Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

VS Code 1.110: gli agenti ora si estendono con i plugin


Visual Studio Code 1.110 porta i plugin agentici, strumenti per controllare il browser e la memoria di sessione persistente. L'editor di Microsoft si trasforma sempre più in un ambiente per lo sviluppo con agenti IA.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Con VS Code 1.110, rilasciata il 4 marzo come aggiornamento di febbraio 2026, Microsoft porta una manciata di novità che cambiano concretamente il modo di lavorare con gli agenti IA nell’editor.

La novità più rilevante sono i plugin agentici, ancora in anteprima: pacchetti installabili direttamente dalla vista Estensioni che raggruppano comandi, server MCP, competenze personalizzate e agganci (hook). In pratica, terze parti potranno distribuire ambienti agentici preconfigurati, pronti all’uso senza configurazioni manuali. Arrivano anche gli strumenti browser agentici, funzione sperimentale che permette all’agente di interagire con il browser integrato, leggere il contenuto delle pagine, rilevare errori nella console e verificare autonomamente il risultato delle proprie modifiche al codice. Un passo verso agenti che chiudono da soli il ciclo di sviluppo, senza aspettare che sia il programmatore a controllare.

Sul fronte della gestione delle sessioni, la memoria persistente consente ai piani e alle istruzioni di sopravvivere ai singoli scambi, restando disponibili per tutta la durata della sessione. Utile per task complessi che si sviluppano su più passaggi. Debutta anche il pannello di debug degli agenti, che mostra in tempo reale gli eventi, le chiamate agli strumenti e le personalizzazioni caricate, e la possibilità di biforcazione della chat: da una conversazione esistente si può aprire un ramo indipendente per esplorare un approccio alternativo senza perdere la cronologia originale.

Infine il supporto al protocollo grafico Kitty nel terminale integrato, che consente la visualizzazione di immagini ad alta fedeltà direttamente nell’interfaccia a riga di comando.


FONTE code.visualstudio.com


FONTE infoworld.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Votazione storica su #chatcontrol al Parlamento europeo: gli eurodeputati votano per porre fine alla scansione di massa non mirata delle chat private

In una svolta sensazionale nella lotta contro il Chat Control, la maggioranza del Parlamento europeo ha votato oggi per porre fine alla scansione di massa non mirata delle comunicazioni private. Così facendo, il Parlamento ha fermamente respinto le pratiche di sorveglianza incostituzionali e soggette a errori degli ultimi anni. Ora aumenta la pressione sui governi dell’UE affinché rispettino il voto dei deputati e pongano fine una volta per tutte alla sorveglianza di massa non mirata in Europa.
informapirata.it/2026/03/11/vo…

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Astrocampania organizza una visita guidata il 20 marzo 2026 presso l’Osservatorio Astronomico S. Di Giacomo, serata dedicata al cielo di inizio primavera per un viaggio tra le costellazioni e i pianeti di questa stagione sotto le stelle dell’alta costiera amalfitana

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per scoprire i segreti dei movimenti stagionali della Terra, del pianeta Giove e degli ammassi stellari; a seguire emozionanti osservazioni di questi oggetti celesti attraverso un potente telescopi da campo, il tutto sotto la guida esperta dei divulgatori di Astrocampania.

[…]

oasdg.astrocampania.it/2026/03…

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

5. Tenerife, l’isola perfetta dove non posso vivere.


Tenerife, Isole Canarie, El Hierro, La Orotava, Puerto de la Cruz, Teide, Parco Nazionale del Teide, Icod de los Vinos, Drago Milenario, Playa del Socorro, vivere alle Canarie, turismo di massa, espatrio Spagna, costo della vita Tenerife, disoccupazione Canarie, vulcano Teide, clima Canarie, viaggiare in Spagna, nord Tenerife, emigrare all'estero, podcast viaggio, trovare casa nel mondo
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La gioia di ritornare per l’ennesima volta a Tenerife viene annullata dall’amarezza: questo è il posto perfetto per me, ma l’isola è cambiata così tanto che non è più possibile.


spreaker.com/show/6745559/epis…


Con il cuore un po’ pesante avevo salutato El Hierro e i suoi 12.000 abitanti scarsi, ringraziandoli per il benessere che mi era stato regalato. Era arrivato il momento di ritornare in Italia, ma per farlo dovevo prima passare da Tenerife, e già che c’ero perché non fermarmi lì un po’? In fondo l’isola mi faceva stare bene e avrei potuto approfittarne per esplorare meglio alcune zone del posto che amavo.

[…]

2 febbraio 2024. Tenerife. Io arrivo dall’isola di El Hierro.

L’impatto con la TF1 dopo essere stati a El Hierro è uno shock, anche se di per sé il traffico non è tanto.

La calima continua anche qua, infatti il Teide si intravede appena, anche se qui dovrebbe vedersi piuttosto bene, si vede appena appena un’ombra, ma comunque mi godrò un fantastico weekend sull’isola.

Questa volta scelgo di ignorare del tutto il sud turistico di Tenerife per concentrarmi sulla parte nord dell’isola che è più verde e ancora abbastanza autentica. Voglio conoscerla meglio. Resterò tre notti a Puerto della Cruz, la più grande città della costa nord.

Anche qui il caos regna sovrano. Tantissime persone, nessun parcheggio, code, traffico, rumore. È un peccato che sia così congestionata, perché è anche una cittadina davvero piacevole. All’apparenza aveva tutte le carte in regola per trovare un giusto equilibrio tra turisti e residenti, ma non è andata così.

Anche la Orotava è così. C’ero stato nel 2016 la prima volta.

Oggi la città è così cresciuta e trasformata che non la riconosco più. Nell’ultimo censimento che risale al 2018, la Orotava aveva 41.000 abitanti circa, ma personalmente ritengo che ci sia un traffico che sembra essere superiore alla dimensione dichiarata degli abitanti.


È vero, ci sarà anche qualche turista e poi ci sono tantissime case nei dintorni. La città è piena di bei locali, oltre che di palazzi storici e musei da visitare. Insomma, io credo che sia un posto che merita assolutamente di essere visitato nella costa nord di Tenerife.

Non lo sapevo, ma ha dei giardini bellissimi, pieni di fiori, aiole curate e piante esotiche e…di gente. Tutti hanno diritto di godere del parco, ovviamente, ma siamo tanti e ognuno di noi contribuisce a erodere un po’ di quel silenzio di cui avrei tanto bisogno. La cosa interessante di questo giardino è che fa vedere come il clima gentile di quest’isola permetta di fare nascere qualsiasi tipo di vegetale di qualsiasi parte del mondo e a qualsiasi clima appartenga.

Adoro la Orotava perché camminando per le sue vie, visitando i suoi monumenti, si respira un’aria…come spiegarvi, come se fossimo nel 1600 e si fosse proprio nel pieno del periodo coloniale spagnolo, quello in cui le Americhe erano state conquistate relativamente da poco e e quindi i commerci fiorivano tra le due sponde dell’Atlantico e le Canarie erano le prime isole in cui queste navi che venivano dall’America si potevano fermare per fare scorte. Quindi in quel momento le Canarie stavano vivendo il massimo del loro splendore. Erano proprio all’apice del loro del loro progresso, diciamo così.

Tantissime ricchezze passavano da qui, esistevano delle tassazioni così come esistono oggi. La cosa curiosa è che è ancora così per le navi che scelgono di di fare dogana qui a Tenerife e appunto quest’epoca ci ha lasciato tantissimi monumenti di pregio.

Il tema della migrazione lo si incontra spesso alle Canarie.

Qui a La Orotava, ad esempio, diverse persone arrivarono a causa della scoperta delle Americhe. Diego De Ponte, ad esempio, che aveva origini genovesi e che qui fece una fortuna con il commercio di prodotti agricoli tra le due sponde dell’Atlantico. Alla casa del Los Balcones si può vedere la ricostruzione della sua dimora del ‘500. Anche qui mi sento molto bene. Mi sorprende un po’ perché il nord di Tenerife solitamente è più nuvoloso e con il brutto tempo il mio malessere aumenta. Oggi le nuvole non ci sono, ma c’è la calima, che dai giorni di El Hierro non se n’è ancora andata. Mi crea qualche problema alle vie respiratorie, come a tutti, ma le articolazioni stanno bene.

Decido di salire in quota nel Parco del Teide. Spero di riuscire a evitare la polvere per qualche ora. Purtroppo c’è anche quassù.

La visita al vulcano in ogni caso non mi delude neanche stavolta. Nel parco ci sono tutti i colori possibili: rocce rosse, gialle, arancioni e nere come il carbone e persino verdi. Il tutto naturalmente al cospetto del picco del vulcano, muto da qualche secolo, ma ancora attivo.

[Musica] Se vivessi a Tenerife dovrei tenere conto di questo fattore importante. Su quest’isola c’è un vulcano. o per dirla tutta l’isola è un vulcano e non un vulcano qualunque, un bestione di 3700 m sul livello del mare. Se si conta la sua altezza dal fondo dell’oceano dove nasce però è molto più alto è il terzo vulcano più grande del mondo.

Questo parco nazionale e il fatto di trovarsi qui all’interno di questo vulcano ti fa sentire veramente molto piccolo, ti fa sentire minuscolo di fronte a una natura che noi pensiamo di potere vincere, ma non è così. Di fronte a eventi di questo tipo siamo impotenti, però allo stesso tempo è anche quella che ci ha dato la vita. Questi vulcani sono quelli che generano nutrienti per le piante, delle quali poi ci nutriamo e terreno su cui vivere. Se non ci fosse stato il Teide, l’isola di Tenerife non esisterebbe, così come molte altre.


Il paesaggio è desertico, come a El Hierro, ma qui non ti senti solo, anzi. Tenerife è grande quasi 2200 km², ma un terzo di questa superficie è occupata da parchi e non ci si può vivere. Nello spazio che resta vive un milione di residenti e altrettanti turisti. Immagina gli abitanti di Milano e di Torino messi insieme, ma in una superficie che è la metà della provincia di Piacenza.

Il turismo di massa ha portato qui anche altri problemi.

La domanda di case è cresciuta a un livello che non si può immaginare e questo ha fatto alzare i prezzi. Ci sono persone che letteralmente affittano un sottoscala a 500 € al mese nelle zone più ricercate.

Vivere qui significherebbe per me dover fare i conti con costi molto alti a fronte di una possibilità di trovare lavoro che sarebbe comunque molto bassa.


Le isole, infatti, sono la regione di Spagna con il tasso di disoccupazione più alto del paese. L’aria però è pulita, ma non pulitissima in senso assoluto. Troppo smog, troppo traffico, troppe persone. Si ha la sensazione di vivere a Milano o a Roma, ma col mare. Mi tornano alla mente tutti i motivi che mi hanno portato a scartare Tenerife come luogo per vivere. Questi pochi giorni sull’isola sono stati molto utili. Mi hanno dato la conferma che il mio pensiero fosse giusto. Se l’isola è così adesso, come diventerà tra qualche anno quando sarò pronto a emigrare?

Ultimo giorno per me del mio weekend a Tenerife. Per iniziare la giornata che purtroppo sarà molto corta perché alle 5 e qualcosa ho l’aereo che mi riporta in Italia, ho deciso di venire alla Playa El Soccorro, una spiaggia fantastica, candida, completamente nera che ci fa capire quanto può essere grande e potente l’oceano.

Questa è una di quelle spiagge dove viene la gente che vive a Tenerife e pochissimi turisti, quindi se avete voglia di vivere un atmosfera, diciamo, autentica, questo può essere un ottimo posto.

Approfitto di questa spiaggia per mettervi in guardia su una cosa alla quale, alle Canarie bisogna fare molta attenzione, soprattutto in spiagge come questa, cioè con cavalloni di anche 2 m. Bisogna stare molto attenti alla risacca che è il movimento, appunto, che hanno, diciamo, le onde, la la forza delle onde che riporta l’acqua verso il mare.

La corrente di ritorno è davvero molto molto forte e quindi può rischiare di trascinare via le persone in mare.

Mi immagino a vivere qui durante la mia vecchiaia. A cosa servirebbe avere il mare vicino se poi non si potrebbe bagnarsi senza correre un grande pericolo? Il mare in questo senso non sarebbe di per sé un vantaggio.

Prendere il sole, quello sì che mi aiuta. Questo alle Canarie è sempre possibile.

Nel tragitto verso l’aeroporto mi fermo anche a Icod de Los Vinos, una città storica molto interessante e piacevolmente ordinata in cui si può vedere il drago milenario. Il drago milenario è un albero di 1000 anni di una specie chiamata appunto albero del drago. Forse è stata chiamata così per via della sua corteccia che può effettivamente ricordare le scaglie di un drago, ammesso che ne abbiate mai visto uno.

Icod mi piace molto. Amo il suo centro storico e come è stato mantenuto nel corso dei secoli. Vicino alla chiesa principale alcuni alberi creano un’ombra fitta, adatta per ripararsi dal sole di queste latitudini in estate. Si dice che il nord di Tenerife sia più freddo e più umido e che spesso sia più nuvoloso, in particolare in inverno. Capisco che un solo giorno non possa servire per valutare tutta una stagione, però oggi non è così. Si sta da Dio, ma veramente da Dio.

C’è un clima perfetto, direi caldissimo. Siamo sui 27. Direi che non si può immaginare di meglio. Una luce tersa senza calima oggi. Perfetto. Credo che tornerò un’altra volta a visitarla per bene. Merita un approfondimento. Per arrivare all’aeroporto non ho alternativa se non quella di attraversare le montagne dell’isola, belle, verdi, meravigliose e selvagge, ma anche un po’ disabitate.

A questa altezza è quasi sempre nuvoloso e nebbioso a Tenerife. Ecco un’altra area dell’isola dove avrei potuto vivere, ma che paradossalmente non è adatta a me.

L’aeroporto mi accoglie con il suo caos. Come sempre è un girone dantesco. Ancora una volta salgo sull’aereo con dispiacere e un senso di sconfitta.

Il viaggio Tenerife era stata un’esperienza strana e intensa. Da un lato era stato stupendo scoprire El Hierro e rivedere Tenerife, ma dall’altro Tenerife è l’esatto posto di El Hierro e avevo avuto la conferma che questi posti non possono essere miei, nonostante il cuore voglia stare lì.

Rientrando in Italia, la mia mente era già proiettata sul viaggio successivo. Anni prima ero stato in un altro arcipelago sull’Atlantico e la memoria mi stava dicendo che c’ero stato bene lì.

Mi chiedevo se il mio benessere non dipendesse dall’Atlantico in qualche modo. C’era solo un modo per scoprirlo.

Non ero neanche arrivato a casa che stavo già organizzando un itinerario di 5 giorni nelle Azzorre, e più precisamente nelle isole del gruppo centrale.

A maggio avrei avuto le mie risposte, ma ancora non sapevo che c’era ancora una tappa da fare prima del viaggio alle azzorre.

[Musica]Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio verso casa.

Tag:

#Tenerife
#IsoleCanarie
#ElHierro
#LaOrotava
#PuertoDeLaCruz
#Teide
#ParcoNazionaleDelTeide
#IcodDeLosVinos
#DragoMilenario
#PlayaDelSocorro
#VivereAlleCanarie
#TurismoDiMassa
#EspatrioSpagna
#CostoDellaVitaTenerife
#DisoccupazioneCanarie
#VulcanoTeide
#ClimaCanarie
#ViaggiareInSpagna
#NordTenerife
#EmigrareAllEstero
#PodcastViaggio
#TrovareCasaNelMondo


3. El Hierro, il deserto che trasforma


Ai confini dell’Europa, in uno dei posti in cui fibromialgia e artrite potrebbero andarsene.


Nota: da questo episodio in poi ci saranno 2 voci narranti: la voce che racconta i ragionamenti che ho fatto DOPO il viaggio (in blu), e la voce che racconta i pensieri che ho fatto o avuto DURANTE il viaggio (in nero), tratti in parte dal mio diario e in parte da note vocali che ho registrato mentre ero sul posto.


El Hierro (prima parte) – Ai Confini dell'Europa: il Deserto che Trasforma – Verso Casa – dove il cuore vuole stare.


Le Canarie sono un arcipelago di isole remote appartenenti alla Spagna, ma lontane dall’Europa.El Hierro è la più remota delle isole Canarie, la più esterna nell'arcipelago (insieme a La Palma). Lontana da tutto.Un luogo arido, silenzioso, ai margini del continente Africano e lontano dall'Europa.In questo primo episodio ti racconto il mio arrivo su quest’isola dove il paesaggio sembra spoglio, e il vuoto di El Hierro sembra volersi insinuare dentro di te per toglierti il respiro.È qui che il viaggio ha preso una forma nuova, ma l'ho capito soltanto qualche giorno dopo, quando ho annotato sul mio diario tutte le impressioni di quella visita particolare. Non più solo ricerca di bellezza o sollievo, ma un confronto diretto con il vuoto, con il limite, con me stesso.Ho camminato tra pietre nere e spazi immensi, ho registrato suoni e pensieri, e ho capito che il deserto non è assenza, ma possibilità.Possibilità di misurarti con le tue paure più profonde, che non sapevi di avere.Questo episodio parla di confini,di trasformazione, e di come un luogo apparentemente ostile può diventare un’opportunità.Verso Casa comincia da qui: da un’isola che ti lascia spiazzato all'inizio, ma che ti cambia per sempre.🎧 Guarda di più su YouTube 🌍 Scopri di più sul sito Simone ViaggiatoreI miei Video su El Hierro.=== LOCALITA' CITATE ===- La Laguna (Tenerife)- El Hierro- Tamaduste- Valverde- Taibique- La Restinga- La FronteraPossiamo restare in contatto tramite questi canali. Ti aspetto 😀- simoneviaggiatore.com- youtube.com/@versocasa- https.//youtube.com/@simoneviaggiatore- tiktok.com/@simoneviaggiatore- mastodon.uno/deck/@simonperry




I pensieri degli esseri umani non sono quasi mai lineari. Il cuore e la ragione spesso ci spingono in direzioni opposte.

Per quanto mi riguarda in passato avevo capito bene questa cosa, quando il Cuore voleva restare a Tenerife, ma la Ragione sapeva che non era possibile.

C’erano troppe difficoltà, troppi elementi che andavano contro la mia natura… un po’ troppo asociale. Avevo ormai abbandonato l’idea di viverci ed era stato un rospo molto difficile da ingoiare.

Quando perdi il sogno di recuperare la tua salute, tutto diventa più difficile da sopportare.


Però non avevo mai visitato l’isola di El Hierro, alle Canarie. Per il cuore questo sembrava un motivo sufficiente per andare a vedere quanto somigliasse a Tenerife. Forse poteva essere quella la casa che stavo cercando. Non si poteva scartare nessuna possibilità.

Arrivare a El Hierro non sarebbe stato semplice come per le altre isole. Il percorso per arrivarci, a quanto sembrava, era meno lineare dei miei pensieri ma poteva iniziare solo in un modo: bisognava passare da Tenerife, l’isola di cui mi ero innamorato, ma dove non potevo vivere.

[Musica] Sono Simone Perria e questo è il mio viaggio verso casa.


Arrivare a Tenerife è sempre una gioia per me, ma questa volta c’è qualcosa di diverso. Per la prima volta vedrò l’isola solo di passaggio, andando poi a El Hierro e mi sembra quindi di perdermi qualcosa di importante. Ma non è solo questo. C’è un clima quasi spettrale. Una nuvola enorme di polvere è arrivata qui dal Sahara. Mi chiedo quanta debba essere questa polvere, se dal finestrino non riesco nemmeno a vedere il Teide che il vulcano di Tenerife alto quasi 4 km.

Appena esco dall’aereo ho la risposta, è tanta. La si sente persino respirando. Fa pizzicare il naso come quando hai un raffreddore o una laringite. Questa cosa qui la chiamano “Calima“. Non è la prima volta che la vedo, ma stavolta è tanta. Mentre mi sposto verso il nord dell’isola mi accompagna un sole arancio pallido basso sull’orizzonte.

È sera e quando arrivo a San Cristòbal della Laguna, 80 km più a nord è già buio da un pezzo. Mi affaccio dal balcone dell’appartamento che per questa notte mi darà un tetto e un letto e guardo quella città che amo così tanto. Chi vive qui la chiama semplicemente “La Laguna”. Riconosco il campanile del ‘500 costruito con la lava del vulcano e le vie tipiche del periodo coloniale. Però c’è un’aria fredda e con la calima non si vedono le stelle, quelle stelle che qui di solito sono così luminose da sembrare finte. È tutto così diverso dal solito!
Mi sembra che una parte del clima deprimente dell’Emilia-Romagna sia arrivata qui insieme a me. Mi auguro davvero che le cose a El Hierro siano diverse, o avrò buttato via i miei soldi.

Al mattino mi sveglio presto. Devo arrivare a piedi all’aeroporto di Tenarife Nord, da dove partirà il piccolo volo per El Hierro e ci vogliono circa 40 minuti di cammino. Attraversare la città mi piace sempre, anche se la calima non accenna a smettere. Le sue case colorate e i fiori nei giardini mi ricordano che qui siamo quasi al tropico. La natura sboccia rigogliosa. I problemi di questo posto però sono gli stessi che abbiamo noi nelle nostre grandi città: code, traffico e smog. Se vivessi qui la mia vita non cambierebbe granché.

Aeropuerto de Los Rodeos, Tenerife Nord: relativamente piccolo, ma non più di tanto. Sono un pochino in ansia, stanno…beh ansia, una parola grossa; sono un po’ preoccupato. Stanno cancellando alcuni aerei che vengono dalla parte est dell’arcipelago. Potrebbe essere per calima o per vento e non vorrei che… così facendo con queste cancellazioni magari il mio volo dovesse saltare. Vediamo.

Per fortuna alla fine partiamo e in meno di mezz’ora arrivo a El Hierro. Quando vedo l’aeroporto finalmente capisco. La pista è davvero piccola. Ecco perché gli unici collegamenti che da qui ti portano nel mondo esterno sono solo per Gran Canaria o Tenerife. Non si potrebbe fare diversamente perché con questa lunghezza possono atterrare solo aerei abbastanza piccoli e con poca autonomia. Appena esco dall’aeroporto inizia l’esplorazione vera dell’isola.

Il paesaggio è aspro, la luce del sole filtrata dalla polvere nell’aria, e ho la sensazione di essere finito su una roccia in mezzo all’oceano. Per scacciare questa sensazione vado subito a Tamaduste, un paese vicino. Una piccola insenatura è stata attrezzata come area balneare con terrazzamenti in cemento e docce. A Tenerife e Gran Canaria ce ne sono di simili, ma si deve fare a gomitate per litigarsi uno spazio per l’asciugamano.

Qui invece ci sono solo sei persone che mi guardano con indifferenza.


Sto iniziando a rendermi conto di quanto sia remota quest’isola. Quest’isola dove persino una delle poche località balneari segnalate sulle guide si presenta in questo modo: semideserta e in alta stagione. Le case del paese sono state costruite su una colata di lava. Con il suo nero intenso contrasta con il colore bianco delle mura.

Io sto guardando tutto questo con gli occhi del turista. Per me questa è una meraviglia della natura. È un posto dove un vulcano in un qualche momento della storia ha creato terra e paesaggio dove non c’era. E’ una meraviglia, in sostanza, un ambiente naturale molto particolare in Europa, insomma, però allo stesso tempo intuisco che con gli occhi di un residente tutto questo può essere spaventoso, nel senso che tutto questo silenzio, tutta questa assenza di cose, di persone, questa questa luminosità soffusa della calima che ti toglie la vista, ti fa sentire proprio come l’ultima persona dell’universo, insomma, deve essere un po’ pesante, secondo me. Poi non è tutti i giorni così. Ovviamente la Calima non c’è tutti i giorni, anzi c’è circa una volta al mese di media, però insomma intuisco che deve essere molto difficile vivere qui.


Per rendersi conto di quanto sia piccola e remota El Hierro basta vedere Valverde che è il suo capoluogo. Ci arrivo alle 3:00 del pomeriggio di una domenica d’inverno quando fuori ci sono 24°. Questo clima per me sarebbe perfetto. Se vivessi qui penso che sarei sempre all’aria aperta, ma in realtà non vedo nessuno che stia all’aria aperta.

Qui a Valverde c’è anche uno dei tre distributori di benzina di tutta l’isola e il piccolo ospedale. L’unico. Sembra modesto dall’esterno, ma qui è letteralmente l’unico punto in cui puoi ottenere le cure fondamentali.


Non ha molti reparti, ma c’è il pronto soccorso e per i residenti questa è una grande risorsa. Avevo letto che la struttura fosse al collasso a causa delle barche che arrivano qui dalle vicine coste africane cariche di migranti come accade a Lampedusa. Sarà anche vero, ma almeno dall’esterno non si notano le orde di persone che racconta la stampa. L’appartamento che ho prenotato è poco dopo Las Casas. Il paese si chiama Taibique.

È una bella casa a schiera su due piani ai margini di un bosco. Ha anche un giardino sul retro dove di notte è così buio che posso fotografare le stelle, qualcosa che dove vivo io sarebbe impensabile. Sarebbe davvero bello vivere qui.

C’è tutto quello che sto cercando, a parte l’aria che non è pulita, ma sporcata dalla calima. Questa però è una condizione temporanea, eppure ho la sensazione che qualcosa non vada in questo posto.


Al mattino mi sveglio con l’intenzione di vedere il sud dell’isola. Dopo una colazione veloce parto per La Restinga, il paese più a sud d’Europa, nell’emisfero nord. Per arrivarci devo percorrere l’unica strada che da Taibique porta verso sud. Pochi chilometri di strada, ma con un paesaggio surreale intorno.

[Musica]Rispetto a ieri la calima è addirittura aumentata. È la prima volta che mi capita di trovarla così intensa. Guardandomi attorno vedo che il cielo è così offuscato da essere marrone anziché azzurro e il sole color del sangue si può osservare anche a occhio nudo senza farsi male agli occhi. La lava che è uscita dai coni vulcanici che ho attorno si è solidificata da chissà quanto, ma sembra che debba ripartire da un momento all’altro. Provo una sensazione di pericolo e ho l’impressione di non essere neanche più sul pianeta Terra.


Mi trovo a La Restinga, è il punto più meridionale dell’isola di El Hierro. E’ anche un punto un po’ speciale perché è il punto più a sud d’Europa. Oggi c’è un clima, oserei dire… surreale e spettrale allo stesso tempo perché continua a esserci la calima, che è questa polvere del Sahara in sospensione, quindi rende tutto un po’ soffuso. Sembra a tratti di stare su Marte, non si vede quasi anima viva. Il piccolo ufficio postale è chiuso e alle fermate del bus non c’è nessuno.

In effetti qualcuno c’è, una bambina che fa avanti e indietro in una viuzza col suo monopattino. È l’unica presenza umana che riesco a vedere. Al porticciolo invece c’è una spiaggetta di sabbia, la prima che vedo nell’isola, dove il mare è color zaffiro e due sub si stanno immergendo senza far troppo caso alle decine di granchi sul loro percorso. Tutta la scena è veramente tranquilla. La spiaggetta con il suo colore scuro, le barche colorate dei pescatori che ondeggiano con le onde e questo vento continuo e leggero che accarezza la pelle.

Tutto questo mi dà un grande senso di pace. quella pace che c’è quando un bel posto è tutto per te. Se potessi venire a vivere qui, potrebbe essere tutto per me molto spesso. Questo pensiero è davvero allettante, ma subito dopo capisco cosa c’è di strano a El Hierro.

Qui nel punto più a sud d’Europa il tempo scorre più lentamente. Ci sono tantissime strutture, tantissimi parchi, tantissimi tantissime panchine, tantissimi camminamenti che ti permettono di accedere al mare, tantissime aree ricreative, ma ti chiedi per chi. Non c’è nessuno. Non c’è davvero nessuno rispetto ai nostri canoni. È incredibile.


Chissà se il paese era così vuoto, quando è stato evacuato nel 2011. Il vulcano sottomarino, a soli 5 km da La Restinga, aveva iniziato a eruttare e le autorità avevano disposto lo sgombero degli abitanti per qualche tempo. Al termine dell’eruzione alcuni avevano scelto di non tornare più, e li capisco.

Nessuno vorrebbe vivere con il pensiero di doversene andare da casa propria all’improvviso.


Vivere a La Restinga potrebbe darmi quasi tutto quello che cerco, ma dovrei convivere con questa sensazione di pericolo geologico costante. Non so se me la sento.

Proseguo verso ovest, nell’unica strada che c’è. Ci sono solo rocce, coni vulcanici e strani recinti che dovrebbero contenere animali, ma gli animali non ci sono e nemmeno i pastori se è per questo.


La strada mi porta sempre più a ovest tra tornanti e scogliere di roccia arancione, finché arrivo al Faro della Orcilla, un punto un po’ speciale.

Di qui passa il meridiano Zero. E non è una cosa da poco, perché in passato il riferimento di tutti i navigatori del mondo conosciuto non era Greenich nel Regno Unito. Era questo punto. Era El Hierro, che i marinai usavano per orientarsi nella navigazione per sapere che questa era l’ultima terra prima che iniziasse l’oceano aperto.

Mi piacerebbe che El Hierro diventasse anche il mio punto di riferimento. Sono davvero molto combattuto perché da un lato qui c’è tutto quello che stavo cercando, ma comincio a capire che ci sono cose di cui non sapevo di avere bisogno.


Arrivo all’eremo della Virgen de Los Reyes dedicato alla Madonna, ma anche qui non c’è nessuno. Mi chiedo perché fare un santuario della patrona dell’isola proprio in questo punto dove non ci sono paesi qui vicino. Detesto ammetterlo, ma se avessi bisogno di aiuto qui sarei nei guai. Non c’è nessuno e il cellulare non prende. Normalmente tutto questo silenzio mi piacerebbe molto, ma non qui.

L’unico suono che sento è quello dei corvi che gracchiano.


Sfido chiunque a non sentirsi ammaliato e a disagio in un posto così.

Se possibile, proseguendo il paesaggio diventa ancora più maestoso. Scogliere sempre più imponenti, vulcani spenti sempre più grandi, distese di pietrisco creati da eruzioni e archi di roccia che il mare ha decorato con forme spettacolari, come se fossero un regalo per me.

Sono già le 5:00 e a questo punto devo prendere una decisione. Potrei tornare indietro, ma nel tempo che ci impiegherei a tornare da dove sono partito, il sole sarebbe già calato e mi ritroverei da solo e per giunta al buio.

Oppure posso proseguire.

Il navigatore mi dice che poco più avanti dovrebbe esserci un paese, anche se in effetti non vedo ancora nulla. Quando arrivo nel punto più aovest di El Hierro, però, vedo il grandissimo golfo creato da un enorme vulcano che in passato è crollato per metà in mare. Lì, proprio al centro di questo splendido arco, vedo qualche casa in lontananza. È La Frontera, uno dei paesi più grandi di tutta l’isola. Finalmente rivedo tracce umane e mi accorgo che il mio respiro ora è più rilassato.

La desolazione del sud di El Hierro mi aveva insegnato che il mio essere associale è soltanto una facciata.

Forse mi è sempre piaciuto vedermi così, ma non era vero. Mi sono sentito perso laggiù, da solo, in quel grande deserto di vulcani.

Voglio vivere ai margini dell’umanità, non fuori. Voglio restare fuori dai luoghi affollati, ma abbastanza vicino da poterli frequentare quando la solitudine è troppa.


Allo stesso tempo però il corpo stava benissimo in quel clima secco e sentivo che le energie erano tornate, non c’era più traccia del dolore alle articolazioni.

A quel punto mi chiedevo se fossi condannato a vivere in un deserto.

Potevo solo continuare a esplorare l’isola e sperare di trovare un posto adatto a me. [Musica]

Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio verso casa.


Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Firefox si rifà il look: ecco come potrebbe essere il design “Nova”


Mozilla sta lavorando a una nuova interfaccia per Firefox chiamata "Nova": angoli arrotondati, gradienti, schede verticali e il ritorno della modalità compatta. I primi mockup trapelati mostrano una direzione chiara.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Mozilla ha un nome in codice per il prossimo grande restyling di Firefox: “Nova”. Non è un annuncio ufficiale, ma i mockup trapelati e pubblicati in esclusiva dal developer austriaco Sören Hentzschel, tra le voci più autorevoli sull’ecosistema Mozilla, bastano a farsi un’idea precisa della direzione presa.
soeren-hentzschel.at
La caratteristica più evidente è l’abbandono delle forme spigolate. Schede, barra degli indirizzi, pannello laterale e persino gli elementi della pagina iniziale guadagnano angoli molto più morbidi. La barra superiore diventa un blocco unico e coerente, che unifica la riga delle schede agli strumenti di navigazione. L’impressione generale è quella di un’interfaccia che finalmente parla una sola lingua visiva, cosa che alle versioni recenti di Firefox è sempre un po’ mancata.

Spariscono anche le superfici piatte e monocromatiche: Nova introduce gradienti leggeri e una tendenza verso i toni violacei, anche se dai mockup sembra che il colore dominante possa adattarsi al tema scelto dall’utente. In uno degli screenshot si vede una variante verde menta che si riflette su tutta l’interfaccia.

Le novità funzionali



Post by @magi@mastodon.uno
View on Mastodon

Sul fronte funzionale, i mockup mostrano alcune novità su cui Mozilla starebbe lavorando in parallelo: la visualizzazione affiancata di due schede, una migliore integrazione della finestra privata e, dettaglio interessante, il ritorno ufficiale della modalità compatta. Questa esiste già da anni in Firefox, ma è stata progressivamente nascosta tra le opzioni avanzate. Nova sembrerebbe volerla riportare in superficie come impostazione accessibile a tutti.

Le schede verticali compaiono in almeno uno dei mockup, ma restano un’opzione alternativa: la barra orizzontale tradizionale è ancora presente nella maggior parte degli screenshot.

È presto per sapere quando tutto questo arriverà in una versione stabile. Come riporta Marco’s Box, i lavori sono ancora nelle prime fasi e il risultato finale potrebbe discostarsi da quanto visto finora. La storia dei redesign di Firefox, da Australis a Photon fino a Proton nel 2021, insegna che tra il mockup e il rilascio può cambiare molto.


FONTE marcosbox.com


FONTE soeren-hentzschel.at

#hot
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

GrapheneOS porta il suo geocoding nel Setup Wizard


GrapheneOS 2026030700 porta il servizio di geocoding nel Setup Wizard, aggiorna il Pixel Camera HAL ad Android 16 QPR3 e Vanadium alla versione 146.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Con la release 2026030700, GrapheneOS rende più accessibile il proprio servizio di geocoding: i toggle per attivarlo compaiono ora direttamente nel Setup Wizard, la procedura di configurazione iniziale del dispositivo. Il servizio esisteva già, ma fino ad ora non veniva proposto al primo avvio. Il motivo del cambiamento è semplice: il team dichiara che l’infrastruttura è finalmente in grado di gestire un ampio numero di utenti, rendendo sensato proporlo a tutti fin da subito.

Il geocoding, ovvero la conversione di coordinate GPS in indirizzi leggibili e viceversa, è una di quelle funzionalità che su Android stock dipende interamente dai Google Play Services. GrapheneOS ne offre uno proprio, e ora lo mette sotto gli occhi di ogni nuovo utente. La scelta resta comunque completamente volontaria: nessun dato di localizzazione viene inviato senza consenso esplicito.

Il resto in breve


Tra le altre novità, il Pixel Camera HAL è stato aggiornato alla versione di Android 16 QPR3 per risolvere alcuni problemi di compatibilità con i driver del kernel già integrati in anticipo da quella release. È stata inoltre corretta una configurazione termica sul Pixel 10 Pro Fold e il browser Vanadium sale alla versione 146. Sul fronte sicurezza, la release di anteprima 2026030701 include già tutte le patch dei bollettini Android da aprile ad agosto 2026, coprendo 9 vulnerabilità critiche e 21 ad alta gravità.


FONTE grapheneos.org

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

laboratorio e corsi nuovi online @ centroscritture.it : iscrizioni ancora aperte


centroscritture:: dentro il testo poetico_ linee alternative_ da martedì 10 marzo
cliccare per accedere

martedì 10 marzo 2026 è iniziato il corso online

Linee alternative
Dentro il testo poetico #2

Ogni lezione – tutti i martedì – si affronterà un testo, letto analizzato e commentato, nel secondo di tre corsi pensati per sviscerare le qualità intrinseche della scrittura poetica della modernità italiana, spesso di non facile accesso, e restituirne tutta la ricchezza e complessità. Accanto alla “corsia principale” che ha percorso il vasto territorio della poesia contemporanea – la tradizione lirica del Novecento – un’irruzione di altre vie, sentieri impervi, cammini spericolati e irregolari ne ha ridisegnato la mappa, complicandola ed espandendola, ridiscutendo la concezione stessa di poesia e rifornendone il bagaglio di stili, tecniche, suggestioni: dalle avanguardie storiche alle più recenti scritture di ricerca e sperimentali. Sette passaggi cruciali “off the beaten track”.

con Giulia Cittarelli, Stefano Colangelo, Marco Giovenale, Massimiliano Manganelli, Luciano Mazziotta, Gilda Policastro, Jennifer Scappettone

centroscritture.it/service-pag…

§

centroscritture: l'esterno_ poesia come contesto_ dal 12 marzo
cliccare per accedere

da giovedì 12 marzo 2026, ore 18, nuovo corso online:

L’esterno
Poesia come contesto

Una volta messo su pagina e pubblicato, un testo poetico – come qualsiasi altro testo – entra in una dimensione sociale e si innerva in una complessa rete di relazioni che lo definiscono a prescindere dalle sue caratteristiche proprie e dall’autore che l’ha creato. Diventa, dunque, un documento che riflette un atto culturale. La sua valenza si fa pragmatica: genera degli effetti sui lettori, propone una variazione sull’immaginario condiviso da una comunità, rimodula l’orizzonte di aspettative sulle possibilità di pensare, dire e scrivere. Tutto ciò, in buona parte, fuori dal controllo dell’autore. In questo corso cercheremo di delineare i tratti essenziali di quel contesto, o meglio: quei contesti, che da un lato condizionano la natura stessa di un testo poetico e dall’altro ne sono condizionati. Così “la stampa”, “la società di massa” e “l’era digitale”, tra le altre tappe del percorso, non saranno ricostruite e presentate soltanto come fasi storiche, ma anche come “contesti archetipici”, condizioni di fondo che qualificano il senso stesso del nostro intendere la poesia, e che hanno portato, succedendosi, al punto in cui siamo oggi.

con Valerio Massaroni

https://www.centroscritture.it/service-page/5-7-l-esterno-poesia-come-contesto

*

centroscritture: laboratorio di scrittura poetica_ 5a edizione_ dal 16 marzo
cliccare per accedere

da lunedì 16 marzo 2026, ore 18

Laboratorio online di scrittura poetica
Quinta edizione

Quinta edizione del laboratorio del CentroScritture, in una formula unica che prevede un lavoro di editing condiviso con la classe, in cui ogni partecipante è invitato a commentare ed editare i testi di tutti gli altri, insieme ai coordinatori, per arrivare a una versione definitiva pronta per la pubblicazione in volume con le nostre edizioni ECS.

I testi presentati, commentati e rivisti collettivamente nel laboratorio, non richiedono alcun vincolo formale, stilistico o contenutistico, salvo la loro lunghezza ragionevole per essere affrontati nelle sessioni online ed entrare in una antologia.

Il laboratorio funzionerà in questo modo. Ogni partecipante è invitato a presentare tre testi inediti che saranno oggetto del lavoro di laboratorio. Dopo una prima sessione introduttiva, nelle altre sei sessioni a cadenza settimanale i partecipanti a turno leggeranno i loro testi e li sottoporranno al commento della classe; al di là delle sessioni di lettura e commento in classe virtuale, i testi saranno caricati in una pagina del sito in formato editabile e annotabile in ogni momento da ognuno dei partecipanti, in modo da consentirne il lavoro di editing per tutta la durata del laboratorio e oltre, fino al momento in cui si perverrà a una versione definitiva, approvata dall’autore, che verrà pubblicata in volume cartaceo nella collana Philos di ECS Edizioni del CentroScritture e presentata in una lettura pubblica. A ognuno dei partecipanti sarà consegnata gratuitamente una copia del volume.

Condizioni di partecipazione:
tre testi di poesia (in versi o prosa poetica) inediti di qualsiasi forma, stile, contenuto;
nessuna preparazione richiesta;
disponibilità ad esporsi e a confrontarsi con gli altri.

Coordinatori: Marco Giovenale e Valerio Massaroni

https://www.centroscritture.it/service-page/5-8-laboratorio-di-scrittura-poetica

NUMERO CHIUSO: MAX 30 ISCRITTI

*

centroscritture.it
tutti gli incontri e le lezioni si svolgono da remoto

#CentroScritture #confronto #confrontoLaboratoriale #cs #CSCentroScritture #ECS #ECSEdizioniCentroScritture #editing #EdizioniCentroScritture #GildaPolicastro #GiuliaCittarelli #IlNovecento #JenniferScappettone #laboratorio #laboratorioDiScritturaPoetica #lineeAlternative #LucianoMazziotta #MarcoGiovenale #MassimilianoManganelli #nuoviCorsi #poesia #poesiaComeContesto #poeti #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #StefanoColangelo #ValerioMassaroni

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Ghost potenzia le email di benvenuto con l’editor completo


Ghost estende l'editor completo alle email di benvenuto. Ora supporta immagini, pulsanti e callout per un benvenuto personalizzato. Novità immediata per Ghost(Pro), aggiornamento richiesto per il self-hosting.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Creare una prima impressione memorabile diventa più semplice su Ghost. La piattaforma ha esteso le capacità del suo editor alle email di benvenuto, permettendo ora di inserire direttamente nel messaggio di ingresso tutti gli elementi grafici e interattivi già disponibili per gli articoli. Niente più limitazioni: è possibile integrare immagini, pulsanti di invito all’azione, segnalibri, riquadri di evidenziazione e schede HTML.

Questa funzionalità, resa disponibile poche settimane fa, era partita con opzioni di personalizzazione più basilari, limitandosi al testo semplice. L’aggiornamento odierno colma il divario tra il design del sito e quello delle comunicazioni via email, garantendo coerenza visiva fin dal primo contatto con un nuovo iscritto. L’obiettivo dichiarato degli sviluppatori è costruire una suite di automazione sempre più robusta, partendo proprio dall’onboarding dei membri.

Chi utilizza la soluzione gestita Ghost (Pro) può iniziare a sfruttare queste novità immediatamente, effettuando il login nell’amministrazione. Gli utenti che ospitano la piattaforma in modo autonomo, invece, devono provvedere all’aggiornamento all’ultima versione rilasciata per attivare le nuove opzioni dell’editor.

Le email di benvenuto non sono attive di default e vanno abilitate manualmente dalle impostazioni per poter essere inviate automaticamente ai nuovi membri gratuiti o a quelli abbonati.


FONTE ghost.org


FONTE ghost.org

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Files v4.0.34: più veloce e leggero su Windows


L'update di Files porta una sensibile riduzione del peso dell'installazione e il caricamento immediato delle anteprime.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Files, uno dei file manager alternativi più popolari per Windows, si aggiorna alla versione 4.0.34 introducendo miglioramenti per l’esperienza d’uso quotidiana. L’obiettivo principale degli sviluppatori era rendere l’app più snella e reattiva, obiettivo raggiunto riducendo il peso del pacchetto di installazione di oltre 30 MB e ottimizzando il sistema di caricamento delle miniature. Questo significa che navigare tra le cartelle, specialmente quelle dense di immagini, ora risulta molto più fluido e immediato.

Oltre alle prestazioni, l’update risolve alcuni inconvenienti tecnici che affliggevano le versioni precedenti. Sono stati corretti i bug che causavano errori nel conteggio degli elementi all’interno delle directory e, cosa più importante, sono stati risolti i crash improvvisi. Gli utenti già in possesso dell’applicazione possono verificare la disponibilità dell’aggiornamento direttamente dall’icona nell’angolo in alto a destra dell’interfaccia, oppure effettuare il download manuale dal sito ufficiale.


FONTE files.community


FONTE alternativeto.net


FONTE neowin.net

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Shorty, l’accorciatore di link italiano senza traccianti


Boost Media APS lancia Shorty, un accorciatore di link open source e self-hosted che non raccoglie dati. Un'alternativa italiana a bit.ly per chi vuole condividere URL senza regalare informazioni a nessuno.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Bit.ly è comodo, ma ogni link che ci passa attraverso finisce nei suoi server insieme a dati su chi lo clicca, da dove, con quale dispositivo. Boost Media APS, associazione no-profit italiana che promuove il software libero, ha rilasciato Shorty: un accorciatore di URL open source, self-hosted e senza traccianti di alcun tipo.

Il servizio è già attivo all’indirizzo s.boostmedia.it e il codice sorgente è pubblico. Lo ha sviluppato Lorenzo De Marco, socio dell’associazione. Come gli altri strumenti prodotti da Boost Media APS, tra cui il generatore di QR code Frog e l’aggregatore video PurpleTube, Shorty non memorizza informazioni, non ha cookie e non dipende da servizi esterni.


Post by @ufficiozero@mastodon.uno
View on Mastodon

Nelle prossime settimane Shorty sarà probabilmente inserito anche tra le alternative a bit.ly su lealternative.net, il sito di riferimento italiano per chi cerca software rispettoso della privacy!


FONTE boostmedia.it


FONTE s.boostmedia.it


📢 Boost Media APS colpisce ancora e questa volta con Lorenzo De Marco, con un'applicazione web-based che riduce i lunghi link.

Oggi vi presentiamo:

❤️ Shorty - url shortener su cui potete scegliere la validità del link di
⏳ 7 giorni;
⏳ 15 giorni;
⏳ 30 giorni;
⏳ 90 giorni;

ed il software verrà integrato presto anche sulle release Ufficio Zero.
L'applicazione non ha traccianti e licenza AGPLv3.

s.boostmedia.it/

@gnulinuxitalia

#shorty #ufficiozero #opensource #freesoftware


#hot
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

13, 19 e 21 marzo, caserta, archivio di stato: poesia visiva, incontri, letture e un omaggio a stelio maria martini


programmi poesia visiva a Caserta _ Palazzo reale_ 13, 19 e 21 marzo 2026
cliccare per ingrandire

_

#ArchivioDiStatoDiCaserta #art #arte #incontro #LaParolaManifesta #letture #materialiVerbovisivi #omaggioAStelioMariaMartini #PalazzoRealeDiCaserta #poesiaVisiva #StelioMariaMartini

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Linux Mint risolve un bug decennale e porta il salvaschermo su Wayland


Il team di Linux Mint ha riscritto il salvaschermo di Cinnamon integrandolo direttamente nel desktop: supporto Wayland completo e fix di un bug che esponeva la sessione per un istante allo sblocco, presente da anni.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il salvaschermo di Cinnamon è sempre stato un processo separato, pensato per Xorg. Funzionava, ma con Wayland non andava molto d’accordo. Con il bollettino di febbraio, il team di Linux Mint annuncia che il problema è risolto: il nuovo salvaschermo non è più un’applicazione autonoma, è Cinnamon stesso a gestire il blocco schermo, usando gli stessi strumenti grafici del resto del desktop.

Il risultato è la piena compatibilità con Wayland, che mancava proprio di questo tassello per considerarsi completa su Cinnamon.

Riscrivendo il salvaschermo, il team ha anche risolto un fastidio che si trascinava da anni: allo sblocco o al ritorno dalla sospensione, per un istante la sessione dell’utente era visibile prima che lo schermo si bloccasse davvero. Non esattamente un problema da ignorare. La causa era un bug di rendering legato al risparmio energetico, e il fix è stato applicato anche al vecchio salvaschermo, che resterà come alternativa nella prossima versione di Cinnamon prima di essere rimosso definitivamente.

In chiusura, il bollettino segnala anche una nuova sezione in System Reports dedicata ai sensori hardware: temperature, velocità delle ventole e consumi in tempo reale.


FONTE blog.linuxmint.com


FONTE gamingonlinux.com


FONTE 9to5linux.com

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

A trenta anni dalla legge 109, diamo linfa al bene


Per festeggiate i 30 anni dall’approvazione della legge 109 sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, “Libera Associazioni nomi e numeri contro le mafie” – che di questa legge è stata la promotrice – ha lanciato tre giorni di iniziative su tutto il territorio nazionale, “109 piazze per la legge 109”.

Restituire alla collettività un bene frutto di attività illecite ed […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/11/a-tr…

#beniConfiscatiAllaMafia #cooperativaBeppeMontanaLiberaTerra #GeotransSrl #Libera #Librino #OrtiDelMediterraneo #ProcuraDellaRepubblicaDiCatania #TalitàKum

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

nula: “pyramids” (images, 2026)


nula_ pyramids_ images 2026
click to view

nula.cc/61062/pyramids

#images #nula #photo #pyramids #seriesOfPhotographs

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Prof @Adrianogallina ma che fine ha fatto untempoperpensare.wordpress.co… ? Ha smesso di scrivere? Lo sa che puó collegare il sito al fediverso? m.youtube.com/watch?v=t4pmWufY…

Lo fece tempo fa @WhiteJolly con il suo @get-backs.com ma adesso si è preso una pausa… chissà perchè 🤔

@blogverso
@filosofia

#wordpress #activitypub #filosofia

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

26×17 L’Internamento Femminile e la Follia del Dissenso Antifascista


Durante il ventennio fascista, le istituzioni psichiatriche vennero utilizzate come strumento di repressione sociale per punire le donne che rifiutavano i modelli patriarcali o manifestavano dissenso politico. Molte cittadine furono etichettate come inferme di mente semplicemente perché giudicate ribelli, irriverenti o non conformi al ruolo di madre sottomessa imposto dal regime. Il caso emblematico di Rosa Cutschera illustra come un gesto di sfida contro una camicia nera potesse trasformarsi in una condanna all’internamento forzato, lontano dalla famiglia e sotto stretta censura. Questa strategia permetteva alla dittatura di neutralizzare le oppositrici senza trasformarle in martiri politiche, derubricando la loro resistenza a mera follia. Complessivamente, centinaia di antifascisti subirono questo destino degradante, perdendo spesso la vita all’interno dei manicomi giudiziari.

Ref:


Salt-N-Pepa

Salt-N-Pepa
26x17 L’Internamento Femminile e la Follia del Dissenso Antifascista

Play EpisodePause EpisodeLoading

Mute/Unmute EpisodeRewind 10 Seconds1xFast Forward 30 seconds
00:00/24:56

SubscribeShare

Apple Podcasts RSS YouTube

RSS Feed

Share

Link

Embed

Scarica file | Ascolta in una nuova finestra | Durata: 24:56 | Registrato il 10 Marzo 2026

Abbonati: Apple Podcasts | RSS | YouTube

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Dl Sicurezza = Assalto alla Costituzione. Presentazione del dossier approfondimento dei Giuristi Democratici


I Decreti sicurezza come realizzazione legislativa della svolta politico-autoritaria e repressiva.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

I Decreti sicurezza varati nel corso di questa legislatura dal Governo Meloni sono la realizzazione legislativa della svolta politico-autoritaria e repressiva in atto nel Paese.

La costruzione della paura a livello mediatico e la creazione di un nemico interno sul piano sociale sono soltanto i pretesti immaginari per giustificare un attacco reale alla Costituzione e per realizzare una società diseguale, con meno diritti per tutti e con più privilegi per pochi.

Giovedì 12 marzo alle ore 12.00 presso la sala Nassirya del Senato della Repubblica in Piazza Madama 11 a Roma si svolgerà la Conferenza stampa di presentazione del dossier di approfondimento e denuncia sul Decreto legge n. 23 del 2026, decreto Sicurezza, dei Giuristi Democratici.

Alla conferenza stampa partecipano:

  • Antonello Ciervo, Giuristi Democratici;
  • Marica di Pierri, In difesa di;
  • Luca Blasi, Rete No Kings;
  • Gianluca Peciola, attivista per i diritti umani.

Saranno presenti Ilaria Cucchi e Peppe De Cristofaro di AVS.

Assalto alla Costituzione 1Download

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Android diventa desktop: i Pixel si collegano al monitor esterno


Google porta la modalità desktop su Pixel 8 e successivi: basta un cavo USB-C per avere finestre ridimensionabili, mouse e tastiera su monitor esterno. Samsung DeX lo fa dal 2017, ma meglio tardi che mai.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Collegare lo smartphone a un monitor e ritrovarsi davanti a un vero ambiente desktop, con finestre sovrapponibili e ridimensionabili, barra delle applicazioni e supporto per mouse e tastiera. Non è una novità per chi usa Samsung da anni, ma da questa settimana è realtà anche per i Pixel di Google, a partire dal Pixel 8.

L’aggiornamento è arrivato con il Pixel Drop di marzo, basato su Android 16 QPR3, e non richiede di smanettare nelle opzioni sviluppatore: basta collegare il telefono a un monitor compatibile via USB-C (o HDMI con un adattatore) e il gioco è fatto. Sul display esterno compare un’interfaccia separata e indipendente, mentre lo schermo del telefono continua a funzionare per conto suo. Funziona anche sui pieghevoli Pixel e, in una variante leggermente diversa, sul Pixel Tablet, che ora supporta finestre sovrapponibili senza bisogno di un monitor aggiuntivo.
Immagine da Android Developers Blog
La modalità supporta fino a quattro spazi di lavoro, profili utente multipli e monitor touchscreen. Si possono affiancare due finestre e tenere aperte fino a sei o sette app contemporaneamente. Mancano ancora gli strumenti di aggancio automatico delle finestre presenti in Windows, e il trackpad virtuale che Samsung offre in DeX non c’è.

Samsung DeX esiste dal 2017. Quasi un decennio dopo, Google arriva con una soluzione simile, costruita però direttamente nel sistema operativo e sviluppata in collaborazione con Samsung stessa. Per ora funziona solo su Pixel, ma il supporto si estenderà agli altri produttori con l’adozione di Android 16 QPR3.


FONTE android-developers.googleblog.com


FONTE androidauthority.com


FONTE heise.de

#hot
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Gruppi di pressione finanziati dall’estero provenienti da paesi extra-UE stanno promuovendo #ChatControl con propaganda fuorviante

Alcune lobby finanziate dall’estero, provenienti da paesi extra-UE, stanno promuovendo #ChatControl con propaganda fuorviante. Vogliono #PassTheLaw per scansionare le tue chat, ma chi sono e chi li paga? Smascheriamo la rete dei promotori della sorveglianza!
informapirata.it/2026/03/10/gr…

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

NewPipe aggiorna l’app e lancia l’allarme: la libertà di Android è a rischio


NewPipe 0.28.4 è disponibile con correzioni e migliorie, ma la novità più importante è l'allarme degli sviluppatori sulla certificazione Google e il futuro di Android.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L’ultima versione di NewPipe, il popolare client YouTube alternativo per Android, porta con sé una novità che va ben oltre le solite correzioni di bug. Gli sviluppatori hanno aggiunto un avviso in evidenza che invita gli utenti a leggere un comunicato ufficiale sul loro sito riguardo alla certificazione Google per le app Android, definendo la situazione una minaccia concreta alla libertà del sistema operativo.

NewPipe è un’app open source che permette di guardare video di YouTube senza pubblicità, senza account Google e senza la app ufficiale. Non è distribuita sul Play Store, proprio perché aggira alcune restrizioni imposte da Google, e si scarica dal loro sito o tramite F-Droid, uno store alternativo per app libere.

Il tema sollevato dagli sviluppatori riguarda il processo di certificazione che Google sta rafforzando per le app Android. In sostanza, Google ha il potere di decidere quali app possono girare “senza problemi” sui dispositivi certificati, ovvero praticamente tutti gli smartphone Android in commercio. App come NewPipe, che non passano per il Play Store e non si piegano alle regole di Google, rischiano di trovarsi in una posizione sempre più difficile in futuro.

Al di là di questa presa di posizione, la versione 0.28.4 porta anche migliorie concrete. La scheda dei feed (il flusso dei canali a cui si è iscritti) ora aggiorna le sottoscrizioni in ordine casuale, il che dovrebbe rendere i caricamenti più distribuiti. È stato inoltre corretto un problema nella visualizzazione dei commenti e dei relativi messaggi di risposta, e risolto un comportamento anomalo sui tablet in uscita dalla modalità schermo intero.

Da notare anche un lavoro significativo sotto il cofano: la migrazione dalla libreria Picasso a Coil per la gestione delle immagini, l’abilitazione di controlli automatici sul codice e la riduzione delle dimensioni del file di installazione. Piccoli dettagli tecnici, ma che nel tempo migliorano stabilità e leggerezza dell’applicazione.

Per chi tiene alla propria privacy digitale e vuole ridurre al minimo l’esposizione ai servizi Google, abbinare NewPipe a una VPN come Proton VPN può essere una scelta sensata per navigare con maggiore riservatezza.


FONTE github.com

#hot

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Ladybird sta iniziando a funzionare davvero


Ladybird a febbraio ha aggiunto le piccole cose che rendono un browser usabile. Discord corre a 120 FPS, i siti si vedono bene e il testo si seleziona come dovrebbe.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

A febbraio Ladybird ha fatto un cambio tecnico importante (abbiamo già raccontato della scelta Rust), ma quello che conta davvero è quello che gli utenti sentono quando lo usano: il browser sta diventando meno frustrante.

Le piccole cose che la maggior parte dei browser fa senza che ce ne accorgiamo, Ladybird spesso le sbagliava. Quando selezioni del testo trascinando il mouse, il browser dovrebbe scrollare automaticamente se arrivi al bordo della finestra. Oppure quando doppi-clicchi su una parola per selezionarla, dovrebbe permetterti di trascinare per estendere la selezione parola per parola. Cose all’apparenza banali che Ladybird, però non faceva. Ora, invece, le fa.

Stesso discorso per il cursore lampeggiante nei campi di testo vuoti, per le caselle di input che si scorrono quando il testo è troppo lungo, per il tasto Tab che seleziona il contenuto di un campo. Sono tutte cose che dai browser moderni sembrano ovvie, ma che richiedono codice meticoloso per funzionare bene. Ladybird le sta aggiungendo una per una.

Il risultato concreto è che i siti veri iniziano a funzionare meglio. Discord, che a gennaio era lentissimo, ora gira a 120 fotogrammi al secondo su un MacBook. Wikipedia si vede correttamente. Tumblr finalmente carica il feed. X.com è più responsivo. Non sono miracoli, ma sono il segnale che il progetto sta uscendo dalla fase “interessante esperimento” ed entrando in quella “potrebbe davvero servire a qualcosa”.

Il team ha anche ottimizzato come il browser gestisce i cookie: invece di chiedere al sistema ogni volta che uno script legge un cookie (cosa che succede centinaia di volte durante il caricamento di una pagina), ora tiene una copia in memoria e la aggiorna solo quando effettivamente cambia.

Febbraio probabilmente è stato il mese in cui Ladybird ha smesso di essere un progetto che “ha potenziale” e ha iniziato a essere un browser che funziona.


FONTE buttondown.com


Ladybird inizia la transizione verso Rust, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale


Il progetto Ladybird, il browser open source nato nel 2022 come fork di SerenityOS e guidato da Andreas Kling, ha annunciato l’adozione di Rust come linguaggio per sostituire progressivamente il C++ nel codice del browser.

Il team aveva inizialmente valutato Swift come alternativa, ma secondo quanto dichiarato da Kling l’interoperabilità con il C++ non ha mai funzionato in modo soddisfacente e il supporto alle piattaforme al di fuori dell’ecosistema Apple è rimasto limitato. Rust era già stato preso in considerazione nel 2024 e scartato perché poco adatto alla programmazione orientata agli oggetti tipica delle API web. A distanza di un anno, però, la scelta è ricaduta comunque su Rust per la maturità dell’ecosistema e le garanzie sulla gestione della memoria. La stessa direzione già intrapresa, peraltro, da Firefox e Chromium.

Il primo passo: il motore JavaScript


Il primo componente ad essere portato in Rust è LibJS, il motore JavaScript di Ladybird. In particolare sono stati riscritti il lexer, il parser, l’albero sintattico e il generatore di bytecode, circa 25.000 righe di codice. Secondo Kling, il processo di traduzione è stato accelerato con l’uso di strumenti di intelligenza artificiale (Claude Code e Codex), sotto la sua supervisione diretta. Il lavoro è durato circa due settimane, un tempo che lo sviluppatore stima sarebbe stato di diversi mesi senza assistenza automatizzata.

Il team dichiara zero regressioni sui 52.898 test della suite test262 e sui 12.461 test interni di Ladybird, con output identico byte per byte rispetto alla versione C++.

Il prosieguo


Lo sviluppo del motore del browser proseguirà in C++. Il porting verso Rust è presentato come un’attività parallela e graduale, gestita dal team principale. La convivenza tra i due linguaggi avverrà attraverso confini di interoperabilità definiti.


FONTE ladybird.org


FONTE github.com



reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Rust 1.94: nuove funzionalità per iterazioni più sicure e configurazioni modulari


Il rilascio di Rust 1.94 porta novità concrete per sviluppatori che lavorano quotidianamente con il linguaggio, puntando su sicurezza, modularità e prestazioni. La novità più attesa è il metodo array_windows per le slice, che permette di iterare su finestre adiacenti di dimensione fissa, restituendo riferimenti a array di lunghezza costante. A differenza del precedente metodo windows, che restituiva slice dinamiche, array_windows garantisce un controllo di tipo a tempo di compilazione, […]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il rilascio di Rust 1.94 porta novità concrete per sviluppatori che lavorano quotidianamente con il linguaggio, puntando su sicurezza, modularità e prestazioni. La novità più attesa è il metodo array_windows per le slice, che permette di iterare su finestre adiacenti di dimensione fissa, restituendo riferimenti a array di lunghezza costante. A differenza del precedente metodo windows, che restituiva slice dinamiche, array_windows garantisce un controllo di tipo a tempo di compilazione, riducendo errori e aprendo a ottimizzazioni più aggressive, soprattutto in contesti come l’elaborazione di segnali o pattern matching. Il vantaggio è evidente anche per le performance, grazie a migliori opportunità di vettorizzazione SIMD.

Cargo, il gestore di pacchetti di Rust, introduce il supporto alla chiave include nei file di configurazione .cargo/config.toml. Questa funzionalità permette di suddividere le configurazioni in file separati, facilitando la condivisione di impostazioni comuni tra diversi progetti o team. I percorsi inclusi possono essere marcati come opzionali, rendendo la configurazione più resiliente a setup differenti tra sviluppatori.

Non meno importante, Cargo ora supporta nativamente la sintassi TOML 1.1 sia nei manifesti (Cargo.toml) che nei file di configurazione. Questo aggiornamento allinea Rust con le ultime specifiche del formato di configurazione, anche se richiede attenzione: l’uso di funzionalità nuove alza la versione minima di Rust necessaria per lo sviluppo (MSRV), anche se la pubblicazione di crate mantiene la compatibilità con parser più vecchi.

L’aggiornamento include anche la stabilizzazione di API come gli intrinseci AVX-512 FP16 per x86 e NEON FP16 per AArch64, utili per calcoli ad alta precisione. Nel complesso, Rust 1.94.0 si presenta come un rilascio solido, che affina l’esperienza di sviluppo senza stravolgere le basi del linguaggio.


FONTE blog.rust-lang.org


FONTE phoronix.com


FONTE infoworld.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Mullvad accelera su GotaTun: la nuova anima di WireGuard supera l’esame di sicurezza


Mullvad pubblica l'audit di sicurezza di GotaTun, la nuova implementazione di WireGuard in Rust. Risultati positivi e rollout globale previsto entro il 2026.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Mullvad ha compiuto un passo decisivo per il futuro della sua infrastruttura pubblicando i risultati della revisione di sicurezza su GotaTun, la sua implementazione del protocollo WireGuard scritta in Rust. L’analisi, affidata agli esperti di Assured Security Consultants, conferma la solidità del progetto, non avendo riscontrato vulnerabilità critiche o di alto profilo che possano mettere a rischio i dati degli utenti.

GotaTun nasce dall’esigenza di superare i limiti delle versioni standard di WireGuard, puntando su prestazioni migliori e una maggiore stabilità rispetto alla precedente soluzione basata su Go. Già introdotta lo scorso anno nell’applicazione per Android con risultati incoraggianti, questa nuova implementazione punta a diventare il cuore pulsante del servizio su ogni sistema operativo. Durante i test, condotti tra gennaio e febbraio, i ricercatori hanno individuato solo due criticità di basso livello legate alla generazione degli identificativi delle sessioni e alla gestione del riempimento dei pacchetti.

La società ha reagito prontamente, integrando le correzioni necessarie nella versione 0.4.0 del software prima di rendere pubblico il rapporto. Oltre alla sicurezza tecnica, l’adozione di Rust garantisce una gestione della memoria più affidabile, riducendo drasticamente il rischio di bug strutturali.

Dopo il successo su Android e l’esito positivo della revisione, Mullvad prevede di estendere GotaTun a tutte le altre piattaforme nel corso del 2026.


FONTE mullvad.net


FONTE mullvad.net


FONTE assured.se


FONTE github.com

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

AdGuard per Windows cambia il driver di rete: arriva SockFilter, ancora sperimentale


AdGuard per Windows 7.22.4 introduce SockFilter, un nuovo driver di rete sperimentale che opera a livello di socket anziché a livello più basso. Riduce i conflitti e le schermate blu, ma rimangono ancora alcuni bug da risolvere.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

AdGuard per Windows 7.22.4 porta un cambiamento infrastrutturale importante: il vecchio driver WFP, responsabile nel tempo di schermate blu, conflitti con gli antivirus e filtraggio rotto su Chrome, cede il passo a SockFilter, un nuovo driver sperimentale che intercetta il traffico a livello socket invece che a livello pacchetto.

Con la versione 7.22.4, rilasciata questa settimana, AdGuard introduce un’alternativa: SockFilter, un nuovo driver che opera a livello socket, cioè più in alto nello stack di rete rispetto a WFP. Invece di intercettare il traffico ai livelli più bassi del sistema, SockFilter si inserisce là dove le applicazioni interagiscono direttamente con la rete, a livello TCP/UDP. Un approccio più leggero, meno invasivo, progettato per litigare meno con il resto del sistema.

I vantaggi attesi, quando sarà stabile, sono concreti: meno conflitti con VPN, firewall e antivirus, rischio ridotto di crash critici, e una maggiore compatibilità generale. La vecchia soluzione di ripiego, il driver TDI, è ancora disponibile ma ormai obsoleta e causa già problemi di filtraggio su alcune versioni di Chrome.

Il punto è che SockFilter è ancora sperimentale. AdGuard lo dice chiaramente: ci sono bug, e uno in particolare è già noto, le chiamate vocali e video su Discord possono presentare anomalie. Il team ha già riprodotto il problema ed è al lavoro su una correzione. Per chi volesse provarlo, si attiva da Impostazioni → Rete → Filtraggio del traffico, selezionando SockFilter dall’elenco.

Non è una novità per l’utente finale, almeno non ancora. Ma è il tipo di lavoro infrastrutturale che, se va a buon fine, rende un programma silenziosamente più affidabile. Chi usa [AdGuard DNS](aff id=”AdGuard DNS”) o [AdGuard VPN](aff id=”AdGuard VPN”) per la protezione della rete troverà interessante sapere che anche il motore alla base del blocco su Windows sta cambiando approccio.


FONTE adguard.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

dispatch 003_ some recent & decent links


dispatch 003_ some recent & decent links
===========================================

note / miron tee. 2023

note / miron tee. 2023

a few txt pages from the dictionary of weaves_ vol 1 / differx. 2026

a few txt pages from the dictionary of weaves_ vol 1 / differx. 2026

Jonas Mekas at the Roxy Cinema (GrandLife, 2020)

Jonas Mekas at the Roxy Cinema (GrandLife, 2020)

passage à l’acte / martin arnold (extrait)

passage à l’acte / martin arnold (extrait)

Mira Schendel

Mira Schendel

dance / bernard parmegiani. 1962

dance / bernard parmegiani. 1962

alice / jan švankmajer. 1988

alice / jan švankmajer. 1988

No. 469 – FÉVRIER 2026
circulaire132.blogspot.com/202…

imperfect film / jonas mekas

imperfect film / jonas mekas

work by mariem abutaleb

work by mariem abutaleb

ain’t no grave / cooper-moore & mad king edmund. 2017

ain’t no grave / cooper-moore & mad king edmund. 2017

Tabeta Hito / Kazufumi Fujino. 1963

Tabeta Hito / Kazufumi Fujino. 1963

Disegno di Emilio Villa conservato nella Biblioteca Panizzi (Reggio Emilia), senza data

Disegno di Emilio Villa conservato nella Biblioteca Panizzi (Reggio Emilia), senza data


e
compostxt.blogspot.com/2026/03…

krumau / egon schiele. 1914

krumau / egon schiele. 1914

stress osaka / eliane radigue

stress osaka / eliane radigue

silence is sexy / einstürzende neubauten. 1998 _ (behind the scenes)

silence is sexy / einstürzende neubauten. 1998 _ (behind the scenes)

mirrormask / dave mckean. 2005

mirrormask / dave mckean. 2005

all things being equal to || insisted on paying / differx. 2017

all things being equal to || insisted on paying / differx. 2017

===========================================

.en dispatch 003_ some recent & decent links // a selection by differx

===========================================

follow the news here (telegram):
t.me/slowforward

or here (instagram):
tinyurl.com/slowforward-ig

ore here (whatsapp):
tinyurl.com/slowchannel

also check the hyper-aggregator ‘du-champ’
du-champ.blogspot.com/

#dispatch #dispatch003

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

sabato 14 marzo: presentazione online del laboratorio di scrittura poetica del centroscritture


Sabato 14 marzo, alle ore 18, presentazione online del laboratorio di scrittura poetica del CentroScritture, e del volume collettaneo nato dalla scorsa edizione.

L’incontro di presentazione si terrà via StreamYard e sarà trasmesso in una live aperta sul canale YouTube del Centro. In una prima parte, più breve, Valerio Massaroni e Marco Giovenale presenteranno la serie di incontri, in vista della nuova edizione, che partirà lunedì 16 marzo. La seconda parte sarà dedicata alle letture dei testi degli iscritti dello scorso anno, anche condividendo il volume a schermo.

Per ogni informazione sull’iscrizione: info@centroscritture.it
#CentroScritture #centroscrittureIt #laboratorioDiScritturaPoetica #MarcoGiovenale #StreamYard #ValerioMassaroni

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Telegram ora blocca screenshot e inoltro nelle chat private


L'ultimo aggiornamento introduce la protezione dei contenuti anche nelle conversazioni uno a uno, insieme a un nuovo sistema di accesso rapido per siti e app esterni.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Telegram continua ad aggiungere strumenti legati alla riservatezza delle conversazioni. Con l’aggiornamento del 1° marzo 2026, gli utenti Premium possono attivare una nuova opzione che disabilita la condivisione nelle chat private: niente inoltro dei messaggi, niente screenshot, niente salvataggio dei file multimediali scambiati nella conversazione.

La funzione esisteva già dal 2021 per gruppi e canali, dove serviva soprattutto a proteggere i contenuti dei creatori. Portarla nelle chat individuali è una scelta diversa: qui l’obiettivo dichiarato è creare uno spazio di fiducia reciproca tra due persone. Per attivarla basta aprire il profilo del contatto, toccare il menu e selezionare “Disattiva condivisione”.

Va detto che si tratta di una protezione lato software, non assoluta: nulla ovviamente impedisce di fotografare lo schermo con un altro dispositivo. Resta comunque un deterrente utile, soprattutto per chi scambia informazioni sensibili.

Accedere a siti e app con Telegram


L’altra novità rilevante è “Accedi con Telegram”, un sistema di autenticazione che permette di registrarsi e fare login su servizi esterni usando il proprio account Telegram, senza compilare moduli né creare nuove password. Durante la procedura si può scegliere se condividere il numero di telefono e se autorizzare il servizio a inviare messaggi direttamente su Telegram.

Per chi cerca alternative ai classici “Accedi con Google” o “Accedi con Apple”, è un’opzione in più, anche se la sua diffusione dipenderà da quanti sviluppatori decideranno di integrarla.

Il resto dell’aggiornamento


Tra le altre novità: i membri dei gruppi possono aggiungere un tag accanto al nome per indicare il proprio ruolo, le GIF ora supportano didascalie e possono essere modificate prima dell’invio, i sondaggi con voti visibili mostrano data e ora di ogni voto, e le foto possono essere convertite in adesivi con un tocco.

Chi utilizza Telegram per comunicazioni riservate potrebbe anche valutare un servizio DNS come AdGuard DNS per aggiungere un ulteriore livello di protezione durante la navigazione.

#hot
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

[GIF] Buon giorno di MAR10! #MAR10 #MAR10Day


Buon giorno di MAR10!#MAR10 #MAR10Day Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/03/gif-buon-giorno-di-mar10-mar10-mar10day.html
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Buon giorno di MAR10!

#MAR10 #MAR10Day

Continua su Telegram ➡️ Vai al post

news.creeperiano99.it/2026/03/…

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

nula: “ultimata” (sound work, 2026)


nula_ ultimata_ sound 2026
click to listen

nula.cc/61108/ultimata

#audio #experimentalMusic #nula #sound #soundWork #ultimata

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Le immagini di “I Grant You Refuge” al Liceo Lombardo Radice di Gravina, per non dimenticare Gaza


La mostra fotografica “Ti concedo rifugio”, di cui Argo ha già parlato, approda a Gravina e diventa un importante momento di conoscenza e di riflessione per gli studenti, i docenti e tutto il personale di un scuola. Ce lo racconta Luca Cangemi, tra gli organizzatori dell’iniziativa.Dal 2 al 5 marzo 2026, la sede di Gravina del Liceo Lombardo Radice ha ospitato la mostra fotografica “I […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/10/le-i…

#Gaza #mostraFotografica #Palestina #scuola

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

MOVA E40 Ultra Recensione Completa: robot aspirapolvere con lavaggio, svuotamento automatico e stazione All-in-One ultra potente


Il MOVA E40 Ultra è un robot aspirapolvere con lavaggio e svuotamento automatico e un'aspirazione potente. In questa recensione completa scopriamo prestazioni, autonomia e se vale davvero l’acquisto
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il Mova E40 Ultra è un robot aspirapolvere con mocio e Docking Station all-in-one che unisce tecnologia avanzata e convenienza. Il dispositivo è proposto dal brand a 399 euro ed è pensato per chi cerca un dispositivo completo senza spendere una fortuna. Rispetto al modello precedente, esso offre maggiore potenza di aspirazione, un mocio estensibile e l'asciugatura calda. Nella recensione completa che segue analizzeremo design, prestazioni, autonomia e funzionalità, per capire se l’E40 Ultra può davvero diventare l'alleato quotidiano nelle pulizie domestiche.

Contenuto della confezione


Il fatto che il MOVA E40 sia un robot aspirapolvere relativamente economico si nota già dal contenuto della confezione. A differenza delle versioni di fascia alta, con accessori più numerosi, qui vengono inclusi solo il robot e la stazione di pulizia, insieme a una sacchetto della polvere di ricambio e al manuale d’uso.
MOVA E40 Ultra: la parte anteriore include i sensori e il sistema di navigazioneMOVA E40 Ultra: la parte anteriore include i sensori e il sistema di navigazione

Design


Il MOVA E40 Ultra mantiene lo stile del suo predecessore; la qualità costruttiva rimane buona per un robot di fascia medio-bassa, con materiali solidi e finiture curate. Tuttavia, rispetto ai modelli di punta del produttore, si percepisce qualche differenza nei dettagli e nella robustezza complessiva.
Base All-in-one: frontalmente il vano che alloggia il sacchetto della polvereBase All-in-one: frontalmente il vano che alloggia il sacchetto della polvere
Le linee seguono la classica struttura di un robot aspirapolvere: sulla parte frontale troviamo i sensori ed il sistema di navigazione. Ai lati ancora sensori, per la distanza dagli oggetti o dalle pareti, e sul retro si trovano i contatti di ricarica e l’imboccatura per il serbatoio dell’acqua integrato, la cui capienza è di 80ml. Lungo un lato si trova anche il foro per l’aspirazione della polvere dal contenitore del robot al sacchetto posizionato nella Docking Station, la cui durata, secondo quanto dichiarato da Mova, è di 75 giorni circa.
A sinistra: in evidenza il foro per l'aspirazione della polvere. A destra: il raccoglitore della polvere integrato nel robotA sinistra: in evidenza il foro per l'aspirazione della polvere. A destra: il raccoglitore della polvere integrato nel robot
Sulla parte superiore del MOVA E40 Ultra spicca la torretta che ospita il sistema di navigazione avanzato a guida laser. Anche se non è retrattile, l’altezza contenuta del robot (9,7 cm) lo rende comunque compatto e in grado di muoversi agevolmente sotto i mobili. Davanti la torretta troviamo tre tasti per il controllo manuale:

  • Power: accende o spegne il robot e permette di avviare, mettere in pausa o riprendere la pulizia;
  • Home: invia il robot alla stazione di ricarica;
  • Spotclean: consente di pulire una piccola area di circa 1,5 × 1,5 metri.


A sinistra: i tasti per il controllo manuale davanti la torretta. A destra: il coperchio del robot quando sollevatoA sinistra: i tasti per il controllo manuale davanti la torretta. A destra: il coperchio del robot quando sollevato
Questi comandi rapidi rendono semplice gestire il robot senza dover necessariamente usare l’app. Aprendo il coperchio si accede al contenitore della polvere, insieme a un LED di stato Wi-Fi e al QR code per la configurazione iniziale. Il contenitore della polvere integrato da 300 ml, è abbastanza capiente e viene svuotato direttamente dalla Docking Station. Una soluzione pratica che rende la manutenzione quotidiana semplice e veloce. Tuttavia, il contenitore va ispezionato periodicamente ed il filtro rimosso e lavato con acqua corrente. Prima di riporlo nella sua sede, il filtro va fatto asciugare completamente all'aperto.
I due mop sono assicurati alla struttura inferiore del robot tramite due comodi agganci magneticiI due mop sono assicurati alla struttura inferiore del robot tramite due comodi agganci magnetici
Sulla parte inferiore del MOVA E40 Ultra si trova una spazzola in gomma, disegnata per raccogliere polvere e i peli dei nostri animali domestici ed evitare aggrovigliamenti; su ambo i lati due ruote ammortizzate che garantiscono una buona adattabilità su diversi tipi di pavimento. I mop per il lavaggio è ora estensibile, mentre la spazzola laterale rimane fissa. Nella parte anteriore troviamo una piccola ruota per la stabilità del robot durante il movimento. I mop rappresentano un aggiornamento significativo rispetto all’E30 Ultra: in particolare, quello destro, ora estensibile lateralmente, consente al robot di pulire fino ai bordi i mobili e le pareti. Inoltre, il dispositivo di sollevamento di 10mm circa, evita che i mop bagnati possano sporcare i tappeti, rendendo il robot versatile su diversi tipi di pavimento. I mop si agganciano al robot tramite piatti magnetici e sono fissati con velcro, rendendo semplice la rimozione. Questo sistema permette di lavarli in lavatrice o sostituirli facilmente, garantendo igiene costante durante l’uso quotidiano.

Motorola Signature in Italia: miglior fotocamera DXOMARK
Motorola Signature debutta in Italia con DXOMARK Gold Label: smartphone ultrasottile con comparto fotografico di livello premium
TechpertuttiGuglielmo Sbano

La Docking Station


La stazione di pulizia del MOVA E40 Ultra riprende il design del modello precedente: è slanciata e verticale e integra numerose funzionalità. Non solo ricarica il robot, ma svuota automaticamente il contenitore della polvere, pulisce e asciuga i mop con aria calda, riducendo al minimo l’intervento manuale. Questo la rende una soluzione pratica e quasi completamente autonoma per la manutenzione quotidiana del robot.
Alzando il coperchio superiore troviamo i due contenitori dell'acquaAlzando il coperchio superiore troviamo i due contenitori dell'acqua
I due serbatoi dell'acqua, posizionati sotto lo sportello superiore, possono contenere rispettivamente 4,5 litri d'acqua (acqua pulita) e 4 litri (acqua sporca). Quello con l'acqua pulita fornisce acqua sia al robot sia alla stazione per il lavaggio dei mop; quello invece dedicato all'acqua sporca, raccoglie l’acqua sporca dopo il ciclo di autopulizia. Questa capacità assicura la costante pulizia dei mop e, allo stesso tempo, riduce al minimo l’intervento manuale. Tuttavia, ciclicamente dobbiamo ricordarci di svuotare il cestello con l'acqua sporca. A prescindere da quanto il robot si evoluto, questo consiglio di carattere pratico serve ed evitare che i residui dell'acqua sporca si incrostino sulle pareti del contenitore.
La spazzola in gomma presenta un design che previene l'aggrovigliamento dei peliLa spazzola in gomma presenta un design che previene l'aggrovigliamento dei peli
Dietro lo sportello frontale troviamo il sacchetto della polvere da 3,2 litri, a cui facevo accenno nel paragrafo relativo al Design. La sua funzione è quella di raccogliere lo sporco aspirato dal robot e va sostituito regolarmente. La rimozione è semplicissima: basta estrarlo dalla sua sede e il sacchetto si chiude automaticamente, evitando qualsiasi contatto diretto con la polvere. Accanto all'alloggiamento del sacchetto si trova anche uno spazio per il serbatoio del detergente; non è incluso ma nell’app è comunque disponibile l’opzione per attivare il dosaggio automatico del detergente, il che lascia pensare che il serbatoio possa essere acquistato separatamente o aggiunto in un secondo momento.
Foto in alto: grazie al braccio estensibile, il mocio raggiunge gli angoli più difficili Foto in basso a destra: il robot esegue la pulizia intelligente di tappeti e moquette grazie al rilevamento ad ultrasuoni, sollevado i moci di 10,5 mmFoto in alto: grazie al braccio estensibile, il mocio raggiunge gli angoli più difficili Foto in basso a destra: il robot esegue la pulizia intelligente di tappeti e moquette grazie al rilevamento ad ultrasuoni, sollevado i moci di 10,5 mm

Navigazione con mappatura laser


Il MOVA E40 Ultra si affida a sensori laser per scansionare l’ambiente e orientarsi. Dopo una prima esplorazione, il robot genera una mappa dettagliata dell’abitazione, visibile direttamente nell’app. Questa può essere personalizzata manualmente, consentendo di suddividere o unire stanze, impostare aree vietate o definire zone di pulizia specifiche. Un aspetto fondamentale per chi desidera un controllo preciso delle operazioni di pulizia.

Nel test su una superficie di 100 m² circa, l'E40 Ultra ha eseguito una navigazione piuttosto precisa; ho notato qualche incertezza in alcuni passaggi un pò più stretti ma alla fine il robot ha raggiunto il risultato di suddividere correttamente gli ambienti per pulirli seguendo percorsi lineari e ordinati. Attorno a tavoli e sedie l'E40 Ultra riesce a coprire bene l’area, lasciando talvolta qualche piccolo margine, trascurabile se consideriamo la complessità di questo tipo di compiti. Con un’altezza complessiva di 9,7 cm inclusa la torretta laser, il robot riesce a muoversi agevolmente sotto molti mobili bassi, sfruttando al massimo il margine disponibile. Tuttavia, manca un LED frontale per illuminare le aree più buie, come sotto letti o divani: un dettaglio che si trova su alcuni modelli di fascia superiore e che potrebbe migliorare ulteriormente la precisione in ambienti poco illuminati.

Mijia Smart Audio Glasses: gli occhiali smart Xiaomi
I Mijia Smart Audio Glasses rappresentano l’approccio di Xiaomi agli occhiali smart, combinando audio integrato, design tradizionale e funzioni pensate per l’uso quotidiano
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Il dispositivo integra un sistema che consente di evitare ostacoli relativamente semplice, basato su sensori laser che rilevano la posizione degli oggetti lungo il percorso. Non si tratta di una tecnologia avanzata con telecamera o riconoscimento intelligente degli oggetti ma di una soluzione più essenziale. Nella pratica, questo significa che il robot riesce a individuare ostacoli di dimensioni medio-grandi, mentre oggetti molto piccoli o sottili potrebbero non essere sempre rilevati con la stessa precisione. A questo proposito, confermo la mia raccomandazione, che vale anche per i robot di gamma alta, di evitare, quando possibile, cavi elettrici e fili di qualsiasi genere sul percorso del robot, in quanto potrebbero non solo interferire con il movimento ma perfino danneggiare il device. Nel complesso, la navigazione si conferma precisa e ben ottimizzata per la fascia di prezzo, con solo piccole imprecisioni marginali che non inficiano sul risultato della pulizia. Sul tappeto il MOVA E40 Ultra si è comportato bene, considerando la sua fascia di prezzo e configurazione tecnica. La pulizia, anche in questo caso risulta efficace e la navigazione resta stabile senza che il robot si blocchi.
il MOVA E40 Ultra rientra in completa autonomia alla Docking Station per il lavaggio dei mop e la contestuale ricarica. Il lavaggio avviene a temperatura non elevata, segue l'asciugatura ad aria caldail MOVA E40 Ultra rientra in completa autonomia alla Docking Station per il lavaggio dei mop e la contestuale ricarica. Il lavaggio avviene a temperatura non elevata, segue l'asciugatura ad aria calda

Aspirazione: 19.000 Pa, ma vediamo come si comporta


Navigazione e sistema per evitare gli ostacoli, ciò che conta davvero è la prestazione di pulizia. Il MOVA E40 Ultra dichiara una potenza di aspirazione di 19.000 Pa, un valore più che raddoppiato rispetto ai 7.000 Pa del modello precedente. Sulla carta si tratta di un dato molto interessante per la fascia di prezzo, ma come si comporta nell’uso quotidiano e come si traduce in risultati concreti la potenza di 19.000Pa? Non essendo dotato di riconoscimento intelligente delle macchie, il robot opera alla potenza da noi impostata tramite App ed effettua il suo ciclo di aspirazione, combinato al lavaggio se desideriamo. In questo modo, il sistema è utile per pulizie di routine e per rimuovere macchie leggere; nei casi di residui più difficili e macchie ostinate i risultati migliori si ottengono, come ovvio, con i robot di fascia altra ma in quel caso il costo supera di gran lunga i 1000 euro. Nel mio caso, al termine del compito assegnato il robot ha raccolto tutto ciò che ha trovato al suo passaggio (residui di piccole dimensioni e aspirato polvere), senza la formazione di grovigli e con un risultato decisamente convincente, in linea non solo con quanto ci si aspetta da questa fascia di potenza e prezzo, ma più in generale da quanto ci si aspetta da questi dispositivi. Essi, infatti, sono ottimi alleati nelle pulizie domestiche e lo saranno sempre di più, man mano che la tecnologia si migliora; tuttavia, per quanto efficienti, non potranno mai completamente sostituire l'intervento umano che però sarà limitato a poche cose e quindi veloce. Al termine delle sessioni di pulizia, il MOVA E40 Ultra rientra automaticamente alla Docking Station per il lavaggio dei mop e la contestuale ricarica. Il lavaggio avviene a temperatura non elevata, a cui segue l'asciugatura ad aria calda che completa il processo.

Batteria e autonomia


L'E40 Ultra si avvale di una batteria da 5200mAh. Nel test su una superficie di 100 mq circa, il robot ha completato il ciclo di lavaggio consumando il 40% della batteria. Questo dato, comunque, che ritengo in generale contenuto, dipende da diverse variabili legate principalmente alla potenza di aspirazione che vogliamo utilizzare, agli specifici compiti che il robot deve svolgere, alle aree da pulire, al tipo di pavimento e ad altri fattori che possono far oscillare l'autonomia complessiva di esercizio del dispositivo. Ciononostante, complessivamente la durata risulta ben bilanciata e adeguata a fornire copertura in un immobile di dimensioni medio-grandi senza necessità di ricariche frequenti.

App e funzionalità: essenziale ma intuitiva


Il MOVA E40 Ultra si gestisce tramite l’app MOVAhome, scaricabile su iOS e Android. Tramite l'App è possibile effettuare la configurazione iniziale, la mappatura dell'immobile da pulire e il controllo delle pulizie. Coerentemente con il posizionamento di fascia medio-bassa, il robot non dispone di funzioni avanzate e di conseguenza, anche l’app propone un pacchetto di impostazioni più essenziale rispetto ai modelli premium. L’interfaccia, tuttavia, è ordinata, intuitiva e ben organizzata per gestire le mappe, selezionare le singole aree, per regolare la potenza di aspirazione e impostare il livello di acqua per il lavaggio. In sintesi, meno funzioni avanzate, ma tutto ciò che serve per una gestione efficace della pulizia quotidiana.

Conclusioni


Il MOVA E40 Ultra si è dimostrato un robot aspirapolvere particolarmente efficace su pavimenti duri, dove la sua potenza da il meglio sé. La navigazione è in gran parte precisa e affidabile, l’autonomia è più che adeguata per abitazioni di medie dimensioni e la base all-in-one riduce al minimo la manutenzione quotidiana. Qualche limite, invece, emerge nel comparto lavaggio dove, al cospetto di macchie più difficili da eliminare l'E40 Ultra trova qualche difficoltà rispetto ai robot di fascia alta del medesimo brand. Detto questo, qualche compromesso è inevitabile per uno smart device che si può portare a casa con poco più di 400 euro e dunque, per il supporto quotidiano alla pulizia del pavimento, senza voler investire cifre elevate, il robot Mova è un’ottima scelta.


Mijia Smart Audio Glasses: come funzionano gli occhiali smart di Xiaomi tra design e tecnologia


Xiaomi amplia il proprio ecosistema con i nuovi Mijia Smart Audio Glasses. Unendo stile e design alla tecnologia audio open‑ear, questi smart glasses integrano un sistema di altoparlanti e 4 microfoni per consentire di rimanere connessi con l’ambiente circostante, senza rinunciare a un audio nitido. La riduzione del rumore del vento fino a 4,5 m/s, li rende ideali per passeggiate in città e all’aperto, e perfetti compagni di viaggio. Inoltre, per riunioni o chiamate più discrete, i Mijia Smart Audio Glasses introducono una nuova modalità privacy, che sfrutta un algoritmo personalizzato per garantire un audio chiaro, riducendo significativamente la dispersione del suono.
I Mijia Smart Audio Glasses sono disponibili in tre modelli: Titanium, Pilot‑Style e Browline I Mijia Smart Audio Glasses sono disponibili in tre modelli: Titanium, Pilot‑Style e Browline

Cosa sono i Mijia Smart Audio Glasses


Gli Smart Audio Glasses di Xiaomi combinano praticità e resistenza con montature dal design elegante e senza tempo. È possibile sostituire le lenti di tutti i modelli con lenti graduate; i modelli Browline Titanium, in particolare, dispongono di lenti con protezione dalla luce blu fino al 25%. Il modello Pilot‑Style, invece, è dotato di lenti da sole con protezione UV400, in grado di bloccare fino al 99,99% dei raggi ultravioletti.

Sony presenta nuovi giradischi wireless per il vinile | TechperTutti
Sony amplia la gamma di giradischi wireless con nuovi modelli pensati per chi si avvicina al vinile e per gli audiofili più esigenti
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design e comfort: un approccio minimal


Tutti i modelli presentano montature sottili e leggere, pensate per essere indossate comodamente per tutta la giornata; il modello Titanium si distingue per la sua montatura ultraleggera da soli 27,6 g.
Per chi desidera personalizzare il proprio look, i modelli Browline e Pilot‑Style sono dotati di un meccanismo di sgancio rapido che consente di modificare facilmente lo stile degli smart glasses, adattandoli a ogni occasionePer chi desidera personalizzare il proprio look, i modelli Browline e Pilot‑Style sono dotati di un meccanismo di sgancio rapido che consente di modificare facilmente lo stile degli smart glasses, adattandoli a ogni occasione
Oltre alla praticità, i Mijia Smart Audio Glasses sono progettati per offrire una resistenza duratura. La struttura è rinforzata da una cerniera in filo d’acciaio progettata per resistere fino a 15.000 movimenti e dalla certificazione IP54 per la resistenza a polvere e schizzi, assicurando una protezione affidabile in un’ampia gamma di condizioni, dall’umidità alla pioggia leggera.
La silhouette elegante e ultraleggera dei Mijia nasconde due batterie compatte da 114 mAh, realizzate su misura con cassa in acciaio non coassialeLa silhouette elegante e ultraleggera dei Mijia nasconde due batterie compatte da 114 mAh, realizzate su misura con cassa in acciaio non coassiale
Il posizionamento strategico delle batterie verso le estremità delle aste consente di mantenere un profilo sottile di soli 5 mm vicino alle montature, riducendo la pressione sulle orecchie e garantendo comfort per l’intera giornata. La ricarica rapida assicura circa 4 ore di autonomia con soli 10 minuti di ricarica (dato Xiaomi) mentre una ricarica completa dallo 0 al 100% richiede circa un’ora, offrendo fino a 13 ore di riproduzione musicale continua.



Questa nuova generazione di smart audio glasses introduce l’app Xiaomi Glasses, che abilita maggiore personalizzazione, più funzionalità e un controllo ancora più completo del dispositivo. L’audio e le principali funzioni si gestiscono tramite un pannello touch sulle aste; tramite l’app, gli utenti possono inoltre configurare i controlli gestuali in base alle proprie preferenze. Ad esempio, una pressione prolungata sull’asta può essere impostata per attivare l’assistente vocale dello smartphone, consentendo risposte rapide e a mani libere a messaggi, chiamate e molto altro.

ASUS presenta il router Tri-Band WiFi 7 TUF GAMING BE9400 | Techpertutti
ASUS amplia l’offerta networking con il TUF GAMING BE9400, un router Tri-Band WiFi 7 pensato per gaming, streaming e ambienti ad alta densità di dispositivi
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’app include anche funzioni pensate per l’uso quotidiano, tra cui la possibilità di localizzare gli occhiali in caso di smarrimento e strumenti che permettono di registrare audio, file multimediali e dialoghi dal vivo. Durante le registrazioni, un indicatore LED si illumina automaticamente sull’asta per segnalare l’avvio della registrazione e contribuire a tutelare la privacy. Inoltre, grazie al supporto alla connettività a doppio dispositivo nell’app, è possibile passare in modo fluido dalla riproduzione audio su smartphone a quella su laptop.

A chi sono pensati gli occhiali smart di Xiaomi


Combinando design, comfort e un’esperienza audio chiara e naturale, i Mijia Smart Audio Glasses ridefiniscono il modo di ascoltare in movimento, integrandosi con stile nella quotidianità. I Mijia Smart Audio Glasses mostrano come la tecnologia indossabile possa integrarsi in modo sempre più naturale nella vita di tutti i giorni. Puntando su semplicità, audio e design tradizionale, Xiaomi propone un’interpretazione degli occhiali smart che guarda alla praticità più che all’effetto sorpresa, inserendosi in un mercato in continua evoluzione.

Prezzo e disponibilità


I Mijia Smart Audio Glasses saranno disponibili solo su mi.com al prezzo di 179,00 euro.


Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Dai prestiti alla colonizzazione linguistica: il caso “strike” e il ruolo dell’IA


Di Antonio Zoppetti

Per raccontare la distruzione in atto in questi terribili giorni di guerra, i giornali operano la consueta distruzione della lingua italiana (vedi immagine), e tra summit, compound, raid, task force, intelligence e bunker (parola in uso nell’angloamericano, anche se l’abbiamo importata dal tedesco nella Seconda guerra mondiale) mi ha colpito soprattutto l’uso di strike al posto di bombardamento, un uso che non è affatto registrato negli attuali vocabolari (ma i giornalisti se ne fregano). E siccome i dizionari si basano a loro volta sulla lingua soprattutto dei giornali, non ci vuole molto a scommettere sul fatto che nelle prossime edizioni sarà annoverata anche questa nuova accezione, se qualcuno non l’ha già inserita.

Lo strike, inteso come un colpo vincente – dunque con un’accezione positiva –, è entrato già da molto tempo nella lingua italiana dal linguaggio sportivo per indicare un lancio imprendibile da parte del battitore nel baseball – che nel gergo del tennis è invece “ace”, visto che non sappiamo far altro che ripetere l’inglese – e soprattutto per designare il colpo fortunato che fa cadere tutti i birilli nel gioco del bowling. Mentre il baseball non ha mai fatto troppo presa da noi, le sale da bowling sono state invece importate e introdotte, e così, se un tempo le vedevamo solo al cinema o nei cartoni animati dei Fleenstones (che negli anni Sessanta erano ancora tradotti come “gli antenati”) da tempo esistono anche da noi, che possiamo finalmente dedicarci a questa bellissima attività e fare i nostri strike.

Poiché la lingua è metafora, una volta affermato questo “tecnicismo” di settore, come impedire di usarlo in senso lato per indicare un qualunque colpo vincente anche fuori da questo gioco?

Questo stesso uso ha riguardato il bingo, il tombolone americano che ancora una volta è stato poi importato anche da noi, seppur con poco successo. Ma, con la complicità del doppiagese in uso per tradurre i film d’oltreoceano, l’espressione fare bingo, che corrisponde al vecchio fare tombola, si è diffusa ugualmente, e oggi – anche se tutti hanno giocato a tombola ma ben pochi al bingo – ha una frequenza ben più alta del corrispondente italiano, mentre fare strike è una terza possibilità meno diffusa.

Dal bowling a bombardamenti e scioperi

Per i linguisti che credono di poter spiegare la complessa questione dell’interferenza dell’inglese con gli schemini dei cosiddetti “prestiti linguistici”, fin qui va tutto bene: abbiamo “preso in prestito” la parola strike del bowling – che non è proprio come il gioco dei birilli, per carità – e poi l’abbiamo utilizzata anche in senso lato, facendola uscire dall’abito tecnico per introdurla nella lingua comune.

Quello che è successo dopo, però – e che sta esplodendo nel Duemila – non è più interpretabile alla luce dei semplici “prestiti”, stiamo assistendo al riversamento dell’inglese nelle sue infinite accezioni.

Un conto è il trapianto – più che il prestito – di una parola inglese con la sua accezione limitata a un certo ambito settoriale, un conto è l’importazione della stessa parola in tutte accezioni che circolano in inglese, non ci vuole molto a capirlo. E poiché in questa lingua la parola strike può indicare anche uno sciopero, ecco che i giornali che si riagganciano agli eventi globali non perdono l’occasione per “prendere in prestito” anche questa accezione ed educare tutti alla lingua dei padroni: e così, tra italianate come “jobs act” e anglicismi come flashmob o Climate Action Week, ci educano anche al Global Strike o allo Strike Meeting, anche se a nessun italiano verrebbe in mente di parlare di strike invece che di sciopero, almeno per ora (forse è solo questione di time).

Frugando tra i neologismi della Treccani, nella zona grigia delle nuove parole che circolano ma non hanno ancora raggiunto quella stabilità necessaria per essere accolte in un dizionario, si trova anche l’espressione strike price di ambito economico (in italiano prezzo di esercizio), e “first strike” (2008) usata per indicare il primo attacco o un attacco preventivo, che nei giornali di questi giorni diventa direttamente strike, che si allarga per indicare non più solo il primo attacco ma un qualunque attacco, che però si può rendere anche con raid, l’importante è non usare l’italiano.

E infatti nella lingua dei giornali invece dei vertici si diffondono i summit o i meeting, lo spionaggio o i servizi segreti cedono il posto a intelligence, le squadre speciali alle task force, e visto che l’informazione in tempi di guerra è inseparabile dalla propaganda, a ogni bombardamento che distrugge un isolato emerge la parola compound. L’assassinio pianificato di Khamenei e di tutta la sua cerchia con un bombardamento che in pochi secondi ha abbattuto un intero quartiere pieno di gente viene raccontato come un innocente strike (che evoca appunto il colpo vincente) su un compound, come nei videogame che sostituiscono i videogiochi, mentre c’è chi preferisce usare la parola eliminazione, invece di assassinio, in un’edulcorazione giustificazionista della guerra dove l’invasione del Libano diventa uno “sconfinamento” e il ricorso all’inglese si inserisce spesso in questo modo di fare giornalismo di propaganda.

Questo fenomeno, più che con i prestiti, ha a che fare con la colonizzazione dell’inglese che fa tabula rasa della nostra lingua. Davanti alla parola “colonizzazione” in molti storcono il naso, perché la associano al colonialismo, ma la colonizzazione, in biologia, indica semplicemente la conquista di nuovi territori da parte delle specie che occupano nuove nicchie ecologiche con successo, ed è questo il meccanismo che avviene con gli anglicismi: escono dal loro territorio di origine, vengono trapiantatati nell’italiano con successo – o per le pressioni esterne del globalese o per la mania tutta interna di prendere “in prestito” l’inglese – e dunque si allargano e si riproducono colonizzando il nostro lessico. La colonizzazione basata sul potere morbido – il soft power esercitato dal cinema, da Internet, dall’egemonia culturale e dalla politica – opera attraverso le leve del marketing, della pubblicità e della persuasione che sono molto più efficaci delle vecchie campagne militari del colonialismo. E ad alimentare questo subdolo riversamento dell’inglese, da qualche tempo, c’è un nuovo e potente strumento di colonizzazione: l’IA che però viene chiamata AI e viene anche pronunciata sempre più spesso all’americana, il che non è né un caso né un semplice “prestito”.

La colonizzazione linguistica dell’inglese perpetrata dall’IA

La scrittura automatica dell’intelligenza artificiale si fonda su un processo di addestramento basato soprattutto sull’inglese e finisce per diventare uno strumento di propagazione dell’angloamericano. E così, se chiediamo all’IA di Google che cosa significa strike in italiano, la risposta non si basa sui dizionari italiani che riportano solo l’accezione del bowling e del baseball, ma su quelli inglesi che diventano la fonte primaria per sparare delle definizioni “italiane” che non corrispondono di certo alla nostra lingua, perché l’intelligenza artificiale ragiona in inglese e se ne fotte dell’italiano, esattamente come l’intelligenza (o stupidità) naturale della nostra classe egemone.

Ho provato a chiedere a AI Mode di Google: “Cosa significa strike in italiano?”

Risposta:
Il termine inglese strike ha diversi significati in italiano, a seconda del contesto in cui viene utilizzato:
Sciopero: È il significato principale nel linguaggio comune e sindacale (es. ‘to call a strike’ significa indire uno sciopero).
Bowling: Indica l’abbattimento di tutti i birilli con il primo tiro di una manche.
Baseball: Si riferisce a un lancio giudicato valido ma non ribattuto correttamente dal battitore.
Finanza: Lo ‘strike price’ (o prezzo di esercizio) è il prezzo al quale il possessore di un’opzione può acquistare o vendere l’attività sottostante.
Social Media (YouTube/Twitch): Indica una sanzione o un avvertimento ricevuto per aver violato le linee guida della piattaforma o il diritto d’autore.
Militare: Significa attacco o incursione, spesso aerea (es. ‘air strike’).
Significati verbali: Come verbo (to strike), può significare colpire, percuotere, impressionare o raggiungere un accordo.

In buona sostanza il sistema sovrappone all’italiano i significati in inglese, dunque il primo significato sarebbe quello di sciopero – venduto come “significato principale nel linguaggio comune e sindacale” (ma quando mai?) –, vengono introdotte le accezioni usate dalle piattaforme sociali americane, e addirittura si vaneggia su presunti altri significati verbali che non appartengono certo alla nostra lingua. Queste risposte non hanno niente a che vedere con ciò che riportano i dizionari italiani (non è che se traduciamo in italiano un dizionario d’inglese il risultato è un vocabolario italiano!), ma poiché sempre meno italiani consultano i vocabolari (che a volte non sanno più nemmeno usare) e si affidano all’IA e a Google che diventano le nuove risorse e bussole lessicali precotte, quale sarà la conseguenza del loro affermarsi?

Non ci vuole un genio per comprendere che non possono che favorire le espressioni inglesi, che in questo modo fanno regredire l’italiano e ci colonizzano.
#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


Perché il rispetto dell’italiano non fa parte della deontologia dei giornalisti?


Di Antonio Zoppetti

I giornalisti hanno enormi responsabilità sociali, e la loro funzione principale è quella di garantire il diritto all’informazione dei cittadini. Per esercitare la loro professione devono essere iscritti a un albo, la cui istituzione risale al 1925, durante il fascismo (“l’esercizio della professione giornalistica è consentito solo a coloro che siano iscritti negli albi stessi”, art. 7). Ai tempi del regime l’ordinamento era legato anche a un certificato di “buona condotta politica” che veniva rilasciato dal prefetto ma, in epoca repubblicana, una nuova legge del 1963 ha modificato il codice fascista anche se l’Ordine dei giornalisti non è stato affatto abolito. E così, se per essere uno storico, un critico letterario, un divulgatore scientifico o un linguista non occorre alcuna “licenza”, un giornalista è considerato alla stessa stregua di un medico o di un avvocato che – per la sua responsabilità sociale – può esercitare solo se iscritto a un albo professionale regolamentato dallo Stato.

Questo ordinamento rappresenta un’anomalia in Europa, visto che negli altri Paesi (ma vale anche per il Regno Unito o gli Usa) l’autoregolamentazione della professione non è gestita dallo Stato, ma dalle associazioni di categoria, dai sindacati e dalla registrazione delle testate. E infatti, l’esistenza di un albo ha da sempre sollevato diverse critiche e negli anni Sessanta alcuni Tribunali hanno addirittura posto la questione di una sua illegittimità costituzionale, anche se poi è stata respinta. L’idea che quella dei giornalisti sia una “casta” e che l’obbligo per legge di una “patente” per esercitare la professione sia una forzatura ha comunque una sua fondatezza e una sua circolazione, tanto che nel 1997 il Partito Radicale ha indetto un referendum per abrogare l’ordine dei giornalisti, che non ha però raggiunto il quorum, benché più del 65% dei votanti fosse favorevole.

Fatte queste premesse, l’esistenza dell’Ordine implica che i giornalisti debbano operare seguendo alcuni principi etici o deontologici previsti dalla legge, purtroppo un po’ vaghi, generici e che non li vincolano affatto a esprimersi in italiano.

I principi deontologici dei giornalisti

Nel 2015, le variegate carte deontologiche in circolazione sono confluite in un documento unitario, il Testo unico dei doveri del giornalista, che è stato poi aggiornato, e l’ultima versione che ha introdotto anche la questione dell’uso dell’intelligenza artificiale è entrata in vigore nel giugno del 2025. Che cosa prevedono questi doveri?

Ci sono articoli che sanciscono la propria libertà di critica e di informazione (e quella del diritto all’informazione dei cittadini), oltre che la propria autonomia e indipendenza. Venendo invece ai “doveri nei confronti delle persone” ci sono indicazioni che tutelano la riservatezza dei dati personali, il rispetto delle persone fragili e vulnerabili, dei minorenni, delle discriminazioni di genere… ma non c’è una riga che riguarda la “lingua italiana”, che non fa parte del codice deontologico. Questa lacuna non deve stupire, è la stessa che caratterizza la nostra Costituzione, che non sancisce che l’italiano è la nostra lingua. Dunque, la deontologia del giornalista non prevede l’uso della lingua italiana e il rispetto del nostro patrimonio linguistico. E così per molti giornalisti la discriminazione delle parole italiane che vengono sempre più dismesse per sfoggiare l’inglese, soprattutto nei titoloni, non è importante né vincolante. Perché il Corriere – ma anche le altre testate – parla sistematicamente di AI invece di IA (Intelligenza Artificiale)?

Perché il giornalista medio – come il rappresentante medio della nostra attuale egemonia culturale – è un anglomane che preferisce ricorrere volutamente all’inglese per motivi stilistici e snobistici. E se qualcuno osa protestare davanti a scelte come green invece di ecologico, climate change invece di cambiamento climatico o workshop invece di seminari, la sua argomentazione preferita è quella di confondere le acque e tirare in ballo il fascismo – che ha creato l’ordine dei giornalisti di cui fa parte, non dimentichiamolo – come se l’anglicizzazione dell’italiano perseguita dalla classe dirigente del nuovo millennio avesse qualcosa a che vedere con la guerra ai barbarismi del regime. Il problema, naturalmente, non sono i “forestierismi”, ma l’anglicizzazione selvaggia perpetrata da chi si vergogna dell’italiano e ha la testa immersa solo nell’angloamericano, perché considera il ricorso all’inglese un elemento di “internazionalità” e di modernità, invece di una sorta di colonizzazione che diffonde la lingua e la visione di una cultura dominante che si espande a scapito delle altre.

Nell’immagine la recente autocelebrazione del Corriere che si vanta di “parlare a tutti” è affiancata a qualche articolo che mostra una realtà ben diversa.

Un’altra giustificazione del ricorso all’inglese si basa sul fatto che certi anglicismi siano ormai “in uso”, il che non è sempre vero, visto che i giornalisti sono i principali “untori” che introducono nuovi anglicismi e li affermano, come è avvenuto nel caso del lockdown, comparso improvvisamente su ogni mezzo d’informazione il 17 marzo 2021 e da quel giorno in poi divenuto “LA” parola unica e stereotipata per indicare il confinamento durante il covid. Ricordo un servizio di Mentana che mi pare emblematico: dopo una settimana di aperture martellanti del tg con la questione del lockdown – che prima del 17 marzo era indicato con parole come serrata, blocco, quarantena, chiusura, zone rosse… – ha pronunciato la parola lockdown allargando le braccia e aggiungendo rassegnato: “Come ormai si dice”. I giornalisti, insomma, prima hanno introdotto una parola sconosciuta a tutti, e poi – una volta affermata – si sono appellati alla sacralità dell’uso. Ma anche quando il ricorso all’inglese è davvero preesistente, rimane il problema del rispetto del nostro patrimonio linguistico oltre che quello della trasparenza. Il giornalista si sente “libero” di parlare di smart working invece di telelavoro, come se questa scelta appartenesse alla propria sfera privata, ma se c’è un Ordine dei giornalisti regolamentato dallo Stato la sua libertà dovrebbe essere vincolata al rispetto della lingua italiana e dei cittadini, che dovrebbe diventare un dovere verso le persone. Se la funzione principale del giornalismo è quella di garantire il diritto all’informazione, bisognerebbe introdurre il principio per cui i cittadini hanno il diritto di essere informati nella propria lingua naturale, non in inglese. Ma questo presupposto non si trova in Italia, al contrario di quanto avviene in Paesi come la Spagna o la Francia.

I giornalisti spagnoli e francesi

L’anglicizzazione dell’italiano – che molti intellettuali e addetti ai lavori negano – non è paragonabile a quella dello spagnolo o del francese, dove invece il dibattito sulla questione esiste. L’abissale differenza di mentalità ha delle ragioni storiche, sociali e politiche molto consistenti. Lo spagnolo è la seconda lingua più diffusa al mondo dopo il cinese, e i madrelingua spagnoli sono ben di più di quelli anglofoni. Dagli anni Cinquanta le accademie degli oltre venti Paesi in cui si parla il castigliano collaborano per mantenere l’uniformità della lingua. Nel 2005 hanno presentato a Madrid il Dizionario panispanico dei dubbi in un evento a cui hanno partecipato i responsabili di quasi tutti i giornali più importanti, che hanno sottoscritto un testo fondamentale in proposito:

Consci della responsabilità che nell’uso della lingua ci impone il potere di influenza dei mezzi di comunicazione, ci impegniamo ad adottare come norma fondamentale di riferimento quella che è stata fissata da tutte le accademie nel Diccionario panhispánico de dudas (2005) , e incoraggiamo altri mezzi affinché aderiscano a questa iniziativa (cfr. Gabriele Valle, “Lʼesempio della sorella minore”, p. 757).

E così questo strumento linguistico si è imposto come un manuale virtuoso tra i giornalisti ispanici, che ne seguono i principi anche nel preferire la terminologia spagnola a quella inglese, che infatti nei giornali si trova molto di rado e non ha un impatto devastante come da noi.

Diversissima è anche la situazione francese, che nel 1992 ha inserito in Costituzione la propria lingua. Lì, il dibattito sull’impatto dell’inglese risale agli anni Sessanta, e dopo varie misure per la tutela del francese che a partire dagli anni Settanta sono state varate da governi di destra e di sinistra, è arrivata la legge Toubon che ha vietato l’uso di parole straniere nella comunicazione pubblica e istituzionale, e non in nome di una nostalgica autarchia linguistica di sapore fascista, ma in nome della trasparenza e del rispetto dei cittadini e anche del proprio patrimonio linguistico storico. In un primo tempo il provvedimento riguardava anche la lingua dei giornali, ma queste restrizioni sono poi state smussate dalla Corte Costituzionale in nome della libertà di espressione. E così oggi ci sono giornalisti che preferiscono ricorrere agli anglicismi, come da noi, e altri che invece li evitano come la peste, ma almeno esiste un dibattito in proposito, che da noi manca. In ogni caso i giornalisti francesi si autoregolano, non sono sottoposti a un ordine governato dallo Stato. Inoltre, la differenza più significativa rispetto al caso dell’italiano è che in francese – come in spagnolo – le alternative agli anglicismi esistono, sono promosse dalle istituzioni, ci sono banche dati terminologiche ufficiali che traducono ogni anglicismo, dunque ricorrere all’inglese si configura come una scelta stilistica e sociolinguistica, e non come una “necessità”, come in Italia, dove non si vede niente del genere e i giornalisti anglicizzano ogni cosa sia perché credono che ciò non implichi alcun problema deontologico, sia perché da noi non esiste alcun ente per creare equivalenti ai concetti e ai termini inglesi che da noi circolano senza alternative.

Il servilismo e il provincialismo tipico italiano nei confronti dell’inglese è dunque un’anomalia tutta nostra, che è culturale e sociale prima di essere linguistica. In sintesi, l’assenza di una politica linguistica e di un’attività ufficiale e istituzionale per promuovere l’italiano davanti al globalese si riflette anche in un giornalismo che nasce dagli stessi presupposti e li amplifica. E in un quadro del genere, c’è ben poco da fare per cambiare questo andazzo, a parte denunciarlo e provare, invano, a remare controcorrente. Il problema è insomma politico: se esiste un ordine dei giornalisti gestito dallo Stato è lo Stato che dovrebbe includere tra i principi deontologici anche il rispetto della lingua italiana. Ma nessuno se ne preoccupa.

#anglicismiNeiGiornali #anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #politicaLinguistica


Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

[film] La cosa


Titolo: La Cosa
Regia: Nanni Moretti
Soggetto: Angelo Barbagallo e Nanni Moretti
Montaggio: Nanni Moretti
Altro: 59 minuti; anno 1990, Italia, genere: documentario politico

(dati da Wikipedia)

Fino a quando sarà possibile, lo potrete vedere online qui:

Il 12 novembre 1989, a pochi giorni dalla caduta del muro di Berlino, Achille Occhetto, segretario del P.C.I., propone il cambio del nome del partito. Ma non è solo un cambio estetico, è proprio un cambio radicale di prospettiva, una presa d’atto che il comunismo, nelle varie forme fino ad allora conosciute, non ha più ragione d’essere alla fine del 1900. Ovviamente non si tratta di cestinare tutta l’esperienza passata. Lo scopo del cambio del nome è anche quello di ripensare gli obiettivi politici e le modalità per raggiungerli. Poco più di un anno dopo il PCI diventò PDS e negli anni successivi divenne DS e poi PD (come vedete la parola sinistra ormai è definitivamente persa.).

All’epoca la proposta fece scalpore e venne discussa nelle sezioni del PCI in tutta Italia. Nanni Moretti partecipò e filmò alcune di queste discussioni e ne venne fuori questo documentario. La cosa era il nome che si era dato a questo futuro, che ancora un nuovo nome e un nuovo corso non era stato definito, lo si definiva con queste discussioni.

Le argomentazioni degli iscritti, pro e contro a questa nuova svolta, oggi possono sembrare anacronistiche, ingenue, in alcuni casi anche ridicole. A parte qualche nostalgico come me, che quella discussione in parte l’ha vissuta, quelle argomentazioni non hanno più molto interesse.

È invece tremendamente interessante il modo in cui questa discussione è avvenuta. Prima di tutto la proposta venne discussa dalla base per più di un anno. Gli iscritti al partito uscivano di casa, si riunivano di persona, tutti parlavano, che sapessero parlare in pubblico o meno, che fossero istruiti o meno, tutti si ascoltavano. Quando è che avete visto una discussione politica di questo calibro dal vivo, con così tane persone in presenza? Ecco, appunto. Poi c’è la testimonianza di quanto allora il partito fosse radicato nella vita delle persone, del servizio sociale di guida e indirizzo per la crescita degli iscritti. C’è spesso negli interventi un sentimento di debito di riconoscenza nei confronti del partito. Non era una prerogativa del PCI, questo fatto. Anche la DC e gli altri partiti svolgevano ruoli analoghi, chi meglio, chi peggio. Ma la funzione sociale del partito in questo documentario è ben testimoniata.

All’epoca l’entusiasmo per questo cambiamento fu notevole. Fra i miei ex compagni del liceo, che fino ad allora erano stati molto tiepidi nei confronti del PCI, con il PDS si avvicinarono molto alla politica. Il PDS però non seppe tenerseli, questi giovani entusiasti. Dopo un paio d’anni si riversarono in mille altri rivoli o lasciarono la politica.

Il paragone con l’oggi è inquietante. Alcuni partiti sono delle scatole vuote, con pochissimi iscritti che non hanno nessun potere, altri sono in balia di leader che sono presenti solo sul web. La comunicazione politica è appiattita su divisioni create ad arte per avere più visibilità su social che vivono di queste divisioni. Una discussione di un anno per cambiare il nome a un partito e decidere una nuova linea politica oggi sarebbe impossibile. I risultati si vedono: l’astensionismo è esploso. I tentativi di ricreare una partecipazione dal basso sono falliti miseramente, v. M5S. Quasi tutti i partiti tradizionali si sono dissolti. FdI e PD sono gli unici eredi di partiti storici ancora in vita di una certa rilevanza, ma il dibattito al loro interno è un decimo di quello di 40 anni fa.

Di quella esperienza rimane questo documentario, a testimonianza che la politica si può fare anche uscendo di casa, parlando civilmente con gli altri.
#comizio #film #laCosa #nanniMoretti #PCI #politica #recensione

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Cake Wallet 6.0 si rinnova completamente e porta i pagamenti Lightning su Bitcoin


Cake Wallet 6.0.1 porta una nuova interfaccia riprogettata da zero e i pagamenti Lightning su Bitcoin tramite il protocollo Spark.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Cake Wallet ha rilasciato la versione 6.0.1, un aggiornamento che va ben oltre la solita manutenzione ordinaria. L’interfaccia è stata riprogettata da zero, e per la prima volta il portafoglio integra i pagamenti Lightning per Bitcoin tramite il protocollo Spark.

L’aspetto visivo è cambiato in modo radicale: la nuova interfaccia punta su semplicità e velocità, mantenendo però l’impostazione orientata alla privacy che ha reso Cake Wallet uno dei riferimenti per chi usa Monero. L’obiettivo dichiarato è rendere più immediata la gestione di asset diversi senza sacrificare nulla in termini di riservatezza.

La novità più rilevante dal punto di vista tecnico è l’integrazione di Spark, un protocollo di seconda generazione per il Lightning Network di Bitcoin. In pratica, significa transazioni quasi istantanee e commissioni molto basse, ideali per i pagamenti quotidiani in cui i costi della rete base renderebbero Bitcoin poco pratico. Il portafoglio gestisce in modo nativo il passaggio tra Bitcoin on-chain e la rete Lightning, senza dover ricorrere a strumenti esterni.

Il team segnala ottimizzazioni al motore principale per garantire che la sincronizzazione di Monero e la velocità delle transazioni restino ai livelli abituali, nonostante il restyling completo.

Cake Wallet è disponibile gratuitamente per iOS e Android.


FONTE github.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Cursor ora funziona anche negli ambienti JetBrains


L'assistente di codice Cursor è utilizzabile in IntelliJ IDEA, PyCharm e WebStorm tramite il protocollo aperto ACP, senza abbandonare il proprio editor.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Da qualche giorno Cursor, uno degli assistenti di programmazione basati su intelligenza artificiale più utilizzati, funziona anche all’interno degli ambienti di sviluppo JetBrains: IntelliJ IDEA, PyCharm, WebStorm e gli altri. L’integrazione sfrutta l’Agent Client Protocol (ACP), un protocollo aperto sviluppato da JetBrains insieme a Zed.

Come funziona l’ACP


L’ACP è uno standard di comunicazione tra editor di codice e agenti IA. In pratica, definisce un formato comune con cui i due lati si scambiano informazioni, così che ogni agente compatibile possa funzionare in qualsiasi editor che supporta il protocollo, senza integrazioni costruite ad hoc. Il paragone più diretto è con il Language Server Protocol (LSP), che fa la stessa cosa per il supporto ai linguaggi di programmazione.

Prima dell’ACP, ogni editor doveva sviluppare un collegamento specifico per ogni strumento IA, e ogni strumento IA doveva adattarsi a ogni editor. Con l’ACP, entrambi implementano il protocollo una volta sola.

Cosa cambia in pratica


Chi usa IntelliJ, PyCharm o altri ambienti JetBrains (dalla versione 2025.3.2) può installare Cursor direttamente dal registro ACP integrato nell’editor e accedere ai modelli di OpenAI, Anthropic, Google e a quelli proprietari di Cursor. Serve un account Cursor con piano a pagamento.

Cursor si aggiunge ad altri agenti già disponibili nel registro ACP, tra cui Kimi CLI di Moonshot AI, goose di Block e Augment Code. L’elenco completo è consultabile dal registro integrato nell’editor o dal sito ufficiale del protocollo.


FONTE cursor.com


FONTE blog.jetbrains.com


FONTE agentclientprotocol.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Lemmy 0.19.16: aggiornamento urgente per chi gestisce un’istanza


Lemmy 0.19.16 risolve una vulnerabilità di sicurezza sull'endpoint immagini che permetteva a chiunque di sfruttare il server per raggiungere risorse interne. Aggiornamento consigliato subito.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il 3 marzo il team di Lemmy ha rilasciato la versione 0.19.16, un aggiornamento mirato che non aggiunge funzionalità ma risolve un problema di sicurezza che gli amministratori di istanze farebbero bene a non ignorare.

La vulnerabilità, catalogata come CVE-2026-29178, riguarda l’endpoint che gestisce le immagini. Il parametro file_type veniva accettato e inserito direttamente nell’URL interno senza alcuna validazione, permettendo a un aggressore di iniettare parametri aggiuntivi nella richiesta verso pict-rs, il servizio che Lemmy usa per la gestione delle immagini. Tra questi parametri c’è proxy, che istruisce pict-rs a recuperare contenuti da URL arbitrari, compresi servizi interni della rete Docker o gli endpoint di metadati dei principali provider cloud (AWS, GCP, Azure). Il tutto senza bisogno di autenticazione.

In pratica, bastava una richiesta GET costruita ad hoc per fare in modo che il server recuperasse e restituisse contenuti da risorse che non dovrebbero essere raggiungibili dall’esterno. La correzione è semplice ma efficace: il parametro file_type ora viene validato e accetta solo caratteri alfanumerici.

Lo stesso aggiornamento sistema anche il pool di connessioni al database: la dimensione minima è ora due (valori più bassi potevano causare deadlock) e sono stati aggiunti timeout di connessione. Se nei log compaiono errori di tipo “pool timeout”, è il momento di aumentare il valore di database.pool_size nella configurazione.

Nessuna modifica incompatibile con le versioni precedenti: le istruzioni di aggiornamento per Ansible e Docker sono quelle abituali.

Feddit.it, la principale istanza italiana del fediverso che ospitiamo, è già stata aggiornata alla 0.19.16 nelle ore successive alla pubblicazione dell’advisory. Per chi gestisce istanze proprie su un VPS, vale la pena fare lo stesso senza aspettare, visto che la vulnerabilità non richiede credenziali per essere sfruttata. Chi fosse alla ricerca di un’infrastruttura affidabile per self-hosting può dare un’occhiata a [Hetzner](aff id=”Hetzner”), tra le opzioni più usate nella comunità open source europea.


FONTE join-lemmy.org


FONTE github.com

#hot
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Lemmy si rifà il trucco: le novità verso la versione 1.0


Lemmy punta alla versione 1.0 migliorando la ricerca dei server per i nuovi utenti e ottimizzando le prestazioni del database per una navigazione più fluida.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L’ultimo resoconto degli sviluppatori mette in chiaro che l’obiettivo non è solo aggiungere funzioni, ma rendere l’esperienza d’uso più semplice per chi arriva dai social network tradizionali e si sente smarrito nel Fediverso.

Il cambiamento più utile riguarda la scoperta delle istanze. Invece di trovarsi davanti a un elenco infinito di server, i nuovi iscritti potranno ricevere suggerimenti basati sulla propria lingua o sulla posizione geografica. Questo rende molto più facile trovare una comunità affine senza dover studiare il funzionamento della rete per ore. Anche la gestione dei contenuti per adulti è stata rivista, permettendo di filtrare meglio i risultati fin dalla fase di registrazione.

Le prestazioni generali hanno ricevuto una spinta grazie a un lavoro di pulizia del database. L’idea è quella di rendere il caricamento dei contenuti più rapido, specialmente sui server che ospitano migliaia di persone e che spesso soffrono di rallentamenti. Piccoli miglioramenti hanno toccato anche l’interfaccia, rendendo più intuitiva la modifica dei messaggi e la consultazione delle azioni dei moderatori.

Intanto, il team di sviluppo punta a raggiungere i 5000 euro di donazioni mensili per potersi dedicare al progetto a tempo pieno, garantendo aggiornamenti più frequenti e una manutenzione costante del codice.


FONTE lemmy.ml

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

KeePass 2.61, ricerca più intelligente e password usa e getta più comode


La nuova versione del gestore di password open source migliora la ricerca ignorando accenti e diacritici, e semplifica la gestione dei codici OTP.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

KeePass 2.61 è disponibile da ieri e porta con sé una serie di miglioramenti che chi usa il gestore di password quotidianamente apprezzerà subito.

La novità più pratica è la ricerca insensibile ai diacritici: cercare “caffè” o “caffe” restituirà gli stessi risultati, e lo stesso vale per le ricerche rapide, i riferimenti tra campi e i filtri nei report. Una comodità che si nota soprattutto con archivi multilingua.

Migliora anche la gestione delle password monouso (OTP): quando si incolla un segreto condiviso nella finestra di configurazione, gli spazi vengono rimossi automaticamente se il formato è Base32 o simili. Sono stati aggiunti anche pulsanti per copiare il codice OTP corrente direttamente dalla stessa finestra.

Altro dettaglio gradito: il controllo degli aggiornamenti ora parte prima dell’apertura del database, in modo asincrono. Se c’è una versione nuova disponibile, un avviso compare direttamente nella schermata di sblocco, senza rallentare nulla.

Chi gestisce archivi sincronizzati troverà poi una sincronizzazione più veloce sui file locali e la possibilità di sincronizzare con più file o URL in un’unica azione tramite i trigger.

L’aggiornamento è consigliato a tutti gli utenti della serie 2.x. Chi cerca un gestore di password completamente offline e open source, KeePass resta un punto di riferimento!

Per la gestione delle credenziali online, un’alternativa valida è Proton Pass, che integra anche alias email e autenticazione a due fattori nel cloud crittografato di Proton.

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Fastmail aggiorna la scrittura delle email: finestre multiple e risposte inline


Fastmail introduce il supporto a finestre multiple per scrivere email, le risposte inline nei thread e una serie di piccoli miglioramenti al compositore.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Fastmail ha rilasciato oggi un aggiornamento sostanzioso all’interfaccia web, con modifiche che riguardano soprattutto il modo in cui si scrivono e gestiscono le email.

La novità più evidente è il supporto alle finestre multiple. Tenendo premuto Maiusc mentre si clicca su rispondi, inoltra o qualsiasi azione di composizione, il messaggio si apre in una finestra separata. Funziona anche con le scorciatoie: Maiusc+R per rispondere in una nuova finestra, Maiusc+A per rispondere a tutti. Si può isolare anche un’intera conversazione con un clic sul pulsante apposito in alto a destra. Il timer per annullare l’invio continua a funzionare: anche se si manda da una finestra secondaria, la notifica compare nella finestra principale.

Cambia anche il modo in cui si risponde a un messaggio: la risposta appare ora direttamente in filo alla conversazione, senza dover aprire una schermata separata. Chi preferisce la vecchia visualizzazione a schermo intero può comunque espanderla con un clic, e Fastmail ricorda la preferenza.

Sul fronte del compositore ci sono altre novità minori ma utili: si può passare da “rispondi” a “rispondi a tutti” senza perdere quanto già scritto, si può nascondere la barra di formattazione per chi vuole meno distrazioni, e i destinatari si possono trascinare tra i campi A, Cc e Ccn. Arriva anche la possibilità di spostare il pannello di lettura sotto la casella invece che a fianco, comodo su schermi stretti, e una ricerca testuale nelle conversazioni con Cmd-F / Ctrl-F.

Fastmail rimane una delle opzioni più interessanti per chi cerca un client di posta serio senza pubblicità, con una prova gratuita di 30 giorni, Fastmail.


FONTE fastmail.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

“Cuore capovolto’”: conosciamo veramente chi ci sta vicino?


Titolo: “Cuore capovolto”

Autore: Paola Barbato

Genere: narrativa, gialli

Editore: Neri Pozza

Data pubblicazione: 2025

Formato: cartaceo, e-book

Pagine: 368

Link: neripozza.it/libro/97888545333…

N. B. Copia omaggio ricevuta dalla CE per la recensione 🙂

Cuore capovolto, l’ultima produzione di Paola Barbato, è, a mio avviso, stato scritto sulla falsa riga delle opere precedenti.
Purtroppo non al suo meglio come nei primi romanzi adrenalinici e con un finale scioccante, mi ha lasciato un po’ tiepida. Forse è stato il tema di cui si narra visto e rivisto anche da altri autori.
Già nel suo precedente romanzo avevo faticato a seguire le vicende dei personaggi in quanto le loro avventure erano al limite dell’inverosimile. Questo si avvicina alla stessa situazione.
In “cuore capovolto” l’interprete principale compie delle azioni che molto probabilmente nella realtà difficilmente esisterebbero. Bisogna sospendere il giudizio…
Il libro narra di una chat di adescamento gestita da ignoti che nel corso del racconto disvela i suoi segreti. Non mi addentro ulteriormente nella trama perchè il rischio di spoiler è dietro l’angolo.
Ho notato all’interno del libro diversi salti di trama che vengono poi ripresi e chiariti solo sul finale.

L’impalcatura letteraria


Il romanzo si legge tutto d’un fiato, la capacità di scrittura della Barbato è innegabile perchè tiene incollato il lettore alle pagine. Rispetto al suo penultimo libro non ho fatto fatica a procedere lungo la storia. La narrazione è adrenalinica fino all’ultima pagina.
Il font e l’interlinea sono quelli classici di Neri Pozza, molto agevoli e pratici nella lettura.
Il libro è suddiviso in capitoli relativamente brevi, alcuni raccontano la vicenda del nostro protagonista e sono quelli un po’ più lunghi; altri sono dedicati a intervise, articoli di giornali, interrogatori e sono più brevi. Ho trovato questa scelta stilistica molto interessante ma per mio gusto personale spezza un po’ la narrazione e il flusso della storia.

il telefono non era più un’ossessione. O non ancora

Paola Barbato


“Non giudicare un libro dalla copertina” ma io lo faccio comunque…


La copertina è molto classica e semplice, osserviamo un ragazzo un po’ sconsolato con lo sguardo perso nel vuoto della propria esistenza. I colori sono molto scuri e sono caratteristici delle copertine di altri libri dell’autrice.

Giudici siamo arrivati al voto finale!


Arrivando alle conclusioni finali nel complesso il libro mi è piaciuto, non mi stanco ancora di leggere i suoi lavori anche se questo non rientra nella mia top 5. Spero che i prossimi tornino ai livelli delle sue prime opere che a mio avviso erano molto più impattanti e angosciosi.
Il voto che mi sento di dargli è di 3.5 stelline.

Ringrazio nuovamente la casa editrice per essere stata così gentile da omaggiarmi di questo libro e per essere riuscita a portarlo su questo blog! A presto 🙂

Meg

#cuoreCapovolto #gialli #paolaBarbato #recensioneLibri