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italia-usa (una sintesi storica) / differxai. 2025


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#differx #differxai #fascismo #italia #neofascismo #statiUnitiDelloStragismo #statiUnitiStragisti #USA

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domenico gallo svela che la cosiddetta “separazione delle carriere” mira a cancellare l’indipendenza del potere giudiziario e risponde perfettamente al piano di gelli


https://www.domenicogallo.it/2025/07/giustizia-la-riforma-truffa

DOMENICO GALLO DIMOSTRA CHE QUELLA DI NORDIO-MELONI È UNA RIFORMA CHE CANCELLA L’INDIPENDENZA DEL POTERE GIUDIZIARIO

<< Non era mai accaduto nella storia parlamentare che una riforma della Costituzione venisse approvata nel testo proposto dal Governo senza che venisse consentito al Parlamento di approvare un solo emendamento.

Un testo governativo immodificabile dal Parlamento per una riforma da approvare a passo di carica, che – evidentemente – costituisce una priorità politica assoluta per questa maggioranza.

La prima operazione da compiere è fare pulizia delle parole e dei concetti falsi e ingannevoli. Innanzitutto bisogna spiegare che quella in discussione non è una riforma della giustizia. La riforma Nordio non ha nulla a che vedere con le questioni attinenti al funzionamento del servizio giustizia, non interviene sulla durata dei processi, sulle dotazioni amministrative degli uffici giudiziari, sull’edilizia, sul potenziamento dei riti alternativi, sulle carenze di personale. Non è insomma una riforma volta a migliorare la qualità del servizio giustizia a tutela dei diritti dei cittadini.

Ugualmente falsa e ingannevole è la denominazione della riforma come “separazione delle carriere”. In questo caso si tratta di una vera e propria truffa delle etichette.

La separazione delle carriere è stata portata a termine, a Costituzione invariata, con la riforma #Cartabia (art. 12 della legge n. 71/2022), che ha definitivamente separato i percorsi professionali dei magistrati inquirenti e giudicanti.

L’oggetto della riforma non è la separazione delle carriere ma la riscrittura del titolo IV della Costituzione all’unico scopo di restringere o abbattere le garanzie di indipendenza dell’esercizio della giurisdizione. In sostanza, quella di Nordio-Meloni è una riforma dell’indipendenza del potere giudiziario.

Il titolo IV della Costituzione sull’ordinamento giurisdizionale definisce in modo molto più organico e completo che in altre costituzioni moderne il principio della separazione dei poteri, creando uno zoccolo duro di pluralismo istituzionale che non può essere superato.

Nel disegno costituzionale, l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere, viene assicurata dall’autogoverno, attribuito a un organo di rilievo costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura, al quale spettano: «le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati» (art. 107). «Il Consiglio superiore è presieduto dal Presidente della Repubblica, ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune» (art. 104).

Il titolo IV cella Carta ha operato una netta cesura rispetto al vecchio ordinamento monarchico-liberale nel quale le scarse garanzie di indipendenza dei giudici e la soggezione dei pubblici ministeri al potere politico avevano impedito che la magistratura potesse esercitare resistenza all’avvento della dittatura fascista.

Le norme che garantiscono l’indipendenza del giudiziario (titolo IV) e quelle che assoggettano l’esercizio dei poteri al controllo di costituzionalità (titolo VI) incarnano le garanzie antitotalitarie della Costituzione. Non a caso ci furono delle resistenze a dare attuazione alla disciplina costituzionale della magistratura: il Consiglio Superiore fu istituito solo dieci anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione, in virtù della legge 24 marzo 1958 n. 195, e cominciò a operare nel 1959 (entro una camicia di forza che ne pregiudicava fortemente le funzioni).

Nel corso del tempo, con la crescita dell’indipendenza reale della magistratura, favorita dal dibattito culturale in seno all’associazionismo di giudici e pubblici ministeri, è aumentata la capacità di controllo giudiziario dei fenomeni degenerativi.

Ciò ha consentito di sventare le varie minacce che hanno attraversato le istituzioni dagli anni Sessanta agli anni Ottanta del secolo scorso. A cominciare da quel “tintinnar di sciabole” cui fece cenno il leader socialista Pietro Nenni in occasione della formazione del secondo governo Moro del 23 luglio 1964, per passare poi alla stagione della strategia della tensione dove, con grande difficoltà, le indagini della magistratura hanno scoperchiato il vaso di Pandora delle deviazioni istituzionali dei servizi segreti, fino alle parole finali dell’ultima sentenza della Corte d’assise di Bologna (6 aprile 2022) che ha fatto luce sui mandanti, annidati anche nelle istituzioni, della strage del 2 agosto 1980. La stagione di “mani pulite” ha confermato la capacità dell’autorità giudiziaria di estendere il controllo di legalità anche in quei santuari del potere politico rimasti per lungo tempo inviolabili.

Il ruolo del Consiglio Superiore, in quanto garante dell’indipendenza della magistratura, è stato oggetto di violenti conflitti politici.

Clamoroso fu il conflitto con il presidente della Repubblica Francesco #Cossiga, che arrivò al punto di minacciare l’intervento dei carabinieri per impedire che il plenum del Consiglio trattasse degli argomenti che lui aveva vietato. In un’intervista nel 1991 Cossiga dichiarò: «Feci schierare un battaglione mobile di carabinieri in assetto antisommossa, al comando di un generale di brigata».

Ma l’esigenza di rendere l’esercizio della giurisdizione subordinato all’indirizzo politico era già emersa già nel 1981 con la scoperta del “Piano di rinascita democratica” di #LicioGelli.

Si trattava di un progetto che mirava a spegnere la democrazia italiana attraverso un’azione riservata che, pur escludendo il ricorso a un colpo di Stato di tipo greco, mirava a sovvertire le istituzioni democratiche. Per l’ordinamento della magistratura era prevista una riforma particolarmente “moderna” articolata su una serie di passi finalizzati a ricondurre l’esercizio della giurisdizione sotto il controllo del potere politico, eliminando lo scandalo del “potere diviso” postulato dalla Costituzione repubblicana.

Attraverso una riforma della Costituzione, il Piano di rinascita democratica prevedeva la separazione delle carriere di magistrati giudicanti e magistrati inquirenti, la sottoposizione di questi ultimi al controllo del ministro della giustizia e la neutralizzazione dell’autogoverno dei magistrati, mediante la sottoposizione del Consiglio superiore della magistratura al controllo del Parlamento.

In attesa delle modifiche costituzionali il piano suggeriva di intervenire con urgenza per introdurre la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati, il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari e gli esami psicoattitudinali per l’accesso alla carriera.

La profezia nera di Licio Gelli non è mai tramontata: come un fiume carsico è affiorata più volta in diversi contesti politici e adesso ha trovato piena soddisfazione con la riforma costituzionale Nordio/Meloni.

L’insofferenza di questo potere politico verso il controllo di legalità esercitato da una magistratura indipendente, resa plasticamente evidente dalla valanga di insulti e minacce ai giudici e pubblici ministeri vomitate dai vertici politici ogni volta che vengono adottati provvedimenti sgraditi, è il movente di questo attacco alla giurisdizione: la riforma dell’assetto costituzionale della magistratura è la soluzione.

Poiché il #ConsiglioSuperiore è la bestia nera, la riforma lo depotenzia dividendolo in tre parti, un Consiglio per i magistrati del pubblico ministero, uno per i magistrati giudicanti e uno, denominato Alta Corte disciplinare, competente per i provvedimenti disciplinari.

Non basta la divisione in tre parti. La funzione di questi tre organi viene ulteriormente svilita cancellando la rappresentanza del corpo dei magistrati dagli organi di “autogoverno”, attraverso l’introduzione del criterio del sorteggio secco dei componenti togati.

In definitiva la rottura del modello costituzionale dell’unicità della magistratura e l’invenzione di tre organi composti da membri sorteggiati, cancella l’autogoverno e rende oscura e non trasparente l’attività di gestione della magistratura. Si creano così le condizioni per un impoverimento culturale e ideale del corpo dei magistrati, che diventeranno sempre più “funzionari” ministeriali e sempre meno garanti di ultima istanza dei diritti inviolabili dei cittadini.

Dietro questo progetto di riforma vi è la palese ispirazione ad abbattere il livello di indipendenza reale della magistratura per porre rimedio allo “scandalo del potere diviso”. Sbarazzarsi dei poteri di controllo è il passaggio obbligato per la trasformazione di un ordinamento democratico in una democrazia illiberale sul modello ungherese o turco. Di qui l’importanza della mobilitazione per impedire la svolta autoritaria in itinere e per cancellare la riforma Nordio/Meloni, quando interverrà, con il referendum costituzionale.

(una versione di questo articolo è stata pubblicata sul Fatto Quotidiano del 30 luglio con il titolo: Giustizia: prepararsi al referendum) >>

da facebook.com/share/19XbTvJwjT/

#attaccoAllaCostituzione #attaccoAllaMagistratura #Cartabia #ConsiglioSuperioreDellaMagistratura #ConsiglioSuperiore #Cossiga #Costituzione #CSM #fascismo #fascisti #governoNeofascista #LicioGelli #magistratura #Meloni #neofascismo #neofascisti #Nordio #RiformaCartabia #separazioneDelleCarriere

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L’importanza della memoria, Catania ricorda Beppe Montana


Affidiamo alle parole di Giuseppe Strazzulla, docente e componente storico di ‘Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie’, questo ricordo di Beppe Montana, a cui è stato dedicato l’evento cittadino ‘Porti aperti alla memoria, sulle rotte di Beppe Montana’.

Anche se non è vero che la mafia uccide solo d’estate, nessuno può negare che il periodo luglio/agosto del 1985 […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/08/02/limp…

#BeppeMontana #CSVE #GiuseppeStrazzulla #Libera

Questa voce è stata modificata (11 mesi fa)
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sperando energicamente che i parlamentari amici dei fascisti abbiano la decenza di non farsi vedere


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#2Agosto1980 #antifascismo #fascistiStragisti #serviziSegretiStragisti #strageDiBologna #stragismo #stragismoDiStato #USAStragisti

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universitarietà sperduta finalmente richiustornata


Non pensavo sarebbe servito (o sarebbe stato possibile?) fare questo post, perché banalmente le mie previsioni prevedevano uno scenario previsto molto più prevedibilmente banale e/o avvilente… e invece la sessione di esami di questa estate alla mia assurdiversità è finita nel modo che nell’universo intero francamente meno pareva possibile. E quindi boh, bona, il bilancio per una singola buona volta è positivo… ma, prima, un attimo di ordine. 😼

Il morale era partito ben rasoterra, perché questo semestre era segnato da ben 4 esami anziché i soliti 3 — di cui 2 più matematici che informatici; e io mi chiedo quando cazzo finiscono, che io sono una ragazza magica, non una matematica — e, visto che fin’ora l’andazzo è stato che ad ogni semestre riuscivo a completare 2/3 degli esami (non in media eh, ma proprio esattamente questa quantità ogni volta), ma il 2/3 di 4 esami non si può fare, allora già mi disperavo, sapendo che ne sarei riuscita a fare solo 2/4, che è peggio, in quanto la mia speedrun si rallenta inevitabilmente. E ok, a regola non c’è motivo di disperarsi sapendo già perfettamente che 2 esami non li avrei potuti fare assolutamente (e infatti così è andata), ma c’è sempre sotto sotto la paurina di non riuscire a fare nemmeno gli altri 2, e quindi sprecare un’intera sessione… 😱

Vabbè, insomma: escluse a priori le 2 materie per me veramente difficili (perché guardavo in faccia gli esercizi a tempo perso e non capivo neanche dove iniziare a mettere le mani, maremma scuoiata), rimanevano soltanto da un lato quella di cui lo scritto era una barzelletta, e dall’altro quella che io svolgo praticamente pisciando, entrambe di cui ho fatto e superato le prove intercorso pure da mezza addormentata… Quindi, più precisamente, rimanevano gli orali, e proprio lì si celava il brutto che mi ha portata assolutamente (le mie cronache scritte, ahimè, lo testimoniano, e di ciò ne verranno a conoscenza pure i posteri!) a rottare per tutto il mese di giugno e metà di luglio, portandomi a trascinarmi davvero fino all’ultimo il completamento di questi esami lasciati aperti: per l’uno la prospettata estrema difficoltà (che quindi minacciava il dover studiare per davvero, un vero incubo), e per l’altro il dover completare il progetto web per cui mi rompevo stranamente le scatoline… ops. 😩

Per la prima materia, Reti, i prof. in realtà dissero che il risultato delle prove scritte si poteva conservare per un (1) anno; cosa letteralmente straordinaria, mai vista da nessuna parte, fatta per evitare che la gente si precipiti all’orale senza sapere niente, facendo soltanto perdere tempo e fatica ai professori che ehh lavorano… ma io sapevo che dovevo farlo subito, perché a settembre non ho neanche idea di dove stia l’Università, mentre nel 2026 avrei ovviamente gli altri esami tra le scatole, quindi questo lo avrei in buona sostanza perso. E quindi boh, ho avuto intere settimane per studiare, che ovviamente non ho usato per studiare, però 1-2 giorni prima ho avuto almeno la decenza di leggere degli appunti con una grossa collezione di domande… e ok, più che studio è stata ripetizione, perché, pur non aprendo letteralmente mai un libro, almeno a lezione seguivo, e quindi le cose non erano troppo pazze assurde mai viste per me. 👍

La fine della fiera è che la mattina maledetta vado lì, sono tra le prime 5-10 persone ad entrare visto che gli altri si cagavano in mano e, follemente, il prof. mi ha riconfermato il 25 della seconda prova scritta, in 5-10 minuti di orale… zamni! Però in minima parte ho avuto anche un bel po’ di culo dalla mia, secondo me, perché dei due professori che c’erano lì mi è capitato quello che credo sia meno intransigente… mentre l’altro, già a prima mattina è riuscito a bocciare uno con appena un paio di domande, yikes. 🤯

Ma, attenzione, perché la cosa veramente impossibile è avvenuta la settimana dopo, con l’altro orale… Con Tecnologie Web, se già era di base tutto un po’ fumoso, perché con le date c’era una mezza confusione — almeno, fino a quando il giorno prima dell’inizio il prof. ha rivelato gli orari precisi per tutti gli orali (per cui attenzione, almeno ha fatto scegliere la preferenza di giorno e momento della giornata, quindi topkekprof) — il giorno stesso sembrava ancora peggio, perché sono arrivata lì la mattina (presto, perché altrimenti gli autobus ops), ho dovuto farmi i fatti miei fino alle 10, e poi aspettare praticamente una intera altra ora chiedendomi che cazzo stesse succedendo, perché chi c’era prima di me ci è rimasto un botto col professore… e, a quanto ho capito, è stato pure rimandato (ma non bocciato, che pazza concessione!) mentre il suo compagno aveva preso un buon voto; vabbè, ci frega poco. 🤫

Beh, la cosa pure per me si è protratta così tanto per le lunghe, ma così tanto, che io non immaginavo mai fosse possibile. In circa 10 minuti ho presentato tutto il sito di e-commerce, e quindi tutto il resto del tempo è stato modifiche miste che il prof. chiedeva al momento, tra backend e frontend… e, a quanto pare, il professore di questa volta era quello più tosto dei due, perché l’altro (che interrogava in un’aula diversa) pare che abbia fatto fare a tutti solo modifiche sceme, mentre questo qui ha tenuto sia me che gli altri per un botto. Il resto della giornata, quindi, oltre a chiedermi per chissà che ora avranno finito quelli che c’erano ancora dopo di me per la mattina, ero in assoluta ansia che il prof. verbalizzasse come promesso… e, quando è arrivata la notifica in serata, sono semplicemente zompata per aria… perché chi cazzo lo ha mai visto un fottuto trenta e lode (30L). (E quindi ok, il prof. mi ha tenuto sotto torchio ma, forse, ne è valsa la pena!!!) 🎇

Scherzando, mi sono preoccupata che questo ora mi rovinasse tremendamente la mia media così perfettamente definita da voti di poco superiori al 18… ma, per fortuna, sembra non aver praticamente neanche un po’ intaccato il numerino, che ancora si attesta attorno ad un 23; che, per sua natura, non da troppo nell’occhio. (Non mi sembra possibile, ma così dice il calcolo automatico della piattaforma, e mi secca calcolare a mano solo per un meme.) Invece, non scherzando, ho dovuto ovviamente aspettare una settimana buona per poter anche solo immaginare di parlare a riguardo di ciò, perché ormai, con la mia sfiga, visti i tanti precedenti, ho preferito aspettare che si chiudesse definitivamente la sessione, e quindi che il voto passasse permanentemente a libretto. Vabbè, ora si gode pesantemente, perché ad agosto posso marcire per benino, senza addosso la pressione del (non) studio!!! 🧟‍♀️


Comunque, il progetto web, appunto, non era niente di che — e, se vogliamo dirla tutta, Pignio per dei novizi sarebbe sicuramente più difficile da programmare di questa roba qua — pur avendo rispettato tutti i requisiti preposti, perché ovviamente non è che si doveva creare questa grande cosa. Visto che fa ridere, essendo che c’è il README (che ho iniziato e finito la sera prima andando a dormire alle 3 di notte, ovviamente, nonostante poi ai professori non sia servito come invece temevo) con le varie schermate di desain che si vedono, oltre alle cose formali spiegate per chi ha voglia di un gran zzz, ho impostato come pubblica la repo, e allora gnam: gitlab.com/octospacc/ProgettoE…. (Trigger warning: Java…) 💣

Chiaramente, l’usare un framework mai visto prima (Jakarta con i suoi merdini), e per cui sul web quasi non si trovano informazioni (ODIO il software di grado enterprise), un po’ mi ha rallentata… ma la cosa che veramente mi ci ha fatto non lavorare è che mi servivano varie immagini, ma mi seccavo ampiamente a procurarmele. I generatori IA lasciamo perdere, i siti di immagini stock fanno tutti schifo a modo loro, e ovviamente le mie manie di perfezionismo mi impedivano di usare banali motori di ricerca, visto che la roba che esce da lì è sempre di qualità molto variabile… quindi alla fine ho usato i siti stock, a suon di tasto destro e salva con nome, ma non con piacere: scaricavo una ventina di immagini un giorno (cioè, buone per circa 5 articoli, e il database ne aveva in totale 40), poi quello dopo mi dimenticavo, e quello dopo ancora, poi mi ricordavo e ne facevo altre 5… un inferno. Superata questa fase, che mi bloccava dall’andare avanti col codice, ovviamente, sono relativamente volata… ma, se non avessi avuto ChatGPT per generare i nomi e le descrizioni degli articoli bizzarri sarei semplicemente deceduta!!! ☠️

#esami #sessione #TSW #università


ridere dell’improva col semiesame di reti


Prima di dormire per prepararmi ad un altra giornata estremamente zzz, che come in un loop si ripeterà purtroppo per sempre fintantoché rimango bloccata in questa temibile università, devo riflettere sul fatto che, nonostante la giornata fosse partita seccante, nel pomeriggio ho dovuto davvero ridere… non nonostante le terribili previsioni degli eventi a seguirsi, ma proprio a causa di essi. Cioè, esso: la prova intercorso più meme che io abbia mai fatto, quella di Reti. 🥰

Sapendo che era a risposta multipla, io come altri non mi sono particolarmente preoccupata perché, se pure tutto va male, ho pur sempre dalla mia la “strategia a strascico“: si imparano a memoria le domande, che tanto sono alla peggio qualche decina tutte perfettamente uguali, e si rifà l’esame quante volte serve, facile. Ecco, io però non mi immaginavo che fosse davvero così facile quanto lo è stato in realtà… credo che abbiano superato letteralmente tutti la prova con il massimo dei voti o quasi. 🏆
>&gt; ragazzi com'è andata reti? tutto apposto?&gt;&gt;&gt; regolare&gt;&gt;&gt; da barzelletta&gt;&gt; nel chill proprio, mi fa piacere
Sono state con buon anticipo (ri)condivise su WhatsApp le domande estratte dalle prove passate: una ventina o giù di lì, per la prima prova intercorso, mentre una cinquantina contando sia la prima che la seconda. Un po’ ho temuto mancasse qualcosa, perché se davvero fosse stata così sarebbe stata più facile di una che l’anno scorso mi ha ammorbato ma ho comunque seguito il flusso. Essendoci il solito disordine nelle raccolte fatte da questi studenti incensurati, non si capiva in realtà benissimo cosa appartenesse alla prima prova e cosa alla seconda, e quindi, l’oretta prima dell’appello, mi sono seduta e con calma, in un quarto d’ora scarso, le ho controllate tutte. E poi… 💣

Fatta la prova, esce il punteggio: ho preso 28/30… avrò sbagliato a memorizzare 1 domanda delle possibili scarse 20, evidentemente… magari a causa della fortissima pressione causata dal dover rispondere a ben 15 domande in soli 50 minuti… è stata proprio dura questa volta, insomma. A parte gli scherzi, accidentalmente è meglio così in quanto a punteggio, perché prendere 30 è proprio sussy — sia in generale, ma nello specifico non è proprio da me — mentre un 28 rappresenta giusto quel grado realistico di oggettiva eccellenza pur senza perfezione matematica. 👌

La cosa davvero divertente in questa storia, però, è la reazione del professore a vedere la maggior parte della classe (due classi nella stessa aula, in realtà, quindi anche tanta più gente del normale, quindi anche più evidente l’effetto) che, passato massimo un quarto d’ora dall’inizio, già aveva finito e se ne andava… Ad alta voce, si è domandato “ma che cosa la facciamo a fare questa prova?“, evidentemente ben conscio anche lui che è una farsa a tutti gli effetti, se le domande presenti nella banca dati si contano tranquillamente tutte sulle dita di mani e piedi, ma probabilmente a corto dei poteri necessari a cambiare la situazione. 🤷‍♀️

Per una volta, una seduta parziale di esame che non ha rischiato di finire in lacrime, ma anzi. A questo punto non dico che aspetto la seconda seduta, tra un mesetto o giù di lì, per ridere ancora di più… ma certamente paura di fallirla non la ho. Ahinoi però — e questo entrambi i nostri professori della materia lo ripetono in continuazione; quello di oggi addirittura con un fare che personalmente percepisco da Padrino, anche se giustamente ha ragione — superate le due barzellette, ci sarà da fare l’orale, e a quello verranno davvero al pettine tutti i nodi… o forse… più probabilmente, è solo terrorismo psicologico, un bluff. Chissà!

#bluff #esame #intercorso #prova #università


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Esecuzioni sommarie, torture e sparizioni: circostanziate accuse a esercito e mercenari russi in Mali.


Human Rights Watch ha denunciato l’uccisione di almeno 12 persone e la sparizione di altre 82, tutte di etnia fulani.
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Negli ultimi mesi, la situazione in Mali ha suscitato forti preoccupazioni riguardo alla violazione dei diritti umani, con crescenti accuse nei confronti dell’esercito maliano (FAMa) e dei mercenari russi, appartenenti alla compagnia Wagner, ora nota come Africa Corps. L’organizzazione Human Rights Watch ha denunciato l’uccisione di almeno 12 persone e la sparizione di altre 82, tutte di etnia fulani, accusate di sostenere gruppi terroristi nel contesto di una caccia ai ribelli tuareg e alle forze jihadiste operative nel Paese.

Secondo quanto riportato da HRW, le operazioni militari condotte dalle forze di Bamako e dai mercenari russi hanno portato a gravi violazioni dei diritti umani, inclusi omicidi extragiudiziali, torture e sparizioni forzate nelle regioni di Timbuktu, Douentza, Kayes e Ségou. Nonostante le richieste di chiarimenti avanzate ai ministeri della Giustizia e della Difesa maliani, finora non vi è stata alcuna risposta ufficiale riguardo a queste atrocità. Testimonianze indipendenti da esperti dell’ONU confermano l’andamento di esecuzioni sommarie, alimentando le preoccupazioni per la sicurezza e la stabilità nella regione.

Il clima di insicurezza ha spinto molti cittadini maliani e burkinabé a cercare rifugio in Senegal, in particolare nel dipartimento di Bakel. Si è così venuta a creare una nuova problematica, con un flusso di migranti dalle nazioni interessate. Ciò ovviamente alimenta le tensioni ai confini. I rifugiati hanno riferito di aver abbandonato le loro case a causa degli abusi perpetrati dall’esercito maliano e dai soldati burkinabé, creando una crisi umanitaria crescente in questa parte dell’Africa occidentale. Non bastano dunque gli sfollati interni che dal Sahel fuggono verso le grandi città, si apre un nuovo fronte che va ad interessare i vicini.
Ribelli Tuareg. - License CCbyNC 4.0. Source: https://www.wumingfoundation.com/Ribelli Tuareg. – License CCbyNC 4.0. Source: wumingfoundation.com/

Le tensioni tra Mali e Algeria


Le relazioni tra Bamako e Algeri rimangono tese, soprattutto dopo che il governo maliano ha accusato l’Algeria di ospitare ribelli tuareg e terroristi. Nonostante le trame diplomatiche promosse dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, per favorire il riavvicinamento fra governo e ribelli, Bamako ha respinto l’offerta di mediazione, mantenendo una posizione dura. D’altro canto il Mali fa affidamento sull’alleato russo per consolidare la propria forza, ma la presenza dei mercenari ai labili confini non può essere tollerata dall’Algeria.

Washington tenta un riavvicinamento


In tutto ciò compare un nuovo attore. Di fronte all’ascesa dell’influenza russa, gli Stati Uniti stanno infatti cercando di ricostruire i rapporti con il Mali e i Paesi limitrofi, come dimostrato dalla recente visita di William B. Stevens. Washington si è dichiarata disposta a collaborare su questioni di sicurezza e a contrastare il finanziamento dei gruppi terroristici. Tuttavia, la possibilità di una qualche collaborazione militare con gli Americani in un contesto così complesso, caratterizzato dalla presenza di mercenari russi, appare al momento impossibile.

In aggiunta agli sforzi di recupero strategico, gli Stati Uniti hanno manifestato interesse nel favorire investimenti privati americani in Mali, attraverso la creazione di una Camera di Commercio Americana. Tale iniziativa, sebbene ben accolta dal governo di transizione maliano, solleva interrogativi sulla sostenibilità di investimenti in un ambiente politico così instabile. Appare quantomeno improbabile che un’azienda privata decida di investire in una nazione senza alcuna sicurezza sul ritorno economico e sui propri asset in loco. A meno che non intervenga qualcuno dall’alto forzando la mano all’azienda stessa, in cambio di qualcosa d’altro, come accaduto con Elon Musk ad esempio. Sono finiti i tempi in cui le compagnie occidentali arrivavano in Africa per fare il bello ed il cattivo tempo. Le regole ora sono cambiate, come possono testimoniare le compagnie aurifere canadesi che piano piano vengono cacciate dal Mali.

Fonte: africa-express.info

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Questa notte parlami dell’Africa.


Storie di donne agli antipodi.
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Emma ha trent’anni e lavora come avvocato nel prestigioso studio milanese di suo marito Lorenzo. La vita che ha costruito è esattamente quella che desiderava – riunioni, processi e serate mondane a cui è impossibile sottrarsi – ma non riesce a comprendere il senso di oppressione che prova ogni mattina al risveglio. Per questo tutti rimangono sconvolti quando annuncia la sua imminente partenza per l’Africa. L’arrivo in Mozambico, una terra così lontana da tutto ciò che ha conosciuto fino a quel momento, sancisce per lei l’inizio di una nuova vita, dove finalmente può essere davvero se stessa. Nuri vive ad Arusha, in Tanzania, ha ventidue anni e molti sogni nel cassetto, sogni segreti che non può confidare che al suo diario, e che la metterebbero di sicuro nei guai se suo padre dovesse scoprirli. Sa che ci sono luoghi in cui i suoi desideri più arditi costituiscono la norma, e per quella normalità lei è disposta a lottare, anche se in gioco c’è la sua stessa vita. Emma e Nuri, due donne agli antipodi, due esistenze apparentemente inconciliabili che si incrociano nella scelta di chi dice basta e vuole divenire artefice del proprio destino.
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1946: fobie statunitensi circa l’Italia


L’arrivo dell’estate [1946] riportò il problema delle frontiere con la Yugoslavia alla ribalta delle questioni internazionali. La possibilità di un’imminente invasione della Venezia-Giulia da parte dell’esercito di Tito divenne l’argomento principale delle riunioni dei vertici militari americani in Italia e a Washington. A partire da luglio il comandante supremo alleato nel Mediterraneo, il generale Morgan, aveva proposto al Joint Chief of Staff statunitense la “partecipazione dell’esercito italiano nell’eventualità di ostilità con la Yugoslavia nell’Italia settentrionale”. La commissione congiunta tra dipartimento di Stato, il ministero della Guerra e il ministero della Marina, recentemente creata su ordine di Truman, prendendo una posizione ancora più apertamente ostile nei confronti degli yugoslavi rispetto a quella espressa dai comandi britannici in proposito, si dichiarò a favore dell’utilizzo dei reparti italiani “nell’eventualità di un attacco generale yugoslavo”, proprio in considerazione delle stesse “finalità politiche evidenziate dal comandante supremo per il Mediterraneo”, relative alle ricadute positive in termini di immagine del nuovo governo De Gasperi sull’opinione pubblica italiana <304. Pertanto, stabiliva la Commissione, il Sacmed (comando supremo alleato per il Mediterraneo) era autorizzato ad utilizzare tutte le forze italiane disponibili, in caso di attacco da parte di Tito. Inoltre, “al recente incontro del Consiglio dei ministri degli esteri a Parigi – si legge nel documento – il segretario di Stato e il ministro degli Esteri britannico si sono accordati informalmente sulla sostanza delle istruzioni proposte sopra” <305. La situazione al confine giuliano si aggravò nel mese di agosto: il 10 e il 19 agosto aerei da combattimento yugoslavi attaccarono aerei da trasporto statunitensi, abbattendoli ed uccidendo l’equipaggio, poiché avevano violato lo spazio aereo nazionale. La reazione dei militari americani fu di estrema indignazione, soprattutto perché, come sottolineato da Offner, “essi vedevano il maresciallo Tito (…) come una maschera per l’espansione sovietica” <306. Il 25 agosto una direttiva del Joint Chiefs of Staff statunitense ordinava al generale Morgan di “prepararsi per un attacco generale organizzato yugoslavo”: nei suoi piani avrebbe dovuto “includere l’utilizzo di tutte le forze presenti in Italia”, che avrebbero dovuto essere rese “disponibili per le operazioni”. Tutte le obiezioni britanniche all’utilizzo dell’esercito italiano in funzioni attive inoltre, informava il Joint Chiefs of Staff, erano state rimosse in seguito alla discussione del tema con il dipartimento di Stato, che aveva insistito sul punto proprio “in considerazione dell’attuale attitudine yugoslava, esemplificata dall’abbattimento dei velivoli statunitensi e dalla serie di incidenti che hanno coinvolto le truppe di terra e le manifestazioni organizzate” <307. Il 29 agosto un memorandum del Pentagono ribadiva: “L’U.S. Chiefs of Staff ritiene fortemente, e il dipartimento di Stato concorda con questo, che nell’eventualità dell’aggressione yugoslava il Comandante Supremo Alleato per il Mediterraneo dovrebbe essere autorizzato ad utilizzare ogni forza militare che possa essere fisicamente disponibile per il compimento della sua missione” <308. L’11 settembre la Chiefs of Staff Committee avvisava con urgenza l’AFHQ di un considerevole rinforzo delle truppe yugoslave al confine con l’Italia, segno della possibilità di realizzazione di un imminente attacco da parte delle forze di Tito. Nel documento redatto dalla commissione si analizzavano le probabili modalità di attacco da parte della Yugoslavia, sottolineando che “le forze aeree yugoslave avrebbero probabilmente una parte di rilievo nelle prime fasi di qualsiasi tipo di operazione gli yugoslavi possano intraprendere contro inglesi e americani” <309. Si tratta di un documento interessante, che mostra la percezione statunitense della minaccia russo-yugoslava di un’invasione dell’Italia, per lo meno della Venezia-Giulia. Il rapporto infatti sottolineava la sicura partecipazione di divisioni sovietiche nel preventivato attacco yugoslavo: “La Russia in ogni circostanza garantirebbe tutta la possibile copertura d’aiuto alla Yugoslavia, probabilmente nella forma di truppe M.V.D.” <310.
L’arrivo del rapporto Clifford-Elsey, il 24 settembre, segnò un altro momento cruciale nella considerazione statunitense della penisola. Le ottantadue pagine del “Russian report”, prodotte su ordine di Truman dai due assistenti alla Casa Bianca, vertevano interamente sui piani di espansione preparati dai sovietici, che a giudizio dei due analisti americani si concentravano proprio sull’ottenimento di un’influenza nell’Europa occidentale: in particolar modo l’obiettivo sovietico si focalizzava sull’Italia, che avrebbe dovuto essere portata sotto l’ombrello sovietico tramite l’azione del partito comunista, e sulla ricerca di un controllo della Grecia, da attuare attraverso l’instaurazione di un governo simile in tutto ai regimi imposti nell’Europa dell’Est <311.
I rapporti provenienti dalla penisola delineavano un crescente pericolo per la stabilità del governo, e soprattutto per la potenziale crescita politica del blocco social-comunista che minacciava di portare legalmente l’Italia fuori dall’ambito atlantico. La percezione statunitense della situazione si concentrava sul rafforzamento dei due partiti della sinistra a danno della Dc, che avrebbe potuto provocare lo scivolamento del paese verso un governo guidato dal Pci e quindi verso un orientamento in politica estera favorevole al blocco sovietico. Il 22 novembre Key inviò un una sorta di avvertimento ai vertici di Washington: la situazione nella penisola si deteriorava ogni giorno di più, e la possibilità di garantire un governo stabile così come la permanenza della presidenza del Consiglio nelle mani di De Gasperi erano a rischio. L’incaricato d’affari presso l’ambasciata di Roma riferiva con preoccupazione i continui “tentativi di screditare il governo” da parte “del partito comunista, sebbene partecipi ad esso” <312. De Gasperi inoltre, riferiva Key, aveva “definitivamente perso la speranza di ottenere una genuina collaborazione inter-partito”, a causa della volontà dei due partiti dell’ala sinistra di provocare uno stravolgimento degli equilibri politici. Il rapporto del CIC, il servizio di controspionaggio militare dell’AFHQ, allegato al telegramma di Key per Byrnes illumina chiaramente la percezione statunitense della prospettiva politica del paese. Il risultato dell’analisi del vertice del servizio segreto militare gettava un’ombra scura sulle possibilità del paese di mantenere un assetto democratico senza essere risucchiato nell’orbita sovietica tramite l’instaurazione di un governo dominato dai comunisti filo-Urss, come nei paesi dell’Europa orientale, o tramite lo scoppio di una guerra civile, come gli avvenimenti greci stavano mostrando proprio in quelle settimane. “L’obiettivo delle sinistre [Leftists] è di forzare la nazione in convulsioni interne provocate dall’insicurezza sociale ed economica, e allo stesso tempo di accreditare la responsabilità al programma dei democristiani, ed eventualmente costringerli a lasciare la posizione di maggior partito all’interno del governo” <313. In linea con l’interpretazione circolante all’interno dell’amministrazione Truman circa i veri obiettivi del partito di Togliatti, l’analisi del Cic evidenziava l’eterodirezione operata sul Pci da parte di potenze straniere: “il programma del partito è stato deciso fuori dalla sfera nazionale”, sottolineava il rapporto. “Nel frattempo, le sinistre organizzano l’opposizione [alla D.C.] tramite la propaganda, l’agitazione sindacale e la provocazione dei gruppi economicamente insicuri”, e tuttavia, a causa del forte radicamento nel tessuto sociale, economico e produttivo del paese di Pci e Psi non era possibile provocare un’espulsione dal governo di alcuna delle due forze politiche, opzione che da quanto espresso nel rapporto era stata chiaramente presa in considerazione a Washington. “I comunisti e i socialisti sono fortemente impiantati non solo nel governo, ma sono ben radicati in gran parte degli strati sociali e produttivi del paese. (…) Per questa ragione, eliminare un importante partito dal governo, sarebbe un invito ad attivare opposizione e sabotaggio politico-economico. Ciò è particolarmente vero relativamente ai comunisti” <314.
Pochi giorni più tardi il segretario di Stato in persona ritenne opportuno concentrare l’azione del suo dipartimento sui segnali sempre più preoccupanti che arrivavano relativamente alla situazione italiana: un’agenzia del governo aveva infatti sottolineato una nuova attività in corso tra il partito comunista e l’ambasciata sovietica, foriera di nuove indicazioni provenienti da Stalin per l’azione del Pci. L’ipotesi di un’azione insurrezionale era fortemente presa in considerazione da Byrnes, che decise di mettere in allerta l’ambasciata a Roma: “Il segretario di Stato – si legge nel telegramma inviato da Byrnes a Key – inoltra per informazione dell’incaricato d’affari un rapporto, con allegato, fornito al Dipartimento da un’altra agenzia del Governo sui contatti tra il Partito Comunista Italiano e l’ambasciata sovietica” <315. Purtroppo l’allegato non è presente nella documentazione conservata, ma è interessante notare come l’attenzione di Byrnes si concentrasse sul legame tra il Pci e l’Urss.
In quel periodo l’attenzione dei policy-makers statunitensi a Washington era concentrata sugli sviluppi della politica interna italiana. Il nuovo turno di consultazioni locali, che si era concluso il 10 novembre con le votazioni di Roma, Napoli, Genova, Torino, Firenze e Palermo, aveva mostrato la tendenza ad un evidente aumento di voti a sinistra, con un predominio del Pci sui socialisti. La Dc ne usciva ridimensionata a vantaggio dei partiti della destra, soprattutto dall’Uomo Qualunque. A Roma la lista democristiana passava dai 218.000 voti registrati il 2 giugno a 103.000 voti, meno della metà. Agli occhi degli analisti del dipartimento di Stato la sconfitta mostrava come la strategia di De Gasperi di governare con le sinistre, cercando di mantenerle in posizione secondaria, avesse finito per alienare al suo partito i consensi dei settori della destra. Il 2 dicembre il capo dell’Ufficio Affari Europei Hickerson inviò un memorandum al dipartimento di Stato per fare un’analisi della situazione creatasi dopo le elezioni amministrative: “Come sapete, le recenti elezioni municipali in Italia hanno mostrato impressionanti guadagni dei Comunisti alle spese dei moderati cristianodemocratici. Questi guadagni riflettono il successo dei costanti attacchi comunisti contro De Gasperi e le potenze occidentali”. <316 Nel memorandum il responsabile per gli Affari Europei continuava poi osservando come la strategia dei comunisti fosse quella di screditare De Gasperi, allo scopo di formare un nuovo governo più spostato a sinistra, e come essi non aspettassero altro che un fallimento del premier DC su qualche questione per poterlo attaccare apertamente. Dunque sollecitava il dipartimento a prendere misure concrete per sostenere il leader democristiano, altrimenti il rischio che l’Italia diventasse un paese comunista sarebbe diventato eccessivamente alto.

[NOTE]304 NARA, RG 165, Entry 421, Box 87, relazione del Joint Chiefs of Staff intitolata “Use of Italian Army in Event of Hostilities in Northern Italy”, datata 25 luglio 1946.
305 Ivi.
306 A. Offner, Another Such Victory, cit., pp. 170-171.
307 NARA, RG 165, Entry 421, Box 88, direttiva top-secret del Joint Chiefs of Staff, datata 25 agosto 1946.
308 NARA, RG 165, Entry 421, Box 88, memorandum dell’U.S. Chiefs of Staff datato 29 agosto 1946.
309 NARA, RG 84, Entry 2790, Box 3, rapporto del Chiefs of Staff Committee datato 11 settembre 1946, intitolato “Appreciation of the Available Reinforcement for the Yugoslav Forces in North-West Yugoslavia”.
310 Ivi.
311 Cfr. M. Leffler, A Preponderance of Power, cit., pp. 130-138.
312 NARA, RG 84, Entry 2780, Box 5, telegramma di Key per il segretario di Stato intitolato “Evaluation of Italian Government by a Military Intelligence Agency”, datato 22 novembre 1946.
313 Ibidem, rapporto del CIC allegato al dispaccio di Key del 22 novembre.
314 Ivi.
315 NARA, RG 84, Entry 2780, Box 5, telegramma segreto del dipartimento di Stato a firma di Byrnes per lo Chargé d’Affaires Key, datato 29 novembre 1946.
316 FRUS, 1946, vol. V Italy, cit., p. 948, Memorandum segreto inviato dal direttore dell’Ufficio Affari Europei Hickerson al Dipartimento di Stato il 2 dicembre 1946.
Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Anno accademico 2009-2010

#1946 #AlcideDeGasperi #America #anticomunismo #CIC #DC #fobie #governo #HarrySTruman #Italia #Jugoslavia #PCI #PSI #Sacmed #servizi #SiriaGuerrieri #StatiUniti #statunitensi #URSS

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Il cielo di agosto: dalle Perseidi a un triangolo… celeste

edu.inaf.it/rubriche/il-cielo-…

Il cielo di agosto: la Luna disegna un triangolo con Venere e Giove, l’atteso sciame delle Perseidi, la ISS e la Tiangong sui cieli italiani!

#costellazioni #ilCieloDelMese #luglio #pianeti

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bob wilson: “persephone”


youtu.be/0-cdT9cPlFs?si=QgRWm8…

#art #arte #BobWilson #Persefone #Persephone #teatro #theatre

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odyssey – in viaggio con bob wilson (sky arte, italia)


youtu.be/qDfqN5Ta8F4?si=0nUDXj…

Odyssey – viaggio con Bob Wilson nasce dalla collaborazione di 3D Productions, della piattaforma ufficiale di Web TV del Teatro Piccolo di Milano e del canale Sky Arte.

youtu.be/qDfqN5Ta8F4

#3DProductions #BobWilson #Odissea #Odyssey #Sky #SkyArte #teatro #TeatroPiccoloDiMilano #Ulisse #viaggioConBobWilson

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dip 057: differx.noblogs.org


sembra che differx.noblogs.org, il gemello eterozigote di slowforward, stia sbancando le statistiche di visita, e ne abbia ricevute e ne riceva parecchie migliaia – almeno in questo mese, nonostante sia estremamente parco nei post. esorto dunque i lettori di slowforward a premiare il buon differx con visite periodiche, dato che ovviamente non potrò che dedicarmi anche – e fittamente – e non saltuariamente – a lui. con post magari diversi (eterodossi) rispetto a slow.

bon voyage ai gemelli: entrambi!

#differxNoblogsOrg #dip #dip057 #dip057

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subliminalaggio delle varie fini con musichette e videini


L’altro giorno ho scoperto una cosa bellissima, che pare una moda dell’epoca a cui risale, mentre ora invece è roba vecchia e dimenticata… di almeno 3 anni fa, su YouTube… (io come al solito arrivo sempre tardi, e figuriamoci): i “subliminals” per finire in ospedale, in coma, o anche peggio; in ogni caso, per liberarsi di tutte le responsabilità e le seccature, augurandosi che semplicemente dal fato arrivi, da un momento all’altro, senza fare niente personalmente, del bel meritato riposo!!! 🥰

youtube.com/watch?v=wCjz9rEp1K…

All’atto pratico non è nulla di assurdo o estremo: sono semplicemente dei video con musichette di sottofondo rilassanti (o a volte no), che vanno dal calmo kawaii a semplici rumori ambientali, e un’immaginetta a tema a schermo, cosa che potrebbe lasciare sicuramente in confusione dato il resto del contesto… Nella sostanza, invece, sono praticamente delle ambientazioni sensoriali messe su per favorire quelle che pare si chiamino “affermazioni subliminali, molte delle quali sono puntualmente inserite in enormi listoni in descrizione al video, e si ricollegano ovviamente all’oggetto dello stesso… 🤯

Queste asserzioni subliminali, a loro volta, in sostanza sono non altro che delle “preghiere atee”, passatemi il termine, dove semplicemente si esprime un desiderio dicendo la cosa in questione al tempo presente, come se fosse già realtà, o al futuro prossimo, come se si ha la certezza che diventerà realtà a breve. Non ho ben capito nella pratica come si usano — se si devono dire a mente, ad alta voce, o che — ma, stando ai commenti (per quanto ci si possa mai fidare dei commentatori medi di YouTube), a differenza delle preghiere religiose, queste qui sembrano statisticamente funzionare abbastanza… (Ho trovato in realtà per caso anche un video che spiegherebbe come si usano questi contenuti, ma non l’ho guardato, vabbè: “This is how you PROPERLY listen to subliminals | law of assumption“) 💣

Ma, ovviamente, il “🦋coma forzato🦋 (ascolta una volta)” è solo la punta della piramide di ghiaccio galleggiante (“iceberg”), e un po’ lo si scopre semplicemente seguendo i video correlati, mentre per il resto è bastata qualche ricerca ad intuito. Da un lato questi subliminali sono usati per le cose più assurde e irrealistiche, come che ne so, avere la pelle pulita, o ottenere bei soldi, o superare gli esami, o in generale avere fortuna… mentre dall’altro, appunto, si scende fino alla morte!!! Ma anche solo di questi “negativi” è pieno, sono tantissimi, tant’è che anche riassumerli tutti in questo post non è il caso… ma, quelli che ho trovato finora li lascio in una lista qui: memos.octt.eu.org/m/SEGBfde5dx…. (Alcuni hanno musiche davvero belline.) 😻

In generale, mi colpisce che alcuni si impegnano molto a creare questi robi… soprattutto 1 (un) canale, che esce praticamente per qualsiasi query relativa al finire in ospedale, “chai’s hospital“, e che purtroppo trovo allucinante, ma ha video per tipo 20 condizioni mediche diverse, terminali e non. Sul morire direttamente si va invece un po’ sull’impossibile, perché, mentre alcuni si fermano al creare affermazioni per avere un infarto o arresto cardiaco (cose che possono capitare), molti altri vanno sul “respawnare” in un’altra realtà o cose di quel tipo, che per quanto sappiamo sono fisicamente impossibili, e quindi probabilmente cazzate belle e buone. Però oh, quelle plausibili sono già tante e sufficienti… 😳🙏

#subliminals

Questa voce è stata modificata (11 mesi fa)
in reply to minioctt

La gente si impegna poi anche per creare affermazioni molto più specifiche nei commenti:

> I have high fever, i keep vomiting, and coughing up blood, i cant move , my temperature is burning hot and my bodys very weak, i have trouble breathing, no appetite and i drastically lose weight in a few days, and i get admitted to the hospital to my very own comfy luxurious private room in the most successful hospital parents spoil me with gifts everybody worries about me my dad wont make a fuss and pays for everything he feels sorry for me and spoils me aswell, and im babied, and i have no notes to write because someone else completes it for me, everybody notices that i dont look well and i stay at the Hospital for months, everybody worries about me, and never gets mad at me, and they immediately make me go to the hospital and doesnt let me go to school

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Anche in seguito ci sarebbero stati altri numerosi tentativi da parte della CIA di scoprire di più sul conto dell’ODEUM Roma


Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli equilibri internazionali cambiarono velocemente, e con essi anche il mondo dei servizi segreti. All’interno di una più ampia strategia anticomunista in Europa, la Germania occidentale e le sue reti d’intelligence [con sede a Pullach] legate al defunto Terzo Reich emersero come nuovi alleati della superpotenza statunitense. In questo contesto l’Italia giocò un ruolo cruciale. Nel 1946 l’Organisation Gehlen, un servizio segreto tedesco-occidentale costituito per iniziativa statunitense e in collaborazione con l’ex ufficiale della Wehrmacht Reinhard Gehlen, istituì l’ODEUM Roma, la propria base estera nella capitale italiana, guidata dall’ex fisico nucleare Johannes Gehlen, fratello maggiore di Reinhard. Proprio il rapporto tra i due fratelli e le complesse dinamiche di comunicazione e controllo tra base estera e “organizzazione madre” diventano in questo volume la lente focale per un’analisi dell’evoluzione e dell’attività dell’Organisation Gehlen in Italia tra il 1946 e il 1956 nel contesto della “guerra di spie” che dilagava nella penisola agli inizi della guerra fredda.
Presentazione di Sarah Lias Ceide, Scontri tra spie agli inizi della guerra fredda. L’Organisation Gehlen in Italia, 1946-1956, fedOA – Federico II University Press, Napoli, 2023

Nonostante le dinamiche che avrebbero portato nuovamente alla guida diretta dell’ODEUM Roma da parte di Reinhard Gehlen, alcuni interrogativi rimangono tuttavia aperti rispetto ai report del ‘52. Innanzitutto chi era il vero responsabile della falsità delle informazioni inviate? E perché nessuno del gruppo romano si era accorto delle suddette mancanze prima di inoltrare il tutto all’ufficio “Analisi”? Purtroppo non è possibile ricostruire in maniera soddisfacente né la costituzione della rete di informatori dell’ODEUM Roma per quanto riguarda l’Europa dell’Est, né le dinamiche di comunicazione fra tali informatori e il gruppo romano. Sembra tuttavia ovvio, sulla base delle succitate valutazioni dell’ufficio “Analisi”, che gli individui reclutati in tale ambito dall’ODEUM Roma siano stati totalmente privi di esperienza spionistica, forse addirittura semplici “imbroglioni”, la cui attività era volta unicamente al guadagno.
Non c’è infatti ragione per dubitare del giudizio del succitato ufficio, secondo cui i report nella loro totalità risultassero «un imbroglio smascherato immediatamente» <515. E anche se l’ufficio “Analisi” aveva tenuto a sottolineare che una mancante formazione in campo spionistico da parte dei membri dell’ODEUM Roma non sarebbe stata sufficiente a spiegare il livello scarsissimo dei report del ’52, a mio avviso, ciò potrebbe invece essere parte del problema. Come si è visto precedentemente, nel ’49, sullo sfondo dello “scandalo SMOM”, Johannes Gehlen aveva riconosciuto la necessità di ricevere una formazione appropriata in campo spionistico, la cui mancanza avvertiva come un potenziale ostacolo per la propria carriera <516. Dalle fonti non emerge se egli all’inizio del ’52 avesse già seguito dei corsi di formazione a Pullach o se avesse ricevuto un altro tipo di addestramento in tal senso. Di conseguenza, a mio parere, la mancanza di esperienza e di un modus operandi professionale nella raccolta di informazioni sensibili è un elemento importante per poter spiegare ”l’affare dei report” del ’52. A ciò si aggiunge, come veniva anche annotato nelle suddette valutazioni, che nessuno dei membri dell’ODEUM Roma era esperto né dell’Est Europa né tantomeno della situazione militare di tali paesi. Di conseguenza è piuttosto improbabile che il gruppo romano avesse realmente le competenze necessarie a rivedere e valutare in modo efficace le informazioni trasmesse dai propri informatori. La suddetta valutazione sembrerebbe inoltre insinuare quasi il sospetto che dietro i report “fasulli” dell’ODEUM Roma ci fosse stata la concreta intenzione, da parte di Johannes e dei suoi collaboratori, di fabbricare informazioni sensibili e di “imbrogliare” la centrale dell’Organisation Gehlen, magari, si potrebbe ipotizzare, allo scopo di esaltare una presunta importanza strategica della base estera romana per giustificarne la futura esistenza. È tuttavia mia opinione che tale ipotesi non sia plausibile. Come si vedrà anche in seguito, è più probabile che gli sbagli, anche gravi, commessi dall’ODEUM Roma siano da attribuirsi all’inesperienza dei membri del gruppo piuttosto che alla loro malafede.
Qualunque sia alla fine stata la ragione alla base dell’ “affare dei report”, lo “scontro” tra l’ODEUM Roma e l’ufficio “Analisi” sarebbe stato evitato con l’intervento di Reinhard. Anche se in tal modo, come già detto, egli era riuscito a sottrarre il fratello maggiore alle critiche e alle interferenze esterne, la sua gestione diretta dell’ODEUM Roma non sarebbe durata a lungo. Infatti, sullo sfondo del rapido avvicinarsi dell’“ufficializzazione” dell’Organisation Gehlen, tra il ’52 e il ’53, il capo del servizio segreto tedesco avrebbe preso una decisione importante per il futuro dell’ODEUM Roma: il suo trasferimento al cosiddetto “Archivio” di Wolfgang Langkau, anche conosciuto come “Servizio Strategico”.
[…] la ricostruzione precisa di come l’ODEUM Roma si sia inserito sul piano burocratico e amministrativo all’interno dell’Organisation Gehlen non risulta facile, come hanno dovuto ammettere retrospettivamente gli stessi membri del BND <517. Nonostante ciò, grazie soprattutto alla minuziosa analisi di Thomas Wolf della struttura e dell’organizzazione interna dell’Organisation Gehlen, oltre all’esistenza di alcuni documenti di archivio rivelatori e utili in tal senso, è possibile gettare almeno parzialmente luce sulle dinamiche burocratiche e strutturali che caratterizzarono l’ODEUM Roma a cavallo tra la primavera del ’52 e i primi mesi del ’53, in seguito al suddetto “affare dei report” sull’Europa dell’Est.
Sono già state individuate e analizzate in precedenza le motivazioni che permettono di interpretare Johannes e l’ODEUM Roma come “corpi estranei” all’interno dello stesso servizio segreto tedesco: annessi ufficialmente all’ufficio “35” come Sonderverbindungen, ma, a quanto pare, guidati e controllati quasi esclusivamente da Reinhard Gehlen, solo pochi esterni avevano modo di accedere alle informazioni raccolte e trasmesse dai membri dell’ODEUM Roma. Il ’52, con l’invio dei suddetti report e l’esito disastroso della successiva valutazione per mano dell’ufficio “Analisi”, aveva poi provocato, come già visto, nuovamente l’intervento del capo dell’Organisation Gehlen. Gli eventi dei primi mesi del ’52 avevano portato Reinhard a “isolare” nuovamente il fratello non solo dal resto del servizio segreto tedesco, ma anche dalla CIA e dagli inviati di quest’ultima a Pullach, proprio in un momento in cui l’intelligence statunitense sembrava interessarsi sempre di più dell’operato dell’ex fisico nucleare a Roma. Infatti a partire dal ’51 la CIA aveva iniziato a richiedere con insistenza maggiori informazioni «circa il contributo dato da Johannes Gehlen e dai suoi collaboratori alla generale raccolta di informazioni d’intelligence» dell’Organisation Gehlen <518. Anche in seguito ci sarebbero stati altri numerosi tentativi da parte della CIA di scoprire di più sul conto dell’ODEUM Roma, ma alla fine, essa «non venne più informata da Reinhard Gehlen circa l’attività e i risultati raggiunti dal gruppo romano» <519.
Quanto appena detto fa emergere un elemento importante in riferimento ai “rapporti di forza” tra CIA e Organisation Gehlen, ovvero che, nonostante gli sforzi ripetuti dell’intelligence statunitense, il servizio segreto di Reinhard continuava a rimanere almeno parzialmente fuori dalla sfera di controllo della CIA. Se a ciò si aggiunge anche la generale “crisi” venutasi a creare nei rapporti tedesco-statunitensi a Pullach all’inizio degli anni Cinquanta, in vista della imminente trasformazione dell’Organisation Gehlen nel nuovo servizio segreto federale estero, diventa chiaro perché la nascita del futuro “Servizio Strategico” possa essere vista come una sorta di “sintomo collaterale” della generale “politica gehleniana”. Infatti, come si vedrà, il processo di costituzione e la struttura interna del “Servizio Strategico” diventano emblematici per capire una generale tendenza dell’Organisation Gehlen, e successivamente del BND, a frammentarsi progressivamente, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in vari reparti eterogenei e solo parzialmente legati fra loro.
La costituzione del “Servizio Strategico”
La storia della nascita e dell’evoluzione del “Servizio Strategico”, rimane ancora perlopiù nel buio. Come già accennato, secondo alcune fonti BND, esso nacque nel ’52 nella sua forma più embrionale su mandato di Adenauer, secondo cui l’Organisation Gehlen avrebbe dovuto «dare vita a un organo d’intelligence indipendente dagli americani dal punto di vista operativo ed economico, allo scopo di raccogliere informazioni sull’Europa occidentale e sul Terzo mondo» <520, agendo esclusivamente alle dipendenze del cancelliere. Secondo lo stesso Reinhard Gehlen, tra le attività di questo nuovo organo d’intelligence sarebbe dovuto rientrare anche lo spionaggio anticomunista verso i paesi sotto influenza sovietica così come verso organizzazioni e partiti comunisti nel blocco occidentale e nei paesi non-allineati <521. In quanto risultato di questo “tacito accordo” tra il governo tedesco-federale e l’Organisation Gehlen, da cui la CIA era dunque esplicitamente estromessa, il futuro “Servizio Strategico” si configurava sin dall’inizio, secondo Wolf, come una sorta di «servizio segreto dentro il servizio segreto» <522. La nascita di questo nuovo ufficio sembrava dunque assolvere a due principali obiettivi. Da una parte, si configurava come elemento importante del più ampio processo di trasformazione del servizio segreto di Pullach in BND, visto che il governo tedesco-federale aveva preso la decisione di fare dell’Organisation Gehlen il nuovo organo d’intelligence estero della RFT proprio nel ’51 <523. Dall’altra, si poneva come funzionale allo sforzo di Reinhard di allontanare alcuni elementi del proprio servizio segreto, fra cui l’ODEUM Roma, dal controllo della CIA.
Il “Servizio Strategico”, che assunse tale nome ufficialmente solo a partire dal ’56, nacque inizialmente sotto il nome in codice “Archivio” e fu guidato da Wolfgang Langkau, un conoscente di vecchia data di Reinhard e mediatore tra l’Organisation Gehlen e gli ambienti cristiano-democratici tedesco-federali <524. Sin dal 1951 Langkau aveva esercitato la propria attività d’intelligence per conto del servizio segreto tedesco sotto la copertura di collaboratore del giornale «Neues Abendland», organo di comunicazione principale della cosiddetta Abendländische Bewegung (Movimento per l’Occidente). Tale movimento era nato in Germania agli inizi della guerra fredda con ramificazioni internazionali, di stampo conservatore e anticomunista, ed era legato anche a rappresentanti del clero cattolico e della Chiesa protestante <525. A partire dal ’52 Langkau divenne capo del nascente “Servizio Strategico”, con l’incarico preciso di costituire rapidamente un reparto in grado di fornire alla Cancelleria federale informazioni d’intelligence in ambito estero <526. Di conseguenza, a cavallo tra il ’52 e il ’53, gran parte dei “collegamenti speciali” dell’Organisation Gehlen attivi all’estero vennero annessi al “Servizio Strategico”. Tale processo si sarebbe accelerato quando, verso la fine del ’53, Reinhard avrebbe deciso di sciogliere l’ufficio “35”, responsabile di tutti i suddetti “collegamenti speciali”, fra cui, come già accennato, anche l’ODEUM Roma, i quali vennero interamente trasferiti al neonato organismo diretto da Langkau <527.

[NOTE]515 Endgültige Beurteilung, 14 febbraio 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 619.
516 Tätigkeiten in Rom, 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 420.
517 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507.
518 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 428.
519 Ibidem.
520 Ivi, p. 416.
521 Ibidem.
522 Ivi, p. 415.
523 Ivi, p. 420; cfr. T. Wolf, Die Anfänge des BND, cit..
524 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., pp. 417-418. L‘“Archivio“ di Langkau avrebbe costituito uno dei due pilastri su cui il “Servizio Strategico” si sarebbe basato dopo il ’56. Il secondo pilastro sarebbe stato costituito dal reparto Außenpolitische Aufklärung (Spionaggio estero) di Kurt Weiß, già specialista per lo spionaggio contro i paesi del Patto Atlantico. Ancor prima della fusione dei due suddetti uffici, il soprannome “Servizio Strategico” si sarebbe già affermato per il reparto di Langkau, ragione per cui “Servizio Strategico” viene qui usato come sinonimo di “Archivio”.
525 Per un’analisi dell’Abendländische Bewegung cfr. V. Conze, Die Abendländische Bewegung, in: V. Conze (a cura di), Das Europa der Deutschen. Ideen von Europa in Deutschland zwischen Reichstradition und Westorientierung (1920-1970), Oldenbourg, München 2005, pp. 127-207. Per il legame tra l’Organisation Gehlen, il movimento e gli esponenti principali di questi ultimi cfr. T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., pp. 417-420.
526 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 421.
527 Ivi, p. 422.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

#1952 #1953 #CIA #Federale #Gehlen #Germania #Odeum #organizzazione #Ovest #Roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #segreti #servizi #servizio #spionaggio #strategico #WolfgangLangkau

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Il Congresso Panafricanista di Monaco di Baviera: un ponte culturale tra Africa e diaspora.


Al Congresso Panafricanista di Monaco di Baviera 2025, presentati i “Bugba”, figure tradizionali simboliche del Centro-Nord del Burkina Faso.
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Dal 24 luglio al 3 agosto 2025, il Gruppo di lavoro sul panafricanismo organizzerà la sua ottava edizione del Congresso Panafricanista a Monaco di Baviera, in Germania. Questo importante appuntamento culturale intende valorizzare e promuovere la cultura africana, presentando opere d’arte burkinabè in una serie di eventi che si svolgeranno per undici giorni nella città tedesca.

Secondo Amado Dipama, fondatore del Gruppo di lavoro sul panafricanismo, l’obiettivo della manifestazione è quello di promuovere il panafricanismo all’interno della diaspora, far conoscere a chi vive all’estero le proprie radici, le proprie tradizioni, anche attraverso l’arte. “Abbiamo ricevuto molte testimonianze da parte dei burkinabè qui presenti che non avevano familiarità con alcune delle nostre tradizioni”, ha dichiarato Dipama. “La conferenza servirà anche a far conoscere queste tradizioni”.

Il congresso sarà caratterizzato da diverse attività, tra cui l’inaugurazione di mostre, letture, tavole rotonde e conferenze con studiosi, tutte mirate a esplorare e divulgare le diverse culture africane. Al termine della conferenza, i partecipanti saranno intrattenuti da una performance narrativa del narratore KPG e da uno spettacolo musicale dell’artista Adama Dicko.

Ritratti di BUGBA del Burkina Faso centro-settentrionale esposti in Germania

ChatGPT generated
Una delle principali attrazioni di questo congresso sarà l’esposizione di opere burkinabè presso la galleria d’arte Köşk, dove i congressisti potranno ammirare i ritratti dei “Bugba”, figure tradizionali simboliche del Centro-Nord del Burkina Faso. Harouna Marané, un foto-giornalista e espositore burkinabè, spiega che i Bugba sono personaggi divini in grado di prevedere il futuro e di interpretare il passato, fungendo da guide spirituali per le loro comunità.

Marané ha notato il grande successo dell’esposizione in Germania, sottolineando come molti africani e burkinabè abbiano avuto l’opportunità di scoprire l’importanza storica dei Bugba. Egli ha quindi invitato i promotori a continuare iniziative simili, contribuendo così alla valorizzazione delle culture delle comunità africane.

Il gruppo di lavoro dietro alla manifestazione è fortemente impegnato nella promozione dell’identità africana nel mondo. Negli anni precedenti, ha organizzato eventi dedicati alla cultura congolese e a quella beninese, consolidando la sua missione di creare un dialogo culturale tra l’Africa e i suoi cittadini residenti all’estero.

Tuttavia, gli organizzatori del congresso riconoscono le sfide nel promuovere la cultura africana nella diaspora. “Inizialmente, abbiamo avuto notevoli difficoltà con i visti per gli artisti”, ha rimarcato Dipama, aggiungendo che ulteriore ostacolo non da poco è rappresentato dal finanziamento.

Fondato nel 2007, il Congresso Panafricanista di Monaco si tiene ogni due anni, e costituisce un’importante piattaforma per la celebrazione e la diffusione della ricca diversità culturale africana in Europa. Questo congresso non solo favorisce la condivisione delle tradizioni, ma stimola anche un senso di appartenenza e identità tra le comunità africane nella diaspora, ponendo le basi per futuri sviluppi culturali e sociali.

Fonti: komuenchen.de/veranstaltung/au…, faso7.com

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La Luna di Mina

edu.inaf.it/rubriche/lo-spazio…

Due brani “lunari” molto distanti nel tempo, accomunati dall’interpretazione di una delle più grandi voci italiane.

#canzoni #IvanoFossati #Luna #Mina

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Emergenza giovani nel Sud. E Catania è la capitale dei Neet


Accanto ad un’Italia da prima pagina, alle prese con i dazi di Trump e con l’andamento incerto dell’export e del Pil, ce n’è un’altra, silenziosa e invisibile. È l’Italia dei Neet: giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono alcun percorso formativo. Rappresentano una delle principali emergenze sociali ed educative del Paese.

L’Italia è il […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/07/31/emer…

#Catania #neet #povertàEducativa #Sicilia

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“naima” (john coltrane) _ performed by dan sostex quartet


youtu.be/Rxsd1Rp5M_E?si=cCvLIN…

Dan Sostex Quartet
Danio “Dan Sostex” Sostegni, sax
Massimo Ciolli, chitarra
Stefano Lepri, contrabbasso
Riccardo Bartolozzi, batteria

#DanSostexQuartet #DanioDanSostexSostegni #DanioSostegni #jazz #JohnColtrane #MassimoCiolli #music #musicA_ #Naima #RiccardoBartolozzi #StefanoLepri

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[r] _ perché di solito queste cose succedono di sera / differx. 2015


youtube.com/embed/-e5-bg6Sb7o?…

#buonismi #differx #letture #Mussio #poesia #reading #scritture #video #videodifferx

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u.s. soldier witness of a deliberate killing of a child by idf army at a ghf ‘aid’ distribution spot


video.wordpress.com/embed/lhIl…

child killed (with many other Palestinians) for no reason at a GHF ‘aid’ distribution area. a US solder witness here: facebook.com/share/v/19xeGNZLp…

_IDF Shoots Boy Moments after Receiving Aid from US Soldier_
In a heartbreaking moment shared on a recent podcast, a US soldier recounted a scene that continues to haunt him from his time stationed at the GHF aid distribution point in Gaza.
“Amir, a frail child, barefoot, walked 12 kilometres under the sun to reach the distribution point. He only received a handful of rice and lentils from the ground. He approached me, kissed my hand, and said: ‘Thank you.’ Minutes later, as he was leaving with the rest of the civilians, the Israeli army fired gas and bullets, and Amir was killed on the spot.”
Scenes like this are not isolated. Aid distribution centres in Gaza have become “death traps,” where more than 1,050 Palestinians have been killed while trying to access food, many deliberately targeted with tear gas and live ammunition by Israeli forces and American private security contractors.

facebook.com/share/v/19xeGNZLp…


instagram.com/reel/DMu67oJsI5P…

#Amir #bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #GHF #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #USSoldier #warcrimes #Witness #zionism

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per ‘la finestra di antonio syxty’: presentazione di “prati (extended version)”, di andrea inglese


open.spotify.com/episode/0QQmw…

Per il podcast ‘La finestra di Antonio Syxty’, audiopresentazione di Prati, di Andrea Inglese (Tic, 2025). Luigi Magno in dialogo con l’autore e A. S.: open.spotify.com/episode/0QQmw…

Il libro: ticedizioni.com/products/prati…

#AndreaInglese #AntonioSyxty #LaFinestraDiAntonioSyxty #LuigiMagno #podcast #prati #presentazione #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #Tic #UltraChapBooks

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dip 056, bouncing

la borghesia coloniale di sade e sadici:
marcogiovenale.wordpress.com/2…


#borghesia #borghesiaColoniale #colonialismo #colonialismoDeiCorpi #dip #dip056 #dip056 #izrahell #nazismo #Sade #sadici #sadismo

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“Stop Killing Games – Una norma a tutela della stupidità” (il ritorno delle opinioni assurde di Zeb89)


Sentivamo il bisogno di ridere un pochino, in questi giorni difficili… e per nostra fortuna è arrivato da noi Zeb con un nuovissimo video di 15 minuti su un’altra delle sue opinioni ridicole… ed è subito un ritorno al 2016-2018, che quasi mi si scalda il cuore. Possibile indovinare cosa gli fa girare i maroni stavolta? Ma ovviamente l’iniziativa Stop Killing Games, che lui reputa cringe! (Per quanto, a differenza di Pirate Software, lui non sia direttamente contro… è solo che reputa la cosa una stronzata a cui è inutile pensare; insomma, poteva andare molto peggio.) 😹
> Zeb lavora alla blizzard da 7 anni confermato&gt; Grazie per avermi convinto a firmare zeb&gt; Vai all'Ikea a comprare un armadio, torni a casa, lo monti e ci metti dentro i vestiti. Un anno dopo, dopo essere tornato a casa da una passeggiata, non trovi più né l'armadio né i vestiti che c'erano dentro. Nella buca delle lettere trovi una lettera dove ti viene spiegato che l'armadio ti è stato portato via da degli addetti dell'Ikea perché ormai fuori produzione.&gt; Il video mi puzza di ragebait per visualizzazioni dato il casino che le aziende cercano di fare togliendoci i giochi anche quando li paghiamo e dicendo anche che le pubblicità e le microtransazioni sono la cosa più divertente del gameplay
Allora, per carità, in questo suo yapping senza capo né coda qualcosa di giusto lo dice pure: per esempio, il fatto che per evitare la rogna dei giochi online che chiudono basterebbe giocare solo ai prodotti degli sviluppatori per bene, e non comprare più la roba di EA o Ubisoft, aziende che non fanno un singolo gioco davvero bello da credo almeno 30 anni… Ma in questo caso non so se la sua retorica liberista del “votare col borsello” funzioni, perché non so se la quantità di persone a favore di questa bella iniziativa sarebbe una massa sufficientemente critica qualora si organizzasse semplicemente per non comprare più i giochi di merda… (Cosa che comunque nella pratica non succederebbe, perché molti gamerz sono scemi, ma lasciamo stare.) 😧

Comunque sia, è abbastanza evidente che ha capito meno di metà della questione, nonostante ripeta più e più volte che lui si è informato e tutto, e facendo più volte il verso ad ipotetici commentatori che potrebbero rinfacciargli la cosa come me adesso… la differenza è che io delle argomentazioni ce le ho, e non dico “eh Zeb ma…“. Non serve nemmeno guardare tutto il video per capire che lui non ha capito che:

  1. La legge non vuole obbligare i produttori a mantenere i servizi di un gioco in eterno, ma solo assicurare che una volta dismesso i giocatori abbiano comunque qualche modo di continuare a giocare, cosa che nella pratica significa permettere di mettere su un proprio server, come tra l’altro era normale ai “tempi d’oro del gaming” che lui ricorda con tanta nostalgia.
  2. Non solo questo, ma anche in primis obbligare i produttori ad essere più chiari in anticipo riguardo i piani di dismissione, per cui deve essere scritta nera su bianco la data di morte di un gioco, così che i consumatori abbiano più dati per votare col borsello, come piace a lui, e non perdere l’accesso al gioco a sorpresa.
  3. Riguardo i giochi single-player che richiedono un collegamento Internet costante, la butta completamente in caciara, ignorando che il problema non è la connessione Internet in sé, ma il collegamento ad un server remoto proprietario… quando (non se) questo verrà dismesso, il gioco anche se single-player smetterà completamente di funzionare, ed è questo che la legge vuole evitare, non fermare “il progresso tecnologico” come dice lui.

Per altri, già qui ci sarebbe da chiudere il sipario, ma a me non bastava… quindi ho visto il video dall’inizio alla fine. E quindi ho riso ulteriormente avendo visto che, con la seconda metà del video, caccia fuori a caso un benaltrismo assurdo su quali sono davvero i problemi dei videogiochi moderni (il cheating online), e che piuttosto servirebbe una norma europea per sistemare quelli; E ok, ci sta pure, ripeto… ma Zeb, porca puttana, hai 36 anni, puoi evitare di scadere in fallacie logiche così banali? Anzi: qualunque cittadino europeo può avviare un’iniziativa di raccolta firme come quella in questione… organizzati e crealo tu il disegno di legge per richiedere che i giocatori forniscano i propri documenti per giocare online, maremma maiala! 🥴

youtube.com/watch?v=0je3ApsXfQ…

#StopKillingGames #Zeb89

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picturing liberation: the israeli rape riot_ 29 jul 2024 – 29 jul 2025


picturing liberation: the israeli rape riot_ 29 jul 2024 - 29 jul 2025“On Jul. 29th., 2024, 1 year ago, Israeli settlers began a riot outside the Sde Teiman torture camp in reaction to 10 Israeli soldiers being arrested for carrying out rape and sexual violence on Palestinian prisoners. These rioters were attempting to save the rapist soldiers; they believed that it was their right to be able to carry out such heinous acts of torture against the Palestinian people”

(Picturing Liberation,
https://www.instagram.com/p/DMspT9FIFKP/)

*

I also made a pdf out of this ig post: read/download it here
MG

#colonialism #concentramento #deportazione #doctors #documentary #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #PalestinianPrisoners #rape #SdeTeiman #sexualViolence #sionismo #sionisti #torture #warcrimes #zionism

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Dargo, assalto a base militare.


La notizia riportata da AP
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Secondo fonti locali ascoltate da Associated Press è di 50 morti il bilancio di un attacco, presumibilmente da parte del gruppo armato Jama’at NASR-AL-ISLAM (JNIM), ad una base dell’esercito situata presso Dargo, provincia di Namentega, nel nord est del Burkina Faso. Al momento però non è stata fatta alcuna rivendicazione. Associated Press ha raccolto 2 testimonianze a condizione di anonimato per paura di ripercussioni da parte dei militari; si tratta di un abitante del luogo ed un capo comunità. Il governo, come molto spesso accade in occasioni simili, non ha confermato l’accaduto. L’episodio si è verificato lunedì 28 luglio 2025; secondo i racconti, circa 100 miliziani hanno ingaggiato un conflitto a fuoco con i militari presenti, per poi saccheggiare e dare fuoco all’installazione. Il suddetto gruppo terroristico è particolarmente attivo in zona e si è reso protagonista di diversi assalti negli ultimi mesi.

openstreetmap.org/export/embed…
Visualizza mappa ingrandita

Fonti: africanews.com, mediatalkafrica.com, indiatoday.in, respublika-news.az, qiraatafrican.com

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waiting for the barbarians / laurie anderson


youtu.be/rI15W-BBhrw?si=IxX0cx…


The context: a concert of new works inspired by poet C. P. Kavafis. Filmed at the Saint Thomas Church in New York City, the performance is commissioned by the Onassis Foundation.

*

About “Archive of Desire: A Festival Inspired by C. P. Cavafy”

On the 160th anniversary of Kavafis’ birth, the Onassis Foundation in New York presented a week-long festival that traced the influential character of the Alexandrian poet and the global impact of his work.

#ArchiveOfDesireAFestivalInspiredByCPCavafy_ #art #arte #concert #Kavafis #LaurieAnderson #music #musicA_ #newWorks #OnassisFoundation #performance #SaintThomasChurch #video

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Stelle in valigia: emozionarsi guardando il cielo

edu.inaf.it/rubriche/altro-cie…

L’astro-turismo e le vacanze per chi ama il cielo: ne parliamo con Fabrizio Marra di Astronomitaly, in un viaggio in 10 tappe per una estate davvero spaziale.

#astroturismo #FabrizioMarra

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[r] _ exortatio | disseminare la ricerca (militanza = già archivio, ma disperso) / differx. 2024 & ’25


Come accennato più volte, quasi due anni fa mi sono impegnato a indicare, all’interno di un post, tutte o quasi tutte le riviste di letteratura italiana online effettivamente disponibili in quel periodo: agosto ’23. Il numero complessivo mi sembra si aggiri tutt’ora intorno alle 400 / 500 entità.

Con sorpresa ho notato che i siti e blog nutriti di specifica ricerca letteraria oggi raggiungibili sono rappresentati sempre (o: quasi esclusivamente) dallo stesso piccolo o medio & pressoché invariato gruppo che esisteva già circa vent’anni or sono. Rare, per quanto meritevoli (o -issime) le aggiunte.

Questo significa che:

nonostante l’importanza che la scrittura di ricerca / complessa / sperimentale ha assunto in Italia nel primo quarto del nuovo secolo, la sua presenza in rete è ancora assai relativa, in generale, e – anyway – sproporzionatamente minoritaria se la si paragona a quella dei siti più o meno definibili generalisti = di narrativa, di poesia, di romanzi di genere, di recensioni di novità normalmente distribuite nelle librerie di catena eccetera.

Ciò mi porta giocoforza a una riflessione abbastanza amara e direi anche stupefatta sul momento attuale. Perché, se da una parte è vero che sì, certo, la grande distribuzione ha selezionato in maniera feroce la produzione letteraria dagli anni ’80 a oggi, determinando un allargamento di monocolture di media o mediocre letteratura negli scaffali; dall’altra è non meno vero che quel luogo di relativa libertà che è la rete non ha registrato nell’ultimo ventennio un boom di nascite di spazi di sperimentazione, nonostante a nessuno sia impedito di aprire un blog, un sito, un account tumblr, o qualsiasi altro aggeggio che la rete consenta di gestire in indipendenza e senza pressioni.

La lunga e mogia premessa mi serve a dire che occorre non tanto saturare i canali in rete, come qualche tempo fa mi ripromettevo di proporre ai popoli, ma che semmai è prioritario (energicamente prioritario) iniziare, almeno iniziare, a creare qualche canale differente, ex novo, per la ricerca letteraria. Aggiungerne di ulteriori agli esistenti. Anche leggeri, blog e non siti, ma: non esitare assolutamente a farlo.

In sostanza, o italiani, io vi esorto alle lettere in rete. Le lettere sperimentali, complesse. Le lettere di ricerca. (O i saggi sulla).

Don’t be shy. Create il vostro blog, o il vostro sito o la vostra newsletter (substack, mailchimp, ..). Andate in caccia di quei materiali che meritano attenzione o semplicemente segnalate ciò che già esiste e che magari altri non hanno notato. Non pubblicate vostre gemme testuali e recensioni e osservazioni su facebook, create invece una pagina vostra/collettiva. Fate screenshot di testi fuori catalogo. Eccetera. Insomma date & diamo un qualche scossone alla rete per come è adesso.

Lamentarci della situazione presente non licet, io gerontocomicamente bofonchio, senza che almeno un po’ ci si impegni e industri per far sì che qualcosa cambi nell’atro contesto, almeno là dove il contesto è di fatto modificabile, i.e. in rete.

Dico questo anche per un motivo brutalmente (perdonate) generazionale e ricerca-centrato: nel momento in cui (tra qualche manciata di anni) si esauriranno per motivi banalmente anagrafici le esperienze avviate da gammm & sodali, così come quelle pensate da vari altri siti e soggetti ed ensemble, temo proprio che – in assenza di alternative online – rischi di riverificarsi esattamente la iattura che si determinò fra anni ’80 e ’90 nel mondo cartaceo: un diluvio di tanti e parallelli ritorni all’ordine [cfr. qui e qui].

Al tempo, ossia in quegli anni, non era possibile e forse nemmeno pensabile uno scontro frontale con le grosse realtà editoriali, che appunto spingevano per una letteratura pacificata. Oggi invece, ragiono, la cosa – almeno online – è realizzabile. Credo che si debba pensarci molto molto seriamente, e non solo pensarci. Ho iterato questo assillevole appello anche a Napoli il 6 e 7 settembre 2024 in occasione di Esiste la ricerca. E mi interessa ora trasmettere singolarmente, a voi che leggete, ovvero ai precisi destinatari di questo sito, non a una platea indistinta, quello che credo sia un obiettivo particolarmente urgente e cruciale ora. Non procrastinabile.

#blog #blogDiScritturaDiRicerca #blogDiScrittureDiRicerca #creareNuoviBlog #creareNuoviSiti #Elirio #esortazione #exortatio #link #oItaliani #oItalianiIoViEsorto #ricercaLetteraria #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #siti #sitiDiScritturaDiRicerca #sitiDiScrittureDiRicerca #sito #storiaDellaRicercaLetteraria

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In effetti in quanto scritto qui sotto non si parla di porno, nel senso che non si parla di cos’è, a chi e a cosa serve e nemmeno della sua storia, della sua evoluzione e del suo futuro.

Il contenuto di questo scritto riguarda la merce porno, la sua distribuzione via Rete e, soprattutto, i tentativi delle autorità costituite per controllare una produzione che vale, ma si tratta solo di […]

pepsy.noblogs.org/2025/07/29/p…

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“avete visto come la gente sblocca i bootloader Xiaomi adesso”


C’è una notizia divertente dal fronte smarfonico che per ora è caduta un po’ in sordina… forse perché quelli che si fermano alle ricerche superficiali non riescono a risalire alla vera fonte (perché cercando solo in inglese non si arriva all’originale che, sottinteso, è cinese), e a quanto pare nemmeno a verificare se le premesse sono corrette… almeno, questo accade su Reddit e sulla sua controparte federata, dove puntualmente le discussioni sembrano approfondite ma i contenuti stanno a zero. Ma, io ho trovato qualcosa di più (ovviamente, e sennò che esisto a fare). 😈
have you guys seen how people are unlocking xiaomi bootloaders nowstep 1: ask store to downgrade firmwarestep 2: before they relock the bootloader run away with your devicehttps://imgur.com/P4n0pcIhttps://imgur.com/8UWg5hv
Ecco, nel 2025 la situazione con i telefoni (e suppongo i tablet) Xiaomi è così terribile per quanto riguarda lo sblocco del bootloader — questione che non è il caso di approfondire ora, pena il perdere in un lampo completamente fiducia nell’intera industria dei personal computer tascabili (oltre che in #Xiaomi in particolare, ovviamente; -50 crediti sociali) — che un tizio evidentemente disperato ha diffuso un nuovo META: chiedere ad un negozio ufficiale di fare un downgrade del firmware, processo per cui ti devono temporaneamente sbloccare il bootloader, quindi scippare il tuo stesso dispositivo all’impiegato al momento giusto! 😤

Dai vari repost giustamente sono stati sollevati diversi dubbi su se le premesse fossero davvero queste, ma, cercando meglio, pare proprio di si. Grazie ai watermark nei video, sono riuscita a risalire all’utente di Internet che ha per l’appunto creato questa nuova moda, o almeno il suo canale su Bilibili, dove ha pubblicato a dire il vero svariati video a riguardo della storia… ce ne sono ben 4 tra remix del suo atto originale (che, se guardate bene dalla data in sovraimpressione, è del marzo di quest’anno, quindi nonostante la storia si stia diffondendo solo negli ultimi giorni in realtà risale a prima) e la messa in scena di altri che hanno gradito l’idea (che poi, la cosa strana è che sono tutti filmati di videosorveglianza, quindi non capisco da dove minchia escono… da qualche telegiornale, o li hanno condivisi gli impiegati del negozio esasperati?):

Una curiosità: per quanto mi è concesso comprendere attraverso i traduttori, la pratica ha subito preso l’appellativo informale di “小米马拉松” o “小米馬拉松”, cioè “MARATONA XIAOMI“… non ce la posso fare!!! E data questa denominazione, giustamente, è partito il meme dell'”esame fisico di ammissione al college sportivo di Xiaomi“… perché giustamente devi prendere rapidamente il dispositivo e scappare, immediatamente. Anche se non capisco in realtà come mai si debba scappare, visto che non si sta commettendo un furto (come sarebbe facile pensare a primo impatto); ci si sta semplicemente riprendendo il proprio dispositivo affidato in assistenza prima che il lavoro sia compiuto… Boh. Certamente comunque il tempismo è importante, e per completare la missione con successo devi aiutarti guardando in qualche modo cosa accade sul computer dell’impiegato… se stacchi e porti via l’affare troppo presto rischi che ancora non sia sbloccato, mentre se lo fai troppo tardi potrebbe già essere iniziato il flash del firmware, e quindi il rischio brick è dietro l’angolo. Statv’ accort. 😳
Non ricarico qui nel post i video, perché se ne metto uno poi voglio metterli tutti, e sarebbero troppi… però, questo meme piazzato alla fine di uno dei video non potevo assolutamente lasciarlo lì. Questo sblocco del #bootloader è diventato una fottuta missione alla Assassin’s Creed per davvero… ahi ahi…

#bootloader #news #Xiaomi

Questa voce è stata modificata (11 mesi fa)
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La Grande Muraglia Verde nel Sahel è in forte ritardo.


Il progetto è in ritardo, basterà l’ottimismo di chi ci lavora per completare l’opera in tempi utili?
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Nel contesto della lotta contro la desertificazione e la siccità ricorrente nel Sahel, l’iniziativa più eclatante è quella che viene chiamata la Grande Muraglia Verde (Great Green Wall, Ggw). Questo progetto, lanciato nel 2007 dall’Unione Africana, si propone di affrontare le sfide ecologiche della regione desertica del Sahel. Con una lunghezza di 8.000 chilometri e una vasta area di intervento che si estende da Dakar, in Senegal, a Gibuti, la Grande Muraglia Verde mira a ripristinare 100 milioni di ettari di terre degradate, sequestrare 250 milioni di tonnellate di CO2 e generare 10 milioni di posti di lavoro verdi entro il 2030. Un progetto fortemente ambizioso, probabilmente troppo, considerata la scadenza inizialmente prevista del 2030.

Negli ultimi decenni, il Sahel, una regione che si estende lungo il bordo meridionale del deserto del Sahara, ha affrontato sfide enormi a causa della ricorrente siccità e dell’incalzante desertificazione. 22 Stati hanno unito le forze per fronteggiare questa crisi, ed il risultato è il progetto Grande Muraglia Verde (Great Green Wall, Ggw). Esso inizialmente prevedeva la piantumazione di filari di alberi per contrastare l’aridità crescente. Tuttavia, la portata dell’iniziativa è stata successivamente ampliata per includere azioni di ripristino dei terreni degradati e pratiche agricole rigenerative. L’obiettivo finale consiste nel fermare la desertificazione, ripristinare 100 milioni di ettari di terre, sequestrare 250 milioni di tonnellate di CO2 e creare 10 milioni di posti di lavoro verdi entro il 2030.

youtube.com/embed/m4VmpAuH1Sk?…

Ad oggi, nonostante il progetto abbia coperto meno del 10% dell’obiettivo, Moctar Sacande, coordinatore dei progetti internazionali presso la Divisione forestale della FAO, rimane fiducioso. “Il progetto è di vitale importanza per milioni di persone e per la stabilità della regione,” afferma. Tuttavia, è importante riconoscere che in passato ci sono state critiche riguardo all’approccio adottato, soprattutto per la mancanza di uno studio approfondito degli ecosistemi prima di procedere con il rimboschimento. Non è questo un problema da poco: esperienze pregresse nel campo in questione, in tutto il mondo, hanno mostrato come l’incompetenza e l’approssimazione possano produrre più danni d i quelli già esistenti. Utilizzare piante e metodologie errate, fuori dal contesto, causa spesso danni ecologici irreparabili; quando in un ambiente si introduce un elemento estraneo, questo ne turba l’equilibrio e può arrivare a distruggerlo, come per esempio avvenne con i conigli introdotti dai coloni britannici in Australia, o la palma da olio (Elaeis guineensis) originaria dell’Africa occidentale e trapiantata in Indonesia, che ora risulta essere il maggior produttore mondiale, al costo di una massiccia deforestazione, perdita di biodiversità e conflitti con la popolazione locale.

Le Sfide Economiche e Ambientali


La realizzazione della Grande Muraglia Verde presentava sin dall’inizio sfide significative, sia logistiche che finanziarie. Secondo le stime della United Nations Convention to Combat Desertification (UNCCD), il progetto necessita di una rigenerazione annuale di almeno 15 milioni di ettari, con un costo stimato di circa 8 miliardi di dollari. È evidente che senza un adeguato sostegno finanziario e coordinamento tra i vari Stati coinvolti, il raggiungimento degli obiettivi prefissati rischia di rimanere una chimera.

Un Progetto Complesso e Ambizioso


La Grande Muraglia Verde non si limita alla semplice piantumazione di alberi; rappresenta un’iniziativa multifunzionale volta a promuovere la prosperità economica, ridurre la fame e mitigare i conflitti legati all’accesso alle risorse naturali. Si prevede di sviluppare un mosaico di terreni rigenerati che varia dalla savana alle aree agricole fino ai boschi di piante commerciali.

Sacande sottolinea la complessità del progetto, che interessa undici Paesi della regione, in un contesto arido e semi-arido, caratterizzato da precipitazioni annuali ridotte. I primi quindici anni del progetto si sono concentrati principalmente sulla piantumazione di alberi, anche attraverso iniziative private come quella promossa dal motore di ricerca Ecosia. Tuttavia, diversi tentativi di piantumazione non hanno prodotto i risultati sperati, suscitando dubbi sull’efficacia dell’approccio.

Un Nuovo Metodo di Approccio: Rigenerazione e Sostenibilità


Recentemente, grazie a un approccio integrato e rigenerativo sostenuto dall’UNCCD e dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, il focus è cambiato verso il ripristino delle savane, delle aree agro-pastorali e delle zone umide. Sacande spiega che oltre a piantare specie legnose utili, si stanno reintroducendo piante erbacee e si sta prestando attenzione alla flora autoctona. Questo approccio non solo migliora la salute del suolo, ma contribuisce anche a ricostruire ecosistemi vitali.

Innovazione Tecnologica e Meccanizzazione


L’11 gennaio 2021, durante il One Planet Summit, è stato annunciato il Great Green Wall Accelerator, un’iniziativa volta a dare nuovo impulso al progetto, promettendo finanziamenti per un totale di 14,3 miliardi di dollari. Coordinato dall’Agenzia Panafricana per la Grande Muraglia Verde (PAAGGW), l’acceleratore mira a migliorare l’efficienza dei progetti e rafforzare la governance. Maxime Thibon, specialista tecnico senior del clima di IFAD, elenca i cinque pilastri fondamentali dell’acceleratore, che spaziano dalla creazione di catene del valore allo sviluppo sostenibile, fino alla gestione degli ecosistemi e alla resilienza climatica.

La FAO, da parte sua, sta introducendo nuove tecnologie per meccanizzare i processi di rigenerazione. Tradizionalmente, le operazioni di riforestazione venivano effettuate manualmente, ma la scala del progetto richiede soluzioni più efficienti. Ad esempio, l’utilizzo di macchinari innovativi, come gli aratri Delfino: ciò consente di lavorare il terreno a profondità maggiori e di massimizzare la raccolta dell’acqua piovana, rendendo il suolo più fertile e permeabile.

Finanziamenti e Ritorni sugli Investimenti


Investire nella rigenerazione ambientale è una strategia saggia per ridurre i costi legati alle emergenze alimentari. Un’analisi condotta in collaborazione con l’Università di Bonn suggerisce che per ogni dollaro investito nel progetto della Grande Muraglia Verde ci si può aspettare un ritorno compreso tra 1,1 e 4 dollari per ettaro. Tuttavia, come accade in molte iniziative di cooperazione internazionale, le risorse disponibili risultano ancora insufficienti. Trovare investitori privati è complicato, e c’è bisogno di attivare fondi pubblici, aiuti allo sviluppo e sponsorizzazioni dei governi coinvolti. Purtroppo tutti sappiamo che negli ultimi tempi uno dei maggiori finanziatori dell’ONU e delle sue diverse organizzazioni, ovvero gli Stati Uniti, sta chiudendo i cordoni della borsa, e dunque molti progetti sono costretti a fermarsi. D’altro canto ci sono nazioni che storicamente contribuiscono molto poco attraverso l’ONU, pur avendone la disponibilità, come dimostrano i vari interventi diretti che per loro hanno un evidente ritorno in termini di influenza geopolitica: la Cina ne è l’esempio più lampante.

In questo contesto, esperti di ONG e organizzazioni internazionali hanno messo in evidenza la necessità che il governo italiano migliori significativamente il proprio coinvolgimento finanziario nella Grande Muraglia Verde, richiamando anche l’attenzione sul Piano Mattei. Attualmente, si stima che siano stati programmati circa 20 miliardi di dollari entro il 2025, sebbene solo 2,5 miliardi fossero stati effettivamente sborsati a marzo 2023. La proiezione è di raggiungere i 33 miliardi di dollari entro la fine del decennio, ma la mobilitazione di tali risorse resta complessa e ostacolata da incertezze globali relative alla finanza climatica e alla biodiversità.

La Grande Muraglia Verde rappresenta una risposta cruciale alle sfide ambientali e sociali che affliggono il Sahel. Sebbene ci siano state critiche e difficoltà nell’attuazione del progetto, gli sforzi recenti volti al ripristino ecosistemico, all’innovazione tecnologica e alla mobilitazione di finanziamenti offrono nuove speranze per il futuro. Se gestita con attenzione e supportata da un adeguato impegno politico ed economico, la Grande Muraglia Verde potrebbe rivelarsi una soluzione efficace per fermare la desertificazione, promuovere la sostenibilità ambientale e migliorare la vita di milioni di persone nella regione.

Fonti: aics.gov.it/oltremare/articoli…
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L’operazione Sturzo durò in tutto solo «tre turbolenti giorni»


Particolarmente calda era la situazione di Roma, dove la proposta di creare una lista anticomunista aperta anche ai missini avrebbe suscitato dibattiti e polemiche intense all’interno della coalizione centrista e tra la Dc e la Chiesa.
All’origine dell’idea c’era, sostanzialmente, il timore di perdere una città importante come la capitale. E questi timori divennero ancora maggiori quando le sinistre decisero di candidare un esponente dell’Italia liberale di sicuro impatto: Francesco Saverio Nitti. A questo punto, settori del Vaticano e dell’Azione cattolica – in particolare Luigi Gedda – presero posizione a favore di un allargamento a missini e monarchici. Tra marzo e aprile ’52 si cercò in tutti i modi di fare pressioni su De Gasperi affinché accettasse il coinvolgimento delle destre in una lista civica. Per «spoliticizzare la consultazione elettorale», come consigliò Pio XII, emerse il nome di don Luigi Sturzo. Il sacerdote siciliano avrebbe dovuto fare da mediatore, in maniera tale da fare appello alle diverse sensibilità politiche romane contro il comunismo <185. Lo statista trentino, contro l’opinione, certo non poco influente, del Pontefice, decise di non coinvolgere Msi e Pnm, anche perché aveva appurato il parere contrario dei partiti laici di centro che minacciarono di ritirare i propri candidati in caso di allargamento a destra. Oltre a De Gasperi, che aveva intuito i rischi dell’operazione, erano contrari gli appartenenti al gruppo di Iniziativa democratica, alcuni esponenti dell’Azione cattolica – compresi i giovani (Giac) e gli studenti della Federazione universitaria (Fuci) – e altre organizzazioni cattoliche.
L’operazione Sturzo durò in tutto solo «tre turbolenti giorni» <186 e fu duramente osteggiata dall’ambasciata americana e da Washington, dove temevano una progressiva polarizzazione, in forza della quale il Pci avrebbe potuto porsi a capo di un fronte antifascista con molti democratici e moderati. «Particolarmente severo – ha scritto Del Pero – fu il giudizio del servizio di intelligence del Dipartimento di Stato (l’Office of Intelligence Research), che nei primi anni Cinquanta costituì assieme alla Cia uno dei principali rifugi degli elementi più liberal e progressisti dell’amministrazione Truman» <187. L’ambasciata nei mesi successivi avrebbe riservato particolare attenzione a Luigi Gedda che, «nonostante alcune sue idee politiche», non era visto come una «minaccia per la democrazia e per il successo del centro democratico». Veniva inoltre giudicato un «leale strumento della Chiesa» per porre l’accento sul rispetto delle gerarchie e delle loro indicazioni. Tale aspetto era imprescindibile proprio perché il supporto della Chiesa alla coalizione di centro era «indispensabile». Inoltre, continua la relazione di Thompson, «Gedda è una delle poche persone in Italia che hanno efficacemente utilizzato le lezioni della “guerra psicologica” e le tecniche dell’american advertising nell’azione politica».
Non si poteva però trascurare un pericolo. Solo nel caso in cui la Dc avesse fallito nelle politiche anticomuniste, il Vaticano avrebbe potuto spaventarsi. E Gedda avrebbe in qualche modo cercato di «mettere alcuni suoi uomini nelle liste della Dc e di fare pressioni per una svolta a destra» <188. L’episodio romano, pur senza sfociare in un’alleanza con le destre, era destinato a lasciare strascichi nell’arena politica nazionale. I “vespisti”, per i legami coi monarchici e con la Chiesa (soprattutto l’Azione Cattolica), venivano osservati attentamente dai funzionari Usa, timorosi sia della reazione di socialdemocratici e repubblicani che della nefasta prospettiva di una scissione democristiana <189.
Nel maggio ’52, alla vigilia del voto al Sud, il radicamento delle destre veniva così sintetizzato dall’ambasciatore Ellsworth Bunker, appena giunto in sostituzione di Dunn: “Escludendo Roma, solo un terzo della popolazione italiana, praticamente tutto al Sud, voterà. Il neofascismo e il monarchismo meridionale sono del tutto speciali, si tratta di un fenomeno “locale” dovuto al fatto che il Sud non ha mai conosciuto gli aspetti più duri dell’occupazione tedesca e della repubblica sociale, ha visto l’esercito americano come invasore, ha stretti legami con le colonie africane, ha accolto i rifugiati e ha sofferto i danni economici derivanti dalla perdita delle colonie, ha avuto una tradizione monarchica, e ha una struttura sociale che scoraggia il pensiero politico moderato o “progressista” .
La situazione italiana non faceva ben sperare, tanto che un arretramento del quadripartito era ampiamente previsto. Oltre a notare il fatto che la Dc, «partito di centro poco dinamico», avesse senza dubbio perso popolarità, all’ambasciata evidenziavano i tanti limiti dal punto di vista dell’informazione e della propaganda. Si pensi alla scarsa attività dei partiti di governo per intercettare il voto di protesta, che con ogni probabilità sarebbe andato a vantaggio dei socialcomunisti e del blocco di destra, così come, in generale, prevaleva la delusione per una campagna elettorale poco vigorosa <190.
Analizzando l’esito delle elezioni, emerge che i timori statunitensi erano in buona parte fondati. Il vero e proprio tracollo che subì il partito di De Gasperi andò soprattutto a vantaggio della destra monarchica e missina. A determinare l’emorragia di voti era stata la protesta dei «ceti medi moderati, timorosi del nuovo e sensibili alla campagna di stampa d’indole nazionalistica». Altri sostenitori della destra furono l’alta borghesia, ostile ai progetti riformatori e le masse di sottoproletariato meridionale «infarcito di sanfedismo qualunquista e di ribellismo nei confronti del Nord» <191. Com’è noto, la Dc e i partiti di governo subirono un’erosione di consensi significativa in Meridione. Il blocco delle forze nazionali riuscì ad ottenere la maggioranza a Napoli (dove fu eletto sindaco Achille Lauro con 117.000 preferenze), Avellino, Bari, Benevento (con un sindaco missino), Salerno e Foggia (governata in precedenza da un’amministrazione di sinistra).
Dopo il voto, tra i due partiti di destra iniziò un rapporto proficuo, propiziato «dalla comune emarginazione rispetto al potere». Come ha rilevato Baldoni, la collaborazione ebbe maggior successo dove il Msi rimase in secondo piano, e questo ha reso certo più semplice l’intesa al Sud, dove i missini erano interpreti di un generico conservatorismo non ostile alla monarchia e agli Usa, rispetto agli eredi della Rsi al Nord <192.
La percezione dei pericoli di destra e sinistra – e dei partiti al loro interno – era inevitabilmente legata alla situazione internazionale. Il Pnm, per il suo dichiarato atlantismo, costituiva un potenziale alleato o comunque un interlocutore con cui confrontarsi. L’apertura a sinistra cominciò a comparire nelle agende dei diplomatici americani. Si poteva pensare, in alternativa, di aprire a destra, ma questa strada era guardata con sospetto perché poteva causare malumori nei repubblicani e nei socialdemocratici, con il rischio di compattare un fronte delle sinistre. Restava poi l’ipotesi di modificare la legge elettorale in senso maggioritario, che avrebbe potuto offrire al governo maggiore stabilità, «rilanciando al contempo l’azione repressiva contro l’estrema destra e l’estrema sinistra» <193.

[NOTE]185 Si vedano G. Malgeri, La stagione del centrismo, cit., pp. 123-129; L. Sturzo, Politica di questi anni. Dal luglio 1951 al dicembre 1953, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008; A. Riccardi, Il «partito romano». Politica italiana, Chiesa cattolica e Curia romana da Pio XII a Paolo VI, Morcelliana, Brescia, 2007; A. D’Angelo, De Gasperi, le destre e l’«operazione Sturzo». Voto amministrativo del 1952 e riforma elettorale, Studium, Roma, 2002.
186 The May 25 elections – Negotiations and alliances of democratic parties, L.E. Thompson Jr. (Minister Counselor,Embassy) to the Department of State, May 6, 1952, NARA, RG 59, C-3, Box 3, 765.00/5-652. Sulle elezioni romane si veda anche Rome municipal elections, M. J. Looram to O. Horsey (Embassy), February 5, 1952; Telegram 5142, E. Bunker (Ambassador in Italy) to Secretary of State, May 24, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. Italy elections (confidential) 1950-52.
187 M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 161.
188 Gedda and the Church in the 1952 election campaign, L.E. Thompson Jr. (Embassy) to the Department of State, July 11, 1952, NARA, RG 59, C-3, Box 3, 765.00/7-1152. Si veda Telegram 343, E. Bunker (Ambassador in Italy) to Secretary of State, July 22, 1952, NARA, RG 84, 1950-1952, Box 74, f. 350.1 – CD Party confidential 1950-52. Su Gedda e la “guerra psicologica” si veda Mario Del Pero, Gli Stati Uniti e la «guerra psicologica», cit., pp. 955-961. Sulla linea “morbida” di Gedda e sul tentativo di integrazione Dc-Msi si veda Piero Ignazi, Il polo escluso, cit., pp. 64-65.
189 In un rapporto si afferma esplicitamente che «il supporto monarchico potrebbe essere necessario per vincere le elezioni politiche», Si veda Program of the right-wing of the Christian Democratic Party, Embassy to the Department of State, April 9, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. 350.1 – CD Party confidential 1950-52. Nello stesso documento si trova anche una sorprendente diversità di vedute sulla lotta al comunismo. Se i “vespisti” intendevano mettere fuori legge il Pci e incrementare la libera impresa per diminuire il peso dei comunisti, all’ambasciata consideravano il ritorno alla libera impresa come «open question» e diffidavano di tanti industriali italiani che avevano scoraggiato la nascita di
sindacati liberi «per evitare problemi», contribuendo così al rafforzamento del Pci.
190 Per un esempio evidente del rammarico americano poco prima delle elezioni e per un elenco di pubblicazioni e film propagandistici, tra cui “Come i comunisti ingannano i contadini” (148.700 copie), “Come si vive in Russia” (500.000 copie) e “La valle del terrore” (648.000 copie) si veda Usis/Msa Activities in connection with italian local elections, Foreign Service Despatch 2765, Embassy to the Department of State, May 23, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. 350 – Italy elections (confidential) 1950-52, da cui è tratta la citazione «the Christian Democratic Party, being a center party, is somewhat lacking in dynamism».
191 S. Setta, La Destra nell’Italia del dopoguerra, cit., p. 28.
192 A. Baldoni, La destra in Italia, cit., p. 394; G. Roberti, L’opposizione di destra in Italia, cit., pp. 154-155. Sul proliferare di gruppi scissionisti di centro, destra e sinistra in campo monarchico si veda D. De Napoli, Il movimento monarchico, cit., pp. 143-144.
193 M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 163.
Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010

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le immagini che immaginano ‘ahida’


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