Dalla diossina al barbecue: smantellata la "Filiera Nera" che ha ingannato...


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Dalla diossina al barbecue: smantellata la “Filiera Nera” che ha ingannato l'Europa

L’operazione a carattere internazionale “Carbone delle Alpi” ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche


Il cuore dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata “alchimia cartolare”. L'organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria “filiera nera” per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.

Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano “lavate” attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:

  • Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all'uso);
  • Ammendanti per terreni agricoli;
  • Additivi per calcestruzzo;
  • Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.

Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un'operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene “nobilitato” sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.

Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.

Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L'ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come “biochar” o “naturale”, ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.

L'aspetto più inquietante di questa “filiera nera” non è solo l'ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L'inchiesta vede sotto la lente d'ingrandimento alcuni funzionari dell'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di Bolzano. Secondo l'ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.

Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:

  • Redazione di note interpretative “su misura” per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;
  • Ritardi strategici nell'emissione di sanzioni;
  • Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.

Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.

La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell'#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.

L'inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di “ripulire” la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.

Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l'evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall'altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d'affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Questo meccanismo non uccide solo l'ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.

L'operazione “Carbone delle Alpi” è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un'impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.

Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella “sensibilità green” del consumatore un'opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un'opzione commerciale.

In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in “biomassa” con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell'origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell'etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Dalla diossina al barbecue: smantellata la "Filiera Nera" che ha ingannato...


Dalla diossina al barbecue: smantellata la “Filiera Nera” che ha ingannato l'Europa

L’operazione a carattere internazionale “Carbone delle Alpi” ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche


Il cuore dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata “alchimia cartolare”. L'organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria “filiera nera” per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.

Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano “lavate” attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:

  • Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all'uso);
  • Ammendanti per terreni agricoli;
  • Additivi per calcestruzzo;
  • Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.

Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un'operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene “nobilitato” sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.

Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.

Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L'ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come “biochar” o “naturale”, ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.

L'aspetto più inquietante di questa “filiera nera” non è solo l'ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L'inchiesta vede sotto la lente d'ingrandimento alcuni funzionari dell'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di Bolzano. Secondo l'ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.

Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:

  • Redazione di note interpretative “su misura” per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;
  • Ritardi strategici nell'emissione di sanzioni;
  • Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.

Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.

La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell'#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.

L'inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di “ripulire” la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.

Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l'evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall'altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d'affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Questo meccanismo non uccide solo l'ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.

L'operazione “Carbone delle Alpi” è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un'impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.

Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella “sensibilità green” del consumatore un'opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un'opzione commerciale.

In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in “biomassa” con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell'origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell'etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.


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Europol pubblica il rapporto IOCTA 2026: intelligenza artificiale, crittografia e un dark web frammentato rendono più difficile il tracciamento dei crimini informatici


Basta leggere l'ultimo rapporto #IOCTA (Internet Organised Crime Threat Assessment, scaricabile qui: europol.europa.eu/publication-…) 2026 di Europol per rendersi conto che il panorama sta cambiando rapidamente. Il punto principale? I criminali stanno trasformando la tecnologia in armi più velocemente di quanto le forze dell'ordine riescano ad adattarsi.

Ecco i punti chiave emersi:

  • L'IA come moltiplicatore di forze: l'IA generativa non è solo per l'arte; viene utilizzata per potenziare l'ingegneria sociale e personalizzare gli schemi fraudolenti. In combinazione con lo spoofing dell'ID chiamante e le “SIM farm” (invio di migliaia di SMS/chiamate spam), la portata delle frodi online sta esplodendo.
  • Il dark web si sta frammentando: invece di un unico grande mercato, stiamo assistendo a una transizione verso piattaforme specializzate, resilienti e altamente sicure. Inoltre, le app con crittografia end-to-end (E2EE) stanno confondendo i confini tra le comunicazioni sul web di superficie e sul dark web, rendendo le indagini un incubo.
  • Il riciclaggio di criptovalute si sta evolvendo: le criptovalute incentrate sulla privacy e gli exchange offshore sono ormai parte integrante del riciclaggio dei pagamenti dei ransomware. Il rapporto evidenzia, in modo sconcertante, un aumento dei minori che, inconsapevolmente, si ritrovano coinvolti nel riciclaggio di denaro tramite criptovalute.
  • Ransomware e minacce ibride: i marchi di ransomware rimangono attivi, ma si osserva una preoccupante tendenza dei gruppi criminali ad agire come intermediari per minacce ibride sponsorizzate da stati, che prendono di mira istituzioni pubbliche e grandi aziende tecnologiche.
  • Crisi per la sicurezza dei minori: il rapporto sottolinea un grave aumento dello sfruttamento sessuale dei minori online (CSE), inclusa la produzione di materiale pedopornografico sintetico. Comunità come la rete “The Com” intrecciano il CSE con l'estremismo violento e altri gravi crimini, spesso nascondendosi dietro la crittografia end-to-end (E2EE).

Il rapporto sottolinea che il divario tra l'innovazione criminale e le capacità delle forze dell'ordine si sta ampliando. Una maggiore cooperazione internazionale e nuovi strumenti tecnologici per gli investigatori non sono più un'opzione, ma un'urgenza.

#SicurezzaInformatica #Europol #IOCTA2026 #IA #DarkWeb #Ransomware #SicurezzaInformatica


noblogo.org/cooperazione-inter…


Europol pubblica il rapporto IOCTA 2026: intelligenza artificiale, crittografia...


Europol pubblica il rapporto IOCTA 2026: intelligenza artificiale, crittografia e un dark web frammentato rendono più difficile il tracciamento dei crimini informatici


Basta leggere l'ultimo rapporto #IOCTA (Internet Organised Crime Threat Assessment, scaricabile qui: europol.europa.eu/publication-…) 2026 di Europol per rendersi conto che il panorama sta cambiando rapidamente. Il punto principale? I criminali stanno trasformando la tecnologia in armi più velocemente di quanto le forze dell'ordine riescano ad adattarsi.

Ecco i punti chiave emersi:

  • L'IA come moltiplicatore di forze: l'IA generativa non è solo per l'arte; viene utilizzata per potenziare l'ingegneria sociale e personalizzare gli schemi fraudolenti. In combinazione con lo spoofing dell'ID chiamante e le “SIM farm” (invio di migliaia di SMS/chiamate spam), la portata delle frodi online sta esplodendo.
  • Il dark web si sta frammentando: invece di un unico grande mercato, stiamo assistendo a una transizione verso piattaforme specializzate, resilienti e altamente sicure. Inoltre, le app con crittografia end-to-end (E2EE) stanno confondendo i confini tra le comunicazioni sul web di superficie e sul dark web, rendendo le indagini un incubo.
  • Il riciclaggio di criptovalute si sta evolvendo: le criptovalute incentrate sulla privacy e gli exchange offshore sono ormai parte integrante del riciclaggio dei pagamenti dei ransomware. Il rapporto evidenzia, in modo sconcertante, un aumento dei minori che, inconsapevolmente, si ritrovano coinvolti nel riciclaggio di denaro tramite criptovalute.
  • Ransomware e minacce ibride: i marchi di ransomware rimangono attivi, ma si osserva una preoccupante tendenza dei gruppi criminali ad agire come intermediari per minacce ibride sponsorizzate da stati, che prendono di mira istituzioni pubbliche e grandi aziende tecnologiche.
  • Crisi per la sicurezza dei minori: il rapporto sottolinea un grave aumento dello sfruttamento sessuale dei minori online (CSE), inclusa la produzione di materiale pedopornografico sintetico. Comunità come la rete “The Com” intrecciano il CSE con l'estremismo violento e altri gravi crimini, spesso nascondendosi dietro la crittografia end-to-end (E2EE).

Il rapporto sottolinea che il divario tra l'innovazione criminale e le capacità delle forze dell'ordine si sta ampliando. Una maggiore cooperazione internazionale e nuovi strumenti tecnologici per gli investigatori non sono più un'opzione, ma un'urgenza.

#SicurezzaInformatica #Europol #IOCTA2026 #IA #DarkWeb #Ransomware #SicurezzaInformatica


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