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la seconda edizione del premio intitolato a maria corti


intercetto in rete e volentieri segnalo, per le case editrici che volessero partecipare

it.blastingnews.com/cultura-sp…
#MariaCorti #premioLetterario

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29-30-31 maggio, roma, camera verde: il cinema di rodolfo bisatti


il cinema di rodolfo bisatti_ 29-30-31 mag 2026_ in camera verde_ roma

La camera verde, Roma, via G. Miani 20
Disponibile per la consultazione e l’acquisto il libro Il cinema di Rodolfo Bisatti, con testi del regista e di Giovanni Andrea Semerano e Paul Senhal. Postfazione di Mario Brenta.

Rodolfo Bisatti (Padova, 1960) si è formato come autore e ha collaborato per oltre vent’anni con Ermanno Olmi a Ipotesi Cinema. Amante della sperimentazione visiva nel 1995 fonda Kineo, associazione per lo studio e la ricerca sulla comunicazione audiovisiva, da cui nasce successivamente la casa di produzione Kineofilm. È autore di numerosi laboratori di ricerca per il rinnovamento del linguaggio audiovisivo e, nel 2015, crea il laboratorio VAM video alfabetizzazione multisensoriale, patrocinato dalla commissione Nazionale per l’UNESCO per una democratizzazione del linguaggio audiovisivo. È tra i fondatori di Terzocinema, collettivo e movimento nato nel 2013 su ispirazione del Terzo Cinema argentino con l’esigenza di percorrere una strada alternativa al cinema mainstream e al cinema d’autore contemporaneo. Terzocinema, utilizzando tecnologie digitali di ultima generazione, più snelle e accessibili, propone una modalità operativa e un’alternativa produttiva per la creazione di un cinema libero, sperimentale, partecipativo e democratico.
#AndreaSemerano #cinema #cinemaSperimentale #film #Gians #GiovanniAndreaSemerano #Kineo #MarioBrenta #PaulSenhal #RodolfoBisatti #Terzocinema

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Treno Intercity 657 con E444.057 in arrivo a Campiglia Marittima – 03/04/2017


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4 giugno, roma, galleria bianco contemporaneo: “nz” di antonio syxty e “asemics” di marco giovenale


A Roma, giovedì 4 giugno 2026, alle ore 18:00
presso la galleria Bianco Contemporaneo
(via Reno 18/a)
nel contesto della mostra IDENTIKIT, di Pignotti + Hogre

presentazione dei due libri

NZ, di Antonio SyxtyNZ, di Antonio Syxty
ikonaLíber, 2025

NZ, o Nuova Zelanda, lavora sull’immaginazione del lettore come una mappa che invece di orientarlo debba felicemente e sensatamente indurlo a perdersi nei frammenti. Del resto già l’incipit del libro dichiara che siamo di fronte a «una collezione (anche catalogo) di frammenti di scrittura (con immagini, illustrazioni, disegni)», dei quali ha fatto nel tempo raccolta “Antonio Syxty”. Le virgolette qui usate sottolineano la natura di azione/esperimento artistico della stessa identità in gioco: parte di una ongoing performance avviata molti anni fa, che prevede che l’autore e artista si presenti cosí pur non essendo quello il suo vero nome.
Ma perché poi “Nuova Zelanda”? Perché rappresenta, rispetto all’Italia, un luogo perfettamente agli antipodi; e, letterariamente, un antidoto forte al mainstream.it contemporaneo.

e

ASEMICS. Senso senza significato, di Marco Giovenale (testo sulla scrittura asemica)Asemics. Senso senza significato, di Marco Giovenale
ikonaLíber, 2023

Questa sequenza di note e ricostruzioni storiche, fuori da ogni ipotesi di esaustività, propone un possibile itinerario attraverso la vicenda delle espressioni “scrittura asemica” (o “asemantica” o “desemantizzata”) e “asemic writing”; e offre inoltre alcuni elementi di teoria che configurano l’identità di questa pratica artistica come «macchina di disorganizzazione e disintegrazione del significato a opera del senso stesso».

§


I due artisti che espongono presso Bianco contemporaneo, Lamberto Pignotti e Hogre, operano entrambi su un fronte che va a sfocare/disseminare e mettere in crisi il concetto stesso di identità, di possibile connessione solida & adamantina tra Moi lacaniano (il famoso “Io”) e linguaggio / opera / mondo. Su piani non diversi lavora il libro NZ, di Antonio Syxty, con il dislocarsi del panorama italiano in una remotissima Nuova Zelanda (NZ appunto) e conseguente evaporazione dell’identità autoriale. Si può dire che analoghi obiettivi muovano poi Asemics, di Marco Giovenale, libro che ha proprio a che fare con scritture che non sono sé stesse, ossia non sono propriamente scritture, in quanto la decodificabilità dei loro glifi e corsivi è del tutto in dubbio anzi revocata.

Gli autori si confronteranno in un dialogo su questi paradossi e linguaggi (se tali sono): della e nella contemporaneità.

​*

l’incontro su mobilizon:
mobilizon.it/events/29ada9e0-4…

evento facebook:
facebook.com/events/2095941497…

​ikonaLíber:
ikona.net/category/edizioni-ik…

la galleria
biancocontemporaneo.it/

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​Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione dell’ambiente artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva con propri progetti su tutto il territorio nazionale​

#AntonioSyxty #art #arte #asemic #asemicWriting #asemics #ASEMICSSensoSenzaSignificato #BiancoContemporaneo #Cambiaunavirgola #ClaudiaDamiani #collanaSyn #conversazione #dialogo #EdizioniIkonaLíber #FabrizioMRossi #FabrizioRossi #frammenti #frammento #galleriaBiancoContemporaneo #Hogre #identità #IkonaLíber #ikonaLíberSynScrittureDiRicerca #IkonaLíberEdizioni #LambertoPignotti #LeFormeDelLinguaggio #lettura #MarcoGiovenale #materialiVerbovisivi #NuovaZelanda #NZ #Pignotti #reading #scritturaAsemantica #scritturaAsemica #scritturaDesemantizzata #SYN #SynScrittureDiRicerca #SYNScrittureDiRicerca #vispo


9 maggio, roma: “identikit” = lamberto pignotti e hogre @ bianco contemporaneo

IDENTIKIT = Pignotti+Hogre_ mostra presso Bianco Contemporaneo, Roma, mag-giu 2026
La galleria Bianco Contemporaneo
presenta la mostra

I D E N T I K I T
di
Pignotti e Hogre

Testo critico di Marco Giovenale

vernissage 9 maggio 2026, ore 17:30

Via Reno 18/a, Roma
||| La mostra prosegue fino al 6 giugno dal martedì al sabato 16:30 -19:30 |||

evento su Mobilizon:
mobilizon.it/events/21eb5948-d…

evento fb:
facebook.com/events/1307674164…

Lamberto Pignotti, tra i fondatori del Gruppo 70, e Hogre, street artist anonimo e tra i massimi esponenti internazionali del subvertising, saranno i protagonisti della mostra “IDENTIKIT”, che si terrà presso la galleria Bianco Contemporaneo, Roma. . L’idea della mostra nasce dal dialogo tra i due artisti sul concetto di identità. Se Hogre ha sempre operato nell’anonimato, Pignotti (oggi centenario) ha risposto mostrandogli un archivio conservato per oltre cinquant’anni che, al contrario, rivela le sue molteplici identità. Si tratta di un corpus di buste indirizzate a lui con titoli più disparati — architetto, artista, scrittore, poeta, professore, pittore — e altrettante lettere in cui il suo nome viene cambiato in Alberto, Lorenzo, nonché in Mario e Giuseppe. Da questo archivio, suddiviso meticolosamente per “errori” e “qualifiche”, emerge il punto di contatto tra i due: la frammentazione dell’identità di Pignotti si specchia nell’assenza di identità di Hogre. Hogre interviene nello spazio pubblico, spesso senza autorizzazione, sovvertendo cartelloni e loghi pubblicitari per trasformarli in messaggi satirici e provocatori contro il consumismo. Questa pratica di subvertising è strettamente affine a quella del Gruppo 70, che già decenni fa utilizzava ritagli di giornale, rotocalchi e locandine per decostruire la comunicazione di massa. Entrambi gli artisti utilizzano gli strumenti del potere per svelarne i meccanismi, attraverso atti sovversivi e analisi spregiudicate che mirano a smascherare gli stereotipi diffusi dai media. Nonostante la distanza anagrafica, le due generazioni si ritrovano unite in una visione dell’arte intesa come strumento critico capace di svelare la vera natura della realtà e del potere.

La mostra sarà corredata da un cofanetto/cartella d’artista in edizione limitata di 50 copie con tutte le foto delle opere in mostra, il testo critico e le biografie degli artisti.

biancocontemporaneo.it/

Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione dell’ambiente artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva con propri progetti su tutto il territorio nazionale.
#attiSovversivi #BiancoContemporaneo #collage #errori #glitch #Gruppo70 #hacking #Hogre #Identikit #identità #LambertoPignotti #locandine #materialiVerbovisivi #media #mostra #Pignotti #qualifiche #ritagliDiGiornale #RossellaAlessandrucci #rotocalchi #socialMedia #stereotipi #streetArt #subvertising #vernissage


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Alert di prezzo, cashback e offerte: come gli italiani combattono il caro vita


Il caro vita spinge sempre più italiani a cercare sconti e promozioni online. Tra alert di prezzo, cashback e comparatori, cambia il modo di risparmiare nel 2026
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In un contesto segnato dal caro vita e dalla crescente pressione sulle spese quotidiane, il risparmio non è più soltanto una conseguenza dell’acquisto online, ma una vera e propria strategia di gestione economica personale. Oggi gli italiani pianificano di più, confrontano i prezzi con maggiore attenzione e monitorano nel tempo le variazioni di costo prima di decidere quando acquistare. È un cambiamento culturale che riflette un consumatore sempre più consapevole, informato e pragmatico.

Si acquista quando conviene


L’aumento dei costi fissi - dall’energia ai carburanti, passando per mutui, affitti e spese domestiche - ha inevitabilmente modificato il rapporto con i consumi. In questo scenario, il confronto dei prezzi è diventato uno strumento centrale nelle decisioni d’acquisto e gli alert di prezzo rappresentano sempre più una forma di pianificazione: non si acquista più solo quando emerge un bisogno, ma quando il prezzo è percepito come realmente conveniente.

La tecnologia la categoria più attenzionata


L’analisi degli alert impostati dagli utenti di Trovaprezzi.it nei primi mesi del 2026 evidenzia con nitidezza questa evoluzione. Le categorie più monitorate restano quelle legate alla tecnologia, a partire da smartphone ed elettronica di consumo. La sola categoria “Cellulari e Smartphone” ha registrato oltre 5.900 alert nel periodo analizzato del 2026, confermandosi tra le aree su cui gli utenti mostrano la maggiore sensibilità al prezzo.

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Tra i prodotti più monitorati compaiono alcuni degli smartphone di fascia alta più desiderati dagli utenti della piattaforma, come iPhone 17, iPhone 17 Pro, Samsung Galaxy S25, Samsung Galaxy S25 Ultra, Samsung Galaxy S26 Ultra, Google Pixel 10 Pro e Xiaomi 15T Pro. Si tratta di acquisti ad alto impegno economico, che spesso vengono monitorati per settimane o addirittura mesi in attesa del momento giusto. Questo comportamento rivela un consumatore che non rinuncia necessariamente alla tecnologia, ma che ha imparato a gestire l’acquisto in modo più razionale. L’alert di prezzo diventa così una sorta di “acquisto differito”: l’interesse per il prodotto nasce immediatamente, mentre la decisione finale viene rimandata fino a quando il prezzo scende sotto la soglia ritenuta accettabile.

Cresce l'interesse per salute, benessere e cura personale


Accanto alla tecnologia emerge però un secondo fenomeno particolarmente interessante: la crescente attenzione verso categorie legate alla salute, al benessere e alla cura personale. Nei primi mesi del 2026 i “Prodotti per il Viso” hanno raggiunto quasi i 2.000 alert, seguiti da “Profumi” e “Prodotti per il Corpo”. Anche categorie come integratori e farmaci da banco mostrano una crescita significativa dell’attenzione al prezzo. Questo è probabilmente uno dei segnali più rilevanti del cambiamento in atto. Negli ultimi anni il risparmio si è progressivamente esteso dalla logica del grande acquisto occasionale a una gestione continua delle spese ordinarie. Se in passato il confronto prezzi era associato soprattutto all’acquisto di grandi elettrodomestici o prodotti tecnologici costosi, oggi viene utilizzato anche per contenere i costi anche nelle categorie che rientrano nella routine quotidiana.

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Anche il confronto con gli anni precedenti conferma questa trasformazione. Nel 2024 e nel 2025 gli alert impostati nel medesimo periodo erano fortemente concentrati su grandi elettrodomestici, climatizzazione e prodotti legati alla casa. Nel 2025, ad esempio, la categoria “Cucine e Piani Cottura” aveva superato i 10.000 alert, segno di quanto il tema dei consumi energetici e delle spese domestiche fosse centrale nelle decisioni d’acquisto degli italiani. Nel 2026, pur restando centrale la tecnologia, si osserva invece un ampliamento dell’attenzione verso prodotti di uso più frequente, legati alla salute, alla cura della persona e al benessere quotidiano. È il segnale di un consumatore che cerca di recuperare margini di risparmio non solo sui grandi acquisti, ma anche sulle spese ricorrenti.

Un risparmio consapevole


In parallelo, l’evoluzione degli alert mostra come gli italiani abbiano sviluppato un rapporto via via più maturo con gli strumenti digitali. L’e-commerce non viene più vissuto esclusivamente come luogo dello sconto occasionale, ma come un ecosistema informativo che consente di osservare l’andamento dei prezzi, confrontare offerte e prendere decisioni più consapevoli. Il risparmio, in altre parole, non è più solo opportunistico: è guidato dai dati. In quest’ottica, gli alert di prezzo assumono quasi il ruolo di indicatori del clima economico percepito dai consumatori; essi raccontano un’Italia che continua a desiderare tecnologia, prodotti di qualità e beni premium, ma che allo stesso tempo cerca di difendere il proprio potere d’acquisto attraverso strumenti di monitoraggio, confronto e pianificazione. Il punto centrale non è tanto spendere meno, quanto acquistare meglio. E probabilmente è proprio questa la trasformazione più significativa del consumatore digitale contemporaneo: non più passivo davanti alle oscillazioni del mercato, ma attivo, strategico e sempre più determinato a decidere sulla base dei dati.


La fine della wellness obsession: perché gli italiani stanno abbandonando la cultura della performance


Per anni il benessere è stato raccontato solo come obiettivi da raggiungere, calorie da tracciare e routine da ottimizzare, Oggi qualcosa è cambiato: secondo la ricerca “The Wellbeing Flow”, realizzata da Ipsos Doxa in occasione del lancio della nuova Huawei Watch Fit 5 Series, l’85% degli italiani prende decisioni legate al proprio benessere seguendo l’umore del momento. Un dato che fotografa una trasformazione molto più profonda del wellness trend, secondo cui gli italiani non stanno più cercando la performance perfetta, ma un modo sostenibile per gestire la propria energia mentale. Non a caso, il 61% dichiara di voler mantenere abitudini sane “senza diventare ossessivo”, mentre l’approccio ultra-performativo basato sul tracking estremo sopravvive ormai solo in una nicchia (7%). La wellness culture si sta allontanando dall’idea di ottimizzazione continua per avvicinarsi a un nuovo bisogno collettivo: il 28% si riconosce invece nella cosiddetta “soft life”, un approccio che privilegia il sentirsi più leggeri, più presenti e meno sotto pressione.

Gli italiani vogliono capire quando sono mentalmente scarichi


La ricerca mostra come il linguaggio stesso del wellbeing sia cambiato. Oggi non si parla più solo di passi, calorie o allenamenti, ma di “social battery”, “brain fog”, “wellness snacking” e “bed rot”. Segnali di una società che sta trasformando il benessere in una questione emotiva prima ancora che fisica. Gli italiani vogliono capire quando sono mentalmente scarichi, quando hanno bisogno di staccare, quando la mente è in overload e quando invece riescono finalmente a sentirsi lucidi e presenti. Tra gli indicatori che nostri connazionali desiderano monitorare di più riguardano la sfera mentale ed energetica: il 41% vorrebbe comprendere meglio la propria stabilità emotiva, il 39% monitorare la reale energia fisica e il 31% migliorare la qualità del recupero e del sonno.

La differenze generazionali


In questo scenario emerge una distanza culturale molto netta tra Millennials e Gen Z. I primi sembrano vivere il wellbeing come una forma di equilibrio pragmatico: cercano pianificazione flessibile (58%), desiderano una tecnologia capace di guidarli senza essere invasiva (28%) e sono la generazione più attenta alla propria “social battery”, cioè alla gestione dell’energia sociale e relazionale.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano


La Gen Z, invece, vive il benessere come un pendolo emotivo. È la generazione che più alterna estremi apparentemente opposti: da una parte il “bed rot”, ovvero il rifugiarsi a letto senza fare nulla per recuperare energie (15%), dall’altra workout ad alta intensità (14%), utilizzati come valvola di sfogo mentale. Non è contraddizione: è un nuovo modo di regolare le proprie energie. Per la Gen Z il benessere non è più una routine stabile, ma una continua oscillazione tra spegnersi e riaccendersi e infatti il 37% si aspetta dalla tecnologia un approccio più empatico, capace di adattarsi a queste esigenze quotidiane anziché imporre schemi fissi.

Il benessere si consuma a piccole dosi


Anche il modo di ricaricarsi racconta questa trasformazione. I Millennials cercano soprattutto natura (42%), pratiche di riequilibrio mentale come yoga, meditazione e respirazione profonda (20%) e rituali più strutturati. La Gen Z preferisce invece esperienze brevi, immediate e leggere: piccoli momenti di “wellness snacking” (34%), attività playful e ludiche capaci di offrire sollievo emotivo immediato (33%) . Il benessere diventa qualcosa da consumare a piccole dosi durante la giornata, più vicino a una pausa mentale che a una disciplina rigida.

Un cambiamento che sta ridefinendo anche il ruolo della tecnologia


Se i primi wearable servivano principalmente a misurare, oggi le persone (37%) chiedono dispositivi capaci di comprendere stress, recupero, energia e stati emotivi. Non basta più contare i passi: serve una tecnologia che sappia interpretare il modo in cui ci sentiamo.
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È in questo contesto che Huawei propone un ampio ecosistema di dispositivi pensati per intercettare bisogni e stili di vita diversi. In particolare, la nuova Watch Fit 5 Seriesrappresenta il punto di incontro tra due mondi solo apparentemente distanti: quello dei Millennials, che cercano controllo flessibile e strumenti di supporto alla gestione della propria energia, e quello della Gen Z, che vive il benessere in modo più istintivo, emotivo e frammentato.

Smartphone AI-centric: ricerche al 27% su Trovaprezzi.it
Secondo i dati diffusi da Trovaprezzi.it, l’interesse verso i modelli AI-centric è più che raddoppiato negli ultimi due anni, arrivando a rappresentare il 27% delle ricerche online nel settore mobile
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Con il concept “Spark Your Vibes”, Huawei ridefinisce il concetto di wellbeing tecnologico, spostando l’attenzione dalla performance continua a un approccio più equilibrato e sostenibile. La Watch Fit 5 Series integra funzioni avanzate per il monitoraggio di sonno, stress e frequenza cardiaca insieme a strumenti più intuitivi come mini-workout e tracking emotivo, adattandosi ai ritmi quotidiani delle persone. Centrale anche l’autonomia prolungata della batteria, pensata per accompagnare uno stile di vita sempre più dinamico. Il wearable si propone così come un alleato flessibile del benessere personale, in linea con una nuova visione della salute mentale e fisica meno rigida e più autentica.


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meet the artist: beppe madaudo. domenica 31 maggio ore 18, pietrasanta


Meet the Artist: Beppe Madaudo. Domenica 31 Maggio ore 18, Pietrasanta

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oggi, 29 maggio, presentazione online di “exit poetry” sul canale yt del centroscritture


29 maggio, Exit poetry, presentazione online @ CentroScritture_
cliccare per ingrandire

Link alla diretta YouTube sul canale del CentroScritture:
youtube.com/live/vRgWsgYKyPE

Evento su mobilizon:
mobilizon.it/events/e1d1bc49-6…

Evento fb:
facebook.com/events/1878895126…

Ulteriori informazioni:
centroscritture.it/event-detai…

***

Per il ciclo “Nuove Uscite” presentazione del libro Exit Poetry. Poesia futura, a cura di Aldo Nove, Gilda Policastro e Lello Voce (La Nave di Teseo, 2026) in diretta YouTube sul canale del CentroScritture.

Dalla scheda del libro
(lanavediteseo.eu/portfolio/exi…):

Esiste ancora qualcosa che possiamo chiamare poesia senza equivoci e fraintendimenti? Exit Poetry raccoglie 25 autori e autrici che hanno popolato con le loro parole, i loro pensieri, le loro voci, questi primi 25 anni del ventunesimo secolo.
Il nostro proposito è stato quello di realizzare un libro che abbiamo definito “Triperuno”: un percorso compatto ma con tre anime differenti che si trovano a riflettere e a confrontarsi su tre snodi fondamentali per la comprensione del presente all’uscita dal secondo millennio: Verità, Mutazione e Trauma. Oltre a essere una raccolta di poesie, questo volume diventa così anche una fotografia del nostro mondo, nelle sue contraddizioni e tragedie come nelle ostinate utopie e speranze che la poesia continua a tenere vive nel linguaggio e attraverso il linguaggio.
Anche se gli autori presentati sono soltanto 25, in realtà essi avrebbero potuto essere molti di più. Exit Poetry è dedicato a coloro che non ci sono, ma che si sarebbero sentiti a proprio agio a esserci. Non è una stazione, ma la sequenza di un transito, di una migrazione, di una diaspora. In questo senso – nel suo essere presente ma non immobile, in movimento ma non verso una meta già determinata bensì sperimentando la ricchezza del vagabondare – la poesia che esso presenta è poesia futura.

Aldo Nove, Gilda Policastro, Lello Voce

Nel libro, testi di
Alessandro Broggi, Antonella Bukovaz, Serena Cerè, Giorgiomaria Cornelio, Nicolas Cunial, Antonio Di Giacomo, Alberto Dubito, Ivano Fermini, Florinda Fusco, Gabriele Galloni, Sergio Garau, Gaia Ginevra Giorgi, Marco Giovenale, Laura Giuliberti, Giovanna Marmo, Marko Miladinovic´, Davide Nota, Antonio Francesco Perozzi, Fabio Poggi, Chiara Serani, Gabriele Stera, Francesco Targhetta, Sara Ventroni, Caterina “Vipera” Dufì, Zoopalco.

***

Coordina l’incontro online Valerio Massaroni
Intervengono Giorgiomaria Cornelio, Nicolas Cunial, Florinda Fusco, Marco Giovenale, Giovanna Marmo, Antonio F. Perozzi, Gilda Policastro, Fabio Poggi, Lello Voce

OGGI, VENERDÌ 29 MAGGIO 2026
ORE 18:30
Diretta YouTube sul canale del CentroScritture

centroscritture.it/

#AlbertoDubito #AldoNove #AlessandroBroggi #AntonellaBukovaz #AntonioDiGiacomo #AntonioFrancescoPerozzi #CaterinaViperaDufì #CentroScritture #ChiaraSerani #DavideNota #ExitPoetry #FabioPoggi #FlorindaFusco #FrancescoTarghetta #GabrieleGalloni #GabrieleStera #GaiaGinevraGiorgi #GildaPolicastro #GiorgiomariaCornelio #GiovannaMarmo #IvanoFermini #LaNaveDiTeseo #LauraGiuliberti #LelloVoce #MarcoGiovenale #MarkoMiladinovic #NicolasCunial #presentazione #reading #SaraVentroni #SerenaCerè #SergioGarau #ValerioMassaroni #Zoopalco

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Astrocampania organizza una visita guidata il 5 giugno 2026 presso l’Osservatorio Astronomico S. Di Giacomo, serata dedicata al cielo di giugno in un viaggio tra i pianeti e gli ammassi stellari visibili in questa stagione, nello scenario stellato dell’alta costiera amalfitana.

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per un viaggio nel cosmo alla scoperta dei pianeti Giove, Venere e dei remoti ammassi stellari globulari ; a seguire emozionanti osservazioni di questi oggetti celesti attraverso un potente telescopio da campo, il tutto sotto la guida esperta dei divulgatori di Astrocampania.

* Evento adatto anche ai bambini dai 6 anni in su * […]

astrocampania.it/2026/05/29/vi…

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vita minore_ il catalogo della mostra a palazzo collicola


vita minore_ il catalogo della mostra a palazzo collicola (spoleto)
cliccare per ingrandire

la mostra: slowforward.net/2026/02/21/ogg…

da viaindustriae:

“Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea” è la mostra pensata da Gianni e Giuseppe Garrera in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Il progetto espositivo propone una rilettura in chiave contemporanea della figura del Santo, profondamente legato al territorio umbro e spoletino.
La mostra ripercorre l’esempio radicale e impraticabile di San Francesco — dell’avventura e della parabola del Santo — attraverso frammenti luminosi rintracciabili in opere d’arte contemporanea. Il percorso espositivo, concepito come uno scambio di segni tra memoria storica e sensibilità contemporanea, si fonda su prestiti dalle collezioni private dei curatori, frutto di attenta raccolta e selezione nel corso degli ultimi vent’anni, arricchita da prestiti nazionali e internazionali e da opere site-specific realizzate per le sale espositive di Palazzo Collicola.

La mostra, a partire dal concetto di “minorità”, intesa come sfida alla società e rifiuto di tutti i suoi principi per “farsi minori” e stolti al cospetto del prossimo, tenta di evocare e reinterpretare i valori fondamentali di San Francesco — povertà assoluta, farsi minori, corporeità e nudità, abdicazione dell’umano di fronte agli animali, amore per le creature — non attraverso immagini della tradizione, ma mediante l”esempio” di pratiche artistiche contemporanee articolate in sezioni dedicate a diversi temi.

#art #arte #CollezioneGarrera #GianniGarrera #GiuseppeGarrera #PalazzoCollicola #SanFrancesco #VitaMinore

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oggi, 28 maggio, a milano: presentazione di “primavera oscura”, di unica zürn, e della collana ‘scrittura e imm agine’

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]Oggi, giovedì 28 maggio, ore 19:00
Presentazione della collana
scrittura e immagine
Scaldasole Books edizioni

e del libro Primavera oscura,
di Unica Zürn

traduzione di Margherita Malerba
con un saggio di Paola Del Zoppo

L’evento si svolgerà presso il
chiostro dell’ex convento di santa Maria della Vittoria,
via De Amicis 17, Milano

Ingresso libero senza prenotazione fino ad esaurimento posti

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[table][tr][td]

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[table][tr][td]Giovedì 28 maggio Scaldasole Books presenta “scrittura e immagine”, la sua collana editoriale, con una nuova edizione e traduzione del romanzo Primavera oscura della scrittrice e artista surrealista tedesca Unica Zürn (traduzione di Margherita Malerba, con un saggio di Paola Del Zoppo). Questa collana raccoglie testi di autrici e autori per cui parola e immagine hanno rappresentato forme intrecciate di una stessa ricerca, rendendo mobili e sottili i confini tra letteratura e arte. Ogni volume è accompagnato da una cornice grafica originale, pensata non come illustrazione del testo ma come ulteriore spazio espressivo, capace di restituire le diverse “anime” dell’autore/autrice.
Pubblicato nel 1969, pochi mesi prima del suicidio dell’autrice, Primavera oscura è la cronaca breve e folgorante dell’infanzia di una bambina senza nome, cresciuta tra una madre respingente e l’adorazione per un padre quasi sempre lontano. In una prosa asciutta e allucinata, Unica Zürn ne segue il risveglio erotico precoce e perturbante, fatto di fantasticherie masochistiche, letture febbrili, giochi crudeli e amori impossibili. Il mondo reale e quello immaginario si confondono, il desiderio si nutre di fantasie di sopraffazione e di abbandono. Al tempo stesso racconto autobiografico e fiaba nera dell’infanzia, Primavera oscura è un romanzo di formazione rovesciato, in cui la formazione coincide con l’annientamento.

Unica Zürn (Berlino, 1916 – Parigi, 1970) è una scrittrice e artista tedesca legata al movimento surrealista. Negli anni Cinquanta conosce l’artista Hans Bellmer e con lui si trasferisce a Parigi, dove entra in contatto con gli ambienti artistici d’avanguardia. È autrice di disegni automatici, anagrammi e testi autobiografici, tra cui il racconto Primavera oscura e il romanzo L’uomo nel gelsomino. Segnata da lunghi periodi di malattia psichica, si toglie la vita a Parigi nel 1970.

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Tails 7.8 rimuove Thunderbird dal sistema base e corregge diverse falle nel kernel


Tails 7.8 toglie Thunderbird dall'installazione predefinita, aggiorna Tor Browser e corregge vulnerabilità del kernel che potevano portare alla deanonimizzazione.
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Tails 7.8 rivede una scelta che durava da anni: Thunderbird non fa più parte dell’installazione predefinita del sistema. Il client di posta resta disponibile, ma soltanto come software aggiuntivo da attivare a mano. Insieme a questa modifica, la distribuzione pensata per navigare in modo anonimo tramite Tor corregge diverse vulnerabilità del kernel Linux che, in certe condizioni, potrebbero esporre l’identità di chi la utilizza.

Thunderbird diventa software aggiuntivo


La rimozione non è un’esclusione, ma un cambio di gestione deciso per motivi di sicurezza. Thunderbird segue lo stesso calendario di rilascio di Firefox, e una nuova versione viene pubblicata su Debian poco dopo ogni uscita di Tails. Il risultato è che, fino a Tails 7.5 di febbraio, il client preinstallato si ritrovava quasi sempre obsoleto e con vulnerabilità già note.

Spostandolo tra i software aggiuntivi, il problema si risolve all’origine. Chi attiva nell’archivio persistente sia la funzione “Software aggiuntivo” sia “Client di posta Thunderbird” se lo ritrova reinstallato a ogni avvio, sempre nella versione più recente disponibile. Il cambiamento era stato annunciato proprio con la 7.5 ed entra in vigore ora.

Le falle del kernel e il rischio deanonimizzazione


La parte più rilevante riguarda la sicurezza. Tails 7.8 corregge diverse vulnerabilità nel kernel Linux e nel generatore di entropia haveged, tutte legate all’escalation dei privilegi. Da sole non bastano a compromettere il sistema, ma combinate con altri bug ancora ignoti potrebbero permettere a un’applicazione di ottenere il controllo completo della macchina e, di conseguenza, di rivelare l’identità dell’utente.

Tra le falle citate dagli sviluppatori compaiono Copy Fail, Dirty Frag e Fragnesia, quest’ultima registrata come CVE-2026-46300 con un punteggio CVSS di 7.8, considerato alto. DirtyFrag era già stata tappata la settimana precedente con l’aggiornamento d’emergenza 7.7.3. Come riporta heise, questa versione blocca inoltre una possibile evasione dalla sandbox dei Flatpak attraverso Yelp, il visualizzatore di documentazione di GNOME.

Tor Browser aggiornato e upgrade automatici


Tails 7.8 include Tor Browser 15.0.14, basato su Firefox ESR 140.11, che a sua volta chiude diverse vulnerabilità a monte. L’aggiornamento è raccomandato a chiunque utilizzi il sistema e gli upgrade automatici sono disponibili a partire da Tails 7.0. Chi ha una versione precedente o vuole una chiavetta nuova può scaricare l’immagine direttamente dal sito ufficiale.

SOURCE:// tails.net

SOURCE:// blog.torproject.org

SOURCE:// heise.de

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promemoria: 29 maggio, presentazione online di “exit poetry”


gmail sembra non funzionare con invii anche solo superiori a 50 destinatari, quindi diffondo di nuovo la notizia dell’incontro online dedicato a Exit poetry, domani sul canale yt del CentroScritture, attraverso questo post:

Il 29 maggio 2026 alle ore 18:30, per il ciclo “Nuove uscite”

presentazione online del libro EXIT POETRY. POESIA FUTURA,
a cura di Aldo Nove, Gilda Policastro e Lello Voce
(La Nave di Teseo, 2026)

in diretta YouTube sul canale del CentroScritture:
youtube.com/live/vRgWsgYKyPE

Coordina:
Valerio Massaroni
Intervengono:
Lello Voce e Gilda Policastro, con
Giorgiomaria Cornelio, Nicolas Cunial, Florinda Fusco,

Marco Giovenale, Giovanna Marmo, Antonio F. Perozzi, Fabio Poggi
Ulteriori informazioni:
centroscritture.it/event-detai…
e t.ly/Qc8aE

Evento mobilizon:

mobilizon.it/events/e1d1bc49-6…

Evento fb:
facebook.com/events/1878895126…

Scheda del libro:
lanavediteseo.eu/portfolio/exi…

#AntonioFPerozzi #ExitPoetry #FabioPoggi #FlorindaFusco #GildaPolicastro #GiorgiomariaCornelio #GiovannaMarmo #LelloVoce #MarcoGiovenale #NicolasCunial

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29 maggio, palermo, quartieri culturali alla zisa: “ricordo del giardino grande” (geraci-squadrito-triscari)


Cantieri Culturali alla Zisa, Sala Michele Perriera
29 Maggio ore 19:30

RICORDO DEL GIARDINO GRANDE
Eva Geraci_ flauti
Tommasina Bianca Squadrito_ video, voce
Sebastiano Triscari_ fotografie, installazione

Da un senso di inquietudine nei confronti di un luogo ai margini nascosti della città, un viaggio nella memoria, percorrendo il tempo e formandolo come spazio.

Suoni, fotografie, video e testi, divengono intreccio e movimento verso un riecheggiamento del Giardino Grande, luogo segreto e felice, coscienza e unità che, in un resto di percezione, si affacciano e si inoltrano.

10 intero
7 ridotto (studenti, under25 e possessori della carta Feltrinelli)

INFO COMPLETE SU
https://www.curvaminore.org/
#art #arte #asemicWriting #curvaMinore #EvaGeraci #LaZisa #QuartieriCulturaliAllaZisa #RicordoDelGiardinoGrande #SebastianoTriscari #TommasinaBiancaSquadrito #TommasinaSquadrito

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giovedì 4 giugno, ore 18.30, presentazione del libro “l’apocalisse della litteratura” di giancarlo pavanello


Giovedì 4 giugno, ore 18.30
Libreria Fahrenheit 451 – Campo de’ fiori 44

Presentazione del libro

«l’apocalisse della litteratura»

di Giancarlo Pavanello

Ne parlano l’autore e il collezionista Paolo Della Grazia, entrambi interessati, dagli anni sessanta-settanta, a un’arte verbo-visiva, a quella che da decenni si è consolidata via via con la formula riassuntiva di «poesia visiva».

In proposito, di recente, per una mostra collettiva presso il Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, poi nel Palazzo della Lombardia a Milano, ne è stato suggerito un aggiornamento con la sigla «Global Visual Poetry» [comprendente le diramazioni del
«lettrismo», della «poesia concreta», della «poesia totale»,
della «nuova scrittura», del graffitismo].

Il volume in 20 copie numerate e firmate, e con custodia, è stato realizzato da Roberto Gatti editore e dal Laboratorio d’Arte Grafica di Modena. Composto da sei opere grafiche originali incise in acquatinta con la tecnica dello zucchero e otto interventi realizzati con la tecnica litografica su carta hahnemühle.

Con l’occasione, è allestita una mostra personale dell’autore: in prevalenza libri, ma anche alcune pagine, opere su carta, dai «libri d’artista» ai libri pubblicati per lo più nella modalità eso-editoriale o «alternativa» o «diretta», fra l’arte figurativa e la letteratura [poesia e prosa narrativa o saggistica], fra le tirature numerate e le tirature aperte, fino all’estremismo dei volumi manoscritti, rilegati in esemplare unico.

ARCHIVIO GIANCARLO PAVANELLO – www.giancarlopavanello.com

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HONOR Robot Phone protagonista a Cannes: nuove frontiere per l’imaging mobile AI


HONOR ha portato il Robot Phone alla China Night del Festival di Cannes mostrando nuove evoluzioni per l’imaging mobile AI, tra fotografia smart, innovazione tecnologica e visione del futuro mobile
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HONOR ha presentato alla recente edizione del Festival di Cannes oggi il futuro dell’imaging mobile. Si tratta del rivoluzionario Honor Robot Phone, esibito durante la China Night del 79° Festival di Cannes, durante la quale l'aziendaha anche formalizzato la data di lancio, prevista per il terzo trimestre di quest’anno.

COSORI TwinFry Compact: nuove friggitrici ad aria Dual Blaze
COSORI amplia la sua gamma kitchen con TwinFry Compact, una nuova linea di friggitrici ad aria Dual Blaze pensata per garantire cottura uniforme, praticità quotidiana e maggiore versatilità in cucina
TechpertuttiGuglielmo Sbano


In qualità di unico imaging partner ufficiale della China Night del Festival di Cannes di quest’anno, la presentazione di HONOR Robot Phone ha segnato una nuova tappa nella missione del brand di democratizzare l’imaging di livello professionale, offrendo a una nuova generazione di creator strumenti inediti per raccontare le proprie storie. Gli ospiti dell’evento hanno potuto sperimentare in prima persona come l’AI incarnata di HONOR Robot Phone possa aprire nuovi orizzonti per l’espressione visiva. Il dispositivo innovativo ha ricevuto il plauso di registi, attori e celebrity di fama mondiale per la sua capacità di realizzare complesse riprese in movimento stabilizzate, grazie a un form factor così compatto e intelligente.
Il dispositivo innovativo ha ricevuto il plauso di registi, attori e celebrity di fama mondialeIl dispositivo innovativo ha ricevuto il plauso di registi, attori e celebrity di fama mondiale
In particolare, il prossimo HONOR Robot Phone integrerà i primi risultati della collaborazione tecnica strategica tra Honor e Arri, azienda di fama mondiale specializzata nella progettazione e produzione di tecnologie professionali per la ripresa cinematografica.

Oggi gli smartphone consumer sono già diventati strumenti importanti nel filmmaking professionale, utilizzati in produzioni cinematografiche di grande rilievo in tutto il mondo. Per questo crediamo sia arrivato il momento di avvicinare ulteriormente questi due universi. Per la prima volta, elementi chiave dell’ARRI Image Science vengono integrati direttamente in un dispositivo consumer”, ha dichiarato David Bermbach di ARRI.


Unendo le avanzate capacità di imaging mobile di Honor con l’eredità di Arri nella definizione della qualità dell’immagine cinematografica, la collaborazione riflette un’ambizione condivisa: sbloccare nuove possibilità creative ed estendere gli standard cinematografici dell’espressione visiva dal mondo delle produzioni di alto livello alla nuova generazione di content creator.

Amazon Kindle Scribe: arrivano nuovi modelli e il primo e-reader a colori
Amazon espande la gamma Kindle Scribe con nuovi dispositivi e presenta il primo modello a colori. Tra lettura digitale, scrittura e produttività, la linea Kindle evolve con nuove funzionalità e display più avanzati
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La China Night del 79° Festival di Cannes, intitolata “From Tradition to Tomorrow”, riunisce artisti e innovatori per esplorare il futuro del cinema.

In qualità di nostro primo imaging partner, la tecnologia di imaging AI di Honor può portare una vera estetica cinematografica nell’imaging mobile, consentendo ai creator di raccontare storie autentiche con nuovi strumenti professionali.


I partecipanti all'evento hanno potuto interagire con le funzionalità rivoluzionarie di Honor Robot Phone, osservando il suo sistema gimbal 4DoF ultra-compatto offrire un controllo del movimento di livello robotico. I presenti hanno potuto, inoltre, osservare funzioni quali AI Object Tracking e AI SpinShot siano in grado di seguire in modo intelligente i soggetti ed eseguire movimenti rotazionali fluidi, semplificando riprese complesse che normalmente richiedono grandi troupe cinematografiche e attrezzature dedicate.

Con il Robot Phone, Honor non si limita a mostrare un semplice concept tecnologico, ma anticipa una possibile evoluzione dell’imaging mobile guidata dall’intelligenza artificiale. La presenza alla China Night del Festival di Cannes rafforza anche il legame sempre più stretto tra innovazione, creatività e contenuti digitali, in un momento in cui smartphone e AI stanno ridefinendo il modo di raccontare immagini e storie. Più che un esercizio di stile, il Robot Phone rappresenta una visione concreta di come la fotografia mobile potrebbe diventare nei prossimi anni sempre più intelligente, adattiva e orientata all’esperienza creativa degli utenti.


COSORI presenta TwinFry Compact: le nuove friggitrici ad aria Dual Blaze per una cottura uniforme, veloce e senza olio


Le friggitrici ad aria rappresentano uno dei segmenti in più rapida crescita nel mercato europeo dei piccoli elettrodomestici da cucina, complice la crescente ricerca da parte dei consumatori di soluzioni pratiche e salutari per la preparazione dei pasti. Secondo Grand View Research, il mercato europeo delle friggitrici ad aria ha raggiunto circa 365,7 milioni di dollari già nel 2023, e si prevede una crescita media annua costante di circa il 7,9% fino al 2030. Questo trend riflette un cambiamento più ampio delle abitudini alimentari: infatti, secondo un’indagine condotta in 18 mercati europei, il 51% dei consumatori desidera adottare un’alimentazione più sana.

MOVA V70 Ultra Complete: premiato con Red Dot Award 2026
MOVA V70 Ultra Complete arriva sul mercato con un sistema senza sacchetto, mocio estensibile e un design innovativo che gli è valso il prestigioso Red Dot Award 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


È su questi presupposti che Cosori ha presentato la serie Twinfry Compact, una nuova generazione di friggitrici ad aria a doppio cestello. Grazie alla tecnologia Dual Blaze di Cosori l’elettrodomestico utilizza quattro elementi riscaldanti indipendenti che diffondono il calore dall’alto e dal basso, favorendo una cottura uniforme degli alimenti su tutti i lati senza la necessità di girarli durante la cottura. Il divisore rimovibile dona versatilità alla friggitrice, consentendo di passare facilmente da due zone di cottura indipendenti a un unico grande cestello per preparazioni abbondanti: una soluzione ideale per coppie, appassionati di cucina o chiunque ami preparare diverse pietanze contemporaneamente, riducendo tempistiche e sforzo. Rispetto al precedente modello la Twinfry Compact è circa il 16% più piccola, proponendo così un design salvaspazio, senza rinunciare alla versatilità del doppio cestello. Inoltre, le superfici di cottura con rivestimento ceramico prive di PFAS facilitano la pulizia e garantiscono al contempo maggior tranquillità alle persone più attente alla salute.
Il modello 6in1, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey è disponibile su AmazonIl modello 6in1, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey è disponibile su Amazon

La tecnologia Dual Blaze


Elemento distintivo della serie Twinfry Compact è la tecnologia Dual Blaze, che integra elementi riscaldanti superiori e inferiori per una distribuzione più uniforme del calore all’interno del cestello. Il sistema a quattro elementi consente di cuocere gli alimenti in modo omogeneo su tutti i lati, garantendo risultati più uniformi ed eliminando la necessità di scuotere o girare gli ingredienti a metà cottura. Al tempo stesso, assicura il brand, esso migliora doratura e croccantezza su un’ampia varietà di preparazioni.

Assenza di PFAS


La friggitrice è dotata di cestelli e teglie con rivestimento ceramico privo di PFAS, pensati per offrire una superficie di cottura resistente e adatta anche alle alte temperature. La ceramica rappresenta un’alternativa più sicura ai tradizionali rivestimenti antiaderenti, e al tempo stesso semplifica la preparazione dei cibi e la pulizia quotidiana (gli accessori sono lavabili in lavastoviglie). Una scelta che consente di cucinare ogni giorno con maggiore serenità e fiducia nei materiali utilizzati.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

La flessibilità della cottura


Che si tratti di una cena veloce o di un pranzo completo, la Twinfry Compact è progettata per adattarsi ad ogni occasione. Il suo sistema a cestello flessibile consente di passare facilmente da due zone di cottura indipendenti a un unico ampio spazio. In particolare, con il divisore inserito l’elettrodomestico funziona con due cestelli da 4,3Lt ciascuno, permettendo di preparare piatti diversi contemporaneamente. Rimuovendo il divisore si ottiene invece un’unica area di cottura ideale per preparazioni più abbondanti.

Disponibilità


La serie di friggitrice Colori sarà disponibile in due versioni: il modello 5in1 (frigge ad aria, cuoce al forno, arrostisce, riscalda e griglia), nella variante black gold, al prezzo di 189,99 euro. Il modello 6in1 invece, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey, è già disponibile su Amazon. Entrambe le versioni condividono la tecnologia di cottura Dual Blaze, il design flessibile dei cestelli e i materiali ceramici privi di PFAS.


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Astrocampania organizza una visita guidata il 5 giugno 2026 presso l’Osservatorio Astronomico S. Di Giacomo, serata dedicata al cielo di giugno in un viaggio tra i pianeti e gli ammassi stellari visibili in questa stagione, nello scenario stellato dell’alta costiera amalfitana.

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per un viaggio nel cosmo alla scoperta dei pianeti Giove, Venere e dei remoti ammassi stellari globulari ; a seguire emozionanti osservazioni di questi oggetti celesti attraverso un potente telescopio da campo, il tutto sotto la guida esperta dei divulgatori di Astrocampania.

* Evento adatto anche ai bambini dai 6 anni in su * […]

oasdg.astrocampania.it/2026/05…

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oggi, 28 maggio, a bologna, mambo: giuseppe chiari, partiture per un museo


La S.V. è invitata all’inaugurazione della mostra
You are invited to the opening of the exhibition

Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo
a cura di / curated by Lorenzo Balbi e / and Mario Chiari

giovedì 28 maggio 2026 | ore 18
Thursday 28th May 2026 | 6 pm

MAMbo_GiuseppeChiari
cliccare per ingrandire

alle ore 19.00 il pianista olandese Reinier van Houdt eseguirà Intervalli (1950 – 1956) di Giuseppe Chiari.
At 7.00 pm, Dutch pianist Reinier van Houdt will perform Intervalli (1950–1956) by Giuseppe Chiari.

Il concerto è realizzato in collaborazione con AngelicA | Centro di Ricerca Musicale e con Fondazione Bonotto
The concert is organised in collaboration with AngelicA | Centro di Ricerca Musicale and Fondazione Bonotto

La mostra sarà aperta / The exhibition will be open
29 maggio / May – 27 settembre / September 2026

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Via Don Minzoni 14 | 40121 Bologna
www.museibologna.it/mambo

#AngelicA #AngelicACentroDiRicercaMusicale #art #arte #FondazioneBonotto #GiuseppeChiari #Intervalli #LorenzoBalbi #MAMbo #MAMboMuseoDArteModernaDiBologna #MarioChiari #MuseoDArteModernaDiBologna #ReinierVanHoudt

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unarchive expanded: “requiem”, di jonas mekas e “(re)constructing the domestic”, di estibaliz sádaba murguía

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]UNARCHIVE // EXPANDED
Requiem di Jonas Mekas e (Re)Constructing the Domestic di Estibaliz Sádaba Murguía: cinema espanso, installazioni e pratiche contemporanee del riuso d’archivio tra memoria, corpo e visioni immersive

ROMA – Vicolo Moroni (Trastevere)

Sabato 30 maggio 2026

Ore 18:00

CHIESA DI SANTA DOROTEA / Terrazze della Chiesa

Presentazione del libro

Jonas Mekas. Scrapbook degli anni 60. Scritti 1954 2010 di Jonas Mekas tradotto

da Tiziana Lo Porto e Giuseppe Lucchesini e introdotto da Pier Giovanni Adamo (2026)

Presentano Sebastian Mekas e Pier Giovanni Adamo

Ore 19:30

Requiem

Jonas Mekas USA 2019 84’

Con il sostegno del programma Cultura Lituana in Italia 2025–2026 realizzato

dall’Istituto di Cultura Lituano e dall’Ambasciata della Repubblica di Lituania

nella Repubblica Italiana.

Dal 26 al 31 maggio 2026

CASA BORELLI / 16:00-22:00

(Re)Constructing the Domestic

Installazione di Estibaliz Sádaba Murguía

Spagna / 2026 / 10’ (loop)

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]Tra le sezioni più immersive e site-specific di UnArchive Found Footage Fest, torna UnArchive // Expanded, il programma dedicato alle forme di cinema espanso e alle installazioni che ridefiniscono il rapporto tra immagini, spazio e spettatore.
Nel suggestivo scenario di Vicolo Moroni, tra la Chiesa di Santa Dorotea e Casa Borelli, il festival propone due opere che attraversano memoria, archivio e corpo, aprendo un dialogo tra linguaggi cinematografici, arti visive e dimensione performativa.

Sabato 30 maggio alle ore 19:30 presso la Chiesa di Santa Dorotea sarà presentato Requiem di Jonas Mekas, figura centrale del cinema d’avanguardia internazionale. Ispirata al Requiem di Giuseppe Verdi e realizzata nel 2019 poco prima della scomparsa del regista, l’opera è una meditazione poetica sulla morte, la memoria e la transitorietà dell’esistenza. Attraverso il suo linguaggio diaristico e sperimentale, Mekas costruisce un intenso flusso di immagini che intreccia perdita, spiritualità e celebrazione della vita, consegnando al pubblico uno degli ultimi e più intimi lavori della sua ricerca artistica.

La proiezione sarà accompagnata dalla presentazione del volume Scrapbook degli anni ’60. Scritti 1954-2010 di Jonas Mekas, tradotto da Tiziana Lo Porto e Giuseppe Lucchesini e introdotto da Pier Giovanni Adamo (Quodlibet, 2026). Il volume è una raccolta fondamentale per comprendere il percorso artistico e teorico di Mekas. Curato dallo stesso autore come un vero e proprio “album di ritagli”, il libro riunisce testi editi e inediti composti tra il 1954 e il 2010: pagine diaristiche, interventi critici, conversazioni, recensioni e riflessioni che restituiscono il cuore pulsante della New York underground degli anni Sessanta. Attraverso incontri e dialoghi con figure come Andy Warhol, Allen Ginsberg, Stan Brakhage, Maya Deren, Yōko Ono, Nam June Paik, Susan Sontag e Pier Paolo Pasolini, il volume ripercorre l’impegno di Mekas nella costruzione di un’idea radicale e libera di cinema e avanguardia.

L’evento è realizzato con il sostegno del programma Cultura Lituana in Italia 2025–2026, promosso dall’Istituto di Cultura Lituano e dall’Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana.

All’evento sarà inoltre presente Sebastian Mekas, figlio del regista.

Dal 26 al 31 maggio, negli spazi di Casa Borelli, sarà invece visibile l’installazione (Re)Constructing the Domestic dell’artista basca Estibaliz Sádaba Murguía. L’opera nasce dall’incontro tra filmati domestici d’archivio e azioni performative realizzate da donne all’interno dello spazio cucina, trasformando il corpo femminile in un dispositivo espressivo capace di sovvertire le rappresentazioni tradizionali del domestico.

Attraverso un collage di immagini e gesti irriverenti, l’installazione riflette sui ruoli di genere e sulle forme di segregazione ancora presenti nella società contemporanea, mettendo in tensione memoria privata e costruzione culturale dello spazio domestico. L’opera prosegue il percorso di ricerca della curatrice Caterina Borelli, che mette a disposizione del festival il suo spazio dedicandolo a installazioni d’arte contemporanea che reinterpretano materiali d’archivio attraverso modalità espositive alternative e immersive.

Con UnArchive // Expanded, il festival amplia ancora una volta i confini del cinema d’archivio, trasformando luoghi urbani e spazi espositivi in territori di attraversamento visivo, memoria condivisa e sperimentazione contemporanea.

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‘aamod’ segnala: “fare un film – iii”, workshop gratuito di cinema documentario per giovani autori

[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]AAMOD segnala
FARE UN FILM III: ATTO DI FEDE
Al via il workshop gratuito di cinema documentario promosso da marechiarofilm per autori e autrici tra i 18 e i 35 anni

FARE UN FILM III: ATTO DI FEDE è il progetto formativo ideato e realizzato da marechiarofilm con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE, nell’ambito del programma Per Chi Crea.

Giunto alla sua terza edizione, il progetto si rivolge ad autori e autrici tra i 18 e i 35 anni interessati a sviluppare un cortometraggio documentario originale sul tema dell’“atto di fede”, inteso come tensione umana verso l’ignoto, adesione a un ideale, ricerca di senso o desiderio di trasformazione individuale e collettiva.

Un progetto che si inserisce nel solco delle attività a sostegno della formazione, della sperimentazione audiovisiva e delle nuove generazioni di autori, con particolare attenzione al cinema del reale e alle pratiche narrative capaci di interrogare il presente attraverso lo sguardo documentario.

In un tempo attraversato da profonde incertezze sociali, culturali e politiche, FARE UN FILM III propone infatti una riflessione articolata sul concetto di fede nelle sue molteplici declinazioni: spirituali, civili, politiche, intime e collettive. Un’indagine che attraversa il contemporaneo per interrogare tanto il potenziale trasformativo della fede quanto le sue possibili contraddizioni e derive.

La partecipazione al workshop è gratuita. I sei progetti selezionati avranno accesso a un percorso di tutoraggio artistico e produttivo guidato da professionisti del settore, tra cui Paola Cassano, Antonietta De Lillo, Veronica Flora e Antonio Pezzuto, oltre a ricevere un contributo economico per la realizzazione delle opere.

Nelle precedenti edizioni, il progetto ha rappresentato una concreta occasione di crescita e produzione per numerosi giovani filmmaker: diversi lavori sviluppati all’interno del laboratorio hanno infatti proseguito il proprio percorso nei festival e nei circuiti di diffusione pubblica.

Le candidature dovranno essere inviate entro il 30 maggio 2026.

Tutte le informazioni relative al bando, ai requisiti di partecipazione e alle modalità di candidatura sono disponibili sul sito:

marechiarofilm.it

Per informazioni: filmpartecipato@marechiarofilm.com

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PeerTube 8.2 introduce il trasferimento dei canali e il recupero delle dirette


PeerTube 8.2 aggiunge il trasferimento di proprietà dei canali, il recupero delle dirette messe in pausa e un editor più completo. Per chi amministra un'istanza, un avviso di sicurezza da non rimandare.
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Framasoft ha pubblicato PeerTube 8.2. Il numero suggerisce un aggiornamento di passaggio, ma l’elenco delle novità dice altro, tra nuove possibilità per chi pubblica e diverse migliorie all’esperienza d’uso.

Trasferire un canale, recuperare una diretta


La novità più visibile riguarda i canali. La versione 8 aveva introdotto la gestione condivisa da parte di più persone; la 8.2 aggiunge la possibilità di trasferire la proprietà di un canale a un altro account della stessa piattaforma, conservando il pubblico già acquisito. Eventuali persone che lo gestivano restano operativi anche dopo il passaggio.

Cambia anche il comportamento delle dirette, che ora si possono mettere in pausa come un normale video registrato. Finora, fermando una trasmissione in corso, al ritorno ci si ritrovava al momento attuale e si perdeva tutto quello che era andato in onda nel frattempo. Con la 8.2 invece si riprende dal punto esatto in cui ci si era fermati, e da lì si possono recuperare i minuti saltati fino a riallinearsi alla diretta. La funzione va prima abilitata dall’amministratore dell’istanza e poi attivata da chi trasmette.

L’editor integrato Studio, che già consente di tagliare un video, applicare una filigrana o aggiungere intro e finali senza strumenti di terze parti, ora permette anche di eliminare porzioni interne a un filmato, indicando il punto di inizio e di fine del segmento da rimuovere.

Interfaccia e strumenti di moderazione


Diverse migliorie riguardano l’uso quotidiano. Il lettore ora ricorda risoluzione e velocità di riproduzione scelte nel browser, consente di ribaltare orizzontalmente un video e mostra una nuova animazione di caricamento. Per amministratori e moderatori arrivano filtri di tabella più semplici e l’accettazione o il rifiuto in blocco di video e segnalazioni, oltre a un’indicazione visiva quando l’autore di un video o di un commento è stato silenziato a livello di piattaforma. L’interfaccia, infine, è disponibile anche in coreano e rumeno. Il changelog completo elenca poi altre aggiunte, come il conteggio dei download dei propri video e il supporto ai podcast nelle playlist.

Per chi gestisce un’istanza, l’aggiornamento è urgente


C’è un punto che riguarda direttamente gli amministratori e che conviene non rimandare. Le note di rilascio invitano a passare almeno alla versione 8.1.8 per mettersi al riparo da una vulnerabilità critica corretta nella 8.1.6. Si tratta di una SQL injection che arrivava attraverso l’URL dell’inbox di un attore ActivityPub durante l’aggiornamento dei punteggi di follow, segnalata da Nagarajan Selvaraj Paulmony.

Lo stesso rilascio di sicurezza ha sistemato altri problemi: il rifiuto degli oggetti JSON-LD con proprietà speciali, segnalato dal team di sicurezza di Mastodon, la restrizione dell’assegnazione dei ruoli ai soli amministratori, il blocco del riutilizzo dei token di autenticazione esterni, la difesa contro attacchi SSRF su import e sincronizzazione dei canali e un limite più stringente sulle richieste di reimpostazione della password. Per gli utenti finali non cambia nulla di operativo; per chi ospita un’istanza l’aggiornamento resta la priorità.

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Il barone di Calvino e l’arte di abitare il vuoto

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Il barone Rampante

Italo Calvino

Mondadori

312

mondadoristore.it/il-barone-ra…

Che cosa significa guardare il mondo dall’alto senza mai più scendere? Attraverso la parabola di Cosimo Piovasco di Rondò, Italo Calvino firma il suo manifesto sul dissenso politico e l’autodeterminazione. Dalla rivolta intima del rifiuto di un piatto di lumache all’amicizia intellettuale con il brigante Gian dei Brughi, fino allo specchio emotivo dell’amore per Viola: un viaggio alla scoperta della “giusta distanza”, dove l’isolamento radicale non è fuga, ma una forma più profonda e consapevole di partecipazione sociale.


Italo Calvino e l’etica della precisione


La figura di Italo Calvino si staglia come una delle più originali nel panorama letterario del Novecento. Nato nel 1923 a Santiago de Las Vegas, a Cuba, da genitori scienziati che gli trasmisero un profondo rispetto per la natura e il rigore intellettuale, Calvino trascorse la giovinezza a Sanremo. La Liguria della sua giovinezza, con i suoi paesaggi e i suoi contrasti — il mare e l’entroterra, la natura selvaggia e la modernità borghese della Riviera — influenzò profondamente la sua sensibilità e il suo immaginario. Dopo aver preso parte alla Resistenza nelle file delle Brigate Garibaldi — esperienza poi raccontata nel suo esordio narrativo — intraprese una brillante carriera editoriale presso la casa editrice Einaudi di Torino.
Italo Calvino fu uno scrittore animato da interessi estremamente ampi: dalla letteratura alla scienza, dalla filosofia alla politica. Pur mantenendo uno sguardo lucido e razionale sulla realtà, affidò spesso all’immaginazione e al fantastico il compito di esplorare temi complessi come la conoscenza, la natura umana e il rapporto tra l’uomo e il mondo contemporaneo. Nel corso della sua carriera passò dai racconti legati all’esperienza della guerra e dell’impegno politico a opere più sperimentali, nelle quali si intrecciano riflessione scientifica, gioco narrativo e fantasia, mantenendo sempre uno stile chiaro, essenziale ed elegante.

La trilogia degli antenati


Negli anni Cinquanta, Calvino scrisse tre romanzi raggruppati sotto il titolo “I nostri antenati”. Queste opere esplorano la condizione umana attraverso allegorie storiche e fantastiche:
– Il visconte dimezzato (1952) narra la storia del visconte Medardo di Terralba, che una cannonata divide in due metà perfette, una malvagia e una buona. Il racconto indaga la frammentazione dell’uomo contemporaneo e la sua perenne incompletezza.
– Il barone rampante (1957) segue le vicende di Cosimo Piovasco di Rondò, il quale decide di vivere sugli alberi per il resto dei suoi giorni. Rappresenta la ricerca dell’autodeterminazione e della giusta distanza per comprendere il mondo.
– Il cavaliere inesistente (1959) presenta Agilulfo, un’armatura che cammina e parla ma non contiene un corpo, sorretta solo dalla forza di volontà. L’opera riflette sulla perdita di identità e sulla pura funzione burocratica o militare.

Il barone rampante: una rivoluzione sospesa tra i rami


Il capitolo centrale della trilogia narra la straordinaria esistenza di Cosimo che, a seguito di un diverbio familiare causato da un piatto di lumache rifiutato, abbandona il suolo. Questa scelta si trasforma in un progetto di vita coerente che accompagnerà il protagonista fino alla morte.
La narrazione, affidata alla voce del fratello minore Biagio, procede con una levità che nasconde significati filosofici profondi. Cosimo non si isola dal mondo per indifferenza, ma per trovare la giusta prospettiva che permetta di servirlo meglio. Dalla sua posizione privilegiata, partecipa attivamente alle vicende del tempo: organizza squadre antincendio, studia mappe per proteggere i boschi, scrive ai filosofi dell’Illuminismo e osserva le guerre napoleoniche.
L’ambientazione appare lussureggiante, un’Ombrosa settecentesca fatta di lecci, olmi e roveri che formano una vera città sospesa. In questo spazio, Cosimo sperimenta l’amore tormentato per Viola e l’amicizia con briganti colti, dimostrando che la libertà individuale non coincide con la solitudine, ma con una diversa forma di partecipazione sociale.

Cosimo e il brigante Gian dei Brughi: l’ombra del fuorilegge tra le fronde del sapere


In questo capolavoro, l’incontro tra Cosimo Piovasco di Rondò e il temibile brigante Gian dei Brughi rappresenta uno dei momenti più affascinanti della narrazione. Questa amicizia nasce in modo del tutto inaspettato tra le fronde degli alberi e trasforma radicalmente la vita del malvivente.
È un legame fondato sulla lettura, Gian dei Brughi, nonostante la sua fama di uomo spietato e pericoloso, rivela una fragilità sorprendente e una passione travolgente per i libri. Cosimo diventa il suo fornitore ufficiale di romanzi, calandoli dai rami e aprendo al brigante orizzonti mentali mai esplorati prima. La letteratura agisce come un incantesimo che distoglie l’uomo dalle sue attività criminose, si assiste, durante la lettura, a una vera e propria metamorfosi del fuorilegge.
Questa vicinanza produce effetti singolari e quasi comici:
– Il brigante trascura le imboscate per finire i capitoli dei libri.
– La sua banda lo abbandona perché lo considera ormai rammollito dalla lettura.
– Il desiderio di conoscere il finale delle storie supera l’istinto di sopravvivenza.
Il legame evidenzia il potere civilizzatore della cultura, ma sottolinea anche la solitudine di due figure marginali. Cosimo osserva il mondo dall’alto mentre Gian dei Brughi lo guarda attraverso le pagine degli autori del tempo. La fine del brigante, che affronta il patibolo chiedendo notizie sull’ultima pagina di un romanzo, suggella questa unione intellettuale nata tra terra e cielo.

L’incontro con Viola e la rivelazione del cuore


La vita di Cosimo Piovasco di Rondò sugli alberi non rappresenta solo una fuga dalle convenzioni sociali, ma diventa il palcoscenico di un sentimento travolgente che mette a nudo la sua anima. L’ingresso di Viola nella narrazione segna il passaggio dall’isolamento sdegnoso alla scoperta della vulnerabilità umana. L’incontro avviene quando sono ancora bambini, divisi da un confine che pare invalicabile. Lei, bionda e altera, dondola su un’altalena nel giardino dei nobili d’Ondariva. Lui la osserva dall’alto dei rami, oltre il muro di cinta. Sin da quel primo istante nasce un legame indissolubile fatto di sfide e una distanza fisica che non verrà mai colmata del tutto, poiché Cosimo resterà fedele alla sua scelta di abitare tra le foglie.
La loro storia esplode con forza anni dopo, quando Viola ritorna a Ombrosa ormai donna. Il loro amore vive di una tensione costante, un gioco di supremazia e libertà che si consuma interamente sugli alberi. Non esiste una quotidianità ordinaria per loro, ma solo incontri sospesi tra il cielo e la terra. Viola rappresenta l’unica persona capace di scuotere le certezze di Cosimo, portandolo a sperimentare una passione che rasenta la follia. Questa relazione non costituisce un semplice diversivo, ma rappresenta il fulcro della maturazione psicologica del Barone. Attraverso l’amore per Viola, Cosimo definisce i contorni della propria anima. Calvino descrive questo momento magico con parole che restano scolpite nella letteratura mondiale:
«Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.»
Queste righe svelano il valore supremo del loro legame. L’altro diventa lo specchio in cui finalmente ci si vede per ciò che si è davvero. Cosimo, pur avendo scelto l’isolamento dagli uomini, scopre la propria identità solo nel momento in cui si riflette negli occhi di Viola. La loro storia dimostra che anche la scelta più radicale di solitudine non può prescindere dal bisogno di essere riconosciuti da un altro essere umano.

Biagio e il legame fraterno tra terra e cielo


Il rapporto tra Cosimo e suo fratello Biagio costituisce l’ossatura narrativa dell’opera, poiché Biagio non rappresenta solo la voce narrante ma incarna l’unico ponte costante che il Barone mantiene con il mondo dei camminatori. Mentre Cosimo sceglie la rivolta e l’ascensione, Biagio accetta il peso delle responsabilità terrene e della tradizione familiare, diventando l’osservatore silenzioso di un’esistenza straordinaria. Egli svolge la funzione fondamentale di custode raccogliendo le gesta del fratello maggiore con un misto di ammirazione e affetto, occupandosi delle sue necessità pratiche e agendo come un tramite tra l’altezza degli alberi e la polvere del suolo. Questa relazione si fonda su una complementarietà silenziosa dove Biagio rappresenta la normalità che permette alla scelta radicale di Cosimo di risaltare. Nonostante l’apparente distanza, tra loro esiste un’intesa profonda che non richiede parole, poiché Biagio comprende il bisogno di libertà del fratello senza mai giudicarlo. La sua narrazione diventa così un atto d’amore supremo, una testimonianza necessaria per sottrarre all’oblio la vita di chi ha guardato il mondo dall’alto senza mai più scendere.

Stile narrativo e ricchezza lessicale


Dal punto di vista stilistico, Il barone rampante rivela la straordinaria attenzione che Calvino riserva alla lingua. Ogni parola appare scelta con precisione quasi artigianale, frutto di una ricerca che affonda le radici nella storia stessa del linguaggio e nella consapevolezza del suo valore espressivo. La ricchezza lessicale non si traduce mai in ostentazione erudita, al contrario, la scrittura conserva una naturalezza che rende il testo accessibile e coinvolgente. Nelle pagine del romanzo la prosa acquista spesso il ritmo e la leggerezza della poesia, trasformando descrizioni, dialoghi e riflessioni in immagini nitide che restano impresse nella memoria del lettore. Calvino possiede la rara capacità di unire eleganza e chiarezza, profondità e immediatezza, costruendo un racconto che può essere apprezzato a età diverse e su livelli differenti. Il giovane lettore è catturato dall’avventura e dalla fantasia, mentre quello più maturo scopre una fitta trama di significati, riferimenti culturali e riflessioni sull’esistenza. È proprio questa armonia tra precisione linguistica, immaginazione narrativa e tensione poetica a conferire al romanzo una vitalità che continua a parlare a generazioni lontane da quella in cui è stato scritto.

Considerazioni conclusive


Il barone rampante rimane un’opera imprescindibile per chi desideri riflettere sul valore della coerenza personale e della libertà individuale. Calvino regala ai lettori un protagonista straordinario, capace di mantenere fede alle proprie scelte fino alla fine della sua esistenza. Attraverso la figura di Cosimo, il romanzo invita a ricercare un punto di vista originale sul mondo, che permetta di osservare la realtà con spirito critico senza rinunciare alla propria umanità.
Oggi, mentre gli spazi verdi e gli ecosistemi sono sempre più minacciati dall’espansione urbana e dall’impatto delle attività umane, la lezione di Cosimo conserva una straordinaria attualità. Vivendo tra gli alberi, il protagonista sviluppa un rapporto profondo e rispettoso con la natura, insegnando che l’essere umano non può considerarsi separato dall’ambiente che lo circonda. Il bosco di Ombrosa diventa così il simbolo di un equilibrio da preservare e di una responsabilità che riguarda ogni generazione.
Allo stesso tempo, nell’epoca digitale, caratterizzata da una continua connessione e da un flusso incessante di informazioni, il messaggio del romanzo assume un ulteriore significato. Molti giovani si confrontano quotidianamente con modelli, opinioni e contenuti che rischiano di uniformare il pensiero. Cosimo dimostra invece quanto sia importante costruire una propria identità, sviluppare autonomia di giudizio e osservare la realtà da prospettive diverse senza rinunciare al dialogo con gli altri.
Leggere oggi Calvino significa quindi confrontarsi con temi che restano fondamentali: la libertà personale, il rispetto dell’ambiente, il valore della cultura e la ricerca della propria autenticità. In particolare, Il barone rampante e l’intera trilogia I nostri antenati offrono ai lettori, soprattutto ai più giovani, l’opportunità di riflettere sull’identità, sul rapporto tra individuo e società e sulla necessità di immaginare un futuro più consapevole e sostenibile. La scrittura di Calvino, elegante e ricca di fantasia, riesce ad affrontare questioni profonde senza mai risultare pesante o retorica, dimostrando come i grandi classici possano ancora fornire strumenti preziosi per comprendere il mondo contemporaneo.

#Calvino #letteraturaItaliana

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Storia dell’umorismo e del grottesco: ridere dell’assurdo in letteratura

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Non si ride mai soltanto per divertimento.
Siamo abituati a pensare all’umorismo come a una via di fuga, a un momento di leggerezza per staccare la spina da una realtà troppo pesante. Ma la grande letteratura ci insegna esattamente il contrario.

Quando il mondo diventa incomprensibile, quando le regole sociali si trasformano in una prigione asfissiante o la violenza del potere sfiora il ridicolo, il riso smette di essere evasione e diventa un atto di legittima difesa. Un’arma chirurgica.

La storia dell’umorismo nella letteratura non è un catalogo di battute o di finali a sorpresa. È, piuttosto, la cronaca spietata di come l’essere umano ha cercato di sopravvivere al crollo della ragione.
Dal “sentimento del contrario” di Luigi Pirandello fino alle metamorfosi ripugnanti di Franz Kafka, passando per il nichilismo spaziale di Kurt Vonnegut, gli scrittori hanno sempre saputo che per smascherare l’inganno della realtà non serve un saggio accademico. Serve una deformazione grottesca.

Perché se il mondo è diventato una gabbia di matti, raccontarlo in modo logico e ordinato significa esserne complici. Raccontarlo attraverso il filtro della letteratura dell’assurdo e del grottesco significa, invece, prendere la pillola rossa. Significa sabotare il meccanismo dall’interno e costringere il lettore a guardare nell’abisso, ma con un ghigno amaro stampato sulle labbra.

In questo viaggio esploreremo l’anatomia del riso. Scopriremo come la satira sociale, l’alienazione e l’umorismo nero siano diventati i linguaggi segreti con cui i più grandi dissidenti della penna hanno decodificato i traumi del Novecento (e non solo).

Anatomia del riso: la differenza tra comicità, ironia e umorismo


Per capire come la letteratura usa il riso come grimaldello psicologico, dobbiamo prima fare pulizia. Nel linguaggio quotidiano, usiamo parole come comico, ironico o umoristico come se fossero sinonimi.
Ma per chi scrive (e per chi legge cercando qualcosa oltre la superficie), confondere questi termini è come confondere un cerotto con un bisturi.

La differenza tra ironia, comicità e umorismo è il fondamento stesso dell’intelligenza narrativa.

La comicità è un riflesso condizionato, quasi meccanico. Funziona sull’avvertimento immediato di un contrasto, di un errore o di un inciampo. La classica persona anziana che scivola su una buccia di banana fa ridere perché il nostro cervello registra una rottura improvvisa della normalità. È una risata superficiale, fisica, che si esaurisce nell’istante in cui esplode. Non richiede empatia, anzi: vive della nostra superiorità momentanea su chi è caduto.

L’ironia, invece, è un gioco intellettuale. È la lama fredda dell’intelletto. Chi usa l’ironia afferma il contrario di ciò che pensa, costringendo il lettore a un’operazione di decodifica mentale. È uno strumento potente per la satira, perché crea una distanza di sicurezza tra chi parla e l’oggetto della critica. L’ironista osserva il mondo dall’alto, lo giudica e lo deride con eleganza, senza mai sporcarsi le mani.

E poi c’è l’umorismo.
L’umorismo è tutta un’altra bestia. Non si ferma alla superficie della caduta e non si nasconde dietro la superiorità dell’intelletto. L’umorismo nasce quando, dopo aver riso della persona anziana che è caduta, la mente fa un passo in più: si chiede perché quella persona aveva fretta, nota che le sue scarpe sono consumate e, improvvisamente, la risata si strozza in gola.

L’umorismo non è la percezione di un errore, ma la dolorosa comprensione delle cause che lo hanno generato. È un riso che nasce dal trauma, dall’inadeguatezza, dall’amara consapevolezza che la condizione umana è, nella sua essenza, tragicamente imperfetta. Non crea distanza, ma empatia.

I codici della mente: l’umorismo pirandelliano


Nessuno, nella storia della letteratura mondiale, ha sezionato questo meccanismo con la precisione clinica di Luigi Pirandello. È lui a coniare il concetto definitivo di “Avvertimento del contrario” (il comico) e “Sentimento del contrario” (l’umorismo).

Se vuoi capire come questa intuizione abbia scardinato le basi della narrazione moderna, distruggendo il confine tra maschera sociale e identità, entra nel nostro approfondimento:

L’umorismo di Luigi Pirandello e la differenza con comicità e ironia


La comicità ci fa ridere degli altri. L’ironia ci fa ridere con intelligenza degli altri. L’umorismo, e la sua deriva estrema, il grottesco, ci costringono a ridere di noi stessi, proprio mentre l’universo ci crolla addosso.

Il grottesco e l’alienazione: Kafka e la deformazione della realtà


Se l’umorismo scava nel dolore, il grottesco compie il passo definitivo: prende la realtà, la squarta e ne esaspera i difetti fino a renderli mostruosi, ripugnanti e, paradossalmente, familiari.

Il grottesco in letteratura non è un semplice “genere horror”. È una tecnica di straniamento. Quando le regole della logica ordinaria collassano, l’unico modo per descrivere una società malata è applicare quelle stesse regole a situazioni impossibili. È qui che il riso si mescola all’angoscia, dando vita a capolavori che superano il concetto stesso di “romanzo” per diventare incubi collettivi. E il maestro incontrastato di questa alchimia oscura è, senza dubbio, Franz Kafka.

Pensiamo a La Metamorfosi. Gregor Samsa si risveglia trasformato in un immenso e schifoso insetto. Questa è la premessa tragica. Ma dov’è l’umorismo assurdo? Sta nella reazione di Gregor: non è terrorizzato dal fatto di essere diventato uno scarafaggio gigante; la sua preoccupazione principale e ossessiva è quella di aver perso il treno per andare a lavoro e di come giustificare il ritardo col suo capoufficio.

La deformazione del corpo è grottesca, ma la vera comicità nera, agghiacciante, risiede nell’alienazione totale dell’individuo moderno, così schiacciato dai doveri del capitalismo e della burocrazia da non rendersi conto della perdita della propria umanità. Kafka e l’alienazione sono inscindibili proprio perché l’autore praghese utilizza il mostruoso per farci ridere – un riso strozzato, a denti stretti – dell’assurdità della nostra esistenza burocratizzata.

I labirinti della mente: Kafka e il riso amaro


L’opera kafkiana è un ecosistema complesso dove l’incubo e la farsa si tengono per mano. Per esplorare come “Il Processo” o “Il Castello” siano, in fondo, delle nerissime commedie sull’impotenza dell’uomo di fronte al sistema, leggi il nostro saggio:

Kafka e l’umorismo assurdo: il riso amaro tra alienazione e burocrazia

Se Kafka usa l’insetto e il tribunale per descrivere l’isolamento dell’individuo, cosa succede quando un’intera nazione precipita nella follia autoritaria? Per capirlo, dobbiamo spostarci verso Est.

L’umorismo russo: sopravvivere alla follia del potere


Esiste una geografia del riso. E se c’è un luogo in cui l’umorismo e la satira sociale hanno dovuto affilare le lame fino a farle diventare armi per la sopravvivenza, quella è la Russia.


Dagli anni bui dello zarismo fino alla morsa paranoica dello stalinismo, la letteratura russa non ha mai smesso di usare il grottesco come l’unico megafono possibile per gridare verità inconfessabili. L’umorismo russo è peculiare: è cupo, fatalista, surreale, capace di fondere una miseria straziante con situazioni di un ridicolo esplosivo.

Tutto ha inizio con Nikolaj Gogol. Nel suo celebre racconto Il Naso, l’organo olfattivo di un altezzoso assessore di collegio si stacca dal viso del proprietario e inizia a condurre una vita propria, arrivando addirittura a ottenere un grado burocratico superiore a quello del suo ex-padrone. L’assurdo non è l’evento fantastico in sé, ma il fatto che l’intera società di San Pietroburgo – magistrati, medici, poliziotti – accetti la situazione e cerchi di gestirla compilando scartoffie e seguendo i protocolli.
Gogol ci mostra che la burocrazia statale è così ottusa e meccanica che persino un naso gigante in divisa può farne carriera.

Questa eredità grottesca è stata raccolta decenni dopo da maestri come Michail Bulgakov, che nel Il Maestro e Margherita usa nientemeno che il Diavolo in persona (e un enorme gatto nero parlante armato di pistola) per mettere a soqquadro l’ipocrita società sovietica e l’ateismo di Stato.
E non si può parlare di letteratura dell’assurdo senza citare Daniil Charms e l’avanguardia dell’OBERIU. Le loro “miniprose” – storielle insensate, frammentate, dove le vecchie cadono dalle finestre una dopo l’altra – erano una reazione viscerale a un mondo (quello staliniano) in cui la logica e la giustizia erano state polverizzate. Se la realtà imposta dal potere non ha più senso, l’unico modo per non impazzire è abbracciare il nonsense totale.

Satira e fantascienza: il nichilismo ironico di Mark Twain e Kurt Vonnegut


Se i russi hanno usato il grottesco per sopravvivere alla tirannia di Stato, gli autori americani ne hanno fatto un’arma letale contro i miti fondativi del proprio Paese: il progresso inarrestabile, il puritanesimo religioso e il capitalismo sfrenato.

Quando pensiamo all’umorismo americano, la mente corre subito alla stand-up comedy o alle sit-com. Ma le radici della satira sociale d’oltreoceano affondano nell’opera di Mark Twain.
Twain non era solo un narratore di avventure sul Mississippi. Negli ultimi anni della sua vita, la sua ironia è diventata nerissima e ferocemente antireligiosa. Ha usato l’umorismo per smontare pezzo per pezzo le ipocrisie dell’imperialismo e della morale benpensante, dimostrando che il “sogno americano” spesso si reggeva su un incubo di razzismo e avidità. L’ironia, nelle sue mani, era un acido corrosivo capace di sciogliere le false certezze della società vittoriana.

I maestri della satira: Mark Twain


Per scoprire il lato meno noto, più oscuro e geniale del creatore di Tom Sawyer, e analizzare la sua opera di smantellamento satirico dei dogmi religiosi e sociali, esplora il nostro ritratto:

Mark Twain: biografia, opere e pensiero

Eppure, per trovare la vetta assoluta dell’umorismo usato come scudo contro il trauma, dobbiamo aspettare la seconda metà del Novecento e l’arrivo della fantascienza sociologica. Dobbiamo aspettare Kurt Vonnegut.


Vonnegut è l’architetto del nichilismo ironico. Sopravvissuto al mostruoso bombardamento incendiario di Dresda (un evento così inenarrabile da sfuggire alla logica umana), Vonnegut capisce che la narrativa tradizionale non basta per raccontare l’orrore della guerra moderna. Per farlo, serve uno stravolgimento grottesco.
Nei suoi romanzi, come Mattatoio n. 5 o La colazione dei campioni, mescola alieni a forma di sturalavandini, viaggi nel tempo sgangherati e apocalissi causate dalla stupidità umana.

Il suo umorismo è compassionevole ma disperato. La sua celebre frase “Così va la vita” (So it goes), ripetuta dopo ogni singola menzione di morte, non è cinismo: è l’accettazione assurda dell’impossibilità di comprendere il male. Vonnegut usa la satira fantascientifica per dirci che siamo una specie ridicola, capace di distruggere interi pianeti pur di sentirci importanti, ma che – nonostante tutto – meritiamo ancora un po’ di pietà.

L’ironia contro l’apocalisse: Kurt Vonnegut

Esplora come la fantascienza possa diventare lo strumento più alto per analizzare le nevrosi dell’America contemporanea, attraverso la vita e le opere del padre di “Mattatoio n. 5”:

Kurt Vonnegut: biografia dello scrittore americano di fantascienza


Oltre la letteratura: il riso come sabotaggio della “Patocrazia”


Fino a questo momento abbiamo esplorato il riso all’interno dei confini rassicuranti della pagina stampata. Ma l’umorismo grottesco e la satira feroce non sono nati per rimanere chiusi nelle biblioteche. Sono strumenti politici.

Esiste un termine clinico per descrivere un sistema di potere malato, in cui individui privi di empatia e moralità riescono a raggiungere i vertici della società, imponendo la propria visione distorta alla massa: si chiama Patocrazia. Quando una democrazia si trasforma in una patocrazia strisciante, il dibattito logico e razionale cessa di funzionare. Non puoi usare argomentazioni sensate per sconfiggere un potere che ha già riscritto le regole della logica (come ci ricorda 1984 di George Orwell o la grottesca burocrazia di Kafka).

In questo scenario, la satira sociale smette di essere intrattenimento e diventa l’equivalente verbale del sabotaggio. L’umorismo nero è il granello di sabbia negli ingranaggi del potere.

Non è un caso che i regimi totalitari (di ieri e di oggi) siano spesso incapaci di gestire la satira. Possono imprigionare i dissidenti, possono vietare i saggi politici, ma restano impotenti di fronte a una folla che ride di loro. Ridicolizzare l’autorità, esporne la miseria nascosta dietro le parate militari o i tweet altisonanti, significa spezzarne l’incantesimo. Significa mostrare che il re non solo è nudo, ma è anche goffo.

Questa natura eversiva del riso ha radici profonde. L’umorismo nero e la caricatura sono sempre stati gli strumenti privilegiati da chi ha scelto di non allinearsi, dai giullari di corte (gli unici a poter dire la verità al sovrano) fino alla stand-up comedy più radicale e sotterranea di oggi, passando per l’anarchismo storico.

L’anarchia, contrariamente allo stereotipo del bombarolo accigliato, ha spesso utilizzato l’ironia amara e la satira per smontare i miti dello Stato, della Chiesa e del Capitale. Ridere delle istituzioni non è solo una forma di sfogo: è il primo passo per dimostrare che un’alternativa è possibile, e che le strutture che ci sembrano eterne e immutabili sono, in realtà, ridicolmente fragili.

Dissenso e ironia: ridere fa bene all’ideale


Per capire come la rottura degli schemi sociali passi anche attraverso lo sberleffo intelligente, la satira pungente e la capacità di non prendersi mai troppo sul serio (nemmeno durante la rivoluzione), leggi il nostro approfondimento su:

L’umorismo anarchico e la satira come strumenti di critica sociale
e
Umorismo e anarchismo: ridere fa bene all’ideale


Perché abbiamo un disperato bisogno della letteratura dell’assurdo


Siamo giunti alla fine di questo viaggio anatomico attraverso il riso che fa male. Eppure, una domanda rimane aperta: in un’epoca come la nostra, dominata da ansia, conflitti reali e crisi continue, non dovremmo cercare storie rassicuranti? Perché ostinarci a leggere autori che ci ricordano quanto il mondo possa essere assurdo, burocratico e insensato?

La risposta è che l’umorismo grottesco è il più grande vaccino contro il cinismo.

Oggi viviamo nell’epoca dell’iper-razionalità da un lato (algoritmi, metriche, efficienza) e della finta perfezione estetica dall’altro (i social network). In questo habitat asettico, la letteratura dell’assurdo compie un gesto di pietà: ci ricorda che l’essere umano è, per sua natura, imperfetto, irrazionale e spesso patetico.

Leggere Pirandello, Kafka, Gogol, Twain o Vonnegut ci restituisce la nostra umanità più autentica. Ci insegna che non siamo i soli a sentirci fuori posto, a provare il terrore di non essere all’altezza o a percepire l’insensatezza di certe gerarchie sociali.

Ridere del mostruoso ci impedisce di diventarne complici. L’umorismo che nasce dal dolore non cancella la ferita, ma ci permette di guardarla senza esserne distrutti. E finché saremo in grado di scorgere il ridicolo nascosto nelle tragedie del potere o nelle nostre piccole nevrosi quotidiane, manterremo in vita l’unico spazio in cui l’autorità e l’alienazione non potranno mai raggiungerci: la nostra mente.

#kafka #Pirandello #satira #twain #umorismo #umorismoesatira #Vonnegut


Kafka e l’umorismo assurdo: il riso amaro tra alienazione e burocrazia

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Quando il riso si fa amaro e profondo


L’umorismo di Franz Kafka non fa ridere nel senso tradizionale del termine. Non suscita una risata fragorosa né una comicità immediata: piuttosto, si insinua sotto pelle, come un’inquietudine che si maschera da sorriso. Parlare di umorismo tragico in Kafka significa avvicinarsi a una forma di riso che nasce dall’assurdo e dallo straniamento, in un universo in cui le regole sembrano scritte da una logica sconosciuta. L’umorismo di Kafka è dunque un umorismo che oscilla tra il grottesco e il tragico, che emerge dalla tensione fra il desiderio di comprensione e l’ineluttabile incomprensibilità del mondo. Questo riso amaro non è evasione, ma uno strumento sottile di consapevolezza. Capire perché l’umorismo in Kafka risulti così disturbante significa riconoscere la sua funzione: trasformare l’assurdo in una lente con cui osservare le contraddizioni dell’esistenza. Kafka porta il lettore a confrontarsi con l’insensatezza attraverso un umorismo assurdo che non consola, ma interroga. Così, nella tensione fra comicità e angoscia, si apre un varco per riflettere sulla condizione umana.

L’assurdità come fondamento dell’umorismo kafkiano


In Kafka, l’assurdo non è un’eccezione narrativa, ma il tessuto stesso del reale. Le sue opere sono costruite su una logica interna che appare del tutto illogica: uomini arrestati senza motivo, impiegati che inseguono autorità irraggiungibili, creature che si trasformano inspiegabilmente. L’assurdità nelle opere di Kafka non è solo una cifra stilistica: è un modo per mostrare come la realtà, se osservata senza filtri consolatori, possa risultare spietatamente incoerente. In questo contesto, il mondo incomprensibile di Kafka si popola di personaggi che cercano risposte, ma si scontrano con un muro di silenzi e procedure vuote. È in questa frizione che si genera l’umorismo assurdo: ridiamo, non perché qualcosa sia oggettivamente comico, ma perché ci troviamo davanti a un destino ineluttabile governato da regole che sfuggono a ogni logica umana.

La logica illogica di Kafka amplifica la nostra sensazione di alienazione. Ed è proprio questa alienazione, così spinta da diventare caricaturale, che apre la porta a una forma di riso paradossale. L’alienazione e l’umorismo in Kafka si fondono in una risata che nasce dall’impotenza, dal riconoscere nei suoi personaggi una parte della nostra stessa lotta per dare senso a un mondo che sembra fatto apposta per negarci risposte. L’assurdo, così, non è solo angoscia: è anche lo specchio deformante attraverso cui Kafka ci invita a guardarci con occhi nuovi — e a ridere, amaramente, della nostra condizione.

La burocrazia oppressiva e il riso della resa


In Kafka, la burocrazia non è solo un apparato amministrativo: è un’entità quasi metafisica, opaca e onnipresente, che schiaccia i singoli individui con la sua mole incomprensibile. Nei romanzi come Il Processo e Il Castello, i protagonisti sono immersi in labirinti di regole e formalità che non comprendono e da cui non possono uscire. L’umorismo della burocrazia in Kafka nasce proprio da questo scarto tra la precisione delle procedure e l’assenza totale di senso. K., il protagonista de Il Castello, cerca invano di ottenere spiegazioni da funzionari che non compaiono mai o parlano per allusioni; Josef K., ne Il Processo, è trascinato in un sistema giudiziario che lo accusa senza mai dirgli il motivo. Di fronte a queste strutture opprimenti, l’unica possibilità di sopravvivenza diventa il riso: un riso della resa, disilluso ma necessario.

In questo contesto, l’umorismo nero legale che Kafka costruisce ha un potere singolare: trasforma il tragico in paradossale, l’ingiustizia in grottesca comicità. L’oppressione e l’umorismo in Kafka si nutrono a vicenda, dando forma a una narrazione in cui la comicità è una crepa nel muro dell’assurdo. I dettagli minuziosi con cui Kafka descrive timbri, documenti, ordini e sottoposti che si rimandano tra loro creano un effetto comico solo in apparenza leggero, che in realtà scava a fondo nell’angoscia del vivere. È proprio il processo kafkiano a mostrarci come la precisione delle parole possa diventare un’arma spuntata, e come l’umorismo kafkiano fiorisca nei punti in cui il linguaggio si frantuma contro la realtà inafferrabile del potere.

Il grottesco e la deformazione del reale attraverso la metamorfosi del riso


In Kafka, l’umorismo assurdo si manifesta spesso attraverso il grottesco: una deformazione improvvisa e inquietante della realtà che produce un effetto tanto comico quanto disturbante. L’esempio più emblematico è La Metamorfosi, dove Gregor Samsa si sveglia trasformato in un “enorme insetto immondo” – un evento che viene narrato con una naturalezza disarmante. Non c’è stupore né da parte del protagonista, né dei familiari: tutto si svolge in un tono apparentemente neutro, che accentua il carattere grottesco e tragicamente comico della vicenda. Questo è l’umorismo ne “La Metamorfosi” – un riso che nasce dal paradosso di trattare l’incredibile come se fosse quotidiano.

I personaggi grotteschi di Kafka, come Gregor o i funzionari labirintici de Il Castello, incarnano una comicità della deformazione: non sono caricature comiche in senso classico, ma figure deformate dall’assurdo, vittime di un mondo che li plasma secondo logiche inumane. La trasformazione grottesca diventa allora simbolo dell’alienazione, della perdita di identità, e paradossalmente anche di una comicità amara e tagliente. In questo contesto, l’umorismo kafkiano non consola, ma disvela: ci costringe a ridere mentre ci mostra l’orrore di una realtà insensata.

Kafka sembra dirci che il riso può scaturire anche laddove l’angoscia è più intensa, e che spesso questa risata è una forma di resistenza minima – una forma di significato dell’umorismo in Kafka che coincide con l’accettazione passiva e ironica dell’inspiegabile.

Situazioni imbarazzanti e l’umorismo della vergogna


Uno degli aspetti più sottili e perturbanti dell’umorismo in Kafka è legato all’imbarazzo: una dimensione profondamente umana che diventa, nelle sue opere, fonte di disagio ma anche di riso amaro. Kafka eccelle nel costruire situazioni imbarazzanti, al limite dell’umiliazione, in cui i suoi personaggi si trovano esposti, inadeguati, privati di ogni dignità. Questo tipo di ridicolo kafkiano non fa ridere per leggerezza, ma per la cruda esposizione della fragilità umana.

In racconti come Davanti alla legge o Relazione per un’accademia, così come ne Il Processo, i protagonisti si trovano spesso in contesti in cui la loro impotenza è totale e il loro imbarazzo esistenziale è palpabile. Il lettore osserva, con una sorta di partecipazione disarmata, le loro goffe reazioni, i tentativi inutili di difendersi, giustificarsi, conformarsi a regole che sfuggono alla logica. È qui che nasce il riso disturbante tipico di Kafka: l’umorismo della vergogna, quello che ci mette a disagio proprio perché ci riguarda da vicino.

Questa comicità è profondamente legata all’alienazione dell’individuo moderno, e ci mette di fronte a un paradosso: ridiamo mentre percepiamo il dolore dell’altro, forse perché in fondo riconosciamo qualcosa di nostro in quel disagio. È il meccanismo del riso e dell’assurdità in Kafka: il riso non consola né libera, ma ci inchioda davanti all’insensatezza di molte dinamiche sociali ed esistenziali. E proprio qui risiede una delle chiavi più potenti per comprendere perché l’umorismo in Kafka conservi una forza così viva e tagliente.

Un meccanismo di difesa contro l’angoscia


L’umorismo di Kafka non è solo uno stile narrativo o una cifra estetica: è anche e soprattutto uno strumento di sopravvivenza. In un universo dove ogni logica si dissolve e le certezze dell’esistenza si sgretolano, il riso amaro di Kafka agisce come valvola di sfogo, come meccanismo di difesa contro l’angoscia. Di fronte all’assurdità del reale, al peso dell’ignoto e alla crudeltà delle strutture anonime che governano il destino umano, l’umorismo si insinua come forma estrema di lucidità.

Kafka non ci chiede di ridere con leggerezza, ma ci invita a sopportare l’insostenibile attraverso il riso. Come una sorta di catarsi rovesciata, l’umorismo tragico kafkiano ci offre la possibilità di abitare l’angoscia senza esserne annientati. È una difesa fragile, certo, ma autentica. La risata – quando arriva – è nervosa, tesa, piena di disagio. E proprio per questo è sincera.

Non si tratta solo di sfuggire al dolore, ma di riconoscere che, nella messa in scena dell’assurdo, il riso può diventare un’arma contro l’opacità del mondo. Così, il significato dell’umorismo in Kafka si fa più chiaro: non serve a consolare, ma a far vedere. Non cancella il buio, ma lo illumina quel tanto che basta per comprenderne la forma.

L’umorismo come lente per la condizione umana


Se l’umorismo in Kafka ha una funzione catartica, esso è anche – e forse soprattutto – una lente attraverso cui osservare la condizione umana. Leggere Kafka con attenzione significa accettare che il riso non nasce per sdrammatizzare, ma per rendere ancora più evidente la tragicità dell’esistenza. In questo senso, Kafka si avvicina a Luigi Pirandello e alla sua teoria del “sentimento del contrario“: anche nell’opera kafkiana il lettore ride e, al tempo stesso, percepisce un profondo disagio.

Quello che appare come ridicolo kafkiano è in realtà un’espressione di verità. Le situazioni grottesche, le metamorfosi inesplicabili, la burocrazia insensata e le regole invisibili non sono semplici espedienti narrativi, ma simboli potenti della solitudine e dell’impotenza dell’individuo moderno. L’umorismo diventa così un modo per mettere in crisi la realtà, per svelare le contraddizioni e le crudeltà insite nei meccanismi sociali e psicologici.

In Kafka, il riso non è mai superficiale: è un invito alla riflessione esistenziale. Un invito a guardare dentro noi stessi, a interrogarci sul senso del nostro agire, sulla precarietà del nostro ruolo nel mondo, sulla fragilità delle nostre certezze. Il significato dell’umorismo di Kafka, allora, risiede in questa doppia tensione: farci ridere per farci pensare, e farci pensare attraverso un riso che non consola, ma smuove.

Kafka non cerca di spiegare il mondo: ci mostra quanto possa essere indecifrabile. E ci ricorda che a volte, l’unico modo per affrontare l’assurdo è riderne. Non per banalizzarlo, ma per capirlo fino in fondo.

Kafka e Pirandello – affinità nel riso che fa pensare?


Franz Kafka e Luigi Pirandello, pur partendo da contesti diversi, condividono una visione dell’umorismo come strumento di svelamento. In entrambi, il riso nasce da una frattura tra ciò che appare e ciò che è: per Pirandello, è il “sentimento del contrario”, per Kafka, è lo straniamento radicale da un mondo che sembra obbedire a regole indecifrabili.
Pirandello: umorismo individuale, maschere sociali, conflitto tra essere e apparire
Kafka: umorismo sistemico, alienazione, sottomissione all’assurdo
Punto in comune: il riso come forma di pensiero critico, non evasione

L’attualità del riso amaro di Kafka


L’umorismo assurdo di Franz Kafka continua a risuonare con forza nel nostro tempo, come un’eco persistente che attraversa epoche e contesti diversi. La sua risata, mai leggera, è una lama sottile che taglia il velo dell’apparenza, rivelando ciò che spesso preferiremmo ignorare: l’insensatezza delle strutture che regolano le nostre vite, la fragilità dei nostri ruoli sociali, l’incomunicabilità e la solitudine che abitano l’esistenza.

Nel suo umorismo grottesco e spiazzante, Kafka non propone soluzioni, ma offre qualcosa di ancora più prezioso: la possibilità di riconoscerci nell’assurdo, di guardarci allo specchio mentre ridiamo amaramente delle nostre paure, delle nostre contraddizioni, dei meccanismi invisibili che ci dominano.

Questa capacità di usare il riso come strumento di comprensione, come chiave per accedere a una riflessione profonda e autentica sulla condizione umana, è ciò che rende Kafka ancora attuale e imprescindibile. Il suo umorismo – che è anche il suo modo di affrontare l’angoscia, il non-senso, l’oppressione – ci parla oggi con la stessa intensità di ieri. Ci invita a non fuggire dall’assurdo, ma a esplorarlo, a riderne senza superficialità, a trasformare il riso in pensiero.

Accanto ad autori come Pirandello, Beckett o Vonnegut, Kafka resta una delle voci più singolari e influenti dell’umorismo riflessivo: non per consolarci, ma per svegliarci.

L’alienazione kafkiana è l’essenza stessa dell’umorismo nero. Per capire come il grottesco sia diventato un’arma contro la burocrazia, leggi il nostro approfondimento: Storia dell’umorismo e del grottesco.

L’umorismo Kafkiano in breve


Tipo di umorismo: sottile, amaro, disturbante
Temi principali: assurdità, alienazione, burocrazia, vergogna, trasformazione
Tecniche ricorrenti: deformazione del reale, logica illogica, situazioni imbarazzanti
Funzione: riflessione esistenziale, critica sociale, catarsi emotiva
Stile: grottesco, paradossale, profondamente simbolico

#kafka #umorismo #umorismoesatira


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La fine della wellness obsession: perché gli italiani stanno abbandonando la cultura della performance


Dal fenomeno del bed rot alla “batteria sociale”, cresce tra Gen Z e Millennials il rifiuto della produttività tossica e della wellness obsession. Un cambiamento culturale che sta ridefinendo benessere, socialità e rapporto con la performance
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Per anni il benessere è stato raccontato solo come obiettivi da raggiungere, calorie da tracciare e routine da ottimizzare, Oggi qualcosa è cambiato: secondo la ricerca “The Wellbeing Flow”, realizzata da Ipsos Doxa in occasione del lancio della nuova Huawei Watch Fit 5 Series, l’85% degli italiani prende decisioni legate al proprio benessere seguendo l’umore del momento. Un dato che fotografa una trasformazione molto più profonda del wellness trend, secondo cui gli italiani non stanno più cercando la performance perfetta, ma un modo sostenibile per gestire la propria energia mentale. Non a caso, il 61% dichiara di voler mantenere abitudini sane “senza diventare ossessivo”, mentre l’approccio ultra-performativo basato sul tracking estremo sopravvive ormai solo in una nicchia (7%). La wellness culture si sta allontanando dall’idea di ottimizzazione continua per avvicinarsi a un nuovo bisogno collettivo: il 28% si riconosce invece nella cosiddetta “soft life”, un approccio che privilegia il sentirsi più leggeri, più presenti e meno sotto pressione.

Gli italiani vogliono capire quando sono mentalmente scarichi


La ricerca mostra come il linguaggio stesso del wellbeing sia cambiato. Oggi non si parla più solo di passi, calorie o allenamenti, ma di “social battery”, “brain fog”, “wellness snacking” e “bed rot”. Segnali di una società che sta trasformando il benessere in una questione emotiva prima ancora che fisica. Gli italiani vogliono capire quando sono mentalmente scarichi, quando hanno bisogno di staccare, quando la mente è in overload e quando invece riescono finalmente a sentirsi lucidi e presenti. Tra gli indicatori che nostri connazionali desiderano monitorare di più riguardano la sfera mentale ed energetica: il 41% vorrebbe comprendere meglio la propria stabilità emotiva, il 39% monitorare la reale energia fisica e il 31% migliorare la qualità del recupero e del sonno.

La differenze generazionali


In questo scenario emerge una distanza culturale molto netta tra Millennials e Gen Z. I primi sembrano vivere il wellbeing come una forma di equilibrio pragmatico: cercano pianificazione flessibile (58%), desiderano una tecnologia capace di guidarli senza essere invasiva (28%) e sono la generazione più attenta alla propria “social battery”, cioè alla gestione dell’energia sociale e relazionale.

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La Gen Z, invece, vive il benessere come un pendolo emotivo. È la generazione che più alterna estremi apparentemente opposti: da una parte il “bed rot”, ovvero il rifugiarsi a letto senza fare nulla per recuperare energie (15%), dall’altra workout ad alta intensità (14%), utilizzati come valvola di sfogo mentale. Non è contraddizione: è un nuovo modo di regolare le proprie energie. Per la Gen Z il benessere non è più una routine stabile, ma una continua oscillazione tra spegnersi e riaccendersi e infatti il 37% si aspetta dalla tecnologia un approccio più empatico, capace di adattarsi a queste esigenze quotidiane anziché imporre schemi fissi.

Il benessere si consuma a piccole dosi


Anche il modo di ricaricarsi racconta questa trasformazione. I Millennials cercano soprattutto natura (42%), pratiche di riequilibrio mentale come yoga, meditazione e respirazione profonda (20%) e rituali più strutturati. La Gen Z preferisce invece esperienze brevi, immediate e leggere: piccoli momenti di “wellness snacking” (34%), attività playful e ludiche capaci di offrire sollievo emotivo immediato (33%) . Il benessere diventa qualcosa da consumare a piccole dosi durante la giornata, più vicino a una pausa mentale che a una disciplina rigida.

Un cambiamento che sta ridefinendo anche il ruolo della tecnologia


Se i primi wearable servivano principalmente a misurare, oggi le persone (37%) chiedono dispositivi capaci di comprendere stress, recupero, energia e stati emotivi. Non basta più contare i passi: serve una tecnologia che sappia interpretare il modo in cui ci sentiamo.
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È in questo contesto che Huawei propone un ampio ecosistema di dispositivi pensati per intercettare bisogni e stili di vita diversi. In particolare, la nuova Watch Fit 5 Seriesrappresenta il punto di incontro tra due mondi solo apparentemente distanti: quello dei Millennials, che cercano controllo flessibile e strumenti di supporto alla gestione della propria energia, e quello della Gen Z, che vive il benessere in modo più istintivo, emotivo e frammentato.

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Con il concept “Spark Your Vibes”, Huawei ridefinisce il concetto di wellbeing tecnologico, spostando l’attenzione dalla performance continua a un approccio più equilibrato e sostenibile. La Watch Fit 5 Series integra funzioni avanzate per il monitoraggio di sonno, stress e frequenza cardiaca insieme a strumenti più intuitivi come mini-workout e tracking emotivo, adattandosi ai ritmi quotidiani delle persone. Centrale anche l’autonomia prolungata della batteria, pensata per accompagnare uno stile di vita sempre più dinamico. Il wearable si propone così come un alleato flessibile del benessere personale, in linea con una nuova visione della salute mentale e fisica meno rigida e più autentica.


HUAWEI WATCH FIT 5 Series ufficiale: più salute, fitness intelligente e design premium al polso


Huawei ha da qualche giorno presentato la WATCH FIT 5 Series. Si tratta di eleganti dispositivi indossabili che uniscono funzionalità avanzate per la salute e il fitness a un design alla moda.

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Colori vibranti e un ampio display


HUAWEI WATCH FIT 5 è disponibile in cinque varianti colore: grigio-verde, viola, verde, bianco e nero, mentre la versione FIT 5 Pro si mette in mostra nelle varianti arancione, bianco e nero. Quest'ultima versione vanta un innovativo design "oil-filling" che mantiene i colori vividi; l'edizione Pro bianca si spinge anche oltre perchè ottenuta utilizzato un trattamento superficiale chiamato Micro-Arc Oxid (MAO) per la scocca dello smartwatch.
Huawei Watch Fit 5 Pro in versione Orange
Si tratta di una tecnologia evoluta dell’anodizzazione che crea uno strato ceramico sopra l’alluminio, migliorando la durezza della superficie, la resistenza all’usura e la protezione contro i graffi. Il WATCH FIT 5 presenta un display da 1,82 pollici, mentre WATCH FIT 5 Pro vanta un display in vetro zaffiro 2.5D da 1,92 pollici, caratterizzato da cornici nere ultrasottili da 1,8 mm. Con una luminosità di picco di 3.000 nit (dati HUAWEI), il display della versione Pro garantisce una chiarezza cristallina anche alla luce diretta del sole, reso ancora più fluido da frequenze di aggiornamento adattive da 1 Hz a 60 Hz.
Huawei Watch Fit 5 in versione Purple

Il divertimento incontra la professionalità


La WATCH FIT 5 Series introduce la modalità Mini-Workout, un modo innovativo per mantenersi attivi, ideale soprattutto per chi ha poco tempo a disposizione. Non sono necessari attrezzi o spazi dedicati: grazie a un simpatico compagno, un panda interattivo sul quadrante, è possibile eseguire rapidamente sessioni di esercizio, dalla durata di 30 secondi a diversi minuti. Per gli appassionati di outdoor, lo smartwatch rileva automaticamente l'attività ciclistica aiutando gli utenti a comprendere meglio le proprie prestazioni. La versione Pro si spinge oltre, offrendo un supporto approfondito per le attività outdoor professionali. I golfisti, invece, possono accedere a mappe vettoriali di oltre 17.000 campi globali, con la visuale del green che ruota automaticamente per allinearsi al loro campo visivo, consentendo una precisa analisi dello swing.
I nuovi smartwatch Huawei dedicano particolare attenzione alla salute cardiovascolare e femminileI nuovi smartwatch Huawei dedicano particolare attenzione alla salute cardiovascolare e femminile

Monitoraggio del benessere


Con i nuovi smartwatch HUAWEI trasforma il monitoraggio della salute da passivo a proattivo, dedicando particolare attenzione alla salute cardiovascolare e femminile. L'edizione Pro è dotata di funzionalità avanzate come l'analisi dell'aritmia basata sulle onde di polso (fibrillazione atriale), un'app ECG e il rilevamento della rigidità arteriosa. Inoltre, è presente un valido supporto alla gestione della salute femminile attraverso un sensore di temperatura che traccia le tendenze della temperatura del polso. Questo consente di monitorare il ciclo mestruale e il giorno dell'ovulazione, aiutando così le donne a comprendere meglio il proprio corpo.

I pagamenti contactless


I pagamenti digitali e contactless sono ormai diventati parte integrante della quotidianità per i possessori di smartwatch. L'introduzione di Curve Pay sui dispositivi HUAWEI WATCH rende i pagamenti in movimento e senza smartphone ancora più accessibili, e rappresenta un elemento centrale dell'impegno di Huawei nel portare la tecnologia indossabile sempre più vicina all'utente.

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Batteria ad alto silicio


WATCH FIT 5 Series è dotata di una batteria ad alto contenuto di silicio. Secondo i dati dell'azienda, la batteria garantisce fino a 10 giorni di autonomia con uso leggero e 7 giorni con uso regolare. Una singola ricarica copre un'intera settimana di spostamenti quotidiani o viaggi brevi, eliminando la preoccupazione di ricariche frequenti.

Prezzi e disponibilità


La WATCH FIT 5 Series offre piena compatibilità con i principali dispositivi Android e iOS ed è disponibile a partire da 199,00 euro.


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oggi, 27 maggio, a roma: presentazione dell’edizione aumentata de “l’allegoria”, di francesco muzzioli


francesco muzzioli, l'allegoria, lithosRoma, 27 maggio 2026
Libreria Lithos, via Vigevano 15 – ore 18:30

CECILIA BELLO MINCIACCHI
GIOVANNI FONTANA
FRANCESCA MEDAGLIA
presentano

L’ALLEGORIA
di Francesco Muzzioli
Editrice Lithos
nuova edizione aumentata

L’allegoria è una antichissima procedura di rappresentazione indiretta (secondo la sua etimologia, dice una cosa per dirne un’altra) utilizzata non solo dalla letteratura ma anche dalle arti figurative, e funzionante anche, fin dalle origini nell’antica Grecia, come metodo interpretativo. Dopo una lunga vicenda culturale, il suo legame con le pratiche della retorica ha causato la condanna di fronte al tribunale dell’estetica romantico-idealista. Il suo ritorno in campo, alla metà del Novecento, sarà in grazia della riformulazione fatta da Walter Benjamin non come figura parcellizzata, ma come “modo di espressione” complessivo, alla luce dei caratteri di modernità (frammentarietà, contraddizione, ecc.). In questa storia – che il libro ripercorre passo per passo, testo per testo, con ingordigia enciclopedica – un nodo importante è la contesa con la nozione, simile ma concorrente, del simbolo, nella quale emergono, al di là di tutti gli equivoci terminologici possibili, due diverse concezioni dell’arte e della letteratura: mentre il simbolo incarna precisamente la religione estetica con la pretesa di un rimando intuitivo e di una rivelazione superiore, l’allegoria diventa il segno di una “laicità artistica” intesa come percorso problematico e internamente autocritico di costruzione del senso. Una questione complessa che va riscontrata di volta in volta nel corpo dei singoli testi, come si vede nella sezione conclusiva del libro dedicata all’analisi dei “casi particolari” tratti da diverse aree culturali e linguistiche.
#allegoria #CeciliaBelloMinciacchi #EditriceLithos #FrancescaMedaglia #FrancescoMuzzioli #GiovanniFontana #letteratura #Lithos

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seminiamo arte vi edizione: adolescĕre | 122 artiste per l’aquila capitale della cultura | inaugurazione 10 giugno | one gallery – l’aquila


L’Aquila Capitale della Cultura 2026
MuBAq Museo dei Bambini L’Aquila

presentano

Seminiamo Arte VI edizione

adolescĕre


a cura di WinMill, in collaborazione con Women Visual Artists Database


Inaugurazione 10 giugno 2026 ore 18.00

One Gallery
Via Roma 67 – L’Aquila

Fino al 25 giugno 2026

Il giorno 10 giugno 2026 alle ore 18.00,il MuBAq Museo dei Bambini L’Aquila inaugura la manifestazione culturale inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila, Seminiamo Arte VI edizione, con il primo progetto: adolescĕre, a cura di WinMill e in collaborazione con Women Visual Artists Database.

adolescĕreprende ispirazione dal tema dell’adolescenza, un momento di grande cambiamento nella vita di ogni donna: le artiste del Women Visual Artists Database di tutto il mondo sono state invitate a riflettere su questo particolare periodo della propria vita, partendo dal loro vissuto, attingendo alle emozioni, ai ricordi, alle esperienze.

L’adolescenza per una bambina diventa un viaggio repentino nel mondo adulto, che la trasforma fisicamente e psicologicamente senza quasi avere il tempo di esserne consapevole. La grande trasformazione ed energia vitale che questo periodo comporta creano nella vita di una ragazza nuove esperienze, nuove opportunità, tutta una serie di prime volte positive e negative che rimarranno indelebili nella memoria. Le artiste invitate si confrontano con loro stesse, scegliendo dalla propria vita adolescente ma non solo, il tema e l’ispirazione per elaborare delle opere su carta accompagnate da un testo.

L’insieme delle opere propone una panoramica di emozioni e ricordi, di conflitti interiori, testimonianza del rapporto con il proprio corpo che cambia in quello di donna. Una grande toccante storia femminile fatta di immagini e testi, nel quale le persone potranno riconoscere un proprio vissuto e lasciarsi coinvolgere. Il progetto espositivo è concepito per “viaggiare” in diverse città e nazioni, stimolando, talk, performance e interazioni con il pubblico, in particolare con gli/le adolescenti. Al termine dell’esposizione le opere con i relativi testi diventeranno un libro d’artista che sarà donato ad un’istituzione pubblica. Il libro sarà edito anche in forma digitale scaricabile gratuitamente dal sito dell’Associazione Wind Mill no profit.

La Rassegna interdisciplinare Seminiamo Arte nasce nel 2021 in pieno Covid nel post-simico Villaggio di San Lorenzo dove tuttora risiedono – a distanza di ben 17 anni – gli abitanti “sfrattati” dal borgo medievale di Fossa e dove sorge il MuBAq. Affidata sempre alla direzione di Lea Contestabile e Antonio Gasbarrini – con il coinvolgimento di critici e storici dell’arte, istituzioni e associazioni culturali -, la rassegna mantiene, anche per la sua VI edizione, la scommessa vincente su un’arte contemporanea rigeneratrice d’una coscienza civica identitaria. Mediante l’attivazione di iniziative culturali che integrano innovazione, rigenerazione urbana e partecipazione comunitaria, il progetto tende a recuperare spazi ridisegnandoli come luoghi vitali per le comunità, contribuendo in tal modo a migliorare la qualità della vita. Infatti per L’Aquila Capitale della Cultura 2026 Seminiamo Arte si articola in diversi progetti e sezioni – Arte e Natura, Arte e Spiritualità, Arte Pubblica, Arte Relazionale, Residenze d’Artista, Workshop e laboratori, – all’interno di una molteplicità di sedi: dal Giardino rimesso a nuovo del rinascimentale Convento di S. Angelo d’Ocre al trecentesco Monastero di clausura di S. Basilio, all’Orto botanico a ridosso del Convento della Basilica di S. Maria di Collemaggio, da Palazzo Camponeschi e Palazzo Carlo Benedetti al Convento di Santa Caterina, a Palazzo Spaventa, dal Palazzetto dei Nobili e dall’area verde adiacente alla Fontana Luminosa alla One Gallery.

Artiste
Margherita Abbozzo, Debby Akam, Eileen Almares Noy, Antonello Ghezzi, Judith Appleton, Sevim Arslan, Stefania Balestri, Daniela Balsamo, Evelyne Baly, Roberta Barlati, Maddalena Barletta, Shweta Bist, Giusi Bonomo, Erica Briani, Marina Buening, Emanuela Camacci, Myriam Cappelletti, Nani Cardenas, Lucilla Catania, Maria Chiara Cecconi, Fabiola Cenci, Primarosa Cesarini Sforza, Caterina Ciuffetelli, Cinzia Colombo, Lea Contestabile, Karmen Corak, Cristina Corradi Mello, Elisa D’Arienzo, Sabrina Danielli, Guillermina De Gennaro, Petra de Goede, Kristien De Neve, Ysabel Dehais, Connie Dekker, Francesca di Ciaula, Anna Maria Di Terlizzi, Beatrice Donin, Ellen G., Stefania Fabrizi, Maura Falfan, Cristiana Fasano, Laura Fortin, Simona Frillici, Elisabeth Frolet, Haruka Fujita, Gabriella Furlani, Stella Gallas, Benedetta Galli, Antonella Gandini, Clara Garesio, Anita Guerra, Oriana Impei, Rosa Jijon, Lucy Jochamowitz, Fariba Karimi, Maria Korporal, Katerina Kovaleva, Hanako Kumazawa, Giusy Lauriola, Emanuela Lena, Gilda Leoni, Carolina Lombardi, Willy Looyen, Adele Lotito, Roberta Maola, Judith Margolis, Florencia Martinez, Laura Martinez, Cosetta Mastragostino, Emanuela Mastria, Carolina Mazzolari, Camelia Mirescu, Flavia Mitolo, Patrizia Molinari, Daniela Monaci, Enza Monetti, Mahshid Mussavi, Stefanie Oberneder, O.Lala, Elly Nagaoka, Silvia Noferi, Paola Paganelli, Susan Harbage Page, Gianna Parisse, Claudia Peill, Daniela Perego, Marjo Postma, Stefania Puntaroli, Marina Quaranta, Claudia Quintieri, Francesca Ricci, Giulia Ripandelli, Paola Romoli Venturi,Virginia Ryan, Carla Sacco, Lizzy Sainsbury, Lorella Salvagni, Sandford&Gosti, Lucia Sapienza, Monica Sarandrea, Natalia Saurin, Roberta Savelli, Caterina Sbrana, Barbara Schaefer, Simoncini Tangi, Son Hyunsook, Silvia Stucky, Serena Tani, Olga Teksheva, Cinzia Tellarini, Antonia Trevisan, Cetti Tumminia, Daniela Tzvetkova, Ankie Van Dijk, Mara van Wees, Laura VdB Facchini, Margherita Verdi, Maria Irene Vairo, Luisa Valenzano, Ruchika Wason Singh, Tatyana Yang, Virginia Zanetti.

Il MuBAq Museo dei Bambini L’Aquila nasce con l’obiettivo primario di valorizzare la creatività sin dalla più tenera età mediante la tenuta nella propria sede – ma anche in location esterne – di appositi workshop, la costituzione in progres di una prestigiosa collezione d’arte internazionale e di un Parco scultura e l’organizzazione di mostre.
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27-29 maggio, roma: festival del tempo / short film


FESTIVAL DEL TEMPO – SHORT FILM – 2026
Programma dal 27 al 29 maggio 2026

Studio Campo Boario | Viale del Campo Boario 4a – Roma
Kou Gallery | Via della Barchetta 13 – Roma

Arriva a Roma la settima edizione del FESTIVAL DEL TEMPO 2026, che si svolgerà dal 27 maggio al 30 giugno 2026. Opening 27 maggio 2026 ore 18.00, presso lo Studio Campo Boario.

Promosso dall’Associazione culturale blowart e la direzione artistica di Roberta Melasecca, con il patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, con la collaborazione del Municipio VII Roma Capitale.

festival del tempo_ 27-29 maggio, roma
cliccare per ingrandire

Il 27 maggio maggio 2026 alle ore 18.00, presso Studio Campo Boario, il Festival del Tempo apre le porte con una serata inaugurale ricca di dialoghi e interviste, con l’Anteprima internazionale del documentario Ensemble di Manuel Cundari e Eugenio Piluso e la mostra Cieli Aperti di Alessandra Di Francesco.

Dal 28 maggio al 6 giugno il Festival entra nel vivo con le proiezioni dei 48 FILM della Selezione Ufficiale, scelti tra le 2582 candidaturepervenute da tutto il mondo tramite la piattaforma internazionale FilmFreeway, nelle diverse categorie – Short Film, Animazione, Film Sperimentale e Videoarte, Video Musicale, Documentario, Documentario lungo.

In ogni serata gli spettatori potranno votare i film in concorso e attribuire, così, insieme alla Giuria tecnica, i premi di Miglior Film per Categoria, Miglior Attore e Miglior Attrice, Migliore Sceneggiatura, Premi della Giuria, che saranno resi noti il 10 giugno 2026 in una serata di gala presso Logical Space.

Il cinema, al Festival del Tempo, non spiega il tempo: lo fa sentire. Lo mette sulla pelle, lo fa pulsare, lo lascia entrare. Ogni opera diventa esperienza viva, presente, in evoluzione e in trasformazione.

Il Festival del Tempo è promosso dall’associazione culturale blowart, con il patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale_Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, con il patrocinio di Cittadellarte Fondazione Pistoletto ONLUS, con la collaborazione del Municipio VII Roma Capitale, con la collaborazione di Kou Gallery, Studio Campo Boario, Logical Space, AAIE Center for Contemporary Art, Movimento VulnerarTe APS, con la media partnership di VulnerarTe Magazine, Quarta Parete Roma, Talkcity.it, The Parallel Vision, Unfolding Roma. L’immagine guida della settima edizione del Festival del Tempo è Costellazionidi Sara Ciuffetta per il Festival del Tempo 2024.

CARTELLA STAMPA: https://tinyurl.com/y498bm6a
#cinema #FestivalDelTempo #film #KouGallery #RobertaMelasecca #shortFilm #StudioCampoBoario

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Cosa succede al tuo account Ente se non ci sei più: arriva Legacy Kit


Ente lancia Legacy Kit: tre fogli di recupero basati sullo schema di Shamir per riottenere l'accesso a un account cifrato, anche senza il proprietario.
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Ente, servizio di backup foto e gestione documenti open source basato sulla crittografia end-to-end, ha aggiunto un meccanismo pensato per una situazione che la maggior parte dei sistemi cifrati preferisce ignorare: come recuperare un account quando il legittimo proprietario perde l’accesso o non c’è più. La risposta si chiama Legacy Kit ed è disponibile in questi giorni all’interno di Ente Locker, l’app dell’azienda dedicata a documenti, password e archivi sensibili.

Il problema nasce dalla natura stessa della crittografia a conoscenza zero. Se i server non possono leggere i dati, non possono nemmeno restituire un accesso a chi resta. Legacy Kit prova a colmare questo vuoto senza rinunciare al modello di sicurezza.

Tre fogli, ma ne bastano due


Un Legacy Kit è composto da tre fogli di recupero. Ognuno contiene un codice QR segreto e le istruzioni per ripristinare l’account. L’utente assegna a ciascun foglio un nome a piacere, “figlio”, “avvocato”, “il cassetto con tutti i cavi”, poi li stampa o li salva e li distribuisce separatamente.

Il punto chiave è la soglia: due fogli qualsiasi su tre sono sufficienti per recuperare l’account, mentre un singolo foglio da solo non serve a nulla. Chi effettua il recupero non ha bisogno di un account Ente né di installare alcuna applicazione: basta aprire legacy.ente.com, scansionare due dei tre fogli e ottenere l’accesso completo all’account, quindi a Photos, Locker e Auth.

Tempo per accorgersene


A ogni kit si associa un periodo di attesa configurabile: immediato, un giorno, sette, quindici o trenta. L’opzione immediata torna utile per l’auto-recupero, quando si è semplicemente rimasti chiusi fuori dal proprio account. Le attese più lunghe hanno senso quando il kit è destinato a qualcun altro, perché danno tempo di accorgersi di un tentativo e bloccarlo se qualcosa non torna.

Ente avvisa via email a ogni tentativo di recupero. Durante il periodo di attesa impostato è possibile interrompere una sessione attiva, oppure eliminare del tutto un kit per disattivarne i fogli e impedire qualsiasi ripristino futuro. Si possono creare fino a cinque kit per account, così da coprire situazioni diverse: una finestra breve per sé, una più lunga in ottica di eredità.

La matematica dietro al kit


Legacy Kit nasce da un progetto hackathon chiamato 2of3: il prototipo si limitava a spezzare un segreto in tre parti, mentre la versione finale aggiunge il coinvolgimento dei server di Ente, che introducono il periodo di attesa e la possibilità di revocare i fogli. Quando si crea un kit, Ente genera un segreto casuale e lo divide in tre parti usando lo schema a soglia 2-su-3 di Shamir, che consente di ricostruire il segreto a partire da due quote qualsiasi.

Questo segreto non transita mai dai server. Da esso Ente deriva una chiave che protegge il materiale di recupero e una coppia di chiavi che permette al server di verificare che qualcuno possieda fogli a sufficienza, senza però vedere il segreto. Durante il recupero, due fogli vengono combinati direttamente nel browser per sbloccare una sfida sigillata dal server; superato il periodo di attesa, il server restituisce il materiale cifrato, che viene decifrato in locale per completare un normale reset della password. A detta di Ente, il server non vede mai il segreto del kit, le singole quote o la chiave di recupero decifrata.

Legacy Kit è disponibile su Ente Locker sia per Android sia per iOS.

SOURCE:// ente.com

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Intervista molto interessante a Leonello Bertolucci per comprendere come realizzare un processo fotografico e alcune indicazioni di come scegliere le foto.

Un canale da seguire con altre interviste interessanti.

youtube.com/live/NJ37o_ddEqU?s…

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28 maggio, bologna, mambo: giuseppe chiari, partiture per un museo


La S.V. è invitata all’inaugurazione della mostra
You are invited to the opening of the exhibition

Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo
a cura di / curated by Lorenzo Balbi e / and Mario Chiari

giovedì 28 maggio 2026 | ore 18
Thursday 28th May 2026 | 6 pm

MAMbo_GiuseppeChiari
cliccare per ingrandire

alle ore 19.00 il pianista olandese Reinier van Houdt eseguirà Intervalli (1950 – 1956) di Giuseppe Chiari.
At 7.00 pm, Dutch pianist Reinier van Houdt will perform Intervalli (1950–1956) by Giuseppe Chiari.

Il concerto è realizzato in collaborazione con AngelicA | Centro di Ricerca Musicale e con Fondazione Bonotto
The concert is organised in collaboration with AngelicA | Centro di Ricerca Musicale and Fondazione Bonotto

La mostra sarà aperta / The exhibition will be open
29 maggio / May – 27 settembre / September 2026

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Via Don Minzoni 14 | 40121 Bologna
www.museibologna.it/mambo

#AngelicA #AngelicACentroDiRicercaMusicale #art #arte #FondazioneBonotto #GiuseppeChiari #Intervalli #LorenzoBalbi #MAMbo #MAMboMuseoDArteModernaDiBologna #MarioChiari #MuseoDArteModernaDiBologna #ReinierVanHoudt

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unarchive forum – the image reuse ecosystem: numeri e programma della prima edizione (roma, orto botanico, dal 27 al 29 maggio)


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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]UNARCHIVE FORUM: CROCEVIA INTERNAZIONALE DEL RIUSO DELLE IMMAGINI
Oltre 200 professionisti accreditati da tutto il mondo tra archivi, autori, produzione cinematografica, ricerca e industria culturale per la prima edizione del Forum di UnArchive Found Footage Fest

Roma, Orto Botanico

Largo Cristina di Svezia, 23 A – 24

27-28-29 maggio 2026

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]A poche ore dall’apertura della prima edizione di UnArchive Forum – The Image Reuse Ecosystem, la nuova piattaforma professionale internazionale nata al fianco di UnArchive Found Footage Fest, emergono i numeri di una partecipazione che conferma immediatamente la portata strategica del progetto: oltre 200 professionisti accreditati, provenienti da più di 18 paesi, si incontreranno all’Orto Botanico di Roma dal 27 al 29 maggio 2026, trasformando la Capitale in uno dei principali punti di riferimento internazionali per il riuso creativo delle immagini d’archivio.
Nato dall’esperienza e e dal patrimonio di relazioni di UnArchive Found Footage Fest, che giunge alla sua quarta edizione, il Forum rappresenta il primo evento professionale internazionale interamente dedicato all’ecosistema del riuso delle immagini d’archivio e mette per la prima volta in dialogo archivi, cineaste e cineasti, artisti, produttori, broadcaster, studiosi, archive producer, commissioning editor, distributori e operatori culturali impegnati nella valorizzazione e reinterpretazione del patrimonio filmico.

I dati emersi dagli accrediti restituiscono il profilo di un evento già fortemente internazionale: circa il 30% dei partecipanti proviene dall’estero, con rappresentanti principalmente da Regno Unito, Francia, Spagna, Stati Uniti, Polonia, Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Québec/Canada, Argentina.

Particolarmente significativa anche la composizione professionale del Forum. Il gruppo più numeroso è quello dell’area creativa e autoriale, per circa il 40% filmmaker, artisti, musicisti, montatori, performer e visual artist, tra cui figure di rilievo internazionale come Bill Morrison, Sierra Pettengill e Tomasz Wolski. Forte anche la presenza del comparto industry, per circa il 30%, con produttori, archive producer, executive e responsabili acquisizioni provenienti da realtà come ARTE, Rai Documentari, Bibi Film, Taskovski Films e Lightcone.

Il Forum vede anche una rilevante partecipazione di archivi, istituzioni culturali e festival internazionali (30%) tra cui British Film Institute, l’olandese Beeld and Geluid, la Cinemateque Quebecoise, DOK-Leipzig e DocBarcelona, oltre alla presenza delle quattro cineteche romane che, per la prima volta insieme promuovono l’evento: AAMOD, Archivio Luce, Rai Teche, Cineteca Nazionale.

Importante anche la componente accademica, con studiose, studiosi e ricercatori provenienti da università italiane e internazionali (Università Roma Tre, Università di Macerata, University of California, Berkeley e The University of Texas at Austin).

Il Forum – diretto da Luca Ricciardi per AAMOD e coordinato da Joana de Freitas Ginori e Lorenzo Spinelli – nasce per rispondere a una trasformazione ormai evidente nel panorama audiovisivo contemporaneo: il riuso delle immagini d’archivio è una pratica sempre più centrale nella produzione audiovisiva, dal documentario alle arti visive, dal cinema di finzione alla serialità, alle produzioni museali, all’arte pubblica. Mancava tuttavia uno spazio capace di mettere in relazione tutti gli attori dell’ecosistema. In questo senso, UnArchive Forum si propone come luogo permanente di confronto internazionale sulle sfide artistiche, produttive, tecnologiche ed etiche legate alla memoria audiovisiva, alla riattivazione degli archivi, alle sfide della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale.

Cuore dell’iniziativa le sessioni di Project Amplifier e Pitching the Archive, che vedono sul palco progetti di film in sviluppo e alcuni dei più importanti archivi audiovisivi europei, insieme a panel, tavole rotonde, case studies e spazi dedicati al networking professionale. A moderare i pitch due figured’eccezione: il regista e intellettuale Eyal Sivan e la studiosa e artista Rossella Catanese.

Con questa nuova iniziativa, UnArchive Found Footage Fest amplia ulteriormente il proprio raggio d’azione, consolidandosi non solo come festival internazionale di riferimento per il cinema di found footage, ma anche come piattaforma culturale capace di connettere preservazione, creatività, ricerca e industria audiovisiva su scala globale.

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]UnArchive Forum
IL PROGRAMMA

Mercoledì 27 maggio

Aranciera – ore 9:30

PROJECT AMPLIFIER

Untitled Bicentennial Film
(Sierra Pettengill)

The Toruń Trial
(Tomasz Wolski)

L’invenzione delle Alpi
(Lisa Bosi)

Aranciera – ore 11:30

PITCHING THE ARCHIVE

Fondazione CSC – Cineteca Nazionale e Archivio Nazionale Cinema Impresa di Ivrea

British Pathé

Agenzia Ciclic Centre-Val de Loire

Aranciera – ore 14:00

PITCHING THE ARCHIVE

Archivi di Cinemazero

Sound & Vision

British Film Institute

Aranciera – ore 16:00

CASE STUDY

Make Film History: una piattaforma per la formazione allo storytelling ispirato agli archivi

Aranciera – ore 16:30

CASE STUDY

SAFE: il patrimonio sostenibile del cinema non-fiction tra conservazione ed ecosistemi digitali

Aranciera – ore 17:00

TECHNICAL PANEL

Future Heritage: vivere nel cloud per preservare l’eredità del cinema digitale
powered by Mnemonica

The Botanist Bar – ore 17:30

BRINDISI AL FORUM!

***

Giovedì 28 maggio

Aranciera – ore 9:30

PROJECT AMPLIFIER

Garden of Ashes
(Arielle de Saint Phalle)

Tiziano Terzani. The betrayed lover
(Simone Manetti)

Retaken
(Bill Morrison)

Aranciera – ore 11:30

PROJECT AMPLIFIER

A Return
(Federico Ferrone, Michele Manzolini)

Unarchiving Gay Desire
(Simon Dickel)

Costa, Me & An Endless Film
(Alexander Markov)

Aranciera – ore 14:00

PITCHING THE ARCHIVE

Cinémémoire

Cineteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino

Cinémathèque Québécoise

Aranciera – ore 16:00

TECHNICAL PANEL

Conservazione e accesso digitale alla Mediateca dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia – ASAC
powered by ArchiveOn

***

Venerdì 29 maggio

Aranciera – ore 9:30

PANEL

Algoritmi archivistici: descrizione, restauro e pratiche artistiche attraverso l’intelligenza artificiale

Aranciera – ore 11:30

ROUND TABLE

Archivio bene comune. Per un ecosistema italiano del riuso delle immagini

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]UnArchive Forum è ideato e prodotto dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), con l’Associazione EIKON, in coproduzione con Archivio Luce e in collaborazione con CSC – Cineteca Nazionale e Rai Teche; con la collaborazione dell’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo Rifiuti del Comune di Roma, del Polo Museale Sapienza Cultura – sezione Orto Botanico, di Doc/it, di Archive Producer Italia; con il sostegno di APA – Associazione Produttori Audiovisivi; con il patrocinio del Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, della Fédération Internationale des Archives du Film (FIAF), di CNA-Cinema e Audiovisivo; con il patrocinio gratuito della Fondazione Roma Lazio Film Commission, Con la partecipazione di ArchiveON, Mnemonica, Regesta.exe, Archives for education, L’Immagine Ritrovata. Media Partnership Rai Cultura, Radio Tre.
Info: forum

Sito ufficiale:

https://unarchivefest.it/

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Per una svolta garantista nella giustizia penale…. mobilitiamoci! Incontro nazionale a Napoli 6 Giugno 2026


Volere la luna in collaborazione con Giuristi Democratici, Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi, Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione e Magistratura democratica
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Volere la luna in collaborazione con Associazione Giuristi Democratici, Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Magistratura democratica promuovono l’incontro nazionale che si terrà sabato 6 giugno dalle ore 10.00-13.30 presso Istituto Italiano per gli Studi Filosofici palazzo Serra di Cassano via Monte di Dio, 14-15 a Napoli.

PROGRAMMA

  • ore 10.00

Livio Pepino (Volere la Luna) – Le ragioni dell’iniziativa

Antonio Cavaliere (professore di diritto penale – Università Federico II Napoli) – La giustizia penale in sofferenza

  • ore 10.45

Emanuele De Franco (magistrato, Magistratura democratica) Contro la decretazione d’urgenza in materia penale

Franco Corleone (Società della Ragione) L’amnistia necessaria

Margherita D’Andrea (avvocata e ricercatrice, Giuristi democratici Modificare la disciplina dell’immigrazione

Maria Pia Scarciglia (avvocata – Antigone) Depenalizzare le droghe leggere

Nello Rossi (direttore di Questione giustizia) Oltre ogni ragionevole dubbio. Il sistema delle impugnazioni

  • ore 11.45

Che fare?

Interventi Antigone Associazione Giuristi democratici Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi Associazione Studi giuridici su immigrazione Camera penale Napoli Consiglio Ordine Avvocati Napoli Forum droghe Magistratura democratica Psichiatria democratica Rete Resistenza Legale Volere la Luna interventi liberi

  • ore 13.30

Chiusura dei lavori

II referendum 9 passato. I problemi della giustizia penale, delle garanzie nel processo, del carcere, della repressione indiscriminata di migranti, marginali e dissenzienli restano.

II 28 febbraio scorso i detenuti erano 63.801, più del doppio di quelli dei primi anni Novanta, quando in Italia è stato raggiunto il picco dei reati. Tra i presenti in carcere oltre 20.000 sono stranieri e altrettanti sono detenuti per violazioni della legge sugli stupefacenti, conseguenza perversa di un proibizionismo ottuso e controproducente. Lo scorso anno i suicidi in carcere sono stati — secondo i dati ufficiali del Dap — 76, a cui vanno aggiunti 50 decessi per cause da accertare e, nei primi tre mesi del 2026 già 14 detenuti si sono tolti la vita.

Negli ultimi 30 anni sono state ben 300 le leggi che hanno aumentato i reati o le pene. In questa legislatura c’è chi ha conteggiato oltre 60 nuovi reati o aumenti di pena.

E’ entrata nell’ambito della rilevanza penale, direttamente o per il tramite di reati come il blocco stradale commesso con la sola interposizione del corpo, persino la resistenza passiva, che nemmeno il fascismo si era spinto a considerare un illecito. Ed è diventata un’aggravante la commissione di alcuni reati nel corso di manifestazioni (circostanza che I’art. 62 n. 3 del codice Rocco considerava, a determinate condizioni, un’attenuante). II controllo giudiziario sulle limitazioni della libertà personale si attenua lasciando il campo a forme sempre più penetranti di controllo amministrativo, mentre è stato da ultimo inserito nel sistema addirittura il fermo preventivo in occasione di manifestazioni (retaggio dei sistemi ottocenteschi e del fascismo).

In questo quadro anche il processo assume curvature sempre meno garantiste: nelle contestazioni, nelle priorita, nei tempi.

Siamo consapevoli che la necessaria inversione di tendenza richiede tempi medi e una prospettiva politica di Iungo respiro. E non pensiamo certo che ciò possa avvenire in quest’ultimo scorcio di legislatura. Tuttavia, i prossimi mesi saranno decisivi per dare alcuni segnali di discontinuità rispetto al recente passato. E saranno decisivi anche per costituire un fronte ampio di giuristi che Io richiedano e si mobilitino per ottenerlo. Nel dibattito referendario il richiamo alle garanzie è stato abusato. È tempo di dimostrare che non era un richiamo solo strumentale.

Ci sono alcuni temi che possono/devono essere affrontati subito, prima della fine della legislatura, per il loro valore in sé e per il segnale che contengono. Non ignoriamo le difficolà politiche che si frappongono al loro esame ma riteniamo che da un’ampia discussione al riguardo non si possa prescindere.

Ci liberiamo, in particolare, ai seguenti temi:

1 – l’abbandono della logica dei “pacchetti sicurezza”, a cominciare da quello contenuto nel decreto Iegge 24 febbraio 2026 n. 23, di cui occorre evitare la conversione in Iegge (per i suoi molteplici aspetti repressivi di evidente incostituzionalità e per l’introduzione del già ricordato fermo preventivo in occasione di manifestazioni);

2 – un’amnistia e un indulto tesi a riportare a livello fisiologico le presenze in carcere, comprensivi anche di fattispecie legate al conflitto sociale, sulla falsariga di quelli adottati con la Legge n. 282 del 21 maggio 1970 e il dPR n. 283 del successivo 22 maggio;

3 – modifiche appropriate del testo unito sull’immigrazione che consentano percorsi di regolarizzazione di chi vive e lavora stabilmente in ltalia (eliminando così situazioni che alimentano criminalizzazione e sfruttamento) e che assicurino, anche nei casi di trattenimento ed espulsione, i diritti fondamentali di chi vi è sottoposto (a partire daII’importante monito della Corte Costituzionale nella sentenza n. 96 del 2025);

4 – la depenalizzazione delle droghe leggere;

5 – alcune modifiche del sistema processuale che diano centralità alle garanzie, anche rivedendo il sistema delle impugnazioni e la generale appellabilità delle sentenze assolutorie da parte del pubblico ministero.

In quesla situazione politica – Io ripetiamo – un approccio siffatto può apparire poco realistico, ma siamo convinti che occorra creare le condizioni culturali per il cambiamento e per un impegno corale dei giuristi democratici in taIe direzione.

Per questo — per meglio definire la piattaforma delle richieste e per iniziare a costruire una rete stabile di giuristi impegnati nel chiederne l’approvazione — ci vedremo in un primo incontro nazionale il 6 giugno 2026 a Napoli.

Manifesto-6 giugno 2026 NapoliDownload

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31 maggio, recanati: finissage della mostra di lamberto pignotti, “sex sport burocrazia”


A RECANATI, FINISSAGE DELLA MOSTRA DI LAMBERTO PIGNOTTI SEX SPORT BUROCRAZIA CON PRESENTAZIONE DEL CATALOGO E DEL LIBRO AMENITALIA

Domenica 31 maggio, h 19, presso il caffè libreria Passepartout di Recanati, si terrà l’evento di chiusura della mostra “SEX SPORT BUROCRAZIA. Opere di Lamberto Pignotti con frammenti da Amenitalia”.
Saranno presentati il romanzo di Pignotti e il catalogo della mostra, entrambi in uscita per Argolibri e strettamente legati tra loro dal progetto espositivo della galleria Rubber.
Interverranno in dialogo: Giuseppe Garrera (storico dell’arte, collezionista e curatore); Fabio Orecchini (poeta performer tra i curatori del progetto editoriale Amenitalia); Andrea BaliettiAB/ARchive (co-gestore di Rubber e co-curatore della mostra); Edoardo Salvioni (co-curatore del progetto editoriale “Amenitalia”); Valerio Cuccaroni (editore Argolibri).
Sarà inoltre presente il collettivo rubber al completo: Gloria Falasco; Marianna Rogante (co-gestori di rubber e co-curatori della mostra) insieme a Francesca Torelli e Roberto Capozucca (co-curatori della mostra e graphic designers del catalogo).
Interventi critici del catalogo a cura di: Giuseppe Garrera; Edoardo Salvioni e Andrea Balietti.
cliccare per ingrandire
Lamberto Pignotti è caposcuola della scrittura verbo-visuale e nome simbolo di quel filo rosso che attraversa le avanguardie del primo e del secondo novecento con «la consapevolezza che fra Letteratura e Arti visive, fra Pagina e Quadro, fra Parola e Immagine, non ci sono frontiere precise e neppure occasionali sconfinamenti, ma (…) sovrapposizioni e integrazioni nel segno della continuità».

Lo slogan eletto a titolo della mostra dai curatori è estratto da Amenitalia, romanzo sperimentale (in uscita per Argolibri) rimasto inedito dai ’70, gli anni amèni in cui Pignotti lo compose. La mostra si propone di rappresentare la sostanza visiva del romanzo esponendo per la prima volta, insieme a collage, libri, poesie da vedere, poesie da masticare e altre opere uniche dell’autore dagli anni Sessanta agli Ottanta, una selezione dei fogli manoscritti che compongono il romanzo nella sua forma originaria. L’opening è avvenuto il 26 aprile, giorno del centesimo compleanno di Lamberto Pignotti, a significare che tutte le immagini e le parole contenute nell’opera di un poeta visivo possono effettivamente costituire il corpo di un secolo, e che questo corpo può essere sintetizzato nel luogo di un testo, o in quello di una mostra.

La mostra è organizzata in collaborazione con il festival di poesia “La Punta della Lingua”; l’ass. Nie Wiem e la casa editrice Argolibri.
Visitabile a Recanati in Via Roma 6 presso galleria Rubber sino al 31 maggio nei giorni lun-mart-ven-sab-dom (h 16.30-19.30) – wearerubbers@gmail.com.
#ABARchive #Amenitalia #AndreaBalietti #Argolibri #caffèLibreriaPassepartout #catalogo #collettivoRubber #EdoardoSalvioni #FabioOrecchini #FrancescaTorelli #galleriaRubber #GiuseppeGarrera #GloriaFalasco #LaPuntaDellaLingua #LambertoPignotti #MariannaRogante #materialiVerbovisivi #mostra #NieWiem #Pignotti #poesiaVisiva #Ppassepartout #presentazione #RobertoCapozucca #romanzo #rubber #scritturaVerboVisuale #sexSportBurocrazia #ValerioCuccaroni

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27 maggio, bologna, mambo: “giuseppe chiari 1926-2026. partitura per un museo”, conferenza di presentazione e visita in anteprima per la stampa


Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

comune di bologna e mambo

Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo
A cura di Lorenzo Balbi e Mario Chiari

29 maggio – 27 settembre 2026
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
Via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna
www.museibologna.it/mamboConferenza e preview stampa
mercoledì 27 maggio 2026, ore 11:00


Bologna, 26 maggio 2026 Dal 29 maggio al 27 settembre 2026, il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bolognadel Settore Musei Civicidel Comune di Bologna presenta nella Sala delle Ciminierela mostra Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo.

L’esposizione, curata daLorenzo Balbie Mario Chiari, nasce in occasione del centenario della nascita dell’artista (Firenze, 26 settembre 1926 – Ivi, 9 maggio 2007) con l’obiettivo di offrire una lettura critica organica di una delle figure più rilevanti e poliedriche nel panorama dell’arte italiana del secondo Novecento.

Il progetto espositivo, sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, rappresenta la prima retrospettiva completa del lavoro di Giuseppe Chiari in un’istituzione pubblica e si distingue per un impianto che propone un’indagine articolata e trasversale che supera la logica della presentazione per nuclei omogenei.

La presentazione con visita in anteprima per la stampa si svolge domani, mercoledì 27 maggio 2026, alle ore 11al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, in via Don Giovanni Minzoni 14, a Bologna.

Interverranno:
Giorgia Boldrini
capo Dipartimento Cultura e direttrice Settore Musei Civici | Comune di Bologna

Lorenzo Balbi
direttore MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna e co-curatore mostra

Mario Chiari
co-curatore mostra

Stefano Cavaliero
curatore sezione biografica mostra

Stefano Colombo
co-fondatore Parasite 2.0

Elisabetta Beddini
coordinatrice di AngelicA | Centro di Ricerca Musicale.

L’inaugurazione è in programma giovedì 28 maggio 2026 dalle ore 18.00 alle ore 21.00 e prevede alle ore 19.00 il primo di un ciclo di concerti con la musica di Giuseppe Chiari, realizzati in collaborazione con AngelicA | Centro di Ricerca Musicale e con Fondazione Bonotto, che vede esibirsi il pianista Reinier van Houdt inIntervalli(1950 – 1956).
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Treno Intercity 684 con E402B – Composizione Full XMPR in transito a Castagneto Carducci – 2017


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Non vedi ancora la VPN su Firefox? Ecco come attivarla su about:config


Firefox include una VPN gratuita da 50 GB al mese, ma non compare a tutti. Ecco come attivarla da about:config e perché è più un proxy che una vera VPN.
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Da Firefox 149 il browser di Mozilla include una piccola VPN gratuita, ma la distribuzione avviene in modo graduale e su base geografica. Il risultato è che molti utenti, anche in un paese dove il servizio è attivo, non se la ritrovano nella barra degli strumenti. La buona notizia è che basta una riga nelle impostazioni avanzate per farla comparire.

Cos’è davvero, e cosa non è


Conviene chiarire subito una cosa: nonostante il nome, si tratta più di un proxy che di una VPN nel senso classico del termine. Quando è attiva, Firefox non si collega direttamente ai siti ma instrada il traffico del solo browser attraverso i server di Fastly, partner scelto da Mozilla, così che i siti vedano l’indirizzo IP del proxy al posto del vostro. La protezione si limita a Firefox: tutto ciò che gira nelle altre applicazioni del dispositivo resta fuori. Mozilla precisa inoltre che non viene aggiunto un livello di cifratura dedicato, ma ci si appoggia al normale TLS già usato dal browser.

Per usarla serve un account Mozilla, gratuito, dal quale vengono scalati i 50 GB di traffico disponibili ogni mese. Raggiunto il tetto, la VPN si mette in pausa fino al rinnovo del conteggio a inizio mese successivo.

Come attivarla se non compare


Se il pulsante non è presente, lo si può richiamare dalle impostazioni avanzate di Firefox. La procedura non comporta alcun rischio, ma agisce su un parametro normalmente nascosto.

Scrivete about:config nella barra degli indirizzi e premete Invio. È la pagina di configurazione avanzata del browser: Firefox mostrerà un avviso, accettatelo per proseguire. Nel campo di ricerca digitate browser.ipProtection.enabled. Questo parametro decide se la funzione VPN è disponibile o meno nell’interfaccia. Portatelo da false a true con un doppio clic. Il pulsante dovrebbe comparire subito nella barra degli strumenti, eventualmente dopo un riavvio del browser. Da lì il resto è immediato: clic sull’icona, accesso con l’account Mozilla e attivazione.

Da non confondere con Mozilla VPN


Qui sta il punto più importante, ed è bene evidenziarlo. La VPN integrata non ha nulla a che vedere con Mozilla VPN, il servizio a pagamento che protegge l’intero dispositivo e che si appoggia ai server di Mullvad tramite il protocollo WireGuard. La versione dentro al browser è un’altra cosa: gira sulla CDN di Fastly, copre solo Firefox e nasce come strumento leggero.

La conseguenza pratica è semplice: non affidatele attività delicate. Va benissimo per aggirare un blocco geografico occasionale, una connessione che fa i capricci o per non esporre il proprio IP durante una navigazione qualsiasi, ma per esigenze di privacy serie conviene rivolgersi a un servizio nato per quello scopo, come Proton VPN.

Cinque località tra cui scegliere


Fino a poco tempo fa il proxy sceglieva da solo il server in base alla vicinanza, senza possibilità di intervento. Con Firefox 151, rilasciato in questi giorni, è arrivata la selezione manuale della località: si può scegliere tra Canada, Francia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito. Lasciando l’impostazione su “Consigliato”, Firefox continua a connettersi automaticamente al server più veloce, esattamente come prima. Mozilla ha fatto sapere che altri paesi verranno aggiunti nelle prossime versioni.

SOURCE:// blog.mozilla.org

SOURCE:// support.mozilla.org

SOURCE:// ghacks.net

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nubia Neo 5 GT arriva in Italia: smartphone gaming con AI integrata e design futuristico


nubia Neo 5 GT debutta in Italia puntando su gaming ad alte prestazioni, intelligenza artificiale integrata e un design futuristico pensato per distinguersi nel panorama degli smartphone mobile gaming
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Nubia ha annunciato l’arrivo sul mercato italiano di nubia Neo 5 GT. Si tratta di un nuovo smartphone gaming progettato per offrire prestazioni elevate, raffreddamento professionale e funzionalità AI avanzate. Presentato in anteprima al MWC Barcellona 2026, nubia Neo 5 GT è ora disponibile in Italia in due versioni caratterizzate da design differenti, pensate per adattarsi a stili ed esperienze d’uso diverse: una variante dal look minimal, studiata per offrire comfort ed eleganza nell’utilizzo quotidiano, e una versione dal design più marcatamente gaming, arricchita da dettagli estetici dedicati e illuminazione RGB integrata.

Smartphone AI-centric: ricerche al 27% su Trovaprezzi.it
Secondo i dati diffusi da Trovaprezzi.it, l’interesse verso i modelli AI-centric è più che raddoppiato negli ultimi due anni, arrivando a rappresentare il 27% delle ricerche online nel settore mobile
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Pensato per i giovani gamer e per gli utenti che cercano potenza, fluidità e versatilità nell’utilizzo quotidiano, nubia Neo 5 GT si distingue per essere l’unico smartphone della sua categoria a integrare una vera ventola di raffreddamento attiva all’interno di un design completamente piatto, senza sporgenze della fotocamera, progettato per offrire una presa più stabile e confortevole durante il gioco.
Nubia Neo 5 Gt

Raffreddamento attivo e prestazioni stabili


Per assicurare prestazioni elevate e frame rate costanti anche durante le sessioni gaming più intense, nubia Neo 5 GT combina una ventola di raffreddamento attiva con un sistema di dissipazione termica da 29.508 mm² e uno speciale Through-Flow Duct Design che convoglia aria fresca direttamente verso CPU e batteria. Il sistema fa parte della piattaforma Cold-Core Trinity ed è supportato dal VC Cooling System, progettato per mantenere temperature stabili anche sotto stress. Il dispositivo è alimentato dal processore gaming MediaTek Dimensity 7400 a 4 nm, supportato da memoria dinamica LPDDR Max fino a 6.400 Mbps e dal motore di ottimizzazione NeoTurbo Engine, sviluppato per gestire in modo intelligente le risorse del sistema e offrire prestazioni fluide e stabili. Grazie alla tecnologia Memory Fusion, la RAM può essere espansa fino a 20 GB per migliorare ulteriormente multitasking e reattività.nubia Neo 5 GT è inoltre ufficialmente certificato per il gameplay fino a 120 FPS su Garena Free Fire e MLBB e supporta fino a 90 FPS su Delta Force. La connettività è ottimizzata dall’antenna gaming a 360°, progettata per mantenere una connessione stabile in qualsiasi posizione di impugnatura.
Nubia Neo 5 GT BlackNubia Neo 5 GT Black

Esperienza gaming immersiva


Per garantire un controllo preciso e immediato durante il gaming competitivo, nubia Neo 5 GT integra i Neo Trigger 5.0 a 550 Hz con supporto al controllo a quattro dita, una latenza inferiore a 5,5 ms e touch sampling istantaneo fino a 3.049 Hz.Il display OLED da 6,8 pollici con risoluzione 1.5K offre immagini dettagliate e una visibilità ottimizzata anche all’aperto, mentre la certificazione SGS Eye Care contribuisce a ridurre l’affaticamento visivo durante le sessioni prolungate. L’algoritmo Magic Touch 3.0 mantiene inoltre elevata la reattività del display anche nelle situazioni di utilizzo più intense.L’esperienza immersiva è completata dai doppi speaker stereo con DTS:X Ultra, da una risposta aptica più precisa e da un sistema di illuminazione dinamica sincronizzato con il gameplay. Per migliorare il comfort durante le lunghe sessioni di gioco, il dispositivo include inoltre un cavo con connettore a 90°, progettato per ridurre l’ingombro durante l’utilizzo in orizzontale.
nubia Neo 5 GT 5G - Obsidian Blacknubia Neo 5 GT 5G - Obsidian Black

AI integrata e utilizzo quotidiano


Attraverso AI Game Space 5.0, nubia Neo 5 GT integra AI Copilot Demi 2.0, un assistente intelligente pensato per supportare durante il gioco con informazioni in tempo reale, gestione smart delle notifiche e risposta automatica ai messaggi, così da non interrompere l’esperienza gaming. Oltre al gaming, lo smartphone è progettato per accompagnare gli utenti anche nelle attività quotidiane grazie a una batteria da 6.210 mAh con ricarica rapida da 45W e funzione Bypass Charging, che alimenta direttamente il dispositivo durante il gioco contribuendo a ridurre il surriscaldamento. Il comparto fotografico include una doppia fotocamera AI con sensore principale da 50 MP e sensore di profondità da 2 MP, oltre a una fotocamera frontale da 16 MP. nubia Neo 5 GT integra, inoltre, funzionalità AI dedicate alla produttività e alla creatività e supporta la tecnologia NFC.

COSORI TwinFry Compact: nuove friggitrici ad aria Dual Blaze
COSORI amplia la sua gamma kitchen con TwinFry Compact, una nuova linea di friggitrici ad aria Dual Blaze pensata per garantire cottura uniforme, praticità quotidiana e maggiore versatilità in cucina
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzo e disponibilità


Il dispositivo Nubia è disponibile in Italia in due versioni, entrambe nella colorazione Black: la versione con design minimale configurazione 8 /256 GB al prezzo di 399,90 euro.La versione con design gaming dedicato, illuminazione RGB integrata e configurazione 12 /256 GB è disponibile al prezzo di 449,90 euro. Entrambe le versioni sono disponibili su Amazon, presso i principali negozi di elettronica di consumo e operatori telefonici.


Smartphone AI-centric: ricerche più che raddoppiate in due anni, ora valgono il 27% su Trovaprezzi.it


L’intelligenza artificiale entra sempre più concretamente nella vita degli italiani, anche quando si fa riferimento al mondo della tecnologia e agli smartphone in particolare. I dati di Trovaprezzi.it mostrano infatti come, nel giro di poco più di un anno, le funzionalità AI siano diventate uno dei principali driver nella scelta di un nuovo dispositivo, modificando in modo significativo le priorità degli utenti italiani e il modo stesso in cui viene valutato uno smartphone.

Un interesse che cresce in modo esponenziale


L’analisi delle ricerche effettuate sulla piattaforma evidenzia una crescita costante del peso dei modelli che fanno leva sull’AI come elemento distintivo. L’interesse è passato dal 9-10% nei primi mesi del 2024 a valori superiori al 20% nel 2025, fino ad arrivare al 27% nel marzo 2026. Nei primi cinque mesi del 2026, la quota media delle ricerche orientate verso smartphone con forte integrazione AI si attesta attorno al 24%, contro il 10% registrato nello stesso periodo del 2024. In due anni, quindi, l’interesse verso l’AI applicata agli smartphone è più che raddoppiato.

Un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico


Il dato è particolarmente significativo: infatti, si fino a poco tempo fa gli utenti sceglievano principalmente in base a caratteristiche hardware tradizionali, oggi cresce l’attenzione verso funzionalità intelligenti legate alla produttività, all’elaborazione avanzata delle immagini, agli assistenti generativi, alla traduzione in tempo reale e all’ottimizzazione automatica dell’esperienza d’uso.
Le caratteristiche preferite dagli italiani quando scelgono di acquistare uno smartphoneLe caratteristiche preferite dagli italiani quando scelgono di acquistare uno smartphone
Questo cambiamento emerge chiaramente anche osservando l’evoluzione delle altre leve di ricerca. La memoria e la capacità di storage restano ancora il primo parametro in assoluto, ma mostrano un progressivo ridimensionamento rispetto al passato: nel 2024 rappresentavano stabilmente oltre il 40% delle preferenze in molti mesi dell’anno, mentre nel 2026 oscillano prevalentemente tra il 28% e il 33%. Segno che la semplice disponibilità di spazio non basta più, da sola, a guidare la scelta.

MOVA V70 Ultra Complete: premiato con Red Dot Award 2026
MOVA V70 Ultra Complete arriva sul mercato con un sistema senza sacchetto, mocio estensibile e un design innovativo che gli è valso il prestigioso Red Dot Award 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Anche il peso della fotocamera resta molto elevato e sostanzialmente stabile nel tempo. I modelli che puntano sul comparto fotografico come principale elemento distintivo continuano infatti a rappresentare circa il 30% delle ricerche anche nel 2026, confermando come la qualità fotografica rimanga una priorità centrale per i consumatori, soprattutto in un contesto in cui lo smartphone è ormai il principale strumento quotidiano per creare contenuti. Al contrario, alcune caratteristiche che in passato erano considerate fortemente distintive sembrano oggi essersi normalizzate. L’autonomia della batteria, ad esempio, pesa meno rispetto a due anni fa, mentre RAM, resistenza all’acqua e ricarica rapida restano fattori, comunque, secondari nelle scelte degli utenti.

L'AI è diventata il principale driver di acquisto


Anche l’analisi dei prodotti più cercati conferma questo scenario. Nel 2024 dominavano soprattutto modelli i cui punti di forza erano legati principalmente a memoria e comparto fotografico, mentre tra il 2025 e il 2026 cresce nettamente la presenza di smartphone che puntano sull’ecosistema AI, con dispositivi come Samsung Galaxy S25, Galaxy S25 Ultra e iPhone 16 e 17 tra i più richiesti in assoluto. Parallelamente continuano a performare molto bene i dispositivi con grande capacità di archiviazione e forte vocazione fotografica, segno che le persone non stanno sostituendo vecchie priorità con nuove esigenze, ma stanno cercando smartphone sempre più completi e multifunzionali.

EZVIZ EP4: spioncino smart 4K con riconoscimento facciale AI
Il dispositivo integra AI, controllo remoto e funzioni avanzate per offrire maggiore sicurezza, privacy e gestione smart dell’ingresso di casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Dal punto di vista del profilo degli utenti, la fascia più attiva nella ricerca di smartphone è quella compresa tra i 35 e i 54 anni, che rappresenta quasi la metà delle ricerche complessive alla categoria (46%) seguita dai 25-34enni (22%). A livello geografico, la Lombardia guida nettamente l’interesse con il 33% delle ricerche e 109 ricerche ogni 1.000 abitanti, seguita dal Lazio con il 15% e 86 ricerche ogni 1.000 abitanti. Sul fronte del genere il pubblico è prevalentemente maschile, con il 73% delle ricerche complessive.

“L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel processo di valutazione degli smartphone da parte degli utenti italiani, affiancando criteri tradizionalmente centrali come fotocamera, memoria e prestazioni”, ha commentato Dario Rigamonti di Trovaprezzi.it.



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Duro intervento antisovietico di Taviani a dicembre 1948


Proprio nel corso di questi mesi avviene il primo rilevante intervento pubblico di Taviani, in cui lo si vede impegnato nell’affrontare i temi della politica estera. Si tratta del discorso da lui pronunciato alla camera il 1° dicembre 1948, in occasione della discussione delle mozioni sulla politica estera del governo. Taviani in questa data è già vicesegretario della Dc e il suo discorso quindi non esprime solamente la sua visione personale, ma anche la posizione ufficiale del governo e della maggior parte dei parlamentari della Dc <121. Il discorso di Taviani è molto diverso a quello apparso qualche anno prima nelle “Idee sulla Democrazia Cristiana”, esso è ampio e ben strutturato, e dimostra il lungo cammino percorso dal giovane democristiano, nel corso dei quattro anni che intercorrono tra questi due documenti, per ampliare e completare la propria formazione sui temi internazionali. L’intervento parlamentare di Taviani risponde alle critiche mosse dai socialisti e dai comunisti sulla politica del governo, secondo i quali il governo guidato da De Gasperi portando avanti una politica estera bellicista e succube degli interessi americani in Europa, sacrificherebbe con questo le risorse, la libertà e l’autonomia italiane che troverebbero invece miglior modo di esprimersi in un atteggiamento neutrale del nostro paese di fronte alle tensioni internazionali e allo scontro tra i due blocchi. Taviani apre il proprio intervento chiarendo da subito che la sua politica, così come quella della democrazia cristiana, è tesa unicamente a garantire la pace e a fare il possibile per evitare qualsiasi possibilità di un nuovo conflitto mondiale, reinserendo l’Italia nello scenario internazionale e rinunciando proprio per questi motivi a qualsiasi pretesa nazionalistica di grande potenza per l’Italia che come la recente storia ha più volte dimostrato sarebbe del tutto irrealistica e utopistica. Il suo intervento entra nel vivo quando proclama la morte dei nazionalismi: “Di qui è logico dedurre, onorevoli colleghi, che nel mio ragionamento non troverete nessuna ombra di nazionalismo. Stia certo l’onorevole Nenni, il quale ieri ricordava la contesa dei micròmani con i macròmani, che non troverà nei miei ragionamenti un ragionamento da macròmane. La mia generazione è stata avvelenata dall’educazione nazionalista, e forse in qualche momento è stata anche sviata; ma ne abbiamo visto le conseguenze. Molti di noi le portano sulle loro carni o su quelle dei loro familiari… Nessuna ombra di nazionalismo; nessuna illusione che il mondo continui ad essere quello che si credeva che fosse – o era – all’inizio del secolo. Grazie a Dio, il mondo non cambia solo in peggio”.
A questo aggiunge la convinzione che la nuova concezione federalista degli stati che si sta diffondendo sia l’unica che meriti di essere perseguita e sostenuta e che essa abbia le sue origini proprio nel cattolicesimo: “Il superamento del nazionalismo non è oggi soltanto un idea socialista, dei veri socialisti democratici.(Commenti all’estrema sinistra) D’altra parte l’universalismo cattolico ha permeato molte delle più elevate menti politiche contemporanee. Al di sopra dei nazionalismi e degli esasperati razzismi, oggi si diffonde la concezione di un’Europa, di un mondo che sappia comprendere in un armonia di piani economici, di rapporti morali e giuridici, di progresso sociale, la varietà di cultura nazionale e di razza espresse nella differenziazione politica di singoli Stati, che pur restano membri di un unico corpo, l’Umanità.” <122
Dopo aver così espresso la sua linea e quella del governo nel campo della politica estera, Taviani analizza in maniera lucida e chiara i fatti degli ultimi 3 anni, insieme a quella che è la nuova situazione internazionale, dopo la caduta del nazismo, il colpo di stato di Praga e lo scisma di Tito, a dimostrazione di come i pericoli di una nuova guerra e di una nuova opprimente dittatura provengano dall’Unione Sovietica e non dagli Stati Uniti verso cui i deputati comunisti scagliano continuamente le loro accuse. Secondo Taviani è stata infatti l’Urss ad avviare una nuova corsa agli armamenti rifiutandosi di smobilitare il proprio esercito dopo la sconfitta nazista, e di aderire ai nuovi progetti di ricostruzione internazionale come il Piano Marshall e gli accordi di Bretton Woods, utilizzando il proprio diritto di veto per paralizzare il lavoro dell’Onu ogni qualvolta doveva prendere decisioni contrarie ai propri interessi ed infine intervenendo militarmente a Praga in aprile per rovesciare un governo democraticamente eletto e imporre anche a questo paese l’allineamento alla politica staliniana, in palese violazione con gli accordi presi Yalta che prevedevano le libere elezioni in tutti i paesi liberati dal nazismo. Per difendersi dalle accuse di falsità e di propaganda che gli giungono dalle grida dei deputati comunisti, cita le numerose testimonianze dei profughi cecoslovacchi che sono riusciti a giungere in occidente e che denunciano un sistema più opprimente di quello che era stato qualche anno prima sotto l’occupazione nazista.
Per dimostrare la fondatezza della propria accusa, Taviani non si limita a citare gli eventi più recenti, ma analizza la politica estera sovietica dal punto di vista geopolitico mettendo in evidenza i parallelismi e la continuità della politica sovietica con quella degli imperi precedenti le due guerre mondiali e mostrando come la sua politica estera rispondendo a ragioni più ideologiche che geopolitiche, sia apertamente contraria alla realizzazione dell’unità europea:
“Giunti a questo punto, noi ci potremmo chiedere se nella politica estera di Stalin e di Molotov vi sia alcunché di nazionalismo o più ancora di panslavismo. Non sono infatti pochi coloro che ravvisano nella politica estera sovietica le stesse linee della politica estera zarista. Sin dai tempi della rottura fra Stalin e Trotzky … Una voce all’estrema sinistra. Dove le legge queste notizie? Sull’Osservatore Romano? (Proteste al centro). TAVIANI. No, onorevole collega; comunque quello è un giornale di solito bene informato, e probabilmente ella stessa si informava da quel giornale cinque o sei anni or sono. Sin dai tempi della rottura fra Stalin e Trotzky nel 1927, la politica estera russa non appare di facile interpretazione. La politica di Stalin del socialismo in un solo Paese, portando al presunto abbandono della rivoluzione mondiale, ha favorito l’interpretazione della politica sovietica come una semplice continuazione dell’imperialismo zarista. La insistenza sulla rivoluzione mondiale come reale obiettivo e l’assunto che la dottrina del socialismo in un solo paese significhi il fallimento della rivoluzione mondiale, sembrano, infatti, aver costituito una delle basi dell’errore di Trotzky. D’altronde le energiche dichiarazioni di Stalin a Yalta, sui nuovi confini fra Polonia e U.R.S.S., sono state da molti considerate come una espressione di vecchio nazionalismo. Ma dal tono della relazione del Cominform che sconfessa Tito, a noi ignari e non iniziati ai misteri e ai presupposti dogmatici della dottrina sovietica – è sembrato che Stalin nel 1948 abbia parlato con il linguaggio di Trotzky del 1926 e 1927. Mentre Tito sembra proprio accusato di ciò che Stalin contro Trotzky sosteneva nel 1926. Certo, una ragione di tutto ciò sussiste. Comunque, a noi interessa vedere se la politica estera russa sia solamente una politica estera a carattere nazionalistico, perché in sostanza ci si potrebbe anche prospettare l’ipotesi che l’Italia al centro del Mediterraneo possa rientrare in una sfera che direttamente non interessi la Russia. Ma, purtroppo, non sembra che si possa accettare questa interpretazione. Ieri l’onorevole Giacchero notava che la Russia oggi non ha interesse a che l’Unione europea si realizzi, così come duecento anni fa l’Inghilterra non aveva interesse alla realizzazione della unità nord-americana.
Fin dal 1915 Lenin condannò il principio degli Stati uniti d’Europa come realizzabile e reazionario in pari tempo. Questo atteggiamento venne riconfermato nel 1930, quando il movimento degli Stati uniti d’Europa acquistò un ritmo intenso. Nel 1930 anche Stalin accusa i fautori dell’unione europea come borghesi, e nel 1931 quando l’Unione Sovietica accettò di partecipare alla commissione cercata dalla Società delle Nazioni per lo studio dei problemi dell’unione europea, la Pravda spiegò che l’Unione Sovietica aveva accettato al solo fine di fare abortire il progetto.”
Risponde quindi a chi nelle scorse settimane ha accusato il suo partito di organizzare delle crociate contro il comunismo, citando le parole di Lenin e dello stesso Stalin, e mostrando come sia l’Unione Sovietica con le sue aspirazioni mondiali sulla diffusione del comunismo e con la sua insistenza sull’impossibilità di convivenza tra il sistema capitalistico e quello comunista ad avanzare pretese imperialiste e ad organizzare “crociate”. A chi dall’opposizione lo interrompe indignato, accusandolo di dire falsità e di non essere mai stato in Unione Sovietica a vedere come vivono i lavoratori, il democristiano Semeraro <123 interviene in sua difesa rispondendo con un pizzico di ironia e chiedendo loro perché se la Russia è il paradiso che tutti i deputati comunisti affermano essere nessuno vi voglia emigrare e al contrario molti vadano negli Stati Uniti, mentre Taviani riprende il discorso, girando l’invito ai deputati di sinistra, e invitandoli a rivolgere la loro domanda ai sindacalisti e all’On. Di Vittorio <124 che hanno visitato entrambi i paesi. A chi ancora sostiene che l’Urss sia solamente un problema dei paesi dell’Europa Orientale, ricorda come i leader sovietici si siano schierati più volte apertamente contro i progetti di integrazione europea e come attraverso le direttive impartite ai partiti comunisti dei paesi occidentali sulle azioni da intraprendere all’interno dei parlamenti e dell’opinione pubblica dei paesi occidentali per sabotare tali progetti, ingeriscano pesantemente nella politica interna dei paesi occidentali e dell’Italia. A quei deputati comunisti che in parlamento difendono la neutralità italiana, Taviani risponde leggendo le loro parole pronunciate nel corso dei comizi pubblici, quando incitavano i loro elettori alla resistenza armata contro un possibile dispiegamento dei soldati americani nelle basi militari italiane, e li invitavano al contrario ad aiutare i sovietici nel caso di un eventuale invasione sovietica del loro paese, dovuta ad un eventuale conflitto tra le due superpotenze, unico paese da loro riconosciuto come rappresentante del mondo dei lavoratori.
Prosegue chiedendo loro come sarebbero stati trattati nei paesi comunisti se avessero pronunciassero dei discorsi simili a favore di una potenza straniera. Smontando, dati alla mano, i loro esempi di neutralità fatti citando il caso della Svizzera e della Svezia, mostra come questi due paesi pur essendo neutrali, proprio a causa della mancanza di aiuti esterni, debbano spendere per la loro sicurezza somme di gran lunga superiori a quelle dell’Italia <125, che ha una popolazione nettamente superiore e di come l’Italia a causa della propria posizione geografica, centrale in caso di un eventuale conflitto tra i due blocchi, non possa in alcun modo sperare di non venirne coinvolta come questi due paesi e di come pertanto debba essere pronta a difendersi. In caso contrario dovrebbe subire l’occupazione sovietica e di conseguenza ritrovarsi schierata tra i paesi del blocco comunista, subendo la stessa sorte di quella che è toccata al Belgio durante l’occupazione tedesca nel corso delle due guerre mondiali.
Prima di concludere il proprio discorso guarda al nuovo scenario europeo, augurandosi che esso risolva i propri problemi attraverso un nuovo assetto federale dell’Europa, all’interno dell’alleanza con gli Stati Uniti ed esprimendo quelle che avrebbero dovuto essere le basi su cui costruirla, evitando di esasperarne le differenze nazionali: “Noi non ci illudiamo che l’Italia oggi possa esercitare un peso determinante su quelli che saranno gli sviluppi della politica internazionale; ma questo non significa che essa non possa portare un suo contributo a un’attiva politica europea di pace, condotta in armonia con la politica di difesa della pace, della democrazia, della libertà che gli Stati Uniti del Nord-America han dimostrato con i fatti di perseguire. Ha ieri accennato l’onorevole Nenni al problema tedesco, che sta indubbiamente al centro della situazione europea. Certo, vana illusione sarebbe credere di poter risolvere i problemi dell’Europa lasciandone divisa la parte centrale e nevralgica in zone di occupazione, senza alcun ordinamento definitivo, o, anche se non definitivo, almeno temporaneamente stabile. Ebbene, v’è da una parte il popolo francese, che sembra abbia cominciato a rendersi conto – almeno per la sua parte più democratica – che i suoi rapporti con i tedeschi non si pongono più oggi come si ponevano nel tempo in cui l’Europa era il centro del mondo, nel tempo in cui tutti i problemi internazionali si impostavano, si risolvevano e si esaurivano in Europa; e v’è dall’altra parte il popolo tedesco, quello almeno della Vestfalia, della Baviera, del Baden, che, pur fra le strettezze e le conseguenze immani di una sconfitta – resa, dalla pazzia di Hitler, di proporzioni non mai viste nella storia – può esprimere ancora una sua opinione, e mostrare segni non dubbi di aver compreso quanto assurda sia stata l’illusione di unificare l’Europa approfondendone le differenze fra i popoli in odi razziali, mistici e fanatici. Ebbene, affinché la cooperazione si realizzi fra questi due popoli e con essa la cooperazione europea diventi sempre più concreta e operante, l’Italia può dire la sua parola e forse può portare un suo contributo. Dobbiamo però anche far sentire energicamente, virilmente, alle Nazioni vincitrici che non esiste soltanto in Europa un problema tedesco, ma che, per il riassestamento e per la pace dell’Europa e del mondo, esiste anche un problema italiano, meno grave, se Dio vuole, di quello tedesco, ma pure importante e fondamentale. In particolar modo v’è il problema del lavoro italiano, che non può essere contenuto negli angusti confini della Patria. E’ impossibile una duratura politica di pace in Europa se non si risolvono i problemi economici dell’Europa stessa; questo pare sia stato compreso. Ma prima ancora dei problemi economici vi sono i problemi demografici. E’ contraddittorio tendere a consolidare la pace in Europa e chiudere le frontiere al lavoro italiano, che cerca affannosamente possibilità di vita là dove esse copiosamente sussistono.”
E Taviani conclude infine il proprio intervento sottolineando le differenze tra le due differenti visioni di politica estera tra la coalizione di governo e quella dell’opposizione formata dai socialisti e dai comunisti: “Voi dite di volere la pace, colleghi dell’opposizione. Ebbene, se questo vostro proposito fosse sincero, noi potremmo dirci d’accordo almeno su di un punto: su quello fondamentale. Ma in realtà la vostra pace è l’annichilimento del popolo italiano nell’agognata unità bolscevica (Rumori all’estrema sinistra – Applausi al centro). E’ l’uso del popolo italiano come di uno strumento per la realizzazione di tale unità. La nostra pace è l’esistenza del popolo italiano in un mondo che abbia fatto dell’armonia e dell’interdipendenza la sua legge, della libertà e della democrazia le essenziali condizioni di vita. (Interruzioni dall’estrema sinistra – Proteste al centro). PAJETTA GIAN CARLO. Mistica fascista! Voi insegnate queste cose! (Rumori al centro). TAVIANI. A scuola di mistica fascista non ci sono mai andato, né come insegnante, né come allievo. Ecco perché noi siamo certi di mantenere anche su questo terreno della politica estera, direi soprattutto su questo terreno, gli impegni assunti dinanzi al popolo il 18 aprile, di interpretare la scelta che il 18 aprile liberamente ha fatto il popolo italiano (Vivi – applausi a sinistra, al centro e a destra – Molte congratulazioni).”
Si tratta a questo punto di un uomo molto diverso da quello che quattro anni prima aveva scritto il programma di “Idee sulla democrazia cristiana”. Taviani grazie agli anni trascorsi al servizio del partito e del governo e soprattutto al lavoro a fianco di grandi personalità come De Gasperi, Sforza, Fanfani e Dosetti, solo per citarne alcuni, ha acquisito una profonda conoscenza dei temi internazionali, ampliando la propria concezione federalista e avvicinandosi alle posizioni europeiste e atlantiste di De Gasperi e di Sforza. E’ interessante anche notare come all’interno del suo pensiero politico la visione dell’Unione Sovietica come minaccia per l’indipendenza dell’Europa occidentale a causa dell’enorme potere economico e militare, e della vicinanza fisica, rappresenti un’altra costante del suo pensiero e rimanga inalterata, anche quando mezzo secolo più tardi, oramai dissolto il pericolo sovietico, tornerà a parlare in un intervista della politica estera italiana degli anni ’50. <126 La stessa importanza da lui data già alla fine del 1948 al pieno reinserimento della Germania federale nella comunità occidentale, per stabilizzare il centro nevralgico dell’Europa e quale premessa indispensabile per il mantenimento della pace rimarrà una convinzione che non abbandonerà mai e un obiettivo che cercherà sempre di perseguire e che sarà tra le principali motivazioni del suo sostegno ai progetti di integrazione europea.
Nelle settimane seguenti al suo intervento, all’interno della Dc, di fronte al sempre più probabile ingresso dell’Italia in un alleanza militare con i paesi occidentali, si susseguono i contatti e le riunioni tra i deputati democristiani e le diverse correnti del partito, in particolare tra quella di Dossetti contrario ad uno schieramento dell’Italia che ne possa influenzare la politica governativa e di De Gasperi che invece vede in essa uno strumento per ricucire i rapporti tra i paesi europei e rafforzare la posizione italiana, e che alla fine riuscirà a prevalere senza produrre pericolose scissioni interne.

[NOTE]121 Non della totalità, in quanto erano contrari ad un eccessivo avvicinamento alle posizioni americane in politica estera importanti democristiani come Dossetti e Gronchi. PAOLO EMILIO TAVIANI, Politica a memoria d’uomo, cit., p.139
122 Atti Parlamentari [d’ora in poi AP], Camera dei deputati, legislatura I, seduta del 1° dicembre 1948, p.4962
123 Gabriele Semeraro, nato a Castellanetta (Taranto) nel 1912, era avvocato e deputato pugliese della Dc […]
124 Giuseppe Di Vittorio, nato a Cerignola (Foggia) nel 1882, sindacalista e deputato comunista, era dal 1945 il Segretario della CGIL, aveva sempre dato prova di grande onestà e indipendenza, schierandosi nel 1939 e nel 1956 apertamente contro le decisioni del partito che sostenevano l’azione sovietica, nella firma del Patto Molotov-Ribbentrop e poi nella repressione della rivolta ungherese. Figlio di braccianti agricoli non dimenticò mai la sua origine e anche una volta divenuto segretario della CGIL si adoperò sempre per aiutare i più poveri, in particolare le famiglie delle vittime uccise nel corso degli scioperi e dell’occupazione dei latifondi durante i primi anni della repubblica. Aveva partecipato a numerosi viaggi all’estero,in particolare in Unione Sovietica e in Francia, sia durante il fascismo quando visse in esilio, sia quando nel 1953 fu eletto Presidente della Federazioni Sindacale Mondiale e si recò a New York per pronunciare il discorso d’investitura. Per ulteriori informazioni si rimanda alle opere di: MICHELE PISTILLO, Giuseppe Di Vittorio, Roma, Editori riuniti, 1977 – MYRIAM BERGAMASCHI, Caro Papà di Vittorio, Letttere al segretario generale della CGIL, Milano, Guerrini e Associati, 2008
125 Molti anni più tardi, in un intervista, riprendendo questi temi, Taviani indicherà proprio nella Nato e nel rifiuto di proseguire una politica autonoma di grande potenza mondiale sul modello francese, lo strumento che permise all’Italia di ridurre le proprie spese militari, investendo in maniera massiccia nelle infrastrutture e nello sviluppo economico permettendogli così di ottenere tassi di crescita elevatissimi e di raggiungere il livello di benessere degli altri paesi occidentali. HAEU, EUI interviews, INT009, Taviani Paolo Emilio 02/05/1989
126 Intervista rilasciata da Taviani alla Prof. Preda nel marzo del 2000.
Federico Actite, Taviani e la politica estera italiana degli anni cinquanta (1949-1954), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Genova, Anno accademico 2011-2012
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