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17 gennaio, recanati: finissage di “plastic amoebas cabaret”, collages di edoardo de falchi


@ rubber, via roma 6, recanati, h 17-20 con larsen lombriki

#art #arte #collages #EdoardoDeFalchi #larsenLombriki #rubber

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Ente Photos si aggiorna: arrivano commenti e reazioni sulle foto condivise


Ente Photos 1.3.0 introduce commenti e reazioni sulle foto condivise e la possibilità di nominare amministratori per gli album.
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Ente, una delle migliori applicazioni di backup foto cifrate, continua a crescere e con la versione 1.3.0 introduce due novità che rendono la condivisione degli album un po’ più social.

La prima: ora si può commentare e reagire alle foto condivise. Basta aprire un’immagine e usare le azioni in basso. Tutti i commenti e le reazioni ricevute compariranno nella scheda “Condiviso”.

La seconda riguarda la gestione degli album: è possibile assegnare un altro utente Ente come amministratore. Chi riceve questo ruolo potrà aggiungere visualizzatori e collaboratori, rimuovere foto dall’album e persino suggerire ai partecipanti di eliminare i propri scatti.

Niente di rivoluzionario, ma funzionalità comode per chi usa Ente in famiglia o con gruppi di amici e un altro passo verso la parità con i servizi mainstream, mantenendo però la crittografia end-to-end che lo distingue da Google Photos e compagnia.

L’aggiornamento è già disponibile su tutte le piattaforme.

Se volete provare Ente Photos vi lascio un invito per qualche GB gratuito.


FONTE github.com

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oggi, 15 gennaio, a roma: silvia cini, “sinantropico”, alla fondazione baruchello


Fondazione Baruchello presenta:
Silvia Cini
Sinantropico
all’interno del progetto Terra come Terra
Giornata di studi:
Giovedì, 15.01.2026
Ore 15:00–18:00
Inaugurazione della mostra:
Giovedì, 15.01.2026
Ore 18:00–21:00
Via del Vascello 35, Roma

OGGI, 15 gennaio 2026, La Fondazione Baruchello presenta la mostra e una giornata di studi dal titolo Sinantropico, in cui Silvia Cini presenta e prosegue il progetto vincitore dell’XI edizione dell’Italian Council, confluito nel libro Avant Que Nature Meure, edito da Quodlibet (2024).

L’iniziativa si inserisce nel contesto del progetto della Fondazione Baruchello Terra come Terra, in corso fino al 27 febbraio 2026, primo capitolo di un programma di ricerca e sperimentazione che intreccia opere, pratiche artistiche e riflessione teorica a partire dal lavoro di Gianfranco Baruchello.

Concepite come due momenti strettamente interconnessi, la giornata di studi ha il suo punto di partenza nella presentazione del libro Avant Que Nature Meure, mentre la mostra è pensata da Silvia Cini come un dialogo tra una selezione di sue opere, dalla fine degli anni Novanta ad oggi, con sette opere filmiche e un volume (Psicoenciclopedia possibile, Treccani 2020)di Gianfranco Baruchello in cui sono il lavoro, la storia, la memoria, i confini, l’idea di un giardino come possibile ecosistema, la terra come piano di consistenza, a entrare in una conversazione.

A partire dalle ore 15:00 la giornata di studi riunirà Fabio Attorre, Daniel Borselli, Orietta Brombin, Michele Cerruti But, Fabio De Chirico, Alessandra Pioselli, Carla Subrizi, Riccardo Venturi, per riflettere sul paesaggio urbano come superorganismo, intreccio di specie, memorie e temporalità non umane, dove l’arte diventa pratica di ascolto e decifrazione del vivente.

I lavori filmici di Gianfranco Baruchello sono invece il punto di partenza di Silvia Cini per intraprendere un dialogo, sottratto alla voce e restituito alle opere, tra Le lieu (2010) e Terrediriporto (1998–2001), La traversata (2006) e Penelope Addio (2005), Ballade (1996) e Somnia Vana – ultimo progetto dell’artista, che muove dal lemma Terra della Psicoenciclopedia possibile di Baruchello, a cui l’opera rende omaggio – insieme al più recente Avant Que Nature Meure (2015-2024).

In Le lieu (2010), una sequenza di scatti fotografici, still di un film immaginario, ritraenti un terreno appena dissodato, evolve nella ripresa di un trattore che lavora i terreni della Fondazione Baruchello (un tempo Agricola Cornelia) rendendola fertile; parallelamente in Terrediriporto (1998-2001)Silvia Cini riempie coffe con terre prelevate dai cantieri autostradali in giro per l’Europa, lasciandole germinare nello spazio espositivo. Queste terre migranti, per scelta o costrizione, attestano processi di dislocazione, adattamento, resistenza, ibridazione e relazioni di reciprocità, attraverso i quali Silvia Cini costituisce un possibile modello per la creazione di forme di appartenenze e nuovi areali, zone franche di radicamento di soggettività non autoctone. Prelevate oggi dalla Fondazione Baruchello (dalla sede di Via di Santa Cornelia, Roma), le terre di riporto vengono lasciate germogliare nello spazio espositivo proprio come allora.

In La traversata (2006) la telecamera segue da lontano un uomo, che nuota in mare senza che raggiunga una meta. Non ci sono indicazioni spaziali fino a quando non avviene un repentino allargamento dell’inquadratura. Da questo momento la sagoma sempre più indistinta del nuotatore si perde nell’orizzonte. In Penelope Addio (2005), una donna, Silvia Cini, è seduta in mare resistendo al vento, attendendo la folata che la spazzerà via, come le continue vittime di violenza.

Somnia vana rimanda al celebre passo del VI libro dell’Eneide, in cui Virgilio colloca nel vestibolo dell’Ade un grande olmo, sotto le cui foglie si annidano i vana somnia. Scrive l’artista: ‹‹Sono delle foglie di olmo cristallizzate nello zucchero, come si usa per le violette e i fiori di mimosa nella tradizione dolciaria ligure e piemontese. Sono entrata nel lemma Terra della Psicoenciclopedia possibile di Baruchello, mi sono inoltrata nella stratificazione delle sue parole fino ad arrivare, al lago di Averno o, come nel suo film Ballade, alle Fosse Ardeatine. Virgilio nel capitolo VI dell’Eneide tra propaganda e rielaborazione di un passato inesistente, fa condurre Enea dalla Sibilla nel mondo sotterraneo e qui, nel vestibolo, prima di ogni altro incontra un albero, un enorme olmo sotto le cui foglie si annidano i sogni vani.

Salendo Viale dei Quattro Venti verso la Fondazione Baruchello, passavo in rassegna il filare di olmi capitozzati, vittime intossicate dalle polveri sottili dell’inquinamento urbano e da nuovi parassiti, come la Galerucella, proliferati a causa dell’innalzamento delle temperature, e mi veniva in mente Baruchello coltivatore all’Agricola Cornelia di condivise utopie, come la barbabietola da zucchero. La coltivazione della barbabietola e la sua veloce selezione – circa cinquant’anni – per diventare maggiormente zuccherina, furono un processo politico ed economico europeo messo in atto da Napoleone sfruttando le nuove conoscenze agrotecniche della rivoluzione industriale, per produrre in pochi anni lo zucchero in modo indipendente dalla produzione colonialista che si basava sullo sfruttamento della schiavitù.

Sono foglie edibili, ma non più; dolci, rilucenti di cristalli di zucchero, ma tossiche. Ci parlano del corpo della città, della nostra relazione di umani con il mondo vegetale che ci circonda, ci ricordano il fallimento delle utopie del secolo passato, a maggior ragione ora››.

La mostra prosegue con la selezione di opere dal più recente Avant Que Nature Meure (2015-2024), mappatura on life delle orchidee spontanee che fioriscono a Roma in zone, talvolta di degrado, che costudiscono la biodiversità e con essa la metafora silenziosa della convivenza. In mostra oltre le sculture galvanoplastiche Segnasfalcio – prototipi per la realizzazione in materiali ecocompatibili di segnali per la regolazione delle tempistiche di sfalcio da inserire nel tessuto urbano – il video Matyò, antifavola della società patriarcale che relega il lavoro del popolo di donne, ricamatrici Matyò, alla preparazione del corredo nuziale. L’intervento dell’artista trasforma il ricamo tradizionale, scegliendo come soggetto una delle orchidee spontanee che sboccia nella città di Budapest, e realizzandolo sull’abito da lavoro delle scienziate, che quotidianamente si adoperano per preservare il corredo genetico della biodiversità.

A conclusione dell’iniziativa, nella primavera del 2026, si terrà Estranee, un laboratorio a carattere seminariale rivolto agli studenti, dedicato all’indagine della nozione di “autentico”. Il laboratorio sarà condotto dall’artista all’interno del giardino della Fondazione, nella sede di Via di Santa Cornelia nel Parco di Veio

#AgricolaCornelia #AlessandraPioselli #art #arte #AvantQueNatureMeure #CarlaSubrizi #DanielBorselli #FabioAttorre #FabioDeChirico #FondazioneBaruchello #GianfrancoBaruchello #MicheleCerrutiBut #mostra #OriettaBrombin #PsicoenciclopediaPossibile #RiccardoVenturi #SilviaCini #Sinantropico #SomniaVana #TerraComeTerra

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Il bug degli oggetti invisibili non è stato ancora risolto! Capitato nelle primissime versioni del gioco #ACNH #anima…


Il bug degli oggetti invisibili non è stato ancora risolto! Capitato nelle primissime versioni del gioco#ACNH #animalcrossing #bug Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/01/il-bug-degli-oggetti-invisibili-non-e.html
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Il bug degli oggetti invisibili non è stato ancora risolto!

Capitato nelle primissime versioni del gioco

#ACNH #animalcrossing #bug

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🔴 In diretta ora! Proviamo il nuovo aggiornamento 3.0.0! – Animal Crossing: New Horizons ITA 📺 Guarda ora su https://…


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🔴 In diretta ora![/b]
Proviamo il nuovo aggiornamento 3.0.0! – Animal Crossing: New Horizons ITA

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Postazione professionale #ACNH #animalcrossing…


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Postazione professionale

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Proviamo il nuovo aggiornamento 3.0.0! – Animal Crossing: New Horizons ITA


Salve a tutti ragazzi! Eccoci qua in questa nuova diretta in cui proveremo il nuovo aggiornamento 3.0.0 di Animal Crossing: New Horizons!✅ Buona Visione 🎵 Tutte le musiche riprodotte nella schermata del countdown e fine della diretta sono disponibili su h
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youtube.com/embed/lz5OMMorQQ4?…

Salve a tutti ragazzi! Eccoci qua in questa nuova diretta in cui proveremo il nuovo aggiornamento 3.0.0 di Animal Crossing: New Horizons!

✅ Buona Visione

🎵 Tutte le musiche riprodotte nella schermata del countdown e fine della diretta sono disponibili su music.creeperiano99.it/

🎁 È possibile supportarmi in modo gratuito con metodi alternativi! E guadagnare anche qualche soldo comodamente da casa! Scoprili qui ➡️ creeperiano99.it/u/supportogra… Grazie mille! ❤️
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Perché è tempo di abbandonare le Big Tech


Quante volte abbiamo sentito la frase: "Ma dai, Google è così comodo da usare, perché complicarsi la vita?" oppure "Instagram funziona benissimo, che male c'è?". È una domanda legittima, che merita una risposta onesta e concreta. Perché vale la pena abban
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Quante volte abbiamo sentito la frase: “Ma dai, Google è così comodo da usare, perché complicarsi la vita?” oppure “Instagram funziona benissimo, che male c’è?”. È una domanda legittima, che merita una risposta onesta e concreta.

Perché vale la pena abbandonare le piattaforme delle multinazionali tecnologiche per servizi alternativi che, almeno all’inizio, possono sembrare meno immediati o popolati? La verità è che dietro la comodità di questi servizi si nascondono meccanismi che stanno trasformando il nostro rapporto con la tecnologia, con l’informazione e con gli altri in modi che spesso non percepiamo.

Lasciamo le Big Tech per costruire il Fediverso


Le piattaforme digitali che dominano oggi la comunicazione online non sono strumenti neutrali, sono infrastrutture di potere costruite per estrarre dati, modellare il consenso, concentrare ricchezza e condizionare le elezioni.
I feed tossici, la pubblicità basata sulla sorveglianza e i monopoli globali non sono “effetti collaterali”, sono il cuore del modello di business delle Big Tech.

Il problema non è solo la privacy


Iniziamo da quello che sappiamo tutti ma che spesso sottovalutiamo: i nostri dati sono diventati una merce. Ogni like, ogni ricerca, ogni messaggio viene registrato, analizzato e venduto. Ma il problema va oltre la raccolta dati, le piattaforme delle Big Tech sono progettate per tenerci incollati agli schermi il più a lungo possibile, gli algoritmi non ci mostrano quello che vogliamo vedere, ma quello che ci farà restare collegati con contenuti che ci fanno arrabbiare, che ci spaventano e che ci eccitano. Il risultato? Siamo costantemente bombardati da informazioni progettate per manipolare le nostre emozioni.

C’è poi la questione dipendenza tecnologica: quando tutti i nostri contatti, le nostre foto, i nostri ricordi sono rinchiusi in un ecosistema proprietario diventa difficile andarsene. Avere quasi tutti i vicini, colleghi e amici nello stesso social rende quasi impossibile uscirne.

In Europa esiste da anni un tentativo concreto di arginare questo potere attraverso leggi che difendono la privacy, i diritti digitali e la sicurezza delle persone. Ma queste conquiste sono fragili, le pressioni economiche e geopolitiche spingono costantemente verso l’utilizzo delle soluzioni delle Big Tech che dominano il mercato. Il risultato è meno diritti per le persone e più potere per pochi colossi privati. Affidare la comunicazione pubblica, l’informazione e le relazioni sociali a piattaforme monopolistiche significa accettare che un pugno di aziende abbia in mano tutti i nostri dati e decida cosa vediamo e cosa possiamo fare.

Il Fediverso nasce come risposta a tutto questo.
Non è solo un insieme di piattaforme alternative ma un cambio di paradigma: reti federate invece di silos centralizzati, software open source invece di codice proprietario, comunità e regole condivise invece di algoritmi imposti dall’alto. Qui nessun attore unico può dettare legge, controllare le persone o zittire intere comunità. Abbandonare le Big Tech non è un gesto simbolico: è un atto politico. Scegliere alternative libere e federate significa sottrarre potere ai monopoli, sostenere un ecosistema più giusto e costruire uno spazio digitale compatibile con i valori democratici, la sostenibilità e la sovranità.

Questa guida serve quindi a fornire strumenti, conoscenze e percorsi concreti per uscire dai recinti delle Big Tech e iniziare a vivere i social in modo libero e consapevole.

Scopri il fediverso: una nuova era per i social network


Stanco dei soliti social network e della costante ingerenza dei giganti della tecnologia? La regista Elena Rossini ti apre le porte del Fediverso, un universo digitale dove la tua privacy è rispettata e il potere torna finalmente nelle mani degli utenti.


L’influenza algoritmica sui discorsi pubblici


Gli algoritmi che alimentano i feed dei social network non sono semplici funzioni di ordinamento, ma sistemi di apprendimento automatico progettati per massimizzare l’engagement – cioè la quantità di tempo che gli utenti trascorrono sulla piattaforma e il numero di azioni (like, commenti, condivisioni) che compiono. Per raggiungere questo obiettivo, i modelli analizzano una mole immensa di dati comportamentali: cronologia di navigazione, interazioni precedenti, tempo di permanenza su singoli contenuti, tipologia di dispositivi utilizzati e persino dati di localizzazione. Queste variabili vengono combinate in “punteggi” di rilevanza che determinano quale contenuto viene mostrato in cima al feed. Il risultato è una curvatura della realtà in cui le informazioni più sensazionali, emotivamente cariche o polarizzanti hanno una probabilità significativamente più alta di emergere rispetto a contenuti più equilibrati o di approfondimento.

Questa dinamica crea quello che gli studiosi chiamano “filter bubbles” o “bolle informative”: gli utenti sono costantemente esposti a narrazioni che confermano le loro convinzioni preesistenti, mentre le opinioni discordanti vengono filtrate o relegati a posizioni poco visibili. La conseguenza è una progressiva frammentazione del discorso pubblico, dove il dialogo critico è sostituito da un eco‑chamber effect, una camera dell’eco. In questo contesto, le manipolazioni politiche trovano terreno fertile. Attraverso la micro-targhetizzazione, le campagne elettorali e gli attori di interesse possono costruire profili psicografici estremamente dettagliati (spesso basati su dati raccolti da terze parti) e indirizzare messaggi personalizzati a segmenti specifici della popolazione. Questi messaggi, ottimizzati per suscitare emozioni forti (paura, rabbia, speranza), sono veicolati proprio dagli algoritmi che privilegiano contenuti ad alto potenziale di reazione. Il risultato è una capacità di influenzare l’opinione pubblica con una precisione che supera di gran lunga le tradizionali forme di propaganda di massa, rendendo difficile per gli elettori distinguere tra informazione autentica e manipolazione orchestrata.

Il documentario The Great Hack – Privacy Violata sullo scandalo Cambridge Analitica

Parallelamente, la struttura di ricompensa degli algoritmi – notifiche, like, suggerimenti personalizzati – sfrutta i circuiti di dopamina del cervello, trasformando l’uso dei social in una forma di dipendenza comportamentale. Gli utenti, spinti da gratificazioni intermittenti, tendono a controllare compulsivamente le proprie piattaforme, sacrificando tempo, concentrazione e benessere psicologico. Questa combinazione di persuasione algoritmica e dipendenza crea un circolo vizioso: più tempo trascorso online genera più dati, che a loro volta alimentano algoritmi ancora più efficaci nel catturare l’attenzione. Il risultato è una diminuzione della capacità critica, una maggiore vulnerabilità alle narrazioni manipolative e un impatto tangibile sulla democrazia e sulla salute mentale collettiva. Per mitigare questi effetti è necessario un approccio multilaterale che includa trasparenza algoritmica, regolamentazioni sulla micro‑targeting politico e strumenti di alfabetizzazione digitale capaci di restituire agli utenti il controllo sui propri flussi informativi.

Il documentario The Social Dilemma

Dipendenza cognitiva e impatti sulla salute mentale


Il meccanismo di ricompensa alla base degli algoritmi è strettamente legato ai circuiti dopaminergici del cervello umano. Le notifiche, le etichette per indicare “nuovi contenuti”, i conteggi di like e le raccomandazioni di contenuti “simili a quelli che ti piacciono” generano piccole dosi di gratificazione intermittente, un modello psicologico noto per favorire comportamenti compulsivi. Quando un utente riceve una notifica, il cervello anticipa una ricompensa, rilasciando dopamina; se la ricompensa arriva (un nuovo commento, un like, un video interessante), il circuito di rinforzo si consolida, aumentando la probabilità che l’utente ritorni sulla piattaforma. Questo ciclo di anticipazione‑ricompensa‑rinforzo è alla base di quello che molti ricercatori definiscono “dipendenza da social media”.

Le conseguenze di questa dipendenza si manifestano su più livelli. A livello individuale, gli utenti sperimentano una riduzione della capacità di concentrazione, un aumento dell’ansia da “FOMO” (fear of missing out, paura di essere lasciati fuori da qualcosa) e una tendenza a confrontare costantemente la propria vita con le versioni curate dei profili altrui, con effetti negativi sull’autostima e sul benessere emotivo. A livello collettivo, la costante ricerca di novità e stimoli porta a un consumo rapido e superficiale delle informazioni, indebolendo la capacità di analisi critica e di riflessione approfondita. Inoltre, la saturazione di contenuti emotivamente intensi crea una “fatica informativa” che spinge gli utenti a delegare il filtro delle notizie agli stessi algoritmi, rinunciando così al ruolo di giudice autonomo.


Le nostre istanze: l’alternativa concreta


Ecco perché abbiamo costruito una rete di oltre 15 piattaforme federate che oggi serve oltre 15.000 persone attive mensili. Non sono copie delle piattaforme commerciali, sono qualcosa di diverso e migliore.

Mascotte Mastodon, licenza GNU

Mastodon


Invece di un algoritmo che decide cosa vedere, su Mastodon sei tu a controllare la tua timeline. Segui chi ti interessa, leggi quello che ti interessa, senza pubblicità che ti interrompe ogni tre post. La moderazione è fatta da persone reali della comunità, non da IA che applicano regole incomprensibili.

Mastodon.uno
Poliversity.it
Vivere.uno
Senigallia.one

Applicazioni per Mastodon

App ufficiale Android
App ufficiale iOS
Client web Phanpy


Pixelfed logo - CC BY-SA 4.0

Pixelfed


Condividi foto e video in un ambiente pulito, senza algoritmi che decidono chi deve vedere i tuoi contenuti. Niente pubblicità tra le foto dei tuoi amici, niente profilazione per vendere i tuoi dati. Solo condivisione autentica di momenti e creatività.

Pixelfed.uno

Applicazioni per Pixelfed

App ufficiale Android
App ufficiale iOS


Mascotte PeerTube - David Revoy - CC BY-SA 4.0

PeerTube


Una piattaforma video decentralizzata dove i creatori mantengono il controllo sui propri contenuti. Niente demonetizzazioni misteriose, niente rimozioni automatiche, niente algoritmi che premiano solo chi fa più visualizzazioni.

Peertube.uno

Applicazioni per PeerTube

App ufficiale Android
App ufficiale iOS


Voyager for Lemmy

Lemmy


L’alternativa a Reddit dove le comunità decidono le proprie regole senza interferenze. Upvote, downvote e discussioni autentiche, federate con il resto del Fediverso per non restare isolati.

Feddit.it
Diggita.com

Applicazioni per Lemmy

Voyager per Android
Voyager per iOS


Logo Flohmarkt

Fedimercatino


L’alternativa libera e italiana a eBay e Subito basata sui principi di decentralizzazione. Niente profilazione pubblicitaria, niente commissioni, niente algoritmi che spingono a comprare cose di cui non hai bisogno.

Fedimercatino.it



Mobilizon


Mobilizon è una piattaforma open source e federata che consente di creare e gestire una comunità online senza dipendere da grandi aziende centralizzate. È pensata per organizzare eventi, gruppi e condividere contenuti in modo trasparente, sicuro e rispettoso della privacy.

Mobilizon.it


Logo Friendica

Friendica


Un’alternativa a Facebook che permette di gestire contatti, gruppi, eventi e condivisioni in un ambiente completamente decentralizzato.

Poliverso.org



BookWyrm


Condividi le tue letture, scopri nuovi libri e partecipa a discussioni letterarie senza raccomandazioni falsate da accordi commerciali. I consigli vengono dalla comunità reale, non da algoritmi che spingono certi editori.

Bookwyrm.it



Writefreely


WriteFreely è una piattaforma di blogging federata che consente di creare e condividere contenuti testuali in modo decentralizzato, mantenendo il controllo totale sui propri dati.

Noblogo.org



Castopod


Castopod offre un hosting podcast open source e federato, permettendoti di condividere i tuoi audio senza dipendere da servizi centralizzati.

Castopod.it



Funkwhale


Con Funkwhale puoi creare collezioni audio e condividerle su ActivityPub, garantendo privacy e indipendenza da servizi centralizzati.

Funkwhale.it



NodeBB


Un’alternativa libera ai gruppi Facebook organizzata per luoghi reali e comunità locali. Basata su NodeBB, permette di discutere pubblicamente mantenendo lo stile dei “vecchi forum” ma federata con tutto il Fediverso. Un posto dove riunirsi e chiacchierare senza essere il prodotto di qualche multinazionale.

Citiverse.it



Wanderer


Wanderer è una piattaforma federata di tracciamento e condivisione di percorsi outdoor che permette di caricare, esplorare e interagire con sentieri in modo decentralizzato, mantenendo il pieno controllo sui propri dati.

Wanderer.devol.it



Forgejo


Forgejo è una piattaforma federata di hosting e collaborazione su codice sorgente che permette di gestire repository, issue e pull request, offrendo un’alternativa libera a GitHub con il pieno controllo sulla propria infrastruttura e sui propri progetti.

Forgejo.it



Owncast


Owncast è la piattaforma di live streaming per chi vuole davvero essere libero. È un progetto open-source che ti consente di trasmettere video in diretta da un tuo canale seguibile da tutto il Fediverso, senza dipendere da servizi centralizzati come YouTube Live, Twitch o Facebook Live.

Nostream.mastodon.uno


Perché scegliere le alternative


  • La tua timeline appartiene a te, niente algoritmi che decidono cosa vedere. Niente contenuti sponsorizzati che si mescolano ai post degli amici. Niente influencer spinti artificialmente nelle tue notifiche. Vedi quello che hai scelto di vedere.
  • Zero pubblicità, zero tracciamento, le nostre piattaforme non si finanziano vendendo i tuoi dati agli inserzionisti, quindi non hanno bisogno di raccoglierli. Vivono di donazioni e del lavoro volontario della comunità.
  • I tuoi dati restano tuoi, puoi scaricare tutto quello che hai pubblicato. Puoi migrare da un’istanza all’altra senza perdere contatti o contenuti. Se un giorno deciderai di andartene, non perderai anni di ricordi e connessioni.
  • Moderazione umana e trasparente, le regole sono scritte chiaramente e applicate da persone della comunità che puoi contattare direttamente. Niente sospensioni misteriose o shadow ban incomprensibili.
  • Tecnologia sostenibile, i nostri server consumano molto meno energia delle mega-infrastrutture delle Big Tech. Inoltre, progetti come Ufficio Zero danno nuova vita a hardware che altrimenti finirebbe in discarica.


“Ma ci sono meno persone…”


È vero, almeno per ora. Ma ogni grande cambiamento inizia da piccoli gruppi di persone che decidono di fare diversamente. Il Fediverso sta crescendo rapidamente: Mastodon ha superato i 15 milioni di utenti, Pixelfed compete seriamente con Instagram, PeerTube offre alternative concrete a YouTube.

E poi, preferiresti essere in 1000 in una piazza dove puoi parlare liberamente, o in 100.000 in un centro commerciale dove ogni tua parola viene registrata e venduta?

Come iniziare


Il passaggio non deve essere traumatico. Puoi iniziare affiancando le piattaforme alternative a quelle che già usi, per poi migrare gradualmente quando ti senti pronto.

  1. Crea un account su Mastodon per il social networking
  2. Prova Fedimercatino per comprare e vendere senza essere profilato
  3. Esplora Citiverse per contenuti della tua zona
  4. Iscriviti a PeerTube o Pixelfedper condividere video e immagini reali
  5. Scarica Ufficio Zero se vuoi provare un sistema operativo per desktop completamente libero
  6. Unisciti alla nostra community su Matrix o Telegram per ricevere supporto


Il futuro che vogliamo costruire


Non stiamo combattendo contro la tecnologia, stiamo lottando per una tecnologia migliore. Una tecnologia che serve le persone invece di sfruttarle. Che connette le comunità invece di dividerle. Che preserva la privacy invece di violarla.

Ogni persona che passa a servizi liberi e decentralizzati contribuisce a costruire questo futuro. Non abbiamo la pretesa di cambiare il mondo dall’oggi al domani, ma crediamo fermamente che l’alternativa esista e funzioni.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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Orion, il browser di Kagi basato su WebKit, arriva su Linux in versione alpha


Orion, il browser di Kagi basato su WebKit e senza servizi Google, arriva su Linux in versione alpha. Peccato sia a codice chiuso.
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Interessanti nuove per chi cerca alternative a Chrome e Firefox: Orion, il browser sviluppato da Kagi, muove i primi passi su Linux con il rilascio della prima versione alpha.

Finora Orion era disponibile solo su macOS e iOS, dove come tutti i browser usa WebKit per obbligo di Apple. La novità è lo sbarco su Linux, un territorio dominato da Chromium (e un po’ Gecko/Firefox dai) dove un browser basato su WebKit è una rarità. Orion promette zero telemetria e integra di default un blocco per pubblicità e traccianti, in linea con la filosofia di Kagi, già nota per il suo motore di ricerca senza pubblicità e tracciamento.

La versione alpha include le funzioni base: navigazione, gestione schede, segnalibri, cronologia e un sistema per la gestione delle password. Mancano ancora il supporto alle estensioni e la sincronizzazione dei dati tra dispositivi, previsti per le prossime fasi di sviluppo.

Peccato che Orion non sia open source: Kagi ha dichiarato di voler aprire il codice di “alcuni componenti” in futuro, ma per ora il browser resta proprietario. Un punto dolente, soprattutto per la community Linux dove il software libero è spesso un requisito non negoziabile.

Per ora l’accesso è riservato agli abbonati Orion+, che riceveranno il link per il download via email. Con l’arrivo della beta, il browser sarà disponibile anche per gli iscritti alla newsletter e ai forum di Kagi.


FONTE linuxiac.com


FONTE help.kagi.com

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POCO M8 Series si rinnova: display avanzato e multimedia immersivo per la fascia accessibile


La nuova POCO M8 Series debutta con un design aggiornato e una piattaforma hardware pensata per offrire un’esperienza di intrattenimento più coinvolgente nella fascia accessibile
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POCO, marchio tecnologico molto noto tra i giovani appassionati di tecnologia, ha presentato oggi M8 5G e M8 Pro 5G, un'importante evoluzione della M Series che vanta tecnologie all’avanguardia anche nel segmento di fascia media.

POCO M8 Pro 5G


A guidare la M Series M8 Pro 5G, con importanti miglioramenti in termini di batteria, display, altoparlanti e sistema fotografico. La batteria al silicio-carbonio da 6.500 mAh (tip) ha durata fino a 6 anni, dichiara il brand. Essa supporta, inoltre, la ricarica rapida HyperCharge a 100 W, che consente di raggiungere il 100% in soli 40 minuti, e la ricarica inversa fino a 22,5 W, permettendo allo smartphone di fungere da power bank.
POCO M8 Pro 5G è alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 7s Gen 4

Esperienza audiovisiva di livello superiore


L'M8 Pro 5G offre un’esperienza di intrattenimento eccellente, grazie al display AMOLED CrystalRes Flow da 6,83” con risoluzione 1.5K. Poco dichiara una luminosità di picco di 3.200 nit, assicurando una visione chiara e confortevole anche sotto la luce diretta del sole. L’elevata frequenza di campionamento del tocco garantisce inoltre un gameplay estremamente reattivo e preciso. Per immagini ancora più vivide, il dispositivo supporta Dolby Vision e HDR10+, mentre la certificazione TÜV Rheinland con PWM ad alta frequenza da 3840Hz e il DC Dimming riducono l’affaticamento visivo durante le sessioni di visione prolungate. Sul fronte audio, i doppi altoparlanti offrono un suono 3D ricco ed equilibrato, arricchito da Dolby Atmos, e l’aumento del volume fino al 400% assicura un audio chiaro e potente anche all’aperto.

Prestazioni avanzate per un divertimento senza limiti


Alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 7s Gen 4, questo modello raggiunge un punteggio AnTuTu superiore a 1.061.253, garantendo avvii delle app più rapidi, multitasking fluido e gaming più stabile. Per la prima volta sulla M Series è presente il sistema di raffreddamento IceLoop con vero raffreddamento a liquido, che migliora la dissipazione del calore e mantiene prestazioni elevate anche durante sessioni di gioco prolungate. La connettività è ulteriormente potenziata e debutta nella serie M Xiaomi Offline Communication, che consente chiamate vocali senza rete cellulare nel raggio di distanze contenute, ideale per ambienti outdoor o con segnale debole. Basato su Xiaomi HyperOS, con Google Gemini e Cerchia e cerca con Google, il dispositivo offre un accesso alle informazioni più rapido e intuitivo.

Un’esperienza fotografica più intelligente


M8 Pro 5G dispone di una fotocamera principale 50MP Light Fusion 800, con OIS di livello flagship, e una fotocamera frontale aggiornata da 32MP. Il ritorno della registrazione video 4K a 30fps, combinata con la tecnologia High-Dynamic Range, consente video più versatili e ricchi di dettagli grazie all’HDR integrato. M8 Pro 5G ha diversi strumenti intelligenti che lo rendono l’alleato perfetto per la creatività: l’Assistente Creatività AI semplifica l’editing fotografico, mentre Dynamic Shots 2.0 consente di catturare e modificare il movimento con supporto HDR e convertire da video a scatto dinamico.

Robustezza affidabile e stile minimalista


Lo smartphone presenta un design elegante con bordi quad-curvi e modulo fotografico flottante. Il corpo sottile da 8,31 mm e il peso di 205,9 g restano comodi e maneggevoli. La combinazione di Corning Gorilla Glass Victus 2 e una struttura ad alta resistenza migliora la protezione contro le cadute. La certificazione SGS Premium Performance attesta la resistenza a flessione, compressione e urti. Il dispositivo è inoltre certificato IP66, IP68, IP69 e IP69K contro polvere e acqua, mentre la Wet Touch Technology 2.0 garantisce un tocco fluido anche con le mani bagnate.

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POCO M8 5G


M8 5G punta tutto sulla portabilità, con un design ultra-leggero e sottile che si adatta perfettamente alla mano. L’ampio display Flow AMOLED da 6,77" con frequenza di aggiornamento a 120 Hz offre un’esperienza immersiva per lo streaming, il gaming e lo scrolling dei contenuti preferiti. Con un picco di luminosità di 3200 nit e materiali luminosi migliorati, lo schermo rimane ben visibile anche sotto la luce diretta del sole. La gamma cromatica ampia DCI-P3 e la profondità colore a 12 bit garantiscono immagini vivide e realistiche. A completare l’esperienza visiva, i doppi altoparlanti con Dolby Atmos e certificazione Hi-Res Audio offrono un suono ricco e coinvolgente.

Design sottile, costruito per durare


M8 5G vanta un profilo ultrasottile da 7,35 mm e a un corpo leggero da 178 g, che lo rendono lo smartphone più sottile di POCO M Series. Il modulo fotocamere flottante e il corpo a doppia curvatura completano l’estetica complessiva del dispositivo, offrendo una sensazione premium, una presa confortevole e un design elegante e moderno che si distingue nella sua categoria. Oltre all’aspetto, M8 5G è progettato per durare nel tempo: il dispositivo ha superato il test SGS completo di resistenza a urti e cadute; inoltre, la certificazione IP66 contro polvere e acqua rende questo dispositivo resistente a schizzi e all’esposizione alla polvere, mentre la tecnologia Wet Touch 2.0 garantisce una risposta precisa a ogni tocco anche quando le mani sono bagnate.

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Prestazioni migliorate e imaging di nuova generazione


Progettato per gli stili di vita moderni, M8 5G è alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 6 Gen 3. La robusta batteria da 5520 mAh (tip) garantisce un’autonomia prolungata anche durante lunghe sessioni di intrattenimento, mentre la ricarica rapida a 45W assicura ricariche veloci. Grazie alla soluzione di estensione della memoria che supporta fino a 16 GB di RAM e fino a 1 TB di spazio di archiviazione espandibile, il multitasking resta fluido e i contenuti sempre a portata di mano. M8 5G offre un’esperienza fotografica evoluta grazie alla fotocamera principale da 50 MP Light Fusion 400 e alla fotocamera frontale aggiornata da 20 MP. La registrazione video in 4K a 30 fps dà vita a ogni istante con immagini nitide e ricche di dettagli e le funzionalità basate sull’intelligenza artificiale elevano ulteriormente l’esperienza fotografica.

Disponibilità dei prodotti


M8 5G e M8 Pro 5G sono disponibili su Mi.com e Amazon, con prezzi che oscillano da 230 a 350 euro.


Password immutabili: conoscere e mitigare i nuovi rischi della sicurezza biometrica


Che si tratti di un’impronta digitale per sbloccare lo smartphone o del riconoscimento facciale per accedere a un servizio, l’autenticazione biometrica è diventata sinonimo di comodità e sicurezza avanzata. Il suo fondamento è semplice: ognuno è la propria password. Questa unicità biologica è difficile da replicare, eliminando di fatto la necessità di password complesse e offrendo una solida prova di identità nelle transazioni digitali. Tuttavia, la stessa caratteristica che rende i dati biometrici così sicuri è anche la fonte della loro più grande vulnerabilità. A differenza di una password tradizionale, infatti, i tratti biometrici non possono essere reimpostati e una volta compromessi lo saranno per sempre. Il vero rischio, quindi, non risiede negli algoritmi di riconoscimento, che sono diventati incredibilmente precisi, ma nell’ecosistema che li circonda: il modo in cui i dati vengono acquisiti, archiviati e condivisi. Con l'aiuto di Patrick Joyce di Proofpoint, cerchiamo insieme di capire quali possono essere le conseguenze di una compromissione e le azioni per prevenirla.
Quando viene rubata un’impronta digitale la compromissione è irreversibileQuando viene rubata un’impronta digitale la compromissione è irreversibile

Le conseguenze di una compromissione irreversibile


Quando un hacker ruba una password, la soluzione è semplice: modificarla. Ma cosa succede quando viene rubata un’impronta digitale o una scansione facciale? Questa compromissione è irreversibile; i dati biometrici sono permanenti e, una volta esposti, possono essere riutilizzati all’infinito. Gli attaccanti possono sfruttarli per aggirare i controlli di autenticazione, creare “deepfake” convincenti per frodi o campagne di disinformazione, o combinarli con altri dati personali per costruire identità sintetiche. Il pericolo non è solo il furto di identità, ma la perdita di controllo a lungo termine su come la propria immagine e identità vengono utilizzate.

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Gli attaccanti possono sfruttare i dati biometrici rubati per aggirare i controlli di autenticazione, creare “deepfake” convincenti per frodi o campagne di disinformazione, o combinarli con altri dati personali per costruire identità sintetiche.

Lezioni dalle violazioni del passato


Gli incidenti di alto profilo registrati in passato dovrebbero servire da campanello d’allarme, sottolinea Joyce: la violazione di Biostar 2 nel 2019 ha esposto oltre un milione di record di impronte digitali e volti a causa di una scarsa sicurezza del database. Anni prima, la violazione dell’U.S. Office of Personnel Management (OPM) ha portato alla fuga delle impronte digitali di milioni di dipendenti federali statunitensi. In entrambi i casi, il motivo principale non era una tecnologia biometrica difettosa, ma una cattiva igiene di sicurezza nei sistemi che archiviano questi dati critici. Ciò dimostra che anche la tecnologia più avanzata è vulnerabile se l’infrastruttura che la supporta non è adeguatamente protetta. Qualsiasi database centralizzato di dati biometrici, specialmente se su larga scala, può diventare un bersaglio di altissimo valore e un potenziale singolo punto di fallimento.
Facebook login screen with username and password fields.Photo by Zulfugar Karimov / Unsplash

Come proteggere i dati biometrici: un approccio multi-livello


Una protezione efficace dei dati biometrici non si affida a un’unica soluzione, ma a una strategia di difesa multi-livello e incentrata sulle persone. Le aziende, continua Joyce, dovrebbero andare oltre la semplice implementazione della tecnologia e costruire un framework di sicurezza resiliente. I principi fondamentali, secondo Proofpoint, includono:

  1. ridurre l’esposizione: archiviare solo template matematici dei dati biometrici, non le immagini grezze. Questo riduce notevolmente il valore dei dati in caso di violazione;
  2. crittografia end-to-end: crittografare tutti i dati, sia in transito sia a riposo, e gestire gli accessi con controlli rigorosi;
  3. evitare la centralizzazione: laddove possibile, evitare di creare enormi archivi centralizzati che diventano bersagli primari per gli attaccanti.

In realtà, la regola più importante è che i dati biometrici non dovrebbero mai essere l’unico fattore di autenticazione.
L’autenticazione biometrica è uno strumento potente, ma non può essere considerata uno strumento universaleL’autenticazione biometrica è uno strumento potente, ma non può essere considerata uno strumento universale

La difesa più livelli secondo Proofpoint


Crediamo in un approccio alla sicurezza basato sul rischio, che integri l’autenticazione biometrica all’interno di una strategia più estesa. Abbinando i dati biometrici ad altri fattori di autenticazione, è possibile implementare policy di accesso basate sul rischio, richiedendo verifiche aggiuntive solo per transazioni sensibili o attività ad alto rischio. Questa difesa a più livelli garantisce barriere aggiuntive per proteggere gli asset critici, nel caso della compromissione di un singolo fattore. In sostanza, l’autenticazione biometrica è uno strumento potente, ma non può essere considerata uno strumento universale. La sua adozione deve essere accompagnata da una profonda comprensione dei suoi rischi unici e da un impegno a proteggere l’intero ecosistema di dati. In un panorama di minacce in continua evoluzione, la vera resilienza non deriva più da una singola tecnologia, ma da una strategia di sicurezza olistica e incentrata sulle persone, che protegga in modo efficace le identità nel mondo digitale.


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L’hotel su Animal Crossing: New Horizons è stato chiuso! #ACNH #AnimalCrossing…


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L’hotel su Animal Crossing: New Horizons è stato chiuso!

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Tom Nook è andato in ferie! Aggiornamento 3.0.0 di Animal Crossing: New Horizons #ACNH…


Tom Nook è andato in ferie!Aggiornamento 3.0.0 di Animal Crossing: New Horizons#ACNH Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/01/tom-nook-e-andato-in-ferie.html
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Tom Nook è andato in ferie!

Aggiornamento 3.0.0 di Animal Crossing: New Horizons

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Proton dona oltre 1,2 milioni di dollari per un internet più libero


Proton ha raccolto oltre 1,27 milioni di dollari con la lotteria annuale Lifetime Account, devolvendo il ricavato a organizzazioni che difendono privacy e diritti digitali.
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Ogni anno Proton organizza una raccolta fondi un po’ particolare: acquistando un biglietto si partecipa a una lotteria per vincere un account Lifetime (accesso a vita a tutti i servizi), e il ricavato viene devoluto a organizzazioni che si battono per la privacy e i diritti digitali.

L’edizione 2025 ha stabilito un nuovo record: oltre 1,27 milioni di dollari raccolti, con più di 100.000 biglietti venduti e 50.000 partecipanti. Proton ci ha messo del suo aggiungendo altri 200.000 dollari al totale. In otto anni di iniziativa, l’azienda svizzera ha superato i 5 milioni di dollari in donazioni.

Ammetto di aver partecipato (come ogni anno) anche io con un singolo biglietto: non ho vinto, ma pazienza! Sapere dove vanno a finire quei soldi in qualche modo consola!

A chi vanno i fondi


I beneficiari vengono scelti dalla community e includono realtà che lavorano su fronti diversi: EDRi per i diritti digitali in Europa, NLnet che finanzia progetti open source, Transparency International contro la corruzione, The Insider (testata russa indipendente che resiste alla propaganda del Cremlino), e altre organizzazioni impegnate su giornalismo investigativo, tecnologia etica e libertà di espressione.

Cosa offre Proton


Per chi non lo conoscesse, è un ecosistema di servizi pensati per chi tiene alla propria privacy. Tutto è nato con Proton Mail, un servizio di posta elettronica con crittografia end-to-end, e nel tempo si è allargato a Proton VPN per navigare in sicurezza, Proton Drive per l’archiviazione cloud e fotografie, e Proton Pass per la gestione delle password.

L’azienda ha sede in Svizzera, è finanziata in buona parte dalla sua community, e iniziative come questa raccolta fondi dimostrano che non si tratta solo di marketing: c’è una visione dietro, e fa sempre piacere vederla tradotta in azioni concrete.


FONTE proton.me

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UPBGE 0.50: il game engine di Blender torna con GPU skinning e supporto Vulkan


UPBGE 0.50 aggiorna il game engine di Blender con GPU skinning sperimentale, supporto Vulkan e un sistema più veloce per aggiungere oggetti in scena.
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Chi sviluppa giochi o applicazioni interattive con Blender conosce probabilmente UPBGE, il fork che mantiene vivo il Blender Game Engine dopo che il progetto ufficiale lo ha abbandonato nel 2019.

La versione 0.50, basata su Blender 5.0.1, porta diverse novità tecniche. La più rilevante è il GPU skinning sperimentale: le animazioni degli scheletri vengono elaborate dalla scheda grafica invece che dal processore, con benefici sulle prestazioni. C’è poi il sistema “Fast AddObject” per aggiungere oggetti in scena in modo molto più rapido, utile per giochi con tanti elementi dinamici.

Sul fronte grafico, i filtri 2D e il modulo VideoTexture sono stati adattati per funzionare sia con OpenGL che con Vulkan. Miglioramenti anche per la fisica (SoftBodies sistemati) e l’audio, con la possibilità di precaricare i suoni in RAM per evitare lag.

Completano il pacchetto nuovi nodi logici per la programmazione visuale e un tab per la gestione dei progetti di gioco.


FONTE github.com

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NewPipe 0.28.1: tanti fix e metadati nei download audio


NewPipe 0.28.1 migliora i download audio con metadati integrati, corregge numerosi bug del player e risolve un problema vecchio di ben nove anni!
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Nuovo aggiornamento per NewPipe, l’app open source che permette di guardare YouTube (e non solo) su Android senza pubblicità e senza tracciamento.

La versione 0.28.1 non porta funzioni rivoluzionarie ma sistema parecchie cose. I download audio in formato OPUS ora includono i metadati: artista, titolo, genere e data, così i file si integrano meglio nelle librerie musicali. Il player torna a usare la lingua audio originale di default (invece delle tracce tradotte automaticamente), e cliccare sui timestamp nei commenti non resetta più la coda di riproduzione.

Migliorati anche i download, ora più resistenti alle interruzioni, e aggiunta la possibilità di rimuovere un elemento dalla lista senza cancellare il file. Risolto inoltre un bug che affliggeva la coda di riproduzione da ben nove anni!


FONTE newpipe.net

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AI nel mondo IT


#JustMy2Cent #AI nel mondo IT: invece di usarlo per aiutare a fare software migliori… Si licenziano gli umani per fare #software AI di #merda.

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acor3.it/2026/01/14/ai-nel-mon…#AI #JustMy2Cent #merda #software

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Waterfox 6.6.8: schede sospese per risparmiare memoria e passkey su macOS


Waterfox 6.6.8 permette di ibernare le schede per liberare memoria e introduce il supporto alle passkey su macOS.
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Nuovo aggiornamento per Waterfox, il browser basato su Firefox con un occhio di riguardo alla privacy. La versione 6.6.8 introduce alcune funzioni utili per chi tiene aperte troppe schede!

La novità principale è infatti la possibilità di ibernare le schede: con un clic destro si può mettere in pausa una scheda che resta nella barra ma smette di consumare memoria. Quando serve, basta cliccarci e la pagina si ricarica. Comodo per chi accumula decine di tab e si ritrova col browser che arranca.

Su macOS arriva il supporto alle passkey per l’autenticazione sui siti compatibili. Inoltre, con macOS 26.3 Waterfox funzionerà con l’estensione iCloud Passwords: Apple ha aggiunto il browser alla sua whitelist a dicembre 2025.

Incluse infine anche patch di sicurezza e miglioramenti al rendering delle immagini JPEG XL.


FONTE waterfox.com

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la poesia se è vera poesia / mg. 2025


ringrazio Giorgio Mascitelli e Nazione indiana per l’ospitalità a questo mio prosodonte, concepito nel remoto ’25 da un ovo forse ancora più remoto

nazioneindiana.com/2026/01/13/…

#laPoesiaèVeraPoesiaSe #MarcoGiovenale #NazioneIndiana #poesia #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #seèVeraPoesia #seLaPoesiaèVeraPoesia #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline #veraPoesia

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dei moti / luca zanini. 2024


Dei moti
-crepidario autunnale

I
la portata dell’acqua nessuna] dipendenza l’arco del pigreco cala di peso viene dal ramingo a pestare la] tavoletta di cera i glifi schiacciare] insistere ventuno o] ventidue

estratti i moti dalle scale la perfezione del garage multilivello sfila con destrezza il caravan il boiler con la legionella non] si può parlare di tempo mezzetinte di mezzi pubblici trattati al cloro mette] una giacca mette] un profumo extralarge evapora] dal soffione [ la sostanza dei fatti

II
apertura cancelli ore] sprovvisti ore] anche se piove ore] notizie dalla città sistemati stand a ore due o tre sosia con diritto di mensile ipocalorica variante su mappa verifica mandrini ore]

fischiato fischiano tombaroli cambio] stagione metaldetector cocci tombaroli con stracci [

con] [merce in ritardo d’immagine il sub lo snob non inseribili i] tacchi da semilavorati ruotano] copertura a raggiera turni in] ipertornio vaschette con cereali i] posti di blocco bilanciati due fari spenti tre fari a spessore

III
nessuna] [nota mette una] macchina a controllo numerico meccanica del] [padre di ricambi via mare con spolvero automatico saggina per] sagome celebri proiettano] con fumi giallo o] qualità prezzo del giallo dimanche Bach

patteggiano la resa l’uncinetto] delle nasse della carpenteria con i fogli cerati due o tre astronavi i [sintomi scritti con salti di] tutte le] stilografiche secchissime stridenti

la] calca del terreno fanno i menhir con le plastiche volatili fanno] i prezzi i premi alla carriera sciolti nell’acido impilati nei] cilindretti
#LucaZanini #post2026

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Firefox 147: finalmente il Picture-in-Picture automatico (e molto altro)


Mozilla ha rilasciato da poco Firefox 147, un aggiornamento che porta diverse novità interessanti per chi usa il browser della volpe su macOS, Windows e Linux. La funzione più comoda di questo aggiornamento è probabilmente la possibilità di aprire automat
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Mozilla ha rilasciato da poco Firefox 147, un aggiornamento che porta diverse novità interessanti per chi usa il browser della volpe su macOS, Windows e Linux.

La funzione più comoda di questo aggiornamento è probabilmente la possibilità di aprire automaticamente il player Picture-in-Picture quando passi a un’altra scheda mentre stai guardando un video. Niente più click aggiuntivi, il mini-player si apre da solo. Per attivarlo basta andare nelle impostazioni del browser.

Novità per Mac e schede video AMD


Chi possiede un Mac con processore Apple Silicon può finalmente sfruttare WebGPU, la tecnologia che permette ai siti web di accedere alla potenza della scheda grafica per elaborazioni complesse e rendering 3D. Su Windows e Linux, invece, chi ha una GPU AMD noterà video più fluidi grazie all’attivazione della riproduzione “zero-copy” per i video decodificati via hardware.

Sicurezza e privacy


Firefox passa al protocollo Safe Browsing V5 di Google, che promette una protezione più efficace contro siti malevoli. Per chi tiene particolarmente alla privacy e usa la protezione antitracciamento in modalità Strict, c’è una novità: i siti pubblici non potranno più accedere automaticamente alle risorse della rete locale (tipo stampanti o dispositivi smart) senza chiedere esplicito permesso.

Tra i fix di sicurezza, Mozilla ha corretto un bug fastidioso su Windows che impediva di selezionare le schede con il cursore in alto quando la finestra era massimizzata.

L’aggiornamento è già disponibile per Windows, macOS e Linux.


FONTE firefox.com

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tristano.balestrini


youtube.com/shorts/arvlcjhTlYM

#Balestrini #NanniBalestrini #Tristano

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Caposaldo E-093 據點 stronghold


Il caposaldo E-093 si trova poco distante dal porto peschereccio di Xinhu - 新湖漁港, a nord ovest, affacciato sulla spiaggia come le altre fortezze della serie E-09x. Il bagnasciuga è dotato di lunghe fila di denti di drago, a protezione dagli sbarchi. Si tr
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mura difensive - 城牆
mura difensive – 城牆

Entrata - entrance- 入口
Entrata – entrance- 入口

Il caposaldo E-093 si trova poco distante dal porto peschereccio di Xinhu – 新湖漁港, a nord ovest, affacciato sulla spiaggia come le altre fortezze della serie E-09x. Il bagnasciuga è dotato di lunghe fila di denti di drago, a protezione dagli sbarchi. Si tratta di un vero e proprio forte, chiamato 黃海堡, ovvero Forte del Mar Giallo, circondato da mura merlate (invero ormai piuttosto basse dalla spiaggia). È possibile individuarne la posizione anche in lontananza, se riuscite a scorgere lì vicino un padiglione di legno, per godersi il mare e riposare. tunnel - 坑道Accanto ad esso si trova l’entrata (coordinate N24.435135 , E118.403580), un bastione in cemento armato merlato, su cui campeggia la scritta 黃海堡.Da lì si oltrepassa una porta blindata e ci si trova dinnanzi un lungo buio tunnel, mentre un altro si trova subito a destra. Quest’ultimo ad un certo punto scende brevemente, per poi risalire; lungo il percorso una vecchia scala di ferro suggerisce la presenza di un punto d’osservazione sovrastante. Si giunge ad un bunker con feritoia affacciata sulla spiaggia. Poiché la pianta del forte è triangolare, il succitato tunnel di destra corre parallelo alla spiaggia, dall’entrata a questo bunker. tunnel - 坑道tunnel - 坑道Sul muro appare la scritta S24-032, dipinta sopra una più vecchia. Poco più avanti, sempre a destra, si trova un’altra postazione di tiro. Proseguendo invece lungo il tunnel principale un altra porta blindata porta lascia scorgere la scritta 中山室 Zhongshan room; da quel punto partono 3 diversi tunnel. Prendendo il tunnel di destra, si passa un’altra porta blindata e si arriva ad una breve scalinata che porta fuori, in uno spiazzo protetto dalle mura esterne; a destra si poteva scorgere il codice E-093 del forte.

L'apertura nel tunnel che conduce all'aperto, ove si legge la scritta E-093
L’apertura nel tunnel che conduce all’aperto, ove si legge la scritta E-093

Proseguendo lungo il tunnel troviamo altre feritoie, fino a raggiungere un letto a castello che precede un bunker, le cui feritoie sono state chiuse; ancora notiamo la scritta S24-032. Il tunnel scende sottoterra, ad un certo punto a sinistra troviamo i bagni ed un posto di sentinella che emerge al di sopra del terreno (ovviamente). Il tunnel sprofonda ulteriormente. Anfratti, feritoie, letti improvvisati, sempre presso le postazioni di tiro. Vivere lì come topi non deve essere certo stato un idillio.

bunkerNelle fasi iniziali le unità militari venivano frequentemente trasferite e avvicendate; le truppe che in passato furono stanziate in questo luogo erano numerose, rendendo impossibile elencarle tutte una per una.

Questo forte, nell’anno 74 della Repubblica di Cina (1985), era presidiato dal 6º Battaglione di Fanteria della 851ª Brigata della 284ª Divisione.

feritoiaNell’anno 75 della Repubblica di Cina (1986), il numero identificativo di questo presidio fu modificato in E-093: dunque forse il succitato codice S24-032 era quello originale. Nell’anno 78 della Repubblica di Cina (1989), era ancora presidiato dal 6º Battaglione di Fanteria della 851ª Brigata della 284ª Divisione.

bunkerIn quanto punto di controllo degli accessi marittimi, di sorveglianza della spiaggia e di difesa dei punti chiave, venne progettato secondo il concetto di supporto incrociato ravvicinato della potenza di fuoco, comune a tutte le fortezze costruite a difesa della stessa area. Il caposaldo poteva contare su di un cannone anticarro da 57 mm, mitragliatrici T-74 ed ovviamente armamenti personali. Non sembra granché, ma dalla struttura si capisce che non poteva ospitare grandi pezzi d’artiglieria, era piuttosto un baluardo difensivo difficile da penetrare, coi mezzi dell’epoca.

Fonti: tel336358.pixnet.net/blog/post…

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Bida: dal collettivo bolognese arrivano PeerTube, Matrix e hosting gratuito per Mastodon


Il collettivo bolognese Bida lancia nuovi servizi: hosting gratuito per istanze Mastodon, un'istanza PeerTube per i video e un server Matrix per la messaggistica.
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Fa sempre piacere vedere realtà italiane che si impegnano a costruire alternative concrete ai servizi delle big tech. Il collettivo Bida, attivo da Bologna da oltre dieci anni, ha annunciato una serie di novità per il 2026.

La più interessante è probabilmente nobigtech.social: un servizio di hosting gratuito per chi vuole aprire la propria istanza Mastodon ma non ha le competenze o le risorse per gestire un server. Un’iniziativa rara, che potrebbe aiutare a far crescere la presenza italiana nel fediverso.

Oltre a questo, Bida ha lanciato un’istanza PeerTube (tubocatodico.bida.im) per caricare video e fare streaming senza passare da YouTube, e un server Matrix (element.bida.im) per la messaggistica istantanea, come alternativa a WhatsApp e Telegram.

Il collettivo si autofinanzia e chiede il supporto della community per coprire i costi dell’infrastruttura, circa 1.400 euro l’anno. Per chi volesse contribuire o semplicemente curiosare: bida.im.

In bocca al lupo!


FONTE bida.im

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Saldi e truffe online: il 63% degli utenti italiani si affida all’istinto, ma rinuncia alla sicurezza


Un’indagine mostra come durante i saldi online il 63% degli utenti in Italia si affidi all’istinto invece che a strumenti di sicurezza, aumentando il rischio di truffe e frodi digitali
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Con l'avvio dei saldi invernali, Kaspersky ha condotto un sondaggio per analizzare le pratiche di sicurezza informatica adottate dai consumatori durante gli acquisti online. I risultati mostrano che il 98% degli intervistati in Italia dimostra un livello sostanziale di consapevolezza dei rischi legati alla sicurezza online e adotta almeno alcune misure per proteggere le proprie transazioni digitali.

Identità digitale 2026: nomi dominio, estensioni & AI
L’identità digitale sta evolvendo: nomi di dominio, nuove estensioni e intelligenza artificiale stanno ridefinendo branding, SEO e presenza online
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Tuttavia, meno della metà dei partecipanti (30%) utilizza software di sicurezza dedicati per bloccare i tentativi di phishing e proteggere i pagamenti. Questa tendenza è particolarmente marcata tra le generazioni più anziane (55+): infatti, solo il 32% degli intervistati in questa fascia d’età dichiara di utilizzare effettivamente soluzioni di sicurezza quando effettua acquisti online.

Le misure di protezione più diffuse includono l’attenzione ai potenziali segnali di allarme, come collegamenti ipertestuali sospetti o un design insolito dei siti web (63%), e la verifica dell’autenticità del venditore (62%). Gli esperti di Kaspersky sottolineano che, sebbene queste pratiche siano fondamentali per uno shopping online più sicuro, esse rappresentano solo un livello di protezione di base e non una prevenzione completa delle frodi, che può invece essere garantita da soluzioni di sicurezza dedicate.

Altre misure, come l’utilizzo di una carta di credito separata per gli acquisti digitali o di un indirizzo e-mail dedicato per registrarsi su negozi online sconosciuti, sono state adottate rispettivamente dal 48% e dal 19% degli intervistati. Il 18% dichiara, inoltre, di consultare amici e parenti prima di effettuare un acquisto. Questa pratica è particolarmente diffusa tra le generazioni più giovani, con il 37% che la adotta, mentre risulta meno comune tra le persone più anziane (21%).

Password immutabili e sicurezza biometrica
Dall’uso di impronte e riconoscimento facciale ai limiti della biometria, ecco perché la protezione dell’identità digitale richiede nuove strategie di difesa
TechpertuttiGuglielmo Sbano


“Durante tutto l’anno abbiamo osservato come gli acquirenti online siano costantemente tra gli obiettivi preferiti dei truffatori. Nei periodi di saldi, queste attività fraudolente diventano ancora più frequenti. Rimanere vigili è fondamentale, ma proteggersi richiede più della semplice consapevolezza. È particolarmente preoccupante il modo in cui i criminali informatici stanno sfruttando l’intelligenza artificiale per creare tentativi di phishing sempre più sofisticati e mirati, spesso difficili da riconoscere per gli utenti comuni”, ha commentato Olga Altukhova di Kaspersky.


Come fare acquisti online senza essere truffati


I periodi di saldi rappresentano momenti di forte attività per i truffatori. Per proteggersi dalle minacce emergenti, gli esperti consigliano di adottare le seguenti pratiche di sicurezza:

  • non salvare mai i dati completi della carta di credito sui siti web, a meno che non sia strettamente necessario;
  • considerare l’utilizzo di una carta di debito separata, dedicata esclusivamente agli acquisti online, e attivare avvisi sulle transazioni per conti bancari e carte di pagamento;
  • prestare particolare attenzione alle “vendite lampo” che sembrano troppo vantaggiose per essere reali. Diffidare dei siti che spingono a decisioni affrettate e dei venditori che non accettano resi o cambi;
  • utilizzare password diverse per ogni account online e, ove possibile, attivare l’autenticazione a due fattori;
  • adottare una soluzione di sicurezza con una potente componente anti-phishing. Ad esempio, Kaspersky Premium ha ricevuto nel 2025 la certificazione annuale “Approved” dal laboratorio indipendente AV-Comparatives, dopo aver rilevato il 93% degli URL di phishing grazie a tecnologie basate sull’intelligenza artificiale.

Poiché i truffatori evolvono costantemente le loro tecniche, rimanere informati sulle nuove forme di phishing è essenziale per riconoscerle ed evitarle. Consultare regolarmente un blog sulla sicurezza può aiutare a restare aggiornati sulle minacce informatiche emergenti.


Come sta cambiando l’identità digitale: nomi di dominio, estensioni e il ruolo dell’AI nella nuova era del web


C’è un elemento del digitale che, nonostante trent’anni di trasformazioni, non ha mai perso centralità: la scelta del proprio nome online, sia per la propria identità personale sia per quella professionale o aziendale. Non è un dettaglio tecnico, ma un gesto fondativo, una dichiarazione di identità. È lì che un’azienda, un professionista o un creator decide come vuole essere riconosciuto. Oggi, tuttavia, questo gesto sta cambiando; non per effetto di mode passeggere, ma perché il contesto si è fatto più articolato e perché l’intelligenza artificiale è entrata, per la prima volta, nel cuore del processo creativo.

💡
Il nome è l’essenza dell’identità: unicità, riconoscibilità, coerenza con il posizionamento del brand. L’estensione è la sua cornice strategica: indica territorio, ambizione, mercati e pubblico a cui ci si rivolge

Un nuovo paradigma


A cambiare non è solo come si sceglie un nome, ma l’intero paradigma che lo sostiene. La scelta del nome di dominio e quella dell’estensione sono infatti due passaggi distinti, che compongono livelli diversi dell’identità digitale, ma che vanno progettati insieme. Il nome è l’essenza dell’identità: unicità, riconoscibilità, coerenza con il posizionamento del brand. L’estensione è la sua cornice strategica: indica territorio, ambizione, mercati e pubblico a cui ci si rivolge.

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In Italia questa distinzione è particolarmente evidente: l’estensione .it continua a essere la scelta dominante, rappresentando oltre la metà delle nuove registrazioni. È un fattore identitario forte che comunica prossimità, affidabilità e radicamento sul territorio. Ma proprio la sua diffusione ne evidenzia al contempo il limite: con oltre 3,5 milioni di domini registrati, il .it è un territorio maturo e ormai denso. Le soluzioni immediate scarseggiano, i nomi generici sono spesso occupati e costruire un’identità disponibile richiede oggi più strategia di quanto accadesse in passato.
person holding black iPadPhoto by Taras Shypka / Unsplash

L'ampliamento della visibilità e il Brand Protection


Sempre più realtà - non solo grandi brand, ma anche PMI, professionisti e creator - hanno iniziato a considerare il proprio indirizzo digitale come un ecosistema, non come un elemento isolato. La scelta di distribuire la propria presenza su più estensioni (.com, .online, .tech, .cloud) risponde a esigenze diverse: ampliare la visibilità, presidiare mercati differenti, oppure rendere immediato il proprio posizionamento grazie ad estensioni che chiariscono il settore in cui si opera. A questa evoluzione si affianca una crescente attenzione verso la brand protection, oggi alla base del 15% delle registrazioni. Proteggere il proprio nome online significa infatti garantirsi più estensioni e varianti, evitando ambiguità, imitazioni e utilizzi impropri. È un atteggiamento più maturo e consapevole che non riguarda più solo le aziende strutturate ma si estende anche alle realtà più piccole.
black smartphone near personPhoto by Headway / Unsplash

Il ruolo dell'Intelligenza Artificiale


In questo contesto, l’intelligenza artificiale introduce una novità significativa: aiuta a individuare nomi realmente unici e brand-driven, andando oltre i limiti imposti dalla disponibilità sempre più ridotta. L’AI amplia il campo creativo e analitico in modo immediato, rendendo possibile in pochi secondi ciò che un tempo richiedeva esperienza, tempo e ricerche approfondite. Essa genera combinazioni semantiche nuove e coerenti, interpreta descrizioni formulate in linguaggio naturale, intercetta trend emergenti, individua naming disponibili e solidi e suggerisce anche le varianti utili alla tutela del brand, anticipando potenziali rischi. Non stupisce, infatti, che inizino a comparire anche naming legati all’AI stessa: segnale che la tecnologia sta ridefinendo non solo il processo, ma anche l’immaginario di chi oggi costruisce una nuova identità digitale, in un contesto in cui a livello globale l’estensione “.ai” ha registrato un incremento del +482% delle registrazioni nell’ultimo anno.

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L’intelligenza artificiale amplia lo spettro delle possibilità, supportando il futuro dell’identità digitale. Ne nasce una dinamica fondata sull’equilibrio tra creatività e tecnologia, tra dati e visione, tra rapidità decisionale e profondità strategica. Sarà la capacità di aziende e professionisti di muoversi dentro questo nuovo contesto a determinare la solidità e il riconoscimento del proprio posizionamento nell’ecosistema digitale.


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Anche Anthropic entra nella sanità: Claude può ora accedere ai dati sanitari degli utenti


Anthropic lancia Claude for Healthcare: l'assistente AI può ora accedere ai dati sanitari degli utenti USA per fornire risposte personalizzate su referti e storia clinica.
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A pochi giorni dal lancio di ChatGPT Health da parte di OpenAI, Anthropic risponde con Claude for Healthcare: una nuova funzione che permette all’assistente AI di accedere ai dati sanitari degli utenti per fornire risposte più personalizzate.

Gli abbonati ai piani Pro e Max possono collegare il proprio account a servizi statunitensi HealthEx e Function per condividere referti e risultati di laboratorio. A breve arriverà anche l’integrazione con Apple Health e Android Health Connect. Claude potrà così riassumere la storia clinica, spiegare esami del sangue in parole semplici, o aiutare a preparare domande per il medico.

Come per il concorrente di OpenAI, i dati sanitari non vengono usati per addestrare i modelli, e l’utente può scegliere cosa condividere e revocare l’accesso in qualsiasi momento.

Per ora il servizio è disponibile solo negli Stati Uniti. Nessuna indicazione su un eventuale arrivo in Europa, dove le normative sulla privacy dei dati sanitari sono (fortunatamente) più stringenti.


FONTE claude.com


OpenAI lancia ChatGPT Health: cartelle cliniche e app fitness collegabili al chatbot


OpenAI ha annunciato ChatGPT Health, una sezione dedicata del chatbot per domande su salute e benessere. La novità: si potranno collegare cartelle cliniche, referti medici, app di fitness e dispositivi indossabili per ottenere risposte “personalizzate”.

Come funziona


ChatGPT Health è uno spazio separato all’interno dell’app. Le conversazioni restano isolate dal resto e, a detta di OpenAI, non vengono usate per addestrare i modelli. Tra le app collegabili ci sono Apple Health, MyFitnessPal e Peloton. Negli Stati Uniti è possibile anche integrare le proprie cartelle cliniche elettroniche.

I rischi che nessuno sembra voler affrontare


OpenAI dichiara che oltre 230 milioni di persone fanno già domande sulla salute ogni settimana. Invece di scoraggiare questa pratica, l’azienda ha deciso di cavalcarla chiedendo agli utenti di consegnare dati ancora più sensibili.

Tuttavia caricare referti medici, analisi del sangue e dati biometrici su un chatbot comporta rischi non banali. OpenAI non descrive il servizio come conforme agli standard HIPAA (la normativa USA sulla privacy sanitaria). E nei propri termini di servizio specifica che ChatGPT “non è destinato all’uso nella diagnosi o nel trattamento di condizioni mediche”, un disclaimer che suona quantomeno contraddittorio quando ti invitano a collegare le tue cartelle cliniche.

C’è poi la questione dell’autodiagnosi. Un chatbot che ti “aiuta a capire i risultati delle analisi” rischia di alimentare comportamenti potenzialmente dannosi: interpretazioni sbagliate, ansia ingiustificata, o peggio, la tentazione di saltare il medico perché “me l’ha già detto ChatGPT”. Il confine tra informazione e consiglio medico è sottile, e un modello linguistico non è esattamente lo strumento più affidabile per navigarlo.

Per ora ChatGPT Health è disponibile solo tramite lista d’attesa negli Stati Uniti. L’Europa è esclusa dal lancio iniziale e forse non è una cattiva notizia.


FONTE openai.com


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Lumo 1.3: l’IA di Proton introduce gli spazi di lavoro


Lumo 1.3 introduce i Progetti: spazi di lavoro crittografati dove l'assistente IA di Proton ricorda contesto, file e istruzioni. Disponibile da oggi per tutti gli utenti.
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Lumo, l’assistente di intelligenza artificiale lanciato da Proton qualche mese fa, si aggiorna alla versione 1.3 portando con sé una funzionalità che potrebbe fare la differenza per chi lo usa con costanza: i Progetti.

Come riporta il blog ufficiale di Proton, si tratta di aree di lavoro dedicate dove raggruppare conversazioni, file e istruzioni personalizzate su un determinato tema. Invece di dover rispiegare ogni volta il contesto di quello che state facendo, Lumo si ricorda tutto. Crei un “Progetto” e l’assistente mantiene la memoria di ogni conversazione precedente legata a quell’argomento.

Come funziona in pratica


Ogni Progetto è uno spazio crittografato a sé stante e integrato con Proton Drive. Puoi caricare documenti di riferimento, impostare istruzioni specifiche (tipo: “usa un tono formale” oppure “concentrati sugli aspetti tecnici”) e Lumo ne terrà conto in tutte le conversazioni future all’interno di quello spazio.

La differenza rispetto ad altri assistenti IA? Proton ci tiene a sottolineare che i dati restano tuoi: crittografia ad accesso zero e nessun utilizzo delle conversazioni per addestrare i modelli.

Prezzi e disponibilità


La funzionalità è già attiva per tutti gli utenti. Chi usa Lumo gratuitamente può creare un solo Progetto, mentre con Lumo Plus (a pagamento) non ci sono limiti. L’abbonamento premium include anche modelli più avanzati, risposte più veloci e chat illimitate.

Per le aziende esiste poi Lumo Professional, pensato per team che necessitano di gestire flussi di lavoro più complessi mantenendo la conformità in ambito privacy.


FONTE proton.me

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Budgie 10.10: l’ambiente desktop leggero per Linux passa a Wayland


Budgie 10.10 porta il supporto Wayland all'ambiente desktop leggero per Linux. È l'ultima major release prima di Budgie 11.
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Budgie è un ambiente desktop per Linux, ovvero l’interfaccia grafica con cui si interagisce col sistema: finestre, pannelli, menu, notifiche. Pensatelo come un’alternativa più leggera e tradizionale a GNOME o KDE, con un pannello in basso, un menu applicazioni e un’area notifiche laterale chiamata Raven.

Con la versione 10.10 arriva il supporto a Wayland, il protocollo grafico moderno che sta gradualmente sostituendo il vecchio X11 su Linux. Per gli utenti l’esperienza resta sostanzialmente identica, ma sotto il cofano cambia parecchio: migliore gestione degli schermi, maggiore sicurezza e prestazioni più fluide.

Altra novità importante: questa è l’ultima major release della serie 10.x, che dopo oltre dieci anni di sviluppo entra in modalità manutenzione. Il team si concentrerà ora su Budgie 11, una riscrittura completa del progetto.

Budgie 10.10 sarà disponibile su Fedora 44 e Ubuntu Budgie 26.04, e gradualmente sulle altre distribuzioni.


FONTE buddiesofbudgie.org

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Threema cambia proprietario: arriva il fondo tedesco Comitis Capital


Threema acquisita da Comitis Capital: il fondo tedesco prende il controllo dell'app di messaggistica svizzera. Cosa cambia per privacy e utenti.
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L’app di messaggistica svizzera passa di mano per la seconda volta in cinque anni.

Threema ha dunque un nuovo proprietario. Comitis Capital, fondo di investimento tedesco con sede a Francoforte, ha annunciato ieri l’acquisizione della società svizzera che sviluppa una delle poche vere alternative europee di Signal.

L’accordo, che dovrebbe concludersi entro la fine di gennaio, prevede il passaggio di proprietà da Afinum (società di investimento tedesco-svizzera che aveva acquisito una quota significativa nel 2020) e dai fondatori originali dell’app.

Chi è Comitis Capital


Ed è proprio qui che la faccenda si fa interessante. Comitis Capital è un fondo relativamente giovane, fondato nel 2020, specializzato in partecipazioni a medio termine in aziende europee.

Il dettaglio curioso è che finora il loro portfolio era composto quasi esclusivamente da aziende nel settore alimentare e del pet food: cibo premium per cani e gatti, accessori per animali domestici, prodotti a base di tofu. Threema rappresenta quindi il loro primo investimento nel mondo tech e della sicurezza informatica.

Nelle dichiarazioni ufficiali il fondo parla di “trend strutturali nella comunicazione sicura” e di “sovranità digitale europea” come motivazioni per l’acquisizione. Threema stessa, dal canto suo, ha già aggiornato il proprio sito presentando Comitis come un partner “con forte senso dello scopo e dedizione alla sostenibilità”.

Cosa cambia per gli utenti?


Per ora, sulla carta, nulla. La sede resta in Svizzera, l’approccio resta quello della privacy senza compromessi, e non sono stati annunciati cambiamenti nella gestione o nella filosofia del prodotto.

Threema continua a distinguersi nel panorama delle app di messaggistica per alcune caratteristiche che la rendono unica: non richiede un numero di telefono per registrarsi, tutto il codice è open source e verificabile, e i server sono fisicamente in Svizzera.

Il vero interrogativo riguarda il medio-lungo termine. I fondi di private equity, per natura, investono con l’obiettivo di far crescere l’azienda e poi rivenderla. Dove andrà a finire Threema tra tre, cinque anni? È una domanda a cui oggi nessuno può rispondere, ma che vale la pena tenere a mente.

Per il momento, chi usa Threema probabilmente può continuare a farlo senza particolari preoccupazioni ma senza distrarsi troppo.


FONTE comitiscapital.com

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Sync-in: l’alternativa open source per archiviare e condividere file ora supporta Collabora Online


Sync-in è una piattaforma open source e self-hosted per la condivisione di file. La versione 1.10 introduce il supporto a Collabora Online per l'editing collaborativo.
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Se cercate un modo per gestire i vostri file in autonomia, senza affidarvi ai soliti servizi cloud commerciali, Sync-in merita senz’altro un’occhiata. Si tratta di una piattaforma open source che si può self-hostare per la sincronizzazione e condivisione di documenti, pensata per chi vuole mantenere il controllo sui propri dati.

Il progetto, sviluppato in Francia e basato su Node.js, è una sorta di alternativa a soluzioni più note come Nextcloud o Seafile, con una particolare attenzione alla semplicità d’uso e all’interoperabilità.

Il supporto a Collabora Online


Con la versione 1.10 Sync-in introduce il supporto a Collabora Online, la suite per l’editing collaborativo di documenti basata su LibreOffice. Chi già usava OnlyOffice non deve preoccuparsi: i due editor possono coesistere, e la piattaforma sceglie automaticamente quale usare in base al formato del file aperto.

Tra le altre novità di questa release: i link pubblici ora permettono non solo di scaricare i file, ma anche di visualizzarli e modificarli direttamente e l’interfaccia è stata semplificata con un unico pulsante “Apri” al posto dei precedenti “Visualizza” e “Modifica”.

Per chi volesse provare, Sync-in è disponibile su GitHub e può essere installato tramite Docker o npm.


FONTE sync-in.com

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da oggi, 13 gennaio, a roma: le iniziative per il decennale del premio zavattini


LE INIZIATIVE PER IL DECENNALE DEL PREMIO ZAVATTINI

Una rassegna completa dei corti vincitori realizzati da giovani filmmaker under 35 ed una tavola rotonda celebrano dieci anni di riuso creativo del cinema d’archivio

Dal 13 al 15 gennaio 2026
Rassegna
18:00 – 22:30
Cinema Azzurro Scipioni
Via degli Scipioni 82 – Roma

Sabato 17 gennaio 2026
Tavola rotonda
15:00 – 19:30
AAMOD
Via Ostiense 106 – Roma

In occasione del decennale di UnArchive/Premio Cesare Zavattini, promosso dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) e dedicato alla realizzazione di cortometraggi basati sul riuso creativo del cinema d’archivio, un denso programma di iniziative celebra e ripercorre dieci anni di cinema giovane, sperimentale e libero, che ha saputo ridare nuova vita al patrimonio filmico degli archivi attraverso sguardi contemporanei e sorprendenti. Un’occasione per condividere il senso profondo del riuso creativo e per mettere in dialogo le opere, gli autori e le autrici che hanno reso questo Premio un’esperienza unica nel panorama documentario e sperimentale italiano.

Tre giornate di proiezioni con ingresso gratuito, dal 13 al 15 gennaio 2026, a partire dalle ore 18 presso il Cinema Azzurro Scipioni (Via degli Scipioni 82, Roma) offriranno l’opportunità di vedere o rivedere i cortometraggi vincitori o destinatari di menzioni speciali, realizzati in questi anni grazie al Premio, con una sezione speciale dedicata ai corti di Memory Ciak, opere di tre minuti nate dalla collaborazione tra Fondazione AAMOD, Premio Zavattini e BookCiak, Azione!. Tutti i film saranno presentati dalle autrici e dagli autori.

Sabato 17 gennaio, dalle 15.00 alle 19.30, presso la sede della Fondazione AAMOD (Via Ostiense 106, Roma), si terrà la tavola rotonda Il senso degli archivi negli sguardi di una generazione di filmmaker, articolata in tre momenti tematici: il primo, intitolato Racconti che non c’erano, sarà dedicato ai corti che, partendo dall’archivio, hanno creato dimensioni narrative che prescindono totalmente dal valore documentale del materiale utilizzato; il secondo, Negli spazi privati, alle rivisitazioni dei materiali di famiglia; il terzo, Riletture, al riuso del materiale d’archivio per rivisitare figure o eventi di carattere pubblico o storico. Dopo i saluti istituzionali di Vincenzo Vita(Presidente della Fondazione AAMOD), Enrico Bufalini(Direttore di Archivio Luce Cinecittà), Paolo Simoni(Direttore della Fondazione Home Movies), e l’introduzione diAurora Palandrani e Antonio Medici (Coordinatrice e Direttore del Premio Zavattini), interverranno nei diversi panel: Laura Delli Colli (Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani), Ilaria Fraioli (montatrice) e Luca Ricciardi (producer e membro del coordinamento dell’AAMOD), in rappresentanza delle Giurie del Premio; Wilma Labate (regista), Erika Manoni (montatrice), Giuseppe D’Amato (montatore del suono), in rappresentanza dei docenti del Workshop del Premio; Beatrice Baldacci, Riccardo Bolo, Davide Crudetti, Maria Iovine, Gaia Siria Meloni e Lorenzo Spinelli, in rappresentanza dei giovani filmmaker che hanno partecipato e vinto le diverse edizioni dello Zavattini, realizzando i propri progetti di cortometraggio. I tre panel saranno moderati da Luca Onorati (montatore e regista), Giovanni Piperno (regista e direttore della fotografia) eChiara Ronchini, che in veste di tutor hanno seguito negli ultimi anni lo sviluppo dei progetti selezionati dalle Giurie per il Workshop.

La tavola rotonda si concluderà con un brindisi e una festa aperti a tutte e tutti i partecipanti.

premio Zavattini, 2026, rassegna delle proiezioni / incontri
cliccare per ingrandire

“Con questa iniziativa – ha dichiarato il direttore Antonio Medici – ci interessa aprire un confronto sul peculiare punto di vista, sulle estetiche e sulle tematiche di una generazione di filmmaker under 35, che nel corso di questo decennio si è confrontata con l’archivio e il suo riuso nell’ambito del Premio Zavattini. Un’iniziativa che è stata in grado di anticipare in Italia e sintonizzarsi con le tendenze più originali del cinema contemporaneo internazionale, in cui autori riconosciuti e premiati nei più importanti festival hanno utilizzato in modo originale o sperimentale il cinema d’archivio”.

La rassegna cinematografica

Da martedì 13 a giovedì 15 gennaio (dalle 18.00 alle 22.30), presso il Cinema Azzurro Scipioni (Via degli Scipioni 82, Roma), sarà possibile assistere gratuitamente alla rassegna dei corti vincitori delle varie edizioni del Premio, opere che hanno avuto ampia circolazione in festival nazionali e internazionali. Ogni proiezione sarà introdotta dalle autrici e dagli autori, in un dialogo diretto con il pubblico.

La serata di martedì 13 si aprirà con Blue screen di Alessandro Arfuso e Riccardo Bolo, cui seguiranno Massimino di Pierfrancesco Li Donni, Fuori programma di Carla Oppo, Dimenticata militanza di Patrizio Partino, In Her Shoes di Maria Iovine, Mirabilia Urbis di Milo Adami, Then & Now di Giulia Tata e Antonino Torrisi, Anche gli uomini hanno fame di Andrea Settembrini, Francesco Lorusso e Gabriele Licchelli, Domani chissà forse di Chiara Rigione e Supereroi senza superpoteri di Beatrice Baldacci.

Mercoledì 14 sarà la volta di Il mare che non muore di Caterina Biasiucci, Lo chiamavano Cargo di Marco Signoretti, L’angelo della storia di Lorenzo Conte e Het di Santiago Torresagasti. A seguire, una sezione speciale sarà dedicata ai cortometraggi vincitori di Memory Ciak, sezione di BookCiak, Azione!, con i titoli: Per tutti i giorni della tua vita di Marta Sappa e Marco Marasca, Frammenti di Mauro Armenante e Chiara Capobianco, Il periodo di Giulia Di Maggio, Ambra Lupini e Sara Maffi, Presente dilatato di Riccardo Malleo, Ho sognato che a Milano c’era il mare di Mattia De Gennaro e Tentativi d’analisi di Piero Bonaccio. Chiuderanno la serata Heimat di Giovanni Montagnana, Sbagliando s’inventa di Alice Sagrati, Comunisti di Davide Crudetti e Seize the time 2020 di Marco Scola Di Mambro.

La rassegna si concluderà giovedì 15 con la proiezione di Era una casa molto carina… di Sara Parentini, Piccolo Golem di Viola Giulia Milocco e Federica Quaini, Un respiro parziale ma intero di Lorenzo Spinelli, Radio Perla del Tirreno di Noemi Arfuso e La selección de Chile di Giulio Pacini. La seconda parte della serata presenterà Ma-tri-mò-nio di Gaia Siria Meloni, Forza e Coraggio di Francesco Bovara e Giovanni Merlini, Riccardo I di Federica Cozzio, La figura umana di Giulia Claudia Massacci e, infine, Il tempo negato di Maurizio Dall’Acqua.

Il Premio Cesare Zavattini

Il Premio Cesare Zavattini è promosso dalla Fondazione AAMOD nell’ambito del progetto UnArchive, con il sostegno di Cinecittà S.p.A. – Archivio Storico Luce e di Nuovo Imaie, e in collaborazione con Home Movies, Cineteca Sarda, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, Archivio delle Memorie Migranti, Bookciak Azione!, Deriva Film, OfficinaVisioni, Archivio Cinema del Reale, UCCA e FICC. Media partner: Radio Radicale e Diari di Cineclub.

Rivolto a giovani filmmaker tra i 18 e i 35 anni, italiani e stranieri, la Giuria professionale del Premio seleziona ogni anno, tramite bando pubblico, progetti di cortometraggi documentari e sperimentali che prevedano il riuso creativo di materiali d’archivio. Gli autori e le autrici selezionati partecipano a un Workshop di formazione e sviluppo tra settembre e dicembre, al termine del quale la stessa Giuria sceglie i tre progetti vincitori che ricevono un contributo alla produzione, servizi gratuiti di supporto e un riconoscimento di duemila euro per ogni progetto.

Nel nome di Cesare Zavattini, instancabile promotore di un cinema libero e profondamente connesso con il reale, nonché primo presidente dell’AAMOD, il Premio intende stimolare nuove forme di narrazione e sperimentazione, senza vincoli di genere o formato, promuovendo l’accesso e il riutilizzo critico del patrimonio filmico della Fondazione e degli archivi partner

#AAMOD #AntonioMedici #archivi #archivio #AzzurroScipioni #BookCiak #cinema #CinemaAzzurroScipioni #cinemaDArchivio #cinemaSperimentale #decennale #ilSensoDegliArchivi #MemoryCiak #PremioZavattini #riusoCreativoDelCinemaDArchivio #Unarchive

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Il saltimpalo negli Orti della Susanna


Il delizioso piccolo uccello che vedete è un maschio di saltimpalo. Ancora una volta a guidarci alla sua scoperta è il giovane ornitologo Dario Amore, che vive a ridosso degli Orti della Susanna e ne osserva e fotografa i piccoli ospiti.

Il saltimpalo europeo (Saxicola rubicola) è un passeriforme insettivoro, che si distingue per un comportamento tipico. “Compie brevi voli verticali, al […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/01/13/il-s…

#avifauna #CentroDirezionaleCibali #DarioAmore #OrtiDellaSusanna #Uccelli #verdeUrbano

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Scatti fugaci: Rimini


Una trasferta di lavoro a Rimini è stata l'occasione di scattare alcune foto

Un martedì qualunque di fine settembre mi trovavo a Rimini per una veloce trasferta di lavoro. Un cost to cost, dalla costa Toscana alla costa dell’Emilia-Romagna, da mattina a sera!

In passato avevo visitato Rimini e mi era rimasto il ricordo dello stile architettonico che caratterizzano gli edifici che si affacciano sul porto di San Giuliano Mare.

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L’architettura ha sempre attirato la mia attenzione, molto probabilmente per una deformazione professionale.

Visto che l’appuntamento di lavoro era proprio nei pressi di San Giuliano Mare non potevo perdere l’occasione di scattare qualche foto!

Mi sono studiato il luogo e alcune viste in Google Maps, così da arrivare preparato il giorno del viaggio.

Di seguito alcune delle poche foto che ho scattato nella mezz’ora che mi sono ritagliato dopo pranzo, purtroppo di più non potevo.





Appunti di post produzione


In breve ho utilizzato la simulazione di pellicola “Monocrome + G Filter”, disponibile nelle fotocamere X-T5 di Fujifilm.
Simulazione pellicola di Fujifilm: Monocrome + G FilterFujifilm Monocrome + G Filter
In Lightroom Classic ho applicato una maschera per esaltare le nuvole e il cielo ed infine ho applicato un predefinito (preset), che mi sono impostato in Lightroom Classic, andandolo a regolare per ciascuna foto così da uniformare lo stile.

Preferisco la fotografia a colori ma ultimamente, grazie anche a questo preset che mi sono impostato, sto riscoprendo il fascino della fotografia in bianco e nero.

Uscire dalla propria zona di confort è sicuramente un aiuto a crescere, ed è quello che spero di ottenere.

Se ti va, visita il mio PORTFOLIO realizzato in Adobe Portfolio disponibile con l’abbonamento alla Creative Cloud di Adobe.

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Se di seguito non visualizzi il pulsante di download del preset che ho realizzato, e utilizzato per le foto di questo articolo, accedi al Blog oppure, se non sei iscritto, iscriviti ora. L'iscrizione è gratuita.

Per installare il preset GB_B&N - Fuji Monocromatico+Filtro G vai nel modulo sviluppo di Lightroom e, nella tab di destra Predefiniti premi il pulsante +. Dal menu che ti si apre scegli la voce Importa predefiniti... e seleziona il file scaricato.
Lightroom Classic, menu Importa predefiniti...Lightroom Classic, Importa predefiniti...
👋 A presto,
Giovanni

📒 Scatti Fugaci è una serie di post brevi, una sorta di diario visivo, in cui pubblico foto alternate da brevi testi di racconto o riflessioni.


Vai a Scatti Fugazi


Tags: Rimini | Scatti Fugaci | Fujifilm | Adobe Portfolio

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YouTube migliora i filtri di ricerca: arriva la separazione tra Shorts e video lunghi


YouTube aggiorna i filtri di ricerca: nuovo filtro per separare Shorts e video lunghi e un sistema di ordinamento rinnovato basato sulla popolarità.
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Trovare video su YouTube dovrebbe diventare un po’ più semplice soprattutto per chi sopporta poco i video chiamati Shorts. La piattaforma sta infatti aggiornando i filtri di ricerca con alcune novità richieste da tempo dagli utenti.

La più attesa è il filtro dedicato agli Shorts: ora si può scegliere se visualizzare solo i video brevi, solo quelli lunghi, oppure entrambi. Una funzione decisamente banale ma che mancava e che in molti reclamavano da tempo.

Cambiano anche i nomi di alcune opzioni: “Ordina per” diventa “Prioritize“, mentre il filtro per numero di visualizzazioni lascia il posto a “Popularity“, che tiene conto anche del tempo di visione e non solo dei clic. Rimossi invece due filtri considerati poco utili: “Ultima ora” e “Ordina per valutazione“.


FONTE support.google.com

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Sony ha lanciato Alpha 7 V


Sony Alpha 7 V segna un’evoluzione importante nella fotografia e nel video: IA più evoluta per il riconoscimento dei soggetti e prestazioni elevate per creativi e professionisti
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Sony ha recentemente presentato la Alpha 7 V. Si tratta dell'attesissima quinta generazione della linea di fotocamere mirrorless full frame Alpha 7, dotata di un sensore di immagine partially stacked CMOS Exmor RS di nuova concezione con circa 33 MP effettivi. Il nuovo processore di elaborazione delle immagini BIONZ XR2 incorpora le funzioni dell'unità di elaborazione IA dell'ultima serie α (Alpha), con le quali la Alpha 7 V offre un significativo aumento delle prestazioni in ogni aspetto dell'imaging, dall’autofocus con riconoscimento in tempo reale al tracciamento in tempo reale, velocità, precisione cromatica stabile, acquisizione di immagini fisse e versatilità video.
Compatto, leggero e progettato per la velocità, l'obiettivo FE 28-70 F/3.5-5.6 II è stato concepito per sfruttare appieno le capacità di scatto continuo del sensore della Alpha 7 VCompatto, leggero e progettato per la velocità, l'obiettivo FE 28-70 F/3.5-5.6 II è stato concepito per sfruttare appieno le capacità di scatto continuo del sensore della Alpha 7 V

Miglioramenti delle prestazioni grazie all'intelligenza artificiale


La Alpha 7 V integra l'unità di elaborazione IA nel processore BIONZ XR2 che offre un notevole miglioramento in termini di velocità, precisione e affidabilità dell'autofocus. Questa dotazione consente alla nuova Sony di migliorare fino al 30% l'AF con riconoscimento in tempo reale, identificando istantaneamente i soggetti nel mirino e continuando a catturarli con estrema precisione.

Samsung amplia la gamma audio 2026
Samsung amplia la gamma audio 2026 introducendo soluzioni più intelligenti, tecnologie avanzate e un design ancora più immersivo per un’esperienza di home entertainment evoluta
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Con 759 punti a rilevamento di fase e una copertura dell'inquadratura fino al 94%, la fotocamera garantisce un tracciamento preciso del soggetto su quasi tutta l'area dell'immagine, anche in condizioni di scarsa illuminazione. L'elaborazione RAW ad alta risoluzione è ora supportata dall'applicazione Imaging Edge Desktop.
Progettata per garantire il massimo controllo creativo, la Alpha 7 V esprime gradazioni naturali e uniformi dalle aree scure a quelle luminoseProgettata per garantire il massimo controllo creativo, la Alpha 7 V esprime gradazioni naturali e uniformi dalle aree scure a quelle luminose

Scatto continuo ad alta velocità senza compromessi


La combinazione di un sensore di immagine partially stacked CMOS Exmor RS con velocità di lettura aumentata di circa 4,5 volte e del processore BIONZ XR2 garantisce un'elevata qualità dell'immagine con una distorsione minima. Inoltre, il tracciamento ad alta precisione e lo scatto continuo senza blackout fino a 30 fps con tracciamento AF/AE consentono di non perdere alcuna occasione, anche con soggetti in rapido movimento, come nella fotografia naturalistica e sportiva. La funzione Pre-Capture, che può registrare fino a 1 secondo prima della pressione dell'otturatore, cattura i momenti decisivi anche con soggetti dai movimenti difficili da prevedere, come animali e sport.
Grazie al tracciamento ad alta precisione e lo scatto continuo, la Sony Alpha 7 V consente di catturare tutti i momenti, anche con soggetti in rapido movimentoGrazie al tracciamento ad alta precisione e lo scatto continuo, la Sony Alpha 7 V consente di catturare tutti i momenti, anche con soggetti in rapido movimento

Prestazioni eccellenti per le immagini fisse


Progettata per garantire il massimo controllo creativo, la Alpha 7 V esprime gradazioni naturali e uniformi dalle aree scure a quelle luminose anche in scene con contrasto estremo. Il nuovo bilanciamento automatico del bianco (AWB), basato sull'intelligenza artificiale, sfrutta l'analisi avanzata della scena per una resa cromatica uniforme e utilizza la stima della fonte di luce attraverso tecnologia di deep learning. Identificando automaticamente la fonte di luce nell'ambiente di ripresa con elevata precisione e regolando le tonalità di colore appropriate, la nuova Sony consente una riproduzione dei colori naturale e stabile, con toni più fedeli e una riduzione del carico di lavoro in fase di post-produzione.
Identificando automaticamente la fonte di luce nell'ambiente di ripresa con elevata precisione e regolando le tonalità di colore appropriate, la fotocamera consente una riproduzione dei colori naturale e stabileIdentificando automaticamente la fonte di luce nell'ambiente di ripresa con elevata precisione e regolando le tonalità di colore appropriate, la fotocamera consente una riproduzione dei colori naturale e stabile

Funzionalità video versatili


Ampliando le possibilità creative dei creator, la Alpha 7 V introduce ulteriori modalità di registrazione 4K, tra cui la registrazione 4K 60p oversampled a 7K disponibile in modalità full-frame e la registrazione 4K 120p in modalità APS-C/Super 35 mm, che offre filmati ricchi di dettagli, con un'incredibile flessibilità di editing. La lettura completa dei pixel senza pixel binning consente una registrazione video altamente dettagliata, fino ai minimi particolari, e la stabilizzazione dell'immagine è dotata della modalità Dynamic Active Mode, che consente una ripresa video fluida e stabile anche quando si utilizza la fotocamera a mano libera. La fotocamera dispone anche di una funzione di inquadratura automatica che mantiene automaticamente la composizione ottimale dei soggetti durante la registrazione, grazie al riconoscimento dei soggetti basato sull'intelligenza artificiale.

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Migliore operatività e usabilità


Progettata pensando all'efficienza, la Alpha 7 V offre compatibilità Wi-Fi 6E GHz per una trasmissione wireless stabile e ad alta velocità, oltre a due porte USB Type-C per un flusso di lavoro migliorato e una maggiore flessibilità. Il monitor a 4 assi combina un design inclinabile con l’angolazione variabile, consentendo una regolazione orizzontale e verticale senza limiti per una maggiore libertà di ripresa. L’impugnatura offre una migliore aderenza delle dita per ​ maggiore comfort, stabilità e controllo durante le sessioni di shooting prolungate.
La fotocamera dispone anche di una funzione di inquadratura automatica che mantiene automaticamente la composizione ottimale dei soggetti durante la registrazioneLa fotocamera dispone anche di una funzione di inquadratura automatica che mantiene automaticamente la composizione ottimale dei soggetti durante la registrazione

Disponibilità


Il corpo macchina Alpha 7 V è già disponibile per l'acquisto mentre l'obiettivo FE 28-70MM F/3.5-5.6 OSS II sarà disponibile dal prossimo mese di febbraio.


Samsung amplia la gamma audio 2026: soluzioni intelligenti e design immersivo


Samsung ha presentato la gamma di dispositivi audio 2026, aprendo un nuovo capitolo nel modo di vivere il suono in tutta la casa. La linea ampliata, che sarà esposta al CES 2026 a Las Vegas, Nevada, dal 6 al 9 gennaio prossimi, promette di offrire un’immersione ancora più ricca, una resa sonora pulita e un’esperienza multi-dispositivo più integrata grazie alle soundbar di nuova generazione e agli speaker Wi-Fi.

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Ridefinire il suono cinematografico con le soundbar Q-Series di Samsung


Le soundbar Q-Series 2026 reinterpretano l’esperienza sonora cinematografica nelle case contemporanee, offrendo un’immersione ancora più ricca per diverse dimensioni di ambiente e preferenze di ascolto. Il nuovo modello di punta (HW-Q990H) offre l’esperienza soundbar più immersiva mai proposta da Samsung, introducendo Sound Elevation, una tecnologia che solleva i dialoghi verso il centro dello schermo, rendendo il suono più naturale. Debutta inoltre Auto Volume, che mantiene un livello audio coerente tra canali e contenuti, per un ascolto fluido ed equilibrato.
Il nuovo modello di punta (HW-Q990H) offre l’esperienza soundbar più immersiva mai proposta da SamsungIl nuovo modello di punta (HW-Q990H) offre l’esperienza soundbar più immersiva mai proposta da Samsung
Il sistema a 11.1.4 canali combina una barra principale 7.0.2, speaker posteriori 4.0.2 e un subwoofer attivo compatto con doppi driver da 8 pollici, ottimizzato per bassi potenti e poco ingombranti. I canali up-firing e la calibrazione AI di nuova generazione ampliano ulteriormente il campo sonoro, offrendo una scala tipica degli impianti home theater professionali.

Novità della lineup 2026 è la Soundbar All-in-One (HW-QS90H), che unisce prestazioni e versatilità estetica. Il design orientabile supporta sia il montaggio a parete sia l’installazione su piano, mentre un sensore giroscopico integrato adatta automaticamente la distribuzione dei canali in base all’orientamento. Il sistema a 7.1.2 canali con 13 driver, inclusi nove wide-range e Quad Bass Woofer integrato garantisce bassi profondi senza necessità di subwoofer esterno.

Serie Music Studio: design iconico “dot” e suono espressivo


Samsung introduce due nuovi speaker Wi-Fi, Music Studio 5 e Music Studio 7, per rafforzare un ecosistema audio sempre più integrato. Questi modelli consentono configurazioni audio più flessibili rispetto al passato, massimizzando l’esperienza audiovisiva e arricchendo al tempo stesso l’armonia estetica degli ambienti domestici. Entrambi condividono un design senza tempo ispirato al motivo “dot”, firmato dal designer Erwan Bouroullec: un simbolo universale nell’arte e nella musica, reinterpretato secondo l’estetica distintiva di Samsung.
Music Studio 7: il design ispirato al motivo “dot” è firmato dal designer Erwan BouroullecMusic Studio 7: il design ispirato al motivo “dot” è firmato dal designer Erwan Bouroullec
In particolare, Music Studio 7 (modello LS70H) è il più immersivo della serie con audio spaziale 3.1.1 canali tramite speaker laterali, frontali e up-firing per un’immersione 3D naturale. La Pattern Control Technology del Samsung Audio Lab riduce le sovrapposizioni di segnale migliorando la direzionalità, mentre AI Dynamic Bass Control assicura bassi profondi con distorsione minima. L’Hi-Resolution Audio consente l’elaborazione fino a 24-bit/96kHz e il super tweeter estende la gamma fino a 35kHz, migliorando i dettagli musicali. Disponibile in nero e bianco, può essere utilizzato singolarmente o in abbinamento ad altri dispositivi o TV Samsung tramite Q-Symphony per una resa stereo ampliata o un setup surround completo.
Il modello Music Studio 5 utilizza un woofer da 4” e doppi tweeter con waveguide integrataIl modello Music Studio 5 utilizza un woofer da 4” e doppi tweeter con waveguide integrata
Music Studio 5 (modello LS50H) invece, è pensato per ambienti in cui estetica e suono hanno pari importanza, con una forma compatta ispirata alle gallerie d’arte. Ottimizzato dal Samsung Audio Lab, il dispositivo utilizza un woofer da 4” e doppi tweeter con waveguide integrata per un suono nitido e bilanciato, mentre AI Dynamic Bass Control intensifica le basse frequenze senza distorsione. Con Wi-Fi casting, servizi di streaming, controllo vocale e Bluetooth tramite Samsung Seamless Codec, offre una connettività smart e fluida.

LG Sound Suite: prima soundbar con Dolby Atmos FlexConnect
LG Sound Suite è il primo sistema soundbar al mondo con tecnologia Dolby Atmos FlexConnect, pensato per rivoluzionare l’esperienza audio domestica
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Un’esperienza audio ancora più intelligente, connessa e immersiva


Samsung è leader globale nel mercato delle soundbar; questa visione ha dato forma all’intera gamma 2026, che combina acustica avanzata, design funzionale e connettività intelligente. Nel 2026, Q-Symphony diventa ancora più adattivo, consentendo a TV Samsung, soundbar e speaker Wi-Fi di operare come un unico ecosistema sonoro: è possibile collegare fino a cinque dispositivi audio a una TV Samsung, mentre Q-Symphony analizza disposizione e conformazione degli ambienti per ottimizzare la distribuzione dei canali. Il risultato è un dialogo più chiaro e un surround più dettagliato, con la sensazione di trovarsi al centro della scena. Grazie alla connettività Wi-Fi e all’app SmartThings, è possibile inoltre controllare le impostazioni audio, gestire la riproduzione multi-dispositivo e accedere ai servizi musicali e agli assistenti vocali tramite un’unica interfaccia intuitiva.


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Signal primo in Danimarca: le tensioni con gli USA spingono i download


Signal balza al primo posto in Danimarca dopo le tensioni USA-Groenlandia. Ironia vuole che sia proprio un'app statunitense, ma la crittografia end-to-end la rende sicura comunque.
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Le recenti tensioni tra Stati Uniti e Danimarca sulla questione Groenlandia stanno avendo un effetto collaterale curioso: i danesi scaricano in massa Signal. Come riporta AboutSignal, l’app di messaggistica crittografata è balzata al primo posto nella categoria “Comunicazione” del Play Store danese, quando solo una settimana fa era in nona posizione. Su App Store è terza.

C’è una certa ironia nel fatto che per proteggersi dalle mire statunitensi i danesi stiano scegliendo un’app… statunitense. Ma in questo caso la nazionalità conta relativamente poco, e il motivo sta tutto nella crittografia.

Perché Signal resta una scelta sensata


A differenza di WhatsApp (che raccoglie metadati e condivide informazioni con Meta) e Telegram (che non offre crittografia end-to-end di default), Signal è progettata per non sapere nulla dei suoi utenti. I messaggi e i metadati sono crittografati end-to-end, il codice è open source e verificabile. E soprattutto, anche volendo, Signal non potrebbe consegnare dati alle autorità perché semplicemente non li possiede.

Certo, se le tensioni dovessero realmente precipitare il fatto di utilizzare un’applicazione statunitense potrebbe essere un problema a livello di usabilità (eventuali connessioni bloccate per esempio) ma stiamo parlando probabilmente di scenari quasi catastrofici. In alternativa comunque, a parte le applicazioni decentralizzate come Delta Chat o Matrix, si potrebbe sempre fare affidamento sulla svizzera Threema.


FONTE aboutsignal.com

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Gmail diventa ancora più intelligente (e invadente) con Gemini


Google integra Gemini in Gmail con riassunti automatici e filtri intelligenti. Ma l'AI analizzerà le email per capire chi sono i tuoi contatti importanti: ecco le alternative più private.
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Google ha annunciato una profonda integrazione di Gemini in Gmail, portando l’intelligenza artificiale al centro della gestione della posta elettronica. Tra le novità, come riporta il blog ufficiale, ci sono riassunti automatici delle conversazioni, la possibilità di interrogare la casella in linguaggio naturale e una nuova inbox che filtra automaticamente i messaggi in base alla loro presunta importanza.

Il punto più interessante, o preoccupante, a seconda dei punti di vista, riguarda proprio quest’ultima funzione. L’AI Inbox promette di identificare i tuoi “VIP” analizzando la frequenza delle conversazioni, i contatti salvati e, testualmente, “le relazioni che può dedurre dal contenuto dei messaggi”. In altre parole, Gemini leggerà le tue email per capire chi conta davvero per te.

Google assicura che tutto avviene “con le protezioni sulla privacy che vi aspettate”: quanta fiducia siete disposti a concedere a un’azienda che già oggi costruisce profili pubblicitari dettagliatissimi su di noi?

Per chi ne fosse interessato condivido questo articolo di Tuta dove viene spiegato come disattivare Gemini nel caso decideste proprio di rimanere con Google. Qui invece una guida di Proton.

Le alternative per chi preferisce più riservatezza


Se l’idea di un’intelligenza artificiale che analizza la vostra corrispondenza non vi entusiasma, le alternative non mancano. Proton Mail resta una delle scelte più solide: crittografia end-to-end, sede in Svizzera e, fino al 31 marzo, si può provare il piano Plus a solo 1€ per il primo mese (oppure con il 40% di sconto sull’abbonamento annuale). Un buon momento per testarlo senza impegno.

Per chi preferisce rimanere in territorio elvetico ma cerca un ecosistema più ampio, Infomaniak Mail merita uno sguardo. Chi invece punta tutto sulla crittografia senza compromessi può valutare Tuta Mail, con sede in Germania.

Se la crittografia non è una priorità ma volete comunque evitare la profilazione pubblicitaria, Fastmail e Startmail fanno il loro lavoro senza troppi fronzoli.


FONTE blog.google

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due corsi in partenza questa settimana: su emilio villa e corrado costa


Emilio Villa e Corrado Costa, due maestri della sperimentazione ancora oggi punti di riferimento per la ricerca letteraria, nella prima trattazione completa della loro opera.

Un’occasione unica per entrare in contatto con un Novecento alternativo, capace di ripensare l’idea stessa di scrittura, verso mondi letterari e filosofici lontani dalla tradizione lirica, guidati da alcuni tra i protagonisti della ricerca letteraria dei nostri tempi.

ISCRIZIONI ANCORA APERTE


Tutte le lezioni saranno registrate in diretta nel giorno e ora del loro svolgimento, e messe a disposizione degli iscritti il giorno seguente in una sezione dedicata del sito, così da poterne usufruire in ogni momento e senza limite.

#CentroScritture #centroscrittureIt #CorradoCosta #EmilioVilla

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Perché il rispetto dell’italiano non fa parte della deontologia dei giornalisti?


Di Antonio Zoppetti

I giornalisti hanno enormi responsabilità sociali, e la loro funzione principale è quella di garantire il diritto all’informazione dei cittadini. Per esercitare la loro professione devono essere iscritti a un albo, la cui istituzione risale al 1925, durante il fascismo (“l’esercizio della professione giornalistica è consentito solo a coloro che siano iscritti negli albi stessi”, art. 7). Ai tempi del regime l’ordinamento era legato anche a un certificato di “buona condotta politica” che veniva rilasciato dal prefetto ma, in epoca repubblicana, una nuova legge del 1963 ha modificato il codice fascista anche se l’Ordine dei giornalisti non è stato affatto abolito. E così, se per essere uno storico, un critico letterario, un divulgatore scientifico o un linguista non occorre alcuna “licenza”, un giornalista è considerato alla stessa stregua di un medico o di un avvocato che – per la sua responsabilità sociale – può esercitare solo se iscritto a un albo professionale regolamentato dallo Stato.

Questo ordinamento rappresenta un’anomalia in Europa, visto che negli altri Paesi (ma vale anche per il Regno Unito o gli Usa) l’autoregolamentazione della professione non è gestita dallo Stato, ma dalle associazioni di categoria, dai sindacati e dalla registrazione delle testate. E infatti, l’esistenza di un albo ha da sempre sollevato diverse critiche e negli anni Sessanta alcuni Tribunali hanno addirittura posto la questione di una sua illegittimità costituzionale, anche se poi è stata respinta. L’idea che quella dei giornalisti sia una “casta” e che l’obbligo per legge di una “patente” per esercitare la professione sia una forzatura ha comunque una sua fondatezza e una sua circolazione, tanto che nel 1997 il Partito Radicale ha indetto un referendum per abrogare l’ordine dei giornalisti, che non ha però raggiunto il quorum, benché più del 65% dei votanti fosse favorevole.

Fatte queste premesse, l’esistenza dell’Ordine implica che i giornalisti debbano operare seguendo alcuni principi etici o deontologici previsti dalla legge, purtroppo un po’ vaghi, generici e che non li vincolano affatto a esprimersi in italiano.

I principi deontologici dei giornalisti

Nel 2015, le variegate carte deontologiche in circolazione sono confluite in un documento unitario, il Testo unico dei doveri del giornalista, che è stato poi aggiornato, e l’ultima versione che ha introdotto anche la questione dell’uso dell’intelligenza artificiale è entrata in vigore nel giugno del 2025. Che cosa prevedono questi doveri?

Ci sono articoli che sanciscono la propria libertà di critica e di informazione (e quella del diritto all’informazione dei cittadini), oltre che la propria autonomia e indipendenza. Venendo invece ai “doveri nei confronti delle persone” ci sono indicazioni che tutelano la riservatezza dei dati personali, il rispetto delle persone fragili e vulnerabili, dei minorenni, delle discriminazioni di genere… ma non c’è una riga che riguarda la “lingua italiana”, che non fa parte del codice deontologico. Questa lacuna non deve stupire, è la stessa che caratterizza la nostra Costituzione, che non sancisce che l’italiano è la nostra lingua. Dunque, la deontologia del giornalista non prevede l’uso della lingua italiana e il rispetto del nostro patrimonio linguistico. E così per molti giornalisti la discriminazione delle parole italiane che vengono sempre più dismesse per sfoggiare l’inglese, soprattutto nei titoloni, non è importante né vincolante. Perché il Corriere – ma anche le altre testate – parla sistematicamente di AI invece di IA (Intelligenza Artificiale)?

Perché il giornalista medio – come il rappresentante medio della nostra attuale egemonia culturale – è un anglomane che preferisce ricorrere volutamente all’inglese per motivi stilistici e snobistici. E se qualcuno osa protestare davanti a scelte come green invece di ecologico, climate change invece di cambiamento climatico o workshop invece di seminari, la sua argomentazione preferita è quella di confondere le acque e tirare in ballo il fascismo – che ha creato l’ordine dei giornalisti di cui fa parte, non dimentichiamolo – come se l’anglicizzazione dell’italiano perseguita dalla classe dirigente del nuovo millennio avesse qualcosa a che vedere con la guerra ai barbarismi del regime. Il problema, naturalmente, non sono i “forestierismi”, ma l’anglicizzazione selvaggia perpetrata da chi si vergogna dell’italiano e ha la testa immersa solo nell’angloamericano, perché considera il ricorso all’inglese un elemento di “internazionalità” e di modernità, invece di una sorta di colonizzazione che diffonde la lingua e la visione di una cultura dominante che si espande a scapito delle altre.

Nell’immagine la recente autocelebrazione del Corriere che si vanta di “parlare a tutti” è affiancata a qualche articolo che mostra una realtà ben diversa.

Un’altra giustificazione del ricorso all’inglese si basa sul fatto che certi anglicismi siano ormai “in uso”, il che non è sempre vero, visto che i giornalisti sono i principali “untori” che introducono nuovi anglicismi e li affermano, come è avvenuto nel caso del lockdown, comparso improvvisamente su ogni mezzo d’informazione il 17 marzo 2021 e da quel giorno in poi divenuto “LA” parola unica e stereotipata per indicare il confinamento durante il covid. Ricordo un servizio di Mentana che mi pare emblematico: dopo una settimana di aperture martellanti del tg con la questione del lockdown – che prima del 17 marzo era indicato con parole come serrata, blocco, quarantena, chiusura, zone rosse… – ha pronunciato la parola lockdown allargando le braccia e aggiungendo rassegnato: “Come ormai si dice”. I giornalisti, insomma, prima hanno introdotto una parola sconosciuta a tutti, e poi – una volta affermata – si sono appellati alla sacralità dell’uso. Ma anche quando il ricorso all’inglese è davvero preesistente, rimane il problema del rispetto del nostro patrimonio linguistico oltre che quello della trasparenza. Il giornalista si sente “libero” di parlare di smart working invece di telelavoro, come se questa scelta appartenesse alla propria sfera privata, ma se c’è un Ordine dei giornalisti regolamentato dallo Stato la sua libertà dovrebbe essere vincolata al rispetto della lingua italiana e dei cittadini, che dovrebbe diventare un dovere verso le persone. Se la funzione principale del giornalismo è quella di garantire il diritto all’informazione, bisognerebbe introdurre il principio per cui i cittadini hanno il diritto di essere informati nella propria lingua naturale, non in inglese. Ma questo presupposto non si trova in Italia, al contrario di quanto avviene in Paesi come la Spagna o la Francia.

I giornalisti spagnoli e francesi

L’anglicizzazione dell’italiano – che molti intellettuali e addetti ai lavori negano – non è paragonabile a quella dello spagnolo o del francese, dove invece il dibattito sulla questione esiste. L’abissale differenza di mentalità ha delle ragioni storiche, sociali e politiche molto consistenti. Lo spagnolo è la seconda lingua più diffusa al mondo dopo il cinese, e i madrelingua spagnoli sono ben di più di quelli anglofoni. Dagli anni Cinquanta le accademie degli oltre venti Paesi in cui si parla il castigliano collaborano per mantenere l’uniformità della lingua. Nel 2005 hanno presentato a Madrid il Dizionario panispanico dei dubbi in un evento a cui hanno partecipato i responsabili di quasi tutti i giornali più importanti, che hanno sottoscritto un testo fondamentale in proposito:

Consci della responsabilità che nell’uso della lingua ci impone il potere di influenza dei mezzi di comunicazione, ci impegniamo ad adottare come norma fondamentale di riferimento quella che è stata fissata da tutte le accademie nel Diccionario panhispánico de dudas (2005) , e incoraggiamo altri mezzi affinché aderiscano a questa iniziativa (cfr. Gabriele Valle, “Lʼesempio della sorella minore”, p. 757).

E così questo strumento linguistico si è imposto come un manuale virtuoso tra i giornalisti ispanici, che ne seguono i principi anche nel preferire la terminologia spagnola a quella inglese, che infatti nei giornali si trova molto di rado e non ha un impatto devastante come da noi.

Diversissima è anche la situazione francese, che nel 1992 ha inserito in Costituzione la propria lingua. Lì, il dibattito sull’impatto dell’inglese risale agli anni Sessanta, e dopo varie misure per la tutela del francese che a partire dagli anni Settanta sono state varate da governi di destra e di sinistra, è arrivata la legge Toubon che ha vietato l’uso di parole straniere nella comunicazione pubblica e istituzionale, e non in nome di una nostalgica autarchia linguistica di sapore fascista, ma in nome della trasparenza e del rispetto dei cittadini e anche del proprio patrimonio linguistico storico. In un primo tempo il provvedimento riguardava anche la lingua dei giornali, ma queste restrizioni sono poi state smussate dalla Corte Costituzionale in nome della libertà di espressione. E così oggi ci sono giornalisti che preferiscono ricorrere agli anglicismi, come da noi, e altri che invece li evitano come la peste, ma almeno esiste un dibattito in proposito, che da noi manca. In ogni caso i giornalisti francesi si autoregolano, non sono sottoposti a un ordine governato dallo Stato. Inoltre, la differenza più significativa rispetto al caso dell’italiano è che in francese – come in spagnolo – le alternative agli anglicismi esistono, sono promosse dalle istituzioni, ci sono banche dati terminologiche ufficiali che traducono ogni anglicismo, dunque ricorrere all’inglese si configura come una scelta stilistica e sociolinguistica, e non come una “necessità”, come in Italia, dove non si vede niente del genere e i giornalisti anglicizzano ogni cosa sia perché credono che ciò non implichi alcun problema deontologico, sia perché da noi non esiste alcun ente per creare equivalenti ai concetti e ai termini inglesi che da noi circolano senza alternative.

Il servilismo e il provincialismo tipico italiano nei confronti dell’inglese è dunque un’anomalia tutta nostra, che è culturale e sociale prima di essere linguistica. In sintesi, l’assenza di una politica linguistica e di un’attività ufficiale e istituzionale per promuovere l’italiano davanti al globalese si riflette anche in un giornalismo che nasce dagli stessi presupposti e li amplifica. E in un quadro del genere, c’è ben poco da fare per cambiare questo andazzo, a parte denunciarlo e provare, invano, a remare controcorrente. Il problema è insomma politico: se esiste un ordine dei giornalisti gestito dallo Stato è lo Stato che dovrebbe includere tra i principi deontologici anche il rispetto della lingua italiana. Ma nessuno se ne preoccupa.

#anglicismiNeiGiornali #anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #politicaLinguistica

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Home Assistant 2026.1: dashboard mobile rinnovata e automazioni più intuitive


Home Assistant 2026.1 migliora la dashboard mobile, introduce automazioni più intuitive e aggiunge otto nuove integrazioni tra cui tracking animali e monitoraggio energetico.
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Prima release dell’anno per Home Assistant, il sistema open source per la domotica. L’aggiornamento 2026.1 porta miglioramenti all’interfaccia mobile e automazioni più facili da creare.

Dashboard mobile semplificata


Su smartphone la Home dashboard mostra ora le schede riassuntive (luci, clima, sicurezza, media, meteo, energia) direttamente in cima alla pagina, senza dover navigare tra tab. Una modifica piccola ma che rende l’uso quotidiano più immediato.

Arriva anche una nuova pagina “Dispositivi” che raccoglie tutti i device non assegnati a un’area specifica, utile per ritrovare sensori e apparecchi “orfani” senza scavare nelle impostazioni.

Automazioni in linguaggio naturale


Prosegue inoltre il lavoro sui trigger “purpose-specific“, attivabili dalla sezione Labs. L’idea è permettere di creare automazioni usando frasi comprensibili (“quando un pulsante viene premuto”, “se il clima sta riscaldando”) invece di ragionare in termini di stati e transizioni tecniche.

In questa versione arrivano trigger per pulsanti, climatizzatori, umidificatori, luci, serrature, scene, sirene e aggiornamenti disponibili.

Protocolli in evidenza


Le impostazioni ora mostrano in modo più prominente i protocolli di connessione (Matter, Zigbee, Z-Wave, Thread, Bluetooth). Una riorganizzazione che aiuta a capire come sono collegati i propri dispositivi e ad accedere alle configurazioni specifiche di ciascun protocollo.

Nuove integrazioni


Sono disponibili infine otto nuove integrazioni, tra cui: Fressnapf Tracker per localizzare animali domestici, eGauge per il monitoraggio energetico (utile con impianti fotovoltaici), Watts Vision+ per il controllo del riscaldamento, e Fish Audio per la sintesi vocale.


FONTE home-assistant.io