Salta al contenuto principale

Il Fediverso (visto da un’esploratrice in fuga)


Stretta all’angolo da @xab, che ha scelto la tematica, e considerato l’interessante, esaustivo post scritto da @77nn, ammetto che non c’è gara… e… un momento… il bello del Fediverso è proprio questo!

Se a scrivere questo post fosse stata LaVi di una ventina di anni fa, l’avrebbe fatto sentendosi spaccata a metà, divisa tra ciò che voleva comunicare e ciò che avrebbe con buona probabilità fatto presa sui lettori. È questo che mi ha insegnato il giornalismo, è questo che ho portato con me nel blog quando le regole dell’editoria – o idioteria, come avevo cominciato a chiamarla – avevano iniziato a starmi strette, motivando il mio addio a quel mondo. I giornali campano di pubblicità, la pubblicità dev’essere vista, quindi servono lettori, e i lettori se non ci sono te li devi andare a catturare, se vuoi uno stipendio a fine mese. Punto. Il come è una questione etica, che non interessa all’editore e ai proprietari dei giornali più di quanto li interessi discutere di astrofisica o del sesso degli angeli. Il come non viene discusso nelle riunioni di redazione né men che meno nelle sedute del consiglio d’amministrazione. Il blog, allora, mi era sembrato una boccata d’aria fresca: potevo scrivere ciò che volevo, come volevo, senza dover compiacere sponsor più o meno velatamente, senza dover spacciare menzogne per verità, senza cesellare ogni singola frase affinché potesse portare un lettore in più nelle casse del giornale. Ci misi un po’ per accorgermi che, però, il meccanismo sotteso era lo stesso: certo, la grande G ti dava spazio gratis, però si prendeva i tuoi dati e, se volevi far soldi, la strada era sempre la stessa di prima. Anzi, peggio ancora. Perché senza un editore alle spalle, farsi notare è davvero difficile. Soprattutto in un mondo sterminato come quello del web, dove potenzialmente chiunque può scrivere qualunque cosa su qualsivoglia argomento. E allora i social. Ti iscrivi per creare una vetrina dove esporre ciò che fai, finisci fagocitato dal sistema. Pubblica, così rimani in cima alla lista. Pubblica, così vieni notata. Pubblica, così l’algoritmo ti premia. Pubblica, fino a quando non importa più cosa, basta esserci. In un carosello di vanità – sia come pavoneggiarsi, sia come vanus, inutile – senza fine.

E poi arrivi a un punto. A quel punto. Quello in cui ti fermi un attimo, perché qualcosa di non ben definito ha fermato per un attimo il vorticare della giostra, e ti domandi se quella roba lì, quell’ammasso di scritti e foto e notizie e informazioni che hai accumulato e dato in pasto a chiunque nel mondo, corrisponda davvero a te. E se la risposta è no, allora la tentazione di mandare tutto all’aria è davvero forte. E lo stesso avviene se qualcuno decide, ancora una volta, di mettere le mani su ciò che scrivi e di modificarlo o usarlo per i propri scopi. A me era successo nell’editoria, prima, e poi quando Musk pareva intenzionato ad acquistare Twitter – cosa che poi avvenne. Fu in quel momento che migrai nel Fediverso, approdando su Mastodon. E il mio primo barrito ottenne più risposte di quante ne avessero ottenuti cinguettii reiterati. C’erano persone (nel mio caso Alberto, Fabio e Gustavino) dietro gli schermi e le tastiere, persone vere con cui dialogare, non numeri da conquistare. Altra buona notizia: Mastodon non è il Fediverso, Mastodon è un pezzo – significativo, certo, parecchio vivace e popoloso, ma pur sempre un pezzo – del Fediverso.

Immagine di David Revoy

C’è, letteralmente, un intero universo da esplorare, qui. Un universo i cui pianeti, satelliti, stelle e meteore sono server indipendenti, ma che comunicano tra loro grazie a una specie di lingua franca che si chiama ActivityPub. Cosa comporta questo? Tre cose innanzitutto: uno, che nessuno potrà comprare il Fediverso. Un qualsiasi multimilionario a caso potrebbe voler comprare Mastodon, ad esempio, proprio come è stato comprato Twitter, ma non gli converrebbe, semplicemente perché gli utenti si sposterebbero su un diverso server del Fediverso, lasciando Mastodon arido e disabitato, ciascuno portandosi dietro il proprio seguito proprio grazie a questa lingua franca che consente la migrazione… di pianeta in pianeta. Due, la lingua franca rende possibile la condivisione di contenuti su tutti i pianeti del Fediverso, quindi se io pubblico una foto su Pixelfed – che è una sorta di Instagram, ma rispettoso della privacy e senza algoritmi da nevrosi – chi mi segue da un altro pianeta, diciamo Mastodon per farla semplice, potrà vederla, commentarla, condividerla. E se scrivo un post sul mio blog Writefreely… eh, già! Tre, i diversi pianeti, pur essendo federati, restano indipendenti. Il che significa che ciascuno ha le proprie leggi (le regole del server), i propri abitanti (le persone iscritte a quella specifica istanza), la propria storia e le proprie tradizioni (gli argomenti preferiti e predominanti), ma in genere sono tutti molto ben disposti verso i turisti e persino verso i richiedenti asilo, come la sottoscritta allorché fuggì da Twitter.

Immagine di David Revoy

Un ringraziamento a David Revoy per le magnifiche immagini

log.livellosegreto.it/atlaviat…


Il Fediverso (visto da un’esploratrice in fuga)


Stretta all’angolo da @xab, che ha scelto la tematica, e considerato l’interessante, esaustivo post scritto da @77nn, ammetto che non c’è gara… e… un momento… il bello del Fediverso è proprio questo!

Se a scrivere questo post fosse stata LaVi di una ventina di anni fa, l’avrebbe fatto sentendosi spaccata a metà, divisa tra ciò che voleva comunicare e ciò che avrebbe con buona probabilità fatto presa sui lettori. È questo che mi ha insegnato il giornalismo, è questo che ho portato con me nel blog quando le regole dell’editoria – o idioteria, come avevo cominciato a chiamarla – avevano iniziato a starmi strette, motivando il mio addio a quel mondo. I giornali campano di pubblicità, la pubblicità dev’essere vista, quindi servono lettori, e i lettori se non ci sono te li devi andare a catturare, se vuoi uno stipendio a fine mese. Punto. Il come è una questione etica, che non interessa all’editore e ai proprietari dei giornali più di quanto li interessi discutere di astrofisica o del sesso degli angeli. Il come non viene discusso nelle riunioni di redazione né men che meno nelle sedute del consiglio d’amministrazione. Il blog, allora, mi era sembrato una boccata d’aria fresca: potevo scrivere ciò che volevo, come volevo, senza dover compiacere sponsor più o meno velatamente, senza dover spacciare menzogne per verità, senza cesellare ogni singola frase affinché potesse portare un lettore in più nelle casse del giornale. Ci misi un po’ per accorgermi che, però, il meccanismo sotteso era lo stesso: certo, la grande G ti dava spazio gratis, però si prendeva i tuoi dati e, se volevi far soldi, la strada era sempre la stessa di prima. Anzi, peggio ancora. Perché senza un editore alle spalle, farsi notare è davvero difficile. Soprattutto in un mondo sterminato come quello del web, dove potenzialmente chiunque può scrivere qualunque cosa su qualsivoglia argomento. E allora i social. Ti iscrivi per creare una vetrina dove esporre ciò che fai, finisci fagocitato dal sistema. Pubblica, così rimani in cima alla lista. Pubblica, così vieni notata. Pubblica, così l’algoritmo ti premia. Pubblica, fino a quando non importa più cosa, basta esserci. In un carosello di vanità – sia come pavoneggiarsi, sia come vanus, inutile – senza fine.

E poi arrivi a un punto. A quel punto. Quello in cui ti fermi un attimo, perché qualcosa di non ben definito ha fermato per un attimo il vorticare della giostra, e ti domandi se quella roba lì, quell’ammasso di scritti e foto e notizie e informazioni che hai accumulato e dato in pasto a chiunque nel mondo, corrisponda davvero a te. E se la risposta è no, allora la tentazione di mandare tutto all’aria è davvero forte. E lo stesso avviene se qualcuno decide, ancora una volta, di mettere le mani su ciò che scrivi e di modificarlo o usarlo per i propri scopi. A me era successo nell’editoria, prima, e poi quando Musk pareva intenzionato ad acquistare Twitter – cosa che poi avvenne. Fu in quel momento che migrai nel Fediverso, approdando su Mastodon. E il mio primo barrito ottenne più risposte di quante ne avessero ottenuti cinguettii reiterati. C’erano persone (nel mio caso Alberto, Fabio e Gustavino) dietro gli schermi e le tastiere, persone vere con cui dialogare, non numeri da conquistare. Altra buona notizia: Mastodon non è il Fediverso, Mastodon è un pezzo – significativo, certo, parecchio vivace e popoloso, ma pur sempre un pezzo – del Fediverso.

Immagine di David Revoy

C’è, letteralmente, un intero universo da esplorare, qui. Un universo i cui pianeti, satelliti, stelle e meteore sono server indipendenti, ma che comunicano tra loro grazie a una specie di lingua franca che si chiama ActivityPub. Cosa comporta questo? Tre cose innanzitutto: uno, che nessuno potrà comprare il Fediverso. Un qualsiasi multimilionario a caso potrebbe voler comprare Mastodon, ad esempio, proprio come è stato comprato Twitter, ma non gli converrebbe, semplicemente perché gli utenti si sposterebbero su un diverso server del Fediverso, lasciando Mastodon arido e disabitato, ciascuno portandosi dietro il proprio seguito proprio grazie a questa lingua franca che consente la migrazione… di pianeta in pianeta. Due, la lingua franca rende possibile la condivisione di contenuti su tutti i pianeti del Fediverso, quindi se io pubblico una foto su Pixelfed – che è una sorta di Instagram, ma rispettoso della privacy e senza algoritmi da nevrosi – chi mi segue da un altro pianeta, diciamo Mastodon per farla semplice, potrà vederla, commentarla, condividerla. E se scrivo un post sul mio blog Writefreely… eh, già! Tre, i diversi pianeti, pur essendo federati, restano indipendenti. Il che significa che ciascuno ha le proprie leggi (le regole del server), i propri abitanti (le persone iscritte a quella specifica istanza), la propria storia e le proprie tradizioni (gli argomenti preferiti e predominanti), ma in genere sono tutti molto ben disposti verso i turisti e persino verso i richiedenti asilo, come la sottoscritta allorché fuggì da Twitter.

Immagine di David Revoy

Un ringraziamento a David Revoy per le magnifiche immagini



E' uscito il quinto numero della fanzine L'AlternativaL'Alternativa #2

Trovi qui la versione a colori e qui quella da stampa in bianco e nero


log.livellosegreto.it/lalterna…


E' uscito il quarto numero della fanzine L'AlternativaL'Alternativa #2

Trovi qui la versione a colori e qui quella da stampa in bianco e nero


log.livellosegreto.it/lalterna…


E' uscito il terzo numero della fanzine L'AlternativaL'Alternativa #3


E' uscito il terzo numero della fanzine L'AlternativaL'Alternativa #3

Trovi qui la versione a colori e qui quella da stampa in bianco e nero


log.livellosegreto.it/lalterna…


Andy Shauf - The Party (2016)


immagine

Da sempre le canzoni di Andy Shauf hanno il raro potere di trasportare l'ascoltatore nelle storie che raccontano, o, in questo caso, anche solo nelle brevi epifanie quasi oniriche con cui si potrebbe descrivere questa “festa”, il classico house party americano: la ragazza che balla, sola, sotto gli occhi di tutti (“Eyes of Them All”), la coppia sempre sull'orlo del litigio (“The Worst in You”), il corteggiamento fuori luogo (“Quite Like You”)... artesuono.blogspot.com/2016/06…


Ascolta il disco: album.link/s/35FWLG8Ysjj1BF3sx…



noblogo.org/available/andy-sha…


Andy Shauf - The Party (2016)


immagine

Da sempre le canzoni di Andy Shauf hanno il raro potere di trasportare l'ascoltatore nelle storie che raccontano, o, in questo caso, anche solo nelle brevi epifanie quasi oniriche con cui si potrebbe descrivere questa “festa”, il classico house party americano: la ragazza che balla, sola, sotto gli occhi di tutti (“Eyes of Them All”), la coppia sempre sull'orlo del litigio (“The Worst in You”), il corteggiamento fuori luogo (“Quite Like You”)... artesuono.blogspot.com/2016/06…


Ascolta il disco: album.link/s/35FWLG8Ysjj1BF3sx…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Pirateria audiovisiva. L'Italia guida un'operazione internazionale che punta allo “switch-off”


Si è conclusa in questi giorni una indagine internazionale denominata “Switch off” per il contrasto al cybercrime e alla pirateria audiovisiva, diretta dalla Procura della Repubblica di Catania e svolta con il coordinamento di #Eurojust con le autorità giudiziarie dei singoli Paesi coinvolti, con il coinvolgimento e la collaborazione di #Europol ed #Interpol.

L’attività si è svolta con il coordinamento operativo del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica italiano, nonché il supporto della rete @On (Operation network), che è finanziata dalla Commissione europea con la guida dalla Direzione investigativa antimafia (DIA).

L’indagine ha consentito di acquisire indizi di colpevolezza nei confronti dei 31 componenti di un gruppo criminale organizzato a carattere transnazionale, accusati della diffusione di palinsesti televisivi ad accesso condizionato, accesso abusivo a un sistema informatico, frode informatica, intestazione fittizia di beni e riciclaggio.

L’attività ha permesso di smantellare una infrastruttura informatica che serviva illegalmente milioni di utenti finali, in ambito nazionale e internazionale. Con un sofisticato sistema informatico, quello delle Iptv illegali, venivano fraudolentemente captati e rivenduti i palinsesti live e i contenuti on demand protetti da diritti televisivi, di proprietà delle piattaforme televisive nazionali ed internazionali, quali Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount, Disney+.

Oltre cento operatori della Polizia postale hanno effettuato perquisizioni nei confronti di 31 indagati in 11 città in Italia e 14 obiettivi situati all’estero, in collaborazione con le Forze di polizia di Regno Unito, Spagna, Romania, Kosovo. Eseguiti provvedimenti anche in Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi uniti, grazie alla cooperazione della autorità locali.

L’indagine è stata avviata un anno fa grazie agli spunti investigativi ottenuti da una precedente operazione internazionale, convenzionalmente denominata “Taken down”.

Gli investigatori hanno analizzato i numerosi dati acquisiti dai sequestri dei dispositivi e delle apparecchiature, dal monitoraggio della rete e analisi dei flussi, nonché delle informazioni da fonti aperte e dai sistemi di messaggistica oltre al tracciamento delle transazioni finanziarie, soprattutto in criptovalute.

Gli indagati hanno adottato strategie avanzate di anonimizzazione che si sono concretizzate in una serie di operazioni, quali l’investimento in criptovalute, l’intestazione fittizia di beni e la costituzione di società fittizie, in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei proventi e si sono resi responsabili di frode fiscale attraverso il regime nelle transazioni intracomunitarie.

Tali attività illecite hanno permesso all’organizzazione criminale di realizzare un giro di affari di milioni di euro mensili, provocando notevoli danni economici ai broadcaster, case cinematografiche e leghe sportive.

L'operazione ha bloccato l'attività di un migliaio di rivenditori italiani con oscuramento di oltre 100mila utenti finali in Italia e milioni a livello mondiale.

In Italia sono state sequestrate tre piattaforme Iptv illegali, con apposizione di pannelli di sequestro ai siti vetrina e gruppi Telegram utilizzati per la vendita.

In Romania è stata individuata una rilevante Iptv mondiale che distribuiva contenuti attraverso sei server, cinque ubicati in Romania e in uno Stato africano.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Pirateria audiovisiva.


Pirateria audiovisiva. L'Italia guida un'operazione internazionale che punta allo “switch-off”


Si è conclusa in questi giorni una indagine internazionale denominata “Switch off” per il contrasto al cybercrime e alla pirateria audiovisiva, diretta dalla Procura della Repubblica di Catania e svolta con il coordinamento di #Eurojust con le autorità giudiziarie dei singoli Paesi coinvolti, con il coinvolgimento e la collaborazione di #Europol ed #Interpol.

L’attività si è svolta con il coordinamento operativo del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica italiano, nonché il supporto della rete @[url=https://rollenspiel.social/users/On]Keep It[/url] (Operation network), che è finanziata dalla Commissione europea con la guida dalla Direzione investigativa antimafia (DIA).

L’indagine ha consentito di acquisire indizi di colpevolezza nei confronti dei 31 componenti di un gruppo criminale organizzato a carattere transnazionale, accusati della diffusione di palinsesti televisivi ad accesso condizionato, accesso abusivo a un sistema informatico, frode informatica, intestazione fittizia di beni e riciclaggio.

L’attività ha permesso di smantellare una infrastruttura informatica che serviva illegalmente milioni di utenti finali, in ambito nazionale e internazionale. Con un sofisticato sistema informatico, quello delle Iptv illegali, venivano fraudolentemente captati e rivenduti i palinsesti live e i contenuti on demand protetti da diritti televisivi, di proprietà delle piattaforme televisive nazionali ed internazionali, quali Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount, Disney+.

Oltre cento operatori della Polizia postale hanno effettuato perquisizioni nei confronti di 31 indagati in 11 città in Italia e 14 obiettivi situati all’estero, in collaborazione con le Forze di polizia di Regno Unito, Spagna, Romania, Kosovo. Eseguiti provvedimenti anche in Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi uniti, grazie alla cooperazione della autorità locali.

L’indagine è stata avviata un anno fa grazie agli spunti investigativi ottenuti da una precedente operazione internazionale, convenzionalmente denominata “Taken down”.

Gli investigatori hanno analizzato i numerosi dati acquisiti dai sequestri dei dispositivi e delle apparecchiature, dal monitoraggio della rete e analisi dei flussi, nonché delle informazioni da fonti aperte e dai sistemi di messaggistica oltre al tracciamento delle transazioni finanziarie, soprattutto in criptovalute.

Gli indagati hanno adottato strategie avanzate di anonimizzazione che si sono concretizzate in una serie di operazioni, quali l’investimento in criptovalute, l’intestazione fittizia di beni e la costituzione di società fittizie, in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei proventi e si sono resi responsabili di frode fiscale attraverso il regime nelle transazioni intracomunitarie.

Tali attività illecite hanno permesso all’organizzazione criminale di realizzare un giro di affari di milioni di euro mensili, provocando notevoli danni economici ai broadcaster, case cinematografiche e leghe sportive.

L'operazione ha bloccato l'attività di un migliaio di rivenditori italiani con oscuramento di oltre 100mila utenti finali in Italia e milioni a livello mondiale.

In Italia sono state sequestrate tre piattaforme Iptv illegali, con apposizione di pannelli di sequestro ai siti vetrina e gruppi Telegram utilizzati per la vendita.

In Romania è stata individuata una rilevante Iptv mondiale che distribuiva contenuti attraverso sei server, cinque ubicati in Romania e in uno Stato africano.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.




davanti ad un drago


ordinariafollia-log_031-2026.jpg

Arrivai fin davanti alla scuola e mi fu chiaro che ero soltanto un bambino davanti ad un drago.

Infantile, mammone, patato, coglione non sapevo neppure da dove cominciare atterrato al liceo da un pianeta lontano a forma di pallone di cuoio cucito.

Quindi scappai ogni passo era un tic senza un tac e mentre quel treno se ne andava per sempre pensavo al rimprovero dei miei genitori.

Diciamo che era una bella giornata di sole e che i bambini non dovrebbero affrontare i draghi da soli specie se sono dall'altra parte della città dove nessuno sa che sei l'uomo ragno in incognito.


log.livellosegreto.it/ordinari…


Paul Simon - Stranger To Stranger (2016)


immagine

Il 75enne cantautore del New Jersey, che ha iniziato la sua carriera in coppia con Art Garfunkel, sorprende ancora una volta per la freschezza della voce e del suo approccio alla musica. A 5 anni dall’ultimo album in studio, So beautiful or so what, acclamatissimo dalla critica, Paul meraviglia con undici tracce (16 nella versione speciale che comprende 5 bonus track) in cui si diverte a sperimentare, regalando un suono innovativo ma che riesce ad essere familiare per chi ascolta... artesuono.blogspot.com/2016/06…


Ascolta il disco: album.link/s/5nFkmaIGA9evWTiEd…



noblogo.org/available/paul-sim…


Paul Simon - Stranger To Stranger (2016)


immagine

Il 75enne cantautore del New Jersey, che ha iniziato la sua carriera in coppia con Art Garfunkel, sorprende ancora una volta per la freschezza della voce e del suo approccio alla musica. A 5 anni dall’ultimo album in studio, So beautiful or so what, acclamatissimo dalla critica, Paul meraviglia con undici tracce (16 nella versione speciale che comprende 5 bonus track) in cui si diverte a sperimentare, regalando un suono innovativo ma che riesce ad essere familiare per chi ascolta... artesuono.blogspot.com/2016/06…


Ascolta il disco: album.link/s/5nFkmaIGA9evWTiEd…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Referendum: quando il ‘no’ non è un rifiuto, ma una domanda in più.


(200)

(R1)

Il #referendum del 22-23 marzo 2026 sulla separazione delle carriere in magistratura è l’ultimo atto del progetto costituzionale del governo Meloni per dividere giudici e pm, blindando in #Costituzione un modello che promette “più giustizia”, ma rischia di indebolire l’indipendenza dei magistrati da Palazzo Chigi, proprio come sognavano Gelli con la P2 e Berlusconi con le sue crociate anti-pm.

Dietro lo slogan di maggiore imparzialità si nasconde una riforma che separa carriere, crea organi di autogoverno distinti al posto del #CSM unitario e inventa una Corte disciplinare costituzionale per punire i magistrati “scomodi”, lasciando agli elettori un quesito ampio che decide l’intero assetto della giustizia penale.​

Con il “sì” non cambia solo l’organizzazione interna: chi entra come pm resta pm per sempre, senza più passaggi ai giudici (e viceversa), mentre nomine, promozioni e sanzioni passano in mano a consigli separati, più esposti al controllo politico, in un sistema che avvicina l’accusa all’esecutivo e rende i giudici più isolati e controllabili.

(R2)

Per i cittadini comuni, le ricadute sono concrete: in casi quotidiani come furti in casa, incidenti stradali con assicurazioni ostili o raggiri da parte di professionisti, oggi pm e giudice condividono lo stesso piano professionale, codice etico e CSM per garantire indipendenza. Domani, con carriere separate, i pm potrebbero diventare un “braccio” più allineato al governo di turno, meno aggressivi su scandali che toccano potentati locali (corruzione negli appalti o abusi di politici), mentre i giudici, divisi e sotto una Corte disciplinare sovraordinata, potrebbero assolvere più spesso per timore di ritorsioni, allungando processi già lenti e producendo sentenze più deboli e meno imparziali per chi cerca giustizia vera.​

#Meloni cavalca l’onda del populismo giudiziario, come fece Berlusconi urlando ai “giudici comunisti”, dipingendo i magistrati come un monolite da domare e l’ANM ha buon gioco a chiamare questa riforma “punitiva” verso chi indaga su mala politica.

Non è una “riforma tecnica” per processi più veloci: è un attacco all’autogoverno della magistratura, che con il sì diventa un organo frammentato e più vulnerabile, pronto a piegarsi al vento politico del momento.​

Votare “sì” blinda tutto questo in Costituzione, rendendo eterna la visione Meloni di una giustizia “amichevole”; votare “no” rinvia il tema a un dibattito vero, senza scorciatoie populiste. In palio c’è se la giustizia resta un potere autonomo per difendere i cittadini da furbi e potenti, o se diventa uno strumento addomesticato per chi sta al governo.​

#Blog #Referendum2026 #Giustizia #Italia #GovernoMeloni #Opinioni


noblogo.org/transit/referendum…


Referendum: quando il ‘no’ non è un rifiuto, ma una domanda in più.


(200)

(R1)

Il #referendum del 22-23 marzo 2026 sulla separazione delle carriere in magistratura è l’ultimo atto del progetto costituzionale del governo Meloni per dividere giudici e pm, blindando in #Costituzione un modello che promette “più giustizia”, ma rischia di indebolire l’indipendenza dei magistrati da Palazzo Chigi, proprio come sognavano Gelli con la P2 e Berlusconi con le sue crociate anti-pm.

Dietro lo slogan di maggiore imparzialità si nasconde una riforma che separa carriere, crea organi di autogoverno distinti al posto del #CSM unitario e inventa una Corte disciplinare costituzionale per punire i magistrati “scomodi”, lasciando agli elettori un quesito ampio che decide l’intero assetto della giustizia penale.​

Con il “sì” non cambia solo l’organizzazione interna: chi entra come pm resta pm per sempre, senza più passaggi ai giudici (e viceversa), mentre nomine, promozioni e sanzioni passano in mano a consigli separati, più esposti al controllo politico, in un sistema che avvicina l’accusa all’esecutivo e rende i giudici più isolati e controllabili.

(R2)

Per i cittadini comuni, le ricadute sono concrete: in casi quotidiani come furti in casa, incidenti stradali con assicurazioni ostili o raggiri da parte di professionisti, oggi pm e giudice condividono lo stesso piano professionale, codice etico e CSM per garantire indipendenza. Domani, con carriere separate, i pm potrebbero diventare un “braccio” più allineato al governo di turno, meno aggressivi su scandali che toccano potentati locali (corruzione negli appalti o abusi di politici), mentre i giudici, divisi e sotto una Corte disciplinare sovraordinata, potrebbero assolvere più spesso per timore di ritorsioni, allungando processi già lenti e producendo sentenze più deboli e meno imparziali per chi cerca giustizia vera.​

#Meloni cavalca l’onda del populismo giudiziario, come fece Berlusconi urlando ai “giudici comunisti”, dipingendo i magistrati come un monolite da domare e l’ANM ha buon gioco a chiamare questa riforma “punitiva” verso chi indaga su mala politica.

Non è una “riforma tecnica” per processi più veloci: è un attacco all’autogoverno della magistratura, che con il sì diventa un organo frammentato e più vulnerabile, pronto a piegarsi al vento politico del momento.​

Votare “sì” blinda tutto questo in Costituzione, rendendo eterna la visione Meloni di una giustizia “amichevole”; votare “no” rinvia il tema a un dibattito vero, senza scorciatoie populiste. In palio c’è se la giustizia resta un potere autonomo per difendere i cittadini da furbi e potenti, o se diventa uno strumento addomesticato per chi sta al governo.​

#Blog #Referendum2026 #Giustizia #Italia #GovernoMeloni #Opinioni

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



James Yorkston, Jon Thorne, Suhail Yusuf Khan - Everything Sacred (2016)


immagine

Il cantante e songwriter scozzese James Yorkston si conferma artista complesso e voglioso di rischiare e avventurarsi su più terreni musicali. Ecco allora questo nuovo lavoro, “Everything Sacred”, che lo vede insieme all'indiano Suhail Yusuf Khan, virtuoso del sarangi, e Jon Thorne, musicista inglese di estrazione jazz suonatore di double bass, ma ai tre titolari del disco c'è da aggiungere la cantante irlandese Lisa O'Neill, la cui voce accompagna i brani più propriamente folk. Un piccolo ensemble multiculturale nel quale si incrociano tradizioni musicali diverse: il raga della musica classica indiana di Khan, il jazz di Thorne e il songwriting folk di Yorkston e della O'Neill... artesuono.blogspot.com/2016/02…


Ascolta il disco: album.link/s/4kGgdmOyg7ZA5whHz…



noblogo.org/available/james-yo…


James Yorkston, Jon Thorne, Suhail Yusuf Khan - Everything Sacred (2016)


immagine

Il cantante e songwriter scozzese James Yorkston si conferma artista complesso e voglioso di rischiare e avventurarsi su più terreni musicali. Ecco allora questo nuovo lavoro, “Everything Sacred”, che lo vede insieme all'indiano Suhail Yusuf Khan, virtuoso del sarangi, e Jon Thorne, musicista inglese di estrazione jazz suonatore di double bass, ma ai tre titolari del disco c'è da aggiungere la cantante irlandese Lisa O'Neill, la cui voce accompagna i brani più propriamente folk. Un piccolo ensemble multiculturale nel quale si incrociano tradizioni musicali diverse: il raga della musica classica indiana di Khan, il jazz di Thorne e il songwriting folk di Yorkston e della O'Neill... artesuono.blogspot.com/2016/02…


Ascolta il disco: album.link/s/4kGgdmOyg7ZA5whHz…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



La Diversificazione nei Metodi di Traffico Marittimo di Cocaina in Europa


Europol ha recentemente pubblicato uno studio (europol.europa.eu/cms/sites/de…) sul contesto e le tendenze generali del traffico di cocaina verso l’Europa, che continua a crescere, con reti criminali sempre più adattabili e innovative. Le organizzazioni criminali sfruttano vulnerabilità, diversificando rotte, metodi di trasporto e tecniche di occultamento per eludere le autorità. La pressione delle forze dell’ordine nei principali porti europei (Anversa, Amburgo, Rotterdam) ha spinto i trafficanti a spostare le attività verso porti minori o a evitare del tutto i porti commerciali.

Europol dedica la sua attenzione ai Principali Metodi di Traffico, partendo dai Trasbordi e dalle consegne in mare aperto: navi “madre” partono dal Sud America e trasferiscono la cocaina a imbarcazioni più piccole (“figlie”) al largo, che poi portano a riva lo stupefacente (es. Canarie, Galizia, costa irlandese, Danimarca, Mediterraneo). Altro metodo è quello dell'Uso di imbarcazioni non commerciali: Pescherecci, gommoni, barche a vela, e persino navi acquistate appositamente per il traffico. Un esempio viene da una Operazione congiunta Spagna-Colombia-Portogallo, che ha smantellato una rete che usava 11 motoscafi per prelevare cocaina in Atlantico e portarla alle Canarie.

Metodo più sofisticato è quello dell'utilizzo di Semi-sommergibili, ovvero imbarcazioni semi-sommerse, capaci di attraversare l’Atlantico (es. sequestro di 6,5 tonnellate vicino alle Azzorre nel 2025).

Il documento segnala inoltre il così detto Occultamento Avanzato. La cocaina viene miscelata chimicamente o nascosta in materiali legittimi (carta, plastica, tessuti, cibo, carbone, cartone, pelli bovine, polvere di yucca congelata). In Europa vengono allestiti laboratori per separare la droga dai materiali di copertura, spesso con esperti provenienti dal Sud America.

Altro sistema: la droga viene fissata sotto lo scafo delle navi o nascosta in compartimenti stagni (es. 900 kg trovati in una macchina frantumatrice).

Naturalmente viene fatto largo uso di nuove Tecnologie e di ogni possibile Innovazione: droni, palloni sonda e veicoli autonomi per ridurre i rischi.

Tutte le operazioni avvengono sotto il “mantello” di Comunicazioni criptate e linguaggi in codice.

Elevate sono di conseguenza le Sfide per le Forze dell’Ordine.

Si pensi al fatto che le consegne in mare aperto riducono le tracce logistiche e finanziarie e che le rotte divengono sempre più diversificate, attraverso il coinvolgimento di porti minori, fiumi (es. Guadalquivir in Andalusia), e regioni come l’Africa Occidentale.

Quale in questo contesto la risposta di Europol?

Naturalmente la Cooperazione internazionale, attraverso operazioni congiunte, costituzione di task force, scambio di intelligence in tempo reale. Quindi l'utilizzo di tecnologie avanzate, che consentano il monitoraggio marittimo esteso, analisi finanziarie, ed il dispiegamento di laboratori forensi mobili.

Il documento si concentra inoltre sulle prospettive future, prevedendo che il mercato della cocaina resterà redditizio, spingendo i trafficanti a sviluppare metodi ancora più sofisticati ed elevando i rischi di infiltrazione nelle catene logistiche legali, corruzione, e aumento della violenza legata al traffico.

Europol sottolinea quindi la necessità di un approccio integrato: collaborazione tra porti, dogane, polizia, settore privato e paesi terzi per trasformare gli attuali “punti ciechi” in opportunità investigative. Si pensi che nell'anno passato un’operazione internazionale ha sequestrato 73 tonnellate di cocaina, dimostrando l’efficacia della cooperazione transnazionale.

Quale ruolo dell'Italia

Il documento Europol non cita esplicitamente l’Italia tra i principali paesi coinvolti nelle nuove rotte o nei casi studio analizzati. Tuttavia, possiamo dedurre alcuni elementi rilevanti per il contesto italiano sulla base delle tendenze generali descritte.

Il documento sottolinea come i trafficanti stiano evitando i grandi porti (es. Anversa, Rotterdam) a favore di quelli più piccoli e meno controllati. L’Italia, con la sua lunga costa e numerosi porti (es. Gioia Tauro, Genova, Napoli, Trieste, Palermo), potrebbe essere un obiettivo per queste nuove strategie. Negli ultimi anni, i porti di Gioia Tauro e Napoli sono stati teatro di sequestri significativi di cocaina, spesso nascosta in container di frutta o merci varie. La Guardia di Finanza e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) hanno smantellato reti che usavano imbarcazioni private per trasportare droga dalle coste africane o sudamericane verso la Sicilia, la Calabria e la Puglia.

Le consegne in mare aperto e i trasferimenti tra imbarcazioni avvengono anche nel Mediterraneo, area di interesse per l’Italia. L’uso di imbarcazioni non commerciali (pescherecci, gommoni, barche a vela) per prelevare la cocaina al largo e portarla a riva è un metodo che potrebbe interessare le coste italiane, soprattutto in aree meno sorvegliate. La cocaina nascosta in materiali legittimi (es. cibo, macchinari, container) o fissata sotto lo scafo delle navi è una tecnica che può essere usata anche nei porti italiani. Laboratori di estrazione: Il documento menziona che in Europa vengono allestiti laboratori per estrarre la cocaina dai materiali di copertura. L’Italia, data la sua posizione geografica, potrebbe ospitare strutture simili.

L’Italia partecipa attivamente a Europol e a iniziative come l’ European Ports Alliance, che mira a rafforzare la sicurezza dei porti contro il traffico di droga.

Infiltrazione nella logistica: Il documento avverte che i trafficanti stanno infiltrando aziende legittime (es. import/export, trasporti). L’Italia, con il suo tessuto di PMI e porti commerciali, potrebbe essere vulnerabile a questo fenomeno.

Sebbene il documento Europol non menzioni direttamente l’Italia, il paese è potenzialmente esposto alle nuove strategie di traffico marittimo di cocaina, soprattutto per:

  • la posizione geografica (Mediterraneo centrale).
  • la presenza di porti minori e rotte alternative.
  • il rischio di infiltrazione nelle catene logistiche.

noblogo.org/cooperazione-inter…


La Diversificazione nei Metodi di Traffico Marittimo di Cocaina in Europa


La Diversificazione nei Metodi di Traffico Marittimo di Cocaina in Europa


Europol ha recentemente pubblicato uno studio (europol.europa.eu/cms/sites/de…) sul contesto e le tendenze generali del traffico di cocaina verso l’Europa, che continua a crescere, con reti criminali sempre più adattabili e innovative. Le organizzazioni criminali sfruttano vulnerabilità, diversificando rotte, metodi di trasporto e tecniche di occultamento per eludere le autorità. La pressione delle forze dell’ordine nei principali porti europei (Anversa, Amburgo, Rotterdam) ha spinto i trafficanti a spostare le attività verso porti minori o a evitare del tutto i porti commerciali.

Europol dedica la sua attenzione ai Principali Metodi di Traffico, partendo dai Trasbordi e dalle consegne in mare aperto: navi “madre” partono dal Sud America e trasferiscono la cocaina a imbarcazioni più piccole (“figlie”) al largo, che poi portano a riva lo stupefacente (es. Canarie, Galizia, costa irlandese, Danimarca, Mediterraneo). Altro metodo è quello dell'Uso di imbarcazioni non commerciali: Pescherecci, gommoni, barche a vela, e persino navi acquistate appositamente per il traffico. Un esempio viene da una Operazione congiunta Spagna-Colombia-Portogallo, che ha smantellato una rete che usava 11 motoscafi per prelevare cocaina in Atlantico e portarla alle Canarie.

Metodo più sofisticato è quello dell'utilizzo di Semi-sommergibili, ovvero imbarcazioni semi-sommerse, capaci di attraversare l’Atlantico (es. sequestro di 6,5 tonnellate vicino alle Azzorre nel 2025).

Il documento segnala inoltre il così detto Occultamento Avanzato. La cocaina viene miscelata chimicamente o nascosta in materiali legittimi (carta, plastica, tessuti, cibo, carbone, cartone, pelli bovine, polvere di yucca congelata). In Europa vengono allestiti laboratori per separare la droga dai materiali di copertura, spesso con esperti provenienti dal Sud America.

Altro sistema: la droga viene fissata sotto lo scafo delle navi o nascosta in compartimenti stagni (es. 900 kg trovati in una macchina frantumatrice).

Naturalmente viene fatto largo uso di nuove Tecnologie e di ogni possibile Innovazione: droni, palloni sonda e veicoli autonomi per ridurre i rischi.

Tutte le operazioni avvengono sotto il “mantello” di Comunicazioni criptate e linguaggi in codice.

Elevate sono di conseguenza le Sfide per le Forze dell’Ordine.

Si pensi al fatto che le consegne in mare aperto riducono le tracce logistiche e finanziarie e che le rotte divengono sempre più diversificate, attraverso il coinvolgimento di porti minori, fiumi (es. Guadalquivir in Andalusia), e regioni come l’Africa Occidentale.

Quale in questo contesto la risposta di Europol?

Naturalmente la Cooperazione internazionale, attraverso operazioni congiunte, costituzione di task force, scambio di intelligence in tempo reale. Quindi l'utilizzo di tecnologie avanzate, che consentano il monitoraggio marittimo esteso, analisi finanziarie, ed il dispiegamento di laboratori forensi mobili.

Il documento si concentra inoltre sulle prospettive future, prevedendo che il mercato della cocaina resterà redditizio, spingendo i trafficanti a sviluppare metodi ancora più sofisticati ed elevando i rischi di infiltrazione nelle catene logistiche legali, corruzione, e aumento della violenza legata al traffico.

Europol sottolinea quindi la necessità di un approccio integrato: collaborazione tra porti, dogane, polizia, settore privato e paesi terzi per trasformare gli attuali “punti ciechi” in opportunità investigative. Si pensi che nell'anno passato un’operazione internazionale ha sequestrato 73 tonnellate di cocaina, dimostrando l’efficacia della cooperazione transnazionale.

Quale ruolo dell'Italia

Il documento Europol non cita esplicitamente l’Italia tra i principali paesi coinvolti nelle nuove rotte o nei casi studio analizzati. Tuttavia, possiamo dedurre alcuni elementi rilevanti per il contesto italiano sulla base delle tendenze generali descritte.

Il documento sottolinea come i trafficanti stiano evitando i grandi porti (es. Anversa, Rotterdam) a favore di quelli più piccoli e meno controllati. L’Italia, con la sua lunga costa e numerosi porti (es. Gioia Tauro, Genova, Napoli, Trieste, Palermo), potrebbe essere un obiettivo per queste nuove strategie. Negli ultimi anni, i porti di Gioia Tauro e Napoli sono stati teatro di sequestri significativi di cocaina, spesso nascosta in container di frutta o merci varie. La Guardia di Finanza e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) hanno smantellato reti che usavano imbarcazioni private per trasportare droga dalle coste africane o sudamericane verso la Sicilia, la Calabria e la Puglia.

Le consegne in mare aperto e i trasferimenti tra imbarcazioni avvengono anche nel Mediterraneo, area di interesse per l’Italia. L’uso di imbarcazioni non commerciali (pescherecci, gommoni, barche a vela) per prelevare la cocaina al largo e portarla a riva è un metodo che potrebbe interessare le coste italiane, soprattutto in aree meno sorvegliate. La cocaina nascosta in materiali legittimi (es. cibo, macchinari, container) o fissata sotto lo scafo delle navi è una tecnica che può essere usata anche nei porti italiani. Laboratori di estrazione: Il documento menziona che in Europa vengono allestiti laboratori per estrarre la cocaina dai materiali di copertura. L’Italia, data la sua posizione geografica, potrebbe ospitare strutture simili.

L’Italia partecipa attivamente a Europol e a iniziative come l’ European Ports Alliance, che mira a rafforzare la sicurezza dei porti contro il traffico di droga.

Infiltrazione nella logistica: Il documento avverte che i trafficanti stanno infiltrando aziende legittime (es. import/export, trasporti). L’Italia, con il suo tessuto di PMI e porti commerciali, potrebbe essere vulnerabile a questo fenomeno.

Sebbene il documento Europol non menzioni direttamente l’Italia, il paese è potenzialmente esposto alle nuove strategie di traffico marittimo di cocaina, soprattutto per:

  • la posizione geografica (Mediterraneo centrale).
  • la presenza di porti minori e rotte alternative.
  • il rischio di infiltrazione nelle catene logistiche.

Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.




Gente Che Porca Puttana (part deux)


Ed eccomi a riprendere in mano la rubrica che un anno fa avevo inaugurato presentandovi la figura di Joe Carstairs, cosa che ha suscitato in me una certa sorpresa in quanto pochissimi la conoscevano di nome facendomi sentire bene per aver fatto una cosa buona. Perché come dicevo non è giusto che certe figure incredibili non ricevano il giusto riconoscimento, venendo eclissate da altre più comode (politicamente, socialmente, vedete voi) fino a diventare una nota a pié di pagina sui libri di Storia. Se va bene.

Visto che oggi è anche il Giorno della Memoria (si, sono dalla parte dei palestinesi ma non vuol dire che non debba ricordare questo giorno comunque) vi porto un personaggio che mi sono accorto non essere conosciuto e riconosciuto abbastanza.

WITOLD PILECKIWit

Il nostro Witold nacque nella Repubblica di Carelia nel 1901 lasciando stupìti i medici del tempo. Il nostro eroe, nato da esponenti della nobiltà polacca, era nato con una malformazione che avrebbe reso difficile la mobilità delle gambe: presentava infatti il più imponente paio di coglioni mai visto, ma crescendo non diede loro peso (lol) e camminò comunque bene senza problemi per tutta la vita. Si perché non stiamo parlando di una persona pronta a tirarsi indietro alla prima difficoltà: i problemi li puntava e li prendeva di petto convinto di vincere. Aveva un talento nel trovarsi in mezzo alle situazioni e farle sue.

Wit2

Nel 1910 viveva con la madre e i fratelli a Vilnius e si appassionò allo scoutismo (Związek Harcerstwa Polskiego o “ZHP”), all'epoca associazione illegale in quanto paramilitare. Proprio non capiva perché dovesse essere bandita una cosa che gli piaceva tanto, al punto da fondare una sezione tutta sua poco tempo dopo PERCHÉ SI. Finita la Grande Guerra, che non lo vide partecipe perché la mamma lo tenne lontano dai conflitti ben sapendo con chi aveva a che fare, entrò come ufficiale nel 1918 nella Cavalleria Polacca e subito venne chiamato in battaglia: i russi, freschi di Rivoluzione, puntavano su Vilnius e allora andò a fare una improvvisata ai suoi vecchi amici del ZHP. Ne tirò fuori una formazione armata di tutto punto (rubando le armi a una colonna di crucchi che stava tornando a casa) e combatté i russi, perdendo. Ma lo diceva sempre lui, “mai perdersi d'animo”, e fondò una formazione di partigiani specializzata nella guerriglia dietro le linee nemiche, sabotaggio e quanto altro. Appena saputo che dalle parti di Białystok si stava riformando un esercito polacco regolare ci portò i suoi compagni in armi e combatté sotto il comando del Colonnello Dąbrowski (non il bonapartista naturalmente) fino alla fine del conflitto.

Fino al 1938 se ne resta tranquillo pur restando un militare di carriera, scoprendo anche la pittura e la poesia. Un uomo di ritrovata pace potremmo dire, che coltiva le sue passioni e

SECONDA GUERRA MONDIALE

Quando la Wehrmacht invade la Polonia il nostro Witold viene richiamato di corsa a comandare la 19ª divisione di cavalleria sotto l'Armata Prusy, poi quasi del tutto spazzata via dai tedeschi invasori. Confluì nella 41ª Armata che stava fuggendo verso la Romania, ma a un certo punto disse “EH NO CAZZO” e tornò all'attacco con quello che restava della sua cavalleria. Lui e i suoi uomini distrussero sette carri armati tedeschi, abbatterono un aereo e ne distrussero altri due a terra. Purtroppo poco dopo bussarono i sovietici dal confine est, il governo polacco andò in esilio in Inghilterra a fumare sigari e l'esercito era completamente sfatto e fuggito all'estero, incorporato in quegli eserciti che volevano o potevano dare rifiugio ai polacchi in quel periodo. Gli dissero “vieni con noi” e lui rispose “NON ESISTE”, rimanendo nel paese e fondando l'Esercito Segreto Polacco (Tajna Armia Polska o “TAP”), una delle prime formazioni clandestine capaci effettivamente di dare qualche calcio nelle balle ai tedeschi occupanti. Fino al 1940 inoltrato tenne un basso profilo come magazziniere per una ditta di cosmetici a Varsavia, mettendosi a litigare con le altre formazioni partigiane e non sul come mandare avanti le cose.

Poi sentì parlare di quello che stava accadendo in un piccolo paesino fuori Cracovia chiamato Oświęcim, ma che sarà conosciuto dal mondo come Auschwitz. Ma voleva vedere di persona, non affidarsi alle dicerie.

Wit3

Si fece arrestare dai tedeschi usando il nome falso di Tomasz Serafiński, numero di matricola del campo 4859, formando da subito l'Unione di Organizzazione Militare (Związek Organizacji Wojskowej o “ZOW”) perché a lui piacevano le sigle e soprattutto dare un senso alle cose. La ZOW doveva raccogliere informazioni, procurare tutto il procurabile per tenere vive le persone e tenere su l'umore perché “mai perdersi d'animo”, anche se intorno a lui c'era letteralmente la morte. Riuscirono persino a costruire una radio con pezzi di fortuna per comunicare con il governo in esilio, raccontando cosa accadeva nel campo e mandando rapporti puntuali su eventuali cambiamenti. La stazione radio funzionò per 7 mesi fino a che non venne smantellata dalla ZOW perché la Gestapo (guidata da quello stronzo di Maximilian Grabner) aveva mangiato la foglia e per tutto quel periodo Witold e i suoi chiesero al governo e agli Alleati, sempre senza mai ricevere risposta, armi paracadutabili per montare una rivolta e fare fuori più carcerieri possibile. Capendo che tirava una brutta aria disse “BEH VADO A DIRNE QUATTRO AL GOVERNO” e semplicemente fuggì dal campo (tagliando nel frattempo la linea telefonica, mettendo fuori gioco un paio di SS, rubando documentazione e altre cose facili per tutti). E stiamo sempre parlando di Auschwitz, non di un villaggio turistico al mare. Arrivato al comando della resistenza locale e rimessosi in sesto si mise a scrivere quello che divenne noto come “Rapporto Pilecki”. L'intento di Witold, scrivendolo, era quello di convincere chi di dovere a liberare i prigionieri del campo ma il governo polacco e gli inglesi non credettero veritiero il rapporto, secondo loro non era verosimile che i nazisti facessero tutte quelle cose, aggiungendo che anche se l'attacco iniziale avesse avuto successo non avrebbero potuto salvare nessuno. Il rapporto raggiunse anche l'Armata Rossa sovietica che non mostrò alcun interesse in uno sforzo congiunto con l'esercito clandestino e lo ZOW per liberarlo.

Allo scoppio della rivolta di Varsavia il 1° Agosto 1944 Witold si rese immediatamente disponibile sotto falso nome e come soldato semplice, ma uno dei graduati lo riconobbe e, nemmeno il tempo di dire “KURWA”, si ritrovò addosso l'uniforme da ufficiale al comando della 1ª Compagnia “Warszawianka” addetta a difendere il centro della città. Quando questa cadde portando al termine della rivolta venne catturato dal nemico e posto in un campo di prigionia bavarese MOLTO sorvegliato creato apposta per i più famosi e problematici dell'esercito polacco fino alla fine della guerra, che per lui terminò con la liberazione da parte degli americani il 29 Aprile del '45.

Finita finalmente la guerra qualunque persona si sarebbe detta “bene il mio l'ho fatto” mettendosi in babbucce per il resto dell'esistenza, ma lui no. Lui aveva ancora più di un conto aperto con i russi e proprio non ci stava che il suo Paese, la Polonia, per la quale aveva combatutto tutta la vita fosse ora di loro proprietà.

Montò una nuova organizzazione reclutando ex membri dello ZOW e del TAP, sempre raccogliendo informazioni questa volta in funzione antisovietica, cambiando spesso nome e lavoro per non essere catturato. Un bel giorno i suoi corrispondenti gli dissero che la sua copertura era saltata e di andare in esilio perché ormai aveva finito, o lo avrebbero catturato. Lui naturalmente rispose “STICAZZI” e restò in Polonia fino a che non venne arrestato l'8 maggio 1947 dai sovietici. Pestato e torturato non rivelò mai i nomi dei suoi collaboratori o cosa aveva scoperto sui russi fino a quel momento.

Wit4

Il processo farsa che venne organizzato fece clamore sia in Polonia che in Russia, perché per ogni accusa o diceria mossa contro di lui arrivava anche una lettera da parte di un sopravvissuto di Auschwitz o un commilitone da lui salvato. In molti si mossero per aiutarlo ma venne comunque condannato a morte e ucciso nel carcere di Varsavia il 25 maggio 1948 dal “Macellaio di Mokotow” (Piotr Śmietański) con un colpo di pistola alla testa. Non si scoprì mai il reale luogo di sepoltura, se mai ne abbia avuto uno. Il suo Rapporto venne pubblicato solo nel 2000 e la sua storia venne rivelata al mondo intero cosicché da quel momento strade, monumenti, libri e film documentaristici (per ora solo in Polonia) gli sono stati dedicati. Io invece vorrei un bel film hollywoodiano che ne onori le gesta, che scambierei volentieri con quella cagata di Operazione Valchiria con Tom Cruise dove si presenta Stauffenberg come un eroe.

Wit5

Vorrei scrivere un appunto ora, molto personale, per chiudere il tutto. È da tempo che vedo l'internet e i suoi abitanti, ma anche gente che conosco personalmente, prendersi metaforicamente “a manate” per avere una più ragione dell'altro su quanto è successo negli ultimi 100 anni e perché.

Improvvisamente il Giorno della Memoria ad esempio, per via di quello che sta ancora succedendo in Palestina, è diventato un tabù tale che non viene più veramente ricordato. Se ne parla come una cosa ormai vecchia e stantìa, strumentalizzata da alzate di scudi o attacchi, partigianesimi o meme e chi più ne ha più ne metta. Se ricordi questo giorno automaticamente sei dalla parte di quel criminale di Netanyahu e solo perché bisogna sempre mettere tutto sotto uno stretto cono di luce con connotazione politica. Del resto non si vedono più i cortei contro la guerra in Palestina (a cui ho partecipato con entusiasmo) e solo perché qualche burocrate magicamente ha detto che c'è la pace adesso... anche se la gente laggiù continua a crepare. E sono convinto, anche qui, che buona parte dei partecipanti a quei cortei (e li vedevo, con la bandiera del partito) fosse mossa solo da ragioni politiche e da automatismi e non da un vero senso di umanità e dignità che dovrebbe muoverci ogni giorno in automatico. Le strade se le sono riprese le automobili. Abbiamo talmente fallito al punto che c'è ancora chi conta in maniera certosina i caduti, pronto a dirci se è valido o no il termine “genocidio” a seconda del numero come in una di quelle trasmissioni in tv che commentano le partite di calcio e i loro giocatori grazie alla moviola. Sud Sudan o altri posti invece sono semplicemente solo altri campionati sportivi che non ci competono.

Il nostro Witold Pilecki era un fervente anticomunista, non faceva volutamente distinzione fra tedeschi e russi e nemmeno gli ebrei gli piacevano. Di destra (oggi diremmo addirittura estrema) e super cattolico ha comunque salvato un sacco di gente perché andava fatto, senza il paraocchi dell'ideologia dietro cui tanti giustificano le azioni di altri personaggi storici e attuali. Lui, come Giorgio Perlasca o il fratello di Göring ed altri comunemente associati alla “parte che ha perso” (e per fortuna) erano tutti molto lontani da quegli eroi senza macchia, vincenti, che ci piace solitamente ricordare per una morale più alta o perché più semplicemente hanno vinto. Questi signori mi sembra abbiano fatto di tutto per riuscire a salvare anche solo una manciata di persone in più mentre il mondo restava a guardare, senza dare ascolto all'ideologia o alla linea di un partito, eppure non diamo loro la considerazione che meriterebbero. Vuoi vedere che a noi piace ricordare determinate cose e persone solo se danno un senso al nostro sistema di credenze e bias di conferma? Possibile.

Resta il fatto che, come dico sempre, solo chi è libero non è complice.


noblogo.org/jollanza/gente-che…


Basia Bulat - Good Advice (2016)


immagine

Arrivederci timidezza! La vittoria sfiorata con “Tall Tall Shadow” al Polaris Prize e ai Juno Awards, i più importanti riconoscimenti canadesi in ambito musicale, deve aver rappresentato una bella scossa per Basia Bulat. Un sussulto che il nuovo “Good Advice” riflette fino in fondo. Ancora una volta la copertina racconta già molto dell’atmosfera di un suo disco: colorata, accurata, persino maliziosa dietro quel primo, inatteso, tocco di eyeliner, Basia sembra aver dato retta all’implicito “buon consiglio” di chi le imputava la sola pecca di un eccesso di prudenza e mostra di essersi disfatta di una riservatezza che tendeva ormai al proverbiale. Si prenda l’abbrivio di “La La Lie”... artesuono.blogspot.com/2016/03…


Ascolta il disco: album.link/s/5QuF7XeWSCeSkPA70…



noblogo.org/available/basia-bu…


Basia Bulat - Good Advice (2016)


immagine

Arrivederci timidezza! La vittoria sfiorata con “Tall Tall Shadow” al Polaris Prize e ai Juno Awards, i più importanti riconoscimenti canadesi in ambito musicale, deve aver rappresentato una bella scossa per Basia Bulat. Un sussulto che il nuovo “Good Advice” riflette fino in fondo. Ancora una volta la copertina racconta già molto dell’atmosfera di un suo disco: colorata, accurata, persino maliziosa dietro quel primo, inatteso, tocco di eyeliner, Basia sembra aver dato retta all’implicito “buon consiglio” di chi le imputava la sola pecca di un eccesso di prudenza e mostra di essersi disfatta di una riservatezza che tendeva ormai al proverbiale. Si prenda l’abbrivio di “La La Lie”... artesuono.blogspot.com/2016/03…


Ascolta il disco: album.link/s/5QuF7XeWSCeSkPA70…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Ridateci le virgole!


Titolo provocatorio e un po’ acchiappa clic, lo ammetto, ma così l’amigdala fa quello che le riesce meglio: va in panico. Si mette in allarme, percepisce il senso di perdita – peché se chiediamo che ci vengano ridate le virgole significa che prima le avevamo e ora non le abbiamo più – e la nostra attenzione schizza alle stelle, bella pimpante e adrenalinica, in circa un ottavo di secondo. Nel frattempo voi avrete letto queste righe, attività che richiede ben più di un ottavo di secondo, e la vostra corteccia prefrontale avrà già riportato la calma, in assenza di una minaccia reale. Adrenalina e cortisolo hanno fatto il loro dovere, vi hanno portati qui belli svegli e attenti, ora possono tornare a livelli ottimali e noi possiamo dedicarci alla punteggiatura, alla sua storia e all’importanza delle virgole.

La punteggiatura non è nata nello stesso momento della scrittura né men che meno quando i primi esseri umano hanno iniziato a sperimentare il linguaggio è nata molto dopo e tra poco vedremo nel dettaglio la sua genesi e la sua evoluzione ma se avete letto fino a questo punto senza prendere fiato e sostanzialmente senza aver capito un fico secco di quello che avete letto avete già compreso perché è tanto importante. Riproviamo. La punteggiatura non è nata nello stesso momento della scrittura, né men che meno quando i primi esseri umani hanno iniziato a sperimentare il linguaggio; è nata molto dopo e tra poco vedremo nel dettaglio la sua genesi e la sua evoluzione. Ma se avete letto fino a questo punto senza prendere fiato – no, stavolta avete preso fiato – e sostanzialmente senza aver capito un fico secco di quello che avete letto – no, stavolta avete capito eccome –, avete già compreso perché è tanto importante.

Cos’è cambiato tra la prima e la seconda lettura? Di sicuro, la respirazione. Probabile che abbiate trattenuto il fiato, leggendo parola dopo parola, cercando di fare il più in fretta possibile perché, ehi, questo è un post, non una prova d’apnea. Oppure avete iperventilato. Il cervello era impegnato a gestire il poco ossigeno disponibile e quella era la priorità, fanculo il senso del testo (questo l’ha detto il rettile, non è roba mia). Altra sensazione che avete sperimentato, un senso di fastidio e di irritazione: se siete qui, con buona probabilità avete terminato le scuole medie da un bel pezzo, sapete leggere da quanto?, qualche decina di anni? E allora come è possibile che non abbiate capito il senso di quanto avete letto? Questo è frustrante! E, indovinate un po’ qual è l’ormone che scatena il senso d’inadeguatezza? Il cortisolo. Lo stesso che, in piccole dosi, ingaggia l’attenzione, è quello che, fuori controllo, genera stress e ansia. E che, non a caso, si può ridurre con una corretta e controllata respirazione. Quindi adesso fate qualche bel respiro profondo, sorridete, lasciate che le endorfine facciano il loro dovere e riprendiamo il nostro percorso.

Come ho scritto negli esempi qui sopra, la punteggiatura non è nata con la scrittura: in Occidente, Greci e Romani erano soliti parlare nelle assemblee pubbliche facendo affidamento su arte oratoria e retorica e, anche quando i discorsi erano stati scritti preventivamente, la scriptio continua – cioè la scrittura continua, senza interpunzione – imponeva all’oratore di leggere il testo in anticipo, così da conoscerne il contenuto e poter porre l’enfasi sui punti di maggior importanza. Tradizionalmente si fa risalire ad Aristofane di Bisanzio, nel II secolo prima di Cristo, l’invenzione della punteggiatura. Egli introdusse il punto, che andava inserito in tre posizioni diverse della riga in base all’intonazione che si desiderava dare alla lettura: abbiamo così il punto in alto (comma), nel medio (colon) e basso (periodus). Caduta poi in disuso, la punteggiatura venne riscoperta e ampliata dagli scribi e dai copisti medievali, interessati a conservare e tramandare il significato originale del testo copiato: era necessario che le parole fossero distanziate, che la lettura avesse un ritmo e un senso comprensibile. È a San Isidoro di Siviglia che si deve non soltanto la ripresa del sistema di Aristofane, ma anche l’introduzione di segni aggiuntivi, destinati a indicare la durata della pausa: più in alto era posto, più lunga sarebbe stata la pausa. Il punto in alto è diventato così, per durata, il nostro punto fermo, quello medio il punto e virgola o il due punti (a seconda delle necessità), quello basso la virgola. Nel frattempo, tra il settimo e l’ottavo secolo, gli scribi irlandesi e anglosassoni, le cui lingue originarie non discendevano dal latino, sempre per rendere più facilmente leggibili e comprensibili i testi, hanno avuto la brillante idea di separare le parole e di inserire le minuscole. Dio gliene renda merito! Attorno al dodicesimo secolo a questi tre punti si erano aggiunti graficamente il punctus elevatus, che non è un punto snob bensì il punto e virgola, reso con un punto basso e una virgola capovolta in alto, il cui codino volgeva verso sinistra (in pratica, sottosopra rispetto a oggi) e il punctus interrogativus, che come si intuisce dal nome è il punto interrogativo, il quale però appariva nei modi più vari nei manoscritti, da una specie di lampo a un ghirigoro a una sorta di n con una lunga gambetta tesa verso l’alto con un punto in basso. Per secoli la punteggiatura era stata in balia dei gusti estetici dei copisti e delle disponibilità di spazio sulle pergamene; la virgola, ad esempio, poteva venir segnata sia con il punto in basso, sia con la virgola come la conosciamo oggi, sia con una barra diagonale (/). Fu solo grazie a due italiani, il linguista Pietro Bembo e l’editore veneziano Aldo Manuzio, che nel Cinquecento la punteggiatura iniziò ad assumere caratteri standardizzati.

Dunque, perché usare la punteggiatura? Già il preservare una storia millenaria, che ha consentito alle lingue occidentali di evolversi e guadagnare in comprensibilità, direi che è una buona ragione. Ma se non vi basta, per autodifesa: fate in modo che nessun ladro di virgole vi forzi il respiro e manipoli il cortisolo, causandovi ansia e stress. Siate consapevoli, tenete il punto.

Estratto di manoscritto con punteggiatura

*Se desiderate approfondire: “Pause and Effect”, Malcolm B. Parkes; ”Ars maior”, Aelius Donatus


log.livellosegreto.it/atlaviat…


Da Good a Pretti: l’ICE ha perso Minneapolis.


(199)

(I1)

#Minneapolis è diventata un’altra ferita aperta negli Stati Uniti, non solo per la politica immigratoria, ma per la natura stessa del potere federale e della violenza che questo può esercitare contro i cittadini. Quello che doveva essere un controllo migratorio si è trasformato in un’operazione di punizione di massa, con agenti federali che piombano in città, sparano a cittadini americani disarmati e poi si comportano come se non fosse successo nulla.

Il risultato è una città in rivolta, con serrande abbassate, proteste dure, e una mobilitazione che rischia di bloccare il governo: la piazza e la protesta sono diventate l’unica vera forza sociale che ancora conti. Da #Washington, il messaggio è stato chiaro fin dall’inizio: bisogna usare la forza, “spingere” l’immigrazione fuori dalle città, far paura, e mostrare che il governo non ha pietà.

L’ #ICE è stata lanciata come una milizia pronta a colpire senza porsi troppi problemi di legalità, con operazioni che somigliano più a retate di guerra che a controlli di polizia. Ma quando quei colpi sono arrivati addosso a due cittadini americani,Renée Good e Alex Pretti, qualcosa si è spezzato.

Il sentimento di ribellione è diventato così forte che è arrivato a minacciare l’intero bilancio federale: nessun voto per finanziare lo stato federale, si è detto, finché quello stesso stato continua a inviare a Minneapolis agenti che sparano a chi vive lì.

(I2)

Proprio su questo fronte si è imposto all’attenzione mediatica il colpo di scena: la promessa di ritirare l’ICE. Non perché ci sia stato un ripensamento morale, né per un’improvvisa riscoperta dei diritti civili, ma per pura convenienza.

L’escalation è stata tale che minaccia di paralizzare il governo e di far pagare un prezzo politico troppo alto. Così, mentre si annuncia che i “muscoli” stanno per lasciare la città, si promette di lasciare una task force per contrastare le frodi ai servizi sociali, come se fosse un problema di frodi e non di violenza di stato. È un modo per arretrare senza sembrare in fuga, per cambiare faccia alla repressione senza rinunciare a esercitarla.

Intanto, la politica interna si trasforma in una sequenza di ritocchi tattici: fondi separati per il #Pentagono e la sanità, proposte per colpire le città che non collaborano con le deportazioni, qualche mea culpa strozzato, molta retorica sulla legge e sull’ordine. La sostanza resta la stessa: la violenza è diventata strumento abituale, uno strumento che non si discute, ma si giustifica. E quando si uccide un cittadino americano, si parla di “errore” o di armi nascoste, si riscrive la storia per trasformare la vittima in minaccia, in modo che si possa continuare a credere di essere nel giusto.

L’ICE, in questo quadro, appare per quello che è: una milizia fascistoide all’interno dello stato, una forza che agisce con impunità, furgoni anonimi, arresti lampo, violenza indiscriminata.

Uccide in città che non hanno chiesto la sua presenza, invade comunità con una logica di guerra, e quando uccide due cittadini americani in un mese, viene difesa e coperta, non perseguita.

Il presidente che la esalta, la chiama “fenomenale”, e non si assume la responsabilità di quei colpi di pistola, mostra che la sua America è un luogo dove la forza precede il diritto, dove la pelle, la lingua e il permesso di soggiorno definiscono chi merita di vivere e chi no.

#Blog #USA #ICE #Minneapolis #Politica #DirittiCivili #DirittiUmani #Opinioni


noblogo.org/transit/da-good-a-…


Da Good a Pretti: l’ICE ha perso Minneapolis.


(199)

(I1)

#Minneapolis è diventata un’altra ferita aperta negli Stati Uniti, non solo per la politica immigratoria, ma per la natura stessa del potere federale e della violenza che questo può esercitare contro i cittadini. Quello che doveva essere un controllo migratorio si è trasformato in un’operazione di punizione di massa, con agenti federali che piombano in città, sparano a cittadini americani disarmati e poi si comportano come se non fosse successo nulla.

Il risultato è una città in rivolta, con serrande abbassate, proteste dure, e una mobilitazione che rischia di bloccare il governo: la piazza e la protesta sono diventate l’unica vera forza sociale che ancora conti. Da #Washington, il messaggio è stato chiaro fin dall’inizio: bisogna usare la forza, “spingere” l’immigrazione fuori dalle città, far paura, e mostrare che il governo non ha pietà.

L’ #ICE è stata lanciata come una milizia pronta a colpire senza porsi troppi problemi di legalità, con operazioni che somigliano più a retate di guerra che a controlli di polizia. Ma quando quei colpi sono arrivati addosso a due cittadini americani,Renée Good e Alex Pretti, qualcosa si è spezzato.

Il sentimento di ribellione è diventato così forte che è arrivato a minacciare l’intero bilancio federale: nessun voto per finanziare lo stato federale, si è detto, finché quello stesso stato continua a inviare a Minneapolis agenti che sparano a chi vive lì.

(I2)

Proprio su questo fronte si è imposto all’attenzione mediatica il colpo di scena: la promessa di ritirare l’ICE. Non perché ci sia stato un ripensamento morale, né per un’improvvisa riscoperta dei diritti civili, ma per pura convenienza.

L’escalation è stata tale che minaccia di paralizzare il governo e di far pagare un prezzo politico troppo alto. Così, mentre si annuncia che i “muscoli” stanno per lasciare la città, si promette di lasciare una task force per contrastare le frodi ai servizi sociali, come se fosse un problema di frodi e non di violenza di stato. È un modo per arretrare senza sembrare in fuga, per cambiare faccia alla repressione senza rinunciare a esercitarla.

Intanto, la politica interna si trasforma in una sequenza di ritocchi tattici: fondi separati per il #Pentagono e la sanità, proposte per colpire le città che non collaborano con le deportazioni, qualche mea culpa strozzato, molta retorica sulla legge e sull’ordine. La sostanza resta la stessa: la violenza è diventata strumento abituale, uno strumento che non si discute, ma si giustifica. E quando si uccide un cittadino americano, si parla di “errore” o di armi nascoste, si riscrive la storia per trasformare la vittima in minaccia, in modo che si possa continuare a credere di essere nel giusto.

L’ICE, in questo quadro, appare per quello che è: una milizia fascistoide all’interno dello stato, una forza che agisce con impunità, furgoni anonimi, arresti lampo, violenza indiscriminata.

Uccide in città che non hanno chiesto la sua presenza, invade comunità con una logica di guerra, e quando uccide due cittadini americani in un mese, viene difesa e coperta, non perseguita.

Il presidente che la esalta, la chiama “fenomenale”, e non si assume la responsabilità di quei colpi di pistola, mostra che la sua America è un luogo dove la forza precede il diritto, dove la pelle, la lingua e il permesso di soggiorno definiscono chi merita di vivere e chi no.

#Blog #USA #ICE #Minneapolis #Politica #DirittiCivili #DirittiUmani #Opinioni

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



Animal Collective - Painting With (2016)


immagine

Li avevamo lasciati in mezzo al sudore lisergico e alle torride allucinazioni di “Centipede Hz”, album che con i suoi pregi e difetti segnò un deciso spartiacque per la loro ormai sempre più longeva parabola artistica. Tre anni e mezzo dopo gli Animal Collective tornano con “Painting With”, l'undicesimo album (l’ennesimo con la formazione a tre senza Deakin) per una band decisamente oltre l'ordinario... artesuono.blogspot.com/2016/02…


Ascolta il disco: album.link/s/04EajKw866bzJn3EW…



noblogo.org/available/animal-c…


Animal Collective - Painting With (2016)


immagine

Li avevamo lasciati in mezzo al sudore lisergico e alle torride allucinazioni di “Centipede Hz”, album che con i suoi pregi e difetti segnò un deciso spartiacque per la loro ormai sempre più longeva parabola artistica. Tre anni e mezzo dopo gli Animal Collective tornano con “Painting With”, l'undicesimo album (l’ennesimo con la formazione a tre senza Deakin) per una band decisamente oltre l'ordinario... artesuono.blogspot.com/2016/02…


Ascolta il disco: album.link/s/04EajKw866bzJn3EW…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Un bieco commercio: la tratta di esseri umani per la rimozione di organi


La tratta di esseri umani per la sottrazione di organi è circondata da miti e idee sbagliate. Nei film, spesso viene rappresentata come una persona che si sveglia in una vasca piena di ghiaccio, a cui manca un rene. La realtà di questo crimine è molto più complessa.

La tratta di esseri umani per la rimozione degli organi è una forma di tratta in cui le persone vengono sfruttate per i loro organi. Sebbene le vittime spesso sembrino aver acconsentito all'asportazione dei loro organi, il loro consenso non è valido quando sono coinvolti inganno, frode o abuso di una posizione di vulnerabilità. In tali casi, sono considerate vittime della tratta di esseri umani. I trafficanti, che di solito fanno parte di sofisticate reti criminali, traggono profitto vendendo questi organi a destinatari che non possono o non vogliono aspettare i trapianti legali.

Nel 2007, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che il 5-10% di tutti i trapianti in tutto il mondo utilizzava organi provenienti dal mercato nero. Tuttavia, con una popolazione globale in crescita e in invecchiamento, la globalizzazione di stili di vita e una maggiore mobilità, il numero effettivo potrebbe essere significativamente più alto.

La portata esatta di questa attività criminale rimane sconosciuta. Sono stati condotti pochi studi, poiché la natura clandestina del crimine rende difficile la raccolta e la verifica dei dati. Le vittime possono anche essere riluttanti a farsi avanti, poiché la vendita di organi costituisce un crimine nella maggior parte dei paesi.

La domanda di tratta di esseri umani per la rimozione di organi deriva in gran parte dalla carenza globale di organi disponibili per le procedure di trapianto etico. Sebbene ogni anno in tutto il mondo vengano eseguiti oltre 150.000 trapianti, ciò soddisfa meno del 10% della domanda globale.

La disperazione spinge i pazienti con insufficienza d'organo a ricorrere all'ottenimento di organi con mezzi illegali.

Il commercio di organi, che include la tratta di esseri umani per la rimozione degli organi, è un'attività criminale redditizia, che ammonta a una cifra compresa tra 840 milioni e 1,7 miliardi di dollari all'anno.

Gli organi più comunemente prelevati dalle vittime della tratta sono i reni, seguiti da porzioni di fegato.

I trafficanti operano in genere all'interno di reti globali complesse e sfuggenti, che richiedono un'infrastruttura sofisticata che coinvolge specialisti medici, coordinamento logistico e accesso alle strutture sanitarie. Si mettono in contatto con le loro vittime utilizzando annunci locali, social media o approcci diretti da parte di reclutatori, che possono essere essi stessi ex vittime o persone fidate all'interno della comunità della vittima.

Queste reti criminali sono altamente organizzate e flessibili, spesso funzionano come unità mobili o gruppi specializzati. I principali attori includono broker che coordinano la logistica, reclutano professionisti medici e preparano documenti fraudolenti. Per garantire operazioni fluide, si affidano a una vasta gamma di facilitatori come funzionari sanitari, amministratori ospedalieri, funzionari doganali e reclutatori locali.

Rilevare questo crimine può essere difficile, poiché i trafficanti spesso addestrano le vittime a fingere di essere imparentate con il destinatario per eludere i sospetti durante le valutazioni in ospedali o cliniche.

Le vittime di questa forma di traffico provengono in genere da contesti poveri, privi di istruzione e vulnerabili. I gruppi criminali organizzati prendono di mira in particolare disoccupati, migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Molti sono costretti, ingannati o vedono la vendita di organi come l'ultima risorsa per sfuggire alle loro terribili situazioni.

Sebbene alcune vittime ricevano un compenso economico limitato, molte non ricevono alcun denaro e talvolta nemmeno le cure post-operatorie. La maggior parte delle vittime sono uomini (due terzi dei casi segnalati che coinvolgono donatori di sesso maschile9.

Le conseguenze a lungo termine sulla salute delle vittime possono essere devastanti, e molte di loro sperimentano un forte declino delle condizioni fisiche dopo l'intervento chirurgico, insieme a stigmatizzazione e depressione. Gli impatti psicologici spesso portano a un ulteriore deterioramento del loro tenore di vita, intrappolandoli in un ciclo di povertà e cattive condizioni di salute.

L'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) fornisce assistenza tecnica e legislativa per rafforzare le risposte della giustizia penale alla tratta di esseri umani per la rimozione di organi. Per supportare gli operatori della giustizia penale, l'UNODC ha pubblicato il Toolkit sulle indagini e il perseguimento della tratta di esseri umani per l'espianto di organi (unodc.org/unodc/en/human-traff…), articolato in più Moduli, tra cui quell sulle Investigazioni e sui Procedimenti Penali.

#trafficodiorgani


noblogo.org/cooperazione-inter…


Un bieco commercio: la tratta di esseri umani per la rimozione di organi


Un bieco commercio: la tratta di esseri umani per la rimozione di organi


La tratta di esseri umani per la sottrazione di organi è circondata da miti e idee sbagliate. Nei film, spesso viene rappresentata come una persona che si sveglia in una vasca piena di ghiaccio, a cui manca un rene. La realtà di questo crimine è molto più complessa.

La tratta di esseri umani per la rimozione degli organi è una forma di tratta in cui le persone vengono sfruttate per i loro organi. Sebbene le vittime spesso sembrino aver acconsentito all'asportazione dei loro organi, il loro consenso non è valido quando sono coinvolti inganno, frode o abuso di una posizione di vulnerabilità. In tali casi, sono considerate vittime della tratta di esseri umani. I trafficanti, che di solito fanno parte di sofisticate reti criminali, traggono profitto vendendo questi organi a destinatari che non possono o non vogliono aspettare i trapianti legali.

Nel 2007, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che il 5-10% di tutti i trapianti in tutto il mondo utilizzava organi provenienti dal mercato nero. Tuttavia, con una popolazione globale in crescita e in invecchiamento, la globalizzazione di stili di vita e una maggiore mobilità, il numero effettivo potrebbe essere significativamente più alto.

La portata esatta di questa attività criminale rimane sconosciuta. Sono stati condotti pochi studi, poiché la natura clandestina del crimine rende difficile la raccolta e la verifica dei dati. Le vittime possono anche essere riluttanti a farsi avanti, poiché la vendita di organi costituisce un crimine nella maggior parte dei paesi.

La domanda di tratta di esseri umani per la rimozione di organi deriva in gran parte dalla carenza globale di organi disponibili per le procedure di trapianto etico. Sebbene ogni anno in tutto il mondo vengano eseguiti oltre 150.000 trapianti, ciò soddisfa meno del 10% della domanda globale.

La disperazione spinge i pazienti con insufficienza d'organo a ricorrere all'ottenimento di organi con mezzi illegali.

Il commercio di organi, che include la tratta di esseri umani per la rimozione degli organi, è un'attività criminale redditizia, che ammonta a una cifra compresa tra 840 milioni e 1,7 miliardi di dollari all'anno.

Gli organi più comunemente prelevati dalle vittime della tratta sono i reni, seguiti da porzioni di fegato.

I trafficanti operano in genere all'interno di reti globali complesse e sfuggenti, che richiedono un'infrastruttura sofisticata che coinvolge specialisti medici, coordinamento logistico e accesso alle strutture sanitarie. Si mettono in contatto con le loro vittime utilizzando annunci locali, social media o approcci diretti da parte di reclutatori, che possono essere essi stessi ex vittime o persone fidate all'interno della comunità della vittima.

Queste reti criminali sono altamente organizzate e flessibili, spesso funzionano come unità mobili o gruppi specializzati. I principali attori includono broker che coordinano la logistica, reclutano professionisti medici e preparano documenti fraudolenti. Per garantire operazioni fluide, si affidano a una vasta gamma di facilitatori come funzionari sanitari, amministratori ospedalieri, funzionari doganali e reclutatori locali.

Rilevare questo crimine può essere difficile, poiché i trafficanti spesso addestrano le vittime a fingere di essere imparentate con il destinatario per eludere i sospetti durante le valutazioni in ospedali o cliniche.

Le vittime di questa forma di traffico provengono in genere da contesti poveri, privi di istruzione e vulnerabili. I gruppi criminali organizzati prendono di mira in particolare disoccupati, migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Molti sono costretti, ingannati o vedono la vendita di organi come l'ultima risorsa per sfuggire alle loro terribili situazioni.

Sebbene alcune vittime ricevano un compenso economico limitato, molte non ricevono alcun denaro e talvolta nemmeno le cure post-operatorie. La maggior parte delle vittime sono uomini (due terzi dei casi segnalati che coinvolgono donatori di sesso maschile9.

Le conseguenze a lungo termine sulla salute delle vittime possono essere devastanti, e molte di loro sperimentano un forte declino delle condizioni fisiche dopo l'intervento chirurgico, insieme a stigmatizzazione e depressione. Gli impatti psicologici spesso portano a un ulteriore deterioramento del loro tenore di vita, intrappolandoli in un ciclo di povertà e cattive condizioni di salute.

L'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) fornisce assistenza tecnica e legislativa per rafforzare le risposte della giustizia penale alla tratta di esseri umani per la rimozione di organi. Per supportare gli operatori della giustizia penale, l'UNODC ha pubblicato il Toolkit sulle indagini e il perseguimento della tratta di esseri umani per l'espianto di organi (unodc.org/unodc/en/human-traff…), articolato in più Moduli, tra cui quell sulle Investigazioni e sui Procedimenti Penali.

#trafficodiorgani


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.




Charles Bradley - Changes (2016)


immagine

«Hello, This Is Charles Bradley…». Comincia così, con la timida presentazione di God Bless America, il terzo capitolo della storia musicale di Charles Bradley da Gainesville, Florida: un incipit sincero di uno che ne ha passate mille e più, che tra hammond, cori e parole al miele per l’America («my sweet home») esplode e si trasforma in un gospel di raycharlesiana memoria. Non si poteva iniziare meglio... artesuono.blogspot.com/2016/04…


Ascolta il disco: album.link/s/4A271CZJOcBKENslf…



noblogo.org/available/charles-…


Charles Bradley - Changes (2016)


immagine

«Hello, This Is Charles Bradley…». Comincia così, con la timida presentazione di God Bless America, il terzo capitolo della storia musicale di Charles Bradley da Gainesville, Florida: un incipit sincero di uno che ne ha passate mille e più, che tra hammond, cori e parole al miele per l’America («my sweet home») esplode e si trasforma in un gospel di raycharlesiana memoria. Non si poteva iniziare meglio... artesuono.blogspot.com/2016/04…


Ascolta il disco: album.link/s/4A271CZJOcBKENslf…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



His Clancyness – Isolation Culture (2016)


immagine

Jonathan Clancy si sta affermando come uno dei più illuminati protagonisti della nuova generazione indipendente italiana. Canadese di nascita, è vero – matrice che conferisce un’aura di internazionalità alle sue proposte – ma ormai considerabile a tutti gli effetti bolognese d’adozione. Dopo aver smosso le acque con A Classic Education e Settlefish, Jonathan realizza il secondo capitolo del progetto His Clancyness, migliorando ulteriormente il buon risultato conseguito con l’apprezzato esordio del 2013 “Vicious”... artesuono.blogspot.com/2016/11…


Ascolta il disco: album.link/s/0j79GgoYGi0i5p0Cu…



noblogo.org/available/his-clan…


His Clancyness – Isolation Culture (2016)


immagine

Jonathan Clancy si sta affermando come uno dei più illuminati protagonisti della nuova generazione indipendente italiana. Canadese di nascita, è vero – matrice che conferisce un’aura di internazionalità alle sue proposte – ma ormai considerabile a tutti gli effetti bolognese d’adozione. Dopo aver smosso le acque con A Classic Education e Settlefish, Jonathan realizza il secondo capitolo del progetto His Clancyness, migliorando ulteriormente il buon risultato conseguito con l’apprezzato esordio del 2013 “Vicious”... artesuono.blogspot.com/2016/11…


Ascolta il disco: album.link/s/0j79GgoYGi0i5p0Cu…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Phish – Big Boat (2016)


immagine

Preceduto dal singolo Breath And Burning, esce il sette ottobre il nuovo Album dei Phish. “Big Boath”, questo il titolo, è il tredicesimo Album in studio della Band, ed è stato registrato tra Nashville, New York e l’amato Vermont, con la produzione di Bob Ezrin (Pink Floyd, Peter Gabriel, Alice Cooper, Kiss). Con una trentennale carriera alle spalle, Anastasio & Co. non hanno certo perso la voglia di giocare con la musica, e ci consegnano un disco fresco e vitale, con richiami Sixties, ritmi a volte caraibici e un tocco di Rhythm And Blues che leviga una serie di canzoni notevoli... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/3BQui16CComFoQ5Ka…



noblogo.org/available/phish-bi…


Phish – Big Boat (2016)


immagine

Preceduto dal singolo Breath And Burning, esce il sette ottobre il nuovo Album dei Phish. “Big Boath”, questo il titolo, è il tredicesimo Album in studio della Band, ed è stato registrato tra Nashville, New York e l’amato Vermont, con la produzione di Bob Ezrin (Pink Floyd, Peter Gabriel, Alice Cooper, Kiss). Con una trentennale carriera alle spalle, Anastasio & Co. non hanno certo perso la voglia di giocare con la musica, e ci consegnano un disco fresco e vitale, con richiami Sixties, ritmi a volte caraibici e un tocco di Rhythm And Blues che leviga una serie di canzoni notevoli... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/3BQui16CComFoQ5Ka…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Warren Zevon — The Wind (2003)


immagine

Questo è il testamento musicale di Warren, morto poco prima della pubblicazione del disco (24 gennaio 1947–7 settembre 2003). Colpito da un male incurabile, il musicista californiano ha voluto a tutti i costi questo album, e se pur stanco, affaticato dalla malattia, ha lavorato duramente con profonda dignità fino alla completa registrazione. Attorniato da un numero incredibile di amici e musicisti, ci ha consegnato uno dei dischi più belli ed ispirati della sua trentennale carriera... silvanobottaro.it/archives/399…


Ascolta il disco: album.link/s/4nFHFjMCqWuFXyzuX…



noblogo.org/available/warren-z…


Warren Zevon — The Wind (2003)


immagine

Questo è il testamento musicale di Warren, morto poco prima della pubblicazione del disco (24 gennaio 1947–7 settembre 2003). Colpito da un male incurabile, il musicista californiano ha voluto a tutti i costi questo album, e se pur stanco, affaticato dalla malattia, ha lavorato duramente con profonda dignità fino alla completa registrazione. Attorniato da un numero incredibile di amici e musicisti, ci ha consegnato uno dei dischi più belli ed ispirati della sua trentennale carriera... silvanobottaro.it/archives/399…


Ascolta il disco: album.link/s/4nFHFjMCqWuFXyzuX…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Introduzione


Eccoci qui con il nostro primo post di prova!


noblogo.org/daria/eccoci-qui-c…


Billy Bragg & Joe Henry – Shine A Light (2016)


immagine

L'America è stata costruita (anche) sulla mitologia del treno. Tra un punto e l'altro dell'immensa distesa della nazione, la ferrovia ha creato connessioni fra luoghi, persone e comunità, rendendo meno spaventoso l'isolamento umano nella proverbiale wilderness americana. La forza di questa trasformazione, che ha condotto il paese verso la prepotente modernità e ne ha generato anche uno sradicamento umano, è stata da sempre testimoniata dalle canzoni folk, intese proprio nell'accezione più profonda possibile, come racconti popolari, riflessi sulla vita quotidiana della gente... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/3Nq4M2jM1sZT5Pgv3…



noblogo.org/available/billy-br…


Billy Bragg & Joe Henry – Shine A Light (2016)


immagine

L'America è stata costruita (anche) sulla mitologia del treno. Tra un punto e l'altro dell'immensa distesa della nazione, la ferrovia ha creato connessioni fra luoghi, persone e comunità, rendendo meno spaventoso l'isolamento umano nella proverbiale wilderness americana. La forza di questa trasformazione, che ha condotto il paese verso la prepotente modernità e ne ha generato anche uno sradicamento umano, è stata da sempre testimoniata dalle canzoni folk, intese proprio nell'accezione più profonda possibile, come racconti popolari, riflessi sulla vita quotidiana della gente... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/3Nq4M2jM1sZT5Pgv3…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Criminalità transfrontaliera ambientale: il Governo italiano si predispone ad accogliere la nuova normativa europea


Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari europei Foti e di quello della giustizia Nordio, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo, recante l’attuazione della direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, che istituisce un quadro penale comune per i reati ambientali nell'Unione. La direttiva europea mira a rafforzare la tutela dell'ambiente, in linea con gli obiettivi di protezione della qualità dell'aria, dell'acqua, del suolo, degli ecosistemi, della fauna e della flora, e sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE.

L’intervento normativo italiano di recepimento è volto a rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, tenendo conto dell’accresciuta rilevanza dei fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici, nonché della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale. Si introducono modifiche al Codice penale, aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti, con particolare riferimento alle fattispecie di inquinamento ambientale e alle nuove ipotesi di commercio di prodotti inquinanti, produzione e commercio di sostanze ozono-lesive e di gas a effetto serra. Inoltre, si rafforzano le circostanze aggravanti, si precisa la nozione di condotta abusiva e si adegua il trattamento sanzionatorio, in coerenza con le indicazioni della direttiva europea.

Il provvedimento amplia il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231), e adegua la disciplina delle sanzioni, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività.

Al fine di assicurare la cooperazione e il coordinamento più efficaci e tempestivi tra tutte le autorità competenti coinvolte nella prevenzione e nella lotta contro i reati ambientali, si istituisce presso la Procura generale presso la Corte di cassazione il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale. Di tale Sistema fanno parte: il Procuratore generale presso la Corte di cassazione; i Procuratori generali presso le Corti d’appello; il Procuratore nazionale antimafia. Entro il 21 maggio 2027, il Parlamento elabora e pubblica la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali. Tale documento programmatico, aggiornato ogni tre anni, definirà gli obiettivi prioritari della politica nazionale, valuterà le risorse necessarie e promuoverà misure per innalzare la consapevolezza pubblica sulla tutela ambientale.

#ambiente #reatitransnazionali #UE


noblogo.org/cooperazione-inter…


Criminalità transfrontaliera ambientale: il Governo italiano si predispone ad...


Criminalità transfrontaliera ambientale: il Governo italiano si predispone ad accogliere la nuova normativa europea


Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari europei Foti e di quello della giustizia Nordio, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo, recante l’attuazione della direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, che istituisce un quadro penale comune per i reati ambientali nell'Unione. La direttiva europea mira a rafforzare la tutela dell'ambiente, in linea con gli obiettivi di protezione della qualità dell'aria, dell'acqua, del suolo, degli ecosistemi, della fauna e della flora, e sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE.

L’intervento normativo italiano di recepimento è volto a rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, tenendo conto dell’accresciuta rilevanza dei fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici, nonché della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale. Si introducono modifiche al Codice penale, aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti, con particolare riferimento alle fattispecie di inquinamento ambientale e alle nuove ipotesi di commercio di prodotti inquinanti, produzione e commercio di sostanze ozono-lesive e di gas a effetto serra. Inoltre, si rafforzano le circostanze aggravanti, si precisa la nozione di condotta abusiva e si adegua il trattamento sanzionatorio, in coerenza con le indicazioni della direttiva europea.

Il provvedimento amplia il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231), e adegua la disciplina delle sanzioni, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività.

Al fine di assicurare la cooperazione e il coordinamento più efficaci e tempestivi tra tutte le autorità competenti coinvolte nella prevenzione e nella lotta contro i reati ambientali, si istituisce presso la Procura generale presso la Corte di cassazione il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale. Di tale Sistema fanno parte: il Procuratore generale presso la Corte di cassazione; i Procuratori generali presso le Corti d’appello; il Procuratore nazionale antimafia. Entro il 21 maggio 2027, il Parlamento elabora e pubblica la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali. Tale documento programmatico, aggiornato ogni tre anni, definirà gli obiettivi prioritari della politica nazionale, valuterà le risorse necessarie e promuoverà misure per innalzare la consapevolezza pubblica sulla tutela ambientale.

#ambiente #reatitransnazionali #UE


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.




Ryley Walker – Golden Sings That Have Been Sung (2016)


immagine

Nuovo punto di riferimento per la comunità “classic (folk)-rock”, Ryley Walker è certamente uno dei nuovi nomi “da copertina” del cantautorato americano, posizione conquistata con il bell'esordio dell'anno scorso, con la forza imponente dei suoi riff acustici, delle sue eloquenti interpretazioni, che hanno fatto richiamare John Martyn, Roy Harper, Nick Drake, Van Morrison, molti grandi che probabilmente lo apprezzano, o l'avrebbero apprezzato... artesuono.blogspot.com/2016/08…


Ascolta il disco: album.link/s/65lq5gUdKOakCZjNa…



noblogo.org/available/ryley-wa…


Ryley Walker – Golden Sings That Have Been Sung (2016)


immagine

Nuovo punto di riferimento per la comunità “classic (folk)-rock”, Ryley Walker è certamente uno dei nuovi nomi “da copertina” del cantautorato americano, posizione conquistata con il bell'esordio dell'anno scorso, con la forza imponente dei suoi riff acustici, delle sue eloquenti interpretazioni, che hanno fatto richiamare John Martyn, Roy Harper, Nick Drake, Van Morrison, molti grandi che probabilmente lo apprezzano, o l'avrebbero apprezzato... artesuono.blogspot.com/2016/08…


Ascolta il disco: album.link/s/65lq5gUdKOakCZjNa…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Dazi e Mercosur: l'Europa si sveglia?


(197)

(M1)

L’accordo UE‑Mercosur, nato per dare all’Europa un po’ di ossigeno fuori dal circuito economico statunitense, arriva al suo battesimo pubblico nel momento forse più tossico dei rapporti transatlantici.

Mentre Bruxelles prova ad aprirsi al Sud America, la Casa Bianca alza i dazi e trasforma la Groenlandia nel casus belli perfetto da sbandierare anche a #Davos.​ L’intesa con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay crea una delle maggiori aree di libero scambio al mondo (circa 750 milioni di persone), con abbattimento progressivo dei dazi su circa il 90% delle linee tariffarie e miliardi di risparmi stimati per le imprese europee.

Per la #UE è un modo per ancorarsi a un terzo polo, latinoamericano, che attenui la dipendenza dal mercato USA e dalla guerra tariffaria permanente tra Washington e Pechino.​

(M2)

Il prezzo politico, però, non convince gli agricoltori: “Coldiretti” e “Filiera Italia” bollano l’accordo come “inaccettabile”, denunciando l’assenza di vera reciprocità su standard ambientali e sanitari, il rischio di carne e prodotti agricoli sudamericani low‑cost e controlli insufficienti alle frontiere. Le proteste si sono allargate a Francia, Irlanda, Belgio e oltre, con migliaia di trattori in piazza a Bruxelles e accuse di aver sacrificato la terra europea sull’altare dell’export industriale.​

Nel frattempo #Trump ha rilanciato la sua campagna di bullismo commerciale: oltre alla minaccia di dazi del 10% su tutti i prodotti di vari paesi UE legati al “no” sull’acquisto della Groenlandia, destinati a salire al 25% entro giugno, ora si parla apertamente di tariffe al 200% su vini e champagne francesi. Il messaggio è semplice: chi ostacola le ambizioni americane in Groenlandia pagherà un prezzo salato, a colpi di dazi mirati sui simboli economici e culturali europei.​

L’UE prepara la risposta: si discute di attivare lo strumento anti‑coercizione, la cosiddetta “bazooka commerciale” che consentirebbe contromisure su tariffe, investimenti e accesso al mercato europeo. Un vertice urgente a Bruxelles, subito dopo la settimana di Davos, dovrà decidere fin dove spingersi nella rappresaglia, evitando però di affondare anche l’economia europea in una guerra commerciale totale.​

Il “World Economic Forum” di Davos diventa così il palco ideale per questo braccio di ferro. Da un lato la presidente von der Leyen, Macron e altri leader europei cercano di rassicurare mercati e opinioni pubbliche ribadendo la sovranità della Groenlandia e la volontà di una risposta coordinata; dall’altro Trump arriva con una delegazione numerosa e il solito repertorio di minacce tariffarie, convinto che “gli europei non reagiranno troppo”.​

Sul tavolo non ci sono solo **dazi e Groenlandiaéé, ma anche l’immagine stessa dell’Europa: potenza commerciale che firma accordi storici con il Mercosur per diversificare i propri sbocchi, o protettorato atlantico che accetta il ricatto del 200% sui vini pur di non disturbare l’alleato americano?

Mercosur, da questo punto di vista, è più di un trattato: è il test per capire se l’UE è pronta a farsi adulto sulla scena globale o se continuerà a farsi tirare il guinzaglio da chi, tra una minaccia sui dazi e una battuta sulla Groenlandia, considera il vecchio continente poco più di un elegante cortile di casa.​

#Blog #Economia #Mercosur #UE #USA #Davos #Agroalimentare #Opinioni


noblogo.org/transit/dazi-e-mer…


Dazi e Mercosur: l'Europa si sveglia?


(197)

(M1)

L’accordo UE‑Mercosur, nato per dare all’Europa un po’ di ossigeno fuori dal circuito economico statunitense, arriva al suo battesimo pubblico nel momento forse più tossico dei rapporti transatlantici.

Mentre Bruxelles prova ad aprirsi al Sud America, la Casa Bianca alza i dazi e trasforma la Groenlandia nel casus belli perfetto da sbandierare anche a #Davos.​ L’intesa con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay crea una delle maggiori aree di libero scambio al mondo (circa 750 milioni di persone), con abbattimento progressivo dei dazi su circa il 90% delle linee tariffarie e miliardi di risparmi stimati per le imprese europee.

Per la #UE è un modo per ancorarsi a un terzo polo, latinoamericano, che attenui la dipendenza dal mercato USA e dalla guerra tariffaria permanente tra Washington e Pechino.​

(M2)

Il prezzo politico, però, non convince gli agricoltori: “Coldiretti” e “Filiera Italia” bollano l’accordo come “inaccettabile”, denunciando l’assenza di vera reciprocità su standard ambientali e sanitari, il rischio di carne e prodotti agricoli sudamericani low‑cost e controlli insufficienti alle frontiere. Le proteste si sono allargate a Francia, Irlanda, Belgio e oltre, con migliaia di trattori in piazza a Bruxelles e accuse di aver sacrificato la terra europea sull’altare dell’export industriale.​

Nel frattempo #Trump ha rilanciato la sua campagna di bullismo commerciale: oltre alla minaccia di dazi del 10% su tutti i prodotti di vari paesi UE legati al “no” sull’acquisto della Groenlandia, destinati a salire al 25% entro giugno, ora si parla apertamente di tariffe al 200% su vini e champagne francesi. Il messaggio è semplice: chi ostacola le ambizioni americane in Groenlandia pagherà un prezzo salato, a colpi di dazi mirati sui simboli economici e culturali europei.​

L’UE prepara la risposta: si discute di attivare lo strumento anti‑coercizione, la cosiddetta “bazooka commerciale” che consentirebbe contromisure su tariffe, investimenti e accesso al mercato europeo. Un vertice urgente a Bruxelles, subito dopo la settimana di Davos, dovrà decidere fin dove spingersi nella rappresaglia, evitando però di affondare anche l’economia europea in una guerra commerciale totale.​

Il “World Economic Forum” di Davos diventa così il palco ideale per questo braccio di ferro. Da un lato la presidente von der Leyen, Macron e altri leader europei cercano di rassicurare mercati e opinioni pubbliche ribadendo la sovranità della Groenlandia e la volontà di una risposta coordinata; dall’altro Trump arriva con una delegazione numerosa e il solito repertorio di minacce tariffarie, convinto che “gli europei non reagiranno troppo”.​

Sul tavolo non ci sono solo **dazi e Groenlandia, ma anche l’immagine stessa dell’Europa: potenza commerciale che firma accordi storici con il Mercosur per diversificare i propri sbocchi, o protettorato atlantico che accetta il ricatto del 200% sui vini pur di non disturbare l’alleato americano?

Mercosur, da questo punto di vista, è più di un trattato: è il test per capire se l’UE è pronta a farsi adulto sulla scena globale o se continuerà a farsi tirare il guinzaglio da chi, tra una minaccia sui dazi e una battuta sulla Groenlandia, considera il vecchio continente poco più di un elegante cortile di casa.​

#Blog #Economia #Mercosur #UE #USA #Davos #Agroalimentare #Opinioni

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



The Jayhawks - Paging Mr. Proust (2016)


immagine

Muore Prince e risorgono i Jayhawks. Traffico dei sentimenti e traffico della musica a Minneapolis. Ha detto bene Bob Mould, un tempo anima degli Hüsker Dü, rendendo a caldo il giusto merito all'autore di Purple Rain, che “tra le nostre avenue e in quei sobborghi, da nord a sud, tra black music e garage band, è successo parecchio”. Anche che una band come quella fondata da Marc Olson, Gary Louris e Mark Pearlman arrivasse ai trent'anni di attività conoscendo così la fase più opulenta della discografia americana e le settimane buie ma non prive di lampi del crowdfunding... artesuono.blogspot.com/2016/05…


Ascolta il disco: album.link/s/68Gfrh064D2bJfIAw…



noblogo.org/available/the-jayh…


The Jayhawks - Paging Mr. Proust (2016)


immagine

Muore Prince e risorgono i Jayhawks. Traffico dei sentimenti e traffico della musica a Minneapolis. Ha detto bene Bob Mould, un tempo anima degli Hüsker Dü, rendendo a caldo il giusto merito all'autore di Purple Rain, che “tra le nostre avenue e in quei sobborghi, da nord a sud, tra black music e garage band, è successo parecchio”. Anche che una band come quella fondata da Marc Olson, Gary Louris e Mark Pearlman arrivasse ai trent'anni di attività conoscendo così la fase più opulenta della discografia americana e le settimane buie ma non prive di lampi del crowdfunding... artesuono.blogspot.com/2016/05…


Ascolta il disco: album.link/s/68Gfrh064D2bJfIAw…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



L'effetto wow sarà la rovina del mondo [#società]


Il “fatto bene” è il nuovo mediocre.

Lo straordinario sta diventando il nuovo ordinario.

Qualche anno fa l'azienda in cui lavoro fece una cosa carina: invitò un formatore a tenerci una serie di incontri sulle dinamiche aziendali; ma non uno di quei venditori di fuffa, per una volta era uno che effettivamente ti faceva capire dei concetti interessanti e sensati.

Durante uno di questi incontri ci fece notare un aspetto di come oggi da parte dei clienti venga percepito il servizio dei fornitori.

Un tempo il cliente si aspettava il fatto bene. Puro e semplice. Il cliente chiedeva una certa cosa, il fornitore gliela faceva al meglio delle possibilità (il buon vecchio “a regola d'arte”). Pagava il giusto compenso pattuito. E stop.

Oggi no. Oggi il cliente non si aspetta che sia fatto semplicemente bene: si aspetta che sia eccellente. Che ecceda le aspettative. Oggi il cliente pretende il “wow”.

Alcuni anni fa girava in tv la pubblicità di un'automobile: un tizio camminava lungo una fila di auto parcheggiate cercando la sua, ad un certo punto si fermava davanti a una vettura fichissima (quella pubblicizzata), prendeva le chiavi e pigiava il pulsantino per aprirla, ma inutilmente; poi dopo un po' l'inquadratura si spostava e lui si ricordava che la sua auto era la scialba utilitaria nel posto a fianco; allora capivi il meccanismo mentale implicito: gli era bastato vedere l'altra per convincersi che fosse sua.

Lo slogan di quella pubblicità era a mio parere uno dei più devastanti concentrati di psiche umana di tutti i tempi:

È facile abituarsi al meglio”.

Oggi, per qualsiasi cosa, ci siamo abituati ad aspettarci più di quanto dovremmo, e questo è MALE.

Non vi sentite esausti di tutta questa fame di “di più, sempre di più”?

Per favore, torniamo ad apprezzare il 'normale'. Smettiamola con questa ingordigia del “esigo il massimo”.


noblogo.org/edosecco/leffetto-…


L'effetto wow sta rovinando la società? [#società]


Il “fatto bene” è il nuovo mediocre.

Lo straordinario sta diventando il nuovo ordinario.

Qualche anno fa l'azienda in cui lavoro fece una cosa carina: invitò un formatore a tenerci una serie di incontri sulle dinamiche aziendali; ma non uno di quei venditori di fuffa, per una volta era uno che effettivamente ti faceva capire dei concetti interessanti e sensati.

Durante uno di questi incontri ci fece notare un aspetto di come oggi da parte dei clienti venga percepito il servizio dei fornitori.

Un tempo il cliente si aspettava il fatto bene. Puro e semplice. Il cliente chiedeva una certa cosa, il fornitore gliela faceva al meglio delle possibilità (il buon vecchio “a regola d'arte”). Pagava il giusto compenso pattuito. E stop.

Oggi no. Oggi il cliente non si aspetta che sia fatto semplicemente bene: si aspetta che sia eccellente. Che ecceda le aspettative. Oggi il cliente pretende il “wow”.

Alcuni anni fa girava in tv la pubblicità di un'automobile: un tizio camminava lungo una fila di auto parcheggiate cercando la sua, ad un certo punto si fermava davanti a una vettura fichissima (quella pubblicizzata), prendeva le chiavi e pigiava il pulsantino per aprirla, ma inutilmente; poi dopo un po' l'inquadratura si spostava e lui si ricordava che la sua auto era la scialba utilitaria nel posto a fianco; allora capivi il meccanismo mentale implicito: gli era bastato vedere l'altra per convincersi che fosse sua.

Lo slogan di quella pubblicità era a mio parere uno dei più devastanti concentrati di psiche umana di tutti i tempi:

È facile abituarsi al meglio”.

Oggi, per qualsiasi cosa, ci siamo abituati ad aspettarci più di quanto dovremmo, e questo è MALE.

Non vi sentite esausti di tutta questa fame di “di più, sempre di più”?

Per favore, torniamo ad apprezzare il 'normale'. Smettiamola con questa ingordigia del “esigo il massimo”.

.

@caffeitalia@feddit.it@attualita@diggita.com

Edoardo Secco

torna al blog

Anche se non bazzico molto i social, sono su Mastodon (@edosecco@mastodon.uno) e Pixelfed (@edosecco@pixelfed.uno)

Per commentare questo articolo sul Fediverso copia l'indirizzo della pagina, incollalo nel campo ricerca di Mastodon o Friendica, quando compare il post fai come se dovessi commentare normalmente e menziona anche il mio nome profilo di Mastodon, così mi arriverà la notifica. Grazie!



King Creosote – Astronaut Meets Appleman (2016)


immagine

Se siete in attesa del seguito di “From Scotland With Love” rinunciate senza indugio alcuno all’ascolto di “Astronauts Meets Appleman”: King Creosote non ha alcuna palese intenzione di sfornare seriali concept-album, né tantomeno aspira a diventare il nuovo idolo indie-folk. Pur avendo in parte addomesticato quell’indole anarchica e provocatoria che ha dato genesi a una copiosa quantità di progetti tra vinili, compact disc e Cd-r, il musicista scozzese non ha smarrito neanche un briciolo della sua gioiosa irriverenza stilistica, quella che gli permette di osare un’inverosimile versione cosmico/futurista della musica folk... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/0G6y7AwjEyamcdXgX…



noblogo.org/available/king-cre…


King Creosote – Astronaut Meets Appleman (2016)


immagine

Se siete in attesa del seguito di “From Scotland With Love” rinunciate senza indugio alcuno all’ascolto di “Astronauts Meets Appleman”: King Creosote non ha alcuna palese intenzione di sfornare seriali concept-album, né tantomeno aspira a diventare il nuovo idolo indie-folk. Pur avendo in parte addomesticato quell’indole anarchica e provocatoria che ha dato genesi a una copiosa quantità di progetti tra vinili, compact disc e Cd-r, il musicista scozzese non ha smarrito neanche un briciolo della sua gioiosa irriverenza stilistica, quella che gli permette di osare un’inverosimile versione cosmico/futurista della musica folk... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/0G6y7AwjEyamcdXgX…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Pixies – Head Carrier (2016)


immagine

In un vecchio numero de “Il Mucchio Selvaggio” in versione settimanale, copertina coi Warrior Soul, primi anni Duemila, appariva un’intervista a Frank Black. Al tempo era ormai affermato autore solista, lontano dall’esperienza Pixies e impegnato nella promozione di Dog In The Sand, terza fatica assieme ai Pistoleros. In quella chiacchierata (e l’intervistatore mi perdonerà se non riesco a ricordare chi fosse: se un Guglielmi, un Vignola, un Cilìa o un Testani – sto andando a memoria) il buon Charles Michael Kittridge Thompson IV, alla domanda su quali fossero le cose belle e brutte del periodo con Kim Deal, Joey Santiago e David Lovering, rispondeva più o meno che aveva apprezzato i concerti pieni e i dischi ben recensiti, sottolineando però che per quegli anni provava un leggero rammarico per la mancanza di auto-editing... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/5F9YYEKDxenkRpyuo…



noblogo.org/available/pixies-h…


Pixies – Head Carrier (2016)


immagine

In un vecchio numero de “Il Mucchio Selvaggio” in versione settimanale, copertina coi Warrior Soul, primi anni Duemila, appariva un’intervista a Frank Black. Al tempo era ormai affermato autore solista, lontano dall’esperienza Pixies e impegnato nella promozione di Dog In The Sand, terza fatica assieme ai Pistoleros. In quella chiacchierata (e l’intervistatore mi perdonerà se non riesco a ricordare chi fosse: se un Guglielmi, un Vignola, un Cilìa o un Testani – sto andando a memoria) il buon Charles Michael Kittridge Thompson IV, alla domanda su quali fossero le cose belle e brutte del periodo con Kim Deal, Joey Santiago e David Lovering, rispondeva più o meno che aveva apprezzato i concerti pieni e i dischi ben recensiti, sottolineando però che per quegli anni provava un leggero rammarico per la mancanza di auto-editing... artesuono.blogspot.com/2016/10…


Ascolta il disco: album.link/s/5F9YYEKDxenkRpyuo…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



CALENDARIO DEGLI INCONTRI


Quadro della Divina Misericordia. Rappresenta Gesù in piedi, vestito di bianco, con due raggi di luce, rossa e azzurra, che partono dal cuore e vanno verso il basso. Nella parte inferiore del quadro c'è la scritta: Gesù confido in teQuadro della Divina Misericordia
Ogni Venerdì alle 19:00, presso il Tempio di San Luca Evangelista, recitiamo la Coroncina della Divina Misericordia
Statua della Madonna di Medjugorje che si trova nel Tempio di San Luca Evangelista. La statua rappresenta la Madonna in piedi, vestita di bianco, con la mano destra al petto e la sinistra in avanti col palmo all'insù. Il fondale è formato da tre stradi sfalsati di sfumature di azzurro. Ai suoi piedi ci sono dei cesti con fiori.Statua della Madonna di Medjugorje
Ogni ultimo Venerdì del mese, alle ore 19:00, dopo la Coroncina, leggiamo il messaggio del 25 del mese, della Madonna di Medjugorje.

Ti aspettiamo.


log.livellosegreto.it/divinami…


La violenza che minaccia le midterm di Novembre.


(195)

(MD1)

Negli ultimi mesi le violenze e gli abusi legati a #ICE sono esplosi da questione “di nicchia” per attivisti dei diritti umani a crisi politica nazionale, con morti in detenzione e sulle strade, pestaggi, uso di armi “meno letali” contro chi protesta e un crescendo di denunce da parte di ONG e media.

Questa escalation, nel pieno del secondo mandato #Trump, rischia di trasformarsi non solo in un tema centrale delle prossime elezioni di #midterm di novembre 2026, ma anche in un banco di prova per la tenuta stessa delle libertà civili negli Stati Uniti e altrove.​

Dagli ultimi report di “Human Rights Watch” e di altre organizzazioni emergono quadri di detenzione sovraffollata, condizioni sanitarie degradate, pestaggi, uso di gas e granate stordenti contro chi protesta per cibo, acqua o cure mediche, fino a casi di morte evitabile in custodia. Non parliamo solo di “mele marce”: in strutture come Fort Bliss in Texas o i centri in Florida, gli abusi appaiono sistemici, con intimidazioni, violenze fisiche e sessuali e pressioni perché le persone accettino la deportazione “volontaria”.

Parallelamente, i dati mostrano che la grande maggioranza delle persone detenute non ha condanne per reati violenti, smentendo la narrazione di un’operazione mirata a “criminali pericolosi” e confermando piuttosto una logica di repressione di massa a fini politici. L’uso mirato di ICE come strumento di terrore amministrativo verso migranti, comunità e attivisti finisce così per normalizzare uno stato d’eccezione permanente.​

(MD2)

Le proteste, in città come #Minneapolis, Boston o New York dopo l’uccisione da parte di agenti ICE di #ReneeNicoleGood, hanno riportato al centro la questione del controllo federale sulla sicurezza e sull’ordine pubblico. La risposta del governo (con la retorica di “legge e ordine”, invio della Guardia Nazionale e teorizzazione di ICE intorno ai seggi “per controllare i non cittadini”) mostra quanto la frontiera tra repressione migratoria e intimidazione politica sia ormai sottile.

Elettoralmente, il tema è a doppio taglio. Da un lato galvanizza la base trumpiana, che vede nella durezza contro migranti e manifestanti un segno di forza; dall’altro, rischia di mobilitare un elettorato urbano, giovane, latino e afroamericano che ha già dimostrato di reagire alle violenze di polizia trasformando la rabbia in voto.

Per i #Democratici, restare prudenti significa perdere credibilità; schierarsi apertamente contro ICE e la militarizzazione può però costare consensi in stati chiave dove la paura è diventata l’argomento centrale della destra.​

Sul piano giuridico, l’uso di #ICE come braccio armato interno alimenta un clima da emergenza, ma non offre un appiglio legale reale per rinviare o annullare le elezioni di midterm di novembre 2026. La data delle midterm è fissata dal Congresso, l’amministrazione è in mano agli stati e non esiste oggi alcun potere presidenziale diretto per sospenderle o cancellarle, come ricordano costituzionalisti e fact-check indipendenti che hanno demolito le allusioni a “Big Beautiful Bill” o a stati d’emergenza estesi.

Il pericolo non è tanto l’annullamento formale del voto, quanto il suo svuotamento materiale: intimidazione ai seggi, presenze minacciose di agenti, gestione caotica delle proteste, nuove restrizioni sul diritto di manifestare e sorveglianza capillare possono ridurre l’affluenza e selezionare chi ha realmente la forza, o il coraggio, di recarsi alle urne. È, in altre parole, una strategia di erosione lenta e progressiva della democrazia, che mira a rendere “normale” ciò che fino a ieri sarebbe stato impensabile.​

Quello che accade con ICE negli Stati Uniti non resta mai confinato entro i confini nazionali. Quando la prima potenza mondiale legittima campi di detenzione disumani, uso sproporzionato della forza e repressione violenta delle proteste, manda un messaggio potente a tutti i governi tentati dall’inasprire le proprie politiche di sicurezza: se lo fanno loro, lo possiamo fare anche noi.

È così che, lentamente, il linguaggio dei diritti umani viene sostituito da quello del controllo; il migrante, il manifestante, il giornalista scomodo diventano variazioni di un’unica figura da neutralizzare. Per questo la battaglia contro la violenza di ICE non riguarda solo chi rischia di finire su un pullman per il confine, ma chiunque tenga ancora a uno spazio pubblico in cui dissentire non sia considerato un reato, ma un diritto.​

#ICE #USA #Midterm #Politica #DirittiCivili #DirittiUmani #Opinioni


noblogo.org/transit/la-violenz…


La violenza che minaccia le midterm di Novembre.


(195)

(MD1)

Negli ultimi mesi le violenze e gli abusi legati alla #ICE sono esplosi da questione “di nicchia” per attivisti dei diritti umani a crisi politica nazionale, con morti in detenzione e sulle strade, pestaggi, uso di armi “meno letali” contro chi protesta e un crescendo di denunce da parte di ONG e media.

Questa escalation, nel pieno del secondo mandato #Trump, rischia di trasformarsi non solo in un tema centrale delle prossime elezioni di #midterm di novembre 2026, ma anche in un banco di prova per la tenuta stessa delle libertà civili negli Stati Uniti e altrove.​

Dagli ultimi report di “Human Rights Watch” e di altre organizzazioni emergono quadri di detenzione sovraffollata, condizioni sanitarie degradate, pestaggi, uso di gas e granate stordenti contro chi protesta per cibo, acqua o cure mediche, fino a casi di morte evitabile in custodia. Non parliamo solo di “mele marce”: in strutture come Fort Bliss in Texas o i centri in Florida, gli abusi appaiono sistemici, con intimidazioni, violenze fisiche e sessuali e pressioni perché le persone accettino la deportazione “volontaria”.

Parallelamente, i dati mostrano che la grande maggioranza delle persone detenute non ha condanne per reati violenti, smentendo la narrazione di un’operazione mirata a “criminali pericolosi” e confermando piuttosto una logica di repressione di massa a fini politici. L’uso mirato di ICE come strumento di terrore amministrativo verso migranti, comunità e attivisti finisce così per normalizzare uno stato d’eccezione permanente.​

(MD2)

Le proteste, in città come #Minneapolis, Boston o New York dopo l’uccisione da parte di agenti ICE di #ReneeNicoleGood, hanno riportato al centro la questione del controllo federale sulla sicurezza e sull’ordine pubblico. La risposta del governo (con la retorica di “legge e ordine”, invio della Guardia Nazionale e teorizzazione di ICE intorno ai seggi “per controllare i non cittadini”) mostra quanto la frontiera tra repressione migratoria e intimidazione politica sia ormai sottile.

Elettoralmente, il tema è a doppio taglio. Da un lato galvanizza la base trumpiana, che vede nella durezza contro migranti e manifestanti un segno di forza; dall’altro, rischia di mobilitare un elettorato urbano, giovane, latino e afroamericano che ha già dimostrato di reagire alle violenze di polizia trasformando la rabbia in voto.

Per i #Democratici, restare prudenti significa perdere credibilità; schierarsi apertamente contro ICE e la militarizzazione può però costare consensi in stati chiave dove la paura è diventata l’argomento centrale della destra.​

Sul piano giuridico, l’uso di #ICE come braccio armato interno alimenta un clima da emergenza, ma non offre un appiglio legale reale per rinviare o annullare le elezioni di midterm di novembre 2026. La data delle midterm è fissata dal Congresso, l’amministrazione è in mano agli stati e non esiste oggi alcun potere presidenziale diretto per sospenderle o cancellarle, come ricordano costituzionalisti e fact-check indipendenti che hanno demolito le allusioni a “Big Beautiful Bill” o a stati d’emergenza estesi.

Il pericolo non è tanto l’annullamento formale del voto, quanto il suo svuotamento materiale: intimidazione ai seggi, presenze minacciose di agenti, gestione caotica delle proteste, nuove restrizioni sul diritto di manifestare e sorveglianza capillare possono ridurre l’affluenza e selezionare chi ha realmente la forza, o il coraggio, di recarsi alle urne. È, in altre parole, una strategia di erosione lenta e progressiva della democrazia, che mira a rendere “normale” ciò che fino a ieri sarebbe stato impensabile.​

Quello che accade con ICE negli Stati Uniti non resta mai confinato entro i confini nazionali. Quando la prima potenza mondiale legittima campi di detenzione disumani, uso sproporzionato della forza e repressione violenta delle proteste, manda un messaggio potente a tutti i governi tentati dall’inasprire le proprie politiche di sicurezza: se lo fanno loro, lo possiamo fare anche noi.

È così che, lentamente, il linguaggio dei diritti umani viene sostituito da quello del controllo; il migrante, il manifestante, il giornalista scomodo diventano variazioni di un’unica figura da neutralizzare. Per questo la battaglia contro la violenza di ICE non riguarda solo chi rischia di finire su un pullman per il confine, ma chiunque tenga ancora a uno spazio pubblico in cui dissentire non sia considerato un reato, ma un diritto.​

#ICE #USA #Midterm #Politica #DirittiCivili #DirittiUmani #Opinioni

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



Michael Kiwanuka - Love & Hate (2016)


immagine

Sono passati ben quattro anni da Home Again, debut album di Michael Kiwanuka. Io quell’album lo divorai come pochi. Voi ve lo ricordate? Una vera sorpresa cosi’ distante dalle mode del momento, che andava a riprendere fedelmente le sonorità Soul a me care, dove ogni pezzo ti stendeva al primo colpo. Home Again è stato per me (e tanti altri, credo) uno scrollone emozionale non indifferente e davvero provvidenziale in difficoltosi tempi di incertezze che stavo vivendo, ed ha permesso in una scala globale all’ascesa del movimento definito “nu-soul” di cui fanno parte giovani speranze dalle voci portentose e strabordanti d’anima come Leon Bridges, Sampha, Kwabs e Llanne La Havas. Un exploit devastante, poi quel timido ragazzo portentoso è sparito, un po’ à la Jamie Woon: per fortuna ora siamo qua a raccontare del suo secondo attesissimo lavoro... artesuono.blogspot.com/2016/08…


Ascolta il disco: album.link/s/0qxsfpy2VU0i4eDR9…



noblogo.org/available/michael-…


Michael Kiwanuka - Love & Hate (2016)


immagine

Sono passati ben quattro anni da Home Again, debut album di Michael Kiwanuka. Io quell’album lo divorai come pochi. Voi ve lo ricordate? Una vera sorpresa cosi’ distante dalle mode del momento, che andava a riprendere fedelmente le sonorità Soul a me care, dove ogni pezzo ti stendeva al primo colpo. Home Again è stato per me (e tanti altri, credo) uno scrollone emozionale non indifferente e davvero provvidenziale in difficoltosi tempi di incertezze che stavo vivendo, ed ha permesso in una scala globale all’ascesa del movimento definito “nu-soul” di cui fanno parte giovani speranze dalle voci portentose e strabordanti d’anima come Leon Bridges, Sampha, Kwabs e Llanne La Havas. Un exploit devastante, poi quel timido ragazzo portentoso è sparito, un po’ à la Jamie Woon: per fortuna ora siamo qua a raccontare del suo secondo attesissimo lavoro... artesuono.blogspot.com/2016/08…


Ascolta il disco: album.link/s/0qxsfpy2VU0i4eDR9…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Declino controllato o sarà collasso incontrollato


Il cambiamento climatico è lo scenario planetario di fondo sul quale si stanno dipanando tutte le crisi a cui assistiamo; è il loro più formidabile acceleratore e spesso ne è la causa scatenante.

Difficile pensarlo per noi piccoli e insignificanti umani, con una capacità di ragionamento limitata al brevissimo tempo e all'orticello di casa nostra: pensare sistemico non è prerogativa del nostro intelletto. Il riduzionismo scientifico è stato un enorme passo avanti per l'umanità ma è diventato tragicamente anche il nostro unico modo di studiare, analizzare e capire il mondo. La forsennata ricerca di vantaggi facili e immediati, unita al totale disinteresse per le conseguenze delle nostre azioni, sono e saranno la nostra condanna.

Sono decenni che la scienza planetaria ci avverte che dallo sconvolgimento del sistema Terra, il sistema di sostentamento da cui dipende la nostra esistenza, sarà la causa delle peggiori crisi, problemi e catastrofi dei prossimi decenni e dei prossimi secoli. E invece di ascoltare la scienza, ascoltiamo la pseudo-scienza dell'economia, e i suoi apprendisti stregoni: gli economisti. Ad oggi si contano sulle dita di una mano gli economisti che mettono al centro dei loro studi e delle loro ricerche gli ecosistemi e la sostenibilità ambientale, in una parola: l'ecologia.

Il cambiamento climatico è la più grave crisi esistenziale che l'umanità si sia mai trovata a dovere affrontare. Ma non la stiamo affrontando, la stiamo ignorando. Continuiamo imperterriti a segare il ramo su cui siamo seduti. Abbiamo un piede abbondantemente già al di là dell'orlo del baratro.

La classe dirigente globale, fatta di 50-60-70enni, sta condannando inesorabilmente le prossime generazioni ad un'esistenza di inimmaginabili sofferenze, privazioni e catastrofi. I primi effetti della scellerata condotta della mia generazione, quella più colpevole perché ha scientemente deciso di ignorare la verità continuando a distruggere il sistema che ci mantiene in vita, li subiranno già i nostri figli. Per i nostri nipoti il futuro è tetro.

L'economia non può e non deve avere la precedenza sulla difesa dell'ecosistema che ci sostenta, semplicemente perché la prima dipende in tutto e per tutto dal secondo. Sconvolgere i sistemi planetari significa distruggere le basi di qualsiasi attività economica e sociale. Le conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti.

La nuda e cruda verità è che l'umanità deve tirare subito il freno a mano (doveva farlo già 30 anni fa), costi quel che costi, senza indugi e senza ripensamenti. Le conseguenze saranno durissime certo, tanti resteranno indietro, alcuni perderanno gran parte di ciò che hanno. Ma tutto questo non è niente paragonato a ciò che ci aspetta se proseguiamo ottusamente in questa corsa verso l'autodistruzione.

Lo grida da decenni la scienza planetaria unanime (il 98% degli scienziati del mondo è concorde, certificato da svariati metastudi). Eppure, ai propalatori prezzolati di bufale anti-scientifiche, finanziati dalle lobby petrolifere e dalla finanza predatoria, vengono concessi una visibilità e un diritto di parola inaccettabili in qualsiasi Stato guidato dalla scienza e dalla verità, non dalle fake, dalle superstizioni o dalla religione.

Un celebre studio scientifico del 2022 ha cercato di analizzare i possibili scenari globali estremi a cui il cambiamento climatico potrebbe metterci di fronte.“Climate Endgame: Exploring catastrophic climate change scenarios.” – Kemp, Chi Xu, Rockström et al.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2108…

Questo diagramma, che chiude l'articolo, li riassume e illustra quanto il riscaldamento globale legato al cambiamento climatico sia il fattore che determinerà drammaticamente gli scenari globali futuri sotto ogni punto di vista.

How risk cascades could unfold

In conclusione, il genere umano si trova di fronte ad un bivio esistenziale: un declino controllato o un collasso incontrollato. Che piaccia o no, le cose stanno così. E da idioti fare finta di niente, non accettare questa triste verità. La cosa tragica è che la specie umana, la più stupida e distruttiva che abiti questo pianeta, corre ai 100 km/h verso il collasso incontrollato.

Chi prende le decisioni per noi è interessato solo ai profitti e ai dividendi. Questa gente sta accumulando immani ricchezze firmando cambiali in bianco che stiamo già pagando in parte noi, ma il cui peso sarà soprattutto sulle spalle delle generazioni future: a partire dai nostri figli e dai nostri nipoti.

Siamo genitori scellerati, irresponsabili, stupidi e ignoranti. Dovrebbe esserci tolta la patria potestà, a tutti. Lasciare che siano soltanto i giovani a decidere sul loro futuro. I giovani sono di gran lunga migliori di noi. Sono molto più consapevoli di noi, più intelligenti e istruiti. E sono giustamente desiderosi di metterci da parte e prendere in mano le redini del loro futuro, perché la partita per loro sarà quella per la vita e sarà estremamente difficile.

Now playing:“A muso duro”A muso duro – Pierangelo Bertoli – 1979


noblogo.org/grad/declino-contr…


Importante operazione di polizia contro una banda criminale internazionale chiamata Black Axe (Ascia Nera)



L'Operazione


La polizia spagnola, in collaborazione con le autorità tedesche e l' #Europol (l'agenzia europea di coordinamento delle forze di polizia), ha arrestato 34 persone collegate a questa organizzazione criminale. La maggior parte degli arresti è avvenuta a Siviglia, in Spagna.

Cos'è Black Axe?


Black Axe è un vasto gruppo criminale organizzato nato in Nigeria ma ora attivo in tutto il mondo. Immaginatela come una società criminale con: – gerarchia rigida (come una struttura aziendale con capi e dipendenti); – circa 30.000 membri registrati in tutto il mondo; – divisa in “zone” come sedi di franchising (60 in Nigeria, 35 a livello internazionale); – circa 200 membri per zona.


Le loro attività criminali


Il gruppo guadagna denaro attraverso varie operazioni illegali: – frodi informatiche (truffe online e reati finanziari); – traffico di droga (vendita di droghe illegali); – tratta di esseri umani e prostituzione; – altri reati come rapimenti e rapine a mano armata.

Guadagnano miliardi di euro all'anno attraverso molte piccole truffe che si sommano.


Money Mules


La rete operava principalmente tramite truffe Man-in-the-Middle (MITM), in particolare con il metodo Business Email Compromise (BEC), intercettando le comunicazioni tra aziende per modificare i dati bancari e dirottare pagamenti di importo elevato. Una parte fondamentale della loro attività consiste nel reclutare “money mules”, ovvero persone povere e disoccupate (per lo più spagnole in questo caso) che vengono ingannate o costrette ad aiutare a spostare il denaro rubato attraverso i loro conti bancari. Questi individui vulnerabili spesso non si rendono conto di aiutare i criminali. Attività aggiuntive: oltre alle truffe, sono accusati di riciclaggio di denaro, traffico illecito di veicoli (tramite società fittizie e prestanome) e ricorso a minacce e intimidazioni durante la riscossione dei pagamenti.

Risultati


La polizia ha congelato/sequestrato circa 185.000 € e ritiene che questa rete abbia causato danni per frode per oltre 5,93 milioni di €.

#BlackAxe


noblogo.org/cooperazione-inter…


Importante operazione di polizia contro una banda criminale internazionale...


Importante operazione di polizia contro una banda criminale internazionale chiamata Black Axe (Ascia Nera)



L'Operazione


La polizia spagnola, in collaborazione con le autorità tedesche e l' #Europol (l'agenzia europea di coordinamento delle forze di polizia), ha arrestato 34 persone collegate a questa organizzazione criminale. La maggior parte degli arresti è avvenuta a Siviglia, in Spagna.

Cos'è Black Axe?


Black Axe è un vasto gruppo criminale organizzato nato in Nigeria ma ora attivo in tutto il mondo. Immaginatela come una società criminale con: – gerarchia rigida (come una struttura aziendale con capi e dipendenti); – circa 30.000 membri registrati in tutto il mondo; – divisa in “zone” come sedi di franchising (60 in Nigeria, 35 a livello internazionale); – circa 200 membri per zona.


Le loro attività criminali


Il gruppo guadagna denaro attraverso varie operazioni illegali: – frodi informatiche (truffe online e reati finanziari); – traffico di droga (vendita di droghe illegali); – tratta di esseri umani e prostituzione; – altri reati come rapimenti e rapine a mano armata.

Guadagnano miliardi di euro all'anno attraverso molte piccole truffe che si sommano.


Money Mules


La rete operava principalmente tramite truffe Man-in-the-Middle (MITM), in particolare con il metodo Business Email Compromise (BEC), intercettando le comunicazioni tra aziende per modificare i dati bancari e dirottare pagamenti di importo elevato. Una parte fondamentale della loro attività consiste nel reclutare “money mules”, ovvero persone povere e disoccupate (per lo più spagnole in questo caso) che vengono ingannate o costrette ad aiutare a spostare il denaro rubato attraverso i loro conti bancari. Questi individui vulnerabili spesso non si rendono conto di aiutare i criminali. Attività aggiuntive: oltre alle truffe, sono accusati di riciclaggio di denaro, traffico illecito di veicoli (tramite società fittizie e prestanome) e ricorso a minacce e intimidazioni durante la riscossione dei pagamenti.

Risultati


La polizia ha congelato/sequestrato circa 185.000 € e ritiene che questa rete abbia causato danni per frode per oltre 5,93 milioni di €.

#BlackAxe


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.




Eric Bachmann - Eric Bachmann (2016)


immagine

Messo in soffitta il suo alter ego musicale, la creatura Crooked Fingers, pseudonimo sotto il quale si celava l'identità di un autore piuttosto che il percorso vero e proprio di una band, Eric Bachmann torna ad esporsi in prima persona, attraverso il suo terzo disco solista. L'omonimo titolo sembra sottolineare una sorta di ripartenza, facendo tabula rasa del passato. Non è esattamente così, ma resta evidente la distanza dal primo lavoro, Short Careers, che non era altro che una colonna sonora a carattere strumentale, e altrettanto da quel To the Races, in buona parte acustico e folkie nell'animo... artesuono.blogspot.com/2016/04…


Ascolta il disco: album.link/s/3EVJvaFZejZ6JYWN2…



noblogo.org/available/eric-bac…


Eric Bachmann - Eric Bachmann (2016)


immagine

Messo in soffitta il suo alter ego musicale, la creatura Crooked Fingers, pseudonimo sotto il quale si celava l'identità di un autore piuttosto che il percorso vero e proprio di una band, Eric Bachmann torna ad esporsi in prima persona, attraverso il suo terzo disco solista. L'omonimo titolo sembra sottolineare una sorta di ripartenza, facendo tabula rasa del passato. Non è esattamente così, ma resta evidente la distanza dal primo lavoro, Short Careers, che non era altro che una colonna sonora a carattere strumentale, e altrettanto da quel To the Races, in buona parte acustico e folkie nell'animo... artesuono.blogspot.com/2016/04…


Ascolta il disco: album.link/s/3EVJvaFZejZ6JYWN2…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



Nothing - Tired of Tomorrow (2016)


immagine

A prima vista, l’impatto col nuovo full length dei Nothing, ‘Tired Of Tomorrow’, restituisce un violento nichilismo ed un “no future” decisamente punk. Il punto di forza della band di Philadelphia sta proprio nel proporre tematiche quali la negatività della condizione umana, nonché la misantropia, usando però uno stile formale ben lontano dalla rabbia urlata nel microfono unita a chitarre usate come grattugie, muovendosi invece fra territori rock in cui domina il tocco delicato... artesuono.blogspot.com/2016/05…


Ascolta il disco: album.link/s/2655MXRi7PSJTtYqd…



noblogo.org/available/nothing-…


Nothing - Tired of Tomorrow (2016)


immagine

A prima vista, l’impatto col nuovo full length dei Nothing, ‘Tired Of Tomorrow’, restituisce un violento nichilismo ed un “no future” decisamente punk. Il punto di forza della band di Philadelphia sta proprio nel proporre tematiche quali la negatività della condizione umana, nonché la misantropia, usando però uno stile formale ben lontano dalla rabbia urlata nel microfono unita a chitarre usate come grattugie, muovendosi invece fra territori rock in cui domina il tocco delicato... artesuono.blogspot.com/2016/05…


Ascolta il disco: album.link/s/2655MXRi7PSJTtYqd…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



La vera posta in gioco del referendum di Marzo.


(194)

(R1)

Il prossimo 22 e 23 marzo, saremo chiamati a votare sul referendum confermativo della legge costituzionale sulla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente.

Attenzione: non si vota “sulla giustizia”, come vorrebbe far credere la propaganda governativa, ma su una riscrittura di equilibri fondamentali nel sistema democratico italiano.

E, come spesso accade, chi spinge per un “sì” vuole farlo nel silenzio generale. Il governo #Meloni ha fissato la data in modo da soffocare ogni discussione pubblica: poche settimane per comprendere, ancora meno per mobilitarsi, e praticamente zero tempo per un vero dibattito politico e culturale.

Non è casualità, ma strategia. La stessa logica autoritaria e paternalista che da tempo accompagna la retorica della “riforma necessaria”: si decide in alto, poi si chiede al popolo di ratificare in fretta, e possibilmente distratto.

(R2)

Dietro la parola d’ordine “modernizzare la giustizia” si nasconde un intento tutt’altro che neutro. Separare le carriere significa indebolire il pubblico ministero, togliergli indipendenza, e spingerlo verso una subordinazione più diretta al potere politico.

Una magistratura spaccata in due diventa più controllabile, più docile, più allineata ai desideri del governo di turno. È un vecchio sogno che torna ciclicamente: quello di poter “telefonare” ai giudici senza trovare dall’altra parte un muro di autonomia.

Niente campagne istituzionali di approfondimento, niente confronto pluralista. Solo qualche dichiarazione autoreferenziale dei leader di governo e una valanga di slogan.

Il risultato? Gli italiani rischiano di presentarsi alle urne senza capire davvero cosa stiano votando.Ed è proprio così che si mina una democrazia: non cancellandola in un colpo solo, ma svuotandola di pensiero critico e partecipazione consapevole. Non lasciamoci confondere dal lessico tecnico o dalla propaganda “modernizzatrice”.

Questo referendum non migliora la giustizia, ma la imbriglia, la amputa, la rende più vulnerabile al potere. Chi crede ancora in una Repubblica delle garanzie e non delle sudditanze, deve dirlo con forza e chiarezza. Il 22 e 23 marzo votiamo NO, per difendere il diritto di tutti a una giustizia davvero libera, non di governo.

#Blog #ReferendumSeparazioneCarriere #Italia #Giustizia #Opinioni


noblogo.org/transit/la-vera-po…


La vera posta in gioco del referendum di Marzo.


(194)

(R1)

Il prossimo 22 e 23 marzo, saremo chiamati a votare sul referendum confermativo della legge costituzionale sulla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente.

Attenzione: non si vota “sulla giustizia”, come vorrebbe far credere la propaganda governativa, ma su una riscrittura di equilibri fondamentali nel sistema democratico italiano.

E, come spesso accade, chi spinge per un “sì” vuole farlo nel silenzio generale. Il governo #Meloni ha fissato la data in modo da soffocare ogni discussione pubblica: poche settimane per comprendere, ancora meno per mobilitarsi, e praticamente zero tempo per un vero dibattito politico e culturale.

Non è casualità, ma strategia. La stessa logica autoritaria e paternalista che da tempo accompagna la retorica della “riforma necessaria”: si decide in alto, poi si chiede al popolo di ratificare in fretta, e possibilmente distratto.

(R2)

Dietro la parola d’ordine “modernizzare la giustizia” si nasconde un intento tutt’altro che neutro. Separare le carriere significa indebolire il pubblico ministero, togliergli indipendenza, e spingerlo verso una subordinazione più diretta al potere politico.

Una magistratura spaccata in due diventa più controllabile, più docile, più allineata ai desideri del governo di turno. È un vecchio sogno che torna ciclicamente: quello di poter “telefonare” ai giudici senza trovare dall’altra parte un muro di autonomia.

Niente campagne istituzionali di approfondimento, niente confronto pluralista. Solo qualche dichiarazione autoreferenziale dei leader di governo e una valanga di slogan.

Il risultato? Gli italiani rischiano di presentarsi alle urne senza capire davvero cosa stiano votando.Ed è proprio così che si mina una democrazia: non cancellandola in un colpo solo, ma svuotandola di pensiero critico e partecipazione consapevole. Non lasciamoci confondere dal lessico tecnico o dalla propaganda “modernizzatrice”.

Questo referendum non migliora la giustizia, ma la imbriglia, la amputa, la rende più vulnerabile al potere. Chi crede ancora in una Repubblica delle garanzie e non delle sudditanze, deve dirlo con forza e chiarezza. Il 22 e 23 marzo votiamo NO, per difendere il diritto di tutti a una giustizia davvero libera, non di governo.

#Blog #ReferendumSeparazioneCarriere #Italia #Giustizia #Opinioni

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com



Dylan LeBlanc - Cautionary Tale (2016)


immagine

Chiaramente, Dylan LeBlanc non è quell’artista a cui si guarda quando si cerca l’estro, la scintilla. Però un Americana interpretata in modo sentito, suonato e prodotto come si deve, sì, e questo “Cautionary Tale”, con il suo spirito più scarno e suggestivo, lo pone in una luce ancora migliore sotto questo aspetto, diluendo quell’immagine da drama queen del cantautorato che avvolgeva la sua prima, giovane carriera... artesuono.blogspot.com/2016/02…


Ascolta il disco: album.link/s/6KPVsHAHibAlnZ2NH…



noblogo.org/available/dylan-le…


Dylan LeBlanc - Cautionary Tale (2016)


immagine

Chiaramente, Dylan LeBlanc non è quell’artista a cui si guarda quando si cerca l’estro, la scintilla. Però un Americana interpretata in modo sentito, suonato e prodotto come si deve, sì, e questo “Cautionary Tale”, con il suo spirito più scarno e suggestivo, lo pone in una luce ancora migliore sotto questo aspetto, diluendo quell’immagine da drama queen del cantautorato che avvolgeva la sua prima, giovane carriera... artesuono.blogspot.com/2016/02…


Ascolta il disco: album.link/s/6KPVsHAHibAlnZ2NH…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit



The Gloaming - 2 (2016)


immagine

La sfida era notevole: riportare la musica folk al centro dell’attenzione del pubblico, con un progetto che non si ponesse limiti strutturali e culturali. E’ il 2011 quando Iarla Ó Lionáird, Martin Hayes, Caoimhin Ó Raghallaigh, Thomas Bartlett e Dennis Cahill, partendo dagli Stati Uniti, intraprendono una tournée con il primo supergruppo folk della storia. Tre anni dopo arriva finalmente il primo album e la consacrazione da parte di critica e pubblico: sono nati i Gloaming... artesuono.blogspot.com/2016/03…


Ascolta il disco: album.link/s/19fhN7U8y7TtRsAfM…



noblogo.org/available/the-gloa…


The Gloaming - 2 (2016)


immagine

La sfida era notevole: riportare la musica folk al centro dell’attenzione del pubblico, con un progetto che non si ponesse limiti strutturali e culturali. E’ il 2011 quando Iarla Ó Lionáird, Martin Hayes, Caoimhin Ó Raghallaigh, Thomas Bartlett e Dennis Cahill, partendo dagli Stati Uniti, intraprendono una tournée con il primo supergruppo folk della storia. Tre anni dopo arriva finalmente il primo album e la consacrazione da parte di critica e pubblico: sono nati i Gloaming... artesuono.blogspot.com/2016/03…


Ascolta il disco: album.link/s/19fhN7U8y7TtRsAfM…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit