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Quanto accaduto a Peteano rimarrà alla memoria più come un’azione dimostrativa


Nonostante quella di Piazza Fontana non sia stata, come si potrà osservare, la più sanguinosa delle azioni eversive avvenute, viene comunque definita come la “madre di tutte le stragi” in quanto probabile terreno di prova e apertura del sipario per tutta la cosiddetta stagione delle stragi. Da quel momento fino ai primi anni ’80 vi saranno numerosi eventi attribuibili o meno alla strategia della tensione e numerose furono le vittime, sia per la destra che per la sinistra extraparlamentare ma anche per i servitori e gli esponenti dello Stato. Circa a metà del 1970 venne pubblicato un libro che permise di coniare l’espressione da allora usata in seguito “Strage di Stato” dall’omonimo titolo, edito da alcuni esponenti di Lotta Continua <76. Costoro intenzionati ad attuare una contro-inchiesta, puntarono da un lato il dito contro i neofascisti in chiave di esecutori ma dall’altro riconobbero lo Stato stesso come mandante, arrivando in alcuni casi a riconoscere il coinvolgimento di alcune delle forze atlantiche, per quanto spesso suddette indicazioni siano spesso tese a generalizzare in un unico grande insieme gli antagonisti <77.
Nell’arco dei tumulti non vi furono solo attentati o attacchi diretti a una fazione più che ad un altra e per comprendere appieno gli equilibri di quel momento storico è necessario parlare anche di quanto accadde durante la notte tra 7 e 8 dicembre 1970: circa ventimila persone tra militari dai più alti ranghi fino alla fanteria, esponenti di varie fronde della destra così come gruppi di industriali e politici, tentarono un colpo di stato che sarà poi conosciuto come Golpe Borghese prendendo il nome dal suo organizzatore Junio Valerio Borghese, conosciuto anche come il principe nero, fondatore del Fronte Nazionale <78, legato in amicizia ad Avanguardia Nazionale di Delle Chiaie. L’obiettivo di questa azione era prendere il controllo della nazione istituendo un governo militare: procedendo con l’arresto di Saragat allora presidente della Repubblica, l’uccisione di Vicari al comando della Polizia e l’occupazione da parte di una reparto dei forestali degli studi Rai dai quali Borghese avrebbe condotto il suo discorso di insediamento per l’attivazione della Giunta Nazionale <79. Senza dimenticare una presunta occupazione del Ministero dell’Interno ad opera dei militanti di AN <80. Il putsch non ebbe esito in quanto Borghese, allertato da una telefonata, comunicò a tutti i partecipanti di abortire il piano, nonostante fosse già in attuazione. Probabilmente era stato avvisato da qualcuno di un’eventuale trappola tesa a sventare il tutto: nonostante ancora oggi non sia stata fatta chiarezza riguardo le motivazioni del dietro front, si suppone che gli americani, a conoscenza di tutto, abbiano ritirato il loro appoggio. L’intera faccenda fu sottoposta ad un’indagine segreta, nascosta all’opinione pubblica per mesi fino al 17 marzo 1971 momento in cui Paese Sera con uno scoop titolò “Complotto Neofascista” in prima pagina svelando in parte quanto accaduto. La risposta delle sinistre fu quella di manifestare e chiarire, seppur in maniera non violenta, che il risultato di un’insurrezione fascista sarebbe stato quello di portare ad una guerra civile <81. Ad oggi si suppone un coinvolgimento atlantico molto più forte in questa vicenda, riconoscendo la possibilità che Borghese sia stato coadiuvato da potenti politici italiani come Tanassi e Andreotti, supponendo che quest’ultimo fosse la figura chiave e il demiurgo dell’attentato alla Nazione <82. L’idea di rischiare un eventuale governo, simile a quello “dei colonnelli” greco, non portò ad altro se non ad una maggiore preoccupazione da parte delle sinistre a volte sfociata in violenza. Dall’altro lato per i movimenti di destra extra-parlamentare si iniziava a scegliere spesso la lotta di strada basata su raid e contrasto agli attacchi rivolti ai propri membri.
Invece il comportamento di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo prima e Nero poi si inasprirà sempre più minando all’ordine pubblico e alle vite civili, come d’altronde in previsione si sarebbe dovuto sviluppare l’inizio di un’ipotetica strategia della tensione.
Una delle più controverse stragi avviene il 31 marzo del 1972 durante la notte, a Peteano parte del comune di Sagrado in Gorizia. Alle ore 22:35 le forze dell’ordine vengono allertate anonimamente della scoperta di una 500 con evidenti segni di una sparatoria sul parabrezza <83, all’arrivo dei carabinieri vengono appurati dei fori di proiettile di calibro 22, pistola che in seguito si sarebbe scoperta appartenere ad uno degli autori dell’attentato: Cicuttini e detenuta dal complice Ivano Boccaccio <84. Durante l’ispezione della vettura, gli inquirenti aprirono il cofano scatenando l’esplosione di una bomba ad innesco collegata alla vettura. Saranno tre i morti e due i feriti. Quanto accadde nelle indagini è un esempio del meccanismo di protezione costruito da fronde deviate: in quanto vennero attivati numerosi tentativi di depistaggio da parte degli stessi carabinieri e polizia: infatti la colpevolezza di una cellula extra-parlamentare nera avrebbe causato numerosi danni sia alla destra sia alle forze dell’ordine, principalmente perché si rischiava uno spostamento politico dei moderati sia contro la destra sia contro i militari nell’opinione pubblica <85.
Ad alzare il velo di nebbia sull’avvenimento vi fu anche la natura dell’esplosivo: a partire dalla perizia di Marco Morin, spesso al servizio dei giudici di Venezia, il quale dichiarò l’utilizzo nell’attentato del Semtex-H <86, esplosivo al plastico di approvvigionamento militare di origine cecoslovacca, spesso utilizzato in quegli anni per attacchi terroristici. Venne poi appurato sotto sospetto del giudice istruttore Casson la falsità delle perizie, in quanto il suddetto reperto aveva la funzione di depistare le indagini sulla sinistra, sospetto in seguito il coinvolgimento di Morin all’interno di Gladio, per non parlare del suo rapporto di amicizia con Carlo Maria Maggi, una delle figure di riferimento di Ordine Nuovo a livello nazionale <87. Scoperta la falsificazione delle prove da parte del giudice venne messa in campo l’ipotesi che la componente deflagrante utilizzata fosse stata presa da un “Nasco” di Gladio presso Aurisina depredato di cinque kg di esplosivo C4. Essendo numerosi sul territorio i depositi di questo tipo che iniziavano a venire alla luce senza l’apparente controllo degli originari proprietari <88.
La reale paternità dell’ordigno si è ottenuta con la finale analisi del giudice Guido Salvini, che negò la provenienza dell’esplosivo da Aurisina, anzi ritenne le affermazioni di Casson infondate. In quanto convinto dell’utilizzo di materiale esplosivo civile utilizzato nelle cave, probabilmente sottratto dall’altopiano di Piancavallo intorno al 1970, come si evince nella sentenza del 1998: «Per quanto concerne l’esplosivo, infatti, la perizia ha evidenzia che quello utilizzato per l’ordigno era esplosivo civile da cava (e non l’esplosivo militare del tipo “C4” presente nei Nasco) e perdipiù Vinciguerra ha spiegato con abbondanza di particolari e dettagli come egli se lo sia procurato, nell’estate del 1970, insieme ad alcuni camerati anche originari della zona, sull’altipiano del Piancavallo, rubandolo da una baracchetta del tutto incustodita di una ditta che stava effettuando lavori di sbancamento». <89
La dichiarazione di Vinciguerra tagliò i ponti con la teoria di una possibile collaborazione con Gladio, almeno per questo evento, nonostante fosse più cara all’opinione pubblica. I colpevoli vennero riconosciuti dopo tempo e numerosi depistaggi, in Cicuttini, Boccaccio e Vinciguerra. Il loro obiettivo era quello di causare una frattura nei buoni rapporti tra Ordine Nuovo e i carabinieri, in quanto visti come un semplice prolungamento della NATO e più in generale dell’ordine <90.
Quanto accaduto a Peteano rimarrà alla memoria più come un’azione dimostrativa, in quanto per i poteri in gioco e per ciò che avvenne in seguito, non era possibile, per una piccola cellula rivoluzionaria, portare un cambiamento nelle alleanze al di sotto di un movimento esteso come quello di Ordine Nuovo. L’organizzazione a seguito di questi eventi venne messa a processo essendo considerata un pericolo che rischiava di prendere forza. Nel 1973 erano quarantadue membri di Ordine Nuovo <91 ad essere sotto l’accusa di aver violato la legge Scelba e dunque di essere intenzionati a ricostruire il disciolto partito fascista. Il 21 novembre dello stesso anno vennero tra questi, sentenziate trenta condanne per i dirigenti a seguito della violazione degli articoli 1, 2, 3 e 7 della suddetta norma <92.

[NOTE]76 Gruppo di sinistra extra-parlamentare attivo tra gli anni ’60 e ’70 con ideali rivoluzionari di stampo marxista
77 M.Liggini, E. Di Giovanni, “La Strage di Stato”, Samonà e Savelli, Roma, 1970
78 Gruppo politico di estrema destra con all’interno numerosi veterani di Salò
79 Per completezza riportato di seguito “Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l’Italia sull’orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. Nelle prossime ore, con successivi bollettini, vi saranno indicati i provvedimenti più importanti ed idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione. Le forze armate, le forze dell’ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d’altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo stato che creeremo sarà un’Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera. Il nostro glorioso tricolore! Soldati di terra, di mare e dell’aria, Forze dell’Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria e il ristabilimento dell’ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali, vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore, vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno all’amore: Italia, Italia, viva l’Italia!” Disponibile in L. Telese, “Cuori Neri”, Sperling Paperback, Milano, 2010, pp. 151-152
80 A. Giannuli, “Bombe a inchiostro”, BUR, Milano, 2008, p.142
81 M. Dondi, “L’eco del boato”, Laterza, Roma, 2015, pp.210-217
82 G. M. Bellu, “E la Cia disse: sì al golpe Borghese ma soltanto con Andreotti premier”, Repubblica, 5 dicembre 2005
83 Nel dettaglio la trascrizione: “Vorrei dirle che gh’è, che la xè una una machina che ga due buchi, eh sul parabressa, no? Fra la strada da Poggio Terza Armata a Savogna la xè una cinquecento da Poggio Terza Armata per venire giù a Savogna una cinquecento bianca e la ga due busi, due, due busi, sembra de palotola”, presente in G. Salvi, “La strategia delle stragi: dalla sentenza della Corte d’Assise di Venezia per la strage di Peteano”, Editori Riuniti, Roma, 1989, p. 34
84 “Doc. XXIII n.64 Volume Primo Tomo I”, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Decisioni adottate dalla Commissione, Seduta 22 marzo 2001, in merito alla pubblicazione degli atti e dei documenti prodotti e acquisiti, p.145
85 A. Giannuli, “La strategia della tensione”, Ponte delle Grazie, Milano, 2018, p. 416-417
86 “Doc. XXIII n.64 Volume Primo Tomo I”, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, “Doc. XXIII n.64 Volume Primo Tomo I”, Decisioni adottate dalla Commissione, Seduta del 22 marzo 2001 in merito alla pubblicazione degli atti e dei documenti prodotti e acquisiti, p.35
87 A. Silj, “Malpaese”, Donzelli, Roma,1994, p.178 e “Mentirono sulla strage”, Repubblica, 29 ottobre 1993
88 R. Bianchin, G. Cecchetti, “Il grande sospetto di Casson: quanti utilizzarono l’arsenale?”, Repubblica, 20 Dicembre 1990 e dagli stessi autori “Gladio: non tornano i conti sui Nasco”, Repubblica, 20 Gennaio 1991 e M. Griner, “Anime
Nere”, Sperling Kupfer, Milano, 2014
89 Sentenza Ordinanza N. 9/92 A.R.G.P.M., N. 2/92 F.R.G.G.I:, 3 febbraio 1998
90 V. Vinciguerra, “Ergastolo per la libertà”, Arnaud, Firenze, 1989, pp. 198-200
91 “I cento giorni di Ordine Nuovo”, Paese Sera, 30 gennaio 1972
92 Sentenza N. 5863/73, Tribunale di Roma, 21 Novembre 1973
Enrico Forlino, L’eversione nera negli anni di piombo: lo spontaneismo armato, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno accademico 2019-2020
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Polaroid Hi-Print: la stampante fotografica che porta le foto digitali oltre lo schermo


Con Hi-Print, Polaroid punta a riportare le foto fuori dallo schermo. Una stampante fotografica compatta per trasformare gli scatti digitali in ricordi fisici
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Il 2026 viene già definito “l’anno dell’analogico”, con i giovani che cercano sempre più attivamente modi per disconnettersi e recuperare tempo lontano dagli schermi. Con due terzi degli utenti tra i 18 e i 34 anni che dichiarano di essersi orientati verso prodotti analogici per ridurre l’uso dei dispositivi, il ritorno al “reale” è ormai in pieno corso.
La stampante fotografica Hi-Print 3x3 di PolaroidLa stampante fotografica Hi-Print 3x3 di Polaroid trasforma gli scatti preferiti da smartphone in iconiche stampe quadrate personalizzabili
In linea con questo ritorno al tangibile, la nuova stampante fotografica Hi-Print 3x3 di Polaroid permette di portare le foto digitali nel mondo reale. La stampante trasforma gli scatti preferiti da smartphone in iconiche stampe quadrate personalizzabili. Può essere utilizzata anche come cornice, così da inserire la propria stampa preferita e averla sempre in bella vista. Grazie a cornici, sticker e template, ogni stampa è completamente personalizzabile: perfetta per journaling, decorare, fare un regalo o condividere momenti con gli amici.

Italiani spiano smartphone in pubblico: oltre il 50% ammette di farlo
Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Le persone conservano sui loro telefoni tantissimi ricordi e momenti significativi: foto, screenshot, conversazioni, note… ma restano lì, chiusi dentro un dispositivo. Volevamo dare loro una nuova vita, renderli qualcosa che si può tenere in mano, esporre, vivere davvero. La Hi-Print 3x3 nasce proprio con questo obiettivo. È un design completamente nuovo per noi: una stampante che è anche una cornice, così i momenti più importanti possono stare sulla scrivania, essere condivisi con qualcuno che si ama o cambiare insieme al proprio umore. Non esiste nulla di simile sul mercato” ha commentato Stine Bauer Dahlberg di Polaroid.



La Hi-Print 3x3 è già disponibile sia su polaroid.nital.it sia presso i rivenditori selezionati al prezzo di 109,99 euro. Essa si aggiunge alla gamma Hi-Print, utilizza carta Polaroid Hi-Print 3x3 ed è compatibile con l’app Hi-Print per iOS e Android.

Polaroid Hi-Print 3x3 Photo Printer – 109,99 euro


La stampante e cornice per stampe quadrate che catturano l’attenzione.

I momenti più belli meritano più di restare sullo schermo. Con Polaroid Hi-Print 3×3 Photo Printer, gli scatti preferiti diventano stampe quadrate di alta qualità, perfette per journaling, decorare i propri spazi o essere condivise con gli amici. La stampante funge anche da cornice, così da poter esporre facilmente l’ultima foto del cuore direttamente sul dispositivo. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa con template, sticker, meme e molto altro. Tutto il necessario per realizzare 10 stampe è incluso nella confezione, per iniziare subito. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 3×3 Paper.
La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampaLa creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa

Polaroid Hi-Print 2x3 Generation 2 Pocket Photo Printer – 99,99 euro


La stampante tascabile che rende i ricordi ancora più speciali.

I ricordi hanno tutto un altro valore quando si possono toccare con mano. Con Polaroid Hi-Print 2×3, trasformare le foto preferite dello smartphone in stampe vivide e di alta qualità è semplice e immediato. Questa stampante Bluetooth tascabile crea foto adesive pronte da condividere, esporre e portare sempre con sé. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa con cornici, template, meme e molto altro, per rendere ogni scatto davvero unico. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 2×3 Paper.

Lavorare nello sport: le 10 professioni del futuro più richieste
Un giovane su tre sogna una carriera nello sport. Dalla tecnologia ai nuovi ruoli digitali, ecco le 10 professioni del futuro che stanno trasformando il settore
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Polaroid Hi-Print 4x6 Photo Printer – 149,99 euro


La stampante da scrivania per foto in formato cartolina

I ricordi meritano più di restare sullo schermo. Con Polaroid Hi-Print 4×6 Photo Printer, i momenti più belli prendono vita in stampe nel classico formato cartolina — perfette per album, cornici o per trasformare una parete in uno spazio personale. Progettata per essere semplice da configurare e intuitiva da usare, rende la stampa immediata e senza sforzo. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di arricchire le stampe con template, testi e sticker per un tocco ancora più personale. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 4×6 Paper.


Oltre la metà degli italiani spia gli smartphone altrui in pubblico: il dato sorprendente sulla privacy


Una nuova ricerca di Samsung rivela che gli spazi pubblici in Europa sono diventati una sorta di “schermo condiviso”: il 59% degli italiani afferma di aver guardato accidentalmente il telefono di uno sconosciuto, indicando i mezzi pubblici come il luogo in cui è più probabile notare lo schermo altrui (56%). Quasi un italiano su quattro (24%) ammette di aver osservato il telefono di qualcun altro per curiosità, esponendosi così a contenuti privati che spaziano dalle foto personali ai dati bancari

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Samsung ha intervistato 11.000 europei a supporto del lancio di Galaxy S26 Ultra, che introduce un Privacy Display integrato. Questa nuova tecnologia hardware rende i contenuti dello schermo visibili solo frontalmente, proteggendo la privacy dagli sguardi laterali senza compromettere l’esperienza visiva. Lo studio evidenzia, inoltre, un divario tra la percezione della privacy e la realtà anche in Italia: se il 59% ritiene che l’uso del proprio telefono sia privato anche in luoghi affollati, il 56% afferma che in pubblico è facile vedere lo schermo degli altri. Nonostante oltre un quarto delle persone ignori la situazione (26%) o distolga subito lo sguardo (30%), il 7% ammette di continuare a guardare con discrezione.

Dai messaggi al denaro: cosa c’è in gioco


Quasi la metà (48%) afferma di aver avuto la sensazione che qualcuno stesse guardando lo schermo del proprio telefono in pubblico. Solo il 25% considera l’uso dello smartphone in pubblico un’attività privata e sebbene i consumatori possano essere già consapevoli di questo rischio, i nuovi dati indicano che le informazioni visibili sono spesso inaspettatamente personali. Circa un terzo degli italiani (39%) dichiara di aver visto contenuti personali sul telefono di uno sconosciuto in pubblico, e il 28% afferma di aver visto qualcosa che riteneva non avrebbe dovuto vedere. I contenuti osservati più frequentemente includono:

  • Foto personali / galleria – 40%;
  • Volto o voce durante una videochiamata – 31%;
  • Messaggi personali (ad esempio del partner/coniuge) – 30%;
  • Notifiche o profili social – 24%;
  • Shopping online – 15%;
  • Notifiche o profili di app di dating – 9%;
  • Saldo bancario o dettagli del conto – 8%,

Queste situazioni sono generalmente involontarie e si verificano nella vita quotidiana. È proprio questo che crea un “pubblico accidentale”: persone che vedono ciò che compare sullo schermo di qualcun altro semplicemente perché è nel loro campo visivo, spesso senza avere altro da fare se non guardarsi intorno. Il 56% indica i mezzi pubblici come il contesto più frequente, seguiti dal 39% durante l’attesa in fila (ad esempio al supermercato o nei negozi) e dal 16% in bar, ristoranti o caffè.

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Una crescente attenzione alla protezione delle informazioni personali


Con l’aumentare della consapevolezza che gli altri possano vedere i contenuti dei loro schermi in pubblico, molte persone stanno cambiando il modo in cui utilizzano lo smartphone. Se solo il 7% dichiara di non fare nulla quando percepisce che qualcuno sta guardando il proprio schermo, il 40% afferma di smettere completamente di usare il telefono, e solo l’8% arriverebbe ad affrontare direttamente la persona. Per il timore che uno sconosciuto possa vedere ciò che appare sullo schermo, gli italiani dichiarano di aver evitato o rimandato attività come operazioni bancarie (54%), l’inserimento di codici di accesso o PIN (42%) e la lettura di messaggi privati del partner (42%). Questi comportamenti riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui viene percepita la privacy: non più soltanto come qualcosa da gestire tramite le impostazioni del dispositivo, ma anche come un aspetto influenzato dall’ambiente circostante.

Una priorità di Samsung


Con il Privacy Display di Samsung Galaxy S26 Ultra, gli utenti dispongono di un nuovo strumento per proteggere le proprie informazioni, affiancando queste buone pratiche quotidiane. La privacy è da tempo una priorità per Samsung e il Privacy Display rappresenta l’ultimo passo dell’azienda nel supportare le persone a mantenere riservati i propri dati nei momenti che contano davvero – con il supporto di sette anni di aggiornamenti di sicurezza per garantire una protezione duratura nel tempo. Lo studio ha inoltre evidenziato che il 44% degli intervistati evita di svolgere determinate attività negli spazi pubblici, segnalando una chiara esigenza di maggiore controllo da parte degli utenti sulla visibilità dei propri contenuti digitali.

Benjamin Braun di Samsung Europe, ha dichiarato: “il telefono è uno degli oggetti più personali che possediamo: custodisce foto, dati bancari, messaggi e molto altro. Utilizzo i mezzi pubblici quasi ogni giorno e l’ultima cosa che desidero è che la persona accanto a me veda cosa c’è sul mio schermo”


In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un’estensione della nostra vita personale, episodi apparentemente innocui come uno sguardo fugace allo schermo altrui assumono un peso ben diverso. Essere consapevoli dei rischi e adottare semplici accorgimenti — come ridurre la visibilità dello schermo o utilizzare filtri privacy — può fare la differenza nel proteggere i propri dati. Perché, oggi più che mai, la sicurezza digitale passa anche dai piccoli gesti quotidiani.


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“tregua”? a gaza si continua a morire


youtube.com/shorts/ykwPMAHoYtI

“tregua”? a Gaza si continua a morire / src: instagram.com/reel/DU8Fq_TFdcq…

19 feb. 2026

video-billboard realizzato da Greenpeace e Amnesty international
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Substack raffina gli strumenti di pubblicazione: template, scheduling e nuove opzioni visive


Substack aggiorna template, scheduling e strumenti video per i creator. Una panoramica sulle nuove funzionalità della piattaforma.
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Substack ha annunciato una serie di aggiornamenti alle proprie funzionalità di pubblicazione. Si tratta di miglioramenti operativi pensati per chi gestisce newsletter e contenuti sulla piattaforma.

Template e programmazione


La novità principale riguarda i template per post lunghi. Gli utenti possono ora salvare strutture predefinite direttamente nell’editor e riutilizzarle nei nuovi abbozzi. Questa opzione interessa elementi ricorrenti come disclaimer, chiamate all’azione o blocchi di codice. Il risparmio di tempo è evidente per chi pubblica regolarmente con formati simili.

Anche la programmazione dei contenuti riceve attenzione. Le Notes, brevi post simili ai social, possono essere schedulate in anticipo su web, iOS e Android. I contenuti programmati rimangono modificabili fino al momento della pubblicazione.

Video e personalizzazione


Per i video in diretta, Substack Live permette di gestire meglio gli eventi: è possibile modificare titolo, orario e host dopo aver fissato lo streaming, oltre a scegliere quale pubblicazione utilizzare per trasmettere. L’accesso alle chiavi di streaming è stato semplificato per contributori, amministratori e host.

La piattaforma introduce i drop cap, ovvero la lettera iniziale ingrandita che apre i testi. Un dettaglio tipografico che conferisce un aspetto più editoriale. I blocchi di richiamo permettono invece di evidenziare passaggi specifici all’interno degli articoli. Anche il blocco di iscrizione alla homepage può essere personalizzato con colori, loghi e messaggi differenziati in base al tipo di abbonamento.

Questi aggiornamenti migliorano l’esperienza operativa ma non cambiano la natura della piattaforma. Substack rimane un servizio statunitense con diversi problemi etici. Per chi utilizza già il servizio, gli strumenti aggiuntivi offrono maggiore flessibilità. Per chi valuta alternative, la questione rimane aperta: piattaforme europee come Steady o open source esistono come Ghost esistono, ma con ecosistemi più ridotti.

SOURCE:// on.substack.com
SOURCE:// alternativeto.net

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online ora l’audio dedicato a “i sassi” e “spin-off”, di giulio marzaioli @ ‘la finestra di antonio syxty’

link: open.spotify.com/episode/1H5sn…

pagina del podcast: open.spotify.com/show/7onZatZD…

i libri: ticedizioni.com/products/i-sas… e ticedizioni.com/products/spin-…

con Marilina Ciaco, Luigi Magno, Massimiliano Manganelli – e il coordinamento di Antonio Syxty
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oggi, 13 aprile, a milano, al ferrobedò: schede “autobiografiche” di elsa morante. proclamazioni di vita — a cura di giuseppe garrera


SCHEDE “AUTOBIOGRAFICHE” DI ELSA MORANTE. PROCLAMAZIONI DI VITA,
a cura di Giuseppe Garrera

Ferrobedò, via della Moscova, 40 – Milano

Inaugurazione della mostra lunedì, 13 aprile 2026 – ore 18:30

Sarà presente il curatore con Giacomo Agosti e Silvia De Laude.

elsa morante_ ferrobedo_ proclamazioni_ giuseppe garrera
cliccare per ingrandire

Sono risaputi lo scrupolo degli interventi e il controllo di Elsa Morante sui paratesti dei suoi libri e sulle scelte editoriali e tipografiche per ogni uscita e ristampa.
In questo apparato propagandistico oculato e mai lasciato al caso e alle decisioni redazionali o ai consigli amministrativi delle case editrici un ruolo centrale assume la Nota biografica che deve o può accompagnare … → continua qui


IG: instagram.com/p/DW6CHRTDLGv/
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Proton Calendar si risveglia: arriva la prenotazione appuntamenti dopo anni di silenzio


Dopo due anni di stasi, Proton Calendar torna a evolversi con la prenotazione appuntamenti. Chi può accedervi e i limiti sulla condivisione esterna.
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Dopo quasi due anni senza novità di rilievo, Proton Calendar torna a ricevere aggiornamenti significativi. L’ultimo grande rilascio risaliva a marzo 2023, quando erano stati introdotti i calendari condivisi e una nuova interfaccia utente. Da allora, gli utenti avevano notato una certa stasi nello sviluppo del prodotto. La situazione cambia ora con l’annuncio della nuova funzionalità di prenotazione appuntamenti, pensata per il segmento business ma che segna un segnale importante per tutto l’ecosistema Proton.

La novità principale è un sistema integrato che permette di gestire le richieste di meeting mantenendo la crittografia end-to-end, un requisito fondamentale per chi opera in ambiti sensibili alla privacy. A differenza delle soluzioni convenzionali che spesso lasciano i dati degli appuntamenti in chiaro sui server, Proton estende la protezione di fine a fine anche alle richieste di incontro. Gli amministratori aziendali possono creare calendari di team, inviare inviti cifrati e gestire eventi ricorrenti con supporto nativo per i fusi orari multipli.

Chi può accedere alla nuova funzionalità


La disponibilità dipende dal piano sottoscritto. Proton Calendar rimane accessibile gratuitamente con funzionalità base: fino a tre calendari personali, creazione eventi e condivisione elementare. Tuttavia, la prenotazione appuntamenti con le caratteristiche avanzate descritte nel comunicato ufficiale è riservata ai piani business e alle sottoscrizioni superiori. Gli utenti free mantengono accesso alle funzioni essenziali del calendario, mentre le opzioni di collaborazione avanzata e la dashboard amministrativa richiedono un abbonamento a pagamento.

Finalmente un sistema di booking sicuro


La vera rivoluzione sta nella capacità di generare pagine di prenotazione pubbliche. Chiunque, anche senza un account Proton, può accedere a un link condiviso, vedere gli slot disponibili in tempo reale e bloccare un appuntamento direttamente. Il sistema sincronizza automaticamente la disponibilità con il calendario personale, evitando sovrapposizioni e aggiornando gli slot in tempo reale.

Questa funzionalità elimina la necessità di scambi infiniti di email per concordare un orario, un problema comune per professionisti e aziende che lavorano con clienti esterni. Inoltre, è possibile integrare direttamente link per videochiamate sicure tramite Proton Meet e richiedere informazioni specifiche agli utenti prima della conferma.

Il fatto che Proton stia investendo nuovamente su Calendar dopo un periodo di relativa calma è un segnale positivo per tutti gli utenti che avevano scelto l’ecosistema per la privacy e temevano un progressivo abbandono del prodotto rispetto ai competitor più aggressivi sul fronte della produttività.

SOURCE:// proton.me
SOURCE:// proton.me
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Siamo papà


Una coppia di uomini decide di avere un figlio attraverso la GPA, la gestazione per altri, considerata in Italia un “reato universale” ma ammessa in altri paesi, dove talora – come accade in alcuni stati degli USA – è controllata e regolamentata in modo rigoroso. Il libro “Siamo papà. Le famiglie del reato universale”, edito da Villaggio Maori Edizioni, racconta l’esperienza […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/04/13/siam…

#coppieOmosessuali #gestazionePerAltri #omosessualità

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Lista delle cinture nere di BJJ


Complice un pomeriggio pigro ho aggiornato la lista delle cinture nere di BJJ in italia. Sono circa un migliaio, di sicuro c'è qualche doppione, cosi come qualche dimenticanza. puoi aggiungere persone link: https://www.grappling-italia.com/lista-cinture-nere-bjj/
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Complice un pomeriggio pigro ho aggiornato la lista delle cinture nere di BJJ in italia. Sono circa un migliaio, di sicuro c’è qualche doppione, cosi come qualche dimenticanza.

puoi aggiungere persone

link: grappling-italia.com/lista-cin…

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il 16 aprile, a roma: nuova presentazione del progetto “quel che non puoi vedere / tentativi di visione”


Una nuova presentazione del progetto Quel che non puoi vedere / Tentativi di visione nel luogo in cui ha avuto origine la performance che ha poi ispirato il libro-cofanetto. A seguire una degustazione di tè verde sencha accompagnato da senbei (cracker di riso giapponesi). giovedì 16 aprile, ore 18, Galleria AOC, via Flaminia 58, Roma
#art #arte

#Arte #Art
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GNU nano 9.0 arriva con scorrimento orizzontale più fluido e nuove scorciatoie


GNU nano 9.0 introduce scorrimento orizzontale più fluido, scorciatoie riconfigurabili e miglioramenti alla navigazione per l'editor di testo terminale più diffuso su Linux.
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Due anni dopo l’uscita della versione 8.0, GNU nano compie un salto importante. La nuova 9.0, battezzata Le bonheur est dans le pré, porta miglioramenti concreti alla navigazione nell’editor di testo per terminale che molti utenti Linux conoscono bene.

La novità principale riguarda lo scorrimento laterale. Prima, quando il cursore si avvicinava al bordo destro dello schermo, l’intera riga saltava in modo brusco. Ora le linee si spostano insieme verso destra, e solo quanto basta per mantenere il cursore visibile. Chi preferisce il comportamento precedente può riattivarlo con l’opzione --solosidescroll o impostando set solosidescroll nel file di configurazione.

Navigazione più precisa nelle colonne


Per chi lavora con codice o dati organizzati in colonne, lo spostamento laterale diventa più gestibile. Le scorciatoie da tastiera M-Left e M-Right permettono di scorrere il viewport a intervalli pari alla tabulazione configurata. Questo riduce i movimenti necessari per raggiungere punti specifici in file molto ampi.

Attenzione però: chi usava queste combinazioni per cambiare buffer dovrà consultare il manuale nanorc per trovare alternative, dato che le scorciatoie sono state riassegnate. La buona notizia è che M-Left, M-Right, M-Up e M-Down sono ora completamente riconfigurabili, offrendo maggiore flessibilità agli utenti che preferiscono layout personalizzati.

Il supporto al mouse, attivabile con --mouse e --indicator, permette ora di cliccare nell’area della barra di scorrimento per navigare rapidamente nel buffer. Una funzione che molti editor grafici danno per scontata e che finalmente arriva anche qui.

Affinamenti sotto il cofano


Alcuni dettagli apparentemente minori fanno la differenza nell’uso quotidiano. La registrazione delle macro è più sicura: un arresto rapido non sovrascrive più accidentalmente macro esistenti. Anche la gestione dei toggle di funzionalità non interrompe più le catene di operazioni di taglio o copia, tranne nel caso specifico della funzione M-K per il taglio dal cursore.

Ulteriori miglioramenti includono la possibilità di salvare e ripristinare gli anchor dei file quando l’opzione positionlog è attiva, e nuovi tasti per centrare il cursore verticalmente con ^L o ciclarne le posizioni con M-%.

Nano rimane l’editor predefinito su molte distribuzioni Linux e questi aggiornamenti ne consolidano l’utilità per chi passa ore nel terminale. La versione 9.0 dovrebbe arrivare presto nei repository stabili delle principali distro.

SOURCE:// nano-editor.org
SOURCE:// 9to5linux.com
SOURCE:// linuxiac.com

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Un’unica configurazione SSH per domarle tutte


Come ho smesso di ricostruire il mio ambiente SSH da zero ogni volta che mi siedo a una macchina diversa — e come puoi farlo anche tu.

Ho quattro macchine su cui lavoro regolarmente: due desktop (uno Windows, uno Ubuntu) e due laptop (anche qui, uno per sistema). A questi si aggiungono alcuni server Linux VPS a cui mi collego per vari progetti. Sono tanti endpoint, tante chiavi SSH e tanti profili di terminale da tenere sincronizzati.

Per un po’ ho semplicemente convissuto col caos. Ogni volta che configuravo una nuova macchina, o reinstallavo un sistema operativo, ripetevo lo stesso rituale: ricreare la configurazione SSH, copiare le chiavi in qualche modo, reinserire tutti gli alias degli host, riconfigurare colori e font del terminale. E ogni volta che cambiavo qualcosa su una macchina — un nuovo server da aggiungere, una nuova chiave da registrare — dovevo ricordarmi di replicare quella modifica su tutte le altre. Inevitabilmente, me ne dimenticavo. Le configurazioni divergevano. Una macchina aveva l’alias, un’altra no. Era una seccatura lenta e sotterranea, che non raggiungeva mai il livello di crisi, ma non spariva mai.

Alla fine ho deciso di risolvere il problema per davvero. La soluzione che ho trovato è semplice nel concetto, solida nella pratica, e richiede circa venti minuti di configurazione iniziale.

L’idea di fondo: una cartella sola, ovunque


Il ragionamento è questo: invece di tenere chiavi SSH e file di configurazione sparsi su ogni singola macchina, si mette tutto in un’unica cartella all’interno del proprio cloud storage — OneDrive, Dropbox, Google Drive, qualunque si usi già. Ogni macchina poi punta a quella cartella, invece di mantenere una copia separata.

Il meccanismo che rende possibile tutto questo si chiama collegamento simbolico (o symlink). Funziona come un cartello stradale: quando il client SSH cerca il suo file di configurazione nel posto solito, trova un cartello che lo reindirizza alla cartella condivisa sul cloud. Dall’esterno non cambia nulla. Sotto il cofano, tutte le macchine leggono dalla stessa unica fonte di verità.

Su Windows i collegamenti simbolici funzionano allo stesso modo — ed è la scelta giusta anche lì. Forse hai sentito parlare degli hard link, un concetto correlato, ma gli hard link funzionano solo all’interno dello stesso disco. Dato che la cartella del cloud storage di solito si trova su un percorso diverso (o addirittura su un disco diverso) rispetto al profilo utente, i collegamenti simbolici sono la scelta corretta anche su Windows.

Un prerequisito importante: il client di cloud storage deve essere configurato per mantenere i file disponibili localmente, non solo nel cloud. Su OneDrive questa opzione si chiama “Mantieni sempre su questo dispositivo”. I file devono trovarsi fisicamente su disco, accessibili anche offline.

Creare la cartella condivisa


All’interno della directory sincronizzata col cloud, crea questa struttura:

~/CloudSync/ssh-terminal/
├── ssh/
│   ├── config
│   ├── id_ed25519_workstation
│   ├── id_ed25519_server
│   └── id_ed25519_development
└── terminals/
    ├── windows-terminal.json
    └── gnome-terminal-profiles/

La sottocartella ssh/ contiene le chiavi SSH e il file di configurazione. La sottocartella terminals/ contiene le impostazioni dei terminali. Vedremo come popolarle entrambe nei passi successivi.

Il file di configurazione SSH


SSH legge le sue impostazioni da un file di testo semplice chiamato config, normalmente situato in ~/.ssh/config. È lì che si definiscono gli alias degli host, si specifica quale chiave usare per quale server, si impostano le opzioni di connessione. Se non l’hai mai usato, è una di quelle cose che, una volta scoperte, ti chiedi come hai fatto a farne a meno.

Un esempio tipico di configurazione:

# Esempio di configurazione SSH condivisa
Host server-produzione
    HostName 192.168.1.100
    User administrator
    IdentityFile ~/.CloudSync/ssh-terminal/ssh/id_ed25519_production
    Port 22

Host sviluppo
    HostName dev.example.com
    User developer
    IdentityFile ~/.CloudSync/ssh-terminal/ssh/id_ed25519_development

Nota che i percorsi di IdentityFile usano il carattere ~ (tilde) per rappresentare la home directory. Vale la pena capire esattamente cosa significa, perché è il segreto della portabilità.

Su Linux e su Windows, ogni utente ha una home directory: una cartella personale dove il sistema conserva file, impostazioni e configurazioni. Su Linux è tipicamente /home/tuonome, su Windows C:\Users\tuonome. Il carattere tilde (~) è un’abbreviazione che sia Bash su Linux che PowerShell su Windows espandono automaticamente alla home directory dell’utente corrente. Quindi ~/.ssh/config diventa /home/tuonome/.ssh/config su Linux, e C:\Users\tuonome\.ssh\config su Windows.

Questo è ciò che rende il file di configurazione davvero portabile: dato che ogni macchina espande ~ alla propria home directory locale, la stessa riga funziona ovunque senza modifiche. Se avessimo scritto il percorso completo — /home/luca/CloudSync/... — funzionerebbe solo sulle macchine in cui il nome utente e la struttura delle directory coincidono esattamente.

Una volta che il file config è pronto nella cartella condivisa, lo si collega al percorso che SSH si aspetta:

Windows (PowerShell come Amministratore)
New-Item -ItemType SymbolicLink `
  -Path "$env:USERPROFILE\.ssh\config" `
  -Target "$env:USERPROFILE\CloudSync\ssh-terminal\ssh\config"

Ubuntu
ln -sf ~/CloudSync/ssh-terminal/ssh/config ~/.ssh/config

Da questo momento in poi, modificare il file di configurazione nella cartella cloud lo aggiorna istantaneamente su tutte le macchine. Aggiungi un nuovo server sul desktop, e il laptop lo conoscerà già alla prossima sincronizzazione.

Profili del terminale: Windows Terminal


Windows Terminal conserva l’intera configurazione — profili, schemi di colori, font, scorciatoie da tastiera — in un unico file JSON. Questo lo rende un candidato ideale per questo approccio.

Il file si trova in:

$env:LOCALAPPDATA\Packages\Microsoft.WindowsTerminal_8wekyb3d8bbwe\LocalState\settings.json

Chiudi Windows Terminal, poi sostituisci quel file con un collegamento simbolico alla copia condivisa:
# Esegui in PowerShell come Amministratore, con il Terminale chiuso
New-Item -ItemType SymbolicLink `
  -Path "$env:LOCALAPPDATA\Packages\Microsoft.WindowsTerminal_8wekyb3d8bbwe\LocalState\settings.json" `
  -Target "$env:USERPROFILE\CloudSync\ssh-terminal\terminals\windows-terminal.json"

È anche possibile definire profili SSH direttamente all’interno della configurazione di Windows Terminal, in modo che i server specifici appaiano come voci con nome nel menu a tendina:
{
    "$schema": "https://aka.ms/terminal-profiles-schema",
    "profiles": {
        "list": [
            {
                "name": "SSH Produzione",
                "commandline": "ssh server-produzione",
                "icon": "ms-appx:///ProfileIcons/server.png"
            }
        ]
    }
}

Profili del terminale: GNOME Terminal e Ptyxis su Ubuntu


Sia GNOME Terminal che Ptyxis conservano la propria configurazione in dconf, un database di impostazioni a basso livello usato in tutto l’ambiente desktop GNOME. Pensalo come l’equivalente GNOME del Registro di sistema di Windows: un database strutturato dove le applicazioni memorizzano le proprie preferenze. Non c’è un singolo file a cui creare un collegamento, ma è possibile esportare e importare l’intera configurazione come uno snapshot in testo semplice usando lo strumento da riga di comando dconf.

L’approccio è identico per entrambi i terminali — cambia solo il percorso all’interno del database dconf.

GNOME Terminal


Per esportare i profili attuali:

dconf dump /org/gnome/terminal/legacy/profiles:/ \
  > ~/CloudSync/ssh-terminal/terminals/gnome-terminal-profiles/profiles.dconf

Per ripristinarli su un’altra macchina:
dconf load /org/gnome/terminal/legacy/profiles:/ \
  < ~/CloudSync/ssh-terminal/terminals/gnome-terminal-profiles/profiles.dconf

Ptyxis


Ptyxis è un emulatore di terminale più recente, ora predefinito nelle distribuzioni basate su GNOME più aggiornate, come Fedora 41 e Ubuntu 25.10. Usa un percorso dconf diverso:

dconf dump /org/gnome/Ptyxis/ \
  > ~/CloudSync/ssh-terminal/terminals/ptyxis-profiles/profiles.dconf

Per ripristinare:
dconf load /org/gnome/Ptyxis/ \
  < ~/CloudSync/ssh-terminal/terminals/ptyxis-profiles/profiles.dconf

Automatizzare il ripristino dei profili all’avvio


È possibile automatizzare il ripristino in modo che i profili vengano applicati automaticamente ad ogni accesso, aggiungendo un controllo al proprio profilo di shell (~/.profile). Adatta il percorso e la chiave dconf al terminale che utilizzi:

#!/bin/bash
# Per GNOME Terminal:
if [[ -f ~/CloudSync/ssh-terminal/terminals/gnome-terminal-profiles/profiles.dconf ]]; then
    dconf load /org/gnome/terminal/legacy/profiles:/ \
      < ~/CloudSync/ssh-terminal/terminals/gnome-terminal-profiles/profiles.dconf
fi

# Per Ptyxis:
if [[ -f ~/CloudSync/ssh-terminal/terminals/ptyxis-profiles/profiles.dconf ]]; then
    dconf load /org/gnome/Ptyxis/ \
      < ~/CloudSync/ssh-terminal/terminals/ptyxis-profiles/profiles.dconf
fi

Una nota sulla sicurezza


Conservare chiavi SSH private in una cartella sincronizzata col cloud è un compromesso ragionevole, ma richiede alcune precauzioni.

Usa sempre le passphrase


Ogni chiave privata deve essere protetta da una passphrase robusta. Questo garantisce che anche se qualcuno dovesse accedere al tuo cloud storage, non potrebbe usare le chiavi senza conoscere la passphrase. Per generare le chiavi:

ssh-keygen -t ed25519 -a 100 -C "workstation@$(hostname)" \
  -f ~/CloudSync/ssh-terminal/ssh/id_ed25519_$(hostname)

Il flag -t ed25519 seleziona un algoritmo moderno ed efficiente. Il flag -a 100 aumenta il numero di cicli di derivazione della chiave, rendendo significativamente più difficile un attacco a forza bruta sulla passphrase.

Usa chiavi separate per ogni dispositivo


Invece di condividere una singola coppia di chiavi su tutte le macchine, mantieni chiavi distinte per dispositivo o livello di fiducia:

  • Workstation principale: id_ed25519_workstation
  • Sistemi secondari: id_ed25519_backup
  • Ambienti di sviluppo: id_ed25519_development

In questo modo, se una macchina viene compromessa, puoi revocare solo quella chiave senza influire su tutto il resto.

Limita i permessi sui file

PiattaformaCosa fare
WindowsRimuovi i permessi ereditati del gruppo “Utenti” dalla directory SSH
Linuxchmod 700 ~/CloudSync/ssh-terminal/ssh && chmod 600 ~/CloudSync/ssh-terminal/ssh/id_*

SSH su Linux si rifiuterà di usare chiavi con permessi troppo permissivi — quindi questo passaggio non è opzionale.

Quando qualcosa va storto


Alcuni problemi che potresti incontrare, e come risolverli:

ProblemaWindowsLinux
Creazione del collegamento fallisceEsegui PowerShell come AmministratoreProva con sudo ln -sf
Configurazione non caricataRiavvia Windows Terminaldconf reset -f /org/gnome/terminal/legacy/profiles:/
Chiavi non trovateVerifica che la sincronizzazione cloud sia completatals -la ~/CloudSync/ssh-terminal/ssh/
Passphrase richiesta continuamenteStart-Service ssh-agent; ssh-addssh-add ~/CloudSync/ssh-terminal/ssh/id_*

Per andare oltre: configurazione condizionale


SSH supporta gli include condizionali, che permettono di caricare blocchi di configurazione diversi a seconda del sistema operativo o di altre condizioni. È utile se hai alcune impostazioni che differiscono genuinamente tra Windows e Linux:

# ~/.ssh/config
Include ~/.ssh/config.d/common.conf

Match exec "uname -s | grep -q ^Linux"
    Include ~/.ssh/config.d/linux.conf

Il file comune contiene tutto ciò che è condiviso tra le macchine. I file specifici per piattaforma gestiscono le eccezioni.

Il risultato


Una volta messo in piedi, configurare una nuova macchina richiede circa cinque minuti: installa il client di cloud sync, aspetta che la cartella si scarichi, esegui due o tre comandi di collegamento, fatto. Ogni alias degli host, ogni chiave, ogni schema di colori del terminale — già lì, esattamente come li hai lasciati sulle altre macchine.

Ma la cosa più importante è un’altra: quando fai una modifica — aggiungi un nuovo server, ruoti una chiave, ritocchi un profilo del terminale — la fai una volta sola, e si propaga ovunque automaticamente. Niente più replicazione manuale. Niente più configurazioni che divergono. Niente più sorprese quando ti siedi a una macchina e scopri che è rimasta indietro.

È una di quelle soluzioni che, una volta installata, dimentichi di avere. Ed è esattamente questo il punto.

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Calibre 9.7 funziona offline via HTTPS e migliora la gestione delle annotazioni


La versione 9.7 di Calibre introduce la modalità offline completa per il server dei contenuti su connessioni HTTPS, un browser delle annotazioni più versatile e lo zoom con touchpad nel lettore di ebook.
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Calibre 9.7 è disponibile da oggi con una novità che farà piacere a chi usa il server dei contenuti integrato: la modalità offline completa funziona ora anche sulle connessioni HTTPS. Fino a questa versione il funzionamento senza rete era limitato alle connessioni non cifrate, un vincolo che rendeva la funzione poco pratica per chi, giustamente, preferiva mantenere attiva la crittografia.

Annotazioni più flessibili


Il browser delle annotazioni ottiene la possibilità di raggruppare i risultati di ricerca per qualsiasi campo della libreria, non solo per quelli predefiniti. Chi usa Calibre per sottolineare, commentare e organizzare le proprie letture avrà uno strumento decisamente più versatile per ritrovare i propri appunti.

Nel lettore di ebook arriva invece il supporto allo zoom tramite il gesto di “pinch” sui touchpad, allineando il comportamento a quello già presente sui display touch. L’azione predefinita modifica la dimensione del carattere.

Correzioni e miglioramenti al backend IA


Il ciclo di correzioni è piuttosto ricco. Il problema più rilevante riguardava un’anomalia introdotta nella versione 9.6, che impediva il salvataggio corretto delle annotazioni e delle informazioni sull’ultimo punto di lettura nei file degli ebook. Risolto anche un errore nella ricerca del server dei contenuti e nell’apertura dei risultati dalla ricerca a testo pieno.

Per chi utilizza le funzioni di intelligenza artificiale integrate (introdotte nelle versioni 8.x), questa release rende più affidabile il backend GitHub e corregge un problema con il livello di ragionamento “auto” nel backend OpenRouter, che finiva per disabilitare completamente il ragionamento invece di gestirlo automaticamente.

Tra le correzioni minori, un crash raro su Linux durante la connessione di dispositivi MTP con raccolte molto ampie e un problema nell’assegnazione delle copertine quando si aggiungono formati a libri già presenti in libreria.

Calibre resta software libero, disponibile per Linux, macOS e Windows.

SOURCE:// calibre-ebook.com

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Su Chrome arrivano le schede verticali e la modalità lettura


Chrome 146 introduce finalmente le schede verticali e la modalità lettura immersiva. Come attivare le nuove funzioni e perché Google ha atteso così tanto.
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Google ha iniziato il rollout di due aggiornamenti significativi per Chrome, portando finalmente sul browser più diffuso funzionalità attese da anni dalla community. Le schede verticali e la modalità lettura immersiva arrivano insieme, segnando un cambio di rotta per un prodotto che spesso ha resistito alle richieste degli utenti più esigenti.

Per attivare le nuove schede laterali, basta fare clic con il tasto destro sulla barra delle schede e selezionare “Mostra schede verticalmente”. Questa disposizione sposta l’elenco delle pagine aperte a sinistra dello schermo, permettendo di visualizzare interamente i titoli anche quando si gestiscono decine di schede contemporaneamente. La funzione facilita inoltre la gestione dei gruppi di schede, rendendo più immediato espanderli e contrarli senza dover ingrandire la finestra del browser.

Parallelamente, Google introduce una modalità lettura che rimuove distrazioni visive come pubblicità, menu e elementi decorativi, lasciando solo il contenuto testuale e le immagini essenziali. L’attivazione avviene tramite lo stesso menu contestuale, con l’opzione “Apri in modalità lettura”. Il risultato è un’interfaccia pulita che favorisce la concentrazione, simile a quanto offerto da strumenti dedicati o estensioni di terze parti fino ad oggi.

Come funzionano le nuove opzioni


Le due funzioni sono pensate per lavorare in sinergia. Le schede verticali liberano spazio orizzontale nella parte superiore della finestra, mentre la modalità lettura elimina il superfluo quando serve concentrarsi su un singolo contenuto. Entrambe si attivano dal menu contestuale senza bisogno di cercare opzioni nascoste nelle impostazioni, mantenendo l’approccio minimalista tipico di Chrome.

Un ritardo che fa riflettere


Il movimento di Google non passa inosservato perché arriva in netto ritardo rispetto alla concorrenza. Browser come Microsoft Edge, Vivaldi, Brave e Firefox offrivano già soluzioni consolidate per la navigazione verticale da tempo. Anche progetti più recenti e focalizzati sull’esperienza utente, come Arc, hanno spinto l’innovazione in questa direzione, costringendo Google a rivedere il proprio approccio. La scelta di integrare nativamente queste funzioni sembra una risposta diretta alla crescente domanda di strumenti che migliorino la produttività senza richiedere installazioni aggiuntive.

Le prime reazioni degli utenti indicano un’accoglienza prevalentemente positiva, soprattutto per chi gestisce flussi di lavoro complessi con molte schede aperte. Alcuni utenti segnalano comunque la necessità di riadattare il proprio flusso di lavoro abituale e notano una riduzione dello spazio orizzontale disponibile per il contenuto web. Nonostante queste piccole perplessità, l’aggiornamento rappresenta un passo avanti verso un’esperienza di navigazione più flessibile e moderna.

La disponibilità delle funzioni è graduale e potrebbe richiedere qualche giorno per raggiungere tutti gli utenti sulla versione stabile. Chi non vede ancora le opzioni disponibili può verificare gli aggiornamenti nelle impostazioni o attendere il completamento del rollout previsto per le prossime settimane.

SOURCE:// blog.google
SOURCE:// techcrunch.com
SOURCE:// 9to5google.com
SOURCE:// zdnet.com

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17-19 aprile: personale di gillo dorfles a milano per miart 2026


via San Maurilio, 14 – Milano


PAULA SEEGY GALLERY DEBUTTA A MIART 2026
con la personale

Gillo Dorfles
Il divenire dell’arte tra estetica e mercato

Milano, 17–19 aprile 2026

Incontro con Renato Diez: collezionismo e mercato
sabato 18 aprile ore 17:00
Level O – Stand A07

Gillo Dorfles, Crisalide gialla, 1994, acrilico su tela, 132×112 cm © Fabio Viganò

In occasione della 30ª edizione di miart, la fiera internazionale di arte moderna e contemporanea di Milano, Paula Seegy Gallery partecipa per la prima volta alla manifestazione presentando la mostra personale Gillo Dorfles. Il divenire dell’arte tra estetica e mercato, questo avvenimento segna l’ingresso della galleria nel circuito internazionale delle grandi fiere. Sabato 18 aprile alle ore 17:00 Renato Diez incontra il pubblico per un approfondimento riguardo i lavori di Dorfles, le quotazioni e il collezionismo.

Il progetto espositivo, in dialogo con il tema dell’edizione 2026 New Directions, propone una selezione di opere che attraversano oltre sessant’anni della ricerca artistica di Gillo Dorfles, una delle figure più autorevoli e poliedriche della cultura italiana del Novecento. Medico psichiatra, filosofo dell’estetica, critico d’arte e pittore, Dorfles ha saputo coniugare riflessione teorica e sperimentazione visiva con un linguaggio autonomo e anticonvenzionale.

La mostra riunisce tele, opere su carta, cartone, litografie e monotipi che ripercorrono l’evoluzione del suo lavoro dagli anni del MAC Movimento Arte Concreta, fondato nel 1948 insieme a Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gianni Monnet, fino alle opere degli anni Duemila. Il percorso espositivo comprende lavori storici come Senza titolo (1946, penna su carta) e Composizione (1949, tecnica mista), legata alle prime sperimentazioni del dopoguerra. Accanto a queste opere figurano monotipi e lavori su carta degli anni Cinquanta, tra cui Composizione (1957) e Senza titolo (1957).

Il percorso prosegue con dipinti della maturità come Mano morta (1987), acrilico su cartone in cui emergono figure e allusioni ironiche, e con le tele della fine degli anni Ottanta, tra cui Il regno vegetale (1989) e Un occhio, una mano (1989), caratterizzate da forme ibride e cromie intense. Di particolare rilievo è Trafitto (1992), in cui segni e tensioni cromatiche costruiscono una composizione fortemente espressiva. Tra i nuclei centrali della mostra spicca la tela Crisalide gialla (1994), uno dei lavori più emblematici della poetica di Dorfles, dove la metamorfosi delle forme e l’energia del colore restituiscono l’idea di un continuo divenire. Il percorso si conclude con opere degli anni Duemila come Due schieramenti (2001), caratterizzata da una costruzione compositiva quasi teatrale, e Il fustigatore (2007), in cui la figura assume un tono ironico e visionario.

Attraverso composizioni dalle forme fluide, segni ironici e cromie vivaci, il percorso evidenzia la costante tensione tra rigore formale e libertà espressiva che attraversa tutta la sua produzione.

Nel lavoro di Dorfles convivono l’acume del teorico e l’intuizione dell’artista: le sue opere riflettono su temi come la percezione, il gusto e le trasformazioni del sistema dell’arte, in anticipo rispetto alle dinamiche che oggi caratterizzano il rapporto tra estetica, comunicazione e mercato. In questo senso, la sua ricerca si rivela sorprendentemente attuale rispetto alle trasformazioni del panorama culturale contemporaneo.
La partecipazione a miart rappresenta per la galleria un momento particolarmente significativo e l’opportunità di presentare al pubblico internazionale un progetto dedicato a una figura centrale della cultura visiva del Novecento italiano, come Gillo Dorfles. Nel 2025 la Paula Seegy Gallery ha scelto di restituire la giusta centralità a questo protagonista, dopo una lunga assenza dal circuito espositivo, attraverso una mostra personale.
Dichiara Paula Seegy: «Ritengo fondamentale continuare a dare spazio e visibilità a personalità così rilevanti per la storia della cultura contemporanea».
Fondata a Milano nel 2023, Paula Seegy Gallery sviluppa un programma espositivo orientato alla valorizzazione di artisti storici e contemporanei, promuovendo un dialogo tra ricerca artistica, storia dell’arte e riflessione critica.

Cenni biografici. Gillo Dorfles nasce a Trieste nel 1910. In seguito allo scoppio della Prima guerra mondiale si trasferisce con la famiglia a Genova, dove trascorre l’infanzia. Al termine del conflitto rientra a Trieste e si iscrive al Liceo Classico. Si trasferisce a Milano nel 1928 dove studia medicina ma dopo tre anni decide di completare il percorso universitario a Roma come allievo interno nella clinica Cesare Frugoni; si laurea nel 1934, specializzandosi in neuropsichiatria. A partire dagli anni Trenta ha svolto un’intensa attività di critica d’arte e saggistica collaborando a “La Rassegna d’Italia”, “Le Arti Plastiche”, “La Fiera Letteraria”, “Il Mondo”, “Domus”, “Aut Aut”, “The Studio”, “The Journal of Aesthetics”.
Esordisce in pittura negli anni Trenta. Nel 1948 con Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gianni Monnet, fonda il Movimento Arte Concreta (MAC) con l’obiettivo di dar vita a un linguaggio artistico nuovo, in grado di assimilare e di superare le ricerche astratte europee dei decenni precedenti. Negli anni Cinquanta ha inizio l’attività teorica e critica di Dorfles, che si presenta decisamente innovativa e dirompente rispetto agli assunti crociani ancora dominanti. L’attenzione di Dorfles è rivolta soprattutto ai fenomeni comunicativi di massa, alla moda e al design, soffermandosi pur sempre sulla pittura, sulla scultura e sull’architettura moderna e contemporanea. Dagli anni Sessanta insegna estetica in diverse università italiane (Milano, Trieste, Cagliari) e dagli anni Ottanta riprende l’attività pittorica e grafica che per i suoi numerosi impegni aveva interrotto.
Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo: Discorso tecnico delle arti (1952), Le oscillazioni del gusto (1958), Il divenire delle arti (1959), Ultime tendenze nell’arte d’oggi (1961), Nuovi riti, nuovi miti (1965), L’estetica del mito (1967), Artificio e natura (1968), Kitsch. Antologia del cattivo gusto (1968), Elogio della disarmonia (1986), L’intervallo perduto (1988), Itinerario estetico (2011).
Nel 2010 è pubblicato “Gillo Dorfles. Catalogue raisonné”, a cura di Luigi Sansone, Edizioni Mazzotta, Milano; il volume documenta tutta l’opera pittorica, grafica e di ceramista di Dorfles. Nel 2015 esce per le edizioni Skira il volume “Gli artisti che ho incontrato”, a cura di Luigi Sansone, una raccolta di saggi sull’arte contemporanea pubblicati da Dorfles dall’inizio degli anni Trenta al 2015.
Moltissimi i riconoscimenti internazionali che ha ricevuto sia come artista che come critico. Negli ultimi anni gli sono state dedicate mostre a Milano, (PAC, 2001, “Il pittore clandestino”, sua prima antologica, Palazzo Reale, 2010, Fondazione Marconi, 2014), Bologna (Circolo Artistico, 2002), Trieste (Museo Revoltella, 2007), Chiasso (Max Museo, 2010), Rovereto (Mart, 2011), Urbino (Casa Raffaello, 2014), Roma (Macro, 2015).

DIRITTI IMMAGINI. Tutte le immagini presenti sul sito IBC o da IBC direttamente distribuite sono libere da diritti d’autore

Coordinate mostra miart
Titolo
Gillo Dorfles. Il divenire dell’arte tra estetica e mercato
Sede miart – Allianz MiCo, South Wing – Milano
Date 17 – 19 aprile 2026
Incontro con Renato Diez sabato 18 aprile, ore 17:00 | Level O – Stand A07
Orari venerdì e sabato 11.30 – 20.00 | domenica 11.00 – 19.00
Ingresso Biglietto €15,00 | ridotto €12,00 | serale €10,00
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VS Code 1.115 lancia l’app Agents per lo sviluppo parallelo con l’intelligenza artificiale


La versione 1.115 di Visual Studio Code debutta con una nuova app companion pensata per lo sviluppo agentico, miglioramenti al browser integrato e nuovi strumenti per il terminale.
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Visual Studio Code aggiunge un tassello importante alla sua strategia di sviluppo assistito dall’IA: una nuova app companion chiamata VS Code Agents, disponibile in anteprima insieme a VS Code Insiders.

Un’app dedicata allo sviluppo agentico


L’idea alla base di VS Code Agents è permettere agli sviluppatori di gestire sessioni di lavoro automatizzate su più repository contemporaneamente, ciascuna isolata nel proprio worktree. Dall’app è possibile seguire l’avanzamento delle sessioni, visualizzare i diff in linea, lasciare feedback agli agenti e creare pull request senza mai uscire dall’interfaccia.

Tutte le personalizzazioni già configurate in VS Code, dalle istruzioni personalizzate ai server MCP, passando per hook, plugin e temi, funzionano anche nell’app Agents senza configurazione aggiuntiva. L’applicazione si installa automaticamente con VS Code Insiders e si può avviare dal menu del sistema operativo o dalla palette dei comandi.

Browser integrato e terminale più intelligenti


Questa versione migliora anche il browser integrato nell’editor. Quando un agente richiama lo strumento browser, le chiamate ora mostrano etichette più descrittive e un collegamento diretto alla scheda di destinazione. Gli script avviati da Playwright che impiegano più di cinque secondi restituiscono un risultato differito, evitando che l’agente resti bloccato in attesa. Su macOS arriva il supporto allo zoom tramite gesture pinch sul trackpad.

Per il terminale, la novità principale è il nuovo strumento send_to_terminal, che consente agli agenti di continuare a interagire con i terminali in background. Nelle versioni precedenti, un terminale spostato in background diventava di sola lettura, impedendo all’agente di completare operazioni come l’inserimento di una password SSH dopo un timeout. Ora i terminali in background notificano automaticamente l’agente al completamento dei comandi, inclusi codice di uscita e output.

Altre novità


Tra le aggiunte minori, ma utili nel quotidiano: è ora possibile incollare immagini direttamente nel terminale con Ctrl+V o trascinandole, la copertura dei test viene mostrata nella minimap, e le sessioni agentiche tracciano le modifiche ai file con supporto completo a diff, annulla e ripristina. La connessione SSH automatica installa il CLI e avvia la modalità agent host senza intervento manuale.

Con il passaggio ai rilasci settimanali introdotto dalla versione 1.111, Microsoft mantiene un ritmo serrato di aggiornamenti. La 1.115 arriva a soli sette giorni dalla 1.114, che aveva semplificato la ricerca semantica nel workspace e aggiunto il supporto a TypeScript 6.0.

SOURCE:// code.visualstudio.com
SOURCE:// infoworld.com

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Ente Photos aggiunge Memory Lane e condivisione link: ricordi privati in un click


Ente Photos aggiorna la sua app con Memory Lane, una funzione per rivisitare i ricordi nel tempo, e permette a tutti gli utenti di condividere album e foto tramite link pubblico mantenendo la crittografia end-to-end.
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Ente Photos continua a evolversi puntando su due fronti che spesso sembrano inconciliabili: privacy rigorosa e facilità d’uso. Memory Lane, introdotta a giugno 2025 con la versione 1.1.1, rimane una delle novità più apprezzate dagli utenti che cercano un’alternativa a Google Photos e iCloud senza rinunciare alla sicurezza dei dati.

La funzione crea automaticamente una timeline cronologica che mostra l’evoluzione di voi e delle persone care nel tempo. Il sistema sfrutta il riconoscimento facciale integrato nell’app, ma con un approccio diverso dai competitor: i volti non vengono mai inviati ai server di Ente. Tutto il processing avviene lato client, mantenendo i dati protetti dalla crittografia end-to-end che caratterizza il servizio.

La vera innovazione sta nella possibilità di condividere queste raccolte tramite link pubblico. Chiunque possa generare un URL per inviare una Memory Lane o singoli ricordi a contatti esterni. Il destinatario non necessita di un account Ente per visualizzare il contenuto, ma la protezione rimane attiva grazie alla crittografia applicata anche alle condivisioni esterne.

L’interazione è volutamente essenziale. Tenendo premuto su una foto si accede alle opzioni di condivisione e si seleziona la creazione del link. Si può scegliere di condividere uno scatto isolato o l’intera raccolta temporale. Nessun watermark, nessuna pubblicità, nessun tracciamento degli accessi: chi riceve il link vede solo ciò che è stato condiviso.

Questa evoluzione risponde a una domanda frequente della community: come rendere praticabile lo storage cifrato senza sacrificare la semplicità della condivisione social.

Il servizio mantiene un piano gratuito per l’archiviazione base, mentre i piani a pagamento includono più spazio e funzionalità avanzate. Memory Lane e la condivisione link sono accessibili a tutti, segno che la direzione è rendere la privacy accessibile senza barriere economiche.

SOURCE:// ente.com
SOURCE:// ente.com

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Nell’era dell’AI tutti creano contenuti: perché i brand memorabili fanno la differenza


L’intelligenza artificiale sta moltiplicando i contenuti online, ma la vera sfida per i brand è distinguersi. Essere memorabili è ciò che oggi fa davvero la differenza
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C’è stato un momento in cui uno spot non si limitava a solo occupare uno spazio tra un contenuto e l’altro, ma riusciva davvero a fermare lo sguardo. Esso ti bloccava a tavola mentre cenavi o ti faceva smettere di fare zapping; le immagini, il ritmo e la narrazione si combinavano in modo così preciso da lasciare una traccia che continuava a esistere nella nostra testa anche ore dopo, portandosi dietro curiosità, interesse e qualcosa su cui riflettere.

Aumentano i volumi, non l'efficacia


Oggi quel momento sembra lontano, osservano da NNZN Studios, casa di produzione che integra linguaggio cinematografico e intelligenza artificiale. Eppure il video non è mai stato così dominante: in Italia, il solo formato video digitale ha superato i 2,4 miliardi di euro, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell’intera raccolta pubblicitaria online. In parallelo, cresce anche la pressione a produrre contenuti in quantità sempre maggiori. Non sempre, però, l’aumento dei volumi coincide con un aumento dell’efficacia; infatti, diverse analisi di settore mostrano che una quota rilevante della spesa digitale finisce in campagne che non raggiungono il pubblico desiderato o non generano un impatto memorabile.

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In tutto questo c’è poi l’intelligenza artificiale che ha reso la produzione di contenuti sempre più accessibile, veloce e scalabile. Costruire ambientazioni complesse, generare immagini e montare sequenze è oggi possibile anche con risorse ridotte e tempi impensabili fino a pochi anni fa. Quindi, i contenuti aumentano ma il problema rimane lo stesso e, anzi, diventa ancora più impellente: in un flusso che non si ferma mai, cosa rimane davvero e riesce a suscitare emozioni?

Tre campagne iconiche che raccontano tre modi di costruire memoria


Per capire cosa significa davvero “restare nella memoria”, gli esperti di NNZN Studios hanno fatto un salto nel passato ripercorrendo alcune delle campagne pubblicitarie più iconiche della storia recente della comunicazione, che ancora oggi vengono citate, riconosciute e studiate:

  • Apple lancia il Macintosh con uno spot, andato in onda durante il Super Bowl del 1984, che rompe completamente le regole del periodo. Il regista Ridley Scott costruisce un racconto visivo ispirato a un immaginario distopico, un sistema uniforme e controllato spezzato da un gesto di rottura, senza quasi mai mostrare il prodotto. Il messaggio è totalmente culturale perché Apple non sta introducendo un computer, sta proponendo un'idea di libertà. Uno dei primi casi in cui la pubblicità smette di spiegare e diventa narrazione pura;
  • Nike fa qualcosa di simile, ma su un arco di tempo molto più lungo. Con "Just Do It" trasforma uno slogan in un sistema narrativo coerente, fino ad arrivare, per il trentesimo anniversario dello slogan, a scegliere come volto della campagna del 2018 Colin Kaepernick, il quarterback che si è inginocchiato durante l'inno americano per protestare contro la violenza della polizia. Le reazioni sono immediate e violente, ma il brand non fa un passo indietro, rimane coerente oltre la polemica e la campagna Dream Crazy diventa così uno dei casi migliori di “Brand activism”;
  • Chanel nel2004 investe circa 33 milioni di dollari per produrre No. 5 The Film, all'epoca lo spot più costoso della storia. Tre minuti diretti da Baz Luhrmann con Nicole Kidman come protagonista, costumi di Karl Lagerfeld, riprese ai Fox Studios di Sydney. Uno spot visivamente spettacolare che funziona proprio perché abbandona ogni logica pubblicitaria tradizionale: nessuna bottiglia in primo piano, nessuno slogan esplicito, solo una storia d'amore fugace a New York in cui il brand compare solo in chiusura.


“Guardando campagne come quella di Apple del 1984 o il film di Chanel, si capisce che il problema non era mai la produzione ma la visione - osserva Luca Macaluso di NNZN Studios - l'AI oggi rende possibile molte cose a livello tecnico, ma non sempre risponde alla domanda fondamentale: cosa un brand vuole dire e perché vale la pena dirlo”.


Il problema che l’IA non risolve da sola


Queste tre campagne appartengono a epoche e contesti diversi, eppure, tutte e tre condividono qualcosa che non dipende tanto dalla tecnologia usata per produrle, ma dal fatto che nessuna insegue l'attenzione nel breve periodo, la costruisce nel tempo, nessuna si adatta a un formato, lo definisce. La differenza, in tutti e tre i casi quindi sta a monte: nell'idea, nella direzione narrativa, nella chiarezza di cosa il brand voleva rappresentare. Oggi quell'approccio è più rilevante che mai, proprio perché il contesto si è complicato: l'Intelligenza Artificiale ha abbassato le barriere tecniche della produzione, ma questa stessa accessibilità ha livellato il risultato medio, perché, quando tutti possono produrre contenuti visivamente sofisticati, distinguersi sul piano tecnico diventa sempre più difficile.

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La questione, quindi, non è usare o meno l'AI, ma capire come inserirla, evidenziano gli esperti. Le realtà creative che stanno ottenendo i risultati più interessanti non usano l'IA per moltiplicare i contenuti, ma per ampliare le possibilità espressive, rendendo accessibili soluzioni narrative che prima richiedevano strutture produttive ben più pesanti.

“Non utilizziamo l'AI per produrre più velocemente, ma per rendere raccontabili storie che prima erano fuori portata soprattutto per brand o aziende più piccole e con budget minori - aggiunge Macaluso - i brand che resteranno nella memoria nei prossimi anni non saranno quelli che hanno usato l'AI per primi, ma quelli che l'hanno usata per dire qualcosa di vero”.



ASUS ExpertBook Ultra ufficiale: laptop AI ultraleggero per professionisti


Asus ha annunciato la disponibilità del nuovo ExpertBook Ultra. Creato per i professionisti e i leader aziendali di nuova generazione, ExpertBook Ultra combina una raffinata maestria artigianale, potenti prestazioni accelerate dall'intelligenza artificiale e sicurezza di livello aziendale in un formato ultraleggero.

Design sofisticato


ExpertBook Ultra incarna una sobrietà raffinata grazie al suo telaio minimalista, progettato per gli ambienti professionali moderni. Realizzato con tecnologia di precisione CNC, il dispositivo combina una lega di magnesio-alluminio e l'avanzata tecnologia Nano Ceramic, offrendo una protezione eccezionale pur mantenendo un profilo elegante e leggero.
ExpertBook Ultra pesa 0,99 kg e misura 10,9 mm di spessoreExpertBook Ultra pesa 0,99 kg e misura 10,9 mm di spessore, ed offre una portabilità senza sforzo per i professionisti sempre in movimento
Nonostante la sua forma ultraleggera, il notebook è progettato per soddisfare gli standard di resistenza militari, garantendo affidabilità a lungo termine nell'uso quotidiano. Completato da una suite di porte I/O essenziali, tra cui due prese Thunderbolt 4 Type-C con funzionalità complete, una su ciascun lato per una maggiore praticità, e una batteria a lunga durata da 70 Wh, ExpertBook Ultra supporta una produttività ininterrotta durante tutta la giornata lavorativa.

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La configurazione della batteria ad alta densità vanta un design in cui quattro celle sono suddivise in due coppie. Anziché allineare tutte le celle in una lunga fila ad alta tensione, esse sono accoppiate per creare una tensione più bassa e più stabile (7,8 volt) con una capacità doppia. Questa tensione minore è il segreto dell'efficienza del laptop: infatti, poiché la maggior parte dei componenti del computer funziona a bassissima potenza, è molto più facile ed efficiente dal punto di vista energetico ridurre la potenza da 7,8 V piuttosto che da una tensione più alta come 15 V. Ciò si traduce in un minore spreco di calore e una maggiore durata della batteria, mentre la disposizione piatta e affiancata delle celle consente di risparmiare spazio, rendendo il laptop più sottile e lasciando spazio per ventole di raffreddamento più efficienti.
Asus ExpertBook Ultra vanta un processore Intel Core Ultra X9 Series 3Asus ExpertBook Ultra vanta un processore Intel Core Ultra X9 Series 3

Prestazioni e AI


Il cuore di ExpertBook Ultra è costituito dal processore Intel Core Ultra X9 Series 3 di ultima generazione, che offre fino a 50 TOPS di prestazioni NPU per accelerare i carichi di lavoro AI, il multitasking intensivo e le applicazioni aziendali più esigenti. Questa piattaforma di elaborazione avanzata garantisce prestazioni fluide e reattive nei moderni flussi di lavoro aziendali e creativi. A questo si aggiunge la soluzione termica ASUS ExpertCool Pro, che consente un'erogazione efficiente dell'energia supportando fino a 50 W di TDP. L'architettura di raffreddamento avanzata garantisce prestazioni costanti anche con carichi di lavoro elevati, mantenendo un ambiente di lavoro silenzioso e privo di distrazioni.

Esperienza utente


Il notebook Asus è progettato per migliorare ogni interazione. Il suo touchscreen tandem OLED 3K offre una luminosità HDR fino a 1400 nit e garantisce una nitidezza eccellente, una riproduzione dei colori vivida e dettagli nitidi per le attività professionali e la fruizione di contenuti multimediali. Protetto dal vetro Corning Gorilla Glass Victus resistente ai graffi con finitura Gorilla Glass Matte, il display garantisce durata e una visione confortevole in diverse condizioni di illuminazione.

L'esperienza è ulteriormente migliorata da un sistema audio a sei altoparlanti ottimizzato con Dolby Atmos, dotato di due woofer a doppio magnete e due tweeter dedicati, che offrono un suono ricco e coinvolgente per videoconferenze, presentazioni e riproduzione multimediale. La navigazione di precisione è resa possibile da un touchpad tattile di alta qualità, mentre la tastiera è dotata di un delicato rivestimento per offrire un comfort superiore durante le sessioni di digitazione prolungate.

Soluzioni AI intelligenti


Il cuore di ExpertBook Ultra è ASUS MyExpert, una suite di produttività AI unificata appositamente progettata per i flussi di lavoro aziendali, che aiuta i professionisti a lavorare in modo più intelligente ed efficiente. Le funzionalità AI integrate consentono l'interazione in linguaggio naturale per l'assistenza relativa al PC, insieme alla sintesi dei documenti, alla traduzione e al perfezionamento della scrittura. Esso supporta, inoltre, la ricerca integrata di file locali e nel cloud per un accesso più rapido a immagini e documenti, e offre funzionalità avanzate di meeting intelligence che generano automaticamente trascrizioni, traduzioni, sintesi delle riunioni ed elenchi di attività da svolgere.

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Sicurezza e affidabilità


ExpertBook Ultra protegge le risorse aziendali con ASUS ExpertGuardian, un'architettura di sicurezza realizzata in conformità con le linee guida NIST SP 800-193. Questo framework protegge l'integrità del firmware impedendo modifiche non autorizzate, rilevando attività dannose e consentendo il ripristino automatico a firmware affidabili. Il dispositivo rafforza anche la protezione BIOS a lungo termine, aggiungendo la crittografia post-quantistica (PQC) al livello di sicurezza del firmware.

Disponibilità


Asus ExpertBook è disponibile al prezzo di 2.299 euro.


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cinema e archivi sotto attacco: dati, mobilitazione e proposte nella conferenza dell’aamod


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[table][tr][td][table][tr][td]TAGLIARE GLI ARCHIVI È TAGLIARE LA MEMORIA DEL PAESE
Oltre due ore di confronto all’AAMOD con autori, operatori e rappresentanti della cultura: il settore si mobilita contro i tagli del Ministero e chiede riforme, trasparenza e tutela del patrimonio audiovisivo

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[table][tr][td][table][tr][td]Roma, 10 aprile 2026 – Si è svolto oggi, presso la sede dell’AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, un partecipato incontro durato oltre due ore e mezza per discutere le gravi conseguenze dei recenti tagli operati dal Ministero della Cultura nel settore cinematografico e audiovisivo. L’evento è stato coordinato da Aurora Palandrani, Luca Ricciardi e Matteo Angelici, oltre che dal presidente dell’AAMOD Vincenzo Vita.
Al centro del dibattito, la drastica riduzione dei finanziamenti pubblici che colpisce non solo l’AAMOD – con un taglio di circa il 25% alle proprie attività – ma anche opere e progetti di grande rilevanza culturale e civile: dall’esclusione del documentario sul caso Regeni fino alla mancata valorizzazione di lavori di alto profilo storico, come la sceneggiatura di Bernardo Bertolucci.

L’incontro ha evidenziato con forza il valore insostituibile degli archivi audiovisivi, non soltanto come strumenti di conservazione, ma come veri e propri laboratori del presente. La memoria storica, custodita e reinterpretata attraverso il lavoro creativo, rappresenta infatti una chiave essenziale per comprendere e costruire il futuro. Il patrimonio audiovisivo, pubblico e privato, vive grazie all’impegno quotidiano di archivisti, tecnici, autori e operatori culturali che, con passione, competenza e spirito collettivo, contribuiscono alla costruzione di opere documentarie e alla diffusione di una coscienza condivisa.

In questo contesto, appare particolarmente grave il ridimensionamento delle attività AAMOD, che negli ultimi anni avevano registrato una crescita esponenziale di interesse da parte del pubblico e degli operatori del settore, soprattutto nei campi del riuso creativo delle immagini d’archivio e dei processi di digitalizzazione.

Il confronto tra il 2024 e il 2025 restituisce un quadro preciso e allarmante: i contributi complessivi destinati all’AAMOD passano da 380.000 euro nel 2024 a 290.000 euro nel 2025, con un taglio totale di 90.000 euro (-23,68%) . Nel dettaglio, il progetto di recupero e trattamento del patrimonio audiovisivo scende da 200.000 euro a 150.000 euro, con una riduzione del -25% e un calo del punteggio da 81 a 64 . Il festival UnArchive Found Footage Fest passa da 80.000 euro a 60.000 euro (-25%), con una perdita di 14 punti (da 79 a 65) , mentre il Premio Zavattini scende da 30.000 euro a 25.000 euro (-16,67%), con un punteggio che cala da 78 a 68 . Anche L’Aperossa registra una diminuzione da 25.000 a 20.000 euro (-20%), con punteggio da 73 a 65, e il progetto “Il cinema politico” passa da 20.000 a 15.000 euro (-25%), con punteggio da 69 a 64 . Persino la residenza artistica Suoni e Visioni, pur aumentando il punteggio da 63 a 67, subisce un taglio economico da 25.000 a 20.000 euro (-20%) . Si tratta di interventi che colpiscono progetti consolidati e già realizzati nel 2025, aggravati da un ritardo superiore a un anno nell’assegnazione delle risorse.

Questa tendenza non riguarda soltanto l’AAMOD ma si inserisce in un contesto più ampio di redistribuzione squilibrata delle risorse, che penalizza realtà storiche e iniziative di comprovato valore. Subiscono infatti riduzioni rilevanti il Festival Cinema Oltre del Palladium, il Festival dei Popoli, il Filmmaker Festival e le attività di Doc/it, mentre viene addiritturaazzerato il sostegno all’Archivio Cinematografico della Resistenza. Analogamente, la Cineteca Lucana registra un drastico ridimensionamento. Al contrario, emergono situazioni di forte incremento per soggetti meno strutturati, come l’associazione Kabuto, che quasi triplica il proprio finanziamento.

Il tutto avviene in un quadro di stabilità della dotazione complessiva dei bandi, che resta sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente. A rendere il quadro ancora più preoccupante sono le prospettive per il 2026, che prevedono ulteriori tagli alla promozione e, soprattutto, l’azzeramento dei finanziamenti destinati alla digitalizzazione del patrimonio audiovisivo.

Alla manifestazione hanno preso parte numerosi esponenti del mondo culturale, politico e cinematografico, sia in presenza che in collegamento, esprimendo un sostegno unanime all’AAMOD e una forte preoccupazione per il futuro del settore.

Tra gli intervenuti, tra gli altri: Peppe Servillo, Giuseppe Giulietti, Barbara Scaramucci, Gaetano Amato, Stefano Rulli, Francesco Ranieri Martinotti, Sabrina Di Marco, Wilma Labate, Monica Maurer, Christian Carmosino, Emiliano Leonetti, Rossana Rummo, Michele Conforti, Alex Hobel, Maurizio Sciarra e Paola Scarnati.

Numerosi inoltre, i messaggi di solidarietà ricevuti sui canali social e le partecipazioni durante la diretta, aperta anche in streaming sul canale Youtube dell’AAMOD.

Dagli interventi è emersa con chiarezza la necessità di una riforma profonda dei criteri di selezione e delle commissioni di valutazione, affinché siano realmente composte da figure con comprovata esperienza e competenza nel settore.

Queste le somme tirate in conclusione dal presidente dell’AAMOD, Vincenzo Vita, che ha dichiarato:

“Se è vero che il ministro della cultura Alessandro Giuli e la sottosegretaria Lucia Borgonzoni hanno dichiarato la loro insoddisfazione per le scelte delle apposite commissioni di valutazione dei contributi “selettivi” ai film e delle attività di promozione, a questo punto può essere agito l’”annullamento in autotutela”. Si tratta di uno strumento tutt’altro che inedito a fronte di procedure concorsuali dall’esito discutibile.
Insomma, davanti a quanto è successo ciò che – comunque- appare urgente è procedere ad una profonda revisione dei meccanismi che presiedono a simili scelte. In generale, si pone il problema di una vera riforma del settore, in preda oggi ad un pericoloso “liber-sovranismo”: tutto il potere ai soggetti più forti del mercato con la maschera dell’interesse nazionale.
Si è proposto di dare vita ad un coordinamento tra tutti i soggetti interessati alla tutela attiva della memoria, nella stagione in cui il passato va oscurato e rimosso, perché lì si può rintracciare qualche album di famiglia assai imbarazzante.
Serve un movimento “intersezionale”, che voglia dialogare con i diversi momenti di attivazione sociale: da Gaza al NO al referendum sui magistrati alle manifestazioni contro i Re e le Regine.
Siamo addolorati per il mancato finanziamento a film che lo meritavano, a partire da quello sulla tragedia di Giulio Regeni. Così siamo -ovviamente- colpiti enormemente per la diminuzione delle risorse dell’AAMOD del 24%, oltre tutto con una decisione arrivata con oltre un anno di ritardo.
Non ci arrendiamo, la storia non finisce qui.”

L’incontro ha rappresentato un momento di forte coesione tra operatori culturali e istituzioni, con l’obiettivo di difendere il valore del lavoro collettivo che anima il cinema documentario e la tutela della memoria audiovisiva.

È stato annunciato il ricorso contro le decisioni del Ministero della Cultura, con la volontà di ristabilire criteri equi e trasparenti che riconoscano il merito, la qualità e l’impatto culturale delle attività svolte.

La battaglia intrapresa non riguarda soltanto la sopravvivenza di singole istituzioni, ma la difesa di un ecosistema culturale fondato sull’esperienza viva del cinema, sulla trasmissione della memoria e sul lavoro condiviso di chi, ogni giorno, costruisce futuro attraverso le immagini del passato.

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[table][tr][td][table][tr][td]RIVEDI LA DIRETTA INTEGRALE

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ANALIZZA I CONTRIBUTI 2024-25

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ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO ETS
+39 06 57305447 – eventi

Sito web: aamod.it

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dal 4 maggio a roma: concetto Pozzati. 50 anni dopo

[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]Concetto Pozzati. 50 anni dopo
Studio SALES di Norberto Ruggeri
In collaborazione con Archivio Concetto Pozzati

4 maggio – 20 giugno 2026

Concetto Pozzati, Dalla mia finestra vedo il mare, 1975, tecnica mista, cm 86×116
Studio SALES di Norberto Ruggeri è lieto di presentare Concetto Pozzati. 50 anni dopo, una mostra dedicata all’artista bolognese, realizzata in collaborazione con l’Archivio Concetto Pozzati.
L’esposizione si inserisce nel cinquantesimo anniversario della storica antologica dedicata a Concetto Pozzati inaugurata il 4 maggio 1976 presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, offrendo l’occasione per rileggere un momento cruciale della sua produzione artistica. In occasione di quella mostra, il catalogo raccoglieva interventi di alcuni tra i più importanti critici del tempo – da Giulio Carlo Argan a Renato Barilli, da Enrico Crispolti a Filiberto Menna, Giulio Briganti, Lea Vergine e molti altri – restituendo la centralità della sua ricerca nel dibattito contemporaneo.

Le opere selezionate per Studio SALES di Norberto Ruggeri – quattro di grandi dimensioni (tutte presenti nella rassegna del 1976), più una di formato più contenuto, a cui si affianca una selezione di lavori su carta incorniciati in plexiglass secondo una soluzione espositiva ideata dallo stesso artista – testimoniano una fase meno indagata ma estremamente fertile della sua produzione, quella degli anni Settanta, caratterizzata da sperimentazioni tecniche e linguistiche che si discostano dalla sua cifra più riconoscibile, aprendo a nuove possibilità espressive. In quel periodo Pozzati introduce nel quadro reperti oggettuali, scritte e immagini serigrafate, mescolando tecniche diverse, come nell’uso della pittura a spruzzo nelle grandi tele.

Tutte le opere in mostra provengono dall’Archivio Concetto Pozzati e includono nuclei di lavori che, in alcuni casi, non sono più stati esposti al pubblico dopo la mostra romana del 1976, evidenziando una fase decisamente sperimentale della ricerca dell’artista.

Figura centrale dell’arte italiana del secondo dopoguerra, Concetto Pozzati (1935–2017) è stato tra i principali protagonisti della stagione della Pop Art italiana, sviluppando un linguaggio originale capace di mettere in dialogo suggestioni surrealiste, riferimenti alla tradizione pittorica e un immaginario legato alla quotidianità. Definito “il corsaro della pittura”, nel corso della sua carriera ha costruito un percorso articolato, in cui il segno e l’immagine si confrontano continuamente con il pensiero critico e teorico. Accanto all’attività artistica, Pozzati è stato anche un intellettuale attivo e influente: docente in diverse accademie italiane, tra cui Bologna, Firenze e Venezia, direttore dell’Accademia di Urbino, curatore e organizzatore di rassegne in Italia e all’estero, nonché figura impegnata nella vita culturale e politica.

La mostra è accompagnata da un testo di Danilo Eccher, concepito come un ricordo personale del rapporto di amicizia che lo ha legato all’artista.

INFO
Concetto Pozzati. 50 anni dopo

Studio SALES di Norberto Ruggeri

In collaborazione con Archivio Concetto Pozzati

Opening: lunedì 4 maggio 2026, dalle 18:00 alle 21:00

Durata: 4 maggio – 20 giugno 2026

Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 15:00 alle 18:00 e su appuntamento

Sede: Studio SALES di Norberto Ruggeri, Piazza Dante 2, 00185 Roma
Info: t +39 06 77591122 | info@studiosales.it | www.studiosales.it

Ufficio Stampa: Sara Zolla | Ufficio stampa e comunicazione | t. +39 346 8457982 | press@sarazolla.com

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Proton VPN espande la rete: tra nuovi server e promesse di velocità, quanto è reale il miglioramento?


Proton VPN annuncia una nuova architettura VPN, un CLI per Linux e nuovi server gratuiti nel riepilogo 2025-2026. Analizziamo le novità senza filtri marketing: cosa cambia davvero per l'utente e quali sono i rischi della transizione tecnologica.
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Proton VPN ha pubblicato il suo riepilogo stagionale per il periodo autunno-inverno 2025-2026, annunciando una serie di aggiornamenti strutturali che mirano a ridefinire l’esperienza utente. Al centro della comunicazione c’è il lancio di una nuova architettura proprietaria per il protocollo VPN, destinata a sostituire parzialmente l’attuale implementazione di WireGuard, ritenuta ormai insufficiente per la crescita esponenziale della base utenti.

La novità tecnica più rilevante riguarda proprio questo cambio di rotta. Secondo il comunicato ufficiale, la nuova codebase dovrebbe garantire connessioni più rapide e stabili, oltre a potenziare significativamente le capacità di aggiramento della censura. Per gli utenti Linux, arriva finalmente un’interfaccia a riga di comando (CLI), uno strumento molto atteso dalla comunità tecnica che permette di gestire le connessioni direttamente dal terminale senza passare per l’interfaccia grafica. Un’altra mossa operativa è stata la rimozione del supporto per il protocollo IKEv2 sull’app macOS, decisione giustificata dall’azienda come necessaria per concentrare le risorse sullo sviluppo della nuova infrastruttura ad alte prestazioni.

Oltre il codice: l’espansione della rete e i piani gratuiti


Per quanto riguarda l copertura geografica, l’azienda ha confermato l’aggiunta di nuovi server gratuiti in diverse località, con un occhio di riguardo verso aree spesso trascurate come alcune zone dell’Asia e del Sud America. L’obiettivo dichiarato è ridurre la congestione e migliorare i tempi di risposta per gli utenti che utilizzano il piano free, finora limitato rispetto alle versioni a pagamento.

Tuttavia, è doveroso mantenere un certo scetticismo. Le dichiarazioni di Proton restano, al momento, promesse di marketing non ancora validate da test indipendenti. Non esistono ancora benchmark pubblici che confermino i presunti guadagni di velocità o la reale efficacia della nuova architettura anti-censura rispetto alle soluzioni consolidate del mercato. Inoltre, la transizione da un protocollo collaudato come WireGuard a una soluzione proprietaria introduce inevitabilmente un periodo di rodaggio: la stabilità dei nuovi server e la compatibilità con dispositivi di vecchia generazione dovranno essere verificate sul campo.

Promesse da verificare: il rischio della transizione


La rimozione di IKEv2 su macOS potrebbe inoltre creare disagi per gli utenti che dipendono da quel protocollo per configurazioni specifiche o per la compatibilità con certi router. Gli aggiornamenti software, specialmente quelli che toccano il cuore della connettività, richiedono sempre tempo per essere testati in scenari reali complessi.

L’espansione della rete è indubbiamente un passo positivo per un servizio che punta sulla privacy, ma la qualità effettiva del servizio non si misura sui comunicati stampa. Gli utenti sono invitati a monitorare le recensioni tecniche e i report di stabilità nei prossimi mesi prima di considerare questi annunci come un motivo sufficiente per cambiare provider o aggiornare l’abbonamento. La vera sfida per Proton non sarà solo aggiungere server, ma mantenere le promesse di performance senza compromettere la trasparenza che ha reso popolare il servizio.

SOURCE:// protonvpn.com
SOURCE:// protonvpn.com

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recent additions to nula.cc


61130

From a book of silent stories ~


Axiomata
Silence is never absolute. Silence is not silent in the literal sense.
Silence is symbolic of an active psycho-perceptual space.
There exist stories not told in words.
From far away, a signal arrives. We study its every detail. It pulses with life and at length we hear it speak, voices leaking in from beyond the unseen curtain.
album, 7 tracks: /61130/from-a-book-of-silent-stories
market61115

Market street


In this recording, we happen upon a busy market street in Serdar (in the Garzê Tibetan Autonomous Prefecture of Sichuan), where the sidewalk vendors, weary of the chore of calling out to passersby, have by and large relegated the tedious and tiring task of enticing buyers to electronic boxes with tinny loudspeakers.
mp3, 9 minutes: /61115/market-street

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Rigan Machado cintura rossa, Erik Paulson cintura Corallo.


Una giornata epica che entra di diritto nella storia del Jiu-Jitsu. Rigan Machado ha ricevuto la prestigiosa cintura rossa dalle mani di Rorion Gracie, segnando un passaggio simbolico che racchiude decenni di pratica, insegnamento e influenza sull’intera disciplina. Allo stesso tempo, Erik Paulson e altri sei maestri sono stati insigniti della cintura corallo durante la Combat Submission Wrestling Conference, un riconoscimento riservato a chi ha dedicato una vita alla crescita e alla […]
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Una giornata epica che entra di diritto nella storia del Jiu-Jitsu. Rigan Machado ha ricevuto la prestigiosa cintura rossa dalle mani di Rorion Gracie, segnando un passaggio simbolico che racchiude decenni di pratica, insegnamento e influenza sull’intera disciplina.

Allo stesso tempo, Erik Paulson e altri sei maestri sono stati insigniti della cintura corallo durante la Combat Submission Wrestling Conference, un riconoscimento riservato a chi ha dedicato una vita alla crescita e alla diffusione del grappling e delle arti marziali.

Per dare un po’ di contesto:

  • Rigan Machado è una delle figure più influenti del Brazilian Jiu-Jitsu moderno. Nato a Rio de Janeiro e membro della storica famiglia Machado, ha iniziato ad allenarsi da bambino con i Gracie ed è stato tra i pionieri della diffusione del BJJ negli Stati Uniti. Campione Panamericano e veterano ADCC, oggi è conosciuto soprattutto come insegnante di alto livello, con allievi che spaziano da fighter professionisti a celebrità di Hollywood.
  • Erik Paulson è una figura chiave nel mondo del grappling e delle MMA, tra i primi americani a ottenere successi internazionali nello Shooto (di cui è stato campione mondiale). Allievo diretto proprio di Machado nel BJJ, ha costruito una carriera estremamente eclettica, combinando catch wrestling, shootfighting e striking. È anche il fondatore del Combat Submission Wrestling (CSW) e allenatore di numerosi fighter di alto livello.

Non si tratta solo di gradi o titoli, ma di storie intrecciate: maestro e allievo, generazioni diverse, stili che si contaminano.

Momenti come questo rendono evidente quanto il Jiu-Jitsu sia costruito su continuità, trasmissione del sapere e rispetto per chi ha tracciato la strada.

Congratulazioni a tutti i premiati per questo traguardo straordinario.

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per un’allegra definizione di nughetta / leonardo canella. 2026


a Andrea I.

1. L’onda che si espande, che emana. Che spinge, che preme. L’onda che sbatte sulle cose. Sul divano (quello blu), sulla chiave che gira, su di te che mi dici che stai uscendo. Sulle parole ‘io sto uscendo, vuoi qualcosa?’. Un’onda che dice IO che non sono io.

2. L’eco di un taglio che lascia file di parole precise, pulite. Ho un amico che scrive di prati, quando lo leggo sento l’eco del taglio. Tra le file di parole un corpo disteso freddo buco in fronte, senza sbavature. Il mio amico ti fa sorridere però. Io ci metto fiorellini qua e là, sui quei prati: la Polly che si strappa i baffi, il Dudy tagliato a pezzi, la Dimmy scodinzola. Onda che si espande spinge preme. Che non sono io e che dice IO. Gocce di sangue colorate, e il buco in fronte fiorisce meravigliosi prati di possibilità.

3. Ecco la Dimmy che spara al Duly peloso. Vuoi qualcosa? E Billy biscio pallino la poetessa Lalla il Dudy che dice Foucault. Meravigliosi prati di possibilità. Di meno i suicidi, di più i peli pubici. Un’onda che titilla. Un’onda.

4. Dentro un barattolo io metto quell’onda e una nughetta squittisce, dopo il caffé. Che è l’onda, che è il barattolo che dice IO e che non sono io. Echi titillano dentro. La sera intorno al fuoco dico le mie storie: il Dudy tagliato a pezzi, la Dimmy dirimpettaia, la Polly coi baffi strappati. Vuoi qualcosa? Echi titillano sorrisi cariati intorno al fuoco. E nascono nughette nuove sotto la luce fredda della luna.

5. Il mio amico mi scrive: “Tu sai che hai costruito una macchina testuale efficace e pericolosa?” Il mio amico ha ragione. Quando apro il barattolo la nughetta squittisce, e la nughetta ‘è’ onda e barattolo che titilla miriadi di possibilità. Dopo il caffè. E dice IO che non sono io. Meravigliosi prati di possibilità. E un corpo disteso freddo bucoinfronte fiorisce intorno. Gocce di sangue colorate.

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#leonardoCanella #post2026

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Qalculate! 5.10, la calcolatrice open source si raffina: più unità, valute e stabilità


Qalculate! 5.10 aggiunge valute per metalli preziosi, nuove unità di misura e migliora stabilità e precisione dei calcoli. Tutti i dettagli dell'aggiornamento.
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La versione 5.10 di Qalculate! arriva con un pacchetto di miglioramenti che tocca sia la precisione dei calcoli sia la comodità d’uso quotidiana. Tra le novità più visibili, l’aggiunta di valute legate ai metalli preziosi (oro, argento, palladio e platino) e di nuove unità di misura come le parti per milione, miliardo e trilione, il ton of refrigeration e le concentrazioni molari. Entra anche il sistema numerico indiano con lakh e crore.

Il lavoro principale riguarda fattorizzazione e semplificazione delle espressioni, con progressi evidenti nella gestione di radicali, logaritmi e valori assoluti. Più tecnico ma altrettanto importante il cambiamento sul calcolo di 0 elevato a 0, che ora viene trattato come indefinito anziché come uguale a 1: una scelta più rigorosa, utile soprattutto nei calcoli simbolici e nelle derivate, dove il comportamento limite di quell’espressione dipende dal contesto.

Migliora anche il calcolo intervallare, con correzioni per i casi con divisione per zero e numeri reali e complessi mescolati nelle derivate. Debutta inoltre il supporto iniziale per il confronto tra vettori e matrici.

Meno crash, più sicurezza


La stabilità guadagna terreno con la risoluzione di diversi segfault, tra cui uno legato a variabili ricorsive e un altro nella funzione determinante. Risolti pure i problemi con i percorsi contenenti caratteri non ASCII su Windows e il caricamento della cronologia nella riga di comando. L’interfaccia Qt ottiene miglioramenti nella gestione delle basi numeriche, mentre la variante Gtk corregge la visualizzazione adattiva dei risultati digitando.

Un dettaglio che fa la differenza in contesti sensibili: il seme del generatore di numeri casuali ora attinge da fonti di entropia del sistema (/dev/random su Unix, BCryptGenRandom su Windows). Infine, l’apostrofo può funzionare come separatore delle migliaia quando la lingua del sistema lo prevede.

Qalculate! è gratuito e open source con licenza GPLv2, disponibile per Linux, Windows e macOS nelle varianti Gtk, Qt e da riga di comando.

SOURCE:// qalculate.github.io
SOURCE:// github.com

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d i v e r s – d o c / gabriel hibert. 2026


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#art #asemic #GabrielHibert #vispo

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OBS Studio 32.1 ridisegna il mixer audio e aggiunge il simulcast WebRTC


OBS Studio 32.1 introduce un mixer audio completamente rinnovato, il supporto al simulcast WebRTC e diverse migliorie all'interfaccia per streamer e creator.
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Il mixer audio di OBS Studio è stato riscritto da zero nella versione 32.1, rilasciata il 2 aprile. La disposizione verticale diventa quella predefinita, ma si può passare a quella orizzontale con un pulsante nella barra degli strumenti. Arriva anche un tasto dedicato per attivare il monitoraggio audio e la possibilità di fissare le sorgenti: quelle globali restano sempre visibili, le altre si possono bloccare a piacere. Per chi gestisce scene complesse, il mixer ora consente di mostrare anche le sorgenti nascoste o quelle non presenti nella scena attiva.

Simulcast WebRTC e Modalità Studio


L’altra novità di rilievo è il supporto al simulcast WebRTC, che permette di trasmettere più livelli di qualità su una singola traccia tramite il protocollo WHIP. In pratica, chi fa streaming via WebRTC può offrire risoluzioni diverse agli spettatori senza moltiplicare le connessioni in uscita.

Migliora anche la Modalità Studio: le sorgenti nell’anteprima ora vengono mostrate anche durante l’uso di questa modalità, rendendo più agevole la preparazione delle scene prima di andare in onda.

Automazione e correzioni


Il supporto parziale ai Canvas in obs-websocket apre nuove possibilità per chi automatizza le produzioni da remoto. Tornano inoltre le azioni annulla e ripeti per diverse proprietà degli elementi di scena, tra cui il filtro di ridimensionamento, la modalità di fusione e il deinterlacciamento.

Tra le modifiche generali, il bitrate predefinito per lo streaming sale a 6000 kbps, la sicurezza delle sorgenti browser con file locali è stata rafforzata e il gestore dei plugin ora permette di attivare o disattivare quelli mancanti. La 32.1.1, già disponibile, corregge alcuni problemi del nuovo mixer audio emersi subito dopo il rilascio.

SOURCE:// obsproject.com
SOURCE:// phoronix.com
SOURCE:// 9to5linux.com

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Appello urgente sul nuovo arresto di Nasrin Sotoudeh e la prolungata detenzione di Rezha Khandan


per l'immediata liberazione di Nasrin Sotoudeh e Rezha Khandan
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Pubblichiamo l’appello sottoscritto dall’Associazione Europea dei Giuristi Democratici (ELDH) e da altre associazioni della Coalizione per la Giornata Internazionale dell’avvocato minacciato sull’ennesimo arresto dell’ avvocata Nasrin Sotoudeh e la detenzione del marito, Rezha Khandan, in corso ormai da dicembre 2024 nella famigerata prigione di Evin, in Iran. L’appello sollecita l’immediato intervento della Commissione Europea per i Diritti Umani e degli UN Special Rapporteurs per la liberazione di Nasrin e Rezha

Nasrin-Sotoudeh-and-Reza-Khandan-joint-statement-10.4.26Download

#iran
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13 aprile, milano: schede “autobiografiche” di elsa morante. proclamazioni di vita — a cura di giuseppe garrera


SCHEDE “AUTOBIOGRAFICHE” DI ELSA MORANTE. PROCLAMAZIONI DI VITA,
a cura di Giuseppe Garrera

Ferrobedò, via della Moscova, 40 – Milano

Inaugurazione della mostra lunedì, 13 aprile 2026 – ore 18:30

Sarà presente il curatore con Giacomo Agosti e Silvia De Laude.

elsa morante_ ferrobedo_ proclamazioni_ giuseppe garrera
cliccare per ingrandire

Sono risaputi lo scrupolo degli interventi e il controllo di Elsa Morante sui paratesti dei suoi libri e sulle scelte editoriali e tipografiche per ogni uscita e ristampa.
In questo apparato propagandistico oculato e mai lasciato al caso e alle decisioni redazionali o ai consigli amministrativi delle case editrici un ruolo centrale assume la Nota biografica che deve o può accompagnare … → continua qui


IG: instagram.com/p/DW6CHRTDLGv/
#biografia #decisioniRedazionali #ElsaMorante #Ferrobedò #GiacomoAgosti #GiuseppeGarrera #letteratura #mostra #notaBiografica #paratesti #proclamazioni #ristampa #ristampe #schede #schedeAutobiografiche #SilviaDeLaude

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La Francia abbraccia Linux: la pubblica amministrazione lascerà Windows


La Francia abbandona Windows per Linux: 2,5 milioni di funzionari pubblici migreranno verso Debian. I dettagli della strategia di sovranità digitale annunciata dalla DINUM.
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La Francia ha appena dato il via alla più grande migrazione verso il software libero mai intrapresa da un governo europeo. La Direction Interministérielle du Numérique (DINUM) ha annunciato ufficialmente l’abbandono di Windows a favore di Linux per tutti i desktop della pubblica amministrazione. Non si tratta di un esperimento isolato o di una semplice sperimentazione, ma di una strategia nazionale vincolante che coinvolge circa 2,5 milioni di postazioni di lavoro.

L’annuncio, reso pubblico l’8 aprile 2026, segna un punto di non ritorno nella politica di sovranità digitale di Parigi. Ogni ministero, inclusi gli enti pubblici operativi, dovrà presentare entro l’autunno del 2026 un piano dettagliato di implementazione. Il documento non lascia spazio a interpretazioni: la transizione deve coprire non solo il sistema operativo, ma anche gli strumenti di collaborazione, i software antivirus, le soluzioni per l’intelligenza artificiale, i database e l’infrastruttura di rete.

Una scelta strategica, non solo tecnica


Linuxiac

linuxiac@mastodon.social

France is transitioning government desktops to Linux, with each ministry required to formalize its implementation plan by autumn 2026.
linuxiac.com/france-launches-g…

#linux #opensource

France is transitioning government desktops to Linux, with each ministry required to formalize its implementation plan by autumn 2026.

April 9, 2026, 20:50 443 aumenti 576 preferiti

La decisione va ben oltre una semplice ottimizzazione dei costi. Il governo francese ha esplicitamente collegato questa migrazione alla necessità di ridurre la dipendenza dai fornitori tecnologici extraeuropei, in particolare quelli statunitensi. In un contesto geopolitico complesso, la scelta di adottare un ecosistema open source rappresenta un atto di indipendenza tecnologica.

Le prime indiscrezioni indicano che la distribuzione selezionata sarà una variante di Debian, curata direttamente dal DINUM per garantire sicurezza e stabilità. A supporto della migrazione, si prevede l’adozione massiccia di suite per l’ufficio come LibreOffice e piattaforme di condivisione dati quali Nextcloud, sostituendo progressivamente le suite proprietarie attualmente in uso.

Impatto economico e sfide operative


Sebbene i dettagli finanziari completi siano ancora in fase di definizione, le stime preliminari parlano di un risparmio di diversi miliardi di euro nei prossimi tre anni, eliminando i costi di licenza e riducendo la dipendenza da vendor esterni. La migrazione è programmata per iniziare nel secondo semestre del 2026 e dovrebbe completarsi nell’arco di tre anni.

La sfida principale non risiede tanto nella tecnologia, quanto nella gestione del cambiamento. Formare milioni di dipendenti pubblici a nuovi flussi di lavoro e garantire la compatibilità con i sistemi legacy rimarrà un ostacolo significativo. Microsoft, naturalmente, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma il mercato europeo del software proprietario dovrà inevitabilmente ricalibrare le proprie strategie.

Questa mossa francese speriamo possa innescare un effetto domino in Europa. Se Parigi riesce a portare a termine l’operazione con successo, Bruxelles e altre capitali potrebbero seguire lo stesso percorso, accelerando una trasformazione che fino a pochi anni fa sembrava utopistica.

SOURCE:// linuxiac.com
SOURCE:// 7hofm.com.au


France is transitioning government desktops to Linux, with each ministry required to formalize its implementation plan by autumn 2026.
linuxiac.com/france-launches-g…

#linux #opensource


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17 aprile, bologna: contemporary african art: memory, identity and the future. conferenza di odile tevie introdotta da silvia zanella

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Contemporary African Art: Memory, Identity and the Future
Conferenza di Odile Tevie introdotta da Silvia Zanella

Venerdì 17 aprile 2026, ore 15
Accademia di Belle Arti di Bologna, Aula Magna
Via delle Belle Arti 54, Bologna

Nubuke Foundation, Accra, Ghana
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Venerdì 17 aprile 2026 alle ore 15, l’Accademia di Belle Arti di Bologna ospita la conferenza Contemporary African Art: Memory, Identity and the Future, un incontro a cura di Alberto Gianfreda e Maria Rita Bentini, dedicato all’esplorazione del ruolo dell’arte contemporanea africana nel panorama artistico globale. Ospite dell’evento sarà Odile Tevie, cofondatrice e direttrice della Nubuke Foundation di Accra, in Ghana, una delle istituzioni culturali più dinamiche dell’Africa occidentale, mentre l’introduzione è affidata a Silvia Zanella.
In un momento di crescente attenzione internazionale verso le pratiche artistiche contemporanee africane, la conferenza offrirà un’occasione di riflessione sulle trasformazioni culturali e sulle nuove prospettive che stanno ridefinendo il ruolo dell’Africa nel sistema globale dell’arte. L’evento si inserisce all’interno del progetto di ricerca Nuove antropologie per le tecniche scultoree, promosso dal Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che esplora la relazione tra materiali, processi artistici e prospettive antropologiche nelle pratiche artistiche contemporanee.

Fondata nel 2006 sotto la guida di Odile Tevie, la Nubuke Foundation è oggi una piattaforma culturale riconosciuta a livello internazionale per le sue mostre, i programmi educativi e il sostegno a numerosi artisti contemporanei ghanesi, tra cui Na Chainkua Reindorf, Isaac Opoku e Gideon Appah. La sede della fondazione ad Accra è diventata un vivace centro creativo e comunitario, mentre il centro di Wa, nel nord del Ghana, sviluppa programmi dedicati alle tradizioni tessili e alla pratica della strip weaving, promuovendo un dialogo tra artigianato, arte contemporanea e patrimonio culturale. Prima di fondare la Nubuke Foundation, nei primi anni Duemila Odile Tevie ha creato a Londra la Black Swan Gallery, contribuendo alla visibilità internazionale di artisti provenienti dall’Africa occidentale e dalla diaspora africana.

L’introduzione di Silvia Zanella, fondatrice dell’iniziativa Zenobia, offrirà una prospettiva sul dialogo culturale tra Europa e Africa occidentale, a partire dalle esperienze e dalle collaborazioni sviluppate negli ultimi anni tra Italia e Ghana.

La conferenza rappresenta un’importante occasione di confronto tra istituzioni accademiche europee e realtà artistiche contemporanee africane, offrendo uno spazio di riflessione sulle future traiettorie dell’arte globale.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Accademia di Belle Arti di Bologna

Via delle Belle Arti, 54, Bologna
www.ababo.it

Ufficio stampa

Irene Guzman
ufficiostampa
Tel. +39 349 1250956

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Nubuke Foundation, Accra, Ghana
Laboratorio coordinato da Alberto Gianfreda con artisti ghanesi durante il workshop “Roar and Crash” presso Nubuke Foundation

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l’obiettivo del sionismo è (anche) la morte del futuro


l’obiettivo del sionismo e di israele è (ed è sempre stato) non solo la distruzione del presente del mondo arabo, ma anche del suo futuro. i bambini sono il futuro. di qui il genocidio.

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13 aprile: “i sassi” e “spin-off”, di giulio marzaioli @ ‘la finestra di antonio syxty’


la pagina del podcast: open.spotify.com/show/7onZatZD…

i libri: ticedizioni.com/products/i-sas… e ticedizioni.com/products/spin-…

con Marilina Ciaco, Luigi Magno, Massimiliano Manganelli – e il coordinamento di Antonio Syxty
#AntonioSyxty #cambioDiParadigma #chapbooks #GiulioMarzaioli #ISassi #LaFinestraDiAntonioSyxty #LuigiMagno #ManifattureTeatraliMilanesi #MarilinaCiaco #MassimilianoManganelli #MTM #MTMManifattureTeatraliMilanesi #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #SpinOff #Tic #TicEdizioni #UltraChapBooks

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Immich 2.7: più sicurezza e gestione duplicati


Immich 2.7 arriva con gestione duplicati lato server, nuove policy di sicurezza e scorciatoie da tastiera. Le novità e le critiche sulla performance.
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Immich, con il rilascio della versione 2.7, continua a consolidarsi come alternativa solida ai servizi cloud per la gestione delle foto. L’aggiornamento punta a rendere più robusta l’infrastruttura self-hosted introducendo funzionalità di sicurezza avanzate e migliorando il flusso di lavoro nella gestione degli asset, sebbene la comunità abbia già segnalato alcune criticità nelle prestazioni.

La novità più attesa riguarda la gestione dei file duplicati. La logica di confronto è stata spostata interamente sul server, eliminando la necessità di elaborazione lato client. Il sistema valuta ora automaticamente quale file mantenere incrociando dimensioni e dati EXIF, un approccio che dovrebbe garantire una pulizia più accurata della libreria senza appesantire i dispositivi degli utenti. Parallelamente, la sincronizzazione dei metadati è stata ampliata per includere album, stato dei preferiti, valutazioni, descrizioni, visibilità, posizione e tag, assicurando che le modifiche apportate su un dispositivo si riflettano coerentemente su tutti gli altri.

Sul sicurezza gli amministratori di istanza possono attivare una Content Security Policy (CSP), uno strumento fondamentale per mitigare attacchi web come il cross-site scripting (XSS), una vulnerabilità che è stata corretta in questa release, insieme ad altri bug minori come un errore nella configurazione predefinita helmet.json e problemi di avvio dei container ML su alcune configurazioni. Per chi gestisce cartelle sensibili, è stata introdotta l’opzione “Move to locked folder” nella vista cartelle, permettendo di isolare contenuti specifici con un livello di accesso più rigoroso. Anche la gestione degli album diventa più flessibile: i proprietari degli asset possono rimuovere elementi direttamente dall’album tramite una nuova azione dedicata, accessibile sia ai creatori dell’album che a quelli del singolo file.

L’esperienza utente beneficia di nuove scorciatoie da tastiera per l’editor (e per aprire, parentesi quadre per ruotare, Invio per salvare) e di un aggiornamento all’editor di tagging facciale, che permette di creare nuove persone istantaneamente durante la fase di etichettatura. Sono stati inoltre migliorati il download delle live photo e dei video su Safari e l’infrastruttura di controllo delle versioni.

Tutto molto bello ma non del tutto perfetto. Il passaggio alla versione 2.7 ha generato un dibattito acceso nella community. Mentre molti apprezzano le nuove funzionalità di visualizzazione e sicurezza, diversi utenti hanno riportato regressioni significative nelle prestazioni, segnalando un caricamento delle miniature e delle immagini più lento rispetto alle versioni precedenti, specialmente in ambienti remoti. Sebbene il team abbia già rilasciato patch per correggere errori di configurazione e malfunzionamenti dei container ML, alcuni utenti continuano a segnalare rallentamenti nel caricamento delle miniature, specialmente in ambienti remoti.

Per chi sta valutando l’aggiornamento, il consiglio è di procedere con cautela, assicurandosi di avere un backup recente prima di applicare la nuova versione, specialmente se si gestisce una libreria di grandi dimensioni.

SOURCE:// github.com
SOURCE:// github.com
SOURCE:// reddit.com

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PeaZip 11.0 accelera la navigazione negli archivi e introduce il test batch


PeaZip 11.0 accelera la navigazione negli archivi, aggiunge test batch, valutazione entropia password e miglioramenti per schermi ad alta risoluzione.
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PeaZip compie il salto alla versione 11.0, un aggiornamento che consolida l’evoluzione della linea 10.x con ottimizzazioni concrete alla velocità di navigazione e alcune funzioni inedite per la sicurezza e la produttività.

Il lavoro più consistente riguarda le prestazioni. Il passo di pre-parsing della tabella dei contenuti degli archivi risulta più rapido quando questa non è ordinata per nome, e ancora più veloce per archivi molto grandi, oltre i 100mila elementi. Anche la resa dell’albero nella barra laterale guadagna velocità. Nella variante GTK2, la modalità virtuale diventa il comportamento predefinito oltre i 16mila elementi, alleggerendo così il carico su archivi consistenti.

Il drag and drop interno si fa più comodo: ora è possibile rilasciare elementi direttamente sulla barra dei breadcrumb e su quella delle schede, e le operazioni di copia e spostamento non cambiano più la cartella corrente, coerentemente con il comportamento dell’estrazione. I segnalibri si estendono oltre gli archivi, permettendo di salvare ricerche e viste piatte anche per elementi del filesystem.

Due funzioni nuove meritano attenzione. Il test batch degli archivi permette di verificare l’integrità di più file compressi in sequenza, riportando esito e CRC direttamente nel gestore. La valutazione dell’entropia delle password, disponibile sia nel gestore password sia nella finestra di inserimento, aiuta a capire quanto sia robusta la chiave scelta prima di cifrare.

L’interfaccia riceve ritocchi mirati: stili di rendering alternativi per le icone (Native, Sharp, Soft) per adattarsi meglio ai diversi widgetset, zoom e ridimensionamento frazionale migliorati, e la finestra di avanzamento che ora mostra la percentuale globale durante operazioni batch multiple.

Sotto il cofano, il backend 7z/p7zip sale alla versione 26.00 e Pea alla 1.30. I sorgenti sono compilati con Lazarus 4.2, mantenendo la compatibilità con le versioni 3.x e 2.x. PeaZip 11.0 supporta ora 242 estensioni di file apribili come archivio.

SOURCE:// peazip.github.io
SOURCE:// 9to5linux.com
SOURCE:// github.com

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Preparazione ai test universitari: i dati smontano i miti su come studiano gli studenti italiani


I dati di una piattaforma digitale rivelano come studiano davvero gli studenti italiani: meno maratone notturne e più costanza. Ecco cosa funziona davvero per superare i test universitari
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Con i test per le professioni medico-sanitarie attesi tra novembre e dicembre 2026, e con molti studenti che iniziano a prepararsi già dopo la maturità, si apre la finestra temporale che determinerà le chance di accesso all’università. Per questi giovani, nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in mano e abituati a cercare risposte sui social, il primo posto in cui guardare è spesso il feed. Su TikTok, #StudyTok conta quasi 4 miliardi di video, su Instagram, #studygram supera i 20 milioni di post. Come in un set, c’è la scrivania ordinata, playlist lo-fi in sottofondo, evidenziatori pastello a volontà, e così, anche lo studio e la preparazione universitaria sono diventati un contenuto, pura estetica da ostentare.

Lavorare nello sport: le 10 professioni del futuro più richieste
Un giovane su tre sogna una carriera nello sport. Dalla tecnologia ai nuovi ruoli digitali, ecco le 10 professioni del futuro che stanno trasformando il settore
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Tuttavia, trasformare l'ansia da prestazione, la difficoltà di concentrazione e la mancanza di un buon metodo di studio in qualcosa da mostrare non sempre si traduce in risultati migliori. Lo dimostrano i dati di TestBuddy doveemerge che tra gli studenti che hanno completato almeno 5 simulazioni, il 61% migliora il proprio punteggio rispetto alle prime sessioni e per 1 studente su 4 il miglioramento supera i 10 punti su 100. Chi usa la piattaforma per almeno un mese, inoltre, ottiene in media +4 punti, il 50% in più rispetto a chi la utilizza solo per poche settimane. In media, bastano 3 simulazioni complete per raggiungere il 60% di correttezza nelle risposte, una soglia competitiva per la maggior parte dei test di ammissione universitari italiani.

Quando e come studiano gli studenti italiani


Dall’analisi delle sessioni effettuate sulla piattaforma, emerge che il 31,6% di tutte le sessioni di studio avviene nel pomeriggio, tra le 14 e le 17, la fascia oraria in cui si registrano anche i punteggi più alti, con una correttezza media del 42,7% alle 9 del mattino. All'opposto, solo il 9,3% delle simulazioni viene svolto di notte, tra le 22 e l’una: oltre 20.000 sessioni analizzate nella fascia notturna, con una correttezza media che scende al 26,4%, facendo svanire il mito dello studente notturno. Giorni preferiti? Il martedì è il giorno più produttivo della settimana, mentre il sabato quello con meno simulazioni. Anche la stagionalità racconta qualcosa di interessante: ad esempio, novembre è il mese più intenso dell'anno, il 21% di tutte le sessioni annuali si concentra qui, ma anche l'estate occupa un posto significativo; ad agosto le simulazioni aumentano del 400% rispetto a giugno, dimostrando che chi si prepara per i test di Professioni Sanitarie in estate parte in anticipo.

“Nei video #StudyTok si vedono ore di studio in timelapse, candele accese e playlist curate. I dati della nostra piattaforma dicono che il momento più produttivo per studiare è alle 17, non a mezzanotte con la musica lo-fi in sottofondo, inoltre, chi studia di notte ottiene in media 3 punti in meno su 100. Questi dati raccontano che il metodo conta più dell'atmosfera e dell’estetica”, afferma Leo Fulvio Bacchilega di TestBuddy.



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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Cinque abitudini di studio che fanno davvero la differenza


Prepararsi bene a un test di ammissione non vuol dire dover seguire un piano rigido scritto e sperare di tenerlo; piuttosto, significa sapere ogni giorno qual è la direzione giusta, dove concentrarsi, costruendo la sessione successiva a partire da come è andata quella precedente. Ecco quindi che gli esperti suggeriscono cinque abitudini che gli studenti possono applicare fin da subito:

  • capire da dove si parte, non dove si vuole arrivare: prima di aprire un libro, meglio cimentarsi in una prima simulazione così da sapere esattamente qual è l’area in cui si è più forti e dove invece si fa più fatica. Studiare senza saperlo è come guidare senza GPS;
  • non guardare solo cosa si sta sbagliando, ma anche come si sta sbagliando: c'è differenza tra sbagliare per ignoranza e sbagliare per insicurezza. Se su una domanda di chimica ci si mette il doppio del tempo, non è perché non si sa rispondere, è che prende spazio l’incertezza. Riconoscere questa differenza cambia completamente la prospettiva sul come si deve studiare una certa materia;
  • allenarsi sulle domande vere del test: ogni test di ammissione ha una struttura precisa, degli argomenti ricorrenti e dei trabocchetti tipici. Quindi, esercitarsi con quiz specifici e soluzioni commentate è diverso da studiare su manuali generici, perché allena la mente proprio a non incappare in questi modelli ricorrenti e tranelli;
  • pianificare per il giorno dopo e non per i prossimi tre mesi: i piani di studio rigidi non sono sempre la soluzione migliore, quello che molte volte funziona è sapere ogni sera cosa fare il giorno dopo; tutto sta nell’avere ben chiaro come si sta andando in questo momento, non facendo riferimento a un programma pianificato a settembre;
  • studiare in base alla vita reale, non a quella dello studente ideale: la preparazione deve partire dalle abitudini, deve tenere conto se si è impegnati al pomeriggio in attività sportive, se si lavora il weekend oppure se si dorme poco durante la settimana. Per questo, è utile fare affidamento a una piattaforma che sia cucita su misura rispetto ai tempi effettivi dello studente, capendo se in quel momento si ha bisogno di una sessione rapida da dieci minuti o di una simulazione completa, senza un formato unico imposto.


“In un settore dove spesso si vende l'ansia mascherata da motivazione, i dati della piattaforma dimostrano che chi si prepara con metodo e nei momenti giusti ottiene risultati concreti. È per questo che il tutor AI di TestBuddy dice esattamente cosa fare domani, in base a come sei andato oggi. In questo modo, gli studenti che arrivano al test riposati, sicuri e con un piano reale partono già avanti”, conclude Leo Fulvio Bacchilega.



Un giovane su 3 sogna di lavorare nello sport: le 10 professioni del futuro


Mentre nuove dinamiche digitali, come ad esempio i prediction markets, stanno ridefinendo il rapporto tra sport, tecnologia e finanza, il settore sportivo europeo continua a dimostrarsi un motore economico e occupazionale in forte espansione. Secondo The Careers & Enterprise Company, l'ente indipendente per l'orientamento professionale del Regno Unito, gli studenti che iniziano la scuola secondaria a 11 anni, hanno tra le loro principali ambizioni di carriera il settore sportivo (per il 29%), seguiti dalle professioni legate al mondo dell'arte e musica (19%) e la cura degli animali (15%).

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L'occupazione nel settore sportivo: i numeri


Sempre secondo i più recenti dati di Eurostat, nel 2023 erano circa 1,55 milioni le persone che, nell’Unione Europea, erano impiegate nel settore sportivo, pari allo 0,76% dell’occupazione totale. Nel 2024 il numero ha raggiunto circa 1,6 milioni di occupati, con una crescita del +6,5% su base annua, confermando un trend positivo dopo la fase pandemica che nei prossimi anni dovrebbe crescere ulteriormente. Le analisi evidenziano come lo sport sia un comparto particolarmente rilevante per l’occupazione giovanile: oltre un terzo dei lavoratori (36,8% secondoEurostat) ha tra i 15 e i 29 anni, una quota significativamente superiore alla media degli altri settori.

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Allo stesso tempo, il settore presenta caratteristiche peculiari: una maggiore diffusione dei contratti part-time, un’incidenza più elevata di lavoro autonomo e un livello di qualificazione professionale in costante crescita. Si tratta di dati particolarmente rilevanti in occasione della Giornata internazionale dello sport (World Sport Day), che si celebra ogni anno il 6 aprile. Proprio in questo ambito, da sempre capace di affascinare i più giovani, si inseriscono alcune delle professioni più richieste e ambite: dallo sport trader, il professionista che opera sugli eventi sportivi con un approccio strutturato e orientato ai processi, fino all’eSports manager, figura responsabile della gestione organizzativa, strategica e operativa di un team di videogiochi competitivi.

L'arrivo della digitalizzazione


Dal punto di vista economico complessivo, lo sport rappresenta un comparto strategico anche in termini di impatto sul sistema produttivo: si stima che esso contribuisca a circa il 3,4% del PIL dell’UE, generando milioni di posti di lavoro diretti e indiretti lungo la filiera. Parallelamente alla crescita occupazionale, il settore sportivo sta vivendo una trasformazione profonda guidata dalla digitalizzazione e dall’innovazione tecnologica. In particolare, secondo lo Sports Business Journal, il settore non è più limitato agli atleti, ma replica la struttura di un’azienda complessa, con funzioni che spaziano da marketing a finanza, fino a data, media e operations. Secondo analisi recenti, le attività legate allo sport rappresentano oggi la componente dominante di queste piattaforme, arrivando a costituire la gran parte dei volumi e dei ricavi.

“Il cambiamento che stiamo osservando non riguarda solo le professioni, ma il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano al lavoro. C’è una crescente attrazione verso ambiti che uniscono dati, tecnologia e capacità decisionale. Anche nel mondo dello sport, sempre più spesso, non si tratta solo di passione ma di competenze legate all’analisi, alla gestione del rischio e alla lettura degli scenari” ha sottolineato Davide Renna, tra i principali sport trader professionisti a livello europeo.


Il settore sportivo europeo si trova oggi in una fase di forte evoluzione: da un lato continua a crescere come bacino occupazionale e leva economica, dall’altro si intreccia sempre più con innovazione tecnologica e nuovi modelli di business digitali. La sfida per i prossimi anni, secondo gli analisti, sarà trovare un equilibrio tra sviluppo economico, tutela dei lavoratori e regolazione di strumenti emergenti, in un ecosistema in cui sport, dati e finanza sono sempre più interconnessi.

“Lo sport trading è ancora poco conosciuto in Italia, ma rappresenta un ambito in forte evoluzione. Non è una questione di intuizione, ma di metodo: analisi dei dati, gestione del rischio e capacità di prendere decisioni in condizioni di incertezza. È proprio questa combinazione che lo rende una delle professioni più interessanti per chi vuole sviluppare competenze trasferibili anche ad altri contesti” ha concluso Davide Renna.



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Il futuro del settore: quali le professionalità più richieste


Tornando ai dati, sempre secondo Eurostat, anche l’occupazione femminile nel mondo sportivo è in costante crescita. Il numero di donne occupate nel settore ha visto un continuo aumento portando il numero di persone a 623.900 nel 2019, per poi diminuire nel 2020 (-50mila, -8,0%). Dal 2021 il numero di donne occupate nello sport è in crescita, raggiungendo nel 2024 il livello più alto a 721.100 (+29.100, +4,2 % rispetto al 2023). Ecco, nel dettaglio, quali sono le figure professionali che gli esperti ritengono in più rapida ascesa che uniscono passione per lo sport e innovazione tecnologica:

  • Digital sport producer: si occupa della produzione, gestione e distribuzione dei contenuti per l'editoria sportiva digitale;
  • Sports data analyst: è lo specialista che identifica e raccoglie tutti i dati relativi alle diverse discipline sportive (statistiche, dati e analisi);
  • Sport trader: professionista che opera sulla compravendita di quote nei mercati sportivi;
  • Club media manager: si occupa della comunicazione social delle società sportive e delle federazioni agonistiche;
  • eSports manager: gestisce l'organizzazione complessiva, la strategia e le operazioni di un team di videogiochi competitivi;
  • Sport-tech specialist: lavora su innovazioni come realtà aumentata per tifosi e/o allenamento immersivo;
  • Sustainability sport manager: si occupa di impatto ambientale di eventi, stadi e club;
  • Fan engagement manager: crea contenuti e strategie per coinvolgere i tifosi di club e squadre;
  • Performance sport scientist: combina fisiologia, biomeccanica e tecnologia per migliorare le performance;
  • Event & sport experience manager: organizza eventi sportivi (live, digitali, ibridi) puntando sull’esperienza del pubblico.


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È arrivato per davvero Brave Origin: browser pulito senza crypto e gratuito su Linux


Brave lancia Origin, versione a pagamento senza funzionalità crypto. Gratis su Linux, 59 euro su Windows. Scopri il nuovo modello di business del browser privacy-focused.
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Dopo mesi di annunci e discussioni, Brave Origin è finalmente disponibile. Il browser privacy-focused presenta una versione “pulita” senza le funzionalità crypto che avevano diviso la community negli ultimi anni. La release Nightly 1.91.33 è già scaricabile da GitHub per tutte le piattaforme principali.

Gratis su Linux


La novità più interessante riguarda il modello di business. Su Windows e macOS si tratta di un acquisto una tantum da 59,99 dollari, mentre Linux rimane completamente gratuito. Gli utenti della distribuzione open source possono comunque scegliere di pagare volontariamente per sostenere lo sviluppo del progetto, ma non è obbligatorio. Questa scelta dimostra un certo rispetto verso la comunità Linux che ha sempre apprezzato l’approccio open source di Brave.

Cosa cambia nell’esperienza utente


Brave Origin rimuove il portafoglio crypto integrato, le funzionalità blockchain e gli elementi promozionali legati al programma di ricompense BAT. Rimangono intatte le protezioni privacy, il blocco degli annunci tramite Shields, gli aggiornamenti di sicurezza e le patch Chromium regolari. L’interfaccia risulta più minimale, con focus sulle funzioni essenziali di navigazione.

Il founder Brendan Eich aveva annunciato il progetto su X tempo fa, ricevendo reazioni contrastanti. Molti utenti chiedevano da tempo una versione senza le funzionalità crypto che avevano allontanato parte della base utenti originale. La versione a pagamento risponde proprio a questa esigenza, offrendo un’alternativa per chi vuole semplicemente navigare in modo sicuro senza elementi aggiuntivi.

Sostenibilità e futuro del progetto


Il prezzo unico senza abbonamento rappresenta un approccio raro nel mercato attuale. La maggior parte dei servizi software si sta spostando verso modelli ricorrenti, mentre Brave mantiene la possibilità di un pagamento singolo. Questo potrebbe attrarre utenti stanchi delle sottoscrizioni continue.

Resta da vedere quanto questo modello sarà sostenibile nel lungo termine. Brave dovrà bilanciare le entrate dalla versione Origin con i costi di sviluppo e mantenimento dell’infrastruttura. La versione gratuita continuerà a esistere, finanziata probabilmente attraverso altri canali come la ricerca integrata e i partnership pubblicitarie tradizionali.

Per chi cerca un browser privacy senza elementi crypto, Brave Origin rappresenta finalmente una soluzione concreta. La disponibilità gratuita su Linux è un segnale positivo per gli utenti open source.

SOURCE:// github.com
SOURCE:// account.brave.com
SOURCE:// x.com
SOURCE:// medium.com
SOURCE:// Brave Versions versions.brave.com

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CompressO 3.0: compressione video e immagini in un unico strumento open source


CompressO 3.0 aggiunge il supporto completo alle immagini JPEG, PNG, WebP e GIF, con strumenti di ritaglio, rotazione e conversione SVG. Gratuito, offline, multipiattaforma.
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Finora CompressO era principalmente uno strumento per comprimere video. Con la versione 3.0 l’app open source multipiattaforma aggiunge un supporto completo alle immagini, trasformandosi in qualcosa di più versatile.

I formati gestiti sono JPEG, PNG, WebP e GIF, tutti con controllo manuale della qualità di compressione. Accanto alla compressione vera e propria arrivano alcune funzioni di editing essenziali: ritaglio, rotazione e capovolgimento, più la possibilità di modificare la risoluzione direttamente durante l’esportazione. Chi lavora con grafica vettoriale troverà utile anche la conversione bidirezionale tra SVG e formati raster, in entrambe le direzioni.

L’app gira interamente in locale, senza caricamenti su cloud, senza account e senza tracciamento. È disponibile per Linux, Windows e macOS, costruita con Tauri e Rust. Su macOS potrebbe comparire un avviso che segnala l’app come non verificata: è normale per le app gratuite e indipendenti distribuite fuori dall’App Store. Si può aprire comunque con un clic destro sull’icona e selezionando “Apri”, oppure installarla tramite Homebrew senza problemi.

CompressO si scarica gratuitamente da GitHub o dal sito ufficiale.

SOURCE:// github.com
SOURCE:// compresso.codeforreal.com

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oggi, 11 aprile, a milano: angela passarello, “in-croci” – mostra @ adec arte


angela passarello in-croci_ dall'11 aprile 2026
cliccare per ingrandire

pdf del comunicato stampa (e testo critico di MG): slowforward.net/wp-content/upl…
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