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Tempo Perduto


Collegium Musicum, con questo concerto propone un viaggio nell'anima di due artisti straordinari, un incontro tra parole e note che ci permette di riscoprire il potere evocativo dell'arte. Attraverso la musica di Fauré, possiamo entrare nel mondo di Prous
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Collegium Musicum, con questo concerto propone un viaggio nell’anima di due artisti straordinari, un incontro tra parole e note che ci permette di riscoprire il potere evocativo dell’arte.

Attraverso la musica di Fauré, possiamo entrare nel mondo di Proust e vivere un’esperienza sensoriale unica, in cui il tempo si dissolve e le emozioni si fanno eterne.

Voce: Matteo Zenatti – Voce narrante: Luis Piai


(clicca qui per saperne di più)

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Una poiana in Città


Ecco una poiana che si appresta a ghermire la propria preda. Siamo nell’area verde di Cibali, l’ampio spazio di grande valore naturalistico che il Comitato Orti della Susanna vuole salvaguardare e proteggere dal rischio di cementificazione. Qui è possibile realizzare quel parco urbano che può arricchire Catania del verde di cui è carente.

In quest’area gli uccelli rapaci sono una […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/11/28/una-…

#avifauna #centroDirezionaleCibali #darioAmore #ortiDellaSusanna #uccelli #verdeUrbano

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a palermo, il 29 novembre: “ostinata sostenuta”, installazioni di tommasina bianca squadrito


Tommasina Squadrito: installazioni a Palermo dal 29 novembre

tommasina bianca squadrito: calligrafia senza scrittura @ mercatino emmaus, palermo, dal 29 novembre 2025
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#asemic #asemicWriting #calligrafiaSenzaScrittura #mercatinoEmmaus #ostinataSostenuta #scritturaAsemica #tommasinaBiancaSquadrito

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Oppo: presentato l'A6, un modello con una resistenza da campione


Test condotti dal brand sulle Dolomiti e in scenari urbani complessi dimostrano che l'A6 Pro offre performance di rete superiori rispetto ai competitor nella stessa fascia di prezzo
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OPPO ha lanciato in l'A6 Pro 5G, dotato di una potente batteria da 6.500 mAh con tecnologia Flash Charge per un'esperienza utente più affidabile. L'A6 Pro si è rivelato un ottimo alleato in ambito connettività: infatti, prima del lancio, lo smartphone è stato sottoposto ad una campagna di test sul campo in Italia – dal viewpoint di Seceda, nelle Dolomiti, fino all’area ferroviaria di Milano Greco Pirelli – che ha confermato le sue prestazioni di rete al vertice della categoria.

Batteria ultra-large con ricarica ultra-veloce


Basata su un design di celle in grafite ad alta densità, la batteria da 6.500 mAh stabilisce un nuovo standard, secondo i dati raccolti dal brand, assicurando fino a 19,1 ore di riproduzione video a 720p su YouTube, 37,4 ore di chiamate a schermo spento e 26,9 ore di chiamate vocali WhatsApp. Oltre alla sua grande capacità, la batteria mantiene le massime prestazioni più a lungo: i test, infatti, dimostrano che la batteria mantiene oltre l'80% della sua capacità originale dopo 1830 cicli di carica, ovvero più di cinque anni di utilizzo tipico, e grazie alla tecnologia Supervooc Flash Charge da 80W, l'A6 Pro 5G può essere caricato al 100% in soli 50 minuti.
Grazie al supporto per la ricarica inversa cablata, l'A6 Pro 5G funge anche come un hub di alimentazione portatileGrazie al supporto per la ricarica inversa cablata, l'A6 Pro 5G funge anche come un hub di alimentazione portatile
Inoltre, la potente batteria dell'A6 Pro 5G non è pensata per mantenere carico un solo device ma, grazie al supporto per la ricarica inversa cablata tramite connettore OTG (5V/1,0A), il device funge anche come un hub di alimentazione portatile in grado di fornire una carica d’emergenza a dispositivi come auricolari, smartwatch e tablet.
Grazie alle innovazioni nei materiali e nel design, l'A6 Pro 5G è stato certificato anche per la resistenza agli urti di livello militareGrazie alle innovazioni nei materiali e nel design, l'A6 Pro 5G è stato certificato anche per la resistenza agli urti di livello militare

Resistenza a tutto tondo per affrontare ogni giornata


L'A6 Pro 5G continua la tradizione di resistenza e prestazioni robuste della serie OPPO A, grazie alla certificazione IP69 di resistenza ad acqua e polvere, che garantisce un'efficace protezione contro vari tipi di danni causati da liquidi e proteggendo al contempo dall'intrusione di polvere in ambienti difficili. All'esterno del telefono, uno speciale vetro fornisce ulteriore protezione contro graffi e urti, mentre all'interno, la lega di alluminio ad alta resistenza viene utilizzata per proteggere la scheda madre e altri componenti principali.
Il design si declina in due varianti di colore – Lunar Titanium e Stellar Black – e la robustezza della scocca, frutto di una meticolosa lavorazione artigianaleIl design si declina in due varianti di colore – Lunar Titanium e Stellar Black – e la robustezza della scocca, frutto di una meticolosa lavorazione artigianale

Immagini flaghsip e fluidità


A sfidare la struttura robusta dello smartphone un elegante schermo AMOLED che offre immagini accattivanti a ogni sguardo. Il display Ultra Bright presenta una risoluzione di 1.080 x 2.374 e un'elevata frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz, promettendo non solo prestazioni fluide ma anche una qualità visiva nitida e precisa. Con una luminosità massima fino a 1.400 nit, il display offre ottime prestazioni anche in condizioni di luce intensa. Questo display è abbinato a un'esperienza utente fluida e senza interruzioni, grazie ad una soluzione integrata tra il Trinity Engine che migliora la fluidità e la stabilità complessive del sistema e il Luminous Rendering Engine, che consente un livello di effetti di animazione parallela tipicamente presenti sui device flagship.
Test di connettività effettuati dagli esperti di Oppo sulle dolomitiTest di connettività effettuati dagli esperti di Oppo sulle dolomiti

Connettività potenziata


Con una connettività affidabile, l'A6 Pro 5G è un dispositivo multiuso per un’ampia varietà occasioni. La sua qualità di connessione è stata verificata anche attraverso una campagna di test in Italia, condotta in due scenari tra i più complessi per la ricezione: il viewpoint di Seceda, nelle Dolomiti, e la stazione ferroviaria di Milano Greco Pirelli, un contesto urbano noto per la copertura intermittente. Nel primo caso, l’A6 Pro ha dimostrato prestazioni di primo livello rispetto a prodotti della stessa fascia prezzo; in particolare, nei test di upload su TikTok ha completato la condivisione di un video da 30MB in soli 21,4 secondi, quasi tre volte più veloce rispetto alla generazione precedente. Risultati simili sono emersi su Instagram, dove l’A6 Pro ha richiesto 71,2 secondi per il caricamento di un video (30MB), dimezzando i tempi rispetto ad OPPO A5 Pro. A Milano Greco Pirelli, lo smartphone ha conquistato il primo posto in ben sei prove diverse. Dalle videochiamate su WhatsApp, alla condivisione su condivisione su TikTok, allo streaming live, l’A6 Pro è risultato il migliore in classifica.

Design di punta e appeal premium


Con uno spessore di soli 8 mm e un peso di soli 185 g, e un'elegante cornice unibody con texture in metallo, l'A6 Pro 5G è elegante e comodo da impugnare. Grazie al design a quattro lati con il lato più sottile di soli 1,67 mm e al display di livello IMAX con un rapporto schermo-corpo del 93%, questo telefono porta il gaming e la visione di film a un livello superiore. Il design si declina in due varianti di colore – Lunar Titanium e Stellar Black – e la robustezza della scocca, frutto di una meticolosa lavorazione artigianale, si accompagna a un’estetica elegante e minimale che trasmette solidità, equilibrio e una sensazione di lusso discreto.

Prezzi e disponibilità


Il nuovo Oppo è disponibile nella configurazione con 8 GB di RAM, (espandibili, +4GB,+6GB,+8GB) e 256GB di ROM su OPPO Store, Amazon e presso i principali rivenditori al prezzo di 299,99 euro. Per celebrare il lancio, fino al 31 dicembre 2025, acquistando A6 Pro su OPPO Store, i clienti riceveranno un anno di OPPO Care, con protezione dello schermo entro il primo anno e estensione di un anno della garanzia convenzionale incluse.

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absit qualsiasi iniuria, e però uffa che fuffa


noblogo.org/differx/rivedo-fuo…

se uno queste cose non le dice, tutto resta pacifico e insieme triste.
e l’epigonismo si allarga e allaga tutto.
avrà da finire ‘sta storia della brutta poesia italiana? o continuerà in eterno?

#barocco #bruttaPoesia #differxdiario #fakePoetry #gualtieri #mariangelaGualtieri

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rhinoceros / jan lenica. 1965


youtube.com/embed/yNiUEnNfGYg?…


A animated version of Ionesco’s tale.
This movie is part of the collection Academic Film Archive of North America

Producer: Jan Lenica
Sponsor: Lee Creighton

#academicFilmArchiveOfNorthAmerica #animatedFilm #animatedMovie #art #arte #cinema #eugeneIonesco #eugenDimitriIonescu #film #ionesco #janLenica #leeCreighton #movie

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La Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia in Burkina Faso.


[:it]Originariamente fissata per il 20 novembre 2025, si è invece tenuta il 26 novembre.[:]
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Il Burkina Faso ha celebrato in ritardo, il 26 novembre 2025, la Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia (GIDI), originariamente fissata per il 20 novembre, presso il Centro di Educazione e Formazione Professionale (CEFP) di Gampéla, in collaborazione con il consorzio Weltaare Gure. L’evento, dedicato ai bambini del CEFP, si è svolto attorno al tema “La mia giornata, i miei diritti” e ha incluso attività sportive, dimostrazioni di taekwondo, circo, sketch e arte oratoria, offrendo ai bambini uno spazio per esprimersi. Landry CISSE, coordinatore della protezione dell’International Rescue Committee (IRC) e portavoce del consorzio Weltaare Gure per l’occasione, ha sottolineato l’importanza di un ascolto più attento delle opinioni dei bambini sull’attuazione dei loro diritti, mirando a costruire un mondo dove la loro innocenza non sia minacciata e i loro sogni possano crescere. Il direttore del CEFP di Gampéla, M. Lota KOURA, ha espresso gratitudine ai partner, evidenziando come il CEFP integri il rispetto dei diritti dell’infanzia nelle sue attività quotidiane, comprese formazione, protezione, alloggio, alimentazione e salute. Oltre ai diritti, è stato ricordato che i bambini hanno anche dei doveri: il portavoce dei bambini, Cheick TRAORE, ha promesso impegno e duro lavoro in risposta all’assistenza ricevuta. Il progetto Weltaare Gure è un’iniziativa di un consorzio di ONG internazionali (IRC, Danish Refugee Council – DRC, e Norwegian Refugee Council – NRC), supportato da organizzazioni nazionali come l’Iniziativa Pananetugri per il benessere della donna (IPBF), l’associazione Tin Tua, l’associazione Todi-Yaba e il Centro per la buona governance nel Sahel (CGS). Il progetto, finanziato da BHA e attivo da settembre 2024 a settembre 2026, opera nelle regioni di Liptako, Gulmu e Nakambé, con l’obiettivo di rafforzare protezione, resilienza e coesione sociale delle comunità colpite dalla crisi in Burkina Faso. L’iniziativa congiunta sottolinea l’impegno comune per garantire che ogni bambino cresca al sicuro, sia ascoltato ed eserciti pienamente i propri diritti.

Fonte: lefaso.net

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oggi, 27 novembre, a roma, @ neff collection: “quel che non puoi vedere”

cliccare per ingrandire
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#andreaMilitello #art #arte #cambiaunavirgola #federicaLuzzi #naoyaTakahara #quelCheNonPuoiVedere #tentativiDiVisione #valerioConsalvi

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Africa rossa.


[:it]Immagine a tutto tondo dei rapporti sino-africani[:]
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Cina e Africa oltre i grandi numeri. Partendo dal racconto dei primi contatti avvenuti nella storia, Africa rossa cerca di restituire un’immagine a tutto tondo dei rapporti sino-africani, superando la dimensione puramente economica. Mentre la narrazione dei mass media propone in modo ossessivo quasi ogni giorno le statistiche del debito africano e degli investimenti cinesi, poco o nulla viene raccontato degli scambi politici e culturali tra i rispettivi popoli. Con l’invasione russa dell’Ucraina e il timore di una ‘nuova guerra fredda’, l’Africa e il Sud globale hanno acquisito un’importanza anche maggiore nell’agenda estera cinese. La Cina – che tutt’oggi si definisce ‘il più grande paese in via di sviluppo’ – sa di esercitare un notevole ascendente su quella parte di mondo che non si sente rappresentata da una ‘comunità internazionale’ a trazione occidentale. Può il ‘modello cinese’ dimostrarsi un mezzo di emancipazione sociale in quello che viene da molti considerato il continente del futuro? Attingendo ad aneddoti, fonti di prima mano e antiche storie dimenticate, il volume propone nuovi spunti di riflessione per comprendere civiltà, nei fatti, da noi ancora poco conosciute.

dal libro

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Quella villa sulla Luna

edu.inaf.it/rubriche/lo-spazio…

Tra memoria contadina e sogni di cosmo, la voce di Antonio Seccareccia illumina la Luna come spazio di libertà autentica.

#AntonioSeccareccia #conquistaDellaLuna #Frascati #Luna #poesia

@astronomia @astronomia

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a roma, oggi, 27 novembre: presentazione di “quarant’anni e oltre. storie e prospettive di un archivio audiovisivo” (la storia dell’aamod)


logo dell'AAMOD

Presentazioni del volume
Quarant’anni e oltre. Storie e prospettive di un archivio audiovisivo

A cura di Letizia Cortini, Luca Ricciardi, Paola Scarnati
Edizioni Effigi, Grosseto, 2025, collana Annali AAMOD n. 25, ISBN 979-12-5739-020-4, pp 362

OGGI, giovedì 27 novembre – ore 18
Sala Zavattini dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
Via Ostiense 106 – Roma


presentano
Pietro Montani (filosofo e critico cinematografico)
Lidia Piccioni (storica, presidente AISO)
Federico Valacchi (docente di archivistica)
Vincenzo Vita (presidente AAMOD)

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

40 anni e oltre_ AAMOD_ 2025
cliccare per ingrandire

aamod.it/

A oltre quarant’anni dalla sua fondazione, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico si racconta e si interroga sul proprio ruolo nel presente e nel futuro, nel volume Quarant’anni e oltre. Storie e prospettive di un archivio audiovisivo, appena uscito in libreria per i tipi di Effigi Editore, a cura di Letizia Cortini, Luca Ricciardi e Paola Scarnati. Il libro, che rappresenta il venticinquesimo numero della collana “Annali AAMOD”, sarà al centro di due appuntamenti a Roma: giovedì 27 novembre, presso la Sala Zavattini dell’Archivio stesso, e venerdì 5 dicembre nella Sala Aurora, nell’ambito della Fiera “Più libri più liberi”, dove l’editore Effigi sarà presente per tutta la durata della manifestazione, allo stand F48. Agli incontri parteciperanno gli autori e curatori del volume.

Il volume non ha un’impostazione celebrativa, e tuttavia non può che partire dal significato di una ricorrenza così importante: quarant’anni di attività di una Fondazione che, fin dalle sue origini, ha unito alla funzione conservativa una chiara vocazione civile, culturale, politica e pedagogica. Come ricorda Vincenzo Vita, attuale presidente della Fondazione, nella prefazione del volume, l’AAMOD nasce da una visione straordinariamente moderna, ancor oggi attuale, di Cesare Zavattini, che con Paola Scarnati, Ansano Giannarelli, Citto Maselli, Ettore Scola e molti altri, pose le basi per un archivio “militante”, capace di intervenire sul presente e di proiettarsi verso il futuro. Un archivio che, fin dall’inizio, si pose come laboratorio culturale aperto, strumento collettivo per l’analisi della realtà sociale e politica, luogo vivo dove la memoria non è mai esercizio nostalgico, ma azione critica e trasformativa.

Quarant’anni e oltre è un testo che raccoglie molte voci e si articola in tre sezioni – Storie, Prospettive, Percorsi – capaci di restituire la ricchezza di esperienze, tensioni, interrogativi e traiettorie che l’AAMOD ha attraversato, abitato e, in alcuni casi, contribuito a fondare nel corso dei decenni. Nella prima parte, dedicata alle Storie, emerge l’humus politico e culturale che ha preceduto e accompagnato la nascita dell’Archivio, grazie a un’intensa conversazione tra Paola Scarnati e Antonio Medici, che getta luce sulla dimensione collettiva, militante e operativa delle origini. A seguire, Letizia Cortini analizza in profondità le specificità dell’AAMOD come soggetto teorico e politico, unico nel panorama nazionale, e il modo in cui esso ha costantemente messo in discussione la propria missione, cercando sempre di restare in ascolto dei mutamenti culturali e sociali. Silvia Savorelli, con grande sensibilità e rigore documentario, costruisce una sorta di antologia ragionata degli scritti di Ansano Giannarelli, figura centrale nella storia dell’Archivio, a cui si deve gran parte della sua elaborazione teorica e dell’identità come luogo di promozione del cinema documentario italiano. Il rapporto tra mondo del lavoro e narrazione audiovisiva – una costante nella storia dell’AAMOD – viene affrontato da Alexander Höbel con una ricostruzione puntuale e documentata, che si completa con una filmografia ragionata sul tema. Chiude questa sezione Filippo Maria Gori, giovane cineasta e autore di uno dei lavori più recenti nati in collaborazione con l’AAMOD, E tu come stai?, dedicato alla lotta della GKN e al movimento Insorgiamo. Il suo intervento è una riflessione a cuore aperto sulla responsabilità e le possibilità di documentare il conflitto sociale oggi.

La sezione Prospettive amplia lo sguardo verso il presente e il futuro, affrontando il nodo centrale della transizione digitale, ma anche le possibilità di riuso creativo e la complessità delle questioni giuridiche, etiche e culturali che ogni archivio audiovisivo contemporaneo è chiamato ad affrontare. Luca Ricciardi ricostruisce le attività sperimentali condotte dall’AAMOD negli ultimi dieci anni, in particolare nell’ambito del Premio Zavattini, e riflette su come queste esperienze abbiano contribuito a delineare un nuovo modello di archivio: attivo, dinamico, attraversato dalle pratiche delle nuove generazioni di cineasti, ma sempre connesso alla propria storia. Di queste nuove forme di racconto e autorappresentazione si occupano anche Monica Repetto, che si sofferma sull’autofiction e le sue implicazioni, e Gabriele Ragonesi, che propone un dialogo con giovani autori coinvolti nei progetti dell’AAMOD. Emergono qui questioni cruciali: l’uso delle immagini altrui, il confine tra documentazione e appropriazione, il diritto d’autore e il diritto all’immagine. Intervengono in merito due voci autorevoli come Marco Bertozzi e Fiona Macmillan, che con approcci diversi pongono interrogativi urgenti e indicano piste di riflessione. L’uso del digitale è al centro anche degli interventi di Rossella Catanese e Valentina Valente, che esplorano le implicazioni ontologiche della conversione degli archivi analogici in codice binario: cosa rimane dell’originale? cosa diventa “storico” in un supporto digitalizzato? quale memoria si conserva e quale si perde? Il tema si amplia ulteriormente nel contributo di Vittorio Iervese, che mette in discussione la capacità degli archivi tradizionali di raccogliere e gestire l’immenso flusso di immagini “nate digitali” prodotte ogni giorno da milioni di persone sui social, attraverso smartphone e piattaforme. Infine, Teresa Numerico affronta con lucidità e spirito critico il tema oggi ineludibile dell’intelligenza artificiale generativa, riflettendo su come essa si intrecci inevitabilmente con la logica archivistica e sul rischio di una rimozione culturale collettiva di cui gli archivi stessi potrebbero essere, inconsapevolmente, complici.

Nell’ultima parte, Percorsi, si dà conto delle attività più recenti e delle linee d’azione permanenti dell’AAMOD. Si tratta di una sorta di mappa ragionata che restituisce il ruolo dell’AAMOD come spazio pubblico della memoria, ma anche come luogo di incontro tra generazioni, linguaggi e forme narrative.

Quello che emerge da queste pagine è il ritratto sfaccettato e profondamente attuale di un’istituzione culturale che, pur tra mille difficoltà, ha saputo reinventarsi senza perdere la propria identità, e che oggi si pone come soggetto cruciale nella definizione di un nuovo modello di archivio: non solo contenitore di documenti, ma strumento critico per leggere il mondo

#aamod #aamodArchivioAudiovisivoDelMovimentoOperaioEDemocratico #aiso #annali #annaliAamod #annaliDellaamod #ansanoGiannarelli #archivi #archivio #archivioAudiovisivo #archivioAudiovisivoDelMovimentoOperaioEDemocratico #cesareZavattini #christianUva #cittoMaselli #collanaAnnaliAamod #edizioniEffigi #effigi #ettoreScola #federicoValacchi #letiziaCortini #lidiaPiccioni #lucaRicciardi #paolaScarnati #piuLibriPiuLiberi #pietroMontani #quarantanniEOltre #quarantanniEOltreStorieEProspettiveDiUnArchivioAudiovisivo #vincenzoVita #zavattini

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oggi, 27 novembre: jonathan monk @ studio bruno tonini (gussago)


Studio Bruno Tonini + Tonini Editore
190 Via Pratolungo
Gussago, Lombardia, 25064

27 novembre: jonathan monk @ studio bruno tonini (gussago)

catalogo digitale:
https://static1.squarespace.com/static/60e820d70025154c9413112f/t/6924c21e3fef23308cbcb483/1764016670591/JM+digital+More+Matter+Matters.pdf

toninieditore.com/

#art #arte #fluxus #gussago #jonathanMonk #studioBrunoTonini #toniniEditore #valentinoTonini

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MOVA Z60 Ultra Roller Standalone: pulizia profonda di alta qualità a meno di 1000 euro


Z60 Ultra Roller Standalone è stato concepito per offrire le innovazioni essenziali del modello Z60 Ultra Roller Complete, a un prezzo più vantaggioso
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Dopo il successo di Z60 Ultra Roller Complete, MOVA, ha recentemente annunciato lo Z60 Ultra Roller Standalone. Progettato per le famiglie che desiderano le prestazioni di lavaggio avanzate del modello d’eccellenza a un prezzo più accessibile, Z60 Standalone rende a disposizione di un pubblico più ampio la tecnologia di pulizia pressurizzata HydroForce brevettata da MOVA. Il prodotto rappresenta la scelta ideale per chi cerca un efficacie lavaggio e un’aspirazione potente per la pulizia quotidiana, ma non ha bisogno di funzioni specializzate come il superamento di ostacoli alti.
Il sistema di lavaggio HydroForce raggiunge un livello di pulizia superiore rispetto ai tradizionali modelli a doppio spazzolone Il sistema di lavaggio HydroForce raggiunge un livello di pulizia superiore rispetto ai tradizionali modelli a doppio spazzolone

DNA condiviso: la rivoluzione HydroForce


Z60 Ultra Roller Standalone e Z60 Ultra Roller Complete condividono lo stesso cuore, il sistema di lavaggio HydroForce, tecnologia che cambia le regole del gioco spingendosi oltre la semplice pulizia per garantire un autentico lavaggio pressurizzato:

  • 12 getti di precisione spruzzano continuamente acqua fresca su un rullo da 25,6 cm;
  • una pressione verso il basso di 4100 Pa (circa 1,7 kg) imita lo strofinamento manuale per rimuovere in un unico passaggio le macchie secche e lo sporco ostinato;
  • una raschiatura a 360° separa efficacemente l’acqua sporca dal rullo, assicurando una finitura sempre pulita.

Questa tecnologia condivisa consente a entrambi i modelli di raggiungere un livello di pulizia superiore rispetto ai tradizionali modelli a doppio spazzolone, lasciando i pavimenti freschi e a prova di piedi scalzi.

Realizzato per assecondare esigenze domestiche diverse


La serie Z presenta ora due modelli di Z60, entrambi pensati per diversi stili di vita. In particolare, Z60 Ultra Roller Standalone vanta un’aspirazione di 26.000 Pa, un sistema anti-groviglio DuoBrush, e AutoShield - un sistema intelligente di adattamento ai tappeti che copre automaticamente il rullo del mocio per evitare di bagnare i tessuti durante i cicli di lavaggio. Inoltre, aggiungendo l’autopulizia con acqua calda a 80°C, esso assicura prestazioni mirate e di alta qualità, ideali per la pulizia quotidiana di pavimenti delicati di appartamenti, piccole abitazioni, o spazi privi di ostacoli complessi. Per le case con esigenze di pulizia più particolari, Z60 Ultra Roller Complete offre una potenza di aspirazione di 28.000 Pa, un telaio LiftPro con sollevamento della spazzola principale e la tecnologia StepMaster, che supera ostacoli fino a 8 cm. Esso integra, inoltre, il sistema a doppia soluzione detergente DuoSolution, la sterilizzazione UV e un kit completo di manutenzione della durata di un anno (del valore di 216 euro).

Design sottile e navigazione intelligente


Entrambi i modelli di Z60 presentano un profilo sottile di 96 mm che consente loro di muoversi facilmente sotto i mobili bassi. Dotati del sistema di navigazione intelligente FlexScope e di un sensore DToF retrattile, i robot garantiscono una mappatura efficiente dell'intera casa e movimenti agili negli spazi ristretti.

Pulizia accurata di bordi e angoli


I modelli Z60 con tecnologia MaxiReach garantiscono, inoltre, una pulizia accurata lungo le pareti e negli angoli più difficili da raggiungere. Entrambi i modelli sono dotati di spazzole laterali estensibili e rulli che si sviluppano oltre il telaio del robot, lavorando in perfetta sincronia con il sistema di navigazione laser che elimina polvere e detriti nascosti nelle zone difficili da raggiungere, assicurando una pulizia completa dei bordi che i robot convenzionali spesso non riescono a raggiungere.

Disponibilità


Lo Z60 Ultra Roller Standalone è già disponibile su Amazon e sul sito ufficiale MOVA, al prezzo di 999 euro. In occasione del Black Friday Mova offre un prezzo ancora più conveniente, a 799 euro.

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30 novembre, studio campo boario (roma): “spore / 1”, di antonio francesco perozzi


locandina presentazione di Spore_1, di Antonio Francesco Perozzi_ déclic, 2025_ incontro a Campo Boario 30 nov 25
cliccare per ingrandire

evento fb: facebook.com/events/s/spore-1-…

il libro: declicedizioni.it/prodotto/spo…
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#antonioFrancescoPerozzi #declic #massimilianoManganelli #presentazione #reading #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #spore #spore1 #studioCampoBoario

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Israel Adesanya – THE LAST STYLEBENDER è su PrimeVideo


E' uscito questo docufilm su Adesanya su PRIME Video. Origini & Specchio Nato a Lagos, Nigeria, nel 1989, Adesanya cresce in un mondo che lo mette subito alla prova. Lontano dalle telecamere e dal glamour dell’UFC, combatte prima contro le insicurezze, po
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E’ uscito questo docufilm su Adesanya su PRIME Video.

Origini & Specchio

Nato a Lagos, Nigeria, nel 1989, Adesanya cresce in un mondo che lo mette subito alla prova. Lontano dalle telecamere e dal glamour dell’UFC, combatte prima contro le insicurezze, poi contro i bulli. Si rifugia negli anime, nei movimenti fluidi di personaggi disegnati che diventano modelli di grazia e potere. Quando si trasferisce in Nuova Zelanda da ragazzino, tutto cambia: la lingua, il clima, la percezione di sé. Ma quella fascinazione per lo stile resta, radicata.

Dal ring alla gabbia: la metamorfosi

Inizia come kickboxer, girando per palazzetti e circuiti minori, collezionando vittorie e costruendosi una reputazione da artista marziale, non solo da atleta. Il salto alle MMA è inevitabile. Ma invece di adattarsi al gioco, impone il suo. Entra nella gabbia come se stesse entrando in scena. I piedi leggeri, le finte teatrali, il colpo pulito: ogni match è performance, ogni entrata è dichiarazione.

La vetta – Il regno dei mediomassimi

Arriva in UFC e in pochissimo tempo si prende tutto: l’attenzione, i bonus, il titolo. Incontra e sconfigge avversari con stili diversi, adattandosi ma mai snaturandosi. In un’epoca di wrestling dominante, lui resta fedele al striking. Difende il titolo, più volte. Ogni volta con stile. Ogni volta ricordando che per lui la vittoria ha sempre una forma, un ritmo, una firma.

Le battute d’arresto & l’evoluzione del mito

Ma anche gli artisti cadono. Salta di categoria, perde. Torna, rivince. Poi perde di nuovo. Ogni sconfitta è una crepa nella superficie, ma anche una finestra sull’uomo. Non più solo performer, Adesanya diventa narratore della propria vulnerabilità. Parla apertamente. Non cerca scuse. Si rialza. Non sempre più forte, ma sempre più vero.

Lo stile come arte, la lotta come vocazione

Il suo team, i suoi rituali, la sua estetica… tutto parla lo stesso linguaggio: quello dell’identità. Non ha mai cercato di piacere a tutti. Ha sempre cercato di essere sé stesso. E quel sé stesso, fatto di anime giapponesi, danza, videogiochi, sacrifici, sparring e silenzi, è diventato un’icona. Non perché perfetto. Ma perché autentico.

Perché “The Last Stylebender” risuona

Il soprannome non è uno slogan: è una filosofia. Adesanya ha piegato lo stile alla sua volontà. Ha trasformato la gabbia in un palcoscenico e la vittoria in un gesto estetico. Ha mostrato che si può combattere con grazia. Che si può perdere con dignità. Che lo stile, alla fine, non è come colpisci. È come sei.

Che cosa significa oggi – e che cosa viene dopo

Oggi Adesanya è qualcosa di più di un campione. È un simbolo. Di cosa succede quando ti rifiuti di scegliere tra sostanza e forma. Di cosa vuol dire essere nigeriano, cresciuto in Oceania, accettato nel mondo. Di cosa significa salire, cadere, rialzarsi. E il documentario che racconta la sua storia è più di un film. È una lettera aperta. A chi combatte. A chi crea. A chi cerca.

Perché alla fine, chiunque può vincere un match. Ma pochi sanno trasformare una carriera in una storia.
E ancora meno sanno trasformare quella storia in uno stile.

Vai su Prime Video a Vederlo primevideo.com/detail/0J6R1PPQ…

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29 novembre, roma: “oggettistica” @ biblioteca pagliarani


A Roma, sabato 29 novembre, alle ore 17:30
presso la Biblioteca Pagliarani
(via M. Bragadin 122 b)

presentazione del libro di prose in prosa di Marco Giovenale

OGGETTISTICA

(Tic Edizioni)

letture dell’autore e interventi critici di Massimiliano Manganelli

Oggettistica (Tic, 2024)

per seguire l’incontro in diretta streaming:
meet.google.com/kao-gbqi-qct

§

il libro sul sito di TIC: ticedizioni.com/products/ogget…

ulteriori dati & materiali: slowforward.net/2024/04/15/lin…

mobilizon: mobilizon.it/events/48fe58dd-a…

evento ​f​b: ​facebook.com/events/1724747394…

§

in foto: Frida Kahlo esegue al piano un lied da Oggettistica per uno Shoggoth [courtesy differxai]
in foto: Frida Kahlo esegue al piano un lied da Oggettistica per uno Shoggoth [courtesy differxai]

#associazioneElioPagliarani #bibliotecaPagliarani #cettaPetrollo #edizioniTic #jimiHendrix #marcoGiovenale #mariaConcettaPetrollo #massimilianoManganelli #oggettistica #prosa #prosaBreve #prosaInProsa #prose #proseBrevi #proseInProsa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #shoggoth #spazioPagliarani #tic #ticEdizioni #ultrachapbooks

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AK Rules 2025 (risultati e foto)


AK rules è un evento di grappling / BJJ pro a cadenza semestrale da ormai un bel po' di anni in quel di seregno. La formula non è mail predefinita. Abbiamo visto tornei, gi, no gi - super fight, juvenile. Insomma una bella festa dello sport di grappling A
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AK rules è un evento di grappling / BJJ pro a cadenza semestrale da ormai un bel po’ di anni in quel di seregno. La formula non è mail predefinita.

Abbiamo visto tornei, gi, no gi – super fight, juvenile. Insomma una bella festa dello sport di grappling

AK RULES Quick Results:

Juvenile


Artemii Mahu defeats Alessandro Farina (points)

Women


Ecaterina Mahu defeats Antonella Bianchi (submission)

Men


Cristian Rota vince su Alex Gasser (submission)

Andrea Ruo vince su Nicolae Popa (decision)

Elio Ellero vince su Luca Gutierrez (submission)

Francesco Bartolotta vince su Marco Poletti (submission)

Torneo a 8


  • Frillici vince su Casini submission
  • Aliu vince su Zardo decisione
  • Bartolotta vince su Mattersberger submission
  • Saltups vince su Dias decisione
  • Frillici vince su Bartolotta decisione
  • Aliu vince su Saltups decisione
  • Frillici vince su Aliu submission

Christian Frillici Is the 8 men OPENWEIGHT tournament Winner

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SPRITZ 2025: insegnare la scienza indagando

edu.inaf.it/news/eventi/report…

Con la prima edizione di SPRITZ, svoltasi a settembre 2025, l’INAF e I-OAE hanno proposto un intenso percorso di formazione per gli insegnanti. Vi raccontiamo come è andata.

#corsiDiFormazione #formazioneInsegnanti #oae #OAECenterItaly

@astronomia @astronomia

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pod al popolo #081, audio completo della presentazione di “opera buffa”, di luciano neri (tic, 22 nov. 2025)


Audio completo della presentazione di Opera buffa, di Luciano Neri (Tic, 2025; collana UltraChapBooks): letture e interventi dell’autore, in dialogo con annotazioni critiche di Samuele Maffei, Massimiliano Manganelli e contributi dal pubblico. Tic, piazza San Cosimato, Roma, 22 novembre 2025. L’incontro si può ascoltare ora in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo [em]fail again fail [/em]better dell’occidente postremo. Buon ascolto

locandina della presentaz di Opera buffa, di Luciano Neri_ 22 nov da Tic

il libro:
ticedizioni.com/collections/ul…

alcuni estratti su LPLC:
leparoleelecose.it/opera-buffa…

#edizioniTic #fascismo #ilPodcastIrregolare #lucianoNeri #massimilianoManganelli #operaBuffa #pap #pap081 #pap081 #podAlPopolo #podcast #presentazione #prosa #prosaInProsa #samueleMaffei #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #tic #ticEdizioni #ultrachapbooks

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Senza vergogna, Casa Pound a Catania è un riferimento “culturale”


Andrea Lombardi, editore, saggista ed esperto in Céline, come si legge nella locandina che pubblicizza un incontro a Catania, sarà presente nella nostra Città il prossimo 29 novembre, per presentare un libro, ça va sans dire, su Céline. Un normale appuntamento culturale? Si, se non fosse per le particolari caratteristiche del relatore e per il fatto che il Comune promuove l’iniziativa, che […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/11/26/senz…

#comuneDiCatania #enricoTrantino #letteratura #palazzoDellaCultura

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I testi forniscono un'analisi approfondita delle fondazioni teoriche dell'informatica e della logica matematica, concentrandosi in particolare sul lavoro pionieristico di Alan Turing. I documenti spiegano come Turing, con la sua pubblicazione del 1936, rispose negativamente all'Entscheidungsproblem (problema della decisione) posto da David Hilbert, dimostrando che non esiste un algoritmo universale per decidere la validità di ogni formula logica. Tale prova si basa sull'introduzione della […]

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La seduzione del Black Friday: istruzioni per l’uso


Tra marketing, neuroscienze e consumi consapevoli: come sopravvivere al venerdì più nero dell’anno
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Nel venerdì più atteso dell’anno finiamo tutti, volenti o nolenti, dentro un vortice di offerte, notifiche e banner lampeggianti. Nato come semplice giornata di sconti post Thanksgiving, il Black Friday è diventato un fenomeno culturale globale: una maratona di consumo che in Italia si estende ormai per settimane, tra Black Week, Cyber Monday e pre-sale digitali. Ma dietro la corsa all’offerta si nasconde un interrogativo più profondo: come mantenere equilibrio tra convenienza, consapevolezza e responsabilità?
Un centro commerciale durante l'orario di puntaUn centro commerciale durante l'orario di punta

Numeri e tendenze in Italia


Secondo le stime di Awin, il valore del Black Friday online in Italia supererà i 2 miliardi di euro, con una crescita stimata del +20% rispetto al 2023. Il solo canale di affiliazione genererà circa 58 milioni di euro, in aumento del 10% e il 58% delle transazioni sarà da smartphone. Ma la vera novità sarà qualitativa, non quantitativa: meno click, più intenzione d’acquisto. L’intelligenza artificiale avrà un ruolo crescente nella personalizzazione delle ricerche e nell’ottimizzazione delle campagne, rendendo l’esperienza d’acquisto più mirata e meno dispersiva. A fornire uno sguardo più ampio è il rapporto Mid-Year Consumer Outlook 2025 di NielsenIQ, che prevede un aumento complessivo dei consumi globali di circa 3.200 miliardi di dollari (+6%) rispetto al 2024. Un dato che conferma la tenuta della spesa, ma anche una crescente polarizzazione dei comportamenti: mentre una parte dei consumatori resta propensa all’acquisto, il 62% degli italiani si dichiara cauto, orientato alla qualità più che alla quantità.
Green Friday: un nuovo fenomeno culturaleGreen Friday: un nuovo fenomeno culturale

Il paradosso del Black Friday: così è nato il suo lato “green”


Negli anni, il Black Friday ha smesso di essere solo una giornata di sconti per trasformarsi in un fenomeno culturale: una sorta di rito collettivo del consumo, capace di mobilitare milioni di persone, marchi e campagne pubblicitarie in tutto il mondo. Eppure, proprio da questa corsa frenetica al prezzo è nata una reazione inattesa, quasi un contraccolpo fisiologico: il Green Friday. Si tratta di un movimento nato in Francia nel 2017 e oggi diffuso in tutta Europa, risultato di quella stessa energia, ma ribaltata, che invita a un consumo più ragionato. Promuove acquisti sostenibili, donazioni o semplicemente una pausa dal comprare. Un dato su tutti: basti pensare che i trasporti extra generati dal Black Friday in Europa emettono oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO₂ in una sola settimana. Un segnale che racconta quanto ogni clic abbia un costo nascosto e come il consumatore stia cambiando pelle, ora più attento alla coerenza dei brand, all’impatto ambientale e alla durata delle cose che compra.
Black Friday: ogni segno è progettato per stimolare le aree del cervelloBlack Friday: ogni segno è progettato per stimolare le aree del cervello

Dentro il vortice degli sconti: come il cervello decide di comprare


Dietro la corsa agli sconti si nasconde una regia precisa. Ogni banner, ogni “solo per oggi” è progettato per stimolare le aree del cervello legate alla ricompensa e alla decisione. I brand più efficaci usano il priming emozionale, cioè la creazione di un clima di attesa che prepara il cervello all’acquisto giorni o settimane prima. Al momento dell’offerta, la risposta è già emotivamente predisposta. C’è poi la narrativa del guadagno: non si vende solo uno sconto, ma la sensazione di essere intelligenti, rapidi, privilegiati. “Hai sbloccato un vantaggio esclusivo” è un messaggio più efficace di un semplice “–30%”. La simulazione mentale è un altro meccanismo chiave. Mostrare un prodotto in uso, in un contesto quotidiano, permette al cervello di immaginare la gratificazione del possesso prima ancora dell’acquisto. Non va dimenticato l’effetto comunità: sapere che “altri stanno comprando” o che “l’offerta è quasi esaurita” attiva l’istinto di appartenenza e la paura di rimanere esclusi. Infine, il framing positivo: dire “risparmi il 50%” è più efficace di “sconto 50%”. Il cervello reagisce meglio ai frame di guadagno rispetto a quelli di perdita.
Il 62% degli italiani si dichiara cauto, orientato alla qualità più che alla quantitàIl 62% degli italiani si dichiara cauto, orientato alla qualità più che alla quantità

Lo specchio dei consumi: cosa ci racconta il venerdì nero


“Il consumatore non è diventato più razionale: è diventato più selettivo. Non compra meno, compra con più senso. La vera trasformazione non è nei carrelli, ma nel modo in cui desideriamo. Dopo anni in cui il mercato ci ha spinto a volere tutto e subito, oggi cerchiamo valore, fiducia e appartenenza. Ogni scelta d’acquisto racconta chi siamo e in cosa crediamo” ha spiegato Luna Mascitti di Mio Cugino ADV.


Il Black Friday, dunque, non è più solo una corsa al ribasso: è una lente sul nostro modo di desiderare, scegliere e dare valore. Per i brand, l’obiettivo non è soltanto vendere, ma costruire fiducia e promuovere cultura del consumo. Per i consumatori, è un esercizio di equilibrio tra impulso e razionalità. In fondo, dietro ogni clic si nasconde un’emozione da gestire e forse, imparare a comprare meglio, non di più, è il vero sconto che ci serve.

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Treno Intercity 510 con E402.124 per Torino Porta Nuova in transito a Cecina (21/01/2019)


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mancanza del fritto posto per motivi inumani, e vista sul mio futuro presente storpiato


Mi dispiace (o meglio: detesto, odio, mannaggia) non star postocto-postando qui sopra da… 2 giorni, o forse anche 3, aiuto!!! Sembra poco, considerato da quanto il fritto misto esiste, e per quanto a regola io ancora esisterò per aggiornarlo, ma il problema è che questa bucanza postifera si ripete, e temo si ripeterà infinitamente, perché… non ne sono per niente sicura; è proprio questo il bello, ed il motivo di mia preoccupazione aggiunto al di sopra di tutto il resto. 🤥

In queste settimane innanzitutto, ma in questi ultimi giorni soprattutto, ho la mente così ahh-offuscata che proprio caspita… È difficile fare qualsiasi cosa di abbastanza lungo per la testa, come scrivere un post di questi, e persino nei videogiochi non riesco a concentrarmi adeguatamente… cosa che a pensarci sotto sotto mi fa ridere, ma mi fa di più preoccupare. Ancora su questa strana riga, sto riuscendo a programmare diverse cosine, quando proprio non mi viene altro da fare o ho un’idea particolare, ma… se ci sto troppo tempo (parlo di ore, pure se con pause in mezzo), via via mi scende la forza, e mi trovo ad essere più scazzata e agitata man mano che continuo, cosa che mi rimane quando poi ho finito. 😵

La domanda da mille miliardi di digifiori allora si ripresenta forte: perché mai??? Il ciclo lunare certamente non è, visto che i tempi di disperazione sono di settimane. La stagione scura e fredda potrebbe star facendo il suo, anche se mi pare strambo sia solo essa, perché le vibe attuali sono abbastanza diverse dall’anno scorso, o da quello prima. O, magari, sarà in realtà la fottuta pubertà da ventunenne, che mi starà colpendo particolarmente forte solo per via particolare del mix tra la stagione attuale e il fatto che sono eternamente sola??? Non si capisce. Così come non si capisce esattamente perché arrivo proprio a questo punto di svuotamento-affuscamento particolare per cui, nei momenti in cui non sono adeguatamente distratta, ho l’impellente desiderio di farmi male per tirarmi su… 🥱

Vabbè, pazienza, credo tutto ciò sia la mia altra maledizione che si risveglia. Per fortuna però, tornando ai metodi di distrazione basati sulle parole, non ho smesso di scrivere discorsi solo parzialmente sconclusionati ogni giorno — a proposito delle cose grosse che mi colpiscono, e pure ulteriori bonus — grazie al più liscio formato a thread, favorito dal software di microblogging interplanetario Sharkey… Quindi, non so; forse non dovrei preoccuparmi più di tanto? Eppure devo, perché quando scrivo qui legge molta più gente di quanta mai lo fa per il mio nuovo posto di parole spezzate, e IO HO BISOGNO DI ATTENZIONI!!! (…Mi inventerò qualcosa mi sa, come post di riepilogo automatici sul canale Telegram principale che linkano ai post miscchiave.) 😤

Anche lì però, ahimè, non va tutto superganzo, perché, in generale, con questo offuscamento, mi pare molti giorni di avere poche idee originali, e senza quelle dopo un po’ non riesco a scrivere neanche le merdaposte. Qualcosa c’è sempre, eh… quando mi sento positivamente storta, magari carico autoscatti stellari prodotti con il 3DS accompagnati da testi incomprensibili; altrimenti, racconto di come mi sento negativamente storta senza paura di ripetermi troppo e annoiare qualcuno; oppure, ho iniziato a bloggare tutte le mie cose nei videogiochi (e questa sarà una roba da analizzare a parte…), anche se i thread diventano lunghi, e a volte per qualche motivo mi sale la pesantezza a scrivere e scrivere piccoli pezzi di continuo sullo stesso argomento… però cioè, anziché un pozzo da cui prendere le idee, ho una pozza, una ‘zanghera (per giunta non di acqua, ma di sangue prima o poi), quindi un grande limite. 🙄

Vabbuò, vedremo se finirò definitivamente brainrottata, incapace di scrivere messaggi non-monofrasici a causa di tutto questo gran casino, o se ne approfitterò col provare ancora più nuovi format. In qualche modo, il tempo deve passare, e deve passare proficuo, pieno di parole impilate, per i posteri e per i presenti… magari non sempre a colpi di frittura, anche perché troppa poi fa male, ma l’importante è resistere alla marciscenza (…e magari ad altri stimoli, ma quello è più impossibile). 👻

#feels #mood


terapia linuxgirl con i pezzi mancanti che il merdifero sistema non aiuta a trovare…


Alla fine, dopo altri ormai incontabili mesi di casino, è arrivato il momento in cui mi hanno dato le medicine “ragazza gatto utente Linux“… e sarà forse questo il megainizio magico, che temevamo non potesse essere neppure affatto raggiunto, poiché preceduto dalla megafine??? 🤯😳😻
Confezioni di Progynova e Androcur con su scritto digitalmente per sostituire le denominazioni originali "Debian Linux" "6.x Kernel" e "Windocur" "Windows Cleaner"
Beh, qui rischia di essere difficile a dirsi, perché quando di mezzo c’è il Sistema Sanitario Nazionale non bastano 100 preghiere al giorno affinché sia tutto non dico dall’andazzo liscio, ma quantomeno dai dettagli chiari; no, non è concesso affatto, perché, per quanto il governatore della regione si vanti di tutta l’informatizzazione fatta negli ultimi anni per l’ambito sanitario, il dover avere a che fare con le ASL e tutti i loro assolutamente merdiferi goblin cornuti rimane tranquillamente lo scempio di sempre, a quanto pare. In breve, ora la cosa complicata palesemente diventerà ottenere periodicamente il rifornimento di questi medicinali… 😩😫

Già avere queste prime confezioni non è stato drittissimo. Non li ho potuti prendere il giorno stesso in cui la dottoressa dell’ospedale me li ha prescritti, perché (tra pazienti ritardatari—ehm, volevo dire ritardati—e altri pazienti più complessi) l’appuntamento con ella è slittato in avanti di praticamente un’ora questo lunedì mattina, e quindi la loro farmacia era a quel punto chiusa; erano quasi le 15. Allora, avendomi lei detto di andare o alla farmacia dell’ospedale il giorno dopo, o all’ASL… martedì la farmacia dell’ASL è chiusa, e quindi ci sono andata mercoledì; ma, robe da pazzi, mi hanno praticamente detto che devo andare in farmacia (generica) con la ricetta del medico di base (che è diversa dal modulo di prescrizione dell’ospedale, ed è un bordello a sé, sia perché il nostro medico è a dir poco evanescente, sia perché a quanto ha detto Debian non è prescrivibile o qualcosa del genere; lasciamo stare, se possibile)… vai ora a capire perché. (Probabilmente, non li avevano e devono ordinarli; spero, a questo punto, perché le alternative sarebbero peggio.) 🤥

Stamattina allora — visto che ormai non si può pretendere di avere cose migliori da svolgere la mattinaverso le 10 ho preso l’autobus (evitando di far sprecare altra benzina e fatica a mio padre, e viva la tirchiaggine!) e sono andata all’ospedale in culandia, alla farmacia che per fortuna a quest’ora era aperta, e mi hanno dato per l’appunto le due misere scatoline in foto. Ora, a parte che c’è davvero da piangere per come il mio abbonamento dei mezzi sia mezzo inutile per fare giretti di spasso, visto che dopo una certa ora non circola più niente, e quindi anziché per divertirmi io mi ritrovi ad usarlo per andare al fottuto ospedale (a parte l’università, che è solo poco meno avvilente), la rogna vera è che lì mi hanno detto che per le prossime dosi devo chiedere per forza all’ASL di residenza; non a loro, né in qualche ASL a caso messa meglio della mia… 😭

Quindi, alla fine, gira che mi rigira, per sicurezza devo ancora aspettare un po’, prima di iniziare a prendere questa roba, per assicurarmi di avere almeno qualche altra confezione da parte… speriamo giorni, e non settimane, maremma maiala. Per la terapia che mi hanno assegnato, infatti, uno dei farmaci (il Debian) è da prendere una (1) pillola al giorno, e la confezione è solo da 20, e 20 giorni è un margine di manovra decisamente troppo basso data la realtà di questa mattanza sanitaria. Domani, che la loro farmacia è di nuovo aperta, tornerò all’ASL sperando di capirci qualcosa di più, che il foglio di prescrizione è valido per 90 giorni di terapia, quindi devono darmi altre scatole di Debian… Vedremo a brevissimo di che morte morirò, insomma. 🙏

#HRT #Mannaggia #rogne #SSN


Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
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Mali, annullato il pellegrinaggio nazionale a Kita.


[:it]La notizia è stata data da Mons. Jonas Dembélé, Vescovo di Kayes.[:]
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bandiera Malibandiera Mali

La Conferenza Episcopale del Mali ha annunciato l’annullamento del 54° pellegrinaggio nazionale al santuario mariano di Kita, uno degli appuntamenti religiosi più sentiti dalla comunità cattolica del Paese. La decisione, comunicata ufficialmente dal Presidente della Conferenza, Mons. Jonas Dembélé, Vescovo di Kayes, è stata motivata dalle difficoltà di trasporto e dalla grave carenza di carburante, conseguenza diretta del blocco imposto dai jihadisti del JNIM (Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin) attorno alla capitale Bamako.

Nel comunicato, i Vescovi hanno ricordato come il pellegrinaggio rappresenti da sempre un momento privilegiato di fede, comunione fraterna e preghiera per la nazione. Tuttavia, “di fronte alle circostanze attuali della nostra nazione, in particolare le difficoltà legate agli spostamenti dei pellegrini, provocate dalla mancanza di forniture regolari di carburante, dopo un’attenta riflessione, i Vescovi hanno deciso di annullare il pellegrinaggio nazionale del 2025”. Una scelta che, sottolinea Mons. Dembélé, nasce dalla preghiera e dal senso di responsabilità, e riflette la preoccupazione pastorale per il bene del popolo di Dio.

Nonostante la sospensione, la Conferenza Episcopale invita i fedeli a vivere comunque il periodo previsto come un tempo di preghiera e comunione spirituale con la Vergine Maria, Nostra Signora del Mali, affinché l’intercessione di ciascuno contribuisca alla pace, alla coesione e alla prosperità del Paese.

Il JNIM, attivo da anni in Mali e nei Paesi limitrofi, continua a colpire le infrastrutture vitali e a minacciare i rifornimenti di carburante verso Bamako e altre città. Oltre al blocco delle forniture, il gruppo jihadista ha intensificato gli attacchi contro centri abitati come Kati ed appunto Kita.

## BAMEX 2025: la fiera degli armamenti


Ciononostante, lo scorso 11 novembre si è aperta a Bamako la prima Fiera degli Armamenti del Mali, denominata BAMEX 2025. L’evento, organizzato da una società turca specializzata, ha visto una forte partecipazione di industrie militari provenienti dalla Turchia e la presenza di delegazioni ufficiali da numerosi Paesi africani e mediorientali, tra cui Niger, Burkina Faso, Repubblica del Congo, Togo, Ghana, Nigeria, Libia, Marocco, Sudan e Iran. Evidentemente per mettere in moto i carri armati il carburante c’è…
La coincidenza tra l’annullamento di un grande evento religioso e l’inaugurazione della prima fiera degli armamenti mette in luce la complessa realtà del Mali di oggi: da un lato la Chiesa cattolica che richiama alla preghiera e alla coesione nazionale, dall’altro lo Stato che punta a rafforzare la propria capacità militare attraverso nuove alleanze e forniture (pagate, non regalate!), mentre in diverse aree del paese la povertà dilaga.

Fonte: Agenzia Fides

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
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La rotazione dell’universo

edu.inaf.it/rubriche/astronomo…

Chiariamo alcuni dubbi su una nuova proposta teorica che suggerisce che l’universo sarebbe in lenta rotazione

#cosmologia #costanteDiHubble #universo

@astronomia @astronomia

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27 novembre, roma, neff collection: “quel che non puoi vedere”

cliccare per ingrandire
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#andreaMilitello #art #arte #cambiaunavirgola #federicaLuzzi #naoyaTakahara #quelCheNonPuoiVedere #tentativiDiVisione #valerioConsalvi

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Queste fonti, tra cui un articolo di blog, una voce di Wikipedia e altri testi commemorativi, narrano la storia di Raffaella La Crociera, una giovane poetessa romana vissuta per breve tempo negli anni '50. Affetta da una malattia incurabile, Raffaella scrisse la poesia in dialetto romano "Er zinale" per aiutare a raccogliere fondi per la popolazione di Salerno colpita dalla devastante alluvione del 1954. La sua poesia fu letta e messa all'asta dalla Rai, generando una notevole gara di […]
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[Photo] Banco ACEI della fermata di Bolgheri


Banco ACEI della fermata di Bolgheri

Foto scattata il 28/05/2024

Post originale: treni.creeperiano99.it/tg/1521

treni.creeperiano99.it/2025/11…

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video completo dell’incontro “pasolini contro manganelli”


youtube.com/live/cc5QPkabI54?s…

Pasolini contro Manganelli

Match: Andrea Cortellessa e Gianluigi Simonetti
Arbitra: Emanuele Trevi

#andreaCortellessa #emanueleTrevi #gianluigiSimonetti #giorgioManganelli #manganelli #match #pasolini #pierPaoloPasolini #ppp

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pupi avati e le 120 giornate di sodoma


youtu.be/PM0Cy6vNDmc?si=0xH5RS…

Pupi Avati sul suo rapporto con Pier Paolo Pasolini e la sceneggiatura (non accreditata) de Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Bannia di Fiume Veneto, Pordenone, settembre 2019

#film #intervista #pasolini #pierPaoloPasolini #ppp #pupiAvati #saloOLe120GiornateDiSodoma

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Dal Black al Green: Swappie ridefinisce il Black Friday con tecnologia ricondizionata e scelte consapevoli


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Il Black Friday è il momento di acquisti frenetici, ma quest’anno Swappie invita a cambiare prospettiva: il miglior dispositivo potrebbe già esistere, basta dargli una seconda vita. Con iPhone e iPad ricondizionati, l’upgrade diventa intelligente, sostenibile e sicuro, anche per far fronte al tema dell’e-waste, che secondo la ricerca SWG (commissionata da Swappie) è una tematica sempre più importante per il 47% degli italiani. Il consumismo in quest’ottica diventa green con scelte consapevoli senza risparmiare sulla qualità.
A cell phone with a red bow on itPhoto by Micah & Sammie Chaffin / Unsplash

Perché scegliere ricondizionato questo Black Friday


Un iPhone ricondizionato non è una scelta di ripiego, ma un upgrade smart. Tale device offre prestazioni premium a un prezzo più accessibile, con un impatto ambientale ridotto. Nei centri automatizzati vengono ricondizionati fino a 5.000 dispositivi al giorno, per oltre 2 milioni di clienti soddisfatti. La qualità è garantita: ogni smartphone passa test rigorosi di attivazione, pulizia e diagnostica con fotocamere e spettrometri, per assicurare standard estetici e funzionali pari al nuovo. Grazie a processi automatizzati e logistica ottimizzata, i modelli più richiesti sono disponibili subito, senza attese né rischi di sold-out.
blue and white floral textilePhoto by Manuel Iallonardi / Unsplash
Per questo il Black Friday può diventare Green attraverso scelte consapevoli e di valore senza rinunciare all’eccellenza e alla qualità, ma con un’attenzione sempre maggiore alla situazione climatica. Infatti, scegliere ricondizionato diventa un gesto concreto per l’ambiente. Secondo Compare and Recycle, un iPhone 16 Pro genera circa 74 kg di CO₂e nel suo ciclo di vita e in una settimana di piena attività, Swappie ricondiziona fino a 20.000 dispositivi, evitando tonnellate di CO₂e e milioni di chili di materie prime. Inoltre, per quanto riguarda il problema dell’e-waste, solo nel 2022 sono stati generati 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, di cui solo il 22% riciclato. Con il servizio di trade-in offerto da Swappie, è possibile vendere il vecchio smartphone e contribuire a un ciclo virtuoso: ogni dispositivo viene ricondizionato o riciclato responsabilmente. In un momento di shopping frenetico come il Black Friday, fare un upgrade consapevole significa risparmiare, ridurre la tua impronta ambientale e scegliere tecnologia premium senza sensi di colpa.
white and blue game controllerPhoto by Daniel Romero / Unsplash

Black Friday: offerte che fanno bene al pianeta


Fino al primo dicembre Swappie propone una scontistica fino a 150 euro sull’acquisto di dispositivi ricondizionati. Inoltre, l’azienda garantisce la possibilità a tutti gli utenti di procedere al reso del prodotto fino al 6 gennaio.

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Comunicazione di servizio: pulizie autunnali


Care lettrici e cari lettori,

sono andato sotto la sezione statistiche -> abbonati di wordpress e ho scoperto di avere una marea di sottoscrizioni, detti anche “abbonati”. Dall’analisi della lista ho trovato che 121 erano nella categoria “not sending”. WordPress così li definisce:

Not sending: Subscribed, but they have been blocked from receiving emails. They are counted towards the subscriber limit since they have a Reader subscription. They could be blocked from receiving emails for a number of reasons, including an incorrect email address, their email bounced due to a blocked domain, the subscriber paused all email notifications, or the subscriber previously marked new post emails as spam.


Poi c’erano anche della mail del tipo @wordpress.invalid, che mi immagino siano altri casi in cui la mail di sottoscrizione non arrivi o magari cancellazioni finite male. In ogni caso, questi e i 121 “not sending” sono stati eliminati dalla lista dei sottoscrittori. Ora ho 51 persone che ricevono la mia mail per i miei comizi (sono folli, ma li ringrazio sentitamente per la loro pazienza) e ci sono 172 persone che non ricevono mail, ma che potrebbero in ogni caso leggermi dal reader di wordpress. (Dubito, ma sia mai.)

Se per caso ho tolto qualcuno di troppo, chiedo scusissima e che si iscriva di nuovo.

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Anglicizzazione dell’italiano: le ultime dall’accademia della Crusca


Di Antonio Zoppetti

Ero convinto che il Gruppo Incipit dell’accademia della Crusca si fosse definitivamente arenato, visto che l’ultimo comunicato (n° 23, gennaio 2024) risale a quasi due anni fa, ma nei giorni scorsi è arrivato un nuovo segnale di vita che mi ha tempestivamente segnalato l’accademica Maria Luisa Villa: il comunicato n° 24 punta il dito contro l’espressione “live-in” al posto di “convivente”.

La nascita del gruppo Incipit

Per riassumere l’operato e gli intenti di Incipit, a dieci anni dalla sua costituzione, bisogna risalire alla fortunatissima petizione di Annamaria Testa – “Dillo in italiano” – che aveva raccolto quasi 70.000 firme per protestare contro l’anglicizzazione selvaggia della nostra lingua. L’esperta di comunicazione e pubblicità già da qualche tempo aveva preso delle posizione nette, dalle pagine del suo sito “Nuovo e utile” e con altri interventi culturali, denunciando l’abuso dell’inglese imperante e certe denominazioni istituzionali che prendevano piede con disinvoltura sempre più ampia (dal jobs act al sito istituzionale per promuovere l’italianità chiamato “Very bello”). Il successo della campagna, rivolta proprio alla Crusca, poneva esplicitamente sul tavolo la delicata questione di “un intervento per la lingua italiana”, un argomento tabù in un Paese rimasto (anacronisticamente) fermo alla guerra conto i barbarismi di epoca fascista, come se, davanti all’inglese globale, la questione dell’anglicizzazione della nostra lingua si potesse ridurre alla bonifica linguistica del ventennio che nasceva da ben altri presupposti.

E così un gruppo di accademici coordinati dall’allora presidente Claudio Marazzini ha recepito l’istanza della petizione e ha costituto il Gruppo Incipit con lo scopo di monitorare il fenomeno e suggerire agli operatori della comunicazione e ai politici delle alternative in italiano ai “neologismi” e “forestierismi” nascenti (ma la realtà è che dietro queste parole generiche ci sono sempre e solo anglicismi), per cercare di arginarli nella loro fase incipiente, prima che si radichino ed entrino nell’uso senza più possibilità di intervento.

Dieci anni di Incipit

L’attività di Incipit si è concentrata sugli anglicismi “istituzionali”, cioè non sulla lingua sempre più anglicizzata di giornali, comunicatori, tecnici e imprenditori, ma sulle scelte lessicali – e le loro ricadute sulla lingua di tutti – che ci arrivano delle leggi, dalla burocrazia, dalle circolari delle amministrazioni… per esempio una terminologia fatta di whistleblower, voluntary disclosure o hot spots invece di espressioni in italiano (e ben più trasparenti) come allertatore civico, collaborazione volontaria o centri di identificazione. E così il gruppo ha duramente criticato per esempio l’educazione all’inglese – più che all’italiano – che emerge dalla lingua istituzionale impiegata nel famigerato “Sillabo” del Miur (2018) in cui “per imparare a essere imprenditori non occorre saper lavorare in gruppo, bensì conoscere le leggi del team building, non serve progettare, ma occorre conoscere il design thinking, essere esperti in business model canvas e adottare un approccio che sappia sfruttare la open innovation, senza peraltro dimenticare di comunicare le proprie idee con adeguati pitch deck e pitch day”.

Simili prese di posizione hanno un forte valore simbolico, ma costituiscono degli sprazzi che non sono il frutto di un’attività sistematica, visto che 24 comunicati in dieci anni sono poca cosa davanti allo “tsunami anglicus” – per citare Tullio De Mauro – che ci sta travolgendo. Sono molto importanti perché contribuiscono a far riflettere sul problema, ma va detto che non hanno prodotto alcun risultato, e non per l’inerzia della Crusca, ma perché la nostra intera classe dirigente anglomane se ne frega dei comunicati incipit – ammesso che li abbia letti – e ostenta l’inglese in modo compiaciuto facendo dell’itanglese uno stilema comunicativo più prestigioso e ricercato. Le prese di posizione dell’accademia – e ciò vale soprattutto per i giornalisti – vengono insomma esibite quando fa loro comodo e nascoste sotto al tappeto in altri casi.

Colpisce, per esempio, che la Crusca sia considerata una fonte autorevole quando prende posizione sulla femminilizzazione delle cariche professionali – e allora la si cita e la si segue – ma davanti all’anglicizzazione tutto tace. Un’espressione pseudoinglese come smart working, per esempio, – condannata da Incipit nel 2016 sin dal suo apparire in favore di lavoro agile (ma in fin dei conti si potrebbe benissimo parlare di lavoro da remoto, da casa o di telelavoro) – con l’esplosione del covid si è diffusa e radicata al punto di diventare inarginabile, trasformandosi da parola incipiente a parola istituzionale, con buona pace dell’italiano e dell’accademia.

La Crusca, insomma, può incidere sulla realtà solo se viene posta al centro di un ben più ampio processo culturale (sociale e politico) che la trascende, ma che in Italia manca, almeno nel caso dell’anglicizzazione. Eppure, anche se poco ascoltata, la voce di Incipit è vitale per il solo fatto di esistere, in una società dove domina la dittatura dell’inglese e i suprematisti anglomani hanno la meglio sul piano non soltanto lessicale.

L’assistente “live-in” introdotto in Svizzera

La novità del comunicato 24 che punta il dito sulla trasformazione di convivente in live-in è che non nasce da una scelta delle istituzioni italiane, ma da quelle svizzere che da qualche tempo hanno introdotto una nuova figura professionale denominata assistente live-in o badante live-in. Poiché prevenire è meglio che curare, nel documento si auspica perciò “preventivamente, che la legislazione italiana mantenga l’uso delle risorse comprensibili e chiare della lingua italiana per la figura professionale dell’assistente convivente.”

A dire il vero in italiano – grazie al linguaggio istituzionale – l’assistente familiare è chiamato caregiver, un’altra sorta di pseudanglicismo, visto che in inglese la parola ha un significato generico e non tecnico. E quando questa parola è comparsa, è stata (invano) deprecata non solo da Incipit, ma persino da un giornalista come Mentana, visto che si tratta di un ricorso all’inglese scriteriato, inutile e fuori da ogni buon senso.

Come è andata a finire è sotto gli occhi di tutti, ma va detto che almeno in Svizzera si ricorre ancora ad “assistente” o “badante” (e la speranza e che si cominci a farlo anche da noi), e va detto che mentre in Italia non è stata emanata alcuna raccomandazione da parte delle istituzioni sull’evitare l’inglese – le raccomandazioni linguistiche istituzionali si occupano solo del linguaggio inclusivo, di genere o politicamente corretto – la Federazione elvetica ha invece emanato delle linee guida per evitare gli anglicismi in nome della trasparenza che si trovano proprio a fianco di quelle che riguardano la questione femminile (non ci sono due pesi e due misure come da noi). Ma si sa che le raccomandazioni non sempre sono seguite, e nel caso di “live-in” il rischio è che presto potrebbe essere impiegato anche da noi, affiancato a caregiver e magari adottato (invece che adattato) con l’inversione sintattica, dunque live-in caregiver, invece che assistente convivente.

L’incerto futuro dell’italiano nel tema del mese della Crusca

Mentre Incipit si è risvegliato, c’è un altro segnale che arriva dalla Crusca a proposito della regressione della nostra lingua davanti all’inglese. L’ultimo tema del mese dell’accademia ripropone un pezzo di Vittorio Coletti incentrato sul “Passato, presente e futuro dei dialetti e dell’italiano” che appare piuttosto pessimista sul destino della nostra lingua davanti alla glottofagia dell’inglese.

Lo studioso, nel ripercorrere la storia dell’italiano nei suoi rapporti con i dialetti, ci ricorda che questi ultimi, se non sono morti, di sicuro non prosperano, e che l’italiano diventato patrimonio di tutti solo nel secondo dopoguerra li ha ridotti a lingue marginali in grado di esprimere la quotidianità, le emozioni, i “colori della strada”, ma queste lingue non sono in grado di esprimere tutte le ben più ampie esigenze comunicative di una società, come ai tempi di Manzoni quando in dialetto era possibile ancora parlare di filosofia o di cultura. Davanti all’inglese globale che guadagna terreno come la lingua della conoscenza, della scienza, dell’università, del lavoro o della tecnica, l’italiano sembra avviato sulla stessa strada della dialettizzazione, e rischia appunto di perdere il suo ruolo come lingua di cultura per scivolare a lingua della quotidianità, adatta forse alla poesia e all’emozione ma incapace di esprimere i pensieri più complessi, attuali e importanti, perché “la conoscenza scientifica, l’insegnamento accademico si diranno solo in un inglese globish!”.

L’amara chiusa è che se “tra qualche centinaio di anni, l’italiano, uscito dagli usi cόlti e ufficiali della nazione, si salverà almeno in letteratura, teatro e musica come hanno fatto i dialetti, mi sa che potremmo metterci la firma.”

Personalmente sono ancora più pessimista, e come denuncio dalle pagine di questo sito – oltre che da quelle dei miei libri – sono convinto che questo pericolo sia ben più imminente e potrebbe realizzarsi non fra qualche secolo, ma nel giro di due o tre generazioni, se qualcosa non cambia. Questa stessa prospettiva poco rosea è al centro delle riflessioni di altri accademici, per esempio l’immunologa Maria Luisa Villa che teme che nel giro di qualche decennio la nostra lingua potrebbe rivelarsi inadeguata a esprimere e divulgare la scienza; oppure Marco Biffi, di cui avevo segnalato a suo tempo un pezzo che definiva l’italiano la “lingua di Marinella”, destinata “come tutte le più belle cose” a sopravvivere “come le rose” ancora per poco, visto che attualmente l’inglese si sta configurando come la lingua “alta” della cultura e l’italiano sta scivolando verso la varietà “bassa”: “Politiche riconducibili a tutto l’arco costituzionale stanno da anni spingendo in questa direzione, all’inseguimento di un internazionalismo vuoto e miope che non ha rispetto del valore identitario di un bene culturale prezioso come la lingua.”

Davanti a questo scenario rimane il solito problema: che fare?
Una cospicua schiera di linguisti “descrittivisti” – compresi gli allarmati – sembra convinta che sulla lingua non sia possibile intervenire, perché è un fiume ingovernabile che va dove vuole. Questa prospettiva è però una precisa posizione politica, visto che la pianificazione e l’ingegneria linguistica – cioè, che piaccia o meno, l’intervento consapevole per orientare la lingua – fuori dall’Italia sono prassi normali in moltissimi Paesi, oggi come in passato, e talvolta funzionano (del resto anche i fiumi sono incanalati nelle città tra argini e ponti che li governano). Ma anche da noi le prescrizioni che arrivano dall’alto per cambiare l’uso esistono e spesso attecchiscono, fuori dalla questione dell’inglese. Basta pensare al politicamente corretto, al linguaggio inclusivo, alla femminilizzazione delle cariche, al tentativo di mettere al bando parole come “razza”… La verità è che le fortissime pressioni per cambiare il nostro modo di parlare non contemplano la messa al bando dell’inglese, che è invece parte integrante di un revisionismo linguistico di matrice angloamericana che – non a caso – stigmatizza il body shaming invece della derisione fisica, il greenwashing invece dell’ecologismo di facciata o il climate change invece del cambiamento climatico e via dicendo. E così l’approccio descrittivista che ha rinunciato a essere normativo si trasforma nello stare a guardare senza fare nulla lo sfaldamento dell’italiano sostituito dall’inglese, mentre su altre questioni non ci si fa alcuno scrupolo a prescrivere.

Meno male che il gruppo Incipit c’è, dunque. Purtroppo la sua opera andrebbe posta al centro di un processo politico e istituzionale (oltre che culturale) più ampio per fare in modo che sia ascoltata e seguita. Senza questo cambiamento politico l’attività della Crusca finisce per svolgere il ruolo di un grillo parlante che ci mette in guardia sui pericoli a cui andiamo incontro e dispensa consigli saggi ma destinati a essere inascoltati, non certo per colpa sua.

#accademiaDellaCrusca #anglicismiNellitaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellitaliano #politicaLinguistica


Il 5 gennaio di due anni fa ci ha lasciato uno dei più importanti linguisti italiani.
Lo voglio ricordare ricostruendo le sue posizioni sugli anglicismi, anzi sugli anglismi.


Per Tullio De Mauro si dice anglismi e non anglicismi


Tullio tullio de mauroDe Mauro si è sempre battuto per chiamarli anglismi, perché è la derivazione corretta dalla radice anglo: l’inserimento di ci è una forma che sarebbe a sua volta un inglesismo (da anglicism).
Questa argomentazione non teneva conto del fatto che non c’è nulla di male a prendere dall’inglese, quando lo si adatta, e non teneva conto dell’affermazione storica della parola “anglicismo”, attestata sin dal Settecento persino da un purista come Giuseppe Baretti che con lo pseudonimo di Aristarco Scannabue si scagliava contro le maleparole dalle pagine della sua rivista la Frusta letteraria. Comunque la pensiate, va detto che nonostante la maggiore frequenza storica di anglicismi, in seguito alle considerazioni di De Mauro, negli ultimi anni la variante anglismi si sta diffondendo sempre più soprattutto tra i linguisti, come variante “colta”.

De Mauro, il falsificatore del “Morbus anglicus” di Arrigo Castellani


Tullio De Mauro è sempre stato un noto “negazionista”, per quasi tutta la vita non ha mai creduto che l’interferenza dell’inglese rappresentasse un problema per la lingua italiana, ed è celebre in proposito la sua polemica con il neopurista Arrigo Castellani. Quest’ultimo, in un articolo del 1987 che sarebbe passato alla storia, il “Morbus anglicus” (in Studi linguistici italiani, n. 13, Salerno Editrice, Roma, pp. 137-153), aveva denunciato l’invasione sempre più consistente delle parole inglesi che come un virus stavano intaccando la nostra lingua italiana. A suo vedere, bisognava in qualche modo intervenire per curare lo stato di salute dell’italiano, altrimenti il rischio sarebbe stato che i tessuti vitali ne venissero intaccati.
Tullio De Mauro si oppose a questo allarmismo, che confutò statistiche alla mano. La sua posizione si rivelò perciò vincente, tra i linguisti, e divenne quella del pensiero dominante che solo di recente si è incrinata e sta andando ormai in frantumi.
Tutto ebbe forse inizio nel 1980…

1980: il Vocabolario di base della lingua italiana senza anglicismi


De Mauro compì vari studi statistici senza precedenti nell’italiano. Nel 1980 pubblicò il primo Vocabolario di base della nostra lingua, che includeva le circa 7.000 parole che si usano più di frequente.
Queste, a loro volta si possono distinguere in 2.000 parole fondamentali, quelle che da sole costituiscono il 90% dei discorsi e dei testi (e, di, perché, essere, avere…), altre 2.300 definite ad alta disponibilità, che tutti conoscono (per cui sono disponibili nella nostra testa), ma che si usano poco, per esempio forchetta, che non compare spesso nei libri né nei discorsi, anche se è di base. E poi altre 2.750 ad alto uso, e cioè che si usano moltissimo, ma non come le prime, e che comunque sono molto più frequenti delle ulteriori 40.000 parole che formano il linguaggio comune, cioè quelle che tutti conoscono, anche se non è detto che le usino attivamente.
Da questa classificazione è emerso perciò un modello e una mappatura della lingua italiana “a strati” molto interessante: al centro ci sono le parole più frequenti, attorniate da quelle comuni, e attorno a queste sono rappresentate tutte le altre che appartengono a linguaggi tecnici e settoriali, e non sono comprensibili a tutti: l’avvocato conosce i suoi tecnicismi ma non quelli del medico, che a sua volte non condivide quelli dell’avvocato e così via.
vocabolario di baseUna rappresentazione del modello “a strati” del lessico della lingua secondo De Mauro.
In questo schema interpretativo, che sin dal suo apparire registrò anche pesanti critiche e perplessità, De Mauro mostrò come, negli anni Ottanta, gli anglicismi fossero confinati nella parte esterna, e non intaccassero affatto il nucleo centrale dell’italiano. Inoltre, dalle statistiche basate sui lemmi dei dizionari, allora i vocaboli inglesi costituivano ancora percentuali bassissime, intorno all’1% delle parole e anche meno. Dunque l’allarmismo di Castellani appariva ingiustificato, e non era il caso di preoccuparsi…

1989: gli anglicismi sono il 2% del Vocabolario elettronico della lingua italiana (Veli)


Nel 1989 vide la luce il Veli, il Vocabolario elettronico della lingua italiana, un lavoro immenso basato sulla statistica e sull’uso del calcolatore – De Mauro all’epoca non usava la parola computer – che lo studioso curò in collaborazione con IBM partendo dallo spoglio di alcuni testi giornalistici (ANSA, Il Mondo, Europeo e Domenica del corriere) pubblicati tra il 1985 e il 1987. Per quell’epoca in cui i testi non erano disponibili in digitale fu una rivoluzione; il lavoro analizzò circa 26 milioni di parole, che vennero lemmatizzate, cioè ricondotte dalle loro flessioni al lemma (per esempio vanno era ricondotto ad andare) con sistemi automatici poi raffinati manualmente. Successivamente furono scelti i 10.000 lemmi più frequenti e significativi e ne nacque un prototipo di dizionario pubblicato su due dischetti (all’epoca erano i cosiddetti floppy disc rigidi).
veli vocabolario elettronico dell alingua italiana di ibm e de mauro 2Il Veli, curato da De Mauro, consisteva in un volume introduttivo che riportava anche gli indici lessicali e due dischetti con il primo prototipo di dizionario elettronico basato sulle 10.000 parole più frequenti.
Tra queste 10.000 parole più utilizzate nella stampa, gli anglicismi costituivano circa il 2%, una percentuale decisamente più alta di quella dei dizionari, che era invece della metà, e anche di quella che veniva attribuita all’uso degli anglicismi nell’italiano in generale.

In altre parole, passando dai dizionari allo studio delle frequenze giornalistiche le cose cambiavano sensibilmente. De Mauro, ancora una volta non se ne preoccupò: il 2% era ancora una percentuale fisiologicamente sopportabile, che non rappresentava di certo un pericolo per la nostra lingua. Ma negli anni Novanta le cose erano destinate a cambiare…

1999-2007: il Gradit e l’aumento degli anglicismi


Curato da De Mauro, nel 1999 uscì il Gradit, cioè il Grande dizionario italiano dell’uso in 6 volumi, che raccoglie circa 260.000 parole (più del doppio di quelle dei vocabolari monovolume), classificate attraverso i criteri di frequenza già adottati nel Vocabolario di base del 1980 (parole di base, comuni e settoriali) e da altre marche che ne identificavano i settori (economia, informatica…). Gli anglicismi non adattati erano 4.300, quindi rappresentavano solo l’1,6% dei lemmi. Stavano aumentando, certo, ma ancora una volta niente di troppo preoccupante, in fin dei conti.

Nel 2007, la nuova edizione del Gradit, però, ne registrava ben 6.000 e la loro percentuale saltava al 2,3% (un incremento del 39,5%, 1.700 in più in soli 8 anni).

patole straniere nella lingua italiana de mauro manciniLa cosa si stava facendo imbarazzante e preoccupante, per il più importante sostenitore delle tesi negazioniste. Ma, a onor del vero, l’aumento così eccessivo non dipendeva tanto da una reale entrata di nuovi anglicismi in questo breve lasso di tempo, bensì da una ristrutturazione interna del dizionario. Nella nuova edizione erano infatti confluiti i risultati di un lavoro specialistico sui forestierismi: Parole straniere nella lingua italiana (Tullio De Mauro e Marco Mancini, Garzanti, Milano 2001, e seconda edizione ampliata del 2003) che aveva raccolto oltre 10.000 parole da più di 60 lingue (dall’albanese al vietnamita, passando per il russo, il giapponese, il tedesco fino al francese e all’inglese). E queste sono poi state immesse nella nuova edizione del Gradit 2007, che è passato così da 7.000 a 10.000 forestierismi, e si è arricchito soprattutto da questo punto di vista.

Tuttavia, qualcosa si stava incrinando nelle tesi negazioniste: mentre l’incremento dei francesismi era contenuto, da 4.982 (sommando quelli adattati e quelli “crudi” come abat-jour) si passava a 5.345 (372 in più e un incremento del 7,4%), gli anglicismi erano “impazziti”: sommando quelli adattati e non adattati sono passati da circa 6.300 a circa 8.400 (un incremento del 33,3%, 2.100 in più, cioè una media di circa 262 all’anno). Scorporando i dati, quelli non adattati sono passati da 4.300 a 6.000 (un incremento del 39,5%, 1.700 in più) e quelli adattati da 2.000 a 2.400 (incremento del 20%, 400 in più). Ho provato a ricostruire questo aumento con un grafico.
aumento anglicismi nel graditFonte: Diciamolo in italiano, Hoepli 2017, p. 88.
La cosa più preoccupante, per De Mauro, fu che complessivamente nel nuovo Millennio l’interferenza dell’inglese sulla nostra lingua aveva, in pochissimo tempo, superato il ruolo dei substrati plurisecolari del francese. Ciononostante, intorno al 2010 lo studioso era ancora serafico e poco preoccupato, perché nonostante l’aumento del numero delle parole inglesi nei dizionari, la loro frequenza era ancora poco diffusa, secondo le sue marche. In un’intervista che in Rete è diventata una sorta di manifesto del negazionismo, “Gli anglicismi? No problem my dear”, ribadiva perciò le sue posizione storiche.

Ma pochi anni dopo la situazione mutò…

2015: il vento è cambiato


storia lingusitica de mauroNel 2014, a p. 136 della Storia linguistica dell’Italia repubblicana dal 1946 ai nostri giorni (Laterza, Bari 2014), De Mauro sembra assumere una posizione diversa e più preoccupata sulla questione dell’inglese, quando scrive:

“Il confronto con i dati registrati nella prima edizione del Gradit mostra che negli ultimi anni gli anglismi hanno scalzato il tradizionale primato dei francesismi e continuano a crescere con intensità, insediandosi, come più oltre vedremo, anche nel vocabolario fondamentale”.


Lo studioso, dunque, non solo stava elaborando l’aumento degli anglicismi del Gradit, ma stava anche lavorando sulle marche delle parole, in via di revisione e di aggiornamento. Gli anglicismi, anticipava in questo passo, sono sempre meno tecnicismi o di bassa frequenza e stanno penetrando nel nucleo della nostra lingua. Davanti a questi nuovi fatti, sembra proprio che De Mauro in questo periodo stesse abbandonando la sua storica indifferenza verso gli anglicismi.

Intanto, anche il panorama del pensiero dominante cominciava a cambiare.
Il 2015 fu un anno cruciale. Uscì una pubblicazione frutto di un convegno presso l’Accademia della Crusca con la collaborazione dell’associazione Coscienza Svizzera e della Società Dante Alighieri (La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi) in cui molti linguisti cominciarono a esprimere le proprie preoccupazioni, da Claudio Marazzini a Claudio Giovanardi (già autore nel 2003 insieme ad Alessandra Coco e Riccardo Gualdo di un preoccupato Inglese-italiano 1 a 1: tradurre o non tradurre le parole inglesi? Ediz. Manni).
Il linguista Luca Serianni, che nel “Morbus anglicus” era citato da Arrigo Castellani tra i “negazionisti” non preoccupati, aveva cambiato idea sul proliferare degli anglicismi.
Quello stesso anno, la petizione di Annamaria Testa “Dillo in italiano” aveva creato un caso mediatico e l’accademia della Crusca aveva dato vita al Gruppo Incipit per monitorare i forestierismi incipienti e arginarli con sostituivi italiani, almeno negli intenti.
Insomma, qualcosa nell’aria stava cambiando. E anche Tullio De Mauro stava rivedendo le sue posizioni.

2016: la svolta di De Mauro e l’ammissione dello “tsunami anglicus”


La svolta, del tutto inaspettata, arrivò nel 2016, quando lo studioso scrisse la prefazione a Italiano Urgente di Gabriele Valle (Reverdito editore, 2016), una raccolta di 500 anglicismi che venivano spiegati e affiancati da possibili sostituzioni basate sul modello della lingua spagnola. L’opera si apriva con una citazione tratta proprio dal “Morbus anglicus” di Arrigo Castellani e De Mauro sembrava essersi reso conto della profonda differenza tra l’anglicizzazione arginata dello spagnolo e quella abissale dell’italiano che definiva esplicitamente come uno tsunami:

“è indubbio: quel che altrove appare o è uno tsunami appare invece ed è una fronteggiabile ondata sui lidi ispanici (…). È indubbio che lo tsunami anglicizzante va quasi guadagnando terreno nell’uso italiano: non si segnala tanto per il numero di lessemi analizzanti registrabili in un grande dizionario (…) ma per altri due aspetti: l’uso in locuzioni formali e ufficiali (education, jobs act, spending review e via governando) e la penetrazione degli anglismi nel vocabolario fondamentale e d’alto uso, dove prima c’erano solo pochi esemplari, bar, film, sport, tram, e oggi si affolla un più folto manipolo…” (p. 17)


Sembra incredibile che queste parole siano state scritte dal massimo esponente del “negazionismo”, eppure sono state ribadite e approfondite in un articolo sul sito Internazionale poco meno di un mese dopo: “È irresistibile l’ascesa degli anglismi?”, dove persino il giudizio sull’avversario Arrigo Castellani sembra rivisto, davanti alla dimensione internazionale dell’espansione dell’inglese:

“Non è un fatto nuovo: da alcuni decenni impetuose ondate di anglismi si riversano nell’uso di chi parla e scrive le più varie lingue del mondo. Trent’anni fa e più un valoroso filologo, Arrigo Castellani, nel diffondersi di anglismi nell’uso italiano vide e diagnosticò un morbus anglicus, un virus capace di infettare e corrompere la lingua italiana. Ma del fenomeno ormai bisogna dire di più. (…) L’afflusso di parole inglesi dagli anni Ottanta ai nostri ha assunto dimensioni crescenti, uno tsunami anglicus. Le ondate somigliano ormai infatti a un susseguirsi di tsunami…”.


Il 23 dicembre 2016 il Nuovo vocabolario di base di Tullio De Mauro venne pubblicato in Rete sul sito Internazionale, e dal confronto con quello del 1980 spicca subito che l’inglese è penetrato anche qui: gli anglicismi sono decuplicati.

Nel 1980, alla lettera B era presente solo bar, mentre nel 2016 gli anglicismi sono 13: baby, babydoll, band, bar, basket, bikini, bit, blog, boss, box, boxer, brand, business. E in tutto il vocabolario di base, se nel 1980 gli anglicismi non adattati erano poco più di una decina, nel 2016 sono 129 su meno di 7.500 parole, cioè almeno l’1,7% (se non me ne è scappato qualcuno e senza conteggiare parole macedonia come salvaslip).

Le parole con cui, pochi mesi prima, De Mauro chiudeva l’anticipazione in Rete di questi risultati sono queste:

“L’accentuata frequenza di anglismi è certamente uno dei tratti in cui si sedimenta la storia linguistica italiana degli ultimi decenni.
A voler bandire l’uso degli anglismi dalle lingue del mondo e dall’italiano c’è lavoro, se non gloria, per tutti.”


Poco dopo la pubblicazione del Nuovo vocabolario di base, il 5 gennaio del 2017, Tullio De Mauro se n’è andato.

nuovo vocabolario di nase de mauro

Anche se ne ho più volte criticato le posizioni e anche se ho provato a confutare molte delle sue argomentazioni passate, lo voglio oggi ricordare, rendendogli onore per l’onestà intellettuale di aver saputo rivedere, davanti ai fatti, le convinzioni di una vita. Una cosa che tanti piccoli linguisti ancora non hanno saputo fare.

diciamoloinitaliano.wordpress.…

#anglicismiNellItaliano #citazioni #interferenzaLinguistica #itanglese #libri #paroleInglesiNellItaliano #statisticheSugliAnglicismi #storiaDegliAnglicismi #tradurre


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oggi @ istituto della enciclopedia italiana (roma): pasolini contro manganelli, un match impossibile


OGGI, lunedì 24 novembre, h 18.00
Sala Igea, Istituto della Enciclopedia Italiana
Piazza della Enciclopedia Italiana 4
Roma

PASOLINI CONTRO MANGANELLI, UN MATCH IMPOSSIBILE


Per partecipare all’incontro scrivere a salaigea@treccani.it

locandina dell'incontro Manganelli contro Pasolini_ 24 nov 2025

Pier Paolo Pasolini e Giorgio Manganelli, nati a sei mesi di distanza l’uno dall’altro, non si sopportavano. «Quello mi è talmente odioso», disse il primo del secondo a Gaspare Barbiellini Amidei; e, ha rivelato Pietro Citati, «un solo scrittore italiano Manganelli detestava: Pier Paolo Pasolini». Ma non c’è bisogno di tanti backstage: i due non se la mandavano a dire. Pubblicamente Pasolini chiamò Manganelli un «teppista», mentre Manganelli definirà Pasolini un «romanziere in similvita». Ma forse avevano in comune più di quanto amassero pensare. Fatto sta che, durante le ricerche di Gianluigi Simonetti nell’archivio del «Corriere della Sera», è emerso un ritratto inedito di Manganelli, a tinte acidissime, a firma di Pasolini: così rilanciando un confronto critico che dice tanto, in effetti, di un bel pezzo di Novecento italiano.

Lunedì 24 novembre, all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, con Simonetti dibatterà Andrea Cortellessa, da sempre grande fautore di Manganelli ma che ha appena pubblicato un libro su Pasolini. E andrà così in scena un «match impossibile», come le Interviste impossibili che in quegli anni Manganelli scriveva per la radio, o come i Match che aizzerà Alberto Arbasino, amico di entrambi, di lì a poco in televisione. Ad arbitrare, uno scrittore e saggista a sua volta cultore tanto dell’uno che dell’altro: Emanuele Trevi.

Pasolini e il «Corriere della Sera» 1960-1975, a cura di Gianluigi
Simonetti, Fondazione Corriere della Sera, 2025

Andrea Cortellessa, Una ragione di più per andare all’inferno. Vedere, Pasolini, Treccani Libri, 2025

Per partecipare all’incontro scrivere a salaigea@treccani.it

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