sì? viaggiare?
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Collegium Musicum, con questo concerto propone un viaggio nell’anima di due artisti straordinari, un incontro tra parole e note che ci permette di riscoprire il potere evocativo dell’arte.
Attraverso la musica di Fauré, possiamo entrare nel mondo di Proust e vivere un’esperienza sensoriale unica, in cui il tempo si dissolve e le emozioni si fanno eterne.
Voce: Matteo Zenatti – Voce narrante: Luis Piai
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Ecco una poiana che si appresta a ghermire la propria preda. Siamo nell’area verde di Cibali, l’ampio spazio di grande valore naturalistico che il Comitato Orti della Susanna vuole salvaguardare e proteggere dal rischio di cementificazione. Qui è possibile realizzare quel parco urbano che può arricchire Catania del verde di cui è carente.
In quest’area gli uccelli rapaci sono una […]
Leggi il resto: argocatania.it/2025/11/28/una-…
#avifauna #centroDirezionaleCibali #darioAmore #ortiDellaSusanna #uccelli #verdeUrbano
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tommasina bianca squadrito: calligrafia senza scrittura @ mercatino emmaus, palermo, dal 29 novembre 2025
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#asemic #asemicWriting #calligrafiaSenzaScrittura #mercatinoEmmaus #ostinataSostenuta #scritturaAsemica #tommasinaBiancaSquadrito
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#aishaCerami #andreaCortellessa #annaGuadagnoli #carloMazzaGalanti #christianRaimo #federicoFrancucci #francescoPecoraro #gaiaTomazzoli #gianluigiSimonetti #gildaPolicastro #giordanoMeacci #giuliaPietrosanti #guidoMazzoni #leggiamoFrancescoPecoraro #libreriaTomo #ludovicaDelCastillo #marcelloBarison #marcoGiovenale #mariaTeresaCarbone #massimilianoManganelli #ponteAlleGrazie #ragu #tommasoPincio #tomo #tomoLibreria #tomoLibreriaCaffe #vincenzoOstuni
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OPPO ha lanciato in l'A6 Pro 5G, dotato di una potente batteria da 6.500 mAh con tecnologia Flash Charge per un'esperienza utente più affidabile. L'A6 Pro si è rivelato un ottimo alleato in ambito connettività: infatti, prima del lancio, lo smartphone è stato sottoposto ad una campagna di test sul campo in Italia – dal viewpoint di Seceda, nelle Dolomiti, fino all’area ferroviaria di Milano Greco Pirelli – che ha confermato le sue prestazioni di rete al vertice della categoria.
Basata su un design di celle in grafite ad alta densità, la batteria da 6.500 mAh stabilisce un nuovo standard, secondo i dati raccolti dal brand, assicurando fino a 19,1 ore di riproduzione video a 720p su YouTube, 37,4 ore di chiamate a schermo spento e 26,9 ore di chiamate vocali WhatsApp. Oltre alla sua grande capacità, la batteria mantiene le massime prestazioni più a lungo: i test, infatti, dimostrano che la batteria mantiene oltre l'80% della sua capacità originale dopo 1830 cicli di carica, ovvero più di cinque anni di utilizzo tipico, e grazie alla tecnologia Supervooc Flash Charge da 80W, l'A6 Pro 5G può essere caricato al 100% in soli 50 minuti.Grazie al supporto per la ricarica inversa cablata, l'A6 Pro 5G funge anche come un hub di alimentazione portatile
Inoltre, la potente batteria dell'A6 Pro 5G non è pensata per mantenere carico un solo device ma, grazie al supporto per la ricarica inversa cablata tramite connettore OTG (5V/1,0A), il device funge anche come un hub di alimentazione portatile in grado di fornire una carica d’emergenza a dispositivi come auricolari, smartwatch e tablet.Grazie alle innovazioni nei materiali e nel design, l'A6 Pro 5G è stato certificato anche per la resistenza agli urti di livello militare
L'A6 Pro 5G continua la tradizione di resistenza e prestazioni robuste della serie OPPO A, grazie alla certificazione IP69 di resistenza ad acqua e polvere, che garantisce un'efficace protezione contro vari tipi di danni causati da liquidi e proteggendo al contempo dall'intrusione di polvere in ambienti difficili. All'esterno del telefono, uno speciale vetro fornisce ulteriore protezione contro graffi e urti, mentre all'interno, la lega di alluminio ad alta resistenza viene utilizzata per proteggere la scheda madre e altri componenti principali.Il design si declina in due varianti di colore – Lunar Titanium e Stellar Black – e la robustezza della scocca, frutto di una meticolosa lavorazione artigianale
A sfidare la struttura robusta dello smartphone un elegante schermo AMOLED che offre immagini accattivanti a ogni sguardo. Il display Ultra Bright presenta una risoluzione di 1.080 x 2.374 e un'elevata frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz, promettendo non solo prestazioni fluide ma anche una qualità visiva nitida e precisa. Con una luminosità massima fino a 1.400 nit, il display offre ottime prestazioni anche in condizioni di luce intensa. Questo display è abbinato a un'esperienza utente fluida e senza interruzioni, grazie ad una soluzione integrata tra il Trinity Engine che migliora la fluidità e la stabilità complessive del sistema e il Luminous Rendering Engine, che consente un livello di effetti di animazione parallela tipicamente presenti sui device flagship.Test di connettività effettuati dagli esperti di Oppo sulle dolomiti
Con una connettività affidabile, l'A6 Pro 5G è un dispositivo multiuso per un’ampia varietà occasioni. La sua qualità di connessione è stata verificata anche attraverso una campagna di test in Italia, condotta in due scenari tra i più complessi per la ricezione: il viewpoint di Seceda, nelle Dolomiti, e la stazione ferroviaria di Milano Greco Pirelli, un contesto urbano noto per la copertura intermittente. Nel primo caso, l’A6 Pro ha dimostrato prestazioni di primo livello rispetto a prodotti della stessa fascia prezzo; in particolare, nei test di upload su TikTok ha completato la condivisione di un video da 30MB in soli 21,4 secondi, quasi tre volte più veloce rispetto alla generazione precedente. Risultati simili sono emersi su Instagram, dove l’A6 Pro ha richiesto 71,2 secondi per il caricamento di un video (30MB), dimezzando i tempi rispetto ad OPPO A5 Pro. A Milano Greco Pirelli, lo smartphone ha conquistato il primo posto in ben sei prove diverse. Dalle videochiamate su WhatsApp, alla condivisione su condivisione su TikTok, allo streaming live, l’A6 Pro è risultato il migliore in classifica.
Con uno spessore di soli 8 mm e un peso di soli 185 g, e un'elegante cornice unibody con texture in metallo, l'A6 Pro 5G è elegante e comodo da impugnare. Grazie al design a quattro lati con il lato più sottile di soli 1,67 mm e al display di livello IMAX con un rapporto schermo-corpo del 93%, questo telefono porta il gaming e la visione di film a un livello superiore. Il design si declina in due varianti di colore – Lunar Titanium e Stellar Black – e la robustezza della scocca, frutto di una meticolosa lavorazione artigianale, si accompagna a un’estetica elegante e minimale che trasmette solidità, equilibrio e una sensazione di lusso discreto.
Il nuovo Oppo è disponibile nella configurazione con 8 GB di RAM, (espandibili, +4GB,+6GB,+8GB) e 256GB di ROM su OPPO Store, Amazon e presso i principali rivenditori al prezzo di 299,99 euro. Per celebrare il lancio, fino al 31 dicembre 2025, acquistando A6 Pro su OPPO Store, i clienti riceveranno un anno di OPPO Care, con protezione dello schermo entro il primo anno e estensione di un anno della garanzia convenzionale incluse.
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noblogo.org/differx/rivedo-fuo…
se uno queste cose non le dice, tutto resta pacifico e insieme triste.
e l’epigonismo si allarga e allaga tutto.
avrà da finire ‘sta storia della brutta poesia italiana? o continuerà in eterno?
#barocco #bruttaPoesia #differxdiario #fakePoetry #gualtieri #mariangelaGualtieri
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youtube.com/embed/yNiUEnNfGYg?…
A animated version of Ionesco’s tale.
This movie is part of the collection Academic Film Archive of North America
Producer: Jan Lenica
Sponsor: Lee Creighton
#academicFilmArchiveOfNorthAmerica #animatedFilm #animatedMovie #art #arte #cinema #eugeneIonesco #eugenDimitriIonescu #film #ionesco #janLenica #leeCreighton #movie
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Il Burkina Faso ha celebrato in ritardo, il 26 novembre 2025, la Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia (GIDI), originariamente fissata per il 20 novembre, presso il Centro di Educazione e Formazione Professionale (CEFP) di Gampéla, in collaborazione con il consorzio Weltaare Gure. L’evento, dedicato ai bambini del CEFP, si è svolto attorno al tema “La mia giornata, i miei diritti” e ha incluso attività sportive, dimostrazioni di taekwondo, circo, sketch e arte oratoria, offrendo ai bambini uno spazio per esprimersi. Landry CISSE, coordinatore della protezione dell’International Rescue Committee (IRC) e portavoce del consorzio Weltaare Gure per l’occasione, ha sottolineato l’importanza di un ascolto più attento delle opinioni dei bambini sull’attuazione dei loro diritti, mirando a costruire un mondo dove la loro innocenza non sia minacciata e i loro sogni possano crescere. Il direttore del CEFP di Gampéla, M. Lota KOURA, ha espresso gratitudine ai partner, evidenziando come il CEFP integri il rispetto dei diritti dell’infanzia nelle sue attività quotidiane, comprese formazione, protezione, alloggio, alimentazione e salute. Oltre ai diritti, è stato ricordato che i bambini hanno anche dei doveri: il portavoce dei bambini, Cheick TRAORE, ha promesso impegno e duro lavoro in risposta all’assistenza ricevuta. Il progetto Weltaare Gure è un’iniziativa di un consorzio di ONG internazionali (IRC, Danish Refugee Council – DRC, e Norwegian Refugee Council – NRC), supportato da organizzazioni nazionali come l’Iniziativa Pananetugri per il benessere della donna (IPBF), l’associazione Tin Tua, l’associazione Todi-Yaba e il Centro per la buona governance nel Sahel (CGS). Il progetto, finanziato da BHA e attivo da settembre 2024 a settembre 2026, opera nelle regioni di Liptako, Gulmu e Nakambé, con l’obiettivo di rafforzare protezione, resilienza e coesione sociale delle comunità colpite dalla crisi in Burkina Faso. L’iniziativa congiunta sottolinea l’impegno comune per garantire che ogni bambino cresca al sicuro, sia ascoltato ed eserciti pienamente i propri diritti.
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#andreaMilitello #art #arte #cambiaunavirgola #federicaLuzzi #naoyaTakahara #quelCheNonPuoiVedere #tentativiDiVisione #valerioConsalvi
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Cina e Africa oltre i grandi numeri. Partendo dal racconto dei primi contatti avvenuti nella storia, Africa rossa cerca di restituire un’immagine a tutto tondo dei rapporti sino-africani, superando la dimensione puramente economica. Mentre la narrazione dei mass media propone in modo ossessivo quasi ogni giorno le statistiche del debito africano e degli investimenti cinesi, poco o nulla viene raccontato degli scambi politici e culturali tra i rispettivi popoli. Con l’invasione russa dell’Ucraina e il timore di una ‘nuova guerra fredda’, l’Africa e il Sud globale hanno acquisito un’importanza anche maggiore nell’agenda estera cinese. La Cina – che tutt’oggi si definisce ‘il più grande paese in via di sviluppo’ – sa di esercitare un notevole ascendente su quella parte di mondo che non si sente rappresentata da una ‘comunità internazionale’ a trazione occidentale. Può il ‘modello cinese’ dimostrarsi un mezzo di emancipazione sociale in quello che viene da molti considerato il continente del futuro? Attingendo ad aneddoti, fonti di prima mano e antiche storie dimenticate, il volume propone nuovi spunti di riflessione per comprendere civiltà, nei fatti, da noi ancora poco conosciute.
dal libro
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Quella villa sulla Luna
edu.inaf.it/rubriche/lo-spazio…
Tra memoria contadina e sogni di cosmo, la voce di Antonio Seccareccia illumina la Luna come spazio di libertà autentica.
#AntonioSeccareccia #conquistaDellaLuna #Frascati #Luna #poesia
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Presentazioni del volume
Quarant’anni e oltre. Storie e prospettive di un archivio audiovisivo
A cura di Letizia Cortini, Luca Ricciardi, Paola Scarnati
Edizioni Effigi, Grosseto, 2025, collana Annali AAMOD n. 25, ISBN 979-12-5739-020-4, pp 362
OGGI, giovedì 27 novembre – ore 18
Sala Zavattini dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
Via Ostiense 106 – Roma
presentano
Pietro Montani (filosofo e critico cinematografico)
Lidia Piccioni (storica, presidente AISO)
Federico Valacchi (docente di archivistica)
Vincenzo Vita (presidente AAMOD)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
A oltre quarant’anni dalla sua fondazione, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico si racconta e si interroga sul proprio ruolo nel presente e nel futuro, nel volume Quarant’anni e oltre. Storie e prospettive di un archivio audiovisivo, appena uscito in libreria per i tipi di Effigi Editore, a cura di Letizia Cortini, Luca Ricciardi e Paola Scarnati. Il libro, che rappresenta il venticinquesimo numero della collana “Annali AAMOD”, sarà al centro di due appuntamenti a Roma: giovedì 27 novembre, presso la Sala Zavattini dell’Archivio stesso, e venerdì 5 dicembre nella Sala Aurora, nell’ambito della Fiera “Più libri più liberi”, dove l’editore Effigi sarà presente per tutta la durata della manifestazione, allo stand F48. Agli incontri parteciperanno gli autori e curatori del volume.
Il volume non ha un’impostazione celebrativa, e tuttavia non può che partire dal significato di una ricorrenza così importante: quarant’anni di attività di una Fondazione che, fin dalle sue origini, ha unito alla funzione conservativa una chiara vocazione civile, culturale, politica e pedagogica. Come ricorda Vincenzo Vita, attuale presidente della Fondazione, nella prefazione del volume, l’AAMOD nasce da una visione straordinariamente moderna, ancor oggi attuale, di Cesare Zavattini, che con Paola Scarnati, Ansano Giannarelli, Citto Maselli, Ettore Scola e molti altri, pose le basi per un archivio “militante”, capace di intervenire sul presente e di proiettarsi verso il futuro. Un archivio che, fin dall’inizio, si pose come laboratorio culturale aperto, strumento collettivo per l’analisi della realtà sociale e politica, luogo vivo dove la memoria non è mai esercizio nostalgico, ma azione critica e trasformativa.
Quarant’anni e oltre è un testo che raccoglie molte voci e si articola in tre sezioni – Storie, Prospettive, Percorsi – capaci di restituire la ricchezza di esperienze, tensioni, interrogativi e traiettorie che l’AAMOD ha attraversato, abitato e, in alcuni casi, contribuito a fondare nel corso dei decenni. Nella prima parte, dedicata alle Storie, emerge l’humus politico e culturale che ha preceduto e accompagnato la nascita dell’Archivio, grazie a un’intensa conversazione tra Paola Scarnati e Antonio Medici, che getta luce sulla dimensione collettiva, militante e operativa delle origini. A seguire, Letizia Cortini analizza in profondità le specificità dell’AAMOD come soggetto teorico e politico, unico nel panorama nazionale, e il modo in cui esso ha costantemente messo in discussione la propria missione, cercando sempre di restare in ascolto dei mutamenti culturali e sociali. Silvia Savorelli, con grande sensibilità e rigore documentario, costruisce una sorta di antologia ragionata degli scritti di Ansano Giannarelli, figura centrale nella storia dell’Archivio, a cui si deve gran parte della sua elaborazione teorica e dell’identità come luogo di promozione del cinema documentario italiano. Il rapporto tra mondo del lavoro e narrazione audiovisiva – una costante nella storia dell’AAMOD – viene affrontato da Alexander Höbel con una ricostruzione puntuale e documentata, che si completa con una filmografia ragionata sul tema. Chiude questa sezione Filippo Maria Gori, giovane cineasta e autore di uno dei lavori più recenti nati in collaborazione con l’AAMOD, E tu come stai?, dedicato alla lotta della GKN e al movimento Insorgiamo. Il suo intervento è una riflessione a cuore aperto sulla responsabilità e le possibilità di documentare il conflitto sociale oggi.
La sezione Prospettive amplia lo sguardo verso il presente e il futuro, affrontando il nodo centrale della transizione digitale, ma anche le possibilità di riuso creativo e la complessità delle questioni giuridiche, etiche e culturali che ogni archivio audiovisivo contemporaneo è chiamato ad affrontare. Luca Ricciardi ricostruisce le attività sperimentali condotte dall’AAMOD negli ultimi dieci anni, in particolare nell’ambito del Premio Zavattini, e riflette su come queste esperienze abbiano contribuito a delineare un nuovo modello di archivio: attivo, dinamico, attraversato dalle pratiche delle nuove generazioni di cineasti, ma sempre connesso alla propria storia. Di queste nuove forme di racconto e autorappresentazione si occupano anche Monica Repetto, che si sofferma sull’autofiction e le sue implicazioni, e Gabriele Ragonesi, che propone un dialogo con giovani autori coinvolti nei progetti dell’AAMOD. Emergono qui questioni cruciali: l’uso delle immagini altrui, il confine tra documentazione e appropriazione, il diritto d’autore e il diritto all’immagine. Intervengono in merito due voci autorevoli come Marco Bertozzi e Fiona Macmillan, che con approcci diversi pongono interrogativi urgenti e indicano piste di riflessione. L’uso del digitale è al centro anche degli interventi di Rossella Catanese e Valentina Valente, che esplorano le implicazioni ontologiche della conversione degli archivi analogici in codice binario: cosa rimane dell’originale? cosa diventa “storico” in un supporto digitalizzato? quale memoria si conserva e quale si perde? Il tema si amplia ulteriormente nel contributo di Vittorio Iervese, che mette in discussione la capacità degli archivi tradizionali di raccogliere e gestire l’immenso flusso di immagini “nate digitali” prodotte ogni giorno da milioni di persone sui social, attraverso smartphone e piattaforme. Infine, Teresa Numerico affronta con lucidità e spirito critico il tema oggi ineludibile dell’intelligenza artificiale generativa, riflettendo su come essa si intrecci inevitabilmente con la logica archivistica e sul rischio di una rimozione culturale collettiva di cui gli archivi stessi potrebbero essere, inconsapevolmente, complici.
Nell’ultima parte, Percorsi, si dà conto delle attività più recenti e delle linee d’azione permanenti dell’AAMOD. Si tratta di una sorta di mappa ragionata che restituisce il ruolo dell’AAMOD come spazio pubblico della memoria, ma anche come luogo di incontro tra generazioni, linguaggi e forme narrative.
Quello che emerge da queste pagine è il ritratto sfaccettato e profondamente attuale di un’istituzione culturale che, pur tra mille difficoltà, ha saputo reinventarsi senza perdere la propria identità, e che oggi si pone come soggetto cruciale nella definizione di un nuovo modello di archivio: non solo contenitore di documenti, ma strumento critico per leggere il mondo
#aamod #aamodArchivioAudiovisivoDelMovimentoOperaioEDemocratico #aiso #annali #annaliAamod #annaliDellaamod #ansanoGiannarelli #archivi #archivio #archivioAudiovisivo #archivioAudiovisivoDelMovimentoOperaioEDemocratico #cesareZavattini #christianUva #cittoMaselli #collanaAnnaliAamod #edizioniEffigi #effigi #ettoreScola #federicoValacchi #letiziaCortini #lidiaPiccioni #lucaRicciardi #paolaScarnati #piuLibriPiuLiberi #pietroMontani #quarantanniEOltre #quarantanniEOltreStorieEProspettiveDiUnArchivioAudiovisivo #vincenzoVita #zavattini
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Studio Bruno Tonini + Tonini Editore
190 Via Pratolungo
Gussago, Lombardia, 25064
catalogo digitale:
https://static1.squarespace.com/static/60e820d70025154c9413112f/t/6924c21e3fef23308cbcb483/1764016670591/JM+digital+More+Matter+Matters.pdf
#art #arte #fluxus #gussago #jonathanMonk #studioBrunoTonini #toniniEditore #valentinoTonini
Tonini Editore is an international publishing house focused on contemporary art. Based in Brescia, ItalyTonini Editore
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per esempio qui:
noblogo.org/differx/con-tutti-…
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Dopo il successo di Z60 Ultra Roller Complete, MOVA, ha recentemente annunciato lo Z60 Ultra Roller Standalone. Progettato per le famiglie che desiderano le prestazioni di lavaggio avanzate del modello d’eccellenza a un prezzo più accessibile, Z60 Standalone rende a disposizione di un pubblico più ampio la tecnologia di pulizia pressurizzata HydroForce brevettata da MOVA. Il prodotto rappresenta la scelta ideale per chi cerca un efficacie lavaggio e un’aspirazione potente per la pulizia quotidiana, ma non ha bisogno di funzioni specializzate come il superamento di ostacoli alti. Il sistema di lavaggio HydroForce raggiunge un livello di pulizia superiore rispetto ai tradizionali modelli a doppio spazzolone
Z60 Ultra Roller Standalone e Z60 Ultra Roller Complete condividono lo stesso cuore, il sistema di lavaggio HydroForce, tecnologia che cambia le regole del gioco spingendosi oltre la semplice pulizia per garantire un autentico lavaggio pressurizzato:
Questa tecnologia condivisa consente a entrambi i modelli di raggiungere un livello di pulizia superiore rispetto ai tradizionali modelli a doppio spazzolone, lasciando i pavimenti freschi e a prova di piedi scalzi.
La serie Z presenta ora due modelli di Z60, entrambi pensati per diversi stili di vita. In particolare, Z60 Ultra Roller Standalone vanta un’aspirazione di 26.000 Pa, un sistema anti-groviglio DuoBrush, e AutoShield - un sistema intelligente di adattamento ai tappeti che copre automaticamente il rullo del mocio per evitare di bagnare i tessuti durante i cicli di lavaggio. Inoltre, aggiungendo l’autopulizia con acqua calda a 80°C, esso assicura prestazioni mirate e di alta qualità, ideali per la pulizia quotidiana di pavimenti delicati di appartamenti, piccole abitazioni, o spazi privi di ostacoli complessi. Per le case con esigenze di pulizia più particolari, Z60 Ultra Roller Complete offre una potenza di aspirazione di 28.000 Pa, un telaio LiftPro con sollevamento della spazzola principale e la tecnologia StepMaster, che supera ostacoli fino a 8 cm. Esso integra, inoltre, il sistema a doppia soluzione detergente DuoSolution, la sterilizzazione UV e un kit completo di manutenzione della durata di un anno (del valore di 216 euro).
Entrambi i modelli di Z60 presentano un profilo sottile di 96 mm che consente loro di muoversi facilmente sotto i mobili bassi. Dotati del sistema di navigazione intelligente FlexScope e di un sensore DToF retrattile, i robot garantiscono una mappatura efficiente dell'intera casa e movimenti agili negli spazi ristretti.
I modelli Z60 con tecnologia MaxiReach garantiscono, inoltre, una pulizia accurata lungo le pareti e negli angoli più difficili da raggiungere. Entrambi i modelli sono dotati di spazzole laterali estensibili e rulli che si sviluppano oltre il telaio del robot, lavorando in perfetta sincronia con il sistema di navigazione laser che elimina polvere e detriti nascosti nelle zone difficili da raggiungere, assicurando una pulizia completa dei bordi che i robot convenzionali spesso non riescono a raggiungere.
Lo Z60 Ultra Roller Standalone è già disponibile su Amazon e sul sito ufficiale MOVA, al prezzo di 999 euro. In occasione del Black Friday Mova offre un prezzo ancora più conveniente, a 799 euro.
Trasforma la tua routine di pulizia con MOVA. I nostri aspirapolvere robot intelligenti e dispositivi di pulizia ad alte prestazioni sono progettati per una casa perfettamente pulita.MOVA Italy
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evento fb: facebook.com/events/s/spore-1-…
il libro: declicedizioni.it/prodotto/spo…
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#antonioFrancescoPerozzi #declic #massimilianoManganelli #presentazione #reading #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #spore #spore1 #studioCampoBoario
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E’ uscito questo docufilm su Adesanya su PRIME Video.
Origini & Specchio
Nato a Lagos, Nigeria, nel 1989, Adesanya cresce in un mondo che lo mette subito alla prova. Lontano dalle telecamere e dal glamour dell’UFC, combatte prima contro le insicurezze, poi contro i bulli. Si rifugia negli anime, nei movimenti fluidi di personaggi disegnati che diventano modelli di grazia e potere. Quando si trasferisce in Nuova Zelanda da ragazzino, tutto cambia: la lingua, il clima, la percezione di sé. Ma quella fascinazione per lo stile resta, radicata.
Dal ring alla gabbia: la metamorfosi
Inizia come kickboxer, girando per palazzetti e circuiti minori, collezionando vittorie e costruendosi una reputazione da artista marziale, non solo da atleta. Il salto alle MMA è inevitabile. Ma invece di adattarsi al gioco, impone il suo. Entra nella gabbia come se stesse entrando in scena. I piedi leggeri, le finte teatrali, il colpo pulito: ogni match è performance, ogni entrata è dichiarazione.
La vetta – Il regno dei mediomassimi
Arriva in UFC e in pochissimo tempo si prende tutto: l’attenzione, i bonus, il titolo. Incontra e sconfigge avversari con stili diversi, adattandosi ma mai snaturandosi. In un’epoca di wrestling dominante, lui resta fedele al striking. Difende il titolo, più volte. Ogni volta con stile. Ogni volta ricordando che per lui la vittoria ha sempre una forma, un ritmo, una firma.
Le battute d’arresto & l’evoluzione del mito
Ma anche gli artisti cadono. Salta di categoria, perde. Torna, rivince. Poi perde di nuovo. Ogni sconfitta è una crepa nella superficie, ma anche una finestra sull’uomo. Non più solo performer, Adesanya diventa narratore della propria vulnerabilità. Parla apertamente. Non cerca scuse. Si rialza. Non sempre più forte, ma sempre più vero.
Lo stile come arte, la lotta come vocazione
Il suo team, i suoi rituali, la sua estetica… tutto parla lo stesso linguaggio: quello dell’identità. Non ha mai cercato di piacere a tutti. Ha sempre cercato di essere sé stesso. E quel sé stesso, fatto di anime giapponesi, danza, videogiochi, sacrifici, sparring e silenzi, è diventato un’icona. Non perché perfetto. Ma perché autentico.
Perché “The Last Stylebender” risuona
Il soprannome non è uno slogan: è una filosofia. Adesanya ha piegato lo stile alla sua volontà. Ha trasformato la gabbia in un palcoscenico e la vittoria in un gesto estetico. Ha mostrato che si può combattere con grazia. Che si può perdere con dignità. Che lo stile, alla fine, non è come colpisci. È come sei.
Che cosa significa oggi – e che cosa viene dopo
Oggi Adesanya è qualcosa di più di un campione. È un simbolo. Di cosa succede quando ti rifiuti di scegliere tra sostanza e forma. Di cosa vuol dire essere nigeriano, cresciuto in Oceania, accettato nel mondo. Di cosa significa salire, cadere, rialzarsi. E il documentario che racconta la sua storia è più di un film. È una lettera aperta. A chi combatte. A chi crea. A chi cerca.
Perché alla fine, chiunque può vincere un match. Ma pochi sanno trasformare una carriera in una storia.
E ancora meno sanno trasformare quella storia in uno stile.
Vai su Prime Video a Vederlo primevideo.com/detail/0J6R1PPQ…
Nato in Nigeria e cresciuto in Nuova Zelanda, Israel Adesanya ha fatto parlare di sé ovunque, non solo per le grandi prestazioni sul ring ma anche per essere una figura iconica e carismatica come non se ne vedevano dai tempi di Conor McGregor per le …www.primevideo.com
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A Roma, sabato 29 novembre, alle ore 17:30
presso la Biblioteca Pagliarani
(via M. Bragadin 122 b)
presentazione del libro di prose in prosa di Marco Giovenale
OGGETTISTICA
letture dell’autore e interventi critici di Massimiliano Manganelli
per seguire l’incontro in diretta streaming:
meet.google.com/kao-gbqi-qct
§
il libro sul sito di TIC: ticedizioni.com/products/ogget…
ulteriori dati & materiali: slowforward.net/2024/04/15/lin…
mobilizon: mobilizon.it/events/48fe58dd-a…
evento fb: facebook.com/events/1724747394…
§
in foto: Frida Kahlo esegue al piano un lied da Oggettistica per uno Shoggoth [courtesy differxai]
#associazioneElioPagliarani #bibliotecaPagliarani #cettaPetrollo #edizioniTic #jimiHendrix #marcoGiovenale #mariaConcettaPetrollo #massimilianoManganelli #oggettistica #prosa #prosaBreve #prosaInProsa #prose #proseBrevi #proseInProsa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #shoggoth #spazioPagliarani #tic #ticEdizioni #ultrachapbooks
Via Marcantonio Bragadin, 122B, 00136 Roma RM, ItalieVia Marcantonio Bragadin, 122B · Via Marcantonio Bragadin, 122B, 00136 Roma RM, Italie
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AK rules è un evento di grappling / BJJ pro a cadenza semestrale da ormai un bel po’ di anni in quel di seregno. La formula non è mail predefinita.
Abbiamo visto tornei, gi, no gi – super fight, juvenile. Insomma una bella festa dello sport di grappling
Artemii Mahu defeats Alessandro Farina (points)
Ecaterina Mahu defeats Antonella Bianchi (submission)
Cristian Rota vince su Alex Gasser (submission)
Andrea Ruo vince su Nicolae Popa (decision)
Elio Ellero vince su Luca Gutierrez (submission)
Francesco Bartolotta vince su Marco Poletti (submission)
Christian Frillici Is the 8 men OPENWEIGHT tournament Winner
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SPRITZ 2025: insegnare la scienza indagando
edu.inaf.it/news/eventi/report…
Con la prima edizione di SPRITZ, svoltasi a settembre 2025, l’INAF e I-OAE hanno proposto un intenso percorso di formazione per gli insegnanti. Vi raccontiamo come è andata.
#corsiDiFormazione #formazioneInsegnanti #oae #OAECenterItaly
Con la prima edizione di SPRITZ, svoltasi a settembre 2025, l'INAF e I-OAE hanno proposto un intenso percorso di formazione per gli insegnanti. Vi raccontiamo cFederica Duras (EduINAF)
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Audio completo della presentazione di Opera buffa, di Luciano Neri (Tic, 2025; collana UltraChapBooks): letture e interventi dell’autore, in dialogo con annotazioni critiche di Samuele Maffei, Massimiliano Manganelli e contributi dal pubblico. Tic, piazza San Cosimato, Roma, 22 novembre 2025. L’incontro si può ascoltare ora in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo [em]fail again fail [/em]better dell’occidente postremo. Buon ascolto
il libro:
ticedizioni.com/collections/ul…
alcuni estratti su LPLC:
leparoleelecose.it/opera-buffa…
#edizioniTic #fascismo #ilPodcastIrregolare #lucianoNeri #massimilianoManganelli #operaBuffa #pap #pap081 #pap081 #podAlPopolo #podcast #presentazione #prosa #prosaInProsa #samueleMaffei #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #tic #ticEdizioni #ultrachapbooks
Diceva Marx che la storia si ripete sempre due volte, prima come tragedia, poi come farsa. In questo libro, l’autore narra la vicenda esemplare della fine di Alessandro Pavolini e mostra l’esatto momento in cui, nella sua biografia, tragedia e farsa …Tic
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Andrea Lombardi, editore, saggista ed esperto in Céline, come si legge nella locandina che pubblicizza un incontro a Catania, sarà presente nella nostra Città il prossimo 29 novembre, per presentare un libro, ça va sans dire, su Céline. Un normale appuntamento culturale? Si, se non fosse per le particolari caratteristiche del relatore e per il fatto che il Comune promuove l’iniziativa, che […]
Leggi il resto: argocatania.it/2025/11/26/senz…
#comuneDiCatania #enricoTrantino #letteratura #palazzoDellaCultura
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credo che nella sezione
acor3.it/wp-admin/options-gene…
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Nel venerdì più atteso dell’anno finiamo tutti, volenti o nolenti, dentro un vortice di offerte, notifiche e banner lampeggianti. Nato come semplice giornata di sconti post Thanksgiving, il Black Friday è diventato un fenomeno culturale globale: una maratona di consumo che in Italia si estende ormai per settimane, tra Black Week, Cyber Monday e pre-sale digitali. Ma dietro la corsa all’offerta si nasconde un interrogativo più profondo: come mantenere equilibrio tra convenienza, consapevolezza e responsabilità?Un centro commerciale durante l'orario di punta
Secondo le stime di Awin, il valore del Black Friday online in Italia supererà i 2 miliardi di euro, con una crescita stimata del +20% rispetto al 2023. Il solo canale di affiliazione genererà circa 58 milioni di euro, in aumento del 10% e il 58% delle transazioni sarà da smartphone. Ma la vera novità sarà qualitativa, non quantitativa: meno click, più intenzione d’acquisto. L’intelligenza artificiale avrà un ruolo crescente nella personalizzazione delle ricerche e nell’ottimizzazione delle campagne, rendendo l’esperienza d’acquisto più mirata e meno dispersiva. A fornire uno sguardo più ampio è il rapporto Mid-Year Consumer Outlook 2025 di NielsenIQ, che prevede un aumento complessivo dei consumi globali di circa 3.200 miliardi di dollari (+6%) rispetto al 2024. Un dato che conferma la tenuta della spesa, ma anche una crescente polarizzazione dei comportamenti: mentre una parte dei consumatori resta propensa all’acquisto, il 62% degli italiani si dichiara cauto, orientato alla qualità più che alla quantità.Green Friday: un nuovo fenomeno culturale
Negli anni, il Black Friday ha smesso di essere solo una giornata di sconti per trasformarsi in un fenomeno culturale: una sorta di rito collettivo del consumo, capace di mobilitare milioni di persone, marchi e campagne pubblicitarie in tutto il mondo. Eppure, proprio da questa corsa frenetica al prezzo è nata una reazione inattesa, quasi un contraccolpo fisiologico: il Green Friday. Si tratta di un movimento nato in Francia nel 2017 e oggi diffuso in tutta Europa, risultato di quella stessa energia, ma ribaltata, che invita a un consumo più ragionato. Promuove acquisti sostenibili, donazioni o semplicemente una pausa dal comprare. Un dato su tutti: basti pensare che i trasporti extra generati dal Black Friday in Europa emettono oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO₂ in una sola settimana. Un segnale che racconta quanto ogni clic abbia un costo nascosto e come il consumatore stia cambiando pelle, ora più attento alla coerenza dei brand, all’impatto ambientale e alla durata delle cose che compra.Black Friday: ogni segno è progettato per stimolare le aree del cervello
Dietro la corsa agli sconti si nasconde una regia precisa. Ogni banner, ogni “solo per oggi” è progettato per stimolare le aree del cervello legate alla ricompensa e alla decisione. I brand più efficaci usano il priming emozionale, cioè la creazione di un clima di attesa che prepara il cervello all’acquisto giorni o settimane prima. Al momento dell’offerta, la risposta è già emotivamente predisposta. C’è poi la narrativa del guadagno: non si vende solo uno sconto, ma la sensazione di essere intelligenti, rapidi, privilegiati. “Hai sbloccato un vantaggio esclusivo” è un messaggio più efficace di un semplice “–30%”. La simulazione mentale è un altro meccanismo chiave. Mostrare un prodotto in uso, in un contesto quotidiano, permette al cervello di immaginare la gratificazione del possesso prima ancora dell’acquisto. Non va dimenticato l’effetto comunità: sapere che “altri stanno comprando” o che “l’offerta è quasi esaurita” attiva l’istinto di appartenenza e la paura di rimanere esclusi. Infine, il framing positivo: dire “risparmi il 50%” è più efficace di “sconto 50%”. Il cervello reagisce meglio ai frame di guadagno rispetto a quelli di perdita.Il 62% degli italiani si dichiara cauto, orientato alla qualità più che alla quantità
“Il consumatore non è diventato più razionale: è diventato più selettivo. Non compra meno, compra con più senso. La vera trasformazione non è nei carrelli, ma nel modo in cui desideriamo. Dopo anni in cui il mercato ci ha spinto a volere tutto e subito, oggi cerchiamo valore, fiducia e appartenenza. Ogni scelta d’acquisto racconta chi siamo e in cosa crediamo” ha spiegato Luna Mascitti di Mio Cugino ADV.
Il Black Friday, dunque, non è più solo una corsa al ribasso: è una lente sul nostro modo di desiderare, scegliere e dare valore. Per i brand, l’obiettivo non è soltanto vendere, ma costruire fiducia e promuovere cultura del consumo. Per i consumatori, è un esercizio di equilibrio tra impulso e razionalità. In fondo, dietro ogni clic si nasconde un’emozione da gestire e forse, imparare a comprare meglio, non di più, è il vero sconto che ci serve.
In vista dell'alta stagione e della solita frenesia del Black Friday, condividiamo alcune tendenze che publisher e advertiser dovranno tenere d'occhio nel 2025.Richard Towey (Awin)
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Mi dispiace (o meglio: detesto, odio, mannaggia) non star postocto-postando qui sopra da… 2 giorni, o forse anche 3, aiuto!!! Sembra poco, considerato da quanto il fritto misto esiste, e per quanto a regola io ancora esisterò per aggiornarlo, ma il problema è che questa bucanza postifera si ripete, e temo si ripeterà infinitamente, perché… non ne sono per niente sicura; è proprio questo il bello, ed il motivo di mia preoccupazione aggiunto al di sopra di tutto il resto. 🤥
In queste settimane innanzitutto, ma in questi ultimi giorni soprattutto, ho la mente così ahh-offuscata che proprio caspita… È difficile fare qualsiasi cosa di abbastanza lungo per la testa, come scrivere un post di questi, e persino nei videogiochi non riesco a concentrarmi adeguatamente… cosa che a pensarci sotto sotto mi fa ridere, ma mi fa di più preoccupare. Ancora su questa strana riga, sto riuscendo a programmare diverse cosine, quando proprio non mi viene altro da fare o ho un’idea particolare, ma… se ci sto troppo tempo (parlo di ore, pure se con pause in mezzo), via via mi scende la forza, e mi trovo ad essere più scazzata e agitata man mano che continuo, cosa che mi rimane quando poi ho finito. 😵
La domanda da mille miliardi di digifiori allora si ripresenta forte: perché mai??? Il ciclo lunare certamente non è, visto che i tempi di disperazione sono di settimane. La stagione scura e fredda potrebbe star facendo il suo, anche se mi pare strambo sia solo essa, perché le vibe attuali sono abbastanza diverse dall’anno scorso, o da quello prima. O, magari, sarà in realtà la fottuta pubertà da ventunenne, che mi starà colpendo particolarmente forte solo per via particolare del mix tra la stagione attuale e il fatto che sono eternamente sola??? Non si capisce. Così come non si capisce esattamente perché arrivo proprio a questo punto di svuotamento-affuscamento particolare per cui, nei momenti in cui non sono adeguatamente distratta, ho l’impellente desiderio di farmi male per tirarmi su… 🥱
Vabbè, pazienza, credo tutto ciò sia la mia altra maledizione che si risveglia. Per fortuna però, tornando ai metodi di distrazione basati sulle parole, non ho smesso di scrivere discorsi solo parzialmente sconclusionati ogni giorno — a proposito delle cose grosse che mi colpiscono, e pure ulteriori bonus — grazie al più liscio formato a thread, favorito dal software di microblogging interplanetario Sharkey… Quindi, non so; forse non dovrei preoccuparmi più di tanto? Eppure devo, perché quando scrivo qui legge molta più gente di quanta mai lo fa per il mio nuovo posto di parole spezzate, e IO HO BISOGNO DI ATTENZIONI!!! (…Mi inventerò qualcosa mi sa, come post di riepilogo automatici sul canale Telegram principale che linkano ai post miscchiave.) 😤
Anche lì però, ahimè, non va tutto superganzo, perché, in generale, con questo offuscamento, mi pare molti giorni di avere poche idee originali, e senza quelle dopo un po’ non riesco a scrivere neanche le merdaposte. Qualcosa c’è sempre, eh… quando mi sento positivamente storta, magari carico autoscatti stellari prodotti con il 3DS accompagnati da testi incomprensibili; altrimenti, racconto di come mi sento negativamente storta senza paura di ripetermi troppo e annoiare qualcuno; oppure, ho iniziato a bloggare tutte le mie cose nei videogiochi (e questa sarà una roba da analizzare a parte…), anche se i thread diventano lunghi, e a volte per qualche motivo mi sale la pesantezza a scrivere e scrivere piccoli pezzi di continuo sullo stesso argomento… però cioè, anziché un pozzo da cui prendere le idee, ho una pozza, una ‘zanghera (per giunta non di acqua, ma di sangue prima o poi), quindi un grande limite. 🙄
Vabbuò, vedremo se finirò definitivamente brainrottata, incapace di scrivere messaggi non-monofrasici a causa di tutto questo gran casino, o se ne approfitterò col provare ancora più nuovi format. In qualche modo, il tempo deve passare, e deve passare proficuo, pieno di parole impilate, per i posteri e per i presenti… magari non sempre a colpi di frittura, anche perché troppa poi fa male, ma l’importante è resistere alla marciscenza (…e magari ad altri stimoli, ma quello è più impossibile). 👻
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bandiera Mali
La Conferenza Episcopale del Mali ha annunciato l’annullamento del 54° pellegrinaggio nazionale al santuario mariano di Kita, uno degli appuntamenti religiosi più sentiti dalla comunità cattolica del Paese. La decisione, comunicata ufficialmente dal Presidente della Conferenza, Mons. Jonas Dembélé, Vescovo di Kayes, è stata motivata dalle difficoltà di trasporto e dalla grave carenza di carburante, conseguenza diretta del blocco imposto dai jihadisti del JNIM (Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin) attorno alla capitale Bamako.
Nel comunicato, i Vescovi hanno ricordato come il pellegrinaggio rappresenti da sempre un momento privilegiato di fede, comunione fraterna e preghiera per la nazione. Tuttavia, “di fronte alle circostanze attuali della nostra nazione, in particolare le difficoltà legate agli spostamenti dei pellegrini, provocate dalla mancanza di forniture regolari di carburante, dopo un’attenta riflessione, i Vescovi hanno deciso di annullare il pellegrinaggio nazionale del 2025”. Una scelta che, sottolinea Mons. Dembélé, nasce dalla preghiera e dal senso di responsabilità, e riflette la preoccupazione pastorale per il bene del popolo di Dio.
Nonostante la sospensione, la Conferenza Episcopale invita i fedeli a vivere comunque il periodo previsto come un tempo di preghiera e comunione spirituale con la Vergine Maria, Nostra Signora del Mali, affinché l’intercessione di ciascuno contribuisca alla pace, alla coesione e alla prosperità del Paese.
Il JNIM, attivo da anni in Mali e nei Paesi limitrofi, continua a colpire le infrastrutture vitali e a minacciare i rifornimenti di carburante verso Bamako e altre città. Oltre al blocco delle forniture, il gruppo jihadista ha intensificato gli attacchi contro centri abitati come Kati ed appunto Kita.
Ciononostante, lo scorso 11 novembre si è aperta a Bamako la prima Fiera degli Armamenti del Mali, denominata BAMEX 2025. L’evento, organizzato da una società turca specializzata, ha visto una forte partecipazione di industrie militari provenienti dalla Turchia e la presenza di delegazioni ufficiali da numerosi Paesi africani e mediorientali, tra cui Niger, Burkina Faso, Repubblica del Congo, Togo, Ghana, Nigeria, Libia, Marocco, Sudan e Iran. Evidentemente per mettere in moto i carri armati il carburante c’è…
La coincidenza tra l’annullamento di un grande evento religioso e l’inaugurazione della prima fiera degli armamenti mette in luce la complessa realtà del Mali di oggi: da un lato la Chiesa cattolica che richiama alla preghiera e alla coesione nazionale, dall’altro lo Stato che punta a rafforzare la propria capacità militare attraverso nuove alleanze e forniture (pagate, non regalate!), mentre in diverse aree del paese la povertà dilaga.
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La rotazione dell’universo
edu.inaf.it/rubriche/astronomo…
Chiariamo alcuni dubbi su una nuova proposta teorica che suggerisce che l’universo sarebbe in lenta rotazione
#cosmologia #costanteDiHubble #universo
Chiariamo alcuni dubbi su una nuova proposta teorica che suggerisce che l'universo sarebbe in lenta rotazioneAntonio Maggio (EduINAF)
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#andreaMilitello #art #arte #cambiaunavirgola #federicaLuzzi #naoyaTakahara #quelCheNonPuoiVedere #tentativiDiVisione #valerioConsalvi
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#aishaCerami #andreaCortellessa #annaGuadagnoli #carloMazzaGalanti #christianRaimo #federicoFrancucci #francescoPecoraro #gaiaTomazzoli #gianluigiSimonetti #gildaPolicastro #giordanoMeacci #giuliaPietrosanti #guidoMazzoni #leggiamoFrancescoPecoraro #libreriaTomo #ludovicaDelCastillo #marcelloBarison #marcoGiovenale #mariaTeresaCarbone #massimilianoManganelli #ponteAlleGrazie #ragu #tommasoPincio #tomo #tomoLibreria #tomoLibreriaCaffe #vincenzoOstuni
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Banco ACEI della fermata di Bolgheri
Foto scattata il 28/05/2024
Post originale: treni.creeperiano99.it/tg/1521
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youtube.com/live/cc5QPkabI54?s…
Pasolini contro Manganelli
Match: Andrea Cortellessa e Gianluigi Simonetti
Arbitra: Emanuele Trevi
#andreaCortellessa #emanueleTrevi #gianluigiSimonetti #giorgioManganelli #manganelli #match #pasolini #pierPaoloPasolini #ppp
Profitez des vidéos et de la musique que vous aimez, mettez en ligne des contenus originaux, et partagez-les avec vos amis, vos proches et le monde entier.www.youtube.com
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youtu.be/PM0Cy6vNDmc?si=0xH5RS…
Pupi Avati sul suo rapporto con Pier Paolo Pasolini e la sceneggiatura (non accreditata) de Salò o le 120 giornate di Sodoma.
Bannia di Fiume Veneto, Pordenone, settembre 2019
#film #intervista #pasolini #pierPaoloPasolini #ppp #pupiAvati #saloOLe120GiornateDiSodoma
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Il Black Friday è il momento di acquisti frenetici, ma quest’anno Swappie invita a cambiare prospettiva: il miglior dispositivo potrebbe già esistere, basta dargli una seconda vita. Con iPhone e iPad ricondizionati, l’upgrade diventa intelligente, sostenibile e sicuro, anche per far fronte al tema dell’e-waste, che secondo la ricerca SWG (commissionata da Swappie) è una tematica sempre più importante per il 47% degli italiani. Il consumismo in quest’ottica diventa green con scelte consapevoli senza risparmiare sulla qualità.Photo by Micah & Sammie Chaffin / Unsplash
Un iPhone ricondizionato non è una scelta di ripiego, ma un upgrade smart. Tale device offre prestazioni premium a un prezzo più accessibile, con un impatto ambientale ridotto. Nei centri automatizzati vengono ricondizionati fino a 5.000 dispositivi al giorno, per oltre 2 milioni di clienti soddisfatti. La qualità è garantita: ogni smartphone passa test rigorosi di attivazione, pulizia e diagnostica con fotocamere e spettrometri, per assicurare standard estetici e funzionali pari al nuovo. Grazie a processi automatizzati e logistica ottimizzata, i modelli più richiesti sono disponibili subito, senza attese né rischi di sold-out.Photo by Manuel Iallonardi / Unsplash
Per questo il Black Friday può diventare Green attraverso scelte consapevoli e di valore senza rinunciare all’eccellenza e alla qualità, ma con un’attenzione sempre maggiore alla situazione climatica. Infatti, scegliere ricondizionato diventa un gesto concreto per l’ambiente. Secondo Compare and Recycle, un iPhone 16 Pro genera circa 74 kg di CO₂e nel suo ciclo di vita e in una settimana di piena attività, Swappie ricondiziona fino a 20.000 dispositivi, evitando tonnellate di CO₂e e milioni di chili di materie prime. Inoltre, per quanto riguarda il problema dell’e-waste, solo nel 2022 sono stati generati 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, di cui solo il 22% riciclato. Con il servizio di trade-in offerto da Swappie, è possibile vendere il vecchio smartphone e contribuire a un ciclo virtuoso: ogni dispositivo viene ricondizionato o riciclato responsabilmente. In un momento di shopping frenetico come il Black Friday, fare un upgrade consapevole significa risparmiare, ridurre la tua impronta ambientale e scegliere tecnologia premium senza sensi di colpa.Photo by Daniel Romero / Unsplash
Fino al primo dicembre Swappie propone una scontistica fino a 150 euro sull’acquisto di dispositivi ricondizionati. Inoltre, l’azienda garantisce la possibilità a tutti gli utenti di procedere al reso del prodotto fino al 6 gennaio.
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Care lettrici e cari lettori,
sono andato sotto la sezione statistiche -> abbonati di wordpress e ho scoperto di avere una marea di sottoscrizioni, detti anche “abbonati”. Dall’analisi della lista ho trovato che 121 erano nella categoria “not sending”. WordPress così li definisce:
Not sending: Subscribed, but they have been blocked from receiving emails. They are counted towards the subscriber limit since they have a Reader subscription. They could be blocked from receiving emails for a number of reasons, including an incorrect email address, their email bounced due to a blocked domain, the subscriber paused all email notifications, or the subscriber previously marked new post emails as spam.
Poi c’erano anche della mail del tipo @wordpress.invalid, che mi immagino siano altri casi in cui la mail di sottoscrizione non arrivi o magari cancellazioni finite male. In ogni caso, questi e i 121 “not sending” sono stati eliminati dalla lista dei sottoscrittori. Ora ho 51 persone che ricevono la mia mail per i miei comizi (sono folli, ma li ringrazio sentitamente per la loro pazienza) e ci sono 172 persone che non ricevono mail, ma che potrebbero in ogni caso leggermi dal reader di wordpress. (Dubito, ma sia mai.)
Se per caso ho tolto qualcuno di troppo, chiedo scusissima e che si iscriva di nuovo.
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Di Antonio Zoppetti
Ero convinto che il Gruppo Incipit dell’accademia della Crusca si fosse definitivamente arenato, visto che l’ultimo comunicato (n° 23, gennaio 2024) risale a quasi due anni fa, ma nei giorni scorsi è arrivato un nuovo segnale di vita che mi ha tempestivamente segnalato l’accademica Maria Luisa Villa: il comunicato n° 24 punta il dito contro l’espressione “live-in” al posto di “convivente”.
La nascita del gruppo Incipit
Per riassumere l’operato e gli intenti di Incipit, a dieci anni dalla sua costituzione, bisogna risalire alla fortunatissima petizione di Annamaria Testa – “Dillo in italiano” – che aveva raccolto quasi 70.000 firme per protestare contro l’anglicizzazione selvaggia della nostra lingua. L’esperta di comunicazione e pubblicità già da qualche tempo aveva preso delle posizione nette, dalle pagine del suo sito “Nuovo e utile” e con altri interventi culturali, denunciando l’abuso dell’inglese imperante e certe denominazioni istituzionali che prendevano piede con disinvoltura sempre più ampia (dal jobs act al sito istituzionale per promuovere l’italianità chiamato “Very bello”). Il successo della campagna, rivolta proprio alla Crusca, poneva esplicitamente sul tavolo la delicata questione di “un intervento per la lingua italiana”, un argomento tabù in un Paese rimasto (anacronisticamente) fermo alla guerra conto i barbarismi di epoca fascista, come se, davanti all’inglese globale, la questione dell’anglicizzazione della nostra lingua si potesse ridurre alla bonifica linguistica del ventennio che nasceva da ben altri presupposti.
E così un gruppo di accademici coordinati dall’allora presidente Claudio Marazzini ha recepito l’istanza della petizione e ha costituto il Gruppo Incipit con lo scopo di monitorare il fenomeno e suggerire agli operatori della comunicazione e ai politici delle alternative in italiano ai “neologismi” e “forestierismi” nascenti (ma la realtà è che dietro queste parole generiche ci sono sempre e solo anglicismi), per cercare di arginarli nella loro fase incipiente, prima che si radichino ed entrino nell’uso senza più possibilità di intervento.
Dieci anni di Incipit
L’attività di Incipit si è concentrata sugli anglicismi “istituzionali”, cioè non sulla lingua sempre più anglicizzata di giornali, comunicatori, tecnici e imprenditori, ma sulle scelte lessicali – e le loro ricadute sulla lingua di tutti – che ci arrivano delle leggi, dalla burocrazia, dalle circolari delle amministrazioni… per esempio una terminologia fatta di whistleblower, voluntary disclosure o hot spots invece di espressioni in italiano (e ben più trasparenti) come allertatore civico, collaborazione volontaria o centri di identificazione. E così il gruppo ha duramente criticato per esempio l’educazione all’inglese – più che all’italiano – che emerge dalla lingua istituzionale impiegata nel famigerato “Sillabo” del Miur (2018) in cui “per imparare a essere imprenditori non occorre saper lavorare in gruppo, bensì conoscere le leggi del team building, non serve progettare, ma occorre conoscere il design thinking, essere esperti in business model canvas e adottare un approccio che sappia sfruttare la open innovation, senza peraltro dimenticare di comunicare le proprie idee con adeguati pitch deck e pitch day”.
Simili prese di posizione hanno un forte valore simbolico, ma costituiscono degli sprazzi che non sono il frutto di un’attività sistematica, visto che 24 comunicati in dieci anni sono poca cosa davanti allo “tsunami anglicus” – per citare Tullio De Mauro – che ci sta travolgendo. Sono molto importanti perché contribuiscono a far riflettere sul problema, ma va detto che non hanno prodotto alcun risultato, e non per l’inerzia della Crusca, ma perché la nostra intera classe dirigente anglomane se ne frega dei comunicati incipit – ammesso che li abbia letti – e ostenta l’inglese in modo compiaciuto facendo dell’itanglese uno stilema comunicativo più prestigioso e ricercato. Le prese di posizione dell’accademia – e ciò vale soprattutto per i giornalisti – vengono insomma esibite quando fa loro comodo e nascoste sotto al tappeto in altri casi.
Colpisce, per esempio, che la Crusca sia considerata una fonte autorevole quando prende posizione sulla femminilizzazione delle cariche professionali – e allora la si cita e la si segue – ma davanti all’anglicizzazione tutto tace. Un’espressione pseudoinglese come smart working, per esempio, – condannata da Incipit nel 2016 sin dal suo apparire in favore di lavoro agile (ma in fin dei conti si potrebbe benissimo parlare di lavoro da remoto, da casa o di telelavoro) – con l’esplosione del covid si è diffusa e radicata al punto di diventare inarginabile, trasformandosi da parola incipiente a parola istituzionale, con buona pace dell’italiano e dell’accademia.
La Crusca, insomma, può incidere sulla realtà solo se viene posta al centro di un ben più ampio processo culturale (sociale e politico) che la trascende, ma che in Italia manca, almeno nel caso dell’anglicizzazione. Eppure, anche se poco ascoltata, la voce di Incipit è vitale per il solo fatto di esistere, in una società dove domina la dittatura dell’inglese e i suprematisti anglomani hanno la meglio sul piano non soltanto lessicale.
L’assistente “live-in” introdotto in Svizzera
La novità del comunicato 24 che punta il dito sulla trasformazione di convivente in live-in è che non nasce da una scelta delle istituzioni italiane, ma da quelle svizzere che da qualche tempo hanno introdotto una nuova figura professionale denominata assistente live-in o badante live-in. Poiché prevenire è meglio che curare, nel documento si auspica perciò “preventivamente, che la legislazione italiana mantenga l’uso delle risorse comprensibili e chiare della lingua italiana per la figura professionale dell’assistente convivente.”
A dire il vero in italiano – grazie al linguaggio istituzionale – l’assistente familiare è chiamato caregiver, un’altra sorta di pseudanglicismo, visto che in inglese la parola ha un significato generico e non tecnico. E quando questa parola è comparsa, è stata (invano) deprecata non solo da Incipit, ma persino da un giornalista come Mentana, visto che si tratta di un ricorso all’inglese scriteriato, inutile e fuori da ogni buon senso.
Come è andata a finire è sotto gli occhi di tutti, ma va detto che almeno in Svizzera si ricorre ancora ad “assistente” o “badante” (e la speranza e che si cominci a farlo anche da noi), e va detto che mentre in Italia non è stata emanata alcuna raccomandazione da parte delle istituzioni sull’evitare l’inglese – le raccomandazioni linguistiche istituzionali si occupano solo del linguaggio inclusivo, di genere o politicamente corretto – la Federazione elvetica ha invece emanato delle linee guida per evitare gli anglicismi in nome della trasparenza che si trovano proprio a fianco di quelle che riguardano la questione femminile (non ci sono due pesi e due misure come da noi). Ma si sa che le raccomandazioni non sempre sono seguite, e nel caso di “live-in” il rischio è che presto potrebbe essere impiegato anche da noi, affiancato a caregiver e magari adottato (invece che adattato) con l’inversione sintattica, dunque live-in caregiver, invece che assistente convivente.
L’incerto futuro dell’italiano nel tema del mese della Crusca
Mentre Incipit si è risvegliato, c’è un altro segnale che arriva dalla Crusca a proposito della regressione della nostra lingua davanti all’inglese. L’ultimo tema del mese dell’accademia ripropone un pezzo di Vittorio Coletti incentrato sul “Passato, presente e futuro dei dialetti e dell’italiano” che appare piuttosto pessimista sul destino della nostra lingua davanti alla glottofagia dell’inglese.
Lo studioso, nel ripercorrere la storia dell’italiano nei suoi rapporti con i dialetti, ci ricorda che questi ultimi, se non sono morti, di sicuro non prosperano, e che l’italiano diventato patrimonio di tutti solo nel secondo dopoguerra li ha ridotti a lingue marginali in grado di esprimere la quotidianità, le emozioni, i “colori della strada”, ma queste lingue non sono in grado di esprimere tutte le ben più ampie esigenze comunicative di una società, come ai tempi di Manzoni quando in dialetto era possibile ancora parlare di filosofia o di cultura. Davanti all’inglese globale che guadagna terreno come la lingua della conoscenza, della scienza, dell’università, del lavoro o della tecnica, l’italiano sembra avviato sulla stessa strada della dialettizzazione, e rischia appunto di perdere il suo ruolo come lingua di cultura per scivolare a lingua della quotidianità, adatta forse alla poesia e all’emozione ma incapace di esprimere i pensieri più complessi, attuali e importanti, perché “la conoscenza scientifica, l’insegnamento accademico si diranno solo in un inglese globish!”.
L’amara chiusa è che se “tra qualche centinaio di anni, l’italiano, uscito dagli usi cόlti e ufficiali della nazione, si salverà almeno in letteratura, teatro e musica come hanno fatto i dialetti, mi sa che potremmo metterci la firma.”
Personalmente sono ancora più pessimista, e come denuncio dalle pagine di questo sito – oltre che da quelle dei miei libri – sono convinto che questo pericolo sia ben più imminente e potrebbe realizzarsi non fra qualche secolo, ma nel giro di due o tre generazioni, se qualcosa non cambia. Questa stessa prospettiva poco rosea è al centro delle riflessioni di altri accademici, per esempio l’immunologa Maria Luisa Villa che teme che nel giro di qualche decennio la nostra lingua potrebbe rivelarsi inadeguata a esprimere e divulgare la scienza; oppure Marco Biffi, di cui avevo segnalato a suo tempo un pezzo che definiva l’italiano la “lingua di Marinella”, destinata “come tutte le più belle cose” a sopravvivere “come le rose” ancora per poco, visto che attualmente l’inglese si sta configurando come la lingua “alta” della cultura e l’italiano sta scivolando verso la varietà “bassa”: “Politiche riconducibili a tutto l’arco costituzionale stanno da anni spingendo in questa direzione, all’inseguimento di un internazionalismo vuoto e miope che non ha rispetto del valore identitario di un bene culturale prezioso come la lingua.”
Davanti a questo scenario rimane il solito problema: che fare?
Una cospicua schiera di linguisti “descrittivisti” – compresi gli allarmati – sembra convinta che sulla lingua non sia possibile intervenire, perché è un fiume ingovernabile che va dove vuole. Questa prospettiva è però una precisa posizione politica, visto che la pianificazione e l’ingegneria linguistica – cioè, che piaccia o meno, l’intervento consapevole per orientare la lingua – fuori dall’Italia sono prassi normali in moltissimi Paesi, oggi come in passato, e talvolta funzionano (del resto anche i fiumi sono incanalati nelle città tra argini e ponti che li governano). Ma anche da noi le prescrizioni che arrivano dall’alto per cambiare l’uso esistono e spesso attecchiscono, fuori dalla questione dell’inglese. Basta pensare al politicamente corretto, al linguaggio inclusivo, alla femminilizzazione delle cariche, al tentativo di mettere al bando parole come “razza”… La verità è che le fortissime pressioni per cambiare il nostro modo di parlare non contemplano la messa al bando dell’inglese, che è invece parte integrante di un revisionismo linguistico di matrice angloamericana che – non a caso – stigmatizza il body shaming invece della derisione fisica, il greenwashing invece dell’ecologismo di facciata o il climate change invece del cambiamento climatico e via dicendo. E così l’approccio descrittivista che ha rinunciato a essere normativo si trasforma nello stare a guardare senza fare nulla lo sfaldamento dell’italiano sostituito dall’inglese, mentre su altre questioni non ci si fa alcuno scrupolo a prescrivere.
Meno male che il gruppo Incipit c’è, dunque. Purtroppo la sua opera andrebbe posta al centro di un processo politico e istituzionale (oltre che culturale) più ampio per fare in modo che sia ascoltata e seguita. Senza questo cambiamento politico l’attività della Crusca finisce per svolgere il ruolo di un grillo parlante che ci mette in guardia sui pericoli a cui andiamo incontro e dispensa consigli saggi ma destinati a essere inascoltati, non certo per colpa sua.
#accademiaDellaCrusca #anglicismiNellitaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellitaliano #politicaLinguistica
Sempre più spesso diamo per scontato che l’inglese sia ormai la lingua della scienza, convinti che abbia preso il posto del latino, […]Antonio Zoppetti (Italofonia - Associazione per la lingua italiana)
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OGGI, lunedì 24 novembre, h 18.00
Sala Igea, Istituto della Enciclopedia Italiana
Piazza della Enciclopedia Italiana 4
Roma
Per partecipare all’incontro scrivere a salaigea@treccani.it
Pier Paolo Pasolini e Giorgio Manganelli, nati a sei mesi di distanza l’uno dall’altro, non si sopportavano. «Quello mi è talmente odioso», disse il primo del secondo a Gaspare Barbiellini Amidei; e, ha rivelato Pietro Citati, «un solo scrittore italiano Manganelli detestava: Pier Paolo Pasolini». Ma non c’è bisogno di tanti backstage: i due non se la mandavano a dire. Pubblicamente Pasolini chiamò Manganelli un «teppista», mentre Manganelli definirà Pasolini un «romanziere in similvita». Ma forse avevano in comune più di quanto amassero pensare. Fatto sta che, durante le ricerche di Gianluigi Simonetti nell’archivio del «Corriere della Sera», è emerso un ritratto inedito di Manganelli, a tinte acidissime, a firma di Pasolini: così rilanciando un confronto critico che dice tanto, in effetti, di un bel pezzo di Novecento italiano.
Lunedì 24 novembre, all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, con Simonetti dibatterà Andrea Cortellessa, da sempre grande fautore di Manganelli ma che ha appena pubblicato un libro su Pasolini. E andrà così in scena un «match impossibile», come le Interviste impossibili che in quegli anni Manganelli scriveva per la radio, o come i Match che aizzerà Alberto Arbasino, amico di entrambi, di lì a poco in televisione. Ad arbitrare, uno scrittore e saggista a sua volta cultore tanto dell’uno che dell’altro: Emanuele Trevi.
Pasolini e il «Corriere della Sera» 1960-1975, a cura di Gianluigi
Simonetti, Fondazione Corriere della Sera, 2025
Andrea Cortellessa, Una ragione di più per andare all’inferno. Vedere, Pasolini, Treccani Libri, 2025
Per partecipare all’incontro scrivere a salaigea@treccani.it
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matz
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