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Il grido d’allarme dei produttori di frutta


Il clima, la burocrazia, le norme troppo rigide: ecco i nuovi nemici che mettono a rischio la sostenibilità del settore
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Il 5 maggio a Torino L’Unica intervista il sindaco Stefano Lo Russo.

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La frutticoltura rappresenta uno dei pilastri dell’agricoltura cuneese, con circa 4.500 aziende attive su oltre 12 mila ettari e un valore economico che, secondo le stime di Coldiretti, supera i 400 milioni di euro. Il settore sta attraversando una fase complessa, segnata – secondo l’organizzazione degli imprenditori agricoli – da un aumento significativo dei costi di produzione e da pressioni strutturali che colpiscono in particolare le realtà italiane, gravate da oneri burocratici e strutturali più elevati rispetto ad altri competitor.

Coldiretti: appello alle istituzioni

«Tengono le mele, in particolare alcune varietà a maggiore vocazione commerciale, mentre si registrano difficoltà su kiwi, pesche e pere, penalizzati da parassiti, eventi climatici estremi e costi di produzione elevati», ha spiegato a L’Unica Enrico Nada, presidente di Coldiretti Cuneo. «Il nodo centrale è la concorrenza sleale: produzioni estere con standard sanitari, ambientali e sociali meno stringenti che entrano sul mercato senza reciprocità di regole. A questo si aggiungono politiche a nostro avviso troppo ideologiche sui fitofarmaci e scarsa trasparenza sull’origine, che penalizzano il prodotto italiano pur essendo tra i più controllati al mondo». Da non dimenticare la mancanza di manodopera che «per noi resta una criticità strutturale. Nonostante alcuni miglioramenti normativi, le procedure sono ancora troppo lente e burocratiche rispetto ai tempi dell’agricoltura. Serve programmazione pluriennale dei flussi e maggiore semplificazione per garantire continuità produttiva».

Il cambiamento climatico si fa sentire con temperature sempre più alte e condizioni che permettono a nuove malattie di diffondersi. «L’aumento di eventi estremi (grandinate, gelate tardive, siccità, piogge concentrate) incide su quantità e qualità delle produzioni. Crescono i costi per difesa attiva (reti antigrandine, antinsetto, irrigazione efficiente) e assicurazioni. Il rischio climatico è oggi uno dei principali fattori di instabilità del reddito aziendale», ha detto ancora Nada. Il Cuneese risponde a queste situazioni con sperimentazioni continue e nuove soluzioni tecnologiche. Secondo Nada, «le aziende cuneesi sono tra le più avanzate: agricoltura di precisione, sensoristica, gestione digitale dell’irrigazione, nuove varietà più resistenti, meccanizzazione evoluta».

Nada lancia un appello alle istituzioni: «Coldiretti chiede interventi concreti e immediati a tutti i livelli. In ambito europeo è necessario rivedere l’impostazione sulle sostanze fitosanitarie con criteri scientifici e garantire uniformità tra gli Stati membri. In Italia e in Europa non devono entrare prodotti agroalimentari che non rispettano le stesse regole ambientali, sanitarie ed etiche imposte ai nostri agricoltori: serve piena reciprocità negli accordi commerciali». Sarebbero necessari anche interventi a livello regionale, come «bandi mirati e risorse adeguate per sostenere investimenti in reti anti-grandine e anti-insetti, sistemi irrigui efficienti, assicurazioni agevolate, rinnovo degli impianti e del parco macchine. In parallelo è indispensabile una forte semplificazione burocratica e maggiore trasparenza sull’origine dei prodotti in etichetta. L’obiettivo è chiaro: difendere il reddito delle imprese e garantire competitività a un comparto strategico per l’economia cuneese».

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Migliorare la gestione del suolo

«La frutticoltura è in crisi da anni», ha detto a L’Unica Maurizio Ribotta, responsabile provinciale del Settore tecnici in campo di CIA Agricoltori italiani di Cuneo. «Dal 2007-2008 abbiamo avuto problemi fitosanitari legati al kiwi che è quasi scomparso sui nostri areali e diverse crisi di mercato per il pesco. Dall’altra parte questo ha favorito l’espansione del melo e, in parte, del pero, che un tempo era più tipico dell’Emilia-Romagna. In un ventennio il territorio si è un po’ riassestato».

L’annata 2025 ha infatti portato «buone produzioni, mentre in Italia a livello generale sono calate, e il mercato è stato discretamente positivo», anche se «le vendite di mele e kiwi sono ancora in corso». Il vero nodo resta però economico: «L’azienda agricola soffre molto sui costi di produzione, che sono raddoppiati dal post-Covid, non solo in agricoltura». A questo si aggiunge l’effetto del clima, che «negli ultimi 10-15 anni mette in difficoltà le coltivazioni, specialmente per le alte temperature estive, riducendo le quantità prodotte per le piante più in sofferenza. Con costi alti e meno produzione, la marginalità si assottiglia tanto. Manca il tornaconto all’imprenditore che permetta di fare nuovi investimenti».

Sul melo, Ribotta ricorda i numeri: «Avevamo certificato costi intorno ai 40 centesimi qualche anno fa. Negli ultimi anni il costo è salito a 50 centesimi al chilo. La liquidazione della mela si attesta più o meno lì: da una parte va bene coprire le spese, dall’altra manca qualcosa». Per il pero la situazione è ancora più complicata perché «fatichiamo moltissimo in tutta Italia a mantenere produzioni stabili di anno in anno e quantità remunerative, per care che vengano pagate».

Per contrastare il cambiamento climatico e le nuove minacce la strada passa dalla ricerca in tutto il Piemonte. «C’è tantissimo lavoro di sperimentazione coordinato dalla Fondazione AGRION», la Fondazione creata da Regione e Unioncamere Piemonte per promuovere l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura. «Non ci sono soluzioni univoche, ma l’approccio deve partire dalla gestione del suolo». Tra le misure in campo, secondo Ribotta, è fondamentale studiare l’ottimizzazione di quello che è a tutti gli effetti «un serbatoio di carbonio. Un suolo fertile dal punto di vista microbiologico trattiene meglio l’acqua. Poi lavoriamo sulle piante con prodotti schermanti contro le radiazioni solari, reti ombreggianti e irrigazione di precisione con sensori per non sprecare acqua. Usiamo anche droni per concimazioni mirate e la ricerca genetica per varietà più resistenti alla siccità, che è sempre in agguato».

Non mancano però le emergenze fitosanitarie. «Il cambiamento climatico e la globalizzazione portano all’ingresso accidentale di nuovi problemi. Oggi l’attenzione in Piemonte, anche se a Cuneo non abbiamo forti rischi, è sulla Popillia japonica. Questi insetti, come pure la cimice asiatica, arrivano da fuori, non hanno limitatori naturali e danneggiano l’ecosistema finché non si raggiunge un nuovo equilibrio soltanto dopo anni», ha concluso Ribotta.

La sostenibilità deve essere anche economica

Alessandro Gabutto, tecnico che lavora come libero professionista con Albifrutta – cooperativa nata nel 1977 e storicamente legata alla Tonda di Costigliole Saluzzo, varietà autoctona di albicocca – e con altre aziende cuneesi, traccia un quadro altrettanto complicato.

«La specie più presente a livello frutticolo è il melo. Poi ci sono il kiwi, il pesco, il susino, in certe zone l’albicocco pur con poca superficie, e il ciliegio, che di recente si sta espandendo. Il problema grosso è legato al prezzo di vendita», ha spiegato Gabutto. «Purtroppo c’è una differenza enorme tra il prezzo finale che si trova negli ipermercati e quello con cui vengono liquidati i produttori». Negli ultimi anni, salvo eccezioni per le pesche, che hanno avuto «un ritorno di prezzi interessanti per svariati motivi, come le brinate e il calo produttivo», la tendenza è negativa. «Continuano ad aumentare i costi. Se l’agricoltore ha un aumento continuo e un calo di produzione legato alle patologie da cui non riusciamo a difenderci, diventa complicato continuare a investire».

Le specie più in sofferenza sono il kiwi, il pesco e, infine, il melo. Sull’actinidia c’è stata una vera e propria ecatombe a causa degli inverni più miti e l’innalzamento delle temperature che favoriscono condizioni in cui proliferano batteri e malattie. «Prima la batteriosi ha debellato una serie immane di impianti, poi nel 2015 è arrivata la moria in Piemonte: da 5 mila ettari siamo passati a 3 mila». Molti hanno puntato sul melo, ma «la remunerazione non è sempre così elevata da permettere di investire». Senza utili, «non hanno più soldi per reinvestire» e questo ha un effetto concreto nella mancanza di addetti al settore.

Gabutto punta il dito sulle politiche europee: «C’è stato un accanimento eccessivo e un irrigidimento delle regole. C’è stata una riduzione dei principi attivi utilizzati e nel contempo un incremento delle patologie funginee e degli insetti, legato sicuramente al cambiamento climatico, contro i quali le aziende agricole non riescono a difendersi perché non hanno più armi». Secondo l’esperto, «è come tentare di abbattere un carro armato con le frecce».

Non mancano poi altre criticità strutturali, come «il problema della manodopera, sempre più difficile da reperire e meno specializzata. I costi sono notevoli, a cui si unisce la mancanza del ricambio generazionale. Con questi margini diventa complicato dire a un figlio di fermarsi in azienda». E poi l’età media dei lavoratori è sempre più alta con «poche certezze e tante incognite».

Per quanto riguarda l’albicocco, «in Piemonte ci sono circa 600 ettari di albicocco contro i circa 7 mila di melo. Ma va ricordato che parliamo di un prodotto di nicchia. La varietà Tonda di Costigliole è una varietà locale storica che dà utili interessanti perché c’è un imballaggio e un marchio che la rendono unica. Il mercato è limitato a Liguria, Lombardia e Piemonte».

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☺️ I progetti delle università per il benessere mentale degli studenti (da L’Unica Torino)

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I progetti delle università per il benessere mentale degli studenti


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Il 5 maggio a Torino L’Unica intervista il sindaco Stefano Lo Russo.

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La salute mentale è in cima all’agenda della Generazione Z e le università torinesi hanno scelto di non stare a guardare. Secondo i dati ISTAT citati da fonti stampa e riferiti al 2023, in Italia uno studente universitario su tre soffre di ansia, mentre il 27 per cento ha problemi di depressione. Numeri già alti, ma in crescita, ai quali si contrappone un’inedita sensibilità generazionale che riduce lo stigma del disagio psicologico e incoraggia a chiedere aiuto.

Dopo il cambio di passo con gli Spazi di ascolto – un servizio di sostegno psicologico rivolto a studenti e dipendenti – da un anno l’Università di Torino ha avviato come capofila il progetto SAMBA (Salute attività motoria e benessere in ateneo), una rete multidisciplinare per sostenere il benessere psicofisico degli universitari. L’offerta spazia dai colloqui individuali alla regolazione emotiva, dai laboratori musicali alle attività sportive, fino ai gruppi per smettere di fumare e ai corsi di cucina. Nei primi sei mesi hanno partecipato cinquemila studenti, a fronte di 6.500 richieste. Gli altri atenei coinvolti sono il Politecnico di Torino, il Conservatorio Giuseppe Verdi, l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, l’Istituto musicale pareggiato della Valle d’Aosta e l’Accademia Albertina di belle arti.

Dopo il finanziamento da 2,5 milioni di euro del Ministero dell’Università e della Ricerca per il primo ciclo (ottobre 2024-settembre 2025), SAMBA è entrato nel secondo anno di attività, mentre il ministero ha esteso la copertura finanziaria per un terzo ciclo. «Vorremmo che alcune delle attività rimanessero nelle linee guida dell’ateneo anche dopo il 2027», ha detto a L’Unica Giulia Bacci, ricercatrice di UNITO e coordinatrice delle attività di SAMBA.

Il primo giro di boa, oltre le aspettative

«Il bilancio è molto positivo», ha raccontato Daniela Converso, direttrice del dipartimento di psicologia e referente di SAMBA. «Manon siamo riusciti a spendere tutti i 2,5 milioni, quindi restituiremo al ministero i primi mesi di finanziamento: nello scorso anno accademico non è stato possibile avviare le attività prima di aprile». Ostacoli burocratici a parte, SAMBA 1 ha superato le aspettative. L’adesione di cinquemila studenti rende l’idea, ma non fotografa la peculiarità del progetto: l’idea di rete. Non solo SAMBA unisce sport, musica, arte e cucina, per un benessere psicologico a tutto tondo. Ma costruisce un ponte tra i diversi atenei, rappresentato simbolicamente dalla scritta comparsa in ogni sede, con dei totem ad hoc all’ingresso: «Come stai?».

Oltre al rafforzamento dei colloqui psicologici individuali – previsti dagli Spazi di ascolto – una delle iniziative più seguite ha messo al centro la gestione dell’ansia, in una serie di incontri di gruppo: «Le richieste sono state così tante che siamo andati in overbooking», ha raccontato la coordinatrice Bacci. «Così abbiamo aumentato il numero di edizioni». Il ventaglio di proposte include anche strumenti all’avanguardia, come nel caso del progetto “Inspira”: «Attraverso la realtà virtuale, lo studente viene esposto a delle esperienze visive personalizzate, in cui chi soffre di ansia sociale tende a paralizzarsi», ha spiegato Bacci. «Tramite il monitoraggio dei parametri fisiologici, si cerca una terapia d’urto per affrontare la propria condizione in un contesto protetto». Un altro progetto innovativo, attraverso una pratica definita mindfulness, affronta il crollo verticale della soglia dell’attenzione, che negli ultimi vent’anni si è ridotta da 150 a 40 secondi. Per gli universitari in preda all’ansia pre-esame o in difficoltà nello studio, invece, sono previsti due progetti specifici, sia con professionisti sia in un’ottica di mutuo soccorso studentesco.

Ti interessa il progetto SAMBA? Qui trovi tutti i dettagli delle iniziative e qui i contatti utili.

Inoltre, secondo una ricerca di UNITO uno studente universitario su cinque è un “gufo patologico”, ovvero soffre di disturbo del ritmo circadiano del sonno, e quasi tutti dormono meno di quanto raccomandato. Il sonno è un bene essenziale e incide sia sulla salute che sul rendimento degli studenti. Gli incontri del progetto “Dormi meglio vivi meglio” nascono da queste premesse: l’iniziativa vede in primo piano il Laboratorio di medicina del sonno delle Molinette e punta a correggere il ritmo sonno-veglia senza l’uso di farmaci. «Non ci aspettavamo reazioni così entusiastiche: stiamo ancora smaltendo le richieste», ha detto Bacci. Tra le altre iniziative di supporto psicofisico, trova spazio anche la lotta alle dipendenze. Durante le sedute con un professionista, chi segnala criticità, come alcolismo o ludopatia, viene messo in contatto con gli psicoterapeuti del servizio pubblico, per un percorso più strutturato. Per i tabagisti, invece, è stato dedicato un gruppo a parte, che ha registrato basse iscrizioni, ma buoni feedback da parte degli studenti.

Benessere dentro e fuori le aule

I servizi di cura e assistenza di SAMBA sono le fondamenta su cui diventa possibile costruire un’architettura più ambiziosa, per alzare l’asticella del benessere studentesco. Questa è la filosofia alla base di laboratori “Cook it easy”, gestiti dall’Università del Gusto di Pollenzo: «Abbiamo affittato le cucine di Mercato centrale, a Porta Palazzo, per insegnare agli studenti a cucinare in modo efficace e a fare la spesa con prodotti stagionali, senza sprechi di cibo e di soldi», ha continuato la coordinatrice. Dalla tavola si passa all’ascolto di sé con i viaggi sonori del progetto “Deep listening”, uno dei laboratori ideati dal Conservatorio Verdi, e la rete multidisciplinare prosegue fino alle botteghe dell’Accademia Albertina: «Alcuni specializzandi di psicologia sono andati a supportare i colleghi di altri laboratori, come quelli artistici. Ognuno mette in gioco le sue competenze, ma tutti i progetti vanno nella stessa direzione: promuovere il benessere degli studenti universitari».

L’interconnessione tra i vari attori del progetto è emersa al meglio nel documentario “SAMBA”, presentato al festival di cinema Sottodiciotto lo scorso 12 dicembre. «Volevamo seguire l’evoluzione di SAMBA con uno sguardo esterno, come nei retroscena dei making of cinematografici – ha raccontato la referente Converso –. Il DAMS di Torino ci ha consigliato di rivolgerci al regista ex studente di UNITO Milad Tangshir, che attraverso il linguaggio universale dell’immagine ci ha restituito quello che stavamo facendo». Il viaggio di venticinque minuti diretto da Tangshir tra i laboratori di SAMBA è un primo assaggio dei risultati del progetto, ma sono in corso anche le elaborazioni dei dati raccolti nel primo anno di attività. SAMBA è anche un progetto di ricerca: gli studenti compilano dei questionari prima e dopo lo svolgimento dei corsi, utili per valutare l’efficacia delle singole iniziative e capire come stanno effettivamente gli studenti universitari. «Abbiamo ricevuto dagli studenti reazioni molto positive», ha anticipato Converso.

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Le novità di SAMBA 2

Il feedback dei partecipanti è stato importante anche per la pianificazione dei corsi di SAMBA 2. Il calendario è ancora in cantiere, ma alcune attività sono già ricominciate a fine gennaio, come i gruppi di gestione dell’ansia e di regolazione emotiva, e altre torneranno a breve, come i gruppi di aiuto allo studio, gli incontri per il contrasto alle dipendenze e i laboratori di mindfulness. Accanto alle riconferme, non mancano le novità in arrivo. Come anticipa la coordinatrice di SAMBA, il secondo ciclo prevederà corsi di formazione per i docenti universitari sul benessere psicofisico degli studenti, per una maggiore sensibilizzazione. Riguardo ai laboratori, invece, è stata accolta la richiesta degli studenti riguardo ai corsi di primo soccorso, inclusa la formazione sull’uso dei defibrillatori: «I giovani possono agire come moltiplicatori di benessere – ha spiegato Converso – se acquisiscono le competenze per intervenire di fronte a un’emergenza».

Passando ai laboratori culinari, da febbraio l’Università di Scienze gastronomiche ha dato il via, a Torino e a Pollenzo, a una serie di corsi sulla cucina terapeutica, dalla pasticceria, agli infusi, fino alla botanica e alla medicina cinese. Insieme al Conservatorio Verdi, inoltre, i professionisti di Pollenzo daranno vita a un laboratorio sul “gusto della musica”, con esperienze sensoriali e picnic composti a partire da scarti e avanzi di aperitivi, grazie a soluzioni di slow food. Infine, sono previsti nuovi concerti dei musicisti del Conservatorio, che dovrebbero svolgersi al dipartimento di Psicologia di UNITO. Fumata nera invece per l’Accademia Albertina, che per problemi gestionali ha rinunciato al secondo anno di SAMBA.

Il potenziamento dello Spazio di ascolto

Il prologo di SAMBA ha radici nel 2017, quando sotto la guida della professoressa Converso fu inaugurato lo Spazio di ascolto. Lo sportello gratuito di supporto psicologico di UNITO sostiene ogni anno tremila persone, tra studenti e personale di sette diverse realtà: oltre a UNITO, è aperto a POLITO, Conservatorio Verdi, Università di Pollenzo, Accademia delle belle arti, comune di Torino e Azienda territoriale per la casa. «Abbiamo usato parte dei fondi del primo bando per potenziare le attività dello Spazio di ascolto: ora sono a disposizione delle stanze ristrutturate e insonorizzate per i colloqui in presenza, anche se la maggior parte avviene ancora online», ha spiegato la referente Converso.

Accanto allo Spazio di ascolto, a UNITO hanno preso forma anche altri servizi: “Supera” è lo sportello dedicato agli universitari con difficoltà di studio, e grazie a SAMBA è stato esteso anche agli altri atenei. Segue “Wellness4Student”, rivolto alle matricole, e chiude il cerchio il progetto “Passi”, per il supporto agli studenti stranieri. È attivo anche al Politecnico, all’Università di Pollenzo e alla Scuola di Amministrazione aziendale.

SAMBA ha permesso a tutti gli atenei torinesi un salto di qualità: ora la posta in gioco è la continuità. Dopo il 2027, quale sarà il destino della rete di attività di benessere psicofisico disegnata dal progetto? Il finale è aperto, ma per la coordinatrice Bacci l’obiettivo resta chiaro: «Vorremmo continuare a lavorare a monte, per affiancare lo Spazio di ascolto con attività di promozione della salute».

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📖 Diventare un punto di riferimento culturale vivendo a Casale Monferrato? Si può fare (da L’Unica Alessandria)

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La rassegna stampa di venerdì 24 aprile 2026


Trump minaccia dazi al Regno Unito, estende il cessate il fuoco Israele-Libano e valuta l'acquisto di Spirit Airlines mentre continua la crisi nello stretto di Hormuz

Questa è la rassegna stampa di venerdì 24 aprile 2026

Trump minaccia dazi al Regno Unito per la tassa sui servizi digitali


Il presidente Trump ha minacciato di imporre "grandi dazi" al Regno Unito se non eliminerà la sua tassa sui servizi digitali del 2% sui ricavi delle principali aziende tecnologiche americane. Trump ha accusato il Regno Unito di pensare di poter "fare soldi facili" dalle aziende tecnologiche statunitensi.

Fonti: The Guardian

L'amministrazione Trump annuncia l'estensione del cessate il fuoco Israele-Libano


Il presidente Trump ha annunciato che il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti tra Israele e Libano sarà esteso di tre settimane dopo i colloqui alla Casa Bianca. L'estensione crea spazio per lavorare su un accordo a lungo termine e rimuove un ostacolo per porre fine alla guerra degli Stati Uniti con l'Iran.

Fonti: The Hill, Bloomberg, BBC

La crisi nello stretto di Hormuz si intensifica con nuove azioni militari


Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno il "controllo totale" dello stretto di Hormuz, ordinando alla Marina di "sparare e uccidere" qualsiasi imbarcazione iraniana che piazzi mine nel canale strategico. Un rapporto americano avverte tuttavia che potrebbero essere necessari sei mesi per liberare lo stretto dalle mine, mentre l'Iran ha sequestrato due navi portacontainer.

Fonti: The Guardian, Semafor

Un soldato americano accusato di scommesse illegali sull'operazione Maduro


Il sergente Gannon Ken Van Dyke è stato accusato di aver utilizzato informazioni classificate sull'operazione militare per catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro per scommettere su Polymarket, guadagnando oltre 400.000 dollari. Van Dyke era coinvolto nella pianificazione dell'operazione e ora rischia fino a 60 anni di prigione.

Fonti: The Guardian, BBC, Bloomberg

Trump valuta l'acquisto governativo di Spirit Airlines


Il presidente ha dichiarato che l'amministrazione sta considerando un pacchetto di salvataggio finanziario o possibilmente l'acquisto di Spirit Airlines da parte del governo federale. La compagnia aerea low-cost in bancarotta è stata in discussioni con il governo federale per un "pacchetto di finanziamento", suscitando critiche dai conservatori.

Fonti: Semafor, The Hill

Il dipartimento della Sicurezza nazionale investe in "occhiali intelligenti" per gli agenti dell'immigrazione


Il DHS ha destinato milioni di dollari per "occhiali intelligenti" per gli agenti dell'immigrazione, con tecnologia di riconoscimento facciale che preoccupa l'ACLU per possibili violazioni della privacy sia per gli americani che per i migranti. L'iniziativa fa parte dell'intensificazione delle operazioni di deportazione dell'amministrazione Trump.

Fonti: The Hill

La guerra in Iran prosciuga le scorte di armi critiche degli Stati Uniti


Il Pentagono si sta affrettando a riequipaggiare le sue forze in Medio Oriente, rendendo gli Stati Uniti meno pronti ad affrontare potenziali avversari come Russia e Cina, secondo funzionari dell'amministrazione e del Congresso. Il conflitto ha esaurito le forniture di armi costose e critiche per la sicurezza nazionale americana.

Fonti: New York Times

Il Pentagono licenzia l'ombudsman del giornale Stars and Stripes


Il Pentagono ha licenziato Jacqueline Smith, ombudsman del giornale militare Stars and Stripes, senza fornire alcuna ragione per il suo licenziamento. La decisione solleva preoccupazioni sulla libertà di stampa all'interno delle istituzioni militari americane.

Fonti: New York Times

Meta annuncia il taglio di 8.000 posti di lavoro mentre aumenta la spesa per l'AI


Meta ha annunciato il taglio di 8.000 posti di lavoro, il più grande licenziamento dal 2023, mentre aumenta drasticamente gli investimenti nell'intelligenza artificiale. I tagli erano attesi da settimane dai dipendenti e riflettono la trasformazione del settore tecnologico americano guidata dall'AI.

Fonti: BBC, Semafor

Gli Stati Uniti riclassificano la marijuana come sostanza meno dannosa


L'amministrazione americana ha riclassificato la marijuana come sostanza meno dannosa, rimuovendo alcune barriere alla ricerca e generando benefici fiscali per l'industria legale della cannabis. La decisione rappresenta un significativo cambiamento nella politica federale sulle droghe.

Fonti: Semafor

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Perplexity Personal Computer, Instagram lancia Instants, Google presenta due nuovi chip


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon venerdì,
è una notizia di settimana scorsa ma non l'avevamo ancora trattata: stiamo parlando del nuovo Personal Computer di Perplexity, un'agente AI che gestisce ed esegue azioni sul tuo Mac. Poi vedremo l'app "Instants" di Instagram; parleremo dei nuovi due chip di casa Google, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 310 - Venerdì 24 Aprile
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Perplexity presenta Personal Computer


Intelligenza Artificiale
Perplexity ha iniziato a distribuire su Mac la funzione Personal Computer agli utenti in lista d’attesa e agli abbonati Max. Il sistema si integra con l’app di Perplexity per Mac e può operare sui file salvati in locale, oltre che nelle applicazioni native di macOS come Mail, Calendario e iMessage, e nel browser. Se installato su un Mac mini, può restare attivo in background in modo continuativo e avviare attività partite da iPhone previa verifica a due fattori. Nell'articolo di 9to5Mac è visionabile un video di presentazione.
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Fonte: 9to5Mac
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Inizia subito

Instagram lancia un'app separata di nome Instants solo in Italia e Spagna


Internet
Instagram sta testando in Italia e Spagna un’app separata chiamata Instants, pensata per inviare a un gruppo ristretto di contatti foto che si vedono una sola volta e restano disponibili per 24 ore. Le immagini devono essere scattate dentro l’app con un solo tocco, senza filtri, ritocchi o caricamenti dalla galleria del telefono; dopo lo scatto si può aggiungere solo testo. L’obiettivo è favorire scambi rapidi tra amici, sulla scia di servizi come Snapchat, BeReal e Locket.
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Fonte: TechCrunch
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Fiutando il declino

C'è una crisi silente ma in forte crescita che colpisce i social: gli utenti sono overstimolati da contenuti...
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Google presenta chip per l'addestramento e l'inferenza dell'IA


Tecnologia
Google ha deciso di separare in due processori diversi funzioni che finora gestiva con lo stesso chip: l’addestramento dei modelli AI, cioè la fase in cui il sistema impara dai dati, e l’inferenza, cioè la generazione delle risposte agli utenti. La scelta arriva con l’ottava generazione delle TPU, i processori sviluppati internamente da Google e offerti anche nel cloud. L’azienda punta così a migliorare efficienza e costi in un mercato dominato da Nvidia, in cui la domanda di chip capaci di gestire milioni di agenti software con tempi di risposta ridotti è sempre più crescente.
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Fonte: CNBC
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Copilot è appena diventato un agente nella suite di Microsoft Office


Intelligenza Artificiale
Da questa settimana Microsoft ha attivato una nuova modalità di Copilot — l'assistente AI integrato in Microsoft 365 — all'interno delle applicazioni Office come Word, Excel e PowerPoint. Finora serviva soprattutto a rispondere o suggerire testi; ora può eseguire modifiche dirette nei file seguendo istruzioni più articolate. In Excel può inserire formule e tabelle, mentre in PowerPoint può aggiornare presentazioni esistenti mantenendo lo stile aziendale. Una barra laterale mostra in tempo reale le azioni svolte.
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Fonte: The Verge
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Apple TV 4K si sta evolvendo oltre lo streaming


Tecnologia
Le indiscrezioni sul prossimo Apple TV 4K indicano un cambio di posizionamento più che un normale aggiornamento tecnico. Apple TV 4K è il dispositivo di Apple collegato al televisore per vedere contenuti in streaming e gestire parte della casa connessa. Il possibile passaggio al chip A17 Pro, già usato da Apple in altri prodotti, permetterebbe di introdurre Apple Intelligence insieme a una versione di Siri più capace di capire ciò che appare sullo schermo, migliorare i comandi vocali, rafforzare il ruolo di hub domestico e ampliare funzioni video, audio e connettività.
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Fonte: Digital Trends
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Tool del giorno

Personal Computer di Perplexity


Ecco il sito di presentazione di Personal Computer, l'assistente AI firmato Perplexity che gestisce e ha controllo sul tuo computer.

Link: perplexity.ai

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Copilot è appena diventato un agente nella suite di Microsoft Office


In breve:


Da questa settimana Microsoft ha attivato una nuova modalità di Copilot — l'assistente AI integrato in Microsoft 365 — all'interno delle applicazioni Office come Word, Excel e PowerPoint. Finora serviva soprattutto a rispondere o suggerire testi; ora può eseguire modifiche dirette nei file seguendo istruzioni più articolate. In Excel può inserire formule e tabelle, mentre in PowerPoint può aggiornare presentazioni esistenti mantenendo lo stile aziendale. Una barra laterale mostra in tempo reale le azioni svolte.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Microsoft launches “vibe working” in Word, Excel, and PowerPoint
A new Copilot experience is rolling out
The VergeTom Warren

Riassunto completo:


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Instagram lancia un'app separata di nome Instants solo in Italia e Spagna


Sulla scia di Snapchat e BeReal.
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In breve:


Instagram sta testando in Italia e Spagna un’app separata chiamata Instants, pensata per inviare a un gruppo ristretto di contatti foto che si vedono una sola volta e restano disponibili per 24 ore. Le immagini devono essere scattate dentro l’app con un solo tocco, senza filtri, ritocchi o caricamenti dalla galleria del telefono; dopo lo scatto si può aggiungere solo testo. L’obiettivo è favorire scambi rapidi tra amici, sulla scia di servizi come Snapchat, BeReal e Locket.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Instagram tests a new ‘Instants’ app for sharing disappearing photos | TechCrunch
The app lets users share disappearing photos with their friends that can be viewed only once and remain available for 24 hours.
TechCrunchAisha Malik

Riassunto completo:


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Apple TV 4K si sta evolvendo oltre lo streaming


La chiave è Apple Intelligence.
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In breve:


Le indiscrezioni sul prossimo Apple TV 4K indicano un cambio di posizionamento più che un normale aggiornamento tecnico. Apple TV 4K è il dispositivo di Apple collegato al televisore per vedere contenuti in streaming e gestire parte della casa connessa. Il possibile passaggio al chip A17 Pro, già usato da Apple in altri prodotti, permetterebbe di introdurre Apple Intelligence insieme a una versione di Siri più capace di capire ciò che appare sullo schermo, migliorare i comandi vocali, rafforzare il ruolo di hub domestico e ampliare funzioni video, audio e connettività.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple TV 4K may finally evolve beyond a streaming box
The next Apple TV 4K could bring Apple Intelligence, a new chip, smarter Siri, and improved audio and video capabilities. Here’s what the rumored upgrades actually mean for how you use it.
Digital TrendsFaiz Aly

Riassunto completo:


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Perplexity presenta Personal Computer


Si integra con l'app di Perplexity per Mac.
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In breve:


Perplexity ha iniziato a distribuire su Mac la funzione Personal Computer agli utenti in lista d’attesa e agli abbonati Max. Il sistema si integra con l’app di Perplexity per Mac e può operare sui file salvati in locale, oltre che nelle applicazioni native di macOS come Mail, Calendario e iMessage, e nel browser. Se installato su un Mac mini, può restare attivo in background in modo continuativo e avviare attività partite da iPhone previa verifica a due fattori. Nell'articolo di 9to5Mac è visionabile un video di presentazione.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Perplexity’s Personal Computer AI assistant feature launches on Mac for subscribers - 9to5Mac
Last month, Perplexity announced Personal Computer, a Mac-based personal AI assistant. Today, the Mac-specific version of the company’s Perplexity Computer…
9to5MacZac Hall

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Google presenta chip per l'addestramento e l'inferenza dell'IA


Con l'ottava generazione di TPU.
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In breve:


Google ha deciso di separare in due processori diversi funzioni che finora gestiva con lo stesso chip: l’addestramento dei modelli AI, cioè la fase in cui il sistema impara dai dati, e l’inferenza, cioè la generazione delle risposte agli utenti. La scelta arriva con l’ottava generazione delle TPU, i processori sviluppati internamente da Google e offerti anche nel cloud. L’azienda punta così a migliorare efficienza e costi in un mercato dominato da Nvidia, in cui la domanda di chip capaci di gestire milioni di agenti software con tempi di risposta ridotti è sempre più crescente.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google unveils chips for AI training and inference in latest shot at Nvidia
Google is packing ample amounts of static random access memory into a dedicated chip for running artificial intelligence models, following Nvidia’s plans.
CNBCJordan Novet

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Copilot è appena diventato un agente nella suite di Microsoft Office


Lo ha chiamato "vibe working".
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In breve:


Da questa settimana Microsoft ha attivato una nuova modalità di Copilot — l'assistente AI integrato in Microsoft 365 — all'interno delle applicazioni Office come Word, Excel e PowerPoint. Finora serviva soprattutto a rispondere o suggerire testi; ora può eseguire modifiche dirette nei file seguendo istruzioni più articolate. In Excel può inserire formule e tabelle, mentre in PowerPoint può aggiornare presentazioni esistenti mantenendo lo stile aziendale. Una barra laterale mostra in tempo reale le azioni svolte.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Microsoft launches “vibe working” in Word, Excel, and PowerPoint
A new Copilot experience is rolling out
The VergeTom Warren

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OpenAI lancia GPT-5.5, una settimana dopo il nuovo modello di Anthropic


Il nuovo sistema di intelligenza artificiale, nome in codice "Spud", rappresenta, secondo l'azienda un salto di qualità verso un'intelligenza artificiale sempre più autonoma. Nvidia collabora al lancio con nuovi chip che riducono i costi fino a 35 volte.

OpenAI ha rilasciato oggi GPT-5.5, il suo modello di intelligenza artificiale più avanzato fino ad oggi, a sola una settimana di distanza dal lancio dell'ultimo sistema della concorrente Anthropic, Claude Opus 4.7. Il nuovo modello di OpenAI, il cui nome in codice è "Spud", segna secondo l'azienda un importante passo avanti verso sistemi di intelligenza artificiale sempre più autonomi e intuitivi.

"Questa è una nuova classe di intelligenza. È un grande passo verso un’IA più autonoma e intuitiva", ha dichiarato ai giornalisti Greg Brockman, cofondatore di OpenAI, durante una conferenza stampa. Brockman ha spiegato che GPT-5.5 è "più veloce nel ragionamento e più preciso", oltre a richiedere meno token rispetto al predecessore GPT-5.4. Secondo OpenAI, il nuovo modello è anche in grado di gestire in modo più autonomo flussi di lavoro articolati in più passaggi, riducendo la necessità di input da parte dell’utente. Nonostante il salto di qualità nelle capacità, l’azienda sostiene che GPT-5.5 mantenga, nell’uso reale, la stessa velocità di risposta di GPT-5.4.

Il nuovo modello è disponibile da oggi in ChatGPT e Codex per gli abbonati a pagamento, mentre l'accesso tramite API arriverà prossimamente, una volta che OpenAI avrà completato l'integrazione di ulteriori misure di sicurezza informatica. Secondo l'azienda, i miglioramenti più significativi del modello riguardano la programmazione, il lavoro d'ufficio generale e la ricerca scientifica nelle fasi iniziali, aree che richiedono ragionamento su contesti più lunghi e l'esecuzione di compiti nel tempo.

Secondo OpenAI, gli utenti non devono più fornire istruzioni dettagliate passo dopo passo, ma possono affidare a GPT-5.5 compiti complessi e articolati, lasciando che il sistema pianifichi in autonomia, utilizzi gli strumenti disponibili, verifichi il proprio lavoro e porti a termine il compito. L’azienda sostiene che i team che hanno avuto accesso anticipato al modello siano riusciti a controllare codice scritto in modo approssimativo, analizzare migliaia di documenti aggiuntivi e risparmiare fino a dieci ore di lavoro alla settimana. Come i precedenti modelli di OpenAI, anche GPT-5.5 è stato addestrato sulle unità di elaborazione grafica di Nvidia.

Nvidia sostiene che i suoi nuovi chip, su cui è stato addestrato il nuovo modello di intelligenza artificiale, possano ridurre fino a 35 volte, per token, il costo di esecuzione di sistemi avanzati di intelligenza artificiale come GPT-5.5. È una metrica rilevante per le imprese che vogliono ampliare l’uso dell’IA senza far lievitare i budget informatici. Il lancio arriva dopo che i dirigenti di OpenAI hanno definito l’ascesa della rivale Anthropic come un "codice rosso" e un "campanello d’allarme", fattori che avrebbero spinto l’azienda a rivedere la propria strategia, concentrandosi maggiormente sull’adozione da parte dei clienti aziendali.

Proprio mentre OpenAI presentava il suo nuovo modello, Anthropic ha dovuto fare i conti con alcuni problemi tecnici che hanno coinvolto i suoi modelli. In un messaggio pubblicato su X dall’account ClaudeDevs, l’azienda fondata da Dario Amodei ha riconosciuto che, nell’ultimo mese, alcuni utenti avevano segnalato a ragione un calo della qualità di Claude Code. Dopo un’indagine interna, Anthropic ha diffuso un’analisi post-mortem dei tre problemi riscontrati.

I problemi riguardavano Claude Code e l’Agent SDK, la tecnologia su cui si basa anche Cowork, che è stato quindi coinvolto a sua volta. L’azienda ha precisato che tutti i bug sono stati risolti dalla versione 2.1.116 in poi e che i limiti di utilizzo sono stati ripristinati per tutti gli abbonati. Per evitare casi simili in futuro, Anthropic ha annunciato controlli più rigorosi, tra cui un maggiore utilizzo interno con le stesse configurazioni degli utenti e una gamma più ampia di test sulle modifiche ai prompt di sistema.

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Saraghi, Seppie e Gamberi


È in assoluto il dominatore delle mareggiate, in grado di cacciare nella schiuma e nella forte corrente. Stiamo parlando del sarago e questa è la stagione per insidiarlo.
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foto in alto: l’autore con una bellissima collana di saraghi, pescati nella spiaggia di Osalla, vicino a Orosei, nella costa est della Sardegna.

Il surfcasting nella stagione primaverile si concentra sulla ricerca e se possibile la cattura dei grossi saraghi. È infatti nei mesi di marzo e aprile che questi formidabili predatori si avvicinano alla costa durante le mareggiate. La loro ricerca richiede esperienza e conoscenza delle spiagge. Non è mai una pesca codificata e sempre uguale. A volte i saraghi arrivano di colpo, dopo che per ore non hai visto neanche una mangiata, attaccano le esche in frenesia per un tempo limitato (una o due ore), per poi sparire. In altri casi, forse più frequenti, rimangono attivi nello stesso spot per tutta la notte, con beccate che si susseguono dal tramonto all’alba, ma con un ritmo meno serrato. È proprio per questa imprevedibilità che bisogna arrivare in spiaggia con le idee chiare. Se possibile è sempre meglio arrivare nel luogo di pesca quando ancora non è tramontato il sole, in modo da poter studiare con calma il mare, individuando il frangente più lontano, eventuali canaloni e punte o secche vicino alla battigia. A volte bisogna camminare molto, trasportando tutta la pesante attrezzatura nelle spalle o con un carrello. Quindi è meglio eliminare a priori il superfluo. Un aiuto ci viene proprio da loro, i saraghi. Infatti, come abbiamo accennato, sono pesci che amano nuotare nella turbolenza. Quindi l’attrezzatura deve essere mirata a una pesca dinamica, dove le esche andranno controllate a intervalli di circa 20, 30 minuti al massimo, pena ritrovarsi i braccioli tutti aggrovigliati o, ancor peggio, non riuscire a portar fuori il piombo che, dopo un tempo prolungato, inevitabilmente rimane insabbiato.

Un’esca di sicuro successo è la seppia. Da una seppia grande quanto una mano o poco meno è possibile ricavare quasi una decina di strisce sottili che sono un richiamo formidabile per il sarago. Si tratta di un’esca coriacea che ben resiste all’azione distruttiva delle onde e che ha un forte richiamo anche olfattivo. Altre due esche “da saraghi” sono i cannolicchi e il gambero. Un altro aspetto da non sottovalutare è il tipo di zavorra. Personalmente utilizzo spesso i piombi a piramide, con grammature intorno ai 190 grammi (il peso dipende dalle condizioni del mare e soprattutto della corrente), ma vanno benissimo anche i piombi a palla, ottimi sia per il lancio che per la tenuta sul fondo. Per il resto, si utilizza soprattutto il pater noster, con braccioli dello 0,40 mai troppo lunghi e in fluorocarbon (non solo per il mimetismo ma anche per la rigidità del filo). Una tecnica bellissima che regala catture spettacolari, soprattutto in questa stagione.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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I figli degli emigrati nazisti in America votano per i Repubblicani


Una ricerca di Noah Dasanaike, dottorando ad Harvard, ha incrociato 3,4 milioni di tessere del partito nazista con i censimenti e i registri elettorali statunitensi. I figli maschi degli iscritti si registrano repubblicani più spesso dei coetanei tedeschi.

I figli degli emigrati nazisti che si trasferirono negli Stati Uniti dopo la guerra si sono registrati come elettori repubblicani con una frequenza superiore di 3,5 punti percentuali rispetto ai figli di altri immigrati tedeschi vissuti nelle stesse contee americane. È il risultato principale di uno studio di Noah Dasanaike, dottorando in scienze politiche alla Harvard University. Lo studio non è ancora stato sottoposto a peer review.

La ricerca affronta una questione a lungo discussa dalla scienza politica: l'adesione a un movimento estremista lascia tracce nei discendenti quando il partito, il regime e la comunità di riferimento non esistono più? Finora la letteratura aveva documentato la persistenza di orientamenti politici a livello di luoghi, studiando per esempio le contee del Sud degli Stati Uniti con un passato schiavista o i comuni austriaci che accolsero nazisti in fuga. Questi studi però non riuscivano a distinguere se la persistenza dipendesse dalla trasmissione familiare o dal contesto locale, perché le famiglie e i luoghi tendono a muoversi insieme.

Dasanaike ha aggirato il problema concentrandosi su chi quei luoghi li aveva lasciati. Gli iscritti al Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, il partito nazionalsocialista tedesco, che emigrarono negli Stati Uniti si trovarono separati dal contesto istituzionale e comunitario in cui la loro ideologia era maturata. Il German American Bund, che negli anni Trenta aveva ospitato i simpatizzanti nazisti oltreoceano, venne sciolto nel 1941 e non ebbe eredi. Qualsiasi trasmissione di atteggiamenti politici ai figli nati in America dovette quindi passare principalmente dal nucleo familiare.

Il lavoro si basa su una mole di dati senza precedenti. L'autore ha digitalizzato 3,4 milioni di tessere dell'NSDAP conservate presso i National Archives statunitensi, nel fondo che raccoglie i materiali tedeschi sequestrati a fine guerra. Le tessere contengono nome, data e luogo di nascita, occupazione, numero di iscrizione, data di ammissione, distretto regionale del partito, sezione locale e residenza. La trascrizione è stata effettuata con un modello di intelligenza artificiale di Google, il Gemini 2.0 Flash Lite, capace di estrarre in formato strutturato i dati dalle vecchie schede microfilmate. Un assistente di ricerca ha poi verificato a mano un campione casuale per validare l'accuratezza del processo.

I nomi così ottenuti sono stati incrociati con i censimenti americani del 1930, del 1940 e del 1950, resi disponibili in forma integrale dal progetto IPUMS dell'Università del Minnesota. Il censimento del 1950, il primo del dopoguerra, è la fonte principale. L'abbinamento è avvenuto tramite un modello linguistico multilingue in grado di riconoscere le varianti inglesi dei nomi tedeschi, per esempio da Karl a Carl o da Wilhelm a William. I figli presenti nelle famiglie sono stati poi cercati negli archivi delle registrazioni elettorali del 2012 e del 2020, disponibili per tutti i 50 Stati e il District of Columbia, oltre che nel database DIME sulle donazioni elettorali curato da Adam Bonica.

Per ragioni tecniche l'analisi si limita ai discendenti maschi, perché il cognome femminile cambia con il matrimonio e rende impossibile il collegamento. Una verifica sul sottoinsieme delle figlie rimaste nubili, individuate tramite il secondo nome, mostra una stima compatibile con quella maschile.

Il dato centrale confronta i figli degli iscritti all'NSDAP con i figli di immigrati tedeschi non iscritti residenti nelle stesse contee americane. La differenza nella registrazione repubblicana è di 3,5 punti percentuali, rispetto a una quota del 47,7 per cento nel gruppo di controllo. Il risultato resta stabile anche controllando per il reddito, l'occupazione e l'età del padre nel 1950, ed è confermato dal voto del 2020, dove la differenza è di 3,6 punti. Tra le corrispondenze più affidabili il divario sale a 5,8 punti.

Lo studio mostra alcune regolarità interne che rafforzano l'interpretazione. L'effetto è più forte tra i figli di chi aderì al partito prima del 1933, ossia i cosiddetti Alte Kämpfer, i vecchi militanti. Cresce quando entrambi i genitori erano iscritti. Rimane altrettanto marcato tra i figli nati dopo il crollo del regime, che non hanno mai vissuto la Germania nazista. Questo ultimo elemento esclude che la spiegazione stia nell'esposizione diretta al nazismo durante l'infanzia e suggerisce che la trasmissione avvenga attraverso la disposizione politica del genitore.

Un aspetto importante riguarda la selezione degli emigrati. Chi lasciò la Germania per gli Stati Uniti apparteneva in prevalenza all'ala borghese e nazionalista del partito: commercianti, professionisti, impiegati, iscritti della prima ora. Meno rappresentati gli operai e la base populista. Gli emigrati erano in media più anziani degli iscritti rimasti in Germania, con un anno di nascita medio del 1895 contro il 1903, ed erano sovrarappresentati i membri austriaci, soprattutto viennesi, sottoposti a particolari pressioni dopo il 1945. New York è la destinazione americana più frequente, seguita da Illinois, New Jersey, California e Pennsylvania.

Un secondo blocco di prove viene dalle donazioni elettorali. Dasanaike ha incrociato i discendenti identificati con il database DIME, una raccolta curata dal politologo Adam Bonica che contiene tutte le donazioni ai candidati americani dal 1980 in poi e assegna a ogni donatore un punteggio ideologico, il CFscore, che misura quanto è di destra o di sinistra in base a chi finanzia. I figli degli iscritti all'NSDAP risultano in media più conservatori dei figli dei tedeschi non iscritti: danno soldi a candidati più a destra. Fin qui il risultato conferma quello sulla registrazione repubblicana.

Il passaggio decisivo riguarda però il bersaglio delle donazioni. Se i discendenti avessero ereditato il nucleo ideologico del nazismo, cioè l'antisemitismo, ci si aspetterebbe che evitino i candidati ebrei. Per verificarlo, l'autore ha fatto classificare da un modello linguistico l'ascendenza probabile di tutti i 175.913 candidati presenti nel database, identificandone 7.632 come probabilmente ebrei. Il confronto mostra che i figli degli iscritti al partito nazista donano ai candidati ebrei con la stessa frequenza dei figli dei non iscritti. Il margine di errore statistico esclude differenze superiori a 1,4 punti percentuali, un intervallo talmente stretto da rendere implausibile un effetto reale nascosto nei dati.

Dasanaike ne trae una conclusione netta sul contenuto della trasmissione. Ciò che passa di generazione in generazione non è l'antisemitismo né il nazionalismo razziale, ma un orientamento conservatore generale, radicato nell'anticomunismo, nello scetticismo verso le istituzioni liberali e nell'individualismo economico. Si tratta di una disposizione che trovava un corrispettivo nella tradizione repubblicana americana di Robert Taft e Barry Goldwater, e che quindi poteva essere ereditata pur cambiando il sistema dei partiti.

Ulteriori test sull'identità etnica mostrano che i nomi di battesimo tedeschi si trasmettono bene nella prima generazione nata in America ma svaniscono entro la terza, mentre i discendenti tendono a vivere in quartieri con maggiore presenza di origine tedesca. La preferenza per i candidati di ascendenza germanica non risulta tuttavia significativa.

La ricerca estende poi l'analisi ai figli di iscritti nati fuori dalla Germania, in Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Jugoslavia, Francia e Svizzera, dove il partito arruolò minoranze di lingua tedesca come i sudeti, i Volksdeutsche dei Balcani e i tedeschi della Slesia. L'effetto è positivo in tutti e sei i casi e statisticamente significativo in cinque, a conferma che il meccanismo non riguarda solo la comunità tedesco-americana.

Sul piano aggregato, un'analisi contea per contea dei voti presidenziali dal 1920 al 2020 mostra una curva con due picchi distinti: il primo negli anni Quaranta e Cinquanta, quando gli iscritti stessi votavano, e il secondo più ampio negli anni Settanta e Ottanta, quando i figli raggiunsero l'età adulta. Prima dell'arrivo dei nazisti in America le contee dove si sarebbero poi insediati non mostravano alcuna inclinazione repubblicana particolare, un dato che esclude un effetto di autoselezione verso territori già conservatori.

L'autore sottolinea alcuni limiti. Lo studio dimostra che la trasmissione avviene dentro la famiglia, ma non riesce a stabilire attraverso quale meccanismo preciso. Le possibilità sono tre e operano tutte dentro le mura domestiche. La prima è la socializzazione diretta, cioè ciò che i genitori dicono ai figli a tavola e nel corso degli anni. La seconda è il temperamento condiviso, ovvero tratti caratteriali trasmessi geneticamente che possono predisporre sia il padre a iscriversi a un partito estremista sia il figlio a orientarsi politicamente nella stessa direzione. La terza è la scelta del partner: chi aveva aderito al nazismo probabilmente ha sposato una donna con idee compatibili, rafforzando così l'ambiente ideologico in cui i figli sono cresciuti. I dati non permettono di separare questi tre canali. L'associazione statistica tra la militanza di un nonno e la registrazione di un nipote non implica consapevolezza né responsabilità individuale. Lo studio comunque fornisce, per la prima volta a livello individuale e su larga scala, una base empirica per capire come una militanza politica estrema possa lasciare tracce misurabili tre generazioni dopo, anche quando il partito e il regime che l'avevano prodotta sono scomparsi da tempo.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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Meloni: “Conti pubblici in ordine, deficit al 3,1% meglio delle previsioni”


La premier rivendica i risultati sui conti e attribuisce alle passate gestioni il peso del debito ancora da sostenere

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rivendicato la solidità dei conti pubblici italiani intervenendo ad Agia Napa, a Cipro, in occasione del vertice informale dell’Unione europea, respingendo le critiche sulla gestione finanziaria del Paese e sottolineando i progressi compiuti dal governo sul fronte del deficit.

“Che i conti non siano in ordine non mi pare corretto dirlo, i conti sono molto in ordine”, ha dichiarato la premier, evidenziando come al momento dell’insediamento dell’esecutivo il deficit si attestasse all’8,1%, mentre oggi sarebbe sceso al 3,1%. “La previsione del governo era il 3,3%, abbiamo fatto meglio delle nostre stesse previsioni”, ha aggiunto, pur ammettendo che non è stato ancora raggiunto l’obiettivo di scendere sotto la soglia del 3%.

Nel corso del suo intervento, Meloni ha inoltre ribadito il peso delle eredità economiche delle precedenti gestioni, indicando in particolare l’impatto delle misure legate al superbonus e al debito accumulato negli anni passati. “Si può dire che li aveva molto in disordine ieri e purtroppo pesa, quel disordine ancora pesa”, ha affermato.

La presidente del Consiglio ha quindi sottolineato come tali impegni continueranno a incidere nel medio periodo, anche in vista della scadenza naturale della legislatura. “Finirò di pagare i debiti e il superbonus quando arriveranno le elezioni politiche”, ha dichiarato, rimarcando che una quota rilevante delle risorse pubbliche resta destinata alla copertura di obbligazioni pregresse.

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Echo Generation 2: l'anteprima del sequel tra Stranger Things e Slay the Spire


Echo Generation 2 ha tutti i presupposti per essere un cardgame divertente, basterà per riuscire a disstinguersi?
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Il progetto più ambizioso mai tentato dallo studio di sviluppo Cococucumber non poteva che essere il sequel del loro gioco meglio ricevuto. Echo Generation 2, che uscirà il 27 maggio su Pc Xbox e Game Pass, non è solo un secondo capitolo, ma una lettera d'amore alla cultura pop anni '80 e '90 e ha come numi tutelari in fatto di ispirazione Akira, Blade Runner, La Cosa e Ritorno al Futuro.

L'atmosfera e il gameplay sono stati riassunti dagli sviluppatori in: "L'atmosfera di Strange Things e il gameplay di Splay the Spire, con una bella dose di novità e fattori unici nel mondo dei giochi di carte a turni". A livello videoludico, infatti, il gioco ha come altri ispiratori sia Another World sia Octopath Traveller essendo un gioco a basse di party che prende dal pioniere dell'HD2D anche una meccanica chiave che non vi spoilereremo.

Il protagonista è Jack, il padre disperso la cui ricerca è al centro del primo capitolo ed è attraverso il suo sguardo che viene raccontata la storia ed esplorato l'universo narrativo. Abbiamo potuto vedere qualche combattimento dei personaggi aggiuntivi che saranno disponibili come, Sister M (una teenager con poteri psichici), Bulder (un alieno che vuole tornare a casa) e Annata Z, una viaggiatrice interdimensionale che vuole fare giustizia.

I primi capitoli del gioco servono a introdurre ciascun personaggio e il suo mazzo di carte per poi lasciare spazio a un sistema di party che permette di scegliere tre dei sei eroi disponibili con cui affrontare combattimenti ed esplorazione. Questo perché le carte si usano anche fuori dal combattimento: il gioco ne ha 150 in totale tra specifiche di ciascun personaggio e condivise tra i mazzi.

Le azioni disponibili attraverso le carte si possono dividere in quattro categorie: attaccare, proteggersi, guarirsi e potenziare. Tutto farà brodo nel cercare di rompere la stance nemica per infliggere più danni visto che l'avversario sarà in stato di stordimento. C'è un sistema di potenziamenti attivi e passivi, una meccanica di parata e un albero delle abilità per ogni personaggio.

Da Cococucumber ci tengono a sottolineare che non serve aver giocato il primo capitolo per godersi il secondo, ma chi lo ha fatto coglierà alcune citazioni e beneficerà di qualche spiegazione di cose lasciate in sospeso. A livello di durata, Echo Generation 2 sarà lungo quanto il suo predecessore, ma "estremamente più variegato perché il combattimento tramite minigiochi è stato sostituito dal sistema a base di carte".

Una demo è disponibile su Steam, la data di uscita è il 27 maggio e su queste pagine troverete la recensione completa a scadenza dell'embargo per capire se gli sviluppatori sono riusciti a innovare in un genere ultra saturo in cui la competizione è al coltello.

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La crisi dello Stretto di Hormuz mette il mondo davanti a una nuova emergenza alimentare


Il rincaro di energia e fertilizzanti minaccia i raccolti, fa salire i prezzi del cibo e rischia di spingere milioni di persone in più verso l’insicurezza alimentare acuta.

La crisi nello Stretto di Hormuz non sta colpendo soltanto il mercato dell’energia, ma sta iniziando ad investire anche l’agricoltura, il commercio alimentare e gli aiuti umanitari, con il rischio di aprire una nuova fase di instabilità per i Paesi più fragili. Prima del conflitto con l'Iran da quel corridoio marittimo passava, infatti, circa un quinto dei combustibili esportati nel mondo e più del 30% del commercio globale di fertilizzanti: ora che i flussi si sono fermati, l’impatto si sta propagando ben oltre il Golfo Persico.

Il primo effetto è sui costi. Il prezzo del petrolio è salito con forza dall’inizio dell’escalation, ma anche diversi fertilizzanti azotati, tra cui l’urea, hanno registrato rincari significativi. Per l’agricoltura si tratta di un colpo diretto: carburante e fertilizzanti sono due voci decisive per la semina, la coltivazione, il raccolto e il trasporto delle merci. L’Agenzia Internazionale dell’energia ha spiegato che, nelle economie avanzate, i costi energetici diretti e indiretti possono arrivare a rappresentare il 40–50% dei costi variabili delle colture.

Il fatto è che quando 'aumentano questi costi, aumenta anche il prezzo del cibo. Ed è qui che il problema economico diventa un problema umano. Il Programma Alimentare Mondiale stima così che, se il conflitto non si attenuerà entro metà anno e il petrolio resterà sopra i 100 dollari al barile, quasi 45 milioni di persone in più potrebbero scivolare nell’insicurezza alimentare acuta o peggiore. Si aggiungerebbero ai 318 milioni già colpiti, portando il totale globale di persone a rischio fame a circa 363 milioni.
Hormuz: dalla crisi energetica alla crisi alimentare globale

Crisi globale · Filiera alimentare

Da Hormuz
ai campi del mondo


Una crisi marittima regionale si sta trasformando, in pochi mesi, in una minaccia alimentare per l'intero pianeta. La mappa dell'onda d'urto.

Scenari Inchiesta dati FocusAmerica

Il collo di bottiglia
IRAN ARABIA SAUDITA · EMIRATI · OMAN Hormuz
Ogni interruzione in questo punto si propaga lungo tutta la filiera alimentare globale.

Energia
~20%
dei combustibili esportati nel mondo transitava dallo Stretto di Hormuz prima della guerra

Agricoltura
30%+
del commercio globale di fertilizzanti passava dalla stessa rotta

Effetto Impatto Semina Aiuti

01

La catena di propagazione
Come una crisi marittima arriva a colpire l'alimentazione globale

1
Salgono energia e fertilizzanti
Petrolio in forte rialzo dall'inizio dell'escalation. Rincari significativi anche per urea e altri prodotti azotati.
40–50% dei costi variabili agricoli = energia

2
Semina più cara e più difficile
Carburante e fertilizzanti sono voci importanti del prezzo finale. I piccoli produttori di Asia e Africa hanno margini minimi di adattamento.

3
Il cibo costa di più
Negli Stati Uniti gli agricoltori riducono le coltivazioni di mais — che richiede più azoto — spostandosi verso la soia.

4
Gli aiuti arrivano in ritardo
Rotte deviate, tragitti allungati, costi di trasporto in aumento lungo tutte le direttrici umanitarie.

5
E i bilanci umanitari si riducono
L'assistenza pubblica allo sviluppo è in calo proprio mentre i bisogni stanno crescendo.

02

Lo scenario WFP
Cosa accade se il petrolio resta sopra i 100$ oltre metà anno

Persone a rischio insicurezza alimentare
45mln
potrebbero scivolare nell'insicurezza alimentare acuta, secondo le stime del Programma Alimentare Mondiale.

Proiezione tot. a livello globale ~363 mln

Già colpiti 318 mln Nuovi a rischio 45 mln

03

Il collo di bottiglia
Fertilizzanti bloccati, impianti fermi

Volumi bloccati
1,9mln t
Di fertilizzanti fermi lungo la rotta

~12% dei flussi
transitati via Hormuz nel 2024

Produzione ferma
Qatar
Stop al più grande impianto di urea al mondo dopo l'interruzione delle forniture di gas.

La tempistica peggiora tutto. La stagione agricola è già in corso nell'emisfero nord. I fertilizzanti servono all'inizio del ciclo — se mancano adesso, il danno ai raccolti resta immutato anche quando la logistica migliorerà.

04

L'onda lunga
Meno risorse, più bisogni

Assistenza pubblica allo sviluppo
Variazione in termini reali — fonte OCSE

2024

−7,1%

2025

−23,1%

25
di viaggio in più per alcune spedizioni umanitarie dirette in Africa orientale, a causa delle deviazioni logistiche imposte dalla crisi nel Golfo.

Fonti
Reuters · WFP · IEA · OCSE

Il nodo più delicato riguarda i fertilizzanti. Reuters ha riferito che circa 1,9 milioni di tonnellate sono rimaste bloccate, pari a circa il 12% dei volumi transitati attraverso Hormuz in tutto il 2024. Allo stesso tempo, il Qatar ha dovuto fermare la produzione del più grande impianto singolo di urea al mondo dopo le interruzioni delle forniture di gas. Per molti agricoltori, soprattutto nei Paesi importatori, non si tratta di una tensione astratta sul mercato: significa meno prodotto disponibile, prezzi più alti e margini ridotti proprio nel momento decisivo della semina.

La tempistica peggiora tutto. In varie aree dell’emisfero nord e in parte dell’Africa la stagione agricola è già in corso, mentre in Asia meridionale entrerà presto nel vivo. I fertilizzanti servono soprattutto all’inizio del ciclo produttivo: se mancano o costano troppo in questa fase, il danno ai raccolti può diventare inevitabile anche se la situazione logistica dovesse migliorare più avanti. Negli Stati Uniti, intanto, il rincaro dei fertilizzanti sta già spingendo parte degli agricoltori a ridurre le coltivazioni di mais, che richiede più azoto, e a orientarsi verso la soia.

Tanto per cambiare, a reggere meglio l’urto sono in genere le aziende agricole più grandi e i Paesi più ricchi, che hanno più scorte, più credito e più capacità di cambiare coltura facilmente. Molto più esposti sono invece i piccoli produttori dei Paesi in via di sviluppo, soprattutto in Asia e Africa, dove il peso dei fertilizzanti importati dal Medio Oriente resta elevato e i margini di adattamento sono minimi. Anche per questo il rischio non è solo un aumento dei prezzi sugli scaffali, ma una riduzione concreta della produzione alimentare locale.

A peggiorare le cose c'è il fatto che la crisi si riflette negativamente anche sugli aiuti internazionali. Il Programma Alimentare Mondiale avverte che la disfunzione delle rotte commerciali sta rallentando le consegne, allungando i tragitti e facendo salire i costi di trasporto. Per alcune spedizioni verso l’Africa orientale, le deviazioni possono aggiungere fra 25 e 30 giorni di viaggio aggiuntivo. In un sistema umanitario che opera già al limite, ogni settimana persa e ogni costo in più riducono la quantità di aiuti che si riesce a portare sul campo.

A rendere il quadro ancora più cupo c’è il calo dei finanziamenti internazionali. Secondo l’Ocse, l’assistenza pubblica allo sviluppo è diminuita del 7,1% nel 2024 e del 23,1% nel 2025, in termini reali. Questo significa meno risorse a disposizione proprio mentre i bisogni aumentano, le catene logistiche si complicano e il costo per assistere le popolazioni più vulnerabili cresce. Il risultato è una pressione simultanea su tutti i punti della filiera: energia più cara, fertilizzanti meno accessibili, semine più difficili, raccolti a rischio, aiuti più lenti e bilanci umanitari più magri. È così che una crisi marittima regionale rischia di trasformarsi, in pochi mesi, anche in una minaccia globale per l'approvvigionamento di cibo.

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Bufera sulla consulente Lgbtqia+ della sindaca Salis: "Partiti cattolici omofobi e razzisti"


Ilaria Gibelli ha pubblicato su Instagram un post contro i partiti di centrodestra. Lega e Fratelli d'Italia all'attacco

Polemica politica a Genova dopo una storia pubblicata su Instagram da Ilaria Gibelli, consulente del Comune per le tematiche Lgbtqia+, che ha definito i partiti di centrodestra “omofobi, transfobici, razzisti, islamofobi e maschilisti”. Lo riporta GenovaToday.

La vicenda ha subito innescato la richiesta di revoca dell’incarico da parte delle opposizioni, che sottolineano anche il valore della consulenza, pari a 156mila euro.

A sollevare il caso sono stati i consiglieri della Lega Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua, che hanno diffuso lo screenshot della storia Instagram parlando di “frasi gravissime e offensive”. Secondo i due esponenti del Carroccio, il linguaggio utilizzato sarebbe incompatibile con il ruolo istituzionale e con il principio di inclusività richiesto a chi ricopre incarichi pubblici.

Sulla vicenda è intervenuto anche Fratelli d’Italia. La capogruppo Alessandra Bianchi, insieme ai consiglieri Francesco Maresca, Nicholas Gandolfo e Valeriano Vacalebre, ha definito “inaccettabili” le parole della consulente, parlando di atteggiamento “profondamente discriminatorio”. Anche FdI chiede la revoca dell’incarico.

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Gli Stati Uniti rischiano di restare senza munizioni di precisione


Un rapporto del CSIS stima che Washington abbia consumato in 39 giorni di guerra con l'Iran oltre la metà delle scorte di quattro munizioni chiave. Per ricostituirle serviranno anni.

La guerra tra Stati Uniti e Iran ha eroso le scorte di munizioni di precisione americane a un ritmo tale da esporre Washington a un rischio strategico nei futuri conflitti, in particolare in uno scenario di guerra con la Cina. È la conclusione di un rapporto del Center for Strategic and International Studies, pubblicato il 21 aprile 2026 e firmato dai ricercatori Mark Cancian e Chris Park, che analizza lo stato delle scorte di sette armamenti critici al momento della fragile tregua raggiunta con Teheran.

Nei 39 giorni dell'operazione Epic Fury, le forze statunitensi hanno colpito oltre 13.000 obiettivi e consumato quantità significative di sette munizioni chiave, suddivise in due categorie: armi per attacchi a lunga distanza contro bersagli terrestri e sistemi di difesa aerea e antimissile. Secondo lo studio del CSIS, per quattro di queste armi gli Stati Uniti potrebbero avere esaurito più della metà delle scorte presenti prima del conflitto. Gli esperti sottolineano che Washington dispone comunque di munizioni sufficienti a proseguire la guerra contro l'Iran in qualunque scenario plausibile, ma avvertono che il vero problema riguarda il medio e lungo periodo.

Sul fronte difensivo, gli Stati Uniti disponevano di circa 360 intercettori THAAD, Terminal High Altitude Area Defense, prima del conflitto e ne avrebbero utilizzati tra 190 e 290. Gli intercettori PAC-3 per il sistema Patriot partivano da una dotazione di circa 2.330 unità, delle quali ne sarebbero state impiegate fino a 1.430. Le scorte di missili SM-3 lanciati da navi, superiori alle 400 unità prima della guerra, si sono ridotte di un numero compreso tra 130 e 250 pezzi. Più contenuto l'uso degli SM-6, con un massimo di 370 unità consumate su circa 1.160 disponibili. Per l'attacco a lunga distanza, il rapporto stima che siano stati lanciati oltre 850 missili da crociera Tomahawk sui 3.000 disponibili, circa 1.000 missili JASSM sui 4.400 in dotazione e tra 40 e 70 dei 90 Precision Strike Missiles PrSM presenti in arsenale, al loro debutto operativo. Un funzionario dell'esercito avrebbe riferito che l'intero inventario dei PrSM è stato consumato, anche se altri sostengono che alcune unità restino disponibili.

Il problema centrale, evidenziato dagli analisti, è la lentezza con cui queste armi possono essere rimpiazzate. In base ai tassi medi di produzione degli ultimi cinque anni, il CSIS stima in 48 mesi il tempo necessario per ricostituire le scorte di JASSM, 42 mesi per i PAC-3, 53 mesi per i THAAD e 47 mesi per i Tomahawk. Tempi che, secondo gli autori, potrebbero allungarsi ulteriormente perché molti di questi sistemi sono vincolati dalla capacità produttiva effettiva degli stabilimenti.

L'amministrazione Trump ha annunciato a marzo un piano per quadruplicare la produzione di alcune armi chiave. Lockheed Martin ha comunicato che porterà la capacità produttiva annuale di intercettori THAAD da 96 a 400 unità nell'arco di sette anni, mentre RTX, il produttore dei Tomahawk, prevede di superare i 1.000 missili l'anno e di portare la produzione degli SM-6 oltre le 500 unità annue. La produzione dei PAC-3 dovrebbe salire a 2.000 unità l'anno entro il 2030, contro le 600 attuali. Gran parte di questa espansione dipende tuttavia da nuovi stanziamenti del Congresso e richiederà tempo per concretizzarsi.

La valutazione degli analisti è condivisa da vertici militari e da altri esperti. In un'audizione al Senato del 21 aprile, l'ammiraglio Samuel Paparo, capo dell'Indo-Pacific Command, ha dichiarato alla Commissione Forze Armate che i grandi appaltatori della difesa come Lockheed Martin e Raytheon impiegheranno da uno a due anni per aumentare produzione e volumi, e ha aggiunto che non sarà abbastanza rapido. Paparo ha parlato di limiti finiti della riserva, assicurando che le munizioni vengono usate con giudizio. Franz-Stefan Gady, esperto di difesa del Center for a New American Security, ha stimato che occorreranno da quattro a cinque anni per ricostituire le scorte di munizioni di precisione statunitensi.

Il nodo strategico riguarda la Cina. Molte delle armi consumate in Medio Oriente sono considerate essenziali per uno scontro con un competitor di pari livello, soprattutto per contrastare i missili balistici, settore nel quale Washington dispone di poche alternative. Gli autori del CSIS ricordano che già prima della guerra con l'Iran le scorte erano ritenute insufficienti per un conflitto con la Cina e che oggi la carenza è ancora più acuta. Un confronto ad alta intensità nel Pacifico occidentale, aggiungono, potrebbe consumare munizioni a un ritmo superiore a quello registrato contro Teheran.

La riduzione degli arsenali ha ripercussioni anche sulle forniture ad alleati e partner. L'Ucraina ha segnalato carenze critiche ed espresso preoccupazione per l'impatto dell'uso americano contro l'Iran sulle sue riserve. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha osservato che ogni Patriot utilizzato in Medio Oriente è un Patriot in meno che Kiev può ottenere. Il Giappone, secondo quanto riferito, è stato informato che la consegna di 400 Tomahawk potrebbe subire ritardi, mentre la Svizzera ha minacciato di acquistare un sistema alternativo dopo aver appreso del possibile rinvio del suo ordine. Complessivamente, 18 Paesi utilizzano il Patriot e circa metà della produzione annuale è destinata ad alleati e partner.

Sul piano finanziario, la richiesta di bilancio del Pentagono per l'anno fiscale 2027 ammonta a 1.500 miliardi di dollari, con un aumento del 42% rispetto al 2026. Il piano prevede oltre 750 miliardi per capacità militari e sistemi d'arma, tra cui 75 miliardi per droni e tecnologie anti-drone e 102 miliardi per i caccia F-35, F-47 e i bombardieri B-21. Jules Hurst, al vertice del comptroller del Pentagono, ha dichiarato ai giornalisti che il bilancio è stato elaborato prima del conflitto con l'Iran e che non sono ancora disponibili stime precise sui danni alle installazioni all'estero né sui costi di ricostruzione. Scripps News ha riferito che il Pentagono valuta una richiesta di finanziamento supplementare di almeno 200 miliardi di dollari per rimpiazzare le scorte e riparare le basi in Medio Oriente, ma la proposta non è ancora stata trasmessa formalmente al Congresso.

Il rapporto del CSIS conclude che il presidente Trump ha accettato il rischio legato al consumo di munizioni, insieme ad altri compromessi come lo spostamento di forze dal Pacifico occidentale. La logica sembra essere quella di vincere in modo decisivo il conflitto in corso, piuttosto che conservare capacità per una guerra futura che potrebbe non arrivare mai. Le scorte inizieranno a ricostituirsi una volta conclusa l'operazione Epic Fury e rientrati gli assetti navali nel Pacifico, ma riportare gli arsenali ai livelli desiderati richiederà molti anni.

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Il 55% degli americani vuole l'impeachment di Trump


Il dato emerge da una rilevazione Strength In Numbers/Verasight e si avvicina ai livelli di consenso registrati contro Nixon durante il Watergate. Anche il 21% degli elettori di Trump nel 2024 sostiene la messa in stato d'accusa.

Il 55% degli adulti statunitensi ritiene che la Camera dei rappresentanti debba votare l'impeachment del presidente Donald Trump. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Strength In Numbers insieme a Verasight tra il 10 e il 14 aprile 2026. Il 37% degli intervistati si dichiara contrario, mentre l'8% non ha un'opinione definita.

Il sondaggio arriva dopo settimane di forti tensioni innescate dai messaggi pubblicati dal presidente sulla piattaforma Truth Social riguardo al conflitto con l'Iran. Il 7 aprile Trump ha scritto che l'intera civiltà iraniana sarebbe morta quella notte. In un altro messaggio aveva già intimato ai leader di Teheran di riaprire lo stretto di Hormuz, usando toni violenti e riferimenti religiosi. Le reazioni critiche sono arrivate da tutto lo spettro politico, incluse voci della destra americana che lo avevano sostenuto nel 2024. Tucker Carlson ha definito le minacce alle infrastrutture civili iraniane un crimine di guerra e ha dichiarato di essersi pentito di aver contribuito alla sua elezione. Si sono espressi in modo critico anche Alex Jones, Megyn Kelly, la deputata Marjorie Taylor Greene, Theo Von e Tim Dillon.

Sondaggio
La maggioranza degli americani vuole l'impeachment di Trump
"Sostieni o ti opponi al voto della Camera per l'impeachment del Presidente Trump?" Percentuale di adulti che rispondono in modo...

Contrario
Favorevole

Totale

Tutti gli adulti

37%

55%

Partito

Democratici

8%

88%

Indipendenti

28%

50%

Repubblicani

72%

21%

Voto 2024

Elettori Harris

7%

90%

Non votanti 2024

25%

53%

Elettori Trump

73%

21%

Genere

Donne

34%

56%

Uomini

42%

54%

Età

18–29 anni

21%

71%

30–44 anni

36%

51%

45–64 anni

39%

54%

65 anni e più

51%

47%

Fonte: G. Elliott Morris / Strength In Numbers · Sondaggio Verasight su 1.514 adulti condotto dal 10 al 14 aprile 2026 · margine di incertezza ±2,6%

Sul fronte parlamentare, oltre 85 membri della Camera hanno pubblicamente dichiarato di sostenere la messa in stato d'accusa oppure l'applicazione del 25esimo emendamento, che consente la rimozione del presidente in caso di incapacità di svolgere le sue funzioni. La Casa Bianca ha respinto queste iniziative e la leadership repubblicana non ha mostrato interesse a portarle al voto.

Il consenso per l'impeachment si estende ben oltre la base democratica. Secondo l'analisi dei dati demografici, solo tre gruppi si oppongono alla messa in stato d'accusa: i repubblicani, gli elettori di Trump del 2024 e gli anziani, questi ultimi contrari di quattro punti, 47 contro 51. Gli indipendenti, compresi quelli che tendono verso uno dei due partiti, si dividono 50 a 28 a favore dell'impeachment. I non votanti, che nel 2024 avrebbero leggermente preferito Trump a Kamala Harris, sostengono la rimozione con il 53% contro il 25%. Un dato particolarmente rilevante è che il 21% degli elettori di Trump del 2024 ritiene oggi che il presidente debba essere messo in stato d'accusa, ovvero uno su cinque di coloro che lo hanno riportato alla Casa Bianca.

Il 55% rilevato è un valore elevato per gli standard moderni dei sondaggi sull'impeachment. Dopo i fatti del 6 gennaio 2021, ABC News e Washington Post avevano registrato un 56% favorevole a impeachment e rimozione, il Pew Research Center il 54% e Gallup il 52%. Durante la vicenda ucraina dell'autunno 2019, Fox News aveva misurato il 51% e Gallup il 52%. Il picco per la rimozione di Bill Clinton nel gennaio 1999 si era fermato al 33%. Il confronto più significativo resta quello con Richard Nixon: pochi giorni prima delle sue dimissioni, nell'agosto del 1974, Gallup aveva rilevato che il 58% degli americani voleva la sua rimozione al culmine dello scandalo Watergate. Trump si trova quindi in un territorio analogo a quello di Nixon nelle ultime settimane della sua presidenza.

Va segnalata una differenza metodologica. Il sondaggio di aprile ha chiesto se la Camera debba votare l'impeachment, una soglia più bassa rispetto alla formula impeachment e rimozione usata in passato dai principali sondaggisti nazionali. Anche tenendo conto di questa distinzione, il risultato resta tra i più alti mai registrati nella storia recente delle rilevazioni sul tema.

Nonostante il consenso popolare, la Camera a maggioranza repubblicana non procederà contro un presidente del proprio partito. Il processo di impeachment negli Stati Uniti si articola in due fasi distinte. Nella prima, la Camera dei rappresentanti vota a maggioranza semplice la messa in stato d'accusa, che richiede almeno 218 voti su 435. Si tratta di un passaggio simile a un'incriminazione formale, che non comporta la rimozione dall'incarico. Nella seconda fase, il Senato celebra un vero e proprio processo in cui servono i due terzi dei voti, ovvero 67 senatori su 100, per condannare il presidente e rimuoverlo dalla carica. Questa soglia elevata è il motivo per cui nella storia degli Stati Uniti nessun presidente è mai stato rimosso attraverso l'impeachment, nonostante i tre precedenti a carico di Andrew Johnson, Bill Clinton e dello stesso Trump, messo in stato d'accusa due volte durante il primo mandato.

La soglia dei 218 voti alla Camera non è raggiungibile nel 119esimo Congresso a causa della maggioranza repubblicana, ma potrebbe diventarlo dopo le elezioni di metà mandato di novembre. Ai democratici basta un guadagno netto di pochi seggi per conquistare la Camera. Se questo scenario si realizzasse, dal gennaio 2027 disporrebbero dei numeri per avviare la procedura, potendo contare su un mandato popolare già consolidato dai sondaggi. Resterebbe comunque l'ostacolo del Senato, dove la maggioranza dei due terzi necessaria per la condanna richiederebbe il voto di decine di senatori repubblicani contro un presidente del proprio partito, un risultato considerato molto difficile da raggiungere nel clima politico attuale.

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Redistricting, la scommessa di Trump rischia di ritorcersi contro i Repubblicani dopo il voto in Virginia


La vittoria del sì al referendum in Virginia consegna ai Democratici un vantaggio potenziale di altri 4 seggi alla Camera. Ora la partita si sposta in Florida e dinanzi alla Corte Suprema.
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La guerra del redistricting voluta da Donald Trump sta producendo, almeno per ora, l’effetto opposto a quello sperato dai repubblicani. Dopo il voto di martedì in Virginia, il partito risulta infatti favorito in meno seggi alla Camera rispetto a prima dell’avvio dell’intera operazione. La scommessa del presidente, pensata per blindare una maggioranza di appena un seggio, rischia così di trasformarsi in un boomerang.

Il referendum approvato in Virginia autorizza, se sarà confermato dai tribunali, la ridefinizione degli 11 distretti congressuali dello Stato. La nuova mappa potrebbe trasformare la delegazione da 6 a 5 a favore dei Democratici a 10 a 1, consegnando al partito 4 seggi in più alla Camera. Secondo un’analisi condotta da Axios sui dati di Dave’s Redistricting e del Redistricting Data Hub, applicando i risultati delle presidenziali del 2024 alle nuove mappe dei sette Stati coinvolti i democratici avrebbero conquistato 6 seggi in più. Applicando le nuove mappe ai risultati del 2020, i democratici ne avrebbero ottenuti invece 2 in più.

La guerra del redistricting


Il redistricting ridefinisce i confini dei distretti della Camera e di norma scatta una volta ogni dieci anni, dopo il censimento. Trump ha rotto questa consuetudine la scorsa estate, quando ha spinto i Repubblicani del Texas a ridisegnare le mappe in anticipo, con l'intenzione di strappare 5 seggi ai Democratici. La mossa ha innescato la reazione di questi ultimi, a partire dalla California, dove un referendum approvato il 4 novembre 2025 ha neutralizzato il vantaggio ottenuto dai Repubblicani in Texas.

Dopo il voto in Virginia, il bilancio complessivo assegna ai Democratici un vantaggio di un seggio nella cosiddetta "guerra del redistricting". Ai 5 guadagnati in California e ai 4 della Virginia si aggiunge infatti un ulteriore seggio ottenuto in Utah, conquistato grazie a una decisione giudiziaria. Sul fronte opposto, i Repubblicani hanno ottenuto 5 seggi in Texas, tra 1 e 2 in Ohio, 1 in North Carolina e 1 in Missouri.
Redistricting 2026: la scommessa di Trump

Midterm 2026 · Redistricting
Trump voleva blindare la Camera. Ora rischia di perderla.
Bilancio della guerra del redistricting dopo il voto in Virginia · Aprile 2026

Democratici
0
seggi guadagnati

VS

Repubblicani
0
seggi guadagnati

Dopo il referendum in Virginia i Democratici sono in vantaggio di un seggio.

Stati Scenari Incognite

Stati che hanno ridisegnato le mappe

CA

California
Referendum, 4 novembre 2025

+5

VA

Virginia
Referendum, da 6-5 a 10-1

+4

UT

Utah
Decisione giudiziaria

+1

TX

Texas
Primo Stato a muoversi, estate 2025

+5

OH

Ohio
Nuova mappa

+2

NC

North Carolina
Nuova mappa

+1

MO

Missouri
Nuova mappa

+1

Proiezioni sui 7 Stati con mappe ridisegnate

Con i margini del 2020

Dem

75
77

Rep

65
67

PrimaDopo

Intermedio (media 2020–2024)

Dem

72
74

Rep

68
70

PrimaDopo

Con i margini del 2024

Dem

67
73

Rep

69
75

PrimaDopo
Proiezione su California, Missouri, North Carolina, Ohio, Texas, Utah e Virginia.

Tocca per i dettagli

Florida
Sessione straordinaria rinviata

Il governatore DeSantis preme per ridisegnare le mappe, ma l'operazione è bloccata da divisioni interne al Partito e dal divieto costituzionale di gerrymandering partitico. Le vittorie democratiche nelle suppletive rendono rischiosa la ridistribuzione degli elettori repubblicani.

Giorni al 28 aprile Data della nuova sessione straordinaria dell'assemblea legislativa.

Virginia
Ricorso dopo lo stop del giudice

Un giudice nominato dai repubblicani della contea di Tazewell ha dichiarato invalidi sia l'emendamento costituzionale che il risultato del referendum. Il Procuratore Generale democratico Jay Jones ha annunciato ricorso immediato, in un percorso che può arrivare alla Corte Suprema della Virginia.

Corte Suprema · Louisiana
Voting Rights Act in bilico

Un caso della Louisiana può consentire alla Corte Suprema di abolire il Voting Rights Act del 1965 e aprire la strada a oltre una decina di nuovi distretti favorevoli ai Repubblicani nel Sud. Ma il tempo stringe: le schede per gli elettori all'estero vanno spedite 45 giorni prima delle primarie.

Elaborazione FocusAmerica su fonti: Axios (analisi su dati Dave's Redistricting e Redistricting Data Hub), The New York Times, Vox · Aprile 2026

Non tutti gli Stati, però, sono entrati nella mischia. Nonostante le pressioni dei vertici nazionali, i Democratici hanno rinunciato a ridisegnare seggi in Illinois, Maryland e New York. I Repubblicani hanno fatto lo stesso in Indiana, Kansas e Nebraska. "Anche se i Repubblicani lo stanno facendo in più Stati rispetto ai Democratici, non stanno ottenendo grandi guadagni al di fuori del Texas",ha spiegato a Vox Barry C. Burden, esperto di elezioni e professore di scienze politiche all’Università del Wisconsin-Madison.

L’ultima variabile è la Florida. Il governatore Ron DeSantis ha chiesto da mesi ai Repubblicani statali di ridisegnare le mappe dello Stato, ma l’operazione si è impantanata tra divisioni interne al partito e vincoli costituzionali che vietano il gerrymandering partitico. La sessione straordinaria dell’assemblea legislativa, inizialmente prevista questa settimana, è stata rinviata al 28 aprile. Le recenti vittorie democratiche in elezioni suppletive alimentano il timore che distribuire gli elettori repubblicani su più distretti finisca paradossalmente per esporre collegi oggi considerati sicuri. "Il Texas ha agito prima, quando Trump e i Repubblicani non sembravano così vulnerabili in vista del 2026", ha osservato Burden. "Ora che siamo a pochi mesi dal voto, è chiaro che i Repubblicani affronteranno un contesto molto più difficile a novembre".

Lo scontro giudiziario


Sul voto in Virginia pesa già una complicazione giudiziaria. Un giudice della contea di Tazewell nominato dai repubblicani ha dichiarato invalidi sia l’emendamento costituzionale che il risultato del referendum, bloccando così temporaneamente l'adozione delle nuove mappe. Il Procuratore Generale dello Stato, il democratico Jay Jones, ha annunciato un ricorso immediato alla Corte d’Appello, in un percorso che potrebbe arrivare fino alla Corte Suprema della Virginia.

Sullo sfondo pesa, però, anche un’altra incognita. La Corte Suprema federale dovrà decidere nelle prossime settimane su un caso presentato dallo Stato della Louisiana che potrebbe portare alla cancellazione pressoché totale di ciò che resta del Voting Rights Act del 1965 e aprire così la strada al redistricting di più di una decina di altri distretti favorevoli ai Repubblicani negli Stati del Sud. Il calendario, però, è sempre più stringente: la legge federale impone agli Stati di inviare le schede elettorali all’estero 45 giorni prima delle primarie, e per alcuni Stati quella scadenza è già passata. Quindi l'effetto di questa potenziale sentenza potrebbe vedersi a pieno solo nel 2028.


Virginia, un giudice blocca la certificazione del referendum sulla nuova mappa elettorale


Un giudice della Virginia ha bloccato la certificazione del referendum che martedì aveva approvato la nuova mappa dei collegi congressuali dello Stato, dichiarando incostituzionale la consultazione e la legge che l'aveva indetta. La decisione arriva a meno di 24 ore dal voto che aveva dato ai Democratici la possibilità di conquistare dieci degli undici seggi della Virginia alla Camera dei Rappresentanti, contro gli attuali sei.

Il giudice Jack Hurley della Tazewell Circuit Court ha emesso l'ordinanza mercoledì, stabilendo che tutti i voti espressi a favore o contro l'emendamento costituzionale del 21 aprile sono "inefficaci". Hurley ha definito il quesito sottoposto agli elettori "palesemente fuorviante". L'ordinanza include un'ingiunzione permanente che impedisce ai funzionari elettorali statali di certificare i risultati e di compiere qualsiasi azione per attuare la nuova mappa. Il giudice ha anche respinto la richiesta di sospendere la decisione in attesa del ricorso.

Virginia approva il referendum per ridisegnare i collegi, quattro seggi in più per i Dem
Il referendum sospende fino al 2030 la commissione bipartisan che disegna i collegi e trasferisce il potere all’assemblea democratica. I Repubblicani annunciano ricorsi alla Corte Suprema statale.
Focus AmericaLorenzo Ruffino


La decisione si fonda su argomentazioni procedurali e costituzionali relative all'iter di approvazione dell'emendamento. La costituzione della Virginia prevede che il parlamento statale approvi un emendamento proposto, che si tenga poi un'elezione intermedia con il rinnovo della Camera dei Delegati e che la nuova assemblea riapprovi il testo identico. Ken Cuccinelli, ex procuratore generale repubblicano della Virginia e presidente della Election Transparency Initiative dell'American Principles Project, ha spiegato alla CNN il nodo della controversia. La prima approvazione dell'emendamento è avvenuta ad Halloween, ma il voto anticipato per l'elezione intermedia era già iniziato il 19 settembre 2025, con oltre un milione di persone che avevano votato prima della prima approvazione. Secondo Cuccinelli i Democratici avranno difficoltà a sostenere che si sia trattato di una vera elezione intermedia. Ha aggiunto di attendersi una sentenza definitiva entro maggio.

Il procuratore generale della Virginia Jay Jones, democratico entrato in carica dopo aver sconfitto il repubblicano Jason Miyares a novembre, ha annunciato ricorso immediato. In una dichiarazione riportata da più testate, Jones ha affermato che gli elettori della Virginia si sono espressi e che un giudice attivista non dovrebbe avere potere di veto sul voto del popolo. Andrea Gaines, portavoce del Dipartimento delle Elezioni della Virginia, ha fatto sapere alla CNN che i funzionari statali stanno valutando l'impatto dell'ordinanza sulla certificazione dei risultati da parte del Consiglio di Stato.

La vicenda giudiziaria è complessa. La Corte Suprema della Virginia aveva già ribaltato due precedenti ordinanze della Tazewell Circuit Court che avevano tentato di bloccare il referendum, permettendo così lo svolgimento del voto di martedì. I ricorsi sul merito restano pendenti davanti alla Corte Suprema statale, che avrà l'ultima parola. Cuccinelli ha indicato che ci sono quattro impugnazioni costituzionali contro il referendum in corso nei tribunali, tre delle quali contestano il processo di approvazione dell'emendamento.

Il presidente Donald Trump ha reagito al risultato del referendum con un messaggio su Truth Social, definendo il voto "truccato". Trump ha scritto che per tutta la giornata i Repubblicani erano in vantaggio fino a un presunto "massiccio arrivo di schede per corrispondenza" alla fine dello spoglio, ripetendo accuse simili a quelle rivolte alla sconfitta del 2020 contro Joe Biden. Il presidente ha sostenuto che la formulazione del quesito referendario era deliberatamente incomprensibile e ingannevole, chiedendo ai tribunali di intervenire. In realtà, come riportato dal New York Times, il sì ha superato il no nella tarda serata di martedì perché diverse roccaforti democratiche densamente popolate hanno riportato i risultati più tardi rispetto ad altre giurisdizioni, un fenomeno comune in Virginia.

Il referendum è stato approvato con il 51,5% contro il 48,5%, un margine di circa tre punti percentuali. La nuova mappa trasformerebbe l'attuale equilibrio di sei seggi democratici e cinque repubblicani in una configurazione con dieci seggi favorevoli ai Democratici e uno solo solido per i Repubblicani. Secondo i dati di AdImpact riportati da Newsweek, sulla campagna sono stati spesi oltre 80 milioni di dollari, con i sostenitori del sì che hanno investito 56,4 milioni contro i 24,6 milioni dei contrari.

Il Comitato Nazionale Repubblicano, parte ricorrente nella causa decisa da Hurley, ha accolto con favore la sentenza. Un portavoce del RNC ha dichiarato all'ABC News che i Democratici sono riusciti a ottenere solo una vittoria di tre punti nonostante abbiano speso decine di milioni di dollari e manipolato gli elettori con un linguaggio fuorviante sulla scheda. Il portavoce ha definito l'operazione di ridisegno dei collegi un tentativo palese di conquista del potere.

Il politologo Larry Sabato ha commentato a Newsweek definendo i risultati un disastro per Trump. Ha dichiarato alla testata che non si tratta solo della guerra con l'Iran e che il presidente non è riuscito a prevedere le conseguenze delle proprie azioni, illudendosi che i Democratici si sarebbero disarmati unilateralmente. Stephen Farnsworth, professore di scienze politiche all'Università di Mary Washington, ha detto a Newsweek che il ridisegno a metà decennio non ha ottenuto nulla per Trump e che questa sconfitta potrebbe costare ai Repubblicani la maggioranza alla Camera in autunno. Jeremy Mayer, professore di scienze politiche alla George Mason University, ha spiegato alla stessa testata che la Virginia resta uno Stato conteso ma diventa blu quando il tema è Trump, aggiungendo che la guerra alla burocrazia federale ha reso il presidente inviso in gran parte dello Stato, in particolare nella Virginia del Nord.

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha spiegato a Newsweek perché Trump non abbia fatto una campagna più attiva contro il referendum, affermando che il presidente ha molti impegni ma ha comunque ospitato una telefonata la sera prima del voto. Il leader democratico alla Camera Hakeem Jeffries, deputato di New York, ha dichiarato che i Democratici non hanno fatto un passo indietro ma hanno reagito con forza, aggiungendo che quando gli avversari colpiscono basso il suo partito risponde duramente.

La battaglia legale procederà rapidamente. Il ricorso di Jones andrà verso la Corte d'Appello e potrebbe arrivare in tempi brevi alla Corte Suprema della Virginia. La mappa deve superare il vaglio giudiziario prima che le schede per le elezioni di novembre vengano finalizzate.


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L’economia dell’astensione


La politica è tale se decide se prevale la prevale l’astensione della scelta è sterile gestione

C’è un tratto che attraversa l’azione economica del governo guidato da Giorgia Meloni e che merita di essere osservato con attenzione, al di là delle letture immediate.

Non riguarda tanto ciò che è stato fatto.

Riguarda, piuttosto, ciò che non è stato fatto.

Negli ultimi due anni, i principali dossier economici sono stati gestiti con una certa efficacia operativa:

  • la finanza pubblica è stata mantenuta entro un perimetro di sostenibilità;
  • la crisi energetica è stata assorbita senza effetti sistemici;
  • l’occupazione ha registrato dati quantitativi positivi;
  • il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato rimodulato per renderlo più aderente alla capacità di spesa.

Tutto questo è vero.

Ed è, in larga parte, anche corretto.

Ma non è questo il punto.

Il punto è che la politica economica non si misura solo sulla gestione dell’esistente.

Si misura sulla capacità di intervenire dove l’intervento modifica gli equilibri.

Ed è qui che emerge una linea più profonda.

I grandi dossier strutturali restano sullo sfondo:

  • la produttività stagnante del sistema economico;
  • l’assenza di una politica industriale organica;
  • il debito pubblico gestito ma non ridotto;
  • la mancata ridefinizione del welfare in chiave demografica.

Non si tratta di dimenticanze.

Si tratta di scelte.

Intervenire su questi fronti significherebbe incidere su assetti consolidati, redistribuire risorse, ridefinire priorità.

In altre parole: aprire conflitti.

In questo senso, più che una politica dell’azione, si intravede una politica dell’astensione.

Non un’astensione passiva, ma selettiva:

si interviene dove è possibile consolidare il consenso,

si evita di intervenire dove il costo politico sarebbe elevato.

È una linea che produce stabilità.

E la stabilità, in un contesto segnato da vincoli finanziari e istituzionali stringenti, non è un risultato banale.

Ma ogni stabilità ha un prezzo.

Perché ciò che non viene trasformato tende a sedimentarsi:

  • la bassa produttività diventa strutturale;
  • i salari restano compressi;
  • il sistema industriale perde progressivamente posizione;
  • il welfare rinvia il proprio riequilibrio.

Il rischio non è l’errore.

Il rischio è la progressiva irrilevanza.

Un’economia che non ridefinisce sé stessa viene ridefinita da fattori esterni:

dalle dinamiche europee, dalle catene globali del valore, dalla tecnologia, dalla demografia.

In questo scenario, la non-decisione non è neutrale.

È una forma di adattamento.

Resta allora una domanda, che non è polemica ma strutturale:

quanto può durare una politica economica fondata sull’equilibrio,

in un contesto che richiede trasformazione?

Perché, prima o poi, ogni equilibrio si incrina.

E quando accade,

non lascia molto spazio all’astensione.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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DJI Lito X1 e Lito 1: i droni facili che puntano in alto


DJI amplia la propria offerta nel mondo dei droni consumer con i nuovi DJI Lito X1 e DJI Lito 1, due modelli pensati per rendere la fotografia aerea e la creazione di contenuti più semplici anche per chi si avvicina per la prima volta a questo segmento. L’idea alla base della nuova serie Lito è chiara: proporre dispositivi accessibili, facili da usare e completi sotto il profilo tecnico, senza rinunciare a funzioni avanzate sempre più richieste da creator, appassionati e utenti alle prime armi.

Con questa nuova gamma, il marchio punta su un equilibrio interessante tra sicurezza di volo, qualità delle immagini e strumenti automatici per la ripresa. Proprio questi elementi rendono DJI Lito X1 e DJI Lito 1 due prodotti da tenere d’occhio per chi cerca un drone compatto e moderno da usare durante viaggi, escursioni e attività all’aperto.

La nuova serie DJI Lito punta su semplicità e creatività


Secondo quanto comunicato dall’azienda, la serie DJI Lito nasce per offrire un’esperienza più immediata e accessibile. I due droni condividono una filosofia comune, basata su sistemi di assistenza intelligenti e su una gestione del volo pensata per ridurre gli ostacoli all’ingresso, soprattutto per i principianti.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rilevamento omnidirezionale degli ostacoli, una funzione sempre più importante nei droni di nuova generazione. In questo caso, la tecnologia è progettata per aiutare il pilota nelle fasi più delicate, come decollo, movimento in ambienti complessi e atterraggio, migliorando la percezione dello spazio circostante e contribuendo a rendere il volo più controllato.

Nel caso del più evoluto DJI Lito X1, la dotazione si arricchisce con un LiDAR frontale, pensato per offrire una lettura ancora più precisa dell’ambiente. È una caratteristica che alza il livello della gamma e che suggerisce una maggiore attenzione verso chi desidera un supporto extra durante le riprese in contesti più difficili.

Differenze tra DJI Lito X1 e DJI Lito 1


Pur appartenendo alla stessa famiglia, DJI Lito X1 e DJI Lito 1 si rivolgono a esigenze leggermente diverse. Il modello più accessibile, DJI Lito 1, integra un sensore CMOS da 1/2 pollice da 48 MP con apertura f/1,8 e supporta foto fino a 8K e video in 4K. Sulla carta è una configurazione pensata per chi vuole iniziare a realizzare contenuti con un buon livello di dettaglio, mantenendo allo stesso tempo una fascia di prezzo più contenuta.

Il più avanzato DJI Lito X1 si spinge oltre grazie a un sensore CMOS da 1/1,3 pollici da 48 MP con apertura f/1,7. Questo modello supporta inoltre video HDR con 14 stop di gamma dinamica e il profilo D-Log M a 10 bit, due elementi che lo rendono più interessante per chi cerca maggiore flessibilità in fase di ripresa e post-produzione. La presenza della memoria interna da 42 GB è un altro dettaglio che rafforza il posizionamento del modello premium, offrendo più libertà nella gestione dei file direttamente sul drone.

In sintesi, DJI Lito 1 sembra pensato per chi vuole entrare nel mondo dei droni con una proposta completa ma più economica, mentre DJI Lito X1 si presenta come la scelta più evoluta per chi vuole qualcosa in più sul fronte imaging e sicurezza.

Sicurezza di volo e funzioni automatiche per chi parte da zero


Uno dei punti centrali della nuova serie è la volontà di semplificare la vita a chi non ha grande esperienza. Il sistema di visione omnidirezionale è stato sviluppato proprio per aiutare a evitare ostacoli come pareti, rilievi o altri elementi presenti nell’ambiente di volo, riducendo il margine di errore e permettendo di concentrarsi maggiormente sull’inquadratura.

A questo si aggiungono le modalità automatiche come ActiveTrack, QuickShot, MasterShot, Hyperlapse e Panorama, che rendono più semplice ottenere riprese dinamiche senza dover intervenire manualmente su ogni passaggio. Per chi pubblica contenuti sui social o vuole portare a casa clip più spettacolari con pochi tocchi, queste funzioni rappresentano uno degli aspetti più interessanti della gamma.

DJI sottolinea anche la capacità di tracciamento stabile fino a 12 m/s, un dato che suggerisce una buona affidabilità nelle situazioni in cui il soggetto è in movimento. Per chi riprende bici, corsa, escursioni o scene dinamiche all’aperto, si tratta di una caratteristica che può fare la differenza nell’uso quotidiano.

Qualità fotografica e video: cosa offrono i nuovi droni DJI


Sul fronte dell’immagine, la serie DJI Lito è pensata per offrire file dettagliati sia di giorno sia in condizioni di luce più difficili. L’obiettivo dichiarato è permettere ai creator di ottenere contenuti più puliti, con meno rumore e una resa migliore anche durante le riprese notturne o al tramonto.

Il sensore più grande del DJI Lito X1 rappresenta uno dei suoi principali punti di forza, soprattutto per chi dà priorità alla gamma dinamica e alla maggiore lavorabilità del file. La compatibilità con D-Log M a 10 bit rende questo modello più interessante anche per chi desidera intervenire con maggiore precisione sul colore. DJI Lito 1, pur collocandosi un gradino sotto, mantiene una scheda tecnica molto competitiva per la sua fascia, con supporto a foto in 8K e video in 4K.

Nel complesso, la nuova serie sembra voler coprire due profili di utente diversi, mantenendo però una base comune fatta di semplicità, qualità e strumenti automatici.

Autonomia, trasferimento file e praticità d’uso


DJI dichiara per entrambi i modelli un’autonomia fino a 36 minuti con la batteria intelligente standard. È un valore che, almeno sulla carta, consente sessioni di volo abbastanza lunghe per riprendere più scene senza dover rientrare troppo spesso. A questo si aggiunge una resistenza al vento fino a 10,7 m/s, un dato che punta a garantire maggiore stabilità e controllo anche in condizioni meno ideali.

Interessante anche la presenza del sistema QuickTransfer, che permette di trasferire i file fino a 50 MB/s tramite Wi-Fi 6. Questo passaggio è sempre più importante in un mercato in cui molti contenuti vengono registrati, montati e condivisi in tempi molto rapidi, spesso direttamente da smartphone o tablet.

Nel caso del DJI Lito X1, la memoria interna integrata contribuisce ulteriormente a rendere il flusso di lavoro più flessibile, soprattutto quando non si vuole dipendere esclusivamente da supporti esterni o da trasferimenti immediati.

Prezzi e disponibilità di DJI Lito 1 e Lito X1


Per quanto riguarda il mercato italiano, DJI Lito 1 è disponibile al prezzo consigliato di 339 euro, mentre la versione Fly More Combo con DJI RC-N3 arriva a 479 euro. DJI Lito X1 parte invece da 419 euro, con la configurazione Fly More Combo (DJI RC-N3) proposta a 579 euro. Salendo di livello, la versione Fly More Combo con DJI RC 2 costa 689 euro, mentre la Fly More Combo Plus con DJI RC 2 raggiunge i 769 euro.

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Servono sei mesi per bonificare le mine iraniane dallo Stretto di Hormuz


L'assessment della Difesa, riferito in un briefing riservato al Congresso, prevede conseguenze economiche prolungate. Il prezzo della benzina negli Stati Uniti è salito a 4,02 dollari al gallone.

Bonificare lo Stretto di Hormuz dalle mine collocate dall'esercito iraniano potrebbe richiedere fino a sei mesi, e l'operazione difficilmente partirà prima della fine della guerra tra Stati Uniti e Iran. È quanto il Pentagono ha comunicato al Congresso, secondo una ricostruzione del Washington Post. La valutazione, se confermata, implica che l'impatto economico del conflitto si protrarrà fino alla fine dell'anno o oltre.

La stima è stata illustrata martedì da un alto funzionario della Difesa durante un briefing riservato per i membri della Commissione Forze Armate della Camera, come riferito da tre fonti a conoscenza della discussione. Il quotidiano della capitale riporta che la previsione ha suscitato frustrazione sia tra i democratici sia tra i repubblicani. È un segnale ulteriore che i prezzi di benzina e petrolio potrebbero restare elevati ben oltre un eventuale accordo di pace.

Mercoledì il costo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti era di 4,02 dollari, secondo i dati di AAA, contro i 2,98 dollari registrati poco prima dell'inizio della guerra a febbraio. Trump ha oscillato sul tema: questo mese ha dichiarato che i prezzi "potrebbero restare gli stessi o salire leggermente" entro il voto di midterm, salvo poi sostenere che sarebbero stati "molto più bassi" prima delle elezioni. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha indicato la fine di settembre come orizzonte possibile per tornare a una benzina a tre dollari.

Secondo tre funzionari che hanno parlato in forma anonima per la delicatezza della materia, ai parlamentari è stato riferito che l'Iran potrebbe aver piazzato venti o più mine nello Stretto di Hormuz e nelle acque adiacenti. Alcune sono state fatte galleggiare a distanza con tecnologia GPS, rendendo difficile l'individuazione durante il posizionamento. Altre sarebbero state deposte da forze iraniane con piccole imbarcazioni. Lo stretto è una via d'acqua cruciale per il transito del petrolio mediorientale attraverso il Golfo Persico.

Il Pentagono non ha voluto rispondere nel merito. Il portavoce Sean Parnell ha confermato che la comunicazione è avvenuta in un briefing riservato ai parlamentari, ma ha definito le informazioni "inaccurate". "Decidendo di pubblicare queste false affermazioni, il Washington Post ha reso chiaro che gli interessa più portare avanti un'agenda che la verità", si legge nella nota. Il Comando Centrale statunitense, responsabile delle operazioni nell'area, ha rifiutato di commentare. La Casa Bianca ha rimandato al Pentagono.

Il blocco del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz è diventato uno dei nodi centrali della guerra. Teheran ha dichiarato chiuso il passaggio e ha attaccato alcune navi per colpire l'economia globale e l'amministrazione Trump, mentre Washington e la Repubblica Islamica premono per imporre le rispettive condizioni. Prima del conflitto, circa il 20 per cento del petrolio mondiale transitava per lo stretto, con Giappone, Corea del Sud, Cina e altri paesi asiatici particolarmente dipendenti dall'energia mediorientale.

Trump ha chiesto all'Iran di porre fine al programma nucleare, consegnare tutto l'uranio altamente arricchito e riaprire completamente lo stretto, minacciando nuove azioni militari in caso di rifiuto. Teheran ha risposto che non proseguirà i negoziati finché il presidente non revocherà il blocco navale imposto questo mese per soffocare l'economia iraniana basata sul petrolio.

La posa delle mine è iniziata a marzo, mentre proseguivano gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran. Trump ha minacciato conseguenze "a un livello mai visto prima" se Teheran non avesse rimosso gli ordigni. Nei giorni successivi il Pentagono ha rivendicato operazioni contro le imbarcazioni iraniane impiegate per la posa. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha scritto sui social che le forze statunitensi stavano distruggendo quelle navi con "spietata precisione" e che gli Stati Uniti "non permetteranno ai terroristi di tenere in ostaggio lo Stretto di Hormuz".

Il viceministro degli Esteri iraniano, Majid Takht-Ravanchi, ha negato che il suo paese stia posando mine. Il New York Times, citando funzionari statunitensi, ha scritto questo mese che l'Iran non sarebbe in grado di individuare tutte le mine che ha disseminato. La valutazione del Pentagono è stata trasmessa ai parlamentari dopo che Trump aveva scritto sui social che "l'Iran, con l'aiuto degli Stati Uniti, ha rimosso, o sta rimuovendo, tutte le mine marine" dallo stretto, un messaggio pubblicato venerdì su Truth Social nel tentativo di rassicurare i mercati e segnalare la vicinanza di un accordo.

Martedì il presidente ha annunciato l'estensione a tempo indeterminato di un cessate il fuoco di due settimane. La leadership iraniana, ha dichiarato, è "seriamente fratturata" e deve "presentare una proposta unitaria". Le sue parole sono arrivate mentre fonti indicavano una riluttanza di Teheran a un nuovo round negoziale. A marzo CNN aveva riferito di una valutazione della Defense Intelligence Agency secondo cui l'Iran avrebbe potuto tenere chiuso lo stretto da uno a sei mesi, con le mine tra i fattori rilevanti. All'epoca Parnell aveva detto alla stessa emittente che una chiusura di sei mesi era "un'impossibilità e del tutto inaccettabile" per Hegseth.

Resta da capire con quali mezzi il Pentagono condurrà la bonifica. Tra le opzioni evocate dai funzionari ci sono elicotteri, droni e sommozzatori specializzati nell'eliminazione di ordigni esplosivi. Alcune navi commerciali hanno attraversato lo stretto durante il cessate il fuoco, ma il traffico si è di nuovo bloccato nel fine settimana, quando le forze iraniane hanno aperto il fuoco su alcune petroliere e hanno dichiarato nuovamente chiuso il passaggio.

Richard Nephew, esperto di diplomazia iraniana e senior researcher alla Columbia University, ha dichiarato al Washington Post che un orizzonte di sei mesi per la bonifica è destinato a scuotere i mercati del petrolio e del gas, vista la preoccupazione di assicuratori, armatori e comandanti nell'attraversare una rotta minata. "Non ci saranno molte persone disposte a correre quel rischio", ha osservato, aggiungendo che la presenza di mine potrebbe non causare una "interruzione totale", ma che le conseguenze di uno stretto a doppio senso parzialmente inutilizzabile sarebbero comunque significative.

L'Iran dispone di oltre 5.000 mine navali, che potrebbero rivelarsi particolarmente efficaci date le acque poco profonde e le corsie di navigazione strette dello stretto, stando a una valutazione della Defense Intelligence Agency. La stessa testata ha ricordato che oltre la metà degli elettori statunitensi attribuisce "molto" al presidente la responsabilità dell'impennata dei prezzi della benzina.

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Lazio in finale di Coppa Italia: Motta para quattro rigori e stende l'Atalanta


Al New Balance Arena di Bergamo finisce 2-3 dopo i calci di rigore. Il 13 maggio i biancocelesti sfideranno l'Inter

La Lazio è in finale di Coppa Italia. A Bergamo i biancocelesti hanno battuto l'Atalanta 4-2 ai calci di rigore, dopo che i 90 minuti e i supplementari si erano chiusi sull'1-1. Protagonista assoluto della serata il portiere Edoardo Motta, che ha parato quattro dei cinque rigori atalantini diventando l'eroe della qualificazione. Il 13 maggio la Lazio affronterà l'Inter in finale.

La partita è rimasta bloccata sullo 0-0 per tutta la prima metà, con l'Atalanta a fare la partita e la Lazio a difendersi con ordine. Nella ripresa la gara si è accesa: all'84' Romagnoli ha portato in vantaggio i biancocelesti su corner, anticipando Djimsiti nell'area piccola. La gioia è durata appena due minuti: all'86' Pasalic ha pareggiato con un rasoterra sul quale Motta è stato ingannato da una deviazione di Taylor. Nel recupero Motta ha salvato il risultato volando sul colpo di testa di Scamacca e deviando la palla sul palo.

Nei supplementari l'Atalanta è passata in vantaggio al 95' con Raspadori, servito da Zappacosta su cross di De Ketelaere. La Lazio ha resistito e si è spinta in avanti nel finale, sfiorando il pareggio al 118' con Romagnoli di testa su punizione di Tavares. Si è andati ai rigori, dove Motta ha fatto il resto.

Nella semifinale di andata le due squadre si erano già divise la posta: finì 2-2.

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L'FBI ha indagato su una giornalista dopo un articolo sulla fidanzata del direttore Patel


L'inchiesta dell'agenzia federale sulla reporter Elizabeth Williamson, poi archiviata dal dipartimento di Giustizia per mancanza di basi legali, solleva interrogativi sulla criminalizzazione del lavoro giornalistico.

L'FBI ha avviato il mese scorso un'indagine su una giornalista del New York Times dopo che aveva scritto un articolo sul direttore dell'agenzia, Kash Patel, e sull'uso di personale federale per garantire alla sua fidanzata scorta e trasporti pagati dallo Stato. La notizia è stata pubblicata dallo stesso New York Times, che cita una fonte informata sui fatti.

Secondo la ricostruzione, gli agenti hanno interrogato la fidanzata di Patel, Alexis Wilkins, hanno consultato le banche dati federali per raccogliere informazioni sulla reporter Elizabeth Williamson e hanno raccomandato di procedere con un'indagine preliminare per verificare se la giornalista avesse violato le leggi federali sullo stalking. Questi passaggi hanno sollevato preoccupazioni tra alcuni funzionari del dipartimento di Giustizia, che hanno letto l'iniziativa come una ritorsione per un articolo sgradito a Patel e alla fidanzata. Gli stessi funzionari hanno concluso che non esisteva alcuna base legale per andare avanti e hanno bloccato l'inchiesta.

Interpellata dal New York Times, l'FBI ha risposto che gli investigatori erano preoccupati perché le tecniche aggressive di raccolta di informazioni avrebbero superato i confini dello stalking, ma ha precisato che nessun caso è stato aperto. Un portavoce dell'agenzia ha definito falsa la ricostruzione secondo cui sarebbe stata avviata un'indagine sulla reporter. Secondo il portavoce, Wilkins è stata sentita in relazione a una minaccia di morte ricevuta da Boston dopo la pubblicazione dell'articolo del 28 febbraio, e le domande sulla giornalista sarebbero emerse solo in quel contesto.

L'articolo al centro del caso, firmato da Williamson e pubblicato il 28 febbraio, raccontava come Wilkins disponesse di una scorta permanente composta da agenti delle squadre speciali SWAT provenienti da uffici dell'FBI di tutto il Paese, che la accompagnavano in impegni pubblici tra cui esibizioni canore e un appuntamento dal parrucchiere. La rivelazione aveva acceso i riflettori sull'uso di risorse pubbliche da parte di Patel per fini personali, poco dopo che il direttore aveva fatto notizia per aver festeggiato a Milano con la nazionale maschile di hockey statunitense dopo la vittoria dell'oro olimpico.

Il direttore esecutivo del New York Times, Joseph Kahn, ha criticato duramente l'agenzia federale. In una dichiarazione riportata dalla testata, Kahn ha affermato che il tentativo dell'FBI di criminalizzare un lavoro giornalistico ordinario rappresenta una violazione palese dei diritti garantiti dal Primo Emendamento e un ulteriore tentativo dell'amministrazione di impedire ai giornalisti di vigilare sul suo operato, definendo l'episodio allarmante, incostituzionale e sbagliato.

Nella preparazione dell'articolo Williamson aveva seguito procedure standard, contattando numerose persone che avevano lavorato con Wilkins o la conoscevano. Aveva avuto un solo contatto telefonico iniziale con la diretta interessata, che aveva preteso che la conversazione fosse off the record, e uno scambio di email prima della pubblicazione. Aveva anche chiesto a Wilkins una lista di persone da interpellare, senza ricevere risposta. La reporter non ha mai incontrato Wilkins di persona.

Il giorno stesso dell'uscita del pezzo, Wilkins ha ricevuto una email di minacce da un mittente anonimo, poi individuato a Boston, che ha ammesso di averla inviata dopo aver letto l'articolo. Pochi giorni dopo l'FBI ha interrogato Wilkins, che ha raccontato di essersi sentita molestata dal lavoro di Williamson, lamentele che aveva già espresso all'agenzia a gennaio, quando la reporter l'aveva contattata per la prima volta. Un legale di Wilkins aveva scritto ai redattori del New York Times prima della pubblicazione, sostenendo che l'attività di ricerca sollevava domande sulla proporzionalità e sullo scopo giornalistico dell'inchiesta.

Dopo l'interrogatorio, l'FBI ha scandagliato le proprie banche dati per cercare elementi utili a giustificare un approfondimento su Williamson, invocando gli statuti federali su stalking e minacce alla sicurezza e alla reputazione. Gli agenti hanno raccomandato di passare a un'indagine preliminare, ma a quel punto sono emersi ostacoli al dipartimento di Giustizia. Né il New York Times né la reporter sono stati informati dei passi compiuti dall'agenzia. Williamson ha rifiutato di commentare.

Secondo la fonte citata dalla testata, un agente con funzioni di supervisione al quartier generale dell'FBI a Washington, competente sulle indagini per crimini violenti, è stato coinvolto nelle fasi iniziali. Il dettaglio è rilevante perché, fin dalle inchieste sulla server privata di posta elettronica di Hillary Clinton e sui legami tra Trump e la Russia, gli alleati del presidente hanno sostenuto che il coinvolgimento dei vertici di Washington, anziché degli uffici locali, apre la strada a influenze politiche.

L'ostilità del presidente verso i giornalisti è un tratto distintivo del suo mandato, e Patel condivide questa impostazione. Prima di guidare l'FBI, in un discorso del 2024, aveva paragonato i giornalisti al nemico più potente mai affrontato dagli Stati Uniti. A gennaio l'agenzia ha perquisito la casa in Virginia di Hannah Natanson, reporter del Washington Post, nell'ambito di un'indagine su un contractor governativo e sulla gestione di materiale classificato. Ad aprile, dopo le notizie sull'abbattimento di un caccia statunitense in Iran, Trump ha promesso azioni contro una testata non nominata. All'inizio dell'anno scorso la Casa Bianca aveva punito l'Associated Press per il rifiuto di adeguarsi all'ordine esecutivo che ribattezzava il Golfo del Messico, limitandone l'accesso agli eventi stampa.

Il presidente ha inoltre intentato causa per diffamazione contro il New York Times e tre suoi giornalisti, sostenendo che una serie di articoli durante la campagna del 2024 mirava a danneggiare la sua candidatura e la sua reputazione di imprenditore. A dicembre la testata ha citato in giudizio il Pentagon, accusando l'amministrazione di violare i diritti costituzionali dei cronisti con restrizioni sulla copertura delle questioni militari. A marzo un giudice federale ha stabilito che quei limiti violavano il Primo Emendamento e ha ordinato di cancellare parti della policy, in una battaglia legale tuttora in corso.

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Tineco FLOOR ONE Fold Series: la nuova lavapavimenti pensata per chi ha poco spazio


Con la nuova Tineco FLOOR ONE Fold Series, il brand punta a rispondere a un’esigenza sempre più concreta nelle case di oggi: avere una lavapavimenti smart capace di offrire prestazioni elevate senza diventare ingombrante da usare e da riporre. La nuova gamma nasce infatti dai feedback raccolti nei mercati europei, con un’attenzione particolare a chi vive in appartamenti o ambienti urbani dove ogni centimetro conta.

L’idea alla base della serie è semplice ma molto attuale. Tineco ha progettato una soluzione per la pulizia quotidiana che unisce flessibilità, praticità e ingombro ridotto, senza rinunciare a quelle caratteristiche che oggi gli utenti cercano in un prodotto per i pavimenti: buona autonomia, facilità nei movimenti, manutenzione semplificata e un’esperienza d’uso più comoda anche negli spazi difficili da raggiungere.

Una lavapavimenti pieghevole per la vita di tutti i giorni


Il tratto distintivo della FLOOR ONE Fold Series è il suo tubo pieghevole a 180 gradi, una soluzione pensata per rendere la pulizia più agile soprattutto sotto letti, divani e mobili bassi. A questo si aggiunge un design leggero e low profile che, almeno sulla carta, punta a rendere il prodotto più semplice sia da manovrare sia da riporre una volta terminato il lavoro. Il peso dichiarato è di 3,5 kg, mentre l’altezza da disteso arriva a 9,6 cm, un dato che fa capire chiaramente l’attenzione al tema dell’accessibilità negli spazi stretti.

Tineco sottolinea anche come questa nuova serie riesca a combinare in un solo passaggio aspirazione e lavaggio, rendendo più lineare la routine di pulizia delle superfici dure. La potenza di aspirazione arriva fino a 22 kPa, un valore interessante per una categoria di prodotto che ormai non punta solo alla comodità, ma anche a una pulizia più completa e veloce nella gestione dello sporco quotidiano.

Focus su pulizia della spazzola e igiene


Uno degli aspetti su cui Tineco insiste maggiormente è la gestione dell’igiene durante e dopo l’utilizzo. La serie integra infatti la tecnologia Tineco MHCBS, sviluppata per mantenere la spazzola più pulita durante il funzionamento e assicurare risultati più costanti passata dopo passata. In un prodotto di questo tipo, si tratta di un elemento importante perché incide direttamente sulla qualità dell’esperienza d’uso nel lungo periodo.

A completare il pacchetto c’è il sistema di self-cleaning FlashDry a 85°C, pensato per migliorare la pulizia interna del dispositivo e aiutare a ridurre la formazione di cattivi odori. Tineco affianca a questa funzione anche la modalità SilentDry, che limita il rumore durante l’asciugatura. È un dettaglio che può fare la differenza soprattutto in appartamento o in contesti condominiali, dove la silenziosità resta un valore concreto nell’uso quotidiano degli elettrodomestici.

FLOOR ONE i7 Fold è il primo modello disponibile


Il primo prodotto ad arrivare sul mercato è FLOOR ONE i7 Fold, modello di accesso della nuova famiglia. Disponibile nella colorazione Black & Green, questa lavapavimenti integra diverse funzioni orientate alla praticità. Tra queste troviamo il design DualBlock Anti-Tangle, pensato per gestire con maggiore continuità capelli e peli, la tecnologia SmoothDrive per movimenti più fluidi e un assistente vocale che fornisce aggiornamenti in tempo reale durante l’utilizzo.

Per quanto riguarda la disponibilità, FLOOR ONE i7 Fold è già acquistabile al prezzo di listino di 499 euro attraverso Amazon.it e Tineco Store. Si tratta quindi del modello che inaugura concretamente la nuova proposta del brand nel segmento delle lavapavimenti pieghevoli e salvaspazio.

In arrivo anche FLOOR ONE i7 Fold Premium


Accanto al modello base, Tineco ha già anticipato l’arrivo di FLOOR ONE i7 Fold Premium, versione che sarà disponibile da giugno nei negozi MediaWorld. In questo caso cambia la finitura, con una colorazione bianca, ma soprattutto aumenta l’autonomia, che in modalità Eco viene indicata fino a 50 minuti. Il modello Premium includerà anche accessori aggiuntivi, mantenendo però lo stesso prezzo di listino di 499 euro.

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Scontro frontale tra due treni in Danimarca: diversi feriti, evacuati tutti i passeggeri


L'incidente è avvenuto questa mattina a 50 km da Copenaghen. La polizia: "Grave incidente ferroviario, un gran numero di agenti sul posto"

Due treni regionali si sono scontrati questa mattina a Kagerup, a circa 50 chilometri a nord di Copenaghen, in Danimarca. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa danese, ci sarebbero circa diciassette feriti, anche se le loro condizioni non sono ancora state precisate. Tutti i passeggeri sono stati evacuati.

"Si è verificato un grave incidente ferroviario. Due treni si sono scontrati e un gran numero di agenti di polizia e personale dei servizi di emergenza sono sul posto", ha scritto la polizia locale in un comunicato. "Abbiamo ricevuto l'allarme esattamente alle 6.30 del mattino. Si è trattato di una collisione frontale e ci sono feriti tra i passeggeri", ha dichiarato Tim Simonsen, portavoce dei servizi di emergenza. La dinamica dell'incidente non è ancora chiara.

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Dyson HushJet Mini Cool Fan: il ventilatore compatto e silenzioso che rivoluziona il raffrescamento


Dyson lancia HushJet Mini Cool Fan, un ventilatore compatto e silenzioso progettato per offrire un flusso d’aria potente in dimensioni ridotte. Ecco caratteristiche, tecnologia e dettagli del nuovo dispositivo
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Dyson HushJet Mini Cool Fan – Scheda Tecnica | Techpertutti.com


Dyson HushJet Mini Cool Fan

Scheda tecnica completa

Velocità flusso aria
Fino a 25 m/s

Motore
Brushless DC fino a 65.000 giri/min

Tecnologia ugello
Ugello HushJet™ con flusso mirato, efficiente e bassa turbolenza

Rumorosità
72,5 dBA Boost · 68 dBA velocità 5 · 52 dBA velocità 1

Modalità
5 velocità + modalità Boost

Utilizzo
Handheld, da scrivania, indossabile

Batteria
5000 mAh · fino a 6 ore

Ricarica
USB-C inclusa · completa in 3 ore

Peso
212 g

Categoria
Ventilatore portatile premium

Dyson ha il suo primo ventilatore portatile e compatto: HushJet Mini Cool Fan. Progettato per essere portato sempre con sé, il ventilatore è un dispositivo multifunzione utilizzabile al collo, sulla scrivania o in modalità handheld. Con un peso di soli 212 g e una batteria a lunga durata fino a 6 ore, esso garantisce freschezza continua ovunque e in qualsiasi momento. HushJet Mini Cool Fan raggiunge una velocità del flusso d’aria fino a 25 m/s, grazie a un motore brushless DC che ruota fino a 65.000 giri/min ed è dotato di cinque velocità più una modalità Boost per una potenza extra. In questo modo, il dispositivo permette di regolare il flusso d’aria in base alle esigenze: da una brezza leggera ideale per il lavoro o i viaggi, fino a un sollievo immediato e intenso nelle giornate più calde, mantenendo sempre un funzionamento potente e silenzioso. Il prodotto sarà disponibile in Italia entro la fine di maggio al prezzo di 99,00 euro.

ASUS UGen300: prima USB con motore IA per PC
ASUS UGen300 debutta come prima chiavetta USB con motore IA integrato, pensata per portare l’intelligenza artificiale anche sui PC non dotati di NPU dedicata
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Così Jake Dyson, Chief Engineer: “dal 2009 siamo ossessionati dal flusso d’aria: abbiamo perfezionato la proiezione dell’aria, ridotto le turbolenze e affinato la tecnologia termica. HushJet Mini Cool Fan rappresenta il culmine di questo percorso: un flusso d’aria potente, progettato per accompagnare la vita in movimento, portando una tecnologia di raffrescamento d’eccellenza da ogni casa direttamente nel palmo della tua mano”.


In Dyson, 38 mm è una misura iconica. Rappresenta l’approccio ingegneristico del brand nel rendere i prodotti più compatti, leggeri e performantiIn Dyson, 38 mm è una misura iconica. Rappresenta l’approccio ingegneristico del brand nel rendere i prodotti più compatti, leggeri e performanti

Flusso d’aria HushJet: potente e acusticamente ottimizzato


La tecnologia HushJet genera un flusso d’aria fino a 25 m/s, garantendo una ventilazione rapida ed estremamente efficiente. Grazie all’ottimizzazione della proiezione, il flusso viene canalizzato per ridurre turbolenze e dispersioni, migliorando le prestazioni complessive. In qualunque luogo ci si trovi - a bordo campo, in ufficio, in viaggio o a un festival estivo il ventilatore portatile Dyson mantiene freschi e può essere utilizzato in modalità handheld, posizionato su un piano o indossato a mani libere. Le prestazioni acustiche sono fondamentali quanto la potenza: l’approccio Dyson all’acustica si traduce in un comfort sonoro ottimizzato: l’ugello HushJet riduce le frequenze più elevate, elimina i rumori acuti e attenua il suono del motore, per un raffrescamento potente e silenzioso.

E-commerce Italia 2026: trend e abitudini nel report Idealo
Il report Idealo 2026 analizza l’evoluzione dell’e-commerce in Italia: consumatori sempre più attenti alle offerte, ai prezzi e a scelte di acquisto più consapevoli
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Disponibile in tre colorazioni


Dyson propone tre nuove finiture pensate per unire design e personalità: Ink/Cobalt, combinazione tra blu cobalto e blu inchiostro che interpreta la dualità della vita urbana, dinamica ma raffinata; Carnelian/Sky, evoluzione del classico rosso Dyson con finitura opaca abbinata a un blu cielo fresco e contemporaneo; e Stone/Blush, tonalità ispirata alla madreperla con sfumature bianche e delicati accenti rosati, studiata per trasmettere calma, eleganza e luminosità naturale.
HushJet Mini Cool Fan è pronto all’uso quotidiano con Neck DockHushJet Mini Cool Fan è pronto all’uso quotidiano con Neck Dock
Tra gli accessori a corredo del ventilatore Dyson ha incluso un cavo USB-C e la custodia da viaggio. Per una maggiore personalizzazione, sono disponibili accessori opzionali, tra cui un supporto universale progettato per il fissaggio su oggetti come passeggini e una clip di aggancio per tracolle o indumenti.


ASUS UGen300: la prima USB con motore IA che porta l’intelligenza artificiale su qualsiasi PC


ASUS ha presentato UGen300, il primo dispositivo USB al mondo progettato per dotare PC con Windows e Linux e dispositivi Android di un vero e proprio “motore” dedicato all’IA.

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MOVA introduce il primo sistema di pulizia smart modulabile del settore, una soluzione innovativa basata sull’intelligenza artificiale pensata per semplificare la gestione della casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

L'intelligenza artificiale diventa personale, privata e offline


Per superare il vincolo della connettività a Internet e la problematica del trasferimento dei propri dati sul cloud, ASUS UGen300 porta la potenza di calcolo necessaria direttamente nelle mani dell’utente. Una volta inserita nella porta USB-C, infatti, il dispositivo permette di gestire localmente sul proprio dispositivo attività IA avanzate, come l'elaborazione di testi complessi, il riassunto automatico di video o il riconoscimento vocale in tempo reale, garantendo la massima sicurezza ed evitando di dover sottoscrivere abbonamenti mensili.
Il dispositivo permette di gestire localmente sul proprio dispositivo attività IA avanzateIl dispositivo permette di gestire localmente sul proprio dispositivo attività IA avanzate

Un concentrato di potenza ed efficienza


Nonostante le dimensioni tascabili (105 x 50 x 18 mm), ASUS UGen300 racchiude il processore Hailo-10H, capace di offrire 40 TOPS di potenza di calcolo ed è ottimizzata per l'IA generativa, consentendo di gestire sia l'elaborazione di modelli linguistici (LLM) sia le attività di analisi visiva (VLM), come il riconoscimento di oggetti o la descrizione automatica di immagini. ASUS UGen300 vanta, inoltre, 8GB di memoria LPDDR4 dedicata, che assicura l’esecuzione anche di carichi di lavoro impegnativi senza pesare sulle risorse del computer. Un altro aspetto da non trascurare è quello dell’efficienza, visto che il dispositivo consuma appena 2,5 Watt durante le operazioni più comuni.
ASUS UGen300 è una soluzione plug-and-playASUS UGen300 è una soluzione plug-and-play

Semplicità plug-and-play


Nata per essere universale, ASUS UGen300 è una soluzione plug-and-play dotata di interfaccia USB 3.1 Gen 2 Type-C, compatibile con Windows, Linux e Android. Sebbene l'estrema facilità d'uso la rende perfetta per il mercato consumer e per il mondo della scuola e dell’università, questa soluzione rappresenta uno strumento che può essere utilizzato anche dai professionisti. Per accelerare ulteriormente i tempi di sviluppo, sarà presto disponibile l'utility UGen, che permetterà una validazione rapida dei progetti grazie a oltre 100 modelli pre-addestrati, mentre per scenari di integrazione industriale e professionale, è prevista anche una versione del dispositivo in formato M.2.

Insta360 presenta Snap: nuovi schermi per selfie perfetti
Insta360 presenta Snap, una nuova serie di schermi pensata per aiutare gli utenti a scattare selfie perfetti sfruttando la qualità superiore della fotocamera posteriore. Una soluzione pratica per creator e appassionati di mobile photography
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Disponibilità e prezzi


La disponibilità è prevista entro l’estate, mentre i prezzi al pubblico non sono ancora stati resi noti da ASUS.


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Virginia, un giudice blocca la certificazione del referendum sulla nuova mappa elettorale


Il tribunale di Tazewell ha dichiarato incostituzionale il voto che dava ai Democratici quattro seggi in più alla Camera. Il procuratore generale ha annunciato ricorso immediato e Trump parla di elezione truccata.
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Un giudice della Virginia ha bloccato la certificazione del referendum che martedì aveva approvato la nuova mappa dei collegi congressuali dello Stato, dichiarando incostituzionale la consultazione e la legge che l'aveva indetta. La decisione arriva a meno di 24 ore dal voto che aveva dato ai Democratici la possibilità di conquistare dieci degli undici seggi della Virginia alla Camera dei Rappresentanti, contro gli attuali sei.

Il giudice Jack Hurley della Tazewell Circuit Court ha emesso l'ordinanza mercoledì, stabilendo che tutti i voti espressi a favore o contro l'emendamento costituzionale del 21 aprile sono "inefficaci". Hurley ha definito il quesito sottoposto agli elettori "palesemente fuorviante". L'ordinanza include un'ingiunzione permanente che impedisce ai funzionari elettorali statali di certificare i risultati e di compiere qualsiasi azione per attuare la nuova mappa. Il giudice ha anche respinto la richiesta di sospendere la decisione in attesa del ricorso.

Virginia approva il referendum per ridisegnare i collegi, quattro seggi in più per i Dem
Il referendum sospende fino al 2030 la commissione bipartisan che disegna i collegi e trasferisce il potere all’assemblea democratica. I Repubblicani annunciano ricorsi alla Corte Suprema statale.
Focus AmericaLorenzo Ruffino


La decisione si fonda su argomentazioni procedurali e costituzionali relative all'iter di approvazione dell'emendamento. La costituzione della Virginia prevede che il parlamento statale approvi un emendamento proposto, che si tenga poi un'elezione intermedia con il rinnovo della Camera dei Delegati e che la nuova assemblea riapprovi il testo identico. Ken Cuccinelli, ex procuratore generale repubblicano della Virginia e presidente della Election Transparency Initiative dell'American Principles Project, ha spiegato alla CNN il nodo della controversia. La prima approvazione dell'emendamento è avvenuta ad Halloween, ma il voto anticipato per l'elezione intermedia era già iniziato il 19 settembre 2025, con oltre un milione di persone che avevano votato prima della prima approvazione. Secondo Cuccinelli i Democratici avranno difficoltà a sostenere che si sia trattato di una vera elezione intermedia. Ha aggiunto di attendersi una sentenza definitiva entro maggio.

Il procuratore generale della Virginia Jay Jones, democratico entrato in carica dopo aver sconfitto il repubblicano Jason Miyares a novembre, ha annunciato ricorso immediato. In una dichiarazione riportata da più testate, Jones ha affermato che gli elettori della Virginia si sono espressi e che un giudice attivista non dovrebbe avere potere di veto sul voto del popolo. Andrea Gaines, portavoce del Dipartimento delle Elezioni della Virginia, ha fatto sapere alla CNN che i funzionari statali stanno valutando l'impatto dell'ordinanza sulla certificazione dei risultati da parte del Consiglio di Stato.

La vicenda giudiziaria è complessa. La Corte Suprema della Virginia aveva già ribaltato due precedenti ordinanze della Tazewell Circuit Court che avevano tentato di bloccare il referendum, permettendo così lo svolgimento del voto di martedì. I ricorsi sul merito restano pendenti davanti alla Corte Suprema statale, che avrà l'ultima parola. Cuccinelli ha indicato che ci sono quattro impugnazioni costituzionali contro il referendum in corso nei tribunali, tre delle quali contestano il processo di approvazione dell'emendamento.

Il presidente Donald Trump ha reagito al risultato del referendum con un messaggio su Truth Social, definendo il voto "truccato". Trump ha scritto che per tutta la giornata i Repubblicani erano in vantaggio fino a un presunto "massiccio arrivo di schede per corrispondenza" alla fine dello spoglio, ripetendo accuse simili a quelle rivolte alla sconfitta del 2020 contro Joe Biden. Il presidente ha sostenuto che la formulazione del quesito referendario era deliberatamente incomprensibile e ingannevole, chiedendo ai tribunali di intervenire. In realtà, come riportato dal New York Times, il sì ha superato il no nella tarda serata di martedì perché diverse roccaforti democratiche densamente popolate hanno riportato i risultati più tardi rispetto ad altre giurisdizioni, un fenomeno comune in Virginia.

Il referendum è stato approvato con il 51,5% contro il 48,5%, un margine di circa tre punti percentuali. La nuova mappa trasformerebbe l'attuale equilibrio di sei seggi democratici e cinque repubblicani in una configurazione con dieci seggi favorevoli ai Democratici e uno solo solido per i Repubblicani. Secondo i dati di AdImpact riportati da Newsweek, sulla campagna sono stati spesi oltre 80 milioni di dollari, con i sostenitori del sì che hanno investito 56,4 milioni contro i 24,6 milioni dei contrari.

Il Comitato Nazionale Repubblicano, parte ricorrente nella causa decisa da Hurley, ha accolto con favore la sentenza. Un portavoce del RNC ha dichiarato all'ABC News che i Democratici sono riusciti a ottenere solo una vittoria di tre punti nonostante abbiano speso decine di milioni di dollari e manipolato gli elettori con un linguaggio fuorviante sulla scheda. Il portavoce ha definito l'operazione di ridisegno dei collegi un tentativo palese di conquista del potere.

Il politologo Larry Sabato ha commentato a Newsweek definendo i risultati un disastro per Trump. Ha dichiarato alla testata che non si tratta solo della guerra con l'Iran e che il presidente non è riuscito a prevedere le conseguenze delle proprie azioni, illudendosi che i Democratici si sarebbero disarmati unilateralmente. Stephen Farnsworth, professore di scienze politiche all'Università di Mary Washington, ha detto a Newsweek che il ridisegno a metà decennio non ha ottenuto nulla per Trump e che questa sconfitta potrebbe costare ai Repubblicani la maggioranza alla Camera in autunno. Jeremy Mayer, professore di scienze politiche alla George Mason University, ha spiegato alla stessa testata che la Virginia resta uno Stato conteso ma diventa blu quando il tema è Trump, aggiungendo che la guerra alla burocrazia federale ha reso il presidente inviso in gran parte dello Stato, in particolare nella Virginia del Nord.

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha spiegato a Newsweek perché Trump non abbia fatto una campagna più attiva contro il referendum, affermando che il presidente ha molti impegni ma ha comunque ospitato una telefonata la sera prima del voto. Il leader democratico alla Camera Hakeem Jeffries, deputato di New York, ha dichiarato che i Democratici non hanno fatto un passo indietro ma hanno reagito con forza, aggiungendo che quando gli avversari colpiscono basso il suo partito risponde duramente.

La battaglia legale procederà rapidamente. Il ricorso di Jones andrà verso la Corte d'Appello e potrebbe arrivare in tempi brevi alla Corte Suprema della Virginia. La mappa deve superare il vaglio giudiziario prima che le schede per le elezioni di novembre vengano finalizzate.


Virginia approva il referendum per ridisegnare i collegi, quattro seggi in più per i Dem


La Virginia ha approvato martedì un referendum che consente al parlamento statale di ridisegnare i confini dei collegi elettorali per la Camera dei Rappresentanti, una mossa che potrebbe portare i Democratici a conquistare dieci degli undici seggi dello Stato alle elezioni di metà mandato del 2026. Il sì ha prevalso con il 51,5% contro il 48,5%, con oltre il 95% dei voti scrutinati, su un totale di circa 3 milioni di schede.

La consultazione in Virginia rappresenta l'ultimo capitolo di una battaglia nazionale iniziata nell'estate scorsa, quando il presidente Donald Trump ha spinto gli Stati a guida repubblicana a ridisegnare i collegi congressuali a metà decennio, una pratica rara ma non inedita. L'obiettivo dichiarato era ampliare la fragile maggioranza repubblicana alla Camera in vista del voto di novembre 2026, quando storicamente il partito al potere tende a perdere seggi. Il Texas ha aperto la strada approvando una nuova mappa che aggiungeva cinque seggi favorevoli al Partito Repubblicano. Da lì la disputa si è estesa a Missouri, Ohio, North Carolina e Utah, dove però un giudice distrettuale ha respinto la mappa repubblicana approvandone una alternativa che favorisce i Democratici. In Indiana il Senato statale ha bocciato la proposta sfidando Trump.

Referendum
Virginia, redistricting congressuale
Referendum sulla modifica della costituzione per ridisegnare i collegi del Congresso

OpzioneVoti%


Approvazione della modifica

1.574.538
51,5%

No
Contrari alla modifica

1.485.785
48,5%

3.060.323voti
>95% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press · Ultimo aggiornamento: 23:11 ET

La risposta democratica è arrivata prima dalla California, dove a novembre gli elettori hanno approvato con un ampio margine, 64% contro 36%, la Proposition 50. Quella misura ha sospeso temporaneamente la commissione indipendente che disegna i collegi, restituendo il potere al parlamento statale a maggioranza democratica e aggiungendo cinque seggi favorevoli al partito. Il referendum della Virginia segue la stessa logica. L'emendamento costituzionale approvato martedì sospende fino al 2030 la commissione bipartisan che ridisegna i collegi, trasferendo temporaneamente questa funzione al parlamento controllato dai Democratici. La nuova mappa trasformerebbe l'attuale equilibrio di sei seggi democratici e cinque repubblicani in una configurazione di otto seggi sicuri per i Democratici, due contendibili ma orientati a sinistra e uno solido per i Repubblicani.

La governatrice democratica Abigail Spanberger, eletta a novembre con oltre quindici punti di vantaggio, è stata il volto della campagna per il sì. In una dichiarazione dopo il voto ha definito la misura "temporanea" e ha ribadito l'impegno a restituire nel 2030 il compito di disegnare le mappe alla commissione bipartisan istituita sei anni fa. Hakeem Jeffries, leader democratico alla Camera proveniente da New York, ha commentato il risultato affermando che i Democratici "non hanno fatto un passo indietro" ma "hanno reagito". L'ex presidente Barack Obama era intervenuto nei giorni precedenti con un video pubblicato venerdì invitando i Virginiani a votare sì per "livellare il campo di gioco" contro i Repubblicani.

Sul fronte opposto, Trump aveva fatto pressione fino all'ultimo, intervenendo in un programma radiofonico conservatore e pubblicando un messaggio sui social in cui esortava a votare contro "per salvare il vostro Paese". L'ex governatore repubblicano Glenn Youngkin e l'ex procuratore generale Jason Miyares hanno guidato la campagna per il no, definendo la nuova mappa "la più di parte d'America" e il referendum una "acquisizione di potere incostituzionale". Jeff Ryer, presidente del Partito Repubblicano della Virginia, ha dichiarato che le battaglie legali continueranno davanti alla Corte Suprema dello Stato. Richard Hudson, deputato della North Carolina e presidente del National Republican Congressional Committee, ha ribadito che i Repubblicani manterranno la maggioranza anche con la nuova mappa.

Il voto non chiude definitivamente la questione. La Corte Suprema della Virginia deve ancora esaminare i ricorsi presentati dal Comitato Nazionale Repubblicano, dal NRCC e dal Partito Repubblicano statale. I ricorrenti contestano sia irregolarità procedurali nell'iter di approvazione dell'emendamento sia la formulazione del quesito sulla scheda, ritenuta fuorviante. Un tribunale di primo grado aveva dato ragione ai Repubblicani, ma la Corte Suprema dello Stato aveva poi autorizzato lo svolgimento del referendum. Esiste un precedente del 1958 in cui la Corte invalidò un risultato elettorale, anche se si trattava di un referendum locale di profilo più basso.

La campagna ha attratto ingenti risorse finanziarie. Secondo la società di monitoraggio AdImpact, sono stati spesi oltre 81 milioni di dollari in spot pubblicitari sul referendum, una cifra di soli 3 milioni inferiore a quella investita nella corsa per il governatore della Virginia lo scorso anno e superiore di 16 milioni a quella spesa per la corsa a sindaco di New York. I Democratici hanno superato i Repubblicani di quasi 32 milioni di dollari nella spesa pubblicitaria. Oltre il 95% dei fondi raccolti proviene da organizzazioni senza scopo di lucro che non sono obbligate a rivelare i propri donatori, i cosiddetti gruppi di dark money strutturati come enti 501(c)(4).

Lo sguardo si sposta ora sulla Florida, dove il governatore repubblicano Ron DeSantis ha convocato una sessione straordinaria del legislatore per il 28 aprile. I Repubblicani puntano ad aggiungere da due a cinque seggi favorevoli al partito, ma la mossa ha diverse complicazioni. La costituzione della Florida vieta esplicitamente il disegno dei collegi su base partitica, anche se una sentenza della Corte Suprema statale ha indebolito il vincolo negli anni scorsi. Inoltre, i Democratici hanno ottenuto buoni risultati in alcune elezioni speciali recenti in Florida, spingendo alcuni membri repubblicani del Congresso a esprimere preoccupazione per la possibilità di rendere troppo leggeri i propri margini di vittoria.

Sullo sfondo resta la sentenza attesa della Corte Suprema federale nel caso Louisiana contro Callais, che potrebbe ribaltare una disposizione chiave del Voting Rights Act, la legge del 1965 sui diritti di voto. Una pronuncia favorevole all'ala conservatrice della Corte potrebbe imporre il ridisegno di molti collegi a maggioranza etnica in tutto il Paese, con un beneficio significativo per i Repubblicani. La decisione è attesa non prima di giugno. Al momento i Democratici hanno aggiunto circa dieci seggi potenziali attraverso il ridisegno, i Repubblicani nove, un sostanziale pareggio che potrebbe però spostarsi a favore del Partito Repubblicano se la Florida porterà a termine la propria riforma.


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Il fascino senza tempo dei romanzi rosa. Felicia Kingsley e il nuovo volto del romance


Dalle pagine al grande schermo: il successo del romance contemporaneo tra evasione, emozioni e nuove protagoniste femminili

Nelle librerie per ognuno c’è da sempre un angolo proibito, quello dal quale si esce sempre con qualcosa tra le mani, per molti quell’angolo di paradiso proibito è dedicato ai romanzi rosa, dai classici a quelli appena usciti.

Ci sono svariate caratteristiche che rendono i romanzi rosa diversi dal resto della narrativa contemporanea; per molti lettori e lettrici il leggere di emozioni descritte in maniera intima e delicata, unito ad una storia che, si sa, finirà bene e ad un coinvolgimento totalizzante grazie alla capacità di autori ed autrici di descrivere protagonisti abbastanza comuni da potersi immedesimare e allo stesso tempo non troppo idealizzati così da lasciare libera la fantasia, crea una ricetta perfetta per un best-seller.

Le trame sono conosciute e codificate, come da nemici ad amanti, la finta relazione, la piccola cittadina, l’amore ostacolato (Romeo e Giulietta ne sono un grande esempio), niente di nuovo, sono i personaggi e le trame a volte unite insieme a dare un senso di sicurezza al lettore che oggi corre continuamente e spesso non può permettersi di leggere saggi o libri di filosofia, è qui che la narrativa rosa entra nella quotidianità rassicurante, semplice e scorrevole, tanto da far passare il tempo senza appesantire la mente del lettore.
Sono tante le autrici italiane che fanno da padrone in questo ambiente come, Anna Premoli, tra le prime a rilanciare il romance in Italia, Sveva Casati Modignani, tra le autrici più longeve del panorama e Felicia Kingley regina delle commedie.

Felicia Kinglesy, all’anagrafe Serena Artioli classe 1987, è tra le autrici più lette non solo in Italia ma anche all’estero con libri tradotti in venti lingue e all’attivo circa quattro milioni di copie vendute. Non è certo un caso il suo successo, le sue storie si dividono tra eroine che strizzano l’occhio a Sophie Kinsella, situazioni divertenti e tensione in continuo crescendo. I protagonisti dell’autrice , hanno sempre quel difetto in più che fa in modo di renderli veri e le protagoniste non sono liceali, sono donne, autonome, a volte incasinate, ma capaci e intelligenti; non hanno bisogno di un principe che le salvi ma di un compagno con cui condividere il quotidiano.
E’ scontato che si potesse solo trarre il meglio da questa scrittrice ed è successo col suo libro Non è un paese per single, che l’8 Maggio debutterà come film su Amazon Prime Video.

Ambientato in un piccolo paese della campagna toscana due vecchi amici si rincontrano dopo anni e non si sopportano, è qui che nasce la storia di una coppia obbligata a stare sempre più vicina sullo sfondo di una cittadina che diventa personaggio.
Una storia da leggere d’un fiato o da vedere il prima possibile, perché di film romantici ci sarà sempre bisogno.

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