Massimo Pasquini su fb:
𝗜 𝗣𝗔𝗗𝗥𝗢𝗡𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔'
𝑰𝒍 𝒎𝒊𝒓𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑹𝒐𝒎𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒔𝒕𝒂: 𝑮𝒖𝒂𝒍𝒕𝒊𝒆𝒓𝒊, 𝒍𝒂 𝑪𝒂𝒑𝒊𝒕𝒂𝒍𝒆 𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒂𝒑𝒊𝒕𝒂𝒍𝒆.
La gestione della vicenda di Spin Time Labs da parte del Sindaco e della sua Giunta rappresenta l'ennesima dimostrazione delle contraddizioni di un centrosinistra di governo che ha ormai barattato la tutela dei diritti sociali con la subalternità alle logiche del mercato immobiliare dominato dalla grande finanza.
Spin Time, per anni, non è stato semplicemente uno stabile occupato a scopo abitativo tra Santa Croce e Piazza Vittorio; è stato (pur con al suo interno alcune contraddizioni) un laboratorio politico, sociale e culturale, un presidio di mutuo soccorso capace di offrire alloggio e dignità a centinaia di famiglie marginalizzate, nonché un centro di aggregazione per il quartiere Esquilino. A causa dell'improvvisa emergenza scaturita dal principio di incendio dell'immobile e dal successivo sequestro giudiziario, l'amministrazione comunale si è trovata davanti a un bivio chiaro: scegliere la via del coraggio politico o quella della burocrazia istituzionale piegata agli interessi degli speculatori.
Di fronte allo sgombero degli ex uffici INPDAP la risposta del Campidoglio si è limitata alla mediazione passiva con la proprietà — come dimostra lo scontato "NO" di InvestiRE Sgr alla proposta del Comune — e all'erogazione di soluzioni abitative momentanee.
L'approccio del Sindaco e della sua Giunta si è rivelato, ancora una volta, timidissimo e privo di una visione strutturale per la giustizia abitativa in città.
𝗟'𝗶𝗹𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗦𝗚𝗥 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗲
L'ipotesi avanzata dal Campidoglio di acquistare l'immobile ha mostrato subito tutti i suoi limiti concettuali. Trattare da posizioni di debolezza con i grandi fondi d'investimento, anziché ricorrere a strumenti di pianificazione pubblica decisa o al limite alla disponibilità di avviare un contenzioso previa richiesta formale di esproprio per pubblica utilità (data la valenza sociale dell'immobile) o di requisizione, ha esposto l'Amministrazione al ridicolo.
I fondi immobiliari rispondono unicamente alla logica del profitto, mentre le risposte del Comune avrebbero dovuto basarsi sull'emergenza sociale e sulla tutela delle persone vulnerabili costrette a dormire in strada sotto il caldo estivo. L'illusione di poter "umanizzare" le società finanziarie attraverso un tavolo di trattativa dimostra la subalternità ideologica di questo riformismo soft di fronte ai grandi capitali.
𝗦𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘁𝗮𝗺𝗽𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗶𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼
L'ordinanza con cui il Sindaco ha predisposto il trasferimento temporaneo delle famiglie in strutture ricettive o alloggi provvisori per un periodo limitato rappresenta solo una misura assistenziale di facciata.
𝙋𝙧𝙚𝙘𝙖𝙧𝙞𝙯𝙯𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙚𝙢𝙚𝙧𝙜𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙖𝙗𝙞𝙩𝙖𝙩𝙞𝙫𝙖: le misure transitorie a breve termine non affrontano alla radice la crisi abitativa romana, rinviando semplicemente il problema senza garantire il diritto all'abitare permanente.
𝘼𝙨𝙨𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙙𝙞 𝙪𝙣𝙖 𝙫𝙞𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙢𝙞𝙘𝙖: invece di cogliere l'opportunità per rilanciare un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica e di riutilizzo del patrimonio sfitto, la Giunta continua ad agire rincorrendo le singole emergenze.
𝙎𝙢𝙖𝙣𝙩𝙚𝙡𝙡𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡 𝙩𝙚𝙨𝙨𝙪𝙩𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙩𝙖𝙧𝙞𝙤: collocare gli abitanti in modo frammentato in diverse strutture sparpagliate sul territorio metropolitano rompe l'esperienza di autogestione e di coesione sociale costruita in oltre un decennio.
𝗟𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀-𝗺𝗲𝗿𝗰𝗲: 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝘂𝗿𝗯𝗮𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗰𝘂𝗹𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗚𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮 𝗚𝘂𝗮𝗹𝘁𝗶𝗲𝗿𝗶
La vicenda di Spin Time non è un episodio isolato: costituisce il sintomo di una trasformazione sistemica della Capitale. Una vera politica di sinistra per Roma non può limitarsi alla gestione contabile dell'ordine pubblico né a scialbi tentativi di mediazione con l’immobiliarismo rampante. Oltre i proclami sulla "città inclusiva" o la "città dei 15 minuti", l'urbanistica capitolina sta subendo un'accelerazione in senso neoliberista, dove il suolo pubblico e i beni comuni vengono subordinati alle logiche della speculazione finanziaria e dell'attrattività per i grandi capitali. Senza la volontà politica di intaccare le rendite speculative per restituire gli spazi alla collettività, gli interventi di isterico “𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭𝘸𝘢𝘴𝘩𝘪𝘯𝘨” di Gualtieri a via di Santa Croce in Gerusalemme o negli studi di La7 restano soltanto un'operazione di deludente marketing elettorale di stampo campolarghista.
𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝗦𝗣𝗜𝗡 𝗧𝗜𝗠𝗘: 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗦𝗔𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗣𝗘𝗖𝗨𝗟𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗢𝗟𝗜𝗡𝗘
Analizzando in estrema e parziale sintesi i principali dossier urbanistici aperti in città, emerge con chiarezza una strategia basata sull'abdicazione del ruolo di regia pubblica a favore dei grandi capitali privati.
𝗜𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 𝘀𝗮𝗰𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶
𝙇𝙖 𝙜𝙚𝙣𝙩𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙘𝙡𝙖𝙨𝙨𝙚 𝙖 𝙎𝙖𝙣 𝙇𝙤𝙧𝙚𝙣𝙯𝙤: nel cuore dello storico quartiere popolare e studentesco a vocazione antifascista, operaia e universitaria e dove i giovani da anni manifestano contro il carovita e l'assenza di servizi pubblici, l'area di oltre 23.000 mq dell'ex Dogana — patrimonio pubblico ceduto a privati — è stata trasformata in The Social Hub, uno studentato e hotel di lusso per "nomadi digitali" con stanze a cifre insostenibili per le famiglie lavoratrici (oltre 1.400 euro al mese per un monolocale). Sotto una patina di "social washing", l'amministrazione avalla l'espulsione dei residente e degli studenti a basso reddito a favore di turisti facoltosi e dimostra come il Campidoglio consideri la valorizzazione immobiliare privata preferibile alla risposta pubblica al diritto allo studio e alla residenzialità accessibile.
Il caso si rivela particolarmente interessante in quanto apre la strada ad altre operazioni di "nuova" svendita del patrimonio pubblico e finanziarizzazione: l'immobile, appartenente a soggetti a controllo pubblico (CDP/Ferrovie) e utilizzato per una funzione pubblica (dogana), è stato ceduto sul mercato privato anziché essere acquisito o destinato da una Amministrazione per alloggi universitari ad affitto calmierato o spazi culturali pubblici autogestiti dal territorio. Il "social washing" operato dai colossi della speculazione urbanistica è palese: una multinazionale del settore (The Social Hub) utilizza un linguaggio apertamente orientato alla "community", alla "diversità" e al "sociale", svuotandone però il significato e rendendo i suoi servizi accessibili solo a fasce di popolazione benestanti. L'impatto sul tessuto umano di un quartiere dalla composizione sociale come San Lorenzo appare devastante: l'insediamento di una struttura ricettiva di alto profilo innesca un ulteriore effetto domino sugli affitti delle case circostanti, espellendo la popolazione studentesca a basso reddito e i residenti storici dal quartiere. Un'operazione che sembra abbia fatto da apripista per un'altra "furbata" targata Gualtieri & c. ovvero l'affidamento per 60 anni dell'area degli ex Mercati Generali alla società statunitense di investimenti immobiliari Hines finanziata anche da capitali israeliani (v. oltre).
𝘿𝙚𝙧𝙚𝙜𝙤𝙡𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚, 𝙨𝙥𝙚𝙘𝙪𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙪𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙞𝙩𝙖𝙧𝙞𝙖 𝙚 𝙡'𝙞𝙣𝙛𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙜𝙡𝙞 𝙨𝙩𝙪𝙙𝙚𝙣𝙩𝙖𝙩𝙞 𝙥𝙧𝙞𝙫𝙖𝙩𝙞 (𝘾𝙖𝙨𝙖𝙡 𝘽𝙚𝙧𝙩𝙤𝙣𝙚, 𝙊𝙨𝙩𝙞𝙚𝙣𝙨𝙚, 𝙈𝙚𝙧𝙘𝙖𝙩𝙞 𝙂𝙚𝙣𝙚𝙧𝙖𝙡𝙞, 𝙚𝙘𝙘.): mentre gli studenti universitari affrontano una crisi del caro-affitti senza precedenti, la risposta della Giunta (per quanto di sua competenza) non è stata l'incremento di alloggi pubblici gestiti dall'ente regionale o comunale, bensì l'apertura indiscriminata agli studentati privati operati da multinazionali dello 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘦𝘯𝘵 𝘩𝘰𝘶𝘴𝘪𝘯𝘨. La gestione dell'emergenza abitativa universitaria è un altro tassello in cui il pubblico cede il passo al profitto.
Emblematica è la vicenda degli Ex Mercati Generali all'Ostiense: dopo un ventennio di stallo e delibere disattese, la rigenerazione del complesso si sta risolvendo (dopo la distruzione del verde spontaneo e il crollo per incuria dei padiglioni storici) nell'ennesimo polo a vocazione commerciale e ricettiva privata, con spazi destinati al pubblico residuali e con alloggi per studenti a tariffe di mercato del tutto inaccessibili se non a studenti ricchi e turisti ad alto reddito.
A Casal Bertone, l'autorizzazione alla costruzione di un maxi-studentato privato a trazione finanziaria internazionale impatta su un quartiere già soffocato dalla saturazione urbanistica, minacciando perfino la tutela dell'area naturale del "Laghetto di Casal Bertone".
Analogamente, in via Ostiense, nelle vicinanze della basilica di San Paolo, a pochi passi dagli ex Mercati Generali, le colate di cemento sugli scavi che hanno riportato alla luce un sepolcreto di età imperiale di grande pregio archeologico (come l'antica Necropoli poco distante) servono a edificare l'ennesima struttura privata targata Camplus.
Più in generale, in tutta la miriade di casi riguardanti la recentissima “epidemia di studentati” a Roma (ma è lo stesso in tante altre città governate dal centrosinistra), l'Amministrazione avalla modelli ricettivi speculativi che non garantiscono il diritto allo studio per giovani di famiglie della classe lavoratrice, trasformando la residenzialità universitaria in un bene di lusso gestito dai grandi fondi d'investimento.
𝗜𝗹 𝗳𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝗽𝗲𝗰𝘂𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗺𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲
𝙇𝙖 𝙘𝙚𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙦𝙪𝙖𝙙𝙧𝙖𝙣𝙩𝙚 𝘼𝙧𝙙𝙚𝙖𝙩𝙞𝙣𝙤: 𝙡𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙚𝙣𝙨𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 "𝙞60", 𝙞𝙡 𝙁𝙤𝙨𝙨𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙏𝙧𝙚 𝙁𝙤𝙣𝙩𝙖𝙣𝙚 𝙚 𝙡𝙖 𝙫𝙞𝙡𝙡𝙖 𝙧𝙤𝙢𝙖𝙣𝙖.
Uno dei casi più emblematici di devastazione ambientale e archeologica permessa dall'urbanistica contrattata si consuma lungo via Grotta Perfetta. Il maxi-intervento residenziale i60 ha riversato oltre 400.000 metri cubi di cemento su un'area di 22 ettari di altissimo pregio naturalistico e storico. Per fare spazio alle colate edilizie private, il tracciato del Fosso delle Tre Fontane è stato intubato e tombato, alterando irreversibilmente l'assetto idrogeologico del territorio. Inoltre, la scoperta durante i cantieri dei resti di un'imponente villa romana di epoca imperiale non ha fermato i lavori: la tutela del patrimonio archeologico pubblico e dell'ambiente naturale è stata subordinata agli interessi dei costruttori per non compromettere i profitti delle vendite immobiliari.
𝙄𝙡 𝙥𝙤𝙡𝙤 𝙘𝙪𝙡𝙩𝙪𝙧𝙖𝙡𝙚 𝙨𝙖𝙘𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤: 𝙀𝙭 𝘾𝙖𝙨𝙚𝙧𝙢𝙖 𝙙𝙞 𝙫𝙞𝙖 𝙂𝙪𝙞𝙙𝙤 𝙍𝙚𝙣𝙞.
Nel quartiere Flaminio, l'area dell'ex caserma di via Guido Reni — che doveva diventare il luogo per eccellenza della rigenerazione urbana pubblica e della cultura a partire dal progetto del Museo della Scienza — è andata incontro a una pesante frammentazione. Ampie quote di volumetria e superficie sono state destinate al mercato residenziale di lusso firmato da fondi immobiliari e investitori privati. Invece di farne un grande parco pubblico o un polo a prevalente valenza sociale, il progetto consolida la gentrificazione di un intero quadrante cittadino.
𝙄𝙡 𝙘𝙞𝙘𝙡𝙤 𝙙𝙚𝙞 𝙧𝙞𝙛𝙞𝙪𝙩𝙞 𝙚 𝙡'𝙞𝙢𝙥𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙨𝙪𝙞 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞: 𝙇'𝙞𝙣𝙘𝙚𝙣𝙚𝙧𝙞𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣𝙩𝙖 𝙋𝙖𝙡𝙤𝙢𝙗𝙖.
Nel settore dei servizi essenziali, la scelta autoritaria di realizzare un mega-inceneritore da 600.000 tonnellate annue a Santa Palomba risponde a una logica privatistica della gestione dei rifiuti. Oltre all'impatto ambientale su un territorio periferico già gravato da disuguaglianze strutturali, la scelta dell'incenerimento disincentiva l'investimento sulla raccolta differenziata e spinge verso la garanzia di profitti costanti a favore del gestore industriale privato per i prossimi decenni.
𝙇𝙚 "𝙜𝙧𝙖𝙣𝙙𝙞 𝙤𝙥𝙚𝙧𝙚": 𝙇𝙤 𝙎𝙩𝙖𝙙𝙞𝙤 𝙙𝙞 𝙋𝙞𝙚𝙩𝙧𝙖𝙡𝙖𝙩𝙖.
Il progetto dello stadio della Roma nell'area di Pietralata ripropone la logica dell'urbanistica contrattata. In un quartiere periferico carente di servizi di base e aree verdi, un'opera ad altissimo impatto edilizio viene giustificata in nome dell'interesse pubblico, pur trattandosi di un'operazione privata che avrà l'effetto di paralizzare la viabilità di zona e penalizzare strutture essenziali come il vicino Ospedale Sandro Pertini.
𝘾𝙤𝙣𝙨𝙪𝙢𝙤 𝙙𝙞 𝙨𝙪𝙤𝙡𝙤 𝙫𝙨 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙖: 𝙞𝙡 𝙋𝙧𝙖𝙩𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙏𝙤𝙧𝙧𝙚 𝙎𝙥𝙖𝙘𝙘𝙖𝙩𝙖 𝙚 𝙡'𝘼𝙢𝙖 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙈𝙤𝙣𝙩𝙖𝙜𝙣𝙤𝙡𝙖.
Nelle periferie orientali e meridionali, la tutela dell'ambiente cede sistematicamente il passo agli interventi infrastrutturali e alle valorizzazioni edilizie. Sul Pratone di Torre Spaccata, un'area verde di oltre 50 ettari fondamentale per la mitigazione climatica della periferia est, si prospetta una cementificazione per far posto agli Cinecittà Studios e a un polo logistico-direzionale, sacrificando la richiesta dei comitati di quartiere per la realizzazione di un parco archeologico e naturale pubblico.
Allo stesso modo, le vertenze sul territorio - come nel caso del contrasto del Comitato Montagnola ai progetti di finanziarizzazione e risanamento dei bilanci aziendali tramite un'operazione di trasformazione in edilizia di lusso per il deposito Ama alla Montagnola calati dall'alto e a ridosso di un'area già densamente abitata - evidenziano l'incapacità dell'Amministrazione di concertare gli interventi urbanistici e l'organizzazione dei servizi senza gravare sulla vivibilità dei residenti.
𝙄𝙡 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙞 𝙨𝙚𝙧𝙫𝙞𝙯𝙞 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙞: 𝙡'𝙚𝙭 𝙊𝙨𝙥𝙚𝙙𝙖𝙡𝙚 𝙁𝙤𝙧𝙡𝙖𝙣𝙞𝙣𝙞.
Il gigantesco complesso dell'ex Ospedale Forlanini a Monteverde, chiuso nel 2015 e per anni oggetto di battaglie territoriali per la sua restituzione alla sanità pubblica e ai servizi socio-sanitari territoriali, rappresenta l'emblema della rinuncia della regia pubblica. Dopo anni di degrado, la recente cessione, con il sostegno di Gualtieri, dello stabile dalla Regione allo Stato, apre la strada all'alienazione della struttura a favore del Vaticano. Anziché rilanciare un grande polo di pubblica utilità integrato nel Sistema Sanitario Nazionale, le istituzioni preferiscono "esternalizzare" il proprio patrimonio immobiliare più pregiato.
𝘿𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙖𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙖 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙥𝙚𝙘𝙪𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙞𝙢𝙢𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞𝙖𝙧𝙚: 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙎𝙖𝙣𝙩𝙖 𝙈𝙖𝙧𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙋𝙞𝙚𝙩𝙖̀.
L'ex ospedale psichiatrico S.Maria della Pietà nel Municipio XIV, che per delibera popolare e decenni di lotte ambientaliste e territoriali doveva trasformarsi in un "Parco della Salute e della Cultura" a totale gestione pubblica e partecipata, viene ricompreso tra i progetti della "Città dei 15 minuti" finanziati con fondi PNRR. Tuttavia, la visione adottata dal Campidoglio svuota la vertenza storica dei comitati: la progressiva gestione delle funzioni sanitarie in senso aziendalistico e l'inserimento di spazi commerciali e ricettivi riducono la portata della partecipazione cittadina, trasformando un polmone pubblico in un'operazione di maquillage urbanistico e contabile.
𝙐𝙣 𝙘𝙖𝙨𝙤 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙞𝙘𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚: 𝙞𝙡 𝙧𝙚𝙜𝙖𝙡𝙤 𝙙𝙞 𝙂𝙪𝙖𝙡𝙩𝙞𝙚𝙧𝙞 𝙖𝙜𝙡𝙞 𝙚𝙗𝙧𝙚𝙞 𝙧𝙤𝙢𝙖𝙣𝙞.
Lo storico stabile dell'ex Convento di Sant'Ambrogio — per anni un presidio sociale e culturale autogestito, inclusivo e di sperimentazione noto come Rialto Occupato — rappresenta il paradigma della svendita dei beni comuni. La Giunta ha recentemente disposto la concessione trentennale dello stabile a titolo gratuito a favore della Comunità Ebraica di Roma (destinato al liceo privato Renzo Levi) attraverso un'assegnazione diretta, scavalcando qualsiasi procedura di evidenza pubblica o bando aperto alle istanze del territorio. Il Comune di fatto regala l'uso del patrimonio immobiliare pubblico a soggetti privati senza ritorni per la collettività e senza trasparenza, cancellando con un colpo di spugna la tutela e l'utilizzo a fini sociali per sostituirlo con una logica di privilegio e di svuotamento dei beni di tutti.
𝙇'𝙞𝙣𝙚𝙧𝙯𝙞𝙖 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙖 𝙙𝙞 𝙛𝙧𝙤𝙣𝙩𝙚 𝙖𝙡 𝙙𝙚𝙜𝙧𝙖𝙙𝙤: 𝙞𝙡 "𝙙𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙘𝙖𝙧𝙞𝙖𝙩𝙤"
Nei pressi dello snodo ferroviario di Termini, l'edificio incompiuto di via Giolitti — ribattezzato il "dente cariato" — incarna l'ennesima contraddizione tra logiche speculative e tutela del patrimonio collettivo. Proprietà di fondi immobiliari e da oltre un ventennio in stato di abbandono e contenzioso, lo stabile rappresenta un buco nero urbanistico in un quadrante ad altissima pressione sociale. Di fronte alla crisi abitativa e alla mancanza di presidi socio-sanitari e d'accoglienza attorno al principale nodo della mobilità cittadina, la Giunta capitolina si è limitata ad attendere passivamente le mosse delle proprietà private, anziché esercitare strumenti di riacquisizione del bene. Un atteggiamento che dimostra come, persino di fronte allo scempio edilizio prolungato nel cuore della città, gli interessi di rendita immobiliare dei fondi privati rimangano un tabù intoccabile per l'Amministrazione.
La pluriennale paralisi istituzionale di fronte ai fondi privati dimostra come la proprietà privata di grandi gruppi d'investimento possa tenere in ostaggio porzioni strategiche del territorio urbano per decenni nell'attesa di massimizzare il valore fondiario, mentre il Comune assiste senza attivare leve a sua disposizione per la riacquisizione del bene.
È un contrasto stridente con la vicenda Spin Time: a pochi centinaia di metri dal "dente cariato", uno stabile occupato come il palazzo di via di Santa Croce in Gerusalemme ha offerto per oltre dieci anni risposte sociali dirette, casa e cultura, venendo però trattato prioritariamente come un problema d'ordine pubblico; al contrario, il degrado e l'incompiutezza lasciate dal capitale immobiliare privato vengono tollerate in attesa di future valorizzazioni commerciali o turistiche.
𝘿𝙖𝙡 𝙢𝙚𝙜𝙖-𝙨𝙩𝙖𝙙𝙞𝙤 𝙖𝙡𝙡'𝙖𝙗𝙗𝙖𝙣𝙙𝙤𝙣𝙤: 𝙡𝙖 𝙥𝙖𝙧𝙖𝙗𝙤𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙚𝙭 𝙄𝙥𝙥𝙤𝙙𝙧𝙤𝙢𝙤 𝙙𝙞 𝙏𝙤𝙧 𝙙𝙞 𝙑𝙖𝙡𝙡𝙚.
L'ampia ansa del Tevere a sud della città, un tempo sede dell'Ippodromo di Tor di Valle, è divenuta l'emblema di come l'urbanistica contrattata possa distruggere un territorio. Tra il 2012 e il 2021 l'area è stata ostaggio delle mire speculative del vecchio progetto dello "Stadio della Roma" e delle torri di Libeskind. Dopo l'abbandono del masterplan, l'area di oltre 40 ettari è sprofondata nel degrado assoluto: le storiche tribune e le vecchie stalle cadono a pezzi, mentre il sito è sistematicamente bersaglio di discariche abusive e roghi di sterpaglie e rifiuti. Invece di procedere con la bonifica coatta a carico della proprietà privata e la rinaturalizzazione pubblica dell'ansa teverina, l'amministrazione osserva inerte una ferita ecologica e sanitaria nel cuore di Roma Sud.
𝙇𝙚 𝙧𝙤𝙫𝙞𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙘𝙖𝙥𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙞𝙣𝙙𝙪𝙨𝙩𝙧𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙚 𝙡𝙖 𝙘𝙖𝙘𝙘𝙞𝙖 𝙖𝙡𝙡𝙚 𝙧𝙚𝙣𝙙𝙞𝙩𝙚: 𝙡'𝙚𝙭 𝙁𝙖𝙗𝙗𝙧𝙞𝙘𝙖 𝙙𝙞 𝙋𝙚𝙣𝙞𝙘𝙞𝙡𝙡𝙞𝙣𝙖 𝙨𝙪𝙡𝙡𝙖 𝙏𝙞𝙗𝙪𝙧𝙩𝙞𝙣𝙖.
Tra Ponte Mammolo e San Basilio, lo scheletro dell'ex fabbrica farmaceutica LEO (inaugurata nel 1950 da Alexander Fleming) è stato per quasi un trentennio il simbolo della deindustrializzazione e dell'abbandono. Luogo di riparo per centinaia di invisibili ed emarginati, la fabbrica è stata costantemente trattata come un problema securitario da risolvere con sgomberi di facciata. Con la recente vendita all'asta a gruppi immobiliari privati per decine di milioni di euro, il futuro del sito si proietta verso l'ennesima trasformazione commerciale o logistica privata, anziché verso un intervento di bonifica a gestione pubblica volto alla creazione di servizi socio-sanitari e abitativi per il quadrante est della Capitale.
L'inazione e la complicità sulle aree abbandonate del "dente cariato", di Tor di Valle, dell'ex Penicillina dimostrano che la proprietà privata ha il diritto di lasciar marcire il suolo urbano in attesa di future rivalutazioni speculative, mentre il Comune interviene solo a tutela della rendita del grande capitale.
𝙄𝙡 𝙛𝙖𝙡𝙡𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙛𝙞𝙣𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙖𝙥𝙥𝙡𝙞𝙘𝙖𝙩𝙖 𝙖𝙡 𝙫𝙚𝙧𝙙𝙚 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙤: 𝙡'𝙚𝙧𝙚𝙙𝙞𝙩𝙖̀ 𝙩𝙧𝙖𝙜𝙞𝙘𝙖 𝙙𝙚𝙞 "𝙋𝙪𝙣𝙩𝙞 𝙑𝙚𝙧𝙙𝙞 𝙌𝙪𝙖𝙡𝙞𝙩𝙖̀".
Nati negli anni '90 e Duemila con la promessa illusoria di affidare ai privati la manutenzione del verde pubblico in cambio di concessioni commerciali (palestre, ristoranti, centri sportivi), i Punti Verdi Qualità (PVQ) rappresentano il fallimento storico del modello di partenariato pubblico-privato. Centinaia di ettari di parchi comunali (come a Spinaceto, Ardeatino, Olgiata, Parco Ferri, Casal Boccone...) giacciono ricoperti di macerie e vegetazione incontrollata, gravati dai debiti bancari accumulati dai concessionari e coperti dalle fideiussioni escusse dal Comune. Di fronte a questo disastro contabile ed ecologico, la Giunta Gualtieri non ha avviato un piano straordinario di ripubblicizzazione diretta dei parchi, lasciando le macerie di decine di scheletri di cemento in balia di incendi estivi ed escludendo le periferie dalla fruizione del verde urbano.
La mercificazione dei parchi pubblici tramite l'operazione dei Punti Verdi Qualità dimostra come l'idea di far pagare ai privati il verde pubblico si traduca in realtà nella distruzione del patrimonio naturale.
𝙄𝙡 𝙧𝙚𝙨𝙩𝙮𝙡𝙞𝙣𝙜 𝙙𝙚𝙡 𝙡𝙪𝙨𝙨𝙤: 𝙞𝙡 𝙥𝙧𝙤𝙜𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙁𝙤𝙍𝙤.
Il quadrante di Piazza dei Navigatori rappresenta una ferita urbanistica aperta da oltre vent'anni, nata dalle compensazioni edilizie dei Piani di Assetto dei primi anni Duemila. Con l'approvazione dell'intervento "FoRo" (Foresta Romana), l'amministrazione avalla la costruzione di un imponente complesso di 12 piani a uso prevalentemente residenziale di pregio e commerciale. Sotto una patina estetizzante di "architettura green" e "forestazione verticale" (ovviamente non fruibile dalla cittadinanza), la Giunta avalla una massiccia operazione immobiliare privata che satura l'ultimo spazio disponibile della piazza, monetizzando gli standard urbanistici anziché restituire reali spazi sociali integrati ai quartieri popolari limitrofi.
𝙇𝙖 𝙨𝙥𝙚𝙘𝙪𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙞𝙣𝙛𝙞𝙣𝙞𝙩𝙖: 𝙡'𝙚𝙭 𝙁𝙞𝙚𝙧𝙖 𝙙𝙞 𝙍𝙤𝙢𝙖.
L'area dell'ex Fiera di Roma sulla Via Cristoforo Colombo costituisce uno degli esempi più eclatanti di abdicazione pubblica. Per anni terreno di scontro sulle cubature da concedere alla proprietà privata per coprire le perdite contabili della società Fiera di Roma, il progetto prosegue verso una pesante trasformazione residenziale e commerciale. Anziché cogliere l'opportunità per stralciare le quote speculative e destinare l'area a un grande polo pubblico riconvertito a verde e per i servizi sociali di quartiere, la pianificazione si piega all'esigenza di valorizzare la rendita fondiaria a favore dei grandi investitori.
𝙇'𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙢𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙞𝙣𝙘𝙤𝙢𝙥𝙞𝙪𝙩𝙖 𝙥𝙧𝙞𝙫𝙖𝙩𝙞𝙯𝙯𝙖𝙩𝙖: 𝙞𝙡 "𝘽𝙞𝙙𝙚𝙩" 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣 𝙋𝙖𝙤𝙡𝙤.
Poco distante da Piazza dei Navigatori, tra via Costantino e viale Giustiniano Imperatore di fronte all'altra incompiuta che è la piscina tra la Colombo e via dell'Arcadia, sorge la struttura ribattezzata dai cittadini "Bidet" per la sua caratteristica forma. Nato dalla medesima stagione delle convenzioni urbanistiche dei primi anni Duemila e rimasto abbandonato per oltre un decennio a seguito del fallimento della società costruttrice, l'immobile è stato recentemente rilevato da fondi privati ed enti d'investimento per trasformarlo in una struttura ricettiva di alta gamma. Anche in questo caso, anziché intervenire con un'acquisizione pubblica volta a convertire lo stabile in uno studentato pubblico o in case popolari per far fronte all'emergenza abitativa, la Giunta osserva e facilita il processo di valorizzazione privata e turistica del patrimonio urbano edilizio.
𝙄𝙡 𝙥𝙖𝙨𝙨𝙖𝙥𝙤𝙧𝙩𝙤 𝙥𝙤𝙡𝙞𝙩𝙞𝙘𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙖𝙢𝙢𝙞𝙣𝙞𝙨𝙩𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚: 𝙇𝙖 𝙥𝙖𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙖𝙡 𝙈𝙄𝙋𝙄𝙈 𝙙𝙞 𝘾𝙖𝙣𝙣𝙚𝙨.
Nulla sintetizza la visione politica del Campidoglio meglio della partecipazione in grande stile della Giunta al MIPIM (Mercato Internazionale dei Professionisti dell'Immobiliare), nato per riunire i decisori globali del settore per chiudere accordi in materia urbanistica-immobiliare. Sotto lo slogan di facciata "𝘙𝘰𝘮𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘯𝘦𝘤𝘵𝘴. 𝘗𝘦𝘰𝘱𝘭𝘦, 𝘱𝘭𝘢𝘤𝘦𝘴, 𝘰𝘱𝘱𝘰𝘳𝘵𝘶𝘯𝘪𝘵𝘪𝘦𝘴", la presenza del Sindaco Gualtieri e di una delegazione formata dagli assessori Veloccia, Zevi e Segnalini alla più grande fiera internazionale del real estate segna l'abdicazione definitiva della politica a favore del mercato.
Presentare Roma alle multinazionali dell'immobiliare e ai fondi speculativi globali come un "ecosistema d'investimento" aperto all'estrazione di valore significa trattare la Capitale non come una comunità di cittadini con diritti, ma come un catalogo aziendale di beni e metri cubi da mettere a profitto. Mentre la delegazione capitolina promuove all'estero progetti di valorizzazione finanziaria, nei quartieri romani si consuma la progressiva dismissione del patrimonio pubblico e la cancellazione degli spazi collettivi.
𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡'𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗔𝗥𝗘 𝗦𝗨𝗟 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔̀
La parabola che va dalla vertenza Spin Time e dalla concessione gratuita a trattativa diretta dell'ex Rialto fino alle passerelle del MIPIM a Cannes mostra un filo conduttore inequivocabile: la sostituzione della pianificazione pubblica e partecipata con le priorità dei mercati finanziari, delle concessioni calate dall'alto e dei grandi eventi.
Di fronte a questa deriva, una sinistra di classe, di movimento e d'opposizione non può limitarsi alla critica delle singole emergenze né avallare i palliativi assistenziali della Giunta Gualtieri. È indispensabile costruire un'opposizione sociale e politica diffusa nei territori capace di rivendicare:
il blocco di ogni variante urbanistica speculativa e l'esproprio o il vincolo del patrimonio immobiliare inutilizzato da destinare all'Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), ai parchi pubblici, ai centri culturali pubblici e a studentati interamente pubblici;
la trasparenza totale sui beni comuni, l'affidamento degli spazi alle esperienze consolidate di utilizzo sociale e la fine delle cessioni gratuite senza bando pubblico, riaffermando che il patrimonio della città appartiene alla collettività e non può essere distribuito per via discrezionale o contigua agli interessi di parte;
la tutela integrale del suolo, dell'archeologia e del verde, fermando i progetti ad alto impatto ambientale come l'inceneritore di Santa Palomba, la tombatura dei fossi naturali e le cementificazioni dei parchi periferici e delle zone rinaturalizzate;
la salvaguardia e la valorizzazione delle esperienze di autogestione, di mutuo soccorso e di cultura indipendente, riconoscendo che la vera risposta ai bisogni della città non si svende nelle vetrine del real estate a Cannes né si cancella a colpi di delibere d'intesa, ma si costruisce nelle lotte e nelle pratiche di solidarietà dal basso.
Massimo Pasquini
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