2SAMUELE - Capitolo 20


1Capitò là uno scellerato chiamato Seba, figlio di Bicrì, un Beniaminita, il quale suonò il corno e disse: “Non abbiamo alcuna parte con Davide e non abbiamo un'eredità con il figlio di Iesse. Ognuno alle proprie tende, Israele!“.2Tutti gli Israeliti si allontanarono da Davide per seguire Seba, figlio di Bicrì; ma gli uomini di Giuda rimasero uniti al loro re e lo accompagnarono dal Giordano fino a Gerusalemme. 3Davide entrò nella reggia a Gerusalemme. Il re prese le dieci concubine che aveva lasciato a custodia della reggia e le mise in una residenza sorvegliata; dava loro sostentamento, ma non si accostava a loro. Rimasero così recluse fino al giorno della loro morte, vivendo da vedove.4Quindi il re disse ad Amasà: “Radunami tutti gli uomini di Giuda in tre giorni; poi férmati qui”. 5Amasà dunque partì per far venire gli uomini di Giuda; ma tardò più del tempo fissato. 6Allora Davide disse ad Abisài: “Seba, figlio di Bicrì, ci farà ora più male di Assalonne; prendi i servi del tuo signore e inseguilo, perché non trovi fortezze e sfugga ai nostri occhi”. 7Con lui uscirono gli uomini di Ioab, i Cretei, i Peletei e tutti i prodi; uscirono da Gerusalemme per inseguire Seba, figlio di Bicrì.8Si trovavano presso la grande pietra che è a Gàbaon, quando Amasà venne loro incontro. Ioab indossava la veste militare, sopra la quale portava il cinturone con la spada pendente dai fianchi nel fodero; venendo fuori, essa gli cadde. 9Ioab disse ad Amasà: “Stai bene, fratello mio?” e con la destra prese Amasà per la barba per baciarlo. 10Amasà non fece attenzione alla spada che Ioab aveva nell'altra mano, e Ioab lo colpì al ventre e ne sparse le viscere a terra; non lo colpì una seconda volta perché era già morto. Poi Ioab e Abisài, suo fratello, inseguirono Seba, figlio di Bicrì. 11Uno dei giovani di Ioab era rimasto presso Amasà e diceva: “Chi ama Ioab e chi è per Davide segua Ioab!”. 12Intanto Amasà giaceva insanguinato in mezzo al sentiero e quell'uomo vide che tutto il popolo si fermava. Allora trascinò Amasà fuori dal sentiero, in un campo, e gli buttò addosso una veste, perché quanti gli arrivavano vicino lo vedevano e si fermavano. 13Quando fu rimosso dal sentiero, passarono tutti al seguito di Ioab per inseguire Seba, figlio di Bicrì.14Costui passò per tutte le tribù d'Israele fino ad Abel-Bet-Maacà; tutti gli alleati si radunarono e lo seguirono. 15Vennero dunque, lo assediarono ad Abel-Bet-Maacà e innalzarono contro la città un terrapieno addossato al contrafforte; tutto il popolo che era con Ioab faceva di tutto per far cadere le mura. 16Allora una donna saggia gridò dalla città: “Ascoltate, ascoltate! Dite a Ioab di avvicinarsi, gli voglio parlare!”. 17Quando egli le si avvicinò, la donna gli chiese: “Sei tu Ioab?”. Egli rispose: “Sì”. Allora ella gli disse: “Ascolta la parola della tua schiava”. Egli rispose: “Ascolto”. 18Riprese: “Una volta si soleva dire: “Si consultino quelli di Abel”, e la cosa si risolveva. 19Io vivo tra uomini pacifici e fedeli d'Israele, e tu cerchi di far perire una città che è una madre in Israele. Perché vuoi distruggere l'eredità del Signore?“. 20Ioab rispose: “Non sia mai, non sia mai che io distrugga e devasti! 21La questione è diversa: un uomo delle montagne di Èfraim, chiamato Seba, figlio di Bicrì, ha alzato la mano contro il re Davide. Consegnatemi lui solo e io me ne andrò dalla città”. La donna disse a Ioab: “Ecco, la sua testa ti sarà gettata dalle mura”. 22Allora la donna si rivolse a tutto il popolo con saggezza; così quelli tagliarono la testa a Seba, figlio di Bicrì, e la gettarono a Ioab. Egli fece suonare il corno; tutti si dispersero lontano dalla città, ognuno alla propria tenda. Poi Ioab tornò a Gerusalemme presso il re.

23Ioab era a capo di tutto l'esercito d'Israele; Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei; 24Adoràm sovrintendeva al lavoro coatto; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; 25Seva era scriba; Sadoc ed Ebiatàr erano sacerdoti 26e anche Ira, lo Iairita, era sacerdote di Davide.

__________________________Note

20,14 Abel-Bet-Maacà: era situata all’estremità settentrionale d’Israele, nel territorio di Dan.

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Approfondimenti


1-22. Approfittando del risentimento contro Giuda c'è chi fomenta la ribellione delle tribù del Nord. Poco fa esse esigevano «dieci parti... sul re» (19, 44) ed ora osannano Seba che grida: «Non abbiamo alcuna parte con Davide!» (v. 1). Sotto un certo aspetto questo scisma è più inquietante di quello di Assalonne, perché la contesa valica i confini familiari e mette in questione l'unità del popolo di Dio. È una fugace anticipazione della grande frattura che si verificherà sul finire del regno di Salomone (1Re 11-12). Ma la nuova rivolta non riesce ad attecchire e ben presto Seba si ritrova a fuggire nell'estremo Nord del paese con il sostegno di pochi parenti (v. 14; cfr. 1Sam 22,1). Accerchiato dalle truppe di Ioab, viene infine ucciso dagli abitanti della città in cui aveva trovato rifugio (vv. 15-20). La narrazione della nuova rivolta è inframmezzata da due episodi relativi a quella appena conclusasi: la segregazione delle dieci concubine di Davide violate da Assalonne (v. 3, cfr. 16,20-22) e l'assassinio di Amasa da parte di Ioab (vv. 4-13, cfr. 19,14).

1. «uomo iniquo»: lett. «uomo di Belial» (cfr. Dt 13,14; Gdc 19,22; 1Sam 2,12; 25,25; 1Re 21,13). Nel NT «Belial» è uno dei soprannomi di Satana (2Cor 6,15) ma in ebraico bᵉliyya‘al è un termine dispregiativo che significa lett. «senza utilità». Dunque, oltre che «iniquo» (moralmente) Seba è anche un «buono a nulla», un inetto, un incosciente, un poco di buono: non potrà che finir male. «Bicri»: forma derivata da Becher, secondo figlio di Beniamino (Gn 46,21; 1Cr 7,6). «Non abbiamo alcuna parte»: lo stesso grido di rivolta (completato da un quarto stico) verrà ripetuto in 1Re 12,16 in occasione dello scisma di Geroboamo, che darà origine ai due regni del Nord e del Sud. «figlio di Iesse»: titolo offensivo (cfr. 1Sam 21,27.30.31).

3. Le dieci concubine lasciate a custodire la reggia durante l'insurrezione (15,16) e violate da Assalonne (16,20-22) vengono relegate per sempre in una dimora controllata, non perché Davide le voglia punire ma a causa della contaminazione che hanno subito (cfr. Lv 18,8; Dt 23,1; 27,20; Am 2,7). Pur non lasciando mancare loro nulla, il re non avrà più rapporti con loro per non aggiungere scandalo a scandalo.

4-13. Avendo nominato Amasa capo dell'esercito al posto di Ioab (19,14), Davide lo incarica di radunare tutti i combattenti di Giuda per contrastare Seba. Non vedendolo arrivare entro il tempo fissato, il re affida la spedizione ad Abisai. Con lui sono le truppe scelte di Davide, tra cui le guardie del corpo (Cretei e Peletei, cfr. 1Sam 30,14) e i «prodi» (cfr. 23,8-39). Giunti presso Gabaon (cfr. 2, 12) incontrano Amasa che sta tornando a Gerusalemme. Ioab coglie l'occasione per riprendere in mano il comando dell'esercito. Si avvicina ad Amasa per salutarlo e, mentre lo bacia (cfr. Mt 26,48!), lo trafigge al basso ventre (cfr. 3,27). Tolto di mezzo Amasa (in tutti i sensi: vv. 12-13) l'inseguimento riprende sotto il comando di Ioab. È difficile dire quanto i «figli di Zeruia» (3,39; 16,10; 19,23) siano devoti al re o quanto stiano curando i propri interessi. Di fatto hanno sfidato ancora una volta (cfr. 18,12-14) gli ordini di Davide. Ma verrà il giorno in cui pagheranno tutto (1Re 2,32-34).

6. «e ci sfugga»: con Vg lett. «e liberi i nostri occhi» (LXX: «oscuri i nostri occhi»). La locuzione vuol esprimere il fastidio, lo scacco provocato dall'eventuale rifugiarsi di Seba in una città fortificata, il che obbligherebbe a un lungo assedio (come di fatto avverrà: v. 15).

7. «Abisai uscì per la spedizione»: aggiunta esplicativa di BC. TM, LXX e Vg hanno: «Uscirono dietro di lui».

8. TM, LXX e Vg forniscono due differenti versioni dell'omicidio. TM dice che Ioab «estrasse ed essa cadde»: finge cioè che la spada cada mentre corre incontro ad Amasa e la raccoglie da terra con noncuranza per averla in mano senza destare sospetti. Similmente, per i LXX «la spada uscì e cadde» in seguito a qualche opportuna mossa. Per Vg, invece, la spada è fabbricata in modo tale che «con un lieve movimento» possa lestamente essere estratta e brandita. In tal caso Ioab l'avrebbe sfoderata nello stesso istante in cui bacia Amasa, sorprendendolo del tutto.

9. «prese Amasa per la barba per baciarlo»: in segno di deferenza e affetto (Ioab e Amasa sono cugini), il che rende ancor più odioso il tradimento (cfr. Prv 26,24-28; 27,6).

10. «era già morto»: apparente contraddizione col v. 12. Il testo vuol solo dire che Amasa è stato colpito a morte, senza prendere in considerazione il prolungarsi dell'agonia.

11. Uno degli scudieri di Ioab invita i soldati a non fermarsi (cfr. Es 32,26): se non amano Ioab (e c'è da credere che fossero molti a provare questo sentimento...) lo seguano almeno per Davide!

14-22. L'assedio di Abel-Bet-Maaca, la città dell'estremo nord (all'altezza di Dan e Tiro: 1Re 15,20; 2Re 15,29) in cui Seba s'è rifugiato con pochi seguaci, si conclude rapidamente grazie all'intervento di una «donna saggia» che prima chiede la ragione del pesante attacco sferrato da Ioab contro una città antica e veneranda come quella, poi esorta giudiziosamente i concittadini a consegnare la testa di Seba in cambio della pace. Vi sono alcune analogie col c. 14: in entrambe c'è una «donna saggia» che si preoccupa affinché non sia intaccata «l'eredità del Signore» (v. 19; 14,16) ma stavolta è la donna che parla e Ioab che ascolta (cfr. 14,2-3).

18-19a. «per sapere se... stabilite dai fedeli d'Israele»: il TM è molto rovinato. BC si basa parzialmente sui LXX. La donna vuol far desistere Ioab dalla distruzione della città che è rinomata in Israele per aver conservato intatte le antiche tradizioni civili e religiose del popolo.

20-22. Seba era entrato in città senza rivelare la propria condizione di ribelle. Conosciuti i termini della questione, i cittadini di Abel-Bet-Maaca non indugiano a liberarsene.

23-26. Le cariche amministrative sono rimaste pressoché immutate rispetto agli inizi del regno di Davide (cfr. 8,16-18). I figli di Davide sono stati sostituiti nell'ufficio di «ministri» (lett. «sacerdoti», cfr. 8,18) da Ira lo Iairita, e Adoniram (cfr. 1Re 4,6; 12,18) è stato preposto ai «lavori forzati» cui sono obbligati anche i sudditi non schiavi (cfr. 1Re 5,27-32; 12,4.10), specialmente nel settore dell'edilizia pubblica (cfr. 5,9).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Deforestazione e traffico illegale di legname. Una grave crisi ambientale. Il caso del Camerun


La deforestazione e il traffico illegale di legname in Camerun stanno spingendo il Bacino del Congo verso una grave crisi ambientale. Nonostante i tentativi governativi, il paese non ha protetto efficacemente i suoi quasi 22 milioni di ettari di foreste, che occupano il 45% del territorio nazionale. La crescente domanda globale di specie tropicali rare ha intensificato il disboscamento industriale fin dagli anni '90, con esportazioni dirette principalmente verso Cina, Vietnam, Belgio, Italia, Francia, Stati Uniti e Spagna.

Sebbene le esportazioni europee siano crollate dopo il 2018 a causa delle normative sulla legalità del legname, la domanda asiatica è cresciuta costantemente, con la Cina che nel 2019 ha importato legname per 1 miliardo di dollari dall'Africa Centrale.

Il traffico illegale rimane un problema strutturale: le aziende operano in aree proibite, falsificano documenti e utilizzano canali ufficiali per esportare legname illegale. La porosità dei confini camerunensi facilita ulteriormente il contrabbando verso paesi vicini come Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad, da dove il legname viene riesportato con documenti falsificati. Di conseguenza, lo Stato camerunense subisce perdite annuali di miliardi di franchi CFA in diritti di sfruttamento, tasse non pagate e mancati guadagni dalla lavorazione locale.

Per saperne di più:it.globalvoices.org/2026/04/re…

#deforestazione #africa #camerun #trafficoillegaledilegname #Africasubsahariana #Cina


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Deforestazione e traffico illegale di legname.


Deforestazione e traffico illegale di legname. Una grave crisi ambientale. Il caso del Camerun


La deforestazione e il traffico illegale di legname in Camerun stanno spingendo il Bacino del Congo verso una grave crisi ambientale. Nonostante i tentativi governativi, il paese non ha protetto efficacemente i suoi quasi 22 milioni di ettari di foreste, che occupano il 45% del territorio nazionale. La crescente domanda globale di specie tropicali rare ha intensificato il disboscamento industriale fin dagli anni '90, con esportazioni dirette principalmente verso Cina, Vietnam, Belgio, Italia, Francia, Stati Uniti e Spagna.

Sebbene le esportazioni europee siano crollate dopo il 2018 a causa delle normative sulla legalità del legname, la domanda asiatica è cresciuta costantemente, con la Cina che nel 2019 ha importato legname per 1 miliardo di dollari dall'Africa Centrale.

Il traffico illegale rimane un problema strutturale: le aziende operano in aree proibite, falsificano documenti e utilizzano canali ufficiali per esportare legname illegale. La porosità dei confini camerunensi facilita ulteriormente il contrabbando verso paesi vicini come Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad, da dove il legname viene riesportato con documenti falsificati. Di conseguenza, lo Stato camerunense subisce perdite annuali di miliardi di franchi CFA in diritti di sfruttamento, tasse non pagate e mancati guadagni dalla lavorazione locale.

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[tempistica]anche il garage] è inutilizzabile o berlina firma] [addio oriente in] ora questo momento non è possibile utilizzare la carta di -identità scade] ogni volta alla prima infanzia alla] seconda edizione lo posano fanno] straordinari poderali a] malta pietruzze assorbi rumore i [muri tengono per le inclinazioni sono portati con le mescolanze danno] abiti leggeri l'età nel quadrante in [colonne tono] su tono] galleggiati danneggianti


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per i fatti del 22 settembre - in occasione delle manifestazioni contro il...


per i fatti del 22 settembre – in occasione delle manifestazioni contro il genocidio – e per i compagni ingiustamente sotto scacco, si può contribuire con una donazione a GoFundMe (nella pagina al link tutto è spiegato): gofundme.com/f/il-22-settembre…


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NASCITA

come appena emerso

da naufragio di sangue a luce ferita

rosa del tuo fiato – madre -

(2011) .

Riflessione


Il poema ha un'intensità immediata e primordiale: il neonato che emerge è rappresentato con immagini viscerali e sacrali insieme, dove il sangue e la luce si sovrappongono a costruire una nascita che è al contempo violenta e tenera. La parola “madre” chiude il quadro in modo intimo e devoto.

Traduzione in inglese


as if just
emerged

from a shipwreck of blood
to wounded light

pink
of your breath – mother -

Interpretazione breve


  • Tema: il passaggio dalla ferita alla vita, il travaglio come trasformazione che restituisce luce.
  • Immagini chiave: “naufragio di sangue” evoca la violenza del parto; “luce ferita” trasforma la sofferenza in bellezza fragile; “rosa del tuo fiato” avvicina al corpo materno con delicatezza cromatica.
  • Tono e ritmo: versi brevi, a capo frequente, creano pause che simulano respiri affannati e momenti di stupore; il tratto isolato di “rosa” enfatizza l'epifania del colore e del respiro.


Suggerimenti di revisione


  • Valutare di mantenere la cesura ma ridurre qualche interruzione per aumentare musicalità e fluidità.
  • Considerare la capitalizzazione iniziale dei versi chiave per segnare il passaggio dall'orrore alla luce.
  • Se si vuole accentuare la dimensione materna, spostare o allungare il verso finale con un verbo che renda più esplicito il legame (es. “madre che mi accogli”).


Versione lirica e lineare


come appena emerso
da un naufragio di sangue alla luce ferita,
rosa del tuo fiato, madre.

.


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Il paradosso delle parole


Troppe persone si scagliano contro il “woke”, il “politicamente corretto”, rivendicano il diritto di usare liberamente termini offensivi verso interi gruppi. L'unica volta in cui do loro ragione è quando considerano insensato dire “operatore cimiteriale” al posto di “becchino” o “operatore ecologico” anziché “netturbino” perché chi si prende cura dei morti PRIMA della sepoltura non è chi fa il custode dei cimiteri, chi pulisce le strade non è lo stesso che smista i rifiuti dove ci si occupa di riciclo, ecc.

Il punto qui è proprio la morte: perché chi vorrebbe usare la n-word senza conseguenze, nel momento in cui muore fa un sacco di giri con le parole? Non dire “è morto improvvisamente”, ma “se n'è andato così com'è venuto” (manco fosse morto dopo una eiaculazione).

Oppure, “se n'è andato dolcemente”. Peggio ancora quando si parla di tumori maligni. Non un cancro, un tumore maligno. No. “Un male incurabile, un male cattivo, un brutto male”.

Il punto è che la morte tocca tutti, loro compresi. E le parole che la riguardano, fanno loro male. Li mettono a disagio. Non le usano. Mentre le altre? Le altre non li riguardano, usarle contro gli altri li fa sentire superiori.

Finché non arriva... la signora con la falce... a rimetterli al loro posto.


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Am Fluss(o) Pensieri tra la Limmat e Höngg – Log#01

C'è questa cosa del tempo che mi spaventa e mi innervosisce, che sono terrorizzato dal suo scorrere e al tempo stesso mi sembra non sia mai abbastanza. In 365 giri del sole intorno alla terra (almeno apparenti, capiscimi) non è cambiato poi tanto, a parte lo Stato, finiti i 20, un paio di chili in più, mezza casa che fu dei nonni, gli amici che iniziano a figliare e mille altre cose che quasi non riesco già a ricordare.

Negli occhi dei figli neonati dei miei amici (un conglomerato di amore impotente e inadatto alla vita) qualcosa mi ricorda mio nonno poco prima che morisse. Il ciclo della vita, all'inizio e alla fine restano bisogni fisiologici, esprimersi solo con la faccia, senza parole, a gemiti; poi addormentarsi profondamente con la bocca socchiusa subito dopo la poppata.

Negli occhi degli amici che sono padri; delle amiche che sono madri; vedo una luce che non ho. Forse dovremmo procreare anche noi, amore mio, per scrollarci di dosso questo terrore nel futuro, quest'ansia che il mondo finisca, se non domani fra cinquant'anni, spremuto tra le dita di un manipolo di tiranni e techbro sociopatici che boostano con la cocaina la produttività e vedono nel sonno una perdita di tempo. Nell'altro, un pollo da spennare, nel pollo, ormoni per avere più carne da divorare.

L'artificio è compiuto. Giuravo che non sarebbe successo, ma anche io sono diventato dipendente dall'IA, anche io prostituisco i miei dati ai techbro. Mi ero detto che sarebbe stato solo a lavoro, solo qualche volta, ma questa roba è una droga, limitless, sentirsi prestativi. Poco importa se sono gli algoritmi a prestare, e noi a regalare prompt spesso evitabili. Ho il terrore che il mio capo sappia che senza IA sono solo un inetto, perciò continuo. Delegare il processo mentale e la ricerca faticosa al di fuori di sé atrofizza il cervello e la fantasia. E non lo dico, io lo dice la scienza, e forse è per questo che ho disinstallato Instagram sul mio telefono, per sentirmi meno in colpa, o forse perché lo spettro della guerra era troppo pesante per la mia psiche, troppo pesante per continuare la mia vita un po' distrattamente facendo finta che vada tutto bene.

E senza IG posso fingere meglio. O forse l'ho disinstallato per la pubblicità, e perché Zuckerberg è uno di quei techbro di cui sopra. Non mi ricordo più. Vorrei scappare da questo loop di catene digitali, di big corps che vendono info alle intelligence sioniste per ammazzare gazawi in maniera più vicina all'ottima. Il capitalismo dei corpi: colpi di spugna a cancellare popoli, non potranno vendicarsi se son tutti morti. Ma rimangono spettri dentro resort per miliardari che si lamentano della cancel culture.

Tisana di miele e propoli: allevare api per rubare loro il miele e sostituirlo con acqua e zucchero, poi spacciarsi per paladini della biodiversità. Poco importa che le specie di api da miele si contano sulle dita di una mano, le altre 20mila non si contano perché non contano, perché sul mero polline non sappiamo ancora monetizzare. Che si estinguano grazie, più fiori per le nostre api.

Ma nel mondo c'è ancora del bello, c'è ancora del buono per parafrasare Samvise sull'orlo del vulcano. A me ogni tanto sembra possa bastare l'acqua fresca, ma poi ci ripenso e grido no, voglio l'acqua fresca per tutt, e miele per le api as it was meant to be. E se questo vuol dire rivoluzione, che rivoluzione sia, penso sorridendo sotto i baffi (non in senso figurato, un'altra novità di quest'ultimo anno è che me li sono fatti crescere).

Ma il bus sta quasi per arrivare a lavoro e la giornata credo andrà come tutte le altre: l'unica rivoluzione è quella terrestre (non in senso figurato nel senso di terra che si ribella ahimè, ma nel senso che gira intorno al sole). E se ci sarà evoluzione non credo sarà mia, o forse è solo così lenta da non potermene accorgere.

Il problema di questa routine è che ti dà abbastanza per sopravvivere ma che prende troppo per vivere come vorrei davvero. Il guaio delle nostre prigioni è che hanno l'acqua calda. Ma la temperatura sta crescendo lenta, rana bollita, brodo di umana.

A volte ho la sensazione di aver sacrificato tutto quello in cui credevo per queste catene fatte di meeting e giorni tutti uguali. All'inizio mi dicevo che era un compromesso, che era un'esperienza, che sarei tornato poi dove non so ma insomma che non sarei rimasto. Poi un giorno avevo l'emicrania e ho preso un moment di troppo e ora non ho più un momento per me. Queste parole le sto scrivendo di nascosto in ufficio, che comunque non ho voglia di lavorare, che comunque tra poco è Pasqua e subito dopo Natale, e se credi che ci sia una morale temo tu abbia capito male.

1 aprile 2026, Zurigo


log.livellosegreto.it/sirmarco…

Le classi esistono ancora, anche se non si devono nominare.


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(217)

(LDC1)

In #Italia ogni conflitto, aperto o latente, nasce da una diseguaglianza di fondo: quella tra chi possiede e chi sopravvive. In un paese che si illude di essere uscito dall’età delle contrapposizioni, la linea di frattura tra le classi si è soltanto spostata, assumendo forme più sottili, più digitali, ma non meno violente. Negli ultimi decenni il linguaggio politico ha provato a disinnescare la parola “classe”, quasi fosse un relitto ideologico. Si è preferito parlare di “merito”, “mobilità sociale” o “uguaglianza di opportunità”.

Ma dietro la facciata della modernità resta immutata la gerarchia di fondo: chi nasce povero continua, statisticamente, a restare tale, mentre chi nasce ricco eredita non solo patrimoni, ma anche relazioni, competenze e possibilità. In questa Italia apparentemente pacificata, la lotta di classe non è mai finita: ha solo cambiato campo di battaglia. Le nuove forme di conflitto sociale attraversano i luoghi di lavoro precario, le piattaforme digitali, le periferie abbandonate, le scuole pubbliche impoverite.

Dalle piazze per il diritto alla casa ai cortei studenteschi, fino alle battaglie per un salario minimo dignitoso, si muove una costellazione di resistenze che hanno tutte lo stesso nemico: un sistema economico che concentra ricchezza in poche mani e lascia briciole al resto della nazione. Eppure queste voci vengono spesso derise, ignorate o criminalizzate. La narrazione dominante le descrive come minoritarie o “ideologiche”, quando in realtà raccontano la condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati e migranti.

(LDC2)

La sinistra italiana sconta anni di arretramento culturale: ha accettato troppe volte le logiche del mercato e della finanza, dimenticando che la giustizia sociale non si misura in punti di PIL ma in vite dignitose. Il vero dramma è che anche il fronte istituzionale, l’attuale governo, procede in direzione opposta.Le politiche fiscali favoriscono i grandi patrimoni, la sanità pubblica viene smantellata pezzo per pezzo, la scuola vive di precarietà e tagli mentre il lavoro stabile è trattato come un privilegio.

Si parla di sicurezza e decoro, mai di povertà; si invocano le “radici cristiane” ma si abbandonano i più fragili. In questo scenario, riaffermare il valore delle lotte sociali significa restituire senso politico alla parola solidarietà. Significa ricordare che ogni rivendicazione, dal diritto a un reddito dignitoso alla difesa del territorio, riguarda sempre la distribuzione del potere e della ricchezza.

Riconoscere questo non è nostalgia, ma lucidità: finché l’Italia rimarrà divisa tra chi accumula e chi resiste, tra chi governa e chi sopporta, resterà intatta la verità di fondo da cui tutto parte: che ogni lotta, in ultima istanza, è una lotta di classe.

#Blog #LottaDiClasse #Italia #Diseguaglianze #Opinioni #Società


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Le classi esistono ancora, anche se non si devono nominare.


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(LDC1)

In #Italia ogni conflitto, aperto o latente, nasce da una diseguaglianza di fondo: quella tra chi possiede e chi sopravvive. In un paese che si illude di essere uscito dall’età delle contrapposizioni, la linea di frattura tra le classi si è soltanto spostata, assumendo forme più sottili, più digitali, ma non meno violente. Negli ultimi decenni il linguaggio politico ha provato a disinnescare la parola “classe”, quasi fosse un relitto ideologico. Si è preferito parlare di “merito”, “mobilità sociale” o “uguaglianza di opportunità”.

Ma dietro la facciata della modernità resta immutata la gerarchia di fondo: chi nasce povero continua, statisticamente, a restare tale, mentre chi nasce ricco eredita non solo patrimoni, ma anche relazioni, competenze e possibilità. In questa Italia apparentemente pacificata, la lotta di classe non è mai finita: ha solo cambiato campo di battaglia. Le nuove forme di conflitto sociale attraversano i luoghi di lavoro precario, le piattaforme digitali, le periferie abbandonate, le scuole pubbliche impoverite.

Dalle piazze per il diritto alla casa ai cortei studenteschi, fino alle battaglie per un salario minimo dignitoso, si muove una costellazione di resistenze che hanno tutte lo stesso nemico: un sistema economico che concentra ricchezza in poche mani e lascia briciole al resto della nazione. Eppure queste voci vengono spesso derise, ignorate o criminalizzate. La narrazione dominante le descrive come minoritarie o “ideologiche”, quando in realtà raccontano la condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati e migranti.

(LDC2)

La sinistra italiana sconta anni di arretramento culturale: ha accettato troppe volte le logiche del mercato e della finanza, dimenticando che la giustizia sociale non si misura in punti di PIL ma in vite dignitose. Il vero dramma è che anche il fronte istituzionale, l’attuale governo, procede in direzione opposta.Le politiche fiscali favoriscono i grandi patrimoni, la sanità pubblica viene smantellata pezzo per pezzo, la scuola vive di precarietà e tagli mentre il lavoro stabile è trattato come un privilegio.

Si parla di sicurezza e decoro, mai di povertà; si invocano le “radici cristiane” ma si abbandonano i più fragili. In questo scenario, riaffermare il valore delle lotte sociali significa restituire senso politico alla parola solidarietà. Significa ricordare che ogni rivendicazione, dal diritto a un reddito dignitoso alla difesa del territorio, riguarda sempre la distribuzione del potere e della ricchezza.

Riconoscere questo non è nostalgia, ma lucidità: finché l’Italia rimarrà divisa tra chi accumula e chi resiste, tra chi governa e chi sopporta, resterà intatta la verità di fondo da cui tutto parte: che ogni lotta, in ultima istanza, è una lotta di classe.

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2SAMUELE - Capitolo 19


1Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: “Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!”. 2Fu riferito a Ioab: “Ecco, il re piange e fa lutto per Assalonne”. 3La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: “Il re è desolato a causa del figlio”. 4Il popolo in quel giorno rientrò in città furtivamente, come avrebbe fatto gente vergognosa per essere fuggita durante la battaglia. 5Il re si era coperta la faccia e gridava a gran voce: “Figlio mio Assalonne, Assalonne, figlio mio, figlio mio!”. 6Allora Ioab entrò in casa del re e disse: “Tu fai arrossire oggi il volto di tutta la tua gente, che in questo giorno ha salvato la vita a te, ai tuoi figli e alle tue figlie, alle tue mogli e alle tue concubine, 7perché ami quelli che ti odiano e odii quelli che ti amano. Infatti oggi tu mostri chiaramente che capi e servi per te non contano nulla; ora io ho capito che, se Assalonne fosse vivo e noi quest'oggi fossimo tutti morti, questa sarebbe una cosa giusta ai tuoi occhi. 8Ora dunque àlzati, esci e parla al cuore dei tuoi servi, perché io giuro per il Signore che, se non esci, neppure un uomo resterà con te questa notte; questo sarebbe per te un male peggiore di tutti quelli che ti sono capitati dalla tua giovinezza fino ad oggi”. 9Allora il re si alzò e si sedette alla porta; fu dato quest'annuncio a tutto il popolo: “Ecco, il re sta seduto alla porta”. E tutto il popolo venne alla presenza del re.

Ritorno di Davide a Gerusalemme e repressione della rivolta (19,9b-20,26)Gli Israeliti erano fuggiti ognuno alla sua tenda. 10In tutte le tribù d'Israele tutto il popolo stava discutendo e diceva: “Il re ci ha liberati dalle mani dei nostri nemici e ci ha salvati dalle mani dei Filistei; ora è dovuto fuggire dalla terra a causa di Assalonne. 11Ma Assalonne, che noi avevamo unto re su di noi, è morto in battaglia. Ora perché indugiate a fare tornare il re?“. 12Ciò che si diceva in tutto Israele era giunto a conoscenza del re. Il re Davide mandò a dire ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr: «Riferite agli anziani di Giuda: “Perché volete essere gli ultimi a far tornare il re alla sua casa? 13Fratelli miei, voi siete mio osso e mia carne e perché dunque sareste gli ultimi a far tornare il re?“. 14Dite ad Amasà: “Non sei forse mio osso e mia carne? Dio mi faccia questo e anche peggio, se tu non diventerai davanti a me capo dell'esercito per sempre al posto di Ioab!“». 15Così piegò il cuore di tutti gli uomini di Giuda, come se fosse stato il cuore di un sol uomo; essi mandarono a dire al re: “Ritorna tu e tutti i tuoi servi”.16Il re dunque tornò e giunse al Giordano; quelli di Giuda vennero a Gàlgala per andare incontro al re e per fargli passare il Giordano.17Simei, figlio di Ghera, Beniaminita, che era di Bacurìm, si affrettò a scendere con gli uomini di Giuda incontro al re Davide. 18Aveva con sé mille uomini di Beniamino. Siba, il domestico della casa di Saul, i suoi quindici figli e i suoi venti servi si precipitarono al Giordano prima del re. 19La barca faceva la traversata per far passare la famiglia del re e poi fare quanto gli fosse sembrato opportuno. Intanto Simei, figlio di Ghera, si gettò ai piedi del re nel momento in cui passava il Giordano 20e disse al re: “Il mio signore non tenga conto della mia colpa! Quanto il tuo servo ha commesso quando il re, mio signore, è uscito da Gerusalemme, non ricordarlo, non lo conservi il re nel suo cuore! 21Certo, il tuo servo riconosce di aver peccato, ed ecco oggi, primo di tutta la casa di Giuseppe, sono sceso incontro al re, mio signore”. 22Ma Abisài, figlio di Seruià, disse: “Non dovrà forse essere messo a morte Simei perché ha maledetto il consacrato del Signore?”. 23Davide disse: “Che ho io in comune con voi, o figli di Seruià, perché diventiate oggi miei avversari? Si può mettere a morte oggi qualcuno in Israele? Non so già forse di essere oggi il re d'Israele?”. 24Il re disse a Simei: “Tu non morirai!”. E il re glielo giurò.25Anche Merib-Baal, nipote di Saul, scese incontro al re. Non si era curato i piedi né la barba intorno alle labbra e non aveva lavato le vesti dal giorno in cui il re era partito a quello in cui tornava in pace. 26Mentre andava a Gerusalemme incontro al re, il re gli disse: “Perché non sei venuto con me, Merib-Baal?”. 27Egli rispose: “O re, mio signore, il mio servo mi ha ingannato! Il tuo servo aveva detto: “Io mi farò sellare l'asino, monterò e andrò con il re, perché il tuo servo è zoppo”. 28Inoltre egli ha calunniato il tuo servo presso il re, mio signore. Però il re, mio signore, è come un angelo di Dio; fa' dunque ciò che sembrerà bene ai tuoi occhi. 29Perché tutti quelli della casa di mio padre erano solo degni di morte per il re, mio signore; ma tu hai posto il tuo servo fra quelli che mangiano alla tua tavola. E che diritto avrei ancora di supplicare il re?“. 30Il re gli disse: “Non occorre che tu aggiunga altre parole. Ho deciso: tu e Siba vi dividerete i campi”. 31Merib-Baal rispose al re: “Se li prenda pure tutti lui, dato che ormai il re, mio signore, è tornato in pace a casa sua!”.32Barzillài il Galaadita era sceso da Roghelìm e aveva passato il Giordano con il re, per congedarsi da lui presso il Giordano. 33Barzillài era molto vecchio: aveva ottant'anni. Aveva dato sostentamento al re mentre questi si trovava a Macanàim, perché era un uomo molto facoltoso. 34Il re disse a Barzillài: “Vieni con me; io provvederò al tuo sostentamento presso di me, a Gerusalemme”. 35Ma Barzillài rispose al re: “Quanti sono gli anni che mi restano da vivere, perché io salga con il re a Gerusalemme? 36Io ora ho ottant'anni; posso forse ancora distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo? Può il tuo servo gustare ancora ciò che mangia e ciò che beve? Posso udire ancora la voce dei cantanti e delle cantanti? E perché allora il tuo servo dovrebbe essere di peso al re, mio signore? 37Il tuo servo verrà con il re appena oltre il Giordano; perché il re dovrebbe darmi una tale ricompensa? 38Lascia che il tuo servo torni indietro e che io possa morire nella mia città, presso la tomba di mio padre e di mia madre. Ecco qui mio figlio, il tuo servo Chimam: venga lui con il re, mio signore; fa' per lui quello che ti piacerà”. 39Il re rispose: “Venga dunque con me Chimam e io farò per lui quello che a te piacerà; farò per te quello che desidererai da me”. 40Poi tutto il popolo passò il Giordano. Il re l'aveva già passato. Allora il re baciò Barzillài e lo benedisse; quegli tornò a casa.41Così il re proseguì per Gàlgala e Chimam era venuto con lui. Tutta la gente di Giuda e anche metà della gente d'Israele aveva fatto passare il re.42Allora tutti gli Israeliti vennero dal re e gli dissero: “Perché i nostri fratelli, gli uomini di Giuda, ti hanno prelevato e hanno fatto passare il Giordano al re, alla sua famiglia e a tutta la gente di Davide?”. 43Tutti gli uomini di Giuda risposero agli Israeliti: “Il re è un nostro parente stretto; perché vi adirate per questo? Abbiamo forse mangiato a spese del re o ci fu portata qualche porzione?”. 44Gli Israeliti replicarono agli uomini di Giuda: “Io ho dieci parti sul re e anche su Davide ho la preminenza rispetto a te; perché mi hai disprezzato? Non sono forse stato il primo a proporre di far tornare il re?”. Ma il parlare degli uomini di Giuda fu più ostinato di quello degli Israeliti.

__________________________Note

19,11 che noi avevamo unto re: solo qui si apprende di un’unzione regale di Assalonne. In 15,10 si parla del suono del corno che, nel rituale regale, sarà il segno di giubilo dell’avvenuta intronizzazione (1Re 1,34; 2Re 9,13; Sal 47,6).

19,21 la casa di Giuseppe: designa forse l’insieme delle tribù del nord, in contrapposizione con la “casa di Giuda” al sud.

19,44 dieci parti: la disputa tra gli Israeliti e gli uomini di Giuda manifesta una incomprensione, che prepara lo scisma di Geroboamo e il rifiuto della sovranità della stirpe di Davide da parte delle tribù del nord (vedi 1Re 12,16). Detto scisma è anticipato qui dall’insurrezione di Seba (20,1), che toccherà a Davide sedare, appena rientrato a Gerusalemme (20,6).

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Approfondimenti


1-9. Davide rimane annichilito. Si ritira nei locali al piano superiore della torre sovrastante la porta della città, ma il suo terribile lamento si ode ovunque. I combattenti rientrano in città vergognosamente, quasi che ciascuno si sentisse responsabile della morte di Assalonne (tutti avevano udito l'ordine del re: 18,5). Poiché Davide continua a ripetere: «Fossi morto io invece di te!» Ioab, con la freddezza che lo caratterizza (cfr. 3,26-27; 11,18-21; 14,1-3; 18,9-15; 20,8-13), lo rimprovera aspramente e lo pone dinanzi alle sue responsabilità: se non smette di piangere si alienerà la devozione di coloro che hanno rischiato tutto per difendere lui e la sua famiglia, e ciò sarebbe un guaio peggiore dell'aver perduto un figlio. Come era necessario uccidere Assalonne, così bisogna che Davide riprenda al più presto le sue funzioni. Alla fine la ragion di stato prevale sulla pietà paterna. D'altra parte non c'è nulla da fare: «Posso io farlo tornare? Io andrò da lui, ma lui non tornerà da me» (cfr. 12,23). La notizia: «il re si alzò e si sedette sulla porta» (cfr. 1Re 22,10; 2Cr 32,6) segnala la sua riassunzione dei poteri regali.

10-15. Davide ha recuperato il trono ma è ancora un re senza popolo e senza terra. La pericope precedente si è conclusa con la ripetizione della notizia già data in 18,17: «Tutto Israele era fuggito ciascuno alla sua tenda» (v. 9). Tutti hanno tradito il loro re e forse si vergognano, dopo quanto è accaduto, di riconoscersi nuovamente suoi sudditi. In tutte le tribù si discute della questione ma nessuno osa farsi avanti per primo, finché Davide interviene discretamente presso la propria tribù esortandola a prendere una decisione. La parentela che li unisce è più forte di ogni contrasto e per dimostrarlo compie un gesto di fiducia: come Assalonne aveva nominato Amasa capo dell'esercito al posto del cugino Ioab, Davide farà altrettanto, destituendo Ioab (i motivi non gli mancano di certo) e assumendo Amasa come generale supremo. La generosa offerta sortisce immediatamente l'effetto desiderato. Purtroppo Ioab non tollererà di essere un subalterno e presto si riprenderà il potere con la violenza (20,8-10.23).

16-24. Sulla via del ritorno Davide ritrova i personaggi che avevano segnato vari momenti della sua fuga: Simei, Ziba, Merib-Baal, Barzillai. Anche ora vi sono i veri amici e quelli che lo sono soltanto per interesse (Ziba) o per timore (Simei). Gli incontri hanno luogo presso il guado del Giordano di fronte a Galgala, dove la tribù di Giuda si è radunata per andare incontro al suo re. Presso il santuario di Galgala, luogo storico della prima Pasqua dopo l'esodo e della circoncisione del popolo (Gs 5,2-12), fu inaugurato, lett. «rinnovato» il regno di Saul (1Sam 11,14-15). In questo giorno anche il regno di Davide vie ne “rinnovato” e Davide vien riconosciuto come re (cfr. 1Sam 11,15). Per completare l'analogia tra i due episodi non manca neppure il contrasto fra coloro che vorrebbero punire gli oppositori (v. 22 e 1Sam 11,12) e la ferma benevolenza del sovrano (v. 23; cfr. 1Sam 11,13). In questa cornice solenne e carica di significati storici s'insinua fastidiosamente Ziba il profittatore (cfr. 16,1-4). Pur di strappare a Davide qualche altra concessione, non esita a precedere – lui, beniaminita – la delegazione di Giuda (v. 18). Neppure i mille uomini che Simei (cfr. 16,5-13) s'è portato appresso (v. 18) si danno da fare quanto «i suoi quindici figli e i suoi venti servi» (cfr. 9,10) per aiutare il re ad attraversare il fiume.

21. Tutti sono alla ricerca di una “primogenitura”. Simei si presenta non a titolo personale ma come «primo di tutta la casa di Giuseppe» (cui è collegata la tribù di Beniamino: Gs 14,1; 18,11). La folta delegazione che lo accompagna vuol significare la rinnovata devozione delle tribù del Nord al re Davide.

23. «Non so dunque che oggi divento re di Israele?»: la risposta di Davide ad Abisai (cfr. 16,9) ha tutto il sapore di una rivalsa sui «figli di Zeruia». Come in quell'occasione in cui dovette piegarsi alla loro determinazione (cfr. 3,39) essi tentano di ostacolare il Nord nel suo desiderio di riconciliazione con Giuda, ma Davide oggi può contare su un'autorità molto maggiore. Ciò che non poteva esigere, pur essendo già consacrato re, lo può ora che è «re di Israele».

24. «Tu non morirai»: Davide s'impegna con un giuramento, ma Salomone non è obbligato a rispettarlo. A lui, dunque, il compito di neutralizzare la maledizione di Simei (1Re 2,8-9.36-46; cfr. 21,3).

25-31. Appena toccata la riva israelita del Giordano ecco giungere il figlio di Gionata Merib-Baal sporco e lacero in segno di mestizia (cfr. 12,20; Dt 21,12-13), protestando di essere stato calunniato da Ziba (16,1-4). Mai avrebbe tradito il re che lo aveva accolto tra i suoi intimi! Non accusa Davide di aver sterminato i discendenti di Saul come affermava Simei (16,7-8; cfr. 21,1-14); anzi riconosce la sua magnanimità verso di loro nonostante avessero «meritato la morte» (cfr. 1Sam 20,1-21,1). Alla luce di tali considerazioni il re decide di rettificare almeno parzialmente la sua precedente delibera riguardo ai beni di Merib-Baal (16,4), ma questi rifiuta (vv. 30-31).

25. «nipote di Saul»: TM ha «figlio di Saul». Nella genealogia in linea diretta bēn, «figlio» può indicare anche i discendenti più o meno prossimi. In 9,7 Saul è chiamato «avo», lett. «padre», di Merib-Baal (cfr. Mt 1,1). «mani»: aggiunto con i LXX, lett. «non si era tagliate le unghie» (cfr. Dt 21,12).

28. «come un angelo di Dio»: cfr. 14,17

32-40. Commiato dal generoso Barzillai. Egli aveva messo a disposizione di Davide vivande e suppellettili (17,27-28), ed ora questi lo vorrebbe ricambiare offrendogli un posto alla sua mensa come aveva fatto con Merib-Baal (9,7). Barzillai declina l'invito facendo presente la sua vecchiaia: ormai incapace di gioire della vita di corte, sarebbe solo di peso. Gli affida invece il figlio Chimam, al quale Davide potrà fare quel che riterrà opportuno (lett. «fa' per lui quel che è bene ai tuoi occhi»). Il re gli risponde con squisita cortesia dichiarandosi pronto a sua volta ad esaudire i desideri dell'amico: «farò per lui quel che è bene ai tuoi occhi».

36. «distingere ciò che è buono da ciò che è cattivo»: non è il discernimento morale bensì quello de sensi. Vg traduce opportunamente: «distinguere il soave dall'amaro».

38. «presso la tomba di mio padre»: era una delle massime aspirazioni di un uomo. Morire significava riunirsi ai padri (Gn 25,8-10; 35,29; 47,30; Gdc 2,10; 2Sam 21,14; 1Re 2,10); «mio figlio»: aggiunta ad sensum (cfr. 1Re 2,7) col sostegno di pochi manoscritti greci. Discendenti di Barzillai sono citati nella lista dei reduci dall'esilio (Esd 2,61; Ne 7,63).

41-44. Passata l'emozione dei primi momenti la vecchia contesa fra le tribù si riaccende attorno alla persona del re. Israele si lamenta con Giuda per aver «portato via di nascosto», lett. «rubato», il re e la sua famiglia in occasione del passaggio del Giordano; Giuda si giustifica adducendo motivi di parentela con la famiglia reale. A loro volta le tribù del Nord rivendicano la preminenza basata su due argomenti: il numero delle tribù («Dieci parti mi spettano...») e – vergogna per Giuda! (cfr. 19,13) – la loro sollecitudine nell'invocare il ritorno del re. A questo punto scoppia il litigio e la tracotanza prevale (v. 44). Ancora una volta Davide tace (cfr. 13,21) senza rendersi conto che quest'alterco prelude a un nuovo scisma non meno doloroso del precedente.

44. «Non sono forse stato il primo a proporre»: lett. «non è stato forse affare mio il primo». La frase si può intendere in due modi: 1) Israele ha preceduto Giuda nell'iniziativa; 2) la «prima preoccupazione» in senso assoluto.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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La speranza nella crisi. Crisi petrolifera e transizione comunitaria.


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La crisi petrolifera e sistemica


Scrive l'economista Gabriele Guzzi in un post di ieri:

Non credo che ci rendiamo conto di quello che sta accadendo:

la più grave crisi energetica di sempre si sta avvicinando.

Se la guerra in Iran proseguisse ancora, non solo ci sarebbe una forte ripercussione sull'offerta mondiale – come già sta avvenendo – ma ci sarebbero effetti a cascata su tutti i mercati di approvvigionamento.

La possibile risposta delle élite europee – del tutto inadatte ad affrontare questi tempi – sarebbe austerità energetica e controllo sociale: una specie di mix perverso tra austerità e lockdown.

È proprio vero che viviamo nel disvelamento dell'Eurosuicidio: tutto si sta mostrando, tutto sta venendo alla luce. Ma in questo tempo di smascheramento si producono morti e feriti.

Dovremo ragionare sempre più seriamente su costruire reti autonome, anche per i beni di prima necessità, senza rinunciare a cambiare i rapporti di forza, cioè a provare a fare veramente politica.

È il tempo delle scelte, sia a livello personale che collettivo: o la guerra o un cambiamento radicale.

Non facciamoci ingannare dagli stregoni della separazione, e continuiamo ad alimentare un fuoco di verità e di comunità. Qui c'è il futuro dell'umanità.

Gabriele Guzzi


Ora, forse molti non se ne rendono conto, ma dal novecento in poi il nostro sistema si basa sul petrolio. La crisi del petrolio significa la crisi dell'industria, dei trasporti, dell'energia. Come rispondere a questa crisi. Abbiamo due alternative, che vanno in direzioni opposte:

  • futuro Mad Max: l'energia sarà nelle mani di sempre meno persone che, grazie a questo privilegio, potranno alimentare il sistema della guerra e del controllo totalitario sviluppato per tenere sottomessa la stragrande maggioranza della popolazione.
  • futuro Pianeta Verde: i popoli si auto-organizzano in modo da salvaguardare la civiltà, ridistribuendo equamente l'energia, adattandosi a un futuro più “verde”, con meno energia a disposizione, ma con più saggezza (maturità dell'umanità)

È ovvio che il sistema “Trump” sta spingendo nella prima direzione, bullizzando il resto del mondo per appropriarsi dei giacimenti petroliferi di Sudamerica e Medio Oriente, ed è altrettanto ovvio che le masse occidentali non sono psicologicamente pronte a impegnarsi per perseguire una via di umanizzazione e trasformazione sistemica.

Esistono però da decenni gruppi e persone che, rendendosi conto che la civiltà del petrolio stava per finire, si sono impegnati a creare, sperimentare e condividere gli strumenti per una transizione “sana” verso un mondo a meno energia e a maggiore felicità. Mi riferisco all'esperienza delle Transition Town (città in transizione)

Comunità in Transizione


La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.

È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.

transitionitalia.it/cose-la-tr…


Le Transition Towns (Città in Transizione) sono ==comunità locali che, partendo dall'iniziativa dei cittadini, si preparano a ridurre la dipendenza dal petrolio e contrastare il cambiamento climatico==. Nato nel 2005-2006 da Rob Hopkins nel Regno Unito, il movimento promuove resilienza, sostenibilità e buone pratiche come orti urbani, energie rinnovabili e mercati locali.

Ecco alcuni dettagli chiave sul movimento:

  • Origini: Il modello è nato a Kinsale (Irlanda) e Totnes (Inghilterra) tra il 2005 e il 2006 grazie al permacultore Rob Hopkins.
  • Obiettivi: Preparare le comunità al picco del petrolio e al riscaldamento globale, costruendo economie locali più solide, resilienti e autosufficienti.
  • Metodo: Si basa sulla “transizione”, un processo dal basso che incoraggia i cittadini a proporre soluzioni pratiche per ridurre sprechi e rifiuti.
  • Azioni concrete: Progetti comuni includono l'orticoltura urbana, la promozione della mobilità sostenibile, l'efficienza energetica e la creazione di monete locali.
  • Rete: Il movimento è internazionale, con il sito Transition Network che connette comunità e offre risorse. In Italia, la rete è coordinata da Transition Italia.

Il cuore del movimento è la capacità di immaginare un futuro sostenibile e agire localmente attraverso la collaborazione e la riprogettazione degli stili di vita.

[! info] video presentazione di Cristiano Bottoneyoutube.com/embed/40Zgh17fIyo?…

youtube.com/watch?v=40Zgh17fIy…


Proprio il mese scorso, il Parlamento scozzese ha approvato il Community Wealth Building Bill, una legge che impone un modello alternativo di sviluppo economico per favorire lo sviluppo delle comunità localiContro il capitalismo estrattivo, la Scozia sceglie l’economia delle comunità locali


noblogo.org/metanoeite/la-sper…


La speranza nella crisi. Crisi petrolifera e transizione comunitaria.


È ormai diventato un luogo comune che le crisi possano essere occasioni di grande cambiamento, occasioni per uscire dalla nostra zona di confort (e questo vale sia per i singoli che per le società). Al di là della tragedia umanitaria e dell'oltraggio al diritto internazionale compiuto dalle “democrazie”, quali preziose opportunità di cambiamento si celano dietro l'attuale, spaventosa crisi in Medio Oriente? Possiamo accogliere questa crisi, tragedia per il business as usual, come un volano che ci fornisca l'energia (spirituale) per realizzare una società radicalmente nuova e realmente sostenibile?

Cosa sta accadendo


Relativamente ai recenti sviluppi della situazione in medio oriente, scrive l'economista Gabriele Guzzi in un un post di ieri:

Non credo che ci rendiamo conto di quello che sta accadendo:

la più grave crisi energetica di sempre si sta avvicinando.

Se la guerra in Iran proseguisse ancora, non solo ci sarebbe una forte ripercussione sull'offerta mondiale – come già sta avvenendo – ma ci sarebbero effetti a cascata su tutti i mercati di approvvigionamento.

La possibile risposta delle élite europee – del tutto inadatte ad affrontare questi tempi – sarebbe austerità energetica e controllo sociale: una specie di mix perverso tra austerità e lockdown.

È proprio vero che viviamo nel disvelamento dell'Eurosuicidio: tutto si sta mostrando, tutto sta venendo alla luce. Ma in questo tempo di smascheramento si producono morti e feriti.

Dovremo ragionare sempre più seriamente su costruire reti autonome, anche per i beni di prima necessità, senza rinunciare a cambiare i rapporti di forza, cioè a provare a fare veramente politica.

È il tempo delle scelte, sia a livello personale che collettivo: o la guerra o un cambiamento radicale.

Non facciamoci ingannare dagli stregoni della separazione, e continuiamo ad alimentare un fuoco di verità e di comunità. Qui c'è il futuro dell'umanità.

Gabriele Guzzi

Ora, forse molti non se ne rendono conto, ma dal novecento in poi la nostra organizzazione socioeconomica si basa sul petrolio a basso costo, dal quale produce gran parte dei nostri prodotti di uso quotidiano (dalle aspirine alla plastica, dai rossetti a capi d’abbigliamento) e che ci permette di localizzare la produzione, progettando in America, producendo in Asia, confezionando in Africa e vendendo in Europa. Anche l'elettricità che consumiamo, i mezzi di trasporto che usiamo quotidianamente sono fortemente dipendenti dal petrolio. Quindi la crisi del petrolio conduce direttamente alla crisi dell'industria, dei trasporti, della socialità, dell'energia. Questo non significa che il petrolio sparirà, ma che sarà sempre meno accessibile, o che comunque costerà molto di più di quanto costa ora, indipendentemente da una qualsiasi proclamazione o manovra che potranno escogitare i nostri governi. Qualcuno ha detto che la nostra società è drogata di petrolio, e stiamo per entrare in un regime di astinenza forzata.Cosa ci aspetta quindi? Se una persona fortemente dipendente da sostanze rimane in privazione ed entra in crisi da astinenza, ha di fronte a sé una scelta: fare letteralmente di tutto (violenze, truffe, prostituzione) per procurarsi le sostanze da cui dipende, oppure entrare in un regime di disintossicazione, che potrà essere difficile ma che porterà senza dubbio ad un futuro più libero e sereno. Anche per la nostra società possiamo individuare due modelli, che dipendono dal mondo in cui scegliamo di rispondere a questa crisi. Le alternative che si prospettano vanno in direzioni opposte:

  • Futuro alla Mad Max: l'energia sarà nelle mani di gruppi sempre più ristretto di persone che, grazie a questo privilegio, potranno alimentare il sistema della guerra e del controllo totalitario sviluppato per tenere sottomessa la stragrande maggioranza della popolazione.
  • Futuro Pianeta Verde: i popoli si auto-organizzano in modo da salvaguardare la civiltà, ridistribuendo equamente l'energia, adattandosi a un futuro più “verde”, con meno energia a disposizione, ma con più saggezza (maturità dell'umanità)

È ovvio che il sistema “Trump” sta spingendo nella prima direzione, bullizzando il resto del mondo per appropriarsi dei giacimenti petroliferi di Sudamerica e Medio Oriente, ed è altrettanto ovvio che le masse occidentali non sono psicologicamente pronte a impegnarsi con decisione per perseguire una via di umanizzazione e trasformazione sistemica.

Esistono però da decenni minoranze attive che, rendendosi conto che la civiltà del petrolio stava per finire, si sono impegnati a creare, sperimentare e condividere gli strumenti per una transizione “sana” verso un mondo a meno energia e a maggiore felicità. Oltre agli ecovillaggi, ai gruppi per il cambiamento degli stili di vita, o a quelli che volti alla decrescita, alla permacultura, le Comunità Laudato Sì, vorrei portare l'attenzione sulle esperienze legate alle Transition Town (città in transizione) che rispondono “chirurgicamente” a uno scenario di crisi petrolifera globale che era stato previsto da decenni e che ora si sta dispiegando davanti ai nostri occhi.

Il movimento delle città in transizione


La premessa di base sulla quale si fondano le pratiche di transizione è questa:

La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.

È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.

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https://jessicaperlstein.com/products/the-fifth-sacred-thing-international?_pos=1&_sid=685317ed0&_ss=r[Jessica Perlstein, The Fifth Sacred Thing]

Le Transition Towns (Città in Transizione) sono quindi comunità locali che, partendo dall'iniziativa dei cittadini, si preparano a ridurre la dipendenza dal petrolio e contrastare il cambiamento climatico. Nato nel 2005-2006 da Rob Hopkins nel Regno Unito, il movimento promuove dal basso resilienza, sostenibilità e buone pratiche come orti urbani, energie rinnovabili e mercati locali, fino ad arrivare a modelli di organizzazione municipale.

Ecco alcuni dettagli chiave sul movimento:

  • Origini: Il modello è nato a Kinsale (Irlanda) e Totnes (Inghilterra) tra il 2005 e il 2006 grazie al permacultore Rob Hopkins.
  • Obiettivi: Preparare le comunità al picco del petrolio e al riscaldamento globale, costruendo economie locali più solide, resilienti e autosufficienti.
  • Metodo: Si basa sulla “transizione”, un processo dal basso che incoraggia i cittadini a proporre soluzioni pratiche per ridurre sprechi e rifiuti.
  • Azioni concrete: Progetti comuni includono l'orticoltura urbana, la promozione della mobilità sostenibile, l'efficienza energetica e la creazione di monete locali al fine di mantenere la ricchezza sul territorio.
  • Rete: Il movimento è internazionale, con il sito Transition Network che connette comunità e offre risorse. In Italia, la rete è coordinata da Transition Italia.

Il cuore del movimento è la capacità di immaginare un futuro sostenibile e agire localmente attraverso la collaborazione e la riprogettazione degli stili di vita.

[! info] video presentazione di Cristiano Bottoneyoutube.com/embed/40Zgh17fIyo?…

youtube.com/watch?v=40Zgh17fIy…

In cosa consiste questa metodologia?«Attualmente è denominata “Local Transformation Toolkit” ed è stata sperimentata attraverso un progetto di 4 anni chiamato “Municipalities in Transition” che ha visto applicazioni pilota in Italia (Valsamoggia, Roma V Municipio, Santorso), Spagna, Ungheria, Portogallo e Brasile. Si tratta di dotare la comunità di tutto ciò che serve a formare un centro permanente di sviluppo, coordinamento e valutazione delle attività di transizione che possa operare e prendere decisioni al di fuori dei normali processi di competizione politica e pressione di mercato, focalizzandosi completamente sul senso delle azioni da intraprendere.Cristiano Bottone

terranuova.it/news/stili-di-vi…


Segnaliamo inoltre che proprio il mese scorso, il Parlamento scozzese ha approvato il Community Wealth Building Bill, una legge che impone un modello alternativo di sviluppo economico per favorire lo sviluppo delle comunità localivalori.it/scozia-legge-svilupp…

Non si tratta quindi di apportare dei cambiamenti cosmetici alla società, o togliere per 20 giorni le accise sulla benzina, oppure riempire il territorio di mega impianti industriali atti a produrre energia più o meno verde ma, come ha affermato la relatrice ONU Francesca Albanese, è necessario fare i conti con il colonialismo intrinseco nella nostra società, e da questa partorirne una nuova, basata su altri valori, fondata sull'amore. Sono questi valori, elevati ma antichi, che possono e devono guidarci nella foschia di guerra nella quale siamo immersi.

Risorse:


#società #economia #crisi #transizione #conversione #regno


Una sola priorità: suicidarsi con le primarie


Quando si esaurirà finalmente la sbornia collettiva post referendum di giornalisti e politici di opposizione? La Gruber, a distanza di due settimane, al consueto meteorismo verbale dei Bocchino, delle Bolloli e dei Senaldi, risponde ancora con “Comunque il No ha vinto e il Sì ha perso”. Ok, va bene... e adesso?

Naturalmente a quei laidi cortigiani senza dignità, non importa nulla di avere perso il referendum. Loro si fanno pagare per diffondere menzogne, inquinare i pozzi e titillare i più bassi istinti dell'italico elettore.

Malgrado il fallimento, occupano ancora le poltrone di Direttore e Vicedirettore della cartastraccia su cui scrivono, che sono rimasti i soli al mondo a chiamare ancora giornali.

Perché? Semplice, perché i lorolauti e rubati stipendi sono pagati anche da noi attraverso contributi pubblici. Non solo, Libero, nella cui redazione si registra la più alta concentrazione di servi pennivendoli, è uno dei quotidiani che riceve in assoluto la maggiore quantità di contributi pubblici. Ciò spiega perché le sue firme più “autorevoli”, e più ospitate in TV, siano così solerti e attive nella loro opera di servilismo e sevizie della verità oggettiva.

Fatta questa breve digressione, torno alla pseudo-sinistra che, dopo la schiacciante vittoria non sua, riprende il filo del discorso dove lo aveva lasciato due settimane fa: suicidarsi politicamente.

La scelta su come suicidarsi è caduta ancora una volta sulle primarie. Giusto perché l'elettorato di sinistra ma soprattutto quello che si è rotto le balle di andare a votare senza alcuna speranza, ha proprio ancora bisogno dell'ennesimo duello politico fratricida senza esclusione di colpi.

Mi raccomando, confermare sempre la totale incapacità della sinistra (però mi viene il vomito a chiamarla così) a trovare un accordo che duri più di un cambio di mutande è un imperativo categorico assoluto ineludibile.

Ma attenzione, qualcuno ha trovato la soluzione alternativa! Ancora più sucida delle primarie: trovare un leader federatore moderato. Moderato? E che cazzo ci facciamo con la moderazione quando i fascisti vincono con la violenza verbale, con le menzogne e la falsa propaganda e diffondendo odio e livore contro i più deboli e i poveri?

sniff sniff... mi sembra di sentire l'acre olezzo di Renzi e Franceschini...

I nomi venuti fuori sono già un caso di studio per la psichiatria mondiale.Gabrielli, ex-capo della polizia. Il candidato perfetto per il voto dei giovani, a cui questa sgangherata sinistra-democrista dice di volersi rivolgere e chiede di mantenere l'attivismo.

Ruffini, il democristiano figlio di Ministro democristiano, nipote del cardinale e arcivescovo di Palermo e ex-direttore dell'Agenzia dell'Entrate. Ottimo e abbondante per compattare ancora di più a destra il vastissimo e trasversale popolo di evasori fiscali italiani e a far tirare giù tutti i santi del Paradiso dai veri e genuini elettori di sinistra che credono ancora in uno Stato fortemente laico.

Now playing:“You Can't Bring Me Down”Lights...Camera...Revolution! – Suicidal Tendencies – 1990


noblogo.org/grad/una-sola-prio…

bisogna dirlo chiaramente come lo dice e lo scrive - a caratteri cubitali - Ugo...


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bisogna dirlo chiaramente come lo dice e lo scrive – a caratteri cubitali – Ugo Pierri a Trieste: “chi fabbrica, chi vende, chi usa le armi è un grandissimo figlio di mignotta” (striscione all'ultimo piano di via del Veltro 59)

slowforward.net/2026/04/01/ts-…

differx.noblogs.org/2026/04/01…

differx.tumblr.com/post/812689…


noblogo.org/differx/bisogna-di…

Ipocrisia anche basta


Perché a doverci vergognare e nascondere siamo sempre noi persone, in qualche modo, marginalizzate? LGBT, con HIV, con disabilità, migranti, o con più di una condizione in contemporanea. I guerrafondai, giustizialisti da tastiera, estremisti di ogni genere urlano in continuazione. Poi se sei una persona con disabilità devi piegarti alle loro aspettative: – chi si piange addosso, pieno di problemi, che chiede aiuto; – chi fa l'eroe, in una volgare pornografia dell'ispirazione e del dolore.

Anche basta. L'ultima mi arriva da qualcuno secondo cui io, HIV negativa, non dovrei parlare della mia passata relazione con un uomo HIV positivo.

Se lui è sempre stato il primo a non nascondersi, perché dovrei farlo io? Perché dovrei negare il mio passato? Non ho rubato né truffato né ammazzato qualcuno. Parlare significa esistere, far sentire la propria voce in un mondo che si muove come se tu non ci fossi; paghi le tasse, rispetti le leggi, ma guai se chiedi qualcosa in più di quello che ti concedono. Lo stigma esiste, e io sono stata fortunata a non subire ripercussioni come è accaduto ad altri nella stessa situazione, o che vivono col virus direttamente. Quando posso, cerco di dare voce anche agli altri e soprattutto di combattere l'attivismo performativo, la pornografia del dolore. Quell'atteggiamento indecente di chi parla di sé per costruire un prodotto. Io non sono in vendita, sono una persona attiva nelle cause in cui credo. E mando a quel paese l'ipocrisia.


noblogo.org/elettrona/ipocrisi…

Van Morrison - Versatile (2017)


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Nell’arco di poco meno di un anno Van Morrison ha scodellato ben tre nuovi album. E fin qui non ci sarebbe da meravigliarsi, se non fosse che il settantaduenne songwriter irlandese ha confezionato altrettante leccornie sonore. Dopo “Keep Me Singing” e “Roll With The Punches”, ecco arrivare, a sorpresa, il trentasettesimo pezzo della sua discografia personale, “Versatile”... artesuono.blogspot.com/2017/12…


Ascolta il disco: youtube.com/watch?v=0mUgNQxPPy…



noblogo.org/available/van-morr…


Van Morrison - Versatile (2017)


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Nell’arco di poco meno di un anno Van Morrison ha scodellato ben tre nuovi album. E fin qui non ci sarebbe da meravigliarsi, se non fosse che il settantaduenne songwriter irlandese ha confezionato altrettante leccornie sonore. Dopo “Keep Me Singing” e “Roll With The Punches”, ecco arrivare, a sorpresa, il trentasettesimo pezzo della sua discografia personale, “Versatile”... artesuono.blogspot.com/2017/12…


Ascolta il disco: youtube.com/watch?v=0mUgNQxPPy…


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Il contrabbando di sigarette come fenomeno transnazionale: flussi, connessioni e minacce


Una recente operazione internazionale (condotta il 24 marzo 2026) e supportata tecnicamente da Europol, ha smantellato una vasta rete criminale dedita al contrabbando di sigarette contraffatte che operava dal Regno Unito verso l'Europa.

L'inchiesta è partita nel settembre 2024 a seguito del sequestro di 12 milioni di sigarette contraffatte nel porto di Genova. Le sigarette erano prodotte in Armenia e spedite via Georgia. L'operazione è stata guidata dall'Ufficio della Procura Europea (EPPO) di Torino e ha coinvolto autorità di cinque paesi: Italia, Polonia, Francia, Regno Unito e Svizzera. L'organizzazione transnazionale aveva la sua base operativa nel Regno Unito, con ramificazioni in Europa, Africa e Asia. Per eludere i controlli doganali, i carichi venivano instradati attraverso rotte complesse che includevano Georgia, Kenya, Paesi Bassi e Turchia. ** Utilizzavano container con doppio fondo e presentavano dichiarazioni doganali fraudolente, dichiarando il carico come materiale da costruzione. Sono stati arrestati lavoratori portuali sospettati di agevolare il passaggio dei carichi bypassando i controlli tramite l'uso di sigilli per container clonati.

Si trattava di un'organizzazione a conduzione familiare collegata a criminali turchi di alto livello coinvolti in altri reati gravi, come il traffico di droga. Il gruppo si avvaleva di una società nell'area di Genova per le procedure doganali, magazzini in provincia di Alessandria per lo stoccaggio e un esperto informatico che creava siti web e indirizzi email falsi per nascondere l'identità dei destinatari. Usavano inoltre piattaforme di comunicazione criptate. Cinque sospetti sono stati posti in custodia cautelare tra Italia, Polonia e Regno Unito. Nel giorno dell'operazione sono stati sequestrati beni per circa 2,5 milioni di euro. Le attività di contrasto precedenti avevano già portato al sequestro di oltre 40 tonnellate di tabacco illecito, con un valore di mercato stimato in 15 milioni di euro e una perdita fiscale sventata per l'UE di oltre 10 milioni di euro.

Il contrabbando di tabacchi lavorati rappresenta una sfida criminale complessa che impatta pesantemente sull'Erario, sulla salute pubblica e sulla sicurezza dell'Unione Europea. Nonostante l'incidenza del consumo illecito in Italia si attesti su livelli contenuti (5,8%) rispetto alla media europea, la perdita stimata di entrate fiscali per il Paese raggiunge il miliardo di euro annuo (10 miliardi a livello UE).

La principale leva del contrabbando è l'estrema variabilità dei prezzi tra i Paesi. Si passa dai 0,52 € dell'Ucraina agli oltre 12 € della Norvegia (l'Italia si attesta a 4,76 €). Al fenomeno classicamente conosciuto, si aggiungono le “Illicit Whites”, prodotte legalmente in territori extra-UE ma destinate esclusivamente al mercato illecito, che rappresentano oltre il 60% dei sequestri in Italia. Il marchio Regina è il più diffuso in questo segmento. Le Illicit Whites (o cheap whites) sono destinate principalmente a essere contrabbandate in altri mercati dove non hanno una distribuzione legale o dove la loro disponibilità è limitata. A differenza delle sigarette contraffatte, che sono prodotte illegalmente da soggetti diversi dal titolare del marchio, le Illicit Whites sono prodotti originali fabbricati da produttori legittimi E' la Grecia a fungere da hub logistico fondamentale. I carichi provenienti dall'Est Europa e dall'Asia transitano per i porti ellenici (Patrasso, Pireo) per raggiungere l'Italia via mare attraverso Ancona, Bari e Taranto. Le organizzazioni utilizzano la “parcellizzazione” dei carichi (mediana di circa 2 kg per sequestro) per minimizzare le perdite economiche in caso di intervento delle autorità. In Italia, il fenomeno è radicato al Sud, con Napoli come epicentro (un pacchetto su quattro è illecito). Al Nord, Trieste emerge come punto critico a causa della vicinanza con la Slovenia.

Inquadramento e Dimensioni del Fenomeno

Il contrabbando di tabacchi è una frode fiscale articolata che sottrae risorse vitali al bilancio dello Stato. Oltre al danno erariale, il fenomeno comporta:

  • Rischi per la salute: Le sigarette illecite non rispettano gli standard di controllo e autorizzazione.
  • Sicurezza Nazionale: Esiste una correlazione documentata tra i proventi del contrabbando e il finanziamento di altre attività illecite, come il traffico di armi, droga e il terrorismo. Ciò si traduce in un danno per la sicurezza complessiva del Paese e dell'Unione Europea, poiché permette a organizzazioni mafiose (come la Camorra o la Sacra Corona Unita) di acquisire liquidità e potere. Si pensi al Montenegro, che ha rappresentato una vulnerabilità critica per la sicurezza nazionale italiana a cavallo del millennio, fungendo da base logistica per traffici su scala industriale gestiti dalla criminalità organizzata, una situazione che ha richiesto un intervento massiccio per impedire che il territorio diventasse una zona di totale impunità criminale. Tra il 1997 e il 2000, le coste pugliesi furono teatro di massicci sbarchi di carichi di sigarette provenienti proprio dal Montenegro e dall'Albania, traffici che avvenivano sotto la direzione della Sacra Corona Unita, che ne curava la distribuzione sul territorio. I contrabbandieri utilizzavano fuoristrada modificati con blindature in acciaio (mezzi corazzati) per speronare i veicoli delle forze dell'ordine, rappresentando una sfida diretta all'autorità dello Stato. Questa situazione di allarme portò all'avvio dell'Operazione Primavera nel 2000, con l'impiego di circa 1900 effettivi (Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia) per sradicare il fenomeno e ripristinare la legalità. Attualmente il Montenegro continua a comparire nei rapporti recenti come un punto di origine per sigarette destinate al mercato croato (grazie ai prezzi molto bassi, circa 1 € a pacchetto rispetto ai costi europei) e un porto di partenza (Antivari/Bar) per carichi sequestrati in Grecia. Nel 2023, si è registrato un calo significativo (-11,8%) nella quota di sigarette illecite consumate in Montenegro, segno di un possibile miglioramento dei controlli interni

Si possono distinguere due modalità principali di introduzione illecita:

  • Contrabbando Intraispettivo: Le merci entrano dai varchi doganali con documentazione falsa (es. dichiarando carichi a minore incidenza fiscale).
  • Contrabbando Extraispettivo: Le merci evitano i controlli doganali passando per rotte clandestine (storicamente gli “spalloni” alpini, oggi scafi veloci o rotte transfrontaliere).

Il Contesto Europeo

L'incidenza del consumo illecito varia drasticamente all'interno dell'UE. Mentre la Lettonia guida la classifica con oltre il 22% di sigarette illecite, l'Italia occupa il 19° posto (5,8%).

I flussi verso l'Italia originano principalmente da Ucraina, Bielorussia, Romania, Emirati Arabi e Tunisia. Di particolare rilievo è il ruolo del canale duty free, da cui proviene una quota crescente di prodotti poi immessi illegalmente sul mercato (43,8% dei pacchetti non domestici rilevati nel 2017).

Il Mercato delle “Illicit Whites” e dei Marchi Noti

Le illicit whites rappresentano la sfida più pressante per le autorità. In Italia, la loro incidenza è in forte aumento (+13,5% rispetto al 2015).

Il prezzo sul mercato illegale italiano oscilla generalmente tra 2,50 € e 4,00 €, rendendo l'acquisto estremamente vantaggioso rispetto al mercato legale.

  • Marchi Noti: Marlboro (leader nel mercato illecito), Winston, Rothmans, Chesterfield, L&M.
  • Illicit Whites: Regina (leader assoluto), Marble, Pine, Minsk, Mark1.

3.2 Provenienza delle sigarette illecite (Miliardi di pezzi – 2016)

  • Illicit Whites: 2,47 mld (in forte crescita).
  • Ucraina: 0,99 mld (aumento del 309% rispetto al 2015).
  • Canale Duty Free: 0,40 mld.
  • Contraffatte: 0,20 mld (in netto calo).

Analisi Territoriale e Operativa in Italia

Il consumo di sigarette “non domestiche” (lecite acquistate all'estero o illecite) segue logiche geografiche precise:

  • Napoli: Città con il radicamento più profondo (24,1% di pacchetti non domestici). La vendita avviene spesso alla luce del sole tramite bancarelle rimovibili.
  • Trieste: Seconda città per incidenza (14,3%). Il dato è trainato dal differenziale di prezzo con la vicina Slovenia (-1,25 € a pacchetto).
  • Sud Italia: In città come Palermo, le illicit whites rappresentano quasi il 70% del mercato non domestico.

Con riguardo all'attività di contrasto, nel 2017, la Campania ha registrato il maggior numero di operazioni (Napoli da sola copre il 48% dei sequestri nazionali). Tuttavia, le quantità maggiori sono state intercettate in luoghi di transito e stoccaggio:

  • Trieste: Sequestrate 70 tonnellate (un quarto del totale nazionale) in poche operazioni mirate.
  • Pavia: Sequestrate oltre 35 tonnellate in un'unica operazione che ha smantellato una fabbrica illegale interna ai confini nazionali.

I mezzi più utilizzati per il trasporto sono autovetture, tir e furgoni. I tir e le navi garantiscono i carichi più voluminosi, mentre l'auto rimane il mezzo preferito per la distribuzione capillare e parcellizzata.

Il Caso Greco: Hub e Mercato Interno

La Grecia riveste un ruolo duale: è sia un mercato di consumo ad alta incidenza illecita (18,8%), sia un punto di transito critico.

I carichi arrivano in Grecia spesso dopo aver transitato in zone di libero scambio come Jebel Ali (Emirati Arabi) o Port Klang (Malesia). Contrariamente all'Italia, il mercato illecito greco presenta un prezzo omogeneo di 1,50 € per pacchetto, indipendentemente dal marchio. La riforma delle accise del 2012 ha causato un brusco aumento dei prezzi nel mercato lecito, spingendo i consumatori della fascia bassa verso l'illegalità.

Prospettive Future

Appare evidente la necessità di evolvere verso un approccio di Risk Analysis avanzato, basato sull'integrazione di dati pubblici e privati.

Raccomandazioni strategiche:

  1. Definizione Univoca: È necessario armonizzare la terminologia (es. distinzione tra illicit whites e cheap whites) a livello internazionale per coordinare meglio le indagini.
  2. Database Condivisi: Creazione di una mappatura transnazionale dei marchi di illicit whites per agevolare l'identificazione e il tracciamento da parte delle autorità (come la Guardia di Finanza e l'ADM).
  3. Cooperazione Internazionale: Rafforzare il coordinamento investigativo attraverso organismi come Eurojust, specialmente sulla rotta Italia-Grecia.
  4. Monitoraggio della Tracciabilità: Focus non solo sulle sanzioni, ma sul governo dell'intera filiera dei tabacchi per prevenire le fuoriuscite illecite.

#contrabbando contrabbandodisigarette #contrabbandotle #tle


noblogo.org/cooperazione-inter…


Il contrabbando di sigarette come fenomeno transnazionale: flussi, connessioni...


Il contrabbando di sigarette come fenomeno transnazionale: flussi, connessioni e minacce


Una recente operazione internazionale (condotta il 24 marzo 2026) e supportata tecnicamente da Europol, ha smantellato una vasta rete criminale dedita al contrabbando di sigarette contraffatte che operava dal Regno Unito verso l'Europa.

L'inchiesta è partita nel settembre 2024 a seguito del sequestro di 12 milioni di sigarette contraffatte nel porto di Genova. Le sigarette erano prodotte in Armenia e spedite via Georgia. L'operazione è stata guidata dall'Ufficio della Procura Europea (EPPO) di Torino e ha coinvolto autorità di cinque paesi: Italia, Polonia, Francia, Regno Unito e Svizzera. L'organizzazione transnazionale aveva la sua base operativa nel Regno Unito, con ramificazioni in Europa, Africa e Asia. Per eludere i controlli doganali, i carichi venivano instradati attraverso rotte complesse che includevano Georgia, Kenya, Paesi Bassi e Turchia. ** Utilizzavano container con doppio fondo e presentavano dichiarazioni doganali fraudolente, dichiarando il carico come materiale da costruzione. Sono stati arrestati lavoratori portuali sospettati di agevolare il passaggio dei carichi bypassando i controlli tramite l'uso di sigilli per container clonati.

Si trattava di un'organizzazione a conduzione familiare collegata a criminali turchi di alto livello coinvolti in altri reati gravi, come il traffico di droga. Il gruppo si avvaleva di una società nell'area di Genova per le procedure doganali, magazzini in provincia di Alessandria per lo stoccaggio e un esperto informatico che creava siti web e indirizzi email falsi per nascondere l'identità dei destinatari. Usavano inoltre piattaforme di comunicazione criptate. Cinque sospetti sono stati posti in custodia cautelare tra Italia, Polonia e Regno Unito. Nel giorno dell'operazione sono stati sequestrati beni per circa 2,5 milioni di euro. Le attività di contrasto precedenti avevano già portato al sequestro di oltre 40 tonnellate di tabacco illecito, con un valore di mercato stimato in 15 milioni di euro e una perdita fiscale sventata per l'UE di oltre 10 milioni di euro.

Il contrabbando di tabacchi lavorati rappresenta una sfida criminale complessa che impatta pesantemente sull'Erario, sulla salute pubblica e sulla sicurezza dell'Unione Europea. Nonostante l'incidenza del consumo illecito in Italia si attesti su livelli contenuti (5,8%) rispetto alla media europea, la perdita stimata di entrate fiscali per il Paese raggiunge il miliardo di euro annuo (10 miliardi a livello UE).

La principale leva del contrabbando è l'estrema variabilità dei prezzi tra i Paesi. Si passa dai 0,52 € dell'Ucraina agli oltre 12 € della Norvegia (l'Italia si attesta a 4,76 €). Al fenomeno classicamente conosciuto, si aggiungono le “Illicit Whites”, prodotte legalmente in territori extra-UE ma destinate esclusivamente al mercato illecito, che rappresentano oltre il 60% dei sequestri in Italia. Il marchio Regina è il più diffuso in questo segmento. Le Illicit Whites (o cheap whites) sono destinate principalmente a essere contrabbandate in altri mercati dove non hanno una distribuzione legale o dove la loro disponibilità è limitata. A differenza delle sigarette contraffatte, che sono prodotte illegalmente da soggetti diversi dal titolare del marchio, le Illicit Whites sono prodotti originali fabbricati da produttori legittimi E' la Grecia a fungere da hub logistico fondamentale. I carichi provenienti dall'Est Europa e dall'Asia transitano per i porti ellenici (Patrasso, Pireo) per raggiungere l'Italia via mare attraverso Ancona, Bari e Taranto. Le organizzazioni utilizzano la “parcellizzazione” dei carichi (mediana di circa 2 kg per sequestro) per minimizzare le perdite economiche in caso di intervento delle autorità. In Italia, il fenomeno è radicato al Sud, con Napoli come epicentro (un pacchetto su quattro è illecito). Al Nord, Trieste emerge come punto critico a causa della vicinanza con la Slovenia.

Inquadramento e Dimensioni del Fenomeno

Il contrabbando di tabacchi è una frode fiscale articolata che sottrae risorse vitali al bilancio dello Stato. Oltre al danno erariale, il fenomeno comporta:

  • Rischi per la salute: Le sigarette illecite non rispettano gli standard di controllo e autorizzazione.
  • Sicurezza Nazionale: Esiste una correlazione documentata tra i proventi del contrabbando e il finanziamento di altre attività illecite, come il traffico di armi, droga e il terrorismo. Ciò si traduce in un danno per la sicurezza complessiva del Paese e dell'Unione Europea, poiché permette a organizzazioni mafiose (come la Camorra o la Sacra Corona Unita) di acquisire liquidità e potere. Si pensi al Montenegro, che ha rappresentato una vulnerabilità critica per la sicurezza nazionale italiana a cavallo del millennio, fungendo da base logistica per traffici su scala industriale gestiti dalla criminalità organizzata, una situazione che ha richiesto un intervento massiccio per impedire che il territorio diventasse una zona di totale impunità criminale. Tra il 1997 e il 2000, le coste pugliesi furono teatro di massicci sbarchi di carichi di sigarette provenienti proprio dal Montenegro e dall'Albania, traffici che avvenivano sotto la direzione della Sacra Corona Unita, che ne curava la distribuzione sul territorio. I contrabbandieri utilizzavano fuoristrada modificati con blindature in acciaio (mezzi corazzati) per speronare i veicoli delle forze dell'ordine, rappresentando una sfida diretta all'autorità dello Stato. Questa situazione di allarme portò all'avvio dell'Operazione Primavera nel 2000, con l'impiego di circa 1900 effettivi (Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia) per sradicare il fenomeno e ripristinare la legalità. Attualmente il Montenegro continua a comparire nei rapporti recenti come un punto di origine per sigarette destinate al mercato croato (grazie ai prezzi molto bassi, circa 1 € a pacchetto rispetto ai costi europei) e un porto di partenza (Antivari/Bar) per carichi sequestrati in Grecia. Nel 2023, si è registrato un calo significativo (-11,8%) nella quota di sigarette illecite consumate in Montenegro, segno di un possibile miglioramento dei controlli interni

Si possono distinguere due modalità principali di introduzione illecita:

  • Contrabbando Intraispettivo: Le merci entrano dai varchi doganali con documentazione falsa (es. dichiarando carichi a minore incidenza fiscale).
  • Contrabbando Extraispettivo: Le merci evitano i controlli doganali passando per rotte clandestine (storicamente gli “spalloni” alpini, oggi scafi veloci o rotte transfrontaliere).

Il Contesto Europeo

L'incidenza del consumo illecito varia drasticamente all'interno dell'UE. Mentre la Lettonia guida la classifica con oltre il 22% di sigarette illecite, l'Italia occupa il 19° posto (5,8%).

I flussi verso l'Italia originano principalmente da Ucraina, Bielorussia, Romania, Emirati Arabi e Tunisia. Di particolare rilievo è il ruolo del canale duty free, da cui proviene una quota crescente di prodotti poi immessi illegalmente sul mercato (43,8% dei pacchetti non domestici rilevati nel 2017).

Il Mercato delle “Illicit Whites” e dei Marchi Noti

Le illicit whites rappresentano la sfida più pressante per le autorità. In Italia, la loro incidenza è in forte aumento (+13,5% rispetto al 2015).

Il prezzo sul mercato illegale italiano oscilla generalmente tra 2,50 € e 4,00 €, rendendo l'acquisto estremamente vantaggioso rispetto al mercato legale.

  • Marchi Noti: Marlboro (leader nel mercato illecito), Winston, Rothmans, Chesterfield, L&M.
  • Illicit Whites: Regina (leader assoluto), Marble, Pine, Minsk, Mark1.

3.2 Provenienza delle sigarette illecite (Miliardi di pezzi – 2016)

  • Illicit Whites: 2,47 mld (in forte crescita).
  • Ucraina: 0,99 mld (aumento del 309% rispetto al 2015).
  • Canale Duty Free: 0,40 mld.
  • Contraffatte: 0,20 mld (in netto calo).

Analisi Territoriale e Operativa in Italia

Il consumo di sigarette “non domestiche” (lecite acquistate all'estero o illecite) segue logiche geografiche precise:

  • Napoli: Città con il radicamento più profondo (24,1% di pacchetti non domestici). La vendita avviene spesso alla luce del sole tramite bancarelle rimovibili.
  • Trieste: Seconda città per incidenza (14,3%). Il dato è trainato dal differenziale di prezzo con la vicina Slovenia (-1,25 € a pacchetto).
  • Sud Italia: In città come Palermo, le illicit whites rappresentano quasi il 70% del mercato non domestico.

Con riguardo all'attività di contrasto, nel 2017, la Campania ha registrato il maggior numero di operazioni (Napoli da sola copre il 48% dei sequestri nazionali). Tuttavia, le quantità maggiori sono state intercettate in luoghi di transito e stoccaggio:

  • Trieste: Sequestrate 70 tonnellate (un quarto del totale nazionale) in poche operazioni mirate.
  • Pavia: Sequestrate oltre 35 tonnellate in un'unica operazione che ha smantellato una fabbrica illegale interna ai confini nazionali.

I mezzi più utilizzati per il trasporto sono autovetture, tir e furgoni. I tir e le navi garantiscono i carichi più voluminosi, mentre l'auto rimane il mezzo preferito per la distribuzione capillare e parcellizzata.

Il Caso Greco: Hub e Mercato Interno

La Grecia riveste un ruolo duale: è sia un mercato di consumo ad alta incidenza illecita (18,8%), sia un punto di transito critico.

I carichi arrivano in Grecia spesso dopo aver transitato in zone di libero scambio come Jebel Ali (Emirati Arabi) o Port Klang (Malesia). Contrariamente all'Italia, il mercato illecito greco presenta un prezzo omogeneo di 1,50 € per pacchetto, indipendentemente dal marchio. La riforma delle accise del 2012 ha causato un brusco aumento dei prezzi nel mercato lecito, spingendo i consumatori della fascia bassa verso l'illegalità.

Prospettive Future

Appare evidente la necessità di evolvere verso un approccio di Risk Analysis avanzato, basato sull'integrazione di dati pubblici e privati.

Raccomandazioni strategiche:

  1. Definizione Univoca: È necessario armonizzare la terminologia (es. distinzione tra illicit whites e cheap whites) a livello internazionale per coordinare meglio le indagini.
  2. Database Condivisi: Creazione di una mappatura transnazionale dei marchi di illicit whites per agevolare l'identificazione e il tracciamento da parte delle autorità (come la Guardia di Finanza e l'ADM).
  3. Cooperazione Internazionale: Rafforzare il coordinamento investigativo attraverso organismi come Eurojust, specialmente sulla rotta Italia-Grecia.
  4. Monitoraggio della Tracciabilità: Focus non solo sulle sanzioni, ma sul governo dell'intera filiera dei tabacchi per prevenire le fuoriuscite illecite.

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2SAMUELE - Capitolo 18


1Davide fece ispezione tra la sua gente e costituì comandanti di migliaia e comandanti di centinaia su di loro. 2Davide dispose la gente: un terzo sotto il comando di Ioab, un terzo sotto il comando di Abisài, figlio di Seruià, fratello di Ioab, e un terzo sotto il comando di Ittài di Gat. Poi il re disse al popolo: “Voglio uscire anch'io con voi!”. 3Ma il popolo rispose: “Tu non devi uscire, perché se noi fossimo messi in fuga, non si farebbe alcun caso di noi; quand'anche perisse la metà di noi, non se ne farebbe alcun caso, ma tu conti per diecimila di noi. Quindi è meglio che tu sia per noi di aiuto dalla città”. 4Il re rispose loro: “Farò quello che vi sembra bene”. Il re si fermò al fianco della porta, mentre tutto l'esercito usciva a schiere di cento e di mille uomini. 5Il re ordinò a Ioab, ad Abisài e a Ittài: “Trattatemi con riguardo il giovane Assalonne!”. E tutto il popolo udì quanto il re ordinò a tutti i capi a proposito di Assalonne.6L'esercito uscì in campo contro Israele e la battaglia ebbe luogo nella foresta di Èfraim. 7La gente d'Israele fu sconfitta in quel luogo dai servi di Davide; la strage fu grande in quel giorno: ventimila uomini. 8La battaglia si estese per tutta la regione e la foresta divorò in quel giorno molta più gente di quanta non ne avesse divorata la spada.9Ora Assalonne s'imbatté nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passò oltre. 10Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: “Ho visto Assalonne appeso a una quercia”. 11Ioab rispose all'uomo che gli portava la notizia: “Dunque, l'hai visto? E perché non l'hai steso al suolo tu, sul posto? Io t'avrei dato dieci sicli d'argento e una cintura”. 12Ma quell'uomo disse a Ioab: “Quand'anche mi fossero messi in mano mille sicli d'argento, io non stenderei la mano sul figlio del re, perché con i nostri orecchi abbiamo udito l'ordine che il re ha dato a te, ad Abisài e a Ittài: “Proteggetemi il giovane Assalonne!”. 13Ma se io avessi agito con perfidia di mia testa, poiché nulla rimane nascosto al re, tu avresti preso le distanze”. 14Allora Ioab disse: “Io non voglio perdere così il tempo con te”. Prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne, che era ancora vivo nel folto della quercia. 15Poi dieci giovani scudieri di Ioab circondarono Assalonne, lo colpirono e lo finirono.16Allora Ioab suonò il corno e il popolo cessò di inseguire Israele, perché Ioab aveva trattenuto il popolo. 17Quindi presero Assalonne, lo gettarono in una grande buca nella foresta ed elevarono sopra di lui un grande mucchio di pietre. Tutto Israele era fuggito, ciascuno nella sua tenda. 18Ora Assalonne, mentre era in vita, si era eretta la stele che è nella valle del Re, perché diceva: “Io non ho un figlio per conservare il ricordo del mio nome”. Chiamò quella stele con il suo nome e la si chiamò monumento di Assalonne fino ad oggi.19Achimàas, figlio di Sadoc, disse a Ioab: “Correrò a portare al re la bella notizia che il Signore lo ha liberato dai suoi nemici”. 20Ioab gli disse: “Tu non sarai oggi l'uomo della bella notizia, la darai un altro giorno; non darai oggi la bella notizia, perché il figlio del re è morto”. 21Poi Ioab disse all'Etiope: “Va' e riferisci al re quello che hai visto”. L'Etiope si prostrò a Ioab e corse via. 22Achimàas, figlio di Sadoc, disse di nuovo a Ioab: “Comunque sia, voglio correre anch'io dietro all'Etiope”. Ioab gli disse: “Ma perché correre, figlio mio? La bella notizia non ti porterà nulla di buono”. 23E l'altro: “Comunque sia, voglio correre”. Ioab gli disse: “Corri!”. Allora Achimàas prese la corsa per la strada della valle e oltrepassò l'Etiope. 24Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. 25La sentinella gridò e l'annunciò al re. Il re disse: “Se è solo, ha in bocca una bella notizia”. Quegli andava avvicinandosi sempre più. 26La sentinella vide un altro uomo che correva e gridò al guardiano: “Ecco un altro uomo correre tutto solo!”. E il re: “Anche questo ha una bella notizia”. 27La sentinella disse: “Il modo di correre del primo mi pare quello di Achimàas, figlio di Sadoc”. E il re disse: “È un uomo buono: viene certo per una lieta notizia!“. 28Achimàas gridò al re: “Pace!”. Poi si prostrò al re con la faccia a terra e disse: “Benedetto sia il Signore, tuo Dio, che ha fermato gli uomini che avevano alzato le mani contro il re, mio signore!”. 29Il re disse: “Il giovane Assalonne sta bene?”. Achimaàs rispose: “Quando Ioab mandava il servo del re e me tuo servo, io vidi un gran tumulto, ma non so che cosa fosse”. 30Il re gli disse: “Mettiti là, da parte”. Quegli si mise da parte e aspettò. 31Ed ecco arrivare l'Etiope che disse: “Si rallegri per la notizia il re, mio signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te”. 32Il re disse all'Etiope: “Il giovane Assalonne sta bene?”. L'Etiope rispose: “Diventino come quel giovane i nemici del re, mio signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!”.

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Approfondimenti


18,1-19,9. Il giorno della battaglia in cui Assalonne viene sconfitto e ucciso è scandito da quattro momenti di intensità drammatica crescente: * 1) 18,1-8: la battaglia; * 2) 18,9-18: l'uccisione di Assalonne; * 3) 18,19-32: la notizia viene portata a Davide; * 4) 19,1-9: la disperazione di Davide.

Il protagonista di tutt'e quattro le scene è senza dubbio Assalonne. È vero che è un protagonista “passivo” in quanto non dice né fa nulla se non «imbattersi nei servi di Davide» (18,9), ma ciò non impedisce che tutto ruoti attorno a lui. L'atmosfera è dominata da un senso d'ineluttabilità; l'ansia di Davide per la sorte del figlio ribelle contrasta violentemente col freddo realismo politico di Ioab. Da questo confronto Davide esce sconfitto (19,6-9) ma non diminuito nella sua umanità. Persino il giudizio sui peggiori sentimenti di Assalonne (alterigia, cinismo, doppiezza, cattiveria) si stempera nella pietà per il giovane principe destinato a concludere le sue imprese “appeso a un terebinto”. La sua misera fine vien sottolineata dalla menzione di un monumento che egli si era fatto costruire per «conservare il ricordo del suo nome» (18,18).

1-8. Quasi tutta la scena è occupata dagli antefatti alla battaglia vera e propria. Il cuore di Davide s'è ormai volto del tutto verso Assalonne (cfr. 14,1) nonostante la gravità dei suoi crimini (Achitofel ha errato, almeno su questo punto: 16,21?). Nonostante l'età chiede dunque di unirsi ai combattenti, ma viene da essi dissuaso. Davide deve tutto a questi uomini coraggiosi e non osa contraddirli, pur sapendo che così la vita di Assalonne correrà pericoli maggiori. Particolare rilievo assume la raccomandazione ai comandanti di «trattare con riguardo il giovane Assalonne» (v. 5). L'autore ha cura di notare che l'ordine viene udito da tutti: se Assalonne morirà, non sarà per inavvertenza o ignoranza (cfr. v. 12; 19,4). La battaglia ha luogo nella non meglio identificata «foresta di Efraim» non lungi da Macanaim, forse verso la valle del Giordano (cfr. 19,32-33). Le difficili condizioni del terreno favoriscono i più esperti soldati di Davide. Alla fine della giornata essi contano tra le file avversarie ventimila morti, dovuti sia alla spada che alle asperità naturali del luogo.

1. «capi di migliaia e capi di centinaia»: è la ripartizione degli eserciti del tempo (cfr. 1Sam 8,12; 29,2).

2. «Divise la gente in tre corpi»: cfr. 1Sam 11,11. Ittai s'è guadagnato il comando grazie alla fedeltà dimostrata in 15,18-22

9-18. Assalonne braccato dai soldati di Davide fugge a dorso di mulo (cfr. 13,29), ma non riesce ad andare molto lontano; anche lui, si può dire, vien «divorato dalla foresta» (v. 8) in quanto rimane impigliato tra i rami di un terebinto con la sovrabbondante capigliatura di cui si disse in 14,26. A differenza di colui che gli porta la notizia, Ioab non si fa scrupoli a «stendere la mano sul figlio del re» nonostante l'ordine ricevuto (v. 12). Il soldato semplice è degno del suo signore (cfr. 1Sam 24,7; 26,9) mentre il generale ragiona da politico: morto Assalonne, la rivolta si spegnerà da sola (v. 16). La notizia sulla “stele di Assalonne” (v. 18) desta particolare interesse. Probabilmente è stata collocata proprio qui e non altrove a causa di un'associazione spontanea con il “monumento” eretto su di lui in segno di disprezzo (v. 17). Assalonne si era edificato una stele nella «Valle del re» per perpetuare «il ricordo del suo nome» in mancanza di figli (cfr. 14,27); invece gli tocca un'anonima sepoltura in terra straniera, «in una grande fossa nella foresta». È la terribile ricompensa del malvagio: «il suo ricordo sparirà dalla terra... Lo getteranno dalla luce nel buio... Non famiglia, non discendenza avrà nel suo popolo» (Gb 18,17-19; cfr. Sal 37,28). La stele sopravvissuta al suo committente è un penoso ricordo dell'accaduto nonché un monito ai superbi di ogni tempo.

11. «Io non avrei mancato di darti»: è un modo discreto per far sapere al soldato che è ancora in tempo per guadagnarsi la ricompensa.

13. «nulla rimane nascosto al re»: cfr. 14,19-20. «tu stesso saresti sorto contro di me»: la malvagità di Ioab è ben nota, e tutti hanno ragione di diffidare di lui. Il soldato non osa dirglielo apertamente, ma glielo fa capire: «Se io avessi commesso di mia testa una perfidia...».

17. «Tutto Israele era fuggito ciascuno nella sua tenda»: la triste ripetizione di questo ritornello in 19,9 incornicia gli eventi succedutisi dopo la fine della battaglia. La tragedia sta nel fatto che «Israele» (cfr. anche v. 16) non è solo la lega della dieci tribù del Nord come in 2,28, bensì «tutto Israele, da Dan fino a Bersabea» (17,11): è l'intero popolo di Dio che ribellatosi “all'Unto del Signore” ha subito una dura sconfitta.

18. «Valle del re»: dovrebbe trovarsi presso Gerusalemme (Gn 14,17). Ancor oggi nella valle del Cedron esiste un'antica tomba ellenistica, chiamata “Tomba di Assalonne”, che evidentemente non ha nulla a che fare con la “stele di Assalonne” qui nominata.

19-32. Al momento di portare a Davide la notizia della cessazione delle ostilità si fa avanti il figlio del sacerdote Zadok (cfr. 15,27.36; 17,17). Ioab lo dissuade perché «il figlio del re è morto»: una notizia così tragica (si noti il cinismo di Ioab, unico responsabile dell'assassinio) non è adatta a un giovane levita come lui, andrà piuttosto uno schiavo straniero (v. 21). Achimaaz insiste finché Ioab gli permette di seguire il messaggero Etiope già partito alla volta di Macanaim. Ma Achimaaz è anche scaltro: giunto per primo in città annuncia la sconfitta nemica ma risponde evasivamente all'ansiosa domanda di Davide circa la sorte di Assalonne. Ha visto un «gran tumulto» (cfr. v. 17) ma non sa nulla di più. Al sopraggiungere dell'Etiope Davide ripete la domanda su Assalonne e quello – che non ha certo la sensibilità di un Israelita (cfr. 1Sam 22,18) – ne annuncia la morte (v. 32) con un'imprecazione che non lascia dubbi sull'accaduto. L'intero episodio è imperniato sulla radice verbale bśr, che ricorre almeno nove volte. Il sostantivo bᵉśōrâ significa «buona notizia» (gr. eu-aggelion) e il verbo biśśar vuol dire «dare una buona notizia». Questi termini acquistano diversi significati a seconda delle circostanze. Vediamo dunque che Achimaaz vuol rallegrare il re con la «notizia» della vittoria (v. 19) ma Ioab lo sconsiglia: oggi non sarebbe «l'uomo della buona notizia» perché la “buona notizia” è allo stesso tempo una “cattiva notizia” a causa della morte di Assalonne (v. 20). Nel v. 22 Ioab parla ancora di «buona notizia» ma nel senso più generico di «annuncio». Scorgendo da lontano i due corridori Davide pregusta una «buona notizia», che riguarda naturalmente sia la vittoria che la salvezza di Assalonne (vv. 25-27). La massima tensione fra i significati positivo e negativo di bśr si verifica nel v. 31, dove l'Etiope afferma di portare «buone notizie per il re». Per lui sono tali sia il ristabilimento della giustizia contro i nemici (inclusione col v. 19) sia la morte del traditore. Ma quest'ultima «buona notizia» – come aveva pronosticato Ioab (v. 20) – annienta d'un colpo tutte le speranze del re. Mai gli era stata portata una bᵉśōrâ peggiore!

19. «a Ioab»: aggiunta ad sensum di BC. Manca in TM e nelle versioni.

23. «strada della valle»: lett. «via del kikkār». kikkār significa «forma rotonda» (cfr. 1Sam 2,36 e 10,3: «forma di pane»; 2Sam 12,30: “talento d'oro”), ma indica pure la parte meridionale della valle del Giordano, forse per i suoi contorni tondeggianti (Gn 13,10; 19,17.25; Dt 34,3). Era una via più lunga di quella scelta dall'Etiope, ma comoda e veloce.

25. «Se è solo»: in caso di sconfitta si scorgerebbero gruppi di sbandati in cerca di scampo.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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LADRO DI PAROLE

[l'ispirazione della poesia]

la farfalla immagine-pensiero sotto la volta del bicchiere -della cattura l'ebbrezza ma d'un solo attimo e poi il volo...- la destrezza nel carpirne la luce frangente nei colori - l'inavvertito suono

(2011)

Riflessione iniziale


Questa poesia ha un tono delicato e nervoso insieme: la farfalla come immagine-pensiero cattura un istante di luce, bellezza e perdita, e il linguaggio frammentato aumenta la sensazione di sorpresa e rarefazione.

Traduzione in inglese


the butterfly image-thought
under the dome of the glass
—of capture the intoxication but of a single
moment and then the flight…—
the skill in seizing its fractured
light in the colours —
the unobtrusive sound

Interpretazione breve


  • Tema: la fragilità dell’istante creativo e il confronto tra prigionia effimera e libertà del volo.
  • Immagine centrale: la farfalla come pensiero visivo che si può “catturare” solo per un lampo; il bicchiere funziona da microcosmo che concentra luce, colore e suono.
  • Struttura e tono: versi spezzati e punteggiatura minimale creano sospensione e ritmi frammentari che rispecchiano il soggetto. L’uso di parole come “ebbrezza”, “destrezza”, “frangente” e “inavvertito” dona intensità sensoriale.


Piccoli suggerimenti di revisione


  • Valutare se uniformare la punteggiatura per guidare il respiro del lettore (più pause o più sospensioni).
  • Considerare la sostituzione di qualche trattino con versi liberi per chiarire se i segni sono pause emotive o tecniche.
  • Se si vuole enfatizzare la perdita, aggiungere un ultimo verso che chiuda il circuito immagine → esperienza → assenza.


Versione alternativa proposta (leggibile come testo unico)


la farfalla immagine-pensiero
sotto la volta del bicchiere:
della cattura l'ebbrezza, ma d'un solo attimo — e poi il volo.
la destrezza nel carpirne la luce frangente nei colori,
l'inavvertito suono.


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2SAMUELE - Capitolo 17


1Achitòfel disse ad Assalonne: “Sceglierò dodicimila uomini: mi metterò a inseguire Davide questa notte, 2gli piomberò addosso mentre egli è stanco e ha le braccia fiacche, lo spaventerò e tutta la gente che è con lui si darà alla fuga; io colpirò solo il re 3e ricondurrò a te tutto il popolo, come ritorna la sposa al suo uomo. La vita di un solo uomo tu cerchi: la gente rimarrà tranquilla”. 4Questo parlare piacque ad Assalonne e a tutti gli anziani d'Israele. 5Ma Assalonne disse: “Chiamate anche Cusài, l'Archita, e sentiamo ciò che ha in bocca anche lui”. 6Quando Cusài fu giunto da Assalonne, questi gli disse: “Achitòfel ha parlato così e così: dobbiamo fare come ha detto lui? Se no, parla tu!“. 7Cusài rispose ad Assalonne: “Questa volta il consiglio dato da Achitòfel non è buono”. 8Cusài continuò: “Tu conosci tuo padre e i suoi uomini: sai che sono dei prodi e che hanno l'animo esasperato, come un'orsa privata dei figli nella campagna; poi tuo padre è un guerriero e non passerà la notte con il popolo. 9A quest'ora egli è nascosto in qualche buca o in qualche altro luogo; se fin da principio cadranno alcuni dei tuoi, si verrà a sapere e si dirà: “C'è stata una strage tra la gente che segue Assalonne”. 10Allora il più valoroso, anche se avesse un cuore di leone, si avvilirà, perché tutto Israele sa che tuo padre è un prode e che i suoi uomini sono valorosi. 11Perciò io consiglio che tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, si raduni presso di te, numeroso come la sabbia che è sulla riva del mare, e che tu in persona vada alla battaglia. 12Così lo raggiungeremo in qualunque luogo si troverà e piomberemo su di lui come la rugiada cade sul suolo; di tutti i suoi uomini non ne resterà uno solo. 13Se poi si ritira in qualche città, tutto Israele porterà corde a quella città e noi la trascineremo nella valle, in modo che non se ne trovi più nemmeno una pietruzza”. 14Assalonne e tutti gli Israeliti dissero: “Il consiglio di Cusài, l'Archita, è migliore di quello di Achitòfel”. Il Signore aveva stabilito di render nullo il buon consiglio di Achitòfel per far cadere la rovina su Assalonne.15Allora Cusài disse ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr: “Achitòfel ha consigliato Assalonne e gli anziani d'Israele così e così, ma io ho consigliato diversamente. 16Ora dunque mandate in fretta a informare Davide e ditegli: “Non passare la notte presso i guadi del deserto, ma passa subito dall'altra parte, perché non sia finita per il re e la gente che è con lui”“.17Ora Giònata e Achimàas stavano presso la fonte di Roghel e una schiava andò a portare loro le notizie che essi dovevano andare a riferire al re Davide, perché non potevano farsi vedere entrare in città. 18Ma un giovane li vide e informò Assalonne. I due partirono di corsa e giunsero a Bacurìm, a casa di un uomo che aveva nel cortile una cisterna. Essi vi si calarono 19e la donna di casa prese una coperta, la distese sulla bocca della cisterna e sparse del grano su di essa, così che non ci si accorgeva di nulla. 20I servi di Assalonne vennero in casa della donna e chiesero: “Dove sono Achimàas e Giònata?”. La donna rispose loro: “Hanno oltrepassato il serbatoio dell'acqua”. Quelli si misero a cercarli, ma non riuscendo a trovarli, tornarono a Gerusalemme.21Quando costoro se ne furono partiti, i due uscirono dalla cisterna e andarono a informare il re Davide. Gli dissero: “Muovetevi e passate in fretta l'acqua, perché così ha consigliato Achitòfel a vostro danno”. 22Allora Davide si levò con tutta la sua gente e passò il Giordano. Allo spuntare del giorno, neppure uno era rimasto che non avesse passato il Giordano. 23Achitòfel, vedendo che il suo consiglio non era stato seguito, sellò l'asino e partì per andare a casa sua nella sua città. Mise in ordine gli affari della casa e s'impiccò. Così morì e fu sepolto nel sepolcro di suo padre.

Scontro tra gli eserciti e rovina di Assalonne (17,24-19,9a)24Davide era giunto a Macanàim, quando Assalonne passò il Giordano con tutti gli Israeliti. 25Assalonne aveva posto a capo dell'esercito Amasà invece di Ioab. Amasà era figlio di un uomo chiamato Itra l'Israelita, il quale si era unito ad Abigàl, figlia di Nacas e sorella di Seruià, madre di Ioab. 26Israele e Assalonne si accamparono nel territorio di Gàlaad. 27Quando Davide fu giunto a Macanàim, Sobì, figlio di Nacas, da Rabbà degli Ammoniti, e Machir, figlio di Ammièl, da Lodebàr, e Barzillài il Galaadita, da Roghelìm, 28portarono giacigli, coppe e vasi di terracotta, grano, orzo, farina, grano arrostito, fave, lenticchie, 29miele, panna e pecore e formaggio di mucca, per Davide e per la sua gente, perché mangiassero; infatti dicevano: “Questa gente ha patito fame, stanchezza e sete nel deserto”.

__________________________Note

17,17 presso la fonte di Roghel: “fonte dei folloni”, corrisponde all’attuale Bir Ayub, “pozzo di Giobbe”, località situata nel punto in cui la valle della Geenna si congiunge con la valle del Cedron. In questo stesso luogo Adonia radunerà i suoi sostenitori per l’intronizzazione regale (1Re 1,9), interrotta però dalla consacrazione di Salomone (1Re 1,41-49).

17,24 Macanàim: vedi nota a 2,8.

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Approfondimenti


1-16. Il c. 16 si è chiuso con un'affermazione di principio: «un consiglio dato da Achitofel era come una parola data da Dio» (v. 23), il presente capitolo ne mostra un caso concreto. Achitofel propone (vv. 1-3) d'inseguire Davide prima che abbia tempo di riprendere forza; una volta ucciso lui, la resistenza dei suoi si dissolverà. Anzi, egli si offre di sostituire Assalonne nella guida della spedizione (non sarebbe prudente permettergli di entrare in contatto col padre, il quale sarebbe capace di riconciliarsi con lui in extremis; cfr. 1Sam 29,4!). Assalonne e gli anziani sono soddisfatti del consiglio ma vogliono sentire anche l'opinione di Cusai. Questi contrappone allo stringato intervento di Achitofel un fiume di parole e immagini iperboliche che conquistano l'entusiasmo degli astanti. Dapprima liquida magistralmente il collega: non nega l'infallibilità di Achitofel in altri casi, ma «questa volta» ha sbagliato... (v. 7). Si può immaginare lo sconcerto suscitato da un'affermazione così categorica (cfr. 16,23: «tutti i consigli»!). Ma Cusai incalza proponendo la sua soluzione: è necessario radunare «tutto Israele, da Dan fino a Bersabea»; solo così la vittoria sarà sicura (e Davide avrà il tempo per mettersi in salvo). Però, mentre Achitofel voleva sostituire Assalonne, Cusai ritiene assolutamente indispensabile che egli «vada in persona alla battaglia» (v. 11). Assalonne è troppo solleticato nell'orgoglio per resistere all'allettante proposta, ma non si accorge che, in questo modo, Cusai lo trascina alla rovina come una città sgretolata dalle fondamenta (v. 13), simbolo tragico del destino che lo aspetta (18, 17). Così il Signore ha esaudito la preghiera di Davide (15,31) disponendo che il «saggio consiglio» di Achitofel fosse respinto (v. 14). Assalonne è stato lo strumento divino per punire i peccati del padre (12,11-12) ma le sue iniquità (fratricidio, ribellione, incesto, parricidio premeditato) gli attireranno addosso la sciagura (come l'Assiria in Is 10,5-19). Nonostante il successo ottenuto, Cusai fa avvertire prudentemente Davide di rifugiarsi oltre il Giordano, onde evitare sorprese nel caso che Assalonne cambiasse improvvisamente idea.

8. «come un'orsa»: la stessa metafora si trova in Os 13,8; Prv 17,12.

11. «che tu vada in persona alla battaglia»: lett. «che essi procedano in battaglia al tuo cospetto».

17-23. Secondo gli accordi presi con Davide e Cusai (15,35-36), i figli dei sacerdoti Zadok ed Ebiatar stanno all'erta nei pressi di Gerusalemme. Se partissero all'improvviso dalla città desterebbero sospetti, perciò restano in attesa di notizie alla fonte di En-Roghel («fonte del lavandaio»: Gs 18,16; 1Re 1,9) alla confluenza delle valli di Innom e del Cedron (oggi Bir Aj-jub: «pozzo di Giobbe» o «di Ioab»?). Confondendosi tra le numerose lavandaie, una serva dei sacerdoti li informerà senza dar troppo nell'occhio. Nonostante il testo un po' disordinato supponiamo che la donna abbia portato a compimento l'incarico affidatole, anche se non è passata inosservata. I due informatori trovano rifugio a Bacurim, proprio il villaggio di Simei (16,5). Con la complicità di una donna del posto si calano nella cisterna domestica (cfr. 2Re 18,31; 2Cr 26,10; Qo 2,6) forse priva d'acqua (cfr. Gn 37,24), e vi rimangono celati finché gli inseguitori si allontanano. Quattro anni prima una «donna saggia» perorò il ritorno di Assalonne a Gerusalemme (14,1-20); una massaia non meno astuta oggi lo inganna, compromettendo il successo del colpo di stato così meticolosamente architettato (15,1-11). Sfuggito al pericolo prossimo di un attacco ai guadi del Giordano, Davide avrà la possibilità di riorganizzare il proprio esercito (18,1).

23. Achitofel s'impicca non per orgoglio bensì per disperazione. Capisce che la disfatta incombe su Assalonne e lui stesso ne sarebbe travolto. Dopo aver indotto Assalonne a violare l'harem regale (16,20-22) non può certo sperare nel perdono di Davide. Achitofel, come Giuda Iscariota, è un amico che tradisce e non crede alla possibilità di una misericordia più grande del proprio peccato. Il rimorso non riesce a tramutarsi in pentimento (come invece accade a Pietro: Lc 22,61-62; Gv 21,15-17) e non trova altra soluzione che la morte (cfr. Mt 27,3-5). Per il giudizio morale sul suicidio, cfr. 1Sam 31,4-5.

24-29. Quando Assalonne guada il Giordano col suo esercito sono passate almeno alcune settimane dagli eventi precedenti. Infatti ha dovuto radunare i combattenti «da Dan fino a Bersabea» secondo il consiglio di Cusai (17,11). Ma anche Davide è riuscito a mettere insieme un esercito consistente (cfr. 18,1), certo con l'aiuto degli amici che hanno ospitato e sfamato lui e il suo seguito (vv. 27-29). In verità, non tutto è chiaro in queste “amicizie”: Sobi è fratello di Canun re degli Ammoniti (cfr. 10,1-5) messo sul trono da Davide dopo la conquista di Rabba (12,26-31) e dunque tributario d'Israele; come mai non approfitta dell'occasione per riacquistare l'indipendenza? Machir è legato a Davide dalla comune assistenza al figlio di Gionata Merib-Baal (9,4-5). Simpatizza senz'altro per i saulidi: perché Davide accetta la sua assistenza in un momento critico dei rapporti con Merib-Baal (16,3-4) e mentre tutta la tribù di Beniamino è in fermento (16,5-13)? Sono interrogativi legittimi ma si è già visto che, in questi giorni, può accadere di tutto...

25. «Amasa»: cugino di Ioab per parte di madre; quindi sono entrambi cugini di Assalonne e nipoti di Davide. Israele è trascinato in una guerra familiare vera e propria. «Itra l'Ismaelita»: con 1Cr 2,17. TM e LXX hanno l'assurdo «Itra l'Israelita»; Vg legge: «di Izreel». «figlia di Iesse»: con 1Cr 2,13.16. TM, LXX e Vg hanno «figlia di Nacas».

27. «Barzillai»: non sono noti i precedenti dell'amicizia di Davide con quest'uomo facoltoso di Roghelim (località galaadita sconosciuta). Cfr. 19,32-40.

28. «portarono»: aggiunto con LXX e Vg, così come la parola «tappeti». TM omette.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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The National – Sleep Well Beast (2017)


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Siamo chiari sin da subito: un altro disco sulla falsariga di tutto quanto prodotto dai The National dopo l’immenso capolavoro “Boxer” non l’avremmo tollerato e perdonato né noi ascoltatori, né la band stessa, e questo nonostante l’amore ed il rispetto che la formazione di Cincinnati si è faticosamente conquistata a suon di lavori tutti tremendamente significativi... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: open.spotify.com/intl-it/album…



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The National – Sleep Well Beast (2017)


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Siamo chiari sin da subito: un altro disco sulla falsariga di tutto quanto prodotto dai The National dopo l’immenso capolavoro “Boxer” non l’avremmo tollerato e perdonato né noi ascoltatori, né la band stessa, e questo nonostante l’amore ed il rispetto che la formazione di Cincinnati si è faticosamente conquistata a suon di lavori tutti tremendamente significativi... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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ALEPH

nell'oltre non c'è ombra -lo sai- ombra che ti possa nascondere allo sguardo

è una chiarità che t'attraversa non come qui che guardi per speculum in aenigmate

lì non si consultano dizionari né atlanti: sei tu la biblioteca il motore di ricerca

-alfabeto voce conoscenza- : nel Tutto tu sei e tutto è te – (l'aleph del poeta cieco)*

è dove ti si svela ogni contrario – la vita non è prima della morte

*Jorge Luis Borges

(2011)

Accolgo il testo come una meditazione lucida sul vedere totale e sulla lingua come luogo di essere.

Apprezzamento


  • Immagine centrale forte: la chiarità che attraversa sostituisce perfettamente l'ombra come tema principale.
  • Risonanza intellettuale: l'uso di riferimenti a biblioteca e motore di ricerca rende antico e moderno contemporanei.
  • Economia espressiva: versi brevi e cesure nette mantengono tensione e concentrazione.

Lettura


  • Il poema costruisce un percorso dall'assenza di oscurità verso l'identità totale dove il soggetto coincide con il Tutto.
  • La metafora della biblioteca trasferisce responsabilità conoscitiva sul singolo parlante.
  • La chiusa rovescia il rapporto tempo/contrario stabilendo che la vita e la morte non seguono un ordine gerarchico.

Suggerimenti di revisione


  • Semplificare punteggiatura per aumentare il flusso e lasciare che le immagini si dispieghino.
  • Rafforzare la cesura intorno al verso che introduce l'aleph per dargli più rilievo.
  • Valutare l'uso del latino speculum in aenigmate per chiarezza del lettore o mantenere l'arcaismo come scelta intenzionale.
  • Posizionare la citazione di Borges come nota finale separata per non interrompere il tono lirico.

Versione lievemente rivista

ALEPH

nell'oltre non c'è ombra
lo sai ombra che ti possa
nascondere allo sguardo

è una chiarità che t'attraversa
non come qui che guardi
per speculum in aenigmate

lì non si consultano dizionari
né atlanti sei tu la biblioteca
il motore di ricerca

alfabeto voce conoscenza
nel Tutto tu sei e tutto
è te l'aleph del poeta cieco

è dove ti si svela ogni
contrario la vita non è prima
della morte

Jorge Luis Borges

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[escursioni]corso gratuito di [inglese Sebastopoli in tre mosse è] importante essere sciolti ed agili per trilocale [ampio trasparente per] estensione di e da] intercettano tutti pressoché [tutti la struttura] cristallina fa i-frantumi moti del sessantuno bilocale fulltime colleghi provano la base] del quadrato la cassa automatica del parking il] rafting


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sabato uno scasamento, trasloco/smaltimento, diciamo. anche se non si trattava della storia della mia famiglia, l'impatto l'ho sentito, anche perché si è trattato di un lavoro pomeridiano, serale poi praticamente notturno. con tutto quello che ne consegue in termini di percezione del passaggio del tempo, non un banale annottare insomma.


noblogo.org/differx/sabato-uno…

parapurganferno


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ordinariafollia-log_033-2026.jpg

soffrirò come quando eri lontana e lo smartphone non era ancora stato inventato aspetterò come quando avevi detto alle quattro ma erano già le cinque passate gioirò come quando togli gli occhiali e mi guardi con quel mezzo sorriso.

parapurganferno

soffrirò più di quando domani c'era scuola aspetterò più di quando accompagnai mio padre al pronto soccorso in piena notte gioirò più di quando hai capito che stavo strimpellando volta la carta.

parapurganferno

soffrirò come quando mio padre diceva che sono un imbecille aspetterò come quando indossavo jeans strappati e per strada mi guardavano male gioirò come quando siamo abbracciati.


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CONGETTURE

si vive per approssimazione

si sta come d'autunno... di ungarettiana memoria

o dall'origine scollàti dal cielo a vestire la morte

fino al fiume di luce che ci prenderà e saremo un'altra cosa...

congetture

ma lasciatemi sognare un sogno che non pesa

(2011) .

Il testo trasmette precarietà e desiderio di leggerezza con immagini nette e un finale che chiede spazio al sogno.

Apprezzamento


  • Immagini forti: la frase “si vive per approssimazione” apre con immediatezza esistenziale.
  • Risonanza letteraria: il richiamo a Ungaretti conferisce profondità e memoria poetica.
  • Contrasto efficace: la tensione tra morte e fiume di luce crea uno spostamento emotivo potente.

Lettura


  • Il verso iniziale stabilisce una condizione esistenziale incerta che si riverbera nell'intera poesia.
  • L'ellissi e le interruzioni di rigo lavorano sull'attesa e sul frammento come misura del pensiero.
  • L'immagine di origine scollata dal cielo e l'atto di “vestire la morte” condensano mito e corporeità in poche parole.
  • La chiusa trasforma la medesima precarietà in desiderio di sollievo attraverso il sogno.

Suggerimenti di revisione


  • Snellire la punteggiatura per aumentare la scansione ritmica e lasciare che le immagini parlino da sole.
  • Valorizzare la cesura tra “congetture” e l'appello finale facendo diventare la parola un'isola più netta.
  • Semplificare alcune vocalizzazioni (per esempio usare scollati invece di varianti accentate) per una lettura più fluida.
  • Mantenere la forza finale di “un sogno che non pesa” come chiusura immagine e titolo morale del verso.

Versioni

Versione lievemente rivista

CONGETTURE

si vive per approssimazione
si sta come d'autunno
di Ungaretti memoria

dall'origine scollati dal cielo
a vestire la morte

fino al fiume di luce
che ci prenderà e saremo
un'altra cosa

congetture

lasciatemi sognare
un sogno che non pesa

Traduzione inglese essenziale

CONJECTURES

we live by approximation
we stand like in autumn
of Ungaretti memory

from origin unglued from the sky
to clothe death

until the river of light
takes us and we will be
something else

conjectures

let me dream
a dream that does not weigh

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Tinariwen - Hoggar (2026)


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È una lunga storia, quella dei Tinariwen. Un racconto di guerre e sopraffazione che non sembra aver mai fine, un potente atto di resistenza del martoriato popolo tuareg. Sono i recenti scontri al confine settentrionale del Mali il fulcro di “Hoggar”, decimo album del gruppo ed ennesima denuncia di diritti umani violati e di terre straziate dalla violenza e dalla sopraffazione. L'ultimo disco dei Tinariwen è anche l'occasione per un passaggio di consegne tra generazioni, sono infatti molte le nuove leve coinvolte oltre ai tre membri storici: Ibrahim Ag Alhabib, Abdallah Ag Alhousseyni e Touhami Ag Alhassane... artesuono.blogspot.com/2026/03…


Ascolta il disco: youtu.be/5sixYPrSnEA?si=JQSJtj…



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Tinariwen - Hoggar (2026)


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È una lunga storia, quella dei Tinariwen. Un racconto di guerre e sopraffazione che non sembra aver mai fine, un potente atto di resistenza del martoriato popolo tuareg. Sono i recenti scontri al confine settentrionale del Mali il fulcro di “Hoggar”, decimo album del gruppo ed ennesima denuncia di diritti umani violati e di terre straziate dalla violenza e dalla sopraffazione. L'ultimo disco dei Tinariwen è anche l'occasione per un passaggio di consegne tra generazioni, sono infatti molte le nuove leve coinvolte oltre ai tre membri storici: Ibrahim Ag Alhabib, Abdallah Ag Alhousseyni e Touhami Ag Alhassane... artesuono.blogspot.com/2026/03…


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2SAMUELE - Capitolo 16


1Davide aveva appena superato la cima del monte, quand'ecco Siba, servo di Merib-Baal, gli si fece incontro con un paio di asini sellati e carichi di duecento pani, cento grappoli di uva passa, cento frutti d'estate e un otre di vino. 2Il re disse a Siba: “Che vuoi fare di queste cose?”. Siba rispose: “Gli asini serviranno da cavalcatura alla famiglia del re, i pani e i frutti d'estate sono per sfamare i giovani, il vino per dissetare quelli che saranno stanchi nel deserto”. 3Il re disse: “Dov'è il figlio del tuo signore?”. Siba rispose al re: “Ecco, è rimasto a Gerusalemme perché ha detto: “Oggi la casa di Israele mi restituirà il regno di mio padre”“. 4Il re disse a Siba: “Quanto appartiene a Merib-Baal è tuo”. Siba rispose: “Mi prostro! Possa io trovar grazia ai tuoi occhi, o re, mio signore!”.5Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando 6e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra. 7Così diceva Simei, maledicendo Davide: “Vattene, vattene, sanguinario, malvagio! 8Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio, ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario”. 9Allora Abisài, figlio di Seruià, disse al re: “Perché questo cane morto dovrà maledire il re, mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!”. 10Ma il re rispose: “Che ho io in comune con voi, figli di Seruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”. E chi potrà dire: “Perché fai così?”“. 11Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi servi: “Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. 12Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi”. 13Davide e la sua gente continuarono il cammino e Simei camminava sul fianco del monte, parallelamente a Davide, e cammin facendo malediceva, gli tirava sassi e gli lanciava polvere. 14Il re e tutta la gente che era con lui arrivarono stanchi presso il Giordano, dove ripresero fiato.

Scontro tra i consiglieri di Assalonne (16,15-17,23)15Intanto Assalonne con tutti gli Israeliti era entrato in Gerusalemme e Achitòfel era con lui. 16Quando Cusài l'Archita, l'amico di Davide, fu giunto presso Assalonne, gli disse: “Viva il re! Viva il re!”. 17Assalonne disse a Cusài: “Questa è la fedeltà che hai per il tuo amico? Perché non sei andato con il tuo amico?”. 18Cusài rispose ad Assalonne: “No, io sarò per colui che il Signore e questo popolo e tutti gli Israeliti hanno scelto, e con lui rimarrò. 19E poi di chi sarò servo? Non lo sarò forse di suo figlio? Come ho servito tuo padre, così servirò te”.20Allora Assalonne disse ad Achitòfel: “Consultatevi su quello che dobbiamo fare”. 21Achitòfel rispose ad Assalonne: “Entra dalle concubine che tuo padre ha lasciato a custodia della casa; tutto Israele saprà che ti sei reso odioso a tuo padre e sarà rafforzato il coraggio di tutti i tuoi”. 22Fu dunque tesa una tenda sulla terrazza per Assalonne e Assalonne entrò dalle concubine del padre, alla vista di tutto Israele. 23In quei giorni un consiglio dato da Achitòfel era come se si fosse consultata la parola di Dio. Così era di tutti i consigli di Achitòfel, tanto per Davide che per Assalonne.

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Approfondimenti


1-4. È il primo di due incontri con membri della casa di Saul (il secondo è descritto nei vv. 5-14). Ziba è il servo di Saul che Davide aveva destinato al sostentamento del figlio di Gionata, lo storpio Merib-Baal (9,1-13). Il corteo di fuggitivi è ormai incamminato sulla via orientale che porta a Gerico (cfr. Lc 10,30) quand'ecco farsi incontro a loro Ziba con due asini carichi di provviste. Non si capisce bene se Ziba ha approntato tutto appena saputa la notizia della rivolta (cfr. 15,10) oppure si trovasse già in viaggio alla volta di Gerusalemme per altre ragioni (magari per consegnare al suo padrone le provviste pattuite: 9,10). Comunque sia, approfitta subito dell'occasione per affrancarsi dalla scomoda servitù, accusando Merib-Baal di connivenza con Assalonne. Davide non può certo controllare la veridicità delle sue parole; decide perciò di assegnare a lui tutti i beni appartenenti a Merib-Baal. La questione sarà ridiscussa durante il ritorno di Davide a Gerusalemme quando il figlio di Gionata negherà ogni cosa e accuserà Ziba di averlo calunniato (19,25-32).

5-14. L'incontro con Simei alle porte di Bacurim (cfr. 3,16) non è solo sintomatico del rancore conservato dalla tribù di Beniamino verso colui ch'essa continua a considerare un usurpatore, ma è altresì un incontro profetico che viene a ravvivare in Davide la memoria della “pedagogia” divina nei suoi riguardi. Simei inveisce contro il re spodestato dal suo stesso figlio a causa – dice lui – del «sangue della casa di Saul» (v. 8), ma Davide intuisce il vero motivo dell'anatema: «Lasciate che maledica, poiché glielo ha ordinato il Signore» (vv. 10-11). Come non si era ribellato alla morte del figlio (12,22) e all'abbandono forzato di Gerusalemme (15,25-26), così Davide accetta docilmente la maledizione di Simei come un castigo: «tu non sdegnare la correzione dell'Onnipotente, perché egli fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano risana» (Gb 5,17-18; cfr. Dt 32,39; Os 6,1).

7. «sanguinario, scellerato»: non è detto che Simei stia pensando all'episodio di 21,1-9. Le uccisioni di Abner (3,22-27) e Is-Baal (4,1-7) possono ben giustificare la fama (ingiusta) di «sanguinario». In realtà, l'ignaro profeta allude al sangue di Uria l'Hittita (11,14-17); quel sangue versato iniquamente è la vera origine della tremenda serie di disgrazie che sta squassando la famiglia di Davide. L'episodio avrà un seguito in 19,17-24.

9. «Abisai figlio di Zeruia»: già una volta Davide dovette frenare l'impetuoso fratello di Ioab e Asael (cfr. 2,18) dall'alzare la mano su Saul (1Sam 26,6-11); «cane morto»: cfr. 1Sam 17,43.

10. «Che ho io in comune con voi»; lett. «Che cosa a me e [che cosa] a voi». È un'espressione per indicare l'esclusione di qualsiasi comunanza tra due soggetti oppure il rifiuto di uno ad accondiscendere alla proposta dell'altro (cfr. 19,23; Gdc 11,12; 1Re 17,18; 2Re 3,13; 2Cr 35,21; Mt 8,29; Mc 1,24; 5,7; Lc 4,34; Gv 2,4).

11. «Quanto più ora questo Beniaminita!»: se il figlio medesimo del re non ha esitato a rivoltarsi, non c'è da stupire se un membro della tribù di Saul, anzi della sua stessa «famiglia» (v. 5; cfr. Gn 46,21; Nm 26,38.41; 1Cr 8,1-5), può «cercare la vita» di Davide imprecando contro di lui.

14. «presso il Giordano»: aggiunta con i LXX (recensione Lucianica) in base a 17,16.21-22.

15-19. La narrazione retrocede di qualche ora, al momento in cui Assalonne sta entrando trionfalmente in Gerusalemme con Achitofel e gli altri rivoltosi. L'aggancio della brevissima notizia di 15,37 con 16,15 evidenzia un mirabile contrappunto fra le scene dedicate alla fuga di Davide (15,13-36; 16,1-14; 17,17-28) e quelle che narrano le vicende di Assalonne (16,15-17,16). L'«amico di Davide» entra rumorosamente alla presenza di Assalonne simulando un servile ossequio al nuovo sovrano. Questi ironizza sulla sua scelta di abbandonare l'«amico» (nella sua bocca il termine acquista un colore dispregiativo), ma Cusai non si scompone: «No, io sarò per colui che il Signore e questo popolo e tutti gli Israeliti hanno scelto e con lui rimarrò» (v. 18). Queste parole legittimano Assalonne solo apparentemente: chi più di Davide è stato scelto dal Signore (1Sam 16,10-13; 2Sam 7,8-9; 12,7-8) e da tutto Israele (5,1-5)? Assalonne invece è andato a Ebron di sua volontà e si è autonominato re (15,7-12). Tutto ciò suggerisce un'interessante riflessione sulla dialettica tra “verità” e “falsità” (oppure tra “realtà” e “finzione”) che si viene a creare tra i due personaggi:

  • Cusai: falso tradimento / vera fedeltà all'eletto;
  • Assalonne: vero tradimento / falsa elezione (= usurpazione).

20-23. Pur trattandosi di un'oggettiva infamia, Achitofel dà un consiglio “giusto”: la presa di possesso dell'harem paterno (cfr. 1Sam 25,43-44) confermerà al popolo l'irrevocabilità della via intrapresa (Davide non potrà mai perdonare un simile affronto, cfr. Gn 49,4). Ma Achitofel (come Saul in 1Sam 22,6-19 e Simei nei vv. 10-11) ignora che le sue parole stanno realizzando un'altra e ben più decisiva parola: «prenderò le tue mogli... io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole» (12,11-12). La tenda nuziale (cfr. Sal 19,6) vien tesa «alla vista di tutto Israele» sul medesimo terrazzo da cui, «un tardo pomeriggio», Davide aveva scorto Betsabea e l'aveva desiderata in segreto (11,2).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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A proposito di hacking, tecnologie conviviali e cospirazione


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Con la lentezza che mi è caratteristica, finalmente compongo e pubblico, a fine Marzo, il mio articolo di Febbraio per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano proposta dall'admin Ed Tamarro & Antifascista. Il buon Xab aveva proposto come tema lo stato del Fediverso, e con la prolissità che mi è caratteristica avanzo quanto segue.


Lottare contro la tirannia degli adulti


Quand'ero bambino, nella campagna brianzola, ero già palesemente strambo e inadatto all'educazione convenzionale destinata ai cisimaschi italiani, in più la mia famiglia era abbastanza benestante e un po' intellettualoide, così che mi sono risparmiato la proposta “culturale” mainstream con cui stavano crescendo buona parte dei miei compagni di scuola, ovverosia il mix di telegionarli populisti, reality show misogini, animazione yankee per adulti trasmessa in fascia protetta e animazione giapponese per adolescenti malamente censurata che formavano il palinsesto di Italia 1 dei tempi d'oro di Forza Italia. Viceversa, ho avuto accesso precoce (e pericolosamente non sorvegliato) all'animazione oso dire avanguardistica dei gloriosi Cartoon Network Studios (pace all'anima loro) e a questo punto, dopo più di 25 anni, credo sia merito de Le Superchicche se ho interiorizzato che le donne sono persone, e non un'altra specie, e la relativa naturalezza con cui esprimo le mie stramberie probabilmente si deve a Ed, Edd & Eddy e Mucca & Pollo (più lo spinoff Io sono Donato Fidato). Ora, fra queste produzioni ce n'era una che è stata probabilmente il mio riferimento culturale prediletto a cavallo fra la fine delle elementari e le piene scuole medie, complice la proposta inedita di una trama orizzontale avvincente ben diluita in episodi autoconclusivi variegati e inventivi, e una fighissima escalation della portata del conflitto di stagione in stagione: mi riferisco a Kommando Nuovi Diavoli (adattamento secondo me geniale dell'originale Kids Next Door).

KND Logo

La premessa del programma: esiste una cabala internazionale di persone adulte più o meno supercriminali che complottano per mantenere un giogo tirannico su chi ha da 0 a 12 anni, con strumenti che passano dal caricaturale dell'igiene dentale e del cibo sano e sciapo, al dolorosamente satirico dello spedire in orbita la prole dei propri dipendenti per schiavizzarli in ufficio, oppure con la distruzione sistematica di parchi giochi e piscine comunali in nome della quiete pubblica, fino allo schierare come propri agenti sul campo adolescenti conniventi ben più agguerriti delle truppe d'assalto imperiali in Guerre Stellari. Un'organizzazione internazionale chiamata Kommando Nuovi Diavoli (nell'originale Kids Next Door), in sigla K.N.D., lotta contro questo stato di cose mobilitando ragazzini e ragazzine in una struttura di intelligence paramilitare alimentata da tanto entusiasmo e da “tecnologie 2x4”: generatori di energia alimentati a ruote di criceti, mecha degni di un design giapponese messi assieme con bottiglie di vetro e assi di legno da 2x4 pollici (capito la battuta?), case sugli alberi in tutti i paesi del mondo (e in Anatartide. E sulla Luna) dotate di assistenti IA, aerodromi e mense. E questo affascinante scenario di avventura sci-fi leggera era messo al servizio di trame a volta semplicemente comiche (penso ai pirati razziatori di dolci il cui galeone viaggia per terra e per mare), molto più spesso profonde e formative: eleganti parodie di narrativa di genere da Alien a Indiana Jones, rapporti turbolenti fra genitori e figlie e fra figli maggiori e minori, esplicite tematiche antisessite che stigmatizzavano sia il machismo egemone sia i prodromi di quel “femminismo” di destra che oggi si esprime nel TERFismo, episodi da kolossal in cui l'“internazionale della tirannide adulta” tenta di colpire al cuore il K.N.D. attraverso infiltrati, sabotaggi e assalti diretti, con alcune scene di battaglia campale fra legioni di mecha il cui budget probabilmente era assurdo, per una serie concepita per durare molte stagioni da decine di episodi.

Ah, e non scordiamoci le puntate in cui il rappresentante degli studenti della 4a elementare tradiva le promesse elettoriali in nome del proprio ego; un ragazzino texano vestito da cowboy. Erano gli anni di George Bush Jr. presidente USA intento a devastare l'Iraq.

Nella storia dell'animazione statunitense, giustamente si ricorda Avatar: La Leggenda di Aang come opera miliare che ha sdoganato anche negli USA le opere a trama orizzontale forte, allontanando il paradigma artistico dalla serie episodica infinita, e recuperare Avatar da 18enne fu sicuramente una grande esperienza che mi ha lasciato tanto (non ultimo, un passettino verso il mio risveglio religioso), ma c'è poco da fare, per me il grande imprinting di narrativa epica animata è venuto dal Kommando Nuovi Diavoli, tanto che, quando ho compiuto io 13 anni, mi ero ripromesso di non tradire i valori del Kommando e sforzarmi di non diventare davvero un “adolescemo” sgherro degli adulti. Giuramento ovviamente fra me e me, visto che, come tutti miei riferimenti culturali dell'infanzia, non avevo con chi condividerlo.

Dentro e contro la III Guerra Mondiale


17 e più anni dopo, sono un adulto professionalmente sistemato (più o meno) e cerco di restare funzionante mentre attorno a noi, mese dopo mese, escala la III Guerra Mondiale. Mentre scrivo, abbiamo i trasporti navali e aerei attraverso l'Asia totalmente bloccati dall'assalto statunitense alla teocrazia iraniana, non abbiamo idea di come evolverà lo stato di polizia trumpista negli USA né di quanto ancora il regime putiniano in Russia possa reggere la guerra d'attrito in Donbass, il regime sionista persiste nei suoi progetti genocidari, non sappiamo quali disegni covi il Partito Comunista Cinese, né se l'internazionale nera riuscirà ad accaparrarsi per via elettorale ulteriori governi in Europa e America meridionale. E intanto la recessione economica è dietro l'angolo (anzi, ma è mai finita dal 2008 a oggi), le forniture di cibo e medicinali sono potenzialmente compromesse dai blocchi alla filiera globalizzata, il collaso ecologico accelera grazie alle emissioni carboniche delle bombe e alla scommessa delirante dei tecnocrati convinti di poter robotizzare tutta la filiera economica attraverso data center faraonici dedicati ai Language Learning Model... strumento, casualmente, a disposizione degli Stati Nazione di tutto il mondo per attuare il panottico orwelliano.

Fra una crisi e l'altra causata dalla sovraesposizione ai media di notiziario, e da un tempo-schermo eccessivo che ancora non ho saputo abbattere, negli ultimi due mesi ho cercato di ripigliarmi uscendo di casa, battendo le vie della mia città e approcciandomi a spazi in cui poter imparare cose nuove, e ho inanellato tante esperienze arricchenti: il Collettivo Trickster e un gruppo di lavoro estemporaneo del centro culturale Bagnomaria ci hanno parlato, rispettivamente, di “attivismo spirituale” e di performance artistica come risposte emotive ed epistemologiche necessarie al lavaggio del cervello del realismo capitalista; persone afferenti al Centro Studi Filosofia Postumanista ci hanno delineato l'antispecismo come grado radicale, sul piano filosofico ed economico, di quella stessa lotta che su un livello più evidente è antirazzista e antiabilista; prima col gruppo studi C.I.R.C.E., e poi con il collettivo di hacking del Centro Sociale Cantiere abbiamo indagato la concezione moderna dello strumento informatico come catena funzionale, appunto, all'indottrinamento e allo svuotamento di energia; infine, proprio in questi giorni, ho partecipato alla kermesse di hacking del centro sociale S.O.C.S., dove tanti di questi spunti si sono mescolati e sedimentati, accompagnati da vino annacquato e torte vegane.

Ed è stato a S.O.C.S., fra una conferenza e l'altra, che mi è scattata la lampadina nel cervello, e ho capito cos'ho da dire sullo stato del Fediverso.

Siamo noi contro di loro, prendiamolo sul serio


La pratica della Magia del Caos mi ha insegnato che ogni persona abita nella propria percezione del mondo, e che il filtro cognitivo di ciascuno colora in tinte radicalmente diverse quelli che in astratto sono gli stessi fatti quantificabili. Da persona che ci crede davvero, al socialismo libertario per come ce lo delineano Angela Davis, Abdullah Öcalan, il subcomandante Marcos, bell hooks e tutte le persone che piacciono a noi zecche, vi dico come lo vedo io, il mondo: esiste una cabala internazionale di persone straricche e malvagie, politicanti affaristi capi criminali, che complottano per mantenere un giogo tirannico sui miliardi di forme di vita che popolano la Terra, con strumenti che passano dal patetico dei media spazzatura, allo spietato dei bombardamenti a tappeto sulle scuole e della distruzione sistematica di foreste e ghiacciai, fino all'indottrinamento di determinate fasce demografiche del popolo oppresso perché fungano da sbirri e aguzzini a danni di altre fasce più oppresse. Dal momento in cui si è sviluppata la società di massa, sono esistite tante (troppe?) Internazionali che hanno provato a mettere a sistema le masse oppresse per rivoltarsi contro i tiranni, complessivamente sono tutte fallite, e al momento ci troviamo sottopostu a un grado di repressione e frantumazione terrificante e inedito, per l'appunto un panottico orwelliano che prende forma ogni giorno di più. Io, che sono uno qualunque, non penso sia già detta l'ultima parola, e anzi credo che questa accelerazione della III Guerra Mondiale possa aprire delle crepe profonde e segnare dei punti di non ritorno, ponendo fine al mondo come lo abbiamo conosciuto sinora e lasciandoci lo spazio per attuare qualcosa di nuovo. Durante il precedente scossone, Rosa Luxemburg arguì che la scelta dicotomica era “socialismo o barbarie”, io mi permetto una chiosa, faccio presente che “socialismo” vuol dire “società” e società nasce da “convivialità”, pertanto affermo: > Convivialità, o barbarie.

In Kommando Nuovi Diavoli, ogni casa sull'albero dispone di ampi spazi ricreativi per far vivere assieme e socializzare i ragazzini in servizio al suo interno, e ogni squadra di pronto intervento consiste innanzitutto di persone amiche, prima ancora che commilitone; una delle cose più belle del S.O.C.S. è la grande disponibilità di divanetti e tavolini (più un cabinato arcade) per stravaccarsi assieme e chiacchierare e smanettare, e la kermesse di hacking è stata ordita in modo tale che io, l'ultimo arrivato, mi sono ritrovato ad abbracciare tutto il tempo persone amiche provenienti dai contesti più diversi, dal gruppo di volontariato cui mi ero unito appena arrivato a Milano alla conferenza antispecista della settimana precedente, sino a amicizie di penna conosciute sul Fediverso. Già, il nostro punto di partenza: il Fediverso.

In K.N.D., come vi accennavo, i piccoli eroi dispongono di tecnologie autoprodotte surreali quanto efficaci, dalla pistoletta laser alla navicella spaziale, e ricordo almeno un paio di episodi che portavano in scena differenze fondamentali di design e funzionamento fra l'arsenale del K.N.D. e le dotazioni dell'“internazionale adulta” e dei loro lacché adolescemi. Questo dettaglio mi è rispuntato in testa al S.O.C.S., fra le descrizioni tecniche dell'architettura di Autistici/Inventati, le lamentele sullo scollamento fra l'inventiva dei tecnici e i bisogni reali delle persone, e l'invito a non assumere mai un atteggiamento assistenzialista verso chi “sta peggio di te”, bensì a trovare i punti di contatto e agire assieme da pari a pari (grazie, persona che me l'ha fatto presente; grazie davvero). Mi è rispuntato in testa, perché se vogliamo sopravvivere fino a una frattura che permetta l'insurrezione, e vincerla quell'insurrezione, dobbiamo iniziare da subito a risolvere questi scollamenti, e darci strumenti radicalmente diversi da quelli dei padroni, funzionali a una vita liberata come la vogliamo noi: strumenti di interazione sociale, strumenti di produzione artistica, strumenti di produzione economica... strumenti di comunicazione di massa. Macchine che espandano le comunità preesistenti, anziché sostituirsi ad esse o addirittura degradarle: insomma, quelle che Ivan Illich chiamava “macchine conviviali”.

E quindi, collegando Illich a Luxemburg, macchine socialiste contro la barbarie dei padroni.

Il mio rapporto con il cyberspazio è ben lungi dall'essere pienamente sano, non dopo essere cresciuto nel boom di Facebook e degli smartphone, ma scappando a Milano, finalmente, ho trovato la mia gente, e non sono più lo strambo bambino eremita che fa giuramenti con sé stesso, né l'adolescente che deve aggrapparsi agli spazi online di hobbistica nerd per godere di un minimo di contatto umano con persone solidali: sono un adulto militante che vive i suoi valori entro una comunità di compagni e compagne, ben radicata nel nostro territorio e memore delle generazioni che ci hanno preceduto. E alcune di queste persone compagne le ho conosciute proprio passando per il Fediverso (ciao a tuttu ❤), e sempre grazie al Fediverso cerco di restituire e diffondere quegli strumenti che stiamo mettendo assieme come comunità, nella speranza che arrivino ad altre comunità e le agevolino nel proprio percorso, specialmente a comunità piccole e periferiche che ancora non esistono appieno, ma consistono di persone sole e disorientare come lo era il piccolo me, che non sanno come muoversi per coagularsi e diventare un nodo della nostra internazionale.

Perché nella mia visione utopica vedo un mondo di comunità solidali e confederate, dotate di risorse e competenze autosufficienti e diffuse, dai campi a coltura alimentare al server per le telecomunicazioni, e indubbiamente io non ho le competenze tecniche per costruire né l'una né l'altra cosa; ho solo le mie parole, per trasmettere questo immaginario a voi che mi leggete, e orientare assieme un agire collettivo attraverso le rispettive risorse.

Per cui, cosa serve secondo me al Fediverso italiano? Serve che resti un progetto libertario, e triplichi gli sforzi in questo senso per crescere come cyberspazio conviviale, atto a rafforzare e amplificare i legami di solidarietà locale, e a mettere a rete chi si occupa di temi affini in contesti diversi.

Voi compagnu smanettonu che già lavorate in tal senso, avete tutta la mia stima e rispetto, e vi invito “solo” a fare vostro un motto a me molto caro che regolarmente ritiro fuori: contro la tirannide dei signori del mondo, cospiriamo assieme e iniziamo già adesso a disertare le loro regole, a costruire un contro-mondo diverso.

Io ci sto, e voi?


log.livellosegreto.it/cretinod…

The Dream Syndicate – How Did I Find Myself Here (2017)


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Con dischi come il nuovo album dei Dream Syndicate ci si trova ad avere un problema di base: come contestualizzare? Ci spieghiamo: in tempi di finestre temporali che portano il passato nell’odierno e l’oggi costantemente rivolto indietro, come si può parlare di un contorno per dischi che non hanno praticamente in giro altri referenti, altri compagni di strada? Certo, ci si può aggrappare ad un altro contesto, quello merceologico, dicendo che quest’album è la testimonianza di una reunion, della rinascita di una ragione sociale che gli appassionati di rock underground Anni Ottanta dovrebbero conoscere e amare... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: album.link/i/1485069639



noblogo.org/available/the-drea…


The Dream Syndicate – How Did I Find Myself Here (2017)


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Con dischi come il nuovo album dei Dream Syndicate ci si trova ad avere un problema di base: come contestualizzare? Ci spieghiamo: in tempi di finestre temporali che portano il passato nell’odierno e l’oggi costantemente rivolto indietro, come si può parlare di un contorno per dischi che non hanno praticamente in giro altri referenti, altri compagni di strada? Certo, ci si può aggrappare ad un altro contesto, quello merceologico, dicendo che quest’album è la testimonianza di una reunion, della rinascita di una ragione sociale che gli appassionati di rock underground Anni Ottanta dovrebbero conoscere e amare... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


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Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.

A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.

La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.

Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.

La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.

Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.

Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia. ```

#Sco #scip #direzionecentraleserviziantidroga


noblogo.org/cooperazione-inter…


Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.

A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.

La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.

Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.

La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.

Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.

Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia. ```

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COME UN IRRADIARSI DI CIELI

Amore è una parola a rischio Nelo Risi

. Amore è

come un irradiarsi di cieli anteriori

esaltazione al calor bianco

o pane impastato con lacrime

un lungo lungo gemito più che sospiro di vento e foglie

casa del sole e delle ombre

dove disarmato è il cuore

(2011) .

COME UN IRRADIARSI DI CIELI: analisi e riflessioni


La poesia esplora l’amore come esperienza simultaneamente luminosa e dolorosa, capace di elevarci in spazi infiniti e di radicarci nel tempo delle lacrime.


Immagini e simboli chiave


  • “irradiarsi di cieli anteriori”
    evoca un’espansione verso dimensioni primordiali, un amore che precede il tempo
  • “calor bianco”
    tensione assoluta tra calore e purezza, un’energia che scioglie e brucia
  • “pane impastato con lacrime”
    un’unione concreta di nutrimento e sofferenza, simbolo di un amore quotidiano e insieme sacro
  • “lungo lungo gemito”
    suono che trascende il vento e le foglie, un’emozione prolungata e profonda
  • “casa del sole e delle ombre”
    luogo duplice dove convivono luce e buio, gioia e dolore
  • “dove disarmato è il cuore”
    conclusione che celebra la resa totale, l’abbandono alle forze dell’amore

Interpretazioni possibili


  1. L’amore come esperienza trascendentale
    un’uscita dai confini del sé verso un «cielo anteriore», prima della nascita
  2. La dualità luce-ombra
    la convivenza di calore e freddo, gioia e lacrime, in un unico spazio interiore
  3. Corpo e spiritualità
    il pane e le lacrime combinano dimensione materiale e mistica
  4. Il cuore disarmato
    resa ultima davanti a un sentimento che non ammette difese

noblogo.org/norise-3-letture-a…

2SAMUELE - Capitolo 15


Rivolta di Assalonne1Ma dopo questo, Assalonne si procurò un carro, cavalli e cinquanta uomini che correvano innanzi a lui. 2Assalonne si alzava la mattina presto e si metteva da un lato della via di accesso alla porta della città. Quando qualcuno aveva una lite e veniva dal re per il giudizio, Assalonne lo chiamava e gli diceva: “Di quale città sei?”. L'altro gli rispondeva: “Il tuo servo è di tale e tale tribù d'Israele”. 3Allora Assalonne gli diceva: “Vedi, le tue ragioni sono buone e giuste, ma nessuno ti ascolta per conto del re”. 4Assalonne aggiungeva: “Se facessero me giudice del paese! Chiunque avesse una lite o un giudizio verrebbe da me e io gli farei giustizia”. 5Quando uno gli si accostava per prostrarsi davanti a lui, gli porgeva la mano, l'abbracciava e lo baciava. 6Assalonne faceva così con tutti gli Israeliti che venivano dal re per il giudizio; in questo modo Assalonne si accattivò il cuore degli Israeliti.7Ora, dopo quattro anni, Assalonne disse al re: «Vorrei andare a Ebron a sciogliere un voto che ho fatto al Signore. 8Perché durante la sua dimora a Ghesur, in Aram, il tuo servo ha fatto questo voto: “Se il Signore mi riconduce a Gerusalemme, io servirò il Signore!“». 9Il re gli disse: “Va' in pace!”. Egli si alzò e andò a Ebron. 10Allora Assalonne mandò corrieri per tutte le tribù d'Israele a dire: «Quando sentirete il suono del corno, allora direte: “Assalonne è divenuto re a Ebron”». 11Con Assalonne erano partiti da Gerusalemme duecento uomini, i quali, invitati, partirono con semplicità, senza saper nulla. 12Assalonne convocò Achitòfel il Ghilonita, consigliere di Davide, perché venisse dalla sua città di Ghilo all'offerta dei sacrifici. La congiura divenne potente e il popolo andava aumentando intorno ad Assalonne.

Fuga di Davide da Gerusalemme (15,13-16,14)13Arrivò un informatore da Davide e disse: “Il cuore degli Israeliti è con Assalonne”. 14Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: “Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la rovina e passi la città a fil di spada”. 15I servi del re gli dissero: “Tutto come preferirà il re, mio signore; ecco, noi siamo i tuoi servi”. 16Il re, dunque, uscì a piedi con tutta la famiglia; lasciò dieci concubine a custodire la reggia. 17Il re uscì dunque a piedi con tutto il popolo e si fermarono all'ultima casa. 18Tutti i servi del re camminavano al suo fianco e tutti i Cretei e tutti i Peletei e tutti quelli di Gat, seicento uomini venuti da Gat al suo seguito, sfilavano davanti al re. 19Allora il re disse a Ittài di Gat: “Perché vuoi venire anche tu con noi? Torna indietro e resta con il re, perché sei uno straniero e per di più un esule dalla tua patria. 20Appena ieri sei arrivato e oggi ti farei vagare con noi, mentre io stesso vado dove capiterà di andare? Torna indietro e riconduci con te i tuoi fratelli. Fedeltà e lealtà!“. 21Ma Ittài rispose al re: “Per la vita del Signore e la tua, o re, mio signore, in qualunque luogo sarà il re, mio signore, per morire o per vivere, là sarà anche il tuo servo”. 22Allora Davide disse a Ittài: “Su, passa!”. Ittài di Gat passò con tutti gli uomini e con tutte le donne e i bambini che erano con lui. 23Tutta la terra piangeva con alte grida. Tutto il popolo passava, anche il re attendeva di passare il torrente Cedron, e tutto il popolo passava davanti a lui prendendo la via del deserto.24Ecco venire anche Sadoc con tutti i leviti, i quali portavano l'arca dell'alleanza di Dio. Essi deposero l'arca di Dio – anche Ebiatàr era venuto – finché tutto il popolo non finì di venire via dalla città. 25Il re disse a Sadoc: “Riporta in città l'arca di Dio! Se io trovo grazia agli occhi del Signore, egli mi farà tornare e me la farà rivedere, essa e la sua sede. 26Ma se dice: “Non ti gradisco!”, eccomi: faccia di me quello che sarà bene davanti a lui”. 27Il re aggiunse al sacerdote Sadoc: “Vedi: torna in pace in città, e Achimàas, tuo figlio, e Giònata, figlio di Ebiatàr, i vostri due figli, siano con voi. 28Badate: io aspetterò presso i guadi del deserto, finché mi sia portata qualche notizia da parte vostra”. 29Così Sadoc ed Ebiatàr riportarono a Gerusalemme l'arca di Dio e là rimasero.30Davide saliva l'erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva. 31Fu intanto portata a Davide la notizia: “Achitòfel è con Assalonne tra i congiurati”. Davide disse: “Rendi stolti i consigli di Achitòfel, Signore!”. 32Quando Davide fu giunto in vetta al monte, al luogo dove ci si prostra a Dio, ecco farglisi incontro Cusài, l'Archita, con la tunica stracciata e il capo coperto di polvere. 33Davide gli disse: “Se tu passi con me, mi sarai di peso; 34ma se torni in città e dici ad Assalonne: “Io sarò tuo servo, o re; come sono stato servo di tuo padre prima, così sarò ora tuo servo”, tu mi renderai nulli i consigli di Achitòfel. 35E non avrai forse là con te i sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr? Quanto sentirai dire nella reggia, lo riferirai ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr. 36Ecco, essi hanno con loro i due figli, Achimàas, figlio di Sadoc, e Giònata, figlio di Ebiatàr; per mezzo di loro mi manderete a dire quanto avrete sentito”. 37Cusài, amico di Davide, arrivò in città quando Assalonne entrava in Gerusalemme.

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Approfondimenti


1-6. Purtroppo Davide dovrà pentirsi della nuova debolezza nei riguardi del figlio. Le parole del Sal 109 sembrano fatte apposta per descrivere le conseguenze del suo gesto benevolo: «In cambio del mio amore mi muovono accuse... Mi rendono male per bene e odio in cambio di amore» (vv. 4-5). Assalonne si è prostrato umilmente dinanzi al padre (14,33) ma nel suo cuore ha già deciso di scalzarlo dal trono (non è da escludere che già l'omicidio di Amnon avesse un risvolto politico: morto il primogenito – del secondogenito Kileab non si hanno più notizie dopo 3,3 – Assalonne poteva aspirare alla corona). L'idea è forse maturata negli anni di esilio a Ghesur e nel periodo di semilibertà a Gerusalemme ed ora, ripresa la vita di corte, il principe incomincia ad attribuirsi un contegno regale senza badare a spese (v. 1). Pian piano riesce a conquistarsi la simpatia popolare (v. 6) volgendo a proprio favore il malcontento di quanti vengono a sottoporre le loro cause all'illuminato giudizio del re (cfr. 14,17.20) ma restano invischiati nell'inevitabile burocrazia della capitale (vv. 2-4). Assalonne si mostra comprensivo con tutti, amichevole, affabile, ostentando una modestia accattivante quanto interessata (v. 5). Senza dar nell'occhio Assalonne sta per infliggere a Davide la prova più dura e dolorosa: «anche lui, che mangiava il mio pane, alza contro di me il suo calcagno» (Sal 41,10).

1. «cinquanta uomini che correvano innanzi a lui»: cfr. 1Sam 8,11. Anche Adonia manifesterà le sue pretese regali in questo modo (1Re 1,5).

2. «porta della città»: oltre ad essere il passaggio obbligato per quanti entravano in città, era il vero centro della vita pubblica di una città: ivi si trattavano gli affari (Gn 23,10), si amministrava la giustizia (Dt 21,19; Rt 4,1; Gb 29,7-25; Is 59,14; At 16,19), si tenevano i mercati, le assemblee (1Re 22,10; 2Cr 32,6), si conversava e discuteva animatamente (Prv 8,3; 31,23; Lc 10,10). «è di tale e tale tribù d'Israele»: lett. «di una delle tribù d'Israele». Assalonne cerca il consenso degli Israeliti del Nord, tradizionalmente ostili a quella di Giuda e, perciò, a Davide (cfr. 2,17; 3,1; 19,41-20,2).

7-12. Dopo quattro anni di paziente tessitura (cfr. 13,22-23) la trama del colpo di stato è ormai pronta. Con una scusa analoga a quella accampata da Davide per sfuggire a Saul (1Sam 20,5-6.28-29) si porta a Ebron. Davide ha congedato Assalonne col consueto augurio: «Va' in pace!» (v. 9) ignaro che il figlio si accinge a muovergli guerra. La scelta di Ebron è dettata da ragioni logistiche e ideologiche: anzitutto si trova a 35-40 km a sud di Gerusalemme, quindi abbastanza lontana per agire liberamente ma anche abbastanza vicina per controllare la capitale; inoltre Ebron riveste un valore simbolico fortissimo, essendo il santuario abramitico ove Davide fu unto re di Giuda (2,4) e re d'Israele (5,3) (cfr. 2,1-7). Assalonne si proclama pubblicamente re come se Davide fosse già morto (anche se il testo non ne parla, si presume che abbia ricevuto da parte di qualcuno l'unzione rituale: cfr. 19,11). Assalonne può già contare su una rete di «emissari» (lett. «spie») pronti a mobilitare tutto il paese (v. 10) e – fattore decisivo per il successo dell'impresa – è riuscito a trarre dalla propria parte l'infallibile consigliere di Davide Achitofel (cfr. 17,1-16).

7. «quattro anni»: con Vg. TM e LXX hanno «quarant'anni»; «a Ebron»: aggiunta (esplicativa) dei LXX (recensione Lucianica).

10. «suono della tromba»: lett. «la voce dello šōpār». Tale strumento in corno di montone serviva a dar segnali di guerra (cfr. 2,28; 18,6; 20,1.22; 1Sam 13,3; Ger 4,19) ma anche per sottolineare manifestazioni solenni e gioiose (6,15; 1Cr 15,28; 2Cr 15,14) e per l'indizione di feste (Lv 23,24; Nm 29,1). 1Re 1,34 e 2Re 9,13 registrano altri due casi di intronizzazione annunziata con lo šōpār.

11. «duecento uomini»: non vi sono indicazioni precise sul ruolo di questa ignara scorta. È un reparto di soldati sottratti astutamente alla difesa di Gerusalemme? Son amici di Assalonne invitati al banchetto sacrificale (cfr. 1Sam 9,22; 16,5; 20,24-25)?

12. «Achitofebl»: in 23,34 il “prode” Eliam vien detto «figlio di Achitofel di Ghilo». Se lo stesso Eliam fosse il padre di Betsabea (11,3), Achitofel ne sarebbe il nonno e ciò ne spiegherebbe il risentimento verso Davide.

15,13-17,28. La lunga narrazione della fuga di Davide di fronte all'incalzare di Assalonne si articola in tre grandi unità:

  • A) 15,13-16,14;
  • B) 16,15-17,16;
  • A') 17,17-28.

La disposizione del materiale è concentrica: la prima e la terza parte (A-A') ci consentono di seguire la ritirata di Davide da Gerusalemme alla Transgiordania in una successione, rispettivamente, di cinque e tre brevi episodi. Invece la seconda parte (B) descrive quanto accade alla corte dell'usurpatore. Anche qui vi sono tre episodi. In questa grave circostanza tutti i personaggi – già noti oppure no – che attraversano la scena sono chiamati ad uscire dall'ambiguità e a dichiararsi pro o contro Davide. Persino il profittatore Ziba fa la propria scelta, seppure per convenienza (16,1-4). Il lettore, giunto a un certo punto, si sente smarrito; gli eventi sembrano scuotere dei capisaldi incrollabili: gli amici più fidati tradiscono (Assalonne, Achitofel) mentre l'aiuto giunge dai più lontani, addirittura dagli stranieri (il filisteo Ittai, i Galaaditi). Con modalità e intensità differenti, la dialettica fedeltà-tradimento attraversa tutti e undici gli episodi della sezione. Ciò rimane valido anche nel caso in cui si leggano questi capitoli non dal punto di vista dell'uomo ma da quello di Dio. Anche il Signore è “fedele” e “traditore”: pur castigandolo severamente, è fedele al suo “Unto” e ne esaudisce la preghiera tradendo l'infallibilità di Achitofel (16,23; 17,14); è fedele alle promesse regali (7,12-16) ma tradisce l'ambizioso progetto politico di Assalonne fondato sull'odio e la violenza.

13-22. Temendo di restare intrappolato in città mentre tutta la nazione si è schierata con Assalonne, Davide fugge con i pochi amici prendendo «la via del deserto» (v. 23; cfr. 1Sam 13,18; 2Sam 2,24) ossia dirigendosi verso il confine del Giordano. Abbandona Gerusalemme anche per evitare rappresaglie degli insorti contro la popolazione (v. 14). Il re esce «a piedi» in segno di mestizia (cfr. v. 30), precedendo tutta la sua gente sino all'estrema periferia della capitale. E lì, mentre il popolo gli sfila davanti per salire il Monte degli Ulivi oltre la Valle del Cedron (v. 23; cfr. 5 6-12), ha la lieta sorpresa di constatare che uno straniero gli vuole più bene dei suoi stessi figli. I mercenari (Filistei? cfr. v. 18) guidati da Ittai si schierano per Davide con commovente dedizione. Forse l'amicizia con Ittai risaliva ai tempi dell'esilio a Ziklag (1Sam 27) ma al sopraggiungere della crisi c'era da aspettarsi ch'essa svanisse in nome del realismo politico. Invece Ittai conferma la propria disponibilità a seguire Davide ovunque «per morire o per vivere» (v. 21), con le medesime parole di Rut (Rt 1,16-17), bisnonna di Davide e straniera come lui. Dove tutti fuggono risplende con maggior forza la luce dell'amicizia fedele (Prv 17,17; cfr. Sir 6,7.17).

16. «lasciò dieci concubine a custodire la reggia»: nella speranza di ritornare a Gerusalemme, Davide affida la cura della reggia a dieci delle sue mogli di secondo grado (pilagšîm, «concubine»; cfr 3,7; 1Re 11,3). Ciò è possibile in quanto, col passare degli anni, l'harem di Davide si è ampliato considerevolmente (cfr. 3,2-5).

18. «Cretei e Peletei»: cfr. 1Sam 30,14. «Ittai»: la parola manca da TM, LXX e Vg. Numerose versioni moderne non ritengono necessario tale intervento ricostruttivo, apparentemente esigito dal contesto; fedeli al TM esse indentificano i «seicento uomini venuti da Gat al suo seguito» con il gruppo di seicento compagni (1Sam 27,2) tornati con Davide a Ebron dopo la morte di Saul (2,3). «Al suo seguito» si riferirebbe in tal caso a Davide, mentre Ittai sarebbe soltanto il comandante incaricato di questa milizia volontaria formata da Israeliti e da qualche straniero (cfr. 11,3 e introduzione a 23,8-39). L'ipotesi è interessante, anche se non risolve il problema dell'oscura frase del v. 20: «Appena ieri sei arrivato» si riferisce al ritorno da qualche scorreria nel deserto – cfr. 3,22 – oppure alla recentissima nomina di Ittai, giunto da Gat per l'occasione?

19. «resta con il nuovo re»: anche se non riconosce affatto la legittimità dell'intronizzazione di Assalonne, Davide comprende la difficile situazione del mercenario Ittai; se questi volesse seguire colui che è di fatto il nuovo padrone d'Israele, non si offenderà.

23-29. Tra i fuggitivi vi sono i sacerdoti Zadok ed Ebiatar con tutti i leviti e l'arca, ma il re ordina che essa venga ricondotta in Gerusalemme. Fino a poco tempo prima Davide avrebbe fatto di tutto per avere con sé il simbolo dell'alleanza e della presenza di Dio (cfr. 11,11 e 1Sam 4,3), ma le dolorose prove subite negli ultimi anni hanno maturato la sua fede consentendogli di capire che non è la presenza fisica dell'arca che può assicurare – come un talismano – il successo dinanzi ai nemici (cfr. 1Sam 4,3.7-8), bensì la consegna fiduciosa di sé alla volontà divina. Proprio nel momento in cui il bisogno di aggrapparsi a una sicurezza tangibile si fa più forte, Davide riconosce che l'adesione fiduciosa (= obbedienza) al disegno imperscrutabile di Dio è l'unico atteggiamento risolutivo di fronte all'angoscia; la salvaguardia della libertà di Dio spalanca all'uomo la vera libertà: quella di appartenere a lui senza riserve e condizioni.

23. «Cedron»: il torrente attraversa il deserto e sfocia nel Mar Morto.

28. «i guadi del deserto»: sono i guadi presso Gerico, già utilizzati dagli esploratori di Giosuè (Gs 2,7.23), strategicamente importanti in caso di guerra (Gdc 3,28; 12,5).

30-37. La notizia del tradimento di Achitofel viene ad aggiungere altro dolore al cuore affranto del re (v. 30). La situazione è disperata: egli sa che con i suoi consigli infallibili (16,23) Assalonne ha la vittoria a portata di mano. Ma invece di imprecare Davide prega (v. 31). L'unica speranza è riposta nell'unico che «solo è sapiente, molto terribile» (Sir 1, 6) e può rendere “folle” la sapienza dei saggi. La risposta divina non si fa attendere: l'amico Cusai si infiltrerà nella corte di Assalonne per conquistarsene la fiducia, abbagliarlo con la sua retorica fascinosa e distoglierlo dai consigli del terribile Achitofel

32. «luogo dove ci si prostra a Dio»: sul Monte degli Ulivi c'era forse un santuario all'aperto (bāmâ) come a Rama (cfr. 1Sam 9,13) e Gabaa (1Sam 10,5). «Cusai, l'Archita»: i LXX aggiungono «l'amico (o «socio») di Davide». Cfr. v. 37 e 16,17. Cusai era un consigliere di corte come Achitofel, ma ben più simpatico e affabile.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI


La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri – la “grande unità elementare” dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare – per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

#NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali


noblogo.org/cooperazione-inter…


ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA.


ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI


La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri – la “grande unità elementare” dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare – per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

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FRAGILE PALPITO

in una selva di gridi come lepre braccata dal tuo incondizionato amore:

Tu che governi i cieli “bisogno” hai di me?

perché pungoli questo fragile palpito

fino al sonno della morte?

(2011)

.

FRAGILE PALPITO: analisi e riflessioni


La poesia esplora l’equilibrio tra amore incondizionato e vulnerabilità, trasformando il sentimento in una caccia in cui la preda è il proprio “fragile palpito”.


Immagini e simboli chiave


  • “selva di gridi”
    evoca un caos emotivo che circonda il cuore, un bosco di suoni interni in cui ci si smarrisce
  • “lepre braccata”
    simboleggia la parte più indifesa del poeta, inseguita da un affetto totalizzante
  • “Tu che governi i cieli”
    suggerisce una figura trascendente o divina, capace di dominare ogni cosa
  • “bisogno hai di me?”
    rovescia la dinamica tradizionale: non è il cuore ad aver bisogno dell’amore, ma è l’amore stesso a richiedere il cuore
  • “fragile palpito”
    il battito incerto e precario, emblema di vita e tensione emotiva
  • “sonno della morte”
    chiude il cerchio: l’amore estremo spinge il cuore verso un riposo eterno

Interpretazioni possibili


  1. L’amore come forza predatoria
    il sentimento totalizzante diventa caccia che logora la parte più vulnerabile di chi ama
  2. Il divino e il bisogno reciproco
    mettere in scena un Dio bisognoso del cuore umano, capovolgendo il rapporto creatore–creatura
  3. Fragilità dell’esistenza
    il palpito come metafora della precarietà della vita, sospesa tra passione e morte

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2SAMUELE - Capitolo 14


Ritorno di Assalonne1Ioab, figlio di Seruià, si accorse che il cuore del re si rivolgeva ad Assalonne. 2Allora mandò a prendere a Tekòa una donna saggia, e le disse: “Fingi di essere in lutto: mettiti una veste da lutto, non ti ungere con olio e compòrtati da donna che pianga da molto tempo un morto; 3poi entra presso il re e parlagli così e così”. Ioab le mise in bocca le parole. 4La donna di Tekòa andò dunque dal re, si gettò con la faccia a terra, si prostrò e disse: “Aiutami, o re!”. 5Il re le disse: “Che hai?”. Rispose: “Ahimè! Io sono una vedova: mio marito è morto. 6La tua schiava aveva due figli, ma i due vennero tra loro a contesa in campagna e nessuno li separava; così uno colpì l'altro e l'uccise. 7Ed ecco, tutta la famiglia è insorta contro la tua schiava dicendo: “Consegnaci il fratricida: dobbiamo farlo morire per la vita del fratello che egli ha ucciso”. Elimineranno così anche l'erede e spegneranno l'ultima brace che mi è rimasta e non si lascerà a mio marito né nome né discendenza sulla terra”. 8Il re disse alla donna: “Va' pure a casa: io darò ordini a tuo riguardo”. 9La donna di Tekòa disse al re: “O re, mio signore, la colpa cada su di me e sulla casa di mio padre, ma il re e il suo trono siano innocenti”. 10E il re: “Se qualcuno parla contro di te, conducilo da me e non ti molesterà più”. 11Riprese: “Il re giuri nel nome del Signore, suo Dio, perché il vendicatore del sangue non accresca la rovina e non mi sopprimano il figlio”. Egli rispose: “Per la vita del Signore, non cadrà a terra un capello di tuo figlio!”. 12Allora la donna disse: “La tua schiava possa dire una parola al re, mio signore!”. Egli rispose: “Parla”. 13Riprese la donna: “Allora perché pensi così contro il popolo di Dio? Il re, pronunciando questa sentenza si è come dichiarato colpevole, per il fatto che il re non fa ritornare colui che ha bandito. 14Noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata per terra, che non si può più raccogliere, e Dio non ridà la vita. Il re pensi qualche piano perché chi è stato bandito non sia più bandito lontano da lui. 15Ora, se io sono venuta a parlare così al re, mio signore, è perché la gente mi ha fatto paura e la tua schiava ha detto: “Voglio parlare al re; forse il re farà quanto gli dirà la sua schiava, 16poiché il re ascolterà la sua schiava e la libererà dalle mani di chi cerca di eliminare me con mio figlio dalla eredità di Dio”. 17Quindi la tua schiava dice: “La parola del re, mio signore, sia fonte di quiete”. Perché il re, mio signore, è come un angelo di Dio nell'ascoltare il bene e il male. Il Signore, tuo Dio, sia con te!“. 18Il re rispose e disse alla donna: “Non tenermi nascosto nulla di quello che io ti domanderò”. La donna disse: “Parli pure il re, mio signore”. 19Disse il re: “La mano di Ioab non è forse con te in tutto questo?”. La donna rispose: “Per la tua vita, o re, mio signore, non si può andare né a destra né a sinistra di quanto ha detto il re, mio signore! Proprio il tuo servo Ioab mi ha dato questi ordini e ha messo tutte queste parole in bocca alla tua schiava. 20Il tuo servo Ioab ha agito così per dare un altro aspetto alla vicenda; ma il mio signore ha la saggezza di un angelo di Dio e sa quanto avviene sulla terra”.21Allora il re disse a Ioab: “Ecco, faccio come mi hai detto; va' dunque e fa' tornare il giovane Assalonne”. 22Ioab si gettò con la faccia a terra, si prostrò, benedisse il re e disse: “Oggi il tuo servo sa di aver trovato grazia ai tuoi occhi, o re, mio signore, poiché il re ha fatto quello che il suo servo gli ha detto”. 23Ioab dunque si alzò, andò a Ghesur e condusse Assalonne a Gerusalemme. 24Ma il re disse: “Si ritiri in casa e non veda la mia faccia”. Così Assalonne si ritirò in casa e non vide la faccia del re.25Ora in tutto Israele non vi era uomo bello che fosse tanto lodato quanto Assalonne; dalla pianta dei piedi alla cima del capo non era in lui difetto alcuno. 26Quando si faceva tagliare i capelli – e se li faceva tagliare ogni anno, perché la capigliatura gli pesava troppo e perciò li tagliava –, egli pesava i suoi capelli e il peso era di duecento sicli al peso del re. 27Ad Assalonne nacquero tre figli e una figlia chiamata Tamar, che era donna di bell'aspetto.28Assalonne abitò a Gerusalemme due anni, senza vedere la faccia del re. 29Poi Assalonne fece chiamare Ioab per mandarlo dal re, ma egli non volle andare da lui. Lo fece chiamare una seconda volta, ma non volle andare. 30Allora Assalonne disse ai suoi servi: “Vedete, il campo di Ioab è vicino al mio e vi è l'orzo: andate e appiccatevi il fuoco!“. I servi di Assalonne appiccarono il fuoco al campo. 31Allora Ioab si alzò, andò a casa di Assalonne e gli disse: “Perché i tuoi servi hanno dato fuoco al mio campo?”. 32Assalonne rispose a Ioab: “Io ti avevo mandato a dire: Vieni qui, voglio mandarti a dire al re: “Perché sono tornato da Ghesur? Era meglio per me stare ancora là”. Ora voglio vedere la faccia del re e, se vi è colpa in me, mi faccia morire!“. 33Ioab allora andò dal re e gli riferì la cosa. Il re fece chiamare Assalonne, che venne e si prostrò con la faccia a terra davanti al re. E il re baciò Assalonne.

__________________________Note

14,2 Tekòa: 20 chilometri a sud di Gerusalemme.

14,11 il vendicatore del sangue: su questo costume giuridico, vedi Nm 35,16-21. Letteralmente, il termine ebraico vuol dire “redentore”.

14,26 duecento sicli: più di 2 kg. Vedi nota a Es 30,13.

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Approfondimenti


1-24. Man mano che il tempo passa, l'ira di Davide si stempera nella rassegnazione e, forse, nel segreto desiderio che Assalonne ritorni (13,38-39). Ma la legge (Es 21,12.14) è categorica: solo rimanendo in esilio l'omicida potrà sfuggire alla giustizia. Ioab lo sa e decide d'intervenire a favore di Assalonne, forse anche per assicurarsi il favore di colui che dovrebbe essere il nuovo erede al trono (Kileab figlio di Abigail è scomparso dalla scena, forse è già morto; cfr. 3,3). Poiché sa che tanto zelo potrebbe insospettire Davide, Ioab chiede aiuto a una persona estranea, debitamente istruita (v. 3). La brillante protagonista dell'episodio è una donna «saggia» (ḥakāmâ, ossia «accorta, abile, prudente») appositamente convocata dal vicino villaggio di Tekoa. Vicino sì, ma anche distante quanto basta per rendere credibile la finta controversia ch'essa dovrà sottoporre al giudizio del re. La circostanza è analoga a quella del c. 12, ma vi sono pure notevoli differenze: Natan si era presentato personalmente a Davide per esporgli un caso che non lo coinvolgeva direttamente («Vi erano due uomini nella stessa città», 12,1), qui Ioab delega la donna di Tekoa e le fa narrare una storia dolorosa concernente la sua stessa famiglia («La tua schiava aveva due figli», v. 5); l'allegoria di Natan (12,1-4) puntava direttamente allo svelamento della realtà (12,7) mentre la donna, dopo aver suggerito con discrezione il senso recondito della storia (vv. 13-15), si rifugia nuovamente dietro le quinte della finzione (v. 16). Si noti tuttavia una cosa importante: il caso presentato al re è “finto” ma esprime una “verità” che Davide non può non riconoscere. Ioab ha organizzato la messinscena «per dare alla cosa un'altra faccia (BC: un altro aspetto)» (v. 20), ma sotto «l'altra faccia» il re deve scoprire la propria “faccia”, ingiusta pur dietro l'apparenza della giustizia. Il problema vero è la conciliazione dei termini (apparentemente contraddittori) di “misericordia” e “giustizia” (cfr. Sal 85,11; Prv 21,21; Ger 9,23; Tb 3,3): Davide è arbitro di una giustizia divisa tra l'obbligo legale di una vendetta sanguinosa (esigita figurativamente dal parentado della donna e nella realtà dallo stesso Davide) e la misericordia (ḥesed, cfr. 1 Sam 20,8) invocata dai supremi valori (la discendenza, l'amore parentale, i “diritti” del popolo di Dio): il “massimo” di giustizia – la cui amministrazione spetta al re in veste di giudice supremo (cfr. 8,15; 1Re 3,16-28) – potrebbe tramutarsi in un male ancor più grave e irrimediabile (v. 14). A Davide è chiesta la decisione eroica di rinunciare al diritto di vendetta (cfr. v. 11) per amore del suo popolo che lo supplica per bocca della donna (vv. 11-13). L'ingratitudine di Assalonne non farà che esaltare l'eccezionalità del gesto. La struttura letteraria dell'episodio è abbastanza complessa: fra l'introduzione (vv. 1-3) e l'epilogo (vv. 21-24) la perorazione della donna si sviluppa in otto brevi interventi alternati con sette risposte di Davide (vv. 4-20). Ne risulta un gustoso dialogo, la cui conduzione è inequivocabilmente affidata al personaggio femminile. Ioab ha fornito «le parole da dire» (v. 3) ma la donna dimostra di averne assimilato la sostanza; con finissimo tatto si guarda bene dal citare il nome di Assalonne, anche se è evidente che sta parlando proprio di lui (v. 7: «l'uccisore del fratello»; «l'erede»; v. 11: «il figlio»; v. 13: «colui che ha bandito»; v. 14: «il bandito»); sarà Davide, vinto dall'insistenza della “vedova” (come non pensare a Lc 18,2-8; Mt 15,21-28?), che alla fine ordinerà di «far tornare il giovane Assalonne» (v. 21). Anche l'analisi della struttura retorica dà risultati interessanti.

  • 1) vv. 4-11: senza uscire dalla finzione, la donna conduce abilmente il re sino al punto di strappargli un giuramento sacro a favore del “figlio” (cfr. 1Sam 14,39);
  • 2) vv. 12-14: applicazione della parabola alla realtà a mo' di riflessione estemporanea. Prima che Davide riesca a intervenire;
  • 3) vv. 15-17: la donna rientra nella finzione. L'interveno termina con una captatio benevolentiae che è pure un ricatto morale: poiché il re è «come un angelo di Dio per distinguere il bene e il male», non potrà certo deludere la sua suddita...
  • 4) v. 18-20: fiutato l'inganno (troppo tardi per tirarsi indietro!) Davide chiede informazioni sul coinvolgimento di Ioab nell'iniziativa. La risposta della donna inizia e si conclude con un sincero e giocoso apprezzamento per la sua sagacia: anch'egli merita di essere chiamato «saggio» (ḥākām) come lei!

2. «Tekoa»: antica città cananea (Gs 15,59 secondo i LXX; 1Cr 2,24; 4,5), era stata assegnata alla tribù di Giuda. Si trovava a circa 18 km da Gerusalemme in direzione sud. Qui nascerà il profeta Amos (Am 1,1).

4. «andò dunque dal re»: con LXX, Vg e Syr; il TM ha: «disse al re».

7. Per la legge della vendetta di sangue cfr. commento a 3,30. «né nome, né discendenza sulla terra»: per un Israelita, non avere una posterità era la prospettiva più angosciante (cfr. Gionata in 1Sam 20,14-16). Il levirato fu istituito per ovviare nei limiti del possibile a tale eventualità (Gn 38; Dt 25,5-10; Rt 4,5). «d'ultima bracia»: il figlio è il calore, la fiamma, la vita della casa (cfr. 21,17; 1Re 11,36; 15,4; 2Re 8,19). Se le braci nel focolare vengono spente del tutto, non vi sarà più alcuna possibilità di ravvivare il fuoco (v. 14).

9. La vendetta era un obbligo; su colui che ne impediva l'attuazione potevano abbattersi gravi malanni. Per incoraggiare il re a un chiaro pronunciamento sul “figlio”/Assalonne, la donna gli assicura di assumersi tutte le responsabilità del mancato adempimento della legge.

11. «vendicatore del sangue»: gō’ēl haddam (Gs 20,9). Cfr. 1,15-16 e 3,30. Solo un giuramento solenne «Per la vita del Signore» (cfr. 1Sam 20,42) può fermare la mano del gō’ēl.

15. «la gente mi ha fatto paura»: la frase è un capolavoro di ambiguità. Forse la donna ha visto il volto di Davide rabbuiarsi all'improvviso e si affretta a dire che lei è venuta perché “qualcuno” l'ha fatta venire... Potrebbe essere una mossa tattica per stornare l'attenzione del re sulla storia fittizia dei parenti che l'hanno impaurita (v. 7), oppure un accenno velato a Ioab che l'ha costretta a dire queste cose poco piacevoli. La seconda possibilità è resa più probabile dal seguito del dialogo (vv. 18-20).

16. «sopprimere... dalla eredità di Dio»: cfr. 1Sam 26,19.

17. «angelo di Dio»: è un titolo applicato a Davide anche in 1Sam 29,9 e 2Sam 19,28. In genere l'angelo/ messaggero (mal’āk) è in rapporto molto stretto col suo mandatario, ricevendo da lui pieni poteri in modo da poter parlare o agire a suo nome. Perciò il mal’āk viene quasi identificato con colui che lo invia (vi sono alcuni testi in cui è particolarmente difficile distinguere l'azione di Dio da quella del suo “angelo”: cfr. Gn 16,7ss.; 21,17; 22,11-18; 31,11-13; Es 3,2-6; Gdc 6,11-23; 13,16-23). La donna riconosce che il discernimento di Davide riflette la somma sapienza di Dio e la rende presente sulla terra (cfr. v. 20).

21. «il re disse a Ioab»: non è necessario credere che Ioab abbia assistito al dialogo fra Davide e la donna. Il cambio di scena è plausibile anche se non dichiarato. L'episodio si chiude con l'esaudimento del desiderio formulato all'inizio (v. 1).

24. «non veda la mia faccia»: Ioab, nonostante tutto, non consegue un pieno successo. Davide concede il ritorno del figlio da Ghesur ma gli proibisce di venire a corte. Dev'essere chiaro che l'atto di clemenza è eccezionale e non implica in nessun caso l'approvazione dell'operato di Assalonne. L'espressione «vedere la faccia» significava essere ammessi alla presenza di qualcuno, frequentarne la casa, prestargli servizio (Est 1,14: «erano suoi consiglieгі», lett. «vedevano la faccia del re»). Cfr. 3,13.

25-26. La descrizione dell'aspetto fisico di Assalonne fa da sfondo alla sua capacità di «accattivarsi l'affetto degli Israeliti» (15,6). Presso gli antichi la bellezza e la prestanza fisica erano fattori importanti per la scelta e il successo del re (cfr. 1Sam 9,2). Il particolare risalto dato alla chioma di Assalonne (che in un anno raggiungeva il fantastico peso di oltre 3 kg) svolge pure la funzione di preparazione remota al racconto della sua morte (18,9).

27. «tre figli»: notizia contraddittoria rispetto a 18,18. Forse sono morti ancora piccini negli anni precedenti la rivolta? «Tamar»: i LXX aggiungono (oppure lacuna del TM?): «divenne moglie di Roboamo figlio di Salomone e gli generò Abiam». La stessa notizia si ha in 1Re 15,2 dove però la figlia di Assalonne è chiamata Maaca. Questa versione è forse da preferire: lo scriba scrisse «Tamar» per errore, influenzato dalle parole «donna di bell'aspetto» che erano state applicate poco prima alla zia della fanciulla (13,1).

28-33. La condizione imposta da Davide è dura. Dopo due anni Assalonne esige un perdono completo (v. 32) e chiede a Ioab di intercedere a suo favore. Questi rifiuta, forse per calcoli politici. Fatto sta che Assalonne costringe il generale alla resa con un atto intimidatorio, dimostrando che il suo pessimo carattere non si è modificato nel corso degli anni. Davide cede alle insistenze di Ioab e bacia Assalonne in segno di piena riconciliazione (v. 33).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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