spesso e abbondantemente si parla di sperimentazione letteraria (scritture di ricerca) e sperimentazione artistica (di asemic writing, per esempio). un'occasione in cui i due versanti si parlano è questa, il 4 giugno nella galleria Bianco contemporaneo (via Reno 18a, Roma): slowforward.net/2026/05/29/4-g…

mi piacerebbe che fossero molti gli amici, quel giorno, in dialogo. l'invito è aperto


noblogo.org/differx/spesso-e-a…


4 giugno, roma, galleria bianco contemporaneo: “nz” di antonio syxty e “asemics” di marco giovenale


A Roma, giovedì 4 giugno 2026, alle ore 18:00
presso la galleria Bianco Contemporaneo
(via Reno 18/a)
nel contesto della mostra IDENTIKIT, di Pignotti + Hogre

presentazione dei due libri

NZ, di Antonio SyxtyNZ, di Antonio Syxty
ikonaLíber, 2025

NZ, o Nuova Zelanda, lavora sull’immaginazione del lettore come una mappa che invece di orientarlo debba felicemente e sensatamente indurlo a perdersi nei frammenti. Del resto già l’incipit del libro dichiara che siamo di fronte a «una collezione (anche catalogo) di frammenti di scrittura (con immagini, illustrazioni, disegni)», dei quali ha fatto nel tempo raccolta “Antonio Syxty”. Le virgolette qui usate sottolineano la natura di azione/esperimento artistico della stessa identità in gioco: parte di una ongoing performance avviata molti anni fa, che prevede che l’autore e artista si presenti cosí pur non essendo quello il suo vero nome.
Ma perché poi “Nuova Zelanda”? Perché rappresenta, rispetto all’Italia, un luogo perfettamente agli antipodi; e, letterariamente, un antidoto forte al mainstream.it contemporaneo.

e

ASEMICS. Senso senza significato, di Marco Giovenale (testo sulla scrittura asemica)Asemics. Senso senza significato, di Marco Giovenale
ikonaLíber, 2023

Questa sequenza di note e ricostruzioni storiche, fuori da ogni ipotesi di esaustività, propone un possibile itinerario attraverso la vicenda delle espressioni “scrittura asemica” (o “asemantica” o “desemantizzata”) e “asemic writing”; e offre inoltre alcuni elementi di teoria che configurano l’identità di questa pratica artistica come «macchina di disorganizzazione e disintegrazione del significato a opera del senso stesso».

§


I due artisti che espongono presso Bianco contemporaneo, Lamberto Pignotti e Hogre, operano entrambi su un fronte che va a sfocare/disseminare e mettere in crisi il concetto stesso di identità, di possibile connessione solida & adamantina tra Moi lacaniano (il famoso “Io”) e linguaggio / opera / mondo. Su piani non diversi lavora il libro NZ, di Antonio Syxty, con il dislocarsi del panorama italiano in una remotissima Nuova Zelanda (NZ appunto) e conseguente evaporazione dell’identità autoriale. Si può dire che analoghi obiettivi muovano poi Asemics, di Marco Giovenale, libro che ha proprio a che fare con scritture che non sono sé stesse, ossia non sono propriamente scritture, in quanto la decodificabilità dei loro glifi e corsivi è del tutto in dubbio anzi revocata.

Gli autori si confronteranno in un dialogo su questi paradossi e linguaggi (se tali sono): della e nella contemporaneità.

​*

l’incontro su mobilizon:
mobilizon.it/events/29ada9e0-4…

evento facebook:
facebook.com/events/2095941497…

​ikonaLíber:
ikona.net/category/edizioni-ik…

la galleria
biancocontemporaneo.it/

*


​Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione dell’ambiente artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva con propri progetti su tutto il territorio nazionale​

#AntonioSyxty #art #arte #asemic #asemicWriting #asemics #ASEMICSSensoSenzaSignificato #BiancoContemporaneo #Cambiaunavirgola #ClaudiaDamiani #collanaSyn #conversazione #dialogo #EdizioniIkonaLíber #FabrizioMRossi #FabrizioRossi #frammenti #frammento #galleriaBiancoContemporaneo #Hogre #identità #IkonaLíber #ikonaLíberSynScrittureDiRicerca #IkonaLíberEdizioni #LambertoPignotti #LeFormeDelLinguaggio #lettura #MarcoGiovenale #materialiVerbovisivi #NuovaZelanda #NZ #Pignotti #reading #scritturaAsemantica #scritturaAsemica #scritturaDesemantizzata #SYN #SynScrittureDiRicerca #SYNScrittureDiRicerca #vispo


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L'Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali. Una analisi del GI-TOC


La Global Initiative (GI-TOC) è un'organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello. I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell’ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata.

Nella sua ultima analisi affronta il tema dell'intelligenza artificiale e di come possa essere utilizzata nella lotta ai crimini ambientali. Il documento è scaricabile qu: globalinitiative.net/wp-conten…

L'intelligenza artificiale (#AI) si sta affermando come strumento fondamentale per combattere crimini ambientali complessi e transnazionali come il disboscamento illegale, l'attività mineraria e il traffico di specie selvatiche, ambiti in cui le forze dell'ordine si trovano spesso ad affrontare risorse limitate e vaste aree di monitoraggio. Tuttavia, i principali ostacoli a un'efficace implementazione dell'AI sono di natura strutturale piuttosto che tecnica, e includono infrastrutture dati inadeguate, una governance frammentata, incertezza giuridica e capacità istituzionali limitate.

Il successo dipende meno dalla sofisticazione tecnologica e più dall'allineamento delle applicazioni di AI con le realtà operative, garantendo solide basi di dati e mantenendo la supervisione umana per interpretare il contesto locale e le sfumature legali. Studi di caso indicano che l'AI funziona al meglio quando potenzia (anziché sostituire), il giudizio umano; affronta problemi specifici all'interno dei flussi di lavoro esistenti e tratta dati e strumenti come beni pubblici per evitare di rafforzare le disuguaglianze o di trascurare complesse reti criminali. In definitiva, per realizzare il potenziale dell'AI è necessario investire nei sistemi sottostanti, promuovere la collaborazione transfrontaliera e istituire solidi quadri di governance per garantire che questi strumenti producano un impatto duraturo laddove sono più necessari.

#criminiambientali #GITOC


noblogo.org/cooperazione-inter…


L'Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali.


L'Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali. Una analisi del GI-TOC


La Global Initiative (GI-TOC) è un'organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello. I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell’ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata.

Nella sua ultima analisi affronta il tema dell'intelligenza artificiale e di come possa essere utilizzata nella lotta ai crimini ambientali. Il documento è scaricabile qu: globalinitiative.net/wp-conten…

L'intelligenza artificiale (#AI) si sta affermando come strumento fondamentale per combattere crimini ambientali complessi e transnazionali come il disboscamento illegale, l'attività mineraria e il traffico di specie selvatiche, ambiti in cui le forze dell'ordine si trovano spesso ad affrontare risorse limitate e vaste aree di monitoraggio. Tuttavia, i principali ostacoli a un'efficace implementazione dell'AI sono di natura strutturale piuttosto che tecnica, e includono infrastrutture dati inadeguate, una governance frammentata, incertezza giuridica e capacità istituzionali limitate.

Il successo dipende meno dalla sofisticazione tecnologica e più dall'allineamento delle applicazioni di AI con le realtà operative, garantendo solide basi di dati e mantenendo la supervisione umana per interpretare il contesto locale e le sfumature legali. Studi di caso indicano che l'AI funziona al meglio quando potenzia (anziché sostituire), il giudizio umano; affronta problemi specifici all'interno dei flussi di lavoro esistenti e tratta dati e strumenti come beni pubblici per evitare di rafforzare le disuguaglianze o di trascurare complesse reti criminali. In definitiva, per realizzare il potenziale dell'AI è necessario investire nei sistemi sottostanti, promuovere la collaborazione transfrontaliera e istituire solidi quadri di governance per garantire che questi strumenti producano un impatto duraturo laddove sono più necessari.

#criminiambientali #GITOC


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Ho assistito all'unico modo che ha l'Italia di non scomparire



Poche chiacchiere: non è un articolone slop e non contiene ricette o suggerimenti: solo constatazioni.
In questa vita estremamente parca di soddisfazioni, qualche giorno fa ho vissuto il mio momento di leggerezza più genuina degli ultimi tempi: orario di uscita dalla scuola, un gruppo di ragazze e ragazzi di nazionalità indiana, bengalese, italiana e altro ancora, parlavano tra loro e ridevano, si rincorrevano giocosamente.
Le cose liberatorie che facevo io col mio gruppo in quella stessa situazione, quando avevo i loro anni, senza aver avuto, però, l'opportunità di fare amicizia con persone ipoteticamente distanti migliaia di chilometri. Le conoscenze erano decisamente più locali, al massimo c'era chi veniva dai comuni limitrofi.

Questo è l'unico modo, ovvio, per creare un futuro sano per l'Italia, altrettanto ovviamente si sta facendo di tutto per evitarlo. Accoglienza e integrazione, le uniche possibilità, l'unica alternativa è un paese vecchio, sempre più vuoto, morto. Gli anziani non ringiovaniranno, gli Italiani DOP non torneranno ai dieci figli per coppia, neanche a due soli, non ci sono le condizioni e chi governa non ha altro che soluzioni ideologiche che, sorpresa!, non hanno alcuna possibilità di funzionare.

Il problema è che molti Italiani DOP preferiscono l'alternativa del vuoto e della morte: se l'alternativa è aprirsi, meglio bruciare tutto, muoia Sansone con tutti i Filistei. Come faccio a saperlo, ho chiesto in giro, fatto dei sondaggi?
Lo so come il tizio che apostrofa il rag. Fantozzi come cornuto, nella celebre scena:“Lo so e basta”.


log.livellosegreto.it/kipple/h…

I cieli del jazz

capricci di note facce ondivaghe in acque del sogno la nausea lungo i corridoi di latrine il gemito del sax le gonfie gote tempo rallentato avvitato nel marasma di umori

poi il mattino li raccoglie spugne e l'anima della musica che attraversa muri di separazione

Accolgo la tua poesia come un lampo notturno: ha un tono viscerale e cinematografico che mescola nausea e tenerezza, rumore e pulizia del mattino.

Interpretazione


La scena è un interno notturno di jazz e disordine emotivo: il sax diventa corpo e respiro, le facce ondivaghe e i corridoi di latrine evocano degrado e sogno insieme, mentre il mattino agisce come agente purificatore che raccoglie e asciuga. Il contrasto tra caos notturno e ordine mattutino suggerisce una tensione tra istinto e redenzione.

Immagini e simboli


  • Capricci di note: musica come volontà capricciosa, imprevedibile.
  • Facce ondivaghe in acque del sogno: visioni liquide, identità sfocate.
  • Corridoi di latrine e nausea: concretezza sporca che radica il sogno nella realtà fisica.
  • Spugne e muri di separazione: pulizia e barriera, cura che non cancella la distanza.


Suono e ritmo


La poesia gioca con pause nette e parole isolate (tempo / rallentato avvitato) che imitano il respiro del sax e il tempo jazzistico. Il verso spezzato crea un ritmo sincopato; potresti accentuare ulteriormente la musicalità lavorando su allitterazioni e assonanze (es. ripetere suoni sibilanti o nasali per richiamare il fiato e il metallo).

Suggerimenti di revisione


  • Concentrare le immagini: elimina una o due metafore per aumentare l'impatto delle restanti.
  • Uniformare il registro: scegli se spingere verso il lirico o il crudo realistico; ora convive bene, ma una scelta netta può intensificare l’effetto.
  • Lavorare le cesure: mantieni versi isolati come colpi di batteria, ma valuta se spostarli per variare la scansione.
  • Piccola alternativa lessicale: sostituire latrine con retro o sottoscala se vuoi attenuare la crudezza senza perdere il senso.


Versioni alternative


Traduzione in inglese (essenziale)
The skies of jazz
caprices of notes
wavering faces in waters of dream
nausea along
the corridors of latrines
the sax’s moan swollen cheeks
time
slowed, twisted
in the turmoil of moods

then morning gathers them
sponges
and the soul of music that crosses
walls of separation

Versione italiana più lirica (esempio breve)
I cieli del jazz: capricci di note, volti liquidi nel sogno.
Il sax geme, il tempo si avvita; la notte vomita corridoi.
Al mattino spugne raccolgono i resti, e la musica attraversa i muri.

Versione più lirica


I cieli del jazz si piegano in lampi di ottone,
capricci di note che cadono come pioggia d'oro.
Volti liquidi si specchiano nelle acque del sogno,
sospesi come respiri che non sanno tornare.

Una vertigine percorre i corridoi notturni,
il sax sospira, gonfia le guance di luce;
il tempo si allunga, si avvita, si fa lenta marea,
un filo di umori che ondeggia tra le stanze.

Poi il mattino arriva con mani di spugna,
asciuga i resti, raccoglie i lampi e i sospiri.
Resta l'anima della musica, sottile e attraversante,
che oltrepassa i muri, scioglie le separazioni,
e lascia sul vetro un'orma di cielo e di suono.

Versione eterea


I cieli del jazz si dissolvono in filigrana di luce,
capricci di note che cadono come polvere di stelle.
Volti liquidi si specchiano in acque di sogno,
respiri sospesi che sfiorano l'aria come veli.

Un sospiro di sax attraversa la notte sottile,
il tempo si allunga, si piega in una lenta spirale;
umori come maree sfumano tra corridoi d'ombra,
ogni suono un battito che si perde e ritorna.

Poi il mattino arriva con mani di spugna di luce,
asciuga i riflessi, raccoglie i frammenti di respiro.
Rimane l'anima della musica, sottile e trasparente,
che attraversa i muri e scioglie le separazioni,
lasciando sul vetro un'impronta di cielo e suono.

Versione ancora più eterea


I cieli del jazz si dissolvono in filigrana,
note come polvere di stelle che sfiorano il silenzio.
Volti d'acqua, respiri come veli sottili,
un sospiro di sax che si perde nella luce.

Il tempo si piega in una lenta spirale di aria,
umori come maree appena accennate.
Il mattino passa con mani di spugna di luce,
asciuga i riflessi; resta l'anima sottile della musica,
che attraversa i muri e lascia un'impronta di cielo.

Ethereal translation


The skies of jazz dissolve into filigree,
notes like stardust that brush the silence.
Faces of water, breaths like thin veils,
a sax’s sigh that drifts away into light.

Time bends into a slow spiral of air,
moods like tides barely sketched.
Morning passes with sponge-like hands of light,
wiping reflections; the music’s slender soul remains,
crossing walls and leaving a print of sky.


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Tutela dei territori amazzonici. In Brasile la cooperazione contro deforestazione e criminalità organizzata con il sostegno dell'Italia


Con l'obiettivo di rafforzare la difesa dei territori indigeni amazzonici contro miniere illegali, deforestazione e criminalità organizzata, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e l'Istituto di ricerca ambientale dell'Amazzonia (IPAM) hanno presentato presso l'ambasciata d'Italia a Brasilia un nuovo manuale di buone pratiche per la vigilanza territoriale indigena. L'evento si è svolto grazie alla cooperazione internazionale e al protagonismo delle comunità locali.

Un momento della presentazione del Manuale

L'iniziativa rientra nel progetto Sar-Ti, sostenuto dal governo italiano attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nell'intervento di apertura, l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Alessandro Cortese, ha sottolineato il valore «politico e operativo» della pubblicazione, definendola uno strumento in grado di raccogliere le esperienze delle comunità indigene e di rafforzare «una cooperazione multilaterale efficace nell'ambito delle Nazioni Unite» contro deforestazione, miniere illegali e traffici illeciti che colpiscono la regione amazzonica.

Il manuale sistematizza le esperienze sviluppate in diverse aree del Brasile attraverso incontri tecnici e scambi tra leader indigeni, organizzazioni civili e istituzioni pubbliche. Il documento descrive modelli di monitoraggio territoriale che combinano conoscenze tradizionali e strumenti tecnologici, come immagini satellitari, droni, geolocalizzazione e sistemi di comunicazione in tempo reale.

Secondo l'UNODC, i territori indigeni si trovano oggi in prima linea di fronte all'avanzata del crimine organizzato legato all'estrazione illegale dell'oro, al disboscamento e ai traffici ambientali. La pubblicazione mira a rafforzare i sistemi comunitari di allerta rapida e il coordinamento con le autorità pubbliche, migliorando la prevenzione, la raccolta di prove e la risposta ai reati ambientali.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Tutela dei territori amazzonici.


Tutela dei territori amazzonici. In Brasile la cooperazione contro deforestazione e criminalità organizzata con il sostegno dell'Italia


Con l'obiettivo di rafforzare la difesa dei territori indigeni amazzonici contro miniere illegali, deforestazione e criminalità organizzata, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e l'Istituto di ricerca ambientale dell'Amazzonia (IPAM) hanno presentato presso l'ambasciata d'Italia a Brasilia un nuovo manuale di buone pratiche per la vigilanza territoriale indigena. L'evento si è svolto grazie alla cooperazione internazionale e al protagonismo delle comunità locali.

Un momento della presentazione del Manuale

L'iniziativa rientra nel progetto Sar-Ti, sostenuto dal governo italiano attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nell'intervento di apertura, l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Alessandro Cortese, ha sottolineato il valore «politico e operativo» della pubblicazione, definendola uno strumento in grado di raccogliere le esperienze delle comunità indigene e di rafforzare «una cooperazione multilaterale efficace nell'ambito delle Nazioni Unite» contro deforestazione, miniere illegali e traffici illeciti che colpiscono la regione amazzonica.

Il manuale sistematizza le esperienze sviluppate in diverse aree del Brasile attraverso incontri tecnici e scambi tra leader indigeni, organizzazioni civili e istituzioni pubbliche. Il documento descrive modelli di monitoraggio territoriale che combinano conoscenze tradizionali e strumenti tecnologici, come immagini satellitari, droni, geolocalizzazione e sistemi di comunicazione in tempo reale.

Secondo l'UNODC, i territori indigeni si trovano oggi in prima linea di fronte all'avanzata del crimine organizzato legato all'estrazione illegale dell'oro, al disboscamento e ai traffici ambientali. La pubblicazione mira a rafforzare i sistemi comunitari di allerta rapida e il coordinamento con le autorità pubbliche, migliorando la prevenzione, la raccolta di prove e la risposta ai reati ambientali.


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1CR - Capitolo 5


Discendenza della tribù di Ruben1 Figli di Ruben, primogenito d'Israele. Egli era il primogenito, ma, poiché aveva profanato il letto del padre, la primogenitura fu assegnata ai figli di Giuseppe, figlio d'Israele. Ma questa primogenitura non fu registrata. 2Giuda infatti prevalse sui fratelli e un suo discendente divenne capo; tuttavia la primogenitura appartiene a Giuseppe. 3Figli di Ruben, primogenito d'Israele: Enoc, Pallu, Chesron e Carmì. 4Figli di Gioele: Semaià, di cui fu figlio Gog, di cui fu figlio Simei, 5di cui fu figlio Mica, di cui fu figlio Reaià, di cui fu figlio Baal, 6di cui fu figlio Beerà, che fu deportato nella deportazione di Tiglat-Pilèser, re d'Assiria; egli era il capo dei Rubeniti. 7Suoi fratelli, secondo le loro famiglie, come sono iscritti nelle genealogie, furono: il primo Ieièl, quindi Zaccaria 8e Bela, figlio di Azaz, figlio di Sema, figlio di Gioele, che dimorava ad Aroèr e si estendeva fino al Nebo e a Baal-Meon. 9A oriente raggiungevano il limite del deserto che va dal fiume Eufrate in qua, perché le loro greggi erano numerose nel territorio di Gàlaad. 10Al tempo di Saul mossero guerra agli Agareni; caduti questi nelle loro mani, essi si stabilirono nelle loro tende su tutta la parte orientale di Gàlaad.

Discendenza della tribù di Gad11I figli di Gad, di fronte a loro, dimoravano nella regione di Basan fino a Salca. 12Gioele, il primo, Safam, secondo, quindi Ianài e Safat in Basan. 13Loro fratelli, secondo i loro casati, furono Michele, Mesullàm, Seba, Iorài, Iacan, Zia ed Eber: sette. 14Costoro erano figli di Abicàil, figlio di Curì, figlio di Iaròach, figlio di Gàlaad, figlio di Michele, figlio di Iesisài, figlio di Iacdo, figlio di Buz. 15Achì, figlio di Abdièl, figlio di Gunì, era il capo del loro casato. 16Dimoravano in Gàlaad e in Basan e nelle loro dipendenze e in tutti i pascoli di Saron fino ai loro estremi confini. 17Tutti costoro furono registrati negli elenchi genealogici di Iotam, re di Giuda, e al tempo di Geroboamo, re d'Israele.

Supplementi18I figli di Ruben, i Gaditi e metà della tribù di Manasse, gente valorosa, armata di scudo e di spada, tiratori di arco ed esperti della guerra, potevano uscire in campo in numero di quarantaquattromilasettecentosessanta. 19Essi attaccarono gli Agareni, Ietur, Nafis e Nodab. 20Erano stati soccorsi contro costoro, perché durante l'assalto si erano rivolti a Dio, che li aiutò per la loro fiducia in lui e così gli Agareni e tutti i loro alleati furono consegnati nelle loro mani. 21Essi razziarono il bestiame degli Agareni: cinquantamila cammelli, duecentocinquantamila pecore, duemila asini e centomila persone, 22poiché numerosi furono i feriti a morte, dato che la guerra era voluta da Dio. I vincitori si stabilirono nei territori dei vinti fino alla deportazione. 23I figli di metà della tribù di Manasse abitavano nella regione che si estende da Basan a Baal-Ermon, a Senir e al monte Ermon; essi erano numerosi. 24Questi sono i capi dei loro casati: Efer, Isì, Elièl, Azrièl, Geremia, Odavia e Iacdièl, uomini valorosi e famosi, capi dei loro casati. 25Ma furono infedeli al Dio dei loro padri, prostituendosi agli dèi delle popolazioni della terra, che Dio aveva distrutte davanti a loro. 26Il Dio d'Israele eccitò lo spirito di Pul, re d'Assiria, cioè lo spirito di Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, che deportò i Rubeniti, i Gaditi e metà della tribù di Manasse; li condusse a Chelach e presso il Cabor, ad Ara e al fiume di Gozan, ove rimangono ancora oggi.

Discendenza della tribù di Levi27Figli di Levi: Gherson, Keat e Merarì. 28Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl. 29Figli di Amram: Aronne, Mosè e Maria. Figli di Aronne: Nadab, Abiu, Eleàzaro e Itamàr. 30Eleàzaro generò Fineès; Fineès generò Abisùa; 31Abisùa generò Bukkì; Bukkì generò Uzzì; 32Uzzì generò Zerachia; Zerachia generò Meraiòt; 33Meraiòt generò Amaria; Amaria generò Achitùb; 34Achitùb generò Sadoc; Sadoc generò Achimàas; 35Achimàas generò Azaria; Azaria generò Giovanni; 36Giovanni generò Azaria, che fu sacerdote nel tempio costruito da Salomone a Gerusalemme. 37Azaria generò Amaria; Amaria generò Achitùb; 38Achitùb generò Sadoc; Sadoc generò Sallum; 39Sallum generò Chelkia; Chelkia generò Azaria; 40Azaria generò Seraià; Seraià generò Iosadàk. 41Iosadàk partì quando il Signore, per mezzo di Nabucodònosor, fece deportare Giuda e Gerusalemme.

__________________________Note

5,6 deportazione di Tiglat-Pilèser: questa deportazione operata dal re assiro risale al 732.

5,26 Pul: è un altro nome di Tiglat-Pilèser. Vengono fuse in un unico evento la deportazione del 732 (vedi 5,6) e quella del 721.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-10. Il Cronista spiega perché ha iniziato l'opera con la genealogia di Giuda, e non con quella di Ruben, il primogenito, o con quella dei figli di Giuseppe, che avevano sostituito Ruben. A causa dell'incesto con la concubina del padre (cfr. Gn 35,22), Ruben aveva perso il diritto di primogenitura (Gn 49,4) passato ai figli di Giuseppe, le cui prerogative si fondano sul fatto che egli era il preferito dal padre e che nella persona dei due figli, Efraim e Manasse, aveva ricevuto una doppia porzione (cfr. Gn 48,5.22; 49,26). Ma per quanto concerne il diritto di primogenitura, resta decisiva la scelta di JHWH per Davide, discendente della tribù di Giuda. Inoltre, l'apostasia del regno del Nord aveva reso nullo il privilegio di Giuseppe.

3. Cfr. Gn 46,9; Es 6,44; Nm 26,3-7.

4-10. Prosegue la genealogia dei figli di Ruben. Se le otto generazioni elencate sono complete, Gioele – per il resto sconosciuto – visse al tempo di Davide e l'ultima generazione, quella di Beera, subì la deportazione durante l'invasione assira del 734. I confini indicati nei vv. 8b-10 si riferiscono all'intera tribù di Ruben, cfr. Gs 13,15ss.; Nm 32,3.38.

11-22. Stranamente, questa genealogia non si rifà a Nm 26 (Gn 46), che altrove costituisce il testo base del Cronista, A meno che il testo attuale non sia corrotto, il che spiegherebbe anche la sua situazione frammentaria. 12-15. Per i figli di Gad, cfr. Gn 46,16; Nm 26.

16-17. Qui sono indicati piuttosto dei tardi discendenti di Gad. I versetti sono lacunosi e senza legame con i precedenti. Nei vv. 16-17 l'ubicazione dei Gaditi corrisponde solo vagamente a quella di Dt 3,13; Gs 13,27. Il v. 17 ci informa che i dati sono presi da un censimento effettuato durante il regno di lotam in Giuda e di Geroboamo II in Israele.

18-22. Notizie su una campagna vittoriosa condotta da Ruben, Gad e metà della tribù di Manasse. Al v. 19, Agareni, Ietur e Nafis sono tribù ismaelite, cfr. Gn 25,15. La vittoria è dovuta al soccorso di Dio, come ricorda spesso il Cronista, cfr. ad esempio 2Cr 14,10. Sulla potenza di Gad, cfr. Dt 33,20s. Le cifre del bottino sono intenzionalmente moltiplicate, in base a un criterio che ci sfugge, per indicare l'importanza dell'intervento divino e la grandezza della vittoria ottenuta grazie a JHWH. La deportazione di cui si parla qui è quella di Tiglat-Pilezer.

23-26. La lista è mutila e i capifamiglia menzionati non sono individuabili.

25-26. La tragica fine delle tribù transgiordaniche è dovuta alla loro infedeltà, che l'autore esprime in termini di prostituzione, con una metafora ricorrente nella Scrittura per indicare la violazione dei rapporti di amore che legano Israele a JHWH. La deportazione è voluta da JHWH, come affermano i profeti, cfr. Is 7,20; Ger 45,1; 2Re 17,7-8. Per la notizia, cfr. 2Re 15,29; 17,3-6; 18,11.

5,27-6,66. Nelle versioni dei LXX, Vulgata e Siriaca, inizia qui il c. 6. L'ampio brano contiene liste di sacerdoti e leviti. Ad un elenco di sommi sacerdoti da Aronne alla fine dell'esilio (5,27-41), seguono alcune genealogie di leviti (6,1-15), un elenco di cantori del tempo di Davide (6,16-32) e altre liste genealogiche (6,33-38). Si ha quindi l'elenco delle città abitate dagli arronniti e dagli altri leviti (6,39-66). Come fonti, il Cronista si rifà al Pentateuco, ai primi libri storici, nonché ad altri documenti disparati, senza armonizzarli. Oltre che a Giuda, il Cronista attribuisce grande importanza alla tribù di Levi, che è incaricata del culto nel tempio di Gerusalemme. Al nostro autore preme dimostrare la legittimità del sacerdozio zadokita e dell'ordinamento levitico operante al suo tempo.

27-41. Della tribù di Levi non viene fornita una genealogia diretta. Genealogie levitiche si riscontrano più volte nella Bibbia, cfr. Gn 46,11; Es 6,16-25; Nm 26,57-60; ecc. Il Cronista presenta piuttosto il quadro di numerosi gruppi o clan levitici, introducendoli con la lista dei sommi sacerdoti in una doppia serie di generazioni: prima del tempio, vv. 30-36, dopo il tempio, vv. 37-41. I vv. 27-29, (cfr. Es 6,16-21), ricollegano tutti i leviti, sacerdoti compresi, ai tre figli di Levi in base alla tradizione sacerdotale (Nm 3-4). L'elenco non è completo e omette vari sommi sacerdoti menzionati altrove.

30-36. I dodici sacerdoti prima della costruzione del tempio. Dall'esodo all'edificazione del tempio sono trascorsi 480 anni (1Re 6,1) quaranta per ciascun sacerdote. Crea particolari difficoltà la presenza di Zadok nella lista, (cfr. 1Re 4,4; 2Sam 15,24-29; 8,17; 10,25; 17,15; 19,2; 1Re 2,35), oltreché la ripetizione del binomio Amaria-Achitob (vv. 33.34.37).

37-41. Seconda parte della genealogia sacerdotale. Anch'essa, come le antiche genealogie del Tetrateuco, è costruita artificiosamente. Lo scopo è di esprimere la continuità della linea zadokita.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Oggi, il 29 di maggio del 2026, nella quasi certa estate, penso alla pioggia, alla neve, all'inverno ed al natale......

non mi succedeva da una vita...letteralmente da almeno tre anni minimo, nemmeno a natale mi sento così preso bene da video trovati su youtube (pochi, malinconici stile mood russo e quelli “veri”, quello che l'utenza vuole) alle 3 di notte e lasciare vagare i CAZZO di pensieri e di non pensare a nulla, cristo. E finalmente...

ci dev'essere anche stato di mezzo il fattore di essermi immerso nella tecnologia “meno tecnica e da pippe mentali e pseudo-paradossi informatici articolatissimi da ingegnere informatico” grazie alla mia prima sbronza da a.i. durata una settimana in cui ci ho passato le notti sveglio e anche 14 ore di fila per avviare una creazione di un progetto per creare un videogame. ma questo è un altro discorso.

complice è di più quell'aria estiva ma fresca/autunnale/primaverile/non se capisce più che stagione è/signora mia non ci sono più le mezze stagggioni etc. di questa notte ma sto veramente da urlo (ma senza nessun urlo, pls, è notte grazie lol).

la veglia di notte stile “ehi sono chiuso in casa da una settimana e non me ne frega un cazzo di niente e di nessuno e nemmeno se piglio fuoco io con antani a destra e questo ha fatto risorgere in me il lato sia negativo (meno) che positivo (sopratutto direi) dell'esser stato un ex-hikikomori per 7 anni e questo mi ha permesso di attivare le funzioncine cerebrali (da cerebroleso...no scherzo, forse lol) per affrontare la vita anche a casa e durante la notte in totale convivialità e pacificità.


Ma ora alcuni link da presa bene se è notte e pure da te c'è fresco:

youtube.com/watch?v=Rv0QsmjIQ_…quando dormi stai sul tetto con questo a volume basso e guarda lo schermo in cui vedi la neve mentre trovi o ritrovi la tua anima malinconica da vero russo

youtube.com/watch?v=QI68giYtnX…questo è per chi vuole riscoprire e riavere i feelz di death note malinconici di 14-18 anni fa con un misto di post-rock

youtube.com/watch?v=9EJ4EpUvNZ…feelsssssz dell'anime parasyte

youtube.com/watch?v=KVmtUWJmbN…“la bellezza vera è quello che sei tu davvero nella tua mente, corpo, anima e ciò che eri e sei ora e come non sei stato recentemente per davvero....”

extra per i veri hiki-nerd: yume nikki maker online che è uscito da poco e gasasierpinski-simon.itch.io/yume-…


aggiungo che ho pure fatto una donazione ad una distribuzione di linux (mint, quella che uso!) e che ne sono contento visto che nemmeno lo 0,1% delle persone che la usa dona all'associazione che la gestisce (non so le altre distribuzioni se hanno numeri simili) e valuto se farla pure a postmarketOS...


have a funny day tomorrow, bye!


noblogo.org/diventivento/oggi-…

Oggi ai ragazzi di seconda, dopo aver fatto l'autovalutazione dell'attività dell'Antigone ho proposto di vedere un film. Gli ho spiegato – molto brevemente – come esista una cosa chiamata letteratura comparata che analizza opere di letteratura, non in modo cronologico e autorale, ma andando a riconoscere modelli comuni ad opere distanti nel tempo.

Come ad esempio Antigone di Sofocle e Nausicaa della valle del vento di Miyazaki. Due opere diversissime, lontanissime nel tempo e nello spazio, ma che – a mio parere – presentavano alcuni modelli e archetipi attigui.

In entrambe la protagonista è una ragazza e in entrambe è una eroina. In entrambe la protagonista è una aristocratica, figlia, sorella e nipote degli ultimi re di Tebe la prima, figlia del re della valle del vento la seconda.

In entrambe la ragazza sceglie di andare contro le leggi dell'uomo per abbracciarne altre, divine e naturali. Per Antigone le leggi divine appunto, dove per divino si intende però quell'impasto etico che rende l'uomo uomo. Il rispetto di elementi naturali come la vita e la morte. La sepoltura. Per Nausicaa l'opposizione è alle forme di governo violente che non ascoltano e non tengono in considerazione l'ambiente naturale e le sue leggi.

In entrambe le storie c'è poi il modello del profeta cieco. Tiresia in Antigone, che – pur non vedendo – profetizza il destino del re, e la Gran Dama in Antigone, che profetizza l'arrivo dell'uomo vestito di azzurro che riconcilierà la razza umana con l'ambiente della natura (Nausicaa stessa).

E infine, ho detto, la storia si conclude in entrambe con il sacrificio della protagonista. Irrimediabile quello di Antigone, più articolato e felice quello di Nausicaa, ho concluso e poi ho chiesto quanti di loro lo avessero già visto, il film.

Nessuno.

“Ah” ho detto. Attonito. A casa mia i miei figli sono cresciuti a pane e Miyazaki, volevo dire, ma ho preferito tenermi tutto dentro. Ho anche avvertito che il film è dei primi anni ottanta, parte molto lento, crea piano piano i personaggi, insomma, è molto diverso dai film di azione contemporanei.

Ho fatto partire il film. Onestamente mi aspettavo di perdere un terzo della classe. Quando fai vedere un film a fine anno, un terzo lo guarda davvero, se va bene, un terzo lo ascolta mentre scrolla di nascosto (certo...) il cellulare, un terzo non è pervenuto. Qua Miyazaki è stato perso da tre, quattro studenti, gli altri hanno bene o male seguito fino al suono della campanella. Una media altissima. Domani continueremo.

Questa cosa che stavo introducendo Miyazaki ai ragazzi di una seconda mi ha fatto strano. Ho pensato quanta roba che diamo per scontato o che sappiamo verrebbe rifiutata dagli studenti solo perché la offre la scuola. O non fa parte della programmazione del loro indirizzo. Tipo Rotella. Pensavo oggi. A qualche studente, Rotella potrebbe piacere. Una volta dati gli strumenti per capirlo, Rotella potrebbe piacere.

Ma non lo sa. Mi sembra sempre un grande spreco, avere tutte queste teste intelligenti e vederle scappare via il più lontano possibile appena suona la campanella.

Anyway, a un certo punto c'è una scena di Nausicaa, quando Yupa regala a Nausicaa un animaletto furioso di rabbia e Nausicaa lo vuole accarezzare e l'animaletto la morde. E lei sente male, si vede anche il rosso del sangue. Ma resta immobile, continua a parlare all'animaletto con voce dolce, finché l'animaletto smette di mordere, abbassa le orecchie e lecca la ferita che ha appena provocato. Eri solo spaventato, dice Nausicaa accarezzandolo.

Ecco, mi ricordo che la prima volta che ho visto quella scena, in una scalcagnata VHS copia di copia di copia della messinscena della RAI, sfuocatissima e con l'audio ovattato, io avevo “pianto”, cioé mi si erano appannati gli occhi. Pianto in questo senso un po' costipato.

E me lo ricordo, non perché abbia buona memoria, ma perché lì in classe, appoggiato al muro, nel vedere 23 persone che stavano guardando questa stessa scena, e nel cercare di immaginare cosa stessero provando a vederla, ecco, mi si sono appannati gli occhi, che per fortuna ero alle loro spalle.


noblogo.org/cronache-dalla-scu…

Brevi considerazioni interessanti su un paragone tra due mitologie bibliche inclusa nel “MAGNIFICA HUMANITAS” del Vaticano a riguardo della tecnologia come strumento molto potente “neutro” che può essere usato per fare del bene o del male a seconda di come si usa


Il link per il documento completo...ma non vi serve per leggere questo mio post che state vedendo ma lo metto lo stesso nel caso foste curiosi di leggerlo tutto alla fine della lettura di questo post, eccolo:vatican.va/content/leo-xiv/it/…


E' interessante il paragone tra i due miti della bibbia scritto nell'introduzione di questo testo appena pubblicato dal vaticano stesso (è la prima volta che vado in un sito “.va”, giuro...LOL) e non perché sono religioso ma piuttosto perché vorrei ribaltare la religiosità e darli un senso del tutto ateo; non lo dico per modo di dire o per prendere parte a una “filosofia cattolica” ma perché i miti antichi (come questi due messi a confronto) hanno da sempre una verità di fondo un po' come è interessante leggersi e capire da sè la divina commedia di Dante o l'odissea di Omero.


Cierò qui sotto solo il testo interessato dei due miti e delle considerazione del Papa (che è appunto la cosa più importante anche se è veramente semplice come concetto, non fatevi strane illusioni su filosofie strane o complesse LOL). Il link al testo completo è all'inizio e nella totalità non l'ho ancora letto perché è davvero molto lungo (è davvero troppo lungo ahah) e non so se lo leggerò ancora per davvero...comunque, bando alle ciance, eccovi qui sotto le parole da sostituire nel testo per avere la chiave di lettura mia personale nel punto 1. (che potete se volete saltare se volete partire senza mie interpretazioni) e subito sotto la citazione al testo scritto da Papa Leone 14esimo nel punto 2.:



1.) Parole da sostituire e chiavi di lettura mie personali:

a.) “Dio”=> Etica e morale personale e sociale giusta. Contrario di “Dio” = Dedizione al potere corrotto e al profitto che portano alla perdita di controllo e alla distruzione della persona e/o della società o di una realtà.

b.) “Digiunare, preghiera, intercezione” => Pensiero critico, riflessivo e potente da cui ne deriva l'affrontare la realtà disfunzionale con le priorità giuste facendo comunella nel modo giusto. Contrario del “digiunare, preghiera, intercezione” => Tossicità del pensiero e irrazionalità che portano alla perdita di controllo, alla malattia e alla solitudine.


2.) Citazione del Papa chiamata nel sotto-titolo “due icone bibliche” (modificata e tagliata all'inizio e alla fine dal resto del documento per isolarla con l'aggiunta delle lettere al posto dei numeri per i vari punti che va a toccare che erano di mezzo ad altri numeri e quindi che non partivano dal punto 1):

a.) Per rispondere a questi interrogativi e per discernere come abitare con responsabilità il tempo dell’intelligenza artificiale, vorrei richiamare due immagini bibliche: la costruzione della torre di Babele (cfr Gen 11,1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (cfr Ne 2-6). Nel libro della Genesi, il racconto di Babele si colloca alle origini dell’umanità, subito dopo le genealogie dei figli di Noè. Gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre «la cui cima tocchi il cielo» (Gen 11,4). Vogliono così garantirsi stabilità e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia, il progetto nasconde una profonda insidia: è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione. Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione. Babele rivela così il limite di ogni costruzione che, pur grandiosa, sorge dall’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignità delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio.

b.) Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento di grande vulnerabilità nella storia dell’antico Israele. Dopo l’esilio babilonese, una parte del popolo è tornata a Gerusalemme, ma la città è ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate (cfr Ne 1-2). Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore.

c.) Alla luce di queste due icone, lo Spirito Santo oggi ci interpella circa il rapporto con la tecnica e con la rivoluzione digitale in corso. Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare (cfr Mt 25,14-30). La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.

d.) Evitiamo, dunque, la “sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo –, una tentazione antica e sempre nuova, che oggi assume anche un volto tecnico. Scegliamo, invece, la “via di Neemia”, che mette in risalto il valore del lavoro condiviso per rendere sicura la città di Dio per gli esuli ritornati. Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo. Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova Gerusalemme «scendere dal cielo, da Dio» (Ap 21,2) come dono per tutta l’umanità. E questa visione di grazia è per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi.



Le considerazioni le lascio a voi, non voglio commentare.


noblogo.org/diventivento/brevi…

Tempo di lettura: irrilevante


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A Torino un inventore dice: “ho inventato la macchina del tempo! Ora riavvolgerò il tempo indietro di due secondi”...“idnoces eud id oerteidni opmet li òreglovvair arO !opmet led anihccam al otatnevni oh” :ecid erotnevni nu oniroT A

loop


noblogo.org/jollanza/tempo-di-…

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Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia. DIA e Procure Speciali di Bari e Tirana assestano un colpo all'organizzazione


È stata portata a compimento un’operazione congiunta tra la Direzione Distrettuale Antimafia (#DDA) di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK) di Tirana, coordinata da Eurojust, mirata a contrastare un gruppo criminale dedito al riciclaggio internazionale di denaro e al traffico di droga tra Italia e Albania. L'indagine ha portato all'esecuzione di 15 misure cautelari (11 in Albania e 4 in Italia) legate all'omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa di Puglia il 25 aprile 2025, e all'attività di un'organizzazione strutturata con sede a Tirana.

Dettagli principali dell'operazione:

  • Omicidio Diviesti: Francesco Diviesti è stato ucciso a distanza ravvicinata con 5 colpi di pistola (esplosi da due armi diverse) all'interno di grotte isolate nell'alta Murgia, dopo essere stato coinvolto in una colluttazione in un bar di Barletta. Il cadavere è stato poi bruciato all'interno di copertoni, una metodica che richiama lo stile mafioso degli anni '90 nella zona BAT. Le indagini hanno identificato un cittadino albanese come autore materiale e due italiani di Barletta (un uomo e una donna) come complici, coinvolti per aver cancellato le tracce del reato.
  • Motivazione: L'omicidio sarebbe stato commesso per affermare la supremazia criminale e il controllo sulle attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Barletta, in particolare per eliminare una vittima di una tentata estorsione.
  • Riciclaggio Internazionale: Il gruppo aveva sede a Tirana ed era responsabile del trasferimento continuativo di denaro contante (proveniente dalla vendita all'ingrosso di stupefacenti in Italia) verso l'Albania. Sono stati sequestrati oltre 412.000 euro dai familiari dell'arrestato principale e 680.000 euro presso un valico di frontiera tra Montenegro e Albania.

  • Risultati delle indagini:
    • Arresto in Ungheria dell'indagato principale (accusato anche di detenzione di 24 kg di cocaina pura).
    • Sequestro di beni per diversi milioni di euro e di oltre sette tonnellate di droga (cocaina, eroina, hashish) nelle operazioni correlate “Shefi”, “Kulmi”, “Shpirti” e “Ura” (2018-2025).
    • Esecuzione di mandati in Italia (Barletta, Roma, Anagni), Albania (Tirana, Fier, Valona) e Spagna (Madrid).
    • Altre 3 persone italiane sono state indagate e risultano attualmente in libertà.


L'operazione rappresenta il seguito di un progetto investigativo pluriennale che ha portato finora a 170 misure cautelari, dimostrando l'efficacia della collaborazione transnazionale nella lotta alla criminalità organizzata albanese.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia.


Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia. DIA e Procure Speciali di Bari e Tirana assestano un colpo all'organizzazione


È stata portata a compimento un’operazione congiunta tra la Direzione Distrettuale Antimafia (#DDA) di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK) di Tirana, coordinata da Eurojust, mirata a contrastare un gruppo criminale dedito al riciclaggio internazionale di denaro e al traffico di droga tra Italia e Albania. L'indagine ha portato all'esecuzione di 15 misure cautelari (11 in Albania e 4 in Italia) legate all'omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa di Puglia il 25 aprile 2025, e all'attività di un'organizzazione strutturata con sede a Tirana.

Dettagli principali dell'operazione:

  • Omicidio Diviesti: Francesco Diviesti è stato ucciso a distanza ravvicinata con 5 colpi di pistola (esplosi da due armi diverse) all'interno di grotte isolate nell'alta Murgia, dopo essere stato coinvolto in una colluttazione in un bar di Barletta. Il cadavere è stato poi bruciato all'interno di copertoni, una metodica che richiama lo stile mafioso degli anni '90 nella zona BAT. Le indagini hanno identificato un cittadino albanese come autore materiale e due italiani di Barletta (un uomo e una donna) come complici, coinvolti per aver cancellato le tracce del reato.
  • Motivazione: L'omicidio sarebbe stato commesso per affermare la supremazia criminale e il controllo sulle attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Barletta, in particolare per eliminare una vittima di una tentata estorsione.
  • Riciclaggio Internazionale: Il gruppo aveva sede a Tirana ed era responsabile del trasferimento continuativo di denaro contante (proveniente dalla vendita all'ingrosso di stupefacenti in Italia) verso l'Albania. Sono stati sequestrati oltre 412.000 euro dai familiari dell'arrestato principale e 680.000 euro presso un valico di frontiera tra Montenegro e Albania.

  • Risultati delle indagini:
    • Arresto in Ungheria dell'indagato principale (accusato anche di detenzione di 24 kg di cocaina pura).
    • Sequestro di beni per diversi milioni di euro e di oltre sette tonnellate di droga (cocaina, eroina, hashish) nelle operazioni correlate “Shefi”, “Kulmi”, “Shpirti” e “Ura” (2018-2025).
    • Esecuzione di mandati in Italia (Barletta, Roma, Anagni), Albania (Tirana, Fier, Valona) e Spagna (Madrid).
    • Altre 3 persone italiane sono state indagate e risultano attualmente in libertà.


L'operazione rappresenta il seguito di un progetto investigativo pluriennale che ha portato finora a 170 misure cautelari, dimostrando l'efficacia della collaborazione transnazionale nella lotta alla criminalità organizzata albanese.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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PANGEA, l'operazione internazionale coordinata da INTERPOL contro il traffico illecito di farmaci


Nei mesi scorsi, nell'ambito della XVIII edizione di PANGEA, l'operazione internazionale volta a contrastare il traffico illecito di farmaci e prodotti correlati alla salute (dispositivi medici, cosmetici e sigarette elettroniche), sono state investigate condotte riconducibili a falsificazione, contrabbando di prodotti legali, evasione fiscale, cattiva conservazione e furti

L'iniziativa, coordinata a livello mondiale da #INTERPOL, ha coinvolto 90 Paesi, concentrando gli sforzi sulla sorveglianza del web (marketplace, social media, app di messaggistica e Dark Web), sull'ispezione fisica di farmacie sospette di vendita illecita e sul tracciamento di pacchi sospetti.

Lo sforzo congiunto di autorità doganali, enti regolatori e Forze di Polizia ha portato, a livello globale, al sequestro di oltre 6 milioni di unità posologiche di farmaci contraffatti, per un valore superiore ai 15 milioni di dollari. Le autorità hanno avviato 392 indagini, eseguito 269 arresti, smantellato 66 gruppi criminali e chiuso 5.700 siti web, pagine social e canali utilizzati per il commercio illegale.

In Italia, i controlli si sono svolti presso i principali hub aeroportuali dei corrieri espresso e delle Poste, data l'elevata quantità di spedizioni gestite. In questi centri, team misti composti da militari dei NAS (#CarabinieriTutelaSalute), personale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), uffici USMAF e #GuardiadiFinanza, supportati dal Nucleo Carabinieri dell'Agenzia Italiana del Farmaco e dall'Ufficio Investigazioni Antifrode #ADM, hanno effettuato verifiche congiunte basate su criteri condivisi con l' #AIFA.

Grazie all'intensificazione dei controlli, sono state individuate e sequestrate, tra le spedizioni dirette in Italia, quasi 20.000 unità di farmaci illegali e falsificati, per un valore stimato di oltre 20.000 euro.

L'attività ha evidenziato un incremento dell'importazione illecita di antiparassitari come ivermectina e fenbendazolo (quest'ultimo autorizzato solo per uso veterinario), tornati sotto i riflettori dopo la pandemia a causa della promozione come presunti terapie anticancro. Restano rilevanti anche l'importazione di sostanze dopanti e prodotti “lifestyle”, come farmaci per la disfunzione erettile (sildenafil, tadalafil, vardenafil) e per la perdita di peso (semaglutide e inibitori GLP-1).

I sequestri effettuati hanno inoltre innescato nuove indagini congiunte tra ADM e Carabinieri Tutela Salute, attualmente in corso. Oltre alle attività coordinate, i reparti territoriali dei Carabinieri per la Tutela della Salute hanno intensificato le ispezioni presso le farmacie e i siti web autorizzati, la vigilanza sulle vendite illegali da parte di soggetti non autorizzati e il controllo dei siti web illegali, avviando 24 nuove indagini. Queste hanno portato alla luce vendite illegali presso esercizi non autorizzati (negozi etnici), irregolarità in siti web di vendita di farmaci e parafarmaci e piattaforme illegali con registrar esteri.

Durante le operazioni sono state sequestrate oltre 13.000 unità posologiche di farmaci illegali e intercettati 32 siti web, per i quali è stata proposta l'oscuramento al Ministero della Salute.

I controlli della Guardia di Finanza, basati sull'analisi del rischio del Nucleo Speciale Beni e Servizi, hanno portato a significativi sequestri negli spazi doganali, in particolare negli aeroporti di Napoli Capodichino, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino e Venezia Tessera, con il rinvenimento di sostanze dopanti. I reparti speciali del Corpo hanno inoltre provveduto all'oscuramento di ulteriori 10 siti internet illegali di origine estera, grazie a un monitoraggio più intenso della rete assicurato dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche.

L'operazione ha consentito di raccogliere spunti investigativi sul traffico internazionale di farmaci, intercettando nuove tendenze di consumo nel mercato illegale e rafforzando la collaborazione istituzionale nel contrasto a questo fenomeno criminale.


noblogo.org/cooperazione-inter…


PANGEA, l'operazione internazionale coordinata da INTERPOL contro il traffico...


PANGEA, l'operazione internazionale coordinata da INTERPOL contro il traffico illecito di farmaci


Nei mesi scorsi, nell'ambito della XVIII edizione di PANGEA, l'operazione internazionale volta a contrastare il traffico illecito di farmaci e prodotti correlati alla salute (dispositivi medici, cosmetici e sigarette elettroniche), sono state investigate condotte riconducibili a falsificazione, contrabbando di prodotti legali, evasione fiscale, cattiva conservazione e furti

L'iniziativa, coordinata a livello mondiale da #INTERPOL, ha coinvolto 90 Paesi, concentrando gli sforzi sulla sorveglianza del web (marketplace, social media, app di messaggistica e Dark Web), sull'ispezione fisica di farmacie sospette di vendita illecita e sul tracciamento di pacchi sospetti.

Lo sforzo congiunto di autorità doganali, enti regolatori e Forze di Polizia ha portato, a livello globale, al sequestro di oltre 6 milioni di unità posologiche di farmaci contraffatti, per un valore superiore ai 15 milioni di dollari. Le autorità hanno avviato 392 indagini, eseguito 269 arresti, smantellato 66 gruppi criminali e chiuso 5.700 siti web, pagine social e canali utilizzati per il commercio illegale.

In Italia, i controlli si sono svolti presso i principali hub aeroportuali dei corrieri espresso e delle Poste, data l'elevata quantità di spedizioni gestite. In questi centri, team misti composti da militari dei NAS (#CarabinieriTutelaSalute), personale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), uffici USMAF e #GuardiadiFinanza, supportati dal Nucleo Carabinieri dell'Agenzia Italiana del Farmaco e dall'Ufficio Investigazioni Antifrode #ADM, hanno effettuato verifiche congiunte basate su criteri condivisi con l' #AIFA.

Grazie all'intensificazione dei controlli, sono state individuate e sequestrate, tra le spedizioni dirette in Italia, quasi 20.000 unità di farmaci illegali e falsificati, per un valore stimato di oltre 20.000 euro.

L'attività ha evidenziato un incremento dell'importazione illecita di antiparassitari come ivermectina e fenbendazolo (quest'ultimo autorizzato solo per uso veterinario), tornati sotto i riflettori dopo la pandemia a causa della promozione come presunti terapie anticancro. Restano rilevanti anche l'importazione di sostanze dopanti e prodotti “lifestyle”, come farmaci per la disfunzione erettile (sildenafil, tadalafil, vardenafil) e per la perdita di peso (semaglutide e inibitori GLP-1).

I sequestri effettuati hanno inoltre innescato nuove indagini congiunte tra ADM e Carabinieri Tutela Salute, attualmente in corso. Oltre alle attività coordinate, i reparti territoriali dei Carabinieri per la Tutela della Salute hanno intensificato le ispezioni presso le farmacie e i siti web autorizzati, la vigilanza sulle vendite illegali da parte di soggetti non autorizzati e il controllo dei siti web illegali, avviando 24 nuove indagini. Queste hanno portato alla luce vendite illegali presso esercizi non autorizzati (negozi etnici), irregolarità in siti web di vendita di farmaci e parafarmaci e piattaforme illegali con registrar esteri.

Durante le operazioni sono state sequestrate oltre 13.000 unità posologiche di farmaci illegali e intercettati 32 siti web, per i quali è stata proposta l'oscuramento al Ministero della Salute.

I controlli della Guardia di Finanza, basati sull'analisi del rischio del Nucleo Speciale Beni e Servizi, hanno portato a significativi sequestri negli spazi doganali, in particolare negli aeroporti di Napoli Capodichino, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino e Venezia Tessera, con il rinvenimento di sostanze dopanti. I reparti speciali del Corpo hanno inoltre provveduto all'oscuramento di ulteriori 10 siti internet illegali di origine estera, grazie a un monitoraggio più intenso della rete assicurato dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche.

L'operazione ha consentito di raccogliere spunti investigativi sul traffico internazionale di farmaci, intercettando nuove tendenze di consumo nel mercato illegale e rafforzando la collaborazione istituzionale nel contrasto a questo fenomeno criminale.


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Conosco le voci

conosco le voci che muoiono agli angoli delle sere

conosco le braccia appoggiate sui tavoli nel risucchio delle ore piccole l’aria densa e le luci che lacrimano fumo

e lo sferragliare dell’ultimo tram la nebbia che mura le strade

conosco i lampi intermittenti della mente i singulti che accompagnano quel salire pesante le scale la morsa che afferra e non sai risponderti se la vita ti scava

e il freddo letto poi fuori dal tunnel un altro mattino

Prima impressione


Questo testo ha un tono notturno e intimo: c'è familiarità con la solitudine urbana, con i gesti ripetuti e le immagini che si consumano nella sera. La voce poetica osserva con attenzione e riconosce, più che giudicare.


Analisi

Tema


Solitudine, stanchezza e sopravvivenza quotidiana: il poema esplora la fatica esistenziale che si manifesta nei piccoli dettagli della città e del corpo — voci che si spengono, braccia appoggiate, il freddo letto dopo il tunnel.

Immagini e sensazioni


Le immagini sono concrete e sensoriali: luci che lacrimano fumo, lo sferragliare dell’ultimo tram, la nebbia che mura le strade. Queste metafore visive e tattili costruiscono un paesaggio urbano claustrofobico e insieme familiare.

Voce e tono


La voce è raccolta, quasi confidenziale. L’uso ripetuto di “conosco” crea un ritmo incantatorio e una sensazione di testimonianza personale: chi parla non scopre, ma riconosce e registra.

Struttura e ritmo


Versi brevi e frammentati, pause nette tra le immagini, assenza di rime regolari: la forma rispecchia il respiro affaticato descritto nel contenuto. L’andamento è quasi prosastico, con enjambement che spingono il lettore a scendere le frasi come scale.

Figure retoriche


  • Anastrofe e accumulazione con “conosco” all’inizio di strofe.
  • Metafora: “luci che lacrimano fumo” fonde visione e sentimento.
  • Sinestesia: mescola sensazioni visive, uditive e tattili per intensificare l’esperienza.

Possibili revisioni e varianti


  • Intensificare il contrasto: inserire un’immagine di luce calda o un gesto umano che spezzi per un attimo la monotonia (es. una mano che porge un caffè).
  • Giocare sul ritmo: alternare versi molto brevi con uno più lungo per enfatizzare il “salire pesante le scale”.
  • Chiusura più esplicita o ambigua: decidere se il finale debba offrire speranza minima o restare sospeso.


Due chiusure alternative (esempi)


  • Chiusa più sospesa:
    e il freddo letto poi fuori
    dal tunnel
    un altro mattino che non chiede.
  • Chiusa con un barlume:
    e il freddo letto poi fuori
    dal tunnel
    un altro mattino; una finestra si apre.

Translation


I know the voices

I know the voices that die
at the corners of evenings

I know the arms resting
on tables in the sucking
of the small hours
the heavy air and the lights
that weep smoke

and the clatter of the last tram
the fog that walls up the streets

I know
the intermittent flashes of the mind
the hiccups that accompany
that heavy climbing of the stairs
the grip that seizes and you do not know
how to answer yourself if life is digging you out

and the cold bed then outside
of the tunnel
another morning

Traduzione letterale


I know the voices

I know the voices that die
at the corners of the evenings

I know the arms resting
on tables in the sucking
of the small hours
the dense air and the lights
that weep smoke

and the rattling of the last tram
the fog that walls up the streets

I know
the intermittent flashes of the mind
the hiccups that accompany
that heavy climbing of the stairs
the grip that seizes and you do not know
how to answer yourself if life digs into you

and the cold bed then outside
of the tunnel
another morning


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The Brian Jonestown Massacre – Don’t Get Lost (2017)


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Dopo le giravolte infinite, i concept citazionisti, le infatuazioni country e raga più o meno passeggere, questa nuova sortita dei Brian Jonestown Massacre rimane nei binari di uno psych rock variamente rimaneggiato che non sorprende particolarmente ma regge bene all’ascolto molto più di quanto non ceda, occasionalmente, a qualche manierismo di troppo. L’orizzonte gravitazionale è sempre un’idea di psichedelia che intreccia virtualmente i geni di diverse epoche storiche (dai sixties agli eighties ai Novanta del post shoegaze) in maniera fluida e sovente azzeccata... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta: album.link/s/5l0lqhUs9vq7sbxmb…



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The Brian Jonestown Massacre – Don’t Get Lost (2017)


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Dopo le giravolte infinite, i concept citazionisti, le infatuazioni country e raga più o meno passeggere, questa nuova sortita dei Brian Jonestown Massacre rimane nei binari di uno psych rock variamente rimaneggiato che non sorprende particolarmente ma regge bene all’ascolto molto più di quanto non ceda, occasionalmente, a qualche manierismo di troppo. L’orizzonte gravitazionale è sempre un’idea di psichedelia che intreccia virtualmente i geni di diverse epoche storiche (dai sixties agli eighties ai Novanta del post shoegaze) in maniera fluida e sovente azzeccata... artesuono.blogspot.com/2017/03…


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1CR - Capitolo 4


Supplementi genealogici1Figli di Giuda: Peres, Chesron, Carmì, Cur e Sobal. 2Reaià, figlio di Sobal, generò Iacat; Iacat generò Acumài e Laad. Queste sono le famiglie dei Soreatiti.3Questi sono i discendenti del padre di Etam: Izreèl, Isma e Idbas; la loro sorella si chiamava Aslelponì. 4Penuèl fu padre di Ghedor; Ezer fu padre di Cusa. Questi sono i figli di Cur, il primogenito di Èfrata, padre di Betlemme.5Ascur, padre di Tekòa, aveva due mogli, Chelea e Naarà. 6Naarà gli partorì Acuzzàm, Chefer, il Temanita e l'Acastarita; questi erano i figli di Naarà. 7Figli di Chelea: Seret, Socar, Etnan e Kos. 8Kos generò Anub, Assobebà e le famiglie di Acarchèl, figlio di Arum. 9Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre l'aveva chiamato Iabes poiché diceva: “Io l'ho partorito con dolore”. 10Iabes invocò il Dio d'Israele dicendo: “Se tu mi benedicessi e allargassi i miei confini e la tua mano fosse con me e mi tenessi lontano dal male in modo che non debba soffrire!”. Dio gli concesse quanto aveva chiesto.11Chelub, fratello di Suca, generò Mechir, che fu padre di Eston. 12Eston generò Bet-Rafa, Paseach e Techinnà, padre di Ir-Nacas. Questi sono gli uomini di Reca.13Figli di Kenaz: Otnièl e Seraià; figli di Otnièl: Catat e Meonotài. 14Meonotài generò Ofra; Seraià generò Ioab, padre degli abitanti della valle degli Artigiani, poiché erano artigiani. 15Figli di Caleb, figlio di Iefunnè: Ir, Ela e Naam. Figli di Ela: Kenaz.16Figli di Ieallelèl: Zif, Zifa, Tirià e Asarèl. 17Figli di Esdra: Ieter, Mered, Efer e Ialon. Essa concepì Miriam, Sammài e Isbach, padre di Estemòa. 18Sua moglie, la Giudea, generò Iered, padre di Ghedor, Cheber, padre di Soco, e Iekutièl, padre di Zanòach. Questi sono i figli di Bitià, figlia del faraone, che Mered aveva presa in moglie.19Figli della moglie di Odia, sorella di Nacam, padre di Keila il Garmita e di Estemòa il Maacatita.20Figli di Simone: Ammon, Rinna, Ben-Canan e Tilon. Figli di Isì: Zochet e Ben-Zochet.21Figli di Sela, figlio di Giuda: Er, padre di Leca, Lada, padre di Maresà, e le famiglie dei lavoratori del bisso a Bet-Asbèa, 22Iokim, la gente di Cozebà, Ioas e Saraf, che dominarono in Moab e poi tornarono a Betlemme. Ma si tratta di fatti antichi. 23Erano vasai e abitavano a Netaìm e a Ghederà; abitavano là con il re, al suo servizio.

Discendenza della tribù di Simeone24Figli di Simeone: Nemuèl, Iamin, Iarib, Zerach, Saul, 25di cui fu figlio Sallum, di cui fu figlio Mibsam, di cui fu figlio Misma. 26Figli di Misma: Cammuèl, di cui fu figlio Zaccur, di cui fu figlio Simei. 27Simei ebbe sedici figli e sei figlie, ma i suoi fratelli non ebbero molti figli: tutte le loro famiglie non si moltiplicarono come quelle dei discendenti di Giuda. 28Si stabilirono a Bersabea, a Moladà, a Casar-Sual, 29a Bila, a Esem, a Tolad, 30a Betuèl, a Corma, a Siklag, 31a Bet-Marcabòt, a Casar-Susìm, a Bet-Birì e a Saaràim. Queste furono le loro città fino al regno di Davide. 32Loro villaggi erano Etam, Ain, Rimmon, Tochen e Asan: cinque città 33e tutti i villaggi che erano intorno a queste città fino a Baal. Questa era la loro sede e questi i loro nomi nei registri genealogici.34Mesobàb, Iamlec, Iosa, figlio di Amasia, 35Gioele, Ieu, figlio di Iosibia, figlio di Seraià, figlio di Asièl, 36Elioenài, Iaakòba, Iesocaià, Asaià, Adièl, Iesimièl, Benaià, 37Ziza, figlio di Sifì, figlio di Allon, figlio di Iedaià, figlio di Simrì, figlio di Semaià: 38questi, elencati per nome, erano capi nelle loro famiglie; i loro casati si estesero molto. 39Andarono verso l'ingresso di Ghedor fino a oriente della valle, in cerca di pascoli per le loro greggi. 40Trovarono pascoli pingui e buoni; la regione era estesa, tranquilla e quieta, poiché prima vi abitavano i discendenti di Cam. 41Ma gli uomini di cui sono stati elencati i nomi, al tempo di Ezechia, re di Giuda, assalirono e sbaragliarono le loro tende e i Meuniti, che si trovavano là; li votarono allo sterminio, che è durato fino ad oggi, e ne occuparono il posto poiché era ricco di pascoli per le greggi.42Alcuni di loro, fra i discendenti di Simeone, andarono sulle montagne di Seir: cinquecento uomini, guidati da Pelatia, Nearia, Refaià e Uzzièl, figli di Isì. 43Eliminarono i superstiti degli Amaleciti e si stabilirono là fino ad oggi.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


*1-23. Questo capitolo costituisce un supplemento genealogico al c. 2. Sono interessate le grandi famiglie della tribù di Giuda e altri gruppi etnici assimilati in forma più o meno completa ai discendenti dell'antenato di Davide. Parte del materiale contenuto in alcuni di questi elenchi è di datazione preesilica, con aggiunte e ripetizioni. Il tutto mostra, se ancora ce ne fosse bisogno, come il Cronista sia grandemente interessato a raccogliere informazioni e dati che riguardano la tribù di Giuda, dalla quale uscì Davide e la sua discendenza.

1-2. Aggiunta a 2,52.53, che precisa l'identità degli Zoreatei. I nomi indicano semplici discendenti, come in 1,1-3.24-27; cfr. 2,5.9.19.50.52.

3-4. Entrambi i versetti sono frammenti di una genealogia di Cur e costituiscono un'aggiunta a 2,51b. Ignoriamo chi sia il fondatore di Etam, città che più tardi sarà fortificata da Geroboamo, cfr. 2Cr 11,6. Anche Izreel, Isma e Ibdas sono nomi di centri urbani della Giudea.

5-8. Aggiunta alla seconda lista dei Calebiti, 2,24, che mira a porre in evidenza il carattere autenticamente giudaico di Tekoa.

9-10. Ulteriori dati genealogici in condizione frammentaria, possibilmente provenienti da un documento incompleto o mutilo e che intendono integrare le liste di 2,42-55. Al v. 10, la preghiera di Iabez, che è anche il nome di una località situata nella regione sud-occidentale di Gerusalemme, vuole scongiurare il senso di sventura racchiuso nel suo nome, che secondo una etimologia popolare (cfr. Gn 4,1-25; 5,29; 29,32s.) è interpretato in base a un'assonanza (Iabez e ‘oṣeb = dolore). Per gli antichi, il nome era indicativo del destino di chi lo portava. In questo caso il nome imposto al figlio era presagio di sventura.

11-12. Chelub non è il medesimo di 2,9. Per Paseach, cfr. Esd 2,49 = Ne 7,51; 3,6.

13-15. Per Otniel, il primo dei dodici giudici, cfr. Gdc 1,12; 3,9.11; Gs 15,15. Ofra è anche nome di città, cfr. Gs 18,23. La valle degli artigiani si trova nel territorio della tribù di Beniamino, Ne 11,35. Al v. 15, la lista dei discendenti di Caleb, figlio di Iefunne (cfr. Nm 13,6ss.; Gs 14,6; Dt 1,36ss.) è mutila e informa su tre suoi discendenti maschi, mentre in 2,49c ricorre il nome di una figlia (Acsa). I tre figli sono Ir (= città), Ela (= quercia) e Naam (= grazioso).

16-20. Il brano è mutilo all'inizio e alla fine. Non è facile capirne lo scopo e individuare le persone e località menzionate. Ci si affida a supposizioni.

21-23. Genealogia di Sela, aggiunta a 2,3, dove non era stata riferita la discendenza del terzo figlio di Giuda. A Maresa, v. 21, c'erano anche i discendenti di Caleb. Al pari di Cozeba, cfr. Gs 15,44, e di Ghedera, cfr. Gs 15,36, Maresa era una delle città di Giuda. Gli altri dati e nomi sono sconosciuti.

24-43. Sulla genealogia di questa tribù cfr. Gn 34,25s.; 46,10; 49,5-7. La tribù non ebbe uno sviluppo simile a quella di Giuda, in margine alla quale visse. Nel brano troviamo: v. 24-27, una lista genealogica; vv. 28-33, un elenco di località abitate dalla tribù di Simeone; vv. 34-43, la notizia relativa a migrazioni di gruppi simeoniti.

*24-27. Lista genealogica, cfr. Nm 26,12.14; Gn 46,10; Es 6,15. Il Cronista vi aggiunge cinque generazioni, vv. 25-27a.28-33. Località abitate dalla tribù di Simeone, cfr. Gs 15,26-32; 19,2-8. Gs 19,7 omette Etam, v. 32.

34-43. L'autore elenca tredici principi simeoniti vv. 34-38, e menziona quindi due loro tentativi di conquista, uno in direzione di Ghedor, nel sud palestinese, vv. 39-41; l'altro verso le montagne di Seir, fra il Mar Morto e il golfo di Aqaba, vv. 42-43. Questa spedizione era diretta contro gli Amaleciti superstiti, i nemici storici di Israele che, sconfitti da Saul, cfr. 1Sam 15,7, e poi da Davide, cfr. 1Sam 30,17; 2Sam 8,12, avevano trovato rifugio nel territorio di Edom.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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sotto un cielo gettone


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S'apre tra le nuvole uno spazio la luce ed è evidente che si tratta di Dio o di un calcio di rigore per i buoni.

Santo pallone e mamma vergine tira il dado e se esce sette non farò più marchette.

Credo nella patata credo nel gol, anche di mano.

Scarpe rosse sotto un sole gettone verso castelli di panna scontata per confini di filo di pene e si apre tra i muri uno spazio la luce.

Se andrà bene avrò la mia faccia su una maglietta con lo scudetto ricamato.

Si tratta di immenso o di un fuorigioco fischiato un ritardo la luce.


log.livellosegreto.it/ordinari…

Arrivo a scuola e sono già in ansia perché ho organizzato con i ragazzi di seconda questa cosa, invece che leggere qualche estratto di questa o quella opera teatrale, provare a fare una messinscena integrale dell'Antigone di Sofocle, utilizzando come trucco lo stationdrama “alla Tosse”, dividendo cioé il dramma in sette stazioni che poi gli studenti avrebbero rappresentato contemporaneamente mentre una seconda classe, anche lei divisa in sette gruppi, avrebbe girato per le stazioni cercando di ricostruire la storia all'origine.

Ogni gruppo recita la sua parte “in loop”, ripetendo sempre la stessa scena ogni volta che arriva un gruppetto degli studenti spettatori e io sono in ansia perché è una cosa piuttosto complicata, i ragazzi un po' recitano, un po' leggono il testo che hanno adattato loro e alcuni sono agitati, quattro attori oggi non ci sono e io avevo solo due attori di scorta e trovare sette “aule” isolate all'interno della scuola per permettere lo spostamento degli spettatori e avere sette diverse zone di scena, non è stato così pacifico, ci abbiamo lavorato per più di un mese e ovviamente non l'ho mai provato prima, non so se gli spostamenti funzioneranno, se gli studenti-pubblico saranno collaborativi, eccetera.

Insomma, ansia, ho il supporto della docente di inglese che mi ha prestato i suoi studenti come pubblico e quando arrivo i ragazzi sono calmi, vengono da me per dirmi dei quattro studenti mancanti, gli dico le soluzioni che ho pensato, salta una scena e gli attori si spostano, tirano fuori i trucchi, iniziano a vestirsi e truccarsi, ridono, mi fanno vedere i fogli con la scenografia disegnata, io li sposto, li distribuisco nelle aulette che ho prenotato, loro appendono le scenografie, si fanno i selfie con i vestiti alla greca, iniziano a provare alcune parti.

Nell'ora successiva avviene questo piccolo miracolo; che la cosa funziona. Il pubblico gira, è collaborativo, passano studenti di altre classi che entrano ad ascoltare anche loro, i ragazzi si rendono conto che la cosa sta succedendo. Ci sono errori, problemi di acustica in due aule, a volte il pubblico si accalca, a volte una stazione resta vuota, qualche attore esce dal personaggio, qualcuno fa lo scemo. Ma – al netto di tutto – la cosa funziona. Migliorabilissima, ma funziona. E io giro, sposto i gruppi del pubblico quando finiscono, controllo, e a un certo punto lo ammetto – nel mezzo del trambusto – penso: ma chi me lo ha fatto fare.

Per un attimo penso che quell'ora l'avrei potuta passare in classe seduto a leggere Sofocle, tutti belli composti. Meno stress. Eppure quell'ora dura un secondo e – quando è finita – mi sembra che sia passata una settimana. Suona l'intervallo e diversi studenti si fermano, si rivestono da studenti, si confrontano, si commentano. Alcuni, non voglio dirlo forte, se lo ricorderanno. Scherzano con me. “Ci mette dieci per questo, vero?” dicono e ammiccano lussureggianti.

Poi, due ore dopo, sono nella classe degli studenti-pubblico che mi danno il loro punto di vista, mi dicono chi sono stati gli attori migliori, quelli che hanno letto e quelli che hanno recitato, i problemi di acustica e poi mi danno la loro versione di Antigone, quella che hanno ricostruito dalle sei tappe che hanno ascoltato in maniera random. E resto lì – a un certo punto – affascinato dal meccanismo che faceva sì che uno studente che non aveva mai letto niente di Sofocle fosse di fronte a me, nel 2026, a raccontarmi per filo e per segno la storia di questa eroina greca della protesta antisistema, e me la racconta per il fatto di averla vista parlare e urlare poco prima nelle aulette della sua scuola.


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Mark Lanegan – Gargoyle (2017)


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Mark Lanegan negli ultimi anni sembra avere l’argento vivo addosso, immischiato com’è in svariati progetti/collaborazioni e persino troppo prolifico con lavori a proprio nome. L’ultimo di questi, “Phantom Radio” del 2014, ci aveva fatto un po’ storcere il naso, per la prima volta da quando l’ex Screaming Trees s’è messo in proprio. Colpa di un uso dell’elettronica un po’ forzato, sintonizzato male sulle particolarissime frequenze di Lanegan... artesuono.blogspot.com/2017/05…


Ascolta: album.link/i/1195027557



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Mark Lanegan – Gargoyle (2017)


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Mark Lanegan negli ultimi anni sembra avere l’argento vivo addosso, immischiato com’è in svariati progetti/collaborazioni e persino troppo prolifico con lavori a proprio nome. L’ultimo di questi, “Phantom Radio” del 2014, ci aveva fatto un po’ storcere il naso, per la prima volta da quando l’ex Screaming Trees s’è messo in proprio. Colpa di un uso dell’elettronica un po’ forzato, sintonizzato male sulle particolarissime frequenze di Lanegan... artesuono.blogspot.com/2017/05…


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Mi capita in mano questo libro di Vico, stampato nel millesettecento, ricoperto di pelle, con pagine piccole, la dedica al cardinale di turno, lo sfoglio e a un certo punto c'è una pagina che è piegata su se stessa, delicatamente la apro, c'è già uno strappo, la svolgo ancora e viene fuori una mappa cronologica del mondo, dal diluvio in poi, con tanto di datazione rispetto all'inizio del mondo.

Resto affascinato dalla meccanica e dall'interfaccia, l'idea che i problemi che oggi abbiamo nel visualizzare tabelle negli ebook reader fossero già una rogna secoli fa con la carta; e ovviamente dalla intraprendenza di andare oltre l'oggetto libro “ampliandolo” materialmente, in questo caso incollando una tabella che – aperta – è almeno quattro volte più grande del libro.

E la seconda cosa che mi affascina, una volta che mi metto a decifrare la tabella, è vedere come una manciata di anni fa, nel millesettecento, Vico affermasse che il diluvio fosse avvenuto milleseicento anni dopo la creazione del mondo, ovvero che il mondo tutto avesse giusto qualche migliaio di anni.

L'ossatura di quello che noi sappiamo del mondo è recentissima e forse non sarebbe da dimenticare. Anche le impalcature di quello che è la nostra società civile talvolta le diamo per scontate, ma sono – in ultima analisi – una felice psicosi collettiva, da conservare con cura e resilienza.


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Mi capita in mano questo libro di Vico, stampato nel millesettecento, ricoperto...


Mi capita in mano questo libro di Vico, stampato nel millesettecento, ricoperto di pelle, con pagine piccole, la dedica al cardinale di turno, lo sfoglio e a un certo punto c'è una pagina che è piegata su se stessa, delicatamente la apro, c'è già uno strappo, la svolgo ancora e viene fuori una mappa cronologica del mondo, dal diluvio in poi, con tanto di datazione rispetto all'inizio del mondo.

Resto affascinato dalla meccanica e dall'interfaccia, l'idea che i problemi che oggi abbiamo nel visualizzare tabelle negli ebook reader fossero già una rogna secoli fa con la carta; e ovviamente dalla intraprendenza di andare oltre l'oggetto libro “ampliandolo” materialmente, in questo caso incollando una tabella che – aperta – è almeno quattro volte più grande del libro.

E la seconda cosa che mi affascina, una volta che mi metto a decifrare la tabella, è vedere come una manciata di anni fa, nel millesettecento, Vico affermasse che il diluvio fosse avvenuto milleseicento anni dopo la creazione del mondo, ovvero che il mondo tutto avesse giusto qualche migliaio di anni.

L'ossatura di quello che noi sappiamo del mondo è recentissima e forse non sarebbe da dimenticare. Anche le impalcature di quello che è la nostra società civile talvolta le diamo per scontate, ma sono – in ultima analisi – una felice psicosi collettiva, da conservare con cura e resilienza.


1CR - Capitolo 3


Discendenti di Davide1Questi furono i figli che nacquero a Davide a Ebron: il primogenito Amnon, nato da Achinòam di Izreèl; il secondo Daniele, nato da Abigàil di Carmel; 2il terzo Assalonne, figlio di Maacà, figlia di Talmài, re di Ghesur; il quarto Adonia, figlio di Agghìt; 3il quinto Sefatia, nato da Abitàl; il sesto Itreàm, nato da sua moglie Egla. 4Sei gli nacquero a Ebron, dove egli regnò sette anni e sei mesi, mentre regnò trentatré anni a Gerusalemme. 5I seguenti gli nacquero a Gerusalemme: Simeà, Sobab, Natan e Salomone, ossia quattro figli natigli da Betsabea, figlia di Ammièl; 6inoltre Ibcar, Elisamà, Elifèlet, 7Noga, Nefeg, Iafìa, 8Elisamà, Eliadà ed Elifèlet, ossia nove figli. 9Tutti costoro furono figli di Davide, senza contare i figli delle sue concubine. Tamar era loro sorella.10Figli di Salomone: Roboamo, di cui fu figlio Abia, di cui fu figlio Asa, di cui fu figlio Giòsafat, 11di cui fu figlio Ioram, di cui fu figlio Acazia, di cui fu figlio Ioas, 12di cui fu figlio Amazia, di cui fu figlio Azaria, di cui fu figlio Iotam, 13di cui fu figlio Acaz, di cui fu figlio Ezechia, di cui fu figlio Manasse, 14di cui fu figlio Amon, di cui fu figlio Giosia. 15Figli di Giosia: il primogenito Giovanni, il secondo Ioiakìm, il terzo Sedecìa, il quarto Sallum. 16Figli di Ioiakìm: Ieconìa, di cui fu figlio Sedecìa.17Figli di Ieconìa, il prigioniero: Sealtièl, 18Malchiràm, Pedaià, Senassàr, Iekamia, Osamà e Nedabia. 19Figli di Pedaià: Zorobabele e Simei. Figli di Zorobabele: Mesullàm e Anania e Selomìt, loro sorella. 20Figli di Mesullàm: Casubà, Oel, Berechia, Casadia, Iusab-Chèsed: cinque figli. 21Figli di Anania: Pelatia, di cui fu figlio Isaia, di cui fu figlio Refaià, di cui fu figlio Arnan, di cui fu figlio Abdia, di cui fu figlio Secania. 22Figli di Secania: Semaià, Cattus, Igal, Barìach, Nearia e Safat: sei. 23Figli di Nearia: Elioenài, Ezechia e Azrikàm: tre. 24Figli di Elioenài: Odavia, Eliasìb, Pelaià, Akkub, Giovanni, Delaià e Anàni: sette.

__________________________Note

3,17 Ieconìa, il prigioniero: cioè Ioiachìn (vedi 2Cr 36,9-10).

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Approfondimenti


1-24. In tre sezioni vengono presentati i discendenti di Davide, e precisamente: vv. 1-4, i figli di Davide nati a Ebron e, vv. 5-9, quelli nati a Gerusalemme; vv. 10-16, i discendenti di Salomone prima dell'esilio; vv. 17-24, i discendenti dopo l'esilio. Il capitolo potrebbe essere un'aggiunta seriore, effettuata però secondo la mente del Cronista, il cui interesse principale, si sa, è costituito dalla figura di Davide. È importante l'ultima sezione del capitolo, che denuncia tratti molto recenti e quindi risulta di grande utilità per datare la redazione definitiva del libro.

1-9. I figli di Davide. Il v. 1a è chiaramente redazionale. Per 1b-4a, cfr. 2Sam 3,2-5, dove però Daniele è chiamato Adonia. Quanto al contenuto del v. 4, per 1Cr 29,27 e 1Re 2,11 Davide regnò in Ebron per sette anni. Secondo 2Sam 2,11 e 5,5 e il nostro passo, sette anni e sei mesi. Per i vv. 4-9 cfr. 2Sam 5,13-16; 1Cr 14,4-7.

10-16. Successori di Salomone fino all'esilio. L'elenco riporta i singoli successori fino a Giosia, seguendo fedelmente il libro dei Re, ma trascurando le linee parallele. La lista ta da base a Mt 1,7-12, mentre Lc 3,31 stabilisce la discendenza davidica partendo da Natan, v. 5. Tra i figli di Giosia (vv. 15-16), probabilmente il primogenito morì prima del padre. L'ordine degli altri tre pare stabilito in base alla durata del loro regno. Dopo la morte di Giosia, nell'anno 609, gli succedette Ioacaz che regnò per tre mesi (cfr. 2Re 23,31 [= Sallum, cfr. Ger 22, 11]). Quindi salì al trono Iolakim, che regnò per undici anni, e a questi succedette il figlio Ieconia, v. 16, deportato dopo tre anni come prigioniero, v. 17. Sedecia è l'ultimo re di Giuda. Figlio di Giosia, regnò anch'egli undici anni. È probabile che sia il medesimo Sedecia del v. 16, dove “figlio” starebbe per successore.

17-24. Successori di Salomone dopo l'esilio. La genealogia presenta non poche difficoltà storiche, alcune delle quali sono tuttora irrisolte.

19. Qui Zorobabele è figlio di Pedaia, mentre in Ag 1,1ss.; Esd 3,2; 5,2; Mt 1,12; Lc 3,27, è figlio di Sealtiel, v. 17. Il posto e l'estensione riservati alla dinastia di Davide mostrano l'importanza che essa riveste per il Cronista.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Nebbia sul Naviglio

La nebbia sul Naviglio Grande non si alzava, galleggiava come un lenzuolo sporco sull'acqua immobile. Erano le quattro passate e Milano, sotto la pioggia sottile, sembrava un corpo congelato. L’ispettore Mauro Bolognini spense il motore dell'auto d’istituto all’angolo con via Corsico. Porta Genova a quell’ora perdeva ogni smalto da aperitivo; restavano solo l’asfalto viscido, l'odore di bitume e i fari delle volanti che tagliavano il buio. Non c’era nessun appartamento di lusso stavolta. La chiamata lo aveva trascinato sul retro di un vecchio cantiere abbandonato per il restauro di un vicolo di ringhiera, a due passi dalla darsena. L'ispettore superò il nastro bicolore della polizia, affondando gli anfibi nel fango e nei detriti. Domenico Riva, il suo agente scelto, lo aspettava sotto la luce violenta di un faro alogeno della scientifica. Aveva la faccia di chi avrebbe voluto essere ovunque, tranne che lì. «Dimmelo subito, Riva. Odio il fango. Ringhiò Bolognini, accendendosi una sigaretta protetta dal palmo della mano. «Niente fango nei polmoni, ispettore. La vittima è dentro la betoniera». Bolognini si avvicinò al grosso cilindro d'acciaio fermo, inclinato verso il basso. All'interno, seminudo e ricoperto da uno strato di cemento fresco che cominciava a fare presa, c’era il corpo di un uomo. La calce gli imbiancava la pelle, ma il foro del proiettile alla base del cranio era pulito. Un’esecuzione in piena regola. «Chi ha dato l'allarme?» «Il guardiano notturno. Dice di aver visto un suv scuro scappare verso viale Gorizia alle tre e mezza». Bolognini si chinò sul bordo della macchina edile. Notò qualcosa sul metallo: un'impronta parziale di fango, ma non della terra del cantiere. Era argilla rossa, tipica dei campi della periferia Sud, fuori dalla cerchia dei Navigli. Poi lo sguardo cadde sui vestiti della vittima, ammucchiati in un angolo del cantiere. Aprì il portafogli con la punta della penna. «Vittorio Moretti.» Lesse Bolognini. «Il re dei subappalti del Corvetto. Questo non è un delitto di gelosia, Riva. Questa è roba pesante». «La Comasina?» azzardò l'agente. «Peggio. Guarda qui». L'ispettore indicò l'orologio della vittima, un Rolex d'oro rimasto a terra, fermo sulle tre e un quarto. Il vetro era spaccato, segno di una colluttazione precedente. Ma sul polso della vittima c'era un segno fresco: un graffio profondo, parallelo a una bruciatura di sigaretta. Lo avevano torturato prima di sparargli. Per cosa? Per farsi dare una chiave, una combinazione, un nome. Bolognini si rizzò in piedi, aspirando una boccata profonda. «Moretti gestiva i soldi in nero della riqualificazione degli scali ferroviari. Se lo hanno cercato qui, cercavano l'archivio dei pagamenti. E sapevano che lo nascondeva nel cantiere». «Abbiamo controllato in ufficio, ispettore. È tutto in ordine». «Perché cercate dove cercano tutti.>> Tagliò corto Bolognini. Si incamminò verso la vecchia cabina elettrica in disuso del cantiere, l'unico punto asciutto e protetto dalle telecamere stradali. La porta di ferro era socchiusa. All'interno, l'odore di ozono e polvere era coperto da quello dolciastro di un profumo maschile costoso. Sul pavimento, una grata di ferro era stata sollevata. Sotto c’era una borsa di tela impermeabile, aperta. Vuota. Il telefono di Bolognini vibrò in tasca. Era la centrale. «Bolognini. Parla». «Ispettore, abbiamo intercettato la targa segnalata dal guardiano. Il suv risulta intestato alla holding di un certo ingegner Fontana. Il rilevatore Gps lo dà fermo da cinque minuti in un parcheggio sotterraneo in via Solari». Bolognini guardò Riva. I due si capirono al volo. «Andiamo. Niente sirene». Il parcheggio di via Solari era un labirinto di cemento armato a tre piani sotto terra. L’aria era fredda, satura di gas di scarico. Trovarono il suv nero col motore ancora caldo, parcheggiato nell'angolo più buio del secondo seminterrato. Bolognini estrasse la Beretta. Fece un cenno a Riva di coprire il lato destro. Passi felpati, le ombre dei pilastri che si allungavano sui muri grigi. Dal fondo del corridoio arrivò il rumore metallico di uno sportello di un cassonetto di sicurezza che si chiudeva. Poi, il ticchettio di scarpe eleganti sul cemento. «Fontana!» La voce di Bolognini tagliò il silenzio del garage come una lama. «Fermi dove siete!». Un uomo sulla quarantina, cappotto di cashmere bagnato e borsa di tela sotto il braccio, si voltò di scatto. Aveva gli occhi sbarrati, il respiro affannato e le mani sporche di quella stessa argilla rossa che Bolognini aveva visualizzato mentalmente poco prima. «Non sapete cosa c'è qui dentro, ispettore.» Disse Fontana, la voce che tremava ma lo sguardo lucido dei disperati. «Se mi arrestate, domani Milano brucia. Ci sono i nomi di mezza giunta comunale qui dentro». «Meglio un bel falò, ingegnere.» Rispose l'ispettore senza abbassare l'arma. «Ma prima mi spiega perché ha infilato Moretti in una betoniera». Fontana accennò un sorriso tirato, lo sguardo che scivolò per un millesimo di secondo dietro le spalle dell'ispettore. Un riflesso condizionato. Bolognini avvertì il pericolo prima ancora di sentirlo. Un brivido freddo lungo la schiena. Non erano soli. Dall'oscurità dietro il pilastro alle spalle di Riva emerse una seconda figura, la canna di una pistola munita di silenziatore già puntata alla nuca dell'agente scelto. «Posa il ferro, Bolognini.» Disse una voce gelida, che non apparteneva a Fontana. «O il tuo ragazzo non vede l'alba». Il silenzio del sotterraneo divenne assoluto. Bolognini sentiva solo il ticchettio del motore del suv che si raffreddava. Il caso era risolto, i colpevoli erano lì, ma la notte di Milano esigeva ancora il suo prezzo. Il riflesso di Bolognini fu puro istinto, forgiato in trent'anni di asfalto e piombo. Non abbassò la Beretta. La mantenne dritta sul petto di Fontana, ma spostò lo sguardo sul nuovo arrivato. Era l’ombra dietro i subappalti, l’uomo dei servizi che ripuliva i pasticci della Milano bene. «Se spari a lui, Fontana muore un secondo dopo.» Disse Bolognini. La voce era un sussurro di calce e tabacco, ferma, priva di emozione. «E senza Fontana, non incassi un euro». Un secondo. Lungo come una notte in questura. Riva, immobile con la canna premuta dietro l'orecchio, non respirava. Fontana guardava la Beretta dell'ispettore, l'indice di Bolognini che esercitava già tre chili di pressione sul grilletto. «Non hai le palle, ispettore.» Azzardò l'uomo nell'ombra, ma la canna della sua pistola tremò di un millimetro. «Prova! Dai! Prova!» Rispose Bolognini. Il bluff saltò. L'uomo nell'ombra tentò di spostare la mira verso l'ispettore, ma Riva sfruttò quella frazione di secondo: un colpo di reni, una gomitata secca allo sterno del criminale che perse l'equilibrio. Il colpo silenziato spaccò il cemento del pilastro, sollevando una nuvola di polvere. L'ispettore non aspettò altro tempo. Sparò un colpo solo, preciso, alla gamba dell'aggressore, che crollò sul pavimento del garage urlando e stringendosi il ginocchio. La sua pistola rotolò lontano. Fontana, colto dal panico, mollò la borsa di tela e tentò di correre verso l'uscita, ma Bolognini lo intercettò con un placcaggio duro, scaraventandolo contro la fiancata del suv. Il metallo rimbombò nel sotterraneo. L'ingegnere finì a terra, la faccia premuta contro l'asfalto sporco di olio. Bolognini gli piantò un ginocchio tra le scapole, tirandogli indietro le braccia fino a far scattare le manette. Un clic metallico, secco. Definitivo. «È finita, ingegnere.» Ansimò l'ispettore, raccogliendo la borsa di tela impermeabile. La aprì con una mano: dentro c'erano i registri contabili in nero dello scalo di Porta Genova e tre chiavette USB. L'intera mappa della corruzione milanese. Riva si rialzò, recuperando la pistola dell'uomo ferito e tenendolo sotto tiro. Aveva la divisa sporca e il fiato corto, ma era vivo. «Grazie, capo». Bolognini si accese finalmente la sigaretta, l'accendino che illuminò per un attimo le rughe profonde del suo volto. Guardò i due uomini a terra, poi la borsa che stringeva tra le mani. Il caso della betoniera era chiuso. I colpevoli andavano in cella. Ma guardando quei faldoni, l'ispettore sapeva che la vera guerra era appena cominciata. Risalì i gradini del parcheggio mentre le prime luci dell'alba, livide e fredde, cominciavano a tagliare la nebbia di via Solari. Milano si stava svegliando, ignara che sotto la sua pelle il cancro aveva appena perso una battaglia.


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Il mio punto di vista, come docente specialmente delle superiori, ma anche come persona informata dei fatti è – ad oggi – il confronto tra libro di testo e contenuto digitale sia stato studiato e affrontato in maniera superficiale. Il libro di testo è una sorta di “stato dell'arte”, per la sua funzione, e molti studi che ho visto in questi ultimi anni lo confrontano in maniera improrpia con i “testi digitali”, senza avere molta contezza a) come siano stati organizzati, b) su quale hardware e con che interfacce siano fruiti dagli studenti. Per farla breve, leggere una pagina web su un cellulare e studiare un ebook su un tablet e-ink a 13 pollici, con colori e penna digitale con cui fare segni e scarabocchi, non appartengono nemmeno lontanamente allo stesso dominio dell'apprendimento. Non parliamo di lavori di gruppo in realtà virtuale.

Confrontare un libro di testo con il digitale ha spesso questo abbaglio di confrontare un contenitore, il libro, con una specifica interfaccia che spesso non tiene conto delle altre e della specificità hardware dei diversi mezzi. Ancora, in genere, si tratta di confronti fortemente testocentrici.

Personalmente (e questo è un mio punto di vista) sono a favore di una dieta differenziata a livello didattico, l'ho già scritto molte volte. Lo studente deve saper prendere in mano un libro, girare in spazi virtuali, creare e seguire video tutorial, recitare seguendo un copione, interrogare basi dati, chattare con una IA, ritagliare e incollare pezzi di carta, fare riprese e montaggio video, analizzare un singolo documento statico per ore, et ceterae.

Chiudo dicendo che in Svezia, da quello che mi dicono, la scelta di allontanarsi dal digitale sia stata fortemente voluta dall'attuale governo di destra e con un forte sostegno delle lobby editoriali. E questo allontanamento è in realtà un affiancamento, visto che la Svezia continua a dotare ogni studente di un dispositivo digitale per le normali attività didattiche.

In quarta sto cercando di spiegare Leopardi con amore, non ricambiato né dagli studenti né da Leopardi che sembra contorcersi sulle pagine pur di non fare il percorso – per quanto breve – che va dallo schermo della LIM alla coscienza degli studenti stessi che – dal loro canto – si contorcono nell'aria calda maggiolina come insetti zanzara, guardano la natura che fiorisce e sboccia fuori dalle finestre del loro amato istituto tecnico che li ha infilzati nel banco ad ascoltare la vociacca del Venerandi che geeeeeme cose che Leopardi aveva scritto secoli prima non certo pensando che sarebbe arrivato questo infelice giorno in un cinquantacinquenne avrebbe cercato di declamare i suoi pensieri, decodificare le sue idee, stropicciarle, semplificarle, mesmerizzarle per farle sentirle a un branco di adolescenti che, bro, mollaci.

In questo caso la teoria del piacere che a Venerandi piace tanto e che vuole inculcare nelle menti degli studenti un po' come il seme del dubbio nel famoso lungometraccio di Nolan, quello con la trottolina che non sai se cade o se non cade – anyway – la prima volta Venerandi aveva letto l'incipit della teoria del piacere facendo scorrere il testo sulla LIM e commentandolo e semplificandolo davanti a una classe che lentamente scivolava nell'oblio del digitale e dell'iperconnessione: vani o parzialmente vani i richiami ad personam del Venerandi, l'inserimento di aneddoti personali di dubbio gusto (sì, anche quello), l'imbarazzante tentativo di rendere più interattiva la cavallina morta di una lezione sfrontatamente frontale.

Oggi il Venerandi ci riprova e decide che – nella dieta didattica – quella lezione resta frontale, ekkekazzo, ogni tanto devono saper reggere anche une lezione frontale, come nella vita prima o poi capita con l'automobile: dentro Venerandi è bene dirlo, c'è il desiderio di trasformare quella lezione frontalona in una cosa meno accidentale, rielaborarla in un gioco, un pezzo circense, una di quelle cose che si facevano con i foglietti e le dita alle elementari con i rombetti che si aprivano e chiudevano rivelando scritte nascoste: la tentazione il Venerandi ce l'ha, anche perché ha contato il Venerandi il numero di verifiche, interrogazioni, recuperi, et similia che la classe ha avuto negli ultimi dieci giorni e ne ha contate qualcosa come quattordici, un campo minato mortale che solo nel mondo scuola.

Anyway, oggi arrivo e porgo loro le fotocopie, questa volta ho pure fotocopiato tutta la teoria del piacere in modo che la distanza tra le parole del Leopardi e la loro attenzione sia accorciata di qualche metro, e mi metto davanti alla cattedra come Napoleone davanti alla valle di Waterloo e dico a loro di leggere, in modo da non mettere la mia vociacca come distrattore, Venerandi & Leopardi in mass attack e prima ancora di leggere decido di fare un rapido rebrifing di quello che si era già detto e dico, ecco, ecco ragazzi, vi vi ricordaaaate, che Leopardiii dice che l'assueffaziooone ha sia aspetti positivi che negativiiii, vi ricordateeee perchééé? più o meno con questo tono isterico che la tipografia può solo parzialmente riprodurre.

E siccome nessuno si azzarda a interagire con il Venerandi, lo stesso si guarda attorno come caimano in cerca della preda e vede mr. sorriso (il nome è di fantasia), mr. sorriso che ha passato le ultime – boh – ottocento lezioni nella più vaga presenza in classe, ridendo costantemente con il compagno davanti, o a fianco o dietro e in alcune particolari combo con tutti e tre contemporaneamente, Venerandi vede mr. sorriso che chiaramente non ha sentito nemmeno la domanda perché sta ridacchiando con i compagni e Venerandi dice, tu – sì tu – mr. sorriso, mi dici perché il Leopardi dice che l'assuefazione ha sia aspetti positivi che negativi? Eh?

Mr. sorriso chiaramente non se lo aspetta, si guarda attorno come dire, abbà abbà, perché io, osserva il soffito come per aspettare una ispirazione divina, poi si volta serio verso Venerandi e a sintagmi tardi e lenti inizia a snocciolare la parte della teoria del piacere del Leopardi in maniera decisamente corretta e con anche alcuni esempi personali che ci stavano mentre Venerandi, lì in piedi, – inaffondabile – continua ad ascoltare questo discorso che man mano diventa sempre più corretto e alla fine Venerandi dice, beh, mr. sorriso, bravo, sei stato un libro stampato, ma dentro di sé Venerandi è davanti a una copia di Venerandi, entrambi attoniti che dicono, tra loro e loro:

ma allora 'sti disgraziati ascoltano.

Non so come, non so quanto, non so in che modo, nel disinteresse più completo, questi disgraziati ascoltano quello che dico, in maniere e intensità diverse, mentre chattano, schiantano, schizzano, ok anche ascoltano, ok, e quindi il Venerandi inspira e dice solenne: beeee, e e e ora proseguiaaammooo, leeeggi un po' tu mr. cagnescooo?


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Joe Henry – Thrum (2017)


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Thrum: un rumore sordo, basso e continuo, il pizzicare pigro e ritmico di una chitarra, in maniera quasi monotona. Joe Henry sceglie canzoni e titoli non a caso, tanto è l'amore che prova per le sue composizioni, messaggi da abbandonare al mondo, creazioni che gli spezzeranno il cuore, dice lui, ma che devono camminare con le proprie gambe, offrendo solo uno scorcio, una luce che illumina un istante. D'altronde sarebbe assai complicato imbrigliare il songwriting di Henry, quanto mai denso di allusioni e metafore, poetico nel senso più proprio del termine, senza dubbio fra i migliori in circolazione nel panorama della canzone d'autore americana... artesuono.blogspot.com/2017/11…


Ascolta: album.link/i/1279869455



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Joe Henry – Thrum (2017)


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Thrum: un rumore sordo, basso e continuo, il pizzicare pigro e ritmico di una chitarra, in maniera quasi monotona. Joe Henry sceglie canzoni e titoli non a caso, tanto è l'amore che prova per le sue composizioni, messaggi da abbandonare al mondo, creazioni che gli spezzeranno il cuore, dice lui, ma che devono camminare con le proprie gambe, offrendo solo uno scorcio, una luce che illumina un istante. D'altronde sarebbe assai complicato imbrigliare il songwriting di Henry, quanto mai denso di allusioni e metafore, poetico nel senso più proprio del termine, senza dubbio fra i migliori in circolazione nel panorama della canzone d'autore americana... artesuono.blogspot.com/2017/11…


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📒Dal mio diario.. 🖋️Nel giorno del tuo compleanno!✨

Carissimo figlio, un giorno leggerai queste mie parole, emozioni e saranno un ricordo ormai lontano! Perché gli anni son volati, ma il mio ❤️ è sempre lì vicino al tuo, pronto a sostenerti, ad amarti! E chissà il tempo, i giorni, i mesi avranno asciugato, lacrime, cancellato dolori e ogni segno da me lasciato tra queste pagine del libro della tua vita!

Ti ho dato la vita, forse tardi o forse no, ti ho atteso incredula e impaurita per quasi nove mesi, ti ho visto venire al mondo forte, indifeso e bello, eppure piangevi, triste, spaesato, forse anche un po' arrabbiato! Ma io da allora ti ho dato amore, tanto o mai abbastanza, ti ho tenuto accanto al mio cuore mentre ti nutrivi ancora di me e conservo ancora quei ricordi, quel legame meraviglioso.. Ti ho reso unico figlio e forse solo, per egoismo, paura o semplicemente perché mi sentivo ancora una madre insicura e imperfetta!

Ormai stai crescendo e quel cordone che a me ti legava non c'è più, mi manca la tenerezza, ma ho la consapevolezza, che forse non c'è più timore, ma un po' di pudore, non c'è tempo per gli abbracci e i baci, io madre gioia o e mi rattristo ogni volta che avanzi in questa vita, che da me ormai un po' ti allontana...

Ti osservo ancora mentre dormi, catturo attimi di dolcezza, fugaci emozioni mentre sogni e speri che il mondo sempre ti sorrida!

Chissà un giorno anche tu piangerai, soffrirai per amore, proverai un dolore, sembrerà il mondo effimero e crudele e so bene che il mio star male ti ha inevitabilmente un po' travolto, cambiato e reso un po' più forte!

Ma ricordati che, nonostante tutto, ci sarò sempre, perché quel piccolo seme che ho nascosto nel tuo cuore, quando e se ti sentirai solo e incompreso, germoglierà e ti farà più forte! Curalo quel germoglio non avere paura di sbagliare, non credere che impossibile sia amare, non perderti dietro facili illusioni, leggi, se ti va, le mie parole, non giudicare i miei errori, non cercare di comprender tutto e tutti! E vivi, alza gli occhi al cielo, osservane l'azzurro e godine i colori, le albe, i tramonti, e sorridi alla tua vita e se hai coraggio osa, crea, conquistati il tuo pezzo di mondo, combatti per i tuoi ideali, le tue vittorie e anche le sconfitte, le mete che raggiungerai, saranno anche le mie e quando cadrai, in te troverai la forza e il coraggio per rialzarti e ricominciare. E se non ci sarò, tu continua a correre verso il tuo futuro figlio mio, perché più forte, sicuro e luminoso sarà quello spettacolo della tua vita, che io ho immaginato e tu hai realizzato!

(Con amore la tua mamma! “Un pensiero per i tuoi 15 anni”)✨


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1CR - Capitolo 2


1Questi sono i figli d'Israele: Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Ìssacar, Zàbulon, 2Dan, Giuseppe, Beniamino, Nèftali, Gad e Aser.

Discendenza della tribù di Giuda3Figli di Giuda: Er, Onan, Sela; i tre gli nacquero dalla figlia di Sua la Cananea. Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso agli occhi del Signore, che perciò lo fece morire. 4Tamar, sua nuora, gli partorì Peres e Zerach. Totale dei figli di Giuda: cinque.5Figli di Peres: Chesron e Camul.6Figli di Zerach: Zimrì, Etan, Eman, Calcol e Darda; in tutto: cinque.7Figli di Carmì: Acar, che provocò una disgrazia in Israele con la trasgressione dello sterminio. 8Figli di Etan: Azaria.9Figli che nacquero a Chesron: Ieracmeèl, Ram e Chelubài.10Ram generò Amminadàb; Amminadàb generò Nacson, capo dei figli di Giuda. 11Nacson generò Salma; Salma generò Booz. 12Booz generò Obed; Obed generò Iesse. 13Iesse generò Eliàb, il primogenito, Abinadàb, secondo, Simeà, terzo, 14Netanèl, quarto, Raddài, quinto, 15Osem, sesto, Davide, settimo. 16Loro sorelle furono: Seruià e Abigàil. Figli di Seruià furono Abisài, Ioab e Asaèl: tre. 17Abigàil partorì Amasà, il cui padre fu Ieter l'Ismaelita.18Caleb, figlio di Chesron, dalla moglie Azubà ebbe Ieriòt. Questi sono i figli di lei: Ieser, Sobab e Ardon. 19Morta Azubà, Caleb prese in moglie Efrat, che gli partorì Cur. 20Cur generò Urì; Urì generò Besalèl.21In seguito Chesron si unì alla figlia di Machir, padre di Gàlaad; egli la sposò a sessant'anni ed essa gli partorì Segub. 22Segub generò Iair, cui appartennero ventitré città nella regione di Gàlaad. 23Ghesur e Aram presero loro i villaggi di Iair con Kenat e le dipendenze: sessanta città. Tutti questi furono figli di Machir, padre di Gàlaad.24Dopo la morte di Chesron, Caleb si unì a Èfrata, moglie di suo padre Chesron, la quale gli partorì Ascur, padre di Tekòa.25I figli di Ieracmeèl, primogenito di Chesron, furono Ram, il primogenito, Buna, Oren, Osem, Achia. 26Ieracmeèl ebbe una seconda moglie che si chiamava Atarà e fu madre di Onam.27I figli di Ram, primogenito di Ieracmeèl, furono Maas, Iamin ed Eker.28I figli di Onam furono Sammài e Iada. Figli di Sammài: Nadab e Abisùr. 29La moglie di Abisùr si chiamava Abiàil e gli partorì Acban e Molid. 30Figli di Nadab furono Seled e Appàim. Seled morì senza figli. 31Figli di Appàim: Isèi; figli di Isèi: Sesan; figli di Sesan: Aclài. 32Figli di Iada, fratello di Sammài: Ieter e Giònata. Ieter morì senza figli. 33Figli di Giònata: Pelet e Zaza. Questi furono i discendenti di Ieracmeèl.34Sesan non ebbe figli, ma solo figlie; egli aveva uno schiavo egiziano chiamato Iarca. 35Sesan diede in moglie allo schiavo Iarca una figlia che gli partorì Attài. 36Attài generò Natan; Natan generò Zabad; 37Zabad generò Eflal; Eflal generò Obed; 38Obed generò Ieu; Ieu generò Azaria; 39Azaria generò Cheles; Cheles generò Elasà; 40Elasà generò Sismài; Sismài generò Sallum; 41Sallum generò Iekamia; Iekamia generò Elisamà.42Figli di Caleb, fratello di Ieracmeèl, furono Mesa, suo primogenito, che fu padre di Zif; il figlio di Maresà fu padre di Ebron. 43Figli di Ebron: Core, Tappùach, Rekem e Sema. 44Sema generò Racam, padre di Iorkoàm; Rekem generò Sammài. 45Figlio di Sammài: Maon, che fu padre di Bet-Sur.46Efa, concubina di Caleb, partorì Carran, Mosa e Gazez; Carran generò Gazez.47Figli di Iadài: Reghem, Iotam, Ghesan, Pelet, Efa e Saaf.48Maacà, concubina di Caleb, partorì Seber e Tircanà; 49partorì anche Saaf, padre di Madmannà, e Seva, padre di Macbenà e padre di Gàbaa. Figlia di Caleb fu Acsa.50Questi furono i figli di Caleb. Figli di Cur, primogenito di Èfrata: Sobal, padre di Kiriat-Iearìm, 51Salma, padre di Betlemme, Caref, padre di Bet-Gader. 52I figli di Sobal, padre di Kiriat-Iearìm, furono Reaià, la metà dei Manactei 53e le famiglie di Kiriat-Iearìm: gli Itrei, i Putei, i Sumatei e i Misraei. Da costoro derivarono i Soreatiti e gli Estaoliti.54Figli di Salma: Betlemme, i Netofatiti, Atròt-Bet-Ioab e la metà dei Manactei, i Soriti 55e le famiglie degli scribi che abitavano a Iabes: i Tiratei, i Simatei e i Sucatei. Questi sono i Keniti, discendenti da Cammat, padre della casa di Recab.

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Approfondimenti


1-55. Alla lista dei figli di Giacobbe (vv. 1-2) e della discendenza di Giuda (vv. 3-8), segue un elenco degli antenati di Davide (vv. 9-17) e una lista dei discendenti di Caleb (vv. 18-24) e di Ieracmel (vv. 25-40) e infine un secondo elenco di Calebiti (vv. 42-55).

1-2. Il brano si riaggancia a 1,34a e completa l'albero genealogico di Giacobbe, che il Cronista chiama “Israele”, cfr. 1Cr 2,1; 5,1.3; 6,23; 7,29; 29,10.18; 2Cr 30,6. L'elenco ricorre anche in Gn 46,8-25; 49,1-27; Nm 1,5-15; 13,4-15; 26,5-10; Dt 33,6-24, ma in diverso ordine. La lista che più si avvicina a questa si trova in Gn 35,23-26. L'unica variante riguarda Dan, figlio della schiava di Rachele, che passa dal nono al settimo posto.

3-8. La genealogia di Giuda conduce ai Davididi. Essa è composta combinando Gn 38,1-30 con Nm 26,19-30 = Gn 46,12. Dei tre figli che Giuda ha avuto dalla cananea anonima, Er è punito da Dio con la morte per i suoi peccati, secondo la tesi teologica del Cronista sulla retribuzione a scadenza immediata. Anche Onan muore prematuramente per le sue malefatte, come informa la nota di Gn 38,10, che il nostro autore sembra presupporre. Quanto a Sela, saremo ulteriormente informati su di lui dalla nota di supplemento in 4,5. I rapporti di Giuda con la donna di Canaan erano considerati quanto mai riprovevoli, cfr. Esd 9,2; 10,31; Ne 13,1-3; Gn 24,3; 28,1, non tanto per ragioni di etica sessuale, quanto per motivi di purezza razziale.

4. La legge condannava anche i rapporti di Giuda con la moglie di suo figlio, cfr. Lv 18,15; 20,12, sebbene in questo caso Giuda avesse come scusante il fatto di ignorare l'identità di Tamar, cfr. Gn 18,15ss. Anche le vicende ambigue del patriarca e dei suoi figli Er e Onan, che il Cronista riferisce con fedeltà, mettono in rilievo le costanti dell'azione di JHWH, che punisce e salva. Nel Nuovo Testamento, l'evangelista Matteo inserisce Tamar nella genealogia di Cristo, cfr. Mt 1,3.

5. Cfr. Gn 46,12.

6. L'importanza particolare che hanno per il Cronista i discendenti di Zerach è dovuta al fatto che essi sono gli iniziatori del canto sacro in Gerusalemme. Né Gn 46,12 né Nm 26,20 menzionano i figli di Zerach. Il Cronista (o la sua fonte) si rifà a Gs 7,1, dove il figlio di Zerach è chiamato Zabdi, che risponde al nostro Zimri, e a 1Re 5,11, dove la sapienza di Salomone è paragonata a quattro saggi, uno dei quali è Etan l'Ezraita. Eman viene distinto dal cantore omonimo di 16,41, ecc., che è già levita. Di fatto però in alcuni testi secondari, come 6,18ss.; 15,17ss., nonché nelle sovrascritte del Sal 88 e del Sal 89, Etan e Eman sono uniti e potrebbero essere i medesimi personaggi che si ritrovano qui. Per il fatto che Etan, Eman, Calcol e Darda sono sapienti, sono dichiarati «fratelli», e poiché uno di loro è ezraita, diventano «figli di Zerach».

7. Carmi generò Acar, nome che è in allitterazione con ‘ôkẽr, nel senso di portare sventura, e che in Gs 7,1ss. diventa Acan, il celebre violatore dell'interdetto.

9-17. La linea genealogica riportata in questi versetti è di estrema importanza per il Cronista. Si tratta degli antenati di Davide. Da Ram proviene la gente di Giuda. Ieracmel e Chelubai (il nome è una variante di Caleb) erano all'origine due clan di origine non ebraica, che risiedevano nel territorio di Giuda e finirono col fondersi con questa tribù. Nel testo attuale la genealogia del secondogenito di Chezron è passata al primo posto.

10-11. Per Amminadab e Nacson cfr. Nm 2,3. Salma è ricordato in Rt 4,17 ed è lo stesso menzionato in 1Cr 2,51 come padre di Betlemme; là risulta pronipote di Chezron, mentre qui è una unità più in basso. Non tutti gli anelli della genealogia sono menzionati.

12. Per i tre anelli Booz-Obed-lesse, cfr. 1Re 4,17.

13-15. I sette figli di Iesse. I primi tre e Davide ci sono noti da 1Sam 16,10-11; 17,12. Il Cronista ne aggiunge altri tre e, contrariamente alla fonte biblica, fa di Davide il settimo nato. 1Sam 17,12 invece parla di otto figli. Forse il Cronista omette il quinto (probabilmente Eliu, cfr. 1Cr 27,18), perché rimasto senza discendenti.

16-17. Le due sorelle di Davide, di cui non si parla altrove nella Bibbia, sono menzionate qui per l'importante ruolo ricoperto dai loro figli durante il regno di Davide. Per Abisai, Ioab e Asael cfr. 1Sam 26,6; 2Sam 2,13.18. Per Amasa, cfr. 2Sam 17,15; 19,14; 20,4s.8-13.

18-24. Con 2,50a-55, i vv. 18-20 costituiscono verosimilmente un supplemento alla discendenza di Caleb. A differenza del brano precedente, qui vengono presentate due mogli principali, Azuba, v. 18, e Efrata, v. 19. Il v. 20 sembra una glossa inserita quando 2,18-19 fu estrapolato da 50a e posto dopo 2,17. Secondo Es 31,2; 35,30; 38,28, Bezaleel era figlio di Uri, figlio di Cur, della tribù di Giuda. I vv. 21-23 invece sono un'aggiunta apportata all'albero genealogico di Chezron, allo scopo di mettere in evidenza come gli Ebrei siano venuti a contatto con il paese a oriente del Giordano. Per Machir e Iair, cfr. Nm 32,39ss., dove però sono considerati fratelli, mentre qui Machir è nonno di Iair tramite Segub, che è del tutto ignoto. Le «ventitré città nella regione di Galaad» (v. 22) sono note da Nm 32,41; Gdc 10,4; 1Re 4,13. Gdc 10,4 parla di trenta città, anziché ventritré.

24. È in rapporto con 2,19. In entrambi i versetti infatti si parla dei figli partoriti a Caleb da Efrata. Tuttavia, mentre in 2,19 si parla della linea Caleb-Cur, in 2,24 si menziona invece la linea Caleb-Ascur, che viene continuata poi in 4,5-8, un'aggiunta alla seconda linea dei Calebiti.

25-33. Per il suo contenuto il brano si riconnette al v. 9. La genealogia di Ieracmel è proposta in forma discontinua. 1Sam 27,10; 30,29 informano che la tribù di Ieracmel, prima del regno di Davide, viveva al sud della Palestina. La presenza in questa tribù di nomi teofori composti con JHWH, come Achia (v. 25) e Gionata (v. 32), fa pensare a un suo rapporto con la tribù di Giuda, alla quale si dovette unire ben presto anche sul piano genealogico. Poiché si tratta di una tribù, la sua genealogia va intesa nel senso di un rapporto di stirpi.

34-41. Il brano non riferisce più il sistema parentale ramificato, ma procede in linea retta. Si tratta di un'aggiunta, che sembra contraddire il v. 31b e che intende giustificare la posizione di Elisama, cfr. Esd 2,59, un importante personaggio che non va confuso con lo scriba omonimo di Ger 36,12-20. Gli ascendenti di Elisama sono noti soltanto da questo testo.

42-49. Dopo la genealogia di Ram, 2,10-17, e quella di Ieracmel, 2,25-33, il Cronista presenta quella del terzo figlio di Chezron, v. 9, Caleb. Si riportano i nomi dei figli di un matrimonio principale, vv. 25-45, e di due matrimoni secondari, vv. 46-47.48-49a. Il quadro offerto dalla lista è in sintonia con 1Sam 25,1b-3; 30,14.31. Al v. 46 Efa è nome di donna, mentre al v. 47 è nome maschile. Ciò si spiega tenendo presente che il v. 47b è una glossa derivata da Gdc 1,12s.; Gs 15,16s. La formula X padre di Y, ricorrente per lo più in testi non cronistici, può significare: a) se X è un nome di stirpe, che quella stirpe andò abitare nel luogo Y; b) se X è un nome di località, che gli abitanti di Y vennero a popolare X. La distinzione tra stirpe e località non è sempre chiara. Nella nostra lista ricorrono nomi di stirpi che altrove figurano come nomi di località, e viceversa. Il fenomeno si può spiegare tenendo presente che talvolta è il luogo a ricevere il nome della stirpe, altre volte è la stirpe ad assumere il nome del luogo.

50-55. (con 2,18-20). La genealogia di Caleb attraverso la linea di Cur si riallaccia al v. 19. La formula «padre di» riferita ai tre figli di Cur, vuol dire che i loro discendenti popolarono i luoghi menzionati qui. Anche Zorea ed Estaol sono due città di Giuda. Per i Keniti, cfr. Nm 10,29; Gdc 1,16; 4,11; 1Sam 15,6; 27,10; 30,29. Gli scribi keniti di Iabez formavano probabilmente una specie di corporazione, alla stregua dei vasai di 4,31.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Riscoprire gli hobby


Militanza


Allora~~, stavo riflettendo sulla questione delle 8/8/8.

8 ore di sonno, 8 ore di lavoro, 8 ore di riposo. Tralasciando che non è più così perché con email e l'interconnessione sono 16 ore di lavoro e 8 di sonno e io mi voglio costringere a non farlo capitare (mi piaceva una proposta di legge mi sa Europea che dopo 2 ore dallo staccare del turno tu puoi non contattare il dipendente) ho notato che è essenziale anche nell'attivismo.

L'attivismo e la militanza dovrebbe rientrare nelle 8 ore di riposo, no? Siamo tutti d'accordo

Beh non è che vada molto bene, quindi cominciamo a dare qualche paletto, militanza max 4 ore. Punto.

So che può sembrare brutto ma se la militanza, la fai in un periodo difficile, se ti causa uno stress EXTRA a quello che hai già, diventa un problema, quindi, impariamo a dare il giusto tempo alle cose, che nessuno ci corre dietro.

Videogiochi


IO AMO I VIDEOGIOCHI. Sono da sempre la mia principale fonte di sfogo, mi permettono di sfogare tutto lo stress che ho in corpo, ma, purtroppo gioco troppo condizionato dalle emozioni, se sto male gioco male, se gioco male sto male. È un cane che si morde la coda, giocare dovrebbe essere fatto solamente quando si ha l'umore per farlo, così come per ogni attività socialmente impegnativa che richiede un minimo di pazienza e sforzo. (Nel caso mio, tutto ciò che di fa' in gruppo)

Piccoli svaghi: Anime & Manga


Per quanto una volta davo molto effort a ciò, ora li vedo come sfoghi emotivi, molti anime e manga mi permettono di sfogare emozioni che se no terrei racchiuse in me e io sono una pentola a pressione pronta a esplodere.

Ogni genere un emozione, circa, principalmente gli Slice of Life mi calmano molto, uno dei miei generi preferiti, perché ti dà un'altra prospettiva e avvolte, mi fanno capire cosa mi manca e come risolvere. Ci sono lore che ti cambiano la vita ma c'è le dimentichiamo e abbiamo bisogno di rivederle.

Meditazione, passeggiate e ciclismo


L'ultima non lo posso manco più fare, ma, queste attività richiedono concentrazione e calma, per uno come me che vive nell'ansia, nel panico e nella rabbia, sono un attimo di respiro. Forse il problema è che non respiro abbastanza

Dovremmo imparare come esseri umani a respirare più spesso, in tutti i sensi.

Attività manuali


Sono rilassanti e stressanti allo stesso tempo, il problema non è farle è iniziare a farle, ma, quando le fai, svuoti la mente, finalmente puoi dire di aver completato questo ciclo di sfogo.

In conclusione


Ognuna di queste attività funziona per me, questo schemino che spesso non seguo, quando lo seguo mi aiuta davvero tanto. Ogni consiglio è apprezzato, ogni critica è accetta (finché costruttiva) ma sono convinto che tutto ciò possa essere d'aiuto per un bel po' di persone.

Per commenti e consigli: @Luigi Violante

ele

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Hotel Splendid

Il neon dell’insegna «Hotel Splendid» friggeva nell’aria umida di via Porpora, sputando scariche di luce intermittente sul parabrezza della mia Alfa. Sembravano i battiti di un cuore in aritmia. A Milano, dopo la mezzanotte, la pioggia non cade: percuote. Trasforma l’asfalto in uno specchio nero che riflette solo i peccati della città, dilatandoli nelle pozzanghere come macchie d’inchiostro. Ero arrivato da dieci minuti, il motore ancora caldo che ticchettava nel silenzio irreale di quel vicolo cieco. Mi chiamo Marco Taramelli, investigatore privato per vocazione e fallito per scelta. La targa d’ottone sulla porta del mio studio diceva solo Consulenze, ma la verità è che la gente viene da me quando la Polizia ha le mani legate e i rimorsi diventano troppo pesanti per dormire. Quella notte, il rimorso aveva la voce tremante di un avvocato di grido che mi aveva infilato diecimila euro in contanti nella tasca del cappotto, chiedendomi di recuperare una borsa. Nessun dettaglio, solo un indirizzo e una camera: la 204. Scesi dall'auto, tirando su il colletto del trench. L’androne dell’albergo puzzava di disinfettante a buon mercato e fumo stantio. Dietro il bancone della reception, un vecchio con gli occhi vitrei non alzò nemmeno lo sguardo dalla sua rivista sportiva di tre mesi prima. Meglio così. Il silenzio nei corridoi era denso, quasi solido, interrotto solo dal ronzio metallico del vecchio ascensore a gabbia che saliva verso i piani alti. Evitai l'impianto e presi le scale. I gradini di marmo consumato cigolavano sotto le mie scarpe, un conto alla rovescia verso il secondo piano. Il corridoio della 204 era una galleria di porte scrostate dal tempo. La moquette verde marcio attutiva i miei passi, ma non riusciva a soffocare il battito del mio cuore, che picchiava duro contro le costole. Arrivato davanti alla porta, notai il primo dettaglio che mi fece stringere la mano attorno al calcio della mia Beretta calibro 9: la fessura della serratura era parzialmente scheggiata. Qualcuno era entrato senza chiedere il permesso. E non molto tempo prima. Spinsi delicatamente l’anta. Nessun cigolio. La stanza era immersa nella penombra, tagliata solo dalle lame di luce giallastra che filtravano dalle persiane accostate. «C’è nessuno?» Sussurrai, una formalità inutile che la prudenza esigeva. La risposta fu il silenzio profondo della morte. Feci tre passi all'interno, le scarpe che affondavano in un tappeto logoro. Il mio sguardo fu catturato da una sagoma scura poltrona vicino alla finestra. Una donna. Era seduta con la testa reclinata all'indietro, i capelli biondi che brillavano come oro vecchio sotto i riflessi intermittenti del neon esterno. Gli occhi, spalancati e lattiginosi, fissavano il soffitto come se cercassero una via di fuga. Sul collo, un solco violaceo tradiva la violenza degli ultimi istanti della sua vita. Una sciarpa di seta nera era ancora tesa attorno alla gola. Il sangue mi si gelò nelle vene. Non era un semplice furto; era un’esecuzione. La borsa di pelle marrone di cui parlava l'avvocato era lì, sul pavimento, aperta e svuotata delle carte. Ma il contenuto non era sparito del tutto: sparsi sul pavimento c'erano fogli bagnati di pioggia e di un liquido più denso. Sangue fresco. Chiunque l’avesse uccisa, era stato interrotto o non aveva avuto il tempo di ripulire. All'improvviso, un rumore metallico ruppe la quiete della stanza. Proveniva dal bagno. Il ticchettio di una goccia che cadeva nel lavandino, seguito da un respiro affannoso, strozzato, impercettibile a un orecchio non abituato al pericolo. Qualcuno era ancora dentro. L’assassino non se n’era andato. La tensione si tese come una corda di violino pronta a spezzarsi. Impugnai la Beretta, togliendo la sicura con un click che risuonò immenso nel silenzio. Mi mossi lateralmente, rasentando la parete, sfruttando le ombre per non offrire un bersaglio facile. La porta del bagno era accostata, una linea di luce bianca tagliava il pavimento. «Esci con le mani bene in vista.» Dissi, la voce ferma ma il respiro corto. «La Polizia sta arrivando». Una menzogna necessaria. Nessuna risposta. Solo il fruscio di un tessuto, il movimento rapido di una sagoma che si muoveva nell'oscurità del bagno. Poi, il vetro della finestra del bagno andò in frantumi con un boato fragoroso. L'uomo stava scappando dal retro, attraverso la scala antincendio. Spalancai la porta con un calcio. La pioggia gelida entrò violentemente dalla finestra rotta, investendomi il viso. Mi affacciai sul vuoto del vicolo posteriore, giusto in tempo per vedere una figura scura, intabarrata in un giaccone nero, che scendeva i gradini di ferro a rotta di collo. Non ci pensai due volte. Mi lanciai all'inseguimento, scavalcando il davanzale e precipitandomi giù per la struttura metallica che vibrava e scricchiolava sotto il mio peso. I gradini erano viscidi, il ferro bagnato offriva poca aderenza. Sentivo il sapore metallico dell'adrenalina in bocca. Giunto in fondo alla scala, vidi l'uomo svoltare l'angolo verso viale Monza, scomparendo nella nebbia che saliva dai tombini. Milano a quell’ora si trasforma in un labirinto di pietra e cemento, dove le strade si assomigliano tutte e i segreti si nascondono dietro i portoni dei vecchi palazzi di ringhiera. Corsi assecondando l'eco dei suoi passi sull'asfalto bagnato. Le luci dei lampioni creavano una sequenza cinematografica di flash e oscurità. L’inseguimento mi portò in un cortile interno, uno di quei vecchi spazi milanesi con i ballatoi di ringhiera che si arrampicano verso il cielo, chiusi come una fortezza. Un vicolo cieco per entrambi. L'uomo si voltò di scatto. Nella penombra del cortile, vidi il riflesso d'argento di un coltello a serramanico. Non aveva più una via di fuga, e gli animali messi alle strette diventano letali. I suoi occhi erano fessure di puro terrore e rabbia. «Fermo lì.» Ringhiò, la voce roca, spezzata dallo sforzo. «Non sai in cosa ti sei infilato. Quella borsa contiene i nomi che fanno tremare la Milano bene. Se spari, sei un uomo morto prima che il bossolo tocchi terra». «I morti non parlano, ma i vivi sì» Risposi, mantenendo l'arma puntata al centro del suo petto. La pioggia continuava a cadere, battendo ritmicamente sui cassonetti dell'immondizia, creando una colonna sonora ipnotica e spettrale. Fece un passo avanti, sollevando la lama. La distanza tra noi era di pochi metri, lo spazio di un respiro, il confine esile tra la vita e la fine di tutto. Sentivo il calore della Beretta nella mia mano opporsi al gelo della notte milanese. Sapevo che un solo movimento falso avrebbe scritto la parola fine su questa storia, lasciando un altro corpo a marcire nell'oscurità di una città che dimentica in fretta i suoi figli. Il silenzio prima della tempesta durò un battito di ciglia. L’assassino scattò in avanti con la velocità di una vipera, la lama puntata dritta alla mia gola. Non c'era tempo per pensare, solo per reagire. Esplosi un colpo. Il boato squarciò la notte di viale Monza, un tuono artificiale che rimbombò contro le pareti del cortile, facendo tremare i vetri delle finestre buie. L’uomo si arrestò di colpo, l’espressione di pietra che si frantumava in una smorfia di incredulità. Il coltello gli sfuggì dalle dita, cadendo con un rintocco metallico sulla pietra del cortile. Cadde sulle ginocchia, le mani premute sulla spalla sinistra da cui iniziava a sgorgare un rivolo scuro. Non volevo ucciderlo; volevo delle risposte. Mi avvicinai lentamente, tenendolo sotto tiro, mentre le prime sirene della Polizia iniziavano a ululare in lontananza, un lamento acuto che si avvicinava rapidamente da piazzale Loreto. La notte di Milano stava per finire per lui, ma per me il buio era appena iniziato. Raccolsi i fogli che gli erano caduti dalla tasca, intrisi di pioggia. Guardai i nomi scritti sopra, illuminati dai fari blu delle volanti che entravano nel cortile. L'avvocato aveva ragione a tremare. E la città, dopo la mezzanotte, non avrebbe dormito tranquilla ancora per molto.


noblogo.org/milano-dopo-mezzan…

Brevi considerazioni interessanti su un paragone tra due mitologie bibliche inclusa nel “MAGNIFICA HUMANITAS” del Vaticano a riguardo della tecnologia come strumento molto potente “neutro” che può essere usato per fare del bene o del male a seconda di come si usa


Il link per il documento completo (non vi serve per leggere questo mio post):vatican.va/content/leo-xiv/it/…


E' interessante il paragone tra i due miti della bibbia scritto nell'introduzione di questo testo appena pubblicato dal vaticano stesso (è la prima volta che vado in un sito “.va”, giuro...LOL) e non perché sono religioso ma piuttosto perché vorrei ribaltare la religiosità e darli un senso del tutto ateo; non lo dico per modo di dire o per prendere parte a una “filosofia cattolica” ma perché i miti antichi (come questi due messi a confronto) hanno da sempre una verità di fondo un po' come è interessante leggersi e capire da sè la divina commedia di Dante o l'odissea di Omero.


Cierò qui sotto solo il testo interessato dei due miti e delle considerazione del Papa (che è appunto la cosa più importante anche se è veramente semplice come concetto, non fatevi strane illusioni su filosofie strane o complesse LOL). Il link al testo completo è all'inizio e nella totalità non l'ho ancora letto perché è davvero molto lungo (è davvero troppo lungo ahah) e non so se lo leggerò ancora per davvero...comunque, bando alle ciance, eccovi qui sotto le parole da sostituire nel testo per avere la chiave di lettura mia personale nel punto 1. (che potete se volete saltare se volete partire senza mie interpretazioni) e subito sotto la citazione al testo scritto da Papa Leone 14esimo nel punto 2.:


1.) Parole da sostituire e chiavi di lettura mie personali:

a.) “Dio”=> Etica e morale personale e sociale giusta. Contrario di “Dio” = Dedizione al potere corrotto e al profitto che portano alla perdita di controllo e alla distruzione della persona e/o della società o di una realtà.

b.) “Digiunare, preghiera, intercezione” => Pensiero critico, riflessivo e potente da cui ne deriva l'affrontare la realtà disfunzionale con le priorità giuste facendo comunella nel modo giusto. Contrario del “digiunare, preghiera, intercezione” => Tossicità del pensiero e irrazionalità che portano alla perdita di controllo, alla malattia e alla solitudine.


2.) Citazione del Papa chiamata nel sotto-titolo “due icone bibliche” (modificata e tagliata all'inizio e alla fine dal resto del documento per isolarla con l'aggiunta delle lettere al posto dei numeri per i vari punti che va a toccare che erano di mezzo ad altri numeri e quindi che non partivano dal punto 1):

a.) Per rispondere a questi interrogativi e per discernere come abitare con responsabilità il tempo dell’intelligenza artificiale, vorrei richiamare due immagini bibliche: la costruzione della torre di Babele (cfr Gen 11,1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (cfr Ne 2-6). Nel libro della Genesi, il racconto di Babele si colloca alle origini dell’umanità, subito dopo le genealogie dei figli di Noè. Gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre «la cui cima tocchi il cielo» (Gen 11,4). Vogliono così garantirsi stabilità e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia, il progetto nasconde una profonda insidia: è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione. Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione. Babele rivela così il limite di ogni costruzione che, pur grandiosa, sorge dall’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignità delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio.

b.) Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento di grande vulnerabilità nella storia dell’antico Israele. Dopo l’esilio babilonese, una parte del popolo è tornata a Gerusalemme, ma la città è ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate (cfr Ne 1-2). Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore.

c.) Alla luce di queste due icone, lo Spirito Santo oggi ci interpella circa il rapporto con la tecnica e con la rivoluzione digitale in corso. Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare (cfr Mt 25,14-30). La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.

d.) Evitiamo, dunque, la “sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo –, una tentazione antica e sempre nuova, che oggi assume anche un volto tecnico. Scegliamo, invece, la “via di Neemia”, che mette in risalto il valore del lavoro condiviso per rendere sicura la città di Dio per gli esuli ritornati. Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo. Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova Gerusalemme «scendere dal cielo, da Dio» (Ap 21,2) come dono per tutta l’umanità. E questa visione di grazia è per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi.


Le considerazioni le lascio a voi, non voglio commentare.


noblogo.org/mementomori/brevi-…

1CR - Capitolo 1


GENEALOGIE (1,1-9,44)

Da Adamo ad Abramo1Adamo, Set, Enos, 2Kenan, Maalalèl, Iered, 3Enoc, Matusalemme, Lamec, 4Noè, Sem, Cam e Iafet.5Figli di Iafet: Gomer, Magòg, Madai, Iavan, Tubal, Mesec e Tiras.6Figli di Gomer: Aschenàz, Rifat e Togarmà. 7Figli di Iavan: Elisà, Tarsis, i Chittìm e quelli di Rodi.8Figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan. 9Figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raamà e Sabtecà. Figli di Raamà: Saba e Dedan.10Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra. 11Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch, 12Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei. 13Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet 14e il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo, 15l'Eveo, l'Archeo, il Sineo, 16l'Arvadita, il Semareo e il Camateo.17Figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram. Figli di Aram: Us, Ul, Gheter e Mesec. 18Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber. 19A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi si divise la terra, e il fratello si chiamò Ioktan. 20Ioktan generò Almodàd, Selef, Asarmàvet, Ierach, 21Adoràm, Uzal, Dikla, 22Ebal, Abimaèl, Saba, 23Ofir, Avìla e Iobab. Tutti questi furono i figli di Ioktan.24Sem, Arpacsàd, Selach, 25Eber, Peleg, Reu, 26Serug, Nacor, Terach, 27Abram, cioè Abramo.

Da Abramo a Giacobbe28Figli di Abramo: Isacco e Ismaele.29Ecco la loro discendenza: Primogenito di Ismaele fu Nebaiòt; altri suoi figli: Kedar, Adbeèl, Mibsam, 30Misma, Duma, Massa, Adad, Tema, 31Ietur, Nafis e Kedma; questi furono i figli di Ismaele.32Figli di Keturà, concubina di Abramo: essa partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. Figli di Ioksan: Saba e Dedan. 33Figli di Madian: Efa, Efer, Enoc, Abidà ed Eldaà; tutti questi furono i figli di Keturà.34Abramo generò Isacco. Figli di Isacco: Esaù e Israele. 35Figli di Esaù: Elifaz, Reuèl, Ieus, Ialam e Core. 36Figli di Elifaz: Teman, Omar, Sefì, Gatam, Kenaz, Timna e Amalèk. 37Figli di Reuèl: Nacat, Zerach, Sammà e Mizzà.38Figli di Seir: Lotan, Sobal, Sibeon, Anà, Dison, Eser e Disan. 39Figli di Lotan: Orì e Omam. Sorella di Lotan: Timna. 40Figli di Sobal: Alvan, Manàcat, Ebal, Sefì e Onam. Figli di Sibeon: Aià e Anà. 41Figli di Anà: Dison. Figli di Dison: Camran, Esban, Itran e Cheran. 42Figli di Eser: Bilan, Zaavan, Iaakan. Figli di Dison: Us e Aran.43 Questi sono i re che regnarono nel territorio di Edom, prima che regnasse un re sugli Israeliti: Bela, figlio di Beor e la sua città si chiamava Dinaba. 44 Bela morì e al suo posto regnò Iobab, figlio di Zerach, da Bosra. 45 Iobab morì e al suo posto regnò Cusam, del territorio dei Temaniti. 46 Cusam morì e al suo posto regnò Adad, figlio di Bedad, colui che vinse i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua città si chiamava Avìt. 47Adad morì e al suo posto regnò Samla, da Masrekà. 48Samla morì e al suo posto regnò Saul, da Recobòt-Naar. 49Saul morì e al suo posto regnò Baal-Canan, figlio di Acbor. 50Baal-Canan, figlio di Acbor, morì e al suo posto regnò Adad: la sua città si chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabèl, figlia di Matred, figlia di Me-Zaab.51Adad morì e ci furono allora in Edom dei capi: il capo di Timna, il capo di Alva, il capo di Ietet, 52il capo di Oolibamà, il capo di Ela, il capo di Pinon, 53il capo di Kenaz, il capo di Teman, il capo di Mibsar, 54il capo di Magdièl, il capo di Iram. Questi furono i capi di Edom.

__________________________Note

1,1 L’ultimo libro del canone ebraico è una ricapitolazione della storia del popolo di Dio e, come già il libro della Genesi nei primi undici capitoli, dà largo spazio a una serie di genealogie. I nomi delle persone rappresentano spesso gruppi etnici più che individui. Le liste non sono omogenee: alcune sono brevi, altre lunghe; vi si trovano doppioni e lacune, ma l’ampio spazio dato a tribù legate a Giuda e a quelle levitiche indica che la storia è finalizzata alla centralità di Gerusalemme e del culto nel tempio. Nei cc. 1-9 il testo ebraico e le versioni antiche presentano molte varianti nella trascrizione dei nomi.

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Approfondimenti


1,1-9,44. L'ampia introduzione con cui si apre l'opera del Cronista traccia due linee genealogiche. La prima (1,1-54) va da Adamo a Israele; la seconda (2,1-9,44) parte dai dodici figli d'Israele e giunge fino a Davide, considerato il punto d'arrivo cui mirano tutte le genealogie precedenti. Si tratta di un albero genealogico che vuole abbracciare idealmente tutta l'umanità e dal quale il Cronista, che non sopporta contraddizioni ed elementi di disturbo nel suo schema, elimina successivamente ogni ramo inutile che non conduca alla stirpe eletta di Israele. Ma l'opera di sfrondamento e semplificazione non si ferma qui. Una volta arrivato a Israele, il Cronista inizia la recisione sistematica di ogni linea genealogica che non porti a Davide direttamente. Il procedimento richiama quello che, nel Pentateuco, colloca Abramo tra le nazioni che dovevano essere da lui benedette (Gn 12), con la differenza che la figura centrale qui è Davide, re ideale e prototipo del Messia, circondato sin dall'inizio da un esercito ordinato e compatto di sacerdoti, di leviti e di cantori.

La prospettiva è arida, freddamente giuridica e genealogica. Non si fa alcuna menzione dei patti di Noè e Abramo, dell'alleanza di Sichem, dell'esodo o degli eventi del Sinai, nulla si dice di Mosè e delle sue imprese. L'intento è esclusivamente quello di sottolineare la preminenza della stirpe davidica, con un abile impiego delle genealogie, da non leggersi ovviamente in senso biologico, bensì in chiave giuridico-sociale. All'interno del giudaismo in cui vive l'autore, con le sue tendenze all'isolamento e alla separazione, la propria ascendenza israelitica dimostrata sulla base di documenti genealogici inoppugnabili, ossia riportati dal libro sacro e autorevole, è una carta di identità necessaria. E anche all'interno della comunità giudaica la legittimità della propria posizione e condizione sociale, della funzione svolta, della qualifica professionale e politica – si tratti di sacerdoti, o di cantori e portinai del tempio, e delle stesse gerarchie politiche e militari più elevate – è garantita al meglio da una discendenza accertata dalla genealogia. È questa la funzione legittimante svolta dalle genealogie, le quali dichiarano l'ereditarietà di posizioni e incombenze facendole risalire ad un eponimo, che è anche modello.

I cc. 1-9 non sono unitari e tanto meno omogenei. Non è difficile notare doppioni e ripetizioni (si vedano, ad esempio, le genealogie di Giuda, Saul, Beniamino), e non mancano nemmeno alcune contraddizioni. La redazione di questi capitoli va attribuita nella sostanza al Cronista, che vi espone il suo progetto teologico. Le fonti utilizzate sono costituite per lo più dai libri biblici di Genesi, dei Numeri, di Giosuè, di 1-2Samuele e di 1-2Re. È possibile che il Cronista abbia fatto uso di altri documenti aventi un qualche valore storico e statistico, ma spesso si deve parlare piuttosto di composizioni letterarie seriori.

Le locuzioni ricorrenti per legare tra loro gli anelli genealogici sono bᵉne, «figli di», e yld, «generò». Il verbo yld è frequente soprattutto in Gn (170 volte) e 1-2 Cr (117 volte), col significato primario (nella forma qal) di «partorire» (ad es. Gn 4,1s.) e di «generare» (Gn 4,18), a seconda che si riferisca a una donna o a un uomo. I LXX traducono yld (qal) con tiktein o con una forma di gennan.

1-54. A un arido elenco dei patriarchi antediluviani (vv. 1-4) segue la lista della posterità dei tre figli di Noè (vv. 5-23) e un'altra lista dei patriarchi postdiluviani (vv. 24-27). Nei vv. 28-54 si elencano i discendenti di Abramo nella linea di Isacco-Esaù.

1-4. Lo stesso elenco si ritrova in Gn 5,1-31, dove accanto ai nomi sono riportate indicazioni relative all'età e alla provenienza. Sem, Cam, lafet sono anch'essi nati prima del diluvio. I nomi dei tre figli di Noè sono presentati come se fossero figli l'uno dell'altro, anziché fratelli.

5-23. Si ripete la lista dei tre figli di Noè, in senso inverso, e se ne forniscono le rispettive genealogie. Iafet, vv. 5-7 = Gn 10,2-24; Cam, vv. 8-16 = Gn 10, 6-8.13-18a; Sem, vv. 17-23 = Gn 10,22-29.

5-7. Al nostro autore non interessa esporre la vicenda storica dell'umanità delle origini. Il suo intento è di arrivare per eliminazioni successive alla genealogia del popolo eletto. Perciò ignora i Cainiti, cfr. Gn 4,17-24, oltreché i discendenti di Lot, cfr. Gn 19,30-38 e i fratelli di Abramo, cfr. Gn 11,26-30.

8-16. Ci si chiede perché il Cronista parli qui di Nimrod, che nella Bibbia ricorre soltanto, oltre che in Gn 10,8 e qui, in Mic 5,5, nell'oracolo che esalta Betlemme come luogo «dove nascerà colui che deve regnare sopra Israele» (v. 1). Può darsi che, riproducendo questa nota della tavola dei popoli di Gn 10,8, l'autore abbia pensato al rapporto che il testo di Michea stabilisce tra le glorie future della dinastia davidica e l'esilio.

17-23. Il testo corrisponde quasi alla lettera a Gn 10,22-29. Il motivo per cui il Cronista si premura di inserire nella genealogia di Cam l'etimologia di Peleg (v. 19, cfr. Gn 10,25) è l'intenzione di affermare come l'umanità dei tempi remoti, unita perché discendente da Adamo, si sia divisa ai tempi di Peleg. In essa la stirpe di Sem è destinata all'elezione in funzione della teocrazia. Per dare risalto a questa idea, il nostro autore ha anche eliminato prima i due rami morti di Iafet e di Cam.

24-27. I versetti riassumono Gn 11,10-27. Anche qui, come in 1-4, i nomi sono accostati in forma asindetica e senza indicazione di età e provenienza. La genealogia di Sem era stata presentata nei vv. 17-23. Ora da essa viene ripresa la linea di Arpacsad, Selach, Eber, ecc., dalla quale discese Abramo, che interessa in maniera tutta particolare il Cronista, essendo l'ultimo anello della catena genealogica principale che parte da Adamo e passa attraverso Noè. L'espressione imbarazzata e monca «Abram cioè Abramo», del v. 27, è un richiamo preciso a Gn 17,1-5s., dove JHWH muta il nome di Abram in Abramo, perché il patriarca è destinato a diventare «padre di una moltitudine di popoli», e stipula con lui un'alleanza eterna. Essa serve anche per introdurre la genealogia dei figli di Abramo.

28-54. Il brano enumera dapprima i discendenti di Abramo (vv. 28-33), quindi i discendenti di Isacco via Esaù (vv. 34-42), e chiude con la lista dei capitribù di Edom (vv. 43-54).

28-33. I discendenti di Abramo. Come in Gn 21, 12s., Isacco è anteposto al fratello maggiore Ismaele. Come al v. 4a, viene menzionato prima colui dal quale sorgerà il popolo teocratico Ismaele è eliminato subito; la sua genealogia, vv. 29-31, è mutuata da Gn 25, 13-16a. Nato dalla schiava, a lui si facevano risalire alcune tribù nomadi e seminomadi senza alcun ruolo nella storia della discendenza di Abramo, che invece sarà portata avanti da Isacco. La discendenza di Ketura, concubina di Abramo (vv. 32-33), è presa da Gn 25,2-4. Anche questo è un ramo morto della discendenza, che il Cronista elimina, pur attribuendogli una certa importanza, in quanto lo menziona accanto alle genealogie di Israele e di Isacco. Forse l'intenzione dell'agiografo è di sottolineare per i suoi contemporanei i legami di amicizia o inimicizia con i popoli confinanti: Arabi, Nabatei, Edomiti, Madianiti, Cainiti.

34-42. In questi versetti il Cronista riproduce lo schema di Gn 36,1ss.: i discendenti di Isacco nella linea di Esaù. Contrariamente ai vv. 4b.28, si ha qui la successione Esaù-Israele, come in Gn 25, 19-26.

35. La genealogia di Esaù è presa da Gn 36,1-4 e sunteggiata, con l'omissione delle mogli. I nomi dei cinque figli ricorrono in ordine discendente.

36. Per la genealogia del primogenito di Esaù, Elifaz, il Cronista si rifà a Gn 36,11-12, con questa variante: per Genesi Timna è concubina di Elifaz e madre di Amalek, mentre per il Cronista Timna è uno dei figli di Elifaz e fratello di Amalek. Inoltre, Timna figura anche al v. 39 = Gn 36,22, come sorella di Lotan, nonché ai vv. 51-54 = Gn 36,40s. come capo edomita. Va da sé che le genealogie di Gn 36 non indicano rapporti sul piano biologico, ma di carattere storico, tra clan differenti. Nel v. 36 l'autore indica i legami esistenti tra Timna e gli altri discendenti di Elifaz.

37. Per la genealogia di Reuel, si veda Gn 36,13.

38-42. Invece della genealogia degli altri figli di Esaù di cui si è parlato al v. 5, si ha quella di Seir, che secondo Gn 36,20-28 non è discendente di Esaù. Il nostro autore la riporta verosimilmente per motivi geografici. Secondo Gn 36,6.8 infatti Esaù abitò «il monte Seir».

43-54. Anche in questo caso a spingere il Cronista a presentare l'elenco dei re e dei capitribù di Edom è il motivo geografico. In Gn 36,6.8 si sostiene l'identità Esaù-Edom. Gli Edomiti si erano insediati a sud della zona montagnosa di Seir, quando gli Israeliti alla guida di Mosè avevano occupato la Transgiordania. I vv. 43-50 riportano Gn 36,31-39 e i vv. 51b-54 riferiscono Gn 36,40-43. Il v. 51a è redazionale e collega tra loro i due brani, che in Gn sono indipendenti. La congiunzione stabilita dal Cronista rimane oscura. I nomi vanno intesi come nomi di località. Suscita problemi il nome di Oolibama, che in Gn 36,2 è nome di donna e in Gn 36,41 invece è il nome di un capo. L'elenco sembra riflettere la situazione creatasi successivamente all'occupazione dell'Idumea da parte di Davide (cfr. 2Sam 8,13-14).

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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📒Dal mio diario! 🖋️Lettera immaginaria di una madre al figlio lontano! “Quando non ci sarò”... (Emozioni raccolte e condivise attraverso le parole di una canzone e non solo!)

Carissimo figlio non mi chiami, non mi cerchi più, dici sempre che sei occupato, che il tempo non basta, corre, ti insegue, ti impegna! Ridi, vivi la tua vita là fuori, ma senza di me, senza fermarti un attimo e bussare alla mia porta, al mio cuore! Ti vedo, immagino, sento, passi e vai oltre tutto ciò che ti ho insegnato, affidato e trasmesso, quasi fosse stato il nulla, una pagina vuota della tua vita! Ti ho dato la vita, tutta la mia vita l'ho dedicata a te, a noi, alla famiglia, al lavoro, allo svago, ma tu non ci sei, non riesci più a trovarmi, anzi non mi stai cercando, né pensando e chissà forse neppure odiando! Eppure sei ancora mio figlio, ed io la madre di quel figlio ormai perso, disperso e mai dimenticato. Ma tu come una gomma su di un foglio bianco, hai cancellato il mio nome e me dal tuo cuore! Non sono una madre perfetta, non sono una buona amica, ho difetti, limiti e puzzle da incastrare, ma ho continuato ad essere madre, seppur fragile e umile .. E non sono mai andata via, forse talvolta mi son allontanata, isolata, ho atteso, mi son fermata e ti ho immaginato, ho ricordato, ho sfogliato il nostro passato! Eppure un giorno, spero lontano, quando io me ne sarò andata, in un'altra città , o casa, o luogo, sarai tu a provare questa mancanza, l'attesa e il vuoto! E soffrirai per ogni volta che mi hai ignorato, per quei messaggi che non hai mai inviato, per quelle volte che non mi hai chiamato e cercato tra la folla, nei giorni pieni, nelle estati calde, di giorni al mare...E a sera, tra la gente, al tramonto finalmente capirai, sentirai cosa significa essere soli, lontani e diversi. Sentirai di amarmi, piangerai, mi cercherai, ma il tuo amore non avrà un volto, non avrà speranza; e mentre tu mi ignoravi, io c'ero, respiravo e lottavo, mentre tu figlio hai smesso di credere nel nostro legame e quando stavo male e piangevo nel buio dei miei silenzi, tu non lo sapevi e vivevi, io ero debole e tu sorridevi. E mai una domanda, mai il bisogno di vedermi, sentirmi, mentre lentamente ricucivo la mia vita e mi mancavi nei miei lunghi tempi!

Ho aspettato e tu non sei mai arrivato, poi ho smesso e ho continuato a vivere per me, di me, ma lontano da te, immaginando quel giorno in cui ti saresti fatto vivo, ma la speranza si è spenta, come una canzone quando la musica finisce .. Così forse un giorno capirai, quando anche tu avrai un figlio e soffrirai per non averci provato ad essere tu un buon figlio, piangerai al buio, da solo, il rimpianto ti scalfirà il cuore e il dolore ti annebbiera' la vista! Così mi cercherai tra i ricordi passati confusi e ormai spenti, vorrai ricordare e cancellare il tempo e la distanza! Sentirai di amarmi, ma l'amore non si può scrivere, raccontare, bisogna viverlo, sentirlo, cercherai il perdono per te, per noi, per me..Eppure arriverà quel giorno in cui vorrai parlarmi ed io non ti ascolterò e ricordare cosa significa essere figlio ma io non sarò più tua madre! Non ti basterà una foto da osservare, perché ciechi son stati i tuoi occhi dinanzi al mio dolore, mentre ti aspettavo, speravo e il tempo passava.. E capirai che il tempo non è sbagliato, tiranno o colpevole, perché non ti sei perso tra la folla, ma mi hai abbandonata quando arrancavo e ho lavorato finché le mani han resistito, ho gridato finché ho avuto voce, ma ho rinunciato ai miei sogni e ti ho lasciato inseguire i tuoi! Sono rimasta fuori al freddo per darti un posto caldo, ho ignorato la paura per vederti sorridere, ho ingoiato buio e lacrime ma tu mi hai dimenticato e io sono rimasta qui da sola ad aspettare!

Non è stato facile amarmi, ma sapevo essere una madre, sbagliavo, urlavo, cadevo ma non mi sono mai arresa. Eppure vorrai tornare, abbracciarmi, ma io non ci sarò, perché passato è il nostro tempo, quando tu guardavi al futuro ed io invece sopravvivevo nel passato.

E quando il buio cancellerà ogni speranza, spegnerà ogni melodia, tu piangerai per il tempo che non mi hai mai dedicato, mi chiamerai, cercherai il mio abbraccio, nessuno risponderà e non ci sarà un altro domani, solo il silenzio ti accompagnerà! Così quando fredda sarà la sera e non ci saranno più gli ultimi caldi raggi lunari, forse tornerai e sentirai il mio freddo, il mio dolore, la mia voce e mi vedrai andar via dai pensieri e dai ricordi ormai sbiaditi e sempre più lontani.. Ma sarò sempre una madre che ha cercato amore, non gloria, non la perfezione, ma la quotidianità, non la fortuna ma un sorriso, un figlio! Così tornerai e aspetterai più di quanto io abbia aspettato te, il tuo sorriso, ma non ci saranno più tramonti, colori, dolori da condividere e vivere, né speranza, ma solo infiniti silenzi... By M.P.)


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David Crosby – Sky Trails (2017)


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Sono passati quarantasette anni dall’inarrivabile capolavoro “If I Could Remember My Name” del 1971, album tra i più belli della storia del rock nella sua miracolosa sinergia tra le migliori menti della west coast californiana coordinate e dirette da un immenso David Crosby. Oggi non è più tempo di miracoli, ma di ottimi dischi sicuramente sì. Dopo l’eccellenza citata, Crosby, oltre a vicissitudini personali che l’hanno duramente provato, non è stato più all’altezza di avvicinarsi neppure lontanamente a quell’opera epocale, ed è solo da poco tempo a questa parte e dall’ultimo terzetto di album che le cose sembrano cambiare in positivo per l’ormai settantacinquenne musicista che ancora una volta dà una sterzata alla sua produzione con questo nuovo album in pochi anni... artesuono.blogspot.com/2017/10…


Ascolta: album.link/i/1710174700



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David Crosby – Sky Trails (2017)


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Sono passati quarantasette anni dall’inarrivabile capolavoro “If I Could Remember My Name” del 1971, album tra i più belli della storia del rock nella sua miracolosa sinergia tra le migliori menti della west coast californiana coordinate e dirette da un immenso David Crosby. Oggi non è più tempo di miracoli, ma di ottimi dischi sicuramente sì. Dopo l’eccellenza citata, Crosby, oltre a vicissitudini personali che l’hanno duramente provato, non è stato più all’altezza di avvicinarsi neppure lontanamente a quell’opera epocale, ed è solo da poco tempo a questa parte e dall’ultimo terzetto di album che le cose sembrano cambiare in positivo per l’ormai settantacinquenne musicista che ancora una volta dà una sterzata alla sua produzione con questo nuovo album in pochi anni... artesuono.blogspot.com/2017/10…


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Cose molto notevoli su LVM


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lvm plusOltre che alla grande flessibilità nella gestione dei volumi, LVM attraverso device mapper, aggiunge tutta una serie di ulteriori capacità che rendono questa tecnologia estremamente versatile.

La possibilità di disporre di meccanismi per la gestione di snapshot, cache pool. thin provisioning e raid, rendono LVM qualcosa di più di un gestore di volumi.


1. Snapshot


Le snapshot LVM usano la tecnica del Copy-on-Write (CoW) allo scopo di ridurre la duplicazione.

La snapshot dovrà essre la fotografia del volume prima all'origine.

Ad ogni modifica / cancellazione, il file originale verrà portato sulla snapshot prima dell'operazione. Sul volume originale verranno scritti tutti i dati nuovi e quelli modificati.

Per il ripristino, si effettua quello che si chiama merge, dove i dati vecchi vengono ripristinati dalla snapshot e quelli nuovi cancellati dal volume.

Per il consolidamento delle modifiche, basterò rimuovere la snapshot,

1.1. Attenzione: Dimensione della snapshot


Se la snapshot ha la stessa dimensione del volume logico non ci sono problemi.

Se è più piccola, occorre prestare attenzione a che la quantità dei dati modificati sul volume logico non superino la dimensione della snapshot.

In questo caso infatti la snapshot risulterà inutilizzabile e non potrà più essere usata per il ripristino ma potrà essree solo rimossa.

1.2. Esempio


Supponiamo di avere un gruppo di volumi, my_vg, composto da 3 volumi logici:

  • lv_root (30 GiB)
  • lv_home (200 GiB)
  • lv_dati (500 GiB)

e di voler creare una snapshot precauzionale sulla root (supponendo di avere spazio a sufficienza altrimenti dovrò fare bene i miei conti per non riempire oltremisura la snapshot rendendola inservibile).

Creazione snapshot

lvcreate -s -L 30G -n  lv_root_snap my_vg/snap

Ripristino
umount /dev/my_vg/lv_root
lvconvert --merge my_vg/snap

Consolidamento
lvremove snap

2. Thin Pool


Il thin provisioning di LVM è l'alternativa dinamica alla classica gestione di volumi, thick, che prevede l'assegnazione statica delle dimensioni dei volumi.

Se è vero che il thick provisioning risulta comunque abbastastanza agevole per via della flessibilità intrinseca dei volumi in caso di riduzione o aumento della superficie allocabile, il thin provisioning può aumentare i vantaggi derivanti da LVM in alcuni scenari.

Il thin provisioning si basa sul principio che lo spazio assegnato ai volumi non viene usato mai completamente e mai tutto in una volta.

Ecco perché un'allocazione dinamica ci permetterebbe di definire volumi che si riempiono solo man mano che lo spazio viene occupato.

Se si opta per un thin provisioning sarebbe opportuno non usare tutto il gruppo di volumi ma lasciarne un 20% in previsione di future espansioni.

Con i thin pool non solo abbiamo la stessa flessibilità della gestione thick, ma possiamo lavorare anche in over provisioning ossia creare pool di volumi la cui somma potenziale sia superiore allo spazio realmente allocabile.

Es. Supponiamo avere un device da 100 GiB, /dev/sdb, su cui definisco un volume group e creare un thin pool di 50 GiB. Su questo thin pool creeremo 3 volumi “virtuali” da 20, 30 e 20 GiB.

# creazione volume group di 100 GiB
vgcreate vg_lab /dev/sdb

# creazione thin pool da 50 GiB
lvcreate -L 50G --thinpool vg_lab/lv_tp

# creazione dei 3 volumi virtuali in "over provisioning" 
lvcreate -V 20G --thin -n vol1_virt --thinpool vg_lab/lv_tp
lvcreate -V 30G --thin -n vol2_virt --thinpool vg_lab/lv_tp
lvcreate -V 20G --thin -n vol3_virt --thinpool vg_lab/lv_tp

Una volta creati i volumi possono essere formattati e montati come di consueto.

Lo spazio effettivamente occupato è quasi nullo, il sistema solleverà solo un warning per avvertirci che i volumi virtuali rischiano di saturare lo spazio disponibile.

Ecco perché bisogna prestare attenzione al raggiungimento della soglia critica. Bisognerà estendere subito il thin pool ed i volumi virtuali nel modo consueto.

⚠️⚠️⚠️ ATTENZIONE ⚠️⚠️⚠️ L'estensione di un volume virtuale non differisce molto da quello di un volume “classico”. Se lo spazio per le fette si sta esaurendo, si estendono nell'ordine:

  1. il gruppo di volumi (se necessario)
  2. il thin pool (se nel volume group c'è spazio a sufficienza)
  3. i volumi virtuali
  4. i filesystem

Se non siamo con l'acqua alla gola, i punti 3 e 4 sono sufficienti. L'estensione del volume virtuale è più rapida di quella classica perché non viene allocato spazio. L'estensione di un volume logico classico corrisponde all'estensione del thin pool.

Nel caso di riduzione, la situazione cambia parecchio perché la riduzione di un volume virtuale non fa guadagnare spazio allocabile visto che l'ampiezza del volume è solo teorica, ciò avviene solo con fstrim. Inoltre accorciando il volume virtuale al di sotto dei dati effettivamente scritti, si rischia di corrompere l'intero filesystem.Consiglio spassionato: ESTENDI SEMPRE E NON RIDURRE MAI!!!

Altra considerazione va fatta anche per i metadati.

A differenza dell'LVM classico dove la creazione di un volume logico necessitava di un extent per i metadati, il thin provisioning di LVM riserva un volume logico per i dati e un volume logico per i metadati.

L'estensione continua di piccole fette, può riempire il volume dei metadati col rischio di corrompere l'intero thin pool e prima che succeda, anche il volume dei metadati può dover essere esteso.

lvextend --poolmetadatasize +1G vg_lab/lv_tp

3. Thin Pool e snapshot


Un altro bel vantaggio della modalità thin pool è quello di facilitare l'uso delle snapshot.

Trattandosi di volumi virtuali, la dimensione della snapshot non ha bisogno di essere dichiarata. La creazione di snapshot è estremamente semplice.

# creazione di una snapshot
lvcreate -s -n lv_snap vg_lab/vol_virt

Come pure sia la creazione di snapshot annidate che il rollback risultano molto più semplici ed efficienti.
# creazione di una snapshot
lvcreate -s -n lv_snap1 vg_lab/vol_virt

# creazione di una snapshot annidata
lvcreate -s -n lv_snap2 vg_lab/lv_snap1

# rollback
umount vol_1
lvconvert --merge vg_lab/lv_snap2
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/vol_virt vol_1

E a proposito di snapshot, occorre fare qualche osservazione.

Una serie di snapshot thin annidate, non è una catena di patch incrementali esposte al filesystem come si potrebbe pensare. In virtù del CoW, la snapshot annidate fotograferanno sempre lo stesso istante: quello del file system all'origine.

Facciamo un esempio:

lvcreate -V 10g -T vgtest/thinpool -n vmroot
mkfs.ext4 /dev/vgtest/vmroot
mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo ORIGINAL > /mnt/test/file.txt
umount test

lvcreate -s -n snap1 vgtest/vmroot

mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo MOD1 > /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap2 vgtest/snap1

mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo MOD2 > /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap3 vgtest/snap2

mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo MOD3 > /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

In questo esempio creo un volume virtuale, vmroot, e 3 snap annidate.
  1. Monto il volume virtuale.
  2. La prima snapshot, snap1, fotografa il file system del volume virtuale che contiene il file con “ORIGINAL”.
  3. Il volume virtuale viene montato e il file viene modificato.
  4. La seconda snapshot, snap2, fotografa snap1 che a sua volta conteneva il file system del volume virtuale che contiene il file con “ORIGINAL”.
  5. Il volume virtuale viene montato e il file viene modificato.
  6. La terza snapshot, snap3, fotografa snap2 che a sua volta conteneva snap1.. ecc.

Quindi snapshot siffatte non realizzano un versioning del file system come si potrebbe pensare, piuttosto possono essere utili per creare alberi di cloni/read-only, ambienti temporanei derivati da uno stato consistente, ecc.

In sostanza tornano utili quando ho una base da cui faccio derivare n snapshot che condividono i blocchi comune e con CoW minimizzo lo spazio.

Il merge di una qualunque snapshot ricondurrà il file system allo stato originario.

origin
 ├── snap1
 ├── snap2
 ├── snap3

Per lavorare sul delta come immaginiamo, si dovranno montare via via le snapshop, non il volume virtuale, e modificare quelle.
lvcreate -V 10g -T vgtest/thinpool -n vmroot
mkfs.ext4 /dev/vgtest/vmroot
mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo ORIGINAL > /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap1 vgtest/vmroot

lvchange -ay -K vgtest/snap1
mount /dev/vgtest/snap1 /mnt/test
echo MOD1 > /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap2 vgtest/snap1

lvchange -ay -K vgtest/snap2
mount /dev/vgtest/snap2 /mnt/test
echo MOD2 > /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap3 vgtest/snap2

lvchange -ay -K vgtest/snap3
mount /dev/vgtest/snap3 /mnt/test
echo MOD3 > /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

In questo modo si “inverte” la logica del merge che, prima riconduceva il file system allo stato inizale, ora invece consolida le modifiche delle snapshot
origin
 └── snap1
      └── snap2
           └── snap3

Il merge va fatto in ordine se si vogliono acquisire correttamente i delta. Tuttavia questo approccio
  • è raro
  • è difficile da gestire
  • complica i merge
  • può creare dependency tree intricati

Per questo quasi tutti:

  • snapshot sempre dell’origin
  • mai snapshot di snapshot
  • rollback lineare


4. Cache Pool


Il cache pool di LVM serve a migliorare l'accesso a dispositivi tradizionalmente lenti e lo fa combinando dischi HDD con SSD/NVMe.

In sostanza avremo un gruppo di volumi costituito dai dischi HDD e un altro gruppo di volumi costituito dai dischi SDD/NVMe, la nostra cache.

Il Logical Volume Cache sul disco veloce migliora l'accesso ad uno specifico volume logico del disco lento e prevede il ricorso a tutta una serie di tipi di volumi logici abbastanza variegata:

  • Origin LV: volume logico orignale costituito dai dischi lenti
  • Cache pool LV: volume logico composto a sua volta da altri due voumi logici: dati della cache e metadati della cache
    • Cache data LV: volume logico contenente i blocchi di dati per il Cache pool LV.
    • Cache metadata LV: volume logico contenente i metadatati per il Cache pool LV.


  • Cache LV: volume logico contenente l'Origin LV e Il Cache pool LV. È il volume realemente utilizzabile
  • Spare metadata LV: volume logico correlato ad una funzione di recovery data failure

cacheLVM.jpg

Quando si crea una cache ho due possibilità a seconda che si voglia massimizzare velocità o affidabilità:

  • writethrough: Le operazioni di scrittura vengono inviate sia alla cache SSD che all'Origin HDD. La lettura avviene preferibilmente dalla cache. È la modalità più sicura. Se l'SSD muore, nessun dato va perso ma è meno efficiente in scrittura perché Origin HDD diventa il collo di bottiglia,
  • writeback: più veloce ma meno sicuro. Le scritture vengono salvate immediatamente sulla cache veloce e sincronizzate sull'HDD in background in un secondo momento. Se si dovesse rompere il disco di cache, c'è il rischio di una perdita di dati.

Il dimensionamento della cache è proporzionale alla dimensione del disco origin. Di solito si aggira in un range del 2-10%

  • 2%: archiviazione sequenziale, file di grandi dimensioni;
  • 5%: standard consigliato. File server generico, utilizzo desktop/workstation;
  • 10%: carichi di lavoro intensivi e casuali come database SQL/NoSQL attivi, nodi di virtualizzazione densi (molte VM), ecc.

Non è necessario prevedere da subito Il disco di cache (se c'è stata la possibilità tanto meglio), ma si può aggiungere in un secondo momento estendendo il gruppo di volumi contenente l'HDD e battezzando l'LV di cache.

Perpariamo il nostro laboratorio in cui abbiamo un HD lento con un unico volume logico a cui applichiamo una cache.

  • disco lento: 2 GiB
  • disco veloce: 500 MiB
  • cache: 5% di 2 GiB (~100 MiB)


# creazione del device fisico per il laboratorio
fallocate -l 2GiB slow_disk.img

# attach del device e creazione del gruppo di volumi
vgcreate vg_lab $(losetup -Pf --show slow_disk.img)

# creazione e formattazione dell'unico volume logico
lvcreate -n lv_origin vg_lab -l 100%FREE
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_origin

Ora aggiungiamo il disco che farà da cache estendendo il gruppo di volumi
# creazione del device fisico di cache per il laboratorio
fallocate -l 500MiB fast_disk.img

# attach del dispositivo e estensione del gruppo di volumi
DEV_FAST=$(losetup -Pf --show fast_disk.img)
vgextend vg_lab "${DEV_FAST}"

Il cache pool lv può essere configurato automaticamente oppure manualente

4.1. Caso 1: configurazione automatica del cache pool lv


In un unico passaggio, convertiamo il volume logico attuale in un volume logico con cache.

lvcreate \
  --type cache \
  --cachemode writethrough \
  -l 5%FREE \
  -n cache_pool vg_lab/lv_origin "${DEV_FAST}"

Dopo questo comando vedremo che il volume logico lv_origin incapsula il cache pool (lvorigincachecpool) e il volume logico dei dati (lvorigincorig)

Il cache pool è composto da due volumi logici per i dati (lvorigincachecpool_cdata) e i metadati (lvorigincachecpool_cmeta)

Infine distinguiamo anche il volume logico di metadati spare da utilizzare per un eventuale data recovery failure (lvol0_pmspare).

lvs -a
  LV                           VG        Attr       LSize   Pool                   Origin            Data%  Meta%  Move Log Cpy%Sync Convert
  home                         vg_fedora -wi-ao---- 409,81g                                                           
  root                         vg_fedora -wi-ao----  50,00g                                                           
  swap                         vg_fedora -wi-ao----  16,00g                                                           
  lv_origin                    vg_lab    Cwi-a-C---  <2,00g [lv_origincache_cpool] [lv_origin_corig] 0,00   0,59            0,00
  [lv_origin_corig]            vg_lab    owi-aoC---  <2,00g                                                           
  [lv_origincache_cpool]       vg_lab    Cwi---C---   8,00m                                          0,00   0,59            0,00
  [lv_origincache_cpool_cdata] vg_lab    Cwi-ao----   8,00m                                                           
  [lv_origincache_cpool_cmeta] vg_lab    ewi-ao----   8,00m                                                           
  [lvol0_pmspare]              vg_lab    ewi-------   8,00m 

4.2. Caso 2: configurazione manuale del cache pool lv


Se invece vogliamo intervenire su ogni singolo passaggio della creazione del cache pool:

# creazione dei volumi logici meta e dati per il cache pool
lvcreate -n cache_pool_meta -L 10M vg_lab "${DEV_FAST}"
lvcreate -n cache_pool -l 5%FREE vg_lab "${DEV_FAST}"

# creazione del cache pool assemblando meta e data
lvconvert \
  --type cache-pool \
  --cachemode writethrough \
  --poolmetadata vg_lab/cache_pool_meta vg_lab/cache_pool

# conversione del volume logico origin nel nuovo volume logico con cache
lvconvert \
  --type cache \
  --cachepool vg_lab/cache_pool vg_lab/lv_origin

In realtà è meglio lasciare a LVM il compito di dimensionare correttamente il volume per i metadati
# creazione della cache pool
lvcreate --type cache-pool -l 5%FREE -n cache_cpool vg_lab "${DEV_FAST}"

# conversione del volume logico originale in un volume logico con cache
lvconvert \
  --type cache \
  --cachepool vg_lab/cache_cpool vg_lab/lv_origin

4.3. Switch della modalità


Per cambiare modalità fra writetrough e writeback (se non specificato nella definizione della cache pool, il default è writethrough).

lvchange --cachemode writeback vg_lab/lv_origin

4.4. Rimozione della cache


Se volessi levare il disco di cache e ritornare al volume logico di partenza:

lvconvert --uncache vg_lab/lv_origin
  Logical volume "lv_origincache_cpool" successfully removed.
  Logical volume vg_lab/lv_origin is not cached.
```https://noblogo.org/ebdpsbxxid/edit#publish
e `lvs -a` mostra il volume logico in queste condizioni:
```bash
lvs -a
  LV        VG        Attr       LSize   Pool Origin Data%  Meta%  Move Log Cpy%Sync Convert
  lv_origin vg_lab    -wi-a-----  <2,00g

4.5. Monitoraggio

lvs -a -o lv_name,lv_size,cache_mode,data_percent,metadata_percent vg_lab

5. LVM Stripe


Analogo a Raid 0, l'uso diretto di stripe in lvm attraverso il mappatore interno dm-stripe, permette di definire su quali e quanti dischi va frammentata l'informazione da memorizzare allo scopo di aumentare le prestazioni.

Considerazioni:

  • Il gruppo di volumi deve contenere almeno due dischi fisici.
  • È preferibile che i dischi fisici abbiano tutti la stessa velocità altrimenti quello più lento diventerà il collo di bottiglia.
  • È possibile che i < n, dove i è il numero di dischi per lo stripe e n è il numero totale di dischi del gruppo di volumi
  • È anche possibile specificare i dischi va applicato lo stripe.
  • La dimensione dello stripe è di 64K come default. Ma per file molto grandi, video o database, la dimensione può essere anche di 128K o 256K


# creazione di un gruppo di volumi con 3 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd

# stripe su due dischi a caso di vg_lab
lvcreate -i 2 -I 64k -L 10G -n lv_stripe vg_lab

# stripe su tutti i dischi di vg_lab
lvcreate -i 3 -I 64k -L 10G -n lv_stripe vg_lab

# stripe sui dischi sdc e sdd con uno stripe size di 128K
lvcreate -i 2 -I 128k -L 10G -n lv_stripe vg_lab /dev/sdc /dev/sdd

Come ogni raid 0, massime prestazioni e sicurezza 0. Se un disco si rompe, addio ai dati.

6. LVM Mirror


Come per lvm stripe analogo a raid 0, il mirror in lvm tramite il mappatore interno dm-mirror, è assimiliabile a raid 1.

Come ogni raid 1 che si rispetti, il chiaro vantaggio di questo approccio è proprio la ridondanza dei dati che, al costo del sacrificio di un disco, permette di correre ai ripari se uno dei dischi si danneggia.

# creazione di un gruppo di volumi con 2 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc

# creazione del volume logico "mirror"
lvcreate -m 1 -L 10G -n lv_mirror vg_lab

Il mirror diretto attraverso LVM in realtà è considerato legacy. Si consiglia di usare l'approccio più moderno che prevede di specificare il tipo, raid x, nell'invocazione di lvcreate perché userà il modulo specializzato del kernel per il raid software.

LVM mirror infatti pur essendo funzionalmente equivalente ad un raid 1 non è altrettanto efficace perché si basa su un log di sincronizzazione dove lvm tiene traccia degli elementi allineati.

Tale log deve stare su un altro disco (che diventa un altro punto di vulnerabilità) e quando c'è bisogno di ricostruire l'array in caso di rottura di un disco, l'operazione è molto lenta.

7. LVM Raid


Il raid lvm è un modo per prendere il meglio dei due mondi.

Non è che LVM abbia una sua implementazione del raid. Il raid “tradizionale” si basa sul sottosistema Multiple Devices del kernel e lavora direttamente sui dispositivi a blocchi.

LVM si interfaccia direttamente con il modulo md del kernel per attingere alle funzioni di raid così da offrire, attraverso device mapper, un'interfaccia unica per la gestione dei volumi e del raid.

7.1. Raid 0 (Stripe)

lvcreate --type raid0 -i 2 -I 64k -L 10G -n lv_raid0 vg_lab

A differenza del mirror, non ci sono gli stessi problemi per stripe. Il mappatore nativo di LVM, dm-stripe, fa bene il suo lavoro.

Usare lvmraid in questo caso resta vantaggioso per ragioni di coerenza. L'uso del modulo md rende possibile un'eventuale evoluzione verso livelli superiori (come RAID 1 o RAID 5).

7.2. Raid 1 (Mirroring)


L'alternativa moderna al vecchio lvm mirror che risolve i suoi problemi di efficienza usando il modulo md.

Basandoci sull'esempio di prima:

lvcreate --type raid1 -m 1 -L 10G -n lv_raid1 vg_lab

7.3. Raid 5 (Stripe con parità singola)


Creiamo un volume logico con RAID 5 basato su 4 dischi (stripe su 3 dischi e uno per la parità):

# creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde

# creazione del volume logico con RAID 5
lvcreate --type raid5 -i 3 -L 10G -n lv_raid5 vg_lab

7.4. Raid 6 (Stripe con parità doppia)


Se vogliamo una parità doppia su 4 dischi (2 stripe e due di parità);

# creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde

# creazione del volume logico con RAID 5
lvcreate --type raid6 -i 2 -L 10G -n lv_raid6 vg_lab

7.5. Raid 10


E veniamo al RAID 1+0, uno stripe su n array in mirror per combinare l'efficienza dello stripe con la sicurezza del mirror:

# creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde

# creazione del volume logico con RAID 5
lvcreate --type raid10 -i 2 -m 1 -L 10G -n lv_raid10 vg_lab

7.6. Come monitorare il raid


Metodo rapido:

lvs -o name,vg_name,copy_percent,lv_attr,raid_health_status,devices vg_lab

# Combinandolo con watch posso vedere per es. la percentuale 
# di completamento della copia in caso di sostituzione del disco
watch -n 1 lvs -o name,vg_name,copy_percent,lv_attr,raid_health_status,devices vg_lab

Metodo dettagliato:
lvdisplay vg_lab/lv_raid5

Monitoraggio a basso livello:Balamente, visto che viene usato il modulo md:
cat /proc/mdstat

7.7. Come intervenire in caso di guasto


Con lvs vedremo che lo stato del volume è diventato degraded. Con pvpdisplay possiamo individuare il device danneggiato che comparirà come unknown device o con un sacco di errori I/O .

Dopo aver estratto il disco e messo quello nuovo, supponendo sia /dev/sdc, procediamo con la ricostruzione dell'array:

# inizializzazione nuovo disco
pvcreate /dev/sdc

# aggiunta del nuovo disco al gruppo
vgextend vg_lab /dev/sdc

# array rebuild
lvconvert --repair vg_lab/lv_raid5

# rimozione disco danneggiato dal gruppo di volumi
vgreduce --removemissing vg_lab

#lvm #dm #devicemapper #md #multipledevices #snapshot #thinpool #thinprovisioning #cachepool #raid #lvmraid

noblogo.org/aytin/cose-molto-n…

Il turno della civetta

L’asfalto di viale Jenner ha il colore del piombo e la stessa capacità di pesare sul petto. A Milano, dopo la mezzanotte, l'aria cambia sapore: perde il retrogusto di uffici e aperitivi e prende quello di gomma bruciata e di umidità. Vincenzo spense il motore della sua Punto grigia, un fantasma tra i fantasmi parcheggiati sul marciapiede. Lavorava per la Vigilanza Ambrosiana da dodici anni. Dodici anni di chiavi che giravano nelle toppe di capannoni disabitati, di fari puntati contro vetrate di banche vuote e di caffè pessimi buttati giù nei distributori automatici h24. Lo chiamavano “Il turno della civetta”, quello che comincia quando i fari delle auto diminuiscono e i lampioni iniziano a ronzare come insetti impazziti. Quella notte la nebbia non era la solita coltre fitta di un tempo, ma un velo bastardo, una bava trasparente che impastava le luci dei semafori, trasformandole in macchie di sangue sospese nel vuoto. Vincenzo diede un'occhiata al foglio di via elettronico sul tablet fissato al cruscotto. Prossimo controllo: Stampa & Grafica Milanese, una tipografia semi-abbandonata in una traversa di via Dergano. Un posto che odorava di inchiostro secco e fallimento. Il proprietario pagava ancora la quota minima di vigilanza solo per evitare che gli occupanti abusivi smantellassero i vecchi macchinari di ghisa per rivenderli al peso. Scese dall'auto. Il freddo di Milano a novembre ti si infila sotto il colletto della divisa come una lama sottile. Sistemò la torcia pesante nella fondina e si diresse verso il cancello carrabile. Tutto regolare. La catena era tesa, il lucchetto graffiato ma chiuso. Camminò lungo il perimetro, i passi attutiti dalle foglie marce che marcivano sul cemento. Arrivato alla porta sul retro, quella d'acciaio tamburato, si bloccò. C’era qualcosa che non andava. L’odore. Non era il solito mix di muffa e solventi chimici classico di aziende simili a questa. Era un odore dolciastro, denso, che Vincenzo aveva imparato a conoscere vent'anni prima, durante il servizio militare nei Balcani. L'odore del ferro che incontra l'aria. Sangue. Impugnò la torcia con la mano sinistra, usandola come scudo, e avvicinò la destra alla Beretta d'ordinanza. Non la estrasse, non ancora. La burocrazia per un colpo sparato in servizio era un incubo peggiore di una coltellata. Spinse la porta. Era accostata. La serratura era stata aperta dall'interno, o forse con una chiave passe-partout. Nessun segno di scasso. Il fascio di luce bianca della torcia tagliò il buio della tipografia. Le ombre dei vecchi rulli da stampa si allungarono sulle pareti come dita di scheletri giganti. Polvere, ragnatele e, sul pavimento, una scia scura. Lucida. Vincenzo seguì la traccia con lo sguardo. Le gocce diventavano strisciate, come se qualcuno avesse trascinato un sacco pesante. La scia portava dritto verso il fondo del capannone, dove i vecchi uffici amministrativi erano separati dalla produzione da una parete di plexiglas ingiallito. «C’è qualcuno?» Disse Vincenzo. La sua voce risuonò vuota, subito inghiottita dal silenzio pesante del locale. Nessuna risposta. Solo il ticchettio ritmico di un tubo al neon difettoso che cercava disperatamente di accendersi in un angolo, producendo un lampo violaceo ogni tre secondi. Zac. Zac. Zac. Fece tre passi avanti. Le suole di gomma degli anfibi di ordinanza fischiavano sul pavimento di resina. Il cuore aveva preso a battere contro le costole con la violenza di un pistone. Raggiunse la porta dell'ufficio. La scia di sangue passava sotto lo zoccolino di legno. Con un movimento rapido, Vincenzo spalancò la porta e puntò la torcia. L’uomo era seduto sulla sedia girevole dietro la scrivania metallica. La testa era reclinata all'indietro, gli occhi sbarrati che fissavano il soffitto scrostato. Indossava un cappotto elegante, di quelli che si acquistano nei negozi del centro, ora inzuppato di un rosso scuro sul petto. Tre fori netti. Un lavoro pulito, da professionisti. Vincenzo riconobbe quel volto. Lo aveva visto sui giornali quella stessa mattina. Era l'assessore all'urbanistica del Comune, l'uomo d'oro della nuova Milano dei grattacieli e dei fondi d'investimento stranieri. Accanto al cadavere, sulla scrivania, c'era una borsa di pelle aperta. Vuota. Vincenzo fece un respiro profondo, cercando di dominare la nausea. Portò la mano alla radio sulla spalla per chiamare la centrale. «Centrale da pattuglia 4, mi sentite? Ho un codice rosso in via...» Click. Il rumore metallico alle sue spalle fu quasi impercettibile, ma per Vincenzo fu chiaro come un colpo di cannone. Il rumore di un cane che viene armato. Una canna di pistola appoggiata esattamente alla base del suo cranio, dove la carne è più tenera. Il neon difettoso fece un altro scatto. Zac. Per un millesimo di secondo, il riflesso sul plexiglas dell'ufficio mostrò a Vincenzo la figura alle sue spalle. Un uomo alto, completamente vestito di nero, con il volto coperto da un passamontagna. «Lascia cadere la radio, Vincenzo. Piano» Non era la voce di un criminale comune. Era calma, ferma, priva di inflessioni dialettali. Una voce colta, quasi annoiata. Ma la cosa che fece gelare il sangue nelle vene della guardia giurata non fu il tono. Fu il fatto che quell'uomo conoscesse il suo nome. Vincenzo obbedì. Aprì le dita e la radio cadde a terra con un rumore sordo, grattando sul pavimento. «Bravo. Ora la pistola. Con due dita. Lasciala scivolare fuori dalla fondina.» Vincenzo eseguì anche quell'ordine. La Beretta scivolò sul cemento, allontanandosi di un paio di metri. La pressione della canna contro la sua nuca non diminuì di un millimetro. «Non ho visto niente» disse Vincenzo, odiando il tremito che gli incrinava la voce. «È solo un controllo di routine. Posso girarmi e andarmene. La radio non era ancora in collegamento, non ho fatto in tempo a dare la posizione.» Una leggera risata risuonò nell'oscurità dell'ufficio. «Lo so che non hai fatto in tempo, Vincenzo. Controllo la frequenza della tua centrale da due ore. E so anche che sei un brav'uomo. Un uomo che ha un mutuo a Bresso e una figlia che studia all'università.» Vincenzo tese i muscoli delle gambe. La mente cercava disperatamente una via d'uscita, un riflesso nel plexiglas, un millimetro di spazio per tentare una mossa disperata. Ma chiunque ci fosse dietro di lui sapeva esattamente come tenere in ostaggio un corpo. La pressione della pistola si fece più forte, costringendolo a inclinare la testa in avanti. «Vedi.» Continuò la voce, avvicinandosi al suo orecchio, tanto che Vincenzo potette sentirne l'odore di menta e dopobarba costoso, «L'assessore qui presente pensava di poter cambiare le carte in tavola all'ultimo momento. Pensava che Milano fosse sua. Ma Milano non appartiene a chi ci vive, e nemmeno a chi la governa. Milano appartiene a chi la compra.» L'uomo in nero allungò la mano libera e prese un oggetto dalla tasca del cappotto dell'assessore morto. Un piccolo dispositivo USB, d'oro lucido. «Ora ti darò una scelta, Vincenzo. Una scelta che cambierà il resto della tua notte, o il resto della tua vita.» L'ombra fece un passo di lato, quel tanto che bastava per permettere a Vincenzo di vederlo con la coda dell'occhio, senza però abbandonare la linea di tiro della pistola. Con la mano guantata di pelle nera, l'assassino estrasse dalla giacca una busta di plastica trasparente. Dentro c'era una mazzetta di banconote da cinquecento euro. Spessa tre dita. «Opzione A: prendi questa busta. Domattina ti licenzi, estingui il mutuo e ti dimentichi di essere mai entrato in questa tipografia. Io esco da quella porta e tu aspetti dieci minuti prima di chiamare il 112, inventando la storia di un tizio incappucciato fuggito nei campi.» L'assassino fece una pausa. Il neon scattò ancora. Zac. Il silenzio di Milano dopo la mezzanotte sembrò amplificare il rumore del respiro di Vincenzo. «E l'opzione B?» Chiese la guardia giurata, sapendo già la risposta. L'uomo sorrise sotto il passamontagna; Vincenzo lo capì dalle rughe che si formarono attorno agli occhi chiari, spietati. «L'opzione B è gratis, Vincenzo. E dura un millesimo di secondo. Allora, che tipo di milanese sei? Uno che lavora o uno che guadagna?» L'assassino abbassò leggermente la pistola, puntandola non più alla nuca, ma al centro della schiena di Vincenzo, lasciando la busta di denaro sul tavolo, proprio accanto alla mano irrigidita dell'assessore morto. Vincenzo guardò i soldi. Poi guardò il sangue che gocciolava dalla scrivania. La sua mano destra rimase sospesa a metà aria, tesa tra il riflesso della Beretta sul pavimento e i pezzi da cinquecento euro. Fuori, in lontananza, la sirena di un'ambulanza cominciò a urlare, avvicinandosi lungo viale Jenner. «Cinque secondi, Vincenzo» Sussurrò la voce nel buio, e il rumore del grilletto che veniva leggermente premuto pose fine a ogni ulteriore domanda.


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