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Bon Iver – 22, A Million (2016)


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Caro Justin,è da qualche anno che non ci sentiamo, per la precisione dal 2013, quando uscì Grownass Man, disco del tuo progetto parallelo, Shouting Matches. In quell’occasione, ti dissi che avevi fatto un mezzo passo falso e che il disco era una discreta cagata. Certo, tu sei uno che anche fuori dall’egida Bon Iver di cose ne ha provate tante, e ti do atto di una straordinaria creatività . Però, quella volta, la ciambella ti è venuta senza il buco. Capita. Mi dispiace che tu te la sia presa: per me l’amicizia è anche dirsi le cose in faccia, senza filtri e con onestà. In fin dei conti, come ben sai, quando ho potuto spendere per te le mie migliori parole, l’ho sempre fatto con entusiasmo e appassionatamente, senza aspettarmi nulla in cambio... artesuono.blogspot.com/2016/09…


Ascolta il disco: album.link/s/4bJCKmpKgti10f3lt…



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Bon Iver – 22, A Million (2016)


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Caro Justin,è da qualche anno che non ci sentiamo, per la precisione dal 2013, quando uscì Grownass Man, disco del tuo progetto parallelo, Shouting Matches. In quell’occasione, ti dissi che avevi fatto un mezzo passo falso e che il disco era una discreta cagata. Certo, tu sei uno che anche fuori dall’egida Bon Iver di cose ne ha provate tante, e ti do atto di una straordinaria creatività . Però, quella volta, la ciambella ti è venuta senza il buco. Capita. Mi dispiace che tu te la sia presa: per me l’amicizia è anche dirsi le cose in faccia, senza filtri e con onestà. In fin dei conti, come ben sai, quando ho potuto spendere per te le mie migliori parole, l’ho sempre fatto con entusiasmo e appassionatamente, senza aspettarmi nulla in cambio... artesuono.blogspot.com/2016/09…


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Maduro catturato, diritto internazionale sequestrato.


(191)

(M1)

L’attacco #USA al #Venezuela, con la cattura di Nicolás Maduro annunciata trionfalmente da Trump come “large scale strike” contro un “narco-dittatore”, rappresenta un’escalation brutale dell’unilateralismo armato di Washington, ignorando ogni norma di sovranità e diritto internazionale.​ Raid mirati su Caracas hanno provocato esplosioni multiple, blackout diffusi e sorvoli di velivoli a bassa quota, spingendo il governo venezuelano a dichiarare lo stato di emergenza e a richiedere prove di vita del presidente e della moglie.​ Personalmente non ho mai difeso Maduro né il suo regime, ma l’azione USA non è il modo per riportare la democrazia in Venezuela: semmai ne compromette ogni possibilità.​ L’operazione non ha mandato ONU (cosa di cui a Trump non frega nulla) rené risponde a un’aggressione diretta: trasforma semplici accuse federali USA per narcotraffico (già sanzionate con una taglia da 15 milioni di dollari) in pretesto per un blitz militare extraterritoriale contro un capo di Stato in carica. Anche governi latinoamericani anti-Maduro, da Bogotá a Lima, avevano respinto l’intervento armato temendo effetti domino su migrazioni e instabilità regionale.​ La deposizione del leader non dissolve il “chavismo”, nell’apparato militare e tanto meno le milizie dei narcotrafficanti: lo scenario più probabile è frammentazione dello Stato, guerre a bassa intensità per risorse petrolifere e un nuovo esodo massiccio verso Colombia, Brasile e Caraibi. L’opposizione civile resta schiacciata tra ingerenza esterna e poteri armati locali.​ La regione reagisce con ostilità compatta: Brasile, Messico e persino Cuba denunciano un attacco alla sovranità di tutti. La Cina consoliderà crediti energetici, presentandosi come alternativa “prudente” all’impulsività USA e la Russia potrebbe offrire silo politico per i componenti del governo Maduro. Una transizione fragile sotto tutela esterna, una “balcanizzazione de facto” con gang e milizie, o un nuovo generale “filo-USA” che garantisce ordine in cambio di legittimità sono gli aspetti più probabili dopo questo attacco. In ogni caso, Washington ripete ciò che fatto inIraq e Libia, usando missili e commando per risolvere il “problema” del giorno, ma seminando un caos che non ha una data di fine.​

(M2)

Questa non è difesa della democrazia, ma imperialismo senza vergogna: bombardare un Paese, sequestrare un presidente, chiamare vittoria il disastro che segue. Un boomerang geopolitico che erode la credibilità USA più di qualsiasi propaganda chavista.​ Ma potevamo, di certo, aspettarcelo.

#Blog #USA #Venezuela #Geopolitica #Sudamerica #Opinioni


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Maduro catturato, diritto internazionale sequestrato.


(191)

(M1)

L’attacco #USA al #Venezuela, con la cattura di Nicolás Maduro annunciata trionfalmente da Trump come “large scale strike” contro un “narco-dittatore”, rappresenta un’escalation brutale dell’unilateralismo armato di Washington, ignorando ogni norma di sovranità e diritto internazionale.​ Raid mirati su Caracas hanno provocato esplosioni multiple, blackout diffusi e sorvoli di velivoli a bassa quota, spingendo il governo venezuelano a dichiarare lo stato di emergenza e a richiedere prove di vita del presidente e della moglie.​ Personalmente non ho mai difeso Maduro né il suo regime, ma l’azione USA non è il modo per riportare la democrazia in Venezuela: semmai ne compromette ogni possibilità.​ L’operazione non ha mandato ONU (cosa di cui a Trump non frega nulla) rené risponde a un’aggressione diretta: trasforma semplici accuse federali USA per narcotraffico (già sanzionate con una taglia da 15 milioni di dollari) in pretesto per un blitz militare extraterritoriale contro un capo di Stato in carica. Anche governi latinoamericani anti-Maduro, da Bogotá a Lima, avevano respinto l’intervento armato temendo effetti domino su migrazioni e instabilità regionale.​ La deposizione del leader non dissolve il “chavismo”, nell’apparato militare e tanto meno le milizie dei narcotrafficanti: lo scenario più probabile è frammentazione dello Stato, guerre a bassa intensità per risorse petrolifere e un nuovo esodo massiccio verso Colombia, Brasile e Caraibi. L’opposizione civile resta schiacciata tra ingerenza esterna e poteri armati locali.​ La regione reagisce con ostilità compatta: Brasile, Messico e persino Cuba denunciano un attacco alla sovranità di tutti. La Cina consoliderà crediti energetici, presentandosi come alternativa “prudente” all’impulsività USA e la Russia potrebbe offrire silo politico per i componenti del governo Maduro. Una transizione fragile sotto tutela esterna, una “balcanizzazione de facto” con gang e milizie, o un nuovo generale “filo-USA” che garantisce ordine in cambio di legittimità sono gli aspetti più probabili dopo questo attacco. In ogni caso, Washington ripete ciò che fatto inIraq e Libia, usando missili e commando per risolvere il “problema” del giorno, ma seminando un caos che non ha una data di fine.​

(M2)

Questa non è difesa della democrazia, ma imperialismo senza vergogna: bombardare un Paese, sequestrare un presidente, chiamare vittoria il disastro che segue. Un boomerang geopolitico che erode la credibilità USA più di qualsiasi propaganda chavista.​ Ma potevamo, di certo, aspettarcelo.

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Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



Okkervil River – Away (2016)


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Nel 1998 un ragazzo poco più che ventenne originario del New Hampshire abbandona il proprio sogno di diventare regista e fonda gli Okkervil River insieme al bassista Zach Thomas e al batterista Seth Warren. Dopo diciotto anni, tra i componenti della formazione iniziale, troviamo soltanto Will Sheff, voce, chitarra e anima della band, un giovane che si affacciava alla carriera musicale probabilmente spinto più dal caso e dall’ammirazione nutrita per il nonno T. Holmes Moore, trombettista con la passione per lo swing che ora, però, non c’è più.


Ascolta il disco: album.link/s/628S2wU2n75Iky9A8…



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Okkervil River – Away (2016)


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Nel 1998 un ragazzo poco più che ventenne originario del New Hampshire abbandona il proprio sogno di diventare regista e fonda gli Okkervil River insieme al bassista Zach Thomas e al batterista Seth Warren. Dopo diciotto anni, tra i componenti della formazione iniziale, troviamo soltanto Will Sheff, voce, chitarra e anima della band, un giovane che si affacciava alla carriera musicale probabilmente spinto più dal caso e dall’ammirazione nutrita per il nonno T. Holmes Moore, trombettista con la passione per lo swing che ora, però, non c’è più.


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Neil Young & Promise Of The Real - Earth (2016)


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Il nuovo album del canadese, dopo The Monsanto Years, è un disco dal vivo. Si intitola Earth. Ma non è un classico disco dal vivo, almeno in parte. Ho sentito Earth usando il Pono, il marchingegno inventato da Young per sentire bene, anzi benissimo: assieme al Pono c’era una cuffia altrettanto costosa, anche bella da indossare. Purtroppo il Pono non funziona molto bene: quando l’ho ascoltato io la voce di Neil Young era lontana (a sinistra), mentre i cori erano più alti (a destra) assieme alla sua chitarra: una questione di equalizzazione, che però io non sono riuscito a mettere a posto... artesuono.blogspot.com/2016/07…


Ascolta il disco: album.link/s/4VJ7mcH16pPtK9ePt…



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Neil Young & Promise Of The Real - Earth (2016)


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Il nuovo album del canadese, dopo The Monsanto Years, è un disco dal vivo. Si intitola Earth. Ma non è un classico disco dal vivo, almeno in parte. Ho sentito Earth usando il Pono, il marchingegno inventato da Young per sentire bene, anzi benissimo: assieme al Pono c’era una cuffia altrettanto costosa, anche bella da indossare. Purtroppo il Pono non funziona molto bene: quando l’ho ascoltato io la voce di Neil Young era lontana (a sinistra), mentre i cori erano più alti (a destra) assieme alla sua chitarra: una questione di equalizzazione, che però io non sono riuscito a mettere a posto... artesuono.blogspot.com/2016/07…


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Daughter - Not To Disappear (2016)


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Sono trascorsi tre anni dall'acclamato “If You Leave” dei Daughter, trio inglese guidato dalla suadente cantante Elena Tonra. Un esordio intenso, evocativo e a suo modo sfuggente, ma soprattutto di rara catalogazione, visti i numerosi mutamenti sonori atti a delineare una formula “pop” dimessa, in perenne chiaroscuro, densa di parole trasudanti angoscia e una profonda inquietudine interiore, la stessa che accompagna la giovane Elena fin dalle sue prime apparizioni risalenti al 2010 mediante svariati demo autoprodotti ed Ep... artesuono.blogspot.com/2016/01…


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Daughter - Not To Disappear (2016)


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Sono trascorsi tre anni dall'acclamato “If You Leave” dei Daughter, trio inglese guidato dalla suadente cantante Elena Tonra. Un esordio intenso, evocativo e a suo modo sfuggente, ma soprattutto di rara catalogazione, visti i numerosi mutamenti sonori atti a delineare una formula “pop” dimessa, in perenne chiaroscuro, densa di parole trasudanti angoscia e una profonda inquietudine interiore, la stessa che accompagna la giovane Elena fin dalle sue prime apparizioni risalenti al 2010 mediante svariati demo autoprodotti ed Ep... artesuono.blogspot.com/2016/01…


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Le autorità italiane e rumene hanno sequestrato beni per un valore di oltre 40 milioni di euro a un individuo sospettato di essere affiliato a famiglie mafiose

Eurojust ha garantito che il congelamento avvenisse simultaneamente in entrambi i Paesi


Le indagini sull'indagato italiano, già testimone di giustizia, hanno portato alla luce i suoi legami con la famiglia Santapaola-Ercolano e il clan Cappello Bonaccorsi. L'uomo sarebbe coinvolto nel riciclaggio di beni propri e mafiosi attraverso beni acquistati a proprio nome e a nome dei suoi familiari. Licenze e negozi per scommesse e giochi online nelle province di Catania e Siracusa, in Italia, nonché criptovalute, sono stati utilizzati per riciclare ingenti profitti illeciti.

Alcuni dei beni, tra cui immobili e automobili, sono stati acquistati in Romania. Di conseguenza, le autorità italiane e rumene hanno dovuto collaborare per garantire il congelamento dei beni. Tramite #Eurojust, è stato predisposto senza indugio un certificato di congelamento. Il coordinamento di Eurojust ha consentito il congelamento simultaneo in Italia e Romania, garantendo che l'indagato o i suoi affiliati non potessero spostare alcun bene.

Il Rappresentante Nazionale per l'Italia, dott. Filippo Spiezia, e la Rappresentante Nazionale per la Romania, la dott.ssa Daniela Buruiana, hanno commentato congiuntamente il successo dell'operazione: “Per combattere efficacemente la criminalità organizzata, dobbiamo colpire i criminali dove fa più male. Solo sequestrando i loro beni, siamo in grado di smantellare le fondamenta su cui si fonda la criminalità organizzata. Questo caso merita una menzione speciale per la sua intrinseca complessità, in cui la cooperazione giudiziaria tra l'autorità giudiziaria italiana e quella rumena è stata fondamentale per garantire l'esecuzione di un provvedimento di congelamento non basato su una condanna, in vista della confisca. Abbiamo assistito a molti casi in cui i criminali trasferiscono i loro beni in tutto il mondo per passare inosservati. Una solida cooperazione giudiziaria internazionale per collegare i beni e agire è essenziale per garantire che non possano nascondersi per ottenere giustizia”.

I beni, per un valore di oltre 40 milioni di euro, includono 20 società di scommesse operanti nel settore delle scommesse, del gioco online o immobiliare; 89 immobili in Italia e Romania; 2 auto; 20 conti bancari e denaro contante.

Le azioni sono state eseguite da:

per l'Italia: Tribunale di Catania; Guardia di Finanza – Dipartimento Economico Finanziario di Catania per la Romania: Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bucarest


noblogo.org/cooperazione-inter…


Le autorità italiane e rumene hanno sequestrato beni per un valore di oltre 40...


Le autorità italiane e rumene hanno sequestrato beni per un valore di oltre 40 milioni di euro a un individuo sospettato di essere affiliato a famiglie mafiose

Eurojust ha garantito che il congelamento avvenisse simultaneamente in entrambi i Paesi


Le indagini sull'indagato italiano, già testimone di giustizia, hanno portato alla luce i suoi legami con la famiglia Santapaola-Ercolano e il clan Cappello Bonaccorsi. L'uomo sarebbe coinvolto nel riciclaggio di beni propri e mafiosi attraverso beni acquistati a proprio nome e a nome dei suoi familiari. Licenze e negozi per scommesse e giochi online nelle province di Catania e Siracusa, in Italia, nonché criptovalute, sono stati utilizzati per riciclare ingenti profitti illeciti.

Alcuni dei beni, tra cui immobili e automobili, sono stati acquistati in Romania. Di conseguenza, le autorità italiane e rumene hanno dovuto collaborare per garantire il congelamento dei beni. Tramite #Eurojust, è stato predisposto senza indugio un certificato di congelamento. Il coordinamento di Eurojust ha consentito il congelamento simultaneo in Italia e Romania, garantendo che l'indagato o i suoi affiliati non potessero spostare alcun bene.

Il Rappresentante Nazionale per l'Italia, dott. Filippo Spiezia, e la Rappresentante Nazionale per la Romania, la dott.ssa Daniela Buruiana, hanno commentato congiuntamente il successo dell'operazione: “Per combattere efficacemente la criminalità organizzata, dobbiamo colpire i criminali dove fa più male. Solo sequestrando i loro beni, siamo in grado di smantellare le fondamenta su cui si fonda la criminalità organizzata. Questo caso merita una menzione speciale per la sua intrinseca complessità, in cui la cooperazione giudiziaria tra l'autorità giudiziaria italiana e quella rumena è stata fondamentale per garantire l'esecuzione di un provvedimento di congelamento non basato su una condanna, in vista della confisca. Abbiamo assistito a molti casi in cui i criminali trasferiscono i loro beni in tutto il mondo per passare inosservati. Una solida cooperazione giudiziaria internazionale per collegare i beni e agire è essenziale per garantire che non possano nascondersi per ottenere giustizia”.

I beni, per un valore di oltre 40 milioni di euro, includono 20 società di scommesse operanti nel settore delle scommesse, del gioco online o immobiliare; 89 immobili in Italia e Romania; 2 auto; 20 conti bancari e denaro contante.

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Il ricordo di Ciccio l'africano nel decennio della sua morte

Nel 2026 saranno passati dieci anni dalla morte di “Ciccio l’africano”, deceduto il 22 agosto 2016 all’età di 89 anni. Morì dopo una lunga malattia Francesco Parisi, costruttore e imprenditore edile che contribuì allo sviluppo della Rhodesia.

Conosciuto come “Ciccio l’africano”, dopo aver vissuto 30 anni in Africa tornó nella sua Calvi Risorta, a Petrulo, dove è rimasto fino alla fine, circondato dall'affetto dei suoi cari. Giovanissimo, partì per il Mozambico durante il servizio militare di leva; nel dopoguerra si trasferì nella vicina Rhodesia. Nel 1964 col dissolvimento della Rhodesia del Nord, restò nel nuovo stato Zambia fino agli inizi degli anni ’70, quando tornò in Italia perchè a seguito di una fase di stagnazione si affermarono regimi dittatoriali che cacciarono l'etnia bianca. Lo Zambia affrontò difficoltà nei rapporti con i paesi confinanti, in particolare con lo Zimbabwe e la Namibia, allora amministrata dal governo bianco del Sudafrica. Prima di ciò, tuttavia, furono realizzate importanti infrastrutture: arterie stradali, viadotti e opere pubbliche. Francesco Parisi allestì una fabbrica di calcestruzzo, grazie alla quale furono costruite le principali arterie stradali che ancora oggi collegano il Mozambico e lo Zimbabwe con il Sudafrica. Spesso tornava in Italia, e molti caleni si trasferirono temporaneamente in Africa per lavorare con lui.

Rientrato definitivamente in patria, costruì una villa a Petrulo in stile coloniale dove ha vissuto fino alla morte, avvenuta nell'agosto del 2016. Appassionato di poesia, si dedicò alla lettura e alla cura della famiglia. Faceva spesso la spola tra Calvi Risorta e Caserta, dove risiedeva una figlia. Negli ultimi anni di vita una malattia lo costrinse a vivere a letto.

Il parroco che celebrò i funerali nella chiesa patronale di San Nicandro, don Vittorio Monaco lo ricorda: «Quando era giovane, era consuetudine contadina recarsi al tramonto in chiesa a ringraziare il Signore per la giornata trascorsa. Ogni famiglia mandava un proprio componente ad assolvere tale funzione, e Ciccio era sempre presente in chiesa al calar del sole, al Vespro».


noblogo.org/caserta24ore/bil-r…


Buon anno?


(190)

(Ba1)

Il 2026 si annuncia come l’ennesimo “anno di transizione”: crescita anemica, guerre ibernate, ma non sepolte, e un’ #Italia che fluttua sopra lo zero mentre sotto si ammucchia la solita zavorra di poveri, lavoratori malpagati e slogan governativi che invecchiano male. È il “Si va avanti” di chi non sa dove, ma finge sicurezza nei grafici da proiettare nelle convention.​

L’economia mondiale crescerà quel tanto che basta a non crollare (intorno al 3%) e troppo poco per curare le ferite di pandemie, inflazione e dazi trumpiani. Il commercio si frantuma in blocchi ostili, sanzioni e protezionismi, mentre il multilateralismo è ridotto a un cerimoniale per diplomatici annoiati. Banche centrali come ultima diga, governi come giocolieri di emergenze e benvenuti nella normalità post-eroica.​

In #Ucraina sarà logoramento puro. Guerra a lume di candela, fronti che strisciano di un chilometro alla volta, mentre Mosca celebra “avanzate storiche.” La Russia pompa un’economia di guerra che non implode, ma divora futuro, riversando acciaio e uomini in un tritacarne senza sbocco, aggrappata a petrolio scontato per #Pechino e #Delhi. Sul campo un congelamento che fissa confini illegali, o guerra eterna che avvelena l’Europa, gonfiando sovranisti e svuotando il portafoglio #Ue.​

(Ba2)

A #Gaza c’è un “cessate il fuoco” da teatro dell’assurdo. Pausa tra un raid e l’altro, non pace. L’accordo 2025 ha domato i picchi di mattanza, ma la Striscia è un pantano di tensioni, con #Hamas in bilico, ostaggi come pedine e mediatori (USA, Qatar, Egitto) che cuciono stracci su governi ballerini. Israele tergiversa sulla fase due, la “sicurezza” è come un jolly eterno, mentre l’Europa versa aiuti umanitari e zero politica seria (campioni di bon ton, ma un nulla di influenza.) Risultato: radicalismo arabo che ribolle, #ONU irrilevante e un Medio Oriente che ride di noi.​

In #Italia la crescita sarà all’1% sulla carta, abbastanza per scansare “recessione”, zero per sfamare i poveri. Domanda interna come una stampella sghemba, export zavorrato da un mondo fiacco; debito al soffitto, politica che danza sul filo tra Bruxelles e balconi di palazzo. Bonus a getto continuo, riforme come miraggi: il circo del #GovernoMeloni, dove “stabilità” significa rinviare il conto alle prossime generazioni.​ 5,7 milioni di poveri, altri milioni sul baratro. Sud e giovani come vittime predestinate, working poor a dimostrare che sudare non paga più.

I numeri del lavoro sono in verde (occupazione su, disoccupazione giù), la realtà in rosso. Salari da fame, precarietà endemica, donne relegate a “ruolo familiare” mentre il paese perde metà motore. Una polarizzazione da caricatura: élite export-oriented contro massa di camerieri e rider.​ La demografia che implode, produttività da Paleolitico, la “Pubblica amministrazione” che ingoia il PNRR come un buco nero. Giovani che emigrano, vecchi che comprano bonus pensionistici: roba da barzelletta europea. I vincoli Ue da una parte, rabbia popolare dall’altra.

Si promette la luna (meno tasse, più tutto), si consegna la polvere (tagli mimetizzati, like su “TikTok”.) Riforme annunciate 72 o più, eseguite zero.​

In un mondo di guerre “gestite” e economie zoppicanti, il 2026 per l’Italia è al sequel dal titolo prevedibile: “Ce la caveremo anche stavolta”. Peccato che milioni di cittadini, inchiodati nella “povertà assoluta” che è mera sopravvivenza, non ridano più della trama.

#Blog #Mondo #Economia #Politica #Italia #Opinioni


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Buon anno?


(190)

(Ba1)

Il 2026 si annuncia come l’ennesimo “anno di transizione”: crescita anemica, guerre ibernate, ma non sepolte, e un’ #Italia che fluttua sopra lo zero mentre sotto si ammucchia la solita zavorra di poveri, lavoratori malpagati e slogan governativi che invecchiano male. È il “Si va avanti” di chi non sa dove, ma finge sicurezza nei grafici da proiettare nelle convention.​

L’economia mondiale crescerà quel tanto che basta a non crollare (intorno al 3%) e troppo poco per curare le ferite di pandemie, inflazione e dazi trumpiani. Il commercio si frantuma in blocchi ostili, sanzioni e protezionismi, mentre il multilateralismo è ridotto a un cerimoniale per diplomatici annoiati. Banche centrali come ultima diga, governi come giocolieri di emergenze e benvenuti nella normalità post-eroica.​

In #Ucraina sarà logoramento puro. Guerra a lume di candela, fronti che strisciano di un chilometro alla volta, mentre Mosca celebra “avanzate storiche.” La Russia pompa un’economia di guerra che non implode, ma divora futuro, riversando acciaio e uomini in un tritacarne senza sbocco, aggrappata a petrolio scontato per #Pechino e #Delhi. Sul campo un congelamento che fissa confini illegali, o guerra eterna che avvelena l’Europa, gonfiando sovranisti e svuotando il portafoglio #Ue.​

(Ba2)

A #Gaza c’è un “cessate il fuoco” da teatro dell’assurdo. Pausa tra un raid e l’altro, non pace. L’accordo 2025 ha domato i picchi di mattanza, ma la Striscia è un pantano di tensioni, con #Hamas in bilico, ostaggi come pedine e mediatori (USA, Qatar, Egitto) che cuciono stracci su governi ballerini. Israele tergiversa sulla fase due, la “sicurezza” è come un jolly eterno, mentre l’Europa versa aiuti umanitari e zero politica seria (campioni di bon ton, ma un nulla di influenza.) Risultato: radicalismo arabo che ribolle, #ONU irrilevante e un Medio Oriente che ride di noi.​

In #Italia la crescita sarà all’1% sulla carta, abbastanza per scansare “recessione”, zero per sfamare i poveri. Domanda interna come una stampella sghemba, export zavorrato da un mondo fiacco; debito al soffitto, politica che danza sul filo tra Bruxelles e balconi di palazzo. Bonus a getto continuo, riforme come miraggi: il circo del #GovernoMeloni, dove “stabilità” significa rinviare il conto alle prossime generazioni.​ 5,7 milioni di poveri, altri milioni sul baratro. Sud e giovani come vittime predestinate, working poor a dimostrare che sudare non paga più.

I numeri del lavoro sono in verde (occupazione su, disoccupazione giù), la realtà in rosso. Salari da fame, precarietà endemica, donne relegate a “ruolo familiare” mentre il paese perde metà motore. Una polarizzazione da caricatura: élite export-oriented contro massa di camerieri e rider.​ La demografia che implode, produttività da Paleolitico, la “Pubblica amministrazione” che ingoia il PNRR come un buco nero. Giovani che emigrano, vecchi che comprano bonus pensionistici: roba da barzelletta europea. I vincoli Ue da una parte, rabbia popolare dall’altra.

Si promette la luna (meno tasse, più tutto), si consegna la polvere (tagli mimetizzati, like su “TikTok”.) Riforme annunciate 72 o più, eseguite zero.​

In un mondo di guerre “gestite” e economie zoppicanti, il 2026 per l’Italia è al sequel dal titolo prevedibile: “Ce la caveremo anche stavolta”. Peccato che milioni di cittadini, inchiodati nella “povertà assoluta” che è mera sopravvivenza, non ridano più della trama.

#Blog #Mondo #Economia #Politica #Italia #Opinioni

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Woody Guthrie — Dust Bowl Ballads (1940)


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Strade polverose di un’America inquieta e povera. Lo spirito dell’hobo con tutta la sua filosofia popolare sempre alla ricerca della giustizia sociale.

Le canzoni di Woody Guthrie, classe 1912, sono il viaggio di un emarginato attraverso i drammi della Grande depressione e le rivolte del Midwest. Sono l’eco di un grido sofferto, una ribellione verso quello sviluppo sociale alienante e alienato, così inumano da accantonare e lasciare al proprio destino chi non vale perché non serve... silvanobottaro.it/archives/398…


Ascolta il disco: album.link/s/3DNbNDMcZhfVGd0La…



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Woody Guthrie — Dust Bowl Ballads (1940)


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Strade polverose di un’America inquieta e povera. Lo spirito dell’hobo con tutta la sua filosofia popolare sempre alla ricerca della giustizia sociale.

Le canzoni di Woody Guthrie, classe 1912, sono il viaggio di un emarginato attraverso i drammi della Grande depressione e le rivolte del Midwest. Sono l’eco di un grido sofferto, una ribellione verso quello sviluppo sociale alienante e alienato, così inumano da accantonare e lasciare al proprio destino chi non vale perché non serve... silvanobottaro.it/archives/398…


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Alejandro Escovedo - Burn Something Beautiful (2016)


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Diavolo di un Alejandro! Ancora una volta salito in cattedra, Alejandro Escovedo dispensa una delle migliori lezioni rock'n'roll della stagione, e ci troviamo così a tessere le immancabili lodi di un autore mai troppo considerato, un punto fermo di quella classicità rock che sta diventando sempre più merce rara di questi tempi. Tutto ciò avviene quando meno te lo aspetti: al termine di un percorso di rinascita artistica e umana che nella trilogia elettrica concepita con il produttore Tony Visconti sembrava ormai avere detto tutto, toccando punte di ispirazione notevoli in Street Songs of Love e abbandonandosi divertito nella sarabanda di Big Station. Burn Something Beautiful è qualcosa di più e di meglio, forse sarebbe giusto dire di definitivo, nella descrizione dell'autore... artesuono.blogspot.com/2016/12…


Ascolta il disco: album.link/s/6qzXtdeIuZ7oUPc28…



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Alejandro Escovedo - Burn Something Beautiful (2016)


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Diavolo di un Alejandro! Ancora una volta salito in cattedra, Alejandro Escovedo dispensa una delle migliori lezioni rock'n'roll della stagione, e ci troviamo così a tessere le immancabili lodi di un autore mai troppo considerato, un punto fermo di quella classicità rock che sta diventando sempre più merce rara di questi tempi. Tutto ciò avviene quando meno te lo aspetti: al termine di un percorso di rinascita artistica e umana che nella trilogia elettrica concepita con il produttore Tony Visconti sembrava ormai avere detto tutto, toccando punte di ispirazione notevoli in Street Songs of Love e abbandonandosi divertito nella sarabanda di Big Station. Burn Something Beautiful è qualcosa di più e di meglio, forse sarebbe giusto dire di definitivo, nella descrizione dell'autore... artesuono.blogspot.com/2016/12…


Ascolta il disco: album.link/s/6qzXtdeIuZ7oUPc28…


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Joseph Arthur - The Family (2016)


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C’era una volta un pianoforte. Uno Steinway Vertegrand del 1912, nobile e austero come quello che troneggiava negli studi di Abbey Road. Per un secolo è appartenuto alla stessa famiglia, in una villa da qualche parte nel Connecticut. Joseph Arthur l'ha comprato da un restauratore di Brooklyn, l'ha fatto portare nel suo studio, l'ha salvato dagli allagamenti quando l'uragano Sandy si è abbattuto su New York. E appena si è messo a suonarlo, le canzoni di “The Family” hanno cominciato a sgorgare come un torrente in piena... artesuono.blogspot.com/2016/06…


Ascolta il disco: album.link/s/4nYmAbfFuh1xvJMtb…



noblogo.org/available/joseph-a…


Joseph Arthur - The Family (2016)


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C’era una volta un pianoforte. Uno Steinway Vertegrand del 1912, nobile e austero come quello che troneggiava negli studi di Abbey Road. Per un secolo è appartenuto alla stessa famiglia, in una villa da qualche parte nel Connecticut. Joseph Arthur l'ha comprato da un restauratore di Brooklyn, l'ha fatto portare nel suo studio, l'ha salvato dagli allagamenti quando l'uragano Sandy si è abbattuto su New York. E appena si è messo a suonarlo, le canzoni di “The Family” hanno cominciato a sgorgare come un torrente in piena... artesuono.blogspot.com/2016/06…


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Forgejo Runner


Forgejo

Che cos'è Forgejo Runner


Se usi #forgejo e desideri automatizzare i processi di sviluppo, Forgejo Runner è uno strumento che non puoi perderti.

Se, invece, non sai cos'è #forgejo, clicca sulla parola e leggi l'articolo che avevo pubblicato qui sul blog.

Definizione


Forgejo Runner è un sistema di automazione che esegue compiti in background quando accadono determinati eventi nel tuo repository. In altre parole, ti permette di automatizzare il flusso di lavoro del tuo progetto senza intervento manuale.

Come funziona


Quando effettui un push, apri una pull request, o altro ancora, Forgejo Runner può automaticamente:

  • Eseguire test del codice
  • Compilare il progetto
  • Distribuire l'applicazione
  • Generare documentazione
  • Eseguire controlli di qualità

Il tutto accade in automatico dietro le quinte, senza che tu debba fare nulla.

Perché è utile


Immagina di dover controllare manualmente che il tuo codice non abbia errori ogni volta che lo carichi. Sarebbe noioso, vero? Forgejo Runner elimina questo problema. Puoi definire una volta le regole che desideri applicare, e il sistema le seguirà automaticamente per ogni nuovo commit.

Questo significa codice più pulito, meno errori e molto meno lavoro manuale.

Un esempio pratico


Vogliamo che che ogni volta che qualcuno contribuisce al progetto, il codice venga testato automaticamente. Con Forgejo Runner, puoi impostare una regola che dice: “Quando ricevi un nuovo push, esegui i test”. Se i test falliscono, riceverai una notifica. Se passano, tutto procede normalmente.

Forgejo Runner e Docker


Una delle migliori pratiche è eseguire i compiti dentro container Docker. Questo è diventato, ormai, lo standard di fatto nel settore.

Utilizzare Docker con Forgejo Runner offre numerosi vantaggi: isolamento completo tra i vari compiti (un test non interferisce con un altro), ambienti di esecuzione riproducibili e coerenti, e la certezza che il codice funzionerà allo stesso modo sia sulla tua macchina che sui server di produzione.

In pratica, invece di eseguire i compiti direttamente sul sistema operativo host, Forgejo Runner li avvia all'interno di container Docker preconfigurati. Questo significa che puoi definire esattamente quali dipendenze, librerie e versioni delle applicazioni servono per i tuoi test o per la compilazione, senza doverti preoccupare di conflitti con altre configurazioni.

Pratica


Premesso quanto detto sopra, eseguire il nostro workflow in un container docker ci permette di avere un alto livello di sicurezza, sopratutto in un server condiviso. Per rendere semplice l'esecuzione, ho pensato di realizzare un file docker compose (e un .env) con tutto il necessario: registrazione, aggiornamento automatico e avvio automatico. Trovate il codice di questo mini progetto qui (ovviemente sempre ospitato su forgejo).

Configurazione


Per prima cosa assicuratevi che la vostra istanza di forgejo abbia le action abilitate (altrimenti non vedrete la voce del menù). Per poter aggiungere un runner al vostro workflow, sarà necessario generare un token. Andate su Forgejo Admin Panel → Runner (o Runners)(in alternativa potete aggiungere il runner al singolo progetto git)

Seguite le istruzioni presenti nel link sopra, compilando le varibili (file .env) con i vostri parametri, e lanciate (docker compose up) il vostro container. Se tutto ha funzionato, vedrete il runner attivo nella schermata web di forgejo.

Adesso passiamo ad utilizzarlo.

Utilizzo


Vedi documentazione al link: forgejo.org/docs/latest/user/a…

Crea il file forgejo/workflows/test.yml

Esempio di workflow


forgejo/workflows/test.yml

name: Test Workflow
run-name: Eseguito da ${{ forgejo.actor }}
on: [push]

jobs:
  test-job:
    # Qui specifichi su quale runner deve girare il job
    # Deve corrispondere a una delle etichette in RUNNER_LABELS
    runs-on: docker 
    steps:
      - name: Stampa un messaggio
        run: echo "Ciao mondo! Questo job sta girando sul mio runner Docker."

      - name: Mostra informazioni sul sistema
        run: |
          echo "Utente corrente: $(whoami)"
          echo "Directory corrente: $(pwd)"
          uname -a

Conclusione


Forgejo Runner è essenzialmente un assistente che automatizza i compiti ripetitivi nel tuo flusso di lavoro di sviluppo. È perfetto se desideri risparmiare tempo, ridurre errori umani e mantenere la qualità del tuo codice consistente nel tempo.

Se stai già usando Forgejo, integrarvi Forgejo Runner (preferibilmente con Docker) potrebbe aiutarti ad incrementare la produttività grazie alle automazioni.

Seguimi su mastodon: @

Articolo pubblicato con licenza CC BY-NC-SA


blog.agostinelli.eu/forgejo-ru…


Forgejo Runner


Che cos'è Forgejo Runner


Se usi #Forgejo e desideri automatizzare i processi di sviluppo, Forgejo Runner è uno strumento che non puoi perderti.

Se, invece, non sai cos'è #forgejo, clicca sulla parola e leggi l'articolo che avevo pubblicato qui sul blog.

Definizione


Forgejo Runner è un sistema di automazione che esegue compiti in background quando accadono determinati eventi nel tuo repository. In altre parole, ti permette di automatizzare il flusso di lavoro del tuo progetto senza intervento manuale.

Come funziona


Quando effettui un push, apri una pull request, o altro ancora, Forgejo Runner può automaticamente:

  • Eseguire test del codice
  • Compilare il progetto
  • Distribuire l'applicazione
  • Generare documentazione
  • Eseguire controlli di qualità

Il tutto accade in automatico dietro le quinte, senza che tu debba fare nulla.

Perché è utile


Immagina di dover controllare manualmente che il tuo codice non abbia errori ogni volta che lo carichi. Sarebbe noioso, vero? Forgejo Runner elimina questo problema. Puoi definire una volta le regole che desideri applicare, e il sistema le seguirà automaticamente per ogni nuovo commit.

Questo significa codice più pulito, meno errori e molto meno lavoro manuale.

Un esempio pratico


Vogliamo che che ogni volta che qualcuno contribuisce al progetto, il codice venga testato automaticamente. Con Forgejo Runner, puoi impostare una regola che dice: “Quando ricevi un nuovo push, esegui i test”. Se i test falliscono, riceverai una notifica. Se passano, tutto procede normalmente.

Forgejo Runner e Docker


Una delle migliori pratiche è eseguire i compiti dentro container Docker. Questo è diventato, ormai, lo standard di fatto nel settore.

Utilizzare Docker con Forgejo Runner offre numerosi vantaggi: isolamento completo tra i vari compiti (un test non interferisce con un altro), ambienti di esecuzione riproducibili e coerenti, e la certezza che il codice funzionerà allo stesso modo sia sulla tua macchina che sui server di produzione.

In pratica, invece di eseguire i compiti direttamente sul sistema operativo host, Forgejo Runner li avvia all'interno di container Docker preconfigurati. Questo significa che puoi definire esattamente quali dipendenze, librerie e versioni delle applicazioni servono per i tuoi test o per la compilazione, senza doverti preoccupare di conflitti con altre configurazioni.

Pratica


Premesso quanto detto sopra, eseguire il nostro workflow in un container docker ci permette di avere un alto livello di sicurezza, sopratutto in un server condiviso. Per rendere semplice l'esecuzione, ho pensato di realizzare un file docker compose (e un .env) con tutto il necessario: registrazione, aggiornamento automatico e avvio automatico. Trovate il codice di questo mini progetto qui (ovviemente sempre ospitato su forgejo).

Configurazione


Per prima cosa assicuratevi che la vostra istanza di forgejo abbia le action abilitate (altrimenti non vedrete la voce del menù). Per poter aggiungere un runner al vostro workflow, sarà necessario generare un token. Andate su Forgejo Admin Panel → Runner (o Runners)(in alternativa potete aggiungere il runner al singolo progetto git)

Seguite le istruzioni presenti nel link sopra, compilando le varibili (file .env) con i vostri parametri, e lanciate (docker compose up) il vostro container. Se tutto ha funzionato, vedrete il runner attivo nella schermata web di forgejo.

Adesso passiamo ad utilizzarlo.

Utilizzo


Vedi documentazione al link: forgejo.org/docs/latest/user/a…

Crea il file forgejo/workflows/test.yml

Esempio di workflow


forgejo/workflows/test.yml

name: Test Workflow
run-name: Eseguito da ${{ forgejo.actor }}
on: [push]

jobs:
  test-job:
    # Qui specifichi su quale runner deve girare il job
    # Deve corrispondere a una delle etichette in RUNNER_LABELS
    runs-on: docker 
    steps:
      - name: Stampa un messaggio
        run: echo "Ciao mondo! Questo job sta girando sul mio runner Docker."

      - name: Mostra informazioni sul sistema
        run: |
          echo "Utente corrente: $(whoami)"
          echo "Directory corrente: $(pwd)"
          uname -a

Conclusione


Forgejo Runner è essenzialmente un assistente che automatizza i compiti ripetitivi nel tuo flusso di lavoro di sviluppo. È perfetto se desideri risparmiare tempo, ridurre errori umani e mantenere la qualità del tuo codice consistente nel tempo.

Se stai già usando Forgejo, integrarvi Forgejo Runner (preferibilmente con Docker) potrebbe aiutarti ad incrementare la produttività grazie alle automazioni.



Liberare l’uomo dal ricatto del lavoro è la più grande rivoluzione dell’umanità contemporanea

Dagli albori della Storia del mondo, il lavoro è stato considerato una punizione. Adamo ed Eva furono condannati a lavorare sulla Terra per aver disobbedito. Nella Genesi si legge: “Perciò l’Eterno Iddio mandò via l’uomo dal giardino d’Eden, perché lavorasse la terra donde era stato tratto”. Adamo ed Eva sicuramente non sono mai esistiti, ma vero è il contenuto della loro storia. Lo è per il semplice fatto che qualcuno si è posto il problema del concetto di lavoro come punizione, fatica. E l’ha tramandato!

Probabilmente sin dai tempi della comparsa dell’homo sapiens, il genere umano è riuscito a sostenersi perché c'erano risorse, intelligenza e cooperazione. Con l’intelligenza l’uomo ha sempre escogitato strumenti ed è sempre andato alla ricerca di scoperte che rendessero la vita meno faticosa. Non si sa quali vicende siano accadute agli uomini di quel tempo, di sicuro qualcosa di importante, che ha introdotto nell’uomo il concetto che ci portiamo dietro da millenni: la fatica del lavoro, la possibilità di far lavorare altri, la schiavitù e lo sfruttamento.

Anni dopo la presunta cacciata dell’uomo dal giardino d’Eden, vediamo gli schiavi impegnati a lavorare faticosamente nella costruzione delle Piramidi proprio nei pressi di quei territori dove per la Genesi tutto ha avuto inizio.

Si sono poi susseguiti anni ed anni di divisioni sociale e sempre c’era chi lavorava e chi traeva il frutto del lavoro semplicemente controllando il lavoro degli altri. Prima degli schiavi, poi dei braccianti quando la schiavitù fu abolita, in epoca industriale degli operai e ai giorni nostri dei lavoratori precari, cioè di tutte quelle persone costrette a lavorare per vivere.

Viviamo oggi in un’epoca post industriale dove l’automazione ha raggiunto una tecnologia tale che il lavoro è in esubero un po’ in tutti i settori e chi controlla i mezzi di produzione ha il controllo di tutti. Il costo del lavoro non più pagato ai lavoratori è andato a finire negli ultimi decenni nelle borse delle strutture che controllano i mercati finanziari globali come multinazionali e gruppi di pressione politica transnazionali. Queste strutture, speculando su crisi e con il controllo delle politiche monetarie, hanno impoverito gradualmente i lavoratori ai quali non sono più garantiti in nessun posto nel mondo il diritto a curarsi, all’istruzione, alla vecchiaia.

Ecco perché il reddito di base universale svincolato dal concetto di lavoro è la più grande rivoluzione dell’umanità contemporanea dei paesi civili. Lo è sopratutto nei contesti dove il voto non è libero.

Il voto in Italia non è libero per vari fattori, tra i quali l’influenza soffocante delle mafie politiche. La politica nell’ultimo quarto di secolo ha fatto proprio il sistema mafioso. Storicamente chi governa ha sempre usato bande criminali per conservare il potere. Dai tempi dei briganti, del banditismo fino ai patti della Mafia siciliana negli anni ‘90 dello scorso secolo. Ma nel ventennio del nuovo Millennio la politica sembra essere diventata essa stessa mafia. Tentativi di ridimensionare il sistema mafioso italiano, disorganizzando la criminalità al fine di poterla controllare, sono stati fatti, ma il risultato ottenuto è quello del consolidamento di potentati politici diventati clan trasversali ai partiti.

Le Mafie oggi, come la politica, si basano sul consenso sociale piuttosto che sulla paura. Per avere consenso su una società sempre più povera si dà ai poveri un po’ di reddito sotto forma di elargizione, regalie, privilegio rispetto ad altri poveri. Ecco così che il reddito di cittadinanza, che pure era diventato una forma di elargizione o una sorta di voto di scambio ai 5 stelle, torna a essere pensione di invalidità, piccola regalia, bonus sociale, contribuzione di stato.

In questo contesto, sguazzano avvocati, patronati, mediatori, facilitatori e chi ha realmente bisogno dei sussidi non riesce ad accedervi e viene lasciato solo.

L’alternanza di clan politici a governare, incentrata sugli interessi di una minoranza dominante, ricatta la maggioranza della popolazione, svantaggiata da condizioni sociali indotte proprio da questa minoranza.

Questa alternanza ha eroso il rapporto politico sociale ottenuto in mezzo secolo di rivendicazioni sociali e ha rimodellato, grazie al controllo, le relazioni politico sociali, per consolidare un rapporto di subalternità sulla cittadinanza lavoratrice.

La ricattabilità su chi versa in condizioni sociali di dipendenza è garanzia di subordinazione!

Gli organismi preposti alla tutela del lavoro sono stati spinti a diventare associazione di iscritti, fornitori essenzialmente di servizi, al posto di ruolo di organizzatore del conflitto con chi detiene i mezzi di produzione e il padronato, così liberi di sfruttare il bisogno di lavoro per accumulare profitti.

Gli equilibri geopolitici mondiali degli Stati dominanti spingono a determinare condizioni di vita della popolazione al di sotto dei livelli di sussistenza. Questi Stati sostengono i propri interessi militarmente oppure con la propria capacità di ricatto economico-politico.

Le conseguenti emigrazioni rendono più confacente la realizzazione di livelli di sfruttamento profittevoli globali.

Storicamente il conflitto tra classi sociali economicamente distanti, è stato governato con l'intervento dello Stato nell'economia intensificando l'intervento alla bisogna, stabilizzando ogni paese economicamente avanzato e sfruttando quelli del cosidetto Terzo Mondo.

La presenza stabile di forze armate dei paesi dominanti nei paesi dominati ha garantito il funzionamento di questo sistema fino al primo ventennio del nuovo Millannio, quando il controllo sociale di massa ha svuotato le istanze di autonomia delle classi economicamente svantaggiate depotenziandone le rivendicazioni e spezzando la mediazione politica. Il rischio che stiamo correndo in questi anni è che venendo meno gli equilibri politici consolidati, avanzano movimenti, partiti qualunquisti, personalistici controllati da chi detiene i mezzi i produzione e forti capitali.

La frattura tra la classe politica dominante e le classi popolari con conseguente mobilitazione non controllata di queste ultime mina gli equilibri politici generali esistenti.

Viviamo in un periodo storico di rimodulazione dei rapporti tra potenze vecchie, in ascesa e in declino.

Il sistema economico globale sta percorrendo nuove strade di sfruttamento per mantenere intatto il processo di accumulazione dei fondi capitali. In questo contesto il ruolo delle classi subalterne fatte di precari, di lavoratori in nero, di pensionati con misera pensione, di contadini potrebbe essere quello di riprendere in mano il proprio destino visto che le classi dirigenti si stanno dimostrando di non essere in grado di gestire i grandi cambiamenti di questa nostra epoca.


noblogo.org/caserta24ore/blibe…


In Cina arrivano i robot-poliziotto ed i poliziotti veri si dotano di occhiali smart


yewtu.be/watch?v=vvDyxYAQiyQ

La città di Hangzhou ha introdotto Hangxing No. 1, un robot poliziotto alto 1,8 metri, progettato per gestire il traffico in uno dei crocevia più affollati della città, all'incrocio tra Binsheng Road e Changhe Road nel distretto di Binjiang.

Il robot è in grado di controllare il traffico, rilevare infrazioni e avvisare verbalmente i trasgressori. Dotato di telecamere ad alta definizione e sensori avanzati, può emettere un fischio e si integra direttamente con i semafori per sincronizzare i segnali di stop e via.

Attualmente, è in grado di individuare ciclisti senza casco, pedoni che attraversano fuori dalle strisce pedonali e altre violazioni stradali. Le autorità locali hanno chiarito che il robot non sostituirà i poliziotti umani, ma li supporterà. In futuro, sarà equipaggiato con un modello di linguaggio avanzato (LLM) per fornire indicazioni più dettagliate e interagire con i cittadini.

Hangxing No. 1 fa parte di una serie di progetti simili in Cina: a Shenzhen, il modello PM01 di EngineAI assiste già gli agenti, mentre a Wenzhou è attivo il robot sferico RT-G. Anche Chengdu ha adottato un robot umanoide per la gestione del traffico a partire da giugno.

L’evoluzione di questi sistemi è rapida: basti pensare al modello AnBot, operativo all’aeroporto di Shenzhen dal 2016, che oggi appare quasi obsoleto rispetto alle nuove soluzioni come Hangxing No. 1, che combinano robotica avanzata e intelligenza artificiale per una gestione del traffico urbano più sicura e tecnologica.

Intanto, a Changsha, nella provincia dell’Hunan, la polizia stradale ha avviato l’uso di occhiali intelligenti basati sull’intelligenza artificiale per identificare veicoli e conducenti in tempo reale, riducendo drasticamente i tempi delle verifiche.

L’annuncio ufficiale, diffuso il 13 dicembre dal dipartimento di gestione del traffico del Changsha Municipal Public Security Bureau, sottolinea che i dispositivi, sebbene esteticamente simili a occhiali normali, offrono un notevole vantaggio operativo. Leggeri e compatti, consentono agli agenti di indossarli per interi turni senza disagi. Non appena un veicolo passa davanti all’agente, le informazioni principali vengono visualizzate direttamente su uno schermo integrato in pochi secondi, senza la necessità di fermarsi o consultare dispositivi esterni.

Il sistema si basa su una fotocamera grandangolare da 12 megapixel, supportata da un algoritmo di stabilizzazione predittiva delle immagini, che garantisce riprese nitide anche in movimento o in condizioni di traffico intenso. Con un’autonomia dichiarata di otto ore, i dispositivi coprono interamente un turno di servizio. Uno dei punti chiave è il riconoscimento automatico delle targhe, che funziona anche offline e raggiunge un’accuratezza superiore al 99%, con tempi di risposta inferiori al secondo. Gli occhiali sono progettati per operare efficacemente sia di giorno che di notte, adattandosi a diverse condizioni di illuminazione.

Una volta identificato il veicolo, il dispositivo si collega in tempo reale ai database della pubblica sicurezza, permettendo all’agente di visualizzare immediatamente dati come la registrazione del mezzo, lo stato delle revisioni, eventuali infrazioni o segnalazioni precedenti. Tutto avviene senza contatto diretto con il conducente, riducendo la necessità di fermare i veicoli per controlli di routine.

Le funzionalità non si limitano al riconoscimento delle targhe: gli occhiali supportano anche il riconoscimento facciale, la traduzione vocale in tempo reale in oltre dieci lingue e la registrazione video sul posto, utile per la documentazione degli interventi e per eventuali verifiche successive. Questi strumenti sono pensati per semplificare il lavoro degli agenti e aumentare la sicurezza durante le operazioni su strada. Secondo le autorità di Changsha, i tempi di ispezione di una singola corsia sono scesi da circa 30 secondi a uno o due secondi, riducendo il carico di lavoro manuale, l’affaticamento degli operatori e rendendo i controlli più rapidi e meno invasivi per gli automobilisti.


noblogo.org/cooperazione-inter…


In Cina arrivano i robot-poliziotto ed i poliziotti veri si dotano di occhiali...


In Cina arrivano i robot-poliziotto ed i poliziotti veri si dotano di occhiali smart


yewtu.be/watch?v=vvDyxYAQiyQ

La città di Hangzhou ha introdotto Hangxing No. 1, un robot poliziotto alto 1,8 metri, progettato per gestire il traffico in uno dei crocevia più affollati della città, all'incrocio tra Binsheng Road e Changhe Road nel distretto di Binjiang.

Il robot è in grado di controllare il traffico, rilevare infrazioni e avvisare verbalmente i trasgressori. Dotato di telecamere ad alta definizione e sensori avanzati, può emettere un fischio e si integra direttamente con i semafori per sincronizzare i segnali di stop e via.

Attualmente, è in grado di individuare ciclisti senza casco, pedoni che attraversano fuori dalle strisce pedonali e altre violazioni stradali. Le autorità locali hanno chiarito che il robot non sostituirà i poliziotti umani, ma li supporterà. In futuro, sarà equipaggiato con un modello di linguaggio avanzato (LLM) per fornire indicazioni più dettagliate e interagire con i cittadini.

Hangxing No. 1 fa parte di una serie di progetti simili in Cina: a Shenzhen, il modello PM01 di EngineAI assiste già gli agenti, mentre a Wenzhou è attivo il robot sferico RT-G. Anche Chengdu ha adottato un robot umanoide per la gestione del traffico a partire da giugno.

L’evoluzione di questi sistemi è rapida: basti pensare al modello AnBot, operativo all’aeroporto di Shenzhen dal 2016, che oggi appare quasi obsoleto rispetto alle nuove soluzioni come Hangxing No. 1, che combinano robotica avanzata e intelligenza artificiale per una gestione del traffico urbano più sicura e tecnologica.

Intanto, a Changsha, nella provincia dell’Hunan, la polizia stradale ha avviato l’uso di occhiali intelligenti basati sull’intelligenza artificiale per identificare veicoli e conducenti in tempo reale, riducendo drasticamente i tempi delle verifiche.

L’annuncio ufficiale, diffuso il 13 dicembre dal dipartimento di gestione del traffico del Changsha Municipal Public Security Bureau, sottolinea che i dispositivi, sebbene esteticamente simili a occhiali normali, offrono un notevole vantaggio operativo. Leggeri e compatti, consentono agli agenti di indossarli per interi turni senza disagi. Non appena un veicolo passa davanti all’agente, le informazioni principali vengono visualizzate direttamente su uno schermo integrato in pochi secondi, senza la necessità di fermarsi o consultare dispositivi esterni.

Il sistema si basa su una fotocamera grandangolare da 12 megapixel, supportata da un algoritmo di stabilizzazione predittiva delle immagini, che garantisce riprese nitide anche in movimento o in condizioni di traffico intenso. Con un’autonomia dichiarata di otto ore, i dispositivi coprono interamente un turno di servizio. Uno dei punti chiave è il riconoscimento automatico delle targhe, che funziona anche offline e raggiunge un’accuratezza superiore al 99%, con tempi di risposta inferiori al secondo. Gli occhiali sono progettati per operare efficacemente sia di giorno che di notte, adattandosi a diverse condizioni di illuminazione.

Una volta identificato il veicolo, il dispositivo si collega in tempo reale ai database della pubblica sicurezza, permettendo all’agente di visualizzare immediatamente dati come la registrazione del mezzo, lo stato delle revisioni, eventuali infrazioni o segnalazioni precedenti. Tutto avviene senza contatto diretto con il conducente, riducendo la necessità di fermare i veicoli per controlli di routine.

Le funzionalità non si limitano al riconoscimento delle targhe: gli occhiali supportano anche il riconoscimento facciale, la traduzione vocale in tempo reale in oltre dieci lingue e la registrazione video sul posto, utile per la documentazione degli interventi e per eventuali verifiche successive. Questi strumenti sono pensati per semplificare il lavoro degli agenti e aumentare la sicurezza durante le operazioni su strada. Secondo le autorità di Changsha, i tempi di ispezione di una singola corsia sono scesi da circa 30 secondi a uno o due secondi, riducendo il carico di lavoro manuale, l’affaticamento degli operatori e rendendo i controlli più rapidi e meno invasivi per gli automobilisti.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Il racconto della domenica: "La maledizione del tesoro dei briganti", la...


Il racconto della domenica: “La maledizione del tesoro dei briganti”, la pretarella e l'AlzaimerLa pretarella custodiva un segreto: quello dei tesori dei briganti, frutto delle razzie nelle case dei ricchi, nascosti nelle campagne per il timore di essere giustiziati se colti con le mani nel sacco. Le pretarelle erano donne chiamate così perché avevano sempre un prete in famiglia e sopratutto perché realizzavano i loro profitti sempre all’ombra di un campanile. Senza la Chiesa una pretarella avrebbe fatto la campagnola, la donna a servizio. Invece come quel prete che predica bene e razzola male, la pretarella sapeva razzolare. In quei tempi, la calura estiva soffocava le famiglie alle prese con gli insuperabili problemi della sussistenza. La pandemia della Spagnola era ormai alle spalle e cambiamenti politici erano nell’aria: la Marcia su Roma c’era stata a ottobre e il Papa con la “pax Christi in regno Christi” non riusciva a contenere il marcio all’interno della Chiesa. Concetta era una zia zitella di una pretarella, di famiglia patriarcale. Era nata nel 1838, aveva vissuto il periodo del Risorgimento, quello dell’Unità d’Italia, aveva visto i briganti, l’emigrazione, la Grande Guerra, la pandemia. Ora la sua malattia le stava risparmiando di rendersi conto del nuovo ordine che avanzava, che non dava spazio nella società ai malati, ai diversi, ai deboli nel nome della razza sana e pura. Zia Concetta aveva qualche peccatùccio da farsi perdonare: nella sua vita, talvolta, aveva inveito alle spalle delle persone che non l’aggradavano. Aveva imprecato, augurato una sorta di occhio per occhio dente per dente per presunte malefatte che l’ignara persona avrebbe compiuto nella sua vita, ma non ancora commesse, e, che potevano ricadere anticipatamente sui suoi cari. Spesso ci azzeccava, era capace di riconoscere il male in una persona prima ancora che questo venisse fuori. Per questo motivo si era guadagnata fama di fattucchiera e aveva condotto un’esistenza alquanto solitaria. Adesso alla fine dei suoi anni, stava scontando in vita questi peccati, cosicché una corsia preferenziale le si potesse aprire per la porta del Paradiso, senza passare nel Purgatorio. Zia Concetta adesso viveva come in un sogno, dove non c’è più il tempo. Le facce amiche erano quelle dei ricordi lontani. Quando riconosceva una voce familiare subito le domandava dove si trovasse sua madre che non c’era più da anni. Se ne dispiaceva e riviveva una seconda, terza, quarta, quinta volta il lutto. Allora quella voce per non farle rivivere l’ennesima volta il dispiacere di una morte, le rispondeva che in quel momento sua madre non c’era e che presto sarebbe tornata a casa. Zia Concetta si alzava dalla sedia per andare a bere e si risedeva senza aver bevuto. Ingoiava, respirava, camminava, andava in bagno perché gli veniva automatico. Riusciva a vestirsi e svestirsi, a lavarsi da sola. Mangiava quando aveva fame, ma poteva mangiare anche un chilo di fagioli senza accorgersene. Zia Concetta non sapeva fare i conti, non sapeva contare i soldi, non sapeva che giorno della settimana fosse, che mese o che anno. Viveva un perenne presente. Si irritava per nulla, quando non riusciva a fare qualcosa diveniva intrattabile e viveva di fisime. Era malata, ma non era demente. La sua malattia ancora non aveva un nome nel piccolo paese dove zia Concetta e la nipote pretarella vivevano, ma in Germania un dottore di nome Alzheimer qualche decennio prima aveva osservato delle anomalie nel cervello di una paziente morta, che negli ultimi anni della sua vita assomigliava in tutto e per tutto a Zia Concetta.

Don Francesco era il padre di zia Concetta ed era morto all’inizio dell’estate nel 1884. Gli uomini non potevano essere chiamati prietarelli. Fatto sta che don Francesco come la pretarella aveva uno zio prete, ma a lui da giovane lo zio gli aveva lasciato in dote un masseria, un terreno collinare e sopratutto una sorgente d’acqua. Don Francesco divenne un abile contadino, si sposò, ebbe dieci figli, crebbero tutti sani, ebbero tutti una vita agiata anche se il lavoro dei campi era faticoso. Dalla terra riuscirono a ricavare tutto quanto necessitassero per il sostentamento. Con la vendita di prodotti in eccesso e del bestiame compravano quanto non riuscissero a produrre: vestiti, attrezzi. Si sposarono tutti i suoi figli, tranne zia Concetta. Per un’indole innata di vassallaggio don Francesco era stato sempre fedele al Re, ai principi, duca, marchesi, conti, visconti, baroni, nobili, cavalieri sopratutto quando questi nobili erano legittimati dalla Chiesa, che talvolta lasciava qualche briciolo di terra ai popolani. Così nell’autunno del 1862, quando una banda di briganti bussò alla sua masseria nel nome del Re Borbone non ebbe alcuna difficoltà a farli entrare in casa e a nasconderli. Stanchi, sporchi, affamati dissero che erano inseguiti da carabinieri venuti da lontano e che uccidevano per niente. Don Francesco dopo averli sfamati li fece dormire nello stallone, la stalla delle vacche. Sua moglie che fino a quel punto della loro vita non aveva fatto altro che seguire in tutto e per tutto fedelmente il marito, questa volta disse: “Ma sei diventato pazzo?! In tal modo ci farei ammazzare tutti: se vengono i piemontesi?”. Don Francesco non ci dormì la notte e così di prima mattina uscì alla ricerca di un rifugio che sapeva trovarsi in una grotta carsica al guado di un fiumiciattolo adiacente la masseria. Fece nascondere i briganti e si impegnò a portare loro del cibo. Non passò molto che dalla strada sottostante arrivarono i soldati piemontesi. Fece nascondere in fretta nella selva della campagna le figlie non ancora maritate, mandò alla grotta i figli maschi e prese in braccio un nipotino nato da poco. Don Francesco si presentò così ai carabinieri con una folta chioma di capelli completamente bianchi, con in braccio il bambino. Sudò freddo quando i soldati piemontesi, brandendo le armi si fecero consegnare cibo e vino. Si accamparono nell’aia della masseria e vi restarono per tre giorni, il tempo che le loro avanguardie perlustrassero i sentieri e le mulattiere che portavano sulla montagna. Sembravano essere venuti in pace, cosicché il terrore e la paura che arieggiavano negli animi svanirono e i suoi figli tornarono alla masseria. Ma se i piemontesi avessero scoperto i briganti nascosti cosa sarebbe successo loro? Il terzo giorno coi briganti a scarso di cibo, don Francesco si fece preparare un fagotto di viveri dalla moglie che avrebbe portato loro di notte. La moglie lo scoraggiò, ma non ci fu verso e di notte mentre i piemontesi dormivano portò notizie e scorte di cibo ai sei briganti. Il giorno dopo i piemontesi andarono via così i briganti potettero uscire allo scoperto e fuggire a nascondersi sulle vette dei monti circostanti. Non prima di andare via il capo brigante, tale Ciffone riconoscente dei rischi passati da Don Francesco e famiglia lo chiamò in disparte e gli consegnò un sacchetto contenente oggetti e monili in oro e d’argento. Un bel tesoretto! “Sono tuoi, ma ricorda che sono maledetti, portano con sé il male, chi ne godrà della vendita attirerà a sé il male. Possono essere usati solo per curare il male, per curare malattie”.

Don Francesco accettò senza battere ciglio. Non fece parola per anni con nessuno di quel tesoretto che nascose nel tronco di un albero di olivo del suo podere. Nel 1880 i briganti erano ormai scomparsi da anni, si erano spostati dalle montagne in pianura, nascosti nelle zone paludose che davano al mare. Il nuovo Stato si era consolidato e don Francesco era divenuto fedele alla nuova monarchia e al nuovo Re. Diventato vecchio si era reso conto che il tempo per lui stava finendo. Così chiamò la figlia Concetta, che era rimasta sempre con lui e sua moglie e le ricordò dei briganti quando lei poco più che ventenne si dovette nascondere nelle selva per paura dei soldati stranieri. Sopratutto le raccontò del segreto del tesoretto nascosto. Zia Concetta fece suo quel segreto e continuò la vita di sempre accudendo gli anziani genitori. Vide crescere i nipoti e pronipoti, figli dei fratelli e sorelle. Nel 1900 quando morì sua madre e lei non era più giovane ma non ancora troppo vecchia, si trasferì nel borgo montano nella vecchia casa di sua madre ristrutturata. Gli anni passarono tutti uguali, i cognati e i fratelli più anziani morirono uno alla volta; arrivò una nuova guerra, lontana, partirono per il fronte due nipoti: uno tornò, l’altro morì a Caporetto. Poi venne la pandemia della spagnola e quando finì zia Concetta iniziò a non ricordarsi più di nulla. La calura estiva del 1923 non dava tregua, zia Concetta viveva da sola nella sua casa ma i nipoti, tutti oltre i cinquant’anni, la sorvegliavano a vista portando lei il cibo, la svegliavano di primo mattino, l’accompagnavano a letto la sera e qualche notte qualcuno di essi restava a dormire con lei. Una sua sorella poco più grande di lei si era ammalata in primavera e non si vedeva via di guarigione. Zia Concetta in un raro momento di lucidità, al capezzale della sorella che viveva nel suo stesso paesino di montagna e che era la madre della pretarella, disse a entrambe: “Perchè non andiamo negli ospedali dell’Alta Italia, in Europa”?. La pretarella: “Come facciamo, con quali soldi?” Zia C.: “Con i soldi della vendita del tesoro dei briganti!” “Quale tesoro?” disse la pretarella. Zia C.: “Ma che ne so! Quello nascosto da nonno Francesco che serve per le malattie. Andatelo a prendere” La pretarella, abituata ai ragionamenti sconclusionati della zia: “Ma che dici, tu non stai bene con la testa!” Zia C.: “Fregatevi, io non ricordo più dove sta!”, si adirò e divenne taciturna. Passarono altri due mesi e zia Concetta non si rese conto della morte della sorella. Dopo il funerale alla pretarella, rassettando gli oggetti nella stanza dell’anziana madre defunta, rivenne in mente quel vaneggiamento della zia Concetta. “E se esistesse davvero un tesoro?”.

Intanto le condizioni mentali di zia Concetta diventarono sempre più difficili: non riconosceva le sorelle ancora in vita, non accettava i nipoti nella sua casa che considerava estranei. Non accettava più il cibo che i parenti le davano, non beveva e spesso si sentiva male. Lei era sempre stata presente nel bene o nel male delle vite delle famiglie dei suoi nipoti e così nessuno se la sentì di lasciarla sola e a turno facevano del loro meglio per assisterla. Lo fecero fin quando il futuro nuovo podestà clericale del posto, già capo della milizia volontaria per la sicurezza decise di occuparsi delle persone non più autosufficienti. Così nel nome del Re e del principio di solidarietà e per il bene delle persone come zia Concetta, queste dovevano essere portate in monasteri di suore, assistite in attesa della morte. Intanto la masseria dove zia Concetta era nata e vissuta fino alla morte della madre, disabitata andò in rovina e un incendio boschivo arse i terreni circostanti, compreso il piccolo uliveto di famiglia. La pianta centenaria, i cui rami tagliati e conficcati nel terreno da don Francesco avevano dato vita a altrettanti alberi di olivo, era un cumulo di cenere. Quando i carabinieri accorsero a vedere le conseguenze dell’incendio consegnarono al podestà una pentola in rame annerita, trovata tra la cenere. Era chiusa ermeticamente, ma muovendola il rumore faceva presagire all’interno la presenza di metalli. Il podestà la portò nella sua casa, l’aprì e trovò il tesoro. Vendette tutto e comprò una casa nei pressi della colonia estiva “Alessandro Italico Mussolino” nella spiaggia di Serapo a Gaeta. Il giorno prima di prendere possesso della casa, mentre si preparava a partire dal paese si sentì male. Fu messo a letto, gli era venuto quello che i popolani chiamavano il “tocco”. A malapena riusciva a parlare, e quando lo faceva la sua faccia assumeva una smorfia disumana. Non muoveva il braccio e la parte destra del suo corpo. I familiari chiamarono il prete che arrivò accompagnato dalla pretarella. Il podestà farneticava, non si capiva se volesse confessarsi, ma non morì e visse ancora per molti anni. Finì la sua esistenza nello stesso monastero di zia Concetta assistito da suore: era la maledizione del tesoro dei briganti!


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Caserta: mappati i ruderi del telegrafo borbonico di ChappeUn'associazione di Calvi Risorta in provincia di Caserta, ha analizzato le varie coordinate di una cartina dei telegrafi ed è andata alla ricerca di quello caleno, scoprendo l’edificio su di un anfratto sulla direttrice Teano – Gaeta. Fino ad allora i resti della struttura, erano ritenuti “delle fortificazioni preromane”. Invece sono i resti dell’edificio telegrafico borbonico di Chappe.
Su questi edifici erano installate le vedette del telegrafo visivo. Da Terracina a Gaeta, passando poi per Sessa, Teano, Capua, Caserta, Napoli fino a Palermo, spesso su delle alture si trovano ancora i resti di piccoli edifici di cui se n'è persa la memoria storica. Sono i punti visivi di contatto dell'antico telegrafo borbonico in uso fino alla guerra civile che ha portato all'annessione del Regno delle Due Sicilie a quello dei Savoia, poi Regno d'Italia. La cartina dove sono state trovate le coordinate, è stata rinvenuta qualche anno fa da un appassionato caleno in una biblioteca di Milano. Dopo averla scannerizzata ha deciso di metterla a disposizione di studiosi e archeo-escursionisti che volessero raggiungere tali luoghi. Il meccanismo telegrafo di Chappe era molto semplice e geniale: in pratica su questi edifici c’era un dispositivo che a seconda della disposizione di tre grandi pale significava una lettera. Così grazie ad alcune vedette, in comunicazione visiva attraverso il binocolo, da Palermo a Napoli e in tutto lo Stato delle Due Sicilie era possibile comunicare in tempo reale. La prima rete di comunicazioni utilizzata per scambiare messaggi in un’intera nazione è stata creata alla fine del 1700 in Francia grazie all’ingegno di Claude Chappe. La rete era formata da telegrafi ottici posizionati su colline, torri, campanile che consentivano di passare messaggi a cascata da un punto al successivo, che a sua volta rimandava al successivo. I telegrafi erano distanti circa 10-20 km e dovevano essere visibili a due a due. In caso di nebbia o di oscurità il servizio si interrompeva. Il telegrafo era costituito da un braccio orizzontale (regolatore) lungo 4m, agli estremi 2 braccio più piccoli (indicatori) lunghi circa 2m, (con contrappesi). Tutto era sostenuto da un palo di almeno 4,5m e posto in cima all’altura. Regolatori ed indicatori erano di colore nero per avere più contrasto nel cielo . Nel 1791 Claude Chappe ed i suoi fratelli iniziarono esperimenti per poter comunicare a distanza in maniera veloce. Dopo diversi esperimenti e proposte, nel 1793 la Repubblica Francese approvò e finanziò l’istituzione di una rete di 15 stazioni tra Parigi e Lille (190 Km a nord al confine con l’impero austriaco) La rete era costituita da telegrafi ottici collegati a vista, all’interno della torre dimoravano due operatori con binocolo che seguivano le procedure di comunicazione. La rete cominciò a funzionare il 15 agosto 1794 e fu adottata da tutto il Regno delle Due Sicilie.


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Storia e letteratura. Da una novella poco conosciuta di Verga e da Carlo Levi rileggiamo il periodo dell’Unità d’ItaliaSull'Unità Italiana si sono spesi fiumi di parole e di inchiostro. Il dualismo tra borbonici e Savoia, ancora oggi alimenta il dibattito su quel periodo. I fatti storici ci dicono che dallo sbarco di Garibaldi a Marsala e il successivo in Calabria passarono più di tre mesi. Fu un’occupazione, una guerra. Successivamente ci vollero altri 10 anni per controllare tutto il Sud Italia. Partendo dalla novella “Libertà” di Giovanni Verga sui fatti accaduti a Bronte in Sicilia ripercorriamo quel periodo storico.

Non si sa se Verga nell’elaborazione della novella, che narra dei fatti, abbia attinto in prima persona da fonti reali. La città dista una trentina di km dalla sua Catania. Quando avvennero i fatti, Verga era 20enne e viveva ancora in Sicilia. La novella fu pubblicata nel 1883 a Milano.

La novella Libertà inizia con l’immagine di un fazzoletto tricolore sventolato sul campanile della chiesa e le campane che suonano incessantemente. Per le strade tutti corrono. E’ caccia all’uomo. Un mare di persone armate di falci, martelli, zappe, vanghe, pale... tutti con in testa la coppola a caccia dei signori coi cappelli. Davanti a tutti c’era una donna che sembrava una strega, coi capelli dritti e armata solo delle unghie. In un vicoletto il primo a morire fu il barone del posto colpevole di aver sfruttato la gente dei suoi poderi, poi viene ucciso un ricco, colpevole di essere ingrassato col sangue dei poveri, muore un gendarme che aveva fatto giustizia solo per i poveri, il guardaboschi… e tutti i “cappelli”. In quei tempi in Sicilia i ricchi, i proprietari terrieri, i preti, per distinguersi dai poveri e dai braccianti portavano al capo dei cappelli, gli altri la coppola (un berretto). Poi venne il turno del prete che predicava l’inferno solo per chi rubava il pane. Mentre moriva implorava di non essere ammazzato perché era in peccato mortale. Quel peccato era una donna che si chiamava Lucia e che a 14 anni era stata venduta dal padre e che in quel momento affollava le strade di Bronte con i suoi monelli affamati. Il popolo ammazzava e basta, come fa il lupo accecato dalla fame che non pensa a mangiare ma a sgozzare quante più pecore della mandria. Morì ancora un giovane accorso a vedere cosa stesse accadendo, morì lo speziale mentre chiudeva frettolosamente la serranda della sua bottega e morì don Paolo sotto gli occhi della moglie che lo guardava arrivare dal balcone in groppa al suo somaro, di ritorno dalle campagne e che pure in testa aveva un berretto da cafone. “Una falce lo sventrò mentre con un braccio si riparava dal martello”. Morì anche Neddu un bambino di 12 anni, il figlio del notaio calpestato mentre fuggiva dalla folla che aveva ucciso il padre. “Beh, sarebbe stato notaio anche lui”, disse qualcuno. Morirono le donne che in abito da sera andavano a pregare in chiesa e schifate non si sedevano accanto ai poveri, morì la moglie del barone che barricatosi in casa diede ordine di sparare dalle finestre, il figlio maggiore 16enne, poi l’altro figlio. Le campane suonarono dall’alba al tramonto. Alla fine i morti furono 11. Solo il buio mise fine alla carneficina. Di notte si sentì solo il rumore delle ossa rotte dai morsi dei cani. La mattina tutti si muovevano con fare circospetto non sapevano cosa fare. Arrivò in paese un vecchio generale borbonico vestito con l’uniforme dei Piemontesi. Sedò la rivolta senza ulteriori spargimenti di sangue e fece seppellire i morti dagli stessi assassini. Quando andò via si disse in paese che sarebbe venuto un altro generale a fare giustizia. I colpevoli, gli assassini fuggirono sui monti quando arrivò Nino Bixio e il suo seguito di militari. Si stabilì nella chiesa entrandovi con il cavallo. Subito ne fece fucilare cinque o sei a caso, chi capitava. Poi vennero dei giudici vestiti da galantuomi, furono imprigionati i primi presunti colpevoli e portati nel Castello della Dulcea. Iniziò il processo che durò anni. Le mogli degli incarcerati prima portavano loro da mangiare, ma poi rassegnate che “non ne sarebbero usciti più”, trovarono altri mariti. Rimpatriarono prima le mogli, poi le mamme. Intanto il lavoro dei giudici continuava e altri venivano incarcerati e condotti alla Dulcea. In poco tempo tutto tornò come prima: i cappelli non potevano lavorare le terre con le proprie mani e la povera gente non poteva vivere senza essere comandata. La novella si conclude con il carbonaio del paese che dopo tre anni dai fatti veniva ammanettato dicendo: “Dove mi conducete? In galera? Perchè? Non mi è toccato neppure un palmo di terra! Se avevano detto che c’era la libertà”. Ma che cosa stava accadendo in quegli anni? Per capire dobbiamo rileggere il contesto storico dei 10 anni precedenti lo sbarco dei 1000 di Garibaldi e i 10 successivi.

La Monarchia dei Savoia e quella dei Borbone Con i Moti del 1948, Re Carlo Alberto di Savoia concesse ai propri sudditi una sorta di Costituzione, lo Statuto Albertino, facendo diventare la propria monarchia costituzionale. Lo stesso re iniziò, subito dopo, una guerra per scacciare gli austriaci dal Lombardo Veneto. Ma fu sconfitto e abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II di Savoia. A Roma i moti del ‘48 portarono il repubblicano e massone Mazzini, con l’aiuto di Garibaldi, alla formazione della Repubblica Romana. Anche se quest’esperienza fu un fallimento dal punto di vista militare con la venuta dei francesi in soccorso al Papa, la costituzione della Repubblica romana un secolo dopo ha ispirato i padri costituenti della nostra e attuale Repubblica. Al Sud i Borbone concessero una costituzione alla Sicilia, nel tentativo di calmare i moti insurrezionali, che poi ritrassero reprimendo le rivendicazione di autonomia dell’isola. Messina fu duramente bombardata da Ferdinado di Borbone, tanto che per quest’azione è ricordato dalla Storia anche come il Re Bomba. Ad eccezione della costituzione repubblicana di Mazzini, si trattava di carte che miravano più a calmare il popolo che ad essere vere costituzioni.

Negli anni successivi ai moti del ‘48 il dibattito politico pubblico in Italia, vedeva la borghesia, l’aristocrazia, le monarchie, i proprietari terrieri, la Chiesa preoccupati della possibilità che potessero venire meno i privilegi acquisiti e consolidati da anni. A ciò si aggiungeva l’esigenza di vedere fatto uno stato unitario italiano, in tutta la penisola. Ma come doveva essere questo Stato: repubblicano, federale, ancora monarchico? Quale monarchia avrebbe dovuto guidare il percorso di unità della nazione? Nel 1859 il figlio di Carlo Alberto fu più fortunato del padre e riuscì a liberare dagli austriaci il Lombardo Veneto. Così il piccolo stato dei Savoia governato dalla destra storica di Cavour divenne abbastanza grande da mirare ad occupare tutta l’Italia. Si estendeva ora dal Piemonte al Veneto comprendendo tutta l’Italia Nord-Occidentale e l’isola della Sardegna. La capitale era a Torino. Il Sud e la Sicilia erano governati da Francesco II, da poco succeduto al padre, con capitale Napoli. La cessione della città di Nizza e la provincia di Savoia ai Francesi, con il trattato di Torino del 24 marzo 1860, diede avvio al processo di unificazione della penisola italiana. Cavour con l’appoggio di forze straniere come l’Inghilterra, assicurandosi una sorta di neutralità della Francia con la cessione della città sulla costa azzurra, iniziò a pensare la possibile occupazione militare del Regno borbonico di Napoli e Sicilia. L’occupazione fu preparata abilmente nei primi mesi del 1860 con l’invio di avanguardie patriotiche, incursori, con azioni di propaganda unitaria, con la promessa della concessione dei terreni ai contadini e acquisendo la fedeltà alla causa unitaria di funzionari pubblici e militari borbonici. Cavour si assicurò il non intervento di Francia e l’appoggio dell’Inghilterra che da anni era in rotta di collisione con i Borbone per lo sfruttamento dei giacimenti minerali di zolfo della Sicilia. Per il diritto internazionale i Savoia non potevano occupare uno stato sovrano, peraltro una delle monarchie più in vista d’Europa. Utilizzò quindi Giuseppe Garibaldi per le prime operazioni militari in Sicilia. La fama di Garibaldi, che era stato un abile marinaio e comandante in America Latina era accresciuta con la parentesi mazziniana della Repubblica Romana. Aveva saputo ben costruire la propria immagine, tanto che era stato eletto più volte deputato del Regno dei Savoia al Nord, in quel momento lo era nel collegio collegio di Nizza, la sua città natale. Nella spedizione dei Mille che verrà si fece seguire da un giornalista di guerra di fama internazionale quale Alessandro Dumas padre. Il 5 maggio del 1860 si avviarono le operazioni militari.

La propaganda unitaria, la Spedizione dei Mille e la conquista della Sicilia Garibaldi partì da Quarto in Ligura, con un esercito iniziale di 1000 uomini, a cui si aggiunsero altri volontari presenti sul territorio. Sbarcò a Marsala l’11 maggio 1860 nella Sicilia orientale senza essere intercettato dalla flotta borbonica. I Mille riuscirono a sconfiggere una prima resistenza dell’esercito borbonico a Calatafimi. Ne seguì una guerra di conquista durata tre mesi, città dopo città: Trapani, Palermo, Catania, Messina caddero. Nei grossi centri la popolazione civile si mantenne fuori dai combattimenti, ma nell’entroterra come a Bronte nel catanese il 2 agosto parecchi contadini, coppola in testa, che avevano equivocato la venuta dei Mille con una insurrezione contro il potere, si ribellarono. Vennero appiccate le fiamme a decine di case dei ricchi, al teatro e all'archivio comunale. Ci furono ben sedici morti fra nobili, ufficiali, il barone del paese. Nino Bixio, luogotenente di Garibaldi fu chiamato per la rappresaglia con processi sommari e fucilazioni. Iniziava quello che negli anni successivi sarà una costante per il controllo del territorio in tutto il Mezzogiorno: la repressione col sangue.

L’episodio di Bronte oltre a essere narrato nella novella “Libertà” di Giovanni Verga (1883) è stato ripreso brevemente da Carlo Levi, nel libro “Le parole sono pietre” del 1955: “...qui a Bronte, nel 1860, dal 2 al 5 agosto il popolo si sollevò per la divisione delle terre, spinto dalle promesse di Garibaldi e dall'antica speranza. Naturalmente, come sempre avviene in queste esplosioni contadine, la rivolta fu feroce, molti i morti tra i signori borbonici, molte le case bruciate. Agli occhi dei contadini di Bronte la conquista garibaldina non poteva avere che un senso: il possesso delle terre, la libertà dal feudaulismo; e in nome di Garibaldi si misero a trucidare i signori. Erano più avanti dei tempi. Garibaldi, pressato dal console inglese di Catania timoroso per le sorti della Ducea, il complesso residenziale dell’ammiraglio inglese Nelsen mandò Nino Bixio a rimettere ordine. Nino Bixio giunse a cose già calme, dopo che un altro garibaldino, il colonnello Poulet (disertore borbonico passato con Garibaldi) con una compagnia di soldati era già pacificamente entrato in Bronte. Bixio fu feroce. Con una parvenza di processo fucilò immediatamente i capi della rivolta, fra cui un avvocato, Nicolò Lombardo un liberale che aveva già guidato in Bronte i moti del '48”.

In tre mesi la Sicilia fu completamente occupata chi si arrese a marzo dell’anno dopo con l’onore delle armi fu lasciato vivo, ma chi non volle passare con l’esercito dei Savoia fu deportato, in una fortezza ad alta quota a 2000 metri a Fenestrelle in Piemonte. Il 20 agosto Garibaldi sbarcò in Calabria e inarrestabile, proclamandosi dittatore dei territori occupati marciò facilmente fino a Napoli la capitale. Grazie alla sua fama e alla promessa di terre ai contadini, non venne ostacolato dalle popolazioni locali. A settembre il Re Borbone fu deposto e costretto a ritirarsi nella fortezza militare di Gaeta che fu assediata via mare e via terra, per oltre 100 giorni. Intanto l’esercito dei Savoia guidato in prima persona dal Re Vittorio Emanuele mosse da nord con 80.000 uomini. Dalla dorsale adriatica valicò gli Appennini e raggiunse Garibaldi nei pressi di Teano, siamo al 26 ottobre 1860. Furono organizzati dei plebisciti per sancire l’annessione dei territori occupati dalla monarchia dei Savoia in tutta la Penisola nel nome dell’Unità d’Italia. A marzo del 1861 il Re napoletano si arrese e guarda caso l’Inghilterra per prima riconobbe la vittoria ai Savoia. Ad aprile del 1861 a Torino si riunì per la prima volta il parlamento italiano in seduta comune. La discussione verteva sul destino dei garibaldini: arruolarli nell’esercito regolare o rispedirli a casa con una pacca sulla spalla e un compenso simbolico. La seduta si chiude con un nulla di fatto. Garibaldi usò parole dure, parlò di una guerra fratricida, “provocata da questo stesso Ministero”. Il 5 maggio 1861 fu proclamata l’Unità d’Italia facente capo alla monarchia dei Savoia. Cavour, che ne era stato l’artefice improvvisamente morì agli inizi del mese di giugno. Il repubblicano Mazzini, che viveva in esilio a Londra ma era rientrato clandestinamente in Italia, ad agosto del 1861 raggiunse la Sicilia via mare per un estremo tentativo di vedere un’Italia Repubblicana. Sperava in un movimento insurrezionale, ma a Palermo prima ancora di scendere dalla nave, fu dichiarato in arresto dai Savoia e portato al forte di Gaeta. Dopo due mesi di carcere fu liberato con un’amnistia e lasciato libero di tornare a Londra a patto che non svolgesse più attività politica. Morì 10 anni dopo.

La Guerra civile e la Questione Meridionale L’Italia era finalmente unita anche se sotto una monarchia guidata dai Savoia. Restava irrisolta la questione romana nelle mani del Pontefice e quella di alcuni territori dell’Italia nord-orientale che ancora non erano stati annessi, come il Trentino; ma c’era pure un’altra questione che stava per arrivare: “La Questione Meridionale”. Al sud scoppiò una guerra civile: italiani, contro italiani: borbonici, repubblicani, papalini, liberali, lealisti, contadini, ex garibaldini... che divenne una guerra di logoramento. Il nuovo Stato non riusciva a controllare i comuni e i territori delle periferie e le campagne; sopratutto nei territori interni della Campania, Lucania, Puglie e Calabria. Il malcontento c’era ovunque. Lo stesso Garibaldi nel giugno del 1862, probabilmente incalzato da Mazzini, si imbarcò da Caprera per la Sicilia per saggiare di persona un'eventuale ripresa delle azioni rivoluzionarie e marciare su Roma. Le accoglienze in Sicilia furono talmente entusiaste, da deciderlo a guidare una nuova spedizione. Ma fu intercettato dai soldati piemontesi, fu ferito in Calabria, costretto a ripararsi in Aspromonte ed ad arrendersi. Intanto il nuovo governo iniziò a vendere i beni demaniali e quelli confiscati agli ordini religiosi che furono soppressi. I terreni invece di essere essere venduti a piccoli lotti per consentire l’acquisto da parte dei contadini che li avrebbero usati per auto sostentamento, finirono nelle mani dei ricchi speculatori. Si aggravarono ulteriormente le condizioni dei ceti più poveri. Ci fu un aumento generalizzato delle tasse e dei prezzi di beni di prima necessità. Il Mezzogiorno fu militarizzato, fu usata la leva obbligatoria per reprimere chi si ribellava al nuovo ordine costituito. I giovani meridionali che non si arruolavano venivano condannati a morte. Si formarono bande armate che dalle montagne scendevano ad occupare i comuni. Furono bruciati ettari di boschi per stanare i “briganti”, furono incendiate le masserie, le case di campagna dei contadini che potevano dare rifugio ai ribelli. I crimini di guerra e le atrocità più orribili da cui si è avuta notizia furono commesse nel Sannio a Casalduni e Pontelandolfo, oggi provincia di Benevento. Un anno esatto dopo i fatti di Bronte in Sicilia, l'11 agosto 1861, in un agguato morirono 45 soldati piemontesi. La violenta rappresaglia militare guidata dal generale Cialdini portò all'incendio dell'abitato di Casalduni lasciato vuoto dagli abitanti fuggiti. Ma i carabinieri e i soldati piemontesi ripiegarono su Pontelandolfo bruciando vivi nelle loro case diversi civili tre giorni dopo. Dopo oltre cento anni nel 1973 i familiari delle vittime lanciarono una prima petizione per chiedere la verità sul massacro. Intanto la guerriglia durò anni e i costi di occupazione furono finanziati con ulteriori tasse, come quella sul Macinato di Quintino Sella.

La fine della Guerra Civile d'occupazione Solo nel 1869 furono catturati i guerriglieri delle ultime grandi bande con cavalleria e a gennaio del 1870 a dieci anni esatti dall’avvio dell’occupazione del mezzogiorno d’Italia, il governo italiano soppresse le zone militari nelle province meridionali, sancendo così la fine ufficiale della guerra d’occupazione. Il 2 ottobre 1870 l’ennesimo plebiscito sanciva l'annessione degli ex domini papali al Regno d'Italia, con una vittoria dei “sì” resa schiacciante anche dal poco strategico invito della Curia romana all'astensionismo dei cattolici. Nel gennaio 1871 la capitale d'Italia divenne a Roma.


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Una lingua comune per l'Europa: lo spagnolo?L'Unione Europea spende per la traduzione di documenti ufficiali moltissimi soldi. Oltre all'aspetto meramente economico si avverte ormai la necessità di unire il popolo europeo anche attraverso il linguaggio.

La soluzione può arrivare dalla Storia. E' successo proprio in Italia quando ci fu l'esigenza di scegliere una lingua parlata nella penisola per esigenze di comunicazione e successivamente per unire il popolo. Infatti in Italia nel 1700 c’erano diverse lingue parlate derivate dal latino: il napoletano ed il toscano erano le principali. Per convenzione o per praticità i diversi 'staterelli' della Penisola scelsero il toscano, che divenne nei secoli successivi l’italiano parlato in tutta Italia. Oggi può accadere la stessa in Europa. Per convenzione fin’ora si sta adoperando l’Inglese, ma alla luce dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea potrebbe essere opportuno scegliere una nuova lingua europea, da adottare come comune in tutti gli Stati che compongono l’Unione Europea. Un primo passo da fare è rendere l’obbligatorio d’insegnamento come prima lingua straniera in tutti gli ordini di scuola. Poi ovviamente si dovrebbero incentivare l'utilizzo della lingua nei canali televisivi e nei giornali così come successo in Italia con le TV. In Italia fino al Dopoguerra nonostante l'ufficialità, l'italiano era poco usato dalle popolazioni. Ma all'epoca c'era ancora un forte analfabetismo, cosa che non non più c'è oggi. L'utilizzo in tutti gli atti ufficiali della Pubblica Amministrazione Europea determinerebbe da subito un risparmio di costi nelle traduzioni. Alla luce della diffusione nel mondo, la lingua europea potrebbe essere il castigliano parlato ufficialmente in Spagna.


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La testimonianza. Dipendenza dal gioco: ecco come sono riuscito a smettere.La dipendenza dal gioco non è qualcosa che si sceglie e anche per questo motivo non è qualcosa che possiamo far scomparire soltanto con la nostra volontà. Se fosse facile togliersela di dosso, allora non sarebbe affatto un problema. Soltanto ammettendo di avere un problema si può incominciare a fare qualcosa per risolverlo. Ma c’è chi è riuscito a risolverlo da solo. Ecco la sua testimonianza, davvero molto originale. (lettera firmata)

Giocavo di tutto: dal lotto, alla bolletta legata alle partite di calcio, al winforlife, fino alle slot machine. Giocavo ragionato: le bollette di calcio le facevo sulle squadre più quotate in Italia e Europa, cosa che alla lunga mi consentiva di ottenere piccole vincite. Per il Lotto mi affidavo alla smorfia: avevo stabilito un giorno della settimana, il mercoledì, in cui i parenti miei cari defunti mi dovevano venire in sogno a dare segni più o meno espliciti dei numeri da giocare. Follia se ci penso adesso! Ho iniziato a giocare al winforlife; quando andavo nei bar invece che prendere una consumazione buttavo i miei soldi alle slot machine. All’inizio non ci rimettevo tanto, anzi vincevo anche. E le vincite mi illudevano di restare quasi in pareggio. Ma facendo bene i calcoli perdevo sempre qualcosa. Non ne facevo una piega: pensavo che ognuno di noi avesse il diritto di avere degli sfizi, altrimenti che senso avrebbe la vita? Lo sfizio però, si sa, si trasforma in vizio. Così un giorno mi sono deciso: in passato avevo tolto il vizio di fumare, per il semplice convincimento di non dover dipendere da qualcosa e adesso col gioco mi trovavo nella stessa situazione. Mi fermai a ragionare e decisi la strategia da seguire per togliere quello che stava diventando un vizio. Ecco come fare: ho preso due buste, normalissima buste come quelle delle bollette delle luce, del gas e le ho messe in un cassetto scrivendoci sopra rispettivamente “Vincite dal gioco” e “Perdite dal gioco”. Ho continuato a fare pronostici, ho compilato le mie bollette delle partite di calcio, del lotto, soltanto che invece di andare al tabacchi o in agenzia a giocare mettevo i soldi nella busta titolata “Vincite del gioco”. Seguivo le scommesse, senza vincere, ed in breve nella busta si accumulò una certa sommetta. Un giorno mi capitò di indovinare i pronostici; ovviamente non avevo giocato la bolletta. Così detrassi l’ammontare di questa vincita dai soldi precedentemente accumulati nella busta “Vincite dal gioco” e li misi nella busta “Perdite da gioco”. Questo meccanismo continuò per qualche mese. Alla fine feci i conti. Nella busta “Vincite dal gioco” avevo pochi spiccioli, in quella “Perdite dal gioco” invece avevo una certa sommetta. E’ stato questo in meccanismo che mi ha fatto smettere per sempre. In pratico avevo capovolto in meccanismo. Avevo vinto a prescindere. D’altra parte si sa che alla lunga a vincere è sempre il banco, ma in questo caso a vincere ero sempre io.


noblogo.org/caserta24ore/bla-t…


Matthew And The Atlas - Temple (2016)


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Era forse inevitabile che il “Bon Iver d'Inghilterra” (etichetta scomoda e brutta, comunque) si unisse agli americani Foreign Fields, nome poco conosciuto se non, appunto, tra chi ha voluto trovare le orme di Vernon nella musica che lo ha seguito. Le interpretazioni espressive di Matthew Hegarty, forse sprovviste del fascino irsuto e della profondità del suo presunto alter ego, trovano così un'ambientazione elettronico-sintetica tipica del duo di Nashville, che avevano già tentato con la loro musica di trascendere le sonorità scarne di “For Emma, Forever Ago”. Il risultato, al contrario, contiene in qualche modo la pienezza emotiva, quasi operistica della vocalità di Hegarty (arriva a ricordare l'omonimo in “Glacier”), dandole spazio e colore (“Graveyard Parade”)... artesuono.blogspot.com/2016/05…


Ascolta il disco: album.link/s/7FAc0Om3wUx1X87f0…



noblogo.org/available/matthew-…


Matthew And The Atlas - Temple (2016)


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Era forse inevitabile che il “Bon Iver d'Inghilterra” (etichetta scomoda e brutta, comunque) si unisse agli americani Foreign Fields, nome poco conosciuto se non, appunto, tra chi ha voluto trovare le orme di Vernon nella musica che lo ha seguito. Le interpretazioni espressive di Matthew Hegarty, forse sprovviste del fascino irsuto e della profondità del suo presunto alter ego, trovano così un'ambientazione elettronico-sintetica tipica del duo di Nashville, che avevano già tentato con la loro musica di trascendere le sonorità scarne di “For Emma, Forever Ago”. Il risultato, al contrario, contiene in qualche modo la pienezza emotiva, quasi operistica della vocalità di Hegarty (arriva a ricordare l'omonimo in “Glacier”), dandole spazio e colore (“Graveyard Parade”)... artesuono.blogspot.com/2016/05…


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Sul massiccio dei Monti Trebulani, in provincia di Caserta, un sentiero è diventato meta di pellegrinaggio.Madonnina della saluteLa causa? Un’immagine di una madonnina apparsa su una croce dei Passionisti, ritenuta miracolosa dai fedeli. La croce c’è da sempre, ma l’effigie è comparsa solo negli ultimi anni. Chi prega lì, dicono, trova sollievo dai dolori. Nella cappella della Madonna di Fratejanni, sopra il sentiero, sono state lasciate fotocopie di una preghiera in spagnolo con un’immagine di una madonnina identica a quella sulla croce. Il passaparola ha diffuso la notizia. Probabilmente, si tratta di una preghiera popolare, forse legata alla corte del castello vicino alle rovine di Antica Cales, governata dagli Aragonesi fino al 1700. I Monti Trebulani sono un massiccio isolato al centro della provincia di Caserta. Sovrastra la piana campana, la valle del Volturno, e il vulcano spento di Roccamonfina, nei pressi delle sorgenti dell’acqua Ferrarelle. La vetta più alta è il Pizzo San Salvatore (1037 m), dove si trova un antico monastero benedettino abbandonato. Il “sentiero del pellegrino”parte dalla località Santella (tra Rocchetta e Croce e Formicola), e si dirama nel bosco verso Nocce. Qui si trova la croce dei Passionisti con il santino. Dalla croce partono sentieri per l’eremo di San Salvatore e la cappella di Fratejanni, un tempo luogo di culto per i carbonai. L’eremo di San Salvatore, si trova su uno sperone roccioso, offre un panorama mozzafiato. Nelle giornate limpide, si può vedere tutta la costa campana, dall’Amalfitana al Golfo di Gaeta. Sotto il pizzo c’è una grotta usata anche da capre selvatiche. Paesaggi rocciosi, falesie, e una ricca fauna: cinghiali, scoiattoli, lupi, e uccelli come poiane, falchi e bianconi. La seconda vetta dei monti Trebulani è Madama Marta, con una terrazza panoramica a forma di piramide. Il territorio, spesso sottovalutato, nasconde testimonianze archeologiche: cisterne e muri romani, resti di chi fuggì qui dopo la caduta dell’Impero romano. È un luogo di pace, spiritualità e natura tutto da scoprire.


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Radiohead - A Moon Shaped Pool (2016)


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“C’eravamo tanto amati”. Ma ora basta. I Radiohead sono… cosa sono i Radiohead? Una tra le più innovative band degli ultimi vent’anni? Un fenomeno? Un geyser di hype? Tutto assieme? Forse abbiamo trovato una quadra. E ad ogni disco, da qualche anno a questa parte, la menata è sempre la stessa. Azioni commerciali geniali a furor di popolo con tanto di download gratuiti o quasi (ma che fecero perdere la pazienza anche a Marc Ribot, tanto da dedicar loro, in maniera piuttosto diretta, un brano dei Ceramic Dog intitolato non a caso “Masters of the Internet”), edizioni deluxe da buttarci tutto lo stipendio – il qui presente lo sa bene – e all’alba del 2016, sparizioni dall’internet fino a creare convulsioni a tutti quanti... artesuono.blogspot.com/2016/05…


Ascolta il disco: album.link/s/2ix8vWvvSp2Yo7rKM…



noblogo.org/available/radiohea…


Radiohead - A Moon Shaped Pool (2016)


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“C’eravamo tanto amati”. Ma ora basta. I Radiohead sono… cosa sono i Radiohead? Una tra le più innovative band degli ultimi vent’anni? Un fenomeno? Un geyser di hype? Tutto assieme? Forse abbiamo trovato una quadra. E ad ogni disco, da qualche anno a questa parte, la menata è sempre la stessa. Azioni commerciali geniali a furor di popolo con tanto di download gratuiti o quasi (ma che fecero perdere la pazienza anche a Marc Ribot, tanto da dedicar loro, in maniera piuttosto diretta, un brano dei Ceramic Dog intitolato non a caso “Masters of the Internet”), edizioni deluxe da buttarci tutto lo stipendio – il qui presente lo sa bene – e all’alba del 2016, sparizioni dall’internet fino a creare convulsioni a tutti quanti... artesuono.blogspot.com/2016/05…


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Keaton Henson – Kindly Now (2016)


immagine

Era già evidente dagli esordi l’abilità di Keaton Henson di scavare nella profondità dell’animo umano, rivelandone tutta la sofferenza e la fragilità. In questo percorso, musica e pittura rappresentano per l’artista londinese una terapia spirituale, un diario intimo e delicato dove leccarsi le ferite lontano da occhi indiscreti. In questa chiave interpretativa, la copertina di “Kindly Now” è il manifesto più trasparente della complessa personalità di Henson, qui alle prese con il progetto più accessibile e immediato della sua discografia... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/2STN4lLvNNRsO0Fua…



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Keaton Henson – Kindly Now (2016)


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Era già evidente dagli esordi l’abilità di Keaton Henson di scavare nella profondità dell’animo umano, rivelandone tutta la sofferenza e la fragilità. In questo percorso, musica e pittura rappresentano per l’artista londinese una terapia spirituale, un diario intimo e delicato dove leccarsi le ferite lontano da occhi indiscreti. In questa chiave interpretativa, la copertina di “Kindly Now” è il manifesto più trasparente della complessa personalità di Henson, qui alle prese con il progetto più accessibile e immediato della sua discografia... artesuono.blogspot.com/2016/10…


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Natale, istruzioni per l’uso (del portafoglio.)


(189)

(N1)

Un tempo il #Natale sapeva di mandarini e di freddo. Oggi sa di plastica, di profumo sintetico alla cannella e di offerte “imperdibili”. È passato da evento religioso (che riconosco, ma non frequento per coerenza) a vaccino annuale contro la malinconia, somministrato in dosi di pubblicità e zucchero. Non si aspetta più la nascita di un improbabile “Salvatore”: si aspetta il corriere espresso.

L’unico presepe che conta è quello dove il nuovo dio è lo scontrino fiscale. La festa comincia già a novembre, quando si accendono i LED sponsorizzati e le vetrine diventano vetrate di cattedrali dedicate alle divinità del consumo. L’atmosfera natalizia è una liturgia pubblicitaria senza fine: famiglie perfette, pacchi scintillanti, sorrisi programmati. “Fatevi un regalo”, dicono. Ma per molti, il vero regalo sarebbe un affitto pagato o una bolletta non scaduta.

Nei magazzini e nei centri di smistamento si lavora a tempo di jingle. I veri elfi di Babbo Natale sono precari con la schiena a pezzi e la consegna garantita. Mentre il mondo si commuove davanti agli spot, loro fanno le notti per tenere accesa la giostra del Natale. Il miracolo non è la nascita di un bambino, ma che qualcuno ancora sorrida dopo dodici ore di lavoro.

(N2)

Arriva la Vigilia: la prova di sopravvivenza più ipocrita dell’anno. Tavole imbandite, sorrisi forzati, discussioni che nessuno ha voglia di affrontare. A Natale ci si ama per obbligo, si ascolta per forza, si brinda per abitudine. È il grande festival delle relazioni diplomatiche: tutti seduti insieme, uniti solo dalla stanchezza e dal desiderio che finisca in fretta. Fuori, le città traboccano di “esperienze autentiche”: mercatini vintage, regali “etici”, panettoni artigianali da quarantacinque euro.

Tutto mercificato, anche la bontà. Se non compri, non esisti. La gioia è un’unità di misura tracciata in scontrini, la pace si conta in like. “Buone feste” è diventato un riflesso condizionato, un rumore di fondo da cui nessuno si salva. Dietro le luci e i brindisi resta il buio dei margini. I poveri, i precari, gli invisibili assistono al grande spettacolo del benessere da dietro la quinta. Per loro, il Natale è solo un altro turno, un altro giorno da superare. Poi arrivano i servizi televisivi “commoventi”, la lacrima di circostanza, e tutto finisce lì: quel poco di solidarietà si scioglie più in fretta del burro nel panettone.

Il Natale consumistico è una macchina perfetta: produce desideri, li vende, e poi li sostituisce. È la religione del capitale emotivo, dove la preghiera è contactless e la redenzione avviene in tre rate. Ogni gennaio ci chiediamo perché ci sentiamo vuoti. La risposta è semplice: lo siamo, ma almeno abbiamo comprato il vuoto in confezione regalo. Viva il #Natale, dunque: patrono dell’apparenza, santo protettore dell’ipocrisia e martire della sincerità. Non importa più cosa significhi, basta che arrivi il pacco in tempo e che l’etichetta sia quella giusta. Perché in fondo, nel presepe del mondo moderno, l’unico Bambin Gesù rimasto è un prodotto in pronta consegna.

#Blog #Natale #Consumismo #Economia #Opinioni


noblogo.org/transit/natale-ist…


Natale, istruzioni per l’uso (del portafoglio.)


(189)

(N1)

Un tempo il #Natale sapeva di mandarini e di freddo. Oggi sa di plastica, di profumo sintetico alla cannella e di offerte “imperdibili”. È passato da evento religioso (che riconosco, ma non frequento per coerenza) a vaccino annuale contro la malinconia, somministrato in dosi di pubblicità e zucchero. Non si aspetta più la nascita di un improbabile “Salvatore”: si aspetta il corriere espresso.

L’unico presepe che conta è quello dove il nuovo dio è lo scontrino fiscale. La festa comincia già a novembre, quando si accendono i LED sponsorizzati e le vetrine diventano vetrate di cattedrali dedicate alle divinità del consumo. L’atmosfera natalizia è una liturgia pubblicitaria senza fine: famiglie perfette, pacchi scintillanti, sorrisi programmati. “Fatevi un regalo”, dicono. Ma per molti, il vero regalo sarebbe un affitto pagato o una bolletta non scaduta.

Nei magazzini e nei centri di smistamento si lavora a tempo di jingle. I veri elfi di Babbo Natale sono precari con la schiena a pezzi e la consegna garantita. Mentre il mondo si commuove davanti agli spot, loro fanno le notti per tenere accesa la giostra del Natale. Il miracolo non è la nascita di un bambino, ma che qualcuno ancora sorrida dopo dodici ore di lavoro.

(N2)

Arriva la Vigilia: la prova di sopravvivenza più ipocrita dell’anno. Tavole imbandite, sorrisi forzati, discussioni che nessuno ha voglia di affrontare. A Natale ci si ama per obbligo, si ascolta per forza, si brinda per abitudine. È il grande festival delle relazioni diplomatiche: tutti seduti insieme, uniti solo dalla stanchezza e dal desiderio che finisca in fretta. Fuori, le città traboccano di “esperienze autentiche”: mercatini vintage, regali “etici”, panettoni artigianali da quarantacinque euro.

Tutto mercificato, anche la bontà. Se non compri, non esisti. La gioia è un’unità di misura tracciata in scontrini, la pace si conta in like. “Buone feste” è diventato un riflesso condizionato, un rumore di fondo da cui nessuno si salva. Dietro le luci e i brindisi resta il buio dei margini. I poveri, i precari, gli invisibili assistono al grande spettacolo del benessere da dietro la quinta. Per loro, il Natale è solo un altro turno, un altro giorno da superare. Poi arrivano i servizi televisivi “commoventi”, la lacrima di circostanza, e tutto finisce lì: quel poco di solidarietà si scioglie più in fretta del burro nel panettone.

Il Natale consumistico è una macchina perfetta: produce desideri, li vende, e poi li sostituisce. È la religione del capitale emotivo, dove la preghiera è contactless e la redenzione avviene in tre rate. Ogni gennaio ci chiediamo perché ci sentiamo vuoti. La risposta è semplice: lo siamo, ma almeno abbiamo comprato il vuoto in confezione regalo. Viva il #Natale, dunque: patrono dell’apparenza, santo protettore dell’ipocrisia e martire della sincerità. Non importa più cosa significhi, basta che arrivi il pacco in tempo e che l’etichetta sia quella giusta. Perché in fondo, nel presepe del mondo moderno, l’unico Bambin Gesù rimasto è un prodotto in pronta consegna.

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Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



è sempre adesso


ordinariafollia-log_030-2025.jpg

Sono il mio mulino a vento quello che cammina sulla scala mobile per il paradiso di Natale alla fine di un arcobaleno banale contento e coccolato dal quotidiano luogo privato.

Seduto sui gradini del mo foglio accompagnato dal ricordo di me stesso metto insieme parole come adesso.

Sono il mio leviatano quello con un buon lavoro e una buona paga e va sereno con il biglietto del treno in mano e davvero convinto che basti mettere lo smalto nero.

Seduto sui gradini del mio foglio accoccolato dalla visione di me stesso cerco segni e colori come adesso.


log.livellosegreto.it/ordinari…


Van Morrison – Keep Me Singing (2016)


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Chi si aspettava novità, ribaltoni o sconquassi lasci pure perdere: Keep Me Singing è il nuovo-vecchio album di Van Morrison che ci attendavamo. Con un pregio in più, però, ossia è finalmente prodotto. Ci spieghiamo meglio: negli ultimi almeno quattro lustri o quasi i dischi del Belfast Cowboy sono spesso sembrati risultato di un tizio che entrava in studio con la sua più o meno fat band, inserire la spina e registrare il più in fretta possibile – non che siano mancati brani degni ma l’idea di un po’ di mancanza di cura serpeggiava, eccome. Benvenuto, pertanto, il buon ma superfluo Duets/Re-Working The Catalogue dello scorso anno, che grazie a Don Was alzava la media della cura dei particolari... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/3BfnBwHZZi29Wwtuv…



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Van Morrison – Keep Me Singing (2016)


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Chi si aspettava novità, ribaltoni o sconquassi lasci pure perdere: Keep Me Singing è il nuovo-vecchio album di Van Morrison che ci attendavamo. Con un pregio in più, però, ossia è finalmente prodotto. Ci spieghiamo meglio: negli ultimi almeno quattro lustri o quasi i dischi del Belfast Cowboy sono spesso sembrati risultato di un tizio che entrava in studio con la sua più o meno fat band, inserire la spina e registrare il più in fretta possibile – non che siano mancati brani degni ma l’idea di un po’ di mancanza di cura serpeggiava, eccome. Benvenuto, pertanto, il buon ma superfluo Duets/Re-Working The Catalogue dello scorso anno, che grazie a Don Was alzava la media della cura dei particolari... artesuono.blogspot.com/2016/10…


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In Ecuador non cessa la violenza ed a farne le spese sono anche calciatori professionisti


L'Ecuador è travolto da una crisi di violenza (legata anche al calcio: Mario Pineida, difensore 33enne ed ex nazionale (foto), è stato ucciso il 17 dicembre insieme alla compagna in una macelleria di Guayaquil (rainews.it/articoli/2025/12/ec…)

Si tratta del quinto omicidio legato al mondo calcistico nel 2025, tutti collegati alle scommesse clandestine controllate dalla criminalità organizzata. A settembre erano stati assassinati tre calciatori (Maicol Valencia, Leandro Yépez e Jonathan González), quest'ultimo minacciato per perdere una partita. A novembre è stato ucciso Miguel Nazareno, appena 16enne e considerato un talento promettente. Altri tre professionisti sono sopravvissuti ad attacchi armati.

Lo Stato ecuadoriano, già impegnato a gestire proteste sociali, non riesce a contenere il fenomeno, lasciando i calciatori esposti a un pericolo costante. Con la qualificazione ai Mondiali 2026, si spera che la vetrina internazionale possa sensibilizzare FIFA e comunità globale verso contromisure concrete, pari a quelle prese da UEFA ed Europol (noblogo.org/cooperazione-inter…), sì da evitare tragedie come quella del calciatore colombiano Andrés Escobar nel 1994.

Questi era un difensore della nazionale colombiana che durante il Mondiale 1994 negli Stati Uniti segnò un'autorete nella partita contro gli USA (foto), contribuendo all'eliminazione della Colombia dal torneo. Dieci giorni dopo il ritorno in patria, nella notte del 2 luglio 1994, Escobar fu assassinato nel parcheggio del locale “El Indio” a Medellín. 1. Secondo le ricostruzioni, i suoi aggressori gli avrebbero detto “Grazie per l'autogol” prima di sparargli a bruciapelo (ricevette 12 colpi di pistola). L'omicidio fu attribuito a Humberto Muñoz Castro, una ex guardia giurata, e il movente fu legato alle grandi perdite subite dal giro di scommesse clandestine a causa di quell'autorete. Castro fu inizialmente condannato a 43 anni, ma la pena fu ridotta e venne rilasciato nel 2005 dopo 11 anni di carcere.

#Ecuador #calcio #scommesse


noblogo.org/cooperazione-inter…


In Ecuador non cessa la violenza ed a farne le spese sono anche calciatori...


In Ecuador non cessa la violenza ed a farne le spese sono anche calciatori professionisti


L'Ecuador è travolto da una crisi di violenza (legata anche al calcio: Mario Pineida, difensore 33enne ed ex nazionale (foto), è stato ucciso il 17 dicembre insieme alla compagna in una macelleria di Guayaquil (rainews.it/articoli/2025/12/ec…)

Si tratta del quinto omicidio legato al mondo calcistico nel 2025, tutti collegati alle scommesse clandestine controllate dalla criminalità organizzata. A settembre erano stati assassinati tre calciatori (Maicol Valencia, Leandro Yépez e Jonathan González), quest'ultimo minacciato per perdere una partita. A novembre è stato ucciso Miguel Nazareno, appena 16enne e considerato un talento promettente. Altri tre professionisti sono sopravvissuti ad attacchi armati.

Lo Stato ecuadoriano, già impegnato a gestire proteste sociali, non riesce a contenere il fenomeno, lasciando i calciatori esposti a un pericolo costante. Con la qualificazione ai Mondiali 2026, si spera che la vetrina internazionale possa sensibilizzare FIFA e comunità globale verso contromisure concrete, pari a quelle prese da UEFA ed Europol (noblogo.org/cooperazione-inter…), sì da evitare tragedie come quella del calciatore colombiano Andrés Escobar nel 1994.

Questi era un difensore della nazionale colombiana che durante il Mondiale 1994 negli Stati Uniti segnò un'autorete nella partita contro gli USA (foto), contribuendo all'eliminazione della Colombia dal torneo. Dieci giorni dopo il ritorno in patria, nella notte del 2 luglio 1994, Escobar fu assassinato nel parcheggio del locale “El Indio” a Medellín. 1. Secondo le ricostruzioni, i suoi aggressori gli avrebbero detto “Grazie per l'autogol” prima di sparargli a bruciapelo (ricevette 12 colpi di pistola). L'omicidio fu attribuito a Humberto Muñoz Castro, una ex guardia giurata, e il movente fu legato alle grandi perdite subite dal giro di scommesse clandestine a causa di quell'autorete. Castro fu inizialmente condannato a 43 anni, ma la pena fu ridotta e venne rilasciato nel 2005 dopo 11 anni di carcere.

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Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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The Pines - Above The Prairie (2016)


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Chiudete gli occhi e immaginate. Immaginate di essere seduti sul retro di un pick-up, il vento a schiaffeggiarvi i capelli, l’interstate che sfreccia sotto i vostri piedi, il sole buono della primavera a dorare un profondo orizzonte di grano. E immaginate di sdraiarvi in quella distesa di spighe bionde, quando il crepuscolo vi avvolge e voi, col naso all’insù, cercate di dare un nome alle prime stelle che baluginano in cielo. Chiudete gli occhi ancora e spingetevi nella notte silenziosa del Midwest, fino a quel silo là in fondo, dalla cui sommità potrete attendere il brumoso abbraccio dell’alba... artesuono.blogspot.com/2016/03…


Ascolta il disco: album.link/s/55Ejwo4BcXTkCYCZY…



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The Pines - Above The Prairie (2016)


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Chiudete gli occhi e immaginate. Immaginate di essere seduti sul retro di un pick-up, il vento a schiaffeggiarvi i capelli, l’interstate che sfreccia sotto i vostri piedi, il sole buono della primavera a dorare un profondo orizzonte di grano. E immaginate di sdraiarvi in quella distesa di spighe bionde, quando il crepuscolo vi avvolge e voi, col naso all’insù, cercate di dare un nome alle prime stelle che baluginano in cielo. Chiudete gli occhi ancora e spingetevi nella notte silenziosa del Midwest, fino a quel silo là in fondo, dalla cui sommità potrete attendere il brumoso abbraccio dell’alba... artesuono.blogspot.com/2016/03…


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Nick Cave & The Bad Seeds – Skeleton Tree (2016)


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Dove ci troviamo precisamente nel momento esatto in cui un evento catastrofico, come la tragica perdita di un figlio, comincia a scavarci dentro cambiandoci in qualcosa di sconosciuto? Quanto lontano ci trasporta il presente nel tentativo di farci mutare il nostro modello originale d’esistenza, verso una forma capace di sopportarne e comprenderne le asprezze? ... artesuono.blogspot.com/2016/09…


Ascolta il disco: album.link/s/7bCVL7M7T5hz7x0OX…



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Nick Cave & The Bad Seeds – Skeleton Tree (2016)


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Dove ci troviamo precisamente nel momento esatto in cui un evento catastrofico, come la tragica perdita di un figlio, comincia a scavarci dentro cambiandoci in qualcosa di sconosciuto? Quanto lontano ci trasporta il presente nel tentativo di farci mutare il nostro modello originale d’esistenza, verso una forma capace di sopportarne e comprenderne le asprezze? ... artesuono.blogspot.com/2016/09…


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Il calendario di Pulcinella


Angelo Iannelli valorizza la maschera eterna, Napoli e Acerra.
Arriva il calendario ufficiale di Pulcinella 2026. Il progetto artistico dell’attore Angelo Iannelli punta a offrire un viaggio itinerario attraverso le bellezze, i vicoli, i suoni e i sapori di Napoli ed Acerra.

Un prodotto unico e inimitabile composto da 14 immagini iconiche, ogni scatto è un piccolo tassello di un mosaico culturale unico nei luoghi simbolici, un pezzo di tradizione e sorriso napoletano.

Un calendario” portafortuna” da ammirare e collezionare, giunto alla sesta edizione, entrato nel guinnes world delle news per essere stato il primo al mondo dedicato al Pulcinella umano, interpretato dallo stesso Iannelli.

Il progetto artistico e culturale è curato minuziosamente in stile settecentesco, con scatti fotografici effettuati a Napoli a San Gregorio Armeno, al Museo di Pulcinella di Acerra, con i simboli portafortuna come il corno per passare agli strumenti tipici del tempo, i burattini, la pizza, il baba’ , i maccheroni e un buon bicchiere di vino della Campania

Il progetto è di Angelo Iannelli ed è stato realizzato dall’Associazione Vesuvius A.P.S con produzione limitata, le foto sono state scattate dal fotografo Vincenzo Burrone.

Ecco perché questo calendario diventa non solo valorizzazione della tradizione napoletana ma un ulteriore supporto alla richiesta di candidatura della maschera di Pulcinella alla lista dei beni immateriali dell’UNESCO


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Neil Young — On the beach (1974)


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Se si escludono le estemporanee night-session di Tonight’s the night, On the beach è il lavoro più drammatico, triste e doloroso di Young, ma anche quello meno negativo. Neil Young mette a nudo le sue esperienze facendone un punto di forza realizzando sei incubi agghiaccianti, tetri ed impenetrabili e due rifugi malinconici per il cuore. Storie di morte raccontate da chi è sopravvissuto, ricordi vicini e lontani che vengono rivisti con significati rivelatori... silvanobottaro.it/archives/397…


Ascolta il disco: album.link/s/3w5Hok05AFjCLy269…



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Neil Young — On the beach (1974)


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Se si escludono le estemporanee night-session di Tonight’s the night, On the beach è il lavoro più drammatico, triste e doloroso di Young, ma anche quello meno negativo. Neil Young mette a nudo le sue esperienze facendone un punto di forza realizzando sei incubi agghiaccianti, tetri ed impenetrabili e due rifugi malinconici per il cuore. Storie di morte raccontate da chi è sopravvissuto, ricordi vicini e lontani che vengono rivisti con significati rivelatori... silvanobottaro.it/archives/397…


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Youssou N'Dour – Africa Rekk (2016)


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La carriera musicale di Youssou N'Dour inizia a sedici anni quando nel 1975 entra nell'orchestra Star Band di Ibra Kasse. Successivamente la sua esperienza maturerà tra le varie band di Dakar e del Senegal, collaborando con musicisti del calibro di El Hadj Faye e creando il suo primo gruppo denominato “Etoile”. Sarà proprio da questo gruppo che nascerà e crescerà lo “Mbalax”, l'ultima evoluzione della musica senegalese. Successivamente la collaborazione con Peter Gabriel e Neneh Cherry lo porterà alla fama mondiale... artesuono.blogspot.com/2016/12…


Ascolta il disco: album.link/s/6Avh7X246FAL4RJdI…



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Youssou N'Dour – Africa Rekk (2016)


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La carriera musicale di Youssou N'Dour inizia a sedici anni quando nel 1975 entra nell'orchestra Star Band di Ibra Kasse. Successivamente la sua esperienza maturerà tra le varie band di Dakar e del Senegal, collaborando con musicisti del calibro di El Hadj Faye e creando il suo primo gruppo denominato “Etoile”. Sarà proprio da questo gruppo che nascerà e crescerà lo “Mbalax”, l'ultima evoluzione della musica senegalese. Successivamente la collaborazione con Peter Gabriel e Neneh Cherry lo porterà alla fama mondiale... artesuono.blogspot.com/2016/12…


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In occasione del cinquantesimo anniversario della Convenzione di Washington (CITES), l'Arma dei Carabinieri ha celebrato con solennità “CITES: 50 anni di tutela della biodiversità globale”.

Mezzo secolo di impegno nella protezione delle specie animali e vegetali minacciate di estinzione.


La presentazione ufficiale del Calendario CITES 2026 si è svolta presso la Scuola Ufficiali Carabinieri, condotta dalla giornalista Licia Colò, alla presenza del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e del Gen. C.A. Fabrizio Parrulli, Comandante del #CUFAA (Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari #Carabinieri). Durante l'evento, il Segretario Generale della Convenzione delle Nazioni Unite CITES, Ivonne Higuero, ha rivolto un video-messaggio alla platea, elogiando con enfasi l'impegno pluriennale profuso dai Carabinieri e dalle autorità italiane nel contrasto ai traffici di specie selvatiche protette.

La Convenzione #CITES, ratificata dall'Italia con la legge n. 874 del 19 dicembre 1975, rappresenta oggi lo strumento internazionale più efficace e riconosciuto per garantire un commercio sostenibile di oltre 40.000 specie di fauna e flora protette. Adottata dalle Nazioni Unite e ratificata da 185 Paesi, la Convenzione costituisce il pilastro normativo fondamentale per prevenire che mercati illegali, abusi sistematici e prelievi eccessivi compromettano irrimediabilmente la sopravvivenza delle specie più vulnerabili del nostro pianeta.

Il Calendario CITES 2026, realizzato dal Raggruppamento Carabinieri CITES del Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità del CUFAA, ripercorre il lavoro svolto prima dal Corpo Forestale dello Stato e, dal 2017, dall'Arma dei Carabinieri attraverso i Nuclei CITES, nel contrasto determinato ai traffici illegali e nella salvaguardia della biodiversità globale. L'opera accompagna il pubblico in un viaggio emozionante attraverso 12 storie emblematiche, ciascuna dedicata a una specie protetta che, grazie all'azione tempestiva e professionale dei Carabinieri, ha conquistato una nuova possibilità di vita.

Tra queste emergono quella di Edy e Bingo, due scimpanzé coraggiosamente sottratti a gravi maltrattamenti in circhi e locali notturni; il maestoso leopardo rinvenuto in uno zoo privato illegale a Guspini (VS) e trasferito in una struttura finalmente idonea; Oscar, una rara e splendida tigre bianca recuperata da condizioni totalmente incompatibili con il benessere animale. Il calendario documenta, inoltre, il commovente ritorno alla libertà di centinaia di esemplari di Testudo graeca e Testudo hermanni, reimmessi nei loro habitat naturali dopo essere stati sequestrati ai traffici illegali, così come il delicato e complesso rimpatrio di numerose piante del genere Copiapoa nel deserto di Atacama, in Cile. A coronare il racconto, l'energia vitale dei tursiopi, nuovamente liberi di nuotare in acque pulite e adeguate, testimonianza del successo delle attività di recupero e trasferimento operate dagli specialisti CITES.

Ogni storia rappresenta un simbolo del trionfo della legalità sulla sofferenza, sull'abuso e sul profitto illecito, e riflette l'impegno dei Carabinieri nel difendere ecosistemi fragili, specie rare e patrimoni naturali che appartengono all'intera umanità e alle generazioni future.

Nel corso dell'evento, sempre all'interno della Scuola Ufficiali Carabinieri, è stata allestita una mostra fotografica di grande impatto emotivo a cura del fotografo Marco Lanza, dal titolo eloquente: “Vite spezzate: dal contrasto al commercio illegale in Italia, i reperti confiscati del deposito centrale dei Carabinieri CITES”, con scatti realizzati nel Deposito di Magliano dei Marsi (AQ), gestito dal Raggruppamento Carabinieri CITES, dove viene custodita gran parte dei reperti confiscati durante le attività di contrasto al traffico illecito di animali e piante in via d'estinzione. Ogni fotografia ritrae animali tragicamente trasformati in oggetti tra oggetti, volutamente inseriti dall'autore in un contesto scarno ed essenziale, che suscita incredulità nel trovarsi in un luogo come questo; animali che interrogano l'osservatore mentre sembrano implorare di uscire e riconquistare il proprio ruolo naturale.

Il cinquantesimo anniversario della CITES e il nuovo Calendario 2026 rappresentano un'occasione per riaffermare con forza il valore insostituibile della cooperazione internazionale e il ruolo assolutamente determinante dell'Italia – e dell'Arma dei Carabinieri – nel contrasto alla criminalità ambientale e nella protezione della biodiversità mondiale.

Sul Calendario è riportata anche una significativa dichiarazione personale del Gen. C.A. Salvatore Luongo, Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri: “L'anniversario per i 50 anni dell'Atto di ratifica in Italia della Convenzione di Washington rappresenta un'occasione preziosa di riflessione sull'importanza cruciale della salvaguardia della biodiversità su scala planetaria e sulla necessità imprescindibile di affrontare con crescente efficacia la criminalità che lucra senza alcuno scrupolo sullo sfruttamento della fauna e flora minacciate di estinzione. Conservazione attiva, educazione alla legalità, prevenzione e contrasto sono le direttrici strategiche che vedono l'Arma dei Carabinieri, nel suo insieme e con i propri assetti di specialità del CUFAA, sempre più impegnata con determinazione per dare piena attuazione ai principi fondamentali della Carta Costituzionale su tutto il territorio nazionale e negli scenari di #cooperazioneinternazionale”.


noblogo.org/cooperazione-inter…


In occasione del cinquantesimo anniversario della Convenzione di Washington...


In occasione del cinquantesimo anniversario della Convenzione di Washington (CITES), l'Arma dei Carabinieri ha celebrato con solennità “CITES: 50 anni di tutela della biodiversità globale”.

Mezzo secolo di impegno nella protezione delle specie animali e vegetali minacciate di estinzione.


La presentazione ufficiale del Calendario CITES 2026 si è svolta presso la Scuola Ufficiali Carabinieri, condotta dalla giornalista Licia Colò, alla presenza del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e del Gen. C.A. Fabrizio Parrulli, Comandante del #CUFAA (Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari #Carabinieri). Durante l'evento, il Segretario Generale della Convenzione delle Nazioni Unite CITES, Ivonne Higuero, ha rivolto un video-messaggio alla platea, elogiando con enfasi l'impegno pluriennale profuso dai Carabinieri e dalle autorità italiane nel contrasto ai traffici di specie selvatiche protette.

La Convenzione #CITES, ratificata dall'Italia con la legge n. 874 del 19 dicembre 1975, rappresenta oggi lo strumento internazionale più efficace e riconosciuto per garantire un commercio sostenibile di oltre 40.000 specie di fauna e flora protette. Adottata dalle Nazioni Unite e ratificata da 185 Paesi, la Convenzione costituisce il pilastro normativo fondamentale per prevenire che mercati illegali, abusi sistematici e prelievi eccessivi compromettano irrimediabilmente la sopravvivenza delle specie più vulnerabili del nostro pianeta.

Il Calendario CITES 2026, realizzato dal Raggruppamento Carabinieri CITES del Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità del CUFAA, ripercorre il lavoro svolto prima dal Corpo Forestale dello Stato e, dal 2017, dall'Arma dei Carabinieri attraverso i Nuclei CITES, nel contrasto determinato ai traffici illegali e nella salvaguardia della biodiversità globale. L'opera accompagna il pubblico in un viaggio emozionante attraverso 12 storie emblematiche, ciascuna dedicata a una specie protetta che, grazie all'azione tempestiva e professionale dei Carabinieri, ha conquistato una nuova possibilità di vita.

Tra queste emergono quella di Edy e Bingo, due scimpanzé coraggiosamente sottratti a gravi maltrattamenti in circhi e locali notturni; il maestoso leopardo rinvenuto in uno zoo privato illegale a Guspini (VS) e trasferito in una struttura finalmente idonea; Oscar, una rara e splendida tigre bianca recuperata da condizioni totalmente incompatibili con il benessere animale. Il calendario documenta, inoltre, il commovente ritorno alla libertà di centinaia di esemplari di Testudo graeca e Testudo hermanni, reimmessi nei loro habitat naturali dopo essere stati sequestrati ai traffici illegali, così come il delicato e complesso rimpatrio di numerose piante del genere Copiapoa nel deserto di Atacama, in Cile. A coronare il racconto, l'energia vitale dei tursiopi, nuovamente liberi di nuotare in acque pulite e adeguate, testimonianza del successo delle attività di recupero e trasferimento operate dagli specialisti CITES.

Ogni storia rappresenta un simbolo del trionfo della legalità sulla sofferenza, sull'abuso e sul profitto illecito, e riflette l'impegno dei Carabinieri nel difendere ecosistemi fragili, specie rare e patrimoni naturali che appartengono all'intera umanità e alle generazioni future.

Nel corso dell'evento, sempre all'interno della Scuola Ufficiali Carabinieri, è stata allestita una mostra fotografica di grande impatto emotivo a cura del fotografo Marco Lanza, dal titolo eloquente: “Vite spezzate: dal contrasto al commercio illegale in Italia, i reperti confiscati del deposito centrale dei Carabinieri CITES”, con scatti realizzati nel Deposito di Magliano dei Marsi (AQ), gestito dal Raggruppamento Carabinieri CITES, dove viene custodita gran parte dei reperti confiscati durante le attività di contrasto al traffico illecito di animali e piante in via d'estinzione. Ogni fotografia ritrae animali tragicamente trasformati in oggetti tra oggetti, volutamente inseriti dall'autore in un contesto scarno ed essenziale, che suscita incredulità nel trovarsi in un luogo come questo; animali che interrogano l'osservatore mentre sembrano implorare di uscire e riconquistare il proprio ruolo naturale.

Il cinquantesimo anniversario della CITES e il nuovo Calendario 2026 rappresentano un'occasione per riaffermare con forza il valore insostituibile della cooperazione internazionale e il ruolo assolutamente determinante dell'Italia – e dell'Arma dei Carabinieri – nel contrasto alla criminalità ambientale e nella protezione della biodiversità mondiale.

Sul Calendario è riportata anche una significativa dichiarazione personale del Gen. C.A. Salvatore Luongo, Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri: “L'anniversario per i 50 anni dell'Atto di ratifica in Italia della Convenzione di Washington rappresenta un'occasione preziosa di riflessione sull'importanza cruciale della salvaguardia della biodiversità su scala planetaria e sulla necessità imprescindibile di affrontare con crescente efficacia la criminalità che lucra senza alcuno scrupolo sullo sfruttamento della fauna e flora minacciate di estinzione. Conservazione attiva, educazione alla legalità, prevenzione e contrasto sono le direttrici strategiche che vedono l'Arma dei Carabinieri, nel suo insieme e con i propri assetti di specialità del CUFAA, sempre più impegnata con determinazione per dare piena attuazione ai principi fondamentali della Carta Costituzionale su tutto il territorio nazionale e negli scenari di #cooperazioneinternazionale”.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Bombino - Azel (2016)


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“Azel” in lingua Berbera Tamasheq significa: ancoraggio culturale, nascita, sviluppo, crescita, ed è anche il nome di un piccolo villaggio del Niger nonché il titolo del terzo album di Goumar Almoctar aka Bombino. Un complicato scrigno sonoro sviluppato su dieci tracce di Desert-Blues e firmate dal chitarrista più chiacchierato dal Mali al Delta del Mississippi... artesuono.blogspot.com/2016/04…


Ascolta il disco: album.link/s/00D726uhKATiSF3Tl…



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Bombino - Azel (2016)


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“Azel” in lingua Berbera Tamasheq significa: ancoraggio culturale, nascita, sviluppo, crescita, ed è anche il nome di un piccolo villaggio del Niger nonché il titolo del terzo album di Goumar Almoctar aka Bombino. Un complicato scrigno sonoro sviluppato su dieci tracce di Desert-Blues e firmate dal chitarrista più chiacchierato dal Mali al Delta del Mississippi... artesuono.blogspot.com/2016/04…


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Kyrie Eleison


Chiedo perdono se non sono come voi, se non sento sulle spalle il destino del mondo se non mi curo delle sofferenze se le ingiustizie mi sono indifferenti, se di nessuno mi importa se non di me stesso, e forse nemmeno.

Chiedo perdono se non posso agire come voi, con la vostra sicurezza il vostro piglio ché tutto mi appare senza scopo e ogni passo compiuto è come un passo di marionetta, e anche voi mi apparite come enigmi, volti sconosciuti, ma non ho pietà di voi, e non mi sento solo se anche questa notte vi maledico e perdo per sempre la vostra compagnia.


penitente


log.livellosegreto.it/dal-null…


Dietro le lodi servili: il flop di Trump svelato.


(188)

(t1)

Il discorso alla nazione di #DonaldTrump del 17 dicembre 2025, trasmesso in prima serata dalla Diplomatic Room (con decorazioni natalizie perlomeno incongruenti), è durato meno di 20 minuti, ma ha condensato un tono visibilmente frustrato, aggressivo e autocelebrativo. Trump ha puntato il dito contro i democratici e Joe Biden con frasi ripetute come “Ho ereditato un disastro totale” e “È tutta colpa loro”, apparendo “arrabbiato e sulla difensiva” secondo le cronache dei media.

Questo stile, lontano da un sobrio aggiornamento sullo stato dell'Unione, sembrava mirare a placare i malumori crescenti tra gli elettori per il carovita persistente e le delusioni economiche, invitando gli americani alla “pazienza” in attesa di un futuro “boom senza precedenti”. Ha chiuso con un appello patriottico, esaltando l'“America prima di tutto”, ma il suo cipiglio tradiva insicurezze sul consenso interno in calo.​Il discorso è stato un autentico tripudio di superlativi e iperboli, tipico del repertorio trumpiano.

Ha descritto il confine meridionale come “il più sicuro della storia americana”, l'economia “tornata più forte che mai”, con “prezzi che calano a velocità record”, “salari che crescono più dell'inflazione per la prima volta in anni” e un “boom economico senza precedenti” realizzato in soli 11 mesi di mandato. Trump ha vantato 18.000 miliardi di dollari di investimenti privati attratti grazie ai dazi (definita la sua “parola preferita”, come se non si fosse capito) e ha rivendicato di aver “risolto otto guerre calde nel mondo”, inclusa una presunta pace stabile a #Gaza, portando “pace duratura in Medio Oriente per la prima volta nella storia”.

Non sono mancati annunci come il “warrior dividend” di 1.776 dollari (un numero simbolico per l'anno della dichiarazione d'indipendenza) per ogni militare, con assegni “già spediti per Natale”, esaltando un'America che “fa invidia al mondo intero” e che “tornerà grande come mai prima”.Queste affermazioni, pronunciate con enfasi teatrale, ignorano del tutto le complessità reali.​

(t2)

Il tycoon ha scaricato sistematicamente ogni problema economico e sociale sul predecessore #Biden, dipingendolo come responsabile di un'“invasione barbarica” alle frontiere, un “caos economico totale”, con un’inflazione “alle stelle come mai vista” e “mayhem” nei quartieri urbani.Ha deriso il suo predecessore per aver implorato al Congresso aiuti sul confine, sostenendo che bastava “un nuovo leader forte come me” per chiuderlo ermeticamente in soli sette mesi, riducendo i flussi di droga del 94% e fermando “milioni di criminali”.

Queste narrazioni distorcono i fatti storici: l'inflazione era già stabilizzata al 3% annuo all'insediamento di Trump a gennaio 2025, ereditata dal post-pandemia e dalle politiche globali, non un “disastro esclusivo” di Biden. Similmente, i flussi migratori erano in calo pre-Trump grazie a accordi messicani, e le accuse di “invasione” si basano su numeri gonfiati, come confermato da fact-check indipendenti.​

Un capitolo a parte merita l'incapacità cronica di Trump nel gestire le relazioni internazionali, nonostante le millanterie. Ha vantato di aver “risolto otto guerre” e portato “pace duratura in Medio Oriente”, con #Gaza come “trionfo personale” grazie a presunte mediazioni USA. In realtà, il conflitto in #Ucraina persiste senza tregue stabili, con aiuti militari USA in stallo; a Gaza, le escalation israeliane continuano con centinaia di vittime civili, mentre i raid USA in Yemen hanno solo intensificato le tensioni con gli Houthi anziché risolverle.

Le sue “storiche paci” con nazioni arabe del primo mandato sono rimaste fragili e unilaterali, senza affrontare il nodo palestinese. Intanto, le elazioni con #Cina e alleati #NATO si sono deteriorate per dazi protezionistici e minacce di ritiri, lasciando gli USA più isolati diplomaticamente e con costi militari in aumento del 15% per operazioni “unilaterali”.

Questa politica erratica ha alimentato instabilità globale, contraddicendo le promesse di “pace attraverso la forza”.​ Contrariamente alle iperboli, i numeri del primo anno di Trump deludono clamorosamente le attese. Il PIL ha contratto dello 0,3% nel primo trimestre 2025 a causa dell'afflusso massiccio di import pre-dazi, con rischi di recessione che hanno portato a una crescita anemica del 3%, ma solo grazie a import in calo e non a investimenti strutturali. L'inflazione resta ferma al 3% annuo a settembre (lontana dal “prezzi in calo” promesso). La disoccupazione è salita al 4,6% a novembre, ai massimi dal 2021, con un mercato del lavoro in indebolimento, licenziamenti nel settore tech e consumi al palo.

Gli investimenti vantati sono gonfiati: annunci non vincolanti, stimati realisticamente al massimo 7-9 trilioni, non i 18 promessi, mentre i salari crescono ma non compensano i rincari energetici. I fact-check confermano: l'economia arranca tra tariffe, incertezze e debiti pubblici alle stelle.​

Questo sproloquio riflette la narrazione trumpiana classica: trionfalistica, divisiva e smentita dai fatti. Trump vanta lodi dall'estero da leader come #GiorgiaMeloni, che lo esaltano pubblicamente per interessi economici (evitare dazi punitivi su export di auto Fiat, vino e macchinari) e strategici, come il supporto #NATO contro la Russia, ma si tratta di puro servilismo opportunistico. Meloni ha scritto su “X” “...Trump ha reso l'America forte di nuovo”, ignorando come le politiche protezioniste USA stiano causando rincari energetici in Europa e tensioni nel Mediterraneo, danneggiando Roma con bollette alle stelle e instabilità migratoria. Simili elogi da Orban o Netanyahu mascherano calcoli cinici, non ammirazione genuina. Gli americani, intanto, pagano costi elevati, crescita fiacca, caos internazionale e un'amministrazione isolata, con l'opinione pubblica in calo al 42%.

È ora di distinguere retorica da realtà. E sarebbe sempre il momento di imparare a fare da soli, che è meglio che essere accompagnati da un ballista dilettante.

#Blog #USA #Trump #Politica #Economia #Esteri #Opinioni


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Dietro le lodi servili: il flop di Trump svelato.


(188)

(t1)

Il discorso alla nazione di #DonaldTrump del 17 dicembre 2025, trasmesso in prima serata dalla Diplomatic Room (con decorazioni natalizie perlomeno incongruenti), è durato meno di 20 minuti, ma ha condensato un tono visibilmente frustrato, aggressivo e autocelebrativo. Trump ha puntato il dito contro i democratici e Joe Biden con frasi ripetute come “Ho ereditato un disastro totale” e “È tutta colpa loro”, apparendo “arrabbiato e sulla difensiva” secondo le cronache dei media.

Questo stile, lontano da un sobrio aggiornamento sullo stato dell'Unione, sembrava mirare a placare i malumori crescenti tra gli elettori per il carovita persistente e le delusioni economiche, invitando gli americani alla “pazienza” in attesa di un futuro “boom senza precedenti”. Ha chiuso con un appello patriottico, esaltando l'“America prima di tutto”, ma il suo cipiglio tradiva insicurezze sul consenso interno in calo.​Il discorso è stato un autentico tripudio di superlativi e iperboli, tipico del repertorio trumpiano.

Ha descritto il confine meridionale come “il più sicuro della storia americana”, l'economia “tornata più forte che mai”, con “prezzi che calano a velocità record”, “salari che crescono più dell'inflazione per la prima volta in anni” e un “boom economico senza precedenti” realizzato in soli 11 mesi di mandato. Trump ha vantato 18.000 miliardi di dollari di investimenti privati attratti grazie ai dazi (definita la sua “parola preferita”, come se non si fosse capito) e ha rivendicato di aver “risolto otto guerre calde nel mondo”, inclusa una presunta pace stabile a #Gaza, portando “pace duratura in Medio Oriente per la prima volta nella storia”.

Non sono mancati annunci come il “warrior dividend” di 1.776 dollari (un numero simbolico per l'anno della dichiarazione d'indipendenza) per ogni militare, con assegni “già spediti per Natale”, esaltando un'America che “fa invidia al mondo intero” e che “tornerà grande come mai prima”.Queste affermazioni, pronunciate con enfasi teatrale, ignorano del tutto le complessità reali.​

(t2)

Il tycoon ha scaricato sistematicamente ogni problema economico e sociale sul predecessore #Biden, dipingendolo come responsabile di un'“invasione barbarica” alle frontiere, un “caos economico totale”, con un’inflazione “alle stelle come mai vista” e “mayhem” nei quartieri urbani.Ha deriso il suo predecessore per aver implorato al Congresso aiuti sul confine, sostenendo che bastava “un nuovo leader forte come me” per chiuderlo ermeticamente in soli sette mesi, riducendo i flussi di droga del 94% e fermando “milioni di criminali”.

Queste narrazioni distorcono i fatti storici: l'inflazione era già stabilizzata al 3% annuo all'insediamento di Trump a gennaio 2025, ereditata dal post-pandemia e dalle politiche globali, non un “disastro esclusivo” di Biden. Similmente, i flussi migratori erano in calo pre-Trump grazie a accordi messicani, e le accuse di “invasione” si basano su numeri gonfiati, come confermato da fact-check indipendenti.​

Un capitolo a parte merita l'incapacità cronica di Trump nel gestire le relazioni internazionali, nonostante le millanterie. Ha vantato di aver “risolto otto guerre” e portato “pace duratura in Medio Oriente”, con #Gaza come “trionfo personale” grazie a presunte mediazioni USA. In realtà, il conflitto in #Ucraina persiste senza tregue stabili, con aiuti militari USA in stallo; a Gaza, le escalation israeliane continuano con centinaia di vittime civili, mentre i raid USA in Yemen hanno solo intensificato le tensioni con gli Houthi anziché risolverle.

Le sue “storiche paci” con nazioni arabe del primo mandato sono rimaste fragili e unilaterali, senza affrontare il nodo palestinese. Intanto, le elazioni con #Cina e alleati #NATO si sono deteriorate per dazi protezionistici e minacce di ritiri, lasciando gli USA più isolati diplomaticamente e con costi militari in aumento del 15% per operazioni “unilaterali”.

Questa politica erratica ha alimentato instabilità globale, contraddicendo le promesse di “pace attraverso la forza”.​ Contrariamente alle iperboli, i numeri del primo anno di Trump deludono clamorosamente le attese. Il PIL ha contratto dello 0,3% nel primo trimestre 2025 a causa dell'afflusso massiccio di import pre-dazi, con rischi di recessione che hanno portato a una crescita anemica del 3%, ma solo grazie a import in calo e non a investimenti strutturali. L'inflazione resta ferma al 3% annuo a settembre (lontana dal “prezzi in calo” promesso). La disoccupazione è salita al 4,6% a novembre, ai massimi dal 2021, con un mercato del lavoro in indebolimento, licenziamenti nel settore tech e consumi al palo.

Gli investimenti vantati sono gonfiati: annunci non vincolanti, stimati realisticamente al massimo 7-9 trilioni, non i 18 promessi, mentre i salari crescono ma non compensano i rincari energetici. I fact-check confermano: l'economia arranca tra tariffe, incertezze e debiti pubblici alle stelle.​

Questo sproloquio riflette la narrazione trumpiana classica: trionfalistica, divisiva e smentita dai fatti. Trump vanta lodi dall'estero da leader come #GiorgiaMeloni, che lo esaltano pubblicamente per interessi economici (evitare dazi punitivi su export di auto Fiat, vino e macchinari) e strategici, come il supporto #NATO contro la Russia, ma si tratta di puro servilismo opportunistico. Meloni ha scritto su “X” “...Trump ha reso l'America forte di nuovo”, ignorando come le politiche protezioniste USA stiano causando rincari energetici in Europa e tensioni nel Mediterraneo, danneggiando Roma con bollette alle stelle e instabilità migratoria. Simili elogi da Orban o Netanyahu mascherano calcoli cinici, non ammirazione genuina. Gli americani, intanto, pagano costi elevati, crescita fiacca, caos internazionale e un'amministrazione isolata, con l'opinione pubblica in calo al 42%.

È ora di distinguere retorica da realtà. E sarebbe sempre il momento di imparare a fare da soli, che è meglio che essere accompagnati da un ballista dilettante.

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Sidestepper - Supernatural Love (2016)


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Il nuovo album dei Sidestepper, il sesto della loro storia ventennale, è anche il loro più significativo, non solo perché Supernatural Love arriva dopo sette lunghi anni di silenzio e dieci dal loro ultimo lavoro con materiale originale, ma perché rappresenta una svolta decisiva e matura nella loro carriera. Con la collaborazione di un collettivo elettro-cumbia britannico/colombiano, Supernatural Love mette in evidenza le origini Colombiane e Caraibiche della band. Dal momento dell'uscita del singolo “Come See Us Play”, era chiaro che i musicisti avevano lo scopo di recuperare il maggior numero di personaggi organici ed endemici della loro cultura... artesuono.blogspot.com/2016/03…


Ascolta il disco: album.link/s/5UqBaTISwlVwyjVZJ…



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Sidestepper - Supernatural Love (2016)


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Il nuovo album dei Sidestepper, il sesto della loro storia ventennale, è anche il loro più significativo, non solo perché Supernatural Love arriva dopo sette lunghi anni di silenzio e dieci dal loro ultimo lavoro con materiale originale, ma perché rappresenta una svolta decisiva e matura nella loro carriera. Con la collaborazione di un collettivo elettro-cumbia britannico/colombiano, Supernatural Love mette in evidenza le origini Colombiane e Caraibiche della band. Dal momento dell'uscita del singolo “Come See Us Play”, era chiaro che i musicisti avevano lo scopo di recuperare il maggior numero di personaggi organici ed endemici della loro cultura... artesuono.blogspot.com/2016/03…


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Baaba Maal - The Traveller (2016)


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Ingredienti: il centro della musica di Baaba Maal è sempre lo mbalax, un’ipnotica miscela di groove, guidati da strumenti a percussione tradizionali come il sabar e lo djembe, e cori indigeni originaria del Senegal. Lo mbalax di Maal è però ormai addomesticato da strutturazioni pop e arricchito da soluzioni di studio e arrangiamenti moderni che lo rendono appetibile a platee versatilissime, alcuni brani non sfigurerebbero infatti in una ipotetica colonna sonora di un nuovo capitolo del Re Leone ('Lampenda')... artesuono.blogspot.com/2016/02…


Ascolta il disco: album.link/s/1TLbHpHHt32XopoMO…



noblogo.org/available/baaba-ma…


Baaba Maal - The Traveller (2016)


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Ingredienti: il centro della musica di Baaba Maal è sempre lo mbalax, un’ipnotica miscela di groove, guidati da strumenti a percussione tradizionali come il sabar e lo djembe, e cori indigeni originaria del Senegal. Lo mbalax di Maal è però ormai addomesticato da strutturazioni pop e arricchito da soluzioni di studio e arrangiamenti moderni che lo rendono appetibile a platee versatilissime, alcuni brani non sfigurerebbero infatti in una ipotetica colonna sonora di un nuovo capitolo del Re Leone ('Lampenda')... artesuono.blogspot.com/2016/02…


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Beirut - No No No (2015)


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Scherzare col titolo di questo quarto album a firma Beirut sarebbe fin troppo facile e anche un po’ cattivo, specie se ad ascolto già avvenuto. No No No, infatti, potrebbe tranquillamente essere la reazione di disappunto di tanti fra coloro che decideranno – con più o meno aspettative al riguardo – di capire che ha combinato l’ex bambino prodigio Zack Condon negli ultimi quattro anni dal punto di vista musicale (visto che dei casini privati se n’è parlato abbastanza)... artesuono.blogspot.com/2015/09…


Ascolta il disco: album.link/s/6iAOkTDFRiWHVNNUj…



noblogo.org/available/beirut-n…


Beirut - No No No (2015)


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Scherzare col titolo di questo quarto album a firma Beirut sarebbe fin troppo facile e anche un po’ cattivo, specie se ad ascolto già avvenuto. No No No, infatti, potrebbe tranquillamente essere la reazione di disappunto di tanti fra coloro che decideranno – con più o meno aspettative al riguardo – di capire che ha combinato l’ex bambino prodigio Zack Condon negli ultimi quattro anni dal punto di vista musicale (visto che dei casini privati se n’è parlato abbastanza)... artesuono.blogspot.com/2015/09…


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