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I partigiani coinvolti sono costretti a ripiegare verso il confine ligure


Fino alla metà di ottobre, il CLNRP [Comitato di Liberazione Nazionale Regione Piemonte] agisce nella convinzione di un attraversamento della linea Gotica da parte delle truppe alleate. Le scelte compiute dal Comitato in questo periodo non prevedono rallentamenti nella campagna d’Italia e di Francia, pertanto viene privilegiata l’elaborazione dei piani per l’insurrezione e per il post-liberazione, mettendo invece in secondo piano questioni di natura tattica.
L’arresto dell’avanzata alleata nel corso dell’autunno rimette in discussione tutta la strategia del CLNRP e del Comitato militare. Sul piano locale della lotta, l’allontanamento della prospettiva di una rapida fine del conflitto produce un calo dell’attività e dell’efficienza del partigianato, anche in conseguenza di un calo del numero di lanci effettuati dagli alleati. <332 Il cambiamento delle strategie militari alleate costringe i Comitati di liberazione a rivedere le proprie disposizioni. In primo luogo viene adeguato il piano di insurrezione nazionale (Piano E 27), ❤❤❤ e si discute inoltre la possibilità di mandare a casa i partigiani in grado di farlo. <334 Tale esigenza sembrerebbe determinata anche dal fatto che da agosto i soldi della cassa della IV armata sono terminati. Nonostante le vane «indagini per rintracciare un misterioso residuo della cassa», <335 i soldi a disposizione del CLNRP sono finiti. Il governo di Roma inoltre, non sembra dare corso alle sue assicurazioni sul finanziamento della guerra partigiana nel Nord, mentre il CLNAI non riesce a distribuire abbastanza fondi per mantenere in vita formazioni divenute molto numerose. L’unico modo che resta al comitato di Torino per ricevere finanziamenti è richiederli direttamente agli alleati in Svizzera. Qui, rappresentanti del comitato tentano di ottenere «degli anticipi sulla quota che l’accordo tra la missione Parri e gli alleati aveva assegnato al Piemonte (60 milioni)». <336 Ma questa iniziativa fallisce e Torino viene pure richiamato dal CLNAI per “l’autonomismo finanziario” dimostrato.
A dare un ulteriore colpo al movimento è l’annuncio del generale Alexander, che il 13 novembre invita i partigiani italiani a tornare presso le proprie case, a nascondersi e a ritornare a combattere in primavera. <337 Un’iniziativa che, al di là dei giudizi politici che se ne possono trarre, dimostra una scarsa conoscenza delle idee e dei progetti del partigianato nel nord Italia, il quale avrebbe preferito sentire da parte del comandante alleato nel Mediterraneo un incitamento alla lotta piuttosto che un invito che ai più sembrava un tentativo di depotenziare la forza del movimento.
A Torino intanto si trova una soluzione temporanea ai problemi finanziari, autorizzando i comandi delle brigate ad applicare la “tassazione partigiana” soprattutto agli enti più facoltosi e benestanti, un via libera che in realtà i comandanti avevano già ricevuto dal CMRP [Comitato Militare Regione Piemonte] il 18 dicembre, in una circolare in cui inoltre si invitava alla «massima sobrietà di vita in modo da evitare il gravame sulla popolazione civile per quanto concerne [le] contribuzioni», a utilizzare le risorse del nemico «con l’attacco ai depositi, ai magazzini e convogli». <338
In tutta la provincia di Cuneo intanto, le brigate che avevano occupato le pianure e le vallate alpine sono costrette a ritirarsi verso le zone più montuose o addirittura a cambiare territorio a causa dei rastrellamenti dell’autunno. Per tutto il mese di novembre, i principali comandi autonomi e garibaldini della zona vengono presi d’assalto e subiscono forti rastrellamenti. Vengono colpiti Castellino, Torresina e Pedaggera; poi Bossolasco, Mombarcaro, Castino, Cortemilia e infine Cravenzana, Bergolo, Levici. I reparti coinvolti sono costretti a ripiegare verso il confine ligure, mentre altre formazioni, forzando il blocco nemico, ritornano su Dogliani, Farigliano, Carrù. <339
Ma si tratta di un momento critico per tutto il basso Piemonte. <340 Altri rastrellamenti, tra il 17 e il 29 novembre, portano alla caduta del comando GL di Cuneo. <341 Se questi subiscono un grave colpo, la situazione non è meno grave per gli autonomi di “Mauri”, che vengono completamente sbandati e messi fuori gioco per diverse settimane. <342 A dicembre, il comitato politico perde diversi dei suoi uomini, tra cui “Duccio” Galimberti, <343 mentre dal fronte francese giunge notizia dell’ultima grande vittoria delle truppe tedesche sugli alleati.
Nonostante le sconfitte sul piano militare, gli organi centrali in accordo con quelli periferici cercano di creare comandi unici di zona, che riuniscano tutte le formazioni di un determinato territorio e coordinino la strategia generale di guerra in previsione della futura insurrezione. In provincia di Cuneo si progetta la creazione di almeno due comandi: quello della V zona, Cuneo, e quello della VI, Monregalese-Langhe.
Lasciando al terzo capitolo la discussione relativa alla costituzione del comando della VI zona, qui ci limitiamo a dire che mentre il comando di Cuneo venne costituito in novembre, <344 per quello delle Langhe bisognerà attendere la fine di marzo ’45.

[NOTE]332 A fine ottobre, il comando supremo alleato decide di dare alla resistenza jugoslava la priorità nei lanci di armi e materiale, «togliendo di conseguenza risorse al fronte italiano», in T. Piffer, Gli Alleati e la Resistenza, cit., pp. 164-5. Dalla tabella n. 2 riportata a p. 330 emerge la drastica riduzione di tonnellaggio lanciato dagli alleati nel mese di ottobre rispetto ai mesi precedenti. Si passa infatti da 252 a 99 t. di materiale lanciato, cioè il 10 % rispetto a quello richiesto dal XV corpo d’armata che si occupava delle operazioni di rifornimento.
333 M. Giovana, La Resistenza in Piemonte, cit., p. 163
334 Ipotesi che verrà rigettata all’interno dei comandi partigiani e dal PCI all’interno del CLNRP. In una circolare del 2 dicembre 44 il CG per l’Italia occupata comunicava infine la non accettazione del proclama di Alexander; si veda M. Giovana, La Resistenza in Piemonte, cit., p. 168
335 M. Giovana, La Resistenza in Piemonte, cit., p. 164
336 Ibidem
337 Ivi, p. 167; vedi anche “Il proclama di Alexander e l’atteggiamento della Resistenza all’inizio dell’inverno 44-45”, Il movimento di liberazione in Italia, sett. 53. Sul significato del proclama e sull’effetto che ebbe sul morale dei partigiani si veda anche T. Piffer, Gli Alleati e la Resistenza, cit., pp. 182-3.
338 “Finanziamento delle formazioni”, CMRP ai Comandi della Formazioni, al CLNRP, ai Comandi di zona, 18.12.44, in AISRP, C 14 d
339 “Notizie sull’attività svolta dalle divisioni in seguito al rastrellamento dei giorni 13 e seguenti u.s.”, CVL – 1° GDA al comando delle Formazioni Autonome, Sott. Ten. “Gigino”, 5.12.44, in AISRP, B 45 b
340 Si vedano “Relazione fatti d’arme” in AISRP, C 14 b, 7 e M. Giovana, La Resistenza in Piemonte, cit., pp. 170-11
341 “Relazione del commissario politico del Comando Piemonte delle Formazioni ‘Giustizia e Libertà’”, 31.12.44 in AISRP, B 29 c
342 Ne danno testimonianza anche documenti di altre formazioni tra cui uno dei GL: “Carissimi”, Lettera di “Leo”, 18.1.44 [45] in AISRP, C 37 III c
343 M. Giovana, La Resistenza in Piemonte, cit., p. 172
344 “Costituzione del Comando Va zona” CMRP ai comandi Va zona, I e II divisione alpina GL, III divisione Alpi, I divisione Garibaldi, ai CLN di Cuneo, Mondovì, Fossano, Saluzzo, 14.11.44 in AISRP, Fondo Bogliolo, B AUT/mb fasc. 1 m, 7. Esso comprende I e II divisione alpina GL, III divisione Alpi, I divisione Garibaldi e i CLN di Alba, di Mondovì, di Fossano e di Saluzzo. A capo venivano posti “Ettore” (GL) come Comandante, “Dino” (Autonome) e “Pietro” (Garibaldi) come Commissari.
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013

#1944 #Alexander #alleati #annuncio #CarrùCN_ #CLN #CortemiliaCN_ #Cuneo #fascisti #GiampaoloDeLuca #guerra #lanci #Langhe #Liguria #novembre #ottobre #partigiani #Piemonte #provincia #Resistenza #tedeschi

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domani, lunedì 6 ottobre: “stiamo sprecando internet” alla ‘finestra’: l’autore antonio pavolini in dialogo con antonio syxty


open.spotify.com/show/7onZatZD…

#AntonioPavolini #audio #Cesati #dialogo #FrancoCesatiEditore #internet #intervista #LaFinestraDiAntonioSyxty #podcast #presentazione #rete #social #StiamoSprecandoInternet #web

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“China’s Low Energy Rat Girls – Who and What are They?” — “Le Ragazze-Ratto a Bassa Energia Cinesi – Chi e Cosa sono?”


youtube.com/watch?v=pLLG9OGg3U…

È davvero lollissimo stasera, che ho scoperto che persino il girlrotting è sfuggito così tanto di mano che in Cina sarebbe diventato una moda… Ma non nel senso solito per cui è bello e divertente e fa figo e allora se ne parla e si ride come faccio io, bensì proprio all’ennesima potenza per cui delle cosiddette ragazze-ratto (non ragazze-gatto eh, e già qui capiamo il tenore della cosa…) fanno di ciò il proprio stile di vita assoluto, assicurandosi e certificando che i soli momenti posseduti e vissuti nelle proprie giornate siano esattamente quelli di marcituraPubblicando video delle proprie giornate in cui non fanno niente, con a schermo gli orari, o in certi casi, a quanto dice il tizio, pure facendo dirette streaming… 🤩

Sarebbe qualcosa che, per quanto mi riguarda, approverei istantaneamente, ma… dove pare esserci il bello, c’è in realtà sempre la puzza, e questa scoperta non fa eccezione. Posso infatti abbattere tutte le belle vibe costruite col paragrafo precedente semplicemente dicendo che, come suggerisce il tizio del canale… molti video sono probabilmente falsi — con alcuni in cui la luce non risulta nemmeno ben coincidente con gli orari mostrati, che può essere un buon indicatore di menzogna — e le dirette, per quanto invece probabilmente legittime, lo sono solo per un motivo: questi ratti hanno i soldi. 💔

Ehh, purtroppo con le cose che si imparano su Internet non si può mai davvero godere, e dispiace in primis a me. Più precisamente, da un lato queste ratte si possono evidentemente permettere di avere davvero un simile stile di vita solo perché hanno i soldi, quindi non devono andare a lavorare (…o, forse, sono semplicemente parcheggiate all’università come me, però io durante le mie giornate non è che marcisco così pesantemente…), oppure, cosa che direi ancora peggiore, avranno ottenuto i soldi proprio creando questo tipo di contenuti (con le piattaforme ma temo anche donazioni)… che, oggettivamente, a parte il gran ridere, sono l’assoluto nullaquasi peggio dei post che scrivo io quando rotto. E non so a questo punto cosa dire… ma il girlrotting che diventa business è praticamente un controsenso, quindi non mi pare bellissimo; marcite tutti, se lo volete, ma fatelo dal profondo del cuore!!! 👅

#china #Cina #girlrotting #LayingFlat #RatGirls

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Eccoci con l’Espresso Siena, che si è svolto oggi 4 ottobre 2025!


Eccoci con l'Espresso Siena, che si è svolto oggi 4 ottobre 2025! In arrivo a breve anche il video integrale dell'arrivo con E402 in livrea Treni Turistici Italiani a Grosseto (Peccato che non ci sia stata la E656 o E444R ma va bene lo stesso!), il viaggi
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Eccoci con l’Espresso Siena, che si è svolto oggi 4 ottobre 2025!

In arrivo a breve anche il video integrale dell’arrivo con E402 in livrea Treni Turistici Italiani a Grosseto (Peccato che non ci sia stata la E656 o E444R ma va bene lo stesso!), il viaggio e manovre varie nella stazione di Siena. E qualche short.

Si inizia intanto con le due D445 che ci accompagneranno nel viaggio. In doppia in testa. La E402.172 TTI lasciata nella stazione di Grosseto e un assaggio del convoglio.

La composizione carrozze è la seguente:
50 83 18-98 524-1
• 50 83 18-98 534-0
• 61 83 88-90 999-5
• 50 83 18-98 176-0 I-TI
• 50 83 18-98 531-6
• 50 83 18-98 548-0

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treni.creeperiano99.it/2025/10…

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Giuseppe Vita D

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Un thriller noir che vi farà rimanere senza fiato

Giuseppe Vita

”D”

Thriller noir

stampato a giugno 2025

pp 210

Recensione del libro “D” di Giuseppe Vita


Un thriller che intreccia storia, mistero e indagine psicologica

La trama Storica dietro al Thirller


Il borgo di Castroantico diventa il cuore pulsante di un intreccio che attraversa i secoli. Nel 1548, l’invasione turca sconvolge la vita di una comunità apparentemente tranquilla. Pochi anni dopo, nel 1552, un nuovo attacco viene respinto da misteriosi monaci, custodi di un segreto che rimane sospeso nel tempo.

Un po’ di curiosità storiche prima della recensione


La narrazione di Giuseppe Vita trae spunto da fatti realmente accaduti. Nella metà del Cinquecento, il Cilento fu più volte minacciato dalle incursioni ottomane. Nel 1548, flotte turche colpirono le coste pugliesi seminando distruzione, saccheggi e deportazioni. Questi eventi generarono un clima di paura diffuso, che spinse molte comunità a rafforzare mura, torri costiere e sistemi difensivi.
Nel 1552, un nuovo assalto mise nuovamente alla prova i borghi della zona. La tradizione locale tramanda storie di resistenza e di interventi “provvidenziali”, spesso attribuiti a figure religiose o monastiche, come nel caso di Castroantico. È su questa suggestiva commistione di storia e leggenda che si innesta il romanzo “D”.

Il presente oscuro


Nel 2024, Castroantico è di nuovo avvolto dall’oscurità: sette giovani scompaiono e la Chiesa affida le indagini all’ispettore Franco. Uomo tormentato, Franco dovrà affrontare non solo un caso complesso, ma anche le ombre del suo passato. Le sparizioni e le antiche invasioni sembrano intrecciarsi in un unico filo che lega epoche lontane.

Suspense e introspezione


“D” è un thriller/noir dal ritmo serrato, in cui il lettore è costantemente tenuto con il fiato sospeso. La scrittura di Giuseppe Vita alterna colpi di scena, atmosfere cupe e passaggi introspettivi, in cui emerge un interrogativo centrale: fino a che punto il passato condiziona il presente?

Una lettura da non perdere


Con “D”, Giuseppe Vita offre un’opera che unisce intrigo storico, suspense contemporanea e riflessione personale. Un romanzo che si legge in pochi giorni e che accompagna il lettore in un viaggio tra luce e ombra, fede e mistero, vita e memoria.

Trama


In un piccolo borgo del Sud Italia nel XVI secolo orde di corsari distruggono e saccheggiano la costa. Ai giorni nostri la tranquillità dello stesso paese viene sconvolta da 7 misteriose sparizioni. Un ispettore tormentato dal suo recente passato,originario del posto, viene richiamato da un cardinale che si rivela essere il suo padre spirituale. A lui viene affiancato un prete, appartenente ad un ordine sacro, uomo fidato del Cardinale. Entrambi sono chiamati a risolvere il mistero di queste sparizioni. I due protagonisti, opposti ma complementari, saranno affiancati da altri personaggi tutti vicini al Cardinale. La situazione degenera, alcuni spariti vengono trovati morti, in modi atroci quasi spettacolari. È una corsa contro il tempo nella speranza di salvare almeno gli altri ragazzi, ma nulla è scontato. C’è un filo conduttore in tutta la storia è la lettera D. Dietro di essa è celato il mistero.

Biografia


Mi chiamo Giuseppe Vita ed ho 41 anni, sono sposato da 13 anni ed ho un bambino di 5 anni. I miei hobby sono lo sport, ho sempre praticato la canoa fluviale anche come agonista e sono tuttora dirigente societario e delegato per la discesa fluviale per il comitato regionale Campania e Basilicata, amatorialmente ho praticato pugilato e sono un appassionato di boxe. Mi piace anche il calcio e sono un simpatizzante dell’Inter ma guardo con piacere tutti gli sport. Mi piace leggere molto tutti i generi, spaziando dai libri tecnici soprattutto economici ai romanzi ed ai gialli. Sono un estimatore in particolare di Donato Carrisi e Ken Follett, ma ho una vasta libreria. Mi piace molto la musica dal cantautorato classico italiano (De André, De Gregori, Dalla ecc..) ma ho una passione particolare per il rock, sono un grande estimatore dei Guns n’ roses, dei queen, dei Led Zeppelin, della Premiata Forneria Marconi, dei Deep Purple, dei Dream theater ed altri e mi piace molto la chitarra come strumento, ne posseggo due ed ogni tanto “strimpello” con amici. Ho una grande passione per i cani in particolar modo per il pastore tedesco. Ne ho uno che ho voluto inserire sia all’interno del libro “D” come personaggio che sulla quarta di copertina in foto con me. Sono molto attivo in politica per passione, sia nel paese dove sono nato che a livello di partito avendo ricoperto la carica di segretario di circolo per diversi anni. Ho anche questa passione per la scrittura ed a oggi ho pubblicato 2 libri il primo “la questione settentrionale, disparità e disuguaglianze nell’Italia che cambia” Edizioni Kappa 2023 ed ora “D” Una libro giallo Scarenz Editore 2025. Ho difficoltà a stare senza far nulla. Naturalmente tutto questo nel tempo extra lavorativo. Sono impiegato nel settore nautico e turistico.

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Un’analisi liberista del clima in cui si formò il governo Spadolini


Le ragioni dell’avvento della stagione spadoliniana non possono essere pienamente comprese senza analizzare fino in fondo quella che in Italia, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, si presentava come una crisi socioeconomica di vaste proporzioni. L’emergenza politico-istituzionale, infatti, non poteva essere ricondotta soltanto a cause interne allo stesso sistema politico e partitico. Essa constatava anche di uno profondo scollamento tra paese legale e reale e di un’emergenza economico-finanziaria, per i quali il sistema mancava degli strumenti adatti a farne fronte.
Gli anni Settanta, come già accennato, rappresentarono un periodo di grande difficoltà economica per l’Italia. La fine della Golden Age, durante la quale i paesi Occidentali avevano goduto di un forte sviluppo economico, volgeva al termine quando il primo, dei due, lo shock petrolifero del 1973, colpiva nel profondo i sistemi produttivi occidentali. Come mette in luce Piero Craveri, «i paesi occidentali si trovavano sotto una duplice spinta inflazionistica, interna, per la crescita salariale, ed esterna che il mercato ed il sistema monetario internazionale producevano.» <30 In Italia, in particolare, la spinta salariale guidata dai sindacati, di gran lunga più forte che altrove, produsse effetti laceranti sul sistema economico nazionale, che il «non governo» <31 della politica economica non riuscì ad evitare. Cambiarono le premesse economiche che la classe dirigente italiana, se non per pochi economisti e politici «illuminati», non seppe leggere a tempo debito. Fu Ugo La Malfa, in particolare, uno dei pochi a comprendere i rischi a cui il sistema economico nazionale andava incontro negli anni Settanta. Ministro del Tesoro dal 1973 al 1974, egli sarà il più convinto sostenitore di una politica dei redditi volta a porre freno alle incessanti spinte salariali dei sindacati.
Mancava alle forze politiche, in breve, quella volontà statuale e quella visione di lungo termine necessaria a indirizzare la concertazione sindacale verso obiettivi generali ed economicamente sostenibili. Si procedeva, così, alla fine degli anni Settanta, a picchi disastrosi dell’inflazione e ad una vertiginosa crescita del debito pubblico ed estero senza che venissero applicate delle politiche restrittive efficaci, atte a fermare la crisi dilagante.
La solidarietà nazionale, definita da molti una «success story» <32, riuscì tra i suoi obiettivi a diminuire le rivendicazioni sindacali e aumentare la pressione fiscale al fine di diminuire l’alto tasso inflazionistico. Tuttavia, non riuscì a risolvere definitivamente le criticità che attanagliavano il sistema economico nazionale. Non si modificò, infatti, quel governo dell’economia che aveva caratterizzato l’Italia negli anni precedenti: aumento della spesa pubblica, intervento dirigistico e massima dilatazione del welfare, i quali facevano riferimento a risorse scarse e alimentavano, peraltro, aspettative crescenti sulle possibilità del settore pubblico. Il secondo shock petrolifero del 1979, la nuova politica economica statunitense e l’introduzione di un pesante vincolo esterno alla politica monetaria derivante dall’ingresso nel Sistema Monetario Europeo, riportarono il sistema economico italiano in uno stato di profonda crisi.
Gli anni Ottanta si aprivano, dunque, segnati da una crisi istituzionale e morale che rendeva impraticabile, vista anche la vita breve dei governi costituitisi, ogni piano generale di politica economica. La recessione colpiva l’Italia che, rispetto agli altri Paesi industrializzati, non riusciva a percorrere una via coerente di risanamento e stabilizzazione. In un momento di rapida globalizzazione e di accesa competizione internazionale, l’unico vero sforzo di programmazione e di definizione prospettica delle scelte politiche fu quella di Filippo Pandolfi, ministro del Tesoro dal 1978 al 1980, che predispose un piano triennale che prevedeva tra le altre misure, «il blocco dei salari per tre anni, un’ampia restaurazione della mobilità del lavoro, sia all’interno dell’impresa, sia tra i diversi settori, una riduzione della spesa sociale (pensioni e sanità), un aumento dei trasferimenti a favore delle imprese ai fini dell’ammodernamento tecnologico» ❤❤. Mancava ancora, tuttavia, qualsivoglia impostazione di politica dei redditi, necessaria a gestire la difficile congiuntura. Particolarmente rilevante fu il drastico divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro, deciso dal ministro democristiano Mario Andreatta nel febbraio del 1981. Esso andava nella direzione di conferire maggiori poteri di manovra alla Banca d’Italia in termini di politica monetaria modificandone i presupposti. Per quanto necessaria nel principio, la decisione fu presa in solitaria, aprendo una discrasia istituzionale tra l’azione della Banca d’Italia e la politica economica del governo dovuta alla divergenza di indirizzi e la mancanza di coordinamento. Come sottolinea Craveri «lo scegliere come alternativa quella di modificare le modalità del finanziamento pubblico senza preoccuparsi nel contempo di incidere sui parametri della spesa pubblica era una decisione che implicava evitare scelte politiche di fondo pur necessarie» <34. Mancava, ancora una volta, quella visione univoca e d’insieme necessaria per affrontare i problemi strutturali e le contingenze che indebolivano il sistema economico nazionale.
Accanto alla grave emergenza economica, gli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta videro l’esplosione dal traumatico fenomeno del terrorismo. Quella fase costituì un momento di grandi e traumatici mutamenti economici, sociali e culturali. Nel rapporto tra Stato e società, esso rappresentò, sottolinea Pietro Scoppola, «una incrinatura, nella nuova generazione, della fiducia nella democrazia come strumento di composizione dei conflitti e di sviluppo della società civile. È dentro questa incrinatura che trova spazio e consensi una rinascente cultura della violenza» <35. Un fenomeno di cui Nicola Tranfaglia rintraccia le origini nella ribellione del ’68 e più in generale nelle lotte studentesche, operaie e nella difficile situazione economica e finanziaria di quegli anni. Gli effetti di questa alta conflittualità sociale, data la debolezza dei governi e di una classe dirigente che reagì assai peggio che nel resto dell’Occidente, «tendono a prolungarsi nel tempo e a generare problemi di funzionamento delle istituzioni e delle organizzazioni centrali della società» <36. Due agenzie centrali come i partiti e i sindacati, in particolare, non seppero partire da quella crisi per modificare e innovare i propri meccanismi di aggregazione e di rapporto con la società, lasciando via libera, nel tempo e non senza commistioni di alcuni apparati dello Stato con centri di potere extra-istituzionali, all’esplosione drammatica dei movimenti eversivi. Nel dicembre 1969, la strage di piazza Fontana segnava l’inizio della strategia della tensione, di matrice neofascista, la quale si pose l’obiettivo di creare un «un clima che inducesse l’opinione pubblica a isolare la sinistra in quanto nemica della libertà e della civiltà onde poter giocare la carta di una fisiologica svolta a destra o forse, alternativamente, quella del colpo di Stato» <37. Una serie drammatica di azioni terroristiche, tra cui l’attentato di piazza della Loggia e quello del treno Italicus, segnarono l’inizio degli anni Settanta. Il culmine degli episodi di violenza fu raggiunto con il rapimento, e il successivo assassinio di Aldo Moro, tra il marzo e il maggio del 1978, da parte delle Brigate rosse. La linea della fermezza, adottata dal secondo governo di solidarietà nazionale nei confronti dei rapitori di Moro, ebbe il merito di rappresentare una decisa opposizione ad ogni compromesso dello Stato con il terrorismo rosso, che insieme alla reazione morale della società, contribuì in parte al progressivo isolamento delle Brigate rosse. Quella linea tuttavia, rivelò al contempo i grossi limiti politici e operativi della coalizione nella lotta contro un gruppo «non totalmente blindato ad un’operazione di intelligence» <38. Il primo scorcio degli anni Ottanta si aprirà con gli assassinii di Roberto Peci, dell’ingegner Giovanni Taliercio e il sequestro con massacro dell’autista dell’assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, segnando una ripresa del terrorismo <39.
In stretto legame con l’emergenza terroristica tornava centrale il tema della questione morale. La collusione della politica italiana e l’occupazione dello Stato da parte dei partiti, fra gli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, raggiunse livelli mai toccati in precedenza. Si assisteva ad un fenomeno di lottizzazione politica endemica e ben radicata sul territorio. Questo «feudalesimo di ritorno» <40 vedeva come protagonista principale il partito di maggioranza relativa, la Democrazia Cristiana. Come sottolinea Francesco Malgeri «lentamente, nel corso di questi anni, stava perdendo la sua originaria vocazione sino a diventare partito-apparato e partito-Stato, le cui correnti, dalle amministrazioni locali sino ai vertici del potere, gestivano la vita pubblica attraverso compromissioni con imprese, enti, aziende, pur di ricavare un utile, pur di gestire somme enormi, quasi sotto la tutela di un’immunità garantita a una casta di privilegiati» <41. L’aspetto più preoccupante dell’involuzione del sistema politico e partitico fu la crescita, parallelamente al potere legale, di quella che Giacomo Ascheri definisce una «nuova statualità» <42. I continui scandali che investirono gli anni Settanta e Ottanta, misero in luce la presenza di un vasto sistema di centri di potere alternativi allo Stato democratico, che non potevano non avere un’incidenza sulla natura effettiva dello Stato di diritto, sul funzionamento della pubblica amministrazione e sullo svolgimento degli affari economici. Tra gli scandali principali si ricordano quelli relativi alla figura del banchiere Sindona e il successivo attacco della magistratura romana contro la stretta vigilanza della Banca d’Italia sul Banco Ambrosiano, e soprattutto, ai fini della trattazione, lo scandalo della Loggia massonica Propaganda 2, scoppiato nel 1981. Entrambe le vicende mettevano in luce la presenza di un «complesso affaristico politico e giudiziario» <43 atto a difendere, anche in contrapposizione allo Stato e alla legalità, i propri interessi particolari.

[NOTE]30 P. Craveri, L’arte del non governo, Marsilio, Venezia, 2016, p. 282.
31 Ivi, p. 286.
32 Ivi, p. 316.
33 Ivi, p. 379.
34 Ivi, p. 382.
35 P. Scoppola, «Una crisi politica e istituzionale», in G. De Rosa, G. Monina (a cura di), L’Italia Repubblicana nella crisi degli anni Settanta. Sistema politico e istituzioni, Rubbettino, Soverìa Mannelli, 2003, p. 18.
36 N. Tranfaglia, «Parlamento, partiti e società civile nella crisi repubblicana degli anni Settanta», in G. De Rosa, G. Monina (a cura di), L’Italia Repubblicana nella crisi degli anni Settanta. Sistema politico e istituzioni, Rubbettino, Soverìa Mannelli, 2003, pp. 317-318.
37 F. M. Biscione, «I poteri occulti, la strategia della tensione e la loggia P2», in G. De Rosa, G. Monina (a cura di), L’Italia Repubblicana nella crisi degli anni Settanta. Partiti e organizzazioni di massa, Rubbettino, Soverìa Mannelli, 2003, p. 237.
38 A. Giovagnoli, La Repubblica degli italiani (1946-2016), Editori Laterza, Bari-Roma, 2016, p. 97.
39 G. Ascheri, Giovanni Spadolini. Prima Presidenza Laica, Editalia, Roma, 1988, p. 151.
40 G. Negri, Il quindicennio cruciale (1972-1987), Luna Editrice, Milano-Trento, 1999, p. 50.
41 F. Malgeri, «La Democrazia Cristiana», in G. De Rosa, G. Monina (a cura di), L’Italia Repubblicana nella crisi degli anni Settanta. Partiti e organizzazioni di massa, Rubbettino, Soverìa Mannelli, 2003, p. 54.
42 G. Ascheri, La sfida istituzionale nei governi Spadolini (1981-1982). Chi ha paura della Costituzione?, Nuove Edizioni Vallecchi, Firenze, 1983, p. 5.
43 P. Craveri, L’arte del non governo, Marsilio, Venezia, 2016, p. 336.
Mattia Gatti, Una rilettura dei governi Spadolini nel quadro della crisi del sistema politico italiano, Tesi di Laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno accademico 2018-2019

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L’affidavit di un magistrato a favore di Sindona


L’8 settembre del ’76 Sindona si consegna alla giustizia federale statunitense a seguito del mandato di estradizione in Italia. L’udienza per l’estradizione viene spostata ad altra data, dopo aver versato un deposito di 150 mila dollari in contanti e obbligazioni del Tesoro Sindona viene rilasciato dopo il versamento di una cauzione di tre milioni di dollari. Bordoni viene arrestato il 24 dello stesso mese mentre si trova in Venezuela. Il 13 dicembre Sindona consegna alla Corte federale dei documenti con la sua linea di difesa.
[…] Come tutti i gruppi finanziari Sindona ha partecipato alla nazionalizzazione delle industrie di Stato e in particolare alla nazionalizzazione dell’industria per la produzione di energia elettrica, fatto che l’ambasciatore sottace.
John McCaffery riprende le accuse contro La Malfa <511 e il governo: “Con La Malfa in una posizione chiave al Tesoro e, con i collegamenti politici ed economici che questo implicava, una persona come Sindona, che era apertamente anti-sinistra, che lottava contro il dilagante controllo statale, e che stava rapidamente diventando il principale pilastro italiano dell’iniziativa privata, nazionale e internazionale, era destinata a trovarsi in guai seri. La Malfa non è stato solo nei suoi sforzi per scardinare l’influenza e la reputazione di Sindona nell’ambiente d’affari italiano. Durante i miei rapporti con Sindona sono stato testimone di numerosi attentati in Italia ed all’estero di farlo cadere. Per esempio, Jocelyn Hambro, Presidente della Hambros, la banca inglese, è stato un fedele sostenitore di Sindona ed aveva affidato alla sua banca diversi progetti di Sindona. Durante l’assenza del Presidente, delle banche italiane
orientate verso sinistra andarono negli uffici della Hambros per seminare sfiducia su Sindona e predire disastri per le sue iniziative”.
Il rappresentante degli Hambros non spiega come il gruppo britannico, antivedendo i tempi, si fosse ritirato dal sostegno accordato a causa di manovre di cui non era stato informato chiudendo ogni partecipazione al sistema creato da Sindona. McCaffery legge le conseguenze giudiziarie delle operazioni del gruppo introducendo il tema della persecuzione: “L’azione giudiziaria italiana contro Sindona è sintomatica del deterioramento del paese. E’ triste dover ammettere che la magistratura italiana non è stata capace di evitare la penetrazione della sinistra”.
Questo tema è centrale nell’affidavit di Carmelo Spagnuolo, presidente della quinta sezione della corte di Cassazione <512. La presenza di un Presidente di sezione della più alta corte dell’ordinamento giuridico italiano è indice di quanto la P2 avesse permeato i ranghi più alti del sistema giudiziario italiano. Spagnuolo, fatto inaudito fino a quel momento nella storia giudiziaria italiana, dichiara la sua appartenenza alla massoneria. In qualità di magistrato, su richiesta del Gran Maestro dei massoni (sic) presiede una commissione formata anche da quattro altri membri della Fratellanza di Piazza Gesù per istruire un processo massonico <513 dal quale Sindona sarebbe stato giudicato come innocente. Spagnuolo precisa di avere svolto delle indagini approfondite che portarono alla redazione di un rapporto che va nella direzione opposta di quello redatto dalla Commissione parlamentare. Spagnuolo sostiene che il procedimento giudiziario in corso di svolgimento è viziato per l’assenza di perizie tecniche come sarebbe in uso nei procedimenti di bancarotta: “Finora, sono stati accettati i dati forniti dal liquidatore della Banca Privata Italiana senza un controllo obiettivo degli stessi. Il Magistrato, invece di servirsi di un gruppo di esperti per le perizie tecniche, ha utilizzato sottufficiali della Polizia Tributaria che, sebbene siano esperti in materia di loro spettanza, non hanno la competenza per interpretare complicate transazioni bancarie che sono di difficile interpretazione perché spesso collegate con altre operazioni”.
I dati forniti dal commissario liquidatore, prima che venisse ucciso su mandato di Michele Sindona, mostrano una realtà differente che vede Sindona e i sindaci delle banche come gruppo che lavora al di fuori di qualsiasi regola e prassi bancaria. I dati di Ambrosoli mai sono stati messi in discussone, ma anzi il commissario venne sentito come persona informata dei fatti anche negli States.
Il giudice Spagnuolo analizza gli attacchi contro alcune società del gruppo mostrando grande attenzione nei confronti del tema dell’edilizia popolare <514 e si sbilancia fino a accusare la magistratura di essere influenzata ideologicamente: “Sull’argomento delle tendenze avanzate o sulle idee politiche dei giudici, devo dire che molti magistrati professano ideologie di sinistra, come è stato messo in luce dalla stampa in certe occasioni. Esistono vari gruppi con opinioni politiche differenti. La stampa ha ripetutamente menzionato, e gli organi forensi hanno lamentato, che un giudice che professi ideologie di sinistra è in contraddizione con lo spirito e la funzione tipica del giudice ed il suo ruolo di imparzialità. Queste tendenze ideologiche sono diventate sempre più evidenti durante l’elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura. […] Vorrei dire che le correnti esistenti nella Magistratura sono le seguenti: Unione Magistrati, magistrati Indipendenti, Magistrati Democratici, Impegno Costituzionale, Terzo Potere Bianco, Terzo potere Nero” <515.
Spagnuolo conclude parlando dell’omicidio di Francesco Coco, ucciso dalle Brigate Rosse, e di Vittorio Occorsio ucciso dal terrorismo di destra mentre si occupava dei legami tra massoneria ed estrema destra.
La posizione del giudice trova la sua spiegazione negli ideali professati da Licio Gelli che dichiara alla Corte federale di essere a capo della Loggia Massonica P2 <516. Gelli coniuga la direzione di una loggia con la sua personale lotta politica anticomunista. Sindona è oggetto di continui attacchi della stampa di sinistra. L’affidavit si conclude dipingendo una situazione che “ha raggiunto un livello molto basso a causa dell’infiltrazione della sinistra”. Se tornasse in Italia Sindona non verrebbe giudicato imparzialmente e la sua vita sarebbe in pericolo. La preoccupazione di Gelli in merito all’estradizione viene frustrata due anni dopo quando viene scoperto il finto rapimento [nel 1979] di Sindona che pregiudica irrimediabilmente la sua credibilità negli States e nella Corte Federale nel quale si sta celebrando il suo processo.

[NOTE]511 Affidavit di John Mac Caffery, ibidem, p. 153. Per un profilo del personaggio si rimanda al capitolo primo.
512 Per avvalorare il suo affidavit Spagnuolo ricostruisce la sua carriera e riporta di essere stato giudice nella Corte di Appello e Pubblico Accusatore aggiunto a Milano dal 1947. Giudice della Corte Suprema e Pubblico Accusatore Capo a Milano dal ’57 al ’65. Procuratore Generale della Corte di Appello di Trieste dal gennaio del ’65. Procuratore Generale della Corte di Appello di Genova. Dal 17 febbraio 1971, Procuratore Generale della Corte di appello di Roma. Dal 2 luglio 1974 presidente della quinta sezione della Corte Suprema. In Affidavit Spagnuolo, ibidem, pag. 138 ssg.
513 Gli atti di tale processo non sono consultabili per via del segreto massonico.
514 Spagnuolo cita la Società Generale Immobiliare ma non precisa che la Società (il pacco di controllo) fu ceduta dalla Santa Sede a Sindona. Nel progetto del banchiere la società sarebbe stata nominalmente una società immobiliare ma di fatto avrebbe svolto le mansioni di una banca d’affari. La Generale Immobiliare entra nelle cronache a causa dell’inchiesta giornalistica di Cancogni che svela quali intrecci fossero nascosti dietro la gestione delle lottizzazioni per edilizia popolare e la destra romana della Democrazia Cristiana. Cfr. supra cap. 4
515 Come specifica il magistrato i primi due gruppi, “sebbene considerati di destra, rappresentano in realtà correnti che professano la corretta ideologia del magistrato e sono contrari al coinvolgimento politico da parte della Magistratura. Gli altri quattro gruppi aderiscono a ideologie di sinistra”. Spagnuolo identifica l’appartenenza alle correnti di destra della magistratura italiana come indice di correttezza ribadendo la sua posizione in chiave anticomunista.
516 Affidavit di Licio Gelli, ibidem, p. 133-136.
Ottavio D’Addea, Michele Sindona e l’economia italiana, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2016

#1976 #1979 #affidavit #anticomunismo #CarmeloSpagnuolo #Cassazione #LicioGelli #Loggia #magistrato #massoneria #MicheleSindona #OttavioDAddea #P2

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oggi, 4 ottobre, a roma: manifestazione nazionale per gaza. rompere ogni rapporto con lo stato genocida di israele


4 OTTOBREManifestazione Nazionale: rompere ogni rapporto con lo stato genocida di Israele.

Il 22 settembre abbiamo fermato il Paese con lo sciopero generale, gridando basta al genocidio del popolo palestinese, basta alla complicità del nostro governo, basta all’economia di guerra che devasta i territori, precarizza le vite e trasforma ogni fabbrica in un ingranaggio del profitto militare.

Poi siamo scesi nei porti, a Genova, Livorno, Ravenna, Taranto, Trieste, bloccando le navi israeliane, rifiutando che i nostri scali diventino complici del massacro, impedendo che le nostre mani carichino armi e morte.

Ora, questo mare di mani, di piazze, di lotte, di resistenza, si muove verso Roma.
Il 4 ottobre (incontro alle 14:30 a Porta San Paolo) sarà una manifestazione enorme, popolare, determinata.
Un’ondata che unisce la solidarietà alla Palestina, la difesa dei lavoratori, la lotta contro la guerra e per una giustizia sociale e internazionale.

Perché chi lotta in Palestina per la libertà lotta anche per noi.
Perché chi costruisce pace lo fa nei porti, nelle fabbriche, nelle strade, nelle piazze.
Perché questo mare in tempesta è il nostro popolo in cammino.

OGGI, 4 ottobre, Roma è la capitale della resistenza, sempre con la Palestina nel cuore.

#bambini #children #colonialism #corteo #Flotilla #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #manifestazione #manifestazioneNazionale #massacri #Palestina #Palestine #PortaSanPaolo #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #SumudFlotilla #USB #warcrimes #zionism

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the little HASAN


the little Hasan

video.wordpress.com/embed/gxpr…

src: instagram.com/reel/DOrPABBk_c8

Hassan was killed because of occupation’s siege which prohibited him from leaving Gaza for treatment. Journalist @samer.alboji shares footage of meeting the baby at the hospital with @moaz_abutaha who was also murdered by the occupation.

Videos: @samer.alboji @moaz_abutaha
@wearthepeace


#Hasan #Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #killedchildren #childrenkilledbyisrael

#bambini #children #childrenkilledbyisrael #colonialism #concentramento #deportazione #famearmadiguerra #Gaza #genocide #genocidio #Hasan #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #isrealhell #izrahell #killedchildren #massacri #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

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oggi, 4 ottobre, a roma, convegno di studi: a cento anni dal ‘non mollare’


Federazione Italiana Associazioni Partigiane
Via S. Francesco di Sales 5, Roma

Convegno di Studi
” … a cento anni dal NON MOLLARE”
Roma

4 ottobre 2025
ore 15:30 – 19:30

Inizio lavori

ore 15.30
Saluti istituzionali

Luca Aniasi
(Presidente FIAP)

Bianca Cimiotta Lami
(Vicepresidente FIAP)

Matteo Stefanori
(Casa della Memoria e della Storia, Roma)

Introduce e presiede
Andrea Ricciardi
(FIAP e Fondazione Rossi-Salvemini)

*

Intervengono

Sergio Bucchi (Università La Sapienza, Roma)
Salvemini, l’Italia liberale e la democrazia

Antonella Braga (Fondazione Rossi-Salvemini)
Tre riviste libere: “Rivoluzione liberale”, “IlCaffè”, “Non Mollare”

Fabio Vander (Senato della Repubblica)
I comunisti e il “Non Mollare”

Mimmo Franzinelli (Fondazione Rossi-Salvemini)
Il “Non Mollare” contro le fake-news di Regime

ore 17.30
Chille de la balanza
“Non Mollare”. Interviste impossibili

ore18.00
Tavola rotonda
“Non mollare”: la libertà di stampa tra ieri e oggi

Introduce e presiede
Andrea Ricciardi
(FIAP e Fondazione Rossi-Salvemini)

Intervengono
Roberta Carlini (Istituto Universitario Europeo, Firenze)
Eric Jozsef (“Libération”)
Enzo Marzo (“Critica Liberale”)

___

Federazione Italiana
Associazioni Partigiane.
Via S. Francesco di Sales 5, Roma

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili in sala
L’iniziativa verrà trasmessa in diretta streaming sulla Pagina Facebook della FIAP: facebook.com/FIAPItalia

#AndreaRicciardi #antifascismo #AntonellaBraga #BiancaCimiottaLami #comunisti #CriticaLiberale #EnzoMarzo #EricJozsef #FabioVander #FederazioneItalianaAssociazioniPartigiane #Fiap #FondazioneRossiSalvemini #GaetanoSalvemini #IlCaffè #IstitutoUniversitarioEuropeo #lItaliaLiberale #Libération #libertàDiStampa #LucaAniasi #MatteoStefanori #MimmoFranzinelli #NonMollare #rivista #RivoluzioneLiberale #RobertaCarlini #Salvemini #SergioBucchi #UniversitàLaSapienza

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casini palestrinesi e la rogna del popolo quando puzza di niente o di tutto


La giornata d’oggi è andata tutto ok, per me, senza incidenti costosi… motivo per cui è proprio il momento perfetto per fare la democristiana — come al solito, ma pericolosamente più del solito; si prega di godere a riguardo — parlando circa la più attuale attualità che ha visto il più sventurato resto del nostro paese (o del mondo?) oggi… perché non riesco a capire tutta l’ultima questione a proposito dello sciopero per la Palestina; nel senso che pure stavolta non si riesce ad essere non dico d’accordo tra le parti, ma a stare un minimo tranquilli… 😓

Con lo sciopero di settembre già avevo sentito rogne, ma tutto sommato niente di ché; hanno fatto cose non buone in 1 sola città (il tugurio che già è Milano… quindi in realtà niente di valore fu perduto), e ovviamente i governanti hanno strumentalizzato la cosa, e le pecore che gli vanno appresso hanno quindi urlato… ma per il resto andò tutto bene e poca gente si è lamentata (almeno, su Internet ho visto meno cose cringe, poi boh). Con quello di oggi, però veramente ho letto cose… da un lato troppi cortei disordinati e sfocianti comunque in un dato livello di violenza, dall’altro gente “alternativa”, “contro il pensiero unico” che fa tutta l’indignata ed insulta o augura il male a chi supporta lo sciopero, e di risposta quelli della prima categoria che fanno lo stesso indietro a loro… che schifo. 💔

Se devo essere sincera e dire la mia precisamentepiù o meno, perché su tutta la storia ho idee che non si assimilano né al mainstream né ai complottari malefici di cui sopra, e servirebbe un post solo per spiegarle bene, quindi evito ora (…ma, se qualcuno proprio ci tiene, si può presentare di fronte casa mia e andiamo al bar; e, ovviamente, il caffé mi deve essere offerto, quindi astenersi poveri) — questo sciopero non mi sta super a genio… perché, per quanto Israele non mi stia per niente simpatico, neanche certe cose palestinesi le trovo buone… però, capisco e non critico, e anzi farei i complimenti a chi partecipa, perché comunque dietro c’è un’idea di bene e pace (magari poco pensata, ma oggettivamente c’è)… Non è che, visto che le premesse secondo me sono fallate, allora ho il diritto morale di dire le cose brutte. 🙄

…Certo, al contempo non mi piace per niente se, da idee apprezzabili, ci si fa trasportare troppo di lato e si finisce per fare il disastro, e si usa quindi la forza, come stavolta invece è successo in diverse città; qui “da me”, per dire, hanno provato a forzare il blocco anti-blocco della polizia (…non si dice così, ma ci siamo capiti) al porto, che non è buono… così come non è buono che la polizia abbia risposto a sua volta con la violenza fisica, contro anche dei minorenni… ma a cosa mai può portare la violenza se non ad altra violenza? Stop violenza, porca troia. Stop violenza qui da noi e, ovviamente — lo auspico ogni volta che mi ricordo, quindi da diverse volte al giorno a quantomeno svariate volte alla settimana — stop violenza in medio oriente, ma stop violenza sempre e ovunque, che non ce la faccio più a vivere sapendo queste cose. 😭

…Ah, e stop anche ignavismo; c’è tanta gente che all’apparenza sarebbe simile a me in questi pensieri, ma in realtà semplicemente non se ne frega proprio… e anche questo, per me, non è buono affatto, perché non bisogna mai chiudere gli occhi ai mali del mondo solo perché non ci toccano personalmente. Io agli scioperi in piazza non ci sono andata, perché come detto non sono d’accordissimo, e poi stamattina (purtroppo!!!) le mie lezioni c’erano regolarmente… Ma, ieri pomeriggio, all’università, in più di un’ora in cui non avevo nulla da fare, essendo passato lo strambo corteo palestinese (circa ricollegabile ai poli umanistici) che faceva semplicemente un giro con le bandiere e i canti, di mia spontanea volontà l’ho seguito, pur senza spiccicare una sillaba, così, per sfizio… mentre tizi altrettanto strambi e che non conosco (pochi eh, ma comunque), ma lì del polo di informatica, quando questi sono passati a far casino per invogliare gente ad unirsi, hanno ridacchiato o detto cose inutili (…e, stranamente, ma strano solo per modo di dire, questi erano solo ragazzi… le altre ragazze lì non hanno fiatato, similmente a me, pur rimanendo magari nelle proprie cose e non unendosi). Da come fanno, sembra che non gli possa fregare di meno dei bambini che muoiono e tutto quanto… boh, non mi piace che la gente sia così. 😶
Vista dalla fessura come descritto, della gente fuori con la bandieraVista della bandiera palestinese verso il cielo da qualche metro di distanza sotto di fronteAllego due (2) foto che ho scattato ieri, a proposito… di cui una fa ridere, perché vedevo il corteo fermo dove stavo io dalle fessure dell’aula studio… proprio come se li osservassi dalle pareti, dove normalmente vivo. E, nota a margine che forse può tornare utile per qualche burla, almeno per chi vive in ufficio o a scuola: questi qui usavano rotoli di scotch per fare rumore, sbattendoli su parti di metallo o plastica di interni ed esterni, come porte o infissi o boh… e non avevo mai visto niente del genere, ma è geniale, per quanto bordello fa pur essendo per via di un oggetto che in genere non appare rumoroso! (Anche se poi a me, tutto sommato, i cortei bordellosi manco piacciono… preferisco, per così dire, quelli più da anziani, ma pazienza.)
#pace #palestina #scioperi #violenza


caffettistica truffa delle macchine universitarie (la macchinetta del caffè rotta mi ha rovinato la giornata)


Oggi, la giornata pareva aver incalzato un piede giusto (si può dire? boh!) — o, quantomeno, non marciosembrava che per una buona volta io potessi non soffrire — almeno, tolto il fattore meteo, che dalla sera alla sera stessa (letteralmente!) si è riconfigurato coi pinguini, e se adesso sono a casa senza un raffreddore cosmico è solo per un colpo di fortuna; anche se, comunque sia, a giudicare dallo stato della Luna, sono abbastanza sicura che il giorno in cui morirò di congelamento non sarà in questa settimana… Ma no, ecco, qualcosa pur doveva andare storto: il caffè alla merdiversità. 💔

Ciò che è successo è tanto semplice quanto da film italiano, e cioè che la macchinetta — evidentemente messa lì e comandata da degli assoluti sciacalli truffatori, e mannaggia alla meccanica e alla rivoluzione industrialedopo essersi presa i miei preziosi 60 centesimi, luccicanti di oro come sono (ok, no, i miei sono sporchi e opachi, ma non è questo il punto!!!), mi ha fatto il caffè per terra. ZIO caffettista: 3-5% di caffè nel bicchierino di merda, un’altra porzione equivalente fuori tutto sull’esterno dello stesso, e il resto tra piano della macchinetta e pavimento dell’atrio! E quindi sono rimasta non solo senza monetine accuratamente selezionate, ma anche senza caffè, a parte un sorso più misero della goccia d’acqua nel deserto del famoso meme, mentre mi sono portata a casa una tristezza che ragà, vi giuro, non mi merito!!! (Chiedo scusa per la foto mezza cagosa, e del fatto che sia solo al pavimento.) 😭
Foto al pavimento davanti alla macchinetta, come descritto
Ora, a onor del vero, avrei forse dovuto sentire una puzza dalla macchinetta di oggi, perché a terra era tutto sporco di caffè… ma mettetevi anche nei miei panni, prima di accusarmi come al solito di problemi di skill. Come potrei io mai fottutamente pensare che una cosa del genere, per giunta in un luogo dove non è la prima volta che si vede caffè per terra — perché a questa università maledetta evidentemente sono tutti menomati e lo fanno cadere di continuo (e si, anche lontano dalle macchinette in genere, quindi palesi errori umani); e infatti il pattern non sembra quello di una perdita, bensì quello di schizzi su schizzi — sia dovuta ad un malfunzionamento di una macchina che non ho mai personalmente notato non funzionare, e che ovviamente non aveva accanto alcun misero cartello per indicare il problema??? 🦂

Non mi sono nemmeno tanto incazzata lì, ma mi è venuto assolutamente da piangere un pochino, perché maremma bona… e ancora dopo, scrivendo, sarei estremamente frustrata e voglio piangere (anche se le lacrime che mi escono sono ancora meno del caffè che ho potuto bere, il che mi porta ovviamente a stare ancora peggio), tant’è che anche solo per iniziare a scrivere ho dovuto mettermi storta comoda sul letto, sennò non c’è parola che usciva; solo respiri. (Attenzione: ho scritto ore fa, ma ho pubblicato solo adesso perché prima ero fuori, poi ho cenato… fate finta io abbia inviato alle 18-19.) E boh, in realtà stavolta la chiudo qui, perché altrimenti diventerei solo più triste con ogni cosa che cerco di dire meglio… ma prima, aggiungerò un dettaglio: se volessi giocare d’azzardo, i miei soldi li andrei a spendere per un gratta e vinci… o, in altre parole, se i miei soldi li spendo alla macchinetta del caffè, è perché non voglio sprecarli in scommesse; perché cazzo allora ho dovuto subire una scommessa a mia insaputa e perderla??? 💣💣💣

Vabbè: incarcerare tutti i fornitori di macchinette subito? Forse direi di si, anche perché non penso rivedrò mai questi maledetti 60 centesimi di Caffè Borbone (ora rivelatosi caffè birbone…), nonostante i miei diritti di consumatrice palesemente violati, ma pensavo ad una rogna più grande… Come cazzo è possibile che in giro non ci sono bidelli, “collaboratori scolastici” o chi per essi? Cioè, se io a mie maledettissime spese mi accorgo che la macchinetta non funziona, a chi minchia mi devo rivolgere quantomeno per far sì che venga staccata o segnalata, evitando così che altra gente caschi nel disastro? Ma anche, se un giorno esplode un cesso e si allaga un intero bagno, a chi lo si riferisce per ridurre al più presto il disservizio e mettere la roba in sicurezza? Io non ne ho idea, i numeri di telefono che stanno affissi un po’ in giro non sono per questo, a giudicare dai nomi… e comunque, non ci sono guardiole con gente dentro o buffi figuri seduti agli angoli dei muri. (…Se un giorno qualcuno piazzerà una bomba, qui moriamo tutti, perché non c’è a chi rivolgersi per problemi immediati.) 💩

#caffè #disastro #macchinette #sventura #università #vending


Questa voce è stata modificata (8 mesi fa)
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Locomotore Isolato (LIS) TRAXX E494.003 MIR in transito a Bolgheri (15/07/2024)


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Questo testo presenta la posizione di Eric S. Raymond, un'autorità riconosciuta che afferma di aver codificato le regole dell'open source, il quale critica aspramente i Codici di Condotta. Raymond sostiene che i Codici di Condotta sono stati un "disastro" e una fonte di drammi, politica e pettegolezzi, con un impatto negativo sul lavoro utile. L'autore consiglia ai progetti di rifiutarsi di adottarli o, se costretti da ragioni burocratiche, di sostituirli con una regola breve e pragmatica […]
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oggi, 3 ottobre, sciopero generale in solidarietà con gaza e con la flotilla


locandina sciopero generale

info:

collettiva.it: collettiva.it/copertine/italia…

#blocchiamoTutto #blocchiamotutto #Flotilla #flottiglia #Gaza #generalStrike #genocide #genocidio #izrahell #Palestina #reagire #sciopero #scioperoGenerale #SumudFlotilla

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la colombia di gustavo petro risponde a izrahell (da ‘l’espresso’)


Gustavo Petro risponde a izrahell che blocca la FlotillaGustavo Petro risponde a izrahell che blocca la flotilla
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#Colombia #Gaza #genocidio #GlobalSumudFlotilla #GustavoPetro #izrahell #LEspresso #SumudFlotilla

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10 ottobre, roma, biblioteca pagliarani: incontro in presenza dedicato a walter pedullà


Ricordando Walter Pedullà _ 10 ottobre biblioteca Pagliarani
cliccare per ingrandire

incontro in presenza, presso lo Spazio Pagliarani
Via Marcantonio Bragadin 122b (Roma)

per chi non potrà assistere di persona, ecco il link per seguire l’incontro da remoto: meet.google.com/fgp-xrhq-cxe
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#BibliotecaElioPagliarani #BibliotecaPagliarani #CarloSerafini #CettaPetrollo #criticaLetteraria #ElioPagliarani #FrancescoMuzzioli #GabrielePedullà #incontro #LiaPagliarani #LucaArchibugi #MarcoRicciardi #SilvanaCirillo #SirianaSgavicchia #TommasoOttonieri #WalterPedullà

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Un Piano dei Pirati sull’Etna?


A guidarci alla scoperta di un angolo poco noto dell’Etna è oggi un ragazzo di 15 anni, Andrea Arcidiacono, con un video che è risultato vincitore dell’originale concorso Etna Social Ciak.

Il concorso, aperto a giovani content creators, si è svolto durante la prima edizione dell’Etna Social Hub, un evento pensato per chi usa i social per descrivere le caratteristiche dell’Etna, […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/10/03/un-p…

#CastiglioneDiSicilia #Etna #pistaAltoMontana

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caffettistica truffa delle macchine universitarie (la macchinetta del caffè rotta mi ha rovinato la giornata)


Oggi, la giornata pareva aver incalzato un piede giusto (si può dire? boh!) — o, quantomeno, non marciosembrava che per una buona volta io potessi non soffrire — almeno, tolto il fattore meteo, che dalla sera alla sera stessa (letteralmente!) si è riconfigurato coi pinguini, e se adesso sono a casa senza un raffreddore cosmico è solo per un colpo di fortuna; anche se, comunque sia, a giudicare dallo stato della Luna, sono abbastanza sicura che il giorno in cui morirò di congelamento non sarà in questa settimana… Ma no, ecco, qualcosa pur doveva andare storto: il caffè alla merdiversità. 💔

Ciò che è successo è tanto semplice quanto da film italiano, e cioè che la macchinetta — evidentemente messa lì e comandata da degli assoluti sciacalli truffatori, e mannaggia alla meccanica e alla rivoluzione industrialedopo essersi presa i miei preziosi 60 centesimi, luccicanti di oro come sono (ok, no, i miei sono sporchi e opachi, ma non è questo il punto!!!), mi ha fatto il caffè per terra. ZIO caffettista: 3-5% di caffè nel bicchierino di merda, un’altra porzione equivalente fuori tutto sull’esterno dello stesso, e il resto tra piano della macchinetta e pavimento dell’atrio! E quindi sono rimasta non solo senza monetine accuratamente selezionate, ma anche senza caffè, a parte un sorso più misero della goccia d’acqua nel deserto del famoso meme, mentre mi sono portata a casa una tristezza che ragà, vi giuro, non mi merito!!! (Chiedo scusa per la foto mezza cagosa, e del fatto che sia solo al pavimento.) 😭
Foto al pavimento davanti alla macchinetta, come descritto
Ora, a onor del vero, avrei forse dovuto sentire una puzza dalla macchinetta di oggi, perché a terra era tutto sporco di caffè… ma mettetevi anche nei miei panni, prima di accusarmi come al solito di problemi di skill. Come potrei io mai fottutamente pensare che una cosa del genere, per giunta in un luogo dove non è la prima volta che si vede caffè per terra — perché a questa università maledetta evidentemente sono tutti menomati e lo fanno cadere di continuo (e si, anche lontano dalle macchinette in genere, quindi palesi errori umani); e infatti il pattern non sembra quello di una perdita, bensì quello di schizzi su schizzi — sia dovuta ad un malfunzionamento di una macchina che non ho mai personalmente notato non funzionare, e che ovviamente non aveva accanto alcun misero cartello per indicare il problema??? 🦂

Non mi sono nemmeno tanto incazzata lì, ma mi è venuto assolutamente da piangere un pochino, perché maremma bona… e ancora dopo, scrivendo, sarei estremamente frustrata e voglio piangere (anche se le lacrime che mi escono sono ancora meno del caffè che ho potuto bere, il che mi porta ovviamente a stare ancora peggio), tant’è che anche solo per iniziare a scrivere ho dovuto mettermi storta comoda sul letto, sennò non c’è parola che usciva; solo respiri. (Attenzione: ho scritto ore fa, ma ho pubblicato solo adesso perché prima ero fuori, poi ho cenato… fate finta io abbia inviato alle 18-19.) E boh, in realtà stavolta la chiudo qui, perché altrimenti diventerei solo più triste con ogni cosa che cerco di dire meglio… ma prima, aggiungerò un dettaglio: se volessi giocare d’azzardo, i miei soldi li andrei a spendere per un gratta e vinci… o, in altre parole, se i miei soldi li spendo alla macchinetta del caffè, è perché non voglio sprecarli in scommesse; perché cazzo allora ho dovuto subire una scommessa a mia insaputa e perderla??? 💣💣💣

Vabbè: incarcerare tutti i fornitori di macchinette subito? Forse direi di si, anche perché non penso rivedrò mai questi maledetti 60 centesimi di Caffè Borbone (ora rivelatosi caffè birbone…), nonostante i miei diritti di consumatrice palesemente violati, ma pensavo ad una rogna più grande… Come cazzo è possibile che in giro non ci sono bidelli, “collaboratori scolastici” o chi per essi? Cioè, se io a mie maledettissime spese mi accorgo che la macchinetta non funziona, a chi minchia mi devo rivolgere quantomeno per far sì che venga staccata o segnalata, evitando così che altra gente caschi nel disastro? Ma anche, se un giorno esplode un cesso e si allaga un intero bagno, a chi lo si riferisce per ridurre al più presto il disservizio e mettere la roba in sicurezza? Io non ne ho idea, i numeri di telefono che stanno affissi un po’ in giro non sono per questo, a giudicare dai nomi… e comunque, non ci sono guardiole con gente dentro o buffi figuri seduti agli angoli dei muri. (…Se un giorno qualcuno piazzerà una bomba, qui moriamo tutti, perché non c’è a chi rivolgersi per problemi immediati.) 💩

#caffè #disastro #macchinette #sventura #università #vending

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Master e Giocatore a Turni

Scoprire un GdR Attraverso l’Alternanza


di Alessandro Ferrarese

L’altra sera ho sperimentato una modalità di gioco insolita ma estremamente arricchente: una sessione di ShadowDark con un mini hexcrawl improvvisato, alternandomi al tavolo con un amico nel ruolo di giocatore e master.

Quello che inizialmente era nato come un esperimento per “provare il regolamento” si è trasformato in una vera e propria palestra tecnica e creativa, capace di farci scoprire il gioco da più angolazioni.

Perché alternarsi al ruolo di Master?


In genere, in un gioco di ruolo il master è una figura fissa: chi lo ricopre porta avanti la narrazione, gestisce i PNG e arbitra le regole. Ma nel nostro esperimento, a ogni svolta narrativa o esplorativa, ci siamo passati lo schermo:

  • chi era giocatore un momento dopo diventava master;
  • chi stava arbitrandosi ritrovava a impersonare il proprio personaggio;
  • il flusso di gioco restava sempre attivo, senza momenti di stallo.

Questa alternanza ha reso la sessione dinamica e, soprattutto, ci ha dato l’occasione di vivere entrambe le prospettive.

Il regolamento visto da due lati


Una delle cose più stimolanti è stato il confronto sui dubbi regolamentari.
Quando giochi solo come master, tendi a vedere il regolamento come uno strumento per gestire il mondo. Da giocatore, invece, lo percepisci come limite e possibilità per il tuo personaggio. Alternando i ruoli, abbiamo potuto:

  • mettere alla prova meccaniche poco chiare (tiri salvezza, visibilità, risorse, ecc.);
  • discutere interpretazioni diverse delle stesse regole;
  • trovare soluzioni condivise più solide e convincenti;
  • capire come un dettaglio tecnico cambia la percezione al tavolo.

Ogni volta che emergeva un dubbio, la discussione non era un freno, ma diventava parte del divertimento: un laboratorio ludico in cui teoria e pratica si incontravano.

L’hexcrawl come terreno di sperimentazione


Il fatto di improvvisare un mini hexcrawl è stato fondamentale. Questo tipo di struttura:

  • offre spazi aperti e modulari, facili da affidare a master diversi;
  • lascia grande libertà al momento, senza bisogno di una preparazione pesante;
  • permette di sperimentare subito meccaniche di viaggio, incontri casuali e gestione delle risorse.

Insomma, un ambiente di test perfetto per provare il regolamento senza preoccuparsi di una trama rigida o di un intreccio narrativo complesso.

Più di una partita: un dialogo sul gioco


Il risultato finale è stato qualcosa che andava oltre la sessione stessa. L’esperienza non era solo “giocare a ShadowDark”, ma anche imparare ShadowDark:

  • scoprendo come funziona al tavolo,
  • osservando l’impatto di ogni regola,
  • discutendo insieme sul perché una scelta fosse più elegante o più rapida,
  • confrontando due approcci diversi al “mestiere” di master.

Questa modalità ha trasformato una semplice partita in una sorta di dialogo tecnico-ludico, dove la curiosità e l’analisi non hanno soffocato l’immersione, ma l’hanno resa ancora più viva.

Conclusioni: un metodo da provare


Se vuoi davvero capire un gioco di ruolo — non solo leggerlo, ma vederlo respirare al tavolo — ti consiglio di provare questa modalità:

  • scegli un regolamento snello,
  • preparati una struttura modulare come un hexcrawl,
  • e soprattutto, non aver paura di passarti lo schermo da master.

Scoprirai che ogni regola diventa più chiara quando la osservi da più prospettive, e che l’alternanza rende la partita sorprendentemente stimolante.

Alla fine, non è solo una questione di chi guida la storia: è un esercizio di condivisione, di analisi e di crescita reciproca come giocatori.

E quando è arrivato il momento del downtime di fine sessione, non c’è stato bisogno di schede, tabelle o lunghe pianificazioni: avevamo già discusso tutto nel corso della partita. Così, con un semplice “ci becchiamo alla prossima”, abbiamo chiuso una serata che era stata al tempo stesso gioco, dialogo e scoperta.

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L’assalto alla Flotilla è un atto di pirateria. Aderiamo allo sciopero generale del 3 ottobre e alle manifestazioni in tutta Italia.


Comunicato stampa di Giuristi Democratici, ASGI, Comma2 e Legal Team Italia
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Giuristi Democratici, ASGI, Comma2 e Legal Team Italia: “Esigiamo l’incolumità degli attivisti bloccati. Aderiamo allo sciopero generale del 3 ottobre e alle manifestazioni in tutta Italia” .

Nella serata e nella notte del 1 ottobre la Marina Militare Israeliana ha attaccato, in acque internazionali, una ventina delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Lo ha fatto, oltre tutto, preannunciandolo e con il sostegno di fatto, tra gli altri, del governo italiano, la cui premier si è esibita in questi giorni in dichiarazioni aggressive nei confronti degli attivisti imbarcati, anziché delle politiche criminali in atto (o progettate) per la popolazione palestinese e a Gaza.

Non possiamo accettare lo scempio del diritto internazionale umanitario a cui assistiamo. Il blocco israeliano e l’occupazione di Gaza, l’assalto alla Flotilla (oltre tutto, ancora in acque internazionali), l’uso di idranti e di granate stordenti contro gli attivisti imbarcati, ma soprattutto il genocidio in corso, l’impedimento all’ingresso di aiuti umanitari, l’invasione militare e coloniale non possono che essere chiamati con il loro nome, defi niti illegali, criminali e avversati in ogni sede.

Il governo italiano doveva impedire (e non l’ha fatto) l’aggressione alla Flotilla, quanto meno ai nostri connazionali. Il minimo che possa fare ora è esigere l’assoluta incolumità degli attivisti arrestati e di quelli che verranno arrestati nelle prossime ore, assisterli nel rimpatrio e sostenerli nell’impugnazione delle espulsioni che verranno disposte nei loro confronti, e mettere in atto poi tutte le forme di protesta istituzionale e diplomatica, richiamando l’ambasciatore italiano e soprattutto bloccando defi nitivamente ed in maniera assoluta l’invio di armamenti a Israele, interrompendo i rapporti commerciali.

Lasciano infi ne basiti le dichiarazioni del vicepresidente del consiglio dei ministri Tajani sull’operato dell’IDF (“Comunque quello che dice il diritto è importante, ma fi no a un certo punto”), dichiarazioni che non necessitano di alcun tipo di commento da parte nostra, ma che rivelano assoluta mancanza di postura istituzionale e incapacità di svolgere in maniera dignitosa un importante ruolo costituzionale.
Confermiamo il nostro impegno e supporto, anche tecnico, all’equipaggio di mare e di terra della Global Sumud Flotilla.Le manifestazioni in corso in tutta Italia hanno il nostro pieno sostegno e adesione, così come lo sciopero generale indetto per la giornata del 3 ottobre 2025.

Invitiamo tutti i giuristi e le giuriste ed i lavoratori del settore giustizia alla mobilitazione in tutte le piazze e le sedi giudiziarie.

  • Giuristi Democratici
  • Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione
  • Comma 2- Lavoro è dignità
  • Legal Team Italia

2 ottobre 2025

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Altri articoli:


La legalità della Global Sumud Flotilla e gli obblighi di protezione dell’Italia


Mentre la Global Sumud Flotilla ha ripreso la navigazione per portare viveri e medicinali indispensabili a Gaza, dopo essersi dovuta fermare per riparare i danni causati dall’attacco israeliano subito in acque internazionali, che ha messo a repentaglio la sicurezza della navigazione e degli equipaggi, le Associazioni ASGI, GIURISTI DEMOCRATICI e Comma 2–Lavoro è Dignità ritengono indispensabile dare il proprio contributo facendo chiarezza sulle norme del diritto internazionale applicabili, e sulle responsabilità di chi quelle norme viola. E ciò soprattutto alla luce di una serie di affermazioni contrarie al diritto internazionale espresse anche da esponenti del Governo italiano.

Innanzitutto, è necessario ribadire che l’azione della Global Sumud Flotilla è perfettamente conforme al diritto internazionale e non sta violando alcuna norma. E ciò né con riferimento all’attuale navigazione in acque internazionali, né nel prosieguo della propria rotta fino alle coste di Gaza.

Costituiscono invece palese violazione del diritto internazionale l’attacco armato alle imbarcazioni della Sumud Flottilla, il blocco navale israeliano al largo di Gaza con l’isolamento della striscia e la conseguente carestia che ha colpito la popolazione civile, il considerare come israeliane le acque antistanti la costa di Gaza.

Con riferimento alla qualificazione giuridica delle acque antistanti Gaza va infatti ribadito che i limiti di quelle acque non segnano i confini di Israele né acque territoriali israeliane, bensì palestinesi, e ciò indipendentemente dalla scelta politica di riconoscere o meno lo Stato di Palestina. Il diritto internazionale impone, infatti, che non si possano riconoscere effetti giuridici ad annessioni territoriali illecite, di conseguenza è illecito qualsiasi riconoscimento di sovranità territoriale israeliana sul mare antistante Gaza.

L’occupazione e l’annessione di territori palestinesi da parte di Israele è illecita, come da ultimo affermato dalla Corte internazionale di giustizia (International Court of Justice, Legal Consequences arising from the Policies and Practices of Israel in the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem , Avisory Opinion , 19 July 2024), che ha ribadito come «Israele non abbia diritto alla sovranità su alcuna parte del Territorio palestinese occupato e non possa esercitarvi poteri sovrani in virtù della sua occupazione» (§ 254). In conseguenza di ciò la Corte non solo ha affermato l’obbligo di Israele di «mettere fine alla sua presenza illecita nel più breve tempo possibile» (§ 267), ma ha anche affermato per tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, e quindi ovviamente anche per lo Stato italiano, l’obbligo di non riconoscere in alcun modo la presenza illecita di Israele nei Territori palestinesi e di non attribuire alcuna conseguenza giuridica alla situazione creata da Israele con l’occupazione illecita; inoltre tutti gli Stati devono «vigilare affinché sia posto fine a ogni ostacolo all’esercizio del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione derivante dalla presenza illecita di Israele nel Territorio palestinese occupato» (§§ 278, 279). Facendo seguito a tali conclusioni l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con Risoluzione del 13 settembre 2024 (A/ES-10/L.31/Rev.1 ) ha imposto ad Israele un termine massimo di 12 mesi (scaduti quindi il 13 settembre 2025) per cessare l’occupazione illecita, ribadendo il divieto per tutti gli Stati di riconoscere effetti legali all’occupazione.

Ne consegue che come non è territorio israeliano Gaza, non sono israeliane le acque antistanti le sue coste, e qualsiasi affermazione di segno diverso da parte dei rappresentanti dello Stato italiano costituisce violazione dell’obbligo di non riconoscimento della situazione.

ASGI, GIURISTI DEMOCRATICI e COMMA 2 ricordano, peraltro, che la definizione dei confini degli spazi marini e la disciplina dell’esercizio di poteri sovrani in mare è contenuta nella Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS), ratificata sia dall’Italia sia dallo Stato di Palestina e che quindi vincola entrambe le parti.

Con riferimento all’intenzione dichiarata dalla Global Sumud Flotilla di portare gli aiuti fino a Gaza nonostante il blocco navale istituito da Israele sin dal 2009, va precisato che anche in questo caso l’azione della Flotilla risulta conforme al diritto internazionale, e quindi perfettamente lecita, mentre costituisce violazione del diritto internazionale e illecito uso della forza ogni attacco alle navi della Flotilla messo in atto dallo Stato di Israele. Anche senza voler indagare sulla illegittimità sin dall’inizio di questo blocco navale, il blocco infatti è sicuramente illecito e non può essere forzatamente mantenuto nei confronti di navi che portino aiuti umanitari nella situazione in cui versa attualmente la popolazione di Gaza. Il diritto internazionale umanitario impone infatti alle parti in conflitto di garantire un adeguato approvvigionamento di viveri e altri beni necessari per popolazione civile di territori occupati (si vedano gli artt. 23 e 55 della Quarta Convenzione di Ginevra sulla protezione della popolazione civile nei conflitti armati, e, per quanto riguarda l’esistenza di una norma consuetudinaria di eguale contenuto anche con riferimento ai conflitti armati non internazionali l’ampio e universalmente riconosciuto studio pubblicato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa). È quindi palesemente illegittimo un blocco navale la cui finalità, o anche solo il cui effetto, sia privare di cibo e altri beni di prima necessità una popolazione civile non adeguatamente approvvigionata in altro modo.

Tanto più illegittimo risulta ovviamente un blocco che, come quello di cui qui si tratta, costituisce strumento di una generalizzata campagna volta a colpire la popolazione civile e che costituisce crimine contro l’umanità e crimine di guerra, fino ad essere strumento della attuale campagna genocidaria.

ASGI, GIURISTI DEMOCRATICI e COMMA 2 ricordano che tutte le ordinanze sulle misure provvisorie emanata dalla Corte Internazionale di Giustizia nell’ambito della controversia relativa all’Applicazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nella Striscia di Gaza (International Court of Justice, Application of the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide in the Gaza Strip [South Africa v. Israel], ordinanza del 26 gennaio 2024, ordinanza del 28 marzo 2024, ordinanza del 24 maggio 2024) impongono a Israele precise misure di prevenzione del genocidio, tra cui l’assicurare l’arrivo di beni di prima necessità per la popolazione di Gaza. Il continuo aggravarsi della situazione e le esplicite dichiarazioni di rappresentanti dello Stato di Israele provano la palese volontà dello Stato di non dare alcun seguito alle ordinanze, in violazione non solo del diritto internazionale sostanziale ad esse sotteso ma anche degli obblighi derivanti dall’accettazione della giurisdizione della Corte.

Alla luce di quanto precede ASGI, GIURISTI DEMOCRATICI e COMMA 2 ribadiscono l’illiceità di qualsiasi attacco alle navi della Global Sumud Flottilla e la legittimità internazionale di azioni in protezione messe in atto da navi militari italiane poste a salvaguardia delle imbarcazioni della Global Sumud Flottilla battenti bandiera italiana. Anche qualora tali azioni comportassero l’uso della forza, come per esempio abbattere i droni preposti all’attacco, l’uso della forza necessario a proteggere le imbarcazioni italiane e i membri degli equipaggi sarebbe internazionalmente lecito. Tali azioni di protezione risultano inoltre doverose in considerazione del fatto che tutte le persone a bordo di navi battenti bandiera italiana sono sottoposte alla giurisdizione italiana ai sensi dei trattati sui diritti umani ratificati dall’Italia e che impongono allo Stato di adottare, con dovuta diligenza, tutte le misure necessarie per proteggere la vita umana. Uno spogliarsi dell’obbligo di protezione da parte dello Stato italiano, a fronte dell’evidente estremo pericolo nel quale sarebbero poste in caso di un attacco in mare, lo renderebbe quindi responsabile della violazione di tali convenzioni.

Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

Giuristi Democratici

Comma 2 – Lavoro è dignità

29 settembre 2025

ASGI-GD-Comma 2 – LA LEGALITÀ DELLA GLOBAL SUMUD FLOTTILLADownload


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Le ALe642 del 9 febbraio 2024 – Ultimo viaggio a bordo – ALe642.045 + ALe642.059


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oggi, 2 ottobre: “witness”, mostra e libro di laura sunstein a roma, in camera verde

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#AndreaSemerano #CameraVerde #foto #fotografia #fotografie #Gians #GiovanniAndreaSemerano #inaugurazione #laCameraVerde #LauraSunstein #libro #mostra

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Di fatto, cioè, la Guerra fredda fu una sfida per l’acquisizione del potere in tutte le sue forme da parte delle due superpotenze


Vista la mancanza di accordo tra studiosi ed esperti e considerate le nuove domande di cui si arricchisce, in generale, la storia internazionale <14, la storiografia sulla Guerra fredda è molto ampia e destinata, con buone probabilità, ad arricchirsi ulteriormente: come ha sottolineato Federico Romero, questa pluralità di punti di vista e di diverse prospettive rivela la difficoltà di individuare l’oggetto dello studio o, in altre parole, la difficoltà di definire quale sia la natura della Guerra fredda.
[…] Di fatto, cioè, la Guerra fredda fu una sfida per l’acquisizione del potere in tutte le sue forme da parte delle due superpotenze, fosse esso militare, politico, culturale, o economico. Nel corso del conflitto, le vittorie e le sconfitte su ognuno di questi ambiti furono misurate dall’avanzata o la ritirata dei due modelli, quello liberal-capitalista a trazione statunitense da una parte e quello socialista incarnato dall’Unione Sovietica dall’altro <16. La dimensione ideologica alla base delle scelte dei governi delle due superpotenze risulta fondamentale per spiegarne le motivazioni: è questo scontro, del resto, il vero fil rouge della Guerra fredda <17.
Come ha sottolineato Melvyn Leffler, la Guerra fredda fu sia il prodotto di un insieme di contingenze che delle ideologie che animavano i leader di Washington e Mosca, in parte frutto di pregiudizi e paure per la sicurezza nazionale e in parte della volontà di esportare il proprio modello politico ad altri stati <18. Sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica, infatti, nutrivano la convinzione di incarnare le caratteristiche del modello politico migliore possibile, l’unico in grado di garantire la pace mondiale: per gli Stati Uniti, la mera esistenza di un paese con i caratteri dell’Unione Sovietica rappresentava la possibilità che si creassero nuovamente le condizioni per lo scoppio di una guerra mondiale. Finché fosse esistita l’URSS, pensavano le élite politiche statunitensi, il mondo non avrebbe potuto raggiungere una condizione di pace vera e duratura. Per l’Unione Sovietica, invece, il problema principale non era tanto quello annientare gli Stati Uniti in quanto tali, quanto quello di annichilire il loro progetto imperialista riconducendo la nazione alla condizione di “normalità” di uno stato borghese senza velleità espansionistiche <19.
In virtù di questa auto-rappresentazione e di questo modo di dipingere l’avversario, le classi dirigenti delle due nazioni credevano di essere investite di una missione universale: per gli Stati Uniti, il loro modello politico di stampo liberal-capitalista era l’unico in grado di funzionare e andava esportato nel resto del mondo. In modo uguale e contrario, la classe dirigente dell’Unione sovietica riteneva che le contraddizioni interne dei sistemi capitalistici li avrebbero condotti all’estinzione e all’inevitabile presa del potere delle classi proletarie, cosa che avrebbe a sua volta portato alla creazione di regimi comunisti in tutto il mondo. Si trattava di convinzioni radicate nella cultura nazionale e dettate da una lettura ideologica e pre-orientata dei fenomeni politici, oltre che di una diversa interpretazione del corso della storia <20.
Nel contesto della Guerra fredda, una definizione ristretta dell’ideologia non esaurisce le spiegazioni dietro alle singole scelte politiche dei governi statunitense e sovietico. In effetti, come suggerisce l’antropologo statunitense Clifford Geertz, con il termine “ideologia” si deve indicare qualcosa di più ampio rispetto a ciò che siamo più comunemente abituati a pensare. Secondo Geertz, l’ideologia non è una dottrina del pensiero con uno specifico e codificato riferimento scritto, come può essere il marxismo-leninismo ma, piuttosto, un «insieme di convinzioni connesse che riduce le complessità di una particolare porzione della realtà in termini facilmente comprensibili e suggerisce modi appropriati per confrontarsi con essa» <21. In questo senso, qualsiasi visione politica contiene in sé i tratti dell’ideologia, una serie di convinzioni pre-determinate, basate su elementi di irrazionalità o su giudizi acquisiti su una determinata questione. Per lungo tempo, gli uomini politici degli Stati Uniti hanno ritenuto di essere privi di condizionamenti ideologici e sbandierato la necessità di intraprendere una lotta contro i regimi politici che ne erano soggetti. Gli Stati Uniti non operavano sulla base dell’ideologia ma sulla base della sicurezza nazionale e della difesa dei valori democratici. In realtà, come ha messo in luce la storiografia statunitense dalla corrente revisionista in avanti <22, l’ideologia ha occupato un ruolo centrale nelle decisioni prese dalla classe politica statunitense, tanto in politica interna quanto, forse in modo più evidente, in politica estera. L’eccezionalismo, l’idea dell’esistenza di una “gerarchia delle razze”, l’anti-radicalismo, rappresentano, così, i tasselli di un paradigma ben consolidato sulla base del quale sono state adottate numerose scelte politiche che non si possono spiegare in termini di mera convenienza materiale o di analisi realiste degli equilibri di potere <23.
Il rapporto tra politica ed ideologia nel conflitto tra Stati Uniti e Unione Sovietica fu messo in luce dal giornalista Walter Lippmann, che parlò per la prima volta di «Guerra fredda» in una raccolta di saggi pubblicata nel 1947 <24 in risposta al famoso saggio pubblicato da George Kennan in forma anonima su “Foreign Affairs”, la rivista del Council on Foreign Relations, nel 1947. Kennan, che lanciava così la dottrina del containment, scrisse che: “[…] The thoughtful observer of Russian-American relations will find no cause for complaint in the Kremlin’s challenge to American society. He will rather experience a certain gratitude to a Providence which, by providing the American people with this implacable challenge, has made their entire security as a nation depending on their pulling themselves together and accepting the responsibilities of moral and political leadership that history plainly intended them to bear” <25.
Le parole del diplomatico statunitense erano rivolte al pubblico di “Foreign Affairs”, fatto di specialisti e politici, ed erano destinate ad avviare un intenso dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nel mondo dopo la fine della Seconda guerra mondiale. I decisori politici sotto l’amministrazione del presidente Truman sposarono le convinzioni di Kennan e ne fecero la base per la loro strategia nei confronti dell’Unione Sovietica. L’immagine del nemico si arricchì, nel tempo, di particolari preoccupanti per gli Stati Uniti. Nel 1950, Truman commissionò un documento al Policy Planning Staff del National Security Council che contenesse informazioni sulla politica sovietica (conosciuto come l’NSC 68). Il risultato fu un report dai toni quasi propagandistici, benché riservato esclusivamente all’uso interno del governo: «L’obiettivo del Cremlino […]», scrissero gli esperti del governo federale guidati da Paul Nitze, «è la sottomissione totale dei popoli sotto il suo controllo […]. La politica del Cremlino verso le aree che non sono sotto il suo controllo è l’eliminazione della resistenza al suo volere e l’estensione della sua influenza e controllo. Persegue questa politica perché non può […] tollerare l’esistenza di società libere» <26. Sulla base di una lettura così allarmante per il futuro degli Stati Uniti, la classe dirigente americana decise di mettere in campo tutti gli strumenti utili a spostare in proprio favore gli equilibri internazionali. Le armi e la diplomazia non sarebbero più stati sufficienti a questo sforzo; bisognava sconfiggere i sovietici anche sul piano dell’immaginario collettivo, conquistando “i cuori e le menti” dell’opinione pubblica mondiale.

[NOTE]14 Thomas Zeiler, The Diplomatic History Bandwagon: A State of the Field, in “The Journal of American History”, Vol. 95, No. 4, 2009, pp. 1053-1073 e le risposte di Mario Del Pero, On the Limits of Thomas Zeiler’s Historiographical Triumphalism, in “The Journal of American History”, Vol. 95, No. 4, 2009, pp. 1079-1082 e Jessica Gienow-Hecht, What Bandwagon? Diplomatic History Today, in “The Journal of American History”, Vol. 95, No. 4, 2009, pp. 1083-1086.
16 Nigel Gould Davis citato in Giles Scott-Smith, Western Anti-Communism and the Interdoc Network. Cold War Internationale, London, Palgrave Macmillan, 2012, p. 2.
17 Si veda la riflessione di Leopoldo Nuti, On recule pour mieux sauter, or “What needs to be done” (to understand the 1970s), in Pons and Romero (edited by), Reinterpreting the End of the Cold War., cit., pp. 39-51.
18 Cfr. Melvyn P. Leffler, For the Soul of Mankind: the United States, the Soviet Union and the Cold War, New York, Hill and Wang, 2007.
19 Stephanson, Fourteen Notes, cit.
20 Westad, The Global Cold War, cit., p. 40.
21 Clifford Geertz citato in Michael H. Hunt, Ideology, in Frank Costigliola and Michael J. Hogan (edited by), Explaining the History of American Foreign Relations, Cambridge, Cambridge University Press, 2016, p. 222.
22 L’inizio della corrente storiografica revisionista è attribuito a William A. Williams, The Tragedy of American Diplomacy, New York, Dell Publishing Co., 1962. Cfr. anche Anthony Mohlo and Gordon S. Wood (edited by), Imagined Histories. American Historians Interpret the Past, Princeton, Princeton University Press, 1998, Frank Ninkovich, The Wilsonian Century. American Foreign Policy since 1900, Chicago and London, University of Chicago Press, 1999 e Erez Manela, The Wilsonian Moment. Self-Determination and the International Origins of Anticolonial Nationalism, Oxford, Oxford University Press, 2007; Gordon S. Wood, Empire of Liberty: A History of the Early Republic, 1789-1815, Oxford, Oxford University Press, 2009.
23 Cfr. Michael H. Hunt, Ideology and U.S. Foreign Policy, New Haven and London, Yale University Press, 1987.
24 Walter Lippmann, The Cold War: a Study in U.S. Foreign Policy, New York, Harper, 1947.
25 X, The Sources of Soviet Conduct, in “Foreign Affairs”, Vol. 25, No. 4, Jul., 1947, p. 582.
26 Ibidem.
Alice Ciulla, Gli intellettuali statunitensi e la “questione comunista” in Italia, 1964-1980, Tesi di dottorato, Università degli Studi Roma Tre, 2012

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Copertura mediatica in TV sulla Global Sumud Flottilla


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A Rovereto, la Scienza sul palcoscenico

edu.inaf.it/approfondimenti/in…

Dal 26 al 28 settembre, Rovereto è diventata la capitale della didattica STEM ospitando la finale di Science On stage Italia. Ecco il racconto.

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Le istituzioni della CEE e la Grecia dei colonnelli


Uno dei primi temi sul tavolo sin dall’estate del 1967 era rappresentato naturalmente dalla situazione politica che viveva il più antico partner commerciale europeo, la Grecia, all’indomani del golpe del 21 aprile <93.
Dal 1961, anno della firma del primo accordo di Associazione siglato dal governo moderato di Kostantinos Karamanlis <94, le relazioni tra i Sei e la monarchia ellenica si erano infatti mantenute sostanzialmente buone, ma l’avvio di un’ennesima dittatura militare nel cuore dell’Europa “atlantista”, sotto influenza occidentale, non avrebbe potuto rimanere senza conseguenze.
Il Commissario italiano si trovò così a dover prendere da subito in carico una situazione molto delicata, che coinvolgeva da vicino gli stessi organi di Associazione. Edoardo Martino si era del resto già interessato in prima persona alle vicende istituzionali greche, mentre ricopriva ancora la carica di Presidente della Commissione politica parlamentare a Strasburgo. Già nel maggio 1967, a poche settimane dai fatti di Atene, si era fatto relatore di una risoluzione congiunta insieme all’eurodeputato olandese Schuijt, co-presidente del Consiglio di Associazione, che invitava di fatto l’Europa ad un’interruzione immediata delle sue relazioni diplomatiche con il Paese.
“[…] Quanto accaduto in Grecia ci preoccupa come se fosse accaduto in casa nostra, perché abbiamo sempre sostenuto in quest’aula, e fuori, che l’accordo di associazione non rappresenta altro che un primo e necessario passo per la completa partecipazione greca alla nostra opera di costruzione di un’Europa unita e democratica. […] La Comunità stessa, in queste condizioni, non ha potuto assumere alcuna posizione ufficiale. Il Consiglio dei ministri dell’associazione, che avrebbe dovuto riunirsi per approvare la relazione annuale da presentare alla Commissione parlamentare mista, non è stato convocato. E poi, come convocare la Commissione parlamentare mista se il Parlamento ellenico non esiste più? […] In questo Parlamento che costituisce presidio democratico delle libertà europee noi sappiamo, signor Presidente, qual è oggi il nostro compito, il nostro dovere: è intanto quello di denunciare l’estrema gravità della situazione determinata dal Colpo di Stato. Per questo abbiamo presentato una interrogazione con discussione, invocando l’urgenza. Ma il nostro compito e il nostro dovere è anche quello di favorire con ogni mezzo il ritorno alla normalità democratica del Paese amico. A questa normalità la Grecia non può non ritornare se essa desidera veramente continuare con noi sulla via dell’unità europea. E ci auguriamo che essa vi torni al più presto” <95.
E’ noto come una simile intransigenza fosse condivisa negli stessi mesi dalla maggioranza dell’Assemblea parlamentare, e dallo stesso Jean Rey, in procinto di assumere la guida della prima Commissione unificata, ma al contempo come fosse ben lontana dal riguardare le cancellerie dei Sei e le loro rappresentanze a Bruxelles <96.
Se la dimensione di una necessaria stabilità geopolitica del continente si trovava giocoforza confermata come prevalente, si stava provando in ogni caso ad agire, pur nei ristretti margini consentiti al Berlaymont, senza poter però affondare del tutto il colpo. Dopo diverse settimane d’interruzione, e qualche avvicendamento, spesso dai risvolti drammatici, nella composizione dei membri di parte greca, i lavori del Consiglio di Associazione ripresero già dal luglio seguente <97.
L’autunno seguente vide protagonista la nota vicenda della mancata concessione di un prestito di 10 milioni di dollari che la Banca Europea per gli Investimenti avrebbe dovuto concedere al governo greco entro il 31 ottobre 1967, nell’ambito delle convenzioni finanziarie rientranti nei precedenti accordi. Il parere negativo fornito da Palais Berlaymont ad un’operazione del genere non riuscì ad essere superato dal Consiglio dei ministri economici delle Comunità, che, non trovando l’unanimità in materia, fu costretto per una volta ad allinearsi agli indirizzi della Commissione <98. Tutto ciò poteva però difficilmente scalfire una situazione comunque contrassegnata da una certa dose di ambivalenza e per certi versi di malcelato imbarazzo, almeno da parte di alcuni ambienti comunitari, che era destinata a trascinarsi ancora a lungo, in sostanza fino al più generale stravolgimento politico che avrebbe interessato il Paese ellenico e l’intera area sudeuropea nel 1974-1975. Imbarazzo tanto più evidente alla luce dei fatti che nel frattempo stavano accadendo nel mondo d’Oltrecortina <99, e che contribuivano ad offuscare sempre più l’immagine delle istituzioni europee agli occhi dell’opinione pubblica dei Sei, oramai particolarmente sensibile a certi temi. Ancora all’inizio del 1969, il dibattito a Strasburgo non mancava di evocare in chiave polemica lo stato dei rapporti tra Bruxelles ed Atene. L’aver distinto all’interno del Consiglio di Associazione gli aspetti del dialogo inter-istituzionale e culturale da quelli più eminentemente commerciali <100 non poteva di certo bastare a fugare le critiche di una parte consistente dell’Assemblea parlamentare, e di questo lo stesso Martino si dimostrava ben consapevole. Nel corso della seduta del 7 maggio 1969, ad esempio, il Commissario alle Relazioni Esterne fu coinvolto in prima persona dalle sollecitazioni giunte nei giorni e nelle settimane precedenti da vari parlamentari. La richiesta ufficiale di abbandono di ogni ambiguità nelle relazioni con il regime ellenico da parte della Comunità fu perorata a Strasburgo in primis da Carlo Scarascia Mugnozza, all’epoca presidente della Commissione politica del Parlamento e, come si è visto, successore proprio di Martino allo stesso incarico <101. Richiami in questa direzione erano in realtà già arrivati, a fine gennaio, dall’Assemblea consultiva del Consiglio d’Europa, e una parte degli europarlamentari soprattutto di area social-democratica aveva avuto buon gioco nel riprenderli <102.
Nel ricordare quanto fatto, anche dietro sua iniziativa, già poco dopo gli avvenimenti del 1967, ad esempio con gli appelli portati avanti dal Parlamento, in quell’occasione Martino non si sottraeva dal ritornare, non senza accenti polemici, sulle responsabilità da attribuire ad altri organi delle Comunità presenti nelle istituzioni bilaterali – bien sur il Consiglio CE – per la mancata interruzione generale di tutti i rapporti, stigmatizzando come non tutto fosse in suo potere, e, anzi, la Commissione fosse suo malgrado relegata ad classico ruolo ancillare da parte dei Sei governi centrali e dei loro apparati diplomatici.
“[…] Non farò torto all’onorevole Romeo ricordandogli che l’accordo di Atene […] è stato concluso tra la Comunità e gli Stati membri, da una parte; e lo Stato ellenico dall’altra; e che il Consiglio d’associazione è quindi composto, per quanto concerne la Comunità, dal Consiglio e dalla Commissione della C.E.E. Ne consegue che la linea di azione comunitaria è definita dalle istituzioni della Comunità e che pertanto nessuna decisione relativa all’ applicazione dell’accordo di Atene può essere presa dalla sola Commissione. Questo non significa, naturalmente, che la Commissione sia rimasta indifferente nei riguardi del regime costituzionale di un Paese che aspira a divenire membro della Comunità: se n’è anzi vivamente preoccupata e ne ha discusso in Consiglio, […] ed è giunta, con il Consiglio, alla conclusione che si dovesse soprassedere alla discussione di taluni sviluppi futuri, limitandosi, per il momento, alla gestione ordinaria dell’accordo […]” <103.
Dunque, ancora una volta, se si era in cerca di responsabilità politiche queste non dovevano essere indirizzate a Palais Berlaymont, che aveva fatto tutto quanto – poco, si conveniva <104 – in suo potere per prendere le distanze per lo meno in termini di indirizzo politico da un regime manifestamente autoritario, mantenendo netta la distinzione tra gestione “ordinaria” dell’accordo del 1961, che doveva proseguire, e prospettive di più lungo termine, sospese a tempo indeterminato.
Nei dodici mesi seguenti, lo stallo proseguì in definitiva senza significativi passi in avanti, mantenendo il commissario italiano in una situazione di involontaria ambiguità che non si fatica a cogliere nella documentazione privata giuntaci come mal sopportata <105. L’interruzione totale delle relazioni tra Bruxelles ed Atene poteva evidentemente essere decisa solo ad un livello intergovernativo, e la diplomazia comunitaria altro non poteva fare se non bloccare almeno la cooperazione istituzionale (su tutti lo scambio di visite da parte di delegazioni parlamentari) prevista dal Consiglio di Associazione, in attesa di un ritorno ad un pieno assetto democratico delle istituzioni elleniche, ancora tuttavia imprevedibile nelle tempistiche. E d’altra parte anche a Bruxelles cominciò a pesare non poco la preoccupazione che una chiusura complessiva dei rapporti col Paese ellenico potesse aggravare ulteriormente la già tragica situazione politica interna <106.
Dove non arrivava la politica, potevano tuttavia giungere iniziative di carattere personale, in una dinamica che può spiegare bene certi aspetti del funzionamento degli organi CE in contesti simili. Nel corso del 1968 infatti, Martino si interessò in prima persona, su segnalazione e per tramite del suo gabinetto politico guidato all’epoca da Paolo Antici, al destino del professor Spyros Calogeropoulos Stratis, docente di Diritto Internazionale all’Università di Atene, già Segretario del Movimento Europeista greco, che il governo del colonello Papadopoulos aveva collocato a riposo anzitempo <107. Per le sue posizioni, l’accademico poteva annoverarsi tra i tanti dissidenti della dittatura, che per questo motivo si era indirettamente proposto per un’ancora imprecisata collaborazione scientifica con gli uffici della Commissione, di cui fu avvertito tramite il suo segretario personale Raymond Rifflet lo stesso presidente Rey. Superando qualche perplessità iniziale derivata dalla difficoltà nell’individuare un progetto scientifico chiaro da affidare al giurista <108, anche grazie all’intervento di Martino e del suo gabinetto la Divisione del personale della CEE decise in senso favorevole nell’autunno 1968.
Il progressivo stabilizzarsi del regime dittatoriale greco, ratificato dalla nuova Costituzione del 1968, comportò quindi una prima battuta d’arresto per gli sforzi compiuti dalle Comunità europee sulla strada di una nuova e più assertiva politica estera. Quasi a fare da contraltare a quanto precede, la parallela vicenda dell’altrettanto difficile proseguimento delle relazioni diplomatiche con Ankara, gettate oramai da diversi anni, e di cui Martino fu di nuovo protagonista.

[NOTE]93 Sul tema si rimanda, per una prima analisi coeva ai fatti, al lavoro di Mario CERVI, Dove va la Grecia? Dal colpo di Stato al referendum, Mursia, Milano 1968. D’interesse anche il volume di S. ROUSSEAS, Grecia contemporanea, Feltrinelli, Milano 1968. Si veda anche R. CLOGG e G. YANNOPOULOS (a cura di), Greece under military rule, London 1972, e R. CLOGG, A Concise History of Greece, Cambridge University Press, Cambridge 2013, in particolare pp. 152-165. Da segnalare infine, per un punto di vista limitato alle sole relazioni italo-greche, il recente P. SOAVE, La democrazia allo specchio. L’Italia e il regime militare ellenico 1967-1975, Rubbettino, Soveria Mannelli 2014.
94 I negoziati del 1958-1961 confluiti nel primo accordo di Associazione sono richiamati in breve da G. BOSSUAT e A. LEGENDRE, Il ruolo della Commissione nelle relazioni esterne, in M. DUMOULIN (a cura di), cit., pp. 374-375. Per una ricostruzione più approfondita dei rapporti tra Grecia e CE nel ventennio 1961-1981 si rimanda invece al saggio di P. PAPASTRATIS, Opening the Gates to Enlargement. The debate on the Entry of Greece, in A. LANDUYT-D.PASQUINUCCI (a cura di), Gli allargamenti della CE/UE. 1961-2004, tomo I, il Mulino, Bologna 2005, pp. 289-302.
95 ASUE, EM 76 “Association CEE-Grèce 13 mars/20 octobre 1967”, verbale dell’Assemblea parlamentare europea, seduta di lunedì 8 maggio 1967.
96 Per questi anni cfr. A. VARSORI, L’Occidente e la Grecia: dal colpo di Stato militare alla transizione alla democrazia (1967-1976), in DEL PERO-GAVIN-GUIRAO-ID, Democrazie, op.cit., pp. 5-94, in particolare sulle diverse reazione al golpe tra USA e CE si veda pp. 20-24.
97 ASUE, EM 76, Compte-rendu sommaire de la 49e reunion du Comité d’Association CE-Grèce, Secretariat Exécutif de la Commission des Communautes Europeennes, Bruxelles, 19 juillet 1967, confidentiel.
98 Il ruolo di Edoardo Martino nel dipanarsi della vicenda non può per onestà definirsi rilevante, ma erano note da tempo le sue posizioni personali in merito ai segnali da dare, da parte europea, verso il nuovo corso avviato ad Atene. Si veda la documentazione in ASUE, EM 77 “Association CEE-Grèce” (23 octobre 1967- 24 avril 1968), Nota confidenziale per i membri della Commissione, s.d. ma collocabile nel marzo 1968.
99 Il riferimento non può che andare alla Primavera di Praga e all’onda emotiva che questa provocò immancabilmente nel corso del 1968 anche in Europa occidentale. La posizione di condanna netta dell’intervento sovietico e della cosiddetta “dottrina Breznev” da parte delle CE per voce di Martino ne favoriva l’accreditamento in sede internazionale come istituzione a difesa delle libertà democratiche e di autodeterminazione di ogni popolo, difficilmente conciliabile, agli occhi dell’opinione pubblica, con il perdurare di rapporti ufficiali con una dittatura militare. Si veda in ASUE, EM48, La distensione in Europa e l’invasione della Cecoslovacchia, discorso pronunciato all’Assemblea di Strasburgo il 1° ottobre 1968.
100 Già nel novembre 1968 il commissario democristiano evidenziava, dati alla mano, come il caso greco fosse l’unico in cui il volume complessivo degli scambi import-export con i Sei non fosse diminuito a causa della congiunturale contrazione dell’economia globale ormai incipiente, e anzi fosse aumentato fino a raggiungere i 59,2 miliardi di dollari totali. In ASUE, EM48, Les investissements étrangers dans la Grèce, relazione da presentare alla Commissione Esecutiva, s.d. ma collocabile entro il 1° dicembre 1968.
101 ASUE, EM 48, L’Associazione CE-Grecia dopo il colpo di Stato, discorso pronunciato all’Assemblea di Strasburgo, 7 maggio 1969.
102 Ibidem, EM 80 Association CEE-Grèce (novembre 1968-mars 1969), Rapport sur la situation en Grèce du M. van der Stoel presenté à l’Assemblé Consultative du Conseil de l’Europe du 28 janvier 1969.
103 ASUE, EM 48, L’Associazione Ce-Grecia dopo il colpo di Stato, cfr. supra.
104 Non mancano infatti, né nei commenti personali alle note preparate dalla Direzione Generale I, né nei suoi interventi pubblici, reiterati cenni all’insufficienza dei margini decisionali concessi alla Commissione.
105 L’intervento sopra richiamato è solo uno dei tanti che vede Martino protagonista di polemiche su questo tema nel periodo.
106 Un pericolo che si avvertiva spesso nelle comunicazioni tra i vari uffici della Commissione inerenti alla crisi greca, e che per esempio ricorre prima del mancato prestito al governo greco da parte della BEI.
107 ASUE, EM 77 “Association CEE-Grèce”, Prof. Calogeropoulos Stratis a Edoardo Martino, Atene, 1° febbraio 1968.
108 Nota a mano probabilmente dello stesso Levi Sandri: “D’accordo, ma quale può essere un tema “accettabile” dalla maggioranza dei commissari?” in ASUE, EM 77, Paolo Antici a Giovanni Falchi, capo di gabinetto del Vicepresidente (e commissario alle Politiche Sociali, ndr) Lionello Levi Sandri, Bruxelles 6 marzo 1968, confidenziale.
Lorenzo Meli, L’europeismo italiano nell’“età delle crisi”. Il contributo dei politici democristiani alla Commissione Esecutiva CE (1967-1984), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2015-2016

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Fallire in avanti: il senso del “fail forward” nei giochi di ruolo


Chiunque abbia giocato a un gioco di ruolo conosce bene questa scena: il gruppo di personaggi si trova in una biblioteca polverosa alla ricerca dell’unico documento che contiene la prova decisiva. Si tirano i dadi per investigare, ma i risultati sono pessimi. Nessuno supera la difficoltà. E ora? La storia si blocca. I giocatori si guardano, il master sfoglia le note, il tempo passa. Forse bisogna improvvisare una scorciatoia, o semplicemente arrendersi: “non trovate niente”.

Questo è l’incubo di molti tavoli: un fallimento che non produce niente. Non un colpo di scena, non una nuova direzione, ma un vuoto. È da qui che nasce il concetto di fail forward, spesso tradotto come “fallire in avanti”.

Il fail forward è un approccio secondo cui il fallimento non deve bloccare la narrazione, ma spingerla da qualche parte. Non si tratta di trasformare i fallimenti in successi travestiti, né di annullare il rischio. Si tratta piuttosto di considerare ogni esito, positivo o negativo, come un cambio di stato che fa avanzare la fiction.

Nato in ambienti di design narrativo e discusso in particolare nei giochi indie degli ultimi vent’anni, il fail forward è diventato un concetto ricorrente nelle conversazioni tra giocatori e autori. A volte esaltato, a volte frainteso, rimane uno degli strumenti più interessanti per capire come gestire la tensione al tavolo.

Perché il fail forward è utile


Il primo motivo è semplice: evita lo stallo. Nessuno vuole che una sessione intera si inceppi perché un tiro sfortunato impedisce al gruppo di accedere a un’informazione cruciale o di varcare una porta chiusa. I giochi sono esperienze collettive, e l’inerzia è nemica del divertimento.

Il secondo motivo riguarda il ritmo narrativo. Un buon racconto —che sia scritto, filmato o giocato al tavolo— non rimane mai fermo. Ogni scena deve portare qualcosa di nuovo. Un fallimento che lascia le cose identiche a prima è narrativamente sterile. Al contrario, un fallimento che produce complicazioni aggiunge tensione e sostanza.

Terzo: il fail forward trasforma il fallimento in opportunità creativa. Invece di dire “non riesci”, possiamo chiederci: cosa succede di imprevisto? Che nuovo PNG entra in scena? Quale problema emerge? Quale risorsa si perde? Il gioco si arricchisce di dettagli e il mondo di gioco sembra più vivo, perché reagisce agli eventi.

Infine, il fail forward aiuta a dare senso al rischio. Se i fallimenti portano a conseguenze significative, i successi acquistano più valore. In un sistema dove il peggio che può capitare è “non succede nulla”, il rischio è piatto. Invece, quando il fallimento comporta nuovi sviluppi, i giocatori percepiscono che ogni tiro importa davvero.

Come applicarlo in gioco


Il fail forward non è una regola scritta in pietra, ma un atteggiamento. La domanda chiave è: come cambia la situazione dopo questo tiro?

Se la risposta è “non cambia”, allora siamo davanti a un’occasione persa. Se la risposta è “qualcosa si muove, in bene o in male”, allora siamo sulla strada giusta.

Tipologie di conseguenze


  • Costo: il personaggio ottiene ciò che voleva, ma a caro prezzo. Perde tempo, denaro, salute, reputazione.
  • Complicazione: l’azione fallisce, ma succede qualcos’altro di interessante. Arriva una guardia, si rompe l’oggetto, si rivela un imprevisto.
  • Apertura narrativa: il fallimento non porta all’obiettivo sperato, ma apre nuove strade. Il documento cercato non si trova, ma emerge una lettera che allude a un personaggio misterioso.


Coerenza con il tono del gioco


Il fail forward non ha lo stesso sapore in ogni contesto. In un dungeon crawler letale, fallire può voler dire subire una trappola mortale. In una commedia romantica, fallire può voler dire che l’appuntamento va male ma genera una scena imbarazzante e divertente. La regola d’oro è: che tipo di storia stiamo raccontando? Le conseguenze devono armonizzarsi con il tono.

Esempi concreti


  • Investigativo: invece di “non trovi niente”, il fallimento può portare a un indizio incompleto, fuorviante o compromettente. Magari trovi il documento, ma è macchiato e manca la parte cruciale.
  • Azione: un colpo mancato può significare che l’avversario contrattacca, o che il personaggio perde la posizione favorevole.
  • Sociale: fallire un tiro di persuasione non vuol dire “non ti ascolta”, ma “ti ascolta e si insospettisce”, oppure “accetta, ma a condizioni molto più dure”.

Il punto non è proteggere i personaggi dalle conseguenze, ma rendere ogni esito significativo.

I limiti del fail forward


Come ogni concetto che prende piede, anche il fail forward rischia di essere trattato come un dogma. Ma ha dei limiti, ed è importante riconoscerli.

Non banalizzare il fallimento


Se il fallire diventa sempre un successo mascherato, si perde il senso del rischio. Non tutto deve andare avanti come previsto: il gioco ha bisogno anche di cadute autentiche.

Attenzione al ritmo


Non ogni tiro richiede un fail forward. A volte il silenzio, il vuoto, il “non succede” possono avere senso, specie se il gioco punta sull’atmosfera o sull’attesa. Un horror può trarre forza anche dal nulla che avanza.

Effetto tapis roulant


Se ogni fallimento porta solo a “un altro ostacolo da superare”, il rischio è di appiattire la tensione. Non si percepisce un cambiamento reale, solo una sequenza infinita di problemi. Per questo è importante variare: a volte un fallimento deve portare a un cambiamento drastico, non solo a un ostacolo in più.

Buone pratiche per bilanciarlo


Il fail forward non è un pulsante da premere, ma uno strumento da dosare. Alcuni accorgimenti possono aiutare.

  1. Alternanza di esiti: non solo complicazioni. Anche successi netti e fallimenti duri devono avere spazio, per mantenere la varietà e la tensione.
  2. Valorizzare le risorse: far pesare il costo delle azioni fallite, che siano punti vita, tempo, o semplicemente opportunità perse.
  3. Evitare la scorciatoia narrativa: il fail forward non serve ad arrivare comunque “alla trama scritta”. Serve a creare insieme una storia che avanza in modi imprevisti.
  4. Lasciare spazio alle sorprese: un buon fail forward apre strade nuove, che nessuno al tavolo aveva pianificato. È un invito a esplorare il non previsto.


Conclusione: fallire è giocare


Il fail forward, in fondo, non è un trucco da manuale ma un atteggiamento verso il gioco. Significa riconoscere che il fallimento non è un’interruzione ma una trasformazione. Che una porta chiusa non è un muro, ma l’occasione per trovare un’altra strada.

Non bisogna trasformarlo in una religione, né usarlo per sterilizzare i rischi. Deve restare ciò che è: uno strumento per mantenere la storia viva, interessante, sorprendente.

Alla fine, la misura del fail forward non sta nei manuali né nei forum, ma nelle esperienze concrete di gioco. Nei tavoli in cui i giocatori ridono perché il loro piano è andato in fumo, ma da quel disastro è nata una delle scene più memorabili. Nei momenti in cui un fallimento non ha bloccato la serata, ma l’ha resa migliore.

Fallire in avanti significa ricordare che anche gli errori raccontano. E nei giochi di ruolo, raccontare insieme è tutto ciò che conta.

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centroscritture.it : nuova stagione di corsi

intestazione / logo del CentroScritture
centroscritture.it

Nuova stagione di corsi, 2025-2026


La nuova programmazione didattica è online:
10 nuovi corsi da ottobre 2025 a giugno 2026

Lo scorso anno ci siamo concentrati, in buona parte, sulle idee di poesia, astraendo dai testi verso riflessioni generali di poetica ed estetica. Quest’anno abbiamo impostato la programmazione per entrare direttamente nei testi, la materia viva, il punto di partenza e di arrivo della poesia:

PRIMO CICLO
ottobre 2025 – febbraio 2026
Cinque corsi:
Vittorio Sereni, un classico del Novecento di riferimento per la lirica di oggi, e due maestri della sperimentazione, Emilio Villa e Corrado Costa, per il nuovo ciclo di monografie alla scoperta di autori cardinali della poesia italiana contemporanea. Anatomia del testo poetico: un nuovo orizzonte interpretativo. Sette poesie esemplari al microscopio per ripercorrere la tradizione lirica del secolo passato.

SECONDO CICLO
marzo – giugno 2026
Cinque corsi:
Il testo poetico al setaccio: le linee alternative alla tradizione lirica, e autocommenti: la parola ai poeti di oggi. In che mondi si muove, e come, una poesia una volta pubblicata? Un viaggio esplorativo, storico e prospettico, nel “poetico” visto da fuori. Quinta edizione del nostro laboratorio, con editing collettivo e pubblicazione. Mario Benedetti: il poeta più intenso ed emblematico del passaggio del secolo.

di séguito le prime tre sequenze di lezioni, nel dettaglio:

CORSI IN PARTENZA DAL 21 OTTOBRE 2025

Tutte le lezioni saranno registrate in diretta nel giorno e ora del loro svolgimento, e messe a disposizione degli iscritti il giorno seguente in una sezione dedicata del sito, così da poterne usufruire in ogni momento e senza limite.

da martedì 21 ottobre 2025 ore 18
Vittorio Sereni
Monografie #9


​Nuovo ciclo di corsi monografici approfonditi su autori fondamentali per comprendere l’evoluzione della scrittura poetica in Italia dal Novecento a oggi. Dall’esordio in clima ermetico di Frontiera (1941) alla lucida, disincantata malinconia di Stella variabile (1981), in un percorso segnato da poche tappe essenziali e caratterizzato dall’intreccio tra intima meditazione e scrupolosa attenzione per il contesto storico e sociale, Vittorio Sereni [1913-1983] si è imposto come una figura di riferimento della seconda metà del secolo, stabilendo un modello di classicità contemporanea ancora oggi determinante.

con Maria Borio, Stefano Colangelo, Claudia Crocco, Tommaso Di Dio, Guido Mazzoni, Niccolò Scaffai

§

da giovedì 23 ottobre 2025 ore 18
L’interno. Poesia come testo


​Che cos’è una poesia? In un senso minimo, è un prodotto linguistico. Per lungo tempo è stato orale; oggi, almeno nella nostra cultura, lo consideriamo prevalentemente scritto. Una poesia è dunque un testo. In quanto tale ha le sue caratteristiche oggettive, che pertengono alla facoltà umana del linguaggio e possono essere isolate sia dall’autore che dal contesto. L’enorme varietà di testi che consideriamo poetici, alla luce dell’espansione di forme che ha caratterizzato la modernità, rende ormai insufficiente l’interpretazione di un testo poetico con i soli strumenti ermeneutici tradizionali, retorici stilistici e metrici. In questo corso proveremo ad ampliare l’orizzonte interpretativo ricorrendo alla linguistica testuale, e per farlo entreremo, come veri e propri esploratori, in quel “microcosmo sintetico” che riflette, materializza e fissa la stessa cognizione umana: il testo. Ci chiederemo, alla fine dell’esplorazione, se e in che termini abbia ancora senso pensare al “poetico” come a una specifica proprietà testuale.

con Valerio Massaroni

§

da lunedì 27 ottobre 2025 ore 18
La tradizione del Novecento
Dentro il testo poetico #1


​Ogni lezione un testo, letto analizzato e commentato, nel primo di tre corsi pensati per sviscerare le qualità intrinseche della scrittura poetica della modernità italiana, spesso di non facile accesso, e restituirne tutta la ricchezza e la complessità. Da Guido Gozzano ad Antonella Anedda, sette grandi testi della lirica novecentesca.

Lezioni di Laura Barile, Maria Borio, Stefano Bottero, Fiammetta Cirilli, Massimiliano Manganelli, Francesca Santucci, Andrea Temporelli

*

Il programma completo e le modalità di iscrizione sono sul sito all’indirizzo https://www.centroscritture.it/corsi


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michael hardt in italia per “i settanta sovversivi” (deriveapprodi)


Roma, 7 ottobre, ore 18, Esc atelier autogestito, via dei Volsci 159 –
Hardt discute il libro con Chiara Giorgi e Roberto Ciccarelli

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“Transgender: A Transitioned Woman and a MAGA Mama”


Mi è capitato, a caso, di trovare qualcosa di strano su YouTube stasera, del tipo… Jubilee, eccetto che non è una roba ragebait fatta per fare soldi a discapito della morale aumentando la polarizzazione politica per mezzo di “dibattiti” in malafede con conseguente peggioramento del mondo, ma tipo l’esatto opposto…! Non direi che è perfettissimo, ma certamente un’occhiata se la merita, in un contesto in cui l’unica alternativa sono la distruzione (“liberal destroyed!“), l’umiliazione (“conservative humiliated!“), e gira che ti rigira non c’è mai conversione di più gente verso il bene assoluto… 💔

youtube.com/watch?v=mQlarHFPoa…

(In questo caso sulla questione transgender, ma non è questo il punto che voglio fare.) A primo impatto pareva un altro di quei video che puzzano, ma, guardando meglio, vedendo che ruota attorno al fatto di un modo diverso di fare politica, effettivamente devo dire che non viene dal gabinetto, affatto. L’idea pare sia che, per argomenti che oggettivamente non sono politicamente dibattibili in buona coscienza — perché è buono dibattere sul sistema economico migliore, o sul sistema elettorale, o sull’urbanistica, o su tremila altre cose, ma mai e poi mai sulla natura delle persone o sui diritti o cose di quel tipo — appunto non si fa un dibattito, ma una conversazione basata su ascolto, immedesimazione, ed empatia (questa che negli Stati Uniti viene trattata come una parolaccia… e nel resto dell’occidente non a tal punto, ma comunque con disprezzo, siamo rovinati). 😿

Ora… un po’ di fetore comunque l’ho percepito, ma spero sia perché questi qui ancora devono prendere la mano (questo è il loro primo video, ne hanno anche altri più nuovi ma non li ho visti). Per dire, la signora nera, per i primi 20 minuti buoni, come si evince gravemente dal linguaggio del corpo, ha tenuto questo brutto atteggiamento di superiorità e distacco, che ovviamente è l’opposto dell’accettazione che si voleva raggiungere (e che si è raggiunta, menomale, per una buona volta) alla fine… e non penso che le si possa dare la colpa di questo perché, come si vede, è una persona normale, che è arrivata lì con purtroppo il cervello lavato da idee di odio da parte dei politici, però credo il moderatore avrebbe dovuto tentare di spegnerla un po’. (E poi, quando si è resa più alla pari dell’altra tizia, ha menzionato delle cose che paiono proprio false; di nuovo, non colpa sua, perché appare in buona fede, e dunque la vera colpa è di chi gli ha fatto credere le stronzate… però il fact-checking live ci potrebbe stare.) 🥱

Insomma… chi mai lo avrebbe detto che, forse, se si spera di rendere il mondo un posto migliore, e distruggere, eliminare, annichilire (in questo caso si, è lecito sperarlo proprio in questi termini) tutto ciò che rappresenta l’odio e la divisione umana, non bisogna rispondere al male con il male, ma con il bene… e quindi, con oggi abbiamo magicamente risolto la merda nel mondo??? 😳

…Purtroppo, a fine post, è il momento delle cose tristi: tutto ciò temo sia proprio utopia. Se è servita 1 (una) ora di conversazione per unire così due persone altrimenti radicalmente incomprese, temo sia impossibile risanare l’umanità intera; ed è un problema, perché questa sarebbe condizione necessaria se si spera di eradicare davvero il male… perché esso è come un virus latente che tutti portiamo dentro, e che in ogni momento può attecchire in noi o contagiare altri, e dunque se non lo si elimina in un solo colpo non lo si eliminerà mai. E purtroppo lo sappiamo bene: 2000 anni fa ci avrebbe provato Gesù Cristo, a salvare l’umanità, e lo hanno crocifisso… poi si può forse dire che ci ha provato Gandhi a suo modo, e lo hanno perseguitato… E ora io quindi sono estremamente triste, quindi buonanotte così. (Malanotte, cioè; spero davvero che nel sonno io mi trasformi in un gatto, così da non dover avere mai più a che fare con questa umanità intrinsecamente corrotta, di cui vorrei non essere parte anche io, perché mi rendo conto di avere anche io i miei difetti e non riuscire ad essere perfetta come vorrei tutti lo fossimo… 😭)

#empatia #TheEnemiesProject #transgender

Questa voce è stata modificata (8 mesi fa)
in reply to minioctt

prima lo dicevo ironicamente, ma sono sempre più convinta che l’unico modo possibile per eliminare davvero l’odio e la sofferenza nell’umanità sia di eliminare l’umanità: centinaia di bombe atomiche sull’intero pianeta, e basta.
vorrei ci fosse qualcosa di meno drastico, che magari non vada ad eliminare anche le specie non umane, ma sembra sempre più impossibile.
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8 ottobre, roma: presentazione di “queer cuisine” (tic, 2025), di marco santarelli


mercoledì 8 ottobre 2025 alle ore 18:30
@ TRAleVOLTE, Piazza di Porta San Giovanni, 10 Roma

presentazione del libro

presentazione di 'Queer cuisine', di Marco Santarelli (Tic 2025)
cliccare per ingrandire

Queer Cuisine è un ricettario gastronomico che inquadra un periodo significativo della storia della cucina popolare italiana, che ha visto l’adozione di ingredienti e preparazioni che segnano una rottura con la tradizione della cucina regionale di stampo familiare. E lo fa coniugando l’evoluzione della tavola con la più vasta emancipazione culturale e sessuale che vede protagonisti i movimenti omosessuali e il femminismo.

Come siamo passati dalle polpette al sugo al cocktail di scampi? E quando abbiamo imparato che il risotto alla fragola poteva emanciparci da vecchie omofobie e miti patriarcali? Nella straordinaria storia della cucina italiana, è tempo di rinunciare al soffocante provincialismo passatista per approdare con slancio a una libera cucina nouvelle, aperta alla panna dappertutto, alla vodka col pomodoro e all’erotismo della frutta coi carboidrati.

Attraverso una rassegna di ricette che tra gli anni Settanta e Novanta illustrano il compimento felice di una notevole eresia gastronomica, Marco Santarelli ci guida alla comprensione di cosa ha significato in Italia l’ideale di una nouvelle cuisine di massa.

Intervengono:

Giuseppe Garrera storico dell’arte, collezionista e curatore

Antonio Syxty artista, regista di teatro

Michele Zaffarano scrittore e traduttore

Marco Santarelli è studioso di gastronomia. Si occupa principalmente di cucina popolare tra modernità e contemporaneità. Ha svolto una intensa attività giornalistica come critico gastronomico per diverse testate, e in particolare – come titolare della rubrica gastronomica del “Trovaroma” di Repubblica dal 1986 al 2000 – è stato testimone e interlocutore partecipe dei cambiamenti che hanno rivoluzionato la ristorazione a Roma. Collaboratore alla Guida dell’Espresso negli anni iniziali, curatore di eventi e primo autore di una guida della ristorazione a Roma e nel Lazio, ha abbandonato la critica gastronomica per dedicarsi alla ricerca storica (L’apparecchio del gusto, Quodlibet 2008).

Queer Cuisine è uscito per Tic Edizioni, Roma, nella collana Alimentare diretta da Roberto Muzi: ticedizioni.com/collections/al…

Associazione Promozione Sociale TRAleVOLTE
Piazza di Porta San Giovanni, 10 Roma
Web: http://www.tralevolte.com

#78Ricette #Alimentare #AntonioSyxty #cucina #eresiaGastronomica #gastronomia #GiuseppeGarrera #MarcoSantarelli #MicheleZaffarano #nouvelleCuisine #QueerCuisine #recipe #recipes #RobertoMuzi #Tic #TicEdizioni #TraLeVolte #TRAleVOLTE #TRAleVOLTEAPS

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sono aperte le iscrizioni all’undicesima edizione del premio di poesia elio pagliarani


logo Premio Pagliarani

XI edizione del Premio nazionale di poesia
Elio Pagliarani, 2025-2026


GIÀ DA ORA È POSSIBILE ISCRIVERSI ALL’UNDICESIMA EDIZIONE DEL PREMIO NAZIONALE DI POESIA ELIO PAGLIARANI. Bando e Regolamento sono pubblicati sul sito e su fb.
La scadenza per l’ iscrizione degli autori è il 15 gennaio 2026, ore 12.

https://premionazionaleeliopagliarani.it/premio-nazionale-undecima-edizione-news


qui il Bando

qui il Regolamento

qui la Dichiarazione di accettazione

§

estratto dal bando di concorso:

articoli fondamentali del bando di concorso Premio di poesia Elio Pagliarani
cliccare per ingrandire

estratto dal regolamento:

estratto dal regolamento del Premio Nazionale di poesia Elio Pagliarani, XI edizione, 2025-26
cliccare per ingrandire

#AssociazioneLetterariaPremioNazionaleElioPagliarani #BandoDelPremio #bandoDelPremioPagliarani #BibliotecaPagliarani #CentroStudiEBibliotecaSullaPoesiaContemporanea #CentroStudiElioPagliarani #poesiaEdita #poesiaInedita #premioAllaCarriera #PremioNazionaleElioPagliarani #PremioPagliarani #RegolamentoDelPremio #regolamentoDelPremioPagliarani

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4 ottobre, roma, convegno di studi: a cento anni dal ‘non mollare’


Federazione Italiana Associazioni Partigiane
Via S. Francesco di Sales 5, Roma

Convegno di Studi
” … a cento anni dal NON MOLLARE”
Roma

4 ottobre 2025
ore 15:30 – 19:30

Inizio lavori

ore 15.30
Saluti istituzionali

Luca Aniasi
(Presidente FIAP)

Bianca Cimiotta Lami
(Vicepresidente FIAP)

Matteo Stefanori
(Casa della Memoria e della Storia, Roma)

Introduce e presiede
Andrea Ricciardi
(FIAP e Fondazione Rossi-Salvemini)

*

Intervengono

Sergio Bucchi (Università La Sapienza, Roma)
Salvemini, l’Italia liberale e la democrazia

Antonella Braga (Fondazione Rossi-Salvemini)
Tre riviste libere: “Rivoluzione liberale”, “IlCaffè”, “Non Mollare”

Fabio Vander (Senato della Repubblica)
I comunisti e il “Non Mollare”

Mimmo Franzinelli (Fondazione Rossi-Salvemini)
Il “Non Mollare” contro le fake-news di Regime

ore 17.30
Chille de la balanza
“Non Mollare”. Interviste impossibili

ore18.00
Tavola rotonda
“Non mollare”: la libertà di stampa tra ieri e oggi

Introduce e presiede
Andrea Ricciardi
(FIAP e Fondazione Rossi-Salvemini)

Intervengono
Roberta Carlini (Istituto Universitario Europeo, Firenze)
Eric Jozsef (“Libération”)
Enzo Marzo (“Critica Liberale”)

___

Federazione Italiana
Associazioni Partigiane.
Via S. Francesco di Sales 5, Roma

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili in sala
L’iniziativa verrà trasmessa in diretta streaming sulla Pagina Facebook della FIAP: facebook.com/FIAPItalia

#AndreaRicciardi #antifascismo #AntonellaBraga #BiancaCimiottaLami #comunisti #CriticaLiberale #EnzoMarzo #EricJozsef #FabioVander #FederazioneItalianaAssociazioniPartigiane #Fiap #FondazioneRossiSalvemini #GaetanoSalvemini #IlCaffè #IstitutoUniversitarioEuropeo #lItaliaLiberale #Libération #libertàDiStampa #LucaAniasi #MatteoStefanori #MimmoFranzinelli #NonMollare #rivista #RivoluzioneLiberale #RobertaCarlini #Salvemini #SergioBucchi #UniversitàLaSapienza

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Tienimi per mano: un viaggio tra cura, legami, crescita

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tienimi per mano

Tienimi per mano. Primi passi nella vita: un viaggio tra cura, legami e autonomia

Gabriella Picerno

manuale

GD Edizioni

giugno 2025

ibs.it/tienimi-per-mano-primi-…

Breve biografia dell’autrice


Gabriella Picerno è psicologa (e scrittrice) pedagogista, consulente in sessuologia e esperta in psicologia del disegno infantile e dell’apprendimento. Direttrice del Centro di Documentazione Educativa Il Grillo Parlante di Rufina (Firenze). Lavora in progetti di formazione e interventi di educazione alla genitorialità, all’affettività e alla sessualità. Si occupa di problematiche familiari quali la separazione e il divorzio. Svolge attività professionale su tematiche come la formazione dei docenti, il disagio scolastico, i disturbi dell’apprendimento e di relazione.

Il testo: Tienimi per mano


“Tienimi per mano”, si apre con una scena simbolica: il primo giorno di nido, il bambino che stringe forte la mano del genitore come a chiedere rassicurazione mentre si apre a un mondo nuovo. Questo gesto diventa metafora del percorso che attraversa tutto il libro: accompagnare il bambino nei suoi primi passi verso l’autonomia, senza mai lasciarlo solo emotivamente. Il testo sottolinea che i genitori sono i primi maestri e punti di riferimento, ma che il nido rappresenta un luogo di crescita affettiva, cognitiva e sociale fondamentale. Il libro nasce come guida empatica, con suggerimenti pratici e spunti di riflessione, per aiutare le famiglie a vivere con serenità la transizione dei primi anni di vita.

Due parole sul titolo


Tienimi per mano: non solo un gesto fisico, ma un ponte silenzioso tra due mondi, due emozioni, due anime. La mano che stringe un’altra racconta fiducia, sicurezza, accoglienza. In psicologia, questo gesto diventa simbolo della relazione di sostegno, della vicinanza emotiva e della capacità di accompagnare l’altro nei momenti di incertezza. Ogni passo condiviso, ogni stretta di mano, è un linguaggio silenzioso che comunica: “Non sei solo, ci sono con te”. In termini pratici, psicologicamente, la presenza tangibile di qualcuno che ci “tiene per mano” può ridurre lo stress, rafforzare la sicurezza interna e favorire la regolazione emotiva. La psicologia dello sviluppo ci insegna che fin dall’infanzia il contatto fisico e la vicinanza emotiva sono fondamentali: i neonati che ricevono carezze e attenzioni sviluppano maggiore fiducia nel mondo e nelle relazioni future. In età adulta, il gesto si trasforma in un atto simbolico: offrire sostegno, ascolto, comprensione. Autori come John Bowlby sottolineano l’importanza dell’attaccamento sicuro, dove la disponibilità di un adulto o di una figura significativa crea le basi per l’autonomia e la resilienza. Donald Winnicott, invece, ci ricorda che il sostegno emotivo funziona come un contenitore: una mano che stringe diventa metafora della capacità di accogliere, contenere e accompagnare l’altro nella complessità dei sentimenti.

Tienimi per mano è quindi un invito alla presenza consapevole, all’empatia attiva, alla cura relazionale. Non è solo protezione: è riconoscere la fragilità e la forza dell’altro, è creare uno spazio dove il cuore può sentirsi sicuro e libero allo stesso tempo.

In pratica, tendere la mano significa:

  • Offrire sostegno emotivo: ascoltare senza giudizio, essere presenti.
  • Rafforzare la fiducia: comunicare attraverso gesti, parole e attenzione che l’altro può contare su di te.
  • Favorire la resilienza: accompagnare nei momenti difficili senza sostituirsi all’altro.

Così, una mano che si tende diventa un filo invisibile che unisce, una carezza silenziosa che cura, un gesto poetico che parla più di mille parole.

In sintesi:


“Tienimi per mano” è un testo che unisce calore narrativo e basi psicologiche solide. La sua forza è la capacità di tradurre teorie complesse in suggerimenti pratici, valorizzando il ruolo del legame affettivo, del gioco, del linguaggio e della comunità nello sviluppo armonico del bambino.

Riflessione personale sulla genitorialità: radici, mani e legami


La genitorialità è un viaggio che non si misura solo in giorni o anni, ma in silenzi condivisi, gesti di cura e sguardi che rassicurano. Essere genitori significa tenere insieme la fragilità e la forza del proprio figlio, accompagnarlo nei primi passi con mani attente e cuori presenti. In psicologia, questa funzione va ben oltre il semplice accudimento: è un processo relazionale che plasma l’autostima, la sicurezza e la capacità di relazione dell’individuo. Il gesto simbolico del titolo di Gabriella Picerno, Tienimi per mano, racchiude l’essenza di questa funzione. Non è solo un invito alla vicinanza fisica, ma un richiamo alla presenza emotiva, alla capacità di offrire contenimento senza soffocare, protezione senza possesso. Come sottolinea l’autrice, la genitorialità è un equilibrio delicato tra cura e autonomia, tra guida e libertà, tra radici e ali.

Dal punto di vista psicologico, questa dinamica si riflette nei concetti di attaccamento sicuro (Bowlby e Ainsworth), dove la disponibilità emotiva e la sensibilità dei genitori creano basi solide per la fiducia nel mondo; e nella teoria di Winnicott, in cui il “contenitore” genitoriale permette al bambino di sperimentare e crescere, consapevole della sicurezza a cui tornare. Ogni mano tesa, ogni parola di incoraggiamento, diventa così un ponte tra il mondo interno del bambino e quello esterno, un filo invisibile che sostiene lo sviluppo emotivo e relazionale.

Nella pratica quotidiana, la genitorialità richiede presenza consapevole: ascoltare senza fretta, osservare senza giudizio, accompagnare senza sostituirsi. Significa saper accogliere le emozioni del figlio, guidarlo attraverso paure e scoperte, trasformando le difficoltà in opportunità di crescita. Come l’autrice evidenzia, essere genitori non implica perfezione, ma autenticità e coerenza, qualità che insegnano ai bambini a relazionarsi con il mondo con fiducia e resilienza.

In definitiva, la genitorialità è un atto poetico e scientifico al tempo stesso: un intreccio di cuore, mente e relazioni, dove ogni gesto semplice, ogni mano tesa, lascia un’impronta duratura. Tenere per mano non significa trattenere: significa accompagnare, sostenere e permettere al figlio di diventare pienamente se stesso, sapendo che le radici sicure sono sempre lì, pronte a sostenerlo.

“Sta a noi, società degli adulti, trovare gli stimoli per i nostri giovani, aiutarli a costruirsi il proprio cervello, che poi significa il proprio comportamento. È una responsabilità che fa o dovrebbe far tremare le vene e i polsi, perché si tratta di formare le nuove generazioni, il mondo di domani”.

Lamberto Maffei

#gdEdizioni

Questa voce è stata modificata (8 mesi fa)
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oggi, 1 ottobre 2025, roma, jcu: “inverse” – reading collettivo


locandina InVerse 2025
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InVerse – Italian Poets in Translation, Festival della poesia italiana, si terrà a Roma mercoledì 1 ottobre alle ore 19:00 presso l’Aula Magna Regina della John Cabot University (via della Lungara 233, Trastevere).

InVerse dà voce non solo ad alcune tra le figure più significative della poesia italiana contemporanea, ma anche a poeti emergenti, offrendo loro l’opportunità di farsi conoscere oltre oceano.

Partecipano all’evento Mariasole Ariot, Prisca Baccaille, Carlo Bordini, Gherardo Bortolotti, Fiammetta Cirilli, Francesco Dalessandro, Vincenzo Frungillo, Rahma Nur, Fabio Pusterla, Silvia Righi, Gabriele Stera, Fabio Teti, Francesco Maria Tipaldi, Sara Ventroni e Piergiorgio Viti.

Durante la serata, le poesie saranno lette sia in italiano sia in inglese.

I testi sono raccolti in un’antologia bilingue, pubblicata dalla John Cabot University Press, che sarà presentata in occasione del Festival.

Fondato nel 2005 dalle docenti della John Cabot University, Brunella Antomarini, Berenice Cocciolillo e Rosa Filardi, quest’anno InVerse festeggia 20 anni di attività.

#BereniceCocciolillo #BrunellaAntomarini #CarloBordini #FabioPusterla #FabioTeti #festival #FestivalDellaPoesiaItaliana #FiammettaCirilli #FrancescoDalessandro #FrancescoMariaTipaldi #GabrieleStera #GherardoBortolotti #InVerse #InVerseItalianPoetsInTranslation #ItalianPoetry #JCU #JohnCabotUniversity #JohnCabotUniversityPress #MariasoleAriot #PiergiorgioViti #poesia #PriscaBaccaille #RahmaNur #RosaFilardi #SaraVentroni #SilviaRighi #traduzione #traduzioni #translation #translations #VincenzoFrungillo

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Il cielo del mese: Ottobre di spazio e tempo

edu.inaf.it/rubriche/il-cielo-…

Ispirati dalla World Space Week, compiamo un viaggio tra le costellazioni del cielo di ottobre insieme con la cometa Lemmon

#costellazioni #ilCieloDelMese #ottobre #worldSpaceWeek

Questa voce è stata modificata (8 mesi fa)
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oggi, 1 ottobre, a firenze: ‘l’area di broca’ al circolo degli artisti “casa di dante”


oggi,mercoledì 1° ottobre, al Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, a Firenze, si terrà un incontro con i redattori de “L’area di Broca” per ripercorrere i 50 anni di storia della rivista: dagli anni di “Salvo imprevisti” alle trasformazioni degli ultimi decenni. Nell’occasione sarà presentato il fascicolo conclusivo.

MEZZO SECOLO DI CULTURA
Salvo imprevisti – L’area di Broca
mercoledì 1° ottobre – ore 17:00
Circolo degli Artisti “Casa di Dante”
Via Santa Margherita 1r – Firenze

Nella locandina in calce tutti i particolari dell’incontro. Per altre informazioni si veda: circoloartisticasadante.com

#AlessandroFranci #CircoloDegliArtistiCasaDiDante_ #GiuseppeBaldassarre #GrazianoDei #LAreaDiBroca #MariellaBettarini #PaoloPettinari #RobertoMosi #SalvoImprevisti

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Gaetano Galvagno, un marchese del Grillo a Catania?


La strategia sembra quella del silenzio, lasciare spegnere il clamore nato attorno al caso dell’attico di Gaetano Galvagno.

Parliamo dell’appartamento all’ultimo piano, e del lastrico solare ad esso sovrastante, che il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana possiede in Corso delle Province e per il quale l’Ufficio Urbanistica gli ha rilasciato un permesso di costruire quanto […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/10/01/gaet…

#AssembleaRegionaleSiciliana #ComuneDiCatania #DirezioneUrbanistica #RegioneSiciliana

Questa voce è stata modificata (8 mesi fa)

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