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☕ CYBERBRIEFING — Domenica 19 luglio 2026

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@informatica

A Pop-Up Truck Camper for Less


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A black pickup sits in front of a snow-capped mountain range in the background. It has a white camper shell with a sci-fi looking "01" emblazoned on the side in black text. An orange, wedge-shaped tent pops up above the campershell and truck roof.

We live in a veritable Cambrian Explosion of camping options, ranging from a tarp on the ground to multi-million dollar RVs. Somewhere around the middle is the pop-up truck camper, but [Further Fabrication] wanted to build his own.

As is often the case, he saw the cool pop-up truck campers on the market, but balked at the cost. To make matters worse, the options out there weren’t really available in his country. After getting a solid set of measurements from the truck and some materials, he set to work.

The most interesting part of this build is probably the aluminum/plywood sandwich [Further Fabrication] chose for building the main structure of the camper shell. While many would’ve chosen a tubing space frame for the build, he decided to sandwich two layers of plywood around plywood beams and large rectangular aluminum tubing. These were affixed with a combination of construction adhesive and screws to create a lightweight yet sturdy enclosure.

The tent portion uses a 600-denier PVC-coated waterproof polyester fabric, sewn with nice YKK zippers, and features large windows with screens for excellent ventilation. The roof consists of two sections of aluminum composite sandwich, and the side panels were made from cutoffs of the roof material. Instead of the standard cam-lock used on most camper shells, [Further Fabrication] chose a solenoid-actuated system and more conventional grab handles.

We’ve covered campers several times, including a solar-powered RV, a truck camper that expands lengthwise rather than up, and several bike-based campers.

youtube.com/embed/o1oBiyagdYE?…


hackaday.com/2026/07/19/a-pop-…

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Scattered Spider smascherata: 5 anni e mezzo di carcere per l’attacco da 29 milioni di sterline a Transport for London


@Informatica (Italy e non Italy)
Owen Flowers e Thalha Jubair, membri di Scattered Spider, condannati dalla Woolwich Crown Court per l'intrusione 2024 in Transport for London: 148 sistemi bloccati, 27.000


Scattered Spider smascherata: 5 anni e mezzo di carcere per l’attacco da 29 milioni di sterline a Transport for London


Cinque anni e mezzo di carcere ciascuno. È questa la cifra con cui la giustizia britannica ha chiuso, almeno sul fronte penale, uno degli attacchi informatici più dirompenti mai subiti da un’infrastruttura critica del Regno Unito: l’intrusione del 2024 in Transport for London, l’authority che gestisce la mobilità dell’intera Londra. Owen Flowers, 18 anni, e Thalha Jubair, 20, sono stati condannati il 16 luglio 2026 dalla Woolwich Crown Court. Sono, secondo l’accusa, i primi ad essere condannati per la Section 3ZA del Computer Misuse Act — la fattispecie più grave della legge britannica sui crimini informatici — e la National Crime Agency (NCA) definisce il loro caso il più grande procedimento per cybercrime mai affrontato dai tribunali del Paese.

Chi sono Flowers e Jubair, e cosa hanno fatto


I due sono descritti dalla NCA come membri di primo piano di Scattered Spider, il collettivo criminale tracciato anche come Octo Tempest, UNC3944 e 0ktapus, responsabile secondo gli inquirenti di centinaia di attacchi tra il 2022 e il 2025. La Crown Prosecution Service (CPS) è più cauta nell’attribuzione diretta, notando che gli imputati hanno rivendicato in vari momenti l’appartenenza al gruppo senza che questo costituisse, di per sé, la base dell’accusa.

L’intrusione in TfL è avvenuta tra il 31 agosto e il 3 settembre 2024. L’attacco ha reso inutilizzabili 148 sistemi dell’authority, costringendo tutti i 27.000 dipendenti a recarsi fisicamente in un ufficio per il reset delle credenziali — non essendo più possibile farlo da remoto in sicurezza. Sono stati compromessi anche il sistema di rimborsi Oyster (inclusi, per circa 5.000 persone, numeri di conto bancario e codici sort code), il servizio Dial-a-Ride per i cittadini con disabilità, il canale dei pagamenti digitali e le domande per le Oyster photocard agevolate per bambini e giovani. NCA e CPS stimano il danno complessivo, tra perdite e costi di ripristino, in 29 milioni di sterline.

Un rischio sistemico da 56 miliardi di sterline


Il dato più inquietante emerso dal processo riguarda ciò che sarebbe potuto succedere e non è successo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, le conversazioni tra i due imputati suggerivano l’intenzione di cancellare l’accesso al termine dell’operazione, ma nessuno può dire con certezza cosa avessero realmente pianificato. La NCA stima che uno shutdown riuscito della rete di TfL — che gestisce in media 9 milioni di spostamenti al giorno — avrebbe potuto costare all’economia britannica fino a 56 miliardi di sterline. Uno scenario rimasto ipotetico solo perché TfL, rendendosi conto della compromissione, ha scelto di disattivare preventivamente la propria rete per contenere gli attaccanti.

I due si sono dichiarati colpevoli il 22 giugno 2026, il primo giorno del processo, evitando così il dibattimento. Hanno ammesso il reato sulla base di aver agito in modo “reckless” — sconsiderato — rispetto al rischio di causare o creare un pericolo significativo per il benessere umano, elemento costitutivo della Section 3ZA.

Come sono stati identificati


Flowers è stato arrestato per la prima volta il 6 settembre 2024, tre giorni dopo la fine dell’intrusione in TfL, nella sua abitazione a Walsall. Al momento dell’arresto, gli agenti NCA lo hanno sorpreso mentre era ancora attivo su due ulteriori obiettivi: le reti delle organizzazioni sanitarie statunitensi SSM Health Care Corporation e Sutter Health. Tra i dispositivi sequestrati — laptop, computer desktop, hard disk e chiavette USB — un portatile Acer conteneva uno screenshot della connettività di rete verso l’infrastruttura TfL e diversi video, registrati dallo stesso Flowers, che mostravano Jubair muoversi all’interno dei sistemi dell’authority londinese durante l’attacco. I due comunicavano in tempo reale su Telegram e condividevano uno spazio di lavoro online.

L’accusa ha dimostrato che Flowers era collegato al server remoto usato per lanciare tutte e tre le intrusioni, con prove ricavate dai suoi stessi dispositivi. Le informazioni che collegano Jubair all’attacco TfL sono state invece ottenute all’estero, con la collaborazione di autorità giudiziarie di altri Paesi — un dettaglio che la CPS non ha specificato ulteriormente. Jubair, arrestato il 16 settembre 2025, ha un secondo procedimento ancora aperto negli Stati Uniti: un atto d’accusa depositato nel New Jersey lo collega a circa 120 intrusioni di rete e almeno 47 vittime statunitensi tra maggio 2022 e settembre 2025, per oltre 115 milioni di dollari in riscatti pagati, incluse violazioni ai danni di un’infrastruttura critica USA e dei tribunali federali. Su questo fronte rischia fino a 95 anni di carcere; nessuna delle comunicazioni ufficiali diffuse finora affronta il tema dell’estradizione.

Scattered Spider è davvero finita?


La NCA sostiene che l’azione contro i due abbia “sostanzialmente fermato” il gruppo, citando una valutazione di Microsoft secondo cui gli arresti ne avrebbero degradato in modo significativo la capacità operativa. Ma la stessa agenzia ammette che altri criminali potrebbero continuare a usare il marchio “Scattered Spider” per rivendicare nuovi attacchi. Non è un’ipotesi remota: a gennaio 2026 Mandiant ha documentato l’espansione di un’operazione di estorsione a marchio ShinyHunters che replica lo stesso modello — vishing verso i dipendenti, pagine di phishing per rubare credenziali SSO e codici MFA, enrollment di un dispositivo dell’attaccante per bypassare l’autenticazione multifattore.

È proprio questo il punto debole che accomuna la maggior parte dei casi riconducibili a Scattered Spider: non un exploit tecnico sofisticato, ma la manipolazione dei processi di help desk — reset password, gestione dei dispositivi MFA — con tecniche di social engineering telefonico mirate e ben documentate.

Due righe per i difensori


Il caso TfL resta un caso di scuola su come un’infrastruttura critica possa essere messa in ginocchio non da uno zero-day, ma da processi organizzativi vulnerabili al fattore umano. Alcune indicazioni pratiche per ridurre l’esposizione a gruppi con TTP simili a Scattered Spider:

  • Verificare sempre l’identità con procedure fuori banda (callback su numero verificato, verifica video) prima di eseguire reset password, modifiche MFA o enrollment di nuovi dispositivi richiesti telefonicamente all’help desk.
  • Limitare la possibilità per il personale di help desk di eseguire reset critici senza approvazione di un secondo operatore (four-eyes principle).
  • Monitorare enrollment MFA anomali, specialmente se avvengono subito dopo un reset password.
  • Coinvolgere le forze dell’ordine tempestivamente in caso di incidente: secondo la NCA, la collaborazione precoce di TfL è stata determinante per l’esito del procedimento.
  • Segmentare le reti operative critiche (biglietteria, pagamenti, servizi per l’utenza vulnerabile) da quelle amministrative, per limitare l’impatto di una compromissione laterale.

Fonti: The Hacker News, National Crime Agency.


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Coca-Cola ferma la produzione di Fairlife dopo un attacco ransomware: quando il cybercrime arriva in tavola


@Informatica (Italy e non Italy)
Un attacco ransomware ai sistemi produttivi di Fairlife, controllata di Coca-Cola, ha bloccato la produzione statunitense di latte ultrafiltrato. Il caso si inserisce in un pattern crescente di


Coca-Cola ferma la produzione di Fairlife dopo un attacco ransomware: quando il cybercrime arriva in tavola


Non serve colpire una centrale elettrica per mettere in ginocchio una filiera critica: basta un ransomware ben piazzato nei sistemi produttivi di un’azienda che imbottiglia latte. Il 16 luglio 2026 Coca-Cola ha comunicato alla SEC che la sua controllata Fairlife ha sospeso la produzione negli Stati Uniti dopo un attacco ransomware che ha colpito i sistemi legati alla produzione stessa. Un episodio che, al netto delle dimensioni del marchio coinvolto, racconta molto sullo stato di sicurezza dell’OT nel settore alimentare.

Cosa è successo


Fairlife, con sede a Chicago, è il marchio di latte ultrafiltrato di proprietà di Coca-Cola, noto anche per le linee Core Power Protein Shakes e Nutrition Plan. Nel filing 8-K depositato presso la Securities and Exchange Commission, Coca-Cola ha dichiarato che soggetti non autorizzati hanno avuto accesso a una parte dei sistemi di Fairlife, inclusi quelli legati alla produzione, in un attacco che l’azienda descrive esplicitamente come ransomware. Le operazioni negli stabilimenti statunitensi sono state temporaneamente sospese; la produzione in Canada, gestita separatamente, non risulta invece impattata.

Coca-Cola ha attivato i protocolli di incident response e business continuity, coinvolto consulenti esterni e notificato le forze dell’ordine, precisando che qualità e sicurezza del prodotto non sono state compromesse. Al momento della scrittura, la società non ha reso noto quale gruppo ransomware sia responsabile, se siano stati sottratti dati né se sia stata ricevuta una richiesta di riscatto. Nessuna gang ransomware nota ha ancora rivendicato l’attacco, un silenzio che nel settore viene letto come tipico delle prime fasi di un negoziato, prima che gli estorsori tornino a farsi vivi minacciando la pubblicazione di eventuali dati sottratti.

Non è un caso isolato: la filiera alimentare nel mirino


L’attacco a Fairlife arriva in un contesto in cui il comparto food & beverage è bersaglio ricorrente del ransomware, spesso proprio perché la convergenza IT/OT nelle linee di produzione rende gli impianti fragili: basta bloccare i sistemi SCADA o MES che orchestrano il confezionamento per fermare intere linee, anche senza toccare la sicurezza alimentare in senso stretto. Il precedente più noto resta l’attacco del 2021 a JBS, il colosso mondiale della carne, costretto a fermare impianti in Nord America e Australia e a pagare 11 milioni di dollari di riscatto al gruppo REvil. Nella sola finestra delle ultime 48 ore, la stessa dinamica si è ripetuta altrove: in Giappone, un attacco informatico a un operatore logistico ha svuotato le cucine di migliaia di ristoranti per un blocco nelle consegne di prodotti alimentari, mentre il colosso giapponese dei surgelati Nichirei ha segnalato la disruzione delle proprie operazioni per un incidente informatico separato.

Il filo comune è la dipendenza di filiere alimentari globalizzate da sistemi IT centralizzati per pianificazione della produzione, gestione ordini e logistica: quando quei sistemi vengono cifrati o resi inaccessibili, l’impatto si propaga rapidamente dagli scaffali dei supermercati alle cucine dei ristoranti, ben oltre il perimetro aziendale colpito.

Perché conta anche per chi non produce latte


Il caso Fairlife è interessante per i difensori non tanto per i dettagli tecnici, che Coca-Cola non ha ancora reso pubblici, quanto per la dinamica di disclosure e per l’esposizione di un brand multimiliardario a un rischio operativo concreto tramite una controllata. Il filing SEC evidenzia un punto spesso sottovalutato nei risk assessment: la segmentazione tra rete IT aziendale e rete OT di produzione, quando esiste, va verificata regolarmente, perché un attacco che compromette “solo” i sistemi IT può comunque paralizzare la produzione se i due domini condividono directory service, credenziali o piattaforme di orchestrazione.

Per le aziende manifatturiere, specialmente nel food & beverage dove i margini di tolleranza su tempi di fermo sono minimi per ragioni di deperibilità delle materie prime, le priorità restano quelle già emerse dai casi JBS e Nichirei: backup offline testati e realmente isolati (non solo replicati su un secondo datacenter raggiungibile dalla stessa rete), piani di failover manuale per le linee di produzione critiche, segmentazione rigorosa tra reti corporate e reti OT/ICS, e accordi di incident response pre-negoziati con forze dell’ordine e consulenti forensi, in modo da non partire da zero quando il tempo conta più di ogni altra cosa.

  • Verificare che i backup dei sistemi MES/SCADA siano realmente air-gapped e non solo “logicamente separati”
  • Testare periodicamente scenari di failover manuale per le linee di produzione più critiche
  • Mappare le dipendenze condivise (Active Directory, VPN, orchestrazione cloud) tra rete IT e rete OT
  • Predisporre in anticipo contatti con FBI/law enforcement locale e retainer di incident response per ridurre i tempi di reazione


Cosa manca ancora al quadro


Al momento della pubblicazione, mancano ancora elementi chiave per una piena attribuzione: nome della gang ransomware, vettore di accesso iniziale, eventuale esfiltrazione di dati e ammontare della richiesta di riscatto. Continueremo a seguire l’evoluzione del caso Fairlife, aggiornando l’articolo qualora emergano rivendicazioni o dettagli tecnici da fonti di threat intelligence.

Stato indicatori al 18/07/2026:
- Gruppo ransomware responsabile: non identificato pubblicamente
- Vettore di accesso iniziale: non divulgato
- Esfiltrazione dati: non confermata
- Richiesta di riscatto: non divulgata
- Sistemi impattati: infrastrutture di produzione Fairlife (solo USA)
- Sistemi non impattati: produzione Fairlife Canada, qualita/sicurezza prodotto

Riferimento normativo: SEC Form 8-K depositato da The Coca-Cola Company il 16/07/2026

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Un’ora, un computer e 100€: basta così poco per manipolare un modello AI? L’analisi

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/unora-un-…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #sicurezzainformatica #rete neurale #vulnerabilitanascosta #modelloaperto

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375 – CINQUEMILA ROBOT CONTRO POCHE CENTINAIA. LA CINA FORSE HA GIÀ VINTO? camisanicalzolari.it/375-cinqu…
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Spirals Ransomware: From First Foothold to Full Encryption in Under 24 Hours
#CyberSecurity
securebulletin.com/spirals-ran…
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Citrix Patches Privilege Escalation Flaw That Hands Standard Users Full SYSTEM Control
#CyberSecurity
securebulletin.com/citrix-patc…
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Hugging Face Breach Reveals a New Front: AI Agents Attacking, AI Agents Defending
#CyberSecurity
securebulletin.com/hugging-fac…
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AnyDesk: l’accesso remoto è stato bloccato a causa di uno zero-day

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/anydesk-l…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #vulnerabilitazero #accessoremoto #sicurezzainformatica #minacciedigitali #hacking

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Inside NadMesh: The Shodan-Powered Botnet Hunting Exposed AI Servers
#CyberSecurity
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Scattered Spider smascherata: 5 anni e mezzo di carcere per l’attacco da 29 milioni di sterline a Transport for London


Owen Flowers e Thalha Jubair, membri di Scattered Spider, condannati dalla Woolwich Crown Court per l'intrusione 2024 in Transport for London: 148 sistemi bloccati, 27.000 dipendenti senza credenziali e un rischio economico stimato in 56 miliardi di sterline scampato solo per lo shutdown preventivo della rete.
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Cinque anni e mezzo di carcere ciascuno. È questa la cifra con cui la giustizia britannica ha chiuso, almeno sul fronte penale, uno degli attacchi informatici più dirompenti mai subiti da un’infrastruttura critica del Regno Unito: l’intrusione del 2024 in Transport for London, l’authority che gestisce la mobilità dell’intera Londra. Owen Flowers, 18 anni, e Thalha Jubair, 20, sono stati condannati il 16 luglio 2026 dalla Woolwich Crown Court. Sono, secondo l’accusa, i primi ad essere condannati per la Section 3ZA del Computer Misuse Act — la fattispecie più grave della legge britannica sui crimini informatici — e la National Crime Agency (NCA) definisce il loro caso il più grande procedimento per cybercrime mai affrontato dai tribunali del Paese.

Chi sono Flowers e Jubair, e cosa hanno fatto


I due sono descritti dalla NCA come membri di primo piano di Scattered Spider, il collettivo criminale tracciato anche come Octo Tempest, UNC3944 e 0ktapus, responsabile secondo gli inquirenti di centinaia di attacchi tra il 2022 e il 2025. La Crown Prosecution Service (CPS) è più cauta nell’attribuzione diretta, notando che gli imputati hanno rivendicato in vari momenti l’appartenenza al gruppo senza che questo costituisse, di per sé, la base dell’accusa.

L’intrusione in TfL è avvenuta tra il 31 agosto e il 3 settembre 2024. L’attacco ha reso inutilizzabili 148 sistemi dell’authority, costringendo tutti i 27.000 dipendenti a recarsi fisicamente in un ufficio per il reset delle credenziali — non essendo più possibile farlo da remoto in sicurezza. Sono stati compromessi anche il sistema di rimborsi Oyster (inclusi, per circa 5.000 persone, numeri di conto bancario e codici sort code), il servizio Dial-a-Ride per i cittadini con disabilità, il canale dei pagamenti digitali e le domande per le Oyster photocard agevolate per bambini e giovani. NCA e CPS stimano il danno complessivo, tra perdite e costi di ripristino, in 29 milioni di sterline.

Un rischio sistemico da 56 miliardi di sterline


Il dato più inquietante emerso dal processo riguarda ciò che sarebbe potuto succedere e non è successo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, le conversazioni tra i due imputati suggerivano l’intenzione di cancellare l’accesso al termine dell’operazione, ma nessuno può dire con certezza cosa avessero realmente pianificato. La NCA stima che uno shutdown riuscito della rete di TfL — che gestisce in media 9 milioni di spostamenti al giorno — avrebbe potuto costare all’economia britannica fino a 56 miliardi di sterline. Uno scenario rimasto ipotetico solo perché TfL, rendendosi conto della compromissione, ha scelto di disattivare preventivamente la propria rete per contenere gli attaccanti.

I due si sono dichiarati colpevoli il 22 giugno 2026, il primo giorno del processo, evitando così il dibattimento. Hanno ammesso il reato sulla base di aver agito in modo “reckless” — sconsiderato — rispetto al rischio di causare o creare un pericolo significativo per il benessere umano, elemento costitutivo della Section 3ZA.

Come sono stati identificati


Flowers è stato arrestato per la prima volta il 6 settembre 2024, tre giorni dopo la fine dell’intrusione in TfL, nella sua abitazione a Walsall. Al momento dell’arresto, gli agenti NCA lo hanno sorpreso mentre era ancora attivo su due ulteriori obiettivi: le reti delle organizzazioni sanitarie statunitensi SSM Health Care Corporation e Sutter Health. Tra i dispositivi sequestrati — laptop, computer desktop, hard disk e chiavette USB — un portatile Acer conteneva uno screenshot della connettività di rete verso l’infrastruttura TfL e diversi video, registrati dallo stesso Flowers, che mostravano Jubair muoversi all’interno dei sistemi dell’authority londinese durante l’attacco. I due comunicavano in tempo reale su Telegram e condividevano uno spazio di lavoro online.

L’accusa ha dimostrato che Flowers era collegato al server remoto usato per lanciare tutte e tre le intrusioni, con prove ricavate dai suoi stessi dispositivi. Le informazioni che collegano Jubair all’attacco TfL sono state invece ottenute all’estero, con la collaborazione di autorità giudiziarie di altri Paesi — un dettaglio che la CPS non ha specificato ulteriormente. Jubair, arrestato il 16 settembre 2025, ha un secondo procedimento ancora aperto negli Stati Uniti: un atto d’accusa depositato nel New Jersey lo collega a circa 120 intrusioni di rete e almeno 47 vittime statunitensi tra maggio 2022 e settembre 2025, per oltre 115 milioni di dollari in riscatti pagati, incluse violazioni ai danni di un’infrastruttura critica USA e dei tribunali federali. Su questo fronte rischia fino a 95 anni di carcere; nessuna delle comunicazioni ufficiali diffuse finora affronta il tema dell’estradizione.

Scattered Spider è davvero finita?


La NCA sostiene che l’azione contro i due abbia “sostanzialmente fermato” il gruppo, citando una valutazione di Microsoft secondo cui gli arresti ne avrebbero degradato in modo significativo la capacità operativa. Ma la stessa agenzia ammette che altri criminali potrebbero continuare a usare il marchio “Scattered Spider” per rivendicare nuovi attacchi. Non è un’ipotesi remota: a gennaio 2026 Mandiant ha documentato l’espansione di un’operazione di estorsione a marchio ShinyHunters che replica lo stesso modello — vishing verso i dipendenti, pagine di phishing per rubare credenziali SSO e codici MFA, enrollment di un dispositivo dell’attaccante per bypassare l’autenticazione multifattore.

È proprio questo il punto debole che accomuna la maggior parte dei casi riconducibili a Scattered Spider: non un exploit tecnico sofisticato, ma la manipolazione dei processi di help desk — reset password, gestione dei dispositivi MFA — con tecniche di social engineering telefonico mirate e ben documentate.

Due righe per i difensori


Il caso TfL resta un caso di scuola su come un’infrastruttura critica possa essere messa in ginocchio non da uno zero-day, ma da processi organizzativi vulnerabili al fattore umano. Alcune indicazioni pratiche per ridurre l’esposizione a gruppi con TTP simili a Scattered Spider:

  • Verificare sempre l’identità con procedure fuori banda (callback su numero verificato, verifica video) prima di eseguire reset password, modifiche MFA o enrollment di nuovi dispositivi richiesti telefonicamente all’help desk.
  • Limitare la possibilità per il personale di help desk di eseguire reset critici senza approvazione di un secondo operatore (four-eyes principle).
  • Monitorare enrollment MFA anomali, specialmente se avvengono subito dopo un reset password.
  • Coinvolgere le forze dell’ordine tempestivamente in caso di incidente: secondo la NCA, la collaborazione precoce di TfL è stata determinante per l’esito del procedimento.
  • Segmentare le reti operative critiche (biglietteria, pagamenti, servizi per l’utenza vulnerabile) da quelle amministrative, per limitare l’impatto di una compromissione laterale.

Fonti: The Hacker News, National Crime Agency.

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Coca-Cola ferma la produzione di Fairlife dopo un attacco ransomware: quando il cybercrime arriva in tavola


Un attacco ransomware ai sistemi produttivi di Fairlife, controllata di Coca-Cola, ha bloccato la produzione statunitense di latte ultrafiltrato. Il caso si inserisce in un pattern crescente di attacchi alla filiera alimentare globale, da JBS ai recenti incidenti in Giappone.
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Non serve colpire una centrale elettrica per mettere in ginocchio una filiera critica: basta un ransomware ben piazzato nei sistemi produttivi di un’azienda che imbottiglia latte. Il 16 luglio 2026 Coca-Cola ha comunicato alla SEC che la sua controllata Fairlife ha sospeso la produzione negli Stati Uniti dopo un attacco ransomware che ha colpito i sistemi legati alla produzione stessa. Un episodio che, al netto delle dimensioni del marchio coinvolto, racconta molto sullo stato di sicurezza dell’OT nel settore alimentare.

Cosa è successo


Fairlife, con sede a Chicago, è il marchio di latte ultrafiltrato di proprietà di Coca-Cola, noto anche per le linee Core Power Protein Shakes e Nutrition Plan. Nel filing 8-K depositato presso la Securities and Exchange Commission, Coca-Cola ha dichiarato che soggetti non autorizzati hanno avuto accesso a una parte dei sistemi di Fairlife, inclusi quelli legati alla produzione, in un attacco che l’azienda descrive esplicitamente come ransomware. Le operazioni negli stabilimenti statunitensi sono state temporaneamente sospese; la produzione in Canada, gestita separatamente, non risulta invece impattata.

Coca-Cola ha attivato i protocolli di incident response e business continuity, coinvolto consulenti esterni e notificato le forze dell’ordine, precisando che qualità e sicurezza del prodotto non sono state compromesse. Al momento della scrittura, la società non ha reso noto quale gruppo ransomware sia responsabile, se siano stati sottratti dati né se sia stata ricevuta una richiesta di riscatto. Nessuna gang ransomware nota ha ancora rivendicato l’attacco, un silenzio che nel settore viene letto come tipico delle prime fasi di un negoziato, prima che gli estorsori tornino a farsi vivi minacciando la pubblicazione di eventuali dati sottratti.

Non è un caso isolato: la filiera alimentare nel mirino


L’attacco a Fairlife arriva in un contesto in cui il comparto food & beverage è bersaglio ricorrente del ransomware, spesso proprio perché la convergenza IT/OT nelle linee di produzione rende gli impianti fragili: basta bloccare i sistemi SCADA o MES che orchestrano il confezionamento per fermare intere linee, anche senza toccare la sicurezza alimentare in senso stretto. Il precedente più noto resta l’attacco del 2021 a JBS, il colosso mondiale della carne, costretto a fermare impianti in Nord America e Australia e a pagare 11 milioni di dollari di riscatto al gruppo REvil. Nella sola finestra delle ultime 48 ore, la stessa dinamica si è ripetuta altrove: in Giappone, un attacco informatico a un operatore logistico ha svuotato le cucine di migliaia di ristoranti per un blocco nelle consegne di prodotti alimentari, mentre il colosso giapponese dei surgelati Nichirei ha segnalato la disruzione delle proprie operazioni per un incidente informatico separato.

Il filo comune è la dipendenza di filiere alimentari globalizzate da sistemi IT centralizzati per pianificazione della produzione, gestione ordini e logistica: quando quei sistemi vengono cifrati o resi inaccessibili, l’impatto si propaga rapidamente dagli scaffali dei supermercati alle cucine dei ristoranti, ben oltre il perimetro aziendale colpito.

Perché conta anche per chi non produce latte


Il caso Fairlife è interessante per i difensori non tanto per i dettagli tecnici, che Coca-Cola non ha ancora reso pubblici, quanto per la dinamica di disclosure e per l’esposizione di un brand multimiliardario a un rischio operativo concreto tramite una controllata. Il filing SEC evidenzia un punto spesso sottovalutato nei risk assessment: la segmentazione tra rete IT aziendale e rete OT di produzione, quando esiste, va verificata regolarmente, perché un attacco che compromette “solo” i sistemi IT può comunque paralizzare la produzione se i due domini condividono directory service, credenziali o piattaforme di orchestrazione.

Per le aziende manifatturiere, specialmente nel food & beverage dove i margini di tolleranza su tempi di fermo sono minimi per ragioni di deperibilità delle materie prime, le priorità restano quelle già emerse dai casi JBS e Nichirei: backup offline testati e realmente isolati (non solo replicati su un secondo datacenter raggiungibile dalla stessa rete), piani di failover manuale per le linee di produzione critiche, segmentazione rigorosa tra reti corporate e reti OT/ICS, e accordi di incident response pre-negoziati con forze dell’ordine e consulenti forensi, in modo da non partire da zero quando il tempo conta più di ogni altra cosa.

  • Verificare che i backup dei sistemi MES/SCADA siano realmente air-gapped e non solo “logicamente separati”
  • Testare periodicamente scenari di failover manuale per le linee di produzione più critiche
  • Mappare le dipendenze condivise (Active Directory, VPN, orchestrazione cloud) tra rete IT e rete OT
  • Predisporre in anticipo contatti con FBI/law enforcement locale e retainer di incident response per ridurre i tempi di reazione


Cosa manca ancora al quadro


Al momento della pubblicazione, mancano ancora elementi chiave per una piena attribuzione: nome della gang ransomware, vettore di accesso iniziale, eventuale esfiltrazione di dati e ammontare della richiesta di riscatto. Continueremo a seguire l’evoluzione del caso Fairlife, aggiornando l’articolo qualora emergano rivendicazioni o dettagli tecnici da fonti di threat intelligence.

Stato indicatori al 18/07/2026:
- Gruppo ransomware responsabile: non identificato pubblicamente
- Vettore di accesso iniziale: non divulgato
- Esfiltrazione dati: non confermata
- Richiesta di riscatto: non divulgata
- Sistemi impattati: infrastrutture di produzione Fairlife (solo USA)
- Sistemi non impattati: produzione Fairlife Canada, qualita/sicurezza prodotto

Riferimento normativo: SEC Form 8-K depositato da The Coca-Cola Company il 16/07/2026

Open-Source Mid-Drive e-Bike Motor Has Lots of Promise, and Hyphens


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[Pedro Neves] has a mid-drive e-bike, but he doesn’t own it — not truly, since he can’t repair the motor unit. For a hacker to be in that position, there are only two options: crack the old one and make it your own, or build your own from scratch. [Pedro] built his own and is open-sourcing it on his website for everyone to play with. Right now, that’s .step files and a BOM, so you’ll need to watch the design/build video on YouTube below to get the full picture.

His choice of a motor from an old battery-powered angle grinder is both thrifty and environmentally friendly, so we approve. His goal of 25 km/h seems like a reasonable speed limit, but may still be too fast for some countries’ regulations— so do check the local rules if you’re going to build this. Making the most of 3D-printed components is also a choice that makes the project more accessible, but don’t worry — the bearing surfaces are all metal. That includes the clutch bearing that will let you pedal home if the battery dies or the motor craps out. Well, unless the printed plastic axle gives up the ghost, but that got replaced with a CNC version, so it’s all good. Unless you’ve got legs like Hercules, it ought to hold.

If that’s not DIY enough, you could always build the motor yourself. This mid-drive is also part of a larger project [Pedro] is working on for a whole cargo bike, as he details in his video, which is a worthy project we’ve seen other examples of before.

youtube.com/embed/0jco-RKzRSo?…


hackaday.com/2026/07/18/open-s…

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Attackers Can Take Over #WordPress Sites Using Newly Released wp2shell Exploits
securityaffairs.com/195597/hac…
#securityaffairs #hacking

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Write 2D and 3D Games in Modern MoonBASIC


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One of the major strengths of the BASIC programming languages has always been their no-fuss setup and rich set of commands for operations that would take considerably more work in a bare-bones language like C. MoonBASIC continues this legacy with a BASIC variant optimized for both 2D and 3D game development.

Included in the package are Raylib, Box2D, and Jolt, whose functionality is exposed via over 4,200 commands in their respective namespaces. You can also download a whole IDE package based around VS Code, use it on the command line, or add it to an existing VS Code installation.

A quick glance at the ‘getting started‘ guide gives a pretty good idea of what to expect of MoonBASIC, including a range of custom language additions and support for PBR materials, dynamic lighting, and other modern game engine features.

Whether writing a game in BASIC was on your bingo card for this year or not, it might be worth taking a look to see whether it’s your jam. After all, if BASIC was good enough for both AI and game development in the 1980s, surely it can be used for complex games in 2026.


hackaday.com/2026/07/18/write-…

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when a crow remembers people who wronged them and holds grudges it's "intelligent" and "really cool" but when I do it I'm "petty" and "need to let go" smh

Your AI Ham Radio Buddy


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AI chatbots are everywhere these days, and they seem to “know” about everything. But while that is a strength, it can sometimes be a weakness because it isn’t laser-focused on one topic. Not so with this Ham-radio-centric chatbot called HamGPT. The service is clearly built on another GPT engine but understands how to retrieve data from common ham radio sources, such as the FCC database, propagation reports, and the like. It didn’t, however, seem to have access to ham radio-related books, magazine articles, or other “static” data that we could tell.

You do have to sign up for an account, which includes providing your callsign and location. There is a free tier that allows a limited number of queries per day, so you can try it to see if it is useful for you without subscribing.

Here’s a typical session:

What band will have the best propagation to Japan from my QTH right now?

The best band for Japan from your QTH right now is 30 meters, which shows good propagation reliability. 20 meters is also active and providing a viable path.

Real-time data confirms activity on both bands, primarily using FT8. While the path is open, the signals are relatively weak (typical for this long-haul path), making digital modes like FT8 or CW your best bet for a successful contact.

Would you like me to check if your current antenna setup is suitable for these bands, or perhaps help you calculate dimensions for a 30m or 20m antenna?


In addition, bubbles at the bottom of the screen showed me the busiest band in my area and how many repeaters were nearby.

In all fairness, we asked ChatGPT the same question, but did say “ham radio band” just to give it some idea of scope. It gave a much more detailed answer with sources, even provided headings, and made a suggestion about another location I sometimes operate from because it remembers things from previous unrelated chats.

We understand reactions will be mixed. If you’ve been a ham for a long time, you probably could have guessed that a path from the US to Japan in the morning was likely to be on 20 or 30 meters. You probably also know how to look things up yourself.

We didn’t try any more sophisticated queries that might make it more worthwhile. For example, what if you could send it an ADIF log file and ask it what awards you qualified for? Or to process contest logs for duplicates and fill out a scoring worksheet? What would you like a ham radio-aware AI to do for you?

Ham radio — at least parts of it — has become inextricably linked with computers.


hackaday.com/2026/07/18/your-a…

Calculator UI Is More Complex Than You Might Think


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Calculators are so ubiquitous and so familiar that they are easy to take for granted in many different ways. [lcamtuf] points out one that has probably never occurred to many of us: the user interface for a calculator is an unexpectedly complex thing.
The internal logic to support sequential inputs and multiple operators in a way that feels intuitive is a complex thing.
Resolving something like 1 + 2 = is pretty straightforward but complexity compounds rapidly after that, with numerous special cases. Let’s imagine one decides to program a simple calculator UI as a weekend project. The development process might look a little like this:

  1. User types in 1 + 2 = and the calculator displays 3. What happens if the user immediately presses -?
  2. No problem, just consider the result of the previous operation as an already-there input. So we’ll have 3 - for this next operation, and wait for more.
  3. Unless we should have treated that - as a negative sign for whatever number is coming next, making it a negative number? No, ignore that. Just treat whatever results from pressing equals as a pre-typed input.
  4. Unless the user hits a number. Because if they hit 2 (for example) then we’ll have a 32 and not a 2 which they probably, definitely don’t expect. So that’s a special case and we should insert a clear if that happens.
  5. Oh, better clear if the user enters a decimal, too.
  6. I’m going to need a coffee…

And that’s just the tip of the iceberg. Imagine trying to figure all this out for the very first time, without the benefits of habit and history to fall back on.

The fact is that supporting the apparently trivial behavior of a simple calculator requires an underlying complex state machine that deals with all kinds of special cases in order to make the UI feel intuitive. And that’s just for a basic four-function calculator; we haven’t even touched on how special keys like % should behave.

We know [lcamtuf] speaks from experience, not just because of their deep knowledge of calculator history but because they rolled their own calculator that uses voltmeters as digit displays and there’s nothing like actually implementing something to make one appreciate it.


hackaday.com/2026/07/18/calcul…

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Kimi K3 è fuori! La Cina sta vincendo la sfida sull’IA? ecco il modello Open Weight più grande al mondo

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/kimi-k3-e…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #hacking #cti #ai #online #it #cybercrime #cybersecurity

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#OpenSSL Fixes #HollowByte Memory Exhaustion Bug
securityaffairs.com/195588/hac…
#securityaffairs #hacking

ESP32-driven Roulette Wheel Could Have Used a 555, but That Didn’t have WiFi


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Sometimes you see a project and immediately, before going into the details, your mind throws up the old refrain: “coulda used a 555” — well, [Hulk] actually agrees when it comes to his ESP32-based, 3D printed roulette wheel. The first version did use a 555, but then feature creep kicked in and the final project ended up with an ESP32 instead. We’ve all been there.

The roulette wheel circuit is retained from the 555 version, with the ESP32 providing clock pulses instead of the venerable oscillator chip — it uses a pair of decade counters to create the chase effect of the LED around the wheel. With a handsome printed enclosure, [Hulk] could have stopped there, but then he’d have to keep track of scoring and the like manually like some kind of dark age peasant. It’s the 21st century, we have computers to to that for us!

Now, even though the ESP32 is still driving the LED chase via the decade counters, it can keep track of where the “ball” of light lands, and reports that via WiFi or serial. While it would have been an option to run the whole game on the ESP32. [Hulk] just has those values put into an SQL database on a server, which also runs the game front-end via PHP. The resulting web page lets two players make their bets and track their wins and losses over time. You can see that in action in the video embedded below.

Overkill? Sure, but we suspect [Hulk] already had the equipment and experience to make this the fastest way to get a playable game. There are easy ways to serve web content from an ESP32, but the easiest tool to use is always the one in your back pocket, right?

youtube.com/embed/5jVFR7KSNmg?…


hackaday.com/2026/07/18/esp32-…

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Cloudflare blocca il bug wp2shell di WordPress tramite WAF, anche sulle offerte gratuite

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/cloudflar…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #hacking #cti #ai #online #it #cybercrime #cybersecurity #technology #news #cyberthreatintelligence

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Simple Games from a Simpler Time


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Modern video games are nothing short of amazing. My son and I were playing through the one of the latest Zeldas, which involve a mix of combat and puzzle-solving that’s pretty much the hallmark of the franchise. But the most recent open-world Zelda is simply massive. Made by around 1,000 people at a development expense of $150,000,000, it takes probably 60-80 hours to play through if you’re not rushing, and more if you’re taking it easy. It has layers of game mechanics, and worlds in the sky, on land, and underground. It’s big in every way.

Contrast the games of my youth, which were a lot smaller. Written by a pair of people or maybe a handful, with playtimes in the single-digit hours, and of course fitting in the limited computing resources of the time. But the low-stakes nature of the early phases of the industry meant that software developers could take risks, and many of the games were consequently kinda idiosyncratic in this more innocent time.

I think there’s something to be said for small games. They don’t require a lifestyle commitment just to get through. They can still be fun, without taking all of your time. And honestly, when you’re done with a game quickly, you have more time for other stuff. Granted, some of this spirit lives on in the small indie games of today, but even so, game developers have the big studios’ products in the backs of their minds when they are working on their smaller oeuvres.

We were talking about preserving old games for posterity around Hackaday and on the podcast, and our conversations reminded me of a couple of educational games that, despite their rudimentary graphics, are still pretty good today. Both were electronics related, and both are still playable today thanks to efforts on emulation and software preservation. To get a feel for the 1980’s, give Rocky’s Boots a try. (I like the TRS-80 Color Computer version the best, but that may just be nostalgia.) Most of you grownups out there will get through it in an hour or so.

And if you want a challenge, try Rocky’s harder sequel: Robot Odyssey. If you already have a background in digital circuits, you’ll find it doable. Younger me hit a wall about two-thirds of the way through.

Both of these games stick with me because they taught me something, but also because they were simply quirky in a way that a game can only be when it’s written by a small team of folks who are just having fun programming it. If you pitched “a puzzle game about a raccoon who builds logic circuits to activate robot boots”, the boardroom would look at you like you’re out of your mind. But it’s just exactly the quirkiness and individuality of some of these early games that I cherish the most.

If you find yourself knee-deep in an endless modern game, take a side-quest off into a more naive time, and you’ll appreciate why people are putting efforts into archiving them.

This article is part of the Hackaday.com newsletter, delivered every seven days for each of the last 200+ weeks. It also includes our favorite articles from the last seven days that you can see on the web version of the newsletter. Want this type of article to hit your inbox every Friday morning? You should sign up!


hackaday.com/2026/07/18/simple…

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#Daxin: 13-Year-Old China-Linked #Malware Found Still Active on Manufacturer's Network
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#securityaffairs #hacking
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EY Notifies Clients After Breach of IT Support Platform Exposes Tax Documents
#CyberSecurity
securebulletin.com/ey-notifies…
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CISA Confirms Active Exploitation of Critical SharePoint Deserialization Flaw
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-confir…
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Coca-Cola’s Fairlife Brand Halts US Production After Ransomware Hits Manufacturing Systems
#CyberSecurity
securebulletin.com/coca-colas-…
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Unpatched LegacyHive Bug Lets Standard Windows Users Hijack Admin Accounts
#CyberSecurity
securebulletin.com/unpatched-l…

Spidery Drone Goes Near-invisible By Spinning Really, Really Fast


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Researchers demonstrate that something interesting happens when a small drone with a spindly airframe spins at a high speed: it very nearly turns invisible. The spidery device is shown mounted in its launcher in the image above. The dark blur at the rightmost side is an outlet on the wall behind the drone, not motion blur from a moving part.
There’s not much to do about the noise, but a high-speed spin becomes nearly invisible.
It’s called the Phantom Twist, and while we’ve seen single-motor drones that spin around a central axis before, they have always incorporated a wing-like structure or cleverly leverage the magnus effect to generate lift.

There’s not a lot of detail about the Phantom Twist’s hardware design but it appears to use a downward-angled motor for lift, relying on a high-speed control system to maneuver and maintain altitude.

This does away with the need for a wing, at the cost of only being stable while rotating at a high speed. We imagine it is also a touchy design that depends greatly on being balanced just so.

A hand launcher spins the device up before releasing it for flight. The visual effect once it is up and running is pretty striking; see for yourself in the short video, embedded just below.

youtube.com/embed/1mUgyV3A1O0?…


hackaday.com/2026/07/18/spider…

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What?!

nysfocus.com/2026/07/14/new-yo…

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📺 Srsly Risky Biz: Ransomware uses AI to amp up negotiations

risky.biz/video/srsly-risky-bi…

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#Odissea di #Nolan e l'inutilità delle critiche al trailer

Il regista dei flashback reinterpreta totalmente il primo flashback della letteratura occidentale, usando l'intertestualità con Virgilio e Dante in un film maestoso e intimo insieme, con gli attori giusti (sì, anche Zendaya e Batman sono perfetti per interpretare l'Athena e l'Agamennone del film), effetti così speciali che non si notano quasi mai, un Polifemo meraviglioso e una Circe sorprendente.

@cinema_serietv

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Insetti nella pasta. Il Salvagente non ha diffamato il Pastificio Garofalo
@giornalismo
ossigeno.info/insetti-nella-pa…
18 lug 2026 - L'azienda campana voleva 250mila euro di risarcimento. Invece dovrà pagare le spese processuale del giornale dei consumatori
L'articolo Insetti nella pasta. Il Salvagente non ha diffamato il Pastificio Garofalo proviene da Ossigeno per l'informazione.
#Ossigeno
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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Sabato 18 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
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#newsletter #cybersecurity
@informatica

Cross-Sectioning Crickets with a Femtosecond Laser


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A scanning-electron micrograph is shown of a cricket's body, focusing on the head, which has been sliced off just above the eyes.

Unlike most cutting lasers, femtosecond lasers don’t vaporize materials; rather, they produce such short, intense bursts of light that the affected region is ablated without having the chance to heat its surroundings. This makes them good at cutting away material without damaging the surroundings, something [Ben Krasnow] exploited to cut cross-sections of samples while still in a scanning-electron microscope.

In this case, the samples were crickets, and before imaging they had to be prepared. First, the bodies were soaked in glutaraldehyde to cross-link the proteins and stabilize the structure. Next, a series of solvent exchanges replaced the water in the bodies with a low-surface-tension solvent; this meant that during the next step, drying, surface tension wouldn’t distort the crickets’ internal structure. Finally, the insect bodies were charred under argon, which made the bodies conductive and more absorptive to laser light.

The laser itself and the scanning galvo are mounted outside the microscope, and shine in through a transparent window. To protect the detector and electron optics from a spray of ablated carbon, a servo motor swings an aluminium shutter between these and the sample while the laser is active. This caused some mysterious problems during testing: after the first ablation run, the electron microscope’s image would contain so much noise as to be unusable, but it would improve over time. As it turned out, the shutter was painted, and the other side of the paint was getting coated with charged carbon particles. This created a small capacitor which disrupted the electron optics as it discharged. Eventually, after solving this and a few other strange problems, [Ben] was able to take several time-lapse videos of the laser gradually ablating a cricket, 30 microns at a time, revealing its inner structure.

Although scanning-electron microscopes are unfortunately shard to come by, it’s still possible to restore a secondhand microscope or, as [Ben] did, build your own. Femtosecond lasers are yet more inaccessible, though they can be used to replicate themselves.

youtube.com/embed/NwhVJ7cv9B4?…


hackaday.com/2026/07/18/cross-…

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374 – L’AI HA BISOGNO DI OPERAI. TANTI. E NON LI TROVA camisanicalzolari.it/374-lai-h…