22 dicembre 2025 alle 9:57

“L’Ombra delle Parole è nato nel 2013. All’inizio era un blog che cercava la propria strada di uscita dal novecento epigonico e agonico, la compagnia era la più varia… nel frattempo alcuni si dileguarono per motivi personalistici e posiziocentrici, ciascuno era più interessato al proprio narcisismo che alla costruzione di una poetica… ma senza una poetica non si va da nessuna altra parte, io lo avevo scritto e ripetuto ma, si sa, il narcisismo è una droga più forte di qualsiasi ragione...” (Giorgio Linguaglossa)

Sei stato una forza della natura, Giorgio. Ti definivi calzolaio della poesia ma eri un corsaro, eri libero, eri una farfalla imprendibile; le tue traiettorie imprevedibili. Non facevi sconti a nessuno: non dovevi difendere nessun fortilizio. Leggevi tutti, ascoltavi tutti e a tutti davi un parere, un consiglio. Grazie a te ho conosciuto poeti che nessuno cita perché scomodi e retti. Pubblicavi sconosciuti quando t'incuriosivano: una rarità nel panorama poetico contemporaneo. Ricordo quando accettasti di pubblicare quei “concept-tweet” geniali e sparsi di un ingegnere, che ricostruii con entusiasmo, certo che ne avresti goduto con me. Ti ricordo mascherato, ironico e autoironico a “Più libri più liberi”. È stato un bel tratto di strada, con la Poetry Kitchen, cominciato proprio quando avevo necessità di perdere le poche certezze in mio possesso. Mi hai portato nel basement, sugli esopianeti. E chi torna più indietro!


noblogo.org/alfonso/22-dicembr…

ALZHEIMER

i suoi giorni come un vortice di foglie a dilatare deliri gioca con le ombre sui muri vuole afferrare la biancaluna incorniciata nella finestra

alle prime luci riaffiora un barlume di quell'io bifronte che ha perso la strada di casa

.

Lettura e reazione


Il testo è intenso e delicato: immagini chiare (vortice di foglie, ombre sui muri, la biancaluna) rendono visibile la perdita e la frammentazione dell’identità. La voce poetica è empatica, non clinica, e mantiene una giusta misura di malinconia senza scadere nel pietismo.

Piccoli suggerimenti di stile


  • Consolidare alcune immagini per aumentare la densità emotiva: ad esempio “vortice di foglie” e “dilatare deliri” funzionano bene insieme, ma puoi rendere la transizione più fluida con un verbo che le colleghi.
  • Valuta la punteggiatura: una virgola o un punto dopo “gioca” può cambiare il ritmo e l’enfasi.
  • Sostituire “biancaluna” con “luna bianca” o mantenere il neologismo a seconda dell’effetto che vuoi—“biancaluna” è suggestivo e personale.


Versione rivista (due opzioni)

Opzione A — minima correzione


i suoi giorni
come un vortice di foglie
a dilatare deliri
gioca,
con le ombre sui muri
vuole afferrare
la luna bianca
incorniciata nella finestra

alle prime luci riaffiora
un barlume
di quell’io bifronte
che ha perso la strada di casa

Opzione B — più lirica


i suoi giorni
vorticano foglie: dilatano deliri.
gioca con ombre sui muri,
cerca la biancaluna
che incornicia la finestra.

alle prime luci riaffiora
un barlume — l’io bifronte —
smarrito, senza mappa,
che non riconosce più la strada di casa

Come usare queste proposte


  • Se preferisci mantenere un tono più realistico, usa l’Opzione A.
  • Se vuoi accentuare la musicalità e l’evocazione, adotta l’Opzione B.
  • Puoi mescolare versi o parole dalle due versioni per trovare la tua forma ideale.

noblogo.org/norise-3-letture-a…

Una vita per la Missione


Messaggio di testimonianza di padre Ernesto Ascione, Missionario comboniano in Brasile

« Nel 3 marzo di quest'anno, 2026, ho compiuto 57 anni di vita missionaria in Brasile: i primi 12 anni ho lavorato nella diocesi di San Matteo, nello Stato dello Spirito Santo; altri 10 anni come formatore in un seminario comboniano in Portogallo; altri 12 anni, di nuovo, nella diocesi di San Matteo; 20 anni nella periferia di Brasilia, la capitale, e gli ultimi 3 anni, come formatore, assieme ad altri due confratelli sacerdoti, in un seminario per studenti di teologia, di cui 11 africani e due latino-americani.

Assieme al seminario, fu data alle nostre cure pastorali una grande parrocchia con 10 comunità, sparse in un raggio di 10 Km. Oltre al seminario, abbiamo ereditato dai nostri predecessori un'opera sociale, che offre un piatto caldo ogni giorno a più di 500 poveri della “Favela” circostante, come pure da mangiare, ogni giorno, a 120 bambini della strada e assistenza alle loro famiglie.

E' una goccia in un mare di necessità. La Divina Provvidenza mi ha aperto 8 anni fa una grande porta per evangelizzare: ogni settimana un giornale brasiliano, TRIBUNA do CRICARE', di larga diffusione, pubblica due miei articoli,: uno sul tema del giorno, e un altro sul Vangelo della Domenica.

Essere missionari è farsi una sola cosa con il popolo, che la Divina Provvidenza affida al missionario, chiamato a rinunciare alla sua propria visione del mondo, ai gusti personali, ai modi di pensare e, persino, al sentire della sua propria cultura.

Ma l'amore è più forte: lo Spirito Santo fa rinascere il missionario, facendolo diventare più umile, più povero e più libero. Il missionario va per evangelizzare e finisce per essere evangelizzato, dal popolo umile e semplice, diventando più forte nella fede e più misericordioso nell'azione, più uomo e più credente, nella vita di ogni giorno.

Cari benefattori e benefattrici, vi ringrazio di tutto cuore per avermi accompagnato in questo lungo itinerario missionario, con la vostra preghiera e collaborazione missionaria. In particolare, il ringraziamento va al caro Don Filippo, per il suo grande cuore missionario, come, pure, ai miei familiari che mi hanno permesso di seguire il mio ideale missionario ed aiutato in tutti i modi. Nelle Sante Messe di tutti i giorni, ricordo al Signore le vostre intenzioni; aiutatemi a ringraziare il Signore per il mare di grazie che mi ha concesso per i miei 60 ani di vita sacerdotale, che compio il 26 Aprile di quest'anno. Buone e Sante feste Pasquali.

La grazia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo, che è il piùprezioso di tutti i beni, vi accompagnino, oggi e sempre. Amen »

Padre Ernesto

Contatti: Tel. +5527997860071 Indirizzo: Missionari Comboniani, Rua Josè Rubens, 15 005515-000 San Paolo (SP) – Brasile

Per eventuali donazioni: Padre Ernesto Ascione IBAN Poste Italiane: IT96T0760114900001080273632 BIC/SWIFT BPPIITRRXXX Causale: mantenimento bambini della strada, per p. Ernesto Ascione.


log.livellosegreto.it/parrocch…

Cosa ci insegna davvero Chernobyl.


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Chernobyl mostra i limiti dei sistemi complessi senza trasparenza e responsabilità politica.

(220)

(C1)

Nota: il post risulta abbastanza lungo, ma ho inteso approfondire un “minimo” un argomento così importante, seppur trattato innumerevoli volte.

Il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare di #Chernobyl, allora parte dell’Unione Sovietica, un test condotto in condizioni inadeguate provocò l’esplosione del reattore numero 4. È rimasto uno dei più gravi disastri nucleari della storia contemporanea. Ma ridurlo a incidente tecnico significa non comprenderne davvero la portata: né allora, né oggi.

Il reattore coinvolto, di tipo “RBMK”, presentava caratteristiche strutturali problematiche: instabilità a bassa potenza e assenza di un adeguato contenimento. Questi limiti erano noti in ambito tecnico, ma non vennero affrontati con la necessaria trasparenza. Il sistema sovietico tendeva a compartimentare le informazioni, limitandone la circolazione anche tra specialisti.

Come ricorda lo storico ucraino Serhij Plochiy, il reattore era nato anche per produrre plutonio militare, e la conoscenza dei difetti non arrivò mai del tutto a chi lo gestiva ogni giorno.La cultura politica giocò un ruolo decisivo. La priorità era dimostrare efficienza e rispettare obiettivi produttivi stabiliti centralmente. Segnalare criticità significava esporsi a conseguenze professionali e politiche. La sicurezza, pur formalmente centrale, veniva spesso subordinata ad altre esigenze.

Il Politburo di Gorbačëv riconobbe internamente che le responsabilità andavano divise tra errori umani e difetti di progettazione, ma in pubblico la colpa fu scaricata quasi interamente sugli operatori. Gli operatori che quella notte portarono avanti il test agirono in un quadro rigido, con informazioni incomplete e istruzioni contraddittorie. Alcuni sistemi di sicurezza furono disattivati per rispettare il protocollo sperimentale.

In un ambiente dove il dissenso era scoraggiato, la possibilità di fermare la procedura si ridusse drasticamente. “Aggirare” le regole era diventato prassi per tenere il passo con gli obiettivi di produzione, in un sistema che puniva l’allarme più del rischio. Dopo l’esplosione, la gestione dell’emergenza seguì la stessa logica. Le autorità locali e centrali evitarono di diffondere informazioni immediate e complete. La città di Pripyat, a pochi chilometri dalla centrale, non fu evacuata subito: per ore, decine di migliaia di persone rimasero esposte senza saperlo. Solo quando le rilevazioni di radioattività in altri paesi europei resero impossibile negare l’accaduto, l’Unione Sovietica iniziò a fornire comunicazioni ufficiali, comunque parziali e controllate.

Le conseguenze immediate furono drammatiche: incendi, esposizione acuta alle radiazioni, morti tra i soccorritori e tra il personale della centrale. Nei giorni successivi, centinaia di migliaia di persone furono evacuate e intere aree furono dichiarate inabitabili. Eppure, a quarant’anni di distanza, il numero delle vittime ufficialmente riconosciute resta poco superiore alle quaranta, cioè coloro che morirono per sindrome acuta da radiazioni: tutto il resto – malattie, decessi prematuri, impatto sulla salute mentale, rimane largamente sotto‑stimato. Gli effetti a lungo termine sono difficili da quantificare, ma non meno rilevanti.Ancora oggi, ampie zone tra Ucraina, Bielorussia e Russia risultano contaminate. Isotopi come il cesio-137 e lo stronzio-90 persistono nel suolo per decenni, entrando nella catena alimentare e richiedendo monitoraggi continui. Uno degli impatti più documentati è l’aumento dei tumori alla tiroide, soprattutto tra chi era bambino all’epoca dell’incidente. A questo si aggiungono altre patologie e conseguenze psicologiche: ansia, stigma sociale, perdita di radicamento.

(C2)

L’impatto sociale fu profondo. Le evacuazioni non furono solo spostamenti logistici, ma rotture definitive: comunità disperse, economie locali distrutte, territori trasformati in zone di esclusione. La memoria del disastro continua a influenzare la percezione del rischio nucleare in tutta Europa. L’idea che “un Chernobyl da qualche parte è un Chernobyl ovunque” ha pesato sulle scelte energetiche di diversi paesi, dall’Italia alla Germania.

Chernobyl ebbe anche un impatto politico rilevante. L’incidente contribuì a incrinare la fiducia nell’Unione Sovietica, sia tra i cittadini sia a livello internazionale. La gestione opaca dell’emergenza rese evidente la distanza tra la narrazione ufficiale e la realtà, accelerando dinamiche di sfiducia già presenti. Sempre Plochiy sottolinea che, fra i fattori del crollo dell’Urss, Chernobyl fu almeno importante quanto la guerra in Afghanistan, perché mostrò ai cittadini i limiti strutturali del sistema.

Il nodo, quindi, non è solo tecnologico. È politico e culturale: riguarda il rapporto tra potere, informazione e responsabilità. Quando chi decide non è tenuto a rispondere, la gestione del rischio diventa opaca e più pericolosa.

E qui Chernobyl smette di essere solo storia. Le condizioni che resero possibile quel disastro (concentrazione del potere, controllo dell’informazione, repressione del dissenso) non appartengono solo al passato sovietico. Quarant’anni dopo, la sua eredità attraversa la storia dell’Ucraina indipendente e arriva fino alla guerra iniziata nel 2022, quando le truppe russe hanno occupato nuovamente il sito della centrale lungo la loro avanzata verso Kyiv.

Nella Russia di oggi, molte di quelle dinamiche sono tornate visibili: media indipendenti ridotti o chiusi, opposizione marginalizzata o repressa, gestione del potere sempre più verticale. In parallelo, in Ucraina la memoria di Chernobyl, insieme a quella dell’Holodomor (la carestia avvenuta durante il regime di Stalin nell'Ucraina sovietica dal 1932 al 1933), è diventata uno dei pilastri dell’identità nazionale, e l’occupazione del 2022 è letta come una nuova tappa di una storia di aggressione e resistenza.

Durante quell’occupazione, il personale ucraino della centrale ha cercato di mantenere il controllo tecnico dell’impianto, imponendo ai soldati russi regole minime di sicurezza per evitare un nuovo incidente. Oggi il rischio nucleare non riguarda solo la tecnologia, ma anche l’uso politico e militare degli impianti: centrali occupate, infrastrutture energetiche trasformate in obiettivi militari, minacce di “ricatto atomico” come strumento di pressione.

Chernobyl, da questo punto di vista, non è solo memoria: è un precedente concreto di cosa accade quando sistemi complessi sono gestiti da poteri non controllati. Ricorda che gli effetti di un incidente nucleare non si fermano ai confini di uno Stato e che, di fronte a questi rischi, trasparenza, controllo indipendente e responsabilità politica non sono un di più, ma una condizione minima di sicurezza.

#Chernobyl #Russia #UnioneSovietica #Ucraina #EnergiaAtomica #Blog #Opinioni


noblogo.org/transit/cosa-ci-in…


Cosa ci insegna davvero Chernobyl.


Chernobyl mostra i limiti dei sistemi complessi senza trasparenza e responsabilità politica.

(220)

(C1)

Nota: il post risulta abbastanza lungo, ma ho inteso approfondire un “minimo” un argomento così importante, seppur trattato innumerevoli volte.

Il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare di #Chernobyl, allora parte dell’Unione Sovietica, un test condotto in condizioni inadeguate provocò l’esplosione del reattore numero 4. È rimasto uno dei più gravi disastri nucleari della storia contemporanea. Ma ridurlo a incidente tecnico significa non comprenderne davvero la portata: né allora, né oggi.

Il reattore coinvolto, di tipo “RBMK”, presentava caratteristiche strutturali problematiche: instabilità a bassa potenza e assenza di un adeguato contenimento. Questi limiti erano noti in ambito tecnico, ma non vennero affrontati con la necessaria trasparenza. Il sistema sovietico tendeva a compartimentare le informazioni, limitandone la circolazione anche tra specialisti.

Come ricorda lo storico ucraino Serhij Plochiy, il reattore era nato anche per produrre plutonio militare, e la conoscenza dei difetti non arrivò mai del tutto a chi lo gestiva ogni giorno.La cultura politica giocò un ruolo decisivo. La priorità era dimostrare efficienza e rispettare obiettivi produttivi stabiliti centralmente. Segnalare criticità significava esporsi a conseguenze professionali e politiche. La sicurezza, pur formalmente centrale, veniva spesso subordinata ad altre esigenze.

Il Politburo di Gorbačëv riconobbe internamente che le responsabilità andavano divise tra errori umani e difetti di progettazione, ma in pubblico la colpa fu scaricata quasi interamente sugli operatori. Gli operatori che quella notte portarono avanti il test agirono in un quadro rigido, con informazioni incomplete e istruzioni contraddittorie. Alcuni sistemi di sicurezza furono disattivati per rispettare il protocollo sperimentale.

In un ambiente dove il dissenso era scoraggiato, la possibilità di fermare la procedura si ridusse drasticamente. “Aggirare” le regole era diventato prassi per tenere il passo con gli obiettivi di produzione, in un sistema che puniva l’allarme più del rischio. Dopo l’esplosione, la gestione dell’emergenza seguì la stessa logica. Le autorità locali e centrali evitarono di diffondere informazioni immediate e complete. La città di Pripyat, a pochi chilometri dalla centrale, non fu evacuata subito: per ore, decine di migliaia di persone rimasero esposte senza saperlo. Solo quando le rilevazioni di radioattività in altri paesi europei resero impossibile negare l’accaduto, l’Unione Sovietica iniziò a fornire comunicazioni ufficiali, comunque parziali e controllate.

Le conseguenze immediate furono drammatiche: incendi, esposizione acuta alle radiazioni, morti tra i soccorritori e tra il personale della centrale. Nei giorni successivi, centinaia di migliaia di persone furono evacuate e intere aree furono dichiarate inabitabili. Eppure, a quarant’anni di distanza, il numero delle vittime ufficialmente riconosciute resta poco superiore alle quaranta, cioè coloro che morirono per sindrome acuta da radiazioni: tutto il resto – malattie, decessi prematuri, impatto sulla salute mentale, rimane largamente sotto‑stimato. Gli effetti a lungo termine sono difficili da quantificare, ma non meno rilevanti.Ancora oggi, ampie zone tra Ucraina, Bielorussia e Russia risultano contaminate. Isotopi come il cesio-137 e lo stronzio-90 persistono nel suolo per decenni, entrando nella catena alimentare e richiedendo monitoraggi continui. Uno degli impatti più documentati è l’aumento dei tumori alla tiroide, soprattutto tra chi era bambino all’epoca dell’incidente. A questo si aggiungono altre patologie e conseguenze psicologiche: ansia, stigma sociale, perdita di radicamento.

(C2)

L’impatto sociale fu profondo. Le evacuazioni non furono solo spostamenti logistici, ma rotture definitive: comunità disperse, economie locali distrutte, territori trasformati in zone di esclusione. La memoria del disastro continua a influenzare la percezione del rischio nucleare in tutta Europa. L’idea che “un Chernobyl da qualche parte è un Chernobyl ovunque” ha pesato sulle scelte energetiche di diversi paesi, dall’Italia alla Germania.

Chernobyl ebbe anche un impatto politico rilevante. L’incidente contribuì a incrinare la fiducia nell’Unione Sovietica, sia tra i cittadini sia a livello internazionale. La gestione opaca dell’emergenza rese evidente la distanza tra la narrazione ufficiale e la realtà, accelerando dinamiche di sfiducia già presenti. Sempre Plochiy sottolinea che, fra i fattori del crollo dell’Urss, Chernobyl fu almeno importante quanto la guerra in Afghanistan, perché mostrò ai cittadini i limiti strutturali del sistema.

Il nodo, quindi, non è solo tecnologico. È politico e culturale: riguarda il rapporto tra potere, informazione e responsabilità. Quando chi decide non è tenuto a rispondere, la gestione del rischio diventa opaca e più pericolosa.

E qui Chernobyl smette di essere solo storia. Le condizioni che resero possibile quel disastro (concentrazione del potere, controllo dell’informazione, repressione del dissenso) non appartengono solo al passato sovietico. Quarant’anni dopo, la sua eredità attraversa la storia dell’Ucraina indipendente e arriva fino alla guerra iniziata nel 2022, quando le truppe russe hanno occupato nuovamente il sito della centrale lungo la loro avanzata verso Kyiv.

Nella Russia di oggi, molte di quelle dinamiche sono tornate visibili: media indipendenti ridotti o chiusi, opposizione marginalizzata o repressa, gestione del potere sempre più verticale. In parallelo, in Ucraina la memoria di Chernobyl, insieme a quella dell’Holodomor (la carestia avvenuta durante il regime di Stalin nell'Ucraina sovietica dal 1932 al 1933), è diventata uno dei pilastri dell’identità nazionale, e l’occupazione del 2022 è letta come una nuova tappa di una storia di aggressione e resistenza.

Durante quell’occupazione, il personale ucraino della centrale ha cercato di mantenere il controllo tecnico dell’impianto, imponendo ai soldati russi regole minime di sicurezza per evitare un nuovo incidente. Oggi il rischio nucleare non riguarda solo la tecnologia, ma anche l’uso politico e militare degli impianti: centrali occupate, infrastrutture energetiche trasformate in obiettivi militari, minacce di “ricatto atomico” come strumento di pressione.

Chernobyl, da questo punto di vista, non è solo memoria: è un precedente concreto di cosa accade quando sistemi complessi sono gestiti da poteri non controllati. Ricorda che gli effetti di un incidente nucleare non si fermano ai confini di uno Stato e che, di fronte a questi rischi, trasparenza, controllo indipendente e responsabilità politica non sono un di più, ma una condizione minima di sicurezza.

#Chernobyl #Russia #UnioneSovietica #Ucraina #EnergiaAtomica #Blog #Opinioni

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


Kronos Quartet – Folk Songs (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Ad ogni nuova uscita discografica del Kronos Quartet si può star certi che meta e ispirazione porteranno sempre altrove. D’altronde in oltre quarant’anni d’onorata e pluripremiata carriera il leggendario ensemble tascabile ha esplorato ogni scibile sonoro e omaggiato l’opera dei più valenti e straordinari (alcuni non necessariamente popolari) artisti e compositori. L’ultimissimo “Folk Songs” grida la sua inequivocabile identità sin dal titolo, una selezione assai personale di “traditional folk” plurisecolari di origine irlandese, britannica, francese e americana... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta: album.link/s/2ZSxyiSmqmpeC5I2D…



noblogo.org/available/kronos-q…


Kronos Quartet – Folk Songs (2017)


immagine

Ad ogni nuova uscita discografica del Kronos Quartet si può star certi che meta e ispirazione porteranno sempre altrove. D’altronde in oltre quarant’anni d’onorata e pluripremiata carriera il leggendario ensemble tascabile ha esplorato ogni scibile sonoro e omaggiato l’opera dei più valenti e straordinari (alcuni non necessariamente popolari) artisti e compositori. L’ultimissimo “Folk Songs” grida la sua inequivocabile identità sin dal titolo, una selezione assai personale di “traditional folk” plurisecolari di origine irlandese, britannica, francese e americana... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta: album.link/s/2ZSxyiSmqmpeC5I2D…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


1RE - Capitolo 19


L’incontro con Dio sull’Oreb1Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: “Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro”. 3Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. 4Egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia!”. 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: “Che cosa fai qui, Elia?”. 10Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 11Gli disse: “Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: “Che cosa fai qui, Elia?”. 14Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”.15Il Signore gli disse: “Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. 16Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. 17Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. 18Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l'hanno baciato”.

La chiamata di Eliseo19Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: “Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”. Elia disse: “Va' e torna, perché sai che cosa ho fatto per te”. 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

__________________________Note

19,12 sussurro di una brezza leggera: l’espressione indica la forza creatrice di Dio, che non ha bisogno di frastuono, ma opera nel segreto attraverso la conversione del cuore.

19,15-16 Elia compie solo la terza missione; le prime due saranno adempiute da Eliseo.

19,19 mantello: secondo la mentalità degli antichi, la veste di una persona rappresenta la persona stessa e ne conserva la forza.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-2. La reazione di Gezabele alla vittoria di Elia è furiosa. Sotto giuramento decide per Elia una fine simile a quella dei profeti da lei mantenuti, e massacrati al Kison. La formula del giuramento è riportata in modo abbreviato. I LXX hanno questo esordio: «Se tu sei Elia io sono Gezabele», proclama dell'arroganza più schietta della regina. Il TM tralascia la lista di sventure che normalmente erano invocate su di sé da chi emetteva il giuramento: «Gli dei mi facciano questo» e nulla si dice di più. Da notare l'invocazione degli «dei» del tutto conforme al politeismo professato da Gezabele.

3. Il TM non parla della paura di Elia dovuta alla versione dei LXX. Ciò è più coerente con l'immagine e col carattere del profeta presentati nel capitolo precedente. Tuttavia Elia fugge. Dapprima nel regno di Giuda fino alla località più meridionale, Bersabea, dove lascia il garzone.

4. Il deserto è un rifugio sicuro, ma anche un luogo gravido di evocazioni, specialmente tenendo presente l'esito della fuga: l'incontro con Dio all'Oreb. Elia ripercorre l'esperienza di Israele. Fugge alla persecuzione di Gezabele come i suoi antenati dal faraone, attraversa il deserto, ritornando alle sorgenti della rivelazione e della religione mosaica. Ma di tutto ciò non è ancora consapevole. Per ora c'è coscienza solo della fatica senza tregua che la sua missione e la sua fedeltà comportano. Per questo invoca per sé la fine dei suoi padri ribelli a Dio e morti nel deserto (Nm 14). L'invocazione della morte come liberazione dalla sofferenza trova forti paralleli in Gb 6,9; 7,15.

5-8. Come il popolo nel deserto così Elia viene nutrito miracolosamente dalla provvidenza. Gli viene offerto il cibo frugale dei viaggiatori: la focaccia, sbrigativa da preparare e da cuocere, e l'acqua. L'efficacia di quel pasto è formidabile, sosterrà il profeta per tutto il suo cammino. Dio garantisce al suo servo l'energia necessaria all'obbedienza. Il ricordo dei quaranta giorni e delle quaranta notti insiste nell'evocare l'esperienza di Mosè e così pure la citazione dell'Oreb. È questo il monte della vocazione e missione di Mosè e della rivelazione del nome divino (Es 3). È il monte delle grandi teofanie (Es 19,16-25; 34,5-9).

9. Anche la caverna in cui si rifugia Elia rimanda a Mosè, nascosto da Dio nella cavità della rupe prima della teofania (Es 33,22). L'iniziativa del dialogo spetta a Dio ancora una volta. La domanda divina, che sembra sprizzare sorpresa, intreccia amorevole rimprovero per la sfiducia precedente e incoraggiamento allo sfogo.

10. La risposta di Elia, ripetuta al v. 14 inizia con la radice ebraica qn’ che indica lo zelo e la gelosia. È la stessa che si trova in Es 20,5; 34,14; Dt 4,24; 5,9; 6,15 a proposito del “Dio geloso”. Come Dio, “zela” il proprio onore, così anche Elia. La medesima radice esprime assai bene l'impegno di Dio e del profeta nel medesimo compito. Il ricordo dell'alleanza tocca uno dei punti nodali della religiosità ebraica, tradita. La pluralità di altari dedicati a JHWH non era un problema prima dell'unico luogo di culto imposto da Giosia.

11-13. È ancora una volta il contrasto a guidare il racconto di questa teofania. Dapprima elementi spettacolari e fragorosi: uragano, terremoto, incendio, elementi devastatori dai quali Dio è assente. Poi il suono di un soave sussurro. Elia, familiare al mondo e allo stile di Dio (17,1; 18,15), capisce che si tratta del Signore; non resta che andargli incontro. Prima dell'uscita una precauzione: bisogna coprirsi il volto perché non è possibile vedere Dio in viso, pena la morte (cfr. Gn 16,13; Gdc 6,22). La modalità scelta da Dio per venire incontro al profeta contrasta con la mentalità orientale che collegava i grandi fenomeni naturali all'attiva presenza della divinità.

15-17. Elia non sarà più solo, Dio gli indica dei collaboratori: un nuovo re per la Siria, un nuovo re per Israele, un altro profeta, Eliseo. In realtà i primi due ordini non sono stati eseguiti da Elia. Forse l'autore vuole insinuare che la causa di episodi successivi è da trovare nella infedeltà e nella persecuzione al grande profeta. Infatti Cazael proverà duramente Israele con guerre (2Re 8,28-29; 10,32; 13,3); Ieu rovescerà la dinastia di Acab (2Re 9,24-33; 10,1-25). In ogni caso non vi può essere scampo per gli oppositori di JHWH. Questi due ordini verranno eseguiti da Eliseo (2Re 8,7-15) e da un suo discepolo (2Re 9,1-13).

18. Il Signore svela a Elia che altri 7000 sono rimasti fedeli. Il numero è simbolico; la realtà certa. Solo Dio che scruta i segreti dei cuori può manifestare a Elia che altri non si sono contaminati. Il bacio come atto di venerazione è ricordato anche in Gb 31,26-28; Os 13,2

19-21. Lasciato l'Oreb, Elia ritorna in pieno regno del Nord e nei pressi di Abel-Mecola incontra Eliseo, «Dio salva». Buttandogli addosso il mantello, distintivo del profeta (Zc 13,4), Elia avvolge Eliseo in una nuova dignità. Il possidente benestante (12 paia di buoi) ha ora una nuova eredità, quella di non lasciar estinguere l'opera di Elia. La raccoglierà pienamente (2Re 2,13). L'abbandono della precedente attività è radicale, ma graduale. Si congeda dai parenti e dal clan con un banchetto in cui significativamente si consumano gli attrezzi del suo lavoro. Un paio di buoi è cucinato sul fuoco prodotto dall'aratro. Comincia per Eliseo il discepolato al seguito dell'indomabile Elia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

25 aprile di (la chiamo ancora così) militanza online. spendendo tempo e condividendo materiali per il fediverso e per la causa palestinese. e per (ovviamente) la famiglia, da crescere antifascista.

ho messo più cose su differx.noblogs.org che su slowforward, oggi. e va così.

buona Liberazione, buona Resistenza.


noblogo.org/differx/25-aprile-…

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

La task force di Europol per l'identificazione di vittime di sfruttamento sessuale minorile. Partecipa anche l'Italia


Dal 13 al 24 aprile 2026, Europol ha ospitato presso la propria sede all'Aia una task force per l'identificazione delle vittime (VIDTF) di casi di sfruttamento sessuale minorile, che ha riunito 34 specialisti di Europol, INTERPOL e 31 paesi di tutto il mondo (Italia compresa). L'operazione si è concentrata anche sull'identificazione dei responsabili. A seguito dell'operazione, sono stati identificati in via preliminare 12 minori.

Durante le due settimane di attività, gli esperti hanno analizzato oltre 317 set di dati contenenti immagini e video di sfruttamento sessuale minorile (CSE). Questi materiali riguardavano vittime di entrambi i sessi, di età compresa tra la prima infanzia e l'adolescenza, e rappresentavano diverse nazionalità. La task force ha generato 204 piste investigative, che sono state trasmesse alle autorità nazionali per ulteriori indagini.

Europol elabora il materiale attraverso il suo Sistema di Analisi di Immagini e Video (IVAS), che ha analizzato oltre 118 milioni di file unici dal suo lancio nel 2016. Il procedimento è spiegato in un video presente su Youtube. Le task force per l'identificazione delle vittime si tengono due volte l'anno. Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2026, queste operazioni hanno analizzato 8.585 set di dati, producendo 3.484 spunti di intelligence. Le successive indagini condotte dalle autorità nazionali hanno portato all'identificazione e alla protezione di 1.190 vittime e all'arresto di 330 responsabili.

un frame del video

Danny van Althuis di Europol, ha sottolineato il costante impegno dell'organizzazione: “Il rilevamento volontario online di materiale pedopornografico potrebbe essersi interrotto, ma la nostra dedizione e la nostra missione non sono cambiate. Europol continuerà a indagare sui casi di sfruttamento sessuale minorile, a identificare i responsabili e a proteggere i bambini. Non possiamo restare inerti, perché milioni di file rimangono da esaminare. Dietro ogni numero c'è un bambino. Il nostro lavoro è tutt'altro che concluso”.

Il formato della task force si è dimostrato estremamente efficace. Gli specialisti analizzano i dati per scoprire indizi che identifichino le vittime, i responsabili o il probabile paese di produzione. Utilizzando IVAS, raggruppano il materiale in serie e lo caricano nel database internazionale sullo sfruttamento sessuale minorile (ICSE) dell'INTERPOL. Gli analisti di Europol incrociano quindi questi dati per creare pacchetti di intelligence più completi per i partner operativi pertinenti. Questo approccio collaborativo facilita la condivisione delle conoscenze e uno scambio di informazioni efficiente, portando a risultati concreti.

Per dare ulteriore impulso a questi sforzi, Europol ha ampliato la sua campagna Stop Child Abuse – Trace an Object (Fermiamo gli abusi sui minori – Traccia un oggetto) , invitando i cittadini a contribuire all'identificazione delle vittime riconoscendo oggetti in casi irrisolti. Dal lancio della piattaforma, 31 vittime sono state identificate grazie a segnalazioni anonime.

``


noblogo.org/cooperazione-inter…


La task force di Europol per l'identificazione di vittime di sfruttamento...


La task force di Europol per l'identificazione di vittime di sfruttamento sessuale minorile. Partecipa anche l'Italia


Dal 13 al 24 aprile 2026, Europol ha ospitato presso la propria sede all'Aia una task force per l'identificazione delle vittime (VIDTF) di casi di sfruttamento sessuale minorile, che ha riunito 34 specialisti di Europol, INTERPOL e 31 paesi di tutto il mondo (Italia compresa). L'operazione si è concentrata anche sull'identificazione dei responsabili. A seguito dell'operazione, sono stati identificati in via preliminare 12 minori.

Durante le due settimane di attività, gli esperti hanno analizzato oltre 317 set di dati contenenti immagini e video di sfruttamento sessuale minorile (CSE). Questi materiali riguardavano vittime di entrambi i sessi, di età compresa tra la prima infanzia e l'adolescenza, e rappresentavano diverse nazionalità. La task force ha generato 204 piste investigative, che sono state trasmesse alle autorità nazionali per ulteriori indagini.

Europol elabora il materiale attraverso il suo Sistema di Analisi di Immagini e Video (IVAS), che ha analizzato oltre 118 milioni di file unici dal suo lancio nel 2016. Il procedimento è spiegato in un video presente su Youtube. Le task force per l'identificazione delle vittime si tengono due volte l'anno. Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2026, queste operazioni hanno analizzato 8.585 set di dati, producendo 3.484 spunti di intelligence. Le successive indagini condotte dalle autorità nazionali hanno portato all'identificazione e alla protezione di 1.190 vittime e all'arresto di 330 responsabili.

un frame del video

Danny van Althuis di Europol, ha sottolineato il costante impegno dell'organizzazione: “Il rilevamento volontario online di materiale pedopornografico potrebbe essersi interrotto, ma la nostra dedizione e la nostra missione non sono cambiate. Europol continuerà a indagare sui casi di sfruttamento sessuale minorile, a identificare i responsabili e a proteggere i bambini. Non possiamo restare inerti, perché milioni di file rimangono da esaminare. Dietro ogni numero c'è un bambino. Il nostro lavoro è tutt'altro che concluso”.

Il formato della task force si è dimostrato estremamente efficace. Gli specialisti analizzano i dati per scoprire indizi che identifichino le vittime, i responsabili o il probabile paese di produzione. Utilizzando IVAS, raggruppano il materiale in serie e lo caricano nel database internazionale sullo sfruttamento sessuale minorile (ICSE) dell'INTERPOL. Gli analisti di Europol incrociano quindi questi dati per creare pacchetti di intelligence più completi per i partner operativi pertinenti. Questo approccio collaborativo facilita la condivisione delle conoscenze e uno scambio di informazioni efficiente, portando a risultati concreti.

Per dare ulteriore impulso a questi sforzi, Europol ha ampliato la sua campagna Stop Child Abuse – Trace an Object (Fermiamo gli abusi sui minori – Traccia un oggetto) , invitando i cittadini a contribuire all'identificazione delle vittime riconoscendo oggetti in casi irrisolti. Dal lancio della piattaforma, 31 vittime sono state identificate grazie a segnalazioni anonime.

``


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Nell'essenziale la Verità


Nel mio campo, l'informatica, cerco di spiegare cose anche complesse, facendo discorsi ed esempi semplici, alla portata di tutti. Nel tempo ho acquisito una certa esperienza e posso affermare che nella maggior parte dei casi mi faccio capire.

Oggi vorrei spiegare, semplicemente, la differenza tra Social Media Centralizzati (FB. IG, X ecc.) e il Fediverso (Mastodon, Friendica, Lemmy, Pixelfed, ecc.). Allora, vi va di partire con me in questo breve viaggio sulle ali della fantasia? andiamo!

Immaginate un oceano. Voi siete su un grande molo e davanti a voi ci sono diversi tipi di navi. Innanzitutto ci sono grandi navi da crociera, enormi, bellissime e lussuose. Il personale di bordo vi chiama sorridendo e vi invita a salire. Vi dicono che è gratis, non si paga nulla, ci sono grandi ristoranti, piscine, campi da tennis e ogni tipo di divertimento. Si canta e ci si diverte notte e giorno, senza sosta. Non si dorme mai, e le navi sono già piene di gente. Ci sono i vostri amici, i vostri parenti, il vostro datore di lavoro. Prima di salire cercate di capire se è tutto così bello come sembra. Fate qualche domanda a chi è già a bordo e vi dicono che si, è gratis, però la nave conoscerà tutti i vostri segreti, l'orientamento sessuale, religioso, politico. Insomma, una grande comunità dove non esiste la privacy, però ci si diverte un mondo. E poi... cosa abbiamo da nascondere?

Più avanti c'è una piccola flotta di barche a remi e a vela. Sono piccole, alcune stanno a galla per miracolo, altre sono dipinte a mano con figure di fantasia. A bordo ci sono pescatori, gente povera, che mangia il pesce pescato e beve acqua. Sono amici di navigazione, si conoscono tutti, si rispettano l'un l'altro. Il divertimento se lo inventano da sé, senza avere a disposizione grosse somme di danaro. Loro non ti chiamano, non ti invitano a salire a bordo. Aspettano che sia tu a decidere, senza manipolazioni. E' gente vera, leale, che dà ancora importanza ad una stretta di mano, ad un abbraccio, che si aiuta vicendevolmente.

A questo punto dovete decidere dove salire, se nella nave da crociera o sulla barca di pescatori.

Ognuno ha già fatto la sua scelta. La maggior parte sta sulla nave da crociera ma...il Signore Gesù, dove salirebbe?

E voi, seguaci di Gesù, Sacerdoti, persone di fede, che ci fate sulla nave da crociera?

Con questi due interrogativi, chiudo l'articolo. A voi le dovute riflessioni. Namasté 🙏


log.livellosegreto.it/parrocch…

📒Dal mio diario “Giorno di ordinaria follia”..

Perché quelli come me che parlano, raccontano certe cose, possono essere definiti solo folli! Ed io mi ritengo tale, tanto da avere la lucidità o stupidità o la debolezza di raccontarmi sempre, soprattutto quando non va proprio tutto a gonfie vele, soprattutto quando il mio mare è in tempesta, il faro è lontano e la mia barca sta per affondare...

Eccomi qui, ore 8.00 del mattino, davanti le mie mattonelle di terracotta, che dovrei decorare, davanti al secondo caffè, forse la mia compagna e droga silenziosa di questo periodo, mi basta poco, un caffè per sentirmi più forte, più su, assolutamente e incredibilmente falso, è una scusa è un modo per ritagliarsi e concedermi un piacere, finché mi sarà concesso! Ma stamattina è tutto diverso, è ilio giorno di ordinaria follia, c'è uno stato d'animo sbagliato, arrabbiato, ferito, come alcune di queste mattonelle scheggiate, che potrei e dovrei ricomporre, perchè come nel mio caso pur essendomi spezzata, piegata, rotta, per non definirmi sempre malata e poi entrare nuovamente nel circolo viziolo del bollettino medico, che tanto ha infastidito e giustamente allontanato da me, in realtà metaforicamente parlando e non solo, mi hanno ricucita ed io allo stesso modo posso ricomporre la mattonella, incollandone i pezzi! Reggerà? Non so , mi dicono di sì, la cucitura che è stata fatta a me è stata perfetta pare quasi essere un prezioso ricamo, si nota, ma è come un trofeo per me, un modo per ricordare al mio corpo, che nonostante tutto, ci siamo e a fatica, con impegno, coraggio, fiducia e speranza stiamo combattendo insieme. Poi basta veramente poco , una discussione, una cena in famiglia, dove sei stata un pesce fuori d'acqua, in procinto più volte di annegare, notizie devastanti ascoltate in TV, ovunque, il tempo, che di primaverile ha poco e si basta poco per far si che la mia distrazione, fragilità, la mia disattenzione, portino a far cadere , vacillare tutte le mie certezze faticosamente raggiunte, conquistate...E l'altra cosa che distrugge e manda in frantumi i cocci del mio cuore, è ascoltare il miagolio disperato di mamma Licia, che a distanza di quasi un mese dalla morte di Masha, la mia gatta, la cerca e la chiama, guarda e fissa i posti in cui dormiva e poi si addormenta in quella cassetta, dove hanno trascorso insieme gli ultimi giorni, solo che Masha non c'è più ed io l'unica cosa che ho pensato che potesse farla stare meglio, è stata quella di metterle un peluche e quando disperata e senza più la forza di miagolare, si arrende, va li in quella cassetta e dorme abbracciata a quel peluche, al ricordo forse della sua piccolina, che ha visto soffrire, riprendersi , lottare e poi arrendersi e abbandonarsi per sempre al auo ultimo sonno! So che parte di questa mia fragilità attuale dipende anche da questo evento, che non ho saputo gestire bene, che forse avrei dovuto affrontare diversamente, con distacco e invece è come se avessi perso un pezzo di me, della mia famiglia....e nonostante fosse solo un gatto, io l'ho curata, le sono stata accanto, le ho tenuto la zampa e ho cercato in tutti i modi di farla sentire protetta e amata! Mi dispiace solo di non esserci stata nel suo ultimo respiro, so che forse è stato meglio così, o forse! Io mi sarei sentita meno in colpa, ma ormai è andata , ha attraversato quel ponte e spero solamente che davvero adesso sia serena, non so, voglio credere e sperare che sia così! La morte mi terrorizza, quando ho ricevuto la diagnosi dopo l'esito della biopsia, è stato quello forse il momento più difficile, quello in cui all'improvviso capisci di essere di passaggio, di non essere immortale, ma di essere umano, di non avere i requisiti necessari per difenderti da parole che in quel momento ti squartano il cuore, parole, che le ascolti, e ti fanno un male, ti mandano in confusione e allora l'unica cosa che si riesce a fare è smettere di pensare, ascoltare parole, frasi che mai avresti voluto, e allora piangi, ti perdi completamente, vai nel panico, non respiri e per pochi attimi pensi davvero che sia arrivato quel momento e realizzi velocemente, di non essere pronta, di non aver realizzato ancora tutto e allora respiri e ti riprendi! Ascolti e rinasci perchè non è finita, è una prova, non è la fine della strada, è solo un percorso accidentato, in cui sono caduta, ed ora dopo essermi fatta un po' male, dopo aver ricevuto le cure, le terapie, ecc, devo solo ricominciare a ritrovare quella strada, o forse una nuova e diversa, che mi dia la possibilità di andare avanti, lottare, ma soprattutto vivere! Credo che non sia facile avere a che fare, stare vicino a chi soffre, a chi si perde, a chi affronta un male, una perdita, un qualsiasi dolore, è facile dal di fuori osservare, parlare, consigliare, ma capire no, è uno tsunami che ti sconvolge, è un terremoto, dal quale ti sei salvata, ma sei ferita, devi rimascere dalle macerie, devi ricominciare, ricucire, ricomporre quei cocci, incollarli nel modo giusto, altrimenti non reggono e lo dico per esperienza, è ciò che mi sta succedendo, è il modo in cui sto cercando di reindirizzare la mia vita, di darmi la possibilità di ricominciare, con i miei tempi, le mie forze, con le mie fragilità, i momenti di sconforto, senza dovermi spiegare per forza, senza dover per forza apparire, sorridere, essere felice, se nn lo sono, piangere e sfogarmi con chi ha il cuore libero o ricucito come me, che possa comprendere il mio dolore, i miei timori, i miei momenti no, quelli in cui vorresti solo fermarti, mettere in pausa, pensieri, emozioni, paure e relazioni, col rischio poi di ritrovarti di nuovo da sola ... purtroppo io nn le so indossare le maschere, non so vestirmi di ipocrisia, di bellezza, di bontà, di falsi sorrisi, belle parole e racconti accattivanti, forse vivo in un mondo sbagliato, un'epoca diversa da come mi aspettavo, forse semplicemente sono io diversa, sono me stessa, in un epoca fatta di sorrisi, conquiste, apparire più che essere, ed io nn mi ci trovo e adesso non mi ritrovo, anzi a fatica, a quei piccoli passi fatti in avanti, ne seguono altri indietro, in cui mi fermo confusa, persa, sola, ma sono sempre me stessa e benché so di aver bisogno di qualcuno che possa anche semplicemente dirmi che c'è, che comprende i miei momenti, il mio voler spegnere tutto per un po', vorrei davvero che qualcuno mi abbracciasse in silenzio e che rimanesse con me, ad ascoltare i miei e insieme in questa connessione empatica, sentirmi meglio , protetta e ricaricata, per ricominciare il mio percorso, il mio cammino, la mia vita normale, da diversamente normale! Perché io una missione ce l'ho ed è la vita che ho generato, devo esserci per lui, anche se già sta spiccando il volo, devo cmq essere madre, moglie, figlia, zia, amica , tante cose insieme, ma per una volta vorrei semplicemente essere quella me , che progettava, sognava e che nonostante le esperienze, belle e brutte, viveva spensierata, si uccideva di fatica, facendo 2,3 lavori, occupando ogni minuto, ogni ora e anche se stanca ero felice, e anche se alla sera crollavo, la mattina per me c'era Sempre il sole, anche quando pioveva e se c'era il temporale, non mi fermavo, anzi, mi ci immergevo e ne ricavavvo forza, energia e si mi armavo anche di tenacia mista a cattiveria, quella che mi ha aiutata a crescere, a migliorarmi e superare avversità, perché forse la mia missione era scritta, era continuare ad essere quella mattonella in terracotta, grezza, decorata, scheggiata, risistemata, ma non una splendida ceramica, lucida e perfetta! L'imperfezione, la fragilità, l'umiltà, la semplicità , ecco questa sono io oggi, diversamente imperfetta e fragile, consapevole di potersi rompere ancora...e ancora...


noblogo.org/bymarty/dal-mio-di…

Gov’t Mule – Revolution Come… Revolution Go (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Tornano i Gov’t Mule con un nuovo album, Revolution Come…Revolution Go, concepito nei giorni dell’elezione di Trump negli USA (e quindi come nel caso di quello di Roger Waters, influenzato a livello di testi dagli avvenimenti allora in corso), ma musicalmente sempre legato al classico rock del quartetto americano, uno stile dove confluiscono anche elementi blues, soul, funky, jazz e anche country, oltre alle improvvisazioni tipiche delle jam band: quindi, come si ricorda nel titolo del Post, per certi versi non tradiscono mai i loro estimatori... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta: album.link/s/0m5zfFoJBuf2uBL8o…



noblogo.org/available/govt-mul…


Gov’t Mule – Revolution Come… Revolution Go (2017)


immagine

Tornano i Gov’t Mule con un nuovo album, Revolution Come…Revolution Go, concepito nei giorni dell’elezione di Trump negli USA (e quindi come nel caso di quello di Roger Waters, influenzato a livello di testi dagli avvenimenti allora in corso), ma musicalmente sempre legato al classico rock del quartetto americano, uno stile dove confluiscono anche elementi blues, soul, funky, jazz e anche country, oltre alle improvvisazioni tipiche delle jam band: quindi, come si ricorda nel titolo del Post, per certi versi non tradiscono mai i loro estimatori... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta: album.link/s/0m5zfFoJBuf2uBL8o…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


1RE - Capitolo 18


L’incontro di Elia con Abdia e Acab1Dopo molti giorni la parola del Signore fu rivolta a Elia, nell'anno terzo: “Va' a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra”. 2Elia andò a presentarsi ad Acab. A Samaria c'era una grande carestia. 3Acab convocò Abdia, che era il maggiordomo. Abdia temeva molto il Signore; 4quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, Abdia aveva preso cento profeti e ne aveva nascosti cinquanta alla volta in una caverna e aveva procurato loro pane e acqua. 5Acab disse ad Abdia: “Va' nella regione verso tutte le sorgenti e tutti i torrenti; forse troveremo erba per tenere in vita cavalli e muli, e non dovremo uccidere una parte del bestiame”. 6Si divisero la zona da percorrere; Acab andò per una strada da solo e Abdia per un'altra da solo.7Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quello lo riconobbe e cadde con la faccia a terra dicendo: “Sei proprio tu il mio signore Elia?”. 8Gli rispose: “Lo sono; va' a dire al tuo signore: “C'è qui Elia”“. 9Quello disse: “Che male ho fatto perché tu consegni il tuo servo in mano ad Acab per farmi morire? 10Per la vita del Signore, tuo Dio, non esiste nazione o regno in cui il mio signore non abbia mandato a cercarti. Se gli rispondevano: “Non c'è!”, egli faceva giurare la nazione o il regno di non averti trovato. 11Ora tu dici: “Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia!“. 12Appena sarò partito da te, lo spirito del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab, egli, non trovandoti, mi ucciderà; ora il tuo servo teme il Signore fin dalla sua giovinezza. 13Non fu riferito forse al mio signore ciò che ho fatto quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta alla volta, in una caverna e procurai loro pane e acqua? 14E ora tu comandi: “Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia”? Egli mi ucciderà”. 15Elia rispose: “Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi presenterò a lui”.16Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. 17Appena lo vide, Acab disse a Elia: “Sei tu colui che manda in rovina Israele?”. 18Egli rispose: “Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. 19Perciò fa' radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele”.

Il sacrificio del Carmelo20Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21Elia si accostò a tutto il popolo e disse: “Fino a quando salterete da una parte all'altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”. Il popolo non gli rispose nulla. 22Elia disse ancora al popolo: “Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!“. Tutto il popolo rispose: “La proposta è buona!”.25Elia disse ai profeti di Baal: “Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco”. 26Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: “Baal, rispondici!”. Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che avevano eretto. 27Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: “Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà”. 28Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. 29Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione.30Elia disse a tutto il popolo: “Avvicinatevi a me!”. Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito. 31Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: “Israele sarà il tuo nome”. 32Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. 33Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34Quindi disse: “Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!”. Ed essi lo fecero. Egli disse: “Fatelo di nuovo!”. Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: “Fatelo per la terza volta!”. Lo fecero per la terza volta. 35L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua. 36Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: “Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. 37Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!“. 38Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. 39A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”. 40Elia disse loro: “Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!”. Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò.41Elia disse ad Acab: “Va' a mangiare e a bere, perché c'è già il rumore della pioggia torrenziale”. 42Acab andò a mangiare e a bere. Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. 43Quindi disse al suo servo: “Sali, presto, guarda in direzione del mare”. Quegli salì, guardò e disse: “Non c'è nulla!”. Elia disse: “Tornaci ancora per sette volte”. 44La settima volta riferì: “Ecco, una nuvola, piccola come una mano d'uomo, sale dal mare”. Elia gli disse: “Va' a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!”“. 45D'un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. 46La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl. __________________________Note

18,20 monte Carmelo: vicino alla Fenicia, luogo di culto per tutte le religioni che si sono susseguite nella terra di Canaan.


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Restituiti al Museo Nazionale di Sibari 46 manufatti etruschi, greci e romani, recuperati anche all'estero


parte dei reperti restituiti al patrimonio culturale nazionale

Recentemente a Cosenza, nella Sala Leone di Palazzo Arnone, i #Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno consegnato al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari 46 reperti archeologici recuperati in Italia e in Francia nel corso delle attività svolte nell’indagine denominata “ACHEI”, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone.

Gli straordinari reperti archeologici restituiti, di importante valore storico-culturale ed economico, sono stati rintracciati nel contesto di una complessa attività d’indagine svolta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza che ha acclarato l’esistenza di un vasto traffico su scala nazionale e internazionale – con ramificazioni in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia – di reperti archeologici scavati clandestinamente sul territorio italiano.

Tra i beni consegnati figurano anche reperti sequestrati in Francia e rimpatriati lo scorso 16 ottobre su provvedimento dell’Autorità Giudiziaria francese, che ne ha disposto la loro consegna allo Stato Italiano.

Le indagini hanno permesso di ricostruire i sistematici saccheggi operati da squadre di tombaroli che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di preziosi beni archeologici, venduti in articolati e complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero.

L’operazione si è conclusa con l’emissione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del GIP del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita, nonché l’esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà.

#tutelapatrimonioculturale


noblogo.org/cooperazione-inter…


Restituiti al Museo Nazionale di Sibari 46 manufatti etruschi, greci e romani,...


Restituiti al Museo Nazionale di Sibari 46 manufatti etruschi, greci e romani, recuperati anche all'estero


parte dei reperti restituiti al patrimonio culturale nazionale

Recentemente a Cosenza, nella Sala Leone di Palazzo Arnone, i #Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno consegnato al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari 46 reperti archeologici recuperati in Italia e in Francia nel corso delle attività svolte nell’indagine denominata “ACHEI”, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone.

Gli straordinari reperti archeologici restituiti, di importante valore storico-culturale ed economico, sono stati rintracciati nel contesto di una complessa attività d’indagine svolta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza che ha acclarato l’esistenza di un vasto traffico su scala nazionale e internazionale – con ramificazioni in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia – di reperti archeologici scavati clandestinamente sul territorio italiano.

Tra i beni consegnati figurano anche reperti sequestrati in Francia e rimpatriati lo scorso 16 ottobre su provvedimento dell’Autorità Giudiziaria francese, che ne ha disposto la loro consegna allo Stato Italiano.

Le indagini hanno permesso di ricostruire i sistematici saccheggi operati da squadre di tombaroli che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di preziosi beni archeologici, venduti in articolati e complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero.

L’operazione si è conclusa con l’emissione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del GIP del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita, nonché l’esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà.

#tutelapatrimonioculturale


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



1RE - Capitolo 17


CICLO DI ELIA (1Re 17,1-2Re 2,18)

La grande siccità1Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: “Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io”.2A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3“Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 4Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare”. 5Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente.7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9“Àlzati, va' a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti”. 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: “Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere”. 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: “Per favore, prendimi anche un pezzo di pane”. 12Quella rispose: “Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo”. 13Elia le disse: “Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”“. 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Risurrezione del figlio della vedova17In seguito accadde che il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. 18Allora lei disse a Elia: “Che cosa c'è tra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?”. 19Elia le disse: “Dammi tuo figlio”. Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. 20Quindi invocò il Signore: “Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?”. 21Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: “Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo”. 22Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. 23Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: “Guarda! Tuo figlio vive”. 24La donna disse a Elia: “Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità”.

__________________________Note

17,1 Tisbita: abitante o nativo di Tisbe, in Transgiordania.

17,9 Sarepta: città della Fenicia, 15 chilometri a su di Sidone.

17,18 Che cosa c’è tra me e te, o uomo di Dio?: con questo semitismo, frequente nella Bibbia, la donna vuole prendere le distanze da Elia.


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Guide (per il 25 Aprile.)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

(219)

(G1)

Premessa. Celebrare il #25Aprile, come fa con questo bel post l’amico @piedea.bsky.social, è una cosa che dovrebbe essere normale, se vista nella giusta prospettiva. Con questo racconto mi piace l’idea di esaltare la ricorrenza per quello che dovrebbe essere: un giorno del popolo e per il popolo, per chi crede nella memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo, non per coloro che vogliono equiparare tutto e tutti in nome di una “normalizzazione” che è solo propaganda per un regime abbietto. Le righe che leggerete sono colme di un sentimento che mi appartiene e che così bene è stato espresso dal mio amico. Lo ringrazio anche per aver saputo, meglio di me, intercettare il senso profondo del #25Aprile, che a tutti noi ricorda il valore imprescindibile della difesa della democrazia e della libertà. Tutti i giorni. Ovunque. Per sempre.

Ogni anno, all'approssimarsi del venticinque Aprile, salta fuori qualcuno che tenta di trasformare la “Festa della Liberazione” dal nazi-fascismo in una blanda commemorazione delle vittime di entrambi gli schieramenti, relegando a un ormai lontano passato oscuro, da nascondere e purtroppo già in buona parte dimenticato, la parte vitale, fondante e portante della nostra democrazia.

Rendere labile il confine tra chi è caduto cercando di riscattare l'onore di un Paese dopo vent'anni di dittatura e chi nella Libertà e nei valori democratici non ha mai creduto, significa rendere meno forti quei valori, anestetizzare le persone affinché non riconoscano negli odierni comportamenti illiberali le stesse radici, mai estirpate, di quelli passati.

È un'operazione tanto subdola quanto semplice, tanto che anche qualcuno “di sinistra” ha ceduto a volte alla tentazione di equiparare le vittime in quanto cadute per degli ideali, anche se opposti. No: una cosa è l'umana pietà (che i fasci comunque non avevano) per la persona, un'altra è il giudizio storico, politico, civile, umano, che distingue in due posizioni antitetiche chi lottava per la Libertà e chi contro di essa.

La linea di demarcazione è e deve essere netta: niente sconti, nessuno spazio ad ammorbidimenti o “dimenticanze”. Già troppo si è perso della spinta liberatrice primigenia, prova ne sia l'attuale classe dirigente e il sostegno di cui gode. A ricordarmi di questa netta divisione non sono le storie partigiane, che pure qui sulle Apuane non mancano, nemmeno il discorso di Calamandrei, riportato sull'obelisco delle Fosse del Frigido, e neppure i periodi bui della nostra Repubblica, fra tentativi di golpe, bombe sui treni e alle stazioni e logge massoniche: a ricordarmi lo spartiacque invalicabile è Macchiarino (Machjarino), un cane.

Con i bombardamenti e le cannonate americane, la piana e la città di Massa non erano sicure e la popolazione cercò riparo sulle colline circostanti. Nell'estate del '44 fu implementata dai tedeschi la Linea Gotica, che iniziava dalle Apuane fino all'Adriatico. Ampie fasce pedemontane furono minate.Canfin (Petrolio), così detto per i capelli e i baffoni neri e unti, aveva dei terreni dove ora abito io e tutte le mattine, prima dell'alba, si metteva in cammino scendendo dal rifugio montano, e cercava di strappare qualcosa alla terra per poter sfamare alla sera la famiglia sfollata. A far da guida a lui e altri era il suo cane Machjarino, che, non si sa come, aveva trovato un passaggio sicuro fra le mine. Forno, Vinca, Bergiola Foscalina, San Terenzo, Castelpoggio... sono solo alcune delle stragi nazifasciste compiute in queste zone.

(G2)

Molti borghi all'epoca erano raggiungibili solo con mulattiere o sentieri e solo gente del posto, gente in camicia nera (spesso coperta con uniformi della Wehrmacht) poteva guidare i tedeschi, svolgere ruolo di copertura e, a volte, partecipare attivamente alle stragi.A Sant'Anna di Stazzema, 560 vittime, fino a pochi anni fa i sopravvissuti vi avrebbero detto che mentre un organetto suonava tra una raffica e l'altra, molti soldati tedeschi parlavano in dialetto carrarino e spezzino.

Anche loro erano giovani che combattevano e spesso morivano per un ideale e quindi il 25 Aprile andrebbero commemorati assieme alle vittime civili e partigiane, per chiudere una questione ormai superata: questo ci tiene a farci sapere il nostro presidente del Senato.

No, cari La Russa e accoliti: non tutti gli ideali sono uguali, come non lo sono le vittime. E nemmeno le guide. Viva Machjarino!

#Blog #25Aprile #FestaDellaLiberazione #Antifascismo #Italia #Repubblica #Racconti


noblogo.org/transit/guide-per-…


Guide (per il 25 Aprile.)


(219)

(G1)

Premessa. Celebrare il #25Aprile, come fa con questo bel post l’amico @[url=did:plc:l3vm6ay6u3rpcvzld3ilsag4]Piede Amaro[/url], è una cosa che dovrebbe essere normale, se vista nella giusta prospettiva. Con questo racconto mi piace l’idea di esaltare la ricorrenza per quello che dovrebbe essere: un giorno del popolo e per il popolo, per chi crede nella memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo, non per coloro che vogliono equiparare tutto e tutti in nome di una “normalizzazione” che è solo propaganda per un regime abbietto. Le righe che leggerete sono colme di un sentimento che mi appartiene e che così bene è stato espresso dal mio amico. Lo ringrazio anche per aver saputo, meglio di me, intercettare il senso profondo del #25Aprile, che a tutti noi ricorda il valore imprescindibile della difesa della democrazia e della libertà. Tutti i giorni. Ovunque. Per sempre.

Ogni anno, all'approssimarsi del venticinque Aprile, salta fuori qualcuno che tenta di trasformare la “Festa della Liberazione” dal nazi-fascismo in una blanda commemorazione delle vittime di entrambi gli schieramenti, relegando a un ormai lontano passato oscuro, da nascondere e purtroppo già in buona parte dimenticato, la parte vitale, fondante e portante della nostra democrazia.

Rendere labile il confine tra chi è caduto cercando di riscattare l'onore di un Paese dopo vent'anni di dittatura e chi nella Libertà e nei valori democratici non ha mai creduto, significa rendere meno forti quei valori, anestetizzare le persone affinché non riconoscano negli odierni comportamenti illiberali le stesse radici, mai estirpate, di quelli passati.

È un'operazione tanto subdola quanto semplice, tanto che anche qualcuno “di sinistra” ha ceduto a volte alla tentazione di equiparare le vittime in quanto cadute per degli ideali, anche se opposti. No: una cosa è l'umana pietà (che i fasci comunque non avevano) per la persona, un'altra è il giudizio storico, politico, civile, umano, che distingue in due posizioni antitetiche chi lottava per la Libertà e chi contro di essa.

La linea di demarcazione è e deve essere netta: niente sconti, nessuno spazio ad ammorbidimenti o “dimenticanze”. Già troppo si è perso della spinta liberatrice primigenia, prova ne sia l'attuale classe dirigente e il sostegno di cui gode. A ricordarmi di questa netta divisione non sono le storie partigiane, che pure qui sulle Apuane non mancano, nemmeno il discorso di Calamandrei, riportato sull'obelisco delle Fosse del Frigido, e neppure i periodi bui della nostra Repubblica, fra tentativi di golpe, bombe sui treni e alle stazioni e logge massoniche: a ricordarmi lo spartiacque invalicabile è Macchiarino (Machjarino), un cane.

Con i bombardamenti e le cannonate americane, la piana e la città di Massa non erano sicure e la popolazione cercò riparo sulle colline circostanti. Nell'estate del '44 fu implementata dai tedeschi la Linea Gotica, che iniziava dalle Apuane fino all'Adriatico. Ampie fasce pedemontane furono minate.Canfin (Petrolio), così detto per i capelli e i baffoni neri e unti, aveva dei terreni dove ora abito io e tutte le mattine, prima dell'alba, si metteva in cammino scendendo dal rifugio montano, e cercava di strappare qualcosa alla terra per poter sfamare alla sera la famiglia sfollata. A far da guida a lui e altri era il suo cane Machjarino, che, non si sa come, aveva trovato un passaggio sicuro fra le mine. Forno, Vinca, Bergiola Foscalina, San Terenzo, Castelpoggio... sono solo alcune delle stragi nazifasciste compiute in queste zone.

(G2)

Molti borghi all'epoca erano raggiungibili solo con mulattiere o sentieri e solo gente del posto, gente in camicia nera (spesso coperta con uniformi della Wehrmacht) poteva guidare i tedeschi, svolgere ruolo di copertura e, a volte, partecipare attivamente alle stragi.A Sant'Anna di Stazzema, 560 vittime, fino a pochi anni fa i sopravvissuti vi avrebbero detto che mentre un organetto suonava tra una raffica e l'altra, molti soldati tedeschi parlavano in dialetto carrarino e spezzino.

Anche loro erano giovani che combattevano e spesso morivano per un ideale e quindi il 25 Aprile andrebbero commemorati assieme alle vittime civili e partigiane, per chiudere una questione ormai superata: questo ci tiene a farci sapere il nostro presidente del Senato.

No, cari La Russa e accoliti: non tutti gli ideali sono uguali, come non lo sono le vittime. E nemmeno le guide.

A guerra finita, dopo lo sminamento, Machjarino saltò su una mina perduta, ma sopravvisse.Viva Machjarino!

#Blog #25Aprile #FestaDellaLiberazione #Antifascismo #Italia #Repubblica #Racconti

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


cosa faccio per campare.

chi (online o di persona a Roma e specialmente a Monteverde/Trastevere) avesse bisogno di editing, revisioni, lezioni & much more, sappia che (non ora ma da maggio) può contare su queste cose: slowforward.net/servizi/

contatti esclusivamente attraverso il modulo slowforward.net/contact/

#laboratori #scrittura #lettura #riscontro #valutazione #lezioni #asemic #asemicwriting #scritturacontemporanea #letteraturaitaliana


noblogo.org/differx/cosa-facci…

giocoforza bisogna essere / diventare agenzie stampa in proprio e trovare e diffondere le notizie VERE dal disastro. non bastano, non sono mai bastati i canali sedicenti ufficiali. (come il disgustoso Corriere della sera che, davanti all'assassinio da parte dello stato genocida della giornalista Amal Khalil, scrive semplicemente che è “morta”, non che è stata minacciata, le è stata data la caccia, ed è infine stata uccisa).

la controinformazione sta a noi. va fatta con tutti i mezzi necessari. qui su noblogo come su Wordpress, BlueSky e altri spazi, anche Substack (gratis), ma soprattutto, possibilmente, su Mastodon, Friendica, e grazie a noblogs.org. (questo post comparirà su vari spazi miei).

adesso vedo la notizia degli ottomila licenziamenti di Meta, e bisogna parlarne per forza. almeno a partire da un link: marcogiovenale.wordpress.com/2… che rimanda al lancio di Adn Kronos.

#agenziestampa #indipendenza #controinformazione #informazioneindipendente #AmalKhalil #genocidio #Libano #CorseraVergognoso #Meta #licenziamenti #AdnKronos #noblogo #noblogs #noblogsorg #BlueSky #Substack #Wordpress


noblogo.org/differx/giocoforza…

In questo riflesso dell'eterno .

credimi vorrei dirti che quanto

avviene anche là avviene

oltre le galassie oltre

lo specchio dei tuoi occhi amore

anzi certamente è presente

da sempre in mente dèi

imbrigliati noi siamo in un giorno

rallentato

noi spugne del tempo

assediati da passioni sanguigne

credi mia cara che quanto

avviene semplicemente

lo rappresentiamo

sulla scacchiera del mondo

noi essenze incarnate

in questo riflesso dell'eterno

dove l'anima si specchia

mentre ci appare infinito

mistero la vita – miracolo

tutta questa luce che

ci attraversa

Testo rifinito


In questo riflesso dell'eterno
credimi: vorrei dirti che quanto avviene
anche là avviene — oltre le galassie, oltre
lo specchio dei tuoi occhi, amore.
Anzi, certamente è presente
da sempre in mente dèi imbrigliati.
Noi siamo in un giorno rallentato,
noi spugne del tempo, assediati
da passioni sanguigne.
Credi, mia cara, che quanto avviene
semplicemente lo rappresentiamo
sulla scacchiera del mondo —
noi essenze incarnate
in questo riflesso dell'eterno,
dove l'anima si specchia
mentre ci appare infinito mistero: la vita, miracolo,
tutta questa luce che ci attraversa.


Note sul linguaggio e sulle immagini


  • Il testo lavora su immagini forti e sovrapposte: riflesso/eterno, galassie/specchio, scacchiera/gioco, spugne del tempo/passioni sanguigne. Queste metafore creano uno spazio poetico onirico e rituale.
  • L'alternanza tra il cosmico (galassie, dèi) e il personale (occhi, amore, mia cara) funziona bene: la scala si allarga e si restringe continuamente, dando senso di stupore.
  • La ripetizione di formule chiave («in questo riflesso dell'eterno», «quanto avviene») dà coesione; piccoli ritocchi di punteggiatura aiutano il ritmo e la chiarezza senza snaturare la voce.

Suggerimenti di revisione


  • Valuta di modulare la punteggiatura per giocare sul respiro: versi più lunghi con poche pause per senso di flusso cosmico; versi spezzati per enfatizzare immagini.
  • Se vuoi aumentare musicalità, prova allitterazioni o assonanze ricorrenti (es. /r/ per «riflesso», «rallentato», «rappresentiamo»).
  • Per accentuare il contrasto tra sacro e quotidiano, inserisci un’immagine concreta e concreta (un gesto, un oggetto) come ancora emotiva.

Traduzione sintetica in inglese


In this reflection of the eternal
believe me: I would tell you that what happens
there also happens — beyond the galaxies, beyond
the mirror of your eyes, my love.
Indeed it has always been present
in the minds of harnessed gods.
We are in a slowed day,
sponges of time, besieged
by sanguine passions.
Believe, my dear, that what happens
we simply portray
on the world's chessboard —
we incarnate essences
in this reflection of the eternal,
where the soul mirrors itself
as life appears an infinite mystery, a miracle,
all this light crossing us.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Pere Ubu — The Tenement Year (1988)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

A dieci anni da The Modern Dance il loro primo album che pare suonato da una combriccola di marziani burloni e un po’ storditi, una delle pietre miliari del suono avanguardistico e contemporaneo esce questo The Tenement Years — e toglietevi dalla testa immediatamente che il disco abbia delle ambizioni commerciali — fa tesoro delle esperienze passate, riprendendo suoni e sensazioni degli esordi, compiendo però uno sforzo ammirevole in direzione di una maggiore comprensibilità (che non vuol dire banalità) pur conservando un linguaggio musicale di estrema rottura... silvanobottaro.it/archives/408…


Ascolta: album.link/i/1442488228



noblogo.org/available/pere-ubu…


Pere Ubu — The Tenement Year (1988)


immagine

A dieci anni da The Modern Dance il loro primo album che pare suonato da una combriccola di marziani burloni e un po’ storditi, una delle pietre miliari del suono avanguardistico e contemporaneo esce questo The Tenement Years — e toglietevi dalla testa immediatamente che il disco abbia delle ambizioni commerciali — fa tesoro delle esperienze passate, riprendendo suoni e sensazioni degli esordi, compiendo però uno sforzo ammirevole in direzione di una maggiore comprensibilità (che non vuol dire banalità) pur conservando un linguaggio musicale di estrema rottura... silvanobottaro.it/archives/408…


Ascolta: album.link/i/1442488228


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


Tutto molto poco zen. Questa sera un po' di tastiera meccanica. Sentire un i tasti. Incenso indiano acceso, tazzina con il vino di riso cinese caldo. I cari vecchi tempi. Una stanza tutta per me. Devo averlo letto. Ma una cosa veloce che poi devo correggere i compiti. Camminavo questa sera e pensavo, avevo iniziato a sentire della musica con le cuffie ossee ma niente. Ho dovuto spegnerle. La solita iperacusia. Anche sulle cuffie ossee ci posso mettere una pietra sopra. Il mio sistema nervoso percepisce il fatto che io cerchi di rilassarmi interpretando la musica in cuffia come una minaccia. Un pericolo. Attento, dice il mio sistema nervoso centrale, venerandi vuole rilassarsi! Contraiamo l'interno delle orecchie, trasformiamo la musica in suoni, in frequenze, facciamo sentire ogni cosa come un pericoloso dolore immateriale che inizi a fagli male, dentro la testa. Feriamolo, graffiamogli le pareti di carne che non esistono.

Grazie, sistema nervoso centrale, grazie, se non ci fossi tu non so come farei.

Via le cuffie ossee ho iniziato a pensare, al fatto che avevo voglia di scrivere con la tastiera meccanica, camminavo e pensavo, affrettavo il passo, cercavo cose da fotografare. Posti in cui fare dei brevi video. Tutto è un possibile contenuto.

Cioé mi rendo conto di questa cosa, che io vado, mi metto lì a scrivere, faccio il mio post, cerco di mettere al meglio le cose che penso, faccio la mia cosa nella casa, e poi mi prendo i miei dieci, venti, cinquanta like, i commenti di gente che sputa polmoni, che dice anche io venerandi ho vissuto esattamente le cose che hai vissuto tu, insomma ricevo la mia breve fucilata di gratificazioni. Endorfina, credo. E poi vedo che la cosa che ho scritto scorre via, il giorno dopo è già affondata per metà nelle melma del digitale, dopo due o tre giorni mi rendo conto di essere stato truffato, che mi sono autosabotato. Il mio post è là, lontano, mi dà letteralmente fastidio che esista ancora, se lo riprendo in mano ne vedo i refusi, le parole ripetute, ma soprattutto vedo che qualcuno – non io – sta guadagnando sopra questa cosa che scrivo; e ricevo gratificazioni che a mia volta do a qualcun altro. Il vino di riso cinese è diventato freddo.

Relitti. Mi lascio dietro relitti di cui non conosco nemmeno il numero, centinaia. Migliaia. Prime bozze che non avranno mai una seconda stesura. E questo materiale che secerno, non cambia di una virgola i miei prodotti, le cose che ho finito, i miei romanzi, i miei videogame, i miei album di suoni, è come se fossi una molteplicità di me stesso che fanno cose diverse e nessuna comunica con le altre. Non posso nemmeno nascondermi dietro la scusa di star facendo della promozione. Non la sto facendo. In realtà quello che scrivo non è nemmeno un prodotto; il prodotto sono io che scrivo. Il prodotto è avere la scimmia venerandi che scrive i suoi post su facebook per i suoi cinquanta like e poi resta lì a fare quello che fanno in genere le scimmie dopo aver vinto il pulitzer delle scimmie: si abbruttiscono, con grazia e animalità.

Camminando avevo ricamato su questa cosa: il bello della scrittura è che scrivi le peggio cose, scavi come una di quelle bestie che ci vivono in faccia, vai nei meandri della carne e tiri fuori tutte le brutture che hai dentro e più scavi, più una parte di te si entusiasma perché questa melma che tiri fuori, la stai scrivendo; più marcisci più la tua scrittura diventa vera. Autentica. Wow. Più stai male più una parte di te ne gode perché su questa sofferenza la scrittura imbastisce il reticolo della scrittura più necessaria. Mi viene da ridere. “Necessaria”, certo. Raccontiamocela.

Ho sempre pensato di essere bravo a scrivere, ma non bravo normale, bravo bravo. Poi ho scoperto che di gente brava brava a scrivere ce ne è più del necessario. Non era una cosa così eccezionale essere bravo a scrivere. Questo forse l'ho già scritto. Ma era troppo tardi: ormai pensavo per iscritto, ormai la cosa che scrivevo era tutt'uno con la cosa che pensavo. Ormai quella roba che producevo era “naturale”.

C'è poi questa cosa di me, la nausea. Quando faccio qualcosa che sono bravo a fare, mettiamo scrivere, e qualcuno dice che sono bravo a scrivere, mettiamo una recensione, una recensione positiva per qualcosa che ho fatto, io inizio a leggerla e prima sono contento, ma già a metà ecco che arriva la nausea. Comincio a innervosirmi. Cosa stai a dire che sono bravo a scrivere. Lo so già. Magari scrivo della roba orrenda, ma la capacità di scrivere non mi manca, fidati. Non è il caso di rimarcarlo.

Provo allora più soddisfazione a fare cose che non dovrei fare. Le cose che mi costano grande fatica e nelle quali i risultati sono pochi, scarsi. Imbarazzanti. Quelle mi danno soddisfazione. Mi sembra di operare un furto, di fare una beffa. Fin da piccolo, le cose che ho fatto e che si capiva che no, non era la strada per me, quando non erano umilianti, mi hanno sempre divertito.

Giocare a tennis, fare il portiere in una squadra di calcio, ballare il ballo liscio, far kung fu tradizionale, suonare il basso, andare in kajak. Ogni volta che ottenevo e che ottengo ancora oggi un mediocre risultato, rido. Letteralmente. Un furto. E la lista si allunga e a un certo punto arriva il momento del pudore, dove anche io mi fermo a trascrivere, quello in cui l'elenco delle cose che non avrei dovuto fare sterza e va a infilarsi nella lista delle cose per cui – dicono – ho un talento, piccolo o brillante che sia. E le due liste iniziano a incrociarsi e amalgamarsi e io resto lì impietrito perché non so più dove finisca la prima e dove inizi la seconda. Non so più se questa cosa che sto facendo mettendoci il cuore sia in realtà una buffonata che avevo provato così per vedere che succedeva, sicuro che appena che se ne fossero accorti sarei saltato giù e sarei scappato mostrando i denti da scimmia e la schiena curva e pelosa.


noblogo.org/diario/tutto-molto…


Tutto molto poco zen.


Tutto molto poco zen. Questa sera un po' di tastiera meccanica. Sentire un i tasti. Incenso indiano acceso, tazzina con il vino di riso cinese caldo. I cari vecchi tempi. Una stanza tutta per me. Devo averlo letto. Ma una cosa veloce che poi devo correggere i compiti. Camminavo questa sera e pensavo, avevo iniziato a sentire della musica con le cuffie ossee ma niente. Ho dovuto spegnerle. La solita iperacusia. Anche sulle cuffie ossee ci posso mettere una pietra sopra. Il mio sistema nervoso percepisce il fatto che io cerchi di rilassarmi interpretando la musica in cuffia come una minaccia. Un pericolo. Attento, dice il mio sistema nervoso centrale, venerandi vuole rilassarsi! Contraiamo l'interno delle orecchie, trasformiamo la musica in suoni, in frequenze, facciamo sentire ogni cosa come un pericoloso dolore immateriale che inizi a fagli male, dentro la testa. Feriamolo, graffiamogli le pareti di carne che non esistono.

Grazie, sistema nervoso centrale, grazie, se non ci fossi tu non so come farei.

Via le cuffie ossee ho iniziato a pensare, al fatto che avevo voglia di scrivere con la tastiera meccanica, camminavo e pensavo, affrettavo il passo, cercavo cose da fotografare. Posti in cui fare dei brevi video. Tutto è un possibile contenuto.

Cioé mi rendo conto di questa cosa, che io vado, mi metto lì a scrivere, faccio il mio post, cerco di mettere al meglio le cose che penso, faccio la mia cosa nella casa, e poi mi prendo i miei dieci, venti, cinquanta like, i commenti di gente che sputa polmoni, che dice anche io venerandi ho vissuto esattamente le cose che hai vissuto tu, insomma ricevo la mia breve fucilata di gratificazioni. Endorfina, credo. E poi vedo che la cosa che ho scritto scorre via, il giorno dopo è già affondata per metà nelle melma del digitale, dopo due o tre giorni mi rendo conto di essere stato truffato, che mi sono autosabotato. Il mio post è là, lontano, mi dà letteralmente fastidio che esista ancora, se lo riprendo in mano ne vedo i refusi, le parole ripetute, ma soprattutto vedo che qualcuno – non io – sta guadagnando sopra questa cosa che scrivo; e ricevo gratificazioni che a mia volta do a qualcun altro. Il vino di riso cinese è diventato freddo.

Relitti. Mi lascio dietro relitti di cui non conosco nemmeno il numero, centinaia. Migliaia. Prime bozze che non avranno mai una seconda stesura. E questo materiale che secerno, non cambia di una virgola i miei prodotti, le cose che ho finito, i miei romanzi, i miei videogame, i miei album di suoni, è come se fossi una molteplicità di me stesso che fanno cose diverse e nessuna comunica con le altre. Non posso nemmeno nascondermi dietro la scusa di star facendo della promozione. Non la sto facendo. In realtà quello che scrivo non è nemmeno un prodotto; il prodotto sono io che scrivo. Il prodotto è avere la scimmia venerandi che scrive i suoi post su facebook per i suoi cinquanta like e poi resta lì a fare quello che fanno in genere le scimmie dopo aver vinto il pulitzer delle scimmie: si abbruttiscono, con grazia e animalità.

Camminando avevo ricamato su questa cosa: il bello della scrittura è che scrivi le peggio cose, scavi come una di quelle bestie che ci vivono in faccia, vai nei meandri della carne e tiri fuori tutte le brutture che hai dentro e più scavi, più una parte di te si entusiasma perché questa melma che tiri fuori, la stai scrivendo; più marcisci più la tua scrittura diventa vera. Autentica. Wow. Più stai male più una parte di te ne gode perché su questa sofferenza la scrittura imbastisce il reticolo della scrittura più necessaria. Mi viene da ridere. “Necessaria”, certo. Raccontiamocela.

Ho sempre pensato di essere bravo a scrivere, ma non bravo normale, bravo bravo. Poi ho scoperto che di gente brava brava a scrivere ce ne è più del necessario. Non era una cosa così eccezionale essere bravo a scrivere. Questo forse l'ho già scritto. Ma era troppo tardi: ormai pensavo per iscritto, ormai la cosa che scrivevo era tutt'uno con la cosa che pensavo. Ormai quella roba che producevo era “naturale”.

C'è poi questa cosa di me, la nausea. Quando faccio qualcosa che sono bravo a fare, mettiamo scrivere, e qualcuno dice che sono bravo a scrivere, mettiamo una recensione, una recensione positiva per qualcosa che ho fatto, io inizio a leggerla e prima sono contento, ma già a metà ecco che arriva la nausea. Comincio a innervosirmi. Cosa stai a dire che sono bravo a scrivere. Lo so già. Magari scrivo della roba orrenda, ma la capacità di scrivere non mi manca, fidati. Non è il caso di rimarcarlo.

Provo allora più soddisfazione a fare cose che non dovrei fare. Le cose che mi costano grande fatica e nelle quali i risultati sono pochi, scarsi. Imbarazzanti. Quelle mi danno soddisfazione. Mi sembra di operare un furto, di fare una beffa. Fin da piccolo, le cose che ho fatto e che si capiva che no, non era la strada per me, quando non erano umilianti, mi hanno sempre divertito.

Giocare a tennis, fare il portiere in una squadra di calcio, ballare il ballo liscio, far kung fu tradizionale, suonare il basso, andare in kajak. Ogni volta che ottenevo e che ottengo ancora oggi un mediocre risultato, rido. Letteralmente. Un furto. E la lista si allunga e a un certo punto arriva il momento del pudore, dove anche io mi fermo a trascrivere, quello in cui l'elenco delle cose che non avrei dovuto fare sterza e va a infilarsi nella lista delle cose per cui – dicono – ho un talento, piccolo o brillante che sia. E le due liste iniziano a incrociarsi e amalgamarsi e io resto lì impietrito perché non so più dove finisca la prima e dove inizi la seconda. Non so più se questa cosa che sto facendo mettendoci il cuore sia in realtà una buffonata che avevo provato così per vedere che succedeva, sicuro che appena che se ne fossero accorti sarei saltato giù e sarei scappato mostrando i denti da scimmia e la schiena curva e pelosa.


comunque c'è un'assurdità più assurda di questa di cui mi lamentavo:noblogo.org/differx/comunque-e…... ed è la seguente: l'Europa non sembra intenzionata affatto (Italia e Germania in testa, come da tradizione nazifascista) a interrompere i rapporti con lo stato genocida.

il che è un motivo in più per approfondire la propria già straordinariamente energica vergogna di appartenere allo stato ytalya e al macro-stato europa.

(come giorni or sono dicevo qui: differx.noblogs.org/2026/04/22…)


noblogo.org/differx/comunque-c…

L'altro giorno era il decennale della morte di Prince e a un certo punto passeggiando fantasticavo e mi vedevo in questa linea temporale in cui mi ritrovavo di nuovo nel 2016 e spendevo tutti i miei soldi per andare a Minneapolis e avvertire Prince che sarebbe morto di lì a poco. Se pensate che queste fantasie siano cringe, dovreste vedere le altre. Nel senso, penso cose molto più intelligenti di questa, ma anche altre assai più bestiali e ho bisogno di entrambe, fanno parte della normale dieta della masticazione mentale, tanto restano tutte nella mia testa e voi non saprete mai che le ho pensate no?

Anyway, in questa fantasticheria riesco, per un minuto, a restare con Prince e devo rapidamente metterlo in guardia che morirà male, cerco di spiegarli che vengo dal futuro e lui mi chiede, ok, cosa succederà dopo la mia morte? e io gli dico beh, molti saranno tristi, molti, ma non avremm molto tempo per pensarci perché ci sarà una pandemia, tutto il mondo colpito da un virus mortale e resteremo tutti chiusi in casa, in lockdown, a questo punto, nella mia fantasia Prince alza un braccio per chiamare il servizio di sicurezza e io gli dico, no, aspetta, poi subito dopo arriverà l'intelligenza artificiale, i computer inizieranno a creare contenuti indistinguibili da noi umani e parleranno con noi alla pari, emulando il nostro modo di ragionare e ci sarà un panico generale per la paura di queste intelligenze artificiali che

Niente, a questo punto il servizio d'ordine mi caccerà da Paisley Park e io avrò fallito e speso male tutti i miei soldi.

La cosa interessante era per me considerare come in questi ultimi dieci anni abbiamo vissuto situazioni da manuale di Enciclopedia della Fantascienza, lo rimettevo in scatola qualche giorno fa, gli ultimi dieci anni sono stati la realizzazione di diverse distopie della sci-fi classica, il terrore dell'intelligenza artificiale che sostituisce le nostre mansioni, l'arroganza di villain che scatenano conflitti transnazionali, virus pandemici che ci spingono alla paranoia e a restrizioni della libertà personale, regimi polizieschi e morti invisibili.

Questa che era la base torta della fantascienza è diventata l'adolescenza reale di tanti dei nostri figli e di tanti dei nostri studenti. Gli adulti sembrano non fare caso alla sovrastruttura culturale, alla rimodulazione della speranza che stiamo presentando alle nuove generazioni.

Una massa di schizofrenici – gli adulti – che crede e non crede alla scienza, che bullizza l'ignoranza, azzanna e vomita la complessità, adora il prodotto del capitale e fa anarchismo con le pantofole, seduta con il cellulare sulla tazza del cesso, postando shitstorm contro questa o quella etnia, bevendo nafta e nascondendo litio nelle pieghe del divano. E vivendo, il più delle volte male, in posizioni di rendita ottenute per puro invecchiamento o – i più allegri e sani – per linea dinastica di sangue. Predicando, ovviamente, la santità del merito. Questa la generazione degli adulti, quello che li differenzia è la programmazione Netflix o gli abbonamenti alle dirette streaming di calcio. Verrebbe da pensare che gli adolescenti siano perennemente con la testa sul cellulare per non alzarla mai e non vedere la pena della società allestita per loro da questi sanguinari morti di sonno.

Ho questo ricordo di me ragazzino, ero a casa con mia madre e non so perché il discorso era caduto sui lavori che lei faceva da giovane, e mi raccontava di quando lavorava in un negozio di frutta e verdura dove faceva la commessa, e una delle cose che doveva fare ogni giorno era lucidare le mele. “Lucidare le mele in che senso?” avevo chiesto ridacchiando, lucidare le mele è qualcosa che mi faceva ridere. Mia madre si era fatta seria e aveva detto che la gente, se vede le mele brutte, pensa che siano cattive. Le vuole belle. 'Kalos kai agazos', avrò pensato io.

E per farmi capire il concetto mi aveva detto “Fabrizio, passami una di quelle mele”. Nel cestino di casa c'erano delle mele, bruttarelle. Ne avevo passata una a mia madre che si era messa lì con la picagetta a strofinarla, a lucidarla come diceva lei e alla fine me l'aveva mostrata. Ero rimasto interdetto: la mela lucidata aveva cambiato completamente aspetto, davanti ai miei occhi. Se prima era una mela standard, opaca, grigetta dopo si era trasformata nella tipica mela disney, brillante e rubicozza. Rubicozza temo non esista, ma avete capito. Rubizza, dice internet. Come la gota dei vecchi quando bevono troppo vino o sentono l'approssimarsi della morte.

“Cavolo” avevo detto. “È prodigioso” avevo aggiunto prendendo in mano la mela e osservandola. “Ma è una truffa!” avevo concluso fissando mia madre negli occhi. Lei aveva alzato le spalle. “La gente vuole la roba bella, le mele le vuole lucide. Se sono lucide pensa che sono buone. E così io passavo la prima ora al mattino a lucidare le mele. Scintillavano alla fine”. Resto così, nel ricordo, con la mela in mano, finta, disneyana, indeciso se morderla o meno.


noblogo.org/diario/laltro-gior…


L'altro giorno era il decennale della morte di Prince e a un certo punto...


L'altro giorno era il decennale della morte di Prince e a un certo punto passeggiando fantasticavo e mi vedevo in questa linea temporale in cui mi ritrovavo di nuovo nel 2016 e spendevo tutti i miei soldi per andare a Minneapolis e avvertire Prince che sarebbe morto di lì a poco. Se pensate che queste fantasie siano cringe, dovreste vedere le altre. Nel senso, penso cose molto più intelligenti di questa, ma anche altre assai più bestiali e ho bisogno di entrambe, fanno parte della normale dieta della masticazione mentale, tanto restano tutte nella mia testa e voi non saprete mai che le ho pensate no?

Anyway, in questa fantasticheria riesco, per un minuto, a restare con Prince e devo rapidamente metterlo in guardia che morirà male, cerco di spiegarli che vengo dal futuro e lui mi chiede, ok, cosa succederà dopo la mia morte? e io gli dico beh, molti saranno tristi, molti, ma non avremm molto tempo per pensarci perché ci sarà una pandemia, tutto il mondo colpito da un virus mortale e resteremo tutti chiusi in casa, in lockdown, a questo punto, nella mia fantasia Prince alza un braccio per chiamare il servizio di sicurezza e io gli dico, no, aspetta, poi subito dopo arriverà l'intelligenza artificiale, i computer inizieranno a creare contenuti indistinguibili da noi umani e parleranno con noi alla pari, emulando il nostro modo di ragionare e ci sarà un panico generale per la paura di queste intelligenze artificiali che

Niente, a questo punto il servizio d'ordine mi caccerà da Paisley Park e io avrò fallito e speso male tutti i miei soldi.

La cosa interessante era per me considerare come in questi ultimi dieci anni abbiamo vissuto situazioni da manuale di Enciclopedia della Fantascienza, lo rimettevo in scatola qualche giorno fa, gli ultimi dieci anni sono stati la realizzazione di diverse distopie della sci-fi classica, il terrore dell'intelligenza artificiale che sostituisce le nostre mansioni, l'arroganza di villain che scatenano conflitti transnazionali, virus pandemici che ci spingono alla paranoia e a restrizioni della libertà personale, regimi polizieschi e morti invisibili.

Questa che era la base torta della fantascienza è diventata l'adolescenza reale di tanti dei nostri figli e di tanti dei nostri studenti. Gli adulti sembrano non fare caso alla sovrastruttura culturale, alla rimodulazione della speranza che stiamo presentando alle nuove generazioni.

Una massa di schizofrenici – gli adulti – che crede e non crede alla scienza, che bullizza l'ignoranza, azzanna e vomita la complessità, adora il prodotto del capitale e fa anarchismo con le pantofole, seduta con il cellulare sulla tazza del cesso, postando shitstorm contro questa o quella etnia, bevendo nafta e nascondendo litio nelle pieghe del divano. E vivendo, il più delle volte male, in posizioni di rendita ottenute per puro invecchiamento o – i più allegri e sani – per linea dinastica di sangue. Predicando, ovviamente, la santità del merito. Questa la generazione degli adulti, quello che li differenzia è la programmazione Netflix o gli abbonamenti alle dirette streaming di calcio. Verrebbe da pensare che gli adolescenti siano perennemente con la testa sul cellulare per non alzarla mai e non vedere la pena della società allestita per loro da questi sanguinari morti di sonno.

Ho questo ricordo di me ragazzino, ero a casa con mia madre e non so perché il discorso era caduto sui lavori che lei faceva da giovane, e mi raccontava di quando lavorava in un negozio di frutta e verdura dove faceva la commessa, e una delle cose che doveva fare ogni giorno era lucidare le mele. “Lucidare le mele in che senso?” avevo chiesto ridacchiando, lucidare le mele è qualcosa che mi faceva ridere. Mia madre si era fatta seria e aveva detto che la gente, se vede le mele brutte, pensa che siano cattive. Le vuole belle. 'Kalos kai agazos', avrò pensato io.

E per farmi capire il concetto mi aveva detto “Fabrizio, passami una di quelle mele”. Nel cestino di casa c'erano delle mele, bruttarelle. Ne avevo passata una a mia madre che si era messa lì con la picagetta a strofinarla, a lucidarla come diceva lei e alla fine me l'aveva mostrata. Ero rimasto interdetto: la mela lucidata aveva cambiato completamente aspetto, davanti ai miei occhi. Se prima era una mela standard, opaca, grigetta dopo si era trasformata nella tipica mela disney, brillante e rubicozza. Rubicozza temo non esista, ma avete capito. Rubizza, dice internet. Come la gota dei vecchi quando bevono troppo vino o sentono l'approssimarsi della morte.

“Cavolo” avevo detto. “È prodigioso” avevo aggiunto prendendo in mano la mela e osservandola. “Ma è una truffa!” avevo concluso fissando mia madre negli occhi. Lei aveva alzato le spalle. “La gente vuole la roba bella, le mele le vuole lucide. Se sono lucide pensa che sono buone. E così io passavo la prima ora al mattino a lucidare le mele. Scintillavano alla fine”. Resto così, nel ricordo, con la mela in mano, finta, disneyana, indeciso se morderla o meno.


Migranti

segni indecifrabili lasciano lungo il percorso come orme sulla sabbia

è stato un miraggio la terra promessa

negli occhi pezzi di cielo a dire l' avverso destino

resta un muto grido di scatole nere sepolte nel cuore

Riflessione breve sul testo


Hai scritto un testo denso e suggestivo: immagini forti (orme sulla sabbia, scatole nere) e un tono lamentoso che rende concreta la tragedia del viaggio e dell’attesa. La lingua è essenziale e lascia spazio all’immaginazione, con efficaci contrasti tra miraggio/terra promessa e occhi/pezzi di cielo.


Temi e immagini principali


  • Mobilità e perdita: il titolo “Migranti” orienta subito la lettura verso viaggio, esilio, ricerca di un luogo migliore.
  • Segni e memoria: gli “segni indecifrabili” e le “scatole nere” funzionano da metafore per tracce di vite, memorie seppellite o segnali rimasti senza lettura.
  • Speranza infranta: il miraggio della “terra promessa” contrapposto al “muto grido” racconta la frattura tra aspettativa e realtà.
  • Soprannaturale/minimale: l’uso di immagini come “pezzi di cielo” negli occhi dà un registro quasi sacro o onirico al dolore.

Qualche suggerimento stilistico (opzionale)


  • Consolidare il ritmo: alcuni versi molto brevi alternati ad altri più lunghi interrompono la scansione. Puoi giocare con enjambment per ammorbidire o accentuare la cesura emotiva.
  • Coerenza delle immagini: “segni indecifrabili” e “orme sulla sabbia” funzionano bene insieme; potresti riprendere l’immagine della sabbia o del cammino in un altro verso per creare un ritorno tematico.
  • Chiarezza metaforica: la “scatole nere” è potente; valuterei se far emergere un indizio sulla loro origine (navigazione, dolore, memorie) per aumentare la risonanza emotiva.

Versione leggermente rivista (mantengo il tuo tono, con piccoli aggiustamenti)


Migranti

segni indecifrabili
lasciano lungo il percorso
come orme sulla sabbia

era un miraggio
la terra promessa

negli occhi, pezzi di cielo
a dire l’avverso destino

resta un muto grido
scatole nere sepolte nel cuore


Traduzione in inglese (per aprire il testo ad altri lettori)


Migrants

indecipherable marks
left along the route
like footprints on the sand

it was a mirage
the promised land

in their eyes, pieces of sky
speaking of adverse fate

what remains is a mute cry
black boxes buried in the heart


Variante 1 Brevità lapidaria


  • Idee chiave: versi molto corti, pausa netta dopo ogni immagine, tono aforistico.
  • Effetto: aumenta la forza di ogni singola immagine, crea una lettura scandita e sospesa.

Migranti

segni
indecifrabili

orme
sulla sabbia

miraggio
terra promessa

occhi
pezzi di cielo

muto grido
scatole nere
sepolte nel cuore


Variante 2 Flusso continuo ed enjambment


  • Idee chiave: versi più lunghi con enjambment marcati che legano le immagini tra loro.
  • Effetto: senso di viaggio senza soluzione di continuità, respiro narrativo più ampio.

Migranti

segni indecifrabili lasciano lungo il percorso come orme sulla sabbia, e il miraggio — la terra promessa — svanisce mentre negli occhi restano pezzi di cielo che raccontano l’avverso destino; resta un muto grido, scatole nere sepolte nel cuore.


Variante 3 Ritmo musicale e ripetizione


  • Idee chiave: uso di anafora e ripetizione per costruire un battito che somigli al passo.
  • Effetto: ipnotico, ritmico, adatto alla lettura ad alta voce o a una musica minimale.

Migranti

Passano segni indecifrabili, passano
lasciando sul percorso orme sulla sabbia, passano
con il miraggio della terra promessa, passano

Passano occhi pieni di pezzi di cielo, passano
che dicono l’avverso destino, passano
e resta un muto grido, passano
scatole nere sepolte nel cuore, passano


Variante 4 Struttura in terzine isoaccentate


  • Idee chiave: tre versi per strofa, simmetria ritmica, eco finale nella terzina.
  • Effetto: senso di inevitabilità; buono per mantenere ordine tematico pur restando lirico.

Migranti

segni indecifrabili lungo il percorso, orme sulla sabbia;
era un miraggio quella terra promessa che bruciava,
negli occhi piccoli pezzi di cielo come vetro spezzato.

A dire l’avverso destino con voce sottile,
resta un muto grido che non vuole spegnersi,
scatole nere sepolte nel cuore come pietre.


Variante 5 Refrain e progressione narrativa


  • Idee chiave: un verso-riffrain che ritorna cambiando significato a ogni ripetizione.
  • Effetto: costruisce accumulo emotivo e restituisce il viaggio come mutazione.

Migranti

segni indecifrabili lasciano una scia — lasciare una scia —
come orme sulla sabbia, la scia sbiadisce

era un miraggio, la terra promessa — lasciare una scia —
negli occhi pezzi di cielo, la scia si spezza

resta un muto grido, scatole nere sepolte nel cuore — lasciare una scia —
e la scia diventa memoria, e la memoria non ci lascia


Variante 4 sviluppata


Migranti

segni indecifrabili lungo il percorso, orme sulla sabbia;
era un miraggio quella terra promessa che bruciava,
negli occhi piccoli pezzi di cielo come vetro spezzato.

A dire l’avverso destino con voce sottile,
resta un muto grido che non vuole spegnersi,
scatole nere sepolte nel cuore come pietre.


Nota sul ritmo e sulla scansione


  • Terzine isoaccentate: mantieni tre accenti principali per verso; questo crea una cadenza regolare che somiglia al passo.
  • Enjambment leggero: usa l’enjambment tra il primo e il secondo verso della terzina per spingere il lettore in avanti senza spezzare il respiro.
  • Punteggiatura come guida: la virgola rallenta, il punto chiude; posizionali per decidere dove far cadere la tensione.

Varianti minime di parola (se desideri alternative)


  • “bruciava” → “sfiorava” per attenuare l’immagine del miraggio.
  • “vetro spezzato” → “pezzi di cielo” (ripetizione intenzionale) per un effetto più onirico.
  • “pietre” → “relitti” per un tono più marittimo e drammatico.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Chris Bathgate - Dizzy Seas (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Un passo dopo l'altro. Flettersi e distendersi. Il ritmo del respiro che cerca il suo equilibrio, con la lentezza di un fluire ipnotico. Il moto meccanico del corpo, il libero spaziare della mente. Ha fatto un lungo cammino, Chris Bathgate. Ha attraversato il silenzio dei boschi e la voce dei propri pensieri. Il suo ultimo album, “Salt Year”, risaliva ormai al 2011. Poi, l'anno scorso, lo schivo riaffacciarsi con l'Ep “Old Factory”. Ed ora, finalmente, il ritorno vero e proprio: perché le canzoni del songwriter americano sono fatte della stoffa preziosa delle cose per cui vale ancora la pena attendere... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: album.link/i/1212405320



noblogo.org/available/chris-ba…


Chris Bathgate - Dizzy Seas (2017)


immagine

Un passo dopo l'altro. Flettersi e distendersi. Il ritmo del respiro che cerca il suo equilibrio, con la lentezza di un fluire ipnotico. Il moto meccanico del corpo, il libero spaziare della mente. Ha fatto un lungo cammino, Chris Bathgate. Ha attraversato il silenzio dei boschi e la voce dei propri pensieri. Il suo ultimo album, “Salt Year”, risaliva ormai al 2011. Poi, l'anno scorso, lo schivo riaffacciarsi con l'Ep “Old Factory”. Ed ora, finalmente, il ritorno vero e proprio: perché le canzoni del songwriter americano sono fatte della stoffa preziosa delle cose per cui vale ancora la pena attendere... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: album.link/i/1212405320


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


1RE - Capitolo 16


Baasà, re d’Israele1La parola del Signore fu rivolta a Ieu, figlio di Anàni, contro Baasà: 2“Io ti ho innalzato dalla polvere e ti ho costituito capo sul mio popolo Israele, ma tu hai seguito la via di Geroboamo e hai fatto peccare il mio popolo Israele, provocandomi con i loro peccati. 3Ecco, io spazzerò via Baasà e la sua casa, e renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat. 4I cani divoreranno quanti della casa di Baasà moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli del cielo”.5Le altre gesta di Baasà, le sue azioni e la sua potenza non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 6Baasà si addormentò con i suoi padri; fu sepolto a Tirsa e al suo posto divenne re suo figlio Ela.7Attraverso il profeta Ieu, figlio di Anàni, la parola del Signore fu rivolta a Baasà e alla sua casa, per tutto il male che aveva commesso agli occhi del Signore, irritandolo con le opere delle sue mani, tanto che la sua casa era diventata come quella di Geroboamo, e perché egli aveva colpito quella casa.

Ela, re d’Israele8Nell'anno ventiseiesimo di Asa, re di Giuda, Ela, figlio di Baasà, divenne re su Israele a Tirsa; regnò due anni. 9Contro di lui congiurò il suo ufficiale Zimrì, comandante della metà dei carri. Mentre egli, a Tirsa, beveva e si ubriacava nella casa di Arsà, maggiordomo a Tirsa, 10arrivò Zimrì, lo colpì e lo fece morire nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, e divenne re al suo posto. 11Divenuto re, appena seduto sul suo trono, colpì tutta la casa di Baasà; non gli lasciò sopravvivere alcun maschio fra i suoi parenti e amici. 12Zimrì distrusse tutta la casa di Baasà, secondo la parola che il Signore aveva rivolto contro Baasà per mezzo del profeta Ieu, 13a causa di tutti i peccati di Baasà e dei peccati di Ela, suo figlio, di quelli commessi da loro e di quelli fatti commettere a Israele, provocando a sdegno con le loro vanità il Signore, Dio d'Israele.14Le altre gesta di Ela e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele?

Zimrì, re d’Israele per sette giorni15Nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, Zimrì divenne re per sette giorni a Tirsa, mentre il popolo era accampato contro Ghibbetòn, che apparteneva ai Filistei. 16Quando il popolo là accampato venne a sapere che Zimrì si era ribellato e aveva ucciso il re, tutto Israele in quello stesso giorno, nell'accampamento, proclamò re su Israele Omri, comandante dell'esercito. 17Omri con tutto Israele si mosse da Ghibbetòn, e strinsero d'assedio Tirsa. 18Quando vide che veniva presa la città, Zimrì entrò nel torrione della reggia, incendiò dietro di sé la reggia e così morì bruciato. 19Ciò avvenne a causa dei suoi peccati, che aveva commesso compiendo ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di Geroboamo e il peccato con cui aveva fatto peccare Israele.20Le altre gesta di Zimrì e la congiura da lui organizzata non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele?21Allora il popolo d'Israele si divise in due parti. Una metà del popolo seguiva Tibnì, figlio di Ghinat, per farlo re, e una metà seguiva Omri. 22Il popolo che seguiva Omri prevalse sul popolo che seguiva Tibnì, figlio di Ghinat. Tibnì morì e Omri divenne re.

Omri, re d’Israele23Nell'anno trentunesimo di Asa, re di Giuda, Omri divenne re su Israele. Regnò dodici anni, di cui sei a Tirsa. 24Poi acquistò il monte Samaria da Semer, per due talenti d'argento. Costruì sul monte e chiamò la città che ivi edificò Samaria, dal nome di Semer, proprietario del monte. 25Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, fece peggio di tutti quelli prima di lui. 26Seguì in tutto la via di Geroboamo, figlio di Nebat, e i peccati che quegli aveva fatto commettere a Israele, provocando a sdegno con le loro vanità il Signore, Dio d'Israele.27Le altre gesta che compì Omri e la potenza con cui agì, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 28Omri si addormentò con i suoi padri; fu sepolto a Samaria e al suo posto divenne re suo figlio Acab.

Acab, re d’Israele29Acab, figlio di Omri, divenne re su Israele nell'anno trentottesimo di Asa, re di Giuda. Acab, figlio di Omri, regnò su Israele a Samaria ventidue anni. 30Acab, figlio di Omri, fece ciò che è male agli occhi del Signore, più di tutti quelli prima di lui. 31Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo, figlio di Nebat, ma prese anche in moglie Gezabele, figlia di Etbàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. 32Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito a Samaria. 33Acab eresse anche il palo sacro e continuò ad agire provocando a sdegno il Signore, Dio d'Israele, più di tutti i re d'Israele prima di lui.34Nei suoi giorni Chièl di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiràm, suo primogenito, e collocò la sua porta a doppio battente sopra Segub, suo ultimogenito, secondo la parola pronunciata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.

__________________________Note

16,8 Ela: regnò due anni, probabilmente 886-885.

16,15 Il regno di Zimrì, forse nell’anno 885, durò solo sette giorni.

16,23 Omri: diventa re in seguito a una contesa interna tra due fazioni del popolo d’Israele (vv. 21-22); dopo sei anni di regno (all’incirca 885-874), porta la capitale da Tirsa, facilmente raggiungibile da oriente, a Samaria, nel centro del territorio e in buona posizione strategica. Il nome Samaria passerà poi anche all’intero regno d’Israele.

16,29 La biografia di Acab (circa 874-853) si intreccia con il ciclo di Elia e termina in 1Re 22,39-40.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-7. Il proseguimento della descrizione del regno di Baasa non è brillante. La profezia di Ieu pronunciata contro di lui è quasi un calco di 14,8-11, oracolo di Achia contro Geroboamo. Si noti anche il non avveramento della profezia perché qui, come per tutti gli altri re, si dà notizia della sepoltura, mentre ciò non avviene per Geroboamo in 14,20. Delle sue gesta si è parlato anche in 15,17-21, mentre in 15,26 si è parlato delle sue origini senza svelare il rango sociale. La condanna espressa nei suoi confronti parte dall'atteggiamento religioso, ma si estende anche allo sterminio della dinastia precedente. Sebbene questo fosse il giudizio decretato da Dio o per la modalità di esecuzione – eccessiva crudeltà – o per la finalità – interesse personale – non si accorda approvazione all'operato di Baasa. Il v. 7 viene ritenuto una glossa perché è in parte una ripetizione del v. 1, sviluppata ripetendo il contenuto dell'oracolo con l'aggiunta della strage compiuta. Su quest'ultima parte poi è assai viva la discussione esegetica.

8-14. Ela re d'Israele (886-885). La campagna militare di Ghibbeton perdura (cfr. c. 15) facendo da sfondo alla irresponsabilità dei due personaggi, attori principali di questa unità. Il re Ela è rimasto nella capitale incurante dei combattimenti e dandosi a una vita gaudente. Un suo ufficiale intuisce che questa è l'occasione buona per rovesciare il re, ma non si accorge di non essere sufficientemente appoggiato, essendo la gran parte della truppa lontana, al fronte. Il colpo di stato, il vero contenuto di questi versetti che null'altro dicono del regno, è letto come il compi. mento della profezia di Ieu per castigare la casa di Baasa, responsabile, come Geroboamo, del peccato di idolatria.

15-20. Zimri re d'Israele (885). Anche in questo caso non si parla di un regno, ma piuttosto di un sogno andato in fumo. L'esercito non approva il gesto di Zimri e gli contrappone Omri, comandante in capo. Questi non perde tempo nel consolidamento del suo potere. In sette giorni raggiunge e prende la capitale. Zimri senza via di scampo preferisce darsi la morte da sé, incendiando la parte più sicura della reggia nella quale si era rinchiuso. Il v. 19 rappresenta lo schema con cui l'autore scrive sviluppando con inflessibile prospettiva teologica gli avvenimenti. Nell'unica settimana in cui Zimri regnò fu senza dubbio impegnato da questioni diverse da quelle religiose. La durata del suo regno divenne proverbiale come attesta 2Re 9,31.

21-22. In poche parole sono riassunti i tre o quattro anni (cfr. vv. 15-23) in cui Omri dovette fare i conti con il tenace oppositore Tibni che godeva di un largo consenso popolare. Probabilmente la morte violenta di costui assicurò la vittoria di Omri.

23-26. Omri re d'Israele (885-874). Nei dodici anni segnalati come durata del regno di Omri sono da includere anche quelli in cui dovette lottare con Tibni. Solo due anni dopo che il potere fu saldo nelle sue mani, Omri si diede a una delle più importanti imprese del suo regno e della storia del regno del Nord: la costruzione di una capitale. La posizione scelta era assai felice. Ad ovest della vecchia capitale, Tirza, Samaria si poneva all'incrocio delle grandi vie di comunicazione che portavano alla pianura di Esdrelon e a Gerusalemme. Si trovava così in una posizione di rilievo strategico e corredata di robuste fortificazioni. Dal possidente del terreno viene il nome della nuova città Samaria che si estenderà a tutta la regione e indicherà il regno del Nord (cfr. 2 Re 17,24). Il giudizio religioso allinea Omri ai colleghi fin qui presentati.

27-28. Il regno è concluso dalle consuete formule che tacciono completamente il rilievo storico di questo re in campo internazionale. L'iscrizione di Mesa ricorda la sua tenacia contro Moab fino a sottometterla di nuovo al giogo israelita; gli annali assiri continuano a parlare di «terra di Omri» e «casa di Omri» anche dopo la sua morte.

29-33. Inizio del regno di Acab (874-853). Lo spazio letterario dato al regno di Acab è assai abbondante rispetto a quello dei colleghi tenendo presente che la formula consueta di conclusione del regno ricorrerà in 22,39-40. L'ampiezza è dovuta all'inserimento di diverso materiale riguardante il profeta Elia. Il regno di Acab si mostra vivace sotto diversi aspetti. Dal punto di vista politico è fecondo di alleanze. I buoni rapporti con la Fenicia vengono ripresi attraverso il matrimonio con Gezabele. Anche con Giuda viene firmato un trattato di pace (cfr. 22,2; 2Cr 18,1). Dal punto di vista militare si devono segnalare le guerre aramee (cfr. c. 20) e, nonostante il silenzio della Bibbia, la lega antiassira formata dai re di Palestina e Damasco per arginare le continue discese degli Assiri già giunti al Mediterraneo attraverso la Fenicia. Anche per l'edilizia l'attività è eccellente (cfr. 22, 39). Dal punto di vista religioso invece si segnala una grande minaccia. Il matrimonio con Gezabele ha aperto la porta alla defezione dalla fede jahvista. Il giudizio negativo sui matrimoni misti già espresso in 11,1-8 e in 15,13 viene ora ribadito con maggior severità. Nei casi precedenti infatti le regine si erano limitate alla devozione privata nei confronti dei loro dei. Gezabele invece inizierà uno sfacciato proselitismo esclusivista a favore di Baal-Melgart, patrono di Tiro. Lo zelo più acceso poteva venirle dal fatto di essere figlia del re-sacerdote Et-Baal, sesto successore di Chiram, l'Ittobaal delle iscrizioni assire e greche. Se il culto delle immagini, con adozione degli elementi naturistici della religione di Canan, era già deviazione dalla purezza jahvista, ora il rischio è assai maggiore. Si tratta di una vera sostituzione di divinità.

34. La ricostruzione di Gerico viene segnalata come uno dei fatti significativi del regno di Acab. In realtà la città non aveva mai cessato di essere un insediamento (cfr. Gs 18,21; Gdc 3,13; 2Sam 10,5), ma ora, sotto gli auspici del re, riprende la sua costruzione. Nel versetto si aggroviglia una duplice possibilità di significato. La maledizione di Gs 6,26 per chi avrebbe ricostruito Gerico pare trovare qui il suo compimento nella morte dei figli di Chiel. Il riferimento al primo e all'ultimo dei figli può voler dire semplicemente che ne perse solo due, oppure, secondo il procedimento di indicare il tutto attraverso gli estremi, che perse tutta la prole. La possibilità alternativa è che si tratti di due sacrifici umani compiuti per la rifondazione. Questa seconda pista sembra meno probabile, data l'assenza di un giudizio morale e l'insistenza nel legame tra i fatti e le parole di Giosuè.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Oggi ho buttato un altro centinaio di libri. Grandi classici. In mezzo c'era anche una copia di Uno, nessuno, centomila. L'ho aperto prima di buttarlo nel sacchetto e sono rimasto affascinato: il libro era tutto forato. Un qualche insetto doveva essere entrato nel libro e – nel corso degli anni – aveva scavato dei tunnel che – a volte attraversavano la pagina – a volte persistevano nelle pagine seguenti. Era una sorta di labirinto nel labirinto dei segni e quei fori, inumani, rendevano il libro un oggetto materiale, gli davano vita.

In mezzo, mentre lo sfogliavo, ho trovato delle mie sottolineature al testo. Anche quelle verranno buttate via. Le sottolineature erano fatte con matita rosa. Ne ho trovate tre, che riporto qua nel diario:

“Mi folgorò in quel bujo il sole che doveva esserci in quell’orto della badia. che non sapevo dove fosse, ma che certo doveva essere verdissimo;”. La parola sottolineata era solo “verdissimo”.

“Quel cassetto era pieno di sue fotografie. Me ne mostrò tante, di antiche e di recenti. – Tutte morte, – le dissi.“. Qua la frase sottolineata era “tutte morte”.

”– Ma davvero, scusi non le sembra bella, cosí verde, questa coperta di lana?“. Qua la parola sottolineata era “verde”.

Anche le mie sottolineature, di quel Fabrizio che chissà quanto tempo fa le prese, in questa edizione, ora tutta divorata, della Newton Compton, anche questi segni che sono segno di qualcosa che avevo in testa in quel momento e che ora non so che significato potrebbero avere, anche quelle – dicevo – verranno buttate via con il libro dove sono state per decenni, nascoste, senza che mai avessi mai aperto il libro per rivederle. Se non lo avessi sfogliato per caso, quelle sottolineature non sarebbero esistite in un certo senso. Cosa sto buttando via gettando quelle deboli linee rosa, non lo so. Il verdissimo, il verde, il tutte morte.


noblogo.org/diario/oggi-ho-but…


Oggi ho buttato un altro centinaio di libri.


Oggi ho buttato un altro centinaio di libri. Grandi classici. In mezzo c'era anche una copia di Uno, nessuno, centomila. L'ho aperto prima di buttarlo nel sacchetto e sono rimasto affascinato: il libro era tutto forato. Un qualche insetto doveva essere entrato nel libro e – nel corso degli anni – aveva scavato dei tunnel che – a volte attraversavano la pagina – a volte persistevano nelle pagine seguenti. Era una sorta di labirinto nel labirinto dei segni e quei fori, inumani, rendevano il libro un oggetto materiale, gli davano vita.

In mezzo, mentre lo sfogliavo, ho trovato delle mie sottolineature al testo. Anche quelle verranno buttate via. Le sottolineature erano fatte con matita rosa. Ne ho trovate tre, che riporto qua nel diario:

“Mi folgorò in quel bujo il sole che doveva esserci in quell’orto della badia. che non sapevo dove fosse, ma che certo doveva essere verdissimo;”. La parola sottolineata era solo “verdissimo”.

“Quel cassetto era pieno di sue fotografie. Me ne mostrò tante, di antiche e di recenti. – Tutte morte, – le dissi.“. Qua la frase sottolineata era “tutte morte”.

”– Ma davvero, scusi non le sembra bella, cosí verde, questa coperta di lana?“. Qua la parola sottolineata era “verde”.

Anche le mie sottolineature, di quel Fabrizio che chissà quanto tempo fa le prese, in questa edizione, ora tutta divorata, della Newton Compton, anche questi segni che sono segno di qualcosa che avevo in testa in quel momento e che ora non so che significato potrebbero avere, anche quelle – dicevo – verranno buttate via con il libro dove sono state per decenni, nascoste, senza che mai avessi mai aperto il libro per rivederle. Se non lo avessi sfogliato per caso, quelle sottolineature non sarebbero esistite in un certo senso. Cosa sto buttando via gettando quelle deboli linee rosa, non lo so. Il verdissimo, il verde, il tutte morte.


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

E come ... Enghivuc e Urgula


Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera E, creatore Antonio Basioli

Einghivuc e Urgula, i Bisolitari. Riprendiamo il blog parlando di loro.

Sicuramente li conoscete, magari con i nomi (inglesi) di Engywook e Urgul! Sono i due gnomi che aiutano Atreiu a raggiungere l'Oracolo Meridionale, e due dei più ripresi nei vari media derivati.

Questa litigiosa copia riprende il topos che il sito TVTropes definisce come Madre Natura, Padre Scienza, ma (in puro stile Endeliano) reinterpreta anche il #topos del mentore dell'eroe dandogli una dimensione più intima e domestica.

Una coppia che non scoppia!


Come molti personaggi, anche il mio primo incontro con la coppia di gnomi è avvenuto nel cartone animato. Lo gnomo è un vecchio studioso, interessato a scoprire i misteri che avvolgono l'Oracolo Meridionale e le porte del suo tempio (la serie animata lo rende addirittura un inventore). Sua moglie invece è una medichessa, un'erborista ed è lei a curare Atreiu. I differenti approcci dei due gnomi (intellettuale e desideroso di riconoscimento lui, materna e spirituale lei) danno vita ad accese discussioni, senza arrivare mai alle mani.

Malgrado le differenze, sono coppia funzionale. Urgula – pur non comprendendo la sete di conoscenza del marito – capisce quanto il suo lavoro sia importante per lui. Einghivuc, d'altra parte, riconosce abbastanza in fretta quando la moglie ha ragione nel rimproverarlo. I due si amano molto, come testimoniato dalla scena dell'episodio del cartone che ricordo meglio (The Three Feeling Stones) dove Urgula si rivolge al marito chiamandolo “[...] mio cavaliere azzurro in pensione!“.

Da un punto di vista narrativo, i due si possono considerare come dei mentori per Atreiu, in modo particolare Einghivuc – introdotto come uno studioso dell'Oracolo.

La relazione nella solitudine


Poco utilizzato fuori dal libro è l'epiteto della coppia: Bisolitari.

Si tratta di una parola creata ad hoc dalla traduttrice italiana, Amina Pandolfi, con la complicità di Ende stesso (all'epoca residente in Italia), come affermato dallo stesso autore nel suo saggio Italiano e tedesco. Due lingue e un narratore.

In originale viene infatti utilizzato il termine tedesco Zweisiedler, creato in precedenza dal filosofo Nietzche per il suo Così parlò Zaharatustra. Si tratta di una crasi di due parole tedesche: “zwei” (due) e “Einsiedler” (solitario, eremita), una parola che è una contraddizione di per sé, poiché associa alla solitudine dell'eremita una dimensione duale, di relazione con un'altra persona.

Tenendo conto della dinamica di coppia dei due e del loro ruolo condiviso di mentori e guide di Atreiu, la parola funziona! Nuovamente Ende gioca con i topoi e i loro stereotipi. Nell'avventura di Atreiu, il #mentore non è un vecchio saggio solitario, considerato folle dai più, come nella maggior parte della narrativa fantastica, bensì una coppia sposata che si sostiene l'uno con l'altra, litiga e insieme opera.

Un confronto con Tolkien


Parlando di coppie sagge che vivono isolate, il pensiero non può andare a quella formata da Tom Bombadil e Baccadoro (Marrygold) del Signore degli Anelli. Le due copie però risultano solo nell'essere una coppia e nell'aver soccorso e guidato gli eroi (Frodo e Sam nel caso di Tom e sua moglie, Fuchùr e Atreiu in quello dei Bisolitari). Anche l'impatto narrativo che esse hanno è diverso. Tom Bombadil ha infatti un maggior peso narrativo della moglie, mentre Enghivuc e Urgula si muovono sempre insieme: anche durante le spiegazioni dello gnomo ad Atreiu, Urugula non rimane in silenzio ma interviene nella discussione, ricordando al marito che la sua scienza non può comunque spiegare i grandi misteri.

E se Bombadil e Baccadoro sono una coppia che incarna l'alterità della natura, i Bisolitari sono invece un duo più reale e verosimile, con una dimensione domestica spesso assente nella figura del mentore dell'eroe.


noblogo.org/la-biblioteca-di-a…

Afflati

la scrittura si traduce in genesi di fonemi – espansi in luce accensioni del sangue e voli

-orifiamme o altezze pari ad afflati d' angeli-

Riflessione breve


Bella immagine: la scrittura come genesi, fonemi che si espandono in luce, sangue e voli — sensazioni sacre e corporee insieme. L'ultima strofa apre su metafore forti («orifiamme», «afflati d'angeli») che chiudono il testo su un registro alto e mistico.


Traduzione poetica in inglese


Writing translates into genesis
of phonemes — expanded
into light ignitions of blood and flight

-oriflames or heights
equal to the breaths of angels-


Osservazioni stilistiche e suggerimenti


  • Linguaggio: il connubio tra corporeità («sangue») e trascendenza («angeli», «luce») è efficace. Mantieni la tensione tra visibile e invisibile.
  • Ritmo: le pause e gli enjambement funzionano; puoi giocare con la punteggiatura per modulare il respiro del lettore (più pause per rallentare, meno per accelerare).
  • Scelte lessicali: «orifiamme» è potente e originale; se vuoi chiarire, puoi svilupparne l'immagine con un aggettivo o un verso in più.
  • Coesione: il legame tra «scrittura» e «genesi» è il centro semantico. Se desideri enfatizzarlo, ripeti o richiami la parola «genesi» o suoi sinonimi in chiusa.

Due versioni alternative (brevi)


1) Più contemplativa, allungo il ritmo: la scrittura si traduce in genesi
di fonemi espansi, in luce: accensioni
del sangue, voli che non conoscono terra

-orifiamme, alture —
afflati d'angeli riecheggiano nel petto-

2) Più secca, immagini nette: la scrittura è genesi
fonemi che si spalancano in luce,
accensioni di sangue, voli

-orifiamme, vette
afflati d'angeli-


Versione minimalista


la scrittura è genesi
fonemi in luce
accensioni di sangue
voli

-orifiamme
afflati d'angeli-


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Hurray For The Riff Raff – The Navigator (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Descritta come una delle voci più promettenti dell'ultima generazione folk americana, Alynda Segarra, anima del progetto Hurray for the Riff Raff, scombinerà non poco le certezze di chi l'aveva già incasellata nella grande famiglia della tradizione, ambasciatrice di umori country, hillbilly e blues, di quella roots music che aveva ispirato la sua opera dopo anni di convivenza con la città adottiva di New Orleans... artesuono.blogspot.com/2017/06…


Ascolta il disco: album.link/i/1181880598



noblogo.org/available/hurray-f…


Hurray For The Riff Raff – The Navigator (2017)


immagine

Descritta come una delle voci più promettenti dell'ultima generazione folk americana, Alynda Segarra, anima del progetto Hurray for the Riff Raff, scombinerà non poco le certezze di chi l'aveva già incasellata nella grande famiglia della tradizione, ambasciatrice di umori country, hillbilly e blues, di quella roots music che aveva ispirato la sua opera dopo anni di convivenza con la città adottiva di New Orleans... artesuono.blogspot.com/2017/06…


Ascolta il disco: album.link/i/1181880598


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


1RE - Capitolo 15


Abiam re di Giuda1Nell'anno diciottesimo del re Geroboamo, figlio di Nebat, Abiam divenne re su Giuda. 2Regnò tre anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 3Egli imitò tutti i peccati che suo padre aveva commesso prima di lui; il suo cuore non fu integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. 4Ma, per amore di Davide, il Signore, suo Dio, gli concesse una lampada a Gerusalemme, facendo sorgere suo figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, 5perché Davide aveva fatto ciò che è retto agli occhi del Signore e non aveva deviato da quanto il Signore aveva ordinato, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di Uria l'Ittita.6Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. 7Le altre gesta di Abiam e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Ci fu guerra fra Abiam e Geroboamo. 8Abiam si addormentò con i suoi padri; lo seppellirono nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Asa.

Asa, re di Giuda9Nell'anno ventesimo di Geroboamo, re d'Israele, Asa divenne re di Giuda. 10Egli regnò quarantun anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 11Asa fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come Davide, suo padre. 12Eliminò i prostituti sacri dalla terra e allontanò tutti gli idoli che avevano fatto i suoi padri. 13Privò anche sua madre Maacà del titolo di regina madre, perché ella aveva eretto ad Asera un'immagine infame; Asa demolì l'immagine infame e la bruciò nella valle del torrente Cedron. 14Ma non scomparvero le alture, anche se il cuore di Asa si mantenne integro nei riguardi del Signore per tutta la sua vita. 15Fece portare nel tempio del Signore le offerte consacrate da suo padre e quelle consacrate da lui stesso, consistenti in argento, oro e utensili.16Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d'Israele, per tutta la loro vita. 17Il re d'Israele, Baasà, salì contro Giuda; egli fortificò Rama per impedire il transito ad Asa, re di Giuda. 18Asa prese tutto l'argento e l'oro rimasti nei tesori del tempio del Signore e nei tesori della reggia, li consegnò ai suoi ministri, che li portarono per ordine del re Asa a Ben-Adàd, figlio di Tabrimmòn, figlio di Cheziòn, re di Aram, residente a Damasco, con questa proposta: 19“Ci sia un'alleanza fra me e te, come tra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando un dono d'argento e d'oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasà, re d'Israele, in modo che egli si ritiri da me”. 20Ben-Adàd ascoltò il re Asa; mandò contro le città d'Israele i comandanti del suo esercito, che colpirono Iion, Dan, Abel-Bet-Maacà e l'intera regione di Chinaròt, compreso tutto il territorio di Nèftali. 21Quando lo seppe, Baasà smise di fortificare Rama e tornò a Tirsa. 22Allora il re Asa convocò tutti quelli di Giuda, nessuno escluso; costoro andarono a prendere le pietre e il legname con cui Baasà stava fortificando Rama e con essi il re Asa fortificò Gheba di Beniamino e Mispa.23Tutte le altre gesta di Asa, tutta la sua potenza e tutte le sue azioni, le città che egli edificò, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Tuttavia nella sua vecchiaia fu ammalato ai piedi. 24Asa si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat.

Nadab, re d’Israele25Nadab, figlio di Geroboamo, divenne re su Israele nell'anno secondo di Asa, re di Giuda, e regnò su Israele due anni. 26Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di suo padre e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele. 27Contro di lui congiurò Baasà, figlio di Achia, della casa di Ìssacar; Baasà lo colpì a Ghibbetòn, che apparteneva ai Filistei, mentre Nadab e tutto Israele assediavano Ghibbetòn. 28Baasà lo fece morire nell'anno terzo di Asa, re di Giuda, e divenne re al suo posto. 29Appena divenuto re, egli colpì tutta la casa di Geroboamo: non risparmiò nessuno della stirpe di Geroboamo, fino ad estinguerla, secondo la parola del Signore pronunciata per mezzo del suo servo Achia di Silo, 30a causa dei peccati che Geroboamo commise e fece commettere a Israele, e a causa dello sdegno a cui aveva provocato il Signore, Dio d'Israele.31Le altre gesta di Nadab e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 32Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d'Israele, per tutta la loro vita.

Baasà, re d’Israele33Nell'anno terzo di Asa, re di Giuda, Baasà, figlio di Achia, divenne re su tutto Israele a Tirsa. Regnò ventiquattro anni. 34Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di Geroboamo e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele.

__________________________Note

15,1-8 Il regno di Abiam fu verosimilmente negli anni 913-911.

15,6 Viene ripetuta la stessa formula già presente in 14,30.

15,9 Si ritiene che Asa abbia regnato negli anni 911-870.

15,12 prostituti sacri: di ambedue i sessi (vedi Dt 23,18), a disposizione dei frequentatori dei santuari. La prostituzione sacra costituì un pericolo costante per la fede e la moralità del popolo di Dio.

15,18 Ben-Adàd... re di Aram: si tratta di Ben-Adàd I, col quale Asa inizia quella politica delle alleanze che i profeti rimprovereranno in continuazione. Aram, ossia il regno arameo di Damasco, causerà molti danni al vicino regno d’Israele, dai tempi di Elia ed Eliseo a quelli di Isaia, fino all’avvento del pericolo comune, quando i due stati dovranno fronteggiare l’espansionismo assiro.

15,25 Nadab: regnò all’incirca negli anni 910-909.

15,33 Baasà: regnò probabilmente negli anni 909-886.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


Nel presente capitolo e nel successivo continua il movimento oscillatorio tra Nord e Sud per presentarne i rispettivi re. L'arco di tempo presentato copre una settantina d'anni dal 914 all'853 circa. Il Sud in tutto questo tempo vede succedersi solo due re, il Nord ben cinque e due dinastie: l'instabilità è ormai inaugurata. Anche in questi due capitoli non si entrerà nel merito di questioni politiche, militari, economiche, elementi decisivi nella gestione di un regno, ma si vaglieranno severamente i re dal punto di vista religioso. Il metro con cui saranno misurati i re è diverso per la casa di Giuda e per Israele. I primi vengono confrontati con Davide (15,3-11) per deciderne l'approvazione o la condanna; i secondi vengono paragonati a Geroboamo (15,26-34; 16,2.3.7.19.26.30) e assimilati a lui come idolatri e meritevoli di negativa sentenza.

1-8. Abiam re di Giuda (914-911). Passo parallelo in 2Cr 13. La formula di rito presenta il nuovo re. La data di inaugurazione del regno è data secondo la cronologia del collega settentrionale. La durata del regno è assai breve. Il nome della regina madre è qui da accettare tranquillamente in base al parallelo 2Cr 11,20, mentre lo si dovrà discutere al v. 10. In uno stile tipicamente deuteronomista il breve regno viene presentato evidenziando il contrasto tra l'infedeltà del re e la fedeltà di Dio. La scelta di Davide e di Gerusalemme non viene revocata nonostante l'ingratitudine e la ribellione di chi, continuando la dinastia, deve anche prolungare la lealtà. Il ritornello finale di ogni regno fa da ponte tra questo momento negativo e il più disteso regno di Asa.

9-10. Asa re di Giuda (911-870). Passo parallelo in 2Cr 14-16. Nella consueta formula introduttoria si trova il problema del nome materno. Maaca viene presentata come madre di Asa oltre che di Abiam suo padre (v. 2). Si può trovare una spiegazione nella povertà di vocabolario per cui un termine assume più sfumature. Così per esempio al v. 3 si parla di Davide come ’ab, «padre», di Abiam, ma la traduzione scelta è antenato. Nel caso di Maaca il termine ’ēm deve essere tradotto «nonna». Probabilmente la moglie di Abiam era scomparsa prematuramente e la funzione di regina madre durante il regno di Asa veniva ricoperta da sua nonna Maaca.

11-15. L'interesse per l'attività religiosa del regnante è sempre in primo piano. Lo zelo di Asa nel ripristino del culto jahwista arriva fino a destituire la nonna dal solenne ruolo di regina madre, promotrice del culto ad Asera. È personalmente il re a distruggere il simulacro, probabilmente in rapporto con il culto fallico, nella valle del Cedron già immonda per i sepolcri. Nonostante la sua fedeltà incondizionata non riuscì però ad attuare una purificazione totale. Le alture tanto care al popolo venivano ancora frequentate. All'azione negativa di soppressione dei culti idolatrici si affianca quella positiva di arricchimento del tempio con preziosi doni votivi.

16-22. Sulla divisione dell'ex-impero salomonico e sul conseguente indebolimento aveva puntato gli occhi Damasco per l'incremento dei propri interessi. Un rapporto d'intesa o contrasto con la nascente potenza era determinante. Asa cerca un accordo col re di Damasco Ben-Adad per togliersi di dosso i tentativi di espansione di Baasa d'Israele. Questi spingendosi a sud aveva preso Rama distante da Gerusalemme solo 7 km e la stava fortificando per bloccare le importanti vie di comunicazione e isolare Giuda. Asa “compra” l'appoggio di Ben-Adad con l'invio dei tesori della reggia e del tempio. Sebbene dal punto di vista religioso ciò non sia positivo, come non sarebbe lodevole nella mentalità deuteronomista la ricerca di alleanze diverse da quella con JHWH, non vi è in proposito accenno di giudizio. L'offerta di Asa è accolta. Ben-Adad sfonda i confini settentrionali d'Israele con successo. Il re Baasa deve lasciare immediatamente il fronte meridionale per fermare l'avanzata dell'invasore al nord. Asa sequestra il materiale da costruzione destinato a Rama e lo impiega per Gheba.

23-24. La rituale formula di conclusione del regno è preceduta da un fugace ricordo dei risultati positivi del regno: vittorie e costruzioni.

25-31. Nadab re d'Israele (910-909). Si risale al Nord per il breve regno di Nadab. Il giudizio religioso prontamente presentato è negativo: il nuovo re è erede del padre nel potere e nell'idolatria. Sarà punito da una congiura capeggiata da Baasa che riuscirà a rovesciare sia lui che la sua dinastia attraverso l'uccisione di tutti i maschi della casa reale. Vengono così compiute le parole di Achia di Silo in 14,10-11. L'occasione per il complotto fu il tentativo di riconquistare Ghibbeton, città danita caduta in mano ai Filistei che cercavano di recuperare l'antico prestigio. Il v. 32 è una ripetizione del v. 16.

15,32-16,7 Baasa re d'Israele (909-886). Sono i versetti che aprono il regno di Baasa la cui descrizione si concluderà al v. 7 del capitolo seguente. Nuova dinastia, nuova capitale: viene scelta Tirza nella regione di Manasse. Sebbene di un casato diverso, Baasa condivide con Geroboamo la biasimata politica religiosa attirandosi la condanna dell'agiografo.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

[rotazioni]solo tre note e una grande varietà di intervalli]”

la sonora di sbaglio] [ERRNAMENOTRESOLVEDbassoESSE riparte [il container pittumàto stanno nei rumori di fini-ricamatrici lùpide nel trascinamento automatico nei] bozzi a corda la doppia_esse [misura mezza misura è] netta per le parti dei betonieri si] fa male nelle grandìne non] avvisandole [salve -o] scompare lo] armano a rete


noblogo.org/lucazanini/rotazio…

Un volgere d'anni

mi sveglia il canto del gallo non trovo la tua mano ti sei appena alzata

c'incalza tiranno il tempo in questo volgere d'anni

benché non t'abbia sciupato questa luminosità del viso

quanti da aspettare ancora inverni a gelare le ossa

30.10.23

Risposta breve


Bellissima poesia: semplice, intima, sospesa sul tempo che avanza e sull’assenza che pesa. Le immagini del mattino e del corpo che invecchia funzionano molto bene.


Lettura e temi principali


  • Tema: lo scorrere del tempo e il peso dell’assenza affettiva nell’intimità quotidiana.
  • Immagini ricorrenti: il canto del gallo (risveglio, quotidiano), la mano non trovata (vuoto), la luce del viso che resiste (tenacia della bellezza/interiorità), gli inverni a gelare le ossa (metafora del tempo che consuma).
  • Tono: malinconico ma non rassegnato; c’è attenzione tenera verso la persona amata.

Forza stilistica


  • Il linguaggio è piano e diretto, efficace per il registro confidenziale.
  • L’alternanza tra azione quotidiana (“mi sveglia il canto del gallo”, “ti sei appena alzata”) e meditazione sul tempo crea un buon equilibrio.
  • L’espressione finale “quanti da aspettare ancora / inverni a gelare le ossa” chiude con un’immagine potente e resistente.

Piccoli suggerimenti di revisione


  • Valuta di lavorare sulle cesure per regolare il ritmo: qualche verso più corto o una pausa puntata possono rafforzare la scansione meditativa.
  • Considera una lieve variazione lessicale per evitare ripetizioni vicine (es. “volgere d’anni” e “in questo volgere d’anni” sono simili; si può mantenere la formula solo una volta per maggior impatto).
  • Punteggiatura: l’inserimento di una virgola o un punto in punti strategici (dopo “mi sveglia il canto del gallo” o dopo “ti sei appena alzata”) può modulare la voce del parlante senza appesantire.

Esempio di alternativa minimale: mi sveglia il canto del gallo,
non trovo la tua mano;
ti sei appena alzata.


Traduzione inglese proposta


A turning of years

the rooster’s call wakes me
I don’t find your hand
you have just risen

time presses like a tyrant
in this turning of years

though it has not wasted you
this brightness of face

how many more to wait
winters to freeze the bones


Varianti mantenendo la stessa voce


Variante 1 — piccole cesure (ritmo scandito)


mi sveglia il canto del gallo,
non trovo la tua mano.
Ti sei appena alzata.

C’incalza, tiranno, il tempo
in questo volgere d’anni.

Benché non t’abbia sciupata
questa luminosità del viso,

quanti ancora da aspettare,
inverni a gelare le ossa.

Breve nota: introduce virgole e punti per modulare il respiro senza cambiare le immagini.


Variante 2 — lingua più piana, tono colloquiale


Mi sveglia il canto del gallo.
La tua mano non c’è;
ti sei appena alzata.

Il tempo ci spinge, tiranno,
in questo volgere d’anni.

Eppure non ti ha consumata
questa luce sul viso.

Quanti inverni ancora aspettare
per sentire le ossa gelare.

Breve nota: frasi leggermente più dirette, ordine invertito negli ultimi versi per chiudere sull’immagine dell’inverno.


Variante 3 — tono più intimo e concentrato (minimalista)


canto del gallo: mi sveglia.
la tua mano non trovo.
ti sei alzata.

tiranno è il tempo
in questo volgere d’anni.

non t’ha sciupata
questa luminosità.

quanti inverni ancora
a gelare le ossa

Breve nota: versi più scarni, poche maiuscole per aumentare l’intimità e l’urgenza.


Variante 4 — lieve intensificazione lirica


Mi sveglia il canto del gallo;
mano che cerco e non trovo —
ti sei appena alzata.

Ci incalza, tiranno, il tempo
in questo volgere d’anni.

Non ti ha consumata, no:
questa luminosità del viso.

E allora quanti ancora aspettare,
quanti inverni a gelare le ossa?

Breve nota: piccole ripetizioni enfatiche e punteggiatura più vivace per accentuare il punto emotivo.



noblogo.org/norise-3-letture-a…

Seamus Fogarty – The Curious Hand (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Non erano più di cinque anni fa, quando l'ombra di un omone irlandese si stagliava su Londra: pochi sapevano che in città c'era l'ennesimo cantautore in cerca di fortuna. Cosa poteva fare, uno che era riuscito a perdere l'autobus per Dublino e a passare quindi la notte a Carlow, la Guastalla d'Irlanda (detto con rispetto e affetto da chi è stato in entrambe), nel “tritacarne” dei musicisti?... artesuono.blogspot.com/2017/10…


Ascolta il disco: album.link/i/1259142533



noblogo.org/available/seamus-f…


Seamus Fogarty – The Curious Hand (2017)


immagine

Non erano più di cinque anni fa, quando l'ombra di un omone irlandese si stagliava su Londra: pochi sapevano che in città c'era l'ennesimo cantautore in cerca di fortuna. Cosa poteva fare, uno che era riuscito a perdere l'autobus per Dublino e a passare quindi la notte a Carlow, la Guastalla d'Irlanda (detto con rispetto e affetto da chi è stato in entrambe), nel “tritacarne” dei musicisti?... artesuono.blogspot.com/2017/10…


Ascolta il disco: album.link/i/1259142533


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


Ridimensionare volumi LVM


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

lvmSupponiamo di avere 3 volumi logici, ad es. vol1, vol2, vol3 e di voler aumentare il secondo a discapito degli altri due.

Un’esigenza analoga, su un filesystem partizionato in 3 parti in maniera canonica, è un mezzo incubo perché il ridimensionamento della partizione centrale prevede un discreto numero di salti mortali per manenere la contiguità e per non rischiare di lasciare buchetti inutilizzabili fra una partizione e l’altra.

Provo a buttare giù due righe su quello che mi verrebbe di fare:

  1. riduco la prima partizione
  2. riduco la terza partizione
  3. sposto la terza partizione fino alla fine del disco
  4. sposto la seconda partizione fino alla fine della prima partizione
  5. estendo la seconda partizione fino alla fine della prima

Tutto questo tenendo presente che l’unità minima allocabile è il blocco (512 bytes) e che l’operazione che mi fa più paura è il move della partizione. parted non ha un comando “move” diretto. La procedura richiede di calcolare i nuovi settori, spostare i dati e aggiornare la tabella delle partizioni.

Senza una GUI come quella di gparted, bisogna farsi letteralmente i conti con carta e penna prima di agire e c’è il rischio, comunque molto alto, di commettere errori che sarebbero disastrosi.

LVM, al confronto, è una boccata d’ossigeno.

LVM dà la possibilità di ridimensionare volumi in maniera più semplice rispetto al partizionamento più tradizionale perché la dimensione della partizione è disaccoppiata da concetti di contiguità e dalla geometria del disco.

Nel caso del partizionamento tradizionale infatti le partizioni sono dei blocchi di settori consecutivi in cui ogni partizione inizia in un settore finisce in un altro.

Con LVM invece l’approccio è radicalmente diverso. La minima unità allocabile è l’extent (default 4 MiB) che serve per mappare un volume fisico in un volume logico.

Se immaginiamo che il volume fisico possa essere spezzettato in altrettanti extents in una sorta di “paniere”, il volume group, il volume logico non è altro che un insieme di questi extents pescati dal volume group (senza alcuna pretesa d’ordinamento) a cui posso:

  • aggiungere extents prelevandoli dal volume group
  • levare extents riponendoli nel volume group (o assegnandoli ad altri volumi logici).

Queste proprietà conferiscono una grande flessibilità alle operazioni di riduzione ed estensione dei volumi.

1. Cose che è bene ricordare quando si manipolano i volumi logici.


PartizioniQuando si riduce o aumenta un filesystem, è bene smontare le partizioni e volumi logici.

Ridurre un volume logicoQuando si riduce un volume logico, si deve:

  1. fare un check del filesystem
  2. ridurre il filesystem
  3. ridurre il volume logico

Estendere un volume logicoQuando si aumenta un volume logico, al contrario, si deve:

  1. estendere il volume logico
  2. estendere il filesystem
  3. fare un check del filesystem

Calcolare lo spazio allocabileUn volume logico è composto da un insieme di extents, blocchi grandi di default 4 MiB, che sono la minima unità allocabile. Un volume logico è quindi sempre corrispondente ad un multiplo di 4 MiB, n extents di cui n-1 allocabili, il rimanente per i metadati. Ad es. un volume logico di 2 GiB è composta da 512 extents di cui 511 allocabili.

La potenza di dueSi deve tenere sempre presente che, nella matematica del calcolo dello spazio, si considerano le potenze di 2. Non di 10. Quindi un GiB equivale a 1024 MiB, non a 1000. Di conseguenza, se dividessi un GiB in due parti uguali avrei 2 blocchi da 512 MiB non da 500.

Estensione e riduzioneNelle istruzioni di estensione (lvextend) e riduzione (lvreduce) possiamo scegliere ciò che va specificato fra 4 modalità:

  1. il numero totale di extents
  2. il delta in aggiunta o in diminuzione degli extents (a seconde che l’operazione sia rispettivamente di estensione o di riduzione)
  3. la dimensione totale espressa in KiB-MiB-GiB-TiB
  4. come prima, il delta in aggiunta o in diminuzione della dimensione espresso in KiB-MiB-GiB-TiB


2. Scenario 1: Estensione e riduzione di volumi logici


Supponiamo di avere un disco da 2 GiB (2048 MiB) diviso in 3 volumi logici da 550 MiB, 350 MiB e 1148 MiB di e di volerne ridurre due per ampliare il terzo.

Vogliamo ridurre il primo di 150 MiB, il terzo di 330 MiB e aumentare corrispondentemente il secondo volume di 480 MiB.

Prepariamo il laboratorio col solito file appiccicato ad un loop device. Su quello definirò il volume group, il mio “paniere” di extents.

# creazione device
fallocate -l 2GiB disk_1.img

# creazione device e volum group
vgcreate vg_lab $(losetup -Pf --show disk_1.img)

# creazione volumi logici
lvcreate -n lv_lab_1 vg_lab -L 550M
lvcreate -n lv_lab_2 vg_lab -L 350M
lvcreate -n lv_lab_3 vg_lab -l 100%FREE

# formattazione volumi logici
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_1
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_2
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_3

# mount dei volumi
mkdir vol_1 vol_2 vol_3
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/lv_lab_1 vol_1
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/lv_lab_2 vol_2
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/lv_lab_3 vol_3

2.1. Step 0: curiosità


Prima di cominciare esaminiamo un po’ di dati, ad es. di quanti extents sono composti i nostri oggetti.

pvdisplay /dev/loop9
  --- Physical volume ---
  PV Name               /dev/loop9
  VG Name               vg_lab
  PV Size               2,00 GiB / not usable 4,00 MiB
  Allocatable           yes (but full)
  PE Size               4,00 MiB
  Total PE              511
  Free PE               0
  Allocated PE          511
  PV UUID               YmLOru-bIdL-iqGb-vJfI-RsTk-yhv7-vSJhkX

pvdisplay mi dà informazioni sul disco fisico che andrò ad aggiungere nel volume group. Fra queste:
  • PV Name: il nome del device, /dev/loop9
  • VG Name: è il nome del gruppo di volume, vg_lab, visibile solo perché abbiamo creato il gruppo di volume direttamente sul dispositivo invece che passare prima da pvcreate.
  • PV Size: 2 GiB, la dimensione del nostro “disco”
  • PE Size: dove PE sta Physical Extent, è di 4 MiB
  • Total PE sono i PE totali e sono 511, come previsto.


vgdisplay vg_lab
  --- Volume group ---
  VG Name               vg_lab
  System ID
  Format                lvm2
  Metadata Areas        1
  Metadata Sequence No  1
  VG Access             read/write
  VG Status             resizable
  MAX LV                0
  Cur LV                0
  Open LV               0
  Max PV                0
  Cur PV                1
  Act PV                1
  VG Size               <2,00 GiB
  PE Size               4,00 MiB
  Total PE              511
  Alloc PE / Size       0 / 0
  Free  PE / Size       511 / <2,00 GiB
  VG UUID               6D89ck-c2Ni-XlMN-5Was-rh5j-vi2t-5juCXt

vgdisplay mi dà informazioni sul gruppo di volumi. Fra queste, disitnguiamo
  • VG Name: il nome del volume group, già visto in pvdisplay, vg_lab
  • VG Size: la dimensione del volume group, minore di 2 GiB perché ci sono i metadati da considerari
  • PE Size: la dimensione di un extent, 4 MiB
  • Total PE / Size: Il numero totale di extent allocabili, che conferma VG Size, pari a 511 invece che 512.
  • Alloc PE: il numero totale di extent allocati, momento della creazione del volume group è 0
  • Free PE / Size: il numero totale di extent liberi, prima della creazione dei volumi logici è 511

Cosa succede quando creerò i volumi logici? Che cambia il numero di PE liberi e allocati. Siccome userò tutti gli extent disponibili, i valori per Alloc PE e Free PE si invertiranno rispetto a prima.

Infatti dopo la creazione dei volumi logici, vgdisplay mi dirà:

vgdisplay vg_lab
  --- Volume group ---
  VG Name               vg_lab
  ...
  Alloc PE / Size       511 / <2,00 GiB
  Free  PE / Size       0 / 0
  ...  

511 extents allocati come confermato dai dati desumibili dei 3 volumi logici
lvdisplay vg_lab
 --- Logical volume ---
  LV Path                /dev/vg_lab/lv_lab_1
  LV Name                lv_lab_1
  VG Name                vg_lab
...
  LV Size                552,00 MiB
  Current LE             138
...
 --- Logical volume ---
  LV Path                /dev/vg_lab/lv_lab_2
  LV Name                lv_lab_2
  VG Name                vg_lab
...
  LV Size                352,00 MiB
  Current LE             88
...
 --- Logical volume ---
  LV Path                /dev/vg_lab/lv_lab_3
  LV Name                lv_lab_2
  VG Name                vg_lab
...
  LV Size                1,11 GiB
  Current LE             285
...

Per il primo, il secondo e il terzo volume logico abbiamo rispettivamente:
  • 138, 88, 285 extents corrispondenti a
  • 552 MiB, 352 MiB e 1140 MiB (1,11 GiB)
  • per un totale di 2044 MiB, al netto dei metadati.

Possiamo notare subito che le dimensioni non corrispondono a quanto indicato in lvcreate.

lvcreate -n lv_lab_1 vg_lab -L 550M
lvcreate -n lv_lab_2 vg_lab -L 350M
lvcreate -n lv_lab_3 vg_lab -l 100%FREE

Questo succede perché vengono sempre approssimate all’extent più vicino. Ecco perché il primo e il secondo volume sono diventati di 552 (138 extents) e 352 MiB (88 extents).

Sempre ricordando la particolarità dei multipli di 4 MiB legati a LVM, anche la riduzione di 150 MiB e di 330 MiB dei due volumi saranno approssimate sempre all’extent più vicino (152 MiB=38 extents e 332=83 extents). Questo dettaglio si rivelerà fondamentale quando dovremo ridimensionare il filesystem.

Con questa rinnovata consapevolezza cominciamo a ridimensionare.

2.2. Step 1: Smontare i dischi

umount /dev/vg_lab/lv_lab_1
umount /dev/vg_lab/lv_lab_2
umount /dev/vg_lab/lv_lab_3

2.3. Step 2: Riduzione del filesystem


Se dovessi ridimensionare solo il filesystem, sarebbe sufficiente considerare dimensioni che siano potenze di 2 e non di 10.

Ma sapendo che sotto c’è un LVM, sappiamo che per mantenere l’allineamento fra filesystem e volumi logici, oltre che potenze di due le dimensioni devono essere anche multipli di 4MiB.

Ecco perché anche nel resize reale del filesystem non dovrò levare 150 MiB e 330 MiB ma 148 MiB (37 PE) e 328 (82 PE) (è buona norma approssimare per difetto all’extent più vicino per maggior prudenza) per un totale effettivo di 476 MiB (119 PE)

Il filesystem del primo volume sarà dunque di 552 MiB – 148 MiB = 404 MiB. Il filesystem del terzo volume sarà di 1140 MiB – 328 MiB = 812 MiB.

# check dei filesystem
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_1
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_2
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_3

# Riduco il primo filesystem di 148 MiB
resize2fs /dev/vg_lab/lv_lab_1 404M

# Riduco il terzo filesystem di 328 MiB
resize2fs /dev/vg_lab/lv_lab_3 812M

2.4. Step 3: Ridimensionare i volumi logici


La riduzione del volume logico può essere fatta in 4 modi come sappiamo, ad es. sul primo volume:

# il numero totale di extents, 138 PE - 37 PE = 101 PE
lvreduce -l 101 /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

# il numero di exrtents da sottrarre, 38 PE
lvreduce -l -37 /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

# la dimensione totale da ottenere, 404 MiB
lvreduce -L 404M /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

# il numero di MiB da sottrarre, 148 MiB
lvreduce -L -148M /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

Per maggior chiarezza userò il size assoluto in modo da farlo corrispondere a resize2fs
# Riduco il primo volume logico di 148 Mib
lvreduce -L 404M /dev/vg_lab/lv_lab_1

# Riduco il terzo volume logico di 328 Mib
lvreduce -L 812M /dev/vg_lab/lv_lab_3

Verifichiamo quanti siano i PE residui
vgdisplay vg_lab | grep "Free  PE"
 Free  PE / Size       119 / 476,00 MiB

119 extents, come previsto.

2.5. Step 4: Estendere il volume logico


Dopo aver ridotto il primo e il terzo volume, non ci rimane che estendere il secondo in base alla scaletta indicata prima:

  1. si estende il secondo volume logico
  2. si estende il filesystem
  3. si esegue il check fnale del filesystem

L’estensione del volume, come ormai ben sappiamo, non sarà di 480 MiB ma di 476 MiB (37 PE + 82 PE = 119 PE) per via degli arrotondamenti effettuati nella riduzione degli altri volumi logici.

# specifico gli extent che so essere residui
lvextend -l +119 /dev/vg_lab/lv_lab_2
# o, equivalentemente
# lvextend -L +476M /dev/vg_lab/lv_lab_2

# estendo il filesystem
resize2fs /dev/vg_lab/lv_lab_2 828M

# check filesystem
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_2

2.6. Step 5: Bonus


Come premio per essere arrivato in fondo, posso rivelare come fare in un colpo solo tutte le operazioni descritte sopra.

È vero che c'è poco da considerare, giusto tenere a mente che su LVM ogni oggetto è multiplo di 4 MiB e che bisogna ridimensionare filesystem e volumi logici in ugual modo per non generare pericolose anomalie, ma tutte le operazioni che ho descritto nei passi 2-4 possono essere fatte con un unico comando che provvederà ad eseguire nell'ordine corretto e con le giuste approssimazioni:

  • il check del filesystem
  • il ridimensionamento del filesystem
  • il ridimensionamento dei volumi logici

Dunque, tutto il pippone atomico precedente può essere condensato in un unico, solido comando:

# Riduce il primo volume logico e il filesystem
lvreduce -r -L -150M /dev/vg_lab/lv_lab_1

# Riduce il terzo volume logico e il filesystem
lvreduce -r -L -330M /dev/vg_lab/lv_lab_3

# Estende il secondo volume logico e il filesystem
lvextend -r -l +119 /dev/vg_lab/lv_lab_2

Ora spieghiamo il perché soprattutto dell'extend, che è interessante.

Diciamo che è tutto molto guidato e le eventuali correzioni da apportare, senza spaccarsi troppo il cervello, sono suggerite con estrema chiarezza, basta leggere.

lvreduce -r -L -150M /dev/vg_lab/lv_lab_1
 Rounding size to boundary between physical extents: 148.00 MiB.
  File system ext4 found on vg_lab/lv_lab_1.
  File system size (552.00 MiB) is larger than the requested size (404.00 MiB).
  File system reduce is required using resize2fs.
...
  Size of logical volume vg_lab/lv_lab_1 changed from 552.00 MiB (138 extents) to 404.00 MiB (101 extents).
  Logical volume vg_lab/lv_lab_1 successfully resized.

Ci dice innanzitutto che:
  • c'è stato un arrotondamento a 148 MiB (37 extents);
  • il filesystem è più grande del volume richiesto pertanto va subito ridimensionato;
  • infine si ridimensiona il volume logico da 552 MiB (138 extents) a 404 MiB (101 extents).

Anche il secondo lvreduce ha un risultato analogo

lvreduce -r -L -330M /dev/vg_lab/lv_lab_3
  Rounding size to boundary between physical extents: 328.00 MiB.
  File system ext4 found on vg_lab/lv_lab_3.
  File system size (1.11 GiB) is larger than the requested size (812.00 MiB).
  File system reduce is required using resize2fs.
...
  Size of logical volume vg_lab/lv_lab_3 changed from 1.11 GiB (285 extents) to 812.00 MiB (203 extents).
  Logical volume vg_lab/lv_lab_3 successfully resized.

  • anche qui abbiamo un arrotondamento a 328 MiB (82 extents);
  • il filesystem è più grande del volume richiesto pertanto va subito ridimensionato;
  • infine si ridimensiona il volume logico da 1140 MiB (285 extents) a 812 MiB (203 extents).

È facilissimo desumere che la massima dimensione dell'estensione sia 148 MiB + 328 MiB = 476 MiB (119 extents), basta fare una somma.

Ma supponiamo di essere particolarmente distratti e proviamo ad estendere considerando le quantità iniziali: 150 MiB + 330 MiB = 480 MiB

lvextend -r -L +480M /dev/vg_lab/lv_lab_2
  File system ext4 found on vg_lab/lv_lab_2.
  File system fsck will be run before extend.
  Insufficient free space: 120 extents needed, but only 119 available

Nonostante la mia distrazione, come si può vedere, non si producono danni perché l'ouput è categorico: “non faccio nulla. Se vuoi, puoi aumentare al max di 476 MiB (119 extents)”. Non ci sono danni e anzi c'è pure il suggerimento risolutivo.

Ed ecco spiegato il mio extend di prima.

3. Scenario 2: Estensione e riduzione di gruppi di volume


Esaminiamo le possibilità di aggiungere o rimuovere dispositivi ad un volume group esistente.

Ricreiamo il laboratorio partendo da 3 dischi, poi aggiungeremo due nuovi dischi e ne rimuoveremo altrettanti, il tutto senza intaccare l'integrità dei dati.

# creazione di 5 device
for i in {1..9}: do fallocate -l 1GiB disk_${i}.img; done

# creazione del gruppo di volumi con 3 device
vgcreate vg_lab \
  $(losetup -Pf --show disk_1.img) \
  $(losetup -Pf --show disk_2.img) \
  $(losetup -Pf --show disk_3.img)

# crezione di 3 volumi logici
lvcreate -n lv_lab_1 vg_lab -l 300
lvcreate -n lv_lab_2 vg_lab -l 250
lvcreate -n lv_lab_3 vg_lab -l 100%FREE

# formattazione dei 3 dispositivi
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_1
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_2
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_3

Ecco come sono distribuiti i volumi logici all'interno dei dischi fisici
lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9              LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop10             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm

Il gruppo di volumi è composto da 3 volumi fisici tutti attivi
vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                3
  Act PV                3

Andiamo ad estendere il nostro gurppo di volumi con altri due device
vgextend vg_lab $(losetup -Pf --show disk_4.img) $(losetup -Pf --show disk_5.img)

I nuovi dischi sono visibili in fondo, come si può vedere anche da vgdisplay che mostra i 5 dischi tutti attivi.
lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9              LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop10             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvmchan
  loop12             LVM2_member     1G      loop
  loop13             LVM2_member     1G      loop

vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                5
  Act PV                5

Potremo usare i nuovi dischi per estendere i volumi logici esistenti ma li impiegheremo invece per rimpiazzare i primi due dischi.

pvmove distribuisce tutti gli extents del disco fra tutti i volumi fisici che hanno spazio a sufficienza. Se non dovesse essercene, restituirà un messaggio d'errore.

pvmove /dev/loop9
  /dev/loop9: Moved: 3,14%
  /dev/loop9: Moved: 100,00%

Alla fine dell'operazione il disco s'è liberato di tutti i suoi extents e può essere rimosso
lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9              LVM2_member     1G      loop
  loop10             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop12             LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop13             LVM2_member     1G      loop

Prima si estrae il volume fisico dal gruppo di volumi e poi si rimuove il volume fisico e così può essere scollegato.
vgreduce vg_lab /dev/loop9
pvremove /dev/loop9

Verifichiamo che il volume fisico non sia più presente.
vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                4
  Act PV                4

Procediamo allo stesso modo col secondo disco.
pvmove /dev/loop10
  /dev/loop10: Moved: 9,80%
  /dev/loop10: Moved: 17,65%
  /dev/loop10: Moved: 100,00%

vgreduce vg_lab /dev/loop10
  Removed "/dev/loop10" from volume group "vg_lab"

pvremove /dev/loop10
  Labels on physical volume "/dev/loop10" successfully wiped.

In conclusione possiamo vedere il gruppo di volumi con solo 3 dischi, gli altri due completamente disimpegnati col gruppo di volumi ricostituitosi attorno ai 3 dischi rimanenti. E tutto spostando semplicemente gli extents dove c'era disponibilità in maniera totalmente trasparente per il filesystem.
vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                3
  Act PV                3


lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9                              1G      loop
  loop10                             1G      loop
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop12             LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop13             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm

4. Conclusione


Ho solo sfiorato la complessità e le capacità offerte da LVM.

L'estensione e la riduzione di volumi logici e di gruppi di volumi sono scenari di base. Tuttavia sono sufficienti per mostrare come sia semplice, con i volumi logici, compiere operazioni che con un filesystem partizionato in maniera classica sarebbero complicatissime.

#lvm #volumegroup #logicalvolume #filesystem #devicemapper


noblogo.org/aytin/ridimensiona…