Quanto accaduto a Peteano rimarrà alla memoria più come un’azione dimostrativa
Nonostante quella di Piazza Fontana non sia stata, come si potrà osservare, la più sanguinosa delle azioni eversive avvenute, viene comunque definita come la “madre di tutte le stragi” in quanto probabile terreno di prova e apertura del sipario per tutta la cosiddetta stagione delle stragi. Da quel momento fino ai primi anni ’80 vi saranno numerosi eventi attribuibili o meno alla strategia della tensione e numerose furono le vittime, sia per la destra che per la sinistra extraparlamentare ma anche per i servitori e gli esponenti dello Stato. Circa a metà del 1970 venne pubblicato un libro che permise di coniare l’espressione da allora usata in seguito “Strage di Stato” dall’omonimo titolo, edito da alcuni esponenti di Lotta Continua <76. Costoro intenzionati ad attuare una contro-inchiesta, puntarono da un lato il dito contro i neofascisti in chiave di esecutori ma dall’altro riconobbero lo Stato stesso come mandante, arrivando in alcuni casi a riconoscere il coinvolgimento di alcune delle forze atlantiche, per quanto spesso suddette indicazioni siano spesso tese a generalizzare in un unico grande insieme gli antagonisti <77.
Nell’arco dei tumulti non vi furono solo attentati o attacchi diretti a una fazione più che ad un altra e per comprendere appieno gli equilibri di quel momento storico è necessario parlare anche di quanto accadde durante la notte tra 7 e 8 dicembre 1970: circa ventimila persone tra militari dai più alti ranghi fino alla fanteria, esponenti di varie fronde della destra così come gruppi di industriali e politici, tentarono un colpo di stato che sarà poi conosciuto come Golpe Borghese prendendo il nome dal suo organizzatore Junio Valerio Borghese, conosciuto anche come il principe nero, fondatore del Fronte Nazionale <78, legato in amicizia ad Avanguardia Nazionale di Delle Chiaie. L’obiettivo di questa azione era prendere il controllo della nazione istituendo un governo militare: procedendo con l’arresto di Saragat allora presidente della Repubblica, l’uccisione di Vicari al comando della Polizia e l’occupazione da parte di una reparto dei forestali degli studi Rai dai quali Borghese avrebbe condotto il suo discorso di insediamento per l’attivazione della Giunta Nazionale <79. Senza dimenticare una presunta occupazione del Ministero dell’Interno ad opera dei militanti di AN <80. Il putsch non ebbe esito in quanto Borghese, allertato da una telefonata, comunicò a tutti i partecipanti di abortire il piano, nonostante fosse già in attuazione. Probabilmente era stato avvisato da qualcuno di un’eventuale trappola tesa a sventare il tutto: nonostante ancora oggi non sia stata fatta chiarezza riguardo le motivazioni del dietro front, si suppone che gli americani, a conoscenza di tutto, abbiano ritirato il loro appoggio. L’intera faccenda fu sottoposta ad un’indagine segreta, nascosta all’opinione pubblica per mesi fino al 17 marzo 1971 momento in cui Paese Sera con uno scoop titolò “Complotto Neofascista” in prima pagina svelando in parte quanto accaduto. La risposta delle sinistre fu quella di manifestare e chiarire, seppur in maniera non violenta, che il risultato di un’insurrezione fascista sarebbe stato quello di portare ad una guerra civile <81. Ad oggi si suppone un coinvolgimento atlantico molto più forte in questa vicenda, riconoscendo la possibilità che Borghese sia stato coadiuvato da potenti politici italiani come Tanassi e Andreotti, supponendo che quest’ultimo fosse la figura chiave e il demiurgo dell’attentato alla Nazione <82. L’idea di rischiare un eventuale governo, simile a quello “dei colonnelli” greco, non portò ad altro se non ad una maggiore preoccupazione da parte delle sinistre a volte sfociata in violenza. Dall’altro lato per i movimenti di destra extra-parlamentare si iniziava a scegliere spesso la lotta di strada basata su raid e contrasto agli attacchi rivolti ai propri membri.
Invece il comportamento di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo prima e Nero poi si inasprirà sempre più minando all’ordine pubblico e alle vite civili, come d’altronde in previsione si sarebbe dovuto sviluppare l’inizio di un’ipotetica strategia della tensione.
Una delle più controverse stragi avviene il 31 marzo del 1972 durante la notte, a Peteano parte del comune di Sagrado in Gorizia. Alle ore 22:35 le forze dell’ordine vengono allertate anonimamente della scoperta di una 500 con evidenti segni di una sparatoria sul parabrezza <83, all’arrivo dei carabinieri vengono appurati dei fori di proiettile di calibro 22, pistola che in seguito si sarebbe scoperta appartenere ad uno degli autori dell’attentato: Cicuttini e detenuta dal complice Ivano Boccaccio <84. Durante l’ispezione della vettura, gli inquirenti aprirono il cofano scatenando l’esplosione di una bomba ad innesco collegata alla vettura. Saranno tre i morti e due i feriti. Quanto accadde nelle indagini è un esempio del meccanismo di protezione costruito da fronde deviate: in quanto vennero attivati numerosi tentativi di depistaggio da parte degli stessi carabinieri e polizia: infatti la colpevolezza di una cellula extra-parlamentare nera avrebbe causato numerosi danni sia alla destra sia alle forze dell’ordine, principalmente perché si rischiava uno spostamento politico dei moderati sia contro la destra sia contro i militari nell’opinione pubblica <85.
Ad alzare il velo di nebbia sull’avvenimento vi fu anche la natura dell’esplosivo: a partire dalla perizia di Marco Morin, spesso al servizio dei giudici di Venezia, il quale dichiarò l’utilizzo nell’attentato del Semtex-H <86, esplosivo al plastico di approvvigionamento militare di origine cecoslovacca, spesso utilizzato in quegli anni per attacchi terroristici. Venne poi appurato sotto sospetto del giudice istruttore Casson la falsità delle perizie, in quanto il suddetto reperto aveva la funzione di depistare le indagini sulla sinistra, sospetto in seguito il coinvolgimento di Morin all’interno di Gladio, per non parlare del suo rapporto di amicizia con Carlo Maria Maggi, una delle figure di riferimento di Ordine Nuovo a livello nazionale <87. Scoperta la falsificazione delle prove da parte del giudice venne messa in campo l’ipotesi che la componente deflagrante utilizzata fosse stata presa da un “Nasco” di Gladio presso Aurisina depredato di cinque kg di esplosivo C4. Essendo numerosi sul territorio i depositi di questo tipo che iniziavano a venire alla luce senza l’apparente controllo degli originari proprietari <88.
La reale paternità dell’ordigno si è ottenuta con la finale analisi del giudice Guido Salvini, che negò la provenienza dell’esplosivo da Aurisina, anzi ritenne le affermazioni di Casson infondate. In quanto convinto dell’utilizzo di materiale esplosivo civile utilizzato nelle cave, probabilmente sottratto dall’altopiano di Piancavallo intorno al 1970, come si evince nella sentenza del 1998: «Per quanto concerne l’esplosivo, infatti, la perizia ha evidenzia che quello utilizzato per l’ordigno era esplosivo civile da cava (e non l’esplosivo militare del tipo “C4” presente nei Nasco) e perdipiù Vinciguerra ha spiegato con abbondanza di particolari e dettagli come egli se lo sia procurato, nell’estate del 1970, insieme ad alcuni camerati anche originari della zona, sull’altipiano del Piancavallo, rubandolo da una baracchetta del tutto incustodita di una ditta che stava effettuando lavori di sbancamento». <89
La dichiarazione di Vinciguerra tagliò i ponti con la teoria di una possibile collaborazione con Gladio, almeno per questo evento, nonostante fosse più cara all’opinione pubblica. I colpevoli vennero riconosciuti dopo tempo e numerosi depistaggi, in Cicuttini, Boccaccio e Vinciguerra. Il loro obiettivo era quello di causare una frattura nei buoni rapporti tra Ordine Nuovo e i carabinieri, in quanto visti come un semplice prolungamento della NATO e più in generale dell’ordine <90.
Quanto accaduto a Peteano rimarrà alla memoria più come un’azione dimostrativa, in quanto per i poteri in gioco e per ciò che avvenne in seguito, non era possibile, per una piccola cellula rivoluzionaria, portare un cambiamento nelle alleanze al di sotto di un movimento esteso come quello di Ordine Nuovo. L’organizzazione a seguito di questi eventi venne messa a processo essendo considerata un pericolo che rischiava di prendere forza. Nel 1973 erano quarantadue membri di Ordine Nuovo <91 ad essere sotto l’accusa di aver violato la legge Scelba e dunque di essere intenzionati a ricostruire il disciolto partito fascista. Il 21 novembre dello stesso anno vennero tra questi, sentenziate trenta condanne per i dirigenti a seguito della violazione degli articoli 1, 2, 3 e 7 della suddetta norma <92.
[NOTE]76 Gruppo di sinistra extra-parlamentare attivo tra gli anni ’60 e ’70 con ideali rivoluzionari di stampo marxista
77 M.Liggini, E. Di Giovanni, “La Strage di Stato”, Samonà e Savelli, Roma, 1970
78 Gruppo politico di estrema destra con all’interno numerosi veterani di Salò
79 Per completezza riportato di seguito “Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l’Italia sull’orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. Nelle prossime ore, con successivi bollettini, vi saranno indicati i provvedimenti più importanti ed idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione. Le forze armate, le forze dell’ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d’altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo stato che creeremo sarà un’Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera. Il nostro glorioso tricolore! Soldati di terra, di mare e dell’aria, Forze dell’Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria e il ristabilimento dell’ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali, vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore, vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno all’amore: Italia, Italia, viva l’Italia!” Disponibile in L. Telese, “Cuori Neri”, Sperling Paperback, Milano, 2010, pp. 151-152
80 A. Giannuli, “Bombe a inchiostro”, BUR, Milano, 2008, p.142
81 M. Dondi, “L’eco del boato”, Laterza, Roma, 2015, pp.210-217
82 G. M. Bellu, “E la Cia disse: sì al golpe Borghese ma soltanto con Andreotti premier”, Repubblica, 5 dicembre 2005
83 Nel dettaglio la trascrizione: “Vorrei dirle che gh’è, che la xè una una machina che ga due buchi, eh sul parabressa, no? Fra la strada da Poggio Terza Armata a Savogna la xè una cinquecento da Poggio Terza Armata per venire giù a Savogna una cinquecento bianca e la ga due busi, due, due busi, sembra de palotola”, presente in G. Salvi, “La strategia delle stragi: dalla sentenza della Corte d’Assise di Venezia per la strage di Peteano”, Editori Riuniti, Roma, 1989, p. 34
84 “Doc. XXIII n.64 Volume Primo Tomo I”, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Decisioni adottate dalla Commissione, Seduta 22 marzo 2001, in merito alla pubblicazione degli atti e dei documenti prodotti e acquisiti, p.145
85 A. Giannuli, “La strategia della tensione”, Ponte delle Grazie, Milano, 2018, p. 416-417
86 “Doc. XXIII n.64 Volume Primo Tomo I”, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, “Doc. XXIII n.64 Volume Primo Tomo I”, Decisioni adottate dalla Commissione, Seduta del 22 marzo 2001 in merito alla pubblicazione degli atti e dei documenti prodotti e acquisiti, p.35
87 A. Silj, “Malpaese”, Donzelli, Roma,1994, p.178 e “Mentirono sulla strage”, Repubblica, 29 ottobre 1993
88 R. Bianchin, G. Cecchetti, “Il grande sospetto di Casson: quanti utilizzarono l’arsenale?”, Repubblica, 20 Dicembre 1990 e dagli stessi autori “Gladio: non tornano i conti sui Nasco”, Repubblica, 20 Gennaio 1991 e M. Griner, “Anime
Nere”, Sperling Kupfer, Milano, 2014
89 Sentenza Ordinanza N. 9/92 A.R.G.P.M., N. 2/92 F.R.G.G.I:, 3 febbraio 1998
90 V. Vinciguerra, “Ergastolo per la libertà”, Arnaud, Firenze, 1989, pp. 198-200
91 “I cento giorni di Ordine Nuovo”, Paese Sera, 30 gennaio 1972
92 Sentenza N. 5863/73, Tribunale di Roma, 21 Novembre 1973
Enrico Forlino, L’eversione nera negli anni di piombo: lo spontaneismo armato, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno accademico 2019-2020
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Julian Del Vecchio
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