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Guardare il cielo con nuovi occhi: i raggi gamma e i telescopi Cherenkov

edu.inaf.it/news/premi-e-conco…

Concorso INAF e INFN: un viaggio tra telescopi e astrofisica, per raccontare le sfide dell’Universo. Scadenza iscrizione delle classi il 24 ottobre.

#ASTRI #astrofisicaDelleAltissimeEnergie #comunicazioneDellaScienza #concorso #CTAO #CTAplus #didattica #IlGruppoINDACO #perLeScuole #raggiCosmici

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#art #arte #asemic #asemicWriting #MironTee #scritturaAsemica

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copertanza invernale nel periodo estivo, finisce in miseria con sudore e nonsonno


Non ci sono molte parole a me disponibili per esprimere questa realtà, ma oggi è stata davvero una notte difficile… e quindi mi sa che, pure per me, è ufficialmente arrivata l’estate. Lasciando stare il fatto che ho dormito un numero di ore che, se troncato ad un intero, sarebbe pari a 3 — e quindi questo post potrebbe benissimo avere piccoli svarioni magici, perché finora il caffè non sembra aver sortito gli effetti sperati, attenzione — ho avuto caldino, quindi almeno una mezz’oretta l’ho passata a girarmi o fare mosse simili… 🤒

Insomma, ogni tanto persino nel mio letto assolutamente non si gode… ma stanotte in modo particolare, visto che avevo ancora il piumone invernale! Ridicolo a dir poco, ma purtroppo vero: a giugno io ancora stavo col piumone quello artico pesante, ma non per qualcosa… semplicemente perché fino alla sera prima stavo bene, e non avevo caldo o che. Tant’è che, in queste settimane mia madre mi ha chiesto più di qualche volta se stessi ancora bene sotto quella stufa, e la risposta sincera è sempre stata sì. Stamattina mi sono resa conto di essere lievemente liquida (realmente, tutta umidina di sudore, mbleh), e ho dunque ammesso che ormai l’habitat è diventato troppo pesante, e quindi abbiamo marcato la fine dell’inverno. 🤥

In caso ne servissero altre — come se non bastasse che il mio braccio in questi 3-4 giorni non si è ancora completamente de-bruciato, tempo insolitamente lungo per me — questa è un’ennesima buona motivazione per cui l’estate mi fa imbestialire. Ci sta ben poco da fare, ma a me piace stare bellina lì, sotterrata, sotto le coperte, intrecciata coi cuscini e tenuta fermamente al sicuro dai pericoli vari della notte (ad esempio, il doversi alzare quando suona la sveglia)… e per quanto ora l’assetto letto sia semplicemente stato alleggerito, e non ancora ridotto ad un singolo evanescente velo, con il proseguire delle settimane bisognerà arrivare puntualmente anche a quello, pena sciogliermi e non prendere sonno. Sigh… mi godrò il rotting incopertato finché posso, suppongo… 🥵

#caldo #coperte #estate #letto #sonno #sudore


il bruciapelo estivo della sofferenza propiziatoria


Mi è giusto così, poco fa, soggiunto il dubbio che io ieri non sia stata sufficientemente comprensiva, palese, cristallina sul fatto immediatamente più importante di questi giorni… ossia che, c’è poco da fare, ODIO, detesto fottutamente la stagione estiva!!! Quindi, pur a costo di sembrare un disco più rotto del solito, m’è parso necessario fare questa comunicazione ben esplicita… perché nel mio caso davvero questo mese è già bello che naufragato. 🗺️

Porca miseria, io ieri ero mezza ironica, ma qui davvero pare che, da una mezza acerba primavera, si è passati alla prima estate nel giro di un letterale giorno! Distruggetemi giugno a questo punto, suvvia, fatemelo saltare, se così stanno le cose, perché io non posso subirmi la piena estate dopo veramente appena 1 mese e mezzo di primavera, che è l’unica stagione dell’anno in cui si sta davvero senza soffrire (…polline a parte, mannaggia alla fioranza)! Perché mai mi merito pure questa, tra le mie tante punizioni??? 😩

Stamattina è stato per me, coincidentalmente, il primo giorno di spiaggia del 2025, e ovviamente quindi la mia stagione balneare inizia già malissimo. Mi sono messa giustamente al sole sulla sdraio, perché altrimenti la mia marciscenza marittima non si sviluppa per bene, ma senza spogliarmi ancora. Quindi, dato da una parte ciò, mentre dall’altra il fatto che non andrò mai a pensare che debba succedere qualcosa di strano proprio il secondo giorno di giugno, e ancora il fatto che quando sono all’aperto sto in genere sempre al sole se non è troppo forte (ossia, anche non al mare)… ho pensato ben 2 volte che fosse totalmente inutile mettere la crema addirittura settimane prima che sia legalmente estate, visto che tanto non siamo in Australia o chissà dove. E invece no. 😾
Braccio sinistro come descritto
Non è molto, certamente, ma in foto si può comunque ben vedere il disastro grazie alla differenza tra la piccola area del mio braccio coperta dalla Mi Band, e tutto il resto che non era coperto. La cosa strana però è che io ero perfettamente al sole, eppure il braccio sinistro si è cotto sensibilmente più di quello destro… ma che vogliamo farci, lo spettro della luce subito sopra il visibile non ha davvero alcun cazzo di senso logico, e a questo punto non ha nemmeno troppo senso starsi ad incazzare. 🤖

Cosa devo fare allora? Ormai, nulla. Prendo giusto atto del fatto che la fisica in pratica non funziona mai come quella dei modelli teorici e che, pure se il sole è sempre precisamente lo stesso, al mare ti brucia anche se in tutti gli altri posti no, semplicemente perché c’è un complotto in corso. Da un lato l’errore è anche mio, perché andare il 2 giugno al mare in maniche corte, come ho immaginato ieri, certamente non è un’idea spettacolare… dovevo mettere una maglietta si leggera, ma lunga e nera come i pantaloni che invece stamattina avevo; nera come la morte che causa l’estate… ma anche come il tumore che prima o poi ci si becca, se si prende il sole a maniche corte. Meglio prendere ispirazione dai beduini. 💔

#bruciature #caldo #estate #giugno #mare #Sole #spiaggia


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oggi, 5 giugno, a roma, sic 12: christine jean, “costellazioni infinite”


SIC 12 artstudio
via Francesco Negri, 65 Roma

è lieta di segnalare l’inaugurazione della mostra

Christine Jean

COSTELLAZIONI INFINITE

OGGI, giovedì 5 giugno ore 17:30

Questo progetto di ampio respiro è nato in collaborazione con l’Institut Français Centre Saint Louis e la Libreria Stendhal di Roma.

“Costellazioni infinite” propone un dialogo tra materia, tempo e memoria, attraverso una pratica artistica che fonde pittura, disegno, installazione e processi naturali. Articolato in tre sedi espositive, rappresenta un’occasione unica per avvicinarsi all’universo di Christine Jean, seguendo la stratificazione e la trasformazione della materia e del pensiero creativo.

Il progetto inizia con una serie di residenze che l’artista ha tenuto a Roma e Parigi tra il 2024 e il 2025. Durante questo periodo di ricerca, intitolato “Pietre, muri, tessiture del tempo”, Christine Jean ha esplorato le alterazioni del tempo e le trasformazioni delle superfici murarie. Attenta agli indizi di vita, ma anche di erosione e di abbandono, l’artista fotografa o prende le impronte di diversi frammenti di muri. Per lei, lo spirito delle pietre, che emana dal lungo tempo necessario alla loro formazione, risuona con i processi messi in atto nel suo lavoro.

Come scrive Maria Giovanna Gilotta, “Sintesi di una carriera segnata dall’erranza creativa e dalla trasformazione, il progetto attuale di Christine Jean costituisce un’esplorazione sia delle forze della natura che dello spirito umano, ma anche di come l’arte cattura e trascende le loro energie. A monte della sua indagine, Christine Jean richiama l’idea di costellazione, cara a Novalis. Come afferma il poeta nella sua ‘Bozza generale’, ogni frammento, ogni opera e ogni gesto partecipano a un tutto infinito e aperto, dove l’incompiuto rivela una ricerca più vasta e lascia intravedere una gamma infinita di possibilità.”

Dal 29 maggio al 28 giugno presso l’Istituto francese Centre Saint Louis, Largo Giuseppe Toniolo 20/22: presentazione di “Vie anonime”, una serie di disegni a carboncino su carta in cui l’artista interpreta liberamente i muri parzialmente coperti di edera in un villaggio della regione francese Charentes.

Giovedì 5 giugno dalle ore 17:30: vernissage della mostra “Costellazioni infinite” presso SIC12 Artstudio. Il percorso espositivo presenterà una selezione di disegni e pitture recenti di Christine Jean in dialogo con opere della collezione di art brut e contemporanea di Gustavo Giacosa e Fausto Ferraiuolo.

Sabato 7 giugno dalle ore 10 alle 12: visita guidata alla mostra e laboratorio di disegno collettivo sull’idea della costellazione presso SIC12 Artstudio. Posti limitati prenotazione indispensabile.

#art #arte #ChristineJean #FaustoFerraiuolo #GustavoGiacosa #lInstitutFrançaisCentreSaintLouis #LibreriaStendhal #MariaGiovannaGilotta #Sic12 #Sic12

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Crisi semiconduttori e Europa nel conflitto Cina Taiwan

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Verso una nuova crisi europea?


La guerra a Taiwan può avere conseguenze per l’Europa?

Una domanda che sembra irrilevante, ma che potrebbe rivelarsi centrale nei prossimi anni. Dopo la crisi del gas russo e l’invasione dell’Ucraina, l’Europa si è riscoperta fragile, impreparata a scenari geopolitici globali che mettono in crisi le sue filiere produttive e la sua sicurezza strategica. Ora, un nuovo fronte si profila all’orizzonte: il conflitto tra Cina e Taiwan. Un eventuale attacco militare cinese all’isola – o anche solo un’escalation diplomatica o commerciale – avrebbe effetti devastanti sull’economia europea, ben più ampi di quanto si possa immaginare.

Taiwan non è solo una questione asiatica. È un nodo vitale nella crisi dei semiconduttori, è un punto critico nelle catene di approvvigionamento globali, è un possibile detonatore di scontri tra potenze nucleari. E soprattutto, è l’ennesima dimostrazione di quanto l’Europa sia dipendente economicamente dalla Cina, in settori chiave come elettronica, materie prime, beni industriali. Mentre gli effetti del conflitto Cina-Taiwan restano per ora confinati a scenari ipotetici, il tempo per prepararsi stringe. E l’Europa – ancora priva di una reale autonomia strategica – rischia di pagare, ancora una volta, il prezzo più alto.

Dall’Ucraina a Taiwan: i precedenti per l’Europa


L’Europa ha già sperimentato il costo di una dipendenza strategica da potenze autoritarie. La guerra in Ucraina ha mostrato con brutalità le conseguenze dell’eccessiva fiducia nel mercato globale: la dipendenza energetica dal gas russo ha messo in ginocchio interi settori economici, acceso l’inflazione e generato una crisi sociale profonda. Le lezioni dalla guerra in Ucraina sono ancora fresche, eppure rischiano di non essere state comprese fino in fondo.

Oggi, mentre il rischio di conflitto Cina-Taiwan diventa sempre più concreto, l’Europa sembra ripetere gli stessi errori. Solo che stavolta, le conseguenze del conflitto Cina-Taiwan sull’Europa potrebbero essere ancora più gravi: perché le dipendenze da Pechino non riguardano solo l’energia, ma si estendono alla manifattura, all’elettronica, all’agricoltura, alla farmaceutica. Uno shock improvviso nei rapporti con la Cina – come quello che potrebbe scatenarsi in seguito a un’invasione di Taiwan – rischia di innescare una crisi sistemica più estesa di quella ucraina.

E mentre l’Europa si affanna a diversificare le fonti energetiche, appare del tutto impreparata ad affrontare la complessità della sua interdipendenza economica con la Cina, e le conseguenze strategiche di una guerra a Taiwan. Il momento di agire non sarà dopo lo scoppio della crisi: è adesso, prima che le dipendenze attuali si trasformino in una vulnerabilità insostenibile.

Cos’è la “crisi europea di Taiwan”?


La ‘crisi europea di Taiwan’ si riferisce all’insieme di conseguenze economiche e strategiche che una potenziale escalation o guerra a Taiwan avrebbe per l’Europa. Non riguarda solo l’approvvigionamento di semiconduttori, ma un profondo shock alle catene di approvvigionamento globali, un potenziale boicottaggio economico della Cina e la messa a nudo della profonda dipendenza economica Europa Cina, con impatti su tutti i settori, dall’industria all’agricoltura.

Il fattore Cina: la dipendenza economica europea


Se la guerra in Ucraina ha rivelato la vulnerabilità energetica dell’Europa, un conflitto nello Stretto di Taiwan metterebbe a nudo una fragilità ben più vasta e profonda: quella della sua dipendenza economica dalla Cina. Non si tratta solo di gadget elettronici o abbigliamento a basso costo. L’intera economia europea è interconnessa con il sistema produttivo cinese: dai componenti industriali alle materie prime strategiche, dai farmaci ai fertilizzanti agricoli, fino alle tecnologie verdi, come i pannelli solari o le batterie per veicoli elettrici.

Le relazioni commerciali tra Europa e Cina sono oggi tra le più fitte al mondo. L’Unione Europea importa dalla Cina beni per centinaia di miliardi di euro l’anno, con un saldo commerciale pesantemente negativo. In questo scenario, un boicottaggio economico della Cina, o anche solo l’imposizione di dazi e restrizioni in caso di guerra a Taiwan, scatenerebbe un effetto domino su industrie, occupazione, e perfino sul costo della vita in Europa.

Il concetto stesso di autonomia strategica europea si scontra con questa realtà: “Made in China” non è solo una scritta sulle etichette, è una condizione strutturale della produzione e del consumo occidentali. L’Europa si trova intrappolata in una relazione asimmetrica con Pechino, in cui l’uscita – se mai possibile – avrebbe costi altissimi. È il cuore del problema: possiamo davvero parlare di sovranità economica, se ogni nostro settore strategico dipende da un paese che potrebbe, da un momento all’altro, diventare ostile?

Taiwan e la crisi dei semiconduttori


Nel cuore della tecnologia globale pulsa un’isola: Taiwan. Questa nazione, formalmente non riconosciuta da gran parte della comunità internazionale ma essenziale per il funzionamento del mondo moderno, produce oltre il 60% dei semiconduttori globali e più del 90% dei chip più avanzati. L’interruzione della produzione o dell’export da Taiwan a causa di un conflitto militare costituirebbe un cataclisma industriale senza precedenti per l’Europa.

La crisi dei semiconduttori che ha colpito il continente tra il 2020 e il 2022 – pur innescata da una semplice rottura delle catene logistiche – ha già dimostrato quanto fragili siano i nostri sistemi industriali. Un blocco totale della produzione taiwanese, causato da una guerra o da un embargo cinese, paralizzerebbe settori chiave come automotive, elettronica, difesa, telecomunicazioni. Non si tratta solo di smartphone e computer: anche la logistica, la sanità, i sistemi di pagamento digitali e perfino le infrastrutture energetiche dipendono dai chip prodotti a Taiwan.

In assenza di una strategia per la sicurezza degli approvvigionamenti in Europa, l’UE rischia di subire un impatto simile – o peggiore – a quello provocato dal taglio del gas russo. Le catene di approvvigionamento globali sono ancora troppo opache, troppo centralizzate, e troppo vulnerabili. E se non viene affrontata con serietà la dipendenza dai semiconduttori taiwanesi, il continente rischia di trovarsi ancora una volta impreparato.

Lo scenario del boicottaggio. Quanto costerebbe “fare a meno” della Cina?


Se un’eventuale guerra tra Cina e Taiwan dovesse spingere l’Europa a intraprendere un boicottaggio economico contro la Cina, come già accaduto con la Russia, l’impatto sarebbe di gran lunga più devastante. L’interrogativo cruciale diventa: quanto può permettersi l’Europa di “fare a meno” della Cina?

A differenza della Russia, la dipendenza economica europea dalla Cina è profonda e articolata. Non si tratta solo di elettronica o beni di consumo. I legami comprendono componenti industriali strategici, materie prime per le tecnologie verdi, farmaci, batterie, pannelli solari e una vasta gamma di materiali indispensabili. Qualunque interruzione di queste catene porterebbe a un rallentamento della manifattura europea, a carenze nei mercati e a un’impennata dei prezzi al consumo.

Un boicottaggio della Cina o l’imposizione di sanzioni UE contro Pechino potrebbe causare una recessione nell’Eurozona, soprattutto per le economie più industrializzate come la Germania e l’Italia. Alcune stime parlano di una perdita tra il 2% e il 4% del PIL europeo in caso di decoupling forzato. I settori tech, automotive e farmaceutico sarebbero i primi a soffrire. Ma ne risentirebbero anche l’agricoltura (per l’importazione di fertilizzanti), l’energia rinnovabile e l’industria chimica.

A tutto questo si aggiunge il problema del debito pubblico europeo, già aumentato con la crisi energetica post-Ucraina. Una nuova crisi asiatica e il conseguente scontro economico tra Occidente e Cina aggraverebbero le vulnerabilità delle finanze pubbliche, soprattutto nei Paesi mediterranei.

In sintesi, la prospettiva di uno scontro globale Cina-Occidente rappresenta un peso molto più gravoso per l’Europa rispetto a quello con Mosca, rendendo urgente una visione strategica autonoma prima che la prossima crisi la travolga.

Quali settori europei sarebbero più colpiti da un boicottaggio della Cina?


In caso di boicottaggio Cina conseguenze UE o interruzione delle forniture, i settori europei più vulnerabili includono:
– Tecnologia e elettronica con la dipendenza da componenti e prodotti finiti.
– Automotive con la carenza di semiconduttori e componenti cruciali.
– Farmaceutica con l’importazione di principi attivi e farmaci generici.
– Energie Rinnovabili con la dipendenza da pannelli solari, turbine e batterie cinesi.
– Materie prime e minerali critici che sono essenziali per molteplici industrie.
– Beni di Consumo con un’ampia gamma di prodotti di uso quotidiano.

La reazione europea: tra autonomia strategica e dilemmi geopolitici


Nel caso di un’escalation nel conflitto Cina-Taiwan, la reazione dell’Europa sarebbe inevitabilmente condizionata da dilemmi geopolitici e interessi economici profondi. Da un lato, Bruxelles e le principali capitali europee dovrebbero scegliere se allinearsi agli Stati Uniti, come già accaduto con l’Ucraina; dall’altro, si troverebbero a fare i conti con la propria autonomia strategica UE, concetto sempre evocato ma raramente realizzato nei momenti critici.

Ma c’è un’ulteriore, inquietante dimensione: la Cina potrebbe considerare l’attuale scenario politico occidentale come un incentivo ad agire su Taiwan. La prospettiva di un potenziale ritorno di un’amministrazione Trump, che minaccia dazi all’Europa e adotta un approccio meno “alleato”, potrebbe spingere Pechino a vedere una finestra di opportunità. Con un’Europa potenzialmente in disaccordo con Washington, e meno propensa a un’azione congiunta, la Cina potrebbe puntare a ottenere la neutralità dell’Europa o addirittura la sua divisione dal blocco statunitense.

Una strategia cinese mirata potrebbe essere quella di isolare gli Stati Uniti, puntando sulla reticenza europea a subire un boicottaggio della Cina con conseguenze devastanti sulla propria economia. In uno scenario in cui l’Europa dovesse schierarsi con Taiwan e gli USA, accettando le sanzioni e il costo recessione Europa Taiwan, Pechino otterrebbe comunque un indebolimento economico dell’Europa, un risultato non del tutto sfavorevole per i suoi obiettivi di lungo termine nell’equilibrio di potere globale. Questo scenario rende ancora più complessa la decisione di Bruxelles: non solo scegliere da che parte stare, ma capire come ogni mossa possa essere interpretata e sfruttata da Pechino per i propri scopi strategici.

Sostenere Taiwan significherebbe inevitabilmente incrinare i rapporti con Pechino, con tutte le conseguenze sul piano commerciale e industriale già delineate. Imporre sanzioni UE contro la Cina, come fatto con la Russia, equivarrebbe a una scommessa ad altissimo rischio. La dipendenza europea dalla Cina è tale da rendere un confronto economico su larga scala un boomerang per le stesse economie europee, in particolare per Paesi come la Germania, la cui industria esportatrice si regge anche su rapporti consolidati con il colosso asiatico.

Nel mezzo, l’Europa dovrebbe affrontare le tensioni USA-Cina su Taiwan, che rischiano di polarizzare ancora di più lo scenario globale, riportando il mondo a una logica di blocchi contrapposti. La domanda che incombe è: l’Europa può davvero permettersi di essere trascinata in una nuova guerra fredda, soprattutto dopo aver già subito i contraccolpi del conflitto in Ucraina?

A oggi, l’unico possibile scudo contro il caos globale sarebbe proprio quella autonomia strategica europea tanto sbandierata, ma ancora troppo fragile. Un’Europa capace di mediare tra le potenze, di mantenere aperti i canali diplomatici e di evitare conflitti frontali. Ma senza un reale coordinamento politico tra gli Stati membri, e senza una visione condivisa, questa autonomia rischia di restare un’utopia.

In questo scenario, la guerra a Taiwan rappresenterebbe un banco di prova definitivo per il progetto europeo. Saprà Bruxelles definire una strategia che non sia né di sottomissione né di rottura? O finirà per muoversi ancora una volta in ritardo, travolta dagli eventi?

Come può l’Europa affrontare il rischio di una crisi a Taiwan?


Per mitigare le conseguenze di una guerra a Taiwan sull’Europa, l’UE deve:
– Rafforzare l’autonomia strategica UE.
– Diversificare le catene di approvvigionamento globali fuori dalla Cina.
– Investire nella produzione interna di semiconduttori.
– Definire una strategia diplomatica europea più coesa e proattiva.
– Rafforzare la resilienza economica europea generale.

Il futuro dell’Europa di fronte a una scelta


L’eventualità di una guerra tra Cina e Taiwan non è più una lontana ipotesi, ma un rischio reale che potrebbe innescare conseguenze devastanti su scala globale. Per l’Europa, le conseguenze della guerra a Taiwan andrebbero ben oltre la solidarietà diplomatica: si tratterebbe di affrontare un conflitto economico e strategico senza precedenti, più profondo e sistemico di quello innescato dalla guerra in Ucraina.

La dipendenza economica dell’Europa dalla Cina, la crisi dei semiconduttori legata a Taiwan, il possibile boicottaggio della Cina con le relative conseguenze per l’UE: tutti questi elementi delineano uno scenario in cui l’Europa è chiamata a fare una scelta che non potrà più essere elusa. Mantenere lo status quo o costruire una vera autonomia strategica, capace di proteggere le proprie economie senza rinunciare ai valori democratici e al diritto internazionale.

La provocazione iniziale – “Taiwan: la prossima crisi europea?” – trova nella realtà geopolitica una risposta inquietante. Siamo già entrati in una nuova era di fragilità interdipendente, e la sfida per l’Europa è quella di non essere semplicemente spettatrice di un confronto tra potenze globali, ma di diventare soggetto attivo, consapevole e preparato.

La resilienza economica europea, la costruzione di catene di approvvigionamento alternative, la definizione di una strategia diplomatica autonoma e credibile: questi sono i tasselli su cui si giocherà la possibilità, per l’Unione Europea, di affrontare le conseguenze del conflitto Cina-Taiwan senza esserne travolta.

Il bivio è chiaro: prepararsi ora oppure subire domani.

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Informazioni di servizio sui referendum


Non pensavo che dopo 17 anni si dovesse ritornare sul tema.

Per chi vuole la versione estesa di quello che successe allora: 1, 2 e 3

Un riassunto per chi ha fretta. Nel 2008 circolò la bufala che le schede bianche e nulle andassero ad aumentare il premio di maggioranza. Per ovviare alla cosa i promotori di questa bufala dicevano di andare al seggio e dichiarare che non si voleva votare. Ovviamente che i voti nulli e bianchi andassero al premio di maggioranza era falso. Per trattare questi casi di votanti non votanti all’epoca si dovette interpretare le regole esistenti, che il caso non era previsto dal manuale del seggio.

Nel frattempo al Ministero dell’Interno si sono posti il problema, perché gli elettori che credono alle notizie false devono essere diventate un numero significativo. Quindi ora le regole ci sono al capitolo 17.7 del manuale in mano ai presidenti di seggio (grassetti miei):

In caso di svolgimento contemporaneo di più referendum […] l’elettore può astenersi dalla partecipazione al voto per uno o più di essi e quindi può legittimamente ritirare la scheda per alcuni referendum e rifiutarla per altri.

A parte questo caso, nel corso delle operazioni di voto, in un momento anteriore o successivo alle operazioni di identificazione e registrazione dell’elettore […] possono verificarsi altri due distinti casi:
1) l’elettore rifiuta di ritirare tutte le schede. In tal caso, l’elettore non può essere considerato come votante e non deve quindi essere conteggiato tra i votanti della sezione all’atto delle operazioni del successivo paragrafo 22.2. […]
2) l’elettore, dopo avere ritirato le schede, senza neppure entrare in cabina, le restituisce al presidente senza alcuna espressione di voto. In tal caso, si configura una ipotesi di annullamento della scheda, di cui al precedente paragrafo 17.4: l’elettore è conteggiato come votante, ma la scheda è annullata


A cosa serve quindi lanciare il messaggio di andare al seggio e rifiutare tutte le schede?

I miei 2 lettori sono persone intelligenti e avranno certamente una risposta. Nessuna delle quali sarà rassicurante, lo so già.

#politica #referendum2025

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Picnic scientifico a Varsavia con l’INAF

edu.inaf.it/news/eventi/report…

Visitiamo il “Picnic Scientifico”, l’evento di divulgazione scientifica all’aperto che si è svolto a Varsavia il 10 maggio 2025, con la partecipazione dell’INAF.

#astronomia #festival #INAF #outreach #scienza #Varsavia

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oggi, 4 giugno, a roma, libreria tomo: presentazione di “anatre di ghiaccio”, di mariano baino


Anatre di ghiaccio, di Mariano Baino
cliccare per ingrandire

#critica #LeAnatreDiGhiaccio #libreriaTomo #MarianoBaino #poesia #poesiaContemporanea #presentazione #reading #SamueleMaffei #SaraGregori #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #TommasoOttonieri #Tomo #TomoLibreria

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nuovo post sul blog ‘esiste la ricerca’: ebook “non-q. / non-p.”, di fabio poggi


cover dell'ebook di Fabio Poggi
cliccare per leggere

mtmteatro.it/fabio-poggi-non-q…

*
Testi letti in occasione dell’edizione 2025 di
RicercaBO – Laboratorio di nuove scritture (Bologna, 10-11 maggio)

#blogDi #blogDiELR #blogDiEsisteLaRicerca #ebook #ELR #ELREsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca #FabioPoggi #ManifattureTeatraliMilanesi #MTM #MTMEsisteLaRicerca #MTMManifattuteTeatraliMilanesi #scritturaDiRicerca

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E da ultimo la festa!


Al volo, stasera festeggiamo alla sala prove di via Salisburgo, e poi ci si rilassa un poco. Ho invitato stasera tutti coloro che hanno studiato con me quest'anno al di fuori della Scuola Civica Musicale a eseguire i loro materiali di studio (e di concert
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Al volo, stasera festeggiamo alla sala prove di via Salisburgo, e poi ci si rilassa un poco.

Ho invitato stasera tutti coloro che hanno studiato con me quest’anno al di fuori della Scuola Civica Musicale a eseguire i loro materiali di studio (e di concerto),e ne è nato un programma composito, dal Trecento francese a Kate Bush. Benissimo: si canta e si festeggia!

Chi vuole venire è il benvenuto – basta che si porti una sedia pieghevole, la sala non è allestita per Grandi Pubblici.

In via Salisburgo 4B, corte e parcheggio privati 🙂
Ecco la locandina e il programma di stasera!

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oggi, 4 giugno, a roma: incontro “verso i referendum” dell’8-9 giugno


sui referendum, il 4 giugno a Roma in piazzale Quattro Venti
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#CGIL #PiazzaleQuattroVenti #politica #referendum

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“la mia lore” (non riesco a scriverla)


Oggi era una giornata più tipo zzz, quindi non avevo particolarmente voglia di fare programming… crazy pazza confessione, I know right, ma che ci posso fare… Al di là della tristezza intrinseca di ciò comunque, in un certo senso va bene così, perché questo è uno di quei casi in cui mi torna in mente il semplice ma terrificante fatto che il sitoctt esiste, e sarebbe quindi il caso di, che so… aggiungere contenuti a quel sito morto e stramorto, forse? L’ultimo aggiornamento di qualsiasi cosa lì sopra risale a 4 mesi fa, e non fu manco l’aggiunta di veri contenuti, bensì giusto mirror di pagine dei miei progetti… 😿

E in effetti, a pensarci un po’ su, le idee spuntano fuori; non per forza su articoli lunghi che non troverò mai davvero il tempo di scrivere, ma quantomeno su paginette o roba mista si. E però… appena penso effettivamente di mettermi a fare qualcosa, mi passa per metà la voglia, perché da un lato mi secca sapere che scrivo cose che neanche dopo letterali anni sono indicizzate dai motori di ricerca (non esagero, e anzi, alcune pagine che prima erano indicizzate sono state rimosse col tempo sia da Google che da Bing), e dall’altro per qualche motivo è ancora così terribile e palloso fare i file Markdown (e non perché sia Markdown il problema, ma i file e l’editor… davvero questa cosa non l’ho capita, ma il mio cervello dice così). 🧶

A questo punto, potrei sfruttare a mio parziale beneficio l’idea pazza di scrivere pagine sulla BBS, per poi usare il trucchetto pazzo per farne copie automatiche sul sitoctt, che è tipo bellino per avere tutto centralizzato e ordinato… eccetto che le pagine, e quindi i file, vanno comunque create a mano su quest’ultima parte, quindi l’idea è purtroppo geniale esclusivamente in parte. Dovrò chiedere a Octt-programmatrice di inventarsi qualcosa per risolvere questo problema infrastrutturale, magari… ma i suoi poteri non sarebbero comunque sufficienti a risolvere le difficoltà sovrastrutturali. 🎃

Che devo fare, che posso fare… Mentre ormai i post che non richiedono particolari cosine li scrivo solo qui — perché è la cosa più veloce, e perché ahimè Internet in questi pochi anni è ancora più cambiato, e letteralmente nessuno più mi leggerebbe altrimenti, considerando già che chi mi legge attualmente è ben poca gente in confronto alla copertura che tecnicamente avrei — ho davvero tipo paura che la mia lore non raccontata si infittisca a tal punto da diventare come in figura sotto. E a quel punto sarà davvero troppo tardi per scrivere o spiegare, perché non ci sarà un filo conduttore logico, e il ciclo della non-fattibilità si autoalimenterà. 🕷️
my lorepinterest.com/pin/603623156347…


progettocti più fantastici con le chiccoctte


Fa ridere a pensarci, e ancora di più a scriverlo, ma devo riconoscere questo fatto che ho temuto fin dall’inizio… Quello del raccoglimento ordinato di tutti i miei progetti, iniziato l’altra sera, è ufficialmente diventato a sua volta un nuovo progetto: l’impegno e il tempo richiesti da questa cosina sono mediamente considerevoli, se ignoriamo che nella pratica sono qualche decina di pagine di sito web, che se fossero da scrivere dal nulla effettivamente non sarebbero poca roba… 🍴 (Ed è per questo che stanno uscendo pochi post leggeri, perché ho poco tempo da perdere.)

Per fortuna, nonostante dovrò a breve iniziare anche a scriverci un po’ di roba effettiva sopra — per dare il giusto contesto e il degno valore ad ogni progetto, presentando tutti i dettagli anche di background che potrebbe valere la pena raccontare — per il momento sto iniziando a creare le varie pagine giusto con semplici link esterni alle repo Git, siti dedicati dei progetti, e… un paio di chicche che con #Hugo ho in una riga (dopo aver speso ore a creare i relativi template, chiaramente):

  • Un embed tramite iframe, quando è possibile e ha senso, con questa grafica molto minimale ma efficace che ho messo su: finestrella col bordino, ridimensionabile in altezza, e in cima il link alla pagina embeddata. È proprio perfetto per mostrare subito le mie app e i siti web… 😻
  • Una copia dei contenuti Markdown/HTML da altre pagine web, quando l’embed non funziona (vaffanculo GitHub, GitLab, Mozilla, Itch.io, eccetera)… ed è fighissimo: Hugo ha una funzione GetRemote per prelevare la roba al tempo di build dato un URL, e il mio shortcode chiama quella e poi fa eventuali trasformazioni sul testo (come tagliare l’HTML di una pagina ad un punto giusto), e infine include sulla pagina. 🥳


Pagine WinDog e BloccSpacc, con embed e README inclusi, aperte sul sitoctt. File Markdown corrispondenti aperti a schermo.Con le cose aggiunte tra ieri sera e oggi, non solo sono arrivata già ad una trentina di pagine, ma ora la sezione Progetti del #sitoctt è quindi tutta molto più piacevole da navigare, e si avvia quasi verso l’essere davvero utile a qualcosa… piano piano. (Per chi ancora non ha visto: sitoctt.octt.eu.org/it/projekt…) 🗺️
E questo è. Non so se essere contenta del fatto che negli anni ho accumulato così tanti #progetti software — tra cui qualcuno finito male e qualcun altro peggio, anche se tutto sommato il bilancio è decente — o se spaventarmi del fatto che sto avendo effettive difficoltà a ricordare tutti quelli con almeno un minimo di valore per me e aggregarli qui per bene, al punto tale che ogni volta che vado a cercare qualcosa per disseppellirla ne esce pure un’altra che deve ricevere lo stesso trattamento… e il tutto si accresce… Ma continuerò a impegnarmi per raggiungere la Luna, affinando giorno dopo giorno la mia magia creativa. 🌗

#Hugo #progetti #sitoctt


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audio completo della presentazione di “oca tre toc to”, di francesca perinelli (déclic, 2025)


youtube.com/embed/0A1A0e2SjFE?…

interventi di Valerio Massaroni e Valentina Murrocu
incontro e video a cura del CentroScritture

#CentroScritture #FrancescaPerinelli #ocaTreTocTo #presentazione #prosa #reading #scrittureDiRicerca #ValentinaMurrocu #ValerioMassaroni

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Onda Calabra. Mimmo Castelli in doichlanda

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Onda Calabra

Vins Gallico

Romanzo giallo

Fandango Libri

Maggio 2025

Brossura

327 pagg

Calabria, metà anni Novanta. Mimmo Castelli, giovane pm non ancora trentenne, lavora al tribunale di Palmi, sommerso dagli arretrati e stressato dalla sua nuova vita di genitore. Sposato con Miriam, è diventato padre da un anno, le trasferte quotidiane da Reggio a Palmi lo affaticano come anche la vita adulta che lo allontana dagli amici di sempre.
Il suo precario equilibrio si rompe quando la moglie gli chiede di seguire un misterioso omicidio di una giovane coppia in Germania.
Dalla richiesta di Miriam di accompagnare la sua amica Patrizia per il riconoscimento di uno dei due cadaveri al completo coinvolgimento di Mimmo nel caso, il passo è assai breve.
Manca ancora qualche anno alla strage di Duisburg che rivelerà per la prima volta la presenza della ’ndrangheta e dei suoi emissari nel cuore economico dell’Europa, ma un occhio attento può già intravedere alcuni segni anticipatori. Mimmo a Gottinga si affiancherà alla polizia locale, in un inedito sodalizio calabro-tedesco che lo porterà a confrontarsi con la destra neonazista, le ipocrisie degli agenti con cui collabora e la solita vecchia ombra del delitto d’onore.
Un secondo imperdibile capitolo della saga di Mimmo Castelli, un’andata e ritorno Italia-Germania tutto da gustare. (dalla pagina della casa editrice)

Mimmo Castelli un anno dopo


È passato circa un anno nella vita e nell’attività del pm – o meglio del “Gentile Pubblico Ministero” (piccolo spoiler) – Mimmo Castelli rispetto all’enigmatica conclusione degli eventi descritti ne “Il Dio dello Stretto”. Primo episodio della saga ideata da Vins Gallico che ho avuto il piacere di recensire qui. Lo scrittore conferma le sue capacità nell’utilizzo cinematografico della fotografia attraverso la penna.

Questo permette anche ai nuovi lettori di entrare subito all’interno di una dimensione che sembra vivere oltre il libro. Una dimensione in cui la gentile padrona di casa (ovvero Reggio Calabria) invita sinceramente a prendere posto per un caffè o due chiacchiere tra vicini di ombrellone.

Per i lettori veterani invece è come atterrare all’aeroporto Tito Minniti e ritrovare quel profumo dell’aria, quel colore del cielo e quelund die sonne sceint alleine – per omaggiare il bravissimo cantastorie Peppe Voltarelli, presente in un cameo finale del libro – tanto sognato quando si è migranti lontano da casa.

Personaggi in evoluzione


La vita è un palcoscenico e noi siamo gli attori diceva Shakespeare. Ma se nella vita siamo inconsapevolmente noi a creare il nostro copione cosa succede a un demiurgo autore con i suoi personaggi? La mia percezione è che i personaggi forti vivano in mondi paralleli nella testa degli scrittori a cui, più che plasmarli, non rimane che narrarli. Non so se Gallico sia del mio stesso parere ma l’evoluzione dei personaggi chiave sembra andare in questa direzione.

Sia gli amici di Castelli, la moglie Miriam e perfino il piccolo Francesco si ritagliano spazi e tempi con maggiore personalità. Vi è la maggiore centralità di Luca, più concreta e meno spettrale. Il gradito ingresso di Micalizzi, sulle cui analogie letterarie e cinematografiche ci sarebbe da approfondire. Cresce e si rafforza Mimmo Castelli, una crescita coerente con quella di un uomo normale nella sua situazione. Un antieroe che prende forza dalle sue insicurezze, capace di abbandonare alcuni aspetti di sè per abbracciarne altri. Castelli che come un dispositivo vintage rifiuta il parossismo della performance. Forse per quello necessita occasionalmente del vecchio “spegni e riaccendi” – rappresentato dalla sua patologia – per tornare a funzionare.

Il libro


“La promessa” di Friederich Dürrenmatt, in cui un poliziotto spiega che la realtà investigativa è diversa da un romanzo poliziesco, accompagna la trama del libro. Ma “la promessa” è anche quella che Mimmo fa a Patrizia, a Miriam e soprattutto a se stesso. Castelli si reca in Germania per indagare sul duplice omicidio di Daniela e Carmelo, due emigrati meridionali nella città tedesca di Göttingen. Carmelo, originario di Reggio Calabria, era il fratello di Patrizia, amica di Miriam, che vive in comunità a causa di un difficile passato. Le indagini lo porteranno a imbattersi anche sulle tracce degli assassini dei suoceri e soprattutto a interfacciarsi con la vicecommissaria Birgit Neumann.

Quando lo Stato si prepara ad uccidere si fa chiamare patria.

Friedrich Dürrenmatt


Temi paralleli


Il libro apre molte finestre degne di attenzione. Da quella filosofica e ontologica affidata a una riflessione che prende il via dalla lettura di Todo Mododi Sciascia, a quelle più attuali. Senza voler spoilerare vi invito ad analizzare il personaggio di Birgit Neumann in merito alla differenza tra la vergogna, soprattutto di una certa generazione, rispetto a sentimenti nazisti, primatisti e razzisti – raccontati dalla vicecommissaria – e l’assenza di essi nel nostro paese. Emerge la differenza nel “non aver fatto i conti con il proprio passato” e non resta che chiedersi quanto questo abbia influito e continua a influire su certe dinamiche della storia d’Italia.

Mele marce e riflessioni personali


Dal libro si può prendere spunto anche per una riflessione sulle cosiddette mele marce all’interno delle “forze dell’ordine”. È forse un altro ctonio suggerimento di analisi, fornitoci dal dio dello stretto, che questo libro sia stato pubblicato nelle stesse settimane in cui un protagonista degli abusi e delle violenze commesse dalla polizia nella scuola Diaz, durante il G8 di Genova 2001, veniva promosso a questore di Monza.

Dal mio punto di vista non esistono mele marce. Il femminicida non è un uomo malato ma un figlio sano del patriarcato. I poliziotti che abusano del potere monopolistico della violenza, per conto dello stato, non sono mele marce ma frutti sani di un albero putrescente. La promozione di Ferri è lì a testimoniarlo. Se qualcuno volesse cercare mele marce nelle forze dell’ordine dovrebbe farlo tra chi si rifiuta di usare la violenza e tra chi si vergogna della divisa macchiata dal sangue di chi esprime dissenso e subisce repressione.

Conclusione


Avrete capito che la recensione è viziata da una stima personale delle qualità letterarie dell’autore. Ebbbene si! Lo ammetto. Vins Gallico è uno dei miei scrittori contemporanei preferiti. Ha uno sguardo vero sui miei luoghi del cuore, (il romanzo si chiude nella splendida Palizzi) lontano dai filtri instagrammabili e vicino a una una percezione sincera delle smisurate arroccate bellezze e le decadenti mollezze. Aspetterò il terzo episodio con desiderio ma senza impazienza. La velocità e l’efficienza di un mondo che corre non sono d’altronde roba di Mimmo Castelli; e forse non lo saranno più neanche di Birgit Neumann. In definitiva, se volete un consiglio, vi invito ad appassionarvi a questa saga.

#Germania #Gottingen #ReggioCalabria #romanzoGiallo #VinsGallico

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La posta del culo: ha stato Chat GPT!


Ha stato Chat GPT, is the new Chiedo per un amico. La posta del culo indaga.

Negli ultimi anni le persone si prendono sempre meno la responsabilità delle azioni che compiono, sia on line sia nella vita reale. E a favorire l’istinto di dare sempre la colpa agli altri, ci si mette pure Chat GPT.


Colpa di Chat GPT? I fatti


Fine maggio 2025: un uomo di 65 anni, che insegna tedesco in una scuola della provincia di Napoli, per insultare la presidente del consiglio italiana ha augurato la morte alla bambina di lei e anche alle figlie del ministro dell’interno.

L’oggetto della discussione era la posizione del governo italiano a proposito della questione Israele-Palestina su cui non entriamo in merito con questo post; ma per quanto si possa litigare in modo acceso, nessuno deve prendersi il diritto di mettere in mezzo i bambini.

Il clamore mediatico giustamente causato dalla vicenda, ha portato il docente in questione a chiedere scusa. E pare che abbia pure tentato di uccidersi; ma allora? Dopo aver minacciato di morte tre bambine cosa si aspettava, abbracci?

Ci dispiace se uno tenta di ammazzarsi, perché vuol dire che è psicologicamente instabile. Ma manca l’educazione digitale di base, è inutile fare finta di niente.

La situazione grottesca è che il signore in questione abbia dato la responsabilità a Chat GPT per il messaggio di odio. Ah sì? Davvero?

La posta del culo: ha stato Chat GPT!


Noi che usiamo Internet da fine anni 90, siamo abituati nostro malgrado a scontrarci con chi ritiene la rete una specie di zona franca dove liberare i peggiori istinti; prima le liti per e-mail, poi quelle sui forum, ora i social dove un singolo messaggio viene visualizzato in pochi secondi da migliaia di persone.

Fra l’altro con l’avvento degli algoritmi, odiare diventa ancora più conveniente perché più interazioni (anche negative) si hanno con un messaggio, più il suo autore ottiene visibilità.

Le brutte figure sono quindi all’ordine del giorno, e nel tempo ci siamo abituati a vari stratagemmi per togliersi la responsabilità dalle spalle:

  • pongo sui social una domanda per la quale mi sento a disagio o imbarazzo? “chiedo per un amico”;
  • insulto qualcuno e la persona interessata mi umilia in pubblico? “Non sono stato io, mi hanno violato il profilo”.

Dobbiamo ammettere che le persone danno fondo alla migliore fantasia quando non vogliono rispondere delle proprie azioni sui social; chi è stato vittima di uno scherzo infelice da un amico durante una festa, chi si è addormentato e il partner o il fratello gli ha fatto uno scherzo e ha scritto al posto suo, chi era troppo ubriaco e non ricorda cos’avesse scritto giusto dieci minuti prima.

E negli ultimi tempi, ci si mette Chat GPT!

“Ho chiesto a Chat GPT di scrivermi una frase brutta su [persona da prendere di mira]. Io non l’avrei mai scritto.”

Questa è la scusa messa in piedi dal docente che ha minacciato la bambina della premier.

A sentir lui pare quasi che, Chat GPT o chi per esso, sia in grado di scrivere in automatico il post antipatico nel posto giusto e nel momento giusto.

La situazione però non sta così: è vero che Chat GPT, se istruito adeguatamente, può generare contenuti discutibili; ma anche in quel caso, l’ultima parola spetta sempre all’umano che scrive i post sui social.

La vacca mi ha mangiato i libri


Combinare guai e scappare dalle conseguenze, è un’abitudine vecchia quanto il mondo; diversi decenni fa, chi abitava nelle campagne, per giustificare di non aver studiato, diceva “la vacca mi ha mangiato i libri”. Adesso questi padroni di mucche particolarmente ghiotte di carta, sono cresciuti e dicono che Chat GPT ha scritto i commenti offensivi al posto loro!

Probabilmente, educare questi soggetti, è come voler insegnare a un virus a non infettare; ma noi non vogliamo arrenderci perché siamo quelli che hanno visto il mondo digitale nascere e crescere, perciò abbiamo le responsabilità dell’educazione in mano.

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La rete degli anglicismi nell’italiano. Quando l’inglese (non) impoverisce


Di Antonio Zoppetti

Chi denuncia con preoccupazione il moltiplicarsi degli anglicismi che nel nuovo millennio sta cambiando il volto dell’italiano viene spesso bollato come “purista”. Questa parola ha un’accezione negativa, ed evoca un atteggiamento retrogrado, passatista e conservatore. È anche una parola che va inquadrata nel suo significato storico, visto che le accesissime diatribe sulla “questione della lingua” – cioè su quale sia il modello ideale dell’italiano da impiegare nella scrittura, più che nell’oralità – si possono far risalire almeno a Dante, oggi considerato il padre dell’italiano, e si sono perpetuate per secoli. “Purista” è comparso nel Settecento, mutuato dal francese purisme con un significato spesso negativo per indicare chi teorizzava un modello linguistico basato sull’immobilismo. L’idea di fondo era la supposta esistenza di una lingua originariamente “pura” e perfetta, la lingua delle tre corone fiorentine – Dante, Petrarca e Boccaccio – che successivamente si sarebbe “contaminata” e “corrotta” per l’influsso delle lingue straniere che apportavano “barbarismi”, ma anche per il diffondersi di voci non toscane, dunque da respingere ed emendare in quanto impure. Il terzo cardine di questo immobilismo era la stigmatizzazione dei neologismi, le parole nuove nate successivamente, che venivano accolte parzialmente e con molte remore, soprattutto nel caso delle voci scientifiche e tecniche, che erano fuori dalla letteratura alta. Questa visione è stata teorizzata con successo nel Cinquecento da Pietro Bembo, ed è diventata operativa nelle prime grammatiche dell’italiano e soprattutto nel primo vocabolario della Crusca. Nell’Ottocento il purismo si è trasformato in una vera e propria corrente letteraria e linguistica che elevava la lingua del Trecento e del Cinquecento al canone da seguire nell’alta sfera delle lettere. Ma passando dalle prescrizioni e dagli anatemi contro chi non si adeguava a questi canoni alla realtà, sempre più autori denunciavano l’assurdità di questo modello di italiano libresco e artificiale che finiva per privilegiare la “lingua dei morti” invece di quella dei vivi.

Tutto ciò appartiene alla storia, anche se riemerge nelle odierne controversie linguistiche in modo spesso insensato. La situazione, rispetto all’Ottocento è profondamente cambiata. Se alla proclamazione dell’unità d’Italia le masse si esprimevano sostanzialmente nei propri dialetti e l’italiano era una lingua letteraria che richiedeva un assiduo studio per chi non era toscanofono di nascita, nel Novecento è divenuto patrimonio di tutti, sono spuntate le prime generazioni italofone anche fuori dalle aree centrali del Paese e l’italiano scritto e parlato si è finalmente unificato divenendo una lingua comune.

In questo cambio di paradigma epocale, intanto, dopo secoli e secoli in cui era soprattutto il francese la lingua dominante che ci influenzava da un punto di vista culturale, sociale e internazionale, il neoitaliano ha cominciato a confrontarsi soprattutto con l’angloamericano. E l’interferenza dell’inglese nel nuovo millennio ha cominciato a farsi sentire con un’intensità e una profondità di ordini di grandezza superiori rispetto all’epoca del francese.

Se un tempo i puristi deprecavano gli scrittori “infranciosati” e non ammettevano le voci “impure” che provenivano dal francese, benché fossero italianizzate, oggi abbiamo a che fare con migliaia e migliaia di parole inglesi “crude” che ibridano l’italiano con modalità mai viste nella storia.

Stando alle marche di un dizionario come il Gradit di Tullio De Mauro, le parole che provengono dal francese sono state adattate e italianizzate nel 70% dei casi, mentre oggi quelle che provengono dall’inglese vedono queste percentuali invertite: in oltre il 70% dei casi mantengono la loro forma grafica e la loro pronuncia in inglese (computer, privacy, news…), e solo il 30% di esse produce parole strutturalmente italiane (resilienza, femminicidio, drone).

Questo fenomeno sempre più consistente e inarginabile sta producendo conseguenze mai viste in passato, quando era il francese la lingua dominante, e prima ancora lo spagnolo. Se fino agli anni Ottanta del secolo scorso avevamo a che fare con una moltiplicazione selvaggia di anglicismi crudi, dunque l’interferenza riguardava soprattutto il vocabolario, oggi le radici inglesi si strutturano in una rete interconnessa che si allarga nel nostro lessico a scapito dell’italiano. E così dai “prestiti” – come li chiamano i linguisti – concepiti come entrate isolate stiamo passando a dei modelli formativi che si appoggiano all’inglese invece che all’italiano o alle vecchie radici derivate dal latino e dal greco. L’inglese si trasforma in un modello espressivo, in una sorta di regola inconscia e istintiva. Una parola come babysitter agevola l’entrata di pet sitter o dog sitter, mentre baby diventa un prefisso formativo che si incrocia con altre radici inglesi (baby boom) e si ibrida con quelle italiane (babycalciatore). Le ibridazioni escono dal lessico e coinvolgono la morfologia, cioè la formazione e la flessione delle parole, dunque le desinenze in -er o in -ing si moltiplicano, e parliamo di blogger e non di bloggatori o di blogging invece che di bloggare. L’interiorizzazione di questi meccanismi porta alla formazione di pseudoanglicismi che non arrivano più dall’anglosfera, ma sono delle nostre ricombinazioni maccheroniche che seguono un inglese – e un itanglese – a orecchio e producono parole come beauty case, footing o smart working che non sono in uso in inglese. E in questo processo si fa strada il cambiamento sintattico e la collocazione delle parole all’inglese (dal family day invece della giornata della famiglia al mortadella day delle sagre paesane). Sono tutti segnali di una newlingua incipiente che spezza la continuità storica dell’italiano. E tutto ciò non ha niente a che fare con il “purismo”, ma con qualcosa di nuovo che ha invece a che fare con l’ecologia linguistica.

Dal purismo all’ecologia linguistica

Se una lingua si può interpretare come un ecosistema che ha le sue caratteristiche e il suo equilibrio, nel caso dell’italiano l’interferenza dell’inglese lo sta snaturando e distruggendo, e la nuova questione della lingua riguarda questo aspetto. È un problema di numeri non di principio. L’allargarsi dell’inglese non si sta configurando come un arricchimento ma rappresenta un depauperamento e una regressione della lingua del bel paese dove il sì suonava.

Se i puristi si scagliavano contro le voci impure e infranciosate – per esempio bugia, dal falso amico francese bougie nel significato di candela invece che di menzogna – oggi l’interferenza dell’inglese cambia la nostra lingua dal punto di vista strutturale, non semantico (cioè sul piano dei significati).

Magari l’inglese si limitasse a questo tipo di interferenza! A parte l’istintivo moto di fastidio che si può provare davanti a certi falsi amici e slittamenti di significato – per esempio si sente parlare sempre più spesso di narrativa invece di narrazione – questi cambiamenti non producono una newlingua che spezza la continuità strutturale dell’italiano, ma rappresentano dei cambiamenti normali, che possono piacere o non piacere sul piano stilistico, ma dal punto di vista linguistico non costituiscono affatto un pericolo o un cambio di pelle.

Il paradosso è che eredi del purismo non sono affatto coloro che vengono tacciati di essere puristi perché lamentano l’anglicizzazione, sono al contrario quelli che considerano l’italiano solo nei suoi significati storici, e davanti alle nuove parole e accezioni non ammettono i nuovi usi e li condannano come “errore”. E così davanti a selfie, invece di considerare questa parola come equivalente di autoscatto si affannano a spiegare, arrampicandosi spesso sui vetri, che la parola inglese non è proprio come il vecchio autoscatto, ha un qualcosa in più e di diverso. E allora gli odiatori non sono proprio come gli hater, e gli influenti non sono proprio come gli influencer. Questa visione non contempla la possibilità che l’italiano si evolva e cambi insieme al mondo – tra l’altro in modo a mio avviso sano – ma lo cristallizza nei suoi significati storici. E pur di non modificarlo, i nuovi “anglopuristi” preferiscono introdurre parole direttamente in inglese. L’italiano, ingessato e privo dell’elasticità che caratterizza le lingue vive rischia perciò di diventare immobile come una lingua morta, perché ciò che è nuovo viene detto prevalentemente in inglese: il calcolatore è quello degli albori, oggi c’è solo il computer.

Curiosamente, certi personaggi linguisticamente schizofrenici si appellano all’uso e si proclamano “descrittivisrti” quando si tratta di legittimare le parole in inglese in circolazione che qualche linguista etichetta come “necessarie”; ma quando invece compaiono delle nuove alternative e traduzioni in italiano, gli stessi personaggi cessano di essere descrittivi e rivelano la loro vera natura prescrittiva che indica la retta via e lancia anatemi contro chi se ne distacca.

E così si indignano e scandalizzano se i giornali traducono incel (fusione di involuntary e celibate) con celibi involontari, perché celibe nell’italiano storico indica lo stato civile di chi non è sposato e non un maschio costretto a un’astinenza sessuale forzata in quanto non trova una compagna. Per la cronaca, un incel designa chi letteralmente è uno “sfigato”, che nell’italiano storico si può rendere con la parola “zitello” per scegliere un altro registro. Ma se tutti i giornali lo rendono con celibe involontario qual è il problema? Perché chi si proclama descrittivo non prende atto del nuovo uso invece di deprecarlo? Non è preferibile un’espressione in italiano, anche se si carica di nuove valenze semantiche, rispetto a una parola in inglese puro?

La verità è che il porsi come descrittivi viene invocato quando fa comodo, soprattutto per legittimare le parole inglesi che si preferiscono, ma quando si tratta di cambiare l’uso storico dell’italiano per educare i cittadini a parlare in modo inclusivo o politicamente corretto il descrittivismo si nasconde sotto al tappeto e per esempio si predica la femminilizzazione di “avvocata” anche se le donne avvocato preferiscono il maschile, nelle targhette dei loro studi e nei biglietti da visita. E così, guai alle donne che preferiscono definirsi ministro invece di ministra o il presidente invece che la presidente. E le pressioni sociali che criminalizzano i cittadini che osano parlare di ciechi invece di non vedenti, di handicappati o di razze… seguono lo stesso orientamento degli anatemi lanciati dai puristi del passato.

Credo che a questo punto sia più chiaro che la questione del “purismo” — invocato a sproposito, in modo tendenzioso e mistificatore per condannare chi denuncia l’anglicizzazione — sia del tutto fuori luogo. E lo steso vale per chi si proclama descrittivista solo quando fa comodo alla propria idea dell’italiano.

La questione dell’interferenza dell’inglese è un fenomeno nuovo rispetto a ciò che abbiamo visto all’epoca del francese, e utilizzare le categorie del passato per interpretare la situazione odierna significa non comprendere l’avvenuto cambio di paradigma.

Queste riflessioni nascono a margine di una lezione in video che terrò giovedì 5 giugno all’università di Treviri, che è in italiano nonostante la sede tedesca, e aperta a tutti per chi si volesse connettere.

Si intitola: La rete degli anglicismi interconnessi nellitaliano scritto. Quando l’inglese (non) impoverisce.

Partecipano e moderano:
Michelle Hamböcker (Italienzentrum – Università di Treviri);
Paula Rebecca Schreiber (Università di Bergamo).

L’orario è dalle 10,30 alle 12, e per collegarsi questo è il collegamento:
uni-trier.zoom.us/j/8126376750…

Meeting-ID: 812 6376 7505
Kenncode: 80190511a

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa

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“This Pride Month, please remember: DO NOT USE THIS FLAG” — “Questo Mese dell’Orgoglio, ricorda: NON USARE QUESTA BANDIERA” (🇮🇹)


Ieri era la Festa della Repubblica Italiana, ma spiritualmente io ero fottutamente addormentata, perché questo è semplicemente cosa comporta esistere nel mese di giugno… e vabbè, l’ho già detto, ora basta. Per fortuna, però… tecnicamente non c’è motivo di limitare gli italici festeggiamenti alla sola giornata di ieri… perché giugno in teoria è il mese dell’orgoglio, e quindi in teoria anche di quello fieramente italianissimo!!! 🇮🇹 🇮🇹 🇮🇹 E quindi, detto ciò sarebbe tutto apposto… anche se, a dirla tutta…
This Pride Month, please remember:DO NOT USETHIS FLAGAn info threadAhinoi, c’è ancora chi discrimina contro gli italiani. E quindi, non solo nonostante il periodo continuano certamente imperterrite le solite persecuzioni al nostro popolo, erede del perfettissimo Impero Romano, ma in più c’è chi attivamente diffonde propaganda anti-italiana, come chi ha creato questo memino assolutamente non ironico e chiaramente a dir poco malevolo, chiaramente a sua volta una persona nemica dello Stato. Mah, io non ho quasi parole… ma si può discriminare così, contro una bandiera, oppure una qualche altra, nel mese dell’orgoglio???
Io ve lo dico chiaro e semplice… I-TA-LIA-NI! Ribelliamoci contro i nostri oppressori morali e iniziamo da oggi e per sempre a sventolare il tricolore senza alcuna soluzione di continuità!!! (…E io vi dirò… a maggior ragione ad oggi, periodo in cui, a parte tutti gli scherzi, chi ci governa ha un evidente disprezzo per la natura democratica che starebbe alla base della Repubblica, motivo per cui servirebbe avere in giro tante più persone che con l’Italia non si riempiono semplicemente la bocca, ma che all’atto pratico credono in quello che la nostra costituzione sancisce.)

#giugno #Italia #italian #june #pridemonth #Repubblica

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la musica contro il silenzio

cliccare per ingrandire
instagram.com/p/DKSDqNAKaQA/

#Gaza #Palestina #genocidio

#bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #musicA_ #musicaControIlSilenzio #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

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oggi, 3 giugno, a roma, allo studio campo boario: prima presentazione di “nz”, di antonio syxty


OGGI, martedì 3 giugno, ore 17:00
Studio Campo Boario
(viale Campo Boario 4a)

presentazione del nuovo libro di Antonio Syxty

NZ


copertina di NZ, di Antonio Syxty
cliccare per ingrandire

(edizioni ikonaLíber, ikona.net/antonio-syxty-nz/)

interventi dell’autore e di Marco Giovenale

*

evento facebook:
facebook.com/events/1373346107…

Ingresso libero fino a esaurimento posti
logo Studio Campo Boario*

locandina:

locandina dell'incontro di presentazione di "NZ", di Antonio Syxty, Roma, Studio Campo Boario, 3 giu. 2025
cliccare per ingrandire

#AntonioSyxty #EdizioniIkonaLíber #IkonaLíber #MarcoGiovenale #NZ #scritturaDiRicerca #StudioCampoBoario #tarallucciEVino

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“Incubi e Drammi”: quando la letteratura sfida l’oscurità dell’anima

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Trama


Nell’attuale panorama letterario indipendente, pochi testi riescono a restituire con tale efficacia il senso di smarrimento, dolore e rinascita che “Incubi e Drammi” riesce a evocare già dalle prime pagine. Si tratta di un’opera composita, intensa e viscerale, capace di trascinare il lettore in un viaggio attraverso le fragilità dell’essere umano, toccando corde profonde con una scrittura schietta e suggestiva.

Il dolore che plasma. Il sogno che condanna. Il cuore che resiste.


Queste tre anime coesistono nei racconti che compongono il volume. L’autore, affronta senza riserve i fantasmi interiori che ci abitano: la perdita, l’abbandono. E lo fa scegliendo stili narrativi diversi, che alternano il realismo psicologico a incursioni nel fantastico e nel surreale, creando un affresco sfaccettato della sofferenza umana.

Una struttura a specchio tra sogno e incubo


L’elemento onirico è una costante. Non come fuga dalla realtà, bensì come specchio distorto dell’inconscio. Il racconto si svolge in un ritmo cadenzato da immagini forti, simbolismi densi e un finale strepitoso. Ma è proprio questo il punto di forza dell’opera: non cercare facili vie di uscita, ma scavare in profondità.

Stile e linguaggio: diretto, lirico, crudele


Il linguaggio è diretto, quasi teatrale in certi passaggi. Ma non mancano momenti di vera liricità, soprattutto quando si dà voce alla vulnerabilità. Le emozioni sono descritte con precisione chirurgica, come nel racconto della perdita di una madre, o nella scena in cui un amore malato si trasforma in prigionia. Ogni parola è scelta con cura per ferire, o guarire, a seconda della direzione in cui si muove il racconto.

Un libro necessario

Un’opera intensa, disturbante e poetica. Una lettura consigliata a chi ha il coraggio di guardare in faccia i propri mostri. E a chi crede ancora che le parole, anche le più cupe, possano far luce nell’oscurità.

Trama


Lasciare casa dei genitori e avere la propria indipendenza può costare caro, come scoprirà il ragazzo che, per necessità, dovrà accettare il lavoro di portiere di notte in un quartiere residenziale. E qualcosa di altrettanto terribile toccherà alla baby gang che, per farne il proprio passatempo, prende di mira quello che sembra un innocuo anziano. Così come alla principessa che, succube di un padre talmente avaro ed anaffettivo da tenerla rinchiusa in una torre pur di non dare un soldo di dote a chiunque chieda la sua mano, subirà la persecuzione di un inquietante visitatore notturno e al commesso viaggiatore che intraprende un viaggio a bordo di una nave mercantile che si accinge ad attraversare un banco di fitta nebbia attraverso la quale è impossibile vedere nulla, ma dove si cela qualcosa che potrebbe decidere di non fargli rimettere più piede sulla terraferma. Dopotutto l’orrore può colpire perfino gli animali della savana, e quando si vuole comprare un regalo al proprio figlio bisogna sempre accertarsi che il venditore sia una persona affidabile. E del resto, la delusione del primo amore può obnubilare la mente, portando a prendere decisioni sbagliate e a generare reazioni e pensieri distorti. Questo è ciò che scoprirete in questa raccolta di racconti che spaziano dall’horror alla fantascienza, al fantasy, al dramma umano.

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x edizione del premio cesare zavattini: il bando è online


Al via la X edizione del Premio Cesare Zavattini: aperto il Bando per giovani filmmaker

Iscrizioni, Bando e Regolamento disponibili sul sito www.premiozavattini.it.

Scadenza il 20 luglio 2025.

È online il Bando della X edizione del Premio Cesare Zavattini, iniziativa che intende consolidare le competenze di giovani cineasti interessati al riuso creativo e sperimentale delle immagini d’archivio, consentendo loro di realizzare i propri progetti di cortometraggio, e nello stesso tempo promuovere la conoscenza degli archivi filmici e del cinema che li utilizza in modo originale e sperimentale. Il Bando è rivolto a filmmaker tra i 18 e i 35 anni, professionisti e non, di qualsiasi nazionalità, i quali possono candidarsi proponendo un progetto di cortometraggio della durata massima di 15 minuti, che preveda il riuso, anche parziale, di materiale filmico d’archivio.

Una Giuria composta da cinque personalità del cinema italiano selezionerà, tra i progetti pervenuti, nove finalisti e fino a tre uditori. Gli autori e le autrici delle proposte selezionate parteciperanno gratuitamente a un Workshop formativo e di sviluppo, articolato in incontri di formazione collettiva e sessioni di tutoring individuale per l’approfondimento delle idee progettuali. Al termine del percorso, i partecipanti presenteranno il proprio lavoro alla Giuria attraverso un pitch, che condurrà alla selezione dei tre progetti vincitori, con eventuale assegnazione di una Menzione speciale.

I progetti vincitori potranno utilizzare liberamente il materiale filmico dell’AAMOD e degli archivi partner e riceveranno servizi gratuiti di supporto alla produzione dei cortometraggi e un contributo economico di 2.000 euro ciascuno. Il Workshop si svolgerà tra settembre e dicembre 2025, mentre la fase di realizzazione è prevista tra febbraio e maggio 2026.

Le candidature devono essere inviate entro la mezzanotte di domenica 20 luglio 2025, compilando il form disponibile al seguente link:
👉 Modulo di iscrizione

Alla proposta progettuale (da redigere secondo il format scaricabile nella sezione “Bando” del sito www.premiozavattini.it), vanno allegati in formato PDF anche un curriculum vitae e una copia di un documento d’identità.

La presentazione ufficiale della X edizione del Premio, con la sua articolazione, le novità previste e le modalità di partecipazione, si terrà sabato 31 maggio 2025 alle ore 18.30 presso lo Spazio SCENA (Via degli Orti d’Alibert 1, Roma). Interverranno Antonio Medici, direttore del Premio, Aurora Palandrani, coordinatrice, e Matteo Angelici, project manager. L’evento rientra nella cornice di “Riuso di classe”, sezione collaterale della III edizione di UnArchive Found Footage Fest, festival internazionale dedicato al riuso creativo delle immagini d’archivio, promosso – come il Premio Zavattini – dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD).

A completamento della X edizione, nel mese di dicembre 2025, la sezione Zavattini Live! ospiterà una rassegna speciale con tutti i cortometraggi vincitori delle passate edizioni e una selezione di film italiani che si distinguono per l’uso originale di materiale d’archivio. La rassegna includerà anche una giornata di studio dedicata agli sguardi e alle pratiche dei giovani filmmaker che hanno partecipato al Premio nel corso degli anni, offrendo una riflessione sul presente, sulla memoria e sull’evoluzione del cortometraggio come forma espressiva contemporanea.

Il Premio Cesare Zavattini è una iniziativa promossa e organizzata dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, sostenuta da Cinecittà S.p.A. – Archivio Storico Luce, con la partnership di Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia e la collaborazione di Nuovo Imaie, Cineteca Sarda, Archivio delle Memorie Migranti, Premio Bookciak Azione!, Deriva Film, OfficinaVisioni, Associazione Cinema del reale, UCCA, FICC e Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. Media partner: Radio Radicale e Diari di Cineclub.

#AAMOD #AntonioMedici #archivi #archivio #AuroraPalandrani #CesareZavattini #cinema #documentari #documentario #festival #festivalInternazionale #film #FondazioneArchivioAudiovisivoDelMovimentoOperaioEDemocratico #giovaniCineasti #giovaniFilmmaker #materialiDArchivio #MatteoAngelici #PremioCesareZavattini #PremioZavattini #riuso #riusoCreativoDelleImmaginiDArchivio #RiusoDiClasse #Unarchive #UnArchiveFoundFootageFest #video

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Da Montemarcello a Tellaro e ritorno


Escursione lungo i sentieri del Parco di Montemarcello Magra Vara
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Sabato mattina di metà maggio, e il tempo non promette nulla di buono.
Sotto un cielo grigio lasciamo Pietrasanta in direzione Montemarcello, in provincia di La Spezia.

Durante il trasferimento in auto, per raggiungere il punto di partenza, in lontananza sul mare scorgiamo l'arcobaleno. Proprio in direzione del nostro punto di partenza, la ci piove!

Arrivati a Montemarcello[1]è subito tempo di attrezzarsi per la pioggia, leggera ma costante. Proviamo a partire ugualmente nella speranza che le nuvole si aprano come da previsioni meteo.

Usciamo velocemente dal borgo, in direzione del mare, e ben presto, tra la folta vegetazione, si aprono scorci di panorama sul Golfo di La Spezia.
Golfo di La Spezia, vista dal sentiero che da Montemarcello conduce a Tellaro
Il sentiero corre lungo la costa, a picco sul mare, tra saliscendi continui e tratti più impegnativi resi scivolosi dalla pioggia che, fortunatamente, ha smesso di cadere.
Il mare visto dal sentiero che da Montemarcello conduce a Tellaro
Il percorso, ben segnalato, è impegnativo più che altro per alcuni tratti sconnessi ma la vista ripaga tutte le difficoltà.

Ci troviamo nel Parco di Montemarcello Magra Vara[2], a confine tra Liguria e Toscana, in un territorio ricco di valenze naturali, storiche e culturali, che ricomprende i 16 comuni di Ameglia, Arcola, Beverino, Bolano, Borghetto Vara, Brugnato, Calice al Cornoviglio, Carro, Carrodano, Follo, Lerici, Rocchetta Vara, Santo Stefano di Magra, Sarzana, Sesta Godano e Vezzano Ligure.

Il tempo scorre via veloce, così come il sentiero, e ben presto arriviamo a Tellaro[3]che ci accoglie con i colori vivaci delle sue case, il blu del mare e i vicoli stretti che si inerpicano tra le abitazioni.
I vicoli stretti di Tellaro che si inerpicano tra le case
Il borgo marinaro di Tellaro, frazione del Comune di Lerici, è animato dai residenti e dai turisti che passeggiano, per gli stretti vicoli, ammirando lo spettacolo.
Le facciate colorate del borgo di Tellaro, frazione del Comune di Lerici
Facciamo un giro per il borgo, nell'occasione scatto qualche foto, e ci concediamo una sosta nella piazza del paese per rifocillarci e fare un giro tra i banchetti della Tellaria, festa di primavera, che si svolge proprio oggi.

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Ci siamo riposati ed è tempo di ripartire. Per il ritorno decidiamo di percorrere il sentiero più interno che dal borgo di Tellaro raggiunge Zanego e da li prosegue per Montemarcello.

Il tracciato che seguiamo per il ritorno è più agevole, sviluppandosi internamente alla costa e attraversa un paesaggio meno aspro dell'andata.

Anche se il sentiero è più lungo saliamo velocemente fino a raggiungere l'abitato di Zanego da dove continuiamo fino a riscendere a Montemarcello. Ritornando al nostro punto di partenza.

Il ritorno, anche se abbiamo attraversato un paesaggio molto meno impervio, ci ha regalato ulteriori squarci sul paesaggio che caratterizza questa terra di confine tra la terra e il mare e tra la Liguria e la Toscana.

Torniamo a casa con molte emozioni e un buon motivo per programmare altre escursioni lungo i sentieri[4] del Parco di Montemarcello Magra Vara.





Il percorso


✒️
Conosci già questo percorso o pensi di andare?
Lasciami un commento qua sotto per dirmi la tua.


Note:


  1. Montemarcello - Frazione del Comune di Amelia
  2. Tellaro - Sito ufficiale
  3. Parco di Montemarcello Magra Vara - Frazione del Comune di Lerici
  4. Il Parco a piedi - Sentieri da percorrere

Tags: Trekking | Mare | Primavera

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video in diretta: presentazione online di “retriever”, di june scialpi @ la finestra di antonio syxty – h. 21:00


youtube.com/live/HxEFACviGOs

youtube = youtube.com/@MTMTeatroMilano/s…
e facebook = facebook.com/lafinestradianton…

La Finestra di Antonio Syxty presenta Retriever, di June Scialpi, Tic Edizioni 2025, in conversazione con June Scialpi e Giorgia Esposito.

June Scialpi (Gallipoli, 1998) ha pubblicato il libro Il Golem. L’interruzione (Fallone Editore, 2022) con il quale ha vinto il Premio Flaiano Poesia Under 35 e le plaquette Condotta del simbionte (La Collana Isola,
2023), illustrata da Majid Bita, e in mezzo ai giorni (i) dati (Zacinto/Biblion, 2024). Alcuni suoi racconti sono apparsi su ‘Spore Rivista’ e ‘Mandos’, inserto cartaceo di ‘Palin Magazine’ e nell’antologia Stasera faremo cadere il cielo (Zona42, 2024). S’interessa di studi queer e transfemminismo. Collabora con diverse realtà online.
Ha tradotto Indumenti contro le donne, di Anne Boyer (Tic, 2025).

Retriever (Possibile inquadramento teorico di un) ci presenta l’allegoria di una testualità che cerca di chiarire cosa significhi la rappresentazione riportando al linguaggio, dove è nata, la realtà, per scoprire che non vi si riduce. La capacità delle parole di logorare le cose e la realtà stessa è la verità che questo libro, con un’ambizione filosofica non esibita ma anzi del tutto inapparente, ci consegna. Questo sottile omaggio alla scrittura di ricerca dimostra che cani, animali e libri non ci bastano mai.

#AntonioSyxty #GiorgiaEsposito #JuneScialpi #LaFinestraDiAntonioSyxty #MTM #MTMLaFinestraDiAntonioSyxty #MTMManifattureTeatraliMilanesi #presentazione #Retriever #Tic #TicEdizioni

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Why do we fall?


3 minuti

Alfred: «Why do we fall sir?» (Perché noi cadiamo?)
Bruce: «So we can get up again» (Così possiamo rialzarci di nuovo)

Il ritorno del cavaliere oscuro


Rialzarsi


In realtà non è Alfred, ma il padre di Bruce, Thomas Wayne, che per la prima volta chiede a Bruce: «Why do we fall Bruce?». E glielo chiese quando Bruce da bambino cadde in un fosso, rimanendo ferito dalla caduta e spaventato dal buio e dai pipistrelli. Nella storia raccontata da Nolan, Bruce diventa Batman perché vuole rendere la sua più grande paura il suo simbolo di giustizia.

Il pipistrello rappresenta tutto ciò che teme. E proprio con questa sua paura insuperabile Bruce decide di rialzarsi e di rinascere. Batman diventa l’alter ego tramite cui rende ordine e combatte ciò che teme. Batman è tutto ciò che Bruce, non riesce e, non può essere.

Coraggio non è non aver paura


Il coraggio non coincide con l’assenza di paura. Il coraggioso è colui che affronta ciò che lo spaventa. Senza paura non c’è nemmeno il coraggio.

Essere liberi significa essere con scontro con ciò che ci opprime. Essere coraggiosi significa affrontare ciò che ci fa paura e spaventa. Bruce diventa coraggioso, usando Batman come maschera della giustiza e “del coraggio”, affrontando e, letteralmente, indossando ciò che lo terrorizza. Non cerca né vuole eliminare le sue paure, ma vuole imparare ad usarle come spinta ad agire.

La domanda «Why do we fall?» è uno sprono alla consapevolezza della propria fallibilità. La domanda conduce ad una precisa risposta. Fondamentale è imparare ad educarsi a farsi le giuste domande. Molto prima che imparare a darsi risposte. La domanda non mette in discussione un dato, ma lo evidenzia. La domanda cerca di dare un significato educativo all’inevitabile fallimento a cui ognuno di noi andrà in contro. Più volte nella propria vita. A volte anche cadendo male, fino in fondo al baratro.

La risposta «So we can get up again», invece, è uno sprono alla reazione. Il fatto di aver fallito non dice nulla su di noi. Se abbiamo sbagliato non significa che non siamo abbastanza o che siamo inetti o sbagliati… Falliamo, accettiamo l’errore e poi ci riproviamo. O come diceva Samuel Beckett:

«Ho provato, ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio


Ma senza la domanda non ci sarebbe la risposta. Senza la consapevolezza della propria fallibilità, imperfezione e limitatezza non ci sarebbe nemmeno l’accettazione del fallimento. Ogni buona risposta è sempre preceduta da una buona domanda.

Accettare il fallimento


Nessuno è perfetto. Tutti sbagliano e falliscono. La differenza sta nel saper reagire agli inevitabili fallimenti della propria vita . Non è la ricetta per il successo, ma semplicemente per una buona vita. Fatta di tentativi e non di arrese.

L’insegnamento del padre di Bruce tramandato da Alfred è un’educazione al fallimento. Al saper accettare il fallimento da cui poi ripartire. Nessuno vuole dire che non bisogna soffrire o patire il dolore, la rabbia o la sofferenza per aver fallito.

Così come per essere coraggiosi aver paura e saper accettare la stessa paura per poi affrontarla, allo stesso modo questo vale per i propri successi personali.


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Verità immaginarie


3 minuti

Immaginando…


«Chi apprende sulla vita di un altro un qualche particolare esatto ne trae subito conclusioni che non lo sono e vede nel fatto recentemente scoperto la spiegazione di cose che con esso non hanno proprio nessun rapporto»[1].


Peccare d’immaginazione


L’uomo è un essere peccaminoso, perché immagina e non ragiona. Anzi, l’uomo è peccaminoso perché quando immagina pensa di conoscere. Scambia i fantasmi per corpi reali.

Peccare significa letterlamente mancare, errare, fallire. Perciò quando diciamo che l’uomo compie un peccato, qua non vogliamo dire altro che l’uomo sta mancando, errando e fallendo la conoscenza della realtà.

E perché dovrebbe essere un peccato? Perché chi immagina è sempre guidato dalle passioni. Quasi sempre dalla paura e dalla speranza. E per provare paura e speranza c’è sempre bisogno di un nemico da sconfiggere o da temere.

In questo senso, peccare significa immaginare domande sbagliate che giustificano e alimentano la speranza e la paura, creando conflitti inutili con nemici che non esistono ma che si immaginano.


Per Spinoza il peccato sta nell’immaginare Dio (che coincide con la Natura) anziché conoscerlo, dunque seguendo i dogmi della religione che stimolano gli spettri dell’immaginazione anziché la guida della ragione.

L’immaginazione con paura e speranza trasformano donne in streghe, serpenti in draghi, uomini in razze maledette.

Conoscere fantasmi


Possiamo dire che quando crediamo di conoscere tramite l’immaginazione non facciamo altro che conoscere fantasmi. Fantasma è un’immagine vana e illusoria generata dalla fantasia. Quindi, quando diciamo che conosciamo fantasmi non affermiamo altro che conoscere in maniera errata la realtà. Ovvero, compiere un peccato per come lo abbiamo definito in precedenza.

Spesso, anche quando si conosce qualcuno, si confonde l’immaginazione per la conoscenza di qualcuno. Marcel Proust descrive limpidamente come a partire da un particolare casuale giungiamo con facilità e certezza a credere di conoscere le leggi dei rapporti universali che come un enorme meccanismo di ingranaggi determina e spiega la verità del prossimo.

Ogni gesto, azione e parola sono, secondo l’immaginazione, traccia di una legge universale che spiega e che mostra la verità della persona.

Domande sbagliate per presupposti sbagliati


La ragione, così come l’educazione filosofia, conduce a criticare e a mettere in discussione quello che sembra essere certo. La ragione non conduce verso nessuna verità ultima, ma obbliga a superare i fantasmi che abitano la nostra vita.

Mentre l’immaginazione genera domande fantasiose che confermano le nostre convinzioni, la ragione vuole frantumare quelle stesse convinzioni. Per questo motivo conoscere è sempre accompagnato da una certa sofferenza.

Per comodità, abitudine e pigrizia l’essere umano tende sempre a cercare certezze a basso costo. Così, anche nei rapporti interprersonali giungiamo a trarre conclusioni affrettate e sconsiderate da un qualunque particolare esatto.

Non dovremmo farci domande per dare conferma alle nostre convizioni, ma dovremmo imparare a farci domande che verificano l’affidabilità delle nostre convinzioni. E di capire, se dietro i fantasmi che incontriamo nella nostra vita si trovano corpi veri e non altri fantasmi.


Riferimenti


[1] M. Proust, Precauzione inutile, Gruppo Editoriale L’Espresso, Roma, 2011, p. 16.


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‘quaderni di fisica e metafisica’, 2


fondazionecerruti.org/pubblica…

Il «Quaderno» numero 2, Morale della collezione traccia una fenomenologia del collezionista contemporaneo attraverso i contributi “metafisici” dello scrittore Michele Mari, dal titolo Homo collector e dello storico dell’arte e collezionista Giuseppe Garrera, che firma Autoritratto come collezionista borghese. La prospettiva “fisica” dell’essere collezionista è approfondita dallo scrittore Elio Grazioli a partire dal luogo che ne custodisce la raccolta, in La casa del collezionista; e in coda al fascicolo, da un testo di Marco Vallora in Testimonianze di un amico, già pubblicato in La Collezione Cerruti. Catalogo generale (2021). La pubblicazione comprende, inoltre, un intervento dell’artista Gala Porras-Kim (Bogotà, 1984) tratto da Least likely to be on view, un’indagine sul senso delle opere presenti nei depositi delle collezioni di musei e istituzioni.

#CollezioneCerruti #collezionismo #ElioGrazioli #GalaPorrasKim #GiuseppeGarrera #MarcoVallora #MicheleMari #QuaderniDiFisicaEMetafisica #Quaderno

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i vincitori della terza edizione di ‘unarchive found footage fest’


Annunciati i vincitori della terza edizione di UnArchive Found Footage Fest

Tra i premiati trionfano Trains per il miglior riuso d’archivio, Soundtrack to a Coup d’État come miglior lungometraggio e Man Number 4 nei corti

Le sale di Trastevere invase da giovani, studenti, cinefili e curiosi registrano un’affluenza di oltre 6000 spettatori complessivi

Si è svolta domenica 1° giugno, presso il Cinema Intrastevere di Roma, la cerimonia di premiazione della terza edizione di UnArchive Found Footage Fest, alla presenza dei direttori artistici Marco Bertozzi e Alina Marazzi, dei membri delle giurie, degli organizzatori e di un pubblico numeroso e partecipe. L’evento ha segnato la chiusura di un’edizione particolarmente vitale e riuscita, con un’affluenza complessiva di oltre 6000 spettatori, segno tangibile di un interesse crescente verso il riuso creativo di immagini d’archivio.

In una settimana di incontri, proiezioni, installazioni e performance, il festival – prodotto dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico – ha riaffermato la sua vocazione come piattaforma internazionale dedicata al found footage e alle pratiche artistiche che trasformano il passato in gesto contemporaneo. Il concept di quest’anno, la rigenerazione, ha assunto una forza ancora più incisiva anche per il suo valore simbolico ed ecologico: il riutilizzo dei materiali audiovisivi si configura non solo come atto estetico e politico, ma anche come risposta sostenibile alla sovrapproduzione e all’oblio delle immagini.

La giuria internazionale, composta da Federica Foglia, Costanza Quatriglio ed Eyal Sivan, ha assegnato i premi ufficiali del concorso internazionale – composto da venti opere selezionate tra lungometraggi e cortometraggi – privilegiando lavori capaci di interrogare criticamente il materiale d’archivio e di restituirlo a nuove forme, significati e sensibilità.

Il premio per il Miglior utilizzo creativo del materiale d’archivio è andato a Trains di Macie J. Drygas, un film che si è distinto per la sua radicale semplicità e per la maestria con cui utilizza le immagini d’archivio come treno narrativo attraverso sogno e incubo, gioia e dolore. Il film incarna una profonda fiducia nel potere evocativo del cinema e nel suo potenziale di trasformazione politica dello sguardo sul passato.

Il premio per il Miglior lungometraggio è stato assegnato a Soundtrack to a Coup d’État di Johan Grimonprez, un’opera poderosa e necessaria, che affronta la responsabilità storica del proprio paese con rigore e intensità artistica. Il film interroga la relazione tra arte, potere e capitale, chiedendo agli spettatori – e agli artisti – di riflettere sul proprio ruolo e sulle seduzioni del compromesso politico. Una vera opera di resistenza.

Il premio per il Miglior cortometraggio è stato attribuito a Man Number 4 di Miranda Pennell, un’opera che mette in crisi la passività dello sguardo contemporaneo attraverso un dispositivo tanto semplice quanto destabilizzante: la ripresa di un desktop che si fa campo di battaglia tra visione e responsabilità. Il corto invita a riconsiderare la funzione stessa del “guardare” in relazione al potere.

Una Menzione speciale è stata inoltre conferita a Like a Sick Yellow, di Norika Sefa, per l’intensità del suo approccio intimo e politico. Il film costruisce un dialogo delicato ma potentissimo tra la regista e la sua memoria familiare, rivelando come lo spazio domestico possa diventare un campo di tensione esistenziale e politica, con la guerra fuori campo ma sempre visibile.

Anche la Giuria Studenti UnArchive 2025, guidata da Agostino Ferrente, ha premiato le opere più significative del concorso, offrendo uno sguardo giovane ma straordinariamente consapevole, segno del crescente coinvolgimento delle nuove generazioni nel pensiero critico e nella pratica del cinema d’archivio.

Il Premio per il Miglior riuso creativo è stato assegnato a I’m Not Everything I Want to Be di Klára Tasovská, riconosciuto per la potenza narrativa e la raffinatezza della sua costruzione visiva. Il film ricostruisce la vita di una grande artista attraverso migliaia di fotografie, dando nuova voce e corpo a un’esistenza vissuta in immagini.

La Menzione speciale per il lungometraggio è andata a My Armenian Phantoms di Tamara Stepanyan, per la capacità di intrecciare il racconto personale con quello storico del popolo armeno, offrendo una nuova luce su un cinema ancora troppo poco conosciuto e valorizzato.

Un’altra menzione speciale è stata conferita a Razeh-Del di Maryam Tafakory, un’opera che si impone come gesto di autodeterminazione artistica e politica, attraverso un riuso sovversivo e potente delle immagini. Un film che rivendica lo sguardo delle donne iraniane come atto di resistenza e speranza.

Il Premio per il Miglior cortometraggio, secondo la giuria studenti, è andato a Man Number 4, per la capacità di interrompere il flusso anonimo delle immagini e restituirgli peso, forma e valore. Il corto riesce a rieducare lo sguardo e mette lo spettatore di fronte alle proprie responsabilità.

Infine, il Premio per il Miglior lungometraggio è stato assegnato anche dalla giuria studenti a Soundtrack of a Coup d’État, confermando l’unanime riconoscimento alla potenza di quest’opera. La giuria ha sottolineato l’eccellenza del montaggio, il ritmo sostenuto e il lungo lavoro di ricerca durato sei anni da parte del regista, premiando l’atto di memoria come esercizio critico e civile sul presente.

Con questa intensa giornata di chiusura, che ha visto anche la proiezione di Subject: Filmmaking di Edgar Reitz e Jörg Adolph, UnArchive 2025 si congeda lasciando un segno indelebile: il riuso creativo dell’archivio non è solo un atto estetico, ma un gesto politico, ecologico e generativo, capace di far germogliare nuove visioni dal terreno fertile della memoria.

Il bando per partecipare alla quarta edizione del festival sarà aperto in autunno.
Tutti gli aggiornamenti saranno disponibili su www.unarchivefest.it e sui canali social ufficiali del festival.

#AAMOD #AlinaMarazzi #archivi #archivio #ArchivioAudiovisivoDelMovimentoOperaioEDemocratico #CinemaIntrastevere #CostanzaQuatriglio #documentario #EyalSivan #FedericaFoglia #film #JohanGrimonprez #MacieJDrygas #MarcoBertozzi #MirandaPennell #NorikaSefa #riutilizzoDiMaterialiAudiovisivi #UnArchiveFoundFootageFest #video

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il bruciapelo estivo della sofferenza propiziatoria


Mi è giusto così, poco fa, soggiunto il dubbio che io ieri non sia stata sufficientemente comprensiva, palese, cristallina sul fatto immediatamente più importante di questi giorni… ossia che, c’è poco da fare, ODIO, detesto fottutamente la stagione estiva!!! Quindi, pur a costo di sembrare un disco più rotto del solito, m’è parso necessario fare questa comunicazione ben esplicita… perché nel mio caso davvero questo mese è già bello che naufragato. 🗺️

Porca miseria, io ieri ero mezza ironica, ma qui davvero pare che, da una mezza acerba primavera, si è passati alla prima estate nel giro di un letterale giorno! Distruggetemi giugno a questo punto, suvvia, fatemelo saltare, se così stanno le cose, perché io non posso subirmi la piena estate dopo veramente appena 1 mese e mezzo di primavera, che è l’unica stagione dell’anno in cui si sta davvero senza soffrire (…polline a parte, mannaggia alla fioranza)! Perché mai mi merito pure questa, tra le mie tante punizioni??? 😩

Stamattina è stato per me, coincidentalmente, il primo giorno di spiaggia del 2025, e ovviamente quindi la mia stagione balneare inizia già malissimo. Mi sono messa giustamente al sole sulla sdraio, perché altrimenti la mia marciscenza marittima non si sviluppa per bene, ma senza spogliarmi ancora. Quindi, dato da una parte ciò, mentre dall’altra il fatto che non andrò mai a pensare che debba succedere qualcosa di strano proprio il secondo giorno di giugno, e ancora il fatto che quando sono all’aperto sto in genere sempre al sole se non è troppo forte (ossia, anche non al mare)… ho pensato ben 2 volte che fosse totalmente inutile mettere la crema addirittura settimane prima che sia legalmente estate, visto che tanto non siamo in Australia o chissà dove. E invece no. 😾
Braccio sinistro come descritto
Non è molto, certamente, ma in foto si può comunque ben vedere il disastro grazie alla differenza tra la piccola area del mio braccio coperta dalla Mi Band, e tutto il resto che non era coperto. La cosa strana però è che io ero perfettamente al sole, eppure il braccio sinistro si è cotto sensibilmente più di quello destro… ma che vogliamo farci, lo spettro della luce subito sopra il visibile non ha davvero alcun cazzo di senso logico, e a questo punto non ha nemmeno troppo senso starsi ad incazzare. 🤖

Cosa devo fare allora? Ormai, nulla. Prendo giusto atto del fatto che la fisica in pratica non funziona mai come quella dei modelli teorici e che, pure se il sole è sempre precisamente lo stesso, al mare ti brucia anche se in tutti gli altri posti no, semplicemente perché c’è un complotto in corso. Da un lato l’errore è anche mio, perché andare il 2 giugno al mare in maniche corte, come ho immaginato ieri, certamente non è un’idea spettacolare… dovevo mettere una maglietta si leggera, ma lunga e nera come i pantaloni che invece stamattina avevo; nera come la morte che causa l’estate… ma anche come il tumore che prima o poi ci si becca, se si prende il sole a maniche corte. Meglio prendere ispirazione dai beduini. 💔

#bruciature #caldo #estate #giugno #mare #Sole #spiaggia


giugno è già in calore, e si soffre di malamorte


Appena oggi è iniziato giugno e, a parte che mi trovo sinceramente a chiedermi che cavolo ho combinato nell’effettivo in questa quasi metà di anno, perché il tempo è passato tutto in maniera così sia veloce e sfuggente che pesante e soffocante che davvero mi sembra a tratti di non essere un individuo esistente… magicamente oggi sto iniziando a sentire quel caldo fastidioso-merdoso classico dell’estate. Un segno terribile, perché la primavera è già iniziata francamente in ritardo; non vorrei a questo punto che l’estate cominci, come da tempo gli spiriti mi avvertono, in anticipo, per poi finire a durare ancora più tempo del già troppo dovuto… 🥵

Mentre la prima delle cose che oggi mi fa disperare è plausibilmente colpa del rottingcore che risiede persistentemente nella mia anima, finendo alcune volte al massimo dormiente senza però mai svanire… mi chiedo se è possibile che la seconda sia colpa dei gay che, a causa del loro orgoglio, staranno già facendo sesso nelle strade, ossia pesante attività fisica, dunque complessivamente aumentando la temperatura media di tutta l’aria dei centri urbani… Perché, cioè, altrimenti un cambio così repentino e casuale di temperatura percepita non si riesce a spiegare. 😮‍💨

Quello che sto cercando di dire è che, ad ogni modo, il nuovo mese non ha fatto neanche in tempo ad iniziare che già mi sono rotta le scatole ampiamente, già mi rode il culo al punto che di questo passo per psicosomasi mi usciranno le emorroidi, e ok… di tutto, però, veramente non riesco a comprendere questo fatto del calore! Perché oggi non fa davvero più caldo di ieri, stando al meteo e a quello che vedo io; però, è semplicemente capitato che oggi pomeriggio a casa avessi addosso una maglietta a maniche corte, e ho di conseguenza sentito molto più caldo di ieri, in cui a parità di condizioni ambientali (tra cui non c’è in ogni caso espozione diretta al sole, ma comunque l’aria è calda) avevo solo maniche lunghe… 🤒

Stava insomma per uscire fuori in questi giorni il meme per cui inizia a fare caldissimo e io sto ancora con la roba lunga addosso… semplicemente per inerzia, perché (almeno per dentro casa) prendo sempre i vestiti che mi servono senza mai pensarci granché… ma qui la cosa rischia di diventare voluta. Cioè, se spogliandomi sento più caldo di prima, allora di che cosa stiamo parlando??? E francamente, arrivata a questo tragico punto della mia esistenza, in cui sono ovviamente ben complici anche la società industriale e le sue conseguenze, non mi interessa nemmeno capire se sono io strana o cosa… mi rassegno alla marciscenza, e sto. 🕸️

…Scherzi parzialmente a parte, la mia teoria è che, in media, le magliette corte che possiedo sono più grosse delle lunghe, che invece mi stanno più strette addosso; dunque, le prime potrebbero fare un piccolo effetto cappa se non mi muovo, mentre invece le seconde mi starebbero più strette sul corpo e quindi permetterebbero una maggiore traspirazione… Bah, qua finirà veramente che arrivo ad agosto con indosso ancora i felponi e le magliette lunghe; magari addirittura in spiaggia… che sotto sotto sarebbe la meglio cosa, così non mi faccio vedere troppo, che la forma fisica da femcel non è socialmente accettata. (Sperando solo di sopravvivere alla stagione senza liquefarmi.) 🎃

#caldo #calore #estate #giugno #temperatura


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ante”prima dell’oggetto”: 4 segmentini


Carlo Sperduti alias déclic ha nel tempo anticipato vari frammenti da Prima dell’oggetto. Eccone quattro, che possono funzionare da assaggio del libro, insieme a questa pagina. Buona lettura:

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I 10 film più visionari su viaggi astrali e sogni lucidi

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Dopo aver scoperto la complessità della mente e della coscienza con la nostra selezione dei 10 romanzi più avvincenti sui sogni lucidi e aver acquisito nuove conoscenze con i 10 saggi che affrontano questi temi, è giunto il momento di varcare la soglia del grande schermo. Preparati ad entrare in realtà parallele e a superare i confini della percezione: ecco i 10 migliori film su viaggi astrali e sogni lucidi che ti faranno dubitare di ciò che è reale.

Film su viaggi astrali e sogni lucidi: quando il cinema esplora la coscienza


Il confine tra sogno e realtà, tra mente e universo, è da sempre terreno fertile per il cinema. Dai viaggi astrali alle esperienze fuori dal corpo (OBE), passando per i sogni lucidi e le esperienze extracorporee, molti registi hanno scelto di esplorare questi temi attraverso linguaggi visivi sorprendenti e trame profonde. Il risultato? Film che non solo intrattengono, ma spingono lo spettatore a interrogarsi sul senso della realtà, sul potere della mente e sulla natura della coscienza.

Sogni lucidi e viaggi astrali: due vie verso mondi interiori e invisibili


I sogni lucidi permettono di diventare consapevoli durante il sonno e, in alcuni casi, di controllare l’esperienza onirica. I viaggi astrali, invece, vengono descritti come esperienze in cui la coscienza si separa dal corpo fisico, permettendo di esplorare altre dimensioni o livelli dell’essere. Entrambi questi fenomeni sono rappresentati in numerosi film – talvolta con approccio realistico, talvolta in chiave simbolica o visionaria.

Che tu sia appassionato di esperienze extrasensoriali, interessato alla coscienza espansa, o semplicemente alla ricerca di film che fanno riflettere, questo viaggio cinematografico è per te. E per orientarti meglio, nella prossima sezione troverai una tabella riassuntiva dei 10 migliori film su sogni lucidi e viaggi astrali, con temi, generi e motivi per cui ciascuno merita di essere visto.

I 10 migliori film sui viaggi astrali e i sogni lucidi


Il cinema ha saputo tradurre le esperienze extracorporee e i sogni lucidi in linguaggi visivi potenti e spesso indimenticabili. Alcuni film si ispirano direttamente alle Out of Body Experience (OBE), altri si addentrano nei paesaggi mentali e nella dimensione onirica come forma di introspezione o di ribellione al reale. In tutti i casi, queste opere ci portano a riflettere sul misterioso legame tra corpo, mente e coscienza.

La tabella qui sotto offre una panoramica sintetica ma completa dei 10 film da non perdere per chi vuole scoprire il tema dei viaggi astrali e dei sogni lucidi attraverso il cinema. Questa guida ai film sui sogni lucidi e viaggi astrali ti aiuterà a scoprire le migliori rappresentazioni cinematografiche del tema.

FilmAnnoRegistaTema PrincipaleGenerePerché vederlo
Inception2010Christopher NolanSogni lucidi controllatiFantascienza, ThrillerPer la sua complessità onirica e visiva
Doctor Strange2016Scott DerricksonViaggio astraleSupereroi, AzionePer l’iconica rappresentazione delle OBE
Vanilla Sky2001Cameron CroweConfine sogno/realtà, criogenesiThriller PsicologicoPer la sua indagine sulla percezione
Waking Life2001Richard LinklaterFilosofia dei sogni lucidiAnimazione, FilosoficoPer l’approccio intellettuale al sogno
Nosso Lar2010Wagner de AssisViaggio astrale post-mortemDrammatico, SpiritualePer la visione unica dell’aldilà
The OA (Serie TV)2016Brit Marling, Zal BatmanglijEsperienze extracorporee, dimensioniMistero, DrammaPer l’esplorazione profonda della coscienza
Enter the Void2009Gaspar NoéViaggio astrale post-mortem, BardoDrammatico, SperimentalePer l’esperienza sensoriale intensa
Paprika2006Satoshi KonInvasione e manipolazione dei sogniAnimazione, Sci-FiPer la sua influenza su Inception e la creatività visiva
The Cell2000Tarsem SinghViaggio nella psiche, sogno guidatoThriller, Horror PsicologicoPer l’estetica onirica e inquietante
The Matrix1999Wachowski SistersRealtà simulata, risveglio coscienzaFantascienza, AzionePer la metafora potente sulla realtà
Silver e il Libro dei Sogni2023Helena HufnagelSogni lucidi condivisi, manipolazione oniricaFantastico, Teen DramaFa capire esattamente cos’è un sogno lucido

Inception (2010) – Il sogno dentro il sogno


Inception di Christopher Nolan è probabilmente uno dei film più rappresentativi quando si parla di sogni lucidi nel cinema. Ambientato in un mondo dove i sogni possono essere condivisi e manipolati, il film segue un gruppo di esperti in “estrazione onirica”, una tecnica per entrare nei sogni altrui e carpire informazioni segrete. Il protagonista, Dom Cobb (Leonardo Di Caprio), è un sognatore professionista che si muove tra diversi livelli di sogno con assoluta consapevolezza, un’abilità che lo rende simile a un onironauta esperto.

In questo labirinto di realtà e illusioni, Inception riesce a rappresentare in modo metaforico e spettacolare la pratica del sogno lucido controllato, dove il sognatore è cosciente di trovarsi in un sogno e può modificarne lo sviluppo. Pur non affrontando direttamente il viaggio astrale, il film si addentra nei territori delle esperienze extrasensoriali e mette in discussione il confine tra sogno e realtà, un tema comune anche a chi pratica le esperienze fuori dal corpo (OBE).

Con effetti visivi spettacolari e una narrazione multilivello, Inception si distingue per la sua capacità di stimolare riflessioni profonde sulla coscienza, sul libero arbitrio e sull’identità, rendendolo una visione imperdibile per chi è affascinato dal mondo dei viaggi astrali e sogni lucidi.

Doctor Strange (2016) – Viaggio astrale e potenzialità della coscienza


Il film Doctor Strange, diretto da Scott Derrickson, ha introdotto il grande pubblico al concetto di viaggio astrale attraverso una narrazione avvincente e visivamente spettacolare. Il protagonista, Stephen Strange, è un neurochirurgo brillante che, dopo un incidente, intraprende un cammino di guarigione e scoperta spirituale che lo porta a esplorare le dimensioni nascoste della realtà. L’incontro con l’Antico segna l’inizio del suo addestramento nelle arti mistiche, durante il quale sperimenta la proiezione astrale, ovvero una forma di esperienza extracorporea in cui la coscienza si separa temporaneamente dal corpo fisico.

Pur rientrando nel genere dei film di supereroi, Doctor Strange tocca in modo sorprendentemente accurato tematiche legate alle esperienze fuori dal corpo (OBE), rappresentandole con una forza visiva che ne esalta il carattere simbolico e trasformativo. Le sequenze in cui il protagonista si distacca dal proprio corpo per osservare il mondo da una prospettiva altra sono tra le più iconiche del cinema recente legato alle esperienze extrasensoriali.

Questo film non solo intrattiene, ma invita anche a riflettere sulla natura della realtà, sul potere della mente e sull’esistenza di piani sottili al di là di quello fisico. È una visione consigliata a chi è interessato a scoprire il potenziale latente della coscienza e i confini tra la scienza e la spiritualità.

Vanilla Sky (2001) – Il confine tra sogno lucido e realtà simulata


Vanilla Sky, diretto da Cameron Crowe e interpretato da Tom Cruise, è un thriller psicologico che affronta i territori ambigui tra sogno, esperienze extracorporee, realtà simulata e coscienza alterata. Il protagonista, David Aames, si ritrova coinvolto in un tragico incidente che trasforma radicalmente la sua percezione della realtà. Da quel momento in poi, lo spettatore viene trascinato in un’esperienza onirica sospesa tra la veglia e il sogno, in cui nulla è più certo.

La narrazione sfuma progressivamente i contorni della realtà, portando il protagonista (e con lui il pubblico) a chiedersi se ciò che vive sia una seconda possibilità, una punizione o un’illusione creata dalla mente. In questo senso, Vanilla Sky tocca con profondità il tema dei sogni lucidi, dove il soggetto ha parziale o totale consapevolezza di trovarsi in un sogno, e può talvolta manipolarlo.

Il film affronta anche il tema della criogenesi e dell’immortalità digitale, concetti affini a una esperienza fuori dal corpo prolungata o sospesa, dove la coscienza continua a vivere in una realtà creata artificialmente. Non è un caso che il film venga spesso accostato a riflessioni filosofiche sul libero arbitrio, sull’identità e sulla natura delle percezioni. Consigliato a chi ama le narrazioni che sfidano la logica e sollecitano domande profonde sull’esistenza, Vanilla Sky è un’opera intensa e destabilizzante che mette in scena una delle rappresentazioni più potenti di viaggio astrale emozionale nella cultura pop.

Waking Life (2001) – Filosofia e sogni lucidi all’interno della coscienza


Waking Life, diretto da Richard Linklater, è un’opera d’animazione sperimentale che si addentra con coraggio nei meandri della coscienza, delle percezioni e dell’identità. Attraverso una narrazione frammentata e volutamente onirica, il film approfondisce il fenomeno dei sogni lucidi, presentandoli non solo come esperienze notturne, ma come strumenti di indagine filosofica e spirituale.

Il protagonista vaga da una scena all’altra senza soluzione di continuità, incontrando personaggi che discutono di libero arbitrio, esistenzialismo, fisica quantistica e natura della realtà. Questo fluire ininterrotto richiama la sensazione di un viaggio extracorporeo o di un’esperienza di Out of Body Experience (OBE), in cui l’individuo sembra staccarsi dal corpo fisico e navigare tra livelli differenti dell’esistenza.

Il tratto visivo del film, ottenuto con una tecnica di rotoscopia digitale che trasforma le riprese reali in immagini animate, contribuisce a creare un effetto di realtà simulata e mutevole, dove ogni scena sembra vivere e respirare come un sogno. In questo universo instabile e cangiante, la coscienza del protagonista cerca punti fermi, interrogandosi sul senso della vita e della morte.

Waking Life non fornisce risposte, ma lascia lo spettatore immerso in un’esperienza sensoriale e mentale che somiglia molto a un viaggio astrale interiore: un’esplorazione lucida e consapevole dei propri pensieri più profondi. È un film ideale per chi ricerca non solo intrattenimento, ma riflessione sulle dimensioni meno superficiali dell’essere. Waking Life è un ottimo film per capire i sogni lucidi e le implicazioni filosofiche della coscienza onirica.

Nosso Lar (2010) – Un viaggio astrale oltre la morte


Nosso Lar, diretto da Wagner de Assis e basato sui racconti medianici dello spirito André Luiz tramite il medium Chico Xavier, è un film che affronta il tema delle esperienze extracorporee in chiave spirituale, portando sullo schermo una visione profonda e articolata dell’aldilà. Al centro della narrazione c’è il viaggio astrale post-mortem del protagonista, un medico materialista che, dopo la morte, scopre di trovarsi in una dimensione intermedia, simile al purgatorio, da cui inizierà un percorso di redenzione e comprensione.

Nosso Lar è una delle pellicole su esperienze extracorporee più emblematiche, basata su racconti medianici brasiliani. Il film descrive con grande dettaglio l’esistenza extracorporea in una città spirituale, Nosso Lar (tradotto “La nostra dimora”), dove anime disincarnate imparano a guarire le proprie ferite interiori. Qui, le leggi che governano la realtà sono legate al pensiero e alla vibrazione: concetti spesso ricorrenti anche nella letteratura esoterica sui viaggi astrali e sulle esperienze fuori dal corpo (Out of Body Experience o OBE).

Il protagonista attraversa un’evoluzione coscienziale che rispecchia perfettamente il significato simbolico del viaggio astrale: un distacco dal corpo fisico per comprendere il senso più profondo dell’esistenza, delle relazioni e del karma. La rappresentazione visiva di Nosso Lar, con le sue strutture armoniche e luminose, stimola l’immaginazione di chi ha già sperimentato o è curioso di intraprendere viaggi astrali guidati o esperienze extrasensoriali.

Il valore del film non risiede solo nell’aspetto narrativo, ma anche nel messaggio di speranza e trasformazione che trasmette: la coscienza non finisce con la morte del corpo, ma continua a espandersi, a conoscere, a evolversi. Nosso Lar è consigliato a chi è interessato a un approccio più spirituale e introspettivo ai fenomeni della coscienza.

The OA (2016) – Viaggi tra dimensioni e coscienza


The OA, ideata da Brit Marling e Zal Batmanglij, è una delle opere televisive più audaci degli ultimi anni nell’affrontare il tema delle esperienze extracorporee e dei viaggi tra dimensioni parallele. Attraverso una narrazione misteriosa e stratificata, la serie è incentrata sul concetto di coscienza che trascende il corpo e la possibilità di accedere ad altre realtà attraverso pratiche corporee e mentali.

La protagonista Prairie Johnson, dopo essere scomparsa per sette anni, torna con poteri inspiegabili e racconta di essere stata prigioniera in un luogo dove, insieme ad altri individui, ha vissuto esperienze fuori dal corpo in stato di pre-morte. Queste esperienze – che ricordano le OBE (Out of Body Experience) – diventano il fulcro della serie, intrecciandosi con elementi di scienza, spiritualità e mitologia.

The OA è un esempio potente di come la fiction possa integrare temi legati al viaggio astrale e alla coscienza multidimensionale in una narrazione moderna. Le esperienze della protagonista non sono solo metaforiche, ma si presentano come reali esplorazioni di altre dimensioni, suggerendo che la mente possa oltrepassare i limiti fisici in stati di coscienza espansa.

Dal punto di vista sensoriale e simbolico, la serie invita lo spettatore a riflettere sull’idea che esistano molteplici strati della realtà e che, attraverso certe tecniche o esperienze di confine, sia possibile viaggiare consapevolmente in esse. I riferimenti al dolore, alla guarigione, alla perdita e al mistero del destino rendono questa serie un’esperienza profonda e coinvolgente per chi si interessa di viaggi astrali, esperienze extrasensoriali e sogni lucidi in chiave filosofica e narrativa.

The OA non offre risposte semplici, ma stimola interrogativi importanti sulla natura dell’identità, della coscienza e del libero arbitrio, diventando così una pietra miliare per chi cerca opere che sfidano la percezione della realtà. The OA è un perfetto incontro tra cinema e dimensioni parallele, con una narrazione visionaria.

Enter the Void (2009) – Un viaggio astrale tra vita, morte e reincarnazione


Enter the Void, diretto da Gaspar Noé, è forse uno dei film più radicali e sperimentali mai realizzati sul tema del viaggio astrale. Ambientato in una Tokyo psichedelica e caotica, il film segue la coscienza di Oscar, un giovane spacciatore americano, dopo la sua morte violenta. Da quel momento, lo spettatore assiste a un’esperienza extracorporea visivamente ipnotica, che esplora i momenti salienti della sua vita, la morte e la transizione verso una nuova esistenza.

L’intero film è costruito come un’unica, lunga esperienza fuori dal corpo (OBE): la telecamera fluttua sopra i personaggi, si muove tra i muri, attraversa stanze e corpi, dando forma a un linguaggio visivo che imita la prospettiva di una coscienza disincarnata. Questo approccio rende Enter the Void un esempio straordinario di cinema sensoriale, dove la dimensione onirica e quella astrale si fondono in modo disturbante ma affascinante.

Il film prende ispirazione dal Libro Tibetano dei Morti, proponendo una rappresentazione intensa del bardo, il luogo di transizione tra una vita e l’altra secondo la tradizione buddhista. È un’opera che affronta tematiche esistenziali profonde come la reincarnazione, la memoria, il karma e l’illusorietà dell’ego, tutti elementi che si connettono al tema dei viaggi astrali e delle esperienze extrasensoriali.

Enter the Void è consigliato a chi cerca non solo un film sul viaggio astrale, ma un’esperienza immersiva e totalizzante. Non è una visione semplice: lo stile visivo è volutamente disturbante e prolungato, ma chi è interessato a esplorare il confine tra cinema, sogno e coscienza troverà in quest’opera una rappresentazione potente e unica.

Paprika (2006) – I sogni come portale per la coscienza collettiva


Paprika, capolavoro dell’animazione giapponese diretto da Satoshi Kon, è un film che anticipa molte delle riflessioni moderne sui sogni lucidi, la manipolazione onirica e il confine labile tra sogno e realtà. La trama ruota attorno a una tecnologia sperimentale chiamata DC Mini, capace di entrare nei sogni delle persone. Quando il dispositivo viene rubato, il mondo dei sogni comincia a contaminare la realtà, scatenando un’escalation di eventi imprevedibili.

Il film tratta il concetto di sogno lucido come spazio di trasformazione interiore e collettiva. La protagonista, la dottoressa Atsuko Chiba, assume nei sogni l’identità di Paprika, un alter ego in grado di guidare e curare i pazienti nel loro universo onirico. Attraverso questa figura, il film presenta la possibilità di viaggio astrale guidato, dove il sogno diventa non solo un rifugio, ma un terreno attivo di intervento psicologico e spirituale.

Paprika si distingue anche per la sua straordinaria creatività visiva: il flusso di immagini è fluido, trasformativo, dominato da simbolismi che evocano il potere immaginifico dei viaggi astrali e delle esperienze extracorporee. Il film non offre risposte nette, ma suggerisce che i sogni siano parte di un campo più vasto, dove l’identità personale può espandersi, dissolversi e rigenerarsi.

Non a caso, Paprika ha ispirato film come Inception, contribuendo a diffondere nell’immaginario collettivo l’idea del sogno come dimensione esplorabile e manipolabile. È una visione imprescindibile per chi è interessato ai sogni lucidi, alle esperienze fuori dal corpo, e a come l’immaginazione possa diventare strumento di trasformazione.

The Cell (2000) – Un viaggio guidato nella psiche profonda


The Cell, diretto da Tarsem Singh, è un thriller psicologico che combina estetica onirica, tecnologia e introspezione. Il film racconta la storia di una psicologa, interpretata da Jennifer Lopez, che utilizza una tecnologia sperimentale per entrare nella mente di un serial killer in coma. Lo scopo è scoprire dove si trovi l’ultima vittima ancora viva. Questo viaggio all’interno della psiche altrui assume presto i contorni di un viaggio astrale guidato, dove la protagonista deve mantenere la lucidità per non perdersi nei meandri mentali e oscuri del soggetto.

Il film non tratta direttamente di esperienze fuori dal corpo o viaggi astrali secondo l’accezione classica, ma l’immersione cosciente in un’altra mente e in un altro spazio mentale richiama fortemente i concetti di OBE (Out of Body Experience) e di esperienze extrasensoriali. L’ambiente onirico è dominato da simboli archetipici, inquietudine e trasformazioni visive che evocano il territorio incerto e fluido dei sogni lucidi.

La rappresentazione visiva è uno dei punti di forza del film: scenografie barocche, paesaggi mentali disturbanti e sequenze sospese tra arte e incubo rendono il viaggio nella mente qualcosa di fisicamente percepibile, simile alle sensazioni durante un viaggio astrale, dove la coscienza è immersa in un mondo nuovo, eppure stranamente familiare.

The Cell è un film che interroga la relazione tra trauma, inconscio e salvezza, offrendo una rappresentazione affascinante e disturbante del potenziale della mente umana. È consigliato a chi cerca un’esperienza intensa e visivamente potente legata ai temi dell’esplorazione della coscienza e del sogno lucido controllato.

The Matrix (1999) – Risvegliare la coscienza dalla realtà simulata


The Matrix, diretto dalle sorelle Wachowski, è molto più di un film d’azione o di fantascienza. È diventato, a partire dalla sua uscita nel 1999, un vero e proprio cult che ha segnato l’immaginario collettivo. Il cuore pulsante del film ruota attorno al concetto di realtà simulata: gli esseri umani vivono in un mondo illusorio, la Matrix, mentre i loro corpi sono tenuti in uno stato di sonno artificiale dalle macchine.

Questo punto di partenza apre a una potente metafora sul risveglio della coscienza, perfettamente in linea con le riflessioni su sogni lucidi, esperienze extracorporee e viaggi astrali. Il protagonista, Neo, vive un’esperienza che richiama fortemente un’OBE (Out of Body Experience): dissociarsi da ciò che credeva essere reale per accedere a un livello più profondo e autentico dell’esistenza.

L’allenamento che riceve, le prove che affronta e la consapevolezza crescente dei meccanismi di controllo che lo circondano ricalcano il percorso di molti viaggiatori astrali, che imparano a distinguere ciò che è reale da ciò che è proiezione mentale, ad agire consapevolmente in ambienti non fisici e a superare le proprie paure per ampliare la coscienza.

The Matrix è una riflessione filosofica, esistenziale e spirituale, travestita da film d’azione. Offre un contributo importante alla narrazione dei viaggi astrali e dei sogni lucidi proprio perché affronta il tema della libertà mentale: la possibilità di risvegliarsi e scegliere, invece di subire passivamente ciò che ci viene imposto come “reale”.

Se cerchi un’opera che metta in discussione le basi stesse della percezione e ti spinga a interrogarti sul significato della tua esperienza di vita, The Matrix è imprescindibile.

Silver e il libro dei sogni (2023)


Questo film tedesco, basato sulla popolare serie di romanzi di Kerstin Gier, immerge lo spettatore in un mondo dove un gruppo di adolescenti scopre di poter viaggiare nei sogni altrui. La protagonista, Liv Silver, si ritrova ad attraversare un misterioso corridoio onirico che conduce a diverse “stanze dei sogni”. Sebbene romanzato, il film è un’ottima pellicola per chi desidera capire in modo diretto e visivamente intuitivo cos’è un sogno lucido e l’interazione con il mondo onirico. A differenza della realtà del sogno lucido, dove il controllo è del sognatore e gli incubi sono spesso specchio dello stato d’animo, qui il sogno può prendere il sopravvento attraverso manifestazioni più incontrollate e terrificanti.

Cos’è un Sogno Lucido?


Un sogno lucido è un tipo di sogno in cui il sognatore è consapevole di stare sognando. Durante un sogno lucido, si può acquisire il controllo su persone, narrazioni e ambiente del sogno. Si distinguono due tipi principali:
– Sogni lucidi indotti nel sogno (DILD): si diventa lucidi all’interno di un sogno in corso.
– Sogni lucidi indotti al risveglio (WILD): si passa direttamente dalla veglia al sogno lucido, rimanendo consapevoli.

Cosa si intende per Viaggio Astrale?


Il viaggio astrale (o proiezione astrale) è l’interpretazione di un’esperienza fuori dal corpo (OBE) in cui si ritiene che l’anima o la coscienza lascino il corpo fisico e “viaggino” nel piano astrale.
– È spesso descritto come una sensazione di “galleggiamento” o di “uscita dal corpo”.
– Viene riportato sia durante esperienze spontanee (es. NDE – Near Death Experience) che attraverso tecniche di meditazione o induzione.
– Molti credono che permetta di esplorare altre dimensioni o di visitare luoghi fisici da una prospettiva disincarnata.
Il concetto è presente in diverse tradizioni spirituali e mistiche antiche e moderne.

Un viaggio tra sogni lucidi e viaggi astrali sul grande schermo


Attraverso questi dieci film, abbiamo intrapreso un vero e proprio viaggio cinematografico che ci ha condotto oltre i confini della percezione, tra sogni lucidi e viaggi astrali, stati alterati di coscienza e realtà parallele. Dal labirinto mentale di Inception alla trascendenza di The Matrix, ogni titolo offre uno sguardo unico sulla possibilità di esplorare mondi interiori e invisibili.

Questa selezione raccoglie i migliori film su viaggi astrali e sogni lucidi, offrendo al pubblico una guida attraverso mondi interiori e paralleli.

Il cinema ha il potere di evocare domande profonde sulla natura della realtà, della coscienza e dell’identità. Guardare o riguardare questi film non è solo intrattenimento, ma un’opportunità per riflettere su chi siamo e su ciò che potremmo essere oltre i limiti del corpo fisico. I viaggi astrali al cinema ci ricordano quanto il linguaggio visivo sia potente nel raccontare l’invisibile.

Hai vissuto esperienze di sogni lucidi o viaggi astrali? Hai un film che ti ha colpito particolarmente?
#10miglioriobe #film #obe #SogniLucidi #viaggiAstrali


10 romanzi su viaggi astrali e sogni lucidi

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Sei pronto a immergerti in storie che trascendono la realtà? Dopo aver esplorato a fondo i sogni lucidi e i viaggi astrali con la nostra selezione di 10 saggi imperdibili e aver viaggiato con la mente grazie ai 10 film a tema, è tempo di addentrarci nel mondo della narrativa. In questo articolo, ti guideremo attraverso dieci romanzi che, con maestria, tessono trame avvincenti e personaggi indimenticabili, portandoti ai confini dell’esperienza umana e oltre.

Il confine sottile tra realtà e sogno

È possibile che ciò che sogniamo sia reale quanto la veglia?


Ogni notte ci abbandoniamo a visioni che sembrano talvolta più intense, più vere e più dense di significato della realtà quotidiana. Ma cosa accade davvero quando sogniamo? E cosa succede quando ci sembra di uscire dal nostro corpo, di fluttuare oltre la materia e osservare la vita da un’altra prospettiva?

Fin dall’antichità, sogni e visioni hanno affascinato l’essere umano. Culture di ogni tempo hanno cercato di interpretare ciò che accade nel sonno e in quegli stati misteriosi di coscienza espansa: esperienze fuori dal corpo (OBE), sogni lucidi, viaggi astrali, visioni mistiche.

Narrativa e coscienza: il potere della letteratura onirica


La letteratura ha sempre avuto un ruolo privilegiato nell’indagare questi confini sottili tra sogno e realtà, tra vita e morte, tra io e cosmo. I romanzi non si limitano a raccontare storie: creano mondi, esplorano stati alterati di coscienza, mettono in discussione ciò che chiamiamo “reale”. In particolare, molti autori hanno scelto di rappresentare sogni lucidi e OBE come strumenti per parlare della libertà, della memoria, del desiderio di trascendenza e del potenziale infinito della mente umana.

Un viaggio tra mondi onirici e stati alterati


In questo articolo vedremo alcuni dei migliori romanzi sulla coscienza espansa, capaci di portarci oltre il visibile, dove la realtà si piega, si trasforma e si dissolve. Dai viaggi astrali di Jack London ai sogni creatori di realtà immaginati da Ursula K. Le Guin, fino alle visioni psicologiche e surreali di Neil Gaiman e Philip K. Dick, ecco una selezione di libri che, attraverso la finzione narrativa, ci invitano a un vero e proprio viaggio interiore.

Romanzi sui sogni lucidi e i viaggi astrali


Se ti affascinano i sogni lucidi, le esperienze fuori dal corpo e le dimensioni alternative della coscienza, questi romanzi sono imperdibili. Ecco una selezione di libri che esplorano il confine tra sogno e realtà:

  • Il vagabondo delle stelle di Jack London
  • Dio la benedica, dottor Kevorkian di Kurt Vonnegut
  • Attraverso lo specchio di Lewis Carroll
  • Il mondo di Sofia di Jostein Gaarder
  • Ubik di Philip K. Dick
  • The Lathe of Heaven di Ursula K. Le Guin
  • Frankenstein di Mary Shelley
  • La coscienza di Zeno di Italo Svevo
  • Jonathan Livingston Seagull di Richard Bach
  • Nelle pieghe del tempo (A Wrinkle in Time) di Madeleine L’Engle


Oltre il corpo: viaggi astrali e coscienza libera


Alcuni romanzi ci trasportano in uno spazio in cui il corpo non è più un limite e la coscienza si espande oltre i confini del tempo e dello spazio. In queste narrazioni, l’esperienza extracorporea diventa simbolo di libertà interiore, di resistenza o di rivelazione. Si tratta di veri e propri viaggi astrali letterari, capaci di evocare la profondità delle esperienze fuori dal corpo (OBE), offrendo chiavi simboliche per interpretare la realtà.

Il vagabondo delle stelle – Jack London


Un classico sul viaggio astrale e la memoria delle vite passate

In uno dei suoi romanzi meno conosciuti ma più visionari, Jack London racconta la storia di Darrell Standing, un prigioniero condannato all’isolamento totale. Privato del contatto umano e immobilizzato in una camicia di forza, Standing scopre un metodo per distaccarsi dal corpo fisico e intraprendere veri e propri viaggi astrali. Le sue esperienze lo conducono attraverso epoche e civiltà, come se la sua coscienza espansa potesse attraversare reincarnazioni, guerre e culture perdute.

Questo romanzo è una potente riflessione sulla libertà della mente, sulla percezione della realtà e sulla sopravvivenza dell’identità oltre la materia. Un inno alla capacità dell’essere umano di viaggiare oltre i limiti sensoriali anche nei momenti più estremi della prigionia e della sofferenza.

Dio la benedica, dottor Kevorkian – Kurt Vonnegut


Dialoghi nell’aldilà e coscienza oltre la morte

Con il suo tono ironico e graffiante, Kurt Vonnegut immagina un mondo in cui è possibile andare nell’aldilà e tornare indietro, grazie a una speciale collaborazione con il famigerato dottor Kevorkian. In questo racconto giornalistico-fantastico, l’autore si sottopone volontariamente a brevi esperienze di morte temporanea, simili a una sorta di OBE controllata, per intervistare personaggi celebri deceduti.

Il testo diventa così un viaggio surreale in una dimensione post-mortem, dove la coscienza non è vincolata al corpo fisico e la frontiera tra la vita e la morte si dissolve. In queste incursioni extracorporee, Vonnegut riflette sull’etica, la società e il senso dell’esistenza, senza mai rinunciare al suo umorismo tagliente.

Sognare da svegli: il potere dei sogni lucidi


In alcuni romanzi, la coscienza non si limita a subire il sogno, ma diventa consapevole di sognare. Queste opere esplorano il fenomeno dei sogni lucidi, dove l’individuo, pur immerso nella dimensione onirica, mantiene lucidità, volontà e capacità di scelta. La letteratura ha spesso usato questa condizione per riflettere sulla natura della realtà, sulla costruzione dell’identità e sui limiti della percezione. Tra esperienze extrasensoriali e stati alterati, ecco tre esempi illuminanti.

Attraverso lo specchio – Lewis Carroll


Una realtà onirica speculare alla veglia

Nel seguito di Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll ci accompagna in un mondo che si nasconde “dall’altra parte dello specchio”. in Attraverso lo specchio tutto è ribaltato, la logica si piega, le parole cambiano senso e i personaggi sembrano sapere che esiste un’altra realtà oltre quella che stanno vivendo. Alice, con la sua curiosità e intelligenza, si muove in questo universo onirico come se stesse vivendo un sogno lucido, dove la consapevolezza di sé e la volontà di comprendere sono le sue armi più affilate.

Il romanzo è un’esplorazione ironica e profonda dei meccanismi del linguaggio, della percezione e della coscienza nel sogno, anticipando molte riflessioni moderne sui mondi paralleli e la natura illusoria della realtà.

La falce del cielo – Ursula K. Le Guin


Quando il sogno lucido modifica la realtà

In questo straordinario romanzo di Ursula K. Le Guin, tradotto in italiano come La falce del cielo, il protagonista George Orr possiede un dono (o una maledizione): ciò che sogna diventa realtà. Ma non si tratta di un semplice sogno che prevede o anticipa il futuro: è il sogno stesso a trasformare il mondo, senza possibilità di ritorno.

Guidato da uno psichiatra ambizioso che vuole controllare questo potere, George si trova prigioniero dei propri sogni lucidi, che diventano strumenti di manipolazione sociale, politica e persino cosmica. Un romanzo visionario che interroga il potere creativo (e distruttivo) della mente e la sottile linea tra percezione e oggettività.

Ubik – Philip K. Dick


Sospesi tra sogno, morte e illusione

In Ubik, uno dei capolavori più enigmatici di Philip K. Dick, i protagonisti si muovono in una realtà che si sfalda gradualmente, come se fosse un sogno che perde coerenza. La narrazione ci porta in una dimensione liminale, dove i confini tra sogno lucido, vita dopo la morte, realtà virtuale e allucinazione diventano indistinguibili.

Il lettore, come i personaggi, è costretto a interrogarsi continuamente: ciò che stiamo vivendo è reale o solo un’esperienza onirica guidata dalla coscienza? Dick usa la fantascienza per porre domande radicali sulla natura della realtà, sul libero arbitrio e sul significato dell’identità.

Romanzi e coscienza: quando la finzione ispira la pratica


Molti romanzi non si limitano a raccontare, ma attivano nel lettore un desiderio di esplorazione interiore. Alcuni libri — come Il vagabondo delle stelle o La falce del cielo — evocano esperienze simili ai sogni lucidi o ai viaggi astrali, spingendo a cercare tecniche reali per approfondire la coscienza.
Autori come Castaneda e Monroe, anche se noti per opere saggistiche, hanno influenzato l’immaginario onirico e spirituale di molti lettori e scrittori. Tra le pratiche più ricorrenti citate o evocate troviamo:
✦ La lucidità nei sogni
✦ L’osservazione extracorporea
✦ Il risveglio consapevole all’interno del sogno
✦ La visualizzazione per accedere a stati alterati

Questi elementi non solo arricchiscono la narrazione, ma stimolano anche esperienze dirette come il journaling dei sogni, la meditazione ipnagogica o altre tecniche esplorative.

[La narrativa, in questo modo, diventa una soglia: un punto di accesso al viaggio interiore.]

Trascendere la realtà: libertà e altre dimensioni


La letteratura ci ha spesso insegnato che esistono altri modi di percepire il mondo — modi che vanno oltre i sensi, la materia e il tempo lineare. Alcuni romanzi mostrano personaggi che trascendono la realtà ordinaria, accedendo a dimensioni superiori grazie a una coscienza ampliata, un’intuizione profonda o una volontà di libertà radicale. In questi racconti, la realtà si apre come un sipario, rivelando mondi invisibili, dove la mente e lo spirito possono viaggiare oltre il corpo fisico.

Il gabbiano Jonathan Livingston – Richard Bach


Viaggi astrali sotto forma di volo interiore

In questo racconto breve e poetico, Richard Bach ci narra la storia di Jonathan, un gabbiano che rifiuta la mediocrità della vita quotidiana per inseguire la perfezione del volo. Ma il suo viaggio non è solo fisico: è un’ascesa spirituale. Jonathan sperimenta una sorta di viaggio astrale, un’evoluzione della coscienza che lo porta a comprendere l’essenza della libertà, della comunione e dell’eternità.

Il volo diventa metafora di esperienze extracorporee, dove l’individuo si libera dalle catene del corpo e dei limiti imposti dalla società. Un romanzo che, pur nella sua semplicità, riesce a comunicare una profonda ricerca interiore e il desiderio di accedere a una dimensione superiore dell’esistenza.

Nelle pieghe del tempo – Madeleine L’Engle


Tra scienza, spiritualità e viaggi interdimensionali

Tradotto in italiano come Nelle pieghe del tempo, questo romanzo per ragazzi di Madeleine L’Engle mescola fantascienza, fisica quantistica e spiritualità. I protagonisti, un gruppo di bambini guidati da figure misteriose, imparano a “tessere” lo spazio e il tempo per attraversare l’universo, scoprendo nuove forme di vita e dimensioni invisibili.

La narrazione suggerisce l’esistenza di realtà oltre quella tangibile, accessibili non solo tramite la scienza, ma anche attraverso la fiducia, l’amore e la consapevolezza. L’esperienza dei protagonisti può essere letta come un’allegoria di viaggi astrali consapevoli e di una coscienza che si espande oltre i limiti della materia. L’intreccio tra sapere e mistero rende questo romanzo una porta d’accesso a una visione integrata dell’universo.

La coscienza come specchio della realtà


Alcuni romanzi non si limitano a raccontare sogni o viaggi astrali, ma si interrogano sulla coscienza stessa: quella forza invisibile che osserva, interpreta, crea. Attraverso storie che mescolano filosofia, introspezione e inconscio, la narrativa diventa un laboratorio di esperienze interiori, uno specchio del pensiero e dell’identità. In queste opere, i sogni non sono semplici fantasie: sono verità che si svelano in forma simbolica, accessi privilegiati alla realtà profonda.

Il mondo di Sofia – Jostein Gaarder


Un sogno filosofico che esplora la natura della realtà

In questo celebre romanzo, la giovane Sofia riceve misteriose lettere che la conducono in un viaggio attraverso la storia della filosofia. Ma presto si scopre che la sua stessa realtà è parte di un altro racconto, un’illusione costruita dalla mente di qualcun altro.

Il testo è un esempio affascinante di realtà e sogno che si fondono, dove la riflessione filosofica si trasforma in esperienza extrasensoriale. Sofia prende coscienza di sé stessa come personaggio, superando la barriera tra il narrato e il reale. Il romanzo offre così una potente metafora della coscienza che si risveglia — come accade in un sogno lucido, in cui ci si accorge di stare sognando.

La coscienza di Zeno – Italo Svevo


Autoanalisi, sogni e verità psichiche

Nel romanzo di Svevo, l’indagine del protagonista sulla propria vita assume i toni di una psicanalisi narrativa. I sogni hanno un ruolo fondamentale nel portare a galla desideri, nevrosi e contraddizioni. La coscienza si osserva allo specchio, cercando di dare senso alla propria esistenza attraverso l’introspezione.

Zeno Cosini scrive per guarire, ma finisce per perdersi in un labirinto mentale. Il testo ci mostra come la mente possa essere un teatro di sogni, memorie distorte e autoinganni: una forma letteraria di viaggio nei territori dell’inconscio.

Frankenstein – Mary Shelley


Il sogno creativo come origine dell’incubo

Forse non tutti sanno che Frankenstein nacque da un sogno: Mary Shelley immaginò, durante una notte tempestosa, la visione di un essere mostruoso rianimato dalla scienza. Quel sogno, profondamente influenzato dall’inconscio e dal contesto culturale, divenne uno dei romanzi più importanti della letteratura moderna.

La creatura di Frankenstein è il frutto di un incubo che prende forma, una creazione mentale che incarna paure, desideri e dilemmi morali. In questo senso, il romanzo stesso è un viaggio nella coscienza collettiva, dove il sogno si fa materia, e la narrativa riflette le profondità oscure dell’animo umano.

Il romanzo come spazio di espansione della coscienza


Dal volo metafisico di un gabbiano all’alterazione onirica della realtà, dalle pieghe del tempo ai dialoghi con l’aldilà, i romanzi che abbiamo esplorato aprono porte invisibili verso l’interiorità. In questi testi, il sogno non è evasione, ma trasformazione. La coscienza non è solo ciò che osserva: è ciò che crea, plasma, trasmuta la realtà. Le esperienze extracorporee, i sogni lucidi, i viaggi astrali e le dimensioni simboliche dei racconti diventano strumenti per guardare dentro e oltre noi stessi.

Ogni libro è un invito a superare la superficie delle cose, a sospendere il giudizio razionale per lasciarsi toccare da ciò che si muove sotto. Come in uno stato di coscienza alterata — ma consapevole — la lettura diventa esperienza sensoriale e mentale al tempo stesso, capace di smuovere domande profonde.

Leggere questi romanzi è come attraversare un ponte tra mondi: tra la veglia e il sogno, tra la percezione ordinaria e l’intuizione. È un esercizio di libertà interiore. Perché ogni pagina può diventare uno specchio che riflette ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.

FAQ – Domande frequenti su sogni lucidi e viaggi astrali nella narrativa


Quali sono i migliori romanzi sui viaggi astrali?
Tra i più celebri troviamo Il vagabondo delle stelle di Jack London, Dio la benedica, dottor Kevorkian di Vonnegut e Jonathan Livingston Seagull di Richard Bach. Questi libri affrontano il tema della coscienza che si distacca dal corpo, esplorando libertà, morte e consapevolezza.

Cos’è un sogno lucido e quali libri lo trattano?
Un sogno lucido è un’esperienza in cui si è consapevoli di sognare mentre si sogna. Romanzi come Attraverso lo specchio di Lewis Carroll e The Lathe of Heaven di Ursula K. Le Guin offrono interpretazioni narrative di questo fenomeno, mostrando realtà alterate e atti creativi onirici.

Ci sono romanzi che parlano di esperienze extracorporee?
Sì. Ubik di Philip K. Dick e Dio la benedica, dottor Kevorkian di Vonnegut mettono in scena coscienze che viaggiano oltre il corpo fisico, offrendo visioni profonde e spesso inquietanti della realtà post-mortem o alterata.

Perché leggere romanzi sui sogni e le esperienze fuori dal corpo?
Perché permettono di esplorare in modo simbolico e profondo la natura della mente, della realtà e della percezione. Sono strumenti per immaginare, comprendere e trasformare la propria coscienza.

[strong]Il tema dei sogni e delle OBE è solo fantascienza?[/strong]
Assolutamente no. Sebbene molti romanzi usino la fantascienza per esplorare questi concetti, opere come “La Coscienza di Zeno” di Italo Svevo o “Frankenstein” di Mary Shelley dimostrano come i sogni e gli stati alterati della mente possano essere analizzati anche nella letteratura psicologica, filosofica o gotica, influenzando la trama e lo sviluppo dei personaggi in modi profondi e realistici.

[strong]Come la narrativa usa i sogni per esplorare la psiche umana o la realtà?[/strong]
La narrativa impiega i sogni non solo come elementi fantastici, ma anche come potenti strumenti per l’introspezione. Libri come “American Gods” di Neil Gaiman mostrano come i sogni possano essere un campo di battaglia per divinità e credenze, o come in “Il mondo di Sofia” di Jostein Gaarder, essi possano mettere in discussione la natura stessa della realtà, spingendo il lettore a riflettere sulla propria percezione del mondo.

C[strong]i sono romanzi in cui i sogni influenzano direttamente la realtà dei personaggi?[/strong]
Sì, in diverse opere il confine tra sogno e realtà si fa estremamente labile. In “La falce dei cieli” di Ursula K. Le Guin, i sogni di un personaggio possono letteralmente riscrivere il mondo. Allo stesso modo, in “Frankenstein”, l’idea stessa della creazione del mostro nasce da un sogno vivido dell’autrice, dimostrando il potere generativo e trasformativo dell’immaginazione onirica sulla realtà narrativa.

#10miglioriobe #narrativa #obe #romanzi #viaggiAstrali


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Adam Wardzinski si ritira dalle competizioni nel punto più alto della sua carriera


Adam Wardzinski ha appena lasciato la sua cintura sul tatami, segnalando il ritiro immediato subito dopo essere diventato il primo europeo a completare un Grand Slam IBJJF. È stato un percorso incredibilmente lungo per Wardzinski, che ha trascorso circa u
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Adam Wardzinski ha appena lasciato la sua cintura sul tatami, segnalando il ritiro immediato subito dopo essere diventato il primo europeo a completare un Grand Slam IBJJF. È stato un percorso incredibilmente lungo per Wardzinski, che ha trascorso circa un decennio a competere ai massimi livelli del Jiu-Jitsu. Aveva iniziato relativamente tardi, a 18 anni, ma con dedizione è riuscito a scalare le cinture fino a diventare uno dei migliori grappler della Polonia, ottenendo la cintura nera nel 2016.

Da allora, Wardzinski è diventato un beniamino del pubblico per la sua padronanza della butterfly guard, ma è solo nel 2022 che ha davvero raggiunto l’apice. All’età di 30 anni ha conquistato il suo primo grande titolo IBJJF, l’oro agli Europei 2022. Il secondo è arrivato l’anno dopo, con la vittoria ai Pan Ams 2023. A quel punto era ormai riconosciuto come uno dei contendenti più temibili a livello internazionale, ma la sua corsa non era finita.

Nel 2024 ha scritto la storia diventando il primo uomo europeo a vincere un Mondiale IBJJF, a 33 anni, segnando un nuovo standard nella scena globale. E nonostante nel 2025 abbia compiuto 34 anni, ha messo insieme la miglior stagione della sua carriera, vincendo i tre tornei major IBJJF e presentandosi come favorito anche per il titolo mondiale.

Rappresentante del team CheckMat, Wardzinski ha concluso la sua storica cavalcata battendo Leo Ferreira in finale, completando così il Grand Slam IBJJF tra il 2024 e il 2025. Un’impresa che comprende gli ori ai Mondiali 2024 e 2025, i titoli ai Pan Ams 2023 e 2025, le vittorie agli Europei 2024 e 2025, e l’oro a IBJJF The Crown 2024.

Negli ultimi sette anni è passato dall’essere una promessa a una forza dominante del panorama internazionale, con vittorie su nomi di primissimo piano come Pedro Machado, Roberto Jimenez, Gustavo Batista e lo stesso Leo Ferreira, spesso ottenute per sottomissione.

Considerato oggi il più grande pesi massimi europeo in kimono, Adam Wardzinski ha scelto di congedarsi in silenzio, senza discorsi: solo la sua cintura nera lasciata sul tatami del Walter Pyramid, gesto semplice ma potente, a suggellare una carriera leggendaria.

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pod al popolo, #062: audio del primo giorno di dialoghi @ blocco 13, sul lavoro artistico di alberto d’amico e l’attività dello studio campo boario


Il 6 maggio 2025, a Blocco 13, si è tenuto il primo di tre incontri dedicati ad Alberto D’Amico e alle iniziative nel tempo ospitate dallo Studio Campo Boario. In questo primo (imperfetto, non editato) audio si possono ascoltare le voci di Marco Giovenale, Michela Becchis e Roberta Melasecca, precedute da un’introduzione di Alberto D’Amico. Come sempre su Pod al popolo. Il podcast irregolare, ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.
locandina dell'incontro del 6 maggio @ Blocco 13 per una rassegna delle iniziative dello Studio Campo Boariocliccare per ingrandire
#AlbertoDAmico #audio #Blocco13 #Blocco13 #MarcoGiovenale #MichelaBecchis #mp3 #PAP #pap062 #pap062 #podAlPopolo #podalpopolo #podcast #registrazioneImperfetta #RobertaMelasecca

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oggi, 2 giugno, presentazione online di “retriever”, di june scialpi @ la finestra di antonio syxty

oggi, lunedì 2, alle ore 21:00
L’incontro si svolge sui canali:
youtube = youtube.com/@MTMTeatroMilano/s…
e facebook = facebook.com/lafinestradianton…

La Finestra di Antonio Syxty presenta Retriever, di June Scialpi, Tic Edizioni 2025, in conversazione con June Scialpi e Giorgia Esposito.

June Scialpi (Gallipoli, 1998) ha pubblicato il libro Il Golem. L’interruzione (Fallone Editore, 2022) con il quale ha vinto il Premio Flaiano Poesia Under 35 e le plaquette Condotta del simbionte (La Collana Isola,
2023), illustrata da Majid Bita, e in mezzo ai giorni (i) dati (Zacinto/Biblion, 2024). Alcuni suoi racconti sono apparsi su ‘Spore Rivista’ e ‘Mandos’, inserto cartaceo di ‘Palin Magazine’ e nell’antologia Stasera faremo cadere il cielo (Zona42, 2024). S’interessa di studi queer e transfemminismo. Collabora con diverse realtà online.
Ha tradotto Indumenti contro le donne, di Anne Boyer (Tic, 2025).

Retriever (Possibile inquadramento teorico di un) ci presenta l’allegoria di una testualità che cerca di chiarire cosa significhi la rappresentazione riportando al linguaggio, dove è nata, la realtà, per scoprire che non vi si riduce. La capacità delle parole di logorare le cose e la realtà stessa è la verità che questo libro, con un’ambizione filosofica non esibita ma anzi del tutto inapparente, ci consegna. Questo sottile omaggio alla scrittura di ricerca dimostra che cani, animali e libri non ci bastano mai.

#AntonioSyxty #GiorgiaEsposito #JuneScialpi #LaFinestraDiAntonioSyxty #MTM #MTMLaFinestraDiAntonioSyxty #MTMManifattureTeatraliMilanesi #presentazione #Retriever #Tic #TicEdizioni

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Briciole Spaziali: Marco ci racconta “Le aurore boreali”

edu.inaf.it/rubriche/briciole-…

Marco (13 anni, di Bari) racconta le aurore boreali per la rubrica ‘Briciole Spaziali’.

#astronomia #auroreBoreali #BricioleSpaziali #GalileoGalilei #GruppoStorieINAF #mitologia #sorvegliatiSpaziali

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5 giugno, roma, sic 12, christine jean: “costellazioni infinite”


SIC 12 artstudio
via Francesco Negri, 65 Roma

è lieta di segnalare l’inaugurazione della mostra

Christine Jean

COSTELLAZIONI INFINITE

Giovedì 5 giugno ore 17:30

Questo progetto di ampio respiro è nato in collaborazione con l’Institut Français Centre Saint Louis e la Libreria Stendhal di Roma.

“Costellazioni infinite” propone un dialogo tra materia, tempo e memoria, attraverso una pratica artistica che fonde pittura, disegno, installazione e processi naturali. Articolato in tre sedi espositive, rappresenta un’occasione unica per avvicinarsi all’universo di Christine Jean, seguendo la stratificazione e la trasformazione della materia e del pensiero creativo.

Il progetto inizia con una serie di residenze che l’artista ha tenuto a Roma e Parigi tra il 2024 e il 2025. Durante questo periodo di ricerca, intitolato “Pietre, muri, tessiture del tempo”, Christine Jean ha esplorato le alterazioni del tempo e le trasformazioni delle superfici murarie. Attenta agli indizi di vita, ma anche di erosione e di abbandono, l’artista fotografa o prende le impronte di diversi frammenti di muri. Per lei, lo spirito delle pietre, che emana dal lungo tempo necessario alla loro formazione, risuona con i processi messi in atto nel suo lavoro.

Come scrive Maria Giovanna Gilotta, “Sintesi di una carriera segnata dall’erranza creativa e dalla trasformazione, il progetto attuale di Christine Jean costituisce un’esplorazione sia delle forze della natura che dello spirito umano, ma anche di come l’arte cattura e trascende le loro energie. A monte della sua indagine, Christine Jean richiama l’idea di costellazione, cara a Novalis. Come afferma il poeta nella sua ‘Bozza generale’, ogni frammento, ogni opera e ogni gesto partecipano a un tutto infinito e aperto, dove l’incompiuto rivela una ricerca più vasta e lascia intravedere una gamma infinita di possibilità.”

Dal 29 maggio al 28 giugno presso l’Istituto francese Centre Saint Louis, Largo Giuseppe Toniolo 20/22: presentazione di “Vie anonime”, una serie di disegni a carboncino su carta in cui l’artista interpreta liberamente i muri parzialmente coperti di edera in un villaggio della regione francese Charentes.

Martedì 3 giugno alle ore 17: incontro con Christine Jean presso l’Istituto francese Centre Saint Louis (ingresso libero e gratuito).

Mercoledì 4 giugno, alle ore 19:00, appuntamento alla libreria Stendhal,

P.zza S.Luigi de Francesi,23 per la presentazione di una collezione di libri d’artista dipinti da Christine Jean, con un’intervista guidata dalla critica d’arte Françoise Monnin.

Giovedì 5 giugno dalle ore 17:30: vernissage della mostra “Costellazioni infinite” presso SIC12 Artstudio. Il percorso espositivo presenterà una selezione di disegni e pitture recenti di Christine Jean in dialogo con opere della collezione di art brut e contemporanea di Gustavo Giacosa e Fausto Ferraiuolo.

Sabato 7 giugno dalle ore 10 alle 12: visita guidata alla mostra e laboratorio di disegno collettivo sull’idea della costellazione presso SIC12 Artstudio. Posti limitati prenotazione indispensabile.

#art #arte #ChristineJean #FaustoFerraiuolo #GustavoGiacosa #lInstitutFrançaisCentreSaintLouis #LibreriaStendhal #MariaGiovannaGilotta #Sic12 #Sic12

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4 giugno, roma: “verso i referendum” dell’8-9 giugno


sui referendum, il 4 giugno a Roma in piazzale Quattro Venti
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#CGIL #PiazzaleQuattroVenti #politica #referendum

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Le parole di Trantino, un discorso di odio e divisione in un momento di dolore


Facciamo nostra la rifessone di Antonio Fisichella sui recenti fatti di Ognina e sulle dichiarazioni del sindaco Trantino.

Catania è incredula, piegata su se stessa per la morte di Santo Re, giovane lavoratore che lascia la moglie e la figlia di pochi mesi. Una morte crudele e assurda, avvenuta ad Ognina, causata da un uomo dello Zimbabwe, posteggiatore abusivo, già noto alle forze di […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/06/02/le-p…

#EnricoTrantino #LuigiRenna #povertàEducativa #razzismo

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pertinenza e correttezza della parola “genocidio” in rapporto al (precisamente) genocidio che israele sta commettendo in palestina


il Dr. #Perlmutter, medico di origini ebraiche, americano, membro di #PAMA , Palestinian-American Medical Association (youtu.be/qB-wOSP72TE), intervistato da #cartabianca, spiega molto chiaramente (1) la situazione sanitaria a #Gaza , (2) l’intenzionalità della #distruzione del #PopoloPalestinese , (3) la piena pertinenza della parola #genocidio , e (4) quello che chiunque in #Palestina vede del comportanemto di #israele

tutto questo su un tg mediaset, non propriamente un canale filopalestinese:
tgcom24.mediaset.it/mondo/gaza…

*

sempre a proposito di genocidio, consiglio di nuovo la visione del video qui: slowforward.net/2025/02/06/gen…
in cui #AmnestyIternational parla del rapporto che ha stilato. suggerisco in particolare l’ascolto attento dell’intervento di #VitoTodeschini , che spiega molto chiaramente la correttezza della parola, applicata al caso della Palestina, secondo criteri legali.

#Gaza #genocide

#genocidio #Palestine #Palestina

#warcrimes #sionismo #zionism

#starvingpeople #starvingcivilians

#iof #idf #colonialism #sionisti

#izrahell #israelterroriststate

#invasion #israelcriminalstate

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#bambini #massacri #deportazione

#concentramento

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video completo del webinar di presentazione del rapporto di amnesty international sul genocidio a gaza + link ai documenti (rapporto integrale e sintesi in italiano)


youtube.com/embed/klea0PJpc7k?…

Presentazione del rapporto Ti senti come se fossi subumano: il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese a Gaza, di Amnesty International, 4 feb. 2025.

Il lavoro di ricerca di Amnesty International nel Territorio palestinese occupato e Israele non si è mai fermato. Dal rapporto sul crimine di apartheid contro la popolazione palestinese, alle indagini e ricerche dal 7 ottobre 2023 in poi. Nell’ultimo rapporto Ti senti come se fossi un subumano: il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese a Gaza”, i ricercatori e le ricercatrici hanno raccolto prove e sufficienti elementi per giungere alla conclusione che Israele ha commesso e sta continuando a commettere genocidio nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza occupata.

L’incontro online ha approfondito i contenuti del rapporto da un punto di vista legale, con un focus specifico su metodo e strumenti della ricerca.
Presenti nel video:

  • Bodour Hassan, ricercatrice di Amnesty International in collegamento da Gerusalemme
  • Erika Guevara-Rosas, alta direttrice per le ricerche e le campagne di Amnesty International
  • Tina Marinari, campaign manager dell’ufficio campagne di Amnesty International Italia
  • Vito Todeschini, legal advisor presso di Amnesty International in collegamento da Washington

PAGINA SUL SITO DI AMNESTY:
amnesty.it/israele-sta-commett…

IL RAPPORTO COMPLETO DI AMNESTY (in inglese):
Sintesi_Ti-senti-come-se-fossi-subumano_AMNESTY_INTERNATIONAL
scaricato dalla pagina di Amnesty e disponibile su slowforward

SINTESI IN ITALIANO:
2024-11-29-Gaza-genocide-report-–-full-report___AMNESTY_INTERNATIONAL
scaricato dalla pagina di Amnesty e disponibile su slowforward

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“Di più” non è sempre meglio: il mito dell’espansione infinita


Nel panorama attuale dei giochi da tavolo e di ruolo, il contenuto non è più il re: è un’alluvione. Stiamo annegando in un mare di nuove uscite, con piattaforme come Kickstarter, Backerkit e simili che agiscono sia da diga che da imbuto. Dai nuovi sistemi alle guide d’ambientazione, dai manuali dei mostri ai pacchetti di mappe, l’assunto ormai è: se lo crei, lo finanzieranno.

Ma vorrei mettere in discussione questo presupposto. “Di più” non è intrinsecamente “meglio”. Anzi, potremmo essere vicini a una soglia critica—un punto in cui il flusso sempre crescente di progetti inizia a esaurire non solo il portafoglio del pubblico, ma anche la sua attenzione, la sua energia e la sua curiosità creativa.

Quando l’adattamento diventa un gioco di specchi


Prendiamo, ad esempio, il recente Kickstarter per The World of Paksenarrion, un’ambientazione per GdR adattata dai romanzi Deed of Paksenarrion di Elizabeth Moon. Questi libri, pur apprezzati da alcuni per il loro realismo militare e la narrazione a combustione lenta, sono rimasti una presenza relativamente modesta nel canone fantasy più ampio. Non sono best seller. Sono però nati dalla campagna personale di D&D dell’autrice—che lei ha trasformato in romanzi, che ora vengono riconvertiti in un’ambientazione da gioco.

Questo è, sotto ogni punto di vista, un ciclo affascinante. Ma solleva una domanda importante: che cosa stiamo davvero producendo qui? Un gioco? Un omaggio? Una simulazione di una simulazione?

Il risultato sembra meno una proposta creativa audace e più un’eco ricorsiva. Un gioco basato su libri basati su un gioco—non un mondo nuovo, ma una copia di seconda generazione.

Crowdfunding e l’ascesa della “fattoria di IP”


Il crowdfunding ha fatto cose meravigliose per la comunità dei giochi da tavolo. Ha dato potere a piccoli team, voci diverse, generi di nicchia e formati sperimentali. Ma ha anche introdotto una tendenza meno ispirante: la trasformazione della narrativa di genere e della cultura ludica in un’enorme fattoria di proprietà intellettuali.

Se prima le idee nascevano dal gioco e si affinavano in ambienti creativi, ora spesso sono confezionate fin dall’inizio come asset da marchio. Se è esistito, può essere riutilizzato. Se è stato giocato, letto o anche solo vagamente ricordato, può diventare un prodotto. La logica è semplice e cinica: qualsiasi IP con anche solo una traccia di memoria affettiva pregressa è oggi vendibile, meglio ancora con un’edizione deluxe cartonata, dadi in metallo e obiettivi extra.

Questo modello non è sostenibile.

Favorisce la riconoscibilità rispetto all’originalità, la nostalgia emotiva rispetto alla profondità narrativa, e l’estetica superficiale rispetto a sistemi significativi. Ciò che si perde in questo processo è meno visibile, ma non meno reale: la possibilità di coltivare mondi audaci e sconosciuti. Un tipo di worldbuilding che non si basa sulla familiarità o su una lore riciclata, ma che ti chiede di entrare in qualcosa di davvero nuovo e impararne la logica dall’interno.

Non stiamo solo vedendo nuovi contenuti—stiamo vedendo vecchi contenuti riconfezionati, rinominati e ripubblicati, fino al punto in cui la creatività che una volta alimentava l’hobby rischia di ridursi a una serie di ammiccamenti e battute per iniziati. C’è una sottile differenza tra onorare la tradizione e riproporla all’infinito. Il modello attuale pende decisamente verso la seconda opzione.

L’importanza del discernimento creativo


Chiariamo subito: questo non è un appello all’elitarismo o all’esclusione. I progetti personali, le ambientazioni di nicchia e le idee profondamente idiosincratiche sono il cuore pulsante del gioco di ruolo. Ma c’è una differenza tra espandere il confine creativo e semplicemente gonfiare la catena di produzione. Dobbiamo recuperare il valore del discernimento—sia come creatori che come sostenitori.

Cosa merita davvero di diventare un’ambientazione completa per campagne? Quali mondi offrono qualcosa di nuovo—a livello meccanico, narrativo, tematico? Cosa parla alle domande, ai giocatori e ai bisogni immaginativi di oggi?

Non ogni storia ha bisogno di diventare un box set. Non ogni scintilla di nostalgia deve essere monetizzata. E non ogni idea, per quanto amata in un angolino di internet, deve essere trasformata in canone.

Meglio > Di più


Questo non è un invito a ridurre la creatività. È un invito a renderla più profonda. Un promemoria che l’innovazione non coincide sempre con l’espansione. Che l’originalità, a volte, richiede contenimento. Che creare mondi non riguarda solo ciò che aggiungi—ma anche ciò che scegli di non inserire.

Non abbiamo bisogno di infinite versioni degli stessi cliché logori. Abbiamo bisogno di nuovi miti. Nuove strutture. Nuovi modi di pensare i mondi—non solo di allungare all’infinito quelli vecchi.

Di più non è sempre meglio. Meglio è meglio.

E come creatori, costruttori di mondi e giocatori, abbiamo il potere—e la responsabilità—di riconoscere la differenza.

#gdr #giochiDiRuolo

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giugno è già in calore, e si soffre di malamorte


Appena oggi è iniziato giugno e, a parte che mi trovo sinceramente a chiedermi che cavolo ho combinato nell’effettivo in questa quasi metà di anno, perché il tempo è passato tutto in maniera così sia veloce e sfuggente che pesante e soffocante che davvero mi sembra a tratti di non essere un individuo esistente… magicamente oggi sto iniziando a sentire quel caldo fastidioso-merdoso classico dell’estate. Un segno terribile, perché la primavera è già iniziata francamente in ritardo; non vorrei a questo punto che l’estate cominci, come da tempo gli spiriti mi avvertono, in anticipo, per poi finire a durare ancora più tempo del già troppo dovuto… 🥵

Mentre la prima delle cose che oggi mi fa disperare è plausibilmente colpa del rottingcore che risiede persistentemente nella mia anima, finendo alcune volte al massimo dormiente senza però mai svanire… mi chiedo se è possibile che la seconda sia colpa dei gay che, a causa del loro orgoglio, staranno già facendo sesso nelle strade, ossia pesante attività fisica, dunque complessivamente aumentando la temperatura media di tutta l’aria dei centri urbani… Perché, cioè, altrimenti un cambio così repentino e casuale di temperatura percepita non si riesce a spiegare. 😮‍💨

Quello che sto cercando di dire è che, ad ogni modo, il nuovo mese non ha fatto neanche in tempo ad iniziare che già mi sono rotta le scatole ampiamente, già mi rode il culo al punto che di questo passo per psicosomasi mi usciranno le emorroidi, e ok… di tutto, però, veramente non riesco a comprendere questo fatto del calore! Perché oggi non fa davvero più caldo di ieri, stando al meteo e a quello che vedo io; però, è semplicemente capitato che oggi pomeriggio a casa avessi addosso una maglietta a maniche corte, e ho di conseguenza sentito molto più caldo di ieri, in cui a parità di condizioni ambientali (tra cui non c’è in ogni caso espozione diretta al sole, ma comunque l’aria è calda) avevo solo maniche lunghe… 🤒

Stava insomma per uscire fuori in questi giorni il meme per cui inizia a fare caldissimo e io sto ancora con la roba lunga addosso… semplicemente per inerzia, perché (almeno per dentro casa) prendo sempre i vestiti che mi servono senza mai pensarci granché… ma qui la cosa rischia di diventare voluta. Cioè, se spogliandomi sento più caldo di prima, allora di che cosa stiamo parlando??? E francamente, arrivata a questo tragico punto della mia esistenza, in cui sono ovviamente ben complici anche la società industriale e le sue conseguenze, non mi interessa nemmeno capire se sono io strana o cosa… mi rassegno alla marciscenza, e sto. 🕸️

…Scherzi parzialmente a parte, la mia teoria è che, in media, le magliette corte che possiedo sono più grosse delle lunghe, che invece mi stanno più strette addosso; dunque, le prime potrebbero fare un piccolo effetto cappa se non mi muovo, mentre invece le seconde mi starebbero più strette sul corpo e quindi permetterebbero una maggiore traspirazione… Bah, qua finirà veramente che arrivo ad agosto con indosso ancora i felponi e le magliette lunghe; magari addirittura in spiaggia… che sotto sotto sarebbe la meglio cosa, così non mi faccio vedere troppo, che la forma fisica da femcel non è socialmente accettata. (Sperando solo di sopravvivere alla stagione senza liquefarmi.) 🎃

#caldo #calore #estate #giugno #temperatura

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