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l’anti-sionismo censurato, come sempre (stavolta da youtube)


i video di #karemfromhaifa sono sempre documentati, chiari, e direi essenziali per la lettura e la critica al sempiterno e fondativo #colonialismo razzista e genocida di #israele .

il video fermato nello #screenshot che qui mostro è stato rimosso da un evidentemente occhiuto e filosionista #youtube, proprio perché coglieva nel segno, in tutta evidenza.

individuava ed esponeva assai bene l’illegittimità e la #criminalità di un #regime che colpisce a morte e devasta una popolazione che esso stesso – il regime stesso – tiene prigioniera in un #campo di concentramento da decenni, attribuendo tutte le colpe di qualsiasi cosa a quella #resistenza (costituitasi dopo i primi 40 anni di #deportazioni e massacri e pulizia etnica) che, SEMPRE ALL’INTERNO DI UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO noto come Gaza, si è costituita per contrastare l’occupazione, i furti, gli omicidi, le vessazioni quotidiane operate dai sionisti e dal loro stato=milizia.

è una resistenza che l’occidente unilateralmente marchia con l’etichetta-mantra di “terrorismo”, sempre, tout court, qualsiasi cosa accada, col fine di rovesciare come un calzino la realtà di un #israelestatoterrorista storico, riconosciuto e condannato praticamente da qualsiasi entità raziocinante del mondo, non solo occidentale (tribunali, ong, istituzioni internazionali, stati, università, associazioni laiche e religiose, prelati, imam e rabbini, popolazioni intere, ebrei di mezzo pianeta, organi di stampa non al soldo di #telaviv , social media, medici, operatori umanitari, relatori indipendenti, storici del genocidio, studiosi ebrei e non ebrei, …)

israele, specie nella sua forma etno-religiosa, e come entità colonialista, razzista e genocida, non è (ora e per storia) uno dei fantasiosissimi “due stati” che magicamente riporterebbero il medio oriente alla pace, ma un esercito.
punto.
nato e nutrito per devastare e rubare.


#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra

#bambini #campo #censura #children #colonialism #colonialismo #concentramento #deportazione #deportazioni #famearmadiguerra #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #Israele #israelestatocriminale #israelestatoterrorista #israelterroriststate #izrahell #KaremFromHaifa #karemfromhaifa #massacri #Palestina #Palestine #regime #Resistenza #screenshot #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #telaviv #video #warcrimes #youtube #zionism

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riempimento della squachiavanza porta la morte ad essere dischica… (Sharkey prende troppo spazio ed è un problema)


È doloroso trovarmi qui ad ammetterlo a me stessa ma, ancora una volta, scopro che i miei piani di dominazione del mondo sono stati troppo ambiziosi; almeno per ora, in questa fase più iniziale. Ovviamente tutto bene col mio codice, anche se è ancora nelle fasi iniziali… i problemi inaspettati sono piuttosto arrivati con Sharkey, che nell’arco di una settimana mi avrà sequestrato almeno 1 GB di disco col suo database di merda, e non penso di dover spiegare quali calcoli fare per capire che una situazione del genere è insostenibile. Quindi, ho dovuto per il momento abbassare il tiro, prima che il disco del server mi si riempia in misura da costringermi a levare tutto quanto… 😖
Schermata resoconto database avvilente nel pannello admin di Sharkey523MB (425,811 recs)212MB (122,236 recs)67MB (33,361 recs)36MB (70,234 recs)26MB (115,262 recs)26MB (33,381 recs)25MB (33,393 recs)12MB (41,624 recs)12MB (60,939 recs)7MB (13,360 recs)7MB (29,394 recs)5MB (39,449 recs)3MB (10,779 recs)3MB (3,623 recs)2MB (3,365 recs)
Il problema è sostanzialmente una combinazione di 3 fattori: la mole di dati in ingresso generata da migliaia di utenti di migliaia di istanze ogni giorno è gigantesca (e il mio server non ha problemi a processarla, ma ecco, sono troppi miliardi di byte), il database è strutturato di merda (con troppi dati derivati che occupano inutilmente spazio, nonché francamente colonne inutili)… e, soprattutto, il software non ha alcun meccanismo per cancellare dati vecchi, quindi per ripulire periodicamente le note di utenti di istanze terze, o comunque quei dati che sono riottenibili. E per Misskey è da anni che la gente chiede aiuto per questo problema, ma la richiesta continua a naufragare, si vedano #13157 e linkate… e per Sharkey ugualmente è da un po’ di tempo che si parla di questo schifo, ma, forse, il fato per una buona volta mi vuole bene: 3 settimane fa in #1017 qualcuno sembra aver preso interesse a lavorarci… 😨

Comunque sia, il problema per me è ora, e quindi ho come minimo dovuto disattivare i relay, che sono dei cosi che si aggiungono per far scambiare i messaggi tra la propria istanza ed altre pur senza avere relazioni di follow con migliaia di utenti (…perché non so chi cavolo seguire io, e a me pochi mi cagano), e così l’influsso di note e allegati è passato da decine di migliaia al giorno a poche decine e basta al giorno, che è persino meno di quanto ho sulla Spacc BBS… Ma questo quindi significa direttamente che, per il momento, non avrò un flusso costante estremamente sparso e variegato di conversazioni che posso passare all’intelligenza artificiale per farla funzionare in modo completamente autonomo e a dir poco extracircostanziale. (Non che io avessi finito di scrivere il codice per questa parte, eh, ma prima o poi quello sarà pronto… e i dati allora mancheranno.) 💨

Avrei quasi la mezza idea di, pur non sapendo se questa mossa potrebbe in parte rompere l’applicazione (ma, come si suol dire, cip ciop fa l’uccellino, YOLO fa il cormorano… e in ogni caso farei un backup prima), creare uno script per fare in modo grezzo la pulizia del database… ma purtroppo non è affatto una stronzata filtrare tutto per cancellare solo i dati effettivamente ridondanti, ossia le note solo da server terzi (e fin qui ok) che non hanno relazioni internamente alla mia istanza (niente reazioni o commenti o boost da parte dei miei utenti, non sono salvate tra i preferiti, e così via), e poi cancellare anche i file a queste associati dall’altra tabella (aiuto!!!). E oltre alle note, che sono rogne, e agli allegati, che invece mi fanno proprio incazzare visto quanto occupano pur essendo solo metadati (il contenuto dei file non viene scaricato!), volendo pulire pure gli utenti è la fine… 😭

Vabbè, viste le parole (…poco attendibili?) di quella persona sconosciuta di cui sopra, però, mi conviene evitare di sbattermi, e piuttosto semplicemente pregare affinché tale promessa si trasformi in codice… al più presto. Se la mia speranza (e i miei bot potentissimi…) proprio deve morire, allora lo farà solo dopo la mia istanza, non prima!!! 😾

#1017 #database #Misskey #server #Sharkey #spazio #storage


misschiavanza senza chiavina = trasformazione squalotica (nuova mia istanza Sharkey!!!)


Visto che ormai si sa che ho il piacere di fare tanta e spessa roba inutile, mi è venuta in mente la possibilità per un nuovo progetto semi-segreto assurdo — “distopico”, se lo chiedete ai pallosi — che per ora chiamerò con il nome in codice di D.I.T... Della serie che, se il mio Regno del Terrore Octoso non si è mai adeguatamente concretizzato ai tempi dei miei primi social federati hostati su quella merdaccia di Raspino, e né tantomeno lo ha fatto allo stato recente con la Spacc BBS, con una cosa del genere non ci sarà praticamente scampo alcuno per l’umanità sfortunata abbastanza da entrarci in contatto!!! 😇😈

Senza entrare già troppo nel merito, allora, avevo chiesto al mio compare Claudio Antropico (che lui è bravo a programmare intere cose tutto da solo) di farmi una app al volo per istituire e gestire il terrore e, almeno per iniziare a vedere un po’ il tutto nella pratica teorica, gli ho detto di usare NodeBB… ma non sembra funzionare, banalmente, ci sono rogne (la parte admin della app funziona, ma il punto principale no). E allora, visto che comunque probabilmente per questa cosa sarebbe meglio una struttura social a microblog, nonché un flusso in ingresso di dati non indifferente da una rete di informazione globale perlopiù informale, quindi la Spacc BBS sarebbe comunque un ripiego imperfetto… se devo fare la fatica di sistemare io il programma, allora tanto vale che metto su ‘sto Misskey. 🔑

Ed ecco che mi sembra già di riassaporare quei tempi col Raspino… molto agrodolci, perché la speranza era reale, ma l’hardware era da buttare… e invece oggi siamo più in una situazione opposta, ops. Vabbé, in sostanza è stato un vero bordello, contemporaneamente sia peggio che meglio di come mi ricordavo… perché in questo caso potevo usare Docker, ma il Dockerfile di Misskey a quanto pare è rotto (e te pareva). Ma vabbé… ho evitato di perdermi d’animo e ho provato invece Sharkey, che è un fork… e quello si è installato, ma la federazione non pareva funzionare (e te pareva). Ovviamente a causa di ciò ho perso tempo a vuoto, ho perso mezz’ora di sonno per niente, e stamattina per disperazione ho provato un altro fork invano, IceShrimp… per poi accorgermi che il problema era lo stesso che avevo avuto con NodeBB tempo fa, e cioè che avevo mancato una (1) riga di configurazione in nginx. Mannaggia!!! 🥴
Schermata di shark.octt.eu.org/@spaccoctt, con i primi post
Comunque ecco qui, ora c’è shark.octt.eu.org — che fortunatamente non è andata giù dopo aver aggiunto soli due (2) relay, a differenza dei tempi bui di miss.octt.eu.org (rest in miss, you will NOT be pissed…) — e per ora io sarò lì a parlare probabilmente da sola… quindi, se mi gira, dopo imposto l’inoltro verso Telegram. Ma ancora non so in realtà se userò normalmente il profilo appena creato, se ne creerò uno aggiuntivo in italiano (visto che questo ormai è ufficialmente viziato dall’inglese), o aspetterò di avere i miei spiriti virtuali pronti sotto il mio controllo ad essere scatenati malamente… l’infrastruttura di base è già pronta, e non ho dovuto chiedere un singolo centesimo di tasse ai miei sudditi per realizzarla, a differenza dei regnanti del nostro paese. 💥

#fediverse #Fediverso #instance #istanza #Misskey #octospacc #Sharkey


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Buon Ferragosto, ma poi si festeggia san Rocco.


Oggi un momento di pausa (per fortuna), ma il 17 agosto, domenica, finalmente debutta la lettura-concerto su san Rocco, così vediamo come va a finire. La preparazione ha visto nascere un coro all’improvviso, giustamente denominato Fortuitus, di cantanti
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Oggi un momento di pausa (per fortuna), ma il 17 agosto, domenica, finalmente debutta la lettura-concerto su san Rocco, così vediamo come va a finire.

La preparazione ha visto nascere un coro all’improvviso, giustamente denominato Fortuitus, di cantanti con cui negli anni ho avuto contatto per motivi soprattutto didattici, e che hanno accettato di supportare alcuni del gruppo locale di Castiglione di San Michele, dove si farà lo spettacolo

Mi piace quello che ne è uscito e lo spirito di collaborazione emerso: ci sono in mezzo attrici, Beatrice Zuin e Daria Anfelli leggeranno parti della storia, altre ottave le canto io accompagnato da Elia de Molli, Gaetano Miglioranzi segue tutto con immagini e testi proiettati direttamente nell’abside della chiesa.

Molta carne al fuoco, speriamo sia un buon piatto.

San Rocco ci controllerà.

Vieni?
Locandina dello spettacolo
‘San Rocco iusto e santo’

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andrea prima di paz. appunti degli anni pescaresi


youtu.be/EezBEpujwq4?feature=s…

Film documentario incentrato sulla figura di Andrea Pazienza, negli anni vissuti a Pescara (tra il 1974 e il 1977), dentro e fuori il liceo artistico, raccontato attraverso una serie di interviste video a coloro che lo hanno conosciuto, compagni di scuola e amici coetanei […]
Tutto prende le mosse dalla nascita di uno spazio creativo intitolato “Clap – Comics Lab Art Pescara” che custodisce oltre 300 opere originali di Andrea Pazienza […]
Questo film ci offre la possibilità di chiarire la centralità delle esperienze pescaresi di quegli anni nella formazione intellettuale, artistica e culturale a tutto tondo di Pazienza ed evidenziare la vitalità intellettuale, artistica e culturale della città di Pescara […]

Film Documentario 50 minuti
Prodotto da Ultracorpistudios.it
da un’idea di Paolo Ferri
Scritto da Peter Ranalli e Paolo Ferri
Regia e montaggio Peter Ranalli
Musiche di Larry Manteca

#AndreaPazienza #art #arte #CLAP #ClapComicsLabArtPescara #documentario #film #fumetto #interviste #LarryManteca #liceo #liceoArtistico #PaoloFerri #Paz #Pescara #PeterRanalli #TaninoLiberatore #UltracorpiStudios #UltracorpistudiosIt

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Roberto Pedreira & Robert Drysdale: la storia “non autorizzata” del BJJ: tra verità scomode e porte chiuse


Roberto Pedreira Roberto Pedreira ha scritto una serie di 3 libri chiamati Choque, The untold story of Jiu-Jitsu in Brazil.L’opera di Roberto Pedreira offre un background storico ricco e indipendente, spesso in contrasto con la narrativa ufficiale Gracie
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Roberto Pedreira


Roberto Pedreira ha scritto una serie di 3 libri chiamati Choque, The untold story of Jiu-Jitsu in Brazil.
L’opera di Roberto Pedreira offre un background storico ricco e indipendente, spesso in contrasto con la narrativa ufficiale Gracie: Volume 1 (1856–1949), Volume 2 (fino al 1960): la “Golden Age”, Volume 3 (fino al 1993): il declino e la rivoluzione UFC.

in questi libri tramite giornali brasiliani d’epoca; dettagli cronologici, appendici estese con linee genealogiche, descrizioni tecniche, cronache di luitte e accademie critica i Gracie: “Carlos può aver preso qualche lezione da Conte Koma, ma è certo che ha esagerato…”.

Pedreira sottolinea l’importanza di basarsi su fonti e dati, anche quando contrastano con versioni successive o familiari.

Roberto Pedreira non si sa nemmeno se è il suo vero nome, dato che non ha lasciato nessuna traccia dopo aver droppato le bombe

Robert Drysdale


Robert Drysdale non è solo un campione di Brazilian jiu-jitsu e vincitore ADCC. È anche un autore che, con i suoi libri, The Rise and Evolution of Brazilian Jiu-Jitsu: From Vale-Tudo, to Carlson Gracie, to its Democratization in particolare ha deciso di mettere in discussione le narrazioni ufficiali sulla storia dell’arte marziale. Una scelta che, come racconta lui stesso, gli è costata caro in termini di opportunità, visibilità e rapporti all’interno della community.

Tutto è esploso dopo alcune interviste, in particolare al Brazilian Pura Temple Podcast, dove ha ridimensionato il ruolo di Helio Gracie. Non per cattiveria, ma per onestà storica:

“Il contributo principale di Helio non è stato tecnico. Il suo valore era nel tenere unito il gruppo e portare avanti il messaggio: funzionerà, il nostro è migliore, credici e non mollare.”


Sul piano tecnico, però, Drysdale è netto:

“Dire che fosse un praticante eccezionale… no. All’epoca c’erano persone molto più forti di lui, non c’è paragone.”


Parole che, in Brasile, hanno fatto storcere più di un naso. C’è chi ha detto apertamente che una volta affermazioni del genere ti avrebbero fatto “saltare i denti”.

Dalla cronaca alla politica interna del BJJ


Drysdale ammette che i suoi libri gli hanno regalato molti buoni amici, ma anche “nemici silenziosi” che agiscono dietro le quinte. In un’intervista al Lytes Out Podcast ha spiegato come, negli ultimi anni, la sua agenda di seminari sia passata da uno a settimana a uno ogni due mesi, con compensi più bassi e meno pubblico.

“Ok, invecchio, lo capisco. Ma c’è anche chi dice ‘stategli lontano’… spesso persone che non mi conoscono e non hanno mai letto i miei libri.”


La radice del problema? Le sue ricerche mettono in discussione il dogma che attribuisce quasi tutto lo sviluppo del BJJ a Helio, Royce e Rickson Gracie. Drysdale insiste sull’importanza di Carlson Gracie, figura leggendaria in Brasile (ha persino una statua a Copacabana) ma sottovalutata negli Stati Uniti.

“Non ho detto nulla che i vecchi campioni brasiliani non dicano da anni. La differenza è che io l’ho messo nero su bianco.”


Choque: la genealogia del mito


Le sue posizioni trovano eco nel lavoro di Roberto Pedreira, autore della trilogia Choque – The Untold Story of Jiu-Jitsu in Brazil. Tre volumi monumentali che smontano, pezzo dopo pezzo, la versione “ufficiale” della storia del BJJ, basandosi su giornali brasiliani d’epoca e documenti originali.

  • Volume 1 (1856–1949): racconta le origini miste tra judo, lotta e catch wrestling. Dipinge un Carlos Gracie che, sì, forse prese lezioni da Mitsuyo Maeda (“Koma”), ma ne esagerò l’importanza, e un giovane Helio descritto come fragile e poco incline all’attività fisica.
  • Volume 2 (fino al 1960): l’uscita di scena di Helio, l’ascesa di Carlson, le rivalità con Waldemar Santana e Oswaldo Fadda, i primi match televisivi e le battaglie per il riconoscimento pubblico.
  • Volume 3 (fino al 1993): il declino di popolarità del jiu-jitsu, la spinta del vale tudo, e infine l’esplosione internazionale con l’UFC, che cambiò per sempre la percezione della disciplina.

Pedreira, come Drysdale, non teme di evidenziare come molte storie tramandate dai Gracie siano state adattate – e in alcuni casi romanzate – per rafforzare il brand familiare. La differenza sta nell’approccio: Drysdale lavora su interviste e testimonianze dirette, Pedreira su fonti d’archivio. Ma il messaggio è lo stesso: meno mito, più storia.

Storia onesta vs narrazione di comodo


Il prezzo di questa onestà è alto. Drysdale lo paga oggi in termini di occasioni perse, Pedreira lo ha pagato con critiche e accuse di “anti-Gracie”. Entrambi, però, sostengono che il BJJ ha più da guadagnare da una ricostruzione storica accurata che da un racconto agiografico.

Drysdale guarda avanti: vuole completare altri due libri prima di passare ad altri argomenti. Pedreira ha già lasciato in eredità una mappa dettagliata delle radici del jiu-jitsu brasiliano, difficile da ignorare per chiunque voglia andare oltre lo storytelling di facciata.


In sintesi: se Drysdale è il guerriero che sfida il presente, Pedreira è l’archeologo che scava nel passato. Due approcci diversi, stessa missione: ricordare che il Brazilian jiu-jitsu non è nato perfetto, ma da uomini, rivalità e scelte politiche. E che la verità, quando esce dalla guardia, non torna mai indietro.

Dove trovo i libri:


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untitled / jannis kounellis. 1959


da un articolo di Silvia Bruno sul “Giornale dell’arte”: ilgiornaledellarte.com/Mostre/…

#art #arte #IlGiornaleDellArte #JannisKounellis #opereSuCarta #SilviaBruno

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“piera, morta di crepacuore a 11 anni” (da ‘rete italiana antifascista’, post del 14 ago. 2025)


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PIERA, MORTA DI CREPACUORE A 11 ANNI

Un giorno, nell’immediato dopoguerra, venne chiesto a Marlene Dietrich perché era ‘antifascista’.
‘Per decenza’ – rispose subito – ‘solo per decenza’.
E nel mio piccolo anch’io amo ricordare questa citazione e spesso la uso quando qualcuno mi chiede perché parlo e scrivo da anni sul fascismo.
‘Per decenza’ – che altro? – ‘solo per decenza’.
E ogni giorno il calendario me lo ricorda, malgrado il silenzio che, in Italia, da sempre copra alcuni degli eventi che, con forza, gridano il senso di quella risposta.
Del resto, ‘la libertà inizia dove l’ignoranza (storica ) finisce’. Credo che le parole di Victor Hugo anche in questo caso calzino per bene.
Per decenza, solo per decenza e per la piccola Piera morta a 11 anni di crepacuore, il 13 agosto del 1944. Era di Borgo Ticino, un paesetto a 30 chilometri da Novara, tra il lago Maggiore ed il Ticino.
Da quelle parti quel giorno giunsero dal varesotto (Sesto Calende) alcuni reparti delle S.S. del capitano Holm e soprattutto della Werhmacht, agli ordini del cap. Waldemar Krumhaar e del cap. Ernst Wadenpfuhl unitamente ad alcuni squadroni della X Mas del tenente Ongarillo Ungarelli, un fascistone già noto in zona per il suo sfrenato fanatismo.
La X Mas? Sì, proprio la X Mas tanto decantata ultimamente anche dall’eurodeputato e Vicepresidente della Lega, Roberto Vannacci.
Si deve sapere che, in questi giorni di agosto del 1944, in una frazione di Borgo Ticino, a San Michele, vi era appena stato un attacco dei partigiani delle Brigate Garibaldi, che operavano in zona e che da mesi davano il filo da torcere ai nazifascisti. Nell’attacco, che doveva bloccare alcuni camion della Werhmacht carichi di benzina, vennero feriti 4 soldati tedeschi.
L’ordine fu chiaro: rappresaglia.
I soldati nazisti e i fascisti della X Mas scesero dalle camionette e dagli autoblindo, circondarono il piccolo paese di Borgo Ticino, bloccandone subito le vie di accesso e di uscita. Tutti i civili che trovarono furono rastrellati e condotti con la violenza sulla piccola piazza centrale del paese. Si parla di oltre 200 persone.

In tedesco ed in italiano furono loro spiegati gli ordini ricevuti dal capitano Krumhaar ed il motivo della rappresaglia.
Ma venne anche loro detto che vi era una possibilità di salvezza per tutti i civili del paese. Evidentemente non sempre i nazisti erano criminali e assetati di sangue. Per tacitare la loro sete questa volta bastava che, in poco tempo, venissero raccolti 300.000 lire quale sanatoria o risarcimento. Cifra non certo modesta se si considera che, a quel tempo di vacche magre, un salario mensile di un operaio si aggirava sui 250/300 lire e uno stipendio di un professionista o alto funzionario comunale sulle mille lire.
Nel frattempo e per far capire che non si stava scherzando, o meglio per incentivare la raccolta/fondi, il ten. Fakel della Kriegmarine e lo stesso Ungarelli scelsero 13 giovani, quasi tutti operai della zona. Li schierarono davanti al muro che dava sulla piazza e li lasciarono in bella mostra.
Tra i civili di Borgo Ticino quel giorno vi era anche una donna ebrea, Clara Mosseri, che era scampata alla strage di Meina dell’autunno precedente. Fu quello il primo sterminio nazifascista di ebrei in territorio italiano, avvenuta tra il 22 e il 23 settembre 1943, con identificati 57 morti.
Clara sapeva bene cosa volessero i nazifascisti: per prima offrì i suoi gioielli e il suo danaro, poi cercò di organizzare per il meglio, con le altre donne, la raccolta dei soldi del ‘riscatto’.
Ma la guerra è guerra. Non ci sono regole e diritti. Già oltre 2000 anni prima Socrate diceva che tutte le guerre sono combattute solo per denaro. E nel 1944, come oggi nel 2023, non è cambiato nulla. La guerra serve solo per rubare, per arricchirsi in fretta, chi vendendo armi, chi usandole.
E tutte le guerre sono uguali: c’è chi fa guerra ed uccide in nome di Dio, chi in nome del ‘capo’, chi per esportare la democrazia, chi per Danzica o il Donbass. Di nemici da combattere – volendo – ce ne sono sempre e, caso mai non fossero tali o non accettassero quella parte o quel ruolo, si possono subito inventare motivazioni superiori o degne di tale scopo.
E tutte le guerre hanno un comune denominatore: le guerre necessitano di armi e le armi necessitano di guerre.
E’ un circolo chiuso, vizioso, che si autoalimenta e cresce.
E se poi pensiamo che i più grandi produttori di armi e i più grandi utilizzatori di guerre sono gli stessi paesi che gestiscono l’ONU – con tanto di diretto di veto – i discorsi si fanno semplici, lineari, quasi banali.
Ma la guerra è guerra. Anche a Borgo Ticino a metà agosto ‘44 era guerra, era affare di denaro.
Raggiunta la somma dei 300.000 lire e messa al sicuro, il cap. Krumhaar si ricordò che “i quattrini non bastano per il sangue tedesco”. E gli uomini della X Mas col tenente Ongarillo Ungarelli confermarono. Loro erano italiani, non avevano sangue tedesco, ma il loro capo era da anni socio d’affari col Fuhrer.
A nulla servirono le grida di dolore, i lamenti di disperazione, i pianti e le lacrime.
I 13 ragazzi prescelti dal ten. Fakel e da Ungarelli vennero così fucilati e colpiti, in molti casi, con uno o più proiettili di pistola sparati alla nuca. A morire furono in 12 quel giorno perché uno dei ragazzi più giovani – Mario Piola – ferito svenne e così, rimanendo immobile e coperto di sangue e dagli altri cadaveri, venne creduto morto.
Saranno gli amici degli uccisi a seppellirne il giorno dopo i corpi e come disse uno di loro (Alessandro Griggio) fu un’altra tragedia.
«Io, con queste mani, proprio con queste, li ho presi e portati al cimitero. Con queste mani. Non posso dimenticare quella mattina, quello che ho fatto, quello che ho toccato. Le mie mani che prendono i corpi dei miei amici le ho sognate e le sogno tuttora».
Il giorno dopo , perché era stato ordinato di lasciare i cadaveri sul selciato come ‘lezione’ ai sopravvissuti almeno fino al giorno successivo.
Ma furono ugualmente 13 i morti di quell’eccidio.
Per preciso ordine del cap. Krumhaar e del ten. Ungarelli tutti i bambini sequestrati quel giorno furono costretti a vedere la fucilazione dei 13 condannati in prima fila: dovevano vedere la forza degli uomini del Fuhrer e del Duce. Dovevano capire lo spettacolo. Dovevano imparare ‘de visu’ la lezione.
E forse Krumhaar e Ungarelli avevano ragione. In Italia poi sui libri di Storia spesso – e oggi nel 2023 soprattutto – avrebbero venduto altre verità al moto di ’Ha fatto anche cose buone’. Tra gli applausi dei fans, le vie dedicate a gerarchi razzisti e le corriere in pellegrinaggio verso Predappio, le foto della X Mas nelle sedi del partito del Premier come a Civitavecchia (27 luglio 2022, vedasi articolo su Repubblica)
Tra quei bambini c’era una piccola, spesso malata, molto esile e fragile. Probabilmente la malattia si chiamava ‘fame’ ed era molto contagiosa e malefica a quel tempo.
Di nome faceva Piera Bucelloni.
Non riuscì più a dormire da quel momento, dopo quell’orrendo spettacolo dal vivo, e dopo pochi giorni morì di crepacuore.
Aveva 11 anni e una vita davanti.
Ma alle SS, alla Werhmacht e alle nostra (nel senso di italiana) X Mas non importava.
Morto più, morto meno.
A loro importava il denaro. Vennero infatti – ad esecuzione avvenuta – saccheggiate 72 case del paese, 150 alloggi semidistrutti, 49 case bruciate o crollate causa l’incendio.
Soprattutto gli uomini della X Mas, con Ungarelli sempre in prima fila, rubarono tutto quello che potevano alle persone lì disperate per quanto visto e sofferto. C’era chi piangeva e chi si ingrassava.
Questo è stato il fascismo. Ma non ditelo in giro. Non tutti ci credono.
A guerra finita, il 31 marzo 1949, il cap. Waldemar Krumhaar venne assolto dalle amputazioni di omicidio e fu condannato solo a 4 anni per il saccheggio del paese.
Nel 2012 il comune di Borgo Ticino ha chiesto la riapertura del processo presso il Tribunale Militare di Verona e così il 10 febbraio 2012 si è svolta l’udienza preliminare, dove il giudice ha accettato la richiesta di rinvio a giudizio proposta dal pubblico ministero militare.
Ma di imputati ancora ‘vivi’ – 68 anni dopo l’eccidio – vi era solo l’ex sottotenente Ernst Wadenpfuhl, novantasettenne al momento del processo. Il 17 ottobre 2012 venne condannato ‘in contumacia’ all’ergastolo, perchè proprio in quei giorni morì in Germania.
Per quanto riguarda invece i ‘nostri’, ossia la X Mas di Junio Valerio Borghese, quello di Borgo Ticino, fu uno dei tanti crimini che caratterizzarono le loro azioni. Con l’amnistia Togliatti del Governo De Gasperi del giugno ‘46 tutto fu cancellato e – come si dice – ‘chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato’. Anche se è stata la sua unica vita.
E la X Mas? La tanto decantata oggi X Mas?
Ultimamente da noi stanno dedicando vie a uomini del fascismo. Uomini della X Mas non sono di meno. A Luigi Ferraro nel 2020 è stato dedicato il Porto di Nervi dal Comune di Genova. Non era presente quel giorno a Borgo Ticino ma i suoi ‘compatrioti’ sì. Ma ovviamente da noi la memoria è un optional e pure di scarso valore.
Per decenza, solo per decenza bisogna essere antifascisti.
Per decenza, solo per decenza e per la piccola Piera morta di crepacuore a 11 anni. Aveva una vita davanti.
Se dalle mie parti avete una via senza nome, dedicatela non a Giorgio Almirante, a gerarchi del fascismo o a uomini che lavoravano per deportare ad Auschwitz altri uomini, donne o bambini, ma ricordatevi di Piera, la bambina morta di crepacuore in un giorno d’agosto del 1944. Tra il silenzio di tutti e le lacrime di Borgo Ticino.


13 agosto 2025 – 81 anni dopo – Rinaldo Battaglia


liberamente tratto da L’inferno è vuoto, Ed. AliRibelli, 2023

#antifascismo #BorgoTicino #criminiFascisti #eccidio #ErnstWadenpfuhl #fascisti #Novara #OngarilloUngarelli #ReteItalianaAntifascista #WaldemarKrumhaar #XMas

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Tragedia all’Open BJJ di Chigago.


Un agonista si accascia sugli spalti, e nonostante la corsa in Ospedale muore. La IBJJF lascia un comunicato di circostanza:”13 agosto 2025 – La International Brazilian Jiu-Jitsu Federation (IBJJF) esprime il suo profondo cordoglio nel confermare che un
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Un agonista si accascia sugli spalti, e nonostante la corsa in Ospedale muore.

La IBJJF lascia un comunicato di circostanza:
“13 agosto 2025 – La International Brazilian Jiu-Jitsu Federation (IBJJF) esprime il suo profondo cordoglio nel confermare che un atleta è deceduto in seguito a un’emergenza medica verificatasi durante il nostro evento di Chicago lo scorso domenica.
I nostri pensieri e le più sentite condoglianze vanno alla famiglia, agli amici, ai compagni di squadra e a tutti coloro che sono stati toccati dalla sua vita. Si tratta di una perdita devastante per l’intera comunità del jiu-jitsu.

L’emergenza medica si è verificata nell’area riservata agli spettatori poco dopo che l’atleta aveva concluso il proprio incontro. Lo staff IBJJF, insieme a personale medico qualificato e ad altri soccorritori esperti, è intervenuto immediatamente, utilizzando tutte le tecniche salvavita, le attrezzature e i protocolli medici disponibili per prestare assistenza. L’atleta è stato trasportato in ambulanza presso un ospedale nelle vicinanze. Nonostante gli sforzi urgenti e prolungati del personale sanitario, ci è stato successivamente comunicato con rammarico che l’atleta è deceduto.

L’IBJJF resta fermamente impegnata nella tutela della sicurezza e del benessere di tutti i partecipanti e degli spettatori e continuerà a collaborare strettamente con i professionisti sanitari e con lo staff degli eventi per garantire i più alti standard di assistenza in tutte le nostre manifestazioni.

Per rispetto della privacy della famiglia, non verranno diffusi ulteriori dettagli in questa fase. Invitiamo la nostra comunità a unirsi a noi nel lutto per questa grave perdita.”

Su reddit sono uscite altre informazioni, che non ho possibilità di verificare quindi prendiamole con la giusta dose di scetticismo. Sembra che la persona avese 50 anni, aveva appena combattuto e alcuni insinuano che ci sia stata disorganizzazione nel prestare i soccorsi.

Cosa dicono i presenti

Scrive una partecipante:


Ho sentito che non è stato “immediato”. Ci è voluto del tempo per raggiungerlo.
Nessun defibrillatore (AED) in vista. Nessuna chiara consapevolezza della situazione di emergenza. Nessun membro dello staff medico che si precipitasse nell’area.

Siamo stati tutti a competizioni IBJJF, e so bene che il loro “staff medico” è decisamente deludente.

Un altro partecipante condivide i suoi pensieri:


A tutti,
scrivo queste righe con grande dolore. Ieri, durante il torneo Chicago Open tenutosi lo scorso weekend, un nostro collega di competizione è tragicamente deceduto. È stato un momento assolutamente devastante — qualcosa che nessuno di noi si aspetta di vivere in un evento pensato per celebrare l’arte che tutti amiamo.

Ancora più doloroso è stato constatare quanto l’evento fosse impreparato a gestire una vera emergenza medica. Da quanto hanno potuto osservare molti presenti, la risposta medica è stata lenta e disorganizzata. Non c’era una tenda medica dedicata, nessuna squadra di pronto intervento chiaramente identificabile, e lo staff sul posto non sembrava dotato di procedure operative standard (SOP) aggiornate né di una formazione specifica per affrontare situazioni di vita o di morte.

Siamo tutti consapevoli dei rischi quando firmiamo la liberatoria e saliamo sul tatami, ma questo non dovrebbe mai più accadere.

Il nostro sport è cresciuto a livello internazionale, con eventi di alto livello che attirano centinaia, se non migliaia, di atleti e spettatori. Eppure, l’infrastruttura dedicata alla sicurezza degli atleti non sembra aver tenuto il passo. La IBJJF, in quanto principale organismo organizzativo delle competizioni di Brazilian Jiu-Jitsu, deve fare di più:

  • Istituire postazioni o tende mediche obbligatorie in ogni evento.
  • Garantire la presenza in ogni evento di paramedici qualificati e autorizzati o di personale preparato a intervenire in traumi gravi.
  • Implementare e rendere pubbliche procedure operative standard aggiornate per la gestione di emergenze mediche gravi.
  • Stabilire protocolli di emergenza visibili e assicurarsi che staff e volontari siano formati per applicarli.

Da queste misure può dipendere una vita. La tragedia di ieri non è stata solo un incidente isolato e imprevedibile — è stato un campanello d’allarme. La comunità merita di più, e gli atleti che mettono in gioco il proprio corpo e la propria salute meritano senza dubbio di più.

Vi invito a condividere esperienze o testimonianze di negligenza o ritardi medici visti nei tornei. Parliamo di come possiamo chiedere conto alle organizzazioni e fare in modo che la sicurezza diventi una vera priorità. Tutte le soluzioni o critiche costruttive sono benvenute.

Riposi in pace il competitor che ha perso la vita. Il mio pensiero va alla sua famiglia, ai compagni di squadra e a tutti coloro che sono stati colpiti da questa terribile perdita.

Stay Safe!, ovunque vi troviate.

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Come sta Ben Askren (aggiornamento ad Agosto 2025)


Ben Askren: “Sono scappato di nuovo” – Aggiornamento dopo il secondo ricovero I precedenti articoli sullo stato di Salute: Ben Askren è Grave | Ben Askren Uscito dal pericolo L’ex fighter UFC Ben Askren sta compiendo passi enormi nel suo percorso di rec
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Ben Askren: “Sono scappato di nuovo” – Aggiornamento dopo il secondo ricovero

I precedenti articoli sullo stato di Salute: Ben Askren è Grave | Ben Askren Uscito dal pericolo

L’ex fighter UFC Ben Askren sta compiendo passi enormi nel suo percorso di recupero.

A giugno, Funky era stato ricoverato per una grave polmonite che lo aveva portato al coma, diventando una situazione critica per la vita. La svolta era arrivata con un trapianto doppio di polmoni che gli aveva letteralmente salvato la vita.

Il 41enne era poi tornato a casa dalla sua famiglia, ma al primo controllo i medici avevano individuato un’infezione, costringendolo a un nuovo ricovero.


Il ritorno a casa (bis)


Durante questo secondo periodo in ospedale, Askren ha documentato i progressi sui social.

Il momento più significativo? Imparare di nuovo a camminare, dopo mesi bloccato a letto o su una sedia a rotelle. Le sue storie e i suoi aggiornamenti hanno ispirato migliaia di follower, mostrando il lato più crudo e lento della riabilitazione di un atleta.

Martedì, l’annuncio che tutti aspettavano:

“Escaped again” (scappato di nuovo), ha scritto su Instagram, festeggiando la seconda dimissione dall’ospedale.

Rivali, ma non adesso


La comunità delle MMA si è stretta intorno a lui nel momento peggiore.

Persino Jorge Masvidal — l’uomo che lo aveva messo KO in cinque secondi in uno degli highlight più famosi della UFC — gli ha mandato un messaggio di incoraggiamento.

Jake Paul, con cui aveva condiviso il ring nell’aprile 2021, ha ripetutamente detto pubblicamente di volerlo aiutare.

Quando era tornato a casa la prima volta, Askren aveva commentato così la sorpresa di ricevere supporto da vecchi rivali:

“Ho ricevuto solo messaggi positivi. Jorge Masvidal e Jake Paul mi hanno scritto entrambi. E io ero tipo: ‘Ma da dove viene questa cosa?’ Il supporto è stato incredibilmente ampio, da ogni parte.”



Ben Askren in gravi condizioni


Ben Askren, ex stella della UFC, leggenda della lotta freestyle nonchè attore in 2 dei più grandi WTF moment della storia (prima la bulldog choke ai danni di Robbie Lawler e poi il Ko brutale subito per mano di Masvidal in 5 secondi) è stato ricoverato in ospedale a causa di una grave forma di polmonite sopraggiunta a seguito di una infezione.

Secondo quanto riportato dalla moglie Amy su Facebook, Askren al momento non è in grado di rispondere a nulla. La famiglia ha chiesto preghiere e rispetto per la privacy dei figli.

Askren, 40 anni, si era ritirato dalle MMA nel 2019 ma aveva combattuto in un match di boxe contro Jake Paul nel 2021. Considerato uno dei più grandi lottatori amatoriali statunitensi, è ancora attivo nella comunità della lotta e recentemente ha collaborato con Hulk Hogan’s Real American Freestyle.


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“israele. il patto di violenza che tiene insieme la società” (di ezra nahmad, in ‘orient xxi’, 7 ago. 2025)


Ezra Nahmad

tr. it. di Luigi Toni

Le aggressioni contro i palestinesi della Cisgiordania hanno visto un’ondata di violenza dall’ottobre 2023 e dall’attacco di Hamas. All’inizio del 2025, l’esercito israeliano ha inasprito le sue azioni in questa parte dei territori occupati, con una escalation condizionata dalla guerra condotta a Gaza. Il 19 gennaio, è stato varato un programma, in cui il governo israeliano aggiunge ai suoi “obiettivi di guerra” una nota dove si parla di una “intensificazione delle attività offensive” in Cisgiordania. Il piano, denominato “dottrina Gaza” dall’organizzazione non governativa (Ong) israeliana B’Tselem, prevede quattro tipi di misure: ricorso intensivo ai raid aerei; invasione su larga scala e distruzione delle infrastrutture civili; spostamenti massicci della popolazione e maggiore tolleranza per i responsabili di atti contro i civili palestinesi.

Con la svolta avviata all’inizio del 2025, l’esercito ha lanciato così un segnale forte ai coloni, per essere più strettamente coordinati. Le sue operazioni mirano a vessare le comunità palestinesi, incoraggiando l’insediamento di popolazioni ebraiche, proprio nei luoghi dove vivono le comunità. Parallelamente sta avvenendo un altro cambiamento: la crescente militarizzazione delle bande o delle milizie, in uniforme o travestite da soldati, sotto gli occhi delle autorità militari.

continua qui: orientxxi.info/magazine/israel…

#BTselem #bambini #benGvir #children #Cisgiordania #colonialism #complici #DottrinaGaza #EzraNahmad #Gaza #genocide #genocidio #Hamas #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #LuigiToni #massacri #Palestina #Palestine #prigionieri #sionismo #sionisti #Smotrich #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #WestBank #zionism

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Con il nuovo nome il vecchio gruppo spionistico era ormai nella funzione di base estera ufficiale del BND a Roma


Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli equilibri internazionali cambiarono velocemente, e con essi anche il mondo dei servizi segreti. All’interno di una più ampia strategia anticomunista in Europa, la Germania occidentale e le sue reti d’intelligence [con sede a Pullach] legate al defunto Terzo Reich emersero come nuovi alleati della superpotenza statunitense. In questo contesto l’Italia giocò un ruolo cruciale. Nel 1946 l’Organisation Gehlen, un servizio segreto tedesco-occidentale costituito per iniziativa statunitense e in collaborazione con l’ex ufficiale della Wehrmacht Reinhard Gehlen, istituì l’ODEUM Roma, la propria base estera nella capitale italiana, guidata dall’ex fisico nucleare Johannes Gehlen, fratello maggiore di Reinhard. Proprio il rapporto tra i due fratelli e le complesse dinamiche di comunicazione e controllo tra base estera e “organizzazione madre” diventano in questo volume la lente focale per un’analisi dell’evoluzione e dell’attività dell’Organisation Gehlen in Italia tra il 1946 e il 1956 nel contesto della “guerra di spie” che dilagava nella penisola agli inizi della guerra fredda.
Presentazione di Sarah Lias Ceide, Scontri tra spie agli inizi della guerra fredda. L’Organisation Gehlen in Italia, 1946-1956, fedOA – Federico II University Press, Napoli, 2023

E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

Dopo il ’56: l’ODEUM Roma dalla nascita del Bundesnachrichtendienst alla fine dell’“era gehleniana”
Nel ’56 il servizio segreto di Pullach era dunque diventato un organo tedesco-federale a tutti gli effetti. Finalmente Reinhard aveva raggiunto la meta tanto desiderata: lavorare esclusivamente alle dipendenze della RFT, trasformando il suo rapporto con la CIA su un piano di cooperazione paritaria e non più di subalternità. In questo nuovo contesto l’ODEUM Roma, da parte sua, continuava a lavorare alle dipendenze del “Servizio Strategico” di Langkau, con il nuovo nome in codice “AK 14”, ormai nella funzione di base estera ufficiale del BND nella capitale italiana, come emergeva anche nella sua stessa nuova dicitura ufficiale tedesca di BND-Außenstelle Rom. Il gruppo avrebbe continuato a operare sempre sotto guida di Johannes, al quale vennero attribuiti nuovi codici interni e ulteriori nomi di copertura, come “501”, “V-24 013” e “Dr. Keller”. L’ODEUM Roma, ormai “AK14”, dipendeva da allora in poi dall’ufficio “502/K” del “Servizio Strategico” <567. A partire dal 1° aprile 1956, come dimostrano i documenti, l’ex fisico nucleare avrebbe ricevuto uno stipendio mensile di 2.430 marchi <568 e il 2 gennaio dell’anno successivo avrebbe firmato il contratto per l’impiego come dipendente pubblico di categoria II della RFT a tempo indeterminato <569. Solo due mesi dopo la firma di tale contratto la centrale di Pullach avrebbe richiesto un aumento per Johannes, argomentando che egli «è capo della base estera di Roma sin dall’autunno del ’46, la quale è stata da lui costituita nonostante le generali condizioni difficili e attraverso molteplici sacrifici personali» <570. Per motivare ulteriormente la suddetta richiesta di aumento, nel documento si continuava poi con una descrizione della presente e futura posizione di Johannes: “Die Tätigkeit des Leiters der Aussenstelle Rom […] ist eine besonders wichtige und verantwortungsvolle, da in Rom als der Drehscheibe der europäischen Politik eine Vielzahl von Fäden zusammenlaufen und damit Rom ein für den BND besonders wichtiges Zentrum darstellt. An den Leiter der Aussenstelle Rom werden deshalb besonders hohe menschliche und fachliche Anforderungen gestellt” <571. Guignot e von Fransecky dopo il ‘56 Per quanto riguarda invece gli altri membri “di vecchia data” dell’ODEUM Roma, come Guignot e von Fransecky, il loro inquadramento nel neonato BND, dal punto di vista burocratico-amministrativo, risultò più difficile. In generale, «l’evoluzione della composizione del personale del BND a partire dal 1956», ha opportunamente sottolineato Wolf, «non può essere ricostruita facilmente, come invece accade nel caso di altri organi federali», proprio a causa delle caratteristiche del tutto particolari del servizio segreto di Pullach <572. Così, ad esempio, nel caso del “Servizio Strategico” il personale veniva gestito separatamente dal resto del BND. La conseguenza fu una generale “decentralizzazione” della gestione del personale dei vari reparti del servizio segreto; una dinamica che sembrò essere tollerata dalla Cancelleria federale <573. Sullo sfondo di quanto appena detto, non è al momento possibile ricostruire con precisione le dinamiche e le conseguenze del passaggio di Guignot e von Fransecky al BND. Tuttavia, sulla base delle più recenti ricerche sul tema e di alcune tracce documentarie, è possibile almeno fornire qualche ipotesi plausibile sull’inquadramento e sull’attività dei due collaboratori di Johannes all’interno del BND. Nel caso di Guignot, essendo egli di nazionalità francese e inoltre un collaborazionista condannato a morte nell’immediato dopoguerra, la probabilità di diventare impiegato pubblico della RFT sarebbe stata sin dall’inizio bassissima o addirittura nulla. Di conseguenza è lecito ipotizzare che egli, a partire dal ’56, sia stato inquadrato come “collaboratore Y”, categoria che raccoglieva il «personale esterno all’impiego pubblico» del BND <574. Il pagamento dello stipendio di tali “collaboratori Y” avveniva tramite il fondo “Spese generali” del BND, che sfuggiva per lo più al controllo del governo tedesco e permetteva così a Reinhard di continuare a impiegare molti personaggi dal passato compromesso, come lo stesso Guignot, anche dopo l’”ufficializzazione” del proprio servizio d’intelligence <575. In effetti, come ha dimostrato l’analisi di Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis, Guignot avrebbe continuato a lavorare per il BND, probabilmente sempre in qualità di “collaboratore Y”, sino al ’64, anno in cui morì di tumore <576. Si può collegare all’esempio del collaborazionista francese anche un’ulteriore “consuetudine” della politica del personale del BND durante “l’era gehleniana”: il reclutamento di partner o conviventi dei collaboratori. Infatti dopo la morte di Guignot sarebbe stata la moglie Therese a succedergli nella sua funzione di membro del gruppo romano <577. Come già detto, il reclutamento di coniugi non era per nulla inusuale nel BND. Infatti all’inizio degli anni Sessanta ben 290 coppie sposate lavoravano per il nuovo servizio segreto estero della RFT <578. È opportuno specificare a questo punto che l’analisi delle attività del collaborazionista francese per il servizio segreto tedesco-federale dopo il ’56 non rientra negli obiettivi di questa ricerca, per tale motivo ci si limiterà a rapidi accenni a riguardo. È probabile che Guignot abbia continuato a svolgere il ruolo di “anello di collegamento” tra il BND e il SDECE, essendo in contatto sin dal ’55 con Enrico Dell Bello, un informatore del suddetto organo di spionaggio francese <579. Inoltre Guignot avrebbe giocato un ruolo non indifferente nelle attività più generali portate avanti da Johannes dopo il ’56, a cui si accennerà più avanti. Nel caso di Alix von Fransecky risultano del tutto assenti, dai documenti analizzati per questa ricerca, informazioni circa il suo passaggio al BND. È tuttavia lecito supporre che ella, a differenza di Guignot, sia diventata dipendente pubblica dopo il ’56, in quanto cittadina tedesca e, inoltre, priva di possibili o pesanti legami con i regimi nazista o fascista. Tale ipotesi sembra confermata, inoltre, dal fatto che nel ’68 von Fransecky, come già accennato in precedenza, avrebbe ricevuto una medaglia al merito della RFT per i suoi servizi come «impiegata di Bonn» <580. Tuttavia non è stato finora possibile ricostruire la natura precisa di tali servizi, ma è probabile che essi siano collegati al BND e all’ODEUM Roma. È inoltre possibile ipotizzare che lo stesso conferimento della medaglia a von Fransecky, avvenuto nel 1968, sia stato motivato anche da aspetti di natura “politica” interni al BND, dato che la suddetta data coincise con quella del pensionamento di Reinhard. [NOTE] 567 Ivi, p. 438; Festsetzung der Grundvergütung Johannes Gehlen, 30 ottobre 1956, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 007. 568 Auszahlungsanordnung Johannes Gehlen, 5 dicembre 1956, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 013. 569 Dienstvertrag Johannes Gehlen, 2 gennaio 1957, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 016. 570 Betrifft: Höherstufung von V-24013, 15 marzo 1957, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 021. 571 Ibidem. Quella del capo della base estera di Roma […] è un’attività di grande importanza e responsabilità, proprio perché a Roma, crocevia della politica europea, convergono numerosi fili, rendendo quindi Roma un centro di particolare importanza per il BND. Per la posizione di capo della base estera di Roma sono quindi richiesti requisiti di competenza umana e professionale particolarmente elevati. 572 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 485. 573 Ivi, p. 486. 574 Ivi, p. 499. 575 Ivi, pp. 499-511. 576 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 69. 577 Ibidem. 578 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 491. 579 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 68-69. 580 Elenco onorificenze conferite, in «Bundesanzeiger», 15 maggio 1968, URL: < upload.wikimedia.org/wikipedia…; (sito visitato il 10 maggio 2021).
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

#1956 #502K #AK14 #BND #ClaudiaCernigoi #Federale #Germania #JohannesGehlen #ODEUM #OrganisationGehlen #RaimondaDiGiovanni #ReinhardGehlen #roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #segreti #servizi #spionaggio

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Vitale il settore dell’energia solare in Burkina Faso.


[:it]Solare in espansione in Burkina Faso.[:]
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Nonostante la persistente crisi di sicurezza e la transizione politica che sembra sempre più lontana, il settore dell’energia solare in Burkina Faso sta mostrando una notevole vitalità. La proliferazione di progetti di energia rinnovabile, sostenuti da sviluppatori privati, donatori multilaterali e autorità nazionali, sta delineando i contorni di una resilienza energetica in costruzione.

Malgrado i numerosi shock che hanno travolto il Paese—tra cui la guerra contro i jihadisti in corso dal 2015, due colpi di Stato consecutivi nel 2022, oltre due milioni di sfollati interni e la rottura delle alleanze regionali e dei rapporti con partner internazionali—la strategia energetica nazionale burkinabé continua a mantenere la sua validità. L’energia solare non è più soltanto una soluzione per le necessità energetiche, ma ha assunto il ruolo di indicatore di stabilità e leva di sovranità nazionale. La regolarità e la crescente numerosità dei progetti dimostrano che un settore può prosperare anche quando i parametri istituzionali subiscono forti scosse.

Un esempio significativo di questa dinamica è costituito dal finanziamento di 17,2 milioni di euro ottenuto il 29 luglio dalla società francese Qair per lo sviluppo di una centrale solare da 18 MW a Dédougou. Questo pacchetto include un prestito di 11,2 milioni di euro dalla Banca di sviluppo dei Paesi Bassi (Fmo) e sei milioni di euro di sostegno agevolato dal fondo Sefa, della Banca africana di sviluppo, destinato ai progetti verdi. Il progetto segue l’inaugurazione della centrale di Zano, da 24 MW, avvenuta nel dicembre 2023. Qair non è tuttavia l’unica azienda a scommettere sul Burkina Faso: Gutami Holding prevede di fornire 150 MWp di energia solare, con 50 MW di accumulo, entro il 2027; Amea Power ha recentemente commissionato 26,6 MW di capacità solare a Zina, operazione completata nel maggio 2024; mentre a Donsin è previsto un progetto da 25 MW con 5 MW/20 MWh di accumulo finanziato da China Eximbank. La società Axian ha acquisito una quota del 95% in una centrale elettrica da 30 MWp situata a Nagréongo.

Questa proattiva dinamica è sostenuta da un’architettura mista che coinvolge istituzioni finanziarie internazionali, produttori indipendenti e l’operatore nazionale di energia elettrica, il quale continua a rivestire un ruolo centrale nonostante le turbolenze politiche e i vincoli operativi. Il governo burkinabé ha fissato obiettivi industriali precisi, promuovendo la produzione locale attraverso iniziative come Faso Energy e condizionando le importazioni di energia solare a partire dal 2024. Secondo il Global Solar Council, il Burkina Faso aveva 200 MW installati alla fine del 2024, con la previsione di raggiungere i 225 MW entro il 2026. A questo si aggiunge un’ambiziosa strategia di elettrificazione rurale, con l’obiettivo di ottenere una copertura del 50% nelle aree rurali entro il 2028, rispetto al limitato 5,49% registrato nel 2022.

In conclusione, il panorama dell’energia solare in Burkina Faso è emblematico di una resilienza sorprendente, capace di prosperare in un contesto segnato da sfide significative. Questa trasformazione non solo contribuisce alla sicurezza energetica del Paese, ma rappresenta anche un passo importante verso un futuro più stabile e autonomo.

Fonte: africaeaffari.it

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
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CJI 2 – Big Dan fuori. Craig nel New Wave Team?


Anche se sembra una plotline del WWE. Parte con un video in cui Danaher chiama Craig Jones dicendo che Big Dan è infortunato (sembraLyme disease, tra l’altro) Craig Jones sul suo profilo posta questo: Ancora non è stato annunciato nulla ma se come se
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Anche se sembra una plotline del WWE.

Parte con un video in cui Danaher chiama Craig Jones dicendo che Big Dan è infortunato (sembraLyme disease, tra l’altro)

Craig Jones sul suo profilo posta questo:

Ancora non è stato annunciato nulla ma se come sembra Craig Jones si unisce come wild card al Team New Wave la cosa si fa interessante.

Jones, che è uscito dal B-Team non solo combatterebbe sotto il suo ex-coach ma lo farebbe contro i suoi ex compagni.

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enrico ghezzi presenta “eraserhead”, di david lynch

youtu.be/ShUiUnZ5-AU


23 febbraio 2011 – Arezzo, Cinema Eden. enrico ghezzi introduce la proiezione di Eraserhead di David Lynch all’interno della rassegna Lost&Found di Cineforum2 e Sentieri Selvaggi

facebook.com/share/r/1AwtrXZT6…

#Arezzo #Cineforum2 #cinema #CinemaEden #DavidLynch #EnricoGhezzi #Eraserhead #LostFound #proiezione #SentieriSelvaggi

Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)

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“If you’d come today you could have reached a whole nation.

Israel in 4 BC had no mass communication.”

Non riesco a dormire e non soffro di insonnia ma queste notti tropicali sono davvero insopportabili. E quindi sfogo il mio nervoso come mi riesce meglio.

Si tratta in questo caso di una recensione un po’ fake, nel senso che non posso verificare direttamente come funziona l’applicazione in […]

pepsy.noblogs.org/2025/08/14/r…

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“il sionismo liberale” (video di karem from haifa)


il sionismo, un suprematismo etno-religioso che ha tormentato la Palestina e il Medio Oriente per un secolo, e che sta da due anni inasprendo una prassi di genocidio costante a Gaza, è qui spiegato molto chiaramente. con esempi da ricordare.

youtu.be/mSjNjPody8w?si=SPe1OH…


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[ebook] Confini di classe


Autrice: Lea Ypi
Titolo: Confini di classe – Diseguaglianze, migrazione e cittadinanza nello stato capitalista
Editore: Feltrinelli
Altro: ISBN ebook 9788858863008; ISBN carta 9788807091957; ebook: 284KB; traduzione di Eleonora Marchiafava; I ed. digitale 2025; genere: saggistica, filosofia politica; ebook: 6,99€; carta: 10,00€

Voto: 7/10

Il piccolo volumetto comprende tre saggi sul tema immigrazione. Questa la mia reazione alla fine della lettura.

Spoilerando un po’ e semplificando molto, la tesi di Ypi è che sul problema dell’immigrazione stiamo prendendo tutti un abbaglio, ma soprattutto la sinistra ha perso completamente la bussola. L’immigrazione non porterebbe un problema culturale invalicabile e nemmeno toglierebbe risorse allo Stato ospitante (è di solito vero il contrario), ma evidenzierebbe le disuguaglianze e le ingiustizie dello Stato capitalista. Mentre la destra fa di tutto per rendere queste ingiustizie filosoficamente accettabili, la sinistra segue filosofie di multiculturalismo e di solidarietà internazionale che non fanno altro che alimentare queste ingiustizie. Gli elettori hanno paura di perdere i propri privilegi, nessuno li guida per estenderli e renderli più solidi, la sinistra perde voti. La soluzione sarebbe tornare alla lotta di classe. Gli oppressi si devono unire indipendentemente dalla loro origine, cultura e nazionalità e reclamare un mondo migliore. Qualcosa si muove (i movimenti ambientalisti sono su questa linea, hanno una visione svincolata dall’appartenenza a etnie, culture e nazionalità), ma manca ancora una massa critica.

Se questa cosa vi ricorda Marx, non siete fuori strada. È molto citato nel breve saggio e, fra le altre cose, Ypi insegna la sua filosofia politica alla London School of Economics.

#confiniDiClasse #filosofia #filosofiaPolitica #immigrazione #leaYpi #libro #politica #recensione #sinistra

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presente pignanza con aggiornamenti stellari ci porta al futuro sempre più conifero (aggiornamenti Pignio)


Nonostante il corrente clima della mia terra ormai sia talmente tanto seccante da portare quasi difficoltà a respirare, figurarsi esistere (…nonostante sia un clima umido, che assurdo paradosso), stranamente in questo agosto non sto scadendo troppo nel rotting… e, infatti, piano piano il Pignio (che, manco a farlo apposta, sotto sotto in questo periodo dell’anno ci sta benissimo, ricordando le pinete a mare insomma) sta ancora crescendo, e ad ora credo sia tipo in quello stato perfettamente a metà tra la goduria infinita data dall’idea passata del primo rilascio, e la cristallizzazione definitiva come prevista da una versione finale più futura che inglobi tutto quello che deve essere necessario per godere non solo infinitamente, ma sul serio… 😤

Quindi eh eh… ehh boh. Nonostante io non abbia ancora completamente sistemato le robe di multi-utente, e in generale mancano ancora diverse cose relative ad un uso più da social network (per copiare Pinterest proprio per benino, insomma), le funzioni generali sono già di livello pazzo: feed Atom (in uscita) messo a punto, OCR automatico per le immagini tramite Tesseract (…nonostante faccia assolutamente schifo su foto con font strani o colori merdosi, purtroppo, ed è tutto dire che sia comunque la libreria open-source di OCR che funziona meglio al mondo), il salvataggio dei video che ora funziona benewow… (Ci sono poi anche miglioramenti generali sull’interfaccia, tipo che ho migliorato ancora un po’ le pagine di gestione e visualizzazione, oltre ad aver aggiunto la localizzazione in italiano oltre che in inglese… ma queste cose puntualmente quando ci sono non vengono apprezzate, e quando mancano invece arrivano i reclami, di utenti per giunta mai paganti…) 😻

Però, il pezzo proprio grosso ora sono i nuovi tipi di elementi supportati, perché con questi si passa davvero da “ma che è, Pinterest senza glitch?” a “wow, o’ Pign!!!“… perché per foto e video sono bravi tutti, ma i file audio molti se li dimenticano, i post di puro testo ma con immagini di sfondo non esistono da nessuna parte (…se non su Facebook, dal quale ancora non ho finito di copiare cose), i documenti (PDF) nessuno sa come visualizzarli, e i modelli 3D sono praticamente inconcepibili… e invece il Pignio ha già tutto ciò, ora!!! (E le faville arriveranno a breve.) Non ho finito finito, c’è ancora lavoro da fare per perfezionare queste categorie, ma intanto io delivero (…e solo per stavolta risparmio il mondo dal raccontare l’irreale trafila dell’orrore che renderizzare testo potenzialmente non-ASCII sotto forma di immagini lato server implica, ma il README ne fa indirettamente accenno). 💣
Schermata Pignio con i nuovi tipi di post visibili, e schermata creazione/modifica risistemata
Ecco però, a proposito di cose fatte a metà… Per questi nuovi elementi, che potrebbero in alcuni casi non avere proprio una miniatura visiva (come molti file audio), o per cui comunque non ho ancora potuto aggiungere una generazione automatica, ho aggiunto semplici emoji come icone segnaposto nell’interfaccia, che comunque è basata su queste liste a griglia e su elementi che hanno una certa presenza fisica visuale… e il fatto tremendo è che ho accidentalmente scatenato delle vibe che mi sembrano irrealmente buffe. Non tanto il foglio di carta per indicare i documenti, che non è nulla di strano, e nemmeno le scatole per indicare modelli 3D, che non è troppo una forzatura nonostante faccia ridere pensare che quella è una scatola che contiene l’oggetto 3D, che quindi si apre cliccandoci, rivelando l’oggetto… quanto le note musicali per i file audio, e qui ormai capisco che sono completamente da buttare. 🤧
Schermata musica come descritta
Io giuro che, per qualche motivo evidentemente inspiegabile, pure a distanza di 2 giorni, ancora mi viene assolutamente da ridere a guardare (ma anche solo ad immaginare, poverannuj!!!) questa schermata. Semplicemente i controlli di riproduzione sotto, e l’emoji della nota musicale sopra che funge da icona… non c’è una ceppa di buffo, non c’è un cazzo da ridere, eppure il mio cervello non ne vuole sapere! E non è nemmeno il brano del caso che magari è meme o che; è proprio che la pura idea di questo fatto mi fa pisciare. Boh, o sarà il pacchetto emoji di Windows 10 che è particolarmente buffo a vedersi, o altrimenti ormai è ufficiale che anche il mio senso dell’umorismo, così come altri tratti della mia personalità, si è corrotto… ma ormai l’unica cosa importante è che non si corrompa l’archivio del mio Pignio!!! (E pure se succede, di quello ho frequenti backup.) 🤗

#Dev #devlog #Pignio

Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)
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asemics & voice : en ‘tan-cam-pan-te’, revista de poesía sonora, n. 3, 2017: “la palabra enrevesada”


El discurso asémico, el discurso glosolálicoarchive.org/details/TANCAMPANT…

#asemic #JuanAngelItaliano #laPalabraEnrevesada #poesiaSonora #revista #scritturaAsemica #TanCamPanTe

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Astrocampania organizza una visita guidata su prenotazione presso l’Osservatorio Astronomico S. Di Giacomo in Agerola, un viaggio tra le nebulose della Via Lattea nel cielo dell’alta costiera amalfitana.

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per scoprire i segreti delle stelle, emozionanti osservazioni delle zone di formazione stellare della Via Lattea con l’ausilio di un potente telescopio da campo, il tutto sotto la guida esperta dei divulgatori di Astrocampania.

[…]

oasdg.astrocampania.it/2025/08…

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‘bit’ n. 2, maggio 1967 (con un intervento di gastone novelli)


archive.org/embed/bit-1

“bit” n. 2, mag. 1967
archive.org/details/bit-1/mode…


Gastone Novelli, sul linguaggio:

“[…] Ha un senso fare uso di certi gruppi di immagini, o di segni conosciuti quando sono necessari al proprio linguaggio, del resto ogni forma (segno, immagine) cambia significato secondo il sistema in cui si trova integrata. Ecco perchè credo che l’esprimersi sia esplorazione-rappresentazione, anche recupero di frammenti di civiltà (i frammenti sono fruibili per la estrema facilità di equivocare i loro significati), recupero di segni, di lettere, suoni e colori, e organizzazione di tutti questi elementi secondo una regola interna ad un proprio sistema. Un continuo, per così dire, processo di erezione (gioco) che non dipende da nessun rapporto esterno individuabile, nè dalla quantità o qualità dei fruitori delle opere che si vanno compiendo.
[…]
La geometria stessa non è attendibile quando i suoi aspetti perdono funzioni e significati se li si trasferisce in un diverso contesto. Questa indeterminatezza conta, giustifica il viaggio”.

(p. 4)


n.b.: nei dati di archiviazione su archive.org il numero di “bit” viene indicato come “3”, cifra che campeggia nella prima pagina visibile sopra, tuttavia il colophon dichiara che si tratta del n. 2:

colophon della rivista "bit", n. 2, maggio 1967

#1967 #colori #frammenti #GastoneNovelli #gioco #gruppiDiImmagini #Lettere #linguaggio #segni #segniConosciuti #segno #sulLinguaggio #suoni

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elementi da una retrospettiva di marina apollonio


youtu.be/cOrIwMJ3WF4?si=AVhk3O…

#art #arte #arteCinetica #ArteOptical #cerchio #cineticArt #MACOFilm #MariannaGelussi #MarinaApollonio #mostra #opticalArt #PeggyGuggenheim #PeggyGuggenheimCollection #retrospettiva

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Gaza, non basta più l’indignazione


Le notizie che giungono dalla Striscia di Gaza sono sempre più drammatiche. Prosegue l’occupazione dell’esercito israeliano, ma si muore anche di fame, visto il blocco degli aiuti umanitari.

Non ci si deve abituare a tutto ciò, non si deve accettare che non ci siano alternative.

I Catanesi Solidali con il Popolo Palestinese non rinunciano alla denuncia e alla mobilitazione. Immediato […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/08/13/gaza…

#Catania #Gaza #manifestazioneDiSolidarietà #Palestina

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UFC e Paramount: più soldi nei bonus, incognite sui pay-per-view (prime indiscrezioni di Dana White)


Il nuovo accordo da 7,7 miliardi di dollari tra UFC e Paramount non ha ancora un quadro chiaro su quanto farà guadagnare realmente i fighter, ma Dana White ha confermato almeno un punto: i bonus aumenteranno. “Non ho ancora commenti definitivi, dobbiamo
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Il nuovo accordo da 7,7 miliardi di dollari tra UFC e Paramount non ha ancora un quadro chiaro su quanto farà guadagnare realmente i fighter, ma Dana White ha confermato almeno un punto: i bonus aumenteranno.

“Non ho ancora commenti definitivi, dobbiamo ancora metterci al tavolo e definire tutto,” ha detto martedì dopo DanaWhiteContenderSeries 77. “È agosto, abbiamo tempo fino a gennaio per sistemare le cose. Ma la risposta facile? I bonus saliranno. E sarà grosso. Solo la cifra che i bonus portano a un fighter, complessivamente, vale milioni di dollari.”


White non ha indicato di quanto cresceranno i premi, ma il nuovo schema entrerà in vigore dal primo evento di gennaio 2026.
Dal 2013, i quattro “performance bonus” assegnati a ogni evento UFC sono rimasti fissi a 50.000 dollari l’uno, con rarissime eccezioni.

Mi fa un po’ ridere che “i bonus varranno milioni”… quando ha appena chiuso un accordo da Miliardi.


Il nodo pay-per-view points


Tradizionalmente, i campioni UFC hanno incassato una percentuale delle vendite pay-per-view.
Con la fine del modello PPV nell’era Paramount, resta aperta la domanda su cosa accadrà a queste quote, soprattutto per le stelle maggiori.

White assicura che non sarà una rivoluzione caotica:

“Non è una ristrutturazione massiccia. In UFC abbiamo persone sveglie nella contabilità che sapranno far funzionare tutto. È un bene per i fighter. Paramount ha fatto un investimento enorme ed è completamente dentro al progetto.”


Il presidente UFC sottolinea anche la spinta promozionale che arriverà dal gruppo:

“I fighter avranno un’enorme esposizione grazie alle reti che Paramount possiede. Gente aggressiva e intelligente che costruirà una grande media company.”


Sono sicuro che una piattaforma del genera sia di grande esposizione ma quando potranno goderne i fghter se poi non possono avere gli sponsor che vogliono sul ring?

Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)
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Anthony Hernandez vola a Chicago… ma non sa bene perché


Il mistero si infittisce: Anthony Hernandez (15-2 MMA, 9-2 UFC) non ha ancora capito quali siano le vere intenzioni della UFC nel mandarlo a Chicago questa settimana. Sabato scorso, all’UFC on ESPN 72 al UFC Apex di Las Vegas, Hernandez ha messo in scena
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Il mistero si infittisce: Anthony Hernandez (15-2 MMA, 9-2 UFC) non ha ancora capito quali siano le vere intenzioni della UFC nel mandarlo a Chicago questa settimana.

Sabato scorso, all’UFC on ESPN 72 al UFC Apex di Las Vegas, Hernandez ha messo in scena una vittoria netta, chiudendo Roman Dolidze (15-4 MMA, 9-4 UFC) con una sottomissione dominante nel main eventi.

A fine match, ha svelato che l’organizzazione lo farà volare fino allo United Center per assistere all’UFC 319 di questo sabato: il match per il titolo pesi medi tra il campione Dricus du Plessis (23-2 MMA, 9-0 UFC) e l’imbattuto Khamzat Chimaev (14-0 MMA, 8-0 UFC).

Il quadro della divisione è affollato: Nassourdine Imavov affronterà – FORSE, vedi questo articolo recente – Caio Borralho il 6 settembre a Parigi, mentre Reinier de Ridder ha superato Robert Whittaker lo scorso mese all’UFC on ABC 9. Insomma, ci sono diversi nomi in corsa per la prossima title shot.

Ma allora, perché Hernandez è stato invitato?

«Non ne ho la minima idea, ma lo scoprirò. Spero sia qualcosa di buono. Essere lì, a ridosso del match, credo sia un buon segnale».



UFC 319 – Borralho in allerta: “Qualcosa non torna con du Plessis o Chimaev”


Caio Borralho doveva pensare solo a UFC Paris, dove il 6 settembre affronterà Nassourdine Imavov.
Invece, si è ritrovato su un volo per Chicago, pronto a fare il peso e diventare backup per il main event di UFC 319: Dricus du Plessis vs Khamzat Chimaev.

Lui stesso ammette di essere perplesso:

“All’inizio avevano detto che non ci sarebbe stato un backup. Poi, all’improvviso, mi hanno chiamato. Non hanno detto chi dei due potesse avere un problema. Non so cosa stia succedendo, ma qualcosa c’è.”

Il sospetto Chimaev


Secondo Borralho, la logica porterebbe a pensare a Chimaev:

“Ha saltato match in passato, si allena come un matto e si fa male spesso. Però di recente ho sentito che sta bene, senza infortuni seri. Du Plessis? Non so, non posta quasi nulla sui social.”

Due pesi in tre settimane


Borralho si trova in una situazione insolita: fare il taglio peso per l’ottagono di Chicago, e rifarlo tre settimane dopo per Parigi.

“Di solito arrivo a fight week sui 220 lb (99 kg). Ora sto già intorno alle 205 lb (93 kg), e oggi dopo l’allenamento ero 198 lb (90 kg). Meglio stare più leggero.”


Il vantaggio? Avrà la sua squadra al completo: Carlos Prates, Karine Silva e Michal Oleksiejczuk combatteranno tutti a UFC 319.


Obiettivo chiaro: la cintura


“Il mio sogno è diventare campione del mondo. Se devo rischiare e fare due tagli peso in tre settimane, lo faccio. Non sono qui per essere uno qualunque. Voglio il titolo, e voglio una storia da raccontare ai miei figli e ai miei nipoti.”


Per ora, resta a disposizione. Chicago potrebbe vederlo nell’ottagono sabato sera… o semplicemente seduto a bordo gabbia, pronto a saltare dentro se qualcosa va storto.


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Meteorite caduto in Niger venduto all’asta per 4,3 milioni di US$.


[:it]Il pezzo di roccia al centro di una controversia internazionale.[:]
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Nei giorni scorsi ha destato stupore la notizia della vendita all’asta di un grosso meteorite marziano caduto in Niger e finito, chissà come, negli USA


Il 16 luglio, la casa d’aste Sotheby’s ha attirato l’attenzione internazionale con la vendita di un meteorite marziano per la somma straordinaria di 4,3 milioni di dollari. Questo pezzo astronomico, noto come NWA 16788, pesa 24,7 chili, misura quasi 40 centimetri e rappresenta il più grande frammento di Marte mai scoperto sulla Terra. Tuttavia, la vendita ha sollevato interrogativi legittimi riguardo alla sua provenienza e alle modalità attraverso cui è giunto a New York, specialmente considerando il fatto che il meteorite è stato trovato nel 2023 in Niger.
Meteorite marziano trovato in NigerMeteorite marziano trovato in Niger
Il governo nigerino ha prontamente avviato un’indagine per determinare se il meteorite sia stato esportato illegalmente. Nonostante le rassicurazioni di Sotheby’s sulla regolarità della documentazione, la questione rimane complessa. Il Niger, parte della vasta regione del Sahara, è noto per essere un terreno fertile per i “cacciatori di meteoriti”, attirando collezionisti e commercianti, a causa delle sue condizioni ambientali favorevoli alla conservazione di rocce extraterrestri.

Nella storia dei meteoriti, solo circa 400 esemplari su oltre 77.000 scoperti hanno avuto origine da Marte. La loro estrazione dalla superficie marziana è un processo affascinante; questi corpi celesti si sono staccati dal pianeta rosso a causa di impatti significativi da parte di comete o asteroidi. La successiva caduta sulla Terra porta con sé questioni di proprietà e cultura che sono tutt’altro che risolte.

La mancanza di leggi internazionali chiare sulla proprietà dei meteoriti crea zone grigie in cui la legalità del commercio può essere ambigua. Gli esperti, come il paleontologo statunitense Paul Sereno, hanno messo in guardia riguardo a possibili violazioni delle leggi sul patrimonio culturale e naturale. Infatti, la legislazione varia notevolmente da paese a paese: mentre in alcune nazioni i meteoriti trovati appartengono al primo scopritore, in altre sono considerati beni pubblici.

Nel caso specifico del Niger, il governo ha riconosciuto l’assenza di leggi precise sui meteoriti, citando precedenti come quello del Marocco, che ha richiesto la restituzione di meteoriti trovati nel suo territorio. La problematica viene ulteriormente complicata dall’interesse commerciale crescente verso i meteoriti, che sfida non solo le normative nazionali ma anche quelle internazionali.

La discussione sui diritti di proprietà dei meteoriti si estende a storie recenti, come quella di due geologi svedesi che, dopo aver trovato un meteorite, lo hanno donato a un museo per evitare il trasferimento nel mercato nero. Tuttavia, un discendente di una famiglia nobiliare ha contestato la decisione sostenendo diritti di proprietà preesistenti sul terreno in cui il meteorite era stato rinvenuto, vincendo in appello.

In questo contesto, il caso del meteorite NWA 16788 non rappresenta solo un’eccezionale transazione commerciale, ma evidenzia anche una rete complessa di questioni legali e morali che circondano il collezionismo di reperti extraterrestri. Mentre Sotheby’s sostiene di aver agito secondo procedure standard, l’appello del Niger e le dichiarazioni di esperti sollevano interrogativi sulla legittimità del commercio di materiali così significativi per l’identità culturale e scientifica di una nazione.

In conclusione, la vendita di questo meteorite non è solo un evento commerciale di valore inestimabile, ma una rappresentazione tangibile delle sfide globali legate alla proprietà, alla cultura e all’etica nell’era della scoperta spaziale. La questione della restituzione di reperti provenienti da territori sovrani rimarrà cruciale nella discussione sulle norme internazionali riguardanti il patrimonio culturale e naturalistico.

Fonte: ilpost.it

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
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Craig Jone Invitational 2: Tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete osato chiedere


Il Craig Jones Invitational (CJI) è una competizione di Brazilian Jiu-Jitsu che riunisce alcuni tra i migliori grappler del pianeta, con in palio un montepremi da 1 milione di dollari per categoria. L’edizione 2025 si terrà il 30 e 31 agosto a Las Vegas,
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Il Craig Jones Invitational (CJI) è una competizione di Brazilian Jiu-Jitsu che riunisce alcuni tra i migliori grappler del pianeta, con in palio un montepremi da 1 milione di dollari per categoria.

L’edizione 2025 si terrà il 30 e 31 agosto a Las Vegas, Nevada, presso il Thomas & Mack Center. L’evento porta la firma di Craig Jones, membro del B-Team Jiu-Jitsu e ormai figura centrale nel BJJ moderno.

Informazioni principali


  • Quando:
    • Giorno 1 – Sabato 30 agosto 2025
    • Giorno 2 – Domenica 31 agosto 2025
      (Gli orari precisi verranno annunciati a breve)


  • Dove: Thomas & Mack Center, Las Vegas (Nevada, USA)
  • Biglietti:
    • Da 75$ per il pubblico USA [link acquisto USA]
    • Vendita internazionale [link acquisto fuori USA]


  • Diretta streaming: Canale YouTube del B-Team Jiu-Jitsu (gratuito) a partire dal 30 agosto.


Dove Vederlo?


Su Youtube, Su Facebook.

Formato e squadre CJI 2


L’evento seguirà un formato a squadre con otto team, ciascuno composto da cinque atleti divisi per categoria di peso.

New Wave / Kingsway Jiu-Jitsu


Coach: John Danaher

-66kg: Dorian Olivarez

-77kg: Mica Galvao

-88kg: Giancarlo Bodoni

-99kg: Luke Griffith

+99kg: Dan Manasoiu

B-Team Jiu-Jitsu


Coach: Nicky Ryan

-66kg: Ethan Crelinsten

-77kg: Jozef Chen

-88kg: Chris Wojcik

-99kg: Nicky Rodriguez

+99kg: Victor Hugo

10th Planet


Coach: Eddie Bravo

-66kg: Geo Martinez

-77kg: Alan Sanchez

-88kg: PJ Barch

-99kg: Ryan Aitken

+99kg: Kyle Boehm

ATOS Jiu-Jitsu


Coach: Andre Galvao

-66kg: Diego ‘Pato’ Oliveira

-77kg: Ronaldo Junior

-88kg: Lucas ‘Hulk’ Barbosa

-99kg: Kaynan Duarte

+99kg: Felipe Pena

Pedigo Submission Fighting


Coach: Heath Pedigo

-66kg: Max Hanson

-77kg: Dante Leon

-88kg: Jacob Couch

-99kg: Michael Pixley

+99kg: Brandon Reed

Team Misfits Australasia


Coach: Lachlan Giles

-66kg: Fabricio Andrey

-77kg: Kenta Iwamoto

-88kg: Lucas Kanard

-99kg: Declan Moody

+99kg: Belal Etiabari

Team Misfits Europe


Coach: Faris Ben-Lamkadem

-66kg: Owen Jones

-77kg: Pawel Jaworski

-88kg: Paul Ardila

-99kg: Charles Negromonte

+99kg: Marcin Maciulewicz

Team Misfits Americas


Coach: Greg Souders

-66kg: Gavin Corbe

-77kg: Deandre Corbe

-88kg: Elijah Dorsey

-99kg: Taylor Pearman

+99kg: Pat Downey

CJI 1 Torneo Femminile


CJI 2 inaugura la prima divisione femminile: un tabellone open-weight (nessuna categoria) a quattro atlete, con un premio da 100.000?$ per la vincitrice.

  • Adele Fornarino
  • Helena Crevar
  • Ana?Carolina?Vieira
  • Sarah Galvão


SuperFight


Superfight: Craig Jones vs Gable Stevenson (oro olimpico di wrestling)

Regolamento CJI


Il format del CJI punta a incentivare azione e tentativi di sottomissione, differenziandosi dalle competizioni BJJ più tradizionali (come l’ADCC).

AspettoDettagli
Durata match3×5 min (round regolari), 5×5 min (finali), 1 min di pausa
Sistema punteggio10-point must system, round-by-round
SottomissioneChiude il match immediatamente
Tecniche legaliTutte le strangolamenti (eccetto tracheali), tutte le leve, “can opener”, Twister, Full Nelson
SlamConsentito solo per uscire da una sottomissione
Tecniche vietateNiente spiking, colpi, gouging, tirare capelli, ecc.
Criteri giudizioAggressività, azione e tentativi di submission prioritari
Area di garaPit in stile Karate Combat

Risultati CJI 1 (2024)


  • +80 kg: Nicky Rodriguez (B-Team) – 1M $ – Tutti i match vinti per rear naked choke.
    Finale contro Felipe Andrew.
  • -80 kg: Kade Ruotolo (Atos) – 1M $ – Finale contro Levi Jones-Leary.
    La semifinale Kade Ruotolo vs Andrew Tackett è considerata “uno dei miglior match di grappling di sempre”.
  • Partecipanti: 16 per categoria, 10K $ garantiti a tutti solo per competere.
  • Visualizzazioni: oltre 3,5 milioni su YouTube (Day 1 + Day 2).

Link per vedere tutto lo streaming:


Origini e filosofia


Craig Jones ha creato il CJI per offrire più opportunità economiche agli atleti di BJJ.
A confronto:

  • Vincitore ADCC = 10K $
  • Partecipante CJI = 10K $ solo per entrare sul tatami

L’evento ha sfidato direttamente l’ADCC, persino organizzandosi lo stesso weekend e sottraendo atleti e pubblico.

Il CJI è gestito come evento non profit tramite la Fair Fight Foundation, che promuove il jiu-jitsu in comunità svantaggiate.

Sul podcast di Joe Rogan, Craig ha rivelato che il finanziamento iniziale di 3M $ è arrivato da un benefattore anonimo. Le voci spaziano da crypto casino a Mark Zuckerberg — mai confermate.


Opinione


Il CJI è più di una competizione: è spettacolo, marketing e provocazione strategica.
Craig Jones si conferma non solo atleta d’élite, ma anche imprenditore del grappling.

La domanda aperta resta:

  • Questa formula “show + prize pool gigante” farà crescere il BJJ o rischia di snaturarlo?
Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)
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Partigiani stranieri in Val Taleggio


Uno scorcio di Val Taleggio (BG) – Fonte: Mapio.net

Nei primi mesi del 1944 l’iniziativa più rilevante in Val Taleggio è rappresentata dal sorgere di una nuova formazione [partigiana] composta di ex prigionieri. Essa è capeggiata da un serbo, Zaric Boislau, e nelle fonti archivistiche viene indicata col nome di “Legione Straniera”. La formazione è collegata agli organismi clandestini lecchesi, si occupa di organizzare il transito degli ex prigionieri, degli ebrei e dei politici verso la Svizzera, ma soprattutto tenta di prendere contatto e di coordinare i gruppi di ex prigionieri dislocati nella bergamasca. La documentazione esistente lascia l’impressione che il gruppo, pur riconoscendo la necessità di uno stretto collegamento con i centri resistenziali italiani, volesse garantire agli stranieri rimasti in zona un’ampia autonomia di movimento.
In marzo, aprile la “Legione Straniera” aveva un suo distaccamento a Pizzino (15/20 uomini) ed era collegata con tutti gruppi di ex prigionieri esistenti in valle (a Vedeseta, Olda, ecc.). Non pare di dover sottovalutare l’importanza della “Legione Straniera”; essa infatti riscuoteva la fiducia degli alleati al punto che il 3 aprile poté ricevere un primo aviolancio (parzialmente intercettato dai fascisti) e più tardi, ai primi di maggio, accolse la missione “Emanuele” (2 maggio) accompagnata da un lancio di armi, munizioni e generi di equipaggiamento.
La formazione inoltre era temuta dai fascisti che già dal gennaio/febbraio 1944 cercano di indebolirla e, di screditarne l’operato presso i valligiani. Organizzano una banda di falsi partigiani, la “Banda Thoinsovich”, col compito di snidare ex prigionieri, renitenti e disertori traendoli in inganno. L’iniziativa ottiene qualche risultato nella zona della Val Brembana, ma non è in grado di incidere in modo profondo in Val Taleggio. Qui la “Legione straniera” raccoglie il consenso anche di alcuni giovani del luogo, che in precedenza erano collegati ai gruppi di “Penna Nera”. L’espansione del gruppo raggiunge il culmine a maggio, dopo il lancio della missione alleata. In questa fase i collegamenti con i centri resistenziali lecchesi e milanesi sembrano più organici e si cominciano a progettare azioni a vasto respiro probabilmente ben collegate anche con i comandi alleati. E’ quando i vari progetti di intervento cominciano ad essere elaborati che i fascisti scoprono la rete e decidono di reprimerla con la massima decisione. Quello che temono è la possibilità che essa sfrutti a proprio vantaggio una particolare situazione creatasi allora nella bergamasca dopo l’annuncio dell’apparizione della Madonna alle Ghiaie di Bonate; anzi paventano una stretta connessione tra questo episodio che provoca lo spostamento di enormi masse di cittadini verso Bonate (e verso Ponte S. Pietro dove c’è un campo d’aviazione), e la notizia di un’azione combinata tra partigiani ed alleati volta a colpire in profondità le retrovie nazifasciste. (11)
Si badi che è proprio di quei giorni la ripresa dell’iniziativa angloamericana sulla linea Gustav, con il superamento di Cassino e con il successivo inizio dell’offensiva sul fronte di Nettuno. Così per la terza volta (se si escludono le provocazioni della “Banda Thonsovich”) la Val Taleggio deve registrare la brutale presenza delle truppe nazifasciste. L’azione è preceduta da un’accurata opera di infiltrazione che favorisce l’esito positivo dell’azione repressiva nazifascista. Il 19 maggio i tedeschi riescono a mettere le mani sull’organizzazione. Arrestati i capi ed un buon numero di esponenti del movimento, la “Legione Straniera” si sbanda e la rete clandestina subisce gravi contraccolpi specie nel lecchese. Nuovamente le forze nazifasciste riescono a colpire con estrema tempestività togliendo di mezzo un’organizzazione che trovava ampi consensi, ancor prima che essa cominci a diventare davvero pericolosa.
Ancora una volta la repressione nazifascista richiama la popolazione della Val Taleggio ai suoi calcoli, alle preoccupazioni, al timore di essere coinvolta direttamente, di vedersi intaccati i miseri mezzi di sopravvivenza, alla cautela nell’elargire la propria generosa solidarietà. Di quello che era stata la “Legione Straniera” a fine maggio resta ben poco. C’è chi (Cleto Baroni) assume temporaneamente la guida dei gruppi sparsi nelle baite e si sforza di tenerli collegati. Ma siamo a fine maggio e molte cose stanno cambiando.
Gli alleati avanzano e la convinzione che s’avvicini la fine delle ostilità dilaga. Il 25 maggio scade il bando di richiamo alle armi rivolto a tutte le classi fino a quel momento precettate, con risultati penosi. I giovani invece di rispondere alla chiamata di Salò prendono la via della montagna. Roma non tarderà a cadere. Nel mondo fascista l’aria che tira è quella della disfatta.
Nella provincia di Bergamo sia le organizzazioni clandestine centrali che quelle periferiche riprendono fiato, ma il CLN non è ancora in grado di esercitare un’influenza diretta sulle formazioni partigiane che vanno riorganizzandosi rapidamente. Chi vuol combattere o comunque organizzarsi a volte si sente frenato dall’esclusivismo di talune formazioni politiche clandestine altre volte esprime riserve preconcette contro ogni forma di presenza politica nella lotta di liberazione, ma non pertanto rinuncia a muoversi. Faticosamente si apre la strada il processo unitario.
Tra marzo e maggio si stabiliscono scambi fruttiferi tra “Penna Nera” (scomparso dalla scena nell’inverno) e gli uomini che promuoveranno nella zona di Villa d’Almè la costituzione di gruppi destinati ad aderire all’organizzazione delle Fiamme Verdi. Non è poi impossibile che, mentre in Val Taleggio si consuma l’esperienza della “Legione straniera”, Penna Nera tenga vivi i contatti con il gruppetto dei suoi fedelissimi guidati da Guglielmo (G. Locatelli). A fine maggio comunque questo gruppetto e lo stesso Penna Nera diventano in Val Taleggio il nuovo punto di aggregazione. Cleto e i superstiti della “Legione Straniera” si uniscono agli uomini di “Penna Nera”; quest’ultimo si impegna a provvedere ai loro rifornimenti e all’armamento ottenendo un lancio degli alleati ed inviando un comandante all’altezza della situazione.
All’inizio di giugno, in previsione del lancio, gli organizzatori delle Fiamme Verdi di Villa d’Almè (don Milesi e N. Mazzolà che però è su posizioni abbastanza differenziate da quelle del primo), d’accordo con Penna Nera, inviano in Val Taleggio Rino (G. Locatelli): dovrà ricevere il lancio e prendere il comando dei gruppi della Val Taleggio, cui si unirà con i suoi 15 (circa) uomini. Non a caso dunque il nuovo raggruppamento viene talvolta individuato col nome di “Fiamme Verdi della Val Taleggio”, ma si deve osservare che i tre gruppi fino al lancio tendono a conservare la loro autonomia; Cleto e gli ex prigionieri, Guglielmo e i valligiani, Rino e le sue Fiamme Verdi sono per ora uniti quasi
esclusivamente dalla previsione del lancio. Penna Nera d’altro canto non si sforza di favorire un processo di reale fusione dei gruppi. La sua visione, improntata ad un’estrema cautela, lo porta a non prendere in seria considerazione l’ipotesi di creare una vera e propria unità operativa partigiana. Egli vanta di essere stato riconosciuto dal comando superiore delle Fiamme Verdi quale comandante delle forze operanti in Valle Imagna, Brembilla e Taleggio, ma, tutto sommato, è convinto che le “bande della montagna” non possano svolgere che un ruolo subalterno nella resistenza: quello di procacciare armi allestendo e proteggendo i campi di lancio e quello di costituire una sorta di retrofronte sicuro per altri partigiani costretti ad allontanarsi dalla loro zona di operazioni. Dalle sue memorie poi traspare una concezione militare della lotta partigiana che non tien conto delle esigenze della guerriglia, ma piuttosto di quelle di una guerra di posizione. Se non esclude di portare gli uomini al combattimento, però ritiene che prima sia necessario attrezzare di adeguate difese la valle e di dotare i reparti di un armamento che li renda in grado di sopportare ogni
attacco e di difendere i paesi. Prepararsi dunque, ma intanto aspettare, è questa la sua linea di condotta ed è anche la ragione per la quale, dopo l’aviolancio del 13 giugno, egli verrà progressivamente emarginato. L’uomo che invece assume dopo il suo arrivo in valle, una posizione di primo piano, per la sua capacità d’iniziativa e per la sua dinamicità, è Rino (G. Locatelli). Egli di fatto si troverà a svolgere la funzione di comandante effettivo di un raggruppamento di uomini che si aggirava ai primi di giugno sulle 30/40 unità.

[NOTA](11) Archivio privato Micheletti – Brescia notiziari GNR. 3/6/1944: “Nella notte di venerdì 19 maggio, aerei nemici avrebbero lanciato, per mezzo di paracadute, armi pesanti, mitragliatrici e mortai con relative munizioni in località Pizzino, Vedeseta, Olda, Taleggio G [….] nelle giornate di domenica 21 e 22 sarebbero stati lanciati paracadutisti col compito di costruire una testa di ponte, dopo aver occupato di forza il campo d’aviazione di Ponte S. Pietro nelle vicinanze di Bergamo; (…) i gruppi di Pizzino, Vedeseta, Olda e Taleggio dovevano, in concomitanza, agire a viva forza su Lecco, impadronirsene ed accorrere su Bergamo in contatto con Ponte S. Pietro. L’azione principale, cioè quella dell’occupazione del campo d’aviazione di Ponte S. Pietro, sarebbe stata facilitata da un avvenimento che si ha ragione di credere diabolicamente escogitato. Infatti, nella città di Bergamo e nella provincia si era diffusa la voce di una miracolosa bambina, la quale, nelle vicinanze di Ponte S. Pietro, aveva avuto una visione celestiale con l’apparizione della Madonna che le indirizzava sul campo un raggio solare. Si può immaginare con quanta rapidità questa notizia passò di bocca in bocca e l’impressione dei bergamaschi notoriamente attaccati alla chiesa. La notizia dell’apparizione della Madonna assunse infatti proporzioni enormi e, dopo i primi annunci di miracoli avvenuti per guarigioni improvvise il concorso della gente sul posto divenne plebiscitario. La prima apparizione sarebbe avvenuta il 19 e, a detta della bambina, si sarebbe ripetuta nei giorni 20, 21 e 22. Specie nella giornata del 21 si sarebbe improvvisamente oscurato il cielo e sarebbe apparsa la Madonna col raggio di sole. La strana coincidenza delle date ha indotto le SS ad agire immediatamente, poiché erano state intuite le precise intenzioni dell’avversario, il quale, artatamente aveva manifestato intenzioni di operazioni con paracadutisti verso Premeno (Como) al fine di indirizzare colà le forze e permettere quindi ai gruppi di Vedeseta, Olda, Taleggio e Pizzino di agire su Lecco, mentre i paracadutisti avrebbero agito sul campo di aviazione di Ponte S. Pietro. Bisognava quindi prevenire e stroncare sul nascere la azione con rapidità fulminea, altrimenti il nemico sarebbe riuscito nel suo intento, perché l’affluenza della popolazione nelle adiacenze del campo di aviazione di Ponte S. Pietro era enorme, si calcola circa 100.000 persone. Se si pensa alla congestione delle strade principali e secondarie, si ha un’idea delle difficoltà che avrebbero incontrato le eventuali forze inviate a rintuzzare un lancio di paracadutisti i quali, invece, avrebbero avuto tutta la possibilità di attestarsi […..]
Maria Grazia Calderoli, Aspetti politici e militari della Resistenza taleggina. Luglio 1944-aprile 1945, Tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 1975-1976 qui ripresa da Associazione Culturale Banlieu

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Di tragedia in tragedia


Una riflessione di Francisco Soriano: l’unica forma di poesia che ci è concessa è la tragedia
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Si purificano facendosi lordi d’altro sangue, come se uno messo il piede nella mota con la mota si volesse ripulire. Ma balordo egli parrebbe ad una persona che s’avvedesse che così agisce. E poi anche rivolgono preghiere a questi simulacri, come se uno stesse con edifici a chiacchiera, non conoscendo egli affatto dèi né eroi chi sono essi davvero[1].

Profeta, enigmatico, navigatore di coscienze, veggente, viaggiatore del vuoto, immenso stratega delle luci e delle ombre, mai come oggi questo suo frammento racconta la tragedia del mondo. Le parole di Eraclito sono il paradigma dell’insensato fare degli uomini, tramortiti dal potere, accecati dall’odio, atti a perpetrare la vendetta. Sovrana è la sua poesia per frammenti, e come potrebbe essere se non frazione, divisione, allegoria, metafora e, infine, unità del tutto. In lui gli opposti si toccano, inneggiano alla forza del pensiero, laconico, pessimista, atto ultimo di salvezza e perdizione, mentre i demoni scorrazzano nelle anime degli uomini, all’impazzata, legati solo dal comune denominatore del male incarnato. Eppure bagliori fuoriescono dal labirinto architettato come l’interno di una conchiglia esamine e roteante sulla sabbia durante la risacca della vita.

Altezzoso è il pensiero quando vi è consapevolezza che l’assoluto risiede nella parte più lontana e nascosta di ogni persona: prodigiosa è la domanda perché ricerca, ottemperanza di un fine e di una morte, ma presagio forse di una vita nuova. L’intelligenza infatti è solo nel mistero e chi vuole vivere nella semplicità dei gesti quotidiani lo faccia pure, ritenendo che uno vale uno. Meschina l’esistenza dell’adagiarsi pigramente in due o tre idee fatte apposta per non soffrire di saggia perlustrazione nella realtà dell’insondato.

L’unica forma di poesia che ci è concessa è la tragedia. Il volto mai immune della sofferenza sulla bianca pietra delle città nobili del Mediterraneo, dove mai sarà sepolta l’anima di un barbaro o di un bestemmiatore contro dio. Non vi è certezza, vi è certezza, vi è la fine, è tutto perpetuo, ma fra la luce e il buio pesto esistono le ombre e in quello gli uomini definiscono la loro scelta. La tragedia si avvera, è fra di noi, dal pulpito i laidi assassini manutengoli del potere, unica vera forza del male, si accaniscono sui figli dei figli. Ascoltateli mentre uccidono, stuprano, sventrano, scannano, invocare il dio in nome della morte, cercando di purificarsi, meschini, dei loro crimini e alimentandosi delle urla di dolore e delle pene degli altri. Quanta selvaggia ossessione per la morte e il buio attanaglia questi esseri privi di un qualsiasi afflato di umana compassione, di grazia, della forza del perdono, della deflagrazione incontenibile dell’amore. Ascoltateli, quando lordi di sangue si appellano agli avi, vantandosi del gesto ancora con la lama insanguinata, elogiati e sublimati dalla vendetta che alla morte ha già condotto tutti insieme nell’inferno del mondo. Ascoltateli, da una parte e dall’altra, le loro risate, che questi balordi ci appaiono pazzi, ma così non sono se non insani animali, «come se uno messo il piede nella mota con la mota si volesse ripulire».

Nessun futuro è concesso agli aguzzini se non rotolarsi nel loro male. La tragedia illumina, chiarisce, guarda all’orizzonte e delucida i nostri quesiti. Chi è nel giusto non lo è più, chi aveva sbagliato continua a farlo nella cieca consapevolezza di essere stato partorito da una feroce bestia e da un’altra bestia ancora. Si permettono, macchiati del sangue fino alle viscere, di pregare verso un santuario che non può essere più lo stesso, perché addirittura in nome suo gli eccidi sono stati materializzati: così infangato e infangatisi loro stessi ancor più, sperano di ascendere a un paradiso che è solo l’inferno più bieco del mondo. Non è infatti il fango purificatore dei riti nobili di un tempo, ma quello intriso di sangue incolpevole. Eccoli a inneggiare dio come eroi, di ritorno da una battaglia sleale, infimi mostri dalle forme oscene come insetti sopraggiunti dalle viscere della terra che non sanno che un dio o un eroe ha il volto e le mani intonse dell’amore.

Che sia questa abiura al tempo della vita e l’avamposto della fine? Siamo parte di un unico corpo e in questo, forse, periremo tutti insieme.

Per Codice Rosso, Francisco Soriano

[1] I Presocratici, Testimonianze e frammenti da Talete a Empedocle, a cura di Alessandro Lami, Rizzoli, Milano 2008, p. 201.

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the psychiatrist in roy andersson’s “you, the living” (2007)


youtube.com/shorts/5nJ4clHsmzc…

#film #movie #pills #psychiatrist #psychotropicDrugs #RoyAndersson

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UFC 319 – Borralho in allerta: “Qualcosa non torna con du Plessis o Chimaev”


Caio Borralho doveva pensare solo a UFC Paris, dove il 6 settembre affronterà Nassourdine Imavov.Invece, si è ritrovato su un volo per Chicago, pronto a fare il peso e diventare backup per il main event di UFC 319: Dricus du Plessis vs Khamzat Chimaev. L
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Caio Borralho doveva pensare solo a UFC Paris, dove il 6 settembre affronterà Nassourdine Imavov.
Invece, si è ritrovato su un volo per Chicago, pronto a fare il peso e diventare backup per il main event di UFC 319: Dricus du Plessis vs Khamzat Chimaev.

Lui stesso ammette di essere perplesso:

“All’inizio avevano detto che non ci sarebbe stato un backup. Poi, all’improvviso, mi hanno chiamato. Non hanno detto chi dei due potesse avere un problema. Non so cosa stia succedendo, ma qualcosa c’è.”

Il sospetto Chimaev


Secondo Borralho, la logica porterebbe a pensare a Chimaev:

“Ha saltato match in passato, si allena come un matto e si fa male spesso. Però di recente ho sentito che sta bene, senza infortuni seri. Du Plessis? Non so, non posta quasi nulla sui social.”

Due pesi in tre settimane


Borralho si trova in una situazione insolita: fare il taglio peso per l’ottagono di Chicago, e rifarlo tre settimane dopo per Parigi.

“Di solito arrivo a fight week sui 220 lb (99 kg). Ora sto già intorno alle 205 lb (93 kg), e oggi dopo l’allenamento ero 198 lb (90 kg). Meglio stare più leggero.”


Il vantaggio? Avrà la sua squadra al completo: Carlos Prates, Karine Silva e Michal Oleksiejczuk combatteranno tutti a UFC 319.


Obiettivo chiaro: la cintura


“Il mio sogno è diventare campione del mondo. Se devo rischiare e fare due tagli peso in tre settimane, lo faccio. Non sono qui per essere uno qualunque. Voglio il titolo, e voglio una storia da raccontare ai miei figli e ai miei nipoti.”


Per ora, resta a disposizione. Chicago potrebbe vederlo nell’ottagono sabato sera… o semplicemente seduto a bordo gabbia, pronto a saltare dentro se qualcosa va storto.