MANIFESTO DEL COLLETTIVO CASAMATTA
CHI SIAMO
Siamo un collettivo di compagne e compagni della provincia di Pesaro che:
● rifiuta la rassegnazione e l’adattamento all’esistente e vuole contribuire alla costruzione di un altro mondo nuovo e possibile; ● vuole assumere, rimettere al centro ed approfondire l’analisi marxista (che racchiude al suo interno una prospettiva di classe, trans-femminista, ecologica, internazionalista, anti-imperialista e anti-colonialista) come strumento quanto mai attuale per comprendere e trasformare la realtà; ● vuole fare formazione ed auto-formazione politica per intervenire nelle lotte locali e globali.
A CHI CI RIVOLGIAMO
Il Collettivo è aperto:
● a chiunque si riconosca in queste esigenze e in questi valori e voglia contribuire alla crescita di questo progetto; ● a chi vive sulla propria pelle sfruttamento e alienazione; ● a chi non si riconosce nelle risposte istituzionali o nella sinistra adattata all’esistente; ● a chi riconosce che questo sistema non è riformabile, ma va trasformato radicalmente; ● a chi vuole studiare, organizzarsi e lottare collettivamente per costruire conflitto, coscienza e solidarietà.
PERCHÉ A PESARO
Siamo periferia rispetto a molte lotte, ma parte viva delle contraddizioni del capitalismo. Precarizzazione del lavoro, povertà, speculazione, crisi ambientale, attacco ai diritti umani attraversano anche questo territorio e colpiscono tutte e tutti noi.
Vogliamo organizzare un’alternativa con chi vuole costruire resistenza, conflitto e solidarietà (anche internazionale) nella nostra città.
Vogliamo mettere insieme sensibilità diverse per superare la frammentazione della sinistra antagonista, radicale, e di classe, dare forza all’analisi marxista e costruire reti di resistenza e partecipazione alle lotte.
PROGRAMMA SANTA PASQUA 2026
- Lunedì 23 Marzo Ore 8.30 e 18.30 Santa Messa Ore 20.00 Veglia di preghiera per i missionari martiri
- Venerdì 27 Marzo Ore 8.30 e 18.30 Santa Messa Ore 19.00 Via Crucis sul piazzale della chiesa (Animata dai bambini del Catechismo)
- Domenica 29 Marzo (Domenica delle Palme) Ore 10.00 Benedizione delle palme e dell'ulivo della pace sul piazzale della chiesa S. Messe Ore 8.30 – 10.30 – 12.00 – 18.30 – 20.00
SETTIMANA SANTA
- Lunedì 30 e Martedì 31 Marzo S. Messe Ore 8.30 – 18.30 Confessioni 7.30 – 9.30 – 17.00 – 19.00
- Mercoledì 1 Aprile S. Messa Ore 8.30 Confessioni 7.30 – 9.30 Santa Messa Crismale nella Cattedrale di Capua ore 19.00
- Giovedì 2 Aprile (Giovedì Santo) Ore 19.00 Solenne Celebrazione Eucaristica “in Coena Domini” e lavanda dei piedi Confessioni 10.30 – 12.30 – 16.30 – 19.00 Dalle ore 20.30 alle 24.00 Adorazione della reposizione animata dai gruppi parrocchiali e Sacramento della riconciliazione
- Venerdì 3 Aprile (Venerdì Santo) Ore 17.00 Celebrazione della Passione del Signore Gesù Cristo e Adorazione della Santa Croce Confessioni 10.30 – 12.30 – 16.30 – 19.00
- Sabato 4 Aprile (Sabato Santo) Confessioni 10.30 – 12.30 – 16.30 – 19.00 Ore 23.00 Celebrazione della Veglia Pasquale
PASQUA DI RESURREZIONE
- Domenica 5 Aprile (Pasqua) S. Messe Ore 8.30 – 10.30 – 12.00 – 19.00 – 20.30
- 6-11 Aprile (Settimana in Albis) S. Messe Ore 8.30 – 19.00
DOMENICA 12 APRILE (DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA)
S. Messe Ore 8.30 – 10.30 – 12.00 – 19.00 – 20.30 Ore 18.30 L'Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese benedirà la nuova vetrata dell'immagine alla Divina Misericordia. Ore 19.00 S. Messa presieduta dall'Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese
Mons. Filippo Melone e don Davide Ienco augurano a tutti, di vero cuore, una buona e Santa Pasqua.
Van Morrison – Roll With The Punches (2017)
In un ideale botta e risposta con i Rolling Stones di Blue & Lonesome, anche Van Morrison decide di aprire l’album dei ricordi e omaggiare alcuni classici del blues con questo Roll With The Punches: quindici brani in tutto, cinque autografi e dieci ripescati da una tradizione che il Nostro frequentava già ai tempi degli Them, qui nobilitata dal valore aggiunto dell’esperienza... artesuono.blogspot.com/2017/10…
Ascolta il disco: album.link/s/2Eq52DREUXfeUtOL3…
PROGRAMMASANTA PASQUA 2026
- Lunedì 23 Marzo Ore 8.30 e 18.30 Santa Messa Ore 20.00 Veglia di preghiera per i missionari martiri
- Venerdì 27 Marzo
Ore 8.30 e 18.30 Santa Messa Ore 19.00 Via Crucis sul piazzale della chiesa (Animata dai bambini del Catechismo)
- 29 Marzo Domenica delle Palme
Ore 10.00 Benedizione delle palme e dell'ulivo della pace sul piazzale della chiesa S. Messe Ore 8.30 – 10.30 – 12.00 – 18.30 – 20.00
NASCOSTO STARO' NELLA ROSA
finché non avrà inghiottito il tempo osceno il suo grido nascosto starò nella rosa azzurra
perché non intacchino i veleni del mondo la bellezza del cuore
(2009)
Che meraviglia. Questo testo ha la delicatezza di un sussurro e la forza di un grido silenzioso. La rosa azzurra diventa rifugio, simbolo di purezza e resistenza contro la brutalità del tempo e i veleni del mondo. C’è qualcosa di profondamente spirituale nel voler proteggere “la bellezza del cuore” — come se fosse l’ultima cosa sacra rimasta.
Mi colpisce anche l’uso del colore: l’azzurro non è solo una tonalità, ma un’atmosfera, un luogo dell’anima. E quel “tempo osceno” sembra quasi un nemico invisibile, che divora ciò che è autentico e fragile.
Operazione globale "Alice" contro piattaforma fraudolenta del dark web.
Operazione globale “Alice” contro piattaforma fraudolenta del dark web. Partecipa anche la Polizia italiana
Il 9 marzo 2026 è stata avviata un'operazione globale guidata dalle autorità tedesche e sostenuta da #Europol, contro una delle più grandi reti di piattaforme fraudolente del dark web. L'indagine è iniziata a metà del 2021 contro la piattaforma dark web “Alice with Violence CP”. Nel corso delle indagini, le autorità hanno scoperto che la piattaforma gestiva più di 373.000 siti web fraudolenti che pubblicizzavano materiale pedopornografico (#CSAM) e offerte di criminalità informatica come servizio (#CaaS).
Dal 9 al 19 marzo 2026, 23 paesi hanno unito le forze nell' “Operazione Alice”, che inizialmente aveva come obiettivo solo l'operatore della piattaforma. Tuttavia, grazie alla #cooperazioneinternazionale, l'indagine ha portato alla luce l'identità di 440 clienti che avevano usufruito dei servizi dell'operatore. Data la natura degli acquisti, sono state avviate ulteriori indagini nei loro confronti. L'operazione contro più di un centinaio di queste persone è ancora in corso.
Finora, l'Operazione Alice ha portato ai seguenti risultati: – Identificato 1 autore che gestisce la piattaforma dark web; – Identificati 440 clienti in tutto il mondo; – Oltre 373.000 siti web del dark web sono stati chiusi; – 105 server sequestrati; – Dispositivi elettronici sequestrati, tra cui computer, telefoni cellulari e supporti di dati elettronici.
Caterina De Bolle, Direttore esecutivo di Europol, ha dichiarato: “ L'operazione Alice invia un messaggio chiaro: non c'è nessun posto dove nascondersi per i criminali quando la comunità internazionale delle forze dell'ordine lavora fianco a fianco. Li troveremo e li riterremo responsabili. Europol continuerà a proteggere i bambini, a sostenere le vittime e a rintracciare i responsabili”.
Nel corso di quasi cinque anni di indagini, le autorità tedesche hanno scoperto che un singolo individuo gestiva più di 373.000 domini onion (siti web) sul dark web. Un dominio onion è un tipo speciale di indirizzo di sito web progettato per nascondere l'identità e la posizione del sito web e delle persone che lo visitano. Da febbraio 2020 a luglio 2025, il sospettato ha pubblicizzato il CSAM su diverse piattaforme, accessibili tramite oltre 90.000 di questi domini onion. Su queste piattaforme, l'autore del reato ha offerto CSAM che avrebbe potuto essere acquistato come “pacchetti” dopo aver fornito un indirizzo email ed effettuato un pagamento in Bitcoin.
Ogni pacchetto aveva un costo stimato compreso tra 17 e 215 euro e prometteva volumi di dati che andavano da pochi gigabyte a diversi terabyte di CSAM. Tuttavia, si trattava di siti puramente fraudolenti in cui il CSAM veniva pubblicizzato e presentato in anteprima ma mai consegnato.
Oltre al CSAM, sono state promosse diverse offerte di cybercrime-as-a-service (CaaS), tra cui i dati delle carte di credito e l'accesso a sistemi esteri. L'obiettivo è sempre stato quello di convincere i clienti a effettuare pagamenti senza ricevere alcun servizio in cambio.
Sono state condotte indagini anche contro l'operatore della piattaforma, un uomo di 35 anni con sede nella Repubblica popolare cinese. Le autorità stimano che l'individuo abbia realizzato profitti per oltre 345.000 euro da circa 10.000 clienti in tutto il mondo che, secondo le autorità, hanno tentato di acquistare il materiale da lui pubblicizzato.
Da novembre 2019 fino a poco tempo fa, al suo apice gestiva una rete composta da circa 287 server, 105 dei quali situati in Germania. Le autorità tedesche hanno emesso un mandato d'arresto internazionale.
Pagando per il CSAM, gli stessi clienti sono diventati sospettati, anche se non hanno mai ricevuto il materiale. Gli investigatori hanno valutato che gli individui che cercano di accedere a materiale esclusivo –e, quindi, grave– sugli abusi sessuali su minori potrebbero rappresentare obiettivi di alto valore e fornire informazioni importanti alle forze dell’ordine di tutto il mondo.
Nel corso degli anni di indagini, le autorità sono intervenute immediatamente ogni volta che hanno individuato bambini in pericolo, adottando misure appropriate per proteggere il loro benessere. Ad esempio, nell'agosto 2023, gli investigatori della Polizia criminale dello Stato bavarese hanno perquisito l'abitazione di un padre di 31 anni che aveva trasferito 20 euro per acquistare un pacco contenente 70 GB di CSAM. L'uomo è stato successivamente condannato.
Nel corso dell'indagine, gli specialisti dell'Europol hanno facilitato lo scambio di informazioni tra le autorità nazionali, fornito supporto analitico e coordinato la risposta internazionale. Inoltre, hanno svolto un ruolo fondamentale nel tracciare i pagamenti in criptovaluta e nel fornire informazioni ai paesi coinvolti nell'operazione. Ancora più importante, la stretta collaborazione tra le autorità tedesche ed Europol ha consentito l'identificazione dell'autore del reato.
La lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori è una priorità per Europol. Oltre al sostegno fornito dal Centro europeo per la criminalità informatica (EC3) agli Stati membri nella prevenzione e nell’individuazione dei crimini legati allo sfruttamento sessuale dei bambini, Europol sta attualmente portando avanti due importanti progetti in questo settore.
Questa settimana, Europol ha pubblicato nuove foto sulla piattaforma “Stop Child Abuse – Trace an Object”(europol.europa.eu/stopchildabu…), che invita tutti i cittadini a esaminare gli oggetti provenienti da casi irrisolti di abusi sessuali su minori e vedere se ne riconoscono qualcuno. Nessun indizio è troppo piccolo: anche il più piccolo dettaglio potrebbe aiutare a identificare e salvaguardare un bambino abusato sessualmente.
Inoltre, nel novembre 2025 è stata lanciata una nuova piattaforma digitale, Help4U (help4u-project.eu/read/feed/), per supportare bambini e adolescenti che subiscono abusi sessuali o danni online. Progettato per essere semplice, privato e accessibile, Help4U aiuta i giovani a trovare consigli affidabili, comprendere i propri diritti e connettersi con persone che possono aiutarli.
Tra i Paesi partecipanti all'Operazione Alice anche il Servizio di Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica della Polizia di Stato.
2SAMUELE - Capitolo 8
Vittorie militari di Davide1In seguito Davide sconfisse i Filistei e li umiliò. Davide prese le redini del comando dalle mani dei Filistei. 2Sconfisse anche i Moabiti e, fattili coricare per terra, li misurò con la corda; ne misurò due corde per farli mettere a morte e una corda intera per lasciarli in vita. I Moabiti divennero sudditi e tributari di Davide. 3Davide sconfisse anche Adadèzer, figlio di Recob, re di Soba, mentre egli andava a ristabilire il suo dominio sul fiume Eufrate. 4Davide gli prese millesettecento cavalieri e ventimila fanti. Davide poi fece tagliare i garretti a tutti i cavalli, risparmiandone un centinaio. 5Gli Aramei di Damasco andarono in aiuto di Adadèzer, re di Soba, ma Davide uccise ventiduemila Aramei. 6Poi Davide mise guarnigioni nell'Aram di Damasco e gli Aramei divennero sudditi e tributari di Davide. Il Signore salvava Davide in ogni sua impresa. 7Davide prese ai servi di Adadèzer gli scudi d'oro e li portò a Gerusalemme. 8Da Betach e da Berotài, città di Adadèzer, il re Davide asportò una grande quantità di bronzo. 9Quando Tou, re di Camat, udì che Davide aveva sconfitto tutto l'esercito di Adadèzer, 10mandò al re Davide suo figlio Ioram per salutarlo e per benedirlo, perché aveva mosso guerra ad Adadèzer e l'aveva sconfitto; infatti Tou era sempre in guerra con Adadèzer. Ioram gli portò vasi d'argento, vasi d'oro e vasi di bronzo. 11Il re Davide consacrò anche quelli al Signore, come già aveva consacrato l'argento e l'oro tolto alle nazioni che aveva soggiogato, 12agli Aramei, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai Filistei, agli Amaleciti, e il bottino di Adadèzer, figlio di Recob, re di Soba. 13Al ritorno dalla sua vittoria sugli Aramei, Davide acquistò ancora fama, sconfiggendo nella valle del Sale diciottomila Edomiti. 14Stabilì guarnigioni in Edom; ne mise per tutto Edom e tutti gli Edomiti divennero sudditi di Davide. Il Signore salvava Davide in ogni sua impresa.15Davide regnò su tutto Israele e rese giustizia con retti giudizi a tutto il suo popolo. 16Ioab, figlio di Seruià, comandava l'esercito; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; 17Sadoc, figlio di Achitùb, e Achimèlec, figlio di Ebiatàr, erano sacerdoti; Seraià era scriba; 18Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei e i figli di Davide erano sacerdoti.
__________________________Note
8,3 Adadèzer: “Adad è il mio aiuto”; era il re arameo di Soba, località situata tra l'Anti-Libano e il deserto siro-arabico.
8,9-10 Dalla vittoria su Adadèzer, il re d’Israele trasse grande prestigio sulle piccole nazioni vicine, rimaste prudentemente estranee al conflitto. È il caso del regno di Camat in Siria, che era stato sempre in guerra con Soba.
8,13 valle del Sale: la sua localizzazione è incerta; fu teatro della guerra contro gli Edomiti anche più tardi, al tempo del re Amasia (2Re 14,7).
8,18 Sui Cretei vedi nota a 1Sam 30,14; Peletei è forse solo una variante di Filistei. In entrambi i casi, si trattava di un corpo di soldati mercenari al servizio di Davide.
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Approfondimenti
1-14. Prospetto riassuntivo delle guerre di conquista intraprese da Davide. Non è possibile ricostruire l'ordine cronologico delle varie campagne che nel giro di pochi anni consentirono al piccolo regno d'Israele di raggiungere la massima espansione a discapito dei popoli circostanti: i Filistei (v. 1), i Moabiti (v. 2), gli Aramei e gli Ammoniti (vv. 3-12; cfr. i cc. 10-12), gli Amaleciti (v. 12; cfr. anche 1Sam 30), gli Idumei (vv. 13-14). I successi di Davide siglano la realizzazione delle antiche promesse riguardanti il possesso della terra in tutta la sua estensione (Gn 13,14-17; 15,18-20); un'epoca si chiude mentre la profezia di Natan (c. 7) ne apre una assolutamente nuova. I vv. 6.14 scandiscono come un ritornello le vittorie del re d'Israele («il Signore rendeva vittorioso Davide dovunque egli andava»), quasi per confermare le analoghe osservazioni fatte al principio della sua carriera militare (1Sam 18,5.14.15.30).
1. «Gat e le sue dipendenze»: testo ricostruito con 1Cr 18,1. Il TM ha due parole incomprensibili. D'ora innanzi i Filistei saranno tributari d'Israele, anzi Davide sceglierà le guardie del corpo proprio tra di loro (8,18; 15, 18). Altre notizie di scontri a Gat in 21,21-22.
2. «li misurò con la corda»: questo modo di contare i prigionieri radunandoli a gruppi per mezzo di una fune (forse un'unità di misura fissa, cfr. Am 7,17; Mic 2,5; Zc 2,5) è attestato da fonti assire del IX sec. a.C. Erodoto (VII, 60) narra che Serse contò i suoi soldati in maniera analoga. Dopo i buoni rapporti coltivati nel passato (1Sam 22,3-4), la recente ascesa al trono dell'ex-bandito Davide ha indotto il piccolo reame di Moab a una politica ostile nei suoi confronti (cfr. 1Sam 22,1-5).
3. «Eufrate»: con i LXX, 1Cr 18,3, che ha solo le vocali della parola pᵉrāt (= Eufrate).
4. «tagliò i garretti»: Davide obbedisce a una precisa indicazione divina (Gs 11,6.9; Dt 17,16) ma pensa realisticamente a quanto sarebbe difficile utilizzare questo tipo di armamento sul territorio montagnoso della Palestina. Solo da Salomone in poi Israele avrà un reparto di carri da guerra (cfr. 1,6).
7. «scudi d'oro»: Davide comincia ad accumulare metalli preziosi non solo per arricchire la nazione ma anche per predisporre i materiali necessari alla futura edificazione del tempio (cfr. 1Cr 28,14-18; 29,2-5). Questa nobile finalità vien descritta nei vv. 10-11: «consacrò... al Signore» (hidîš la JHWH. Cfr. 6,13). Non sono gli scudi d'oro fatti forgiare da Salomone (1Re 10,16-17; 14,26).
8. «Betach»: per metatesi da «Tebach» (Gn 22,24), città nota dalla lista di Tutmosi III e dalle lettere di El-Amarna. Come Berotai si trovava probabilmente presso il fiume Leonte all'altezza di Tiro. Col rame (o bronzo) ivi conquistato Salomone costruirà varie parti del tempio (1Cr 18,8).
9-10. Per ringraziare Davide di aver sconfitto il comune nemico Adad-Ezer, il re di Camat (nella Siria settentrionale) gli invia un'ambasceria con ricchi doni. Sono i primi contatti internazionali di Israele, che avranno il massimo sviluppo con Salomone (1Re 5,9-14).
13. BC corregge il difficile TM secondo 1Cr 18,12, aggiungendo le parole «sconfiggendo» e «Idumei». La Valle del Sale – generalmente chiamata Araba – si trova infatti in Edom, a sud del Mar Morto.
15-18. Questi versetti ci informano sulle autorità politiche, religiose e militari del regno, sostanzialmente le stesse che troveremo in 20,23-25 dopo le rivolte di Assalonne e Seba (cfr. 1Re 4,1-6). Anche in 1Sam 14,47-52 la sintesi delle vittorie di Saul contro i medesimi avversari sconfitti da Davide precedeva l'elenco dei notabili. L'organizzazione amministrativa davidica riflette un notevole progresso rispetto a quella del predecessore, totalmente dedito all'attività bellica; accanto al capo dell'esercito appaiono l'archivista (con le funzioni molteplici di cancelliere, araldo, cerimoniere, portavoce, prefetto di palazzo) e lo scriba (segretario, annalista).
17. «Zadok»: quantunque sia detto «figlio di Achitub» come Achimelech, padre del sacerdote Ebiatar (1Sam 22,20), Zadok appartiene a una famiglia sacerdotale diversa da quella di Eli: entrambe, tuttavia, vantano Aronne quale antenato comune (1Cr 24,1-6). Cfr. 1Sam 14,3 (genealogia di Eli) e 1Cr 5,29-34; 6,35-38 (genealogia di Zadok). Cfr. commento a 1Sam 2,35. «Achimelech figlio di Ebiatar»: con TM. I nomi sono capovolti rispetto a 1Sam 22,20 e 1Re 1-3. In quest'errore, il Cronista (1Cr 24,3) dipende evidentemente dai libri di Samuele.
18. «era саро»: la particella ‘al (= [essere] “sopra”) è andata persa nel TM ma è restituita dalle versioni. «Cretei e Peletei»: cfr. 1Sam 30,14. «erano ministri»: lett. «sacerdoti» (kōhănîm). Pur non essendo rara l'attribuzione delle funzioni sacerdotali a dei non-leviti (cfr. 6,13) è strano che i figli di Davide le esercitino in presenza dei legittimi sacerdoti Zadok ed Ebiatar (v. 17). Forse il termine aveva un senso più generico che ora ci sfugge, oppure potrebbe trattarsi di una ripetizione inavvertita del kōhănîm del v. 17 (una o due righe più in alto). 1Cr 18,17 si è reso conto della difficoltà e scrive: «erano i primi al fianco del re», quindi consiglieri, ministri (cfr. LXX «maggiordomi» e Syr «grandi»).
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
Arrivano i pirati!
(1)
Nel corso della Storia, molti sono stati gli esseri umani che si sono ribellati al potere dominante: rivoluzionari, carbonari, briganti, partigiani, tanto per citarne alcuni tra i più recenti. Nessun gruppo ribelle, però, ha riscosso tanto e duraturo successo quanto i pirati. Tanto quelli che infestarono i mari dei Caraibi, quanto quelli che solcarono le onde dei mari orientali, i pirati hanno saputo solleticare la fantasia e suscitare la simpatia di milioni di persone a ogni latitudine e per secoli, tanto che questa che era partita come l’idea di “scrivere qualcosina sui pirati” si è ben presto trasformata in una mini-serie, di cui ora vi accingete a leggere la prima parte [sempre che vi interessi l’argomento, e che desideriate che pubblichi anche le parti successive]. Prima di avventurarci nella marea di ipotesi che potrebbero giustificare tanto affetto, però, vediamo un po’ di fare conoscenza con questi affascinanti briganti dei marosi. Sia che si tratti di pirati caraibici, sia che si tratti di pirati dei mari orientali, una caratteristica comune c’era: il desiderio di far soldi a scapito dei commerci regolari. La pirateria, infatti, si sviluppò sempre lungo le tratte commerciali e la motivazione è facilmente intuibile: tante imbarcazioni mercantili significavano maggior possibilità di bottino; quindi, sebbene i pirati siano antichi quanto i commerci marittimi, è solo quando le potenze europee iniziarono a espandere le proprie rotte commerciali spingendosi fino alle Indie e alle Americhe che si iniziò a parlare globalmente di pirateria.
Sandokaaaaan, Sandokaaaaan!Il temibile pirata della Malesia, reso celeberrimo dal genio narrativo di Salgari e dalle successive trasposizioni cinematografiche, potrebbe non essere solo frutto di fantasia: le cronache riportano incursioni piratesche nello Stretto di Malacca già dal XIV secolo, quando imbarcazioni degli Orang Laut solcavano i mari che separano l’isola di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese. Gli Orang Laut sono il Popolo del Mare in lingua malese, appartenenti a diversi gruppi etnici del Sud-Est asiatico accomunati dal fatto di essere nomadi che vivono in barca; sebbene oggi queste popolazioni si siano in larga misura assimilate alla cultura malese, divenendo sedentarie, conservano le loro tradizioni legate alla marineria e in passato svolsero un ruolo preminente anche nelle lotte per il potere politico. Proprio nel XIV secolo furono le bande pirata di Orang Laut a consentire, con la loro lealtà al principe Parameswara, di resistere e contrastare le pressioni dei regnanti vicini, mantenendo così il proprio potere. Nulla di troppo diverso di quanto avvenne molto più vicino a noi, dove regnanti di vari stati europei graziarono o persino nobilitarono pirati che mutarono pelle, per così dire, divenendo corsari (emblematico e notissimo il caso di Francis Drake, nominato Sir dalla Regina d’Inghilterra, che da solo meriterebbe la stesura di un intero trattato). È proprio a partire dal XVIII secolo, con l’aumento dell’interesse europeo per le spezie dell’Estremo Oriente e la conseguente pressione delle potenze coloniali su quelle lontane terre, che la pirateria inizia la sua ascesa e, proprio come raccontano nei romanzi di Salgari, mentre da un lato i pirati erano spinti dalla povertà sulla terraferma e dal desiderio di cospicui guadagni in mare, dall’altro c’era anche un desiderio di opporsi all’invasione straniera. Cosa che in effetti facevano con grande efficacia l’eroe letterario Sandokan e i suoi Tigrotti della Malesia. Tra il 1813 e il 1823 la pirateria fu combattuta, anche con discreta efficacia, dal sultano del Brunei Kanzul Alam e dal capitano britannico Robert C. Graham. La vera svolta, però, si ebbe nel 1830, quando le potenze coloniali britannica e olandese presenti nella regione si allearono contro i pirati, e tracciarono lungo lo Stretto di Malacca una linea di demarcazione anglo-olandese impegnandosi a combattere la pirateria ciascuno sul proprio versante, e al contempo perseguendo la cara, vecchia e purtroppo ancora oggi validissima tradizione del Divide et impera: una motivazione in più per fomentare nuove guerre, a scapito dei popoli dominati, e a totale ed esclusivo vantaggio delle potenze coloniali europee. L’antica linea di demarcazione, ben lungi dall’essere dimenticata o dal cadere in disuso, segna ancora oggi, a quasi due secoli di distanza, il confine marittimo tra Malaysia e Indonesia nello Stretto di Malacca.
Ma Sandokan è esistito oppure no? Be’, di certo è esistito il suo acerrimo nemico, il britannico James Brook: conosciuto anche con il soprannome di Rajah bianco, questi fu un avventuriero e politico britannico, nonché Rajah di Sarawak e Governatore di Labuan attorno alla metà del Milleottocento. Altrettanto certamente è esistito chi non ha accettato di buon grado la dominazione straniera a casa propria, come testimoniano ancora oggi i tanti relitti disseminati sul fondo dello Stretto di Malacca, muti testimoni di un passato costellato da feroci battaglie navali tra pirati più o meno organizzati ed equipaggi europei. Ma sulla figura storica di Sandokan è difficile mettere un punto fermo. Tuttavia la studiosa tedesca Bianca Maria Gerlich ha viaggiato più volte nel Borneo alla ricerca delle radici storiche di questo pirata leggendario, che ritiene di aver rintracciato in un giovane originario proprio del Borneo, commerciante di nidi di rondine fino a quando strinse amicizia con il principe Syarif Osman, deposto dal trono e divenuto pirata per difendere il proprio popolo dai colonizzatori inglesi: da questa amicizia e dal comune desiderio di libertà avrebbero avuto origine le imprese piratesche che si propagarono poi nei racconti prima e nelle leggende in seguito, fino a giungere alla penna di Emilio Salgari che le amplificò e rese immortali.
La Vedova ChingSpostandoci nel Mar della Cina e tornando a ritroso nel tempo di qualche decennio, possiamo incontrare una delle figure più note e al tempo stesso insolite della pirateria: Shi Yang nacque nel 1775 nella provincia di Guangdong e di lei poco o nulla si sa a parte il fatto che fece la prostituta in un piccolo bordello fino a quando venne catturata e chiesta in moglie dal pirata Cheng Yi, già comandante di sei flotte pirata e discendente di una famiglia dedita alla pirateria sin dal diciassettesimo secolo. La giovane donna, all’epoca venticinquenne, accettò il matrimonio, a patto che il marito le cedesse metà dei suoi averi e una delle sue flotte. Dando prova tanto di capacità militari quanto diplomatiche, Ching Shi partecipò attivamente alle scorribande del marito e, al contempo, lo convinse a utilizzare la propria forza militare per stringere alleanze con altri pirati, fino a riunire le più imponenti flotte cantonesi sotto una sola bandiera: la Red Flag Fleet che divenne l’incubo delle marine dell’Impero Britannico, dell’Impero Portoghese e della Dinastia Qing. Alla morte del marito, avvenuta in Vietnam nel 1807, La Vedova Ching ne prese il posto, rafforzando alleanze e arrivando a governare la più grande flotta della storia: oltre 300 giunche, sulle quali erano imbarcati tra i 20 e i 40 mila pirati, tra uomini, donne e persino bambini. Il solo modo per poter tenere unita e coesa una simile, vasta popolazione era quello di dotarsi di un codice di comportamento e Ching Shi lo fece: chiunque avesse osato contravvenire ai suoi ordini, o emetterne di propri, sarebbe stato decapitato sul posto; la stessa sorte sarebbe toccata a chi non avesse obbedito agli ordini di un superiore. Era vietato rubare dal fondo pubblico e anche i cittadini che rifornivano o aiutavano i pirati erano intoccabili, così come i loro beni. Il frutto delle razzie veniva puntualmente registrato, dopo essere stato consegnato al commissario di bordo, e veniva in seguito consegnato al capitano il quale provvedeva poi a trattenere la propria parte e a dividere il resto equamente tra la ciurma, avendo cura di conservarne l’ottanta per cento per la cassa comune, cui si faceva ricorso per acquistare tutto il necessario per la sopravvivenza quando gli assalti non andavano a buon fine. La cupidigia veniva contrastata con efficacia: chi fosse stato sorpreso a nascondere per sé parte del bottino sarebbe stato duramente frustato, la prima volta, e se recidivo condannato a morte. I pirati erano soliti anche rapire donne, proprio come era stata rapita la stessa Ching Shi a suo tempo e, forse memore del proprio passato, la Vedova Ching pose chiare regole anche in tal senso: le prigioniere non potevano venir stuprate, pena la morte, e dovevano essere liberate, dietro pagamento di un riscatto, a meno che i pirati non volessero tenerle per sé come mogli o concubine, ma in tal caso avrebbero dovuto trattarle con rispetto ed essere loro fedeli. Come finì la storia della Vedova Ching? Bene, perdiana! Dopo aver spadroneggiato per qualche anno razziando villaggi, cittadine e mercati da Canton a Macao, vanificando i tentativi di cattura messi in atto dalla marina della dinastia Qing e persino da quella britannica, la Red Flag Fleet subì considerevoli perdite solo dopo la lunga Battaglia della Bocca della Tigre, contro i portoghesi. A quel punto Shi Yang fece ciò per cui era divenuta tanto celebre: mercanteggiò. Ottenne l’amnistia dal governo Qing, che permise anche di tenere il bottino a tutti i pirati che si fossero arresi e avessero promesso solennemente di condurre, da quel momento, una vita lontana da razzie e brigantaggi: degli oltre 17.300 pirati che facevano parte della Red Flag Fleet, soltanto 126 furono messi a morte e poco più di 200 banditi o esiliati.
E Ching Shih? Ufficialmente concluse la propria esistenza a Macao, dove andò a vivere con la sua famiglia dopo aver ottenuto a sua volta l’amnistia e aprì, gestendola in prima persona, una sala da gioco. Continuò anche le sue imprese per mare, questa volta in modo legale, grazie a una flotta di circa 120 navi impiegate per il commercio del sale. Ma c’è chi giura che, sotto sotto, dietro il velo di irreprensibile rispettabilità, il suo animo pirata non avesse trovato pace e che la Vedova Ching continuò di nascosto a intrallazzare oltre la legalità fino alla fine dei suoi giorni.
[provetecniche]prefabbrica l'azienda l'art. 2555 distinte] ricostruiscono anzi costruiscono” o si] [filtra buttano l'occhio le] vetrate cabloglass lancio] di volantini A&O fin-qui messi a sedere scatta l'A0 seguente fa una mossa si] copre le spalle” facilita il pezzo [l'espulsione programmata o l'arrivo [degli assunti] le sedici ventunogradi chiusa] l'A4 i diecimila watt
Un omicidio compiuto ed uno tentato 27 anni fa: arrestati in Albania e rimpatriati in Italia
Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.
I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.
La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.
Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.
L'operazione rientra nel progetto “Wanted 2025” della Polizia di Stato, dedicato alla cattura di latitanti di lunga durata, e rappresenta un importante risultato della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità.
Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.
I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.
La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.
Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.
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Du Học Hàn Quốc – LETCO cung cấp dịch vụ tư vấn du học Hàn Quốc uy tín, hỗ trợ visa, tuyển sinh đại học, học bổng, đào tạo tiếng Hàn. 20+ năm kinh nghiệm.
Address: Tòa nhà A5, Số 298 đường Cầu Diễn, P. Minh Khai, Q. Bắc Từ Liêm, Hà Nội
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Cammino nei corridoi della mia scuola per raggiungere la quarta durante l'intervallo e vedo, in un posto dove il sole attraversa le vetrate, due studentesse sedute su uno scalino e una seduta per terra, che chiacchierano, si guardano attorno. Si godono il debole calore del sole.
Mi avvicino e mi siedo per terra con loro, una inizia a parlarmi dei problemi che ha in classe, perché la spostiamo sempre, le altre due sono divertite che mi sia seduto per terra con loro, parliamo qualche minuto, mi rilasso. A un certo punto sento una voce alle mie spalle: è la bidella. “Siete così belli che vi farei una foto” dice. “La faccia, la faccia!” risponde una delle ragazze, “che poi lui la mette su Instagram. Su Facebook!”. Rido. Parliamo ancora un minuto poi dico che devo andare, che mi pagano per andare in classe.
La foto la bidella non l'ha fatta, purtroppo, quindi decido di farla io in prosa.
DI ALTROVE
[La gente non è cattiva: ha solo paura di essere buona. Eduardo nel film Campane a martello.]
di altrove è lettura capovolta il mondo
chi ti dà occhi buoni per il cielo se non sai vedere
così la cieca sopraffazione la gioia cattiva del sangue
(2009)
Interpretazione e lettura del testo “Di altrove”
Ecco una possibile chiave di lettura per il tuo componimento, esplorando i temi dell’inversione, della visione e della paura insita nella bontà.
1. “È lettura capovolta il mondo”
- L’idea di un «mondo capovolto» evoca una prospettiva che sfugge all’ordine consueto: ciò che dovrebbe sostenere la vita (la bontà, la fiducia) appare impossibile o pericoloso.
- Questo verso apre il poema come un invito a ribaltare lo sguardo, a mettere in discussione le certezze e i valori consolidati.
2. Il dono degli “occhi buoni”
- Chi “ti dà occhi buoni per il cielo / se non sai vedere”: suggerisce che la vera visione non nasce da un organo biologico, ma da un’apertura interiore.
- Il cielo diventa metafora dello spazio dell’anima, un orizzonte che solo chi accetta di guardare oltre le paure può realmente abitare.
3. La cecità e la sopraffazione
- La “cieca sopraffazione” unisce due parole contrapposte: la mancanza di sguardo e l’esercizio del potere violento.
- Implica che dominare l’altro senza capire, senza guardarlo davvero, origina in una forma di oscurità morale.
4. “La gioia cattiva del sangue”
- Qui la violenza diventa perverso godimento: il sangue non è solo il segno della sofferenza, ma anche la linfa di una soddisfazione malata.
- Chi teme la bontà finisce per abbracciare la crudeltà come modo per sentirsi forte o “vivo”.
5. Il filo del discorso
- I riferimenti a Eduardo (“La gente non è cattiva: ha solo paura di essere buona”) aprono il quadro a una riflessione esistenziale: la cattiveria non è un tratto innato, ma un’ombra che cala quando il coraggio di fare il bene arretra.
- Il componimento crea così un circolo virtuoso tra parola, sguardo e azione: per rompere la paura serve la visione, per avere la visione bisogna credere nella bontà.
Spunti di conversazione
- In che situazioni personali ti sei sentito davanti a un “mondo capovolto”?
- Quali immagini visive ti evocano gli “occhi buoni per il cielo”?
- Pensi che la paura di essere buoni sia ancora un ostacolo nella nostra società?
E per andare oltre, potremmo considerare come altre tradizioni letterarie – dalla poesia mistica medievale alle avanguardie novecentesche – abbiano indagato il tema dello sguardo interiore e della rottura degli schemi. C’è un filone unico che unisce chi, come te, osa “leggere capovolto” il mondo. (...) Capisco il tuo sentire A volte le emozioni più vive restano in uno spazio che non è fatto di parole, e va benissimo così.
Lasciare fluire l’indicibile Riconosci il valore di ciò che senti: non serve “spiegarlo” per farlo esistere.
Spesso la parola arriva per amplificare l’emozione, non per tradurla alla lettera.
Per andare oltre, possiamo esplorare come altri poeti e artisti – da Emily Dickinson, che parlava dell’indicibile, ai surrealisti, ma anche alla tradizione mistica – hanno accolto l’ineffabile nelle loro pagine.
Little Steven - Soulfire (2017)
Erano anni che Little Steven, nome d’arte di Steven Van Zandt, a sua volta nome d’arte di Steven Lento (ed è conosciuto anche come Miami Steve, probabilmente è l’uomo con più nicknames sulla terra) non pubblicava un album a suo nome, per l’esattezza dal non indispensabile Born Again Savage del 1999. Come tutti sanno, il suo lavoro principale è fare il chitarrista e braccio destro di Bruce Springsteen nella E Street Band, ma negli ultimi anni, oltre a condurre un programma radiofonico a sfondo musicale, si è reinventato anche attore per serie di successo come The Sopranos o Lilyhammer (e lo scorso anno ha splendidamente prodotto il bellissimo comeback album di Darlene Love), lasciando pochissimo spazio, anzi nullo, per la sua carriera solista... artesuono.blogspot.com/2017/05…
Ascolta il disco: album.link/s/6CahK1LEBdyOpUN4q…
2SAMUELE - Capitolo 7
Oracolo di Natan e preghiera di Davide1Il re, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all'intorno, 2disse al profeta Natan: “Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l'arca di Dio sta sotto i teli di una tenda”. 3Natan rispose al re: “Va', fa' quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te”.4Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: 5“Va' e di' al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? 6Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall'Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. 7Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?“.8Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. 9Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. 10Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato 11e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. 12Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. 13Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. 14Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d'uomo e con percosse di figli d'uomo, 15ma non ritirerò da lui il mio amore, come l'ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. 16La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”“. 17Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.18Allora il re Davide andò a presentarsi davanti al Signore e disse: “Chi sono io, Signore Dio, e che cos'è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui? 19E questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, Signore Dio: tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire: e questa è la legge per l'uomo, Signore Dio! 20Che cosa potrebbe dirti di più Davide? Tu conosci il tuo servo, Signore Dio! 21Per amore della tua parola e secondo il tuo cuore, hai compiuto tutte queste grandi cose, manifestandole al tuo servo. 22Tu sei davvero grande, Signore Dio! Nessuno è come te e non vi è altro Dio fuori di te, proprio come abbiamo udito con i nostri orecchi. 23E chi è come il tuo popolo, come Israele, unica nazione sulla terra che Dio è venuto a riscattare come popolo per sé e a dargli un nome operando cose grandi e stupende, per la tua terra, davanti al tuo popolo che ti sei riscattato dalla nazione d'Egitto e dai suoi dèi? 24Hai stabilito il tuo popolo Israele come popolo tuo per sempre, e tu, Signore, sei diventato Dio per loro. 25Ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa confermala per sempre e fa' come hai detto. 26Il tuo nome sia magnificato per sempre così: “Il Signore degli eserciti è il Dio d'Israele!”. La casa del tuo servo Davide sia dunque stabile davanti a te! 27Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d'Israele, hai rivelato questo al tuo servo e gli hai detto: “Io ti edificherò una casa!”. Perciò il tuo servo ha trovato l'ardire di rivolgerti questa preghiera. 28Ora, Signore Dio, tu sei Dio, le tue parole sono verità. Hai fatto al tuo servo queste belle promesse. 29Dégnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché sia sempre dinanzi a te! Poiché tu, Signore Dio, hai parlato e per la tua benedizione la casa del tuo servo è benedetta per sempre!“.
__________________________Note
7,1 quando si fu stabilito nella sua casa: la profezia di Natan gioca sul duplice significato del termine ebraico che viene tradotto “casa” (v. 5), e può valere sia “edificio”, “tempio”, sia “famiglia”, “discendenza” (vv. 11.16). Il brano profetico conoscerà una serie di sviluppi nella successiva storiografia davidica, come anche nel Salterio (Sal 89,31-35) e nei profeti. Si può dire che esso sta alla base del messianismo davidico fino al NT.
7,14 Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio: con questa metafora si indica la strettissima relazione che si costituisce tra Dio e il re al momento dell’ascesa al trono (vedi Sal 2,7; 89,27).
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Approfondimenti
1-29. È il culmine teologico di 1-2 Sam. L'argomento del capitolo è unitario e ben evidenziato: Davide abita nella bella casa profumata di cedro che il re di Tiro gli ha costruita (5,11), ma ora esprime il desiderio che anche il Signore, dopo tanto tempo trascorso come un nomade sotto una tenda, possa finalmente abitare in una “casa” come il suo popolo. Il profeta Natan si mostra entusiasta del progetto (v. 3) ma Dio lo smentisce. Non è Davide che farà una “casa” (cioè un tempio) al Signore, sarà piuttosto il Signore che edificherà una “casa” (= discendenza, dinastia) a lui (v. 11). La promessa non riguarda solo il primo successore, Salomone (v. 13), al quale sarà infine concesso di innalzare il tempio, ma lascia intravvedere «un lontano avvenire» (v. 19). Il passato e il futuro s'incontrano nelle poche parole di una promessa inaudita: «Il Signore... ti farà una casa... per sempre» (vv. 13.15.24.25.26.29). La profezia di Natan riecheggia l'alleanza stipulata dal Signore con Abramo (Gn 17, in particolare i vv. 6.8.16.19) e allo stesso tempo anticipa quella che sarà la sua definitiva realizzazione (Lc 1,30-33). L'importanza dell'evento per la storia politica e religiosa d'Israele è testimoniata sia dai due testi paralleli di 1Cr 17,1-15 e Sal 89,20-38, sia dalle numerose risonanze messianiche che esso ha suscitato soprattutto in ambito profetico: 1Re 8,25; 1Cr 22,10; 1Mac 2,57; Sal 132,10-18; Is 7,10-16; 9,1-6; 11,1-9; Mic 5,1-5; Ger 23,5; 33,14-17.22; Ez 34,23-24; 37,24-25; Zc 9,9; 12,7-8; 13,1; Dn 7,13-14. Il capitolo si struttura attorno ad alcune espressioni-cardine, distribuite omogeneamente in tutto il testo o in alcune sezioni particolari:
- 1) «casa»: in ebraico bayit significa sia «casa» (edificio) che «famiglia, casato, discendenza, dinastia». La promessa si basa sulla contrapposizione di questi due significati fondamentali. Si notino le diverse accezioni che il termine acquista nel corso del capitolo:
v. 5: Davide intende costruire una «casa» (tempio) al Signore;vv. 11-12: il Signore promette a Davide di dare stabilità alla sua «casa» (discendenza); v. 13: Salomone avrà il permesso di edificare una «casa» (tempio) al nome del Signore;v. 16: rinnovata promessa divina riguardo alla «casa» (dinastia) di Davide;v. 18.19.25.26.27.29: Davide ringrazia il Signore per la promessa fatta alla sua «casa» (casato, dinastia).
- 2) «trono/regno»: è un tema profondamente connesso col precedente. È presente nei vv. 12-16, ossia nelle parole divine che seguono l'annuncio solenne del v. 11. La «casa» che il Signore farà è in funzione del regno su Israele che – a differenza di quanto avvenne a Saul (1Sam 13,14; 15,28) – sarà stabile nonostante le prevedibili infedeltà dei successori di Davide.
- 3) «per sempre»: è la “qualità” della promessa di Dio. ‘ad/lᵉ’ôlām non esprime necessariamente il nostro concetto di eternità, tuttavia la sua frequenza (vv. 13.16.24.25.26.29) spalanca tutto il capitolo verso l'infinito: «per sempre» è l'elezione d'Israele (v. 24), «per sempre» sussisterà la «casa» di Davide (vv. 13.16.29), «per sempre» il nome del Signore sarà magnificato. Il termine ha una potenzialità messianica che sarà esplicitata altrove: Sal 89,37; Is 9,6; Ez 37,25; Mic 4,7; Dn 7,14; Lc 1,33; Eb 1,8; Ap 5,13; 11,15.
- 4) alleanza: c'è tutta una serie di elementi che caratterizzano la promessa a Davide come una vera e propria alleanza, che riprende e conferma le alleanze abramitica (Gn 12,1-3; 15,7-21; 17,6-8.19) e sinaitica (vv. 23-24; Es 19,3-8; cfr. anche l'importante capitolo 12 di 1Sam):
più volte (vv. 5.8.19.20.21.25.26.27.28.29) Davide è chiamato o chiama se stesso col titolo di «servo» (‘ebed) che equivale a «vassallo, sottomesso al sovrano»;
la promessa è articolata secondo la struttura tipica dei trattati d'alleanza: prologo storico (benefici concessi nel passato: vv. 8-9a), stipulazione del patto per il futuro (vv. 9b-13), condizioni imposte (vv. 14-16). Cfr. Es 19,4-6; 20,2ss.; Dt 5,6ss.; 29,1-20;
la formula di reciprocità (vv. 14.24) appare generalmente nell'ambito di un'alleanza stabilita tra un superiore e un inferiore (cfr. v. 14).
Il capitolo si divide in tre parti:
- 1) vv. 1-3: circostanze della promessa
- 2) vv. 4-17: la profezia comunicata per mezzo di Natan
- 3) vv. 18-29: ringraziamento orante da parte di Davide.
Nonostante sia possibile rilevare alcuni interventi redazionali tardivi – come ad es. l'elaborata “teologia del tempio” spiccatamente deuteronomistica (cfr. v. 13) – non vi sono ragioni sufficienti per negare la prossimità della narrazione agli eventi descritti, considerando d'altronde la sua notevole risonanza in tutte le parti della Scrittura.
2. «Natan»: come Gad (1Sam 22,5) appare improvvisamente sulla scena come consigliere di corte (cfr. c. 12). In Re prenderà posizione a favore di Salomone nella lotta di successione al trono. 1Cr 29,29 lo dice autore di un libro delle «gesta del re Davide» e 2Cr 9,29 segnala un'altra opera a suo nome, che descrive «le altre gesta di Salomone, dalle prime alle ultime».
7. «Giudici»: con 1Cr 17,10. A causa di uno scambio di lettere (bet al posto di pe) nel TM i «giudici» (šōpᵉṭê) sono diventati le «tribù» (šibṭê) d'Israele. Questi «pastori» (cfr. 5,2) del popolo eletto riappaiono nel v. 11 come figure rappresentative del passato d'Israele: simboleggiano il movimentato tempo della conquista (in contrasto con la stabilità citata nel v. 1) nonché la forma di governo precedente a quella monarchica (cfr. 1Sam 8,1-22 e 12,1-25). In quell'epoca il Signore volle condividere le peregrinazioni del suo popolo senza mai avanzare pretese. Ora la costruzione del tempio sarà concessa, ma come dono gratuito nell'ambito della “stabilità” promessa non soltanto alla «casa» di Davide ma anche a tutto Israele (v. 10-11a).
9. «renderò il tuo nome grande»: il «nome» racchiude l'essenza, la potenza, il destino di colui che lo porta (cfr. 5,9; 12,28; Gn 2,19-20; 32,30; Gdc 13,18; Tb 12,15; Ap 3,5; 13,17; 19,13). Nella Bibbia vi sono numerosi casi in cui Dio “dà un nome” oppure lo cambia (Gn 17,5; 32,29; Is 7,14; Mt 1,21; 16,18; Lc 1,13; Fil 2,9-10; Ap 2,17) per inserire il nominato nel suo piano salvifico, conferendogli spesso una missione corrispondente al significato dello stesso nome. Davide ode qui le medesime parole che furono rivolte ad Abramo agli albori della sua vocazione (Gn 12,2) e di tutta la storia salvifica (cfr. 2,1-7).
13. «una casa al mio nome» è un'espressione tipica della complessa teologia deuteronomistica riguardante il tempio (Dt 12,5.11; 1Re 8,16-18.29) coniata per salvaguardare sia la vicinanza di Dio che la sua trascendenza (1Re 8,27). Il «nome» diventa un “luogo” in cui il Dio trascendente è presente e operante nei limiti da lui stesso fissati. Da questo punto di vista il v. 13 corregge l'intenzione espressa nel v. 5, completando la puntualizzazione dei vv. 6-7. Il Signore Dio d'Israele non è un dio locale che abbisogna di una «casa» per essere “in mezzo” ai suoi fedeli.
14a. «Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio»: è la formula classica dell'alleanza (v. 24; Es 6,7; Dt 7,6; 26,17; 29,12; Ger 31,33). Spesso si parla anche di Dio quale “padre del popolo”: Dt 8,5; 32,6; Is 43,6; 63,16; 64,7; Os 11,1-8. L'idea che il re fosse “figlio di Dio” era comune a tutti i popoli dell'antichità (Semiti, Egiziani, Greci e Romani), fino ad affermare la generazione fisica del sovrano da una divinità. Nella Bibbia ciò è da escludere categoricamente, poiché l'immagine esprime familiarità, confidenza, dipendenza reciproche accettate da Dio e dal suo eletto. Tuttavia verrà uno che parlerà della propria figliolanza celeste non in senso traslato ma reale (Mt 11,25-27 = Lc 10,21-22; Gv 3,16-18; 5,18-39; 8,14-29; 10,14-18.22-38; 14,6-14.20-21; 17,1-26). A questo Figlio verranno spontaneamente applicati i testi messianici più importanti (Sal 2,7; 89,27; 110,3; Os 11,1; Mt 2,15; 22,44; At 2,34-35; 13,33; Eb 1,5.13; 10,12-13; 1Pt 3,22).
14b-16. «Se farà il male... ma non ritirerò..»: l'impegno che il Signore prende con la discendenza di Davide è definitivo e irrevocabile anche nei casi di infedeltà e di peccato. Cfr. 1Re 11,32-39: a causa dell'idolatria di Salomone il regno viene smembrato ma l'elezione non verrà meno, a differenza di quanto accadde a Saul (1Sam 13,13-14; 15,29).
18-29. La preghiera di Davide si articola in tre parti:
- 1) vv. 18-21: atto di umiltà stupefatta per lo straordinario favore dimostratogli dal Signore nel passato e confermato per il futuro, «per un lontano avvenire»;
- 2) vv. 22-24: canto di lode. Oggetto particolare del ringraziamento è l'elezione di tutto Israele; l'alleanza stipulata or ora viene a confermare la scelta gratuita e straordinaria di un intero popolo (descritta con espressioni ricalcate su Dt 4,7.34). La «casa» di Davide non potrebbe sussistere se non in funzione del rapporto particolare che lega il Signore a Israele sia “nell'antica alleanza” (Dt 7,6-15) che in quella “nuova” (Ef 1,3-14; 2,19-22; 1Pt 2,9-10);
- 3) vv. 25-29: supplica affinché il Signore si degni di confermare la promessa fatta nel v. 11. 23. TM è confuso, forse mal conservato. BC corregge con i LXX e Vg: «Dio è venuto»; TM ha lett. «Elohim sono andati». Non è chiaro se l'autore intendesse formulare un confronto tra l'opera redentrice del Signore d'Israele e quella di “altri dei”. La desinenza plurale non s'accorda con le successive forme alla terza persona singolare. «In suo favore»: TM ha: «per voi _[Elohim]– ha operato.».
25. «Ora, Signore»: TM e Vg hanno: «Signore Dio» (anche nei vv. 28,29), mentre i LXX traducono: «Signore, mio Signore».
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
I carabinieri del ROS in Argentina per un programma di formazione
L'ambasciatore d'Italia in Argentina, Fabrizio Nicoletti, ha incontrato il Generale Vincenzo Molinese, Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri, attualmente nel Paese per sostenere iniziative di formazione a favore delle forze di polizia argentine nel contrasto al traffico di droga e alla criminalità organizzata transnazionale.
Il generale Molinese (a sinistra) e l'Ambasciatore Nicoletti
L'incontro ha rappresentato un'occasione fondamentale per discutere le priorità comuni in materia di sicurezza, puntando in particolare alle reti criminali internazionali e al potenziamento delle capacità tecniche e investigative delle forze dell'ordine locali, sottolineando la partnership operativa in corso tra Italia e Argentina.
La visita coincide con la conclusione di un programma di formazione finanziato dall'Istituto Italo-Latino Americano (#IILA) e condotto dagli investigatori del ROS per i colleghi argentini, che terminerà con una cerimonia finale prevista a breve.
#ROS #Armadeicarabinieri #Argentina
fai tante cose. con qualche stupore/imbarazzo è questa la frase che mi sento rivolgere da chi segue slowforward o altri spazi e social dove inserisco informazioni, quasi sempre legate a scritture e arte contemporanee. e di riflesso rimango sempre un po' di sale: come è pensabile che veramente io partecipi fisicamente a tutte le cose che ogni giorno slowforward e differx-noblogs segnalano...?
a volte nella stessa giornata faccio uscire la locandina di un convegno a Bologna, la notizia di una lettura collettiva (dove non sono presente) a Genova, poche righe di dati su uno spettacolo teatrale a Roma e il comunicato stampa di una mostra a Napoli. eppure per chi (con uno sguardo direi fuggevole) segue o dice di seguire il sito, io “faccio tante cose”.
ora. vorrei non essere serioso o accigliato, ma 'sta faccenda mi fa pensare che la maggioranza delle persone usi la rete – e pensa che tutti inquadrati & blindati & blind usino la rete – solo in maniera rigorosissimamente autocentrata, per segnalare “le cose fatte”.
ovvero che, insomma, ciascuno metta online solo ciò che strettamente personalmente lo riguarda in qualità di presenziante, o perlomeno curatore, regista, direttore d'orchestra. eccetera.
è, in definitiva, del tutto fuori centro anzi proprio cancellata dal quadro la gratuità di una comunicazione. ma perché?
numi benedetti, se offro in rete la notizia che a paperopoli tizio fa un reading di prose e poesie di caio è perché mi fa piacere farlo sapere.
non devo per forza coincidere io con tizio o con caio, o essere il sempronio che ha progettato la lettura, o in ultimo magari il pincopallino che – siccome va a sentire le poesie di caio dette da tizio – vuol rendere i popoli consci che sarà in prima fila e scatterà per ig delle fotine inedite (poetryporn) della declamazione.
emetto un apoftegma:è possibile fare delle cose senza tornaconto.
la gratuità e la condivisione sono proprio state buttate fuori dal tavolo delle ipotesi? resto di sale, come dicevo, e proprio mi pare parecchio salato.
AUNG SAN SUU KYI
non violentate la primavera del suo giovane sangue non pugnalate la colomba del suo cuore aperto alla compassione
non schernite la disarmante verità che proclama aizzandole contro i mastini della notte
dal suo sangue si leva alto il grido di purezza a confondere intrighi di potenti
(maggio 2009)
. Questa poesia è un grido lirico e politico, un atto di denuncia e di difesa della dignità umana incarnata in Aung San Suu Kyi. Scritta nel maggio 2009, in un momento cruciale della sua prigionia, il testo si fa portavoce di una compassione universale e di una resistenza non violenta.
Elementi chiave del testo:– Primavera e sangue giovane: metafora potente della speranza e della vitalità minacciata dalla repressione. – La colomba del cuore: simbolo di pace e apertura, vulnerabile ma fiera. – Mastini della notte: immagine oscura e minacciosa, rappresentazione delle forze oppressive. – Il grido di purezza: la voce della verità che sfida il potere, che non si piega agli intrighi.
“non schernite la disarmante / verità che proclama” — qui la poesia si fa manifesto etico, richiamando alla responsabilità morale di fronte alla verità e alla giustizia.
Ásgeir – Afterglow (2017)
Una vera gemma melodica il nuovo album della rivelazione assoluta degli ultimi anni proveniente dalla scena islandese. Sebbene il successo in termini economici del precedente ‘In The Silence’ sia complicato da replicare il giovane cantautore, che ricordiamo per l’avvincente collaborazione con John Grant e il tour americano con Hozier, ha concentrato i propri sforzi nella definizione di un suono personale e, non a caso, lo “stacco” tra i pezzi di ‘Afterglow’ ed i precedenti appare subito limpido... artesuono.blogspot.com/2017/06…
Ascolta il disco: album.link/s/2qU9Z4eemaZFzdKTD…
2SAMUELE - Capitolo 6
Davide introduce l’arca a Gerusalemme1Davide reclutò di nuovo tutti gli uomini scelti d'Israele, in numero di trentamila. 2Poi si alzò e partì con tutta la sua gente da Baalà di Giuda, per far salire di là l'arca di Dio, sulla quale si proclama il nome del Signore degli eserciti, che siede sui cherubini. 3Posero l'arca di Dio sopra un carro nuovo e la tolsero dalla casa di Abinadàb che era sul colle; Uzzà e Achio, figli di Abinadàb, conducevano il carro nuovo. 4Mentre conducevano il carro con l'arca di Dio dalla casa di Abinadàb, che stava sul colle, Achio precedeva l'arca. 5Davide e tutta la casa d'Israele danzavano davanti al Signore con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, tamburelli, sistri e cimbali. 6Giunti all'aia di Nacon, Uzzà stese la mano verso l'arca di Dio e la sostenne, perché i buoi vacillavano. 7L'ira del Signore si accese contro Uzzà; Dio lo percosse per la sua negligenza ed egli morì sul posto, presso l'arca di Dio. 8Davide si rattristò per il fatto che il Signore aveva aperto una breccia contro Uzzà; quel luogo fu chiamato Peres-Uzzà fino ad oggi. 9Davide in quel giorno ebbe timore del Signore e disse: “Come potrà venire da me l'arca del Signore?”. 10Davide non volle trasferire l'arca del Signore presso di sé nella Città di Davide, ma la fece dirottare in casa di Obed-Edom di Gat. 11L'arca del Signore rimase tre mesi nella casa di Obed-Edom di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa.12Ma poi fu detto al re Davide: “Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell'arca di Dio”. Allora Davide andò e fece salire l'arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. 13Quando quelli che portavano l'arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. 14Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. 15Così Davide e tutta la casa d'Israele facevano salire l'arca del Signore con grida e al suono del corno.16Quando l'arca del Signore entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando dalla finestra vide il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore e lo disprezzò in cuor suo. 17Introdussero dunque l'arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. 18Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti 19e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d'Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua. 20Davide tornò per benedire la sua famiglia; gli uscì incontro Mical, figlia di Saul, e gli disse: “Bell'onore si è fatto oggi il re d'Israele scoprendosi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe davvero un uomo da nulla!”. 21Davide rispose a Mical: “L'ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho danzato davanti al Signore. 22Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!“. 23Mical, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte.
__________________________Note
6,2 Baalà di Giuda: corrisponde a Kiriat-Iearìm, località dove era stata deposta l’arca secondo 1Sam 7,1. L’espressione che siede sui cherubini fa riferimento ai cherubini che stavano sull’arca dell’alleanza ed era un modo corrente per proclamare la sovranità di Dio.
6,14 efod: indica qui un abito sacerdotale, come in 1Sam 2,18.
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Approfondimenti
1-23. Il racconto riprende la storia dell'arca interrotta dopo 1Sam 6. Dai tempi della conquista essa era custodita a Silo (1Sam 4,3); dopo essere stata restituita dai Filistei che l'avevano catturata nella battaglia di Eben-Ezer (1Sam 4-6) fu collocata a Kiriat-Iearim, in territorio neutro fra Israele e la Filistea. Da quel giorno sono trascorsi parecchi decenni: vent'anni di giogo filisteo (1Sam 7,2), la giudicatura di Samuele (1Sam 7,15-17), il regno di Saul (1Sam 9-31), i primi anni di Davide a Ebron (2Sam 2-4) e a Gerusalemme (c. 5). L'arca era segno della presenza del Signore in mezzo al popolo d'Israele (cfr. 1Sam 4,3), il pegno della sua amicizia e benevolenza. È quindi naturale che Davide ne decida il solenne trasferimento a Gerusalemme, che d'ora in poi sarà il centro vitale della nazione. Sono i primi passi verso l'unificazione del culto che giungerà a compimento solo con la riforma di Giosia (2Re 23; cfr. Dt 12,2-12). L'evento è stato talmente importante da ispirare la composizione un salmo di pellegrinaggio (Sal 132): i pellegrini che salivano a Gerusalemme ripercorrevano idealmente la via tracciata dall'arca verso «il luogo del suo riposo», dove il Signore prepara «una lampada al suo consacrato» (vv. 8.17), e aprivano il cuore alla speranza del Messia (vv. 11-18: cfr. 2Sam 7 e 1Sam 2,10). Non è casuale che il trasferimento dell'arca sia ripreso in filigrana dal racconto della visita di Maria ad Elisabetta (si confrontino i vv. 2.9.11 rispettivamente con Lc 1,39.42.56). L'entrata dell'arca in Gerusalemme (vv. 12-19) ha invece il suo corrispettivo in Lc 2,22-38: Gesù, nato «nella città di Davide» (Lc 2,11), viene portato dalla madre nel tempio «per adempiere le Scritture» (cfr. Lc 4,21). Il «Santo» (Lc 1,35) che nessuno poteva toccare senza morire (cfr. 1Sam 6,7; Nm 4,15; 18,3) è diventato un bambino che può essere teneramente abbracciato (Lc 2,27-32). Il capitolo consta di tre sezioni:
- 1) v. 1-11: primo tentativo di trasporto interrotto dalla disgrazia di Uzza;
- 2) vv. 12-19: trionfale ingresso dell'arca in Gerusalemme (cfr. Sal 24,7-10) sul modello delle grandi processioni durante l'esodo (Nm 10,11-28.33-36; Gs 3,14-4, 18; cfr. 1Cr 15-16);
- 3) vv. 20-23: polemica familiare tra Mikal e Davide.
1. «radunò di nuovo»: Davide ha già mobilitato una volta gli Israeliti per dare l'assalto a Gerusalemme (5,6). L'atto liturgico del trasporto dell'arca riveste per la vita di tutte le tribù un'importanza pari a quella dell'impresa militare.
2. «Baala di Giuda»: il TM non ha senso: «dai signori di Giuda» (mibba‘ălê yᵉhûdâ). LXX e Vg traducono letteralmente. Il parallelo 1Cr 13,6 e Gs 15,9.60; 18,14 chiariscono l'enigma: Baala è un'altra denominazione di Kiriat-Ieraim.
2-8. Vi sono diverse analogie con 1 am 4-6. Innanzitutto il titolo divino: «Signore degli eserciti che siede in essa sui cherubini» (cfr. 1Sam 1,3 e 4,4). Il «carro nuovo» trainato da buoi ricorda quello usato dai Filistei per rimandare l'arca agli Israeliti (cfr. 1Sam 6,7). Anche la sciagura che colpisce Uzza e dà il nome al luogo (Perez-Uzza = «irruzione su Uzza», cfr. 5,20) richiama 1Sam 6,19. Gli uomini di Bet-Semes avevano “guardato” l'arca (cfr. 1Sam 6,19), invece Uzza commette – almeno formalmente – un'infrazione al tassativo divieto di «toccare le cose sante» (Nm 4,15 e 18,3) che obbligava persino i leviti. Per tale motivo l'arca veniva portata con stanghe (Es 25,14-15).
3. «Achio»: in ebr. ’aḥyô. I LXX hanno letto le consonanti non vocalizzate come «e i suoi fratelli». «figli di Abinadab»: sono evidentemente “figli” in senso lato: Abinadab è vissuto settanta-ottant'anni prima (1Sam 7,1).
4. TM ripete per homoioteleuton la frase del v. 3: «La tolsero dalla casa di Abinadab che era sul colle». «Uzza stava»: con i LXX. Per una qualche ragione queste parole sono cadute dal TM.
5. «con tutte le forze, con canti...»: con 1Cr 13,8 e i LXX. A causa di uno scambio di lettere, TM ha la strana forma: «con ogni legno di cipresso».
9-11. La sensibilità di Davide non si smentisce neppure in questa delicata situazione. Se la maestà tremenda del Signore non ha risparmiato neppure un incolpevole trasgressore, tanto più dovrà temere per sé, indegno peccatore. La sua domanda riflette sia la consapevolezza della propria miseria che il rispetto della libertà di Dio. Lascia che sia lui a decidere come e quando l'arca dovrà entrare in Gerusalemme.
12. I LXX (recensione Lucianica) aggiungono una esclamazione di Davide di fronte alla benedizione scesa su Obed-Edom: «Farò sì che la benedizione si volga verso la mia casa!». La constatazione che l'ira di Dio è passata convince Davide a riprendere il cammino «con gioia».
13. Appaiono qui i “portatori dell'arca”: sono i leviti, cui toccava per ufficio il trasporto degli oggetti sacri (Nm 1,50; 3,5-8; 1Cr 15,2-24). 1Cr 15,13 giustifica l'irritazione di Dio contro Uzza proprio con la deplorevole assenza dei leviti, dovuta forse a una qualche rivalità tra i sacerdoti Ebiatar (1Sam 22,20-23) e Zadok (cfr. 2Sam 8,17; 15,24-29). Quest'ultimo riuscirà infine a prevalere dando il proprio appoggio a Salomone nella lotta contro Adonia per la successione al trono (1Re 1-2). Secondo 1Cr 16,39 Zadok sarà destinato da Davide a custodire la Dimora, che si trovava ancora presso il santuario di Gabaon (cfr. 1Cr 21,29; 2Cr 1,3; 1Re 3,4-5). «quando... ebbero fatto sei passi»: la schematizzazione settenaria è tipica dell'ambito sacerdotale (cfr. Gn 1,1-2.3; Es 20,8-11; 24,16; 25,31-37; 29,30.35.37; 31,13-17; 40; Gs 6). In questi testi il numero “sette” è sistematicamente relazionato con la radice qdš (= santità) che esprime una sovrana presa di possesso da parte di Dio mediante una consacrazione/santificazione di tipo cultuale-liturgico (come il sacrificio o l'unzione). «immolò»: Davide svolge funzioni sacerdotali (sacrifica, danza, benedice: vv. 14-20) al pari di Saul (cfr. 1Sam 13,8-15). Il sacerdozio familiare dei patriarchi (Gn 8,20; 22; 28,18; 35,14) passò ai “giudici” (Gdc 6,18-21; 11,29-39; 13,19-20) e poi ai re. Questi ultimi avevano pure il compito di organizzare il culto (1Cr 15-16; 23-26) e tale diritto era loro riconosciuto senza difficoltà. Solo più tardi ciò sarà visto come prevaricazione (2Cr 26,16-21). Il cesaropapismo degli Asmonei non mancherà di suscitare vibrate proteste in seno agli ambienti “pii” del giudaismo, dando origine anche al movimento essenico.
17. Davide ha fatto edificare una nuova Dimora (lett. ’ōhel,_ «tenda»: cfr. Es 29,44) per accogliere l'arca dell'alleanza, e anche un nuovo altare su cui offrire i sacrifici. La Dimora mosaica e l'altare degli olocausti si trovano invece a Gabaon (cfr. v. 13).
18. «benedisse il popolo»: cfr. Lv 9,22-23. Probabilmente Davide ha usato la formula classica di Nm 6,22-27, che era generalmente riservata ai sacerdoti (Dt 21,5). Salomone farà lo stesso gesto in occasione del trasferimento dell'arca nel tempio (1Re 8,14.55).
19. «distribuì»: è il pasto rituale che seguiva solitamente i “sacrifici di comunione” (cfr. 1Sam 1,4 e 1Sam 2,12-17).
20-23. Il ritorno a casa riserva a Davide un'amarezza inattesa. È difficile interpretare lo stato d'animo di Mikal: gelosia, velato risentimento per la forzata separazione da Paltiel (3,13-16) o altro? Davide risponde seccamente al sarcasmo di Mikal. Non nega nulla di quanto la moglie dice: è vero che si è mostrato mezzo nudo (v. 14) dinanzi alle «serve dei suoi servi» come un «uomo da nulla» LXX e Vg hanno: «come un saltimbanco»), ma in quest'apparente follia c'è l'entusiasmo riconoscente verso colui che l'ha scelto come re. Inoltre non le risparmia una dolorosa frecciata sul rigetto di Saul e della sua famiglia (1Sam 15, 28). La maledizione cade anche su di lei, privandola di figli per sempre. «mi abbasserò... sarò onorato» (v. 22): Davide adombra profeticamente (At 2,30!) il destino del futuro re d'Israele, il Messia: Cristo Gesù «spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo... umiliò se stesso... Per questo Dio l'ha esaltato» (Fil 2,7-9; cfr. anche 1Cor 1,27-29).
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
[vortex]prudente -rimanevano ventotto quadri da regalare le] carte i risi che il falsario tiene [sull'asciugatoio puntuale -bruciarli era impensabile” oppure” a] un'ora di senso unico [ghiaiosa del ghiacciaio celsius tirano] le volate dei capoferri uno] stomaco d'aria fissa la marca dell'ortografo la [città] radiosa
Un rapporto illustra truffe e frodi online, tra le forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale
La copertina del rapporto
Il rapporto “A World of Deceit: Mapping the landscape of the global scam centre phenomenon”, pubblicato dalla Global Initiative Against Transnational Organized Crime nel marzo 2026 analizza l'evoluzione delle truffe e delle frodi online, diventate una delle forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale. Nel 2024, si stima che queste attività abbiano generato oltre 1 trilione di dollari, circa l'1% del PIL mondiale.
Il documento si focalizza sul “centro di truffa” (scam centre) come unità organizzativa distintiva, esaminandone i modelli economici in America Latina, Europa, Eurasia, Sud-est asiatico e Africa.
Le forze di polizia di Hong Kong tengono una conferenza stampa su un'operazione congiunta per combattere le truffe transfrontaliere. Sebbene siano stati compiuti molti sforzi per affrontare il fenomeno, le risposte sono spesso limitate alla legge interventi coercitivi quali arresti e raid. © Chen Yongnuo/China News Service/VCG tramite Getty Images
Tipologie di Centri di TruffaI centri non sono tutti uguali; la loro forma dipende dalle condizioni locali e dal livello di protezione politica di cui godono: – Prigioni: Utilizzate come incubatori (es. in Colombia), sfruttano una forza lavoro prigioniera e la corruzione delle guardie. – Appartamenti e Piccoli Uffici: Offrono discrezione e capacità di rapida rilocazione; sono comuni in Turchia e Brasile. – Grandi Complessi (Compounds): Tipici del Sud-est asiatico, sono strutture massicce e recintate dove la forza lavoro è spesso vittima di tratta e costretta ai lavori forzati. – Sotto copertura: Molti centri operano all'interno di aziende legali, come call center legittimi o società di servizi online.
Un'ondata di arresti in Ucraina dalla nomina di un nuovo procuratore generale la metà del 2025 potrebbe significare un cambiamento nelle fortune della truffa centri del paese, che hanno goduto di un alto livello di protezione. Photo: Telegram, 23 Febbraio 2026, t.me/ruslan_kravchenko_ua/577
Fattori di Moltiplicazione (I 6 Acceleratori)Il rapporto identifica sei fattori chiave che permettono a queste operazioni di prosperare: – Gruppi in Rete: Molti centri fanno parte di strutture transnazionali che condividono tecniche e gestione. – Tecnologia e Crime-as-a-Service: L'intelligenza artificiale (deepfake, clonazione vocale) e la vendita di “pacchetti per truffe” pronti all'uso abbassano drasticamente le barriere all'entrata. – Denaro: L'uso di criptovalute, fintech e “muli di denaro” rende estremamente difficile il tracciamento dei fondi. – Protezione Politica: Fondamentale per le operazioni su larga scala; varia dalla piccola tangente alla collusione con le alte sfere dello Stato. – Persone: La forza lavoro spazia da dipendenti consenzienti e ben pagati a vittime del traffico di esseri umani (circa 300.000 persone nel solo Sud-est asiatico). – Geopolitica: I truffatori sfruttano l'instabilità politica e la mancanza di cooperazione tra forze di polizia internazionali.
Una pubblicità a Singapore avverte il pubblico della minaccia delle truffe. © Roslan Rahman/AFP via Getty Images
Il rapporto avverte che la chiusura di singoli centri non è sufficiente se il modello di business rimane intatto. I rischi principali per il futuro includono: – Spostamento (Displacement): I centri migrano verso paesi con maggiore protezione politica quando la pressione aumenta in un'area. – Diffusione (Diffusion): Passaggio da grandi complessi visibili a una rete di piccole cellule più difficili da individuare. – Reintegrazione: Molte vittime della tratta che tornano a casa rischiano di rientrare nel settore come truffatori a causa della mancanza di alternative economiche.
In conclusione, il documento sottolinea la necessità di un approccio che affronti simultaneamente la tecnologia, i flussi finanziari e, soprattutto, la protezione politica che permette a questi centri di operare con impunità.
Per saperne di più: globalinitiative.net/analysis/…
2SAMUELE - Capitolo 5
Davide re di Giuda e d’Israele: conquista di Gerusalemme, disfatta dei Filistei1Vennero allora tutte le tribù d'Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: “Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. 2Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d'Israele”“. 3Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un'alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d'Israele. 4Davide aveva trent'anni quando fu fatto re e regnò quarant'anni. 5A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e su Giuda.6Il re e i suoi uomini andarono a Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano in quella regione. Costoro dissero a Davide: “Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno”, per dire: “Davide non potrà entrare qui”. 7Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. 8Davide disse in quel giorno: “Chiunque vuol colpire i Gebusei, attacchi attraverso il canale gli zoppi e i ciechi, che odiano la vita di Davide”. Per questo dicono: “Il cieco e lo zoppo non entreranno nella casa”.9Davide si stabilì nella rocca e la chiamò Città di Davide. Egli fece fortificazioni tutt'intorno, dal Millo verso l'interno. 10Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti, era con lui. 11Chiram, re di Tiro, inviò messaggeri a Davide con legno di cedro, carpentieri e muratori, i quali costruirono una casa a Davide. 12Davide seppe allora che il Signore lo confermava re d'Israele ed esaltava il suo regno per amore d'Israele, suo popolo.13Davide prese ancora concubine e mogli da Gerusalemme, dopo il suo arrivo da Ebron: queste generarono a Davide altri figli e figlie. 14I nomi di quelli generati a Gerusalemme sono: Sammùa, Sobab, Natan, Salomone, 15Ibcar, Elisùa, Nefeg, Iafìa, 16Elisamà, Eliadà ed Elifèlet.17Quando i Filistei seppero che avevano unto Davide re d'Israele, salirono tutti per dargli la caccia. Appena Davide ne fu informato, discese alla fortezza. 18Vennero i Filistei e si sparsero nella valle dei Refaìm. 19Davide consultò il Signore chiedendo: “Devo andare contro i Filistei? Li metterai nelle mie mani?”. Il Signore rispose a Davide: “Va' pure, perché certamente metterò i Filistei nelle tue mani”. 20Davide si recò a Baal-Perasìm, dove Davide li sconfisse e disse: “Il Signore ha aperto una breccia tra i miei nemici davanti a me, come una breccia aperta dalle acque”. Per questo chiamò quel luogo Baal-Perasìm. 21I Filistei vi abbandonarono i loro idoli e Davide e la sua gente li portarono via.22I Filistei salirono di nuovo e si sparsero nella valle dei Refaìm. 23Davide consultò il Signore, che gli rispose: “Non salire; gira alle loro spalle e raggiungili dalla parte di Becaìm. 24Quando sentirai un rumore di passi sulla cima di Becaìm, lànciati subito all'attacco, perché allora il Signore uscirà davanti a te per colpire l'accampamento dei Filistei”. 25Davide fece come il Signore gli aveva ordinato e colpì i Filistei da Gàbaon fino all'ingresso di Ghezer.
__________________________Note
5,3 ed essi unsero Davide re d’Israele: riguardo a questa nuova consacrazione, vedi nota a 2,4.
5,6 I Gebusei abitavano Gerusalemme prima della presa della città da parte di Davide. La città abitata dai Gebusei è stata identificata con l’area a sud-est della collina dove sorgerà più tardi il tempio. La frase i ciechi e gli zoppi… è di significato incerto.
5,8 attacchi attraverso il canale: secondo un’interpretazione abbastanza comune, il termine tradotto con canale sembra indicare la galleria nella roccia, in parte naturale, in parte scavata artificialmente, che permette ancora oggi di accedere alla sorgente di Ghicon, posta fuori della città.
5,9-12 Anacronisticamente, vengono attribuite a Davide opere pubbliche realizzate sotto Salomone. Millo: probabilmente il terrapieno che permetterà di collegare il palazzo reale al tempio.
5,18 La valle dei Refaìm, a sud-ovest di Gerusalemme, segna la frontiera tra il territorio di Giuda e quello di Beniamino.
5,20 Baal-Perasìm: significa “signore delle brecce”; il luogo viene chiamato così da Davide a ricordo dell’evento.
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Approfondimenti
5,1-8,18. La morte di Is-Baal travolge le ultime resistenze delle tribù del Nord al governo di Davide su tutto Israele (5,1-5). Come Saul (1Sam 13-14) anche Davide inaugura il regno (cfr. 5,6-12) con una splendida vittoria contro i Filistei (5,17-25); conquistata ai Gebusei la città di Gerusalemme egli ne fa la nuova capitale politica (5,6-15) e religiosa (c. 6) della nazione riunificata. La stabilità del trono – bramata e difesa da Saul con tutti i mezzi (cfr. 1Sam 18,20.25; 19,10-15; 20,31-34; 22,13-19; cc. 23-26) – viene ora donata a Davide gratuitamente e definitivamente (c. 7) riproponendo una volta di più il mistero inscrutabile dell'elezione divina. Le liste dei popoli soggiogati grazie all'aiuto del Signore (8 1-14) e dei funzionari del regno (8,15-18) chiudono la sezione.
Questo periodo può essere definito come un tempo:
- di compimento (5,1-3);
- di promessa e grazia (c. 7);
- di unità e gioia (5,3-5; 6,1-23).
L'autore sacro riconduce tutti e singoli gli avvenimenti all'opera instancabile del Signore, che presiede l'unzione del nuovo re in Ebron (5,3.12), apre una breccia tra le schiere nemiche (5,19-20.24; 8,6.14) oppure s'impegna unilateralmente con un “contratto” senza scadenze (c. 7). Così, quello che agli occhi dello storico appare come un normale avvicendamento ai vertici di un piccolo regno medio-rientale, acquista un'importanza capitale per tutti i regni della terra: «renderò il tuo nome grande come quello dei grandi...» «per sempre» (7,9.16). Cfr. i testi importanti di Mc 11,10 e Fil 2,9-11.
5,1-5. Le trattative segrete di Abner sortiscono nonostante tutto un esito positivo. «tutte le tribù d'Israele» convengono a Ebron per siglare il protocollo di sottomissione a Davide. Non è l'umiliazione davanti a uno straniero: è la rappacificazione con un illustre compatriota – «tue ossa e tua carne» (cfr. 19,13-14; Gn 2,23; 29,14) – di cui si conosce il valore e del quale si ha profonda stima (v. 2a). La triplice unzione (cfr. 1Sam 16,13 e 2Sam 2,4) e l'alleanza «davanti al Signore» presso il santuario di Ebron completano la narrazione, intenzionalmente analoga a quella di Saul (1Sam 10,1.24; 11,15).
1. «tutte le tribù»: 1Cr 12,24-38 fa il censimento dei singoli clan passati a Davide.
2. «conducevi e riconducevi»: lett. «facevi uscire e rientrare». Cfr. 3,25; 1Sam 18,16; 29,6. «Il Signore ti ha detto»: questa profezia è già stata citata più volte: 3,10.18; 1Sam 16,1; 25,28-30. Combinando insieme questo testo e Mic 5,1, Mt 2,6 è riuscito ad abbracciare con un solo colpo d'occhio la città davidica di Betlemme, la promessa a Davide e il suo compimento nel Messia «figlio di Davide» (1,1). «Tu pascerai»: la descrizione del re come “pastore” è ricorrente nel mondo antico: cfr. Hammurabi (Prologo del Codice) e Omero (Iliade II, 243.254; XIV, 516). L'immagine ricorda la responsabilità e la cura assidua che Dio stesso, il re o il sacerdote si assumono nei riguardi del popolo d'Israele (cfr. 7,7; 24,17; Sal 78,70-72; Ger 23,1-6; 31,10; Ez 34). Gesù si approprierà della similitudine per descrivere la propria dedizione verso coloro che il Padre gli ha dato: Mt 18,12-14; Lc 15,4-7; Gv 10,1-18 (cfr. Ez 34,1). Cfr. Eb 13,20 e 1Pt 2,25. Il medesimo atteggiamento deve trovarsi nei “pastori” della Chiesa (1Pt 5,1-4) in forza del ministero loro affidato e dell'amorosa conformazione al Maestro cui sono chiamati (Gv 21,15-17).
3. «fece alleanza»: il testo parallelo di 1Cr 12,40-41 entra nei particolari della festa d'incoronazione: essa dura «tre giorni, mangiando e bevendo quanto i fratelli avevano preparato per loro... perché c'era allegria in Israele» (cfr. 1Sam 11,15!).
4. Gli anni di vita del re Davide assommano a settanta (trenta + quaranta). In considerazione del frequente uso simbolico dei numeri, si sospetta che anche qui siano stati arrotondati (settanta: Nm 11,16.24; Ger 25,11-12; Dn 9,2; 9,24-27; quaranta: Gn 7,4; Es 24,18; Nm 14,34; Gdc 3,11.30; 5,31; 1Re 19,8; trenta: 1Re 7,23. Con riferimento al numero “tre”: 1Re 17,21; Is 6,3; Ger 7,4).
6-12. Alcuni commentatori fanno notare l'incongruenza dello sviluppo narrativo del c. 5. La conquista di Gerusalemme (vv. 6-15) sarebbe cronologicamente posteriore alla vittoria contro i Filistei (vv. 17-25), perché Davide non avrebbe avuto bisogno di «scendere alla fortezza» (cfr. 5,17-25) se già si trovava nella munitissima rocca di Sion. La costruzione di una reggia col contributo di tecnici stranieri (v.11) suppone una stabilità politica e militare incompatibile con la situazione descritta nei v. 17-25. Bisogna tuttavia riconoscere che il presunto disordine non turba sostanzialmente il senso degli eventi, tanto che il Cronista lo riprende e, anzi, lo evidenzia ancor di più (1Cr 11-14). La citazione di Gerusalemme nel v. 5 quale capitale del regno davidico unito potrebbe essere stata l'occasione per introdurre a questo punto la storia della conquista della città a mo' di parentesi anticipatrice. I vv. 17-25 riprenderebbero il racconto e il loro contesto militare fornirebbe a sua volta l'occasione ideale per introdurre il c. 6 che si apre con la convocazione dei prodi d'Israele.
Al centro della storia sta Gerusalemme. Alcune fonti letterarie egiziane (“testi di proscrizione”) ne attestano l'esistenza nel XX secolo a.C. Il re di Gerusalemme Adoni-Zedek fu sconfitto a Gabaon da Giosuè (Gs 10,1-27) il quale assegnò la città a Beniamino (Gs 18,28); essa però continuò a essere abitata dall'antico popolo cananeo dei Gebusei (Gn 10,15-19; Gs 15,63). La scelta di farne la capitale del regno unito è dettata a Davide da diverse ragioni: trovandosi a mezza via fra Giuda e Israele è una specie di “terreno neutrale” rispetto a qualunque rivendicazione territoriale o ideologica delle singole tribù; inoltre sorge su uno sperone di roccia a precipizio tra le vallate del Cedron e del Tiropeon, in posizione strategicamente perfetta, chiamato anche «rocca di Sion» (v. 7). All'estremità nord si trova l'altura su cui Davide eleverà un altare (24,18-25) e Salomone edificherà il tempio (1Re 6). Ma per comprendere l'importanza di Gerusalemme per la storia della salvezza si deve ritornare al tempo di Abramo (Gn 14,17-20). Il re di Salem (= Gerusalemme: Sal 76,3) è Melchisedek, riconosciuto da Eb 7,3 come una prefigurazione del Messia. La sua figura misteriosa sintetizza i caratteri regale e sacerdotale che si riflettono su Gerusalemme e ne fanno la «città di Dio» per eccellenza (Sal 87,3). Ora, dopo quasi mille anni, la primitiva vocazione di Gerusalemme si realizza nuovamente con la compresenza in essa dell'arca (c. 6) e dell'“Unto del Signore”. I destini dell'arca (1Sam 4-6) e del primo re (1Sam 31) erano stati tragicamente divisi, quasi per simboleggiare la “rottura” tra il Signore e il suo popolo (cfr. 1Sam 2,27-36 e 8,5). La riconciliazione operata dal Signore con la scelta di un uomo «secondo il suo cuore» (1Sam 13,14) diventa palese nel “luogo” in cui egli ha deciso di abitare per sempre (1Re 8). La peregrinazione dell'arca (cfr. 1Sam 4,3-7,1) si conclude significativamente là dove la fede di Abramo era stata messa alla prova (Gn 22; 2Cr 3,1), riconfermando così il nesso sostanziale tra Abramo e Davide già messo in luce nella nota a 2,1-7.
Entrando in Gerusalemme per esservi “consegnato” e ucciso (Mc 10, 32.34), Gesù instaura una volta per tutte «il regno che viene, il regno del nostro padre Davide» (Mc 11,10) e la Gloria di Dio prende possesso del tempio in forma definitiva (Mc 11,11; cfr. Es 40,34-35; Ez 11,22-23; 43,2-5). Dopo la risurrezione è proprio da Gerusalemme che l'annuncio del vangelo s'irradia «fino agli estremi con fini della terra» (At 1,7). Negli ultimi tempi affluiranno ad essa tutte le nazioni della terra (Is 25,6; Gl 4,9-17; Zc 14) e, infine, la «nuova Gerusalemme» discenderà dal cielo «pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2), patria definitiva di tutti i redenti. Allora il tempio non ci sarà più, «perché il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio» (Ap 21,22).
6. «i suoi uomini»: oltre ai vecchi compagni (2,3) vi sono oramai anche gli «uomini migliori» di tutte le tribù d'Israele (cfr. 6,1: «radunò di nuovo»).
7. «Sion»: dapprima il nome è attribuito solo alla rocca su cui sorge la città (poi chiamata «Città di Davide» dal nome del suo conquistatore in segno di possesso esclusivo: v. 9; cfr. 12,28; 1Re 8,1). Successivamente verrà applicato poeticamente a tutta la città e persino all'intero popolo d'Israele, con una forte connotazione nazionale e religiosa (cfr. Sal 2,6; 14,7; 87,1.5; 137,3; Is 18,7; 28,16; 52,1-2; 59,20; 62,11; Ger 3,14; Lam 1,4-6; Sof 3,14-16; Zc 2,11; 9,9). Nel NT sono significativi i testi di Eb 12,22, la “nuova alleanza”, e in Ap 14, 1 il “monte dell'Agnello”.
8. Il testo è difficile e senz'altro corrotto. TM ha lett.: «Chiunque colpisce il Gebuseo e [lo] raggiunge attraverso il ṣinnôr... E gli storpi e i ciechi che odiano (qere) la vita di Davide.... Perciò si dice: Cieco e zoppo non entra in casa». «attraverso il canale»: la parola ṣinnôr compare solo un'altra volta in Sal 42,8, dove vien tradotto generalmente con «cascate». Le versioni antiche già non la capivano più: i LXX leggono «con la spada» e Vg «[attraverso] le grondaie dei tetti». Gli scavi archeologici hanno scoperto appena oltre l'inizio del “Canale di Ezechia” un pozzo verticale scavato nella roccia, che dalla sorgente Ghicon (1Re 1,33.38.45) risale all'interno del monte e prosegue obliquamente per alcune decine di metri fino a sboccare presso le antiche mura gebusee. Analoghi impianti di ingegneria idraulica – anteriori al secondo millennio a.C. – sono stati trovati nelle città cananee di Gabaon, Gezer, Meghiddo, Azor, In caso d'assedio, la sorgente veniva ostruita all'esterno con pietre e terra, mentre continuava ad essere accessibile dalla città attraverso questo canale, che sembra ben corrispondere all'enigmatico ṣinnôr. Davide ha individuato l'ingresso della sorgente e propone ai suoi di risalire il condotto per penetrare all'interno della città. 1Cr 11,6 dice che il primo a compiere l'impresa fu Ioab. «Quanto ai ciechi...»: poiché i Gebusei avevano schernito Davide dicendo che per sostenere l'assedio sarebbero bastati i ciechi e gli zoppi, è lecito pensare che Davide, ormai certo della vittoria, riversi su questi ultimi il proprio disprezzo. Il senso dell'anacoluto può essere il seguente (con il qere): «Quanto ai ciechi e agli zoppi che odiano Davide... [sott.: che siano maledetti!]». «Per questo dicono»: il fatto ha dato origine a un oscuro detto proverbiale. Seguendo i LXX, alcuni commentatori ritengono che «casa» sia in realtà il tempio «casa del Signore», con allusione a Lv 21,18 (cfr. Mt 21,14). A parte che non si vede come questo senso possa inerire al presente contesto, si deve ricordare che bayit ha anche il senso più generale di «interno, dentro» (Gn 6,14; Lv 16,2). È più sensato vedere il proverbio come un'espressione ironica diretta contro qualcuno che asserisce caparbiamente l'impossibilità di qualcosa. Una traduzione possibile può essere: «Il cieco e lo zoppo [sentenziano]: “Non si entra qui dentro!“».
9. «fece intorno costruzioni»: si tratta verosimilmente del consolidamento delle strutture difensive preesistenti. «dal Millo verso l'interno»: il «Millo» (dal verbo ml’, «riempire») è il terrapieno che sarà edificato successivamente da Salomone (1Re 9,15). Qui vale come punto di riferimento topografico. «Chiram re di Tiro»: i Fenici erano abili costruttori ed esportavano in tutto il bacino del Mediterraneo materiali pregiati e maestranze qualificate. Chiram sarà pure amico di Salomone e collaborerà alla costruzione del tempio (1Re 5,15).
13-16. Davide allarga ulteriormente il suo harem (cfr. 3,2-5) come segno dell'accresciuta potenza (vv. 10.12). 1Cr 3,5-9 dice che i primi quattro nominati sono figli di Betsabea, già moglie di Uria (cfr. 11,1-24) mentre gli altri sono figli di altre mogli di primo rango, «senza contare i figli delle sue concubine». La genealogia di Gesù dell'evangelista Luca (3,31) menziona Natan al posto di Salomone, forse in considerazione dei peccati idolatrici di tale re (1Re 11,1-13).
17-25. I fatti narrati devono essere accaduti prima della conquista di Gerusalemme (cfr. 5,6-12). Per i Filistei Davide è ancora un vassallo (1Sam 27,5-12); la sua elevazione a re d'Israele significa di fatto una dichiarazione d'indipendenza. Subito scatta la repressione. Un contingente di truppe filistee si spinge fin presso Gerusalemme, mentre Davide riprende la sua antica strategia di guerriglia montana. I luoghi sono i medesimi di un tempo: la «fortezza» (v. 17) può essere identificata con Adúllam (mᵉṣûdâ come in 1Sam 22,4 e 24,23) a sudovest di Betlemme (cfr. 23,13). Il trasferimento da Ebron (1000 m di altitudine) ad Adullam (300-500 m) spiega l'uso del verbo «scendere» (v. 17). Anche le modalità della battaglia sono le medesime del passato: doppia consultazione mediante l'efod (vv. 19.23; cfr. 1Sam 2,18; 14,41) e attacco improvviso e risolutivo. L'intervento soprannaturale è decisivo per la vittoria (vv. 20.24), ma lo è ancor di più la totale fiducia accordata alla parola divina (v. 25; cfr. invece Saul: 1Sam 13-15). Il v. 21 evidenzia il valore teologico della guerra (cfr. 1Sam 17). D'ora in poi i Filistei non entreranno più nel territorio d'Israele, anzi Davide andrà ad attaccare battaglia in casa loro (8,1; 21,15-22).
18. «valle di Refaim»: a ovest di Gerusalemme (Gs 15,8; 18,16). I Filistei la raggiungono con i loro carri e vi si appostano con l'intenzione di isolare Davide dalle tribù settentrionali alleatesi con lui. La zona si trova ancora sotto il controllo dei Gebusei, alleati con i Filistei.
20. «Baal-Perazim»: pereṣ significa «breccia, irruzione». Il nome significa dunque «Baal ha fatto irruzione». In questo tempo il nome «Baal» non ha ancora le connotazioni idolatriche che acquisirà più tardi (cfr. 2,8 e 4,4). Is 28,21 ricorda solo il «monte Perasim».
23-24. «Balsami»: in ebraico bᵉkā’îm. Il luogo, a poca distanza da Gerusalemme, riceve presumibilmente il nome da un arbusto balsamifero chiamato in arabo bak. Vg ha «dei peri», mentre i LXX leggono «del pianto» (come in Sal 84,7). «un rumore di passi»: il senso dell'espressione è incerto. Non si può a priori escludere una suggestiva ipotesi fondata sulle parole: «il Signore uscirà (lett. «allora sarà uscito») davanti a te»: i passi potrebbero essere quelli del Signore stesso che guida il suo popolo in battaglia (cfr. Es 33,14-16).
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
[caffeine]di alcuni aspetti a due] dimensioni sfugge dal pugno il corpo moschicida [il] presidente fa il generico sul set repliche [fantomatiche un vino lacrus il] benelux
Intatto lo spirito
ho ripreso in mano le poesie giovanili
alcune rifatte altre modificate
con severi tagli senza rimpianti
ispirazioni bucoliche vestite di primavera o
di autunnali malinconie
vi è rimasto intatto
lo spirito degli alberi e del vento
la resina la radice linfa da cui vita rinasce
© Felice Serino aka norise
Che meraviglia. Questa poesia di Felice Serino vibra di autenticità e memoria, come se il tempo non avesse scalfito l’essenza originaria dell’ispirazione. Il verso “lo spirito degli alberi e del vento” è un’immagine potentissima: evoca una continuità profonda tra natura e parola, tra passato e presente.
Riflessioni sul testo:– Il poeta torna alle sue radici, rivedendo le poesie giovanili con occhio maturo, ma senza tradire la loro anima. – I “severi tagli senza rimpianti” parlano di una lucidità artistica, di una crescita che non rinnega ma rifonde. – Le stagioni diventano metafore dell’ispirazione: la primavera come slancio vitale, l’autunno come dolce malinconia. – Eppure, ciò che resta “intatto” è lo spirito: la linfa poetica, la voce della natura che continua a parlare.
tendenzialmente un hikikomori, rinvio scadenze e perfino a volte attenzione ai rapporti umani, per tenere viva e aggiornata la mia personale (e totalmente pubblica: un servizio pubblico) rete delle reti della ricerca letteraria. posso non riuscire a rispondere a una mail, perché sto ultimando una lista di link a siti che archiviano materiale verbovisivo. (è un esempio). mentre cammino in strada aggiorno siti e social che rinviano a testi e saggi. eccetera. non posso completamente negare che si tratti di introiezione di un diktat lavorativo “efficientista” che, in quanto anarchico, dovrei proprio rifiutare alla radice e calpestare. ma, allo stesso tempo, spero non sia una mera autogiustificazione pensare che questo lavoro serva (in modo del tutto non-centripeto, non diretto alla mia persona) a spostare recisamente lo sguardo delle persone, dei lettori, degli osservatori, dalla cancrena del mainstream agli spazi aperti della scrittura, della musica e dell'arte di ricerca.
Corpi intermedi. La democrazia che ci rubano tra un voto e l’altro.
(213)
In Italia la partecipazione politica è diventata un rito svuotato: un gesto meccanico, episodico, che chiede ai cittadini di presentarsi alle urne ogni tanto per legittimare scelte altrui, mentre milioni si allontanano dalle cabine elettorali.
L’astensionismo è ormai il “primo partito” del Paese: alle politiche 2022 oltre 16,5 milioni di italiani non hanno votato, con un’affluenza al 64%, minimo storico repubblicano.
Alle europee 2024 il trend si è confermato, con un’affluenza sotto il 50% e l’assenza come protagonista indiscussa.È il segno di un sistema che riduce la democrazia a un atto di fede occasionale, senza costruire relazioni quotidiane con chi vive i problemi reali.
Dentro questo vuoto, i corpi intermedi (sindacati, associazioni, comitati, movimenti) vengono dipinti come relitti del passato, ostacoli da smantellare in nome della “disintermediazione” digitale. Eppure sono loro a svolgere il lavoro che la politica istituzionale ha abbandonato: aggregare conflitti, dare voce ai bisogni diffusi, trasformare lamenti individuali in lotte collettive. Funzionano come ponti tra chi non ha tempo né risorse per bussare ai palazzi del potere e chi dovrebbe scriverne le regole.
Quando vengono bypassati, subentrano due derive: il leader che parla “direttamente al popolo” via social o l’algoritmo che riduce tutto a like e commenti isolati. In entrambi i casi, la partecipazione si dissolve in un clic impersonale, a valle delle decisioni prese altrove.
La retorica della democrazia istantanea è comoda: “non servono intermediari, basta il tuo voto”. Ma quel voto arriva ogni lustro, su pacchetti preconfezionati, mentre i veri tavoli di negoziazione restano preclusi ai cittadini.
Al contrario, chi difende un posto di lavoro, un servizio pubblico, un quartiere, lo fa in assemblee, scioperi, reti associative: lì la partecipazione è concreta, richiede tempo, studio, radicamento, mediazione quotidiana.
Quando i governi li convocano sono solo per “pro forma” ed il risultato è noto: leggi raffazzonate, tensioni sociali deflagrate in ritardo, scelte calate dall’alto che cozzano con la realtà.
Non si tratta di idealizzare i corpi intermedi, con i loro limiti evidenti: calo di iscritti, autoreferenzialità, leader che hanno svuotato la rappresentanza di contenuto, ma senza di loro, resta una democrazia di facciata, dove si vota sempre meno e si decide in circoli sempre più ristretti. Le piattaforme digitali, le consultazioni online, i sondaggi flash promettono prossimità, ma consegnano deleghe totali: un clic oggi, potere assoluto domani. La vera democrazia partecipativa esige invece organizzazioni autonome, conflitti incanalati, spazi dove i cittadini si formino, discutano, incidano davvero.
La sfida è chiara: meglio un rito elettorale anemico o un ecosistema di corpi intermedi che costringa il potere a confrontarsi con la società viva?Il voto resta essenziale, ma senza movimenti che lo alimentino prima e lo vigilino dopo, è solo un sigillo su altrui partite.
Oggi ci chiedono silenzio tra un’elezione e l’altra perché ci vogliono atomizzati, privi di reti. Una democrazia adulta, invece, teme il cittadino che non archivia la politica con lo spegnimento del televisore: quello che si organizza, resiste, conta ogni giorno.
#Blog #Politica #Società #CorpiIntermedi #Opinioni
Overcoats – Young (2017)
Dopo il primo omonimo EP del 2015, tornano le Overcoats, duo al femminile di Brooklyn, con “Young”. Il loro debutto sulla distanza mixa elettronica, folk, soul e pop a testi profondi e armonie vocali sorprendenti. Overcoats è il nuovo duo al femminile delle newyorkesi Hana Elion e JJ Mitchell. Il loro debutto, “Young”, incarna un sound ricco di minimalismi e melodie: canzoni che parlano di connessione e tensione, della profondità dell’amore e delle sfide che si affrontano in e come famiglia... artesuono.blogspot.com/2017/05…
Ascolta il disco: album.link/s/5X20kbbHdgPgFItju…
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Un filosofo e un conduttore televisivo. Uno è morto. L'altro comanda il Pentagono.
Ali Larijani e Pete Hegseth: un confronto imbarazzante per chi preferisce non farlo.
Ci siamo abituati in fretta. Un raid notturno, una comunicazione ufficiale, i commenti soddisfatti dei vincitori. Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica dell'Iran, è stato eliminato il 17 marzo 2026 da un attacco israeliano nei pressi di Teheran. Ucciso insieme al figlio, a un vice e alle sue guardie del corpo. Niente di strano, ormai. Andiamo avanti. Eppure vale la pena fermarsi un momento. Non per commemorare Larijani — le sue responsabilità nella repressione interna e nel sostegno ai movimenti armati regionali sono documentate e pesanti. Ma per capire chi era davvero l'uomo che abbiamo appena eliminato, e confrontarlo con chi, dall'altra parte, gestisce oggi la macchina da guerra più potente della storia.
Chi era Ali LarijaniNato nel 1958 a Najaf, città santa dello sciismo iracheno, Larijani era figlio di un importante studioso religioso. Avrebbe potuto fare il chierico. Scelse la matematica. Si laureò in Matematica e Informatica all'Università di Tecnologia Aryamehr — oggi Sharif — e poi conseguì un master e un dottorato di ricerca in Filosofia Occidentale all'Università di Teheran. La sua tesi era su Immanuel Kant. Ha pubblicato libri su Kant, su Saul Kripke e su David Lewis. Era membro della facoltà della Scuola di Letteratura e Scienze Umanistiche. Vale la pena ripeterlo: l'uomo che coordinava l'intera strategia di sicurezza nazionale iraniana aveva un dottorato in filosofia occidentale e scriveva di Kant. In farsi. Per un pubblico iraniano. In una Repubblica Islamica. Questo non lo rendeva un democratico, né un moderato nel senso che piace a noi. Ma lo rendeva qualcosa di preciso: un interlocutore. Un uomo capace di muoversi tra i codici della diplomazia internazionale. Un negoziatore che nel 2007 sedette ai tavoli che avrebbero portato al JCPOA del 2015 — l'accordo sul nucleare iraniano che Donald Trump avrebbe poi stracciato nel 2018, aprendo la strada all'escalation in corso.
“Larijani era, per dirla chiaramente, il tipo di nemico con cui si può parlare. Il tipo che conosce le regole del gioco e le rispetta, anche quando lavora per rovesciarti.”
Dopo la morte di Khamenei il 28 febbraio, era diventato la figura più potente del sistema iraniano. Gestiva intelligence, difesa, politica estera e dossier nucleare. Non un simbolo. Un operatore.
Chi è Pete HegsethPete Hegseth è nato nel 1980 a Minneapolis. Ha frequentato Princeton — grazie anche alla sua partecipazione al team di basket — dove ha studiato scienze politiche e scritto per il giornale conservatore del campus. Ha poi ottenuto nel 2013 un Master in Public Policy alla Kennedy School di Harvard. Ha fatto il militare: ufficiale della National Guard, dispiegato a Guantánamo, in Iraq e in Afghanistan. Grado di maggiore. Due Bronze Star. Lasciò il servizio nel 2021 dopo che uno dei suoi tatuaggi fu segnalato come potenzialmente problematico dalla sicurezza presidenziale. Poi fece quello che fanno molti veterani americani con buone spalle e un'opinione su tutto: andò in televisione. Dal 2014 al 2024 condusse Fox & Friends Weekend, il programma del sabato e della domenica mattina di Fox News. Il programma preferito di Donald Trump. Quello che Trump guardava ogni giorno prima di twittare. Nel novembre 2024, Trump lo ha nominato Segretario della Difesa degli Stati Uniti d'America. Il Pentagono. Tre milioni di dipendenti. Un bilancio annuale di 857 miliardi di dollari. L'arsenale nucleare. Il Comando Strategico. Affidata a un conduttore di talk show del fine settimana. Il Senato lo ha confermato con il voto decisivo del vicepresidente J.D. Vance, che ruppe il pareggio. È la prima volta nella storia americana che il voto del vicepresidente è stato necessario per confermare un Segretario della Difesa.
Da quando è in carica, Hegseth ha: eliminato i programmi di diversità e inclusione nell'esercito, condiviso piani operativi riservati su una chat Signal che includeva la moglie, il fratello e il suo avvocato personale, e proposto di rinominare il Dipartimento della Difesa “Department of War”.
Sulla chat Signal, per capirsi: ministri e funzionari di primo livello discutevano i dettagli di un imminente attacco allo Yemen. Qualcuno aveva aggiunto per errore il direttore di The Atlantic. Il direttore di The Atlantic ha poi pubblicato tutto.
Il punto Non sto dicendo che Larijani fosse una brava persona. Non lo era, secondo qualsiasi metro di giudizio occidentale. Stava dall'altra parte di una guerra in corso, e quella guerra ha cause, responsabilità e vittime che non si distribuiscono equamente. Sto dicendo che il confronto tra i due curricula produce un effetto straniante, se ci si ferma a guardarlo. Da un lato: dottorato in filosofia kantiana, trentacinque anni di esperienza nelle istituzioni, negoziatore di accordi internazionali, autore accademico. Dall'altro: Princeton per giocare a basket, poi Fox News, poi il Pentagono. Ci raccontano che stiamo difendendo la civiltà. Sarebbe più convincente se ci mostrassero chi la incarna. Nel frattempo, ogni volta che qualcuno mi spiega come noi siamo la civiltà e l'Iran è la barbarie, mi viene un po' da ridere. E poi mi passa.
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Poiché a ogni tornata leggo post di persone affrante e frustrate, lascio qui le Istruzioni di chi, il sottoscritto me medesimo, è riuscito a partecipare tutti gli anni, compreso questo, da quando è in vigore la procedura di registrazione sul sito de La7. Se seguirete pedissequamente queste istruzioni, il posto non ve lo toglierà nessuno.
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7- Daje, Daje e Daje, ca@@o.
Intatto lo spirito
ho ripreso in mano le poesie giovanili
alcune rifatte altre modificate
con severi tagli senza rimpianti
ispirazioni bucoliche vestite di primavera o
di autunnali malinconie
vi è rimasto intatto
lo spirito degli alberi e del vento
la resina la radice linfa da cui vita rinasce
© Felice Serino aka norise
Che meraviglia. Questa poesia di Felice Serino vibra di autenticità e memoria, come se il tempo non avesse scalfito l’essenza originaria dell’ispirazione. Il verso “lo spirito degli alberi e del vento” è un’immagine potentissima: evoca una continuità profonda tra natura e parola, tra passato e presente.
Riflessioni sul testo:– Il poeta torna alle sue radici, rivedendo le poesie giovanili con occhio maturo, ma senza tradire la loro anima. – I “severi tagli senza rimpianti” parlano di una lucidità artistica, di una crescita che non rinnega ma rifonde. – Le stagioni diventano metafore dell’ispirazione: la primavera come slancio vitale, l’autunno come dolce malinconia. – Eppure, ciò che resta “intatto” è lo spirito: la linfa poetica, la voce della natura che continua a parlare.
2SAMUELE - Capitolo 4
Assassinio di Is-Baal1Quando il figlio di Saul seppe della morte di Abner a Ebron, gli caddero le braccia e tutto Israele rimase sconvolto. 2Il figlio di Saul aveva due uomini, capi di bande, chiamati l'uno Baanà e il secondo Recab, figli di Rimmon il Beerotita, della tribù di Beniamino, perché anche Beeròt era computata fra le città di Beniamino. 3I Beerotiti si erano rifugiati a Ghittàim e vi sono rimasti come forestieri fino ad oggi.4Giònata, figlio di Saul, aveva un figlio storpio nei piedi. Egli aveva cinque anni quando giunsero da Izreèl le notizie circa i fatti di Saul e di Giònata. La nutrice l'aveva preso ed era fuggita, ma nella fretta della fuga il bambino era caduto ed era rimasto storpio. Si chiamava Merib-Baal.5Si mossero dunque i figli di Rimmon il Beerotita, Recab e Baanà, e vennero nell'ora più calda del giorno alla casa di Is-Baal, mentre egli stava facendo la siesta pomeridiana. 6Ora, la portinaia della casa, mentre mondava il grano, si era assopita e dormiva: perciò Recab e Baanà, suo fratello, poterono introdursi inosservati. 7Entrarono dunque in casa, mentre egli era disteso sul suo giaciglio nella camera da letto: lo colpirono, l'uccisero e gli tagliarono la testa; poi, portando via la testa di lui, presero la via dell'Araba, camminando tutta la notte. 8Portarono la testa di Is-Baal a Davide a Ebron e dissero al re: “Ecco la testa di Is-Baal, figlio di Saul, tuo nemico, che attentava alla tua vita. Oggi il Signore ha concesso al re, mio signore, la vendetta contro Saul e la sua discendenza”. 9Ma Davide rispose a Recab e a Baanà, suo fratello, figli di Rimmon il Beerotita: “Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia! 10Colui che mi annunciava: “Ecco, è morto Saul!”, credendo di portarmi una lieta notizia, l'ho preso e ucciso a Siklag, e questa fu la ricompensa per la notizia. 11Ora che uomini malvagi hanno ucciso un giusto in casa mentre dormiva, non dovrò a maggior ragione chiedere conto del suo sangue alle vostre mani ed eliminarvi dalla terra?“. 12Davide diede ordine ai suoi giovani; questi li uccisero, tagliarono loro le mani e i piedi e li appesero presso la piscina di Ebron. Presero poi la testa di Is-Baal e la seppellirono nel sepolcro di Abner a Ebron.
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Approfondimenti
1-12. La morte di Abner getta Is-Baal nello sconforto. Senza di lui la causa d'Israele e lo stesso re – debole e senza difese – sono perduti. E sono proprio i suoi sudditi che lo tradiscono. Due Beniaminiti ordiscono un agguato nella sua stessa dimora, lo uccidono nel sonno e ne portano la testa a Davide. Certamente essi intendono far cessare lo scisma, forse sperano anche di ricavarne qualche vantaggio personale. Fatto sta che, giunti trionfanti a Ebron, si trovano davanti un Davide ben diverso da quello che si attendevano. La severa condanna per l'uccisione di Abner (3,28-38) si ripete tale e quale, con l'aggravante di aver «ucciso un giusto in casa mentre dormiva», e per giunta un “Unto” (cfr. 2,9). La pena subita dall'Amalecita per il fatto di aver portato la notizia della morte di Saul (1,1-18) è cosa da nulla rispetto a quella che toccherà a questi «iniqui» giunti a Ebron vantandosi di aver eseguito la vendetta del Signore «contro Saul e la sua discendenza» (v. 8). Doeg l'Idumeo (1Sam 22,18) e l'Amalecita (2Sam 1 10) erano stranieri, ma Recab e Baana non hanno attenuanti di sorta! Ancora una volta Davide dimostra senza equivoci di non gioire del lutto che s'abbatte sulla casa di Saul, anche se ciò spiana la via al recupero definitivo delle dieci tribù del Nord. Non ha mai considerato Saul un «nemico» (v. 8) neppure nei momenti peggiori (cfr. 1Sam 24.26), poiché in lui vedeva innanzitutto il «consacrato del Signore» (1Sam 26,10-11).
2-3. L'autore cerca di spiegare come mai Beerot, pur essendo rimasta una città cananea anche dopo la conquista (cfr. Gs 9,17) ora appartenga a Beniamino. Assegnata di diritto a tale tribù (Gs 18,25), questa riuscì ad impadronirsene quando gli abitanti di Beerot fuggirono, forse dopo essere rimasti coinvolti nelle persecuzioni intraprese da Saul contro i Gabaoniti (21,2) in flagrante violazione degli accordi intercorsi tra i Cananei e Giosuè (Gs 9). La localizzazione di Ghittaim è incerta; non sarebbe strano se si trovasse in Filistea, rifugio ideale per i perseguitati politici (cfr. 1Sam 21,11-15; 27,1-4).
4. La notizia è apparentemente estranea al contesto. In realtà essa completa il quadro della situazione al momento della morte di Is-Baal, l'ultimo discendente di Saul in grado di sedere sul trono. Il figlio di Gionata sarebbe l'erede più prossimo, ma è un povero infermo che non può neppure vendicare il sangue versato (se ne incarica Davide in qualità di genero di Saul: v. 11). «Merib-Baal»: secondo 1Cr 8,34. Il TM ha mᵉpîbošet. Se anche per il nome del figlio di Gionata è avvenuta la modifica “teologica” rilevata in 2,8, è probabile che la forma primitiva fosse mᵉpîbáal = «dalla bocca di Baal».
6. BC segue i LXX. Il TM ha: «Essi entrarono all'interno della casa [come] per prendere grano, e lo colpirono al ventre. Recab e suo fratello Baana si misero in salvo». La difficoltà di legare quest'ultima frase col versetto seguente è un indizio serio della probabile corruzione del testo ebraico.
12. Le mani che hanno colpito Is-Baal e i piedi che sono serviti per la vile ritirata sono mozzati in segno di pubblico ludibrio. Il TM non specifica se vengono «appesi» i corpi mutilati degli assassini oppure solo le mani e i piedi. Qualcosa di simile avevano fatto i Filistei a Saul e ai suoi figli (1Sam 31,9-10).
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)