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Un gruppo non autorizzato ha ottenuto l'accesso a Mythos


Il riservato e ("troppo") potente nuovo modello di Anthropic.
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In breve:


Un gruppo non autorizzato è riuscito ad accedere a Mythos, il modello di Anthropic per la sicurezza informatica distribuito in modo limitato perché ritenuto "troppo potente per essere pubblico". Il gruppo non autorizzato, attivo su Discord e interessato a modelli non ancora pubblici, avrebbe individuato la posizione online di Mythos il giorno stesso dell’annuncio e avrebbe provato varie strade per usarlo, sfruttando poi un accesso tramite un appaltatore autorizzato.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Unauthorized group has gained access to Anthropic’s exclusive cyber tool Mythos, report claims | TechCrunch
Anthropic told TechCrunch it is investigating the claims, but maintains that there is no evidence that its systems have been impacted.
TechCrunchLucas Ropek

Riassunto completo:


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Gli agricoltori americani sono i più danneggiati da Trump


Il settore agricolo statunitense paga il prezzo più alto dei dazi e del conflitto con l'Iran, con bancarotte in aumento del 46% nel 2025, ma il consenso al presidente nelle aree rurali resta saldo.

L'agricoltura americana sta attraversando una delle peggiori crisi degli ultimi decenni a causa della guerra commerciale lanciata dal presidente Donald Trump e del conflitto in corso con l'Iran. Lo racconta l'Economist in un reportage dalla Georgia e dall'Iowa, dove i coltivatori si trovano stretti tra costi alle stelle, mercati esteri chiusi e prezzi dei raccolti fermi al palo. Eppure, paradossalmente, proprio le campagne restano la roccaforte più solida del consenso a Trump.

Il quadro era già fragile prima dell'arrivo del presidente alla Casa Bianca. In soli cinque anni, secondo i dati riportati da Economist, il prezzo dei terreni è salito del 6%, quello delle sementi del 18%, il costo del lavoro del 50% e gli oneri sugli interessi addirittura del 73%. Su questo terreno già instabile si sono abbattuti i dazi annunciati nel cosiddetto Liberation Day dello scorso anno, che hanno fatto schizzare i prezzi di acciaio e alluminio e, di conseguenza, quelli dei macchinari agricoli. John Deere, il più grande produttore mondiale di attrezzature per l'agricoltura, ha comunicato in una conference call di febbraio di aver assorbito 600 milioni di dollari di costi legati ai dazi nel 2025 e di prevederne il raddoppio quest'anno.

La reazione dei Paesi colpiti dalle misure americane è stata dura. La Cina ha inferto il colpo più pesante azzerando gli acquisti di semi di soia statunitensi: nei dodici mesi fino a ottobre, le esportazioni verso Pechino sono crollate da 5,9 milioni di tonnellate a zero. Pechino ha anche ridotto drasticamente l'import di cotone americano. Secondo l'analisi dell'Economist, l'agricoltura è il settore più penalizzato dalle ritorsioni tariffarie tra tutti i comparti produttivi americani. I dazi sulle esportazioni rendono i prodotti meno competitivi sui mercati esteri: a metà 2025 i prezzi dell'elettronica e dei prodotti chimici erano cresciuti del 2-3%, mentre quelli agricoli risultavano in aumento di circa il 10%.

A complicare ulteriormente il quadro è arrivata la guerra con l'Iran, scoppiata in piena stagione di semina primaverile. A differenza di altri settori industriali, che possono contare sul gas naturale e sull'elettricità a basso costo prodotti negli Stati Uniti, gli agricoltori dipendono dal gasolio. Il prezzo del diesel è cresciuto del 40% dalla fine di febbraio, arrivando intorno ai 5,40 dollari al gallone. Per chi coltiva su grandi estensioni e brucia decine di migliaia di galloni l'anno, l'aumento erode i già esili margini. Ma il colpo più duro arriva dal blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita un terzo della fornitura mondiale di fertilizzanti. La chiusura ha fatto impennare i prezzi quanto quelli del carburante.

A monte dei rincari sui costi di produzione, i prezzi dei raccolti restano fermi. Sam Watson, agricoltore della Georgia meridionale e senatore repubblicano dello Stato, prevede di vendere a luglio una cassa di zucca gialla allo stesso prezzo di dieci anni fa. Dave Peters, coltivatore di mais semi in pensione vicino a Harlan, in Iowa, stima che oggi servano quattro volte gli ettari di un tempo per ottenere lo stesso profitto. I numeri raccontano un settore al collasso: nel 2025 le bancarotte agricole sono aumentate del 46%. Lynn Paulson, banchiere di Fargo, in North Dakota, ha dichiarato all'Economist che la maggior parte dei suoi clienti agricoltori chiuderà la stagione in perdita, aggiungendo che andare in pareggio sarebbe già un risultato eccezionale. Le tensioni si traducono talvolta in tragedie personali: il proprietario di Kerr Auction, una casa d'aste di macchinari usati dell'Illinois, riferisce che negli anni difficili aumentano i trattori messi in vendita dalle famiglie di agricoltori che si sono tolti la vita.

L'impatto della crisi va ben oltre i campi. Solo il 6% circa degli americani delle aree rurali lavora effettivamente in agricoltura, ma in gran parte del Sud e del Midwest gli agricoltori sostengono una rete di attività locali che comprende impianti di etanolo, macelli, banche, studi legali e concessionarie di automobili. Quando l'agricoltura soffre, ne risente l'intera economia delle piccole città, secondo Bridgette Readel, della società di consulenza AgMafia, intervistata dall'Economist. Un sondaggio Economist/YouGov rivela che il 27% degli intervistati nelle aree rurali considera impossibile far fronte a una spesa imprevista di 1.000 dollari.

Il dato politico più sorprendente è proprio la tenuta del consenso al presidente. Sarebbe facile attribuire a Trump la responsabilità della recessione rurale, dato che in campagna elettorale aveva promesso di abbassare i prezzi e rilanciare l'America profonda. Ma l'America rurale non lo fa. L'indice di gradimento del presidente è più alto tra gli elettori delle campagne che in qualsiasi altro gruppo del sondaggio Economist/YouGov, e la maggioranza ritiene ancora che stia facendo un buon lavoro. Nelle interviste raccolte da Economist, gli agricoltori dichiarano di avere fiducia nell'amministrazione, pur chiedendo aiuti per recuperare le perdite causate dalla sua politica estera. L'American Farm Bureau Federation, associazione di categoria, sta facendo pressione sul governo federale per allentare le regole sui carburanti più economici e approvare un nuovo pacchetto di stimoli. Questa settimana la Camera dei deputati dovrebbe votare il Farm Bill, che secondo gli analisti porterebbe quasi a raddoppiare i sussidi in contanti agli agricoltori entro il 2027, fino a 41 miliardi di dollari.

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Belgio, l’allarme del Garante: 17mila "figli invisibili" dei detenuti senza tutele


Allarme nelle carceri: migliaia di minori scontano una "pena ombra". Esperti chiedono il censimento dei figli dei reclusi

In Belgio circa 17.000 bambini crescono con uno o entrambi i genitori in carcere, ma rimangono in gran parte “invisibili” a causa della mancanza di registrazione ufficiale e di dati completi. Lo riporta Anadolu Agency, che evidenziano come questo fenomeno sia ampiamente sottostimato e poco considerato nelle politiche pubbliche.

Secondo le stime disponibili, circa 9.000 di questi minori vivono nelle Fiandre, la regione autonoma di lingua olandese nel nord del Paese. Tuttavia, l’assenza di un sistema sistematico di raccolta dati impedisce una comprensione accurata della portata del problema, ostacolando al contempo lo sviluppo di interventi mirati ed efficaci.

Il Commissario per i diritti dei bambini ha sottolineato la necessità di un approccio coordinato e incentrato sul minore, evidenziando come l’invisibilità statistica di questi bambini limiti il loro accesso ai servizi di supporto. Senza dati chiari, ha osservato, le istituzioni faticano a individuare bisogni specifici e a garantire tutele adeguate.

Una ricerca condotta dalla Vrije Universiteit Brussel, insieme a diversi studi internazionali, indica che la detenzione di un genitore può avere conseguenze significative sul benessere psicologico, sullo sviluppo e sull’esercizio dei diritti dei figli. Gli effetti possono manifestarsi sotto forma di difficoltà emotive, scolastiche e sociali, con ripercussioni a lungo termine.

I bambini coinvolti spesso sperimentano sentimenti complessi, tra cui perdita, tristezza, vergogna, rabbia, paura e confusione. A queste difficoltà si aggiungono talvolta condizioni economiche precarie, che possono aggravare ulteriormente la qualità della vita familiare.

Un ulteriore elemento critico riguarda la comunicazione: le informazioni sulla detenzione del genitore non vengono sempre trasmesse in modo adeguato ai minori, risultando talvolta incomplete, tardive o del tutto assenti. Questo può accentuare il senso di disorientamento e isolamento.

Anche le modalità di visita variano sensibilmente tra le strutture carcerarie. Alcuni istituti offrono spazi controllati e progettati per accogliere i bambini, mentre altri prevedono ambienti più formali e meno adatti alle esigenze dei minori, con possibili effetti negativi sul mantenimento del legame familiare.

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Comey incriminato di nuovo dal dipartimento di Giustizia di Trump


L'ex direttore dell'FBI affronta una seconda incriminazione dopo che a novembre un giudice federale aveva annullato la prima per la nomina irregolare della procuratrice. La notizia è uno scoop della CNN.

L'ex direttore dell'FBI James Comey è stato incriminato per la seconda volta dal dipartimento di giustizia dell'amministrazione Trump. La notizia è stata anticipata dalla CNN, che cita due fonti a conoscenza della vicenda. I capi d'accusa specifici non sono stati immediatamente resi noti. Gli avvocati di Comey, contattati dall'emittente, hanno rifiutato di commentare.

La nuova mossa arriva a pochi mesi dal fallimento del primo tentativo. Nel settembre del 2025 il dipartimento di giustizia aveva accusato Comey di aver mentito al Congresso in merito a presunte fughe di notizie alla stampa. Quel caso è stato però archiviato il 24 novembre da un giudice federale, che ha stabilito come la procuratrice federale ad interim per il Eastern District of Virginia, Lindsey Halligan, fosse stata nominata in modo irregolare aggirando il via libera del Senato. Halligan, descritta come una fedelissima del presidente priva di esperienza nella pubblica accusa, era stata installata da Trump dopo la rimozione del precedente procuratore Erik Siebert, che si era opposto a procedere contro Comey.

Secondo la ricostruzione della CNN, l'iniziativa sembra essere stata rilanciata dall'attorney general ad interim Todd Blanche, che ha accelerato sui casi spinti pubblicamente dal presidente da quando ha assunto l'incarico. Trump ha più volte chiesto che i suoi avversari politici venissero perseguiti, considerando l'ex direttore dell'FBI un protagonista chiave nel presunto tentativo di trasformare in arma il sistema giudiziario contro di lui.

La prima incriminazione di settembre era stata costruita sulla testimonianza resa da Comey il 30 settembre 2020 davanti alla commissione giustizia del Senato, in un'audizione sull'inchiesta dell'FBI sui legami tra Russia e campagna Trump del 2016. Le accuse erano due, una per false dichiarazioni al Congresso e una per ostruzione di un procedimento congressuale, ed erano state formalizzate pochi giorni prima che scattasse la prescrizione di cinque anni. Comey si era dichiarato non colpevole. Il suo collegio difensivo, che comprende Patrick Fitzgerald e Michael Dreeben, aveva sostenuto che le domande poste all'epoca dal senatore Ted Cruz erano fondamentalmente ambigue, che le risposte di Comey erano letteralmente vere e che il capo d'imputazione per ostruzione non specificava alcuna dichiarazione falsa. La difesa aveva inoltre denunciato irregolarità davanti al gran giurì, sostenendo che Halligan avesse trattenuto i giurati oltre l'orario, firmato due diverse incriminazioni e permesso testimonianze improprie. Il Washington Post ha riferito che lo stesso dipartimento di giustizia ha riconosciuto come il gran giurì al completo non avesse mai visto la versione finale dell'atto d'accusa.

I rapporti tra Comey e Trump sono compromessi da quasi un decennio. L'ex direttore era caduto in disgrazia presso il presidente già prima della sua prima elezione, quando l'FBI indagava sulla campagna Trump e sui suoi legami con la Russia. Comey, nominato da Barack Obama nel 2013 per un mandato di dieci anni, è stato licenziato il 9 maggio 2017, pochi mesi dopo l'insediamento di Trump. La Casa Bianca aveva inizialmente attribuito la decisione alla gestione dell'inchiesta sulle email di Hillary Clinton, ma lo stesso Trump aveva poi dichiarato a Lester Holt della NBC News che si trattava di una sua scelta personale, legata alla cosiddetta "cosa russa". In una successiva conversazione nello Studio Ovale con il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov e l'ambasciatore Sergey Kislyak, riportata dal New York Times, il presidente aveva definito Comey "un pazzo, un vero squilibrato" e aveva sostenuto che il licenziamento avesse alleggerito la pressione legata al caso Russia.

Dopo l'allontanamento, Comey è diventato uno dei critici più attivi del presidente. Ha pubblicato il memoir A Higher Loyalty, ha scritto editoriali sul New York Times e sul Washington Post e ha sostenuto i candidati democratici, da Joe Biden nel 2020 fino a Kamala Harris nel 2024. La sua testimonianza al Senato del giugno 2017, accompagnata dai memo redatti dopo gli incontri con Trump, è stata interpretata da diversi osservatori come un elemento centrale nelle valutazioni sull'ostruzione della giustizia poi confluite nell'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller.

Sul fronte giudiziario, i giudici federali hanno criticato duramente la conduzione del primo procedimento. Hanno ordinato la diffusione di materiale del gran giurì e contestato quella che un magistrato ha definito una tattica di "incriminare prima e indagare dopo". Il caso era stato archiviato senza pregiudizio dalla giudice Cameron McGowan Currie, lasciando aperta la strada a una nuova azione, strada che ora il dipartimento di giustizia ha imboccato. Restano da chiarire i capi d'accusa della seconda incriminazione e quale procuratore l'abbia firmata, dopo che il primo tentativo era naufragato proprio sulla legittimità della nomina di chi rappresentava l'accusa.

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Trump: "i leader iraniani capiscono solo il linguaggio delle bombe"


Il conflitto è congelato tra blocco navale, sanzioni e rischio di nuovi raid americani. Trump valuta se colpire ancora o puntare sulla “massima pressione”. La chiusura dello Stretto di Hormuz intanto pesa sempre di più sui prezzi dell’energia e prolunga la presenza militare americana nella regione.

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran è entrato ormai in una fase di stallo simile a una guerra fredda. Non c’è uno scontro aperto, ma neppure un accordo in vista: al centro ci sono invece inasprimento delle sanzioni finanziarie, blocchi navali e trattative ancora ferme prima della possibilità di avviare nuovi colloqui.

In questo contesto, secondo funzionari statunitensi citati da Axios, l’Amministrazione Trump teme sempre di più che Washington possa restare intrappolata in un conflitto congelato, senza una via d’uscita immediata. Gli Stati Uniti rischierebbero così di mantenere per molti altri mesi le proprie forze nella regione. Lo Stretto di Hormuz, intanto, resterebbe chiuso, il blocco navale americano andrebbe avanti e le due parti resterebbero in attesa che sia l’altra a cedere per prima.

Le conseguenze di questo stallo rischiano di essere soprattutto economiche e strategiche. I prezzi dell’energia potrebbero restare molti elevati per mesi, mentre il rischio di una guerra aperta potrebbe riaccendersi in qualsiasi momento. Con le elezioni di midterm di novembre ormai a soli sei mesi di distanza, una fonte vicina al presidente ha definito un conflitto congelato “la cosa peggiore per Trump dal punto di vista politico ed economico”.

Il presidente oscilla, quindi, tra l’ipotesi di nuovi attacchi militari e la scelta di attendere gli effetti della strategia di “massima pressione”. L’obiettivo delle sanzioni finanziarie è spingere Teheran a negoziare sul suo programma nucleare, che secondo Washington potrebbe portare a capacità militari. “Tutto quello che capiscono sono le bombe”, avrebbe però detto di recente Trump a un consigliere, che ha riferito la frase ad Axios. Lo stesso consigliere ha descritto il presidente come “frustrato ma realistico”: non vorrebbe usare la forza, ma non avrebbe intenzione di fare marcia indietro.

Dentro la Casa Bianca, alcuni alti consiglieri spingono per mantenere per ora il blocco dello Stretto di Hormuz e aumentare la pressione economica sul regime iraniano, prima di tornare eventualmente ai bombardamenti. Il Segretario di Stato Marco Rubio, che è anche Consigliere per la Sicurezza Nazionale, ha detto a Fox News che il livello di sanzioni contro l’Iran e la pressione esercitata sul Paese sono “straordinari”, aggiungendo, però, che si potrebbe ancora fare di più. Rubio ha auspicato che il resto del mondo si unisca agli Stati Uniti nelle sanzioni “paralizzanti” e in altre misure per costringere il regime a concessioni che per ora non intende fare.

Trump sta però consultando anche esponenti della linea dura esterni all’Amministrazione. Tra loro ci sono il commentatore del Washington Post Marc Thiessen, il generale in pensione Jack Keane e il senatore repubblicano Lindsey Graham. Tutti gli stanno consigliando una qualche forma di azione militare per rompere lo stallo.

Graham, in particolare, in un post su X pubblicato lunedì, ha invitato il presidente a non arretrare e a respingere l’ultima proposta iraniana. L’Iran aveva offerto di negoziare un accordo parallelo per riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio della fine del blocco statunitense sulle navi dirette verso l’Iran o in uscita dal Paese.

Secondo Axios, alla fine non è stata presa ancora alcuna decisione. Una fonte ha riferito che Trump non sarebbe incline ad accettare la proposta iraniana, perché rinvierebbe il negoziato sul programma nucleare iraniano, il cui stop è stato indicato dal presidente come la principale ragione per attaccare l’Iran.

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DJI Mic Mini 2: il nuovo microfono wireless compatto punta su audio, stile e semplicità


DJI amplia la sua gamma dedicata ai creator con il nuovo DJI Mic Mini 2, un microfono wireless compatto pensato per chi registra video, interviste, vlog, contenuti social o riprese in mobilità e vuole ottenere un audio più pulito senza complicare troppo il setup.

Il nuovo modello nasce come evoluzione della linea Mic Mini e punta su tre aspetti molto chiari: qualità di registrazione, praticità d’uso e personalizzazione estetica. Non si tratta solo di un accessorio tecnico per migliorare la voce nei video, ma di uno strumento pensato per integrarsi meglio con lo stile di chi crea contenuti, grazie anche alle nuove coperture anteriori magnetiche multicolore.

Un microfono piccolo, ma pensato per un audio più curato


Il cuore del nuovo DJI Mic Mini 2 è il trasmettitore, che pesa circa 11 grammi senza clip magnetica. Le dimensioni ridotte lo rendono adatto a essere indossato con discrezione su magliette, giacche o camicie, senza risultare troppo invasivo nell’inquadratura. La clip magnetica rimovibile e ruotabile permette inoltre di orientare meglio il microfono verso la sorgente sonora, un dettaglio importante quando si registra parlato in movimento o in situazioni non perfettamente controllate.

Sul piano tecnico, DJI parla di registrazione ad alta fedeltà a 48 kHz e 24 bit, una caratteristica pensata per garantire una voce più chiara e naturale. Il microfono include anche tre tonalità vocali preimpostate: Normale, Rich e Brillante. Questa scelta permette ai creator di adattare rapidamente il carattere della voce al tipo di contenuto, senza dover intervenire troppo in fase di montaggio.

La modalità Normale punta a un risultato equilibrato, Rich dovrebbe dare più corpo alla voce, mentre Brillante è pensata per un suono più aperto e presente. È una soluzione pratica soprattutto per chi pubblica spesso video sui social e ha bisogno di velocizzare il flusso di lavoro.

Cancellazione del rumore su due livelli


Uno degli elementi più interessanti del DJI Mic Mini 2 è la cancellazione del rumore intelligente su due livelli. Questa funzione è pensata per adattarsi a scenari diversi, dagli ambienti interni più silenziosi fino alle situazioni esterne più rumorose.

Per chi registra contenuti in città, durante eventi, fiere, viaggi o riprese all’aperto, la gestione del rumore è spesso uno dei problemi principali. Un microfono wireless di questo tipo può fare la differenza soprattutto quando la voce deve restare in primo piano rispetto al traffico, al vento leggero o al brusio di fondo.

DJI ha integrato anche la limitazione automatica, la regolazione del guadagno su cinque livelli e la registrazione a doppia traccia tramite l’app DJI Mimo. Sono funzioni che rendono il sistema più flessibile e permettono di avere maggiore controllo sull’audio, riducendo il rischio di registrazioni troppo basse, distorte o difficili da recuperare in post-produzione.

Custodia all-in-one per trasporto e ricarica


Il nuovo microfono wireless DJI arriva con una custodia di ricarica migliorata, progettata per contenere in modo ordinato trasmettitore, ricevitore e accessori. L’idea è quella di offrire un kit sempre pronto all’uso, facile da trasportare e semplice da riporre dopo una sessione di registrazione.

La versione mobile, composta da un trasmettitore e un ricevitore, è pensata anche per gestire gli accessori dedicati a smartphone e dispositivi mobili. Questo rende il DJI Mic Mini 2 particolarmente adatto a chi crea contenuti direttamente da telefono, senza passare da configurazioni troppo complesse.

L’autonomia dichiarata è uno dei punti più rilevanti: il trasmettitore arriva fino a 11,5 ore, mentre il ricevitore raggiunge fino a 10,5 ore. Con la custodia di ricarica si può arrivare fino a 48 ore complessive. Inoltre, bastano 5 minuti di ricarica per ottenere circa un’ora di utilizzo, una funzione utile quando si deve registrare all’improvviso o si è dimenticato di ricaricare il kit prima di uscire.

Design personalizzabile con cover magnetiche


Con DJI Mic Mini 2, l’azienda introduce anche un approccio più estetico al mondo dei microfoni wireless. Oltre alle prestazioni audio, infatti, il nuovo modello punta sulla possibilità di personalizzare il look del trasmettitore tramite coperture anteriori magnetiche intercambiabili.

Nella confezione sono incluse le coperture nero ossidiana e bianco smaltato, pensate per adattarsi facilmente a diversi outfit e contesti di ripresa. L’obiettivo è rendere il microfono meno anonimo e più coerente con l’immagine del creator.

A queste si aggiunge la serie Time, realizzata in collaborazione con l’illustratrice internazionale Victo Ngai. Le cover Aurora, Marea, Fiamma e Barlume rappresentano quattro fasi della vita attraverso colori e suggestioni visive differenti: dai toni rosa e viola di Aurora, fino all’oro nero più intenso di Barlume. È una scelta particolare, che trasforma il microfono da semplice accessorio tecnico a elemento visivo da mostrare, non necessariamente da nascondere.

Compatibilità con smartphone, fotocamere e dispositivi Osmo


Il DJI Mic Mini 2 utilizza il ricevitore di Mic Mini ed è compatibile con fotocamere, smartphone, computer e tablet. Questo consente di usare il sistema in diversi scenari, dalla registrazione mobile alla produzione video più tradizionale.

Un aspetto importante riguarda l’integrazione con DJI OsmoAudio. Alcuni dispositivi della linea Osmo, come DJI Osmo Pocket 3, DJI Osmo Action 6, Osmo 360 e Osmo Nano, possono collegarsi direttamente fino a due trasmettitori DJI Mic Mini 2 senza bisogno di un ricevitore aggiuntivo. In questo modo il setup diventa più pulito e immediato, mantenendo una qualità audio professionale a 48 kHz e 24 bit.

Questa compatibilità è particolarmente interessante per chi utilizza già prodotti DJI per riprese dinamiche, viaggi, vlog o contenuti action. Meno accessori da collegare significa anche meno cavi, meno ingombro e meno possibilità di errore durante la registrazione.

ortata fino a 400 metri


DJI dichiara una distanza di trasmissione fino a 400 metri quando si utilizza il ricevitore DJI Mic Mini 2 nella configurazione con due trasmettitori e un ricevitore. Con il ricevitore mobile nella versione con un trasmettitore e un ricevitore, la portata arriva invece fino a 300 metri.

Sono numeri pensati per offrire maggiore libertà in fase di ripresa, soprattutto in contesti dove il soggetto si muove lontano dalla camera. Naturalmente, come sempre accade con i sistemi wireless, la resa effettiva può dipendere dall’ambiente, dalla presenza di ostacoli e dalle interferenze, ma la portata dichiarata posiziona il prodotto in una fascia interessante per creator, videomaker e piccoli team di produzione.

Il trasmettitore entra inoltre automaticamente in modalità riposo quando non riceve segnale dal ricevitore, così da ridurre il consumo energetico e ottimizzare la durata della batteria.

Prezzo e disponibilità in Italia


DJI Mic Mini 2 è disponibile in Italia su DJI Store online, nei DJI Store di Milano e Roma e presso i rivenditori autorizzati. Il prezzo suggerito al pubblico parte da 59 euro, a seconda della configurazione scelta.

Le coperture anteriori magnetiche multicolore e la serie Time sono vendute separatamente al prezzo suggerito di 39 euro.

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730 precompilato 2026, dal 30 aprile al via la consultazione online delle dichiarazioni


Disponibili online i modelli già predisposti dal Fisco: invio e correzioni possibili a partire dal 14 maggio fino al 30 settembre

Dal pomeriggio di giovedì 30 aprile saranno disponibili, in modalità di sola consultazione, i modelli 730 precompilati relativi alla stagione dichiarativa 2026. A darne notizia è l’Ansa, riportando quanto comunicato dall’Agenzia delle Entrate, che ha predisposto le dichiarazioni sulla base dei dati già in possesso dell’amministrazione fiscale e di quelli trasmessi da soggetti terzi.

Le dichiarazioni precompilate potranno essere visualizzate accedendo all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. I contribuenti avranno così la possibilità di verificare le informazioni inserite prima di procedere con eventuali modifiche o con l’invio definitivo. Quest’ultimo sarà possibile a partire dal 14 maggio e fino al 30 settembre 2026, secondo il calendario stabilito.

Il sistema della dichiarazione precompilata si conferma anche quest’anno uno degli strumenti principali per semplificare gli adempimenti fiscali dei cittadini. Nel 2025 sono stati 5,4 milioni i modelli 730 trasmessi direttamente dai contribuenti, senza intermediari. Di questi, circa 3,2 milioni pari a quasi il 60% sono stati inviati utilizzando la modalità semplificata, che sarà disponibile anche per l’attuale campagna dichiarativa.

Per la predisposizione delle dichiarazioni 2026, l’Agenzia delle Entrate ha raccolto complessivamente oltre 1 miliardo e 310 milioni di informazioni. Si tratta di dati provenienti da diverse fonti, tra cui datori di lavoro, istituti bancari, farmacie e altri enti obbligati alla trasmissione.

Tra le categorie di dati più rilevanti, le spese sanitarie rappresentano ancora la quota predominante, con oltre un miliardo di documenti fiscali trasmessi. Seguono i dati relativi ai premi assicurativi, pari a circa 96,5 milioni di informazioni, e le certificazioni uniche, che superano i 71 milioni.

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Ocasio-Cortez evita la stampa nazionale mentre pensa a candidarsi a presidente


La deputata progressista di New York concede pochissime interviste ai media tradizionali, preferendo i social e i giornalisti ideologicamente vicini, in vista di una possibile candidatura nel 2028

La deputata democratica di New York Alexandria Ocasio-Cortez ha rilasciato soltanto tre interviste ai media nazionali dall'inizio del 2026, un numero nettamente inferiore rispetto agli altri potenziali candidati alla presidenza per il 2028. Lo scrive Axios che descrive la strategia comunicativa della deputata progressista come deliberatamente improntata alla cautela e al sospetto verso la stampa tradizionale.

Le tre interviste rilasciate nel 2026 sono state un'intervista podcast di circa venti minuti con l'ex anchor della CNN Don Lemon, un'intervista scritta con Kellen Browning del New York Times per chiarire alcune risposte incerte sulla politica estera fornite alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco a febbraio e un'intervista televisiva con Jake Tapper della CNN, andata in onda dopo l'uccisione di un cittadino statunitense a Minneapolis da parte di agenti per l'immigrazione dell'amministrazione del presidente Trump. Nei primi mesi del 2025 Ocasio-Cortez aveva concesso diverse interviste, tra cui una a NPR e una al programma di Jon Stewart The Weekly Show, per poi diradare drasticamente le apparizioni nella seconda metà dell'anno.

Secondo Axios, la strategia riflette tre elementi. In primo luogo, la deputata ritiene di non aver bisogno delle interviste tradizionali per ottenere visibilità, grazie alla copertura mediatica costante di cui gode e a un seguito enorme sui social, con 9,6 milioni di follower solo su Instagram. In secondo luogo, persone che hanno lavorato con lei descrivono un atteggiamento naturalmente prudente nella gestione della scena nazionale. In terzo luogo, Ocasio-Cortez e il suo staff condividerebbero in parte la diffidenza verso i media mainstream, definiti corporate, che si è diffusa nella sinistra americana negli ultimi anni come reazione a quella che viene percepita come una copertura ingiusta delle campagne presidenziali di Bernie Sanders e della guerra a Gaza. Alcuni democratici che hanno collaborato con il suo entourage hanno riferito ad Axios di essere rimasti sorpresi dall'ostilità privata mostrata da alcuni collaboratori della deputata verso la stampa nazionale.

Il capo di gabinetto di Ocasio-Cortez, Mike Casca, ha replicato ad Axios respingendo l'idea di una chiusura verso i giornalisti. Casca ha sostenuto che la deputata risponde più volte al giorno alle domande della stampa e che chiunque sia accreditato può trovarla a Capitol Hill e porle domande. Ha aggiunto di trovare strana la quantità di disprezzo che i corrispondenti politici nazionali mostrerebbero nei confronti dei colleghi che seguono il Congresso. La deputata ha rifiutato di essere intervistata per l'articolo di Axios.

In effetti Ocasio-Cortez continua a partecipare alle brevi domande e risposte nei corridoi del Congresso, ma anche in quel contesto tende a privilegiare giornalisti progressisti come Pablo Manríquez di MeidasTouch. Il suo staff sta inoltre dicendo da mesi che Mark Leibovich di The Atlantic ha avuto accesso alla deputata per un lungo profilo, che però non è ancora stato pubblicato. Interpellato sul ritratto, Leibovich ha risposto con un'emoji di spalle alzate.

Alcuni operatori democratici ritengono che questa linea offra benefici nel breve periodo ma possa rivelarsi un errore nel lungo termine, anche nel caso in cui Ocasio-Cortez decida di candidarsi al Senato nel 2028 invece che alla presidenza. Sostengono che meno un candidato si confronta con i giornalisti, meno è allenato e maggiore diventa il livello di scrutinio quando accetta di sedersi per un'intervista. Citano come esempio le risposte esitanti fornite a Monaco come dimostrazione dei rischi connessi all'evitamento di domande imprevedibili.

L'approccio di Ocasio-Cortez si discosta dal consenso emerso tra molti democratici dopo la sconfitta del 2024, secondo cui Kamala Harris e Joe Biden sarebbero stati troppo cauti sia con la stampa tradizionale sia con i nuovi formati come i podcast di lungo formato. La maggior parte dei potenziali candidati alle primarie del 2028 ha adottato negli ultimi sedici mesi un approccio del tutto opposto, accettando interviste con podcaster, conduttori dei talk show notturni, giornalisti generalisti e influencer dei social media. Alcuni, come il governatore della California Gavin Newsom e l'ex segretario ai Trasporti Pete Buttigieg, hanno scelto di confrontarsi anche con commentatori conservatori o con voci eterodosse.

La strategia della deputata si differenzia inoltre da quella di un suo mentore, il senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders, storico critico di quelli che lui stesso definisce i corporate media. Sanders si è confrontato regolarmente con la stampa durante le sue campagne presidenziali e continua a farlo. Si discosta anche dalla linea del sindaco di New York Zohran Mamdani, alleato stretto di Ocasio-Cortez, che parla con i media nazionali con frequenza molto maggiore.

Diversi operatori che hanno lavorato in passato con Sanders sono ora nello staff di Ocasio-Cortez, mentre altri si sono uniti al deputato della California Ro Khanna, anche lui impegnato a costruire uno spazio nell'area progressista in vista di una possibile corsa alla Casa Bianca. Khanna è tra i potenziali contendenti del 2028 più attivi e ha attraversato il paese per partecipare a un'ampia gamma di programmi sui media tradizionali e nuovi.

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Montare il reale


I dati, da soli, non dicono nulla. È tra un dato e l’altro che nasce il senso. Quando i bandi smettono di essere elenco e diventano relazione, emergono attriti, deviazioni, storie. Non è analisi: è montaggio del reale.
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Quando montavo un film, la difficoltà non risiedeva tanto nella scelta delle immagini migliori (che, come accade alle cose ben fatte, tendono a imporsi da sole) quanto piuttosto nella decisione di ciò che accadeva tra un’inquadratura e l’altra. Il senso, infatti, non abitava nei singoli fotogrammi, ma nello spazio invisibile che li separava, in quella zona interstiziale dove il montaggio smette di essere tecnica e diventa linguaggio. Era lì, in quel vuoto apparente, che il film iniziava davvero.

Oggi lavoro con i dati, ma il problema è rimasto sorprendentemente identico. Solo che al posto delle inquadrature ci sono numeri, bandi, documenti, tabelle, e anche qui, se li si osserva isolatamente, sembrano tutti in ordine: puliti, corretti, formalmente inattaccabili. Tuttavia, la questione decisiva resta invariata: cosa accade tra un dato e l’altro. Per anni ho guardato i bandi pubblici come fanno tutti, attraverso elenchi, filtri, mappe, strumenti che funzionano ma che somigliano più a una moviola lasciata in pausa che a un film in movimento. Ogni gara è un frame isolato, sospeso in una sorta di limbo informativo, incapace di raccontare qualcosa che abbia davvero valore.

A un certo punto ho capito che non mi interessava più vedere le gare, bensì montarle, ovvero metterle in relazione, costringerle a convivere con altri numeri, altri contesti, altri dati che non erano stati concepiti per stare insieme. Tra questi, per esempio, quelli dell’ISTAT, che hanno il difetto — o forse la virtù — di non essere negoziabili. Quando si inizia a operare in questo modo, accade qualcosa di curioso: il sistema, che prima appariva lineare e rassicurante, comincia a produrre attrito. Emergono piccole incoerenze, deviazioni, zone in cui il racconto si piega leggermente, non sempre in modo evidente, ma abbastanza da suggerire che il problema non è individuare “il caso”, bensì costruire uno sguardo capace di riconoscerlo quando si manifesta.

Per arrivare a questo punto, tuttavia, ho dovuto compiere un’operazione molto meno romantica: ho dovuto riorganizzare il mio modo di lavorare. Prima ancora di costruire un osservatorio o di parlare di sistemi, prima ancora di poter affermare che “qui c’è qualcosa che non torna”, ero io stesso a perdere le gare nel rumore di fondo: liste interminabili, documenti aperti e mai conclusi, decisioni rimandate fino a diventare irrilevanti. Non era un problema di dati, ma di montaggio.

Così ho costruito qualcosa di estremamente semplice: una lampadina, un gesto minimo — cliccarla — che trasforma una gara da elemento indistinto a oggetto di attenzione. In quel momento, la gara diventa mia e viene portata dentro un Kanban, uno spazio finito, delimitato, con colonne che non consentono l’illusione dell’infinito. Qui accade qualcosa di fondamentale: la gara si ferma, smette di scorrere, di dissolversi nel flusso continuo dell’informazione. E mentre io mi occupo d’altro, un sistema la analizza: scarica i documenti, li trasforma in testo, tenta di comprendere cosa venga realmente richiesto, dove si annidino i rischi, quali siano le parti che normalmente emergono troppo tardi. Non è un oracolo, ma un assistente instancabile.

Quando torno, la gara non è più opaca; non è ancora semplice, ma è diventata percorribile. A quel punto posso finalmente compiere l’unica operazione che conta davvero: decidere. Portarla avanti oppure no, spostarla, farla avanzare, chiuderla. Il Kanban, in questo senso, non organizza il lavoro, ma lo obbliga a esistere, impedendo quella forma sottile di autoinganno che consiste nel credere di aver fatto qualcosa solo perché lo si è guardato.

Solo dopo aver costruito questa disciplina minima, questo spazio in cui le cose accadono davvero, ho compreso di poter fare il passo successivo: guardare il sistema nel suo insieme, costruire un osservatorio non per denunciare o per assumere il ruolo del moralista dei numeri, ma semplicemente per vedere. Perché quando i dati iniziano a essere montati, quando cessano di essere sequenze isolate e diventano relazioni, accade qualcosa che nel cinema conoscevo bene: il significato emerge senza bisogno di essere esplicitato. Non sempre è eclatante, non sempre è comodo, ma è lì, e una volta che lo si è visto, non è più possibile fingere di non averlo visto.



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Trump estende il controllo del governo sulle elezioni in otto stati


Un'inchiesta di Reuters rivela un piano della Casa Bianca per intervenire sulla gestione del voto attraverso indagini, perquisizioni e richieste di accesso ai sistemi elettorali, in un ambito storicamente riservato agli stati.

L'amministrazione del presidente Donald Trump sta cercando di estendere il controllo federale sulle elezioni statunitensi in almeno otto stati, un'attività più ampia di quanto finora noto. La rivelazione arriva da un'inchiesta di Reuters che ha individuato un sistema coordinato di indagini, richieste di documenti riservati e tentativi di accesso alle macchine per il voto. Negli Stati Uniti, dalla fondazione della repubblica nel 1789, le elezioni sono gestite dagli stati e dalle amministrazioni locali, anche quando riguardano cariche federali come la presidenza.

Il caso più documentato riguarda la contea di Franklin, in Ohio, che comprende Columbus ed è una roccaforte democratica. A gennaio un agente del Department of Homeland Security ha contattato il Board of Elections locale chiedendo accesso immediato ai registri degli elettori. Nelle settimane successive le richieste sono aumentate, fino a includere moduli di registrazione e cronologie di voto di decine di cittadini, con dati riservati come i numeri della patente. L'agente ha definito l'attività un'indagine urgente, senza spiegarne le ragioni. Reuters ha esaminato le email tra il funzionario federale e gli uffici della contea attraverso una richiesta di accesso agli atti pubblici. Il direttore delle elezioni della contea, Antone White, ha dichiarato a Reuters di aver collaborato pur non conoscendo lo scopo dell'inchiesta. Il Department of Homeland Security ha rifiutato di commentare l'operazione, limitandosi a dichiarare che i suoi agenti stanno indagando attivamente sulle frodi elettorali.

L'inchiesta di Reuters ha individuato episodi simili in altri sette stati. In Ohio gli investigatori federali hanno raccolto dati elettorali in almeno sei contee, due fortemente democratiche e le altre politicamente contese. In Nevada il Federal Bureau of Investigation ha chiesto informazioni all'ufficio del segretario di stato nell'ambito di un'indagine del Department of Justice sulle elezioni del 2020. In Colorado un alto funzionario della cybersicurezza dell'amministrazione Trump ha contattato un cancelliere di contea per ottenere accesso alle macchine per il voto. In Georgia, a gennaio, le forze federali hanno perquisito gli uffici elettorali della contea di Fulton sequestrando schede e registri elettorali. In Michigan, il 14 aprile, il Department of Justice ha chiesto alla contea di Wayne di consegnare i registri delle elezioni del 2024, ma le autorità statali hanno rifiutato annunciando un ricorso giudiziario. Anche in Arizona, Missouri e Connecticut sono state registrate iniziative federali analoghe.

Il presidente Trump ha apertamente sostenuto la necessità di nazionalizzare il voto, invitando il suo partito a prenderne il controllo in almeno quindici occasioni quest'anno. Attraverso ordini esecutivi e proposte di legge, l'amministrazione ha cercato di imporre la prova di cittadinanza per votare, di consentire alle agenzie federali di compilare liste elettorali e di rendere obbligatorio l'uso di un database del Department of Homeland Security per verificare l'eleggibilità. La portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson ha dichiarato che il presidente è impegnato a garantire registri elettorali accurati e privi di non cittadini registrati illegalmente. Il Department of Justice non ha risposto alle richieste di commento di Reuters.

Un sondaggio Reuters-Ipsos della scorsa settimana ha rilevato che il 63 per cento dei repubblicani crede che il voto del 2020 sia stato rubato e che la maggioranza degli americani sostiene l'obbligo di un documento di identità per votare. I tribunali e gli studiosi di diritto elettorale hanno ripetutamente smentito le accuse di brogli. Reuters ha individuato almeno venti funzionari, attuali o passati, dell'amministrazione Trump che avevano sostenuto i tentativi di ribaltare il risultato del 2020 e che ora partecipano alla nuova spinta federale.

In Colorado un lobbista vicino all'amministrazione, Jeff Small, ha contattato cancellieri repubblicani la scorsa estate. Steve Schleiker, cancelliere repubblicano della contea di El Paso, ha riferito a Reuters di aver ricevuto in seguito una telefonata da una persona che si presentava come funzionario della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, il quale chiedeva accesso alle macchine per il voto della Dominion Voting Systems. Schleiker ha rifiutato, spiegando che la richiesta avrebbe violato la legge del Colorado. Il Department of Homeland Security ha dichiarato che Small non ha alcun ruolo ufficiale nel dipartimento.

In Nevada il segretario di stato democratico Cisco Aguilar ha dichiarato a Reuters che la richiesta dell'Federal Bureau of Investigation aveva avuto un effetto intimidatorio sui dipendenti, pur essendo poi stata archiviata senza incriminazioni. In Missouri Andrew Warner, ex funzionario della Civil Rights Division del Department of Justice, ha contattato almeno due cancellieri di contea per ottenere accesso alle apparecchiature Dominion. Uno non possedeva più i macchinari, l'altro ha rifiutato. Il segretario di stato repubblicano Denny Hoskins ha condiviso con le autorità federali i dati pubblici dei registri elettorali per un controllo sulla cittadinanza, ma i cancellieri delle contee più grandi, fra cui St. Louis e St. Charles, hanno riferito che la maggior parte delle persone segnalate erano cittadini statunitensi, spesso naturalizzati.

L'amministrazione ha intentato cause contro trenta stati, fra cui nove a guida repubblicana, che hanno rifiutato di consegnare i dati dei registri elettorali. Il segretario di stato del West Virginia Kris Warner, repubblicano e sostenitore di Trump, ha dichiarato a Reuters di non aver mai immaginato di doversi opporre al suo ex datore di lavoro in nome dei diritti degli stati. Richard Hasen, professore di diritto elettorale all'Università della California a Los Angeles, ha detto a Reuters che se l'esito del voto dipendesse da poche giurisdizioni con risultati contesi, sarebbe più probabile assistere a tentativi di sovversione.

All'interno del Department of Homeland Security l'amministrazione ha smantellato funzioni chiave della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, riducendone budget e personale. È stato creato un nuovo ufficio per l'integrità elettorale, affidato a Heather Honey, ex investigatrice aziendale senza esperienza nell'amministrazione del voto e nota per aver promosso accuse di frode già smentite. A. Scott Brown, per oltre vent'anni dirigente dell'Homeland Security Investigations, ha dichiarato a Reuters che l'unità avrebbe dovuto occuparsi di crimini transnazionali come il riciclaggio, il traffico di esseri umani e il terrorismo, e che le nuove priorità sottraggono risorse a indagini su sfruttamento minorile e traffico di fentanyl.

Le pressioni federali stanno modificando il modo in cui gli amministratori elettorali si preparano al voto di novembre, quando sarà in gioco il controllo del Congresso. In Colorado almeno 63 cancellieri di contea si stanno consultando con la loro associazione statale sulle modalità di risposta a possibili mandati federali. In South Carolina funzionari di oltre quaranta contee parteciperanno a un seminario di un'intera giornata a luglio. Carly Koppes, presidente della Colorado Clerks Association, ha addestrato il proprio personale a riconoscere le credenziali dell'Federal Bureau of Investigation e ha installato strumenti per rompere i vetri in tutte le finestre dell'ufficio della contea di Weld, in caso di necessità di evacuazione immediata.

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Violenza antigovernativa negli Stati Uniti ai massimi da trent'anni


Secondo i dati del Center for Strategic and International Studies analizzati dal Wall Street Journal, nel 2025 si sono registrati 20 attacchi o piani contro il governo americano, con la sinistra radicale davanti alla destra per la prima volta in vent'anni.

Gli attacchi e i piani contro il governo degli Stati Uniti hanno raggiunto nel 2025 il livello più alto almeno dal 1994. Lo rivelano i dati del Center for Strategic and International Studies analizzati dal Wall Street Journal. Per la prima volta in vent'anni, la maggioranza degli episodi è attribuibile a estremisti di sinistra anziché di destra. Sui 20 attacchi e piani censiti nel 2025, il centro studi ne ha classificati 10 come provenienti dall'estrema sinistra e 8 dall'estrema destra.
Attacchi al governo Usa: il picco del 2025

Estremismo politico · Stati Uniti
Violenza di stampo politico: il picco del 2025
Trent'anni di terrorismo domestico, in numeri

Trend Orientamento Armi Casi

20
Casi di violenza politica nel 2025
Il livello più alto dal 1994, primo anno della serie storica analizzata dal Wall Street Journal sui dati del Center for Strategic and International Studies.

Episodi di violenza per anno · 1994–2025

N. di episodi

1994 2000 2005 2010 2015 2020 2025

Il 2025 registra circa il triplo della media dell'ultimo decennio. Tocca un anno per vederne il valore.

Orientamento politico dei responsabili

Sinistra
Destra

10 5 0 5 10

Il dato del 2025
Per la prima volta in vent'anni la maggioranza degli episodi di violenza politica è di matrice di estrema sinistra: 10 casi su 20, contro gli 8 di estrema destra. Metà ha colpito agenti o strutture che si occupano di lotta all'immigrazione.

7+
Episodi di violenza con uso di molotov: l'arma simbolo del 2025, storicamente legata alla politica rivoluzionaria di estrema sinistra.

Armi usate negli attacchi del 2025

Le armi da fuoco sono in crescita strutturale, ma il 2025 è stato dominato da episodi di violenza con uso di esplosivi e ordigni incendiari: oltre la metà degli episodi censiti.

Tocca un caso per i dettagli

Apr 2024 Estero / Indeterminato
Incendiata la residenza del governatore Shapiro (Pennsylvania)

Secondo le autorità, l'attacco sarebbe stato motivato da eventi accaduti all'estero. Tra le armi utilizzate, la molotov.

Giu 2024 Estrema destra
Uccisa una deputata democratica statale e suo marito (Minnesota)

Episodio classificato dal Center for Strategic and International Studies tra gli attacchi di matrice di estrema destra.

Ago 2024 Estrema destra
500 colpi davanti alla sede dei CDC, ucciso un agente

L'aggressore, critico verso il vaccino contro il Covid-19, ha aperto il fuoco davanti al quartier generale dei Centers for Disease Control and Prevention.

Gen 2025 Estrema sinistra
Rotte a martellate le finestre dell'abitazione di Vance

Un uomo ha colpito con un martello le finestre della residenza del vicepresidente JD Vance.

Mar 2025 Estrema sinistra
Tentato attacco vicino alla residenza del sindaco Mamdani (New York)

Il Dipartimento di Giustizia ha incriminato due uomini per il tentato attacco vicino all'abitazione del sindaco di New York Zohran Mamdani.

2025 Estrema sinistra
Tentato attacco alla sede del GOP della contea di Dickinson (Michigan)

Bersaglio il quartier generale del partito repubblicano della contea, in un anno in cui metà degli episodi di estrema sinistra ha colpito strutture politiche o legate alla lotta contro l'immigrazione.

Apr 2026 Da definire
Attacco alla Cena dei Correspondenti della Casa Bianca

Un trentunenne laureato al Caltech, armato di fucile, pistola e coltelli, si è avventato contro la security all'evento in cui erano presenti Trump, Vance e Patel. Incriminato per tentato omicidio del presidente.

Elaborazione FocusAmerica su fonte: dati del Center for Strategic and International Studies (1994–2025) · Aggiornato al 28 aprile 2026

Il tema è tornato al centro del dibattito dopo l'episodio di sabato, quando un uomo armato si è avventato contro un posto di blocco di sicurezza alla cena annuale della White House Correspondents' Association. All'evento erano presenti il presidente Donald Trump, il vicepresidente JD Vance, il direttore dell'FBI Kash Patel e diversi membri del governo, tutti rapidamente messi in salvo dagli agenti del Secret Service. Secondo la polizia di Washington, l'aggressore era armato di un fucile, una pistola e diversi coltelli. L'uomo, un trentunenne laureato al Caltech, è stato incriminato per tentato omicidio del presidente e due capi d'imputazione legati alle armi da fuoco.

Non si tratta di un caso isolato. A gennaio un uomo aveva rotto le finestre dell'abitazione del vicepresidente Vance con un martello. A marzo il dipartimento di Giustizia ha incriminato due uomini per aver tentato un attacco vicino alla residenza del sindaco di New York Zohran Mamdani. Ad aprile dell'anno scorso la residenza del governatore democratico della Pennsylvania Josh Shapiro è stata data alle fiamme, in un episodio che secondo le autorità sarebbe stato motivato da eventi accaduti all'estero.

Metà degli episodi attribuiti all'estrema sinistra nel 2025 sembra aver avuto come bersaglio agenti o strutture dell'immigrazione, in risposta alla stretta voluta dall'amministrazione Trump sui rimpatri. Tra i casi rientra anche un tentato attacco al quartier generale del comitato repubblicano della contea di Dickinson, in Michigan. Non manca però la violenza di matrice opposta. A giugno dell'anno scorso una deputata democratica statale e suo marito sono stati uccisi in Minnesota. Ad agosto un agente di polizia è stato ucciso dopo che un uomo, critico verso il vaccino contro il Covid-19, ha sparato 500 colpi davanti alla sede dei Centers for Disease Control and Prevention. Complessivamente, lo scorso anno tre persone sono morte in attacchi classificati come di estrema destra e una in un attacco classificato come di estrema sinistra.

Il classificare gli attacchi estremisti resta un'operazione delicata. I dati del centro studi dividono gli episodi sulla base degli orientamenti politici dei responsabili, quando questi sono ricostruibili dai documenti giudiziari e dalla cronaca. Le etichette di destra e sinistra non corrispondono ai partiti americani. Nell'estrema destra rientrano motivazioni come la supremazia razziale o etnica, mentre nell'estrema sinistra ricade ad esempio l'opposizione al capitalismo. Le persone responsabili degli attacchi spesso non si lasciano ricondurre a categorie nette.

Sul fronte degli strumenti utilizzati, le armi da fuoco sono sempre più ricorrenti nei piani e negli attacchi. Tuttavia, l'arma simbolo del 2025 è stata la molotov, ordigno incendiario rudimentale storicamente associato alla politica rivoluzionaria. È comparsa in almeno sette attacchi o piani, compreso quello contro la residenza del governatore Shapiro e due tentativi di colpire agenti dell'immigrazione. A gennaio dell'anno scorso una donna del Massachusetts ha riferito alla polizia del Campidoglio di voler lanciare molotov ai piedi di Scott Bessent, allora candidato segretario al Tesoro. In un altro episodio un uomo ha appiccato il fuoco a un ufficio postale in California con l'intenzione di lanciare un messaggio al governo degli Stati Uniti.

L'analisi del Wall Street Journal ha preso in considerazione gli incidenti di terrorismo negli Stati Uniti raccolti dal centro studi tra il 1994 e il 2025. Il Center for Strategic and International Studies conteggia solo episodi premeditati che comportano un tentativo o una minaccia di uccidere o ferire, con l'obiettivo di raggiungere un più ampio pubblico politico. Sono stati inclusi gli attacchi a persone e luoghi del governo federale, compresi i politici e gli edifici pubblici, mentre sono esclusi quelli rivolti a militari e imprese.

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Kazakistan, l’IA trasformerà il 44% del mercato del lavoro entro il 2035


Automazione e nuove competenze ridisegnano l’occupazione: milioni di lavoratori coinvolti nella transizione digitale del Paese

L’intelligenza artificiale è destinata a incidere profondamente sul mercato del lavoro in Kazakistan nei prossimi anni, con una trasformazione stimata pari al 44% dell’occupazione complessiva entro il 2035. È quanto emerge da dichiarazioni riportate dall’agenzia di stampa Xinhua News Agency, che cita fonti parlamentari kazake.

Secondo quanto affermato da Dania Espaeva, vicepresidente della camera bassa del parlamento del Kazakistan, circa 4 milioni di lavoratori potrebbero essere interessati dai cambiamenti legati all’adozione crescente delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. L’intervento è avvenuto nel corso di un incontro parlamentare, durante il quale sono stati illustrati dati attribuiti al Ministero del Lavoro.

Nel dettaglio, 46 professioni che attualmente impiegano circa 362.000 persone, pari al 4% della forza lavoro nazionale sono destinate a registrare un calo della domanda. Ancora più significativo il dato relativo a 14 occupazioni, che coinvolgono circa 49.000 lavoratori, e che secondo le stime potrebbero scomparire completamente nei prossimi anni.

Il quadro delineato evidenzia una trasformazione strutturale del mercato del lavoro, spinta dalla diffusione dell’automazione e delle tecnologie digitali nei principali settori economici del Paese. Tuttavia, accanto ai rischi legati alla riduzione di alcune professioni tradizionali, emergono anche nuove opportunità. Espaeva ha infatti sottolineato come la domanda di competenze aumenterà in modo significativo, in particolare per quei profili professionali che operano all’intersezione tra intelligenza artificiale e settori produttivi.

In questo contesto, il sistema educativo assume un ruolo centrale. La vicepresidente ha evidenziato la necessità di rafforzare l’istruzione superiore per formare specialisti in grado di lavorare in un ambiente sempre più digitalizzato e automatizzato. L’espansione dell’accesso all’università e l’aumento degli investimenti pubblici nell’istruzione sono indicati come fattori chiave per sostenere la transizione.

La trasformazione prevista rappresenta una delle sfide più rilevanti per l’economia kazaka nei prossimi decenni, richiedendo un equilibrio tra innovazione tecnologica, politiche occupazionali e sviluppo delle competenze. Secondo le informazioni diffuse, la capacità del Paese di adattarsi a questi cambiamenti sarà determinante per mantenere la competitività e garantire stabilità sociale nel lungo periodo.

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La deriva autoritaria di Trump è colpa dei Repubblicani


Sull'Atlantic, l'ex consulente legale dei repubblicani al Senato sostiene che la deriva autoritaria della seconda amministrazione Trump nasce da decenni di teorie giuridiche conservatrici che hanno rafforzato il potere presidenziale.

La seconda amministrazione Trump ha portato alla luce quello che alcuni studiosi di diritto definiscono un "esecutivo senza vincoli", con un presidente che governa per ordini esecutivi, decreti d'emergenza e transazioni di tipo estorsivo, premiando gli alleati e punendo gli avversari. È la tesi al centro di un saggio pubblicato sull'Atlantic da Gregg Nunziata, direttore esecutivo della Society for the Rule of Law ed ex consulente dei senatori repubblicani sulle nomine giudiziarie. Secondo l'autore, gli Stati Uniti stanno vivendo una fase di "cesarismo americano" e i conservatori legali, di cui lui stesso fa parte, hanno una responsabilità diretta nella costruzione del sistema che oggi mette in crisi la repubblica.

Nunziata paragona l'attuale presidente a Giulio Cesare, che si presentava come servitore della repubblica pur ignorando leggi e consuetudini. La repubblica romana, ricorda, non sopravvisse a quel modello. Allo stesso modo, l'attuale amministrazione non avrebbe una vera agenda legislativa, ma procederebbe attraverso atti unilaterali del presidente, avventure militari all'estero decise per impulso personale e l'uso delle forze armate come strumento politico interno. Il Congresso risulta marginalizzato e i tribunali appaiono riluttanti a frenare gli eccessi del presidente.

Per giustificare questo approccio, scrive Nunziata, i sostenitori più convinti di Trump usano argomenti che ricordano quelli di Cesare. L'autore cita il vicecapo dello staff della Casa Bianca Stephen Miller, secondo cui "l'intera volontà della democrazia è incarnata nel presidente eletto". Molti repubblicani difendono le scelte del presidente in nome del suo "mandato" elettorale e attaccano i giudici "non eletti" che osano pronunciarsi contro di lui.

Per Nunziata si tratta di una visione incompatibile con la Costituzione americana, fondata sull'idea che la libertà richieda autorità divise. Cita James Madison, secondo cui l'accumulo di potere in un solo ramo dello Stato è "la definizione stessa della tirannia". Le conseguenze sarebbero già visibili: poiché ordini esecutivi e dichiarazioni d'emergenza non hanno la stabilità delle leggi approvate dal Congresso, le politiche cambiano radicalmente da un'amministrazione all'altra, rendendo difficile pianificare per famiglie e imprese e penalizzando investimenti e crescita.

Il cuore dell'articolo è la ricostruzione storica di come il movimento giuridico conservatore, di cui l'autore fa parte da tutta la carriera, abbia contribuito a questa deriva. Per gran parte della storia americana, i conservatori sono stati i più scettici verso il potere esecutivo. Negli anni Settanta, però, l'attenzione si spostò sul presunto attivismo dei tribunali. La sentenza Roe v. Wade divenne il simbolo di una Corte Suprema che, secondo la destra, sostituiva il legislatore. Da lì nacque la battaglia contro chi "legifera dal banco del giudice", attraverso ricerca accademica, advocacy e lavoro organizzativo.

Quella concentrazione sul potere giudiziario, unita al contesto politico, fece però trascurare gli altri due rami dello Stato. Molti leader del movimento, ricorda Nunziata, avevano servito nelle amministrazioni repubblicane di Nixon e Ford, tra cui i futuri giuristi William Rehnquist, Robert Bork e Antonin Scalia. Vivendo in un'epoca di controllo democratico quasi ininterrotto del Congresso, e dopo aver visto la presidenza umiliata dallo scandalo Watergate, finirono per considerare l'esecutivo come l'unico strumento praticabile di azione politica.

Col tempo, la simpatia per l'autorità presidenziale si trasformò in teoria. Il movimento, un tempo legato all'interpretazione "stretta" della Costituzione, scoprì un'inattesa elasticità nel testo. Alcuni iniziarono a sostenere che l'Articolo II conferisse al presidente ogni potere non esplicitamente limitato dalla Costituzione. Il dovere di "vigilare sulla fedele esecuzione delle leggi" venne riletto come licenza a reinterpretarle. Soprattutto, molti conservatori arrivarono a credere che il ruolo di comandante in capo conferisse al presidente un'autorità unilaterale ampia in materia di sicurezza nazionale, una posizione di grande peso in un paese costantemente in stato di guerra, anche contro attori non statali.

Durante l'amministrazione Reagan, i giuristi conservatori abbracciarono anche la cosiddetta unitary executive theory, secondo cui il presidente ha il controllo esclusivo del ramo esecutivo. Negli ultimi anni questa teoria ha guadagnato terreno nei tribunali. Nunziata segnala che la Corte Suprema sembra orientata ad accettare la rimozione, decisa da Trump, di un membro della Federal Trade Commission, una decisione che potrebbe aprire la strada a pronunce ben più radicali. Le interpretazioni più estreme consentirebbero al presidente di licenziare qualsiasi dipendente federale, ignorare le tutele del pubblico impiego ed eliminare l'indipendenza della Federal Reserve.

Mentre i giuristi elaboravano queste teorie, i loro alleati politici conquistavano per la prima volta da decenni la maggioranza al Congresso. La nuova maggioranza repubblicana, sfiduciata verso un'istituzione a lungo dominata dai democratici, varò "riforme" che indebolirono il Congresso stesso: tagli al personale, in particolare a quello tecnico e non partitico, indebolimento delle commissioni, limiti di mandato per i loro presidenti. Tutti elementi che riducevano la capacità di controllo sull'esecutivo.

Anche i tribunali cambiarono. La nuova generazione di giudici conservatori, per frenare il potere giudiziario, finì per rafforzare quello presidenziale. Vennero adottate dottrine che imponevano ai giudici di rimettersi all'interpretazione che le agenzie davano della propria autorità e che riducevano il controllo giudiziario sull'esecutivo. La cosiddetta "presunzione di regolarità", ad esempio, presume che il presidente e i suoi agenti agiscano in buona fede.

Il punto più alto di questa tendenza, secondo l'autore, fu la sentenza Trump v. United States del 2024, sulla possibile responsabilità penale di Trump per il ruolo nell'assalto al Campidoglio del 6 gennaio. La maggioranza della Corte, invece di preoccuparsi di un presidente che aveva tentato un golpe, si impegnò a proteggere il paese dal pericolo ipotetico di una presidenza paralizzata da accuse infondate, costruendo dal nulla, scrive Nunziata, una vasta immunità presidenziale.

Negli anni recenti la Corte ha mostrato qualche apertura nel limitare lo stato amministrativo, ma resta meno disposta a contestare gli abusi dell'esecutivo in materia di sicurezza nazionale. Lo scorso anno una corte d'appello ha annullato il ricorso di Trump a poteri di guerra per accelerare il rimpatrio di cittadini venezuelani, osservando che il Venezuela non stava in realtà invadendo gli Stati Uniti. Un giudice conservatore dissenziente ha sostenuto che la dichiarazione presidenziale di un'invasione è "conclusiva, definitiva e completamente al di fuori del potere di sindacato dei giudici federali non eletti". Per Nunziata si tratta ormai di un'abdicazione giudiziaria.

Anche la recente sentenza che ha bocciato i dazi imposti da Trump si è limitata a stabilire che la specifica norma d'emergenza invocata non autorizzava i dazi, senza affrontare il nodo più ampio dei poteri d'emergenza. Tre giudici conservatori hanno comunque dissentito. Il giudice Clarence Thomas ha scritto a parte sostenendo che il Congresso può delegare al presidente qualunque suo potere, purché non si tratti di "poteri legislativi fondamentali".

Nunziata indica alcune direzioni di marcia. I tribunali dovrebbero leggere in modo restrittivo i poteri esecutivi non ancorati al testo costituzionale e respingere le dichiarazioni d'emergenza palesemente pretestuose. Cita la proposta dello studioso conservatore Yuval Levin di una dottrina che, in caso di dubbio, sciolga le questioni a favore del governo repubblicano, restituendo le scelte politiche al legislatore. Andrebbe inoltre rivisto l'uso del cosiddetto shadow docket, il binario d'urgenza con cui la Corte Suprema ha spesso sospeso, anche solo in via temporanea, sentenze sfavorevoli all'amministrazione, causando danni in alcuni casi irreparabili.

I tribunali da soli, però, non bastano. Il Congresso deve riscoprire il proprio ruolo, sostiene l'autore, anche aumentando le risorse dedicate al ramo legislativo e riformandone le procedure. Una proposta concreta è la creazione di un ufficio legale del Congresso analogo all'Office of Legal Counsel del Dipartimento di Giustizia, così da non lasciare solo agli avvocati dell'esecutivo il compito di definire i confini del potere presidenziale. Servirebbero poi leggi per rafforzare le citazioni del Congresso, proteggere dalle persecuzioni politiche, limitare i poteri d'emergenza e impedire al presidente di trarre profitto dalla carica. L'autore arriva a indicare la grazia presidenziale, definita un residuo monarchico e fonte di scandali, come possibile bersaglio di un emendamento costituzionale.

La conclusione è un appello al mondo conservatore: se davvero crede nella libertà ordinata, nei limiti costituzionali e nello stato di diritto, deve contribuire a frenare Cesare, non per il bene di un partito, ma della repubblica.

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Porcellane domestiche, quando l'antiquariato diventa rito nostalgico e consapevole


Tra mercatini e design accessibile, le porcellane tornano protagoniste: oggetti quotidiani che trasformano la nostalgia in stile contemporaneo
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In Italia mangiare non è solo sostentamento, è cultura; un retaggio che il paese si porta avanti da secoli in cui sono esistiti triclinium, salotti per gli ospiti e servizi buoni. I servizi buoni, quelli che fino a qualche decennio fa venivano regalati al matrimonio e da quel giorno in poi venivano tenuti in esposizione come reliquie in una vetrinetta apposita e utilizzate solo per le feste comandate.

Il mondo della tavola è molto cambiato da allora, si passa molto meno tempo in cucina e di più ordinando delivery da casa ma, la convivialità, è sempre presente.
Negli ultimi tempi una tendenza ha preso piede in tutti i settori, il vintage, che però nel mondo dell’arredamento, si chiama antiquariato o modernariato.
D’antiquariato sono tutti i mobili e le suppellettili che hanno tra i cento e gli ottocento anni di storia alle spalle mentre, il modernariato, ha oggetti che hanno tra i quaranta e i cento anni di vita.

Antiquariato

In un paese in cui i giovani vivono di precariato in perenne affitto, in case che non possono arredare (la maggior parte delle volte) come preferiscono, i piccoli elementi di servizio ed arredamento, diventano il nuovo modo di appropriarsi del proprio spazio rendendolo familiare.

I ragazzi di cui si parla non sono solamente amanti del design, sono a volte ragazzi lontani da casa ai quali la nonna o la zia hanno regalato la tazzina preferita o il piatto che ti piaceva tanto nella vetrinetta in salotto, l’arredamento diventa cimelio e ricordo di una quotidianità lontana.

Fornasetti

E’ in questo contesto che si inseriscono i mercatini antiquari, luoghi in cui la nuova generazione trova oggetti familiari che possono rendere quattro mura, arredate stile Ikea, casa.

Uno spazio nel quale si può giocare a cercare la tazzina come quella di zia o quell’insegna da caffetteria che ricorda quella del baretto in paese e fa tanto open space a New York.

Mentre si gioca, si sogna una vita di fortuna dove i soldi sono abbastanza e la famiglia è vicina. Il mercatino diventa un’occasione per tornare a casa e passare del tempo con i propri cari, oltre ad essere la nuova frontiera del lusso per la tavola ad un giusto prezzo.

Laboratorio paravicini

In un tempo in cui Ginori 1735 regna con l’Antico Doccia, in cui le Variazioni di Fornasetti diventano quadri di design e Laboratorio Paravicini porta avanti una tradizione artigianale ai livelli di una sartoria di alta moda; dove si inseriscono realtà come quella di Pina 1930 nata dalla mente di Tommaso Zorzi, la cui mission è di portare a tavola a prezzi accessibili la tradizione ed il ricordo per la nonna, con uno stile Anni trenta ma un design fresco e nuovo; i mercati portano al grande pubblico le porcellane francesi di Limoges, le sassoni di Meissen, le inglesi di Spode e le ungheresi Herend, maioliche di eccellente manifattura, dalla storia unica, che le hanno portate ad un mercatino diventano oggetti alla portata di tutti e collezionabili pian piano.

Si va così alla ricerca di una nuova convivialità dove anche se si ordina da asporto si cerca di ricreare quel rito della cena in famiglia, con gli amici, dove i mangia nel bel servizio invece che dal cartone della pizza perché così ci si sente un po’ più a casa.

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Le teorie del complotto sulla sparatoria dilagano sui social


Dopo l'attacco al Washington Hilton, accuse di messa in scena rimbalzano da destra a sinistra. Influencer e politici alimentano il sospetto che Trump abbia orchestrato l'episodio per ottenere consensi.

A poche ore dalla sparatoria avvenuta sabato sera durante la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca, i social network si sono riempiti di teorie del complotto secondo cui l'attacco sarebbe stato orchestrato dall'amministrazione Trump. Il sospetto, privo di fondamento, è circolato sia tra account di destra sia tra account di sinistra, alimentato da influencer e da alcuni politici. Le forze dell'ordine stanno ancora indagando, ma nessun elemento finora emerso suggerisce che la sparatoria fosse parte di un complotto.

L'episodio si è verificato poco dopo le 20:30 al Washington Hilton, quando un uomo ha forzato un controllo di sicurezza nel tentativo apparente di raggiungere la sala in cui era in corso la cena, alla quale partecipava per la prima volta da presidente Donald Trump. Il sospettato, identificato come Cole Tomas Allen, 31 anni, residente a Torrance in California, è stato fermato dalla polizia. Un alto funzionario dell'amministrazione ha riferito che il fratello del sospettato avrebbe consegnato agli inquirenti scritti in cui Allen esprimeva sentimenti ostili a Trump. Il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche ha dichiarato a Meet the Press della NBC che gli inquirenti ritengono che il sospettato agisse da solo e mirasse a colpire funzionari dell'Amministrazione.
WHCD 2026: i fatti e il rumore

Il ruolo della disinformazione negli Stati Uniti
Il complotto in poche ore: la sparatoria alla Cena dei Corrispondenti
Cosa è successo davvero al Washington Hilton e come la rete ha provato a riscrivere i fatti

Fatti Cronologia Complotto Esperti

2.600
Persone presenti al gala. Nessun invitato ferito gravemente. Solo un agente del Secret Service colpito al petto, salvato dal giubbotto antiproiettile.

L'attacco in numeri

20:40
L'ora (locale) dello sparo, avvenuto al piano superiore rispetto alla sala da ballo

Allen forza il metal detector con un fucile a pompa. Un agente del Secret Service viene colpito al torace, salvato dal giubbotto anti proiettile. Trump e Vance vengono evacuati.

31
Gli anni del sospettato Cole Tomas Allen, da Torrance

Insegnante part-time e ingegnere meccanico (laureato alla Caltech nel 2017), con master in informatica nel 2025. Si è firmato "Friendly Federal Assassin" nel suo manifesto.

3
Capi d'imputazione federale

Tentato assassinio del presidente, trasporto interstatale di armi a fini criminosi, uso di arma da fuoco durante un crimine violento.

2
Le armi sequestrate ad Allen

Un fucile a pompa calibro 12 acquistato in California ad agosto 2025. Una pistola semi-automatica calibro 38 acquistata nell'ottobre 2023.

Lupo solitario
La conclusione preliminare degli inquirenti, confermata dallo stesso Trump

Allen ha viaggiato in treno da Los Angeles a Chicago e poi da lì a Washington DC. Il fratello ha avvertito la polizia dopo aver ricevuto i suoi scritti, contenenti dichiarazioni ostili all'Amministrazione.

Le 18 ore in cui i fatti si sono trasformati in complotto

Sab · 20:40 EDT
Allen forza il checkpoint. Spari al Washington Hilton

Il sospettato attraversa il metal detector con un fucile a pompa. Un agente del Secret Service viene colpito al torace ma è protetto dal giubbotto anti proiettile. Allen è subito immobilizzato.

Sab · pochi minuti dopo
Sui social parte la parola "staged"

La speculazione sulla "messa in scena" inizia entro pochi minuti dopo le prime notizie, mentre i giornalisti presenti stanno ancora documentando quanto avvenuto in diretta.

Dom · 02:51 EDT
Una deputata democratica solleva l'ipotesi della messa in scena

Jasmine Crockett pubblica su Threads: "C'è mai stato un presidente con così tanti presunti tentativi sulla vita?". È una delle prime voci pubbliche a insinuare il dubbio.

Dom · mattina
Trump rilancia il tema della sala da ballo

In conferenza stampa e su Truth Social, sostiene che il tentato attacco non sarebbe avvenuto se la nuova sala da ballo della Casa Bianca da 400 milioni di dollari fosse già stata completata. Influencer MAGA come Posobiec e Raichik lo seguono.

Dom · metà giornata
Oltre 300.000 post sui social con la parola "staged"

Il termine si diffonde su X. Su Bluesky molti utenti ripetono semplicemente questa parola, replicando lo schema osservato già in passato dopo l'attentato a Trump del 2024 a Butler.

Lun · mattina
1,2 milioni di visualizzazioni per i post sulla teoria complottista dei viaggi nel tempo

Un singolo post su X che ipotizza il coinvolgimento di viaggiatori nel tempo supera le 1,2 milioni di visualizzazioni. Circolano anche video deepfake di Tucker Carlson e propaganda filo-iraniana generata con IA.

Lun · 27 Apr
Allen incriminato per tentato assassinio

Prima udienza in un tribunale federale. Tre capi d'imputazione. Il Procuratore Generale ad interim Todd Blanche conferma a NBC News che l'azione è quella di un lupo solitario.

Il pattern è ricorrente: i fatti accertati e le narrazioni alternative corrono in parallelo, ma le seconde si moltiplicano molto più rapidamente.

I fatti

  • Allen ha viaggiato 5 giorni in treno da LA a DC
  • Aveva prenotato l'hotel da 3 settimane
  • Ha mandato il suo manifesto alla famiglia 10 minuti prima dell'attacco
  • Ha attraversato di corsa il metal detector e ha aperto il fuoco
  • Un agente colpito, protetto da giubbotto anti proiettile


Il complotto

  • Tutto orchestrato per costruire la nuova sala da ballo
  • Distrazione dalla guerra contro l'Iran
  • Coinvolgimento di "viaggiatori nel tempo"
  • Karoline Leavitt sapeva tutto in anticipo
  • Coinvolgimento di servizi segreti israeliani


Dichiarazioni

Sinistra Jasmine Crockett, deputata democratica del Texas
"C'è mai stato un presidente con così tanti presunti tentativi sulla vita? Forse sono leggi lassiste sulle armi, forse è la mancanza di fondi sulla salute mentale, forse è tutto finto…"
Threads · domenica ore 02:51 EDT

Destra Sostenitori MAGA · Posobiec, Raichik, Fitton
"L'attacco non sarebbe avvenuto se la nuova sala da ballo della Casa Bianca fosse stata già completata"
Tesi rilanciata anche da Trump su Truth Social e usata dal Dipartimento di Giustizia per chiedere l'archiviazione di una causa legale intentata contro il progetto

Destra Davis Ingle, portavoce Casa Bianca
"Sono completi imbecilli quanti credono che Trump abbia inscenato i propri attentati"
Risposta ufficiale alla richiesta di commenti del Washington Post

L'amplificazione virale

Post con "staged" su X 300.000+

Visualizzazioni post "viaggiatori nel tempo" 1,2 mln

Influencer/politici che hanno usato linguaggio cospirazionista ~20%

Cosa dicono gli studiosi

"La costruzione collettiva di un significato è una delle prime reazioni davanti a una crisi. La frammentazione dell'informazione produce ricostruzioni distorte."
Whitney Phillips — Università dell'Oregon · al Washington Post

"Le teorie del complotto sono particolarmente persistenti e tendono a riportare gli utenti sugli stessi contenuti."
Joan Donovan — Boston University · al Washington Post

"Gli utenti non cercano informazioni affidabili: cercano conferme alle proprie convinzioni."
Cliff Lampe — Università del Michigan · al New York Times

"La sfiducia nelle istituzioni e l'incapacità di distinguere il vero dal falso creano la ricetta perfetta per queste narrazioni."
Jen Golbeck — Università del Maryland · a PBS News

"La presenza di figure di alto profilo, incluso il presidente, che si dichiarano cospirazioniste contribuisce a legittimare questo tipo di pensiero."
Michael Barkun — Syracuse University · a NBC News

"La diffidenza generalizzata rende più difficile il funzionamento delle istituzioni democratiche."
Mark Fenster — Università della Florida · a NBC News

Elaborazione FocusAmerica su fonti: New York Times, Washington Post, NBC News, CBS News, CNN, PBS News, Dipartimento di Giustizia · 28 aprile 2026

Secondo un'analisi del Washington Post, circa un quinto degli influencer e dei politici di sinistra che hanno commentato l'episodio ha utilizzato un linguaggio cospirazionista. Una delle prime voci è arrivata dalla deputata democratica del Texas Jasmine Crockett, che alle 2:51 di domenica ha pubblicato su Threads un messaggio in cui ipotizzava che l'attacco potesse essere falso, citando il numero elevato di presunti attentati a Trump. Su X il termine staged, ovvero messo in scena, è stato usato in oltre 300.000 post entro la metà di domenica, secondo dati della società di analisi TweetBinder citati dal New York Times. Sulla piattaforma Bluesky, di orientamento prevalentemente progressista, molti utenti hanno semplicemente ripetuto la parola staged, riproducendo lo schema già visto dopo il tentato omicidio di Trump a Butler, in Pennsylvania, nel 2024.

Una delle ipotesi più diffuse collega l'episodio alla volontà di Trump di costruire una nuova sala da ballo da 400 milioni di dollari nell'ala est della Casa Bianca, un progetto contestato perché aggira l'approvazione del Congresso. In una conferenza stampa subito dopo l'attacco, Trump ha affermato che la sala è necessaria e in un successivo post su Truth Social ha sostenuto che l'incidente non sarebbe avvenuto se la nuova struttura fosse già stata completata. Numerosi sostenitori del presidente, tra cui il podcaster Jack Posobiec, la creatrice di Libs of TikTok Chaya Raichik e l'attivista Tom Fitton, hanno rilanciato lo stesso messaggio nelle ore successive. Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre richiamato l'episodio per sollecitare l'archiviazione di una causa intentata da gruppi di tutela del patrimonio contro il progetto.

L'ex influencer di destra Ashley St. Clair, oggi critica verso Trump, ha sostenuto in un video pubblicato su TikTok che il messaggio sulla sala da ballo sarebbe stato coordinato in anticipo all'interno di chat di gruppo tra influencer, pratica di cui ha detto di avere esperienza diretta. In una dichiarazione successiva al Washington Post, St. Clair ha aggiunto che l'opacità dell'amministrazione, dalla questione della sala da ballo a quella dei file su Epstein, contribuisce ad alimentare le teorie del complotto. La portavoce della Casa Bianca ha respinto le accuse: il portavoce Davis Ingle ha definito completi imbecilli quanti ritengono che Trump abbia inscenato i propri attentati.

Altre teorie hanno riguardato un servizio di Fox News, in cui la corrispondente Aishah Hasnie è stata interrotta durante una telefonata in diretta. Alcuni utenti hanno interpretato il fatto come un tentativo dell'emittente di insabbiare elementi compromettenti. Hasnie ha chiarito su X che la copertura telefonica nella sala era praticamente assente e che il marito della portavoce Karoline Leavitt, citato nella conversazione, le aveva semplicemente raccomandato prudenza. Anche una frase pronunciata da Leavitt prima della cena, in cui anticipava battute pungenti del discorso del presidente parlando di shots fired, è stata estrapolata dal contesto e usata come presunta prova di una conoscenza preventiva dell'attacco.

A diffondere ulteriore disinformazione hanno contribuito immagini false del sospettato, video di sicurezza ritoccati con strumenti di intelligenza artificiale e un filmato apparentemente generato con IA che mostrava il commentatore Tucker Carlson rilanciare la teoria della messa in scena. Un post su X che ipotizzava il coinvolgimento di viaggi nel tempo ha superato 1,2 milioni di visualizzazioni entro lunedì mattina, secondo NBC News. Il canale russo RT ha amplificato su X alcune affermazioni che attribuivano responsabilità a interessi israeliani, accuse non sostenute da prove e considerate dal New York Times un classico topos antisemita. Anche un video di propaganda filo-iraniana generato con IA ha sfruttato l'episodio.

Gli esperti interpellati dai principali quotidiani americani descrivono un meccanismo ricorrente. Whitney Phillips, docente all'Università dell'Oregon, ha spiegato al Washington Post che la costruzione collettiva di un significato è una delle prime reazioni davanti a una crisi e che l'attuale frammentazione dell'informazione produce ricostruzioni distorte. Joan Donovan, della Boston University, ha aggiunto sempre al Washington Post che le teorie del complotto sono particolarmente persistenti e tendono a riportare gli utenti sugli stessi contenuti. Cliff Lampe, professore all'Università del Michigan, ha dichiarato al New York Times che gli utenti non cercano informazioni affidabili ma conferme alle proprie convinzioni. Jen Golbeck, dell'Università del Maryland, ha detto a PBS News che la sfiducia nelle istituzioni e l'incapacità di distinguere il vero dal falso creano la ricetta perfetta per la diffusione di queste narrazioni. Michael Barkun, professore emerito di scienza politica alla Syracuse University, ha osservato a NBC News che la presenza di figure di alto profilo, incluso il presidente, che si dichiarano cospirazioniste contribuisce a legittimare questo tipo di pensiero. Mark Fenster, dell'Università della Florida, ha avvertito sempre NBC News che la diffidenza generalizzata rende più difficile il funzionamento delle istituzioni democratiche.

Lo stesso Trump, in un'intervista a 60 Minutes della CBS, ha commentato la rapidità con cui le teorie del complotto si sono diffuse, osservando che di solito occorrono mesi prima che simili narrazioni emergano. In questo caso sono bastate poche ore.

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Sgomberato dopo 30 anni il centro sociale L38 Squat di Roma


Dentro l'immobile: birreria, palestra, sala concerti ed erboristeria. Gli occupanti si erano barricati sui tetti

All'alba del 28 aprile le forze dell'ordine hanno sgomberato l'L38 Squat, noto anche come Laurentinokkupato, centro sociale occupato abusivamente dal 1991 nel quartiere popolare Laurentino 38 di Roma. Lo riporta Il Giornale.

L'immobile, sviluppato su quattro piani, ospitava nel corso degli anni una sala concerti, una palestra, una birreria, un'erboristeria, una sala giochi, una sala prove, un laboratorio di serigrafia e persino un planetario. Gli occupanti si definivano un punto di riferimento per i bisogni sociali del quartiere, presentandosi come risposta all'assenza di servizi pubblici per la popolazione locale.

Lo sgombero era nell'aria da settimane. A marzo l'Ater aveva notificato un ultimatum, rimasto senza seguito: gli occupanti avevano continuato le proprie attività e, all'arrivo delle forze dell'ordine, si sono barricati sui tetti della palazzina per rallentare le operazioni. In precedenza avevano reso pubbliche le proprie condizioni per lasciare volontariamente la struttura, un elenco volutamente provocatorio che includeva "Israele fuori dalla Palestina", la richiesta che i ministri Delmastro, Bonafede e Nordio scavassero a mano un tunnel per ogni cella del 41 bis, "la morte del patriarcato" e, tra le altre, "la salma di Mike Bongiorno".

L'operazione rientra nella serie di sgomberi avviati dal Viminale nei confronti di immobili occupati abusivamente sul territorio nazionale.

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Kaspersky: oltre 1 milione di conti bancari compromessi, cresce il furto di credenziali


Il nuovo report Kaspersky rivela oltre 1 milione di conti bancari compromessi e un aumento significativo del furto di credenziali, segnando una crescita delle minacce finanziarie nel panorama digitale
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In un contesto in cui le minacce informatiche nel settore finanziario si sono progressivamente orientate verso il furto di credenziali e il riutilizzo dei dati, nel corso dell’ultimo anno oltre un milione di conti bancari online sono stati compromessi. Gli autori degli attacchi stanno infatti abbandonando i tradizionali malware bancari per PC, affidandosi sempre più al social engineering e ai mercati del dark web, mentre il malware finanziario per dispositivi mobili continua a diffondersi. Informazioni dettagliate sulle attuali tendenze delle minacce informatiche nel settore finanziario sono disponibili nel nuovo report Kaspersky.

Phishing finanziario


Il phishing finanziario tradizionale non è scomparso. Nel 2025, le pagine che imitano i negozi online hanno dominato il panorama (48,5%, con un aumento del 10,3% rispetto al 2024), seguite dalle banche (26,1%, in calo del 16,5%) e dai sistemi di pagamento (25,5%, in crescita del 6,2%). Il calo del phishing bancario potrebbe indicare che questi servizi stanno diventando più difficili da imitare con successo, spingendo i truffatori verso modalità più semplici per accedere alle finanze private. Gli attaccanti stanno inoltre adattando le proprie campagne alle abitudini digitali regionali: in particolare, in Medio Oriente il phishing finanziario è fortemente concentrato sull’e-commerce (85,8%), segno di una forte dipendenza da esche legate alla vendita online. In Africa, invece, prevale il phishing bancario (53,75%), suggerendo possibili lacune nella sicurezza degli account. L’America Latina presenta una distribuzione più equilibrata, con una maggiore incidenza sia dell’e-commerce (46,3%) sia degli attacchi alle banche (42,25%). In Asia-Pacifico e in Europa, invece, si osserva una distribuzione più uniforme tra tutte e tre le categorie, indice di strategie di attacco diversificate.
Fonte Kaspersky: distribuzione dei casi rilevati di pagine di phishing finanziario per categoria (banche/negozi online/sistemi di pagamento), a livello globale e per regione, 2025

Malware finanziario


Nel 2025 è proseguito il calo degli utenti colpiti da malware finanziari per PC, anche perché sempre più persone utilizzano dispositivi mobili per gestire le proprie finanze. Parallelamente, però, gli attacchi alle app bancarie mobili sono aumentati significativamente: nel 2025 si è registrato un incremento di 1,5 volte rispetto all’anno precedente.
Fonte Kaspersky: andamento del numero di utenti vittime di malware bancario tradizionale per PC, al mese, 2023–2025

Minacce finanziarie e dark web


Accanto al malware finanziario tradizionale, gli infostealer hanno avuto un ruolo sempre più rilevante nel favorire la criminalità finanziaria, sia su PC sia su dispositivi mobili. Questi malware raccolgono credenziali di accesso, cookie, numeri di carte bancarie, frasi seed dei portafogli crittografici e dati di compilazione automatica da browser e applicazioni. Tali informazioni vengono poi utilizzate dagli aggressori per l’appropriazione indebita di account o per frodi bancarie dirette. I dati Kaspersky evidenziano un forte aumento dei rilevamenti di infostealer: sui PC, a livello globale, si è registrata una crescita del 59% tra il 2024 e il 2025 (in Europa la crescita è stata del 48%), alimentando così gli attacchi basati sulle credenziali.

Apple WWDC 2026 torna la settimana dell’8 giugno: cosa aspettarsi
La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno. L’evento dedicato agli sviluppatori porterà novità su iOS, macOS, AI e sull’intero ecosistema Apple
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Secondo Kaspersky Digital Footprint Intelligence (DFI), nel 2025 oltre un milione di conti bancari online, appartenenti alle 100 banche mondiali più grandi, sono stati compromessi tramite infostealer, con credenziali condivise liberamente sul dark web. I Paesi con il numero mediano più elevato di conti compromessi per banca sono India, Spagna e Brasile. Inoltre, il 74% delle carte di pagamento compromesse da infostealer e pubblicate sul dark web, identificate dal team DFI nel 2025, risultava ancora valido a marzo 2026. Ciò significa che gli attaccanti possono continuare a utilizzare carte rubate anche mesi o anni dopo il furto.
Fonte Kaspersky: il numero mediano di conti compromessi per banca nei primi 10 paesi
Il dark web è diventato un punto nevralgico per la criminalità informatica in ambito finanziario. Le credenziali rubate e le carte bancarie raccolte dagli infostealer vengono aggregate, riorganizzate e vendute su queste piattaforme, mentre i kit di phishing vengono offerti come servizi pronti all’uso. Si crea così un ecosistema autosufficiente, in cui il furto di dati e le frodi si alimentano a vicenda, rendendo gli attacchi scalabili e accessibili anche a truffatori poco esperti”, ha commentato Polina Tretyak, Kaspersky Digital Footprint Intelligence Analyst.


La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno


Apple ha annunciato le date ufficiali della prossima edizione della Worldwide Developers Conference (WWDC): dall’8 al 12 giugno. L'evento, che Apple organizza annualmente, riunisce sviluppatori e sviluppatrici di tutto il mondo per una settimana all’insegna del confronto, della scoperta e dell’innovazione. Oltre a seguire l’esperienza online, developer e studenti avranno anche l’opportunità di celebrarne l’inizio di persona l’8 giugno, durante un evento speciale di apertura all'Apple Park.

Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e nuovi servizi
L’Italia accelera verso una mobilità sempre più digitale. Dai pagamenti contactless alle app integrate per trasporti e sharing, nuove tecnologie e servizi stanno ridisegnando il modo in cui cittadini e viaggiatori si muovono ogni giorno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Grandi novità in arrivo


La WWDC26 punterà i riflettori sugli aggiornamenti per le piattaforme Apple, tra cui progressi nel campo dell’AI ed entusiasmanti novità in termini di software e strumenti di sviluppo. In linea con il costante impegno dell’azienda nel sostenere chi sviluppa la WWDC offrirà, inoltre, anche accesso esclusivo ai team di ingegneria e design di Apple, oltre a fornire informazioni approfondite su nuovi strumenti, framework e funzioni.
Apple wwdc edizione 2025Apple wwdc edizione 2025

Dove seguire l'evento


La WWDC inizierà lunedì 8 giugno con il Keynote e il Platforms State of the Union. Proseguirà quindi online per tutta la settimana con oltre 100 sessioni video, laboratori di gruppo interattivi e appuntamenti, durante i quali sviluppatori e sviluppatrici potranno interagire direttamente con i team di ingegneria e design per approfondire le ultime novità. Sarà possibile seguire la conferenza nell’app Apple Developer, sul sito web Apple Developer, sul canale YouTube Apple Developer e, in Cina, sul canale bilibili Apple Developer.

“La WWDC è uno dei momenti più emozionanti per Apple, perché offre alla nostra straordinaria comunità globale di developer un’occasione per riunirsi e vivere una settimana elettrizzante all’insegna della tecnologia, dell’innovazione e della collaborazione - ha dichiarato Susan Prescott di Apple - non vediamo l’ora di incontrare la nostra community online e di persona per quella che sarà certamente una delle migliori WWDC di sempre.”



E-commerce Italia 2026: trend e abitudini nel report Idealo
Il report Idealo 2026 analizza l’evoluzione dell’e-commerce in Italia: consumatori sempre più attenti alle offerte, ai prezzi e a scelte di acquisto più consapevoli
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’8 giugno, lo speciale evento in presenza all'Apple Park permetterà a developer e studenti di guardare il Keynote e il Platforms State of the Union, incontrare ingegneri e designer Apple, partecipare a laboratori e attività speciali, ed entrare in contatto con la community di sviluppo globale. Apple sostiene studenti e studentesse attraverso la Swift Student Challenge, uno dei tanti programmi pensati per promuovere la prossima generazione di imprenditori e imprenditrici, developer e designer. I 50 Distinguished Winner, riconosciuti per l’eccellenza delle loro proposte, saranno invitati a un’esperienza di tre giorni a Cupertino.


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Aphelion: la recensione del videogioco narrativo in collaborazione con l'ESA


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Aphelion aveva tutte le carte in regola per piacermi, ma non è riuscito a innovare su nessun fronte. Prima di iniziare ero gasatissimo perché il gioco è un'avventura narrativa ambientata su un pianeta lontano realizzata con la consulenza dell'Agenzia Spaziale Europea, l'ESA.

A una premessa entusiasmante si affiancano come personaggi principali due astronauti che devono farsi largo tra pericoli ambientali e un pericolosissimo alieno immortale (in stile Alien Isolation) che gli da la caccia. Il tutto con sezioni di scalata alla Uncharted e piccoli intervalli di pura narrazione tutta a tema astrobiologia, terraformazione ed esopianeti.

Potete immaginare la mia delusione quando, finito il gioco, mi sono ritrovato pieno di frustrazione per il potenziale irrealizzato, e di amarezza per la mancanza di creatività in un momento in cui ce n'è davvero bisogno. Aphelion non è un cattivo videogioco: non ha problemi tecnici, non ha buchi di trama, sa mantenere la tensione nei suoi momenti horror e ha persino un messaggio quasi interessante da comunicare.

Il problema è che ogni minuto di gioco o sa davvero tanto di già visto, o è un evidente riempitivo, o è progettato avendo storia e gameplay prepotentemente scollegati.

Aphelion segue le vicende di Ariane e Thomas, i due astronauti della Hope-1, la prima missione di esplorazione planetaria della storia resa indispensabile dal fatto che la Terra sta lentamente diventando inabitabile. Una volta su Persephone, il pianeta che potrebbe salvare l'umanità, la loro nave precipita e vengono separati. Thomas è ferito e il suo gameplay è più survival tra l'esplorazione e la gestione della perdita d'ossigeno dovuta a un buco nella tuta.

Ariane, sana e salva ma più lontana, deve navigare caverne, attraversare tempeste elettromagnetiche ed evitare silenziosamente una pericolosa creatura per ricongiungersi con il suo compagno di squadra. Non aggiungerò altro della narrazione perché scoprire cosa è successo è l'unico motore che è riuscito a mandarmi avanti un minimo, nonostante la legnosità di ogni parte del gameplay.

Se le parti di Thomas sono le più lente (ma anche le più ricche di storia perché un segreto sulla missione viene ben presto alla luce), quelle con Ariane fanno quasi soffrire per la loro monotonia. Le sezioni di scalata e arrampicata sono tutte uguali, una sequenza di: roccia grigia, parate ghiacciata, terreno nevoso e un'altra roccia grigia. E poi, dal quarto livello in poi, ogni due sezioni di platforming ce n'è una di stealth che al genere non aggiunge assolutamente nulla.

Scoprire qualche dettaglio in più della storia non basta a motivare intere mezzore bloccati in questo loop dove non c'è assolutamente nulla di nuovo, di bello o di entusiasmante. Andare in game over perché la creatura mi beccava mi faceva infuriare non perché avevo sbagliato, ma perché dovevo spendere un altro minuto tra rocce grigie e pareti ghiacciate.

C'è un modo per fare fantascienza dal sapore realistico e avere insieme una storia interessante da raccontare, basta guardare al successo planetario di Project Hail Mary. Invece, nella speranza di convogliare tutte le emozioni su due grandi rivelazioni finali che non riescono a stupire, Don't nod (gli autori di Life is Strange) separa i due protagonisti con il risultato che chi gioca passa 12 ore ad ascoltare degli audiolog vedendo arrivare la grande rivelazione da un chilometro di distanza.

Il risultato è che il gioco non riesce a emozionare nonostante abbia tanti mattoncini con cui costruire un dramma che potrebbe parlare di arroganza e ambientalismo, e invece manca completamente di mordente.

Se avete amato Project Hail Mary o l'universo di The Expanse, c'è una buona probabilità che saprete apprezzare ciò che Aphelion ha da offrire, nonostante un gameplay legnoso nella tecnica e noioso nel design. Lo stesso non si può dire a chi fosse alla ricerca di un gioco narrativo capace di emozionare. Purtroppo Don't Nod ha mancato il bersaglio con questo titolo, speriamo solo che Aphelion sia una svista e non il segnale di un cambio di rotta.

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Re Carlo a Washington per ricucire il rapporto tra Londra e la Casa Bianca


Il monarca britannico inizia una visita di Stato di quattro giorni nel 250esimo anniversario dell'indipendenza americana, in un momento di tensione tra Trump e il premier Starmer sulla guerra in Iran.

Re Carlo III e la regina Camilla sono arrivati lunedì 27 aprile a Washington per una visita di Stato di quattro giorni, la prima di un monarca britannico negli Stati Uniti dal viaggio di Elisabetta II nel 2007. La missione, ufficialmente dedicata a celebrare il 250esimo anniversario dell'indipendenza americana, ha assunto un significato diplomatico più ampio: provare a ricucire il rapporto tra Londra e Washington, attualmente ai minimi storici dai tempi della crisi di Suez negli anni Cinquanta.

I sovrani sono atterrati alla base militare di Joint Base Andrews, nel Maryland, dove sono stati accolti dal capo del protocollo statunitense Monica Crowley e dall'ambasciatore britannico negli Stati Uniti Christian Turner. Una banda militare ha eseguito gli inni nazionali dei due Paesi prima del trasferimento alla Casa Bianca, dove il presidente Donald Trump e la first lady Melania Trump hanno ricevuto la coppia reale al South Portico. Dopo un tè nella Green Room, i quattro hanno visitato un nuovo alveare a forma di Casa Bianca installato nei giardini, omaggio alla passione di Carlo per l'apicoltura, che il sovrano coltiva anche nella sua residenza privata in Inghilterra.

Il contesto della visita è segnato da forti tensioni politiche. Trump ha più volte attaccato il primo ministro britannico Keir Starmer per il rifiuto di partecipare militarmente alla guerra contro l'Iran, definendolo un perdente e paragonandolo a Neville Chamberlain, il leader britannico che cercò di placare Hitler. Il presidente americano ha anche detto che il Regno Unito non è più la Rolls-Royce degli alleati e ha definito le portaerei della Royal Navy dei giocattoli. Alla domanda della BBC sullo stato della relazione speciale, Trump ha risposto: not good, not good at all. La frizione si inserisce in un più ampio scontro con gli alleati Nato, che il presidente ha definito codardi e inutili per non aver sostenuto l'attacco contro Teheran. Una mail trapelata dal Pentagono, riportata da Associated Press, suggerisce inoltre che gli Stati Uniti potrebbero rivedere il sostegno alla sovranità britannica sulle isole Falkland.

La sicurezza dell'evento è stata rafforzata dopo la sparatoria avvenuta sabato sera al dinner della White House Correspondents' Association, a cui partecipava il presidente. Buckingham Palace ha confermato che il programma procederà come previsto, con alcune lievi modifiche operative. Carlo e Camilla, ha riferito una fonte alla NBC, hanno contattato privatamente Trump e Melania per esprimere vicinanza dopo l'attacco.

Il momento centrale della visita sarà il discorso di Carlo davanti alle due camere del Congresso. Si tratta solo della seconda volta che un monarca britannico si rivolge ai parlamentari statunitensi, dopo il discorso di Elisabetta II nel 1991. Secondo fonti reali citate dalla BBC, il sovrano esprimerà solidarietà per l'attentato e ricorderà che, nonostante i disaccordi attuali, i due Paesi hanno sempre trovato il modo di stare insieme. Il discorso chiederà una riconciliazione e un rinnovamento della partnership tra Stati Uniti e Regno Unito, basata su tolleranza, libertà e uguaglianza, e sosterrà la difesa della Nato e dell'Ucraina. Alla cerimonia parteciperà anche il vicepresidente JD Vance, che siederà sul podio accanto allo speaker della Camera Mike Johnson.

Peter Westmacott, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, ha dichiarato alla CNN che il re non potrà avere lo stesso tipo di conversazione che avrebbe un primo ministro, ma è estremamente informato e la visita offre l'occasione per colloqui privati su questioni rilevanti. Max Bergmann, direttore del programma Europa, Russia ed Eurasia del Center for Strategic and International Studies, ha detto alla CBS di attendersi un discorso di alto livello, che riconosca l'origine rivoluzionaria degli Stati Uniti contro la corona britannica e il successivo superamento di quel conflitto. Bergmann si chiede se il sovrano farà riferimento ai diritti umani e alle libertà sostenute insieme dai due Paesi dopo la Seconda guerra mondiale, in un modo che possa essere letto come critico verso l'attuale amministrazione. Liana Fix, senior fellow per l'Europa al Council on Foreign Relations, ha aggiunto alla CBS che la relazione tra Stati Uniti e Regno Unito si è notevolmente deteriorata rispetto ai primi tempi, quando Starmer era considerato un Trump whisperer.

Lunedì pomeriggio Carlo e Camilla hanno partecipato a un garden party con oltre 600 ospiti alla residenza dell'ambasciatore britannico, evento ospitato per la prima volta nel 1939 in onore di re Giorgio VI. Tra i presenti, riporta la BBC, c'erano l'ex speaker della Camera Nancy Pelosi, i senatori Ted Cruz e Marsha Blackburn, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il vice capo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller e la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper. I sandwich di manzo serviti contenevano carne proveniente dal primo lotto di carne bovina britannica importata senza dazi grazie a un accordo recentemente negoziato. Camilla indossava una spilla che combina le bandiere britannica e americana, donata a Elisabetta II dal sindaco di New York durante la visita di Stato del 1957, viaggio che servì a ricostruire i rapporti dopo la crisi di Suez.

Sul fronte politico interno britannico, la visita non gode di ampio consenso. Un sondaggio YouGov di fine marzo, citato dalla CBS, ha rilevato che il 49 per cento dei britannici riteneva che il viaggio andasse cancellato, contro il 33 per cento favorevole. Ed Davey, leader dei Liberal Democratici, ha definito Trump un gangster pericoloso e corrotto e ha chiesto alla Camera dei Comuni di annullare la visita. Starmer ha difeso l'iniziativa, sostenendo che la monarchia, attraverso i legami che costruisce, riesce spesso ad attraversare i decenni e a rafforzare relazioni importanti.

Sulla visita pesa anche il caso di Andrew Mountbatten-Windsor, fratello minore del re, arrestato a febbraio con l'accusa di cattiva condotta in carica pubblica per i suoi legami con il pedofilo Jeffrey Epstein. Andrew, già privato dei titoli reali, ha sempre negato ogni accusa. Alcune vittime di Epstein hanno chiesto un incontro con il sovrano, ma è considerato improbabile per non interferire con i procedimenti giudiziari in corso. Carlo e Camilla incontreranno comunque rappresentanti di organizzazioni che assistono le sopravvissute alla violenza domestica, una causa cara alla regina.

Nei giorni successivi i sovrani si sposteranno a New York, dove visiteranno il memoriale dell'11 settembre, incontreranno i primi soccorritori e parteciperanno a un'iniziativa comunitaria ad Harlem. Tappa successiva sarà la Virginia, con un block party per il 250esimo anniversario e un incontro con leader delle comunità indigene sul tema della conservazione ambientale e dei diritti sulla terra, argomento che secondo la CNN potrebbe creare imbarazzo all'amministrazione Trump. Il viaggio si concluderà con una tappa alle Bermuda prima del rientro nel Regno Unito.

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Kiev, droni 'low-cost' per sostituire i missili: via alla produzione in Norvegia


Al via il piano Oslo-Kiev per i velivoli "Ptashki": raggio d’azione fino a 200 km e scudo contro i disturbi radio. Prime consegne entro l’estate

Secondo quanto riportato da fonti ucraine e rilanciato dal canale informativo Pravda Gerashchenko, i droni d’attacco ucraini di nuova generazione cosiddetti “mid-strike” verranno prodotti in Norvegia nell’ambito di un programma di cooperazione industriale e militare finanziato da Oslo.

L’iniziativa riguarderebbe la produzione di velivoli senza pilota denominati “pташки” (“uccellini”), progettati per missioni di attacco a media distanza, con capacità operative stimate tra i 50 e i 200 chilometri. Tali sistemi sarebbero destinati a colpire obiettivi nelle retrovie del dispositivo militare avversario, collocandosi in una categoria intermedia tra i droni FPV di corto raggio e i sistemi missilistici convenzionali.

Secondo le informazioni diffuse, i droni mid-strike presenterebbero alcune caratteristiche tecniche distintive rispetto ai modelli FPV attualmente impiegati sul campo di battaglia. In particolare, una maggiore autonomia operativa, una testata bellica più pesante e una più elevata resistenza alle contromisure elettroniche. Elementi che, sempre secondo le fonti citate, ne aumenterebbero l’efficacia in scenari caratterizzati da forte presenza di guerra elettronica e difese anti-drone.

Un ulteriore aspetto evidenziato riguarda il costo unitario. I sistemi mid-strike sarebbero significativamente meno costosi rispetto ai missili tradizionali con analoga gittata, rendendoli una soluzione potenzialmente più sostenibile in termini di produzione su larga scala e impiego operativo continuativo.

Il Ministero della Difesa ucraino ha reso noto che il progetto prevede un finanziamento da parte della Norvegia e che l’intera produzione sarà destinata alle Forze Armate ucraine. Le prime consegne, secondo il calendario indicato, sono attese nel corso dell’estate.

Dalla parte norvegese, il programma si inserirebbe in un più ampio pacchetto di sostegno militare e industriale a favore di Kiev. Le autorità di Oslo avrebbero inoltre pianificato, per l’anno in corso, stanziamenti superiori a 1,5 miliardi di dollari destinati all’acquisto di armamenti prodotti per le esigenze ucraine.

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Accusato di tentato omicidio del presidente l'uomo che ha aperto il fuoco all'evento con Trump


Cole Tomas Allen, 31 anni, ha viaggiato in treno dalla California fino a Washington con un fucile, una pistola e tre coltelli. La Casa Bianca ora valuta di rafforzare la sicurezza con una nuova sala da ballo.

Cole Tomas Allen, l'uomo arrestato sabato sera al Washington Hilton durante la cena annuale dell'Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, è stato incriminato per tentato omicidio del presidente Donald Trump. L'imputato, 31 anni, originario di Torrance in California, è comparso lunedì pomeriggio davanti al giudice federale Matthew Sharbaugh nel tribunale di Washington senza dichiararsi colpevole né innocente. Le accuse a suo carico sono tre: tentativo di assassinare il presidente degli Stati Uniti, trasporto di un'arma da fuoco tra Stati con l'intento di commettere un crimine grave e uso di un'arma da fuoco durante un atto di violenza. Allen rischia l'ergastolo se ritenuto colpevole del primo capo d'imputazione, mentre gli altri due prevedono pene massime di dieci anni ciascuno.

Secondo la ricostruzione fornita dal Dipartimento di Giustizia e dall'affidavit dell'FBI, Allen aveva prenotato il 6 aprile una stanza al Washington Hilton per tre notti, dal 24 al 26 aprile. È partito il 21 aprile in treno dalla zona di Los Angeles, ha raggiunto Chicago e da lì ha proseguito fino a Washington, dove è arrivato il 24 aprile intorno alle 13 per registrarsi in albergo lo stesso giorno. La sera del 25 aprile, intorno alle 20:40, si è avvicinato a un posto di controllo al cosiddetto Terrace Level del Hilton, il piano sopra la sala da ballo dove era in corso la cena di gala. Ha attraversato di corsa il metal detector impugnando un fucile lungo. Gli agenti del Secret Service hanno udito uno sparo. Un agente, protetto da giubbotto antiproiettile, è stato colpito al petto. L'agente ha estratto la pistola d'ordinanza e ha aperto il fuoco contro Allen, che è caduto a terra riportando ferite lievi senza essere colpito da proiettili. È stato quindi arrestato e trasportato al Howard University Hospital, dimesso poco dopo e affidato alla custodia delle forze dell'ordine.

Al momento dell'arresto Allen aveva con sé un fucile a pompa Mossberg calibro 12 e una pistola semiautomatica Rock Island Armory 1911 calibro 38, oltre a tre coltelli. I controlli sui registri delle armi hanno rivelato che il fucile era stato acquistato il 17 agosto 2025 presso un rivenditore californiano, mentre la pistola risaliva al 6 ottobre 2023, comprata da un altro venditore della California. Poco prima dell'attacco, Allen aveva inviato un'email programmata a familiari e a un ex datore di lavoro firmandosi con i soprannomi coldForce e Friendly Federal Assassin. In un altro messaggio citato dall'affidavit, l'imputato scriveva, secondo quanto riportato dalla BBC, che i funzionari dell'amministrazione erano obiettivi prioritari dal più alto in grado al più basso e che sarebbe stato disposto a colpire chiunque si fosse trovato sulla sua strada per raggiungere i bersagli.

In conferenza stampa, il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche ha sostenuto che le forze dell'ordine non hanno fallito, sottolineando che Allen si trovava un piano sopra la sala da ballo, separato dal presidente da centinaia di agenti federali. Blanche ha spiegato di non poter ancora confermare con certezza balistica chi abbia sparato il colpo che ha colpito l'agente del Secret Service. Gli investigatori ritengono che i cinque colpi esplosi dalle forze dell'ordine provengano dalla stessa arma. Il direttore dell'FBI Kash Patel ha dichiarato che l'episodio colpisce in modo particolare anche per la presenza di numerosi agenti sul posto, mentre la procuratrice federale per il Distretto di Columbia Jeanine Pirro ha annunciato che ulteriori capi d'imputazione sono attesi nelle prossime settimane. Il direttore del Secret Service Sean Curran ha difeso l'operato dei suoi uomini in dichiarazioni alla CBS, affermando che gli agenti hanno svolto un ottimo lavoro, e ha aggiunto che l'agenzia valuterà caso per caso se classificare la cena dei corrispondenti come National Special Security Event, la designazione riservata a eventi come l'insediamento presidenziale, il discorso sullo Stato dell'Unione e il Super Bowl.

L'evento, che ha riunito circa 2.500 tra giornalisti, funzionari dell'amministrazione, parlamentari e celebrità, è finito al centro delle polemiche per le procedure di sicurezza. Aaron MacLean, analista di sicurezza nazionale di CBS News e veterano militare presente per la prima volta alla cena, ha dichiarato all'emittente di essere stato perplesso ancora prima dell'incidente da quanto osservato. Ha riferito che per entrare in albergo è stato sufficiente mostrare lo screenshot di un invito e che il suo documento d'identità non è stato controllato in nessun momento della serata. Il senatore democratico Dick Durbin dell'Illinois, dopo un briefing con il direttore Curran, ha riferito invece a CBS News di non aver visto alcun segnale di lacune nella sicurezza, ricordando che il Washington Hilton è una sede collaudata negli anni, anche se è lo stesso luogo dove nel 1981 venne ferito l'ex presidente Ronald Reagan.

Sul piano politico la vicenda ha riacceso il dibattito sulla costruzione della nuova sala da ballo annessa alla Casa Bianca, progetto fortemente voluto da Trump. Un gruppo di senatori repubblicani guidato da Lindsey Graham della South Carolina ha annunciato un disegno di legge che autorizzerebbe lo stanziamento di 400 milioni di dollari di fondi pubblici per realizzare l'opera, con strutture sotterranee dedicate al Secret Service, finanziata attraverso le entrate doganali. Graham, affiancato dai colleghi Katie Britt dell'Alabama ed Eric Schmitt del Missouri, ha definito la sparatoria un campanello d'allarme e ha detto ai giornalisti di essere convinto che, se la sala da ballo presidenziale fosse già stata costruita accanto alla Casa Bianca, l'aggressore non sarebbe mai riuscito a entrare. Il senatore democratico John Fetterman della Pennsylvania ha appoggiato la proposta. La National Trust for Historic Preservation, l'organizzazione che ha presentato un ricorso per fermare i lavori, ha però ribadito tramite la presidente Carol Quillen che non ritirerà la causa in corso davanti alla Corte d'Appello del Distretto di Columbia.

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, durante il briefing di lunedì, ha sostenuto che nessun presidente nella storia recente ha affrontato così tanti tentativi di omicidio come Trump, parlando del terzo grave attentato in due anni. Leavitt ha collegato l'episodio alla retorica di alcuni esponenti democratici di primo piano, citando tra gli altri il leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries, il governatore Josh Shapiro e i senatori Alex Padilla, Elizabeth Warren e Adam Schiff. La portavoce ha inoltre chiesto la fine dello shutdown che da 73 giorni blocca i finanziamenti al Department of Homeland Security, di cui il Secret Service fa parte. Il presidente della Camera Mike Johnson, presente alla cena, ha raccontato a CBS News di essere stato portato fuori dalla sala dalla sua scorta in pochi secondi e ha sostenuto la necessità di rivedere le misure di sicurezza e di costruire la nuova sala da ballo. Il capo di gabinetto Susie Wiles convocherà nei prossimi giorni un incontro con i vertici del DHS, del Secret Service e del team operativo della Casa Bianca per rivedere i protocolli in vista dei grandi eventi futuri, incluse le celebrazioni per i 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza.

Allen ha studiato al California Institute of Technology, conseguendo un master, e frequentava la Pasadena United Reformed Church nell'area di Los Angeles. I registri federali sui finanziamenti elettorali consultati dalla BBC mostrano una donazione di 25 dollari a un comitato del Partito Democratico a sostegno di Kamala Harris nel 2024. Secondo fonti delle forze dell'ordine citate da CBS News, l'imputato non sta collaborando con gli investigatori. La prossima udienza è fissata per giovedì, con un'udienza preliminare in calendario per l'11 maggio. In un'intervista a 60 Minutes di CBS rilasciata a Norah O'Donnell meno di 24 ore dopo l'attacco, Trump ha detto di non essersi preoccupato e ha definito Allen una persona malata e radicalizzata, dopo aver letto quello che le autorità hanno descritto come un manifesto dell'imputato.

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Pionieri e Nuove Leve


Dai primi pionieri della tecnica sino alle nuovissime leve di oggi ecco quali sono state le fasi principali della crescita e del successo del carpfishing.
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foto in alto: un giovanissimo Alessio Marongiu posa con una delle sue prime catture, un ricordo di quasi trent’anni fa.

Sono passati tanti anni da quando conobbi la tecnica del carpfishing e fu grazie a un viaggio in continente; ero in giro per negozi di pesca e mi rivelarono che per catturare le grosse carpe, in quella zona utilizzavano delle strane palline, le boilies. Inizialmente credevo che, come tutte le esche, anche queste palline si innescassero infilandoci l'amo dentro, come col beneamato mais, ma il negoziante vedendo la mia inesperienza mi fece vedere tutto l'occorrente per esercitare questa tecnica al meglio, dagli air rig alle montature specializzate. Ma se volessimo ripercorrere l'evoluzione del carpfishing in Italia penso che potremmo suddividerla in tre fasi.
Siamo nei primi anni del nuovo millennio, la tecnica ormai e rodata e le prede sempre più maestose.
I pionieri - Agli inizi degli anni '90 non si sapeva quasi niente di questa tecnica e non era facile documentarsi e avere informazioni se non tramite qualche rivista di pesca o su qualche programma in tv. Esistevano i primi video in Vhs, da acquistare in edicola, che illustravano questo metodo di pesca. Era l'epoca dei pionieri quelli che scoprivano e provavano nuove tecniche e nuove esche. Gli unici riferimenti concreti si potevano avere grazie ad alcune riviste di pesca specializzate e ai video di Roberto Ripamonti. I materiali poi erano impossibili da trovare e far arrivare. Ma poi la difficoltà più grande fu anche far accettare queste nuove esche (le boilies) alle carpe. Il passaggio dal mais alle boilies non fu così immediato come si potrebbe credere. Inizialmente, visto anche il costo molto alto, si pasturava giusto con un pugno di palline per non sprecarle, ma le carpe ignoravano questa tipo di esca e si continuava a usare il mais. Fu necessaria una quantità maggiore di boilies per modificare la dieta dei ciprinidi. E da lì che ho iniziato a costruirmi le boilies da solo, inizialmente mescolando la classica polenta col pangrattato per creare un mix, anche perché le ricette per la preparazione delle boilies erano segrete, non venivano svelate. Ma con l’autocostruzione mi procurai più boilies, necessarie per la pasturazione. Piano piano le ricette di queste palline venivano scoperte e da qui molti selfmaker, come il sottoscritto, iniziarono a prodursi autonomamente queste esche così che anche le carpe iniziavano ad abboccare. Inizialmente i pesci che si riuscivano a prendere con le boilies non avevano pesi esagerati, ma almeno riuscivamo a fare selezione. Con i miei amici, ricordo che si condividevano pescate e risultati, avevamo anche un diario delle catture per registrare i pesi e i luoghi di cattura. Ma sopratutto c'era l'emozione del nuovo modo di pescare le carpe, cercando l'esemplare record. Ogni nuovo ambiente poteva na- scondere il pesce dei nostri sogni. Ed è proprio questo l'elemento distintivo del carpfishing.
Boilies del secolo scorso, quando reperie queste fantastiche esche era davvero raro e costoso.
La divulgazione - Negli anni il carpfishing ha preso sempre più piede. Grazie anche all'avvento di internet si è sviluppato un mercato globale e si possono reperire materiali con ordini online. I negozi di pesca iniziavano a importare materiali per esercitare questa tecnica anche nelle nostre acque. Ma cos'è che ha portato tutto questo successo? Come sempre la determinazione nell'affrontare nuove sfide in nuovi ambienti per cercare l'esemplare da record. La divulgazione è arrivata ai massimi livelli con le riviste specializzate e fu grazie ai contenuti degli autori, con i prodotti e i materiali di nuove ditte sul mercato italiano che erano anch'esse in espansione. Le informazioni ormai giravano e i fatturati aumentavano. Le boilies erano l'esca principe del carpfishing, grazie a esse si potevano catturare pesci mai visti. Finalmente le acque italiane mostrarono il loro potenziale.

Le nuove leve - Il carpfishing dai primi anni 2000 non ha avuto grossi cambiamenti. Nuove leve iniziano a muovere i primi passi in questo mondo e fanno della pesca uno stile di vita. Ormai i social sono gli amplificatori di tutto ciò che accade sulle sponde. Chiunque può dire la sua, fenomeni del momento e c’è gente che crede di essere un grande carpista ma poi scopri che non ha neppure il materassino! Per fortuna si tratta di pochi individui isolati e l'etica è alla base di questa disciplina. Personalmente posso dire che oggi la quantità di informazioni che si possono reperire su ogni ambiente e sulle attrezzature disponibili sul mercato non sono paragonabili a quelli degli anni '90. Oramai in qualsiasi posto si vada possiamo contare sul fatto che già le carpe conoscono le boilies come fonte di cibo. Il carpfishing si evolve ma alcuni principi rimangono saldi. Ci sono ancora pescatori che si sobbarcano centinaia di metri a piedi con l'attrezzatura in spalla, pur di raggiungere posti lontani dalla civiltà. Pescatori che si spaccano le mani per aprire un varco in mezzo alle frasche e fare una piccola postazione per una canna. Pescatori che si svegliano prima che la sveglia suoni per affrontare una nuova sessione di pesca. Pescatori che escono anche solamente per 2 o 3 ore di pesca, senza sentire fatica. Pescatori con la “P” maiuscola, non tanto per le foto delle belle catture, ma per la passione che ci mettono oggi come ieri. Questo è il vero carpangler.

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Samsung TV AI 2026: arriva in Italia la nuova gamma con intelligenza artificiale integrata


Samsung porta ufficialmente in Italia la nuova gamma TV AI 2026, una linea pensata per estendere le funzioni basate sull’intelligenza artificiale a un numero sempre più ampio di modelli. La nuova proposta comprende TV Micro RGB, OLED, Neo QLED, Mini LED, UHD e The Frame, con disponibilità in pre-order dal 27 aprile e una strategia chiara: trasformare il televisore in un vero centro intelligente per intrattenimento, contenuti, gaming, sport e gestione quotidiana dell’esperienza domestica.

Al centro della nuova gamma c’è Vision AI Companion, una piattaforma che integra diversi strumenti AI, tra cui Bixby, Perplexity AI e Microsoft Copilot. L’obiettivo non è solo migliorare la qualità dell’immagine, ma rendere il TV più utile e contestuale. Il televisore può aiutare l’utente a scegliere cosa guardare, rispondere a richieste, suggerire musica o persino ricette in base a ciò che appare sullo schermo o alle domande formulate durante l’utilizzo.

Samsung punta su Vision AI Companion per rendere il TV più intelligente


Con i nuovi Samsung TV AI 2026, l’intelligenza artificiale diventa una parte sempre più integrata dell’esperienza di visione. Vision AI Companion lavora come un assistente da salotto, pensato per accompagnare l’utente nella ricerca dei contenuti e nelle interazioni quotidiane, senza limitarsi ai classici comandi vocali.

La parte più interessante è che l’AI interviene anche in modo meno visibile, ottimizzando immagini, audio e movimento in base al contenuto riprodotto. Funzioni come AI Upscaling Pro analizzano i contenuti a bassa risoluzione e li migliorano in tempo reale per offrire più dettaglio, profondità e contrasto. Color Booster Pro lavora invece sulla resa cromatica, classificando le scene e rendendo i colori più vividi e naturali.

Per gli appassionati di sport, Samsung introduce anche AI Football Mode, pensata per ottimizzare in tempo reale le partite di calcio. Il sistema interviene su immagini e audio per rendere più fluidi i movimenti del pallone, più brillanti i colori del campo e più coinvolgente il suono dello stadio. A questo si aggiunge AI Sound Controller Pro, che analizza dialoghi, musica di sottofondo ed effetti sonori, permettendo una regolazione più precisa di elementi come commento e rumore del pubblico.

Micro RGB: la nuova fascia premium punta su colore e grande formato


Tra le novità più importanti della gamma Samsung TV 2026 c’è la tecnologia Micro RGB, disponibile nelle serie R95H e R85H con diagonali che arrivano fino a 115 pollici. Questa soluzione utilizza micro LED rossi, verdi e blu controllati singolarmente, con l’obiettivo di ottenere un controllo molto preciso della luce, un livello di dettaglio superiore e colori più naturali.

La presenza della tecnologia Glare Free aiuta a ridurre i riflessi negli ambienti luminosi, mantenendo l’immagine più leggibile anche quando la stanza non è completamente buia. Il processore Micro RGB AI Engine Pro ottimizza colore, movimento e profondità, mentre Micro RGB Precision Color 100 punta a una copertura completa dello spazio colore BT.2020, elemento particolarmente rilevante per chi cerca una resa cromatica ampia e fedele.

Samsung sottolinea anche l’attenzione al comfort visivo, con il modello R95H che ha ottenuto le certificazioni Safety for Eyes e Circadian Rhythm Display da VDE, istituto tedesco specializzato nei test di qualità e sicurezza.

OLED 2026: più modelli, gaming veloce e immagini senza riflessi


La linea Samsung OLED 2026 comprende i modelli S99H, S95H, S90H e S85H. La proposta punta su neri profondi, colori intensi e prestazioni elevate, con un’estensione della tecnologia Glare Free anche ai modelli S99H e S90H. Questo significa che la resa dei neri e dei colori dovrebbe rimanere più stabile anche in ambienti molto illuminati.

Sul modello S95H, Samsung introduce funzioni pensate anche per chi utilizza il TV come elemento d’arredo e non solo come schermo per film e serie. La certificazione Pantone Validated ArtfulColor punta a mantenere l’autenticità cromatica delle opere visualizzate, mentre l’accesso ad Art Store estende l’esperienza artistica anche alla tecnologia OLED.

Grande attenzione viene data anche al gaming. L’Ultimate Gaming Pack integra Motion Xcelerator a 165 Hz, supporto ad AMD FreeSync Premium Pro e compatibilità NVIDIA G-SYNC, con strumenti rapidi per la gestione delle impostazioni di gioco. Per chi guarda calcio, invece, i modelli S99H, S95H e S90H includono AI Football Mode Pro, mentre il modello S85H propone AI Soccer Mode.

The Frame Pro unisce TV, arte e installazione più pulita


La gamma The Frame 2026 continua a rivolgersi a chi cerca un televisore capace di integrarsi nell’arredamento. La modalità Art Mode consente l’accesso a oltre 5.000 opere d’arte selezionate, trasformando il TV in un quadro digitale quando non viene utilizzato per la visione tradizionale.

Il modello The Frame Pro LS03HW introduce qualità d’immagine Neo QLED, supporto Wireless One Connect e uno spessore sottile di 24,9 mm. La combinazione tra design Modern Frame, tecnologia Glare Free e colori validati Pantone permette al televisore di assumere un aspetto più vicino a una stampa artistica, riducendo anche l’impatto dei cavi nell’ambiente domestico.

Neo QLED e Mini LED portano l’AI su fasce più ampie


La linea Samsung Neo QLED 2026 comprende le serie QN80H e QN70H. Il modello QN80H arriva fino a 100 pollici, mentre il QN70H copre diagonali da 43 a 85 pollici. Entrambi sfruttano retroilluminazione avanzata, punti quantici e Quantum Mini LED per migliorare contrasto, luminosità e uniformità dell’immagine.

La certificazione Real QLED di TÜV Rheinland conferma l’utilizzo di una retroilluminazione a luce blu e di un foglio a punti quantici, con l’obiettivo di mantenere colori stabili e prestazioni costanti. Anche qui entra in gioco Vision AI Companion, che mostra informazioni contestuali sullo schermo senza interrompere la visione.

La gamma Samsung Mini LED 2026 punta invece a rendere più accessibili alcune tecnologie evolute. Il modello M80H, disponibile da 55 a 85 pollici, integra Motion Xcelerator 144Hz, processore NQ4 AI Gen2 e AI Sound Controller. Il modello M70H, disponibile anche in tagli più compatti, porta i principali vantaggi della tecnologia Mini LED in una fascia più accessibile, con attenzione a luminosità, stabilità del movimento e qualità dell’immagine quotidiana.

Arrivano anche Music Studio 7 e Music Studio 5


Accanto ai nuovi TV, Samsung amplia anche la proposta audio con Music Studio 7 e Music Studio 5, due speaker lifestyle pensati per integrarsi negli ambienti moderni. Music Studio 7 offre audio a 3.1.1 canali, supporto Hi-Resolution Audio, Dolby Atmos e compatibilità con Q-Symphony, che permette di collegare più dispositivi audio compatibili a un TV Samsung.

Music Studio 5 propone invece un formato più compatto, pensato per lo streaming wireless e per l’ascolto quotidiano. Tra le caratteristiche principali ci sono il design firmato Erwan Bouroullec, il controllo dinamico dei bassi tramite AI Dynamic Bass Control e l’ottimizzazione acustica sviluppata dal Samsung Audio Lab.

Samsung TV Plus, Google Cast e Google Photos Memories


La nuova gamma rafforza anche l’ecosistema software. Samsung TV Plus continua a evolversi come piattaforma gratuita senza registrazione o abbonamento, con accesso a film e programmi on demand. Il servizio è disponibile su TV Samsung, dispositivi Galaxy, Smart Monitor e frigoriferi Family Hub.

Sui modelli compatibili arriva anche il supporto a Google Cast, utile per trasmettere video, musica e altri contenuti da smartphone e tablet direttamente al televisore. Inoltre, la funzione Google Photos Memories permette di rivivere foto e ricordi sul grande schermo attraverso Samsung Daily+, il widget Now Brief e l’app Google Photos.

Prezzi e promozioni della gamma Samsung TV AI 2026


La nuova gamma Samsung TV AI 2026 è disponibile in pre-order dal 27 aprile. Fino al 17 maggio, acquistando un TV o uno speaker Music Studio in promozione, è previsto un cashback fino a 1.000 euro.

I nuovi Micro RGB partono da 1.699 euro, mentre i TV OLED Samsung 2026 partono da 1.299 euro. La gamma Mini LED ha un prezzo di partenza di 449 euro, mentre The Frame parte da 1.099 euro. The Movingstyle viene proposto da 1.299 euro, mentre gli speaker Music Studio partono da 299 euro.

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Famiglia nel bosco, Salvini: “I bambini stanno peggio dopo cinque mesi. Decisioni da rivedere”


Il vicepremier dopo la visita a Palmoli difende i genitori e critica la sospensione della potestà: “Nessuna violenza, serve buon senso”

Matteo Salvini è intervenuto sulla vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, al termine di una visita nel casolare di Palmoli dove vivono i genitori dei tre bambini coinvolti nel caso seguito dal tribunale per i minorenni.

Secondo il vicepremier, la situazione dei minori sarebbe peggiorata dopo mesi di allontanamento dal contesto familiare. “So per certo che i bimbi dopo cinque mesi di reclusione stanno peggio di prima”, ha dichiarato ai giornalisti, criticando la decisione della magistratura che ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale.

Salvini ha difeso lo stile di vita della famiglia, sottolineando come non emergano, a suo avviso, elementi di violenza o abuso. “Non c’è droga, non c’è violenza, non c’è abuso. Hanno un modello educativo diverso, ma questo non è un reato”, ha affermato, aggiungendo che i genitori avrebbero già adempiuto alle richieste avanzate dalle autorità, compresi adeguamenti abitativi e disponibilità a percorsi scolastici e sanitari per i figli.

Nel corso del sopralluogo, il leader della Lega ha descritto un contesto rurale autosufficiente, evidenziando la presenza di pannelli solari e il contatto con la natura. Ha inoltre difeso le competenze linguistiche e professionali dei genitori, definendoli “persone equilibrate”.

La decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila resta al centro del dibattito. Salvini ha parlato di possibile errore di valutazione e ha chiesto di riconsiderare il caso, sostenendo che “la domanda da farsi è se i bambini stanno meglio o peggio”.

La vicenda continua a suscitare confronto tra istituzioni e opinione pubblica, con posizioni fortemente divise tra chi difende l’intervento dei servizi sociali e chi invoca una maggiore tutela dell’autonomia familiare.

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Via degli Acquedotti, Lucca


Seguendo il percorso dell'Acquedotto Nottolini

Un bel sabato mattina di primavera è stata l'occasione di percorrere questo affascinante cammino tra architettura, storia e bellezza naturale.

Un percorso facile, pressoché pianeggiante salvo la breve e modesta salita finale fino alle Parole d'Oro.

Il percorso fiancheggia l'Acquedotto Nottolini, che prende il nome dall'ingegnere Nottolini che l'ha costruito su incarico della Duchessa Maria Luisa di Borbone, per l'approvvigionamento idrico della città di Lucca.

Ovviamente, vista anche la facilità del percorso, è stata l'occasione di scattare alcune foto lungo il percorso utilizzando la simulazione pellicola FRGMT B&W.




Le foto


Ho scelto di pubblicare le foto .jpg sviluppate direttamente in macchina con la simulazione pellicola FRGMT B&W che Fujifilm ha introdotto per l’edizione limitata della GFX100RF FRAGMENT EDITION, disponibile solo in Giappone.

La macchina fotografica GFX100RF FRAGMENT EDITION è stata personalizzata dallo stilista, produttore e artista Hiroshi Fujiwara, fondatore di Fragment.

Su Fuji X Weekly sono disponibili le impostazioni della simulazione pellicola FRGMT B&W, la prima ricetta ufficiale di Fujifilm e Hiroshi Fujiwara.

Il tracciato


Di seguito puoi trovare il tracciato del percorso che ho pubblicato sul mio profilo Wikiloc, dove sono disponibili anche altri percorsi.
it.wikiloc.com/wikiloc/embedv2…
Powered by Wikiloc

La traccia registrata della Via degli Acquedotti parte dal tempietto nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Lucca, punto di arrivo dell'acquedotto, per raggiungere il secondo tempietto, ai piedi della collina e punto di partenza dell'acquedotto, per proseguire fino alle Parole d'Oro, punto di raccolta delle acque sorgive.

La traccia del percorso ad anello prosegue, ritornando sui nostri passi, fino al tempietto di partenza.

Se ti trovi nelle vicinanze di Lucca non ti perdere questo percorso tra architettura, storia e bellezza naturale.


👋 A presto,
Giovanni


Tags: Trekking | Primavera | Lucca | FRGMT B&W | Fujifilm

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Le sfide dell’Alessandrino tra lavoro e invecchiamento


Il rapporto “Viaggio nella società e nell’economia della provincia di Alessandria” condotto dalla CISL spiega perché lo sviluppo della logistica potrebbe non bastare
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Il 5 maggio a Torino L’Unica intervista il sindaco Stefano Lo Russo.

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«Va bene lo sviluppo della logistica, ma deve essere governato per non creare zone marginali. In più, va integrato al valore produttivo delle tipicità della provincia. In caso contrario, tra vent’anni l’Alessandrino potrebbe diventare un contenitore vuoto». Marco Ciani, segretario generale della CISL di Asti-Alessandria, ha commentato così con L’Unica i risultati dello studio che il sindacato ha commissionato all’economista Mauro Zangola.

Il rapporto – intitolato Viaggio nella società e nell’economia della provincia di Alessandria – offre una fotografia precisa del territorio. Zangola sollecita riflessioni e proposte per guardare fin da oggi le possibili criticità del futuro in un’area dove si rischiano di sedimentare disuguaglianze, proprio perché un settore in crescita come la movimentazione delle merci sta attirando in una delle province più anziane d’Italia manodopera non specializzata, troppo spesso sfruttata e socialmente quasi invisibile.

Più anziani, meno giovani

La popolazione dell’Alessandrino riflette le dinamiche nazionali: il calo della natalità viene compensato dall’arrivo di nuovi residenti, provenienti da fuori provincia e dall’estero. Alessandria, in particolare, è un capoluogo che viaggia spedito verso i centomila abitanti. Ovviamente ci sono ombre. «Una provincia che invecchia molto rapidamente – si legge nella relazione di Zangola – cresce poco e con un livello di benessere discreto, garantito da una struttura produttiva diversificata e da una sostanziale tenuta dell’occupazione soprattutto femminile, non sufficiente tuttavia a ridurre in modo sostanziale il gender gap a svantaggio delle donne».

Secondo i dati ISTAT e INPS ripresi dalla ricerca, al 30 novembre 2025 i residenti della provincia erano 407.992, in crescita rispetto a gennaio. Le nascite nei primi undici mesi dell’anno sono state 1.890 (12 in meno sul 2024), i decessi 5.268 (meno 68). Il saldo naturale (nati meno morti) è ancora molto negativo: meno 3.378, diminuito dal 2024 di 56 unità. Un fenomeno degno di nota rimane quello degli arrivi: 12.549 persone si sono spostate da fuori provincia, a fronte di 11.372 residenti che si sono trasferiti, per un saldo migratorio positivo a più 1.177.

Dice il rapporto CISL che «nei primi undici mesi del 2025, 4.013 persone provenienti dall’estero sono venute a risiedere in provincia di Alessandria; nello stesso periodo, 1.032 alessandrini hanno trasferito la loro residenza all’estero. Il saldo migratorio con l’estero risulta quindi positivo per 2.981 unità. Rispetto all’analogo periodo del 2024, il saldo migratorio con l’estero è cresciuto di 255 unità».

Arriva manodopera non qualificata

Chi sono? «La popolazione cresce grazie a gente che lavora nella logistica, spesso immigrati con scarsa scolarità, che non conoscono l’italiano e sono poco qualificati», ha detto Ciani a L’Unica. «È la classica manodopera richiesta dal settore, che è a basso valore aggiunto: dobbiamo chiederci se ci sono soltanto dati positivi in questo genere di sviluppo, come sembrerebbe leggendo le comunicazioni istituzionali. I capannoni creano degrado ambientale, ci sono problemi di traffico, e se fra vent’anni le aziende non ci saranno più ci saranno fabbriche-fantasma. È per questo che è un processo che va governato con attenzione e lungimiranza, non solo cavalcato per le convenienze del momento».

In merito all’invecchiamento, l’indice di vecchiaia (il rapporto moltiplicato per cento fra chi ha più di 65 e meno di 15 anni) è 279,4: ci sono 2,7 anziani per un giovane. Fra le cause più rilevanti, l’aumento della speranza di vita e la diminuzione della fecondità nel lungo periodo. «Per speranza di vita si intende il numero di anni che al momento della nascita una persona può prevedere di vivere – illustra il rapporto CISL –. In Piemonte nel 1950 era di 60 anni. Da allora il livello della salute degli italiani è cresciuto grazie al miglioramento di condizioni igieniche e dieta, ai progressi della medicina e dell’economia. Oggi la speranza di vita degli alessandrini è di 82,6 anni, 85,1 per le donne e 82,8 per gli uomini». Ma l’invecchiamento si ripercuote su tenore di vita, equità fra le generazioni, composizione delle famiglie, politiche abitative e flussi migratori. Alessandria è la terza provincia più anziana del Piemonte, dopo Biella e Verbania.

La crescita del terziario

Il prodotto interno lordo dell’Alessandrino, stando ancora alla ricerca di Zangola, nel 2023 è stato di 14,3 miliardi di euro. Fra il 2015 e il 2023 è cresciuto del 25,3 per cento a prezzi correnti, del 6 per cento in termini reali. L’aumento si è concentrato dal 2020 al 2023, dopo il Covid. «Più interessante, anche ai fini del confronto con le performance delle altre province piemontesi, è il livello del PIL per abitante – ha spiegato l’economista –. Nel 2023 è di 35.500 euro, al quarto posto dopo Cuneo (40.500 euro), Torino (39.000) e Novara (36.200). Al fondo della graduatoria figurano Asti (30.500) e il Verbano-Cusio-Ossola (29.000)».

Questo dato può essere letto meglio se rapportato a un altro parametro. Come rileva lo studio, «negli ultimi decenni la struttura dell’economia della provincia di Alessandria è cambiata, come il contributo dei vari settori alla produzione di valore aggiunto. Oggi quello più importante è il terziario dei servizi, che fornisce il 62,2 per cento del valore aggiunto prodotto nel 2023; l’industria manifatturiera contribuisce con il 27,5 per cento; le costruzioni con il 7 per cento, l’agricoltura con l’1,5 per cento e il comparto delle aziende che forniscono luce, gas e acqua 1,7 per cento».

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Lo conferma l’occupazione: nel 2025, il 60,3 per cento dei lavoratori è impiegato nei servizi, il 28,2 per cento nell’industria, l’8,5 per cento nelle costruzioni e il 3 per cento in agricoltura. «Filtri per governare lo sviluppo della logistica devono accompagnarsi agli investimenti sui nostri punti di forza tradizionali, come le imprese metalmeccaniche, chimiche, della plastica e della gomma, il settore orafo a Valenza, l’outlet di Serravalle Scrivia, le terme di Acqui, le produzioni enologiche delle colline del Monferrato e dei colli tortonesi, che ad esempio registrano interesse crescente per il Timorasso», ha detto Ciani a L’Unica. «Alessandria ha la Cittadella con eccellenti potenzialità. Dobbiamo avere un’idea di futuro che non può essere solo quella di riempire la provincia di capannoni e magazzinieri».

Quale lavoro svolgono oggi le persone che vivono nell’Alessandrino lo spiega bene il rapporto. Innanzitutto, nel 2025 l’occupazione è cresciuta rispetto al 2024 di cinquemila unità (mille autonomi, quattromila dipendenti). Il tasso di occupazione è salito a 72,4 per cento, e questo pone l’Alessandrino al ventiduesimo posto in Italia. Però resta elevato il divario di genere: 7,9 punti, a svantaggio della popolazione femminile.

Il settore trainante è quello secondario, mentre gli addetti sono cresciuti poco nei servizi, rimasti stabili nell’agricoltura e diminuiti nelle costruzioni. Qualche preoccupazione, scrive Zangola, nasce dal «dato relativo alle persone in cerca di occupazione, cresciute in un anno di mille unità (da 8 a 9 mila) e costituite integralmente da uomini. Nello stesso arco di tempo, il tasso di disoccupazione è passato dal 2,5 al 4,3 per cento; un livello relativamente alto, che pone Alessandria al 42esimo posto nel ranking delle province italiane, al vertice del quale si collocano molte lombardo-venete con tassi di disoccupazione inferiori al 2 per cento». Secondo Ciani, «serve un patto sociale, per ragionare in una prospettiva di sviluppo da qui a una generazione e prendersi tutti insieme la responsabilità di governare il fenomeno senza subirlo. Quale direzione è più utile per questa provincia?».

La situazione dei giovani

Giovani e lavoro sono un indicatore di grande rilievo, per uno sguardo lungo sul futuro. I dati del 2025 dicono che i ragazzi da 15 a 24 anni, più impegnati negli studi, figurano fra gli occupati per il 21,4 per cento; da 25 a 34, l’80,6 per cento. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 29 anni è superiore al 40 per cento: un dato che colloca la provincia di Alessandria al ventesimo posto in Italia, in una graduatoria che vede ai vertici Brescia, Bolzano e Cuneo. Fra 15 e 24 anni, il gender gap a svantaggio delle ragazze – mediamente più istruite – è di 11,9 punti, fra 25 e 34 anni è 11,8 punti, fra 15 e 29 anni a 7,9.

«Secondo i dati forniti dall’Osservatorio del mercato del lavoro dell’INPS, nei primi nove mesi del 2025 in provincia di Alessandria sono stati assunti 30.967 lavoratori alle dipendenze, in prevalenza uomini. Il 38 per cento ha meno di 29 anni, il 42,7 per cento un’età compresa tra i 30 e i 50, il 19,3 per cento ha più di 51 anni», si legge nel report. Le cessazioni per scadenze di contratti non rinnovati, dimissioni o licenziamenti sono state 28.212, con un saldo positivo di 2.755 unità.

I dati non sono drammatici, ma la preoccupazione per il futuro resta. «Il posizionamento geografico dell’Alessandrino è da sempre importante e interessante perché centrale», ha detto ancora Marco Ciani. «Negli anni Ottanta, una ricerca sociologica diceva che il capoluogo godeva di una “marginalità felice” in quanto baricentrico rispetto al famoso triangolo industriale di Genova-Milano-Torino, in un’epoca in cui la manifattura trainava l’economia in Italia e in questa zona». Come spiega Ciani, nell’Alessandrino «c’erano i benefici dell’indotto senza sforzo e senza i problemi delle grandi metropoli, come la diffusione della droga, il terrorismo, l’inquinamento, le criticità in merito alle abitazioni e al traffico. Oggi questi sono i problemi che hanno anche le piccole città. Il rischio, quindi, se non facciamo niente e lasciamo che le cose vadano nella direzione intrapresa senza reagire, è di diventare marginali e infelici».

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Il grido d’allarme dei produttori di frutta


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La frutticoltura rappresenta uno dei pilastri dell’agricoltura cuneese, con circa 4.500 aziende attive su oltre 12 mila ettari e un valore economico che, secondo le stime di Coldiretti, supera i 400 milioni di euro. Il settore sta attraversando una fase complessa, segnata – secondo l’organizzazione degli imprenditori agricoli – da un aumento significativo dei costi di produzione e da pressioni strutturali che colpiscono in particolare le realtà italiane, gravate da oneri burocratici e strutturali più elevati rispetto ad altri competitor.

Coldiretti: appello alle istituzioni

«Tengono le mele, in particolare alcune varietà a maggiore vocazione commerciale, mentre si registrano difficoltà su kiwi, pesche e pere, penalizzati da parassiti, eventi climatici estremi e costi di produzione elevati», ha spiegato a L’Unica Enrico Nada, presidente di Coldiretti Cuneo. «Il nodo centrale è la concorrenza sleale: produzioni estere con standard sanitari, ambientali e sociali meno stringenti che entrano sul mercato senza reciprocità di regole. A questo si aggiungono politiche a nostro avviso troppo ideologiche sui fitofarmaci e scarsa trasparenza sull’origine, che penalizzano il prodotto italiano pur essendo tra i più controllati al mondo». Da non dimenticare la mancanza di manodopera che «per noi resta una criticità strutturale. Nonostante alcuni miglioramenti normativi, le procedure sono ancora troppo lente e burocratiche rispetto ai tempi dell’agricoltura. Serve programmazione pluriennale dei flussi e maggiore semplificazione per garantire continuità produttiva».

Il cambiamento climatico si fa sentire con temperature sempre più alte e condizioni che permettono a nuove malattie di diffondersi. «L’aumento di eventi estremi (grandinate, gelate tardive, siccità, piogge concentrate) incide su quantità e qualità delle produzioni. Crescono i costi per difesa attiva (reti antigrandine, antinsetto, irrigazione efficiente) e assicurazioni. Il rischio climatico è oggi uno dei principali fattori di instabilità del reddito aziendale», ha detto ancora Nada. Il Cuneese risponde a queste situazioni con sperimentazioni continue e nuove soluzioni tecnologiche. Secondo Nada, «le aziende cuneesi sono tra le più avanzate: agricoltura di precisione, sensoristica, gestione digitale dell’irrigazione, nuove varietà più resistenti, meccanizzazione evoluta».

Nada lancia un appello alle istituzioni: «Coldiretti chiede interventi concreti e immediati a tutti i livelli. In ambito europeo è necessario rivedere l’impostazione sulle sostanze fitosanitarie con criteri scientifici e garantire uniformità tra gli Stati membri. In Italia e in Europa non devono entrare prodotti agroalimentari che non rispettano le stesse regole ambientali, sanitarie ed etiche imposte ai nostri agricoltori: serve piena reciprocità negli accordi commerciali». Sarebbero necessari anche interventi a livello regionale, come «bandi mirati e risorse adeguate per sostenere investimenti in reti anti-grandine e anti-insetti, sistemi irrigui efficienti, assicurazioni agevolate, rinnovo degli impianti e del parco macchine. In parallelo è indispensabile una forte semplificazione burocratica e maggiore trasparenza sull’origine dei prodotti in etichetta. L’obiettivo è chiaro: difendere il reddito delle imprese e garantire competitività a un comparto strategico per l’economia cuneese».

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Migliorare la gestione del suolo

«La frutticoltura è in crisi da anni», ha detto a L’Unica Maurizio Ribotta, responsabile provinciale del Settore tecnici in campo di CIA Agricoltori italiani di Cuneo. «Dal 2007-2008 abbiamo avuto problemi fitosanitari legati al kiwi che è quasi scomparso sui nostri areali e diverse crisi di mercato per il pesco. Dall’altra parte questo ha favorito l’espansione del melo e, in parte, del pero, che un tempo era più tipico dell’Emilia-Romagna. In un ventennio il territorio si è un po’ riassestato».

L’annata 2025 ha infatti portato «buone produzioni, mentre in Italia a livello generale sono calate, e il mercato è stato discretamente positivo», anche se «le vendite di mele e kiwi sono ancora in corso». Il vero nodo resta però economico: «L’azienda agricola soffre molto sui costi di produzione, che sono raddoppiati dal post-Covid, non solo in agricoltura». A questo si aggiunge l’effetto del clima, che «negli ultimi 10-15 anni mette in difficoltà le coltivazioni, specialmente per le alte temperature estive, riducendo le quantità prodotte per le piante più in sofferenza. Con costi alti e meno produzione, la marginalità si assottiglia tanto. Manca il tornaconto all’imprenditore che permetta di fare nuovi investimenti».

Sul melo, Ribotta ricorda i numeri: «Avevamo certificato costi intorno ai 40 centesimi qualche anno fa. Negli ultimi anni il costo è salito a 50 centesimi al chilo. La liquidazione della mela si attesta più o meno lì: da una parte va bene coprire le spese, dall’altra manca qualcosa». Per il pero la situazione è ancora più complicata perché «fatichiamo moltissimo in tutta Italia a mantenere produzioni stabili di anno in anno e quantità remunerative, per care che vengano pagate».

Per contrastare il cambiamento climatico e le nuove minacce la strada passa dalla ricerca in tutto il Piemonte. «C’è tantissimo lavoro di sperimentazione coordinato dalla Fondazione AGRION», la Fondazione creata da Regione e Unioncamere Piemonte per promuovere l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura. «Non ci sono soluzioni univoche, ma l’approccio deve partire dalla gestione del suolo». Tra le misure in campo, secondo Ribotta, è fondamentale studiare l’ottimizzazione di quello che è a tutti gli effetti «un serbatoio di carbonio. Un suolo fertile dal punto di vista microbiologico trattiene meglio l’acqua. Poi lavoriamo sulle piante con prodotti schermanti contro le radiazioni solari, reti ombreggianti e irrigazione di precisione con sensori per non sprecare acqua. Usiamo anche droni per concimazioni mirate e la ricerca genetica per varietà più resistenti alla siccità, che è sempre in agguato».

Non mancano però le emergenze fitosanitarie. «Il cambiamento climatico e la globalizzazione portano all’ingresso accidentale di nuovi problemi. Oggi l’attenzione in Piemonte, anche se a Cuneo non abbiamo forti rischi, è sulla Popillia japonica. Questi insetti, come pure la cimice asiatica, arrivano da fuori, non hanno limitatori naturali e danneggiano l’ecosistema finché non si raggiunge un nuovo equilibrio soltanto dopo anni», ha concluso Ribotta.

La sostenibilità deve essere anche economica

Alessandro Gabutto, tecnico che lavora come libero professionista con Albifrutta – cooperativa nata nel 1977 e storicamente legata alla Tonda di Costigliole Saluzzo, varietà autoctona di albicocca – e con altre aziende cuneesi, traccia un quadro altrettanto complicato.

«La specie più presente a livello frutticolo è il melo. Poi ci sono il kiwi, il pesco, il susino, in certe zone l’albicocco pur con poca superficie, e il ciliegio, che di recente si sta espandendo. Il problema grosso è legato al prezzo di vendita», ha spiegato Gabutto. «Purtroppo c’è una differenza enorme tra il prezzo finale che si trova negli ipermercati e quello con cui vengono liquidati i produttori». Negli ultimi anni, salvo eccezioni per le pesche, che hanno avuto «un ritorno di prezzi interessanti per svariati motivi, come le brinate e il calo produttivo», la tendenza è negativa. «Continuano ad aumentare i costi. Se l’agricoltore ha un aumento continuo e un calo di produzione legato alle patologie da cui non riusciamo a difenderci, diventa complicato continuare a investire».

Le specie più in sofferenza sono il kiwi, il pesco e, infine, il melo. Sull’actinidia c’è stata una vera e propria ecatombe a causa degli inverni più miti e l’innalzamento delle temperature che favoriscono condizioni in cui proliferano batteri e malattie. «Prima la batteriosi ha debellato una serie immane di impianti, poi nel 2015 è arrivata la moria in Piemonte: da 5 mila ettari siamo passati a 3 mila». Molti hanno puntato sul melo, ma «la remunerazione non è sempre così elevata da permettere di investire». Senza utili, «non hanno più soldi per reinvestire» e questo ha un effetto concreto nella mancanza di addetti al settore.

Gabutto punta il dito sulle politiche europee: «C’è stato un accanimento eccessivo e un irrigidimento delle regole. C’è stata una riduzione dei principi attivi utilizzati e nel contempo un incremento delle patologie funginee e degli insetti, legato sicuramente al cambiamento climatico, contro i quali le aziende agricole non riescono a difendersi perché non hanno più armi». Secondo l’esperto, «è come tentare di abbattere un carro armato con le frecce».

Non mancano poi altre criticità strutturali, come «il problema della manodopera, sempre più difficile da reperire e meno specializzata. I costi sono notevoli, a cui si unisce la mancanza del ricambio generazionale. Con questi margini diventa complicato dire a un figlio di fermarsi in azienda». E poi l’età media dei lavoratori è sempre più alta con «poche certezze e tante incognite».

Per quanto riguarda l’albicocco, «in Piemonte ci sono circa 600 ettari di albicocco contro i circa 7 mila di melo. Ma va ricordato che parliamo di un prodotto di nicchia. La varietà Tonda di Costigliole è una varietà locale storica che dà utili interessanti perché c’è un imballaggio e un marchio che la rendono unica. Il mercato è limitato a Liguria, Lombardia e Piemonte».

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La rassegna stampa di martedì 28 aprile 2026


Un sospetto accusato di tentato omicidio di Trump alla cena dei corrispondenti, Re Carlo III in visita alla Casa Bianca mentre crescono le tensioni USA-Iran

Questa è la rassegna stampa di martedì 28 aprile 2026

Un sospetto accusato di tentato assassinio di Trump alla cena dei corrispondenti


Cole Tomas Allen, 31 anni della California, è stato formalmente accusato di tentato assassinio del presidente Trump e di altri due reati federali dopo aver cercato di irrompere armato nella cena annuale della White House Correspondents' Association di sabato. L'FBI ha citato in un affidavit le dichiarazioni dell'uomo che esprimeva rabbia verso "un pedofilo, stupratore e traditore", riferendosi al presidente.

Fonti: The Guardian, Wall Street Journal, New York Times

Re Carlo III incontra Trump alla Casa Bianca in un momento di tensioni


Re Carlo III e la Regina Camilla hanno iniziato una visita di Stato alla Casa Bianca, la prima di un monarca britannico in quasi due decenni. La visita avviene in un momento di particolare tensione tra Stati Uniti e Regno Unito a causa della guerra in Iran e delle critiche di Trump al Primo Ministro Keir Starmer. Il Re si rivolgerà al Congresso martedì parlando di "riconciliazione e rinnovamento".

Fonti: New York Times, Financial Times, BBC News

Trump respinge la proposta iraniana per riaprire lo Stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha espresso insoddisfazione per la proposta dell'Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz, che avrebbe messo da parte le questioni sul programma nucleare iraniano. La guerra con l'Iran, iniziata due mesi fa, sta causando un'impennata dei prezzi di carburante, caffè e case, peggiorando la crisi dell'accessibilità economica in America.

Fonti: New York Times, Financial Times

I repubblicani spingono per la sala da ballo della Casa Bianca dopo l'attentato


Un gruppo di senatori repubblicani guidati da Lindsey Graham sta promuovendo un disegno di legge per finanziare la costruzione di una sala da ballo sicura da 90.000 piedi quadrati alla Casa Bianca, del costo di 400 milioni di dollari. I sostenitori sostengono che il progetto sia essenziale per la sicurezza nazionale dopo che un uomo armato ha tentato di irrompere nella cena dei corrispondenti di sabato.

Fonti: New York Times, The Hill, Wall Street Journal

Migliaia di americani rinunciano alla cittadinanza per non "far parte di una dittatura"


Le liste d'attesa per rinunciare alla cittadinanza americana nei consolati di Londra, Sydney e nelle principali città canadesi si sono estese oltre i 14 mesi. Molti americani residenti all'estero, come Margot che ha vissuto nel Regno Unito per 30 anni, dicono di sentirsi costretti a tagliare i legami con gli Stati Uniti dopo l'elezione di Trump, nonostante il processo possa costare migliaia di dollari.

Fonti: The Guardian

L'Amministrazione Trump pagherà le compagnie per abbandonare l'eolico offshore


Il Dipartimento degli Interni ha annunciato che rimborserà Global Infrastructure Partners (parte di BlackRock) e Golden State Wind per i soldi pagati per l'opportunità di costruire parchi eolici offshore. In cambio, le compagnie investiranno in progetti petroliferi e di gas, seguendo un accordo simile fatto in precedenza con la francese TotalEnergies.

Fonti: New York Times, The Hill

Gli operatori di Wall Street aumentano le riserve di titoli del Tesoro ai massimi dal 2007


Le grandi banche stanno facilitando più scambi di debito pubblico dopo che l'Amministrazione Trump ha spinto per ridurre le regolamentazioni. Gli operatori di Wall Street hanno portato le loro riserve di titoli del Tesoro al livello più alto dal 2007, beneficiando dell'allentamento delle restrizioni normative.

Fonti: Financial Times

Melania e Donald Trump chiedono il licenziamento di Jimmy Kimmel


La prima dama Melania Trump ha esortato ABC a "prendere una posizione" contro Jimmy Kimmel dopo che il conduttore l'ha chiamata "vedova in attesa" in una parodia andata in onda giorni prima della cena dei corrispondenti. Il presidente Trump e la moglie stanno chiedendo che la Disney e ABC licenzino il comico, con la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt che ha denunciato il commento come "disgustoso".

Fonti: BBC News, The Guardian, The Hill

La Corte Suprema valuta se bloccare le cause contro i produttori di Roundup


I giudici della Corte Suprema hanno interrogato intensamente gli avvocati della ex Monsanto (ora Bayer) sui regolamenti dei pesticidi, dibattendo se la legge federale precluda le azioni statali che permettono ai consumatori di citare le aziende per non aver avvertito dei rischi come il cancro. Il caso si concentra sul glifosato, il principio attivo del Roundup collegato al cancro in alcuni studi.

Fonti: The Guardian

Un uomo si dichiara colpevole per l'omicidio di Jam Master Jay dei Run-DMC


Jay Bryant, 52 anni, ha cambiato la sua dichiarazione lunedì, ammettendo di aver aiutato altri a entrare in un edificio per tendere un'imboscata al pionieristico rapper e DJ dei Run-DMC nel 2002. La dichiarazione di colpevolezza arriva più di due decenni dopo l'uccisione che aveva sconcertato gli investigatori per anni, anche se Bryant non ha fatto nomi di altri coinvolti.

Fonti: BBC News, The Guardian

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Musk lancia X Money e trasforma X in una super app


Ancora però incontra problemi regolatori in molti paesi.
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In breve:


X sta per lanciare X Money, il servizio con cui Musk vuole aggiungere pagamenti e funzioni finanziarie alla piattaforma. Le prime versioni includerebbero trasferimenti tra utenti senza commissioni, carta Visa collegata al profilo, cashback (record, rispetto ai competitor) del 3%, rendimento del 6% sulla liquidità e strumenti AI per analizzare le spese. Non sono ancora chiari prezzo, data di uscita generale e durata del rendimento promesso. Il principale limite è regolatorio: X ha licenze per operare nei pagamenti in 44 stati americani, ma non ovunque. Alcuni regolatori hanno chiesto dettagli su sicurezza, modello di business e solidità della società.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Musk Vies to Turn X Into Super App With Banking Tool Near Launch
More than three years after acquiring Twitter, Elon Musk says he’s nearing his long-stated goal of turning it into an “everything app” with a new financial services tool that he pledged to launch for the public this month.
BloombergCarmen Arroyo and Kurt Wagner and Emily Mason

Riassunto completo:


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Bloccata acquisizione di Manus, il telefono di OpenAI, Musk lancia X Money


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon martedì,
la notizia ha sorpreso, perché le trattative sembravano concluse, ma la Cina sta riuscendo a bloccare l'acquisizione da 2 miliardi di dollari di Manus da parte di Meta. Poi parleremo di un possibile smartphone firmato OpenAI; discuteremo del lancio di X Money e di che cosa comporta, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 312 - Martedì 28 Aprile
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I nostri supporter ascoltano il podcast mentre vanno a lavoro, fanno colazione o si preparano per iniziare la giornata.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

La Cina blocca l'acquisizione di Manus da parte di Meta


Politica
La Cina ha bloccato l’acquisizione di Manus da parte di Meta, sostenendo che l’operazione non rispetta le regole sugli investimenti stranieri. Meta aveva annunciato l’acquisto della startup per 2 miliardi di dollari per integrare agenti AI nei propri prodotti. Manus, nata in Cina e poi trasferita a Singapore, sviluppa sistemi agentici capaci di svolgere attività complesse come ricerche, analisi di dati e scrittura di codice. Il caso include tutte le startup cinesi che spostano sede a Singapore per ridurre i vincoli normativi e politici.
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Fonte: CNBC
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Singapore Washing

"Singapore washing" è il nome che...
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OpenAI potrebbe produrre un telefono con agenti AI al posto delle app


Intelligenza Artificiale
OpenAI potrebbe lavorare a uno smartphone oltre ai primi progetti hardware già circolati, come il pin AI. MediaTek e Qualcomm sarebbero coinvolte nella produzione del chip, mentre Luxshare parteciperebbe a progettazione e produzione. Il telefono sarebbe pensato per usare agenti AI al posto delle app tradizionali: l’utente farebbe richieste e il sistema eseguirebbe compiti direttamente. In questo modo OpenAI ridurrebbe la dipendenza da iPhone e Android, dove Apple e Google controllano l’accesso al sistema. Il dispositivo combinerebbe modelli AI locali e cloud per capire meglio il contesto d’uso. Le specifiche potrebbero essere definite tra fine 2026 e inizio 2027, con produzione dal 2028. OpenAI non ha commentato.
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Fonte: TechCrunch
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Musk lancia X Money e trasforma X in una super app


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X sta per lanciare X Money, il servizio con cui Musk vuole aggiungere pagamenti e funzioni finanziarie alla piattaforma. Le prime versioni includerebbero trasferimenti tra utenti senza commissioni, carta Visa collegata al profilo, cashback (record, rispetto ai competitor) del 3%, rendimento del 6% sulla liquidità e strumenti AI per analizzare le spese. Non sono ancora chiari prezzo, data di uscita generale e durata del rendimento promesso. Il principale limite è regolatorio: X ha licenze per operare nei pagamenti in 44 stati americani, ma non ovunque. Alcuni regolatori hanno chiesto dettagli su sicurezza, modello di business e solidità della società.
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Fonte: Bloomberg
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Google investe fino a 40 miliardi di dollari in Anthropic


Intelligenza Artificiale
Google investirà fino a 40 miliardi di dollari in Anthropic: 10 miliardi subito, sulla base di una valutazione da 380 miliardi, e altri 30 miliardi legati al raggiungimento di obiettivi operativi o commerciali. L’accordo serve soprattutto a garantire ad Anthropic capacità di calcolo per Claude, tra cloud, chip e data center. Google resta un concorrente diretto (Claude vs Gemini), ma anche un fornitore attraverso Google Cloud e i suoi chip TPU. Anthropic aveva già annunciato con Google e Broadcom 5 gigawatt di nuova capacità di calcolo dal prossimo anno.
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Fonte: CNBC
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La roadmap di Apple "Ultra" è stata confermata


Big Tech
Apple starebbe preparando una nuova fascia “Ultra” per i prodotti più costosi e distinti dalla linea Pro. Il primo sarebbe l’iPhone pieghevole, chiamato iPhone Ultra e previsto a settembre insieme agli iPhone 18 Pro, con disponibilità iniziale limitata. Gli iPhone base, Air e 18e slitterebbero invece alla prima metà del 2027. Il nome Ultra potrebbe arrivare anche sui Mac, con un MacBook OLED touch più caro dei Pro, rinviato al 2027 per problemi di memoria RAM. La stessa etichetta potrebbe essere usata per AirPods con fotocamera, chip M5 Ultra, Mac Studio e un futuro iPad più grande o pieghevole.
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Fonte: Macworld
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Il podcast in cui puoi origliare le conversazioni dell'élite AI


nytimes.com (eng)

La corsa per realizzare la macchina più richiesta al mondo


wsj.com (eng)

Nell'era dell'IA, Shopify investe negli ingegneri junior, non li licenzia


coderpad.io (eng)

Agentic Engineering Management


peterszasz.com (eng)


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Notizie veloci


In lingua inglese.

Tesla conferma che il Cybercab senza volante sta entrando in produzione


teslarati.com (eng)

La data di lancio di Clicks Communicator è confermata, ma non avverrà prima della fine dell'anno


9to5google.com (eng)

Ecco come si presenta l'iPhone 18 Pro


macrumors.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/srPz8TRpZ_8?…

Unitree: ruote e pattini


Descriverò questo video riprendendo direttamente un commento di un utente di nome @bluepandaman: "Ricordo che una decina di anni fa le aziende producevano robot enormi e ingombranti, collegati a fili e imbracature, che riuscivano a malapena a percorrere pochi metri. Ed eccoci qui."

Vedi video su youtube.com (eng - 1:14)

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La Cina blocca l'acquisizione di Manus da parte di Meta


In breve:


La Cina ha bloccato l’acquisizione di Manus da parte di Meta, sostenendo che l’operazione non rispetta le regole sugli investimenti stranieri. Meta aveva annunciato l’acquisto della startup per 2 miliardi di dollari per integrare agenti AI nei propri prodotti. Manus, nata in Cina e poi trasferita a Singapore, sviluppa sistemi agentici capaci di svolgere attività complesse come ricerche, analisi di dati e scrittura di codice. Il caso include tutte le startup cinesi che spostano sede a Singapore per ridurre i vincoli normativi e politici.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

China blocks Meta’s $2 billion takeover of AI startup Manus
China said Monday it has decided to block Meta’s $2 billion acquisition of Manus, a Singaporean AI startup with Chinese roots.
CNBCApril Roach and Evelyn Cheng and Kai Nicol-Schwarz

Riassunto completo:


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Google investe fino a 40 miliardi di dollari in Anthropic


A pochi giorni dal maxi investimento di Amazon.
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In breve:


Google investirà fino a 40 miliardi di dollari in Anthropic: 10 miliardi subito, sulla base di una valutazione da 380 miliardi, e altri 30 miliardi legati al raggiungimento di obiettivi operativi o commerciali. L’accordo serve soprattutto a garantire ad Anthropic capacità di calcolo per Claude, tra cloud, chip e data center. Google resta un concorrente diretto (Claude vs Gemini), ma anche un fornitore attraverso Google Cloud e i suoi chip TPU. Anthropic aveva già annunciato con Google e Broadcom 5 gigawatt di nuova capacità di calcolo dal prossimo anno.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google to invest up to $40 billion in Anthropic as search giant spreads its AI bets
Anthropic said its latest agreement with Google expands on a longstanding partnership between the two companies.
CNBCAshley Capoot and Kate Rooney

Riassunto completo:


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La roadmap di Apple "Ultra" è stata confermata


iPhone Ultra a settembre insieme alla linea 18 Pro, ma non solo.
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In breve:


Apple starebbe preparando una nuova fascia “Ultra” per i prodotti più costosi e distinti dalla linea Pro. Il primo sarebbe l’iPhone pieghevole, chiamato iPhone Ultra e previsto a settembre insieme agli iPhone 18 Pro, con disponibilità iniziale limitata. Gli iPhone base, Air e 18e slitterebbero invece alla prima metà del 2027. Il nome Ultra potrebbe arrivare anche sui Mac, con un MacBook OLED touch più caro dei Pro, rinviato al 2027 per problemi di memoria RAM. La stessa etichetta potrebbe essere usata per AirPods con fotocamera, chip M5 Ultra, Mac Studio e un futuro iPad più grande o pieghevole.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple’s ‘Ultra’ roadmap confirmed: iPhone, MacBook, and more on the way
Macworld source reveals iPhone Ultra, MacBook Ultra coming soon.
MacworldFilipe Esposito

Riassunto completo:


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La Cina blocca l'acquisizione di Manus da parte di Meta


Violerebbe le regole sugli investimenti stranieri.
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In breve:


La Cina ha bloccato l’acquisizione di Manus da parte di Meta, sostenendo che l’operazione non rispetta le regole sugli investimenti stranieri. Meta aveva annunciato l’acquisto della startup per 2 miliardi di dollari per integrare agenti AI nei propri prodotti. Manus, nata in Cina e poi trasferita a Singapore, sviluppa sistemi agentici capaci di svolgere attività complesse come ricerche, analisi di dati e scrittura di codice. Il caso include tutte le startup cinesi che spostano sede a Singapore per ridurre i vincoli normativi e politici.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

China blocks Meta’s $2 billion takeover of AI startup Manus
China said Monday it has decided to block Meta’s $2 billion acquisition of Manus, a Singaporean AI startup with Chinese roots.
CNBCApril Roach and Evelyn Cheng and Kai Nicol-Schwarz

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OpenAI potrebbe produrre un telefono con agenti AI al posto delle app


In collaborazione con Qualcomm.
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In breve:


OpenAI potrebbe lavorare a uno smartphone oltre ai primi progetti hardware già circolati, come il pin AI. MediaTek e Qualcomm sarebbero coinvolte nella produzione del chip, mentre Luxshare parteciperebbe a progettazione e produzione. Il telefono sarebbe pensato per usare agenti AI al posto delle app tradizionali: l’utente farebbe richieste e il sistema eseguirebbe compiti direttamente. In questo modo OpenAI ridurrebbe la dipendenza da iPhone e Android, dove Apple e Google controllano l’accesso al sistema. Il dispositivo combinerebbe modelli AI locali e cloud per capire meglio il contesto d’uso. Le specifiche potrebbero essere definite tra fine 2026 e inizio 2027, con produzione dal 2028. OpenAI non ha commentato.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI could be making a phone with AI agents replacing apps | TechCrunch
There have been plenty of rumors about OpenAI’s hardware plans, which involve launching a pair of earbuds. A new note from industry analyst Ming-Chi Kuo suggests that the AI company might be working on a phone in collaboration with MediaTek, Qualcomm, and Luxshare.
TechCrunchIvan Mehta

Riassunto completo:


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Vibo, il 'dolce' carico di cocaina: 200 grammi nel profiterole, arrestato spacciatore


Blitz della Polizia all'Angitola: corriere tradito dal nervosismo. La droga era nascosta tra la pasticceria e la tappezzeria
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La Questura di Vibo Valentia tramite un post su Facebook ha annunciato un’operazione che ha portato al sequestro di un ingente quantitativo di cocaina e all’arresto di un uomo nel territorio del Comune di Pizzo.

Il controllo è stato effettuato lungo la Strada Statale 118, in località Angitola, snodo viario strategico tra Pizzo e Lamezia Terme. Gli agenti hanno fermato un’autovettura con a bordo un uomo già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici in materia di droga. Fin dalle prime fasi dell’accertamento, il soggetto ha manifestato segni di nervosismo, circostanza che ha indotto gli operatori ad approfondire le verifiche.

Nel corso della perquisizione del veicolo, sono stati rinvenuti sette involucri contenenti sostanza stupefacente, per un peso complessivo di circa 12 grammi, occultati sotto la tappezzeria lato passeggero. Tuttavia, l’attenzione degli investigatori si è concentrata anche su una confezione di dolci presente all’interno dell’auto, rispetto alla quale l’uomo non è stato in grado di fornire spiegazioni plausibili circa la provenienza e la destinazione.


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L’ispezione del contenitore ha permesso di individuare un ulteriore e più consistente quantitativo di droga: all’interno di un dolce tipo profiterole era nascosto un involucro in cellophane, avvolto in carta stagnola, contenente circa 205 grammi di cocaina. Il ritrovamento ha portato il quantitativo complessivo sequestrato a oltre 200 grammi, evidenziando una modalità di occultamento particolarmente elaborata.

Al termine delle operazioni, l’uomo è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’attività è stata coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vibo Valentia. Su disposizione dell’Autorità giudiziaria, l’arrestato è stato trasferito presso la Casa circondariale di Vibo Valentia, dove rimane a disposizione in attesa dell’udienza di convalida.

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
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Il governatore della Florida Ron DeSantis propone una nuova mappa elettorale per favorire i repubblicani


Il nuovo piano ridisegna i collegi per la Camera federale e potrebbe creare quattro nuovi seggi a vantaggio del partito repubblicano. La mappa passerà al vaglio della legislatura e poi della Corte Suprema statale, dove 6 giudici su 7 sono stati nominati dallo stesso DeSantis.

Il governatore della Florida Ron DeSantis ha presentato oggi una proposta per ridisegnare i confini dei collegi elettorali dello Stato. Sulla carta, la nuova mappa potrebbe creare quattro seggi aggiuntivi favorevoli ai repubblicani alla Camera dei Rappresentanti. Si tratta di una mossa aggressiva, con cui il governatore punta anche a mettere in discussione le norme anti-manipolazione elettorale contenute nella costituzione della Florida. La legislatura statale aprirà domani una sessione speciale per esaminare le nuove mappe, che dovrebbero essere approvate dall’assemblea, dominata dai repubblicani.

Alcuni esponenti del partito, tuttavia, hanno già espresso irritazione per il modo in cui DeSantis ha gestito il processo. Le mappe attuali, anch’esse disegnate dal governatore, assegnano ai repubblicani un vantaggio di 20 seggi contro 8 per i democratici. Con il nuovo piano, il divario potrebbe salire fino a 24 a 4. La proposta è stata diffusa inizialmente da Fox News, che ha potuto visionarla prima ancora dei legislatori della Florida chiamati a votarla. La pubblicazione è avvenuta sotto forma di un grafico che indicava chiaramente, in rosso e in blu, l’orientamento politico di ciascun collegio.

Politica · Stati Uniti
La nuova mappa della Florida: come DeSantis vuole ridisegnare i collegi
La proposta di redistribuzione e la posta in gioco per il 2026

Confronto Posta in gioco Ostacoli

La delegazione Florida alla Camera

Mappa attuale 28 seggi

20
8

Repubblicani Democratici

Proposta DeSantis → 28 seggi

24
4

Repubblicani Democratici

+4
Seggi potenzialmente strappati ai democratici e riassegnati ai repubblicani secondo la nuova mappa

I quattro distretti nel mirino

FL

Kathy Castor
Tampa · centro-ovest

Unica deputata democratica della regione di Tampa. Il suo seggio sarebbe eliminato dalla nuova mappa, lasciando l'area senza rappresentanza democratica al Congresso.

FL

Darren Soto
Orlando · Florida centrale

La proposta cancella anche il suo distretto. Nella Florida centrale resterebbe un solo seggio favorevole ai democratici, nonostante l'area abbia un'elevata presenza di elettori democratici.

FL

Sud della Florida
Palm Beach · Broward

Oggi sono 4 seggi democratici (Cherfilus-McCormick, Wasserman Schultz, Moskowitz, Frankel). La nuova mappa li riduce a 2.

Il quadro nazionale

8 Stati che ridisegnano i collegi
Con la Florida, sale a 8 il numero di Stati che hanno ridisegnato le proprie mappe in questo ciclo elettorale. La campagna lanciata da Trump per consolidare le maggioranze repubblicane alla Camera ha però innescato una controffensiva democratica in altri Stati.

I numeri della proposta

+760.000
Persone non conteggiate in Florida secondo DeSantis nel censimento 2020

2020
Anno del censimento usato come argomento per ridisegnare i collegi

2026
Midterm in arrivo, con Trump a bassi indici di gradimento

2028
Possibile candidatura di DeSantis alla Casa Bianca

La voce critica dentro il Partito

"Vuole che perdiamo? Non capisco. Sembra una teoria del caos costruita attorno a lui e alla sua possibile candidatura del 2028."
— Veterano repubblicano della Florida

L'effetto controproducente

Per creare 4 nuovi seggi favorevoli, i margini in molti collegi ridisegnati diventerebbero più stretti per i deputati repubblicani uscenti. In un anno difficile per il partito, alcuni di loro potrebbero perdere anche in distretti dove oggi i repubblicani hanno un lieve vantaggio.

Tocca per i dettagli

1
Sessione speciale
Il voto della legislatura statale

L'assemblea della Florida apre una sessione speciale per esaminare le mappe. Dominata dai repubblicani, la nuova mappa dovrebbe essere approvata, anche se alcuni esponenti del Partito hanno espresso irritazione per la gestione di DeSantis.

2
Norme Fair Districts
L'ostacolo costituzionale

La Costituzione della Florida vieta di disegnare i collegi con un intento di parte. Il fatto che la mappa sia stata diffusa in rosso e blu dall'ufficio di DeSantis — prima ancora che ai legislatori — potrebbe bastare a dimostrare l'intento politico.

3
Corte Suprema FL
Il vaglio dei giudici nominati da DeSantis

La mappa finirà quasi certamente davanti alla Corte Suprema statale. Su 7 giudici attuali, 6 sono stati nominati da DeSantis. Eppure non tutti i repubblicani sono convinti che la proposta supererà il vaglio.

Fair Districts
La norma anti-manipolazione che DeSantis vuole forzare
Le disposizioni Fair Districts impongono di tenere conto dell'etnia nel tracciare i confini elettorali. Il governatore considera questo principio incostituzionale e punta a una riconsiderazione delle norme.

Composizione della Corte Suprema della Florida

Giudici attuali 7 totali

6 su 7 nominati da DeSantis · Un legislatore repubblicano della leadership ipotizza una possibile vittoria stretta, 4 a 3.

Elaborazione FocusAmerica su fonti: Fox News, Cook Political Report, dichiarazioni dell'ufficio del governatore DeSantis

La mappa di DeSantis e il rischio di una battaglia legale


Questa scelta potrebbe alimentare problemi legali, perché la costituzione della Florida contiene norme anti-manipolazione, note come Fair Districts, che vietano di disegnare i collegi con un intento di parte. Un consulente repubblicano della Florida, coinvolto in precedenti cicli di redistribuzione elettorale, ha commentato: “Non so come si possa sostenere che la mappa rossa e blu pubblicata dall’ufficio del governatore non mostri una qualche forma di intento di parte”.

Il senatore democratico statale Carlos Guillermo Smith ha sostenuto che proprio la modalità della pubblicazione anticipata potrebbe bastare a dimostrare l’esistenza di un intento politico da parte dell’ufficio del governatore. “Il fatto che il governatore abbia condiviso la sua mappa del Congresso illegalmente truccata con Fox News prima di condividerla con i senatori statali che dovranno votarla domani dimostra quanto questo processo sia di parte e illegittimo”, ha scritto sui social media.

L’ufficio di DeSantis non ha risposto a una richiesta di commento sulla pubblicazione, ma in una dichiarazione a Fox News ha sostenuto che le nuove mappe sono necessarie perché lo Stato sarebbe stato “penalizzato” durante il censimento del 2020.

Il censimento, le norme Fair Districts e i timori dei repubblicani


DeSantis ha più volte citato anche in passato la crescita demografica della Florida dal 2020 per giustificare la necessità di ridisegnare i collegi a metà decennio. In un promemoria inviato ai legislatori per sollecitare il loro sostegno alla mappa, il governatore sostiene che la popolazione dello Stato sarebbe stata sottostimata di oltre 760mila persone nell'ultimo censimento. Proprio a causa delle norme Fair Districts, i repubblicani hanno usato i dati del censimento come principale argomento a favore della redistribuzione, evitando di concentrarsi sul vantaggio politico, come invece è accaduto in molti altri Stati che hanno ridisegnato le mappe congressuali nell’ultimo anno.

Nel suo promemoria, DeSantis lascia intendere anche che la nuova mappa servirà a forzare una riconsiderazione delle disposizioni Fair Districts contenute nella costituzione statale. Quelle norme impongono di tenere conto dell’etnia nel tracciare i confini elettorali, un principio che secondo DeSantis sarebbe incostituzionale. “Correttamente inteso, il quattordicesimo emendamento vieta al governo di dividere i cittadini basandosi, in tutto o in parte, sull’etnia”, si legge nel documento, firmato dal consigliere generale del governatore, David Axelman.

L’entità dei vantaggi politici che la nuova mappa punta a ottenere ha però spinto alcuni repubblicani a chiedersi se DeSantis abbia valutato correttamente l’attuale clima politico. I democratici, in Florida e nel resto del Paese, hanno conquistato seggi detenuti dai repubblicani in elezioni speciali e ordinarie, in un contesto segnato dai bassi indici di gradimento del presidente Donald Trump. La preoccupazione è che, per creare più seggi favorevoli ai repubblicani, i margini in molti collegi ridisegnati diventino più stretti per i deputati uscenti del partito.

In vista delle elezioni di midterm del 2026, che si preannunciano difficili per i repubblicani, tutto questo potrebbe esporre alcuni parlamentari al rischio di perdere anche in distretti dove il partito dell'elefantino conserva un lieve vantaggio nella registrazione degli elettori. “Vuole che perdiamo? Non capisco”, ha detto un veterano della politica repubblicana in Florida, che ha lavorato a diversi cicli di redistribuzione elettorale. “Questa sembra una teoria del caos costruita attorno a lui e alla sua possibile candidatura del 2028. Metterà a rischio rielezione molti deputati repubblicani, ma non ho la sensazione che gliene importi davvero”.

I collegi democratici nel mirino e l’incognita della Corte Suprema statale


La nuova mappa eliminerebbe il seggio favorevole ai democratici a Tampa, attualmente detenuto dalla deputata Kathy Castor, l’unica democratica che rappresenta la regione. La proposta sembra inoltre cancellare anche il distretto del democratico Darren Soto, a Orlando, lasciando un solo seggio favorevole ai democratici nella parte centrale dello stato. Nel sud della Florida, la mappa lascerebbe invece due seggi favorevoli ai democratici nelle contee di Palm Beach e Broward, dove oggi il partito ne controlla 4: quello recentemente lasciato vacante dall’ex deputata Sheila Cherfilus-McCormick e i distretti rappresentati da Debbie Wasserman Schultz, Jared Moskowitz e Lois Frankel.

La proposta rimuoverebbe quindi ogni seggio residuo favorevole ai democratici dalle aree di Tampa e Orlando, entrambe caratterizzate da un’elevata presenza di elettori democratici. Per rendere quei collegi favorevoli ai repubblicani sulla carta, i margini nei nuovi distretti e forse anche in quelli circostanti potrebbero però diventare molto più ridotti. Dave Wasserman, analista elettorale del Cook Political Report with Amy Walter, ha scritto su X: “La nuova mappa della Florida proposta dal governatore Ron DeSantis mira a conquistare quattro seggi democratici, con l’obiettivo di trasformare una delegazione da 20 repubblicani e 8 democratici a 24 repubblicani e 4 democratici. Ma in un anno come il 2026, non tutti i 24 seggi sarebbero sicuri per il Partito repubblicano”.

La Florida è destinata, ad ogni modo, a diventare l’ottavo stato a ridisegnare i propri collegi in questo ciclo elettorale, dopo che lo scorso anno Trump ha lanciato una campagna per usare la redistribuzione come strumento per rafforzare le sottili maggioranze repubblicane alla Camera. Finora, però, il piano non ha prodotto esattamente i risultati sperati dalla Casa Bianca: anche diversi Stati guidati dai democratici hanno iniziato a ridisegnare le proprie mappe congressuali, riducendo la possibilità che uno dei due partiti ottenga un vantaggio netto significativo.

Se implementata, la nuova mappa della Florida annullerebbe teoricamente almeno i recenti guadagni democratici in Virginia, dove gli elettori hanno approvato un nuovo piano che potrebbe consentire al partito di conquistare quattro seggi alla Camera. La Corte Suprema della Virginia ha ascoltato proprio oggi le argomentazioni sulla legalità di quella iniziativa referendaria. Anche in Florida, la nuova mappa finirà quasi certamente davanti alla Corte Suprema statale, dove però DeSantis ha nominato sei degli attuali sette giudici.

Tuttavia, alla luce del linguaggio contenuto nella Costituzione statale sull’intento di parte, non tutti i repubblicani sono convinti che la proposta supererà il vaglio legale, anche davanti a una Corte considerata favorevole. “Penso che potrebbe ottenere una vittoria per 4 a 3, o qualcosa del genere”, ha detto un legislatore statale repubblicano membro della leadership. “Ma con la redistribuzione elettorale non si può dare nulla per scontato. È una mappa molto aggressiva e, semplicemente, non so come potrebbe andare”.

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

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Rocchi indagato per frode sportiva: si autosospende il designatore arbitrale


Sotto inchiesta per presunte interferenze Var e designazioni “pilotate”. L’ex arbitro: “Sorpreso ma sereno”

Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e B, è indagato dalla Procura di Milano con l’accusa di concorso in frode sportiva. Al centro dell’indagine ci sarebbero presunte interferenze nelle decisioni della sala Var di Lissone e ipotesi di designazioni arbitrali favorevoli, in particolare nei confronti dell’Inter.

L’ex arbitro internazionale, in carica dal 2021 come responsabile della Can, si è detto “sorpreso ma sereno”, annunciando però poco dopo l’autosospensione dall’incarico in accordo con l’Associazione Italiana Arbitri.

L’inchiesta, coordinata dal pm Maurizio Ascione, riguarda il campionato 2024-2025 e nasce dalle dichiarazioni dell’assistente arbitrale Domenico Rocca. Quest’ultimo aveva già presentato un esposto nel 2025, parlando di presunte “pressioni” per influenzare le decisioni Var, poi archiviato dalla giustizia sportiva.

Tra le contestazioni, anche presunte manovre nelle designazioni arbitrali per alcune partite chiave, tra cui incontri che coinvolgevano l’Inter nella fase decisiva della stagione. Secondo l’accusa, sarebbero stati scelti arbitri ritenuti “graditi” o evitati direttori di gara considerati meno favorevoli. Al momento nessun esponente del club nerazzurro sembra essere sul registro degli indagati.

Il legale di Rocchi, Antonio D’Avirro, ha definito le accuse “generiche”, sottolineando che non sarebbe chiaro nemmeno il presunto vantaggio sportivo, dato che “il risultato della gara non è stato alterato”.

L’ipotesi di reato richiama quella della frode sportiva già al centro dello scandalo Calciopoli, che portò alla retrocessione della Juventus. Un precedente che torna a far discutere sul tema delle designazioni arbitrali e della trasparenza nel sistema calcistico.

Le indagini sono in corso e Rocchi sarà interrogato nei prossimi giorni.

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Quasi metà della Gen Z americana vorrebbe vivere nel passato


Un sondaggio di NBC News mostra che il 47% dei giovani tra i 18 e i 29 anni sceglierebbe un'epoca precedente, spinto dal disagio verso smartphone, social media e un futuro percepito come incerto.

Quasi un giovane americano su due preferirebbe salire su una macchina del tempo e vivere in un'altra epoca. È quanto emerge dal nuovo sondaggio NBC News, realizzato in collaborazione con SurveyMonkey, che fotografa lo stato d'animo della cosiddetta Generazione Z, ovvero i nati dal 1997 in poi.

Il 47% degli adulti tra i 18 e i 29 anni ha dichiarato che, potendo scegliere, opterebbe per il passato. Un terzo del campione indica un periodo precedente di meno di 50 anni, mentre il 14% si spingerebbe ancora più indietro. Solo il 38% preferisce il presente, il 10% sceglierebbe un futuro entro i prossimi 50 anni e appena il 5% un'epoca più lontana. I risultati sono sostanzialmente uniformi tra uomini e donne e tra elettori di diversi orientamenti politici. L'unica differenza significativa riguarda l'etnia: i giovani afroamericani che preferiscono il passato sono il 33%, contro il 52% dei bianchi e il 47% degli ispanici.

Il dato si inserisce in un quadro di marcato pessimismo. Il 62% degli intervistati della Generazione Z ritiene che la propria vita sarà peggiore rispetto a quella delle generazioni precedenti, mentre solo il 25% pensa che sarà migliore e il 13% prevede una situazione analoga. Inoltre, l'80% dei giovani adulti afferma che gli Stati Uniti stanno andando nella direzione sbagliata, la percentuale più alta tra tutte le fasce d'età analizzate.

Sondaggio NBC News
I giovani americani sono più propensi ad avere una visione pessimista
"Ti aspetti che la vita per la tua generazione sarà migliore rispetto alle generazioni precedenti, peggiore, oppure più o meno la stessa?"

Migliore
Peggiore
Più o meno la stessa

Risultati per fascia d'età

18-29

25%

62%

13%

30-44

27%

56%

17%

45-64

31%

45%

24%

65+

34%

35%

31%

Fonte: NBC News Decision Desk Poll · Sondaggio condotto online da SurveyMonkey su 32.433 adulti, di cui 3.009 di età 18-29 anni · 30 marzo - 13 aprile · margine di incertezza ±1,8 punti percentuali sul campione completo

Il rapporto con la tecnologia emerge come uno dei fattori centrali di questo sentimento. Diversi giovani intervistati da NBC News hanno collegato il desiderio di tornare indietro al disagio per una vita costantemente connessa a internet. La nostalgia per epoche passate, in questa lettura, offre un senso di comunità e di rifugio rispetto alle ansie legate al futuro tecnologico e geopolitico.

Clay Routledge, psicologo e studioso del fenomeno della nostalgia, intervistato da NBC News, spiega che molti membri della Generazione Z desiderano vivere in un'epoca "subito prima che social network e computer mediassero la vita quotidiana". Andare troppo indietro, ha aggiunto, significherebbe rinunciare ai vantaggi del progresso sociale conquistati nei decenni successivi.

Routledge inquadra il fenomeno nella categoria della nostalgia culturale. Quando si moltiplicano le tensioni politiche, i timori legati all'intelligenza artificiale e i grandi cambiamenti sociali, le persone tendono a rivolgersi al passato come strumento di consolazione. Per la Generazione Z, ha spiegato Routledge, guardare agli anni Novanta significa immaginare un mondo in cui non tutti erano legati a internet, una sorta di "riavvio" rispetto a una traiettoria percepita come fuori controllo. Lo psicologo osserva anche un'evoluzione: una parte crescente di questa generazione riconosce gli effetti negativi della tecnologia moderna sulla salute mentale e sulla cultura, e cerca di assumere un ruolo più attivo nel costruire un rapporto più sano con essa. Sono proprio i giovani, ha sottolineato, a portare avanti molte tendenze retrò nei consumi, non per rinunciare agli smartphone ma per impedire che siano gli smartphone a controllare le loro vite.

Il sondaggio NBC News Decision Desk realizzato con SurveyMonkey ha coinvolto 32.433 adulti, di cui 3.009 di età compresa tra i 18 e i 29 anni, intervistati online tra il 30 marzo e il 13 aprile. Il margine di errore sul campione complessivo è di più o meno 1,8 punti percentuali, mentre per il sottogruppo della Generazione Z è di più o meno 2,4 punti percentuali.

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HUAWEI WATCH FIT 5 Series arriva il 7 maggio: design, fitness e pagamenti contactless


Huawei si prepara a rinnovare la propria gamma di smartwatch con la nuova HUAWEI WATCH FIT 5 Series, che verrà presentata ufficialmente il 7 maggio 2026 durante l’evento globale “Now Is Your Spark”, in programma a Bangkok, in Thailandia. La nuova serie arriverà anche in Italia dalla stessa data e sarà disponibile nelle versioni Standard e Pro.

Il nuovo wearable punta a unire tecnologia, benessere e stile, confermando la direzione sempre più lifestyle della linea WATCH FIT. Non si tratta solo di uno smartwatch pensato per monitorare allenamenti e salute, ma di un accessorio da indossare ogni giorno, con un design più curato e una maggiore attenzione alla personalizzazione.

HUAWEI WATCH FIT 5 Series: cosa aspettarsi dal nuovo smartwatch


La nuova HUAWEI WATCH FIT 5 Series nasce con un profilo ultra-sottile e leggero, pensato per chi cerca uno smartwatch comodo, moderno e adatto alla vita quotidiana. Huawei parla di una forma “fashion-square”, quindi di un design squadrato ma elegante, capace di adattarsi sia a un look sportivo sia a uno più urbano.

Il cuore del prodotto resta però legato al mondo del fitness e del benessere. La nuova serie offrirà diverse modalità sportive, funzioni evolute per il monitoraggio della salute e strumenti dedicati agli utenti che vogliono seguire con maggiore precisione la propria attività fisica. L’obiettivo è proporre uno smartwatch versatile, adatto sia a chi si allena con costanza sia a chi vuole semplicemente tenere sotto controllo movimento, parametri fisici e routine quotidiana.

Una delle novità più interessanti per il mercato italiano riguarda il supporto ai pagamenti contactless tramite Curve Pay. Questo dettaglio rende la nuova serie ancora più pratica nell’utilizzo di tutti i giorni, perché permette di pagare direttamente dal polso senza dover estrarre smartphone o portafoglio.

Huawei MultiPass e Huawei Health+ tra i vantaggi inclusi


Con la nuova serie arriverà anche l’accesso a Huawei MultiPass, che include l’abbonamento a Huawei Health+ e alcuni vantaggi esclusivi legati ad app sportive e fitness riconosciute. Si tratta di un elemento importante, perché Huawei sta cercando di costruire un ecosistema sempre più completo intorno ai propri dispositivi indossabili.

La parte software diventa quindi centrale quanto l’hardware. L’utente non acquista soltanto uno smartwatch, ma entra in un ambiente pensato per seguire allenamenti, salute, progressi e obiettivi personali in modo più strutturato.

La collaborazione con LAG WORLD porta lo smartwatch nel mondo fashion


A rendere ancora più particolare il lancio della HUAWEI WATCH FIT 5 Series sarà la collaborazione con LAG WORLD, brand che porterà sul prodotto una visione più estetica e creativa. La partnership prevede una capsule collection di accessori pensata per trasformare lo smartwatch in un oggetto più personale e riconoscibile.

LAG WORLD ha lavorato su accessori-gioiello applicabili ai cinturini, con charm in metallo ispirati a concetti come geometry, shapes e architecture. Il risultato è un linguaggio visivo essenziale, fatto di linee e volumi puliti, pensato per dare allo smartwatch un’identità più forte.

La collaborazione mantiene anche una visione genderless, quindi inclusiva e non legata a distinzioni di genere. In questo modo, Huawei WATCH FIT 5 Series si propone come un accessorio trasversale, adatto a diversi stili e personalità.

Il progetto non si ferma agli accessori fisici. Sono previste anche Watch Faces esclusive, con grafiche firmate LAG WORLD pensate per integrarsi con il display dello smartwatch. L’idea è creare un dialogo tra design, interfaccia e movimento del tempo, portando la personalizzazione anche nella parte digitale del dispositivo.

Non solo smartwatch: arrivano anche FreeClip 2 Viola e altri dispositivi Huawei


Durante l’evento del 7 maggio Huawei presenterà anche altri prodotti. Tra questi ci saranno HUAWEI WATCH GT Runner 2 – New Track Legend Edition, pensato per il tracciamento preciso dei dati e per gli allenamenti di runner professionisti e amatoriali, e HUAWEI WATCH ULTIMATE DESIGN – Edizione Diamond Sparkle, descritto come il primo smartwatch gioiello del brand.

Spazio anche al nuovo HUAWEI MatePad Pro Max, tablet di punta con corpo sottile e leggero e tecnologia PaperMatte avanzata, pensata per migliorare l’esperienza visiva e la scrittura sul display.

La collaborazione con LAG WORLD coinvolgerà inoltre il comparto audio con le nuove HUAWEI FreeClip 2. Per questi auricolari open-ear sono stati sviluppati charm decorativi pensati per agganciarsi al design a C-bridge, trasformando anche le cuffie in un accessorio più personale. Per l’occasione arriva anche la nuova colorazione Viola, che si aggiunge alle varianti nero, bianco, blu e oro rosa.

Disponibilità in Italia, coupon e promozioni


La nuova HUAWEI WATCH FIT 5 Series sarà disponibile in Italia a partire dal 7 maggio 2026. La capsule collection firmata LAG WORLD sarà proposta in omaggio, in quantità limitata, su Huawei Store.

Gli utenti interessati possono già registrarsi su Huawei Store per ricevere un coupon esclusivo da 60 euro attraverso il link ufficiale:
consumer.huawei.com/it/offer/#…

Per quanto riguarda gli auricolari HUAWEI FreeClip 2 Viola, il prezzo di listino è di 199 euro, ma su Huawei Store sono proposti in promozione a 179 euro, con in omaggio un paio di charm a scelta. Fino al 31 maggio 2026, utilizzando il coupon A20CSFL2, è possibile ottenere un ulteriore sconto di 20 euro, portando il prezzo finale a 159 euro.

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Il Canada vuole entrare nel programma "Made in Europe" dell'UE


Ottawa punta a garantire alle aziende canadesi lo stesso accesso ai sussidi e agli appalti pubblici riservati alle imprese europee, nel quadro di un'alleanza tra "potenze medie"

La ministra dell'Industria canadese Mélanie Joly ha annunciato al Financial Times l'intenzione di avviare negoziati con Bruxelles per ottenere l'accesso al programma "Made in Europe", lo schema europeo pensato per proteggere i settori strategici dalla concorrenza sleale di paesi terzi, in particolare la Cina.

Il programma, presentato dalla Commissione europea il mese scorso e formalmente chiamato Industrial Accelerator Act (IAA), limita l'accesso ai sussidi pubblici e agli appalti in settori come le tecnologie per l'energia pulita e l'industria pesante alle sole imprese con sede nell'Unione europea. Prevede però un'eccezione: i produttori di paesi che hanno accordi commerciali con Bruxelles potrebbero essere inclusi, a condizione che le aziende europee ottengano un accesso reciproco a sussidi e appalti in quei mercati.

È proprio su questa reciprocità che il Canada intende far leva. Joly ha dichiarato al Financial Times che Ottawa vuole assicurarsi che la politica industriale canadese e quella europea siano "allineate". Alla domanda se questo significhi che il Canada dovrebbe essere incluso nel programma, la ministra ha risposto che l'obiettivo è "coinvolgere l'Unione europea per avere un approccio reciproco". "Vogliamo creare condizioni paritarie per le aziende europee in Canada, ma anche viceversa", ha aggiunto a margine della fiera industriale Hannover Messe, in Germania.

L'iniziativa si inserisce nella strategia più ampia del primo ministro canadese Mark Carney, che al Forum economico mondiale di Davos, all'inizio dell'anno, ha lanciato un appello alle "potenze medie" affinché lavorino insieme per creare un contrappeso economico agli Stati Uniti e alla Cina. Secondo Joly, l'appello di Carney mirava a contrastare il protezionismo e l'influenza di "egemoni e hyperscaler". "Abbiamo bisogno che le potenze medie lavorino insieme per creare un blocco economico", ha detto la ministra.

Il Canada e l'Unione europea hanno già un accordo commerciale, siglato nel 2016. L'anno scorso, però, Ottawa ha anche introdotto la propria politica Buy Canadian, che favorisce le aziende nazionali negli appalti pubblici in settori strategici come la difesa, la sanità e le infrastrutture.

Lo IAA europeo nasce per rilanciare la produzione manifatturiera del continente, scesa dal 17,4 per cento del PIL dell'Unione nel 2000 al 14,3 per cento nel 2024. Non tutti però lo accolgono con favore. In Germania, il settore automobilistico e alcuni stati membri temono che possa creare barriere al libero commercio. Anche nel Regno Unito sono emerse preoccupazioni: alcune clausole che escludono i partner commerciali dai sussidi per i veicoli elettrici di piccole dimensioni o dagli schemi per le flotte aziendali hanno sollevato timori per l'occupazione nel settore auto.

Funzionari europei hanno dichiarato al Financial Times di essere aperti ad accordi con paesi terzi, che potrebbero essere conclusi dopo l'adozione dello IAA, prevista potenzialmente entro la fine dell'anno. La Commissione non ha commentato le dichiarazioni di Joly, ma un portavoce ha precisato che le proposte dello IAA garantiscono ai partner commerciali coperti da accordi bilaterali l'accesso ai mercati degli appalti pubblici europei, specificando che tale accesso "dipende dagli impegni specifici che l'Unione europea ha assunto verso ciascun paese".

La spinta verso l'Europa fa parte di un piano più vasto di diversificazione commerciale per il Canada, che punta a ridurre la dipendenza dagli scambi con gli Stati Uniti. L'obiettivo è raddoppiare le esportazioni non americane entro il 2035 e chiudere nuovi accordi in Asia e in Europa per circa 300 miliardi di dollari.

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Libano, Inselvini (FDI): “Nonostante tregua, nuova strage di civili. Distrutto il villaggio di Yaroun”


L'europarlamentare denuncia via social la devastazione: "Infrastrutture civili e oratori rasi al suolo"

Torna a salire la tensione nel sud del Libano, dove la fragilità del cessate il fuoco è oggetto di pesanti denunce. Paolo Inselvini, eurodeputato di Fratelli d’Italia, ha pubblicato un duro atto di accusa tramite il proprio profilo ufficiale Facebook, segnalando il perdurare di attacchi contro la popolazione civile nonostante gli accordi di sospensione delle ostilità.

La denuncia del parlamentare europeo


Secondo quanto dichiarato dall'esponente di FdI, questa mattina si sarebbe consumata "l'ennesima strage di civili ad opera dell'IDF". Inselvini pone l'accento sulla violazione sistematica degli spazi non militari, parlando di un contesto di "macerie e distruzione" che starebbe cancellando interi centri abitati lungo la fascia di confine. "Il villaggio di Yaroun, che avevo visitato lo scorso ottobre insieme al Vescovo di Tiro, non c’è più," scrive l'eurodeputato. "Quel che rimane sono solo macerie. Il villaggio sta venendo sistematicamente distrutto: le case degli abitanti, l’oratorio che doveva accogliere i bambini, non esistono più."

Il caso del villaggio di Yaroun


Il resoconto di Inselvini si sofferma sul valore simbolico e umanitario delle infrastrutture colpite a Yaroun. Stando alla testimonianza del parlamentare, l'unica struttura ancora parzialmente riconoscibile sarebbe la chiesa locale, definita come "già squarciata e sventrata", ultima a resistere in un perimetro urbano ormai quasi totalmente raso al suolo dai bombardamenti.