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La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale reperti archeologici


Il District Attorney’s Office di Manhattan ha annunciato il rimpatrio in Italia di 48 reperti archeologici, sottratti illecitamente al nostro Paese per un valore complessivo superiore a 300.000 dollari. Si tratta del diciannovesimo atto di restituzione nell’arco degli ultimi vent’anni; secondo Matthew Bogdanos, Capo dell’Unità per il Traffico di Antichità di New York, i beni restituiti all’Italia dalla sua unità hanno raggiunto nel complesso un valore di 100 milioni di dollari.

I beni sono stati ufficialmente riconsegnati allo Stato italiano durante una cerimonia formale presieduta da Matthew Bogdanos. Alla consegna hanno preso parte Giuseppe Pastorelli, Console Generale d’Italia a New York – accompagnato dalle vice consoli Marta Mammana e Alessandra Oliva – e il Generale di Brigata Antonio Petti, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Le indagini della magistratura statunitense hanno accertato che 45 di questi reperti erano custoditi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art (“Met”), dove erano confluiti in passato grazie alle attività di reti di trafficanti internazionali guidate da Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. Tra i pezzi di maggiore spicco sequestrati e rimpatriati figurano un prezioso psictere a colonnette in terracotta, datato tra il 480 e il 470 a.C. e attribuito al Pittore di Troilo, nonché un piatto da pesce in marmo proveniente dalla Magna Grecia (circa 400 a.C.).

L’inchiesta e i successivi sequestri delle opere italiane sono stati coordinati da Bogdanos insieme alla Sostituto Procuratrice Jacqueline Studley. A supportare il dossier hanno lavorato le analiste investigative Giuditta Giardini e Hilary Chassé, l’investigatore John Paul Labbat e l’Agente Speciale Brenton Easter della Homeland Security Investigations. Nella stessa sessione di restituzioni guidata dalle autorità giudiziarie di Manhattan, sono stati riconsegnati anche alcuni reperti storici appartenenti ai popoli dell’Iraq e dell’Indonesia.

L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e collaborazione tra le due parti. Durante il suo intervento, il Console Pastorelli ha ringraziato Bogdanos: “Nonostante non ci conosciamo da molto tempo, posso affermare che il suo lavoro è lodevole; è un onore essere qui. Spero che lei possa continuare a operare in questo ufficio per i prossimi vent’o trent’anni”.

Bogdanos ha osservato che il “lavoro è tutt’altro che finito e non siamo nemmeno vicini a concluderlo, ed è giusto così”. Bogdanos, che vanta esperienza in numerosi teatri di guerra con un focus sui reparti dedicati alla tutela dell’arte, ha chiuso il suo discorso ringraziando “per oggi, ma soprattutto per domani”.


noblogo.org/cooperazione-inter…


La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale...


La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale reperti archeologici


Il District Attorney’s Office di Manhattan ha annunciato il rimpatrio in Italia di 48 reperti archeologici, sottratti illecitamente al nostro Paese per un valore complessivo superiore a 300.000 dollari. Si tratta del diciannovesimo atto di restituzione nell’arco degli ultimi vent’anni; secondo Matthew Bogdanos, Capo dell’Unità per il Traffico di Antichità di New York, i beni restituiti all’Italia dalla sua unità hanno raggiunto nel complesso un valore di 100 milioni di dollari.

I beni sono stati ufficialmente riconsegnati allo Stato italiano durante una cerimonia formale presieduta da Matthew Bogdanos. Alla consegna hanno preso parte Giuseppe Pastorelli, Console Generale d’Italia a New York – accompagnato dalle vice consoli Marta Mammana e Alessandra Oliva – e il Generale di Brigata Antonio Petti, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Le indagini della magistratura statunitense hanno accertato che 45 di questi reperti erano custoditi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art (“Met”), dove erano confluiti in passato grazie alle attività di reti di trafficanti internazionali guidate da Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. Tra i pezzi di maggiore spicco sequestrati e rimpatriati figurano un prezioso psictere a colonnette in terracotta, datato tra il 480 e il 470 a.C. e attribuito al Pittore di Troilo, nonché un piatto da pesce in marmo proveniente dalla Magna Grecia (circa 400 a.C.).

L’inchiesta e i successivi sequestri delle opere italiane sono stati coordinati da Bogdanos insieme alla Sostituto Procuratrice Jacqueline Studley. A supportare il dossier hanno lavorato le analiste investigative Giuditta Giardini e Hilary Chassé, l’investigatore John Paul Labbat e l’Agente Speciale Brenton Easter della Homeland Security Investigations. Nella stessa sessione di restituzioni guidata dalle autorità giudiziarie di Manhattan, sono stati riconsegnati anche alcuni reperti storici appartenenti ai popoli dell’Iraq e dell’Indonesia.

L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e collaborazione tra le due parti. Durante il suo intervento, il Console Pastorelli ha ringraziato Bogdanos: “Nonostante non ci conosciamo da molto tempo, posso affermare che il suo lavoro è lodevole; è un onore essere qui. Spero che lei possa continuare a operare in questo ufficio per i prossimi vent’o trent’anni”.

Bogdanos ha osservato che il “lavoro è tutt’altro che finito e non siamo nemmeno vicini a concluderlo, ed è giusto così”. Bogdanos, che vanta esperienza in numerosi teatri di guerra con un focus sui reparti dedicati alla tutela dell’arte, ha chiuso il suo discorso ringraziando “per oggi, ma soprattutto per domani”.


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sshaudit.com di nuovo online!!!


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tux-sshaudit

Oh, gaudio!

Oh, giubilo!

ssh–audit è di nuovo disponibile. Il 4 luglio 2026 Joe Testa porta la sua creatura dalla versione 3.3.0, risalente ormai a due anni fa, alla versione 3.9.0, un aggiornamento corposo che riguarda:

  • aggiornamento supporto python 3.14, eliminazione python 3.8 e python 3.9
  • preparazione alla crittografia post-quantistica (warning se gli algoritmi di exchange non lo sono) rimozione supporto sshv1
  • Modifica della policy built-in per Debian 12
  • Aggiunta delle policy built-in per OpenSSH 10.0, 10.1, 10.2, 10.3, and 10.4.
  • Aggiunta delle guide all’hardenizzazione di Debian 13, Rocky Linux 10, Ubuntu 26.04.
  • **Avendo sempre come riferimento la resistenza post quantistica, sono stati aggiunti due nuovi algoritmi di key exchange e 11 nuove host_keys
  • ecc.

Anche sshaudit.com è di nuovo online anche se le guide non hanno ancora recepito gli aggiornamenti presenti nella cli.

Ma la notizia più rincuorante è che pare che Joe Testa stia bene e che abbia trovato uno sponsor che sta finanziando il suo sviluppo.

Mi riservo di approfondire a breve.

Intanto ben ritornato, Joe Testa ❤️.

#ssh #ssh-audit


noblogo.org/aytin/sshaudit-com…


John Hiatt – The Eclipse Sessions (2018)


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immagine

Giunto al ventitreesimo album in studio nell’arco dei quarantacinque anni di carriera che sono intercorsi dalla pubblicazione del suo primo singolo, John Hiatt si dimostra ancora una volta capace di confezionare un disco nell’arco di pochi giorni e accompagnato da un piccolo combo, cosa che in precedenza gli era magistralmente riuscita all’altezza di “Bring The Family”. Universalmente riconosciuto come un capolavoro... artesuono.blogspot.com/2018/10…


Ascolta il disco: album.link/i/1436939440



noblogo.org/available/john-hia…


John Hiatt – The Eclipse Sessions (2018)


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Giunto al ventitreesimo album in studio nell’arco dei quarantacinque anni di carriera che sono intercorsi dalla pubblicazione del suo primo singolo, John Hiatt si dimostra ancora una volta capace di confezionare un disco nell’arco di pochi giorni e accompagnato da un piccolo combo, cosa che in precedenza gli era magistralmente riuscita all’altezza di “Bring The Family”. Universalmente riconosciuto come un capolavoro... artesuono.blogspot.com/2018/10…


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Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione


L'operazione “Whisper”, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all'arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria.

L'indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco.

Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall'interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità.

L'operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Lecce.


Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione


L'operazione “Whisper”, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all'arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria.

L'indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco.

Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall'interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità.

L'operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.


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Emma Tricca – St. Peter (2018)


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immagine

Mentre ascoltavo St. Peter di Emma Tricca immaginavo la sua label discografica impegnata in un divertente scherzo da primo di aprile, e cioè far uscire il disco spacciandolo per il lost-record di qualche oscura chanteuse folk inglese dei primi anni settanta, qualcosa come una attesissima ristampa di un disco noto solo ai collezionisti di vinile, con conseguente operazione di riscoperta sulla falsa riga di Vashti Bunyan, Linda Perhacs o Anne Briggs... artesuono.blogspot.com/2018/06…


Ascolta il disco: album.link/i/1363998832



noblogo.org/available/emma-tri…


Emma Tricca – St. Peter (2018)


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Mentre ascoltavo St. Peter di Emma Tricca immaginavo la sua label discografica impegnata in un divertente scherzo da primo di aprile, e cioè far uscire il disco spacciandolo per il lost-record di qualche oscura chanteuse folk inglese dei primi anni settanta, qualcosa come una attesissima ristampa di un disco noto solo ai collezionisti di vinile, con conseguente operazione di riscoperta sulla falsa riga di Vashti Bunyan, Linda Perhacs o Anne Briggs... artesuono.blogspot.com/2018/06…


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Unione Europea e crimini ambientali. Un approfondimento in una pubblicazione del CEPOL, l'Accademia europea dei Funzionari di Polizia


CEPOL ha recentemente rilasciato l'European Law Enforcement Research Bulletin – Thematic Edition on Environmental Crime (reperibile qui cepol.europa.eu/publications/t…). Come scrive Michael Faure nell’introduzione del Bulletin: “la legislazione ambientale in UE è stata a lungo problematica. Ma con la nuova Direttiva 2024/1203, l’Europa ha compiuto un passo rivoluzionario: ha introdotto reati autonomi (non legati solo a violazioni amministrative) e strumenti per un’applicazione efficace”.

L’inquinamento non è solo un problema ambientale: è un crimine organizzato, lucroso e in crescita esponenziale. Secondo l’ONU, i crimini ambientali sono tra i più diffusi al mondo, con profitti che finanziano altre attività illecite e danni irreversibili per ecosistemi, salute pubblica e sicurezza economica. Il nuovo European Law Enforcement Research Bulletin di CEPOL (Agenzia UE per la formazione delle forze di polizia) dedicato ai crimini ambientali svela dati allarmanti e soluzioni concrete. Ecco cosa emerge


Perché è così difficile fermare questi crimini?


  • Complessità normativa

Le leggi su rifiuti, traffico di specie protette o inquinamento industriale sono frammentate e spesso basate su riferimenti incrociati tra regolamenti UE, convenzioni internazionali (come la Basel Convention o CITES) e normative nazionali. Esempio: Un caso di traffico illecito di rifiuti tra Svezia, Danimarca e Germania (articolo di Pernille Marie Agerholm Moesborg) ha mostrato come la complessità delle procedure (es. Annex VII vs. prior written notification) possa portare all’assoluzione di colpevoli per errori formali nell’imputazione.

  • Bassi tassi di rilevamento

La maggior parte dei crimini ambientali rimane non rilevata. In Norvegia e Paesi Bassi, ad esempio, il traffico illegale di rettili (36% delle specie minacciate) prospera grazie a:

Lavaggio di specie (wild-caught spacciate per allevate in cattività). Mancanza di competenze nelle forze dell’ordine per identificare specie protette. Sanzioni irrisorie che non scoraggiano i trafficanti (articolo di Ragnhild Sollund e Daan van Uhm).

  • Tecnologie e organizzazione criminale

I trafficanti sfruttano Schengen e il mercato unico UE per spostare rifiuti o specie protette senza controlli. L’illegal dumping di rifiuti (es. scorie chimiche da droghe sintetiche nei Paesi Bassi) contamina suoli e falde acquifere, con costi enormi per la bonifica.


Le soluzioni: innovazione e cooperazione


  • Nuova Direttiva UE 2024/1203

Introduce 20 nuovi reati ambientali (vs. i 9 della direttiva 2008/99/EC), tra cui:

Ecocidio (danni irreversibili a ecosistemi). Traffico illegale di rifiuti (anche in quantità non trascurabili). Uso di sostanze che danneggiano lo strato di ozono.

  • Sanzioni minime armonizzate

Fino a 10 anni di reclusione per reati che causano morti. Multe fino al 5% del fatturato mondiale per le aziende.

Obbligo di raccogliere dati statistici (Art. 22) per monitorare l’efficacia delle misure.

  • Tecnologie all’avanguardia

Droni e LiDAR: La polizia slovacca utilizza UAV con termografia per rilevare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani spacciati per “green-listed”). Satelliti e super-resolution imaging: Progetti come Emeritus (UE) impiegano intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e identificare discariche abusive (articolo di Phillip William Screen). Sensori acquatici: Per tracciare inquinanti in fiumi e falde (es. PFAS nei casi Tata Steel e Chemours nei Paesi Bassi).

  • Cooperazione transnazionale

Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali) e Europol coordinano operazioni congiunte (es. Operation Madeira de Lei contro il traffico di fauna selvatica, con 350 azioni in 4 paesi). Reti specializzate: Come la Jaguar Network (EL PAcCTO) per combattere il traffico tra Europa e America Latina.

  • Formazione e capacity building

La nuova direttiva impone agli Stati membri di formare poliziotti, magistrati e ispettori ambientali (Art. 17-18).


noblogo.org/cooperazione-inter…


Unione Europea e crimini ambientali.


Unione Europea e crimini ambientali. Un approfondimento in una pubblicazione del CEPOL, l'Accademia europea dei Funzionari di Polizia


CEPOL ha recentemente rilasciato l'European Law Enforcement Research Bulletin – Thematic Edition on Environmental Crime (reperibile qui cepol.europa.eu/publications/t…). Come scrive Michael Faure nell’introduzione del Bulletin: “la legislazione ambientale in UE è stata a lungo problematica. Ma con la nuova Direttiva 2024/1203, l’Europa ha compiuto un passo rivoluzionario: ha introdotto reati autonomi (non legati solo a violazioni amministrative) e strumenti per un’applicazione efficace”.

L’inquinamento non è solo un problema ambientale: è un crimine organizzato, lucroso e in crescita esponenziale. Secondo l’ONU, i crimini ambientali sono tra i più diffusi al mondo, con profitti che finanziano altre attività illecite e danni irreversibili per ecosistemi, salute pubblica e sicurezza economica. Il nuovo European Law Enforcement Research Bulletin di CEPOL (Agenzia UE per la formazione delle forze di polizia) dedicato ai crimini ambientali svela dati allarmanti e soluzioni concrete. Ecco cosa emerge


Perché è così difficile fermare questi crimini?


  • Complessità normativa

Le leggi su rifiuti, traffico di specie protette o inquinamento industriale sono frammentate e spesso basate su riferimenti incrociati tra regolamenti UE, convenzioni internazionali (come la Basel Convention o CITES) e normative nazionali. Esempio: Un caso di traffico illecito di rifiuti tra Svezia, Danimarca e Germania (articolo di Pernille Marie Agerholm Moesborg) ha mostrato come la complessità delle procedure (es. Annex VII vs. prior written notification) possa portare all’assoluzione di colpevoli per errori formali nell’imputazione.

  • Bassi tassi di rilevamento

La maggior parte dei crimini ambientali rimane non rilevata. In Norvegia e Paesi Bassi, ad esempio, il traffico illegale di rettili (36% delle specie minacciate) prospera grazie a:

Lavaggio di specie (wild-caught spacciate per allevate in cattività). Mancanza di competenze nelle forze dell’ordine per identificare specie protette. Sanzioni irrisorie che non scoraggiano i trafficanti (articolo di Ragnhild Sollund e Daan van Uhm).

  • Tecnologie e organizzazione criminale

I trafficanti sfruttano Schengen e il mercato unico UE per spostare rifiuti o specie protette senza controlli. L’illegal dumping di rifiuti (es. scorie chimiche da droghe sintetiche nei Paesi Bassi) contamina suoli e falde acquifere, con costi enormi per la bonifica.


Le soluzioni: innovazione e cooperazione


  • Nuova Direttiva UE 2024/1203

Introduce 20 nuovi reati ambientali (vs. i 9 della direttiva 2008/99/EC), tra cui:

Ecocidio (danni irreversibili a ecosistemi). Traffico illegale di rifiuti (anche in quantità non trascurabili). Uso di sostanze che danneggiano lo strato di ozono.

  • Sanzioni minime armonizzate

Fino a 10 anni di reclusione per reati che causano morti. Multe fino al 5% del fatturato mondiale per le aziende.

Obbligo di raccogliere dati statistici (Art. 22) per monitorare l’efficacia delle misure.

  • Tecnologie all’avanguardia

Droni e LiDAR: La polizia slovacca utilizza UAV con termografia per rilevare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani spacciati per “green-listed”). Satelliti e super-resolution imaging: Progetti come Emeritus (UE) impiegano intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e identificare discariche abusive (articolo di Phillip William Screen). Sensori acquatici: Per tracciare inquinanti in fiumi e falde (es. PFAS nei casi Tata Steel e Chemours nei Paesi Bassi).

  • Cooperazione transnazionale

Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali) e Europol coordinano operazioni congiunte (es. Operation Madeira de Lei contro il traffico di fauna selvatica, con 350 azioni in 4 paesi). Reti specializzate: Come la Jaguar Network (EL PAcCTO) per combattere il traffico tra Europa e America Latina.

  • Formazione e capacity building

La nuova direttiva impone agli Stati membri di formare poliziotti, magistrati e ispettori ambientali (Art. 17-18).


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Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione internazionale conduce all'arresto di un latitante in Albania


Nei giorni scorsi, nel quartiere di Shkozet a Durazzo (Albania), personale del Centro Operativo #DIA di Bari e dell’Ufficio Investigativo Nazionale (#BKH) della #S.P.A.K. di Tirana, nell’ambito della Squadra Investigativa Comune istituita tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK), ha arrestato un latitante di nazionalità albanese, irreperibile dal 21 maggio 2025, nell'ambito dell'Operazione URA, condotta congiuntamente da Italia, Albania e Belgio.

Il 21 maggio 2025, la Direzione Investigativa Antimafia di Bari e le autorità albanesi, con il supporto di Interpol, dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza di Tirana e della Polizia albanese, avevano già eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale di Tirana, coordinate da Eurojust (L'Aia) e dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di Roma, due ordinanze di custodia cautelare. Queste riguardavano complessivamente 52 persone, ritenute nell'ambito delle indagini preliminari in corso, responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e altri reati (la responsabilità penale sarà definitivamente accertata solo a conclusione del processo, attualmente in corso davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari).

Contestualmente, sono stati eseguiti decreti di sequestro patrimoniale in Albania e in Italia, relativi a beni mobili e immobili per un valore di diversi milioni di euro.

A seguito dell'irreperibilità di alcuni soggetti coinvolti nell'Operazione Ura, è stata avviata un'attività investigativa capillare tra Sud e Nord Italia e in Albania. A Durazzo è stato individuato il latitante, ritenuto – fatto salvo l'accertamento definitivo – il principale promotore di un sodalizio criminale attivo tra Puglia, Albania e Olanda. L'arresto è avvenuto nel suo stesso quartiere, considerata una roccaforte del gruppo criminale Troplini-Doci.

Al momento dell'arresto, mentre gli agenti notificavano la “red notice Interpol” emessa tramite il Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il latitante è stato trovato in possesso di una pistola automatica con colpo in canna e due caricatori, denaro contante in valuta albanese e documenti falsi, tra cui una carta d'identità e una patente italiana. Questo ritrovamento testimonia la sua elevata capacità di movimento e i solidi legami con l'Italia.

Al termine delle operazioni, il presunto responsabile è stato trasferito nella Casa Circondariale di Durazzo in attesa delle procedure estradizionali, già avviate tramite i canali diplomatici. Il procedimento è attualmente pendente davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari (la colpevolezza dell'indagato dovrà essere accertata al termine del giudizio, nel pieno rispetto del contraddittorio con la difesa).


noblogo.org/cooperazione-inter…


Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione...


Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione internazionale conduce all'arresto di un latitante in Albania


Nei giorni scorsi, nel quartiere di Shkozet a Durazzo (Albania), personale del Centro Operativo #DIA di Bari e dell’Ufficio Investigativo Nazionale (#BKH) della #S.P.A.K. di Tirana, nell’ambito della Squadra Investigativa Comune istituita tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK), ha arrestato un latitante di nazionalità albanese, irreperibile dal 21 maggio 2025, nell'ambito dell'Operazione URA, condotta congiuntamente da Italia, Albania e Belgio.

Il 21 maggio 2025, la Direzione Investigativa Antimafia di Bari e le autorità albanesi, con il supporto di Interpol, dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza di Tirana e della Polizia albanese, avevano già eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale di Tirana, coordinate da Eurojust (L'Aia) e dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di Roma, due ordinanze di custodia cautelare. Queste riguardavano complessivamente 52 persone, ritenute nell'ambito delle indagini preliminari in corso, responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e altri reati (la responsabilità penale sarà definitivamente accertata solo a conclusione del processo, attualmente in corso davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari).

Contestualmente, sono stati eseguiti decreti di sequestro patrimoniale in Albania e in Italia, relativi a beni mobili e immobili per un valore di diversi milioni di euro.

A seguito dell'irreperibilità di alcuni soggetti coinvolti nell'Operazione Ura, è stata avviata un'attività investigativa capillare tra Sud e Nord Italia e in Albania. A Durazzo è stato individuato il latitante, ritenuto – fatto salvo l'accertamento definitivo – il principale promotore di un sodalizio criminale attivo tra Puglia, Albania e Olanda. L'arresto è avvenuto nel suo stesso quartiere, considerata una roccaforte del gruppo criminale Troplini-Doci.

Al momento dell'arresto, mentre gli agenti notificavano la “red notice Interpol” emessa tramite il Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il latitante è stato trovato in possesso di una pistola automatica con colpo in canna e due caricatori, denaro contante in valuta albanese e documenti falsi, tra cui una carta d'identità e una patente italiana. Questo ritrovamento testimonia la sua elevata capacità di movimento e i solidi legami con l'Italia.

Al termine delle operazioni, il presunto responsabile è stato trasferito nella Casa Circondariale di Durazzo in attesa delle procedure estradizionali, già avviate tramite i canali diplomatici. Il procedimento è attualmente pendente davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari (la colpevolezza dell'indagato dovrà essere accertata al termine del giudizio, nel pieno rispetto del contraddittorio con la difesa).


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William Fitzsimmons – Mission Bell (2018)


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Una manciata di canzoni ispirate e sofferte compongono quest’ultimo lavoro discografico (il dodicesimo, salvo errori) del cantautore americano William Fitzsimmons. “Mission Bell”, titolo assai significativo per una raccolta di canzoni nata a seguito di vicende personali che hanno lasciano il segno nell’animo dell’autore (Fitzsimmons ha dovuto affrontare la fine improvvisa del suo matrimonio e rimettersi in discussione) contiene dieci splendide songs... artesuono.blogspot.com/2018/09…


Ascolta il disco: album.link/i/1680034207



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William Fitzsimmons – Mission Bell (2018)


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Una manciata di canzoni ispirate e sofferte compongono quest’ultimo lavoro discografico (il dodicesimo, salvo errori) del cantautore americano William Fitzsimmons. “Mission Bell”, titolo assai significativo per una raccolta di canzoni nata a seguito di vicende personali che hanno lasciano il segno nell’animo dell’autore (Fitzsimmons ha dovuto affrontare la fine improvvisa del suo matrimonio e rimettersi in discussione) contiene dieci splendide songs... artesuono.blogspot.com/2018/09…


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Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri


Anche per l'estate 2026 Venezia ospiterà operatori di polizia provenienti da diversi Paesi europei che affiancheranno i Carabinieri nei servizi di controllo del territorio. Una iniziativa promossa nell'ambito degli accordi di cooperazione internazionale, che punta a garantire un'assistenza più efficace ai numerosi turisti stranieri presenti in città durante la stagione estiva.

Gli operatori delle forze di polizia estere svolgeranno il proprio servizio insieme ai militari dell'Arma, fornendo supporto linguistico e agevolando i rapporti con i cittadini dei rispettivi Paesi, oltre a facilitare eventuali contatti con le autorità diplomatiche e consolari. Un progetto consolidato da diversi anni, nato sulla base di intese bilaterali sottoscritte dal Ministero dell'Interno con gli omologhi dicasteri dei Paesi partner, che ha già dimostrato la propria efficacia nelle principali località turistiche caratterizzate da una significativa presenza di visitatori stranieri.

Dal 1° luglio e per i primi quindici giorni del mese, nel centro storico veneziano, sono in servizio pattuglie congiunte composte da Carabinieri e un appartenente alla Guardia Civil spagnola. Il calendario proseguirà dal 16 al 31 luglio con la presenza di un appartenente alla Gendarmeria Nazionale francese. Dal 1° al 15 agosto sarà invece la volta di un operatore della Guardia Nazionale Repubblicana del Portogallo, mentre dal 16 al 31 agosto saranno impiegati due agenti della Polizia Nazionale polacca, che svolgeranno analoghi servizi di pattugliamento insieme ai Carabinieri nel centro storico di Venezia.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri


Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri


Anche per l'estate 2026 Venezia ospiterà operatori di polizia provenienti da diversi Paesi europei che affiancheranno i Carabinieri nei servizi di controllo del territorio. Una iniziativa promossa nell'ambito degli accordi di cooperazione internazionale, che punta a garantire un'assistenza più efficace ai numerosi turisti stranieri presenti in città durante la stagione estiva.

Gli operatori delle forze di polizia estere svolgeranno il proprio servizio insieme ai militari dell'Arma, fornendo supporto linguistico e agevolando i rapporti con i cittadini dei rispettivi Paesi, oltre a facilitare eventuali contatti con le autorità diplomatiche e consolari. Un progetto consolidato da diversi anni, nato sulla base di intese bilaterali sottoscritte dal Ministero dell'Interno con gli omologhi dicasteri dei Paesi partner, che ha già dimostrato la propria efficacia nelle principali località turistiche caratterizzate da una significativa presenza di visitatori stranieri.

Dal 1° luglio e per i primi quindici giorni del mese, nel centro storico veneziano, sono in servizio pattuglie congiunte composte da Carabinieri e un appartenente alla Guardia Civil spagnola. Il calendario proseguirà dal 16 al 31 luglio con la presenza di un appartenente alla Gendarmeria Nazionale francese. Dal 1° al 15 agosto sarà invece la volta di un operatore della Guardia Nazionale Repubblicana del Portogallo, mentre dal 16 al 31 agosto saranno impiegati due agenti della Polizia Nazionale polacca, che svolgeranno analoghi servizi di pattugliamento insieme ai Carabinieri nel centro storico di Venezia.


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Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri


Sono iniziati il 1° luglio e proseguiranno per tutto il mese di luglio e agosto i servizi congiunti di vigilanza e controllo del territorio tra i Carabinieri italiani e i Gendarmi francesi a Monterosso al Mare, Vernazza e Corniglia nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, in provincia della Spezia .

Si tratta di una zona molto frequentata nella stagione estiva da turisti francesi.

Le pattuglie miste operano nelle aree di maggiore afflusso, tra la stazione ferroviaria, il lungomare, il centro storico e i principali percorsi di accesso alle spiagge e ai sentieri escursionistici. Nel corso delle attività vengono effettuati controlli su persone e veicoli, verifiche finalizzate alla prevenzione dei reati predatori, del commercio abusivo e di comportamenti contrari alle norme di sicurezza. L’obiettivo è incrementare la percezione di sicurezza e favorire un rapporto diretto con cittadini e turisti, grazie anche alla presenza di operatori in grado di comunicare in più lingue. I servizi congiunti rappresentano uno strumento ormai consolidato della cooperazione tra le forze di polizia europee e consentono di fornire assistenza ai visitatori provenienti dall’estero, agevolando lo scambio di informazioni e rafforzando l’attività di prevenzione.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri


Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri


Sono iniziati il 1° luglio e proseguiranno per tutto il mese di luglio e agosto i servizi congiunti di vigilanza e controllo del territorio tra i Carabinieri italiani e i Gendarmi francesi a Monterosso al Mare, Vernazza e Corniglia nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, in provincia della Spezia .

Si tratta di una zona molto frequentata nella stagione estiva da turisti francesi.

Le pattuglie miste operano nelle aree di maggiore afflusso, tra la stazione ferroviaria, il lungomare, il centro storico e i principali percorsi di accesso alle spiagge e ai sentieri escursionistici. Nel corso delle attività vengono effettuati controlli su persone e veicoli, verifiche finalizzate alla prevenzione dei reati predatori, del commercio abusivo e di comportamenti contrari alle norme di sicurezza. L’obiettivo è incrementare la percezione di sicurezza e favorire un rapporto diretto con cittadini e turisti, grazie anche alla presenza di operatori in grado di comunicare in più lingue. I servizi congiunti rappresentano uno strumento ormai consolidato della cooperazione tra le forze di polizia europee e consentono di fornire assistenza ai visitatori provenienti dall’estero, agevolando lo scambio di informazioni e rafforzando l’attività di prevenzione.


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Phosphorescent – C’est La Vie (2018)


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«Sono stato ubriaco per dieci anni / pensando che così tutto si sarebbe sistemato / ma queste pietre sono pesanti»: il settimo disco di Matthew Houck, in arte Phosphorescent, nasce da qui, da questi versi di These Rocks, settima traccia di C’est la Vie che arriva a distanza di cinque anni da Muchacho, il disco che lo ha consacrato come un degno erede dei maestri ai quali viene abitualmente associato (Will Oldham, Willie Nelson e Paul Simon). Sul talento di Phosphorescent nessuno ha mai nutrito dubbi, anche ai tempi in cui vendeva soltanto 15.000 copie... artesuono.blogspot.com/2018/10…


Ascolta il disco: album.link/i/1410262934



noblogo.org/available/phosphor…


Phosphorescent – C’est La Vie (2018)


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«Sono stato ubriaco per dieci anni / pensando che così tutto si sarebbe sistemato / ma queste pietre sono pesanti»: il settimo disco di Matthew Houck, in arte Phosphorescent, nasce da qui, da questi versi di These Rocks, settima traccia di C’est la Vie che arriva a distanza di cinque anni da Muchacho, il disco che lo ha consacrato come un degno erede dei maestri ai quali viene abitualmente associato (Will Oldham, Willie Nelson e Paul Simon). Sul talento di Phosphorescent nessuno ha mai nutrito dubbi, anche ai tempi in cui vendeva soltanto 15.000 copie... artesuono.blogspot.com/2018/10…


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New York. Su Nave Vespucci un incontro di carattere internazionale sulla protezione dei beni culturali nelle operazioni di pace


Proteggere il patrimonio culturale non significa soltanto salvare monumenti e opere d’arte, ma contribuire alla sicurezza, alla stabilità e alla ricostruzione delle comunità colpite dai conflitti. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Cultural Heritage Protection in Peace Operations: Security Challenges and Criminal Threats”, organizzato dall’Arma dei Carabinieri a bordo della nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci ormeggiata a New York. L’incontro si e’ svolto a margine dell’United Nations Chiefs of Police Summit (UNCOPS), momento di confronto multilaterale tra le 142 Delegazioni nazionali, con l’obiettivo di approfondire le principali sfide globali che incidono sulla sicurezza collettiva e sull’efficacia delle operazioni di pace cui ha preso parte lo stesso Comandante Generale dell'Arma, Generale Salvatore Luongo.

L’iniziativa, promossa insieme a Interpol e Unesco, ha riunito rappresentanti delle istituzioni internazionali e delle forze di polizia per discutere di un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nell’agenda delle Nazioni Unite: la tutela del patrimonio culturale come componente delle operazioni di pace.

Al centro del confronto e’ stato il legame tra la distruzione dei beni culturali, il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte, il finanziamento della criminalità organizzata e dei gruppi armati e la perdita dell’identità delle popolazioni colpite dalle guerre. Un fenomeno che interessa numerosi teatri di crisi, dove saccheggi e scavi clandestini continuano ad alimentare un mercato illegale di dimensioni globali.

Durante l’evento è stato richiamato il valore della Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, promossa da Francia e Italia e adottata nel 2017: il primo testo con cui le Nazioni Unite hanno riconosciuto formalmente che la protezione del patrimonio culturale contribuisce al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle missioni di pace dell’ONU, chiamate sempre più spesso a confrontarsi anche con la salvaguardia dei siti culturali e con il contrasto ai traffici illeciti che prosperano nelle aree di conflitto.

L’incontro si inserisce nel programma dell’UNCOPS, il vertice biennale che riunisce a New York i vertici delle forze di polizia impegnate nelle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Per l’Italia rappresenta anche l’occasione per valorizzare l’esperienza maturata dall’Arma dei Carabinieri nella tutela del patrimonio culturale, considerata un modello di riferimento a livello internazionale e già messa a disposizione dell’ONU e dell’Unesco in numerose iniziative di cooperazione. Gia’ dieci anni fa l’Italia è stata tra i promotori dei “Caschi Blu della Cultura”, la task force nata dall’accordo tra il Ministero della Cultura e l’Arma dei Carabinieri, considerata un modello internazionale per gli interventi di emergenza sul patrimonio nei contesti di crisi.

#ArmadeiCarabinieri #CaschiBludellaCultura #UNCOPS


noblogo.org/cooperazione-inter…


New York.


New York. Su Nave Vespucci un incontro di carattere internazionale sulla protezione dei beni culturali nelle operazioni di pace


Proteggere il patrimonio culturale non significa soltanto salvare monumenti e opere d’arte, ma contribuire alla sicurezza, alla stabilità e alla ricostruzione delle comunità colpite dai conflitti. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Cultural Heritage Protection in Peace Operations: Security Challenges and Criminal Threats”, organizzato dall’Arma dei Carabinieri a bordo della nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci ormeggiata a New York. L’incontro si e’ svolto a margine dell’United Nations Chiefs of Police Summit (UNCOPS), momento di confronto multilaterale tra le 142 Delegazioni nazionali, con l’obiettivo di approfondire le principali sfide globali che incidono sulla sicurezza collettiva e sull’efficacia delle operazioni di pace cui ha preso parte lo stesso Comandante Generale dell'Arma, Generale Salvatore Luongo.

L’iniziativa, promossa insieme a Interpol e Unesco, ha riunito rappresentanti delle istituzioni internazionali e delle forze di polizia per discutere di un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nell’agenda delle Nazioni Unite: la tutela del patrimonio culturale come componente delle operazioni di pace.

Al centro del confronto e’ stato il legame tra la distruzione dei beni culturali, il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte, il finanziamento della criminalità organizzata e dei gruppi armati e la perdita dell’identità delle popolazioni colpite dalle guerre. Un fenomeno che interessa numerosi teatri di crisi, dove saccheggi e scavi clandestini continuano ad alimentare un mercato illegale di dimensioni globali.

Durante l’evento è stato richiamato il valore della Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, promossa da Francia e Italia e adottata nel 2017: il primo testo con cui le Nazioni Unite hanno riconosciuto formalmente che la protezione del patrimonio culturale contribuisce al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle missioni di pace dell’ONU, chiamate sempre più spesso a confrontarsi anche con la salvaguardia dei siti culturali e con il contrasto ai traffici illeciti che prosperano nelle aree di conflitto.

L’incontro si inserisce nel programma dell’UNCOPS, il vertice biennale che riunisce a New York i vertici delle forze di polizia impegnate nelle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Per l’Italia rappresenta anche l’occasione per valorizzare l’esperienza maturata dall’Arma dei Carabinieri nella tutela del patrimonio culturale, considerata un modello di riferimento a livello internazionale e già messa a disposizione dell’ONU e dell’Unesco in numerose iniziative di cooperazione. Gia’ dieci anni fa l’Italia è stata tra i promotori dei “Caschi Blu della Cultura”, la task force nata dall’accordo tra il Ministero della Cultura e l’Arma dei Carabinieri, considerata un modello internazionale per gli interventi di emergenza sul patrimonio nei contesti di crisi.

#ArmadeiCarabinieri #CaschiBludellaCultura #UNCOPS


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Kurt Vile – Bottle It In (2018)


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«Sotto la maschera di una placida o bonaria indifferenza nasconde un’astuzia vigile e sottile». La definizione di sornione è il modo migliore per descrivere la personalità che traspare dalla musica, dalle parole, dalle interviste e dai videoclip di Kurt Vile. Impossibile non immaginarlo sulle strade di Philadelphia con il ghigno stampato in faccia mentre osserva, divertito, le amenità della vita. Padre di famiglia (lo vedete mentre fa le facce buffe alle figlie, vero?), a quasi 39 anni Kurt è un uomo arrivato, immerso nelle proprie passioni in modo genuino e incredibilmente umano... artesuono.blogspot.com/2018/10…


Ascolta il disco: album.link/s/1UVthTEgHP0WcZZxq…



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Kurt Vile – Bottle It In (2018)


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«Sotto la maschera di una placida o bonaria indifferenza nasconde un’astuzia vigile e sottile». La definizione di sornione è il modo migliore per descrivere la personalità che traspare dalla musica, dalle parole, dalle interviste e dai videoclip di Kurt Vile. Impossibile non immaginarlo sulle strade di Philadelphia con il ghigno stampato in faccia mentre osserva, divertito, le amenità della vita. Padre di famiglia (lo vedete mentre fa le facce buffe alle figlie, vero?), a quasi 39 anni Kurt è un uomo arrivato, immerso nelle proprie passioni in modo genuino e incredibilmente umano... artesuono.blogspot.com/2018/10…


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Il prezzo del lavoro svalutato.


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(229)

(SB1)

La situazione retributiva italiana non è il risultato di una singola scelta sbagliata, ma di una lunga combinazione di fattori politici, industriali e contrattuali che hanno eroso il valore del lavoro.

Da anni il Paese convive con una crescita economica debole, una produttività stagnante e un sistema salariale incapace di trasferire miglioramenti reali ai lavoratori.

Il punto centrale è semplice: l’Italia ha tenuto bassi i salari per decenni senza ottenere in cambio un vantaggio competitivo stabile. Il risultato è un equilibrio povero, non una strategia vincente.

Uno dei nodi principali è la stagnazione della produttività. Se l’economia non cresce in efficienza, innovazione e valore aggiunto, le imprese tendono a comprimere il costo del lavoro invece di investirlo come leva di sviluppo. In Italia questa logica si è consolidata: settori frammentati, imprese piccole, scarsa spesa in ricerca e organizzazione, contrattazione spesso difensiva. Nel frattempo, i salari reali sono rimasti indietro rispetto al costo della vita, con un potere d’acquisto che ha subito una lunga erosione.

I numeri aiutano a capire la dimensione del problema. Secondo varie analisi recenti, la retribuzione media annua lorda del settore privato resta intorno ai 23.662 euro in alcuni perimetri statistici, mentre altre letture più ampie collocano la media dei dipendenti privati poco sopra i 32.000 euro lordi annui.

La differenza tra queste stime riflette ambiti diversi, ma non cambia il dato politico di fondo: una quota molto ampia di lavoratori resta sotto soglie retributive modeste, spesso insufficienti rispetto ai costi abitativi, energetici e familiari.

(SB2)

Il problema non è solo “quanto” si guadagna, ma come si distribuisce la ricchezza prodotta. Per anni il sistema ha favorito una moderazione salariale presentata come necessaria per la competitività. In realtà, quella moderazione ha spesso scaricato sui lavoratori il costo dell’aggiustamento economico, senza una contropartita credibile in termini di investimenti, innovazione o qualità del lavoro.

È una dinamica che ha protetto margini e bilanci nel breve periodo, ma ha impoverito la base sociale e indebolito la domanda interna. A questo si aggiunge una politica pubblica che interviene tardi e poco. I rinnovi contrattuali arrivano spesso con ritardi enormi, la contrattazione resta frammentata e la trasparenza retributiva è stata per anni insufficiente.

Solo nel 2026 l’Italia ha introdotto obblighi più stringenti di trasparenza salariale, segno che il sistema arrivava da una lunga stagione di opacità. Ma la trasparenza, da sola, non alza gli stipendi. Serve una scelta più netta: investimenti produttivi, contrattazione più solida, fiscalità che premi il lavoro e non solo la rendita.

Il punto, oggi, è che la questione salariale non è un dettaglio tecnico. È il centro della tenuta economica e sociale del Paese. Continuare a ignorarla significa accettare un’Italia in cui lavorare non basta più per vivere con dignità.

#Blog #Italia #Economia #Lavoro #DirittiCivili #Opinioni


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Il prezzo del lavoro svalutato.


(229)

(SB1)

La situazione retributiva italiana non è il risultato di una singola scelta sbagliata, ma di una lunga combinazione di fattori politici, industriali e contrattuali che hanno eroso il valore del lavoro.

Da anni il Paese convive con una crescita economica debole, una produttività stagnante e un sistema salariale incapace di trasferire miglioramenti reali ai lavoratori.

Il punto centrale è semplice: l’Italia ha tenuto bassi i salari per decenni senza ottenere in cambio un vantaggio competitivo stabile. Il risultato è un equilibrio povero, non una strategia vincente.

Uno dei nodi principali è la stagnazione della produttività. Se l’economia non cresce in efficienza, innovazione e valore aggiunto, le imprese tendono a comprimere il costo del lavoro invece di investirlo come leva di sviluppo. In Italia questa logica si è consolidata: settori frammentati, imprese piccole, scarsa spesa in ricerca e organizzazione, contrattazione spesso difensiva. Nel frattempo, i salari reali sono rimasti indietro rispetto al costo della vita, con un potere d’acquisto che ha subito una lunga erosione.

I numeri aiutano a capire la dimensione del problema. Secondo varie analisi recenti, la retribuzione media annua lorda del settore privato resta intorno ai 23.662 euro in alcuni perimetri statistici, mentre altre letture più ampie collocano la media dei dipendenti privati poco sopra i 32.000 euro lordi annui.

La differenza tra queste stime riflette ambiti diversi, ma non cambia il dato politico di fondo: una quota molto ampia di lavoratori resta sotto soglie retributive modeste, spesso insufficienti rispetto ai costi abitativi, energetici e familiari.

(SB2)

Il problema non è solo “quanto” si guadagna, ma come si distribuisce la ricchezza prodotta. Per anni il sistema ha favorito una moderazione salariale presentata come necessaria per la competitività. In realtà, quella moderazione ha spesso scaricato sui lavoratori il costo dell’aggiustamento economico, senza una contropartita credibile in termini di investimenti, innovazione o qualità del lavoro.

È una dinamica che ha protetto margini e bilanci nel breve periodo, ma ha impoverito la base sociale e indebolito la domanda interna. A questo si aggiunge una politica pubblica che interviene tardi e poco. I rinnovi contrattuali arrivano spesso con ritardi enormi, la contrattazione resta frammentata e la trasparenza retributiva è stata per anni insufficiente.

Solo nel 2026 l’Italia ha introdotto obblighi più stringenti di trasparenza salariale, segno che il sistema arrivava da una lunga stagione di opacità. Ma la trasparenza, da sola, non alza gli stipendi. Serve una scelta più netta: investimenti produttivi, contrattazione più solida, fiscalità che premi il lavoro e non solo la rendita.

Il punto, oggi, è che la questione salariale non è un dettaglio tecnico. È il centro della tenuta economica e sociale del Paese. Continuare a ignorarla significa accettare un’Italia in cui lavorare non basta più per vivere con dignità.

#Blog #Italia #Economia #Lavoro #DirittiCivili #Opinioni

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



Old Crow Medicine Show – Volunteer (2018)


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A vent'anni esatti dalle loro prime incisioni indipendenti e con un contratto fiammante per il prestigioso marchio Columbia, gli Old Crow Medicine Show sono lanciati più che mai alla conquista della scena Americana, di cui restano uno dei punti di riferimento più nitidi di questi anni. Per festeggiare questo ideale anniversario si regalano un nuovo album, che credo spiazzerà in parte i fan della prima ora e chi li vorrebbe vedere imprigionati nel recinto della roots music più intransigente: Volunteer non rinnega nulla del percorso sin qui affrontato dalla band, sia chiaro, ma aggiunge più chitarre elettriche, più ballate d'autore e una certa verve strumentale arrembante che la produzione in gran solvero di Dave Cobb (sempre lui) esalta a dovere, senza per ciò svenderne l'ispirazione... artesuono.blogspot.com/2018/05…


Ascolta il disco: album.link/i/1347337934



noblogo.org/available/old-crow…


Old Crow Medicine Show – Volunteer (2018)


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A vent'anni esatti dalle loro prime incisioni indipendenti e con un contratto fiammante per il prestigioso marchio Columbia, gli Old Crow Medicine Show sono lanciati più che mai alla conquista della scena Americana, di cui restano uno dei punti di riferimento più nitidi di questi anni. Per festeggiare questo ideale anniversario si regalano un nuovo album, che credo spiazzerà in parte i fan della prima ora e chi li vorrebbe vedere imprigionati nel recinto della roots music più intransigente: Volunteer non rinnega nulla del percorso sin qui affrontato dalla band, sia chiaro, ma aggiunge più chitarre elettriche, più ballate d'autore e una certa verve strumentale arrembante che la produzione in gran solvero di Dave Cobb (sempre lui) esalta a dovere, senza per ciò svenderne l'ispirazione... artesuono.blogspot.com/2018/05…


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John Prine – The Tree Of Forgiveness (2018)


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Quella tenerezza, quell’arguzia e quell’ironia domestica rendono la sua figura quanto di più simile a Mark Twain. (Bonnie Raitt, 1974)

“Pura razza Kentucky” rispose un giorno il giovane John all’insegnante che lo interrogava sulle sue origini. Invece la famiglia Prine proveniva da tutt’altra parte, da Maywood, una città dell’Illinois. Era stato il padre, Bill Prine, a inculcare nella testa dei figli di avere origini nell’East-South Central. Se quella risposta sia stata più o meno ragionata non abbiamo la sicurezza. Ma qualcuno potrebbe aver già iniziato a sorridere... artesuono.blogspot.com/2018/04…


Ascolta il disco: album.link/s/74S39N8QDvpywkpLw…



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John Prine – The Tree Of Forgiveness (2018)


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Quella tenerezza, quell’arguzia e quell’ironia domestica rendono la sua figura quanto di più simile a Mark Twain. (Bonnie Raitt, 1974)

“Pura razza Kentucky” rispose un giorno il giovane John all’insegnante che lo interrogava sulle sue origini. Invece la famiglia Prine proveniva da tutt’altra parte, da Maywood, una città dell’Illinois. Era stato il padre, Bill Prine, a inculcare nella testa dei figli di avere origini nell’East-South Central. Se quella risposta sia stata più o meno ragionata non abbiamo la sicurezza. Ma qualcuno potrebbe aver già iniziato a sorridere... artesuono.blogspot.com/2018/04…


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La nostra Comunità, un progetto da realizzare


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Buonasera amici di Parrocchie. Come di consueto, ogni tanto cerco di “aggiustare il tiro” e di condividere con voi le aspettative, i sogni, i desideri, ma anche e soprattutto le cose concrete, come gli obiettivi e la strada da percorrere.
La nostra bella casa digitale, rappresentata da “Parrocchie” non vuole essere semplicemente un social dove si scrollano delle notizie, mettendo stelline o commentando ogni tanto. Certo, anche quello si deve fare, almeno all'inizio, quando abbiamo in mente ancora il funzionamento dei vecchi social. Purtroppo uscire dagli schemi è molto difficile, inutile girarci intorno. Siamo stati plasmati da 20 anni di rulli da scrollare e cambiare mentalità costa una certa fatica. Eppure dobbiamo rimboccarci le maniche ed affrontare questa montagna che sembra troppo alta da scalare, mettendo un piede dietro l'altro.

Quando ho fondato la nostra comunità, insieme all'amico fraterno Raffaele, abbiamo deciso che doveva sorgere attorno all'Eucarestia. Non è stata una decisione presa a caso, ma ci aiuta a tenere bene a mente cosa è importante e cosa no. Una comunità cristiana che ha come centro l'Eucarestia, deve essere giocoforza una comunità dove si pratica la carità, il perdono, il rispetto e l'aiuto reciproco. La Santa Eucarestia rappresenta l'Amore che Dio ci ha donato e ci dona ogni giorno, un amore che porta frutto, che fa crescere nella fede, che apre gli occhi e ci mostra l'Infinita Misericordia di Gesù.

Lo scopo della nostra Comunità Digitale non si esaurisce con la pubblicazione di qualche post o di qualche foto. Ogni comunità cristiana è chiamata a percorrere un cammino di crescita, non nei numeri ma nella fede, nell'accoglienza, nel confronto, nella meditazione della Parola di Dio.

Proprio come nella Santa Messa, per viverla appieno, ognuno di noi deve avere un compito, un piccolo impegno da portare avanti per far crescere tutta la comunità. Non sono impegni dati a caso o decisi da me, ma conoscendoci durante questo cammino, ognuno si domandi cosa può fare per la comunità, seguendo il suo cuore e fatti salvi gli impegni ed il tempo libero.

Qualche ruolo è già assegnato, come Raffaele che ci ricorda gli appuntamenti di fra Stefano. Filomena, dietro mia richiesta, ha dato la disponibilità a fare da “Tutor” ai nuovi iscritti. Altri supportano il progetto con piccole donazioni mensili. Ognuno si deve sentire parte e protagonista nella costruzione della nostra comunità. Non c'è da vergognarsi o da nascondersi, stiamo in un ambiente di fede e seguendo la via tracciata dallo Spirito Santo.

Io faccio ancora una grande parte, semplicemente perché conosco lo strumento informatico, ma la nostra comunità non si limita a questo, non siamo chiusi in un telefono. Ecco perché dobbiamo sforzarci di interagire, di salutarci, di dire semplicemente “come stai”, sapendo che dall'altra parte la persona ci risponderà. La vera socializzazione si realizza facendo gruppo, e se questo avviene con la presenza di Gesù in mezzo a noi, sarà ancora più bello.

Namasté


log.livellosegreto.it/parrocch…


Tom Rush – Voices (2018)


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Tom Rush a 77 anni suonati non ha ancora perso la voglia di fare musica, anzi, è stato più attivo negli ultimi dieci anni che nei precedenti trenta. Grande cantautore, protagonista dell’età d’oro del folk revival degli anni sessanta e poi del folk-rock, ha attraversato quella decade in prima linea con una serie di dischi e canzoni che risultano belli ancora oggi (la sua No Regrets è giustamente considerata un classico, anche se i suoi album erano spesso suddivisi tra brani suoi e di altri... artesuono.blogspot.com/2018/06…


Ascolta il disco: album.link/i/1353479516



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Tom Rush – Voices (2018)


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Tom Rush a 77 anni suonati non ha ancora perso la voglia di fare musica, anzi, è stato più attivo negli ultimi dieci anni che nei precedenti trenta. Grande cantautore, protagonista dell’età d’oro del folk revival degli anni sessanta e poi del folk-rock, ha attraversato quella decade in prima linea con una serie di dischi e canzoni che risultano belli ancora oggi (la sua No Regrets è giustamente considerata un classico, anche se i suoi album erano spesso suddivisi tra brani suoi e di altri... artesuono.blogspot.com/2018/06…


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a fine luglio dovrebbe uscire il catalogo della mostra attualmente al MAMbo, dedicata a Giuseppe Chiari, per la quale ho scritto un testo. penso di fare un salto a trovare un po' di amici. e, ovviamente, vedere la mostra. e, ovviamente, vedere prima se in piazza davanti la stazione c'è il banchetto di libri di Marco Dall'Occa, passare a Modo Infoshop, fare un salto a rifornirmi da Muji, e magari anche andare a consultare il fondo di riviste e materiali letterari e politici di Roberto Roversi conservato a VAG61 (vag61.noblogs.org/files/2022/0…) chi vuole unirsi a uno di questi giri mi faccia sapere.


noblogo.org/differx/a-fine-lug…


Violent Femmes — 3 (1989)


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Dopo due anni di silenzio, l’esperimento di Gano con i Mercy Seat, dopo il solo di Brian Ritchie, dopo che voci della stampa americana li davano per defunti, i Violent Femmes escono con questo disco che porta il nome di “3”. In realtà questo è il loro quarto disco, ma Gano e co. contorti come al solito, hanno voluto divertirsi con la matematica... silvanobottaro.it/archives/412…


Ascolta: album.link/s/5xHrI5EbpuyjnPin8…



noblogo.org/available/violent-…


Violent Femmes — 3 (1989)


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Dopo due anni di silenzio, l’esperimento di Gano con i Mercy Seat, dopo il solo di Brian Ritchie, dopo che voci della stampa americana li davano per defunti, i Violent Femmes escono con questo disco che porta il nome di “3”. In realtà questo è il loro quarto disco, ma Gano e co. contorti come al solito, hanno voluto divertirsi con la matematica... silvanobottaro.it/archives/412…


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Ovlov – Tru (2018)


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Sono una band particolare gli Ovlov: composti da due fratelli più due loro amici, nonostante non li conosca praticamente nessuno hanno uno zoccolo duro di fan davvero irriducibili, alcuni dei quali, si narra, si sono persino tatuati il nome della band. In giro da poco meno di 10 anni, per loro ‘TRU‘ è solamente il loro secondo LP, dopo ‘am‘ del 2013... artesuono.blogspot.com/2018/07…


Ascolta: album.link/i/1438761378



noblogo.org/available/ovlov-tr…


Ovlov – Tru (2018)


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Sono una band particolare gli Ovlov: composti da due fratelli più due loro amici, nonostante non li conosca praticamente nessuno hanno uno zoccolo duro di fan davvero irriducibili, alcuni dei quali, si narra, si sono persino tatuati il nome della band. In giro da poco meno di 10 anni, per loro ‘TRU‘ è solamente il loro secondo LP, dopo ‘am‘ del 2013... artesuono.blogspot.com/2018/07…


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Ry Cooder - The Prodigal Son (2018)


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Dopo le sue due ultime produzioni del 2011 e 2012, non troppo entusiasmanti, Ry Cooder ritorna nella scena musicale con “The Prodigal Son” e questa volta convince. A differenza dei sopra citati, marcatamente fusi con suoni folk, blues e roots, questo “Prodigal Son” lo riporta all'inizio della sua carriera quando registrava vecchi brani blues, gospel, folk e swing... artesuono.blogspot.com/2018/05…


Ascolta: album.link/i/1428786066



noblogo.org/available/ry-coode…


Ry Cooder - The Prodigal Son (2018)


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Dopo le sue due ultime produzioni del 2011 e 2012, non troppo entusiasmanti, Ry Cooder ritorna nella scena musicale con “The Prodigal Son” e questa volta convince. A differenza dei sopra citati, marcatamente fusi con suoni folk, blues e roots, questo “Prodigal Son” lo riporta all'inizio della sua carriera quando registrava vecchi brani blues, gospel, folk e swing... artesuono.blogspot.com/2018/05…


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Rosanne Cash – She Remembers Everything (2018)


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Per un'autrice e interprete che aveva iniziato la sua carriera all'ombra della grande tradizione di famiglia – spesso ingombrante, quando non insostenibile – Rosanne Cash ha compiuto una maturazione artistica a suo modo imprevedibile. Il ritorno sulle scene negli anni Duemila, con una serie di album dal carattere più riflessivo rispetto agli esordi da stellina neo-country, le ha offerto la possibilità di trasformarsi in una voce adulta dell'Americana, una sorta di madrina che potesse portare la fiaccola per l'intero movimento... artesuono.blogspot.com/2018/12…


Ascolta: album.link/s/4lXDkMXaGTpeAeVT4…



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Rosanne Cash – She Remembers Everything (2018)


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Per un'autrice e interprete che aveva iniziato la sua carriera all'ombra della grande tradizione di famiglia – spesso ingombrante, quando non insostenibile – Rosanne Cash ha compiuto una maturazione artistica a suo modo imprevedibile. Il ritorno sulle scene negli anni Duemila, con una serie di album dal carattere più riflessivo rispetto agli esordi da stellina neo-country, le ha offerto la possibilità di trasformarsi in una voce adulta dell'Americana, una sorta di madrina che potesse portare la fiaccola per l'intero movimento... artesuono.blogspot.com/2018/12…


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Elvis Costello & The Imposters – Look Now (2018)


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Era il Giugno del 1986 quando Elvis Costello, recandosi al soundchek per le riprese del live al club londinese Ronnie Scott, in cui si sarebbe esibito quella stessa sera insieme a Chet Baker, Michel Graillier e Riccardo Del Fra, incontrò Van Morrison il quale surrealisticamente gli chiese se potesse partecipare alle prove. Morrison accettò cantando “Send In The Clowns”, con scarso apprezzamento da parte del trombettista statunitense che invece, già da tempo, si trovava in perfetta sintonia con lo stile di Costello... artesuono.blogspot.com/2018/10…


Ascolta: album.link/i/1413531439



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Elvis Costello & The Imposters – Look Now (2018)


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Era il Giugno del 1986 quando Elvis Costello, recandosi al soundchek per le riprese del live al club londinese Ronnie Scott, in cui si sarebbe esibito quella stessa sera insieme a Chet Baker, Michel Graillier e Riccardo Del Fra, incontrò Van Morrison il quale surrealisticamente gli chiese se potesse partecipare alle prove. Morrison accettò cantando “Send In The Clowns”, con scarso apprezzamento da parte del trombettista statunitense che invece, già da tempo, si trovava in perfetta sintonia con lo stile di Costello... artesuono.blogspot.com/2018/10…


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ordinariafollia-log_036-2026.jpg

Questo cuore impavido batte per te ogni giorno solo per te da mezzogiorno e due alle due meno tre.

Ricorda il fischio di un treno che passa lontano e vorresti salirci ma è proprio lontano.

Questo cuore impavido e nudo nell'isola degli scimmiotti inseguito da luoghi comuni ed etichettatori con occhiali grossi come piatti.

Ricorda le urla di una madre affacciata al balcone: è ora di fare merenda! ma non hai ancora finito di giocare a pallone.

Questo cuore impavido vestito da chierico della patata nel dungeon del tempo che passa con la mazza più uno con supercazzola incantata.

Ricorda le ferite fatte con le unghie per grattare le punture di zanzare e le bolle dell'ortica.

Questo cuore impavido che viaggia nel giorno del tentacolo in groppa al cinghiale bianco e ancora ti dice: sei un miracolo.

Ricorda un ghiacciolo al limone in un giorno d'afa e di sole.


log.livellosegreto.it/ordinari…


Quando la remigrazione diventa programma politico.


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(228)

(R1)

Nel dibattito politico italiano la parola “#remigrazione” è arrivata con la forza tipica dei concetti che sembrano semplici solo in apparenza. A prima vista può ricordare un termine tecnico, quasi burocratico, ma il suo contenuto è tutt’altro che neutro: indica, infatti, l’idea di riportare fuori dal paese persone straniere considerate non integrate, non desiderate o comunque incompatibili con l’ordine sociale e culturale dominante.

È proprio questa ambivalenza a renderla così efficace e così insidiosa. Perché la remigrazione non è soltanto una proposta sull’immigrazione: è una visione della società fondata sulla selezione, sulla gerarchia delle appartenenze e sulla costruzione di un confine identitario sempre più rigido tra chi sarebbe pienamente legittimo e chi no. In #Italia, questa parola ha trovato spazio soprattutto dentro l’ecosistema della destra radicale, ma il punto più delicato è un altro: la sua progressiva normalizzazione nel discorso pubblico, fino a diventare materia di confronto anche in contesti che un tempo l’avrebbero considerata apertamente estranea alla grammatica democratica.

La discesa in politica di Roberto #Vannacci ha accelerato questo processo e gli ha dato una nuova visibilità. Con la nascita di “Futuro Nazionale”, l’ex generale ha spostato la remigrazione dal margine al centro della sua proposta politica, presentandola come strumento di tutela dell’identità, della sicurezza e dei valori occidentali. In questo passaggio c’è già una prima distorsione: il tema migratorio non viene affrontato come questione complessa di diritto, lavoro, integrazione e gestione amministrativa, ma come terreno su cui costruire consenso attraverso la paura e la contrapposizione.

Vannacci non parla di remigrazione come di un semplice meccanismo di rimpatrio per chi è privo di titolo a restare; la inserisce invece in una narrazione più ampia, in cui il problema non è soltanto l’irregolarità, ma la presenza stessa di chi è percepito come estraneo. Questa è la prima grande stortura, politica e culturale insieme: la confusione tra rimpatrio e remigrazione. Il rimpatrio è uno strumento previsto dall’ordinamento e riguarda chi si trova in condizione di irregolarità; la remigrazione, nella versione rilanciata dalla nuova destra, aspira invece a diventare un progetto di più ampio respiro, capace di ridisegnare in senso etnico e simbolico la composizione della comunità nazionale.

La differenza non è marginale, perché nel primo caso si parla di applicazione della legge, nel secondo di una idea di società da rendere omogenea. Quando un’idea del genere entra nel dibattito politico, il rischio è che il diritto venga piegato a un obiettivo identitario, trasformando la cittadinanza in un filtro culturale e non più in uno status giuridico uguale per tutti. La seconda distorsione è il linguaggio.Espressioni come “culturalmente incompatibile”, ricorrenti nella retorica della remigrazione, hanno un’apparenza razionale ma aprono a criteri del tutto arbitrari. Chi stabilisce che cosa sia compatibile e che cosa non lo sia? Chi decide dove finisce l’integrazione e dove inizia l’incompatibilità? Soprattutto: sulla base di quali parametri, se non di un giudizio politico e ideologico?

(R2)

In questo slittamento si vede la natura profonda del concetto.La remigrazione non si limita a distinguere tra regolare e irregolare, ma prova a costruire una scala di appartenenza, nella quale alcuni soggetti restano tollerati solo fino a quando non diventano troppo visibili, troppo presenti o troppo diversi. Il caso italiano è particolarmente significativo, perché questa evoluzione non si è prodotta in modo improvviso, ma attraverso una serie di passaggi successivi. Prima il termine è circolato negli ambienti dell’estrema destra europea, poi è stato ripreso da movimenti identitari e da reti militanti, infine ha cominciato a trovare sponde nel dibattito mediatico e politico più largo.

Nel frattempo, la questione migratoria è stata sempre più spesso raccontata attraverso schemi binari: da un lato il cittadino minacciato, dall’altro lo straniero che destabilizza. Il risultato è una semplificazione estrema di problemi che invece richiederebbero strumenti diversi, dalla gestione dei flussi alle politiche abitative, dal lavoro alla scuola, dall’integrazione ai servizi territoriali. Quando invece si sceglie la scorciatoia della remigrazione, si promette una soluzione immediata a problemi strutturali e si sposta l’attenzione dalla complessità alla punizione.

Questa narrazione produce un effetto preciso: trasforma il migrante in un simbolo su cui scaricare ansie collettive che hanno origini molto più ampie. Insicurezza economica, precarietà sociale, sfiducia nelle istituzioni, timore del declino: tutto viene condensato in un’unica figura di alterità. È una strategia antica, ma oggi più potente che mai perché trova terreno fertile in un contesto di forte polarizzazione e di competizione identitaria.

Il problema è che questa semplificazione non risolve nulla. Al contrario, alimenta la percezione di una società divisa in blocchi incompatibili, rafforza il sospetto verso chi ha origine straniera anche quando è pienamente inserito nel tessuto civile e lavorativo, e mette in crisi l’idea stessa di convivenza come progetto comune.

La retorica della sicurezza è il motore principale di questa operazione. Ogni volta che si parla di remigrazione, il discorso viene immediatamente spostato sul terreno della protezione, del controllo e dell’ordine.Ma la sicurezza, in un sistema democratico, non può diventare una categoria etnica.Non può coincidere con l’idea che la presenza straniera sia di per sé una minaccia, né può essere usata per legittimare la compressione del principio di uguaglianza.

Quando questo accade, la politica smette di regolare conflitti e comincia a produrre gerarchie tra esseri umani. È qui che la remigrazione rivela il suo carattere più profondo: non una risposta ai problemi, ma una modalità di lettura del mondo che distingue tra chi appartiene e chi può essere espulso simbolicamente prima ancora che materialmente.lù

La parabola di Vannacci è emblematica anche per un altro motivo: mostra quanto il centrodestra italiano sia attraversato da una tensione interna tra gestione istituzionale dei fenomeni migratori e radicalizzazione del linguaggio. Da una parte c’è chi prova a parlare di rimpatri, regole e accordi; dall’altra c’è chi preferisce alzare il tono e trasformare il tema in una battaglia di civiltà.

La remigrazione si colloca esattamente in questa seconda traiettoria, quella che consente di mobilitare consensi attraverso la contrapposizione, ma che finisce anche per spostare sempre più avanti il confine di ciò che appare politicamente legittimo. È un meccanismo pericoloso, perché la destra istituzionale rischia di inseguire quella più estrema invece di contenerla, contribuendo così alla sua ulteriore legittimazione.

(R3)

Le conseguenze sociali sono ancora più gravi. Una società che adotta la remigrazione come parola d’ordine comincia a percepirsi come un corpo da “ripulire”, non come una comunità complessa da governare. Si rafforza la divisione tra “noi” e “loro”, si alimentano sospetti generalizzati verso interi gruppi di popolazione, si indebolisce il principio di uguaglianza e si diffonde l’idea che la presenza di alcune persone sia sempre revocabile, condizionata o temporanea. In questo clima, la cittadinanza perde il suo significato universale e diventa un privilegio da assegnare in modo selettivo.Non è un dettaglio lessicale: è una trasformazione profonda della cultura politica.

Ed è proprio qui che si vede l’alterazione più importante.La remigrazione viene presentata come soluzione a problemi concreti, ma in realtà funziona come dispositivo di spostamento del conflitto. Invece di affrontare le cause della crisi sociale, economica e istituzionale, si costruisce un racconto in cui la responsabilità viene attribuita al soggetto più visibile e più vulnerabile.Il migrante diventa così il bersaglio ideale: facile da nominare, semplice da contrapporre, utile da esibire come prova di fermezza.

Una politica che sceglie questa strada non rafforza lo Stato e non rende più solida la convivenza democratica. Produce invece una società più diffidente, più rancorosa e più disponibile ad accettare che alcuni diritti valgano meno di altri.

La questione, in fondo, non riguarda solo la parola remigrazione. Riguarda il modo in cui una parte della politica italiana ha deciso di usare il tema migratorio come acceleratore identitario, spostando il baricentro del dibattito dalla soluzione dei problemi alla costruzione del nemico. La discesa in campo di Vannacci ha reso questa tendenza più visibile, più organizzata e più competitiva elettoralmente. Ma proprio per questo andrebbe letta non come un episodio isolato, bensì come il segnale di una trasformazione più ampia: il passaggio da una politica che prova a governare la complessità a una politica che preferisce semplificare il mondo in appartenenze contrapposte.

La remigrazione, in questa cornice, non è una proposta tra le altre. È il sintomo di una cultura politica che non cerca di tenere insieme una società plurale, ma di ridefinirla attraverso l’esclusione.

#Blog #Politica #Destra #DirittiCivili #Remigrazione #Vannacci


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Quando la remigrazione diventa programma politico.


(228)

(R1)

Nel dibattito politico italiano la parola “#remigrazione” è arrivata con la forza tipica dei concetti che sembrano semplici solo in apparenza. A prima vista può ricordare un termine tecnico, quasi burocratico, ma il suo contenuto è tutt’altro che neutro: indica, infatti, l’idea di riportare fuori dal paese persone straniere considerate non integrate, non desiderate o comunque incompatibili con l’ordine sociale e culturale dominante.

È proprio questa ambivalenza a renderla così efficace e così insidiosa. Perché la remigrazione non è soltanto una proposta sull’immigrazione: è una visione della società fondata sulla selezione, sulla gerarchia delle appartenenze e sulla costruzione di un confine identitario sempre più rigido tra chi sarebbe pienamente legittimo e chi no. In #Italia, questa parola ha trovato spazio soprattutto dentro l’ecosistema della destra radicale, ma il punto più delicato è un altro: la sua progressiva normalizzazione nel discorso pubblico, fino a diventare materia di confronto anche in contesti che un tempo l’avrebbero considerata apertamente estranea alla grammatica democratica.

La discesa in politica di Roberto #Vannacci ha accelerato questo processo e gli ha dato una nuova visibilità. Con la nascita di “Futuro Nazionale”, l’ex generale ha spostato la remigrazione dal margine al centro della sua proposta politica, presentandola come strumento di tutela dell’identità, della sicurezza e dei valori occidentali. In questo passaggio c’è già una prima distorsione: il tema migratorio non viene affrontato come questione complessa di diritto, lavoro, integrazione e gestione amministrativa, ma come terreno su cui costruire consenso attraverso la paura e la contrapposizione.

Vannacci non parla di remigrazione come di un semplice meccanismo di rimpatrio per chi è privo di titolo a restare; la inserisce invece in una narrazione più ampia, in cui il problema non è soltanto l’irregolarità, ma la presenza stessa di chi è percepito come estraneo. Questa è la prima grande stortura, politica e culturale insieme: la confusione tra rimpatrio e remigrazione. Il rimpatrio è uno strumento previsto dall’ordinamento e riguarda chi si trova in condizione di irregolarità; la remigrazione, nella versione rilanciata dalla nuova destra, aspira invece a diventare un progetto di più ampio respiro, capace di ridisegnare in senso etnico e simbolico la composizione della comunità nazionale.

La differenza non è marginale, perché nel primo caso si parla di applicazione della legge, nel secondo di una idea di società da rendere omogenea. Quando un’idea del genere entra nel dibattito politico, il rischio è che il diritto venga piegato a un obiettivo identitario, trasformando la cittadinanza in un filtro culturale e non più in uno status giuridico uguale per tutti. La seconda distorsione è il linguaggio.Espressioni come “culturalmente incompatibile”, ricorrenti nella retorica della remigrazione, hanno un’apparenza razionale ma aprono a criteri del tutto arbitrari. Chi stabilisce che cosa sia compatibile e che cosa non lo sia? Chi decide dove finisce l’integrazione e dove inizia l’incompatibilità? Soprattutto: sulla base di quali parametri, se non di un giudizio politico e ideologico?

(R2)

In questo slittamento si vede la natura profonda del concetto.La remigrazione non si limita a distinguere tra regolare e irregolare, ma prova a costruire una scala di appartenenza, nella quale alcuni soggetti restano tollerati solo fino a quando non diventano troppo visibili, troppo presenti o troppo diversi. Il caso italiano è particolarmente significativo, perché questa evoluzione non si è prodotta in modo improvviso, ma attraverso una serie di passaggi successivi. Prima il termine è circolato negli ambienti dell’estrema destra europea, poi è stato ripreso da movimenti identitari e da reti militanti, infine ha cominciato a trovare sponde nel dibattito mediatico e politico più largo.

Nel frattempo, la questione migratoria è stata sempre più spesso raccontata attraverso schemi binari: da un lato il cittadino minacciato, dall’altro lo straniero che destabilizza. Il risultato è una semplificazione estrema di problemi che invece richiederebbero strumenti diversi, dalla gestione dei flussi alle politiche abitative, dal lavoro alla scuola, dall’integrazione ai servizi territoriali. Quando invece si sceglie la scorciatoia della remigrazione, si promette una soluzione immediata a problemi strutturali e si sposta l’attenzione dalla complessità alla punizione.

Questa narrazione produce un effetto preciso: trasforma il migrante in un simbolo su cui scaricare ansie collettive che hanno origini molto più ampie. Insicurezza economica, precarietà sociale, sfiducia nelle istituzioni, timore del declino: tutto viene condensato in un’unica figura di alterità. È una strategia antica, ma oggi più potente che mai perché trova terreno fertile in un contesto di forte polarizzazione e di competizione identitaria.

Il problema è che questa semplificazione non risolve nulla. Al contrario, alimenta la percezione di una società divisa in blocchi incompatibili, rafforza il sospetto verso chi ha origine straniera anche quando è pienamente inserito nel tessuto civile e lavorativo, e mette in crisi l’idea stessa di convivenza come progetto comune.

La retorica della sicurezza è il motore principale di questa operazione. Ogni volta che si parla di remigrazione, il discorso viene immediatamente spostato sul terreno della protezione, del controllo e dell’ordine.Ma la sicurezza, in un sistema democratico, non può diventare una categoria etnica.Non può coincidere con l’idea che la presenza straniera sia di per sé una minaccia, né può essere usata per legittimare la compressione del principio di uguaglianza.

Quando questo accade, la politica smette di regolare conflitti e comincia a produrre gerarchie tra esseri umani. È qui che la remigrazione rivela il suo carattere più profondo: non una risposta ai problemi, ma una modalità di lettura del mondo che distingue tra chi appartiene e chi può essere espulso simbolicamente prima ancora che materialmente.lù

La parabola di Vannacci è emblematica anche per un altro motivo: mostra quanto il centrodestra italiano sia attraversato da una tensione interna tra gestione istituzionale dei fenomeni migratori e radicalizzazione del linguaggio. Da una parte c’è chi prova a parlare di rimpatri, regole e accordi; dall’altra c’è chi preferisce alzare il tono e trasformare il tema in una battaglia di civiltà.

La remigrazione si colloca esattamente in questa seconda traiettoria, quella che consente di mobilitare consensi attraverso la contrapposizione, ma che finisce anche per spostare sempre più avanti il confine di ciò che appare politicamente legittimo. È un meccanismo pericoloso, perché la destra istituzionale rischia di inseguire quella più estrema invece di contenerla, contribuendo così alla sua ulteriore legittimazione.

(R3)

Le conseguenze sociali sono ancora più gravi. Una società che adotta la remigrazione come parola d’ordine comincia a percepirsi come un corpo da “ripulire”, non come una comunità complessa da governare. Si rafforza la divisione tra “noi” e “loro”, si alimentano sospetti generalizzati verso interi gruppi di popolazione, si indebolisce il principio di uguaglianza e si diffonde l’idea che la presenza di alcune persone sia sempre revocabile, condizionata o temporanea. In questo clima, la cittadinanza perde il suo significato universale e diventa un privilegio da assegnare in modo selettivo.Non è un dettaglio lessicale: è una trasformazione profonda della cultura politica.

Ed è proprio qui che si vede l’alterazione più importante.La remigrazione viene presentata come soluzione a problemi concreti, ma in realtà funziona come dispositivo di spostamento del conflitto. Invece di affrontare le cause della crisi sociale, economica e istituzionale, si costruisce un racconto in cui la responsabilità viene attribuita al soggetto più visibile e più vulnerabile.Il migrante diventa così il bersaglio ideale: facile da nominare, semplice da contrapporre, utile da esibire come prova di fermezza.

Una politica che sceglie questa strada non rafforza lo Stato e non rende più solida la convivenza democratica. Produce invece una società più diffidente, più rancorosa e più disponibile ad accettare che alcuni diritti valgano meno di altri.

La questione, in fondo, non riguarda solo la parola remigrazione. Riguarda il modo in cui una parte della politica italiana ha deciso di usare il tema migratorio come acceleratore identitario, spostando il baricentro del dibattito dalla soluzione dei problemi alla costruzione del nemico. La discesa in campo di Vannacci ha reso questa tendenza più visibile, più organizzata e più competitiva elettoralmente. Ma proprio per questo andrebbe letta non come un episodio isolato, bensì come il segnale di una trasformazione più ampia: il passaggio da una politica che prova a governare la complessità a una politica che preferisce semplificare il mondo in appartenenze contrapposte.

La remigrazione, in questa cornice, non è una proposta tra le altre. È il sintomo di una cultura politica che non cerca di tenere insieme una società plurale, ma di ridefinirla attraverso l’esclusione.

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Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



Ciao piccola


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Forse l'ho uccisa. Niente di troppo cruento, nessuno sgozzamento alla CSI, nessun vicino che sente urla disperate e neppure corte unghiette di esili manine che graffiano le mura di qualche cantina alla spasmodica ricerca di una via di fuga. Nulla di tutto questo. Se è morta, è morta d'incuria. Il che, a ben pensarci, potrebbe essere persino peggio di uno sgozzamento. L'ho nascosta così bene da non riuscire più a trovarla, nelle frenetiche giornate da adulta mi sono persa tra lavoro e call e bollette da pagare e scadenze da ricordare fino ad arrivare al punto di dimenticarmi completamente di lei, di darle da mangiare, di pulirle la stanza, anche solo di accertarmi che respirasse ancora.Scena del crimine

Mentre scrivo queste righe è forte la tentazione di mollare tutto e correre a cercarla. Per assicurarmi che sia ancora viva. Che stia ancora bene, nonostante tutto. Nonostante me. Ma ho un compito da svolgere, sono una donna adulta che non si sottrae ai propri doveri, dunque starò qui a scrivere fino a quando non avrò fatto ciò che devo e solo dopo, forse, se avrò tempo, andrò a cercarla per assicurarmi che stia ancora bene. D'un tratto, però, sento qualcosa. Non è un urlo che squarcia il silenzio, non un grido d'aiuto. È un sussurro, come di qualcuno che bisbiglia un segreto all'orecchio, con una risatina di bimba divertita. Una parola sola: Pirata!Cerco di ignorare quella voce che però continua a mormorare, accompagnata da una risatina argentina, come un campanellino scosso dalla brezza. E, d'un tratto, il sussurro diventa immagine: una pagina, una pagina web, scritta al computer, pubblicata circa un anno fa. Di colpo, la risatina diventa una burla, la parola bisbigliata acquista un senso.Pirata!, ma certo! Avevo scritto di pirati, io! Era giugno, faceva caldo, forse non come in questi giorni, ma... sì, la strada era polverosa e arroventata dal sole di fine giugno, ora lo ricordo! E quasi febbrilmente vado alla ricerca di quella pagina, fino a quando la ritrovo proprio qui.

La #SagraIndieWeb nemmeno sapevo cosa fosse, BobbiArbore non aveva ancora deciso che il tema di questo mese sarebbe stato “L'importanza di prendersi cura della nostra parte infantile”, eppure avevo scritto quelle parole. E oggi, a poco più di un anno di distanza, rieccomi qui ad ascoltare il sussurro di quella bambina che sono stata. E che, da qualche parte, sono ancora.

Mi prendo cura di lei? Poco, questo è certo. Spesso la dimentico, so che c'è ma non ci bado, do priorità a tutte quelle cose da grandi che trovavo – e spesso trovo ancora – mortalmente noiose, e sciocche, e senza senso. Vuoi mettere come sarebbe più bello saltare a piedi pari dentro una pozzanghera, invece di pensare a pagare la bolletta del telefono? E passare qualche ora a dipingere in giardino, anziché stare appiccicata al computer e leggere e rispondere a tutte quelle email? Però per fortuna ho una manciata di nipoti, coi quali ogni tanto posso tornare a giocare, con interminabili e combattutissime sfide a carte, o a infrangere il record di numero di scambi a pallavolo, o a disegnare unicorni e farfalle e gattini che però hanno la coda da sirena e nuotano come pesci. E poi ci sono i libri, e i fumetti, e le chiacchiere su Mastodon tra gente che, forse, in fondo in fondo, come me, è ancora un po' bambina. E ci sono anche eventi che, ogni tanto, irrompono nella vita come un fulmine, squarciando l'apparente tranquillità: accadimenti che, da bambina, non avrei saputo affrontare; è in quei momenti che torno indietro, vado da lei, apro con cura la porta della sua cameretta e la tocco su una spalla mentre è lì, china sul suo ennesimo disegno da colorare. Quando si volta a guardarmi, e spalanca i suoi occhi per la sorpresa, le dico di stare tranquilla, che sono la lei del futuro, che tutto andrà bene, che il dolore che ha provato per la presa in giro a scuola guarirà, che fra qualche tempo resterà solo un ricordo, come una piccola cicatrice per rammentare che quella cosa è successa, ma che è servita a renderla più forte.“Stai andando alla grande – le dico -Metà dei tuoi compagni che ti sfottono adesso, in futuro avranno vite insipide, lavori che odieranno, divorzi e rimpianti. E scriveranno tutto su delle cose che si chiameranno social network, che tu oggi non conosci ma che permetteranno a chiunque di ficcare il naso nelle vite altrui. Tu continua per la tua strada, coltiva i tuoi sogni, prenditene cura, non dare retta a chi ti chiama secchiona: se ti dà gioia, studia. Cerca sempre di essere la persona che il tuo spirito ti chiama ad essere e, tesoro, fregatene di tutto il resto! Ciao, piccola”.


log.livellosegreto.it/atlaviat…


Ciao piccola


Forse l'ho uccisa. Niente di troppo cruento, nessuno sgozzamento alla CSI, nessun vicino che sente urla disperate e neppure corte unghiette di esili manine che graffiano le mura di qualche cantina alla spasmodica ricerca di una via di fuga. Nulla di tutto questo. Se è morta, è morta d'incuria. Il che, a ben pensarci, potrebbe essere persino peggio di uno sgozzamento. L'ho nascosta così bene da non riuscire più a trovarla, nelle frenetiche giornate da adulta mi sono persa tra lavoro e call e bollette da pagare e scadenze da ricordare fino ad arrivare al punto di dimenticarmi completamente di lei, di darle da mangiare, di pulirle la stanza, anche solo di accertarmi che respirasse ancora.Scena del crimine

Mentre scrivo queste righe è forte la tentazione di mollare tutto e correre a cercarla. Per assicurarmi che sia ancora viva. Che stia ancora bene, nonostante tutto. Nonostante me. Ma ho un compito da svolgere, sono una donna adulta che non si sottrae ai propri doveri, dunque starò qui a scrivere fino a quando non avrò fatto ciò che devo e solo dopo, forse, se avrò tempo, andrò a cercarla per assicurarmi che stia ancora bene. D'un tratto, però, sento qualcosa. Non è un urlo che squarcia il silenzio, non un grido d'aiuto. È un sussurro, come di qualcuno che bisbiglia un segreto all'orecchio, con una risatina di bimba divertita. Una parola sola: Pirata!Cerco di ignorare quella voce che però continua a mormorare, accompagnata da una risatina argentina, come un campanellino scosso dalla brezza. E, d'un tratto, il sussurro diventa immagine: una pagina, una pagina web, scritta al computer, pubblicata circa un anno fa. Di colpo, la risatina diventa una burla, la parola bisbigliata acquista un senso.Pirata!, ma certo! Avevo scritto di pirati, io! Era giugno, faceva caldo, forse non come in questi giorni, ma... sì, la strada era polverosa e arroventata dal sole di fine giugno, ora lo ricordo! E quasi febbrilmente vado alla ricerca di quella pagina, fino a quando la ritrovo proprio qui.

La #SagraIndieWeb nemmeno sapevo cosa fosse, BobbiArbore non aveva ancora deciso che il tema di questo mese sarebbe stato “L'importanza di prendersi cura della nostra parte infantile”, eppure avevo scritto quelle parole. E oggi, a poco più di un anno di distanza, rieccomi qui ad ascoltare il sussurro di quella bambina che sono stata. E che, da qualche parte, sono ancora.

Mi prendo cura di lei? Poco, questo è certo. Spesso la dimentico, so che c'è ma non ci bado, do priorità a tutte quelle cose da grandi che trovavo – e spesso trovo ancora – mortalmente noiose, e sciocche, e senza senso. Vuoi mettere come sarebbe più bello saltare a piedi pari dentro una pozzanghera, invece di pensare a pagare la bolletta del telefono? E passare qualche ora a dipingere in giardino, anziché stare appiccicata al computer e leggere e rispondere a tutte quelle email? Però per fortuna ho una manciata di nipoti, coi quali ogni tanto posso tornare a giocare, con interminabili e combattutissime sfide a carte, o a infrangere il record di numero di scambi a pallavolo, o a disegnare unicorni e farfalle e gattini che però hanno la coda da sirena e nuotano come pesci. E poi ci sono i libri, e i fumetti, e le chiacchiere su Mastodon tra gente che, forse, in fondo in fondo, come me, è ancora un po' bambina. E ci sono anche eventi che, ogni tanto, irrompono nella vita come un fulmine, squarciando l'apparente tranquillità: accadimenti che, da bambina, non avrei saputo affrontare; è in quei momenti che torno indietro, vado da lei, apro con cura la porta della sua cameretta e la tocco su una spalla mentre è lì, china sul suo ennesimo disegno da colorare. Quando si volta a guardarmi, e spalanca i suoi occhi per la sorpresa, le dico di stare tranquilla, che sono la lei del futuro, che tutto andrà bene, che il dolore che ha provato per la presa in giro a scuola guarirà, che fra qualche tempo resterà solo un ricordo, come una piccola cicatrice per rammentare che quella cosa è successa, ma che è servita a renderla più forte.“Stai andando alla grande – le dico -Metà dei tuoi compagni che ti sfottono adesso, in futuro avranno vite insipide, lavori che odieranno, divorzi e rimpianti. E scriveranno tutto su delle cose che si chiameranno social network, che tu oggi non conosci ma che permetteranno a chiunque di ficcare il naso nelle vite altrui. Tu continua per la tua strada, coltiva i tuoi sogni, prenditene cura, non dare retta a chi ti chiama secchiona: se ti dà gioia, studia. Cerca sempre di essere la persona che il tuo spirito ti chiama ad essere e, tesoro, fregatene di tutto il resto! Ciao, piccola”.



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Cannabis in Europa 2026: un mercato in evoluzione tra consumo, rischi e nuove normative

Un’analisi basata sull’European Drug Report 2026 dell’EUDA


La cannabis rimane la droga illecita più consumata in Europa, con dati che evidenziano una realtà in rapida trasformazione. Secondo l’European Drug Report 2026 pubblicato dall’Agenzia europea per le droghe (EUDA), circa 25 milioni di adulti (8,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) hanno fatto uso di cannabis nell’ultimo anno. Ma non è solo una questione di numeri: il mercato si sta diversificando, le normative stanno cambiando e i rischi per la salute pubblica sono in aumento.

Il consumo di cannabis in Europa non è omogeneo, ma alcuni dati emergono con chiarezza:

  • 15,3% dei giovani tra i 15 e i 34 anni (15,4 milioni di persone) ha consumato cannabis nell’ultimo anno.
  • Tra i 15-24 anni, la percentuale sale al 18% (8,6 milioni), con il 9,6% (4,6 milioni) che ne ha fatto uso nell’ultimo mese.
  • Gli utenti quotidiani o quasi quotidiani (20+ giorni al mese) sono stimati in 4,5 milioni di adulti (1,6% della popolazione) e 2,3 milioni di giovani adulti (2,3%).
  • I maschi consumano circa il doppio delle femmine, un trend che si conferma in tutta Europa. Tuttavia, i dati nazionali mostrano tendenze miste: mentre alcuni paesi registrano un aumento, altri segnalano stabilità o addirittura una diminuzione.

Il mercato non è più limitato alla classica erba o resina: oggi si trovano estratti ad alto contenuto di THC, edibili, prodotti a base di CBD e cannabinoidi semi-sintetici come l’HHC (esanoidrocannabinolo). Questi ultimi, spesso derivati dalla canapa a basso contenuto di THC, destano particolare preoccupazione per la loro potenza e i potenziali effetti collaterali.

Inoltre, alcuni prodotti venduti illegalmente come cannabis possono essere adulterati con cannabinoidi sintetici, ancora più pericolosi. L’aumento della potenza media dei prodotti (il THC nella resina è passato dal 15% al 24,6% tra il 2014 e il 2024) è associato a:

  • Sintomi respiratori cronici (per chi fuma regolarmente).
  • Dipendenza e sintomi psicotici (soprattutto con un uso precoce o prolungato).
  • Peggiori risultati scolastici e maggior rischio di coinvolgimento con il sistema giudiziario.

La cannabis rappresenta un terzo delle ammissioni ai centri di trattamento per uso di droghe in Europa. Nel 2024, sono stati 104.000 i clienti in trattamento per problemi legati alla cannabis, di cui 62.000 primi accessi. Sorprendentemente, la cannabis è la droga principale per il 41% dei nuovi entranti in trattamento.

Un dato allarmante è il lungo intervallo tra il primo consumo e l’accesso al trattamento: in media 11 anni. Questo significa che molte persone vivono per anni con i rischi associati al consumo senza ricevere supporto.

In alcuni paesi, la cannabis è coinvolta in una percentuale significativa di accessi al pronto soccorso per intossicazione acuta:

  • In Spagna, nel 2023, la cannabis era presente nel 46% dei casi (3.700 su 8.000).
  • In Francia, nel 28% dei casi (6.300 su 24.300).

La Rete Euro-DEN Plus (che monitora gli ospedali sentinella) ha segnalato che, dopo la cocaina, la cannabis è la seconda sostanza più frequentemente rilevata nei casi di intossicazione, con un’età media di 28 anni e una predominanza maschile (74%).

Il mercato europeo della cannabis vale oltre 12 miliardi di euro all’anno, alimentando il crimine organizzato. Nonostante i sequestri rimangano elevati, nel 2024 si è registrato un calo del 42% nella resina sequestrata (321 tonnellate contro le 551 del 2023), soprattutto per la diminuzione dei sequestri in Spagna (da 371 a 206 tonnellate).

La produzione locale è in aumento: la Spagna da sola rappresenta il 75% delle piante di cannabis sequestrate nell’UE. Ma anche altri paesi, come Olanda e Polonia, hanno smantellato siti di coltivazione illegale, alcuni dei quali dedicati alla produzione di THC o cannabinoidi semi-sintetici.

Le reti criminali stanno diversificando metodi e rotte:

  • Utilizzo di droni e motoscafi (es. in Spagna, dove sono stati sequestrati droni con 210 kg di resina e motoscafi con 5,7 tonnellate).
  • Importazione da Canada, USA e Tailandia, con prodotti ad alta potenza e potenzialmente contaminati da pesticidi (tanto che l’EUDA ha emesso un’allerta a novembre 2025).

Alcuni paesi europei stanno sperimentando nuovi modelli normativi per la cannabis ricreativa, con approcci che variano dalla depenalizzazione alla regolamentazione controllata.

Questi modelli includono misure di prevenzione, vendita non profit e monitoraggio, ma la loro efficacia è ancora in fase di valutazione. Germania e Lussemburgo hanno già pubblicato rapporti interim, ma servono ulteriori dati per comprendere gli impatti a lungo termine.

L’analisi delle acque reflue è uno strumento sempre più utilizzato per monitorare il consumo di droghe. Nel 2025, su 63 città di 17 paesi UE (più Norvegia e Turchia):

  • 33% delle città ha registrato un aumento dei metaboliti del THC (THC-COOH).
  • 44% ha registrato una diminuzione.

Questo metodo fornisce una stima oggettiva del consumo, complementare ai dati dei sondaggi.

Il panorama della cannabis in Europa è in rapida evoluzione, con: – Un consumo diffuso, soprattutto tra i giovani. – Nuovi prodotti ad alta potenza che aumentano i rischi per la salute. – Un mercato redditizio per il crimine organizzato, con rotte e metodi di traffico in costante aggiornamento. – Normative in cambiamento, con alcuni paesi che sperimentano modelli di regolamentazione.

Fonti: European Drug Report 2026 (EUDA), dati aggiornati a giugno 2026 (euda.europa.eu/publications/eu…)


noblogo.org/cooperazione-inter…


Cannabis in Europa 2026: un mercato in evoluzione tra consumo, rischi e nuove...


Cannabis in Europa 2026: un mercato in evoluzione tra consumo, rischi e nuove normative

Un’analisi basata sull’European Drug Report 2026 dell’EUDA


La cannabis rimane la droga illecita più consumata in Europa, con dati che evidenziano una realtà in rapida trasformazione. Secondo l’European Drug Report 2026 pubblicato dall’Agenzia europea per le droghe (EUDA), circa 25 milioni di adulti (8,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) hanno fatto uso di cannabis nell’ultimo anno. Ma non è solo una questione di numeri: il mercato si sta diversificando, le normative stanno cambiando e i rischi per la salute pubblica sono in aumento.

Il consumo di cannabis in Europa non è omogeneo, ma alcuni dati emergono con chiarezza:

  • 15,3% dei giovani tra i 15 e i 34 anni (15,4 milioni di persone) ha consumato cannabis nell’ultimo anno.
  • Tra i 15-24 anni, la percentuale sale al 18% (8,6 milioni), con il 9,6% (4,6 milioni) che ne ha fatto uso nell’ultimo mese.
  • Gli utenti quotidiani o quasi quotidiani (20+ giorni al mese) sono stimati in 4,5 milioni di adulti (1,6% della popolazione) e 2,3 milioni di giovani adulti (2,3%).
  • I maschi consumano circa il doppio delle femmine, un trend che si conferma in tutta Europa. Tuttavia, i dati nazionali mostrano tendenze miste: mentre alcuni paesi registrano un aumento, altri segnalano stabilità o addirittura una diminuzione.

Il mercato non è più limitato alla classica erba o resina: oggi si trovano estratti ad alto contenuto di THC, edibili, prodotti a base di CBD e cannabinoidi semi-sintetici come l’HHC (esanoidrocannabinolo). Questi ultimi, spesso derivati dalla canapa a basso contenuto di THC, destano particolare preoccupazione per la loro potenza e i potenziali effetti collaterali.

Inoltre, alcuni prodotti venduti illegalmente come cannabis possono essere adulterati con cannabinoidi sintetici, ancora più pericolosi. L’aumento della potenza media dei prodotti (il THC nella resina è passato dal 15% al 24,6% tra il 2014 e il 2024) è associato a:

  • Sintomi respiratori cronici (per chi fuma regolarmente).
  • Dipendenza e sintomi psicotici (soprattutto con un uso precoce o prolungato).
  • Peggiori risultati scolastici e maggior rischio di coinvolgimento con il sistema giudiziario.

La cannabis rappresenta un terzo delle ammissioni ai centri di trattamento per uso di droghe in Europa. Nel 2024, sono stati 104.000 i clienti in trattamento per problemi legati alla cannabis, di cui 62.000 primi accessi. Sorprendentemente, la cannabis è la droga principale per il 41% dei nuovi entranti in trattamento.

Un dato allarmante è il lungo intervallo tra il primo consumo e l’accesso al trattamento: in media 11 anni. Questo significa che molte persone vivono per anni con i rischi associati al consumo senza ricevere supporto.

In alcuni paesi, la cannabis è coinvolta in una percentuale significativa di accessi al pronto soccorso per intossicazione acuta:

  • In Spagna, nel 2023, la cannabis era presente nel 46% dei casi (3.700 su 8.000).
  • In Francia, nel 28% dei casi (6.300 su 24.300).

La Rete Euro-DEN Plus (che monitora gli ospedali sentinella) ha segnalato che, dopo la cocaina, la cannabis è la seconda sostanza più frequentemente rilevata nei casi di intossicazione, con un’età media di 28 anni e una predominanza maschile (74%).

Il mercato europeo della cannabis vale oltre 12 miliardi di euro all’anno, alimentando il crimine organizzato. Nonostante i sequestri rimangano elevati, nel 2024 si è registrato un calo del 42% nella resina sequestrata (321 tonnellate contro le 551 del 2023), soprattutto per la diminuzione dei sequestri in Spagna (da 371 a 206 tonnellate).

La produzione locale è in aumento: la Spagna da sola rappresenta il 75% delle piante di cannabis sequestrate nell’UE. Ma anche altri paesi, come Olanda e Polonia, hanno smantellato siti di coltivazione illegale, alcuni dei quali dedicati alla produzione di THC o cannabinoidi semi-sintetici.

Le reti criminali stanno diversificando metodi e rotte:

  • Utilizzo di droni e motoscafi (es. in Spagna, dove sono stati sequestrati droni con 210 kg di resina e motoscafi con 5,7 tonnellate).
  • Importazione da Canada, USA e Tailandia, con prodotti ad alta potenza e potenzialmente contaminati da pesticidi (tanto che l’EUDA ha emesso un’allerta a novembre 2025).

Alcuni paesi europei stanno sperimentando nuovi modelli normativi per la cannabis ricreativa, con approcci che variano dalla depenalizzazione alla regolamentazione controllata.

Questi modelli includono misure di prevenzione, vendita non profit e monitoraggio, ma la loro efficacia è ancora in fase di valutazione. Germania e Lussemburgo hanno già pubblicato rapporti interim, ma servono ulteriori dati per comprendere gli impatti a lungo termine.

L’analisi delle acque reflue è uno strumento sempre più utilizzato per monitorare il consumo di droghe. Nel 2025, su 63 città di 17 paesi UE (più Norvegia e Turchia):

  • 33% delle città ha registrato un aumento dei metaboliti del THC (THC-COOH).
  • 44% ha registrato una diminuzione.

Questo metodo fornisce una stima oggettiva del consumo, complementare ai dati dei sondaggi.

Il panorama della cannabis in Europa è in rapida evoluzione, con: – Un consumo diffuso, soprattutto tra i giovani. – Nuovi prodotti ad alta potenza che aumentano i rischi per la salute. – Un mercato redditizio per il crimine organizzato, con rotte e metodi di traffico in costante aggiornamento. – Normative in cambiamento, con alcuni paesi che sperimentano modelli di regolamentazione.

Fonti: European Drug Report 2026 (EUDA), dati aggiornati a giugno 2026 (euda.europa.eu/publications/eu…)


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Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)


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L’eroe di “Astral Weeks” sta vivendo un periodo di grande prolificità con addirittura tre nuovi Lp nell’arco di appena sei mesi. A settembre era la volta di “Roll With The Punches”, a dicembre quella di “Versatile” e ora la collaborazione col polistrumentista jazz Joe DeFrancesco. Una prolificità che non fa certamente rima con creatività ma con una riproposizione di classici della tradizione blues e jazz rivisti senza grandi stravolgimenti... artesuono.blogspot.com/2018/05…


Ascolta: album.link/i/1828486663



noblogo.org/available/van-morr…


Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)


Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)

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L’eroe di “Astral Weeks” sta vivendo un periodo di grande prolificità con addirittura tre nuovi Lp nell’arco di appena sei mesi. A settembre era la volta di “Roll With The Punches”, a dicembre quella di “Versatile” e ora la collaborazione col polistrumentista jazz Joe DeFrancesco. Una prolificità che non fa certamente rima con creatività ma con una riproposizione di classici della tradizione blues e jazz rivisti senza grandi stravolgimenti... artesuono.blogspot.com/2018/05…


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Dave Matthews Band – Come Tomorrow (2018)


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La Dave Matthews Band allunga la propria già navigata carriera con Come Tomorrow, nono album in studio, che si va ad aggiungere agli innumerevoli live album pubblicati. L’abbondanza sonora legata a doppia mandata ad una qualità eccelsa è da sempre il marchio di fabbrica di un nome che, se qui in Italia è solo vagamente considerato, oltreoceano è uno dei capisaldi della cultura pop e folk... artesuono.blogspot.com/2018/07…


Ascolta: album.link/i/1385703539



noblogo.org/available/dave-mat…


Dave Matthews Band – Come Tomorrow (2018)


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La Dave Matthews Band allunga la propria già navigata carriera con Come Tomorrow, nono album in studio, che si va ad aggiungere agli innumerevoli live album pubblicati. L’abbondanza sonora legata a doppia mandata ad una qualità eccelsa è da sempre il marchio di fabbrica di un nome che, se qui in Italia è solo vagamente considerato, oltreoceano è uno dei capisaldi della cultura pop e folk... artesuono.blogspot.com/2018/07…


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Van Morrison – The Prophet Speaks (2018)


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Van Morrison non molla di un centimetro e non si ferma più. Solo sei mesi fa aveva pubblicato “You’re Driving Me Crazy”, con il supporto dell’organista jazz Joey De Francesco. Sei mesi fa, però, erano sei mesi fa, era il passato. Ora, prima della fine dell’anno, è in arrivo il suo secondo disco del 2018, “The Prophet Speaks”. Due sono anche gli album che aveva pubblicato nel 2017. Uno ne uscì nel 2016 e un altro ancora nel 2015. Non sappiamo cosa sia scattato nel cuore e nella testa del leone di Belfast – se poi è scattato qualcosa – da portarlo a tenere questo notevole ritmo di pubblicazione... artesuono.blogspot.com/2018/12…


Ascolta: album.link/i/1859634283



noblogo.org/available/van-morr…


Van Morrison – The Prophet Speaks (2018)


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Van Morrison non molla di un centimetro e non si ferma più. Solo sei mesi fa aveva pubblicato “You’re Driving Me Crazy”, con il supporto dell’organista jazz Joey De Francesco. Sei mesi fa, però, erano sei mesi fa, era il passato. Ora, prima della fine dell’anno, è in arrivo il suo secondo disco del 2018, “The Prophet Speaks”. Due sono anche gli album che aveva pubblicato nel 2017. Uno ne uscì nel 2016 e un altro ancora nel 2015. Non sappiamo cosa sia scattato nel cuore e nella testa del leone di Belfast – se poi è scattato qualcosa – da portarlo a tenere questo notevole ritmo di pubblicazione... artesuono.blogspot.com/2018/12…


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Bruce Springsteen — High Hopes (2014)


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Le pubblicazioni discografiche nell’ultimo decennio del Boss sono un susseguirsi altalenante di discrete e buone confezioni sonore. Con High Hopes, Springsteen si assesta su posizioni di tutto rispetto, anzi più che buone, ottime direi. Il rock è il suo disperato amore e lo interpreta con grande anima e passionalità e, alla faccia di tutti i suoi detrattori, prosegue imperterrito sulla sua linea ortodossa riuscendo a dare ancora ottime vibrazioni e feeling... silvanobottaro.it/archives/412…


Ascolta: album.link/i/741055385



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Bruce Springsteen — High Hopes (2014)


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Le pubblicazioni discografiche nell’ultimo decennio del Boss sono un susseguirsi altalenante di discrete e buone confezioni sonore. Con High Hopes, Springsteen si assesta su posizioni di tutto rispetto, anzi più che buone, ottime direi. Il rock è il suo disperato amore e lo interpreta con grande anima e passionalità e, alla faccia di tutti i suoi detrattori, prosegue imperterrito sulla sua linea ortodossa riuscendo a dare ancora ottime vibrazioni e feeling... silvanobottaro.it/archives/412…


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Caserta: Tragedie annunciate, il dramma silenzioso dell'Alzheimer e la solitudine di chi assiste, cosa fare in provincia di Caserta e l'INPS nega l'assistenza


Purtroppo spesso le cronache ci consegnano notizie di roghi in abitazioni, incendi o anziani finiti al pronto soccorso perché hanno ingerito detersivi. Capita a noi giornalisti di dare la notizia nell'immediato, soprattutto se c'è di mezzo un morto, e poi nulla più. Difficilmente si va dentro alla notizia per cercare il perché di queste tragedie.

Questi episodi accadono a persone anziane ultraottantenni con iniziali segnali di decadimento mentale, ma il più delle volte anche ad anziani più giovani affetti da Alzheimer. Molto spesso queste persone, perché difficili da gestire, vengono lasciate sole: non sanno in che epoca vivono, il passato prossimo non esiste più, tendono a non lavarsi. Fisicamente sono in grado di camminare e parlare, ma il più delle volte in maniera sconclusionata. Se non seguite da un caregiver, finiscono per perdersi e devono essere riaccompagnate a casa dal benefattore di turno; mangiano male perché non sono in grado di preparare un pasto, non si prendono cura della salute e non riescono ad assumere regolarmente le medicine.

Il malato di Alzheimer spesso non muore per la malattia in sé, ma per le conseguenze. Essa, infatti, aggrava altre patologie che il paziente non è in grado di curare autonomamente. Per la peculiarità del quadro clinico, il soggetto non accetta l'aiuto, negando qualsiasi bisogno. Questa fase della malattia, dalla diagnosi dei primi sintomi al decesso, può durare se il paziente è ben curato e assistito, oltre dieci anni.

E qui si pone la questione morale: lo Stato e i familiari devono aiutare un malato di Alzheimer oppure, facendo un discorso cinico, la morte diventa una liberazione per chi assiste e un risparmio di costi per lo Stato?


Capita che caregiver esasperati se la prendano con le commissioni mediche dell'INPS quando viene loro negata l'indennità di accompagnamento e, in alcuni casi limite, anche i benefici del comma 3 della legge 104.

L'INPS, nel valutare in generale le domande di accompagnamento, nega quasi sempre in fase di prima istanza forme di assistenza. È una forma di autotutela giusta, purtroppo di falsi invalidi ce ne sono. Ma quando si nega ciò a un malato di Alzheimer, salvo poi vedere lo stesso ente soccombente nel successivo ricorso, può capitare che, nelle more, il paziente non assistito abbia un incidente o si faccia male o in casi peggiori muoia; proprio come nei casi di incidenti accennati all'inizio di questo articolo.

Dal 1997 esiste una linea telefonica dell'Associazione italiana malattia di Alzheimer, l'unica gratuita nazionale dedicata alla patologia. Chiamando l'800679679 è possibile parlare con psicologi e neuropsicologi in grado di dare consigli ai caregiver; esiste ovviamente una sede in Campania, a Napoli, con servizi e assistenza ai malati e ai loro familiari.

Per l'Alzheimer non esistono medicine che fanno guarire: la cura più efficace è quella di un caregiver capace di generare esperienze emotive profonde nell'assistito, che contribuiscono a migliorare la qualità di vita dei pazienti in direzione del loro benessere e della loro serenità emotiva. In quest'ottica, a Caserta ha preso avvio il percorso “Real-Mente”, un progetto in team tra l'Ospedale Sant'Anna e San Sebastiano e la Reggia di Caserta. L'iniziativa prevede una serie di incontri tematici negli ambienti degli appartamenti della Reggia, nel Bosco Vecchio, nella Pinacoteca fino al Teatro di Corte. I partecipanti sono guidati in un'esperienza multisensoriale basata sul dialogo, sull'osservazione delle opere e sulla stimolazione emotiva attraverso i colori.


noblogo.org/caserta24ore/bcase…



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Ieri sera ho fatto un incontro straordinario!

E mi son emozionata, non ho pianto, ma ho sentito quel brivido dentro, il cuore sembrava galoppare come un cavallo in corsa! Ed io? Serena, felice, come quella me bambina, dinanzi al suo regalo tanto atteso, ma no l'immagine non è questa , la me bambina, non ricorda, di aver mai chiesto nulla , altri tempi, altri sogni, altre piccole storie da raccontare, ma non oggi, non adesso , mi viene voglia di scrivere per me stessa, per le emozioni che provo, per il semplice gusto di dire, eccomi ci sono anch'io! Anch'io nel mio piccolo, riesco a sorridere, riesco a gioire con poco, riesco a rasserenarmi con tutto ciò che la natura può offrirmi e che io riesco a cogliere! E allora leggo con interesse ciò che scrive un amico, chiaro, preciso, c'è passione, studio, forza, interesse, forse altro, e penso che ovviamente io sono un po' distante, ma ognuno ha i suoi interessi, passioni, mondi da vivere e magari condividere! Io non sono nessuno, non voglio divulgare, non voglio dare consigli, anzi mi correggo non posso! Ma sono la stessa me di qualche post fa, in cui si è presentata, poi si è confessata, si è aperta , si è riscoperta fragile e forte, ma soprattutto se stessa e vera! Sempre in un incontro, nella malattia, nella scoperta, in ogni piccolo grande passo che ho dovuto fare! Ho accettato, pianto, mi sono quasi arresa, isolata e allontanata per un disagio mio personale, per momenti che non sono riuscita a gestire, controllare, così, sono passati, giorni , mesi e anche gli anni, ho cercato nel mio cassetto dei sogni, qualcuno da realizzare, ne ho diversi, alcuni ho avuto paura di scartarli, come fossero regali, brutti, esplosivi...e poi ci sono quei sogni infranti, distrutti, alcuni realizzati a metà, altri abbandonati e altri li pronti ad essere realizzati, basterebbe una spinta, un attimo! Così ho fatto, senza pensarci, ho chiesto e poi l'ho realizzato e si , potrei essere stata avventata, potrei aver semplicemente fatto un regalo inutile, non necessario! Ma ho pensato a me e nonostante i miei sensi di colpa, il mio essere indecisa, insicura e Sempre pronta a fare quel passo indietro, per gli altri, per il bene altrui, io ieri, oggi, quando ci ho pensato, ho preso per mano la mia me e ci siamo lasciate andare, abbiamo cercato nel ❤️, l'entusiasmo, quella innocenza, quella voglia di perderci là dove, oggi io mi ritrovo e dove io sorrido, dove trovo quella pace e serenità, anche nei momenti bui, tristi e difficili, perché in fondo un sogno può essere reale, basta crederci, basta volerlo, ed io insieme alla mia me bambina, ci siamo ritrovate insieme, abbracciate, leggere, spensierate a puntare lo sguardo verso quel cielo tanto amato, verso la luna tanto cercata e desiderata e realizzare quel sogno nascosto, tenuto in fondo a quel cassetto, perché sembrava impossibile, perché economicamente in passato era impensabile e allora oggi ho il cuore più leggero nonostante tutto e tutti, dolori, perdite improvvise, pezzi di puzzle persi e mai più ritrovati, perché se riesco ancora a scrivere ciò che sento , penso e provo senza aiuti, condizionamenti , paure o forti timori, significa che posso, merito e devo per forza cercare anche il più piccolo raggio di sole, il tramonto meno colorato, la mia luna più bella, perché in fondo siamo noi a decidere se vivere di sogni o fare diventare la nostra vita un bel sogno!

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La parabola di Voznesenskij e la disumanizzazione del sistema staliniano.


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(227)

(V1)

“Il pianificatore. Economia, politica e potere in URSS” di Giovanni Cadioli, edito da il Mulino, è un saggio storico di grande valore che ricostruisce la parabola esemplare di Nikolaj #Voznesenskij, il capo pianificatore dell'Unione Sovietica tra il 1938 e il 1949, attraverso la quale l'autore illumina le complesse dinamiche del potere nell'URSS staliniana.

Voznesenskij non fu un dissidente o un personaggio esterno alla leadership suprema, ma ne fu un perno centrale. Presidente del Gosplan (il Comitato statale per la pianificazione) e membro del Politburo, definito «stratega della vittoria economica» dell'URSS nella Seconda guerra mondiale, diresse la pianificazione sovietica in uno dei periodi più cruciali della storia russa. La sua ascesa e la sua caduta, avvenuta nel 1949-1950 con l'arresto e la fucilazione durante le purghe staliniane del dopoguerra, costituiscono il filo conduttore attraverso cui #Cadioli analizza la natura del sistema sovietico.

Il libro mostra con chiarezza documentaria come l'economia che i sovietici descrivevano come «pianificata» non lo fosse affatto. Fin dai primi anni Trenta, l'economia pianificata sovietica prese le forme di un'economia di comando, all'interno della quale l'elemento fondamentale era il fatto che il potere direttivo, politico ed economico era nelle mani della leadership del Partito.Le decisioni economiche venivano prese con scarsissimo interesse per i costi effettivi, essendo propedeutiche all'ottenimento di obiettivi politici. Il piano quinquennale non era uno strumento tecnico di sviluppo, ma un'arma ideologica.

Il lato umano della vicenda emerge con forza dalla ricostruzione della traiettoria di Voznesenskij. La sua competenza tecnica, la sua dedizione al lavoro, la sua capacità di organizzare la produzione industriale durante la guerra contro la Germania nazista non lo salvarono dalla macchina del terrore. Quando #Stalin decise di eliminare uno dei suoi più stretti collaboratori, bastarono accuse infondate di tradimento e spionaggio. Voznesenskij fu arrestato, processato e fucilato nel 1950. Solo nel 1956, durante il discorso segreto di Chruščёv al XX Congresso del PCUS, fu formalmente riabilitato.

Cadioli non adotta toni enfatici o moralistici, e proprio in questo risiede la forza del suo lavoro. Il tono è professionale e misurato, la documentazione è rigorosa, eppure la semplice esposizione dei fatti basta a tratteggiare un quadro devastante della disumanizzazione del sistema staliniano. Un uomo che aveva dedicato la propria vita al servizio del regime, che aveva contribuito alla vittoria contro il nazismo, che aveva organizzato la produzione industriale sovietica, poté essere eliminato senza processo, senza prove, senza motivo.La burocrazia sovietica non era inefficiente per incompetenza, ma per natura: serviva a nascondere la responsabilità delle deliberazioni e a rendere impossibile individuare chi prendeva davvero le decisioni.

Il saggio è un contributo importante alla comprensione non solo della storia sovietica, ma della natura stessa dei totalitarismi. La pianificazione economica, nata come strumento razionale di organizzazione sociale, si rivelò uno dei pilastri su cui si reggeva l'intero apparato repressivo dello stalinismo. Un'opera di valore storico e documentario, scritta con equilibrio e rigore, che merita di essere letta da chiunque voglia comprendere i meccanismi del potere nelle dittature del Novecento.

#Blog #URSS #Stalin #Economia #Letteratura #Opinioni


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La parabola di Voznesenskij e la disumanizzazione del sistema staliniano.


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(V1)

“Il pianificatore. Economia, politica e potere in URSS” di Giovanni Cadioli, edito da il Mulino, è un saggio storico di grande valore che ricostruisce la parabola esemplare di Nikolaj #Voznesenskij, il capo pianificatore dell'Unione Sovietica tra il 1938 e il 1949, attraverso la quale l'autore illumina le complesse dinamiche del potere nell'URSS staliniana.

Voznesenskij non fu un dissidente o un personaggio esterno alla leadership suprema, ma ne fu un perno centrale. Presidente del Gosplan (il Comitato statale per la pianificazione) e membro del Politburo, definito «stratega della vittoria economica» dell'URSS nella Seconda guerra mondiale, diresse la pianificazione sovietica in uno dei periodi più cruciali della storia russa. La sua ascesa e la sua caduta, avvenuta nel 1949-1950 con l'arresto e la fucilazione durante le purghe staliniane del dopoguerra, costituiscono il filo conduttore attraverso cui #Cadioli analizza la natura del sistema sovietico.

Il libro mostra con chiarezza documentaria come l'economia che i sovietici descrivevano come «pianificata» non lo fosse affatto. Fin dai primi anni Trenta, l'economia pianificata sovietica prese le forme di un'economia di comando, all'interno della quale l'elemento fondamentale era il fatto che il potere direttivo, politico ed economico era nelle mani della leadership del Partito.Le decisioni economiche venivano prese con scarsissimo interesse per i costi effettivi, essendo propedeutiche all'ottenimento di obiettivi politici. Il piano quinquennale non era uno strumento tecnico di sviluppo, ma un'arma ideologica.

Il lato umano della vicenda emerge con forza dalla ricostruzione della traiettoria di Voznesenskij. La sua competenza tecnica, la sua dedizione al lavoro, la sua capacità di organizzare la produzione industriale durante la guerra contro la Germania nazista non lo salvarono dalla macchina del terrore. Quando #Stalin decise di eliminare uno dei suoi più stretti collaboratori, bastarono accuse infondate di tradimento e spionaggio. Voznesenskij fu arrestato, processato e fucilato nel 1950. Solo nel 1956, durante il discorso segreto di Chruščёv al XX Congresso del PCUS, fu formalmente riabilitato.

Cadioli non adotta toni enfatici o moralistici, e proprio in questo risiede la forza del suo lavoro. Il tono è professionale e misurato, la documentazione è rigorosa, eppure la semplice esposizione dei fatti basta a tratteggiare un quadro devastante della disumanizzazione del sistema staliniano. Un uomo che aveva dedicato la propria vita al servizio del regime, che aveva contribuito alla vittoria contro il nazismo, che aveva organizzato la produzione industriale sovietica, poté essere eliminato senza processo, senza prove, senza motivo.La burocrazia sovietica non era inefficiente per incompetenza, ma per natura: serviva a nascondere la responsabilità delle deliberazioni e a rendere impossibile individuare chi prendeva davvero le decisioni.

Il saggio è un contributo importante alla comprensione non solo della storia sovietica, ma della natura stessa dei totalitarismi. La pianificazione economica, nata come strumento razionale di organizzazione sociale, si rivelò uno dei pilastri su cui si reggeva l'intero apparato repressivo dello stalinismo. Un'opera di valore storico e documentario, scritta con equilibrio e rigore, che merita di essere letta da chiunque voglia comprendere i meccanismi del potere nelle dittature del Novecento.

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Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



Alejandro Escovedo – The Crossing (2018)


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Figlio di immigrati messicani di stanza nel Texas, Alejandro Escovedo è una figura leggendaria della musica americana: protagonista della prima ondata punk americana con i Nuns, poi artefice negli anni 80 di due formazioni seminali dell’alternative rock americano (Rank & File, True Believers), infine solista e occasionale collaboratore di Ryan Adams. La sua è una famiglia di musicisti, con quattro fratelli coinvolti in altre band: Mario nella rock band The Dragons, Javier con i punk rocker The Zeros, e i più famosi Coke e Pete Escovedo, percussionisti prima con Santana e poi negli Azteca, non dimenticando la presenza in famiglia della nipote Sheila E... artesuono.blogspot.com/2018/10…


Ascolta: album.link/s/6QKELYdlSGaNCEF9s…



noblogo.org/available/alejandr…


Alejandro Escovedo – The Crossing (2018)


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Figlio di immigrati messicani di stanza nel Texas, Alejandro Escovedo è una figura leggendaria della musica americana: protagonista della prima ondata punk americana con i Nuns, poi artefice negli anni 80 di due formazioni seminali dell’alternative rock americano (Rank & File, True Believers), infine solista e occasionale collaboratore di Ryan Adams. La sua è una famiglia di musicisti, con quattro fratelli coinvolti in altre band: Mario nella rock band The Dragons, Javier con i punk rocker The Zeros, e i più famosi Coke e Pete Escovedo, percussionisti prima con Santana e poi negli Azteca, non dimenticando la presenza in famiglia della nipote Sheila E... artesuono.blogspot.com/2018/10…


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Glen Hansard – Between Two Shores (2018)


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Aprire le date dei recenti tour dell’amico Eddie Vedder e condividere attivamente il palco con lui per lunghi tratti dello show è stata una vetrina che ha portato la notorietà di Glen Hansard ai massimi storici, più di quanto abbiano potuto fare in passato le esperienze di attore, di conduttore televisivo o il trionfo agli Oscar. Il cantautore irlandese deve ora tornare a dimostrare di saper brillare di luce propria: dopo l’avventura Frames e il progetto Swell Season, “Between Two Shores” rappresenta il terzo capitolo solista (senza dimenticare l’Ep “A Season On The Line”) che conferma al mondo grandi doti vocali e di songwriting... artesuono.blogspot.com/2018/01…


Ascolta: album.link/i/1485070389



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Glen Hansard – Between Two Shores (2018)


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Aprire le date dei recenti tour dell’amico Eddie Vedder e condividere attivamente il palco con lui per lunghi tratti dello show è stata una vetrina che ha portato la notorietà di Glen Hansard ai massimi storici, più di quanto abbiano potuto fare in passato le esperienze di attore, di conduttore televisivo o il trionfo agli Oscar. Il cantautore irlandese deve ora tornare a dimostrare di saper brillare di luce propria: dopo l’avventura Frames e il progetto Swell Season, “Between Two Shores” rappresenta il terzo capitolo solista (senza dimenticare l’Ep “A Season On The Line”) che conferma al mondo grandi doti vocali e di songwriting... artesuono.blogspot.com/2018/01…


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Ben Howard – Noonday Dream (2018)


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Ben Howard è un caso più unico che raro nel panorama folk inglese. Chitarrista dotato di una tecnica sopraffina capace di raggiungere un successo improvviso e inaspettato con una manciata di EP e due album (“Every Kingdom” e “I Forget Where We Were”) che sono riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica, scalando a sorpresa le classifiche britanniche tra una nomination (al Mercury Prize) e un premio anzi due (i Brit Awards vinti nel 2013). Fatta la storia, Ben Howard avrebbe potuto dormire sonni tranquilli. Invece ha scelto di non accontentarsi... artesuono.blogspot.com/2018/06…


Ascolta: album.link/i/1364401352



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Ben Howard – Noonday Dream (2018)


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Ben Howard è un caso più unico che raro nel panorama folk inglese. Chitarrista dotato di una tecnica sopraffina capace di raggiungere un successo improvviso e inaspettato con una manciata di EP e due album (“Every Kingdom” e “I Forget Where We Were”) che sono riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica, scalando a sorpresa le classifiche britanniche tra una nomination (al Mercury Prize) e un premio anzi due (i Brit Awards vinti nel 2013). Fatta la storia, Ben Howard avrebbe potuto dormire sonni tranquilli. Invece ha scelto di non accontentarsi... artesuono.blogspot.com/2018/06…


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IL Gattamorta


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Faccette con gli occhioni languidi, mezzi inchini con bacetti sulla testolina, sorrisoni compiacenti e ruffiani anche quando la trattano da sguattera, sguardo da seduttrice, ops!, 'da seduttore' quando si trova al cospetto di vecchi prostatici e bavosi come Trump e Modri. Qualcuno di questi le ha detto che lei è figa e lei ci ha creduto davvero. Che pena.

Il repertorio diplomatico di politica estera di Giorgia Rubacuori è tutto qua. Nient'altro. Da questo punto di vista non si può negare che lei incarni perfettamente le virtù italiche: ruffianeria, compiacenza, servilismo e paraculaggine. Da questo punto di vista è una Patriota formidabile.

Libero, il quotidiano italiano che riceve in assoluto più contributi pubblici, e tra le cui firme annovera giganti del pensiero e della parola del calibro di Sallusti, Feltri, Bolloli, Capezzone e Chirico, la mattina del 19 giugno titolava “Giorgia-Donald, di nuovo amore”.

Il giorno stesso negli USA, il Presidente col cervello da bambino si sveglia di cattivo umore e, ancora in vestaglia, all'ora di colazione chiama a rapporto la sua domestica italiana e la insulta, perché non ha pulito il cesso e non ha rassettato bene la cameretta del signorino

Il 20 giugno Libero esce a tutta pagina con “Trump è un coglione”. Oggi, 21 giugno, titola “Ma VaffanTrump”.

Evidentemente non capire mai una beneamata, fare figure di merda e vantare la più grande collezione di fake news e complotti fantascientifici sono imperativi editoriali categorici all'interno della redazione del quotidiano più pagato dai contribuenti italiani.

Dopo ogni incontro tra la Meloni e Trump, all'interno dello Studio Ovale mettono il cartello “Caution! slippery floor”. Ancora non mi è chiaro se sia a causa della bava depositatasi sul pavimento della stanza, delle perdite urinarie del vecchio bambinone o di entrambe.Caution! Slippery floorMeloni è sempre servizievole e prona con i potenti. Ah, l'orgoglio italiano! E tanto più costoro sono arroganti, prepotenti e tirannici quanto più Giorgia ama stargli accanto, ammirarli e vezzeggiarli. Le brillano gli occhi e si emoziona di fronte al loro vulgar display of power, la volgare ostentazione di potere. Del resto Giorgia è cresciuta idolatrando un dittatore sanguinario e vigliacco.

Ma lo fa all'italiana: gattamorta con i potenti e cinico tiranno con i deboli. Meglio se sono lavoratori poveri e sfruttati e preferibilmente se sono famiglie monoreddito con figli a carico maggiorenni a cui potere togliere ogni forma di sussidio. L'ADI della Calderone ha lasciato in mezzo ad una strada più di 700.000 famiglie italiane, che avrebbero bisogno di aiuto e di sussidi anche solo per tirare a campare.

La coppia Meloni-Calderone sono la riedizione più fulgida, ma allo stesso tempo più spregevole, del corporativismo clientelare, corrotto e parassita di fascista memoria.

Lei, IL Presidente del Consiglio è tutta orgoglio, cazzutaggine, ma solo a parole, che spesso sono anche colossali bugie.Scimmiotta i maschi e il loro maschilismo. Lo fa con così tanta convinzione e coinvolgimento da diventare una macchietta, una parodia di se stessa.

La gattamorta piace alla parte più paternalistica e patriarcale della nostra società, quella che voterà in massa Vannacci, uno che ha la testa oggettivamente piena di stronzate, e che drenerà ampio consenso a FdI.

Now playing:“Empire”Empire – Queensrÿche – 1990


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