasmanti fanno perdere in fretta la voglia di giocarci. Stessa cosa la campagna: personaggi piatti, scenari non proprio entusiasmanti ed eroi che non lasciano il segno danno fastidio perché interrompono quei momenti di gameplay strategico che il gioco fa bene.

Il flusso di gioco è frenetico e interessante, gli errori si pagano e, in generale, il comparto tecnico è responsivo, anche se da rifinire visivamente. Ci sono le fondamenta di gameplay e c’è l’ambizione di fare uno strategico longevo e stratificato. Supportate ZeroSpace se siete disposti a tollerare i difetti consueti di un gioco in Accesso Anticipato, se avete voglia di dare un feedback concreto agli sviluppatori e se volete sperare anche voi nel ritorno di un grande strategico capace di catalizzare l’attenzione delle masse.


Non dimenticatevi di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
youtube.com/embed/pleX1SB8MsU?…


Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al sostegno di chi legge che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto autore e lettore. Chi si innnamora di Letter to a Gamer e vule darle una mano può condividere questo link con i propri amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok). C'è anche un gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati.

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'economia americana ha perso 23.000 posti di lavoro a luglio


Gli economisti prevedevano 83.000 assunzioni nette. Il Bureau of Labor Statistics ha inoltre rivisto al ribasso di 103.000 unità i dati di maggio e giugno.

L'economia statunitense ha perso 23.000 posti di lavoro a luglio, mentre gli economisti interpellati dal Wall Street Journal si aspettavano 83.000 assunzioni nette. Il dato è contenuto nel rapporto mensile diffuso oggi dal Bureau of Labor Statistics, l'istituto di statistica del Dipartimento del Lavoro. Il tasso di disoccupazione è tuttavia sceso dal 4,2% di giugno al 4,1%, il livello più basso da giugno 2025.

Il rapporto ha ridimensionato anche i risultati dei due mesi precedenti: i posti creati a maggio sono stati rivisti da 129.000 a 63.000 e quelli di giugno da 57.000 a 20.000. Complessivamente, si tratta di 103.000 assunzioni in meno rispetto alle prime stime. La media mensile dell'ultimo anno scende così a 34.000 nuovi posti di lavoro creati. Le revisioni cancellano gran parte dello slancio che sembrava aver caratterizzato i primi mesi del 2026, quando la ripresa delle assunzioni era stata attribuita all'ottimismo per i tagli fiscali, la tregua sui dazi, la riduzione dei tassi d'interesse e il rallentamento dell'inflazione.

Occupazione · Luglio 2026

L’America ha perso posti di lavoro, ma la disoccupazione è scesa lo stesso

Il Bureau of Labor Statistics registra 23.000 posti in meno a luglio e ne cancella altri 103.000 dalle stime di maggio e giugno. Il tasso di disoccupazione scende al 4,1% perché sempre meno americani cercano un impiego.

Grafica di FocusAmerica 7 agosto 2026

Posti di lavoro creati a luglio

Le attese
+83.000

Il dato reale
−23.000

Media degli economisti interpellati dal Wall Street Journal
Uno scarto di 106.000 posti rispetto alle previsioni

Nell’ultimo anno l’economia americana ha creato in media 34.000 posti al mese: poco più di un terzo del ritmo che teneva nel 2024.

Quattro anni in un grafico

La creazione di posti di lavoro si è spenta mese dopo mese


Variazione mensile degli occupati non agricoli, in migliaia. La linea blu è la media dei dodici mesi precedenti: a gennaio 2023 superava i 380.000 posti al mese, oggi è a 34.000.

Posti creati Posti persi Media a 12 mesi

Passa il dito o il mouse sul grafico per leggere i singoli mesi.

Dentro il rapporto

Tre cose che rendono il dato peggiore di com’è apparso


Le revisioni Il paradosso I settori

Il Bureau of Labor Statistics ha ricalcolato i due mesi precedenti. Entrambi valevano circa la metà di quanto era stato annunciato.

−103.000
posti in meno rispetto alle prime stime. Le revisioni cancellano quasi tutto lo slancio dei primi mesi del 2026.

Occupati e disoccupati arrivano da due indagini diverse. I posti si contano nelle buste paga delle imprese; il tasso di disoccupazione nasce da un sondaggio tra le famiglie, e considera disoccupato solo chi ha cercato lavoro nelle ultime quattro settimane. Chi smette di cercare esce dal conteggio.

A luglio la disoccupazione è scesa al 4,1%, il livello più basso da giugno 2025. Nello stesso mese però la quota di americani che lavorano o cercano lavoro è caduta al minimo da oltre cinque anni: il tasso cala anche quando l’occupazione non cresce.

61,4%
Tasso di partecipazione, sette decimi in meno rispetto a gennaio

5,9 mln
Americani fuori dalla forza lavoro che dicono di volere un impiego

921.000
Persone in attesa di rientrare dopo un licenziamento: 153.000 in più in un mese

Ogni comparto sposta il saldo del mese. Le perdite di scuola, negozi e finanza pesano molto più di quanto la sanità riesca a compensare, e il totale si ferma a 23.000 posti in meno.

Passa il dito o il mouse su un comparto per vedere il saldo progressivo.

«Tutti gli altri comparti» è una voce residua: la differenza fra il saldo totale di luglio e i comparti indicati sopra.

Il turismo doveva essere il grande beneficiario dei Mondiali di calcio. Il settore del tempo libero e dell’ospitalità ha invece perso 61.000 posti a giugno ed è rimasto fermo a luglio. La retribuzione oraria media è ferma a 37,62 dollari, il 3,2% in più rispetto a un anno fa.


A luglio 2026 l’economia americana ha perso 23.000 posti di lavoro contro le 83.000 assunzioni attese. Maggio è stato rivisto da 129.000 a 63.000 posti e giugno da 57.000 a 20.000, per un totale di 103.000 posti in meno rispetto alle prime stime. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,2% al 4,1%, mentre il tasso di partecipazione è caduto al 61,4%.

Fonte Elaborazione su dati del Bureau of Labor Statistics, rapporto sull’occupazione di luglio 2026 (dati destagionalizzati), e sul sondaggio del Wall Street Journal tra gli economisti. La rilevazione di ottobre 2025 non è stata effettuata a causa dello shutdown federale.

Perché cala anche la disoccupazione


Il numero degli occupati e il tasso di disoccupazione provengono da due rilevazioni diverse e possono quindi muoversi in direzioni apparentemente contraddittorie. I posti di lavoro vengono calcolati attraverso un'indagine sulle imprese, che misura il numero di persone presenti nelle buste paga. Il tasso di disoccupazione deriva invece da un sondaggio sulle famiglie, nel quale una persona viene considerata disoccupata soltanto se ha cercato attivamente un impiego nelle quattro settimane precedenti. Chi smette di cercarlo esce dalla forza lavoro e non viene più conteggiato: il tasso può quindi diminuire anche senza un aumento dell'occupazione.

A luglio il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è sceso al 61,4%, il livello più basso da oltre cinque anni e sette decimi di punto in meno rispetto a gennaio. Gli americani fuori dalla forza lavoro che dichiarano di volere un impiego sono 5,9 milioni. Sono inoltre aumentate di 153.000 unità, fino a 921.000, le persone temporaneamente senza lavoro a causa di un licenziamento.

Le perdite si sono concentrate in pochi comparti. L'istruzione gestita dagli enti locali ha tagliato 50.000 posti, il commercio al dettaglio 19.000 e le attività finanziarie 14.000. La sanità ha invece continuato a crescere, con 22.000 nuove assunzioni. La retribuzione oraria media è rimasta ferma a 37,62 dollari, il 3,2% in più rispetto a un anno fa.

Mondiali senza l'attesa spinta alle assunzioni


Le imprese devono intanto affrontare un aumento dei costi su più fronti. Le spedizioni di petrolio dal Golfo Persico restano ostacolate dalla guerra in Medio Oriente, mentre l'Amministrazione Trump ha rilanciato la propria offensiva commerciale introducendo nuovi dazi sulle importazioni. In questo contesto, anche reperire manodopera è diventato più difficile: il forte rallentamento dell'immigrazione ha ulteriormente ristretto l'offerta di lavoratori disponibili.

Non si è inoltre materializzata l'ondata di assunzioni che gli economisti prevedevano in vista dei Mondiali di calcio. Il settore del tempo libero e dell'ospitalità, che avrebbe dovuto beneficiarne per primo, ha perso 61.000 posti a giugno ed è rimasto sostanzialmente fermo a luglio.

La Casa Bianca non ha ancora commentato il nuovo rapporto, pubblicato a circa tre mesi dalle elezioni di metà mandato, nonostante la Casa Bianca cerchi di rassicurare gli elettori sulla solidità dell'economia. Il calo dell'occupazione e le pesanti revisioni dei mesi precedenti riaprono però gli interrogativi sulla tenuta della crescita americana, in una fase segnata da un'inflazione ancora elevata e da costi crescenti per imprese e famiglie.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'arco trionfale di Trump avrà un impatto negativo su 37 luoghi storici di Washington


Il National Park Service ha concluso che la struttura alta 76 metri altererà le vedute dal Lincoln Memorial, dal cimitero di Arlington e dal Campidoglio. Il via libera può arrivare il 3 settembre

L'arco trionfale che il presidente Donald Trump vuole costruire a Washington avrà un impatto negativo sulle vedute di 37 luoghi storici della capitale, tra cui il Lincoln Memorial, il cimitero nazionale di Arlington, il Washington Monument e il Campidoglio. Lo ha stabilito il National Park Service, l'agenzia federale che gestisce i parchi e i monumenti nazionali degli Stati Uniti, in una valutazione pubblicata sul proprio sito.

La struttura sarà alta 250 piedi, circa 76 metri, quasi quanto l'edificio del Campidoglio che ospita il Congresso. Sorgerà in una rotonda sul lato della Virginia del fiume Potomac, davanti al Lincoln Memorial, esattamente al centro del percorso che collega il cimitero di Arlington al Campidoglio e che è costellato di monumenti nazionali. Chi vive nell'area di Washington o la visita se la troverà davanti da quasi ogni punto della città.

La valutazione rientra in una procedura chiamata Section 106, prevista dalla legge federale sulla tutela del patrimonio storico, che obbliga le agenzie a esaminare gli effetti di un'opera pubblica sui siti storici vicini e a raccogliere le osservazioni dei cittadini. Il National Park Service ha aperto la consultazione pubblica sul progetto e ha studiato le conseguenze sui luoghi circostanti, arrivando alla conclusione che l'arco cambierà le vedute e il significato simbolico di molti di essi.

Il New York Times ha raccolto l'elenco completo dei siti per cui l'agenzia prevede effetti negativi. Oltre ai monumenti più noti ci sono il Pentagono, il Thomas Jefferson Memorial, la National Cathedral, il quartiere storico di Georgetown, il ponte Francis Scott Key, la George Washington Memorial Parkway, il National War College e il piano urbanistico originario della città disegnato da Pierre L'Enfant.

L'arco interromperà il corridoio visivo tra il Lincoln Memorial e Arlington House, la residenza del generale confederato Robert E. Lee trasformata in memoriale, un asse progettato per rappresentare la riunificazione tra Nord e Sud dopo la guerra civile. Dal memoriale dedicato a Lee gran parte del Lincoln Memorial resterà nascosta dietro la nuova struttura. Dall'Arlington Memorial Bridge, il ponte che unisce le due sponde del Potomac, l'arco inserirà un simbolo di trionfo in uno spazio che è anche l'ingresso solenne del cimitero militare.

Alcuni veterani hanno contestato la terrazza panoramica prevista in cima all'arco, che consentirà ai turisti di osservare dall'alto i funerali privati e le famiglie in lutto al cimitero di Arlington. Il tema è stato sollevato più volte durante le sedute pubbliche di revisione del progetto.

La Casa Bianca vuole che l'arco sia costruito prima della fine del mandato di Trump e sta accelerando per ottenere l'approvazione definitiva della National Capital Planning Commission, l'organismo federale che autorizza le opere edilizie nella capitale. Il via libera potrebbe arrivare il 3 settembre, quando la commissione tornerà a riunirsi. Il presidente non ha alcuna intenzione di spostare l'arco né di ridurne le dimensioni e ha riempito la commissione di suoi alleati, quindi è improbabile che la sintesi dei danni prodotta dal National Park Service cambi qualcosa.

Per la Casa Bianca la presenza di Trump nelle vedute più celebri di Washington è un pregio e non un difetto. L'arco "migliorerà l'esperienza dei visitatori al cimitero nazionale di Arlington per i veterani, per le famiglie dei caduti e per tutti gli americani", ha dichiarato al New York Times il portavoce Davis Ingle, "servendo da promemoria visivo dei nobili sacrifici sostenuti da tanti eroi americani nei nostri 250 anni di storia perché noi oggi possiamo godere delle nostre libertà".

L'opera dovrebbe essere una celebrazione apolitica dei 250 anni degli Stati Uniti, ma è già stata ribattezzata "Arc de Trump" per la somiglianza con l'Arco di Trionfo di Parigi. A ottobre, durante una conferenza stampa nello Studio Ovale con il direttore dell'FBI Kash Patel e la ministra della Giustizia Pam Bondi, un modellino dell'arco era appoggiato sulla scrivania presidenziale. A un giornalista di CBS News che gli chiedeva per chi fosse, Trump ha risposto: "Per me. Sarà bellissimo".

Non è il primo monumento che il presidente dedica a se stesso. L'aeroporto internazionale di Palm Beach, in Florida, è stato intitolato a lui e nel campo da golf del Trump National Doral di Miami è stata installata una statua dorata alta quasi sette metri che lo raffigura. A differenza di quelle, però, l'arco di Washington sarà difficile da evitare, anche solo guardando le immagini della capitale in televisione o al cinema.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'intelligence americana ritiene che Putin potrebbe mettere alla prova la NATO con un attacco limitato


Gli scenari vanno da un cyberattacco a un'incursione di terra tra l'autunno 2026 e il 2029. Le scorte americane di munizioni sono intanto ridotte dalla guerra con l'Iran e dagli aiuti all'Ucraina

Il presidente russo Vladimir Putin potrebbe mettere alla prova la tenuta della NATO con un attacco limitato contro un paese dell'alleanza nei prossimi anni. Lo prevedono le nuove valutazioni dell'intelligence americana rivelate dal Wall Street Journal, che ipotizzano scenari che vanno da un cyberattacco a un'incursione di terra su scala ridotta. La finestra temporale stimata va da questo autunno al 2029.

In passato l'intelligence americana aveva ritenuto che Putin non avrebbe provocato un paese della NATO finché era impegnato nella guerra in Ucraina, ma la valutazione è cambiata all'inizio di quest'anno. Putin è sempre più in difficoltà: i droni ucraini infliggono danni crescenti all'esercito e all'industria petrolifera russa, le forze di Mosca avanzano poco al fronte al prezzo di perdite pesanti e il presidente russo è sotto pressione in patria per ottenere una vittoria. Il timore dei funzionari americani è che Putin diventi più pericoloso quando è messo alle strette. L'obiettivo di un eventuale attacco alla NATO sarebbe spaccare l'Alleanza.

I leader americani ed europei vedono già segnali di attacchi esplorativi con cui la Russia testa la reazione dell'alleanza, come i missili da crociera caduti in Polonia e i droni entrati in Romania. Le minacce ipotizzate nei rapporti vanno da un cyberattacco contro un paese dell'alleanza all'invio di gruppi armati senza insegne per occupare territorio, fino a un'incursione limitata sul fianco orientale. "L'incognita è come risponderebbero gli Stati Uniti in quel caso", ha detto al Wall Street Journal Heather Conley dell'American Enterprise Institute, un centro studi di Washington. Secondo Conley, mettere in dubbio la credibilità della NATO e separare gli Stati Uniti dagli alleati "è sempre stato un obiettivo" della Russia.

La probabilità dello scenario più estremo, l'incursione di terra, è considerata bassa, ma cresce con il passare del tempo. Un attacco del genere è sempre stato giudicato molto improbabile perché farebbe scattare l'articolo 5 del trattato, la clausola che impegna tutti i membri alla difesa collettiva. L'articolo 5 è però meno chiaro sulla risposta alle minacce informatiche o ibride. "Rispondere a un attacco sotto la soglia dell'articolo 5 è sempre stata la sfida della NATO e finora gli alleati hanno preferito evitare l'escalation", ha detto Conley. Quando nel 2007 la Russia lanciò una serie di cyberattacchi contro l'Estonia, per esempio, il paese scelse di gestire la crisi a livello bilaterale, senza invocare l'alleanza.

"Riflettiamo e ci prepariamo sempre a ogni tipo di scenario. La NATO osserva e siamo pronti a dissuadere e a difendere se necessario, come continuiamo a dimostrare", ha detto il colonnello Martin O'Donnell, portavoce dell'alleanza. Il Pentagono e il comando supremo alleato in Europa non hanno voluto commentare informazioni di intelligence riservate.

Le scorte americane di alcune munizioni sono intanto ridotte al minimo: gli Stati Uniti le hanno erose con i trasferimenti di armi all'Ucraina dopo l'invasione russa e con la guerra contro l'Iran. Tra le riserve a rischio ci sono i missili a lungo raggio Precision Strike e ATACMS, entrambi lanciati dai lanciarazzi mobili HIMARS, e i missili antiaerei a corto raggio Stinger, armi necessarie per respingere un'invasione di terra in un eventuale conflitto con la Russia, secondo Tom Karako del Center for Strategic and International Studies (CSIS), un altro centro studi di Washington. Sono basse anche le scorte per la difesa aerea, compresi gli intercettori Patriot, SM-3 e THAAD.

Un recente rapporto del CSIS stima che nella guerra con l'Iran gli Stati Uniti abbiano impiegato tra 1.060 e 1.430 missili Patriot, lasciandone appena 870 in arsenale. "Se si trattasse solo di combattere l'Iran, anche se abbiamo usato poco più della metà degli intercettori, ne resta ancora metà, quindi potremmo andare avanti per parecchio tempo", ha detto Mark Cancian, uno degli autori del rapporto. "Il problema è che ora il Pentagono è molto preoccupato per le conseguenze nel Pacifico occidentale, con la Cina".

La carenza ha aperto un dibattito dentro l'amministrazione mentre il presidente valuta le prossime mosse sull'Iran. Il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto e più alto ufficiale delle forze armate americane, ha avvertito di recente la Casa Bianca che gli intercettori per la difesa aerea stanno diminuendo. Secondo Caine le scorte attuali non impedirebbero una ripresa delle operazioni militari su larga scala contro l'Iran, ma aumenterebbero i rischi.

Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha definito false le notizie su una carenza di munizioni: "Abbiamo tutto ciò che serve per colpire nel momento e nel luogo che il presidente sceglierà". La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha detto che le forze armate hanno munizioni "più che sufficienti" per gli obiettivi strategici del presidente, che ha già chiesto ai produttori di armi di aumentare la produzione.


Hormuz, nuovo accordo vicino mentre il Pentagono è sempre più a corto di missili


Stati Uniti, Iran e Oman sono vicini a un nuovo accordo provvisorio per riaprire lo Stretto di Hormuz, che l'amministrazione americana spera di annunciare già oggi. Lo hanno riferito ad Axios due fonti regionali e un funzionario statunitense. La trattativa entra così nella fase decisiva mentre l'arsenale americano si assottiglia sempre di più: secondo la CNN, dall'inizio della guerra con l'Iran le forze armate statunitensi hanno consumato quasi quattro quinti delle scorte di missili THAAD e circa la metà degli intercettori Patriot.

Un nuovo sistema per riaprire lo Stretto


La nuova intesa, negoziata da diverse settimane, punta a ristabilire il cessate il fuoco tra Washington e Teheran e a riavviare i negoziati sul nucleare, prevedendo un regime transitorio di 60 giorni, concordato tra Oman e Iran e prorogabile. In questo periodo tutto il traffico diretto verso il Golfo passerebbe attraverso una corsia settentrionale nelle acque iraniane, mentre le navi in uscita verso il Mare Arabico seguirebbero la corsia meridionale nelle acque omanite, in coordinamento con Teheran.

Entro 30 giorni le due parti dovrebbero inoltre rimuovere le mine navali dalla corsia centrale dello Stretto. Una volta bonificata, anche la rotta centrale tornerebbe a ospitare il traffico in entrambe le direzioni, secondo un accordo permanente ancora da negoziare tra Muscat e Teheran. Il nuovo sistema attribuirebbe così all'Iran un potere di controllo sul passaggio delle navi che non possedeva prima della guerra.

Le ricostruzioni divergono sull'eventuale introduzione di tariffe. Secondo Axios, nei due mesi iniziali non sarebbe previsto alcun pedaggio; l'Associated Press riferisce invece che verrebbero applicate tariffe per i servizi di sicurezza e di tutela dell'ambiente marino. È uno dei nodi ancora irrisolti, insieme alle modalità concrete della riapertura. Prima della guerra, attraverso lo Stretto transitava un quinto del petrolio e del gas scambiati nel mondo. Gli attacchi iraniani contro le navi lo hanno di fatto chiuso, spingendo al rialzo i prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti ben oltre il Medio Oriente.

La tregua sullo Stretto

Hormuz riapre a corsie separate, e l'Iran ottiene un controllo che non aveva


L'intesa provvisoria negoziata dall'Oman prevede 60 giorni di transito guidato nelle acque di Teheran e Muscat, mentre le scorte americane di intercettori scendono al minimo.

Grafica di FocusAmerica

Come funzionerebbe il transito

Tre corsie, due padroni di casa


Il traffico verso il Golfo passerebbe nelle acque iraniane, quello in uscita nelle acque omanite. La rotta centrale, minata durante la guerra, andrebbe bonificata entro 30 giorni.

IRAN OMAN E.A.U. Golfo Persico Golfo Persico Golfo di Oman Golfo di Oman Bandar Abbas Qeshm
Corsia nordIn entrata · acque iraniane Corsia sudIn uscita · acque omanite Corsia centraleMinata · da bonificare
Il regime transitorio durerebbe 60 giorni, prorogabili. Il traffico viaggerebbe separato per direzione, in coordinamento con Teheran. Tocca una corsia per i dettagli.

Il calendario dell'intesa60 giorni

Giorni 1-30 Giorni 31-60

Entro il giorno 30: mine rimosse dalla corsia centrale
Al giorno 60: proroga, o un accordo permanente sul transito

Nodo aperto: i pedaggi. Secondo Axios, nei primi 60 giorni non sarebbe previsto alcun pedaggio; per l'Associated Press verrebbero invece applicate tariffe per i servizi di sicurezza e di tutela dell'ambiente marino.

1/5
del petrolio e del gas scambiati nel mondo transitava dallo Stretto prima della chiusura

−6% Brent
il calo del greggio dopo lo stop ai bombardamenti, a circa 83 dollari al barile

Il conto della guerra

Gli intercettori americani si stanno esaurendo


Tra febbraio e luglio le forze armate statunitensi hanno consumato gran parte dei loro sistemi antimissile più efficaci, secondo un rapporto interno diffuso nei giorni scorsi.

Intercettori THAAD
Colpiscono i missili balistici nella fase finale della traiettoria
almeno −38%
meno di 278rimasti, su 452 prima della guerra

Scorte residueConsumate in cinque mesi

Intercettori Patriot
Il principale sistema americano di difesa antimissile e antiaerea
circa −65%
meno di 827rimasti, su circa 2.200 prima della guerra

Scorte residueConsumate in cinque mesi

Missili Tomahawk
Da crociera, lanciati da navi e sottomarini
circa −50%

aprile: −30%

Riserve residue

ATACMS e Precision Strike Missile
Missili di precisione a lungo raggio dell'esercito, oltre un milione di dollari l'uno: gli stessi forniti a Kyiv, considerati decisivi in un eventuale conflitto su Taiwan
quasi esauriti

Cinque mesi per svuotare gli arsenali, anni per riempirli

Sulla stessa scala temporale: quanto è durato il consumo, quanto servirebbe a rimpiazzarlo ai ritmi di produzione dichiarati. La scala è in anni.

1 anno123456

Il consumo, da febbraio a luglio5 mesi

Rimpiazzare gli oltre 1.370 Patriot usati, a 20 al mesequasi 6 anni

Riportare i THAAD ai livelli precedenti alla guerraalmeno 3 anni

I tre anni per i THAAD sono indicati dal rapporto. Il tempo di rimpiazzo dei Patriot è un calcolo di FocusAmerica: la differenza tra le scorte prima e dopo la guerra, divisa per il ritmo di consegna dichiarato. Presuppone che non se ne consumi nemmeno uno nel frattempo.

20 al mese
gli intercettori Patriot in uscita dalle fabbriche americane

15 al mese
i missili Tomahawk di nuova produzione

5 mesi
di guerra per consumare più della metà dell'arsenale Patriot

Gli Stati Uniti hanno «molte più munizioni di chiunque altro al mondo».
La replica della Casa Bianca, che respinge la ricostruzione del rapporto

Fonte Axios, CNN, Reuters, Associated Press, Center for Strategic and International Studies. Mappa: Natural Earth. Agosto 2026.

Una tregua già fallita una volta


Da parte sua, Teheran nega di star negoziando con Washington. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, sostiene che i colloqui siano in corso esclusivamente con l'Oman. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha invece confermato il coinvolgimento americano e ha parlato di progressi, precisando però che non è stata ancora raggiunta un'intesa definitiva. L'accordo formale, anticipato dal New York Times, resterebbe comunque bilaterale, tra Iran e Oman.

Tre settimane fa la Casa Bianca, l'Oman e gli altri mediatori regionali erano convinti di avere già raggiunto un'intesa. Teheran ha però ripreso ad attaccare le navi, innescando due settimane di combattimenti che hanno portato le parti sull'orlo di una guerra aperta. Alla mediazione hanno partecipato anche funzionari qatarioti, pachistani e sauditi, con una serie di telefonate tra l'inviato di Trump Steve Witkoff, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il suo omologo omanita Badr al-Busaidi. Araghchi ha dato un assenso di massima durante il fine settimana; martedì sono poi arrivati il via libera della Guida suprema Mojtaba Khamenei e quello del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano.

Visti i progressi, nella giornata di sabato il presidente Donald Trump aveva deciso di non dare seguito alla minaccia di una vasta campagna di bombardamenti, concedendo più tempo alla diplomazia. Il giorno precedente era però arrivato a un passo dall'ordinare l'attacco secondo le ricostruzioni più accreditate, e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbe già ricevuto le istruzioni operative. Trump ha cambiato idea dopo avere parlato con gli alleati mediorientali, preoccupati da una possibile rappresaglia iraniana contro le proprie infrastrutture energetiche. Il Brent è quindi sceso di circa il 6%, attestandosi intorno agli 83 dollari al barile. L'opzione militare resta tuttavia sul tavolo e, se l'accordo non verrà raggiunto in tempi brevi, il presidente potrebbe autorizzare i raid.

Le scorte americane al limite


Prima che Trump annullasse i bombardamenti, i vertici militari avevano nuovamente richiamato l'attenzione sulla riduzione delle scorte, almeno per la seconda volta in poche settimane. Il sistema antimissile THAAD, progettato per intercettare i missili balistici nella fase finale della traiettoria, e il Patriot sono tra i sistemi antimissile più efficaci dell'arsenale americano.

Prima del conflitto gli Stati Uniti disponevano rispettivamente di 452 e di circa 2.200 intercettori nelle due versioni più avanzate, secondo il Center for Strategic and International Studies. Le stime pubbliche del centro studi di Washington non coincidono del tutto con i dati interni: un rapporto pubblicato la scorsa settimana calcola che tra febbraio e luglio sia stato consumato circa il 65% degli intercettori Patriot e che le scorte di THAAD si siano ridotte di almeno il 38%. In termini assoluti, rimarrebbero quindi disponibili meno di 827 intercettori Patriot e meno di 278 intercettori THAAD.

Secondo quanto rivelato dalla Reuters, sono però quasi esaurite anche le scorte dei missili di precisione a lungo raggio dell'esercito statunitense: gli Army Tactical Missile Systems, conosciuti come ATACMS, e i più recenti Precision Strike Missile. Costano oltre un milione di dollari ciascuno e consentono di colpire obiettivi a grande distanza senza esporre gli aerei alle difese antiaeree nemiche.

Sono gli stessi sistemi forniti da Washington a Kyiv per attaccare obiettivi in territorio russo e che gli analisti considerano decisivi in un eventuale conflitto con la Cina sul futuro di Taiwan. Anche le riserve complessive di Tomahawk, i missili cruise lanciati da navi e sottomarini, si sono ridotte di circa la metà, rispetto al -30% registrato ad aprile.

Il Pentagono riceve circa 15 Tomahawk e 20 Patriot al mese, secondo i programmi di consegna dell'anno fiscale in corso, mentre per riportare le scorte di THAAD ai livelli precedenti alla guerra servirebbero almeno tre anni. Questa settimana il Dipartimento della Difesa ha firmato due contratti per aumentare la produzione dei motori a razzo destinati ai Patriot e ai THAAD, ma un portavoce non ha indicato quando l'incremento comincerà a produrre risultati.

La Casa Bianca di Trump respinge però questa ricostruzione. In una dichiarazione un portavoce della presidenza ha affermato che gli Stati Uniti possiedono "molte più munizioni di chiunque altro al mondo" e che le aziende del settore militare "stanno producendo più munizioni di quante ne abbiano mai prodotte prima". Gli analisti confermano che la produzione di alcune categorie, dai proiettili d'artiglieria a diversi tipi di missili, ha raggiunto livelli record, ma avvertono che le quantità potrebbero comunque non essere sufficiente a sostenere una guerra prolungata.

In questo contesto i Paesi del Golfo, che dipendono drammaticamente dai sistemi antiaerei americani, temono che la scarsità di munizioni riduca la loro capacità di intercettare missili e droni iraniani, soprattutto se diventassero bersaglio di una rappresaglia provocata da una nuova escalation decisa da Washington. Il capo di Stato Maggiore, il generale Dan Caine, aveva già sollevato il problema durante una riunione alla Casa Bianca alla fine del mese scorso, nella quale era stato discusso anche il rischio di provocare numerose vittime civili in Iran nel caso di una ripresa su larga scala delle attività militari.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Agenti AI in produzione: la sindrome del proof of concept (e come uscirne)


Una chiacchierata con Raffaele Gaito su agenti AI, Web MCP e prompt engineering: perché far funzionare un agente in demo è facile, ma renderlo affidabile in produzione è un altro mestiere. Con le tecniche per tagliare i costi di un agente del 90%, e una riflessione sul valore umano.

Cos'è un Agente AI?

Un agente AI è un sistema autonomo che usa il ragionamento per pianificare ed eseguire azioni complesse, rilevando le sfumature del contesto e decidendo autonomamente la sequenza ottimale per raggiungere un obiettivo. La sua efficacia deriva dalla capacità di connettersi e utilizzare strumenti esterni (API, database, software), operando sia singolarmente sia in sistemi multi-agente per risolvere problemi collaborativi. A differenza di un chatbot reattivo, un agente agisce proattivamente per completare un compito, non limitandosi a rispondere a una richiesta.

Ho fatto una lunga chiacchierata con Raffaele Gaito per il suo podcast What's Next, e abbiamo toccato un numero di temi che normalmente avrei distribuito su tre o quattro articoli diversi.

Siamo partiti dalla domanda più scomoda di tutte, quella che chiunque lavori con l'AI dovrebbe porsi più spesso: quanto è ampia, oggi, la distanza tra quello che si racconta sugli agenti AI e quello che succede davvero quando li si porta in produzione, dentro un'azienda vera, con dati veri e budget veri? Da lì abbiamo aperto il cofano, punto per punto:

  • perché "solidità" è la parola giusta per parlare di agenti, e cosa prova a risolvere Web MCP, la proposta di Google (e Microsoft) per costruire siti pensati anche per essere "letti" dagli agenti;
  • perché il prompt engineering non è affatto morto, anzi con modelli più performanti ha più senso che mai investirci tempo, e cos'è il metaprompting;
  • quanto contano ancora le competenze verticali (di chi programma, scrive, fotografa) quando tutti hanno accesso agli stessi strumenti;
  • a che punto siamo con i modelli visivi, tra controllo, replicabilità e nuove frontiere multimodali;
  • perché, se lo strumento è lo stesso per tutti, il vero vantaggio competitivo diventa l'idea;
  • le tecniche molto concrete con cui abbiamo tagliato del 90% i costi di un sistema agentico, usando lo stesso identico modello;
  • la cosiddetta "frontiera irregolare" dell'AI, e perché non tutto va risolto con un prompt;
  • e per finire, come sempre in questi casi, una domanda che mi mette sempre un po' in difficoltà: qual è il valore umano, il mio valore, in un mondo che accelera così in fretta?

Qui sotto trovi il video integrale della chiacchierata. In questo articolo ho riorganizzato, approfondito e verificato i concetti principali che abbiamo toccato, con qualche aggiunta e qualche link per chi vuole andare oltre.
youtube.com/embed/ENzk4UmvNfE?…
L'intervista completa con Raffaele Gaito


Agenti AI in produzione: la sindrome del proof of concept


Agenti AI in produzione: cosa significa?

Mettere agenti AI in produzione trasforma la produttività aziendale, automatizzando workflow complessi. A differenza di un chatbot passivo, a un agente si assegna un obiettivo: lui pianifica autonomamente gli step per raggiungerlo, utilizzando altri software e navigando sistemi. Questi possono operare come sistemi multi-agente, connettendosi a molteplici tool e server per eseguire i compiti in modo proattivo.

Alla domanda diretta, quanto è ampia oggi la distanza tra la narrazione sugli agenti AI e quello che succede davvero quando li si porta in produzione, la mia risposta è secca: è ampia. E credo si possa misurare lungo due assi.

Il primo è la potenzialità: cosa questi sistemi ci permettono di fare. Il secondo, molto più scomodo, è l'affidabilità.


È bellissimo costruire un agente, magari un sistema multi-agente connesso a decine di tool e server MCP (Model Context Protocol), che risolve un task complesso in 30 secondi. Cambia completamente musica quando quel task deve essere svolto decine di migliaia di volte al giorno, tutti i giorni, senza intervento umano. A quel punto non stiamo più parlando dello stesso problema: è un problema di ingegneria completamente diverso da quello della demo.

Quando inizi ad "aprire il cofano" di un sistema agentico reale, scopri quasi sempre la stessa cosa: la maggior parte dell'effort non è nella costruzione dell'agente né nell'uso del modello. Aprire il playground di un provider e mettere in piedi un agente, oggi, è questione di minuti: è più che sufficiente per una demo. Il vero lavoro è nel layer applicativo: capire quali dati servono all'agente per compiere le operazioni, come si integrano i flussi, come si progetta l'osservabilità, come si tiene sotto controllo la scalabilità e, soprattutto, i costi.

È proprio questo scarto che mi piace chiamare la sindrome del proof of concept che funziona. Il proof of concept è, per definizione, un'idea che funziona in condizioni controllate. Ma l'execution, quella che trasforma l'idea in un'applicazione reale, è un mestiere a parte, e nessuno lo racconta nelle demo.

Il problema non risparmia nessuno, nemmeno le grandi aziende che ci vendono questi strumenti: nelle presentazioni di chi vende soluzioni AI tutto sembra sempre perfetto, tutto "wow". Il salto che manca è chiedersi: questa cosa, se la metto in un'azienda vera con problemi veri, sopravvive al terzo giorno senza "scassarsi"? E soprattutto: quanto costa? Perché quando si parla del costo di un singolo prompt si parla sempre di centesimi: costi bassissimi, quasi trascurabili. Ma moltiplicati per migliaia di interazioni al giorno, quei centesimi si trasformano in migliaia di euro con estrema facilità.

C'è poi un tema che riguarda proprio come si valuta la solidità di una soluzione prima ancora di metterla in produzione: non fidarsi mai dei benchmark che arrivano insieme al prodotto. Che il numero arrivi da Google, OpenAI, Anthropic o Microsoft, lascia un po' il tempo che trova: c'è sempre una componente di marketing in quei numeri. L'unico benchmark davvero utile è quello che si costruisce internamente, su dati e casi reali della propria organizzazione: testare su piccoli insiemi di dati prima di scalare, e portare la soluzione in produzione gradualmente, un pezzo alla volta, proprio per imparare a conoscere uno strumento che, a differenza del software che sviluppiamo internamente, non abbiamo progettato noi.


Web MCP: verso i siti pensati (anche) per gli agenti


Il tema della solidità torna in un contesto molto specifico: quello dell'agentic browsing. Oggi, quando un sistema come ChatGPT o Gemini viene messo in modalità agentica per navigare il web, cosa succede davvero? Il sistema usa un browser interno, naviga tra le pagine e usa la visione artificiale per interpretare cosa c'è sullo schermo: capisce, in base al task che gli abbiamo dato, che quel pulsante serve ad aprire la scheda prodotto, quell'altro a metterlo nel carrello, e così via.

Descritta così, il problema si vede subito: c'è un ampio margine di interpretazione. L'agente deve dedurre il significato degli elementi della pagina, un po' come farebbe una persona che la visita per la prima volta. Basta un configuratore di prodotto un po' complesso, dove un'azione carica dinamicamente altre opzioni, perché il comportamento dell'agente diventi imprevedibile, perché fatica a "leggere" correttamente cosa è cambiato nell'interfaccia.

È esattamente questo il problema che Web MCP cerca di risolvere. Attenzione: a oggi non è ancora un protocollo formale, ma una proposta: pubblicata da Google insieme a Microsoft e portata avanti in un community group del W3C, con una prima origin trial già attiva su Chrome. L'idea di fondo, però, è già molto chiara: quando un agente arriva su una pagina costruita con Web MCP, non deve più usare la visione artificiale per interpretarne gli elementi, perché il front-end espone in modo esplicito delle funzioni, delle vere e proprie API, pensate apposta per essere chiamate da un agente. L'agente, a quel punto, non ha più spazio per l'interpretazione: sa che può eseguire un numero definito di operazioni, e per ciascuna userà la funzione corrispondente.

L'interazione diventa, in altre parole, molto più programmatica che interpretativa: è come se l'agente lavorasse dietro le quinte, invece di dover "cliccare" fisicamente sul bottone. Le funzionalità disponibili per una persona e per un agente restano le stesse, ma il modo in cui vengono percepite ed eseguite cambia del tutto: se sei un essere umano vedi (e clicchi) l'interfaccia; se sei un agente, chiami direttamente la funzione.

Qualche anno fa, quando l'agentic mode ha iniziato a diffondersi, si parlava genericamente della necessità di creare "pagine per gli agenti". Con Web MCP il concetto si affina: la pagina resta quella pensata per le persone, ma le si affianca uno strato applicativo aggiuntivo, dedicato a chi la visita non con gli occhi ma con delle chiamate di funzione. Per chi lavora nell'e-commerce questo significa un livello in più da progettare e mantenere, ma anche una solidità dell'interazione che oggi, con la sola visione artificiale, semplicemente non c'è.


Il prompt engineering non è morto: si è solo evoluto


Girando per conferenze e aule, sento spesso ripetere una frase diventata quasi uno slogan: "il prompt engineering è morto". È una delle narrazioni tipiche del web: ogni volta che arriva un'innovazione, deve morire qualcosa. E in effetti anche io, quando vedo persone insistere su approcci datati, uso spesso una provocazione simile per stimolare la riflessione: dico scherzosamente che si stanno comportando come se fosse ancora il 2025.

Ma dietro alla frase "il prompt engineering è morto" c'è, dal mio punto di vista, un forte equivoco. Il ragionamento di chi la sostiene è più o meno questo: i modelli sono sempre più performanti, quindi non ha più senso investire tempo nella costruzione di un buon prompt. Io la vedo diversamente, e la vedo così perché tengo aperti due canali di osservazione in parallelo.

È vero che i modelli sono sempre più performanti. Ma "più performante" non significa che il modello sia più in grado di leggerci nella mente, di estrapolare quello che non abbiamo scritto nelle istruzioni: su questo, prima o poi, ci si scotta tutti. "Più performante" significa, piuttosto, che il modello è più in grado di cogliere ogni dettaglio delle istruzioni che gli diamo. Cambia quindi il modo di fare prompting, ma cambia nella direzione opposta a quella che molti immaginano: se prima l'effort andava nel tentativo di compensare un modello poco performante, oggi ha più senso investire quello stesso effort nel dettagliare, sapendo che un modello più capace ci seguirà fedelmente in ogni sfumatura.

Non è un caso, e non lo dico per autocelebrazione ma perché è un dato di fatto, che le metodologie di prompting che ho messo a punto negli anni non abbiano quasi mai avuto bisogno di essere riviste in profondità. Se costruisci una struttura, un metodo per creare prompt strutturati, dettagliati e precisi, quello diventa un asset che nel tempo si trasforma in un ingranaggio del flusso aziendale, perché quelle stesse istruzioni, opportunamente adattate, diventano poi il system prompt degli agenti. Nella parte agentica il prompt engineering conta persino di più, perché lì possiamo davvero esercitare un controllo superiore rispetto alle generazioni precedenti di modelli, a patto di dare istruzioni strutturate, dettagliate e controllate.

C'è un secondo livello, complementare al primo, che riguarda le domande che il sistema fa a noi prima di eseguire un task. È un'abitudine che consiglio spesso: qualsiasi cosa si stia chiedendo a un sistema come un coding agent, vale la pena chiedergli sempre, prima di procedere, di farci qualche domanda di chiarimento. Capita continuamente di dimenticare un dettaglio importante, e un sistema che chiede "questo processo lo vuoi così o così?" evita di scoprirlo solo alla fine, sull'output sbagliato.

Lo stesso principio, applicato prima ancora di scrivere il prompt, si chiama metaprompting: usare l'AI stessa per analizzare un prompt, trovarne le lacune, e farsi aiutare a correggerlo direttamente in quella sede. È un approccio che diventa ancora più utile per i contenuti visuali, dove essere oggettivi nella descrizione di un'idea è molto più difficile che con il testo. Per questo, negli anni, ho costruito un paio di strumenti interni dedicati proprio a questo, pensati nello specifico per i modelli visivi: un "Direttore Artistico" digitale e un "Regista" digitale, che trasformano un'idea descritta in poche parole in un prompt professionale, strutturato e pronto da usare su qualsiasi modello. Non generano nulla in automatico: fanno le domande giuste per far emergere le informazioni che, nella richiesta iniziale, avevamo omesso.

C'è infine una considerazione che vale soprattutto per chi lavora con strumenti come Claude Code o Codex: oggi il prompt non è più l'unica leva su cui possiamo intervenire. Un buon lavoro di contesto, un buon file di istruzioni persistenti, una buona gestione della memoria: il prompt diventa parte di una galassia più ampia, di un ecosistema in cui abbiamo diversi elementi su cui agire. Ma anche su questi sistemi vale sempre lo stesso consiglio: investire il doppio del tempo nella costruzione delle istruzioni rispetto a quanto si farebbe istintivamente, perché, a patto di avere le competenze per indirizzare precisamente ciò che si vuole ottenere, ogni minuto investito lì si traduce in molte meno interazioni correttive dopo.


Le competenze restano il vero moltiplicatore


Il tema delle competenze si lega direttamente a un altro fronte su cui vale la pena spendere due parole. C'è un filo che unisce ospiti molto diversi tra loro, che lavorano in settori completamente differenti: chi programma dice di riuscire a produrre sviluppi di un certo livello perché sa di cosa parla; chi scrive testi dice la stessa cosa sulla scrittura; un fotografo, sulla fotografia. È un punto che va parzialmente in controtendenza rispetto a una narrazione, un po' magica, secondo cui con questi strumenti basta "scrivere due parole" e il sistema fa tutto da solo. Le competenze, in realtà, continuano a fare una differenza enorme.

Prendiamo i modelli visivi, perché sono il caso più immediato da capire. Oggi qualsiasi modello, che sia Nano Banana Pro di Google, GPT Image di OpenAI o un altro, è in grado di generare un'immagine bella. Se chiedo l'immagine di un cane che corre sulla spiaggia, non otterrò mai un'immagine brutta: sarà sempre esteticamente valida. Il problema è che "bella" è lontanissimo da "esattamente quello che avevo in mente". Ed è lì che entra in scena la competenza: un fotografo che conosce il linguaggio tecnico del proprio mestiere, come il tipo di obiettivo, di luce, di inquadratura o la grana della pellicola, saprà descrivere con precisione quello che vuole ottenere. Io, che non ho quella terminologia né quell'esperienza, al massimo scriverò "cane sulla spiaggia al tramonto": il risultato si fermerà esattamente lì.

Sull'estremo opposto, molto meno immediato da vedere ma altrettanto vero, c'è il coding. Si può aprire un sistema agentico per la scrittura di codice e scrivere semplicemente "crea un'app che fa ...": il sistema, probabilmente, la creerà. Ma quanto controllo si ha davvero su quello che è successo "dentro"? Se invece si è competenti, si possono indicare esattamente le operazioni da compiere, perché sono quelle che si farebbero in prima persona; si possono indicare le librerie da usare, perché si conoscono le convenzioni delle proprie repository. In quel caso si investe un po' più di tempo a scrivere istruzioni dettagliate, ma il risultato è un'applicazione che si conosce davvero, dove sarà facile fare gli step successivi. Il prompt "basic", al contrario, genera una black box: non si sa cosa c'è dentro, e non si sa come intervenire in seguito. Non c'è nulla di male nel vibe coding per esplorare velocemente un'idea, ma va detto con chiarezza a chi pensa di essere diventato programmatore solo perché ha scritto due prompt: fare davvero il programmatore è un altro mestiere.


Modelli visivi: controllo, replicabilità e i nuovi confini del possibile


Per molto tempo si è parlato della difficoltà di ottenere, dai modelli visivi, output controllabili e replicabili. Con il testo ci siamo arrivati da tempo: oggi possiamo lavorare su un testo generato con la stessa precisione con cui lavoreremmo su un testo scritto da noi. Su immagini e video, invece, il tema è sempre stato più delicato.

Con gli ultimi rilasci di modelli, sia per le immagini che per i video, ci stiamo avvicinando molto a un livello di output realmente usabile, controllabile e replicabile. Per controllo intendo la capacità di riprodurre esattamente ciò che si ha in mente; per replicabilità, la possibilità di ottenere, con lo stesso prompt e qualche variazione, un'immagine coerente ma con un soggetto o un contesto diverso. Ho condotto diversi test di coerenza su questo fronte, con risultati che definirei buoni, anche se l'operazione che rende tutto questo davvero fattibile non è ancora del tutto semplice.

Il punto di partenza, ancora una volta, è lo stesso di sempre: i deficit sono quasi sempre nelle informazioni che diamo in input al modello. Un prompt ben strutturato, con la terminologia corretta, è già oggi in grado di riprodurre fedelmente ciò che si ha in testa: lo stesso vale per la replicabilità, dove un prompt iper-dettagliato, se ri-eseguito, produce un'immagine molto simile. Nei miei test, questa coerenza si è mantenuta anche passando da un modello all'altro: un prompt iper-strutturato produce risultati coerenti anche su modelli generativi diversi.

C'è però un principio che ripeto spesso, ed è probabilmente il punto più controintuitivo di tutta la faccenda: bisogna lavorare per ottimizzare il prompt, non le singole interazioni con il modello di generazione visuale. Se genero un'immagine e qualcosa non è preciso, l'istinto è correggere direttamente nella conversazione: "aggiungi questo", "togli quest'altro". Ma quelle iterazioni, una volta ottenuto il risultato voluto, sono inutilizzabili: non si può riprodurre la stessa conversazione una seconda volta. Il prompt, invece, resta un asset: se il deficit viene risolto lì, il problema è risolto per sempre, ed è riutilizzabile su richiesta.

Un fronte molto interessante, in questo momento, è quello dei prompt multimodali: si passa al modello direttamente lo storyboard di tutto ciò che deve accadere in un video, con istruzioni testuali annesse. Ho fatto diversi test con Seedance di ByteDance, e i risultati in termini di aderenza allo storyboard e di coerenza tra le diverse scene sono davvero notevoli: al punto che, con le versioni più recenti, ByteDance ha reso lo storyboard testuale un riferimento diretto per la generazione stessa.
youtube.com/embed/qm-MIghwaeU?…
Seedance 2.5: un esempio di generazione video con reference

Mi viene in mente un parallelo con la storia recente della generazione video: per tanto tempo si è parlato del "problema delle mani con sei dita" come prova che un video fosse generato dall'AI. Quel problema, ormai, è superato. Poi si è passato a parlare di coerenza dei personaggi e delle scene, e anche qui, senza volerla dare per definitivamente risolta, ci stiamo arrivando molto vicino. L'ultima frontiera aperta, dal mio punto di vista, è il rispetto delle leggi fisiche: qui ci sarà ancora un margine di evoluzione importante, magari anche grazie a componenti simboliche che affianchino il controllo puramente neurale della generazione.

Su questo fronte c'è un paper di Netflix che vale davvero la pena leggere: si chiama VOID (Video Object and Interaction Deletion), e propone un modello che non si limita a rimuovere un oggetto da un video, cosa che i modelli di editing sanno già fare abbastanza bene, ma ricalcola l'intera scena come se quell'oggetto non fosse mai esistito, tenendo conto delle interazioni fisiche che avrebbe generato. L'esempio più citato è quello di una persona che tiene in mano una chitarra: i modelli di editing "classici" rimuovono la persona ma lasciano la chitarra a fluttuare a mezz'aria, mentre VOID capisce che, senza la persona, la chitarra dovrebbe cadere per gravità. È un segnale chiaro della direzione verso cui si sta andando: non più semplice "riempimento" di pixel, ma simulazione causale di una scena.

Considerando quanto velocemente si stia evolvendo, mese dopo mese, anche il tema della coerenza generale, resta un principio che vale sempre: si lavora sul prompt, non sulla conversazione.

Se lo strumento è di tutti, il vantaggio competitivo è l'idea


Il ragionamento sui modelli visivi apre a una domanda più ampia, che vale la pena porsi ad alta voce: se oggi, pagando lo stesso abbonamento, io, tu e chiunque altro abbiamo accesso esattamente allo stesso strumento e alla stessa tecnologia, dove si sposta il vantaggio competitivo?

Non è la prima volta che succede: è sempre accaduto, anche con le tecnologie precedenti. Oggi, però, l'accelerazione e la potenza degli strumenti sono molto più alte, e proprio per questo il fattore che fa davvero la differenza è tutto quello che sta dietro e prima dell'utilizzo del modello. L'idea, in particolare, è probabilmente l'asset più prezioso quando si parla di creazione visiva: gli strumenti sono a disposizione di tutti, ma è l'idea che genera una differenza reale, ad esempio nelle campagne pubblicitarie. E se a quell'idea si aggiunge un team con le competenze giuste (torniamo sempre lì) e una tecnologia dirompente come quella di oggi, si ottiene quella che mi piace chiamare la tempesta perfetta.

Un esempio che ho trovato particolarmente convincente è lo spot "Satellite of Love" di Mercedes-Benz per il lancio della nuova CLA completamente elettrica: un cortometraggio dichiaratamente generato con l'AI, con al centro una storia d'amore tra l'auto e un satellite in orbita.
youtube.com/embed/bHZtkUioVyQ?…
Mercedes Benz - Satellite of Love

Quando l'ho condiviso, tra i commenti non è mancato chi ha fatto notare che "questo effetto si poteva ottenere anche prima, con gli strumenti tradizionali". È un'osservazione parzialmente vera, ma che manca il punto: il tema non è se un determinato output fosse teoricamente raggiungibile anche in passato. Il tema è che oggi, per arrivare a quell'output, si possono fare decine di test quasi a costo zero, mentre con la tecnologia precedente lo stesso numero di iterazioni sarebbe stato economicamente improponibile. Mercedes, del resto, ha raccontato apertamente parte della propria metodologia: una pipeline ibrida che combina generazione AI e CGI, con modelli addestrati apposta per mantenere coerente l'aspetto dell'auto in ogni scena. Non è stato "un prompt e un click su esporta", ma un processo creativo con un grado di cura piuttosto alto: solo distribuito su un numero di iterazioni che prima sarebbe stato impensabile.

È esattamente questo il punto che spesso si sottovaluta: non conta solo cosa si riesce a fare oggi che non si poteva fare prima, ma quanti test si possono permettersi per arrivare al risultato finale. Vale per le immagini, per i testi, per il codice: per qualsiasi output creativo. Prima di arrivare al risultato che si sceglie come artefatto definitivo, si può sperimentare molto di più, e quella sperimentazione, prima, era spesso difficile, costosissima o semplicemente troppo lenta. Penso a quante idee sono rimaste nel cassetto di qualcuno perché il pilota necessario per convincere chi doveva decidere non è mai stato realizzato.

Un esempio molto più quotidiano, raccontato da un designer di interni con cui ho parlato proprio in questi giorni: per le bozze veloci da mostrare ai clienti, dove basta far vedere dove va posizionato un divano o una TV, prima riusciva a portarne tre; oggi ne porta dieci, usando l'AI per la visualizzazione rapida di un'idea. Sul progetto finale continuerà a lavorare con la cura di sempre, ma nel frattempo arriva dal cliente con dieci strade diverse da mostrare, invece di tre.

Come abbiamo ridotto del 90% i costi di un sistema agentico (con lo stesso modello)


Questo è probabilmente il tema più operativo di tutta la chiacchierata, quindi vale la pena entrare nel dettaglio tecnico. Di recente, con il mio team, abbiamo condotto alcune sperimentazioni che ci hanno permesso di ottenere risparmi di consumo di token, quindi di costo, davvero significativi su alcuni agenti, arrivando fino al 90%. Il punto centrale è che questo risparmio non arriva cambiando modello (quello sarebbe stato facile, e anche piuttosto scontato), ma ottimizzando il layer applicativo che sta dietro all'agente, usando esattamente lo stesso modello di partenza. Ecco i punti cardine.

1. Separare l'estrazione dei dati dal ciclo di ragionamento dell'agente. Quando costruiamo un agente, dovremmo sempre chiederci: tutto quello che portiamo dentro al ciclo agentico, tipicamente via MCP, serve davvero al modello per prendere decisioni, o stiamo semplicemente estraendo dati da elaborare in un secondo momento? Se la risposta è la seconda, quella parte può uscire dal ciclo agentico e diventare un flusso lineare e programmatico: si estraggono i dati via API, si puliscono, e si passano già elaborati all'agente. In un progetto reale, ad esempio, un MCP usato per estrarre dati sui post social riportava indietro una quantità di dati impressionante: dati che non servivano affatto per prendere decisioni, ma solo per l'elaborazione finale. Abbiamo quindi portato quell'estrazione fuori dal loop, costruito un sistema che pulisce e ordina i dati via API, e usato un modello molto più piccolo (quindi a costo quasi nullo) per estrarne gli insight. Solo quegli insight, non i dati grezzi, diventano l'input per il modello principale.

2. Sfoltire i tool MCP che non si usano davvero. Connettere un server MCP oggi è semplicissimo: basta un URL e un token di autenticazione. Il problema è che molti MCP portano con sé anche cento tool, e dopo un po' di test si scopre spesso che se ne usano realmente dieci. Tutti i tool inutilizzati, però, restano comunque nel contesto: la "firma" di ogni funzione è testo che serve all'agente per sapere che quella funzione esiste, e quindi occupa spazio anche se non viene mai chiamata. Rimuovere ciò che non serve è uno dei modi più semplici per alleggerire il contesto.

3. Insegnare all'agente a chiedere meno dati. Torniamo, ancora una volta, sul prompt engineering: attraverso il system prompt possiamo insegnare all'agente a fare chiamate ai tool esterni in modo più intelligente. Un esempio semplice: una funzione che di default estrae 100 righe di dati, quando in realtà per l'elaborazione ne bastano 10. Istruendo il modello a richiedere esplicitamente quella quantità, il payload che viaggia tra tool e agente si riduce drasticamente.

4. Trasformare le chiamate MCP in function calling su misura, che comprime l'output prima che arrivi all'agente. Questo è il punto che, personalmente, mi ha aperto di più la mente. Molte funzioni che colleghiamo agli agenti via MCP non sono ottimizzate per essere consumate da un agente: restituiscono la stessa, enorme quantità di dati che si otterrebbe chiamando l'API esternamente. La soluzione è costruire funzioni esterne che usano le stesse identiche API dell'MCP, ma intercettano l'output prima che arrivi all'agente, per pulirlo e comprimerlo. Il risultato, in termini di token risparmiati, è impressionante.

Se dovessi sintetizzare tutto in un unico principio, sarebbe questo: ci sono cose che vanno fatte prima di far arrivare l'informazione all'agente, perché l'agente non deve fare tutto internamente; ci sono cose che non vanno fatte tramite MCP, per evitare la classica sindrome del martello che vede ogni problema come un chiodo; e, sopra a tutto il resto, serve conoscere a fondo il processo che si sta automatizzando.

Per costruire un'auto di Formula 1 bisogna conoscere il processo nel dettaglio, altrimenti non si possono fare le micro-regolazioni necessarie a portarla in pista, e con gli agenti, dal punto di vista dell'ingegneria, non è affatto diverso.

La "frontiera irregolare" dell'AI (e perché non serve l'AI dappertutto)


Nel report AI Index 2026 di Stanford HAI c'è un passaggio che descrive bene un fenomeno che chi usa questi sistemi ogni giorno conosce fin troppo bene: i modelli raggiungono risultati straordinari su compiti avanzati, e poi falliscono su attività che per un essere umano sembrano elementari. Il report la chiama "jagged frontier", la frontiera irregolare, e uno degli esempi più citati è quasi comico, se non fosse anche un po' preoccupante: modelli capaci di ottenere una medaglia d'oro alle Olimpiadi Internazionali di Matematica leggono correttamente un orologio analogico solo in circa la metà dei casi, contro oltre il 90% di accuratezza umana.

Non è un dato che stupisce chi lavora quotidianamente su progetti agentici: abbiamo tutti in mente l'idea di un'AI generale, capace di eseguire qualsiasi compito, ma la realtà è ben diversa. Basta guardare le applicazioni che stanno realmente portando risultati concreti alle aziende, penso ad esempio ad AlphaFold o AlphaEvolve di Google DeepMind, per notare che sono tutte fortemente iper-specializzate, non generali. Forse, con il tempo, ci avvicineremo a un concetto più ampio di intelligenza generale; oggi, però, la realtà a cui dobbiamo progettare intorno è un'altra.

Cosa significa questo, in concreto, quando si sviluppano sistemi agentici? Che dobbiamo conoscere i limiti dei modelli, capire su quali task possono agire al meglio e, sui task dove non riescono, capire se possono farlo purché dotati degli strumenti giusti. Un esempio molto semplice: un large language model non è bravo a fare calcoli precisi. Bene: gli si dà a disposizione un ambiente in cui la parte di calcolo viene sviluppata (e poi eseguita) in Python. In questo modo non si è "sfruttato" il modello per fare qualcosa che non sa fare bene, ma gli si è affiancato uno strumento esterno che compensa esattamente quella mancanza.

C'è poi il tema dell'osservabilità, che considero uno dei pilastri più sottovalutati di tutta l'ingegneria agentica. Quando sviluppiamo sistemi basati su agenti, dobbiamo sapere esattamente cosa fa l'agente, quali tool sta usando, che tipo di ragionamento sta seguendo, quali sono gli step, e nei sistemi multi-agente quali sono gli scambi tra i diversi agenti. Non significa necessariamente assumere una persona che controlli manualmente ogni report: noi, ad esempio, usiamo dei grader, sistemi basati su modelli molto piccoli, addestrati per valutare gli output in diverse fasi del workflow, che intercettano le anomalie e le segnalano, in modo da poter ottimizzare progressivamente il sistema ed evitare che quel tipo di errore si ripeta.

E qui arriva un'ultima considerazione, forse la più semplice di tutte ma anche la più disattesa: non tutto va risolto con l'AI. Non serve dappertutto. Quando qualcuno mi chiede un'intelligenza artificiale per fare i volantini del suo ristorante, la risposta più onesta è: usa Canva. Esistono strumenti che fanno bene certe cose, le hanno sempre fatte bene, e non hanno bisogno di un modello generativo nel mezzo. È lo stesso rischio che si corre con piattaforme come n8n o Make da quando hanno introdotto i nodi AI: si finisce per "fare con l'AI" qualcosa che sarebbe stato più solido, più prevedibile e più economico risolvere con quattro righe di Python.


Il valore umano, in un mondo che accelera


Raffaele mi ha posto, come sempre in chiusura di queste chiacchierate, la domanda più difficile: in uno scenario in cui l'AI ha capacità sempre più incredibili e viaggia a una velocità impressionante, sembra ogni giorno in grado di fare cose che ieri non sapeva fare, qual è il mio ruolo? Qual è il mio valore?

Una cosa è certa: non lo vedo nei task puramente operativi. Ci sarà sempre qualcuno più bravo di me a svolgerli domani, e c'è già oggi un'AI capace di farli meglio in una frazione del tempo. Il valore, per me, si sposta altrove: in due direzioni precise.

La prima è la ricerca e sviluppo: sento una curiosità e una spinta verso l'innovazione che definirei bruciante, ed è quella spinta che trasformo, quando riesco, in qualcosa di concreto. Alcune delle applicazioni che stiamo portando in produzione oggi nascono da test e sperimentazioni fatte, non solo da me ma dal team, in periodi in cui nessuno pensava minimamente che sarebbero diventate un software vero. Credo in un principio molto semplice: chi aspetta il caso reale per iniziare a sperimentare è già in ritardo rispetto a chi ha sperimentato prima.

La seconda direzione è la condivisione: raccontare, divulgare, spiegare questi concetti a chi non li vive quotidianamente. La sento davvero come una missione, non solo come una passione legata alla sperimentazione: un piccolo contributo, nel mio ambito, per rendere la società un po' più consapevole di un mondo che sta cambiando concretamente sotto i nostri occhi.

E se devo trovare un filo che lega tutto quello di cui abbiamo parlato in questa chiacchierata, dagli agenti in produzione al prompt engineering, dal vantaggio competitivo dell'idea alla frontiera irregolare dei modelli, è probabilmente questo: la curiosità, oggi più che mai, è la caratteristica che fa davvero la differenza. Non basta da sola: unita a competenze solide, diventa la combinazione più efficace per orientarsi in un mondo che, semplicemente, va troppo veloce per stare fermi a guardare.

La vera combo vincente, oggi, non è l'accesso alla tecnologia più recente. È la curiosità di chi la usa, unita alle competenze per usarla davvero bene.

- GRAZIE -


Se hai apprezzato il contenuto, puoi
contribuire al progetto con una donazione 🙂

Iscriviti alla Newsletter


Un appuntamento periodico dedicato all'aggiornamento e alla riflessione su tematiche relative all'intelligenza artificiale.

Iscriviti alla Newsletter
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

Gratuita. No Spam. Puoi disiscriverti quando vuoi.
Consulta la privacy policy.

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Citizen Science: come i dati delle stazioni meteo private stanno aiutando la ricerca sul cambiamento climatico


Le stazioni meteo private sono diventate una risorsa fondamentale per la Citizen Science. Grazie ai dati raccolti ogni giorno, gli scienziati possono analizzare il cambiamento climatico con maggiore precisione, migliorare i modelli meteorologici e comprendere meglio gli eventi atmosferici estremi
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Chiunque può avere un ruolo attivo per comprendere meglio il nostro clima, direttamente dal proprio balcone o giardino. La Citizen Science sta infatti guadagnando sempre più slancio a livello globale: un numero crescente di persone esplora in prima persona l'ambiente circostante, condividendo dati preziosi e contribuendo alla climatologia moderna. Le stazioni meteo intelligenti offrono un punto di partenza semplice per permettere a chiunque di diventare un "cittadino scienziato".

Che cos'è la Citizen Science?


Nella Citizen Science, individui senza una formazione scientifica formale collaborano a stretto contatto con team di ricerca professionisti per raccogliere ampi set di dati. Lo spettro di queste attività spazia dalla documentazione della flora e della fauna locale fino alla misurazione della qualità dell'aria. Questo tipo di partecipazione è incredibilmente prezioso perché consente a chiunque di avere un impatto concreto nel mondo reale. In genere, non sono necessarie attrezzature specializzate: una stazione meteo privata è spesso tutto ciò che serve per raccogliere dati precisi e contribuire attivamente ad ampliare le conoscenze sul clima.

Sony FX5 ufficiale: Cinema Line con Open Gate e RAW
Sony amplia la famiglia Cinema Line con la nuova FX5, una telecamera professionale progettata per filmmaker e content creator
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

I punti ciechi nella rete meteorologica


Il limite principale delle previsioni meteo tradizionali è la mancanza di precisione in aree specifiche e circoscritte. Le normali app meteorologiche si limitano solitamente a stimare le condizioni per determinati quartieri o strade utilizzando delle approssimazioni. Questo accade perché le stazioni meteo ufficiali, gestite dai servizi meteorologici nazionali, si trovano spesso a chilometri di distanza, tipicamente negli aeroporti o in aperta campagna, creando così dei veri e propri "punti ciechi" sia nelle aree urbane che in quelle rurali. Nelle città, questo fenomeno è evidente nel cosiddetto effetto isola di calore urbana: poiché asfalto e cemento assorbono e trattengono il calore, le strade cittadine sono spesso significativamente più calde rispetto alle aree verdi circostanti. Nelle zone rurali invece, colline e boschi causano altre variazioni microclimatiche

Smart home sempre più diffuse in Italia: ecco perché crescono
Le smart home non sono più una semplice tendenza, ma una realtà consolidata anche in Italia. Sempre più persone scelgono dispositivi connessi e sistemi di automazione per rendere la casa più sicura, efficiente e confortevole
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Un diario meteorologico digitale nel palmo della mano


È proprio qui che entra in gioco l'ecosistema Netatmo. La Stazione Meteo Intelligente Original, combinata con l'Anemometro Intelligente e il Pluviometro Intelligente, fornisce dati precisi e storici in tempo reale direttamente dalla propria posizione. Il sistema misura la temperatura esterna e la pressione barometrica, traccia le precipitazioni per metro quadrato e utilizza la tecnologia a ultrasuoni per analizzare la velocità e la direzione del vento. Inoltre, il modulo interno monitora l'ambiente domestico misurando umidità, livelli di CO2 e rumore. Tutte queste misurazioni sono accessibili tramite l'app gratuita Netatmo Weathermap su smartphone, tablet o computer. L'applicazione offre dashboard in tempo reale e grafici storici visivi che consentono di monitorare i cali di temperatura, le tendenze delle precipitazioni o i livelli di CO2 nel corso di settimane e mesi. Infine, il sistema garantisce un'opzione di condivisione sicura, volontaria e totalmente anonima: gli utenti possono scegliere liberamente di condividere le proprie rilevazioni esterne, senza alcun tracciamento dei dati personali, rendendole immediatamente visibili sulla Weathermap globale.
Stazione Meteo IntelligenteStazione Meteo Intelligente

Una rete globale per la ricerca


Questi sensori rappresentano uno strumento ideale per la citizen science nel pieno rispetto della privacy. Registrando i dati, gli utenti creano un vero e proprio diario digitale del proprio microclima locale. Quando si sceglie in modo proattivo di condividere le misurazioni meteorologiche, queste vengono visualizzate sulla Netatmo Weathermap in forma aggregata e anonima. Questa mappa interattiva globale permette di confrontare in tempo reale il microclima di singoli quartieri, città limitrofe o intere regioni, favorendo il coinvolgimento e lo scambio di informazioni con altri proprietari di stazioni meteo.
Anemometro IntelligenteAnemometro Intelligente

Un valore reale per la comunità scientifica


L'utilità di questi dati si spinge però ben oltre l'applicazione stessa. Attraverso vari studi, la community di Netatmo ha già aiutato i ricercatori ad acquisire una comprensione più profonda dei climi locali. Nelle principali città tedesche come Berlino, Bochum e Colonia, i dati provenienti da centinaia di stazioni Netatmo sono stati impiegati per mappare le variazioni di temperatura tra diverse zone climatiche locali e quartieri, e in tutta la Germania i dati delle stazioni meteo Netatmo sono stati utilizzati con successo anche per perfezionare i modelli di previsione.
Pluviometro IntelligentePluviometro Intelligente
A livello internazionale, gli scienziati stanno sfruttando in modo massiccio questo approccio: l'Istituto Meteorologico Norvegese (MET Norway) utilizza operativamente i dati Netatmo dal 2018 per la calibrazione in tempo reale delle misurazioni radar e per l'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. Poiché la rete privata in Norvegia è circa 50 volte più fitta rispetto a quella di monitoraggio statale, l'accuratezza delle previsioni a breve termine può essere migliorata fino al 65%. In questo modo, una stazione meteo privata posizionata sul balcone diventa un potente strumento per far progredire la scienza meteorologica: un piccolo contributo in grado di fare una vera differenza nella pianificazione urbana e nella tutela del clima.

Prezzi e Disponibilità


La Stazione Meteo Intelligente Original di Netatmo è disponibile al prezzo di 149,99 euro, il Pluviometro Intelligente a 79,99 euro e l'Anemometro Intelligente a 109,99 euro.

Consigliato da Techpertutti

Netatmo Stazione meteo intelligente


WiFi, wireless, sensore interno ed esterno, previsioni del tempo, Amazon Alexa e Apple HomeKit, igrometro, qualità dell'aria

  • ⏱️ Massima agilità e pulizia profonda
  • 🌡️Avvisi in tempo reale

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Sony FX5 è ufficiale: la nuova telecamera Cinema Line punta su Open Gate, RAW interno e prestazioni professionali


Sony ha presentato la “FX5”, la nuova telecamera full-frame della serie Cinema Line. La telecamera è dotata di un sensore di immagine CMOS fully-stacked di nuova concezione e migliora ulteriormente le prestazioni in termini di sensibilità. La telecamera è in grado di riprendere in 5K fino a 60 fotogrammi al secondo, in 4K fino a 120 fotogrammi al secondo e in FHD fino a 240 fotogrammi al secondo. Queste caratteristiche uniscono la resa della gamma Cinema Line e l’operatività progettata per soddisfare le esigenze degli ambienti di produzione in un corpo compatto e altamente portatile. Alla telecamera si affiancano anche due nuovi accessori opzionali: un mirino OLED rimovibile e un’impugnatura XLR che consente la registrazione direttamente nella fotocamera fino a 96 kHz, 32--bit float.

Caratteristiche principali dell’FX5


La fotocamera è dotata di un sensore d’immagine full-frame CMOS Exmor RS fully-stacked e del più recente processore di elaborazione d’immagine ad alta velocità BIONZ XR2, che include un'unità di elaborazione AI dedicata. Tre valori ISO di base (ISO 800, ISO 4000 e ISO 12800) consentono di ottenere immagini a basso rumore in un’ampia varietà di condizioni. La funzione Dual Gain Shooting, supportata per la prima volta nella serie FX, massimizza le prestazioni del sensore di immagine per consentire una riproduzione fluida delle gradazioni con una latitudine ancora più ampia, riducendo al contempo efficacemente il rumore, senza compromettere i dettagli nelle ombre.
youtube.com/embed/2sgrsZfxSac?…
Per la prima volta nella serie FX, la telecamera supporta la lettura full- pixel in formato 3:2 su tutta l’area del sensore di immagine, ovvero la ripresa Open Gate, oltre a un’ampia varietà di modalità di lettura dell’immagine, tra cui 17:9, 16:9 e Super 35 mm. Inoltre, il supporto alla registrazione integrata in X-OCN, il formato RAW lineare a 16 bit proprietario di Sony, consente registrazioni di alta qualità senza la necessità di un registratore esterno.

Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8: tutte le novità
Samsung rinnova la sua famiglia di smartphone pieghevoli con Galaxy Z Fold8 Ultra, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Flip8. Ecco tutte le novità su design, Galaxy AI, prestazioni e funzionalità pensate per adattarsi a ogni stile di vita
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Il riconoscimento dei soggetti tramite la tecnologia di rilevamento della posa umana, basata sull’intelligenza artificiale, consente alla telecamera di rilevare con precisione non solo la posizione degli occhi di una persona, ma anche quella del corpo e della testa, garantendo elevate prestazioni dell’autofocus anche in ambienti bui. La fotocamera supporta inoltre il tracciamento in tempo reale, che segue automaticamente i soggetti e consente una messa a fuoco stabile.
La telecamera presenta un corpo compatto e leggero con un design piatto nella parte superiore
La telecamera supporta una varietà di stili di ripresa, tra cui a mano libera, utilizzo con gimbal e in spazi ristretti; è inoltre dotata di stabilizzazione ottica dell’immagine a 5 assi integrata nel corpo macchina. in aggiunta, la fotocamera dispone del Dynamic Active Mode, che consente di ottenere immagini stabili anche durante le riprese a mano libera. Se abbinata all’impugnatura XLR di nuova concezione, la videocamera supporta registrazioni audio di alta qualità fino a 96 kHz, 32-bit float e 4 canali audio. È inoltre compatibile con il mirino OLED inclinabile opzionale da 0,58 pollici, che consente un controllo accurato anche in ambienti molto luminosi.
La telecamera supporta in modo flessibile una varietà di stili di ripresa, tra cui a mano libera, utilizzo con gimbal e in spazi ristrettiLa telecamera supporta in modo flessibile una varietà di stili di ripresa, tra cui a mano libera, utilizzo con gimbal e in spazi ristretti
La telecamera è dotata di un display LCD con apertura laterale e rotazione multiangolare a 4 assi con pannello touch da 3,5 pollici, circa 2,76 milioni di punti e formato 16:9. Utilizza un display ad alta luminosità con regolazione della luminosità in 15 livelli, ed è possibile visualizzare varie informazioni di ripresa lungo i bordi superiore, inferiore, sinistro e destro dello schermo, in modo che non si sovrappongano all’immagine ripresa.

Caldo estivo e smartphone: i consigli di Swappie per proteggere la batteria
Le temperature elevate possono mettere a dura prova lo smartphone, causando surriscaldamento, cali di prestazioni e un deterioramento più rapido della batteria
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Elevata affidabilità


Una ventola di raffreddamento ad alta efficienza con prestazioni di raffreddamento potenziate e un design ottimizzato per la dissipazione del calore garantiscono un funzionamento stabile anche durante registrazioni video di lunga durata. Insieme al design resistente alla polvere e all’umidità, questa caratteristica garantisce l’affidabilità nelle riprese all’aperto e in condizioni ambientali difficili. La telecamera è compatibile con la batteria ricaricabile ad alta capacità “NP-SA100” (2670 mAh), è dotata di due porte USB Type-C.

Disponibilità


La Sony FX5 è già disponibile in preordine e sarà in vendita da agosto.

Consigliato da Techpertutti

SBS Pulse Power 140W USB-C


Ricarica fino a 4 devices nello stesso momento e grazie al suo peso di 198g e alle dimensioni, questo caricatore risulta portabile, leggero e compatto

  • ⚡Ricarica rapida
  • 🧳Compatto e da viaggio

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

XXXIV Coppa Nautilus Calatabiano


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Si è svolta a metà luglio la 34ª Coppa Nautilus, una manifestazione agonistica di alto livello tecnico che ha visto 81 coppie provenienti da diverse regioni d'Italia e dall'estero, cimentarsi in una prova di surfcasting.

In una serata caratterizzata da condizioni meteo-marine ottimali, il vero avversario è stato il caldo intenso e l'elevata umidità, fattori che hanno reso la gara ancora più impegnativa.

La competizione si è sviluppata principalmente sulla cattura di pagelli, seguiti da mormore e occhiate. Le coppie che sono salite sul podio hanno costruito il loro successo proprio grazie a una straordinaria continuità nella cattura dei pagelli, facendo registrare numeri davvero importanti.

Ma la presenza di figure di spicco è stata importante, ricordiamo in particolare: Filippo Cimino (oro mondiale); Martina Distefano (oro mondiale); Stefano Guido (oro mondiale); Filippo Malvagna (oro mondiale); Marcello Messina (oro mondiale); Lisa Micela (oro mondiale); Massimo Mucciola (vice ct nazionale); Riccardo Miserendino (ct nazionale over 55 - oro mondiale); Gabriele Piraneo (oro mondiale); Alfio Vattiato (vice ct nazionale under 16 - oro mondiale).


Complimenti al Circolo Nautilus Calatabiano per l'ottima organizzazione della manifestazione e a tutti gli atleti partecipanti, che hanno dato vita a una gara di alto livello tecnico e sportivo e al direttore di gara Ignazio Gullì.

Il podio si è diviso tra Sicilia e Calabria, con Alessandro Raso e Gianluca Grillo (Italiano fishing team - Rosarno) saldamente al comando, seguiti da Vincenzo Bacucco e Mirko Pulvirenti (Surf competition asd - Catania) e al terzo posto Fortunato Nizza con Salvatore Vallone (Aquile di mare asd - Catania).

Un plauso va alla forte coppia dei Campioni del Mondo spagnoli (Juan Canovas e Daniel Oliva), che ha confermato il proprio valore conquistando un prestigioso 4° posto assoluto.

Quindi, complimenti al Circolo Nautilus Calatabiano per l'ottima organizzazione della manifestazione e a tutti gli atleti partecipanti, che hanno dato vita a una gara di alto livello tecnico e sportivo.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump prova a limitare la cittadinanza per nascita dopo la bocciatura della Corte Suprema


Escludono i figli di alcune categorie di stranieri e stringono sui visti per chi vuole partorire negli Stati Uniti, dove il turismo delle nascite riguarda 26mila nascite su 3,5 milioni

Il presidente Donald Trump ha firmato giovedì 6 agosto due ordini esecutivi per limitare la cittadinanza per nascita e per colpire il cosiddetto turismo delle nascite, poco più di un mese dopo la sentenza con cui la Corte Suprema aveva bocciato il suo primo tentativo di cancellare quel diritto. Negli Stati Uniti chi nasce sul territorio nazionale diventa automaticamente cittadino americano a prescindere dallo status dei genitori, una regola fissata dal quattordicesimo emendamento della Costituzione, approvato dopo la guerra civile.

Il primo ordine esclude dalla cittadinanza automatica i figli di chi lavora per ambasciate o per organizzazioni straniere, di chi agisce per conto di governi stranieri, dei membri di organizzazioni terroristiche straniere e di chi il governo americano classifica come "nemico straniero". Restano fuori anche i bambini nati da genitori che hanno ottenuto la cittadinanza con la frode e quelli di madri che mentono sulle ragioni del viaggio negli Stati Uniti mentre sono incinte. Una terza categoria riguarda i nati nei territori americani, ma per intervenire su quel punto servirebbe una legge del Congresso.

Il secondo ordine punta a rendere più difficile ottenere un visto per chi vuole partorire negli Stati Uniti. Will Scharf, segretario dello staff della Casa Bianca, ha detto che tra le misure allo studio c'è il rifiuto del visto ai visitatori sospettati di arrivare nel paese solo per far nascere un figlio. Ha descritto un fenomeno che un tempo capitava per caso, quando una turista partoriva in anticipo, e che secondo lui si è trasformato in organizzazioni strutturate, a volte criminali, capaci di portare decine di migliaia di persone negli Stati Uniti con quell'unico scopo.

La legge americana vieta già di rilasciare un visto a chi vuole entrare nel paese con lo scopo principale di ottenere la cittadinanza per un figlio facendolo nascere sul territorio nazionale. Il Migration Policy Institute, un centro studi sulle migrazioni, ha ricordato in un'analisi del 2026 che chiedere un visto con quell'obiettivo è già considerato una frode e un motivo sufficiente per negarlo. Un funzionario del Dipartimento per la sicurezza interna ha detto al New York Times che il provvedimento sul turismo delle nascite non cambia nulla sul piano operativo perché si limita a ripetere norme già in vigore.

Non esiste una stima ufficiale di quante nascite rientrino in questa categoria. Il Migration Policy Institute calcola che siano circa 26mila su 3,5 milioni di nati ogni anno negli Stati Uniti, mentre uno studio di ricercatori della Pennsylvania State University diffuso nelle settimane della sentenza ha rilevato che meno dello 0,3% delle nascite americane riguarda donne arrivate come turiste. I figli di immigrati irregolari o di residenti temporanei sono invece più di 250mila l'anno. Alla domanda di un giornalista su quante persone beneficino della cittadinanza per nascita, il presidente ha risposto "centinaia di migliaia".

Trump ha detto che il quattordicesimo emendamento era stato scritto "per i bambini degli schiavi" e che oggi c'è chi ci costruisce sopra delle attività economiche. Ha raccontato di uomini arrivati negli Stati Uniti dichiarando di avere 56 e 98 figli e ha ripetuto che l'emendamento fu approvato una o due settimane dopo la fine della guerra civile. La ratifica arrivò invece più di tre anni dopo.

Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca e principale ispiratore della politica migratoria dell'amministrazione, ha detto che quell'emendamento fu approvato solo per garantire la cittadinanza ai figli degli schiavi e che non ha mai avuto altro significato. Ha indicato come base giuridica dei nuovi provvedimenti la sezione 215A della legge americana su immigrazione e cittadinanza (Immigration and Nationality Act), che a suo dire dà al presidente il potere di introdurre queste restrizioni. Il turismo delle nascite è per lui uno degli abusi più gravi del diritto americano.

La cittadinanza per nascita è uno dei temi centrali dell'agenda del secondo mandato, che il presidente ha costruito su una politica migratoria molto restrittiva. Chi la vuole abolire sostiene che renda il paese una calamita per chi vuole entrare e che la cittadinanza americana dovrebbe andare a chi la considera davvero un valore. Le associazioni per i diritti degli immigrati e molti giuristi rispondono che la Costituzione è chiara nello stabilire chi è cittadino e che restringere l'accesso creerebbe una categoria di persone di seconda classe.

La Corte Suprema aveva respinto il 30 giugno, con sei voti contro tre, l'ordine esecutivo firmato da Trump il primo giorno del suo secondo mandato, che negava la cittadinanza ai figli di immigrati irregolari e di residenti temporanei. Cinque giudici hanno scritto che quel diritto è garantito dalla Costituzione, il che significa che per cambiarlo servirebbe un emendamento costituzionale. Il sesto, Brett Kavanaugh, ha bocciato l'ordine sulla base della legge federale e non della Costituzione. Il presidente della Corte John Roberts, un conservatore, ha scritto nella sentenza che la cittadinanza era e resta "il diritto ad avere diritti".

Le eccezioni riconosciute dalla Corte restano limitate ai figli dei diplomatici e a quelli dei nemici durante un'occupazione ostile del territorio americano. Clarence Thomas, in un'opinione dissenziente sottoscritta dal solo Neil Gorsuch, ha scritto che i giudici hanno riscritto il quattordicesimo emendamento per riconoscere un diritto alla cittadinanza ai figli dei turisti delle nascite e degli stranieri irregolari. Samuel Alito ha depositato un'opinione dissenziente da solo, sostenendo che così l'emendamento garantisce la cittadinanza a quasi chiunque nasca nel paese.

Trump aveva seguito di persona la discussione orale del caso alla Corte Suprema, cosa che nessun presidente americano aveva mai fatto. Dopo la sentenza aveva annunciato che avrebbe chiesto ai giudici di riesaminare la decisione, una richiesta che la Corte non accoglie da decenni, ma il termine per depositarla è scaduto la settimana scorsa senza che la Casa Bianca la presentasse. "Pensavo che avremmo vinto alla Corte Suprema. Purtroppo abbiamo avuto una decisione sbagliata, molto ingiusta", ha detto giovedì nello Studio Ovale, aggiungendo che ora l'amministrazione punta ad arrivare allo stesso risultato per un'altra strada.

L'American Civil Liberties Union, la principale associazione americana per i diritti civili, prevede che anche il nuovo tentativo sarà respinto. "La Corte Suprema ha già deciso su questo punto: la cittadinanza per nascita è garantita dalla Costituzione. Nessun ordine esecutivo può cambiare il significato della Costituzione", ha dichiarato Cody Wofsy, vicedirettore del programma per i diritti degli immigrati dell'organizzazione.

I due ordini apriranno con ogni probabilità una nuova stagione di cause. I tribunali di grado inferiore hanno già respinto in altri procedimenti legati alle politiche migratorie dell'amministrazione l'uso delle categorie di "nemico straniero" e di esercito invasore. La legge federale dà al governo ampi poteri sull'ingresso nel paese ma vieta le discriminazioni nella concessione dei visti di immigrazione. Negare il visto alle donne incinte di alcuni paesi, come prevede l'ordine sul turismo delle nascite, potrebbe far nascere ricorsi proprio su quel terreno.


La polizia anti-immigrazione di Trump sorveglia i social per identificare chi la critica online


L'ICE, l'agenzia federale americana che si occupa di immigrazione e dogane, ha costruito nell'ultimo anno un sistema di sorveglianza permanente di internet per individuare chi la critica online. Squadre di appaltatori privati setacciano ventiquattro ore su ventiquattro Facebook, Instagram, X e altre piattaforme alla ricerca di contenuti che l'agenzia considera pericolosi per i suoi agenti o per le sue operazioni. Lo ha ricostruito il Wall Street Journal sulla base di documenti federali, contratti pubblici e testimonianze di appaltatori ed ex agenti federali.

Gli appaltatori preparano rapporti quotidiani e fascicoli su chi viene classificato come una minaccia, con nome, luogo in cui vive, data di nascita, posto di lavoro, numero di previdenza sociale che negli Stati Uniti funziona da codice fiscale, targa dell'auto e precedenti penali. Il programma ha coinvolto anche cittadini americani e gruppi di attivisti che segnalano alle comunità locali la presenza degli agenti dell'immigrazione.

Per identificare i critici anonimi il Dipartimento della sicurezza interna, il ministero da cui dipende l'ICE, ha inviato centinaia di ordini di consegna dei dati alle società che gestiscono i social network. I suoi agenti hanno poi rintracciato cittadini americani sul posto di lavoro e per strada, chiedendo loro di firmare una lettera in cui prendevano atto che i loro messaggi online sull'ICE "potrebbero" costituire un reato.

Il dipartimento sostiene di voler proteggere agenti e famiglie da "campagne di violenza coordinate" che avrebbero prodotto un aumento dell'8.000 per cento delle minacce di morte da quando il presidente Trump è tornato alla Casa Bianca. Un portavoce dell'ICE ha detto che i metodi investigativi dell'agenzia rispettano la Costituzione, le libertà civili e la privacy. Ha definito "categoricamente falsa" ogni accusa di voler soffocare la libertà di parola.

L'ICE contro i critici online

Un anno di sorveglianza, nessuna accusa

L'agenzia federale per l'immigrazione ha costruito un sistema permanente di monitoraggio dei social per individuare chi la critica. Squadre di appaltatori privati lo alimentano ventiquattro ore su ventiquattro. Nei dieci casi arrivati davanti a un giudice non è stata formulata nessuna accusa penale.

Grafica di FocusAmerica 4 agosto 2026

L'apparato e il suo esito

Milioni di dollari
258

Accuse penali
0

Spesi dall'ICE in tecnologie di sorveglianza e consulenti nell'ultimo anno, il 57 per cento in più dell'anno prima
Nei dieci casi in cui qualcuno ha impugnato davanti a un giudice l'ordine di consegna dei dati

Sei mesi dopo il primo ordine, l'utente di Reddit che il governo cerca di identificare resta sconosciuto.

L'imbuto

Dalla sorveglianza di massa a zero imputazioni


Tocca ogni numero per il dettaglio.


Monitoraggio quasi20 piattaforme setacciate senza interruzione: da Facebook, Instagram e X fino a Reddit, Discord, Snapchat e LinkedIn Il bando chiede anche di incrociare i profili con i registri della motorizzazione e i verbali di polizia, e di usare l'apprendimento automatico per l'«intelligence anticipatoria delle minacce». Identificazione Centinaia gli ordini di consegna dei dati inviati alle società che gestiscono i social network Servono a identificare i critici anonimi. Tra luglio e dicembre 2025 Reddit ne ha ricevuti alcuni che chiedevano i dati di undici account: ha stabilito che quegli utenti esercitavano un diritto protetto, si è opposto e il dipartimento li ha ritirati. Indagine 131 le indagini interne aperte per doxxing e minacce al personale dell'agenzia Tra gennaio 2025 e marzo 2026. Comprendono la pubblicazione dei dati dei dipendenti sui social e su volantini, e l'esistenza di chat di gruppo contro l'ICE. Opposizione 10 le persone che si sono opposte in tribunale ai tentativi di identificarle Nove cittadini americani e un canadese. Giudizio 4 i mandati del gran giurì confermati dai giudici L'agenzia ha abbandonato tre casi, altri tre restano aperti.

Esito 0 le accuse penali formulate Nessuno dei dieci è stato incriminato. Le condanne ottenute dal Dipartimento della giustizia nell'ultimo anno riguardano altri casi: un uomo dell'Oklahoma che su X invocava di sparare agli agenti, e due donne di Los Angeles riconosciute colpevoli di stalking per aver seguito in diretta streaming l'auto di un agente fino a casa.
Ogni riga misura uno stadio diverso della stessa macchina, non un sottoinsieme di quella precedente. La larghezza della figura non è proporzionale ai valori.

I soldi

Chi guarda, e chi lo paga


Il monitoraggio è affidato ad appaltatori privati. L'ufficio che dovrebbe vigilare sul programma ha due funzionari.

Committente
ICE – Office of Professional Responsibility

L'ufficio interno che con le amministrazioni precedenti indagava soprattutto sugli abusi commessi dagli agenti.

8 milioni di dollari · settembre 2025

Appaltatore
Amivero

Piccola società tecnologica della Virginia, conosciuta più per lo sviluppo di software che per l'intelligence.

Subappalto

Esecutore
Guidehouse

Società di consulenza che collabora con il governo americano anche nella difesa e nell'intelligence.

In un anno
+57%

la crescita della spesa dell'ICE in tecnologie di sorveglianza e consulenti

Dal 2020, quasi
50 mln

in almeno sei contratti di scansione dei registri pubblici: oltre metà impegnata da gennaio 2025

A vigilare, solo
2

funzionari a tempo pieno rimasti all'ufficio privacy che dovrebbe controllare il programma

Il caso

Sei mesi per un nome, senza riuscirci


La caccia a un utente di Reddit, tappa per tappa. Tocca ogni voce per aprirla.

Tappa I Il primo ordine amministrativo+

Il governo chiede a Reddit nome, indirizzo, dati di fatturazione e account collegati. Non indica quale legge sia stata violata.

Tappa II Che cosa aveva scritto l'utente+

Tre commenti sull'ICE, due con la sigla «ACAB», acronimo inglese di una frase che definisce bastardi tutti i poliziotti. In uno elencava alcuni Stati e una città in cui aveva vissuto l'agente Jonathan Ross, informazioni già pubblicate dai giornali, e scriveva di sperare che finisse nel penitenziario di Stillwater.

Tappa III L'opposizione+

Il Civil Liberties Defense Center chiede l'annullamento dell'ordine: il suo assistito stava esercitando un diritto protetto dal Primo emendamento.

Tappa IV Il governo cambia strumento+

Ritira la richiesta e ne presenta un'altra tramite il gran giurì, estesa di un altro mese fino a dicembre 2025. In quel periodo l'utente aveva pubblicato il numero di telefono di un agente, trovato su un sito di ricerche anagrafiche di cui aveva subito indicato il collegamento.

Tappa V Il giudice respinge il ricorso+

La richiesta di annullare il mandato del gran giurì viene respinta. Il procedimento è sospeso in attesa dell'appello.

Oggi L'identità resta sconosciuta+

Sei mesi dopo il primo ordine il governo non ha ancora un nome, e nessuna accusa è stata formulata.

La soglia

Che cosa protegge il Primo emendamento


La linea che separa un'opinione da un reato passa dall'intenzione, e i tribunali americani la collocano molto in alto.

Protetto

L'iperbole politica. In una sentenza storica la Corte Suprema ha ricordato che il linguaggio dell'arena politica è spesso «violento, offensivo e impreciso».

Non protetto

Le minacce vere. Ma condividere i dati personali di un agente non è di per sé un reato senza la prova di un'intenzione criminale.

Il dipartimento

Parla di «campagne di violenza coordinate» e di un aumento dell'8.000 per cento delle minacce di morte da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Un portavoce dell'ICE definisce «categoricamente falsa» ogni accusa di voler soffocare la libertà di parola.

Gli avvocati

«Per quanto posso vedere, tutto questo riguarda persone che dicono cose sgradevoli sull'ICE», dice Lauren Regan, che ha assistito diversi indagati. «Niente che si avvicini a una vera minaccia».

Fonte Elaborazione su documenti federali, contratti pubblici e testimonianze di appaltatori ed ex agenti raccolti dal Wall Street Journal. Dati aggiornati ad agosto 2026.

Avvocati per i diritti civili ed ex funzionari del dipartimento dicono che la rete ha catturato persone che esprimevano opinioni protette dal Primo emendamento della Costituzione, la norma che tutela la libertà di parola. "Per quanto posso vedere, tutto questo riguarda persone che dicono cose sgradevoli sull'ICE e sul controllo dell'immigrazione", ha dichiarato al Wall Street Journal Lauren Regan, avvocata che ha assistito diverse persone indagate per quello che avevano scritto online. "Niente che si avvicini a una vera minaccia."

Reddit ha ricevuto ordini amministrativi che chiedevano i dati di 11 account che avevano pubblicato "contenuti critici verso le azioni federali" tra luglio e dicembre dell'anno scorso. La società ha stabilito che quegli utenti stavano esercitando un diritto protetto dal Primo emendamento e si è opposta a ogni richiesta, che il dipartimento ha poi ritirato. Ben Lee, responsabile legale di Reddit, ha detto che la società si oppone di routine alle richieste governative troppo ampie o che minacciano la privacy e i diritti civili degli utenti.

Il governo è passato ai mandati del gran giurì, l'organo di cittadini che negli Stati Uniti decide se rinviare a giudizio un imputato e i cui atti hanno un peso legale maggiore. "La domanda è: vengono usati per indagini vere su presunti reati o per costruire una lista di sorvegliati speciali?", ha dichiarato Joshua Koltun, avvocato che ha difeso due americani i cui dati erano stati richiesti ai social network.

Dieci persone, nove americani e un canadese, si sono opposte ai tentativi del dipartimento di identificarle. I giudici hanno confermato quattro mandati del gran giurì, l'agenzia ha abbandonato tre casi e altri tre sono ancora aperti. In nessuno di questi casi è stata formulata un'accusa penale.

La Corte Suprema ha stabilito che le minacce vere non sono protette dalla Costituzione, mentre l'iperbole politica lo è. In una sentenza storica ha ricordato che il linguaggio dell'arena politica è spesso "violento, offensivo e impreciso".

Diversi cittadini finiti sotto osservazione avevano pubblicato informazioni sugli agenti dell'immigrazione, dai luoghi in cui stavano operando ai loro nomi fino agli indirizzi di casa.

L'amministrazione Trump considera il "doxxing organizzato delle forze dell'ordine" una forma di terrorismo interno. Il doxxing è la pubblicazione online dei dati personali di una persona per esporla a ritorsioni. Il dipartimento sostiene che rientri nella definizione anche riprendere gli agenti mentre lavorano e pubblicare il video. Quando un giornale locale ha rivelato che l'agente che aveva ucciso Renee Good si chiamava Jonathan Ross, il dipartimento ha parlato di "comportamento sconsiderato" e ha chiesto alla testata di cancellare subito l'articolo.

Condividere i dati personali di un agente federale non è di per sé un reato senza la prova di un'intenzione criminale, una soglia storicamente alta nei tribunali americani secondo costituzionalisti e avvocati penalisti. "Non stanno formulando accuse penali, quelle in cui potremmo contestare la vaghezza della norma e il suo abuso", ha detto Regan. "Se vogliono solo usare tutto questo come tattica intimidatoria, non è nemmeno uno scontro ad armi pari."

Nell'ultimo anno il Dipartimento della giustizia ha ottenuto diverse condanne per messaggi online sugli agenti dell'ICE. Un uomo dell'Oklahoma è stato condannato per minacce a funzionari federali dopo aver scritto su X che i cittadini americani avrebbero dovuto sparare a quelli che definiva terroristi interni, insieme ad altri messaggi in cui invocava che gli agenti venissero uccisi. A Los Angeles due donne sono state riconosciute colpevoli di stalking per aver seguito in diretta streaming l'auto di un agente fino a casa sua, credendo, secondo la loro versione, che stesse andando verso una retata.

Il caso più lungo riguarda un utente di Reddit che il governo cerca di identificare da sei mesi. Il primo ordine amministrativo chiedeva nome, indirizzo, dati di fatturazione e account collegati, senza indicare quale legge fosse stata violata. Dai dati d'archivio recuperati dal Wall Street Journal risulta che in quel periodo l'utente aveva scritto tre commenti sull'ICE, due dei quali con la sigla "ACAB", acronimo inglese di una frase che definisce bastardi tutti i poliziotti. In uno era intervenuto in una discussione sull'articolo che aveva identificato Ross, elencando alcuni Stati e una città in cui l'agente aveva vissuto (informazioni già pubblicate dai giornali). Nello stesso commento scriveva di sperare che Ross finisse nel penitenziario di Stillwater.

Il centro legale Civil Liberties Defense Center ha chiesto l'annullamento dell'ordine, sostenendo che il suo assistito stava esercitando un diritto protetto. Il governo ha ritirato la richiesta iniziale e ne ha presentata un'altra tramite il gran giurì, estesa di un altro mese fino a dicembre 2025. In quel periodo l'utente aveva pubblicato il numero di telefono di un agente, trovato su un sito di ricerche anagrafiche di cui aveva subito indicato il collegamento. Pochi giorni prima aveva scritto di voler abolire l'ICE e cancellare tutti i confini.

La richiesta di annullare il mandato del gran giurì è stata respinta e il giudice ha sospeso il procedimento in attesa dell'appello. Sei mesi dopo il primo ordine l'identità dell'utente resta sconosciuta.

La spesa dell'ICE per tecnologie di sorveglianza e consulenti ha raggiunto 258 milioni di dollari nel primo anno pieno del secondo mandato di Trump, il 57 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'agenzia ha firmato almeno sei contratti che prevedono la scansione di registri pubblici alla ricerca di "minacce", per quasi 50 milioni di dollari dal 2020. Più della metà di quei fondi è stata impegnata da gennaio dell'anno scorso, mentre un altro affidamento che può arrivare a 50 milioni continua a essere prorogato. I contratti più recenti chiedono agli appaltatori di geolocalizzare persone classificate come "estremiste", preparare rapporti su singoli individui e incrociare le informazioni con le banche dati del governo.

Il programma è coordinato dall'Office of Professional Responsibility dell'ICE, l'ufficio interno che con le amministrazioni precedenti si occupava soprattutto di indagare sugli abusi commessi dagli agenti.

A settembre dell'anno scorso l'ufficio ha affidato ad Amivero, una piccola società tecnologica della Virginia conosciuta più per lo sviluppo di software che per l'intelligence, un contratto da oltre 8 milioni di dollari per monitorare i social network alla ricerca di minacce e di piani per ostacolare le operazioni dell'agenzia. Amivero ha subappaltato il lavoro a Guidehouse, società di consulenza che collabora con il governo americano anche nella difesa e nell'intelligence.

Il bando prevede il monitoraggio di quasi venti piattaforme, da Reddit a Discord fino a Snapchat e LinkedIn. Chiede anche di usare documenti pubblici come i registri della motorizzazione e i verbali di polizia per identificare gli utenti segnalati e mappare le loro relazioni. Agli analisti è chiesto di usare l'apprendimento automatico per individuare i rischi, compresa quella che il documento chiama "intelligence anticipatoria delle minacce", cioè l'individuazione di tendenze e schemi di potenziali minacce prima che si concretizzino.

Le segnalazioni sono state così numerose che l'ufficio, che ha pochi dipendenti, ha dovuto chiedere aiuto all'ufficio di intelligence di Homeland Security Investigations, la divisione investigativa dell'ICE, che ora si occupa delle attività contro il doxxing. Gli avvocati hanno visto crescere gli ordini di consegna dei dati sui cittadini americani a partire da settembre 2025, lo stesso mese in cui è partito il contratto.

Il controllo sul programma spetta all'ufficio privacy dell'ICE, che secondo ex dipendenti del governo è ridotto a due funzionari a tempo pieno. Tra gennaio 2025 e marzo di quest'anno l'ufficio interno ha aperto almeno 131 indagini per doxxing e minacce al personale dell'agenzia, comprese la pubblicazione dei dati dei dipendenti sui social e su volantini e l'esistenza di chat di gruppo contro l'ICE.

"Stiamo assistendo alla trasformazione della privacy in un'arma che avvantaggia i potenti e in particolare le forze dell'ordine", ha dichiarato al Wall Street Journal Danielle Citron, professoressa di diritto all'Università della Virginia che si occupa di privacy, molestie online e diritti civili. Ha detto che gli agenti nascondono nomi e volti e che, se portassero il nome sulla divisa e non indossassero le maschere, ci sarebbero probabilmente meno episodi del genere.

A New York due agenti dell'ufficio interno si sono presentati in un seggio elettorale dove stava lavorando una scrutatrice, dopo averla contattata al telefono per un messaggio che secondo loro aveva pubblicato su Instagram in gennaio. Avevano con sé le stampe del suo profilo, il suo indirizzo, la sua data di nascita e quella che sembrava una sua foto scattata a un controllo di sicurezza in aeroporto. Le hanno chiesto di rimuovere il messaggio e di firmare una lettera in cui prendeva atto di poter aver violato una legge federale.

Un portavoce dell'ICE sostiene che la donna avesse pubblicato l'indirizzo di casa di un agente e ha mostrato al Wall Street Journal una schermata in cui la parte finale del testo è oscurata. Meta non ha voluto commentare l'autenticità dell'immagine.

Gli stessi agenti quel giorno hanno consegnato la stessa lettera ad altre persone. Una di loro ha fatto causa: David Streever è stato rintracciato da un agente speciale mentre era in vacanza, cinque mesi dopo aver mandato una mail all'allora direttore dell'ICE Todd Lyons in cui, dopo la morte di Alex Pretti, lo definiva un essere umano mostruoso. Secondo la sua denuncia il comportamento del dipartimento è una ritorsione contro un discorso protetto dalla Costituzione e finirà per scoraggiare gli americani dall'esprimersi.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Romano Cagnoni, il grande fotoreporter.
Omaggio di #Pietrasanta a uno dei più importanti #fotoreporter del Novecento
fotografia.it/articoli/romano-…
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Un poster boy troppo perfetto


Jason Arday, volto DEI di Cambridge, è il simbolo degli errori dell’inclusione di facciata.

Jason Arday ha 41 anni e insegna (edit: sarebbe più corretto dire “insegnava”, perché si è appena dimesso; la notizia è giunta dopo la scrittura di questo articolo) Sociologia dell’educazione a Cambridge. Il suo nome per anni è stato quello di una vera e propria star dell’accademia britannica: nato da genitori ghanesi a Clapham, nella periferia di South London, è stato protagonista di una storia di riscatto e affermazione che ha conquistato i media del Regno Unito. Il problema, però, non è soltanto che quella storia era troppo bella per essere vera, ma risiedeva soprattutto in quanto l’Università di Cambridge aveva bisogno che fosse vera.

Quando, nel marzo del 2023, Arday è stato nominato professore, l’ateneo non si è limitato ad annunciare l’arrivo di un nuovo docente: ha costruito sulla sua investitura un apologo morale con cui appuntarsi una mostrina istituzionale. A 37 anni, Arday diventava il più giovane professore nero nella storia di Cambridge. Per una persona cresciuta in una casa popolare nel sud di Londra, che aveva ricevuto una diagnosi di autismo e non aveva imparato a parlare fino agli undici anni d’età, e a leggere e scrivere fino ai diciotto, era un risultato impensabile e di ispirazione.

L’annuncio ufficiale dell’università presentava esplicitamente l’incarico come una dimostrazione plastica dell’impegno dell’ateneo verso una maggiore inclusione di personale accademico proveniente da gruppi sottorappresentati. Arday non era soltanto un professore, insomma: per molti legittimi motivi, era il professore che provava un cambio di passo a Cambridge.

Le istituzioni progressiste contemporanee, non è un mistero, spesso ricercano attivamente personaggi come Arday: persone con una storia personale riassumibile, un volto spendibile nelle campagne di comunicazione e una biografia capace di parlare a questioni sociali irrisolte. Il docente-star, nel caso di una prestigiosa università che forma le élite, permette di chiudere un occhio – o, nei casi peggiori, di saltare a piè pari – le parti meno “raccontabili” dell’inclusione. Non occorre parlare di aumenti delle borse di dottorato, di rendere le carriere meno precarie, di correggere i meccanismi di selezione, o del perché le classi popolari arrivano così raramente ai vertici dell’università: a volte basta mostrare la figurina e dichiarare il cambiamento. Così fanno le aziende, e anche tante università-azienda.

Questa volta, però, la storia di Arday ha iniziato a venire smontata pezzo per pezzo, con una serie di accuse di gravità e campo variabili che hanno monopolizzato il discorso pubblico: decine di sovrapposizioni plagiarie tra la sua tesi di dottorato e lavori pubblicati in precedenza; articoli scientifici di rigore accademico traballante; affermazioni imprecise o false sulle sue modalità della ricerca o sulla sua biografia, personale e accademica; episodi di razzismo probabilmente inventati; addirittura racconti delle proprie imprese sportive e di raccolte di beneficenza che sarebbero stati gonfiati ad hoc.

Il Guardian ha ricostruito nel dettaglio la verità su diversi episodi che, nel tempo, avevano contribuito a cementare la sua immagine pubblica di eroe accademico, mettendoli a confronto con la realtà dei fatti accertati. C’è la cifra di oltre cinque milioni di sterline raccolte per beneficenza, da lui stesso indicata, ma che non era un risultato attribuibile a una sua iniziativa personale, bensì il totale aggregato di diverse campagne di fundraising a cui aveva preso parte; ci sono le 30 maratone che dice di aver corso in 35 giorni, in parte con una gamba rotta (!); c’è che ha sostenuto di aver partecipato da bambino a una popolarissima serie tv inglese, Up, girata vent’anni prima della sua nascita.

Ma questi sono solo contorni, e di importanza assai relativa: perché i problemi per Jason Arday sono venuti soprattutto dal versante accademico, a partire dalla sua tesi di dottorato discussa alla John Moores University di Liverpool, oltre ad alcuni articoli successivi. Decine di passaggi sarebbero molto simili a quelli di opere che non ha nemmeno citato, si diceva; due pubblicazioni sono state corrette, eliminando o modificando affermazioni sul processo di codifica dei dati, sull’impiego di un secondo ricercatore e su alcune citazioni dei partecipanti. L’università di Liverpool ha riesaminato il lavoro e ha detto di non aver ravvisato plagi; un accademico consultato da Retraction Watch, invece, ha parlato di “somiglianze” estese e difficili da liquidare come meri problemi formali.

La persona che per prima ha contribuito a portare il caso alla luce è il filosofo dell’etica Nathan Cofnas, il che non è un dettaglio: Cofnas si definisce un race realist, e in tempi recenti ha sostenuto che in un sistema integralmente meritocratico ad Harvard non ci sarebbe quasi nessun professore nero; per questo è stato allontanato dai corsi, dopo una lunga controversia pubblica. In seguito Cambridge ha concluso che le sue affermazioni non costituivano, secondo i regolamenti dell’ateneo, discriminazione o molestie, ma in ogni caso Cofnas – che al caso Arday ha dedicato un lungo approfondimento – ha con l’università un conflitto personale evidente.

Questa è una parte importante della controversia: c’è un fronte – che per comodità chiameremo “anti-woke” – che su storie del genere si getta a peso morto. Tra gli altri, nemici giurati del “woke” come Kathleen Stock e la testata UnHerd non hanno perso tempo prima di esprimersi sul caso, presentando Arday come il prodotto simbolo della decadenza woke dell’università britannica. Si insiste – con qualche sparuta ragione, seppellita da propaganda e falso prospettico – sul fatto che le università avrebbero progressivamente sostituito criteri di valutazione accademica con criteri identitari, generando pratiche di selezione opache e incoerenti.

Nel frattempo, vicende come quella di Arday non rimangono confinate al perimetro delle beghe da guerre culturali: la testata di settore Times of Higher Education l’anno scorso gli aveva dedicato un’inchiesta, salvo poi – come ricostruito da Retraction Watch – non pubblicarla a seguito di moniti legali inviati dagli avvocati di Arday; il Guardian ha raccolto documenti e testimonianze, comprese quelle di accademici neri e di studiosi delle disuguaglianze razziali che ritengono le domande su Arday meritevoli di approfondimento, e temono che il caso possa danneggiare il loro lavoro.

Blackademics in the United Kingdom need to brace for a reckoning they didn’t ask for. Scrutiny of labour & belonging in the academic extended in the most extreme fashion bcuz the system insists on a monolithic approach to collective punishment before a judgement has been reached.
— Chisomo Kalinga, PhD (@ChisomoWrites) July 30, 2026


Un commento di un accademico britannico nero.

Il punto di vicende come questa, di fatto, è proprio che non riguardano soltanto i Jason Arday di turno. Cambridge, di fronte alle prime contestazioni dei giorni scorsi, ha difeso il suo professore parlando di una «vile macchina del fango» e insistendo sul fatto che il docente era già stato scagionato dalle accuse a Liverpool. Molti colleghi hanno firmato lettere e appelli in sua difesa, descrivendo le accuse come parte di una campagna razzista tesa a screditare un accademico nero di successo. Intendiamoci: è possibile, o addirittura probabile, che nella mobilitazione contro Arday convivano domande lecite, antipatie personali, razzismo e anche il (piuttosto trasparente) desiderio di far saltare in aria un simbolo della DEI britannica.

Ma una delle conseguenze più velenose dell’inclusione costruita attorno ai poster boy è proprio questa: rende difficilissimo distinguere la normale valutazione del lavoro di un individuo da un attacco all’intera categoria che l’individuo è stato incaricato di rappresentare. Se Arday fosse stato presentato in un altro modo dal suo ateneo, le polemiche sulla sua tesi, sui suoi articoli e sulla sua biografia avrebbero potuto ricevere risposte circostanziate; ma siccome è stato reso la prova vivente delle virtù di Cambridge, trasformare ogni dubbio su di lui in un dubbio sull’inclusione risulta facile; e ogni difesa dell’inclusione, di conseguenza, finisce per trasformarsi in una difesa d’ufficio di Arday.

È una trappola discorsiva perfetta, se ci pensi: per gli avversari della DEI, la sua debacle dimostra che le università assumono sempre persone incompetenti o disoneste, purché appartengano alla minoranza giusta; per i suoi difensori, ammettere che alcune accuse di plagio possano essere fondate, in questo contesto significa offrire munizioni ai razzisti. E in questa spessa coltre di nebbia si perde la domanda fondamentale: perché mai il valore delle politiche contro la discriminazione dovrebbe dipendere dalla fallibilità di un singolo professore?

L’aspetto più oltraggioso che emerge da questa storia è la sensazione, alimentata più e meno involontariamente dalle reazioni istituzionali, che applicare agli accademici appartenenti a minoranze gli standard comuni gli faccia un qualche torto. Una forma di paternalismo che somiglia pericolosamente a ciò che pretende di combattere: il professore nero non può essere soltanto bravo o mediocre, rigoroso o approssimativo, onesto o vanitoso come qualunque altro collega; no: dev’essere l’incarnazione della diversity senza macchia oppure la prova del suo fallimento.

Quando un’università costruisce il proprio impegno (e la propria reputazione) attorno a una biografia straordinaria, trasferisce sul protagonista una quantità di capitale simbolico sproporzionata: la sua storia deve essere esemplare, ogni dettaglio deve confermare la parabola, ogni critica deve poter essere attribuita alle forze della reazione. Ma più l’istituzione usa quella persona per lavarsi la coscienza, più il conto dell’eventuale fallimento viene socializzato. E a pagarlo non saranno il dipartimento comunicazione che ha esagerato con i trionfalismi, o i dirigenti che hanno voluto la figurina: sono gli altri blackademics, come vengono detti gli accademici neri d’oltremanica. La prossima docente afro promossa a una posizione prestigiosa si troverà circondata da un sospetto di fondo rinforzato: è davvero lì per il proprio lavoro, o perché serviva un altro Jason Arday?
Jason Arday
Uno degli studiosi consultati da Retraction Watch ha sintetizzato bene il paradosso: Cambridge avrebbe potuto affrontare la questione in modo ordinario, evitando che a occuparsene fossero gli urlatori della destra radicale. Eppure non l’ha fatto – o non in modo abbastanza trasparente. Così è diventata appannaggio dei nemici dell’inclusione, che ora possono esibire ogni reticenza istituzionale come la prova di un insabbiamento.

E ci sono precedenti, in questo senso, perché la sinistra su questo fronte ha già commesso errori e lasciato voti. Nel 2019, quando Ibram X. Kendi stava diventando una delle massime autorità morali della diversity americana, l’autore Kelefa Sanneh scriveva sul New Yorker che la sua distinzione binaria razzismo/antirazzismo tendeva a comprimere vite, politiche e istituzioni complesse in un esame a risposta secca. Era una critica che non veniva da una rivista o una penna trumpiana, né ovviamente sosteneva che il razzismo fosse un’invenzione: però metteva in discussione un paradigma intellettuale-culturale orientato a una semplificazione controproducente.

Gli anni successivi ce l’hanno confermato, anche nel caso specifico di Kendi: è diventato il nume tutelare di un’enorme infrastruttura accademica, editoriale e filantropica; il suo Center for Antiracist Research della Boston University ha raccolto decine di milioni di dollari, finendo poi in acque burrascose fatte di licenziamenti e accuse di cattiva gestione, per poi essere chiuso quando Kendi si è trasferito alla Howard University. Anche qui, si è misurato lo scarto tra le aspettative messianiche concentrate su un intellettuale-star e la fragilità dell’istituzione costruita a sua immagine.

È questo il punto che una parte consistente del progressismo mainstream non ha voluto ascoltare nell’ultimo decennio. Le critiche al modello delle celebrity antirazziste, alla professionalizzazione dell’attivismo e alla sostituzione dei cambiamenti materiali con il capitale simbolico non sono nate dopo la vittoria della destra; esistevano già quando le aziende firmavano assegni e le università istituivano centri, cattedre e programmi intitolati a un antiracism di facciata, ma venivano spesso liquidate come tentativi di distogliere l’attenzione dal vero problema (o peggio, come forme mascherate di ostilità verso le minoranze).

Le persone nere rimangono gravemente sottorappresentate ai vertici dell’accademia britannica: secondo i dati raccolti da Advance HE, soltanto il 3,8 per cento degli accademici neri aveva raggiunto il rango di professore, e i docenti appartenenti alle minoranze etniche risultavano più frequentemente impiegati con contratti a termine rispetto ai colleghi bianchi. Sono numeri che non si cancellano facendo le pulci al curriculum di un singolo individuo, ma anche che rendono irresponsabile e crudele concentrare la battaglia per l’uguaglianza su pochi casi eccezionali.

La diversity da brochure preferisce la rappresentazione alla redistribuzione perché la prima costa meno, almeno politicamente. Una fotografia di Jason Arday davanti a un edificio prestigioso in stile gotico comunica immediatamente progresso; intervenire sulle scuole frequentate dai figli delle classi popolari, finanziare dottorati e stabilizzare ricercatori precari richiede invece denaro, conflitti e anni di lavoro. La razza non scompare riportando il discorso alla classe sociale, ma la classe ricorda quanto sia incompleta una politica che celebra l’accesso di pochi individui eccezionali lasciando intatti i meccanismi che escludono tutti gli altri.

A prescindere da quel che sarà il destino di Arday, una concezione adulta ed efficace dell’inclusione dovrebbe partire dall’idea opposta di quella coltivata da Cambridge. Gli accademici neri non devono essere rappresentanti plenipotenziari della loro etnia; non devono essere migliori degli altri per meritarsi una cattedra, né sottratti ai processi di verifica per timore di assist politici. Devono poter essere giudicati come individui, secondo standard chiari e condivisi, all’interno di istituzioni che riconoscano e correggano gli ostacoli strutturali senza trasformare chi li supera in una reliquia.

Altrimenti il messaggio implicito diventa proprio quello che la DEI dice di voler cancellare: che una persona nera arrivata ai vertici non può essere trattata normalmente. E a quel punto, tanti saluti all’inclusione.

  • La vittoria di Abdul El-Sayed alle primarie Democratiche del Michigan potrebbe essere un punto di svolta per la sinistra americana;

  • La Casa Bianca ha ordinato allo Smithsonian National Museum of American History di mostrare un cartello che ammonisce i visitatori circa le «informazioni inaccurate» del museo: Trump cerca di controllare la storia.



🫰
Se non vuoi o puoi abbonarti, supporta la newsletter con un piccolo o piccolissimo contributo una tantum: fa la differenza, credimi.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il cambiamento climatico non si ferma alla frontiera


L’accordo tra la Provincia di Cuneo e le regioni francesi di confine prevede la creazione di una rete che metta in comune le azioni di prevenzione

Dare vita a un dialogo che non conosca frontiere e sappia travalicare tanto le montagne quanto i confini linguistici. Non è soltanto un ovvio messaggio di pace: può essere anche uno strumento fondamentale per ottenere sicurezza, proteggere la propria incolumità – di persone e territori – e raggiungere obiettivi concreti di prevenzione. Con ottimi risultati sociali e la conseguente creazione di nuove consapevolezze, scambio di pratiche e condivisione di esperienze per un progresso comune.

È questo l’obiettivo del programma europeo di compartecipazione internazionale tra Italia e Francia che porta il nome di ALCOTRA, acronimo di Alpi Latine Cooperazione Transfrontaliera. È finanziato dal FESR, il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, e mira a costruire progetti di crescita sostenibile, innovazione e tutela ambientale nelle zone in cui si incontrano i due Paesi.

This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rivoluzione del Gaslini


Renato Botti, direttore generale dell’ospedale infantile, spiega a L’Unica il progetto della città della salute per i bambini. E spera che la mano pubblica sia più generosa
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Se oggi è il bambino a girare per l’ospedale, nel nuovo Gaslini sarà l’ospedale a girare intorno al bambino. E non stiamo parlando di un futuro lontano, perché il cantiere del padiglione zero, che costituirà il cuore del nuovo ospedale dei piccoli, è arrivato al sesto piano sui sette previsti (altri due si trovano sotto) e già si cominciano a vedere le prime finestre installate. Secondo i programmi, il padiglione zero sarà operativo nell’ottobre 2027.

Il ribaltamento della prospettiva nella cura dei bambini avrà anche un suo corrispettivo “geografico”. Si entrerà in ospedale non più dal mare, dall’ingresso a tutti noto di via V Maggio, ma da nord in via Redipuglia, attraverso una grande piazza verdeggiante, proprio accanto al padiglione 20, da poco ristrutturato, che sembra quasi il prequel di questa rivoluzione.
Il padiglione 20 da poco ristrutturato e il cantiere del padiglione zero – Foto: Roberto Orlando
La metamorfosi non riguarderà soltanto l’assistenza sanitaria, ma anche le funzioni stesse dell’istituto, nato a Quarto nel 1938 e divenuto uno dei più grandi policlinici pediatrici scientifici d’Europa. Perché l’idea è quella di realizzare in un futuro molto prossimo – con la dismissione di cinque grandi padiglioni del vecchio ospedale – una città della salute, che comprenda un campus universitario con foresteria, un asilo per i figli dei dipendenti, ma soprattutto alloggi per le famiglie dei piccoli pazienti, considerando che il 40 per cento di loro proviene da fuori Genova. L’intenzione è anche di coinvolgere le imprese del settore farmaceutico e delle biotecnologie o che forniscono servizi sanitari. Tutto questo però avverrà dopo, quando si renderanno disponibili nuove risorse finanziarie.

190 milioni per cambiare

Nel frattempo, ci atteniamo al piano che invece ha fondi, fondamenta e tra poco persino un tetto. Comehanno spiegato a L’Unica fonti del Gaslini, si tratta di un investimento di quasi 190 milioni con la formula del project financing, ossia del partenariato pubblico-privato: 54 milioni di fondi istituzionali (cioè da non restituire), di cui 37 provenienti dall’universo Gaslini, cioè dall’alienazione di beni propri (legati e donazioni) e da un finanziamento erogato dalla Fondazione Gaslini. I restanti 17 milioni, non molti per la verità, arrivano dalla mano pubblica, che tra l’altro ha attinto 8 milioni dalle tasche del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Tutti gli altri, cioè circa altri 130, li ha investiti chi costruisce l’opera (ossia il consorzio Zena Project, raggruppamento temporaneo di imprese, costituito dalla capofila CMB Società Cooperativa, insieme con Renovit Public Solutions e Arcoservizi).

Per entrare nel dettaglio del progetto, nel padiglione zero troveranno spazio il pronto soccorso e la medicina d’urgenza, la diagnostica per immagini, il blocco di chirurgia con dodici sale operatorie e reparto di degenza, il blocco parto, le terapie intensive e semintensive, il reparto di degenza maternità e neonatale. Per un totale di 219 posti letto, oltre a spogliatoi, area di sterilizzazione e infine un parcheggio di capacità adeguata alle nuove esigenze.

Concluso il padiglione zero, seguiranno altre tre fasi che riguardano la ristrutturazione di buona parte dei vecchi edifici del complesso ospedaliero. Nella fase 2 sarà la volta dei padiglioni 6, 17 e 18, dove entro giugno 2028 si troveranno l’area medica, emato-oncologia, neuroscienze e assistenza territoriale, con la creazione di nuovi ambienti in cui tecnologia, ricerca e assistenza clinica verranno integrate. Qui i posti letto saranno 203. Nel padiglione 16, e siamo alla fase 3, avranno sede le attività a bassa intensità, come la riabilitazione e l’ospedale di comunità con 46 posti letto (fine lavori prevista nell’agosto 2029). Infine, la fase 4 concluderà il progetto con la ristrutturazione del padiglione 15, destinato ad accogliere tutti i laboratori di ricerca, che dovrebbe essere inaugurato nel 2030.

Nel nuovo Gaslini troveranno spazio anche le 60 associazioni di volontariato che garantiscono un supporto fondamentale per l’attività dell’ospedale e il benessere dei suoi ospiti, piccoli e grandi. Perché al Gaslini arrivano tanti bambini, oltre 750 mila l’anno tra prestazioni (circa 720 mila) e ricoveri (i restanti 30 mila), e con loro nella stragrande maggioranza dei casi ci sono anche le famiglie, provenienti da tutta Italia, circostanza che definisce il Gaslini non solo come ospedale genovese, ma come ospedale pediatrico nazionale situato a Genova, e che costituisce quindi il presupposto per la realizzazione di un progetto di queste dimensioni.

Il contratto con i privati

«Proprio in virtù di quello che stiamo creando quassù siamo alla ricerca disperata di fondi in conto capitale», ha spiegato a L’Unica Renato Botti, direttore generale del Gaslini. «Soprattutto pubblici, ma anche privati, che consentirebbero di ridurre l’importo del canone da pagare al costruttore, come previsto dal contratto, per i prossimi 22 anni. È chiaro che uno dei temi decisivi, di cui siamo ben consapevoli, è il sostegno del canone. Siamo fiduciosi, però il passaggio è impegnativo».

Meglio precisare subito, a prescindere da quanti e quali cordoni della borsa si allenteranno in futuro, che il Gaslini resterà un ente pubblico anche a progetto compiuto. I privati costruiscono le opere e poi per 22 anni si occuperanno delle manutenzioni edilizie e impiantistiche e della fornitura dei servizi energetici. Il Gaslini comincerà a pagare il canone pattuito a partire dalla consegna delle opere, manterrà la proprietà e soprattutto la direzione della struttura e delle attività sanitarie. Il valore complessivo del contratto è di circa 546 milioni.

Renato Botti, nato a Caracas, 69 anni ben portati, ha un curriculum sterminato ai massimi livelli della sanità pubblica. Considerato il regista dell’intera operazione («ma no, qui non ci sono registi», ha detto a L’Unica. «Io sono solo un lavoratore»), conduce il cronista nel suo ufficio attraverso un percorso d’emergenza tra zone di cantiere e strette retrovie poco frequentate.
Il direttore generale Renato Botti davanti al cantiere del padiglione zero – Foto: Roberto Orlando
A che punto siamo? «In un momento di grande lavoro e anche di scelte da perseguire con determinazione», è la risposta. «Può sembrare semplice descrivere i tre partenariati pubblico-privati di cui si avvale il nostro piano, ma dietro c’è il grande impegno di tutti: dei vertici istituzionali – il CDA, l’arcivescovo Marco Tasca che è il nostro stakeholder di riferimento, per così dire – e poi del management, del sottoscritto e di tutte le componenti che hanno responsabilità nell’ospedale», ha spiegato. «Ora bisogna che non solo il vestito cambi, ma anche che il corpo al quale il vestito è destinato impari a stare nei nuovi spazi, con una nuova modalità e una nuova cultura. Significa che tutta la componente clinica, professionale e scientifica deve anch’essa mettersi in discussione, non ovviamente nella sua autonomia e nelle sue competenze, ma in quello che è l’agire quotidiano dentro un’organizzazione nuova. E l’ospedale è una delle organizzazioni più complesse che ci possa essere».

I lavori proseguono

Intanto il cantiere in cima alla collina di via Redipuglia corre con tempi da record, sullo stile del cosiddetto “Modello Genova”, solo che in questo caso non ci sono i benefici e le deroghe di legge concessi per la ricostruzione del ponte sul Polcevera. I lavori sono partiti il 5 luglio 2024 con la demolizione di due edifici del vecchio ospedale e ora il nuovo monoblocco è quasi a tetto, come dicevamo: del resto, nelle ristrettezze di via Redipuglia le betoniere vanno e vengono di continuo, si incrociano a filo di parafango con il traffico locale e con le auto private in uscita dall’ospedale.

«In questi giorni sarà ultimato il solaio del sesto piano, e ai piani inferiori sta cominciando l’installazione della parte impiantistica: al momento confermiamo l’obiettivo di aprire il padiglione entro ottobre 2027», ha ribadito il direttore Botti. «Ma ci sono diversi altri cantieri operativi: quello dell’hospice nel padiglione 5, dove stiamo implementando gli spazi per poter fare anche day service. Successivamente, i posti letto dell’hospice saranno raddoppiati, da 4 a 8. Un altro cantiere aperto, pure questo al di fuori dell’operazione di partenariato, riguarda il padiglione 4 ossia neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Qui stiamo rivedendo tutti gli spazi e i posti letto passeranno da 10 a 21. Questi due interventi sono finanziati in autonomia e stiamo incontrando grande sostegno da parte di tutti i nostri donatori. Quest’anno abbiamo avuto anche un consistente aumento delle donazioni del 5 per mille: siamo passati da 3,8 a 4,5 milioni, con l’auspicio che crescano sempre di più».

E poi c’è un’impresa nell’impresa: coniugare le esigenze di un cantiere così grande e diffuso, con quelle del funzionamento dell’ospedale. «I problemi sono quotidiani fin dall’inizio», ha spiegato Botti. «Ovviamente bisogna cercare di assistere tutti i bambini che ne hanno bisogno. Nel 2024 ci siamo pienamente riusciti, l’anno scorso abbiamo avuto qualche difficoltà durante la ristrutturazione degli spazi di chirurgia e quest’anno stiamo cercando di mantenere tutte le attività». Ogni settimana, «facciamo una riunione di aggiornamento coordinata da me sull’andamento dei lavori e sui tre partenariati e poi, sempre settimanalmente, si tiene una riunione coordinata dalla direzione sanitaria con l’ufficio tecnico e le professioni sanitarie che segue e organizza i trasferimenti dei reparti di volta in volta necessari».

«Avere un grande progetto davanti aiuta molto a risolvere i problemi, tanto più adesso che questo progetto lo vediamo crescere giorno per giorno (e c’era gente che non ci credeva) – ha detto ancora –. E quando si vedranno i nuovi spazi, le nuove sale operatorie, le nuove tecnologie in funzione si aprirà una fase ancora più entusiasmante. Sarà una vera rivoluzione: questo era un ospedale pensato e realizzato 90 anni fa, ancora bellissimo, ma non più funzionale. Per fare un esempio che rende l’idea: oggi abbiamo due blocchi operatori divisi su quattro piani fisici, mentre nel nuovo padiglione zero avremo un unico blocco con 12 sale operatorie sullo stesso piano». Così come la diagnostica, oggi sparpagliata tra un padiglione e l’altro: sarà concentrata nel nuovo monoblocco. E come la ricerca, che potrà disporre di un edificio tutto suo, il padiglione 15: «Questo vuol dire mantenere un rapporto sempre molto stretto con le attività cliniche», ha spiegato Botti. «Ma anche contaminazione nella ricerca, capacità di avere un confronto immediato tra ricercatori grazie alla vicinanza che spesso produce grandi risultati».
L’ingresso storico dell'Istituto Giannina Gaslini in via V Maggio a Quarto – Foto: Roberto Orlando
Una visione che, per molti aspetti, si muove nel solco e nello spirito del fondatore, l’imprenditore, filantropo e senatore Gerolamo Gaslini, e che ha un luogo e un preciso momento di nascita. «Era il 2021 e mi ero da poco insediato come direttore generale», ha raccontato. «Con Edoardo Garrone, che era stato nominato presidente dell’istituto Gaslini qualche mese prima, stavamo facendo un giro di visita in ospedale. E in quella occasione la consapevolezza di dover fare qualcosa di importante era già stata netta. Ebbene, era emerso che per la semplice ristrutturazione dell’esistente, adeguandolo alle nuove normative antisismiche e antincendio nonché a quelle sanitarie, sarebbero stati necessari quasi 200 milioni e 10-15 anni di lavori. Con il risultato di mantenere in vita una struttura di venti padiglioni comunque inadeguata ai nuovi modelli dell’assistenza ospedaliera».

Il nuovo Gaslini cresce in un momento di per sé positivo: ricavi in aumento, nuove assunzioni. L’Istituto sembra un’isola a sé nel panorama sgarrupato della sanità pubblica. «Il segreto è la forza di questa comunità», ha detto ancora Botti. «Poi sicuramente ci abbiamo messo un po’ del nostro: non ci siamo solo lamentati, ci siamo anche rimboccati le maniche».

Con qualche soluzione inedita, persino con espansioni territoriali. Grazie al cosiddetto “Gaslini diffuso”, dal 2022 le pediatrie di tutti gli ospedali liguri coinvolti nell’operazione (La Spezia, Lavagna, Savona, Pietra Ligure, Imperia e Sanremo) sono gestite direttamente da personale del Gaslini. «Non ci sono i reparti di alta complessità, che restano a Genova – ha spiegato Botti – ma quelli a bassa complessità, di prima stabilizzazione e le attività ambulatoriali. Connessa al “Gaslini diffuso” è inevitabilmente la telemedicina, per la quale l’ospedale è inserito in progetti nazionali e internazionali».

I rimborsi insufficienti

Tutto rose e fiori quindi? Quasi, perché un problema, a dire il vero, c’è. Riguarda il tariffario dei rimborsi pubblici delle prestazioni per la sanità infantile: l’ultimo aggiornamento risale al 2012 ed era già sottostimato.

«Lavoriamo a prezzi amministrati», ha spiegato Botti. «Per paradosso più lavoriamo più rischiamo di perdere. In pratica, se spendiamo 100 ci viene rimborsato non più di 60. E questo spiega perché non esistono privati che facciano pediatria. È un bagno di sangue. L’ho detto anche al presidente Bucci per spiegare la perdita di 18 milioni nell’ultimo bilancio. Da manager mi vergogno ad andare a difendere una perdita del genere davanti al presidente della Regione. Perché in teoria sarebbe indifendibile, ma purtroppo nonostante il controllo stretto dei costi, raggiungere l’equilibrio costi-ricavi al momento credo che sia mission impossible».

Infine, a parziale consolazione, c’è un aspetto sul quale invece non esistono incognite: la potenza del “marchio” Gaslini. «Non esiste in Italia un attaccamento così profondo di una città al suo ospedale dei bambini», ha concluso Botti. E anche se parliamo della città più “vecchia” d’Italia, questo amore per il Gaslini sembra il fondamento incrollabile di altri grandi traguardi futuri.

Ti consigliamo anche:

⛓️ Dal Monferrato a una cella di Bengasi (da L’Unica Asti)

🙅🏼 Ormai per tutti i sondaggi Vannacci ha superato la Lega (da Pagella Politica)

🗳️ Vuoi arrivare preparato alle elezioni del 2027? Pagella Politica ha scritto La regola del gioco, la guida alla nuova legge elettorale. Per leggerla, attiva la membership a questo link!


Dal Monferrato a una cella di Bengasi


L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Cuneo, Torino e Genova.

Per riceverla, clicca qui

Dina Alberizia non ama stare al centro del racconto. Lo si capisce fin dai primi minuti di conversazione: ogni volta che il discorso rischia di fermarsi su di lei, lo sposta altrove, su Gaza, sui convogli umanitari, sul medico palestinese Hussam Abu Safiya, di cui in questi giorni si torna a parlare dopo quasi seicento giorni di detenzione nelle carceri israeliane. È da lì, non da sé, che vuole cominciare.

Astigiana d’adozione – vive ad Albugnano, nel Basso Monferrato, dopo una vita trascorsa a Torino come educatrice in un asilo nido e l’origine pugliese – Alberizia è in pensione da quattro anni e ha un padre di novantotto che ha scoperto dalla televisione dove fosse finita la figlia. Perché tra la fine di maggio e il 23 giugno Dina è stata una dei “Sirte 10”: i dieci attivisti del convoglio di terra della Global Sumudtrattenuti nel deserto libico mentre cercavano di aprire un varco umanitario verso la Striscia.

La spedizione via terra ha avuto, mediaticamente, meno spazio di quella via mare intercettata dalla marina israeliana. Eppure nasceva dalla stessa idea, declinata sull’asfalto anziché sull’acqua: portare aiuti e persone a Gaza. Organizzato dal movimento Sumud del Maghreb, attivo per la Palestina dal 2008, il convoglio era partito dalla Mauritania, si era ingrossato attraversando l’Algeria e aveva raccolto lungo il tragitto tra 250 e 300 persone di 28 Paesi: europei, ma anche delegazioni da Indonesia, Giappone, India, Sudamerica, Stati Uniti. «Volevamo portare aiuti e persone specializzate che potessero sostenere i palestinesi nella ricostruzione», ha spiegato a L’Unica. Il 15 maggio, giorno della Nakba – letteralmente la “catastrofe”, il giorno in cui viene ricordato l’esodo di 700 mila palestinesi nel 1948, anno della fondazione dello Stato di Israele – la carovana di pullman, ambulanze, camion carichi di case mobili destinate a Gaza è partita da un accampamento a pochi chilometri da Tripoli.

This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now


Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Un modello di Meta hackera un'azienda, i robotaxi a Londra, Jeff Dean lascia Google


I tuoi 5 minuti di aggiornamento quotidiano.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Comunicazione: Morning Tech, come ogni anno, andrà in ferie dal 10 al 21 agosto. Auguriamo un buon riposo a tutti!

Buon venerdì,
dopo il caso di OpenAI e Anthropic, anche un modello di Meta ha hackerato un'azienda durante i test interni. Poi parleremo della licenza ottenuta da Wayve e Uber per portare i robotaxi a Londra; vedremo la nuova startup Discovery Loop, fondata dal celebre Jeff Dean dopo l'addio a Google, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Sei nella versione Free
Significa che non vedi il podcast, i commenti dell'autore, non hai accesso all'app, agli editoriali in anteprima e visualizzi la pubblicità.

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

audio-thumbnail


Intro + Prima notizia - Ep. 380 Venerdì 7 agosto
0:00
/211.906372

Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
Durata media: 10 minuti.

Passa a Plus

Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Anche un modello di Meta ha hackerato un'azienda durante i test


Intelligenza Artificiale
Il modello Muse Spark ha sfruttato una vulnerabilità di sicurezza di un'azienda non identificata e ne ha modificato i sistemi interni durante una valutazione di cybersecurity. Un errore di configurazione di Irregular (la società esterna che conduce i test per Meta) ha dato al modello accesso a internet durante la prova. In alcuni ambienti di test i modelli hanno un accesso limitato a internet per simulare scenari di minaccia reali, ma in questo caso c'è stato un raro problema nella configurazione. Irregular dice che si tratta dello stesso problema di ambiente di valutazione rivelato da Anthropic la settimana scorsa, quando i suoi modelli hanno violato i sistemi di tre organizzazioni. Meta sta indagando e pubblicherà un resoconto completo. È la terza grande azienda AI in poche settimane a rivelare un episodio simile, dopo OpenAI e Anthropic.
~
Fonte: CNN
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

I robotaxi di Wayve e Uber ottengono la licenza per Londra


Robotica
Transport for London ha concesso le licenze da veicolo a noleggio con conducente (PHV) a una flotta di veicoli autonomi con tecnologia della britannica Wayve, usati da Uber. Le prime corse potrebbero partire entro fine anno. Il veicolo è la Ford Mustang Mach-E elettrica modificata con telecamere sul tetto e sugli specchietti, radar e un computer AI. Per circolare senza conducente serve un'approvazione separata dell'agenzia britannica per gli standard dei veicoli. Uber offrirà corse ad alcune delle 100.000 persone iscritte alla lista d'attesa già quest'estate, prima del lancio pubblico completo. Londra sarà la prima città al mondo a usare la tecnologia di Wayve per corse commerciali. I sindacati dei tassisti temono un calo di posti di lavoro.
~
Fonte: BBC
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

SPONSORED

CTA Image

Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

Scopri di più

Jeff Dean lascia Google e fonda la startup Discovery Loop


Startup
Jeff Dean, chief scientist di Google e 30° dipendente (dal 1999) della storica azienda, ha lasciato la posizione insieme ad altri tre ricercatori AI di primo piano: Sanjay Ghemawat, Quoc Le e Oriol Vinyals. Insieme hanno fondato una startup di nome Discovery Loop in cui Dean sarà amministratore delegato. La startup vuole costruire un'AI capace di migliorarsi da sola con poco o nessun intervento umano. Secondo i fondatori questa tecnica può accelerare lo sviluppo dell'AI e poi aiutare a progettare nuovo hardware, scoprire farmaci e creare nuovi materiali. Il finanziamento iniziale arriva da Radical Ventures, Khosla Ventures e altri investitori, inclusa Alphabet; la cifra non è stata rivelata. Alphabet fornirà anche la potenza di calcolo necessaria per almeno il prossimo anno.
~
Fonte: The New York Times
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Il dispositivo di OpenAI sarà uno smart speaker senza schermo


Tecnologia
Secondo nuove indiscrezioni, il primo vero dispositivo in arrivo di OpenAI ha la forma di una ciambella ed è grande quanto un Echo Dot di seconda generazione. Funziona a batteria e potrebbe essere usato anche tenendolo in mano. Include microfoni, altoparlanti, una fotocamera per inviare informazioni visive a ChatGPT e parti robotiche che si muovono da sole per aiutare a rispondere all'utente. OpenAI prevede un uso come assistente AI durante la giornata, simile alla modalità vocale di ChatGPT; il dispositivo imparerà le abitudini dell'utente nel tempo. Il design è stato sviluppato con LoveFrom (lo studio dello storico designer di Apple Jony Ive). Quattro settimane fa Apple ha fatto causa a OpenAI per furto di segreti industriali, tra cui una tecnica di finitura del metallo, in relazione a questo prodotto; OpenAI ha condotto un'indagine interna e sostiene che il design del dispositivo smentisce le accuse. Il prodotto inaugurerà una nuova linea di dispositivi ma la data di uscita non è nota.
~
Fonte: AppleInsider
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

DeepSeek investe 20,8 milioni di dollari nell'IPO di Unitree


Robotica
DeepSeek riceve 933.399 azioni del produttore di robot Unitree (il 2,31% del collocamento strategico dell'IPO di Shanghai) e le due aziende svilupperanno insieme modelli AI per robot umanoidi. Unitree darà precedenza a DeepSeek nell'acquisto di servizi di addestramento dei modelli, mentre DeepSeek favorirà i robot di Unitree per le sue applicazioni di AI nel mondo fisico. L'accordo riguarda il principale ostacolo del settore: costruire un "cervello" robotico capace di capire ambienti sconosciuti e tradurre istruzioni in azioni fisiche in modo affidabile. La Cina produce robot economici che camminano, corrono ed eseguono coreografie, ma il lavoro autonomo utile richiede modelli addestrati su dati del mondo fisico che oggi scarseggiano. I modelli di DeepSeek ottengono buoni risultati in test di codice, matematica e ragionamento, ma restano concentrati sul linguaggio e il modello commerciale principale non elabora immagini insieme al testo. La partnership può dare a DeepSeek robot e dati del mondo fisico per accelerare questo lavoro.
~
Fonte: Reuters
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

CTA Image

C'è chi la mattina apre Instagram, TikTok o Facebook; c'è invece chi inizia la giornata con la giusta frequenza intellettuale. Passa all'esperienza completa per meno due caffè al mese.

Da 3,99€ al mese

Letture interessanti


In lingua inglese.

Perché lascio OpenAI per costruire la telepatia


naomibashkansky.com (eng)

La fine dell'era degli eroi


noahpinion.blog (eng)

La forma delle cose che verranno, parte 1: il Thunderdome continuo


yegge.ai (eng)

Cosa ci ha insegnato il bliss


daniel.haxx.se (eng)

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

Notizie veloci


In lingua inglese.

ChatGPT porta le chat testuali illimitate agli utenti gratuiti


techcrunch.com (eng)

SpaceX punta ad afferrare uno Starship al volo questo mese


thenextweb.com (eng)

Il videogioco Grand Theft Auto VI avrà un'anteprima estesa su Netflix questo mese


deadline.com (eng)

Tool del giorno

Cloudflare OS


Cloudflare ha lanciato un "OS" open source per portare gli agenti AI dentro le aziende: ogni agente gira in una sandbox isolata, senza accesso a internet o ai tuoi sistemi se non tramite risorse approvate. Può interrogare i tuoi dati, generare documenti, costruire app e automatizzare workflow, collegando tool come Gmail, Notion, Linear e BigQuery. Il tutto gira su Cloudflare Workers e si può deployare nel proprio account, personalizzandolo su terminologia aziendale e processi interni.

Link: os.cloudflare.app

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

SPONSOR VELOCe

CTA Image

Questo è un esempio di sponsor veloce: max 300 caratteri per raccontare la tua magnifica realtà.

A partire da 40€

Vuoi apparire tra gli sponsor in fondo? I prezzi partono da 40€, dai un'occhiata!

Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Anche un modello di Meta ha hackerato un'azienda durante i test


È il terzo caso in poche settimane.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Il modello Muse Spark ha sfruttato una vulnerabilità di sicurezza di un'azienda non identificata e ne ha modificato i sistemi interni durante una valutazione di cybersecurity. Un errore di configurazione di Irregular (la società esterna che conduce i test per Meta) ha dato al modello accesso a internet durante la prova. In alcuni ambienti di test i modelli hanno un accesso limitato a internet per simulare scenari di minaccia reali, ma in questo caso c'è stato un raro problema nella configurazione. Irregular dice che si tratta dello stesso problema di ambiente di valutazione rivelato da Anthropic la settimana scorsa, quando i suoi modelli hanno violato i sistemi di tre organizzazioni. Meta sta indagando e pubblicherà un resoconto completo. È la terza grande azienda AI in poche settimane a rivelare un episodio simile, dopo OpenAI e Anthropic.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

An AI model from Meta also hacked another company during testing | CNN Business
Add Meta to the list of companies with AI agents going rogue. An AI model from the parent company of Facebook and Instagram hacked into another company’s systems during cybersecurity testing, a spokesperson confirmed on Wednesday.
CNNHadas Gold


Alternativa in italiano:

Un modello IA di Meta ha violato i sistemi di un’altra azienda durante un test di sicurezza. Ma stavolta è tutto più banale
L’incidente sarebbe stato causato da un errore di configurazione che ha dato al sistema accesso involontario a Internet. Meta ha avviato un’indagine
DDay.it

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Jeff Dean lascia Google e fonda la startup Discovery Loop


Quattro top ricercatori puntano all'AI che si auto-migliora.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Jeff Dean, chief scientist di Google e 30° dipendente (dal 1999) della storica azienda, ha lasciato la posizione insieme ad altri tre ricercatori AI di primo piano: Sanjay Ghemawat, Quoc Le e Oriol Vinyals. Insieme hanno fondato una startup di nome Discovery Loop in cui Dean sarà amministratore delegato. La startup vuole costruire un'AI capace di migliorarsi da sola con poco o nessun intervento umano. Secondo i fondatori questa tecnica può accelerare lo sviluppo dell'AI e poi aiutare a progettare nuovo hardware, scoprire farmaci e creare nuovi materiali. Il finanziamento iniziale arriva da Radical Ventures, Khosla Ventures e altri investitori, inclusa Alphabet; la cifra non è stata rivelata. Alphabet fornirà anche la potenza di calcolo necessaria per almeno il prossimo anno.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Four Top Google A.I. Researchers Form New Start-Up
Jeff Dean, Google’s chief scientist, and three other artificial intelligence researchers are leaving the company to form their own start-up, a move that exposes the changing power structure inside Google and shows there is still plenty of venture money willing to back new A.I.
The New York Times


Alternativa in italiano:

Google perde 4 scienziati AI in un colpo solo
Demis Hassabis lascia la guida di DeepMind per diventare chief scientist di Alphabet, mentre Jeff Dean e tre colleghi fondano una startup finanziata da Google.
Tom's Hardware

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il dispositivo di OpenAI sarà uno smart speaker senza schermo


Prezzo previsto tra 300 e 400 dollari.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Secondo nuove indiscrezioni, il primo vero dispositivo in arrivo di OpenAI ha la forma di una ciambella ed è grande quanto un Echo Dot di seconda generazione. Funziona a batteria e potrebbe essere usato anche tenendolo in mano. Include microfoni, altoparlanti, una fotocamera per inviare informazioni visive a ChatGPT e parti robotiche che si muovono da sole per aiutare a rispondere all'utente. OpenAI prevede un uso come assistente AI durante la giornata, simile alla modalità vocale di ChatGPT; il dispositivo imparerà le abitudini dell'utente nel tempo. Il design è stato sviluppato con LoveFrom (lo studio dello storico designer di Apple Jony Ive). Quattro settimane fa Apple ha fatto causa a OpenAI per furto di segreti industriali, tra cui una tecnica di finitura del metallo, in relazione a questo prodotto; OpenAI ha condotto un'indagine interna e sostiene che il design del dispositivo smentisce le accuse. Il prodotto inaugurerà una nuova linea di dispositivi ma la data di uscita non è nota.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI's new hardware leak: Same size as an Alexa Dot
Details have leaked about OpenAI's new hardware, and by all accounts, it's going to be shaped and sized a lot like a second-generation Alexa Dot, be battery-powered, and retail for between $300 and $400.
AppleInsider


Alternativa in italiano: non pervenuta

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

DeepSeek investe 20,8 milioni di dollari nell'IPO di Unitree


Le due società svilupperanno insieme AI per umanoidi.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


DeepSeek riceve 933.399 azioni del produttore di robot Unitree e le due aziende svilupperanno insieme modelli AI per robot umanoidi. Unitree darà precedenza a DeepSeek nell'acquisto di servizi di addestramento dei modelli, mentre DeepSeek favorirà i robot di Unitree per le sue applicazioni di AI nel mondo fisico. L'accordo riguarda il principale ostacolo del settore: costruire un "cervello" robotico capace di capire ambienti sconosciuti e tradurre istruzioni in azioni fisiche in modo affidabile. La Cina produce robot economici che camminano, corrono ed eseguono coreografie, ma il lavoro autonomo utile richiede modelli addestrati su dati del mondo fisico che oggi scarseggiano. I modelli di DeepSeek ottengono buoni risultati in test di codice, matematica e ragionamento, ma restano concentrati sul linguaggio e il modello commerciale principale non elabora immagini insieme al testo. La partnership può dare a DeepSeek robot e dati del mondo fisico per accelerare questo lavoro.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

DeepSeek invests $20.8 million in Unitree's Shanghai IPO | Reuters
Chinese artificial intelligence startup DeepSeek has invested 140.8 ‌million yuan ($20.8 million) in robot maker Unitree and agreed to jointly develop AI models for humanoid machines, according to a stock-exchange filing.
Reuters


Alternativa in italiano: non pervenuta

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

I robotaxi di Wayve e Uber ottengono la licenza per Londra


Un conducente umano dovrà restare a bordo.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Transport for London ha concesso le licenze da veicolo a noleggio con conducente (PHV) a una flotta di veicoli autonomi con tecnologia della britannica Wayve, usati da Uber. Le prime corse potrebbero partire entro fine anno. Il veicolo è la Ford Mustang Mach-E elettrica modificata con telecamere sul tetto e sugli specchietti, radar e un computer AI. Per circolare senza conducente serve un'approvazione separata dell'agenzia britannica per gli standard dei veicoli. Uber offrirà corse ad alcune delle 100.000 persone iscritte alla lista d'attesa già quest'estate, prima del lancio pubblico completo. Londra sarà la prima città al mondo a usare la tecnologia di Wayve per corse commerciali. I sindacati dei tassisti temono un calo di posti di lavoro.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Robotaxis granted licence to operate in London
Self-driving taxis are allowed by Transport for London - as long as a human is behind the wheel.
BBC


Alternativa in italiano: non pervenuta

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Quanti sono gli americani senzatetto


Il tasso nazionale è di 21,8 persone ogni 10mila abitanti, ma va da 4,2 in Mississippi a 74,1 a Washington DC. In California il 63,5% dorme all'aperto, in New York il 4%.

Nella notte del censimento di gennaio 2025, 745.652 persone negli Stati Uniti non avevano una casa. Il dato arriva dal conteggio annuale del Dipartimento per l'edilizia e lo sviluppo urbano (HUD), l'agenzia federale che si occupa di politiche abitative e case popolari, che ogni anno fotografa in una sola notte d'inverno quante persone dormono nei centri di accoglienza o in strada. Rispetto al 2024 il numero è sceso del 3,3%, dopo anni di aumenti.

In media 21,8 persone ogni 10mila abitanti erano senza casa, ma il dato cambia moltissimo da uno Stato all'altro. Il Mississippi ha il tasso più basso del paese, 4,2 ogni 10mila abitanti. New York ha il più alto tra gli Stati, 72,8, più di 17 volte tanto. Il primato assoluto spetta al distretto di Washington, che coincide con la sola città capitale, dove il tasso arriva a 74,1.

In valori assoluti la California è di gran lunga prima, con 181.934 persone senza casa, davanti a New York con 145.560. Nessun altro Stato arriva neppure a un quarto di quella cifra. La California è lo Stato più popoloso degli Stati Uniti, New York il quarto.

Il Vermont è lo Stato più rurale del paese, con il 65% della popolazione che vive fuori dai centri urbani secondo il censimento del 2020. Il suo tasso è tra i più alti in assoluto, 52,5 persone ogni 10mila abitanti. Anche California e Nevada, che hanno le quote maggiori di residenti nelle aree urbane, sono tra i dieci Stati messi peggio. Il problema quindi non è solo delle grandi città.

In New York solo il 4% delle persone senza casa dormiva fuori da una struttura di accoglienza, la quota più bassa del paese. In California era il 63,5%, la più alta. HUD tiene separato chi ha una sistemazione temporanea, come i dormitori d'emergenza, gli alloggi di transizione e le cosiddette safe haven per chi soffre di gravi disturbi mentali, da chi passa la notte all'aperto, in auto, negli accampamenti o negli edifici abbandonati.

Persone senza casa · Stati Uniti

Sei grandi città americane superano le 10mila persone senza casa

Nella notte del conteggio del gennaio 2025 le reti di servizi che coprono le 50 città più grandi del paese hanno censito 390.782 persone senza casa. New York e Los Angeles da sole valgono un quarto di tutte quelle contate negli Stati Uniti.

New York125.683Los Angeles67.777Seattle16.936Denver10.774San Jose10.711Portland10.526
Persone senza casa 50.00010.0001.000

Come si legge. Ogni cerchio è una rete locale di servizi, non il comune: l’area è proporzionale al numero di persone contate. Phoenix e Mesa in Arizona, Arlington e Fort Worth in Texas ricadono a due a due nella stessa rete, quindi le 50 città più grandi sono coperte da 48 reti.

Fonte Elaborazione di Focus America su dati del Department of Housing and Urban Development, conteggio di una notte del gennaio 2025 pubblicato nell’Annual Homelessness Assessment Report 2025 e raccolti da USAFacts. Il totale delle 48 reti è la somma dei singoli conteggi.

Per organizzare i servizi il paese è diviso in 386 continuum of care, cioè reti locali che mettono insieme associazioni, ospedali, forze dell'ordine e servizi di salute mentale di una stessa area. Nel 2025 la rete di New York City ne ha contate 125.683 e quella di Los Angeles 67.777, le due città più popolose degli Stati Uniti. Circa il 52% delle persone senza casa vive nelle reti che comprendono le 50 città più grandi e diciassette reti urbane o suburbane ne hanno registrate almeno 5mila ciascuna.

A Los Angeles solo il 34,5% aveva un posto in un dormitorio d'emergenza, in un alloggio di transizione o in una safe haven, contro il 96,3% di New York. Sette delle dieci grandi città con la quota più alta di persone che dormono all'aperto sono in California, tutte sopra il 55%: Long Beach (71,4%), San Jose (69,8%), Oakland e Berkeley (68,5%), Los Angeles (65,5%), Fresno (62%), San Diego (57,7%) e Sacramento (56,4%). All'estremo opposto ci sono Boston, con il 97,6% delle persone al riparo, New York (96,3%), Milwaukee (94,6%), Memphis (93,3%) e Baltimora (90,7%). I conteggi si fanno a gennaio, quindi le città con il clima più rigido tendono ad avere quote più alte di persone in struttura. Le tende negli spazi pubblici sono diventate un tema politico e diverse città governate dai Democratici hanno rivisto le proprie politiche sulla droga e sull'uso di parchi e strade.

Tra il 2020 e il 2025 il tasso del Vermont è passato da 17,3 a 52,5 persone ogni 10mila abitanti, l'aumento più forte di tutti. In Oregon e nello Stato di New York la crescita è stata di oltre 25 persone ogni 10mila. Solo quattro Stati hanno visto un calo: Wyoming, Florida, Texas e South Carolina. Il più marcato è quello del Wyoming, con 1,5 persone in meno ogni 10mila abitanti. A Washington DC il tasso è sceso di 21 punti ogni 10mila abitanti.

Il numero complessivo era calato dal 2007 al 2016, poi ha ripreso a salire dal 2017 al 2024: nel 2023 l'aumento è stato del 12,1% e nel 2024 del 18,1%, prima del calo del 3,3% registrato nel 2025. L'Interagency Council on Homelessness, l'organismo che coordina le politiche federali sul tema, attribuisce quegli aumenti alla mancanza di sistemi capaci di garantire case accessibili, salari, assistenza sanitaria e opportunità economiche.

Le persone accolte in una struttura erano cresciute del 25,4% tra il 2023 e il 2024, da 396.494 a 497.256, per poi scendere del 3,6% a 479.332 nel 2025, il 64,3% del totale. Chi dormiva all'aperto era aumentato del 6,9% tra il 2023 e il 2024, da 256.610 a 274.224, ed è sceso del 2,9% a 266.320 nel gennaio 2025.

Sul fenomeno pesa il costo degli affitti, secondo un rapporto del Government Accountability Office, l'ufficio che controlla per conto del Congresso i conti e i programmi federali. California, Hawaii e Washington DC avevano nel 2024 gli affitti più cari del paese ed erano tra i sette territori con i tassi più alti di persone senza casa. Il Mississippi aveva insieme il quinto affitto più basso e il tasso più basso in assoluto.

Oltre 270mila persone senza casa si sono dichiarate bianche nel 2025, il 36,7% del totale a fronte del 72,3% della popolazione americana. Chi si è identificato come nero, afroamericano o africano era il 32,7% delle persone senza casa e il 13,5% della popolazione. Il tasso più alto riguarda i nativi hawaiani e gli abitanti delle isole del Pacifico, con 99,9 persone ogni 10mila, un dato legato anche al costo della vita alle Hawaii, dove nel 2024 c'era una delle quote più alte di persone che spendono per l'affitto o per il mutuo più del 30% del proprio reddito.

La fascia di età più colpita è quella tra i 35 e i 44 anni, che vale il 21,7% delle persone senza casa contro il 13,3% della popolazione. Chi ha più di 64 anni è il 6% del totale, la quota più bassa, pur rappresentando il 18,9% della popolazione. L'aspettativa di vita di chi vive senza una casa è di 50 anni, contro i 77 della media americana.

I veterani senza casa erano 73.367 nel 2009 e sono 32.495 nel 2025. Nello stesso periodo la popolazione complessiva dei veterani è scesa da 21,9 milioni a 15,7 milioni. Il programma HUD-VASH, che affianca al buono per l'affitto l'assistenza sanitaria del Dipartimento per gli affari dei veterani, ha approvato più di 116mila buoni dal 2008.

Il conteggio si svolge nell'ultima settimana di gennaio perché è il periodo in cui i centri di accoglienza sono più usati e permette quindi di intercettare meglio chi vive per strada da tempo. Chi è in struttura viene registrato dai servizi, mentre chi sta fuori va cercato di persona: in molte zone volontari e operatori vanno nei luoghi dove si sa che le persone si radunano, altrove il conteggio passa dalle mense e dai centri di assistenza. Entrambi i metodi lasciano fuori qualcuno.

Restano esclusi dai numeri chi è ospitato temporaneamente da amici o parenti, i minori in affido d'emergenza, chi è detenuto e chi, dopo un periodo in strada, è entrato in un alloggio stabile con sostegno pubblico. Chi vive in auto o si sposta tra un motel e l'altro può sfuggire al conteggio. Alcune persone si nascondono per non essere censite oppure non raccontano la propria situazione, soprattutto quando i rilevatori sono accompagnati dalla polizia. Un rapporto del Government Accountability Office del 2020 ha chiesto controlli più frequenti sulla qualità dei dati raccolti. Il numero reale di chi dorme all'aperto potrebbe quindi essere più alto di quello dichiarato.


Le città americane che hanno detto sì alla droga ora fanno marcia indietro


Dal 2014 al 2024 sono morti per overdose circa 862mila americani, più del doppio del decennio precedente. Nelle città che hanno spinto più a fondo sulle politiche di riduzione del danno la mortalità è cresciuta nettamente e resta molto sopra i livelli del passato anche dopo i cali degli ultimi due anni.

Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic, in città come Seattle e Burlington quelle politiche hanno consegnato parchi e marciapiedi al consumo di droga. Ora una parte della classe politica progressista che le aveva volute sta tornando sui suoi passi.

La riduzione del danno è nata cinquant'anni fa nei Paesi Bassi, dove i tossicodipendenti si organizzarono in sindacati come il Junkiebond di Rotterdam per distribuire siringhe pulite e contestare l'obbligo dell'astinenza. Le sue idee di base hanno un consenso largo. A Bushwick, quartiere di Brooklyn, nel 1991 il tasso di infezione da HIV tra chi si iniettava eroina aveva superato il 50% e gli attivisti che rischiavano l'arresto per consegnare aghi puliti salvarono molte vite.

Il passaggio successivo fu più radicale: sostenere che i tossicodipendenti dovessero poter usare droga senza timore di essere arrestati.

Il primo centro autorizzato per il consumo in Nord America aprì nel 2003 a Vancouver, in Canada, quando il Partito Liberale creò un'eccezione alle leggi federali sugli stupefacenti. Nel Downtown Eastside, un quartiere portuale degradato, i consumatori potevano portare la propria eroina in una struttura da tredici posti dove il personale distribuiva aghi puliti e acqua sterile ed era addestrato a bloccare le overdose. Gli studi registrarono meno casi di AIDS e meno morti.

Cambiò anche il lessico della sanità pubblica. La parola tossicodipendente venne giudicata stigmatizzante e sostituita da "persone che usano droghe", chi assumeva sostanze non ne "abusava" più e chi risultava positivo a un test non lo "falliva".

Keith Humphreys, professore di psichiatria e scienze comportamentali a Stanford ed ex consulente del presidente Barack Obama, sostiene gli scambi di siringhe e si oppone all'incarcerazione di massa dei consumatori. Quando però ricorda che la politica sulle droghe deve tenere conto dell'impatto sulle comunità, viene liquidato da alcuni critici come un reazionario. I loro argomenti, ha detto all'Atlantic, "assomigliano molto di più a quelli sul diritto alle armi e sul rifiuto dei vaccini".

Il modello di Vancouver ha generato decine di centri per il consumo in tutto il Canada. La British Columbia (la provincia sulla costa del Pacifico) si è spinta oltre con il programma "safer supply", cioè fornitura più sicura, in cui società fondate da ex funzionari pubblici distribuiscono gratuitamente oppioidi legali come l'idromorfone, molto più potente dell'eroina, ritirabili in farmacia e da distributori automatici dedicati.

Nel 2023 la provincia ha depenalizzato il possesso di piccole quantità di alcune droghe pesanti. Un ospedale ha ordinato agli infermieri di non sequestrare fentanyl o metanfetamina ai pazienti e di non impedire ai sospetti spacciatori di far loro visita. Quando la British Columbia ha vietato il consumo entro quindici metri da parchi, aree gioco e piscine, la corte suprema provinciale ha bloccato la legge perché poteva causare un "danno irreparabile" ai consumatori.

"I sostenitori della riduzione del danno avevano la forza di un bulldozer", ha detto all'Atlantic Julian Somers, che studia le dipendenze alla Simon Fraser University.

Molti consumatori hanno imparato ad aggirare il sistema. Ottenevano quindici o più pillole di idromorfone al giorno e le rivendevano agli spacciatori in cambio di fentanyl più forte, mentre gli spacciatori rimettevano le pillole sul mercato. Un'inchiesta del National Post ha calcolato che nelle città con il safer supply i prezzi delle pillole sul mercato nero sono crollati del 70% o più, cosa che ha allargato il bacino dei dipendenti.

Le overdose mortali in British Columbia sono passate da 369 nel 2014 a oltre 2.500 nel 2023. L'anno scorso sono scese a 1.826, un dato che resta quasi nove volte più alto di quello di quindici anni prima.

La provincia sta ora rivedendo il proprio esperimento. Dal 2025 chi riceve i farmaci del safer supply deve consumarli davanti al farmacista e all'inizio di quest'anno il programma di depenalizzazione è scaduto. Nel 2024 il primo ministro provinciale ha nominato lo psichiatra Daniel Vigo consulente scientifico capo sulle droghe tossiche, un incarico da cui ha parlato dei danni al cervello provocati dalle overdose ripetute e ha proposto il trattamento obbligatorio per una parte dei tossicodipendenti.

"È come se ci fossimo dimenticati che l'obiettivo era impedire alle persone di diventare dipendenti", ha detto Vigo alla rivista, aggiungendo poi che "la riduzione del danno crea problemi quando smette di essere una parte di una strategia complessiva e diventa un movimento ideologico".

Uno studio recente ha rilevato che dopo la chiusura di un centro per il consumo in Alberta le overdose mortali non sono cresciute e più tossicodipendenti hanno chiesto di essere curati. Anche sulle cure imposte per legge, presentate spesso come un ritorno alla logica carceraria, molti dati mostrano che chi entra in un percorso obbligatorio ha le stesse probabilità di restare pulito e di non essere arrestato di nuovo rispetto ai pochi che chiedono aiuto spontaneamente.

Vancouver resta comunque il riferimento degli amministratori progressisti americani. New York ha aperto due centri per il consumo nel 2021 e il Rhode Island ne ha aperto uno a Providence nel 2024, citando in entrambi i casi l'esperienza canadese. Il parlamento dello stato di Washington ha nominato un gruppo di lavoro che nel 2025 ha raccomandato di creare una fornitura legale di narcotici per i tossicodipendenti, richiamando più volte il programma di Vancouver.

Il consiglio comunale di Burlington, in Vermont, ha approvato l'anno scorso l'apertura di un centro, finanziato con circa 2 milioni di dollari che lo stato ha ottenuto da un accordo giudiziario nazionale sugli oppioidi. L'organizzazione scelta per gestirlo ha scritto che Vancouver "resta la fonte di gran parte delle prove" sui benefici di queste strutture.

Burlington ha meno di 45mila abitanti e nel 2024 ha registrato 585 overdose, 28 delle quali mortali, più del doppio del tasso pro capite di overdose mortali di New York nello stesso anno. In tutto il Vermont i morti per overdose sono stati 170 l'anno scorso, il 37% in meno rispetto al picco del 2022 ma molto sopra i 78 del 2010. Lo stato ha leggi severe contro il possesso di eroina e cocaina, però a Burlington chi ne detiene piccole quantità viene raramente arrestato o processato.

Nel 2020 il consiglio comunale ha tagliato quasi un milione di dollari al bilancio della polizia locale, dopo una campagna degli attivisti per definanziarla. Sei anni fa la città aveva circa cento agenti, oggi ne ha meno di settanta. Il presidente del consiglio comunale Ben Traverse, un democratico critico verso la direzione presa dalla città, ha raccontato che nei fine settimana dopo mezzanotte a volte ci sono cinque agenti in servizio in tutta Burlington.

Sarah George, procuratrice della contea che comprende Burlington, nel 2022 ha annunciato che il suo ufficio non avrebbe più perseguito i casi in cui la polizia trovava droga fermando automobili per fanali rotti, vetri oscurati o patenti scadute, perché quei controlli potevano essere motivati da discriminazione razziale. Gli agenti possono comunque sequestrare e distruggere la sostanza e per la procuratrice tanto basta. È stata rieletta due volte e si candida per un terzo mandato.

George dice che i tossicodipendenti sono "raramente pericolosi" e che la crisi nasce dalla pandemia, dal costo delle case e da un'ondata di sfratti. Sul parco davanti al municipio, diventato luogo di consumo e di spaccio, la sua posizione è netta: "quel parco è ancora un posto molto sicuro". I tossicodipendenti, ha detto alla rivista, "non possono essere fatti sparire, fanno parte della nostra comunità".

La sindaca Emma Mulvaney-Stanak, del Vermont Progressive Party (il partito locale che governa la città da gran parte degli ultimi quarant'anni), difende le stesse politiche. Sostiene le indagini della polizia e della Drug Enforcement Administration, l'agenzia federale antidroga, contro gli spacciatori, ma dice che quel lavoro è vano perché ai capi arrestati subentrano subito altri.

L'estate scorsa si è opposta a una risoluzione del consiglio comunale che chiedeva di presidiare con la polizia il parco davanti al municipio, poi l'ha firmata mantenendo l'obiezione di fondo: "spostare e rimuovere le persone non è la soluzione". Ammette che un centro per il consumo può attirare in città altri tossicodipendenti e altri spacciatori, ma lo considera un rischio necessario. Sull'insofferenza dei cittadini è stata esplicita: "siamo affaticati dalla nostra compassione".

Contro la sindaca si sono schierati il governatore repubblicano Phil Scott e la commissaria alla sicurezza pubblica dello stato Jennifer Morrison, che nel 2020 ha guidato per sei mesi la polizia di Burlington prima di dimettersi, in parte per quella che ha descritto come cattiva gestione del comune. Su richiesta della città hanno mandato periodicamente la polizia statale a dare una mano in centro. Morrison ha detto all'Atlantic che normalizzare il consumo di droga e la dipendenza espone i giovani a conseguenze gravi.

Il negozio di attrezzatura sportiva Outdoor Gear Exchange ha dichiarato al parlamento del Vermont di aver perso circa 400mila dollari per taccheggio nel 2024. Il negozio di arredamento Homeport ne ha persi 95mila e ha dovuto assumere una guardia. L'anno scorso 170 imprenditori e ristoratori hanno scritto una lettera aperta alla sindaca per avvertire che la città era in crisi, chiedendo cure per i tossicodipendenti e non il carcere.

Una coalizione della sinistra locale, con sindacati, gruppi per la riduzione del danno e la sezione dei Democratic Socialists of America, ha risposto con una controlettera in cui accusava i commercianti e chiedeva loro di aprire i bagni e gli ingressi riparati ai consumatori. Chiedere più agenti, hanno scritto, avrebbe "danneggiato ancora di più i membri più vulnerabili della nostra comunità".

A Seattle gli elettori sembravano pronti a cambiare rotta già nel 2021, quando hanno eletto la repubblicana moderata Ann Davison avvocata della città (la carica che decide le imputazioni per i reati minori). Nello stesso anno è entrata nel consiglio comunale la democratica Sara Nelson, che da presidente dell'assemblea ha fatto approvare norme contro il consumo di droga in pubblico e contro lo spaccio in centro, ha aumentato le telecamere di sorveglianza e ha dirottato fondi verso le cure per le dipendenze disponibili senza attesa.

Nelson ha anche chiesto perché la contea di King spendesse milioni di dollari per distribuire kit con stagnola, pipe e istruzioni su come fumare fentanyl, che portavano stampata l'immagine di Martin Luther King Jr., da cui la contea prende il nome. In un'audizione del 2023 le ha risposto Amber Tejada, dipendente di un'organizzazione sanitaria non profit partner del comune, dicendo che uno dei principi chiave della riduzione del danno è "sostenere l'autonomia delle persone che usano droghe".

A novembre scorso gli elettori hanno bocciato sia Nelson sia Davison. I loro successori hanno criticato l'uso delle telecamere e si sono opposti alle norme che vietano ai consumatori recidivi di frequentare alcune zone della città.

Nella contea di King, che comprende Seattle, tra il 2016 e il 2025 sono morte 7.089 persone per overdose, sette volte il numero degli omicidi nello stesso periodo. Fra le politiche dei dirigenti locali e le richieste degli elettori la distanza è evidente. Nei sondaggi i residenti mettono criminalità e droga tra le loro preoccupazioni principali e in una rilevazione del Seattle Times di tre anni fa il 60% degli intervistati voleva che la polizia arrestasse chi consuma droga in luoghi pubblici.

La nuova sindaca Katie Wilson, socialista-democratica senza precedenti esperienze da eletta, ha aperto a una revisione parziale di quelle politiche. Prima di candidarsi ha scritto sul settimanale The Stranger che la debolezza principale del racconto della sinistra è "l'abitudine a sviare", che fa sembrare che la sinistra neghi la realtà delle strade.

Da quando si è insediata ha autorizzato lo sgombero dei grandi accampamenti nei parchi e a fine giugno ha promesso di colpire lo spaccio e il disordine nei quartieri di Little Saigon e Beacon Hill, con più agenti e con l'arresto di consumatori e spacciatori o la pressione perché accettino le cure. Così facendo ha rotto con molti dei suoi alleati e sarà giudicata sulla capacità di ripulire le strade.

A San Francisco il sindaco Daniel Lurie ha ordinato alla polizia di colpire gli spacciatori e di smantellare le tendopoli. A Philadelphia la sindaca Cherelle Parker ha mandato agenti nei quartieri più colpiti e ha istituito un tribunale per le dipendenze, che offre a chi commette un reato grave di droga per la prima volta di evitare il carcere entrando in un programma di cura. A Boston la sindaca Michelle Wu, che in passato guardava con favore ai centri per il consumo, ha ordinato lo sgombero degli accampamenti e ha cancellato dai suoi piani ogni riferimento a quelle strutture.

A Seattle il prezzo di ogni tentativo di ridurre il consumo di droga in pubblico lo hanno pagato i quartieri colpiti. Per anni, quando parchi e aree gioco diventavano piazze di spaccio, la città ha reagito recintandoli e togliendoli alle famiglie.

A maggio polizia e operai comunali sono tornati nel parco Jose Rizal per preparare i lavori di ristrutturazione e hanno smontato il gazebo dove i consumatori fumavano e si iniettavano droga, ridotto male dall'uso. Il comune non prevede di ricostruirlo e ha spiegato che il parco "è stato colpito da attività non conformi all'uso previsto". Anche la pensilina dell'autobus dietro l'angolo, dove i consumatori si radunavano giorno e notte, è stata rimossa per l'aumento di rifiuti e vandalismo.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Perché la popolarità di Trump sta collassando


Nell'analisi del sondaggista G. Elliott Morris chi lo ha votato nel 2024 lo approva di 61 punti, i democratici lo bocciano di 88. A questo punto del mandato solo Nixon stava peggio

Il presidente Donald Trump è sceso al 36% di approvazione contro il 61% di giudizi negativi, con un saldo negativo di 25 punti tra tutti gli adulti americani. Nell'ultima settimana ha stabilito un nuovo minimo storico per sei giorni di fila. I numeri arrivano da un'analisi del sondaggista e giornalista G. Elliott Morris, pubblicata sulla sua newsletter Strength In Numbers, che si basa sulla media dei sondaggi curata dal sito FiftyPlusOne.

Tra gli istituti più affidabili che hanno diffuso rilevazioni nell'ultima settimana, il risultato migliore per il presidente è stato il 35% di approvazione tra gli adulti. A questo punto del mandato nessun altro presidente moderno era così in basso, né al primo né al secondo mandato, con l'unica eccezione di Richard Nixon, che si dimise nell'agosto del 1974. Con un saldo negativo di 25 punti Trump sta peggio anche di George W. Bush nello stesso periodo del 2006, quando il consenso del presidente era schiacciato dalle conseguenze dell'uragano Katrina, dagli scandali e dal logoramento della guerra in Iraq.

Il 1° agosto Trump ha scritto sui social che i suoi "veri numeri nei sondaggi sono i più alti di sempre". Due giorni dopo ha attribuito le rilevazioni ai "pazzi della sinistra radicale" che a suo dire le truccano.

Il consenso del presidente

Trump è al minimo storico e a staccarsi sono anche i suoi elettori


La media dei sondaggi lo dà al 36% di approvazione contro il 61% di giudizi negativi. Chi lo contesta è più determinato di chi lo ha votato: è questo che rende probabile una sconfitta pesante dei repubblicani alle elezioni di novembre.

Grafica di FocusAmerica

Media dei sondaggi · 4 agosto 2026

Approva
36%

−25
Saldo

Disapprova
61%

Gli adulti americani che approvano il presidente.
Quelli che lo bocciano: mai così tanti.

La linea tratteggiata segna il 50%. In mezzo resta il 3% che non si esprime.

Nell’ultima settimana Trump ha battuto il proprio record negativo per sei giorni di fila. A questo punto del mandato nessun altro presidente moderno era sceso così in basso, né al primo né al secondo mandato: l’unica eccezione è Richard Nixon, che si dimise nell’agosto del 1974.


1Il crollo 2La morsa 3Verso novembre

Chi sta abbandonando il presidente

Trump perde pezzi dentro la sua stessa base


Con i repubblicani che rappresentano circa il 40% degli elettori americani, un’approvazione del 36% sarebbe quasi impossibile senza crepe nella base repubblicana. Tre rilevazioni diverse le misurano tutte.

Repubblicani che approvano il presidente
85%→76%

0%100%

Sondaggio Quinnipiac, dal 24 giugno alla fine di luglio. Nello stesso periodo i repubblicani che lo disapprovano salgono dal 9% al 12%.

Repubblicani che non si riconoscono nel movimento MAGADi quanti punti chi approva Trump supera chi lo disapprova
+84→+12

All’inizio del mandato, in questo gruppo, chi approvava il presidente era 84 punti più numeroso di chi lo bocciava. La settimana scorsa il vantaggio si era ridotto a soli 12 punti. Rilevazione dell’Economist e YouGov.

Elettori di Trump del 2024 che si dicono pentiti del proprio voto
19%→23%

Istituto Navigator: dalla fine di giugno a oggi. Qui il valore sale invece di scendere, ma per il presidente il segnale è lo stesso.

Trump nega tutto: il 1° agosto ha scritto che i suoi «veri numeri nei sondaggi sono i più alti di sempre», due giorni dopo ha attribuito le rilevazioni ai «pazzi della sinistra radicale» che a suo dire le truccano. Tra le rilevazioni degli istituti più affidabili uscite nell’ultima settimana, il suo risultato migliore è il 35%.

Le due spinte contrapposte

Chi lo contesta è più compatto di chi ancora lo appoggia


Da una parte i democratici, dall’altra chi ha votato Trump nel 2024. Ogni barra misura quanto il gruppo è schierato: la distanza in punti tra chi sta da un lato e chi sta dall’altro. Il numero accanto alla domanda è il divario tra i due gruppi. Tocca una riga per il dettaglio.

Democratici
Elettori 2024 di Trump

Approvazione di Trump+ 27 punti
88

61

I democratici bocciano il presidente con 88 punti di scarto, i suoi elettori lo promuovono con 61. Sono 27 punti di differenza nell’intensità: la base democratica è molto più arrabbiata con Trump di quanto i suoi stessi elettori gli siano fedeli.


Voto per il Congresso+ 8 punti
92

84

Alla domanda su quale partito votare per la Camera, senza fare il nome dei candidati, i democratici scelgono il proprio partito con 92 punti di scarto, gli elettori 2024 di Trump i repubblicani con 84.


Il tema più importante per sé+ 15 punti
87

72

Su quale partito sappia gestire meglio il tema che ciascuno considera più importante per sé, i democratici si fidano del proprio schieramento con 87 punti di scarto, gli elettori di Trump del proprio con 72.


Restano gli indipendenti puri, quelli senza alcuna inclinazione di partito. Su tutte e tre le domande si collocano circa 20 punti più vicini ai democratici di quanto sarebbero se fossero davvero equidistanti.

Il sondaggista G. Elliott Morris descrive un presidente messo all'angolo da entrambi i lati dello schieramento politico: perde allo stesso tempo sia gli elettori in bilico che quelli che dovrebbero essergli più fedeli.

La previsione

I democratici stanno meglio di come stavano nel 2018


Il modello di FiftyPlusOne assegna oggi 230 seggi alla Camera, gli stessi che assegnava nel 2018 a 92 giorni dal voto. Ma la forbice dei risultati possibili si è ristretta, e molte più simulazioni superano la maggioranza assoluta per i democratici.

2018, a 92 giorni dal voto
218, la soglia della maggioranza assoluta


Da 201 a 264 seggi democratici · previsione centrale 230

2026, oggi


Da 211 a 253 seggi democratici · previsione centrale 230

76%
La probabilità che il modello dava ai democratici nel 2018, allo stesso punto del calendario del ciclo elettorale.

85%
La probabilità che il modello assegna loro oggi di conquistare la Camera.

Cambia anche la geografia: ci sono più seggi repubblicani che i democratici possono strappare e meno seggi democratici a rischio. E le elezioni sono più polarizzate, quindi il modello ha meno margine di incertezza.

Le tre ondate più recenti

Seggi persi alla Camera dal partito al governo. Le barre partono dallo zero, la linea verticale a destra, e crescono verso sinistra: in rosso le perdite repubblicane, in blu quelle democratiche.

0
2006 −30 seggi
2010 −63 seggi
2018 −41 seggi

Un’ondata democratica nel 2026 non è automatica. Ma quando un presidente sta 25 punti sotto e chi gli è ostile appare più determinato di chi lo ha eletto, il partito al governo di solito paga lo scotto.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati di Strength In Numbers e Verasight, media dei sondaggi FiftyPlusOne al 4 agosto 2026, Quinnipiac University (24 giugno e 23-27 luglio 2026), The Economist e YouGov, Navigator Research. Previsione dei seggi e probabilità: modello FiftyPlusOne del 3 agosto 2026.

Con i livelli di polarizzazione della politica americana un dato del genere dovrebbe essere quasi impossibile, visto che i repubblicani sono circa il 40% degli americani e ci si aspetterebbe che restino compatti dietro al loro presidente. Secondo Morris la spiegazione è che due gruppi di ex sostenitori si stanno staccando, mentre un terzo, la base democratica, è mobilitato contro il partito repubblicano.

Il sondaggio Quinnipiac misurava a giugno l'approvazione di Trump tra i repubblicani all'85% contro il 9%, scesa al 76 contro 12 a fine luglio. La rilevazione dell'Economist e YouGov ha registrato la settimana scorsa un saldo positivo di 12 punti tra i repubblicani che non si riconoscono nel movimento MAGA, contro gli 84 punti dell'inizio del mandato. Lo stesso sondaggio dà agli indipendenti il peggior giudizio di sempre sulla presidenza di Trump. L'istituto Navigator ha rilevato che il 23% di chi ha votato Trump nel 2024 oggi dice di pentirsi di quel voto, contro il 19% di fine giugno.

I dati raccolti da Strength In Numbers con l'istituto Verasight confermano la tendenza su tre misure diverse: l'approvazione del presidente, l'intenzione di voto per il Congresso e la fiducia su quale partito sappia gestire meglio il tema che ogni elettore considera più importante per sé. L'intenzione di voto per il Congresso è la domanda in cui si chiede a quale partito si darebbe il voto per la Camera senza fare il nome dei candidati. Le risposte sono divise in tre gruppi: chi ha votato Trump nel 2024, gli indipendenti puri senza alcuna inclinazione di partito e i democratici, compresi quelli che si dichiarano indipendenti ma propendono per il partito.

Gli elettori di Trump del 2024 lo approvano con uno scarto di 61 punti, mentre i democratici lo bocciano con uno scarto di 88. Sono 27 punti di differenza nell'intensità: la base democratica è molto più arrabbiata con il presidente di quanto i suoi stessi elettori gli siano fedeli. L'opinione degli indipendenti è molto più vicina a quella dei democratici che a quella dei repubblicani.

Sull'intenzione di voto per il Congresso gli elettori di Trump scelgono i repubblicani con 84 punti di scarto, i democratici scelgono il proprio partito con 92. Sul tema che ciascuno indica come più importante, gli elettori di Trump si fidano dello schieramento del presidente con 72 punti di scarto, i democratici del proprio con 87. Su tutte e tre le domande gli indipendenti sono circa 20 punti più vicini ai democratici di quanto dovrebbero essere se fossero davvero equidistanti. Morris descrive un presidente "schiacciato da entrambi i lati", che perde insieme gli elettori in bilico e quelli che dovrebbero essergli più fedeli.

Il modello elettorale pubblicato da FiftyPlusOne assegna oggi ai democratici una probabilità di conquistare la Camera più alta di quella che avrebbe dato loro nello stesso punto del calendario del 2018, a 92 giorni dal voto, quando sarebbe stata del 76%. Il 2018 è il ciclo elettorale considerato l'"onda blu" per eccellenza, quello in cui i democratici tornarono in maggioranza alla Camera. Anche allora il partito era avanti di circa 6 punti nei sondaggi come oggi. Il modello prevedeva 230 seggi, esattamente come adesso.

La differenza rispetto al 2018 è la geografia della competizione: ci sono più seggi che pendono verso i repubblicani e che i democratici possono strappare e meno seggi che pendono verso i democratici e che rischiano di perdere. La previsione ha anche meno incertezza, perché le elezioni sono più polarizzate. Nel 2018, allo stesso punto, il modello vedeva un ventaglio di risultati compreso tra 201 e 264 seggi democratici, oggi la forbice è tra 211 e 253, con molte più simulazioni in cui i democratici superano i 218 seggi che servono per la maggioranza alla Camera.

Il partito che controlla la Casa Bianca (quest'anno quello repubblicano) tende storicamente a restare a casa alle elezioni di metà mandato e questo consegna un vantaggio di partecipazione al partito di opposizione. È quello che si vede anche nei sondaggi di Strength In Numbers e Verasight sull'entusiasmo degli elettori.

Le ondate elettorali recenti hanno avuto tutte la stessa struttura. Nel 2006 i repubblicani persero 30 seggi alla Camera perché gli indipendenti si voltarono contro il partito di George W. Bush. Nel 2010 i democratici ne persero 63, con gli indipendenti spostati a destra e la propria base rimasta a casa. Nel 2018 i repubblicani ne persero 41, travolti dalla mobilitazione democratica e dalla rivolta dei sobborghi.

Un'ondata democratica nel 2026 non è automatica, avverte Morris, ma i dati aiutano a capire perché una sconfitta pesante dei repubblicani a novembre sia così probabile. Quando un presidente è 25 punti sotto, il problema non è solo che è impopolare: è che chi gli è ostile appare più determinato di chi lo ha eletto, mentre gli indipendenti si allontanano dalla destra.


Nuovo tracollo per Trump che è ora il presidente più impolare di sempre! (02 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana segna una svolta per la (im)popolarità di Trump: il net rating raggiunge il punto più basso del mandato, con tutte le medie analizzate che vanno in una direzione concorde e registrano una diminuzione netta fino a 3,5 punti percentuali.

I numeri tornano a precipitare all’improvviso e toccano uno dei livelli più bassi di sempre per un presidente in carica, con il tasso di approvazione che scende sotto al 40% in tutte le medie, mentre per la prima volta una di esse (Focus America) segnala una disapprovazione sopra al 60%.

Tutte le rilevazioni sono pessime per Trump, con picchi negativi nei sondaggi di Quinnipiac University, di AP/NORC, di YouGov e della CNN.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo delle trattative di pace.

La situazione per il tycoon peggiora sempre più, scavalcando ora Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo oltre diciotto mesi di presidenza. È di circa tredici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

Seguici anche su WhatsApp

Questa settimana le medie registrano trend identici, con Focus America e il sito di Silver che restano complessivamente più bassi rispetto a RCP.

Come già accennato, dopo più di diciotto mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciotto mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 558 giorni di presidenza (-22,7 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -22 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 59%-60%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 2 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 5 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 5 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,2% (-0,8) - 58,8% (+0,9). In totale un net approval arrotondato di -20,6 (-1,7).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,2% (-1,9) - 58,8% (+1,6). In totale un net rating di -19,6 (-3,5).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-1,5) - 60,1% (+1,9), con un net rating complessivo di -22,8 (-3,4). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Honda Rewind ‘90


Èstato come fare un tuffo negli anni '90, mantenendo però lo sguardo sempre rivolto al futuro. L’8 luglio scorso, nella splendida cornice di Casina Valadier, nel cuore di Villa Borghese a Roma, Honda Marine ha preso parte a Rewind '90s, l'esclusivo summer party che ha riportato ospiti e partner nell'atmosfera iconica di un decennio indimenticabile tra musica, glamour e grandi emozioni. Honda è stata protagonista dell'evento insieme alle divisioni auto e moto, condividendo i valori che da sempre guidano il brand: innovazione, passione e tecnologia. Una serata speciale fatta di incontri, networking e momenti di convivialità, dove il fascino degli anni novanta ha incontrato la visione di un marchio che continua a guardare avanti, anche in mare.

honda.it/marine

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Surfcasting: Cabras vince a Sassari


Due delle prerogative nella disciplina del surfcasting in ambito provinciale sono il numero delle manche stagionali da disputare, quattro, e la suddivisione delle stesse durante la stagione, due pre-estate e due post. Non fa eccezione a questa regola non scritta il comitato di Sassari che, diretto anche quest’anno da Massimiliano Cabras, ha disputato le due prime giornate ad Alghero e Platamona, prima dell’inizio della stagione balneare. Esordio organizzato dai ragazzi del Poseidon 1984, lungo la spiaggia di Maria Pia nel mese di aprile. In 66 si sono presentati ai nastri di partenza in rappresentanza di 6 club: Diavoli Rossi, Foce del Coghinas, Larus, Maestrale, Ploaghe e Poseidon. Le prede non sono mancate (347), rendendo divertente e piacevole la serata in quasi tutti i settori. A trionfare su tutti, portandosi subito in testa al campionato, è Luca Adorna (Ploaghe Fishing Club) che con 21 prede, record di giornata, sbaraglia tutti i suoi avversari conquistando l’assoluto. Dopo la prima prova due sono le frasi che circolano abitualmente fra gli agonisti di tutta Italia: per chi è andato bene vale il detto “chi ben incomincia è a metà dell’opera”, per tutti gli altri “non importa, la manche peggiore si può comunque scartare ai fini della classifica finale”. È con questi presupposti che nel mese di giugno si riscende in campo. Questa volta lo spot prescelto dagli organizzatori del Ploaghe è Platamona-Marina di Sorso. Se ho definito la prima manche piacevole e divertente, la seconda si può tranquillamente definire scoppiettante grazie a ben 1096 catture, suddivise per la maggiore in saraghi, mormore e occhiate. A primeggiare in questo mare di catture l’inossidabile Massimiliano Cabras, storico capitano del Ploaghe, che con questa vittoria di giornata (33 prede) vola in testa alla classifica generale. All’inseguimento del primo in classifica troviamo Claudio Becugna (Larus) e Alessandro Deriu (Maestrale), mentre nella speciale classifica per i club balza al comando il Larus Club di Sassari. La prima fase del campionato è giunta al termine, ora lettini e ombrelloni andranno a sostituire in spiaggia cassoni e picchetti. Non posso far altro che augurare una buona estate a tutti, pescatori e non.
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Fjord Italia


Nasce Fjord Italia, la nuova organizzazione nazionale del marchio debutta ufficialmente ai Saloni Nautici di Cannes e Genova.

Quattro basi operative, cinque tecnici specializzati, oltre 25 imbarcazioni seguite e una rete che copre Italia, Sardegna, Croazia e Montenegro, questo è il modello organizzativo che mette l'armatore al centro dell'esperienza Fjord.

Il Manifesto di Fjord Italia - Crediamo che uno yacht non sia soltanto un'imbarcazione straordinaria, ma un'esperienza destinata a durare nel tempo. Per questo Mr.Blu Yacht & Ship, X Superboats e The Leading Yacht hanno unito competenze, territori ed esperienza per dare vita a Fjord Italia: un'organizzazione costruita intorno agli armatori, capace di accompagnarli prima, durante e soprattutto dopo la consegna della propria imbarcazione.

Per noi la vendita non rappresenta il punto di arrivo. È il momento in cui il nostro lavoro inizia davvero.

A Cannes e Genova Fjord Italia presenterà tre modelli che rappresentano l'evoluzione del marchio.

Il Fjord 39 XL, oggi uno dei modelli più apprezzati della gamma, il prestigioso Fjord 490 Open, ammiraglia che ha ridefinito il concetto di open yacht di lusso, e soprattutto il nuovissimo Fjord 440, destinato a diventare il protagonista della stagione e una delle più importanti innovazioni introdotte dal cantiere negli ultimi anni. Il Fjord 440 interpreta una nuova filosofia progettuale, con spazi, funzionalità e soluzioni di bordo destinate a rappresentare un nuovo riferimento nel segmento degli open premium.

L'organizzazione dispone oggi di quattro basi operative, cinque tecnici altamente specializzati e segue stabilmente oltre 25 imbarcazioni Fjord. La rete garantisce assistenza sull'intero territorio nazionale, dalla costa adriatica a quella tirrenica, dal Nord Italia al Sud, comprese la Sardegna, la Croazia e il Montenegro.

In Sardegna è inoltre operativo il centro prove Fjord Italia, dedicato alle prove in mare e alle attività di Day Charter, consentendo ai clienti di vivere direttamente l'esperienza Fjord.

Attraverso Mr.Blu- Key Service, l'organizzazione assicura interventi tecnici rapidi e qualificati direttamente presso l'imbarcazione, riducendo i tempi di fermo e garantendo continuità operativa agli armatori.

Accanto alla vendita delle nuove imbarcazioni, Fjord Italia offre un ecosistema completo di servizi che comprende brokerage, charter, assistenza tecnica, gestione dell'imbarcazione e consulenza professionale.

Le dichiarazioni


Pierre Duchein - "Il progetto Fjord Italia interpreta perfettamente la direzione che il nostro marchio intende perseguire nei mercati strategici. Oggi il valore di un brand premium non si misura soltanto nella qualità delle sue imbarcazioni, ma anche nella capacità di offrire agli armatori un'organizzazione competente, strutturata e vicina alle loro esigenze. Fjord Italia rappresenta pienamente questa visione e contribuirà a rafforzare ulteriormente la presenza del marchio nel mercato italiano.".

Pietro Lucchese (presidente Fjord Italia) - "Abbiamo costruito Fjord Italia partendo da una convinzione semplice: la consegna di uno yacht rappresenta l'inizio del rapporto con il cliente, non la sua conclusione. Vogliamo essere il punto di riferimento degli armatori in ogni fase della loro esperienza, o?rendo professionalità, presenza sul territorio e servizi di eccellenza.".

Giuliano D'Alterio (socio fondatore di Fjord Italia) - "Il mio percorso con Fjord è iniziato da armatore. Ho scelto questo marchio perché ho riconosciuto fin da subito una filosofia progettuale unica, capace di coniugare design, innovazione e un'autentica passione per il mare. Vivendo Fjord da cliente ho compreso quanto sia determinante poter contare su un'organizzazione presente, competente e vicina all'armatore anche dopo la consegna dell'imbarcazione. Questa convinzione mi ha portato a diventare socio fondatore di Fjord Italia e a promuoverne lo sviluppo in Sardegna, dove abbiamo realizzato un punto di riferimento strategico per il marchio, con un centro dedicato alle prove in mare, alle attività di day charter e all'assistenza agli armatori. La Sardegna rappresenta uno dei palcoscenici più prestigiosi della nautica internazionale e credo che Fjord dovesse essere presente con un'organizzazione all'altezza del proprio posizionamento. Quando un armatore sceglie di investire personalmente nel marchio che naviga e ama, non compie semplicemente una scelta imprenditoriale: mette la propria reputazione al servizio di un progetto in cui crede profondamente. È questo il significato del mio impegno in Fjord Italia e della visione che condividiamo per il futuro del marchio nel Mediterraneo."-

Ugo Hoffman (socio fondatore di Fjord Italia) "La mia esperienza con Fjord mi ha permesso di apprezzarne negli anni il valore e l'identità. Oggi vedo nascere una struttura nazionale che unisce competenze, esperienza e servizi con una visione condivisa. È un progetto destinato a ra?orzare il marchio e a o?rire agli armatori il livello di professionalità che un brand come Fjord merita."

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)