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roma, seconda settimana del festival dell’aperossa


L’Aperossa 2025: al via la seconda settimanaheader dell'aperossa

Dal 22 al 26 settembre

La Villetta Social Lab, Via degli Armatori 3 – Roma

Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura
La manifestazione è promossa e realizzata dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti
Info: eventi@aamod.it

Il programma completo è qui: slowforward.net/wp-content/upl…

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oggi, 20 settembre 2025: incontro del centroscritture nella marsica


centroscritture.it nella Marsica
cliccare per ingrandire

In occasione dell’incontro sarà presentato, e sarà possibile sfogliare e prendere gratuitamente, il n. 19 della rivista “La scuola delle cose” (Lyceum/Mudima, 2025), numero monografico dedicato alla scrittura di ricerca, a cura di MG. Non mancheranno inoltre altri libri di sperimentazione letteraria.
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#BrigataFuturo #CentroScritture #centroscrittureIt #critica #formeDellaParolaScritta #GiorgioRafaelli #LaCittàBiodiversa #LaCittàEducante #LaScuolaDelleCose #letteratura #Lyceum #LyceumMudima #MarcoGiovenale #MarioIacomini #Mudima #PensieriBiodiversi #poesia #prosa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #sperimentazioneLetteraria #ValerioMassaroni

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All eyes on Gaza. All eyes on Global Sumud Flottiglia – Scioperi e mobilitazioni in corso – Aderiamo


I Giuristi Democratici sono impegnati in tutte le iniziative di solidarietà e di mobilitazione contro i crimini di guerra e contro l’umanità che il governo Netanyahu ed il suo esercito stanno mettendo in atto in Palestina e in Cisgiordania. Aderiamo ed ap
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I Giuristi Democratici sono impegnati in tutte le iniziative di solidarietà e di mobilitazione contro i crimini di guerra e contro l’umanità che il governo Netanyahu ed il suo esercito stanno mettendo in atto in Palestina e in Cisgiordania. Aderiamo ed appoggiamo gli scioperi indetti nei posti di lavoro per il 19 settembre ed il 22 settembre , e sosteniamo tutte le iniziative in corso contro ogni complicità con il governo di Israele, contro la consegna di armamenti, innanzitutto.

L’invasione militare di Gaza, che fa seguito ad ormai numerose azioni militari assolutamente inammissibili messe in atto da IDF (i bombardamenti sui civili, sui negoziatori, su paesi terzi, l’appropriazione di terre, le violenze dei coloni) e le affermazioni di prepotenza e dei governanti israeliani sul futuro della popolazione palestinese sono incredibilmente tollerate o ignorate da buona parte dei governi europei, incluso il nostro, e supportate apertamente dall’amministrazione Trump. Sono azioni criminali contro i palestinesi, contro noi tutti e contro il diritto internazionale.

Per questo stiamo con i lavoratori in sciopero, con gli attivisti della Sumud Flottiglia, con gli attivisti che stanno nelle piazze, nei porti e nelle stazioni, a manifestare e cercare di boicottare l’economia di guerra di un governo criminale.

Continuiamo il nostro impegno, giuridico e sociale, insieme ed a supporto di chi si sta mobilitando in questi giorni, per terra e per mare, per fermare il genocidio in atto, e tenteremo di portare anche nelle aule di giustizia la nostra adesione alla giornata del 22 settembre, facendo inserire nei verbali di udienza le nostre dichiarazioni di sostegno.

Giuristi Democratici -19 settembre 2025

Qui sotto la dichiarazione che molti colleghi si apprestano a verbalizzare in udienza il 22 settembre, a sostegno dello sciopero.

Oggi molte persone incrociano le braccia per protestare per quanto sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania, per il crimine di genocidio, per i crimini di guerra, per i crimini contro l’umanità che il governo israeliano sta commettendo impunemente ed anzi con l’appoggio di molti altri governi tra i quali il nostro. Credo che sia giusto, in senso etico ben prima che codicistico, che proprio nelle aule dove si “fa giustizia” si ricordi e si condanni quanto sta accadendo, nell’auspicio che quei crimini, tra i più gravi commessi dal 1945 in poi sul nostro pianeta, possano essere un giorno processati. E, come giurista democratic*, mi auguro, anche in queste aule

Questa voce è stata modificata (8 mesi fa)

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la nuova appistica NoteTand per scrivere note col dente blu (app Android di appunti Bluetooth!!!)


Mi secca non averlo potuto scrivere ieri, ma completare questo nuovo momento epico mi ha rubato un po’ di tempo, e quindi si era fatto tardi, e rip… ma l’importante è che ora l’ennesima app dall’utilità iperspecifica è per mano mia esistente, e stavolta è una app Android per scrivere note e sincronizzarle con il fottuto Bluetooth… NoteTand (visto che NoteTooth era brutto)!!! Infinite copie del file APK sono già disponibili qui: https://gitlab.com/octospacc/NoteTand/-/raw/main/app/release/app-release.apk. 🤩
Schermata della app che mostra una nota con testo ed emoji sul mio Xiaomi con Android 12, stile Holo Light
Allora, fa strano a me in primis aver creato l’ennesima app di note TXT (almeno, per ora solo quelle, poi se ho voglia si possono mettere Markdown e altre cose), come se non solo non ne esistessero centinaia, ma come se non ne avessi già una io, cioè WhichNot… E, infatti, inizialmente l’idea era di aggiungere una funzione di sincronizzazione Bluetooth lì, ma il problema è che al momento, per quanto ho provato, non riesco a far girare quella app su browser molto vecchi, quindi non potrei usarla sui telefoni molto vecchi come mi servirebbe… quindi pazienza, e nuova app, stavolta nativa e per ora senza crittografia (ma questo porta il vantaggio che, a differenza di tante altre app di note per mobile, di questa si possono maneggiare esternamente i file, senza root, in /sdcard/Android/data/.../files/notes/). 👾

Perché esiste, e come si usa, è subito detto. Sfruttando le API Android del Bluetooth per lo scambio di dati binari (profilo seriale RFCOMM o quello che è), che in realtà sono state meno peggio da usare di quanto temessi visto cosa offre di solito Android, avere una app dedicata per scambiare note via Bluetooth è infinitamente meglio che usare il classico menu Bluetooth di Android per condividere testo… perché basta 1 solo click sul dispositivo ricevente per avviare inizialmente il server, e 2 click su quello mittente per effettuare l’invio in sé, e tanto basta per avere una data nota effettivamente sincronizzata dentro la app, senza le solite conferme manuali che rendono lo scambio di file generico su Bluetooth un inferno, e senza la creazione di file volanti in /sdcard/Download. In realtà è strano che non esistesse già una app così, visto che per cazzeggiare col Bluetooth facendo chat e simili ci sono, eppure questa mancava. 👌

Il come mai mi serve, invece, potrebbe essere più complicato… però mentirei se dicessi solo che “è uno strumentopolo che mi servirà più tardi“. E allora diciamo che potrebbe uscirmi fuori la necessità di usare un secondo telefono solo per scrivere appunti, quando sono in giro (quindi non ho il PC, e spesso neanche il tablet) e il mio telefono principale è occupato… perché magari su di esso sto eseguendo un gioco, e devo scrivere proprio riguardo ciò, ma sappiamo che MIUI si rifiuta in ogni modo di fare multitasking. Ovviamente, un po’ il fatto che su telefoni secondari non ho Internet se sono fuori casa (e fare tethering è un inutile spreco di tempo), un po’ anche il fatto che se mi metto col WiFi a scrivere direttamente su app di rete (ancora peggio se nel browser) la batteria crollerebbe a picco, e l’unica soluzione sensata è risultata il Bluetooth. 🦷

Nella pratica, è veramente veramente bona, tanto immediata esattamente come la pretendevo, e dovrebbe funzionare dall’ultima versione di Android (o almeno, su 12 funziona) fino a 2.3.3 Gingerbread (ma il rottame su cui io la userò sarà probabilmente 4.4 KitKat, quindi ora non so se funge così indietro)… posso scrivere qualcosa dal telefono principale, poi inviarla sul telefono (piccolo e per certi versi più comodo…) che vado a riciclare come quaderno (un quaderno molto gen-Z devo dire, senza carta, seppur comunque senza Internet) se devo fare multitasking, modificare da lì, e poi rimandare indietro sul dispositivo iniziale, per caricare su Internet o chissà dove. (Per tenere la UX semplice e ridurre i permessi richiesti, comunque, i dispositivi con cui scambiare devono essere prima accoppiati dalle impostazioni Bluetooth di sistema.)

Gli angoli molto ruvidi li ho già smussati, e quindi oltre all’APK anche il codice è già caricato… ma, per (vostro) favore, non guardatelo, perché per fare presto non l’ho ancora ripulito, e ci sta in mezzo ancora tutto il vibe coding fatto da Claudio (che in parte ho potuto sfruttare, come la schermata delle note, e in parte ho dovuto buttare, come il codice di sincronizzazione Bluetooth), oltre al vibe coding fatto da me (nel senso di righe provate alla bene e meglio dalla mia testa, e poi commentate anziché cancellate). Ci sono ancora stringhe non tradotte e minchiate simili da sistemare, ahimè, ma alle cose importanti ci ho già pensato… come la possibilità di scegliere tema Holo o Material chiaro o scuro, nelle impostazioni; e questo forse già batte fin troppe altre app in circolazione… GODI POPOLO!!! 💣💣💣

#Android #app #Bluetooth #notes

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
in reply to minioctt

tra l’altro, il fatto di aver creato una seconda app di note solo per questo non è completamente da far disperare, perché pensandoci io tempo fa avevo in mente di creare una app di note, per forza nativa Android per via di cosa doveva fare, che sincronizzasse note sotto forma di notifiche, per poterle sincronizzare di conseguenza su fitness band e fare cose pazze…
ma alla fine non la creai mai…
ecco, potrei implementare quella funzione in questa app allora
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Quel 10 maggio 1944 Mario Davide è a guardia del ponte di Sangonetto


Anche in Val Sangone nel Settembre del ’43, sotto la guida del Maggiore degli Alpini Luigi Milano, il 9, si raccolgono in vallata i primi gruppi partigiani. Tra gli altri, arrivano dei giovani ufficiali, quali: Giulio Nicoletta, Fassino, Magnone, Bertolani ed ex prigionieri alleati.
Inizia quasi da subito un’attiva partecipazione dei civili alla costruzione della Resistenza nella valle. Il 23 Settembre i tedeschi effettuano il primo rastrellamento, primo, perché nei venti mesi successivi, ne avrebbero effettuati ventisette.
Le prime vittime degli attacchi tedeschi, sono il pittore di Giaveno Guglielmino, ucciso nella sua casa al Colletto del Forno ed una valligiana che non si era fermata all’intimazione di alt dei tedeschi.
Questi episodi di barbarie suscitano nella popolazione, un sentimento di forte solidarietà con i partigiani e di sdegno per il nemico.
Nell’ottobre – novembre ’43, i gruppi partigiani si dispongono al Ciargiur con il Maggiore Milano, alla Dogheria con Cantelli e Bertolani, ed al Palè con Nicoletta e Fassino […]
Il 22 Ottobre, viene catturato il Maggiore Milano, ma non s’interrompono gli attacchi ai presidi ed ai depositi tedeschi, che rispondono con un duro rastrellamento.
Quando Milano fu catturato, l’ufficiale Giulio Nicoletta prese con sé tutti i gruppi di partigiani della vallata e si rifugiò in Val di Susa a Mon Benedetto. Dopo una ventina di giorni ritornarono in vallata e si divisero in quattro gruppi.
Quello di Giulio Nicoletta al Palè, quello di Sergio de Vitis alla Verna, quello di Nino Criscuolo alla Moncalarda e quello di Franco Nicoletta al Col Bione.
Nel Dicembre ’43, continuano gli attacchi ai presidi tedeschi e gli scontri contro i nazifascisti, durante le azioni partigiane per il recupero di armi, vettovagliamenti, ed equipaggiamenti.
Nella valle, le bande partigiane sono sorrette dalla attiva partecipazione dei gruppi di Resistenza civile. I tedeschi allora intensificano le azioni anti partigiane e di terrorismo sulla popolazione.
Nel Gennaio-Febbraio ’44 la vallata è sotto il controllo delle Forze di Liberazione, dopo l’eliminazione delle squadracce fasciste. Iniziano anche le operazioni in pianura.
Nel Marzo-Aprile ’44, le bande sono formate da centinaia di uomini ed includono anche ex prigionieri sovietici, polacchi, cecoslovacchi e angloamericani.
I problemi organizzativi diventano sempre più gravi, ma il CLN tenta in tutti i modi di aggiustare la situazione.
Vengono intensificati e diventano più efficaci i colpi, le imboscate ed i prelievi di materiale nemico. Fra le ritorsioni più inumane ci fu quella dell’eccidio di Cumiana, dove i tedeschi, con l’aiuto delle SS italiane, uccidono 50 civili ed un partigiano pochi minuti prima dell’arrivo del parlamentare partigiano, da loro stessi invitato per lo scambio. Questo scambio avverrà ugualmente, ma solo con i superstiti.
Nel Maggio ’44, vi furono le più gravi perdite subite dalla Resistenza militare e civile in Val Sangone. Le truppe nazifasciste si scatenarono in un enorme rastrellamento, il più grande. Attaccarono dal fondo valle, dalla Val Chisone, e dalla Val di Susa, accerchiando così i partigiani della Val Sangone.
Gli scontri più duri sono avvenuti al Col Bione, sotto il Colle della Russa ed al Pontetto. Si contarono più di un centinaio di morti.
Nel Giugno ’44 affluiscono nuove leve e le formazioni attaccano la polveriera di Sangano. Il comandante De Vitis, dopo aver conquistato la polveriera, ed aver catturato tutto il presidio, sostiene con un gruppo di coraggiosi, il contrattacco tedesco e cade per consentire la ritirata alla sua formazione.
Nel Luglio-Ottobre ’44 colpi, imboscate, sabotaggi e contro sabotaggi, diventano più numerosi. Gli effettivi delle bande sono più di un migliaio e l’organizzazione diventa più efficiente. La vallata è sotto il controllo partigiano. Gli alleati inviano anche una loro missione in vallata. Popolazione e clero, partecipano con entusiasmo all’opera delle bande.
Essendo molto vicini a Torino ed avendo diverse strade di comunicazione con la Francia, fu possibile compiere numerose spedizioni contro le caserme torinesi e ciò permise di catturare anche molti gerarchi fascisti e ufficiali tedeschi. Proprio per questo motivo furono molte anche le puntate del nemico, in una delle quali, venne catturato e impiccato il comandante “Campana” [Felice Cordero di Pamparato]. A comandare la sua brigata viene chiamato il professor Usseglio […]
Nel novembre-dicembre ’44 i nazifascisti iniziarono grandi rastrellamenti e vi sono molti scontri. Il 27 Novembre, vi fu una grossa operazione di rastrellamento, ma i partigiani seppero organizzarsi bene e non subirono gravi perdite.
Purtroppo, vi fu un lancio da parte degli alleati per rifornire i partigiani delle tre vallate, di armi, su alla Maddalena. Era stato stabilito che avrebbero dovuto farlo in situazione di calma, invece fu fatto all’improvviso e così i tedeschi presero tutto o quasi, il materiale. I tedeschi decisero allora di mettere dei presidi in vari paesi ed in varie borgate della vallata e diedero inizio ad uno stillicidio di azioni terroristiche contro civili e partigiani catturati.
Nel Gennaio-Maggio ’45, le formazioni partigiane estesero la loro influenza sulla popolazione con la quale vivevano in simbiosi sia in montagna, sia in pianura.
Veronica Ugazio, Sentieri partigiani in Val Sangone, in Careglio

Il gruppo di partigiani di Piossasco pur concentrato in Val Sangone si inserisce in diverse squadre partigiane attestate sulle montagne di Giaveno: l’Aquila, il Col del Vento, il Col della Russa, Forno di Coazze… Temendo eventuali attacchi da parte delle truppe nazifasciste in Val Sangone, le forze partigiane predispongono le difese.
Mercoledì 10 maggio 1944, alle ore 3,40, è l’allarme! È scattata una grande operazione di rastrellamento che investe contemporaneamente le Valli di Susa, Sangone e Chisone e vede impegnati, pare, diecimila uomini fra tedeschi e fascisti.
«La tecnica di attacco è fra le più perfezionate: bloccare il fondo valle e contemporaneamente scendere dai passi e dalle creste delle valli laterali per cercare di spingere i partigiani verso il basso e di insaccarli nel paese centrale della vallata, avvalendosi, oltre che della superiorità di uomini e mezzi, di un largo uso di cani poliziotto, di spie, di blocchi sistematici dei canaloni».
La sola Val Sangone è occupata da due reggimenti di Alpini, una Compagnia di «SS» italiani, una di Metropolitani ed un pattuglione di Carabinieri.
L’operazione, che dura dal 10 al 14 maggio, coglie di sorpresa i partigiani:
«Non c’è stata segnalazione, non è partita nemmeno la staffetta da Giaveno a venirci ad avvertire. Sono arrivati di sorpresa, siamo stati presi quasi nel sonno.» (B.P.)
I rastrellatori, «certo sicuri dei posti e delle forze nostre, guidati da molte spie», impegnano in combattimento le forze partigiane che lasciano sul campo centoventicinque caduti. L’azione, condotta con estrema ferocia e con atti di crudeltà inaudita, è la risposta ai primi atti di sabotaggio ed ai primi attacchi partigiani, ripresi con l’inizio della primavera, cui era seguita, il 4 aprile, la strage di cinquantasette civili a Cumiana, mentre si stava trattando la restituzione dei prigionieri e dopo che il parroco del paese aveva ottenuto dai partigiani ciò che i tedeschi chiedevano.
I nazifascisti fucilano sul posto i partigiani sorpresi con le armi in pugno, catturano e torturano i feriti, incendiano case.
Quel 10 maggio 1944 Mario Davide è a guardia del ponte di Sangonetto, da lui minato nelle giornate precedenti.
Nel corso della mattinata, mentre il nemico incalza, fa saltare il ponte, bloccando per un certo tempo l’avanzata e permettendo ai compagni di ritirarsi e di cercare scampo nella fuga.
Data la confusione e la tragicità del momento, le versioni dei testimoni sulle circostanze della sua morte sono contrastanti. La sorpresa ha disorientato i suoi compagni:
«È stato lì che qualche ragazzo, dopo i primi colpi si è ritirato, poi magari ha di nuovo attaccato, ma è mancato quel polso… Diciamolo pure, lui è rimasto solo, si è difeso molto bene, si è difeso come ha potuto, è stato colpito, è stato ucciso lì. Secondo quello che ho potuto sapere io, è stato ucciso lì. L’abbiamo trovato altrove, perché è stato spostato dai borghesi… Se avessero trovato dei morti, dei partigiani, avrebbero bruciato le case. » (B.P.)
«Ha tenuto testa da solo ai carri armati finché non sono scesi a guado nel torrente, poi è riuscito ad andarsene, che non aveva più munizioni… è risalito fino alla frazione Ruata, lì i tedeschi l’hanno incontrato… l’hanno ucciso lì. Per informazioni inesatte da parte dei valligiani è andato a finire in bocca ai tedeschi.»
(A.C.)
Le testimonianze concordano sul fatto che Mario è rimasto praticamente solo a far fronte agli assalitori. Dei valligiani trovano il cadavere e lo nascondono seppellendolo sotto poca terra per evitare rappresaglie.
Alla testimonianza della madre, resa a quarantanni di distanza, diamo più spazio per l’intensità, la drammaticità e la comprensibile passione del racconto:
«L’ultima volta che l’ho visto, sono andata su a trovarlo e lui mi ha detto: ‘Ma, come mai mamma, sono andato soltanto domenica a casa…!’ Mi pareva proprio che il destino mi dicesse: “Vallo a vedere, vallo a vedere… ‘.
Mi ricordo sempre che abbiamo mangiato sotto un pergolato che c’era lì…

Era con una famiglia, marito e moglie già anziani, che lo tenevano come un figlio, gli volevano bene. ‘Se non torno’ – disse a quella famiglia – fatelo sapere ai miei!
‘Otto giorni dopo la disgrazia abbiamo ricevuto la notizia che era ferito gravemente. Siamo partiti nel pomeriggio, io e mio marito, a piedi, e siamo andati su cercandolo da una famiglia all’altra, dove potevo trovarlo ferito. C’erano tedeschi dappertutto, non han chiesto niente. Abbiamo camminato fino a sera, cercandolo; nessuno l’aveva visto, lo chiamavano il ‘Biondo di Piossasco’.
Era ormai notte, non ci restava che tornare indietro. Abbiamo ancora chiesto; c’era un bambino grande così: ‘Il biondo di Piossasco, mia mamma sa dov’è!’.
‘Vostro figlio è morto, l’ha sepolto mio marito!’
‘Ma hanno detto che…’
‘No, no, vostro figlio è morto. Vi indicherei dov’è, ma non osiamo uscire.
Ed io ho detto a mio marito ‘Guarda siamo venuti a trovare nostro figlio morto. Se ci uccidono non importa, andiamo finché lo troviamo.
‘Fateci soltanto vedere dov’è e poi tornate a casa!’ Quella donna ci ha accompagnati un pezzo e poi ci ha detto: Vostro figlio è sepolto lì!
‘C’era ancora la terra fresca; perché era sepolto da pochi giorni. Che fare. C’era il coprifuoco; non potevamo più venire via.
Abbiamo detto alla donna: ‘Vogliamo essere sicuri che sia proprio lui!’ ‘State sicuri, l’ho coperto io, ha poca terra sul viso’. Ma noi non eravamo tranquilli.
È venuto suo marito e l’abbiamo scoperto. Povero bambino, era proprio vero, era proprio lui, sepolto come si trovava, calzato e vestito, con un palmo di terra addosso.
Mio marito aveva una medaglia in tasca, gliel’ha messa in mano e poi gliel’ha chiusa.
Gli ho fatto il segno della croce, prima che lo coprissero. Lo abbiamo dovuto ricoprire come era prima.
‘E adesso dove andiamo. E notte, c’è il coprifuoco, non possiamo più andare né su né giù. ‘ Ci ha ospitati quell’uomo, nella stalla, sulla paglia, ci ha dato un po’ di pane, abbiamo dormito li. L’indomani mattina ci siamo incamminati giù.
Eravamo sicuri che era proprio nostro figlio, l’avevamo visto, l’avevamo toccato, era proprio lui! Ci siamo incamminati a piedi. Nessuno per la strada ci ha parlato; tutti quei tedeschi che erano là ci hanno lasciato fare la nostra strada, tranquilli, se ce l’avessero chiesto non avevamo un pezzo di carta in tasca.
Quando siamo stati giù per la strada di Bruino è uscita gente che ci ha chiesto:
‘Dove siete andati.’
‘Siamo andati a vedere nostro figlio morto’.
‘Ma no! Vostro figlio è scappato in Francia come tanti altri.’
‘Se non l’avessi visto io, di persona, crederei a quello che mi dite!’
Soltanto un anno dopo abbiamo ricevuto l’atto di morte spedito da Falzone.
Ci hanno detto che potevamo andarlo a vedere. Siamo andate io, una mia vicina e mia cognata che, per sua bontà, mi ha dato il lenzuolo per coprirlo.
Siamo arrivate su la sera, ci hanno accompagnato a dormire e al mattino presto siamo andate a disseppellirlo. L’abbiamo ancora visto.
Hanno portato su loro la bara. Nove ne hanno disseppelliti quel giorno!
Li hanno messi nella chiesa, le bare una sopra all’altra. Falzone ci ha sempre detto che ce lo avrebbero dato morto e invece dopo un anno mi ha detto: “Vivo era suo, morto è nostro“.
Quando hanno costruito l’ossario ci hanno di nuovo mandato a chiamare e ci hanno chiesto quali erano gli amici di nostro figlio per metterli vicini. Vicino a mio figlio c’è un suo amico.
I ventisette ragazzi sepolti sotto, sono morti sepolti vivi: hanno sparato loro alle gambe, poi li hanno coperti.
Due altri li hanno fatti uccidere dai cani sulla strada per andare a Sangonetto. Ci sono duecentosettantatre morti partigiani a Forno.»
(L.G.).
Nei mesi successivi le bande partigiane, superata la crisi in cui erano cadute dopo il rastrellamento, ripresero e intensificarono la lotta, fino al 25 aprile 1945, quando le due divisioni della Val Sangone, la De Vitis e la Campana, parteciparono alla Liberazione di Torino. Dal libro:
Diario di Mario Davide
dopo l’8 settembre

Una scelta partigiana
Redazione, 1940-1945, 3 confiniGruppo di ricerca sulla storia e la cultura locale di Piossasco, 1982
Comune di Piossasco
3 Confini

Chi giungeva ieri mattina nei sobborghi di Giaveno aveva la subita impressione di trovarsi in un paese deserto: le prime strade erano silenziose, i portoni delle case erano serrati, le finestre chiuse, le serrande dei negozi abbassate, in segno di lutto. Poi, d'improvviso, nella piazza fulgida di sole, tra la chiesa parata di drappi purpurei e i vetusti torrioni striati di pietre grigie e cinti di edera, gli balzava agli occhi uno spettacolo imponente: tutto il popolo era il, silenzioso, commosso; brulicava all'intorno sino agli sbocchi delle vie, sotto i portici angusti, sui balconi, nelle terrazze. Nel centro, dinanzi ad un altare vivido di fiammelle, si scorgevano, chiare contro il bruno della terra, cinquantatre bare: sopra ognuna un nastro s'intrecciava ad un serto di fiori freschi. Ancora una volta Giaveno - cittadella del movimento partigiano piemontese - rendeva degne onoranze alle spoglie di eroici caduti con le armi in pugno contro gli oppressori nazifascisti. Assistevano alla pietosa cerimonia il Cardinale Arcivescovo, il presidente della Giunta regionale, il gen. Trabucchi, il vice-prefetto nonché numerose altre autorità italiane ed alleate. Erano pure presenti, a centinaia, patrioti della Val Chisone e della Val Sangone, giunti nella mattinata dalla città, dai borghi della pianura, scesi a gruppi dalle baite e dai villaggi alpestri - per accompagnare all'ultima dimora i fratelli di lotta. Terminata la messa, il Cardinale è avanzato tra le bare, le ha benedette, sostando a lungo in preghiera. Poi una solenne processione s'è svolta nelle vie centrali del paese. Dietro le associazioni religiose, le corone, gli stendardi, le bandiere dei cinque partiti, sono passate ad una ad una, lentamente, le bare, sorrette a spalla da alpini e da civili: e accanto ad ogni bara camminavano le madri le spose, le sorelle dei martiri, nascondendo tra i veli neri il viso rigato di pianto Sergio De Vitis… Giuseppe Costanzia di Costigliole… Giovanni Medici… Giorgio Galeazzo… Rinaldo Rosa… Molte donne al passaggio delle gloriose spoglie s'inginocchiavano singhiozzando. E gli uomini - mordendosi le labbra - s'irrigidivano sull'attenti. I bimbi, dalle braccia delle loro mamme, gettavano fiori. E altri fiori - tanti fiori - cadevano dalle finestre, venivano lanciati dai vani delle porte, dai ballatoi, dove, tra i gerani, apparivano sempre nuovi volti pallidi dall'emozione. Le campane suonavano a distesa. E nulla certo era più grandioso e più commovente di quella sfilata di morti, in strade strette, buie, affollate di umile popolo - nello sfondo delle grandi montagne già velate dalla dolce nebbia di settembre. - Abbiamo riesumato le salme da tutti i piccoli cimiteri della zona - ci ha detto un capo partigiano - e le tumuleremo definitivamente nell'ossario di Forno di Coazze. Alcune, per volere dei familiari, saranno Invece trasportate a Torino. - Le avete riconosciute tutte? - Purtroppo no. Diciotto ancora sono da identificare. Ci passavano dinanzi, infatti - in quello stesso Istante. Diciotto casse brune, fasciate da un tricolore, con una targhetta di metallo su cui spiccava una parola: «ignoto»… Ignoto tu. piccolo partigiano dai capelli biondi ritrovato supino sull'erba, con una gran rosa di sangue nel petto e gli occhi cerulei sbarrati verso il cielo: ignoto tu, vecchio partigiano, dai capelli grigi caduto riverso tra le rovine fumanti di una baita difesa sino all'ultima cartuccia: ignoto anche tu, martire trafitto ad un muro dalla scarica degli aguzzini, mentre con lo sguardo sereno, già trasumanato cercavi. tra monte e monte, il vasto piano ove tua madre, ignara, t'attendeva… Di questi eroi sconosciuti abbiamo poi scorto, a cerimonia ultimata, gli unici, labili ricordi terreni: un lembo di giacca, una cintura, un fazzoletto scarlatto, un pezzo di camicia grigioverde. Vicino a noi v'era una donna in lutto, che adagio adagio prendeva quel miseri resti di stoffa, li accarezzava, li portava alle labbra; e quasi a giustificare il suo atto, di tanto in tanto si volgeva e, mostrandoli ai presenti, mormorava con dolcezza «Vedete? Potrebbero essere del mio povero figlio…». Tra i valorosi caduti traslati da Giaveno a Torino vi sono pure due partigiani che provenivano dalle maestranze, del nostro giornale. Essi sono; Giovanni Maroncelli e Ugo Franco. Le salme hanno sostato nella notte nella scuola Pacchiotti, vegliate dal famigliari e da compagni di lavoro.Redazione, Il commosso saluto di Giaveno a cinquantatre salme di patrioti, La Nuova Stampa, 9 settembre 1945

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25 settembre, roma, museo del louvre: “il volto e la maschera”, mostra a cura di giuseppe casetti


Giuseppe Casetti _ Il volto e la maschera
@ il museo del louvre, via della reginella 8
inaugurazione 25 settembre, ore 17:30
(esposizione fino al 15 ottobre 2025)

La libreria-galleria il museo del louvre di Roma – in occasione del suo Trentennale – inaugura dal 25 settembre 2025 l’esposizione: Il volto e la maschera.
Centinaia di ritratti fotografici collocati l’uno accanto all’altro; un atlante di volti di uomini e donne che hanno attraversato, vissuto, amato questo spazio in questi 30 anni di vita.
Una grande composizione/mosaico di facce che cita e omaggia l’unica mostra del “museo del louvre” allestita ma mai visitata da nessuno perché arrestata, era il 31 gennaio 2008 e la mostra si chiamava “Identificazione” un’antologia di fotosegnaletiche ideata da Giuseppe Casetti e curata da Achille Bonito Oliva. I tutori dell’ordine sequestrarono tutto a poche ore dall’inaugurazione.
A distanza di anni ritorniamo sul tema Identificazione, torniamo sul tema del volto, del suo travisamento e dei suoi significati più segreti.

327 fotografie, raccolte dal 1995, con i volti dei clienti ed amici che hanno varcato la soglia del museo: artisti, scrittori, attori, fotografi, registi, bibliofili e collezionisti: centinaia di fotografie formato tessera accompagnate dall’impronta digitale e ancora altre centinaia con i volti nascosti, mascherati da un oggettofeticcio scelto all’interno della libreria.

Libreria-galleria il museo del louvre
via della Reginella 8 – 00186 Roma Tel. 06.68807725
info@ilmuseodellouvre.comilmuseodellouvre.com

comunicato stampa:
slowforward.net/wp-content/upl…

#art #arte #foto #fotografie #GiuseppeCasetti #ilMuseoDelLouvre #inaugurazione #libereria #libri #mostra #viaDellaReginella

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Galileo’s Legacy: l’INAF all’Expo 2025 di Osaka

edu.inaf.it/approfondimenti/in…

All’EXPO 2025 di Osaka era presente anche l’Istituto Nazionale di Astrofisica con un laboratorio proposto agli sutenti giapponesi: scopriamo come è andata

#astroEDU #didatticaAstronomia #Expo2025Osaka #GalileoGalileo #Giappone #INAF #oae #OAECenterItaly #oaeItalia #scuola

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Etiope fra gli Etiopi. San Giustino de Jacobis (1800-1860)


[:it]Giustino de Jacobis in Abissinia per la rinascita della Chiesa cattolica..[:]
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Ricco di date, nomi, luoghi e persone, ma soprattutto di una filigrana ininterrotta di eventi straordinari, il volume di Antonio Furioli mette in rilievo la persona di Giustino de Jacobis quale strumento salutare ed efficace di grazia nelle mani di Dio per la rinascita della Chiesa cattolica in Abissinia. Il suo straordinario itinerario missionario, iniziato a fine ottobre 1839, era culminato nell’agosto 1855 con il martirio di abba Gabra Mikael, prova inconfutabile dell’elevato grado di maturità umana e cristiana raggiunta dalla piccola comunità ecclesiale abissina coagulatasi attorno alla persona e al carisma fuori del comune di Giustino de Jacobis. Come Paolo di Tarso, Giustino de Jacobis ha testimoniato che la sofferenza non è stata una realtà cupa e ingrata del suo tenace impegno missionario in Abissinia, ma segno di una straordinaria fecondità apostolica, che ha caratterizzato una delle stagioni più geniali e feconde nella storia dell’evangelizzazione di questo antichissimo e nobile popolo africano.

Dal libro

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POLARIS 33: risultati e video


https://www.youtube.com/watch?v=GuHISh5Y5NQ Polaris 33: South America vs Asia & Oceania è un evento di grappling organizzato da Polaris il 13 settembre 2025 presso i Fairfield Halls di Croydon, Londra, Regno Unito. È la semifinale del Polaris Squads Inter
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youtube.com/watch?v=GuHISh5Y5N…

Polaris 33: South America vs Asia & Oceania è un evento di grappling organizzato da Polaris il 13 settembre 2025 presso i Fairfield Halls di Croydon, Londra, Regno Unito. È la semifinale del Polaris Squads Intercontinental Championship: la squadra vincente (Sud America o Asia & Oceania) guadagna l’accesso alla finale, dove affronterà il Team Europa, che ha battuto il Nord America a Polaris 31. Inoltre, c’è stato un superfight durante l’intervallo con in palio il titolo dei pesi medi.


Main card


  • Owen Livesey vince su Tommy Langaker per finalizzazione (arm?triangle choke) — incontro pesi medi; diventa nuovo campione medio Polaris.
  • Lucas Kanard vince su Jorge Gabriel per decisione — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Lucas Kanard vince su Gabriel Sousa per decisione — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Lucas Kanard vince su Samuel Nagai per decisione — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Jean Maltese vince su Lucas Kanard per decisione — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.
  • Igor Tanabe vince su Jean Maltese per decisione — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Igor Tanabe finalizza Romão Carvalho al minuto (non specificato) con armbar — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Charles Negromonte finalizza Igor Tanabe al minuto (non specificato) con kneebar — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.
  • Charles Negromonte vince su Tommy Yip per decisione — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.
  • Kenta Iwamoto vince su Charles Negromonte per decisione — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Kenta Iwamoto vince su Gabriel Sousa per decisione — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Samuel Nagai vince su Kenta Iwamoto per decisione — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.
  • Mohammed Avtarhanov finalizza Samuel Nagai con rear?naked choke — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Romão Carvalho vince su Mohammed Avtarhanov per decisione — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.
  • Hejraat Rashid finalizza Romão Carvalho con rear?naked choke — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Gabriel Sousa finalizza Hejraat Rashid con armbar — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.
  • Gabriel Sousa finalizza Igor Tanabe con heel?hook — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.
  • Gabriel Sousa vince su Tommy Yip per decisione — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.
  • Kenta Iwamoto finalizza Gabriel Sousa con kneebar — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Charles Negromonte vince su Kenta Iwamoto per decisione — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.
  • Lucas Kanard vince su Charles Negromonte per decisione — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Jorge Gabriel vince su Lucas Kanard per decisione — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.
  • Mohammed Avtarhanov vince su Jorge Gabriel per decisione — incontro squad Asia & Oceania vs Sud America.
  • Jean Maltese vince su Mohammed Avtarhanov per decisione — incontro squad Sud America vs Asia & Oceania.

Esito del match a squad


Asia & Oceania batte Sud America 16?15 e accede alla finale del Polaris Squads Intercontinental Championship.


Event in numeri

Risultati salienti


  • Intervallo: Asia & Oceania conduce Sud America 8?5.
  • Gabriel Sousa ottiene una serie impressionante: due sottomissioni e una vittoria per decisione, portando da solo 6 punti per Sud America.
  • Charles Negromonte aggiunge 4 punti con due decisioni e una finalizzazione.
  • Kenta Iwamoto è determinante per Asia & Oceania: tre vittorie nel corso della serata, inclusa una kneebar molto significativa che ferma la rimonta di Sud America.
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oggi, 19 settembre, a milano: “le gioconde di patella”, incontro con giuseppe garrera al ferrobedò


Gioconda con la mosca al naso (particolare) 1985 Museo Ideale Leonardo da Vinci, Vinci (FI)
Gioconda con la mosca al naso (particolare) 1985 Museo Ideale Leonardo da Vinci, Vinci (FI)

Oggi, venerdì 19 settembre 2025, alle ore 18:30
@ Ferrobedò / via Moscova 40, Milano

Le Gioconde di Patella

a cura di Giuseppe Garrera

In mostra, a Ferrobedò, le innumerevoli Gioconde (santini, cartoline, souvenir, locandine, ritagli da giornali) rinvenute dappertutto sulle pareti e nel riordinare i cassetti di quella che fu l’ultima abitazione di Luca Maria Patella a via Reggio Emilia a Roma. Attestazioni di una magnifica ossessione e di un culto privato, ma anche indagine ininterrotta di Patella sulle ragioni, le ragioni d’ombra, di tale fissazione.

Le tante Gioconde di Patella sono infatti capitoli e pezzi di un puzzle disperso per la decriptazione di una presenza e di un sogno. Accanto alle operazioni artistiche ufficiali di Patella sulla Gioconda (Gioconda con la mosca sul naso o Gioconda in fronte), e alla partecipazione ad importanti esposizioni sul tema (ricorderei qui almeno la grande mostra giapponese itinerante del 2000 Les 100 sourires de monna Lisa a cura di Jean-Michel Ribettes con tappe a Tokio, Shizuoka e Hiroshima) a illuminare l’oscurità ci sono anche queste intimità personali e apotropaiche. Intanto si parte sempre da Duchamp e sempre si torna a Duchamp. C’è, ad esempio, un ritaglio dell’orinatoio – Fontana – di Duchamp che Patella conservava gelosamente nel cassetto del suo comodino: scontornato, ridotto a sagoma, sovrapposto alla Gioconda, l’orinatoio rivela, in maniera fulminante, essere l’ombra della Gioconda. È solo l’inizio di un viaggio che ci porterà alla scoperta di Gioconde purgative e per la diarrea, di Gioconde con la mosca al naso, o sedute su sedie “comode” per defecare, o per minzioni attese dai suoi ammiratori a bocca aperta; o ancora Gioconde scomparse (le immaginette devozionali, le riproduzioni kitsch sono in realtà sempre segnali di tale terrore), fuggite di casa, perché “siamo stati cattivi”; o ancora, sorridenti dopo essersi arrabbiate o che ritornano a sorriderci ma con pizzo e baffi in faccia o ammiccanti e che si denudano il petto davanti a noi.

La collezione di Gioconde di Patella si rivela una delle ricerche, e uno dei repertori di conforto, più perturbanti e intimi intorno ad un’immagine e all’inseguimento di una apparizione.

#art #arte #cartoline #conferenza #Duchamp #Ferrobedò #Garrera #Gioconda #gioconde #GiuseppeGarrera #JeanMichelRibettes #locandine #LucaMariaPatella #Patella #ritagli #santini #souvenir

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napoli e roma: due presentazioni di “prati”, di andrea inglese (tic, 2025)


Andrea Inglese, Prati. Extended version (Tic, 2025)

giovedì, 25 settembre, ore 19:30
presentazione a Napoli, da
Perditempo: libri vini e vinili
Via S. Pietro a Maiella 8

dialogano con l’autore
Gabriele Frasca e Fabrizio Bondi

▼▼

Venerdì, 26 settembre, ore 19:00
presentazione a Roma, da
Tic, libri e cose fantastiche
Piazza di San Cosimato 39

dialoga con l’autore
Marco Giovenale

evento facebook: qui

*

Il libro:
ticedizioni.com/products/prati…

Su Antinomie:
Prati – Andrea Inglese

Podcast ne La Finestra di Antonio Syxty:
open.spotify.com/episode/0QQmw…

Un testo nel blog Esiste la ricerca:
mtmteatro.it/un-testo-di-andre…

#AndreaInglese #antinomie #EsisteLaRicerca #estratti #FabrizioBondi #GabrieleFrasca #LaFinestraDiAntonioSyxty #MarcoGiovenale #Perditempo #prati #presentazione #prosa #prose_ #reading #Tic #UltraChapBooks

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Mamadou e il diritto ad esistere


“Per prima cosa bisogna scegliere il passeur giusto”, inizia così il racconto di Mamadou che mercoledì sera, nel cortile della parrocchia del Crocifisso della Buona Morte, ha coinvolto un pubblico attento con la narrazione dei primi tre giorni del lungo viaggio che dalla Costa d’Avorio lo ha portato in Italia.

Un viaggio di sette mesi, alcuni dei quali nell’inferno libico, con il […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/09/19/mama…

#CrocifissoDellaBuonaMorte #OsservatorioUrbanoELaboratorioPolitico #PippoGliozzo #teatro #TuriZinna #viaggiDellaSperanza

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In viaggio


Il carretto di cui aveva parlato Gavin era molto vecchio e definirlo “malandato” era fargli un complimento: oltre ad assi malconce e qualcuna mancante, gli assali delle ruote erano molto arrugginiti e scricchiolavano a ogni scossone sotto l’ingente peso dei passeggeri, delle vettovaglie nel sacco, dalle armi e le armature riparate e dai materiali da fabbro. Fortunatamente il mulo che Gavin aveva preso per trainare il carretto era giovane e forte, dato che era lo stesso che serviva a mantenere in azione i mastici della fornace della casa di campagna. Avere un carretto ci permetteva di affrontare molta più strada senza faticare, dimezzando i tre giorni di cammino che ci separavano da Barleigh.
«Senti, Gavin. Tu sei il fabbro della Guardia reale, giusto?»
«Sì, sono uno dei sei fabbri che riparano e riforniscono la Guardia reale di armature e spade: quattro sono a Barleigh, uno si trova a Tamrias e poi ci sono io, che faccio la spola tra la città e la mia casa di campagna.»
«E perché non ti trasferisci in città?»
«In realtà, la casa in campagna è la casa dove ho abitato fin da piccolo. A tredici anni iniziai a lavorare come ciabattino in città, ma colpivo le suole con troppa forza e Johnas, uno dei migliori fabbri della città, mi prese come apprendista nella sua fucina. Da allora batto il ferro praticamente tutti i giorni. Per qualche anno ho lavorato nella fucina di Johnas e, una volta guadagnato abbastanza, comprai la fucina del vecchio Estmund, a pochi passi dall’ingresso della cittadella. A quei tempi abitavo con Mairead nella periferia della città, non lontano al fiume Ormeir, che scorre tra la periferia e le case dei ricchi.
«Un giorno mia madre si ammalò. Tornai nella casa di campagna per starle vicino, ma fin da quando lavoravo nella fucina di Johnas ero alle dipendenze della Guardia reale. Chiesi al Re di poter avere fondi per costruire una nuova fucina vicino alla casa di mia madre, in modo da poter continuare a lavorare mentre mi prendevo cura di lei. Il Re approvò la mia richiesta e assunse i migliori artigiani, in modo da completare i lavori nel più breve tempo possibile. La fucina venne completata il giorno dopo la morte di mia madre.
«Per onorare la memoria di mia madre continuai, con il permesso del Re, a lavorare alla nuova fucina. Gli ordini arrivano puntualmente con il messo cittadino e una volta pronti li porto in città.»
«Gentile da parte del Re.»
Gavin rise «Gentile. Non è per gentilezza, ma perché sono il migliore dei fabbri della regione.»
«E la fucina in città?»
«L’ho data in gestione pochi giorni dopo aver completato quella in campagna, ma quando torno in città ho sempre qualche lavoretto che mi attende. Ora comanda Verdu. È il nipote di Johnas, ma è un giovane promettente. Tra qualche anno potrebbe perfino essere migliore di me.»
Restammo in silenzio mentre avanzavamo tra file ininterrotte di campi coltivati. Lanchestry era una regione completamente coperta da campi coltivati, per la maggior parte campi di grano, ma alcuni contadini avevano cominciato a coltivare piccoli appezzamenti con cotone e luppolo, per poter dare alla regione un po’ di indipendenza sulle materie prime per abiti e bevande. A ovest, vicino al confine con la regione montuosa di Feldmill, si trovavano lunghi filari di viti e frutteti a perdita d’occhio. Lanchestry riforniva quasi la metà del cibo che veniva consumato nella regione di Bede. L’altra metà proveniva dagli allevamenti di bestiame e dai frutteti di Athol, a Nord, dalle attività di pesca nell’Isola di Visoma e, in misura minore, a Keelay, che occupava tutta la regione costiera a Sudest. Feldmill era l’unica regione in cui non veniva prodotto alcun tipo di cibo, ma era ricca di miniere e giacimenti, che rifornivano di metallo e pietra tutta Bede.
Passammo vicini a campi vastissimi dove si vedevano lunghe strisce nere irregolari, segni lasciati dai draghi che volavano sopra la campagna e bruciavano i raccolti. In uno di questi vidi un uomo chinato, intento a strappare le erbacce che minacciavano di far fallire il suo raccolto. Gavin prese fiato ed emise un fischio fortissimo. L’uomo nel campo si alzò di scatto e, giratosi, ci corse incontro pieno di gioia.
«Gavin! Torni in città col solito carico?»
«In parte, Vedarg. Sto riportando alcune armature riparate e sto dando un passaggio al mio amico Jason.»
«Molto piacere Jason, il mio nome è Vedarg Dorug. Sono un umile contadino, ma ogni amico di Gavin è anche amico mio, perché so che Gavin è una persona che sceglie i suoi amici con cura. Sono i nemici che non sa scegliersi!» disse ridendo e dandomi una gomitata nel fianco. La botta mi colse impreparato e cominciai a tossire violentemente.
«Vedarg, tratta bene il mio amico. Potrebbe esserci utile.»
«Tu dici? Mi sembra piuttosto mingherlino per avere una qualche utilità. Anche se, forse, come spaventapasseri…»
«Speriamo funzioni anche come spaventa-draghi» aggiunse Gavin sottovoce.
«Come?»
«Niente, niente. Come vanno le cose, qui al campo?»
«Ah, non bene» sospirò. «Il raccolto è stato piuttosto scarso e la Guardia reale è venuta a esigere la solita parte per i granai del regno, ma Mabel e io dovremmo averne abbastanza per sopravvivere fino al prossimo anno. Spero solo che i due sputafiamme volanti non vengano ad azzuffarsi nelle mie proprietà.»
«Se succede, Vedarg, tu e tua moglie sarete i benvenuti da me e Mairead.»
«Ti ringrazio Gavin, ma spero di non dover mai usufruire del tuo favore. A proposito, Mabel dovrebbe essere a casa. Fermati pure e chiedile una pagnotta per il viaggio. E se fa storie, dille che ti ho mandato io.»
«D’accordo Vedarg. Riguardati.»
«Lo stesso a te, Gavin. Ciao, mingherlino!» disse, fingendo di darmi un’altra gomitata. Riuscii a scostarmi in tempo, ma, a giudicare dalla sua risata, il suo vero intento era spaventarmi, non colpirmi.
Arrivammo alla casa di Vedarg dove Mabel ci accolse calorosamente.
«Oh, Gavin. Come state tu e Mairead? E questo è Gwyn? Si è alzato molto, ma è molto più scheletrico del padre!»
«Stiamo bene, grazie. No, questo non è Gwyn, lui cresce esattamente come me, forte e grosso. Lui è Jason, un mio caro amico.»
«Molto lieta» mi salutò Mabel inchinandosi. Feci un cenno con la testa in risposta.
«Abbiamo incontrato Vedarg e ci ha parlato di una certa pagnotta.»
Mabel sospirò.
«Ancora. Lo sa che abbiamo poche riserve per l’inverno ora che l’esercito ha preso la sua parte, ma ogni volta che un conoscente passa dal campo, lui gli offre una pagnotta. Di questo passo, non so se riusciremo ad arrivare al prossimo raccolto.»
Si girò per entrare in casa, ma Gavin la fermò.
«Tienila Mabel, abbiamo parecchie provviste e quella pagnotta è più importante per voi che per noi.»
«Grazie Gavino. Non tutti sanno rinunciarci, ma tu sei sempre un uomo di gran cuore.»
«Figurati, siamo sulla Terra per aiutarci l’un l’altro. Addio, Mabel.»
«Addio, Gavin. Addio, Jason.»
Mabel si inchinò e tornò in casa inveendo contro il marito.

Dopo alcune ore, ci accampammo sotto un castagno vicino a un torrente, secco per la lunga stagione estiva. Gavin tagliò alcuni rami dagli alberi sugli argini e accese un fuoco. Dopo aver riempito con l’acqua di un’otre un piccolo secchio, lo infilò su un bastone e lo mise sopra il fuoco. Poi, prese quattro pannocchie dalle nostre provviste: due le mise dentro al secchio pieno d’acqua e due le infilzò su due bastoni e le mise sopra il fuoco.
«Preferisci le pannocchie lesse o abbrustolite?» mi chiese.
«In realtà entrambe.»
«Molto bene, allora le divideremo equamente.»
Restammo in silenzio per un po’, ascoltando il crepitio del fuoco mentre il sole tramontava, lasciando solo il focolare a illuminare la nostra sistemazione.
Durante la nostra cena a base di pannocchie e succo di mele, chiesi a Gavin di parlarmi di re Thelnet. Gavin fece un lungo respiro e guardò il cielo.
«Re Thelnet è un brav’uomo. È salito al trono dopo la morte di suo padre, Herment, che aveva governato Lanchestry per quasi cinquanta anni. Thelnet non è così diverso dal padre: entrambi sono degli ottimi diplomatici ed entrambi hanno dovuto lavorare molto per alleggerire le tensioni tra due regioni rivali.
«Herment ha fatto da pacere tra Keelay e l’isola di Visoma quando, trent’anni fa, il pesce sulle coste iniziò a scarseggiare: le due regioni si accusavano a vicenda di aver pescato troppo pesce e di aver utilizzato metodi che avevano ucciso anche specie di pesci non commestibili, ma necessari alla crescita delle specie che finiscono sulle tavole di Bede. Herment fece raggiungere ai due regnanti un accordo e introdusse nel patto una regola a cui entrambi i regni dovevano sottostare: sia Keelay che Visoma ora hanno un peso massimo di pesce che possono pescare, misurato grazie a bilance precisissime create dalla miglior manodopera di Feldmill. Lo stretto tra l’isola e la terraferma viene controllato periodicamente dalle guardie di Athol in cerca di eventuali banchi di pesci non commestibili che sono stati uccisi dalla pesca non consentita: nel caso trovassero dei pesci, la pesca verrebbe interdetta a entrambe le regioni per tre cicli lunari.
«Re Thelnet, invece, aiutò Athol a comprendere che le frane e gli smottamenti che avevano distrutto diversi frutteti erano di origine naturale, e non erano stati causati dai lavori di scavo dei minatori nella vicina regione di Feldmill. Siccome Athol era già ricorsa alle riserve di cibo e non aveva merce da vendere per poter sostenere le spese, gli altri regni finanziarono la costruzione e installazione di reti che proteggessero i frutteti dalle frane.
«Herment e Thelnet sono stati acclamati allo stesso modo: ora, nella piazza davanti alla scalinata che porta a palazzo Gudfost, residenza del Re, si trova una grossa statua di re Herment e stanno erigendo quella per re Thelnet.» Gavin fece una piccola pausa e aggiunse quasi sussurrandolo: «È un buon Re. È un buon Re.»
Aveva abbassato la testa e ora guardava corrucciato nel suo bicchiere colmo di succo. Sembrava triste, come se volesse dirmi qualcosa, ma non sapesse come dirmelo.
«Se è un buon Re, perché sei preoccupato?»
Alzò la testa e mi guardò. Vidi i suoi occhi, colmi delle lacrime che tentava di trattenere.
«Questa situazione ha incrinato la fiducia nei suoi confronti. Il popolo è stanco e a loro sembra che re Thelnet non stia facendo niente per salvarli. Ma io so che lavora giorno e notte per trovare una soluzione e per salvarci dai draghi. Le guardie parlano spesso di un colpo di Stato in preparazione, ma non ho capito quando succederà né chi ci sia alla guida, anche se ho alcuni sospetti: primo tra tutti, sir Romont Eloytt, il generale della Guardia reale, che da quando i draghi sono arrivati a Lanchestry ha costretto i suoi uomini a svolgere turni doppi e ormai ha un esercito ridotto al minimo; anche il Gran ciambellano Adlard non mi è mai piaciuto: è sempre schivo, non esce mai in pubblico ed è sempre vestito con grandi vesti molto più larghe di quelle che necessiterebbe un uomo della sua costituzione; poi c’è Lord Artor, cugino del Re, che potrebbe volerlo spodestare, in quanto era secondo in linea di successione prima della nascita di Gænor, la prima e unica figlia del Re e attuale erede al trono. Se Thelnet venisse tolto dal potere, Artor diventerebbe il sovrano reggente fino al diciottesimo compleanno di Gænor, ma mentre è al potere potrebbe modificare le leggi del regno e impedire che le figlie femmine possano ereditare il trono.
«So solo che se il colpo di Stato accadesse ora, il popolo appoggerebbe i ribelli, non certo il Re. Per questo ho bisogno di te. Per questo ho bisogno che tu riesca a convincere il Re che sei davvero nipote di Sir Martin. Ho bisogno che tu riesca a trovare una soluzione per tutto questo. Lanchestry ne ha bisogno. Tutta Bede ne ha bisogno.»
Riuscì a non piangere ma i suoi occhi erano gonfi.
«Farò tutto quello che posso Gavin e spero che sia abbastanza. Re Thelnet è fortunato ad averti come fabbro.»
«Spero di essere suo fabbro ancora a lungo e spero che lui sia il mio Re ancora a lungo» disse con una risata amara.
Si sdraiò per riprendersi e allontanare i brutti pensieri. Non so se fosse per la giornata pesante, la stanchezza o la tristezza, ma si addormentò in pochi minuti sull’erba fresca.
Rimasi a guardare il fuoco che ardeva in mezzo ai sassi che segnavano il confine del braciere fino a che la stanchezza del giorno fu troppa e mi addormentai.

Ci svegliammo in piena notte completamente fradici: il piccolo torrente vicino al quale ci eravamo accampati si era ripreso e, probabilmente gonfiato da forti piogge cadute a monte, aveva iniziato a straripare; fortunatamente, avevamo lasciato le rimanenti provviste e le armature che Gavin doveva portare a Barleigh sul carretto, assicurato a un albero su una piccola altura, che lo aveva protetto dai primi flutti usciti dal letto del torrente.
Gavin svegliò il nostro mulo, che aveva dormito vicino al carretto, e lo legammo al giogo. Il cielo nero della notte stava lasciando il posto all’indaco delle prime luci dell’alba.
Viaggiammo per qualche ora in un immenso bosco di larici che dal verde estivo stavano diventando gialli per l’arrivo dell’autunno. Usciti dal bosco, la strada continuava verso la cima di una piccola e brulla altura. La salita affaticava il nostro mulo, quindi Gavin e io scendemmo e spingemmo il carretto.
Giunti in cima all’altura ci fermammo, sfiniti. Ci sedemmo sull’erba e ammirai la foresta di larici, con le sue particolari chiazze gialle nel manto verde delle cime degli alberi. La valle era delimitata a ovest da una grossa catena montuosa, che Gavin mi spiegò essere il confine del regno di Feldmill, e a nord una zona collinare dove crescevano i frutteti di Athol.
Gavin richiamò la mia attenzione e con un cenno della testa mi suggerì di voltarmi. Guardai dall’altra parte della collina e davanti a me vidi Barleigh. La città si trovava al centro di una grande vallata ed era circondata da campi coltivati a perdita d’occhio. Dalla città uscivano otto strade che collegavano la città con le altre regioni di Bede e con le città periferiche del regno di Lanchestry. Da dove eravamo, si vedeva bene il percorso del fiume Ormeir che divideva la città in due.

Nelle due ore che ci separavano dalla periferia della città, Gavin mi raccontò la storia che portò Barleigh a essere la capitale di Lanchestry.
«La parte più esterna della città è la periferia, dove abitano le persone più povere. Il fiume Ormeir la separa dalla parte ricca, che si trova a ridosso dell’altura su cui sorge palazzo Gudfost, sede del regno e residenza del Re di Lanchestry; il palazzo deve il suo nome a Gudfost III, il re che lo ha fatto edificare per rimpiazzare la vecchia sala del consiglio, utilizzata dagli Jarl fin dall’era antica come luogo dove prendere le decisioni comunitarie, placare le diatribe e amministrare la giustizia. Prima della sala consiliare, in cima alla collina era posto un altare sacrificale agli dei; il culto venne abbandonato poco dopo l’avvento degli Jarl in favore di una nuova religione, e le pietre che costituivano l’altare vennero utilizzate per costruire il trono dello Jarl, che è stato utilizzato come basamento per l’attuale trono reale.
«Inizialmente, i contadini del regno si radunavano alla base dell’altura due volte l’anno, per le celebrazioni dell’incoronazione del Re e per ricordare la creazione del Regno. Col tempo, il numero delle celebrazioni aumentò e molti cominciarono a costruirsi una casa al di qua del fiume e pian piano si formò la periferia della città. Oltre il fiume, erano già presenti i palazzi delle famiglie più influenti del regno, per la maggior parte commercianti o proprietari terrieri, ma anche artigiani indispensabili, come i fabbri e i sarti.
«Di recente, palazzo Gudfost è stato separato dalla città ai piedi della collina, creando una piccola cittadella fortificata, delimitata da grandi mura di cinta, a cui si può accedere solo passando da una grande porta sempre presidiata dalla Guardia reale.
«La cinta muraria fu costruita dopo la guerra che vide contrapposti Lanchestry, Feldmill e Keelay, che si erano affrontate per il controllo di una piccola area al margine tra i tre regni, vicino al borgo di Tamrias, eccellente punto strategico, dove il fiume Orrac, che passa da Fusgate, capitale del regno di Keelay, e sfocia nella baia di Krendel vicino a Idoton, passa sotto ponte Dufell, sotto cui passano ogni anno migliaia di navi cariche di tronchi e pietre: chi controlla il ponte di Dufell, ha praticamente il monopolio dei prezzi su quelle materie prime. I tre regni si equivalevano, nessuno riuscì a spuntarla e da allora il ponte è equamente diviso in tre parti, ciascuna assegnata a un regno; le parti vengono sorvegliate da guardie inviate da Athol e Visoma, che essendo fuori dall’accordo, sono le uniche a poter vigilare con imparzialità. Nonostante la diatriba sia stata risolta, le battaglie lasciarono aperte molte ferite e le tre capitali si dotarono di grosse mura – con gran felicità delle casse di Feldmill.
«Dalla parte bassa della città partono quattro strade che permettono un collegamento veloce con le capitali degli altri regni – l’isola di Visoma è facilmente raggiungibile grazie al collegamento marittimo tra Gardeter e Osemery – e strade minori che collegano le altre città e borghi di Lanchestry.
«Queste strade, costruite in tempi antichissimi, sono state un importante mezzo per stabilire Barleigh come capitale ufficiosa di Bede e per facilitare l’arricchimento della città e il commercio tra le varie regioni. Scegliere questa altura e nominare Barleigh capitale del regno fu un vero colpo di genio di Gudfost, poiché il fiume Ormeir ha permesso di ricevere con facilità materiali da Feldmill e commerciare con Visoma, inoltre ha aiutato la creazione di un regno basato su un’economia agricola, grazie anche alla creazione di importanti opere che canalizzano l’acqua del fiume nei campi vicino alla capitale. Il resto del regno è alimentato da fiumi minori e dall’Orrac.»
Gavin aveva terminato il suo racconto sulla storia di Barleigh, ma mancava ancora un po’ prima di raggiungere le prime case della periferia della città. Il rumore dell’acqua che passava nei canali tra i campi e lo sbattere d’ali di uccelli intrepidi che si buttavano nei campi a beccare i semi nei campi ci accompagnarono fino alle prime case.
Gavin si incupì molto quando arrivammo a pochi minuti dalla città, ma non seppi mai quali fossero i pensieri che lo tormentavano. Io ero concentrato sulle case che si vedevano in lontananza, piuttosto spoglie, in contrasto con gli sfarzosi palazzi alla base della collina e quasi nascoste dal bianco bagliore accecante delle mura di cinta di Palazzo Gufost immerso nella luce del sole di mezzogiorno.

#fantasy #libri #Romanzi #romanziFantasy

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20 settembre: incontro del centroscritture nella marsica

centroscritture.it nella Marsica
cliccare per ingrandire

In occasione dell’incontro sarà presentato, e sarà possibile sfogliare e prendere gratuitamente, il n. 19 della rivista “La scuola delle cose” (Lyceum/Mudima, 2025), numero monografico dedicato alla scrittura di ricerca, a cura di MG. Non mancheranno inoltre altri libri di sperimentazione letteraria.

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#BrigataFuturo #CentroScritture #centroscrittureIt #critica #formeDellaParolaScritta #GiorgioRafaelli #LaCittàBiodiversa #LaCittàEducante #LaScuolaDelleCose #letteratura #Lyceum #LyceumMudima #MarcoGiovenale #MarioIacomini #Mudima #PensieriBiodiversi #poesia #prosa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #sperimentazioneLetteraria #ValerioMassaroni

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Toccare il cielo con un PCTO

edu.inaf.it/approfondimenti/cr…

Uno sguardo d’insieme sui PCTO INAF: a spasso fra alcuni progetti della sede di Milano, dalle particelle elementari agli ammassi di galassie.

#alternanzaScuolaLavoro #comunicazioneDellaScienza #IASFMIlano #INAF #laboratori #PCTO #perLeScuole #studenti

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Ma mentre scrivo spara sempre un cannone in lontananza


Dunque, sono rimaste due scelte per il popolo italiano: essere collaborazionista o resistente, come il parroco vicentino Don Luigi Rondin esplica nel suo diario: “Il Duce è stato liberato dalla prigionia, con un colpo di mano da parte dei tedeschi, ed ora si trova in Germania. I giornali, ormai al servizio dei tedeschi, danno il grande annuncio e si notano le prime conseguenze di questa liberazione: i fascisti si riorganizzano e dimostrano propositi feroci. Grande avvicendamento di cariche pubbliche che portano una vera babele ed approfondiscono nel cuore di tutti una avversione profonda per questo partito al quale si addossa tutta la responsabilità della guerra. Figure abbiette di traditori conducono i tedeschi a far man bassa negli ammassi e nei negozi: sembra la giustizia di Dio che gravi su questa povera Italia. […] Circolano voci insistenti che si siano costituite bande armate clandestine, per preparare una difesa”. <240
Tale situazione catastrofica è presente anche nel diario decespedesiano: «Ma è troppo doloroso per chi era avvezza solo alle vittorie – almeno militari – del proprio paese, vedere i soldati fuggire, gli ufficiali consegnare le armi, e nelle strade circolare da padroni soldati stranieri e prepotenti» <241. In una lettera indirizzata alla madre nel 1944 la scrittrice riporta per un’altra volta lo sconvolgimento panoramico della capitale devastata dei tedeschi: «Dopo l’armistizio la città di Roma, fu in preda al più grande disordine per l’invasione tedesca: i giornali ti avranno resa edotta delle loro barbarie. E quello che i giornali scrivono è una pallida idea della realtà. Andavano attorno prendendo gli uomini per portarli con loro a lavorare o deportarli in Germania» <242.
La calamità che grava sul Paese suscita in de Céspedes una tensione morale che le dà coraggio di non tacere più, decide di fronteggiare tutto insieme al suo compagno: «Sto in casa, chiusa. Ma decisa a non vivere di sorda ostilità soltanto. Se chiederanno il proprio parere dirlo. E non tremare più, non nascondersi. S’odono colpi sparare forte, la casa trema. E Franco ed io siamo così vicini, così decisi. Non importa come e dove, ma a testa alta. Anche questo, anche la guerra, anche le privazioni, le umiliazioni sopportate insieme, spalla a spalla sono leggere» <243. Rinasce poi in quel caos bellico la voglia di proseguire nel suo romanzo, nonostante si trattasse di un progetto incompiuto fino alla scomparsa della scrittrice: «Voglio riprendere stasera dopo una settimana di pausa – l’armistizio, l’invasione, questa pena profonda e irrequieta – il romanzo cubano. Che gran voglia, malgrado tutto di scrivere, di lavorare!» <244.
Da Roma a Bari: la fuga, il rifugio e «la decisione di traversare le linee, il passaggio rischioso, la libertà»
La decisione di abbandonare Roma sorge in Alba e Franco per due motivi: il primo è dovuto all’insopportabilità psicologica della scrittrice causata dalla gran confusione nella capitale. Annota così nel diario: “Il cerchio dei tedeschi si stringe sempre di più. L’aria è irrespirabile, si vive nel terrore. Per qualunque ordine inadempiuto la pena di fucilazione. Oh, scapparsene a piedi per le montagne, come Kira di Noi vivi! I bambini, qua sotto, sul piazzale delle Muse giocano alla guerra. È difficile, per gli esseri ragionati, pensare ad altro, c’è bisogno di un lavoro meccanico, forse stanno bene gli operai nelle officine, che debbono girare una vite per ore. E tuttavia avrei tanta voglia di lavorare. C’è un invito dappertutto. Nel sole, nel colore del Tevere, azzurro e morbido sotto le mie finestre. Ma mentre scrivo spara sempre un cannone in lontananza”. <245
La seconda ragione si presenta più pratica, data l’impossibilità di proseguire nel proprio lavoro per Alba e Franco: «Siamo incerti per la mia sorte, per la sorte di Franco, lui non può tornare al suo lavoro, è impossibile» <246. Come accennato prima, de Céspedes spiega alla madre in una corrispondenza familiare la necessità della loro fuga da Roma: a lei stessa, considerata antifascista per il suo romanzo “Nessuno torna indietro”, viene tolta la tessera pochi giorni prima del crollo della dittatura. Insomma, dato il suo inconciliabile rapporto con l’autorità fascista, deve lasciare la capitale per sottrarsi alla persecuzione e in quanto a Bounous, invece, siccome è ufficiale del Ministero degli
Affari esteri, dopo l’armistizio, è costretto a scegliere di essere il collaborazionista del regime nazifascista o di essere fedele del governo del Re. Se avesse scelto il governo del Re, avrebbe affrontato la minaccia di morte.
La data di partenza, come documenta la corrispondenza familiare <247 è il 23 settembre 1943: “Io ero disperata all’idea che potessero prendere Franco e lui desiderava non collaborare con i nazisti. Perciò – benché tutto ci trattenesse a Roma segnatamente le carte dell’annullamento che avremmo dovuto avere pochi giorni dopo, per poterci sposare finalmente – siamo fuggiti, in poche ore, insieme con quella mia cuginetta mezzo cubana Barbara del Castillo, la quale nel frattempo ha sposato un italiano. Anche lui era giovane, ufficiale, e temeva d’essere preso. Fuggimmo con una valigia ciascuno credendo di rimaner fuori, pochi giorni che Roma sarebbe stata presto liberata. (Questo fu il 23 settembre, più di 7 mesi fa!) Tutta la mia bellissima casa smontata e affidata alla mia fedele Maria, tutti i miei vestiti, i miei libri, oggetti d’arte, di grande valore, tappeti, argenteria, ecc.: tutto, insomma”. <248
Ovviamente la scrittrice è troppo ottimista nel prevedere la permanenza fuori Roma, l’esercito degli Alleati temporeggia nel Sud Italia e non raggiunge Roma prima del giugno del 1944. Così, de Céspedes e Bounous avviano la loro vera avventura in Abruzzo, in attesa di attraversare le linee per raggiungere poi l’Italia liberata degli Alleati.
Arrivano il 28 settembre in Abruzzo nel paesino Casoli dove si trattengono fino al 12 ottobre: «Un paese accucchiato [sic] su una rocca, tutto fatto di bianchi e grigi, sormontati da un [sic] torre merlata, alto come una bandiera. Sembra uno dei paesi che i santi portano sul piatto dorato, nel palmo della mano. Straducce da paese come piace a me, con quell’odore nei negozi che mi ricorda l’infanzia» <249. La scrittrice si distende nell’atmosfera pacifica di Casoli e si gode la bellezza dell’Abruzzo: «C’è in me una possibilità innata di intendere subito i paesi, subito trovarmi a fiato con loro, sì da conoscere immediatamente il segreto sapore di ogni regione. Dappertutto sto bene adesso sono già a contatto con l’Abruzzo, mi pare di conoscere la spinta che ha mosso D’Annunzio e Michetti. […] È un mondo che mi affascina, è qui che i miei personaggi trovano vita» <250.
Presto, la tranquillità di Casoli viene infranta dall’incursione aerea dei tedeschi, la scrittrice è di nuovo in preda al terrore: «Sveglia alle 7 stamani, sotto gli aerei che passavano, timore, bombe vicine. La pacifica quiete di questi giorni, di questo ritorno a me stessa è guastata da questo timore!» <251.
L’insicurezza e la precarietà dei primi giorni da profuga non arrestano la volontà di scrivere di de Céspedes né modificare la sua abitudine di proporsi continuamente le nuove considerazioni. Presa dalla propria vena poetica, la scrittrice ragiona sul «rapporto tra realtà oggettiva e soggettiva nonché la possibilità per il romance di sopravvivere al cospetto dei drammatici avvenimenti di una storia in fieri di cui tutti e tutte si sentivano attori e testimoni» <252, come lei commenta nel diario: “Ho molta voglia di scrivere, gran voglia di scrivere. Il romanzo, il racconto per N[uova] Antologia, il pezzo sugli aeroplani. Mi piace viaggiar sola, e scrivere quando viaggio sola. Lo scrittore inventa, arricchisce, soprattutto descrive le cose come le vede lui, non come le vedono tutti. Ha detto Wilder <253 che solo i santi e i poeti capiscono un poco, qualche volta, la vita. Ma scrivere di quel che s’è visto con un testimone, è difficile. Bisognerebbe che questi non leggesse mai. Altrimenti sembra già d’immaginare i suoi occhi ironici: non era veramente così, questi scrittori sono esagerati, senza capire che era così soltanto, lui non lo vedeva”. <254
Il diario tace dal 7 ottobre e ricomincia il 12 ottobre quando de Céspedes è ormai a Torricella, dopo la fuga con le tre sorelle Ricci <255, riparata nella capanna di Maria Tilli. Franco è malato («È la festa di Franco. È malato. Qui, accanto a me, rosso in viso, con 39° di febbre» <256). Essendo la data in cui Alba avrebbe firmato le carte dell’annullamento del primo matrimonio, la scrittrice si rincresce di dover rinunciare all’opportunità di sposare Franco: «A quest’ora i giudici sono andati già a letto, anche gli avvocati sono andati già a letto poveracci, avranno detto, oppure meno male: ma qualcosa è deciso e noi non lo sappiamo, non lo sapremo che tra un mese forse» <257. Tuttavia, non può apprendere quello che succede fuori del paesetto: «Le comunicazioni sono interrotte, Roma è lontanissima, solo a piedi si può andare e venire da Roma: tanti anni di progresso, treni, elettrotreni, littorine, e oggi, ecco di nuovo si vedono viaggiatori a dorso d’asino, arrivare in paese, sospinti dalla guerra, impauriti dalla guerra, sfuggenti con visi pavidi ai manifesti e alle ordinanze» <258.
Trovatasi in condizioni materiali di estrema povertà, la scrittrice riflette sulla vita benestante che possedeva a Roma prima della fuga, si sente inadeguata a questo modo di vivere così facile: «Penso a via Duse, spesso, e tutto quanto è nella mia casa, comodità, preziosità, letto rosa, giornata di nervi, insomma, tutto mi sembra ingiustificato, immeritato, la vera vita è questa che altra gente simile a noi patisce, senza sapere com’è fatta la vita più facile e comoda» <259.
Il contatto con la realtà rurale d’Abruzzo sprona de Céspedes alle nuove invenzioni letterarie, sembra che non esaurisca mai quella sua ardente voglia di osservare, di scrivere e di raccontare: «Inesauribile voglia di scrivere» <260. Nel frattempo, presta molta attenzione alle donne, spesso disgraziate e spregiate, che aveva conosciuto durante la sua permanenza da esule.

[NOTE]239 Don Luigi Rondin, Diario 1931-1948, Vicenza, Neri Pozza, 1994, cit., pp. 310-311.
240 Ibid.
241 Alba de Céspedes, Diario, 15 settembre 1943, ore 22, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 192.
242 Lettera di Alba de Céspedes a Laura Bertini, Napoli, 7 maggio 1944 (FAeAM, FAdC, 1.3.1, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Familiare”).
243 Alba de Céspedes, Diario, 15 settembre 1943, ore 22, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 192.
244 Ivi, p. 193.
245 Alba de Céspedes, Diario, 17 settembre [1943], ore 11, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 194.
246 Ibid.
247 Lettera di Alba de Céspedes a Laura Bertini, Napoli, 7 maggio 1944 ((FAeAM, FAdC, 1.3.1, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Familiare”).
248 Ibid.
249 Alba de Céspedes, Diario, Casoli, 28 settembre [1943], ore 13, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 195.
250 Ivi, p. 196.
251 Alba de Céspedes, Diario, 6 ottobre [1943], ore 17, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 199.
252 Lucia De Crescenzio, La necessità della scrittura. Alba de Céspedes tra Radio Bari e «Mercurio» (1943-1948), cit., p. 43.
253 Thornton Niven Wilder, nato a Madison 17 aprile 1897, è stato un drammaturgo e scrittore statunitense vincitore di tre premi Pulitzer: uno per il romanzo Il ponte di San Luis Rey e due per il teatro inoltre ottenne il National Book Award per L’ottavo giorno (The Eight Day) nel 1968.
254 Alba de Céspedes, Diario, 6 ottobre [1943], ore 17, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 199.
255 Sono Maddalena, Francesca e Annunziata Ricci.
256 Alba de Céspedes, Diario, Torricella, 12 ottobre 1943, ore 23, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 200.
257 Ibid.
258 Ibid.
259 Alba de Céspedes, Diario, 12 ottobre 1943, ore 23, Torricella, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 201.
260 Ibid.
Yuan Yao, La libertà e l’amore sono illusioni? Impegni e tentativi di Alba de Céspedes per la Resistenza civile e la costruzione della nuova cultura italiana del secondo dopoguerra, Tesi di dottorato, Università Ca’ Foscari – Venezia, 2023

#1943 #Abruzzo #AlbaDeCéspedes #diario #fascisti #guerra #ottobre #partigiani #Roma #settembre #tedeschi #YuanYao

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Ci scusiamo per il disagio

edu.inaf.it/rubriche/editorial…

EduINAF, dopo un’assenza di due settimane, torna online più carico di prima!

#astronomia #EduINAF

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Oltre i confini: equità e inclusione nella cultura scientifica

edu.inaf.it/approfondimenti/st…

L’inclusività in un ente di ricerca, e non solo: questo l’argomento del meeting organizzato dall’INAF lo scorso maggio. EduINAF dà voce ai protagonisti per dare il via a una riflessione su come rendere più equa la vita nel mondo della ricerca.

#INAF #inclusione #ricerca

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
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roberto cavallera: “errata porridge” (dati, estratti, informazioni, note)


biblionedizioni.it/prodotto/er…

errata porridge


di Roberto Cavallera

“saremo molto severi. indovineremo il sudore dell’ineffabile. la
guancia monoalfabetica compone alla tastiera poemi accidentali – a
quale densità a quale distanza la vista si perde. formidabili consensi
a muzzo”

Roberto Cavallera (1968). Per Arcipelago Edizioni ha pubblicato Slm (2009) e ha partecipato al volume collettivo Ex.it – Materiali fuori contesto (2013). Altri suoi testi sono presenti in rete su gammm.org e issuu.com/differxhost. Insieme a Marco Giovenale cura i blog compostxt.blogspot.com e pontebianco.noblogs.org e collabora a slowforward.net.

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Roberto Cavallera, Errata porridge, Zacinto/Biblion, collana Manufatti poetici, Milano 2023
cliccare per ingrandire

da Roberto Cavallera, Errata porridge, Zacinto/Biblion, collana Manufatti poetici, Milano 2023
cliccare per ingrandire

da Roberto Cavallera, Errata porridge, Zacinto/Biblion, collana Manufatti poetici, Milano 2023
cliccare per ingrandire

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un frammento su slowforward:
slowforward.net/2023/09/04/un-…

tre frammenti su gammm:
gammm.org/2023/07/24/tre-framm…

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youtube.com/embed/8iGGKX3x5AE?…

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youtube.com/embed/3W9CNywwBvA?…

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Nel titolo Errata Porridge si trova una delle poche, se non l’unica, locuzione in veste di calembour, dell’intera opera. Quest’ultima suona, in realtà, tutt’altro che allegra o spiritosa, intraducibile in satira così come in poesia. Si può paragonare l’autore di questo esemplare lavoro di scrittura – che sa mettere nero su bianco in creativa sequenza e solo in questo modo vuole esprimersi – a un attore sublime, a un tenore eccelso, a un ballerino che supera la gravità terrestre, a un atleta da record, a un musicista di genio, ecc. Se intervistati spesso costoro rispondono evasivamente o con palese disagio perché solo in scena, cioè in atto di creazione, si sentono nella propria pelle e nei propri panni, ossia si trasfigurano. Preambolo che dice assai poco – se prima non si è letto e meditato il testo di Roberto Cavallera – e per niente esaustivo circa la complessità e la straordinaria ars (s)combinatoria della sua scrittura. Intanto in copertina appare una decisa biffure, un colpo di spugna che segnala un avvertimento, un chiaro avviso per il lettore. È lo stesso Roberto a dire, circa il titolo Errata Porridge, di essersi ispirato a un banale refuso trovato chissadove ma quanto mai azzeccato per uno scritto che mette a soqquadro ogni possibile parentela con la pagina zeppa di parole che si pretendono narrative, didascaliche, morali, erotiche, fantasiose… Quasi una nemesi, un castigo inflitto alle parolibere di futuristica memoria emerge dal frasario intenzionalmente predatorio e pronto al dileggio dell’autore che si direbbe voglia indicare la presente non-libertà della parola, il singhiozzo afasico della cosiddetta comunicazione/condivisione. Se protagonista del manufatto è l’esplorazione della scrittura in vista di una sua possibile salvezza, immediata conseguenza ne è la completa desertificazione, raggiunto l’anno zero dopo millenni di storia. Alla base c’è il rifiuto di modi e tempi del nostro vivere dove Roberto pare riscontrare una totale latitanza qualitativa in ogni parola, atto, o rapporto. Ne discende un amaro sarcasmo che investe il perdurare e il perdersi dei giorni. Fin dal titolo l’autore insiste sul motivo dell’errore quale dramma e sapienza, unica arte possibile del presente. Le citazioni contenute nel testo alludono, più o meno velatamente, ad autori disertati e orfani del loro stesso messaggio come Pasolini che, qui attualizzato in “performar trasumanar”, ci ricorda aver preconizzato il disimpegno totale, il cannibalismo dell’uomo postmoderno travolto da una inarrestabile e irreversibile mutazione antropologica. La scrittura di Cavallera, apparentemente criptica, percorre in realtà tutti i sentieri e i disastri relativi al sociale, per trarne una chiusa apocalittica che ne caratterizza il più sostanziale pensiero. Dal fallimento dell’educazione formativa alle star dello sport agonistico con inevitabile processione di vestali/escort ambiziosissime, dalla smodata pubblicazione di centoni pseudoletterari alla desolante certezza della solidarietà come atto inutile, si trascorre alla visione dell’universo donna dove continua a dominare la bella di turno che splende ammiccando. Qui l’impostura delle parole suadenti e del rotocalco da parrucchiere si pongono come vera frode ai danni dell’insensata femmina. Quanto appreso, o soltanto intuito, vale a parziale esemplificazione degli infiniti motivi del manufatto letterario di Roberto Cavallera che, non a caso, pare tornare bruscamente alla realtà a conclusione della sua allucinata parabola-monologo. Ora egli si rivolge all’eventuale lettore con la convinzione del dissolversi di ogni senso, rinnegando tutto salvo la “gravità postuma della poesia”. Messo in catene il pensiero, vi è comunque paura per tutti mentre giunge la catastrofe finale con la Twingo che si schianta non più passata sotto metafora e di cui pare udirsi il fragore.

Ida Isoardi
ottobre 2023

#Arcipelago #Biblion #BiblionZacinto #compostxt #ErrataPorridge #EXIT #EXITMaterialiFuoriContesto #gammm #ManufattiPoetici #ponteBianco #pontebianco #RobertoCavallera #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #Slm #slowforward #Zacinto

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sistemanza dei joycojoni per giocare senza troppo sclerare (fix/riparazione Joycon drift con la carta)


“Dunque”… parola che in questo caso significa “odio Nintendo“… Questa settimana mi starei divertendo a tenere la specie di nuovo diario di gioco degli Animali Crostini, ma, nonostante mesi e mesi di inutilizzo, i joycon dello Swiss non si comportano affatto bene (o meglio, nello specifico il sinistro, perché il destro mi va a posto… anche se è comunque rotto in altre parti, che disastro!): lo stick drifta, e oggettivamente persino più di tutti quei tizi che negli anni 80 in Giappone facevano le corse clandestine con le auto. 🏎️

Questo è… non un enorme problema per giocare ad ACNH, visto che comunque il drift non è pesantissimo, e il massimo che succede è che il personaggio se ne vola lentamente verso nord (“[em]oh mia bela madunina” aah tipo di merda[/em]), e nei menu sembra raramente rompere le scatole… ma comunque, il drift è costante, e di conseguenza il fatto che il coso non stia fermo è bello fastidioso per fare movimenti precisi (gaming) o mettersi in posa per fare foto. 😭

Visto che stasera, per fare 1 o 2 schermate (che alla fine nemmeno ho incluso nel post, lasciamo stare) stavo per perdere la pazienza, dopo aver chiuso la sessione di giocaggio ho subito aperto il joycon merdoso, per poterlo riparare con un metodo che fa, ma guarda un po’, molto me-core… ma, a differenza del solito, questo sembra davvero funzionare. Insomma, stick nuovi non li compro, perché tanto col tempo prenderanno a driftare tali e quali ai vecchi e sarò sempre punto e a capo (e poi sono tirchia, è bene non dimenticarlo), ma… uno spessorino di carta precisamente architettato, nel controller ce lo ficco. 😈

…E, si, la riparazione è tutta qui. So che sembra stramboide, ma in realtà su YouTube gira da tanti anni, e il video più famoso che la spiega ha (ad ora) 1,7 milioni di visualizzazioni e 99mila like, quindi è d’uopo fidarsi: How To Fix Your Joycon Drift Permanently!” di VK’s Channel, il famigerato. Io stessa, dopo averla finita e visto il risultato, fatico a credere di non star sognando, ma, se non ho perso completamente la capacità di distinguere il reale dall’immaginato, allora questo fatto è proprio reale!!! 😍

Come carta, da mettere precisamente sopra al retro di metallo dello stick, io ho tagliato dei pezzetti rettangolari grandi circa quanto il fondo dello stick in un lato e il doppio nell’altro, di modo da piegarli in un quadratino al punto tale da creare circa (a occhio) 0.5mm di spessore, per poi fissarli con dello scotch andando giù (che aggiunge un altro po’ di spessore, ma ideale, non troppo), e il risultato mi è venuto talmente preciso da (quasi, ci sarà 0.1mm di differenza visibile solo di profilo; possiamo dire che è niente) non deformare nemmeno il controller quando riassemblato! 👍
Dettaglio del retro dello stick, si vede il piegato in diagonaleRetro dello stick, si vede il piegato più solo verso il centroInterno del joycon con la carta applicata
Non metto un mio video, perché sarebbe la solita noia di vedere una manina che con il ditino muove lo stickino, ma le foto parlano già abbastanza da sole. Non solo la differenza tra il prima e il dopo la sistemazione è sbalorditiva, ma attenzione alla forma dello stick rotto… il retro è piegato verso l’esterno al centro, come se (e beh, è proprio questo il caso; il video di sopra lo spiega molto bene, facendo riferimento a stick smontati e ai design dei brevetti) questo fosse stato tenuto tipo sospeso nel vuoto, quindi tendente a sprofondare su sé stesso con l’usura, dunque a non stare più in posizione centrale da fermo, e dunque a smaranarsi. 🙏
Prima della riparazione, si vede un drift verso nord-estDopo la riparazione, il cursore dello stick è centrato
Vabbè, speriamo che questo fix octoso duri… non dico per sempre, come il video secondo me inutilmente fa sperare, ma quantomeno qualche annetto… anche perché smontare e poi rimontare un joycon non è divertentissimo. A tal proposito… aprendo il controller ho perso il bottoncino di plastica per l’espulsione, quello che sta dietro… e ho cercato sul pavimento (l’ho sentito cadere e rimbalzare chissà dove), ma non l’ho trovato. Sicuramente uscirà domani mattina, ma io non avrò voglia di riaprire il controller per metterlo… e questo in realtà non è un problema, perché il fermino di plastica nel mio joycon è così consumato che questo si estrae semplicemente tirando, senza dover premere… che è tipo l’unica volta al mondo in cui lo spacc torna utile. 😴

#fix #joycon #JoyconDrift #NintendoSwitch #repair #riparazione #switch

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“Oggi arrivano anche le parole di Papa Francesco, che dice…” (gaffe papistica TG2 Post lol)


Stasera sorprendentemente continuano i momenti epici del Tg2, quelli simpatici come morbosamente piacciono a me, perché… Stavolta la conduttrice ci fa sapere che oggi, normalissimo mercoledì di settembre 2025, Papa Francesco avrebbe definito “inaccettabile” la situazione di Gaza… Ma quindi, vuoi vedere che hanno ragione i complottisti e in realtà non è mai morto, è semplicemente andato in pensione divina??? 🤯

Questa gaffe fa specialmente ridere perché, a giudicare da come lei non si è corretta subito dopo (e decine di secondi dopo sarebbe stato comunque troppo tardi, immagino) sicuramente non si è proprio accorta di aver fatto il lapsus… ma a questo punto è un vero peccato che il nome nella grafica a schermo sia invece stato corretto, altrimenti ci sarebbe stato proprio da sputare dalle risate! 🙏

Che poi… apparentemente un sacco di gente ha questo specifico lapsus, per qualche motivo. Mia nonna, gente qualunque parlando così… tanti e tanti si sbagliano e dicono ancora “Francesco”, qualche volta accorgendosene e qualche altra no. A me non capita (potere divino?), però mi pare un grande mistero… sarà forse dovuto al fatto che “Leone Quattordicesimo” è troppo seccante da dire, e solo “papa leone” ha delle vibe da bestemmia simile ai famosi “dii” di CiccioGamer? 🥱

#gaffe #lapsus #Papa #Rai #Telegiornale #TG #TG2 #TG2Post

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
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da oggi nel podcast ndn – ‘niente di nuovo’, a cura di antonio syxty: riccardo innocenti e matteo tasca in dialogo su “scrittura e verità”


Quella fenditura sottile che separa parola e realtà è il terreno su cui si muovono i nostri ospiti di oggi: interrogarsi se la scrittura sia davvero la dimora della verità o piuttosto il suo travestimento, la sua menzogna più raffinata. Ecco, anche noi da questa frattura vogliamo incominciare.

Prima parte

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Seconda parte

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Terza parte

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#AntonioSyxty #audio #letteratura #materiaSentimentale #MatteoTasca #MicheleZaffarano #ndn #NDNNienteDiNuovo #NienteDiNuovo #podcast #poesia #RiccardoInnocenti #scrittura #scritturaEVerità #Yellow

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Al via la terza edizione del concorso “Giovani Astronomi al Telescopio Nazionale Galileo”

edu.inaf.it/news/premi-e-conco…

Riparte con la terza edizione il concorso “Giovani Astronomi al TNG” per gli studenti delle scuole superiori: inizia la prima fase!

#concorsi #INAF #SAIt #scuola #TNG

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
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‘radio popolare’, 16 sett. 2025: “gaza city brucia di fronte al suo mare”. israele lancia l’offensiva di terra sulla città


da Radio Popolare:

esplosione tra i palazzi di Gaza City

16 sett. 2025: “L’esercito israeliano ha lanciato […] l’invasione di terra su Gaza City. […] I carri armati sono entrati nel cuore della principale città della striscia, e i bombardamenti hanno colpito senza sosta strade, case, infrastrutture. Da questa mattina, i morti sono 89. Centinaia di migliaia di persone vivono ancora nella città. Migliaia di persone stanno invece cercando di fuggire, in un esodo verso un sud che non ha più spazio per ospitarli”.

Il servizio di Valeria Schroter: radiopopolare.substack.com/i/1…

#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #valeriaschroter #GazaCity #radiopopolare

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Ex cinema Concordia, storia di una biblioteca e di uno spreco di risorse


Era l’anno 1999 e con fondi in parte europei (FESR, FSE) e in parte nazionali, veniva finanziato il Programma di Iniziativa Comunitaria URBAN, finalizzato a promuovere un miglioramento durevole delle condizioni di vita delle città, in particolare dei quartieri più poveri e socialmente degradati.

Per Catania furono oggetto del programma alcuni quartieri del centro storico (Civita, […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/09/17/ex-c…

#Biblioteca #ComuneDiCatania #DecretoCaivano #FondiEuropei #PNRR

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roberto cavallera su ‘neutopia’ blog


dall’estate, su invito della redazione di ‘neutopia’, che ringrazio, collaboro al loro blog, e ieri è uscito il primo post: due testi di Roberto Cavallera, accompagnati da una sua grafica, e una davvero notevole sonorizzazione a cura di Elena CappaiBonanni: neutopiablog.org/2025/09/16/du…

buona lettura, buon ascolto

#DavideGalipò #ElenaCappaiBonanni #Neutopia #NeutopiaBlog #NeutopiaBlog #RobertoCavallera #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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Il 1° maggio 1945 a Belluno fu un giorno di sangue


Belluno: la chiesa di San Liberale. Fonte: Wikiloc

[…] La ritirata tedesca e la resistenza partigiana
A fine aprile 1945, la strada tra Belluno e Ponte nelle Alpi era percorsa da un flusso continuo di truppe tedesche in fuga verso il Cadore. Il Battaglione partigiano “Palman”, comandato da Francesco Del Vesco detto “Macario”, operava nella zona tra San Liberale e Safforze. Il 25 aprile, nei pressi di Andreane, i partigiani attaccarono una colonna motorizzata tedesca, infliggendo gravi perdite. Da quel momento si aprì una fase di scontri quasi continui, culminata in una battaglia nel centro di Fiammoi, dove persino le donne del paese parteciparono attivamente respingendo l’avanzata nemica.
Il 21 aprile 1945 a Giamosa, frazione del comune di Belluno, viene fermato dai tedeschi un partigiano (sul cui nome non c’è certezza) che, trovato in possesso di un caricatore, viene fucilato sul posto.
Il 30 aprile 1945 le operazioni insurrezionali attorno a Belluno sono in pieno svolgimento. Fin dal mattino i partigiani attaccano il presidio tedesco di Castion (Belluno), che oppone una dura resistenza. I tedeschi prendono molti ostaggi in paese, incendiano diversi edifici, costringono il parroco a togliere il tricolore dal campanile della chiesa e saccheggiano la canonica, oltre a molte case. Infine uccidono, forse perché scambiato per partigiano, un uomo malato di mente che si trovava sulla loro strada.
Quella mattina (30 aprile 1945) i partigiani della zona di Bolzano Bellunese (Belluno) fanno prigionieri 25 tedeschi in ritirata che avevano trovato alloggio in una stalla a Travazzoi (Belluno). I tedeschi, però, informati del fatto, inviano rinforzi per liberare i compagni. Durante le operazioni viene ucciso Mario Mares e ferito un altro uomo.
La situazione era ormai esplosiva: le strade erano intasate da soldati tedeschi allo sbando. Quella notte, il “Palman” ingaggiò nuovi combattimenti. Alle prime luci del 1° maggio, con gli Alleati ormai vicini, i tedeschi iniziarono a scatenare rappresaglie violente sulla popolazione.
L’ira cieca dei nazisti sui civili
Il 1° maggio fu un giorno di sangue. A San Pietro in Campo, i tedeschi, in ritirata e sotto pressione sia dalle forze partigiane sia dalle avanguardie alleate, reagirono con ferocia contro la popolazione civile. La strada che da Belluno porta a Ponte nelle Alpi, diventata una delle principali vie di fuga, si trasformò anche in un teatro di stragi.
Per garantirsi il passaggio, i soldati tedeschi iniziarono a prendere civili come ostaggi, con l’obiettivo di usarli come scudi umani. Tra questi, a San Pietro in Campo, cercarono di prelevare Lino Fistarol e il figlio Gino. La moglie e madre, Luigia Rossa, si oppose disperatamente: si aggrappò ai suoi congiunti per impedirne la cattura. I soldati, innervositi, tentarono di strapparla con la forza. La picchiarono brutalmente con i calci dei fucili e, infine, fucilarono tutti e tre davanti alla loro casa. Luigia Rossa aveva già visto morire un cognato nei giorni precedenti.
Alla Rossa, poche ore dopo, vennero uccise altre persone. I tentativi dei tedeschi di entrare a Fiammoi vennero invece respinti: la popolazione, affiancata dai partigiani, oppose una resistenza decisa. Si scatenò una vera battaglia in cui persero la vita Fiori Sala, Marino Schiocchet (ricordato nella chiesetta di San Matteo a Sala), Antonio Brino “Italo” e Antonio Pampanin “Rapido”. Il comandante del battaglione Palman, Francesco Del Vesco “Macario”, fu gravemente ferito e morì il 14 maggio all’ospedale di Belluno.
L’eccidio di Porta Feltre (ora Piazzale Marconi) a Belluno
Il 1° Maggio 1945 anche Piazzale Marconi a Belluno, registrò delle vittime a causa della furia nazista, in particolare sette partigiani che tentarono di bloccare una colonna corazzata tedesca. I nomi di questi caduti sono Pietro Poletto (Peter), Ardeo De Vivo (Mimi), Oscar Pisciutta (Paolo), Sergio Salomon (Dax), Renato Sottomani (Venerdì), Bruno Tormen (Mario) e Giovanni Sommavilla (Squalet).
Un’ultima minaccia e la risposta alleata
I tedeschi, messi alle strette, arrivarono a prendere in ostaggio donne, bambini, anziani e persino il parroco di Cusighe, usandoli come scudi umani per aprirsi un varco verso il Cadore. Di fronte al rifiuto dei comandi partigiani di lasciarli passare, minacciarono di bombardare Belluno con cannoni da 80 mm puntati sulla città.
Fu solo grazie alla mediazione tra il comando della zona “Piave” e la missione inglese “Simia”, guidata dal maggiore Tilman, che si decise di richiedere un intervento aereo alleato. Otto cacciabombardieri si alzarono in volo e colpirono la colonna tedesca: l’inferno si scatenò sulla strada. I tedeschi superstiti fuggirono verso il monte Serva, ma vennero infine sopraffatti dalle truppe partigiane.
Una liberazione pagata a caro prezzo
Il 1° maggio 1945 si concluse così con un misto di vittoria e lutto. Belluno e l’Oltrardo furono finalmente liberi, ma il prezzo fu altissimo: vite spezzate, famiglie distrutte, ferite ancora aperte. L’episodio è ricordato anche nel libro “Polenta e sassi” di Emilio Sarzi Amadè, che racconta con crudezza la battaglia finale e la ferocia della ritirata tedesca:
“… quando il battaglione di Macario ha visto i carri armati americani che venivano su da Ponte nelle Alpi si è lanciato all’attacco della colonna tedesca che era sulla strada, e i carri armati sono tornati indietro e i tedeschi hanno sparato con un fuoco d’inferno e hanno fatto fuori una dozzina di uomini e adesso Macario è pieno di pallottole, e poi hanno fucilato dei civili vicino alla strada”.
Il 2 maggio 1945 i tedeschi in ritirata presso Salce (Belluno) uccidono Amorino Cassol.
Sempre il 2 maggio 1945 giunge ad Orzes, frazione di Belluno, una colonna tedesca in ritardo rispetto alle altre in ritirata. I soldati sparano sui passanti e ne feriscono due. Luigi Merlin viene ricoverato in ospedale ma muore per l’infezione alla ferita il 5 maggio 1945.
Oggi, a distanza di ottant’anni, è fondamentale non dimenticare.
Quelle giornate tragiche e valorose raccontano la forza di una popolazione che ha resistito all’orrore e ha combattuto per la libertà, anche a costo della vita.
Michele Sacchet, 1° Maggio 1945: a Belluno l’ultimo sangue prima della libertà, Gruppo Alpini Salce, 1 maggio 2025

#1 #1945 #21 #30 #alleati #aprile #Belluno #chiesa #fascisti #Fiammoi #frazioni #fuga #Giamosa #gruppoalpinisalce #guerra #maggio #MicheleSacchet #partigiani #Resistenza #ritirata #Safforze #SanLiberale #SanPietroInCampo #stragi #tedeschi

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night lights / gerry mulligan. 1963


youtube.com/embed/UrX4mqXmapE?…

As a central figure in West Coast Jazz, Gerry Mulligan was active in deepening exchanges with trumpeter Chet Baker and others.
Returning to New York, Mulligan co-starred with Thelonious Monk in 1957 (Mulligan Meets Monk)

In 1963, he released Night Lights, which has a quiet style different from the progressive work that impressed with the baritone sax of the 1950s, and became his masterpiece.

Recorded Sept. 1963
baritone sax, piano Gerry Mulligan
trumpet, fl.horn Art Farmer
trombone Bob Brookmeyer
guitar Jim Hall
bass Bill Crow
drums Dave Bailey


1. Night Lights
2. Morning Of The Carnival
3. Wee Small Hours


src: youtu.be/UrX4mqXmapE

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la spantofolanza autodistruggente porta alla fine di ogni momento (pantofole usurate malamente in 2 anni)


Ok… lo so che tutto sommato non freca a nessuno, e anche io forse mi sentirei meno peggio se non dovessi più fare questo tipo di post, ma… Mi si continua a rompere letteralmente ogni immaginabile cosa!!! E così, non solo proprio negli ultimi giorni per il WiiU è uscito uno spacc nuovissimo, che però ora non spiego, in quanto sarebbe un enorme deja-vu, ma ultimamente mi si è rotta anche una cosa completamente a caso, ossia la pantofola… Le pantofole, a dire il vero, ma dopo mesi in cui non ci ho prestato la minima attenzione ultimamente si sono consumate ad un livello non più ignorabile. 😳

Mannaggia a tutti gli spiriti della demolizione non autorizzata e del caos entropico! Livelli di distruzione così stupidi che fatico a credere che, in tutto il mondo, proprio e solo a me devono capitare di continuo. Pantofole non-so merdinose dell’unica azienda-che-non-nomino (e che ho censurato pure dalle foto, perché non voglio querele, grazie) che vende solo pantofole, eppure vende pantofole appunto merdose, spesso di cartone (o qualunque cosa sia quello strano materiale suppongo da 4 soldi che spero abbiano tutti in mente), che si rompono in appena un (1) anno di uso… Beh, queste qui sono un modello non di cartone, e infatti sono durate ben di più… due (2) anni, minchia che qualità. In ordine cronologico, più o meno, la caduta di questo paio di cosi si è avuta così: 💥

  • La parte di gomma sotto che si è parzialmente ben consumata (non completamente, e comunque tecnicamente da non considerarsi una rottura… è usura normale e penso non evitabile nemmeno con materiali di altissima fattura, ma va detto)
  • La copertura di stoffa interna (che ricopre il materiale duro tipo gomma) che si è parecchio consumata…
    • Prima tipo restringendosi di circa mezzo centimetro più in dentro (wtf?), almeno sulla parte esterna…
    • Poi staccandosi e piegandosi su sé stessa verso sinistra, nella parte più interna, per la pantofola destra…
    • E poi ancora, in qualche modo bucandosi proprio, nella zona più interna: per entrambe le pantofole, sono usciti buchi di dimensioni comparabili alle dita del piede, nella stoffa… e non ho idea di dove sia finita la materia che stava lì, fisicamente, in realtà


  • A causa dei pollicioni (si, lo so che si chiamano alluci, ma non mi piace, sembra un nome che ha a che fare con le malattie o con insetti disgustosi), si sono a tutti gli effetti aperti dei buchi nella parte alta delle pantofole…
    • Qualche mese fa uno nella destra, che ora è diventato così grande che il dito quasi ci esce fuori…
    • …E proprio ultimamente mi sa, perché non ci avevo fatto caso prima di poco fa, anche nella sinistra se ne sta facendo uno.


  • Infine, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: si è, in qualche misura a me non troppo ovvia, rotto il cosino di metallo che aggancia la linguetta orizzontale della pantofola sinistra, che ha tipo iniziato a non stare più fermo bene, quindi facendo completamente uscire la linguetta, e allentando in modo terribile la pantofola.


Fondo delle pantofole con l'usura evidenziataLati esterni delle pantofole con l'usura della stoffa evidenziataInterno della pantofola come descritta con la stoffa consumataPunti alti della pantofola con il buchino (poco visibile) e il bucone evidenziatiLinguetta della pantofola fissata al metallo e al resto con la colla a caldo come brevemente descritto
Tutto ciò è veramente da manicomio… Ed è proprio per questo che, almeno l’ultimo danno, stasera l’ho sistemato… con la colla a caldo, come nessuna persona normale farebbe per delle pantofole. Non è il massimo, forse la tenuta ora è leggermente più stretta di come fosse prima che si rompesse, ma si va avanti. Tutto il resto, ovviamente, non ci sta versi di acconciarlo, e si vede che relativamente a breve farò bene a comprarlo, uno stramaledetto paio di nuove pantofole… Però boh, se queste fanno schifo, quali cavolo dovrei comprare? Considerato che il negozio locale è mal fornito… o spero nel fatto che cercando a settembre, anziché facendo tardi come al solito e arrivando quindi a fine novembre, si trovi effettivamente qualcosa… o sennò dove cazzo devo cercare, su AliExpress??? 💔

P.S., ecco un fatto pantofoliaco non particolarmente divertente, ma importante per la lore: queste pantofole le ho da letteralmente quasi 2 anni, nel senso di 2 anni di uso ininterrotto… perché sono tecnicamente invernali, ma non sono davvero pesanti, e quindi è successo che per questi 2 anni le ho usate anche per tutta l’estate… yikes. Questo perché verso l’estate scorsa ho cercato ciabatte estive che non fossero di plastica (quelle le uso al mare, ma in casa non gradisco), ma non le ho trovate, mentre quest’estate… da un lato la cosa mi è sfuggita di mente, visto anche come l’estate stessa mi è un po’ scivolata dalle mani, ma dall’altro lato mi ero semi-rassegnata a fare come l’anno precedente. Quindi, ok, c’è sicuramente anche questo da tenere in conto per l’usura… però che tremendicità assoluta comunque!!! 🥴

#danni #Mannaggia #pantofole #spacc #usura

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)

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alcuni post, da agosto a oggi, su compostxt, pontebianco e differx


various : decoder
compostxt.blogspot.com/2025/08…

harry partch : delusion of the fury. a ritual of dream and delusion, 1969
compostxt.blogspot.com/2025/08…

riccardo cavallo : legenda
compostxt.blogspot.com/2025/08…

various : luna park 0,10 (feat. guillaume apollinaire, vladimir maiakovski, tristan tzara, brion gysin, james joyce…)
compostxt.blogspot.com/2025/08…

002, 004 / enea roversi
compostxt.blogspot.com/2025/08…

inventario / ermanno guantini. 2025
compostxt.blogspot.com/2025/09…

variazioni, luminescenze, onde / antonio devicienti. 2025
pontebianco.noblogs.org/post/2…

various : luna park 0,10 (feat. guillaume apollinaire, vladimir maiakovski, tristan tzara, brion gysin, james joyce…)
compostxt.blogspot.com/2025/08…

riccardo cavallo : legenda
compostxt.blogspot.com/2025/08…

david lynch: a few artworks (post @ slowforward, jan 2025)
slowforward.net/2025/01/20/dav…

-falsariga / luca zanini. 2025
pontebianco.noblogs.org/post/2…

l’astratto del segno / differx. 2025
differx.noblogs.org/2025/09/15…

dormono per sempre, uccisi per sempre da israele
differx.noblogs.org/2025/09/15…

un articolo su charlie kirk e i sionisti, ripreso dal sito ‘the grayzone’
differx.noblogs.org/2025/09/13…

#compostxt #differx #ponteBianco #pontebianco #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #siti


variazioni, luminescenze, onde / antonio devicienti. 2025


antonio devicienti_ variazioni asemiche del grigio_ pontebianco 2025
variazioni asemiche

antonio devicienti_ luminescenze_ pontebianco 2025
luminescenze

antonio devicienti_ onde del tempo_ pontebianco 2025
onde del tempo

#antonioDevicienti #post2025


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19 settembre, milano: “le gioconde di patella”, incontro con giuseppe garrera al ferrobedò


Gioconda con la mosca al naso (particolare) 1985 Museo Ideale Leonardo da Vinci, Vinci (FI)
Gioconda con la mosca al naso (particolare) 1985 Museo Ideale Leonardo da Vinci, Vinci (FI)

Venerdì 19 settembre 2025, alle ore 18:30
@ Ferrobedò / via Moscova 40, Milano

Le Gioconde di Patella

a cura di Giuseppe Garrera

In mostra, a Ferrobedò, le innumerevoli Gioconde (santini, cartoline, souvenir, locandine, ritagli da giornali) rinvenute dappertutto sulle pareti e nel riordinare i cassetti di quella che fu l’ultima abitazione di Luca Maria Patella a via Reggio Emilia a Roma. Attestazioni di una magnifica ossessione e di un culto privato, ma anche indagine ininterrotta di Patella sulle ragioni, le ragioni d’ombra, di tale fissazione.

Le tante Gioconde di Patella sono infatti capitoli e pezzi di un puzzle disperso per la decriptazione di una presenza e di un sogno. Accanto alle operazioni artistiche ufficiali di Patella sulla Gioconda (Gioconda con la mosca sul naso o Gioconda in fronte), e alla partecipazione ad importanti esposizioni sul tema (ricorderei qui almeno la grande mostra giapponese itinerante del 2000 Les 100 sourires de monna Lisa a cura di Jean-Michel Ribettes con tappe a Tokio, Shizuoka e Hiroshima) a illuminare l’oscurità ci sono anche queste intimità personali e apotropaiche. Intanto si parte sempre da Duchamp e sempre si torna a Duchamp. C’è, ad esempio, un ritaglio dell’orinatoio – Fontana – di Duchamp che Patella conservava gelosamente nel cassetto del suo comodino: scontornato, ridotto a sagoma, sovrapposto alla Gioconda, l’orinatoio rivela, in maniera fulminante, essere l’ombra della Gioconda. È solo l’inizio di un viaggio che ci porterà alla scoperta di Gioconde purgative e per la diarrea, di Gioconde con la mosca al naso, o sedute su sedie “comode” per defecare, o per minzioni attese dai suoi ammiratori a bocca aperta; o ancora Gioconde scomparse (le immaginette devozionali, le riproduzioni kitsch sono in realtà sempre segnali di tale terrore), fuggite di casa, perché “siamo stati cattivi”; o ancora, sorridenti dopo essersi arrabbiate o che ritornano a sorriderci ma con pizzo e baffi in faccia o ammiccanti e che si denudano il petto davanti a noi.

La collezione di Gioconde di Patella si rivela una delle ricerche, e uno dei repertori di conforto, più perturbanti e intimi intorno ad un’immagine e all’inseguimento di una apparizione.

#art #arte #cartoline #conferenza #Duchamp #Ferrobedò #Garrera #Gioconda #gioconde #GiuseppeGarrera #JeanMichelRibettes #locandine #LucaMariaPatella #Patella #ritagli #santini #souvenir

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università iuav, venezia, 17 settembre: finissage della mostra di indagini e immagini dal fondo daniela palazzoli


Mostra della biblioteca Palazzoli @ IUAV
cliccare per ingrandire

UNA BIBLIOTECA DI FOTOGRAFIA COME OPERA CREATIVA

mostra dal 27 agosto al 19 settembre
finissage 17 settembre, sala Gradoni, ore 17

Indagini e immagini dal fondo Daniela Palazzoli

Mostra a cura di Lisa Andreani
Intervengono durante il finissage Lisa Andreani e Giuseppe Garrera

La selezione di volumi appartenenti al fondo Daniela Palazzoli mostra una delle possibili strade per indagare e lasciare emergere l’interesse, l’incontro e scontro della storica e critica d’arte con l’immagine.

L’evento fa parte del ciclo di incontri “I mercoledì della biblioteca”.

Università Iuav di Venezia

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Treno Intercity 511 per Salerno con E401.020 in transito a Bolgheri (17/07/2024)


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Con l’armistizio tentarono la costituzione di una Guardia Nazionale


Per meglio comprendere le opposte politicizzazioni cui furono soggetti i soldati, esposti ai «megafoni che gridano promiscuamente in lingue politiche diverse» <1270, è necessario approfondire i termini con cui, nell’autunno del 1944, si arrivò all’arruolamento di migliaia di volontari provenienti dalle fila partigiane.
Già nel corso della guerra fascista, il Regio Esercito confermò la propria diffidenza nei confronti di uomini particolarmente motivati come i volontari. Temuti portatori di un sistema di valori slegato dalla semplice obbedienza all’autorità, la loro fedeltà politica materializzatasi nell’assunzione dell’onere del combattimento metteva implicitamente in discussione la legittimità di una gerarchia, incardinata sull’obbligo giuridico e personale di servire la patria in armi.
Il volontarismo per la guerra fascista fu visto da Mussolini come un’occasione per confermare il ruolo di guida del Partito, ma proprio l’istituzione militare era diffidente di fronte a forme troppo aperte di politicizzazione.
[…] Dopo l’armistizio l’arruolamento di volontari ebbe una storia parimenti travagliata, i partiti di sinistra proposero proprio il volontarismo come condizione per ricostruire un Esercito screditato <1272. Alla supposta incompetenza dei quadri dirigenti, compromessi con il fascismo e responsabili di una guerra perduta, venne contrapposto lo slancio che i volontari avrebbero potuto portare ad una struttura stanca e burocratica. Lo spirito patriottico dei volontari avrebbe potuto ridare linfa e spirito combattivo anche ai militari di leva. Presentati come quieti, fedeli ed obbedienti, i soldati sarebbero stati vittime dell’inettitudine degli alti gradi, responsabili della guerra fascista.
I governi che si susseguirono nel corso della Guerra di Liberazione promulgarono due bandi per l’arruolamento di volontari, emessi però in condizioni e con obiettivi molto diversi.
Dopo il 25 luglio, i partiti riammessi all’agone politico dopo la destituzione di Mussolini, sopratutto quelli con un’anima più “rivoluzionaria” come il Partito d’Azione ed il Partito Comunista Italiano, si diedero da subito una politica militare che avrebbe dovuto fare i conti con il Regio Esercito e con il suo ruolo istituzionale. Il PCI chiese al governo di siglare la pace con gli Alleati e di iniziare la guerra contro i tedeschi <1273. Con l’Armistizio i comunisti, assieme agli altri partiti antifascisti, tentarono la costituzione di una Guardia Nazionale – un nome che rimandava a fasti risorgimentali e giacobini – che potesse affiancare le truppe regolari nella lotta contro i tedeschi. Ogni tentativo fu frustrato dal rifiuto dei militari di armare delle formazioni politicizzate <1274.
All’indomani dell’8 settembre, Ferruccio Parri ribadì agli stupiti rappresentanti dei servizi segreti americani la sua intenzione di organizzare un’armata di volontari da affiancare alle truppe regolari nella lotta contro i tedeschi, suscitando in Allen Dulles una certa diffidenza. Nei mesi seguenti, il Partito d’Azione fu fra i maggiori assertori del volontarismo come mezzo di rinnovamento delle forze armate <1275.
Il giorno dell’armistizio, le richieste di armi da parte dei “volontari” si moltiplicarono <1276. Come ricorda Giuseppe Conti, ci fu chi cercò di fare del volontariato antifascista «uno strumento nuovo di guerra, in contrapposizione all’ormai superato esercito monarchico», ma anche chi cercò di organizzare un volontariato meno politico e ostile alle forze armate regie <1277.
Con lo stabilizzarsi della situazione nel “Regno del sud”, Badoglio cercò di regolare definitivamente la questione. Nella porzione di terre liberate i volontari cominciarono ad essere arruolati da privati cittadini più o meno vicini ai partiti, allo scopo di dimostrare la volontà degli italiani di combattere e di sottrarre alla monarchia il monopolio dell’ancora inesistente sforzo bellico per il concorso alla liberazione della penisola. A Bari l’iniziativa passò nelle mani degli antifascisti, nella forma di un manifesto affisso a firma del Fronte Nazionale d’Azione, composto dai quattro partiti presenti in città. Il Prefetto ordinò l’arresto del tipografo e dei due esponenti del PdA e del PCI responsabili di aver diffuso dei manifestini incoraggianti per l’arruolamento <1278. Allo stesso tempo, un gruppo di monarchici organizzò una colonna volontari che avrebbe dovuto tanto combattere i tedeschi, quanto puntellare la monarchia di fronte ad una temuta rivolta comunista, che si sarebbe dovuta manifestare anche durante il congresso di Bari nel gennaio del 1944 <1279.
Il IX Corpo d’Armata propose di organizzare un vero e proprio «partito dell’ordine» con i reduci della Grande guerra, in modo da contrastare l’efficace propaganda del PCI <1280. Questa vicenda non rimase isolata nei confusi giorni successivi all’8 settembre, dato che «Comitati di volontari di guerra e Comitati d’azione» erano presenti in molte città pugliesi <1281. Lo stesso Badoglio decise di bloccare ogni tentativo di organizzare «irresponsabili bande di volontari», almeno nelle province sotto la sua giurisdizione, precisamente per assicurare l’ordine pubblico alle spalle degli eserciti alleati da poco sbarcati in Italia. In fin dei conti, «a coloro i quali fossero effettivamente animati da volontà di combattere, si era data la possibilità di arruolarsi in reparti regolari dell’Esercito» <1282. Il 10 ottobre 1943 Badoglio diramò una circolare ai prefetti, nella quale ribadì che: “nessun individuo, ente o associazione è autorizzato alla formazione di bande di volontari. Solamente l’Esercito è incaricato di ricevere, armare e istruire volontari. Chiunque operi contrariamente a queste tassative disposizioni sarà immediatamente arrestato e deferito al Tribunale di Guerra. Le bande eventualmente costituite o in corso di costituzione, vanno immediatamente sciolte e diffidati i promotori ad astenersi da ulteriori attività in merito” <1283.
In questo modo Badoglio cercò di rassicurare Vittorio Emanuele, che «mostrava di avere una fiducia più piena in Roatta, Ambrosio e gli altri militari “puri”, ostilissimi al volontariato». Per questo il 10 ottobre diffidò ogni cittadino dall’arruolare privatamente reparti volontari, ponendo un freno ai movimenti apparentemente appoggiati anche dagli alleati, come i Gruppi Combattenti Italia del generale Giuseppe Pavone <1284. Chiunque avesse voluto far guerra ai tedeschi avrebbe dovuto usare gli ordinari canali istituzionali. Questi vennero aperti dal Bando 8 del 28 ottobre 1943, con cui Ambrosio ordinò che fossero costituiti dei reparti composti unicamente da volontari da affiancare alle unità regolari <1285. I termini d’arruolamento previsti dal Bando 8 non mancarono di deludere quei partiti che avevano chiesto a gran voce una riforma dell’Esercito. “Si proibiscono dapprima come criminali di lesa maestà gli arruolamenti di volontari e quando, dopo la mortificazione prodotta dal troppo indugiare, lo slancio volontaristico è stato sviato e ridotto, si indicono arruolamenti concepiti con la tipica mentalità delle caserme per la quale un uomo è un numero e non già il portatore di un’esperienza e di un’idea” <1286.

[NOTE]1270 ISNENGHI, Le guerre degli italiani…, p. 317.
1272 Vedi SANNA Daniele, Riorganizzazione e ridimensionamento del regio esercito durante la luogotenenza (giugno 1944 – giugno 1946), in «Amministrare. Rivista quadrimestrale dell’Istituto per la Scienza dell’Amministrazione pubblica», n. 1, 2010, pp. 248-250; CONTI, Aspetti della riorganizzazione…; pp. 100-103.
1273 Pavone, Una guerra civile…, p. 11.
1274 In questo senso andò una delle prime azioni del Fronte Nazionale costituito a Napoli, cui partecipò fra gli altri il futuro sottosegretario comunista al Ministero della Guerra, Mario Palermo, assieme a Pasquale Schiano, Adriano Reale e Vincenzo Arangio Ruiz. La speranza fu quella di convincere il generale Del Tetto, responsabile della difesa di Napoli, ad armare delle bande popolari. Le armi non furono date, PALERMO, Memorie…, pp. 159-160.
1275 PAVONE, Una guerra civile…, pp. 10-11; POLESE REMAGGI Luca, La nazione perduta. Ferruccio Parri nel Novecento italiano, Il Mulino, Bologna 2004, pp. 231-232; DE LUNA Giovanni, Storia del Partito d’Azione. La rivoluzione democratica (1942/1947), Feltrinelli, Milano 1982, pp. 99-101. CONTI, Aspetti della riorganizzazione…, pp. 101-103.
1276 Il comitato antifascista di Venezia chiese all’aiutante di campo del duca di Genova (che nel frattempo era fuggito) di poter essere armato per formare una «Legione Veneta» forte di 1.500 uomini, ma ottenne un secco rifiuto. A Ravenna le richieste di armi incontrarono l’opposizione del generale Carabba. A Novara il rifiuto venne dal generale Sorrentino, che comunque promise di armare una “Guardia Nazionale”. A Torino Adami Rossi non ricevette i rappresentati politici che chiedevano di essere armati, e lo stesso accadde nella Milano del generale Ruggero, che consegnò ottanta fucili il 9 settembre ma, dopo la resa ai tedeschi del 10, fece affiggere un proclama che minacciava di passare per le armi chiunque avesse accennato ad una resistenza. A Firenze il generale Chiappi usò un po’ di tatticismo incoraggiò i comunisti ad organizzarsi, salvo poi rifiutare loro le armi. A Piombino, nonostante l’opposizione dei comandi militari i “partiti” riuscirono anche a respingere un primo sbarco tedesco, ma Cesare Maria De Vecchi ordinò poi di liberare i prigionieri e di non aprire il fuoco sulle truppe tedesche. A Napoli il Comitato dei Partiti Antifascisti propose al comandante militare della città di armare il popolo LONGO Luigi, Un popolo alla macchia, Mondadori, Milano 1952, pp. 54-55, pp. 91-92; SPRIANO, Storia del partito comunista italiano. 7. La Resistenza, Togliatti e il partito nuovo, Einaudi, Torino 1975, pp. 24-37. Per entrare nel campo delle testimonianze, in questo senso vanno sia il racconto di Pasquale Plantera, che avrebbe partecipato allo sfortunato tentativo di fermare delle autocolonne tedesche tentato dal 5º Reggimento Bersaglieri a Volterra; sia quello di Alvaro Sabatini (Marco), che, assieme ad altri, avrebbe cercato di organizzare una difesa organizzata a Montepulciano. Sia Plantera che Sabatini sarebbero poi stati tra i partigiani senesi arruolatisi volontari del Gruppo “Cremona”. Vedi testimonianza di Pasquale Plantera (Serpente), e quella di Alvaro Sabatini (Marco) in Lo strano soldato…, p. 304, pp. 327-328; di natura molto diversa la “brigata proletaria” composta da operai di Monfalcone che avrebbero cercato di difendere le infrastrutture dove lavoravano, Voce Trieste, brigata Garibaldi, in COLLOTTI, SANDRI, SESSI (a cura di), Dizionario della Resistenza, vol II., Luoghi, formazioni, protagonisti, Torino, Einaudi, 2006, p. 234.
1277 CONTI, Aspetti della riorganizzazione…, p. 96; vedi anche PAVONE, I Gruppi Combattenti Italia. Un fallito tentativo di costituzione di un corpo di volontari nell’Italia Meridionale (settembre-ottobre 1943), in «Il Movimento di Liberazione in Italia», 1955, f. 1-2, n. 34-35, pp. 80-119.
1278 DEGLI ESPINOSA, Il regno del sud…, pp. 41-42, vedi anche p. 181. Dell’episodio parla anche PAVONE, I Gruppi Combattenti Italia…, pp. 82-83. ALOSCO A., L’arresto dei liberalsocialisti di Bari nel 1943, in «Annali dell’istituto Ugo La Malfa», vol. III, 1987.
1279 Il gruppo dirigente della colonna fu processato dal Tribunale Militare Territoriale di Bari nel gennaio del 1945, proprio a causa delle azioni violente che avrebbe organizzato in vista del congresso dei CLN, vedi ASBa, Tribunale Militare Territoriale di Guerra di Bari, vol. 9, Sentenze 1945, come citato in LEUZZI Vito Antonio, Lotta politica dopo l’8 settembre 1943. Reazione monarchica e organizzazione di una colonna armata contro il Congresso di Bari dei Cln, in SOVERINA, 1943…, pp. 236-239.
1280 ACS, PCM Napoli-Salerno 1943-1944, c. 4, n. 10 Situazione politica interna, sf. 9, Propaganda del partito comunista, Comando del IX Corpo d’Armata. Ufficio Affari Civili, prot. N. 349/AC/Ris, Combattenti della guerra 1915-1918.-, 19 novembre 1943.
1281 ACS, PCM Brindisi-Salerno, 1943-’44, c. 2-6, f.1, CC.RR. Italia merid., 4 ott. ’43, n. 23-1 prot., in CONTI, Aspetti della riorganizzazione…, p. 96n.
1282 BADOGLIO Pietro, L’Italia nella seconda guerra mondiale, Mondadori, Milano 1946, p. 281.
1283 ACS, PCM Brindisi-Salerno, 1943-’44, c. 3-5, telegramma di Badoglio ai prefetti, 10 ott. ’43, n. 513, in CONTI, Aspetti della riorganizzazione…, p. 98.
1284 PAVONE, I Gruppi Combattenti Italia…, p. 101; un impressione, quella sull’isolamento di Badoglio rispetto a Vittorio Emanuele III e alla cerchia dei capi di stato maggiore, Roatta e Ambrosio in testa, confermata anche da Piero Pieri e Giorgio Rochat in PIERI Piero, ROCHAT Giorgio, Badoglio, UTET, Torino 1974, pp. 828-829.
1285 Raccolta ufficiale dei provvedimenti emanati dal governo italiano dall’8 settembre all’8 luglio 1944, Roma, 1944, p. 44, Bando del 28 ottobre 1943, n. 8, Arruolamento volontari nel Regio Esercito, emanato nella «Gazzetta Ufficiale», 27 novembre ’43, n. 3-B.
1286 «L’Italia del Popolo», n. 4, 19 nov ’43, Esercito e Milizia, p.2, citato in CONTI, Aspetti della riorganizzazione…, p. 100.
Nicolò Da Lio, Il Regio Esercito fra fascismo e Guerra di Liberazione. 1922-1945, Tesi di dottorato, Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, 2016

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21 settembre, parte il campionato di calcio in Burkina Faso.


[:it]32 i nuovi club affiliati alla federazione[:]
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Il 13 settembre 2025, la Federazione Burkinabè di Calcio (FBF) ha tenuto un’importante Assemblea generale a Ouagadougou, segnando il primo incontro ufficiale sotto la presidenza del colonnello Oumarou Sawadogo. Nel corso dell’evento sono state prese importanti decisioni riguardo allo sviluppo del calcio nel Paese.

Durante l’assemblea, i partecipanti hanno approvato l’affiliazione di 32 nuovi club alla FBF e hanno fissato l’inizio del campionato per il 21 settembre 2025. La stagione 2025-2026 è stata al centro del dibattito, con i rappresentanti delle leghe regionali, dei distretti e dei club che hanno discusso dettagliatamente l’organizzazione della prossima stagione calcistica. È stata espressa l’intenzione di consentire ai club di disputare le proprie partite sui terreni di gioco che possiedono. Il Presidente della FBF ha sottolineato l’importanza di questa richiesta, affermando di considerare favorevolmente tale richiesta, quando possibile.

Infatti tra i club di prima divisione che potrebbero beneficiare di questa misura figurano l’ASFA, l’EFO, il RCK, il Salitas e il RAHIMO FC; tuttavia, è stata evidenziato come molti di questi terreni non siano attualmente attrezzati in modo adeguato per ospitare le partite del campionato.

Inoltre, durante l’assemblea è stato confermato che diversi club hanno ricevuto la loro nuova affiliazione alla federazione, requisito di base per poter partecipare ai campionati federali. Tra questi, due squadre di terza divisione, inclusa una proveniente da Ouagadougou, hanno cambiato denominazione. Il giovane club Basga Jo, originariamente affiliato alla regione del Kadiogo, ha trasferito le sue attività nella regione dell’Oubri.

Un altro punto saliente dell’incontro è stato il bilancio delle attività dell’ufficio esecutivo, che ha concluso il primo anno di mandato. La relazione ed il bilancio sono stati approvati dai partecipanti, i quali hanno inoltre fornito indicazioni per il prossimo anno con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente il calcio burkinabè.

calcio

Fonte: leconomistedufaso.com

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pod al popolo #078, “prima dell’oggetto” a radiotre suite (con ‘la scuola delle cose’)


Sull’intervista a RadioTre Suite, a cura di Fabio Cifariello Ciardi, per Prima dell’oggetto e “La scuola delle cose”, era già comparso questo post: slowforward.net/2025/08/25/rad…, con relativo rinvio a https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html. Ora l’audio è anche in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto

#cambioDiParadigma #déclic #dialogo #FabioCifarielloCiardi #LaScuolaDelleCose #lettura #letture #Lyceum #LyceumMudima #MarcoGiovenale #MG #MonicaDOnofrio #Mudima #PAP #pap078 #pap078 #pod #podAlPopolo #podalpopolo #podcast #presentazione #PrimaDellOggetto #prosa #ProsaInProsa #radio #Radio3Suite #RadioTreSuite #reading #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca


radiotre suite, 24 ago. 2025: fabio cifariello ciardi in dialogo con mg su “prima dell’oggetto” (déclic) e la rivista ‘la scuola delle cose’ (lyceum/mudima)


RadioTre Suite, 24 ago. 2025. dialogo con Fabio Cifariello Ciardi su Marco Giovenale, "Prima dell'oggetto" (déclic, 2025)

https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html

grazie a Fabio Cifariello Ciardi per il dialogo, l’attenzione e il grande spazio accordato al mio libro e a ‘La scuola delle cose’

§


La scuola delle cose, n. 19, aprile 2025, SCRITTURA DI RICERCA (pubbl. Mudima / Lyceum)
link alla rivista

copertina di "Prima dell'oggetto", di Marco Giovenale (déclic, 2025)
link al libro

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