CIELI DI COBALTO

segmenti di luce schizzati dalla tela a colpire i sensi in forma di danza ad accendere i sogni: all'orizzonte lungo le rive degli occhi cieli di cobalto venati in prismatico chiarore dal grido giallo di kandinskij

Mi piace molto questo testo: ha un ritmo visivo e sonoro che apre spazi di colore e movimento. Qui sotto ti offro un'interpretazione, osservazioni tecniche e qualche proposta pratica per valorizzarlo senza snaturarne l'intensità.

Interpretazione


Tema principale: il rapporto tra pittura e percezione, dove la tela diventa sorgente di luce che attraversa gli occhi e accende i sogni.
Senso emotivo: meraviglia e stupore, con un tono che oscilla tra contemplazione e esultanza.
Immagine centrale: il cielo di cobalto come metafora della profondità visiva e dell'ispirazione artistica.


Figure retoriche


Metafore: la tela che spara segmenti di luce; gli occhi come rive; il grido giallo di Kandinskij.
Sinestesia: luce che “colpisce i sensi” e “accende i sogni”, mescolando vista e sensazione onirica.
Allitterazioni e ritmo: le ripetizioni di suoni brevi (es. “cieli di cobalto / venati”) creano un battito visivo e musicale.


Tono e immagini


Contrasto cromatico: il cobalto e il giallo di Kandinskij funzionano come poli opposti che si richiamano e si esaltano.
Spazio e movimento: l’orizzonte e le rive suggeriscono profondità; i “segmenti di luce schizzati” danno dinamismo pittorico.
Voce poetica: presente e osservante, quasi pittore che descrive la propria opera e la reazione che provoca.


Suggerimenti per la revisione


  • Varietà ritmica: alterna versi più lunghi a versi molto brevi per enfatizzare i colpi di luce; ad esempio, prova a spezzare “a colpire i sensi” in due versi per aumentare la scansione.
  • Precisione lessicale: se vuoi accentuare il richiamo a Kandinskij, potresti sostituire “grido giallo” con un verbo più attivo (es. “urla gialla” o “esplode gialla”) a seconda dell’intensità desiderata.
  • Punteggiatura selettiva: mantieni la leggerezza, ma qualche virgola strategica può guidare il respiro del lettore senza appesantire.

Traduzione in inglese


Cobalt Skies

segments
of light sketched from the canvas
to strike the senses
in the shape of a dance
to kindle dreams:
on the horizon
along the banks of the eyes
cobalt skies
veined
in prismatic brightness
by Kandinsky’s yellow cry


Continuazione breve


segmenti
che si fanno mare
e portano nomi di luce
sulle labbra del silenzio
dove il colore impara a parlare


Versione ritmica


segmenti —
luci schizzate dalla tela,
colpi che battono i sensi,
ritmo di danza, scintilla:
accendono sogni.

sull’orizzonte,
sulle rive degli occhi,
cieli di cobalto,
venati, vibrano —
prismi che respirano.

un grido giallo di Kandinskij
scatta, squarcia, rimbalza;
il colore diventa voce,
la luce fa parola,
il silenzio impara a danzare.

segmenti che corrono mare,
nomi di luce sulle labbra del buio,
e il cielo, a ogni battito, si fa canto.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Raoul Vignal - The Silver Veil (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Se a volte vi pare che, almeno in ambito cantautorale, la mimesi della malinconia come stato esistenziale sia appannaggio di grandi vecchi, veri e propri saggi paludati dello spleen, come Mark Kozelek o Matt Elliott, come se si possa ottenere il permesso di essere depressi solo oltre una certa età, ora potete rassicurarvi con le note pietrificate e dolenti della chitarra di Raoul Vignal e col suo “The Silver Veil”... artesuono.blogspot.com/2017/04…


Ascolta: album.link/i/1201930802



noblogo.org/available/raoul-vi…


Raoul Vignal - The Silver Veil (2017)


immagine

Se a volte vi pare che, almeno in ambito cantautorale, la mimesi della malinconia come stato esistenziale sia appannaggio di grandi vecchi, veri e propri saggi paludati dello spleen, come Mark Kozelek o Matt Elliott, come se si possa ottenere il permesso di essere depressi solo oltre una certa età, ora potete rassicurarvi con le note pietrificate e dolenti della chitarra di Raoul Vignal e col suo “The Silver Veil”... artesuono.blogspot.com/2017/04…


Ascolta: album.link/i/1201930802


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


Dalla casa editrice Coliseum di Nanni Cagnone ha preso poi il nome la libreria di Giorgio Mosci, dove ho lavorato per 10 anni. La scelta del nome aveva senso anche perché la libreria aveva acquisito tutti i fondi dell'editrice. Il libro forse maggiore è stato il volume delle poesie di Emilio Villa. Ma l'elenco sarebbe ben più lungo. E comprenderebbe Germano Lombardi, Hopkins, lo stesso Cagnone, per fare solo tre esempi. L'unico testo invece pubblicato dalla Coliseum di Giorgio è stato il fondamentale Conferenza, sempre di Villa, curato da Aldo Tagliaferri. Stiamo parlando di pagine importanti e, proprio per questo, non più sul mercato: opere accuratamente non ristampate, scientemente, dal mercato degli ultimi due decenni.


noblogo.org/differx/dalla-casa…

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Sicurezza senza confini: debutta l'unità congiunta tra Carabinieri e Gendarmeria francese


In occasione del #G7 di Evian-les-Bains, è scesa in campo per la prima volta l' #Uofi, l'Unità Operativa congiunta italo-francese. Un traguardo che va oltre il valore simbolico e misura, sul terreno, l'eccellenza della cooperazione europea in materia di sicurezza.

Ecco i punti chiave di questo storico debutto: 🔹 Chi: 40 militari in totale, in perfetto schema paritario: 20 Carabinieri italiani e 20 Gendarmi francesi, tratti da reparti. Nel dettaglio, la componente francese comprende: – 10 gendarmi della regione di gendarmeria Alvernia-Rodano-Alpi; – 10 gendarmi della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La componente italiana è invece formata da: – 10 carabinieri del reggimento Piemonte di Torino; – 10 carabinieri del battaglione Liguria di Genova. La distribuzione territoriale non è casuale. Coinvolge realtà direttamente legate all’area transfrontaliera e a territori in cui la collaborazione tra Francia e Italia è già, da tempo, una necessità pratica prima ancora che strategica. 🔹 Il battesimo: Il primo impiego operativo avviene in uno dei contesti più delicati, la protezione del summit del G7 in Francia. 🔹 Non solo grandi eventi: L'Uofi non sarà utilizzata solo per le massime occasioni. Opererà stabilmente per la sicurezza ordinaria e il controllo su entrambi i lati della frontiera franco-italiana. Formalizzata lo scorso maggio a Roma dai vertici delle due Istituzioni, questa unità è la prova concreta della solida fiducia reciproca che unisce le due Forze. Prima del debutto sul campo, un altro passaggio ufficiale si è svolto l’11 giugno in Francia, con la cerimonia di consegna dello scudetto dell’unità operativa franco-italiana a 12 ufficiali e sottufficiali delle due istituzioni.

#Carabinieri #Gendarmerie #G7 #Evian #Sicurezza #CooperazioneInternazionale #ItaliaFrancia


noblogo.org/cooperazione-inter…


Sicurezza senza confini: debutta l'unità congiunta tra Carabinieri e...


Sicurezza senza confini: debutta l'unità congiunta tra Carabinieri e Gendarmeria francese


In occasione del #G7 di Evian-les-Bains, è scesa in campo per la prima volta l' #Uofi, l'Unità Operativa congiunta italo-francese. Un traguardo che va oltre il valore simbolico e misura, sul terreno, l'eccellenza della cooperazione europea in materia di sicurezza.

Ecco i punti chiave di questo storico debutto: 🔹 Chi: 40 militari in totale, in perfetto schema paritario: 20 Carabinieri italiani e 20 Gendarmi francesi, tratti da reparti. Nel dettaglio, la componente francese comprende: – 10 gendarmi della regione di gendarmeria Alvernia-Rodano-Alpi; – 10 gendarmi della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La componente italiana è invece formata da: – 10 carabinieri del reggimento Piemonte di Torino; – 10 carabinieri del battaglione Liguria di Genova. La distribuzione territoriale non è casuale. Coinvolge realtà direttamente legate all’area transfrontaliera e a territori in cui la collaborazione tra Francia e Italia è già, da tempo, una necessità pratica prima ancora che strategica. 🔹 Il battesimo: Il primo impiego operativo avviene in uno dei contesti più delicati, la protezione del summit del G7 in Francia. 🔹 Non solo grandi eventi: L'Uofi non sarà utilizzata solo per le massime occasioni. Opererà stabilmente per la sicurezza ordinaria e il controllo su entrambi i lati della frontiera franco-italiana. Formalizzata lo scorso maggio a Roma dai vertici delle due Istituzioni, questa unità è la prova concreta della solida fiducia reciproca che unisce le due Forze. Prima del debutto sul campo, un altro passaggio ufficiale si è svolto l’11 giugno in Francia, con la cerimonia di consegna dello scudetto dell’unità operativa franco-italiana a 12 ufficiali e sottufficiali delle due istituzioni.

#Carabinieri #Gendarmerie #G7 #Evian #Sicurezza #CooperazioneInternazionale #ItaliaFrancia


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



FRITTELLE DI ZUCCHINE (TIPO KOLOKITHOKEFTEDES GRECHE, MA VEGAN)


In grecia fanno delle frittelle buonissime che chiamano “keftedes”. Le fanno con molte verdure, inclusi i pomodori, ma le più buone secondo me sono quelle con le zucchine: kolokithokeftedes. Mi è venuta voglia di mangiarle, ma purtroppo la ricetta originale prevede feta e uova. Ho provato a farne una versione vegana, con quello che avevo in casa. Ci ho messo la farina di ceci invece di quella bianca, perché non l'avevo in casa. Sono venute buonissime. Profumate, golose, aromatiche. Sono state un successone e ho deciso di scrivermele qui per poterle rifare. Sono solo ispirate alle kolokithokeftedes, perché senza uova e formaggio vengono più leggere e spicca di più il sapore degli aromi. Personalmente, le ho trovate ancora più buone delle originali.

Ingredienti

  • la parte verde di un paio di cipollotti
  • quattro zucchine
  • menta
  • prezzemolo
  • basilico
  • un cucchiaino di lievito chimico/baking powder
  • sale
  • pepe
  • un cucchiaino di cumino in polvere
  • tre cucchiai di lievito nutrizionale
  • farina di ceci (cinque cucchiai)
  • olio per friggere

PREPARAZIONEPartiamo dalle zucchine. Le vogliamo grattuggiate e ben strizzate dall'acqua. Io faccio così:

1) Preparo una ciotola con dentro un panno da cucina pulito 2) Grattugio le zucchine con la maglia più larga della grattugia 3) Metto le zucchine nella ciotola e le salo 4) Aspetto dieci minuti 5) Strizzo fortissimo, facendo una palla con il panno e girandola per fare uscire più acqua possibile

Toglierla tutta è impossibile e non necessario, ma facendo così ne toglierete molto più di quanta se ne tolga a mani nude e vi verranno frittelle più croccanti. Togliete il panno e mettete le zucchine scolate nella ciotola. Tritate il verde del cipollotto, la menta, il prezzemolo e il basilico. Aggiungeteli alle zucchine. Nota: tecnicamente dovrebbe starci bene anche il finocchietto, ma non l'avevo e non l'ho usato.

Aggiungete il cucchiano di cumino, una grattata di pepe, il cucchiaino di baking powder (facoltativo, ma fa venire tutto più arioso). Aggiungete la farina di ceci. Ho scritto cinque cucchiai, ma ovviamente dipende tutto da quanto sono grosse le zucchine che avete grattugiato. Il fatto è che di farina ce ne vuole veramente poca. Non serve creare una pastella classica, basta ottenere un pastone che sta rozzamente insieme.

Coprite e mettete a riposare in frigo per almeno un paio d'ore, o ancora meglio una notte/mezza giornata. Questo serve a due cose: le verdure salate butteranno fuori dell'acqua, che andrà a legarsi con la farina di ceci. Al tempo stesso, il tempo di riposo/ammollo faciliterà la cottura della farina di ceci (sono pur sempre ceci!).

Mettete un generoso dito d'olio in padella, portatelo a temperatura e quando è abbastanza caldo metteteci le frittelle. Io le formo con due cucchiai, facendo una classica quenelle. Vanno trattate con cura perché non c'è l'uovo, ma dovrebbero starvi tranquillamente insieme. Se così non fosse, aggiungete un po' di farina. Friggete qualche minuto, girandole, finché non sono ben dorate. Servitele con della tzatziki e godete fortissimo!


log.livellosegreto.it/le-ricet…

Come giocare a DsDoom SVN


Dopo i cianobatteri, Doom è la cosa più diffusa al mondo. Non esiste un singolo oggetto sulla faccia della Terra che non possa ospitarlo. Sì, anche le cellule del nostro corpo. Ma oggi sono qui per parlarvi di DsDoom PVR, un source port per Nintendo DS che ha delle belle peculiarità: tanto per incominciare, funziona più o meno come PrBoom, perché ne è un fork, e la mappa è sempre visibile nello schermo inferiore. Adoperarlo per giocare ai WAD originali non è complicato, basterà inserirli nella cartella di DsDoom PVR e poi selezionare quello che più ci aggrada dal menu principale, Per quanto riguarda quelli sviluppati dalla comunità, esistono 2 metodi:

Metodo N°1


Il primo consiste nello specificare il percorso di un .wad nel file prboom.cfg (se ne posso segnalare massimo 2, lo stesso vale anche per i .deh). Di seguito, un piccolo esempio:wadfile_1 "Wad/Chex/Chex.wad"Funziona, eh! Però non è la soluzione più comoda, perché ci costringe a modificare questo file ogni volta che vogliamo cambiare

Metodo N°2


Il secondo metodo consiste nel creare un eseguibile per ogni singolo WAD, per far dobbiamo creare un file .argv con all'interno la seguente sintassi:dsdoom.nds -wad [POSIZIONE E NOME DEL WAD]


log.livellosegreto.it/scatolon…

QUEL CHE SONO

(ispirandomi a Nicodemo)

sono quelle immagini che in me parlano a consegnarmi a un io vissuto come in sogno

nell'avvicendarsi degli anni m'inerpico sulle spalle di quell'io di ieri per vedere il mondo dall'alto

Sono versi che guardano indietro per prendere slancio: c’è dolcezza, nostalgia e un desiderio di altezza che rende il tono insieme intimo e luminoso.

Impressione generale


Immagini: il poema funziona per immagini semplici e potenti — la voce interiore che parla, l’io come sogno, il gesto fisico di salire sulle spalle del passato.
Tono: meditativo, lieve, con una punta di meraviglia.
Tema: identità che si costruisce per stratificazioni temporali.

Punti di forza


  • Economia di linguaggio che lascia spazio all’immaginazione.
  • Metafora centrale (inerpicarsi sulle spalle dell’io di ieri) efficace e originale.
  • Ritmo naturale che somiglia a un sussurro, adatto al contenuto riflessivo.


Piccole proposte di revisione


  • Sostituire “a consegnarmi a un io / vissuto come in sogno” con una forma più diretta per aumentare l’impatto: “a consegnarmi a un io / che vive come sogno”.
  • Valutare una leggera cesura dopo “anni” per dare respiro: “nell’avvicendarsi / degli anni”.
  • Considerare un verbo più concreto nell’ultima immagine per chiudere con forza: invece di “per vedere il mondo dall’alto” provare “per guardare il mondo dall’alto” o “per abbracciare il mondo dall’alto”.


Versione alternativa (leggera riscrittura)


sono quelle immagini
che in me parlano
e mi consegnano a un io
che vive come sogno

nell’avvicendarsi
degli anni
m’inerpico sulle spalle
dell’io di ieri
per guardare il mondo dall’alto

Idee per svilupparlo


  • Aggiungere un terzo blocco che mostri cosa cambia quando guardi il mondo dall’alto: scoperta, perdita, o nuova responsabilità.
  • Giocare con ripetizioni minime (es.: ripetere “io” in posizioni strategiche) per rafforzare il tema dell’identità.


Versione ritmica


sono le immagini che parlano in me,
mi consegnano a un io che vive in sogno;
fanno scia, fanno voce, fanno rete — e se
il tempo chiama, risalgo il mio sogno.

nell’avvicendarsi degli anni salgo,
m’inerpico sulle spalle dell'ieri,
passo dopo passo, alto, saldo, calmo,
per guardare il mondo come un altare.

Nota sul ritmo


Ho accentuato ripetizioni, assonanze e pause per creare battito interno e scorrimento: ripetere sogno, alternare versi lunghi e corti, e usare allitterazioni come salgo / saldo per dare impulso.

Versione serrata


sono immagini
che parlano
mi consegnano
a un io-sogno

anni che passano
mi inerpico
sulle spalle dell'ieri
salgo
passo dopo passo
guardo il mondo dall'alto

Versione ancora più serrata


sono immagini
che parlano
io-sogno

anni; salgo
sulle spalle dell'ieri
guardo dall'alto

Haiku


Immagini mie
io che vive in sogno
guardo dall'alto


noblogo.org/norise-3-letture-a…

1CR - Capitolo 21


Il peccato del censimento1Satana insorse contro Israele e incitò Davide a censire Israele. 2Davide disse a Ioab e ai capi del popolo: “Andate, contate gli Israeliti da Bersabea a Dan; quindi portatemene il conto, così che io conosca il loro numero”. 3Ioab disse a Davide: “Il Signore aumenti il suo popolo cento volte più di quello che è! Ma, o re, mio signore, essi non sono tutti sudditi del mio signore? Perché il mio signore vuole questa inchiesta? Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?”. 4Ma l'ordine del re prevalse su Ioab. Questi partì e percorse tutto Israele, quindi tornò a Gerusalemme. 5Ioab consegnò a Davide il totale del censimento del popolo: c'erano in tutto Israele un milione e centomila uomini in grado di maneggiare la spada; in Giuda risultarono quattrocentosettantamila uomini in grado di maneggiare la spada. 6Fra costoro Ioab non censì i leviti né la tribù di Beniamino, perché l'ordine del re gli appariva un abominio.7Il fatto dispiacque agli occhi di Dio, che perciò colpì Israele. 8Davide disse a Dio: “Ho peccato molto facendo una cosa simile. Ti prego, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza”.9Il Signore disse a Gad, veggente di Davide: 10“Va', riferisci a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”“. 11Gad venne dunque da Davide e gli riferì: “Dice il Signore: “Scegli 12fra tre anni di carestia, tre mesi di fuga di fronte al tuo nemico, sotto l'incubo della spada dei tuoi nemici, e tre giorni della spada del Signore, con la peste che si diffonde sulla terra e l'angelo del Signore che porta lo sterminio in tutto il territorio d'Israele”. Ora vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato”. 13Davide rispose a Gad: “Sono in grande angustia. Ebbene, che io cada nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini”. 14Così il Signore mandò la peste in Israele; caddero settantamila Israeliti. 15Dio mandò un angelo a Gerusalemme per devastarla. Ma, nell'atto di devastare, il Signore guardò e si pentì di quel male. Egli disse all'angelo devastatore: “Ora basta! Ritira la mano”. L'angelo del Signore stava ritto presso l'aia di Ornan il Gebuseo. 16Davide, alzàti gli occhi, vide l'angelo del Signore ritto fra terra e cielo, con la spada sguainata in mano, tesa verso Gerusalemme. Allora Davide e gli anziani, coperti di sacco, si prostrarono con la faccia a terra. 17Davide disse a Dio: “Non sono forse stato io a ordinare il censimento del popolo? Io ho peccato e ho commesso il male; ma queste pecore che cosa hanno fatto? Signore, mio Dio, sì, la tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre, ma non colpisca il tuo popolo”.

Acquisto dell’area per il tempio18L'angelo del Signore ordinò a Gad di riferire a Davide che salisse a innalzare un altare al Signore nell'aia di Ornan il Gebuseo. 19Davide salì, secondo la parola che Gad aveva pronunciato nel nome del Signore. 20Ornan si volse e vide l'angelo; i suoi quattro figli, che erano con lui, si nascosero. Ornan stava trebbiando il grano, 21quando gli si avvicinò Davide. Ornan guardò e, riconosciuto Davide, uscì dall'aia, prostrandosi con la faccia a terra davanti a Davide. 22Davide disse a Ornan: “Cedimi il terreno dell'aia, perché io vi costruisca un altare al Signore; cedimelo per tutto il suo valore, così che il flagello si allontani dal popolo”. 23Ornan disse a Davide: “Prenditelo; il re mio signore ne faccia quello che vuole. Vedi, io ti do anche i giovenchi per gli olocausti, le trebbie per la legna e il grano per l'offerta; tutto io ti offro”. 24Ma il re Davide disse a Ornan: “No! Lo voglio acquistare per tutto il suo valore; non presenterò al Signore una cosa che appartiene a te offrendo un olocausto gratuitamente”. 25E così Davide diede a Ornan seicento sicli d'oro per il terreno.26Quindi Davide costruì in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. Invocò il Signore, che gli rispose con il fuoco sceso dal cielo sull'altare dell'olocausto. 27Il Signore ordinò all'angelo e questi ripose la spada nel fodero. 28Allora, visto che il Signore l'aveva ascoltato sull'aia di Ornan il Gebuseo, Davide offrì là un sacrificio. 29La Dimora del Signore, eretta da Mosè nel deserto, e l'altare dell'olocausto in quel tempo stavano sull'altura che era a Gàbaon; 30ma Davide non osava recarsi là a consultare Dio, perché si era molto spaventato di fronte alla spada dell'angelo del Signore.

__________________________Note

21,1 Satana: questo termine in origine era un nome comune e significava “avversario”. Nell’AT appare in Gb 1-2 e Zc 3,1 con l’articolo determinativo. Qui è senza articolo, come nome proprio.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


21,1-29,20. Inizia l'ultima parte del primo libro delle Cronache, cc. 21-29, che è di importanza capitale per il Cronista, perché tutta dedicata al tempio e alle sue istituzioni. In essa l'autore narra la scelta del luogo su cui doveva sorgere il tempio (c. 21), la preparazione per la sua edificazione (c. 22), l'istituzione delle classi e la designazione delle incombenze dei leviti (c. 23), dei sacerdoti (c. 24), dei cantori e dei musicisti (c. 25), di altri ufficiali levitici (c. 26), dei dirigenti militari e civili (c. 27). Infine, Davide proclama re il figlio Salomone (cc. 28-29). Quanto al c. 21, finora sul tema “Davide e il tempio” il Cronista aveva dovuto riferire solo note negative: la proibizione della costruzione del tempio (c. 17); le guerre (cc. 18-20) che avevano allontanato sempre più il re dal suo progetto. Ora finalmente può informare sugli aspetti positivi. Per questo si adatta a riportare tutta la storia di 2Sam 24, anche se essa è tale da gettare ombre sulla figura del re teocratico ideale. Ma il Cronista vi introduce modifiche di rilievo, rispondenti ai suoi interessi specifici. In 2 Sam il capitolo costituisce quasi un'appendice dell'opera e ha il carattere di un episodio cultuale in qualche modo isolato, mentre qui funge da preludio drammatico all'organizzazione del culto e del clero della comunità davidica.

1-4. Cfr. 2Sam 24,1-9. Il Cronista attribuisce a Satana quanto il narratore di 2Sam riferiva all'ira di Dio e alla sua iniziativa incomprensibile. Gli interventi di Dio possono essere attribuiti direttamente a lui, o ai suoi ufficiali. In Gb 1,6-12; 2,1.7 e Zc 3,1ss. Satana è il nome di un ministro della corte di Dio, incaricato di saggiare le virtù del giusto. In Nm 22, 22 è detto “messaggero”. Solo in Ap 12,9 si ha l'identificazione di Satana con il diavolo “che seduce l'intera terra abitata” e che viene identificato a sua volta con il serpente di Gn 3,14s.; (cfr. Sap 2,24; Gv 8,44) e con il capo degli angeli sconfitti (cfr. Lc 10,18) – in una battaglia contro Michele, secondo la letteratura apocalittica. Il nome di “Lucifero”, in 2Pt 1,19, ha un altro significato.

La Bibbia considera immorale e meritevole dell'ira di JHWH ogni progetto di censimento, inteso come una verifica diffidente delle promesse di JHWH di moltiplicare i figli di Abramo (Gn 12,2; 15,3, ecc.); oppure perché segnala la dimenticanza del fatto che JHWH soltanto è padrone del paese e a lui solo spetta contarne gli abitanti; o anche, in caso di guerra, perché considerato come un inventario sull'efficienza delle forze umane, che implica sfiducia nella potenza di JHWH.

5-6. Le cifre non corrispondono a quelle di 2Sam 24,9 e hanno un significato simbolico. Se prese alla lettera, comporterebbero una popolazione di oltre sette milioni di abitanti. La tribù di Levi è esclusa dal censimento, per il divieto di Nm 1,49. È esclusa anche la tribù di Beniamino, forse perché, trovandosi in essa la città di Gerusalemme, era particolarmente santificata. Ioab sa di compiere un atto abominevole, e quindi, prevedendo il castigo, non vuole macchiare le tribù più sante di Israele.

7-14. La punizione divina, cfr. 2Sam 4,10-14. Il racconto ricalca quello di 2Sam, ma la prospettiva risulta profondamente alterata. I vv. 7-8 anticipano quanto sarà narrato per esteso nei vv. 9-14. Al v. 12 il Cronista prepara l'apparizione dell'angelo parlando della «spada di JHWH», che poi identifica con la «spada dell'angelo» e con la peste, creando così un'antitesi suggestiva con «la spada dei nemici», che non è menzionata espressamente in 2Sam. Anche la figura dell'angelo sterminatore è messa in particolare rilievo.

15-16. La scena è tra le più impressionanti della Bibbia. Il peccato del re coinvolge l'intero popolo, rappresentato dagli anziani. La figura dell'angelo sterminatore (cfr. Es 12,12 e 2Re 19,35) assume qui aspetto e proporzioni ancora più drammatiche.

17. Il Cronista sottolinea la responsabilità personale di Davide, cfr. Ez 18. Il redattore di 1-2 Sam non avrebbe dissociato la sorte del popolo da quella della casa di Davide.

21,18-22,1. Narrano l'acquisto dall'aia di Ornan e l'erezione dell'altare, con qualche piccola ma caratteristica divergenza da 2Sam 24,18-25. Le varianti più significative riguardano l'offerta fatta da Ornan per gli olocausti e il prezzo pagato da Davide per il terreno su cui eresse l'altare. La conclusione del racconto è del Cronista, il quale continua a sottolineare, più della fonte, la santità del luogo acquistato da Davide. Il v. 1 del c. 22 fa eco volutamente a Gn 28,17.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Laurie Anderson — Homeland (2010)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Laurie Anderson con i suoi 40 anni di carriera, mancava dalla scena musicale da un decennio. L’uscita di un nuovo disco da parte dei suoi fans, come il sottoscritto, era quindi molto attesa. Per chi non conoscesse la sua musica e volendo catalogarla con dei generi, i tag: avanguardia e sperimentazione sono quelli più appropriati... silvanobottaro.it/archives/411…


Ascolta: album.link/i/376861825



noblogo.org/available/laurie-a…


Laurie Anderson — Homeland (2010)


immagine

Laurie Anderson con i suoi 40 anni di carriera, mancava dalla scena musicale da un decennio. L’uscita di un nuovo disco da parte dei suoi fans, come il sottoscritto, era quindi molto attesa. Per chi non conoscesse la sua musica e volendo catalogarla con dei generi, i tag: avanguardia e sperimentazione sono quelli più appropriati... silvanobottaro.it/archives/411…


Ascolta: album.link/i/376861825


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


Il (finto) silenzio che spiazza un mondo in attesa – Contributo esterno di Ingmar Potenza (un compagno dalla Cina) -

Quando le prime due economie nazionali al mondo si incontrano, hanno tutti gli occhi puntati addosso inevitabilmente. Eppure, al di là della propaganda di regime del cosiddetto Occidente, ben poco emerge oltre al fatto stesso che l’incontro sia avvenuto, come se questo fosse già un grande risultato. Per quanto si cerchi qualcosa di concreto, qualche accordo commerciale di rilievo, qualcosa sul piano diplomatico, sembrerebbe che l’ospite sia ripartito a mani vuote. Come sembrerebbe non esserci stati proclami in linea con il livello della delegazione statunitense, che si presenta a Pechino con buona parte del governo e un folto gruppo di affaristi di alto calibro. Va detto comunque che tutti gli oligarchi in passerella sono già di casa a Pechino, con cui fanno affari da decenni, per cui non è che portino nulla di nuovo al tavolo. Possiedono da queste parti fabbriche e uffici, fornitori e dipendenti, e da almeno 40 anni hanno leggi scritte a proprio favore. Perché sì, per chi non ne fosse a conoscenza, lo “statuto dei lavoratori” cinese non si applica del tutto ai lavoratori stranieri, e soprattutto alle aziende straniere, sin dall’apertura del compagno Deng. Proprio le aziende statunitensi si opposero a determinate misure e salvaguardie, ottenendo velocemente esenzioni specifiche in cambio dei soliti agognati “investimenti”. Sulla pelle dei lavoratori, come sempre.
Ma non divaghiamo, torniamo all’evento diplomatico dell’anno. Le uniche parti che sono date sapere sono di protocollo: un rituale non di massimo livello, una sedia dai significati sottili e subdoli, il linguaggio del corpo, complimenti melliflui profusi da una parte e ammonizioni tutt’altro che velate dall’altra, ma che diventano note di colore. Visita che non rispetta neanche la durata originale, ma viene ridotta nel finale. Per capirne di più bisogna probabilmente guardare anche all’immediato seguito: Putin arriva a Pechino per la venticinquesima volta. I toni di questa visita ormai consueta, quasi una tappa annuale come un Sanremo qualunque, sono ben più roboanti. L’organo ufficiale di divulgazione in lingua inglese del Partito – CPC Works – che nei giorni precedenti aveva tenuto un profilo appena sopra il regolare in quanto a produzione, all’improvviso snocciola comunicati a ripetizione, e ben più articolati, con una quantità notevole di dettagli su tutti gli accordi, commerciali e diplomatici, sottoscritti da Mosca e Pechino, che siano nuovi o riconfermati. E a distanza di settimane ormai, questa produzione continua di sviluppi diplomatici con qualsiasi paese non accenna a fermarsi. Le conclusioni politiche dell’idillio con Putin sono, a differenza di quanto timidamente accennato alla presenza di Trump, di grande rilievo: mondo multipolare – leggi imperialismo condiviso, non monopolistico – e rispetto del diritto internazionale! Che già detto da chi arma gruppi “mercenari” di matrice nazista in giro per il mondo è quantomeno ironico. Se poi si andasse a considerare qualche dettaglio sulla condotta diplomatica di entrambi i dichiaranti, pure meglio: due dei cinque paesi con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che si astengono durante la votazione della risoluzione criminale sulla Palestina appena pochi mesi fa. Paesi che non hanno minimamente cambiato rapporti diplomatici e commerciali con Israele in questi anni. Paesi, infine, che sostengono attivamente, tramite commercio e finanza, gli stessi Stati Uniti che fingono di bacchettare e opporre, per la gioia di tutti i campisti di qualsiasi lingua impegnati a sostenere questi baluardi dell’anti-imperialismo… perché è la contraddizione principale, perché hanno la bandiera rossa quindi sono comunisti (o non ce l’hanno più, ma dentro, in fondo, nell’anima, lo sono ancora), e altre baggianate tipiche dei dediti al culto della personalità invece che all’analisi della realtà. Sullo sfondo intanto rimane la questione iraniana, come un non-detto, mentre la questione taiwanese sbandierata senza troppi complimenti da Xi genera imbarazzo, e viene sbrigativamente spinta da parte. Anche questo sembra inusuale a prima vista: un tema che si presterebbe facilmente alla comunicazione sbruffona del capo del marketing statunitense viene silenziato, letteralmente. Oltretutto un punto fondamentale nell’agenda politica ‘Project 2025’ e suoi derivati, che sono la sovrastruttura politica che muove i fili di Trump.

La prima chiave di lettura di un quadro complesso

Per cercare di sbrogliare un po’ questa matassa, insidiosa perché fatta più da silenzi che da prese di posizione, il primo spunto di riflessione a mio parere valido lo da Richard Medhurst, giornalista britannico indipendente.
In un articolo dettagliato e preciso (ma dalle conclusioni opinabili, sia chiaro) pubblicato nel suo Substack, Medhurst descrive come l’imperialismo statunitense stia mutando gradualmente – ma accelerando negli ultimi mesi – da occupatore globale terrestre a super potenza navale. In quella che suona come una sorprendente eco dell’origine dell’imperialismo moderno europeo, una effettiva forma di pirateria della marina statunitense prende il controllo di tutte le rotte commerciali marine, specialmente in relazione all’energia, attuando veri e propri furti dei carichi di idrocarburi operati in acque internazionali. I risultati sono già evidenti: gli Stati Uniti controllano oggi il mercato del petrolio e del gas naturale, avendo forzato i flussi verso le proprie raffinerie interne, e bloccato quelle dei concorrenti principali. La centralità dell’Asia Occidentale per questo mercato decade. Si tratta di un cambiamento epocale negli equilibri economici e finanziari globali, e di una riscrittura delle regole di coesistenza del capitalismo. Passiamo dall’epoca post-bellica del libero commercio (per i paesi coloniali), a quella del racket mafioso (o capitalista, che poi è lo stesso) di un solo attore a viso aperto.
Gli echi delle pratiche delle Compagnie delle Indie – di mezza Europa, non solo britanniche – sono evidenti: un Giappone del tutto chiuso su se stesso forzato a interagire con il mondo esterno; le guerre dell’oppio in Cina che devastano il sub-continente e inaugurano un secolo di “umiliazioni”, vale a dire di colonizzazione; il saccheggio senza fine dell’India che finanzia la rivoluzione industriale in Gran Bretagna. La lista è molto più lunga, ci limitiamo a questi pochi esempi per focalizzarci sui metodi sempre uguali: strozzare l’economia locale tramite il controllo delle rotte navali o con blocchi in piena regola fino alla capitolazione, invadere militarmente quando le strutture di potere sono pronte a concedere. La Cina del 18esimo secolo era solida e autonoma, produceva abbondantemente e non necessitava strettamente del commercio con l’esterno per coprire i consumi interni. Di conseguenza, la bilancia commerciale pendeva decisamente a proprio favore, esattamente come oggi, con i partner commerciali costretti ad acquistare beni pagando in argento, senza potere dal canto loro vendere nulla di rilevante. Le mosse dei pirati europei che ne conseguirono, con l’introduzione destabilizzante dell’oppio in enormi quantità, non furono comprese in tempo e portarono a un crollo tanto veloce quanto violento.
I pirati odierni, sempre di matrice europea, seppure oggi si imbarchino dalle coste americane della colonia su cui si modella Israele, hanno cambiato l’oppio con il petrolio e il gas (in questo caso specifico), ma le dinamiche sono le stesse. La Cina, che dipende quasi interamente da partner esterni per le proprie forniture energetiche, si trova ad affrontare una strozzatura evidente, tramite la forzata riduzione della propria capacità produttiva a causa dei costi gonfiati ad arte.


E se così non fosse in realtà? Se la storia avesse, per una volta, insegnato delle lezioni?


La Cina sta affrontando una crisi economica interna prolungata, iniziata almeno nel 2018, che oggi è diventata innegabile. I livelli di disoccupazione continuano ad aumentare, la stabilità delle piccole e piccolissime imprese è un ricordo lontano, il tessuto economico della classe media si sta sgretolando. Buona parte del problema, sul piano interno, viene dalla bolla speculativa edilizia che, per quanto sia stata soggetta a una esplosione guidata e controllata, ha avuto gravi effetti. La conseguenza ovvia è stata l‘aumento dell’insicurezza verso il mercato degli individui, che si sono rifugiati ancora una volta in dinamiche di accumulo, ma ancora più dannose e limitanti della speculazione edilizia che ha dominato gli ultimi decenni. Da qui il malcontento del governo davanti ai risultati strabilianti della bilancia commerciale per il 2025, che ha registrato un avanzo di quasi mille e duecento miliardi di dollari. Questi flussi di denaro quindi entrano nel Paese, ma appare evidente che si blocchino appena incassati, ben fermi nelle tasche di quella borghesia che ha visto bruciarsi capitali nei ciechi investimenti edilizi.
Di conseguenza la Cina necessita di una scossa che forzi questi capitali a rientrare nel mercato, prima di tutto verso l’esterno, per poi alimentare a stretto giro quello interno ancora da sviluppare, che da almeno 15 anni è il tema di interesse principale delle pianificazioni economiche del governo, e su cui continua a registrare sonori fallimenti. I costi dell’energia gonfiati, di pari passo a una domanda che torni in crescita negli Stati Uniti, primo partner commerciale cinese, potrebbero costringere i buoni commercianti locali ad aprire i cordoni delle borse e ripartire. Diversamente dall’oppio di cui sopra, seppure ancora più devastante sotto molti aspetti, l’energia è un prodotto commerciale “virtuoso”, che si presta a una trasformazione commerciale positiva capace di alimentare altri flussi di prodotti ben diversi.
A questo punterebbe quindi la strategia cinese che fa tesoro delle sconfitte degli imperatori Manchu: commercio come mutuo beneficio, non a senso unico. E questo è un aspetto fondamentale da tenere in considerazione quando si parla della Cina in particolare, e di diverse culture del sud-est asiatico nella sua sfera di influenza storica in generale.
Nella cultura cinese, il mercantilismo della dottrina confuciana è di origine collaborativa rurale. Le comunità, legate a un tipo di agricoltura più collettivistica di quelle europee, pur cercando il proprio vantaggio nello scambio, fino a banali truffe e ruberie innate degli scambi commerciali, sono comunque avverse a pratiche assolute che portino all’annientamento della controparte, che sia cliente, fornitore o concorrente. Tale controparte rimane una possibile fonte di guadagno innanzitutto, quindi la sopraffazione violenta è logicamente controproducente nel medio e lungo termine, per quanto possa magari tornare utile nell’immediato. Gli esempi storici non mancano a dimostrare come, in particolare il gruppo etnico dominante Han, sia stato, e sia tutt’ora, più valido e attivo nel produrre commercianti che guerrieri.
Tornando alla situazione odierna quindi, l’idea che la Cina non sia così avversa ad accettare il controllo energetico statunitense è affascinante, anche perché eviterebbe un ulteriore bagno di sangue. Non che sia una questione centrale per alcuno, considerato come quelli già in atto non intacchino il corso politico cinese, ma è pur sempre una medaglia luccicante da farsi appuntare al petto gratuitamente da ogni categoria di stolti ammiratori.

L’analisi marxista dei rapporti tra nazioni

E qui arriviamo a un’altra chiave di lettura, questa mutuata da Bordiga, il quale sosteneva oltre un secolo fa che la guerra, nel contesto capitalista, è un accordo tra borghesie nazionali.
Quando la crisi economica diventa difficile da superare, come ben sappiamo, la guerra si affaccia all’orizzonte come sbocco apparentemente naturale. Il punto è che questa non sia una questione di competizione tra borghesie nazionali che si contendono mercati, ma una forma di investimento comune che porta svariati benefici a tutti i mercati coinvolti, che ovviamente include la redistribuzione delle aree geografiche di influenza, ma solo come prodotto del tutto secondario. Il prodotto principale della guerra è piuttosto eliminare – anche e soprattutto fisicamente – classe lavoratrice in eccesso e in stato di agitazione, anche solo potenziale, o comunque estendere il controllo violento su di essa. Questo è il compito fondamentale del capitalismo, non dimentichiamolo. Che sia attuato in maniera consapevole o meno dai vari governanti è del tutto irrilevante, è nella natura stessa del loro ruolo. In seconda istanza viene poi l’investire enormemente in merci altamente volatili quali sono gli armamenti, e via andando.
Quindi torniamo a guardare alla quiete seguita al grande incontro Cina – Stati Uniti, e alle dichiarazioni ben più rumorose del successivo incontro Cina – Russia, o anche Cina – Chiunque-Altro-della-Lunga-Fila-di-Questuanti. L’accordo per fare la guerra globale non si è trovato, che non vuol dire che la Cina si oppone alla guerra di altri, ma solo che non si farà coinvolgere attivamente. Nonostante gli sforzi innegabili da parte americana per alimentarla, la classe dominante cinese – e per quello che conta quella russa in questo specifico contesto, in cui è subordinata al “partner” cinese – ha rifiutato questo percorso di risoluzione della crisi economica, spingendosi a dichiararlo apertamente, seppure i filtri di giornalisti e analisti abbiano fatto di tutto per mascherare e depotenziare il messaggio. La Cina non muoverà un dito (armato) per i propri partner commerciali sul fronte energetico, perché il proprio interesse sta nel benessere a lungo termine del proprio miglior cliente, che come abbiamo visto passa dal controllo del mercato dell’energia. Inoltre l’Europa che sprofonda nell’irrilevanza economica e politica è di relativa importanza per entrambi gli attori principali del mercato, anzi semmai è un risultato positivo. Del resto è già stata spazzata via più volte negli ultimi secoli, ed è sempre stato un ottimo affare per i capitalisti.
Tutto ciò perché la Cina, come piace ripetere a tutti gli analisti borghesi che la idolatrano – inclusi i campisti – pensa sempre al lungo termine, al programma pianificato a tappe forzate. Mentre ci tiene sempre a rimarcare di essere “la seconda economia mondiale” – non la prima, non ancora – e di essere ancora un paese generalmente povero e in via di sviluppo (!!!), sa anche che il sorpasso, nelle condizioni odierne, è solo questione di tempo, e non ha davvero a cuore che avvenga. Non potrebbe essere altrimenti per chi segue pedissequamente la dottrina mercantilista confuciana di produrre per gli altri per il mutuo beneficio e sviluppo, del resto. Velocizzare il sistema in modo caotico, come inevitabilmente avviene quando si imbracciano le armi, sarebbe quindi in contraddizione con l’attento controllo cadenzato e moderato di tale dottrina. Con buona pace di chi attribuisce a Pechino logiche dettate da spirito umanitario da dittatura del proletariato.


log.livellosegreto.it/colletti…

La vita scorre

la vita scorre e quel senso sempre del fugace in ogni cosa

ma il mare il mare è nel cuore di Odisseo che si interroga a specchio del cielo

l'uomo è per la meraviglia

Grazie — il tuo testo ha un tono meditativo e limpido: poche parole che aprono uno spazio vasto di immagini e domande.

Interpretazione


Tema principale: la fugacità del tempo e la meraviglia come risposta umana.
Simboli: il mare come luogo dell’interrogazione e dell’avventura, legato a Odisseo; il fugace che attraversa ogni cosa come un filo sottile.
Voce: il parlante osserva con stupore, non con rassegnazione; la conclusione ribalta la malinconia in un’affermazione di senso.

Note stilistiche


  • Economia lessicale: versi brevi e frammentati che creano ritmo e sospensione.
  • Ripetizione: la ripetizione di “la vita scorre” e “il mare” rafforza il nucleo tematico.
  • Immagini visive: “a specchio del cielo” è efficace e sintetica; suggerisce riflessione e infinito.
  • Punteggiatura: l’assenza di segni forti lascia il testo aperto, come onde che non si fermano.


Suggerimenti per sviluppo


  • Allungare o comprimere: puoi giocare con strofe più lunghe per approfondire l’immagine di Odisseo, o mantenere la brevità per accentuare l’istantaneità.
  • Variare il ritmo: inserire un verso più lungo ogni tanto può creare un punto di caduta emotiva.
  • Titolo: un titolo può orientare la lettura (es. Specchio di mare, Per la meraviglia).
  • Contrasto: aggiungere un’immagine domestica o minuta potrebbe rendere più forte il contrasto tra il fugace e l’eterno.


Continuazione possibile


eppure quando la notte posa la sua mano lieve sul bordo del mondo resta un lume che non chiede risposta ma invita a guardare

Versione estesa


La vita scorre
come un filo d'acqua tra le dita,
un passo che non si volta indietro,
un battito che si perde nel giorno.

La vita scorre
e quel senso di fugace si posa
sulle cose più piccole:
la tazza che fuma, il lampo di un sorriso,
la polvere che danza nella luce.

Ma il mare —
il mare è nel cuore di Odisseo,
è una domanda che non si stanca,
un orizzonte che rimanda il cielo,
una voce che torna da lontano.

Odisseo ascolta il mare a specchio,
vede le stelle come mappe rotte,
ricorda porti che non esistono più,
nomi pronunciati come preghiere.
Eppure ogni onda gli restituisce
un frammento di casa e di viaggio insieme.

L'uomo cammina tra il fugace e l'eterno,
porta con sé valigie di meraviglia:
ogni incontro è un porto, ogni addio un vento.
Non cerca risposte definitive,
ma si ferma a guardare il riflesso,
a contare i lampi sul pelo dell'acqua.

Quando la notte posa la sua mano lieve
sul bordo del mondo,
resta un lume che non chiede risposta,
un lume che invita a restare svegli,
a stupirsi ancora, a non dare tutto per scontato.

Perché la vita scorre, sì,
ma nel fluire si apre uno spazio:
lì l'uomo è per la meraviglia,
e la meraviglia è il suo porto più vero.

Translation


Life flows
like a thread of water through the fingers,
a step that does not look back,
a heartbeat lost in the day.

Life flows
and that sense of the fleeting settles
on the smallest things:
the steaming cup, the flash of a smile,
the dust that dances in the light.

But the sea —
the sea is in Odysseus’s heart,
it is a question that never tires,
a horizon that returns the sky,
a voice that comes back from afar.

Odysseus listens to the sea as to a mirror,
he sees the stars like broken maps,
remembers harbors that no longer exist,
names spoken like prayers.
And yet each wave gives him back
a fragment of home and of journey together.

Man walks between the fleeting and the eternal,
he carries suitcases of wonder:
every meeting is a harbor, every farewell a wind.
He does not seek definitive answers,
but stops to watch the reflection,
to count the flashes on the water’s skin.

When night lays its gentle hand
on the edge of the world,
a light remains that asks no answer,
a light that invites staying awake,
to marvel again, to take nothing for granted.

For life flows, yes,
but in the flowing a space opens:
there the human is for wonder,
and wonder is his truest harbor.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

1CR - Capitolo 20


1All'inizio dell'anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Ioab, alla testa di un forte esercito, devastò il territorio degli Ammoniti, quindi andò ad assediare Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Ioab occupò e distrusse Rabbà. 2Davide prese dalla testa di Milcom la corona e trovò che pesava un talento d'oro e aveva una pietra preziosa; essa fu posta sulla testa di Davide. Egli ricavò dalla città un bottino molto grande. 3Ne fece uscire gli abitanti e li impiegò alle seghe, ai picconi di ferro e alle asce. Allo stesso modo Davide trattò tutte le città degli Ammoniti. Poi Davide tornò a Gerusalemme con tutta la sua gente.

Vittorie sui Filistei4Dopo questo, ci fu una battaglia con i Filistei, a Ghezer. Allora Sibbecài di Cusa uccise Sippài, dei discendenti dei Refaìm. I Filistei furono soggiogati.5Ci fu un'altra battaglia con i Filistei ed Elcanàn, figlio di Iair, uccise Lacmì, fratello di Golia di Gat: l'asta della sua lancia era come un cilindro da tessitori.6Ci fu un'altra battaglia a Gat, dove c'era un uomo di grande statura, con le dita a sei a sei, in tutto ventiquattro, e anche lui era discendente di Rafa. 7Egli sfidò Israele, ma Giònata, figlio di Simeà, fratello di Davide, lo uccise. 8Questi erano i discendenti di Rafa, a Gat. Essi caddero per mano di Davide e dei suoi uomini.

__________________________Note

20,4 Confrontando la successione degli eventi in 2Sam si nota una lunga omissione riguardante il dramma familiare di Davide: manca tutta la parte relativa alla crisi politica provocata da Assalonne.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-3. Capitolazione degli Ammoniti, cfr. 2Sam 11,1-12,31. «All'inizio dell'anno successivo» (v. 1) ossia in primavera. Anche secondo gli annali degli imperatori assiri, la partenza per la guerra avveniva sempre in primavera.

4-8. Scontri bellici che il Cronista riferisce prendendo dalla sua fonte, 2Sam 21,18-22, perché utili a ribadire la tesi enunciata in 22,8 e 28,3.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Jonathan Wilson – Rare Birds (2018)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

Continua inesorabile il processo evolutivo di Jonathan Wilson dopo le prime due ottime prove Gentle Spirit (2011) e Fanfare (2013), entrambe segnate dalla giusta mescola di tradizione e sperimentazione. Il musicista originario di Forest City è riuscito infatti a condensare nella sua proposta sonora il country e il folk, il rock desertico ed echi vagamente progressive con risultati sorprendenti... artesuono.blogspot.com/2018/03…


Ascolta: album.link/i/1320439940



noblogo.org/available/jonathan…


Jonathan Wilson – Rare Birds (2018)


immagine

Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

Continua inesorabile il processo evolutivo di Jonathan Wilson dopo le prime due ottime prove Gentle Spirit (2011) e Fanfare (2013), entrambe segnate dalla giusta mescola di tradizione e sperimentazione. Il musicista originario di Forest City è riuscito infatti a condensare nella sua proposta sonora il country e il folk, il rock desertico ed echi vagamente progressive con risultati sorprendenti... artesuono.blogspot.com/2018/03…


Ascolta: album.link/i/1320439940


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


degooglizzarsi !!

finalmente il mio indirizzo #gmail è da oggi in via di #dismissione : #degooglizzarsi / #degooglizzarmi adesso per me è fondamentale. alé: via via staccare la spina a tutti i servizi con sede negli #USA , alle app e ai derivati di società coinvolte più o meno (in)direttamente nel #genocidio , e/o irrispettose della #privacy , le big tech companies accentratrici, censorie & spione & puzzone.

questo significherà chiudere pian piano vari canali, per esempio quelli youtube, anche se il trasferimento dei materiali sarà un’impresa non da poco. pace.

probabilmente l’unico legame con l’universo della “grande” G sarà per me quello necessario per la gestione dei pochi spazi blogspot che curo o co-curo.

il discorso, a proposito di fb e di altri social (X, instagram, …), non cambia molto, anche se la migrazione potrà essere più lenta. infatti è vero che i social generalisti in qualche caso possono esser mantenuti come moltiplicatori puri e semplici, ossia utili idioti dove è ancora proficuo postare semplicemente dei titoli+link che conducono i lettori altrove.

#degooglizzarsi #bigtech


noblogo.org/differx/degooglizz…

Ieri decido di fare questa passeggiata nel centro di Genova, senza nessun motivo in particolare, cosa che accade molto di raro. Posteggio zona Brignole e inizio a camminare come un gatto, vado nelle zone al sole, entro dentro a Comics Corner, frugo con gli occhi, chiedo se sanno quando uscirà Alterlinus 6 che è un po' un numero quantistico, c'è e non c'è nello stesso tempo, sfoglio, desidero, esco.

Cammino strusciando i piedi per terra per via XX Settembre quando sento qualcuno che mi chiama. “Venerandi!” urla. “Sei Venerandi?” chiede e si avvicina a me. Lo guardo tenendomi un po' sulle mie. Lo osservo e come al solito non lo riconosco. Il fatto è che io non riconosco nessuno. Tendo a dimenticare. Side effect dell'egocentrismo. Allora faccio questo esercizio di osservare bene i lineamenti di quest'uomo che ho davanti e cercare di immaginarmelo da ragazzo, di farlo ringiovanire, sperando che emerga la faccia di qualcuno che non vedo magari da anni perché le persone, me escluso, hanno questa caratteristica di invecchiare, di mutare, trasformarsi nel tempo mantenendo però un semino dentro, una libbra di carne che è ancora quella che ho conosciuto. Se trovi quella poi tiri e via via emerge anche tutto il resto, l'ossatura del ragazzino è lì sotto sommersa da tutta la sovrastruttura del tempo. Comunque anche questa tecnica non funziona.

“Ciao?” dico, come farebbe secondogenito. L'uomo sorride e mi dice “Sono Emilio Pozzolini!” e qua ci metto un attimo perché il mio database è un colabrodo e Emilio Pozzolini era in un area sematica completamente diversa da quella di me in via XX Settembre a Genova che passeggio cercando le macchie di luce; poi l'agnizione, come nella migliore tradizione della commedia dell'arte. “Emilio Pozzolini” dico e – niente – Emilio Pozzolini, cavolo, dico, hai scritto la colonna sonora del mio ultimo videogioco! heee ehh ci mettiamo a ridacchiare come due complici, ci diciamo le cose che stiamo facendo, gli racconto dell'editore interessato a la lingua nella testa, lui mi racconta del sound design e sono anche contento perché il fatto che io non lo avessi riconosciuto aveva senso, non l'avevo mai visto, avevamo lavorato per sei mesi come entità virtuali, per quanto ne sapessimo noi poteva anche non esistere un vero Venerandi e un vero Pozzolini e invece eccoci qua, ci siamo davvero incontrati per caso in via XX Settembre, tipo dottor Livingston I suppose e ora ridacchiamo, io avvicino la testa.

Io avvicino la testa, questo Pozzolini non lo sa, perché ho qualche problema dentro la testa, non so bene dove, ma sento tutto male, ovattato, è un anno che provo a fare cure, deve essere la lingua nella testa che si sta divorando gli interstizi e lì in mezzo a via XX Settembre ridacchio e chiacchiero con un forte spaesamento perché quando parlo è come se sentissi me che parlo da un'altra parte, una specie di ritorno in cuffie di una fonte sonora che chissà dove è finita, scrivo queste cose per appunti per la mia medico, comunque ci lasciamo, ci tocchiamo le ginocchia delle braccia come avrei scritto un tempo, un tempo quando scrivevo per non perdere tempo, se non mi veniva in mente un parola, cosa che mi succede molto spesso, andavo di analogie e perifrasi, ginocchia delle braccia ha un suo perché, che è comunque un correlativo oggettivo, toccarsi i gomiti, ecco come si chiamano, toccarsi i gomiti vicendevolmente come immagine della complicità intellettuale.

Ci lasciamo come due barche trascinate dalla corrente e io vengo risucchiato dentro Feltrinelli, prendo l'ascensore che va all'ultimo piano così posso girare ancora un frammento di video di me in ascensore, sto facendo questo video di frammenti di viaggi in ascensore, sono due anni che li accumulo, non so perché – ma poi – diciamocelo – quasi ogni cosa che faccio non so bene il perché. Come avrebbe detto Kennendy citando non mi ricordo più chi, “perché era lì”. Le cose sono lì, e vanno fatte. Si fanno fare. Pensa al sesso.

Arrivato in cima a Feltrinelli inizio a ridiscendere verso il basso, girone dei dannati dopo girone dei dannati. Non devo comprare niente, guardo, sfoglio. Guardo come è metamorfata dentro di sé in questi ultimi anni: sono svaniti nel nulla i dvd, scomparsi i bluray, ridotti in un'ultima nicchia i neanderthal dei cd, distanti dalle sciccherie dei vinili redivivi, tra trionfi di gadget, giochi, il ritorno di massa dei manga giapponesi. Muta la sua natura, molto è stato divorato dal digitale. Restano lì, inossidabili, i libri, come relitti a presidiare il territorio. Ne prendo qualcuno in mano e lo rimetto a posto, con imbarazzo e cortesia.

Esco. Attraverso la strada e entro alla Berio, la biblioteca civica. Non so perché, giro un po' dentro, cerco indizi di qualcosa che sta succedendo. Prendo un libro di fumetti di Schuiten e Peeters, una donna spaziale che vuole andare a visitare la Parigi inesistente di Albert Robida. Vedo una sedia e un tavolino Ikea per bambini. Non c'è nessuno. Mi infilo dentro alle mie ginocchia e mi siedo. Mi metto lì a leggere, guardo i disegni. Il fumetto è bello ma non mi piace. Vale comunque la pena leggerlo. Resto lì finché non mi mandano via. Anche questo l'ho fatto, penso. Non era scontato. Esco.

Salgo fino alla cima di via XX Settembre, entro nel palazzo Ducale e intanto penso. Una frase affiora nella testa: “il prodotto è una malformazione”. Dopo tutta venti Settembre ho nausea del pensare a pacchetti. A prodotti. A contenitori. A essere rassicurato. Mi sembra di essere in un enorme kindergarden per adulti, un parco giochi di plastica colorata circondato da un muro con dei pezzi di bottiglia cementati sulla cima: seduto a cavalcioni, come il gatto di cui resta solo il sorriso, Montale. Quello che ha davvero senso è insensato. E non si vede.

Ho bisogno di qualcosa che abbia senso. Così, inizio a fotografare le cose, cerco il punto in cui la cosa smette di essere e inizia a essere qualcosa di diverso. Dove finisce il prodotto e inizia la cosa. Alla fine faccio una foto che mi calma, un armadietto elettrico su cui è stato appeso un grosso poster di sensibilizzazione per la vicenda di Regeni. Faccio la foto in modo che le scritte esplicative restino fuori ed entrino quelle della tensione elettrica. Mi sembra la cosa migliore di ieri. La condivido. Faccio altre foto, sull'entusiasmo, dei video. Tutti trascurabili.

In quel momento sento una voce che mi chiama. “Venerandi, eccoti!”. Mi giro. Questa volta lo riconosco, sorrido, è Guido Caserza. Mi parla, fa un lungo discorso per dirmi che si sta per vedere con Donald Datti, che è un caso incredibile che ci siamo incontrati proprio mentre lui sta per vedere il Datti. Io gli dico che oggi – per noi ieri – è una giornata particolare. Poi gli racconto che quest'anno lui, Caserza, è nel programma di maturità della mia classe, ce l'ho messo io. Come poeta. Lui mi guarda. “Ma sei pazzo?” mi chiede serissimo. “Caserza: sì” rispondo e sorrido e lui si apre. “Allora va bene”.

Uscendo dal Ducale lo accompagno dal Datti che mi guarda come se non ci vedessimo da anni e forse quasi. Ci abbracciamo. Fuori c'è un sole caldo. “Vieni a prendere un aperitivo con noi” mi chiede gentilmente Caserza e io dico, “me ne vado” e me ne vado, li saluto con una mano, scendo per via XX Settembre, faccio il percorso all'inverso e vedo la città che brulica, di nuovo, è tutto un movimento, sotto al sole tutto lampeggia, brilla, e mentre cammino sul bordo della strada per stare al sole penso che quella cosa lì, quell'emozione che sto provando nel vedere il campo lungo della città, l'idea di sentirla come una cosa straniera e multiforme, come l'open world di un videogame in cui sono dentro da decenni, quella non la posso fotografare o riprodurre, è lì per me.

Alla fine torno verso casa, ma prima passo dai miei genitori per salutarli, salendo prendo l'ascensore. Appena entro mia madre mi rimprovera. “Ho letto le cose che hai scritto su Facebook. Sono cose brutte. Tutte cose tristi. Non scriverle più così tristi!”. Io ridacchio, mamma – le dico – quella cosa lì era un inno alla vita, ha preso un like. Era poco prodotto. Mangio delle mandorle e una banana. “Perché – mi chiede poi mia madre – sei salito con l'ascensore? In genere prendi sempre le scale!”. Io la guardo, indico il cellulare: sto facendo dei video di me in ascensore, le spiego.

E lei mi guarda con profonda commiserazione.

“Ah – aggiunge – domani è il tuo compleanno. Ti do già il regalo?”. Guardo le mie braccia e mi sento così libero senza niente addosso. “Me ne vado” dico, abbraccio lei e mio padre che ridacchia guardandomi. E me ne vado.


noblogo.org/diario/ieri-decido…


Ieri decido di fare questa passeggiata nel centro di Genova, senza nessun...


Ieri decido di fare questa passeggiata nel centro di Genova, senza nessun motivo in particolare, cosa che accade molto di raro. Posteggio zona Brignole e inizio a camminare come un gatto, vado nelle zone al sole, entro dentro a Comics Corner, frugo con gli occhi, chiedo se sanno quando uscirà Alterlinus 6 che è un po' un numero quantistico, c'è e non c'è nello stesso tempo, sfoglio, desidero, esco.

Cammino strusciando i piedi per terra per via XX Settembre quando sento qualcuno che mi chiama. “Venerandi!” urla. “Sei Venerandi?” chiede e si avvicina a me. Lo guardo tenendomi un po' sulle mie. Lo osservo e come al solito non lo riconosco. Il fatto è che io non riconosco nessuno. Tendo a dimenticare. Side effect dell'egocentrismo. Allora faccio questo esercizio di osservare bene i lineamenti di quest'uomo che ho davanti e cercare di immaginarmelo da ragazzo, di farlo ringiovanire, sperando che emerga la faccia di qualcuno che non vedo magari da anni perché le persone, me escluso, hanno questa caratteristica di invecchiare, di mutare, trasformarsi nel tempo mantenendo però un semino dentro, una libbra di carne che è ancora quella che ho conosciuto. Se trovi quella poi tiri e via via emerge anche tutto il resto, l'ossatura del ragazzino è lì sotto sommersa da tutta la sovrastruttura del tempo. Comunque anche questa tecnica non funziona.

“Ciao?” dico, come farebbe secondogenito. L'uomo sorride e mi dice “Sono Emilio Pozzolini!” e qua ci metto un attimo perché il mio database è un colabrodo e Emilio Pozzolini era in un area sematica completamente diversa da quella di me in via XX Settembre a Genova che passeggio cercando le macchie di luce; poi l'agnizione, come nella migliore tradizione della commedia dell'arte. “Emilio Pozzolini” dico e – niente – Emilio Pozzolini, cavolo, dico, hai scritto la colonna sonora del mio ultimo videogioco! heee ehh ci mettiamo a ridacchiare come due complici, ci diciamo le cose che stiamo facendo, gli racconto dell'editore interessato a la lingua nella testa, lui mi racconta del sound design e sono anche contento perché il fatto che io non lo avessi riconosciuto aveva senso, non l'avevo mai visto, avevamo lavorato per sei mesi come entità virtuali, per quanto ne sapessimo noi poteva anche non esistere un vero Venerandi e un vero Pozzolini e invece eccoci qua, ci siamo davvero incontrati per caso in via XX Settembre, tipo dottor Livingston I suppose e ora ridacchiamo, io avvicino la testa.

Io avvicino la testa, questo Pozzolini non lo sa, perché ho qualche problema dentro la testa, non so bene dove, ma sento tutto male, ovattato, è un anno che provo a fare cure, deve essere la lingua nella testa che si sta divorando gli interstizi e lì in mezzo a via XX Settembre ridacchio e chiacchiero con un forte spaesamento perché quando parlo è come se sentissi me che parlo da un'altra parte, una specie di ritorno in cuffie di una fonte sonora che chissà dove è finita, scrivo queste cose per appunti per la mia medico, comunque ci lasciamo, ci tocchiamo le ginocchia delle braccia come avrei scritto un tempo, un tempo quando scrivevo per non perdere tempo, se non mi veniva in mente un parola, cosa che mi succede molto spesso, andavo di analogie e perifrasi, ginocchia delle braccia ha un suo perché, che è comunque un correlativo oggettivo, toccarsi i gomiti, ecco come si chiamano, toccarsi i gomiti vicendevolmente come immagine della complicità intellettuale.

Ci lasciamo come due barche trascinate dalla corrente e io vengo risucchiato dentro Feltrinelli, prendo l'ascensore che va all'ultimo piano così posso girare ancora un frammento di video di me in ascensore, sto facendo questo video di frammenti di viaggi in ascensore, sono due anni che li accumulo, non so perché – ma poi – diciamocelo – quasi ogni cosa che faccio non so bene il perché. Come avrebbe detto Kennendy citando non mi ricordo più chi, “perché era lì”. Le cose sono lì, e vanno fatte. Si fanno fare. Pensa al sesso.

Arrivato in cima a Feltrinelli inizio a ridiscendere verso il basso, girone dei dannati dopo girone dei dannati. Non devo comprare niente, guardo, sfoglio. Guardo come è metamorfata dentro di sé in questi ultimi anni: sono svaniti nel nulla i dvd, scomparsi i bluray, ridotti in un'ultima nicchia i neanderthal dei cd, distanti dalle sciccherie dei vinili redivivi, tra trionfi di gadget, giochi, il ritorno di massa dei manga giapponesi. Muta la sua natura, molto è stato divorato dal digitale. Restano lì, inossidabili, i libri, come relitti a presidiare il territorio. Ne prendo qualcuno in mano e lo rimetto a posto, con imbarazzo e cortesia.

Esco. Attraverso la strada e entro alla Berio, la biblioteca civica. Non so perché, giro un po' dentro, cerco indizi di qualcosa che sta succedendo. Prendo un libro di fumetti di Schuiten e Peeters, una donna spaziale che vuole andare a visitare la Parigi inesistente di Albert Robida. Vedo una sedia e un tavolino Ikea per bambini. Non c'è nessuno. Mi infilo dentro alle mie ginocchia e mi siedo. Mi metto lì a leggere, guardo i disegni. Il fumetto è bello ma non mi piace. Vale comunque la pena leggerlo. Resto lì finché non mi mandano via. Anche questo l'ho fatto, penso. Non era scontato. Esco.

Salgo fino alla cima di via XX Settembre, entro nel palazzo Ducale e intanto penso. Una frase affiora nella testa: “il prodotto è una malformazione”. Dopo tutta venti Settembre ho nausea del pensare a pacchetti. A prodotti. A contenitori. A essere rassicurato. Mi sembra di essere in un enorme kindergarden per adulti, un parco giochi di plastica colorata circondato da un muro con dei pezzi di bottiglia cementati sulla cima: seduto a cavalcioni, come il gatto di cui resta solo il sorriso, Montale. Quello che ha davvero senso è insensato. E non si vede.

Ho bisogno di qualcosa che abbia senso. Così, inizio a fotografare le cose, cerco il punto in cui la cosa smette di essere e inizia a essere qualcosa di diverso. Dove finisce il prodotto e inizia la cosa. Alla fine faccio una foto che mi calma, un armadietto elettrico su cui è stato appeso un grosso poster di sensibilizzazione per la vicenda di Regeni. Faccio la foto in modo che le scritte esplicative restino fuori ed entrino quelle della tensione elettrica. Mi sembra la cosa migliore di ieri. La condivido. Faccio altre foto, sull'entusiasmo, dei video. Tutti trascurabili.

In quel momento sento una voce che mi chiama. “Venerandi, eccoti!”. Mi giro. Questa volta lo riconosco, sorrido, è Guido Caserza. Mi parla, fa un lungo discorso per dirmi che si sta per vedere con Donald Datti, che è un caso incredibile che ci siamo incontrati proprio mentre lui sta per vedere il Datti. Io gli dico che oggi – per noi ieri – è una giornata particolare. Poi gli racconto che quest'anno lui, Caserza, è nel programma di maturità della mia classe, ce l'ho messo io. Come poeta. Lui mi guarda. “Ma sei pazzo?” mi chiede serissimo. “Caserza: sì” rispondo e sorrido e lui si apre. “Allora va bene”.

Uscendo dal Ducale lo accompagno dal Datti che mi guarda come se non ci vedessimo da anni e forse quasi. Ci abbracciamo. Fuori c'è un sole caldo. “Vieni a prendere un aperitivo con noi” mi chiede gentilmente Caserza e io dico, “me ne vado” e me ne vado, li saluto con una mano, scendo per via XX Settembre, faccio il percorso all'inverso e vedo la città che brulica, di nuovo, è tutto un movimento, sotto al sole tutto lampeggia, brilla, e mentre cammino sul bordo della strada per stare al sole penso che quella cosa lì, quell'emozione che sto provando nel vedere il campo lungo della città, l'idea di sentirla come una cosa straniera e multiforme, come l'open world di un videogame in cui sono dentro da decenni, quella non la posso fotografare o riprodurre, è lì per me.

Alla fine torno verso casa, ma prima passo dai miei genitori per salutarli, salendo prendo l'ascensore. Appena entro mia madre mi rimprovera. “Ho letto le cose che hai scritto su Facebook. Sono cose brutte. Tutte cose tristi. Non scriverle più così tristi!”. Io ridacchio, mamma – le dico – quella cosa lì era un inno alla vita, ha preso un like. Era poco prodotto. Mangio delle mandorle e una banana. “Perché – mi chiede poi mia madre – sei salito con l'ascensore? In genere prendi sempre le scale!”. Io la guardo, indico il cellulare: sto facendo dei video di me in ascensore, le spiego.

E lei mi guarda con profonda commiserazione.

“Ah – aggiunge – domani è il tuo compleanno. Ti do già il regalo?”. Guardo le mie braccia e mi sento così libero senza niente addosso. “Me ne vado” dico, abbraccio lei e mio padre che ridacchia guardandomi. E me ne vado.


In un levarsi di voli

scuce tempo Penelope sdegnosa così noi a sfogliare le ore morte

fuori dal tempo uroborico in un levarsi di voli sarà voce

del sangue a dirci che forse non sarà stato che un sogno la vita

Mi piace molto il tono sospeso e l’immagine del volo che apre e chiude il testo: c’è una malinconia che non si arrende, e insieme una curiosità sul senso del tempo e della vita.

Analisi tematica


Tema centrale: il tempo come trama e come prigione; la vita che potrebbe rivelarsi un sogno.
Conflitto: il contrasto tra attesa (Penelope, il lavoro di sfogliare ore) e un possibile risveglio (il sangue che parla, il levarsi di voli).
Esito emotivo: ambivalenza tra rassegnazione e speranza, con una chiusa che lascia aperta la domanda sull’essere o l’apparire della vita.

Immagini e simboli


Penelope sdegnosa: figura mitica che richiama attesa, fedeltà e ripetizione; qui il suo sdegno suggerisce stanchezza o rifiuto della routine.
Uroboro: simbolo del tempo circolare, dell’autoconsumo; colloca il testo in una dimensione temporale che si ripete e si autoalimenta.
Levarsi di voli: immagine di liberazione o di transizione; può essere letta come movimento dell’anima, del ricordo o del sangue stesso.
Il sangue che parla: elemento corporeo che introduce verità intime, istintive, contrapposte al calcolo del tempo.

Struttura e ritmo


Versificazione: versi brevi, frammentati, che creano pause e sospensioni; l’assenza di punteggiatura accentua il flusso e l’indeterminatezza.
Ritmo: prevale un andamento lirico e meditativo; le ripetizioni (“in un levarsi di voli”) funzionano come ritornello, rafforzando il tema del ritorno e della possibilità.

Suggerimenti stilistici


  • Punteggiatura: introdurre qualche segno (una virgola o un punto) in punti strategici può modulare il ritmo senza perdere la sospensione.
  • Variante lessicale: sostituire o alternare “sfogliare le ore morte” con immagini sensoriali (es.: “sfogliare ore di cenere”) per intensificare la concretezza.
  • Sviluppo: se vuoi espandere, potresti aggiungere un breve terzo blocco che mostri una scena concreta (un gesto, un luogo) per ancorare l’astrazione.


Traduzione in inglese proposta


A rising of flights

Penelope tears time disdainful thus we leaf through the dead hours

outside the ouroboric time in a rising of flights there will be a voice

of the blood to tell us that perhaps life will have been nothing but a dream


Riscrittura


Si leva un volo, e Penelope disfa il tempo,
sdegnosa, con dita che sfogliano ore morte;
noi restiamo a contare foglie d’attesa,
come pagine che non vogliono finire.

Fuori dal cerchio che si morde il giorno,
nell’alzarsi dei voli si apre una voce:
è il sangue che parla, basso e antico,
che sussurra che forse la vita è stata un sogno.

Riscrittura concreta


Penelope sta in cucina, le mani sporche di filo,
spezza il tempo come si spezza un gomitolo;
sul tavolo un calendario sfogliato, pagine che cadono,
noi seduti sul davanzale a contare i minuti.

Dalla finestra un colombo si stacca dal cornicione,
il suo battito d’ali solleva polvere e vecchie lettere;
l’orologio al muro si morde la coda, ticchetta senza tregua,
ma fuori, nel cielo, qualcosa si apre e prende quota.

Sento il sangue nel collo, un passo che torna a casa,
parla piano, come chi ha visto troppe stanze:
forse, dice, tutto questo — i fili, le ore, i colombi —
non è che un sogno che si scioglie al primo sole.



noblogo.org/norise-3-letture-a…

Swans – Deliquescence (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

La lunga fine di questa pagina della storia degli Swans, cominciata nel lontano 2009 quando Michael Gira decise di ridare vita al gruppo, arriverà ufficialmente al termine delle tre date che la band ha in programma al Warsaw di Brooklyn, New York dal 2 al 4 novembre 2017. Chiudere proprio a New York del resto non è casuale dato che è proprio lì che tutto è cominciato. In questa occasione sarà prevista la partecipazione agli show di Carla Bozulich, Anna von Hausswolff e degli ADULT, il cui ultimo disco 'Detroit House Guests' è stato registrato proprio con la collaborazione di Michael Gira... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta: album.link/s/5jo7ZeGuC819QeHqu…



noblogo.org/available/swans-de…


Swans – Deliquescence (2017)


immagine

Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

La lunga fine di questa pagina della storia degli Swans, cominciata nel lontano 2009 quando Michael Gira decise di ridare vita al gruppo, arriverà ufficialmente al termine delle tre date che la band ha in programma al Warsaw di Brooklyn, New York dal 2 al 4 novembre 2017. Chiudere proprio a New York del resto non è casuale dato che è proprio lì che tutto è cominciato. In questa occasione sarà prevista la partecipazione agli show di Carla Bozulich, Anna von Hausswolff e degli ADULT, il cui ultimo disco 'Detroit House Guests' è stato registrato proprio con la collaborazione di Michael Gira... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta: album.link/s/5jo7ZeGuC819QeHqu…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


1CR - Capitolo 19


Vittorie sugli Ammoniti (19,1-20,3)1Dopo questo, morì Nacas, re degli Ammoniti, e suo figlio divenne re al suo posto. 2Davide disse: “Manterrò fedeltà a Canun, figlio di Nacas, perché anche suo padre la mantenne a me”. Davide mandò messaggeri a consolarlo per suo padre. I ministri di Davide andarono nel territorio degli Ammoniti da Canun per consolarlo. 3Ma i capi degli Ammoniti dissero a Canun: “Forse Davide intende onorare tuo padre ai tuoi occhi, mandandoti dei consolatori? Questi suoi ministri non sono venuti forse da te per spiare la regione, per perlustrarla e per ispezionarla?”. 4Canun allora prese i ministri di Davide, li fece radere, fece tagliare le loro vesti a metà fino alle natiche, poi li rimandò. 5Alcuni vennero a riferire a Davide la sorte di quegli uomini. Il re mandò qualcuno a incontrarli, perché quegli uomini si vergognavano moltissimo. Il re fece dire loro: “Rimanete a Gerico finché vi sia cresciuta di nuovo la barba, poi tornerete”.6Gli Ammoniti, vedendo che si erano resi nemici di Davide, mandarono, essi e Canun, mille talenti d'argento per assoldare carri e cavalieri da Aram Naharàim, da Aram Maacà e da Soba. 7Assoldarono trentaduemila carri e il re di Maacà con le sue truppe. Questi vennero e si accamparono di fronte a Màdaba; frattanto gli Ammoniti si erano radunati dalle loro città e si erano mossi per la guerra.8Quando Davide sentì questo, mandò Ioab con tutto l'esercito dei prodi. 9Gli Ammoniti uscirono e si disposero a battaglia davanti alla città, mentre i re alleati stavano da parte, nella campagna. 10Ioab vide che il fronte della battaglia gli era davanti e alle spalle. Scelse allora un corpo tra i migliori d'Israele, li schierò contro gli Aramei 11e affidò il resto dell'esercito a suo fratello Abisài, ed essi si schierarono contro gli Ammoniti. 12Disse: “Se gli Aramei saranno più forti di me, tu mi verrai a salvare; se invece gli Ammoniti saranno più forti di te, io salverò te. 13Sii forte e dimostriamoci forti per il nostro popolo e per le città del nostro Dio. Il Signore faccia quello che a lui piacerà”.14Poi Ioab con la gente che aveva con sé attaccò battaglia con gli Aramei, i quali fuggirono davanti a lui. 15Quando gli Ammoniti videro che gli Aramei erano fuggiti, fuggirono di fronte ad Abisài, fratello di Ioab, e rientrarono in città. Ioab allora venne a Gerusalemme.16Gli Aramei, vedendo che erano stati sconfitti da Israele, mandarono a chiamare gli Aramei che erano al di là del Fiume; Sofac, comandante dell'esercito di Adadèzer, era alla loro testa. 17La cosa fu riferita a Davide, che radunò tutto Israele e attraversò il Giordano. Li raggiunse e si schierò davanti a loro; Davide si dispose alla battaglia di fronte agli Aramei, ed essi si scontrarono con lui. 18Ma gli Aramei fuggirono davanti a Israele: Davide uccise degli Aramei settemila cavalieri e quarantamila fanti; uccise anche Sofac, comandante dell'esercito. 19I vassalli di Adadèzer, quando si videro sconfitti da Israele, fecero la pace con Davide e gli rimasero sottoposti. Gli Aramei non vollero più venire a salvare gli Ammoniti.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


19,1-20,3. Dopo aver indicato l'occasione dello scontro (19,1-5), il Cronista descrive i preparativi alla guerra e le sconfitte subite dagli Ammoniti ad opera di Ioab (vv. 6-15) e di Davide (vv. 16-19), per presentare infine la loro capitolazione (20,1-3).

1-5. I versetti indicano l'occasione della guerra contro gli Ammoniti (cfr. 2Sam 10,1-5).

6-15. Preparativi per la guerra e sconfitta degli Ammoniti, cfr. 2Sam 10,6-14. Timorosi delle reazioni di Davide, gli Ammoniti s'affrettano ad assoldare truppe dai loro vicini, gli Aramei. Le cifre non possono essere vere e sono diverse da quelle della fonte.

16-19. Seconda sconfitta degli Aramei, cfr. 2Sam 10,15-19. Nemmeno qui le cifre concordano con quelle di 2Sam.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Convergere e insorgere


Iersera sono crollato dopo il lavoro e ho rinunciato a partecipare a un'assemblea politica in altra zona della città, ma poi di punto in bianco salta fuori che letteralmente davanti casa mia ci sarebbe stata una conferenza di Dario Salvietti, il delegato del collettivo di fabbrica ex-GKN e portavoce della Global Sumud Flotilla. Dopo la conferenza del compagno Dario, è emersa spontaneamente una serata di chiacchiere a cuore aperto con persone carine del quartiere che già conoscevo di vista, e con cui, in poche ore, ho fatto grandi passi verso l'amicizia in senso proprio (sì sono uno che quando si apre va a fondo, ed è una capacità cui tengo tanto). Ora sono così pieno di rabbia e di gioia che ho deciso di trascrivere qui una mia poesiola, assolutamente banalotta a livello di struttura metrica e immagini, ma che, proprio per questo, credo possa risultare incisiva. Forza, chi vuole: leggete, fate girare, e poi agiamo.


Qui non si molla


26 marzo 202, 22:46

E anche se non ritorneranno il vero vecchio Leoncavallo né quei cordoni da spavento né Davide, Lorenzo e Carloresta nei cuori quel fomento delle bandiere rosse al vento.

Perché se non ritorneranno le stesse lotte di quel tempo comunque il fuoco non si è spento: sta a noi fischiare il vento.


log.livellosegreto.it/cretinod…

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

gli allarmi sono tanti, milioni di milioni, e questa faccenda non vuol dire qualità.

quelli che recentemente ho ascoltato e rilanciato si possono leggere su differx e su slowforward e link al séguito, con aggiunta di ipotesi di contrasto/resistenza.

differx.noblogs.org/2026/06/11…

differx.noblogs.org/2026/06/10…

peertube.uno/w/oZvEctNNJPSCirU… (perché ti danno l'AI gratis?)

slowforward.net/2026/06/11/rip…


noblogo.org/differx/gli-allarm…


Perché ti danno l’AI gratis? La verità da 725 miliardi, l'economia dell'intenzione


Perché Google, Microsoft e OpenAI stanno bruciando 725 miliardi di dollari in infrastrutture AI per darti tutto “gratis”?

La risposta non è solo la tua attenzione. È qualcosa di più profondo: la tua intenzione.

Stiamo passando dall’economia dell’attenzione a quella dell’attaccamento.

Non si tratta più solo di prevedere cosa cliccherai, ma di anticipare cosa desidererai prima ancora che tu lo sappia. Un sistema che usa i tuoi dati comportamentali per modellare la realtà che vedi — e quella che vuoi.

Nel frattempo, mentre usi ChatGPT, Claude e altri strumenti “gratuiti”, le Big Tech stanno costruendo un filtro invisibile tra te e il mondo.

Dentro troviamo i numeri enormi degli investimenti, il “capitalismo della sorveglianza” di Shoshana Zuboff e una direzione chiara: l’AI non vuole solo il tuo tempo. Vuole il tuo legame.

Capire questo non è teoria: è il primo passo per non diventare solo un dato dentro il sistema.


La vita a raccontarsi

volti galleggianti sul mare del sogno nella composizione della luce aprirsi di corolle palpitanti anemoni la vita a raccontarsi con la bocca dei morti col sangue delle pietre

Riflessione iniziale


Questo testo è intenso e visivo: sembra un canto che mescola memoria e natura, vita e morte, luce e materia. La lingua è essenziale, fatta di immagini che si sovrappongono e si rispecchiano, creando un senso di sospensione onirica.


Analisi tematica


Tema centrale: la vita che si racconta attraverso immagini residue — volti, fiori, pietre — e la presenza costante dei morti come voce o memoria.
Contrasti: sogno/realtà, luce/sangue, apertura/chiusura; questi contrasti alimentano una tensione emotiva che rende il testo insieme fragile e potente.
Simboli chiave: il mare del sogno (inconscio, vastità), le corolle e gli anemoni (bellezza che pulsa), la bocca dei morti e il sangue delle pietre (memoria che parla e materia che conserva ferite).


Immagini e linguaggio


Immaginario: le immagini sono concrete ma disposte in modo quasi pittorico — “volti galleggianti”, “aprirsi di corolle” — come tele illuminate da una luce interna.
Registro: il lessico è semplice ma carico di valenze simboliche; la ripetizione di “la vita / a raccontarsi” funziona come ritornello che dà unità.
Tono: meditativo, lievemente funereo ma non rassegnato; c’è una forza narrativa che proviene dall’accostamento di elementi contrastanti.


Struttura e ritmo


Versificazione: versi brevi, enjambement che favoriscono il flusso e la sospensione.
Ritmo: irregolare ma musicale; le pause e gli spazi bianchi contribuiscono a creare respiro e a enfatizzare le immagini finali.
Possibile sviluppo: potresti giocare con ulteriori ripetizioni o con un verso finale più esplicito per chiudere il cerchio tematico.


Suggerimenti pratici


  • Per intensificare l’effetto onirico: aggiungi un verso che colleghi esplicitamente “mare del sogno” e “bocca dei morti”, creando un ponte tra inconscio e memoria.
  • Per chiarire la voce narrante: se vuoi un tono più personale, inserisci un pronome o un verbo che indichi chi ascolta o racconta.
  • Per variare il ritmo: prova a spezzare un verso lungo in due o a condensare due immagini in un solo verso per aumentare la tensione.

Traduzione in inglese (proposta libera)


LIFE TO TELL ITSELF

faces
floating on the sea of dream
in the composition
of light
opening of corollas
pulsing anemones
life
telling itself
with the mouth of the dead
with the blood of stones


volti
galleggianti sul mare del sogno,
nella composizione della luce
si aprono corolle come bocche,
palpitanti anemoni che respirano memoria.
la vita a raccontarsi
sussurra con la bocca dei morti,
con la lingua di sale che incide le rive,
con il sangue delle pietre che non si spegne.

si stendono ombre come veli sul petto del giorno,
e ogni volto è un relitto che ancora parla,
una mappa di vene e di sale, di nomi che tornano.
la vita a raccontarsi
si china sulle ferite e le fa fiorire,
trasforma il silenzio in canto, il peso in luce;
e nel tremore delle corolle si riconosce,
nella voce antica che viene dal fondo,
nella polvere che brilla come memoria.

così la vita si racconta, lenta, insistente,
con la bocca dei morti e il sangue delle pietre,
con le mani del vento che ricuciono i lembi,
con gli occhi del mare che raccolgono i volti.

La vita a raccontarsi


volti
galleggianti sul mare del sogno,
nella composizione della luce si aprono corolle,
bocche di petali che respirano memoria;
palpitanti anemoni segnano il ritmo del fondo,
la vita a raccontarsi con la bocca dei morti,
con la lingua di sale che incide le rive,
con il sangue delle pietre che non si spegne.

ombre si stendono come veli sul petto del giorno,
ogni volto è un relitto che ancora parla,
una mappa di vene, nomi che ritornano come maree;
la vita si china sulle ferite e le fa fiorire,
trasforma il silenzio in canto, il peso in luce,
nel tremore delle corolle si riconosce la voce antica,
la polvere brilla come memoria che non si arrende.

così la vita si racconta, lenta e insistente,
con le mani del vento che ricuciono i lembi,
con gli occhi del mare che raccolgono i volti,
con la bocca dei morti che sussurra storie di sale,
con il sangue delle pietre che pulsa sotto la luce,
e ogni parola è un’onda che torna a farsi corpo.

The Life to Tell Itself


faces
floating on the sea of dream,
in the composition of light corollas open,
petal‑mouths breathing memory;
pulsing anemones mark the rhythm of the deep,
life telling itself with the mouth of the dead,
with a tongue of salt that carves the shores,
with the blood of stones that will not die.

shadows spread like veils across the chest of day,
each face a wreck that still speaks,
a map of veins, names returning like tides;
life bends over wounds and makes them bloom,
turns silence into song, weight into light,
in the trembling of corollas the ancient voice is found,
dust gleams as memory that refuses to yield.

so life tells itself, slow and insistent,
with the wind’s hands stitching the edges,
with the sea’s eyes gathering the faces,
with the mouth of the dead whispering stories of salt,
with the blood of stones pulsing beneath the light,
and every word is a wave that comes back to form a body.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Voglio che arrivi il caldo che mi brucia l'aria attorno, la secchezza degli elementi della natura, le folate di calore, il sudore interno delle cose l'emergere degli insetti che ci vedono – finalmente – come una delle tante cose del mondo, provare tutta la consistenza del corpo nello spazio, la luce cieca e gialla che amalgama le strutture del mondo – la mancanza di energia per dissipazione per strategia per – oh dio mio – l'arancione come bagliore quotidiano, voglio che arrivi il caldo e annienti questa stratificazione sociale fatta di escrementazione verbale, tassidermia sociale, nobiltà norrena > voglio che arrivi il caldo e mi renda la vita impossibile come – similitudine

come quando vedi nel buio di una stanza una lama di luce passare dalle persiane e in quella lama vedi danzare le polveri del mondo, l'invisibile peluccheria quantistica di cui è fatta l'aria respirabile, voglio essere una di quelle particelle mosse dal calore secondo leggi fisiche che non conosco ma di cui potrei facilmente trovare gli algoritmi base – voglio di la tar mi come le sillabe di un verso scandito a un poetry slam davanti a un pubblico aggrappato a un bicchiere di negroni sbagliato per non pre ci pi ta re nel buio della notte – di la tar mi per il calore termico che mette sotto griglia la mia carne priva di ventole, solo sistemi idraulici qua dentro

e sdraiato al sole voglio vedere la mia pelle sbucciare, cambiare muta come un serpente e infilarmi la pelle staccata in bocca come le ostie di un rito andro-centrico – carne sei carne rimarrai – sentire il mio cervello rettile saettare la lingua fuori e dentro come un artiglio dell'intelletto, portare dentro al corpo altro calore – lingua biforcuta beninteso, essere metà mammifero con i capezzoli e gli alluci puntati verso lo spazio infinito e metà lucertola che scava con la schiena i tegumenti del mondo terreno per farsi spazio, una tana nell'umidità terrestre.

Non pensare, fibrillare, essere un ventenne per qualche secondo in un corpo da cinquantaseienne, provare gusto, immaginarsi cose, sapersi fermare in tempo giusto per prendere lo slancio e la rincorsa per un nuovo mirabile errore del cazzus. So 6 – 7 in 26.


noblogo.org/diario/voglio-che-…


Voglio che arrivi il caldo che mi brucia l'aria attorno, la secchezza degli...


Voglio che arrivi il caldo che mi brucia l'aria attorno, la secchezza degli elementi della natura, le folate di calore, il sudore interno delle cose l'emergere degli insetti che ci vedono – finalmente – come una delle tante cose del mondo, provare tutta la consistenza del corpo nello spazio, la luce cieca e gialla che amalgama le strutture del mondo – la mancanza di energia per dissipazione per strategia per – oh dio mio – l'arancione come bagliore quotidiano, voglio che arrivi il caldo e annienti questa stratificazione sociale fatta di escrementazione verbale, tassidermia sociale, nobiltà norrena > voglio che arrivi il caldo e mi renda la vita impossibile come – similitudine

come quando vedi nel buio di una stanza una lama di luce passare dalle persiane e in quella lama vedi danzare le polveri del mondo, l'invisibile peluccheria quantistica di cui è fatta l'aria respirabile, voglio essere una di quelle particelle mosse dal calore secondo leggi fisiche che non conosco ma di cui potrei facilmente trovare gli algoritmi base – voglio di la tar mi come le sillabe di un verso scandito a un poetry slam davanti a un pubblico aggrappato a un bicchiere di negroni sbagliato per non pre ci pi ta re nel buio della notte – di la tar mi per il calore termico che mette sotto griglia la mia carne priva di ventole, solo sistemi idraulici qua dentro

e sdraiato al sole voglio vedere la mia pelle sbucciare, cambiare muta come un serpente e infilarmi la pelle staccata in bocca come le ostie di un rito andro-centrico – carne sei carne rimarrai – sentire il mio cervello rettile saettare la lingua fuori e dentro come un artiglio dell'intelletto, portare dentro al corpo altro calore – lingua biforcuta beninteso, essere metà mammifero con i capezzoli e gli alluci puntati verso lo spazio infinito e metà lucertola che scava con la schiena i tegumenti del mondo terreno per farsi spazio, una tana nell'umidità terrestre.

Non pensare, fibrillare, essere un ventenne per qualche secondo in un corpo da cinquantaseienne, provare gusto, immaginarsi cose, sapersi fermare in tempo giusto per prendere lo slancio e la rincorsa per un nuovo mirabile errore del cazzus. So 6 – 7 in 26.


1CR - Capitolo 18


Campagne militari1In seguito Davide sconfisse i Filistei, li umiliò e prese Gat con le dipendenze dalle mani dei Filistei. 2Quindi sconfisse Moab, e i Moabiti divennero sudditi e tributari di Davide. 3Davide sconfisse anche Adadèzer, re di Soba, verso Camat, nella sua marcia verso il fiume Eufrate per stabilirvi il suo dominio. 4Davide gli prese mille carri, settemila cavalieri e ventimila fanti. Davide poi fece tagliare i garretti a tutti i cavalli, risparmiandone un centinaio. 5Gli Aramei di Damasco andarono in aiuto di Adadèzer, re di Soba, ma Davide uccise ventiduemila Aramei. 6Poi Davide pose guarnigioni nell'Aram di Damasco e gli Aramei divennero sudditi e tributari di Davide. Il Signore salvava Davide in ogni sua impresa. 7Davide prese ai servi di Adadèzer gli scudi d'oro e li portò a Gerusalemme. 8Da Tibcat e da Cun, città di Adadèzer, Davide asportò una grande quantità di bronzo, con cui Salomone costruì il Mare di bronzo, le colonne e i vari arredi di bronzo. 9Quando Tou, re di Camat, udì che Davide aveva sconfitto tutto l'esercito di Adadèzer, re di Soba, 10mandò al re Davide suo figlio Adoràm, per salutarlo e per benedirlo, perché aveva mosso guerra ad Adadèzer e l'aveva sconfitto; infatti Tou era sempre in guerra con Adadèzer. Adoràm gli portò vasi d'oro, d'argento e di bronzo. 11Il re Davide consacrò anche quelli al Signore, insieme con l'argento e l'oro che aveva tolto a tutti gli altri popoli, agli Edomiti, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai Filistei e agli Amaleciti. 12Abisài, figlio di Seruià, sconfisse nella valle del Sale diciottomila Edomiti. 13Stabilì guarnigioni in Edom e tutti gli Edomiti divennero sudditi di Davide. Il Signore salvava Davide in ogni sua impresa.14Davide regnò su tutto Israele e rese giustizia con retti giudizi a tutto il suo popolo. 15Ioab, figlio di Seruià, comandava l'esercito; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; 16Sadoc, figlio di Achitùb, e Abimèlec, figlio di Ebiatàr, erano sacerdoti; Savsa era scriba; 17Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei e i figli di Davide erano i primi al fianco del re.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


18,1-20,8. L'argomento principale di questi tre capitoli sono le campagne condotte con successo da Davide contro i suoi nemici, per il consolidamento dell'impero. I capitoli formano una unità sia sul piano letterario che su quello contenutistico. Così può essere suddivisa l'ampia sezione:

  • 18,1-13, sguardo d'insieme sui successi militari di Davide;
  • 18,14-17, amministrazione di Davide;
  • 19,1-20,3, vittoria sugli Ammoniti e sugli Aramei loro alleati;
  • 20,4-8, battaglie contro i Filistei.

In questa sezione il Cronista sembra perseguire due obiettivi. Oltre a riportare la sua fonte, 2Sam 8-21, dalla quale attinge abbondantemente, omettendo però quanto non depone a favore del suo eroe, egli vuole soprattutto motivare perché JHWH non ha voluto che fosse Davide a costruirgli il tempio in Gerusalemme. Dovendo condurre numerose guerre, le sue mani insanguinate non erano adatte per l'operazione sacra della edificazione del santuario, cfr. 22,8; 28,3. Ma il Cronista noterà con soddisfazione che anche l'intera serie delle guerre apporta qualcosa di positivo al tema che gli sta a cuore, Davide e il tempio. Molta parte del bottino di guerra infatti servirà per la costruzione del santuario, cfr. 18,8b.11.

1-13. Dopo aver assoggettato i Filistei e i Moabiti (vv. 1-2), Davide combatte con successo contro il re degli Aramei, Adad-Ezer, e contro Edom (vv. 3-13). Il Cronista segue fedelmente 2Sam 8,1-14. Le lievi modifiche sono di carattere letterario.

1-2. Vittorie sui Filistei e su Moab, cfr. 2Sam 8,1-2. Gat (v. 1) era città di confine; al tempo di Salomone era governata da un re vassallo. Il Cronista non riferisce sulle punizioni inferte da Davide ai Moabiti, cfr. 2Sam 8,2, perché non depongono certo a favore del suo eroe.

3-13. Contro Adad-Ezer e contro Edom, cfr. 2Sam 8,3-12. Dopo aver sottomesso i Filistei e i Moabiti, Davide muove con successo anche contro il re degli Aramei e contro gli Edomiti. È probabile che i vv. 3-6 riportino lo stesso episodio di 19,16-19.

14-17. La breve annotazione sull'organizzazione del regno dipende da 2Sam 8,15-18, che è ritoccato in alcuni dettagli letterari e cultuali. Al c. 24 Davide sarà presentato come l'organizzatore del culto, che assegna i ministeri distribuendoli tra i leviti e i figli di Aronne. Perciò i suoi figli non possono essere sacerdoti.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Faust – Fresh Air (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

A tre anni di distanza dal mediocre “j US t”, ritorna uno dei gruppi più iconoclastici del kraut-rock guidato da Zappi Diermaier e Jean-Hervé Péron. Lo fanno ancora sotto l'egida della Bureau B, etichetta indipendente tedesca che vanta nel suo arsenale altri reduci della stessa esperienza sperimentale anni Settanta come Karl Bartos (Kraftwerk) e Harald Grosskopf (Wallenstein, Cosmic Jokers), oltre a interessanti nomi emersi più recentemente come Michael Bundt e gli Ulan Bator. D'altra parte, la compagine degli “altri” Faust – guidati da Hans Irmler – sembra aver cessato attività dal profetico “Faust Is Last” (2010)... artesuono.blogspot.com/2017/05…


Ascolta: album.link/i/1226382740



noblogo.org/available/faust-fr…


Faust – Fresh Air (2017)


immagine

Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

A tre anni di distanza dal mediocre “j US t”, ritorna uno dei gruppi più iconoclastici del kraut-rock guidato da Zappi Diermaier e Jean-Hervé Péron. Lo fanno ancora sotto l'egida della Bureau B, etichetta indipendente tedesca che vanta nel suo arsenale altri reduci della stessa esperienza sperimentale anni Settanta come Karl Bartos (Kraftwerk) e Harald Grosskopf (Wallenstein, Cosmic Jokers), oltre a interessanti nomi emersi più recentemente come Michael Bundt e gli Ulan Bator. D'altra parte, la compagine degli “altri” Faust – guidati da Hans Irmler – sembra aver cessato attività dal profetico “Faust Is Last” (2010)... artesuono.blogspot.com/2017/05…


Ascolta: album.link/i/1226382740


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


1CR - Capitolo 17


Profezia di Natan1Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, disse al profeta Natan: “Ecco, io abito in una casa di cedro, mentre l'arca dell'alleanza del Signore sta sotto i teli di una tenda”. 2Natan rispose a Davide: “Fa' quanto hai in cuor tuo, perché Dio è con te”.3Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola di Dio: 4“Va' e di' a Davide, mio servo: Così dice il Signore: “Non mi costruirai tu la casa per la mia dimora. 5Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele fino ad oggi. Io passai da una tenda all'altra e da un padiglione all'altro. 6Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutto Israele, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?“.7Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. 8Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome come quello dei grandi che sono sulla terra. 9Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo rovinino come in passato, 10come dai giorni in cui avevo stabilito dei giudici sopra il mio popolo Israele. Umilierò tutti i tuoi nemici e ti annuncio: una casa costruirà a te il Signore. 11Quando i tuoi giorni saranno compiuti e te ne andrai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uno dei tuoi figli, e renderò stabile il suo regno. 12Egli mi edificherà una casa e io renderò stabile il suo trono per sempre. 13Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio; non ritirerò da lui il mio amore, come l'ho ritirato dal tuo predecessore. 14Io lo farò stare saldo per sempre nella mia casa e nel mio regno; il suo trono sarà reso stabile per sempre”“. 15Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.

Preghiera di Davide16Allora il re Davide andò a presentarsi davanti al Signore e disse: “Chi sono io, Signore Dio, e che cos'è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui? 17E questo è parso poca cosa ai tuoi occhi, o Dio: tu hai parlato della casa del tuo servo per un lontano avvenire; mi hai fatto contemplare come una successione di uomini in ascesa, Signore Dio! 18Come può pretendere Davide di aggiungere qualcosa alla tua gloria? Tu conosci il tuo servo. 19Signore, per amore del tuo servo e secondo il tuo cuore, hai compiuto tutte queste grandi cose, per manifestare tutte le tue meraviglie. 20Signore, nessuno è come te e non vi è altro Dio fuori di te, proprio come abbiamo udito con i nostri orecchi. 21E chi è come il tuo popolo, come Israele, unica nazione sulla terra che Dio è venuto a riscattare come popolo per sé e per procurarsi un nome grande e stabile? Tu hai scacciato le nazioni davanti al tuo popolo, che tu hai riscattato dalla nazione d'Egitto. 22Hai reso il tuo popolo Israele popolo tuo per sempre, e tu, Signore, sei diventato Dio per loro. 23Ora, Signore, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa resti per sempre e fa' come hai detto. 24Il tuo nome sia saldo e sia magnificato per sempre così: “Il Signore degli eserciti, Dio d'Israele, è Dio per Israele!”. La casa di Davide, tuo servo, sia stabile davanti a te! 25Poiché tu, Dio mio, hai rivelato al tuo servo l'intenzione di costruirgli una casa, per questo il tuo servo ha trovato l'ardire di pregare alla tua presenza. 26Ora, Signore, tu sei Dio; hai fatto al tuo servo queste belle promesse. 27Dégnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché sia sempre dinanzi a te! Poiché quanto tu, Signore, benedici, è sempre benedetto”.

__________________________Note

17,1 È il fondamento della visione teologica dei libri delle Cronache: la promessa fatta a Davide sostiene quell’ideale teocratico che dovette essere ancora una speranza per i primi lettori di questi libri.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


Il capitolo è suddiviso in due parti: la promessa a Davide di una dinastia (vv. 1-15) e la preghiera del re (vv. 16-27). Per il Cronista è Davide l'ideatore del tempio e del suo rituale. Perciò con grande abilità l'autore inserisce nella sua trama narrativa l'importante profezia di Natan, l'oracolo che si legge in 2Sam 7 (cfr. Sal 89), dove è predetta la stabilità della stirpe messianica (vv. 7-15) e si proibisce la costruzione del tempio progettata da Davide (vv. 1-6). Davide risponde all'oracolo con una preghiera di ringraziamento, vv. 16-27. Il Cronista segue molto da vicino la sua fonte, apportando lievi modifiche che risultano caratteristiche del suo modo di procedere.

1-15. Per bocca del profeta Natan JHWH annuncia a Davide che toccherà al suo successore edificargli il tempio. Allo stesso Davide però è assicurata una dinastia eterna. La profezia valorizza al massimo l'istituzione regale-teocratica e va considerata perciò il punto di partenza del messianismo dinastico, che garantisce stabilità perenne alla dinastia davidica destinata a produrre infine il re ideale. Per questo, essa costituisce il culmine della storia di Davide. Cfr. 2Sam 7.

1-6. Oracolo sul tempio, cfr. 2Sam 7,1-7.

7-15. Oracolo sulla discendenza davidica, cfr. 2Sam 7,8-16.

16-27. Cfr. 2Sam 7,18-29. Il re esalta la grandezza di JHWH e lo ringrazia (vv. 16-22), e quindi invoca stabilità per la sua discendenza (vv. 23-27). Il testo risulta qua e là difficile e corrotto. L'ultimo versetto della preghiera sottolinea con particolare vigore la fede nella validità delle promesse di JHWH. Viene dato risalto anche alla certezza nella stabilità della dinastia davidica: «perché sussista per sempre», «quanto tu benedici è sempre benedetto».

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

l'intelligenza artificiale nelle mail

questo scrivevo qui: marcogiovenale.me/2026/06/10/l…

insomma mi sono trovato, oggi, una specie di schemino riassuntivo in testa a una mail collettiva che avevo inviato per organizzare un incontro letterario. uno schemino prodotto da google gmail che evidentemente si leggeva i miei messaggi e creava un riassuntello banale. ma chi glielo ha chiesto? non avevo disattivato tutte le ingerenze dell’a.i. nei miei spazi? o quasi tutte? oppure niente è ‘veramente’ immune da questa balorda sorveglianza e raccolta di dati?

degooglizzarsi è fondamentale, ma molto complicato. è un processo lungo, almeno per me.


noblogo.org/differx/lintellige…

sembra di essere daccapo nel 1971 di dariobbellezza. leggo poesie novelle di giovani o di “conferme”, pubblicate spesso dai peggiori gerenti del mainstream, che sarebbero sembrate muffa nel '71. gli zombie almeno fanno lo sforzo di uscire dalla tomba, ma questi qui nascono e restano proprio morti-morti. e proprio per questo il flusso li pregia. una fiumara di bare sconocchiate tracima in tutti i mesi e gli anni italiani, a formare il gran lago della fatturazione. (di lettura e letteratura si parla solo per celia facebook).


noblogo.org/differx/sembra-di-…

IL GIORNO A SCHIARIRE

il giorno a schiarire risalendo con gl'occhi della memoria ad arcobaleni e transiti propiziatori riscoprendo quel vento che nel suo azzurro vortice risucchi lo sprofondo d'apatia e rigonfi le vele per l'avventura

Ti ringrazio per aver condiviso questo frammento: ha un respiro luminoso e una tensione dolce tra memoria e desiderio di partire.

Commento


Il testo funziona bene per immagini e ritmo. Arcobaleni, vento, azzurro vortice e vele creano una progressione simbolica che va dall’interiorità alla rottura dell’apatia, fino all’apertura verso l’avventura. L’uso del minuscolo e delle linee spezzate dà un tono intimo e sospeso.


Analisi del linguaggio


  • Immagini: forti e coerenti; il contrasto tra sprofondo d’apatia e rigonfi le vele è efficace.
  • Lessico: semplice ma evocativo; parole come transiti propiziatori aggiungono un tocco di mistero.
  • Ritmo: il verso breve e l’assenza di punteggiatura favoriscono un flusso continuo, quasi un respiro che sale.
  • Voce: la prima parte è contemplativa, la seconda si apre all’azione; la transizione è ben calibrata.

Suggerimenti pratici


  • Punteggiatura: aggiungere una virgola o un punto in punti strategici può enfatizzare il passaggio dall’introspezione all’azione.
  • Verbi: valutare un verbo più diretto in apertura per aumentare l’urgenza, per esempio sostituire risalendo con risale se vuoi un tono più dichiarativo.
  • Immagini secondarie: potresti inserire un dettaglio sensoriale (odore, suono) per ancorare l’immagine del vento.
  • Allungamento: se desideri sviluppare il tema, aggiungi 2–3 versi che mostrino una piccola scena di partenza (una mano che salpa, una città che resta).

Versione leggermente rivista


il giorno a schiarire
risale,
con gli occhi della memoria
agli arcobaleni e
ai transiti propiziatori,
riscoprendo quel vento che
nel suo azzurro vortice
risucchia lo sprofondo d’apatia
e rigonfia le vele per
l’avventura


Versione estesa


il giorno a schiarire
risale lento, come un respiro che si libera,
con gli occhi della memoria aperti a lampi di cielo
e agli arcobaleni che si piegano come promesse.
si fanno chiari i transiti propiziatori,
piccoli segnali sul bordo del tempo:
una luce che si trattiene, un suono di passi lontani,
il sapore di sale che arriva da un porto che non c’era.

riscopro il vento — non un soffio, ma una mano —
che nel suo azzurro vortice raccoglie i giorni spenti,
risucchia lo sprofondo d’apatia come polvere vecchia,
lo solleva, lo disperde, lo trasforma in polline.
sento il suo odore, fresco di alghe e di promesse,
e il corpo si piega, si lascia attraversare,
le spalle si aprono come mappe che cercano rotte.

una vela si gonfia, prima timida, poi decisa;
una corda vibra sotto dita che ricordano il gesto.
la città resta indietro, un mosaico che si sfuma,
i tetti diventano isole, le strade, vene che si allontanano.
gabbiani segnano la rotta con grida di sale,
il mare accoglie il passo con un battito antico,
e ogni onda è un invito a non voltarsi più.

il giorno continua a schiarire, e dentro cresce una mappa:
linee di luce che indicano orizzonti possibili,
punti cardinali fatti di coraggio e di curiosità.
transiti propiziatori si fanno porte aperte,
e il vento, ora compagno, sospinge la barca oltre la riva.
rigonfia le vele per l’avventura, e l’anima, finalmente,
si lascia andare al largo, pronta a imparare il nome del mondo.


Metrica endecasillaba


Il giorno che schiarisce risale piano
e apre gli occhi della memoria ancora.
Ai lampi d’arcobaleni e ai segni
dei transiti propiziatori attendo.

Riscopro il vento come mano viva,
che nell’azzurro vortice prende i giorni,
risucchia l’apatia come polvere,
la solleva e la muta in lieve polline.

Sento il suo odore di sale e promessa,
il corpo si piega e si lascia attraversare,
le spalle si aprono come mappe antiche,
cercano rotte nuove e nomi da imparare.

Una vela si gonfia, prima timida,
poi prende forza sotto dita che ricordano.
La città resta indietro, mosaico spento,
i tetti si fanno isole che si allontanano.

Gabbiani segnano rotte con grida di sale,
il mare accoglie il passo con battito antico,
ogni onda è invito a non voltarsi più,
e il giorno continua a schiarire dentro.

Linee di luce tracciano orizzonti possibili,
punti cardinali fatti di coraggio e cura;
i transiti si aprono come porte vere,
e il vento, compagno, sospinge oltre la riva.

Rigonfia le vele per l’avventura nuova,
l’anima si lascia andare al largo e impara
a chiamare per nome il mondo che si apre,
a navigare il tempo con mani che sanno.


Sonetto in schema petrarchesco (endecasillabi, schema ABBA ABBA CDE CDE)


Il giorno schiarisce e sale piano, A
con gli occhi della memoria e del cuore; B
ai lampi d’arcobaleni e al favore B
dei transiti che aprono il domani, A

riscopro il vento come mano in mano, A
che nell’azzurro vortice prende il fiore; B
risucchia l’apatia, la muta in ardore, B
e lascia il cielo più leggero e sano. A

Ora una vela si gonfia e prende mare, C
una corda vibra sotto dita antiche, D
la città si sfuma in tessere e sale; E

gabbiani segnano rotte da imparare, C
ogni onda chiama con voci amiche, D
e il cuore apprende il nome del reale. E



noblogo.org/norise-3-letture-a…

Facendo un elenco delle cose che abbiamo fatto quest'anno nelle mie tre classi, quelle che vanno al di là della normale lezione tradizionale, segno la messinscena di “lettura drammatizzata” integrale dell'Antigone di Sofocle, la rilevazione del benessere degli studenti del nostro plesso con costruzione di un minisito con i risultati dell'indagine, la riscrittura con linguaggi non alfabetici di una poesia di Montale, la costruzione di minigiochi digitali a bivio sulle guerre greco-gotiche, scrittura creativa di un poema dello studente, debate di discussione a squadre, slam poetry in classe, analisi del discorso di Jack Vance e di Carney sulla geopolitica contemporanea, costruzione di giochi da tavolo sulle guerre puniche, giochi a bivi multigiocatore sulla guerra partigiana, creazione di mappe logiche in realtà virtuale collaborativa con visori, performance dal vivo in classe di poeti contemporanei, laboratori di visione film pomeridiani, gioco a stazioni sulla rivoluzione russa, analisi a gruppi dello Statuto delle studentesse e degli studenti, creazione di minisiti didattici (e videogame) ludico/interattivi su Foscolo, riscritture manzoniane ambientate nella valbisagno, studio di articoli di Progetto Grafico sulla letteratura digitale, laboratori di lettura dantesca per una ricostruzione fisica degli ambienti della Commedia, messinscene teatrali da Goldoni, cortometraggi sull'Otello shakesperiano, gioco di comitato con la simulazione degli Stati Generali, analisi dal vivo di un libro del 1772, ricostruzione e successive partite ad un gioco dell'oca sulla rivoluzione francese ideato negli anni della rivoluzione.

Non tutto è riuscito bene, alcune cose sono rimaste, altre avrebbero avuto bisogno di maggiore preparazione, un migliore debrifing, meno stanchezza e stress. Si sono fatti, vivaddio, tanti errori, di cui poi si è discusso. Ma tutte queste attività hanno concorso a rendere quest'anno scolastico meno standardizzato, più vario e hanno permesso ad alcuni studenti di emergere con competenze che altrimenti sarebbero rimaste nascoste.

Ogni tanto quando vedo i meme passivi-aggressivi delle pagine più conservatrici e qualunquiste della rete, quelle che bollano ogni attività didattica che si allontani dalla lezione frontale come una estemporanea perdita di tempo, che guardano alla parola “pedagogia” come se fosse il male sceso in terra, ecco, ripenso al fatto che servono nella scuola dei professionisti che sappiano proporre ai ragazzi una dieta varia che vada a sfruttare tutti i modelli dell'apprendimento possibili. Che sappiano, credo, unire l'utopia alla prassi per rendere la scuola qualcosa di fallibile, certo, ma dinamico e culturalmente ricco.


noblogo.org/cronache-dalla-scu…