A proposito di hacking, tecnologie conviviali e cospirazione


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Con la lentezza che mi è caratteristica, finalmente compongo e pubblico, a fine Marzo, il mio articolo di Febbraio per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano proposta dall'admin Ed Tamarro & Antifascista. Il buon Xab aveva proposto come tema lo stato del Fediverso, e con la prolissità che mi è caratteristica avanzo quanto segue.


Lottare contro la tirannia degli adulti


Quand'ero bambino, nella campagna brianzola, ero già palesemente strambo e inadatto all'educazione convenzionale destinata ai cisimaschi italiani, in più la mia famiglia era abbastanza benestante e un po' intellettualoide, così che mi sono risparmiato la proposta “culturale” mainstream con cui stavano crescendo buona parte dei miei compagni di scuola, ovverosia il mix di telegionarli populisti, reality show misogini, animazione yankee per adulti trasmessa in fascia protetta e animazione giapponese per adolescenti malamente censurata che formavano il palinsesto di Italia 1 dei tempi d'oro di Forza Italia. Viceversa, ho avuto accesso precoce (e pericolosamente non sorvegliato) all'animazione oso dire avanguardistica dei gloriosi Cartoon Network Studios (pace all'anima loro) e a questo punto, dopo più di 25 anni, credo sia merito de Le Superchicche se ho interiorizzato che le donne sono persone, e non un'altra specie, e la relativa naturalezza con cui esprimo le mie stramberie probabilmente si deve a Ed, Edd & Eddy e Mucca & Pollo (più lo spinoff Io sono Donato Fidato). Ora, fra queste produzioni ce n'era una che è stata probabilmente il mio riferimento culturale prediletto a cavallo fra la fine delle elementari e le piene scuole medie, complice la proposta inedita di una trama orizzontale avvincente ben diluita in episodi autoconclusivi variegati e inventivi, e una fighissima escalation della portata del conflitto di stagione in stagione: mi riferisco a Kommando Nuovi Diavoli (adattamento secondo me geniale dell'originale Kids Next Door).

KND Logo

La premessa del programma: esiste una cabala internazionale di persone adulte più o meno supercriminali che complottano per mantenere un giogo tirannico su chi ha da 0 a 12 anni, con strumenti che passano dal caricaturale dell'igiene dentale e del cibo sano e sciapo, al dolorosamente satirico dello spedire in orbita la prole dei propri dipendenti per schiavizzarli in ufficio, oppure con la distruzione sistematica di parchi giochi e piscine comunali in nome della quiete pubblica, fino allo schierare come propri agenti sul campo adolescenti conniventi ben più agguerriti delle truppe d'assalto imperiali in Guerre Stellari. Un'organizzazione internazionale chiamata Kommando Nuovi Diavoli (nell'originale Kids Next Door), in sigla K.N.D., lotta contro questo stato di cose mobilitando ragazzini e ragazzine in una struttura di intelligence paramilitare alimentata da tanto entusiasmo e da “tecnologie 2x4”: generatori di energia alimentati a ruote di criceti, mecha degni di un design giapponese messi assieme con bottiglie di vetro e assi di legno da 2x4 pollici (capito la battuta?), case sugli alberi in tutti i paesi del mondo (e in Anatartide. E sulla Luna) dotate di assistenti IA, aerodromi e mense. E questo affascinante scenario di avventura sci-fi leggera era messo al servizio di trame a volta semplicemente comiche (penso ai pirati razziatori di dolci il cui galeone viaggia per terra e per mare), molto più spesso profonde e formative: eleganti parodie di narrativa di genere da Alien a Indiana Jones, rapporti turbolenti fra genitori e figlie e fra figli maggiori e minori, esplicite tematiche antisessite che stigmatizzavano sia il machismo egemone sia i prodromi di quel “femminismo” di destra che oggi si esprime nel TERFismo, episodi da kolossal in cui l'“internazionale della tirannide adulta” tenta di colpire al cuore il K.N.D. attraverso infiltrati, sabotaggi e assalti diretti, con alcune scene di battaglia campale fra legioni di mecha il cui budget probabilmente era assurdo, per una serie concepita per durare molte stagioni da decine di episodi.

Ah, e non scordiamoci le puntate in cui il rappresentante degli studenti della 4a elementare tradiva le promesse elettoriali in nome del proprio ego; un ragazzino texano vestito da cowboy. Erano gli anni di George Bush Jr. presidente USA intento a devastare l'Iraq.

Nella storia dell'animazione statunitense, giustamente si ricorda Avatar: La Leggenda di Aang come opera miliare che ha sdoganato anche negli USA le opere a trama orizzontale forte, allontanando il paradigma artistico dalla serie episodica infinita, e recuperare Avatar da 18enne fu sicuramente una grande esperienza che mi ha lasciato tanto (non ultimo, un passettino verso il mio risveglio religioso), ma c'è poco da fare, per me il grande imprinting di narrativa epica animata è venuto dal Kommando Nuovi Diavoli, tanto che, quando ho compiuto io 13 anni, mi ero ripromesso di non tradire i valori del Kommando e sforzarmi di non diventare davvero un “adolescemo” sgherro degli adulti. Giuramento ovviamente fra me e me, visto che, come tutti miei riferimenti culturali dell'infanzia, non avevo con chi condividerlo.

Dentro e contro la III Guerra Mondiale


17 e più anni dopo, sono un adulto professionalmente sistemato (più o meno) e cerco di restare funzionante mentre attorno a noi, mese dopo mese, escala la III Guerra Mondiale. Mentre scrivo, abbiamo i trasporti navali e aerei attraverso l'Asia totalmente bloccati dall'assalto statunitense alla teocrazia iraniana, non abbiamo idea di come evolverà lo stato di polizia trumpista negli USA né di quanto ancora il regime putiniano in Russia possa reggere la guerra d'attrito in Donbass, il regime sionista persiste nei suoi progetti genocidari, non sappiamo quali disegni covi il Partito Comunista Cinese, né se l'internazionale nera riuscirà ad accaparrarsi per via elettorale ulteriori governi in Europa e America meridionale. E intanto la recessione economica è dietro l'angolo (anzi, ma è mai finita dal 2008 a oggi), le forniture di cibo e medicinali sono potenzialmente compromesse dai blocchi alla filiera globalizzata, il collaso ecologico accelera grazie alle emissioni carboniche delle bombe e alla scommessa delirante dei tecnocrati convinti di poter robotizzare tutta la filiera economica attraverso data center faraonici dedicati ai Language Learning Model... strumento, casualmente, a disposizione degli Stati Nazione di tutto il mondo per attuare il panottico orwelliano.

Fra una crisi e l'altra causata dalla sovraesposizione ai media di notiziario, e da un tempo-schermo eccessivo che ancora non ho saputo abbattere, negli ultimi due mesi ho cercato di ripigliarmi uscendo di casa, battendo le vie della mia città e approcciandomi a spazi in cui poter imparare cose nuove, e ho inanellato tante esperienze arricchenti: il Collettivo Trickster e un gruppo di lavoro estemporaneo del centro culturale Bagnomaria ci hanno parlato, rispettivamente, di “attivismo spirituale” e di performance artistica come risposte emotive ed epistemologiche necessarie al lavaggio del cervello del realismo capitalista; persone afferenti al Centro Studi Filosofia Postumanista ci hanno delineato l'antispecismo come grado radicale, sul piano filosofico ed economico, di quella stessa lotta che su un livello più evidente è antirazzista e antiabilista; prima col gruppo studi C.I.R.C.E., e poi con il collettivo di hacking del Centro Sociale Cantiere abbiamo indagato la concezione moderna dello strumento informatico come catena funzionale, appunto, all'indottrinamento e allo svuotamento di energia; infine, proprio in questi giorni, ho partecipato alla kermesse di hacking del centro sociale S.O.C.S., dove tanti di questi spunti si sono mescolati e sedimentati, accompagnati da vino annacquato e torte vegane.

Ed è stato a S.O.C.S., fra una conferenza e l'altra, che mi è scattata la lampadina nel cervello, e ho capito cos'ho da dire sullo stato del Fediverso.

Siamo noi contro di loro, prendiamolo sul serio


La pratica della Magia del Caos mi ha insegnato che ogni persona abita nella propria percezione del mondo, e che il filtro cognitivo di ciascuno colora in tinte radicalmente diverse quelli che in astratto sono gli stessi fatti quantificabili. Da persona che ci crede davvero, al socialismo libertario per come ce lo delineano Angela Davis, Abdullah Öcalan, il subcomandante Marcos, bell hooks e tutte le persone che piacciono a noi zecche, vi dico come lo vedo io, il mondo: esiste una cabala internazionale di persone straricche e malvagie, politicanti affaristi capi criminali, che complottano per mantenere un giogo tirannico sui miliardi di forme di vita che popolano la Terra, con strumenti che passano dal patetico dei media spazzatura, allo spietato dei bombardamenti a tappeto sulle scuole e della distruzione sistematica di foreste e ghiacciai, fino all'indottrinamento di determinate fasce demografiche del popolo oppresso perché fungano da sbirri e aguzzini a danni di altre fasce più oppresse. Dal momento in cui si è sviluppata la società di massa, sono esistite tante (troppe?) Internazionali che hanno provato a mettere a sistema le masse oppresse per rivoltarsi contro i tiranni, complessivamente sono tutte fallite, e al momento ci troviamo sottopostu a un grado di repressione e frantumazione terrificante e inedito, per l'appunto un panottico orwelliano che prende forma ogni giorno di più. Io, che sono uno qualunque, non penso sia già detta l'ultima parola, e anzi credo che questa accelerazione della III Guerra Mondiale possa aprire delle crepe profonde e segnare dei punti di non ritorno, ponendo fine al mondo come lo abbiamo conosciuto sinora e lasciandoci lo spazio per attuare qualcosa di nuovo. Durante il precedente scossone, Rosa Luxemburg arguì che la scelta dicotomica era “socialismo o barbarie”, io mi permetto una chiosa, faccio presente che “socialismo” vuol dire “società” e società nasce da “convivialità”, pertanto affermo: > Convivialità, o barbarie.

In Kommando Nuovi Diavoli, ogni casa sull'albero dispone di ampi spazi ricreativi per far vivere assieme e socializzare i ragazzini in servizio al suo interno, e ogni squadra di pronto intervento consiste innanzitutto di persone amiche, prima ancora che commilitone; una delle cose più belle del S.O.C.S. è la grande disponibilità di divanetti e tavolini (più un cabinato arcade) per stravaccarsi assieme e chiacchierare e smanettare, e la kermesse di hacking è stata ordita in modo tale che io, l'ultimo arrivato, mi sono ritrovato ad abbracciare tutto il tempo persone amiche provenienti dai contesti più diversi, dal gruppo di volontariato cui mi ero unito appena arrivato a Milano alla conferenza antispecista della settimana precedente, sino a amicizie di penna conosciute sul Fediverso. Già, il nostro punto di partenza: il Fediverso.

In K.N.D., come vi accennavo, i piccoli eroi dispongono di tecnologie autoprodotte surreali quanto efficaci, dalla pistoletta laser alla navicella spaziale, e ricordo almeno un paio di episodi che portavano in scena differenze fondamentali di design e funzionamento fra l'arsenale del K.N.D. e le dotazioni dell'“internazionale adulta” e dei loro lacché adolescemi. Questo dettaglio mi è rispuntato in testa al S.O.C.S., fra le descrizioni tecniche dell'architettura di Autistici/Inventati, le lamentele sullo scollamento fra l'inventiva dei tecnici e i bisogni reali delle persone, e l'invito a non assumere mai un atteggiamento assistenzialista verso chi “sta peggio di te”, bensì a trovare i punti di contatto e agire assieme da pari a pari (grazie, persona che me l'ha fatto presente; grazie davvero). Mi è rispuntato in testa, perché se vogliamo sopravvivere fino a una frattura che permetta l'insurrezione, e vincerla quell'insurrezione, dobbiamo iniziare da subito a risolvere questi scollamenti, e darci strumenti radicalmente diversi da quelli dei padroni, funzionali a una vita liberata come la vogliamo noi: strumenti di interazione sociale, strumenti di produzione artistica, strumenti di produzione economica... strumenti di comunicazione di massa. Macchine che espandano le comunità preesistenti, anziché sostituirsi ad esse o addirittura degradarle: insomma, quelle che Ivan Illich chiamava “macchine conviviali”.

E quindi, collegando Illich a Luxemburg, macchine socialiste contro la barbarie dei padroni.

Il mio rapporto con il cyberspazio è ben lungi dall'essere pienamente sano, non dopo essere cresciuto nel boom di Facebook e degli smartphone, ma scappando a Milano, finalmente, ho trovato la mia gente, e non sono più lo strambo bambino eremita che fa giuramenti con sé stesso, né l'adolescente che deve aggrapparsi agli spazi online di hobbistica nerd per godere di un minimo di contatto umano con persone solidali: sono un adulto militante che vive i suoi valori entro una comunità di compagni e compagne, ben radicata nel nostro territorio e memore delle generazioni che ci hanno preceduto. E alcune di queste persone compagne le ho conosciute proprio passando per il Fediverso (ciao a tuttu ❤), e sempre grazie al Fediverso cerco di restituire e diffondere quegli strumenti che stiamo mettendo assieme come comunità, nella speranza che arrivino ad altre comunità e le agevolino nel proprio percorso, specialmente a comunità piccole e periferiche che ancora non esistono appieno, ma consistono di persone sole e disorientare come lo era il piccolo me, che non sanno come muoversi per coagularsi e diventare un nodo della nostra internazionale.

Perché nella mia visione utopica vedo un mondo di comunità solidali e confederate, dotate di risorse e competenze autosufficienti e diffuse, dai campi a coltura alimentare al server per le telecomunicazioni, e indubbiamente io non ho le competenze tecniche per costruire né l'una né l'altra cosa; ho solo le mie parole, per trasmettere questo immaginario a voi che mi leggete, e orientare assieme un agire collettivo attraverso le rispettive risorse.

Per cui, cosa serve secondo me al Fediverso italiano? Serve che resti un progetto libertario, e triplichi gli sforzi in questo senso per crescere come cyberspazio conviviale, atto a rafforzare e amplificare i legami di solidarietà locale, e a mettere a rete chi si occupa di temi affini in contesti diversi.

Voi compagnu smanettonu che già lavorate in tal senso, avete tutta la mia stima e rispetto, e vi invito “solo” a fare vostro un motto a me molto caro che regolarmente ritiro fuori: contro la tirannide dei signori del mondo, cospiriamo assieme e iniziamo già adesso a disertare le loro regole, a costruire un contro-mondo diverso.

Io ci sto, e voi?


log.livellosegreto.it/cretinod…


The Dream Syndicate – How Did I Find Myself Here (2017)


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Con dischi come il nuovo album dei Dream Syndicate ci si trova ad avere un problema di base: come contestualizzare? Ci spieghiamo: in tempi di finestre temporali che portano il passato nell’odierno e l’oggi costantemente rivolto indietro, come si può parlare di un contorno per dischi che non hanno praticamente in giro altri referenti, altri compagni di strada? Certo, ci si può aggrappare ad un altro contesto, quello merceologico, dicendo che quest’album è la testimonianza di una reunion, della rinascita di una ragione sociale che gli appassionati di rock underground Anni Ottanta dovrebbero conoscere e amare... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: album.link/i/1485069639



noblogo.org/available/the-drea…


The Dream Syndicate – How Did I Find Myself Here (2017)


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Con dischi come il nuovo album dei Dream Syndicate ci si trova ad avere un problema di base: come contestualizzare? Ci spieghiamo: in tempi di finestre temporali che portano il passato nell’odierno e l’oggi costantemente rivolto indietro, come si può parlare di un contorno per dischi che non hanno praticamente in giro altri referenti, altri compagni di strada? Certo, ci si può aggrappare ad un altro contesto, quello merceologico, dicendo che quest’album è la testimonianza di una reunion, della rinascita di una ragione sociale che gli appassionati di rock underground Anni Ottanta dovrebbero conoscere e amare... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.

A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.

La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.

Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.

La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.

Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.

Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia. ```

#Sco #scip #direzionecentraleserviziantidroga


noblogo.org/cooperazione-inter…


Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.

A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.

La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.

Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.

La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.

Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.

Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia. ```

#Sco #scip #direzionecentraleserviziantidroga


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ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI


La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri – la “grande unità elementare” dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare – per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

#NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali


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ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA.


ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI


La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri – la “grande unità elementare” dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare – per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

#NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali


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Steve Earle & The Dukes – So You Wannabe An Outlaw (2017)


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Dopo il piacevole ma piuttosto disimpegnato disco di duetti con Shawn Colvin di un anno fa, torna Steve Earle con uno degli album più belli della sua ormai più che trentennale carriera. So You Wannabe An Outlaw è un CD di brani originali che, come lascia intuire il titolo, è anche un sentito tributo ad una certa musica country texana dei seventies, meglio conosciuta come Outlaw Music, che aveva i suoi massimi esponenti in Willie Nelson, Waylon Jennings e Billy Joe Shaver, un country robusto ed elettrico e non allineato con i precisi dettami commerciali di Nashville... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta il disco: album.link/i/1229256866



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Steve Earle & The Dukes – So You Wannabe An Outlaw (2017)


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Dopo il piacevole ma piuttosto disimpegnato disco di duetti con Shawn Colvin di un anno fa, torna Steve Earle con uno degli album più belli della sua ormai più che trentennale carriera. So You Wannabe An Outlaw è un CD di brani originali che, come lascia intuire il titolo, è anche un sentito tributo ad una certa musica country texana dei seventies, meglio conosciuta come Outlaw Music, che aveva i suoi massimi esponenti in Willie Nelson, Waylon Jennings e Billy Joe Shaver, un country robusto ed elettrico e non allineato con i precisi dettami commerciali di Nashville... artesuono.blogspot.com/2017/07…


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Haiti: l'evoluzione delle gang criminali conduce ad uno "stato fallito"


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Haiti: l'evoluzione delle gang criminali conduce ad uno “stato fallito”


Un documento, intitolato “Brokers and Patrons: Unstitching Gangs from Haiti's Political Fabric”, pubblicato a marzo 2026 dall'iniziativa GI-TOC, analizza l'evoluzione delle gang in Haiti e il loro profondo radicamento nel sistema politico ed economico del Paese.

Le gang haitiane non sono semplici gruppi criminali o insorti rivoluzionari; esse fungono da intermediari criminali (broker) essenziali per il funzionamento del sistema di potere. Regolano infatti territori, attività economiche e flussi di risorse tra lo Stato, gli attori economici e le comunità locali.

Nel 2025, i leader delle gang hanno cercato di convertire il controllo territoriale in capitale politico, presentandosi a volte come “stabilizzatori” o partiti politici (come la coalizione Viv Ansanm) in vista delle elezioni.

Nel corso del 2025, l'influenza delle gang è aumentata drasticamente. Esse controllano ormai il 90% della capitale e si sono espanse nelle province (dipartimenti di Artibonite e Centre). Da ultimo è emerso un modello a “franchising”: le gang di Port-au-Prince creano o cooptano cellule satelliti nelle province, replicando i loro sistemi di estorsione e controllo senza necessità di continuità territoriale.

Il panorama della violenza è ora tripartito: gang, brigate di vigilanti (gruppi di autodifesa civile) e forze statali.

L'impatto umanitario nel 2025 è stato devastante: 5.915 persone uccise (rispetto alle 5.601 del 2024). A Port-au-Prince il tasso di omicidi ha raggiunto quasi 140 ogni 100.000 abitanti, tra i più alti al mondo.

Oltre 1,4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, il triplo rispetto all'inizio del 2024.

Le strategie attuali di sicurezza si sono dimostrate spesso insufficienti o controproducenti. Il governo ha fatto ampio ricorso ai droni esplosivi; tra marzo e settembre 2025, queste operazioni hanno causato 547 morti (inclusi civili), ma senza neutralizzare i principali leader delle gang, che si sono adattati usando civili come scudi umani. La missione internazionale MSS (guidata dal Kenya) è stata trasformata nella GSF (Gang Suppression Force) nell'ottobre 2025, con l'inizio del dispiegamento previsto per aprile 2026. Le strategie internazionali spesso ignorano che le gang non sono isolate, ma protette da reti di clientelismo politico e finanziario.

Il mandato del Consiglio Presidenziale Transitorio (TPC) è scaduto il 7 febbraio 2026. Il Primo Ministro Alix Didier Fils-Aimé guida ora l'esecutivo con l'obiettivo di organizzare le elezioni per l'agosto 2026. Esiste un alto rischio che le elezioni, senza lo smantellamento delle reti criminali, finiscano per rafforzare il sistema attuale invece di rinnovarlo, poiché le gang potrebbero agire come fornitori di voti per determinati candidati.

Il rapporto suggerisce che la sola forza militare non basterà. Appare necessario colpire i flussi finanziari, dando priorità allo smantellamento delle reti di estorsione, riciclaggio e traffico di armi, nonchè perseguire legalmente non solo i leader delle gang, ma anche i loro sponsor politici ed economici e combinare la sicurezza pubblica con riforme politiche, programmi di disarmo (DDR) e ricostruzione comunitaria per evitare che migliaia di giovani diventino combattenti a lungo termine.

Per approfondire: globalinitiative.net/wp-conten…

#GITOC #HAITI #BrokersandPatrons


noblogo.org/cooperazione-inter…


Haiti: l'evoluzione delle gang criminali conduce ad uno "stato fallito"


Haiti: l'evoluzione delle gang criminali conduce ad uno “stato fallito”


Un documento, intitolato “Brokers and Patrons: Unstitching Gangs from Haiti's Political Fabric”, pubblicato a marzo 2026 dall'iniziativa GI-TOC, analizza l'evoluzione delle gang in Haiti e il loro profondo radicamento nel sistema politico ed economico del Paese.

Le gang haitiane non sono semplici gruppi criminali o insorti rivoluzionari; esse fungono da intermediari criminali (broker) essenziali per il funzionamento del sistema di potere. Regolano infatti territori, attività economiche e flussi di risorse tra lo Stato, gli attori economici e le comunità locali.

Nel 2025, i leader delle gang hanno cercato di convertire il controllo territoriale in capitale politico, presentandosi a volte come “stabilizzatori” o partiti politici (come la coalizione Viv Ansanm) in vista delle elezioni.

Nel corso del 2025, l'influenza delle gang è aumentata drasticamente. Esse controllano ormai il 90% della capitale e si sono espanse nelle province (dipartimenti di Artibonite e Centre). Da ultimo è emerso un modello a “franchising”: le gang di Port-au-Prince creano o cooptano cellule satelliti nelle province, replicando i loro sistemi di estorsione e controllo senza necessità di continuità territoriale.

Il panorama della violenza è ora tripartito: gang, brigate di vigilanti (gruppi di autodifesa civile) e forze statali.

L'impatto umanitario nel 2025 è stato devastante: 5.915 persone uccise (rispetto alle 5.601 del 2024). A Port-au-Prince il tasso di omicidi ha raggiunto quasi 140 ogni 100.000 abitanti, tra i più alti al mondo.

Oltre 1,4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, il triplo rispetto all'inizio del 2024.

Le strategie attuali di sicurezza si sono dimostrate spesso insufficienti o controproducenti. Il governo ha fatto ampio ricorso ai droni esplosivi; tra marzo e settembre 2025, queste operazioni hanno causato 547 morti (inclusi civili), ma senza neutralizzare i principali leader delle gang, che si sono adattati usando civili come scudi umani. La missione internazionale MSS (guidata dal Kenya) è stata trasformata nella GSF (Gang Suppression Force) nell'ottobre 2025, con l'inizio del dispiegamento previsto per aprile 2026. Le strategie internazionali spesso ignorano che le gang non sono isolate, ma protette da reti di clientelismo politico e finanziario.

Il mandato del Consiglio Presidenziale Transitorio (TPC) è scaduto il 7 febbraio 2026. Il Primo Ministro Alix Didier Fils-Aimé guida ora l'esecutivo con l'obiettivo di organizzare le elezioni per l'agosto 2026. Esiste un alto rischio che le elezioni, senza lo smantellamento delle reti criminali, finiscano per rafforzare il sistema attuale invece di rinnovarlo, poiché le gang potrebbero agire come fornitori di voti per determinati candidati.

Il rapporto suggerisce che la sola forza militare non basterà. Appare necessario colpire i flussi finanziari, dando priorità allo smantellamento delle reti di estorsione, riciclaggio e traffico di armi, nonchè perseguire legalmente non solo i leader delle gang, ma anche i loro sponsor politici ed economici e combinare la sicurezza pubblica con riforme politiche, programmi di disarmo (DDR) e ricostruzione comunitaria per evitare che migliaia di giovani diventino combattenti a lungo termine.

Per approfondire: globalinitiative.net/wp-conten…

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Terremoti, sassolini, gattopardi e tanto lavoro. Di "50&50" (*)


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(216)

(D1)

(*): “50&50” è la sigla dietro la quale si nascondono Daniele Mattioli (con Alessandra Corubolo) e @piedea.bsky.social. I post, quando indicato, sono da attribuire ad entrambi.

Da due, tre giorni si parla di terremoto nel centro destra. I pezzi che crollano uno dopo l'altro, anche quelli non direttamente collegati con la debacle referendaria, l'incapacità di mettere subito in sicurezza le strutture, tamponando, puntellando, sostituendo rapidamente i pilastri venuti a mancare: tutto questo rende bene l'idea di un evento inatteso, violento, distruttivo.

Un terremoto appunto.
Eppure di questo sisma ancora non conosciamo esattamente l'epicentro: è sicuramente nelle vicinanze del “No” uscito vincitore dalle urne, ma sfiora, fino a non si sa che punto, le fondamenta di un sistema di governo che ha funzionato fino a che non è dovuto ricorrere al giudizio dei cittadini.
Non conosciamo nemmeno l'entità della scossa: la andiamo scoprendo giorno per giorno, accorgendoci delle nuvole di polvere provocate dai crolli di bastioni evidentemente danneggiati, ma non mappati. E diversi crolli non sono dovuti a moti sussultori o ondulatori, ma a precise richieste di chi “da oggi non copre più nessuno” (semi cit.)

Ed è anche il tremare della tanto sbandierata solidità istituzionale, quella che dovrebbe cambiare la storia d’Italia.
Non è solo un fatto temporale, di giorni di governo che fanno curriculum.
E’ un’idea che passa ed è quella che, in fondo, spesso erano solo chiacchiere. Uno strano modo di affrontare un moto tellurico da parte di chi dovrebbe coordinare i soccorsi e strano modo di subirlo da parte di chi è crollato, responsabile o meno della scossa.
Poi ci sono quelli che scappano, non importa chiederglielo. Loro scappano, da sempre. Scappavano dai vascelli in procinto di affondare, scappavano vestiti da caporali tedeschi, scappano per paura che un terremoto, irrispettoso del loro ruolo di capogruppo, possa seppellirli. Figure marginali che verranno sostituite da altre altrettanto insignificanti.

Ed è uno strano il modo con cui si affronta: in fondo, se non previsto, poteva essere preso in considerazione, i punti deboli potevano essere rinforzati o sostituiti ben prima del referendum che lo ha provocato.

(D2)

Si potrebbe avere l'impressione di essere di fronte a un “redde rationem”, se non fosse strano pure questo, visto che non riguarda solo i responsabili. Anzi ci si dimentica dei principali, dal guarda sigilli alla PdC che mai avrà la dignità di fare un passo indietro. Smentirebbe se stessa e la sua narrazione, lasciando un vuoto negli impavidi cuori di coloro che la considerano davvero una politica di fango.
Quindi, è anche un problema di propaganda.

Il tutto assomiglia, invece, a un ben più prosaico riequilibrio di potere, un levarsi sassolini di varie dimensioni dalle scarpe, volendo dare al tempo stesso un'impressione di repulisti e di impegno democratico: un gattopardesco e vendicativo cambiare tutto per non cambiare nulla.

Fra tutte queste macerie, pugnalate alle spalle ed esercizi di potere più o meno leciti, sbocciano le illusioni delle opposizioni, convinte di tramutare in voti la percentuale vittoriosa dei dati referendari. Non sarà così, non lo sarà se i partiti minori non decideranno una volta per tutte da che parte stare.

Come dovranno fare anche i riformisti che hanno fatto campagna contro il proprio schieramento. E non lo sarà se non verranno velocemente chiariti e mantenuti pochi punti guida del patto contro la destra in generale ed il governo in particolare e se non si chiariranno i rapporti di forza, senza prevaricazioni.

Dovrebbe essere fatto senza indecisioni, dando dimostrazione di efficienza e coesione, magari formando un governo ombra che non solo ribatta colpo su colpo le storture di un esecutivo incompetente, ma si dimostri capace di proposte serie e attrattive.

E curando la comunicazione.
Reimparare a comunicare, spiegare, martellare. L'augurio è che il prossimo sia un vero sisma, forte, distruttivo, per ricostruire un paese libero da spinte reazionarie e di bassa politica, rispettando i progetti della Costituzione ed ampliandoli per un vero bene comune.

#Blog #50&50 #Politica #GovernoMeloni #Dimissioni #Italia #Opinioni


noblogo.org/transit/terremoti-…


Terremoti, sassolini, gattopardi e tanto lavoro. Di "50&50" (*)


(216)

(D1)

(*): “50&50” è la sigla dietro la quale si nascondono Daniele Mattioli (con Alessandra Corubolo) e @[url=did:plc:l3vm6ay6u3rpcvzld3ilsag4]Piede Amaro[/url]. I post, quando indicato, sono da attribuire ad entrambi.

Da due, tre giorni si parla di terremoto nel centro destra. I pezzi che crollano uno dopo l'altro, anche quelli non direttamente collegati con la debacle referendaria, l'incapacità di mettere subito in sicurezza le strutture, tamponando, puntellando, sostituendo rapidamente i pilastri venuti a mancare: tutto questo rende bene l'idea di un evento inatteso, violento, distruttivo.

Un terremoto appunto.
Eppure di questo sisma ancora non conosciamo esattamente l'epicentro: è sicuramente nelle vicinanze del “No” uscito vincitore dalle urne, ma sfiora, fino a non si sa che punto, le fondamenta di un sistema di governo che ha funzionato fino a che non è dovuto ricorrere al giudizio dei cittadini.
Non conosciamo nemmeno l'entità della scossa: la andiamo scoprendo giorno per giorno, accorgendoci delle nuvole di polvere provocate dai crolli di bastioni evidentemente danneggiati, ma non mappati. E diversi crolli non sono dovuti a moti sussultori o ondulatori, ma a precise richieste di chi “da oggi non copre più nessuno” (semi cit.)

Ed è anche il tremare della tanto sbandierata solidità istituzionale, quella che dovrebbe cambiare la storia d’Italia.
Non è solo un fatto temporale, di giorni di governo che fanno curriculum.
E’ un’idea che passa ed è quella che, in fondo, spesso erano solo chiacchiere. Uno strano modo di affrontare un moto tellurico da parte di chi dovrebbe coordinare i soccorsi e strano modo di subirlo da parte di chi è crollato, responsabile o meno della scossa.
Poi ci sono quelli che scappano, non importa chiederglielo. Loro scappano, da sempre. Scappavano dai vascelli in procinto di affondare, scappavano vestiti da caporali tedeschi, scappano per paura che un terremoto, irrispettoso del loro ruolo di capogruppo, possa seppellirli. Figure marginali che verranno sostituite da altre altrettanto insignificanti.

Ed è uno strana modalità quella con cui lo si affronta: in fondo, se non previsto, poteva essere preso in considerazione, i punti deboli potevano essere rinforzati o sostituiti ben prima del referendum che lo ha provocato.

(D2)

Si potrebbe avere l'impressione di essere di fronte a un “redde rationem”, se non fosse strano pure questo, visto che non riguarda solo i responsabili. Anzi ci si dimentica dei principali, dal guarda sigilli alla PdC che mai avrà la dignità di fare un passo indietro. Smentirebbe se stessa e la sua narrazione, lasciando un vuoto negli impavidi cuori di coloro che la considerano davvero una politica di rango.
Quindi, è anche un problema di propaganda.

Il tutto assomiglia, invece, a un ben più prosaico riequilibrio di potere, un levarsi sassolini di varie dimensioni dalle scarpe, volendo dare al tempo stesso un'impressione di repulisti e di impegno democratico: un gattopardesco e vendicativo cambiare tutto per non cambiare nulla.

Fra tutte queste macerie, pugnalate alle spalle ed esercizi di potere più o meno leciti, sbocciano le illusioni delle opposizioni, convinte di tramutare in voti la percentuale vittoriosa dei dati referendari. Non sarà così, non lo sarà se i partiti minori non decideranno una volta per tutte da che parte stare.

Come dovranno fare anche i riformisti che hanno fatto campagna contro il proprio schieramento. E non lo sarà se non verranno velocemente chiariti e mantenuti pochi punti guida del patto contro la destra in generale ed il governo in particolare e se non si chiariranno i rapporti di forza, senza prevaricazioni.

Dovrebbe essere fatto senza indecisioni, dando dimostrazione di efficienza e coesione, magari formando un governo ombra che non solo ribatta colpo su colpo le storture di un esecutivo incompetente, ma si dimostri capace di proposte serie e attrattive.

E curando la comunicazione.
Reimparare a comunicare, spiegare, martellare. L'augurio è che il prossimo sia un vero sisma, forte, distruttivo, per ricostruire un paese libero da spinte reazionarie e di bassa politica, rispettando i progetti della Costituzione ed ampliandoli per un vero bene comune.

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Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



The Delines – The Set Up (2026)


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immagine

Nella scrittura di Willy Vlautin, principale compositore dei Delines, gli elementi vengono disposti in fila a costruire immagini che danno all’ascoltatore un punto di osservazione, un angolo da inquadrare per potersi calare all’interno di una vicenda, una fotografia nitida di cui non conosce lo sfondo. Racconti che diventano canzoni, dove la musica ha lo scopo di sottolineare, accompagnare e a sua volta descrivere: per questo è impossibile apprezzare i brani della band americana senza tenere in considerazione il legame indissolubile tra musica e letteratura... artesuono.blogspot.com/2026/03…


Ascolta il disco: album.link/i/1856214311



noblogo.org/available/the-deli…


The Delines – The Set Up (2026)


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Nella scrittura di Willy Vlautin, principale compositore dei Delines, gli elementi vengono disposti in fila a costruire immagini che danno all’ascoltatore un punto di osservazione, un angolo da inquadrare per potersi calare all’interno di una vicenda, una fotografia nitida di cui non conosce lo sfondo. Racconti che diventano canzoni, dove la musica ha lo scopo di sottolineare, accompagnare e a sua volta descrivere: per questo è impossibile apprezzare i brani della band americana senza tenere in considerazione il legame indissolubile tra musica e letteratura... artesuono.blogspot.com/2026/03…


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Partite di calcio truccate. L'allarme che viene dalla Repubblica Ceca, in un contesto di collaborazione internazionale


Le autorità ceche, in collaborazione con le controparti slovene, hanno condotto un'importante operazione sulle sospette manipolazioni delle partite nel calcio professionistico e giovanile.

Giocatori, arbitri e dirigenti sono tra i sospettati di aver tentato di influenzare l'esito delle partite per ottenere vantaggi economici. Le perquisizioni effettuate in diverse località hanno portato al sequestro di dispositivi e prove fondamentali. L'indagine è tuttora in corso e si prevedono ulteriori sviluppi man mano che le prove verranno analizzate.

La task force dell' #INTERPOL per la lotta alle partite truccate ha inviato agenti in entrambi i paesi fornendo informazioni, supporto analitico e coordinamento transfrontaliero, contribuendo a scoprire i collegamenti con reti criminali più ampie.

La Task Force INTERPOL per le partite truccate (#IMFTF) costituisce il fulcro della risposta operativa dell'INTERPOL in questo settore. Riunisce le forze dell’ordine di tutto il mondo per contrastare le partite truccate e la corruzione nello sport.

La Task Force conta circa 100 unità membri, con più di 150 punti di contatto nazionali in tutto il mondo. Si concentra sulla condivisione di esperienze e migliori pratiche e funge da piattaforma per le indagini e il coordinamento dei casi internazionali.

Strumenti specifici sviluppati dall’INTERPOL sono a disposizione delle forze dell’ordine di tutto il mondo, dedicati alla raccolta dati sulla corruzione sportiva (progetto ETICA) e all’analisi dei crimini finanziari (FINCAF). Grazie alla sua portata globale, l’IMFTF è in una posizione unica per collegare le unità investigative criminali in tutti i paesi membri dell’INTERPOL, le unità di integrità pertinenti delle principali federazioni sportive internazionali e i servizi di monitoraggio dedicati per unire gli sforzi per contrastare qualsiasi illecito nello sport.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Partite di calcio truccate.


Partite di calcio truccate. L'allarme che viene dalla Repubblica Ceca, in un contesto di collaborazione internazionale


Le autorità ceche, in collaborazione con le controparti slovene, hanno condotto un'importante operazione sulle sospette manipolazioni delle partite nel calcio professionistico e giovanile.

Giocatori, arbitri e dirigenti sono tra i sospettati di aver tentato di influenzare l'esito delle partite per ottenere vantaggi economici. Le perquisizioni effettuate in diverse località hanno portato al sequestro di dispositivi e prove fondamentali. L'indagine è tuttora in corso e si prevedono ulteriori sviluppi man mano che le prove verranno analizzate.

La task force dell' #INTERPOL per la lotta alle partite truccate ha inviato agenti in entrambi i paesi fornendo informazioni, supporto analitico e coordinamento transfrontaliero, contribuendo a scoprire i collegamenti con reti criminali più ampie.

La Task Force INTERPOL per le partite truccate (#IMFTF) costituisce il fulcro della risposta operativa dell'INTERPOL in questo settore. Riunisce le forze dell’ordine di tutto il mondo per contrastare le partite truccate e la corruzione nello sport.

La Task Force conta circa 100 unità membri, con più di 150 punti di contatto nazionali in tutto il mondo. Si concentra sulla condivisione di esperienze e migliori pratiche e funge da piattaforma per le indagini e il coordinamento dei casi internazionali.

Strumenti specifici sviluppati dall’INTERPOL sono a disposizione delle forze dell’ordine di tutto il mondo, dedicati alla raccolta dati sulla corruzione sportiva (progetto ETICA) e all’analisi dei crimini finanziari (FINCAF). Grazie alla sua portata globale, l’IMFTF è in una posizione unica per collegare le unità investigative criminali in tutti i paesi membri dell’INTERPOL, le unità di integrità pertinenti delle principali federazioni sportive internazionali e i servizi di monitoraggio dedicati per unire gli sforzi per contrastare qualsiasi illecito nello sport.


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Stu Larsen - Resolute (2017)


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Rilassato e affascinante, è un mondo senza pretese quello di Stu Larsen, cantautore girovago del Queensland, alle prese con un sophomore dal respiro conciliatorio, dopo il debutto del 2014 con Vagabond. Il nuovo lavoro, Resolute, ha visto la luce tra un cottage in Scozia, un appartamento in Spagna e un bunker dell’esercito in Australia, ma ascoltandolo sembra quasi sia stato ideato e messo giù in note e parole tra un viaggio e l’altro. Registrando memo improvvisate sul suo telefono, Larsen ha così architettato un quadro primitivo per i dieci brani del disco... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta il disco: album.link/i/1611917023



noblogo.org/available/stu-lars…


Stu Larsen - Resolute (2017)


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Rilassato e affascinante, è un mondo senza pretese quello di Stu Larsen, cantautore girovago del Queensland, alle prese con un sophomore dal respiro conciliatorio, dopo il debutto del 2014 con Vagabond. Il nuovo lavoro, Resolute, ha visto la luce tra un cottage in Scozia, un appartamento in Spagna e un bunker dell’esercito in Australia, ma ascoltandolo sembra quasi sia stato ideato e messo giù in note e parole tra un viaggio e l’altro. Registrando memo improvvisate sul suo telefono, Larsen ha così architettato un quadro primitivo per i dieci brani del disco... artesuono.blogspot.com/2017/07…


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Nadine Shah - Holiday Destination (2017)


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Che la crisi dei rifugiati stia cambiando il volto delle relazioni politico-economiche di tutto il mondo è ormai indubbio, ma che possa scuotere il panorama artistico è meno scontato. Il 2016 ha costituito una sorta di turnover geo-politico sconvolgente, inaspettato e di conseguenza destabilizzante. Se esiste una cerchia di registi, scrittori, musicisti che si interessano al fenomeno cercando di darne una propria interpretazione con installazioni, saggi o performance, questa è comunque una minoranza, vitale, brillante, curiosa... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: album.link/i/1224164449



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Nadine Shah - Holiday Destination (2017)


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Che la crisi dei rifugiati stia cambiando il volto delle relazioni politico-economiche di tutto il mondo è ormai indubbio, ma che possa scuotere il panorama artistico è meno scontato. Il 2016 ha costituito una sorta di turnover geo-politico sconvolgente, inaspettato e di conseguenza destabilizzante. Se esiste una cerchia di registi, scrittori, musicisti che si interessano al fenomeno cercando di darne una propria interpretazione con installazioni, saggi o performance, questa è comunque una minoranza, vitale, brillante, curiosa... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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Maxi sequestro nel porto di Genova di sigarette di contrabbando.


L'operazione, denominata “Borotalco”, vede la collaborazione della Direzione Investigativa Antimafia, della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova, tutte coordinate dalla Procura Europea EPPO di Torino. Nel mirino degli investigatori è finita un'organizzazione criminale internazionale dedita al commercio illecito di tabacchi lavorati esteri, un fenomeno tutt'altro che scomparso: le rotte del contrabbando si estendevano dall'Italia alla Francia, dalla Polonia alla Svizzera fino al Regno Unito.

Nel corso del blitz, condotto con il supporto del Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, di Europol e della rete operativa antimafia internazionale @ON, supervisionata dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), sono state eseguite diverse misure cautelari personali e reali per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, ritenuti dagli investigatori equivalenti ai proventi del reato ipotizzato.

#DirezioneInvestigativaAntimafia #GuardiadiFinanza #AgenziadelleDoganeedeiMonopoli #ProcuraEuropeaEPPO #EPPO


noblogo.org/cooperazione-inter…


Maxi sequestro nel porto di Genova di sigarette di contrabbando.


Maxi sequestro nel porto di Genova di sigarette di contrabbando.


L'operazione, denominata “Borotalco”, vede la collaborazione della Direzione Investigativa Antimafia, della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova, tutte coordinate dalla Procura Europea EPPO di Torino. Nel mirino degli investigatori è finita un'organizzazione criminale internazionale dedita al commercio illecito di tabacchi lavorati esteri, un fenomeno tutt'altro che scomparso: le rotte del contrabbando si estendevano dall'Italia alla Francia, dalla Polonia alla Svizzera fino al Regno Unito.

Nel corso del blitz, condotto con il supporto del Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, di Europol e della rete operativa antimafia internazionale @[url=https://rollenspiel.social/users/On]Keep It[/url], supervisionata dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), sono state eseguite diverse misure cautelari personali e reali per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, ritenuti dagli investigatori equivalenti ai proventi del reato ipotizzato.

#DirezioneInvestigativaAntimafia #GuardiadiFinanza #AgenziadelleDoganeedeiMonopoli #ProcuraEuropeaEPPO #EPPO


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Laurie Anderson — Strange Angels (1989)


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Strange Angels fu fonte generosa di mille sorprese che, alcuni delusero ed altri fecero saltare di gioia. Ma cosa combinò la nostra per suscitare reazioni così contrastanti? Semplice: si è ingeniata a costruire dieci meravigliose canzoni (pop)olari. Chi ha storto il naso ascoltando “Language is a virus” farà meglio a tapparsi ora i canali auricolari: non più il gelido (splendido) esotismo tecnologico di “Mr Heartbreak”, ma un linguaggio sonoro diverso, più caldo, immediato, che parla in egual misura all’intelligenza e al cuore... silvanobottaro.it/archives/406…


Ascolta il disco: album.link/s/6Sy383KpqoNe5b6Mm…



noblogo.org/available/laurie-a…


Laurie Anderson — Strange Angels (1989)


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Strange Angels fu fonte generosa di mille sorprese che, alcuni delusero ed altri fecero saltare di gioia. Ma cosa combinò la nostra per suscitare reazioni così contrastanti? Semplice: si è ingeniata a costruire dieci meravigliose canzoni (pop)olari. Chi ha storto il naso ascoltando “Language is a virus” farà meglio a tapparsi ora i canali auricolari: non più il gelido (splendido) esotismo tecnologico di “Mr Heartbreak”, ma un linguaggio sonoro diverso, più caldo, immediato, che parla in egual misura all’intelligenza e al cuore... silvanobottaro.it/archives/406…


Ascolta il disco: album.link/s/6Sy383KpqoNe5b6Mm…


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Il "No" che riapre la partita della partecipazione.


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(215)

(DF1)

Questo post nasce dall'incontro di scrittura tra me e l'amico @piedea.bsky.social, che ringrazio con affetto.

Sul piano dei principi, il referendum toccava il cuore della divisione dei poteri: ridefinire l’assetto della magistratura significa intervenire sul modo in cui lo Stato limita sé stesso e protegge i più deboli.

In questo senso, la vittoria del “No” può essere letta come la riaffermazione di un’etica della cautela di fronte a riforme percepite come sbilanciate a favore della politica, e quindi come potenzialmente lesive di quell’idea di giustizia come spazio autonomo dal consenso del momento.

La stessa mobilitazione del fronte del “Sì”, che ha insistito su imparzialità e terzietà del giudice, mostra quanto l’istanza di una giustizia avvertita come equa e trasparente sia ormai un valore condiviso, anche se tradotto in proposte opposte; ed è in questa visione bipartisan che possiamo trovare uno dei motivi del fallimento del governo.

Che una riforma della giustizia sia necessaria è convinzione comune, ma non può e non deve essere calata dall'alto, imposta a colpi di fiducia. In una democrazia rappresentativa quale siamo, decisioni importanti di questa portata devono essere discusse e mediate coinvolgendo il più alto numero di parlamentari possibile.

Il voto sul referendum sulla giustizia consegna un messaggio morale duplice: da un lato una richiesta di protezione dell’indipendenza dei poteri, dall’altro la rivendicazione di un ruolo più attivo dei cittadini nella definizione del patto di cittadinanza.

Il fatto che quasi sei elettori su dieci si siano recati alle urne, in una consultazione senza quorum, attribuisce a questo segnale un peso etico particolarmente forte.

(DF2)

C’è poi una dimensione etica relativa alla responsabilità individuale: trattandosi di referendum costituzionale senza quorum, ogni astensione era, di fatto, una scelta che lasciava ad altri il compito di ridisegnare uno dei tre poteri dello Stato.

L’affluenza elevata, in controtendenza rispetto al disincanto degli ultimi anni, segnala una reazione: molti cittadini hanno percepito che la giustizia non è un tema “di categoria”, ma riguarda la propria possibilità concreta di vedere riconosciuti i diritti e difese le minoranze. In questo, la consultazione riapre l’idea di cittadinanza come partecipazione attiva e non solo come delega episodica ai partiti.

Il voto assume anche il significato di una correzione di rotta dal basso, in un contesto di forte verticalizzazione del potere esecutivo. L’esito negativo per il governo ricorda che la legittimazione elettorale non è un assegno in bianco: la società italiana mostra di voler esercitare un controllo etico sulle scelte che toccano le garanzie fondamentali, anche a costo di smentire un esecutivo che pure resta in carica.

Il referendum restituisce alla comunità politica un momento di riflessione collettiva su quali limiti porre a chi governa e su come proteggere gli spazi di dissenso e di controllo. Il modo in cui il dibattito è stato animato da comitati, associazioni, sindacati e gruppi di società civile indica un tessuto democratico che, pur provato, non è rassegnato.

Il richiamo ricorrente all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, alla difesa della Costituzione come “patrimonio comune”, alla necessità di un voto informato e non solo schierato, dona l’immagine di un Paese che, almeno su questo terreno, continua a misurarsi con categorie come responsabilità, limite, garanzia, e non soltanto con l’immediatezza del vantaggio politico.

#Blog #Italia #Referendum #Politica #Opinioni


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Il "No" che riapre la partita della partecipazione.


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(DF1)

Questo post nasce dall'incontro di scrittura tra me e l'amico @[url=did:plc:l3vm6ay6u3rpcvzld3ilsag4]Piede Amaro[/url], che ringrazio con affetto.

Sul piano dei principi, il referendum toccava il cuore della divisione dei poteri: ridefinire l’assetto della magistratura significa intervenire sul modo in cui lo Stato limita sé stesso e protegge i più deboli.

In questo senso, la vittoria del “No” può essere letta come la riaffermazione di un’etica della cautela di fronte a riforme percepite come sbilanciate a favore della politica, e quindi come potenzialmente lesive di quell’idea di giustizia come spazio autonomo dal consenso del momento.

La stessa mobilitazione del fronte del “Sì”, che ha insistito su imparzialità e terzietà del giudice, mostra quanto l’istanza di una giustizia avvertita come equa e trasparente sia ormai un valore condiviso, anche se tradotto in proposte opposte; ed è in questa visione bipartisan che possiamo trovare uno dei motivi del fallimento del governo.

Che una riforma della giustizia sia necessaria è convinzione comune, ma non può e non deve essere calata dall'alto, imposta a colpi di fiducia. In una democrazia rappresentativa quale siamo, decisioni importanti di questa portata devono essere discusse e mediate coinvolgendo il più alto numero di parlamentari possibile.

Il voto sul referendum sulla giustizia consegna un messaggio morale duplice: da un lato una richiesta di protezione dell’indipendenza dei poteri, dall’altro la rivendicazione di un ruolo più attivo dei cittadini nella definizione del patto di cittadinanza.

Il fatto che quasi sei elettori su dieci si siano recati alle urne, in una consultazione senza quorum, attribuisce a questo segnale un peso etico particolarmente forte.

(DF2)

C’è poi una dimensione etica relativa alla responsabilità individuale: trattandosi di referendum costituzionale senza quorum, ogni astensione era, di fatto, una scelta che lasciava ad altri il compito di ridisegnare uno dei tre poteri dello Stato.

L’affluenza elevata, in controtendenza rispetto al disincanto degli ultimi anni, segnala una reazione: molti cittadini hanno percepito che la giustizia non è un tema “di categoria”, ma riguarda la propria possibilità concreta di vedere riconosciuti i diritti e difese le minoranze. In questo, la consultazione riapre l’idea di cittadinanza come partecipazione attiva e non solo come delega episodica ai partiti.

Il voto assume anche il significato di una correzione di rotta dal basso, in un contesto di forte verticalizzazione del potere esecutivo. L’esito negativo per il governo ricorda che la legittimazione elettorale non è un assegno in bianco: la società italiana mostra di voler esercitare un controllo etico sulle scelte che toccano le garanzie fondamentali, anche a costo di smentire un esecutivo che pure resta in carica.

Il referendum restituisce alla comunità politica un momento di riflessione collettiva su quali limiti porre a chi governa e su come proteggere gli spazi di dissenso e di controllo. Il modo in cui il dibattito è stato animato da comitati, associazioni, sindacati e gruppi di società civile indica un tessuto democratico che, pur provato, non è rassegnato.

Il richiamo ricorrente all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, alla difesa della Costituzione come “patrimonio comune”, alla necessità di un voto informato e non solo schierato, dona l’immagine di un Paese che, almeno su questo terreno, continua a misurarsi con categorie come responsabilità, limite, garanzia, e non soltanto con l’immediatezza del vantaggio politico.

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Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



La sconfitta di Meloni e il lavoro che resta da fare.


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(214)

(R1)

**Nota: il post è scritto nell'immediatezza dei risultati e delle prime reazioni politiche. Non è assolutamente esaustivo. Per ora.

Il referendum sulla giustizia si chiude con una partecipazione insolitamente alta, il 58,93% degli aventi diritto, e con una vittoria netta ma non schiacciante del “No”, che si attesta intorno al 54%.

È un responso che smentisce sia l’idea di un Paese apatico sulle regole del proprio Stato di diritto, sia la narrazione di un mandato in bianco per la riforma Nordio voluta da Giorgia Meloni.

La prima sconfitta politica è proprio per la presidente del Consiglio, che aveva caricato il voto di un’evidente valenza plebiscitaria, evocando scenari cupi di stupratori e pedofili liberati in caso di vittoria del “No” e presentando il “Sì” come il solo argine alla “impunità”.

Il risultato, invece, dice che una maggioranza relativa di italiani non si è fatta convincere né da questa propaganda securitaria, né dall’idea che per “far funzionare la giustizia” si debba riscrivere la Costituzione in sette punti, piegando un po’ di più la magistratura al potere politico.

Il governo Meloni si ritrova così con una riforma archiviata dagli elettori e un capitale politico eroso su un terreno, quello della “lotta ai giudici politicizzati”, che doveva essere identitario.

(R2)

All’interno della maggioranza, la sconfitta apre inevitabilmente una contabilità di responsabilità. Meloni ha già provato a mettere le mani avanti nelle scorse settimane, dicendo di non temere contraccolpi politici e di avere un’esecutivo “saldo”.

Una bocciatura popolare di questa portata sulla sua prima grande riforma costituzionale non potrà non pesare nei rapporti di forza con gli alleati e nel rapporto con un ministro Nordio che esce politicamente indebolito.

Nel breve periodo non è scontato un terremoto di governo, ma la capacità della premier di usare il tema giustizia come clava identitaria contro opposizioni e magistratura esce significativamente logorata.

Sul fronte del “No”, Piazza del Popolo aveva anticipato il clima: Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni avevano trasformato la battaglia referendaria in un test di difesa dell’indipendenza dei giudici e della natura antifascista della Costituzione. Schlein ha insistito sul rifiuto di “giudici assoggettati alla politica” e sulla necessità di essere controllati anche quando si governa, segnando una linea che guarda già alle politiche del 2027. Conte ha parlato di riforma “ipocrita” e finta modernizzazione, mentre Bonelli e Fratoianni hanno accusato il governo di voler colpire l’indipendenza della magistratura senza dirlo apertamente, evocando persino paragoni con l’Ungheria e la Repubblica iraniana.

È questo fronte variegato (partiti, sindacato, associazioni come Anpi e Arci, pezzi di società civile) ad avere oggi il merito e la responsabilità di non trasformare il risultato in un semplice “tutti a casa” del governo, ma in un lavoro più serio sulla giustizia.​ Per chi ha votato “No”, la vittoria non è un punto d’arrivo ma un argine provvisorio.

Si è fermata una riforma pericolosa, che avrebbe ristretto l’autonomia dei magistrati senza affrontare davvero i tempi biblici dei processi o la carenza di personale negli uffici giudiziari. L’urgenza di una giustizia più rapida e più giusta resta intatta, e non basterà cantare vittoria per rispondere alla domanda di efficienza che viene dal Paese.

Se il governo ha perso il “suo” referendum, l’opposizione non può permettersi di vincere soltanto in negativo: dovrà dimostrare di saper scrivere una proposta alternativa, credibile e coerente con quella stessa Costituzione che oggi, con questo voto, gli elettori hanno scelto di difendere.

#Blog #Italia #Referendum2026 #SeparazioneDelleCarriere #NO #Opinioni


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La sconfitta di Meloni e il lavoro che resta da fare.


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**Nota: il post è scritto nell'immediatezza dei risultati e delle prime reazioni politiche. Non è assolutamente esaustivo. Per ora.

Il referendum sulla giustizia si chiude con una partecipazione insolitamente alta, il 58,93% degli aventi diritto, e con una vittoria netta ma non schiacciante del “No”, che si attesta intorno al 54%.

È un responso che smentisce sia l’idea di un Paese apatico sulle regole del proprio Stato di diritto, sia la narrazione di un mandato in bianco per la riforma Nordio voluta da Giorgia Meloni.

La prima sconfitta politica è proprio per la presidente del Consiglio, che aveva caricato il voto di un’evidente valenza plebiscitaria, evocando scenari cupi di stupratori e pedofili liberati in caso di vittoria del “No” e presentando il “Sì” come il solo argine alla “impunità”.

Il risultato, invece, dice che una maggioranza relativa di italiani non si è fatta convincere né da questa propaganda securitaria, né dall’idea che per “far funzionare la giustizia” si debba riscrivere la Costituzione in sette punti, piegando un po’ di più la magistratura al potere politico.

Il governo Meloni si ritrova così con una riforma archiviata dagli elettori e un capitale politico eroso su un terreno, quello della “lotta ai giudici politicizzati”, che doveva essere identitario.

(R2)

All’interno della maggioranza, la sconfitta apre inevitabilmente una contabilità di responsabilità. Meloni ha già provato a mettere le mani avanti nelle scorse settimane, dicendo di non temere contraccolpi politici e di avere un’esecutivo “saldo”.

Una bocciatura popolare di questa portata sulla sua prima grande riforma costituzionale non potrà non pesare nei rapporti di forza con gli alleati e nel rapporto con un ministro Nordio che esce politicamente indebolito.

Nel breve periodo non è scontato un terremoto di governo, ma la capacità della premier di usare il tema giustizia come clava identitaria contro opposizioni e magistratura esce significativamente logorata.

Sul fronte del “No”, Piazza del Popolo aveva anticipato il clima: Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni avevano trasformato la battaglia referendaria in un test di difesa dell’indipendenza dei giudici e della natura antifascista della Costituzione. Schlein ha insistito sul rifiuto di “giudici assoggettati alla politica” e sulla necessità di essere controllati anche quando si governa, segnando una linea che guarda già alle politiche del 2027. Conte ha parlato di riforma “ipocrita” e finta modernizzazione, mentre Bonelli e Fratoianni hanno accusato il governo di voler colpire l’indipendenza della magistratura senza dirlo apertamente, evocando persino paragoni con l’Ungheria e la Repubblica iraniana.

È questo fronte variegato (partiti, sindacato, associazioni come Anpi e Arci, pezzi di società civile) ad avere oggi il merito e la responsabilità di non trasformare il risultato in un semplice “tutti a casa” del governo, ma in un lavoro più serio sulla giustizia.​ Per chi ha votato “No”, la vittoria non è un punto d’arrivo ma un argine provvisorio.

Si è fermata una riforma pericolosa, che avrebbe ristretto l’autonomia dei magistrati senza affrontare davvero i tempi biblici dei processi o la carenza di personale negli uffici giudiziari. L’urgenza di una giustizia più rapida e più giusta resta intatta, e non basterà cantare vittoria per rispondere alla domanda di efficienza che viene dal Paese.

Se il governo ha perso il “suo” referendum, l’opposizione non può permettersi di vincere soltanto in negativo: dovrà dimostrare di saper scrivere una proposta alternativa, credibile e coerente con quella stessa Costituzione che oggi, con questo voto, gli elettori hanno scelto di difendere.

#Blog #Italia #Referendum2026 #SeparazioneDelleCarriere #NO #Opinioni

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Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



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Due draghetti sparabolle, alla ricerca del tempo perduto


Il mese di marzo ha come tema, per la #SagraIndieWeb, i videogiochi e per me è impossibile pensare a un videogioco senza che alla mia mente tornino due draghetti sparabolle. Era una (per me troppo) calda estate di tanti, ma tanti anni fa e mi trovavo (contro la mia volontà) ancora una volta in vacanza al mare, insieme ai miei genitori e alla mia sorellina. Avrebbe potuto essere un rovente mese d’agosto come quelli che lo avevano preceduto, non molti in realtà perché ero piccola, ma abbastanza da farmi detestare il caldo, le spiagge affollate, rumorose e piene di sabbia che si appiccica ovunque, e invece quei due draghetti mi salvarono le vacanze. La sala giochi era fresca, i raggi del sole non riuscivano a illuminarla completamente e offriva una gradevolissima penombra, le musiche dei vari giochi sovrastavano il vociare delle persone… Per me, che avevo già finito tutti i compiti delle vacanze e non mi ero portata abbastanza libri da leggere, quello diventò il rifugio sicuro dove poter stare in santa pace, senza essere costretta a far amicizia con altri bambini sulla battigia. Purtroppo, come detto, ero piccola e non potevo svignarmela mollando mamma, papà e sorella in spiaggia ogni volta che volevo: Bub e Bob diventarono così i miei compagni del dopo pranzo – quando il sole era troppo alto e ustionante per poter stare al mare – e del dopo cena, a patto che portassi con me e tenessi d’occhio la mia sorellina. Non so quanti gettoni abbia lasciato dentro quella macchinetta, a posteriori penso tanti che avrei potuto diventare azionista della Taito, ma a quel tempo non mi importava: tutto quello che sapevo era che riuscivo a superare livello dopo livello, che in quella sala giochi ci stavo decisamente meglio che in spiaggia, ma soprattutto che lì non avevo bisogno di fingere. Davanti a quello schermo, mentre aiutavo i draghetti, potevo essere me, la ragazzina timida e mingherlina, con problemi d'asma e tutto il corollario di sfighe che la vostra immaginazione riesce a concepire.Bubble Bobble, momento di gioco

In quel fantastico mondo fatto di piani da scalare, balene da evitare, fruttini da mangiare e bolle da sparare, la logica aveva il suo spazio, a ogni azione corrispondeva una precisa e abbastanza prevedibile reazione, non come con gli altri bambini, sempre così complicati da interpretare e dalle reazioni imprevedibili! Giocare era così rilassante! Poi le vacanze finirono, la striscia blu luccicante del mare in lontananza venne sostituita da interminabili nastri di asfalto mentre l'automobile tornava verso la Lombardia. Sapevo che a casa non avrei ritrovato i draghetti, ma non avrei neppure avuto sabbia addosso e mi ero finalmente liberata dal dovere di fare amicizia in spiaggia; a scuola avrei ritrovato gli stessi compagni di sempre, quelli coi quali parlavo solo se mi rivolgevano loro la parola per primi, perché sarebbe stato scortese non rispondere, ma che più o meno avevo imparato a conoscere. Almeno quel tanto che bastava perché li evitassi il più possibile. E poi avrei rivisto i nonni! E avrei ritrovato tutti i miei libri! E tra poco sarebbe ricominciata la scuola, con così tante cose interessanti da imparare! I draghetti non mi sarebbero mancati, no, no. Parlai di loro solo una volta al di fuori della mia cerchia famigliare, nel tema che l'insegnante ci aveva assegnato perché descrivessimo le nostre vacanze estive appena concluse: come accadeva abbastanza spesso, il mio componimento ottenne il voto migliore – essere appassionati della propria lingua e studiarne i meccanismi paga – e dovetti leggerlo ad alta voce stando in piedi accanto alla cattedra – l'insegnante, evidentemente, lo considerava un premio, mentre per me era stato un supplizio, almeno finché non ci feci l'abitudine – ma, una volta tanto, notai che i miei compagni prestavano attenzione a ciò che leggevo. Nessuno lanciava palline di carta intrise di saliva usando le penne come cerbottane, né ridacchiava, né tirava le trecce a Rossana o passava bigliettini con cuori disegnati a Silvia. Una calma quasi surreale. Il sole entrava dai larghi finestroni, disegnando arabeschi sui banchi e sul pavimento mentre giocava a nascondino con le foglie degli alberi del giardino e, alzando per un istante gli occhi dal quaderno, approfittando di un segno d'interpunzione nello scritto, mi accorsi che tutti gli occhi dei miei compagni di classe erano puntati fissi su di me. Deglutii, ricacciando giù il nervosismo, e continuai a leggere fino a quando arrivai alla fine. Poi l'insegnante mi disse che potevo andare e io tornai al mio posto. La lezione riprese. Da quel giorno, però, le cose non furono più le stesse. Da quel giorno non fui più soltanto la secchiona. Da quel giorno i miei compagni iniziarono a chiamarmi anche nerd.

[A dispetto del titolo, non intendo sottoporvi al supplizio che Proust inflisse ai suoi lettori e non pubblicherò sette tomi descrivendo con dovizia di particolari il mio rapporto coi videogiochi: il mio contributo alla #SagraIndieWeb per questo mese termina qui]

Bubble Bobble Taito


log.livellosegreto.it/atlaviat…


Due draghetti sparabolle, alla ricerca del tempo perduto


Due draghetti sparabolle, alla ricerca del tempo perduto


Il mese di marzo ha come tema, per la #SagraIndieWeb, i videogiochi e per me è impossibile pensare a un videogioco senza che alla mia mente tornino due draghetti sparabolle. Era una (per me troppo) calda estate di tanti, ma tanti anni fa e mi trovavo (contro la mia volontà) ancora una volta in vacanza al mare, insieme ai miei genitori e alla mia sorellina. Avrebbe potuto essere un rovente mese d’agosto come quelli che lo avevano preceduto, non molti in realtà perché ero piccola, ma abbastanza da farmi detestare il caldo, le spiagge affollate, rumorose e piene di sabbia che si appiccica ovunque, e invece quei due draghetti mi salvarono le vacanze. La sala giochi era fresca, i raggi del sole non riuscivano a illuminarla completamente e offriva una gradevolissima penombra, le musiche dei vari giochi sovrastavano il vociare delle persone… Per me, che avevo già finito tutti i compiti delle vacanze e non mi ero portata abbastanza libri da leggere, quello diventò il rifugio sicuro dove poter stare in santa pace, senza essere costretta a far amicizia con altri bambini sulla battigia. Purtroppo, come detto, ero piccola e non potevo svignarmela mollando mamma, papà e sorella in spiaggia ogni volta che volevo: Bub e Bob diventarono così i miei compagni del dopo pranzo – quando il sole era troppo alto e ustionante per poter stare al mare – e del dopo cena, a patto che portassi con me e tenessi d’occhio la mia sorellina. Non so quanti gettoni abbia lasciato dentro quella macchinetta, a posteriori penso tanti che avrei potuto diventare azionista della Taito, ma a quel tempo non mi importava: tutto quello che sapevo era che riuscivo a superare livello dopo livello, che in quella sala giochi ci stavo decisamente meglio che in spiaggia, ma soprattutto che lì non avevo bisogno di fingere. Davanti a quello schermo, mentre aiutavo i draghetti, potevo essere me, la ragazzina timida e mingherlina, con problemi d'asma e tutto il corollario di sfighe che la vostra immaginazione riesce a concepire.Bubble Bobble, momento di gioco

In quel fantastico mondo fatto di piani da scalare, balene da evitare, fruttini da mangiare e bolle da sparare, la logica aveva il suo spazio, a ogni azione corrispondeva una precisa e abbastanza prevedibile reazione, non come con gli altri bambini, sempre così complicati da interpretare e dalle reazioni imprevedibili! Giocare era così rilassante! Poi le vacanze finirono, la striscia blu luccicante del mare in lontananza venne sostituita da interminabili nastri di asfalto mentre l'automobile tornava verso la Lombardia. Sapevo che a casa non avrei ritrovato i draghetti, ma non avrei neppure avuto sabbia addosso e mi ero finalmente liberata dal dovere di fare amicizia in spiaggia; a scuola avrei ritrovato gli stessi compagni di sempre, quelli coi quali parlavo solo se mi rivolgevano loro la parola per primi, perché sarebbe stato scortese non rispondere, ma che più o meno avevo imparato a conoscere. Almeno quel tanto che bastava perché li evitassi il più possibile. E poi avrei rivisto i nonni! E avrei ritrovato tutti i miei libri! E tra poco sarebbe ricominciata la scuola, con così tante cose interessanti da imparare! I draghetti non mi sarebbero mancati, no, no. Parlai di loro solo una volta al di fuori della mia cerchia famigliare, nel tema che l'insegnante ci aveva assegnato perché descrivessimo le nostre vacanze estive appena concluse: come accadeva abbastanza spesso, il mio componimento ottenne il voto migliore – essere appassionati della propria lingua e studiarne i meccanismi paga – e dovetti leggerlo ad alta voce stando in piedi accanto alla cattedra – l'insegnante, evidentemente, lo considerava un premio, mentre per me era stato un supplizio, almeno finché non ci feci l'abitudine – ma, una volta tanto, notai che i miei compagni prestavano attenzione a ciò che leggevo. Nessuno lanciava palline di carta intrise di saliva usando le penne come cerbottane, né ridacchiava, né tirava le trecce a Rossana o passava bigliettini con cuori disegnati a Silvia. Una calma quasi surreale. Il sole entrava dai larghi finestroni, disegnando arabeschi sui banchi e sul pavimento mentre giocava a nascondino con le foglie degli alberi del giardino e, alzando per un istante gli occhi dal quaderno, approfittando di un segno d'interpunzione nello scritto, mi accorsi che tutti gli occhi dei miei compagni di classe erano puntati fissi su di me. Deglutii, ricacciando giù il nervosismo, e continuai a leggere fino a quando arrivai alla fine. Poi l'insegnante mi disse che potevo andare e io tornai al mio posto. La lezione riprese. Da quel giorno, però, le cose non furono più le stesse. Da quel giorno non fui più soltanto la secchiona. Da quel giorno i miei compagni iniziarono a chiamarmi anche nerd.

[A dispetto del titolo, non intendo sottoporvi al supplizio che Proust inflisse ai suoi lettori e non pubblicherò sette tomi descrivendo con dovizia di particolari il mio rapporto coi videogiochi: il mio contributo alla #SagraIndieWeb per questo mese termina qui]



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Dalla ribellione di Gesù Cristo ai martiri moderni


Domenica, con la Festa delle Palme, i cristiani ricordano l'ingresso di Gesù Cristo a Gerusalemme in groppa a un asino. Fu un gesto di ribellione nei confronti dei Romani e dei re giudei, che per gioco forza avevano accettato l'imperialismo di Roma. Con quel gesto, quell'ingresso, Gesù diede avvio alla propria passione che, nel giro di pochi giorni, lo portò a essere giustiziato sulla Croce dai Romani e dal suo stesso popolo. Gli ebrei mal tolleravano che un semplice falegname stesse raccogliendo intorno a sé tanto seguito. Quel che accadde nei secoli successivi è Storia; fu proprio grazie al martirio del profeta Gesù e dei tanti suoi seguaci che il Cristianesimo conquistò Roma.

Sono passati due millenni e in quelle zone sembra di essere ancora a quei tempi. C'è un nuovo imperialismo, i re giudei sono stati sostituiti dagli emiri e ci sono persone che non vogliono essere governate da questo impero per motivi diversi. Ma quello che sta accadendo negli ultimi mesi in Iran è diverso da quanto avvenuto in Iraq, Afghanistan, Libia, Egitto e così via. In questi Stati chi regnava lo faceva per brama di potere e, per denaro, entrava in contrasto con l'imperialismo globale. Così è stato eliminato di volta in volta: si veda la fine di Saddam Hussein in Iraq, quella di Gheddafi in Libia, e qui mi fermo. In Iran oggi vige una repubblica religiosa islamica che, seppur più sanguinaria dell'imperialismo nel reprimere il dissenso, ha alla base la religione islamica. L'Islam, come il Cristianesimo, contempla il martirio ma, a differenza della morale cristiana, non contempla il perdono o il “porgere l'altra guancia”, valori che portarono i cristiani alla vittoria sull'imperialismo romano. Nei momenti tristi l'uomo si rifugia nella religione: l'uccisione sistematica, talvolta con infamia, di chi si oppone al loro imperialismo – iniziata con l'assassinio dei negoziatori iraniani all'inizio dell'estate del 2025 – ha creato dei martiri e sta compattando l'opinione pubblica araba. I cittadini dei ricchi emirati si stanno rendendo conto che possono avere tutti i petrodollari del mondo, ma poi vivono male, perché la loro nazione è in fiamme, nella paura di un bombardamento improvviso o di un attentato. La Terza Guerra Mondiale, avviata dalle lobby imperialiste dei fondi sovrani, è ormai iniziata. Quello che i cristiani possono e devono fare è solidarizzare con i fratelli musulmani, prendere posizione in loro favore. Perché, come la guerra in Bosnia nel 1995 e quella recente in Ucraina dimostrano, la religione non c'entra proprio niente.


noblogo.org/caserta24ore/bdall…


Ólafur Arnalds – Like Gravity (2026)


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Like Gravity non è un album nel senso tradizionale, ma un progetto curatoriale e collaborativo: nasce come colonna sonora di un film/documentario sulla collaborazione artistica e raccoglie quindici brani realizzati con vari musicisti della comunità creativa legata ad Arnalds... artesuono.blogspot.com/2026/03…


Ascolta il disco: album.link/s/0GG5ivj8zm5EKFSsL…



noblogo.org/available/olafur-a…


Ólafur Arnalds – Like Gravity (2026)


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Like Gravity non è un album nel senso tradizionale, ma un progetto curatoriale e collaborativo: nasce come colonna sonora di un film/documentario sulla collaborazione artistica e raccoglie quindici brani realizzati con vari musicisti della comunità creativa legata ad Arnalds... artesuono.blogspot.com/2026/03…


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Van Morrison – Roll With The Punches (2017)


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In un ideale botta e risposta con i Rolling Stones di Blue & Lonesome, anche Van Morrison decide di aprire l’album dei ricordi e omaggiare alcuni classici del blues con questo Roll With The Punches: quindici brani in tutto, cinque autografi e dieci ripescati da una tradizione che il Nostro frequentava già ai tempi degli Them, qui nobilitata dal valore aggiunto dell’esperienza... artesuono.blogspot.com/2017/10…


Ascolta il disco: album.link/s/2Eq52DREUXfeUtOL3…



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Van Morrison – Roll With The Punches (2017)


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In un ideale botta e risposta con i Rolling Stones di Blue & Lonesome, anche Van Morrison decide di aprire l’album dei ricordi e omaggiare alcuni classici del blues con questo Roll With The Punches: quindici brani in tutto, cinque autografi e dieci ripescati da una tradizione che il Nostro frequentava già ai tempi degli Them, qui nobilitata dal valore aggiunto dell’esperienza... artesuono.blogspot.com/2017/10…


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Operazione globale "Alice" contro piattaforma fraudolenta del dark web.


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Operazione globale “Alice” contro piattaforma fraudolenta del dark web. Partecipa anche la Polizia italiana


Il 9 marzo 2026 è stata avviata un'operazione globale guidata dalle autorità tedesche e sostenuta da #Europol, contro una delle più grandi reti di piattaforme fraudolente del dark web. L'indagine è iniziata a metà del 2021 contro la piattaforma dark web “Alice with Violence CP”. Nel corso delle indagini, le autorità hanno scoperto che la piattaforma gestiva più di 373.000 siti web fraudolenti che pubblicizzavano materiale pedopornografico (#CSAM) e offerte di criminalità informatica come servizio (#CaaS).

Dal 9 al 19 marzo 2026, 23 paesi hanno unito le forze nell' “Operazione Alice”, che inizialmente aveva come obiettivo solo l'operatore della piattaforma. Tuttavia, grazie alla #cooperazioneinternazionale, l'indagine ha portato alla luce l'identità di 440 clienti che avevano usufruito dei servizi dell'operatore. Data la natura degli acquisti, sono state avviate ulteriori indagini nei loro confronti. L'operazione contro più di un centinaio di queste persone è ancora in corso.

Finora, l'Operazione Alice ha portato ai seguenti risultati: – Identificato 1 autore che gestisce la piattaforma dark web; – Identificati 440 clienti in tutto il mondo; – Oltre 373.000 siti web del dark web sono stati chiusi; – 105 server sequestrati; – Dispositivi elettronici sequestrati, tra cui computer, telefoni cellulari e supporti di dati elettronici.

Caterina De Bolle, Direttore esecutivo di Europol, ha dichiarato: “ L'operazione Alice invia un messaggio chiaro: non c'è nessun posto dove nascondersi per i criminali quando la comunità internazionale delle forze dell'ordine lavora fianco a fianco. Li troveremo e li riterremo responsabili. Europol continuerà a proteggere i bambini, a sostenere le vittime e a rintracciare i responsabili”.

Nel corso di quasi cinque anni di indagini, le autorità tedesche hanno scoperto che un singolo individuo gestiva più di 373.000 domini onion (siti web) sul dark web. Un dominio onion è un tipo speciale di indirizzo di sito web progettato per nascondere l'identità e la posizione del sito web e delle persone che lo visitano. Da febbraio 2020 a luglio 2025, il sospettato ha pubblicizzato il CSAM su diverse piattaforme, accessibili tramite oltre 90.000 di questi domini onion. Su queste piattaforme, l'autore del reato ha offerto CSAM che avrebbe potuto essere acquistato come “pacchetti” dopo aver fornito un indirizzo email ed effettuato un pagamento in Bitcoin.

Ogni pacchetto aveva un costo stimato compreso tra 17 e 215 euro e prometteva volumi di dati che andavano da pochi gigabyte a diversi terabyte di CSAM. Tuttavia, si trattava di siti puramente fraudolenti in cui il CSAM veniva pubblicizzato e presentato in anteprima ma mai consegnato.

Oltre al CSAM, sono state promosse diverse offerte di cybercrime-as-a-service (CaaS), tra cui i dati delle carte di credito e l'accesso a sistemi esteri. L'obiettivo è sempre stato quello di convincere i clienti a effettuare pagamenti senza ricevere alcun servizio in cambio.

Sono state condotte indagini anche contro l'operatore della piattaforma, un uomo di 35 anni con sede nella Repubblica popolare cinese. Le autorità stimano che l'individuo abbia realizzato profitti per oltre 345.000 euro da circa 10.000 clienti in tutto il mondo che, secondo le autorità, hanno tentato di acquistare il materiale da lui pubblicizzato.

Da novembre 2019 fino a poco tempo fa, al suo apice gestiva una rete composta da circa 287 server, 105 dei quali situati in Germania. Le autorità tedesche hanno emesso un mandato d'arresto internazionale.

Pagando per il CSAM, gli stessi clienti sono diventati sospettati, anche se non hanno mai ricevuto il materiale. Gli investigatori hanno valutato che gli individui che cercano di accedere a materiale esclusivo –e, quindi, grave– sugli abusi sessuali su minori potrebbero rappresentare obiettivi di alto valore e fornire informazioni importanti alle forze dell’ordine di tutto il mondo.

Nel corso degli anni di indagini, le autorità sono intervenute immediatamente ogni volta che hanno individuato bambini in pericolo, adottando misure appropriate per proteggere il loro benessere. Ad esempio, nell'agosto 2023, gli investigatori della Polizia criminale dello Stato bavarese hanno perquisito l'abitazione di un padre di 31 anni che aveva trasferito 20 euro per acquistare un pacco contenente 70 GB di CSAM. L'uomo è stato successivamente condannato.

Nel corso dell'indagine, gli specialisti dell'Europol hanno facilitato lo scambio di informazioni tra le autorità nazionali, fornito supporto analitico e coordinato la risposta internazionale. Inoltre, hanno svolto un ruolo fondamentale nel tracciare i pagamenti in criptovaluta e nel fornire informazioni ai paesi coinvolti nell'operazione. Ancora più importante, la stretta collaborazione tra le autorità tedesche ed Europol ha consentito l'identificazione dell'autore del reato.

La lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori è una priorità per Europol. Oltre al sostegno fornito dal Centro europeo per la criminalità informatica (EC3) agli Stati membri nella prevenzione e nell’individuazione dei crimini legati allo sfruttamento sessuale dei bambini, Europol sta attualmente portando avanti due importanti progetti in questo settore.

Questa settimana, Europol ha pubblicato nuove foto sulla piattaforma “Stop Child Abuse – Trace an Object”(europol.europa.eu/stopchildabu…), che invita tutti i cittadini a esaminare gli oggetti provenienti da casi irrisolti di abusi sessuali su minori e vedere se ne riconoscono qualcuno. Nessun indizio è troppo piccolo: anche il più piccolo dettaglio potrebbe aiutare a identificare e salvaguardare un bambino abusato sessualmente.

Inoltre, nel novembre 2025 è stata lanciata una nuova piattaforma digitale, Help4U (help4u-project.eu/read/feed/), per supportare bambini e adolescenti che subiscono abusi sessuali o danni online. Progettato per essere semplice, privato e accessibile, Help4U aiuta i giovani a trovare consigli affidabili, comprendere i propri diritti e connettersi con persone che possono aiutarli.

Tra i Paesi partecipanti all'Operazione Alice anche il Servizio di Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica della Polizia di Stato.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Operazione globale "Alice" contro piattaforma fraudolenta del dark web.


Operazione globale “Alice” contro piattaforma fraudolenta del dark web. Partecipa anche la Polizia italiana


Il 9 marzo 2026 è stata avviata un'operazione globale guidata dalle autorità tedesche e sostenuta da #Europol, contro una delle più grandi reti di piattaforme fraudolente del dark web. L'indagine è iniziata a metà del 2021 contro la piattaforma dark web “Alice with Violence CP”. Nel corso delle indagini, le autorità hanno scoperto che la piattaforma gestiva più di 373.000 siti web fraudolenti che pubblicizzavano materiale pedopornografico (#CSAM) e offerte di criminalità informatica come servizio (#CaaS).

Dal 9 al 19 marzo 2026, 23 paesi hanno unito le forze nell' “Operazione Alice”, che inizialmente aveva come obiettivo solo l'operatore della piattaforma. Tuttavia, grazie alla #cooperazioneinternazionale, l'indagine ha portato alla luce l'identità di 440 clienti che avevano usufruito dei servizi dell'operatore. Data la natura degli acquisti, sono state avviate ulteriori indagini nei loro confronti. L'operazione contro più di un centinaio di queste persone è ancora in corso.

Finora, l'Operazione Alice ha portato ai seguenti risultati: – Identificato 1 autore che gestisce la piattaforma dark web; – Identificati 440 clienti in tutto il mondo; – Oltre 373.000 siti web del dark web sono stati chiusi; – 105 server sequestrati; – Dispositivi elettronici sequestrati, tra cui computer, telefoni cellulari e supporti di dati elettronici.

Caterina De Bolle, Direttore esecutivo di Europol, ha dichiarato: “ L'operazione Alice invia un messaggio chiaro: non c'è nessun posto dove nascondersi per i criminali quando la comunità internazionale delle forze dell'ordine lavora fianco a fianco. Li troveremo e li riterremo responsabili. Europol continuerà a proteggere i bambini, a sostenere le vittime e a rintracciare i responsabili”.

Nel corso di quasi cinque anni di indagini, le autorità tedesche hanno scoperto che un singolo individuo gestiva più di 373.000 domini onion (siti web) sul dark web. Un dominio onion è un tipo speciale di indirizzo di sito web progettato per nascondere l'identità e la posizione del sito web e delle persone che lo visitano. Da febbraio 2020 a luglio 2025, il sospettato ha pubblicizzato il CSAM su diverse piattaforme, accessibili tramite oltre 90.000 di questi domini onion. Su queste piattaforme, l'autore del reato ha offerto CSAM che avrebbe potuto essere acquistato come “pacchetti” dopo aver fornito un indirizzo email ed effettuato un pagamento in Bitcoin.

Ogni pacchetto aveva un costo stimato compreso tra 17 e 215 euro e prometteva volumi di dati che andavano da pochi gigabyte a diversi terabyte di CSAM. Tuttavia, si trattava di siti puramente fraudolenti in cui il CSAM veniva pubblicizzato e presentato in anteprima ma mai consegnato.

Oltre al CSAM, sono state promosse diverse offerte di cybercrime-as-a-service (CaaS), tra cui i dati delle carte di credito e l'accesso a sistemi esteri. L'obiettivo è sempre stato quello di convincere i clienti a effettuare pagamenti senza ricevere alcun servizio in cambio.

Sono state condotte indagini anche contro l'operatore della piattaforma, un uomo di 35 anni con sede nella Repubblica popolare cinese. Le autorità stimano che l'individuo abbia realizzato profitti per oltre 345.000 euro da circa 10.000 clienti in tutto il mondo che, secondo le autorità, hanno tentato di acquistare il materiale da lui pubblicizzato.

Da novembre 2019 fino a poco tempo fa, al suo apice gestiva una rete composta da circa 287 server, 105 dei quali situati in Germania. Le autorità tedesche hanno emesso un mandato d'arresto internazionale.

Pagando per il CSAM, gli stessi clienti sono diventati sospettati, anche se non hanno mai ricevuto il materiale. Gli investigatori hanno valutato che gli individui che cercano di accedere a materiale esclusivo –e, quindi, grave– sugli abusi sessuali su minori potrebbero rappresentare obiettivi di alto valore e fornire informazioni importanti alle forze dell’ordine di tutto il mondo.

Nel corso degli anni di indagini, le autorità sono intervenute immediatamente ogni volta che hanno individuato bambini in pericolo, adottando misure appropriate per proteggere il loro benessere. Ad esempio, nell'agosto 2023, gli investigatori della Polizia criminale dello Stato bavarese hanno perquisito l'abitazione di un padre di 31 anni che aveva trasferito 20 euro per acquistare un pacco contenente 70 GB di CSAM. L'uomo è stato successivamente condannato.

Nel corso dell'indagine, gli specialisti dell'Europol hanno facilitato lo scambio di informazioni tra le autorità nazionali, fornito supporto analitico e coordinato la risposta internazionale. Inoltre, hanno svolto un ruolo fondamentale nel tracciare i pagamenti in criptovaluta e nel fornire informazioni ai paesi coinvolti nell'operazione. Ancora più importante, la stretta collaborazione tra le autorità tedesche ed Europol ha consentito l'identificazione dell'autore del reato.

La lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori è una priorità per Europol. Oltre al sostegno fornito dal Centro europeo per la criminalità informatica (EC3) agli Stati membri nella prevenzione e nell’individuazione dei crimini legati allo sfruttamento sessuale dei bambini, Europol sta attualmente portando avanti due importanti progetti in questo settore.

Questa settimana, Europol ha pubblicato nuove foto sulla piattaforma “Stop Child Abuse – Trace an Object”(europol.europa.eu/stopchildabu…), che invita tutti i cittadini a esaminare gli oggetti provenienti da casi irrisolti di abusi sessuali su minori e vedere se ne riconoscono qualcuno. Nessun indizio è troppo piccolo: anche il più piccolo dettaglio potrebbe aiutare a identificare e salvaguardare un bambino abusato sessualmente.

Inoltre, nel novembre 2025 è stata lanciata una nuova piattaforma digitale, Help4U (help4u-project.eu), per supportare bambini e adolescenti che subiscono abusi sessuali o danni online. Progettato per essere semplice, privato e accessibile, Help4U aiuta i giovani a trovare consigli affidabili, comprendere i propri diritti e connettersi con persone che possono aiutarli.

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Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Arrivano i pirati!


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(1)

Nel corso della Storia, molti sono stati gli esseri umani che si sono ribellati al potere dominante: rivoluzionari, carbonari, briganti, partigiani, tanto per citarne alcuni tra i più recenti. Nessun gruppo ribelle, però, ha riscosso tanto e duraturo successo quanto i pirati. Tanto quelli che infestarono i mari dei Caraibi, quanto quelli che solcarono le onde dei mari orientali, i pirati hanno saputo solleticare la fantasia e suscitare la simpatia di milioni di persone a ogni latitudine e per secoli, tanto che questa che era partita come l’idea di “scrivere qualcosina sui pirati” si è ben presto trasformata in una mini-serie, di cui ora vi accingete a leggere la prima parte [sempre che vi interessi l’argomento, e che desideriate che pubblichi anche le parti successive]. Prima di avventurarci nella marea di ipotesi che potrebbero giustificare tanto affetto, però, vediamo un po’ di fare conoscenza con questi affascinanti briganti dei marosi. Sia che si tratti di pirati caraibici, sia che si tratti di pirati dei mari orientali, una caratteristica comune c’era: il desiderio di far soldi a scapito dei commerci regolari. La pirateria, infatti, si sviluppò sempre lungo le tratte commerciali e la motivazione è facilmente intuibile: tante imbarcazioni mercantili significavano maggior possibilità di bottino; quindi, sebbene i pirati siano antichi quanto i commerci marittimi, è solo quando le potenze europee iniziarono a espandere le proprie rotte commerciali spingendosi fino alle Indie e alle Americhe che si iniziò a parlare globalmente di pirateria.

Sandokaaaaan, Sandokaaaaan!Il temibile pirata della Malesia, reso celeberrimo dal genio narrativo di Salgari e dalle successive trasposizioni cinematografiche, potrebbe non essere solo frutto di fantasia: le cronache riportano incursioni piratesche nello Stretto di Malacca già dal XIV secolo, quando imbarcazioni degli Orang Laut solcavano i mari che separano l’isola di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese. Gli Orang Laut sono il Popolo del Mare in lingua malese, appartenenti a diversi gruppi etnici del Sud-Est asiatico accomunati dal fatto di essere nomadi che vivono in barca; sebbene oggi queste popolazioni si siano in larga misura assimilate alla cultura malese, divenendo sedentarie, conservano le loro tradizioni legate alla marineria e in passato svolsero un ruolo preminente anche nelle lotte per il potere politico. Proprio nel XIV secolo furono le bande pirata di Orang Laut a consentire, con la loro lealtà al principe Parameswara, di resistere e contrastare le pressioni dei regnanti vicini, mantenendo così il proprio potere. Nulla di troppo diverso di quanto avvenne molto più vicino a noi, dove regnanti di vari stati europei graziarono o persino nobilitarono pirati che mutarono pelle, per così dire, divenendo corsari (emblematico e notissimo il caso di Francis Drake, nominato Sir dalla Regina d’Inghilterra, che da solo meriterebbe la stesura di un intero trattato). È proprio a partire dal XVIII secolo, con l’aumento dell’interesse europeo per le spezie dell’Estremo Oriente e la conseguente pressione delle potenze coloniali su quelle lontane terre, che la pirateria inizia la sua ascesa e, proprio come raccontano nei romanzi di Salgari, mentre da un lato i pirati erano spinti dalla povertà sulla terraferma e dal desiderio di cospicui guadagni in mare, dall’altro c’era anche un desiderio di opporsi all’invasione straniera. Cosa che in effetti facevano con grande efficacia l’eroe letterario Sandokan e i suoi Tigrotti della Malesia. Tra il 1813 e il 1823 la pirateria fu combattuta, anche con discreta efficacia, dal sultano del Brunei Kanzul Alam e dal capitano britannico Robert C. Graham. La vera svolta, però, si ebbe nel 1830, quando le potenze coloniali britannica e olandese presenti nella regione si allearono contro i pirati, e tracciarono lungo lo Stretto di Malacca una linea di demarcazione anglo-olandese impegnandosi a combattere la pirateria ciascuno sul proprio versante, e al contempo perseguendo la cara, vecchia e purtroppo ancora oggi validissima tradizione del Divide et impera: una motivazione in più per fomentare nuove guerre, a scapito dei popoli dominati, e a totale ed esclusivo vantaggio delle potenze coloniali europee. L’antica linea di demarcazione, ben lungi dall’essere dimenticata o dal cadere in disuso, segna ancora oggi, a quasi due secoli di distanza, il confine marittimo tra Malaysia e Indonesia nello Stretto di Malacca.

Ma Sandokan è esistito oppure no? Be’, di certo è esistito il suo acerrimo nemico, il britannico James Brook: conosciuto anche con il soprannome di Rajah bianco, questi fu un avventuriero e politico britannico, nonché Rajah di Sarawak e Governatore di Labuan attorno alla metà del Milleottocento. Altrettanto certamente è esistito chi non ha accettato di buon grado la dominazione straniera a casa propria, come testimoniano ancora oggi i tanti relitti disseminati sul fondo dello Stretto di Malacca, muti testimoni di un passato costellato da feroci battaglie navali tra pirati più o meno organizzati ed equipaggi europei. Ma sulla figura storica di Sandokan è difficile mettere un punto fermo. Tuttavia la studiosa tedesca Bianca Maria Gerlich ha viaggiato più volte nel Borneo alla ricerca delle radici storiche di questo pirata leggendario, che ritiene di aver rintracciato in un giovane originario proprio del Borneo, commerciante di nidi di rondine fino a quando strinse amicizia con il principe Syarif Osman, deposto dal trono e divenuto pirata per difendere il proprio popolo dai colonizzatori inglesi: da questa amicizia e dal comune desiderio di libertà avrebbero avuto origine le imprese piratesche che si propagarono poi nei racconti prima e nelle leggende in seguito, fino a giungere alla penna di Emilio Salgari che le amplificò e rese immortali.Sandokan e la tigre

La Vedova ChingSpostandoci nel Mar della Cina e tornando a ritroso nel tempo di qualche decennio, possiamo incontrare una delle figure più note e al tempo stesso insolite della pirateria: Shi Yang nacque nel 1775 nella provincia di Guangdong e di lei poco o nulla si sa a parte il fatto che fece la prostituta in un piccolo bordello fino a quando venne catturata e chiesta in moglie dal pirata Cheng Yi, già comandante di sei flotte pirata e discendente di una famiglia dedita alla pirateria sin dal diciassettesimo secolo. La giovane donna, all’epoca venticinquenne, accettò il matrimonio, a patto che il marito le cedesse metà dei suoi averi e una delle sue flotte. Dando prova tanto di capacità militari quanto diplomatiche, Ching Shi partecipò attivamente alle scorribande del marito e, al contempo, lo convinse a utilizzare la propria forza militare per stringere alleanze con altri pirati, fino a riunire le più imponenti flotte cantonesi sotto una sola bandiera: la Red Flag Fleet che divenne l’incubo delle marine dell’Impero Britannico, dell’Impero Portoghese e della Dinastia Qing. Alla morte del marito, avvenuta in Vietnam nel 1807, La Vedova Ching ne prese il posto, rafforzando alleanze e arrivando a governare la più grande flotta della storia: oltre 300 giunche, sulle quali erano imbarcati tra i 20 e i 40 mila pirati, tra uomini, donne e persino bambini. Il solo modo per poter tenere unita e coesa una simile, vasta popolazione era quello di dotarsi di un codice di comportamento e Ching Shi lo fece: chiunque avesse osato contravvenire ai suoi ordini, o emetterne di propri, sarebbe stato decapitato sul posto; la stessa sorte sarebbe toccata a chi non avesse obbedito agli ordini di un superiore. Era vietato rubare dal fondo pubblico e anche i cittadini che rifornivano o aiutavano i pirati erano intoccabili, così come i loro beni. Il frutto delle razzie veniva puntualmente registrato, dopo essere stato consegnato al commissario di bordo, e veniva in seguito consegnato al capitano il quale provvedeva poi a trattenere la propria parte e a dividere il resto equamente tra la ciurma, avendo cura di conservarne l’ottanta per cento per la cassa comune, cui si faceva ricorso per acquistare tutto il necessario per la sopravvivenza quando gli assalti non andavano a buon fine. La cupidigia veniva contrastata con efficacia: chi fosse stato sorpreso a nascondere per sé parte del bottino sarebbe stato duramente frustato, la prima volta, e se recidivo condannato a morte. I pirati erano soliti anche rapire donne, proprio come era stata rapita la stessa Ching Shi a suo tempo e, forse memore del proprio passato, la Vedova Ching pose chiare regole anche in tal senso: le prigioniere non potevano venir stuprate, pena la morte, e dovevano essere liberate, dietro pagamento di un riscatto, a meno che i pirati non volessero tenerle per sé come mogli o concubine, ma in tal caso avrebbero dovuto trattarle con rispetto ed essere loro fedeli. Come finì la storia della Vedova Ching? Bene, perdiana! Dopo aver spadroneggiato per qualche anno razziando villaggi, cittadine e mercati da Canton a Macao, vanificando i tentativi di cattura messi in atto dalla marina della dinastia Qing e persino da quella britannica, la Red Flag Fleet subì considerevoli perdite solo dopo la lunga Battaglia della Bocca della Tigre, contro i portoghesi. A quel punto Shi Yang fece ciò per cui era divenuta tanto celebre: mercanteggiò. Ottenne l’amnistia dal governo Qing, che permise anche di tenere il bottino a tutti i pirati che si fossero arresi e avessero promesso solennemente di condurre, da quel momento, una vita lontana da razzie e brigantaggi: degli oltre 17.300 pirati che facevano parte della Red Flag Fleet, soltanto 126 furono messi a morte e poco più di 200 banditi o esiliati.

E Ching Shih? Ufficialmente concluse la propria esistenza a Macao, dove andò a vivere con la sua famiglia dopo aver ottenuto a sua volta l’amnistia e aprì, gestendola in prima persona, una sala da gioco. Continuò anche le sue imprese per mare, questa volta in modo legale, grazie a una flotta di circa 120 navi impiegate per il commercio del sale. Ma c’è chi giura che, sotto sotto, dietro il velo di irreprensibile rispettabilità, il suo animo pirata non avesse trovato pace e che la Vedova Ching continuò di nascosto a intrallazzare oltre la legalità fino alla fine dei suoi giorni.

Ching Shih


log.livellosegreto.it/atlaviat…


Arrivano i pirati!


(1)

Nel corso della Storia, molti sono stati gli esseri umani che si sono ribellati al potere dominante: rivoluzionari, carbonari, briganti, partigiani, tanto per citarne alcuni tra i più recenti. Nessun gruppo ribelle, però, ha riscosso tanto e duraturo successo quanto i pirati. Tanto quelli che infestarono i mari dei Caraibi, quanto quelli che solcarono le onde dei mari orientali, i pirati hanno saputo solleticare la fantasia e suscitare la simpatia di milioni di persone a ogni latitudine e per secoli, tanto che questa che era partita come l’idea di “scrivere qualcosina sui pirati” si è ben presto trasformata in una mini-serie, di cui ora vi accingete a leggere la prima parte [sempre che vi interessi l’argomento, e che desideriate che pubblichi anche le parti successive]. Prima di avventurarci nella marea di ipotesi che potrebbero giustificare tanto affetto, però, vediamo un po’ di fare conoscenza con questi affascinanti briganti dei marosi. Sia che si tratti di pirati caraibici, sia che si tratti di pirati dei mari orientali, una caratteristica comune c’era: il desiderio di far soldi a scapito dei commerci regolari. La pirateria, infatti, si sviluppò sempre lungo le tratte commerciali e la motivazione è facilmente intuibile: tante imbarcazioni mercantili significavano maggior possibilità di bottino; quindi, sebbene i pirati siano antichi quanto i commerci marittimi, è solo quando le potenze europee iniziarono a espandere le proprie rotte commerciali spingendosi fino alle Indie e alle Americhe che si iniziò a parlare globalmente di pirateria.

Sandokaaaaan, Sandokaaaaan!Il temibile pirata della Malesia, reso celeberrimo dal genio narrativo di Salgari e dalle successive trasposizioni cinematografiche, potrebbe non essere solo frutto di fantasia: le cronache riportano incursioni piratesche nello Stretto di Malacca già dal XIV secolo, quando imbarcazioni degli Orang Laut solcavano i mari che separano l’isola di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese. Gli Orang Laut sono il Popolo del Mare in lingua malese, appartenenti a diversi gruppi etnici del Sud-Est asiatico accomunati dal fatto di essere nomadi che vivono in barca; sebbene oggi queste popolazioni si siano in larga misura assimilate alla cultura malese, divenendo sedentarie, conservano le loro tradizioni legate alla marineria e in passato svolsero un ruolo preminente anche nelle lotte per il potere politico. Proprio nel XIV secolo furono le bande pirata di Orang Laut a consentire, con la loro lealtà al principe Parameswara, di resistere e contrastare le pressioni dei regnanti vicini, mantenendo così il proprio potere. Nulla di troppo diverso di quanto avvenne molto più vicino a noi, dove regnanti di vari stati europei graziarono o persino nobilitarono pirati che mutarono pelle, per così dire, divenendo corsari (emblematico e notissimo il caso di Francis Drake, nominato Sir dalla Regina d’Inghilterra, che da solo meriterebbe la stesura di un intero trattato). È proprio a partire dal XVIII secolo, con l’aumento dell’interesse europeo per le spezie dell’Estremo Oriente e la conseguente pressione delle potenze coloniali su quelle lontane terre, che la pirateria inizia la sua ascesa e, proprio come raccontano nei romanzi di Salgari, mentre da un lato i pirati erano spinti dalla povertà sulla terraferma e dal desiderio di cospicui guadagni in mare, dall’altro c’era anche un desiderio di opporsi all’invasione straniera. Cosa che in effetti facevano con grande efficacia l’eroe letterario Sandokan e i suoi Tigrotti della Malesia. Tra il 1813 e il 1823 la pirateria fu combattuta, anche con discreta efficacia, dal sultano del Brunei Kanzul Alam e dal capitano britannico Robert C. Graham. La vera svolta, però, si ebbe nel 1830, quando le potenze coloniali britannica e olandese presenti nella regione si allearono contro i pirati, e tracciarono lungo lo Stretto di Malacca una linea di demarcazione anglo-olandese impegnandosi a combattere la pirateria ciascuno sul proprio versante, e al contempo perseguendo la cara, vecchia e purtroppo ancora oggi validissima tradizione del Divide et impera: una motivazione in più per fomentare nuove guerre, a scapito dei popoli dominati, e a totale ed esclusivo vantaggio delle potenze coloniali europee. L’antica linea di demarcazione, ben lungi dall’essere dimenticata o dal cadere in disuso, segna ancora oggi, a quasi due secoli di distanza, il confine marittimo tra Malaysia e Indonesia nello Stretto di Malacca.

Ma Sandokan è esistito oppure no? Be’, di certo è esistito il suo acerrimo nemico, il britannico James Brook: conosciuto anche con il soprannome di Rajah bianco, questi fu un avventuriero e politico britannico, nonché Rajah di Sarawak e Governatore di Labuan attorno alla metà del Milleottocento. Altrettanto certamente è esistito chi non ha accettato di buon grado la dominazione straniera a casa propria, come testimoniano ancora oggi i tanti relitti disseminati sul fondo dello Stretto di Malacca, muti testimoni di un passato costellato da feroci battaglie navali tra pirati più o meno organizzati ed equipaggi europei. Ma sulla figura storica di Sandokan è difficile mettere un punto fermo. Tuttavia la studiosa tedesca Bianca Maria Gerlich ha viaggiato più volte nel Borneo alla ricerca delle radici storiche di questo pirata leggendario, che ritiene di aver rintracciato in un giovane originario proprio del Borneo, commerciante di nidi di rondine fino a quando strinse amicizia con il principe Syarif Osman, deposto dal trono e divenuto pirata per difendere il proprio popolo dai colonizzatori inglesi: da questa amicizia e dal comune desiderio di libertà avrebbero avuto origine le imprese piratesche che si propagarono poi nei racconti prima e nelle leggende in seguito, fino a giungere alla penna di Emilio Salgari che le amplificò e rese immortali.Sandokan e la tigre

La Vedova ChingSpostandoci nel Mar della Cina e tornando a ritroso nel tempo di qualche decennio, possiamo incontrare una delle figure più note e al tempo stesso insolite della pirateria: Shi Yang nacque nel 1775 nella provincia di Guangdong e di lei poco o nulla si sa a parte il fatto che fece la prostituta in un piccolo bordello fino a quando venne catturata e chiesta in moglie dal pirata Cheng Yi, già comandante di sei flotte pirata e discendente di una famiglia dedita alla pirateria sin dal diciassettesimo secolo. La giovane donna, all’epoca venticinquenne, accettò il matrimonio, a patto che il marito le cedesse metà dei suoi averi e una delle sue flotte. Dando prova tanto di capacità militari quanto diplomatiche, Ching Shi partecipò attivamente alle scorribande del marito e, al contempo, lo convinse a utilizzare la propria forza militare per stringere alleanze con altri pirati, fino a riunire le più imponenti flotte cantonesi sotto una sola bandiera: la Red Flag Fleet che divenne l’incubo delle marine dell’Impero Britannico, dell’Impero Portoghese e della Dinastia Qing. Alla morte del marito, avvenuta in Vietnam nel 1807, La Vedova Ching ne prese il posto, rafforzando alleanze e arrivando a governare la più grande flotta della storia: oltre 300 giunche, sulle quali erano imbarcati tra i 20 e i 40 mila pirati, tra uomini, donne e persino bambini. Il solo modo per poter tenere unita e coesa una simile, vasta popolazione era quello di dotarsi di un codice di comportamento e Ching Shi lo fece: chiunque avesse osato contravvenire ai suoi ordini, o emetterne di propri, sarebbe stato decapitato sul posto; la stessa sorte sarebbe toccata a chi non avesse obbedito agli ordini di un superiore. Era vietato rubare dal fondo pubblico e anche i cittadini che rifornivano o aiutavano i pirati erano intoccabili, così come i loro beni. Il frutto delle razzie veniva puntualmente registrato, dopo essere stato consegnato al commissario di bordo, e veniva in seguito consegnato al capitano il quale provvedeva poi a trattenere la propria parte e a dividere il resto equamente tra la ciurma, avendo cura di conservarne l’ottanta per cento per la cassa comune, cui si faceva ricorso per acquistare tutto il necessario per la sopravvivenza quando gli assalti non andavano a buon fine. La cupidigia veniva contrastata con efficacia: chi fosse stato sorpreso a nascondere per sé parte del bottino sarebbe stato duramente frustato, la prima volta, e se recidivo condannato a morte. I pirati erano soliti anche rapire donne, proprio come era stata rapita la stessa Ching Shi a suo tempo e, forse memore del proprio passato, la Vedova Ching pose chiare regole anche in tal senso: le prigioniere non potevano venir stuprate, pena la morte, e dovevano essere liberate, dietro pagamento di un riscatto, a meno che i pirati non volessero tenerle per sé come mogli o concubine, ma in tal caso avrebbero dovuto trattarle con rispetto ed essere loro fedeli. Come finì la storia della Vedova Ching? Bene, perdiana! Dopo aver spadroneggiato per qualche anno razziando villaggi, cittadine e mercati da Canton a Macao, vanificando i tentativi di cattura messi in atto dalla marina della dinastia Qing e persino da quella britannica, la Red Flag Fleet subì considerevoli perdite solo dopo la lunga Battaglia della Bocca della Tigre, contro i portoghesi. A quel punto Shi Yang fece ciò per cui era divenuta tanto celebre: mercanteggiò. Ottenne l’amnistia dal governo Qing, che permise anche di tenere il bottino a tutti i pirati che si fossero arresi e avessero promesso solennemente di condurre, da quel momento, una vita lontana da razzie e brigantaggi: degli oltre 17.300 pirati che facevano parte della Red Flag Fleet, soltanto 126 furono messi a morte e poco più di 200 banditi o esiliati.

E Ching Shih? Ufficialmente concluse la propria esistenza a Macao, dove andò a vivere con la sua famiglia dopo aver ottenuto a sua volta l’amnistia e aprì, gestendola in prima persona, una sala da gioco. Continuò anche le sue imprese per mare, questa volta in modo legale, grazie a una flotta di circa 120 navi impiegate per il commercio del sale. Ma c’è chi giura che, sotto sotto, dietro il velo di irreprensibile rispettabilità, il suo animo pirata non avesse trovato pace e che la Vedova Ching continuò di nascosto a intrallazzare oltre la legalità fino alla fine dei suoi giorni.



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Un omicidio compiuto ed uno tentato 27 anni fa: arrestati in Albania e rimpatriati in Italia


Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.

I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.

La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.

Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.

L'operazione rientra nel progetto “Wanted 2025” della Polizia di Stato, dedicato alla cattura di latitanti di lunga durata, e rappresenta un importante risultato della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità.

 
Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.

I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.

La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.

Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.

L'operazione rientra nel progetto **"Wanted 2025"** della Polizia di Stato, dedicato alla cattura di latitanti di lunga durata, e rappresenta un importante risultato della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità.

noblogo.org/cooperazione-inter…


Un omicidio compiuto ed uno tentato 27 anni fa: arrestati in Albania e...


Un omicidio compiuto ed uno tentato 27 anni fa: arrestati in Albania e rimpatriati in Italia


Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.

I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.

La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.

Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.

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Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.

I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.

La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.

Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.

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Little Steven - Soulfire (2017)


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Erano anni che Little Steven, nome d’arte di Steven Van Zandt, a sua volta nome d’arte di Steven Lento (ed è conosciuto anche come Miami Steve, probabilmente è l’uomo con più nicknames sulla terra) non pubblicava un album a suo nome, per l’esattezza dal non indispensabile Born Again Savage del 1999. Come tutti sanno, il suo lavoro principale è fare il chitarrista e braccio destro di Bruce Springsteen nella E Street Band, ma negli ultimi anni, oltre a condurre un programma radiofonico a sfondo musicale, si è reinventato anche attore per serie di successo come The Sopranos o Lilyhammer (e lo scorso anno ha splendidamente prodotto il bellissimo comeback album di Darlene Love), lasciando pochissimo spazio, anzi nullo, per la sua carriera solista... artesuono.blogspot.com/2017/05…


Ascolta il disco: album.link/s/6CahK1LEBdyOpUN4q…



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Little Steven - Soulfire (2017)


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Erano anni che Little Steven, nome d’arte di Steven Van Zandt, a sua volta nome d’arte di Steven Lento (ed è conosciuto anche come Miami Steve, probabilmente è l’uomo con più nicknames sulla terra) non pubblicava un album a suo nome, per l’esattezza dal non indispensabile Born Again Savage del 1999. Come tutti sanno, il suo lavoro principale è fare il chitarrista e braccio destro di Bruce Springsteen nella E Street Band, ma negli ultimi anni, oltre a condurre un programma radiofonico a sfondo musicale, si è reinventato anche attore per serie di successo come The Sopranos o Lilyhammer (e lo scorso anno ha splendidamente prodotto il bellissimo comeback album di Darlene Love), lasciando pochissimo spazio, anzi nullo, per la sua carriera solista... artesuono.blogspot.com/2017/05…


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I carabinieri del ROS in Argentina per un programma di formazione


L'ambasciatore d'Italia in Argentina, Fabrizio Nicoletti, ha incontrato il Generale Vincenzo Molinese, Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri, attualmente nel Paese per sostenere iniziative di formazione a favore delle forze di polizia argentine nel contrasto al traffico di droga e alla criminalità organizzata transnazionale.

Il generale Molinese (a sinistra) e l'Ambasciatore Nicoletti

L'incontro ha rappresentato un'occasione fondamentale per discutere le priorità comuni in materia di sicurezza, puntando in particolare alle reti criminali internazionali e al potenziamento delle capacità tecniche e investigative delle forze dell'ordine locali, sottolineando la partnership operativa in corso tra Italia e Argentina.

La visita coincide con la conclusione di un programma di formazione finanziato dall'Istituto Italo-Latino Americano (#IILA) e condotto dagli investigatori del ROS per i colleghi argentini, che terminerà con una cerimonia finale prevista a breve.

#ROS #Armadeicarabinieri #Argentina


noblogo.org/cooperazione-inter…


I carabinieri del ROS in Argentina per un programma di formazione


I carabinieri del ROS in Argentina per un programma di formazione


L'ambasciatore d'Italia in Argentina, Fabrizio Nicoletti, ha incontrato il Generale Vincenzo Molinese, Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri, attualmente nel Paese per sostenere iniziative di formazione a favore delle forze di polizia argentine nel contrasto al traffico di droga e alla criminalità organizzata transnazionale.

Il generale Molinese (a sinistra) e l'Ambasciatore Nicoletti

L'incontro ha rappresentato un'occasione fondamentale per discutere le priorità comuni in materia di sicurezza, puntando in particolare alle reti criminali internazionali e al potenziamento delle capacità tecniche e investigative delle forze dell'ordine locali, sottolineando la partnership operativa in corso tra Italia e Argentina.

La visita coincide con la conclusione di un programma di formazione finanziato dall'Istituto Italo-Latino Americano (#IILA) e condotto dagli investigatori del ROS per i colleghi argentini, che terminerà con una cerimonia finale prevista a breve.

#ROS #Armadeicarabinieri #Argentina


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Ásgeir – Afterglow (2017)


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Una vera gemma melodica il nuovo album della rivelazione assoluta degli ultimi anni proveniente dalla scena islandese. Sebbene il successo in termini economici del precedente ‘In The Silence’ sia complicato da replicare il giovane cantautore, che ricordiamo per l’avvincente collaborazione con John Grant e il tour americano con Hozier, ha concentrato i propri sforzi nella definizione di un suono personale e, non a caso, lo “stacco” tra i pezzi di ‘Afterglow’ ed i precedenti appare subito limpido... artesuono.blogspot.com/2017/06…


Ascolta il disco: album.link/s/2qU9Z4eemaZFzdKTD…



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Ásgeir – Afterglow (2017)


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Una vera gemma melodica il nuovo album della rivelazione assoluta degli ultimi anni proveniente dalla scena islandese. Sebbene il successo in termini economici del precedente ‘In The Silence’ sia complicato da replicare il giovane cantautore, che ricordiamo per l’avvincente collaborazione con John Grant e il tour americano con Hozier, ha concentrato i propri sforzi nella definizione di un suono personale e, non a caso, lo “stacco” tra i pezzi di ‘Afterglow’ ed i precedenti appare subito limpido... artesuono.blogspot.com/2017/06…


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Un rapporto illustra truffe e frodi online, tra le forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale


La copertina del rapporto

Il rapporto “A World of Deceit: Mapping the landscape of the global scam centre phenomenon”, pubblicato dalla Global Initiative Against Transnational Organized Crime nel marzo 2026 analizza l'evoluzione delle truffe e delle frodi online, diventate una delle forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale. Nel 2024, si stima che queste attività abbiano generato oltre 1 trilione di dollari, circa l'1% del PIL mondiale.

Il documento si focalizza sul “centro di truffa” (scam centre) come unità organizzativa distintiva, esaminandone i modelli economici in America Latina, Europa, Eurasia, Sud-est asiatico e Africa.

Le forze di polizia di Hong Kong tengono una conferenza stampa su un'operazione congiunta per combattere le truffe transfrontaliere. Sebbene siano stati compiuti molti sforzi per affrontare il fenomeno, le risposte sono spesso limitate alla legge interventi coercitivi quali arresti e raid. © Chen Yongnuo/China News Service/VCG tramite Getty Images

Tipologie di Centri di TruffaI centri non sono tutti uguali; la loro forma dipende dalle condizioni locali e dal livello di protezione politica di cui godono: – Prigioni: Utilizzate come incubatori (es. in Colombia), sfruttano una forza lavoro prigioniera e la corruzione delle guardie. – Appartamenti e Piccoli Uffici: Offrono discrezione e capacità di rapida rilocazione; sono comuni in Turchia e Brasile. – Grandi Complessi (Compounds): Tipici del Sud-est asiatico, sono strutture massicce e recintate dove la forza lavoro è spesso vittima di tratta e costretta ai lavori forzati. – Sotto copertura: Molti centri operano all'interno di aziende legali, come call center legittimi o società di servizi online.

Un'ondata di arresti in Ucraina dalla nomina di un nuovo procuratore generale la metà del 2025 potrebbe significare un cambiamento nelle fortune della truffa centri del paese, che hanno goduto di un alto livello di protezione. Photo: Telegram, 23 Febbraio 2026, t.me/ruslan_kravchenko_ua/577

Fattori di Moltiplicazione (I 6 Acceleratori)Il rapporto identifica sei fattori chiave che permettono a queste operazioni di prosperare: – Gruppi in Rete: Molti centri fanno parte di strutture transnazionali che condividono tecniche e gestione. – Tecnologia e Crime-as-a-Service: L'intelligenza artificiale (deepfake, clonazione vocale) e la vendita di “pacchetti per truffe” pronti all'uso abbassano drasticamente le barriere all'entrata. – Denaro: L'uso di criptovalute, fintech e “muli di denaro” rende estremamente difficile il tracciamento dei fondi. – Protezione Politica: Fondamentale per le operazioni su larga scala; varia dalla piccola tangente alla collusione con le alte sfere dello Stato. – Persone: La forza lavoro spazia da dipendenti consenzienti e ben pagati a vittime del traffico di esseri umani (circa 300.000 persone nel solo Sud-est asiatico). – Geopolitica: I truffatori sfruttano l'instabilità politica e la mancanza di cooperazione tra forze di polizia internazionali.

Una pubblicità a Singapore avverte il pubblico della minaccia delle truffe. © Roslan Rahman/AFP via Getty Images

Il rapporto avverte che la chiusura di singoli centri non è sufficiente se il modello di business rimane intatto. I rischi principali per il futuro includono: – Spostamento (Displacement): I centri migrano verso paesi con maggiore protezione politica quando la pressione aumenta in un'area. – Diffusione (Diffusion): Passaggio da grandi complessi visibili a una rete di piccole cellule più difficili da individuare. – Reintegrazione: Molte vittime della tratta che tornano a casa rischiano di rientrare nel settore come truffatori a causa della mancanza di alternative economiche.

In conclusione, il documento sottolinea la necessità di un approccio che affronti simultaneamente la tecnologia, i flussi finanziari e, soprattutto, la protezione politica che permette a questi centri di operare con impunità.

Per saperne di più: globalinitiative.net/analysis/…


noblogo.org/cooperazione-inter…


Un rapporto illustra truffe e frodi online, tra le forme più sofisticate e...


Un rapporto illustra truffe e frodi online, tra le forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale


La copertina del rapporto

Il rapporto “A World of Deceit: Mapping the landscape of the global scam centre phenomenon”, pubblicato dalla Global Initiative Against Transnational Organized Crime nel marzo 2026 analizza l'evoluzione delle truffe e delle frodi online, diventate una delle forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale. Nel 2024, si stima che queste attività abbiano generato oltre 1 trilione di dollari, circa l'1% del PIL mondiale.

Il documento si focalizza sul “centro di truffa” (scam centre) come unità organizzativa distintiva, esaminandone i modelli economici in America Latina, Europa, Eurasia, Sud-est asiatico e Africa.

Le forze di polizia di Hong Kong tengono una conferenza stampa su un'operazione congiunta per combattere le truffe transfrontaliere. Sebbene siano stati compiuti molti sforzi per affrontare il fenomeno, le risposte sono spesso limitate alla legge interventi coercitivi quali arresti e raid. © Chen Yongnuo/China News Service/VCG tramite Getty Images

Tipologie di Centri di TruffaI centri non sono tutti uguali; la loro forma dipende dalle condizioni locali e dal livello di protezione politica di cui godono: – Prigioni: Utilizzate come incubatori (es. in Colombia), sfruttano una forza lavoro prigioniera e la corruzione delle guardie. – Appartamenti e Piccoli Uffici: Offrono discrezione e capacità di rapida rilocazione; sono comuni in Turchia e Brasile. – Grandi Complessi (Compounds): Tipici del Sud-est asiatico, sono strutture massicce e recintate dove la forza lavoro è spesso vittima di tratta e costretta ai lavori forzati. – Sotto copertura: Molti centri operano all'interno di aziende legali, come call center legittimi o società di servizi online.

Un'ondata di arresti in Ucraina dalla nomina di un nuovo procuratore generale la metà del 2025 potrebbe significare un cambiamento nelle fortune della truffa centri del paese, che hanno goduto di un alto livello di protezione. Photo: Telegram, 23 Febbraio 2026, t.me/ruslan_kravchenko_ua/577

Fattori di Moltiplicazione (I 6 Acceleratori)Il rapporto identifica sei fattori chiave che permettono a queste operazioni di prosperare: – Gruppi in Rete: Molti centri fanno parte di strutture transnazionali che condividono tecniche e gestione. – Tecnologia e Crime-as-a-Service: L'intelligenza artificiale (deepfake, clonazione vocale) e la vendita di “pacchetti per truffe” pronti all'uso abbassano drasticamente le barriere all'entrata. – Denaro: L'uso di criptovalute, fintech e “muli di denaro” rende estremamente difficile il tracciamento dei fondi. – Protezione Politica: Fondamentale per le operazioni su larga scala; varia dalla piccola tangente alla collusione con le alte sfere dello Stato. – Persone: La forza lavoro spazia da dipendenti consenzienti e ben pagati a vittime del traffico di esseri umani (circa 300.000 persone nel solo Sud-est asiatico). – Geopolitica: I truffatori sfruttano l'instabilità politica e la mancanza di cooperazione tra forze di polizia internazionali.

Una pubblicità a Singapore avverte il pubblico della minaccia delle truffe. © Roslan Rahman/AFP via Getty Images

Il rapporto avverte che la chiusura di singoli centri non è sufficiente se il modello di business rimane intatto. I rischi principali per il futuro includono: – Spostamento (Displacement): I centri migrano verso paesi con maggiore protezione politica quando la pressione aumenta in un'area. – Diffusione (Diffusion): Passaggio da grandi complessi visibili a una rete di piccole cellule più difficili da individuare. – Reintegrazione: Molte vittime della tratta che tornano a casa rischiano di rientrare nel settore come truffatori a causa della mancanza di alternative economiche.

In conclusione, il documento sottolinea la necessità di un approccio che affronti simultaneamente la tecnologia, i flussi finanziari e, soprattutto, la protezione politica che permette a questi centri di operare con impunità.

Per saperne di più: globalinitiative.net/analysis/…


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Corpi intermedi. La democrazia che ci rubano tra un voto e l’altro.


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(213)

(CI1)

In Italia la partecipazione politica è diventata un rito svuotato: un gesto meccanico, episodico, che chiede ai cittadini di presentarsi alle urne ogni tanto per legittimare scelte altrui, mentre milioni si allontanano dalle cabine elettorali.

L’astensionismo è ormai il “primo partito” del Paese: alle politiche 2022 oltre 16,5 milioni di italiani non hanno votato, con un’affluenza al 64%, minimo storico repubblicano.

Alle europee 2024 il trend si è confermato, con un’affluenza sotto il 50% e l’assenza come protagonista indiscussa.È il segno di un sistema che riduce la democrazia a un atto di fede occasionale, senza costruire relazioni quotidiane con chi vive i problemi reali.

Dentro questo vuoto, i corpi intermedi (sindacati, associazioni, comitati, movimenti) vengono dipinti come relitti del passato, ostacoli da smantellare in nome della “disintermediazione” digitale. Eppure sono loro a svolgere il lavoro che la politica istituzionale ha abbandonato: aggregare conflitti, dare voce ai bisogni diffusi, trasformare lamenti individuali in lotte collettive. Funzionano come ponti tra chi non ha tempo né risorse per bussare ai palazzi del potere e chi dovrebbe scriverne le regole.

Quando vengono bypassati, subentrano due derive: il leader che parla “direttamente al popolo” via social o l’algoritmo che riduce tutto a like e commenti isolati. In entrambi i casi, la partecipazione si dissolve in un clic impersonale, a valle delle decisioni prese altrove.

(CI2)

La retorica della democrazia istantanea è comoda: “non servono intermediari, basta il tuo voto”. Ma quel voto arriva ogni lustro, su pacchetti preconfezionati, mentre i veri tavoli di negoziazione restano preclusi ai cittadini.

Al contrario, chi difende un posto di lavoro, un servizio pubblico, un quartiere, lo fa in assemblee, scioperi, reti associative: lì la partecipazione è concreta, richiede tempo, studio, radicamento, mediazione quotidiana.

Quando i governi li convocano sono solo per “pro forma” ed il risultato è noto: leggi raffazzonate, tensioni sociali deflagrate in ritardo, scelte calate dall’alto che cozzano con la realtà.

Non si tratta di idealizzare i corpi intermedi, con i loro limiti evidenti: calo di iscritti, autoreferenzialità, leader che hanno svuotato la rappresentanza di contenuto, ma senza di loro, resta una democrazia di facciata, dove si vota sempre meno e si decide in circoli sempre più ristretti. Le piattaforme digitali, le consultazioni online, i sondaggi flash promettono prossimità, ma consegnano deleghe totali: un clic oggi, potere assoluto domani. La vera democrazia partecipativa esige invece organizzazioni autonome, conflitti incanalati, spazi dove i cittadini si formino, discutano, incidano davvero.

La sfida è chiara: meglio un rito elettorale anemico o un ecosistema di corpi intermedi che costringa il potere a confrontarsi con la società viva?Il voto resta essenziale, ma senza movimenti che lo alimentino prima e lo vigilino dopo, è solo un sigillo su altrui partite.

Oggi ci chiedono silenzio tra un’elezione e l’altra perché ci vogliono atomizzati, privi di reti. Una democrazia adulta, invece, teme il cittadino che non archivia la politica con lo spegnimento del televisore: quello che si organizza, resiste, conta ogni giorno.

#Blog #Politica #Società #CorpiIntermedi #Opinioni


noblogo.org/transit/corpi-inte…


Corpi intermedi. La democrazia che ci rubano tra un voto e l’altro.


(213)

(CI1)

In Italia la partecipazione politica è diventata un rito svuotato: un gesto meccanico, episodico, che chiede ai cittadini di presentarsi alle urne ogni tanto per legittimare scelte altrui, mentre milioni si allontanano dalle cabine elettorali.

L’astensionismo è ormai il “primo partito” del Paese: alle politiche 2022 oltre 16,5 milioni di italiani non hanno votato, con un’affluenza al 64%, minimo storico repubblicano.

Alle europee 2024 il trend si è confermato, con un’affluenza sotto il 50% e l’assenza come protagonista indiscussa.È il segno di un sistema che riduce la democrazia a un atto di fede occasionale, senza costruire relazioni quotidiane con chi vive i problemi reali.

Dentro questo vuoto, i corpi intermedi (sindacati, associazioni, comitati, movimenti) vengono dipinti come relitti del passato, ostacoli da smantellare in nome della “disintermediazione” digitale. Eppure sono loro a svolgere il lavoro che la politica istituzionale ha abbandonato: aggregare conflitti, dare voce ai bisogni diffusi, trasformare lamenti individuali in lotte collettive. Funzionano come ponti tra chi non ha tempo né risorse per bussare ai palazzi del potere e chi dovrebbe scriverne le regole.

Quando vengono bypassati, subentrano due derive: il leader che parla “direttamente al popolo” via social o l’algoritmo che riduce tutto a like e commenti isolati. In entrambi i casi, la partecipazione si dissolve in un clic impersonale, a valle delle decisioni prese altrove.

(CI2)

La retorica della democrazia istantanea è comoda: “non servono intermediari, basta il tuo voto”. Ma quel voto arriva ogni lustro, su pacchetti preconfezionati, mentre i veri tavoli di negoziazione restano preclusi ai cittadini.

Al contrario, chi difende un posto di lavoro, un servizio pubblico, un quartiere, lo fa in assemblee, scioperi, reti associative: lì la partecipazione è concreta, richiede tempo, studio, radicamento, mediazione quotidiana.

Quando i governi li convocano sono solo per “pro forma” ed il risultato è noto: leggi raffazzonate, tensioni sociali deflagrate in ritardo, scelte calate dall’alto che cozzano con la realtà.

Non si tratta di idealizzare i corpi intermedi, con i loro limiti evidenti: calo di iscritti, autoreferenzialità, leader che hanno svuotato la rappresentanza di contenuto, ma senza di loro, resta una democrazia di facciata, dove si vota sempre meno e si decide in circoli sempre più ristretti. Le piattaforme digitali, le consultazioni online, i sondaggi flash promettono prossimità, ma consegnano deleghe totali: un clic oggi, potere assoluto domani. La vera democrazia partecipativa esige invece organizzazioni autonome, conflitti incanalati, spazi dove i cittadini si formino, discutano, incidano davvero.

La sfida è chiara: meglio un rito elettorale anemico o un ecosistema di corpi intermedi che costringa il potere a confrontarsi con la società viva?Il voto resta essenziale, ma senza movimenti che lo alimentino prima e lo vigilino dopo, è solo un sigillo su altrui partite.

Oggi ci chiedono silenzio tra un’elezione e l’altra perché ci vogliono atomizzati, privi di reti. Una democrazia adulta, invece, teme il cittadino che non archivia la politica con lo spegnimento del televisore: quello che si organizza, resiste, conta ogni giorno.

#Blog #Politica #Società #CorpiIntermedi #Opinioni

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



Overcoats – Young (2017)


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Dopo il primo omonimo EP del 2015, tornano le Overcoats, duo al femminile di Brooklyn, con “Young”. Il loro debutto sulla distanza mixa elettronica, folk, soul e pop a testi profondi e armonie vocali sorprendenti. Overcoats è il nuovo duo al femminile delle newyorkesi Hana Elion e JJ Mitchell. Il loro debutto, “Young”, incarna un sound ricco di minimalismi e melodie: canzoni che parlano di connessione e tensione, della profondità dell’amore e delle sfide che si affrontano in e come famiglia... artesuono.blogspot.com/2017/05…


Ascolta il disco: album.link/s/5X20kbbHdgPgFItju…



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Overcoats – Young (2017)


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Dopo il primo omonimo EP del 2015, tornano le Overcoats, duo al femminile di Brooklyn, con “Young”. Il loro debutto sulla distanza mixa elettronica, folk, soul e pop a testi profondi e armonie vocali sorprendenti. Overcoats è il nuovo duo al femminile delle newyorkesi Hana Elion e JJ Mitchell. Il loro debutto, “Young”, incarna un sound ricco di minimalismi e melodie: canzoni che parlano di connessione e tensione, della profondità dell’amore e delle sfide che si affrontano in e come famiglia... artesuono.blogspot.com/2017/05…


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Un filosofo e un conduttore televisivo. Uno è morto. L'altro comanda il Pentagono.

Ali Larijani e Pete Hegseth: un confronto imbarazzante per chi preferisce non farlo.

Ci siamo abituati in fretta. Un raid notturno, una comunicazione ufficiale, i commenti soddisfatti dei vincitori. Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica dell'Iran, è stato eliminato il 17 marzo 2026 da un attacco israeliano nei pressi di Teheran. Ucciso insieme al figlio, a un vice e alle sue guardie del corpo. Niente di strano, ormai. Andiamo avanti. Eppure vale la pena fermarsi un momento. Non per commemorare Larijani — le sue responsabilità nella repressione interna e nel sostegno ai movimenti armati regionali sono documentate e pesanti. Ma per capire chi era davvero l'uomo che abbiamo appena eliminato, e confrontarlo con chi, dall'altra parte, gestisce oggi la macchina da guerra più potente della storia.

Chi era Ali LarijaniAli LarijaniNato nel 1958 a Najaf, città santa dello sciismo iracheno, Larijani era figlio di un importante studioso religioso. Avrebbe potuto fare il chierico. Scelse la matematica. Si laureò in Matematica e Informatica all'Università di Tecnologia Aryamehr — oggi Sharif — e poi conseguì un master e un dottorato di ricerca in Filosofia Occidentale all'Università di Teheran. La sua tesi era su Immanuel Kant. Ha pubblicato libri su Kant, su Saul Kripke e su David Lewis. Era membro della facoltà della Scuola di Letteratura e Scienze Umanistiche. Vale la pena ripeterlo: l'uomo che coordinava l'intera strategia di sicurezza nazionale iraniana aveva un dottorato in filosofia occidentale e scriveva di Kant. In farsi. Per un pubblico iraniano. In una Repubblica Islamica. Questo non lo rendeva un democratico, né un moderato nel senso che piace a noi. Ma lo rendeva qualcosa di preciso: un interlocutore. Un uomo capace di muoversi tra i codici della diplomazia internazionale. Un negoziatore che nel 2007 sedette ai tavoli che avrebbero portato al JCPOA del 2015 — l'accordo sul nucleare iraniano che Donald Trump avrebbe poi stracciato nel 2018, aprendo la strada all'escalation in corso.

“Larijani era, per dirla chiaramente, il tipo di nemico con cui si può parlare. Il tipo che conosce le regole del gioco e le rispetta, anche quando lavora per rovesciarti.”

Dopo la morte di Khamenei il 28 febbraio, era diventato la figura più potente del sistema iraniano. Gestiva intelligence, difesa, politica estera e dossier nucleare. Non un simbolo. Un operatore.

Chi è Pete HegsethPete HegsethPete Hegseth è nato nel 1980 a Minneapolis. Ha frequentato Princeton — grazie anche alla sua partecipazione al team di basket — dove ha studiato scienze politiche e scritto per il giornale conservatore del campus. Ha poi ottenuto nel 2013 un Master in Public Policy alla Kennedy School di Harvard. Ha fatto il militare: ufficiale della National Guard, dispiegato a Guantánamo, in Iraq e in Afghanistan. Grado di maggiore. Due Bronze Star. Lasciò il servizio nel 2021 dopo che uno dei suoi tatuaggi fu segnalato come potenzialmente problematico dalla sicurezza presidenziale. Poi fece quello che fanno molti veterani americani con buone spalle e un'opinione su tutto: andò in televisione. Dal 2014 al 2024 condusse Fox & Friends Weekend, il programma del sabato e della domenica mattina di Fox News. Il programma preferito di Donald Trump. Quello che Trump guardava ogni giorno prima di twittare. Nel novembre 2024, Trump lo ha nominato Segretario della Difesa degli Stati Uniti d'America. Il Pentagono. Tre milioni di dipendenti. Un bilancio annuale di 857 miliardi di dollari. L'arsenale nucleare. Il Comando Strategico. Affidata a un conduttore di talk show del fine settimana. Il Senato lo ha confermato con il voto decisivo del vicepresidente J.D. Vance, che ruppe il pareggio. È la prima volta nella storia americana che il voto del vicepresidente è stato necessario per confermare un Segretario della Difesa.

Da quando è in carica, Hegseth ha: eliminato i programmi di diversità e inclusione nell'esercito, condiviso piani operativi riservati su una chat Signal che includeva la moglie, il fratello e il suo avvocato personale, e proposto di rinominare il Dipartimento della Difesa “Department of War”.

Sulla chat Signal, per capirsi: ministri e funzionari di primo livello discutevano i dettagli di un imminente attacco allo Yemen. Qualcuno aveva aggiunto per errore il direttore di The Atlantic. Il direttore di The Atlantic ha poi pubblicato tutto.

Il punto Non sto dicendo che Larijani fosse una brava persona. Non lo era, secondo qualsiasi metro di giudizio occidentale. Stava dall'altra parte di una guerra in corso, e quella guerra ha cause, responsabilità e vittime che non si distribuiscono equamente. Sto dicendo che il confronto tra i due curricula produce un effetto straniante, se ci si ferma a guardarlo. Da un lato: dottorato in filosofia kantiana, trentacinque anni di esperienza nelle istituzioni, negoziatore di accordi internazionali, autore accademico. Dall'altro: Princeton per giocare a basket, poi Fox News, poi il Pentagono. Ci raccontano che stiamo difendendo la civiltà. Sarebbe più convincente se ci mostrassero chi la incarna. Nel frattempo, ogni volta che qualcuno mi spiega come noi siamo la civiltà e l'Iran è la barbarie, mi viene un po' da ridere. E poi mi passa.


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Tedeschi Trucks Band – Live From The Fox Oakland (2017)


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Derek Trucks è uno dei pochi talenti precoci che ha mantenuto le attese. Nato nel '79 a Jacksonville, a 13 anni aveva già diviso il palco con Buddy Guy, suonando una chitarra quasi più grande di lui e specializzandosi alla slide che lo facilitava avendo le mani piccole. A 17 anni forma la Derek Trucks Band con la quale incide otto albums; nel contempo, dopo varie apparizioni come ospite, si unisce alla Allman Brothers Band invitato dallo zio Butch, restando con la gloriosa formazione dal '99 allo scioglimento del 2014 e formando con Warren Haynes una... artesuono.blogspot.com/2017/04…


Ascolta il disco: album.link/s/5N08TYY1GFOsd8apS…



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Tedeschi Trucks Band – Live From The Fox Oakland (2017)


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Derek Trucks è uno dei pochi talenti precoci che ha mantenuto le attese. Nato nel '79 a Jacksonville, a 13 anni aveva già diviso il palco con Buddy Guy, suonando una chitarra quasi più grande di lui e specializzandosi alla slide che lo facilitava avendo le mani piccole. A 17 anni forma la Derek Trucks Band con la quale incide otto albums; nel contempo, dopo varie apparizioni come ospite, si unisce alla Allman Brothers Band invitato dallo zio Butch, restando con la gloriosa formazione dal '99 allo scioglimento del 2014 e formando con Warren Haynes una... artesuono.blogspot.com/2017/04…


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La nuova iniziativa "Juntos" riunisce le forze di polizia italiane e...


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La nuova iniziativa “Juntos” riunisce le forze di polizia italiane e latinoamericane per una cooperazione contro le minacce criminali emergenti


ROMA. La sede dell'Organizzazione Internazionale Italo-Latinoamericana (IILA) ha ospitato la presentazione di “Juntos – Un progetto per rafforzare la cooperazione internazionale di polizia”, ​​un'iniziativa promossa dalla Polizia di Stato italiana con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, realizzata in collaborazione con l'IILA, organizzazione intergovernativa fondata a Roma nel 1966 e attiva in campo culturale, scientifico e della cooperazione allo sviluppo.

L'evento ha riunito Giorgio Silli, Segretario Generale dell'IILA; Alessio Nardi, Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per le Politiche di Sicurezza; e Stefano Carvelli, Alto Funzionario di Polizia e Consigliere Ministeriale per le Relazioni Internazionali presso la Direzione Generale della Polizia e della Sicurezza Pubblica. All'incontro hanno partecipato anche rappresentanti istituzionali del Ministero degli Affari Esteri e della Polizia di Stato, nonché numerosi rappresentanti diplomatici dei Paesi latinoamericani partecipanti al progetto.

Erano presenti delegazioni diplomatiche di Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, insieme alla governance del progetto e ai rappresentanti delle principali direzioni centrali della Polizia di Stato coinvolte nell'attuazione. L'iniziativa rappresenta un significativo passo avanti nella costruzione della cooperazione operativa tra le forze di polizia italiane e latinoamericane, con l'obiettivo di rafforzare gli sforzi contro la criminalità organizzata transnazionale e i reati emergenti di grave entità.

Il progetto coinvolge quattro paesi beneficiari – Argentina, Brasile, Cile e Colombia – e due paesi osservatori, Ecuador e Perù. Si propone di sviluppare attività di capacity building, formazione specialistica, missioni di assistenza tecnica e lo scambio di buone pratiche investigative tra le istituzioni partner.

Nel suo intervento, il Segretario Generale dell'IILA, ​​Giorgio Silli, ha sottolineato che il rafforzamento delle istituzioni di sicurezza nei paesi partner è ora essenziale anche per la sicurezza europea, evidenziando l'importanza di una cooperazione strutturata tra le forze di polizia di entrambi i continenti. Alessio Nardi ha osservato che il progetto si allinea al più ampio quadro della diplomazia di sicurezza italiana, promuovendo una cooperazione internazionale sempre più efficace contro le minacce criminali transnazionali.

Stefano Carvelli, responsabile del progetto, ha illustrato i fenomeni criminali più urgenti della regione che l'iniziativa intende affrontare, dettagliando le attività previste nell'arco di 24 mesi: missioni operative nei paesi partner, programmi di formazione specialistica, assistenza tecnica e dialogo istituzionale tra le forze di polizia partecipanti. Nello specifico, l'iniziativa mira a rafforzare la cooperazione contro le reti criminali e i reati connessi alla migrazione e alla tratta di esseri umani, con particolare attenzione al controllo delle frontiere e alla falsificazione di documenti; a promuovere lo sviluppo di strategie e strumenti per combattere i crimini transnazionali che colpiscono vittime particolarmente vulnerabili; e a consolidare le capacità di prevenzione e risposta alla criminalità informatica, con particolare attenzione alla lotta contro lo sfruttamento minorile online e alla protezione delle infrastrutture critiche.


noblogo.org/cooperazione-inter…


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La nuova iniziativa “Juntos” riunisce le forze di polizia italiane e latinoamericane per una cooperazione contro le minacce criminali emergenti


ROMA. La sede dell'Organizzazione Internazionale Italo-Latinoamericana (IILA) ha ospitato la presentazione di “Juntos – Un progetto per rafforzare la cooperazione internazionale di polizia”, ​​un'iniziativa promossa dalla Polizia di Stato italiana con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, realizzata in collaborazione con l'IILA, organizzazione intergovernativa fondata a Roma nel 1966 e attiva in campo culturale, scientifico e della cooperazione allo sviluppo.

L'evento ha riunito Giorgio Silli, Segretario Generale dell'IILA; Alessio Nardi, Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per le Politiche di Sicurezza; e Stefano Carvelli, Alto Funzionario di Polizia e Consigliere Ministeriale per le Relazioni Internazionali presso la Direzione Generale della Polizia e della Sicurezza Pubblica. All'incontro hanno partecipato anche rappresentanti istituzionali del Ministero degli Affari Esteri e della Polizia di Stato, nonché numerosi rappresentanti diplomatici dei Paesi latinoamericani partecipanti al progetto.

Erano presenti delegazioni diplomatiche di Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, insieme alla governance del progetto e ai rappresentanti delle principali direzioni centrali della Polizia di Stato coinvolte nell'attuazione. L'iniziativa rappresenta un significativo passo avanti nella costruzione della cooperazione operativa tra le forze di polizia italiane e latinoamericane, con l'obiettivo di rafforzare gli sforzi contro la criminalità organizzata transnazionale e i reati emergenti di grave entità.

Il progetto coinvolge quattro paesi beneficiari – Argentina, Brasile, Cile e Colombia – e due paesi osservatori, Ecuador e Perù. Si propone di sviluppare attività di capacity building, formazione specialistica, missioni di assistenza tecnica e lo scambio di buone pratiche investigative tra le istituzioni partner.

Nel suo intervento, il Segretario Generale dell'IILA, ​​Giorgio Silli, ha sottolineato che il rafforzamento delle istituzioni di sicurezza nei paesi partner è ora essenziale anche per la sicurezza europea, evidenziando l'importanza di una cooperazione strutturata tra le forze di polizia di entrambi i continenti. Alessio Nardi ha osservato che il progetto si allinea al più ampio quadro della diplomazia di sicurezza italiana, promuovendo una cooperazione internazionale sempre più efficace contro le minacce criminali transnazionali.

Stefano Carvelli, responsabile del progetto, ha illustrato i fenomeni criminali più urgenti della regione che l'iniziativa intende affrontare, dettagliando le attività previste nell'arco di 24 mesi: missioni operative nei paesi partner, programmi di formazione specialistica, assistenza tecnica e dialogo istituzionale tra le forze di polizia partecipanti. Nello specifico, l'iniziativa mira a rafforzare la cooperazione contro le reti criminali e i reati connessi alla migrazione e alla tratta di esseri umani, con particolare attenzione al controllo delle frontiere e alla falsificazione di documenti; a promuovere lo sviluppo di strategie e strumenti per combattere i crimini transnazionali che colpiscono vittime particolarmente vulnerabili; e a consolidare le capacità di prevenzione e risposta alla criminalità informatica, con particolare attenzione alla lotta contro lo sfruttamento minorile online e alla protezione delle infrastrutture critiche.


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Sospetto camorrista condannato era fuggito in USA, Polizia di Stato e FBI lo localizzano e rispediscono in Italia


Al termine di una complessa indagine, Carlo Petrillo, oggi 43enne, è stato localizzato e arrestato negli Stati Uniti il 16 dicembre 2025. Al suo rientro in Italia, gli investigatori, in collaborazione con la Polizia di Frontiera di Fiumicino, hanno proceduto all'arresto e alla sua traduzione in carcere. L'operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, sotto il coordinamento della Procura Generale della Repubblica di Napoli e del Federal Bureau of Investigation (FBI).

Petrillo si era reso irreperibile dal 2017, dopo aver riportato una condanna definitiva a 8 anni e 8 mesi di reclusione per fatti risalenti al 2006. In quegli anni era considerato il referente del clan camorristico “Belforte” a Caserta, nonché l'organizzatore di una rete dedita al traffico illecito di cocaina nel capoluogo casertano, articolata attraverso una fitta rete di spacciatori al dettaglio.

Fuggito negli Stati Uniti prima che la sentenza divenisse definitiva, vi aveva ricostruito una nuova vita diventando titolare di numerose attività commerciali. Le indagini che hanno portato alla sua cattura rientrano nel Progetto “Wanted” della Polizia di Stato, finalizzato all'individuazione e all'arresto dei latitanti.

A seguito dei provvedimenti esecutivi emessi dalla Procura Generale presso la Corte d'Appello di Napoli, Petrillo è stato espulso dagli Stati Uniti per motivi di sicurezza interna e per violazione delle norme sull'immigrazione. ```


noblogo.org/cooperazione-inter…


Sospetto camorrista condannato era fuggito in USA, Polizia di Stato e FBI lo...


Sospetto camorrista condannato era fuggito in USA, Polizia di Stato e FBI lo localizzano e rispediscono in Italia


Al termine di una complessa indagine, Carlo Petrillo, oggi 43enne, è stato localizzato e arrestato negli Stati Uniti il 16 dicembre 2025. Al suo rientro in Italia, gli investigatori, in collaborazione con la Polizia di Frontiera di Fiumicino, hanno proceduto all'arresto e alla sua traduzione in carcere. L'operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, sotto il coordinamento della Procura Generale della Repubblica di Napoli e del Federal Bureau of Investigation (FBI).

Petrillo si era reso irreperibile dal 2017, dopo aver riportato una condanna definitiva a 8 anni e 8 mesi di reclusione per fatti risalenti al 2006. In quegli anni era considerato il referente del clan camorristico “Belforte” a Caserta, nonché l'organizzatore di una rete dedita al traffico illecito di cocaina nel capoluogo casertano, articolata attraverso una fitta rete di spacciatori al dettaglio.

Fuggito negli Stati Uniti prima che la sentenza divenisse definitiva, vi aveva ricostruito una nuova vita diventando titolare di numerose attività commerciali. Le indagini che hanno portato alla sua cattura rientrano nel Progetto “Wanted” della Polizia di Stato, finalizzato all'individuazione e all'arresto dei latitanti.

A seguito dei provvedimenti esecutivi emessi dalla Procura Generale presso la Corte d'Appello di Napoli, Petrillo è stato espulso dagli Stati Uniti per motivi di sicurezza interna e per violazione delle norme sull'immigrazione. ```


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Ryan Adams – Prisoner (2017)


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È davvero piacevole avere nelle orecchie un nuovo lavoro di Ryan Adams – la cui uscita prevista per la seconda metà di febbraio è stata anticipata dal singolo radiofonico “Do you still love me?“. “Prisoner” è un album dalla genesi complessa: figlia di quel divorzio che lo ha devastato sia dal punto di vista emotivo che psicologico. Ne consegue una scrittura probabilmente figlia del distacco, e capace d’innescare una rivoluzione nel cantautore americano. Lui, sempre alla ricerca di qualcosa che lo soddisfi a pieno – benché vanti una carriera ispirata alle spalle fatta di grandi collaborazioni e fughe verso dimensioni oniriche... artesuono.blogspot.com/2017/02…


Ascolta il disco: album.link/s/4jldY4eFDSoZua0KB…



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Ryan Adams – Prisoner (2017)


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È davvero piacevole avere nelle orecchie un nuovo lavoro di Ryan Adams – la cui uscita prevista per la seconda metà di febbraio è stata anticipata dal singolo radiofonico “Do you still love me?“. “Prisoner” è un album dalla genesi complessa: figlia di quel divorzio che lo ha devastato sia dal punto di vista emotivo che psicologico. Ne consegue una scrittura probabilmente figlia del distacco, e capace d’innescare una rivoluzione nel cantautore americano. Lui, sempre alla ricerca di qualcosa che lo soddisfi a pieno – benché vanti una carriera ispirata alle spalle fatta di grandi collaborazioni e fughe verso dimensioni oniriche... artesuono.blogspot.com/2017/02…


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Guerra all’Iran: l’Italia sociale lasciata in ostaggio


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(212)

(IM1)

L’Italia è nel mezzo di una crisi sociale silenziosa, e il governo #Meloni sceglie deliberatamente di voltarsi dall’altra parte, ripetendo slogan identitari mentre lascia marcire salari, bollette e povertà, oggi aggravati da una nuova stagione di guerra che ha l’ #Iran come sfondo.

I numeri sono chiari: secondo l’Ocse, nel primo trimestre 2024 i salari reali italiani sono ancora circa il 6,9% sotto il livello pre‑pandemico, il calo peggiore tra le principali economie avanzate, mentre altri Paesi hanno già recuperato almeno in parte il potere d’acquisto. Non si tratta di “percezioni”, ma del fatto che milioni di lavoratori si ritrovano ogni mese con uno stipendio che, al netto dell’inflazione, vale molto meno di cinque anni fa, a fronte di profitti aziendali che hanno retto decisamente meglio l’urto delle crisi.

Di fronte a questo, il governo continua a opporsi a un salario minimo legale e a qualsiasi forma strutturale di indicizzazione dei salari, preferendo bonus una tantum, tagli temporanei al cuneo e propaganda sul “lavoro ritrovato”, come se un contratto precario e sottopagato bastasse a cancellare il problema di chi vive stabilmente in trincea tra affitto e spesa.

Sul fronte delle bollette, dopo l’esplosione dei prezzi legata alla guerra in #Ucraina, l’Autorità “Arera” certifica un calo dell’energia elettrica di circa il 10,8% nel primo trimestre 2024, con una spesa annua tipo di 684 euro, la metà rispetto ai dodici mesi precedenti, ma ancora circa 150 euro in più rispetto al 2020, prima della crisi. In altre parole, le famiglie continuano a pagare un “sovrapprezzo strutturale” per luce e gas, mentre il governo smantella il rafforzamento dei bonus sociali e lascia che la fine del mercato tutelato diventi un’altra occasione di rendita per i grandi operatori, non certo un sollievo per chi fatica a tenere accesi i termosifoni.

Intanto l’Istat ci dice che nel 2023 oltre 2,2 milioni di famiglie, quasi 5,7 milioni di persone, vivono in povertà assoluta, con un’incidenza vicina al 10% della popolazione e punte drammatiche tra minori e famiglie straniere. È il dato che più smentisce la narrazione della “nazione risollevata”: dietro il patriottismo da palco ci sono bambini che saltano pasti proteici, anziani che rinunciano alle cure, giovani adulti che rimandano qualsiasi progetto di vita autonoma.

(IM2)

In questo quadro, l’ennesima escalation militare in Medio Oriente e la prospettiva di un conflitto allargato che coinvolga direttamente l’Iran non sono una questione astratta di diplomazia: significano nuove tensioni sui prezzi dell’energia, altro carburante per l’inflazione, altro margine per scaricare costi sui più fragili mentre ci si rifugia dietro la parola d’ordine della “sicurezza”.

Il governo Meloni si presenta come il paladino dell’Occidente assediato, ma sul fronte interno pratica un rigoroso immobilismo sociale: nessuna riforma coraggiosa su salari, nessun piano serio contro la povertà, nessuna strategia per disinnescare l’effetto combinato di guerra e caro‑vita sulle famiglie a basso reddito.

Invece di mettere in discussione un modello che produce lavoratori poveri e cittadini cronicamente indebitati con le utenze, l’esecutivo preferisce distribuire colpe verso l’esterno: l’Europa, i migranti, le Ong, ora i nemici di turno in Medio Oriente.

La verità è che, mentre il governo agita la bandiera dell’ordine e della forza, è proprio sull’unica sicurezza che dovrebbe contare. quella di potersi permettere un salario dignitoso, una bolletta pagabile, una vita fuori dalla miseria, che continua a non muovere un dito.

#Blog #Italia #Economia #GovernoMeloni #Salari #Bollette #Povertà #Opinioni


noblogo.org/transit/guerra-all…


Guerra all’Iran: l’Italia sociale lasciata in ostaggio


(212)

(IM1)

L’Italia è nel mezzo di una crisi sociale silenziosa, e il governo #Meloni sceglie deliberatamente di voltarsi dall’altra parte, ripetendo slogan identitari mentre lascia marcire salari, bollette e povertà, oggi aggravati da una nuova stagione di guerra che ha l’ #Iran come sfondo.

I numeri sono chiari: secondo l’Ocse, nel primo trimestre 2024 i salari reali italiani sono ancora circa il 6,9% sotto il livello pre‑pandemico, il calo peggiore tra le principali economie avanzate, mentre altri Paesi hanno già recuperato almeno in parte il potere d’acquisto. Non si tratta di “percezioni”, ma del fatto che milioni di lavoratori si ritrovano ogni mese con uno stipendio che, al netto dell’inflazione, vale molto meno di cinque anni fa, a fronte di profitti aziendali che hanno retto decisamente meglio l’urto delle crisi.

Di fronte a questo, il governo continua a opporsi a un salario minimo legale e a qualsiasi forma strutturale di indicizzazione dei salari, preferendo bonus una tantum, tagli temporanei al cuneo e propaganda sul “lavoro ritrovato”, come se un contratto precario e sottopagato bastasse a cancellare il problema di chi vive stabilmente in trincea tra affitto e spesa.

Sul fronte delle bollette, dopo l’esplosione dei prezzi legata alla guerra in #Ucraina, l’Autorità “Arera” certifica un calo dell’energia elettrica di circa il 10,8% nel primo trimestre 2024, con una spesa annua tipo di 684 euro, la metà rispetto ai dodici mesi precedenti, ma ancora circa 150 euro in più rispetto al 2020, prima della crisi. In altre parole, le famiglie continuano a pagare un “sovrapprezzo strutturale” per luce e gas, mentre il governo smantella il rafforzamento dei bonus sociali e lascia che la fine del mercato tutelato diventi un’altra occasione di rendita per i grandi operatori, non certo un sollievo per chi fatica a tenere accesi i termosifoni.

Intanto l’Istat ci dice che oltre 2,2 milioni di famiglie, quasi 5,7 milioni di persone, vivono in povertà assoluta, con un’incidenza vicina al 10% della popolazione e punte drammatiche tra minori e famiglie straniere. È il dato che più smentisce la narrazione della “nazione risollevata”: dietro il patriottismo da palco ci sono bambini che saltano pasti proteici, anziani che rinunciano alle cure, giovani adulti che rimandano qualsiasi progetto di vita autonoma.

(IM2)

In questo quadro, l’ennesima escalation militare in Medio Oriente e la prospettiva di un conflitto allargato che coinvolga direttamente l’Iran non sono una questione astratta di diplomazia: significano nuove tensioni sui prezzi dell’energia, altro carburante per l’inflazione, altro margine per scaricare costi sui più fragili mentre ci si rifugia dietro la parola d’ordine della “sicurezza”.

Il governo Meloni si presenta come il paladino dell’Occidente assediato, ma sul fronte interno pratica un rigoroso immobilismo sociale: nessuna riforma coraggiosa su salari, nessun piano serio contro la povertà, nessuna strategia per disinnescare l’effetto combinato di guerra e caro‑vita sulle famiglie a basso reddito.

Invece di mettere in discussione un modello che produce lavoratori poveri e cittadini cronicamente indebitati con le utenze, l’esecutivo preferisce distribuire colpe verso l’esterno: l’Europa, i migranti, le Ong, ora i nemici di turno in Medio Oriente.

La verità è che, mentre il governo agita la bandiera dell’ordine e della forza, è proprio sull’unica sicurezza che dovrebbe contare. quella di potersi permettere un salario dignitoso, una bolletta pagabile, una vita fuori dalla miseria, che continua a non muovere un dito.

#Blog #Italia #Economia #GovernoMeloni #Salari #Bollette #Povertà #Opinioni

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Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



Arcade Fire – Everything Now (2017)


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Tutto adesso. Potrebbe esser il motto di una pubblicità di Netflix oppure la didascalia per quest’era frenetica del web 2.0, segnata dai social e dall’istante che diventa azione cristallizzata nel tempo, da consumare, però, nel momento stesso della sua messa in atto. Quindi, non solo tutto, ma anche adesso: un po’ come cancellare il passato dopo averci giocato per qualche eterno istante e non riflettere troppo su quello che potrà accadere domani... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta il disco: album.link/s/1DNojVW079FU9YnAM…



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Arcade Fire – Everything Now (2017)


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Tutto adesso. Potrebbe esser il motto di una pubblicità di Netflix oppure la didascalia per quest’era frenetica del web 2.0, segnata dai social e dall’istante che diventa azione cristallizzata nel tempo, da consumare, però, nel momento stesso della sua messa in atto. Quindi, non solo tutto, ma anche adesso: un po’ come cancellare il passato dopo averci giocato per qualche eterno istante e non riflettere troppo su quello che potrà accadere domani... artesuono.blogspot.com/2017/07…


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The Jesus And Mary Chain — Darklands (1987)


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Quando ascoltai per la prima volta i “The Jesus And Mary Chain” ebbi nei loro confronti un atteggiamento estremamente conservatore, lo stesso che manifestai — lo ammetto — nel ’77 quando vennero fuori i Sex Pistols: che diamine — consideravo tra me e me — come si permettono questi sfacciati di bistrattare il vecchio rock di papà Elvis?... silvanobottaro.it/archives/405…


Ascolta il disco: album.link/s/5cFb5EJLTQ7u6YuGE…



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The Jesus And Mary Chain — Darklands (1987)


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Quando ascoltai per la prima volta i “The Jesus And Mary Chain” ebbi nei loro confronti un atteggiamento estremamente conservatore, lo stesso che manifestai — lo ammetto — nel ’77 quando vennero fuori i Sex Pistols: che diamine — consideravo tra me e me — come si permettono questi sfacciati di bistrattare il vecchio rock di papà Elvis?... silvanobottaro.it/archives/405…


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The War On Drugs – A Deeper Understanding (2017)


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L’indecifrabile sguardo di Adam Granduciel e uno studio di registrazione che giureresti appartenere al quarantennio scorso rappresentano il biglietto da visita della nuova prova a firma The War on Drugs. Il primo disco pubblicato con una major – Atlantic – e che, per una strana congiunzione astrale, è finito per trasformarsi in uno dei comeback più attesi dell’anno. Difficile immaginare che l’alcolica alchimia scattata con Kurt Vile quindici anni fa potesse portare ad un risultato simile... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: album.link/s/4TkmrrpjlPoCPpGyD…



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The War On Drugs – A Deeper Understanding (2017)


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L’indecifrabile sguardo di Adam Granduciel e uno studio di registrazione che giureresti appartenere al quarantennio scorso rappresentano il biglietto da visita della nuova prova a firma The War on Drugs. Il primo disco pubblicato con una major – Atlantic – e che, per una strana congiunzione astrale, è finito per trasformarsi in uno dei comeback più attesi dell’anno. Difficile immaginare che l’alcolica alchimia scattata con Kurt Vile quindici anni fa potesse portare ad un risultato simile... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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Custos Viridis, maxi-operazione globale contro le attività ambientali illegali


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Europol ha guidato con successo un'operazione globale contro le reti criminali coinvolte in attività ambientali illegali, come traffico di rifiuti, inquinamento, riciclaggio e corruzione.


L’operazione, svolta tra gennaio e dicembre 2025 in cinque continenti con la collaborazione di 71 paesi e numerose organizzazioni internazionali, ha portato a 1.048 ispezioni, 337 arresti e sequestri di oltre 127.000 tonnellate di rifiuti, 602 tonnellate di sostanze inquinanti (tra cui 398 tonnellate di gas fluorurati), 75 tonnellate di pesticidi, 2,3 tonnellate di mercurio e quasi 10 milioni di euro in contanti. Sono stati inoltre sequestrati veicoli, macchinari, armi e proprietà. Le indagini hanno rivelato reti criminali attive nell’esportazione illegale di rifiuti verso Africa, Asia e America Latina, nonché nel commercio illecito di gas refrigeranti e prodotti fitosanitari. Sono emerse nuove tendenze, come l’abuso di scappatoie legali e il traffico di rifiuti all’interno dell’UE, con flussi diretti verso paesi extra-UE. L’operazione ha sottolineato l’impatto ambientale e sociale di questi crimini, evidenziando la necessità di un’azione coordinata globale per contrastarli. Europol ha fornito supporto operativo e analitico, coordinando un hub di condivisione dati e collaborando con enti come INTERPOL, UNODC e OMD.

#reatiambientali


noblogo.org/cooperazione-inter…


Custos Viridis, maxi-operazione globale contro le attività ambientali illegali


Europol ha guidato con successo un'operazione globale contro le reti criminali coinvolte in attività ambientali illegali, come traffico di rifiuti, inquinamento, riciclaggio e corruzione.


L’operazione, svolta tra gennaio e dicembre 2025 in cinque continenti con la collaborazione di 71 paesi e numerose organizzazioni internazionali, ha portato a 1.048 ispezioni, 337 arresti e sequestri di oltre 127.000 tonnellate di rifiuti, 602 tonnellate di sostanze inquinanti (tra cui 398 tonnellate di gas fluorurati), 75 tonnellate di pesticidi, 2,3 tonnellate di mercurio e quasi 10 milioni di euro in contanti. Sono stati inoltre sequestrati veicoli, macchinari, armi e proprietà. Le indagini hanno rivelato reti criminali attive nell’esportazione illegale di rifiuti verso Africa, Asia e America Latina, nonché nel commercio illecito di gas refrigeranti e prodotti fitosanitari. Sono emerse nuove tendenze, come l’abuso di scappatoie legali e il traffico di rifiuti all’interno dell’UE, con flussi diretti verso paesi extra-UE. L’operazione ha sottolineato l’impatto ambientale e sociale di questi crimini, evidenziando la necessità di un’azione coordinata globale per contrastarli. Europol ha fornito supporto operativo e analitico, coordinando un hub di condivisione dati e collaborando con enti come INTERPOL, UNODC e OMD.

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Omar Sosa & Seckou Keita – Transparent Water (2017)


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Sin dalle prime note la musica trasporta istantaneamente gli ascoltatori in un viaggio all'interno del proprio spirito e allo stesso tempo in un viaggio nel mondo reale. Un'esplorazione della musica afro-cubana in tutte le sue forme, una intensa meditazione sui cicli della vita e dell'esistenza. Il “piano” di Sosa non è uno strumento musicale, ma un condotto di consapevolezza spirituale e la “kora” di Keita una elegante dichiarazione di gioia... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta il disco: album.link/s/05zAa96vJNiqrT9GB…



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Omar Sosa & Seckou Keita – Transparent Water (2017)


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Sin dalle prime note la musica trasporta istantaneamente gli ascoltatori in un viaggio all'interno del proprio spirito e allo stesso tempo in un viaggio nel mondo reale. Un'esplorazione della musica afro-cubana in tutte le sue forme, una intensa meditazione sui cicli della vita e dell'esistenza. Il “piano” di Sosa non è uno strumento musicale, ma un condotto di consapevolezza spirituale e la “kora” di Keita una elegante dichiarazione di gioia... artesuono.blogspot.com/2017/03…


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Il "mito" della Carta Esatta


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Dal titolo si può pensare che anche questo post riguardi la cartografia, in parte è vero ma i concetti che troverete li ho incontrati per la prima volta grazie alla geomatica. Se avete visto il post precedente vi ricorderete (forse) di aver letto che non è possibile la realizzazione di una carta che risulti fedele al 100% con la realtà. Ecco, con questo articolo vi mostrerò il perché, in maniera spero non troppo tecnica. (Queste considerazioni si applicano ovviamente a quella tipologia di carte che hanno come scopo la rappresentazione geometricamente accurata del territorio).

La forma della Terra


La Terra è tonda. Più precisamente, la sua superficie di riferimento è chiamata “Geoide”, termine con il quale si identifica la superficie equipotenziale del campo gravitazionale (in parole semplici e comprensibili, il Geoide corrisponde alla superficie che assumerebbe la Terra se fosse ricoperta d'acqua, poiché questa si distribuirebbe in modo differente a seconda della forza di gravità, che non è omogenea su tutta la superficie terrestre). Ora, il Geoide non è purtroppo descrivibile in termini matematici, per lo meno con le conoscenze attuali, dunque chi studia la superficie terrestre è costretto a prendere come riferimento un Ellissoide, introducendo quindi una prima approssimazione rispetto alla superficie reale. Questo ellissoide è detto “di rotazione” perché si materializza facendo ruotare un'ellisse lungo un asse (detto Z) in un sistema tridimensionale. Eseguendo questa operazione con un ellisse avente il centro all'origine degli assi si ottiene una figura solida, il cosiddetto “Ellissoide di rotazione”.ellissoide vs geoide

La modellizzazione della Terra si basa dunque su questa figura geometrica solida, realizzata con il seguente sistema di assi: – L'origine degli assi coincidente al centro di massa della Terra – L'asse Z che coincide con l'asse di rotazione terrestre – L'asse X coincidente con il Meridiano di Greenwich – L'asse Y risultante in conseguenza dei due precedenti

Le dimensioni dell'ellissoide di rotazione, inoltre, sono state modificate nel tempo. I due semiassi che lo definiscono (equatoriale – lungo gli assi Y e X; polare – lungo l'asse Z) dovrebbero coincidere con il “raggio terrestre”, ma tali valori sono stati affinati nel corso dei secoli grazie al progresso tecnico che ci ha permesso di ricavarne una stima sempre migliore. Si può inoltre aggiungere che, in base alla porzione di superficie da rappresentare, sono stati elaborati anche i “Datum” (particolari orientamenti degli ellissoidi, o “ellissoidi locali”), che consentono di adattare meglio il modello “globale” alla situazione “locale”, in base all'oscillazione del Geoide in quell'area.datum

Ma non complichiamoci troppo la vita, già da queste premesse potete intuire come la trasposizione su una superficie piana (la carta) di una porzione di superficie terrestre sia basata su modelli approssimativi per definizione, che non sono in grado di rappresentare fedelmente la realtà. Bene, ora facciamo il passo successivo.

La proiezione sul piano


Essendo la carta una rappresentazione sul piano di un oggetto tridimensionale (la Terra o una sua porzione) è necessario comprendere le implicazioni spaziali di questa proiezione, le quali sono in realtà molto intuitive. Immaginate di avere un'arancia e di sbucciarla (creando delle forme a “spicchi” l'esempio è forse più comprensibile, ma qualunque forma prendano i vostri pezzi di buccia il risultato sarà identico). Potrete notare che queste porzioni di buccia non sono “piatte”, ma curve rispetto alla superficie di un ipotetico tavolino. Per tentare di appiattirle dovete schiacciarle, creparle, o romperle in pezzetti più piccoli, senza comunque poter ottenere una superficie piana. Lo stesso concetto si può applicare alla proiezione della superficie terrestre su una carta. Non è possibile riportare una superficie tridimensionale su un piano in due dimensioni senza produrre delle deformazioni. Queste possono essere divise in tre tipologie: – Lineari (riguardanti le distanze) – Areali – Angolari

In base alla caratteristica che NON viene deformata, si possono suddividere le carte in: – Isogoniche o Conformi = angoli non deformati – Equivalenti = aree non deformate – Equidistanti = distanze non deformate – Afilattiche = sono il risultato di un “compromesso” tra tutte le deformazioni

Parlando invece del tipo di proiezione, nella seguente immagine ne sono illustrati tre tipi (la cilindrica rappresentata è detta “diretta”, mentre quando il cilindro è ruotato “orizzontalmente” prende il nome di “trasversa”).tipi di proiezioniLe superfici possono essere tangenti (es. la cilindrica) o secanti (es. la conica), e i punti/linee di tangenza tra Terra – foglio sono gli unici in cui le deformazioni risultano nulle, mentre man mano che ci si allontana da questi punti aumentano di entità. Nella scelta del tipo di proiezione si tiene conto del soggetto da rappresentare. Tra queste, ad esempio, la proiezione migliore per l'Italia è la Cilindrica trasversa, poiché il nostro Paese si estende da Nord a Sud, mentre per la Francia una buona soluzione è quella Conica.

Un'ulteriore distinzione si può fare basandosi sulla posizione del punto di proiezione rispetto all'ellissoide di rotazione (nell'ortografica è posto all'infinito), che ovviamente porta a implicazioni differenti in termini di deformazioni.punti di proiezione

Conclusioni


Spero di aver esposto tutte queste considerazioni in maniera comprensibile, se avete trovato questi argomenti troppo noiosi (ed incredibilmente siete arrivati a leggere -forse solo- la fine) non preoccupatevi... Per esperienza ho notato che sono poche le persone che si interessano di tali temi.

In definitiva, comunque, spero di aver reso l'idea della complessità che sta dietro alla realizzazione di una carta geografica che abbia come scopo la rappresentazione il più metricamente corretta possibile della superficie terrestre. In breve, ecco riassunti i punti essenziali: – La base di partenza non è la reale superficie terrestre ma un modello che la approssima – Le dimensioni di tale modello sono state variate nel tempo – La proiezione sul piano genera necessariamente delle deformazioni – Le deformazioni variano anche in base al tipo di proiezione scelta

P.S. Ci sarebbero ulteriori considerazioni da fare, ma non voglio caricare eccessivamente un post già complesso... In futuro potrei farne un secondo su questo tema, magari riguardante nello specifico la “scala” di una carta


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