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Questo testo di Mullvad VPN delinea la sua opposizione alla proposta legislativa dell'UE nota come "Chat Control," evidenziando le preoccupazioni relative alla sorveglianza di massa e alla violazione dei diritti umani. L'azienda ha lanciato il film "And Then?" Per mettere in luce le presunte influenze corrotte dietro la proposta, incluse le pressioni di lobbying di un'organizzazione legata all'attore Ashton Kutcher. Il testo dettaglia una cronologia di eventi in cui la proposta è stata […]

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mike cooper + alvin curran in concerto (roma, 23 mar. 2025)


youtu.be/8UTtAnKhib0?si=UuQWBg…

Mike Cooper + Alvin Curran
Roma, Italy 23-03-2025
@ Zazie nel Metró

Mike Cooper: electronics, guitar
Alvin Curran: synth

#alvinCurran #concert #concerto #duo #improvisedMusic #mikeCooper #music #musica #musicaDimprovvisazione #zazieNelMetro

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“FEMCEL DOESN’T MEAN BEING CELIBATE ANYMORE IT JUST MEANS PLAYING VIDEOGAMES AND LISTENING TO SHIT MUSIC”


Da qualche giorno gira questa immaginina che… è sicuramente particolare. Normalmente, dei meme si dice che “fa ridere perché è vero“, ma questo fa piangere perché è verissimo. E se, nonostante il messaggio che vuole trasmettere, pure io, che sono notoriamente una gran temperacazzi, ed odio quelle generalizzazioni che vanno a fare cancellazione volontaria o meno delle minoranze, mi trovo così d’accordo, allora la situazione è un pochino grave… La parola “femcel” non significa più “ragazza sfigata che non ha mai avuto nessuno in decenni di vita“; ormai è solo un’etichetta autovezzeggiativa e l’aesthetic che ne viene appresso. 💀
FEMCEL DOESN'T MEAN BEINGCELIBATE ANYMORE IT JUSTMEANS PLAYING VIDEOGAMESAND LISTENING TO SHIT MUSIC
Evidentemente, io sono arrivata tardi ad usare il termine per descrivere onestamente me stessa nei termini che lo stesso implica, perché ormai, nel corso di non ho capito se pochi anni o ancora peggio mesi, è stato brutalmente svalutato da fin troppe ragazze che, nella realtà, non sono altro che fakecel (cioè, appunto, finte femcel). Per esempio, quella di questo post in foto, che ha “femcel” nel nome di display (non l’username, quindi non ha scuse per non cambiarlo!), ma dice che il suo ragazzo la odia… e non penso di dover spiegare perché una femcel che ha un ragazzo è proprio una contraddizione in termini. 🔪

Vorrei evidenziare, per chi queste sottigliezze non le coglie, com’è curioso che (semplicemente per il modo in cui le parole si sviluppano eh, non c’è un complotto dietro), mentre la parola femcel è diversa da quella usata per indicare incel uomini, le finte femcel vengono declassate a “fakecel”… che è lo stesso esatto termine usato per indicare finti uomini incel… che, forse, è anche giusto così, perché i bugiardi sono semplicemente bugiardi, e tali vanno chiamati indipendentemente dal genere. Vorrei invece non far notare — perché temo ciò riduca il peso della mia specifica argomentazione, ma purtroppo ho una moralità superiore a qualsiasi essere umano, e quindi devo dire la verità — che questa della parola femcel così bistrattata non è una roba specialissima, bensì solo un ennesimo caso di erosione semantica, come avviene per tante e tante espressioni, come “sono depresso/a”, oppure “fascista”… però fa male. 🙁

Questa cosa fa dolore, perché da un lato c’è quella (non so quanto grande, ma alquanto) percentuale di redpillati e blackpillati che non usa sufficientemente il cervello, e che dice che in realtà le femcel non esistono, e sono solo donne che ipergamano, che avrebbero decine di uomini ai propri piedi se non avessero lo standard irrealisticamente alto del chad, perché anche la donna più brutta trova sempre qualcuno (sottinteso, “che la scoperebbe”, ma appena premi sull’amore, guardacaso, chi fa ‘sti discorsi tentenna sempre), e i maschi sono messi peggio (che è complessivamente vero, ma non mi sembra che questa sia una gara a chi soffre di più) e bla bla bla… Mentre, sull’altro fronte, ci sono ragazze non-normie — mie sorelle spirituali a tutti gli effetti, se solo non avessero un QI comparabile a quello della stanza — che per moda, influenza dei social, e così via, si appropriano ingiustamente dell’etichetta di femcel, sciupandola oltre ogni limite, e portando non solo a questa situazione di per sé complicata, ma dando ironicamente man forte ai tizi di cui sopra, che avranno ancora più esempi a favore della propria tesi scassata. 😭

Attenzione che, per fortuna, il meme non dice che “le femcel non esistono“… Perché, se applicassimo quella stessa logica ad un altro argomento, allora dovremmo per esempio dire che non esistono atomi diversi da quelli di idrogeno ed elio nell’universo, perché loro da soli sono il 99.9% di tutti gli atomi dell’universo… come magari ok, le ragazze veramente femcel al mondo saranno lo 0.01% di tutte quelle esistenti, facciamo anche 0.001% per buona misura… ma questo comunque non è uno 0, e quindi è fattualmente errato e disonesto negarne l’esistenza. Io sono la prova vivente di questo fatto, e sono stanca di sentirmi (indirettamente) dire che o non esisto, o se esisto allora sto mentendo, perché purtroppo femcel io lo sono: non solo non ho mai avuto una relazione (inteso, al di fuori di Internet, che quella è un’altra storia bella complessa), ma nessuno di fisicamente esistente ha mai mostrato alcun tipo di interesse romantico (e nemmeno sessuale, ma quello forse è meglio) nei miei confronti. 😫

Ora, però, sorge quindi un problema… Se “femcel” non significa più un cazzo, io che parola dovrei usare per identificare ed esporre al mondo la mia condizione cronica, ma in maniera non derubricabile ad “ah questa è una ipergamante“? Non posso certamente scrivere “involontariamente nubile” nella mia bio, perché fa a dir poco schifo… e l’unica opzione sensata che mi viene a questo punto sarebbe di esplodere la parola femcel, estraendone proprio il significato compresso di “female incel”, in italiano “ragazza incel”, però non mi convince. Non è un problema urgente questo, eh… piuttosto, la mia femceldom in sé sarebbe un problema da risolvere urgentemente, credo… però è comunque abbastanza rompicapeggiante, e io non posso non pensarci forte, dopo questo memino. 🦴

#femcel #lingua

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🔴 In diretta ora! Facciamo la follia di giocare 30 turni nel Covo di Bowser! – Super Mario Party Jamboree ITA #16 📺 …

🔴 In diretta ora![/b]
Facciamo la follia di giocare 30 turni nel Covo di Bowser! – Super Mario Party Jamboree ITA #16

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Facciamo la follia di giocare 30 turni nel Covo di Bowser! – Super Mario Party Jamboree ITA #16


Salve a tutti ragazzi! Eccoci in live su Super Mario Party: Jamboree a fare la follia dei 30 turni nel Covo di Bowser!✅ Buona Visione 🎵 Tutte le musiche riprodotte nella schermata del countdown e fine della diretta sono disponibili su https://music.creepe
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Salve a tutti ragazzi! Eccoci in live su Super Mario Party: Jamboree a fare la follia dei 30 turni nel Covo di Bowser!

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dal 20 novembre a roma (al mlac), “fabio ciriachi: fotografie di un tempo non ritrovato, 1968-1990”


FABIO CIRIACHI: FOTOGRAFIE DI UN TEMPO NON RITROVATO 1968-1990
a cura di Camilla Federica Ferrario

20 NOVEMBRE 2025 – 17 GENNAIO 2026

inaugurazione
20 NOVEMBRE 2025, DALLE 17:30 ALLE 20:00
MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea
Palazzo del Rettorato, Sapienza Università di Roma, P.le Aldo Moro, 5, Roma
(ingresso dalla terrazza posteriore del Palazzo del Rettorato)

fotografia (C) Fabio Ciriachi

Il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea è lieto di presentare la mostra Fabio Ciriachi: fotografie di un tempo non ritrovato 1968-1990, a cura di Camilla Federica Ferrario, che si inaugurerà il 20 novembre 2025 (h. 17:30 – 20:00) e sarà visitabile fino al 17 gennaio 2026.

Si tratta della prima personale fotografica antologica dedicata a Fabio Ciriachi, artista romano classe 1944 che, dopo aver sperimentato con pittura e teatro, tra gli anni Sessanta e Settanta partecipò ai fermenti culturali dell’epoca lavorando come fotografo freelance per diverse testate, per poi abbandonare la professione, passare alla vita ritirata delle comuni agricole e infine dedicarsi alla scrittura, affermandosi negli ultimi decenni come autore prolifico di racconti, romanzi e poesie.

La mostra intende quindi riscoprire e valorizzare il lavoro di un autore fino ad oggi rimasto nell’ombra, esponendo al pubblico oltre centoventi fotografie in bianco e nero quasi tutte inedite, realizzate da Ciriachi prevalentemente dal 1968 al 1972 (con alcuni scatti che arrivano fino al 1990) e da poco recuperate dal suo archivio privato, dove giacevano sepolte da decenni.

A uno sguardo retrospettivo, queste preziose immagini ritrovate rivelano il talento di un giovane fotografo dalla comunicazione diretta e dallo sguardo critico e partecipe, sempre animato da sottile ironia. Le sue istantanee rubate come i suoi ritratti posati raccontano contestazioni politiche e conflitti sociali, comunità hippie e sperimentazioni teatrali d’avanguardia, vita di strada in diverse città come Roma, Venezia, Amsterdam e Londra. Raccontano cioè un mondo irrimediabilmente scomparso, un tempo ormai estraneo a chi abita la realtà attuale e perfino a chi, come suggerisce il titolo di proustiana memoria, lo ha vissuto in prima persona. Un tempo che riescono però a evocare con eccezionale vividezza.

Il fotografo Fabio Ciriachi e la curatrice Camilla Federica Ferrario saranno presenti durante l’inaugurazione. Nella stessa occasione verrà presentato il catalogo della mostra, edito da Dario Cimorelli Editore, con testi di Camilla Federica Ferrario, Fabio Ciriachi, Silvia Bordini e Fabrizio Fantoni.


Giorni e orario di apertura: 20 novembre 2025 – 17 gennaio 2026, ore 15:00-19:00, dal lunedì al sabato. Chiusura nei giorni festivi: Chiuso l’8 dicembre e dal 22 dicembre al 6 gennaio.
Sede: MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Palazzo del Rettorato, Città Universitaria, P.le Aldo Moro, 5, Roma (ingresso dalla terrazza sul retro del Palazzo del Rettorato, raggiungibile dalle scale laterali esterne).

Sito web: www.museolaboratorioartecontemporanea.it
Ufficio stampa: mlac@uniroma1.it
Facebook: @MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea
Instagram: @museomlacsapienza
Twitter: @museomlac

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podcast ‘ndn – niente di nuovo’ / dialoghi sulla scrittura: 19 novembre, “scrittura e autenticità”, colloquio tra maria borio e massimiliano manganelli


colloquio su 'scrittura e autenticità', nel podcast ndn, ospiti maria borio e massimiliano manganelli

domani, mercoledì 19 novembre, nel podcast NDN – Niente di nuovo, per la serie “dialoghi sulla scrittura”, saranno ospiti di Antonio Syxty – sul tema scrittura e autenticità – Maria Borio e Massimiliano Manganelli.

#antonioSyxty #audio #colloquio #dialoghiSullaScrittura #dialogo #mariaBorio #massimilianoManganelli #ndn #ndnNienteDiNuovo2 #podcast

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Treno Intercity 684 con E401.023 per Milano Centrale in transito a San Vincenzo (25/12/2025)


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Quante rogne avrò da 1 a 10 a causa di questa “quasi” omonimia?


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Oltre il 25 novembre: la radice narcisistica del femminicidio

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Il 25 novembre è la giornata internazionale dedicata alla commemorazione e alla denuncia, ma la lotta contro il femminicidio esige un impegno che va oltre la singola data. Questa violenza estrema non è un’aberrazione momentanea, ma l’epilogo di un sistema di dominio e controllo alimentato da una profonda mancanza etica.
Come ci ricorda Hannah Arendt, il male si insinua spesso nella sua forma più inquietante: “Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale… era semplicemente senza idee.”
Questa “mancanza di idee” (l’incapacità di pensare empaticamente e giudicare moralmente) è il cuore psicologico dell’aggressore, il cui dramma si fonda sul narcisismo, ovvero l’amore patologico per un’immagine idealizzata di sé, a discapito della realtà e degli altri. L’aggressore traduce la propria fragilità e il desiderio di possesso in una violenza finale. Se il femminicidio è la “banalità del male” nella sua manifestazione più tragica, la nostra unica difesa è trasformare la denuncia annuale in un’azione quotidiana. L’obiettivo non è solo ricordare, ma rompere il ciclo della violenza prima che la mancanza di pensiero si trasformi in una perdita irreparabile.

Etimologia e storia del concetto di narcisismo


Il termine “narcisismo” affonda le sue radici nella mitologia greca, con il racconto di Narciso. Narciso era figlio del dio fluviale Cefiso e della ninfa Liriope. Alla sua nascita, il celebre indovino Tiresia profetizzò che il bambino avrebbe avuto una lunga vita, “a patto che non conoscesse mai se stesso” (ovvero, a patto che non vedesse mai il suo riflesso). Crescendo, Narciso divenne un giovane di straordinaria bellezza, ma era anche superbo e insensibile all’amore, respingendo ogni pretendente.
Tra le ninfe innamorate di lui c’era Eco. La ninfa era stata precedentemente punita dalla dea Giunone (moglie di Giove) e condannata a non poter più parlare per prima, ma solo a ripetere l’ultima parola di ciò che le veniva detto.
Eco si innamorò perdutamente di Narciso, ma la sua maledizione le impediva di esprimere il suo amore. Quando tentò di raggiungerlo, Narciso la respinse brutalmente, urlandole di allontanarsi.
Consumata dal dolore e dalla vergogna per il rifiuto, Eco si ritirò nelle caverne e sulle montagne fino a che di lei non rimase altro che la sua voce, che da allora ripete le parole degli altri.
Le altre ninfe e i giovani da lui disprezzati pregarono gli dei affinché Narciso provasse il dolore di un amore irrealizzabile.
La dea della vendetta, Nemesi, ascoltò le loro preghiere e decise di punire la sua vanità e il suo egoismo. Un giorno, mentre Narciso era assetato, si chinò su una fonte cristallina per bere. Non appena vide la sua immagine riflessa nell’acqua, si innamorò follemente di essa, credendo che fosse una splendida creatura. Comprese rapidamente che l’oggetto del suo amore, era il suo stesso riflesso e si rese conto dell’orrore della sua condizione: era condannato ad amare se stesso senza mai potersi congiungere con quell’immagine.
Narciso si consumò lentamente sulla riva della fonte, incapace di allontanarsi dal suo riflesso, smettendo di mangiare e bere.
Quando le ninfe vennero a raccogliere il suo corpo per il rito funebre, trovarono al suo posto un fiore, che da lui prese il nome: il Narciso (il fiore dal calice bianco e giallo, simbolo di vanità e morte).
Si narra che anche dopo aver attraversato lo Stige (il fiume dei morti), Narciso continuasse a contemplare il proprio riflesso nelle acque limacciose dell’Oltretomba.
La storia di Narciso è la metafora perfetta dell’egocentrismo patologico e dell’incapacità di amare l’altro, il che ha fornito la base per il concetto psicologico di narcisismo.
25 novembre

Il narcisismo nella Teoria Psicoanalitica di Freud


Freud affrontò il tema del narcisismo in diversi saggi, ma il più centrale è “Introduzione al narcisismo” del 1914.

1. Il narcisismo primario (la fase normale)

Freud postulò che il narcisismo non fosse inizialmente una perversione, ma una fase evolutiva normale e universale in tutti gli esseri umani:
Cos’è: È uno stato in cui il bambino (o il neonato) investe tutta la sua libido (energia psichica) sul proprio Io (Sé). Il bambino non ha ancora distinto il Sé dal mondo esterno e si sente l’unica, onnipotente realtà.
Funzione: Questo investimento libidico è cruciale per la formazione e l’unificazione dell’Io. È uno stato di “amore per sé” necessario per la sopravvivenza psichica.

2. Il narcisismo secondario (la patologia)

Il problema sorge quando questa libido, che dovrebbe gradualmente essere investita sugli oggetti esterni (i genitori, il mondo), viene ritirata da tali oggetti e reinvestita sull’Io.
Cos’è: È il ritorno, in età adulta, alla posizione del narcisismo primario.
Meccanismo: Avviene spesso in risposta a delusioni, traumi o fallimenti nelle relazioni esterne. L’individuo, non potendo più amare gli altri o essere amato da loro, si ritira e concentra l’amore su se stesso.
Conseguenze: Questo ritiro crea una patologia. L’individuo che si ritira nel narcisismo secondario non è più in grado di stabilire relazioni oggettuali sane e significative, perché la sua energia psichica è interamente auto-diretta. Questo è il fondamento che porta ai problemi di relazione che si vedono nel Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP).

3. La scelta oggettuale narcisistica

Freud distinse due modi principali in cui un individuo può scegliere un oggetto d’amore (partner, ecc.):
Scelta Oggettuale Anaclitica (o per Appoggio): L’individuo sceglie un partner basandosi sul modello di coloro che si sono presi cura di lui nell’infanzia (madre, padre).
Scelta Oggettuale Narcisistica: L’individuo sceglie un partner che:
È come lui: Una proiezione del proprio Io ideale.
È ciò che era: Qualcuno che rappresenta il Sé che ha lasciato.
È ciò che vorrebbe essere: L’Ideale dell’Io.
È stato una parte di sé: Qualcuno che serve a completarlo.
In sintesi, il contributo di Freud è stato cruciale perché ha trasformato il narcisismo da una semplice vanità in un concetto strutturale per comprendere la distribuzione dell’energia psichica e le fondamenta delle relazioni umane, sia nello sviluppo normale che nella psicopatologia.

L’uomo narcisista e manipolatore: atteggiamenti e frasi


L’uomo affetto da Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP), spesso con derive manipolatorie che lo avvicinano al Narcisismo Maligno (Kernberg), si manifesta attraverso un pattern pervasivo di grandiosità, bisogno di ammirazione e totale mancanza di empatia.
Gli atteggiamenti tipici seguono un ciclo:
Love Bombing: La fase iniziale di seduzione e idealizzazione. Frasi tipiche: “Sei l’unica persona che mi capisce davvero”, “Con te è diverso, non mi sono mai sentito così prima.”
Svalutazione e Gaslighting: Inizia la fase di abuso, in cui il partner viene sminuito e confuso. Il Gaslighting è l’arma principale, un abuso psicologico che porta la vittima a dubitare della propria percezione della realtà. Frasi comuni: “Stai esagerando”, “Sei troppo sensibile”, “Te lo stai inventando”, “Se l’ho fatto è perché mi hai costretto tu.”
Scarto: L’abbandono finale, spesso brutale e senza spiegazioni, quando la vittima non è più in grado di fornire il “rifornimento” (ammirazione, attenzione) di cui il narcisista ha bisogno.

Disturbo narcisistico di personalità (DNP) nel DSM-5


I criteri diagnostici per il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) sono definiti nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), che è il riferimento principale per la diagnosi in psicologia e psichiatria.
Secondo il DSM-5, il DNP è caratterizzato da un modello pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti.
Per una diagnosi, l’individuo deve mostrare cinque (o più) dei seguenti criteri:
Senso grandioso di sé (ad esempio, esagera risultati e talenti, si aspetta di essere riconosciuto come superiore senza una giustificazione adeguata).
Preoccupazione per fantasie di successo illimitato, potere, splendore, bellezza o amore ideale.
Credere di essere “speciale” e unico e di poter essere capito solo da, o di doversi associare solo con, altre persone speciali o di status elevato.
Richiesta di ammirazione eccessiva.
Senso di diritto (cioè, irragionevoli aspettative di trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative).
Sfruttamento interpersonale, cioè, approfitta degli altri per i propri scopi.
Mancanza di empatia: è riluttante a riconoscere o identificarsi con i sentimenti e i bisogni degli altri.
Invidia degli altri o la convinzione che gli altri siano invidiosi di lui/lei.
Comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

L’importanza della teoria dell’attaccamento di Bowlby

Il narcisismo patologico è spesso associato a uno stile di attaccamento insicuro, tipicamente Evitante o Distanziante (teoria di John Bowlby). La Base Sicura – la fiducia nella disponibilità della figura di attaccamento – viene a mancare nello sviluppo precoce del narcisista.
Il narcisista sviluppa una strategia difensiva di negazione del bisogno di attaccamento, sostituendo la vera intimità con una facciata di superiorità e autosufficienza. La grandiosità è un meccanismo di difesa contro un profondo senso di fragilità.
La Teoria dell’Attaccamento, sviluppata dallo psichiatra britannico John Bowlby, è un fondamentale approccio psicologico che spiega come i legami emotivi precoci formati con i caregiver influenzino la nostra vita relazionale e il nostro benessere emotivo.
Bowlby sostenne che l’attaccamento non è un meccanismo appreso basato sul bisogno di cibo (come ritenevano alcune teorie dell’epoca), ma un sistema motivazionale primario con radici evoluzionistiche. Il neonato è geneticamente predisposto a cercare la vicinanza fisica e la protezione della figura di accudimento, perché tale vicinanza aumenta le sue possibilità di sopravvivenza.
Il ruolo centrale del caregiver è quello di fornire una base sicura (secure base). Da questa posizione di sicurezza, il bambino si sente abbastanza protetto e tranquillo da potersi allontanare per esplorare il mondo circostante e imparare. La base sicura è il rifugio emotivo a cui il bambino può tornare per ricevere conforto e regolazione emotiva in momenti di paura o stress.
Le interazioni ripetute tra il bambino e il caregiver plasmano delle rappresentazioni mentali profonde chiamate Modelli Operativi Interni (MOI). Questi MOI sono delle vere e proprie mappe cognitive e affettive che l’individuo utilizza per interpretare, prevedere e costruire tutte le sue relazioni intime future. I MOI rispondono essenzialmente a due domande chiave: “Sono amabile e degno di aiuto?” (Modello del Sé) e “Le persone sono affidabili e disponibili?” (Modello degli Altri).
La qualità dell’accudimento – in particolare la sensibilità e la disponibilità del caregiver – determina lo stile di attaccamento. Quando il caregiver è coerentemente sensibile e disponibile, si sviluppa l’attaccamento sicuro, che porta l’adulto a essere fiducioso, equilibrato e a proprio agio con l’intimità. Al contrario, figure di accudimento incoerenti, rifiutanti o spaventanti portano allo sviluppo di stili insicuri (come evitante, ansioso o disorganizzato), che si manifestano in età adulta con difficoltà nella regolazione emotiva, paura dell’abbandono o evitamento.
In sintesi, la teoria di Bowlby sostiene che l’esperienza relazionale primaria è il progetto fondamentale che modella la nostra personalità e la nostra capacità di affrontare le sfide della vita e delle relazioni.

Il narcisismo psicoanalitico: scontro tra patologia strutturale e arresto evolutivo


Nel panorama della psicoanalisi moderna, la comprensione del narcisismo patologico è stata profondamente plasmata e dibattuta dalle visioni divergenti di due giganti: Otto Kernberg e Heinz Kohut. Le loro teorie offrono prospettive contrastanti non solo sulla natura del disturbo, ma anche sull’approccio terapeutico più efficace.
Kernberg definisce il narcisismo come una patologia strutturale e severa, radicata in un fondamentale fallimento nell’integrazione dell’Io. Secondo la sua teoria delle relazioni oggettuali, l’individuo narcisista patologico non è riuscito a integrare gli aspetti “tutto buono” e “tutto cattivo” di sé e degli altri, utilizzando la difesa primitiva della scissione (splitting). Questo porta alla formazione di un Sé grandioso patologico, che è una fusione difensiva tra il Sé ideale, l’oggetto ideale e il Sé reale. La sua visione è più cupa e mette in luce l’aggressività, l’invidia e la tendenza alla svalutazione degli altri come meccanismi centrali. Kernberg ha anche introdotto il concetto di Narcisismo Maligno, una forma particolarmente grave che combina le caratteristiche narcisistiche con forti tendenze antisociali, aggressività e paranoia, ritenendolo al confine con la psicopatia.
Kohut, d’altro canto, con la sua Psicologia del Sé, offre una visione più empatica e orientata allo sviluppo. Egli interpreta il narcisismo non come una difesa aggressiva, ma come il risultato di un arresto evolutivo. Secondo Kohut, il bambino ha bisogni legittimi del Sé (self-objects) – come i bisogni di specularità (essere rispecchiato e ammirato) e di idealizzazione(poter ammirare figure genitoriali forti) – che sono stati cronicamente insoddisfatti da caregiver fallaci nell’empatia. L’individuo adulto narcisista cerca disperatamente di compensare questi vuoti relazionali precoci. Kohut riteneva che l’approccio terapeutico dovesse essere focalizzato sull’empatia e sull’accettazione, permettendo al paziente di riattivare questi bisogni (attraverso il transfert narcisistico) per riparare lo sviluppo interrotto.
In sostanza, dove Kernberg vede un Sé arrogante e distruttivo da confrontare, Kohut vede un Sé vulnerabile e ferito da accogliere e rispecchiare, delineando due approcci radicalmente diversi al trattamento del disturbo narcisistico di personalità.

Il narcisismo, la violenza e i casi di femminicidio in Italia


Il narcisismo patologico, soprattutto nelle sue forme più maligne e antisociali, è un fattore di rischio cruciale nei femminicidi, essendo mosso dalla necessità di controllo totale e dall’incapacità di accettare il rifiuto.
Percentuali e Contesto Globale
A livello globale, le statistiche dell’ONU indicano che una percentuale elevata (stimata attorno al 50-60%) dei femminicidi viene commessa dal partner o ex-partner della vittima. Sebbene non tutti questi autori siano clinicamente diagnosticati come narcisisti, la dinamica scatenante è quasi sempre riconducibile alla possessività, gelosia patologica e annullamento della volontà altrui, tratti distintivi del narcisismo.

Panoramica dei casi italiani


I casi che hanno sconvolto l’Italia mostrano chiaramente il pattern del dominio:
Giulia Cecchettin (2023): Uccisa dall’ex fidanzato. È diventato simbolo del patriarcato criminale e dell’incapacità di accettare l’autonomia della donna.
Giulia Tramontano (2023): Uccisa dal compagno mentre era incinta. Un caso emblematico di freddezza e pianificazione, mosso dalla reazione violenta al fallimento del suo piano di controllo.
Saman Abbas (2021): Uccisa dalla famiglia a causa del rifiuto di un matrimonio combinato, riflettendo una logica di dominio totalitario sulla volontà femminile.

I criminologi Roberta Bruzzone e Massimo Picozzi hanno analizzato queste dinamiche, evidenziando come la violenza fisica sia spesso l’epilogo di una distruzione emotiva e psicologica pregressa. La Bruzzone ha parlato di “Patriarcato Criminale”, mentre Picozzi in Verbal Warrior si concentra sulla violenza verbale e psicologica come fase cruciale del controllo.

La giornata mondiale contro la violenza sulle donne


Il 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’ONU nel 1999. Questa data è un momento cruciale per sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi sulla natura sistemica della violenza di genere. Serve a denunciare tutte le forme di abuso—dalla violenza fisica al controllo psicologico ed economico (forme spesso agite dal narcisista manipolatore)—e a promuovere azioni concrete per la prevenzione, la protezione delle vittime e l’educazione al rispetto. È un richiamo globale alla necessità di smantellare le radici culturali del patriarcato.

La donna vittima: profilo e difesa


La donna che sottostà al narcisista è spesso una persona con un’alta dose di empatia, una profonda paura dell’abbandono o un basso senso di autostima. Questa vulnerabilità la rende bersaglio ideale del Love Bombing e della manipolazione.
Le Armi di Difesa e L’Atteggiamento
“No Contact” e Confini Rigidi: L’arma più efficace è l’isolamento emotivo e fisico totale (No Contact), negando al narcisista il “rifornimento”.
Riconoscimento e Ristrutturazione Cognitiva: La vittima deve riconoscere che il problema risiede nella patologia del partner e non in una sua presunta inadeguazione, uscendo dal Gaslighting.
Lavorare sulla Base Sicura: A livello terapeutico, la vittima deve ricostruire la propria Base Sicura interna e imparare a validare le proprie emozioni senza dipendere dall’approvazione esterna.

La via d’uscita: autonomia, autostima e difesa del sé


La vera prevenzione contro la violenza relazionale passa attraverso l’empowerment della donna su tre livelli fondamentali:
Autonomia Economica: Essere economicamente autosufficiente è il pilastro della libertà. La dipendenza finanziaria è uno degli strumenti di controllo più subdoli e potenti utilizzati dal narcisista. Un lavoro stabile o un piano di indipendenza consentono alla donna di attuare la “scissione” e di abbandonare la relazione senza temere la rovina materiale.
Potenziamento dell’Autostima: L’autostima non è un regalo, ma il risultato di un lavoro attivo: volersi bene significa stabilire confini, non tollerare il Gaslighting e non cercare la propria validazione nella grandiosità tossica del partner. Coltivare passioni e fare ciò che rende felici serve a costruire un senso di valore interno, impermeabile alle svalutazioni esterne.
Difesa Fisica e Consapevolezza: L’integrazione di nozioni di difesa personale sin dall’asilo o dalla scuola può infondere non solo tecniche fisiche, ma soprattutto la consapevolezza di avere il diritto di difendersi e di occupare il proprio spazio, trasformando il corpo da potenziale vittima a strumento di autodeterminazione.

Tutela legale e supporto sociale


La Legge e Le Associazioni
In Italia, la protezione delle vittime di abusi psicologici e stalking è garantita principalmente da:
Codice Rosso (Legge 69/2019): Ha introdotto procedure più rapide e pene più severe per atti persecutori (stalking, Art. 612-bis c.p.) e maltrattamenti in famiglia (Art. 572 c.p.).
Misure Cautelari: Ammonimento del Questore e Divieto di avvicinamento sono strumenti legali fondamentali.
Le Associazioni come Telefono Rosa offrono ascolto h24, supporto psicologico e assistenza legale gratuita, fungendo da cruciali basi sicure esterne per le vittime.
L’Aggiornamento Essenziale: Consenso Libero e Attuale

L’aggiornamento legislativo cruciale (approvato in Commissione Giustizia nel novembre 2025) è la modifica dell’Articolo 609-bis del Codice Penale.
L’impatto è: il reato di violenza sessuale si configura ora con la sola assenza del consenso.
Principio Base: Si adotta il “Solo SÌ è SÌ“.
Novità: Non è più necessario dimostrare l’uso di violenza o minaccia. Basta la mancanza di un consenso chiaro, dato liberamente e valido al momento dell’atto, per far scattare il reato.
Il Focus passa dalla resistenza della vittima, al dovere di assicurarsi il consenso, da parte di chi compie l’atto.

Riflessioni personali: le radici del controllo e del possesso


Dal punto di vista psicologico, il femminicidio non è un “delitto passionale”, ma l’atto estremo di un sistema di controllo e dominio.

1. La Fragilità narcisistica dell’aggressore
Molti atti di violenza, che culminano nel femminicidio, sono guidati da una profonda fragilità narcisistica dell’aggressore. L’uomo vede la donna (la partner o ex) non come un individuo autonomo, ma come un’estensione di sé o una proprietà. Quando la donna esercita la sua autonomia (lasciandolo, denunciandolo, o semplicemente vivendo la sua vita), questa azione viene percepita come un’umiliazione insopportabile e una minaccia esistenziale al suo senso di potere.
Riflessione: Il femminicidio è il tentativo disperato di ripristinare, attraverso la violenza finale, il controllo su un oggetto che osa sottrarsi.

2. La deumanizzazione e la banalizzazione
Per commettere un atto così estremo, è necessario un processo di deumanizzazione della vittima. L’aggressore, spesso supportato (anche inconsciamente) da stereotipi culturali sulla subordinazione femminile, spoglia la donna della sua dignità e dei suoi diritti, riducendola a un ostacolo, una colpa o un’entità da eliminare. Questo meccanismo psicologico permette di bypassare il naturale freno all’omicidio.

3. L’Escalation della Violenza
Il femminicidio non è quasi mai un evento isolato. È il punto finale di una spirale di violenza fisica, emotiva ed economica, spesso caratterizzata dal ciclo dell’abuso:
Fase di tensione crescente
Fase dell’incidente violento acuto
Fase della “luna di miele” o della riconciliazione (con promesse di cambiamento). La mancata rottura di questo ciclo alimenta la convinzione dell’aggressore di poter agire impunemente.

Prospettiva empatica: il fallimento umano


L’empatia è la capacità di comprendere e condividere i sentimenti degli altri. Il femminicidio è un atto di totale assenza e fallimento dell’empatia.
1. La negazione dell’altro
Quando l’empatia è negata, l’aggressore non percepisce il dolore, la paura o il diritto alla vita della vittima. L’altro non è più un essere umano con una soggettività, ma solo l’incarnazione della frustrazione, della rabbia o del rifiuto che l’aggressore sta provando.
Riflessione: La vera tragedia emotiva risiede nel fatto che l’amore o l’attaccamento (spesso distorto) si trasforma in un odio così radicale da annientare l’oggetto del sentimento, pur di non accettare la perdita o il rifiuto.

2. L’Impatto Collettivo del Trauma
Da una prospettiva empatica, il femminicidio non è solo la morte di una donna, ma una ferita che si propaga nella comunità. Provoca:
Trauma vicario: Colpisce amici, familiari e figli, i quali subiscono il trauma di aver perso una persona cara nella maniera più violenta e incomprensibile.
Paura sistemica: Genera un senso di insicurezza e vulnerabilità in tutte le donne, che vedono in ogni notizia la conferma che la loro libertà può costare la vita.
Dolore empatico: La società è chiamata a sentire il dolore di questa ingiustizia e a riconoscere il fallimento delle istituzioni e delle relazioni che non sono riuscite a proteggere la vittima.

La scelta quotidiana tra empatia e banalità del male


La Giornata del 25 Novembre ci impone di guardare la realtà del femminicidio non come un’emergenza isolata, ma come il tragico epilogo di una violenza sistemica, un fallimento relazionale e sociale che si consuma nel silenzio. La riflessione psicologica, che sia attraverso l’analisi freudiana del narcisismo, la patologia del controllo di Kernberg o la negazione dell’attaccamento, ci svela una verità scomoda: l’atto omicida è raramente un raptus, ma l’ultimo, brutale tentativo di un individuo di ripristinare un controllo perduto su un oggetto che gli era percepito come estensione del sé, alimentato da una profonda fragilità narcisistica.
Il dramma risiede proprio in ciò che Hannah Arendt chiamava la “mancanza di pensiero”. Il femminicida non è sempre il mostro demoniaco atteso, ma l’uomo che, nel momento del rifiuto o dell’abbandono, rinuncia alla sua capacità etica di mettersi nei panni dell’altro, negando totalmente l’empatia e la dignità della vittima. Questo è il punto in cui la responsabilità sociale e personale si fondono: il male diviene banale quando smettiamo di pensare e giudicare.
Per questo motivo, la lotta al femminicidio è, come recita il titolo, un impegno che deve essere quotidiano. Non possiamo limitarci a indossare nastri o a marciare una volta all’anno. Rompere il ciclo della violenza significa educare all’empatia fin dall’infanzia, insegnare la gestione non violenta della frustrazione e del rifiuto e decostruire attivamente la cultura del possesso e della supremazia. Significa intervenire in ogni segnale di abuso psicologico o controllo che precede l’irreparabile. Solo trasformando la nostra indignazione in una responsabilità civile costante, accettando che la prevenzione è un dovere che riguarda tutti, potremo onorare le vittime e sperare di smettere di contare i femminicidi come una tragica, ma evitabile, consuetudine. La sfida è quella di sostituire la “banalità del male” con la radicalità dell’amore e del rispetto per l’autonomia dell’altro.

“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente.” — Virginia Woolf. (Una stanza tutta per sé)
Ho scelto questa frase finale poiché è ideale per sottolineare che il femminicidio è l’atto estremo per sopprimere la libertà e l’indipendenza della donna. L’atto omicida è il tentativo definitivo e brutale di regolare (controllare) la libertà e l’autonomia della donna, ma la citazione sancisce che il suo spirito e la sua mente restano, moralmente liberi, sempre. È un inno alla resistenza della dignità.

#donne #femminismo #maschilismo #patriarcato #violenza

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22 novembre, tic (roma): presentazione di “opera buffa”, di luciano neri


Sabato 22 novembre, alle ore 19:00, nei locali della libreria TIC di Piazza San Cosimato 39, a Trastevere: presentazione di Opera buffa, di Luciano Neri (Collana UltraChapbooks, a cura di Michele Zaffarano). Ne parleranno, con l’autore implicito, Samuele Maffei e Massimiliano Manganelli.

locandina della presentaz di Opera buffa, di Luciano Neri_ 22 nov da Tic

il libro: ticedizioni.com/collections/ul…

un estratto: leparoleelecose.it/opera-buffa…

#lettura #LucianoNeri #MassimilianoManganelli #MicheleZaffarano #OperaBuffa #presentazione #reading #SamueleMaffei #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #Tic #TicEdizioni #UltraChapBooks

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oggi, 18 novembre, su radio onda rossa: “aspettando godot” e “venticinquemila granelli di sabbia”


Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm

martedì 18 novembre 2025, ore 14

ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett, con Pietro De Silva, Felice Della Corte, Riccardo Barbera, Roberto Della Casa e con Francesca Cannizzo, regia Claudio Boccaccini, aiuto regia Marzia Verdecchi, musiche originali di Massimiliano Pace

archive.org/details/aspettando… (1h 14′)
info: teatrovittoria.it/spettacoli/i…

§

ore 15:15

VENTICINQUEMILA GRANELLI DI SABBIA
di e con Alessandro Langiu

Panz, Nunzio e Mustazz vivono nella polvere rossa e crescono nelle palazzine di periferia (rione Tamburi) di Taranto. Giocano a pallone, rompono i citofoni, sfidano a calcio i visitatori del sabato pomeriggio. Molte donne delle palazzine, le palazzine Italia, sono casalinghe e lottano, ogni giorno, con l’aspirapolvere contro la polvere rossa, che i mariti lavorano nell’acciaieria. La presenza della diossina è alle stelle, e verso le stelle è destinata la popolazione operaia e non.

http://archive.org/details/Radioteatro.VenticinquemilaGranelliDiSabbia
(40’)
info: https://video.repubblica.it/edizione/milano/venticinquemila-granelli-di-sabbia–a-sesto/53601/52832

#AlessandroLangiu #audio #ClaudioBoccaccini #FeliceDellaCorte #FrancescaCannizzo #MarziaVerdecchi #MassimilianoPace #PietroDeSilva #RadioOndaRossa #RiccardoBarbera #RobertoDellaCasa #ROR #RORRadioOndaRossa

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Abbiamo in seguito le clip della quindicesima diretta di Super Mario Party: Jamboree!


Abbiamo in seguito le clip della quindicesima diretta di Super Mario Party: Jamboree!#clip #marioparty Video is too big Video is too big Video is too big Video is too big Video is too big Video is too big Video is too big Video is too big Continua su Tele
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Abbiamo in seguito le clip della quindicesima diretta di Super Mario Party: Jamboree!
#clip #marioparty

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L'articolo intitolato "Marcia su Roma e Prime Resistenze" di Cronache Ribelli descrive gli eventi cruciali dell'ottobre 1922 che portarono il fascismo al potere in Italia. Il testo spiega che la "Marcia su Roma" raggiunse i suoi obiettivi dopo che il re Vittorio Emanuele III rifiutò lo stato d'assedio proposto dal Primo Ministro Luigi Facta, consegnando di fatto il paese a Mussolini. Vengono narrati i movimenti delle camicie nere e il conseguente accordo tra il re e Mussolini per la […]
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Trans Pride, diritti e rispetto


Tre giorni all’insegna della “elaborazione politica e della rivalsa collettiva”. Così viene presentato, dai suoi organizzatori, il Trans Pride, che si terrà per la prima volta a Catania dal 20 al 22 novembre.

E ancora, “non più una ricorrenza che osserva la violenza da lontano, ma un percorso che mette al centro le soggettività trans*. Soggettività protagoniste di una nuova […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/11/18/tran…

#pride #soggettivitaTrans #transfobia

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Riflesso di un autunno passato


Colori, riflessi e pensieri di un autunno di qualche anno fa.
Foglie,
colorate d’autunno,
galleggiano in una pozza d’acqua
dove si riflette l’albero,
ormai spoglio,
ricordando un tempo passato.

Tags: autunno | riflessi |

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incredulità universitaria infinitamente aumentante con contorno di disperazione certa!


Io ormai davvero non riesco più a crederci, e giuro, lo giuro sul più grande buco nero dello spazio, ma, ogni singola volta che penso che all’università le cose siano così sul fondo da non poter davvero peggiorare, puntualmente in qualche modo riescono a farlo, e io sono costretta ogni volta ad alzare la mia soglia di stupore… Però, per quanto non c’è mai un fondo al peggio, la sopportazione ha un tetto, e se lo si colpisce poi sono guai, eheh… quindi, come cazzo la mettiamo, che qui il collasso sembra ogni giorno più vicino? Tra le lezioni, e i professori, e ora addirittura non solo… mannaggia allo zio catramista e tutti coloro che mi hanno ingannata, prima nello studiare a proprio questo istituto, e poi a frequentare proprio il dipartimento di informatica… 😭

Innanzitutto, io sono sbigottita di come in questo posto riescano ad avere o server scassati, o sysadmin incompetenti, o entrambi, ma è fottutamente incredibile: per almeno 24 ore, o forse anche di più, i siti del dipartimento erano completamente morti, via. Me ne sono accorta (così come altri) ieri pomeriggio, domenica, nel momento in cui ho pensato che, forse, dovrei vedere di fare i “compiti” dei miei corsi, che siamo a metà novembre… e quindi, volevo prendere del materiale necessario dall’e-learning, ma OPS, server non raggiungibile; ed era così fino a poco fa, nonché stamattina (e persino da eduroam, non solo da reti esterne). (…Avranno per caso sistemato adesso solo per farmi fare più brutta figura in questo post, sapendo di quando lo avrei scritto per lamentarmi?) 🌠

Già che ‘sta roba accada proprio nel solo momento in cui penso di dover studiare, un evento di per sé rarissimo, è una riconferma di quanto l’universo allinei sempre le cose più impossibili proprio sulla mia persona… ma comunque, cazzarola, ma si può avere un down del genere, dell’intero server di merda, per un giorno? Io potrei anche capire se fosse semplicemente esploso Moodle (no, in realtà no, perché suppongo che ci siano stronzi pagati coi miei soldi per mantenere i servizi web, ma lasciamo stare), ma era proprio il server, e anche i siti statici in HTML bianco e nero lezzo dei professori (tipo quello che il prof. di Android usa per distribuire i materiali al posto di Moodle, altra merda che mi serve…) erano irraggiungibili. (Anche se, pensate, questi siti dei prof. non hanno nemmeno l’HTTPS, quindi che ne parliamo a fare…) 💀

Poi, vabbè: a casa, a “voler” studiare succede questo… ma a lezione… la sensazione di star facendo ogni volta avanti e indietro per nessun cazzo di motivo è sempre più forte. Ci sta la materia costruita sulle pippe mentali che, vai a vedere, è così pippata che a lezione non assorbo né la teoria teorica, né quella da applicare alla pratica; però, poi, basta fare i quiz nel tempo libero il giorno prima, e fare l’esame non è un problema… Poi, c’è quella col professore che quando c’è è fisicamente iperattivo, ma mentalmente afflosciante, e che però in questi giorni non c’è, perché deve andare a delle conferenze in non ho capito quale posto della culandia, e boh… oggi al suo posto c’era il tutor, che doveva far vedere come installare le schifezze Java necessarie al corso… perché, giustamente, questo è l’unico corso che ha “programmazione” nel nome, ma in cui si programma solo dopo metà dall’inizio, figurarsi… E, infine, l’ultima roba, che manco voglio dire ora, sennò mi addormento. Insomma, che minchia stiamo a fare? 😐

Che poi, non sono solo stupida per andare a st’università negli orari stabiliti, ma proprio ritardata… almeno, venerdì sicuramente lo sono stata. Perché, lo scorso venerdì, come gli altri, ci sono andata presto… quando, in realtà, la prima lezione del giorno, grazie al professore sparente, per l’appunto, non c’era. In parte io non ho capito da come l’ha detto, perché avevo capito l’assenza si sarebbe protratta di chissà quanti giorni (…ancora non ho capito se torna la settimana prossima, oppure alla fine di questa, per giunta), ma lui, anziché dire i fottuti numeri dei giorni in questione, lo ha spiegato a modo suo, vabbè… Ma, in parte, mi sono direttamente confusa con la lezione di dopo per quel giorno, perché pure l’altro prof. ha detto che stiamo per finire, o qualcosa del genere, e boh. 🌋

Per fortuna, il fatto che l’altro professore ancora, quello del giovedì pomeriggio passato, non ci fosse, l’ho perfettamente recepito, quindi… la settimana scorsa ho sprecato sì 2 ore di sonno una mattina, e che palle, ma non un intero pomeriggio… e allora, comunque ringrazio il cielo. È però certamente simpatico che nessuno di ‘sti professoroni abbia inviato messaggi (attraverso Moodle… quando non era down, si intende) per avvisare tutti e con certezza, non solo i poveri sfigati in aula nel loro momento di inizio lezione, di queste assenze, per giunta tutti nello stesso periodo… eppure, tutti i prof. degli scorsi anni lo hanno sempre fatto, porca troia! (…Mi sa però che, a questo punto, ho già esagerato coi ringraziamenti, e farei meglio piuttosto a pregare il cielo affinché distrugga definitivamente questo posto, così magari la finiamo.) 🎰
me waiting for myschool to explode
#informatica #universita


lavoro ignegnisoftico dalla fogna universitaria è quindi il momento di iniziare a soffrire (la mia situazione assurda ad Ingegneria del Software)


Quest’anno, come ho già detto, ma non più di troppo, a questa università sto raggiungendo picchi di imprevista pazzia che io proprio… temevo, forse, sotto sotto, ma non immaginavo davvero. Ma il problema non è solo la noia mortale, che vabbé, ci ho fatto pace con il fatto che sarà la mia croce, credo, anche perché quella veramente mi colpisce durante tutti i corsi… bensì, c’è una materia in particolare che credo mi manderà definitivamente ai matti, ma in un modo squisitamente diverso da come lo fanno le materie con cui sono storicamente bisticciata, tipo quelle perlopiù matematiche: Ingiegnieria (si, con 3 i, e se potessi ce ne ficcherei pure una quarta) del software… 🙀

La storia con questa merda è stata davvero spassosa finora, per questo primo mese e mezzo, ma da qui in avanti non posso più mettere la realtà sotto il tappeto, e quindi non mi resta che piangere. Sostanzialmente, l’esame pratico di questo corso consiste nello sviluppare una roba (e fin qui, se non sto bruciata, non ci sono problemi), seguendo i principi di programmazione (ok…) e in parte organizzazione che si studiano nel programma (e già da qui, insomma…), in un gruppo di persone, altrimenti detto team nel gergo di tutte queste vere e proprie pippe mentali… e da qui è nato tutto il problema. 😝
“pair up into groups!”(i'm gonna be alone as always)
Mi causa infatti molte risate constatare ogni giorno di essere un’assoluta emarginata sociale, e di non essere in confidenza con letteralmente nessuno nella mia classe (mentre, accontentandomi più o meno di circa una conoscenza reciproca base-media, le anime totali salgono a non più di 1), ma ciò ha comportato inevitabilmente problemi per questo corso: per la prima deadline (altra parola che mamma mia), per giunta così ravvicinata che io manco me ne sono accorta e già era passata, a 2 settimane dall’inizio dei corsi, i gruppi si erano già tutti formati, ed io non ero in nessuno… Ed ecco, ovviamente il professore, che ha i suoi anni (la sua foto sul sito e lui fisicamente sembrano due persone diverse… ma non sono qui per giudicare, un bacino al prof.) sapeva che situazioni del genere possono capitare, quindi mi avrebbe combinata in un gruppo con i (pochissimi) altri sfigati rimasti fuori… ma questi poi hanno a quanto pare smesso di venire a lezione (e beh, non li biasimo), quindi sono rimasta definitivamente da sola. 🥰

La soluzione assurda che il capo (e beh, all’interno di questa gigantesca simulazione da circo aziendale si potrebbe dire che egli ha proprio quel ruolo) ha quindi cacciato, alla fine, sarebbe di lavorare su un progetto degli anni passati, aggiungendo delle funzionalità nuove (tutto ovviamente proporzionato al fatto di essere da sola), ma comunque secondo tutte le innumerevoli pippe mentali del caso… praticamente, simulando di star lavorando in team in modo asincrono, come se io fossi arrivata lì dopo appunto un annetto (o più, boh) che i primi schiavi—ehm, volevo dire sviluppatori—hanno realizzato il progetto, poi questo è stato fermo, e ora vada rimesso in moto. Ed allora, ahimè, da qui in poi non posso solo disegnare tutto il giorno sia a lezione che a casa, bensì devo iniziare a capire come cazzo lavorare a ‘sta robaccia… che non è solo scrivere codice, ma anche aggiornare documenti e schemini dell’altro mondo secondo cosa è richiesto; è questo il brutto. 💩

Vabbé, per oggi la disperazione è già abbastanza… magari, prima di chiudere, vediamo un altro aspetto divertente di tutta la faccenda: una ulteriormente incredibile quantità di tempo (2-3 settimane) è stata ben persa ultimamente, perché, per arrivare a questa soluzione, prima il professore ha fatto passare un po’ di tempo, poi io con la mia testa rotta ho procrastinato di quasi una (1) settimana l’inviargli una mail per confermargli i fatti per procedere, lui poi mi ha risposto solo l’altro ieri, ma io infine non me ne sono accorta se non stamattina — perché, a quanto pare, l’inoltro di GMail (verso la mia casella self-hostata, che uso in sola lettura) va in sciopero per le mail che sono tipo thread (cosa che stranamente proprio ora deve rompere i maroni, nonostante non sia mai successa in 2 anni di università, zio cane), e quindi ho scoperto di aver avuto risposta solo oggi dal prof. personalmente… odio Google odio Google odio Google… Però pazienza: senza questa marciscenza, non sarei più io, quindi ci sta che almeno un corso a semestre deve andarmi di traverso. (Prima o poi però mi andrà l’anima di traverso, oooh, non avete idea…) 👌

#IngegneriaDelSoftware #università


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Copertine belle: Sylvie Courvoisier & Wadada Leo Smith – Angel Falls [Intakt, 2025]


Cover and Booklet Art: Sophie Bouvier Ausländer.

Il disco è una specie di botta e risposta tra il piano di Courvoisier e la tromba di Smith. Mi rendo conto che detta così non è una cosa molto attraente, ma me sta piacendo (contro tutte le previsioni, tra l’altro). Su bandcamp c’è solo il primo pezzo, sul tubo nulla, ma sono sicuro che da qualche parte lo troverete.
Un dipinto astratto sui toni dell'arancione. In alcuni punti ci sono dei cerchi di un arancione più intenso, come dei soli; altrove è puntinato con un colore più scuro e occasionalmente macchiato con un colore vicino al rosso; ci sono poi delle righe sghembe che attraversano il dipinto in verticale (una sola, più o meno al centro) e in orizzontale. Il titolo e i nomi dei compositori si trovano sulla parte alta e centrale del dipinto, il primo è scritto in azzurro e i secondi in giallo; in basso a sinistra, in verticale da sotto a sopra, è scritto il nome dell'etichetta
#albumCovers #AngelFalls #copertineBelle #SophieBouvierAusländer #SylvieCourvoisier #WadadaLeoSmith

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E si va di clip della quattordicesima diretta di Super Mario Party: Jamboree!


E si va di clip della quattordicesima diretta di Super Mario Party: Jamboree!
#clip #marioparty

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Nando Dalla Chiesa e la ribellione alla supremazia dell’inglese


Di Antonio Zoppetti

Voglio segnalare un (rarissimo) articolo che affronta il problema dell’inglese divenuto la lingua internazionale della scienza e ne coglie acutamente sia le ricadute linguistiche sull’italiano – a partire dal proliferare degli anglicismi – sia le connessioni socio-politiche, visto che la diffusione dell’inglese come lingua “franca” è una conseguenza del predominio statunitense sullo scenario mondiale. Un predominio tutto novecentesco che sembra destinato a entrare in crisi.

Il pezzo si intitola “Dopo Mamdani, forse verrà il momento in cui torneremo a parlare il nostro italiano” ed è uscito la settimana scorsa su Il fatto quotidiano. L’autore è Nando Dalla chiesa, di cui avevo già segnalato un altro pezzo, uscito qualche anno fa sullo stesso giornale, che denunciava un vero e proprio “assalto contro la lingua italiana” in atto da molto tempo.

Dalla Chiesa riprende un dibattito che da qualche tempo si è sollevato nel mondo, un dibattito che in Italia è ignorato e sottaciuto:

“Negli scorsi mesi è successo un fatto importante. Un gruppo di reputate riviste scientifiche ha posto un problema tipico del nuovo secolo: se sia cioè fondata la pretesa dell’editoria accademica che i contributi degli autori siano scritti in inglese. Pretesa che va a nozze con la capricciosa abitudine di considerare di valore superiore i risultati di ricerca pubblicati in quella lingua. Perché?, si chiedono le riviste.”

Di solito i giornali – che sono tra i principali “untori” dell’itanglese – talvolta affrontano la questione degli anglicismi con insipidi e marginali articoletti di costume. Ma anche i linguisti – a parte poche eccezioni – sembrano incapaci di cogliere il fenomeno dell’anglicizzazione sul piano extralinguistico e sociale, perché ragionano per compartimenti stagni.
Invece di contare gli anglicismi (ormai “incontabili” e incontenibili) per concludere che sono “pochi” o che sono “una moda passeggera” o che si affermano perché sono parole più sintetiche o internazionali (delle spiegazioni davvero imbarazzanti), Dalla Chiesa sviscera il problema con ben altro spessore, e il fenomeno è finalmente letto nella sua complessità che ha a che fare con il “prevalere incontrastato” dell’”imperialismo economico americano”.

“Vi fu un tempo – scrive l’autore – in cui si pensò che la supposta fine delle ideologie più la globalizzazione avrebbero costretto tutti gli ambienti scientifici a uniformarsi alla supremazia dell’inglese, esattamente come nel secolo precedente le diplomazie si erano acconciate alla supremazia del francese. Il che nell’Italia millenaria terra di conquista, e nelle nostre università, si è verificato in forme senz’altro più acute (per restare all’Europa) che non in Spagna, Francia o Germania. Ma oggi che il mondo degli alti studi e della ricerca non è più riducibile – se mai lo è stato – a quello anglofono”.

Gli articoli scientifici in inglese sono attualmente più letti e appaiono più prestigiosi, ma se si escludono le “conseguenze pratiche di bassa cucina che ne sono derivate, a partire da certe carriere parassitarie (l’amicizia con il caporedattore di una rivista gallese che fa più titolo della qualità di una onesta ricerca pubblicata in portoghese o tedesco)” bisogna invece andare “al sodo della questione”.

La domanda che pone chi si “ribella” al globalese è:

“Perché l’intera comunità scientifica mondiale dovrebbe parlare e scrivere nella lingua madre di una sua stretta minoranza? Forse una ragione demografica? No, perché oggi tra le lingue europee quella più parlata al mondo come lingua madre è lo spagnolo. Una ragione di egemonia economica? Nemmeno. Oggi la Cina si avvia a competere con gli Stati Uniti e a sopravanzarli in almeno due continenti.”

“Fu un mio amico manager – continua Dalla Chiesa – a segnalarmi alcuni anni fa il cambiamento in corso. Durante un viaggio in Cina si accorse che gli interlocutori locali capivano perfettamente l’inglese ma rifiutavano di usarlo come lingua per la conversazione, esigendo la presenza degli interpreti. La delegazione cinese non si assoggettava a parlare l’inglese (come invece la delegazione italiana) per orgoglio ma più ancora per consapevolezza della propria forza.”

A proposito dell’ascesa economica della Cina, va detto che se in un primo tempo la sua espansione nello scenario globale è avvenuta attraverso l’inglese, che veniva incentivato nei programmi scolastici e considerato centrale, negli ultimi anni questa politica si è invertita per favorire il cinese. E così non solo l’inglese perde importanza nella scuola primaria e secondaria, ma anche all’università i punteggi legati alla sua conoscenza sono stati abbassati, mentre in molti settori la ricerca scientifica in lingua cinese resiste all’inglese molto meglio di quanto non avvenga in Italia e in molti altri Paesi. Davanti a questa svolta che mette in discussione la primazia dell’inglese sul piano internazionale, un anglomane come Federico Rampini qualche tempo fa si strappava disperato i capelli, perché questa decisione politica mandava definitivamente in frantumi l’idea di realizzare il progetto dell’anglicizzazione del mondo che evidentemente è il suo sogno, oltre che quello dei Paesi anglofoni dominanti che hanno tutta la convenienza a rendere la propria lingua naturale come qualcosa di universale. Ma chi non ha la mente colonizzata capisce benissimo che anche gli italiani – come i cinesi – avrebbero tutto l’interesse di investire sulla propria lingua come strumento di cultura invece di sposare la “lingua dei padroni” che fa tabula rasa del plurilinguismo.

In questo scenario, “la strategia trumpiana per rendere l’America di nuovo ‘grande’ non inverte la tendenza” dell’esportazione dell’angloamericano in ogni settore, osserva Dalla Chiesa, e infatti si può aggiungere che proprio Trump, con un decreto del marzo 2025, ha per la prima volta ufficializzato l’inglese come lingua unica degli Usa, ribaltando i provvedimenti che risalivano a Clinton che al contrario favorivano il plurilinguismo, con linee guida per le agenzie governative che tenevano conto del fatto che molti americani non comprendono benissimo l’inglese, e che la percentuali degli ispanofoni è non solo altissima, ma anche in forte crescita. La svolta di Trump sancisce invece la primazia dell’inglese, che diviene un requisito anche per gli immigrati e gli americani di seconda generazione.

Il nuovo sindaco di New York, “una città di immigrati, costruita da immigrati e oggi guidata da un immigrato”, per riprendere il discorso di Mamdani, è dunque una novità in controtendenza che secondo Dalla Chiesa potrebbe comportare conseguenze “molto più ampie di quanto si pensi, e non solo sul piano strettamente politico. Ma anche su altri. Per esempio quello linguistico.”

Noi italiani – conclude il giornalista – possediamo infatti “l’immenso patrimonio della lingua latina, che ha innervato anche il tedesco e l’inglese. Eppure siamo stati capaci per istintivo servilismo (o forse anche per ignoranza del latino) di trasformare in parole inglesi le parole dei nostri antenati. Avete notato in quanti convegni e conversazioni amicali troviamo un italiano che invece di dire che il tale talento o pregio è un ‘plus’ della tale persona o azienda o istituzione, dice ‘plas’, esattamente ‘plas’, americanizzando compiaciuto la propria lingua? L’hanno chiamata internazionalizzazione. Ma ora fra Trump e Mamdani tutto cambia. Non solo la lingua dell’impero può declinare mentre alza la voce ma addirittura la democrazia americana può portare al potere culture e religioni altrui.”

Personalmente non sono così ottimista sull’impatto che il neosindaco della Grande Mela potrebbe avere sulle politiche di Trump e sullo scenario globale, soprattutto dal punto di vista linguistico. La nota positiva è invece che spuntino articoli del genere, che se non altro pongono sul tavolo una questione che non ha spazio nel dibattito pubblico e politico italiano. E soprattutto, la novità che forse deriva da Mamdani è il fatto che la questione dell’anglicizzazione venga finalmente colta anche a sinistra, che da sempre l’ha ignorata e archiviata come qualcosa di destra.

A dire il vero l’interesse delle destre nei confronti della lingua italiana andrebbe analizzato un po’ meglio, sotto la sua patina talvolta nostalgica e superficiale. Che cosa ha fatto per la lingua italiana il governo Meloni, per esempio? A essere ottimisti niente. A essere realisti la sta continuando ad affossare.

Non dovremmo dimenticare che Meloni, insieme a Rampelli, Lollobrigida e altri esponenti di Fratelli d’Italia, quando erano all’opposizione hanno presentato innumerevoli proposte di legge in difesa della lingua italiana (mai discusse) anche volte ad arginare l’invadenza dell’inglese. Nel 2018 avevo dedicato loro uno sfottò, visto che in un disegno di legge in proposito avevo trovato vari copia-e-incolla presi da questo sito finiti nel documento presentato in Parlamento.

Poi, però, una volta divenuta presidente del consiglio, la Meloni si è immediatamente presentata come “underdog”, ha pensato bene di varare il ministero del “made in Italy” invece che del prodotto italiano, mentre il ministro del turismo Daniela Santanché ha inaugurato un progetto per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano denominato in itanglese: “Open to meraviglia”. Intanto, l’onorevole Rampelli avrebbe voluto varare una legge per l’italiano identica a quelle già sfornate in passato che prevedeva persino le multe davanti agli anglicismi istituzionali, mentre l’onorevole Menia avrebbe voluto introdurre nella Costituzione che la nostra lingua è l’italiano. Eppure, sotto le chiacchiere, nulla è stato fatto, nonostante la maggioranza avrebbe i numeri per fare qualcosa di concreto. In compenso sono aumentati i corsi universitari in lingua inglese invece che in italiano, e gli anglicismi continuano a crescere a scapito dell’italiano.

E allora, visto che la tutela della nostra lingua non è né di destra né di sinistra, ma è qualcosa che ci riguarda tutti, non resta che ribadire che davanti al globalese occorrerebbe un movimento – non bipartisan, ma trasversale – in grado di produrre una visone politica della lingua che in Italia manca.

L’inglese internazionale non ci conviene, come non conviene alla Cina, e andrebbe perlomeno messo in discussione. In gioco non c’è solo la nostra lingua e cultura, ci sono enormi implicazioni economiche, etiche e cognitive. Occorre un dibattito culturale che non c’è. Occorre che i “ribelli” che non si piegano alla lingua dominante confluiscano in un movimento più ampio che non riguardi solo la lingua delle riviste scientifiche, ma si estenda a tutti gli ambiti della nostra società.

E la speranza è che articoli come questo di Nando dalla Chiesa si moltiplichino, invece di rimanere uno sprazzo. Chissà mai che finalmente anche a sinistra ci si renderà conto che la questione dell’inglese internazionale e dell’invasione degli anglicismi non è affatto una cosa di destra.

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‘la finestra di antonio syxty’: podcast sul libro di gian paolo guerini “XI-XX (dal primo al senza numero) secondo volume”


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Antonio Syxty in conversazione con Gian Paolo Guerini e Maximilian Lösch
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materiali recenti o recentissimi su ‘pontebianco’, ‘compostxt’, ‘differx’, ‘gammm’ et alia

il tenente / anonimo. 1952. ocr 2025
il cinema sovversivo surrealista, lettrista, situazionista, anarchista. l’essenziale in 40 schede
enzo patti : asemismo
Maliheh Afnan
surrism-phonoethics
neutopia : rivista del possibile
inventario / ermanno guantini. 2025
ebook: il poeta è un delinquente / e. montaccini, m. morea, b. zito. 2022-25
photoasemia / miron tee. 2025
Un catalogo di opere di Hanne Darboven, dallo Studio Bruno Tonini
Slowscan vol 40
Il libro di Frank, by CAConrad


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il tenente / anonimo. 1952. ocr 2025


Il Tenente Art. S.P.E. Franco ‘japer-to he prestato servizio presso it IVY Gruppo cannoni (la 88/27 da me ewlarnato din 1 watt otto-hre 1952 al 30 giugno 1952 quale U.T.G. di CruDpo dal 1 ottobre 1951 al 15 febbraio Comando di Grppo dal 16 febbraio 195′, e quake Coanaapee del Reparto u 1.95n1 Augno_1952.i • • .Ufficiale in possess° di ott-c.,„4;.1,i46120 fisich

• eceellente pre-otanza mi=
litare. D’ intellicenza sveglia,ot:W..ma memoriatpercezione prontaldiligen= ; te, ordinatotrazionale nella concezione e nolla attuazione,svelto e sicu=
I 11 a 0 1
ro nell’esecuzione degli ordibi ricevuti.Si distingue per elevati senti= ‘ menti motali e per l’entusiasmo e la passione con cui presta servizio. Ha dato prove di profOndo attaccamento al dovereed elevato spirit° di sett’: sacrificio e di sager anteporre con encomiabile spontaneity le esigenze e gli interessi del servizio a personali e famigliari. Si affeziona ai Suoi Superiori prodigandosi nell’interpretatiiitla con asso=
luta fedelth loro pensiero. Di oRrtftere aperto,onesto. Ineocepibile nel su_ comportamento in
servizio e fuo
zio; riguar(![url=https://ohai.social/users/OsO]OsO[/url] verso i Superior* ottirif ta
con colleghi, giusto,umano, fraternO con gli inferiri sui quail eserci s to profondo ascendente ottedendone nel contempo.anuirazione. P Eccezzionalmente a posto dal punto di vista professionale, possiedd, so= pratutto nel cameo tecnico una sk.iacata preparazione e cognizioni ai:profon* 0 b che suscita negli allievi.g 0
dite che gli consentono di raggiungere risultati veramente moripmmktmittIx
brillanti nel cameo addestrativo n61 quale si distingue per la rapids e rationale applicazione del metodo e l’interesse
In particolare, nell’aadestramento degli specializ ati per it tiro e per
le trasmissioni ha saputo realizzate, non ostante l’esiguith del persona=
le, una felice suddivisione per n-u,#ei che, dal punto di vista funziona= le, ha risposto ally perfezione duraute te le esercitaziomi estive.
Quale Comandante del R.C.G. tamento ha preso saldamente
it
Ten
all
0 0 it campo primaverile sia durant
Tai_)rta dopo un rapido e pronto orien=
o
it reparto svol endo proficua optima!’ di comando e rivelando non comuni do. i di organizzatore ed aniclatore. Prededente mansio= it
In tale periodo, egli ha continua to svolgere
anche la
ne di U.T.G. prodigandosi nel se:cvizio can sin olare fervors ed entusia= ato non solo all’addestr
mo. In tutto tale perido Ten Laports ha cr uto non solo all’addestra

_

*
da un ritrovamento di
Alberto D’Amico

#anonimo #ocr #post2025


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Caricata la diretta per intero di Kirby Air Riders: Global Test Ride – Round 2, visto che la connessione ci ha voluto be…

Caricata la diretta per intero di Kirby Air Riders: Global Test Ride – Round 2, visto che la connessione ci ha voluto bene, dividendo la diretta in 5 segmenti

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difficile dormenza dell’octo per motivi strani e non rivisti (la notte passata ci ho messo molto per addormentarmi perché boh)


Non so che ha di strano la giornata solare di ieri, domenica… cose assurde dietro cose assurde dietro cose che lasciamo stare; ma, la sua notte in particolare, parlando di qualcosa di cui almeno si può un po’ ridere, è stata uno schifo, nessuno ha idea di quanto! Anche se in questo momento forse farei meglio a pensare ad altro, questa cosa devo assolutamente raccontarla, perché ha un che di mistico (e perché i miei post sono in fondo sempre anche formule magiche contro il ripetersi delle maledizioni che racconto… o, almeno, questa è la mia idea, ma alcune volte pare persino trovare riscontro nella realtà). 🥱
"Did you sleep well lastnight?"Yeah, wonderfully
È stata una notte buia (…e, oltre che grazie ar cazzo, mi sento di dire menomale) e, almeno per quanto riguarda me, tempestifera, perché ci ho messo una insolitamente lunga quantità di tempo a prendere sonno, a causa di disperazione interna non meglio discernibile. Non so esattamente quanto tempo, io direi alcuni quarti d’ora, però è in ogni caso strano… non mi capitava da un bel po’, ed è veramente palloso quando succede. A dire il vero, nell’ultima settimanella mi è capitato di metterci a volte più tempo per addormentarmi, ma era giusto per il freddo che, maledizione, sta aumentando… invece, questa notte boh. 🧸

Sicuramente, o almeno così sento essere le mie vibe, avevo troppi pensieri ansiogeni per la testa — …che, purtroppo ci sono anche ora, se non addirittura aumentati… quindi, nel momento in cui mi arrenderò all’andare a letto stasera, avrò pure un po’ di paura che il tutto si ripeta… — però, in effetti, è stata una più grande combinazione di cose strane. Prima mi triggeravo perché, toccandomi in faccia, c’erano in uno spigolo dei peletti che sporgevano troppo, ma la pinzetta per tirarli fuori era giustamente sulla scrivania… e io, di uscire fuori dal lettino, in cui mi ero accuratamente sotterrata per non provare freddo, non ne avevo proprio voglia… Poi, mi sa che i danni subiti dal computer si stanno iniziando a riversare sulla mia psiche, perché sentivo lievemente il rumore delle ventole rotte… che il mio cervello si stava per forza inventando, perché il PC era ormai spento, anche se solo dopo un’intera giornata di uso con quel problema di merda che da un po’ è diventato costante, e dovrei forse investigare… 😩

Come se non bastasse, verso le 9 di mattina mi sono svegliata sentendo dei rumori, durati per forse una decina di minuti, che non capivo… Sembrava che qualcuno stesse tentando di entrare in un locale per scopi loschi prendendo a botte la saracinesca, anziché usare un metodo più decente… ma, oggettivamente, l’orario non è molto confacente a questo tipo di attività criminali, e quindi, dopo qualche minuto (ce n’è voluto comunque di tempo, col ritardo che ho, oh!) ho dovuto scartare l’ipotesi. Quando mi sono poi anche alzata, più tardi, ho chiesto ai miei genitori, che mi hanno detto che era semplicemente il negozio di merda sotto casa che sta sfondando la parete per ridisporre gli spazi… la domenica mattina, pensate voi in che razza di città vivo. 🤯

Alla fine dei conti, alle 11:46 mi sono per qualche motivo alzata… forse avevo la vescica pesante, o forse la notte di sonno scomodo mi ha lasciata talmente seccata da volermi far scappare… e, facendo i conti, avrei dormito 8 ore o poco meno, che per una domenica mattina è davvero un peccato, una roba disdicevole! In realtà, la Mi Band segna 8 ore e 10 minuti ma, a parte non aver rilevato il momento in cui mi sono svegliata prima, mi segna l’inizio del sonno per le 3:36 che… non so dire se è accurato o no. Io direi di non aver passato 1 ora in quello stato fatto di niente e al contempo pieno di troppo, nel tentare di prendere sonno… ma, per la mia esperienza, perdo molto la cognizione del tempo in quei casi, quindi magari l’accessorio cinese ha ragione. 🤷

C’è chi, allora, prima di dormire, per proiettarsi bene all’altro mondo, fa la preghierina… ma io, che mi ritengo l’essere superiore fisicamente osservabile di tutto l’universo, non saprei proprio a chi farla. E c’è chi invece legge… ma io perdo continuamente l’abitudine. Così come c’è chi si addormenta con le app dei video corti aperti… ma io non sono così ritardata, e quindi non le uso nemmeno in primo luogo. Ma, mi sa che, per precauzione, potrei almeno fare del fottuto gaming. Perché secondo me è stata anche la mancanza di quello che, assieme al non aver avuto tempo di scrivere il post che invece poi ho fatto la mattina dopo — perché ho ahimè passato l’intero sabato a programmare (eccallà), distraendomi solo con lieve shitposting — mi ha forse rovinato l’umore, perché sono arrivata a fine giornata senza aver potuto fare tutto quello che mi ero prefissata… 🙄

#notte #sonno


Stasera mi è per qualche motivo bastato uscire fuori dalla mia cavernifera cameretta, ben riscaldata dalle mie emissioni d'aria e suppongo dal PC fisso mezzo rotto, per sentire il freddo... non particolarmente addosso, ma sulle manine!!! E io come straminchia faccio, se le mie bellissime e morbide e adorabili manine diventano freddine da un momento all'altro... sono cucinata—cioè, volevo dire, sono congelata. 😭
Quindi, mi trovo davvero costretta a pullare (usare) questa mossa: ossia pullare (tirare) giù le maniche della felpa (leggermente grossa, per fortuna) il più possibile. E... inevitabilmente, devo ammetterlo, ciò è fin troppo comfy... questo immediato tepore che avvolge la manina appena viene ricoperta per bene... la sicurezza che offre ai ditini parzialmente confinati dal perimetro della manica felpiaca... aaahhh... Non dico che questa cosa da sola dà un senso all'inverno per me, però certamente in estate non è un lusso vivibile... 🥰😍☺️(Peccato solo che, di continuo, la manica risale un po'. 💔)

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Luciano G. Calì ci racconta la prima presentazione a Grosseto di “Oltre il potere”, libro dei GD. Prossima tappa il 20 novembre 2025 a Roma.


L'iniziativa è stata una positiva occasione di discussione
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Si è svolta il 7 novembre 2025 presso Palazzo Aldobrandeschi a Grosseto l’ anteprima nazionale di presentazione del libro “Oltre il potere. Una prospettiva giuridica per le lotte sociali”.

Nell’iniziativa organizzato congiuntamente da Giuristi Democratici Grosseto, FIAP Toscana, Working Class Hero OdV ed ANPI Grosseto “Carla Nespolo” si è fatto anche il punto attorno al Referendum Costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. L’incontro moderato dai due portavoce GD grossetani Luciano G. Calì e Massimo de Felice ha visto la presenza di due dei curatori del volume, gli avvocati Pietro Adami e Paolo Solimeno.

Giuristi Democratici di Grosseto hanno ritenuto che l’iniziativa potessa rappresentare non solo un valido momento culturale ma anche un messaggio di carattere unitario in vista di quello che sarà il Referendum Costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati.

Una scommessa riuscita come ci racconta Luciano G. Calì nell’intervista che vi proponiamo ed in cui gli abbiamo anche chiesto di raccontarci brevemente gli impegni locali dell’associazione.

La prossima presentazione di “Oltre il potere” sarà il 20 novembre 2025 a Roma all’interno della Rassegna “Muoversi nella notte” presso La CAVe Largo Giovan Battista Marzi 1 dove insieme al curatore del volume Pietro Adami interverranno alcune ed alcuni dei redattori: Simonetta Crisci, Luca Baiada, Antonello Ciervo, Roberto De Angelis, Luigi Galloni, Pierluigi Panici.

INTERVISTA A LUCIANO G. CALI

  • L’iniziativa che avete fatto ha avuto un valore che va oltre la presentazione del libro stesso. E’ stata l’occasione per mettere insieme persone di ambiti diversi?

Assolutamente sì. Erano presenti colleghi, esperti di diritto ma la cosa importante per noi è che fosse presente la cittadinanza. Abbiamo voluto improntare il momento d’incontro come qualcosa che avesse un carattere divulgativo non solo giuridico, cercando di dare naturalmente dei messaggi chiari e rispondendo nella parte finale alle domande da parte del pubblico. Il tutto a partire dal libro che è molto interessante, sfaccettato dal punto di vista delle tematiche trattate nei diversi capitoli, è che però offre anche una sorta di racconto unitario rispetto ad alcuni temi, come quello dell’autonomia differenziata o come la parte relativa alla separazione delle carriere dei magistrati. Su quest’ultimo argomento con Pietro Adami c’è stata la possibilità di approfondire come la questione non riguardi solo specificatamente i magistrati ma invece come siamo di fronte ad una reinterpretazione di quello che la politica attuale vuole fare della magistratura. E’ stato importante soffermarsi in maniera complessiva su questo tema.

Rispetto ai capitoli presenti nel libro abbiamo trattato anche altri temi come quello dell’antifascismo. La presenza di FIAP Toscana e di Anpi Grosseto è stata molto importante, perché queste due storiche associazioni hanno dato il loro punto di vista e c’è stata la possibilità di valorizzare quello che è stato fatto con l’Avv. Paolo Solimeno che ha curato gli aspetti legati a ricorsi al TAR degli ultimi anni sulla toponomastica fascista in Maremma.

Per cui l’incontro è stato un momento per poter riprendere quanto fatto negli anni passati e rilanciare l’azione in una prospettiva futura.

  • Il libro non vuole rivolgersi solo al mondo dei giuristi ma provare a riflettere su questioni che anche se sembrano solo giuridiche riguardano in realtà tutta la società. Dal pubblico che domande ci sono state?

Ci sono state domande che riguardavano l’interpretazione di alcuni elementi particolari per capire anche il tipo di chiavi di lettura rispetto al perché esistano certe cose. Una domanda, per esempio, ha riguardato il reddito di cittadinanza. Altre la parte relativa alla normativa della violenza sulle donne, con la sollecitazione da parte del pubblico a capire che tipo di impostazione il libro dei GD poteva dare rispetto alla società. Il ventaglio delle sollecitazioni è stato molto ampio. In una iniziativa di due ore è un compito improbo sia per i relatori che per i moderatori portare a compimento tutte le questioni poste. A mio avviso, la cosa più interessante successa è che non soltanto c’è stato un grande interesse ma che si è sentita l’esigenza di approfondire ulteriormente le questioni discusse rispetto a questo primo incontro.

  • Uno degli scopi del libro è proprio aprire delle discussioni, stimolare un percorso di work in progress. Per chiudere l’intervista volevamo domandarti quali sono le tematiche che vi vedono maggiormente impegnati come GD nel vostro territorio. Ci puoi fare una breve carrellata?

Ci sono due brevissime colleghe che si occupano in modo particolare dello sportello di assistenza al cittadino con tutto quello che riguarda la parte relativa alla consulenza che una volta facevano i sindacati o le federazioni dei contribuenti. E’ una esigenza molto sentita perché negli ultimi tempi è venuta a mancare questa disponibilità di base. Le due avvocatesse fanno sostanzialmente un’attività pro bono senza naturalmente andare a incidere sulla valutazione successiva ma queste informazioni di base vengono considerate molto utili da parte dei cittadini.

Un’altra cosa importante di cui si occupa Massimo De Felice è la parte che riguarda questioni inerenti l’ambito sociosanitario, in modo particolare la parte relativa al fenomeno delle deleghe. Non parliamo naturalmente di chi non ha la possibilità di procedere in autonomia ma di chi ha bisogno del cosiddetto amministratore di sostegno. In questo caso spesso e volentieri a occuparsene sono dei familiari che però sono privi di formazione di base. Organizziamo degli incontri per dare una formazione utile, facendo un quadro generale e dando informazioni specifiche, utili per chi non ha una formazione di carattere giuridico ma che deve potersi orientare rispetto a quelle che sono le responsabilità non poche dell’intera questione.

  • Possiamo dire che vi occupate di questioni che a prima vista non sembrano solo giuridiche ma che intrecciano il piano giuridico e che molte volte fanno sì che i cittadini vadano veramente in panico non sapendo come muoversi?

Ti faccio l’esempio delle DAT. Anche in questo caso si cerca di dare un’impronta di carattere divulgativo. Tutti più o meno sappiamo cosa sono le Disposizioni anticipate di trattamento ma in pochi sanno come comportarsi o come redirgerle in maniera corretta.

Operiamo in un territorio, quello grossetano, dove la media di età della popolazione è superiore ai 50 anni (parliamo di 55 anni, in provincia di Grosseto), non esistono fabbriche ormai da oltre 20 anni mentre ci sono di medie e piccole attività. Non c’è comparto tessile o industria pesante, la struttura che offre più lavoro complessivamente è quella del comparto sanitario pubblico, un lavoro sindacalizzato, fatto abbastanza bene e storicamente supportato anche dai sindacati. In questa situazione, al di là di quello che possono essere le consulenze di carattere professionale, c’è poco e tanti non hanno la disponibilità economica per accedere a informazioni di base.

Ciò che cerchiamo di fare in maniera volontaria parte dalla convinzione che se vuoi vivere in una società serena e in pace con se stessa, questa deve essere una società informata. Su questo aspetto per quanto ci riguarda cerchiamo di fare la nostra parte.

Naturalmente il gruppo di Giuristi Democratici Grosseto non è costretto a scalare vette inarrivabili, possiamo comunque affermare che è un impegno che siamo felici di portare avanti richiamandoci costantemente ai princìpi ed ai valori della Costituzione Repubblicana.

Segui in FB Giuristi Democratici Grosseto

Per contatti: giuristidemocraticigrosseto@gmail.com


“Oltre il potere. Una prospettiva giuridica per le lotte sociali” – È disponibile il libro a cura dei Giuristi Democratici


Il libro “Oltre il potere. Una prospettiva giuridica per le lotte sociali” – Momo Edizioni sviluppa, sistematizza e allarga il lavoro contenuto nel Libro bianco dell’Associazione Giuristi Democratici. Il volume, frutto di contributi elaborati collettivamente, spazia tra molteplici aspetti per stimolare la ricerca di una visione complessiva e coordinata, utile non solo agli addetti ai lavori del mondo giuridico.

La presentazione del volume in quarta di copertina evidenzia già la peculiarità di un lavoro oltre modo necessario in un momento in cui il protagonismo sociale, soprattutto delle nuove generazioni, si riaffaccia prepotentemente nelle piazze e nelle iniziative che attraversano le nostre città.

Uno dei nodi cruciali della nostra epoca è il progressivo abbandono di una visione sistematica della società. Ne derivano la frammentazione delle idee e delle proposte e la rinuncia a disegnare complessivamente e coerentemente il sistema. L’associazione Giuristi Democratici nel corso degli anni ha profuso il proprio impegno concreto e ha sviluppato un dibattito interno proficuo e vivace. A un certo punto si è deciso di fare un salto di qualità. Provare a rendere coerenti analisi e proposte di trasformazione. Un concetto guida è stato determinante: l’attacco e il superamento del potere.

Puoi ordinare il libro “Oltre il potere. Una prospettiva giuridica per le lotte sociali”:

  • nelle librerie in tutta Italia

All’Avv. Pietro Adami, che ha curato il volume e scritto la premessa abbiamo chiesto quali sono gli aspetti essenziali che fanno di “Oltre il potere. Una prospettiva giuridica per le lotte sociali” un libro utile ed importante da leggere.

INTERVISTA ALL’AVV. PIETRO ADAMI

* Qual è il fine del libro “Oltre il potere. Una prospettiva giuridica per le lotte sociali”?

Il fine del libro è quello di mettere a sistema una serie di riflessioni effettuate dai Giuristi Democratici negli ultimi anni. Ci riferiamo a riflessioni che non sono mai solo teoriche ma derivano da un’esperienza di impegno, di difesa, di cause portate avanti e di vicende seguite direttamente nel campo del reale. Le conoscenze che abbiamo voluto socializzare non sono astratte, derivano dal nostro lavoro al fianco dei movimenti o nell’ambito delle battaglie che ci hanno visto impegnati, come quelle referendarie —pensiamo al referendum sull’acqua o quello sulla riforma costituzionale— o da esperienze di difesa di singoli individui. Questo bagaglio di esperienze ci ha portato a maturare delle convinzioni.

Negli anni passati avevamo iniziato un lavoro embrionale per raccogliere non solo i nostri saperi ma anche le nostre proposte di riforma. Siamo partiti da questo e nelle nostre assemblee abbiamo deciso insieme di voler provare a mettere all’interno di un’unica riflessione non solo tutto quello che abbiamo “pensato”, ma anche quelle che sono le nostre proposte di riforma per la società e quindi del sistema.

La nostra è un’associazione variegata sia come componenti, avvocati, magistrati, funzionari, docenti e studenti universitari e settori di cui si occupa, diritto penale, amministrativo, civile, del lavoro, internazionale (ndr: per via della complessità del tema non abbiamo messo nulla di ‘internazionale’; semmai faremo una seconda opera). A partire da questa complessità e ricchezza abbiamo scelto di provare a vedere se riuscivamo a costruire un testo in cui ci fosse sicuramente analisi ma anche una prospettiva di riforma. Elaborare insieme e proporre quello che noi vorremmo, mettendo volta per volta anche una sorta di conclusione rispetto a come dovrebbe cambiare la normativa a nostro giudizio.

È stato un processo complesso. Abbiamo costituito delle commissioni settoriali che hanno discusso e proposto testi che poi abbiamo insieme elaborato, per certi versi sfrondato per cercare di avere un’uniformità comunicativa. Abbiamo cercato di rimodulare parti di pura riflessione, senza mai dimenticare i concetti fondamentali, per arrivare a centrare il punto: la norma oggi è così e deve cambiare in questi termini.

Il libro è redatto dall’Associazione Nazionale Giuristi Democratici, ma non è un libro per giuristi. Le proposte di riforma, per esempio, del diritto del lavoro, sulla reintroduzione dell’articolo 18, sono proposte di riforma giuridica in cui il cambiamento della norma è finalizzato a un cambiamento di rapporti sul posto di lavoro.

Non è un libro per i giuristi, è invece al contrario un libro dei giuristi, che deriva da quello che hanno raccolto all’interno della società e che si rivolge alla società con delle proposte. Proposte per il diritto di famiglia, il diritto del lavoro, sulla partecipazione democratica. I capitoli sono tanti, arrivando a proposte dettagliate sia in alcuni settori meno appariscenti, che in quelli più alla ribalta. Facciamo l’esempio del carcere: ci sono una serie di proposte concrete per la gestione della situazione carceraria. Quando abbiamo fatto circolare attraverso i nostri circuiti la prima versione del libro, abbiamo avuto una serie di indicazioni di ritorno, che abbiamo discusso e tenuto presenti all’interno della versione finale.

Il fine del libro è quello di offrire un programma di trasformazione della società, almeno sotto alcuni aspetti, che sia coordinato e che discenda da un’idea di fondo.

* Il metodo che avete scelto per redigere il libro rappresenta una sperimentazione innovativa che si affianca alle finalità del volume. Ne puoi parlare brevemente?

Il metodo è partecipato. Se ne parla sempre, ma una cosa è dirlo e un’altra farlo. Abbiamo voluto farlo realmente. Ci abbiamo messo diversi anni. Se vuoi veramente che le cose emergano dal tessuto sociale, dai movimenti, dagli incontri, devi ascoltare veramente quello che emerge e poi elaborarlo. Il materiale che emerge è in forma di bisogni e deve essere trasformato in una proposta normativa. In questo sta il nostro ruolo: trasformare il bisogno in una proposta normativa.

È un lavoro che non finisce. Ci sono ancora altri settori, altri aspetti della nostra vita collettiva che dobbiamo esplorare. All’interno di questo percorso aspettiamo risposte e proposte che noi poi potremo tradurre. Quindi nel libro non c’è la visione “finale” di come si deve trasformare la società, ma una proposta che continua ad essere discussa con altri, con gli attori di queste vicende per perfezionarsi ulteriormente. Questa operazione non finirà mai perché a mano a mano che emergono problemi, nuove visioni, nuovi ragionamenti si deve ripartire, aggiornare, modificare.

L’obiettivo del libro non è mettere un punto fermo ma stimolare un dibattito e nello stesso tempo fare in modo che ci sia una visione complessiva della trasformazione della società.

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Oltre il potere. Una prospettiva giuridica per le lotte sociali” a cura di Pietro AdamiMomo EdizioniProgetto grafico di Gianmarco MecozziPrima edizione Ottobre 2025

INDICE

  • Premessa a cura di Pietro Adami
  • Repubblica e Costituzione
  • Unione Europea
  • Costituzione della Terra
  • Autonomia differenziata
  • Beni comuni
  • Strumenti di democrazia diretta
  • Indipendenza e autonomia della magistratura, cultura della giurisdizione
  • Vincoli di bilancio
  • Tutela dell’ambiente
  • Asilo, respingimenti e ONG
  • La normativa antifascista
  • Democrazia digitale
  • Lo stato sociale digitale
  • Diritto penale
  • Crimini di sistema
  • Contro la violenza sulle donne
  • L’uso di nuove tecnologie digitali nelle indagini penali
  • La parte offesa
  • Carcere
  • Ergastolo ostativo
  • Regime detentivo speciale ex art. 41-bis O.P.
  • Riportare la Costituzione sui luoghi del lavoro
  • Delocalizzazioni
  • Diritto di cittadinanza sociale, diritto al lavoro e al reddito
  • Reddito di cittadinanza e riassorbimento della disoccupazione
  • Seconde generazioni
  • Qualcosa sui Giuristi Democratici



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La linea sta scioperando oggi

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Giustamente muore internet in questo preciso istante…

Giustamente muore internet in questo preciso istante

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il tenente / anonimo. 1952. ocr 2025


Il Tenente Art. S.P.E. Franco ‘japer-to he prestato servizio presso it IVY Gruppo cannoni (la 88/27 da me ewlarnato din 1 watt otto-hre 1952 al 30 giugno 1952 quale U.T.G. di CruDpo dal 1 ottobre 1951 al 15 febbraio Comando di Grppo dal 16 febbraio 195′, e quake Coanaapee del Reparto u 1.95n1 Augno_1952.i • • .Ufficiale in possess° di ott-c.,„4;.1,i46120 fisich

• eceellente pre-otanza mi=
litare. D’ intellicenza sveglia,ot:W..ma memoriatpercezione prontaldiligen= ; te, ordinatotrazionale nella concezione e nolla attuazione,svelto e sicu=
I 11 a 0 1
ro nell’esecuzione degli ordibi ricevuti.Si distingue per elevati senti= ‘ menti motali e per l’entusiasmo e la passione con cui presta servizio. Ha dato prove di profOndo attaccamento al dovereed elevato spirit° di sett’: sacrificio e di sager anteporre con encomiabile spontaneity le esigenze e gli interessi del servizio a personali e famigliari. Si affeziona ai Suoi Superiori prodigandosi nell’interpretatiiitla con asso=
luta fedelth loro pensiero. Di oRrtftere aperto,onesto. Ineocepibile nel su_ comportamento in
servizio e fuo
zio; riguar(!oso verso i Superior* ottirif ta
con colleghi, giusto,umano, fraternO con gli inferiri sui quail eserci s to profondo ascendente ottedendone nel contempo.anuirazione. P Eccezzionalmente a posto dal punto di vista professionale, possiedd, so= pratutto nel cameo tecnico una sk.iacata preparazione e cognizioni ai:profon* 0 b che suscita negli allievi.g 0
dite che gli consentono di raggiungere risultati veramente moripmmktmittIx
brillanti nel cameo addestrativo n61 quale si distingue per la rapids e rationale applicazione del metodo e l’interesse
In particolare, nell’aadestramento degli specializ ati per it tiro e per
le trasmissioni ha saputo realizzate, non ostante l’esiguith del persona=
le, una felice suddivisione per n-u,#ei che, dal punto di vista funziona= le, ha risposto ally perfezione duraute te le esercitaziomi estive.
Quale Comandante del R.C.G. tamento ha preso saldamente
it
Ten
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0 0 it campo primaverile sia durant
Tai_)rta dopo un rapido e pronto orien=
o
it reparto svol endo proficua optima!’ di comando e rivelando non comuni do. i di organizzatore ed aniclatore. Prededente mansio= it
In tale periodo, egli ha continua to svolgere
anche la
ne di U.T.G. prodigandosi nel se:cvizio can sin olare fervors ed entusia= ato non solo all’addestr
mo. In tutto tale perido Ten Laports ha cr uto non solo all’addestra

_

*
da un ritrovamento di
Alberto D’Amico

#anonimo #ocr #post2025

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il cinema sovversivo surrealista, lettrista, situazionista, anarchista. l’essenziale in 40 schede


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[e consigliata anche un’occhiata al blog xxmila leghe : xxmilaleghe.noblogs.org/]

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server inserverante e soluzione insorprendente (fix PHP su nginx lento che va in timeout senza motivo)


A quanto pare, gli spiriti stanno preparando per me (cioè, contro di me) nuove sgradite sorprese sul campo digitale, e adesso hanno iniziato ad interferire lievemente col mio meraviglioso e amatissimo server, senza il quale le mie giornate sarebbero inevitabilmente più difficili, creando problemi inspiegabili davvero originali… O almeno, ieri sera mi si è dal nulla presentato esattamente 1 problema strano, e per fortuna credo di averlo risolto… ma, spero davvero che dietro l’angolo di questa piccola cosa non ci sia in realtà la nascita di una nuova saga di bestemmie, perché francamente non ne ho proprio voglia; le cose devono fottutamente funzionare, per me ma anche per i miei ammiratori (altrimenti detti “utenti” da sysadmin meno magici)! 😤

Ciò che è accaduto è che ieri pomeriggio, via via, un po’ alla volta, ho iniziato a vedere alcune delle mie cose hostate che risultavano di continuo andare giù e tornare su, dal mio monitor di uptime… precisamente, tutte cose PHP ospitate sul mio coso principale; invece, tutte le altre app non-PHP, o anche quelle PHP dentro container Docker dedicati, non davano alcun segno di rogna. Più tardi, poi, la cosa è (ovviamente, figuriamoci) a dir poco peggiorata, perché le maledette cose in questione o ci mettevano intere decine di secondi a rispondere, o andando down poi non tornavano su; o, almeno, rimanevano giù per un bel po’, al punto che personalmente me ne sono accorta nel provare ad usarle (e, in tal caso, precisamente, provando a caricarle si otteneva un errore 504 Gateway Time-out di nginx). 😩

Il perché di tutto ciò era ormai un fottuto mistero. Il fatto che facesse avanti e indietro tra la morte assoluta e la vita incerta mi faceva pensare ad un’indisponibilità di risorse sul sistema, ma non c’era nulla di prettamente saturo; e comunque, per l’appunto, qualsiasi altra cosa girava normalmente. L’unica cosa che cambiata dal prima al dopo di questo problema è che avevo aggiornato dei pacchetti rimasti vecchi sul sistema base (non nel container LXC dove mi girano nginx e PHP, eh), avevo liberato un po’ di spazio su disco, avevo riavviato il sistema… e si era riaccesa la mia VM Windows, che a volte si spegne; non so precisamente se perché QEMU si incula quando il disco è troppo pieno, o se perché c’è un memory leak da qualche parte in ciò che hosto, e magari la quantità di RAM libera che ho a server appena riacceso non è mai quella che ho dopo qualche giorno. 🤨

La cosa è a questo punto strana oltre ogni comprensione anche aliena, perché ho notato che, spegnendo la VM, i problemi del PHP sparivano… e, riaccendendola, in un attimo ricomparivano… mentre non cambiava niente semplicemente riavviando ancora il server o il servizio di php-fpm. Quindi, di base, la mia intuizione di una mancanza di risorse, forse, non era sbagliata, ma ancora non ho capito perché cazzo tutte le altre cose giravano perfettamente… e, se è per questo, perché questo problema è apparso solo adesso e non, che so, l’altro giorno, in cui pure la VM era accesa. Ad ogni modo, magrissima consolazione, perché io pretendo, e sul server devo avere TUTTO, pur sapendo di avere un margine di manovra bassino… nel senso, dovrei sicuramente comprare RAM extra per questo affare, perché 8 GB sono davvero pochi e mi costringono a tenerne altrettanti di swap, e forse dovrei anche comprare un SSD più grande, ma le cose costano e io sono tirchia… 😵

Comunque, era sotto sotto chiaro che il problema in questione era solo un capriccio di PHP, perché altrimenti il tutto non si spiega… Quindi, con la giusta dose di disperazione, ho iniziato a cercare… e, incredibilmente, ho trovato una soluzione, anche se chi l’ha chiesta aveva un problema diverso dal mio: php fpm – PHP scripts suddenly load very slow on Apache – Server Fault. Non ho capito neanche io che cavolo vuol dire, ma nella pratica, dopo aver constatato di avere anche io almeno 1 riga di warning nei miei log come quella presa in esame (anche se, a me si tratta di una ogni tot, però, non di uno spam continuo), ho modificato la proprietà max_children nel file /etc/php/*/fpm/pool.d/www.conf, portandola dal misero default di 5 ad un numero più grosso di 25. 😶

Con questa magia, riavviato php-fpm, i problemi sono apparentemente spariti, e anche stamattina la VM è ancora accesa, ma ora il PHP si comporta a modino. Anche se, così, il mistero non fa altro che infittirsi ancora; e, decisamente, seppur il problema sia risolto, il dubbio non è svelato, e temo non lo sarà mai. Su StackExchange c’è chi dice che il default di 5 è bassissimo, e va alzato per praticamente qualsiasi sito… ma, allo stesso tempo, qualcuno dice invece che i problemi apparsi sono un sintomo di qualcosa che usa troppe risorse, e che col tempo peggiorerà ancora di più (per esempio, una query database lenta)… BAH! Ma ehi… da sysadmin, considerato anche che non mi pagano abbastanza e che lavoro solo io qui, mi concentrerò sul risolvere solo le rogne, mentre i misteri oscuri li lascerò a chi ha più esperienza con l’occulto non-informatico… basta che ora Proxatore e compagnia funzionano!!! 😘
he's working so hard to destroybrainrot 😝🥰
#nginx #php #phpFpm #server #sysadmin

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Orti della Susanna a Cibali, un cuore verde per Catania


Catania ha un cuore verde che la maggior parte dei catanesi non conosce nemmeno. Si trova a Cibali e, sebbene sia circondato da palazzi, strade, negozi, si è conservato integro e incontaminato, raggiungendo un equilibrio sistemico unitario che è molto importante mantenere tale.

Parliamo degli Orti della Susanna, un’area di grande valore naturalistico, ricchissima di biodiversità e con […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/11/16/orti…

#CentroDirezionaleCibali #ComuneDiCatania #DipartimentoAmbienteRegioneSicilia #OrtiDellaSusanna #RegioneSiciliana #Sciara #SoprintendenzaCatania #verdePubblico #verdeUrbano

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oggi, 16 novembre: ryoji ikeda a roma


romaeuropa.net/festival-2025/m… (music for strings)

romaeuropa.net/festival-2025/u… (ultratronics)

#Auditorium #experimentalMusic #glitch #music #MusicForStrings #musicA_ #RyojiIkeda #Ultratronics

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oggi, 16 novembre, a palermo: asemismo

cliccare per ingrandire
Al CENTRO CELESTE, 16 novembre:
ASEMISMO a cura di Nicolò D’Alessandro ed Enzo Patti. Ingresso libero. Solo su prenotazione al numero 3286661168 fino a esaurimento posti.

#art #arte #arteAsemica #asemic #asemicArt #asemicWriting #asemismo #CentroCeleste #GaetanoRappo #mostra #mostraAPalermo #NicolòDAlessandro #scritturaAsemica

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