Signal, arrivano le etichette nei gruppi: novità ancora in fase di test
Nei gruppi Signal più affollati, capire chi è chi può essere un problema. Per ovviare a questo, la app sta introducendo le etichette degli utenti: una breve descrizione che ognuno può aggiungere al proprio profilo all’interno di un gruppo specifico, visibile accanto al nome nei messaggi, nell’elenco dei partecipanti e nella schermata delle info di contatto.
Pensa al classico gruppo di condominio, alla chat del circolo sportivo o a un canale di lavoro con tante persone: avere un’etichetta tipo “Amministratore stabile” o “Responsabile soci” accanto al nome può fare la differenza. Le etichette possono iniziare con un’emoji e, come tutto su Signal, sono cifrate da cima a fondo, quindi nessuno al di fuori del gruppo può vederle.
Ogni utente può aggiungere un’etichetta solo a se stesso, non agli altri. Nessuno può “taggare” qualcun altro a propria insaputa.
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Chi può usarle?
Qui c’è un aspetto da tenere a mente. L’impostazione di un’etichetta rientra nell’autorizzazione “Modifica informazioni gruppo”, la stessa che consente di cambiare nome, foto, descrizione, timer dei messaggi a scomparsa e messaggi in evidenza del gruppo. Questo significa che non esiste (almeno per ora) un controllo più granulare: non puoi consentire a tutti di aggiungere solo la propria etichetta senza dargli anche il permesso di modificare le altre informazioni del gruppo.
In pratica, se l’amministratore ha ristretto questa autorizzazione ai soli admin, solo loro potranno impostare un’etichetta. Se invece ha aperto il permesso a tutti i partecipanti, chiunque potrà farlo. Una logica comprensibile, ma che potrebbe limitare l’utilità della funzione in quei gruppi dove si vuole mantenere un certo controllo sull’aspetto generale.
Disponibilità
La funzione è attualmente nelle versioni beta 8.1 di Signal per Android, iOS e desktop. Già nelle versioni stabili attuali è comunque possibile vedere le etichette impostate da altri. Il rilascio generale arriverà dopo il periodo di test, come riporta AboutSignal.
FONTE aboutsignal.com
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Anthropic acquisisce Vercept per potenziare Claude
Anthropic continua la sua corsa alle acquisizioni. Dopo aver comprato a dicembre il motore di coding Bun, ora tocca a Vercept, startup di Seattle specializzata in un problema tutt’altro che banale: insegnare all’AI a vedere e usare un computer esattamente come farebbe un essere umano.
Il team fondatore entrerà a far parte di Anthropic nelle prossime settimane. Il loro prodotto, Vy, un agente in grado di controllare un Mac tramite comandi in linguaggio naturale, chiuderà i battenti il 25 marzo.
Perché questa acquisizione è interessante
L’obiettivo di Anthropic è potenziare quello che chiama “computer use”, cioè la capacità di Claude di eseguire operazioni complesse dentro applicazioni reali, compilare moduli, navigare fogli di calcolo, gestire flussi di lavoro su più strumenti contemporaneamente, senza limitarsi a generare del codice.
I numeri danno un’idea della direzione: su OSWorld, un benchmark standard per valutare queste capacità, i modelli Sonnet sono passati da meno del 15% a fine 2024 al 72,5% attuale con Claude Sonnet 4.6. Anthropic parla apertamente di prestazioni vicine al livello umano su determinati compiti.
Vercept aveva sviluppato anche un proprio modello di riconoscimento dell’interfaccia grafica, VyUI, che secondo la startup superava i concorrenti di OpenAI, Google e della stessa Anthropic nei benchmark di comprensione visiva delle UI.
La corsa all’agente AI capace di operare in autonomia sul desktop è già affollata: OpenAI ha il suo Operator, Google ha Project Mariner, Amazon Nova Act e Microsoft sta spingendo Copilot verso l’automazione a livello schermo su Windows.
FONTE anthropic.com
FONTE techcrunch.com
FONTE geekwire.com
Anthropic acquires computer-use AI startup Vercept after Meta poached one of its founders | TechCrunch
Seattle-based Vercept developed complex agentic tools, including a computer-use agent that could complete tasks inside applications like a person with a laptop would.Julie Bort (TechCrunch)
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La rivelazione di Gladio
Anche nel contesto italiano si videro le influenze dei cambiamenti a livello internazionale del ‘90: il crollo dell’URSS ebbe un effetto “esplosivo” sul Partito Comunista Italiano (PCI), già confinato all’opposizione fin dal 1979 <21. Nel novembre del 1989 il suo segretario, Achille Occhetto, avviò una fase di discussione che riguardava il mutamento del nome del partito e i suoi riferimenti ideali. Il processo si concluse solamente nel 1991, con lo scioglimento del PCI e la nascita del Partito Democratico della sinistra (PDS) <22 , che si schierò nel campo della socialdemocrazia. Alcuni ex militanti del PCI, fedeli ai valori del comunismo, fondarono invece il Partito della rifondazione comunista (Prc). Il clima che si avvertiva in Italia, come in tutta Europa, era quindi quello di un sostanziale cambiamento. Ma cambiamento non significava dimenticare il passato. E di passato dimenticato in Italia ce n’era un bel po’. Fin dal gennaio del 1990 un giovane giudice istruttore della Procura di Venezia, il Dott. Felice Casson, stava indagando su un vecchio caso rimasto irrisolto e da lui appena riaperto, si trattava della Strage di Peteano <23 del 1972, nella quale trovarono la morte tre carabinieri, uccisi da un’autobomba. Casson arrivò a degli “insoliti collegamenti” tra il terrorismo di destra e i servizi segreti italiani. Decise allora di vederci chiaro e chiese ufficialmente di accedere agli archivi del SISMI, il “Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare” <24. Tuttavia, la sua richiesta venne più volte rifiutata, in quanto il materiale che il magistrato chiedeva di visionare era coperto dal sigillo del “segreto di Stato”. Casson arrivò a fare richiesta sempre più insistentemente, scalando le gerarchie di comando, fino ad arrivare al Presidente del Consiglio dei Ministri in carica, l’Onorevole Giulio Andreotti. Il 20 luglio, dopo un colloquio tra i due, il Premier decise di consentire al giudice veneziano, per la sua insistenza, l’accesso agli archivi di Forte Braschi a Roma, sede nevralgica del SISMI, in particolar modo ai documenti riguardanti la 7^ Divisione del Servizio <25.
Il 2 agosto 1990 – lo stesso giorno in cui Saddam Hussein aveva dato inizio all’invasione del Kuwait – in una seduta della Camera dei Deputati dedicata alla strage alla stazione di Bologna <26 del 1980, il Presidente Andreotti accettò un ordine del giorno, presentato dai deputati Quercini, Tortorella, Violante ed altri, il quale impegnava il Governo ad informare le Camere entro 60 giorni riguardo “[…] l’esistenza, alle caratteristiche e alle finalità di una struttura parallela e occulta che avrebbe operato all’interno del nostro servizio segreto militare con finalità di condizionamento della vita politica del Paese <27.” Tuttavia, Andreotti chiese di poter far pervenire le informazioni richieste in una sede più riservata. I presentatori dell’ordine accettarono che a ricevere la documentazione promessa fosse la Commissione parlamentare di inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (che da ora in avanti identificheremo con “Commissione Stragi” per motivi di celerità della narrazione). Così, il giorno successivo, il 3 agosto, il Presidente del Consiglio si rivolse alla commissione dichiarando “Mi riservo di presentare alla Commissione una relazione molto precisa che ho pregato lo Stato Maggiore di predisporre. Si tratta di quelle attività che, sul modello Nato, erano state messe in atto per l’ipotesi di un attacco e di un’occupazione dell’Italia o di alcune regioni italiane […], proseguite fino al 1972 […]. Sia sul problema in generale, sia sullo specifico accertamento fatto in occasione dell’inchiesta sulla strage di Peteano da parte del giudice Casson, fornirò alla Commissione tutta la documentazione necessaria <28”. Tale dichiarazione rivelava la volontà di Andreotti – e quindi del Governo – di togliere il “segreto di Stato” sull’organizzazione clandestina. Il sigillo imposto non aveva bloccato solamente le indagini giudiziarie di Felice Casson, ma anche quelle del “collega di Procura”, il Dott. Carlo Mastelloni, che sempre a Venezia stava indagando sulla caduta di un aereo militare a Porto Marghera nel 1973, tale “Argo 16” <29. Velivolo che era in dotazione proprio al servizio militare italiano.
Il 18 ottobre 1990 la “Commissione Stragi” ricevette la documentazione promessa, che riportava il titolo “Il cosiddetto SID parallelo-il caso Gladio” <30. Nella sua lettura, si scoprì che le operazioni dichiarate “abbandonate dal 1972” da parte del premier, continuavano invece ancora. L’8 agosto precedente il direttore del SISMI, l’Ammiraglio Fulvio Martini <31, aveva emanato una circolare in cui indirizzava l’organizzazione Gladio alla lotta contro la droga <32.
Nonostante Andreotti avesse già consegnato la documentazione alla “Commissione Stragi”, quasi nell’immediato periodo successivo chiese che gli venne re-inviata perché non era corretta e doveva essere sistemata. Dopo che gli fu tornata indietro, nei giorni che seguirono ne consegnò un’altra versione, più generica e soprattutto ridotta rispetto alla prima di due pagine ❤❤. Lo strano comportamento del premier e la fretta di avere nuovamente il documento tra le mani affinché fosse sfoltito e sistemato instaurò diversi dubbi e pensieri nei membri della commissione d’inchiesta, compreso il suo presidente, il Senatore Libero Gualtieri. Il 24 ottobre 1990 Giulio Andreotti rivelò l’esistenza di Gladio ai media italiani <34, lasciando l’intero Paese a bocca aperta. Iniziava così lo “scandalo Gladio”.
Giornali, radio, televisioni, politici e persino la gente comune, se ne parlava ovunque. E non ci riferiva all’antica spada corta romana in dotazione ai legionari dell’Impero o usata dai combattenti nelle arene. L’indagine del Dottor Casson divenne nota a livello nazionale, tutti cominciarono a seguire i fatti. La Guerra del Golfo non sembrava più un evento così importante, nemmeno il prossimo intervento dell’esercito italiano nel conflitto sembrava interessare alla massa. Vennero fuori invece parole nuove, come “Stay Behind”, “Nasco”, “guerra non ortodossa”, “SID parallelo”, numerosi riferimenti alla CIA e al potere occulto. Si tornava allora a parlare di Loggia P2 e tanti altri “scheletri nell’armadio” dello Stato italiano. Il mondo della Sinistra accusava l’illegittimità della struttura occulta, compreso un PCI ormai in rovina, ritenendosi comunque una delle principali “vittime”. Non bastava nemmeno l’intervento del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Domenico Corcione, che ribadì più volte il perfetto collocamento della “Stay Behind” italiana nel contesto dell’Alleanza Atlantica, anche in un’udienza a Venezia con Casson. In sua difesa, il Presidente Andreotti dichiarava in Parlamento: “Ciascun capo di governo venne informato sull’esistenza di Gladio”, creando grande imbarazzo tra gli ex presidenti del Consiglio, tra i quali il socialista Bettino Craxi, il repubblicano Giovanni Spadolini e l’allora presidente del Senato, Arnaldo Forlani <35. Tutti reagirono, chi più chi meno, in modo confuso. Nei programmi televisivi vi erano ore di confronti, che vedevano politici e giornalisti discutere – chi
accusava e chi difendeva – sulla legittimità o meno di questa organizzazione, sul suo ruolo nella Prima Repubblica e soprattutto sul perché non sia mai stata rivelata prima. In trasmissioni come “Samarcanda” <36 di Michele Santoro, gli inviati del programma andavano in giro per le città italiane, a chiedere direttamente ai cittadini se sapessero cosa fosse Gladio, o meglio cos’era stato, dato che nel frattempo, il 27 novembre 1990 il Presidente Andreotti, con un decreto, sciolse ufficialmente l’organizzazione segreta <37. Ma questo non fece altro che aumentare l’ondata mediatica dello scandalo. La gente si domandava se la fine di Gladio fosse vera o se era solo un’altra falsa notizia del premier, come quella che riteneva concluse le attività dell’organizzazione nel 1972.
Di Gladio vennero dette le peggiori cose, giravano addirittura terribili teorie golpiste. Gli vennero presto affibbiate la maggior parte – se non la totalità – delle stragi e atti di violenza politica rimasti impuniti, dalla strage di Piazza Fontana< 38 a quella dell’Italicus <39, dal caso De Mauro <40 al caso Moro <41.
Per non parlare degli omicidi di stampo mafioso.
[NOTE]21 Banti Alberto Mario, L’età contemporanea: dalla grande guerra a oggi, Bari, Laterza, 2009, p. 403.
22 Idem, p. 403.
23 Formigoni Guido, Storia d’Italia nella guerra fredda (1943-1978), Bologna, il Mulino, 2016, p. 425.
24 Ganser Daniele et al., Gli eserciti segreti della Nato: operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale, Roma, Fazi, 2005, p. 354.
25 Crocoli Mirko, Nome in codice Gladio, Milano, Edizioni A. Car, 2017, p. 46.
26 Ganser Daniele et al., Gli eserciti segreti della Nato: operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale, Roma, Fazi, 2005, p. 16.
27 Senato della Repubblica, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Relazione d’inchiesta condotta sulle vicende connesse all’operazione Gladio, 1992, p. 29.
28 Idem, p. 29-30.
29 Formigoni Guido, Storia d’Italia nella guerra fredda (1943-1978), Bologna, il Mulino, 2016, p. 441.
30 Senato della Repubblica, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Relazione d’inchiesta condotta sulle vicende connesse all’operazione Gladio, 1992, p. 30.
31 Martini Fulvio et al., Nome in codice: Ulisse. Trent’anni di storia italiana nelle memorie di un protagonista dei servizi segreti, Milano, Rizzoli, 1999.
32 Senato della Repubblica, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Relazione d’inchiesta condotta sulle vicende connesse all’operazione Gladio, 1992, p. 30.
33 Ganser Daniele et al., Gli eserciti segreti della Nato: operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale, Roma, Fazi, 2005, p. 19.
34 Crocoli Mirko, Nome in codice Gladio, Milano, Edizioni A. Car, 2017, p. 45-46.
35 Ganser Daniele et al., Gli eserciti segreti della Nato: operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale, Roma, Fazi, 2005, p. 21.
36 Santoro Michele, Samarcanda, puntata del 08/11, Raiplay, 1990.
37 Senato della Repubblica, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Relazione d’inchiesta condotta sulle vicende connesse all’operazione Gladio, 1992, p. 30.
38 Giannuli Aldo, La strategia della tensione: servizi segreti, partiti, golpe falliti, terrore fascista, politica internazionale: un bilancio definitivo, Milano, Ponte alle Grazie, 2018, p. 319.
39 Formigoni Guido, Storia d’Italia nella guerra fredda (1943-1978), Bologna, il Mulino, 2016, p. 456-457.
40 Crocoli Mirko, Nome in codice Gladio, Milano, Edizioni A. Car, 2017, p. 57.
41 Formigoni Guido, Aldo Moro: lo statista e il suo dramma, Bologna, il Mulino, 2016, p. 337.
Daniele Pistolato, “Operazione Gladio”. L’esercito segreto della Nato e l’estremismo nero, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2023-2024
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programma di incontri a palazzo collicola, a cura di gianni e giuseppe garrera
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Brave lancia Place Search: ricerca di luoghi via API senza passare da Google
Oltre 200 milioni di punti di interesse interrogabili senza dipendere da Google Maps: è questa la promessa della nuova funzione Place Search, appena aggiunta alle API di Brave Search.
Il nuovo endpoint, come riporta il blog ufficiale di Brave, permette agli sviluppatori di integrare nelle proprie applicazioni una ricerca geografica basata su coordinate, raggio e, volendo, una parola chiave. In pratica un utente potrebbe cercare “ristoranti entro 5 km dalla mia posizione” direttamente dentro un’app che sfrutta queste API, senza mai appoggiarsi ai servizi di Google.
Cosa cambia rispetto alla ricerca classica
Con una ricerca tradizionale su Brave, i risultati legati a luoghi fisici compaiono solo quando il motore di ricerca ritiene che l’utente stia cercando proprio quello. Place Search, invece, restituisce sempre risultati geolocalizzati, ed è anche parecchio più veloce: secondo Brave, in media il doppio rispetto a una ricerca standard con risultati di tipo “luoghi”.
La granularità è un altro punto forte. Si può restringere il campo fino a un raggio di circa 500 metri da un punto specifico, oppure allargarlo fino a 20 chilometri. C’è anche una modalità “esplora” che, senza bisogno di digitare nulla, mostra i punti di interesse più rilevanti nella zona selezionata.
A chi è rivolta
Place Search è pensata soprattutto per chi sviluppa applicazioni che hanno bisogno di dati geografici: dalle app di viaggio ai portali di attività locali, passando per strumenti di raccomandazione basati sulla posizione. Il servizio è incluso nel piano Search delle API di Brave, che prevede un sistema di crediti mensili gratuiti per progetti piccoli o in fase di test.
FONTE brave.com
FONTE brave.com
Brave lancia Place Search: ricerca di luoghi via API senza passare da Google
Brave Search API now features Place Search, a new endpoint for map applications | Brave
The Brave Search API now offers Place Search—a fast, granular endpoint for discovering businesses, landmarks, and more across over 200 million points of interest.Brave
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oggi, 3 marzo, su radio onda rossa: “cervelli/martelli” + “eros e priapo”
Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm
martedì 3 marzo 2026, ore 14
● CERVELLI/MARTELLI
scritto, diretto e interpretato da Antonella Alfano
musiche originali eseguite dal vivo da Massimiliano Felice e Gianmichele
Montanaro
Spettacolo storico che nasce dall’analisi documentaristica e saggistica della rivolta anarchica del 1877 nel matese. In uno scenario lontano da quello odierno, i versi sembrano raccontare lo specchio della società contemporanea. Il “sembrare”, legato a nomi, costumi e ambienti dell’epoca, decade quando a scendere in campo sono i bisogni e i diritti dell’essere umano e le condizioni di abuso e sopruso attuate dal “vertice”. Perché raccontare oggi i fatti di una ventina o poco più di giovani che non solo hanno operato in una condizione geografica sfavorevole, ma infine sono stati anche arrestati e processati? Perché diffondere le gesta di un fallimento? Perché non si tratta di fallimento, ma di un tentativo: agire fino in fondo un ideale. I “martelli”, metafora dell’azione, sono mossi dall’intento, i “cervelli”. Cervelli che hanno chiara la motivazione: le necessità dell’individuo. Coscienze diverse (studenti, stuccatori, fabbri, impiegati, negozianti) si uniscono a quella contadina forti di un credo condiviso, freccia di un solo grido: Rivoluzione! È questa la lotta. Raccontare, attraverso narrazione, musiche, canti e poesia, un “Esempio”, condiviso o meno fa lo stesso, un giudizio postumo alla conoscenza e tentare di risvegliare la condizione di sovranità del popolo.
archive.org/details/Radioteatr… (39′)
e, a seguire, ore 14:40
● EROS E PRIAPO
di Carlo Emilio Gadda
rielaborazione e regia Adriana Martino
con Valentina Martino Ghiglia
alle percussioni Andrea Nicolè
musica Benedetto Ghiglia
Questo pamphlet è definito da Gadda stesso “libello psicanalitico, diviso tra arringa e memoriale narrativo”, un “atto di conoscenza” di quel Ventennio che ha soggiogato l’Italia segnando il prevalere “d’un cupo e scempio Eros sui motivi di Logos”. Eros è il dio dell’amore, Priapo è il simbolo dell’istinto sessuale e della forza generatrice maschile. Quando queste due deità si contrappongono generano mostri. Gadda parte dal fascismo, da lì si muove e inventa, interpreta, si insinua, scava, amplia e deforma nelle direzioni più varie, in vorticoso ribollire e gorgogliare. Pensando al Duce e alle sue qualità amatorie, alla “banda” dei gerarchi e soprattutto alle donne fasciste in particolare la dilatazione della sua furia non conosce limiti.
Per dare valore e forza a questa lava di parole e immagini, a questo fiume fangoso di invettive, ci è venuto naturale affidarle ad una creatura sotterranea che sembrasse provenire dai bassifondi di una città metropolitana e che avesse accumulata tutta la rabbia della propria miseria ed emarginazione, con le sembianze di una barbona che, dialogando con se stessa, snocciola contro il mondo, impavida, il suo lucido delirio.
archive.org/details/Radioteatr… (46′)
metateatro.blogspot.com/2011/0…
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RadioTeatro. Cervelli/martelli : Free Download, Borrow, and Streaming : Internet Archive
Martedì 11 Gennaio 2011 ore 14 CERVELLI/MARTELLI scritto, diretto e interpretato da Antonella Alfano musiche originali eseguite dal vivo da Massimiliano...Internet Archive
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OnlyOffice Docs 9.3: firma nei PDF, vista multipagina e oltre 500 correzioni
La suite open source OnlyOffice si aggiorna alla versione 9.3 con oltre 30 novità e più di 500 correzioni. L’aggiornamento tocca tutti gli editor della suite, ma è il PDF a ricevere le attenzioni maggiori.
Nei moduli PDF è ora possibile firmare i documenti in tre modi: caricando un’immagine (con rimozione automatica dello sfondo bianco), digitando il proprio nome con un font dedicato, oppure disegnando la firma a mano libera con mouse o touch. Chi usa la versione Enterprise può anche caricare un certificato di firma digitale dal pannello di amministrazione. Altra novità utile: i PDF protetti da password possono ora essere sbloccati e modificati direttamente, senza bisogno di strumenti esterni.
Le novità negli altri editor
Nell’editor di testo arriva la vista multipagina, che permette di affiancare più pagine sullo schermo per un confronto più rapido. I commenti mostrano ora un colore diverso per ogni utente e i punti esatti del testo commentato, rendendo la collaborazione più leggibile.
Nel foglio di calcolo, la novità più interessante è il Risolutore, uno strumento per problemi di ottimizzazione lineare basato sul metodo del simplesso. Arrivano anche tre funzioni per le espressioni regolari (REGEXTEST, REGEXREPLACE e REGEXEXTRACT), gli array dinamici, ovvero formule che possono restituire risultati su più celle adiacenti, e un caricamento più veloce per i file di grandi dimensioni.
Per le presentazioni, la 9.3 aggiunge il supporto alla riproduzione delle GIF animate nella modalità slideshow.
OnlyOffice Docs 9.3 è la versione collaborativa da ospitare sui propri server o usare in cloud. Le stesse novità arrivano generalmente anche negli editor desktop, disponibili gratuitamente per Windows, macOS e Linux, anche se con tempistiche leggermente diverse.
FONTE onlyoffice.com
FONTE github.com
ONLYOFFICE Docs 9.3 released | ONLYOFFICE Blog
The latest update for ONLYOFFICE Docs is here: enhanced PDF Editor, more signature options, multipage view for documents, Solver in sheets, and more.ONLYOFFICE Blog
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alice / jan švankmajer. 1988
youtu.be/tK_l74cSPGY?si=YG1NEg…
#Alice #animazione #cinema #film #JanŠvankmajer #video
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26×15 Le 31 Canzoni Prog più Epiche della BBC Classical Music
Salt-N-Pepa
26x15 Le 31 Canzoni Prog più Epiche della BBC Classical Music
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Questo articolo illustra la classifica stilata da BBC Classical Music dedicata alle 31 composizioni rock progressivo più maestose della storia. Il testo descrive il genere come un ponte verso la musica classica, celebrando brani lunghi e complessi che favoriscono il virtuosismo e la sperimentazione audace.
acor3.it/podcast/26x15-le-31-c…#BancoDelMutuoSoccorso #Genesis #musica #PFM #PinkFloyd #prog #progressive #Rush
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4. El Hierro (2): ai margini dell’umanità, non fuori.
Come quest’isola remota mi ha dato una grande lezione su chi pensavo di essere.
El Hierro (seconda parte): il silenzio magico che cura e insegna. – Verso Casa – dove il cuore vuole stare.
El Hierro, un luogo perfetto che ha tutto quello che sto cercando.Dopo l’impatto iniziale con il paesaggio arido e il vuoto di El Hierro in questo secondo episodio racconto il tempo lento vissuto sull’isola.Qui il silenzio non è solo assenza di rumore, ma uno spazio che ti ascolta, che ti costringe a fare i conti con te stesso.Ho vissuto giorni particolari, a cavallo tra la noia e una specie di rinascita. La Ragione voleva delle risposte. Al cuore non servivano.Questo episodio parla di tempo denso, di ascolto di se stessi e di come un luogo apparentemente immobile può diventare l'opportunità di capire molte cose di sé.Verso Casa continua da qui:da un’isola che nella sua stranezzati rapisce il cuore.🎧 Guarda di più su YouTube 🌍 Scopri di più sul sito Simone ViaggiatoreI miei Video su El Hierro.=== LOCALITA' CITATE ===- Las Playas- La Frontera- Sendero de la Llanìa- Centro de Interpretaciòn del JulànPossiamo restare in contatto tramite questi canali. Ti aspetto 😀- simoneviaggiatore.com- youtube.com/@versocasa- https.//youtube.com/@simoneviaggiatore- tiktok.com/@simoneviaggiatore- mastodon.uno/deck/@simonperry
Quando penso alle nostre città italiane, la prima cosa che mi viene in mente è il rumore.
Viviamo immersi nel frastuono. Abbiamo vicini che possono farsi sentire a qualunque ora del giorno e della notte, e poi ci sono le strade con il rombo delle automobili, dei camion e i clacson.
Quando andiamo nei centri commerciali siamo invasi dalla musica e ormai divertirsi è un sinonimo di rumore.
A El Hierro invece c’è un silenzio magico.
Quando avevo preso coscienza di cosa mi facesse stare bene in un posto, il silenzio non l’avevo incluso ma dopo qualche giorno sull’isola mi stavo accorgendo che era fondamentale, e la quiete era il fattore principale che mi stava aiutando a rilassarmi.
[…]
Al mattino presto, quando l’orizzonte passa dal blu all’arancione, il silenzio magico di El Hierro viene spezzato.
Ma in fondo sono in vacanza e mi va bene anche svegliarmi così.
[Gallo che canta]
È il momento di esplorare la costa est.
Ho intuito che l’isola ha alcune caratteristiche importanti, ma non riesco a descriverle finché non arrivo a Las Playas, piccola località balneare con spiaggia di sabbia.
Proseguo l’esplorazione di questo tratto di costa, di questo golfo lasciato da questa caldera, anche da questo lato dell’isola collassata in mare chissà quanto tempo fa e mi sto spostando in pratica da nord verso sud. El Hierro è un’isola strana, nel senso che… non ha un vero e proprio centro, cioè mi spiego meglio, non è un’isola rotonda, non è un’isola lunga, non ha un su e un giù. Se guardi la cartina lo capisci subito. È una specie di… immaginati la testa di una mucca, con le corna e il muso in basso e diciamo proprio al centro di questa enorme struttura di questa isola, c’è un altissimo crinale di montagne di 1200-1400 m, quindi davvero non c’è un centro. E se tu vuoi vedere le coste devi comunque salire e scendere. Se vuoi attraversarla devi salire fino al clinale e scendere dall’altra parte oppure devi girarci intorno, quindi diventa un’isola che nonostante non sia grande (perché è 250 km² di estensione), allo stesso tempo non è neanche piccola; le strade sono molto belle, ma percorrele in un senso o nell’altro è comunque una cosa un po’ lunga, per cui è un’isola che sembra più grande di quello che è.
El Hierro sembra più grande di quello che è. Ma la realtà è che si tratta di un’isola piccola e abbastanza vuota.
I crinali dell’isola e le scogliere separano i paesi tra loro isolandoli.
Alle Canarie i governi delle singole isole si chiamano “Cabildo”. Il Cabildo di El Hierro ha costruito dei tunnel che mettono in comunicazione tra loro le valli, che altrimenti resterebbero separate.
Resta il fatto però che in quest’isola remota è davvero facile sentirsi isolati.
La Frontera, sulla costa opposta dell’isola, è un paese più vivace rispetto ad altri, ma si nota anche qui che la vita scorre lentamente. Verso mezzogiorno vedo che molti ristoranti non aprono. In uno dei pochi aperti mi spiegano che è perché non conviene. Non ci sono abbastanza persone. Tanto vale aprire solo nei fine settimana oppure a cena.
L’hotel più piccolo del mondo invece è aperto.
È costruito con la stessa lava nera delle scogliere su cui si trova. Ha una sola stanza che si può prenotare, ma anche un ristorante che è molto più grande e può servire molte più persone.
Mi dicono che è gestito da un italiano e di italiani residenti qui non ce ne sono ancora. Mi piacerebbe chiedere a questa persona come si vive sull’isola, ma non lo trovo. Da quello che posso vedere io il posto è stupendo, ma non credo che mi piacerebbe viverci. Alle spalle del paese c’è una scogliera alta 1000 m.
È il bordo dell’enorme vulcano crollato in mare per metà. Quello che è rimasto in piedi corrisponde quasi a una metà dell’isola e potrebbe starci dentro una città come Mantova o Viterbo. Davanti al paese invece c’è il mare, ma non ci sono spiagge: soltanto scogliere alte una ventina di metri su cui le onde si infrangono con violenza.
Per poter consentire ai cittadini di fare il bagno, il Comune ha messo delle scalette che portano in acqua oppure in alcune piscine naturali che si riempiono con le onde del mare. Visto che non sono più tanto giovane, tutto questo per me sarebbe inutile. L’oceano è troppo impetuoso qui, non farei altro che mettermi in pericolo per tutto il tempo.
A La Frontera molte persone hanno un che di esotico.
Una ricerca veloce in internet mi svela che nel ‘900 in questa città si è svolta un’altra migrazione.
Partirono diverse navi cariche di persone che volevano fuggire alla dittatura spagnola che stava nascendo. Quelle navi arrivarono a Cuba e in Venezuela. Oggi diversi eredi di questi migranti stanno tornando alle terre dei loro antenati. Alcuni portano con sé altre persone; parlano già spagnolo e con un accento molto simile a quello di El Hierro, per cui per loro è più facile integrarsi qui e ottenere la cittadinanza.
Una signora con cui chiacchiero mi conferma tutto questo. La chiamerò Maria.
Maria lavora alla riserva in cui si cerca di recuperare la specie di lucertole che si è evoluta qui nel corso dei millenni. Questi rettili qui vengono chiamati Lagarto Gigante de El Hierro, ma il nome scientifico è Gallotia Simonii, anche se non ha niente a che vedere con me!
Parliamo di rettili che possono diventare anche 40 o 50 cm, lucertole di mezzo metro!
Si pensava che fossero estinte, ma proprio qui, vicino al centro di recupero, sono stati ritrovati pochi esemplari dai quali è iniziato il recupero della specie. La visita è davvero interessante e con un po’ di fortuna e un po’ di aiuto si possono vedere i lucertoloni che si mimetizzano perfettamente nel grande terrario in cui sono conservati. I loro figli verranno deportati su uno scoglio vicino, come piano B.
In fondo qui potrebbe sempre iniziare un’eruzione.
Lo capisco benissimo. Anch’io sto cercando un piano B rispetto a Tenerife, in effetti.
Seguendo una strada spettacolare, salgo fino ai crinali dell’isola.
Ci sono punti panoramici incredibili e addirittura uno di essi ha il pavimento di vetro. Lassù, a 1000 m di quota, lo sguardo può estendersi così tanto da farmi provare una grande sensazione di libertà. Mi chiedo se dovrei restare qui per sempre. Come informatico, probabilmente non avrei molto successo. Sarebbe difficile riempire le mie giornate.
Con l’abitudine anche questi panorami eccezionali diventerebbero normali per me.
Ci sembra sempre tutto bello quando è nuovo, ma io devo immaginarmi cosa succederà dopo 10 o 20 anni.
I crinali dell’isola sono quasi disabitati. Questa zona è spazzata dal vento e ho un po’ freddo, ma vale la pena conoscerla meglio. Trovarsi su questi crinali e quindi camminare sui vulcani che hanno formato l’isola è un’emozione.
Vale bene la pena di vincere un po’ di vento, che poi comunque non è detto che ci sia sempre, per vedere spettacoli come questo, però appunto questo era per dirvi di arrivarci preparati perché non è che siccome sono canarie c’è caldo, se venite in inverno… c’è freschino.
Uno dei percorsi che consiglio di fare è il “Sendero de la Llanía”.
Attraversa boschi composti di vegetazione di diversi tipi che piano piano ha colonizzato i vulcani spenti. È emozionante vedere che la vita lentamente li sta riconquistando dopo le eruzioni.
Mentre passeggio per i boschi, mi sento molto in forma. In Italia non sarei riuscito a percorrere i 5 km di questo sentiero facile. È il potere del clima che c’è qui che migliora la mia salute.
Nel bel mezzo del bosco trovo il centro di Interpretación del Julan. È un museo con una bella vista sul deserto a sud e che racconta la storia dei Bimbaches.
I Bimbaches arrivarono qui dal Nord Africa qualche millennio prima degli spagnoli. Dalle loro scritture sappiamo che discendevano da popolazioni libiche e algerine. Ancora una volta resto di stucco nel vedere quanto si spostasse la gente nel mondo antico.
La migrazione dei bimbaces, in un certo senso, non è ancora finita. Oggi El Hierro è diventata una delle porte di accesso dell’immigrazione clandestina in Europa. Le barche continuano ad arrivare dalle coste del Nord Africa, piene di persone che, come al tempo dei Bimbaches, cercano solo di vivere. Una certa stampa la chiama “invasione” e diverse persone chiedono a gran voce di interrompere questi flussi migratori. Queste persone sono state convinte che i loro problemi dipendano da questi arrivi. È curioso che i discendenti di persone che hanno preso queste isole con la forza chiedano di interrompere una migrazione di fatto pacifica.La verità è che non si rifiutano le persone, ma le persone povere e diverse da noi. Perché se hai i soldi o l’aspetto che si ritiene giusto, allora non sarai mai straniero da nessuna parte.
Le persone dal sudamerica, sono la prova: sono potute tornare tranquillamente, così come altri europei più o meno facoltosi che stanno comprando le case sull’isola, togliendole ai residenti.
Senza contare che gli africani non vogliono fermarsi qui. El Hierro per loro è solo un modo per entrare in Europa, uno come tanti altri. Ma di questi fatti la stampa dice poco.
Ragionando su queste cose mi rendo conto all’improvviso che anch’io qui avrei l’aspetto che si ritiene giusto e anche se non sono ricco, di certo non arriverei a mani vuote dopo una vita di lavoro. Potrei entrare tranquillamente perché sono europeo, ma sarei anch’io un migrante.
Anzi, sono un migrante: già ora, perché ho deciso di andare, anche se non conosco la destinazione. Cosa mi distingue dalle persone che arrivano sulle barche?
Le nostre condizioni di base che sono molto diverse.
Io posso scegliere dove vivere e non sto scappando da guerre, carestie o dittature. Non c’è merito in questo, solo fortuna. La fortuna di essere nato in un paese che mi ha dato i mezzi e il privilegio di poter pianificare tutto.
[Musica]
È arrivato il momento di partire da qui per tornare a Tenerife e poi in Italia. Là la mia casa mi aspetta, ma la vedo sempre di più come una sistemazione temporanea, in attesa che il mio sogno possa realizzarsi.
El Hierro mi aveva insegnato l’importanza di avere vicino a me il silenzio, ma anche una comunità numerosa. Non perché mi piaccia la confusione o il cemento, ma perché vivendo lì alla lunga non avrei abbastanza stimoli. Non avrei la possibilità di vedere cose nuove o di conoscere persone nuove, neanche se lo volessi. Ci sarebbero anche problemi di lavoro e sarebbe difficile riempire le giornate.
Dubitavo di potermi adattare a quella vita più tranquilla, ma anche più lenta. E se avessi avuto problemi di salute importanti c’era il rischio di non avere cure adeguate. Vivere a El Hierro vorrebbe dire vivere ai margini dell’umanità senza potermici immergere quando lo voglio. Davvero troppo, troppo ai margini. Sull’isola si può sopravvivere e anche bene, ma conoscendomi in breve tempo El Hierro mi sarebbe sembrata una prigione a cielo aperto, troppo lontana da tutto, persino per me.
Era arrivato il momento di ripartire per Tenerife.
[Musica]Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio verso casa.
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Tag per l’episodio:
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Adobe Firefly introduce Quick Cut: un nuovo strumento per il montaggio video
Adobe ha introdotto Quick Cut per il suo editor video Firefly. Quick Cut è uno strumento che permette ai creatori di contenuti di montare video rapidamente utilizzando il proprio materiale o clip generate. Questa funzionalità mira a risolvere il problema di iniziare un progetto video da una timeline vuota.
Quick Cut consente agli utenti di caricare materiale di supporto o generare nuove clip, trasformando questi materiali in un primo montaggio strutturato. Gli utenti possono fornire una descrizione di ciò che vogliono che il loro video sia, e Firefly utilizzerà questa descrizione per creare un montaggio iniziale basato sulla narrazione. Sono disponibili opzioni di personalizzazione aggiuntive, come la fornitura di una lista di riprese o uno script per modifiche più precise, e la possibilità di selezionare il rapporto di aspetto, impostare un ritmo automatico o una durata specifica, e aggiungere una traccia B-roll per mantenere organizzato il materiale di supporto.
Adobe ha anche annunciato un’offerta speciale per gli utenti che si registrano prima del 16 marzo, che include generazioni illimitate di immagini e video in risoluzione 2K.
FONTE blog.adobe.com
Putting ideas in motion: redefining AI video with Adobe Firefly | Adobe Blog
Adobe Firefly introduces Quick Cut, an AI-powered video editing feature that turns raw clips into a structured first cut—helping creators move from blank timeline to edit in minutes.blog.adobe.com
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Le password generate dall’intelligenza artificiale sono facili da indovinare
Farsi generare una password da ChatGPT, Claude o Gemini sembra una buona idea. Il risultato ha tutto l’aspetto di una password robusta: lettere maiuscole e minuscole, numeri, caratteri speciali. Peccato che, secondo una ricerca della società di sicurezza informatica Irregular, quelle password siano tutt’altro che sicure.
I modelli di linguaggio, difatti, non sanno essere casuali. Irregular ha chiesto a ciascun modello di generare 50 password da 16 caratteri e ha scoperto che tutti e tre seguivano schemi ripetitivi e prevedibili. Claude di Anthropic, ad esempio, iniziava quasi sempre con una “G” maiuscola seguita dal numero “7”, e riutilizzava lo stesso ristretto gruppo di caratteri in tutte le password. ChatGPT faceva lo stesso partendo quasi sempre da “v”, mentre Gemini preferiva la lettera “K”.
Perché è un problema concreto
La sicurezza di una password dipende da quanto è difficile indovinarla provando tutte le combinazioni possibili. Una password davvero casuale di 16 caratteri richiederebbe milioni di miliardi di tentativi. Le password generate dai modelli di linguaggio, secondo i ricercatori, sono circa 2 miliardi di volte più facili da forzare rispetto a quanto dovrebbero essere, proprio perché i pattern ripetitivi riducono drasticamente le combinazioni da provare.
I ricercatori hanno anche trovato questi stessi schemi in password già pubblicate su GitHub e in altri documenti tecnici, il che significa che ci sono app e servizi protetti da password che un attaccante potrebbe violare senza troppa fatica.
Irregular non pensa che il problema si possa risolvere con aggiornamenti o modifiche ai modelli. I sistemi di linguaggio sono progettati per produrre risultati plausibili e coerenti, che è esattamente l’opposto di quello che serve per generare una password sicura.
Il consiglio resta lo stesso di sempre: affidarsi a un gestore di password dedicato. Strumenti come Proton Pass generano password con algoritmi pensati per la casualità reale, non per la plausibilità.
FONTE gizmodo.com
FONTE irregular.com
AI-Generated Passwords Are Apparently Quite Easy to Crack
LLMs like to repeat themselves, which isn't great for password creation.AJ Dellinger (Gizmodo)
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Canva acquisisce Cavalry, software di animazione 2D per Mac e Windows
Canva ha annunciato l’acquisizione di Cavalry, un software di animazione 2D disponibile per Mac e Windows. Cavalry si affianca così ad Affinity, la suite di design professionale acquistata da Canva nel 2024, coprendo ora anche la motion graphics.
Secondo quanto comunicato dall’azienda, tutte le funzionalità attualmente gratuite di Cavalry resteranno disponibili senza costi aggiuntivi. Il team originale continuerà a guidare lo sviluppo del software, mantenendo la visione dei fondatori ma con maggiori risorse a disposizione.
Insieme a Cavalry, Canva ha acquisito anche Mango AI, una piattaforma specializzata nell’ottimizzazione automatica di contenuti pubblicitari video tramite intelligenza artificiale.
FONTE canva.com
FONTE canva.com
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Android sempre meno aperto: 41 organizzazioni si oppongono alla stretta di Google
Da settembre 2026, chi sviluppa un’app per Android potrebbe non riuscire più a distribuirla liberamente. Google ha annunciato una nuova politica che richiede a tutti gli sviluppatori, compresi quelli che pubblicano le proprie app al di fuori del Play Store, di registrarsi presso l’azienda, pagare una quota di 25 dollari, consegnare un documento d’identità e collegare crittograficamente le proprie applicazioni alla propria identità verificata. Le app che non passano questo processo verranno bloccate sui dispositivi Android certificati.
La campagna #KeepAndroidOpen, lanciata da F-Droid e sostenuta da 41 organizzazioni tra cui Electronic Frontier Foundation, Free Software Foundation, Tor Project, Proton, Vivaldi, KDE, Nextcloud, Fastmail e Tuta, ha pubblicato una lettera aperta indirizzata a Sundar Pichai, Larry Page e Sergey Brin chiedendo il ritiro immediato della misura.
Cosa prevede la nuova politica
Fino ad oggi, Android ha funzionato in modo diverso da iOS: chiunque poteva sviluppare un’app e distribuirla attraverso il proprio sito, uno store alternativo come F-Droid, o anche tramite trasferimento diretto. La verifica di Google riguardava solo le app presenti sul Play Store.
Con la nuova politica, questo cambia. Ogni sviluppatore dovrà creare un account nella nuova console di Google, accettare i termini di servizio, completare un processo di verifica dell’identità con documento governativo e associare il fingerprint crittografico della propria app al proprio account. Chi ha già un account Play Console potrà estenderlo, ma chi ha sempre distribuito le proprie app in modo indipendente dovrà partire da zero.
L’applicazione della regola partirà da settembre 2026 in Brasile, Indonesia, Singapore e Thailandia, per poi estendersi globalmente.
Le obiezioni
I firmatari della lettera sollevano diversi punti concreti. Il primo è che Android dispone già di meccanismi di sicurezza che funzionano senza una registrazione centralizzata: sandboxing delle applicazioni, sistema di permessi, avvisi per l’installazione da fonti esterne, firma digitale degli sviluppatori e Google Play Protect.
C’è poi la questione della privacy degli sviluppatori stessi: costringere chi crea software per la tutela della riservatezza a consegnare documenti d’identità e dati personali a Google è quantomeno contraddittorio. La lettera evidenzia anche il rischio di enforcement arbitrario, dato che Google è già stata criticata in passato per decisioni poco trasparenti e difficili da contestare nella gestione del Play Store.
Sul fronte della concorrenza, la misura dà a Google visibilità su tutto lo sviluppo Android al di fuori del proprio ecosistema: quali app vengono create, da chi, con quali strategie di distribuzione. Un vantaggio informativo non indifferente per un’azienda che compete direttamente con molti dei servizi presenti sullo stesso sistema operativo.
L’impatto su F-Droid e sugli store alternativi
La situazione più delicata riguarda F-Droid, il principale store di applicazioni libere e open source per Android. F-Droid compila le app direttamente dai sorgenti utilizzando le proprie chiavi di firma, un processo che garantisce trasparenza ma che crea un conflitto tecnico con il sistema di verifica di Google, che richiede la corrispondenza tra app e identità dello sviluppatore originale.
Se gli sviluppatori indipendenti decidessero che la burocrazia aggiuntiva non ne vale la pena, l’effetto potrebbe essere una drastica riduzione del catalogo disponibile. Stime della community di F-Droid ipotizzano che fino all’85% delle app distribuite attraverso lo store potrebbe ritrovarsi in una situazione di incertezza.
E i sistemi operativi alternativi?
Secondo quanto riportato da The Register e confermato nei forum delle rispettive community, sistemi operativi come GrapheneOS, LineageOS e /e/OS non dovrebbero essere colpiti direttamente dalla nuova politica, dato che non rientrano tra i dispositivi “certificati Google” a cui si applicano le restrizioni.
L’effetto indiretto, però, esiste. Se il numero di sviluppatori che distribuiscono app in modo indipendente si riduce, l’ecosistema di applicazioni disponibili si impoverisce per tutti, compresi gli utenti di questi sistemi operativi. Il problema non è tecnico ma pratico: meno sviluppatori disposti a pubblicare fuori dal Play Store significa meno scelta per chiunque cerchi alternative.
Una questione che va oltre la sicurezza
Google presenta la misura come un intervento necessario per la sicurezza degli utenti. I firmatari della lettera aperta la vedono diversamente: Android ha funzionato per diciassette anni con un modello aperto, e non sono state presentate prove che i meccanismi di protezione esistenti siano insufficienti. La tempistica, tra l’altro, coincide con un periodo in cui l’azienda è sotto esame da parte di diversi regolatori, tra cui la Commissione Europea nell’ambito del Digital Markets Act e il Dipartimento di Giustizia statunitense per questioni antitrust.
Chi vuole mantenere il controllo sulla propria esperienza digitale può esplorare strumenti che non dipendono dall’approvazione di un singolo soggetto. Per la posta elettronica, servizi come Proton Mail, Tuta o Fastmail offrono alternative solide e rispettose della privacy. Per la protezione DNS, AdGuard DNS o NextDNS permettono di filtrare tracciamento e pubblicità senza passare da Google. Anche per lo spazio cloud, soluzioni europee come Infomaniak kDrive o Proton Drive rappresentano opzioni concrete per chi preferisce non dipendere dai soliti nomi.
FONTE keepandroidopen.org
FONTE adguard.com
FONTE theregister.com
FONTE consumerrights.wiki
Android Developer Verification - Consumer Rights Wiki
On August 25th, 2025, Google announced an upcoming application installation restriction on Google-certified Android devices, requiring all developers to register...Consumer Rights Wiki
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“come e quando è più facile”, di mg, online sul ‘cucchiaio nell’orecchio’
ilcucchiaionellorecchio.it/202…
grazie a Gaetano Altopiano per l’ospitalità sul sito!
#ComeEQuandoèPiùFacile #IlCucchiaioNellOrecchio #prosaBreve #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline
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Wine 11.3: grafica e giochi Windows migliorano su Linux
Wine, il progetto open source che permette di far girare programmi e giochi Windows su Linux, macOS e BSD, è arrivato alla versione 11.3. Un aggiornamento di sviluppo che non rivoluziona nulla, ma porta miglioramenti concreti soprattutto per chi gioca o usa applicazioni basate su .NET.
La novità più rilevante per i videogiocatori è l’aggiornamento della libreria VKD3D alla versione 1.19, che si occupa di tradurre le chiamate Direct3D 12 in Vulkan. In parole più semplici: i giochi recenti che sfruttano DirectX 12 dovrebbero funzionare meglio. Tra i titoli che ne beneficiano ci sono Guild Wars 2, War Thunder e Flight Simulator 2000, che avevano problemi di crash o artefatti grafici.
Audio e compatibilità
Anche la gestione dell’audio migliora, grazie a un nuovo filtro nel sistema DirectSound che rende la riproduzione più fedele, riducendo distorsioni e clipping. Un cambiamento che si nota soprattutto nei lettori musicali e nelle applicazioni che usano le vecchie API audio di Windows.
Il motore Mono passa alla versione 11.0.0, risolvendo un problema piuttosto fastidioso che impediva l’avvio di alcune applicazioni .NET con un errore legato alle impostazioni di lingua del sistema. Dettaglio curioso: Mono adesso nasconde la propria presenza ai programmi, così il software non prova più ad applicare soluzioni per un ambiente diverso da quello reale.
In tutto, questa versione corregge 30 bug su applicazioni di ogni tipo, da Adobe Audition 2020 a QuarkXPress 2024 fino a Rainmeter.
FONTE winehq.org
FONTE linuxiac.com
FONTE gamingonlinux.com
Wine 11.3 released with vkd3d and Mono upgrades
Wine 11.3 is here bringing more compatibility fixes for running Windows apps and games on Linux systems.Liam Dawe (GamingOnLinux)
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Iran, droni e Stretto di Hormuz: la guerra invisibile che colpirà bollette e economia
Indice dei contenuti
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- La guerra dei droni: il vero campo di battaglia invisibile
- Droni a basso costo e strategia di saturazione
- Dalla superiorità tecnologica alla guerra di massa
- Perché questa guerra è diversa da Iraq e Afghanistan
- Stretto di Hormuz: il punto fragile della globalizzazione energetica
- Non solo petrolio: il ruolo del gas naturale liquido (GNL)
- Le rotte alternative non bastano
- Il rischio di una nuova stagflazione energetica
- Analisi dei Prezzi: L’Impatto del Blocco di Hormuz (Marzo 2026)
- Quando uno stretto cambia la storia: da Suez al Golfo
- Il rischio di una nuova stagflazione bellica
- Iran sotto pressione: stabilità o trasformazione del regime?
- Le tensioni interne e il ruolo dei Pasdaran
- Proteste e consenso: cosa sta succedendo davvero
- Gli scenari possibili: continuità, crisi o trasformazione
- L’impatto nascosto sull’Europa (e sull’Italia)
- Energia e inflazione: il legame diretto
- Trasporti e logistica: l’effetto domino invisibile
- Perché il rischio è sottovalutato nel dibattito pubblico
La guerra dei droni: il vero campo di battaglia invisibile
Non è la guerra che vedi nei titoli dei telegiornali. È quella che pagherai in bolletta tra due mesi. Mentre le testate generaliste si concentrano sulla conta dei danni a Teheran, gli analisti osservano il debutto operativo di una tecnologia che ha appena reso obsoleta la difesa aerea convenzionale. L’attacco di questi giorni, coordinato dalla Task Force Scorpion Strike, ha introdotto una variabile che sposta l’asse del conflitto verso una dimensione puramente algoritmica.
Droni a basso costo e strategia di saturazione
Il cuore dell’offensiva è il sistema LUCAS (Low-cost Unmanned Combat Attack System). Non siamo più di fronte ai multimilionari Reaper; i droni LUCAS sono “munizioni sacrificabili” dal costo stimato di circa 35.000 dollari per unità. La strategia è la saturazione: lanciare sciami di centinaia di droni simultaneamente per costringere le batterie S-300 iraniane a esaurire i loro costosi intercettori (da oltre 2 milioni di dollari l’uno) contro bersagli di scarso valore. È un’erosione matematica della difesa: una volta accecati i radar e svuotati i silos, i vettori principali possono colpire i centri di comando quasi indisturbati.
Dalla superiorità tecnologica alla guerra di massa
Il paradosso del 2026 è che il Pentagono ha raggiunto la superiorità effettuando il reverse-engineering della tecnologia nemica. Molti osservatori notano infatti che il drone LUCAS è basato sullo schema dello Shahed-136 iraniano. Questa scelta segna un cambio di paradigma totale: la vittoria non dipende più dal possedere l’arma più sofisticata e costosa, ma dalla capacità di produrre e schierare una “massa intelligente” in grado di sopraffare i sistemi d’arma tradizionali attraverso il numero e il coordinamento autonomo.
Perché questa guerra è diversa da Iraq e Afghanistan
A differenza dei conflitti passati, l’intervento in Iran non mira all’occupazione territoriale, ma alla degradazione sistemica. L’uso della Task Force Scorpion dimostra che gli USA hanno appreso la lezione della guerra in Ucraina: il dominio dell’aria oggi si ottiene con lo sciame, non solo con il caccia invisibile. È una “guerra di logoramento tecnologico” dove l’obiettivo è distruggere il sistema-Paese agendo sui suoi nodi nervosi (comandi, comunicazioni, difese) senza mai mettere uno stivale sul terreno, riducendo i costi politici e umani per l’invasore ma massimizzando il collasso dell’invaso.
Ma la tecnologia è solo una parte del problema. Se i droni cambiano la guerra, è l’energia che cambia il mondo. Il vero punto critico è altrove: nel mare.
Stretto di Hormuz: il punto fragile della globalizzazione energetica
Se i droni rappresentano la nuova frontiera tattica, lo Stretto di Hormuz rimane il centro di gravità permanente dell’economia reale. Con il blocco del passaggio marittimo scattato il 28 febbraio 2026, il mondo si è risvegliato in una nuova era di incertezza logistica. Non si tratta solo di una crisi mediorientale: è un corto circuito che colpisce direttamente i portafogli dei cittadini europei.
Non solo petrolio: il ruolo del gas naturale liquido (GNL)
Mentre l’attenzione mediatica si concentra spesso sul greggio, il vero “nervo scoperto” per l’Italia è il Gas Naturale Liquefatto (GNL). Dallo Stretto di Hormuz transita infatti oltre il 20% del commercio globale di gas liquefatto, gran parte del quale proviene dai giacimenti del Qatar.
Per il nostro Paese, che ha faticosamente sostituito il metano siberiano con le forniture via nave, la chiusura del “budello” è un cataclisma energetico:
- Volo del TTF di Amsterdam: All’apertura dei mercati di stamattina, il prezzo del gas è schizzato del +25%, superando i 39 €/MWh, i massimi da oltre un anno.
- Rischio bollette: Gli analisti di Goldman Sachs avvertono che un blocco prolungato potrebbe far raddoppiare i prezzi del gas in Europa (+130%), portando a un aumento stimato delle bollette domestiche fino al 37% nel prossimo trimestre.
- Dipendenza strategica: Senza il passaggio sicuro delle metaniere qatariote, l’Italia perde uno dei suoi pilastri energetici più solidi, esponendosi a una volatilità che il mercato elettrico non è pronto a gestire.
Le rotte alternative non bastano
La tentazione di pensare che basti “cambiare strada” si scontra con la dura realtà della geografia e della tecnica. Le rotte alternative, come il giro dell’Africa via Capo di Buona Speranza, aggiungono tra i 10 e i 15 giorni di navigazione, gonfiando i costi di nolo e i premi assicurativi. Inoltre, gli oleodotti terrestri in Arabia Saudita hanno una capacità residua di soli 2,6 milioni di barili al giorno, una frazione irrisoria rispetto ai 20 milioni che transitano abitualmente via mare. In sintesi, non esiste un “Piano B” immediato capace di sostituire il volume di energia che Hormuz garantisce ogni giorno.
Il rischio di una nuova stagflazione energetica
Siamo di fronte a quello che gli economisti definiscono stagflazione bellica. L’impennata del costo del gas e del gasolio (con il Brent che punta dritto ai 120 dollari) agisce come una tassa occulta che frena la produzione industriale e contrae i consumi delle famiglie. In Italia, dove l’autotrasporto muove l’80% delle merci, il prezzo del carburante sopra i 2,10 euro/litro si traduce immediatamente in rincari sui banchi del supermercato. La crisi di Hormuz non è dunque solo una mappa con navi ferme: è il rischio concreto di una recessione energetica che potrebbe segnare l’intero 2026.
Analisi dei Prezzi: L’Impatto del Blocco di Hormuz (Marzo 2026)
| Indicatore Energetico | Prese-Crisi (Gennaio 2026) | Post-Blocco (2 Marzo 2026) | Variazione % |
| Petrolio Brent (barile) | 74,00 $ | 118,50$ | +60% |
| Gas Naturale TTF (MWh) | 28,00 € | 56,00 € | +100% |
| Benzina (prezzo medio Italia/L) | 1,78 € | 2,24 € | +26% |
| Gasolio (prezzo medio Italia/L) | 1,65 € | 2,12 € | +28 |
youtube.com/watch?v=TKwQbup4kS…
Quando uno stretto cambia la storia: da Suez al Golfo
La memoria corre inevitabilmente ai grandi “colli di bottiglia” che hanno ridisegnato il XX secolo. Non è la prima volta che un pugno di chilometri di mare tiene in ostaggio il benessere globale:
- Crisi di Suez (1956): Quando il controllo delle rotte marittime sancì la fine degli imperi coloniali e l’inizio dell’era delle superpotenze.
- Shock petrolifero (1973): La dimostrazione che l’energia è l’arma politica più letale, capace di far piombare l’Occidente nell’austerità in pochi giorni.
- Guerra del Golfo (1991): Il conflitto che ha stabilito il petrolio come perno della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, giustificando decenni di presenza militare.
Ogni volta che un passaggio strategico come Hormuz viene messo in discussione, il mondo non si limita a rallentare: cambia equilibrio. Se nel 1973 la lezione fu la vulnerabilità del greggio, nel 2026 la chiusura dello Stretto ci insegna che la nostra “libertà” energetica legata al GNL è sottile quanto la scia di una metaniera qatariota.
Il rischio di una nuova stagflazione bellica
L’impennata del greggio Brent verso i 120 dollari agisce come una tassa occulta. In Italia, con il carburante sopra i 2,20 euro/litro, l’inflazione energetica si trasferisce immediatamente su ogni bene di consumo. È quella che possiamo definire stagflazione bellica: una spirale perversa dove i prezzi corrono a causa dei venti di guerra mentre l’economia reale e la produzione restano al palo, schiacciate dai costi logistici insostenibili.
Eppure, dietro il muro di fiamme del caro energia, si sta consumando un dramma politico che potrebbe ridisegnare i confini del Medio Oriente per i prossimi cinquant’anni.
Iran sotto pressione: stabilità o trasformazione del regime?
La conferma della morte della Guida Suprema, Ali Khamenei, avvenuta durante i raid del fine settimana, ha proiettato la Repubblica Islamica nel territorio dell’ignoto. Non è solo la fine di un’era religiosa, ma il collasso del perno centrale che per trentasette anni ha garantito l’equilibrio tra le fazioni di potere a Teheran.
Le tensioni interne e il ruolo dei Pasdaran
In questo vuoto pneumatico, il potere reale sta scivolando dalle mani dei religiosi a quelle dei militari. Le Guardie della Rivoluzione (Pasdaran) non sono più solo un corpo d’élite, ma un conglomerato che controlla oltre il 40% dell’economia iraniana attraverso le bonyad (fondazioni caritatevoli) e aziende nei settori edilizio e petrolifero. Se l’autorità morale degli Ayatollah vacilla, il “Capitalismo dei Pasdaran” è pronto a difendere i propri asset. Il rischio è una transizione verso una giunta militare de facto, dove la retorica religiosa diventa un semplice paravento per la conservazione di privilegi economici e strategici.
Proteste e consenso: cosa sta succedendo davvero
L’analisi del fronte interno richiede prudenza. Se da un lato i video mostrano festeggiamenti clandestini per la fine di un’oppressione decennale, dall’altro la propaganda di Stato sta sfruttando l’invasione straniera per alimentare il sentimento nazionalista. Non siamo di fronte a una rivolta univoca:
- Il fattore disperazione: Con l’inflazione al 60% e l’insicurezza idrica che colpisce le campagne, la rabbia popolare è una miccia corta.
- Repressione e controllo: Il regime ha risposto ai raid con un Digital Blackout totale, isolando il Paese per impedire il coordinamento delle piazze. La variabile decisiva resta l’Artesh (l’esercito regolare): resterà fedele al triumvirato ad interim o si rifiuterà di sparare sui civili in caso di insurrezione di massa?
Gli scenari possibili: continuità, crisi o trasformazione
Il futuro dell’Iran nel 2026 si gioca su tre direttrici principali:
- La fortezza militare: Il Triumvirato ad interim (Pezeshkian, Larijani e Arafi) riesce a nominare una nuova Guida Suprema di facciata, mentre i Pasdaran assumono il controllo totale delle operazioni belliche e della repressione interna.
- Il cambio di regime “ordinato”: La pressione militare USA e il sostegno alla diaspora (con la figura di Reza Pahlavi) portano a un collasso rapido dei vertici e a un governo di transizione democratica sotto tutela internazionale.
- La somalizzazione: Il Paese frammenta lungo linee etniche (curdi, beluci, azeri) e fazioni militari, trasformando l’Iran in un teatro di guerra civile permanente, con conseguenze incalcolabili per la stabilità del Golfo e dello Stretto di Hormuz.
L’impatto nascosto sull’Europa (e sull’Italia)
Mentre gli schermi dei televisori mostrano le scie dei missili sopra Teheran, l’effetto dell’attacco sta già viaggiando lungo i cavi della finanza globale e nelle pance delle navi mercantili. Per l’Italia, il conflitto in Iran non è una cronaca estera, ma uno shock sistemico che mette a nudo la fragilità del nostro modello energetico e produttivo.
Energia e inflazione: il legame diretto
Il primo colpo arriva dai mercati delle materie prime. L’aumento del prezzo del greggio Brent e del gas naturale TTF non è un numero astratto: è il motore di una nuova fiammata inflattiva. In un’economia come quella italiana, dove l’indice dei prezzi al consumo (NIC) è estremamente sensibile ai costi energetici, ogni centesimo guadagnato dal petrolio si traduce in una perdita di potere d’acquisto per le famiglie. La stagflazione bellica è il rischio concreto: una crescita zero accompagnata da prezzi fuori controllo. Con la benzina che sfonda quota 2,20 euro/litro, la “tassa occulta” del conflitto rischia di drenare miliardi di euro dai consumi interni, paralizzando la ripresa economica del 2026.
Trasporti e logistica: l’effetto domino invisibile
Pochi analisti pongono l’accento sulla crisi dei noli marittimi. La chiusura dello Stretto di Hormuz obbliga le rotte commerciali a circumnavigare l’Africa, facendo esplodere i costi di assicurazione e i tempi di consegna. L’Italia, che ha nel Mediterraneo il suo hub logistico naturale, rischia di essere tagliata fuori: il canale di Suez perde rilevanza se l’accesso dall’Oceano Indiano è sbarrato. Questo “effetto domino” colpisce duramente le nostre esportazioni e, soprattutto, l’importazione di componentistica fondamentale per l’industria del Nord. Il risultato è un rallentamento forzato della catena del valore, con ritardi nelle consegne che potrebbero mettere in ginocchio interi settori manifatturieri.
Perché il rischio è sottovalutato nel dibattito pubblico
In questo scenario, il silenzio della politica italiana è assordante e rivelatore. Perché le nostre istituzioni non denunciano con forza la violazione del diritto internazionale e i pericoli di questa escalation? La risposta risiede nel timore di far esplodere la bolla finanziaria del debito pubblico. Un’inflazione troppo alta costringerebbe le banche centrali a mantenere i tassi elevati, rendendo insostenibile il costo del nostro debito. Si preferisce dunque l’ossequio verso l’alleato “bullo” di turno piuttosto che ammettere una verità scomoda: l’Italia è l’anello debole di una catena che Trump sta tirando fino al punto di rottura.
In sintesi: i punti chiave della crisi
- Droni LUCAS: La guerra di massa low-cost ha reso obsolete le vecchie difese.
- Hormuz è il detonatore: Il blocco del GNL dal Qatar colpisce l’Italia più del petrolio.
- Caro Energia: Benzina a 2,20€ e bollette in rialzo sono la “tassa” sul conflitto.
- Vuoto di potere: La morte di Khamenei apre la strada a una giunta militare dei Pasdaran.
La guerra moderna non si combatte più solo nei cieli: si combatte nei prezzi, nei dati, nelle nostre abitudini quotidiane. E senza accorgercene, il fronte si è spostato: non è più lontano. È già dentro casa nostra.
Secondo te, questa crisi energetica è destinata a rientrare con un accordo diplomatico o siamo solo all’inizio di un nuovo, doloroso equilibrio globale? Scrivilo nei commenti.
#controinformazione #economia #gas #guerra #iran #petrolio #statiUniti
Iran, droni e Stretto di Hormuz: la guerra invisibile che colpirà bollette e economia
Attacco all’Iran, droni LUCAS e blocco dello Stretto di Hormuz: cosa sta cambiando davvero e perché il costo lo pagheremo in bollette, gas e inflazione.Francesco Scatigno (Magozine.it)
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Scorreggiare in inglese (e altre mode che scoraggiano l’italiano)
di Antonio Zoppetti
Per capire il perché della moltiplicazione degli anglicismi, e del loro successo e prestigio, ha sempre meno senso seguire gli approcci dei linguisti che analizzano le singole parole ed espressioni come se fossero dei “prestiti” isolati. Bisogna invece inquadrare il fenomeno nella sua dimensione socio-culturale, che è un fatto extralinguistico.
Provo a spiegare questo concetto fondamentale avvalendomi delle segnalazioni che mi sono arrivate nell’ultima settimana, ma che – andando oltre i singoli casi – costituiscono uno stillicidio quotidiano che porta ad anglicizzare ogni cosa.
Il Gender Reveal (party) e il Baby Shower
Mercoledì scorso, nella trasmissione Realpolitik (di Tommaso Labate, Rete 4) è andato in onda un servizio sulla moda del Gender Reveal (che mi ha segnalato Rosalba), cioè una festa in cui futuri genitori annunciano il sesso del nascituro. Si tratta di un costume che ha preso piede negli Stati Uniti e che – stando a certi resoconti giornalistici – impazzerebbe ormai anche da noi, attraverso sontuosi Gender Reveal Party dai costi molto elevati. Nel riferire i particolari di questa nuova tendenza, il conduttore ha precisato che non bisogna confondere questo evento con un altro denominato Baby Shower, che è al contrario una festa organizzata da amici e parenti poco prima del parto (tra il settimo e l’ottavo mese di gravidanza) in cui i partecipanti regalano accessori utili per il nascituro e la mamma (una vera e propria pioggia, doccia o cascata di regali).
Trasmissioni del genere, più che recepire delle effettive tendenze sociali di massa, le pubblicizzano, le fanno conoscere, le enfatizzano e in fin dei conti contribuiscono a diffonderle con il loro nome in inglese. Dietro l’esportazione di questi costumi d’oltreoceano non ci sono solo i servizi giornalistici, ci sono anche le pubblicità delle multinazionali che spingono nella stessa direzione per fare profitto, per esempio “Come Organizzare un Baby Shower” della Chicco.
Dunque, cercando in rete “gender reveal”, ai primi posti compaiono le informazioni di siti come Pampers (“Le idee per il gender reveal party e i consigli per organizzarlo”), Amazon (“Gender Reveal Party – Hobby Creativi: Casa e Cucina)” o Prénatal (“Tutto ciò che ti serve per Baby Showere Gender Reveal Partyin vendita online: scegli la qualità dei migliori brand”).
A nessuno passa per la mente di tradurre in italiano simili tendenze, il loro nome rigorosamente in inglese fa parte del pacchetto, non importa se a spendere qualche migliaia di euro per organizzare questo genere di feste siano i ceti alti del fighettismo milanese – percepito come qualcosa che fa tendenza – o che si inseriscano nei festeggiamenti esagerati di cerimonie, matrimoni e battesimi della tradizione popolare meridionale percepita talvolta come cafona e chiassosa (mi si perdoni il luogo comune che riporto come è emerso durante la trasmissione).
Queste nuove tendenze che importiamo d’oltreoceano, e che invece di tradurre ripetiamo nella lingua superiore, sono incontenibili.
Dal “Too Good To Go” ai “therian”
Bruna Zambrini, per esempio, mi ha appena segnalato l’iniziativa denominata Too Good To Go – dal nome di un’applicazione – che punta a ridurre gli sprechi alimentari e coinvolge punti vendita come bar, ristoranti e supermercati: le eccedenze dei prodotti deteriorabili invendute sono così confezionate in buste a sorpresa (come si diceva una volta) a prezzi scontatissimi, che però sono denominate “Magic Box” o “Surprise Bag“. E ultimamente questo servizio si sta estendendo anche ad altri settori, oltre a quello gastronomico, per esempio i negozi di fiori.
Passando ad altri tipi di fenomeni sociali di moda, mi è arrivata la segnalazione del sentirsi “therian”, cioè identificarsi con un animale, una tendenza che ha molte sfumature e sfaccettature e – a seconda dei punti di vista – può essere letta come una vera e propria psicopatologia, come un sentimento ludico che porta al travestimento e ad assumere le sembianze dell’animale totemico, e persino come una convinzione di tipo religioso per cui l’animale con cui si è in affinità potrebbe derivare dall’aver vissuto in quella forma in una vita precedente.
Comunque sia, ancora una volta a nessuno viene in mente di proclamarsi per esempio “teriano”, una parola che l’IA di Google liquida come un probabile refuso. A questo proposito, mi scrive Gabriele Valle, è appena uscita una scheda della Fundación del Español Urgente che davanti all’anglicismo che sta prendendo piede nel mondo ispanico – molto semplicemente – raccomanda di usare il termine “teriano” – da scrivere senza le maiuscole all’americana – per definire chi si sente legato a un animale di cui vuole ricalcare l’aspetto o il comportamento. In questo modo – come avviene nelle lingue sane – chi vuole parlare di questo fenomeno in spagnolo, invece di ricorrere all’inglese, lo può fare, perché esistono delle soluzioni ufficiali prescritte e raccomandate dalle accademie e dalle istituzioni, che non sono dei “divieti” ma degli strumenti guida che permettono di fare evolvere la propria lingua, invece di farla regredire perché tutto ciò che è nuovo si esprime solo in inglese.
Negli ultimi 30 anni in Italia abbiamo importato innumerevoli tradizioni americane, che un tempo erano sollecitate dal potere morbido dei film che dominavano l’offerta prima dei circuiti cinematografici e poi di quelli televisivi, ma oggi sono veicolate anche e soprattutto dalle multinazionali e dai colossi di Internet. Negli anni Novanta, per esempio, è arrivato Halloween che ha contribuito al declino del Carnevale, oppure abbiamo fatto nostra la tradizione dell’addio al celibato come nei film a stelle e strisce, ma l’abbiamo tradotta e fatta nostra, dunque non parliamo di bachelor party. L’inevitabile attuale americanizzazione del mondo, insomma, non implica il necessario ricorso alla lingua inglese. Eppure la tendenza, in Italia, è quella di abbandonare ogni traduzione per importare tutto direttamente nella lingua di provenienza, e dunque il Gender Reveal e non la rivelazione del sesso, il Baby Shower e non la pioggia di regali, il Too God to go e non l’applicazione antispreco… e in attesa di introdurre anche da noi il giorno del Ringraziamento ribattezzato Tanksgiving (Day) con tanto di tacchino ripieno come nei film, l’apoteosi del nonstro servilismo linguistico si può rintracciare nella Fart Walk che mi ha segnalato Carlo Vurachi.
La Fart Walk, ovvero la passeggiata dei peti
Dalla proverbiale massima di Machiavelli “A ognuno puzza questo barbaro dominio” – ripresa poi da Paolo Monelli che condannava i forestierismi in epoca fascista – siamo passati al profumo dell’inglese che rende soave persino il cattivo odore di peti, flatulenze, puzzette, scorregge, meteorismo, venticelli… e tutte le sinonimie italiane e regionali, come le terribili e silenziose loffe ben più puzzolenti dell’innocente arietta emessa dal petomane. Passando dagli odori ai rumori, Dante aveva scritto che il diavolo Barbariccia “avea del cul fatto trombetta” (Inferno XXI, 139), ma oggi accade che se una nutrizionista canadese si inventa una disciplina di cui esalta gli innumerevoli benefici che chiama Fart Walk – letteralmente camminare scorreggiando o passeggiata delle puzzette – ecco che i giornalisti non perdono tempo per divulgarla a tutti con le stesse parole, come se l’italiano non esistesse. Per i suprematisti dell’inglese scorreggiare nella lingua dello zio Sam è qualcosa di ben più nobile e profumato del farlo in italiano, evidentemente.
In sintesi, gli anglicismi che stanno cambiando il volto dell’italiano vanno considerati complessivamente. E presi tutti insieme non si possono più liquidare superficialmente come una serie infinita di “prestiti”, sono l’effetto collaterale di una società in via di sfaldamento. Una società satellite degli Usa da tutti i punti di vista che, sul piano linguistico, non può che condurre all’itanglese, un ibrido che è la testimonianza di una mentalità coloniale e servile che ha smarrito la sua storia, le sue radici e la sua identità, e che in fin dei conti è la prosecuzione dell’alberto-sordità incarnata da Nando Mericoni, un “americano a Roma” che però ha ormai perso la sua connotazione ridicola e caricaturale per assurgere a modello virtuoso perseguito in modo tragicamente serio.
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a piacenza, fino al 21 marzo, presso biffi arte: mostra collettiva “stracci e disarmo”, a cura di margherita labbe
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1Password aumenta i prezzi: fino al 33% in più dal 27 marzo
Un’email ha avvisato in queste ore gli utenti di 1Password: dal 27 marzo 2026, i prezzi degli abbonamenti saliranno in modo piuttosto significativo.
Il piano individuale annuale passerà da 31,80€ a 43,80€, con un aumento del 33%. Quello familiare salirà da 57€ a 69€ all’anno, circa il 20% in più. In entrambi i casi si tratta di 12€ in più all’anno.
Quando scatta il nuovo prezzo
I nuovi costi si applicheranno al primo rinnovo successivo al 27 marzo. Chi rinnova prima di quella data manterrà il prezzo attuale per un altro ciclo. Dettaglio interessante per chi vive in Europa: se non si approva esplicitamente l’aumento, l’abbonamento verrà cancellato automaticamente.
La motivazione di 1Password
L’azienda, come riportano diverse testate, giustifica il rialzo con gli investimenti fatti negli ultimi anni su nuove funzionalità come la protezione dal phishing, il salvataggio dei dati di pagamento e la configurazione più rapida dei dispositivi. I prezzi, secondo 1Password, erano rimasti sostanzialmente invariati per molto tempo.
La spiegazione è quella classica, ma un +33% sul piano più popolare resta un salto notevole, soprattutto in un periodo in cui le alternative non mancano. Gestori di password come Proton Pass offrono piani gratuiti con crittografia end-to-end e opzioni a pagamento decisamente più contenute. Per chi stava già valutando un cambio, questo potrebbe essere il momento giusto.
FONTE macrumors.com
FONTE 9to5mac.com
FONTE appleinsider.com
1Password announces big price increases coming next month - 9to5Mac
1Password, the popular password management app, has started notifying users about big price increases coming next month.Ryan Christoffel (9to5Mac)
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teoria generale dello spirito come atto puro (1) / michele zaffarano. 2007
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GrapheneOS e Motorola: ora è ufficiale
La slide trapelata su Reddit non mentiva. Al Mobile World Congress 2026 di Barcellona, Motorola ha confermato ufficialmente la partnership a lungo termine con la GrapheneOS Foundation, l’organizzazione no-profit che sviluppa il sistema operativo mobile più orientato alla privacy oggi disponibile.
L’accordo prevede la collaborazione su futuri dispositivi progettati per essere compatibili con GrapheneOS, che finora ha sempre funzionato esclusivamente sui Pixel di Google. Si tratta del primo produttore esterno a stringere un’intesa di questo tipo, un passaggio che potrebbe cambiare parecchio il panorama della sicurezza su Android.
Cosa cambia in concreto
Motorola e la GrapheneOS Foundation lavoreranno insieme su ricerca, miglioramenti software e nuove funzionalità di sicurezza. I dettagli sui dispositivi e sulle tempistiche non sono ancora stati comunicati, ma l’annuncio parla di novità nei prossimi mesi.
Insieme alla partnership, Motorola ha presentato anche altre due novità. La prima è Moto Analytics, una piattaforma di analisi per amministratori IT che monitora in tempo reale le prestazioni dei dispositivi aziendali. La seconda è Private Image Data, una funzione integrata in Moto Secure che rimuove automaticamente i metadati sensibili dalle foto scattate, come posizione e informazioni sul dispositivo.
Per chi vuole migliorare la propria privacy già adesso senza aspettare i nuovi dispositivi, un buon punto di partenza è AdGuard DNS, un servizio di risoluzione DNS che blocca tracciamento e pubblicità a livello di rete su qualsiasi telefono Android.
FONTE motorolanews.com
FONTE yoota.it
Motorola News | Motorola's new partnership with GrapheneOS
Motorola announces three new B2B solutions at MWC 2026, including GrapheneOS partnership, Moto Analytics and more.marreroc (Motorola's Official Global Blog)
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26×14 Sognando Liam: L’estate del 1996 a Knebworth
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Questo testo presenta un’iniziativa della rivista d, intitolata “Dream like it’s 1996”, che invita i lettori a condividere i propri ricordi personali risalenti all’anno di fondazione del giornale. La narrazione principale segue la testimonianza di Silvia, una giovane fan che nel 1996 partì per un viaggio studio in Inghilterra con il segreto obiettivo di incontrare Liam Gallagher.
acor3.it/podcast/26x14-sognand…#britpop #inghilterra #LiamGallagher #musica #oasis
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Questo testo presenta un’iniziativa della rivista d, intitolata "Dream like it’s 1996", che invita i lettori a condividere i propri ricordi personali risalenti all'anno di fondazione del giornale.ac3 (Acor3.it)
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14 marzo: presentazione online del laboratorio del centroscritture
Sabato 14 marzo, alle ore 18, presentazione online del laboratorio di scrittura poetica del CentroScritture, e del volume collettaneo nato dalla scorsa edizione.
L’incontro di presentazione si terrà via StreamYard e sarà trasmesso in una live aperta sul canale YouTube del Centro. In una prima parte, più breve, Valerio Massaroni e Marco Giovenale presenteranno la serie di incontri, in vista della nuova edizione, che partirà lunedì 16 marzo. La seconda parte sarà dedicata alle letture dei testi degli iscritti dello scorso anno, anche condividendo il volume a schermo.
Per ogni informazione sull’iscrizione: info@centroscritture.it
#CentroScritture #centroscrittureIt #laboratorioDiScritturaPoetica #MarcoGiovenale #StreamYard #ValerioMassaroni
CentroScritture
Primo centro culturale interamente dedicato alla poesia contemporanea con corsi eventi e pubblicazioni per tutti gli amanti della letteratura. Online sue www.centroscritture.it Facebook: centroscrittureYouTube
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xi premio pagliarani (2026): premio alla carriera per giulio ferroni / elenco delle opere ammesse alla partecipazione
UNDECIMA EDIZIONE DEL PREMIO NAZIONALE ELIO PAGLIARANI 2026 Cerimonia di premiazione al Palazzo Esposizioni di Roma (25 maggio 2026)
Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, giunto alla sua undecima edizione, è lieto di comunicare l’elenco delle raccolte ammesse a partecipare.
Il Premio alla carriera è stato attribuito, su proposta della Presidente, a Giulio Ferroni che sarà premiato con un’opera dell’artista Marzia Migliora.
Raccolte edite
Abbadi Ali Fatmi, Una casa blu (CartaCanta / Capire Edizioni), Giancarlo Busso, Campagne (Fallone), Massimiliano Cappello, Parte lesa (Arcipelago Itaca), Tiziana Colusso, Corpo conduttore XXXIII variazioni (Edizioni Progetto Cultura), Azzurra D’Agostino, Cosmic latte (Marcos y Marcos), Kristian Fabbri, Holzmaden Saurierfrëdhöf (peQuod), Florinda Fusco, Quaderno non matematico (Arcipelago Itaca), Gianluca Garrapa, Saltiquanti, (ECS – Edizioni CentroScritture), Ksenja Laginja, Chiamali ancora per nome (Arcipelago Itaca), Antonella Antonia Paolini, Il macello moderno (Nino Aragno), Giovanni Parrini, Non la fine, né il fine (Industria & Letteratura), Matteo Pelliti, Quasi (Italic Pequod), Antonio Francesco Perozzi, Spore/1 (déclic), Giulio Aureliano Pistolesi, La saggezza (peQuod), Letizia Polini, Pachiderma (Zacinto Edizioni), Fabio Pusterla, Fiume nefrite vortici (Marcos y Marcos), Ivan Schiavone, Didascalie venatorie (La Vita Felice), Maria Luisa Vezzali, Lo spettro di casa (Puntoacapo).
Raccolte inedite
Marco Cappellini, Appunti di vita in meno; Giovanni Cianchini, Una cavalletta sul divano; Cinzia Colazzo, Sperimentale sarai tu / soda caustica; Fortuna della Porta, Notturni; Michela Gorini, Isolitudine; Danilo Paris, Filogrammi della segnatura; Lidia Popolano, De vacuum natura; Roberto Ranieri, Il ratto di Schrödinger.
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Il premio è una delle attività dell’Associazione letteraria Elio Pagliarani dedicata allo studio della poesia contemporanea. Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, nato nel 2015, ha per scopo il promuovere e valorizzare, nello spirito sperimentale del poeta, la scrittura poetica e la ricerca letteraria che dimostrino qualità creative ed espressive originali nell’innovazione linguistica. Promozione e Ufficio Stampa: Gisella Blanco, Marco Giovenale, Irma Serra uffstampapremioeliopagliarani@gmail.com Premio Nazionale Elio Pagliarani: premioeliopagliarani@gmail.com
*
pagina del sito dedicata alle opere ammesse: premionazionaleeliopagliarani.…
cartella stampa del Premio Pagliarani: tinyurl.com/pagliarani2026
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Il Fediverso avrà la messaggistica cifrata: arrivo previsto a giugno
Uno dei limiti più evidenti del Fediverso è sempre stato l’assenza di messaggi privati davvero privati. I messaggi diretti su Mastodon e piattaforme simili non sono cifrati end-to-end: gli amministratori dei server possono tecnicamente leggerli.
Due progetti della rete federata, Emissary e Bonfire, stanno lavorando insieme per portare la crittografia end-to-end direttamente nel protocollo ActivityPub. Lo sviluppo è in corso da gennaio e, secondo Ben Pate, sviluppatore principale di Emissary, la disponibilità generale dovrebbe arrivare intorno a giugno 2026.
Il protocollo MLS
La base tecnica sarebbe il protocollo MLS (Messaging Layer Security), pensato come evoluzione del protocollo Signal con un vantaggio importante: la gestione molto più efficiente dei gruppi numerosi. Stando alla demo condivisa dallo sviluppatore, lo scambio di chiavi pubbliche, la creazione di gruppi, l’invio e la ricezione di messaggi con risposte e le notifiche in tempo reale funzionerebbero già.
Il progetto è finanziato dal Sovereign Tech Fund tedesco, con la supervisione della Social Web Foundation, che aveva indicato la crittografia end-to-end come obiettivo a lungo termine per il Fediverso. Il risultato del lavoro dovrebbe confluire in una futura versione delle specifiche di ActivityPub, creando uno standard che qualsiasi piattaforma federata potrebbe adottare.
Resta ancora parecchio da fare: mancherebbero funzionalità come le conferme di lettura, il supporto a diversi tipi di contenuto e il completamento automatico dei contatti. Ma il fatto che due implementazioni indipendenti stiano già collaborando su uno standard comune è un segnale concreto. Per chi usa il Fediverso come alternativa ai social centralizzati, colmare la lacuna della messaggistica privata sarebbe un passaggio importante.
FONTE wedistribute.org
FONTE swicg.github.io
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Catania, il liceo Galilei, le foibe e il senatore
I fatti. La Consulta provinciale degli studenti catanesi (un organo composto da due studenti per ogni scuola secondaria di secondo grado), venerdì 27 febbraio, ha promosso un evento: “Foibe ed esodo. La Consulta ricorda”, richiedendo per lo svolgimento l’utilizzo dell’aula magna del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Catania. Due i relatori, il senatore R. Menia (parlamentare di […]
Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/02/cata…
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[Video] Gli abitanti con le posate in mano in piedi! 🤣 E di corsa le mettono via #ACNH #animalcrossing
Gli abitanti con le posate in mano in piedi! 🤣
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[Video] Gli abitanti con le posate in mano in piedi! 🤣 E di corsa le mettono via #ACNH #animalcrossing
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5 marzo, roma, la camera verde: “il gioco delle caleidoscopie”, libro e mostra fotografica di francesca vitale
Centro Culturale LA CAMERA VERDE
Via Giovanni Miani 20, Roma
Giovedì 5 marzo 2026
dalle 17 alle 20:30
inaugurazione della mostra di fotografia e presentazione del libro
Il gioco delle Caleidoscopie
di
Francesca Vitale
Alle 18:30 circa, performance dal vivo
di Gianpaolo G. Mastropasqua al clarinetto
#AndreaSemerano #Caleidoscopie #caleidoscopio #fotografia #fotografie #FrancescaVitale #GianpaoloGMastropasqua #Gians #GiovanniAndreaSemerano #IlGiocoDelleCaleidoscopie #laCameraVerde #performance
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Ascesa e caduta di Giorgio Bruni
C’era una volta un giovane. Prima di essere un giovane, fu un bambino a cui venne dato il nome di Giorgio, Giorgio Bruni se si aggiungeva anche il cognome paterno.
Giorgio Bruni era un bambino spensierato che, un giorno, durante la gita di quinta elementare in una stamperia prese un’importante decisione: da grande sarebbe diventato uno scrittore.
Passarono gli anni e il piccolo Giorgio divenne un ragazzo magrolino. Fu preso di mira dai bulli alle medie, ma al liceo riuscì a trovare una classe che lo accolse e lo fece sentire parte del gruppo. Terminate le superiori, si iscrisse all’università: facoltà di lettere e frequentò spesso corsi di scrittura creativa.
Scriveva in ogni momento libero della giornata, alle volte saltando anche la cena per cercare di perfezionarsi il più possibile. Ma niente, era sempre snobbato dagli editori. E quando si metteva nelle mani di editori a pagamento a malapena riusciva a vendere copie oltre a quelle che compravano mamma e papà.
Iniziò a lavorare in un negozio di abbigliamento, faceva turni piuttosto pesanti e lunghi, ma ogni volta che tornava a casa scriveva.
Un giorno conobbe una ragazza, Raffaella. Lei si innamorò subito, un colpo di fulmine. Lui quasi non si accorse di lei, troppo intento a sistemare gonne e abiti, troppo preso dal pensiero del prossimo testo da scrivere. Raffaella iniziò a frequentare più spesso il negozio in cui lavorava Giorgio con la speranza che si accorgesse di lei. Passarono i mesi, ma Giorgio proprio non la vedeva, almeno non come voleva lei. Così, Raffaella prese in mano la situazione e gli chiese se gli andasse di uscire insieme.
Era la terza volta che Giorgio riceveva una richiesta del genere – la prima da una compagna delle medie, la seconda durante l’università; entrambe le ragazze ricevettero un rifiuto – ma questa volta rimase spiazzato: forse gli ormoni, sopiti fino a quel momento, si erano improvvisamente riattivati, forse fu solo la stanchezza della giornata, ma le rispose di sì.
Si incontrarono qualche ora dopo, sui tavolini di un caffè, non lontano da dove Giorgio lavorava. Lei cercò di farlo parlare, lui per lo più rispondeva a monosillabi, girando distrattamente il cucchiaio nell’aranciata. Raffaella si arrabbiò tanto da svegliarlo dalla sua distrazione. Con le guance calde, Giorgio si scusò e le spiegò: da anni voleva fare lo scrittore, non era mai riuscito ad avere successo e ora sembrava aver perso ogni ispirazione, tanto da non essere riuscito a scrivere nulla negli ultimi due mesi. Ne parlarono un po’, per qualche ora, a dir la verità, tanto da attirarsi spesso le occhiatacce di Lello, il proprietario del bar, che riuscì a cacciarli solo mezz’ora dopo l’orario di chiusura, quando ormai era tutto già lavato e in ordine, fatto salvo per il loro tavolino.
Giorgio e Raffaella tornarono nelle rispettive case, ma si scambiarono il numero di telefono. In quelle ore, su quel tavolino si scambiarono vicende vissute, vecchi amori, rimpianti, gioie, tristezze, tanto che Giorgio ritrovò l’ispirazione.
Si chiamavano spesso, Giorgio e Raffaella, tanto spesso che un giorno si chiesero se, ormai, non fossero qualcosa in più che semplici amici: le amiche di lei glielo avevano già detto già da tempo che, guardandoli, si capiva che c’era qualcosa di più. Tutti l’avevano capito, tutti tranne loro due.
Così ufficializzarono la relazione e Giorgio riprese a scrivere quotidianamente, ma ritagliando del tempo solo per Raffaella. Il successo, tuttavia, stentava ancora ad arrivare.
Un giorno Raffaella telefonò a Giorgio, ma la sua voce era un po’ più cupa del solito. E mentre parlava, tentennava, sembrava ci fosse qualcosa che non riuscisse a dirle. Giorgio chiuse la chiamata, prese giubbotto, portafogli e chiavi di casa e, in sella alla sua fedele bicicletta, si precipitò da lei. Rimase davanti al citofono per un po’, premendo il pulsante diverse volte prima che il portone del palazzo si aprisse. Arrivò al pianerottolo di Raffaella e trovò la porta aperta. Raffaella era seduta su uno sgabello della cucina, in lacrime. Giorgio si guardò intorno: la casa era in ordine. Confuso, si avvicinò mettendole una mano sulla spalla. Tra i singhiozzi, lei gli disse qualcosa, ma lui non capì. Preparò un tè e Raffaella, ripresasi, riuscì a dirle tutto: era incinta.
Giorgio perse la presa sulla tazzina che gli cadde sui pantaloni. Il tè, ancora caldo, gli stava scaldando le gambe, ma era troppo incredulo dalla notizia per darci peso.
Raffaella era preoccupata. Giorgio non rispondeva, sembrava assente. Lo toccò e lui si riprese, come da un sogno lunghissimo.
Gli occhi di lei erano nuovamente pieni di lacrime: gli disse che se non l’avesse voluto lei lo avrebbe capito, ma lei non avrebbe mai abortito; si sentiva già mamma. Piuttosto l’avrebbe lasciato.
Giorgio la baciò e la rassicurò: diventare padre insieme a lei sarebbe stato bellissimo.
Nove mesi dopo nacque Roberto, un bimbo paffutello dai capelli rossi e gli occhi verdi. Giorgio aveva cambiato lavoro, faceva il magazziniere: gli orari erano simili a quelli che aveva nel negozio di abbigliamento, ma la paga era migliore. Alla nascita del bambino, prese il congedo di paternità e, mentre il bambino dormiva, scriveva. Ma il successo ancora non si faceva vedere.
Quando Roberto aveva cinque anni, successero due cose importanti: Raffaella rimase nuovamente incinta e un editore si interessò a un libro di Giorgio. Era un editore minore, specializzato in romanzi di fantascienza, ma era comunque il primo editore a interessarsi a un suo lavoro.
Il romanzo ebbe successo, prima col passaparola nelle fiere, poi con l’acquisizione dei diritti di pubblicazione da parte di un editore più importante. Divenne il romanzo di fantascienza più venduto dell’anno e rimase nelle classifiche dei 10 libri più venduti per qualche mese.
Giorgio era felicissimo: finalmente il suo sogno si era realizzato. Continuò a scrivere, mentre veniva invitato in vari programmi televisivi, concedeva interviste a vari giornali e partecipava ad ospitate in radio.
La famiglia cambiò casa in vista della nascita di Angelica, la seconda figlia.
La famiglia viveva in una bella villa non lontano da Milano, con un grosso cortile e un’alta siepe a delimitare la proprietà. I paparazzi erano sempre appostati fuori dal cancello, speranzosi di rubare una foto esclusiva da vendere a qualche giornale.
Di tanto in tanto, i paparazzi vedevano Giorgio uscire dal cancello di servizio, su un’auto anonima. Lo scrittore guidava per qualche chilometro, si fermava in un parcheggio, cambiava auto, nuovamente guidava per qualche chilometro, poi, in sella ad una moto, spariva dalla loro vista nel traffico cittadino. Nessuno sapeva esattamente dove andasse, né cosa facesse. Spariva per un paio d’ore, poi faceva ritorno alla seconda macchina, tornava a recuperare la prima e poi tornava a casa. Per anni tentarono di scoprire cosa facesse, ma nessuno riuscì mai a intercettarlo, anche provando ad anticiparlo sul percorso. Un giorno tentarono anche di sabotare la seconda auto per rallentarlo: lui non riuscì a far partire la macchina e tornò a casa. Il giorno seguente tornò con una grossa valigetta piena di attrezzi, sistemò l’auto e riprese il suo strano viaggio.
Quando gli veniva chiesto, nelle varie interviste, cosa facesse, lui rispondeva che, semplicemente, si rifugiava in un posto segreto, lontano da tutti, dove meditare e cercare la tranquillità mentale necessaria a scrivere nuovi capolavori.
E Giorgio scriveva capolavori: scriveva di storie tra fantascienza e fantasy e ognuna era un successo. Ebbe una produzione vastissima: in dodici anni pubblicò otto romanzi, due raccolte di racconti e fu produttore di un film tratto da uno dei suoi libri. Nel frattempo, con Raffaella ebbe altri due figli: Samuele e Marco.
Poi, improvvisamente, la qualità diminuì leggermente: le idee non erano più innovative come un tempo. Le vendite erano buone, più per il suo nome che per le trame dei romanzi.
Un secondo film, tratto da uno dei suoi romanzi più di successo, fu bocciato dalla critica e il pubblico lo accolse altrettanto freddamente: fu un flop.
Giorgio si ritirò per un po’ dalla vita pubblica. I paparazzi erano sempre fuori dalla villa, cercando di intercettarlo dalle finestre, ma lui non si faceva vedere mai. Uscì ancora un paio di volte per il suo giro misterioso, ma dopo qualche mese, smise anche quell’abitudine. Viveva ormai come un recluso, tanto che dopo un po’, quasi ci si scordò di lui.
Giorgio Bruni, da poco diventato nonno – sua figlia Angelica aveva da poco avuto due gemelli – tornò sulla cresta dell’onda nel trentennale della pubblicazione del suo primo romanzo. Per l’occasione, venne pubblicata una versione rivisitata di quel romanzo e un nuovo libro inedito, che ebbe un successo clamoroso, tanto da vincere premi oltre Oceano e da suscitare l’interesse anche di un produttore di Hollywood.
I paparazzi si appostarono nuovamente fuori dalla sua villa per scattare foto a lui o alla sua famiglia, ma anche speranzosi che qualche VIP internazionale potesse passare di lì per chiedere una parte nel nuovo film. Si accorsero, però, che Giorgio aveva ripreso il suo vecchio giro.
Un paparazzo, tuttavia, riuscì a seguirlo per tutto il suo giro e scoprì che si fermava in una zona piuttosto malfamata di Milano, un quartiere noto per lo spaccio di sostanze stupefacenti e frequentato da gente che definire losca era riduttivo.
Riuscì a scattare delle foto, ma i volti non erano ben visibili, per la distanza e la penombra.
Riuscì comunque a piazzarle a un buon prezzo: le acquistò un giornale scandalistico, di quelli che si trovano abitualmente nelle sale d’aspetto, di quelli che si leggono in mancanza di altro da fare. Da delle foto così sgranate e sfocate sarebbe potuto sembrare chiunque, ma l’articolo a corredo sosteneva che sì, l’uomo ritratto a fare affari loschi era Giorgio Bruni, scrittore di fama ormai internazionale.
La cosa scemò in poco tempo, anzi, la notizia nemmeno si diffuse molto.
Ma la pulce ormai era viva e nell’orecchio di alcuni e la polizia iniziò le indagini.
Erano indagini informali, all’inizio: sentirono il paparazzo, andarono, in borghese, nella zona delle fotografie e cercarono la persona da cui Giorgio aveva comprato qualsiasi cosa avrebbe comprato. Per i primi mesi, tutto rimase in stallo e il fascicolo venne archiviato.
Nel frattempo Giorgio pubblicò un altro romanzo, meno bello del precedente, ma dai risultati comunque eccezionali.
Una sera, venne lasciato fuori da un pronto soccorso, sanguinante e con diverse ossa rotte. Ai medici che lo presero in cura disse di essere stato pestato, ma non sporse denuncia. La polizia, però, decise di riaprire il fascicolo e tornò a indagare. Questa volta la pista fu migliore: trovarono l’uomo che aveva venduto sostanze a Giorgio e le indagini accelerarono. Tanto che, una mattina, la polizia si presentò fuori dalla villa e prese Giorgio in custodia.
Nessuno rilasciò dichiarazioni e le note del giudice furono piuttosto vaghe.
Il giorno dell’udienza preliminare, la sala del tribunale era piena: da ogni parte d’Italia e persino da alcuni paesi esteri erano arrivati sostenitori, curiosi e anche qualcuno che Giorgio Bruni non l’aveva mai sopportato, giudicando come sospetto il suo inaspettato e incredibile successo. Il clima era teso, ma nessuno diede problemi.
Ci fu un gran vociale e molte fotocamere scattarono quando Giorgio Bruni, manette ai polsi, venne fatto entrare da una piccola porta laterale dell’aula. Qualcuno gridò il suo sostegno, qualcuno gridò un insulto, qualcuno urlò di fare silenzio.
Entrò il giudice, una donna di mezza età con i capelli rossi raccolti in una crocchia tenuta su da una matita rossa.
Si sedette e sbatté il martelletto, chiedendo ordine e silenzio in aula.
Poi, prese la parola l’accusa.
«Signor Giorgio Bruni, lei è qui oggi con un’accusa gravissima. Tutti ormai la conoscono, sanno del suo successo, delle sue opere e conoscono tutto della sua famiglia. Tuttavia, per anni, lei ha intrapreso dei misteriosi viaggi, cambiano mezzo più volte, tentando di far perdere le sue tracce e di lasciare indietro eventuali pedinatori – pedinatori che, in ogni occasione, hanno sempre fallito nel tentativo di inseguirla. Tranne una volta, un’unica volta che ha iniziato una sequenza di eventi che ci ha portati qui, in questa aula di tribunale. Io qui, in platea, e lei su quello scomodo sgabello di legno, dietro il banco degli imputati. L’accusa è tuttora ignota ai più, ma sia io che lei che il suo avvocato difensore che la giudice Ribotta ne siamo a conoscenza.»
Durante l’arringa, Giorgio teneva gli occhi bassi: non aveva il coraggio di guardare l’avvocato dell’accusa, né quelli del pubblico, né quelli di Raffaella, dei loro figli e dei nipoti, tutti seduti in prima fila, dietro l’avvocato della difesa.
«Avvocato Fiorella, se può per cortesia arrivare al punto…» chiese, già stanca, la giudice Ribotta.
«Ma certo, mi perdoni. Signor Bruni, l’accusa che le viene mossa è l’acquisto di sostanze allucinogene.»
Nella sala scese il silenzio, interrotto solo da qualche colpo di tosse involontario.
«Tuttavia» continuò sogghignando l’avvocato Fiorella «recenti indagini hanno rivelato dell’altro. Gli interrogatori di sua moglie hanno portato alla luce un’altra, scioccante verità. Le sostanze allucinogene non erano per lei. Quelle sostanze, lei le somministrava ai suoi figli per poi sfruttare i lor viaggi lisergici come spunto per i suoi romanzi! Non solo! Di recente avrebbe fatto la stessa cosa con i suoi nipoti, i figli di sua figlia!»
Il pubblicò sussultò. Poi ci fu un diffuso mormorio. Chi prima lo aveva insultato, riprese a insultarlo. Chi aveva chiesto il silenzio, si unì agli insulti. Chi lo sosteneva, ora era in silenzio, incredulo.
Raffaella aveva la testa bassa e le lacrime le stavano bagnando le mani che tenevano in grembo una nera borsa di pelle. Roberto, Angelica, Samuele e Marco guardarono la loro madre, increduli e furiosi. Lei non riuscì ad alzare la testa e tutti e quattro uscirono dall’aula, seguiti dai rispettivi partner e figli.
La giudice Ribotta sbatté il martelletto fin quasi a romperne il manico.
«Ordine! Ordine! Silenzio in aula! Sedetevi, sedetevi! Ordine!»
Ci volle qualche minuto prima che la folla si calmò nuovamente e tornò a sedersi composta. Il mormorio non si placò.
L’avvocato Fiorella riprese a parlare.
«Signor Bruni, queste sono le accuse che le vengono mosse. Il pubblico in aula sembra aver già deciso, ma la parola ora sta a lei.»
«Signor Bruni, come si dichiara?» chiese la giudice Ribolla voltandosi verso l’imputato.
Giorgio rimase fermo.
«Signor Bruni? Come si dichiara? Risponda!» incalzò la giudice.
Giorgio alzò la testa, incrociò gli occhi dei suoi figli, fermi sulla porta e disse al microfono: «Colpevole».
L’idea per questo racconto mi è venuta pensando ad Alice nel Paese delle meraviglie e a tutte le stranezze oniriche che racconta.
Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale e frutto della fantasia dell’autore.
#Racconti
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Thunderbird 148 sistema la posta che si bloccava e mette ordine tra i preferiti
Thunderbird 148.0 mette una pezza su alcuni problemi che per molti utenti erano diventati piuttosto irritanti. Non si tratta di uno stravolgimento grafico, ma di una serie di affinamenti che rendono il postino digitale di casa Mozilla decisamente più affidabile nel quotidiano.
Addio ai blocchi dopo lo standby
Uno dei problemi più fastidiosi segnalati di recente riguardava la gestione della posta che, dopo la sospensione del computer o dopo una breve interruzione della connessione internet, smetteva semplicemente di controllare i nuovi messaggi costringendo l’utente a chiudere e riaprire il programma per sbloccare la situazione. Con la versione 148 questo bug è stato finalmente risolto, garantendo che il controllo delle email riprenda automaticamente senza fare i capricci.
Oltre a questa correzione tecnica, c’è una piccola ma utilissima novità per chi ama tenere tutto in ordine: adesso è possibile spostare i messaggi direttamente nella cartella dei preferiti con un click. Anche l’accessibilità ha ricevuto un occhio di riguardo, con una navigazione migliorata nelle strutture ad albero.
Sicurezza e account moderni
L’aggiornamento introduce il supporto al protocollo PKCE per gli account Yahoo, AT&T e AOL. In parole povere significa che l’autenticazione diventa più robusta e moderna, allineandosi agli standard richiesti dai grandi fornitori di servizi. Se state cercando un’alternativa per gestire i vostri messaggi con la massima riservatezza, magari integrando un servizio che faccia della crittografia il suo punto forte, potreste dare un’occhiata a Proton Mail che nella versione a pagamento permette di essere controllata anche da Thunderbird grazie al Proton Bridge oppure alla semplicità di Tuta che ha di recente rilasciato due estensioni per questo programma.
Ci sono poi buone notizie per chi usa account aziendali Exchange (EWS), dato che è stata introdotta l’autenticazione NTLM, una funzione che facilita la vita in contesti lavorativi specifici. Tra le altre correzioni minori troviamo miglioramenti al calendario e alla gestione dei filtri, oltre alla solita pulizia di vulnerabilità interne che rende il software più protetto contro eventuali attacchi informatici.
FONTE thunderbird.net
Release Notes
Thunderbird is a free email application that’s easy to set up and customize - and it’s loaded with great features!Thunderbird
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VLC per Android 3.7.0: nuovo equalizzatore e backup delle impostazioni rivisto
VLC per Android raggiunge la versione 3.7.0 con un paio di novità che chi usa l’app regolarmente noterà subito.
La novità principale è l’equalizzatore, riscritto completamente da zero. Rispetto alla versione precedente è ora possibile disabilitare i valori predefiniti e partire da un profilo completamente piatto, il che dà molta più libertà nella personalizzazione del suono. Che si voglia spingere i bassi, rendere le voci più nitide o creare un profilo su misura, il nuovo equalizzatore rende il tutto più semplice e flessibile.
Backup rivisto (ma incompatibile)
L’altro cambiamento importante riguarda il sistema di backup delle impostazioni, reso più completo e affidabile. Ora è possibile esportare e reimportare l’intera configurazione dell’app con maggiore precisione, utile per chi cambia telefono o reinstalla l’app.
C’è però un dettaglio da non trascurare: i backup creati con le versioni precedenti non sono più compatibili. Chi aggiorna dovrà esportare nuovamente le proprie impostazioni.
Sul fronte tecnico, la 3.7.0 aggiunge anche il supporto all’allineamento a 16 KB delle librerie native, un requisito introdotto da Android per i dispositivi più recenti.
FONTE dev.to
FONTE videolan.org
VLC for Android 3.7.0
Here is the complete changelog for this new update of VLC 3 for Android. New...Nicolas POMEPUY (DEV Community)
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Threema collabora con IBM Research per la crittografia post-quantistica
Threema, l’app di messaggistica svizzera nota per il suo approccio alla privacy, ha annunciato una collaborazione con IBM Research per portare la crittografia post-quantistica all’interno del proprio protocollo di comunicazione.
La crittografia che protegge oggi le nostre comunicazioni si basa su problemi matematici che i computer attuali non riescono a risolvere in tempi ragionevoli. I computer quantistici potrebbero cambiare le carte in tavola, rendendo vulnerabili sistemi considerati sicuri da decenni. E il rischio non è solo futuro: dati cifrati oggi potrebbero essere intercettati e conservati da qualcuno in attesa di avere la potenza di calcolo per decifrarli domani.
Perché IBM Research
La scelta di IBM Research non è casuale: i suoi crittografi hanno contribuito a sviluppare due dei tre nuovi standard di crittografia resistente ai computer quantistici riconosciuti a livello internazionale. Signal e iMessage li stanno già adottando nei loro protocolli.
Fino ad oggi Threema era rimasta indietro su questo fronte. Un’analisi del DGAP (Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik) del 2024 la inseriva tra i servizi di messaggistica ancora privi di crittografia resistente ai computer quantistici, insieme a WhatsApp, Telegram e altri. Questa collaborazione segna quindi un cambio di passo importante per l’azienda.
I dettagli tecnici sull’implementazione non sono ancora stati condivisi, ma Threema afferma che la collaborazione punta a gettare le basi per comunicazioni sicure anche nello scenario post-quantistico, mantenendo i principi che hanno sempre caratterizzato il servizio: sicurezza senza compromessi e controllo totale da parte dell’utente.
FONTE threema.com
FONTE dgap.org
Threema and IBM Research: Collaboration for a Quantum-Secure Future
We are joining forces with IBM’s renowned research division to implement post-quantum cryptography in Threema.Threema
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Le app più scaricate su F-Droid: finalmente una classifica pubblica
Una delle cose che è sempre mancata a F-Droid è una classifica chiara delle applicazioni più scaricate. Almeno fino ad ora.
Torsten Grote, uno degli sviluppatori principali del progetto F-Droid, ha pubblicato F-Droid Top Downloads: una pagina che raccoglie e organizza le statistiche di download delle applicazioni presenti nel catalogo. Il progetto è open source (licenza GPL-3.0), ospitato su GitLab, e si basa sui dati raccolti dal sistema di metriche ufficiale di F-Droid. Questi dati arrivano dai log dei server di distribuzione e non contengono informazioni personali di alcun tipo.
Qualche sorpresa nella top 10
La soglia minima per comparire nella lista è di 50.000 download nell’arco di un anno, e le app sono organizzate sia per numero totale di download che per categoria. In cima alla classifica generale domina Termux con oltre 8 milioni di download, seguito dal client F-Droid stesso (6 milioni) e da Aurora Store (2,5 milioni). Subito dopo si trovano nomi prevedibili come Fennec (il Firefox di F-Droid), DAVx⁵ e Fossify Gallery. Tra le VPN, Proton VPN è al primo posto con oltre un milione di download, seguita da Mullvad.
Scorrendo la lista si scoprono anche app meno conosciute ma con numeri importanti: ArityCalc (una calcolatrice scientifica) è quarta assoluta con quasi 2 milioni di download, PipePipe supera NewPipe, e Seal (un downloader multimediale) si piazza nella top 15.
Perché è interessante
La classifica per categorie è particolarmente utile per chi cerca alternative. Volete un client email? Thunderbird domina con quasi un milione di download, seguito da K-9 Mail e Tuta. Cercate una tastiera? HeliBoard è la più scaricata dopo KeePassDX. Un lettore di ebook? Librera Reader straccia tutti con 1,3 milioni di download.
È anche un buon termometro della comunità: app come Obtainium (per aggiornare le app direttamente da GitHub) e Breezy Weather dimostrano che il pubblico F-Droid è tutt’altro che passivo nella ricerca di strumenti indipendenti.
La classifica completa è consultabile su grote.gitlab.io/fdroid-metrics-distilled e i dati vengono aggiornati settimanalmente. Il codice sorgente del progetto è disponibile su GitLab.
FONTE grote.gitlab.io
FONTE gitlab.com
FONTE f-droid.org
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oggi, 1 marzo 2026, a bologna, atelier sì: presentazione di “indumenti contro le donne”, di anne boyer
A Bologna, oggi, 1 marzo, alle 17:30, negli spazi dell’AtelierSì, in via San Vitale 69, all’interno della giornata-evento-esposizione-installazione-perma(imma)nente-festa “Una sedia è una sedia non è una sedia è una non”, vol. 3, si presenta il libro Indumenti contro le donne, di Anne Boyer (Tic Edizioni, 2025), tradotto in italiano da June Scialpi, che ne parla insieme ad Anna Papa e Letizia Polini.
Il libro: ticedizioni.com/products/indum…
#AnnaPapa #AnneBoyer #AtelierSì #IndumentiControLeDonne #JuneScialpi #LetiziaPolini #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #Tic #TicEdizioni
Indumenti contro le donne - Anne Boyer
A quale tradizione si può ricollegare un libro così anomalo per la cultura letteraria italiana come Indumenti contro le donne di Anne Boyer? Forse solo a quella tradizione dominata da frammentismo, saggismo e metascrittura, in cui eccellono Anne Cars…Tic
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Dalla Svizzera giunsero in Ossola numerosi fuoriusciti antifascisti
La lotta di liberazione in Ossola incominciò subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con la formazione delle prime bande partigiane composte da vecchi antifascisti e militari sbandati, che iniziarono a contrastare le unità tedesche di occupazione a cui, dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana il 26 dello stesso mese, si aggiunsero quelle fasciste. Dopo una iniziale fugace comparsa di alcune SS, giunsero in Ossola reparti tedeschi di presidio, prevalentemente della Zollgrenzschutz, ovvero guardie doganali di confine e unità della Wehrmacht, che installarono i comandi all’Albergo “Corona” di Domodossola e in una villa a Masera, mentre la RSI schierò la Milizia Confinaria con la II Legione alpina “Monte Rosa” e distaccamenti della 29a Legione della Guardia Nazionale Repubblicana.
Superata la fase iniziale delle prime bande partigiane come il “Gruppo del Lusentino” poi “Banda Libertà”, vennero progressivamente a costituirsi formazioni sempre più organizzate sia dal punto di vista militare che logistico e, tra quelle operanti in zona, si possono ricordare la “Valdossola”, la “Valtoce”, la “Piave”, la “Beltrami”, l’8a “Matteotti” e le “Garibaldi”.
Tra le vicende di spicco della storia partigiana dell’Ossola, è da citare l’insurrezione di Villadossola dell’8 novembre 1943, una delle prime sollevazioni popolari in Italia e duramente soffocata dai nazifascisti, a cui seguirono fucilazioni e le prime deportazioni nei lager nazisti. Alcuni mesi dopo, il 13 febbraio 1944, ebbe luogo a Megolo – località della bassa Ossola – la battaglia in cui cadde con altri partigiani della sua formazione anche il capitano Filippo Maria Beltrami, uno degli iniziatori della lotta nell’alto novarese, che nonostante l’inferiorità numerica accettò comunque lo scontro con le forze attaccanti tedesche e fasciste. A fine maggio del 1944 salirono in montagna numerosi giovani, provenienti anche dalla Lombardia, che non avevano risposto ai bandi di arruolamento della Repubblica Sociale Italiana, rafforzando numericamente le forze di liberazione facenti capo al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Contro le formazioni partigiane, sempre più attive in una zona strategica come quella dell’Ossola, prossima al confine svizzero ed attraversata dalla ferrovia internazionale del Sempione, con numerose dighe, centrali e industrie chimiche e siderurgiche, vennero lanciati attacchi e rastrellamenti anche imponenti, come quello denominato Operazione “Köeln” che dal 10 giugno 1944 interessò la Val Grande – area oggi divenuta Parco nazionale – con obiettivo principale l’eliminazione della Divisione “Valdossola”, una delle più attive in zona. Nonostante il colpo subito, la Resistenza ossolana ricominciò ben presto a premere contro il nemico e mentre i Garibaldini espugnarono in alcune vallate diversi presidi, nel fondovalle con una serie di operazioni condotte dalle formazioni autonome “Valdossola” e “Valtoce”, oltre a quelle della “Piave” fra Cannobio e la Valle Vigezzo, si arrivò il 9 settembre 1944 a liberare anche Domodossola, centro principale della zona.
Di rilievo il ruolo del clero nella liberazione di Domodossola, in quanto furono il parroco della Città don Luigi Pellanda e quello di Masera don Severino Baldone a promuove un incontro per una trattativa fra comandanti tedeschi e fascisti e i capi partigiani: questo per evitare inutili spargimenti di sangue e vittime civili in caso di attacco e conseguenti combattimenti nel centro abitato. Così tedeschi e fascisti lasciarono Domodossola ai partigiani senza combattere, a patto di poter abbandonare la città solo con alcune armi ed i familiari al seguito, una scelta non condivisa dai Garibaldini per i quali «con il nemico non si tratta ma si combatte». Dionigi Superti, comandante della “Valdossola”, che insieme con la “Valtoce” e la “Piave” avevano costretto alla resa il presidio trattandone le modalità, ordinò anche a nome delle altre formazioni la costituzione di una giunta di governo per l’amministrazione del territorio liberato, designandone pure i membri, stante l’assenza di un CLN locale, disperso a causa delle persecuzioni, cedendo di fatto l’amministrazione ai civili, a differenza di quanto verificatosi in altre coeve zone libere. La Giunta Provvisoria di Governo di quella che successivamente agli eventi venne definita come la “Repubblica dell’Ossola”, si mise subito all’opera affrontando una vasta mole di lavoro non limitata alla risoluzione dei problemi contingenti, ma diretta a toccare argomenti e settori di rilevanza nazionali, proiettati nel futuro dell’Italia liberata, poiché si trattò di una vera e propria esperienza di autogoverno e anticipazione della auspicata democrazia postbellica. Dalla vicina Confederazione Elvetica giunsero in Ossola numerosi fuoriusciti antifascisti italiani, alcuni dei quali divennero poi membri dell’Assemblea costituente, di Governi e Parlamenti della Repubblica Italiana, uno per tutti Umberto Terracini segretario della G.P.G. e poi Presidente della Costituente e, significativamente, Giorgio Bocca scrisse che «Quanto a rinnovamento democratico fece più quella piccola repubblica in quarantaquattro giorni che la grande nei decenni seguenti» <1.
Con l’Operazione “Avanti” i nazifascisti scatenarono una massiccia offensiva, che vide la difesa partigiana su due fronti, ovvero la Bassa Ossola e la Valle Cannobina, ma la preponderanza delle forze dell’attaccante e l’assenza di aiuti da parte degli Alleati che avevano definito nel contesto bellico una “capocchia di spillo” la zona libera, portò nella seconda metà di ottobre del 1944 alla rioccupazione dell’Ossola, costringendo la Giunta quasi al completo, numerosi partigiani e molti civili a riparare oltre il confine svizzero, spesso inseguiti fino all’ultimo dagli avversari. Sabato 14 ottobre 1944 Domodossola fu rioccupata, gli attaccanti entrarono in una città deserta perché circa un terzo della popolazione, da 25 a 30 mila civili, aveva abbandonato l’Ossola per riparare in Svizzera, nel timore di rappresaglie che però fortunatamente non furono attuate. In Ossola si insediarono con compiti di presidio reparti del 15° Reggimento SS Polizei, la Brigata Nera Speciale di Formazione “Meattini” detta “Ministeriale” <2 con anche compiti di ricerca e recupero delle salme dei militi uccisi, sciolta a fine febbraio 1945, oltre alla Legione “Monte Bianco” della Milizia Confinaria. Successivamente l’Ossola vide l’arrivo di un’altra unità della Repubblica Sociale Italiana, che era stata costituita a Faenza nell’autunno 1943 come IV Brigata Nera Mobile “Achille Corrao”, inserita nel Battaglione “Ettore Muti” di Ravenna, già macchiatasi fin dall’inizio di crimini, violenze ed estorsioni e che con l’avanzare degli Alleati ripiegò verso Nord, prima in provincia di Verona a Nogara e poi a Orgiano nel vicentino, rimanendovi fino a gennaio 1945. La IV Brigata Nera Mobile “Achille Corrao”, Battaglione “Ettore Muti” Ravenna, a cui vennero poi aggregate due compagnie della B.N. “Ministeriale” rimaste in zona, giunse in Ossola il 21 febbraio 1945, installando presidi in Valle Anzasca, a Pieve Vergonte, a Vogogna, a Premosello, a Migiandone e a Ornavasso e pochi giorni dopo il suo arrivo si verificò l’uccisione di don Giuseppe Rossi, il 26 febbraio 1945.
La definitiva liberazione dell’Ossola, nel corso della quale venne pure salvato da sicura distruzione il tunnel del Sempione bruciando l’esplosivo immagazzinato a Varzo, ebbe luogo il 24 aprile del 1945, ad opera delle unità partigiane rimaste in zona dopo la rioccupazione dell’autunno precedente o rientrate dalla Svizzera ed il contestuale ritiro verso sud dei reparti tedeschi e della RSI, tra questi la Brigata Nera “Ravenna” in zona fino al 22 aprile 1945, che si portò prima ad Intra e poi traghettando il lago raggiunse Laveno e di qui a Turbigo nel milanese, dove i componenti si arresero ai partigiani. Diversi militi della “Ravenna” catturati dai partigiani furono giustiziati subito dopo la Liberazione a metà maggio e a guerra già finita, quattordici a Jerago nel varesotto ed altri undici che erano stati condotti a Unchio nel Verbano, mentre Raffaele Raffaeli comandante della Brigata Nera, il fratello Riccardo e il padre Natale riuscirono invece a raggiungere Novara con parte della colonna Stamm, consegnandosi agli Alleati ❤.
[NOTE]1 G. BOCCA, Una repubblica partigiana. La storia della Resistenza in Val d’Ossola nel settembre-ottobre 1944, Milano, Mondadori, 1972.
2 La Brigata Nera annoverava tra i suoi ufficiali anche Giorgio Almirante, futuro leader del Movimento Sociale Italiano.
3 “Fascisti, partigiani, repubblichini nel Castanese”, Fondazione “Primo Candiani” n. 54 di “Contrade Nostre” 2012. La pubblicazione riporta anche un elenco di 159 appartenenti alla B.N. arresisi ai partigiani, in cui compare tra altri
un Gramigna Domenico fu Giusto, nato a Riolo il 02/06/1922 di professione falegname, senza documenti: nel libro di don Angelo L. Stoppa “Il parroco Giuseppe Rossi eroe della carità”, alle pagg. 150 e 151 l’Autore cita tra i probabili esecutori del delitto un “… terribile milite, piccolotto di statura, detto ‘Gramigna’…”, che entrò in una casa “… prossima al sentiero dei Colombetti, per lavarsi le mani lorde di sangue”. Non è da escludere che il presunto soprannome fosse invece il cognome del milite. Il Gramigna venne arrestato nel giugno 1945 e processato l’anno successivo per reati commessi nel ravennate con condanna a 4 anni e 6 mesi e risarcimento danni, ma l’amnistia del gennaio 1947 gli eviterà il carcere, mentre nessuna imputazione risulta per eventuali crimini della B.N. in Ossola, dei quali era però competente da Corte d’Assise di Novara. Nell’elenco è poi citato anche Badiali Rodolfo di Domenico, nato a Faenza il 29/01/1910, di professione impiegato, senza documenti: si trattava del comandante del presidio di Castiglione della B.N. e che dopo la guerra fu processato, condannato ed incarcerato per i crimini commessi, compresa l’uccisione di don Rossi.
Pier Antonio Ragozza, L’Ossola dall’armistizio alla Liberazione, Atti del convegno diocesano “Don Giuseppe Rossi. Icona di un parroco martire”, Diocesi di Novara, Domodossola 27 aprile 2024
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gramigna / stefano gervasoni. 2022
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Divertimento Ensemble · Sandro Gorli
Stefano Gervasoni, Gramigna
℗ 2022 Stradivarius
Ensemble: Divertimento Ensemble
Conductor: Sandro Gorli
Composer: Stefano Gervasoni
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Ti concedo rifugio, a Siracusa gli scatti dei fotografi palestinesi
«Essere palestinesi è una storia intrecciata di resilienza, dolore e speranza. Ogni fotogramma catturato porta il peso di una nazione che lotta per la giustizia e la pace. I fotografi documentano non solo la distruzione, ma anche lo spirito inflessibile del popolo palestinese, i bambini che giocano tra le macerie, la forza silenziosa delle madri e la fermezza di una comunità che si rifiuta […]
Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/01/ti-c…
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il 25 maggio la premiazione dell’undecima edizione del premio di poesia elio pagliarani
Il 25 maggio al Palazzo delle Esposizioni di Roma si terrà la cerimonia di premiazione dell’edizione 2026 del Premio nazionale di poesia Elio Pagliarani.
(Un elenco delle opere ammesse alla partecipazione è qui: https://t.ly/EhxNE e tra queste verranno scelte le finaliste, che accederanno alla premiazione di maggio).
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