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Stage di Andrea Lavaggi alla Nova invicta


11 Aprile alla Sambo Invicta (Seregno)
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11 Aprile alla Sambo Invicta (Seregno)
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Flow si aggiorna alla 2.0 con un motore di raccomandazione completamente rivisto


Flow è un client YouTube open source per Android senza account Google e senza tracciamento. La versione 2.0 porta una revisione profonda del motore di raccomandazione e numerose novità.
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Fare a meno di Google per guardare YouTube su Android è possibile da tempo, ma farlo con un motore di raccomandazione che impara i tuoi gusti senza spedire nulla a nessun server è un’altra storia. È quello che prova a fare Flow, client open source basato su Jetpack Compose e rilasciato sotto licenza GPL v3. Niente account Google richiesto, nessuna pubblicità, nessun tracciamento remoto: il profilo di visione viene costruito localmente sul dispositivo tramite il motore FlowNeuro.

La versione 2.0, uscita ieri, è una release di peso che porta però con sé un avviso importante: il nome del pacchetto è cambiato da com.flow.youtube a io.github.aedev.flow. Questo significa che la vecchia app e la nuova non si sovrascrivono, ma coesistono come applicazioni separate. Prima di disinstallare la versione precedente conviene fare un backup dei dati.

Tra le novità più concrete c’è il mini-player per riprendere la visione interrotta, disattivabile dalle impostazioni, il boost audio fino al doppio per i codec compatibili, il tema automatico legato alle impostazioni di sistema e i filtri di ricerca. È ora possibile rimuovere i video dal feed quando si seleziona “non mi interessa” o “non mostrare questo canale”, funzione che mancava nelle versioni precedenti.

FlowNeuro ha ricevuto una revisione sostanziale: migliore gestione per evitare che argomenti distanti contaminino i suggerimenti, nuovo algoritmo anti-ripetizione per i Shorts, boost dedicato per i contenuti dei canali a cui si è iscritti e una funzione di avvio basata sulla cronologia di visione. L’interfaccia è stata aggiornata nella schermata canale, nel lettore musicale e nelle barre di ricerca.

Flow si scarica da GitHub sotto forma di APK. Il pacchetto per F-Droid è previsto ma non ancora disponibile. Richiede Android 5.0 o superiore.


FONTE github.com


FONTE github.com

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Java 26 è qui: avvio più rapido, HTTP/3 e addio alle Applet


Rilasciato il JDK 26 con 10 novità tra prestazioni, sicurezza e pulizia del codice legacy. Tutte le novità che contano per chi sviluppa in Java.
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Oracle ha rilasciato il JDK 26, disponibile dal 17 marzo come primo rilascio non LTS dopo il JDK 25 di settembre. All’interno ci sono dieci JEP (le proposte di miglioramento che guidano lo sviluppo di Java), di cui quattro in anteprima e una in fase di incubazione.

Cosa cambia in concreto


La novità più attesa riguarda le prestazioni all’avvio: la cache anticipata degli oggetti (AOT) ora funziona con qualsiasi garbage collector, incluso il ZGC a bassa latenza. Per chi lavora su applicazioni che devono partire in fretta, è un passo avanti significativo. Sempre sul fronte delle prestazioni, il garbage collector G1 riduce la sincronizzazione tra i thread dell’applicazione e quelli del GC, aumentando il throughput complessivo.

Arriva anche il supporto HTTP/3 nel client HTTP introdotto con Java 11: le applicazioni potranno comunicare con server HTTP/3 con modifiche minime al codice, beneficiando di handshake più veloci e trasporto più affidabile. Il protocollo è già supportato dalla maggior parte dei browser e da quasi il 40% dei siti web.

Sul piano della sicurezza, una nuova API per le codifiche PEM degli oggetti crittografici migliora compatibilità e gestione dei formati. E per chi guarda al futuro, il JDK 26 inizia a preparare il terreno affinché i campi dichiarati final siano davvero definitivi: per ora arrivano avvisi quando si usa la riflessione profonda per modificarli, in vista di restrizioni più rigide nei prossimi rilasci.

Tra le altre novità: i tipi primitivi nei pattern, instanceof e switch (quarta anteprima), la concorrenza strutturata per una migliore osservabilità del codice multithread, le costanti lazy e la Vector API per calcoli ad alte prestazioni.

Pulizia di casa


Con questo rilascio le Applet API vengono finalmente rimosse. Erano deprecate dal JDK 17 nel 2021 e nessun browser le supportava più da anni. Una pulizia che riduce sia le dimensioni dell’installazione sia la superficie di codice da mantenere.

Il JDK 26, come tutti i rilasci di OpenJDK, è disponibile con licenza GPL. Il prossimo appuntamento è per settembre 2026 con il JDK 27.


FONTE blogs.oracle.com


FONTE jdk.java.net


FONTE infoq.com


FONTE blog.jetbrains.com

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27 marzo, roma: marco vallora, “scritti. come se la parola dipingesse” (electa, 2025)


Marco Vallora_Scritti. Come se la parola dipingesse_Roma, Accademia di San Luca, venerdì 27 marzo h 17.30
cliccare per ingrandire

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#AbelHerrero #AccademiaDiSanLuca #AccademiaNazionaleDiSanLuca #AndreaCortellessa #Electa #MarcelloBarison #MarcoTirellli #MarcoVallora #PierGiovanniAdamo #scrittiDiMarcoVallora #ScrittiComeSeLaParolaDipingesse

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CombiCast, il registratore audio libero nato nelle scuole francesi ora parla italiano


CombiCast è un registratore e mixer audio libero, multipiattaforma e rispettoso della privacy, sviluppato sulla piattaforma collaborativa del ministero dell'istruzione francese. Da pochi giorni è disponibile anche in italiano.
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Registrare audio, riordinare le clip e combinarle in un unico file: CombiCast fa esattamente questo, senza fronzoli e senza raccogliere un solo dato. L’applicazione, sviluppata da Jérôme Chrétinat, nasce sulla piattaforma collaborativa del ministero dell’istruzione francese, un ambiente di lavoro basato su GitLab dove insegnanti e sviluppatori creano e condividono software didattico sotto licenza libera.

Da pochi giorni CombiCast è disponibile anche in italiano, grazie al lavoro di traduzione e revisione portato avanti dalla comunità in appena cinque giorni.


Post by @contributopia@vivaldi.net
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Come funziona


CombiCast è una PWA (Progressive Web App): funziona direttamente nel browser su qualsiasi dispositivo, dal telefono al computer, e può essere installata per l’uso offline. Si registra con il microfono del dispositivo, si riordinano le clip con un trascinamento, si combinano e si scaricano. C’è anche una modalità avanzata per importare file esterni e normalizzare l’audio prima dell’esportazione.

Il punto forte, oltre alla semplicità, è la gestione della privacy: nessun dato finisce online, nessun account richiesto, nessun tracciamento. Le registrazioni vivono esclusivamente nella memoria locale del browser e scompaiono alla chiusura della pagina.

Un modello interessante


CombiCast è distribuito con licenza GNU GPL v3 ed è solo uno dei tanti progetti ospitati dalla Forge des communs numériques éducatifs, un’istanza GitLab gestita dal ministero francese e aperta anche a contributori esterni. L’idea di fondo è offrire agli insegnanti uno spazio sovrano dove sviluppare strumenti digitali liberi, fuori dalle logiche delle piattaforme commerciali. Un modello che sarebbe bello vedere replicato anche altrove.

Per chi volesse provare CombiCast, è disponibile anche una guida in italiano in formato PDF.


FONTE social.vivaldi.net


FONTE combicast.forge.apps.education.fr


FONTE docs.forge.apps.education.fr


CombiCast adesso parla anche italiano!

È online la versione italiana di #CombiCast un semplice registratore e mixer audio:

combicast-mobile-pwa-78cdc5.fo…

CombiCast è un'applicazione sviluppata da Jerome Chretinat all'interno della "Forge des communs numériques éducatif", un ambiente di lavoro collaborativo creato dal ministero dell'istruzione francese per gli insegnanti allo scopo di creare e condividere progetti digitali liberi.

L'applicazione:

➡️ è multipiattaforma,

➡️ è rispettosa della privacy perché salva i dati solo nella memoria locale del browser,

➡️ può essere scaricata e utilizzata anche in locale,

➡️ è accompagnata da una piccola guida all'uso: forge.apps.education.fr/combic…>

➡️ è un software libero perché è distribuita con GNU General Public Licence.

In soli 5 giorni siamo arrivati alla pubblicazione della versione italiana grazie alle risorse dell'ambiente collaborativo (#LaForgeEdu), alla disponibilità alla condivisione dello sviluppatore e al contributo fondamentale nella traduzione e nella revisione di @maupao il nostro agente speciale all'interno della Forge.
Grazie 😃

#scuola #BeniComuniDigitali #SoftwareLibero #Condivisione #traduzioni

@scuola
@lelibreedu
@wikimediaitalia
@lealternative
@lindasartini
@prealpinux
@opensource
@Puntopanto
@DarioZanette
@framaka


#hot

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stasera, su radiotre, intervista a pippo di marca su “essere e non essere”


stasera alle ore 23, su Rai RadioTre, intervista
di Katia Ippaso a Pippo Di Marca, sul suo spettacolo

Essere e non essere.
In memoriam di CB


Stay tuned!
#CarmeloBene #cb #EssereENonEssere #KatiaIppaso #PippoDiMarca #RadioTre #RaiRadioTre


28 e 29 marzo, roma, teatro di villa lazzaroni: “essere e non essere. in memoriam di carmelo bene”, di pippo di marca e giancarlo dotto


sabato 28 marzo ore 21:00 e domenica 29 marzo ore 17:30

Pippo Di Marca in

ESSERE e NON ESSERE
in memoriam di Carmelo Bene


di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto

esseere e non essere_ pippo di marca su e con carmelo bene (pdm + giancarlo dotto)

Sabato 28 e domenica 29 marzo Essere e non essere in memoriam di Carmelo Bene al Teatro di Villa Lazzaroni è un testo di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto con in scena lo stesso Di Marca.

Lo spettacolo dedicato alla memoria di Carmelo Bene vuole evocare, raccontare, testimoniare momenti salienti dell’opera e della vita di Carmelo Bene, fino agli ultimi anni di malattia e di isolamento. Pippo Di Marca è una figura centrale dell’avanguardia teatrale italiana. Il suo teatro è sempre stato un luogo di sperimentazione linguistica, vocale e performativa.
Di Marca, con diverse iniziative e pubblicazioni, ha lavorato molto sul tema della memoria dei maestri e sulla necessità di custodire e trasmettere un patrimonio teatrale che rischia di perdersi.

Come lui stesso spiega: “Carmelo Bene lo conobbi nel ’66 nel camerino del Teatro delle Muse, al termine di un memorabile Il rosa e il nero. Un artista debordante, che imponeva la sua Presenza, il suo ipertrofico, straordinario, carnale. Un’amicizia poi cresciuta e alimentata in decenni di frequentazioni e di spettacoli a specchio, in una sorta di cammino parallelo, di empatia, che ha segnato gran parte della mia storia teatrale. Mi ha lasciato una predisposizione alla libertà creativa assoluta, ad armeggiare con la furia, l’euforia e la parodia, a coltivare l’arbitrio, a negare, a dire no ad ogni canone, a ogni convenzione acquisita. Un gigante del teatro italiano del Novecento, un Maestro inimitabile e irraggiungibile, un maestro ‘negato’: poiché il suo ‘magistero’, come quello dei veri grandi, è unico e ‘intrasmissibile’. […] Un amico con cui e di cui sentiamo il bisogno di continuare a parlare, raccontarlo: fare memoria, presenza viva, scenica della sua poetica e della sua vita; senza tralasciare la sua ‘umanità’, la sua fiera ‘fragilità’, accentuate nei lunghi ultimi anni di malattie e volontario autoesilio. Per me è stato, insieme a Leo De Berardinis, come un fratello maggiore. È stato il Gigante del Novecento in grado di sprigionare una potenza primigenia e coltissima, erudita, un’energia misteriosa, e insieme lucida, consapevole, articolata su una gamma inesauribile di ‘umori’, di variazioni della crudeltà suonate ad altezze inarrivabili… Sul piano dell’ironia suprema penso che surclassi persino Artaud!!!”

Quando nel 2002, Carmelo Bene morì, Pippo Di Marca pensò a un omaggio immediato in memoria, dal titolo Ora che Carmelo è morto, ma la ferita era troppo aperta per aver seguito con dolore gli ultimi mesi orribili di quel calvario finale. Giusto si impose il silenzio.

“Ma era destino, o simpatetico stato di necessità, che quel mancato debutto – spiega Di Marca – diventasse un testo, che condivido con Giancarlo Dotto, che ho messo poi in scena ininterrottamente per decenni. A cominciare dal decennale della morte nel 2012. Lo spettacolo, da allora, ha preso il titolo di Essere e Non Essere, a sottolineare da una parte il suo ipertrofico Io Scenico, la sua Presenza debordante, carnale/carnascialesca, il suo ESSERE e dall’altra parte il suo rovinare tutto proteso verso il NON ESSERE, il suo radicale senso della vanità del tutto, della sottrazione, della cancellazione, dell’assoluta tensione tra vitalismo e abbandono al cupio dissolvi. Da genio assoluto, nei mesi del calvario finale, ha scritto e ci ha lasciato come suo impareggiabile, grandioso testamento artistico, il poema capolavoro ‘l mal de’ Fiori”.

TEATRO DI VILLA LAZZARONI
Via Appia Nuova 522
00179 ROMA (RM)

Ingresso 22,00 €
#Artaud #CarmeloBene #cb #EssereENonEssere #GiancarloDotto #PippoDiMarca #teatro #TeatroDiVillaLazzaroni


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GNOME 50 “Tokyo”: addio definitivo a X11 e tante novità concrete


GNOME 50 rimuove X11 da GDM, rende stabili VRR e scaling frazionario, migliora Nautilus e l'accessibilità con Orca. Ecco cosa cambia.
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GNOME 50, nome in codice “Tokyo”, è stato rilasciato dopo sei mesi di sviluppo e segna un passaggio importante: la rimozione completa di X11 dal display manager GDM.

X11 esce di scena (stavolta per davvero)


Il tentativo c’era già stato con GNOME 49, ma un bug che impediva a GDM di riconoscere le sessioni X11 di altri ambienti desktop aveva costretto gli sviluppatori a fare marcia indietro. Con GNOME 50 il lavoro è stato completato: GDM funziona esclusivamente su Wayland, il supporto a X11 è stato rimosso dal codice sorgente e non è più possibile compilarlo senza Wayland. Chi usa ambienti desktop alternativi come Plasma o Xfce potrà comunque avviare le proprie sessioni X11 tramite un server per utente.

Schermo e GPU: VRR e scaling frazionario finalmente stabili


Due funzionalità rimaste a lungo dietro la bandierina “sperimentale” diventano ora predefinite. Il refresh rate variabile (VRR) adatta la frequenza del monitor a quella della GPU, eliminando artefatti visivi, mentre lo scaling frazionario permette di scegliere risoluzioni intermedie come 125% o 150%, utili soprattutto con i display ad alta densità. Mutter migliora anche il rilevamento delle GPU discrete e corregge diversi problemi specifici dei driver NVIDIA.

Arrivano anche il supporto HDR per la condivisione schermo, una modalità nativa SDR per i monitor a gamut esteso e il protocollo wp-color-management v2.

Nautilus più veloce, Orca ripensato


Il gestore file ottiene il completamento automatico dei percorsi senza distinguere maiuscole e minuscole, carica le miniature attraverso la libreria sandboxed Glycin e risolve il problema delle cartelle predefinite che riapparivano dopo ogni riavvio.

Lo screen reader Orca riceve una finestra preferenze ridisegnata, impostazioni globali che non richiedono più di essere salvate applicazione per applicazione e il cambio automatico di lingua sia per i contenuti web che per le interfacce. GNOME 50 aggiunge anche un’opzione “moto ridotto” nelle impostazioni di accessibilità.

Il resto in breve


GTK 4 non dipende più da librsvg e può ora renderizzare gli SVG in modo nativo. Il desktop remoto supporta l’accelerazione hardware tramite Vulkan e VA-API, e la funzione di salvataggio e ripristino della sessione è stata rimandata a una versione futura. Nuovi sfondi, come da tradizione.

GNOME 50 sarà il desktop predefinito di Ubuntu 26.04 LTS e Fedora 44 Workstation. Chi usa distribuzioni rolling come Arch Linux o CachyOS può aspettarsi l’aggiornamento nei prossimi giorni.

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Bonus Docenti, boom di richieste tech su idealo: +25% per tablet, PC e strumenti digitali


Su idealo boom del +25% per la tecnologia legata al Bonus Docenti: ecco i prodotti digitali più cercati dagli insegnanti italiani
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Nei giorni a ridosso della riattivazione del Bonus Docenti, lo scorso 9 marzo, su idealo.it si è registrato un immediato aumento delle intenzioni di acquisto legate ai prodotti più utili per l’aggiornamento professionale e la didattica digitale. In particolare, secondo gli ultimi dati forniti dal portale comparatore di prezzi, tra il 7 e il 10 marzo le categorie di prodotti più pertinenti al bonus hanno registrato una crescita complessiva del +25% rispetto agli stessi giorni della settimana precedente, segnale che molti utenti hanno iniziato subito a informarsi sugli strumenti da acquistare.

I prodotti tech più cercati dai docenti su idealo


Tra i prodotti che stanno registrando la crescita più significativa spiccano gli eReader, che segnano un aumento del +97% rispetto alla settimana precedente. Un dato che suggerisce come il bonus venga utilizzato anche per investire nella lettura digitale e nell’aggiornamento professionale, elementi sempre più centrali per chi lavora nel mondo dell’istruzione.

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Subito dopo troviamo i laptop, che registrano un aumento del +66%, seguiti dai PC All-in-One, anch’essi in crescita del +66%, segno che molti insegnanti stanno approfittando del bonus per rinnovare i propri strumenti di lavoro principali.

Balzo dei dispositivi per produttività e contenuti digitali


Cresce inoltre l’interesse per tutti quei dispositivi che migliorano la produttività e la creazione di contenuti digitali. Le tastiere registrano infatti un incremento del +61%, così come i software di grafica e image editing, anch’essi in crescita del +61%. Seguono poi le docking station per notebook e le penne touch, entrambe con un aumento del +44%, e le cuffie per PC, che crescono del +40%.

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Guardando invece al peso delle ricerche complessive sul portale, i prodotti più cercati dagli insegnanti sono i laptop, che rappresentano il 30,5% dell’interesse totale, seguiti dai tablet con il 16% e dai monitor con l’8%. A completare la top delle ricerche troviamo le stampanti multifunzione (5%), gli SSD (5%) e i desktop PC (5%), strumenti sempre più utili per la gestione dei materiali didattici e delle attività digitali.

Il Bonus Docenti accelera la didattica digitale


Il Bonus Docenti si conferma quindi non solo come un incentivo economico, ma anche come un motore di aggiornamento tecnologico per la didattica. Dai dispositivi principali agli accessori per la produttività, fino ai software per la creazione di contenuti, molti utenti stanno dimostrando di voler sfruttare questa opportunità per migliorare il proprio ecosistema digitale. Il +25% registrato da idealo non è un semplice dato di mercato: è la fotografia di una scuola che cambia, di insegnanti sempre più consapevoli del valore della tecnologia in classe. Il Bonus Docenti si conferma uno strumento concreto per ridurre la distanza tra chi insegna e gli strumenti digitali di cui ha bisogno. Usarlo bene, scegliendo prodotti che durano e che migliorano davvero la didattica, è il passo successivo


Apple presenta MacBook Air M5: il notebook leggero e potente


Apple ha annunciato il nuovo MacBook Air con chip M5, con prestazioni migliorate e ancora più funzioni AI. Dotato di CPU e GPU di nuova generazione, Neural Accelerator in ogni core e SSD fino a 4TB, garantisce velocità e spazio per ogni progetto creativo o task complesso. Il chip wireless N1 supporta Wi-Fi 7 e Bluetooth 6, mentre il design in alluminio, il display Liquid Retina, la videocamera 12MP Center Stage e l’audio spaziale offrono esperienza premium. Con macOS Tahoe e Apple Intelligence, è ideale per studenti e professionisti. Disponibile nei modelli 13" e 15", nei colori celeste, mezzanotte, galassia e argento, sarà preordinabile dal 4 marzo e in vendita dall’11 marzo.
Una videocamera Center Stage da 12MP fa apparire l’utente sempre al meglio

Chip M5 per prestazioni top, AI e molto altro


Il chip M5 offre prestazioni eccellenti per qualsiasi cosa si voglia fare, dalla produttività quotidiana ai flussi di lavoro creativi. Il chip vanta una CPU 10-core e una GPU fino a 10-core con un potente Neural Accelerator che fanno volare le prestazioni del nuovo MacBook Air fino a 4 volte più velocemente per le attività AI rispetto a MacBook Air con M4, e fino a 9,5 volte rispetto al modello con M1. Questo lo rende una piattaforma incredibilmente potente per l’AI, che si tratti di usare Apple Intelligence per esperienze in app e a livello di sistema in ambito domestico, o di eseguire grandi modelli linguistici on-device in azienda. Con core shader migliorati e un motore di ray tracing di terza generazione, M5 mette il turbo ad attività che spaziano dal gaming al rendering 3D. Il chip M5 ha anche una memoria unificata più veloce con 153 GBps di larghezza di banda, il 28% in più rispetto a M4, che rende il multitasking più fluido e permette alle app di aprirsi più velocemente.

Italiani sempre più nottambuli online: +32% di acquisti tra le 23 e le 7
Le notti degli italiani diventano sempre più digitali: le intenzioni di acquisto online aumentano del 32% tra le 23:00 e le 7:00, secondo i dati di Idealo
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Spazio di archiviazione raddoppiato e SSD più veloce


MacBook Air con M5 ha di serie 512GB di spazio di archiviazione, il doppio rispetto alla generazione precedente, e per la prima volta può essere configurato scegliendo fino a 4TB. La nuova unità SSD offre inoltre prestazioni in scrittura e lettura 2 volte più veloci rispetto alla generazione precedente, accelerando notevolmente l’accesso ai file e velocizzando i flussi di lavoro.
Il brillante display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" offre 500 nit di luminosità e supporto per 1 miliardo di coloriIl brillante display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" offre 500 nit di luminosità e supporto per 1 miliardo di colori

Un grande valore aggiunto per chi fa l’upgrade


Per chi sta pensando ad un'upgrade passando da un MacBook Air con processore Intel o con un chip Apple di generazione precedente, oltre al chip M5, il nuovo MacBook Air offre un bellissimo display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" e un'autonomia fino a 18 ore (sei ore in più rispetto a MacBook Air con processore Intel) con funzione di ricarica rapida; inoltre, troviamo una videocamera, microfoni e altoparlanti evoluti, la connettività Wi-Fi 7 e Bluetooth 6 e due porte Thunderbolt 4.
MacBook Air 13" offre il massimo della portabilità per chi è sempre in movimento, mentre il modello da 15" è l’ideale per chi necessita di più spazio sullo schermo per il multitaskingMacBook Air 13" offre il massimo della portabilità per chi è sempre in movimento, mentre il modello da 15" è l’ideale per chi necessita di più spazio sullo schermo per il multitasking

La potenza di macOS Tahoe


Con macOS Tahoe e il suo design con Liquid Glass, è possibile personalizzare il proprio Mac in nuovi modi, con opzioni di colore per cartelle, icone delle app e widget. Apple Intelligence aggiunge potenti funzioni, che assicurano una tutela costante della privacy, tra cui “Traduzione in tempo reale” in Messaggi, per comunicare fra lingue diverse, aggiornamenti in Promemoria, che classificano in automatico le azioni più importanti, e ulteriori azioni dei Comandi Rapidi, che attingono direttamente ai modelli di Apple Intelligence per creare automazioni, come l’estrazione di informazioni da un PDF e l’aggiunta di dettagli chiave a un foglio di calcolo. Con Continuity, è possibile usare l’app Telefono sul Mac per inoltrare le chiamate da un iPhone nelle vicinanze.

Giornata Mondiale del Sonno: 5 fattori che disturbano il riposo
Dormire bene è fondamentale per salute e benessere. In occasione della Giornata Mondiale del Sonno analizziamo cinque fattori che possono compromettere il riposo notturno e i rimedi consigliati dagli esperti per migliorare la qualità del sonno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Il nuovo MacBook Air con chip M5 può essere gi à preordinato e le consegne inizieranno mercoledì 11 marzo, quando sarà disponibile anche negli Apple Store e presso i Rivenditori Autorizzati Apple. MacBook Air 13" con M5 è disponibile a partire da 1.249 euro e da 1.139 per il settore Education; MacBook Air 15" con M5 è disponibile a partire da 1.549 euro e da 1.429 per il settore Education. Entrambi i modelli sono disponibili nei colori celeste, mezzanotte, galassia e argento.


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OpenAI rilascia GPT-5.4 mini e nano, i modelli piccoli per chi ha fretta


OpenAI lancia GPT-5.4 mini e nano, modelli compatti pensati per velocità e costi ridotti. Il mini arriva anche agli utenti gratuiti di ChatGPT.
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A neanche due settimane dal lancio di GPT-5.4, OpenAI aggiunge alla famiglia due modelli più compatti: GPT-5.4 mini e GPT-5.4 nano. La promessa è la solita: prestazioni vicine al fratello maggiore, ma con tempi di risposta più rapidi e costi decisamente inferiori.

GPT-5.4 mini, secondo i dati forniti da OpenAI, gira a una velocità doppia rispetto al precedente GPT-5 mini e si avvicina ai risultati del modello completo su diversi test di valutazione, compresi SWE-Bench Pro e OSWorld-Verified. Il modello è già disponibile anche per gli utenti gratuiti di ChatGPT, selezionabile tramite l’opzione “Thinking”.

GPT-5.4 nano è invece il modello più piccolo e più economico della serie. OpenAI lo propone per compiti dove la velocità conta più della profondità: classificazione, estrazione dati, sottoagenti che gestiscono operazioni di supporto all’interno di sistemi più complessi. Il nano è disponibile solo via API, con un costo di 0,20 dollari per milione di token in ingresso e 1,25 dollari in uscita.

Tanti modelli, stesso ecosistema chiuso


Il ritmo di rilascio di OpenAI resta impressionante: GPT-5.3, GPT-5.4, e ora mini e nano, tutto nel giro di poche settimane. La strategia è chiara: offrire un modello per ogni fascia di prezzo e ogni tipo di carico di lavoro, così che gli sviluppatori non abbiano motivo di guardare altrove. Entrambi i modelli sono accessibili anche tramite Microsoft Foundry, oltre che via API, Codex e ChatGPT.

Per chi preferisce alternative meno vincolanti, vale la pena tenere d’occhio i modelli aperti che continuano a migliorare, da Llama di Meta ai vari progetti della comunità open source, che almeno permettono di sapere cosa gira sotto il cofano.


FONTE openai.com


FONTE tech.yahoo.com


FONTE dataconomy.com

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28 e 29 marzo, roma, teatro di villa lazzaroni: “essere e non essere. in memoriam di carmelo bene”, di pippo di marca e giancarlo dotto


sabato 28 marzo ore 21:00 e domenica 29 marzo ore 17:30

Pippo Di Marca in

ESSERE e NON ESSERE
in memoriam di Carmelo Bene


di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto

esseere e non essere_ pippo di marca su e con carmelo bene (pdm + giancarlo dotto)

Sabato 28 e domenica 29 marzo Essere e non essere in memoriam di Carmelo Bene al Teatro di Villa Lazzaroni è un testo di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto con in scena lo stesso Di Marca.

Lo spettacolo dedicato alla memoria di Carmelo Bene vuole evocare, raccontare, testimoniare momenti salienti dell’opera e della vita di Carmelo Bene, fino agli ultimi anni di malattia e di isolamento. Pippo Di Marca è una figura centrale dell’avanguardia teatrale italiana. Il suo teatro è sempre stato un luogo di sperimentazione linguistica, vocale e performativa.
Di Marca, con diverse iniziative e pubblicazioni, ha lavorato molto sul tema della memoria dei maestri e sulla necessità di custodire e trasmettere un patrimonio teatrale che rischia di perdersi.

Come lui stesso spiega: “Carmelo Bene lo conobbi nel ’66 nel camerino del Teatro delle Muse, al termine di un memorabile Il rosa e il nero. Un artista debordante, che imponeva la sua Presenza, il suo ipertrofico, straordinario, carnale. Un’amicizia poi cresciuta e alimentata in decenni di frequentazioni e di spettacoli a specchio, in una sorta di cammino parallelo, di empatia, che ha segnato gran parte della mia storia teatrale. Mi ha lasciato una predisposizione alla libertà creativa assoluta, ad armeggiare con la furia, l’euforia e la parodia, a coltivare l’arbitrio, a negare, a dire no ad ogni canone, a ogni convenzione acquisita. Un gigante del teatro italiano del Novecento, un Maestro inimitabile e irraggiungibile, un maestro ‘negato’: poiché il suo ‘magistero’, come quello dei veri grandi, è unico e ‘intrasmissibile’. […] Un amico con cui e di cui sentiamo il bisogno di continuare a parlare, raccontarlo: fare memoria, presenza viva, scenica della sua poetica e della sua vita; senza tralasciare la sua ‘umanità’, la sua fiera ‘fragilità’, accentuate nei lunghi ultimi anni di malattie e volontario autoesilio. Per me è stato, insieme a Leo De Berardinis, come un fratello maggiore. È stato il Gigante del Novecento in grado di sprigionare una potenza primigenia e coltissima, erudita, un’energia misteriosa, e insieme lucida, consapevole, articolata su una gamma inesauribile di ‘umori’, di variazioni della crudeltà suonate ad altezze inarrivabili… Sul piano dell’ironia suprema penso che surclassi persino Artaud!!!”

Quando nel 2002, Carmelo Bene morì, Pippo Di Marca pensò a un omaggio immediato in memoria, dal titolo Ora che Carmelo è morto, ma la ferita era troppo aperta per aver seguito con dolore gli ultimi mesi orribili di quel calvario finale. Giusto si impose il silenzio.

“Ma era destino, o simpatetico stato di necessità, che quel mancato debutto – spiega Di Marca – diventasse un testo, che condivido con Giancarlo Dotto, che ho messo poi in scena ininterrottamente per decenni. A cominciare dal decennale della morte nel 2012. Lo spettacolo, da allora, ha preso il titolo di Essere e Non Essere, a sottolineare da una parte il suo ipertrofico Io Scenico, la sua Presenza debordante, carnale/carnascialesca, il suo ESSERE e dall’altra parte il suo rovinare tutto proteso verso il NON ESSERE, il suo radicale senso della vanità del tutto, della sottrazione, della cancellazione, dell’assoluta tensione tra vitalismo e abbandono al cupio dissolvi. Da genio assoluto, nei mesi del calvario finale, ha scritto e ci ha lasciato come suo impareggiabile, grandioso testamento artistico, il poema capolavoro ‘l mal de’ Fiori”.

TEATRO DI VILLA LAZZARONI
Via Appia Nuova 522
00179 ROMA (RM)

Ingresso 22,00 €
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IVPN lancia modDNS, il suo servizio di filtraggio DNS open source


IVPN entra nel mercato dei DNS con filtraggio: modDNS è in beta chiusa per i clienti Pro, con codice aperto e audit di Cure53. Ecco cosa sappiamo.
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Da quando ha acquisito Safing a fine 2024, portando nel proprio ecosistema il firewall applicativo Portmaster e la rete SPN, IVPN sta costruendo qualcosa di più ampio di una semplice VPN. A luglio 2025 è arrivato Mailx per l’aliasing delle email, e ora tocca a modDNS: un servizio di filtraggio DNS che blocca pubblicità, traccianti e domini malevoli, configurabile fin nei dettagli.

Il funzionamento è quello classico dei DNS con filtraggio, alla NextDNS o AdGuard DNS: le richieste DNS del dispositivo vengono confrontate con liste di blocco e, se corrispondono a un dominio indesiderato, vengono scartate prima che la connessione avvenga. Niente di rivoluzionario dal punto di vista concettuale, ma la differenza sta in chi lo gestisce e come.

Cosa offre modDNS


Il servizio supporta DNS over HTTPS, DNS over TLS e DNS over QUIC. L’utente può scegliere tra liste di blocco curate dal team IVPN oppure affidarsi a quelle della comunità, fra cui Hagezi, OISD e StevenBlack. È possibile creare regole personalizzate per consentire o bloccare domini specifici, e configurare profili DNS distinti per dispositivi diversi. Il logging delle richieste è opzionale e disattivato di default, con periodi di conservazione configurabili.

Il codice è interamente open source su GitHub e, prima del lancio della beta, Cure53 ha condotto un audit di sicurezza di sei giorni con quattro tester senior, senza riscontrare vulnerabilità critiche o di gravità elevata. Il rapporto completo è disponibile pubblicamente.

Chi può provarlo e cosa arriva dopo


Per il momento modDNS è accessibile solo ai clienti IVPN Pro con almeno un anno di abbonamento rimanente. I server attivi sono ad Amsterdam e Toronto, ma altre località sono in arrivo. Nelle prossime settimane il team prevede di aggiungere il blocco per singoli servizi (Facebook, Google, Amazon), il filtraggio per categorie (contenuti per adulti, gioco d’azzardo) e una pagina di statistiche.

Un aspetto interessante riguarda la separazione degli account: al momento della registrazione a modDNS, l’associazione con l’account IVPN viene eliminata. Questo significa che IVPN non può risalire a chi usa il servizio DNS, ma anche che in caso di smarrimento delle credenziali non è possibile recuperare l’accesso tramite IVPN. Un sistema formale per gestire questa separazione in modo verificabile è in fase di sviluppo.

Viktor Vecsei di IVPN ha confermato nel forum di Privacy Guides che modDNS rientra in una strategia più ampia: l’azienda sta lavorando a nuovi piani tariffari con un’opzione solo VPN e due pacchetti che sostituiranno gli attuali livelli Standard e Pro. I dettagli non sono ancora definitivi.

Io ho ottenuto un voucher annuale per IVPN Pro, il che significa accesso anticipato a modDNS. Nei prossimi mesi pubblicherò senz’altro una prova approfondita del servizio!


FONTE discuss.privacyguides.net


FONTE github.com


FONTE ivpn.net

#hot
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good morning good morning to you / differx. 2008 [jan. 2008, epiphany]



#differx #epiphany #goodMorning

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mosab abu toha on threads


Only an evil country does this to humans for over 77 years.

threads.com/@mosab_abutoha/pos…

beware: graphic content:
#bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #MosabAbuToha #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

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Mistral Small 4: un solo modello per ragionamento, immagini e codice


Mistral rilascia Small 4, modello open source da 119 miliardi di parametri che unifica ragionamento, multimodale e programmazione sotto licenza Apache 2.0.
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Mistral ha rilasciato Small 4, il primo modello della famiglia Small a unificare in un’unica soluzione le capacità finora distribuite su modelli separati: il ragionamento di Magistral, l’analisi multimodale di Pixtral e le capacità di coding di Devstral. In pratica, invece di scegliere ogni volta il modello giusto per il compito, ce n’è uno solo che fa tutto.

Architettura e prestazioni


Small 4 usa un’architettura Mixture-of-Experts: 119 miliardi di parametri totali, ma solo 6 miliardi attivi durante l’inferenza, il che lo rende molto più leggero di quanto il numero complessivo suggerisca.

Una delle novità più interessanti è il parametro configurabile per lo sforzo di ragionamento: impostato al minimo, il modello risponde in modo rapido e diretto, simile a Mistral Small 3.2; portato al massimo, attiva un ragionamento passo-passo più approfondito, paragonabile a Magistral. Rispetto al predecessore Small 3, Mistral dichiara una riduzione del 40% nei tempi di completamento e un volume di richieste gestibili triplicato.

Open source e disponibilità


Small 4 è rilasciato con licenza Apache 2.0, scaricabile da Hugging Face e compatibile con i principali framework di inferenza come vLLM, llama.cpp e SGLang. Per chi preferisce non gestire l’infrastruttura in proprio, è disponibile anche tramite le API di Mistral e AI Studio.

Chi volesse invece ospitarlo su un proprio server, magari su un provider come Hetzner, può farlo liberamente grazie alla licenza permissiva.


FONTE mistral.ai


FONTE marktechpost.com


FONTE siliconangle.com

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DuckDuckGo sdoppia l’abbonamento: arriva il piano Pro, tutto sull’IA


DuckDuckGo lancia il piano Pro a 19,99 $/mese con accesso esclusivo a Claude Opus 4.6, ragionamento esteso e limiti raddoppiati su Duck.ai. In Italia si può sottoscrivere solo dagli store.
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DuckDuckGo ha annunciato un nuovo livello di abbonamento per il suo servizio a pagamento. Al piano Plus, che resta invariato a 9,99 dollari al mese (99,99 all’anno), si affianca ora il piano Pro a 19,99 dollari al mese o 199,99 all’anno.

La differenza è tutta concentrata sull’intelligenza artificiale. Il Pro raddoppia i limiti di utilizzo di Duck.ai rispetto al Plus, sia per le conversazioni testuali che per la generazione di immagini, e aggiunge l’accesso esclusivo a Claude Opus 4.6, il modello più avanzato di Anthropic. Entrambi i piani includono anche VPN, rimozione dei dati personali dai broker e assistenza per il furto d’identità.

I modelli disponibili per ogni piano


La versione gratuita di Duck.ai continua a funzionare senza account e include GPT-4o mini, GPT-5 mini, Claude Haiku 4.5, Llama 4 Scout e Mistral Small 3. Il piano Plus dà accesso a GPT-4o, GPT-5.2 con ragionamento, Claude Sonnet 4.5 e Llama Maverick. Il Pro aggiunge il ragionamento esteso su GPT-5.2 e Claude Opus 4.6, pensato per compiti complessi che richiedono più passaggi logici.

Per gli utenti italiani, un passaggio obbligato


C’è un dettaglio che vale la pena segnalare: chi vive in Italia (e più in generale nell’UE, in Canada e nel Regno Unito) non può sottoscrivere l’abbonamento dal sito web o dal browser desktop. L’unica strada è passare dall’App Store di Apple o dal Google Play Store, con i relativi pagamenti gestiti dagli store stessi. Il pagamento diretto via Stripe, disponibile per i residenti negli Stati Uniti, qui non è un’opzione.

Resta il fatto che Duck.ai nella versione gratuita funziona già su qualsiasi browser, senza registrazione. Chi cerca un accesso privato e multi-modello ai principali chatbot senza dover sottoscrivere abbonamenti separati con ogni fornitore, potrebbe trovare nell’offerta DuckDuckGo una scorciatoia interessante, soprattutto al livello Plus. A patto di accettare che ormai, per chiunque operi nel mondo tech, l’accesso ai modelli IA è diventato la leva di monetizzazione per eccellenza.


FONTE spreadprivacy.com


FONTE duckduckgo.com

#hot
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Lo sciopero del capitale ha avuto particolare intensità negli anni 1963, 1968 e 1969


Michele Salvati, oltre al calo degli investimenti, ci segnala anche l’esportazione di capitali come manifestazione dello “sciopero del capitale”. Tale fenomeno ha avuto particolare intensità negli anni 1963, 1968 e 1969. Il 1963 fu caratterizzato da un saldo negativo nella bilancia dei pagamenti economica dovuto sia al saldo delle partite correnti, sia al saldo dei movimenti di capitale, già negativo nel 1962. La manovra restrittiva attuata dalla banca centrale riuscì nell’intento di riportare in positivo il saldo della bilancia commerciale, mentre i movimenti di capitali furono caratterizzati da un significativo deflusso sino al 1972. Al saldo positivo del 1964 contribuì il prestito del fondo monetario internazionale, ma già dal 1965 la bilancia dei pagamenti presentò saldi dei movimenti di capitali negativi, in particolare nel biennio 1968‐69 caratterizzato da una forte esportazione di capitali (Tabella 9). Il deflusso di capitali verso l’estero assunse spesso la forma di esportazione illegale di banconote. Come si può vedere nella Tabella 10 le rimesse di banconote italiane dall’estero contribuirono in maniera cospicua alla determinazione del saldo negativo dei movimenti di capitali, in particolare negli anni 1962‐64 e 1968‐69. Negli stessi anni più del 90% di queste banconote proveniva dalla Svizzera (Tabella 11).
Una parte cospicua dei capitali esportati si dirigeva verso la Svizzera, in primo luogo, o verso Liechtenstein e Lussemburgo, tutti paesi nei quali vigeva un sistema fiscale favorevole alle società finanziarie (si veda il capitolo precedente). Buona parte di questi capitali uscivano dall’Italia per rientrarvi “estero‐vestiti”. A dimostrazione di questo si considerino gli investimenti diretti esteri in Italia negli stessi anni. La grande maggioranza di questi investimenti proveniva proprio da tre paesi: Svizzera, Liechtenstein e Lussemburgo (Tabella 12). Andando poi a verificare i settori nei quali questi investimenti furono diretti si scopre che a essere maggiormente interessate furono le società finanziarie e quelle immobiliari. Anche nei settori della chimica e della meccanica i capitali provenienti dai tre paesi erano cospicui, ma la differenza rispetto agli investimenti diretti provenienti dagli altri paesi più contenuta (Tabella 13).
Le rimesse di banconote italiane aumentarono considerevolmente nel 1962 e ulteriormente nel 1963, in concomitanza con l’introduzione dell’imposta cedolare. Al fine di ridurre l’incidenza dell’imposta ed evitare l’accertamento divenne per molti conveniente intestare i titoli a nominativi esteri mediante il sistema dell’esportazione non autorizzata di banconote. Nel febbraio 1964 fu modificato il regime della cedolare con l’introduzione della possibilità di optare per una ritenuta a titolo d’imposta (cedolare “secca”). In tal modo venne meno la convenienza a trasferire all’estero il possesso dei titoli e si ridusse, come si può vedere nella Tabella 10, il deflusso di banconote. Nel 1967 si invertì nuovamente la tendenza a seguito dell’ulteriore modifica al regime della cedolare che abolì la cedolare “secca” favorendo l’intestazione dei titoli a nominativi esteri <260. Secondo un’analisi indicativa compiuta dalla Banca d’Italia, riportata nella Tabella 14, i fattori fiscali ed istituzionali furono la principale causa del deflusso di capitali tra il 1962 e il 1969.
[…] Le modificazioni intervenute nella struttura finanziaria delle imprese italiane negli anni ’60 e ’70 costituiscono un argomento ampiamente dibattuto <261. Già l’indagine di Filippi e Zanetti <262, relativa alle 200 maggiori società industriali italiane del periodo 1958‐63, documentava una progressiva erosione della quota dell’autofinanziamento e del capitale di rischio. La quota di autofinanziamento coprì più della metà del fabbisogno nel biennio 1958‐59 per scendere a un terzo nel 1963. Alla drastica riduzione della capacità di produrre i mezzi necessari al finanziamento, da mettere peraltro in relazione anche all’aumento dei costi dovuto al cosiddetto “slittamento salariale”, le imprese
risposero in un primo momento con un aumento delle emissioni di azioni, in particolare nel 1960 e nel 1961, per poi passare nel 1963 ad un più massiccio ricorso all’indebitamento, pari a quasi due terzi del totale dei finanziamenti (Tabella 15). Anche il gruppo di 90 società quotate censito da Mediobanca negli anni 1960‐65, pure nella diversità del campione mostra la stessa tendenza alla riduzione progressiva dell’autofinanziamento e un maggiore ricorso all’indebitamento (Tabella 16). Le aziende, deteriorate nei loro conti economici, si videro costrette a ricorrere ulteriormente al credito anche nel quinquennio successivo. Come si vede nella Tabella 17, che illustra un altro campione censito da Mediobanca comprensivo di 520 società, su 12,8 miliardi di incremento del passivo nel periodo 1966‐70, solo il 10,5% fu costituito da mezzi propri. Peraltro anche sul fronte dell’indebitamento ci fu un deterioramento poiché aumentarono i debiti a breve molto più di quelli a medio e lungo termine.
Il campione realizzato dalla Banca d’Italia, comprendente 219 società manifatturiere, ha il vantaggio di prendere in considerazione un periodo più lungo, vale a dire gli anni 1958‐73. Anche in questo caso si evidenzia una contrazione del capitale di rischio in rapporto alle altre voci che compongono la struttura contabile del passivo delle aziende considerate (Figura 1). In questo caso la diminuzione della percentuale del capitale di rischio si concentra all’inizio e alla fine del periodo considerato, mentre nella parte centrale, cioè durante gli anni 1964‐69, la situazione rimane stabile. Si potrebbe pensare che le società quotate potessero fare maggiore ricorso all’aumento di capitale e pertanto siano riuscite a mantenere una struttura finanziaria più solida, ma i dati elaborati dalla Banca d’Italia relativamente alla struttura del capitale di 59 società manifatturiere quotate, tra gli anni 1962 e 1973, ci inducono a trarre
tutt’altre conclusioni. Anche tenendo conto di una rivalutazione dei cespiti patrimoniali, come ipotizzato dalla banca centrale (Tabella 18), le 59 società si trovano in una situazione finanziaria più compromessa rispetto al precedente campione delle 219.
Analoghe considerazioni si possono trarre sulla base di un altro campione considerato dalla Banca centrale, comprendente 413 società manifatturiere tra gli anni 1962 e 1973. Contrariamente al campione della Figura 1, ma come per le 59 società quotate, la percentuale del capitale di rischio diminuisce progressivamente in tutto il periodo considerato, dimezzandosi. Tutte le altre voci aumentano, ma è l’indebitamento a breve termine a registrare l’incremento maggiore (Tabella 19). Giorgio Pivato contesta il presunto peggioramento della struttura finanziaria delle imprese italiane negli anni 1964‐69, ritenendo non corretto considerare solo la somma di capitale versato e riserve tra i mezzi propri. Includendo nella somma gli ammortamenti, la variazione sarebbe stata modesta. Un consistente cambiamento nel rapporto tra mezzi propri e indebitamento vi sarebbe stato, ma nel corso del tempo, dagli anni ’30 agli anni ’60. La struttura finanziaria che ne derivò appare comunque all’autore fortemente inadeguata a garantire lo sviluppo degli investimenti, limitato dalle sfavorevoli condizioni del mercato finanziario <263.
Il problema del finanziamento si lega anche alla questione della concentrazione. Secondo alcuni le fusioni e le acquisizioni realizzate negli anni ’60 sarebbero state insufficienti, nonostante la legislazione incentivante <264, peraltro introdotta in tutti i paesi europei <265, e inadeguate a raggiungere quegli standard di efficienza e presenza sul mercato tali da non porre il paese in una condizione di marginalità nel contesto europeo <266. Carducci individua tre sottoperiodi: 1958‐69; 1961‐65; 1966‐71. Nel primo vi sarebbe stata assenza di incorporazioni, nel secondo il fenomeno fu poco pronunciato, mentre il terzo fu caratterizzato da una forte concentrazione, legata “verosimilmente al più difficile equilibrio tra costi e ricavi delle imprese minori ed alla situazione di sottoquotazione del mercato azionario, che ha reso conveniente l’espansione della capacità produttiva delle grandi imprese mediante l’acquisizione di impianti già esistenti”. Carducci nota la similarità tra il ricorso al mercato da parte delle grandi società private e l’investimento azionario da parte delle stesse. Le emissioni sarebbero servite a ridurre i rischi della gestione, finanziando sia la diversificazione dei rischi, sia l’acquisizione di aziende operanti negli stessi settori senza porre problemi di riallocazione di risorse interne. L’impresa pubblica avrebbe avuto minore necessità di ricorrere al mercato grazie ad un maggiore ricorso all’indebitamento ma anche all’autofinanziamento, grazie ad un pay‐out ratio meno elevato nell’impresa pubblica che in quella privata (16% dei profitti lordi contro il 21). <267
Secondo Alfredo Macchiati solo sul finire degli anni ’70, tra il 1978 e il 1980 si sarebbe verificato un miglioramento della situazione finanziaria delle imprese. Precedentemente l’inflazione non avrebbe prodotto una svalutazione dei debiti tale da determinare “guadagni da inflazione”. Macchiati contesta anche la tesi secondo la quale negli anni ’70 l’impresa italiana si sarebbe finanziata in maniera esigua tramite il capitale di rischio <268, fatta eccezione per la raccolta tramite la borsa. L’aumento di capitale sarebbe consistito pertanto nell’apporto diretto da parte dei gruppi di controllo (esterni all’industria) e non in una raccolta di risparmio presso il pubblico <269.
I campioni di società sopra illustrati non sono, al meno ai fini della mia ricerca, esaustivi. Non solo per le conclusioni non univoche cui conducono ma anche per la dimensione temporale, a volte ridotta, o per l’eccessiva estensione, essendo riferiti a imprese sia pubbliche che private e di varie dimensioni. Ritengo più opportuno considerare i cambiamenti intervenuti nella grande impresa privata per diverse ragioni: è più sensibile di quella pubblica alle dinamiche fiscali; non può far ricorso all’aumento dei fondi di dotazione; ha più facile accesso al mercato dei capitali rispetto alle imprese minori. Ritengo che circoscrivere l’indagine alla grande impresa privata sia anche più utile ai fini di una valutazione, che sarà oggetto dei prossimi capitoli, della visione che la classe politica dell’epoca aveva del capitalismo italiano. A rischio di produrre l’ennesima statistica documentante il deterioramento della struttura finanziaria dell’impresa italiana e a rischio di non scoprire nulla di nuovo rispetto a quanto già detto, ho deciso di verificare per gli anni 1958‐72 l’evoluzione del passivo delle 97 società per azioni industriali italiane più grandi per fatturato nel 1969.

[NOTE]261 Si vedano tra gli altri: AA. VV., Il finanziamento delle imprese, Atti del convegno del centro di prevenzione e difesa sociale, Giuffrè, Milano 1977; AA. VV., Struttura finanziaria e politica economica in Italia, Franco Angeli, Milano 1976; Balducci R., Capitale finanziario e struttura industriale, in Vicarelli F. (a c. di), Capitale industriale e capitale finanziario: il caso italiano, Il mulino, Bologna 1979; Barca F., Compromesso senza riforme nel capitalismo italiano, in Barca F. (a c. di), Storia del capitalismo italiano dal dopoguerra a oggi, Donzelli, Roma 1997; Barca L., Manghetti G., L’Italia delle banche, Editori Riuniti, Roma 1976; Bernabè F., Struttura finanziaria e politica economica in Italia, Franco Angeli, Milano, 1976; Cesarini F., Struttura finanziaria, sistema creditizio e allocamento delle risorse in Italia, Il Mulino, Bologna 1976; Colajanni N., Riconversione, grande impresa, partecipazioni statali, Feltrinelli, Milano 1976; Ente Einaudi, Ricerca sul sistema creditizio, Roma 1976; Nota Carli sul capital di rischio in Italia, in “Mondo Economico”, n. 8, 1 marzo 1975, p. 30; Vicarelli F. (a c. di), Capitale industriale e capitale finanziario, Il Mulino, Bologna 1979; Zecchi S., “Squilibri” e strutture finanziarie nell’industria manifatturiera italiana – Un commento, in “Moneta e Credito”, settembre 1975.
262 Filippi E., Zanetti G., Finanza e sviluppo nella grande industria italiana, Franco Angeli, Milano 1965.
263 Pivato G., Le strutture patrimoniali nell’industria italiana, Giuffré, Milano 1971.
264 Decreto‐legge 18 marzo 1965 n. 170, con scadenza rinnovata dalla Legge 17 febbraio 1968 n. 57 e dal Decreto‐legge 27 agosto 1970 n. 621.
265 Roelans J. Y., Régimes Fiscaux Applicables aux Fusions de Sociétés, Bruxelles 1970.
266 Scognamiglio C., Mercato dei capitali, borse valori e finanziamento delle imprese, Franco Angeli, Milano 1974, pp. 73‐77; Ricardi F., Un problema per l’Italia: non diventare marginali nei confronti del mercato finanziario unificato europeo, in “Mondo Economico”, 20 marzo 1971.
267 Carducci G., Le imprese industriali italiane negli anni 1961 1972: un’analisi attraverso i bilanci delle società per azioni, in “Moneta e Credito”, n. 3, 1973, p. 233‐247. Carducci ha utilizzato i dati relativi ad un gruppo di 423 società italiane dell’industria manifatturiera nel periodo 1958‐71 censite dalla Banca d’Italia nella Relazione Annuale (anni 1965‐72).
268 Tra i sostenitori Monti M., Cesarini F., Scognamiglio F., Il sistema creditizio e finanziario italiano, in Relazione della Commissione di studio istituita dal Ministero del Tesoro, Poligrafico della Stato, Roma 1982; Cesarini F., Sistema bancario e offerta di capitale di rischio in Italia, in Lamfalussy A., I mercati finanziari europei, Torino, Einaudi 1972; Ciocca P., Gli investimenti delle imprese e le strutture finanziarie in Carli G. (a c. di), Sviluppo economico e strutture finanziarie in Italia, Il Mulino, Boogna 1977.
269 Macchiati A., Il finanziamento delle imprese industriali in Italia, Il Mulino, Bologna 1985. Posizioni simili sono presenti in: Balducci R., Capitale finanziario e struttura industriale, in Vicarelli F., (a c. di), Capitale industriale e capitale finanziario: il caso italiano, Il Mulino, Bologna 1979; Ragazzi G., Teoria dei mercati dei capitali e concentrazione della proprietà delle imprese, in “Moneta e Credito”, n. 1, 1975, pp. 56‐80.
Diego Marenot, Politiche fiscali e finanziamento d’impresa (1962-1974), Tesi di dottorato, Università commerciale L. Bocconi – Milano, 2010
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charles bernstein on louis zukofsky’s “selected letters” (free pdf)


Charles Bernstein

Z-site has just published online a revised and much expanded edition of the Selected Letters of Louis Zukofsky, edited by Barry Ahearn. This selection is double in size of the earlier edition (2013), including substantial additional letters to Ezra Pound, Rene Taupin, Robert Creeley, Jonathan Williams, Henry Rago among many others. Perhaps most significant is the inclusion of over 80 letters and fragments addressed to Lorine Niedecker made available here for the first time. The annotations and editorial apparatus have been thoroughly revised.

Free pdf: z-site.net/wp-content/uploads/…
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Blender 5.1 è disponibile: più veloce, più stabile, più completo


Blender 5.1 porta miglioramenti significativi a prestazioni, animazione e rendering. Nuovo flusso di lavoro per Grease Pencil, supporto AVIF e aggiornamento a Python 3.13.
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Rilasciato ieri, 17 marzo, Blender 5.1 è il primo aggiornamento della serie 5.x e si concentra su prestazioni, stabilità e rifinitura dell’intera pipeline.

Animazione e rendering più veloci


La valutazione delle azioni di animazione raddoppia in certi scenari, mentre quella delle shapekey migliora fino al 300% sulle mesh complesse, con benefici particolarmente evidenti su rig con migliaia di ossa. Anche il rendering guadagna terreno: Cycles ottiene un 5-10% in più sulle GPU nei benchmark di riferimento, ed EEVEE velocizza la compilazione dei materiali grazie alla parallelizzazione della pipeline grafica e al preprocessamento degli shader, riducendo allo stesso tempo il consumo di memoria video.

Grease Pencil rinnovato


Il sistema di riempimento di Grease Pencil cambia radicalmente: ora i riempimenti si gestiscono tramite strumenti dedicati e non più attraverso i materiali, con supporto nativo per i fori e nuovi operatori per selezione e modifica. Una modifica sostanziale nel flusso di lavoro, che si riflette anche sulle primitive e sugli strumenti di disegno.

Nodi, compositing e formati


I Geometry Nodes si arricchiscono di strumenti per le griglie volumetriche (dilatazione, erosione, mediana, conversione a nuvole di punti) e migliorano la gestione delle stringhe. Lo shading guadagna un nodo Raycast pensato per il rendering non fotorealistico. Nel compositing arrivano nuovi nodi come Mask to SDF e Sequencer Strip Info, con operazioni di sfocatura e distorsione fino al doppio più rapide.

Tra i formati, debutta il supporto ad AVIF per la compressione ad alta efficienza con HDR, OpenEXR aggiunge la codifica lossless HTJ2K e l’esportazione video permette ora di definire manualmente i valori CRF per il controllo della qualità.

Migliorie su Linux e basi per il futuro


Su Linux migliora il supporto a Wayland con decorazioni delle finestre lato client e una nuova opzione per avviare Blender senza bordi. Internamente, jemalloc viene sostituito da TBB malloc e il codice passa allo standard C++20. Diverse librerie vengono aggiornate per allinearsi alla specifica VFX Platform 2026, incluso il passaggio a Python 3.13 e l’adozione di OpenColorIO 2.5, OpenEXR 3.4 e OpenVDB 13.0.

A completare il quadro, centinaia di correzioni di bug, un’operazione di annullamento più rapida e il copia e incolla tra istanze diverse nell’editor dei nodi. Un aggiornamento solido che, pur senza rivoluzioni, rende Blender sensibilmente migliore su tutta la linea.


FONTE blender.org


FONTE linuxiac.com

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Dyson PencilWash: il lavapavimenti sottile come una matita che cambia il modo di pulire casa


Dyson lancia PencilWash, il lavapavimenti più sottile e leggero mai realizzato: impugnatura da 38 mm, peso percepito di soli 380 grammi e un sistema senza filtro che elimina batteri e cattivi odori. Disponibile in Italia dal 19 febbraio 2026 a 349 euro
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Dyson ha presenta PencilWash, una soluzione più leggera, sottile e compatta per il lavaggio dei pavimenti. PencilWash unisce l’esperienza Dyson nel lavaggio dei pavimenti e l’attenzione all’igiene con un form factor ultra sottile, progettato internamente da Dyson, offrendo manovrabilità senza sforzo e prestazioni di pulizia igienica pensate per le case moderne.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Sottile e leggero


La nuova impugnatura ultrasottile, con un diametro di soli 38 mm, rende il lavaggio dei pavimenti semplice e intuitivo, senza compromettere igiene e prestazioni. PencilWash pesa 2,2 kg, con appena 380g percepiti in mano, ed è estremamente maneggevole: segue i movimenti in modo naturale con una semplice rotazione del polso, si inclina fino a 170° per pulire sotto i mobili bassi e raggiungere gli spazi più stretti, mantenendo prestazioni costanti.
La nuova impugnatura ha un diametro di soli 38 mmLa nuova impugnatura ha un diametro di soli 38 mm

Nessun filtro sporco


A differenza dei dispositivi del medesimo segmento, Dyson PencilWash non utilizza filtri che trattengono lo sporco, favoriscono la proliferazione batterica, emettono odori e risultano difficili e sgradevoli da pulire. Il design senza filtro elimina il rischio di accumulo di residui, ostruzioni o cali di prestazione, garantendo una pulizia potente e affidabile a ogni utilizzo.
Dyson PencilWash non utilizza filtri che trattengono lo sporcoDyson PencilWash non utilizza filtri che trattengono lo sporco

Rullo in microfibra ad alta densità


PencilWash è progettato per rimuovere ogni tipo di sporco in un’unica passata, inclusi residui liquidi e macchie ostinate. Il dispositivo è dotato di un rullo in microfibra ad alta densità, con 64.000 filamenti per cm², che ruota a 650 giri/min rimuovendo simultaneamente detriti liquidi e secchi in modo che l’acqua sporca e i residui vengano estratti continuamente dal rullo a ogni rotazione. In combinazione con un sistema di idratazione di precisione a 8 punti, che fornisce un flusso costante di acqua pulita al rullo, è possibile utilizzare sempre acqua fresca per la pulizia dei pavimenti, con un livello di igiene costante, pulizia dopo pulizia.
PencilWash è dotato di un rullo in microfibra ad alta densitàPencilWash è dotato di un rullo in microfibra ad alta densità

Fino a 100 m² di superficie


Il nuovo dispositivo di Dyson offre due modalità di idratazione, consentendo un controllo preciso del livello di umidità del pavimento. Dalle macchie leggere allo sporco più ostinato, è possibile regolare il flusso d’acqua in base alla superficie e alle esigenze di pulizia, ottenendo risultati ottimali con una finitura ad asciugatura rapida. Il serbatoio dell’acqua pulita da 300 ml consente di pulire fino a 100 m² di pavimento, circa la dimensione di un appartamento medio-grande. Con 30 minuti di autonomia e una batteria intercambiabile per un utilizzo prolungato, è possibile pulire una maggiore superficie in un’unica sessione, mantenendo sempre un’asciugatura rapida.

ECOVACS WINBOT mini 2: robot lavavetri compatto che pulisce ovunque
ECOVACS WINBOT mini 2 è il robot lavavetri più compatto di sempre: raggiunge bordi, angoli e superfici dove nessun altro arriva. Pulizia profonda, design ultra-slim
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Con PencilWash, Dyson interviene su una categoria di prodotto ridefinendone alcuni parametri chiave. Un peso percepito di soli 380 grammi, un'impugnatura da 38 mm e un sistema senza filtro che mantiene l'acqua pulita durante tutto il lavaggio sono le caratteristiche che distinguono questo modello dalla concorrenza. Per chi è alla ricerca di un lavapavimenti compatto, leggero e con un approccio igienico più rigoroso, PencilWash è una delle opzioni più interessanti disponibili nel 2026, ad un prezzo di 349,00 euro.


Apple presenta MacBook Air M5: il notebook leggero e potente


Apple ha annunciato il nuovo MacBook Air con chip M5, con prestazioni migliorate e ancora più funzioni AI. Dotato di CPU e GPU di nuova generazione, Neural Accelerator in ogni core e SSD fino a 4TB, garantisce velocità e spazio per ogni progetto creativo o task complesso. Il chip wireless N1 supporta Wi-Fi 7 e Bluetooth 6, mentre il design in alluminio, il display Liquid Retina, la videocamera 12MP Center Stage e l’audio spaziale offrono esperienza premium. Con macOS Tahoe e Apple Intelligence, è ideale per studenti e professionisti. Disponibile nei modelli 13" e 15", nei colori celeste, mezzanotte, galassia e argento, sarà preordinabile dal 4 marzo e in vendita dall’11 marzo.
Una videocamera Center Stage da 12MP fa apparire l’utente sempre al meglio

Chip M5 per prestazioni top, AI e molto altro


Il chip M5 offre prestazioni eccellenti per qualsiasi cosa si voglia fare, dalla produttività quotidiana ai flussi di lavoro creativi. Il chip vanta una CPU 10-core e una GPU fino a 10-core con un potente Neural Accelerator che fanno volare le prestazioni del nuovo MacBook Air fino a 4 volte più velocemente per le attività AI rispetto a MacBook Air con M4, e fino a 9,5 volte rispetto al modello con M1. Questo lo rende una piattaforma incredibilmente potente per l’AI, che si tratti di usare Apple Intelligence per esperienze in app e a livello di sistema in ambito domestico, o di eseguire grandi modelli linguistici on-device in azienda. Con core shader migliorati e un motore di ray tracing di terza generazione, M5 mette il turbo ad attività che spaziano dal gaming al rendering 3D. Il chip M5 ha anche una memoria unificata più veloce con 153 GBps di larghezza di banda, il 28% in più rispetto a M4, che rende il multitasking più fluido e permette alle app di aprirsi più velocemente.

Italiani sempre più nottambuli online: +32% di acquisti tra le 23 e le 7
Le notti degli italiani diventano sempre più digitali: le intenzioni di acquisto online aumentano del 32% tra le 23:00 e le 7:00, secondo i dati di Idealo
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Spazio di archiviazione raddoppiato e SSD più veloce


MacBook Air con M5 ha di serie 512GB di spazio di archiviazione, il doppio rispetto alla generazione precedente, e per la prima volta può essere configurato scegliendo fino a 4TB. La nuova unità SSD offre inoltre prestazioni in scrittura e lettura 2 volte più veloci rispetto alla generazione precedente, accelerando notevolmente l’accesso ai file e velocizzando i flussi di lavoro.
Il brillante display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" offre 500 nit di luminosità e supporto per 1 miliardo di coloriIl brillante display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" offre 500 nit di luminosità e supporto per 1 miliardo di colori

Un grande valore aggiunto per chi fa l’upgrade


Per chi sta pensando ad un'upgrade passando da un MacBook Air con processore Intel o con un chip Apple di generazione precedente, oltre al chip M5, il nuovo MacBook Air offre un bellissimo display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" e un'autonomia fino a 18 ore (sei ore in più rispetto a MacBook Air con processore Intel) con funzione di ricarica rapida; inoltre, troviamo una videocamera, microfoni e altoparlanti evoluti, la connettività Wi-Fi 7 e Bluetooth 6 e due porte Thunderbolt 4.
MacBook Air 13" offre il massimo della portabilità per chi è sempre in movimento, mentre il modello da 15" è l’ideale per chi necessita di più spazio sullo schermo per il multitaskingMacBook Air 13" offre il massimo della portabilità per chi è sempre in movimento, mentre il modello da 15" è l’ideale per chi necessita di più spazio sullo schermo per il multitasking

La potenza di macOS Tahoe


Con macOS Tahoe e il suo design con Liquid Glass, è possibile personalizzare il proprio Mac in nuovi modi, con opzioni di colore per cartelle, icone delle app e widget. Apple Intelligence aggiunge potenti funzioni, che assicurano una tutela costante della privacy, tra cui “Traduzione in tempo reale” in Messaggi, per comunicare fra lingue diverse, aggiornamenti in Promemoria, che classificano in automatico le azioni più importanti, e ulteriori azioni dei Comandi Rapidi, che attingono direttamente ai modelli di Apple Intelligence per creare automazioni, come l’estrazione di informazioni da un PDF e l’aggiunta di dettagli chiave a un foglio di calcolo. Con Continuity, è possibile usare l’app Telefono sul Mac per inoltrare le chiamate da un iPhone nelle vicinanze.

Giornata Mondiale del Sonno: 5 fattori che disturbano il riposo
Dormire bene è fondamentale per salute e benessere. In occasione della Giornata Mondiale del Sonno analizziamo cinque fattori che possono compromettere il riposo notturno e i rimedi consigliati dagli esperti per migliorare la qualità del sonno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Il nuovo MacBook Air con chip M5 può essere gi à preordinato e le consegne inizieranno mercoledì 11 marzo, quando sarà disponibile anche negli Apple Store e presso i Rivenditori Autorizzati Apple. MacBook Air 13" con M5 è disponibile a partire da 1.249 euro e da 1.139 per il settore Education; MacBook Air 15" con M5 è disponibile a partire da 1.549 euro e da 1.429 per il settore Education. Entrambi i modelli sono disponibili nei colori celeste, mezzanotte, galassia e argento.


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Mappe senza Google? Cartes.app adesso parla italiano


Cartes.app, l'alternativa libera e gratuita a Google Maps basata su OpenStreetMap, è ora disponibile anche in italiano grazie al lavoro di un volontario della comunità.
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Cartes.app, l’applicazione web di cartografia nata in Francia come alternativa aperta e gratuita a Google Maps e Apple Maps, ha aggiunto l’italiano tra le lingue disponibili. La traduzione è opera di maupao, volontario attivo nella comunità del software libero, che ha completato la localizzazione dell’interfaccia.

Il progetto, sviluppato principalmente da Maël Thomas-Quillévéré a Rennes, si appoggia interamente su dati aperti: le mappe provengono da OpenStreetMap, le immagini da Wikimedia Commons e le schede dei luoghi da Wikipedia. Per le foto a livello strada, Cartes.app integra Panoramax, il sistema federato e libero nato dalla collaborazione tra l’Istituto geografico nazionale francese (IGN) e la comunità OpenStreetMap, pensato come alternativa aperta a Google Street View.


Post by @nilocram@framapiaf.org
View on Mastodon


Cosa offre Cartes.app


L’applicazione funziona direttamente nel browser, sia da computer che da telefono, senza bisogno di installare nulla. Tra le funzionalità principali ci sono la ricerca di punti di interesse, il calcolo di itinerari a piedi, in bici e con i mezzi pubblici, e la possibilità di scegliere tra diversi stili di mappa, comprese le viste aeree e le mappe escursionistiche. Il codice sorgente è ospitato su Codeberg ed è interamente libero.

Nel 2025 il progetto ha ottenuto un finanziamento dalla fondazione olandese NLNet, che sostiene iniziative per un internet più aperto. La copertura dei trasporti pubblici, partita dalle regioni occidentali della Francia, si sta progressivamente estendendo a tutto il territorio nazionale.

L’arrivo dell’italiano è un segnale interessante: dimostra che la comunità internazionale sta iniziando ad adottare il progetto oltre i confini francesi. Per chi cerca un’alternativa rispettosa della privacy alle mappe dei soliti colossi, vale la pena dare un’occhiata su cartes.app.


FONTE framapiaf.org


FONTE cartes.app


FONTE openstreetmap.fr


FONTE en.wikipedia.org


Cartes.app, una mappa libera e gratuita alternativa alle mappe commerciali ha cominciato a parlare italiano!
Un grosso grazie a @maupao infaticabile esploratore e traduttore di #SoftwareLibero
Tra le altre cose Cartes permette di visualizzare le foto caricate attraverso l'istanza #Panoramax di @MapComplete
#Openstreetmap #OSM #mappe
@ivanbranco
@andreagrandi
@wikimediaitalia
@lealternative
@andre123
@mannivu
@DarioZanette
@rivoluzioneurbanamobilita
@JuBo57
@lgsp

#hot

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Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, 21 marzo 2026: fame di verità e giustizia


Una formica che trasporta un ramoscello di ulivo, un messaggio semplice e forte da veicolare in occasione della giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, celebrata quest’anno a Torino.

Il simbolo della formica che campeggia nella locandina non parla solo di laboriosità. Come leggiamo sul sito di Libera, che di questa giornata – istituita con la […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/22/libe…

#GiornataDellaMemoriaEDellImpegno #Libera

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"Frammenti di Vita": gli incontri fotografici di Ivana Politi in mostra a Centuripe


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"Frammenti di Vita" mette in mostra l'inestinguibile curiosità di una fotografa di strada innamorata della natura umana


Custodire l'evolversi di una sensazione è l'epilogo più dolce per un fotografo. Scattare una fotografia vuol dire rendersi testimoni di qualcosa che non ci appartiene, che ci è stato concesso; crea un'opportunità, una scarica elettrica che si diffonde velocemente nel corpo attivando ogni fibra del nostro istinto interiore. La vera differenza tra chi assiste solo all'evento e chi lo conserva in fotografia è il coraggio del primo passo: credere che, ogni volta, quell'incontro cambierà tutto.

Di incontri, Ivana Politi, in tutto l'arco del suo percorso da fotografa di strada, ne ha avuti molti, differenti e nel segno dell'amicizia. Cresciuta in un paese nell'entroterra ennese, Ivana si è spostata presto a Dublino, poi a Bergamo e in ultimo a Catania, la città dove tutt'ora lavora. Tanti spostamenti e lingue, ma un'unica fedelissima compagna di avventure: la fotografia, scoperta in giovanissima età e mai abbandonata. Ogni incontro, mi assicura lei, è stato speciale: «in tutti quelli che ho deciso di custodire gelosamente nel mio archivio - mi racconta, scorrendo le fotografie sullo schermo - non ce n'è uno in cui non mi sia ritrovata in quelle emozioni. La fotografia è la mia splendida scappatoia».

La mostra fotografica "Frammenti di Vita", visitabile fino al 15 Marzo 2026 presso il Centro Culturale Il Purgatorio, a Centuripe (EN), è l'occasione perfetta per rendere giustizia a quegli incontri che hanno puntellato la prima fase della sua avventura fotografica. Un esordio nella sfera culturale italiana che Ivana non vive come un traguardo finale, ma come una partenza verso rotte ancora inesplorate. Di quelle visioni e quelle rotte senza nome ne abbiamo parlato in questa intervista.


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Intervista


Tra tutti gli incontri della tua vita, quello con la fotografia rientra sicuramente tra i più speciali. Quanto conta lei nel tuo quotidiano?

Ti direi molto. Porto sempre la fotocamera con me, in qualsiasi occasione. Anche quando mi dimentico di metterla in borsa, o mi ritrovo in una situazione improponibile per scattare una fotografia, faccio finta di avercela addosso: fotografo con gli occhi, per conservare il più possibile quel momento nella mia memoria. È un buon esercizio, a volte tanto suggestivo da essere quasi reale. Ciononostante, quando non è con me, ne sento la mancanza, come se fosse una vecchia amica. Potrei quasi dirti che la fotografia scandisce le mie giornate!
"Frammenti di Vita", 2025 di © Ivana Politi
È un amore sbocciato fin da subito?

In giovanissima età. Mi sono avvicinata alla fotografia quasi per gioco. Nessuno in famiglia aveva questa passione. Nasce quindi tutto da me, come inconsciamente nascono molte delle passioni che da bambini ci trasciniamo fino alla vecchiaia.

Pensare al mio rapporto con la fotografia mi fa sorridere, sai? Sono la meno creativa della famiglia. I miei genitori sono sarti; mia sorella è una pittrice di ceramiche incredibilmente brava con i pennelli e il disegno; viceversa, io sono sempre stata negata con le arti manuali, zero fantasia e poca propensione all'azione [ride]. In qualche modo scegliere la fotografia (o lei che ha scelto me, se vogliamo) è stata un atto di ribellione e scoperta. Era un amore destinato a sbocciare, prima o poi. A volte, scherzando, dico ai miei famigliari che devono ringraziarmi per i ricordi che oggi conserviamo gelosamente negli album. Sono l'unica che scatta fotografie durante le feste e le ricorrenze di famiglia [ride].

Sei cresciuta in un piccolo paese in provincia di Enna (Centuripe). Il quotidiano, in questi luoghi, scorre con lentezza e con rituali che solo chi ha vissuto quelle realtà può conoscere davvero. Creativamente parlando, quanto ti ha condizionato vivere in un ambiente così rurale?

Tantissimo! Centuripe è un paese di circa 5000 abitanti. Tutti si conoscono e tutti sanno riconoscere, a chilometri di distanza, un viso non familiare [ride]. Crescere in queste zone ha alimentato la mia curiosità e l'amore per la Sicilia. Credo che molta della mia sensibilità sia frutto degli odori, dei sapori e dei colori che hanno dipinto gran parte della mia infanzia. Alcune delle prime fotografie scattate riprendono infatti scene contadine, paesaggi rurali e momenti di riunione in famiglia. Soggetti che cerco ancora in fotografia. Seppur mi sposto spesso per lavoro, guardo sempre a Centuripe con nostalgia. È un luogo a cui tengo tanto!
"Frammenti di Vita", 2025 di © Ivana Politi
E poi è arrivata la fotografia di strada. Un fulmine a ciel sereno per una fotografa abituata fino a quel momento ad inquadrare unicamente la sua famiglia e gli scorci vicino casa. Raccontami di questo incontro

Penso di aver iniziato a praticare questo genere senza sapere cosa stessi facendo. Anzi, ti dirò di più, e so che questo potrebbe destabilizzarti: scattavo fotografie di strada per poi cancellarle subito dopo, per vergogna. Ero piccola. Mi è rimasto davvero poco dell'archivio fotografico di me adolescente. Forse ho salvato qualcosa dei miei soggiorni in Irlanda e Bergamo, e poco più. Un tempo credevo che appropriarmi di momenti che non mi appartenessero non fosse giusto, che fosse immorale. Così cancellavo le fotografie (chissà quante di queste erano buone!).

Fare fotografia di strada è un modo di esprimersi e rendersi partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, come se si stesse svolgendo un film e io fossi lì a immortale le scene clou - Ivana Politi


Andando avanti negli anni, ho capito quanto fossi stata stupida a non approfondire cosa significasse catturare e conservare quei momenti. Il perché, soprattutto, fossi spinta a cancellarli. Mi ha aiutato molto guardarmi intorno. Vedendo tanti altri occuparsi di Street Photography, ho intravisto un universo meraviglioso, concentrato si, sul quotidiano degli estranei, ma non per questo strettamente irruente e ostile. Fare fotografia di strada è un modo di esprimersi e rendersi partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, come se si stesse svolgendo un film e io fossi lì a immortale le scene clou. I "Frammenti di Vita" che ho messo in mostra a Centuripe non sono altro che questo: scene di vita che porto tutt'ora nel cuore.

La scelta del titolo "Frammenti di Vita" lascia presagire una responsabilità nei confronti di alcuni momenti ritenuti più speciali di altri. Quali sono quei "frammenti" per Ivana Politi? E quanto contano?

Sono momenti che mi tengono incollata all'esistenza umana. Scene che mi trasmettono sensazioni, che mi fanno ridere, piangere, venire voglia di rendermi partecipe di quelle emozioni. A volte sono istanti malinconici, nostalgici, come quelli che riprendono vecchie tradizioni siciliane e luoghi iconici; più spesso, sono momenti che parlano di amore, affetto, religione: una fotografia fatta soprattutto di persone, perché le persone mi affascinano tantissimo e arricchiscono ogni cosa.



La mostra "Frammenti di Vita", in esposizione al Centro Culturale Il Purgatorio (EN). Fotografie di © Ivana Politi

Ogni instante catturato racconta l'evolversi di un'emozione. E conta moltissimo. Non credo esistano momenti migliori e peggiori; quelli che conservo sono quelli che mi hanno trasmesso qualcosa. La fotografia mi permette di pormi numerose domande e di farmi viaggiare nel tempo e nello spazio. Rivedendo oggi quelle immagini in mostra, mi chiedo che fine abbiano fatto quelle persone, se stiano ancora insieme, se hanno realizzato i loro sogni. È una follia, lo so [ride], ma non posso non vedere nell'ordinario una magia che mi riempie il cuore di gioia.

In una fotografia viscerale come la tua, quale valore acquisisce l'aspetto tecnico? È una componente che guardi con attenzione?

La parte tecnica è importantissima. Non a caso, è una faccenda che sto cercando di sviluppare di più nell'ultimo periodo. Nel tempo, la fotografia mi ha permesso di superare molte paure. Mi offre giornalmente delle sfide da vincere e delle emozioni da gestire. Sono molto grata di questo. Tuttavia, mi piacerebbe poter prendere quelle "emozioni" e renderle più efficaci visivamente. Questo richiede tempo. E tanto studio. Voglio gestire meglio la luce, le inquadrature e i tempi di scatto. Mi piacerebbe potermi avvicinare di più ai soggetti e costruire storie che sappiano trafiggere da più lati. In poche parole, potermi affidare a qualcosa che vada oltre l'occhio e la fortuna. Seppur mi possa ritenere soddisfatta delle immagini scattate fino ad ora, voglio ancora migliorare. Non sono tipo da rimanere ferma [ride].
"Frammenti di Vita", 2025 di © Ivana Politi
Eppure una costante nelle tue fotografie è rappresentata dal colore. Dai temi scelti e dalle scene inquadrate mi pare di capire che questo aspetto sia qualcosa che va oltre l'universo fotografico, o mi sbaglio?

Amo i colori in generale! Molti di quelli che indosso e che ricerco in fotografia sono legati ad emozioni specifiche. O alla mia infanzia. Ricordo ancora quando mia madre mi incoraggiava da piccola a vestirmi di giallo. Sembravo un limone. Oggi è tra i miei colori preferiti. Mi piace anche molto il verde! Mangio tutto quello che ha questo colore [ride]. Sono quindi molto legata a tutto quello che è colorato. Credo che l'ossessione di imprimere tale concetto nelle fotografie sia dovuto ad un aspetto della mia personalità che altrimenti andrebbe sommerso dalla mia naturale timidezza. I colori sono esplosivi, emotivi, dinamici. Per questo li adoro!

Si dice che molte mostre nascono dall'individuazione di alcune immagini simbolo. Del tipo, guardo una fotografia e capisco che quella potrebbe reggere qualsiasi argomentazione. È stato così anche per "Frammenti di Vita"?

Sapevo che me l'avresti fatta! Mi sono preparata a questa domanda [ride]. Certamente ci sono alcune fotografie a cui tengo di più. Non tanto per il valore artistico ma per quello che si trascinano addosso. Una in particolare è diventata il mio portafortuna. È una fotografia scattata sul traghetto che porta da Messina a Reggio Calabria. Mi trovavo lì in conclusione di una vacanza con la famiglia. Dopo aver percorso un lungo corridoio, mi sono trovata di fronte a questa scena: tante coppie, alcune di innamorati e altre di amici; lo sguardo rivolto verso l'orizzonte e il cuore verso la persona più cara. Mi sono molto emozionata a vedere questa cosa! Da siciliana, il traghetto rappresenta il ritorno alla propria terra e l'apertura verso l'ignoto. Era una fotografia di una tenerezza particolare. Forse unica. Non potevo non scattarla! L'immagine è tra quelle che apre la mostra di "Frammenti di Vita".
"Frammenti di Vita", 2025 di © Ivana Politi
In passato, hai già esposto in collettive di fotografie di strada. "Frammenti di Vita", però, è speciale: è la tua prima mostra totalmente dedicata al tuo archivio. Cosa vuol dire per una giovane autrice dare avvio alla sua prima mostra? E come l'hai curata?

Esporsi così è stato forse un pò un azzardo. Pur scattando da diversi anni, sono ancora dell'idea di avere tantissimo da imparare. Una mostra è una bella responsabilità! Ma sai cosa? Quando il sindaco di Centuripe mi ha proposto di esporre le mie fotografie, mi sono detta: "perché no? Proviamoci, dopotutto non ho niente da perdere!". Lui è una persona che ama molto l'arte. Ha vissuto per trent'anni a Firenze e ha sempre gestito eventi culturali. Conoscendo la mia fotografia di strada sapeva che gli spazi del "Purgatorio" - una chiesa sconsacrata restaurata negli anni '90 - sarebbero stati perfetti per me. È uno spazio molto bello, che esprime rigore e suggestione. Appena entri, percepisci una strana magia.
"Frammenti di Vita", 2025 di © Ivana Politi
Le fotografie in mostra sono una trentina, divise su due file e con un una parete centrale che completa il percorso di curatela. Nella visione del lavoro, non c'è un verso giusto né un ordine prestabilito. Ogni immagine può essere vista singolarmente o in gruppo. L'unica guida, se vogliamo definirla così, è data dalla contrapposizione speculare di immagini a colori e bianco e nero. So che è rischioso metterle entrambe! Tuttavia, ambedue i frammenti rappresentano momenti importanti del mio percorso da fotografa. Come nella vita, a volte si guarda a colori e a volte in bianco e nero. Credo che questo rispecchi la coerenza del mio sguardo.

Come pensi risponderà il pubblico?

Sono pronta a tutto! Non voglio farmi delle aspettative. Non ne voglio avere perché è una cosa mia, che voglio condividere con gli altri. Mi incuriosisce solo sapere quali pensieri susciteranno la visione delle fotografie e come verranno interpretate dalle persone. Se potessi, mi mimetizzerei tra loro per sentire cos'hanno da dire [ride]. E poi sono molto aperta alle critiche! Se c'è una cosa che mi ha fatto crescere tantissimo in questi anni è stato il continuo confronto con altri fotografi e fotografe provenienti da tutta Italia. Alcuni oggi sono miei cari amici e amiche. In qualche modo, se ho avuto il coraggio di espormi così tanto, è anche merito loro.

Cosa c'è dopo "Frammenti di Vita"?

Mi piacerebbe raccontare la mia terra, sotto un altro punto di vista. Vorrei scardinare la solita retorica dell'isola fatta di mare per aprire lo sguardo verso nuovi orizzonti meno scontati. "Frammenti di Vita" è solo il punto di partenza.





"Frammenti di Vita", 2025 di © Ivana Politi

Chi è Ivana Politi?


Ivana Politi è una fotografa siciliana. Ha vissuto nel tempo tra Enna, Dublino, Bergamo, Siracusa e Catania. Questa continua mobilità ha alimentato il suo sguardo curioso e attento, oggi alla base della sua ricerca fotografica. Alterna la vita tra Catania e il suo paese d’origine, trovando ispirazione nei dettagli della quotidianità. Qui il suo Instagram.


Frammenti di Vita


Mostra di Ivana Politi. Presso Centro Culturale "Il Purgatorio" (EN). Visitabile fino al 15 Marzo 2026.
Maggiori Informazioni ◎



Fare la differenza ✌︎


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Pachinko Diaries: il Giappone di Antonio Di Vico tra neon, solitudine e sguardi traditi


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Un viaggio fotografico attraverso le strade del moderno Giappone, tra alienazione urbana e la ricerca di un'anima autentica oltre lo sguardo puramente occidentale


La notte, in una celebre poesia di Alda Merini, è uno spazio infinito che intensifica ogni sensazione. «Ci sono notti che non accadono mai», scrive la Merini, «[...] e non sai dire dove stia il sacrilegio: se nel ripudio dell’età adulta che nulla perdona o nella brama d’essere immortale [...]». Quando il sole cala all'orizzonte, sembra suggerirci lei, le tenebre rivelano nuove accecanti verità.
Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)
Quelle verità, Antonio Di Vico,le ha sottoposte strenuamente al suo sguardo. Partendo dalle sale del Pachinko, luoghi adibiti al vizio del gioco d'azzardo, e continuando per le vie delle oscure, e al contempo illuminatissime, strade del Giappone, il fotografo campano ha colto l'esternarsi di alcune sensazioni: manifestazioni del quotidiano che solo nella solitudine e nella notte si rendono percepibili all'uomo.

Il suo progetto Pachinko Diaries riempie le attuali pagine del suo mutabile Portfolio digitale. In quelle immagini, in cui chiunque può scovare simboli del Giappone ormai diventati "comprensibili" anche a noi occidentali, non so dirti neanche io perché, ci ho visto un'interpretazione della realtà a metà tra cinema sperimentale e sguardo introspettivo. Un incontro che ho trovato subito efficace.


Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)

«Pachinko Diaries», mi racconta Antonio, «è nato con l'intento di esplorare il Giappone senza canovacci di partenza». «Fin da piccolo, sono stato appassionato di cultura giapponese. Leggevo tanti manga e guardavo numerosi anime. Ritornava spesso, durante queste avventure visive oltreoceano, la parola Pachinko. Mi ha sempre affascinato, quella parola: Pachinko; suona esotica e curiosa. Così, appena ho avuto l'occasione di poter viaggiare verso il Giappone, ho pensato che le sale del Pachinko fossero un buon punto di partenza per la mia esplorazione. Da lì, è stato tutto un crescendo di emozioni e situazioni al limite del surreale».


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Il Pachinko, nello specifico, è un popolarissimo gioco d'azzardo giapponese. Funziona come una sorta di flipper americano rovesciato in verticale. Il giocatore inserisce delle palline di metallo nello scompartimento al centro della macchina, tira la leva e attende che le palline vengano "sparate" nel meccanismo di gioco. Il fine è raggiungere alcune zone sparse nei Pachinko per ottenere, dopo una cacofonia di suoni metallici e luci stroboscopiche, altre palline per continuare a giocare o coupon per dei premi fisici (gadget elettronici, peluche, cibo o altro).

Non si vincono soldi. Il gioco d'azzardo, in Giappone, è illegale. Tuttavia, attraverso un meccanismo oscuro e controllato spesso dalla malavita giapponese (Yakuza), è possibile scambiare i premi ricevuti con del denaro. Secondo alcuni recenti dati, questo gioco muove miliardi di yen ogni anno, portando al lastrico intere famiglie e alla ludopatia un giovanissimo su sei. Una vera piaga.
Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)
Il gioco d'azzardo, però, non è l'argomento principale di Pachinko Diaries. Assume, in questa prima pubblicazione, soggetta a future rivisitazioni, un pretesto narrativo per affrontare altre questioni che vedono protagoniste la notte, lo sguardo occidentale sull'Oriente e la solitudine: tre elementi, sulla carta lontanissimi, per natura e origine, ma che in Pachinko Diaries diventano quasi affini; uno la conseguenza dell'altra, mi verrebbe da dire: un volto del paese, a tratti, rovesciato.
Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)
«Molta dell'energia che mi ha guidato nel raccontare questi piccoli frammenti di quotidianità giapponese» mi dice Antonio, mentre tenta di districare la matassa dei ricordi che lo legano a quel paese lontanissimo, ancora molti vivi nella sua mente, «nasce da una sensazione ben specifica. Non so neanche io come definirla bene. Era un'attrazione subconscia verso una terra misteriosa e simbolica. Ho reagito spontaneamente ad ogni situazione che attirava la mia vista e questo mi ha permesso di comprendere meglio cosa fosse quel complesso concetto che dà forma al Giappone moderno: un paese che vive tra contemporaneità e tradizione, tra un'esasperata urbanità e una celata necessità di esprimersi lontano dai costumi».

Quel concetto di modernità a braccetto con la tradizione può, a volte, tradire chi conosce solo gli aspetti più turistici del paese. Una fotografia di Pachinko Diaries, nello specifico, ne riassume splendidamente i connotati. Mi racconta Antonio: «la fotografia delle donne in abito tradizionale giapponese è tra le mie preferite (puoi vederla qui sopra, ndr.). La luce, caldissima, dietro i volti delle ragazze, risuona perfettamente con le loro emozioni. Il fiore in primo piano, leggermente sfocato, contribuisce all'atmosfera trasognante della scena. Era la quintessenza del Giappone! Tuttavia, ho scoperto in seguito che quei yukata erano probabilmente a noleggio e che quelle ragazze non erano nemmeno giapponesi. Vedi, è facile percepire cose che non esistono, a causa della poca conoscenza della cultura di un altro paese. Mettere in luce queste contraddizioni è alla base della mia fotografia».
Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)
Le immagini di Pachinko Diaries sostano nel labilissimo confine tra l'oggettivo e il soggettivo. Alla spinta dello sguardo occidentale, che si insinua infidamente nelle faglie del visibile, inquinandone la sostanza narrativa, si frappone lo spirito avventuroso di un fotografo tanto abituato al viaggio quanto a resistere all'allettante fascino di una scena, sulla carta, esoticissima. Perlopiù oniriche, discrete, curiose, le fotografie di Antonio Di Vico colpiscono per la loro varietà. Ma soprattutto, per la loro capacità di mostrarci aspetti del contemporaneo in Giappone che forse solo una visione "orientalicizzata" riesce a esprimere del tutto.
Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)
Lo sguardo di Antonio Di Vico è largo, ad ampio respiro. Attende che ogni elemento sia perfettamente posizionato nella zona giusta e solo allora registra il momento. Agisce da cacciatore; seppur, non mi nasconde, normalmente il suo approccio alla strada sia l'opposto. È più un pescatore di immagini, alla Doisneau, per intenderci. «Merito del 28mm» mi dice Antonio, ridendo. «In Giappone mi sono ritrovato a dover sperimentare con situazioni e inquadrature davvero inedite per me. Parte di quella magia che mi ha travolto in strada l'ho restituita anche così: cercando di far dialogare, in uno scontro alla pari, atmosfere e soggetti». È come se il grandangolo di Antonio sia un invito a lasciare entrare l'inatteso nella scena. Un abbracciare perpetuo il caos, che nell'ordine meticoloso del Giappone, fa quasi sorridere.
Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)
Una cosa, più di tutte, mi ha fatto capire che il percorso avviato in Pachinko Diaries fosse più di una sola traduzione di stimoli di carattere visivo. È stata la visione delle fotografie in notturna. "Immagini fluorescenti", come mi sottolinea Antonio, che ci raccontano di coppie innamorate, di salaryman e giovani lavoratori che sotto le luci neon sfoggiano lati del loro carattere normalmente tenuti nascosti. Due facce del paese che viaggiano parallele senza incontrarsi mai.

Antonio mi descrive la notte in Giappone così: «La notte è un momento particolarissimo. È come se facesse a botte con il giorno. Sono due mondi distinti e separati. Percorrendo le strade del Giappone in notturna, ho assistito a numerosissime scene, che rapportate alla compostezza tipica dei Giapponesi, stridono parecchio con lo spirito del luogo. Un esempio: salaryman totalmente ubriachi, ancora vestiti con i loro completi da lavoro e pronti, probabilmente, a rientrare in azienda nelle ore successive. Credo che molte di queste scene (che spesso, ci tengo a dirlo, non ho fotografato per rispetto dei soggetti), siano l'esternarsi di uno sfogo, di un desiderio, di un voler reprimere, attraverso l'estremizzazione, le difficoltà del vivere in una società che premia il successo e che incide, con le sue leggi non scritte, pericolosamente sulla salute psicologica dei suoi abitanti. Fotografare la notte è un capitolo di Pachinko Diaries che ho toccato solo superficialmente. Va sicuramente approfondito, come anche quello della solitudine: l'argomento che più di tutti ho percepito a pelle fin dai primi giorni».
Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)
Solitudine; un'altra parola che suona bene, in un senso però pericoloso, suadente, involontario, soprattutto in un paese con il tasso di natalità molto basso e dove parecchi giovani preferiscono vivere costantemente nelle proprie stanze domestiche piuttosto che interagire con una realtà esterna ritenuta estranea ed ingiusta. Molte situazioni, nelle fotografie di Antonio, non fanno che spingerci a sentirci anche noi alieni. Perché estranei, in fondo, si sentono anche molti dei soggetti inquadrati nelle cartoline di Pachinko Diaries: uomini, donne e bambini intenti a correre dietro ad un mondo così veloce da non potergli stare dietro.
Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)
Il lavoro non si chiude con una fotografia in particolare. Non a caso, permane, nel susseguirsi degli immaginari, una sensazione di incompiutezza, che si trasforma presto nella necessità di comprendere quale sia il volto del Giappone più veritiero. Probabilmente una risposta non esiste. Ciononostante, le fotografie di Pachinko Diaries sembrano suggerirci di andare più a fondo della questione. Cercare, in quelle situazioni al limite tra il turistico, il surreale e il fanatico, un motivo per ritornare ad interrogarci sul Giappone e su quello che diventerà nel breve futuro.

«Mi piacerebbe percorrere il paese a piedi» conclude Antonio. «Scoprire quali recessi del Giappone sopravvivono ancora alla modernizzazione, che sembra oggi essere il solo elemento che contraddistingue il paese al di fuori del proprio confine ma che tuttavia non lo descrive a pieno. Devo concentrarmi sul raccontare una storia e distogliere lo sguardo da quello che è puramente "esotico". Comprendere meglio la natura di certe dinamiche. Una sfida per niente facile! Come dice il mio mentore Jonathan Jasberg, che in Giappone ci ha vissuto per tanti anni, "se in quelle centinaia di migliaia di fotografie di strada scattate in Giappone, riesco ad individuarne anche solo una manciata di cui ritenermi soddisfatto, posso essere orgoglioso: scattare in questo universo ricco di stimoli è una vera e propria impresa!" Ecco no, se uno come lui, super competente, dice questo, ne ho ancora di strada da fare [ride]».
Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)Da "Pachinko Diaries", di © Antonio Di Vico (2025)

Chi è Antonio Di Vico?


Antonio Di Vico è un fotografo campano. Negli ultimi 20 anni ha lavorato come fotografo ed esperto di comunicazione aiutando organizzazioni internazionali a creare storie significative e progetti di grande impatto sociale. I temi a lui più cari sono la lotta al cambiamento climatico, l'istruzione e l'eliminazione della povertà. Il suo ultimo libro è Tutta la Polvere dell'India(Ediciclo Editore, 2025). Qui il suo Instagram.


Fare la differenza ✌︎


Uno spazio, un momento, un'istante dedicati totalmente alla fotografia italiana e a quella meno sotto i riflettori. Con un tuo piccolo contributo, possiamo continuare insieme a rendere questa direzione editoriale non più un'eccezione alla regola ma un esempio da seguire: fare, insomma, la differenza nel settore fotografia in Italia. Vuoi essere dei nostri?
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brion gysin performing “stop smoking” live in 1983


[youtube=youtube.com/watch?v=jx8ArKiQkJ…]

Clip of Brion Gysin performing “Stop Smoking” live in 1983 at Theatre de la Bastille, featuring Ramuntcho Matta and Fred Cousseau. More info: youtu.be/jx8ArKiQkJU
#BrionGysin #cutUp #FredCousseau #livePerformance #performance #RamuntchoMatta #StopSmoking #TheatreDeLaBastille

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FFmpeg 8.1 punta tutto sulla GPU e aggiunge codec di nuova generazione


FFmpeg 8.1 "Hoare" migliora l'accelerazione hardware con Vulkan e Direct3D 12, aggiunge il supporto a nuovi codec audio e video e velocizza l'inizializzazione dei filtri.
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A sette mesi dalla versione 8.0, FFmpeg aggiorna il suo framework multimediale con la release 8.1, nome in codice “Hoare”. Il filo conduttore di questo aggiornamento è chiaro: spostare sempre più lavoro sulla GPU, riducendo il carico sul processore.

Vulkan e Direct3D 12 al centro


La novità più rilevante riguarda i codec basati su Vulkan, che ora gestiscono la codifica e decodifica del formato Apple ProRes e la decodifica DPX interamente sulla scheda video, senza i passaggi intermedi tra CPU e GPU che rallentavano le versioni precedenti. L’inizializzazione di questi codec è anche più rapida, perché non richiede più la compilazione degli shader in fase di avvio.

Su Windows arriva invece il supporto alla codifica H.264 e AV1 tramite Direct3D 12, accompagnato da nuovi filtri per il ridimensionamento, la stima del moto e il deinterlacciamento, tutti accelerati via D3D12.

Nuovi codec audio e supporto hardware esteso


FFmpeg 8.1 introduce la decodifica sperimentale di xHE-AAC e Mps212, due formati sempre più diffusi nello streaming e nei podcast. Si aggiunge anche il supporto all’audio MPEG-H 3D tramite la libreria libmpeghdec, pensato per i contenuti con audio immersivo.

Per chi lavora con dispositivi embedded, arriva la codifica hardware H.264 e HEVC sui chip Rockchip, molto comuni nelle schede ARM usate per media center e set-top box.

Metadati e formati


Tra le aggiunte minori ma utili, FFmpeg ora sa leggere i metadati EXIF dalle immagini, può gestire i metadati LCEVC per la codifica video a bassa complessità, e include un nuovo demuxer per il formato HXVS, usato dalle videocamere IP.

Il team di sviluppo consiglia l’aggiornamento a tutti gli utenti che non stanno già usando la versione di sviluppo dal repository Git.


FONTE ffmpeg.org


FONTE linuxiac.com


FONTE 9to5linux.com

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Manus esce dal cloud e si installa sul tuo computer. Ah, ed è di Meta


L'agente AI Manus, acquisito da Meta per 2 miliardi di dollari, lancia un'app desktop che accede a terminale, file locali e GPU. Ogni comando richiede approvazione, ma il padrone di casa resta Meta.
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Manus, l’agente AI autonomo nato come startup cinese e acquisito da Meta a fine 2025 per circa 2 miliardi di dollari, fa il salto dal cloud al desktop. La nuova app per macOS e Windows si chiama My Computer e fa esattamente quello che il nome suggerisce: lavora direttamente sulla macchina dell’utente.

Fino a oggi Manus operava esclusivamente in una sandbox nel cloud, un ambiente isolato con accesso a rete, terminale e browser. Comodo, ma tagliato fuori da tutto ciò che conta davvero: i file di lavoro, gli ambienti di sviluppo, le applicazioni installate. My Computer colma questa distanza eseguendo comandi da terminale sul computer locale, con la possibilità di leggere, modificare e organizzare file, lanciare applicazioni e persino sfruttare la GPU per addestrare modelli di machine learning o eseguire inferenze con modelli linguistici.

Per gli sviluppatori la promessa è ambiziosa: Manus interagisce con Python, Node.js, Swift e Xcode, gestendo l’intero flusso di lavoro dalla scrittura del codice al debug. In una demo interna, l’agente ha costruito un’app di traduzione in tempo reale per macOS in una ventina di minuti, interamente via terminale.

Sì, ma è di Meta


Il dettaglio che cambia tutto è la proprietà. Manus non è più una startup indipendente: appartiene a Meta, la stessa azienda che ha costruito il proprio impero sulla raccolta massiccia di dati personali. Dare accesso al terminale del proprio computer a un software controllato da Meta è una scelta che richiede, quantomeno, una riflessione.

Sul piano della sicurezza, ogni comando richiede approvazione esplicita prima dell’esecuzione: si può autorizzare caso per caso oppure impostare un “Consenti sempre” per le operazioni di routine. L’utente resta formalmente al comando, ma la fiducia richiesta non è poca.

Una corsa affollata


Manus non si muove nel vuoto. Perplexity ha presentato la propria funzione “Personal Computer” pochi giorni prima, con un approccio simile basato su un Mac mini dedicato. Anche Anthropic ha lanciato Cowork a febbraio, e si parla di NemoClaw da parte di NVIDIA. Quattro attori diversi che nell’arco di poche settimane convergono sulla stessa idea: agenti AI che lavorano sulla macchina locale anziché nel cloud. Il campo di battaglia si sta spostando, e il vostro computer è il premio.

Curiosamente, nonostante l’acquisizione da parte di Meta, Manus resta per ora un prodotto a sé: nessuna integrazione con WhatsApp o Messenger. Un’assenza che probabilmente non durerà a lungo.


FONTE manus.im


FONTE cnbc.com


FONTE aihola.com

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Una rondine non fa primavera


Equinozio di primavera

Una rondine non fa primavera,
e un attimo felice non fa la felicità.


Tags: Scatti Fugaci | Primavera | Camaiore

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CalyxOS promette di tornare, ma i telefoni restano fermi


CalyxOS pubblica un nuovo aggiornamento sui progressi, ma a oltre sette mesi dalla pausa gli utenti sono ancora senza aggiornamenti di sicurezza. I dubbi sul futuro del progetto restano concreti.
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Il Calyx Institute ha pubblicato un nuovo aggiornamento sullo stato di CalyxOS, la distribuzione Android orientata alla privacy che da oltre sette mesi non rilascia aggiornamenti di sicurezza per i suoi utenti.

La vicenda è nota a chi segue il progetto: nell’agosto 2025 il fondatore e presidente del Calyx Institute, Nicholas Merrill, ha lasciato l’organizzazione, seguito a ruota dal responsabile tecnico di CalyxOS. Il problema non era solo organizzativo: chi se n’è andato aveva accesso alle chiavi crittografiche usate per firmare ogni aggiornamento del sistema operativo. Risultato: tutto bloccato, infrastruttura di firma da ricostruire da zero, e la raccomandazione ufficiale agli utenti di disinstallare CalyxOS dai propri dispositivi in attesa di tempi migliori. La stima iniziale parlava di quattro, massimo sei mesi di pausa.

Sette mesi dopo


Nell’ultimo report, datato 24 febbraio 2026, il team comunica di aver completato la nuova infrastruttura di firma basata su HSM (moduli di sicurezza hardware), sottoposta anche ad audit da parte di Trail of Bits. I lavori in corso riguardano la migrazione del server di rilascio e dell’istanza Gerrit, e l’ingresso di un nuovo amministratore di sistema dedicato.

Tutto molto ordinato sulla carta, ma la sostanza non cambia: a oggi non esiste ancora una nuova release di CalyxOS, e chi è rimasto con il sistema installato sta usando un software con patch di sicurezza ferme a giugno 2025. Considerando che la tabella di marcia originale prevedeva un ritorno operativo entro gennaio 2026, il ritardo è già significativo, e dal report non emerge una data concreta per il primo aggiornamento.

Per chi ha bisogno di un sistema Android attento alla privacy e regolarmente aggiornato, alternative come GrapheneOS o /e/OS restano al momento scelte più affidabili.


FONTE calyxos.org


FONTE calyxos.org


FONTE lwn.net

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Truffe telefoniche: oltre 559 milioni rubati agli italiani. Ecco Devia, l'app che filtra le chiamate con operatori umani


Le frodi telefoniche costano agli italiani oltre 559 milioni di euro in tre anni. Per arginare il fenomeno nasce Devia, l'app che combina intelligenza artificiale e operatori umani reali per filtrare chiamate sospette, spam e tentativi di truffa prima che raggiungano il telefono
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Rispondere a una telefonata da un numero sconosciuto è diventato, per milioni di italiani, un gesto di rischio. Dalle chiamate che imitano la voce di un operatore bancario ai finti call center che si spacciano per il proprio gestore telefonico, passando per SMS che simulano un pacco in giacenza, le frodi via telefono crescono da anni e nel triennio 2022-2024 hanno sottratto ai consumatori oltre 559 milioni di euro, secondo la ricerca condotta da Consumerismo. Un fenomeno che non rallenta, con una crescita del +30% solo nell'ultimo anno e a pagare il prezzo più alto sono quelle persone che rispondono al telefono.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Cos'è Devia: l'app italiana contro truffe e spam telefonico


Per rispondere concretamente a questo rischio, arriva Devia, l’app sviluppata da Stantup Service che promette di ribaltare la logica dei tradizionali filtri digitali. Ogni chiamata sospetta viene intercettata senza che il telefono dell’utente squilli e gestita da un operatore umano, che verifica l’identità del chiamante prima di inoltrarla.

Il vero problema non è bloccare le chiamate, è capire quali bloccare. I filtri automatici sbagliano in entrambe le direzioni, lasciano passare truffe e fermano telefonate importanti. Per questo abbiamo costruito un servizio in cui a decidere è una persona, non un algoritmo”, spiega Giuseppe Brunone Dell’Acqua di Stantup Service.


Come funzionano le truffe telefoniche: vishing, spoofing e spam


I classici filtri automatici che bloccano le chiamate considerate sospette hanno dei limiti. AGCOM, nel mese di novembre, ha attivato un filtro anti-spoofing per bloccare le chiamate provenienti dall'estero con numeri italiani falsificati. Nei primi giorni i quattro principali operatori hanno bloccato una media di oltre 7 milioni di chiamate illecite al giorno, un dato che dà la misura della portata del fenomeno. I truffatori, però, si sono già adattati spostandosi su prefissi internazionali reali, che il filtro non può intercettare.

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A rendere il fenomeno più insidioso è l'evoluzione delle tecniche. Il vishing, ovvero la truffa vocale via telefono, sfrutta oggi l'AI per clonare le voci di operatori bancari, al punto che distinguere una chiamata reale da una fraudolenta è sempre più difficile. A farne le spese sono soprattutto gli anziani, spesso contattati da finti funzionari che fanno leva sulla fretta per ottenere dati sensibili o pagamenti immediati. Per queste continue modifiche per confondere i filtri, Stantup Service ha preferito optare per operatori umani formati per verificare le chiamate in entrata.

Come funziona Devia: AI e operatori umani insieme


Quando un numero sconosciuto chiama, la telefonata viene deviata automaticamente al servizio Devia, dove un operatore risponde, identifica chi sta chiamando e, solo se la comunicazione è verificata, la inoltra in tempo reale all’utente. Se la chiamata è spam o un tentativo di truffa, il telefono non squilla. L’intero processo si basa su un modello ibrido che combina la deviazione automatica delle chiamate con la verifica umana, colmando il gap che i sistemi puramente algoritmici non riescono a coprire. L’app è disponibile in versione gratuita e passerà successivamente a un abbonamento di 2,99 euro al mese e 29 euro anno. Le chiamate non vengono registrate e i dati personali sono trattati nel rispetto della normativa sulla privacy. Il servizio può essere integrato anche in white label dagli operatori telefonici.

Gli esperti: le 3 regole fondamentali per difendersi dalle truffe


Accanto a strumenti di filtro, esistono precauzioni pratiche che possono ridurre il rischio di cadere vittima di frodi telefoniche, suggeriscono gli esperti:

  • mai fornire dati sensibili al telefono: nessun ente o istituto richiede PIN e password attraverso chiamate o messaggi. È fondamentale prestare attenzione alle domande che vengono poste e non rispondere a richieste che sembrano sospette;
  • verificare il numero chiamante: in caso di dubbio, riagganciare e richiamare il numero ufficiale dell’ente o della banca per evitare casi di spoofing, la tecnica di mascherare email, sms e numeri di telefono con indirizzi di cui la gente si fida;
  • diffidare delle richieste urgenti: la pressione temporale è usata moltissimo come leva psicologica dai truffatori. Nessuna comunicazione legittima impone azioni immediate da fare al telefono, è quindi consigliabile non pronunciare "sì" per non rischiare di accettare contratti di fornitura o truffe.


“Ogni giorno milioni di persone smettono di rispondere al telefono per paura di una truffa. Non è solo un problema economico, è un problema di fiducia nelle comunicazioni quotidiane. Con Devia partiamo da un gesto semplice, far rispondere una persona vera, e vogliamo portare questo servizio anche dentro l’offerta degli operatori telefonici per rendere il servizio ancora più accessibile”, conclude Dell’Acqua.



Realme 16 Pro+: recensione completa dello smartphone con batteria da 7.000 mAh e camera da 200MP


Con il lancio della nuova serie, Realme ripropone la variante Pro+ nel suo portfolio: si tratta questa volta del Realme 16 Pro+, il modello più ambizioso della lineup, con un chiaro focus sul comparto fotografico, grazie a un sensore principale da 200MP e alla presenza di un teleobiettivo. Tuttavia, al netto di queste novità, gran parte della scheda tecnica resta molto vicina a quella del predecessore. In questa recensione Techpertutti analizza nel dettaglio design, le prestazioni, l'autonomia e soprattutto la fotocamera del 16 Pro+, per capire quando vale l'upgrade di Realme rispetto alle versioni precedenti. Con l'evento ufficiale di questa mattina, il brand ha anche comunicato i prezzi: la versione in prova (16 Pro+) nella configurazione 12/512GB è disponibile da oggi e fino al 31 marzo al prezzo di 599,99 euro con 70 euro di cashback presso le principali catene di elettronica di consumo, nella colorazioni gold e grigio. La versione 8/256Gb disponibile invece a 479,99 euro (anzichè 529,99 euro), su Amazon, con caricabatteria da 80W incluso e una coppia di auricolari Buds Clip. Per completezza, riportiamo anche i prezzi del modello 16 Pro: la configurazione 8/256GB viene offerta fino al 31 marzo a 399,99 euro (anzichè 429,99 euro) con incluso caricabatterie da 45W su Amazon e nei negozi di elettronica di consumo. La configurazione 8/512 a 429,99 (anzichè 429,99 euro) su Amazon con caricabatterie da 45W incluso e in negozio a 479,99 euro con cashback di 50 euro.
Il design del modulo fotocamera, realizzato con una lavorazione di precisione, unisce una finitura a specchio e dettagli ispirati alla naturaIl design del modulo fotocamera, realizzato con una lavorazione di precisione, unisce una finitura a specchio e dettagli ispirati alla natura

Design: la collaborazione con Naoto Fukusawa


Frutto della lunga collaborazione tra Realme ed il maestro di design Naoto Fukusawa, il pannello posteriore del 16 Pro+ è disponibile in due colorazioni con la medesima finitura: Master Gold e Master Grey entrambi in ecopelle. Per questa recensione ho utilizzato la prima in configurazione 12/512GB. La texture soft-touch offre un’ottima sensazione al tatto e migliora il grip, oltre a ridurre sensibilmente la visibilità di impronte e aloni. La scritta “Realme” riprende invece la finitura lucida a specchio del modulo fotocamera, creando un interessante contrasto visivo con il resto della scocca.
A sinistra: la back cover è realizzata con materiali vegetali rinnovabili tramite un processo completamente sostenibile. A destra: il display HyperGlow garantisce colori vividi e un’ottima resa visiva, mantenendo al tempo stesso un look più sottile ed eleganteA sinistra: la back cover è realizzata con materiali vegetali rinnovabili tramite un processo completamente sostenibile. A destra: il display HyperGlow garantisce colori vividi e un’ottima resa visiva, mantenendo al tempo stesso un look più sottile ed elegante
La cover curva su tutti i lati verso il frame in lega di alluminio, crea una transizione fluida tra le due sezioni e i due differenti materiali. Il telaio presenta bordi smussati e angoli arrotondati, contribuendo a migliorare ergonomia e comfort durante l’utilizzo prolungato. L'isola che racchiude i sensori fotografici presenta un rivestimento di alta precisione, tipico dell’alta orologeria, che conferisce una finitura lucida e specchiata, creando un impatto visivo di grande eleganza.
Nelle foto sopra alcuni dettagli del frame in alluminioNelle foto sopra alcuni dettagli del frame in alluminio
Sul lato destro, con finitura lucida, trovano posto il bilanciere del volume e il tasto di accensione. Nella parte inferiore sono collocati il carrellino SIM, il microfono principale, la porta USB-C e lo speaker primario. In alto, invece, troviamo il secondo altoparlante, il sensore a infrarossi (IR blaster) e il microfono dedicato alla cancellazione del rumore. Lo smartphone è certificato IP68/IP69K, per resistenza a polvere e acqua, può sopportare getti d’acqua ad alta pressione ed è in grado di resistere a immersioni fino a 2 metri di profondità per un massimo di 30 minuti.
Il display Amoled curvo da 6,8 pollici con frequenza di aggiornamento a 144Hz del Realme 16 Pro+ con tecnologia HyperGlow 4D Curve+Il display Amoled curvo da 6,8 pollici con frequenza di aggiornamento a 144Hz del Realme 16 Pro+ con tecnologia HyperGlow 4D Curve+

Display: luminoso, fluido ed ergonomico


Il Realme 16 Pro+ sfoggia un ampio display AMOLED curvo da 6,8 pollici con frequenza di aggiornamento a 144Hz, che garantisce immagini fluide e reattive in ogni situazione. La tecnologia HyperGlow 4D Curve+ offre colori vividi e comfort visivo, mentre il design sottile ed elegante, di 8,49mm, contribuisce all’estetica premium del dispositivo. La struttura Deep 4-Curve combina, come accennato in precedenza, la curvatura laterale con un miglioramento della presa, donando una sensazione di continuità naturale durante l’utilizzo. Lo scanner ottico per le impronte digitali integrato nel display è rapido e preciso; un pò meno preciso lo sblocco che utilizzo la biometria.
Gli screenshot nella foto sopra indicano alcune delle caratteristiche del display del Realme 16 Pro+Gli screenshot nella foto sopra indicano alcune delle caratteristiche del display del Realme 16 Pro+
In termini di luminosità, il pannello raggiunge un picco di 6.500 nit teorici; in pieno sole, ho testato la modalità automatica di gestione della luminosità ed essa garantisce un ottimo grado di leggibilità anche all’aperto. La combinazione tra l'alta frequenza di aggiornamento, la reattività al tocco e la gestione avanzata della luminosità rendono il display uno dei punti di forza del Realme 16 Pro+, ideale per un ampio spettro di utilizzi, che vanno dal gaming, al multimedia, all'uso quotidiano.
La modalità Campionato ottimizza ulteriormente le risorse che il device dedica al gaming, migliorando l'esperienza di entertainmentLa modalità Campionato ottimizza ulteriormente le risorse che il device dedica al gaming, migliorando l'esperienza di entertainment
Più in particolare, durante il periodo di test lo smartphone si è comportato egregiamente nello streaming su YouTube, mostrando dettagli nitidi, colori ricchi e un contrasto pronunciato che rende l’esperienza visiva immersiva. Anche nel gaming il 16 Pro+ si è comportato sorprendentemente bene: titoli impegnativi graficamente girano a frame rate stabili senza surriscaldamento eccessivo, grazie al display a 144Hz e al touch response rapido e preciso. La resa dei dettagli e della luminosità rende i giochi visivamente coinvolgenti, mentre l’audio è affidato a un sistema stereo, abbastanza potente, sebbene i bassi possano risultare meno incisivi di quanto ci si aspetti. Nel complesso, il Realme 16 Pro+ si conferma eccellente sia per intrattenimento multimediale sia per uso quotidiano, unendo prestazioni visive di alto livello a un’esperienza utente fluida e confortevole.

Prestazioni e Software


Il Realme 16 Pro+ è alimentato dal chipset Snapdragon 7 Gen 4, un processore di fascia medio-alta che offre un buon equilibrio tra potenza ed efficienza energetica. Sebbene non sia il più veloce nella sua categoria, esso gestisce senza problemi tutte le attività quotidiane: navigazione web, social media, streaming video e multitasking, in maniera piuttosto fluida. Tuttavia, devo sottolineare come ho in più di un'occasione notato alcune brevi incertezze nel passaggio da un'app all'altra o per un veloce cambio di schermata. Il problema l'ho risolto, quasi completamente, selezionando la modalità GT, che funziona molto bene, ma assorbe più batteria; un dato che non deve impensierire considerando l'unità da ben 7000mAh a disposizione.
Nella foto i risultati fatti registrare dal realme 16 Pro+ nei test di bechmarkNella foto i risultati fatti registrare dal realme 16 Pro+ nei test di bechmark
Durante i test di benchmark, il Realme 16 Pro+ ha registrato valori coerenti con la fascia di prezzo, dimostrando che il compromesso sul processore, fatto per contenere il prezzo, non si traduce in un’esperienza negativa: l’uso quotidiano resta fluido, con bilanciamento convincente tra potenza e autonomia. Alla luce di questi dati, ne deduco che il Realme 16 Pro+ non punta a battere i top di gamma in termini assoluti, ma riesce a offrire una performance stabile, veloce e coerente, adatta a gaming occasionale, al multitasking e un utilizzo multimediale avanzato, confermandosi un’ottima scelta nella sua fascia di prezzo.
La Realme UI 7.0 offre una buona esperienza d'uso, arricchita da tools basati su AILa Realme UI 7.0 offre una buona esperienza d'uso, arricchita da tools basati su AI
L’esperienza software è uno dei punti più convincenti del dispositivo. Il Realme 16 Pro+ arriva con Android 16 preinstallato, un vantaggio non trascurabile rispetto ad altri modelli lanciati recentemente con versioni precedenti del sistema operativo. L’interfaccia Realme UI offre un’esperienza molto simile a quella dei dispositivi OnePlus e Oppo: ambiente pulito, animazioni fluide, buona ottimizzazione generale e assenza di elementi invasivi. L’impronta software è quindi familiare e piacevole e riesce a valorizzare l’esperienza complessiva, mantenendo il sistema reattivo, ordinato e moderno.

Comparto fotografico: svetta il sensore da 200MP


Il Realme 16 Pro+ vanta un sensore principale da 200MP targato Samsung, da 1/1,56” con apertura f/1.8 e stabilizzazione ottica OIS. Parliamo di un sensore ad alta risoluzione che sfrutta la tecnologia di pixel binning (tipicamente 16-in-1), che migliora luminosità e gestione del rumore.

Il sensore principale da 200MP si comporta splendidamente in condizioni di luce naturale all’aperto. Le immagini risultano ricche di dettagli e con colori profondi e intensi. Il contrasto è equilibrato, senza esagerazioni, e anche la gamma dinamica è gestita in maniera molto naturale. Particolarmente apprezzabile è il modo in cui il sensore espone il cielo negli scatti all’aperto, preservando i toni e i dettagli senza bruciare le alte luci.
La modalità Night Mode illumina la scena e riduce efficacemente il rumoreLa modalità Night Mode illumina la scena e riduce efficacemente il rumore
In condizioni di luce più limitata, la modalità Night Mode svolge un buon lavoro: illumina la scena senza introdurre eccessivo rumore e mantiene i dettagli, offrendo immagini leggibili e piacevoli anche in ambienti scarsamente illuminati.
Il livello di dettaglio con zoom 3.5x è molto elevato e la tonalità riprodotta ampiaIl livello di dettaglio con zoom 3.5x (primi due scatti da sinistra) è molto elevato e la tonalità riprodotta ampia
Come si può vedere da questi esempi sopra, il Realme 16 Pro+ riesce a catturare foto davvero convincenti. Il livello di dettaglio è elevato e i colori risultano piacevoli e ben bilanciati. Il sistema offre due modalità di resa cromatica: Natural e Vivid. La modalità Natural privilegia toni più realistici e fedeli alla scena, mentre la modalità Vivid enfatizza colori e contrasto. Se si desiderano immagini più incisive e vivaci — come nel caso di scatti a fiori o foglie — la modalità Vivid funziona particolarmente bene, rendendo le foto più brillanti e accattivanti.
L’effetto sfocato sullo sfondo appare naturale e contribuisce a dare maggiore risalto al soggetto principale. I soggetti ravvicinati sono molto ben dettagliati
Un altro aspetto che ho particolarmente apprezzato di questa fotocamera da 200MP è la ridotta profondità di campo negli scatti ravvicinati, dove le immagini in close-up risultano molto convincenti, con una bella separazione tra soggetto e sfondo. Il nuovo teleobiettivo da 50MP offre uno zoom ottico 3,5x, garantendo immagini di qualità molto simile a quelle scattate con il sensore principale. I colori rimangono vividi e non si nota perdita significativa di dettaglio, anche quando si ingrandisce il soggetto. Durante il periodo di test, mi sono ritrovato a utilizzare frequentemente questa lente: essa permette di catturare facilmente soggetti distanti, senza doversi avvicinare fisicamente, offrendo maggiore flessibilità negli scatti e un’esperienza fotografica più versatile. L’ultra-grandangolare da 8MP realizza scatti discreti, ma rispetto al sensore principale le immagini risultano meno dettagliate.
Scatti a 60x e 120x: la ricostruzione dell'immagine a cura dell'AI è di qualità mediocre
Nel complesso, il comparto fotografico del Realme 16 Pro+ riesce a combinare potenza, versatilità e facilità d’uso, offrendo risultati di alto livello in quasi tutte le condizioni e posizionandosi come uno dei migliori della sua fascia di prezzo.
L'AI modifica lo sfondo delle immagini in modo molto precisoL'AI modifica lo sfondo delle immagini in modo molto preciso

Batteria e autonomia: un vero punto di forza


Una delle caratteristiche principali del Realme 16 Pro+ è senza dubbio la sua batteria da 7.000 mAh. Questa capacità, che si colloca ben sopra la media nella fascia media-premium degli smartphone, si traduce in un’autonomia che assicura il funzionamento dello smartphone fino a sera ed oltre. Infatti, la combinazione di una batteria così generosa con un display a 144 Hz e un chipset relativamente efficiente significa che il telefono può arrivare comodamente a due giorni di autonomia con uso moderato, oppure offrire una giornata piena anche sotto carico elevato.
Poco più di 60 minuti per raggiungere la ricarica completa con caricabatterie da 65WPoco più di 60 minuti per raggiungere la ricarica completa con caricabatterie da 65W
Inoltre, la batteria è supportata da ricarica rapida a 80 W Ultra Charge, che riduce significativamente i tempi di rifornimento energetico. Durante il test, sono riuscito a raggiungere 12 ore circa di riproduzione, un dato rilevante se confrontato con la concorrenza. È importante, comunque, tener presente che l'autonomia può variare in base alle abitudini d’uso: attività molto impegnative come gaming prolungato con 5G attivo o sessioni estese di video in streaming a luminosità massima possono ridurre le ore totali dello schermo attivo. Ciononostante, il comparto batteria rimane uno dei punti di forza di questo smartphone, anche in considerazione che Realme ne garantisce il naturale degradamento di solo il 20 % in cinque anni. Infine, il 16 Pro+ gode della funzione ByPass, molto utile in quanto consente, quando il dispositivo è in corrente, di bypassare la batteria preservandone l'integrità.

Conclusioni: un nuovo benchmark della fascia media


Il Realme 16 Pro+ si conferma uno smartphone di riferimento nella fascia di prezzo intorno ai 500 euro. Nei test eseguiti durante queste due settimane di utilizzo, il dispositivo ha dimostrato un comportamento solido e coerente con la capacità del brand di coniugare potenza e versatilità. Il design ricercato ed il colore del Realme 16 Pro+ sono una ventata di freschezza nel segmento midrange; a questo va aggiunto l'impiego di materiali premium, che rendono l'approccio estetico distintivo rispetto alla concorrenza. Sotto la scocca, il chipset Snapdragon 7 Gen 4 gestisce ogni attività quotidiana con facilità, mentre il touch reattivo e la fluidità del display a 144Hz garantiscono un’esperienza di gioco coinvolgente. Il comparto fotografico è senza dubbio uno dei punti di forza su cui Realme ha investito, tra i più completi nella sua fascia di prezzo. Non meno importante è l’autonomia: la batteria da 7.000 mAh permette di coprire fino a due giorni di utilizzo con attività quotidiane e moderata multimedialità. Anche con un uso intenso, lo smartphone offre tranquillamente una giornata piena senza bisogno di ricariche frequenti, un vantaggio significativo rispetto alla concorrenza. In conclusione, il Realme 16 Pro+ è uno smartphone che non solo soddisfa le esigenze quotidiane, ma ritengo possa essere la scelta ideale per chi cerca prestazioni, stile e affidabilità senza dover spendere cifre molto elevate.


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oggi, 21 marzo, a roma, allo studio campo boario: misticanza di scritture e arti varie (con mercatino di libri)


header_per_incontri_MISTICANZA_StudioCampoBoario_21-03-2026a Roma, oggi, sabato 21 marzo 2026, dalle 10 alle 22
(con una pausa dalle 13:30 alle 15:30)

MISTICANZA allo Studio Campo Boario
in viale del Campo Boario 3 e 4a

ovvero


→ Libridinemercatino del libro (tutto il giorno, tranne la pausa del pranzo)

→ Presentazione della collana “Micropoetiche”, h. 17:00, a cura di Roberta Melasecca

→ Laboratorio Bloomsbury Scrittura orizzontale, h. 17:30, (con il workshop “Vita Morte”,
a cura di Giovanna Mori e Alberto D’Amico)

→ Lettura di poete, h. 19:00, parallelamente, nello spazio cinema, a cura di Bruno Crucitti

→ MISTICANZAReading no stop (dalle 18 alle 22 e oltre, se necessario) con letture di
Domenico Adriano, Marcello Allotta, Massimo Arduini, artisti§innocenti, Mariano Bàino, Paolo Bielli, Marco Caporali, Maria Teresa Carbone, Barbara Carle, Benedetta Cascella, Laura Cingolani, Fabio Ciriachi, Fiammetta Cirilli, Davide Cortese, Mario Corticelli, Francesco Dalessandro, Alberto D’Amico, Elisa Davoglio, Carlotta Decrock, Luigi Di Cicco, Nina Eaton, Massimo Fedele, Edoardo Ferri, Giovanna Floris, Marco Giovenale, Rita Iacomino, Fabio Lapiana, Maite Wander Garden, Giulio Marzaioli, Donatella Mei, Roberta Melasecca, Francesco Paolo Memmo, Renata Morresi, Fabio Orecchini, Tommaso Ottonieri, Eda Özbakay, Gabriella Pace, Antonella Antonia Paolini, Francesca Perinelli, Gilda Policastro, Luciana Preden, Gian Paolo Renello, Lidia Riviello, Roberto Varese, Caterina Varzi, Manuela Vigorita, Domenico Vuoto

in conclusione, dessert:
Poeti (o prosatori) per un giorno
– con ospiti vari –

evento su Mobilizon:
mobilizon.it/events/955a66de-f…

evento fb: facebook.com/share/17Aqet1WRS/

§


Misticanza” nasce dall’idea di mescolanza come pratica delle arti e postura culturale. Il nome rimanda a un insieme di erbe diverse – spontanee, amare, aromatiche – che convivono nello stesso piatto senza annullarsi. Allo stesso modo, le scritture contemporanee (come le pratiche artistiche) convivono in uno spazio plurale: attraversato da linguaggi, generazioni, forme e modalità espressive differenti.
Lo Studio Campo Boario, fedele alla propria vocazione interdisciplinare, propone per il 21 marzo una giornata che non celebra la scrittura come griglia chiusa di generi (poesia, romanzo, diario, …) ma come territorio poroso, oltretutto in dialogo con arti visive, filosofia, suono e pratica laboratoriale. La “misticanza” è metodo e metafora: accostare, contaminare, far coesistere approcci diversi alla scrittura senza gerarchie, favorendo un ascolto reciproco.
L’evento prende avvio da un gesto fondativo – la lettura di poete – che ha generato, per propagazione, tutte le altre iniziative della giornata. Da qui si sviluppa un programma che alterna editoria indipendente, laboratori, presentazioni e reading, fino a una maratona di scritture aperta e imprevedibile.

§


TRA GLI EDITORI E LE COLLANE PARTECIPANTI:
Benway Series, déclic Edizioni volatili, IFIX,Il Labirinto, La camera verde, Lyceum / “Scuola delle cose”, pièdimosca (collana ‘glossa’), Syn _ scritture di ricerca / ikonaLíber, TIC Edizioni

§


ULTERIORI INFORMAZIONI E DETTAGLI nel seguente pdf:
dettagli & spiegazioni per MISTICANZA_ 21 marzo 2026_ dalle 10 alle 22 allo Studio Campo Boario

COMUNICATO STAMPA IN FORMATO PDF:
pdf com. stampa di Misticanza allo Studio Campo Boario_ 21 marzo 2026

COMUNICATO STAMPA IN FORMATO JPG:
https://slowforward.net/wp-content/uploads/2026/03/misticanza-allo-studio-campo-boario_-21-marzo-2026.jpg

comunicato jpg per Misticanza allo Studio Campo Boario_ 21 marzo 2026
cliccare per ingrandire

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AdGuard DNS semplifica il deployment di massa su dispositivi mobili


La versione 1.3 dell'app mobile di AdGuard DNS introduce nuovi parametri per la configurazione automatica via MDM, riducendo l'intervento dell'utente a una sola azione.
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L’app mobile di AdGuard DNS arriva alla versione 1.3 con un aggiornamento pensato soprattutto per chi gestisce flotte di dispositivi in contesti aziendali o scolastici.

La novità principale è un nuovo parametro MAC (Mobile App Configuration) che riduce al minimo i passaggi richiesti all’utente finale: una volta che le impostazioni DNS vengono distribuite tramite MDM, basta aprire l’app una sola volta perché tutto si configuri in automatico. Per chi amministra centinaia o migliaia di iPhone e iPad aziendali, la differenza è concreta.

Meno passaggi anche in fase di onboarding


Due parametri aggiuntivi permettono agli amministratori di saltare la schermata di accettazione delle condizioni d’uso e di decidere in anticipo se abilitare o meno l’invio di statistiche e segnalazioni di crash. Piccoli dettagli che su larga scala fanno risparmiare tempo e riducono le richieste di supporto.

La v1.3 include anche miglioramenti alla stabilità della connessione, in particolare durante il passaggio tra rete mobile e Wi-Fi, uno scenario che in precedenza poteva causare interruzioni nella risoluzione DNS.

Un percorso iniziato nelle scuole giapponesi


L’attenzione di AdGuard DNS verso il mondo enterprise e istituzionale non è nuova. Nel 2025 il servizio ha iniziato a diffondersi nelle scuole giapponesi: la Shotoku Gakuen di Tokyo, ad esempio, lo ha adottato prima sui dispositivi dei docenti e poi su quelli degli studenti, riscontrando un calo del 12% nel traffico indesiderato. Un caso d’uso che mostra come il filtraggio DNS a livello di rete possa essere utile ben oltre il singolo utente domestico.

Chi volesse provare AdGuard DNS per uso personale può comunque configurarlo su qualsiasi dispositivo senza limitazioni particolari: l’app è disponibile sia per Android che per iOS.


FONTE adguard-dns.io


FONTE adguard.com

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Igino Giordani promuove anche il neonato partito clandestino della Democrazia Cristiana


Nel 1943, per non cedere ad un atteggiamento diffuso di “cristiano in pensione”, Igino Giordani, messa al riparo la famiglia a Capranica Prenestina, mantiene la sua residenza per lo più a Roma, dove in settembre assiste all’entrata dei tedeschi. <204 A trattenerlo nella capitale è il desiderio di proseguire la militanza antifascista. Comincia infatti «un intenso periodo di attività clandestina nei locali della parrocchia del Cristo Re, per invito di padre Zambetti, il quale si preoccupava di formare nuovi dirigenti cattolici, che potessero entrare in campo politico con la fine della guerra». <205 In particolare, Giordani offre il suo contributo tenendo dei corsi di formazione negli incontri del “Martedì culturale” che vedono riuniti personaggi come Spataro, La Pira, Petrilli, e molti giovani, contattati tramite circolari distribuite segretamente. I suoi interventi sono incentrati sulla dottrina sociale della Chiesa, cui si dedica con proficua dedizione. Infatti, in quegli anni vedono la luce “Le Encicliche sociali dei Papi. Da Pio IX a Pio XII” (1942), e i quattro volumi poi riuniti col titolo “Messaggio sociale del cristianesimo” (1935-1947). <206
Attraverso questi e altri incarichi, ad esempio quello di relatore ai convegni dei laureati cattolici, <207 Giordani dà un contributo notevole alla formazione della futura classe intellettuale dell’Italia post-fascista. <208 Aderisce e promuove anche il neonato partito clandestino della Democrazia Cristiana, <209 anche se guarda con preoccupazione tanto a un partito unico di cattolici quanto alla scelta di inserire nel nome del partito l’attributo di cristiano. Monsignor Montini lo dissuade da queste perplessità. <210 L’amicizia con il futuro Paolo VI risale ai primi anni Trenta ed è documentata da diverse lettere, biglietti e cartoline, in gran parte di natura personale e dal tono semplice
e familiare. <211 Il rapporto di stima reciproca e stretta collaborazione si approfondisce ulteriormente nel 1944, quando Giordani accetta la proposta di dirigere «Il Quotidiano», il nuovo giornale dell’A.C.I. [Azione Cattolica]. Grazie all’interessamento di Montini, ottiene per diversi mesi l’aspettativa dal lavoro alla Biblioteca Vaticana, per potersi dedicare all’attività giornalistica: «Tornare all’apostolato diretto, alla lotta di idee, era quello che più desideravo, sicché accettai [l’incarico] con entusiasmo e smobilitai il mio cervello di bibliotecario per attrezzarlo da giornalista». <212 Prima ancora di assumerne la direzione (nel maggio del 1944), Giordani partecipa alle riunioni indette dall’A.C. per decidere le sorti de «L’Avvenire», che sarebbe stato sostituito da «Il Quotidiano». <213 Si espone in prima persona contro chi afferma che una nuova testata possa risultare d’intralcio a «Il Popolo» e a «L’Osservatore Romano»; redige una nota intitolata “Per un quotidiano nazionale d’Azione Cattolica”, per delinearne l’opera di «pacificazione e ricostruzione», di «recupero dalla distruzione di ideologie e di conflitti», di «conquista dei cittadini alla Chiesa e trasmissione del pensiero cristiano alla società». <214 Nella stessa nota, Giordani ribadisce un concetto ricorrente in molti suoi scritti: la necessità di un cristianesimo “integrale”. Con l’esortazione a «vivere integralmente la vita soprannaturale», Giordani – nota Casella – palesa definitivamente i suoi intenti: egli parla non «in quanto cattolico», cioè come esponente significativo del mondo cattolico, ma «da cattolico», da semplice cristiano che si rivolge ad altri cristiani. <215 Il suo “integralismo” non mira affatto a una riduzione del potere politico-religioso nelle mani della Chiesa, al contrario egli lotta per la distinzione dei due poteri, e al tempo stesso per il riconoscimento della superiore importanza dei valori morali, validi tanto nel campo spirituale che nel temporale.
Sinteticamente si può dire che «Il Quotidiano» di Giordani si propone di aiutare “l’uomo contemporaneo” a prendere coscienza della sua dignità di figlio di Dio e di promuovere la sua partecipazione attiva nel processo di ricostruzione del Paese. Per far questo, l’accento è costantemente posto sulla necessità di un recupero spirituale e morale dell’uomo: «la moralizzazione della vita privata e pubblica» è, infatti, «al centro degli scritti politici di Giordani fin dai giorni del P.P.I.», <216 quindi di ‘Rivolta cattolica’, degli articoli apparsi su «Parte Guelfa» e su «Il Popolo» di Donati.
Il 17 settembre, Giordani annuncia a don Luigi Sturzo l’inizio della sua nuova missione giornalistica: “Come io sia pervenuto alla direzione di esso Dio solo lo sa. Io bramavo tornare alla politica: tutti questi anni avevo tenuto viva una fiammella coi miei scritti. Ma uomini ed eventi mi hanno spinto qui: e forse anche da qui del bene si può fare”. <217 Sturzo gli risponde qualche tempo dopo, il 21 dicembre, per spronarlo in questo incarico: “penso che fa opera utilissima fra i cattolici, abituandoli a pensare da cattolici, da italiani e da democratici. […] Il Signore esige che coloro che difendono i principi lo facciano non solo con convinzione, ma col sacrificio dei loro interessi, sia personali che collettivi”. <218
Proprio per discutere le posizioni del giornale, il direttore chiede un’udienza privata con Pio XII. <219 Dal “Diario inglese” si conosce la data, 9 novembre 1944, e il clima familiare del colloquio. D’altra parte Giordani ha già avuto vari incontri personali col pontefice, che l’anno seguente lo riceve insieme a tutto il personale del giornale: in tutto un centinaio di persone, compresi alcuni familiari. <220 In una lettera a don Giuseppe De Luca <221 del successivo 5 ottobre, <222 Giordani racconta dell’incoraggiamento ricevuto dal santo Padre a proseguire nell’opera «di formazione politica al di sopra e al di fuori dei partiti, per inserire in essi il fermento del Vangelo. Esso vuole elevare la massa a popolo e il popolo a Chiesa, con un’opera di moralizzazione assidua». <223 Inizia in questo periodo la collaborazione di Piero Bargellini al giornale. <224

[NOTE]204 A seguito dell’armistizio di Cassibile (3 settembre 1943), con cui il governo Badoglio dichiara la resa degli Alleati. Giordani ricorda l’invasione tedesca in GIORDANI, Memorie, cit., p. 102.
205 GIORDANO, L’impegno politico, cit., p. 115.
206 Ibid., pp. 115-16. I due lavori di Giordani, cui si fa riferimento, sono i già citati: I. GIORDANI, Le Encicliche sociali dei Papi. Da Pio IX a Pio XII, Studium, Roma, 19564 [1942] e ID., Il messaggio sociale del cristianesimo, Città Nuova, Roma 20019 [1958].
207 G. SPATARO, I democratici cristiani dalla dittatura alla Repubblica, Mondadori, Milano 1968, p. 330.
208 R. MORO, La formazione della classe dirigente cattolica (1929-1937), Il Mulino, Bologna 1979, p. 82.
209 SPATARO, I democratici cristiani, cit., p. 359.
210 GIORDANI, Memorie, cit., pp. 103-104. Giovanni Battista Montini (1897-1978), aderisce alla F.U.C.I. nel 1919, ordinato sacerdote nel 1920, studia come diplomatico per la Segreteria di Stato della Santa Sede. Nel 1923 papa Pio XI lo invia come nunzio a Varsavia, ma rientra dopo pochi mesi per collaborare alla Segreteria di Stato; nel 1937 viene nominato sostituto e lavora al fianco del Segretario di Stato Eugenio Pacelli. Nel 1939, alla morte di Pio XI, il cardinale Pacelli diviene papa Pio XII. Montini, nominato pro-segretario di Stato nel 1944, si adopera all’assistenza dei rifugiati, specialmente ebrei. Arcivescovo di Milano dal 1954. Diviene papa nel 1963 col nome di Paolo VI. La bibliografia su di lui è abbondante, dunque si preferisce indicare all’occorrenza i volumi consultati.
211 La corrispondenza è conservata in AIG I, 4.2 e comprende sia le lettere del periodo in cui Montini lavora presso la Segreteria di Stato Vaticano, sia quelle da arcivescovo di Milano, sia infine quelle degli anni del pontificato. Per maggiori informazioni si rimanda al Cap. II.VI, n. 476.
212 GIORDANI, Memorie, cit., p. 104.
213 «L’Avvenire» a partire dal 1933 è l’edizione romana de «L’Avvenire d’Italia», ma alla vigilia della liberazione di Roma, per le sue compromissioni con il fascismo, deve – secondo alcuni, tra cui Vittorino Veronese, Giulio Andreotti e lo stesso Giordani – essere sostituito da una nuova testata. Cfr. su questo tema: M. CASELLA, «Il Quotidiano» diretto da Igino Giordani (1944-1946), in SORGI, Politica e morale, cit., pp. 287-316: 287-88.
214 Per un’accurata documentazione sulla nascita e lo sviluppo de «Il Quotidiano» e per il contributo fondamentale ad esso offerto da Giordani, cfr. GIORDANO, L’impegno politico, cit., pp. 125-46 e CASELLA, «Il Quotidiano», cit., pp. 287-316. La nota programmatica è proposta in forma integrale in M. CASELLA, L’Azione cattolica alla caduta del Fascismo. Attività e progetti per il dopoguerra (1942-1945), Studium, Roma 1984, pp. 167-68.
215 CASELLA, «Il Quotidiano», cit., pp. 287-316: 295.
216 Ibid., p. 298.
217 Lettera di Giordani a Sturzo, 17 settembre 1944: AIG I, 16.3, 36, poi in GIORDANI – STURZO, Un ponte, cit., p. 103. Si aggiunge un dato di carattere interessante: molte lettere di Sturzo a Giordani vengono pubblicate da quest’ultimo su «Il Quotidiano».
218 Lettera di Sturzo a Giordani, 21 dicembre 1944: AIG I, 16.1, 19. Poi in volume: GIORDANI – STURZO, Un ponte, cit., pp. 104-105.
219 Per comprendere il clima di tensione e le polemiche sorte intorno a «Il Quotidiano» e al suo direttore in quei primi mesi, è stato utile analizzare un promemoria datato 5 settembre, dello stesso Giordani. Egli difende la sua testata da cinque principali accuse: di lasciar trasparire tendenze di sinistra; di non rispecchiare la serenità di un giornale cattolico; di essere diretto da un repubblicano; di nuocere la campagna politica della DC e di non giovare alla formazione e alla rappresentanza dei cattolici. E conclude: «Nel nostro lavoro occorre slancio, e questo è possibile solo se la fiducia dei superiori ci spalleggia. Per essa si è fatto un giornale, giudicato da molti il migliore della Capitale […], iniziando con una povertà di mezzi che era vera indigenza: in redazione […] si è tentato di farci finire togliendoci la corrente elettrica» (Promemoria dattiloscritto di Giordani, 5 settembre 1944, in AIG I, 22a.5.2, 1).
220 Dal Diario inglese risultano sicure le date del 4 aprile 1939, dell’8 luglio 1940, e del 5 ottobre 1941. Infine, l’udienza con tutti i collaboratori de «Il Quotidiano» risale al 12 agosto 1945.
221 Giuseppe De Luca (1898-1962), sacerdote romano dal 1921, cappellano a San Pietro in Vincoli fino al 1948. È noto per la sua attività di letterato, editore e attento filologo. Sulla sua figura si vedano: AA.VV., Don Giuseppe De Luca. Ricordi e testimonianze, a c. di M. PICCHI, Morcelliana, Brescia 1963; AA.VV., Don Giuseppe De Luca et l’abbé Henri Bremond (1929-1933). «De L’Histoire littéraire du sentiment réligieux en France» à l’ «Archivio italiano per la storia della pietà» d’aprés des documents inédits, a c. di H. BERNARD MAÎTRE – R. GUARNIERI, Roma 1963; C. DIONISOTTI, Ricordo di don Giuseppe De Luca, in «Italia medievale e umanistica», IV (1961), pp. 327-39; I. COLOSIO, Don Giuseppe De Luca storico della spiritualità, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1962; G. ANTONIAZZI, Don Giuseppe De Luca e una nuova scienza. La storia della pietà, «Studi cattolici», XII (1968), pp. 606-17; D. CANTIMORI, In ricordo di don Giuseppe De Luca, in Storici e storia, Einaudi, Torino 1971, pp. 386-96; R. GUARNIERI, Don Giuseppe De Luca tra cronaca e storia (1898-1962), in AA. VV., Modernismo, fascismo, comunismo, a c. di G. ROSSINI, Il Mulino, Bologna 1972, pp. 249-362; L. MANGONI, Aspetti della cultura cattolica sotto il fascismo: la rivista «Il Frontespizio», ibid., pp. 363-417; R. DE FELICE, Alcune lettere di mons. Giuseppe De Luca a Giuseppe Bottai, ibid., pp. 419-51; La storia della pietà: fonti e metodi di ricerca, Seminario di studio all’Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa (Vicenza, 31 maggio – 2 giugno 1976), con la partecipazione di M. VOVELLE, A. ZAMBARBIERI, L. BILLANOVICH, F. SALIMBENI, P. PAMPALONI, A. TURCHINI, A. GAMBASIN, G. DE ROSA; Bremond-De Luca, «Ricerche di storia sociale e religiosa», XXVIII (1985), con interventi di G. CRACCO, G. DE ROSA, E. GOICHOT, L. MANGONI, M. PICCHI, E. POULAT, T. TESSITORE, L. BILLANOVICH; R. GUARNIERI, De Luca Giuseppe, in Dizionario Storico del Movimento Cattolico in Italia (1860-1995), vol. II, I protagonisti, cit., pp. 171-78; V. LEMBO, Don Giuseppe De Luca a vent’anni dalla morte, Meridionale, Villa San Giovanni 1985; L. MANGONI, In partibus infidelium. Don Giuseppe De Luca: il mondo cattolico e la cultura italiana del Novecento, Einaudi, Torino 1989; G. DE ROSA, De Luca Giuseppe, in DBI, vol. XXXVIII, 1990, cit., pp. 353-59 [consultabile al sito internet: treccani.it/enciclopedia/giuse… (Dizionario-Biografico) / (ult. cons: 15-04-12)]; AA.VV., Don Giuseppe De Luca e la cultura italiana del Novecento, Atti del Convegno di studio nel centenario della nascita (Roma, 22-24 ottobre 1998), a c. di P. VIAN, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2001.
222 In merito al rapporto con Giordani, si sa che dal 1925 i due collaborano al «Davide», il periodico di Giuseppe Gorgerino, molto vicino a Gobetti. De Luca, poi, conosce l’esperienza di «Parte Guelfa» e, pur non partecipando, la commenta con Papini. Frequenta la Biblioteca Vaticana negli anni in cui Giordani vi è impiegato; e con questi collabora alla terza pagina de «Il Popolo» di Sturzo. Al 1930 risale la prima lettera tra i due: il carteggio, di cui già si è citato qualche pezzo, non è voluminoso (24 lettere di Giordani e 6 di De Luca), ma offre informazioni rilevanti, soprattutto in merito ad amicizie comuni, ad esempio con Bargellini per «Il Frontespizio» e con Minelli per la Morcelliana; e per collaborazioni condivise, tra cui si ricorda quelle per «L’Avvenire d’Italia» e per «L’Osservatore Romano» (De Luca vi scrive in qualità di archivista della Congregazione per la Chiesa Orientale). Nel 1942, il lucano dà vita alla casa editrice Edizioni di Storia e Letteratura, quindi il carteggio tende a diradarsi, anche se Giordani non cessa di invitare l’amico a comporre articoli per le imprese che via via dirige. L’ultima lettera dell’editore romano è del settembre 1961, poco prima della morte. In essa egli riconosce la differenza tra la scrittura di Giordani, tutta apostolato, e la sua, un calvario da cui non ha tratto gioie. Sul profondo rapporto che lega Giordani a De Luca, si veda: MANGONI, In partibus infidelium, cit., ad passim. La corrispondenza intercorsa col sacerdote è descritta, anche con numerose citazioni, da CASELLA, Cultura politica e socialità, cit., pp. 67-70 e integralmente pubblicata da DE MARCO, Igino Giordani e don Giuseppe De Luca, in SORGI, Politica e morale, cit., pp. 125-41. De Marco ha il merito di ricostruire con efficacia la relazione tra i due, che egli vorrebbe far risalire al 1925 e che termina a causa della morte prematura del sacerdote nel 1962.
223 Lettera di Giordani a De Luca, 5 ottobre 1945: AIG I, 44.3, 27. Poi, in volume: SORGI, Politica e morale, cit., pp. 156-57.
224 Piero Bargellini (1897-1980), scrittore e politico fiorentino. Inizia la sua carriera come maestro di scuola, avendo l’abilitazione magistrale. Mentre svolge l’attività didattica, fonda nel 1929 «Il Frontespizio», rivista di cultura cattolica e apologetica. Quindi, necessitando di buone penne, scrive la sua prima lettera a Giordani, per invitarlo a collaborare (lettera del 1 novembre 1929, in AIG I, 43.1, 3). Di qui nasce un intenso scambio di collaborazioni, per cui Bargellini ricambia con articoli per «Fides», prima, e per «Il Quotidiano», poi. I due non condividono le stesse idee politiche, legandosi Bargellini al fascismo. Ciò nonostante il rispetto reciproco non viene a mancare. La relazione amichevole si rafforza quando, nel dopoguerra, il fiorentino aderisce alla D.C. e affianca La Pira per una riedificazione della sua città, di cui diviene sindaco negli anni Sessanta, trovandosi ad affrontare l’immane catastrofe
dell’alluvione. Il carteggio, che dagli anni Trenta ripercorre la vita dei due uomini di cultura fino alla morte (avvenuta per entrambi nel 1980), è conservato in AIG I, 43.1. Essendo estremamente significativo anche per tratteggiare il profilo di Giordani, viene presentato e commentato in queste pagine (Appendice II). Per notizie biografiche più approfondite su Bargellini si veda: R. BERTACCHINI, “Piero Bargellini”, in DBI, cit., vol. XXXIV, 1988, pp. 252-54 [consultabile all’indirizzo elettronico: treccani.it/enciclopedia/piero… Biografico)/ (ult. cons: 06-05-12)]. Manca, invece, un’opera biografica esaustiva sull’autore. Un profilo essenziale si ricava da: C. FUSERO, Bargellini, Vallecchi, Firenze 1949; offre qualche spunto interessante il libro di P.F. LISTRI, Tutto Bargellini: L’uomo, lo scrittore, il sindaco, Nardini, Firenze 1989, che in appendice riporta la bibliografia completa delle opere di Bargellini. Si veda anche la voce “Bargellini Piero” in Dizionario generale degli autori italiani contemporanei, vol. I, Vallecchi, Firenze 1974; E. BALDUCCI, voce “Bargellini, Piero” in Dizionario della letteratura mondiale del Novecento, Paoline, Roma 1980; e il profilo tracciato da L. BEDESCHI in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia (1860-1995), vol. III/1, Le figure rappresentative, cit., pp. 55-56. Molto di lui si conosce dalla pubblicazione delle lettere con Betocchi, Bo, De Luca e Papini.
Carla Pagliarulo, I. Giordani, uomo di lettere e di cultura, e l’ideale di un «cristianesimo integrale»: alcuni carteggi indediti, Tesi di dottorato, Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano, Anno accademico 2011-2012
#1943 #1944 #antifascismo #AzioneCattolica #CarlaPagliarulo #cattolico #clandestino #DC #don #fascisti #giornali #GiuseppeDeLuca #guerra #IginoGiordani #integralismo #LaPira #LuigiSturzo #maggio #monsignor #Montini #partigiani #partito #Petrilli #PieroBargellini #quotidiani #settembre #tedeschi

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sperimentazione: network di link aggiornato


alcuni aggiornamenti odierni alla lista di link nella sidebar di slowforward, oltre che nella pagina dedicata, nel post nps – un network possibile (delle sperimentazioni), e qui di seguito:

ahida
angolo cieco

angolo cieco (telegram)
Antinomie
asemic net
Benway Series
bina
blunder
Casa Editrice Gigante
CentroScritture
compostxt
Diacritica
[dia•foria
the real ur-differx
diricerca (pagina statica di link)
du-champ(événements du champ de l’avant-)
eexxiitt
Esiste la ricerca
ex.it – materiali fuori contesto
exponere
GAMMM
garadinervi
garadinervi-repertori
Garganta Press
kammerettmuzick
La Camera Verde
la morte per acqua
lucazanini
Mannaggia libreria
mg @ academia
mg @ archive.org
Multiperso
Nazione indiana
neutopia
NiedernGasse
OperaViva
piccola editoria portatile
platformplee.nl
Poème de terre
ponte bianco
punto critico 2
recognitiones-ii
rndmndx
roberto cavallera @ academia
Rossocorpolingua
rrkwr
rrkwr (archive)
Scriptjr.nl
setteassedi
slowforward @ Archive.org
syn
textimagepoem
TIC edizioni
united.automations

*

…a cui aggiungere al momento questi spazi “storici”:

the flux i share (dal 2006)
the-flux-i-share.blogspot.com/

weeimage (dal 2009)
wee-image.blogspot.com/

exp-net (dal 2010)
https://exp–net.blogspot.com/

exixtere (dal 2010)
ex-ix-tere.blogspot.com/
#aggiornamentoLink #diricerca #gammm #link #linkAggiunti #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #slowforward #sperimentazione #sperimentazioni

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l’inutilità della poesia, e anzi i suoi pericoli, in un cartone animato valentemente spiegati


[youtube=youtube.com/watch?v=HW97llqb_a…]
#differx #downWithPoetry #giornataDellaPoesia #inutilitàDellaPoesia #poesia

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PikaPods allarga il catalogo: arrivano Vikunja e Ocular, più aggiornamenti per Ghost, Docmost e BookStack


La piattaforma di hosting per app open source aggiunge un gestore di attività e un'app di bilancio personale, insieme ad aggiornamenti sostanziosi per Ghost, Docmost, BookStack e NocoDB.
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PikaPods, la piattaforma che permette di installare applicazioni open source con un paio di clic e senza mettere mano a un server, ha aggiornato il proprio catalogo con due nuove app e diversi aggiornamenti importanti.

La prima novità è Vikunja, un gestore di attività e progetti rilasciato sotto licenza AGPLv3 che punta a sostituire strumenti proprietari come Todoist, Trello o Microsoft To-Do. Si può lavorare con quattro viste diverse (lista, kanban, Gantt, tabella), condividere progetti con altri utenti, impostare promemoria e importare le proprie attività direttamente da Todoist, Trello o Microsoft To-Do. Vikunja è disponibile anche come app web progressiva, ha un’interfaccia rapida e supporta la sincronizzazione tramite CalDAV. Per chi vuole gestirlo in autonomia su un proprio server, basta un container Docker.

La seconda aggiunta è Ocular, un’applicazione di bilancio personale pensata per chi non ha bisogno di un software contabile completo ma vuole tenere sotto controllo entrate e uscite su base annuale. Supporta il tracciamento su più anni, l’importazione da Google Sheets, l’esportazione in JSON e una modalità privacy per consultare i dati in pubblico senza mostrare cifre a chi sta intorno. Anche Ocular funziona come PWA e non richiede database esterni.

Gli aggiornamenti


Tra le app già presenti nel catalogo, gli aggiornamenti più interessanti riguardano Docmost, che con la versione 0.70.0 aggiunge commenti sulle pagine, un sistema di notifiche integrato e layout a più colonne. Ghost arriva alla 6.22.0 con le offerte di fidelizzazione per trattenere gli iscritti in procinto di cancellarsi e un editor più flessibile per le email di benvenuto. BookStack 26.03 introduce un sistema di moduli per estensioni riutilizzabili, mentre NocoDB 0.301.4 semplifica la gestione dei permessi estendendoli automaticamente a livello di spazio di lavoro.

Tutte le app sono disponibili su PikaPods a partire da 1,20 dollari al mese, con 5 dollari di credito alla registrazione. Chi preferisce gestire tutto in proprio su un VPS dedicato può valutare fornitori come Hetzner, molto usato nella comunità open source europea, oppure Webdock.


FONTE pikapods.com


FONTE vikunja.io


FONTE simonwep.github.io

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Bitwarden Send ora permette di verificare chi apre i tuoi link condivisi


La funzione Send di Bitwarden si arricchisce della verifica email: solo i destinatari scelti possono accedere ai contenuti condivisi. Disponibile per i piani a pagamento.
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Condividere una password o un documento riservato tramite un link è comodo, ma lascia sempre un dubbio: chi lo apre davvero? Bitwarden prova a risolvere il problema con una novità attesa da tempo nella sua funzione Send.

Gli utenti con piano a pagamento (Premium, Families, Teams, Enterprise) possono ora specificare uno o più indirizzi email autorizzati a visualizzare il contenuto. Quando il destinatario apre il link, Bitwarden gli chiede di inserire la propria email: se corrisponde a uno di quelli indicati dal mittente, riceve un codice di verifica nella casella di posta. Solo dopo averlo inserito può accedere al contenuto crittografato.

Come funziona in pratica


Durante la creazione di un Send, alla voce “Chi può visualizzare” si seleziona “Persone specifiche” e si aggiungono gli indirizzi desiderati. Il link va comunque condiviso manualmente: Bitwarden non lo invia al posto vostro. La verifica email si affianca alle protezioni già esistenti, come scadenza temporale, numero massimo di accessi e protezione con password.

Vale la pena ricordare che per aprire un Send non serve un account Bitwarden: chiunque abbia il link e soddisfi i requisiti impostati dal mittente può accedere. La novità si applica sia ai Send testuali che a quelli con allegati (fino a 100 MB), anche se la condivisione di file resta riservata agli utenti con funzionalità premium. Chi usa il piano gratuito può comunque continuare a condividere testo in modo sicuro.

La funzionalità era tra le più richieste nei forum della comunità ed è già disponibile su tutti i client Bitwarden. Per chi cerca un gestore di password open source e attento alla riservatezza, Bitwarden resta un punto di riferimento solido.


FONTE bitwarden.com


FONTE bitwarden.com

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/e/OS 3.6, accesso microG semplificato e App Lounge ridisegnato


La versione 3.6 del sistema operativo de-googlizzato integra l'accesso microG direttamente in App Lounge e ridisegna la schermata di ricerca delle applicazioni. Correzioni anche per Fairphone 6.
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La nuova versione di /e/OS introduce un paio di novità concrete per chi usa quotidianamente uno smartphone senza servizi Google. La più rilevante riguarda App Lounge, lo store del sistema: adesso è possibile accedere con il proprio account microG direttamente dall’applicazione, senza passare dalle impostazioni per configurarlo a parte.

Non è un dettaglio cosmetico. Su un telefono de-googlizzato, la compatibilità con le applicazioni che richiedono Play Integrity è una battaglia continua, e avere l’accesso microG integrato nello store semplifica parecchio la vita, soprattutto per chi non vuole smanettare tra menu nascosti.

App Lounge cambia faccia


Oltre all’integrazione microG, la schermata di ricerca è stata ripensata con tre schede separate: App (quelle che prima si chiamavano “Common apps”), App open source e App web (le ex PWA). Un cambio che rende più immediato trovare alternative libere senza mescolarle con il catalogo generico.

La versione 3.6 include anche le ultime correzioni di sicurezza di LineageOS 22.2, l’aggiornamento del browser integrato alla versione 145.0.7632.159 e il firmware aggiornato per Fairphone 5. Per chi usa un Fairphone 6, sono stati risolti un paio di fastidi: la modalità “Non disturbare” che si disattivava da sola con lo switch Fairphone Moments e un avviso su fotocamera e microfono che compariva a ogni avvio.

Tutte le patch di sicurezza Android disponibili a marzo 2026 sono incluse.

Chi usa già /e/OS riceverà l’aggiornamento sui dispositivi supportati, sia per le build ufficiali che per quelle della comunità. Per chi invece fosse curioso di provare un sistema operativo che rispetta la privacy senza rinunciare alla compatibilità con le applicazioni comuni, sul sito ufficiale si trovano la lista dei dispositivi supportati e le istruzioni per l’installazione. Se cercate uno smartphone già pronto con /e/OS preinstallato, il marchio di riferimento è Murena. E se la privacy in mobilità vi interessa, vale la pena dare un’occhiata anche a AdGuard DNS per filtrare pubblicità e traccianti a livello di rete, una combinazione efficace con un sistema già de-googlizzato.


FONTE gitlab.e.foundation


FONTE community.e.foundation

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Il nuovo iPad Air con chip M4 è ufficiale: più veloce, più intelligente, stesso prezzo


Apple ha presentato ufficialmente il nuovo iPad Air con chip M4: il tablet di fascia media si rinnova con prestazioni da top di gamma, supporto ad Apple Intelligence e connettività Wi-Fi 7, mantenendo invariato il prezzo di partenza
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Apple ha annunciato il nuovo iPad Air con M4 e più memoria, un deciso salto in avanti in termini di prestazioni, allo stesso prezzo di partenza. Il device ha una CPU e una GPU più veloci per mettere il turbo ad attività come l’editing e il gaming; inoltre, un Neural Engine più scattante, la maggiore banda di memoria e il 50% di memoria unificata in più rispetto alla generazione precedente lo rendono estremamente potente per l’AI. Disponibile allo stesso prezzo di partenza di soli 669 euro per il modello da 11" e di 869 euro (rispettivamente 599 e 799 per il settore Education) iPad Air è già disponibile all'acquisto.
Il design è realizzato con Liquid GlassIl design è realizzato con Liquid Glass

Cosa cambia davvero con il processore M4


M4 porta un significativo aumento prestazionale sul nuovo iPad Air: con una CPU 8-core e una GPU 9-core, iPad Air è fino al 30% più veloce rispetto al modello con chip M3 e fino a 2,3 volte più scattante di iPad Air con M1. Inoltre, grazie alla GPU di M4, iPad Air supporta il mesh shading con accelerazione hardware di seconda generazione e il ray tracing per le massime prestazioni grafiche. Il chip M4 è oltre 4 volte più veloce nel rendering 3D professionale con ray tracing rispetto ad iPad Air con M1, e permette di creare effetti di luce, riflessi e ombre più precisi, per esperienze di gioco incredibilmente realistiche.

MacBook Air M5 di Apple: leggero, potente e innovativo
Scopri il nuovo MacBook Air M5 di Apple: design sottile, prestazioni elevate e autonomia migliorata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

AI: cosa puoi fare con l'iPad Air M4


Grazie ad una banda di memoria più rapida e ad un Neural Engine straordinariamente veloce, M4 è anche un potente chip per l’AI, pronto ad aiutare chi studia a trascrivere gli appunti delle lezioni, chi crea contenuti a sviluppare storyboard di nuovi progetti e chi lavora a perfezionare le proprie email. Il nuovo iPad Air ha 12GB di memoria unificata, il 50% in più rispetto al passato, e la banda di memoria arriva a 120 GBps, permettendo a chi lo usa di far girare più velocemente i modelli AI. Il Neural Engine 16-core è 3 volte più veloce rispetto a quello del chip M1 ed è perfetto per le attività quotidiane che usano l’AI on-device, come la ricerca di soggetti e testi nelle foto.
Il multitasking di Apple iPad Air M4Il Multitasking di Apple iPad Air M4

Con N1 e C1X la connettività decolla


iPad Air ha il chip N1, un chip di rete wireless progettato da Apple per le tecnologie Wi-Fi 7, Bluetooth 6 e Thread. N1 migliora le prestazioni sulle reti Wi-Fi a 5GHz, oltre ad aumentare l’affidabilità e le performance complessive di funzioni come l’hotspot personale e AirDrop. I modelli di iPad Air con connettività cellulare integrano anche C1X, un modem cellulare progettato da Apple che offre prestazioni dati su rete cellulare fino al 50% più veloci e, per chi usa molto la connessione cellulare, C1X offre fino al 30% in meno di consumo energetico del modem rispetto ad iPad Air con M3. Grazie al supporto per il 5G, si può rimanere connessi per lavoro o divertimento collegandosi alle reti wireless in tutto il mondo, e con la eSIM, è possibile aggiungere un nuovo piano cellulare: l’ideale per chi viaggia spesso per lavoro, per chi studia lontano da casa e per chi deve lavorare anche in movimento.

iPadOS 26


iPadOS 26 trasforma l'iPad Air M4 in uno strumento potente per creativi e professionisti. Il nuovo sistema operativo debutta con Liquid Glass, un'interfaccia traslucida e dinamica che si adatta ai contenuti e all'input dell'utente. La gestione delle finestre è stata completamente ripensata, l'app File guadagna una vista elenco rinnovata e arriva anche Anteprima su iPad, per visualizzare, modificare e annotare PDF e immagini con Apple Pencil o il dito.
Apple Pencil e Magic KeyboardApple Pencil e Magic Keyboard

Gli accessori per iPad Air


Apple Pencil e la Magic Keyboard portano la creatività e la produttività su iPad a nuovi livelli. La prima è comodissima per attività essenziali come prendere appunti e disegnare, mentre la Magic Keyboard offre un’incredibile esperienza di scrittura, ha l’apprezzatissimo design a inclinazione libera ed è disponibile nei colori bianco e nero.

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Per chi arriva da iPad e iPad Air


Rispetto ai modelli con chip M1, iPad Air con M4 offre prestazioni fino a 2,3 volte maggiori e oltre 4 volte nel rendering 3D con ray tracing. Chi arriva da un M1 troverà anche la videocamera frontale Center Stage da 12MP posizionata sul lato lungo e una qualità audio ulteriormente migliorata per musica e video. Apple Intelligence è integrata nativamente in iPadOS 26 con un approccio orientato alla privacy e sul fronte connettività e il nuovo modem C1X con chip N1 garantisce velocità superiori rispetto alle generazioni precedenti, mentre lo storage base sale a 128GB. iPad Air M4 con chip M4, 12GB di RAM, Apple Intelligence nativa, iPadOS 26 con Liquid Glass e un prezzo invariato rispetto alla generazione precedente è un prodotto molto equilibrato ed un valido strumento per la creatività, la produttività o semplicemente per uso quotidiano.


Apple presenta MacBook Air M5: il notebook leggero e potente


Apple ha annunciato il nuovo MacBook Air con chip M5, con prestazioni migliorate e ancora più funzioni AI. Dotato di CPU e GPU di nuova generazione, Neural Accelerator in ogni core e SSD fino a 4TB, garantisce velocità e spazio per ogni progetto creativo o task complesso. Il chip wireless N1 supporta Wi-Fi 7 e Bluetooth 6, mentre il design in alluminio, il display Liquid Retina, la videocamera 12MP Center Stage e l’audio spaziale offrono esperienza premium. Con macOS Tahoe e Apple Intelligence, è ideale per studenti e professionisti. Disponibile nei modelli 13" e 15", nei colori celeste, mezzanotte, galassia e argento, sarà preordinabile dal 4 marzo e in vendita dall’11 marzo.
Una videocamera Center Stage da 12MP fa apparire l’utente sempre al meglio

Chip M5 per prestazioni top, AI e molto altro


Il chip M5 offre prestazioni eccellenti per qualsiasi cosa si voglia fare, dalla produttività quotidiana ai flussi di lavoro creativi. Il chip vanta una CPU 10-core e una GPU fino a 10-core con un potente Neural Accelerator che fanno volare le prestazioni del nuovo MacBook Air fino a 4 volte più velocemente per le attività AI rispetto a MacBook Air con M4, e fino a 9,5 volte rispetto al modello con M1. Questo lo rende una piattaforma incredibilmente potente per l’AI, che si tratti di usare Apple Intelligence per esperienze in app e a livello di sistema in ambito domestico, o di eseguire grandi modelli linguistici on-device in azienda. Con core shader migliorati e un motore di ray tracing di terza generazione, M5 mette il turbo ad attività che spaziano dal gaming al rendering 3D. Il chip M5 ha anche una memoria unificata più veloce con 153 GBps di larghezza di banda, il 28% in più rispetto a M4, che rende il multitasking più fluido e permette alle app di aprirsi più velocemente.

Italiani sempre più nottambuli online: +32% di acquisti tra le 23 e le 7
Le notti degli italiani diventano sempre più digitali: le intenzioni di acquisto online aumentano del 32% tra le 23:00 e le 7:00, secondo i dati di Idealo
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Spazio di archiviazione raddoppiato e SSD più veloce


MacBook Air con M5 ha di serie 512GB di spazio di archiviazione, il doppio rispetto alla generazione precedente, e per la prima volta può essere configurato scegliendo fino a 4TB. La nuova unità SSD offre inoltre prestazioni in scrittura e lettura 2 volte più veloci rispetto alla generazione precedente, accelerando notevolmente l’accesso ai file e velocizzando i flussi di lavoro.
Il brillante display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" offre 500 nit di luminosità e supporto per 1 miliardo di coloriIl brillante display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" offre 500 nit di luminosità e supporto per 1 miliardo di colori

Un grande valore aggiunto per chi fa l’upgrade


Per chi sta pensando ad un'upgrade passando da un MacBook Air con processore Intel o con un chip Apple di generazione precedente, oltre al chip M5, il nuovo MacBook Air offre un bellissimo display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" e un'autonomia fino a 18 ore (sei ore in più rispetto a MacBook Air con processore Intel) con funzione di ricarica rapida; inoltre, troviamo una videocamera, microfoni e altoparlanti evoluti, la connettività Wi-Fi 7 e Bluetooth 6 e due porte Thunderbolt 4.
MacBook Air 13" offre il massimo della portabilità per chi è sempre in movimento, mentre il modello da 15" è l’ideale per chi necessita di più spazio sullo schermo per il multitaskingMacBook Air 13" offre il massimo della portabilità per chi è sempre in movimento, mentre il modello da 15" è l’ideale per chi necessita di più spazio sullo schermo per il multitasking

La potenza di macOS Tahoe


Con macOS Tahoe e il suo design con Liquid Glass, è possibile personalizzare il proprio Mac in nuovi modi, con opzioni di colore per cartelle, icone delle app e widget. Apple Intelligence aggiunge potenti funzioni, che assicurano una tutela costante della privacy, tra cui “Traduzione in tempo reale” in Messaggi, per comunicare fra lingue diverse, aggiornamenti in Promemoria, che classificano in automatico le azioni più importanti, e ulteriori azioni dei Comandi Rapidi, che attingono direttamente ai modelli di Apple Intelligence per creare automazioni, come l’estrazione di informazioni da un PDF e l’aggiunta di dettagli chiave a un foglio di calcolo. Con Continuity, è possibile usare l’app Telefono sul Mac per inoltrare le chiamate da un iPhone nelle vicinanze.

Giornata Mondiale del Sonno: 5 fattori che disturbano il riposo
Dormire bene è fondamentale per salute e benessere. In occasione della Giornata Mondiale del Sonno analizziamo cinque fattori che possono compromettere il riposo notturno e i rimedi consigliati dagli esperti per migliorare la qualità del sonno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Il nuovo MacBook Air con chip M5 può essere gi à preordinato e le consegne inizieranno mercoledì 11 marzo, quando sarà disponibile anche negli Apple Store e presso i Rivenditori Autorizzati Apple. MacBook Air 13" con M5 è disponibile a partire da 1.249 euro e da 1.139 per il settore Education; MacBook Air 15" con M5 è disponibile a partire da 1.549 euro e da 1.429 per il settore Education. Entrambi i modelli sono disponibili nei colori celeste, mezzanotte, galassia e argento.


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Affinity 3.1: interfaccia chiara, vettorizzazione automatica e fusione non distruttiva


L'aggiornamento di marzo 2026 porta la modalità chiara, la conversione da pixel a curve vettoriali e i Live Tone Blend Groups. Affinity resta gratuita, ma richiede un account Canva.
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Cinque mesi dopo l’acquisizione da parte di Canva e la trasformazione in app unica e gratuita, Affinity riceve il suo primo aggiornamento di peso. La versione 3.1, rilasciata il 16 marzo, aggiunge strumenti concreti per chi lavora con grafica vettoriale, fotoritocco e impaginazione.

La novità più visibile è la modalità interfaccia chiara, richiesta a lungo dalla comunità. Chi preferisce lavorare su fondo luminoso può ora regolare la luminosità dell’interfaccia a piacimento, abbandonando il tema scuro che fino a ieri era l’unica opzione. Su Windows è possibile anche assegnare un colore d’accento personalizzato.

Dai pixel alle curve in un clic


Per illustratori e grafici, la funzione più interessante è probabilmente Converti in curve: permette di trasformare una selezione di pixel in tracciati vettoriali editabili, senza dover ridisegnare nulla a mano. Combinata con lo strumento di selezione oggetto, accelera il passaggio da immagini raster a loghi, silhouette e grafiche pulite.

Fusione automatica e non distruttiva


I Live Tone Blend Groups semplificano il compositing: basta inserire livelli in uno di questi gruppi perché si fondano automaticamente con lo sfondo, adattando le tonalità in tempo reale. A differenza di altri strumenti simili, la fusione resta completamente non distruttiva e modificabile in ogni momento. Si aggiunge anche il Tone Brush, un pennello che campiona le tinte dai livelli sottostanti per miscelare i colori in modo naturale.

Il resto dell’aggiornamento


Tra le altre aggiunte: un menu contestuale per i pennelli accessibile con il tasto destro direttamente sulla tela, miglioramenti alla gestione delle schede documento (con possibilità di renderle finestre flottanti), supporto per nuove fotocamere nel motore RAW e la copia degli oggetti come SVG per impostazione predefinita.

Gratuita, ma con account Canva


Affinity resta completamente gratuita, senza abbonamenti e senza limitazioni sugli strumenti principali. Canva ribadisce che i file restano in locale e che nessun contenuto creato in Affinity viene usato per addestrare modelli di intelligenza artificiale. L’unico requisito è un account Canva gratuito. Le funzioni di IA generativa (riempimento e espansione) richiedono invece un piano Canva a pagamento.


FONTE affinity.studio


FONTE neowin.net


FONTE canva.com