differx reshared this.

“exit poetry” @ ‘la finestra di antonio syxty’: incontro con lello voce, antonella bukovaz, marco miladinovic

https://www.spreaker.com/episode/exit-poetry-poesia-futura-aavv-a-cura-di-lello-voce–73511290

il libro: lanavediteseo.eu/portfolio/exi…
#AntonellaBukovaz #AntonioSyxty #audio #incontro #LaFinestraDiAntonioSyxty #LelloVoce #MarcoMiladinovic #MTM #MTMLaFinestraDiAntonioSyxty #podcast #presentazione

differx reshared this.

una masterclass di giuseppe garrera per treccani accademia


masterclass garrera treccani

tutte le informazioni qui:
treccaniaccademia.it/corsi/gig…
#Caravaggio #GiuseppeGarrera #masterclass #Michelangelo #Pollock #Treccani #TreccaniAccademia #VanGogh

differx reshared this.

oggi, 6 settembre, a ferentino, mg e michele zaffarano alla vi edizione del festival dell’arte nomadica: “prassi della non-assertività”


Prassi della non-assertività
Marco Giovenale e Michele Zaffarano
6 settembre | Teatro Romano | Comune di Ferentino | Ore 18:00

sesta edizione del Festival dell’arte nomadica
In collaborazione con CentroScritture

“Parlare di prassi concrete è forse opportuno, dato che non si intende in nessun modo (né mai si intese) dare indicazioni di “poetica” prescrittive, come alcuni critici si attardano a credere e far credere. L’idea di fondo di una non-assertività è quella di una (dis)posizione testuale che, articolata in varie prassi anche molto diverse tra loro, esula dalla postura poetica, da quella modalità/sicumera dittante retorica metaforuta e tendenzialmente spettacolare che proietta sul lettore – obbligatoriamente incantato – orizzonti d’attesa che l’autore invece conoscerebbe e di cui si farebbe non solo gestore ma pure occhiuto “valutatore e validatore d’effetto” scrutando lo sguardo d’assenso di chi – appunto – legge. (Assenso inevitabile, è chiaro).
Offrirà allora qualche momento di interesse, nell’incontro, mettere a paragone scritture non-assertive (come quelle di Michele Zaffarano e altri e altre), con pagine invece assertive; ragionando a stretto contatto con le prassi di ricerca in campo, molto pianamente constatando una plausibilità delle stesse, in un contesto che, anche sul piano politico, ha tutti i diritti di rifiutare lo spettacolo della poesia”.

Programma completo del festival: centroscritture.it/_files/ugd/…
#Ferentino #FestivalDellArteNomadica #nonAssertività #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #TeatroRomano

differx reshared this.

[r] _ carmelo bene nel podcast di enrico ghezzi


open.spotify.com/episode/3XeIT…
#audio #CarmeloBene #cb #EnricoGhezzi #podcast

differx reshared this.

banca “etica” blocca i fondi di a/i


5 set. 2026, h. 15:00

ehi, #BancaEtica, una cosa è temere le ripercussioni delle sanzioni USA, ben altra faccenda è bloccare completamente l’accesso ai legittimi fondi di A/I:
keepitfree.ai/it/announcements…

la notizia è uscita su keepitfree (lo spazio di A/I dedicato agli aggiornamenti sulla situazione) appena tre ore fa.

#AI #AutisticiInventati #autisticiinventati

differx reshared this.

roaratorio / john cage. 1979

John Cage (1912-1992): Roaratorio, an Irish Circus on Finnegans Wake, Hörspiel (radio play) for electronic tapes, speaker and Irish folk musicians (1979).

John Cage: speaker
Joe Heaney, voice
Paddy Clackin, violin
Peadar Mercier, bodrhan
Mel Mercier, bodhran
Matt Malloy, flute
Seamus Ennis, Uillean-pipes.
#experimentalMusic #FinnegansWake #Hörspiel #JoeHeaney #JohnCage #MattMalloy #MelMercier #music #musica #musicaDiRicerca #musicaSperimentale #musiqueDeRecherche #PaddyClackin #PeadarMercier #radioPlay #Roaratorio #SeamusEnnis

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

“l'(o)ultimo”, di mg, sul ‘cucchiaio nell’orecchio’

l'oultimo, testo di mg su 'Il cucchiaio nell'orecchio', 4 set 2026
cliccare per accedere

ho letto questo testo ai Fumi della fornace, a Valle Cascia, il 22 agosto, e il 2 settembre qui a Roma al Monk. chi lo avesse trovato interessante lo trova (grazie come sempre a Gaetano Altopiano) sul ‘Cucchiaio nell’orecchio’: ilcucchiaionellorecchio.it/202…
#IlCucchiaioNellOrecchio #LOUltimo #MG #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

29a edizione del concorso ‘poesia di strada’: bando per la partecipazione


nuova edizione di Poesia di strada_ per la poesia contemporanea
cliccare per ingrandire

_

#AlessandroSeri #ComuneDiLoroPiceno #concorsoDiPoesia #inediti #LicenzePoetiche #poesia #PoesiaDiStrada #poesieInedite #poesie #SeriEditore

differx reshared this.

“è la dottrina donroe” / un articolo di roberto livi nella newsletter del ‘manifesto’, 31 ago. 2026


Roberto Livi

È la dottrina Donroe, bellezza! La variante firmata da “The Donald” della Dottrina Monroe, con la quale, nel 1823, il presidente nordamericano rivendicava il «diritto manifesto» di esportare la democrazia Usa a sud del Rio Bravo come barriera al colonialismo europeo. Al tycoon dei giorni nostri, della democrazia non importa nulla.

La “sua” dottrina prevede che le principali risorse del subcontinente -petrolio, acqua dolce, metalli preziosi, terre rare e litio – siano considerate «assets strategici» degli Usa. Tanto che la dottrina Donroe è diventata parte della National Security Strategy (NSS) degli Stati Uniti per il 2026. Il 7 marzo, convocati a Mar-a Lago, in Florida, dodici presidenti latinoamericani hanno firmato il trattato “Scudo delle Americhe”.

Sotto la copertura della lotta ai narcos e ai terroristi, i dodici hanno accettato il ruolo di vassalli di Trump per tenere lontane le zampe finanziario-commerciali di Pechino dal subcontinente, ormai ridotto a «risorsa strategica» degli Usa. Delcy Rodríguez non era stata invitata. Dopo il blitz della Delta Force su Caracas (3 gennaio) e il rapimento di Maduro e consorte, la presidente ad interim del Venezuela aveva già accettato il ruolo di vassallo, affidando a compagnie petrolifere statunitensi il compito di ammodernare le strutture petrolifere del paese e la licenza di commercializzarne il greggio estratto.

I risultati sono stati che dei 53 miliardi di dollari di petrolio passati per le mani di Trump, ben 13 sono «scomparsi». Con l’accordo capestro firmato venerdì – dopo aver cambiato i vertici militari, più in odore di bolivarismo che di “Cartel de los soles”- Delcy ha completato la sottomissione a Trump. Non è una dura sconfitta solo (e non è poco) per il Venezuela, dove l’eredità di Hugo Chavez e del socialismo del XXI secolo è stata gettata nella basura.

È una tragedia globale per l’America Latina, ormai quasi completamente “riconquistata” dal tycoon. Il suo più fedele alleato-suddito, il presidente argentino Javier Milei, ha ceduto le enormi distese (un decimo dell’Italia) bituminose di Vaca Muerta al fracking di grandi compagnie Usa (ultimo, Peter Thiel, il boss di Palantir e della IA al servizio della guerra). È ora assai probabile che una delle ultime new entry dell’estrema destra continentale, la presidente del Perù Keiko Fujimori, concretizzi l’accordo per una superbase militare Usa a Callao come contrapeso al megaporto di Chancay, concordato con la Cina dai suoi predecessori. La seguirà l’altro fedelissimo, il presidente equadoriano Daniel Noboa, propenso a affittare ai marines una delle isole Galapagos. Per ultimo, il presidente colombiano De Espriella, si è già allineato ancor prima di metter piede alla Casa de Nariño.

Un bel mal di testa per Lula, rimasto unico rappresentante dei leader che avevano colorato di rosa gran parte dell’America Latina. A ottobre dovrà affrontare un altro vassallo in pectore di Trump, Flávio Bolsonaro, lanciato sulle orme del padre. Una vera tragedia per Cuba che resiste strenuamente allo stragolamento energetico- finanziario- commerciale di Trump e difende a denti stretti la sua sovranità. Una parte, però, rischia già di perderla. La compagnia canadese Sherritt, che per decenni ha estratto, lavorato e commercializzato il nichel e il cobalto cubano è stata costretta dalle sanzioni (1° maggio) del segretario di Stato Rubio a chiudere l’attività nei giacimenti di Moa (più del 20% delle reserve globali di nichel).

Ora è sicuro che venderà a un compadre di Trump, o al miliardario (petrolio) texano Albert Huddeston, o a Ray Washburne ( boss di Gillon Capital, ex membro della prima ammnistrazione Trump). Infine, Delcy ha inviato una mela avvelenata sia alla sinistra democratica negli Usa, sia ai politici e ai dirigenti europei che non ci stanno a essere assoggettati agli umori del tycoon-re.
#acqua #acquaDolce #America #AmericaLatina #Caracas #Cina #colonialismo #colonialismoUSA #DeltaForce #dottrinaDonroe #fascismoYankee #greggio #HugoChavez #impero #litio #Maduro #MarALago #metalliPreziosi #narcos #NationalSecurityStrategy #NSS #oil #Pechino #Petrolio #repubblicani #ricchezze #risorse #ScudoDelleAmeriche #sfruttamento #StatiUniti #terreRare #Trump #USA #Venenzuela #yankee

differx reshared this.

centre d’art contemporain genève: new agora lectures・piergiorgio robino・radio carte blanche: patrick belaga ・lina mangiacapre & le nemesiache

Three new lectures are now available on line


The inaugural year of Agora: A Gathering of Art and Philosophy by Centre d’Art Contemporain Genève in partnership with Mousse is nearing its conclusion. The video recordings of the first lectures are freely accessible online to artists and art enthusiasts worldwide via the Centre’s digital platform, the 5th floor. The fifth part of Elizabeth A. Povinelli’s lecture, the third part of John Tresch’s and the first part of Franco “Bifo” Berardi’s are now online!

COURSE I
MATERIALITIES

ELIZABETH A. POVINELLI
POLITICS & AESTHETICS AFTER GEONTOPOWER (5/5)

WATCH NOW

COURSE II
TECHNOLOGIES OF CONSCIOUSNESS

JOHN TRESCH
TECHNOLOGIES OF CONSCIOUSNESS (3/5)

WATCH NOW

COURSE III
SOCIAL IMAGINATION

FRANCO “BIFO” BERARDI
THE LIKELY TERMINATION OF HUMAN CIVILIZATION WITHIN THE CURRENT CENTURY (1/5)

WATCH NOW

*

WORKS

Le Sibile
Lina Mangiacapre

In the land of Cumae, an old woman reads tarot cards, opening passages to buried stories contained in the alchemical elements of sea, fire, earth, and air.

WATCH NOW

WORDS

Empreinte éternelle
Interview with Piergiorgio Robino

Interview with Piergiorgio Robino about the project Empreinte éternelle—a series of limited editions created by artists with the iconic wooden floorboards of the Centre.

WATCH NOW

RADIO

5th floor Radio
Patrick Belaga

This month’s Carte Blanche is the work of American musician Patrick Belaga whose album Solar Calf was justed released on record label PAN.

LISTEN NOW[table][tr][td][table][tr][td]Centre d’Art Contemporain Genève
Administrative address: Mont Blanc Centre
1-3 rue de Chantepoulet
1201 Genève
+41 (0) 22 329 18 42
www.centre.ch

[/td][/tr][/table][/td][/tr][/table]#5thFloorRadio #AgoraAGatheringOfArtAndPhilosophy #audio #audiovideo #Bifo #CarteBlanche #CentreDArtContemporain #CentreDArtContemporainGenève #ElizabethAPovinelli #Empreinteéternelle #FrancoBifoBerardi #FrancoBerardi #FrancoBerardiBifo #InTheLandOfCumae #interview #JohnTresch #LeSibile #lectures #LinaMangiacapre #MontBlancCentre #Mousse #music #musica #Pan #PatrickBelaga #PiergiorgioRobino #radio #SolarCalf #the5thFloor #video #videoRecordings

Giorgio Mascitelli
post-poetica / dossier guerra e capitale
4 set 2026

risposta all'intervista
La sperimentazione e le percezioni collettive, i segni e le storie del letterario, nel contesto dei conflitti in corso / 1

ahidaonline.com/post/post-poet…


*
per ogni aggiornamento su 'ahida' è possibile iscriversi al canale t.me/ahidaonline

#scritturadiricerca #ahida #ahidaonline #guerraecapitale #scritturediricerca #giorgiomascitelli #dossier #inchiesta

reshared this

differx reshared this.

orion / philip glass. 2004

Recorded June 2004 at the Odeon of Herodes Atticus, Athens.

(1)

00:00 | 01. Australia
12:10 | 02. Interlude: Australia & China
14:27 | 03. China
24:12 | 04. Canada
34:57 | 05. Interlude: Canada & The Gambia
37:17 | 06. The Gambia

(2)

52:17 | 07. Brazil
1:02:39 | 08. Interlude: Brazil & India
1:09:30 | 09. India
1:18:58 | 10. Greece | Eleftheria Arvanitaki
#contemporaryMusic #experimentalMusic #musicaContemporanea #PhilipGlass #theOdeonOfHerodesAtticus

differx reshared this.

6 settembre, ferentino, mg e michele zaffarano alla vi edizione del festival dell’arte nomadica: “prassi della non-assertività”


Prassi della non-assertività
Marco Giovenale e Michele Zaffarano
6 settembre | Teatro Romano | Comune di Ferentino | Ore 18:00

sesta edizione del Festival dell’arte nomadica
In collaborazione con CentroScritture

“Parlare di prassi concrete è forse opportuno, dato che non si intende in nessun modo (né mai si intese) dare indicazioni di “poetica” prescrittive, come alcuni critici si attardano a credere e far credere. L’idea di fondo di una non-assertività è quella di una (dis)posizione testuale che, articolata in varie prassi anche molto diverse tra loro, esula dalla postura poetica, da quella modalità/sicumera dittante retorica metaforuta e tendenzialmente spettacolare che proietta sul lettore – obbligatoriamente incantato – orizzonti d’attesa che l’autore invece conoscerebbe e di cui si farebbe non solo gestore ma pure occhiuto “valutatore e validatore d’effetto” scrutando lo sguardo d’assenso di chi – appunto – legge. (Assenso inevitabile, è chiaro).
Offrirà allora qualche momento di interesse, nell’incontro, mettere a paragone scritture non-assertive (come quelle di Michele Zaffarano e altri e altre), con pagine invece assertive; ragionando a stretto contatto con le prassi di ricerca in campo, molto pianamente constatando una plausibilità delle stesse, in un contesto che, anche sul piano politico, ha tutti i diritti di rifiutare lo spettacolo della poesia”.

Programma completo del festival: centroscritture.it/_files/ugd/…
#Ferentino #FestivalDellArteNomadica #nonAssertività #nonAssertività #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #TeatroRomano

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

6 settembre, bologna: staffetta artistica delle resistenze

mostra Staffetta artistica delle ResistenzeStaffetta artistica delle Resistenze

mostra realizzata con lə allievə del liceo Artistico Arcangeli di Bologna – a cura di Viviana Gravano

DOMENICA 6 SETTEMBRE dalle ore 11 alle ore 19
Sala Espositiva Istituto Parri

ingresso libero

tutte le informazioni: danzaurbana.eu/staffetta/

in collaborazione con Istituto Storico Parri – Bologna Metropolitana
Via Sant’Isaia 18 – Bologna

#art #arte #danzaurbana #FrancescaMarconi #IstitutoParri #IstitutoStoricoParri #PatriziaRighi #SalaEspositivaIstitutoParri #SalvoLombardo #VivianaGravano #WissalHoubabi

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

kathy acker: get rid of meaning


p-u-n-c-h.ro/koenigbooks/kathy…
American author Kathy Acker was one of the most influential writers of the 20th century. Working through an experimental and avant-garde tradition, she wrote numerous novels, essays, poems, and novellas from the early 1970s to the late 1990s. As a postmodernist, plagiarist, and post-punk feminist, she continues to inspire generations of writers, philosophers, and artists. The book GET RID OF MEANING, edited by Anja Casser and Matias Viegener, is the first comprehensive publication on Acker’s work from an artistic and literary perspective. It includes previously unpublished material from Acker’s personal archive and other collections. The publication is the compilation of a multipart research project including an exhibition and a symposium at Badischer Kunstverein in Karlsruhe.

p-u-n-c-h.ro/koenigbooks/kathy…
#AnjaCasser #BadischerKunstverein #essays #experimentalWriting #feminism #feminist #KathyAcker #MatiasViegener #novels #plagiarist #poems #postPunk #postmodernist

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

il canale telegram di ‘ahida’

t.me/ahidaonlinet.me/ahidaonline


È ora attivo il canale Telegram t.me/ahidaonline a cui è possibile iscriversi per ricevere aggiornamenti sull’attività di ahida, e così rimanere informati tempestivamente sugli articoli che escono sul sito e sulle iniziative a questo legate.

L’invito rivolto a tutti i lettori è quello di seguire il canale, che in prospettiva amplierà ulteriormente l’arco dei materiali proposti.

ahidaonline.com/
Per una confederazione di autonomi saperi critici. Una rivista è uno spazio comune dove si riconoscono delle intelligenze unite nella differenza. La sua ricchezza è lo squilibrio delle esperienze e delle intelligenze soggettive.


#ahida #ahidaonline #autonomiSaperiCritici #canale #canaleTelegram #confederazioneDiAutonomiSaperiCritici #intelligenzeConfederate #me #rivistaAhida #spazioComune #T #tMeAhidaonline #Telegram

differx reshared this.

scheda descrittiva del festival ‘di là dal fiume’ (a roma, dal 2018) – a cura di teatroinscatola ets

SCHEDA DESCRITTIVA DEL FESTIVAL >DI LÀ DAL FIUME<


posso spendermi
solo per le cose che passano
quelle che restano
ci penseranno loro
Elio Pagliarani

in attesa del paesaggio prepara una finestra
Corrado Costa

Non ha verità da proporre
mantiene aperto il significato
Giulia Niccolai

è stato scritto che questo concerto rappresenta il desiderio di non darla vinta alla morte
Nanni Balestrini

L’idea del festival DI LÀ DAL FIUME (giunto nel 2026 alla nona edizione, dal 2018) è in fondo la più semplice e insieme la più ardua che si possa immaginare: essere un’occasione di arricchimento emotivo e intellettuale

per tutti


…non per addetti ai lavori, ma davvero per tutti i cittadini: per offrire loro, gratuitamente, occasioni culturali di qualità, anche in luoghi inusuali: teatro, musica, poesia, installazioni, conferenze, mostre, laboratori possono essere svolti in associazioni, gallerie d’arte, bar, strutture sportive, autobus, battelli, giardini, stazioni dei treni, negozi, marciapiedi, studi d’artista, mercati…

Il principio di base è che l’emersione del senso non ha necessariamente un luogo privilegiato e unico per verificarsi: l’uso o riuso di strade, piazze e aree della città mediante l’interazione con le arti può creare inediti luoghi di relazione, esaltando il carattere stesso delle performance e degli incontri, fondati sul temporaneo, sull’effimero, sull’elemento programmaticamente limitato nel tempo e nello spazio.

Un altro elemento del festival è quello che potremmo definire della serendipità, fenomeno per cui si fanno scoperte straordinarie, fortunate e inaspettate, proprio mentre si stava invece cercando qualcos’altro… magari un pigiama a Porta Portese…!

La particolarità del festival però sta nel portare “in strada” non mangiatori di fuoco, clown, prestigiatori, affabulatori, cuochi, domatori, guitti, trampolieri, maestranze del circo (tutte attività nobilissime) ma artisti legati al mondo della

ricerca


In questi anni il festival ha infatti coinvolto poeti, artisti, intellettuali e musicisti strettamente collegati a questo mondo, come Nanni Balestrini (incontro condotto da Marco Giovenale in normalissimo bar di quartiere), Antonello Neri (concerto con un piano gran coda nel bel mezzo del mercato di Porta Portese), Mike Cooper (concerto lungo gli argini del Tevere), Pippo Di Marca (letture in una falegnameria), Mike Melillo (concerto a villa Borghese), Maurizio Barbetti (concerto nella biglietteria di una stazione ferroviaria). Tra gli altri si possono anche ricordare Max Eastly, Carlo Quartucci, Gerard Pape, Enrico Rava, Alvin Curran, Michael Harrison, David Riondino, Luisa Viglietti, Carlo Bordini, Dario D’Ambrosi, Dante Ferretti, Giuliano Vasilicò, Enzo Cosimi, Paolo Morelli, Michele Zaffarano, Silvia Tripodi, Alessandra Vanzi ….

§

cosa c’è dietro/prima del festival


Tra le collaborazioni di Teatroinscatola (associazione fondata nel 2004) non è possibile non citare quella del 2014 con Simone Carella, che portò alla produzione/organizzazione di un fortunato festival di poesia a Corviale denominato “Poetitaly”.

Lorenzo Ciccarelli (ideatore del festival): “ci tengo a sottolineare, come Teatroinscatola, che l’idea di partecipare a un bando del comune di Roma con un festival di poesia nacque proprio da una nostra proposta a Simone Carella, che poi la sviluppò come direttore artistico in piena autonomia con la scelta del luogo, dei collaboratori, dei poeti e del nome stesso della serie di incontri. A Simone ero legato da vera amicizia: nei primi anni Novanta ero assistente volontario alle ultime iniziative del Beat 72 che di lì a poco avrebbe chiuso. L’aver pensato ad una scenografia per Corviale e per Poetitaly (una mongolfiera luminosa e un percorso di legno stile Kabuki, una passerella sopraelevata fatta di assi di legno che i poeti dovevano percorrere per entrare in scena) rappresenta in qualche modo la conclusione di un percorso iniziato insieme a Carella molti anni prima”.

Da novembre 2016 l’associazione propone anche una serie di incontri di “riaperture per un giorno” alla riscoperta di luoghi che hanno fatto la storia del teatro di ricerca, dell’arte contemporanea e delle arti performative a Roma.

Il primo appuntamento ha visto la riapertura al pubblico per una sera dello storico Beat 72 con una lettura di un testo di Beckett. Il secondo, forse quello più importante (perché – subito dopo – lo spazio è stato completamente modificato e vi sono stati ricavati tanti piccoli box auto), è stato la riapertura della galleria d’arte L’Attico di via Beccaria, dove Kounellis fece la sua installazione coi 12 cavalli vivi, una delle mostre più importanti del Novecento in una galleria privata. L’occasione è stata arricchita dalla proiezione del video Tutto su mio padre, di Fabiana Sargentini. Più recentemente: un incontro presso il Piper con Miguel Gotor (con la partecipazione di Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa, Alessandra Vanzi e altri) dedicato a criticità e caratteri culturali-politici degli anni Settanta; e una passeggiata-conferenza presso l’ormai più che mitico Teatro Laboratorio di Carmelo Bene a Trastevere, con la partecipazione del compianto Pippo Di Marca, energico sostenitore del festival da sempre.

In un contesto cittadino che a un “contest” sembra sempre più assomigliare, e che ogni anno si impoverisce e vede segmenti di storia e promesse urbanistiche dissolversi a favore di tutto ciò che non è cultura e tantomeno ricerca, il nomadismo del Teatroinscatola (che non casualmente è un imprendibile odradek kafkiano “senza fissa dimora”) corrisponde al nomadismo del festival: una finestra mobile aperta su un paesaggio sempre da attendere e attivamente (ri)costruire.

Lorenzo Ciccarelli
Marco Giovenale

Roma, estate 2026

§
Teatroinscatola ETS non si avvale di nessun tipo
di sovvenzione pubblica o privata


*

versione pdf di questa scheda:
slowforward.wordpress.com/wp-c…
#AlessandraVanzi #AlvinCurran #AndreaCortellessa #AntonelloNeri #art #arte #Beat72 #CarloBordini #CarloQuartucci #CarmeloBene #corviale #DanteFerretti #DarioDAmbrosi #DavidRiondino #DiLàDalFiume #effimero #emersioneDelSenso #EnricoRava #EnzoCosimi #eventiGratuiti #eventiGratuitiARoma #FabianaSargentini #FabioSargentini #festival #festivalDiLàDalFiume #GerardPape #GiulianoVasilicò #iniziativeGratuite #Kounellis #LAttico #letteratura #LorenzoCiccarelli #LuisaViglietti #MarcoGiovenale #MariaTeresaCarbone #MaurizioBarbetti #MaxEastly #MichaelHarrison #MicheleZaffarano #MiguelGotor #MikeCooper #MikeMelillo #musica #musicaDiRicerca #NanniBalestrini #PaoloMorelli #Periferie #piazze #PippoDiMarca #PoetItaly #ricerca #ricercaArtistica #ricercaLetteraria #ricercaMusicale #Roma #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #serendipity #SilviaTripodi #SimoneCarella #Strade #Teatroinscatola #TeatroinscatolaETS

differx reshared this.

noi, mentre la casa crolla / carlo bordini

Noi, che stiamo vivendo l’inizio del tracollo della civiltà umana,
ci preoccupiamo di cambiare la carta da parati
e di lucidare i mobili
mentre la casa crolla ci dedichiamo a rovinose dispute con il portiere
e facciamo progetti per migliorare (abbellire) le serrature delle nostre case
le nostre case stanno cadendo e noi ci preoccupiamo di abbellirle
perché gli animali domestici hanno bisogno di un ambiente sereno
#2Settembre #CarloBordini #compleannoDiCarloBordini #Effimere #poesia #poesie

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

oggi, 2 settembre, a roma, al monk: “exit poetry”


take note:

instagram.com/p/DcjO0hjtdLo/

OGGI, mercoledì 2 settembre, dalle 19:30, a Roma, al Monk
(via Giuseppe Mirri 35), Belleville/Scomodo presenta

EXIT POETRY
– La nave di Teseo, 2026 –
(non)antologia a c. di Aldo Nove, Gilda Policastro, Lello Voce

h. 19:30
Talk/lettura con la curatrice Gilda Policastro
e letture di
Sara Ventroni, Antonio Francesco Perozzi, Marco Giovenale

a seguire, h. 21:00
“Reset/trafitto” – performance di Vipera

il libro:
lanavediteseo.eu/portfolio/exi…

Lello Voce e Gilda Policastro a RadioTre Suite (28 agosto):
t.ly/7cp7o

su mobilizon:
mobilizon.it/events/78648a15-d…

evento facebook:
facebook.com/events/2013982369…
#AntonioFrancescoPerozzi #AntonioPerozzi #Belleville #ExitPoetry #GildaPolicastro #LaNaveDiTeseo #lettura #Monk #reading #SaraVentroni #Scomodo #Vipera

differx reshared this.

un incontro con l’arte contemporanea, a cura di ermanno cristini @ ‘la finestra di antonio syxty’

https://www.spreaker.com/episode/quattro-incontri-con-l-arte-contemporanea-a-cura-di-ermanno-cristini–72567522

A dialogare con Ermanno Cristini sono qui tre artisti:

Gianluca Codeghini incrocia temi come il rumore, la luce e la cecità, la polvere, il gioco, l’intervallo, i sottofondi.
Giancarlo Norese abita il confine tra arte e vita. Dal gesto minimo costruisce relazioni, dispositivi, alleanze.
Pasquale Polidori lavora sul linguaggio verbale declinandolo in senso performativo, di lecture, o in forma editoriale.
#AntonioSyxty #audio #ErmannoCristini #GiancarloNorese #GianlucaCodeghini #incontro #LaFinestraDiAntonioSyxty #MTM #MTMLaFinestraDiAntonioSyxty #PasqualePolidori #podcast #presentazione

differx reshared this.

da oggi al 6 settembre, a ferentino: sesta edizione del festival dell’arte nomadica


Áṣẹ, waŋarr, mudārî (presente) è la VI edizione del Festival dell’arte Nomadica.
Dal 2 al 6 Settembre, Ferentino

programma:
centroscritture.it/_files/ugd/…
e instagram.com/p/DcgK2_ZiNNJ/


” […] tutto questo, ascoltalo e ricordiamo insieme poi, dimentichiamolo” (Najvan Darwish)
Il tema visivo di quest’anno è un dono dalle fotografie di Jonathan Soliman .

Disfare gli archivi e le tecniche di registrazione del presente, volubili e sempre inclini a modificarsi in relazione agli algoritmi di potere che le interpretano: presente come mudārì, imperfetto e incompiuto presente, come lingua d’altri che scricchiola sotto il coeso presente della lingua italiana.
Presente è un fantasma d’incompletezza: che non si possa dire che la formulazione di una legge è giusta, se non teniamo conto di coloro che non sono presenti, quelli che non possono essere lì per difendersi, i lontani e i futuri, i non-ancora presenti.
Non un presente, ma tout-le-monde, presente come macchina di azione palestinese che “non si guarda più indietro” (M. Darwish) e che “non ha più nulla da perdere”.
Come in fotografia: l’eterno presente fissato è una traccia di un eterno non-esserci più.
Nel luogo di questa impressione di presenza, qualcosa fugge altrove, per sempre liberato dalla cattura.

Organizzazione:
Materia Creativa

Partner:
CentroScritture
Inverso – Giornale di Poesia
Neutopia Magazine
Associazione Ottovolante APS
Argo⥀Argolibri ⥀ArgoWebTv

§


-Àṣẹ, waŋarr, muḍāriʿ: PRESENTE-

Questo secondo triennio del festival, che a settembre si conclude, è palestinese: dai Nóstoi del ritornello come forma di riterritorializzazione poetica dei luoghi colonizzati, con Marwan Makhoul (2024) all’epochè della sospensione della memoria come strumento di ricatto territoriale con Ghayath Almadhoun (2025).
Presente (muḍāri’) è la forma di una memoria senza archivio, se l’archivio è controllo coloniale e cancellazione, la forma dell’impossibilità stessa di un approdo, come pratica dell’istante che non si lascia fissare, come esposizione a una durata che eccede ogni forma di appropriazione.
Dal 2021 il festival è una festa dei cammini: i luoghi sono disseminati nella città di Ferentino, per addestrarci a dimenticare le identità e a fluidificare le appartenenze nel divenire che si fa camminando.
I luoghi della nomadizzazione, gli spazi deterritorializzati dalle identità fisse per divenire luoghi di contaminazione nel festival, dalla cripta al criptoportico, dalle antiche terme in su, sono sempre anche il luogo di una riterritorializzazione, spazi che ritornano ad essere istituzionalizzati e segmentati da marche territoriali.
Il presente è senza possesso, si colloca come luogo precario e apparizione dell’escluso, per poi sparire nuovamente.
#archivi #archivio #Argo #ArgoArgolibriArgoWebTv #Argolibri #ArgoWebTv #AssociazioneOttovolanteAPS #CentroScritture #Darwish #disfareGliArchivi #Ferentino #FestivalDellArteNomadica #GhayathAlmadhoun #InVerso #InversoGiornaleDiPoesia #JonathanSoliman #MahmoudDarwish #marwanMakhoul #MateriaCreativa #muḍāri #Neutopia #NeutopiaMagazine #Palestina #presente

differx reshared this.

annullata e rinviata la presentazione di “teorema del cerchio e altri teoremi”, di samuele maffei


Annullata e rinviata ad altro luogo e data la presentazione di Teorema del cerchio e altri teoremi, di Samuele Maffei, precedentemente prevista per il 3 settembre. Slowforward non mancherà di segnalare data e contesto di un nuovo reading.
#Anterem #AnteremEdizioni #festivalIlMondoNuovo #ilMondoNuovoFestival #presentazione #reading #SamueleMaffei #SaraGregori #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #TeoremaDelCerchioEAltriTeoremi

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

“oltre la melanconia di sinistra” (un articolo di mario sommella su ‘rizomatica’, 2025)

su ‘Rizomatica’ (e, prima, su ‘Transform! – Italia’), dic. 2025:
rizomatica.noblogs.org/2025/12…


Oltre la melanconia di sinistra


Pubblicato in origine su Transform Italia il 17/12/2025

di M. Sommella

In Italia e in Europa la sinistra vive da anni dentro un paradosso: mentre le disuguaglianze esplodono, i diritti sociali vengono erosi e il continente si riallinea senza pudore alla logica di guerra e di austerità permanente, le forze che dovrebbero rappresentare il lavoro e i ceti popolari arrancano, si dividono, si ricollocano ai margini o diventano semplici gestori “responsabili” dell’esistente. Dai partiti socialdemocratici convertiti al neoliberismo alle sinistre radicali bruciate dall’esperienza di governo (Syriza) o dalla parabola discendente dei movimenti elettorali (Podemos), fino al caso italiano di un campo progressista incapace di nominare davvero il conflitto sociale, il paesaggio è segnato da sconfitte, ripiegamenti, nostalgie. È dentro questo sfondo che il capitolo di Rodrigo Nunes1 sulla “melanconia di sinistra” diventa particolarmente utile anche per noi: non come l’ennesima diagnosi moralistica, ma come una lente per leggere il modo in cui la sconfitta è entrata nel nostro modo di pensare l’organizzazione e l’azione politica, in Italia come nel resto d’Europa. La parola “melanconia” non è un vezzo psicologico, quando si parla di sinistra. È il nome di un clima affettivo diffuso: una miscela di lutto non elaborato, nostalgia, senso di sconfitta permanente e, a volte, compiacimento nella propria impotenza. Nel suo libro sull’organizzazione politica, Rodrigo Nunes dedica un capitolo proprio a questa “melanconia di sinistra” e la tratta non come un problema di carattere, ma come un nodo teorico e organizzativo decisivo.

Quello che segue è un tentativo di ricostruire e discutere i passaggi principali di quel capitolo, mettendoli in relazione con il dibattito internazionale sulla “left melancholy” (Brown, Dean, Benjamin) e con la tradizione, a noi più vicina, della “melanconia di sinistra” ricostruita da Enzo Traverso.

Che cos’è la melanconia di sinistra per Nunes


Nunes parte da una constatazione semplice e scomoda: una parte consistente della sinistra vive come se la sconfitta fosse diventata una seconda natura. Non si tratta solo di aver perso battaglie politiche: è l’idea che la sconfitta sia ormai la forma normale dell’esperienza politica.
Per nominare questo stato, Nunes riprende il lessico della “left melancholy”, una categoria che viene da Walter Benjamin (la melanconia come affezione del militante che si attacca alla propria sconfitta) e che, nel dibattito contemporaneo, è stata ripensata soprattutto da Wendy Brown e Jodi Dean.
Nel capitolo, la melanconia di sinistra non è semplicemente tristezza per ciò che è andato perduto, né un generico pessimismo storico. È piuttosto una struttura di desiderio: la tendenza a identificarsi con la perdita, a trasformare le sconfitte in oggetto di attaccamento, fino al punto da difenderle quasi gelosamente. È il momento in cui l’idea di rivoluzione, comunismo, emancipazione, lotta di classe smette di essere un orizzonte praticabile e diventa un feticcio da esibire, un segno di purezza morale, un “noi” identitario contrapposto a un mondo irrimediabilmente corrotto. Nunes insiste su un punto decisivo: questa melanconia non è solo culturale o emotiva, ma profondamente organizzativa. Si traduce in scelte concrete: rifiuto di costruire organizzazioni durevoli, sospetto permanente verso le forme esistenti, oscillazione sterile tra nostalgia del partito e feticismo del movimento puro.

La “doppia melanconia”: 1917 e 1968 come epoche perdute


Uno dei contributi più originali di Nunes è l’idea di una “doppia melanconia”: la melanconia di ciò che è finito con il 1917 e quella di ciò che è finito con il 1968.
Il 1917 diventa il simbolo del ciclo dei partiti comunisti, dell’organizzazione verticale, della centralità della fabbrica e del proletariato industriale. La melanconia qui assume la forma della nostalgia per il partito forte, la disciplina, l’identità di classe compatta.
Il 1968 (e il lungo ’68) rappresenta invece il ciclo dei movimenti, dell’orizzontalità, dell’autonomia, delle soggettività plurali, dei nuovi diritti e della democrazia diretta. La melanconia prende la forma della nostalgia per il momento insurrezionale, per le assemblee permanenti, per la spontaneità.
Secondo Nunes, oggi buona parte della sinistra si muove in un corridoio stretto tra queste due melanconie: chi rimpiange il “partito di una volta”, chi rimpiange le piazze e le occupazioni del ciclo altermondialista e di Occupy, chi si limita a opporre una all’altra come se fossero le uniche due opzioni possibili. Il risultato è paralizzante: se il modello del partito novecentesco appare irripetibile e quello del movimento puro si è rivelato insufficiente a cambiare i rapporti di forza, la sinistra rischia di restare intrappolata in un lutto doppio, incapace di immaginare forme nuove di organizzazione all’altezza del presente.

Wendy Brown, Jodi Dean, Benjamin: il dialogo sotterraneo


Il capitolo di Nunes è costruito, come lui stesso dichiara altrove, su una rilettura critica di due testi chiave: “Resisting Left Melancholy” di Wendy Brown e il lavoro di Jodi Dean sul “desiderio comunista” e sull’“orizzonte comunista”, entrambi in dialogo con l’intuizione originaria di Walter Benjamin sulla melanconia di sinistra.
In Benjamin, la melanconia di sinistra è quella dell’intellettuale che vende al mercato la propria radicalità come posa estetica, trasformando la politica in un repertorio di immagini della sconfitta. La filosofa politica Wendy Brown, alla fine degli anni Novanta, radicalizza questo spunto: per lei una parte della sinistra resta aggrappata a oggetti politici perduti (il movimento operaio, il socialismo reale, certe forme di partito) al punto da trasformare la sconfitta in identità. L’“eroismo del fallimento” diventa una forma di conservatorismo mascherato. La teorica Jodi Dean, al contrario, prova a salvare qualcosa da questa ostinazione, leggendo la persistenza del desiderio comunista non come patologia, ma come desiderio collettivo che sopravvive alle sconfitte e che chiede nuove forme organizzative (il partito come forma che tiene aperta la possibilità comunista, invece di chiuderla nel lutto).
Nunes mette queste letture in tensione. Da un lato riconosce il rischio, denunciato da Brown, di una sinistra che si compiace del proprio fallimento, trasformando la memoria in culto sterile. Dall’altro lato, rifiuta l’idea che l’unica soluzione sia “guarire” dalla melanconia liquidando il passato: ciò che serve non è l’amnesia, ma una lavorazione politica della ferita, come suggeriscono Dean e, a modo suo, anche il Prof. Enzo Traverso.

Traverso e la “tradizione nascosta”: quando la melanconia diventa risorsa


Qui la riflessione di Nunes incrocia direttamente quella del teorico italiano Enzo Traverso. Traverso parla di melanconia di sinistra come di una “tradizione nascosta”: non nostalgia per il socialismo reale, ma memoria delle sconfitte e dei vinti che continua a trasmettere, nelle macerie, una promessa emancipativa. La melanconia, in questa chiave, non è soltanto peso che trascina verso il basso, ma anche memoria critica dei disastri prodotti in nome del socialismo, consapevolezza che la storia non è una marcia trionfale, ma un susseguirsi di rotture, regressioni, ritorni del peggio nonchè rifiuto di trasformare le vittorie del capitale in “fine della storia”.
Rodrigo Nunes, pur non scrivendo un libro di storia delle idee come Traverso, si muove in un territorio simile: la melanconia non va semplicemente curata come se fosse una malattia, perché in quella memoria dolorosa ci sono lezioni politiche preziose. È il modo in cui la si maneggia che fa la differenza: o diventa culto della sconfitta, oppure si trasforma in capacità di guardare in faccia i fallimenti senza rinunciare ad agire.

“Chiarificare l’esistente”: la proposta di Nunes per uscire dallo stallo


Il punto forse più forte del capitolo è il legame che Nunes stabilisce tra melanconia e immaginario organizzativo. Una sinistra melanconica, dice in sostanza, è una sinistra che proietta le sue energie su forme politiche impossibili: il partito perfetto che non esiste, il movimento assolutamente puro che non si compromette mai, la rivoluzione improvvisa che cade dal cielo.
Per questo Nunes, nel libro, rovescia il canone: invece di proporre l’ennesimo “modello di organizzazione” da calare dall’alto, inizia da un’opera di chiarificazione dell’esistente. Prima di sognare il partito ideale o il movimento ideale, bisogna mappare la reale ecologia di organizzazioni, collettivi, sindacati, campagne, reti in cui la sinistra già si muove.
La melanconia, in questa prospettiva, è anche il prodotto di un errore di sguardo: ci si concentra su ciò che non c’è più (il PCI, il grande sindacato di massa, il ciclo di Genova o Occupy) mentre si ignorano le forme nuove, ibride, contraddittorie, già in atto (reti mutualistiche, comitati territoriali, collettivi femministi, movimenti climatici, campagne digitali, ecc.)
“Chiarificare l’esistente” significa allora rendersi conto che non partiamo da zero, che non siamo in un deserto totale, ma in un paesaggio affollato e caotico che ha bisogno di essere connesso, coordinato, messo in relazione. L’antidoto alla melanconia non è l’ennesima tabula rasa, ma una cartografia lucida del presente.

Dalla melanconia alla strategia: cosa vuol dire, concretamente, “superarla”


Nunes non invita a “smettere di essere tristi” in nome di un ottimismo ingenuo. Il suo è un invito a politizzare la melanconia, trasformandola da affetto paralizzante in motore strategico.
Superare la melanconia di sinistra, nel capitolo, significa almeno tre cose:

  • Riconoscere che nessuna forma organizzativa è innocente. Il partito ha prodotto gerarchie, burocratizzazione, compromessi; il movimento ha prodotto verticalità occulte, deleghe non riconosciute, impotenza decisionale. Ma se ogni fallimento diventa motivo per rifiutare in blocco una forma, finiamo per non avere più strumenti con cui agire.
  • Accettare che la politica del futuro non potrà essere né solo verticale né solo orizzontale. Il titolo stesso del libro è un manifesto: l’organizzazione deve essere pensata come ecologia di livelli, funzioni, nodi diversi, non come una forma unica da opporre al nemico. La melanconia che rimpiange solo il passato impedisce di vedere questa pluralità come possibilità, e la vive invece come frammentazione senza rimedio.
  • Trasformare il lutto in criterio di scelta, non in habitat permanente. Le sconfitte del Novecento, il crollo delle utopie, le restaurazioni neoliberali, i tradimenti dei partiti socialdemocratici non devono essere rimossi. Devono diventare parametri con cui giudicare le nostre scelte presenti: come evitare di ripetere quelle forme di verticalismo cieco? Come evitare di riprodurre la dispersione impotente dei movimenti senza strategia? La melanconia diventa allora memoria critica, non gabbia.


Uno sguardo dalla nostra parte del mondo


Se spostiamo lo sguardo verso l’Italia e l’Europa, la diagnosi di Nunes suona terribilmente familiare, anche se il libro non parla direttamente del nostro contesto.
Da un lato c’è una melanconia “1917”: il rimpianto per un ciclo del movimento operaio che non tornerà identico a se stesso, per partiti che non ci sono più, per un radicamento sociale che la precarizzazione e la deindustrializzazione hanno frantumato. Dall’altro lato c’è una melanconia “1968–2011”: il rimpianto per i grandi cicli di movimento – dal lungo ’68 al G8 di Genova, fino alle primavere arabe e a Occupy – che hanno aperto immaginari radicali senza riuscire a consolidare istituzioni alternative durature. In mezzo, una sinistra istituzionale che ha interiorizzato la sconfitta al punto da farsi gestore obbediente del neoliberismo, e una galassia di sinistre sociali, mutualistiche, ambientaliste, femministe e internazionaliste che faticano a riconoscersi in un progetto comune. Qui la melanconia non è solo affettiva: è anche organizzativa, frammentazione cronica, incapacità di articolare livelli diversi di lotta (locale, nazionale, transnazionale).
Leggere Nunes da questa prospettiva significa usare il suo capitolo come specchio: non per cercare l’ennesimo “manuale del buon militante”, ma per domandarci quanto della nostra pratica quotidiana sia ancora governato dal lutto, dalla nostalgia, dal rifiuto delle forme realmente disponibili.
Una melanconia che pensa, non una melanconia che si compiace

Il merito del capitolo di Né verticale né orizzontale sulla melanconia di sinistra sta nel rifiuto di due risposte facili: da un lato, il moralismo che colpevolizza i militanti: “siete depressi, dovete solo smettere di esserlo”, dall’altro, l’estetizzazione che trasforma la sconfitta in stile di vita, in posa identitaria. Al loro posto, Nunes propone una prospettiva più esigente: prendere sul serio la melanconia come sintomo storico e organizzativo, leggerla alla luce delle grandi sconfitte del secolo scorso, delle illusioni e dei limiti dei movimenti più recenti, e usarla come leva per ripensare l’organizzazione politica in chiave ecologica, complessa, non dicotomica. In questo senso, la melanconia non viene cancellata, ma attraversata. Diventa memoria vigilante, anticorpo contro le scorciatoie, rifiuto di raccontarsi la storia come se la vittoria fosse garantita. Però smette di essere il nostro unico orizzonte emotivo.
Per una sinistra che vuole ancora dirsi tale, forse la sfida è proprio questa: imparare a guardare le rovine senza trasformarle in casa, a portare con sé i morti senza vivere nel cimitero, a fare della melanconia una lente critica e non un rifugio. È qui che il capitolo di Nunes parla anche a noi, ai nostri movimenti, alle nostre sconfitte: non ci promette consolazione, ma ci chiede di ricominciare a organizzare, malgrado tutto, con la lucidità di chi sa che il lutto, da solo, non farà mai politica.

Fonti e sitografia essenziale

R. Nunes, Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica, Alegre, 2025.
W. Brown, “Resisting Left Melancholy”, in boundary 2, vol. 26, n. 3, 1999, pp. 19–27, jstor.org/stable/303736.
J. Dean, The Communist Horizon, Verso Books, 2012. The Communist Horizon (estratti e capitoli in PDF): Fai clic per accedere a dean-communist-horizon.pdf.
E. Traverso, Malinconia di sinistra, Feltrinelli, 2016. Intervista e sintesi del libro su Europe Solidaire: europe-solidaire.org/spip.php?….
#dean #malinconia #nunes #organizzazione #politica #sinistra #transform #traverso #verticale


reshared this

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

[r] _ nasce la rivista ‘altriprocedimenti’ – “filologia, critica e teoria del testo contemporaneo”


altriprocedimenti. filologia, critica e teoria del testo contemporaneo
cliccare per accedere

Il titolo scelto per questo nuovo periodico, «altriprocedimenti. filologia, critica e teoria del testo contemporaneo», riecheggia l’insegna di una plaquette di poesie di Nanni Balestrini pubblicata da Scheiwiller nel garbatissimo “quadrato” di Bruno Munari nel 1965 [… ] → altriprocedimenti.org/sulla-ri…

Direzione, redazione e comitato scientifico: altriprocedimenti.org/redazion…

n. 1, 2025:
visualizzazione pdf completo:
altriprocedimenti.org/wp-conte…
Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND 4.0 DEED (Attribuzione – Non
commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale)
Licenza Creative Commons è CC BY-NC-ND 4.0 DEED (Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale)
#altriprocedimenti #CC #CreativeCommons #critica #criticaETeoriaDelTestoContemporaneo #criticaLetteraria #filologia #filologiaCriticaETeoriaDelTestoContemporaneo #italianistica #letteratura #letteraturaItaliana #NanniBalestrini #poesia #poesie #rivista #rivistaAccademica #rivistaDiCritica #SapienzaUniversitàDiRoma #Scheiwiller #scrittureComplesse #teoria #teoriaLetteraria #università #UniversitàLaSapienza

differx reshared this.

ferentino, 2-6 settembre 2026, sesta edizione del festival dell’arte nomadica


Áṣẹ, waŋarr, mudārî (presente) è la VI edizione del Festival dell’arte Nomadica.
Dal 2 al 6 Settembre, Ferentino

programma:
centroscritture.it/_files/ugd/…
e instagram.com/p/DcgK2_ZiNNJ/


” […] tutto questo, ascoltalo e ricordiamo insieme poi, dimentichiamolo” (Najvan Darwish)
Il tema visivo di quest’anno è un dono dalle fotografie di Jonathan Soliman .

Disfare gli archivi e le tecniche di registrazione del presente, volubili e sempre inclini a modificarsi in relazione agli algoritmi di potere che le interpretano: presente come mudārì, imperfetto e incompiuto presente, come lingua d’altri che scricchiola sotto il coeso presente della lingua italiana.
Presente è un fantasma d’incompletezza: che non si possa dire che la formulazione di una legge è giusta, se non teniamo conto di coloro che non sono presenti, quelli che non possono essere lì per difendersi, i lontani e i futuri, i non-ancora presenti.
Non un presente, ma tout-le-monde, presente come macchina di azione palestinese che “non si guarda più indietro” (M. Darwish) e che “non ha più nulla da perdere”.
Come in fotografia: l’eterno presente fissato è una traccia di un eterno non-esserci più.
Nel luogo di questa impressione di presenza, qualcosa fugge altrove, per sempre liberato dalla cattura.

Organizzazione:
Materia Creativa

Partner:
CentroScritture
Inverso – Giornale di Poesia
Neutopia Magazine
Associazione Ottovolante APS
Argo⥀Argolibri ⥀ArgoWebTv

§


-Àṣẹ, waŋarr, muḍāriʿ: PRESENTE-

Questo secondo triennio del festival, che a settembre si conclude, è palestinese: dai Nóstoi del ritornello come forma di riterritorializzazione poetica dei luoghi colonizzati, con Marwan Makhoul (2024) all’epochè della sospensione della memoria come strumento di ricatto territoriale con Ghayath Almadhoun (2025).
Presente (muḍāri’) è la forma di una memoria senza archivio, se l’archivio è controllo coloniale e cancellazione, la forma dell’impossibilità stessa di un approdo, come pratica dell’istante che non si lascia fissare, come esposizione a una durata che eccede ogni forma di appropriazione.
Dal 2021 il festival è una festa dei cammini: i luoghi sono disseminati nella città di Ferentino, per addestrarci a dimenticare le identità e a fluidificare le appartenenze nel divenire che si fa camminando.
I luoghi della nomadizzazione, gli spazi deterritorializzati dalle identità fisse per divenire luoghi di contaminazione nel festival, dalla cripta al criptoportico, dalle antiche terme in su, sono sempre anche il luogo di una riterritorializzazione, spazi che ritornano ad essere istituzionalizzati e segmentati da marche territoriali.
Il presente è senza possesso, si colloca come luogo precario e apparizione dell’escluso, per poi sparire nuovamente.
#archivi #archivio #Argo #ArgoArgolibriArgoWebTv #Argolibri #ArgoWebTv #AssociazioneOttovolanteAPS #CentroScritture #Darwish #disfareGliArchivi #Ferentino #FestivalDellArteNomadica #GhayathAlmadhoun #InVerso #InversoGiornaleDiPoesia #JonathanSoliman #MahmoudDarwish #marwanMakhoul #MateriaCreativa #muḍāri #Neutopia #NeutopiaMagazine #Palestina #presente

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

untitled / differx, qualche tempo fa


giù il cappello, ragazzi, questa è Prosa in prosa

ticedizioni.com/products/prosa…
#differx #laBandaDegliOnesti #Legend #prosaBreve #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #Tic #TicEdizioni #TotòEPeppino

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

“oltre la melanconia di sinistra” (un articolo di mario sommella su ‘rizomatica’, 2025)


su ‘Rizomatica’ (e, prima, su ‘Transform! – Italia’), dic. 2025:
rizomatica.noblogs.org/2025/12…
#malinconia #MarioSommella #melanconia #movimenti #Movimento #sinistra


Oltre la melanconia di sinistra


Pubblicato in origine su Transform Italia il 17/12/2025

di M. Sommella

In Italia e in Europa la sinistra vive da anni dentro un paradosso: mentre le disuguaglianze esplodono, i diritti sociali vengono erosi e il continente si riallinea senza pudore alla logica di guerra e di austerità permanente, le forze che dovrebbero rappresentare il lavoro e i ceti popolari arrancano, si dividono, si ricollocano ai margini o diventano semplici gestori “responsabili” dell’esistente. Dai partiti socialdemocratici convertiti al neoliberismo alle sinistre radicali bruciate dall’esperienza di governo (Syriza) o dalla parabola discendente dei movimenti elettorali (Podemos), fino al caso italiano di un campo progressista incapace di nominare davvero il conflitto sociale, il paesaggio è segnato da sconfitte, ripiegamenti, nostalgie. È dentro questo sfondo che il capitolo di Rodrigo Nunes1 sulla “melanconia di sinistra” diventa particolarmente utile anche per noi: non come l’ennesima diagnosi moralistica, ma come una lente per leggere il modo in cui la sconfitta è entrata nel nostro modo di pensare l’organizzazione e l’azione politica, in Italia come nel resto d’Europa. La parola “melanconia” non è un vezzo psicologico, quando si parla di sinistra. È il nome di un clima affettivo diffuso: una miscela di lutto non elaborato, nostalgia, senso di sconfitta permanente e, a volte, compiacimento nella propria impotenza. Nel suo libro sull’organizzazione politica, Rodrigo Nunes dedica un capitolo proprio a questa “melanconia di sinistra” e la tratta non come un problema di carattere, ma come un nodo teorico e organizzativo decisivo.

Quello che segue è un tentativo di ricostruire e discutere i passaggi principali di quel capitolo, mettendoli in relazione con il dibattito internazionale sulla “left melancholy” (Brown, Dean, Benjamin) e con la tradizione, a noi più vicina, della “melanconia di sinistra” ricostruita da Enzo Traverso.

Che cos’è la melanconia di sinistra per Nunes


Nunes parte da una constatazione semplice e scomoda: una parte consistente della sinistra vive come se la sconfitta fosse diventata una seconda natura. Non si tratta solo di aver perso battaglie politiche: è l’idea che la sconfitta sia ormai la forma normale dell’esperienza politica.
Per nominare questo stato, Nunes riprende il lessico della “left melancholy”, una categoria che viene da Walter Benjamin (la melanconia come affezione del militante che si attacca alla propria sconfitta) e che, nel dibattito contemporaneo, è stata ripensata soprattutto da Wendy Brown e Jodi Dean.
Nel capitolo, la melanconia di sinistra non è semplicemente tristezza per ciò che è andato perduto, né un generico pessimismo storico. È piuttosto una struttura di desiderio: la tendenza a identificarsi con la perdita, a trasformare le sconfitte in oggetto di attaccamento, fino al punto da difenderle quasi gelosamente. È il momento in cui l’idea di rivoluzione, comunismo, emancipazione, lotta di classe smette di essere un orizzonte praticabile e diventa un feticcio da esibire, un segno di purezza morale, un “noi” identitario contrapposto a un mondo irrimediabilmente corrotto. Nunes insiste su un punto decisivo: questa melanconia non è solo culturale o emotiva, ma profondamente organizzativa. Si traduce in scelte concrete: rifiuto di costruire organizzazioni durevoli, sospetto permanente verso le forme esistenti, oscillazione sterile tra nostalgia del partito e feticismo del movimento puro.

La “doppia melanconia”: 1917 e 1968 come epoche perdute


Uno dei contributi più originali di Nunes è l’idea di una “doppia melanconia”: la melanconia di ciò che è finito con il 1917 e quella di ciò che è finito con il 1968.
Il 1917 diventa il simbolo del ciclo dei partiti comunisti, dell’organizzazione verticale, della centralità della fabbrica e del proletariato industriale. La melanconia qui assume la forma della nostalgia per il partito forte, la disciplina, l’identità di classe compatta.
Il 1968 (e il lungo ’68) rappresenta invece il ciclo dei movimenti, dell’orizzontalità, dell’autonomia, delle soggettività plurali, dei nuovi diritti e della democrazia diretta. La melanconia prende la forma della nostalgia per il momento insurrezionale, per le assemblee permanenti, per la spontaneità.
Secondo Nunes, oggi buona parte della sinistra si muove in un corridoio stretto tra queste due melanconie: chi rimpiange il “partito di una volta”, chi rimpiange le piazze e le occupazioni del ciclo altermondialista e di Occupy, chi si limita a opporre una all’altra come se fossero le uniche due opzioni possibili. Il risultato è paralizzante: se il modello del partito novecentesco appare irripetibile e quello del movimento puro si è rivelato insufficiente a cambiare i rapporti di forza, la sinistra rischia di restare intrappolata in un lutto doppio, incapace di immaginare forme nuove di organizzazione all’altezza del presente.

Wendy Brown, Jodi Dean, Benjamin: il dialogo sotterraneo


Il capitolo di Nunes è costruito, come lui stesso dichiara altrove, su una rilettura critica di due testi chiave: “Resisting Left Melancholy” di Wendy Brown e il lavoro di Jodi Dean sul “desiderio comunista” e sull’“orizzonte comunista”, entrambi in dialogo con l’intuizione originaria di Walter Benjamin sulla melanconia di sinistra.
In Benjamin, la melanconia di sinistra è quella dell’intellettuale che vende al mercato la propria radicalità come posa estetica, trasformando la politica in un repertorio di immagini della sconfitta. La filosofa politica Wendy Brown, alla fine degli anni Novanta, radicalizza questo spunto: per lei una parte della sinistra resta aggrappata a oggetti politici perduti (il movimento operaio, il socialismo reale, certe forme di partito) al punto da trasformare la sconfitta in identità. L’“eroismo del fallimento” diventa una forma di conservatorismo mascherato. La teorica Jodi Dean, al contrario, prova a salvare qualcosa da questa ostinazione, leggendo la persistenza del desiderio comunista non come patologia, ma come desiderio collettivo che sopravvive alle sconfitte e che chiede nuove forme organizzative (il partito come forma che tiene aperta la possibilità comunista, invece di chiuderla nel lutto).
Nunes mette queste letture in tensione. Da un lato riconosce il rischio, denunciato da Brown, di una sinistra che si compiace del proprio fallimento, trasformando la memoria in culto sterile. Dall’altro lato, rifiuta l’idea che l’unica soluzione sia “guarire” dalla melanconia liquidando il passato: ciò che serve non è l’amnesia, ma una lavorazione politica della ferita, come suggeriscono Dean e, a modo suo, anche il Prof. Enzo Traverso.

Traverso e la “tradizione nascosta”: quando la melanconia diventa risorsa


Qui la riflessione di Nunes incrocia direttamente quella del teorico italiano Enzo Traverso. Traverso parla di melanconia di sinistra come di una “tradizione nascosta”: non nostalgia per il socialismo reale, ma memoria delle sconfitte e dei vinti che continua a trasmettere, nelle macerie, una promessa emancipativa. La melanconia, in questa chiave, non è soltanto peso che trascina verso il basso, ma anche memoria critica dei disastri prodotti in nome del socialismo, consapevolezza che la storia non è una marcia trionfale, ma un susseguirsi di rotture, regressioni, ritorni del peggio nonchè rifiuto di trasformare le vittorie del capitale in “fine della storia”.
Rodrigo Nunes, pur non scrivendo un libro di storia delle idee come Traverso, si muove in un territorio simile: la melanconia non va semplicemente curata come se fosse una malattia, perché in quella memoria dolorosa ci sono lezioni politiche preziose. È il modo in cui la si maneggia che fa la differenza: o diventa culto della sconfitta, oppure si trasforma in capacità di guardare in faccia i fallimenti senza rinunciare ad agire.

“Chiarificare l’esistente”: la proposta di Nunes per uscire dallo stallo


Il punto forse più forte del capitolo è il legame che Nunes stabilisce tra melanconia e immaginario organizzativo. Una sinistra melanconica, dice in sostanza, è una sinistra che proietta le sue energie su forme politiche impossibili: il partito perfetto che non esiste, il movimento assolutamente puro che non si compromette mai, la rivoluzione improvvisa che cade dal cielo.
Per questo Nunes, nel libro, rovescia il canone: invece di proporre l’ennesimo “modello di organizzazione” da calare dall’alto, inizia da un’opera di chiarificazione dell’esistente. Prima di sognare il partito ideale o il movimento ideale, bisogna mappare la reale ecologia di organizzazioni, collettivi, sindacati, campagne, reti in cui la sinistra già si muove.
La melanconia, in questa prospettiva, è anche il prodotto di un errore di sguardo: ci si concentra su ciò che non c’è più (il PCI, il grande sindacato di massa, il ciclo di Genova o Occupy) mentre si ignorano le forme nuove, ibride, contraddittorie, già in atto (reti mutualistiche, comitati territoriali, collettivi femministi, movimenti climatici, campagne digitali, ecc.)
“Chiarificare l’esistente” significa allora rendersi conto che non partiamo da zero, che non siamo in un deserto totale, ma in un paesaggio affollato e caotico che ha bisogno di essere connesso, coordinato, messo in relazione. L’antidoto alla melanconia non è l’ennesima tabula rasa, ma una cartografia lucida del presente.

Dalla melanconia alla strategia: cosa vuol dire, concretamente, “superarla”


Nunes non invita a “smettere di essere tristi” in nome di un ottimismo ingenuo. Il suo è un invito a politizzare la melanconia, trasformandola da affetto paralizzante in motore strategico.
Superare la melanconia di sinistra, nel capitolo, significa almeno tre cose:

  • Riconoscere che nessuna forma organizzativa è innocente. Il partito ha prodotto gerarchie, burocratizzazione, compromessi; il movimento ha prodotto verticalità occulte, deleghe non riconosciute, impotenza decisionale. Ma se ogni fallimento diventa motivo per rifiutare in blocco una forma, finiamo per non avere più strumenti con cui agire.
  • Accettare che la politica del futuro non potrà essere né solo verticale né solo orizzontale. Il titolo stesso del libro è un manifesto: l’organizzazione deve essere pensata come ecologia di livelli, funzioni, nodi diversi, non come una forma unica da opporre al nemico. La melanconia che rimpiange solo il passato impedisce di vedere questa pluralità come possibilità, e la vive invece come frammentazione senza rimedio.
  • Trasformare il lutto in criterio di scelta, non in habitat permanente. Le sconfitte del Novecento, il crollo delle utopie, le restaurazioni neoliberali, i tradimenti dei partiti socialdemocratici non devono essere rimossi. Devono diventare parametri con cui giudicare le nostre scelte presenti: come evitare di ripetere quelle forme di verticalismo cieco? Come evitare di riprodurre la dispersione impotente dei movimenti senza strategia? La melanconia diventa allora memoria critica, non gabbia.


Uno sguardo dalla nostra parte del mondo


Se spostiamo lo sguardo verso l’Italia e l’Europa, la diagnosi di Nunes suona terribilmente familiare, anche se il libro non parla direttamente del nostro contesto.
Da un lato c’è una melanconia “1917”: il rimpianto per un ciclo del movimento operaio che non tornerà identico a se stesso, per partiti che non ci sono più, per un radicamento sociale che la precarizzazione e la deindustrializzazione hanno frantumato. Dall’altro lato c’è una melanconia “1968–2011”: il rimpianto per i grandi cicli di movimento – dal lungo ’68 al G8 di Genova, fino alle primavere arabe e a Occupy – che hanno aperto immaginari radicali senza riuscire a consolidare istituzioni alternative durature. In mezzo, una sinistra istituzionale che ha interiorizzato la sconfitta al punto da farsi gestore obbediente del neoliberismo, e una galassia di sinistre sociali, mutualistiche, ambientaliste, femministe e internazionaliste che faticano a riconoscersi in un progetto comune. Qui la melanconia non è solo affettiva: è anche organizzativa, frammentazione cronica, incapacità di articolare livelli diversi di lotta (locale, nazionale, transnazionale).
Leggere Nunes da questa prospettiva significa usare il suo capitolo come specchio: non per cercare l’ennesimo “manuale del buon militante”, ma per domandarci quanto della nostra pratica quotidiana sia ancora governato dal lutto, dalla nostalgia, dal rifiuto delle forme realmente disponibili.
Una melanconia che pensa, non una melanconia che si compiace

Il merito del capitolo di Né verticale né orizzontale sulla melanconia di sinistra sta nel rifiuto di due risposte facili: da un lato, il moralismo che colpevolizza i militanti: “siete depressi, dovete solo smettere di esserlo”, dall’altro, l’estetizzazione che trasforma la sconfitta in stile di vita, in posa identitaria. Al loro posto, Nunes propone una prospettiva più esigente: prendere sul serio la melanconia come sintomo storico e organizzativo, leggerla alla luce delle grandi sconfitte del secolo scorso, delle illusioni e dei limiti dei movimenti più recenti, e usarla come leva per ripensare l’organizzazione politica in chiave ecologica, complessa, non dicotomica. In questo senso, la melanconia non viene cancellata, ma attraversata. Diventa memoria vigilante, anticorpo contro le scorciatoie, rifiuto di raccontarsi la storia come se la vittoria fosse garantita. Però smette di essere il nostro unico orizzonte emotivo.
Per una sinistra che vuole ancora dirsi tale, forse la sfida è proprio questa: imparare a guardare le rovine senza trasformarle in casa, a portare con sé i morti senza vivere nel cimitero, a fare della melanconia una lente critica e non un rifugio. È qui che il capitolo di Nunes parla anche a noi, ai nostri movimenti, alle nostre sconfitte: non ci promette consolazione, ma ci chiede di ricominciare a organizzare, malgrado tutto, con la lucidità di chi sa che il lutto, da solo, non farà mai politica.

Fonti e sitografia essenziale

R. Nunes, Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica, Alegre, 2025.
W. Brown, “Resisting Left Melancholy”, in boundary 2, vol. 26, n. 3, 1999, pp. 19–27, jstor.org/stable/303736.
J. Dean, The Communist Horizon, Verso Books, 2012. The Communist Horizon (estratti e capitoli in PDF): Fai clic per accedere a dean-communist-horizon.pdf.
E. Traverso, Malinconia di sinistra, Feltrinelli, 2016. Intervista e sintesi del libro su Europe Solidaire: europe-solidaire.org/spip.php?….
#dean #malinconia #nunes #organizzazione #politica #sinistra #transform #traverso #verticale


Massimo Pasquini su fb:

𝗜 𝗣𝗔𝗗𝗥𝗢𝗡𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔'
𝑰𝒍 𝒎𝒊𝒓𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑹𝒐𝒎𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒔𝒕𝒂: 𝑮𝒖𝒂𝒍𝒕𝒊𝒆𝒓𝒊, 𝒍𝒂 𝑪𝒂𝒑𝒊𝒕𝒂𝒍𝒆 𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒂𝒑𝒊𝒕𝒂𝒍𝒆.

La gestione della vicenda di Spin Time Labs da parte del Sindaco e della sua Giunta rappresenta l'ennesima dimostrazione delle contraddizioni di un centrosinistra di governo che ha ormai barattato la tutela dei diritti sociali con la subalternità alle logiche del mercato immobiliare dominato dalla grande finanza.

Spin Time, per anni, non è stato semplicemente uno stabile occupato a scopo abitativo tra Santa Croce e Piazza Vittorio; è stato (pur con al suo interno alcune contraddizioni) un laboratorio politico, sociale e culturale, un presidio di mutuo soccorso capace di offrire alloggio e dignità a centinaia di famiglie marginalizzate, nonché un centro di aggregazione per il quartiere Esquilino. A causa dell'improvvisa emergenza scaturita dal principio di incendio dell'immobile e dal successivo sequestro giudiziario, l'amministrazione comunale si è trovata davanti a un bivio chiaro: scegliere la via del coraggio politico o quella della burocrazia istituzionale piegata agli interessi degli speculatori.

Di fronte allo sgombero degli ex uffici INPDAP la risposta del Campidoglio si è limitata alla mediazione passiva con la proprietà — come dimostra lo scontato "NO" di InvestiRE Sgr alla proposta del Comune — e all'erogazione di soluzioni abitative momentanee.

L'approccio del Sindaco e della sua Giunta si è rivelato, ancora una volta, timidissimo e privo di una visione strutturale per la giustizia abitativa in città.

𝗟'𝗶𝗹𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗦𝗚𝗥 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗲

L'ipotesi avanzata dal Campidoglio di acquistare l'immobile ha mostrato subito tutti i suoi limiti concettuali. Trattare da posizioni di debolezza con i grandi fondi d'investimento, anziché ricorrere a strumenti di pianificazione pubblica decisa o al limite alla disponibilità di avviare un contenzioso previa richiesta formale di esproprio per pubblica utilità (data la valenza sociale dell'immobile) o di requisizione, ha esposto l'Amministrazione al ridicolo.

I fondi immobiliari rispondono unicamente alla logica del profitto, mentre le risposte del Comune avrebbero dovuto basarsi sull'emergenza sociale e sulla tutela delle persone vulnerabili costrette a dormire in strada sotto il caldo estivo. L'illusione di poter "umanizzare" le società finanziarie attraverso un tavolo di trattativa dimostra la subalternità ideologica di questo riformismo soft di fronte ai grandi capitali.

𝗦𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘁𝗮𝗺𝗽𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗶𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼

L'ordinanza con cui il Sindaco ha predisposto il trasferimento temporaneo delle famiglie in strutture ricettive o alloggi provvisori per un periodo limitato rappresenta solo una misura assistenziale di facciata.

𝙋𝙧𝙚𝙘𝙖𝙧𝙞𝙯𝙯𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙚𝙢𝙚𝙧𝙜𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙖𝙗𝙞𝙩𝙖𝙩𝙞𝙫𝙖: le misure transitorie a breve termine non affrontano alla radice la crisi abitativa romana, rinviando semplicemente il problema senza garantire il diritto all'abitare permanente.

𝘼𝙨𝙨𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙙𝙞 𝙪𝙣𝙖 𝙫𝙞𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙢𝙞𝙘𝙖: invece di cogliere l'opportunità per rilanciare un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica e di riutilizzo del patrimonio sfitto, la Giunta continua ad agire rincorrendo le singole emergenze.

𝙎𝙢𝙖𝙣𝙩𝙚𝙡𝙡𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡 𝙩𝙚𝙨𝙨𝙪𝙩𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙩𝙖𝙧𝙞𝙤: collocare gli abitanti in modo frammentato in diverse strutture sparpagliate sul territorio metropolitano rompe l'esperienza di autogestione e di coesione sociale costruita in oltre un decennio.

𝗟𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀-𝗺𝗲𝗿𝗰𝗲: 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝘂𝗿𝗯𝗮𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗰𝘂𝗹𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗚𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮 𝗚𝘂𝗮𝗹𝘁𝗶𝗲𝗿𝗶

La vicenda di Spin Time non è un episodio isolato: costituisce il sintomo di una trasformazione sistemica della Capitale. Una vera politica di sinistra per Roma non può limitarsi alla gestione contabile dell'ordine pubblico né a scialbi tentativi di mediazione con l’immobiliarismo rampante. Oltre i proclami sulla "città inclusiva" o la "città dei 15 minuti", l'urbanistica capitolina sta subendo un'accelerazione in senso neoliberista, dove il suolo pubblico e i beni comuni vengono subordinati alle logiche della speculazione finanziaria e dell'attrattività per i grandi capitali. Senza la volontà politica di intaccare le rendite speculative per restituire gli spazi alla collettività, gli interventi di isterico “𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭𝘸𝘢𝘴𝘩𝘪𝘯𝘨” di Gualtieri a via di Santa Croce in Gerusalemme o negli studi di La7 restano soltanto un'operazione di deludente marketing elettorale di stampo campolarghista.

𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝗦𝗣𝗜𝗡 𝗧𝗜𝗠𝗘: 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗦𝗔𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗣𝗘𝗖𝗨𝗟𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗢𝗟𝗜𝗡𝗘

Analizzando in estrema e parziale sintesi i principali dossier urbanistici aperti in città, emerge con chiarezza una strategia basata sull'abdicazione del ruolo di regia pubblica a favore dei grandi capitali privati.

𝗜𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 𝘀𝗮𝗰𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶

𝙇𝙖 𝙜𝙚𝙣𝙩𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙘𝙡𝙖𝙨𝙨𝙚 𝙖 𝙎𝙖𝙣 𝙇𝙤𝙧𝙚𝙣𝙯𝙤: nel cuore dello storico quartiere popolare e studentesco a vocazione antifascista, operaia e universitaria e dove i giovani da anni manifestano contro il carovita e l'assenza di servizi pubblici, l'area di oltre 23.000 mq dell'ex Dogana — patrimonio pubblico ceduto a privati — è stata trasformata in The Social Hub, uno studentato e hotel di lusso per "nomadi digitali" con stanze a cifre insostenibili per le famiglie lavoratrici (oltre 1.400 euro al mese per un monolocale). Sotto una patina di "social washing", l'amministrazione avalla l'espulsione dei residente e degli studenti a basso reddito a favore di turisti facoltosi e dimostra come il Campidoglio consideri la valorizzazione immobiliare privata preferibile alla risposta pubblica al diritto allo studio e alla residenzialità accessibile.
Il caso si rivela particolarmente interessante in quanto apre la strada ad altre operazioni di "nuova" svendita del patrimonio pubblico e finanziarizzazione: l'immobile, appartenente a soggetti a controllo pubblico (CDP/Ferrovie) e utilizzato per una funzione pubblica (dogana), è stato ceduto sul mercato privato anziché essere acquisito o destinato da una Amministrazione per alloggi universitari ad affitto calmierato o spazi culturali pubblici autogestiti dal territorio. Il "social washing" operato dai colossi della speculazione urbanistica è palese: una multinazionale del settore (The Social Hub) utilizza un linguaggio apertamente orientato alla "community", alla "diversità" e al "sociale", svuotandone però il significato e rendendo i suoi servizi accessibili solo a fasce di popolazione benestanti. L'impatto sul tessuto umano di un quartiere dalla composizione sociale come San Lorenzo appare devastante: l'insediamento di una struttura ricettiva di alto profilo innesca un ulteriore effetto domino sugli affitti delle case circostanti, espellendo la popolazione studentesca a basso reddito e i residenti storici dal quartiere. Un'operazione che sembra abbia fatto da apripista per un'altra "furbata" targata Gualtieri & c. ovvero l'affidamento per 60 anni dell'area degli ex Mercati Generali alla società statunitense di investimenti immobiliari Hines finanziata anche da capitali israeliani (v. oltre).

𝘿𝙚𝙧𝙚𝙜𝙤𝙡𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚, 𝙨𝙥𝙚𝙘𝙪𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙪𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙞𝙩𝙖𝙧𝙞𝙖 𝙚 𝙡'𝙞𝙣𝙛𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙜𝙡𝙞 𝙨𝙩𝙪𝙙𝙚𝙣𝙩𝙖𝙩𝙞 𝙥𝙧𝙞𝙫𝙖𝙩𝙞 (𝘾𝙖𝙨𝙖𝙡 𝘽𝙚𝙧𝙩𝙤𝙣𝙚, 𝙊𝙨𝙩𝙞𝙚𝙣𝙨𝙚, 𝙈𝙚𝙧𝙘𝙖𝙩𝙞 𝙂𝙚𝙣𝙚𝙧𝙖𝙡𝙞, 𝙚𝙘𝙘.): mentre gli studenti universitari affrontano una crisi del caro-affitti senza precedenti, la risposta della Giunta (per quanto di sua competenza) non è stata l'incremento di alloggi pubblici gestiti dall'ente regionale o comunale, bensì l'apertura indiscriminata agli studentati privati operati da multinazionali dello 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘦𝘯𝘵 𝘩𝘰𝘶𝘴𝘪𝘯𝘨. La gestione dell'emergenza abitativa universitaria è un altro tassello in cui il pubblico cede il passo al profitto.

Emblematica è la vicenda degli Ex Mercati Generali all'Ostiense: dopo un ventennio di stallo e delibere disattese, la rigenerazione del complesso si sta risolvendo (dopo la distruzione del verde spontaneo e il crollo per incuria dei padiglioni storici) nell'ennesimo polo a vocazione commerciale e ricettiva privata, con spazi destinati al pubblico residuali e con alloggi per studenti a tariffe di mercato del tutto inaccessibili se non a studenti ricchi e turisti ad alto reddito.

A Casal Bertone, l'autorizzazione alla costruzione di un maxi-studentato privato a trazione finanziaria internazionale impatta su un quartiere già soffocato dalla saturazione urbanistica, minacciando perfino la tutela dell'area naturale del "Laghetto di Casal Bertone".

Analogamente, in via Ostiense, nelle vicinanze della basilica di San Paolo, a pochi passi dagli ex Mercati Generali, le colate di cemento sugli scavi che hanno riportato alla luce un sepolcreto di età imperiale di grande pregio archeologico (come l'antica Necropoli poco distante) servono a edificare l'ennesima struttura privata targata Camplus.

Più in generale, in tutta la miriade di casi riguardanti la recentissima “epidemia di studentati” a Roma (ma è lo stesso in tante altre città governate dal centrosinistra), l'Amministrazione avalla modelli ricettivi speculativi che non garantiscono il diritto allo studio per giovani di famiglie della classe lavoratrice, trasformando la residenzialità universitaria in un bene di lusso gestito dai grandi fondi d'investimento.

𝗜𝗹 𝗳𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝗽𝗲𝗰𝘂𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗺𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲

𝙇𝙖 𝙘𝙚𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙦𝙪𝙖𝙙𝙧𝙖𝙣𝙩𝙚 𝘼𝙧𝙙𝙚𝙖𝙩𝙞𝙣𝙤: 𝙡𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙚𝙣𝙨𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 "𝙞60", 𝙞𝙡 𝙁𝙤𝙨𝙨𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙏𝙧𝙚 𝙁𝙤𝙣𝙩𝙖𝙣𝙚 𝙚 𝙡𝙖 𝙫𝙞𝙡𝙡𝙖 𝙧𝙤𝙢𝙖𝙣𝙖.
Uno dei casi più emblematici di devastazione ambientale e archeologica permessa dall'urbanistica contrattata si consuma lungo via Grotta Perfetta. Il maxi-intervento residenziale i60 ha riversato oltre 400.000 metri cubi di cemento su un'area di 22 ettari di altissimo pregio naturalistico e storico. Per fare spazio alle colate edilizie private, il tracciato del Fosso delle Tre Fontane è stato intubato e tombato, alterando irreversibilmente l'assetto idrogeologico del territorio. Inoltre, la scoperta durante i cantieri dei resti di un'imponente villa romana di epoca imperiale non ha fermato i lavori: la tutela del patrimonio archeologico pubblico e dell'ambiente naturale è stata subordinata agli interessi dei costruttori per non compromettere i profitti delle vendite immobiliari.

𝙄𝙡 𝙥𝙤𝙡𝙤 𝙘𝙪𝙡𝙩𝙪𝙧𝙖𝙡𝙚 𝙨𝙖𝙘𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤: 𝙀𝙭 𝘾𝙖𝙨𝙚𝙧𝙢𝙖 𝙙𝙞 𝙫𝙞𝙖 𝙂𝙪𝙞𝙙𝙤 𝙍𝙚𝙣𝙞.
Nel quartiere Flaminio, l'area dell'ex caserma di via Guido Reni — che doveva diventare il luogo per eccellenza della rigenerazione urbana pubblica e della cultura a partire dal progetto del Museo della Scienza — è andata incontro a una pesante frammentazione. Ampie quote di volumetria e superficie sono state destinate al mercato residenziale di lusso firmato da fondi immobiliari e investitori privati. Invece di farne un grande parco pubblico o un polo a prevalente valenza sociale, il progetto consolida la gentrificazione di un intero quadrante cittadino.

𝙄𝙡 𝙘𝙞𝙘𝙡𝙤 𝙙𝙚𝙞 𝙧𝙞𝙛𝙞𝙪𝙩𝙞 𝙚 𝙡'𝙞𝙢𝙥𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙨𝙪𝙞 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞: 𝙇'𝙞𝙣𝙘𝙚𝙣𝙚𝙧𝙞𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣𝙩𝙖 𝙋𝙖𝙡𝙤𝙢𝙗𝙖.
Nel settore dei servizi essenziali, la scelta autoritaria di realizzare un mega-inceneritore da 600.000 tonnellate annue a Santa Palomba risponde a una logica privatistica della gestione dei rifiuti. Oltre all'impatto ambientale su un territorio periferico già gravato da disuguaglianze strutturali, la scelta dell'incenerimento disincentiva l'investimento sulla raccolta differenziata e spinge verso la garanzia di profitti costanti a favore del gestore industriale privato per i prossimi decenni.

𝙇𝙚 "𝙜𝙧𝙖𝙣𝙙𝙞 𝙤𝙥𝙚𝙧𝙚": 𝙇𝙤 𝙎𝙩𝙖𝙙𝙞𝙤 𝙙𝙞 𝙋𝙞𝙚𝙩𝙧𝙖𝙡𝙖𝙩𝙖.
Il progetto dello stadio della Roma nell'area di Pietralata ripropone la logica dell'urbanistica contrattata. In un quartiere periferico carente di servizi di base e aree verdi, un'opera ad altissimo impatto edilizio viene giustificata in nome dell'interesse pubblico, pur trattandosi di un'operazione privata che avrà l'effetto di paralizzare la viabilità di zona e penalizzare strutture essenziali come il vicino Ospedale Sandro Pertini.

𝘾𝙤𝙣𝙨𝙪𝙢𝙤 𝙙𝙞 𝙨𝙪𝙤𝙡𝙤 𝙫𝙨 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙖: 𝙞𝙡 𝙋𝙧𝙖𝙩𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙏𝙤𝙧𝙧𝙚 𝙎𝙥𝙖𝙘𝙘𝙖𝙩𝙖 𝙚 𝙡'𝘼𝙢𝙖 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙈𝙤𝙣𝙩𝙖𝙜𝙣𝙤𝙡𝙖.
Nelle periferie orientali e meridionali, la tutela dell'ambiente cede sistematicamente il passo agli interventi infrastrutturali e alle valorizzazioni edilizie. Sul Pratone di Torre Spaccata, un'area verde di oltre 50 ettari fondamentale per la mitigazione climatica della periferia est, si prospetta una cementificazione per far posto agli Cinecittà Studios e a un polo logistico-direzionale, sacrificando la richiesta dei comitati di quartiere per la realizzazione di un parco archeologico e naturale pubblico.
Allo stesso modo, le vertenze sul territorio - come nel caso del contrasto del Comitato Montagnola ai progetti di finanziarizzazione e risanamento dei bilanci aziendali tramite un'operazione di trasformazione in edilizia di lusso per il deposito Ama alla Montagnola calati dall'alto e a ridosso di un'area già densamente abitata - evidenziano l'incapacità dell'Amministrazione di concertare gli interventi urbanistici e l'organizzazione dei servizi senza gravare sulla vivibilità dei residenti.

𝙄𝙡 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙞 𝙨𝙚𝙧𝙫𝙞𝙯𝙞 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙞: 𝙡'𝙚𝙭 𝙊𝙨𝙥𝙚𝙙𝙖𝙡𝙚 𝙁𝙤𝙧𝙡𝙖𝙣𝙞𝙣𝙞.
Il gigantesco complesso dell'ex Ospedale Forlanini a Monteverde, chiuso nel 2015 e per anni oggetto di battaglie territoriali per la sua restituzione alla sanità pubblica e ai servizi socio-sanitari territoriali, rappresenta l'emblema della rinuncia della regia pubblica. Dopo anni di degrado, la recente cessione, con il sostegno di Gualtieri, dello stabile dalla Regione allo Stato, apre la strada all'alienazione della struttura a favore del Vaticano. Anziché rilanciare un grande polo di pubblica utilità integrato nel Sistema Sanitario Nazionale, le istituzioni preferiscono "esternalizzare" il proprio patrimonio immobiliare più pregiato.

𝘿𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙖𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙖 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙥𝙚𝙘𝙪𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙞𝙢𝙢𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞𝙖𝙧𝙚: 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙎𝙖𝙣𝙩𝙖 𝙈𝙖𝙧𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙋𝙞𝙚𝙩𝙖̀.
L'ex ospedale psichiatrico S.Maria della Pietà nel Municipio XIV, che per delibera popolare e decenni di lotte ambientaliste e territoriali doveva trasformarsi in un "Parco della Salute e della Cultura" a totale gestione pubblica e partecipata, viene ricompreso tra i progetti della "Città dei 15 minuti" finanziati con fondi PNRR. Tuttavia, la visione adottata dal Campidoglio svuota la vertenza storica dei comitati: la progressiva gestione delle funzioni sanitarie in senso aziendalistico e l'inserimento di spazi commerciali e ricettivi riducono la portata della partecipazione cittadina, trasformando un polmone pubblico in un'operazione di maquillage urbanistico e contabile.

𝙐𝙣 𝙘𝙖𝙨𝙤 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙞𝙘𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚: 𝙞𝙡 𝙧𝙚𝙜𝙖𝙡𝙤 𝙙𝙞 𝙂𝙪𝙖𝙡𝙩𝙞𝙚𝙧𝙞 𝙖𝙜𝙡𝙞 𝙚𝙗𝙧𝙚𝙞 𝙧𝙤𝙢𝙖𝙣𝙞.
Lo storico stabile dell'ex Convento di Sant'Ambrogio — per anni un presidio sociale e culturale autogestito, inclusivo e di sperimentazione noto come Rialto Occupato — rappresenta il paradigma della svendita dei beni comuni. La Giunta ha recentemente disposto la concessione trentennale dello stabile a titolo gratuito a favore della Comunità Ebraica di Roma (destinato al liceo privato Renzo Levi) attraverso un'assegnazione diretta, scavalcando qualsiasi procedura di evidenza pubblica o bando aperto alle istanze del territorio. Il Comune di fatto regala l'uso del patrimonio immobiliare pubblico a soggetti privati senza ritorni per la collettività e senza trasparenza, cancellando con un colpo di spugna la tutela e l'utilizzo a fini sociali per sostituirlo con una logica di privilegio e di svuotamento dei beni di tutti.

𝙇'𝙞𝙣𝙚𝙧𝙯𝙞𝙖 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙖 𝙙𝙞 𝙛𝙧𝙤𝙣𝙩𝙚 𝙖𝙡 𝙙𝙚𝙜𝙧𝙖𝙙𝙤: 𝙞𝙡 "𝙙𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙘𝙖𝙧𝙞𝙖𝙩𝙤"
Nei pressi dello snodo ferroviario di Termini, l'edificio incompiuto di via Giolitti — ribattezzato il "dente cariato" — incarna l'ennesima contraddizione tra logiche speculative e tutela del patrimonio collettivo. Proprietà di fondi immobiliari e da oltre un ventennio in stato di abbandono e contenzioso, lo stabile rappresenta un buco nero urbanistico in un quadrante ad altissima pressione sociale. Di fronte alla crisi abitativa e alla mancanza di presidi socio-sanitari e d'accoglienza attorno al principale nodo della mobilità cittadina, la Giunta capitolina si è limitata ad attendere passivamente le mosse delle proprietà private, anziché esercitare strumenti di riacquisizione del bene. Un atteggiamento che dimostra come, persino di fronte allo scempio edilizio prolungato nel cuore della città, gli interessi di rendita immobiliare dei fondi privati rimangano un tabù intoccabile per l'Amministrazione.
La pluriennale paralisi istituzionale di fronte ai fondi privati dimostra come la proprietà privata di grandi gruppi d'investimento possa tenere in ostaggio porzioni strategiche del territorio urbano per decenni nell'attesa di massimizzare il valore fondiario, mentre il Comune assiste senza attivare leve a sua disposizione per la riacquisizione del bene.
È un contrasto stridente con la vicenda Spin Time: a pochi centinaia di metri dal "dente cariato", uno stabile occupato come il palazzo di via di Santa Croce in Gerusalemme ha offerto per oltre dieci anni risposte sociali dirette, casa e cultura, venendo però trattato prioritariamente come un problema d'ordine pubblico; al contrario, il degrado e l'incompiutezza lasciate dal capitale immobiliare privato vengono tollerate in attesa di future valorizzazioni commerciali o turistiche.

𝘿𝙖𝙡 𝙢𝙚𝙜𝙖-𝙨𝙩𝙖𝙙𝙞𝙤 𝙖𝙡𝙡'𝙖𝙗𝙗𝙖𝙣𝙙𝙤𝙣𝙤: 𝙡𝙖 𝙥𝙖𝙧𝙖𝙗𝙤𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙚𝙭 𝙄𝙥𝙥𝙤𝙙𝙧𝙤𝙢𝙤 𝙙𝙞 𝙏𝙤𝙧 𝙙𝙞 𝙑𝙖𝙡𝙡𝙚.
L'ampia ansa del Tevere a sud della città, un tempo sede dell'Ippodromo di Tor di Valle, è divenuta l'emblema di come l'urbanistica contrattata possa distruggere un territorio. Tra il 2012 e il 2021 l'area è stata ostaggio delle mire speculative del vecchio progetto dello "Stadio della Roma" e delle torri di Libeskind. Dopo l'abbandono del masterplan, l'area di oltre 40 ettari è sprofondata nel degrado assoluto: le storiche tribune e le vecchie stalle cadono a pezzi, mentre il sito è sistematicamente bersaglio di discariche abusive e roghi di sterpaglie e rifiuti. Invece di procedere con la bonifica coatta a carico della proprietà privata e la rinaturalizzazione pubblica dell'ansa teverina, l'amministrazione osserva inerte una ferita ecologica e sanitaria nel cuore di Roma Sud.

𝙇𝙚 𝙧𝙤𝙫𝙞𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙘𝙖𝙥𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙞𝙣𝙙𝙪𝙨𝙩𝙧𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙚 𝙡𝙖 𝙘𝙖𝙘𝙘𝙞𝙖 𝙖𝙡𝙡𝙚 𝙧𝙚𝙣𝙙𝙞𝙩𝙚: 𝙡'𝙚𝙭 𝙁𝙖𝙗𝙗𝙧𝙞𝙘𝙖 𝙙𝙞 𝙋𝙚𝙣𝙞𝙘𝙞𝙡𝙡𝙞𝙣𝙖 𝙨𝙪𝙡𝙡𝙖 𝙏𝙞𝙗𝙪𝙧𝙩𝙞𝙣𝙖.
Tra Ponte Mammolo e San Basilio, lo scheletro dell'ex fabbrica farmaceutica LEO (inaugurata nel 1950 da Alexander Fleming) è stato per quasi un trentennio il simbolo della deindustrializzazione e dell'abbandono. Luogo di riparo per centinaia di invisibili ed emarginati, la fabbrica è stata costantemente trattata come un problema securitario da risolvere con sgomberi di facciata. Con la recente vendita all'asta a gruppi immobiliari privati per decine di milioni di euro, il futuro del sito si proietta verso l'ennesima trasformazione commerciale o logistica privata, anziché verso un intervento di bonifica a gestione pubblica volto alla creazione di servizi socio-sanitari e abitativi per il quadrante est della Capitale.

L'inazione e la complicità sulle aree abbandonate del "dente cariato", di Tor di Valle, dell'ex Penicillina dimostrano che la proprietà privata ha il diritto di lasciar marcire il suolo urbano in attesa di future rivalutazioni speculative, mentre il Comune interviene solo a tutela della rendita del grande capitale.

𝙄𝙡 𝙛𝙖𝙡𝙡𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙛𝙞𝙣𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙖𝙥𝙥𝙡𝙞𝙘𝙖𝙩𝙖 𝙖𝙡 𝙫𝙚𝙧𝙙𝙚 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙤: 𝙡'𝙚𝙧𝙚𝙙𝙞𝙩𝙖̀ 𝙩𝙧𝙖𝙜𝙞𝙘𝙖 𝙙𝙚𝙞 "𝙋𝙪𝙣𝙩𝙞 𝙑𝙚𝙧𝙙𝙞 𝙌𝙪𝙖𝙡𝙞𝙩𝙖̀".
Nati negli anni '90 e Duemila con la promessa illusoria di affidare ai privati la manutenzione del verde pubblico in cambio di concessioni commerciali (palestre, ristoranti, centri sportivi), i Punti Verdi Qualità (PVQ) rappresentano il fallimento storico del modello di partenariato pubblico-privato. Centinaia di ettari di parchi comunali (come a Spinaceto, Ardeatino, Olgiata, Parco Ferri, Casal Boccone...) giacciono ricoperti di macerie e vegetazione incontrollata, gravati dai debiti bancari accumulati dai concessionari e coperti dalle fideiussioni escusse dal Comune. Di fronte a questo disastro contabile ed ecologico, la Giunta Gualtieri non ha avviato un piano straordinario di ripubblicizzazione diretta dei parchi, lasciando le macerie di decine di scheletri di cemento in balia di incendi estivi ed escludendo le periferie dalla fruizione del verde urbano.
La mercificazione dei parchi pubblici tramite l'operazione dei Punti Verdi Qualità dimostra come l'idea di far pagare ai privati il verde pubblico si traduca in realtà nella distruzione del patrimonio naturale.

𝙄𝙡 𝙧𝙚𝙨𝙩𝙮𝙡𝙞𝙣𝙜 𝙙𝙚𝙡 𝙡𝙪𝙨𝙨𝙤: 𝙞𝙡 𝙥𝙧𝙤𝙜𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙁𝙤𝙍𝙤.
Il quadrante di Piazza dei Navigatori rappresenta una ferita urbanistica aperta da oltre vent'anni, nata dalle compensazioni edilizie dei Piani di Assetto dei primi anni Duemila. Con l'approvazione dell'intervento "FoRo" (Foresta Romana), l'amministrazione avalla la costruzione di un imponente complesso di 12 piani a uso prevalentemente residenziale di pregio e commerciale. Sotto una patina estetizzante di "architettura green" e "forestazione verticale" (ovviamente non fruibile dalla cittadinanza), la Giunta avalla una massiccia operazione immobiliare privata che satura l'ultimo spazio disponibile della piazza, monetizzando gli standard urbanistici anziché restituire reali spazi sociali integrati ai quartieri popolari limitrofi.

𝙇𝙖 𝙨𝙥𝙚𝙘𝙪𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙞𝙣𝙛𝙞𝙣𝙞𝙩𝙖: 𝙡'𝙚𝙭 𝙁𝙞𝙚𝙧𝙖 𝙙𝙞 𝙍𝙤𝙢𝙖.
L'area dell'ex Fiera di Roma sulla Via Cristoforo Colombo costituisce uno degli esempi più eclatanti di abdicazione pubblica. Per anni terreno di scontro sulle cubature da concedere alla proprietà privata per coprire le perdite contabili della società Fiera di Roma, il progetto prosegue verso una pesante trasformazione residenziale e commerciale. Anziché cogliere l'opportunità per stralciare le quote speculative e destinare l'area a un grande polo pubblico riconvertito a verde e per i servizi sociali di quartiere, la pianificazione si piega all'esigenza di valorizzare la rendita fondiaria a favore dei grandi investitori.

𝙇'𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙢𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙞𝙣𝙘𝙤𝙢𝙥𝙞𝙪𝙩𝙖 𝙥𝙧𝙞𝙫𝙖𝙩𝙞𝙯𝙯𝙖𝙩𝙖: 𝙞𝙡 "𝘽𝙞𝙙𝙚𝙩" 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣 𝙋𝙖𝙤𝙡𝙤.
Poco distante da Piazza dei Navigatori, tra via Costantino e viale Giustiniano Imperatore di fronte all'altra incompiuta che è la piscina tra la Colombo e via dell'Arcadia, sorge la struttura ribattezzata dai cittadini "Bidet" per la sua caratteristica forma. Nato dalla medesima stagione delle convenzioni urbanistiche dei primi anni Duemila e rimasto abbandonato per oltre un decennio a seguito del fallimento della società costruttrice, l'immobile è stato recentemente rilevato da fondi privati ed enti d'investimento per trasformarlo in una struttura ricettiva di alta gamma. Anche in questo caso, anziché intervenire con un'acquisizione pubblica volta a convertire lo stabile in uno studentato pubblico o in case popolari per far fronte all'emergenza abitativa, la Giunta osserva e facilita il processo di valorizzazione privata e turistica del patrimonio urbano edilizio.

𝙄𝙡 𝙥𝙖𝙨𝙨𝙖𝙥𝙤𝙧𝙩𝙤 𝙥𝙤𝙡𝙞𝙩𝙞𝙘𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙖𝙢𝙢𝙞𝙣𝙞𝙨𝙩𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚: 𝙇𝙖 𝙥𝙖𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙖𝙡 𝙈𝙄𝙋𝙄𝙈 𝙙𝙞 𝘾𝙖𝙣𝙣𝙚𝙨.
Nulla sintetizza la visione politica del Campidoglio meglio della partecipazione in grande stile della Giunta al MIPIM (Mercato Internazionale dei Professionisti dell'Immobiliare), nato per riunire i decisori globali del settore per chiudere accordi in materia urbanistica-immobiliare. Sotto lo slogan di facciata "𝘙𝘰𝘮𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘯𝘦𝘤𝘵𝘴. 𝘗𝘦𝘰𝘱𝘭𝘦, 𝘱𝘭𝘢𝘤𝘦𝘴, 𝘰𝘱𝘱𝘰𝘳𝘵𝘶𝘯𝘪𝘵𝘪𝘦𝘴", la presenza del Sindaco Gualtieri e di una delegazione formata dagli assessori Veloccia, Zevi e Segnalini alla più grande fiera internazionale del real estate segna l'abdicazione definitiva della politica a favore del mercato.
Presentare Roma alle multinazionali dell'immobiliare e ai fondi speculativi globali come un "ecosistema d'investimento" aperto all'estrazione di valore significa trattare la Capitale non come una comunità di cittadini con diritti, ma come un catalogo aziendale di beni e metri cubi da mettere a profitto. Mentre la delegazione capitolina promuove all'estero progetti di valorizzazione finanziaria, nei quartieri romani si consuma la progressiva dismissione del patrimonio pubblico e la cancellazione degli spazi collettivi.

𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡'𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗔𝗥𝗘 𝗦𝗨𝗟 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔̀

La parabola che va dalla vertenza Spin Time e dalla concessione gratuita a trattativa diretta dell'ex Rialto fino alle passerelle del MIPIM a Cannes mostra un filo conduttore inequivocabile: la sostituzione della pianificazione pubblica e partecipata con le priorità dei mercati finanziari, delle concessioni calate dall'alto e dei grandi eventi.

Di fronte a questa deriva, una sinistra di classe, di movimento e d'opposizione non può limitarsi alla critica delle singole emergenze né avallare i palliativi assistenziali della Giunta Gualtieri. È indispensabile costruire un'opposizione sociale e politica diffusa nei territori capace di rivendicare:

il blocco di ogni variante urbanistica speculativa e l'esproprio o il vincolo del patrimonio immobiliare inutilizzato da destinare all'Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), ai parchi pubblici, ai centri culturali pubblici e a studentati interamente pubblici;

la trasparenza totale sui beni comuni, l'affidamento degli spazi alle esperienze consolidate di utilizzo sociale e la fine delle cessioni gratuite senza bando pubblico, riaffermando che il patrimonio della città appartiene alla collettività e non può essere distribuito per via discrezionale o contigua agli interessi di parte;

la tutela integrale del suolo, dell'archeologia e del verde, fermando i progetti ad alto impatto ambientale come l'inceneritore di Santa Palomba, la tombatura dei fossi naturali e le cementificazioni dei parchi periferici e delle zone rinaturalizzate;

la salvaguardia e la valorizzazione delle esperienze di autogestione, di mutuo soccorso e di cultura indipendente, riconoscendo che la vera risposta ai bisogni della città non si svende nelle vetrine del real estate a Cannes né si cancella a colpi di delibere d'intesa, ma si costruisce nelle lotte e nelle pratiche di solidarietà dal basso.

Massimo Pasquini

#spintimelab #exmercatigenerali #roma #demanio #studentati #urbanistica #degradoarchitettonico #gentrificazione #servizipubblici #svendita #palazzinari #fondidinvestimento #cementificazione

reshared this

differx reshared this.

perché la spesa pubblica per la sanità è fondamentale (nel caso ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo)


perché la spesa pubblica per la sanità è fondamentale
(nel caso ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo):

https://www.futuroprossimo.it/2026/08/digossina-un-farmaco-da-10-centesimi-riduce-i-ricoveri-cardiaci/

“In Italia ci sono oltre 1 milione di persone con insufficienza cardiaca, una quota crescente con l’invecchiamento della popolazione.
Il paradosso è questo: per aggiornare le linee guida servono trial ben disegnati su farmaci economici come la digossina. Ma i trial costano, e nessuna azienda li finanzia se non c’è un brevetto da proteggere. Quindi tocca ai fondi pubblici: quando ci sono, quando qualcuno decide che vale la pena. In questo caso ci sono voluti tre milioni di euro e trent’anni di attesa per dimostrare qualcosa che forse valeva la pena sapere molto prima”.
#aziendeFarmaceutiche #cardiologia #Cuore #digossina #farmaci #farmaco #futuroprossimo #insufficienzaCardiaca #invecchiamento #lineeGuida #link #medicina #ricostruzioni #ricoveriCardiaci #salute #salutePubblica #sanità #sanitàPubblica #trial

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

3 settembre, roma: presentazione di “teorema del cerchio e altri teoremi”, di samuele maffei


A Roma, giovedì 3 settembre, ore 18, in via Col di Lana, nel contesto del festival “il mondo nuovo”: presentazione di Teorema del cerchio e altri teoremi, di Samuele Maffei (Anterem Edizioni, 2026). Interventi di Sara Gregori.

presentazione di Teorema del cerchio_ di Samuele Maffei_ Roma 3 set 2026
cliccare per ingrandire

#Anterem #AnteremEdizioni #festivalIlMondoNuovo #ilMondoNuovoFestival #presentazione #reading #SamueleMaffei #SaraGregori #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #TeoremaDelCerchioEAltriTeoremi

differx reshared this.

literary research does exist, 6th discussion, 12-13 sept., 2026, milan


ESISTE LA RICERCA
=
“Literary research does exist” = “Experimental writing does exist”
12-13 Sept., 2026, Milan, Italy
Corso Magenta 24, Teatro Litta, La Cavallerizza

OPEN DISCUSSION
(no mic, no written papers, anybody can join)
[language: Italian]

mobilizon.it/p/Milano-12-e-13-…

differx reshared this.

rassegna di iniziative per la palestina


su ROR – Radio Onda Rossa:
ondarossa.info/redazionali/202…
media.ondarossa.info/dl/2026/8…

#audio #iniziative #Palestina #RadioOndaRossa #ROR #RORRadioOndaRossa

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

‘ahida’: solidarietà totale al collettivo autistici/inventati


ahidaonline.com/post/preprint-…
#ahida #ahidaonline #antifascismo #AutisticiInventati #sanzioni #sanzioniUsa

differx reshared this.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

2 settembre, roma, monk, “exit poetry”


take note:

instagram.com/p/DcjO0hjtdLo/
#AntonioFrancescoPerozzi #AntonioPerozzi #Belleville #ExitPoetry #GildaPolicastro #LaNaveDiTeseo #lettura #Monk #reading #SaraVentroni #Scomodo #Vipera