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Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio


Europol sta supportando le attività di sicurezza relative alla Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitato in tre paesi e 16 città, il torneo vede la partecipazione di 48 squadre nazionali che si sfidano in 104 partite tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Per contribuire alla sicurezza del torneo per tutti i partecipanti, gli spettatori e le parti interessate, #Europol ha dispiegato personale presso il Centro di cooperazione internazionale di polizia (#IPCC) in Virginia, Stati Uniti, fornendo al contempo ulteriore supporto operativo dalla sua sede centrale all'Aia, nei Paesi Bassi. Il coordinamento interno è guidato dal Centro operativo e di analisi (OAC) di Europol e rafforzato da specialisti del Centro europeo per la criminalità informatica (EC3), del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e del Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica (EFECC).

Le attività di Europol si concentrano sulla facilitazione dello scambio tempestivo di informazioni tra le forze dell'ordine partner e sul supporto alla prevenzione, all'individuazione e alla risposta alle minacce criminali che rientrano nel mandato di Europol. Grazie alla stretta collaborazione con partner nazionali e internazionali, Europol contribuisce a garantire un ambiente sicuro per tutta la durata del torneo.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio


Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio


Europol sta supportando le attività di sicurezza relative alla Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitato in tre paesi e 16 città, il torneo vede la partecipazione di 48 squadre nazionali che si sfidano in 104 partite tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Per contribuire alla sicurezza del torneo per tutti i partecipanti, gli spettatori e le parti interessate, #Europol ha dispiegato personale presso il Centro di cooperazione internazionale di polizia (#IPCC) in Virginia, Stati Uniti, fornendo al contempo ulteriore supporto operativo dalla sua sede centrale all'Aia, nei Paesi Bassi. Il coordinamento interno è guidato dal Centro operativo e di analisi (OAC) di Europol e rafforzato da specialisti del Centro europeo per la criminalità informatica (EC3), del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e del Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica (EFECC).

Le attività di Europol si concentrano sulla facilitazione dello scambio tempestivo di informazioni tra le forze dell'ordine partner e sul supporto alla prevenzione, all'individuazione e alla risposta alle minacce criminali che rientrano nel mandato di Europol. Grazie alla stretta collaborazione con partner nazionali e internazionali, Europol contribuisce a garantire un ambiente sicuro per tutta la durata del torneo.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Kratos 2, un'operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto la partecipazione anche dell'Italia

L'Operazione #KRATOS 2, coordinata dalla Bulgaria con il supporto di #Europol, ha portato allo smantellamento di 9 gruppi criminali organizzati responsabili della distribuzione illegale di contenuti premium (sportivi, cinematografici e TV) tramite streaming e IPTV non autorizzati. L'operazione, durata sette mesi (settembre 2025 – aprile 2026), ha coinvolto le forze dell'ordine di oltre 13 paesi tra cui Italia, Francia, USA e Regno Unito.

I risultati principali includono:

  • 29 arresti e 86 sospettati identificati
  • Rimozione di oltre 27.000 URL illegali
  • 148 perquisizioni domiciliari
  • Identificazione di quasi 723.000 oggetti contraffatti
  • Segnalazione di 169 domini e scoperta di oltre 18.000 indirizzi IP associati.

Le indagini hanno evidenziato come queste reti criminali utilizzino infrastrutture tecniche complesse e transnazionali per eludere i controlli, esponendo gli utenti a rischi di sicurezza informatica come malware e furto di dati. Gli investigatori si sono concentrati sullo smantellamento dell’infrastruttura criminale sottostante anziché limitarsi a rimuovere i siti Web, identificando oltre 18.000 indirizzi IP e 4.370 domini collegati alla pirateria. La collaborazione con partner del settore privato è stata cruciale per mappare l'intero ecosistema criminale e colpirne le strutture portanti, andando oltre la semplice rimozione dei siti web.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Kratos 2, un'operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto...


Kratos 2, un'operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto la partecipazione anche dell'Italia

L'Operazione #KRATOS 2, coordinata dalla Bulgaria con il supporto di #Europol, ha portato allo smantellamento di 9 gruppi criminali organizzati responsabili della distribuzione illegale di contenuti premium (sportivi, cinematografici e TV) tramite streaming e IPTV non autorizzati. L'operazione, durata sette mesi (settembre 2025 – aprile 2026), ha coinvolto le forze dell'ordine di oltre 13 paesi tra cui Italia, Francia, USA e Regno Unito.

I risultati principali includono:

  • 29 arresti e 86 sospettati identificati
  • Rimozione di oltre 27.000 URL illegali
  • 148 perquisizioni domiciliari
  • Identificazione di quasi 723.000 oggetti contraffatti
  • Segnalazione di 169 domini e scoperta di oltre 18.000 indirizzi IP associati.

Le indagini hanno evidenziato come queste reti criminali utilizzino infrastrutture tecniche complesse e transnazionali per eludere i controlli, esponendo gli utenti a rischi di sicurezza informatica come malware e furto di dati. Gli investigatori si sono concentrati sullo smantellamento dell’infrastruttura criminale sottostante anziché limitarsi a rimuovere i siti Web, identificando oltre 18.000 indirizzi IP e 4.370 domini collegati alla pirateria. La collaborazione con partner del settore privato è stata cruciale per mappare l'intero ecosistema criminale e colpirne le strutture portanti, andando oltre la semplice rimozione dei siti web.


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Dalla diossina al barbecue: smantellata la "Filiera Nera" che ha ingannato...


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Dalla diossina al barbecue: smantellata la “Filiera Nera” che ha ingannato l'Europa

L’operazione a carattere internazionale “Carbone delle Alpi” ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche


Il cuore dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata “alchimia cartolare”. L'organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria “filiera nera” per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.

Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano “lavate” attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:

  • Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all'uso);
  • Ammendanti per terreni agricoli;
  • Additivi per calcestruzzo;
  • Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.

Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un'operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene “nobilitato” sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.

Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.

Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L'ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come “biochar” o “naturale”, ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.

L'aspetto più inquietante di questa “filiera nera” non è solo l'ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L'inchiesta vede sotto la lente d'ingrandimento alcuni funzionari dell'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di Bolzano. Secondo l'ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.

Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:

  • Redazione di note interpretative “su misura” per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;
  • Ritardi strategici nell'emissione di sanzioni;
  • Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.

Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.

La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell'#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.

L'inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di “ripulire” la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.

Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l'evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall'altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d'affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Questo meccanismo non uccide solo l'ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.

L'operazione “Carbone delle Alpi” è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un'impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.

Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella “sensibilità green” del consumatore un'opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un'opzione commerciale.

In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in “biomassa” con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell'origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell'etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.


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Dalla diossina al barbecue: smantellata la “Filiera Nera” che ha ingannato l'Europa

L’operazione a carattere internazionale “Carbone delle Alpi” ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche


Il cuore dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata “alchimia cartolare”. L'organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria “filiera nera” per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.

Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano “lavate” attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:

  • Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all'uso);
  • Ammendanti per terreni agricoli;
  • Additivi per calcestruzzo;
  • Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.

Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un'operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene “nobilitato” sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.

Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.

Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L'ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come “biochar” o “naturale”, ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.

L'aspetto più inquietante di questa “filiera nera” non è solo l'ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L'inchiesta vede sotto la lente d'ingrandimento alcuni funzionari dell'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di Bolzano. Secondo l'ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.

Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:

  • Redazione di note interpretative “su misura” per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;
  • Ritardi strategici nell'emissione di sanzioni;
  • Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.

Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.

La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell'#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.

L'inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di “ripulire” la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.

Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l'evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall'altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d'affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Questo meccanismo non uccide solo l'ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.

L'operazione “Carbone delle Alpi” è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un'impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.

Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella “sensibilità green” del consumatore un'opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un'opzione commerciale.

In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in “biomassa” con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell'origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell'etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.


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