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Trump annuncia il blocco navale dello Stretto di Hormuz


Il vicepresidente Vance ha lasciato Islamabad senza accordo dopo 21 ore di colloqui diretti. Teheran rifiuta di rinunciare alle ambizioni nucleari e al controllo dello Stretto
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Il presidente Trump ha annunciato che la Marina americana bloccherà "tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz", dopo il collasso dei negoziati di pace con l'Iran a Islamabad. Lo ha scritto su Truth Social poche ore dopo che il vicepresidente JD Vance aveva lasciato il Pakistan senza un accordo, al termine di colloqui durati 21 ore. Trump ha anche minacciato che le forze armate americane "finiranno quel poco che resta dell'Iran" al momento opportuno.

I colloqui di Islamabad, mediati dal Pakistan, sono stati i più importanti tra Stati Uniti e Iran dalla rivoluzione islamica del 1979. Vance ha guidato la delegazione americana, affiancato dall'inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, genero del presidente. La delegazione iraniana era guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal falco Ali Bagheri Kani, noto oppositore dell'accordo nucleare del 2015. I negoziati sono iniziati sabato mattina e proseguiti per tutta la notte, con Trump consultato tra le sei e le dodici volte nel corso delle discussioni.

Il nodo centrale che ha fatto saltare l'intesa è stato il programma nucleare iraniano. Vance ha dichiarato in conferenza stampa a Islamabad che la delegazione americana non ha ottenuto dall'Iran "un impegno fondamentale a non sviluppare un'arma nucleare, non solo ora, non solo tra due anni, ma nel lungo periodo". Trump ha confermato che "la maggior parte dei punti era stata concordata", ma che "l'unico punto che contava davvero, il NUCLEARE, non lo è stato". L'Iran ha sempre rivendicato il diritto di arricchire l'uranio per scopi civili. Ghalibaf ha risposto che gli Stati Uniti "non sono riusciti a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana" e ha attribuito la diffidenza alle "due guerre precedenti".

L'altro grande punto di frizione è stato lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. L'Iran ha imposto un sistema di pedaggi di fatto sulle navi in transito, con tariffe fino a 2 milioni di dollari per le superpetroliere. Teheran insiste sul proprio controllo dello Stretto e rifiuta quelle che definisce "pretese eccessive" degli americani. Il vicepresidente del Parlamento iraniano Haji Babaei ha dichiarato che lo Stretto "è completamente nelle mani dell'Iran" e che "i pedaggi devono essere pagati in rial". Nel frattempo, sabato due cacciatorpediniere americani hanno attraversato lo Stretto per la prima volta dall'inizio del conflitto, in una missione descritta come operazione per la libertà di navigazione e per il dragaggio delle mine. L'Iran ha negato il transito e ha avvertito che qualsiasi tentativo di passaggio da parte di navi militari riceverà "una risposta ferma e decisa".

Prima del collasso dei negoziati, l'Iran aveva posto precondizioni che hanno complicato l'avvio stesso delle discussioni. Ghalibaf aveva chiesto lo sblocco dei fondi iraniani congelati all'estero, in quello che sembrava un riferimento ai 6 miliardi di dollari di ricavi petroliferi parcheggiati in Qatar dall'autunno 2023, e un cessate il fuoco in Libano, dove Israele continua le operazioni militari contro Hezbollah. Nei giorni precedenti ai colloqui, Trump aveva chiesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di ridimensionare gli attacchi in Libano per non compromettere la tregua con l'Iran, come riportato dal Wall Street Journal. Netanyahu ha risposto che "non c'è alcun cessate il fuoco in Libano" e che Israele continua a colpire Hezbollah "con tutta la forza".

L'Iran ha dispiegato forze speciali della Marina lungo la costa meridionale per contrastare "qualsiasi possibile infiltrazione nemica nel territorio del Paese", secondo i media di Stato. Gli Stati Uniti hanno inviato migliaia di Marines e paracadutisti in Medio Oriente, inclusi 1.500-2.000 soldati della 82esima divisione aviotrasportata. L'arsenale missilistico iraniano è stato dimezzato rispetto all'inizio del conflitto, secondo valutazioni americane e israeliane, ma Teheran conserva ancora oltre mille missili balistici a medio raggio e capacità di fuoco. La guerra ha causato oltre 3.300 morti in Iran secondo le autorità di Teheran, tra cui centinaia di bambini. Il Pentagono ha dichiarato 13 militari americani uccisi e 390 feriti. Il costo complessivo del conflitto è stimato tra 25 e 35 miliardi di dollari, secondo l'analisi di Elaine McCusker, ex alta funzionaria del bilancio del Pentagono, per l'American Enterprise Institute.

Sul fronte diplomatico, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha detto che nessuno si aspettava un accordo "in una singola sessione" e che "la diplomazia non finisce mai". Vance ha lasciato quella che ha definito "la nostra offerta finale e migliore", aggiungendo: "Vedremo se gli iraniani la accetteranno". Il Pakistan ha chiesto a entrambe le parti di mantenere il cessate il fuoco, in vigore ancora per dieci giorni. L'ex ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha scritto su X che "non è troppo tardi" perché gli Stati Uniti imparino che "non si possono dettare condizioni all'Iran". La BBC ha riferito che contatti indiretti tra le due parti attraverso il Pakistan sono proseguiti anche dopo la partenza di Vance, anche se né Washington né Teheran lo hanno confermato ufficialmente. Analisti ed ex funzionari sono divisi sulle prospettive. Karim Sadjadpour, del Carnegie Endowment for International Peace, ha scritto sull'Atlantic che l'Iran vede in Vance "la voce anti-guerra nel movimento MAGA" e che un eventuale accordo firmato dal vicepresidente avrebbe più forza in vista di una sua possibile candidatura presidenziale. Ilan Goldenberg, ex responsabile del dossier Iran al Pentagono, ha dichiarato al Wall Street Journal che "non esiste una zona di accordo tra Stati Uniti e Iran" sulla base delle posizioni attuali. L'annuncio del blocco navale dello Stretto di Hormuz da parte di Trump indica che la Casa Bianca ha scelto, almeno per ora, la strada dell'escalation.

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La leva negoziale di Trump con l'Iran peggiora


I dati economici di marzo sono i peggiori dall'insediamento del presidente. L'inflazione sale del 3,3% su base annua, la benzina segna un rincaro record del 21,2% e la fiducia dei consumatori tocca il minimo storico dal 1952. I negoziati di Islamabad falliscono dopo 21 ore

La settimana del presidente Donald Trump è iniziata con la minaccia di porre fine a "un'intera civiltà" ed è finita con il fallimento dei negoziati di Islamabad. È la parabola descritta da un'analisi della CNN firmata da Aaron Blake, la cui tesi centrale, scritta mentre il vicepresidente JD Vance era ancora in volo verso il Pakistan, è stata confermata dagli eventi: Trump sta perdendo la leva negoziale con l'Iran, e i dati economici spiegano perché.

I numeri diffusi venerdì disegnano un quadro allarmante. L'inflazione a marzo è salita dello 0,9% in un solo mese, l'aumento mensile più alto degli ultimi quattro anni. Su base annua il tasso ha raggiunto il 3,3%, il livello più elevato dall'insediamento di Trump. Il prezzo della benzina è cresciuto del 21,2% in un mese, un record assoluto. L'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan, uno dei più seguiti dagli analisti, ha toccato il minimo storico da quando esiste la rilevazione, cioè dal 1952. A provocare questi numeri è lo shock petrolifero causato dal blocco dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale.

L’inflazione negli Stati Uniti sale al livello più alto in due anni
I prezzi della benzina sono aumentati del 21,2% in un solo mese, il rialzo mensile più grande dal 1967. Il sentiment dei consumatori è crollato al minimo storico
Focus AmericaRedazione


Il dato più preoccupante per la Casa Bianca, osserva Blake, è che la situazione potrebbe peggiorare. Lo shock petrolifero rischia di alimentare l'inflazione per mesi, anche nel caso in cui la guerra finisse rapidamente e lo Stretto venisse riaperto. Uno scenario economico cupo che si avvicinerebbe alle elezioni di metà mandato di novembre, nelle quali i repubblicani partono già in una posizione difficile per mantenere il controllo della Camera.

È in questo contesto che si sono svolti i negoziati di Islamabad, il più alto livello di contatto diretto tra Stati Uniti e Iran dalla rivoluzione islamica del 1979. Ventuno ore di colloqui, mediati dal Pakistan, si sono concluse senza alcun accordo nella notte tra sabato e domenica. Vance si è presentato davanti alla stampa alle 6:30 del mattino ora locale per annunciare il fallimento delle trattative. "Hanno scelto di non accettare le nostre condizioni", ha detto in una breve conferenza stampa all'hotel Serena prima di ripartire per Washington. Secondo due funzionari iraniani citati dal New York Times, i punti di blocco erano tre: la riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino di circa 400 chili di uranio arricchito al 60% e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all'estero.

Sono già falliti i negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, Vance lascia il Pakistan
Il vicepresidente americano annuncia che Teheran ha rifiutato le condizioni di Washington sul nucleare. Restano irrisolti i nodi sullo Stretto di Hormuz e sull’uranio arricchito
Focus AmericaLorenzo Ruffino


Il fallimento dei negoziati conferma lo squilibrio descritto dall'analisi della CNN. Per tutta la settimana, è stata l'amministrazione Trump a mostrarsi più ansiosa di raggiungere un accordo. Dopo il cessate il fuoco annunciato martedì, le due parti avevano offerto versioni divergenti sulle condizioni della tregua, dal controllo dello Stretto al ruolo degli attacchi israeliani contro Hezbollah in Libano. L'Iran è il principale sostenitore di Hezbollah, a cui fornisce assistenza finanziaria e militare. Washington aveva risposto a ogni problema cercando di minimizzare. Vance aveva definito il disaccordo sul Libano un semplice "malinteso". Trump aveva contattato personalmente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per appianare la situazione. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, interrogata sul traffico quasi inesistente nello Stretto, aveva risposto che "in privato" avevano registrato un "aumento" e che ci sarebbe voluto "tempo".

Il comportamento iraniano a Islamabad ha seguito la stessa logica. Teheran ha rifiutato di rinunciare al blocco dello Stretto, quella che considera la sua principale leva negoziale, dichiarandosi disponibile a riaprirlo solo dopo un accordo di pace definitivo. Ha inoltre chiesto riparazioni di guerra per i danni subiti durante sei settimane di bombardamenti, richiesta respinta dagli americani. L'agenzia di stampa Fars, vicina ai servizi di sicurezza iraniani, ha citato un funzionario anonimo secondo cui "l'Iran non ha fretta" e la situazione nello Stretto non cambierà finché gli Stati Uniti non accetteranno "un accordo ragionevole". A Islamabad gli iraniani si aspettavano una pausa prima di riprendere i colloqui domenica, come riportato da Le Monde. Vance ha invece annunciato la partenza immediata, lasciando sul tavolo quella che ha definito "la nostra offerta finale e migliore". Un funzionario pakistano citato dal Washington Post ha riferito che Vance ha lasciato il Paese senza piani per ulteriori contatti.

Trump, nel frattempo, si trovava a Miami per assistere a un incontro di arti marziali miste. Parlando con i giornalisti prima di partire dalla Casa Bianca, aveva minimizzato l'importanza dei negoziati: "Che si arrivi a un accordo o meno, non mi interessa. Abbiamo vinto". Venerdì aveva scritto sui social che gli iraniani "non hanno carte da giocare, a parte un'estorsione a breve termine del mondo attraverso le vie d'acqua internazionali". Ma come osserva Blake, se davvero l'Iran non avesse carte, il comportamento dell'amministrazione Trump racconterebbe una storia diversa.

La ragione dello squilibrio, secondo l'analisi, è strutturale. L'Iran ha subito danni militari pesanti, con almeno 1.701 vittime civili di cui 254 bambini secondo la Human Rights Activists News Agency. Ma la sua capacità di bloccare lo Stretto di Hormuz gli conferisce un vantaggio economico e un deterrente strategico contro futuri attacchi. Negli Stati Uniti la guerra ha sempre avuto poco sostegno popolare, in parte perché Trump non si è mai impegnato a costruire un consenso. Il sostegno è calato ulteriormente con il peggioramento dei dati economici e i repubblicani temono le conseguenze alle elezioni del 2026.

La posta in gioco ora è altissima. Il cessate il fuoco scade il 21 aprile. Vali Nasr, professore ed esperto di Iran alla Johns Hopkins University, ha dichiarato al New York Times che la delegazione iraniana di oltre settanta persone indicava la serietà con cui Teheran affrontava i colloqui. David Sanger, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca, ha osservato che entrambe le parti ritengono di aver prevalso nel primo round: gli Stati Uniti per la potenza militare dispiegata, l'Iran per essere sopravvissuto. "Nessuna delle due parti sembra incline al compromesso", ha scritto. Le minacce straordinarie di inizio settimana non hanno prodotto il risultato sperato, e il tempo gioca contro Trump.


L'inflazione negli Stati Uniti sale al livello più alto in due anni


L'inflazione negli Stati Uniti è salita al 3,3% annuo a marzo, il livello più alto da quasi due anni, trainata dall'impennata dei prezzi dell'energia provocata dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il dato, diffuso venerdì dal Bureau of Labor Statistics, segna un balzo netto rispetto al 2,4% di febbraio e rappresenta la variazione mensile più significativa dal 2022, quando l'economia globale affrontava lo shock energetico causato dall'invasione russa dell'Ucraina.

Il motore principale dell'accelerazione è stato il prezzo della benzina, aumentato del 21,2% da febbraio a marzo: il rialzo mensile più grande da quando il governo ha iniziato a raccogliere questi dati, nel 1967. I prezzi del gasolio da riscaldamento sono cresciuti di oltre il 30%, il balzo più consistente dal 2000. La chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa un quinto del petrolio mondiale, ha fatto schizzare il prezzo del greggio americano dai circa 70 dollari al barile di fine febbraio, quando il conflitto è scoppiato, a oltre 110 dollari nelle settimane successive.

L'impatto sulla vita quotidiana dei consumatori è immediato. Il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,15 dollari, secondo l'American Automobile Association. In California la situazione è ancora più pesante, con una media di 5,93 dollari al gallone. L'aumento dei prezzi della benzina ha rappresentato da solo quasi tre quarti della crescita complessiva dell'inflazione tra febbraio e marzo.
Come cresce l'inflazione negli Stati Uniti

Inflazione
Come cresce l'inflazione negli Stati Uniti
Variazione percentuale annua del CPI-U (tutti i beni, non destagionalizzato)
Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2026

Elaborazione Focus America su dati del U.S. Bureau of Labor Statistics

Le conseguenze si estendono anche ad altri settori. I biglietti aerei sono aumentati del 14,9% su base annua, l'abbigliamento dell'1% nel solo mese di marzo, i giocattoli del 2,3%. Questi rincari riflettono sia l'aumento dei costi energetici sia l'effetto persistente dei dazi, che le aziende continuano a trasferire sui consumatori. Le principali compagnie aeree americane, tra cui American Airlines, Delta, JetBlue, Southwest e United, hanno già aumentato i costi per i bagagli da stiva per compensare il caro-carburante.

I prezzi alimentari sono rimasti stabili a marzo, ma gli analisti prevedono aumenti nei prossimi mesi, perché i costi più alti del diesel si trasferiranno sui trasporti e quindi sugli scaffali dei supermercati. Samuel Tombs, capo economista di Pantheon Macroeconomics per gli Stati Uniti, ha spiegato alla CNN che i prezzi alimentari impiegano in genere dai tre ai sei mesi per assorbire uno shock energetico.

Un segnale di allarme arriva dal sentiment dei consumatori. L'indice dell'Università del Michigan è crollato ad aprile a 47,6, il livello più basso mai registrato dal 1952, inferiore a qualsiasi lettura durante la Grande Recessione, la pandemia e la successiva ondata inflazionistica. Joanne Hsu, direttrice dell'indagine, ha dichiarato che molti consumatori attribuiscono i cambiamenti negativi dell'economia al conflitto in Iran. Le aspettative di inflazione a un anno sono salite al 4,8%, rispetto al 3,8% del mese precedente.

L'inflazione "core", che esclude i prezzi di energia e alimentari ed è considerata un indicatore più affidabile delle tendenze di fondo, è salita solo dello 0,2% su base mensile e del 2,6% su base annua, leggermente al di sotto delle attese. Questo dato ha fornito un moderato sollievo ad alcuni analisti. Adam Schickling, economista di Vanguard, ha osservato che sotto la superficie l'inflazione di fondo continua a muoversi nella direzione giusta. Ma Bernd Weidensteiner di Commerzbank ha avvertito che l'impatto limitato sui prezzi non energetici è destinato a cambiare presto.

Per la Federal Reserve la situazione è particolarmente delicata. I verbali della riunione di marzo, pubblicati questa settimana, rivelano che alcuni membri del comitato hanno discusso la possibilità di un rialzo dei tassi se l'inflazione dovesse restare sopra l'obiettivo. Il presidente Jerome Powell ha dichiarato che la Fed tende a "guardare oltre" gli shock dal lato dell'offerta, e che la sua reazione dipenderà dalle aspettative di inflazione a medio-lungo termine degli americani. I mercati si aspettano tassi invariati nelle prossime due riunioni, previste a fine aprile e a giugno, ma la possibilità di un rialzo non è più esclusa. Steven Blitz, capo economista di GlobalData TS Lombard, ha detto al Financial Times che la Fed non può tagliare i tassi ora perché non conosce la durata dello shock sui carburanti, e che comunque vada il cessate il fuoco, ci sarà un premio di rischio sui prezzi dell'energia che prima della guerra non esisteva.

La Casa Bianca ha cercato di contenere l'allarme. Il portavoce Kush Desai ha sottolineato su X il calo dei prezzi di uova, farmaci con ricetta e altri beni essenziali, attribuendolo alle politiche dell'amministrazione. Le uova sono effettivamente scese del 44,7% in un anno, dopo l'epidemia di influenza aviaria che ne aveva fatto lievitare i prezzi. Ma secondo Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, l'aumento annuo dei prezzi della benzina costerà alle famiglie circa 190 dollari in più al mese. Il presidente Trump ha definito il rincaro energetico temporaneo, respingendo le preoccupazioni sui rischi per l'economia.

Sul fronte diplomatico, i negoziati tra Stati Uniti e Iran in programma a Islamabad nel fine settimana restano incerti. Il vicepresidente JD Vance ha detto di aspettarsi colloqui "positivi", ma nel giro di poche ore Mohammad Bagher Ghalibaf, uno dei principali leader iraniani, ha dichiarato su X che Teheran non parteciperà a meno che Israele non accetti di fermare gli attacchi contro Hezbollah in Libano e gli Stati Uniti non scongelino gli asset iraniani all'estero. La fragile tregua di due settimane raggiunta in settimana è già sotto pressione per una serie di disaccordi, tra cui il destino delle riserve iraniane di uranio altamente arricchito. Secondo Goldman Sachs, le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sono scese all'8% del livello normale.

Anche se il cessate il fuoco dovesse reggere e lo Stretto riaprisse, gli analisti avvertono che i prezzi al consumo resteranno elevati per mesi. I prezzi della benzina scendono più lentamente di quanto salgano, perché il greggio meno caro impiega tempo per essere raffinato, stoccato e distribuito alle stazioni di servizio. La direttrice del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva ha avvertito che non ci sarà un ritorno ordinato alla situazione precedente, anche se la tregua dovesse tenere. Bernard Yaros, capo economista per gli Stati Uniti di Oxford Economics, ha dichiarato alla CBS che la lettura dell'inflazione di aprile sarà "scomodamente alta" e che la variabile chiave resta la durata e l'intensità della guerra in Iran.


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I lavori della sala da ballo della Casa Bianca possono riprendere


I giudici danno tempo fino al 17 aprile. Il progetto da oltre 300 milioni di dollari divide la politica tra sicurezza nazionale, tutela storica e poteri del Congresso

Una corte d'appello federale ha stabilito sabato che i lavori per la costruzione della nuova sala da ballo della Casa Bianca possono proseguire almeno fino al 17 aprile, sospendendo temporaneamente l'ordine di un giudice che ne aveva imposto lo stop. La decisione, presa con un voto di 2 a 1, dà all'amministrazione Trump il tempo per rivolgersi alla Corte Suprema.

Il caso ruota attorno a un progetto che il presidente ha avviato lo scorso ottobre, quando ha fatto demolire l'Ala Est della Casa Bianca per costruire al suo posto una sala da ballo neoclassica da circa 90 mila piedi quadrati, capace di ospitare mille persone. Il costo stimato supera i 300 milioni di dollari, finanziati in larga parte con donazioni private da parte di alleati politici e aziende. I Democratici e gruppi di interesse pubblico hanno sollevato preoccupazioni sui conflitti di interesse, dato che molti donatori hanno rapporti d'affari con il governo federale.

Il giudice distrettuale Richard Leon, nominato dall'ex presidente George W. Bush, aveva ordinato a fine marzo la sospensione dei lavori fino a quando il Congresso non avesse autorizzato il completamento del progetto. Leon aveva però previsto un'eccezione per gli interventi "strettamente necessari a garantire la sicurezza della Casa Bianca", per evitare rischi legati a un cantiere aperto accanto alla residenza presidenziale.

L'amministrazione Trump si è aggrappata a questa eccezione, sostenendo che l'intero progetto ha finalità di sicurezza nazionale. In un documento depositato giovedì, gli avvocati del governo hanno scritto che le modifiche all'Ala Est prevedono colonne in acciaio resistenti ai missili, tetti anti-drone, vetri antiproiettile e anti-esplosione, oltre a bunker, strutture mediche e installazioni militari riservate. Il presidente stesso ha dichiarato ai giornalisti che la sala da ballo sarebbe solo una "tettoia" sopra un grande complesso militare sotterraneo, descritto come il sostituto del Presidential Emergency Operations Center, il bunker costruito sotto la Casa Bianca nell'era Roosevelt.

I due giudici di maggioranza del pannello d'appello, Patricia Millett, nominata da Obama, e Bradley Garcia, nominato da Biden, hanno però rilevato che l'amministrazione ha introdotto "considerevole confusione" nel caso. La corte ha osservato che il governo non ha spiegato in che modo l'ingiunzione interferisca con i piani di sicurezza esistenti per le restanti parti della Casa Bianca durante i lavori. Le recenti affermazioni sulla centralità del bunker, hanno scritto i giudici, sollevano "serie questioni di fatto sul rapporto" tra la sala da ballo in superficie e il complesso sotterraneo. Il pannello ha quindi chiesto al giudice Leon di chiarire la portata della sua ordinanza e dell'eccezione per la sicurezza.

La giudice Neomi Rao, nominata da Trump, ha espresso un'opinione dissenziente, sostenendo che i lavori avrebbero dovuto proseguire senza interruzioni durante l'appello. Rao ha scritto che il governo ha presentato "prove credibili di vulnerabilità di sicurezza in corso alla Casa Bianca che sarebbero prolungate dall'interruzione della costruzione".

La causa è stata avviata a dicembre dal National Trust for Historic Preservation, un'organizzazione istituita dal Congresso per la tutela del patrimonio storico, secondo cui il presidente ha rifiutato qualsiasi forma di confronto e controllo, in violazione della legge. La presidente dell'organizzazione, Carol Quillen, ha dichiarato in un comunicato che il National Trust attenderà i chiarimenti del giudice Leon, ribadendo l'impegno a tutelare il significato storico della Casa Bianca.

Prima di presentare un progetto architettonico, Trump ha sostituito i membri della Commission of Fine Arts e della National Capital Planning Commission, gli organismi che per legge devono approvare i grandi interventi edilizi nella capitale. La commissione per la pianificazione, ora controllata da persone vicine al presidente, ha approvato il progetto questo mese nonostante decine di migliaia di commenti negativi ricevuti durante il processo di revisione. Phil Mendelson, presidente del Consiglio del Distretto di Columbia, ha espresso l'unico voto contrario, contestando le dimensioni previste della sala da ballo e osservando che il progetto sembra essere cambiato rispetto alla versione presentata inizialmente.

Il bilancio della Casa Bianca pubblicato questo mese prevede circa 377 milioni di dollari per le modifiche al complesso quest'anno e altri 174 milioni per il prossimo. Trump ha sempre sostenuto che le donazioni private gli permettono di realizzare un progetto necessario senza costi per i contribuenti, e che il Congresso non ha voce in capitolo quando non si usano fondi pubblici. Il National Trust ha replicato che il finanziamento privato è stato concepito proprio per aggirare il Congresso e impedire ai parlamentari di bloccare i fondi.

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Nell’era dell’AI tutti creano contenuti: perché i brand memorabili fanno la differenza


L’intelligenza artificiale sta moltiplicando i contenuti online, ma la vera sfida per i brand è distinguersi. Essere memorabili è ciò che oggi fa davvero la differenza
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C’è stato un momento in cui uno spot non si limitava a solo occupare uno spazio tra un contenuto e l’altro, ma riusciva davvero a fermare lo sguardo. Esso ti bloccava a tavola mentre cenavi o ti faceva smettere di fare zapping; le immagini, il ritmo e la narrazione si combinavano in modo così preciso da lasciare una traccia che continuava a esistere nella nostra testa anche ore dopo, portandosi dietro curiosità, interesse e qualcosa su cui riflettere.

Aumentano i volumi, non l'efficacia


Oggi quel momento sembra lontano, osservano da NNZN Studios, casa di produzione che integra linguaggio cinematografico e intelligenza artificiale. Eppure il video non è mai stato così dominante: in Italia, il solo formato video digitale ha superato i 2,4 miliardi di euro, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell’intera raccolta pubblicitaria online. In parallelo, cresce anche la pressione a produrre contenuti in quantità sempre maggiori. Non sempre, però, l’aumento dei volumi coincide con un aumento dell’efficacia; infatti, diverse analisi di settore mostrano che una quota rilevante della spesa digitale finisce in campagne che non raggiungono il pubblico desiderato o non generano un impatto memorabile.

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ASUS presenta il nuovo ASUS ExpertBook Ultra, un laptop pensato per i professionisti che combina prestazioni basate sull’intelligenza artificiale, design ultraleggero e sicurezza avanzata
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In tutto questo c’è poi l’intelligenza artificiale che ha reso la produzione di contenuti sempre più accessibile, veloce e scalabile. Costruire ambientazioni complesse, generare immagini e montare sequenze è oggi possibile anche con risorse ridotte e tempi impensabili fino a pochi anni fa. Quindi, i contenuti aumentano ma il problema rimane lo stesso e, anzi, diventa ancora più impellente: in un flusso che non si ferma mai, cosa rimane davvero e riesce a suscitare emozioni?

Tre campagne iconiche che raccontano tre modi di costruire memoria


Per capire cosa significa davvero “restare nella memoria”, gli esperti di NNZN Studios hanno fatto un salto nel passato ripercorrendo alcune delle campagne pubblicitarie più iconiche della storia recente della comunicazione, che ancora oggi vengono citate, riconosciute e studiate:

  • Apple lancia il Macintosh con uno spot, andato in onda durante il Super Bowl del 1984, che rompe completamente le regole del periodo. Il regista Ridley Scott costruisce un racconto visivo ispirato a un immaginario distopico, un sistema uniforme e controllato spezzato da un gesto di rottura, senza quasi mai mostrare il prodotto. Il messaggio è totalmente culturale perché Apple non sta introducendo un computer, sta proponendo un'idea di libertà. Uno dei primi casi in cui la pubblicità smette di spiegare e diventa narrazione pura;
  • Nike fa qualcosa di simile, ma su un arco di tempo molto più lungo. Con "Just Do It" trasforma uno slogan in un sistema narrativo coerente, fino ad arrivare, per il trentesimo anniversario dello slogan, a scegliere come volto della campagna del 2018 Colin Kaepernick, il quarterback che si è inginocchiato durante l'inno americano per protestare contro la violenza della polizia. Le reazioni sono immediate e violente, ma il brand non fa un passo indietro, rimane coerente oltre la polemica e la campagna Dream Crazy diventa così uno dei casi migliori di “Brand activism”;
  • Chanel nel2004 investe circa 33 milioni di dollari per produrre No. 5 The Film, all'epoca lo spot più costoso della storia. Tre minuti diretti da Baz Luhrmann con Nicole Kidman come protagonista, costumi di Karl Lagerfeld, riprese ai Fox Studios di Sydney. Uno spot visivamente spettacolare che funziona proprio perché abbandona ogni logica pubblicitaria tradizionale: nessuna bottiglia in primo piano, nessuno slogan esplicito, solo una storia d'amore fugace a New York in cui il brand compare solo in chiusura.


“Guardando campagne come quella di Apple del 1984 o il film di Chanel, si capisce che il problema non era mai la produzione ma la visione - osserva Luca Macaluso di NNZN Studios - l'AI oggi rende possibile molte cose a livello tecnico, ma non sempre risponde alla domanda fondamentale: cosa un brand vuole dire e perché vale la pena dirlo”.


Il problema che l’IA non risolve da sola


Queste tre campagne appartengono a epoche e contesti diversi, eppure, tutte e tre condividono qualcosa che non dipende tanto dalla tecnologia usata per produrle, ma dal fatto che nessuna insegue l'attenzione nel breve periodo, la costruisce nel tempo, nessuna si adatta a un formato, lo definisce. La differenza, in tutti e tre i casi quindi sta a monte: nell'idea, nella direzione narrativa, nella chiarezza di cosa il brand voleva rappresentare. Oggi quell'approccio è più rilevante che mai, proprio perché il contesto si è complicato: l'Intelligenza Artificiale ha abbassato le barriere tecniche della produzione, ma questa stessa accessibilità ha livellato il risultato medio, perché, quando tutti possono produrre contenuti visivamente sofisticati, distinguersi sul piano tecnico diventa sempre più difficile.

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Un giovane su tre sogna una carriera nello sport. Dalla tecnologia ai nuovi ruoli digitali, ecco le 10 professioni del futuro che stanno trasformando il settore
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La questione, quindi, non è usare o meno l'AI, ma capire come inserirla, evidenziano gli esperti. Le realtà creative che stanno ottenendo i risultati più interessanti non usano l'IA per moltiplicare i contenuti, ma per ampliare le possibilità espressive, rendendo accessibili soluzioni narrative che prima richiedevano strutture produttive ben più pesanti.

“Non utilizziamo l'AI per produrre più velocemente, ma per rendere raccontabili storie che prima erano fuori portata soprattutto per brand o aziende più piccole e con budget minori - aggiunge Macaluso - i brand che resteranno nella memoria nei prossimi anni non saranno quelli che hanno usato l'AI per primi, ma quelli che l'hanno usata per dire qualcosa di vero”.



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La configurazione della batteria ad alta densità vanta un design in cui quattro celle sono suddivise in due coppie. Anziché allineare tutte le celle in una lunga fila ad alta tensione, esse sono accoppiate per creare una tensione più bassa e più stabile (7,8 volt) con una capacità doppia. Questa tensione minore è il segreto dell'efficienza del laptop: infatti, poiché la maggior parte dei componenti del computer funziona a bassissima potenza, è molto più facile ed efficiente dal punto di vista energetico ridurre la potenza da 7,8 V piuttosto che da una tensione più alta come 15 V. Ciò si traduce in un minore spreco di calore e una maggiore durata della batteria, mentre la disposizione piatta e affiancata delle celle consente di risparmiare spazio, rendendo il laptop più sottile e lasciando spazio per ventole di raffreddamento più efficienti.
Asus ExpertBook Ultra vanta un processore Intel Core Ultra X9 Series 3Asus ExpertBook Ultra vanta un processore Intel Core Ultra X9 Series 3

Prestazioni e AI


Il cuore di ExpertBook Ultra è costituito dal processore Intel Core Ultra X9 Series 3 di ultima generazione, che offre fino a 50 TOPS di prestazioni NPU per accelerare i carichi di lavoro AI, il multitasking intensivo e le applicazioni aziendali più esigenti. Questa piattaforma di elaborazione avanzata garantisce prestazioni fluide e reattive nei moderni flussi di lavoro aziendali e creativi. A questo si aggiunge la soluzione termica ASUS ExpertCool Pro, che consente un'erogazione efficiente dell'energia supportando fino a 50 W di TDP. L'architettura di raffreddamento avanzata garantisce prestazioni costanti anche con carichi di lavoro elevati, mantenendo un ambiente di lavoro silenzioso e privo di distrazioni.

Esperienza utente


Il notebook Asus è progettato per migliorare ogni interazione. Il suo touchscreen tandem OLED 3K offre una luminosità HDR fino a 1400 nit e garantisce una nitidezza eccellente, una riproduzione dei colori vivida e dettagli nitidi per le attività professionali e la fruizione di contenuti multimediali. Protetto dal vetro Corning Gorilla Glass Victus resistente ai graffi con finitura Gorilla Glass Matte, il display garantisce durata e una visione confortevole in diverse condizioni di illuminazione.

L'esperienza è ulteriormente migliorata da un sistema audio a sei altoparlanti ottimizzato con Dolby Atmos, dotato di due woofer a doppio magnete e due tweeter dedicati, che offrono un suono ricco e coinvolgente per videoconferenze, presentazioni e riproduzione multimediale. La navigazione di precisione è resa possibile da un touchpad tattile di alta qualità, mentre la tastiera è dotata di un delicato rivestimento per offrire un comfort superiore durante le sessioni di digitazione prolungate.

Soluzioni AI intelligenti


Il cuore di ExpertBook Ultra è ASUS MyExpert, una suite di produttività AI unificata appositamente progettata per i flussi di lavoro aziendali, che aiuta i professionisti a lavorare in modo più intelligente ed efficiente. Le funzionalità AI integrate consentono l'interazione in linguaggio naturale per l'assistenza relativa al PC, insieme alla sintesi dei documenti, alla traduzione e al perfezionamento della scrittura. Esso supporta, inoltre, la ricerca integrata di file locali e nel cloud per un accesso più rapido a immagini e documenti, e offre funzionalità avanzate di meeting intelligence che generano automaticamente trascrizioni, traduzioni, sintesi delle riunioni ed elenchi di attività da svolgere.

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Apple ha presentato ufficialmente il nuovo iPad Air con chip M4: il tablet di fascia media si rinnova con prestazioni da top di gamma, supporto ad Apple Intelligence e connettività Wi-Fi 7, mantenendo invariato il prezzo di partenza
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Sicurezza e affidabilità


ExpertBook Ultra protegge le risorse aziendali con ASUS ExpertGuardian, un'architettura di sicurezza realizzata in conformità con le linee guida NIST SP 800-193. Questo framework protegge l'integrità del firmware impedendo modifiche non autorizzate, rilevando attività dannose e consentendo il ripristino automatico a firmware affidabili. Il dispositivo rafforza anche la protezione BIOS a lungo termine, aggiungendo la crittografia post-quantistica (PQC) al livello di sicurezza del firmware.

Disponibilità


Asus ExpertBook è disponibile al prezzo di 2.299 euro.


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Lo scandalo Swalwell travolge la corsa al governatore della California


La procura di Manhattan apre un'indagine per violenza sessuale. Il deputato perde sostenitori, finanziamenti e alleati politici in poche ore, ma continua a dichiararsi innocente

La candidatura di Eric Swalwell a governatore della California è in caduta libera. A meno di due mesi dalle primarie, il deputato democratico ha perso in poche ore l'appoggio dei principali leader del suo partito, dei suoi stessi collaboratori e della piattaforma che raccoglieva i fondi per la sua campagna. La procura distrettuale di Manhattan ha aperto un'indagine sulle accuse di violenza sessuale mosse contro di lui da quattro donne.

Le accuse, pubblicate venerdì dal San Francisco Chronicle e dalla CNN, hanno innescato una reazione a catena senza precedenti. L'ex speaker della Camera Nancy Pelosi ha dichiarato di aver parlato direttamente con Swalwell, consigliandogli di ritirarsi. Il leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries gli ha chiesto di abbandonare la corsa. Il senatore della California Adam Schiff e il senatore dell'Arizona Ruben Gallego, entrambi suoi alleati di lunga data, hanno ritirato il loro sostegno. Tutti e 21 i suoi sostenitori al Congresso gli hanno voltato le spalle.

Il deputato Jimmy Gomez, copresidente della campagna di Swalwell, si è dimesso dall'incarico dichiarando alla CNN di aver appreso "informazioni scioccanti contenenti le accuse più gravi e orribili immaginabili". Courtni Pugh, consigliera di primo piano e collegamento con i sindacati, ha lasciato la campagna "non appena ho saputo della gravità delle accuse". La potente California Teachers Association ha ritirato il suo endorsement e sabato altri importanti sindacati hanno fatto lo stesso.

La piattaforma di raccolta fondi ActBlue, fondamentale per le campagne democratiche, ha smesso di accettare donazioni per Swalwell. Anche il comitato indipendente Californians for a Fighter, che lo sosteneva, ha sospeso ogni attività.

La procura di Manhattan ha invitato chiunque abbia informazioni sulle accuse a contattare la sua divisione per i reati sessuali, specificando di disporre di "procuratori, investigatori e consulenti appositamente formati". L'indagine riguarda in particolare un presunto episodio avvenuto a New York nel 2024.

Le accuse più gravi arrivano da un'ex collaboratrice che ha lavorato negli uffici di Swalwell in California e a Washington. La donna ha raccontato al San Francisco Chronicle e alla CNN di essere stata violentata due volte dal deputato, nel 2019 e nel 2024, quando era troppo ubriaca per dare il consenso. La prima volta lavorava ancora per lui, assunta a 21 anni nel suo ufficio in California. La CNN ha poi raccolto le testimonianze di altre tre donne che accusano Swalwell di messaggi sessuali non richiesti, invio di foto di nudo e contatti fisici indesiderati.

Lo stesso staff di Swalwell gli si è rivoltato contro. In una dichiarazione congiunta non firmata, diffusa sabato, i collaboratori della campagna e dell'ufficio congressuale si sono detti "inorriditi" dalle notizie pubblicate. "Siamo dalla parte della nostra ex collega e delle altre donne che si sono fatte avanti", si legge nel comunicato ottenuto dal Washington Post. I collaboratori hanno precisato che chi resta al proprio posto lo fa solo per tutelare i colleghi più giovani, che non possono permettersi di rinunciare "immediatamente al proprio stipendio e ai propri benefit".

Swalwell, 45 anni, continua a respingere ogni accusa. In un video pubblicato venerdì sera sui social, ha definito le accuse di violenza sessuale "completamente false". Ha ammesso di non essere "perfetto né un santo" e di aver "commesso errori di giudizio", ma ha sostenuto che quei "sbagli riguardano me e mia moglie. A lei mi scuso profondamente per averla messa in questa posizione". Ha aggiunto che le accuse sarebbero politicamente motivate, dato che era tra i favoriti nella corsa al governatore. Swalwell non ha chiarito se intende ritirarsi, limitandosi a dire che avrebbe trascorso il fine settimana con la famiglia per poi fornire un aggiornamento "molto presto".

Hear it directly from me. These allegations are flat false. And I will fight them. pic.twitter.com/bQSlCquD1U
— Rep. Eric Swalwell (@RepSwalwell) April 11, 2026


Il commentatore politico Mark Z. Barabak scrive sul Los Angeles Times che la campagna di Swalwell "è morta, e molto probabilmente anche la sua carriera politica", ricordando che il deputato aveva scelto di candidarsi a governatore rinunciando alla rielezione al Congresso. Barabak paragona la sua smentita categorica a quella di Bill Clinton nel caso Lewinsky.

Lo scandalo sconvolge una corsa al governatore già caotica. La California, che elegge un governatore democratico da vent'anni, vota con un sistema di primarie apartitiche in cui i primi due classificati, indipendentemente dal partito, accedono al ballottaggio di novembre. Swalwell era tra i primi nei sondaggi con meno del 20%, in un campo affollato di candidati democratici e due repubblicani. Per i democratici lo scenario peggiore è quello di una frammentazione del voto che potrebbe permettere a due candidati repubblicani di qualificarsi per le elezioni generali del 3 novembre.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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Sono già falliti i negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, Vance lascia il Pakistan


Il vicepresidente americano annuncia che Teheran ha rifiutato le condizioni di Washington sul nucleare. Restano irrisolti i nodi sullo Stretto di Hormuz e sull'uranio arricchito

Ventuno ore di negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran si sono concluse senza alcun accordo nella notte tra sabato e domenica a Islamabad. Il vicepresidente americano J.D. Vance si è presentato davanti alla stampa alle 6:30 del mattino ora locale, con il volto provato, per annunciare il fallimento delle trattative. "Hanno scelto di non accettare le nostre condizioni", ha detto Vance in una breve conferenza stampa all'hotel Serena, nella capitale pakistana, prima di ripartire immediatamente per Washington.

L'incontro tra le delegazioni americana e iraniana, mediato dal Pakistan, rappresentava il più alto livello di contatto diretto tra i due Paesi dalla rivoluzione islamica del 1979. A soli sei settimane dall'uccisione della guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, in un raid americano-israeliano, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il vicepresidente Vance si sono stretti la mano e hanno avviato colloqui descritti da funzionari iraniani come "cordiali e calmi", secondo quanto riportato dal New York Times.

Il nodo centrale che ha impedito un'intesa riguarda il programma nucleare iraniano. Vance ha dichiarato che gli Stati Uniti esigono "un impegno chiaro" da parte dell'Iran "a non dotarsi di un'arma nucleare e a non cercare gli strumenti che permetterebbero di ottenerla rapidamente". Secondo Washington, i siti di arricchimento dell'uranio sono stati distrutti durante i bombardamenti americani e israeliani, ma resta la questione di circa 400 chili di uranio altamente arricchito al 60%, che si troverebbero ancora sepolti sotto le macerie, in particolare nel sito di Isfahan. Gli Stati Uniti ne chiedevano l'estrazione e il trasferimento fuori dall'Iran.

.@VP: "The simple fact is that we need to see an affirmative commitment that they will not seek a nuclear weapon, and they will not seek the tools that would enable them to quickly achieve a nuclear weapon." t.co/A6Wl97qbAV pic.twitter.com/DNEL4JSlj2
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) April 12, 2026


I punti di blocco, secondo due funzionari iraniani citati dal New York Times, erano tre: la riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino delle scorte di uranio arricchito e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all'estero. Washington pretendeva la riapertura immediata dello stretto, attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale, ma Teheran ha rifiutato di rinunciare a quella che considera la sua principale leva negoziale, dichiarandosi disponibile a riaprirlo solo dopo un accordo di pace definitivo. L'Iran ha inoltre chiesto riparazioni di guerra per i danni subiti durante sei settimane di bombardamenti, richiesta respinta dagli americani.

La posizione americana era chiara fin dall'inizio: zero arricchimento di uranio consentito e consegna dell'intero arsenale nucleare. La stessa linea che l'inviato speciale Steve Witkoff aveva già espresso nei contatti diplomatici con l'Iran tra gennaio e febbraio sotto la mediazione dell'Oman. Vance ha affermato che la delegazione americana si è mostrata "piuttosto flessibile" e "piuttosto conciliante", aggiungendo che il presidente Trump aveva dato istruzioni di "negoziare in buona fede".

La delegazione americana comprendeva, oltre a Vance, l'inviato speciale Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente. Quella iraniana contava più di settanta persone, tra cui il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, alti funzionari della sicurezza e il governatore della Banca Centrale, a indicare la serietà con cui Teheran affrontava i colloqui. Vali Nasr, professore ed esperto di Iran alla Johns Hopkins University, ha dichiarato al New York Times che una delegazione così ampia viene dispiegata di solito nelle fasi finali di un negoziato, non per un primo sondaggio esplorativo.

Durante le ventuno ore di trattative, Vance ha parlato con il presidente Trump almeno sei volte, oltre che con il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Trump, nel frattempo, si trovava a Miami per assistere a un incontro di arti marziali miste al Kaseya Center, accompagnato da Rubio. Parlando con i giornalisti prima di partire dalla Casa Bianca, il presidente aveva minimizzato l'importanza dei negoziati: "Che si arrivi a un accordo o meno, non mi interessa. Abbiamo vinto".

La reazione iraniana è stata contenuta. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha scritto su X che i colloqui hanno riguardato "diverse dimensioni dei temi principali, incluso lo Stretto di Hormuz, la questione nucleare, le riparazioni di guerra, la revoca delle sanzioni e la fine completa della guerra". In dichiarazioni successive alla televisione di Stato, Baqaei ha aggiunto che non ci si doveva aspettare un accordo in una sola sessione e che i contatti con il Pakistan e altri interlocutori regionali sarebbero proseguiti.

Un elemento di sorpresa ha caratterizzato la chiusura dei negoziati: gli iraniani si aspettavano una pausa prima di riprendere i colloqui domenica, come riportato da Le Monde. Invece Vance ha annunciato la partenza immediata, lasciando sul tavolo quella che ha definito "la nostra offerta finale e migliore". Un funzionario pakistano informato sull'andamento dei colloqui, citato dal Washington Post, ha riferito che Vance ha lasciato il Paese senza piani per ulteriori contatti.

Sul piano militare, mentre i negoziati erano in corso, due cacciatorpediniere americani hanno attraversato lo Stretto di Hormuz per avviare operazioni di sminamento, secondo il Comando Centrale americano. L'Iran ha smentito il transito. L'agenzia di stampa Fars, vicina ai servizi di sicurezza iraniani, ha citato un funzionario anonimo secondo cui "l'Iran non ha fretta e finché gli Stati Uniti non accetteranno un accordo ragionevole, la situazione nello Stretto di Hormuz non cambierà".

La posta in gioco resta altissima. Il cessate il fuoco di due settimane, concordato il 7 aprile, scade il 21 aprile. Un'eventuale ripresa delle ostilità avrebbe conseguenze gravi sui mercati energetici: dall'inizio della guerra i prezzi della benzina negli Stati Uniti hanno superato i 4 dollari al gallone e l'inflazione è salita al 3,3%. Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con attacchi americani e israeliani contro l'Iran, ha causato almeno 1.701 vittime civili iraniane, di cui 254 bambini, secondo la Human Rights Activists News Agency, e 2.020 morti in Libano nei combattimenti tra Israele e Hezbollah.

Il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha chiesto a entrambe le parti di rispettare il cessate il fuoco, dichiarando che Islamabad continuerà a svolgere il suo ruolo di mediatore. David Sanger, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca, ha osservato che entrambe le parti ritengono di aver prevalso nel primo round: gli Stati Uniti per la potenza militare dispiegata, l'Iran per essere sopravvissuto. "Nessuna delle due parti sembra incline al compromesso", ha scritto.

@VP

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La rassegna stampa di domenica 12 aprile 2026


Falliscono i colloqui USA-Iran dopo 21 ore di negoziati, l'Amministrazione Trump licenzia giudici dell'immigrazione e indagini su Swalwell scuotono i democratici californiani

Questa è la rassegna stampa di domenica 12 aprile 2026

Falliscono i colloqui USA-Iran dopo 21 ore di negoziati


Il vicepresidente Vance ha annunciato il fallimento dei negoziati con l'Iran dopo 21 ore di colloqui a Islamabad, mediati dal Pakistan. I negoziati, definiti storici e mirati a porre fine al conflitto in Medio Oriente, si sono arenati sulla riluttanza di Teheran a fare concessioni sulle armi nucleari, mentre Trump seguiva un incontro UFC a Miami.

Fonti: New York Times, Financial Times, The Hill

L'Amministrazione Trump licenzia giudici dell'immigrazione per aver bloccato le espulsioni


L'Amministrazione Trump ha bruscamente licenziato diversi giudici dell'immigrazione che avevano bloccato le espulsioni di studenti pro-palestinesi. Il provvedimento rappresenta l'ultimo sforzo dell'amministrazione per rimodellare i tribunali dell'immigrazione del paese e accelerare le politiche di espulsione.

Fonti: New York Times

Il procuratore di Manhattan indaga su Eric Swalwell per accuse di aggressione sessuale


L'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan ha aperto un'indagine su Eric Swalwell, deputato democratico candidato a governatore della California, per accuse di aggressione sessuale. Swalwell ha fermamente negato le accuse di una ex collaboratrice, mentre leader democratici come Nancy Pelosi e Adam Schiff chiedono la sua ritirata dalla corsa.

Fonti: New York Times, The Guardian, Wall Street Journal

Le elezioni ungheresi potrebbero porre fine al potere di Orbán


Gli ungheresi votano domenica in elezioni che potrebbero porre fine ai 16 anni di governo del primo ministro Viktor Orbán, privando Vladimir Putin e Donald Trump del loro più stretto alleato in Europa. I sondaggi suggeriscono una situazione incerta, nonostante Orbán abbia modificato il sistema elettorale a suo vantaggio nel corso degli anni.

Fonti: New York Times, Bloomberg

Un secondo medico venezuelano detenuto in Texas dagli agenti dell'immigrazione


Un medico del pronto soccorso venezuelano è stato detenuto sabato in Texas dagli agenti dell'immigrazione, solo pochi giorni dopo la detenzione di un medico di famiglia. Entrambi i dottori stavano viaggiando quando sono stati presi in custodia, evidenziando l'intensificarsi delle operazioni di controllo dell'immigrazione.

Fonti: New York Times

Una corte d'appello autorizza la continuazione dei lavori per la sala da ballo della Casa Bianca


Una corte d'appello federale ha stabilito che i lavori di costruzione della sala da ballo della Casa Bianca possono continuare temporaneamente fino al 17 aprile. La decisione arriva mentre l'Amministrazione Trump contesta una sentenza di un tribunale inferiore che richiedeva l'approvazione del Congresso per il progetto da 300 milioni di dollari.

Fonti: NPR, The Hill

La Cina si prepara a consegnare nuovi sistemi di difesa aerea all'Iran


Secondo fonti dell'intelligence americana, la Cina si starebbe preparando a consegnare nuovi sistemi di difesa aerea all'Iran nelle prossime settimane. La mossa arriva dopo oltre un mese di attacchi americani e israeliani alle capacità militari e missilistiche iraniane, complicando ulteriormente la situazione geopolitica.

Fonti: The Hill

Le banche di Wall Street si preparano a registrare 40 miliardi di ricavi dal trading


I cinque maggiori istituti di credito americani dovrebbero annunciare i più alti ricavi combinati dal trading dal 2014, grazie alla volatilità riaccesa dalla guerra in Iran. Il conflitto in Medio Oriente ha creato opportunità significative per i trader delle grandi banche, con ricavi stimati in 40 miliardi di dollari.

Fonti: Financial Times

Gli astronauti di Artemis II fanno ritorno a Houston dopo la missione lunare


I quattro astronauti della missione Artemis II della NASA hanno fatto un emozionante ritorno a Houston, un giorno dopo l'ammaraggio nel Pacifico al termine del loro viaggio lunare di 10 giorni. La missione ha portato gli esseri umani più lontano dalla Terra di quanto sia mai accaduto nella storia, segnando un momento storico per l'esplorazione spaziale americana.

Fonti: New York Times, BBC News

I democratici si riuniscono per delineare i candidati presidenziali del 2028


La convention della National Action Network ha ospitato il primo grande raduno dei potenziali candidati democratici per le elezioni presidenziali del 2028. L'evento ha mostrato sia le similitudini che le differenze in un campo aperto di possibili contendenti, mentre il partito inizia a riorganizzarsi dopo la sconfitta del 2024.

Fonti: New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Ungheria al voto, tra il declino di Orbán e l'ingerenza americana


Domenica gli ungheresi scelgono il nuovo governo. Per la prima volta in 16 anni il premier rischia la sconfitta, mentre il vicepresidente Vance è volato a Budapest per sostenere un alleato chiave del movimento conservatore globale

Viktor Orbán potrebbe perdere. Dopo quattro mandati consecutivi dal 2010, il primo ministro ungherese affronta domani le elezioni più incerte della sua carriera. I sondaggi danno in vantaggio il partito Tisza, guidato da Péter Magyar, un ex fedelissimo di Fidesz che ha rotto con il premier due anni fa. Se il risultato confermasse i numeri dei sondaggi, si tratterebbe di un terremoto politico non solo per l'Ungheria, ma per l'intera Europa e per il movimento conservatore che da Washington a Mosca ha fatto di Orbán un modello.
Elezioni parlamentari Ungheria 2026

Elezioni 2026
Ungheria al voto: Magyar sfida Orbán
Tutti i sondaggi della campagna elettorale — voto il 12 aprile 2026

Tracker Medie Tabella

Tisza

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Fidesz

Media mobile

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Tutti Indipendenti / Opp. Vicini al governo

Tisza

Fidesz

Media mobile

I sondaggi degli istituti pro-governo (cerchietto arancione) mostrano sistematicamente un quadro più favorevole a Fidesz. Lo scarto medio tra le due categorie supera i 10 punti.

Medie degli aggregatori internazionali

Proiezione seggi per istituto

Possibili maggioranze

Proiezioni basate sugli ultimi sondaggi di ciascun istituto. Maggioranza semplice: 100 seggi. Supermajority (2/3): 133.

Tutti i sondaggi — intera campagna elettorale 2026
Tutti Indipendenti Governo

DataIstitutoLeadTiszaFideszMHDK


Elaborazione FocusAmerica su fonti: Wikipedia, PolitPro, Politico Europe, Europe Elects, Euronews · 11 aprile 2026

Il voto arriva in un momento di forte pressione internazionale su Budapest. Il vicepresidente americano J.D. Vance è volato in Ungheria martedì per partecipare a un comizio elettorale insieme a Orbán, come se fossero compagni di lista. A febbraio il Segretario di Stato Marco Rubio aveva già visitato Budapest, dichiarando davanti alle telecamere che "il presidente Trump è profondamente impegnato nel vostro successo". Trump stesso ha moltiplicato gli endorsement a favore di Orbán, con una forza paragonabile a quelli che riserva ai candidati nelle elezioni americane di medio termine. Ieri ha scritto sulla sua piattaforma Truth Social che gli Stati Uniti useranno "tutta la loro potenza economica" per aiutare l'Ungheria, aggiungendo: "Siamo entusiasti di investire nella prosperità futura che sarà generata dalla leadership di Orbán".

Questo livello di coinvolgimento americano in un'elezione europea non ha precedenti recenti. Diversi ambasciatori occidentali a Budapest, che hanno parlato con l'Atlantic in forma anonima, hanno definito ironico il fatto che Trump abbia espresso pubblicamente il suo sostegno a Orbán nello stesso periodo in cui il Ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ammoniva gli ambasciatori europei a non intromettersi nel voto. Il messaggio, secondo i diplomatici, era che le interferenze esterne fossero accettabili solo se a favore del governo. Vance ha rafforzato il concetto dichiarando di voler "mandare un segnale" ai funzionari europei perché restassero fuori dalla competizione elettorale, e raccontando di aver chiesto a Orbán durante un pranzo: "Cosa posso fare per aiutarti?".

L'interesse americano per l'Ungheria si spiega con il ruolo che Orbán ha assunto nell'immaginario della destra conservatrice globale. Nel 2022 Budapest ha ospitato la prima edizione europea del Conservative Political Action Conference, il principale raduno della destra americana. Orbán vi accolse politici statunitensi ed europei presentando l'Ungheria come "un laboratorio in cui abbiamo testato l'antidoto al dominio progressista". Da anni istituzioni e pensatori conservatori americani promuovono l'"orbánismo" come modello di governo anti-globalista, anti-immigrazione e ostile a Bruxelles. Come ha scritto il New Yorker, alcuni esponenti della destra americana si sono trasferiti in Ungheria per lavorare in enti legati a Fidesz, trovando in cambio una cornice ideologica per le loro battaglie culturali.

Ma il modello Orbán mostra crepe profonde. L'economia ungherese ha ristagnato per tre anni consecutivi a partire dal 2023. L'inflazione è stata tra le più alte d'Europa. La decisione dell'Unione Europea di congelare miliardi di euro di fondi destinati a Budapest, per violazioni dello stato di diritto, ha aggravato la situazione. Zoltán Török, responsabile della ricerca di Raiffeisen Bank Hungary, ha spiegato all'Atlantic che "l'Ungheria è un caso anomalo, e questo dipende esclusivamente dalle decisioni politiche del primo ministro". Il Financial Times ha rivelato che aziende controllate da tredici stretti collaboratori di Orbán, compreso il genero, hanno ricevuto contratti pubblici per 28 miliardi di euro tra il 2010 e il 2025. Lőrinc Mészáros, amico d'infanzia del premier e un tempo idraulico, è diventato l'uomo più ricco del paese.

L'erosione del consenso interno rende la scommessa americana ancora più rischiosa. Come ha osservato Istvan Dobozi in una lettera al Wall Street Journal, la visita di Vance "comporta rischi: invita accuse di interferenza politica straniera, lo lega a un leader che potrebbe perdere e può rafforzare la narrazione dell'opposizione ungherese secondo cui Orbán dipende da sostegni esterni, da Washington come da Mosca". Quella percezione potrebbe galvanizzare ulteriormente gli elettori anti-Orbán in un momento decisivo.

Il legame tra Orbán e Mosca è l'altro elemento che rende queste elezioni cruciali per l'Europa. Audio trapelati di recente hanno rivelato che il Ministro degli Esteri Szijjártó ha discusso con il suo omologo russo Sergei Lavrov strategie per promuovere gli interessi del Cremlino all'interno dell'Unione Europea, offrendosi di condividere documenti sull'adesione dell'Ucraina alla UE. L'Ungheria è uno dei pochi Paesi europei che non ha ridotto la dipendenza dal petrolio russo dopo l'invasione dell'Ucraina nel 2022. Orbán ha mantenuto rapporti cordiali con Putin, ha ostacolato ripetutamente gli sforzi europei di aiuto a Kyiv e ha bloccato un prestito europeo multimiliardario all'Ucraina. I suoi veti nel Consiglio Europeo hanno impedito l'adozione di nuove sanzioni contro la Russia e di un prestito di 90 miliardi di euro a Kyiv.

Per questo l'esito del voto di domani va ben oltre i confini ungheresi. Se Orbán dovesse perdere, il suo successore Magyar ha fatto sapere, attraverso la sua consigliera per la politica estera Anita Orbán (nessuna parentela con il premier), che un governo Tisza ripristinerebbe la posizione dell'Ungheria a Bruxelles e ricalibererebbe i rapporti con Mosca, pur mantenendo un approccio pragmatico sulla guerra in Ucraina, legato alle esigenze energetiche del Paese. Magyar ha promesso anche di combattere la corruzione, sbloccare i fondi europei congelati e sottoporre a revisione ogni contratto pubblico assegnato dal governo Orbán.

Resta però il dubbio che un'eventuale vittoria dell'opposizione si traduca in un effettivo cambio di potere. Il sistema elettorale ungherese, riscritto da Orbán con la maggioranza dei due terzi ottenuta nel 2010, favorisce strutturalmente Fidesz. I collegi sono ridisegnati a vantaggio delle aree rurali, tradizionale bacino del partito di governo. Circa l'80% dei media ungheresi è sotto il controllo diretto o indiretto del governo. Reti di clientelismo capillari legano posti di lavoro municipali e servizi pubblici al sostegno per Fidesz. Anche per questo motivo l'organizzazione Freedom House classifica l'Ungheria solo come "parzialmente libera", mentre il V-Dem Institute svedese la definisce un'"autocrazia elettorale".

L'opposizione si è comunque preparata: il partito Tisza ha annunciato di aver posizionato osservatori in ciascuna delle 10.000 sezioni elettorali del paese. Numerosi altri partiti hanno ritirato le proprie candidature per non dividere il voto anti-Orbán, una decisione difficile ma strategica. Dávid Bedő, capogruppo parlamentare del partito liberale Momentum, che ha rinunciato a presentarsi, ha dichiarato all'Atlantic: "Nelle elezioni precedenti Orbán controllava sempre la narrazione. Ora è Magyar ad avere il controllo, perché conosce il funzionamento del sistema".

Lo scenario più temuto è però quello di una crisi post-elettorale. Il premier di recente ha sostenuto che esplosivi erano stati trovati vicino al gasdotto che porta gas russo in Ungheria attraverso la Serbia, affermazioni che l'opposizione ha definito un pretesto per delegittimare il voto. Ambasciate occidentali a Budapest stanno predisponendo telefoni satellitari e altre misure di emergenza in caso di disordini di piazza. Gábor Vona, che sfidò Orbán senza successo nel 2018, ha detto all'Atlantic: "Siamo a un passo da una guerra civile". Diplomatici stranieri hanno confidato di temere che Trump possa incoraggiare il suo alleato a dichiarare vittoria prematuramente, come fece lui stesso nel 2020 prima di chiamare i suoi sostenitori al Campidoglio il 6 gennaio 2021. Due analisti di stanza a Budapest hanno scritto su Foreign Affairs: "Se Orbán dovesse restare al potere, farà tutto il necessario per negare ai suoi avversari un'altra occasione come questa".

L'Ungheria è un Paese di quasi 10 milioni di abitanti, senza armi nucleari né un peso economico paragonabile a quello delle grandi potenze europee. Eppure il voto di domani è forse l'elezione più importante nella storia dell'Europa postcomunista. Metterà alla prova la tenuta di un regime che ha deviato dai principi democratici sanciti dalle rivoluzioni pacifiche del 1989, gli stessi principi che l'Unione Europea ha cercato di consolidare con l'allargamento a est del 2004. Qualunque sia il risultato, il 13 aprile gli ungheresi si sveglieranno nella fase più delicata della loro storia moderna dalla caduta del comunismo.

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Kamala Harris apre alla corsa presidenziale del 2028


L'ex vicepresidente ha parlato alla convention del reverendo Al Sharpton a New York, davanti a una platea di politici e attivisti afroamericani. È in testa nei primi sondaggi

Kamala Harris ha dato il segnale più esplicito di una possibile candidatura alla presidenza degli Stati Uniti nel 2028. "Potrei farlo, potrei. Ci sto pensando", ha detto venerdì durante la convention della National Action Network a New York, rispondendo a una domanda diretta del reverendo Al Sharpton. "Vi terrò aggiornati", ha aggiunto lasciando il palco dopo un intervento di circa quaranta minuti accolto da applausi e ovazioni.

L'ex vicepresidente aveva già lasciato intendere un interesse per una nuova corsa alla Casa Bianca, ma le parole di venerdì hanno assunto un peso diverso per il contesto in cui sono state pronunciate. La convention della National Action Network, l'organizzazione per i diritti civili fondata da Sharpton, ha ospitato in settimana una sfilata di possibili candidati democratici per il 2028, trasformandosi nel primo grande banco di prova informale per le primarie del partito. Harris è stata la sesta potenziale candidata a salire sul palco, dopo il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, il governatore dell'Illinois JB Pritzker e il deputato californiano Ro Khanna, tra gli altri. Nessuno di loro ha ricevuto un'accoglienza paragonabile alla sua: la platea gremita ha scandito a più riprese "Candidati di nuovo!", al punto che Sharpton ha scherzato dicendo "questa è una convention, non una funzione religiosa".

L'elettorato afroamericano rappresenta una quota decisiva nella base delle primarie democratiche, e la scelta di Harris di presentarsi in questa sede non è casuale. Nel suo intervento, l'ex vicepresidente ha riconosciuto che nel 2024 il Partito Democratico ha perso terreno tra gli elettori afroamericani e latinos, in particolare tra gli uomini, e ha invitato i democratici a non dare per scontato il sostegno delle comunità di colore. "Penso che dobbiamo essere elettori transazionali", ha detto. "Se volete il mio voto, questo è quello che mi aspetto in cambio. Mi aspetto di ottenere qualcosa".

Harris ha anche sottolineato la sua esperienza come vicepresidente per quattro anni al fianco di Joe Biden. "Ho trascorso innumerevoli ore nel mio ufficio nell'Ala Ovest, a pochi passi dallo Studio Ovale. Ho trascorso innumerevoli ore nello Studio Ovale, nella Situation Room. So qual è il lavoro e cosa richiede", ha detto a Sharpton. Un modo per distinguersi dagli altri candidati in campo e ricordare di essere l'unica nella corsa ad aver già ricoperto un incarico a quel livello.

Sul fronte politico, Harris ha attaccato ripetutamente il presidente Trump su diversi temi, dalla guerra in Iran alla politica estera e ai diritti di voto. Nei giorni precedenti la convention aveva già criticato la gestione del conflitto con l'Iran, scrivendo sulla piattaforma X che Trump "ha iniziato una guerra disastrosa di sua iniziativa, senza un piano e senza una strategia per uscirne". Prima di un discorso televisivo di Trump sul conflitto, Harris aveva pubblicato un video sui social in cui accusava il presidente di aver "mandato le truppe americane in pericolo" mentre "i costi crescono di giorno in giorno".

Le persone vicine a Harris sostengono che la decisione non è ancora presa. Come ha scritto Politico, i suoi collaboratori la spingono a compiere passi che le consentano di lanciare una campagna quando e se lo vorrà. Lo stratega democratico Joel Payne ha osservato, parlando con The Hill, che "i candidati sono molto bravi a depistare quando non vogliono che si pensi a qualcosa. Sembra che siano a proprio agio con le speculazioni, e questo è significativo". Un altro stratega, Anthony Coley, ha sintetizzato la situazione con una formula: "Sembra che stia tenendo aperte le sue opzioni".

Harris è in testa in diversi sondaggi preliminari sulle preferenze dei democratici per il 2028, probabilmente grazie alla notorietà acquisita con due precedenti candidature e quattro anni come vicepresidente. Ma non mancano le perplessità. Alcuni donatori democratici, come riporta The Hill, si chiedono se abbia senso riproporre una candidata sconfitta nelle primarie del 2020 e battuta da Trump nel 2024. Un ulteriore elemento di complessità è il rapporto con il governatore della California Gavin Newsom, che in alcuni sondaggi la supera e con cui condivide consulenti e finanziatori. Secondo un operativo californiano citato da The Hill, alcuni sostenitori "si stanno già silenziosamente schierando dietro Newsom".

L'ex vicepresidente ha annunciato che presto viaggerà in South Carolina, North Carolina, Georgia e Arkansas. L'anno scorso ha rinunciato a candidarsi a governatrice della California, alimentando le voci su un ritorno alla corsa presidenziale. In un'intervista alla BBC aveva detto che le sue pronipoti vedranno "sicuramente" una donna presidente e che quella donna potrebbe "probabilmente" essere lei. "Non ho finito", aveva aggiunto.

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Trump svela il progetto dell'arco di trionfo a Washington: alto 76 metri, il più grande al mondo


L'amministrazione ha presentato i rendering ufficiali del monumento per i 250 anni degli Stati Uniti. Costerà almeno 15 milioni di dollari di fondi pubblici. Un giudice ha già respinto un ricorso per bloccarlo
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L'amministrazione Trump ha presentato i progetti ufficiali di un gigantesco arco trionfale da costruire a Washington, nei pressi del cimitero nazionale di Arlington. La struttura, alta circa 76 metri, sarebbe il più grande arco trionfale al mondo, più del doppio del vicino Lincoln Memorial che si ferma a 30 metri, e circa 9 metri più alto dell'arco di Città del Messico in Plaza de la República, attualmente il più alto.

I rendering, preparati dallo studio di architettura Harrison Design e resi pubblici venerdì, mostrano un monumentale arco di pietra bianca sormontato da una figura dorata alata, simile alla Statua della Libertà, con torcia e corona, affiancata da due aquile. Quattro leoni dorati presidiano la base. L'iscrizione "One Nation Under God" campeggia in lettere d'oro sulla facciata principale, mentre sul retro si legge "Liberty and Justice for All". L'architetto principale del progetto è Nicolas Charbonneau, direttore del Sacred Architecture Studio di Harrison Design, noto per il suo lavoro su chiese cattoliche.

Il monumento sorgerebbe nella rotatoria di Memorial Circle, sul lato della Virginia del fiume Potomac, in una posizione equidistante tra il Lincoln Memorial e il cimitero di Arlington. Secondo i rendering, l'apertura centrale dell'arco, alta circa 33 metri, incornicerà la vista di entrambi i monumenti. Il sito si trova lungo una rotta di avvicinamento del vicino aeroporto Reagan National, il che solleva interrogativi sulle possibili interferenze con il traffico aereo.
Harrison Design / U.S. Commission of Fine Arts
Trump ha rivendicato il progetto con un post su Truth Social, definendolo "il più grande e il più bello arco trionfale al mondo". Il presidente ha sostenuto che Washington è l'unica grande capitale senza un arco trionfale e che l'idea risale a duecento anni fa. "Fu interrotta da una cosa chiamata la Guerra Civile, e così non fu mai costruito", ha dichiarato in febbraio. "Poi, quasi costruirono qualcosa nel 1902, ma non accadde mai". In un altro post, Trump ha condiviso un'immagine dell'India Gate di Nuova Delhi scrivendo: "Il bellissimo arco trionfale dell'India. Il nostro sarà il più grande di tutti". In precedenti dichiarazioni, il presidente ha anche detto che l'arco è "per me".

I costi ricadranno in parte sui contribuenti americani. Secondo il piano di spesa del National Endowment for the Humanities, approvato dall'Office of Management and Budget lo scorso settembre, 2 milioni di dollari in fondi speciali e 13 milioni in fondi di compartecipazione sono riservati al progetto. La notizia è stata riportata dal sito NOTUS.

Il progetto dovrà passare al vaglio della Commission of Fine Arts, un'agenzia federale indipendente fondata nel 1910 che fornisce pareri su questioni di design ed estetica al presidente e al Congresso. La commissione, composta interamente da membri nominati da Trump, si riunirà il 16 aprile a Washington per esaminare i rendering. Lo stesso organismo aveva già approvato in febbraio la ristrutturazione da 400 milioni di dollari della sala da ballo della Casa Bianca, un altro progetto voluto dal presidente che un giudice federale ha poi bloccato, stabilendo che nessuna legge autorizza il presidente a costruire una struttura del genere senza il consenso del Congresso.

Anche l'arco trionfale è oggetto di contestazioni legali. Veterani della guerra del Vietnam e uno storico hanno presentato un ricorso a febbraio presso il tribunale federale di Washington, sostenendo che il monumento ostruirebbe la vista dei memoriali del Vietnam e di Lincoln dal cimitero di Arlington. La giudice Tanya Chutkan ha però respinto la richiesta di ingiunzione preliminare per bloccare il progetto.

Le critiche arrivano anche dal Congresso. Il deputato democratico Don Beyer, eletto in Virginia, ha attaccato il progetto in un post su Bluesky: "Mentre gli americani si preoccupano dei costi alle stelle e di un'altra guerra senza fine, il presidente Trump si concentra su un progetto di vanità finanziato dai contribuenti che congestionerà il traffico, bloccherà il nostro orizzonte e si ergerà sopra il terreno sacro dove sono sepolti coloro che hanno servito la nazione, compresi i miei genitori e mia sorella". Beyer ha aggiunto: "Non si tratta dei 250 anni dell'America né di onorare i nostri veterani. Si tratta dell'ego di Donald Trump, e lo fermeremo".

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Porco Rosso (1992)


Un film che chiuque dovrebbe vedere e che ogni volta che si guarda suscita sentimenti e ragionamenti sempre diversi (almeno per me, complice anche il fatto di guardarlo in "epoche" diverse della mia vita).

Davvero un gran film.

E come sempre meglio porco che fascista, ecco.

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L'operazione Epic Fury è costata fino a 35 miliardi di dollari in sei settimane


Il think tank conservatore American Enterprise Institute stima i costi incrementali dell'offensiva americana contro l'Iran, ma il conto finale per il Congresso potrebbe arrivare a 100 miliardi

L'operazione militare americana contro l'Iran ha raggiunto un costo stimato tra 25 e 35 miliardi di dollari dopo sei settimane di combattimenti, secondo un'analisi dell'American Enterprise Institute (AEI) pubblicata il 10 aprile. La stima aggiornata arriva mentre l'operazione Epic Fury entra in un periodo di cessate il fuoco di due settimane, iniziato l'8 aprile.

I numeri elaborati da Elaine McCusker e Richard Sims, analisti di politica estera e della difesa dell'AEI, rappresentano solo i costi incrementali dell'operazione, cioè le spese aggiuntive rispetto a quelle che il Pentagono avrebbe sostenuto comunque. Non comprendono gli stipendi base del personale, l'addestramento o l'acquisto originale delle piattaforme militari. Tre settimane fa, il 20 marzo, la stima dello stesso istituto si fermava tra 16,2 e 23,4 miliardi di dollari.

La forbice tra la stima minima e quella massima dipende soprattutto da due fattori: la ripartizione degli intercettamenti tra forze americane e partner regionali, e la dottrina di tiro usata per colpire gli obiettivi. La stima più alta include anche la sostituzione di un radar nella base di Al Udeid in Qatar e alcuni costi di riparazione della portaerei Ford.

Il calcolo si basa su informazioni pubbliche del Pentagono e del Comando Centrale americano (CENTCOM) riguardo le navi schierate, gli aerei in volo, i sistemi difensivi impiegati e gli obiettivi colpiti, che a oggi superano i 13.000. Gli analisti hanno poi utilizzato fonti ufficiali per i costi operativi e per la sostituzione di intercettori, missili, munizioni e aerei perduti.
Quanto è costata fino ad ora la guerra in Iran

Difesa
Quanto è costata fino ad ora la guerra in Iran
Stime dei costi incrementali dell'Operazione Epic Fury aggiornate al 10 aprile 2026
Periodo coperto: 29 dicembre 2025 – 8 aprile 2026 (cessate il fuoco)

Stima minima
$25,4 mld
miliardi di dollari

Stima massima
$35 mld
miliardi di dollari

Categoria di costoStima minimaStima massima

Nota: I costi incrementali non includono stipendi base, addestramento o l'acquisto originale delle piattaforme militari. La differenza tra stima massima e minima dipende principalmente dalla ripartizione tra Stati Uniti e partner regionali nell'intercettazione degli attacchi iraniani e dalla dottrina di ingaggio utilizzata. La stima massima include anche la sostituzione di un radar ad Al Udeid (Qatar) e alcuni costi di riparazione della portaerei Ford. Una eventuale richiesta di fondi supplementari al Congresso potrebbe raggiungere gli 80–100 miliardi di dollari, includendo anche altre operazioni e proiezioni di costo per il resto dell'anno fiscale.
Elaborazione di Focus America su dati dell'American Enterprise Institute

Ma il conto che il Congresso potrebbe trovarsi a pagare è molto più alto. Secondo l'analisi, la richiesta di finanziamento supplementare attualmente in esame potrebbe raggiungere gli 80-100 miliardi di dollari, una cifra che include sei categorie di costi aggiuntivi rispetto a quelli calcolati dall'AEI.

La prima riguarda i danni alle basi e agli equipaggiamenti americani nella regione: il CENTCOM dispone di valutazioni più dettagliate rispetto a quanto reso pubblico. La seconda è legata alla composizione effettiva dei missili e delle munizioni usati per colpire i bersagli. La differenza di prezzo tra i vari tipi di missili disponibili per ogni missione è enorme e incide sul totale finale.

La terza categoria di spesa copre i programmi appena annunciati dal Dipartimento della Difesa per accelerare la produzione di munizioni chiave, come i sistemi THAAD, Patriot e il Precision Strike Missile, e per sviluppare soluzioni a basso costo prodotte da una base industriale allargata. La quarta voce comprende altre operazioni militari in corso, le operazioni Southern Spear e Absolute Resolve, che insieme potrebbero costare circa 5 miliardi di dollari.

Poi ci sono i costi sostenuti da altre agenzie federali al di fuori del Pentagono, come le operazioni della comunità di intelligence durante il recupero dell'equipaggio di uno Strike Eagle abbattuto. Infine, il Dipartimento della Difesa intende includere le proiezioni di spesa almeno fino alla fine dell'anno fiscale, e probabilmente fino alla fine del 2026, considerando la possibilità di un'altra risoluzione di bilancio temporanea a ottobre.

L'analisi dell'AEI, un think tank conservatore di Washington tradizionalmente vicino all'establishment repubblicano, si chiude con una valutazione positiva dell'operazione. Secondo McCusker e Sims, il valore dell'investimento va misurato insieme ai costi: la riduzione della minaccia rappresentata dalle capacità nucleari, missilistiche, navali, informatiche e delle milizie proxy dell'Iran è un risultato che contribuisce agli interessi strategici americani nella regione.

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Preparazione ai test universitari: i dati smontano i miti su come studiano gli studenti italiani


I dati di una piattaforma digitale rivelano come studiano davvero gli studenti italiani: meno maratone notturne e più costanza. Ecco cosa funziona davvero per superare i test universitari
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Con i test per le professioni medico-sanitarie attesi tra novembre e dicembre 2026, e con molti studenti che iniziano a prepararsi già dopo la maturità, si apre la finestra temporale che determinerà le chance di accesso all’università. Per questi giovani, nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in mano e abituati a cercare risposte sui social, il primo posto in cui guardare è spesso il feed. Su TikTok, #StudyTok conta quasi 4 miliardi di video, su Instagram, #studygram supera i 20 milioni di post. Come in un set, c’è la scrivania ordinata, playlist lo-fi in sottofondo, evidenziatori pastello a volontà, e così, anche lo studio e la preparazione universitaria sono diventati un contenuto, pura estetica da ostentare.

Lavorare nello sport: le 10 professioni del futuro più richieste
Un giovane su tre sogna una carriera nello sport. Dalla tecnologia ai nuovi ruoli digitali, ecco le 10 professioni del futuro che stanno trasformando il settore
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Tuttavia, trasformare l'ansia da prestazione, la difficoltà di concentrazione e la mancanza di un buon metodo di studio in qualcosa da mostrare non sempre si traduce in risultati migliori. Lo dimostrano i dati di TestBuddy doveemerge che tra gli studenti che hanno completato almeno 5 simulazioni, il 61% migliora il proprio punteggio rispetto alle prime sessioni e per 1 studente su 4 il miglioramento supera i 10 punti su 100. Chi usa la piattaforma per almeno un mese, inoltre, ottiene in media +4 punti, il 50% in più rispetto a chi la utilizza solo per poche settimane. In media, bastano 3 simulazioni complete per raggiungere il 60% di correttezza nelle risposte, una soglia competitiva per la maggior parte dei test di ammissione universitari italiani.

Quando e come studiano gli studenti italiani


Dall’analisi delle sessioni effettuate sulla piattaforma, emerge che il 31,6% di tutte le sessioni di studio avviene nel pomeriggio, tra le 14 e le 17, la fascia oraria in cui si registrano anche i punteggi più alti, con una correttezza media del 42,7% alle 9 del mattino. All'opposto, solo il 9,3% delle simulazioni viene svolto di notte, tra le 22 e l’una: oltre 20.000 sessioni analizzate nella fascia notturna, con una correttezza media che scende al 26,4%, facendo svanire il mito dello studente notturno. Giorni preferiti? Il martedì è il giorno più produttivo della settimana, mentre il sabato quello con meno simulazioni. Anche la stagionalità racconta qualcosa di interessante: ad esempio, novembre è il mese più intenso dell'anno, il 21% di tutte le sessioni annuali si concentra qui, ma anche l'estate occupa un posto significativo; ad agosto le simulazioni aumentano del 400% rispetto a giugno, dimostrando che chi si prepara per i test di Professioni Sanitarie in estate parte in anticipo.

“Nei video #StudyTok si vedono ore di studio in timelapse, candele accese e playlist curate. I dati della nostra piattaforma dicono che il momento più produttivo per studiare è alle 17, non a mezzanotte con la musica lo-fi in sottofondo, inoltre, chi studia di notte ottiene in media 3 punti in meno su 100. Questi dati raccontano che il metodo conta più dell'atmosfera e dell’estetica”, afferma Leo Fulvio Bacchilega di TestBuddy.



Addio chiavi: Nuki Smart Lock apre la porta con un tap
Addio chiavi: con Nuki Smart Lock puoi aprire la porta di casa con un semplice tap, proprio come i pagamenti contactless. Ecco come funziona la serratura smart
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Cinque abitudini di studio che fanno davvero la differenza


Prepararsi bene a un test di ammissione non vuol dire dover seguire un piano rigido scritto e sperare di tenerlo; piuttosto, significa sapere ogni giorno qual è la direzione giusta, dove concentrarsi, costruendo la sessione successiva a partire da come è andata quella precedente. Ecco quindi che gli esperti suggeriscono cinque abitudini che gli studenti possono applicare fin da subito:

  • capire da dove si parte, non dove si vuole arrivare: prima di aprire un libro, meglio cimentarsi in una prima simulazione così da sapere esattamente qual è l’area in cui si è più forti e dove invece si fa più fatica. Studiare senza saperlo è come guidare senza GPS;
  • non guardare solo cosa si sta sbagliando, ma anche come si sta sbagliando: c'è differenza tra sbagliare per ignoranza e sbagliare per insicurezza. Se su una domanda di chimica ci si mette il doppio del tempo, non è perché non si sa rispondere, è che prende spazio l’incertezza. Riconoscere questa differenza cambia completamente la prospettiva sul come si deve studiare una certa materia;
  • allenarsi sulle domande vere del test: ogni test di ammissione ha una struttura precisa, degli argomenti ricorrenti e dei trabocchetti tipici. Quindi, esercitarsi con quiz specifici e soluzioni commentate è diverso da studiare su manuali generici, perché allena la mente proprio a non incappare in questi modelli ricorrenti e tranelli;
  • pianificare per il giorno dopo e non per i prossimi tre mesi: i piani di studio rigidi non sono sempre la soluzione migliore, quello che molte volte funziona è sapere ogni sera cosa fare il giorno dopo; tutto sta nell’avere ben chiaro come si sta andando in questo momento, non facendo riferimento a un programma pianificato a settembre;
  • studiare in base alla vita reale, non a quella dello studente ideale: la preparazione deve partire dalle abitudini, deve tenere conto se si è impegnati al pomeriggio in attività sportive, se si lavora il weekend oppure se si dorme poco durante la settimana. Per questo, è utile fare affidamento a una piattaforma che sia cucita su misura rispetto ai tempi effettivi dello studente, capendo se in quel momento si ha bisogno di una sessione rapida da dieci minuti o di una simulazione completa, senza un formato unico imposto.


“In un settore dove spesso si vende l'ansia mascherata da motivazione, i dati della piattaforma dimostrano che chi si prepara con metodo e nei momenti giusti ottiene risultati concreti. È per questo che il tutor AI di TestBuddy dice esattamente cosa fare domani, in base a come sei andato oggi. In questo modo, gli studenti che arrivano al test riposati, sicuri e con un piano reale partono già avanti”, conclude Leo Fulvio Bacchilega.



Un giovane su 3 sogna di lavorare nello sport: le 10 professioni del futuro


Mentre nuove dinamiche digitali, come ad esempio i prediction markets, stanno ridefinendo il rapporto tra sport, tecnologia e finanza, il settore sportivo europeo continua a dimostrarsi un motore economico e occupazionale in forte espansione. Secondo The Careers & Enterprise Company, l'ente indipendente per l'orientamento professionale del Regno Unito, gli studenti che iniziano la scuola secondaria a 11 anni, hanno tra le loro principali ambizioni di carriera il settore sportivo (per il 29%), seguiti dalle professioni legate al mondo dell'arte e musica (19%) e la cura degli animali (15%).

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I dati di Glovo sul Carbonara Day mostrano oltre 250.000 ordini nell’ultimo anno. Roma domina la classifica, seguita da Milano e Napoli, mentre il sabato sera si conferma il momento preferito per il food delivery
TechpertuttiGuglielmo Sbano

L'occupazione nel settore sportivo: i numeri


Sempre secondo i più recenti dati di Eurostat, nel 2023 erano circa 1,55 milioni le persone che, nell’Unione Europea, erano impiegate nel settore sportivo, pari allo 0,76% dell’occupazione totale. Nel 2024 il numero ha raggiunto circa 1,6 milioni di occupati, con una crescita del +6,5% su base annua, confermando un trend positivo dopo la fase pandemica che nei prossimi anni dovrebbe crescere ulteriormente. Le analisi evidenziano come lo sport sia un comparto particolarmente rilevante per l’occupazione giovanile: oltre un terzo dei lavoratori (36,8% secondoEurostat) ha tra i 15 e i 29 anni, una quota significativamente superiore alla media degli altri settori.

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vivo porta in Italia la nuova serie vivo V70, puntando su design curato, comparto fotografico evoluto e prestazioni solide. Ecco tutto quello che c’è da sapere su caratteristiche, prezzo e disponibilità
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Allo stesso tempo, il settore presenta caratteristiche peculiari: una maggiore diffusione dei contratti part-time, un’incidenza più elevata di lavoro autonomo e un livello di qualificazione professionale in costante crescita. Si tratta di dati particolarmente rilevanti in occasione della Giornata internazionale dello sport (World Sport Day), che si celebra ogni anno il 6 aprile. Proprio in questo ambito, da sempre capace di affascinare i più giovani, si inseriscono alcune delle professioni più richieste e ambite: dallo sport trader, il professionista che opera sugli eventi sportivi con un approccio strutturato e orientato ai processi, fino all’eSports manager, figura responsabile della gestione organizzativa, strategica e operativa di un team di videogiochi competitivi.

L'arrivo della digitalizzazione


Dal punto di vista economico complessivo, lo sport rappresenta un comparto strategico anche in termini di impatto sul sistema produttivo: si stima che esso contribuisca a circa il 3,4% del PIL dell’UE, generando milioni di posti di lavoro diretti e indiretti lungo la filiera. Parallelamente alla crescita occupazionale, il settore sportivo sta vivendo una trasformazione profonda guidata dalla digitalizzazione e dall’innovazione tecnologica. In particolare, secondo lo Sports Business Journal, il settore non è più limitato agli atleti, ma replica la struttura di un’azienda complessa, con funzioni che spaziano da marketing a finanza, fino a data, media e operations. Secondo analisi recenti, le attività legate allo sport rappresentano oggi la componente dominante di queste piattaforme, arrivando a costituire la gran parte dei volumi e dei ricavi.

“Il cambiamento che stiamo osservando non riguarda solo le professioni, ma il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano al lavoro. C’è una crescente attrazione verso ambiti che uniscono dati, tecnologia e capacità decisionale. Anche nel mondo dello sport, sempre più spesso, non si tratta solo di passione ma di competenze legate all’analisi, alla gestione del rischio e alla lettura degli scenari” ha sottolineato Davide Renna, tra i principali sport trader professionisti a livello europeo.


Il settore sportivo europeo si trova oggi in una fase di forte evoluzione: da un lato continua a crescere come bacino occupazionale e leva economica, dall’altro si intreccia sempre più con innovazione tecnologica e nuovi modelli di business digitali. La sfida per i prossimi anni, secondo gli analisti, sarà trovare un equilibrio tra sviluppo economico, tutela dei lavoratori e regolazione di strumenti emergenti, in un ecosistema in cui sport, dati e finanza sono sempre più interconnessi.

“Lo sport trading è ancora poco conosciuto in Italia, ma rappresenta un ambito in forte evoluzione. Non è una questione di intuizione, ma di metodo: analisi dei dati, gestione del rischio e capacità di prendere decisioni in condizioni di incertezza. È proprio questa combinazione che lo rende una delle professioni più interessanti per chi vuole sviluppare competenze trasferibili anche ad altri contesti” ha concluso Davide Renna.



Gli italiani chiedono alle IA cosa comprare, dove andare e di chi fidarsi (e le aziende non lo hanno ancora capito)
Gli italiani stanno cambiando modo di decidere: sempre più persone chiedono alle IA consigli su acquisti, viaggi e servizi. Ma le aziende non sono ancora pronte a questo nuovo scenario
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Il futuro del settore: quali le professionalità più richieste


Tornando ai dati, sempre secondo Eurostat, anche l’occupazione femminile nel mondo sportivo è in costante crescita. Il numero di donne occupate nel settore ha visto un continuo aumento portando il numero di persone a 623.900 nel 2019, per poi diminuire nel 2020 (-50mila, -8,0%). Dal 2021 il numero di donne occupate nello sport è in crescita, raggiungendo nel 2024 il livello più alto a 721.100 (+29.100, +4,2 % rispetto al 2023). Ecco, nel dettaglio, quali sono le figure professionali che gli esperti ritengono in più rapida ascesa che uniscono passione per lo sport e innovazione tecnologica:

  • Digital sport producer: si occupa della produzione, gestione e distribuzione dei contenuti per l'editoria sportiva digitale;
  • Sports data analyst: è lo specialista che identifica e raccoglie tutti i dati relativi alle diverse discipline sportive (statistiche, dati e analisi);
  • Sport trader: professionista che opera sulla compravendita di quote nei mercati sportivi;
  • Club media manager: si occupa della comunicazione social delle società sportive e delle federazioni agonistiche;
  • eSports manager: gestisce l'organizzazione complessiva, la strategia e le operazioni di un team di videogiochi competitivi;
  • Sport-tech specialist: lavora su innovazioni come realtà aumentata per tifosi e/o allenamento immersivo;
  • Sustainability sport manager: si occupa di impatto ambientale di eventi, stadi e club;
  • Fan engagement manager: crea contenuti e strategie per coinvolgere i tifosi di club e squadre;
  • Performance sport scientist: combina fisiologia, biomeccanica e tecnologia per migliorare le performance;
  • Event & sport experience manager: organizza eventi sportivi (live, digitali, ibridi) puntando sull’esperienza del pubblico.


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L'inflazione negli Stati Uniti sale al livello più alto in due anni


I prezzi della benzina sono aumentati del 21,2% in un solo mese, il rialzo mensile più grande dal 1967. Il sentiment dei consumatori è crollato al minimo storico

L'inflazione negli Stati Uniti è salita al 3,3% annuo a marzo, il livello più alto da quasi due anni, trainata dall'impennata dei prezzi dell'energia provocata dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il dato, diffuso venerdì dal Bureau of Labor Statistics, segna un balzo netto rispetto al 2,4% di febbraio e rappresenta la variazione mensile più significativa dal 2022, quando l'economia globale affrontava lo shock energetico causato dall'invasione russa dell'Ucraina.

Il motore principale dell'accelerazione è stato il prezzo della benzina, aumentato del 21,2% da febbraio a marzo: il rialzo mensile più grande da quando il governo ha iniziato a raccogliere questi dati, nel 1967. I prezzi del gasolio da riscaldamento sono cresciuti di oltre il 30%, il balzo più consistente dal 2000. La chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa un quinto del petrolio mondiale, ha fatto schizzare il prezzo del greggio americano dai circa 70 dollari al barile di fine febbraio, quando il conflitto è scoppiato, a oltre 110 dollari nelle settimane successive.

L'impatto sulla vita quotidiana dei consumatori è immediato. Il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,15 dollari, secondo l'American Automobile Association. In California la situazione è ancora più pesante, con una media di 5,93 dollari al gallone. L'aumento dei prezzi della benzina ha rappresentato da solo quasi tre quarti della crescita complessiva dell'inflazione tra febbraio e marzo.
Come cresce l'inflazione negli Stati Uniti

Inflazione
Come cresce l'inflazione negli Stati Uniti
Variazione percentuale annua del CPI-U (tutti i beni, non destagionalizzato)
Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2026

Elaborazione Focus America su dati del U.S. Bureau of Labor Statistics

Le conseguenze si estendono anche ad altri settori. I biglietti aerei sono aumentati del 14,9% su base annua, l'abbigliamento dell'1% nel solo mese di marzo, i giocattoli del 2,3%. Questi rincari riflettono sia l'aumento dei costi energetici sia l'effetto persistente dei dazi, che le aziende continuano a trasferire sui consumatori. Le principali compagnie aeree americane, tra cui American Airlines, Delta, JetBlue, Southwest e United, hanno già aumentato i costi per i bagagli da stiva per compensare il caro-carburante.

I prezzi alimentari sono rimasti stabili a marzo, ma gli analisti prevedono aumenti nei prossimi mesi, perché i costi più alti del diesel si trasferiranno sui trasporti e quindi sugli scaffali dei supermercati. Samuel Tombs, capo economista di Pantheon Macroeconomics per gli Stati Uniti, ha spiegato alla CNN che i prezzi alimentari impiegano in genere dai tre ai sei mesi per assorbire uno shock energetico.

Un segnale di allarme arriva dal sentiment dei consumatori. L'indice dell'Università del Michigan è crollato ad aprile a 47,6, il livello più basso mai registrato dal 1952, inferiore a qualsiasi lettura durante la Grande Recessione, la pandemia e la successiva ondata inflazionistica. Joanne Hsu, direttrice dell'indagine, ha dichiarato che molti consumatori attribuiscono i cambiamenti negativi dell'economia al conflitto in Iran. Le aspettative di inflazione a un anno sono salite al 4,8%, rispetto al 3,8% del mese precedente.

L'inflazione "core", che esclude i prezzi di energia e alimentari ed è considerata un indicatore più affidabile delle tendenze di fondo, è salita solo dello 0,2% su base mensile e del 2,6% su base annua, leggermente al di sotto delle attese. Questo dato ha fornito un moderato sollievo ad alcuni analisti. Adam Schickling, economista di Vanguard, ha osservato che sotto la superficie l'inflazione di fondo continua a muoversi nella direzione giusta. Ma Bernd Weidensteiner di Commerzbank ha avvertito che l'impatto limitato sui prezzi non energetici è destinato a cambiare presto.

Per la Federal Reserve la situazione è particolarmente delicata. I verbali della riunione di marzo, pubblicati questa settimana, rivelano che alcuni membri del comitato hanno discusso la possibilità di un rialzo dei tassi se l'inflazione dovesse restare sopra l'obiettivo. Il presidente Jerome Powell ha dichiarato che la Fed tende a "guardare oltre" gli shock dal lato dell'offerta, e che la sua reazione dipenderà dalle aspettative di inflazione a medio-lungo termine degli americani. I mercati si aspettano tassi invariati nelle prossime due riunioni, previste a fine aprile e a giugno, ma la possibilità di un rialzo non è più esclusa. Steven Blitz, capo economista di GlobalData TS Lombard, ha detto al Financial Times che la Fed non può tagliare i tassi ora perché non conosce la durata dello shock sui carburanti, e che comunque vada il cessate il fuoco, ci sarà un premio di rischio sui prezzi dell'energia che prima della guerra non esisteva.

La Casa Bianca ha cercato di contenere l'allarme. Il portavoce Kush Desai ha sottolineato su X il calo dei prezzi di uova, farmaci con ricetta e altri beni essenziali, attribuendolo alle politiche dell'amministrazione. Le uova sono effettivamente scese del 44,7% in un anno, dopo l'epidemia di influenza aviaria che ne aveva fatto lievitare i prezzi. Ma secondo Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, l'aumento annuo dei prezzi della benzina costerà alle famiglie circa 190 dollari in più al mese. Il presidente Trump ha definito il rincaro energetico temporaneo, respingendo le preoccupazioni sui rischi per l'economia.

Sul fronte diplomatico, i negoziati tra Stati Uniti e Iran in programma a Islamabad nel fine settimana restano incerti. Il vicepresidente JD Vance ha detto di aspettarsi colloqui "positivi", ma nel giro di poche ore Mohammad Bagher Ghalibaf, uno dei principali leader iraniani, ha dichiarato su X che Teheran non parteciperà a meno che Israele non accetti di fermare gli attacchi contro Hezbollah in Libano e gli Stati Uniti non scongelino gli asset iraniani all'estero. La fragile tregua di due settimane raggiunta in settimana è già sotto pressione per una serie di disaccordi, tra cui il destino delle riserve iraniane di uranio altamente arricchito. Secondo Goldman Sachs, le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sono scese all'8% del livello normale.

Anche se il cessate il fuoco dovesse reggere e lo Stretto riaprisse, gli analisti avvertono che i prezzi al consumo resteranno elevati per mesi. I prezzi della benzina scendono più lentamente di quanto salgano, perché il greggio meno caro impiega tempo per essere raffinato, stoccato e distribuito alle stazioni di servizio. La direttrice del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva ha avvertito che non ci sarà un ritorno ordinato alla situazione precedente, anche se la tregua dovesse tenere. Bernard Yaros, capo economista per gli Stati Uniti di Oxford Economics, ha dichiarato alla CBS che la lettura dell'inflazione di aprile sarà "scomodamente alta" e che la variabile chiave resta la durata e l'intensità della guerra in Iran.

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Il candidato Dem a governatore della California Swalwell accusato di violenza sessuale


Quattro donne accusano il deputato democratico di molestie e violenze. In poche ore perde il sostegno di Pelosi, della leadership del partito, dei sindacati e dei principali alleati politici

Il deputato democratico Eric Swalwell, tra i favoriti nella corsa per la carica di governatore della California, è stato travolto venerdì da accuse di violenza sessuale e molestie formulate da quattro donne. Nel giro di poche ore la sua campagna elettorale è implosa: hanno chiesto il suo ritiro l'ex speaker della Camera Nancy Pelosi, la leadership democratica al Congresso, entrambi i senatori della California e i più potenti sindacati dello Stato.

Le accuse sono state pubblicate dal San Francisco Chronicle e dalla CNN. La testimonianza più grave è quella di un'ex collaboratrice che ha raccontato al Chronicle di aver avuto rapporti sessuali con Swalwell mentre lavorava per lui e di essere stata violentata due volte quando era troppo ubriaca per dare il proprio consenso. La donna ha descritto alla CNN un episodio del 2024, avvenuto dopo che aveva lasciato l'incarico: ha detto di aver cercato di respingere Swalwell e di avergli detto "no", ma che lui non si è fermato. Il mattino seguente si è svegliata con lividi e sanguinamento vaginale. Secondo il Chronicle, la donna ha scritto a un'amica tre giorni dopo l'episodio di essere stata "violentata sessualmente" da Swalwell, aggiungendo che era già accaduto nel 2019, quando ancora lavorava per lui, ma di essersi convinta all'epoca di essere stata consenziente.

Altre tre donne hanno descritto alla CNN diverse forme di comportamento inappropriato da parte del deputato, tra cui l'invio di foto intime non richieste. Una di loro, Ally Sammarco, ha raccontato al New York Times che nel 2021, quando aveva 24 anni e lavorava come organizzatrice per il Partito Democratico in Virginia, Swalwell le aveva inviato messaggi su Snapchat che lei ha definito "inappropriati", inclusa una foto dei suoi genitali che non aveva chiesto.

Swalwell ha negato tutte le accuse con fermezza. In una dichiarazione fornita al Chronicle ha definito le accuse "false", sostenendo che arrivano "alla vigilia di un'elezione contro il favorito per la carica di governatore". In un video pubblicato sui social media venerdì sera ha aggiunto: "Queste accuse di violenza sessuale sono assolutamente false. Non sono mai accadute. Le combatterò con tutto quello che ho". Ha però riconosciuto di aver "commesso errori di giudizio in passato", scusandosi con la moglie "per averla messa in questa posizione". Il suo avvocato, Elias Dabaie, ha dichiarato al New York Times che le accuse sono "infondate" e ha messo in dubbio la tempistica, parlando di "uno sforzo coordinato per minare la sua candidatura". Nella notte tra giovedì e venerdì, prima della pubblicazione degli articoli, il legale di Swalwell aveva inviato lettere di diffida alle donne, minacciando azioni legali per diffamazione.

Il New York Times e il Wall Street Journal hanno precisato di non aver verificato in modo indipendente le accuse di violenza sessuale.

La reazione dell'establishment democratico è stata rapidissima. Nancy Pelosi ha dichiarato di aver consigliato personalmente a Swalwell di ritirarsi dalla corsa per permettere un'indagine "con piena trasparenza e responsabilità". La leadership democratica alla Camera, il capogruppo Hakeem Jeffries, la vicecapogruppo Katherine Clark e il presidente del caucus Pete Aguilar, hanno chiesto un'indagine rapida e il ritiro immediato dalla campagna, pur senza chiedere le dimissioni dal Congresso. Il senatore Adam Schiff ha ritirato il proprio endorsement definendosi "profondamente turbato" dalle accuse. Anche il senatore dell'Arizona Ruben Gallego, amico personale di Swalwell, ha revocato il suo sostegno esprimendo rammarico per averlo difeso sui social media solo tre giorni prima, quando le accuse circolavano ancora in forma generica.

Il presidente della campagna di Swalwell, il deputato Jimmy Gomez, si è dimesso dall'incarico definendo le accuse "le più brutte e gravi che si possano immaginare" e ha chiesto al deputato di ritirarsi. Un altro candidato democratico nella corsa, l'ex sindaco di Los Angeles Antonio Villaraigosa, si è spinto oltre chiedendo anche le dimissioni di Swalwell dal Congresso.

Sul fronte sindacale, la potente California Teachers Association ha ritirato il proprio endorsement definendo le accuse "incredibilmente inquietanti e inaccettabili". Il sindacato dei dipendenti pubblici Service Employees International Union California, che aveva investito 5 milioni di dollari a sostegno di Swalwell, ha sospeso ogni attività di campagna. Anche la California Medical Association ha convocato una riunione d'emergenza del proprio consiglio per valutare la revoca del sostegno. Un comitato indipendente che aveva raccolto 7,7 milioni di dollari da donatori tra cui l'associazione dei medici e Uber per finanziare spot a favore di Swalwell ha sospeso le proprie attività. Secondo il New York Times, anche una raccolta fondi a Hollywood prevista per questo mese è stata rinviata a data da destinarsi.

La piattaforma di donazioni online ActBlue ha smesso di accettare contributi per la campagna di Swalwell.

Katie Porter, ex deputata e altra candidata democratica alla carica di governatore, ha chiesto a Swalwell di ritirarsi e di dimettersi dal Congresso, aggiungendo che "troppo spesso gli uomini sfuggono a qualsiasi conseguenza per le violenze sessuali semplicemente abbandonando il potere". Il governatore uscente Gavin Newsom, ampiamente considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, è stato più cauto: attraverso un portavoce ha definito le accuse "profondamente preoccupanti", senza però chiedere esplicitamente il ritiro di Swalwell.

La vicenda ridisegna una corsa elettorale già molto frammentata per la successione a Newsom, che non può ricandidarsi per il limite dei mandati. Swalwell, deputato dal 2012, era riuscito nelle ultime settimane a ottenere il sostegno di importanti sindacati e a distinguersi nei sondaggi rispetto agli altri candidati democratici. Un sondaggio diffuso questa settimana dal Partito Democratico californiano mostrava i due candidati repubblicani in testa con il 14% ciascuno, seguiti da Swalwell al 12% e dal miliardario Tom Steyer all'11%, con quasi un elettore su quattro ancora indeciso. La California adotta un sistema di primarie aperte in cui i primi due classificati il 2 giugno, indipendentemente dal partito, accedono allo scontro finale di novembre.

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SpaceX IPO, Artemis II, Mythos, Muse Park, il meglio della settimana


Il meglio della settimana + un editoriale scritto da noi.
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Buon sabato,
le notizie più rilevanti della settimana sono probabilmente la domanda di IPO per SpaceX e la presentazione del "supermodello" di Anthropic, Mythos. Tuttavia è in atto anche una grande "reputation war" attorno alla figura di Sam Altman, e l'articolo del New Yorker di pochi giorni fa sulla vita privata del CEO di OpenAI è stato un colpo molto più grande di tanti altri: ho parlato di questo e di temi affini in un editoriale in cui ci siamo chiesti: ma com'è possibile che OpenAI abbia messo online qualcosa (Sora 2) che è morto quattro mesi dopo? Buona lettura!

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Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.

Nascita e morte di uno dei prodotti più pubblicizzati di OpenAI


Ma davvero Sam Altman, o chi di dovere, pensava che qualcosa come un social network AI-only potesse funzionare?

OpenAI non è certo il ritratto dell'ingenuità. Uno dei motivi dietro alla chiusura del progetto è strutturale: dai in mano un generatore video a milioni di persone e questo costa tanto in termini di risorse. Ma non lo sapevano prima?

Stiamo parlando di Sora 2, perché Sora senza il "2" era soltanto il modello di generazione video che, insieme a Runway, stava prendendo piede con un hype quasi avvicinabile a quello di GPT-3.5; poi l'annuncio: un social network con video generati solo dall'IA e un sistema di gamification per intrattenere gli utenti e vedere se anche l'IA audiovisiva può entrare nella loro quotidianità.

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Notizie della settimana


Una selezione delle notizie più rilevanti della settimana.

SpaceX ha depositato l'offerta pubblica iniziale


Business
SpaceX ha depositato in via confidenziale i documenti per la quotazione presso la Securities and Exchange Commission, il regolatore dei mercati negli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, l’offerta pubblica iniziale potrebbe raccogliere tra 40 e 80 miliardi di dollari e arrivare in Borsa già entro luglio. Per ora i documenti restano riservati, quindi mercato e investitori non possono ancora vedere dati su ricavi, costi e utili. A seguire l’operazione sono cinque grandi banche d’affari statunitensi.
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Fonte: The Wall Street Journal
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E una è andata

SpaceX è stata quindi la prima a depositare l'IPO, all'interno di un trio che si completa con Anthropic e...
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Netflix dovrà rimborsare gli utenti italiani fino a 500 euro


Legge
Il Tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa dal Movimento Consumatori, un’associazione che tutela gli utenti, contro Netflix Italia. I giudici hanno stabilito che le clausole usate dal 2017 a gennaio 2024 per modificare i prezzi erano contrarie al Codice del consumo, perché consentivano aumenti senza indicare nel contratto una ragione valida. Un cliente Premium rimasto abbonato senza interruzioni dal 2017 potrebbe recuperare circa 500 euro, mentre un cliente Standard potrebbe ottenere circa 250 euro.
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Fonte: Reuters
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Artemis II ha superato il record di distanza massima dalla Terra dopo 56 anni


Spazio
Durante il sesto giorno della missione Artemis II, la capsula Orion della Nasa ha superato la distanza massima dalla Terra raggiunta con esseri umani a bordo, oltrepassando il limite fissato nel 1970 dall’equipaggio di Apollo 13. A bordo ci sono quattro astronauti: tre della Nasa e uno dell’Agenzia spaziale canadese. Il veicolo ha sorvolato la Luna senza entrare in orbita, poi è passato dietro il satellite con circa 40 minuti di blackout radio prima di iniziare il rientro verso la Terra, previsto nell’Oceano Pacifico il 10 aprile.
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Fonte: The Guardian
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Anthropic presenta in anteprima il modello Mythos trapelato settimana scorsa


Cybersecurity
Anthropic ha avviato una prova limitata di Mythos, un nuovo modello per compiti complessi di programmazione e ragionamento che verrà testato inizialmente nella sicurezza informatica. Il test rientra in Project Glasswing, in cui 12 organizzazioni partner useranno il sistema per cercare vulnerabilità, cioè errori sfruttabili per gli attacchi informatici. Secondo l’azienda, nelle ultime settimane Mythos avrebbe individuato migliaia di vulnerabilità zero-day, cioè falle non ancora segnalate o corrette. Tra i partner citati ci sono Amazon, Apple, Cisco, Microsoft, Palo Alto Networks e Linux Foundation. Nei documenti trapelati, Mythos è stato descritto come un modello così potente da non essere pronto a essere rilasciato pubblicamente.
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Fonte: TechCrunch
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Meta presenta un nuovo modello di nome Muse Park


Intelligenza Artificiale
Meta ha presentato Muse Spark, primo modello della nuova famiglia Muse sviluppata da Meta Superintelligence Labs, la talentuosa divisione di intelligenza artificiale guidata da Alexandr Wang. A differenza dei precedenti modelli Llama, distribuiti in forma open source, Muse Spark è proprietario ed è pensato per essere più piccolo, più rapido e meno costoso, pur restando competitivo in compiti come ragionamento, comprensione di testo/immagini e attività svolte dagli agenti AI. È già usato nell’app Meta AI e sul sito desktop dedicato e nelle prossime settimane sarà integrato anche in Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e negli occhiali Ray-Ban Meta.
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Fonte: CNBC
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La prima opera del Superlab

Il laboratorio che mira alla Superintelligenza guidato dal talento Alexandr Wang è sotto i riflettori...
[solo per supporter]

Un giornalista del New York Times è convinto di aver scoperto chi è il creatore di Bitcoin


Tecnologia
Nessuno sa chi ha creato Bitcoin. Adesso un’inchiesta del New York Times sostiene che Adam Back sia il nome più plausibile dietro Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo usato nel 2008 per presentare Bitcoin. Adam, 55 anni, è un esperto crittografo e amministratore delegato di Blockstream, società attiva nell’ecosistema Bitcoin, ma ha sempre negato (e anche adesso) di essere il creatore della rete. La tesi del NY Times sul fatto che Adam abbia creato Hashcash, sistema da cui Bitcoin riprende l’idea centrale, delle somiglianze nel modo di scrivere di entrambi (anche errori grammaticali ricorrenti) e una coincidenza nei tempi, perché l’attività online di Back e quella di Satoshi si sovrapporrebbero in momenti chiave. Secondo il NY Times, Adam non vuole rivelare la sua identità perché la community non accetterebbe un capo e il suo business fallirebbe. Il primo articolo delle letture interessanti di questa rassegna è l'inchiesta ufficiale.
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Fonte: CNBC
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Meta ha rimosso la lavagna con i punteggi dei dipendenti


Big Tech
Meta ha rimosso una classifica interna chiamata Claudeonomics che mostrava i top 250 dipendenti con il maggior consumo di token, l’unità che misura quanto testo viene elaborato dai modelli di intelligenza artificiale. Secondo The Information, in 30 giorni i dipendenti avrebbero usato circa 60.000 miliardi di token e il primo in classifica 281 miliardi. Nel tabellone apparivano titoli come “Token Legend,” “Model Connoisseur,” “Cache Wizard,” and “Session Immortal.” Meta ha poi disattivato la dashboard e l’ha sostituita con un messaggio interno che spiegava che lo strumento veniva chiuso dopo la diffusione all’esterno dei suoi dati.
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Fonte: Gizmodo
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Cosa è trapelato dai 3mila file di Anthropic


Startup
Anthropic sta affrontando due incidenti: Il primo riguarda la pubblicazione accidentale di quasi 3.000 file, compresa la bozza di un post su un nuovo modello ("Mythos") non ancora annunciato. Il secondo ha coinvolto Claude Code, un programma per sviluppatori: una versione distribuita per errore conteneva quasi 2.000 file del codice sorgente e oltre 512 mila righe di codice. L’azienda sostiene che non si sia trattato di un attacco esterno ma di un errore umano. Il codice non espone il modello in sé ma tutto il sistema che ci interagisce.
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Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

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OpenAI ha descritto in un documento un'idea di società futura


Politica
OpenAI ha pubblicato un documento in cui prova a immaginare come potrebbe cambiare la società se l’intelligenza artificiale iniziasse a fare una parte crescente del lavoro oggi svolto dalle persone. L’idea di fondo è che, se le aziende useranno sempre più macchine e meno lavoratori, entreranno meno soldi da stipendi e contributi, mentre cresceranno i guadagni delle imprese e di chi possiede capitale. Per questo OpenAI propone di tassare di più questi guadagni e di usare una parte delle risorse per redistribuire ricchezza, finanziare servizi pubblici e dare più tutele ai cittadini. Nel documento si parla anche di settimana corta (4 giorni), sostegni per chi cambia lavoro e maggiori investimenti in energia e infrastrutture per far funzionare i sistemi AI.
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Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


Della settimana, in lingua inglese.

La mia ricerca per risolvere il grande mistero dei Bitcoin


nytimes.com (eng)

Come l'IA ha aiutato un uomo (e suo fratello) a costruire un'azienda da 1,8 miliardi di dollari


nytimes.com (eng)

Questi sono i paesi che si stanno muovendo per vietare i social media ai bambini


techcrunch.com (eng)

I social media sono diventati uno spettacolo da baraccone


natesilver.com (eng)

Notizie veloci


Della settimana, in lingua inglese.

Anthropic ha rimosso migliaia di repository GitHub che tentavano di estrarre il suo codice sorgente trapelato


techcrunch.com (eng)

Scopri il nuovo Cursor


cursor.com (eng)

Il malware Android "NoVoice" reperibile da Google Play ha infettato 2,3 milioni di dispositivi


bleepingcomputer.com (eng)

Per la prima volta in assoluto, Amazon sta rimuovendo i vecchi Kindle dal Kindle Store


arstechnica.com (eng)

Secondo nuovi leak, Apple rilascerà l'iPhone Air 2 a prescindere dalle sue vendite


macrumors.com (eng)

Anthropic lancia Claude Managed Agents per le aziende


testingcatalog.com (eng)

Rivelata la fascia di prezzo dell'iPhone Ultra


macrumors.com (eng)

Video della settimana

youtube.com/embed/D4XTefP3Lsc?…

AI e le emozioni


Video molto interessante di Anthropic in cui dimostra che sono stati trovati dei pattern "emotivi" nella rete neurale dei suoi modelli.

Vedi video su youtube.com (eng - 4:52)


SpaceX ha depositato l'offerta pubblica iniziale


In breve:


SpaceX ha depositato in via confidenziale i documenti per la quotazione presso la Securities and Exchange Commission, il regolatore dei mercati negli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, l’offerta pubblica iniziale potrebbe raccogliere tra 40 e 80 miliardi di dollari e arrivare in Borsa già entro luglio. Per ora i documenti restano riservati, quindi mercato e investitori non possono ancora vedere dati su ricavi, costi e utili. A seguire l’operazione sono cinque grandi banche d’affari statunitensi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Musk’s SpaceX Files to Go Public in One of the Biggest IPOs Ever

Riassunto completo:


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La rassegna stampa di sabato 11 aprile 2026


L'amministrazione Trump affronta crescenti pressioni sui negoziati con l'Iran mentre Swalwell abbandona la corsa per il governatore della California

Questa è la rassegna stampa di sabato 11 aprile 2026

Eric Swalwell abbandona la corsa per il governatore della California dopo le accuse di aggressione sessuale


Il deputato democratico Eric Swalwell ha ritirato la sua candidatura a governatore della California dopo che sono emerse accuse di aggressione sessuale da parte di una ex collaboratrice. Nancy Pelosi e Adam Schiff sono tra i leader democratici che hanno chiesto il ritiro del parlamentare dalla corsa elettorale.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, BBC

I negoziati USA-Iran iniziano in Pakistan con in gioco l'apertura dello Stretto di Hormuz


Il vicepresidente JD Vance si sta dirigendo in Pakistan per negoziati cruciali con l'Iran, mentre Teheran mantiene il controllo dello Stretto di Hormuz alimentando l'inflazione negli Stati Uniti. L'Iran ha perso mine che aveva piazzato nello stretto, complicando la riapertura del passaggio navale.

Fonti: New York Times, The Hill, BBC

L'equipaggio della missione Artemis II torna sulla Terra dopo un volo storico verso la Luna


I quattro astronauti della missione NASA Artemis II sono atterrati nell'Oceano Pacifico dopo un viaggio di 10 giorni che li ha portati più lontano nello spazio di qualsiasi essere umano nella storia. La missione ha stabilito un nuovo record di distanza dalla Terra.

Fonti: Wall Street Journal, The Hill, New York Times

Una bomba molotov colpisce la casa del CEO di OpenAI Sam Altman


La casa di Sam Altman a San Francisco è stata attaccata con una bomba molotov che ha bruciato il cancello esterno della proprietà. La polizia ha arrestato un sospetto di 20 anni che aveva anche minacciato la sede di OpenAI.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, BBC

L'inflazione americana aumenta a marzo a causa del conflitto con l'Iran


I prezzi al consumo sono aumentati significativamente a marzo, principalmente a causa dell'aumento dei costi energetici legati alla guerra con l'Iran. L'inflazione "core", che esclude i prezzi volatili di cibo ed energia, è aumentata più moderatamente.

Fonti: Wall Street Journal, Semafor, The Hill

I sopravvissuti agli abusi di Epstein accusano Melania Trump di "spostare il peso" sulle vittime


Più di una dozzina di sopravvissuti agli abusi di Jeffrey Epstein hanno criticato la dichiarazione della First Lady Melania Trump che chiede al Congresso di tenere udienze pubbliche con le vittime di Epstein. Le vittime sostengono che questa richiesta rappresenta una "deflessione di responsabilità, non giustizia".

Fonti: The Guardian, BBC, New York Times

Kamala Harris considera una candidatura presidenziale per il 2028


L'ex vicepresidente Kamala Harris ha dichiarato di star "pensando" a una candidatura per le presidenziali del 2028 durante un evento della National Action Network a New York. Anche Pete Buttigieg ha suggerito che potrebbe lanciare una campagna.

Fonti: New York Times, The Guardian

Trump nomina un avvocato del suo caso per corruzione alla Corte d'Appello


Il presidente Trump ha nominato Matthew Schwartz, un partner dello studio legale Sullivan & Cromwell che lo rappresenta nel caso del silenzio elettorale, per un posto nella Corte d'Appello del Secondo Circuito. La nomina evidenzia la strategia di Trump di premiare i suoi alleati legali.

Fonti: Bloomberg

Muore Eliot Engel, ex presidente della Commissione Affari Esteri della Camera


L'ex deputato democratico Eliot Engel è morto all'età di 79 anni dopo aver servito più di tre decenni al Congresso rappresentando parti di New York City e i suoi sobborghi. Engel aveva presieduto la Commissione Affari Esteri della Camera prima di perdere le primarie nel 2020.

Fonti: New York Times, The Hill

L'EPA riorganizza il personale scientifico con trasferimenti e riassegnazioni


L'Agenzia per la Protezione Ambientale sta riassegnando 124 membri del personale, di cui 35 sono stati invitati a trasferirsi, come parte degli sforzi dell'amministrazione Trump per riorganizzare la ricerca scientifica. La mossa riflette l'approccio dell'amministrazione alla regolamentazione ambientale.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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La Corte Suprema dell'era Trump è la più ostile ai diritti civili dagli anni Cinquanta


Una ricerca commissionata dal Washington Post mostra che per la prima volta in 70 anni la maggioranza delle sentenze su donne e minoranze è sfavorevole. Mai così alta la polarizzazione tra giudici

La Corte Suprema degli Stati Uniti plasmata dalle tre nomine del presidente Donald Trump è la prima, almeno dagli anni Cinquanta, a respingere la maggioranza delle richieste di espansione dei diritti civili che riguardano donne e minoranze. Lo rivela un'analisi dettagliata condotta per il Washington Post da Lee Epstein e Andrew D. Martin della Washington University e da Michael J. Nelson della Penn State University, tre professori di scienze politiche che gestiscono il Supreme Court Database, il principale archivio di dati sulle decisioni della Corte.

Lo studio ha esaminato 270 sentenze emesse tra il 2020 e il 2024, i primi cinque mandati della maggioranza conservatrice composta da sei giudici su nove. Da quando i tre nominati da Trump, i giudici Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, siedono insieme in aula, la percentuale di casi vinti da chi chiedeva un ampliamento dei diritti civili è scesa al 44 per cento. In tutti i periodi precedenti, risalendo fino ai primi anni Cinquanta, la Corte si era pronunciata a favore dell'espansione dei diritti nella maggioranza dei casi. Il picco storico fu il 74 per cento raggiunto durante la presidenza del giudice capo Earl Warren, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando la Corte vietò la segregazione razziale nelle scuole con la sentenza Brown v. Board of Education e ampliò il diritto di voto.

L'inversione di tendenza interrompe una sequenza ininterrotta di corti che, una dopo l'altra, avevano esteso le tutele per i diritti civili fin dall'inizio di quell'epoca. Negli ultimi mandati molti dei casi arrivati davanti ai giudici hanno riguardato le tutele per le persone gay e transgender, e nella maggior parte la Corte ha deciso contro di loro. L'anno scorso i giudici hanno confermato il divieto del Tennessee sulle terapie per la transizione di genere per i minori e hanno permesso a genitori religiosi di ritirare i figli da lezioni scolastiche che utilizzavano libri con temi LGBTQ+. Nel 2023 hanno stabilito che il Primo Emendamento consentiva a una web designer di rifiutare lavori per matrimoni tra persone dello stesso sesso. In questo mandato la Corte ha anche bocciato una legge del Colorado che vietava le "terapie di conversione" per minori gay e transgender, mettendo in discussione leggi analoghe in quasi 30 Stati. Oltre alle questioni LGBTQ+, i giudici hanno eliminato le azioni positive nelle ammissioni universitarie.

L'analisi evidenzia risultati altrettanto netti in altri ambiti. Sui diritti religiosi, negli ultimi cinque mandati la Corte ha votato a favore di chi rivendicava libertà religiose nel 98 per cento dei casi, una percentuale senza precedenti in circa 75 anni. I giudici hanno stabilito che un allenatore di football poteva pregare sul campo dopo la partita, hanno consentito fondi pubblici per l'istruzione religiosa e hanno deciso che la città di Philadelphia non poteva escludere dai finanziamenti un'organizzazione cattolica che rifiutava di certificare coppie omosessuali come famiglie affidatarie. Sul versante opposto, la maggioranza conservatrice ha votato a favore della rimozione delle barriere al voto e delle restrizioni al finanziamento elettorale solo nel 7 per cento dei casi, il dato più basso dagli anni Cinquanta. I giudici liberal, per confronto, hanno votato a favore nell'87 per cento dei casi. La Corte ha inoltre indebolito il Voting Rights Act, la storica legge che vieta la discriminazione razziale nel voto.

L'altro dato che emerge con forza dallo studio è la polarizzazione senza precedenti tra i giudici. Il divario tra la quota di voti "liberal" espressi dai giudici nominati da presidenti democratici e quelli nominati da repubblicani ha raggiunto 48 punti percentuali, in crescita rispetto ai 35 punti del resto della presidenza del giudice capo John Roberts e sei volte superiore al divario dell'era Warren, quando giudici moderatamente liberal di entrambi i partiti sedevano fianco a fianco. "Non c'è più un centro", ha dichiarato al Washington Post la professoressa Epstein. "La polarizzazione nella società americana filtra nel Senato, filtra nella presidenza. È naturale che filtri nei tribunali".

Le ragioni di questa polarizzazione sono molteplici, secondo i ricercatori. La decisione dei repubblicani al Senato nel 2017 di eliminare l'ostruzionismo parlamentare per le nomine alla Corte Suprema ha reso più facile confermare giudici con posizioni ideologiche più marcate. E in un'epoca di paralisi legislativa a Washington, i presidenti scelgono candidati con orientamenti partitici affidabili perché la posta in gioco delle decisioni della Corte è più alta. "Il Congresso non produce molte leggi", ha spiegato Epstein al Washington Post. "I presidenti governano per decreto, ma quei decreti possono essere annullati appena arriva un successore. Se un presidente vuole politiche durature, le nomine giudiziarie durano molto più a lungo dei decreti esecutivi".

Complessivamente, dal 2020 la Corte ha emesso sentenze conservatrici nel 54 per cento dei casi, un livello eguagliato solo dalla Corte guidata dal giudice capo Warren Burger tra il 1969 e la metà degli anni Ottanta. La serie di vittorie di Trump sul cosiddetto "docket d'emergenza", le decisioni provvisorie prese in attesa del giudizio di merito, ha intensificato il dibattito sulla parzialità dei giudici: circa il 75 per cento di queste ordinanze dalla sua entrata in carica gli è stato favorevole. Queste decisioni temporanee hanno permesso al presidente di vietare ai soldati transgender di servire nell'esercito, revocare le protezioni contro il rimpatrio per alcuni migranti, licenziare i capi di agenzie indipendenti e ridimensionare il Dipartimento dell'Istruzione. La giudice liberal Ketanji Brown Jackson ha contestato queste ordinanze con una dura opinione dissenziente, accusando la Corte di applicare una "giurisprudenza Calvinball", dal gioco del fumetto Calvin and Hobbes dove l'unica regola è che non esistono regole fisse, "con l'aggiunta che questa amministrazione vince sempre".

Il calo di fiducia nell'istituzione riflette questi dati. Secondo l'ultimo sondaggio Gallup, il 52 per cento degli americani disapprova l'operato della Corte e solo il 42 per cento lo approva, un dato storicamente raro. "I cittadini vedono una frattura così profonda tra i giudici che si indebolisce il senso di equità procedurale e si ha l'impressione che i casi arrivino già pregiudicati", ha dichiarato al Washington Post il professor Nelson. I ricercatori Neal Devins della William & Mary Law School e Lawrence Baum della Ohio State University ritengono che questa separazione ideologica sia destinata a durare, perché i candidati emergono da partiti democratico e repubblicano che non condividono più quasi nessuna sovrapposizione ideologica.

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Il capo dell'agenzia ambientale americana parla a una conferenza dei negazionisti del clima


Lee Zeldin, amministratore dell'EPA, ha tenuto un discorso al Heartland Institute, uno dei principali centri del negazionismo climatico. È la prima volta nella storia dell'agenzia. Intanto si parla di una sua promozione a ministro della Giustizia

Per la prima volta nella storia dell'Environmental Protection Agency (EPA), l'agenzia federale americana creata per proteggere la salute pubblica e l'ambiente, il suo amministratore ha tenuto un discorso di apertura alla conferenza annuale del Heartland Institute, uno dei centri più influenti del negazionismo climatico negli Stati Uniti. È successo mercoledì 8 aprile, in un hotel di Washington affacciato sulla Casa Bianca. Lee Zeldin, nominato dal presidente Donald Trump, ha elogiato il gruppo per il suo lavoro nel mettere in discussione gli effetti del cambiamento climatico e nell'opporsi alle politiche ambientali del governo. "È un giorno per celebrare la rivalsa", ha detto al pubblico, che lo ha accolto con una standing ovation.

Il Heartland Institute, fondato nel 1984 e finanziato anche da istituzioni vicine ai grandi gruppi petroliferi, combatte da decenni la scienza del clima e alimenta il dubbio sulla responsabilità umana nel riscaldamento globale. Ha condotto campagne nelle scuole con materiali didattici di dubbia validità scientifica che promuovono l'idea che le emissioni di anidride carbonica non siano dannose, e ha fatto pressione a livello statale per conto dell'industria. In passato arrivò a esporre un cartellone pubblicitario che paragonava gli ambientalisti all'Unabomber, il terrorista americano.

Zeldin ha rivendicato davanti alla platea le azioni compiute alla guida dell'EPA, a partire dalla revoca del cosiddetto endangerment finding, il documento che dal 2009 classificava i gas serra come pericolosi per la salute pubblica. L'abrogazione, annunciata a febbraio, ha eliminato di fatto la base giuridica di tutte le regolamentazioni federali sulle emissioni, comprese quelle che limitavano l'inquinamento prodotto dalle automobili. Zeldin ha anche attaccato le amministrazioni precedenti, sostenendo che avrebbero ignorato "ciò che l'anidride carbonica apporta di positivo e necessario alla vita sul pianeta", un argomento ricorrente tra i negazionisti climatici secondo cui la CO2 sarebbe benefica per le piante. Non ha evitato una retorica complottista, denunciando una presunta "cabala" dell'"élite e della classe dirigente" che deciderebbe la scelta dei modelli climatici e delle metodologie scientifiche. "Non ci limitiamo a seguire ciecamente le previsioni catastrofiste del momento", ha dichiarato. "Non sottoscriviamo l'idea che la fine del mondo sia imminente".

Il consenso scientifico, come ricorda Le Monde, è tuttavia chiaro: la temperatura terrestre è aumentata di 1,2 °C dall'era preindustriale a causa delle emissioni prodotte dall'uomo, legate alla combustione di carbone, petrolio e gas. Questo aumento provoca eventi estremi più frequenti e più intensi, dalle ondate di calore alle inondazioni e alla siccità.

La presenza di Zeldin alla conferenza del Heartland Institute è il segnale più evidente dell'influenza crescente del gruppo all'interno dell'amministrazione Trump. Il presidente dell'istituto, James Taylor, lo ha sottolineato con soddisfazione: in passato i repubblicani, pur essendo "alleati tradizionali", evitavano di mostrarsi al fianco dell'organizzazione a causa del suo negazionismo climatico. "Come sono cambiati i tempi", ha commentato. "È la prima volta che abbiamo un vero paladino alla guida dell'EPA o così in alto nell'amministrazione. Questi sono grandi giorni".

Il discorso arriva in un momento in cui Zeldin è al centro di voci su una possibile promozione. Come riportato dal Washington Post, Trump avrebbe discusso in privato la possibilità di nominarlo ministro della Giustizia al posto di Pam Bondi, rimossa la settimana scorsa. Se confermato, Zeldin si troverebbe a supervisionare gli avvocati del Dipartimento di Giustizia che difendono in tribunale le stesse deregolamentazioni ambientali che lui ha promosso all'EPA. Alla conferenza, diversi esponenti conservatori hanno chiesto al presidente di non spostarlo. "Non vogliamo perderlo all'EPA", ha dichiarato Marc Morano del Committee for a Constructive Tomorrow. "Penso sia il capo dell'EPA più influente nella storia dell'agenzia". Myron Ebell, che guidò la transizione dell'EPA nel primo mandato di Trump, ha offerto al Washington Post una lettura più ambiziosa: "Ha bisogno di salire nel gabinetto e sta pensando a posizionarsi per candidarsi a una carica nazionale o per essere scelto come vicepresidente".

Le reazioni dal fronte ambientalista sono dure. Julie McNamara, dell'organizzazione Union of Concerned Scientists, ha dichiarato a Le Monde che "questa amministrazione calpesta la scienza e le prove per giustificare l'alleggerimento delle responsabilità imposte ai grandi inquinatori del settore fossile". Joanna Slaney, vicepresidente dell'Environmental Defense Fund, ha criticato Zeldin e il Heartland Institute per negare la realtà del cambiamento climatico quando i suoi effetti sono evidenti: i prezzi dell'energia e dei premi assicurativi aumentano, la salute e la sicurezza delle persone ne risentono. "Il negazionismo non rende il clima meno estremo", ha aggiunto. L'organizzazione affiliata EDF Action ha affisso manifesti di protesta fuori dall'evento, con immagini di ciminiere e incendi forestali.

La battaglia legale, intanto, è aperta. Numerosi Stati americani e organizzazioni non governative hanno presentato ricorsi per annullare la revoca dell'endangerment finding. A fine marzo, più di 160 organizzazioni ambientaliste e sanitarie hanno chiesto le dimissioni di Zeldin.

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Un orda di teschi vi aspetta


Questa settimana è la volta di un paio di buone notizie!
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Letter to a Gamer esce in versione ridotta per la settimana pasquale quindi senza un'analisi a conclusione di questa edizione. Il resto della newsletter, però, è qui per illuminare il vostro weekend con le notizie della settimana, qualche raccomandazione e la recensione di un videogioco che farà contenti tutti gli amanti di Megabonk e Vampire Survivors. Come sempre, la puntata di questa settimana di [REDACTED] podcast è in fondo alla newsletter per chi vuole un'esperienza più orientata al lato entertainment del giornalismo videoludico e esportivo.


News index


+ Milioni di account compromessi per colpa dei server RP di GTA
- Take Two licenzia il suo intero team AI
+ I volti dei fan nei giochi PlayStation
- 50 milioni di copie per Joseph Fares
+ Landfall apre la sua etichetta per videogiochi indie

Milioni di account compromessi per colpa dei server RP di GTA - Un server configurato in modo errato nella community spagnola di GTA RP ha reso pubblici per errore quasi un milione di dati personali dei giocatori. Quello compromesso è un database contenente quasi 820.000 informazioni personali di utenti collegati a diversi server di role-play tra cui NaranjaRP, CalipsoRP e LaStreetRP. I server di GTA RP sono mondi multigiocatore gestiti dalla community per la versione PC di Grand Theft Auto V in cui i giocatori, invece di interpretare i protagonisti originali di GTA, creano i propri personaggi unici e vivono la loro vita. Dai poliziotti ai venditori di gelati, questi mondi diventano quasi veri e propri MMO e le loro community sono molto attive e partecipate. Una violazione di questo tipo mette in pericolo la sicurezza personale di molti utenti visto che per giocare è necessario avere un account al cui interno sono contenute diverse informazioni personali sensibili.

Take Two licenzia il suo intero team AI - Non tutti I licenziamenti vengono per nuocere: Take Two, che possiede Rockstar Games e ha GTA 6 in dirittura d’arrivo, ha lasciato a casa il suo intero team di “Specialisti in IA”. This Week in Videogame ha ricostruito la notizia mettendo assieme tutta una serie di post e annunci su LinkedIn che la compagnia non ha voluto commentare. Il CEO di Take Two ha lodato l’IA in passato ma si è dimostrato scettico nei confronti delle sue potenzialità generative. Se c’era un gioco a rischio inondazione da parte dell’AI Slop era proprio GTA 6: è un bene che l’azienda abbia deciso di allontanarsi dalla tecnologia e ci auguriamo che il resto del settore segua il suo esempio.

I volti dei fan nei giochi PlayStation - Sony ha appena presentato una curiosa iniziativa pensata per premiare i più sfegatati fan del marchio PlayStation. Si chiama The Playerbase e metterà all’interno di alcuni titoli first party della galassia Sony i volti di devoti appassionati della rispettiva IP. Per partecipare al progetto bisogna registrarsi online e rispondere ad alcune domande, dopodiché, Sony esaminerà le candidature e selezionerà una rosa di fan che saranno invitati per un colloquio video. Da questo gruppo, un singolo fan sarà scelto come vincitore e riceverà un viaggio pagato a Los Angeles "per una giornata dedicata alla scansione e per collaborare con un designer alla creazione del proprio logo e della sua livrea custom su Gran Turismo 7" si legge nel comunicato. L'immagine del fan verrà utilizzata per uno dei ritratti che appariranno interagendo con i personaggi del gioco. Purtroppo, Sony ha precisato che si tratterà di un'apparizione "speciale a tempo limitato" e non di un'aggiunta permanente a Gran Turismo 7.

50 milioni di copie per Joseph Fares - Hazelight Studios, lo sviluppatore di Split Fiction, ha venduto complessivamente oltre 50 milioni di copie dei suoi tre titoli cooperativi. Lo sviluppatore ha annunciato il traguardo su Twitter, dichiarandosi "sbalordito e stupito dal numero di fan che hanno apprezzato i nostri giochi". I tre titoli che hanno raggiunto insieme i 50 milioni di copie vendute sono A Way Out (2018), It Takes Two (2021) e Split Fiction (2025). A Way Out ha venduto 13 milioni di copie, It Takes Two 30 milioni e Split Fiction 7 milioni.

Landfall apre la sua etichetta per videogiochi indie - I co-sviluppatori del celebre gioco cooperativo di arrampicata Peak, hanno presentato una nuova divisione editoriale chiamata Evil Landfall. Oltre a pubblicare i progetti di Landfall, Evil Landfall supporterà anche progetti indie di altri sviluppatori. L'editore ha rivelato diversi progetti indie in cui ha già "investito" e intende concentrarsi su progetti simili ai suoi giochi.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di nuovi videogiochi ancora lontani.

All will fall - Per I fan dei god game c’è un nuovo colony sim post apocalittico in cui sono importanti tanto le decisioni politiche quanto la qualità dell’ingegneria delle vostre costruzioni. Edito da tinyBuild, un publisher che si sta specializzando proprio in questo genere di giochi, All will Fall offre uno sfaccettato sistema di costruzioni in 3D basato sulla fisica, un sistema politico asimmetrico a tre fazioni e una miriade di piccole storie da scoprire in base a chi si sceglie di favorire, sostenere o penalizzare.

People of note - Immaginate l’unione tra un RPG, un rhythm game e il combattimento a turni dinamico di Expedition 33 e avrete il prossimo videogioco che ossessionerà tutti gli amanti dei musical. People of Note potrebbe non avere la più incalzante delle narrative, ma mette insieme elementi familiari in modi nuovi e, soprattutto se siete appassionati di Rhythm game, ha un sistema di combattimento reattivo e musicale che trasforma ogni performance del vostro gruppo in uno scontro musicato. I livelli di camp sono fuori-scala: se amate l’Eurovision, saltate addosso a questo gioco.

Pokèmon Champions - Se il vostro amore per i Pokémon ha mai avuto un afflato competitivo, allora dovete provare Pokémon Champions. Questo gioco appena uscito sarà la spina dorsale di tutto l’ecosistema competitivo e rivoluzionerà anche i titoli principali perché è solo qui che si terranno le battaglie PvP. Il gioco sarà il protagonista della recensione di settimana prossima ma se avete mai amato i Pokémon non posso non segnalarvelo visto che è gratis e compatibile con Switch 1 e 2.

The ratline - Amanti di Return of the Ora Dinn e The Case of the Golden Idol fatevi avanti, ci sono un po’ di nazisti a cui dare la caccia. Se amate i giochi deduttivi tra indizi, prove e colpevoli in fuga, The Ratline sarà un piacevole ritorno a casa pieno zeppo di atmosfere anni ’70. Dopo l’omicidio di un prete, una lista segreta viene resa pubblica e gli ingranaggi iniziano a muoversi: riuscirete a risolvere il mistero prima che la pista sparisca? Se non vi fidate di me, date un occhiata agli elogi di chi ha creato i capisaldi del genere:

"Ho adorato ogni minuto della demo"
Lucas Pope, Return of the Obra Dinn

"Offre una serie di enigmi intelligenti e rivelazioni appaganti fino alla fine"
Jeremy Johnston, The Roottrees are Dead

"Se amate i giochi di Golden Idol, amerete The Ratline"
Will Ackerman, Lead Designer, Rise of the Golden Idol.


Skull Horde: la recensione dell'auto battler action per un divertimento infernale


Se vi sono piaciuti Megabonk e Vampire Survivors, questo è il gioco che fa per voi

Quella di Skull Horde sarà una recensione sintetica perché questo auto-battler è un gioco che dà il massimo quando chi gioca sa il minimo indispensabile. La sua ricetta per il divertimento è mescolare un classicissimo dungeon crawler con una struttura roguelike e un pizzico di automazione alla Vampire Survivors.

Nel gioco si vestono i panni di un teschio in guerra con il proprio corpo che deve farsi largo contro orde di nemici a capo di un’orda tutta sua composta da unità reclutate combattendo. Il teschio, però, non sferra pugni o tira frecce, si limita a fare da centro di gravità per il suo esercito di minion.

Le unità disponibili vanno dall’arciere allo spadaccino, dal lanciere al chierico, e non c’è limite al numero di singoli soldati che si possono avere in squadra, ma c’è un limite al tipo. Si possono avere solo cinque tipi di unità diversi in squadra e per accoglierne uno nuovo bisogna licenziare uno di quelli già reclutati.

Le unità, poi, si combinano tra di loro: tre base fanno un veterano e tre veterani fanno un campione. Ognuna di loro ha una barra della vita e quando muore rinasce dopo un timer che va dai 2 ai 7 secondi (in base alla forza). Se le unità dovessero morire tutte insieme, il giocatore perde una delle sue tre vite di partenza, finite le quali la run termina e si deve ricominciare.

La profondità strategica è parecchia, perché oltre alle unità ci sono decine di potenziamenti passivi che accelerano la rigenerazione, infliggono penalità, forniscono bonus ai danni cumulabili e intervengono su tutta una serie di parametri e statistiche delle unità. Ci sono due valute, usate per comprare migliorie diverse da vendor diversi, e una serie di altari che richiedono sacrifici o sfide complesse in cambio di altri potenziamenti.

La formula è originale, le run frenetiche (ma solo fino a un certo punto, visto che si usano solo due bottoni oltre ai tasti direzionali) e il divertimento abbonda. Se vi piace l’idea di comandare il vostro piccolo esercito contro orde di nemici demoniaci, allora Skull Horde potrebbe essere il passatempo che fa per voi. C’è una demo per provarlo, ma se avete amato Megabonk e altri giochi in cui si sfidano orde di nemici, allora con questo titolo andrete sul sicuro.


Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al tuo sostegno che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto tra me e te. Se non lo hai ancora fatto, puoi unirti al gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati. Se ami Letter to a Gamer e vuoi darle una mano, puoi condividere questo link con i tuoi amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok).

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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A Horde of Skulls is waiting


Questa settimana è la volta di un paio di buone notizie!
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Letter to a Gamer is being published in a condensed version for Easter , so there's no analysis at the end of this edition. The rest of the newsletter, however, is here to brighten your weekend with the week's news, a few recommendations, and a review of a video game that will please all fans of Megabonk and Vampire Survivors. As always, this week's episode of the [REDACTED] podcast is at the end of the newsletter for those seeking a more entertainment-focused experience in gaming and sports journalism.


News index


+ One million Accounts Compromised by GTA RP Servers
- Take Two Fires Its Entire AI Team
+ Fan Faces in PlayStation Games
- 50 million copies for Joseph Fares
+ Landfall launches its own indie video game label

One Million Accounts Compromised by GTA RP Servers - A misconfigured server in the Spanish GTA RP community has accidentally exposed nearly one million players' personal data. The compromised database contains nearly 820,000 pieces of personal information from users connected to various role-playing servers, including NaranjaRP, CalipsoRP, and LaStreetRP. GTA RP servers are community-run multiplayer worlds for the PC version of Grand Theft Auto V, where players, rather than playing as the original GTA characters, create their own unique characters and live their lives. From cops to ice cream vendors, these worlds become almost full-fledged MMOs, and their communities are highly active and engaged. A breach of this nature threatens the personal security of many users, as playing requires an account containing a wealth of sensitive personal information.

Take Two Fires Its Entire AI Team - Not all layoffs are bad news: Take Two, which owns Rockstar Games and has GTA 6 on the way, has laid off its entire team of "AI Specialists". This Week in Videogames pieced together the news by compiling a series of posts on LinkedIn on which the company declined to comment. Take Two's CEO has praised AI in the past but has been skeptical of its generative potential. If there was ever a game at risk of being flooded by AI slop, it was GTA 6: it's a good thing the company has decided to distance itself from the technology, and I hope the rest of the industry follows suit.

Fan Faces in PlayStation Games - Sony has just unveiled a curious initiative designed to reward the most die-hard fans of the PlayStation brand. It's called The Playerbase and will feature the faces of devoted fans of the respective IPs within select Sony first-party titles. To participate in the project, you need to register online and answer a few questions. Sony will then review the applications and select a group of fans who will be invited for a video interview. From this group, one fan will be chosen as the winner and will receive an all-expenses-paid trip to Los Angeles "for a day of scanning and collaborating with a designer to create their own logo and custom livery for Gran Turismo 7," according to the release. The fan's image will be used for one of the portraits that will appear when interacting with the game's characters. Unfortunately, Sony has clarified that this will be a "special, limited-time" appearance and not a permanent addition to Gran Turismo 7.

50 million copies for Joseph Fares - Hazelight Studios, the developer of Split Fiction, has sold over 50 million copies of its three cooperative titles. The developer announced the milestone on Twitter, saying it was "stunned and amazed by the number of fans who have enjoyed our games". The three titles that have combined to reach 50 million copies sold are A Way Out (2018), It Takes Two (2021), and Split Fiction (2025). A Way Out has sold 13 million copies, It Takes Two 30 million, and Split Fiction 7 million.

Landfall launches its own indie video game label - The co-developers of the popular cooperative climbing game Peak have announced a new publishing division called Evil Landfall. In addition to publishing Landfall projects, Evil Landfall will also support indie titles from other developers. The publisher has revealed several indie projects it has already "invested in" and intends to focus on projects similar to its games.


What to play this weekend


Something new to try and discover for the first time

Looking for something new? Thrills? Tear-jerking stories? This list of recommendations has something for everyone, from new releases to early access titles to demos of upcoming video games that are still a long way off.

All will fall - For fans of god games, there's a new post-apocalyptic colony sim where political decisions are as important as the quality of your construction engineering. Published by tinyBuild, a publisher specializing in this genre, All Will Fall offers a nuanced 3D physics-based construction system, an asymmetrical three-faction political system, and a myriad of short stories to uncover based on who you choose to favor, support, or penalize.

People of note - Imagine combining an RPG, a rhythm game, and the dynamic turn-based combat of Expedition 33, and you have the next video game that will be a musical theater fan's obsession for the foreseeable future. People of Note may not have the most compelling narrative, but it combines familiar elements in new ways and, especially if you're a fan of rhythm games, it has a responsive, musical combat system that turns every performance your band makes into a musical showdown. The levels of camp are off the charts: if you love Eurovision, jump on this game.

Pokèmon Champions - If your love of Pokémon has ever had a competitive side, then you need to try Pokémon Champions. This newly released game will be the backbone of the entire competitive ecosystem and will revolutionize even the mainline titles because it's the only place where PvP battles will take place. The game will be the focus of next week's review, but if you've ever loved Pokémon, I can't help but recommend it since it's free and compatible with Switch 1 and 2.

The ratline - Fans of Return of the Ora Dinn and The Case of the Golden Idol, step forward—there are some Nazis to hunt. If you love deductive games featuring clues, evidence, and culprits on the run, The Ratline will be a delightful homecoming filled with '70s atmosphere. After the murder of a priest, a secret list is made public, and the wheels start turning: can you solve the mystery before the trail disappears? If you don't trust me, check out the praises it got from the creators of the genre's cornerstones:
"I loved every minute of the demo."
Lucas Pope, Return of the Ora Dinn
"It offers a series of clever puzzles and satisfying revelations right to the end."
Jeremy Johnston, The Roottrees are Dead
"If you love Golden Idol games, you'll love The Ratline."
Will Ackerman, Lead Designer, Rise of the Golden Idol.


Skull Horde review: an action-packed auto battler filled with hellish fun


If you liked Megabonk and Vampire Survivors, this is the game for you.

This review of Skull Horde will be brief because this auto-battler is a game that thrives when the player knows just the bare minimum. Its recipe for fun is a blend of classic dungeon crawler gameplay with a roguelike structure and a touch of Vampire Survivors-style automation.

In the game, you play as a skull at war with his own body, who must fight his way through hordes of enemies at the head of a horde of his own, composed of units recruited through combat. The skull, however, doesn't throw punches or shoot arrows; he simply acts as the center of gravity for his army of minions.

Available units range from archers to swordsmen, from spearmen to clerics, and there's no limit to the number of individual soldiers you can have on your team, but there is a limit to their type. You can only have five different unit types on your team, and to welcome a new one, you must dismiss one of your existing recruits.

The units are then combined: three basic ones make a veteran, and three veterans make a champion. Each unit has a health bar, and when it dies, it is reborn after a timer ranging from 2 to 7 seconds (depending on its strength). If all the units die at the same time, the player loses one of their three starting lives, after which the run ends and the player must restart.

The strategic depth is considerable, as in addition to the units, there are dozens of passive upgrades that speed up regeneration, inflict penalties, provide stacking damage bonuses, and affect a whole host of unit parameters and statistics. There are two currencies, used to purchase different upgrades from different vendors, and a series of altars that require sacrifices or complex challenges in exchange for further upgrades.

The formula is original, the gameplay is frenetic (but only up to a point, given that you only use two buttons in addition to the directional pad), and the fun is plentiful. If you like the idea of ​​commanding your small army against hordes of demonic enemies, then Skull Horde might be the perfect pastime for you. There's a demo to try it out, but if you've loved Megabonk and other games where you battle hordes of enemies, then this title is a surefire winner.


Don't forget to listen to the new episode of [REDACTED] Podcast, the weekly show in which Francesco Lombardo, Cecilia Ciocchetti, and I analyze the week's most important gaming and esports news.
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See you at the next Letter
Riccardo "Tropic" Lichene

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L'illusione della "teoria del pazzo"


Gli Stati Uniti non hanno ottenuto nulla di concreto dalla tregua di due settimane, mentre l'Iran mantiene il controllo dello Stretto di Hormuz. Analisti e commentatori smontano la narrazione della vittoria trumpiana

Il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, annunciato dal presidente Trump martedì, non è la prova che la cosiddetta "teoria del pazzo" funzioni in politica estera. È la tesi del politologo Daniel W. Drezner, professore di relazioni internazionali, che nella sua newsletter su Substack analizza l'accordo raggiungendo una conclusione netta: Washington non ha ottenuto alcun guadagno tattico dalla tregua, a parte la tregua stessa.

La "teoria del pazzo", resa celebre da Richard Nixon, si basa sull'idea che un leader possa ottenere concessioni dai rivali se questi lo percepiscono come imprevedibile e potenzialmente irrazionale. Trump l'ha portata all'estremo minacciando di distruggere l'intera civiltà iraniana, una retorica che Drezner definisce senza mezzi termini una minaccia di crimini di guerra.

La tregua, peraltro, si presenta fragile in quanto manca degli elementi tipici di un cessate il fuoco: non esiste un documento formale scritto. Quello che è accaduto assomiglia più a una serie coordinata di post sui social media. Restano inoltre dubbi sul fatto che l'accordo copra l'incursione israeliana in Libano, e l'Iran ha dato segnali di non voler rispettare l'intesa.

La retorica apocalittica di Trump aveva innervosito anche chi è ormai abituato alle sue sparate. Lo storico Garrett Graff ha stimato al tre per cento le probabilità che Trump usasse un'arma nucleare contro l'Iran, un numero che ha definito "impressionante, considerata la storia delle armi nucleari e della presidenza". Nate Silver, l'analista statistico, ha commentato che anche il tre per cento è troppo quando si parla di rischio nucleare: "Il valore atteso di una probabilità del tre per cento di un esito infinitamente negativo è comunque infinito negativo". Silver ha aggiunto che l'esito della crisi non è certo "una mossa geniale a tredici dimensioni", ma riflette piuttosto un comandante in capo senza controlli, con 79 anni, messo all'angolo e circondato da consiglieri adulatori troppo spaventati per contraddirlo.

Diversi analisti citati da Drezner concordano nel ritenere che gli Stati Uniti si trovino oggi in una posizione peggiore rispetto a prima del conflitto. Jonathan Last ha scritto che, se i contorni generali del cessate il fuoco reggono, l'America avrà subito una significativa sconfitta strategica e l'Iran avrà ottenuto una significativa vittoria strategica. David Frum ha osservato che i leader stranieri sono pronti a credere che Trump sia "pazzo" nel senso che è distaccato dalla realtà, ma sanno anche che al momento decisivo Trump cede. Frum nota che l'acronimo TACO, riferito all'attitudine negoziale del presidente, è diventato familiare quanto NATO.

Il punto centrale, secondo Drezner, è semplice: cosa hanno ottenuto gli Stati Uniti? L'Iran, pur indebolito militarmente, continua a controllare lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale. Questo dato non è cambiato con il cessate il fuoco. Politico ha riportato, attraverso i giornalisti Ben Lefebvre e Phelim Kine, che i dirigenti delle compagnie petrolifere stanno contattando la Casa Bianca, il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente J.D. Vance per protestare contro una condizione emersa nei negoziati: permettere all'Iran di imporre pedaggi sul transito nello Stretto di Hormuz. Un consulente del settore, rimasto anonimo, ha detto a Politico: "Prima non dovevamo pagare, e pensavo che avessimo vinto la guerra".

Né Israele né gli alleati del Golfo sembrano soddisfatti della situazione attuale rispetto al periodo precedente il conflitto. Anche il resto del mondo arabo, scrive Drezner, non è entusiasta della condotta americana.

Tom Wright ha evidenziato le contraddizioni della visione geopolitica dell'amministrazione Trump: gli Stati Uniti hanno premiato la Russia, ignorato la Cina, punito l'Europa e abbandonato i propri alleati asiatici durante una crisi energetica che hanno contribuito a provocare. Gli avversari dell'America, secondo Wright, si coordinano sempre meglio, condividendo risorse e capacità, mentre le alleanze globali americane, a lungo il loro principale vantaggio, vengono trascurate e si frammentano.

Lo stesso David Sanger del New York Times, che in un primo articolo aveva attribuito a Trump una vittoria tattica ottenuta grazie alla retorica estrema, ha cambiato tono poche ore dopo. In un secondo articolo ha scritto che le opzioni di Trump dopo il cessate il fuoco sono più limitate di quanto sembrasse. Se le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz riprendono, il prezzo del petrolio continuerà a scendere e i mercati azionari a salire: indicatori di successo immediato che contano per Trump. Ma il presidente sa che, anche se la tregua scadrà il 21 aprile senza un accordo finale, il rischio politico di riprendere le ostilità è alto, soprattutto con le elezioni di metà mandato all'orizzonte e un vertice in programma con il presidente cinese Xi Jinping.

Drezner conclude che il cessate il fuoco è un esempio della teoria del pazzo solo nella misura in cui questa strategia ha storicamente un pessimo bilancio nel produrre concessioni concrete. Anche questa volta non ha prodotto nulla per gli Stati Uniti, mentre le perdite strategiche causate dal conflitto continuano ad accumularsi.

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Trump attacca di nuovo la NATO


Il presidente accusa gli alleati di non aver sostenuto gli Stati Uniti nella guerra in Iran. Il segretario generale della NATO definisce l'incontro "molto franco". La Germania promette di lavorare alla stabilizzazione

Trump ha attaccato la NATO dopo un incontro difficile alla Casa Bianca con il segretario generale dell'alleanza atlantica, Mark Rutte. Il motivo dello scontro è sempre il rifiuto dei paesi membri di partecipare alla guerra che Stati Uniti e Israele stanno conducendo in Iran e di contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per il trasporto di petrolio e gas.

Rutte si era recato a Washington proprio per cercare di placare la rabbia del presidente, ma ha ammesso che il colloquio non è stato facile, definendolo "molto franco" e "molto aperto", nonostante i disaccordi evidenti. Trump, che ha anche protestato per il rifiuto dell'alleanza di consegnare agli Stati Uniti la Groenlandia, territorio semi-autonomo della Danimarca (paese membro della NATO), non si è detto soddisfatto. Dopo l'incontro ha scritto sui social media: "La NATO non c'era quando avevamo bisogno di loro e non ci sarà se avremo bisogno di nuovo. Ricordatevi della Groenlandia, quel grande pezzo di ghiaccio mal gestito!!!".

Trump non ha però annunciato il ritiro degli Stati Uniti dalla NATO, un tema che secondo la Casa Bianca era tra quelli previsti nell'agenda dell'incontro. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha riportato le parole del presidente secondo cui la NATO "è stata messa alla prova e ha fallito". I paesi dell'alleanza, ha aggiunto, "hanno voltato le spalle al popolo americano" che contribuisce a finanziare la loro difesa.

Rutte ha dichiarato alla CNN di aver ricordato a Trump che molti alleati NATO, tra cui il Regno Unito, hanno consentito alle forze americane di utilizzare le proprie basi, anche se alcuni hanno cercato di distinguere tra missioni americane "difensive" e "offensive". "Trump è chiaramente deluso da molti alleati NATO e posso capire il suo punto di vista", ha detto Rutte alla CNN. "Ma allo stesso tempo ho potuto far notare che la grande maggioranza delle nazioni europee ha dato supporto con le basi, la logistica, i sorvoli, rispettando i propri impegni". Ha poi aggiunto: "È un quadro sfumato". Quando gli è stato chiesto se Trump abbia minacciato di uscire dalla NATO, Rutte ha risposto soltanto: "È stata una discussione molto aperta. Mi ha detto chiaramente cosa pensa di quello che è successo nelle ultime settimane".

Rutte è stato soprannominato il "sussurratore di Trump" per la sua strategia che alterna lusinghe pubbliche e consigli privati al presidente. Ma il suo approccio è stato criticato da alcuni stati della NATO, soprattutto per il sostegno alla decisione di Trump di avviare una guerra con l'Iran che molti membri dell'alleanza considerano non necessaria e illegale secondo il diritto internazionale.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha parlato con Trump mercoledì, ha dichiarato di non volere che la guerra in Iran metta ulteriore pressione sull'alleanza. La Germania contribuirà a "stabilizzare" la pace una volta terminato il conflitto, ha detto Merz ai giornalisti giovedì a Berlino. "Vogliamo assicurarci che questa guerra, diventata uno stress test transatlantico, non metta ulteriormente sotto pressione le relazioni tra gli Stati Uniti e i partner europei della NATO", ha dichiarato.

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Il Risveglio della Laguna


La laguna veneta, in questa stagione, ti insegna a rallentare. Ma quando il filo si tende e senti la vita dall’altra parte, capisci che ogni dettaglio, ogni scelta, ogni esitazione controllata, aveva un senso.
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foto in alto: l’autore con una spigola ingannata appena dopo l’alba.

La laguna veneta in primavera non perdona l’improvvisazione. Non è ancora estate, non è più inverno. È una stagione sospesa, fatta di luci morbide, acqua che lentamente si scalda e spigole che tornano a farsi vedere, ma senza “regalarsi” facilmente. Quando si parla di spinning in questo periodo, bisogna dimenticare la frenesia. La spigola primaverile non attacca per istinto cieco: osserva, segue, valuta. E spesso decide all’ultimo secondo. Arrivare su uno spot al primo chiarore significa entrare in punta di piedi. L’acqua è spesso limpida, i fondali bassi, le barene appena sommerse da una marea in crescita. Ogni rumore fuori posto, ogni ombra sull’acqua può compromettere tutto. La laguna ti obbliga alla discrezione. Si inizia sempre “leggendo” l’acqua. Non è una frase fatta: è davvero così. La linea di corrente che si forma all’uscita di un ghebo, quel piccolo vortice dietro una bricola, il confine quasi invisibile tra acqua più scura e acqua più chiara. È lì che la spigola si posiziona. Non caccia a caso, sfrutta la corrente, aspetta che il foraggio le arrivi davanti.
In questo periodo dell’anno ogni minimo rumore può tradire la nostra presenza e allontanare le regine. Meglio quindi utilizzare un silenzioso motore elettrico di prua.
Si inizia col suspending - Il primo artificiale che tocca l’acqua spesso è un minnow suspending, sui dieci centimetri. Non troppo grande, non troppo invasivo. In primavera l’imitazione naturale paga più del rumore. Si lancia leggermente oltre la linea di corrente, si lascia lavorare l’esca mentre entra in zona buona, poi due jerkate leggere, quasi accennate, e una pausa. Ed è proprio nella pausa che tutto può succedere. La spigola segue. A volte la si intuisce più che vederla: un’ombra sotto l’esca, una vibrazione diversa sul filo, un attimo di silenzio sospeso. Se si recupera troppo velocemente, si perde tutto. In questa stagione rallentare è la vera arma segreta. Pause più lunghe, movimenti più morbidi. L’esca deve sembrare un pesce distratto, non uno in fuga. Quando la marea cresce e l’acqua invade i bassifondi, il gioco cambia. Le spigole entrano sulle barene sommerse a caccia di latterini e piccoli cefali. Qui lo spinning diventa quasi chirurgico. Lanci lunghi, traiettorie parallele al margine della vegetazione, recuperi radenti. L’acqua è poca, spesso meno di un metro, e l’attacco è improvviso, violento, quasi esplosivo.
Jury con una grossa spigola ingannata con una “paletta” dal colore giallo acceso.
Soft bait nei canali - Un colpo secco, la canna che si piega e la laguna che si rompe nel fragore di una fuga laterale. Nei canali più profondi, invece, entrano in scena le soft bait. Testine leggere, quanto basta per restare in contatto con il fondo senza appesantire l’azione. Il recupero è fatto di piccoli saltelli, di contatto continuo con il substrato fangoso. La spigola primaverile ama attaccare dal basso, con decisione ma senza eccessiva irruenza. Spesso la tocca in modo quasi impercettibile, una vibrazione strana, diversa. È lì che serve sensibilità, più che forza. E poi c’è il fattore marea. In laguna è tutto. Le due ore prima dell’alta e l’inizio della scaduta sono momenti magici. L’acqua si muove, il foraggio si concentra, le correnti si definiscono. Con acqua ferma, la laguna sembra spegnersi. Con acqua in movimento, prende vita. Anche il combattimento, in primavera, ha qualcosa di particolare. La spigola non è ancora nel pieno della potenza estiva, ma resta un pesce astuto. Testate improvvise, fughe verso le strutture, cambi di direzione sotto la canna. Non serve una ferrata brutale, ma una pressione costante, una frizione regolata con intelligenza. Forzare significa perdere il pesce. Ma la verità è che lo spinning alla spigola in primavera non è solo tecnica. È attesa. È osservazione. È accettare anche qualche inseguimento senza attacco, qualche mangiata mancata. È capire che basta cambiare angolo di lancio, allungare una pausa di un secondo, alleggerire una testina, per trasformare una giornata silenziosa in un momento che resta impresso. La laguna veneta, in questa stagione, ti insegna a rallentare. E quando finalmente arriva quella botta secca in pausa, quando il filo si tende e senti la vita dall’altra parte, capisci che ogni dettaglio, ogni scelta, ogni esitazione controllata, aveva un senso. È questo il fascino dello spinning primaverile alla spigola: una sfida sottile, tecnica, quasi mentale e profondamente lagunare.


Termini da laguna

Barena: tratto di terreno piano che emerge dalle acque della laguna;

Ghebo: canale naturale o artificiale che collega la laguna alle aree dove i pesci stazionano abitualmente (valli da pesca);

Bricola: segnale nautico formato da un palo o da un gruppo di pali piantati per indicare le vie navigabili nella laguna.

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Monoleva a parete Honda


La monoleva da parete Honda Marine è progettata per offrire una gestione efficiente, comoda e sicura del motore fuoribordo, rendendo ogni manovra più intuitiva e precisa. Ideale per diverse applicazioni marine, questa leva singola consente di controllare accelerazione e marce con un unico movimento fluido, migliorando comfort e sicurezza in navigazione. Tra le caratteristiche principali ricordiamo: l’avviamento a chiave; Ptt e l’interruttore di arresto d’emergenza, in un unico comando per avere tutto sotto controllo; ben 4 spie luminose integrate per verificare la pressione olio, il surriscaldamento, il sistema Pgm-Fi Acg, per un monitoraggio costante del motore. La monoleva a parete Honda permette un montaggio molto flessibile, la possibilità d’installazione sia a sinistra che a destra, con possibilità di montaggio in coppia. Il design è compatto e la struttura robusta, unita alla rinomata qualità costruttiva Honda garantiscono affidabilità e durata nel tempo. Perché il vero controllo si sente già al primo tocco!

honda.it/marine

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Hormuz, Trump ordina all'Iran di fermare i pedaggi. Khamenei: "Lo controlliamo noi"


Il vicepresidente JD Vance guiderà oggi la delegazione americana ai negoziati di Islamabad mentre il cessate il fuoco scricchiola sempre di più e il greggio sfiora di nuovo i 100 dollari al barile.

Lo scontro tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz si è intensificato nella giornata di ieri, alla vigilia dei negoziati di oggi a Islamabad. Il presidente statunitense Donald Trump ha intimato a Teheran di smettere di imporre pedaggi alle petroliere in transito, mentre la nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha risposto rivendicando il controllo della rotta da cui prima della guerra passava circa un quarto del petrolio trasportato via mare nel mondo.

"Ci sono segnalazioni che l’Iran stia imponendo tariffe alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz. È meglio che non lo stiano facendo e, se lo stanno facendo, che smettano subito", ha scritto Trump in un post pubblicato su Truth Social. In un secondo post ha accusato Teheran di star facendo "un pessimo lavoro" nel garantire il passaggio del petrolio e di violare gli accordi in vigore che hanno portato al cessate il fuoco. I messaggi sono arrivati dopo la pubblicazione di un’inchiesta del Financial Times, secondo cui l’Iran pretende un pedaggio di un dollaro per barile, pagabile in criptovaluta.

La crisi dello Stretto di Hormuz

Crisi Hormuz
Trump ordina lo stop ai pedaggi. Khamenei: "Hormuz è nostro"
Lo scontro sullo Stretto, i negoziati di Islamabad e il petrolio che torna a 100 dollari — aprile 2026

~100$
al barile
Prezzo del petrolio

1$
a barile
Pedaggio imposto dall'Iran

20.000
marinai
Bloccati nel Golfo Persico

Stretto Attori Negoziati Opinione

Status dello Stretto di Hormuz

"Lo Stretto di Hormuz non è aperto. L'accesso è limitato, condizionato e controllato"
Sultan Al Jaber, CEO di ADNOC — su LinkedIn

25%
Del petrolio via mare transitava da Hormuz

Circa un quarto di tutto il greggio trasportato via mare nel mondo passava attraverso lo Stretto, prima della guerra. La sua chiusura ha paralizzato le forniture globali.

100+
Petroliere in attesa di transitare

Secondo il New York Times centinaia di petroliere sono in coda all'ingresso dello Stretto. L'Iran esige un pedaggio di 1 dollaro a barile, pagabile in criptovaluta o in yen.

Versioni a confronto

"Completamente aperto"
Funzionario americano — pur ammettendo che le navi non transitano per paura

"Lo controlliamo noi"
Mojtaba Khamenei rivendica il controllo iraniano dello Stretto nel primo messaggio dopo il cessate il fuoco

Tocca per esplorare le posizioni

Donald TrumpPresidente degli Stati Uniti

Ordina all'Iran di cessare i pedaggi. Accusa Teheran di violare gli accordi di cessate il fuoco e di fare "un pessimo lavoro" nel garantire il transito attraverso lo Stretto. Ha chiesto a Netanyahu di limitare i raid in Libano.

J.D. VanceVicepresidente — guida la delegazione a Islamabad

La voce più critica verso la guerra all'interno nell'Amministrazione. Trump lo ha definito "filosoficamente un po' diverso da me". Definisce il nodo Libano un "legittimo malinteso", con toni più concilianti rispetto al resto della Casa Bianca.

Mojtaba KhameneiGuida Suprema dell'Iran

Primo messaggio dopo il cessate il fuoco in cui si dichiara "vincitore indiscusso". Promette di portare la questione della gestione dello Stretto di Hormuz "in una nuova fase" e chiede risarcimenti per i danni di guerra. Nega di cercare il conflitto.

Sultan Al JaberCEO ADNOC — Emirati Arabi

Contraddice apertamente la versione americana: "Bisogna essere chiari: lo Stretto di Hormuz non è aperto". Parla di accesso "limitato, condizionato e controllato" dall'Iran. Un raro intervento pubblico da parte del capo della compagnia petrolifera di Abu Dhabi.

Colloqui di Islamabad

Delegazione Usa
J.D. Vance (capodelegazione)
Steve Witkoff (inviato speciale)
Jared Kushner (genero di Trump)

Delegazione Iran
M.B. Ghalibaf (pres. Parlamento)
Abbas Araghchi (Min. Esteri)

Nodi principali

Offensiva israeliana in LibanoRientra nel cessate il fuoco?

Il nodo principale dei colloqui. Vance lo definisce un "legittimo malinteso". Trump ha chiesto a Netanyahu di ridimensionare i raid, e Israele ha offerto di "trattenersi un po'".

Pedaggi e controllo di Hormuz1$/barile in criptovaluta

L'Iran impone pedaggi alle petroliere, secondo il Financial Times. Khamenei vuole formalizzare il controllo iraniano sullo Stretto come tema centrale del negoziato.

Risarcimenti di guerraRichiesti dall'Iran

Khamenei dichiara che l'Iran "non rinuncerà ai propri legittimi diritti" e chiederà risarcimenti per i danni subiti durante la guerra.

Opinione americani sulla guerra — sondaggio Economist/YouGov

53%

34%

Contrari 53%

Incerti 13%

Favorevoli 34%

Pressioni interne

Critiche dai media conservatori
Trump affronta opposizione interna anche dalla propria base mediatica

Voci influenti dei media conservatori si schierano sempre di più contro la guerra. Vance, la voce più critica nell'Amministrazione, guida i negoziati a Islamabad. Un ex funzionario a The Hill: "La cosa più difficile che farà da vicepresidente".

Il fattore Vance

"Questa è probabilmente la cosa più difficile che farà da vicepresidente"
Ex funzionario dell'Amministrazione Trump — a The Hill

"Filosoficamente un po' diverso da me"
Donald Trump — su J.D. Vance e la guerra

Elaborazione FocusAmerica su fonti: Financial Times, New York Times, The Hill, Economist/YouGov, Truth Social · aprile 2026

Lo Stretto è aperto o chiuso?


La situazione sul campo resta confusa. Un funzionario americano ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è "completamente aperto", ma ha ammesso che molte navi non lo attraversano perché restano intimidite dagli iraniani. Di segno opposto la valutazione di Sultan Al Jaber, capo della Abu Dhabi National Oil Company, che su LinkedIn ha scritto: "Bisogna essere chiari: lo Stretto di Hormuz non è aperto. L’accesso è limitato, condizionato e controllato". Secondo il New York Times centinaia di petroliere sono ancora in attesa di transitare. Quasi 20 mila marinai sono bloccati nel Golfo Persico, stando all’Organizzazione marittima internazionale.

Intando a Teheran, Mojtaba Khamenei ha rotto il silenzio con un messaggio scritto, il primo dalla firma del cessate il fuoco. Ha definito l’Iran il "vincitore indiscusso" della guerra e ha promesso che durante i negoziati con Washington Teheran "porterà la gestione dello Stretto di Hormuz in una nuova fase". Ha anche assicurato che il Paese "non ha cercato la guerra e non la cerca", ma che "non rinuncerà ai propri legittimi diritti" e chiederà risarcimenti per i danni subiti. Il messaggio è stato diffuso in occasione della commemorazione dei 40 giorni dall’assassinio di suo padre da parte di Israele nel primo giorno di guerra.

Intanto, secondo un nuovo sondaggio Economist/YouGov, solo il 34% degli americani sostiene la ripresa della guerra, contro il 53% che si dichiara contrario e Trump affronta critiche crescenti anche da voci influenti dei media conservatori. Non meraviglia il fatto che, in questo contesto caotico, la quotazione del greggio sia tornata a sfiorare i 100 dollari al barile, ben al di sopra dei livelli precedenti alla guerra.

Vance alla prova di Islamabad


Il vicepresidente J.D. Vance guiderà la delegazione negoziale americana che si recherà a Islamabad, accompagnato dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner. Per l’Iran, secondo i media di Stato, saranno presenti il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Il nodo principale è capire se l’offensiva israeliana contro Hezbollah in Libano rientri nel cessate il fuoco. Vance ha definito il disaccordo un "legittimo malinteso", con toni più concilianti rispetto ad altri funzionari della Casa Bianca. Trump ha intanto confermato di aver chiesto al premier Benjamin Netanyahu di ridimensionare i raid in Libano. Vance ha aggiunto che Israele ha offerto di "trattenersi un po’" per favorire il successo dei colloqui.

Per Vance la missione è però anche una prova politica. All’interno dell’Amministrazione resta la voce più critica verso la guerra, una posizione che lo distingue nettamente dal Segretario di Stato Marco Rubio e che Trump stesso ha riconosciuto, definendolo "filosoficamente un po’ diverso da me". "Questa è probabilmente la missione più difficile che farà da vicepresidente", ha commentato un ex funzionario dell’Amministrazione Trump a The Hill.

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Fotovoltaico: 5 consigli di primavera per ridurre le bollette e aumentare l’autonomia energetica


La primavera è il momento ideale per migliorare le prestazioni del tuo impianto fotovoltaico. In questo articolo scopri 5 strategie semplici ed efficaci per aumentare l’autoconsumo, ridurre gli sprechi energetici e alleggerire la bolletta
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Diversamente da quanto si possa pensare, non è il caldo estremo di agosto il miglior alleato del fotovoltaico, ma il clima gradevole e luminoso della primavera. In questo periodo, infatti, le temperature moderate consentono ai moduli solari di operare al massimo della loro efficienza teorica, evitando possibili cali di rendimento dovuti al surriscaldamento estivo.

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Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


In un contesto di forte instabilità del mercato energetico, ottimizzare l'autoconsumo domestico non è più solo una scelta green, ma una necessità strategica per proteggere il bilancio familiare. Per aiutare i proprietari di impianti a non sprecare nemmeno un kilowattora, Otovo ha delineato 5 consigli pratici per effettuare un check-up primaverile completo, volto a massimizzare l'indipendenza dalla rete elettrica.
Otovo 5 consigli di primavera
1. Sincronizzare i consumi con il nuovo "picco solare"

Con l’allungarsi delle giornate, è fondamentale programmare l'uso degli elettrodomestici più energivori, come ad esempio lavatrice, lavastoviglie e pompe di calore, possibilmente tra le 11:00 e le 16:00. Sfruttare l’energia prodotta in tempo reale è il modo più rapido per limitare i costi in bolletta e, grazie alle temperature miti che non surriscaldano i moduli, l’impianto può coprire una quota altissima del fabbisogno giornaliero.

2. Pulizia e rimozione dei residui atmosferici

Durante l'inverno, foglie, polvere e altri residui atmosferici possono creare una sottile patina sulla superficie dei pannelli, che può limitarne l’efficienza. Con l’arrivo della bella stagione è consigliabile effettuare un’ispezione visiva ed eliminare questi residui ma, se l'accesso ai moduli non è agevole o sicuro, è sempre preferibile affidarsi a ditte specializzate per garantire una pulizia profonda e senza rischi.

3. Controllo dei consumi

La primavera è il momento strategico per analizzare i dati di produzione e consumo. Se, nonostante le molte ore di luce, i consumi restassero elevati a causa dei prelievi dalla rete elettrica di sera e di notte, potrebbe essere il momento di integrare l’impianto fotovoltaico con un sistema di accumulo. Installare una batteria prima dei picchi legati alla climatizzazione estiva, infatti, permette di blindare la propria indipendenza energetica.

4. Il "tagliando" tecnico prima dell’estate

Inverter, cablaggi e sensori hanno lavorato a regime ridotto durante i mesi invernali ed effettuare un check-up dei componenti in primavera assicura che tutto il sistema sia pronto a reggere lo stress termico dei prossimi mesi. Un controllo accurato garantisce, infatti, che l'impianto lavori al massimo delle sue performance in estate quando l'irraggiamento è più generoso, ma i costi derivanti dall’accensione degli impianti di condizionamento e gli aumenti dell’energia potranno essere particolarmente significativi.

5. Monitoraggio smart

La consapevolezza è la prima forma di risparmio e imparare a leggere i flussi energetici tramite l'app di monitoraggio consente di gestire al meglio i carichi domestici. Se i consumi dovessero, però, rimanere consistenti, anche in presenza di un sistema di accumulo, occorre valutare l’opportunità di aggiornare ed ampliare il sistema per massimizzare la produzione e l’autoconsumo.

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"In una situazione internazionale delicata che si riflette in una forte incertezza nel mercato dell’energia, ogni raggio di sole non intercettato è un’opportunità di risparmio ed indipendenza persa e, proprio in quest’ottica, riteniamo importante promuovere una cultura della prevenzione, perché un impianto sano è una vera cassaforte energetica per la famiglia -ha commentato Jacopo Cattaneo di Otovo, che ha concluso - per chi desidera la massima serenità e la certezza che tutto funzioni sempre al meglio, mettiamo a disposizione anche Otovo Care, un servizio di assistenza completa che solleva il proprietario dell’impianto da ogni pensiero, garantendo monitoraggio costante e interventi tecnici tempestivi".



Oltre la metà degli italiani spia gli smartphone altrui in pubblico: il dato sorprendente sulla privacy


Una nuova ricerca di Samsung rivela che gli spazi pubblici in Europa sono diventati una sorta di “schermo condiviso”: il 59% degli italiani afferma di aver guardato accidentalmente il telefono di uno sconosciuto, indicando i mezzi pubblici come il luogo in cui è più probabile notare lo schermo altrui (56%). Quasi un italiano su quattro (24%) ammette di aver osservato il telefono di qualcun altro per curiosità, esponendosi così a contenuti privati che spaziano dalle foto personali ai dati bancari

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Samsung ha intervistato 11.000 europei a supporto del lancio di Galaxy S26 Ultra, che introduce un Privacy Display integrato. Questa nuova tecnologia hardware rende i contenuti dello schermo visibili solo frontalmente, proteggendo la privacy dagli sguardi laterali senza compromettere l’esperienza visiva. Lo studio evidenzia, inoltre, un divario tra la percezione della privacy e la realtà anche in Italia: se il 59% ritiene che l’uso del proprio telefono sia privato anche in luoghi affollati, il 56% afferma che in pubblico è facile vedere lo schermo degli altri. Nonostante oltre un quarto delle persone ignori la situazione (26%) o distolga subito lo sguardo (30%), il 7% ammette di continuare a guardare con discrezione.

Dai messaggi al denaro: cosa c’è in gioco


Quasi la metà (48%) afferma di aver avuto la sensazione che qualcuno stesse guardando lo schermo del proprio telefono in pubblico. Solo il 25% considera l’uso dello smartphone in pubblico un’attività privata e sebbene i consumatori possano essere già consapevoli di questo rischio, i nuovi dati indicano che le informazioni visibili sono spesso inaspettatamente personali. Circa un terzo degli italiani (39%) dichiara di aver visto contenuti personali sul telefono di uno sconosciuto in pubblico, e il 28% afferma di aver visto qualcosa che riteneva non avrebbe dovuto vedere. I contenuti osservati più frequentemente includono:

  • Foto personali / galleria – 40%;
  • Volto o voce durante una videochiamata – 31%;
  • Messaggi personali (ad esempio del partner/coniuge) – 30%;
  • Notifiche o profili social – 24%;
  • Shopping online – 15%;
  • Notifiche o profili di app di dating – 9%;
  • Saldo bancario o dettagli del conto – 8%,

Queste situazioni sono generalmente involontarie e si verificano nella vita quotidiana. È proprio questo che crea un “pubblico accidentale”: persone che vedono ciò che compare sullo schermo di qualcun altro semplicemente perché è nel loro campo visivo, spesso senza avere altro da fare se non guardarsi intorno. Il 56% indica i mezzi pubblici come il contesto più frequente, seguiti dal 39% durante l’attesa in fila (ad esempio al supermercato o nei negozi) e dal 16% in bar, ristoranti o caffè.

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Una crescente attenzione alla protezione delle informazioni personali


Con l’aumentare della consapevolezza che gli altri possano vedere i contenuti dei loro schermi in pubblico, molte persone stanno cambiando il modo in cui utilizzano lo smartphone. Se solo il 7% dichiara di non fare nulla quando percepisce che qualcuno sta guardando il proprio schermo, il 40% afferma di smettere completamente di usare il telefono, e solo l’8% arriverebbe ad affrontare direttamente la persona. Per il timore che uno sconosciuto possa vedere ciò che appare sullo schermo, gli italiani dichiarano di aver evitato o rimandato attività come operazioni bancarie (54%), l’inserimento di codici di accesso o PIN (42%) e la lettura di messaggi privati del partner (42%). Questi comportamenti riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui viene percepita la privacy: non più soltanto come qualcosa da gestire tramite le impostazioni del dispositivo, ma anche come un aspetto influenzato dall’ambiente circostante.

Una priorità di Samsung


Con il Privacy Display di Samsung Galaxy S26 Ultra, gli utenti dispongono di un nuovo strumento per proteggere le proprie informazioni, affiancando queste buone pratiche quotidiane. La privacy è da tempo una priorità per Samsung e il Privacy Display rappresenta l’ultimo passo dell’azienda nel supportare le persone a mantenere riservati i propri dati nei momenti che contano davvero – con il supporto di sette anni di aggiornamenti di sicurezza per garantire una protezione duratura nel tempo. Lo studio ha inoltre evidenziato che il 44% degli intervistati evita di svolgere determinate attività negli spazi pubblici, segnalando una chiara esigenza di maggiore controllo da parte degli utenti sulla visibilità dei propri contenuti digitali.

Benjamin Braun di Samsung Europe, ha dichiarato: “il telefono è uno degli oggetti più personali che possediamo: custodisce foto, dati bancari, messaggi e molto altro. Utilizzo i mezzi pubblici quasi ogni giorno e l’ultima cosa che desidero è che la persona accanto a me veda cosa c’è sul mio schermo”


In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un’estensione della nostra vita personale, episodi apparentemente innocui come uno sguardo fugace allo schermo altrui assumono un peso ben diverso. Essere consapevoli dei rischi e adottare semplici accorgimenti — come ridurre la visibilità dello schermo o utilizzare filtri privacy — può fare la differenza nel proteggere i propri dati. Perché, oggi più che mai, la sicurezza digitale passa anche dai piccoli gesti quotidiani.


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La Groenlandia risponde a Trump: "Non siamo un pezzo di ghiaccio"


Il primo ministro Nielsen difende il suo paese dopo che il presidente americano ha definito l'isola artica "un grande pezzo di ghiaccio mal gestito", ribadendo l'importanza dell'unità nella Nato

Il primo ministro della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen ha risposto alle provocazioni del presidente americano Donald Trump, che ha riportato l'isola artica al centro delle tensioni all'interno della Nato. Nielsen ha dichiarato di rappresentare "una nazione orgogliosa" impegnata a difendere l'ordine internazionale, respingendo le parole con cui Trump ha descritto il suo paese.

Trump mercoledì ha sfogato la sua frustrazione nei confronti della Nato, in un momento in cui i rapporti tra gli alleati attraversano una crisi legata alla guerra in Iran. Il presidente ha dichiarato che l'alleanza militare "non c'era quando serviva" e ha aggiunto di ricordarsi ancora della Groenlandia, definendola "un grande pezzo di ghiaccio mal gestito". La frase, scritta in maiuscolo sui social, riprende una retorica che Trump usa da tempo nei confronti dell'isola artica danese.

Nielsen ha risposto con toni fermi ma misurati. "Quello che conta per noi è mantenere la comunità internazionale che abbiamo costruito dopo la Seconda guerra mondiale, dove abbiamo un'alleanza difensiva che rispettiamo e dove il diritto internazionale è rispettato da tutte le parti", ha dichiarato il primo ministro groenlandese. "Queste cose sono sotto pressione adesso e credo che tutti gli alleati dovrebbero restare uniti per cercare di preservarle. Spero che accada", ha aggiunto.

La risposta più diretta alle parole di Trump è arrivata quando Nielsen ha contestato la descrizione del suo paese fatta dal presidente americano. "Non siamo un pezzo di ghiaccio. Siamo una popolazione orgogliosa di 57.000 persone, che lavora ogni giorno come buona cittadinanza globale nel pieno rispetto di tutti i nostri alleati", ha detto.

Le tensioni tra Washington e la Groenlandia non sono nuove. Già nei mesi scorsi gli alleati della Nato si erano affrettati a cercare modi per tenere insieme l'alleanza dopo che Trump aveva rilanciato la sua proposta di prendere il controllo della Groenlandia, sottraendola alla Danimarca, che è a sua volta un membro della Nato. La questione groenlandese si intreccia ora con la più ampia crisi dell'alleanza atlantica provocata dai disaccordi sulla guerra in Iran, aggiungendo un ulteriore elemento di frizione tra gli Stati Uniti e i loro partner europei.

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Trump attacca gli ex alleati del mondo MAGA che criticano la guerra in Iran


Il presidente si scaglia contro Carlson, Kelly, Owens, Jones e Greene, definendoli "stupidi" e con "QI basso". Le risposte sono durissime: "È impazzito", "è ora di mettere il nonno in una casa di riposo"
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Il presidente Trump ha lanciato un attacco frontale contro alcune delle personalità più influenti della destra americana, gli stessi commentatori e attivisti che hanno contribuito alla sua ascesa politica. In un lungo post su Truth Social pubblicato giovedì, Trump ha preso di mira Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones e l'ex deputata Marjorie Taylor Greene, tutti colpevoli ai suoi occhi di averlo criticato per la guerra in Iran.

Trump li ha definiti "stupidi", "disturbati" e "piantagrane" in cerca di visibilità a sue spese, aggiungendo che "hanno una cosa in comune: un QI basso". Ha scritto di rifiutarsi ormai di rispondere alle loro chiamate e ha sostenuto che le loro posizioni sono "l'opposto del MAGA". Il presidente ha attaccato ciascuno di loro individualmente: ha detto che Carlson "dovrebbe consultare un buon psichiatra", ha definito Owens "pazza", ha descritto Jones come uno che dice "le cose più stupide" e ha ricordato che Kelly gli rivolse domande aggressive durante un dibattito del 2015. Su Owens ha aggiunto che Brigitte Macron "è una donna molto più bella di Candace", un riferimento alle ripetute affermazioni della commentatrice secondo cui la première dame francese sarebbe un uomo. Su Jones, ha ricordato la bancarotta dichiarata dopo la condanna a pagare quasi 1,5 miliardi di dollari per le sue false affermazioni sulla strage della scuola elementare di Sandy Hook. Greene è stata ribattezzata "Marjorie 'traditrice' Brown".

Lo scontro nasce dalla frattura che si è aperta nel movimento MAGA dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Per i critici di Trump all'interno della destra, la guerra rappresenta una violazione della promessa elettorale di non coinvolgere il Paese in nuovi conflitti in Medio Oriente. Le tensioni si sono intensificate dopo che il presidente ha minacciato di annientare "un'intera civiltà", con riferimento all'Iran. Carlson, nel suo programma, ha definito un post pasquale di Trump su Truth Social "spregevole a ogni livello", accusandolo di minacciare crimini di guerra. Owens ha chiesto l'applicazione del 25esimo emendamento, che consente di rimuovere un presidente ritenuto incapace di svolgere le sue funzioni, definendo Trump "un folle genocida". Jones ha invocato la stessa misura nel suo programma InfoWars. Kelly ha dichiarato nel suo podcast di essere "stufa", aggiungendo che "non si può minacciare di cancellare un'intera civiltà". Anche Greene ha chiesto l'applicazione del 25esimo emendamento, definendo le azioni di Trump in Iran "malvagità e follia".

Le risposte al post del presidente sono state immediate e feroci. Owens ha scritto su X: "Forse è ora di mettere il nonno in una casa di riposo". Greene ha replicato che "il presidente Trump è impazzito mentre fa la guerra all'Iran, una promessa elettorale tradita", aggiungendo: "Ho combattuto al fianco di Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens e Alex Jones per far eleggere Trump. E ora se la prende con tutti noi in un unico post delirante". Jones ha dichiarato nel suo programma che "Trump è arrabbiato perché ha torto, è arrabbiato perché è stato incastrato da Israele", aggiungendo poi su X che "il nuovo Trump è un guscio marcio del vecchio Trump" e di non sostenerlo più. Anche figure MAGA non menzionate nel post hanno reagito: il podcaster Tim Pool ha scritto "basta, ho chiuso, questa è stata l'ultima goccia".

La frattura tra Trump e l'universo mediatico della destra si è allargata progressivamente durante il secondo mandato, su diversi temi: i file Epstein, l'intervento in Venezuela e ora la guerra in Iran. Come riporta Wired, nel frattempo alcuni sostenitori rimasti fedeli al presidente hanno chiesto al dipartimento di Giustizia di indagare sugli influencer dissidenti per presunti finanziamenti stranieri non dichiarati. L'attivista Laura Loomer ha definito i post di Owens "la più evidente operazione di influenza straniera mai vista". Un'analisi del New York Times pubblicata mercoledì ha rilevato che migliaia di sostenitori di Trump si sono scagliati contro di lui su Truth Social per la gestione del conflitto con l'Iran.

Il caso rivela un problema politico concreto per i repubblicani. Secondo Wired, una fonte vicina alla rete di influencer del partito ha spiegato che l'amministrazione non ha nemmeno tentato di coordinare i messaggi sulla guerra in Iran con i creatori di contenuti della destra: "La destra online non era favorevole e non c'era nulla che potesse cambiare la situazione. Il meglio che potevano sperare era il silenzio". Le ricerche mostrano che gli influencer di destra hanno avuto un ruolo rilevante nell'ascesa di Trump, e la loro rottura con il presidente rappresenta un segnale preoccupante per i repubblicani, che si preparano già a possibili perdite nelle elezioni di metà mandato.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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La rassegna stampa di venerdì 10 aprile 2026


Gli Stati Uniti preparano colloqui di pace con l'Iran in Pakistan mentre Trump avverte Teheran sullo Stretto di Hormuz. Il Pentagono viola l'ordinanza del tribunale sull'accesso della stampa

Questa è la rassegna stampa di venerdì 10 aprile 2026

Gli Stati Uniti e l'Iran preparano colloqui di pace in Pakistan


Il Pakistan ospiterà questo fine settimana colloqui di pace ad alto rischio tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, mentre la capitale pakistana si è trasformata in una fortezza di sicurezza. L'incontro tra le due parti arriva mentre il cessate il fuoco rimane fragile e il primo ministro israeliano Netanyahu ha promesso di continuare a combattere Hezbollah in Libano.

Fonti: Bloomberg Politics, The Hill News

Trump avverte l'Iran sui pedaggi nello Stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha accusato l'Iran di non rispettare l'accordo di cessate il fuoco non riaprendo adeguatamente lo Stretto di Hormuz e ha avvertito contro l'imposizione di pedaggi sui vasi che transitano attraverso il cruciale stretto. Trump ha scritto su Truth Social che l'Iran sta facendo "un pessimo lavoro" nel permettere il passaggio del petrolio.

Fonti: The Hill News, Bloomberg Politics, Financial Times

Un giudice stabilisce che il Pentagono ha violato l'ordinanza sull'accesso della stampa


Un giudice federale di Washington ha stabilito che il Pentagono non ha rispettato un'ordinanza precedente che richiedeva il ripristino dell'accesso per i giornalisti accreditati. Il giudice Paul Friedman ha ordinato la restituzione delle credenziali a sette giornalisti del New York Times, rappresentando una sconfitta per il segretario alla Difesa Pete Hegseth nei suoi tentativi di limitare l'accesso dei media.

Fonti: The Hill News, The Guardian, New York Times

La Casa Bianca avverte il personale sui mercati di previsione durante la guerra in Iran


La Casa Bianca ha inviato un'email interna a tutto il personale avvertendo i dipendenti di non utilizzare informazioni riservate per piazzare scommesse sui mercati finanziari e sulle piattaforme di scommesse sugli eventi. L'avvertimento arriva dopo che alcune scommesse ben cronometrate sulla guerra in Iran hanno sollevato preoccupazioni e richieste da parte dei democratici per maggiori regolamentazioni.

Fonti: Bloomberg Politics, BBC News

Melania Trump nega qualsiasi legame con Jeffrey Epstein


La first lady Melania Trump ha fatto una dichiarazione a sorpresa negando di aver mai avuto una relazione con il defunto criminale sessuale Jeffrey Epstein e la sua complice Ghislaine Maxwell. La dichiarazione, che ha suscitato confusione sul perché abbia scelto di parlare, ha riportato l'attenzione su un argomento che Donald Trump ha chiesto di superare.

Fonti: New York Times, The Guardian, BBC News

L'inflazione potrebbe aumentare di più in quasi quattro anni


L'inflazione probabilmente è salita al 3,4% a marzo rispetto all'anno precedente, secondo le stime degli economisti, rappresentando un forte aumento rispetto all'aumento del 2,4% di febbraio. L'incremento è principalmente dovuto all'impennata dei prezzi del gas in seguito al conflitto in Iran che ha interrotto le forniture energetiche globali.

Fonti: ABC News

Il segretario al Tesoro Bessent incontra i CEO bancari sui rischi informatici dell'IA


Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha convocato i CEO delle principali banche statunitensi per discutere dei rischi informatici del più recente modello di intelligenza artificiale di Anthropic. L'incontro arriva mentre il sistema IA più recente ha rilevato vulnerabilità informatiche vecchie di decenni, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza nazionale.

Fonti: Financial Times

I democratici intensificano le richieste di rimuovere Trump per le minacce all'Iran


Più di 70 democratici al Congresso stanno chiedendo la rimozione del presidente Trump per le sue minacce taglienti contro l'Iran e la gestione dell'operazione militare. La dinamica preannuncia la postura aggressiva che molti nel partito richiederanno ai loro leader se vinceranno la maggioranza alle elezioni di medio termine.

Fonti: The Hill News

La xAI di Elon Musk fa causa al Colorado per la legge sull'IA


La compagnia di intelligenza artificiale di Elon Musk, xAI, ha citato in giudizio il Colorado per una nuova legge statale che cerca di regolamentare la tecnologia in rapida evoluzione. La compagnia ha intentato una causa contro il procuratore generale del Colorado Phil Weiser giovedì, cercando di bloccare l'applicazione di una legge del 2024 che richiede agli sviluppatori di sistemi "ad alto rischio" di proteggere i consumatori.

Fonti: The Hill News

Il Venezuela approva una nuova legge mineraria per attrarre investimenti stranieri


I legislatori venezuelani hanno approvato un disegno di legge per regolamentare l'attività mineraria mentre il paese cerca di attrarre investitori stranieri diffidenti verso un'industria un tempo privata che è stata a lungo sfruttata da gruppi criminali con legami al governo. La mossa ha collegamenti diretti con gli Stati Uniti poiché rappresenta l'ultimo tentativo della leadership venezuelana di soddisfare l'amministrazione Trump.

Fonti: ABC News, New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Il creatore di Bitcoin, La Grecia vieta i social ai minori, Anthropic rimane in lista nera


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon venerdì,
il nome del creatore di Bitcoin è sempre stato un mistero quasi affascinante, ma in questi giorni è uscita un'inchiesta del New York Times che presenta il lavoro di anni di un giornalista che ha pochissimi dubbi sul nome: il britannico Adam Back. Poi parleremo della Grecia che vieta i social agli under15, delle nuove evoluzioni del caso Anthropic-Pentagono, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Un giornalista del New York Times è convinto di aver scoperto chi è il creatore di Bitcoin


Tecnologia
Nessuno sa chi ha creato Bitcoin. Adesso un’inchiesta del New York Times sostiene che Adam Back sia il nome più plausibile dietro Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo usato nel 2008 per presentare Bitcoin. Adam, 55 anni, è un esperto crittografo e amministratore delegato di Blockstream, società attiva nell’ecosistema Bitcoin, ma ha sempre negato (e anche adesso) di essere il creatore della rete. La tesi del NY Times sul fatto che Adam abbia creato Hashcash, sistema da cui Bitcoin riprende l’idea centrale, delle somiglianze nel modo di scrivere di entrambi (anche errori grammaticali ricorrenti) e una coincidenza nei tempi, perché l’attività online di Back e quella di Satoshi si sovrapporrebbero in momenti chiave. Secondo il NY Times, Adam non vuole rivelare la sua identità perché la community non accetterebbe un capo e il suo business fallirebbe. Il primo articolo delle letture interessanti di questa rassegna è l'inchiesta ufficiale.
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Fonte: CNBC
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La Grecia si prepara a vietare i social media ai minori di 15 anni


Politica
Dal 1° gennaio 2027 la Grecia vuole impedire ai minori di 15 anni di usare social network come TikTok, Instagram, Facebook e Snapchat. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis collega la misura all’aumento di ansia, disturbi del sonno, dipendenza dalle app e casi di cyberbullismo. Il Parlamento, dove la maggioranza è del suo partito, dovrebbe votare la norma in estate. Atene chiede anche all’Unione europea regole comuni a tutti (compresa l'Italia) per verificare l’età degli utenti entro il 2027.
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Fonte: The Guardian
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Anthropic perde l'appello per bloccare temporaneamente la lista nera del Pentagono


Intelligenza Artificiale
Una corte d’appello federale di Washington ha rifiutato di sospendere, in via temporanea, la decisione con cui il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha indicato Anthropic come rischio per la catena di approvigionamento. Questo significa che mentre la causa prosegue, l’azienda resta esclusa dai contratti con il Pentagono. Un altro tribunale federale, in California, ha però già impedito all’amministrazione Trump di estendere il divieto all’uso di Claude da parte delle altre agenzie pubbliche.
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Fonte: CNBC
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YouTube Shorts utilizzerà l'IA per creare avatar che assomigliano a te e hanno la tua voce


Intelligenza Artificiale
YouTube ha avviato il rilascio di una funzione che permette agli utenti maggiorenni con un canale già esistente di creare un proprio doppio digitale da usare nei video brevi di Shorts, il formato verticale della piattaforma. La configurazione si fa nell’app YouTube o in YouTube Create, registrando un video selfie e alcuni campioni vocali. Il sistema genera poi clip fino a 8 secondi tramite prompt testuale. I video ottenuti avranno etichette che segnalano l’uso di intelligenza artificiale e, per ora, la novità non è disponibile in Europa.
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Fonte: 9to5Google
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Meta ha rimosso la lavagna con i punteggi dei dipendenti


Big Tech
Meta ha rimosso una classifica interna chiamata Claudeonomics che mostrava i top 250 dipendenti con il maggior consumo di token, l’unità che misura quanto testo viene elaborato dai modelli di intelligenza artificiale. Secondo The Information, in 30 giorni i dipendenti avrebbero usato circa 60.000 miliardi di token e il primo in classifica 281 miliardi. Nel tabellone apparivano titoli come “Token Legend,” “Model Connoisseur,” “Cache Wizard,” and “Session Immortal.” Meta ha poi disattivato la dashboard e l’ha sostituita con un messaggio interno che spiegava che lo strumento veniva chiuso dopo la diffusione all’esterno dei suoi dati.
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Fonte: Gizmodo
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


In lingua inglese.

La mia ricerca per risolvere il grande mistero dei Bitcoin


nytimes.com (eng)

Dentro Project Nova, il più grande restyling di Firefox degli ultimi anni


pcworld.com (eng)

Come far sì che la tua azienda adotti l'AI


x.com (eng)

Notizie veloci


In lingua inglese.

Anthropic lancia Claude Managed Agents per le aziende


testingcatalog.com (eng)

L'ICE ha ammesso di aver usato potenti spyware sui civili


npr.org (eng)

Rivelata la fascia di prezzo dell'iPhone Ultra


macrumors.com (eng)

Tool del giorno

Accio Work


Continuiamo la serie di tool agentici segnalando Accio Work, della holding multimiliardaria di Alibaba. Da una prima occhiata sembra molto simile a Claude Cowork: puoi creare il tuo team a partire dai product manager, marketing expert, sviluppatori, ecc. che comunicano in autonomia tra loro e lavorano mentre dormi. I dati rimangono sulla tua macchina quindi è ottimo per la privacy.

Link: accio.com

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Iran, la tregua scricchiola: Israele colpisce il Libano, Teheran minaccia lo stop


Teheran si proclama vincitrice e continua a usare lo Stretto di Hormuz come leva negoziale. Netanyahu apre ai colloqui con Beirut sotto pressione degli Stati Uniti, ma esclude una tregua in Libano.

Sono bastati due giorni perché il cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran mostrasse tutte le sue crepe. Teheran continua a dichiararsi vincitrice e rilancia la posta con richieste massimaliste. Intanto, Israele intensifica i raid in Libano contro Hezbollah, pur accettando di aprire un tavolo con Beirut. A Washington, invece, i democratici cercano di tentare (senza successo) di impedire al presidente Donald Trump di riaprire le ostilità senza il voto del Congresso.

L’Iran alza la posta


Dopo sei settimane di bombardamenti americani e israeliani, la leadership iraniana non mostra segnali di apertura. “Buongiorno alla vittoria. Oggi la storia ha voltato pagina”, ha scritto sui social il primo vicepresidente Mohammad Reza Aref nel giorno dell’entrata in vigore della tregua. “L’era dell’Iran è iniziata”.

Per il regime, essere sopravvissuto a un attacco congiunto delle due principali potenze militari mondiali rafforza l’ideologia della resistenza su cui si fonda la Repubblica islamica dal 1979. “Dal loro punto di vista hanno superato due superpotenze”, ha spiegato al New York Times Danny Citrinowicz, ex capo della sezione Iran dell’intelligence militare israeliana, parlando di una percezione di una “vittoria divina”.

La principale leva di Teheran resta lo Stretto di Hormuz, da cui prima della guerra passava circa un quinto del petrolio mondiale. Nonostante i danni subiti, l’Iran conserva pienamente la capacità di minacciare il traffico marittimo nello Stretto. “È una leva più efficace di quanto sia mai stato il programma nucleare”, ha dichiarato al New York Times Hamidreza Azizi, esperto di sicurezza.

Il costo interno della presunta vittoria, però, è altissimo. L’economia iraniana, già fragile, è stata ulteriormente danneggiato: i grandi produttori di acciaio hanno fermato la produzione, il commercio al dettaglio è crollato e cresce il timore di licenziamenti di massa. Secondo Ali Alfoneh, ricercatore senior dell’Arab Gulf States Institute, il Paese potrebbe affrontare una nuova ondata migratoria e spingersi verso una deterrenza più aggressiva, fino a una possibile corsa all’arma nucleare. “Questo modello rischia di trasformare l’Iran nella Corea del Nord del Medio Oriente”, ha affermato.

Negoziati con Beirut, ma niente tregua


La tenuta della tregua è comunque già in bilico. Teheran sostiene che il cessate il fuoco negoziato includesse anche il Libano e minaccia apertamente di abbandonare i colloqui o di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz se Israele continuerà a colpire il territorio libanese. Una lettura condivisa anche dai mediatori pakistani, ma respinta da Stati Uniti e Israele.

Oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver dato mandato al suo gabinetto di avviare negoziati diretti con Beirut, dopo colloqui telefonici con Trump e con l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. Secondo funzionari americani, questo passo è arrivato dopo che Washington ha chiesto a Israele di ridurre i bombardamenti per evitare un’escalation.

Secondo queste fonti, Trump avrebbe inizialmente autorizzato la prosecuzione della guerra in Libano, salvo poi cambiare posizione per il timore che il conflitto potesse far saltare la tregua con l’Iran. Nonostante l’apertura diplomatica, Israele esclude però un cessate il fuoco. Un funzionario israeliano ha invece precisato ad Axios che le operazioni militari continueranno.

Nel frattempo, sul campo di battaglia l’escalation prosegue. Nelle 24 ore successive alla tregua con l’Iran, i raid israeliani in Libano hanno causato almeno 254 morti, secondo la Protezione civile libanese. Un piano di pace proposto dalla Francia, che prevedeva il riconoscimento di Israele da parte del Libano, è stato respinto dal governo israeliano.

I democratici tentano di fermare Trump


Sul fronte interno, intanto, i democratici hanno cercato oggi ancora una volta di far approvare una risoluzione sui poteri di guerra per impedire a Trump di riaprire unilateralmente il conflitto con l’Iran. Il deputato Glenn Ivey ha chiesto il consenso unanime durante una sessione pro forma della Camera, ma il repubblicano Chris Smith, che presiedeva la seduta, ha ignorato la richiesta e chiuso i lavori.

La deputata Sara Jacobs ha annunciato che il partito forzerà un voto formale in aula la prossima settimana. La risoluzione, la cui approvazione al Senato resta dubbia e che comunque si scontrerebbe con un veto presidenziale, ha un valore soprattutto politico: dimostrare agli elettori che i democratici stanno utilizzando ogni strumento disponibile per evitare una nuova impopolare escalation.

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Vuoi migliorare i tuoi appuntamenti? L'evolutionary dating è il trend primavera secondo Hinge


L'evolutionary dating è il trend della primavera 2026: ecco cos’è e come funziona secondo l’esperto di Hinge, con consigli pratici per migliorare gli incontri online e trovare connessioni più autentiche
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La primavera segna il passaggio verso il “risveglio” che precede l’“uncuffing season” estiva. Per chi desidera rimettersi in gioco nel mondo del dating, questo è quindi un momento chiave per riflettere su ciò che si sta cercando e affinare un profilo che lo rappresenti davvero, evitando al tempo stesso la dating fatigue. Per orientarsi tra questi dilemmi stagionali, Hinge, l’app di dating progettata per essere cancellata, condivide alcuni consigli pratici per valorizzare il proprio profilo, ma anche per diventare un* potenziale partner capace di offrire responsabilità emotiva. Il tutto grazie ai suggerimenti di Moe Ari Brown, Love and Connection Expert di Hinge, per evitare in prima persona comportamenti controproducenti.

Italiani spiano smartphone in pubblico: oltre il 50% ammette di farlo
Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

L’evolutionary dating


Cambiare il modo in cui ci si dedica al dating è fondamentale per mettersi nei panni dell’altra persona e comunicare in modo aperto e onesto fin dall’inizio. I dati dell’ultimo Gen Z DATE Report di Hinge parlano chiaro: il 74% degli uomini Gen Z e il 70% delle donne Gen Z affermano di sentirsi a proprio agio nell’essere emotivamente aperti già al primo appuntamento. Tuttavia, il 35% degli utenti di Hinge, considerando tutti i generi e gli orientamenti sessuali, dichiara di trattenersi perché non sa da dove cominciare. E quando si parla di desiderio di incontrarsi dal vivo e di dating fatigue, il 44% degli utenti di Hinge indica la mancanza di reattività come principale causa di burnout nel dating. È in questo contesto che si inseriscono i consigli di Moe Ari Brown.

  • concentrarsi su pochi match alla volta: nel dating, la qualità è più importante della quantità. Quando si chatta contemporaneamente con troppe persone, diventa difficile lasciarsi coinvolgere con ognuna di loro, e questo spesso porta a non creare un vero legame o a non arrivare mai a un appuntamento. Concentrandoti su pochi match alla volta, è più semplice valutare il tuo reale interesse nei confronti della personalità dell’altr*, coglierne i dettagli ed essere presente nelle conversazioni. Inoltre, si riduce il rischio di sentirsi sopraffatt* e stanch* per l’eccesso di comunicazione e di tempo passato a messaggiare;
  • vivere la conversazione come se fosse dal vivo: siamo abituat* a scrivere a persone che ci conoscono bene e che comprendono i nostri messaggi anche quando non siamo del tutto chiari. Quando si chatta con una persona nuova, è importante ricordare che non ha la stessa conoscenza di base su chi siamo o sul nostro stile comunicativo. Per questo, i match hanno bisogno che la comunicazione in-app sia intenzionale e chiara, proprio come avverrebbe dal vivo;
  • come passare da una conversazione in-app a un appuntamento dal vivo: fare domande dimostra l'interesse e il coinvolgimento nella conversazione. In generale, le persone non desiderano uscire con qualcuno che parla solo di sé stess*. Per questo, è importante fare domande tanto quanto condividere qualcosa di sé;
  • chiudere gentilmente una conversazione invece di lasciare qualcuno senza risposta: non è una bella sensazione quando la persona con cui vorresti uscire smette di rispondere e, dopo qualche giorno, diventa chiaro che non si farà più viva. Essere dall’altra parte è scoraggiante. Se sei tu a voler interrompere la comunicazione, puoi dimostrare rispetto per l’altra persona chiudendo la conversazione in modo educato. In questo modo eviti che l’altra persona si chieda cosa sia successo, e le offri la chiusura che merita.



ASUS ExpertBook Ultra: laptop AI per professionisti
ASUS presenta il nuovo ASUS ExpertBook Ultra, un laptop pensato per i professionisti che combina prestazioni basate sull’intelligenza artificiale, design ultraleggero e sicurezza avanzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Consigli pratici per valorizzare il profilo su Hinge


Per migliorare davvero i tuoi spunti nel dating online, è fondamentale evitare risposte troppo brevi o monosillabiche, perché non offrono appigli per iniziare una conversazione e rischiano di bloccare l’interazione sul nascere. Allo stesso modo, le risposte generiche o costruite “per imitazione” non comunicano autenticità: ciò che fa la differenza è mostrare la propria personalità, anche attraverso piccoli dettagli o un tocco di umorismo originale. Attenzione anche ai cliché e alle frasi abusate, perché tendono a rendere il profilo indistinguibile dagli altri: essere specifici, invece, aiuta a emergere e a creare connessioni più mirate. Infine, è utile monitorare quali spunti funzionano davvero, osservando se generano domande e dialogo: quelli che non portano interazioni possono e devono essere aggiornati per rendere il profilo più efficace e coinvolgente.

Le foto del profilo


Per quanto riguarda le foto del profilo, è importante scegliere immagini che siano allo stesso tempo valorizzanti e realistiche, evitando scatti troppo datati che potrebbero creare aspettative distorte. La riconoscibilità è fondamentale: foto con occhiali da sole, cappelli o filtri eccessivi rischiano di nascondere il volto e ridurre le possibilità di connessione. Anche le foto di gruppo vanno usate con attenzione: mostrare la propria vita sociale è positivo, ma bisogna sempre rendere chiaro chi si è, senza lasciare spazio a dubbi. Infine, i selfie in palestra non sono particolarmente efficaci — solo una minima percentuale di utenti soddisfatti su Hinge li utilizza — quindi è meglio puntare su immagini più spontanee e rappresentative della propria personalità.

In un contesto in cui le app di incontri sono sempre più diffuse, distinguersi non significa fare di più, ma comunicare meglio: autenticità, cura dei dettagli e capacità di generare conversazioni sono gli elementi che fanno davvero la differenza. L'evolutionary dating va proprio in questa direzione, premiando chi sceglie di raccontarsi in modo più consapevole e costruire connessioni che vadano oltre la superficie.


Oltre la metà degli italiani spia gli smartphone altrui in pubblico: il dato sorprendente sulla privacy


Una nuova ricerca di Samsung rivela che gli spazi pubblici in Europa sono diventati una sorta di “schermo condiviso”: il 59% degli italiani afferma di aver guardato accidentalmente il telefono di uno sconosciuto, indicando i mezzi pubblici come il luogo in cui è più probabile notare lo schermo altrui (56%). Quasi un italiano su quattro (24%) ammette di aver osservato il telefono di qualcun altro per curiosità, esponendosi così a contenuti privati che spaziano dalle foto personali ai dati bancari

DJI Avata 360: il drone FPV che rivoluziona il volo immersivo
DJI Avata 360 porta il volo FPV a un livello completamente nuovo grazie a un’esperienza immersiva a 360°. Ecco come funziona, cosa cambia rispetto ai droni tradizionali e perché potrebbe rivoluzionare il settore
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Samsung ha intervistato 11.000 europei a supporto del lancio di Galaxy S26 Ultra, che introduce un Privacy Display integrato. Questa nuova tecnologia hardware rende i contenuti dello schermo visibili solo frontalmente, proteggendo la privacy dagli sguardi laterali senza compromettere l’esperienza visiva. Lo studio evidenzia, inoltre, un divario tra la percezione della privacy e la realtà anche in Italia: se il 59% ritiene che l’uso del proprio telefono sia privato anche in luoghi affollati, il 56% afferma che in pubblico è facile vedere lo schermo degli altri. Nonostante oltre un quarto delle persone ignori la situazione (26%) o distolga subito lo sguardo (30%), il 7% ammette di continuare a guardare con discrezione.

Dai messaggi al denaro: cosa c’è in gioco


Quasi la metà (48%) afferma di aver avuto la sensazione che qualcuno stesse guardando lo schermo del proprio telefono in pubblico. Solo il 25% considera l’uso dello smartphone in pubblico un’attività privata e sebbene i consumatori possano essere già consapevoli di questo rischio, i nuovi dati indicano che le informazioni visibili sono spesso inaspettatamente personali. Circa un terzo degli italiani (39%) dichiara di aver visto contenuti personali sul telefono di uno sconosciuto in pubblico, e il 28% afferma di aver visto qualcosa che riteneva non avrebbe dovuto vedere. I contenuti osservati più frequentemente includono:

  • Foto personali / galleria – 40%;
  • Volto o voce durante una videochiamata – 31%;
  • Messaggi personali (ad esempio del partner/coniuge) – 30%;
  • Notifiche o profili social – 24%;
  • Shopping online – 15%;
  • Notifiche o profili di app di dating – 9%;
  • Saldo bancario o dettagli del conto – 8%,

Queste situazioni sono generalmente involontarie e si verificano nella vita quotidiana. È proprio questo che crea un “pubblico accidentale”: persone che vedono ciò che compare sullo schermo di qualcun altro semplicemente perché è nel loro campo visivo, spesso senza avere altro da fare se non guardarsi intorno. Il 56% indica i mezzi pubblici come il contesto più frequente, seguiti dal 39% durante l’attesa in fila (ad esempio al supermercato o nei negozi) e dal 16% in bar, ristoranti o caffè.

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Addio chiavi: con Nuki Smart Lock puoi aprire la porta di casa con un semplice tap, proprio come i pagamenti contactless. Ecco come funziona la serratura smart
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Una crescente attenzione alla protezione delle informazioni personali


Con l’aumentare della consapevolezza che gli altri possano vedere i contenuti dei loro schermi in pubblico, molte persone stanno cambiando il modo in cui utilizzano lo smartphone. Se solo il 7% dichiara di non fare nulla quando percepisce che qualcuno sta guardando il proprio schermo, il 40% afferma di smettere completamente di usare il telefono, e solo l’8% arriverebbe ad affrontare direttamente la persona. Per il timore che uno sconosciuto possa vedere ciò che appare sullo schermo, gli italiani dichiarano di aver evitato o rimandato attività come operazioni bancarie (54%), l’inserimento di codici di accesso o PIN (42%) e la lettura di messaggi privati del partner (42%). Questi comportamenti riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui viene percepita la privacy: non più soltanto come qualcosa da gestire tramite le impostazioni del dispositivo, ma anche come un aspetto influenzato dall’ambiente circostante.

Una priorità di Samsung


Con il Privacy Display di Samsung Galaxy S26 Ultra, gli utenti dispongono di un nuovo strumento per proteggere le proprie informazioni, affiancando queste buone pratiche quotidiane. La privacy è da tempo una priorità per Samsung e il Privacy Display rappresenta l’ultimo passo dell’azienda nel supportare le persone a mantenere riservati i propri dati nei momenti che contano davvero – con il supporto di sette anni di aggiornamenti di sicurezza per garantire una protezione duratura nel tempo. Lo studio ha inoltre evidenziato che il 44% degli intervistati evita di svolgere determinate attività negli spazi pubblici, segnalando una chiara esigenza di maggiore controllo da parte degli utenti sulla visibilità dei propri contenuti digitali.

Benjamin Braun di Samsung Europe, ha dichiarato: “il telefono è uno degli oggetti più personali che possediamo: custodisce foto, dati bancari, messaggi e molto altro. Utilizzo i mezzi pubblici quasi ogni giorno e l’ultima cosa che desidero è che la persona accanto a me veda cosa c’è sul mio schermo”


In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un’estensione della nostra vita personale, episodi apparentemente innocui come uno sguardo fugace allo schermo altrui assumono un peso ben diverso. Essere consapevoli dei rischi e adottare semplici accorgimenti — come ridurre la visibilità dello schermo o utilizzare filtri privacy — può fare la differenza nel proteggere i propri dati. Perché, oggi più che mai, la sicurezza digitale passa anche dai piccoli gesti quotidiani.


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Cresce il giudizio negativo degli americani su Israele e Netanyahu, soprattutto tra i giovani


Il 60% degli adulti statunitensi ha un'opinione sfavorevole di Israele. Tra i repubblicani sotto i 50 anni la maggioranza è ora critica. Anche la fiducia in Trump sulla gestione dei rapporti con Israele è bassa

Il giudizio degli americani su Israele e sul primo ministro Benjamin Netanyahu continua a peggiorare, con un'accelerazione marcata nell'ultimo anno. Secondo un sondaggio del Pew Research Center condotto tra il 23 e il 29 marzo su 3.507 adulti, il 60% degli statunitensi ha un'opinione sfavorevole di Israele, in aumento di sette punti rispetto all'anno scorso e di quasi venti rispetto al 2022. La quota di chi esprime un giudizio "molto sfavorevole" è quasi triplicata nello stesso periodo, passando dal 10% al 28%. Il sondaggio è stato realizzato circa un mese dopo l'inizio della guerra in Iran guidata da Stati Uniti e Israele.

Il dato più significativo riguarda la frattura generazionale, che ormai attraversa entrambi gli schieramenti politici. Tra i democratici, otto su dieci hanno un'opinione negativa di Israele, un aumento netto rispetto al 69% dell'anno scorso e al 53% del 2022. I democratici sotto i 50 anni esprimono un giudizio "molto sfavorevole" con maggiore frequenza rispetto a quelli più anziani (47% contro 39%). Tra i repubblicani il quadro resta diverso, con una maggioranza ancora favorevole a Israele (58% contro 41%), ma il cambiamento è visibile soprattutto nelle fasce più giovani: il 57% dei repubblicani tra i 18 e i 49 anni ha oggi un'opinione negativa, rispetto al 50% dell'anno scorso. Le ampie maggioranze favorevoli resistono solo tra i repubblicani sopra i 50 anni.

Anche la fiducia in Netanyahu segue la stessa traiettoria. Il 59% degli americani esprime poca o nessuna fiducia nella capacità del primo ministro israeliano di fare la cosa giusta in materia di affari internazionali, in aumento di sette punti rispetto all'anno scorso e di quasi venti rispetto al 2023. Tra i democratici la sfiducia raggiunge il 76%, con la metà che dichiara di non avere "nessuna fiducia". Tra i repubblicani le valutazioni sono ormai divise quasi a metà: 45% con fiducia, 44% senza. È un cambiamento rilevante, perché nelle precedenti rilevazioni del Pew la maggioranza dei repubblicani esprimeva fiducia in Netanyahu. Anche qui il fattore età pesa: i repubblicani sopra i 50 anni hanno il doppio delle probabilità rispetto a quelli più giovani di fidarsi di Netanyahu (58% contro 30%).

Sondaggio
L'opinione degli americani su Israele e Netanyahu diventa più negativa
Pew Research Center — Indagine su adulti statunitensi, 23–29 marzo 2026

Panoramica Trend Per gruppo

Sfavorevoli a Israele
0%
+18 dal 2022

Favorevoli a Israele
0%
−18 dal 2022

Poca/nessuna fiducia in Netanyahu
0%
+17 dal 2023

Molta/abb. fiducia in Netanyahu
0%
−4 dal 2023

In sintesi: La maggioranza degli americani (60%) ha oggi un'opinione sfavorevole di Israele, un ribaltamento netto rispetto al 2022 quando i favorevoli erano il 55%. La sfiducia in Netanyahu raggiunge il 59%.

Tocca un punto per i dettagli · Tocca la legenda per isolare una serie

Opinione su Israele

Fiducia in Netanyahu

Chi vede più sfavorevolmente Israele
% con opinione molto/abbastanza sfavorevole — Primavera 2026

Repubblicani

Media

Democratici

Elaborazione di Focus America su dati del Pew Research Center

L'appartenenza religiosa influenza in modo consistente le opinioni. Gli ebrei americani e i protestanti evangelici bianchi mantengono opinioni prevalentemente positive su Israele, con percentuali favorevoli del 64% e del 65%. Tra i cattolici il dato scende al 35%, tra i protestanti neri al 33%, e tra chi non si identifica con nessuna religione al 22%. Solo il 4% dei musulmani americani ha un'opinione positiva di Israele. Sulla fiducia in Netanyahu, il 56% degli ebrei americani esprime poca o nessuna fiducia, mentre tra i musulmani americani la cifra raggiunge il 91%, con il 74% che dichiara di non avere alcuna fiducia.

Anche il presidente Trump non raccoglie un consenso ampio sulla gestione dei rapporti con Israele. Più della metà degli americani (55%) esprime poca fiducia nella sua capacità di prendere buone decisioni sulla relazione tra i due Paesi, un dato sostanzialmente stabile rispetto ad agosto 2025. Circa tre quarti dei repubblicani (73%) esprimono fiducia in Trump su questo tema, contro solo il 16% dei democratici. Ma anche all'interno del campo repubblicano emerge una divisione generazionale netta: solo il 52% dei repubblicani sotto i 30 anni si fida della gestione trumpiana del rapporto con Israele, contro il 93% degli ultrasessantacinquenni.

Il conflitto tra Israele e Hamas resta personalmente importante per poco più della metà degli americani (53%), un dato stabile rispetto all'anno scorso. È però percepito come meno rilevante rispetto all'azione militare americana in Iran, che il 77% considera importante. Tra i gruppi religiosi, il 91% degli ebrei americani considera il conflitto personalmente importante, seguito dal 70% dei musulmani americani e dal 65% dei protestanti evangelici bianchi. Questi ultimi, però, attribuiscono maggiore importanza personale alla campagna militare in Iran (86%) rispetto al conflitto israelo-palestinese.

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Perché Trump non può essere rimosso


Dan Pfeiffer spiega perché invocare la rimozione presidenziale è una fantasia controproducente che distrae dall'unico obiettivo reale: riconquistare il Congresso

Il comportamento del presidente Donald Trump nelle ultime settimane ha riacceso il dibattito sul 25° emendamento della Costituzione americana, lo strumento che consente di rimuovere un presidente fisicamente o mentalmente incapace di svolgere le proprie funzioni. Decine di membri del Congresso e diversi potenziali candidati presidenziali, come il governatore dell'Illinois J.B. Pritzker, ne hanno chiesto l'attivazione. Ma secondo Dan Pfeiffer, ex consigliere di Barack Obama e autore della newsletter The Message Box, questa strada è una pura fantasia che rischia di fare più danni che altro al Partito Democratico.

La premessa del dibattito è il comportamento recente di Trump, che Pfeiffer definisce allarmante anche per gli standard del presidente. La decisione di avviare un conflitto militare in Medio Oriente contro l'Iran è stata, a suo giudizio, "bizzarra e capricciosa". Le dichiarazioni contraddittorie che ne sono seguite, con il presidente che un giorno sosteneva che gli Stati Uniti non avessero bisogno dello Stretto di Hormuz e il giorno dopo minacciava di bombardare l'Iran perché non lo riaprisse, hanno alimentato i dubbi sulla lucidità della guida presidenziale. Pfeiffer fa poi riferimento a un post pubblicato da Trump in cui il presidente minacciava esplicitamente di colpire oltre 90 milioni di iraniani, definendola "la definizione da manuale di genocidio".

Il punto centrale dell'analisi di Pfeiffer, però, non riguarda la condotta di Trump ma la risposta dei democratici. L'ex consigliere smonta il meccanismo del 25° emendamento per dimostrarne l'impraticabilità. Contrariamente a quanto molti credono, non basta che il vicepresidente e la maggioranza del gabinetto si riuniscano per rimuovere il presidente. La procedura prevede che il vicepresidente e la maggioranza del gabinetto inviino una comunicazione al Congresso dichiarando che il presidente non è in grado di svolgere le sue funzioni. A quel punto il vicepresidente diventa presidente ad interim. Ma il presidente ha la possibilità di contestare la decisione: il vicepresidente e il gabinetto devono riaffermare la loro dichiarazione e il Congresso deve riunirsi e votare entro 21 giorni. Per mantenere il presidente ad interim in carica serve una maggioranza di due terzi in entrambe le camere.

Pfeiffer sottolinea che il grado di difficoltà è molto superiore a quello dell'impeachment tradizionale, che richiede solo la maggioranza alla Camera e i due terzi al Senato. E ricorda che se il Senato non ha condannato Trump nemmeno dopo l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, quando una folla di suoi sostenitori ha attaccato il Congresso, è difficile immaginare che lo faccia ora. Il primo ostacolo sarebbe convincere J.D. Vance e la maggioranza del gabinetto a votare per la rimozione. Pfeiffer descrive i membri del gabinetto come "sicofanti e lacchè incompetenti" e dice di non riuscire a pensarne nemmeno uno che metterebbe la lealtà verso il paese davanti alla lealtà verso Trump. E anche nell'ipotesi impossibile che tutto funzionasse, il risultato sarebbe Vance presidente e Mike Johnson vicepresidente.

I danni della campagna sul 25° emendamento sono, secondo Pfeiffer, concreti. Il primo problema è che crea aspettative su qualcosa che non accadrà. È un espediente per raccogliere attenzione e donazioni online, scrive l'ex consigliere, aggiungendo che lo considera "un po' irrispettoso verso i nostri elettori" promuovere un'idea sapendo che non porterà al risultato desiderato. Il secondo problema è che sposta la responsabilità sulle persone sbagliate. Vance e il gabinetto non rispondono agli elettori a novembre. I repubblicani al Congresso, invece, sì. Sono loro, sostiene Pfeiffer, che permettono a Trump di comportarsi in questo modo e sono loro che dovrebbero pagarne le conseguenze alle urne.

La conclusione di Pfeiffer è netta: non esistono scorciatoie. L'unico modo per fermare Trump è riconquistare il potere politico eleggendo un Congresso democratico. Tutto il resto, compreso il 25° emendamento, è una distrazione.

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In Arizona nasce un terzo partito, ma Dem e GOP si alleano per fermarlo


Un ex No Labels vuole chiamarsi "Partito Indipendente", ma un giudice ha bloccato il cambio di nome: potrebbe confondere gli elettori non affiliati, oltre un terzo del totale

Un terzo partito politico in Arizona sta scuotendo le certezze di democratici e repubblicani, al punto da spingerli a un'alleanza inedita: fare causa insieme per impedirgli di cambiare nome. La vicenda, raccontata dal New York Times, ruota attorno a un gruppo nato come sezione locale di No Labels, l'organizzazione centrista con sede a Washington, che ha tentato di ribattezzarsi "Arizona Independent Party", Partito Indipendente dell'Arizona. Il problema è che in Arizona gli elettori registrati come "independent", cioè non affiliati a nessun partito, rappresentano oltre un terzo dell'elettorato. Usare quella parola nel nome di un partito, secondo i suoi avversari, significherebbe attirare con l'inganno elettori che non hanno alcuna intenzione di aderire a una nuova formazione politica.

Democratici e repubblicani hanno presentato ricorso, e a marzo un giudice della contea di Maricopa, Gregory S. Como, ha dato loro ragione con una sentenza netta, definendo il cambio di nome "un'esca politica seguita da un raggiro". Il giudice ha stabilito che un partito non può cambiare denominazione senza raccogliere nuovamente le firme necessarie, ponendo una domanda retorica nella sentenza: le stesse 41.000 persone che firmarono per riconoscere il partito No Labels avrebbero firmato anche per un ipotetico "Partito Nazista dell'Arizona" o per gli "Anarchici dell'Arizona"?

La questione ha radici nel 2024, quando l'organizzazione nazionale No Labels, critica verso entrambi i partiti, annunciò l'intenzione di candidare un ticket presidenziale "unitario" per competere con Donald Trump e l'allora presidente Joseph Biden. I democratici lavorarono con successo per far deragliare l'iniziativa, sostenendo che fosse un piano per favorire Trump. L'anno successivo la sezione dell'Arizona si separò dall'organizzazione nazionale, cambiò dirigenza e chiese alla Segretaria di Stato un nuovo nome. Il risultato, paradossale in tempi di polarizzazione estrema, è stato unire i due partiti principali contro un nemico comune.

A guidare il terzo partito è Paul Johnson, ex democratico ed ex sindaco di Phoenix, che ha raccontato al New York Times la sua strategia. Johnson aveva già sostenuto, senza successo, un referendum per sostituire le primarie di partito con un sistema aperto sul modello della California, dove tutti i candidati competono nella stessa primaria e i primi due accedono al ballottaggio finale. Nei 41.000 elettori registrati sotto No Labels, Johnson ha visto lo strumento per continuare la sua battaglia per la moderazione nella politica dell'Arizona. La sua idea è che un movimento abbastanza forte da minacciare i due partiti principali li costringerebbe ad accettare riforme elettorali capaci di produrre candidati meno estremisti.

Il candidato governatore del partito, Hugh Lytle, un dirigente del settore sanitario che si definisce di centrodestra ma più liberale sulle questioni sociali, ha ambizioni concrete. Ha dichiarato al New York Times di considerare la sua candidatura praticabile indipendentemente dal nome del partito. Lytle, che in passato è stato iscritto sia ai democratici sia ai repubblicani, ha raccontato di aver votato controvoglia per l'attuale governatrice democratica Katie Hobbs nel 2022, convinto che molti elettori come lui sceglierebbero un'alternativa se ne avessero la possibilità.

La corsa al governatorato dell'Arizona si annuncia già molto combattuta. Hobbs vinse nel 2022 con appena 17.000 voti di scarto e dovrà affrontare un avversario repubblicano ancora da definire, probabilmente uno dei deputati David Schweikert o Andy Biggs. Lytle parte sfavorito, ma gli analisti ritengono che potrebbe raccogliere decine di migliaia di voti, soprattutto con il nome "Partito Indipendente" sulla scheda. A chi toglierebbe più consensi resta oggetto di dibattito. Chuck Coughlin, veterano consulente politico repubblicano poi diventato indipendente, ha sostenuto al New York Times che una quota maggiore di elettori repubblicani resterebbe fedele al proprio candidato, rendendo Hobbs più vulnerabile alla candidatura di Lytle. Chris Baker, consigliere di Schweikert, ha offerto al giornale la lettura opposta: poiché i repubblicani sono più numerosi dei democratici in Arizona, il suo partito avrebbe più da perdere, soprattutto se candidasse Biggs, fedelissimo di Trump che potrebbe alienare i moderati.

Il precedente californiano rafforza le preoccupazioni sulla confusione elettorale. In California esiste l'American Independent Party, nota soprattutto per aver candidato il segregazionista George Wallace alla presidenza nel 1968. Un'inchiesta del Los Angeles Times di una decina di anni fa concluse che tre quarti degli iscritti al partito in California lo avevano fatto per errore, inclusa l'attrice Emma Stone e Jennifer Siebel Newsom, moglie dell'allora governatore Gavin Newsom. Tutto ciò che lascia gli elettori in dubbio sul processo elettorale "è un problema serio", ha dichiarato al New York Times Tom Collins, direttore dell'Arizona Citizens Clean Elections Commission, organismo apartitico responsabile dell'educazione elettorale che ha a sua volta fatto causa contro il cambio di nome.

Se il partito non impugnerà la decisione entro il 24 aprile, Lytle e gli altri candidati compariranno sulle schede elettorali come membri di No Labels Arizona. Per Johnson sarebbe una delusione, ma la battaglia legale ha già ottenuto un risultato: far conoscere il partito. "Non l'ho fatto io, l'hanno fatto i due partiti", ha detto al New York Times. "Se torniamo a chiamarci No Labels, adesso la gente saprà perché".

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Bus gratis a New York, la promessa di Mamdani si scontra con la realtà


Mamdani aveva fatto campagna elettorale sui trasporti gratuiti, ma il piano è bloccato da vincoli di bilancio e divisioni tra i Democratici

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha ammesso che gli autobus gratuiti in città non diventeranno realtà quest'anno. La promessa era uno dei tre pilastri della sua campagna elettorale, insieme al blocco degli affitti e all'asilo universale. Ma i vincoli di bilancio della città e dello Stato, uniti ai disaccordi interni al Partito Democratico, hanno bloccato il piano. Lo stesso sindaco, ha rivelato Politico in un'intervista, non sembra stia spingendo con forza per realizzarlo nel breve termine.

Al posto del programma su scala cittadina, Mamdani punta ora su un progetto pilota più limitato, che i parlamentari di Albany sembrano disposti a finanziare. "Siamo incoraggiati dalle conversazioni che stiamo avendo con la governatrice e i leader legislativi per agire su questo nel 2026, come primo passo", ha dichiarato il sindaco a Politico. Un progetto pilota, però, non sarebbe una novità: già nel 2023, quando era deputato dell'Assemblea statale, Mamdani aveva ottenuto fondi per testare una linea di bus gratuiti in ciascuno dei cinque distretti della città. I risultati positivi di quell'esperimento gli erano serviti per la campagna elettorale a sindaco. Ma il programma è stato cancellato nel 2024, invece di essere ampliato, a causa di uno scontro tra Mamdani e il presidente dell'Assemblea Carl Heastie su un accordo riguardante gli alloggi nel bilancio statale.

Le due camere del parlamento statale hanno posizioni diverse sulla questione. Sia l'Assemblea che il Senato sostengono trasporti più accessibili economicamente, ma l'Assemblea ha stanziato una cifra precisa per un nuovo progetto pilota, mentre il linguaggio del Senato resta più vago.

Nel frattempo, altri esponenti democratici propongono alternative. La presidente del Consiglio comunale Julie Menin e la governatrice Kathy Hochul sostengono l'ampliamento di Fair Fares, un programma già esistente che offre tariffe scontate ai passeggeri a basso reddito per autobus e metropolitana. I sostenitori di Fair Fares sostengono che il programma possa aiutare più persone perché copre anche la metropolitana, non solo gli autobus. Attualmente il programma offre tariffe dimezzate, serve circa 400.000 persone e costa circa 96 milioni di dollari l'anno. Ampliare i requisiti di accesso e offrire corse gratuite potrebbe costare circa 150 milioni in più, ma questa stima si basa sull'ipotesi che solo metà degli aventi diritto si iscriva.

Mamdani, però, non è mai stato entusiasta di questo tipo di soluzione. Il sindaco ha un'avversione dichiarata per i programmi basati sul reddito. Già nel 2024 aveva citato proprio Fair Fares per dire che "i programmi basati sulla verifica del reddito non raggiungeranno mai tutti quelli a cui sono destinati". Lo stesso approccio universalistico si è visto nel progetto pilota per l'asilo gratuito e nell'apertura di una scuola materna gratuita in uno dei quartieri più ricchi della città.

Il senatore statale Jeremy Cooney, democratico di Rochester e presidente della commissione Trasporti del Senato, ha dichiarato a Politico che i legislatori vogliono rendere i trasporti più accessibili, ma "rendere gratuiti tutti gli autobus di New York City non è finanziariamente fattibile". Cooney ha aggiunto che potrebbe esserci margine per aiutare la città a finanziare Fair Fares, ma a condizione di ottenere più fondi anche per i sistemi di trasporto delle aree fuori New York City. Lo stesso Cooney ha rivelato che, pur avendo ricevuto altre richieste dal sindaco, non ha mai ricevuto una "richiesta diretta" sugli autobus gratuiti.

Diversi segnali indicano che Mamdani ha messo il progetto in secondo piano già da settimane. Durante un'audizione di bilancio del Consiglio comunale a marzo, il presidente della Metropolitan Transportation Authority Janno Lieber ha risposto a una proposta di autobus gratuiti durante i Mondiali di calcio di questa estate dicendo: "Non studieremo cose che non sono nell'agenda della città e dello Stato. Nessuno mi ha chiesto di offrire autobus gratis a persone che pagano 1.000 dollari a biglietto da altri Paesi". Anche i rappresentanti della città nel consiglio della Metropolitan Transportation Authority non hanno promosso la questione.

Le organizzazioni a favore dei trasporti pubblici, dal canto loro, appoggiano entrambe le soluzioni. Danny Pearlstein, portavoce della Riders Alliance, ha dichiarato a Politico che "l'accessibilità economica dei trasporti è una parte importante per rendere New York più accessibile, e questo è il fascino sia degli autobus gratuiti sia di un programma Fair Fares trasformato".

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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Perché la teoria del pazzo con Trump non funziona


Il presidente americano usa minacce estreme contro l'Iran, ma il confronto storico con la strategia di Nixon in Vietnam ne rivela tutti i limiti, amplificati dalla dimensione pubblica e dalle conseguenze economiche globali

Nell'aprile del 1971, nell'Ufficio Ovale, Richard Nixon spiegava Henry Kissinger su come presentarsi ai nordvietnamiti: "Puoi dire 'non riesco a controllarlo'". "E lascia intendere che potresti usare armi nucleari". Nasceva così, nei canali segreti della diplomazia americana, quella che sarebbe diventata nota come la teoria del pazzo: l'idea che minacce estreme possano costringere l'avversario a sedersi al tavolo delle trattative.

Janan Ganesh, editorialista del Financial Times, riprende questo episodio per analizzare la strategia del presidente Trump nei confronti dell'Iran. La tesi è netta: se la teoria del pazzo non ha funzionato con Nixon, che la applicava nelle condizioni migliori possibili, ha ancora meno probabilità di funzionare oggi.

La prima differenza è la più evidente. Nixon agiva attraverso canali riservati: se avesse deciso di fare marcia indietro, nessuno lo avrebbe saputo. Trump, al contrario, ha minacciato pubblicamente di "cancellare una civiltà". La pressione per dare seguito a quelle parole diventa così enormemente più alta. Ed è proprio questo, scrive Ganesh, il motivo per cui i giochi di bluff funzionano meglio a porte chiuse.

La seconda differenza riguarda il peso economico del paese preso di mira. Il Vietnam degli anni Sessanta non era centrale per l'economia mondiale. L'Iran del ventunesimo secolo lo è in modo inequivocabile. Poche settimane di bombardamenti hanno già rischiato di innescare la peggiore crisi energetica degli ultimi cinquant'anni. Un'escalation potrebbe trasformare l'inflazione legata al prezzo del petrolio in una vera e propria carenza di approvvigionamento. Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha dichiarato che i danni alle infrastrutture richiederanno anni per essere riparati, senza contare il possibile esodo di profughi nel caso in cui l'Iran diventasse uno stato fallito.

Ganesh individua un paradosso strutturale nella teoria del pazzo: la minaccia è troppo estrema per essere del tutto credibile, ma se viene messa in pratica, la strategia per definizione ha fallito.

C'è poi la questione dell'opinione pubblica. Nixon lo sapeva bene: se avesse usato armi nucleari in una guerra scelta, le già violente proteste contro il conflitto in Vietnam avrebbero potuto degenerare in una crisi sociale incontrollabile. Gli alleati si sarebbero allontanati. Il blocco comunista avrebbe conquistato una superiorità morale. Allo stesso modo, Trump non può permettersi un'escalation militare quando la guerra gode dell'appoggio di appena il 34 per cento degli americani. Le autocrazie, nota l'editorialista, sanno leggere la politica interna delle democrazie: come il Nord Vietnam seppe sfruttare le divisioni americane sulla guerra, così potrebbe fare l'Iran.

L'editorialista riconosce che esiste un argomento a favore della strategia: Trump è l'unico presidente americano eletto in questo secolo sotto il quale la Russia non ha lanciato un'invasione. Vladimir Putin attaccò la Georgia sotto George W. Bush, la Crimea sotto Barack Obama, l'Ucraina intera sotto Joe Biden. Tuttavia, osserva Ganesh, il campione statistico è troppo piccolo per escludere una semplice coincidenza. Allo stesso modo, la postura nucleare aggressiva di Ronald Reagan negli anni Ottanta sembrò incosciente all'epoca, eppure prima della fine del decennio i sovietici avevano ceduto quasi senza sparare un colpo. Ma "circostanziale" resta la parola chiave: stabilire un rapporto di causa ed effetto con sufficiente certezza è quasi impossibile.

Il bilancio storico parla chiaro, secondo Ganesh: Nixon applicò la teoria del pazzo nelle migliori condizioni possibili, in segreto e contro un paese privo di rilevanza economica globale, ottenendo quasi nulla. Quando passò davvero all'azione, bombardando Cambogia e Laos, il risultato fu danneggiare la reputazione degli Stati Uniti più che strappare concessioni all'avversario. Quattro anni dopo quella conversazione nell'Ufficio Ovale, i nordvietnamiti presero Saigon. Dei 58.220 americani morti nella guerra del Vietnam, oltre 20.000 persero la vita sotto Nixon e Kissinger.

L'editorialista del Financial Times conclude con un'osservazione sui mercati finanziari, dove nota una "disperazione" nel voler scorgere astuzia e premeditazione nei comportamenti più estremi di Trump. Questo, secondo Ganesh, ha distorto le valutazioni degli investitori, troppo ottimisti all'inizio della guerra e, a giudizio di Lagarde, ancora adesso. Anche ammettendo che Trump abbia una strategia riconducibile alla teoria del pazzo, osserva Ganesh, questo non significa che sia una buona strategia. Significa soltanto che il presidente ha una lettura discutibile della storia.

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Nuovi Ray-Ban Meta Smart Glasses: modelli con lenti graduate, più comfort e aggiornamenti software


Meta Platforms rinnova i Ray-Ban Meta Smart Glasses con supporto alle lenti graduate, nuove funzioni basate su Meta AI e aggiornamenti che migliorano comfort, messaggistica e intrattenimento
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Gli occhiali smart con intelligenza artificiale stanno rapidamente guadagnando terreno a livello globale. Meta Platforms, in collaborazione con EssilorLuxottica, ha già venduto milioni di dispositivi e la strategia dell’azienda punta ora ad ampliare ulteriormente l’offerta, coprendo un numero sempre maggiore di scenari d’uso, dallo sport all’impiego quotidiano. In questo contesto arrivano i nuovi Ray-Ban Meta Smart Glasses, ora progettati per supportare la quasi totalità delle lenti graduate. Si tratta di un passo rilevante, per supportare tutte quelle persone che utilizzano soluzioni per la correzione visiva. Ma non è tutto, perchè Meta sottolinea un netto miglioramento anche sul fronte del comfort, con modelli pensati per un utilizzo prolungato durante l’arco della giornata.
Ray-Ban Meta Optics con montatura “Blayzer Optics”Ray-Ban Meta Optics con montatura “Blayzer Optics”
Dal punto di vista progettuale, i nuovi occhiali introducono soluzioni ergonomiche per adattarsi a diverse conformazioni del viso. La nuova linea Ray-Ban Meta Optics include due montature: la “Blayzer Optics”, dal design rettangolare disponibile in due dimensioni, e la “Scriber Optics”, con linee più arrotondate. Entrambe presentano una struttura più sottile e leggera. Tra le colorazioni disponibili figurano Nero Opaco, Nero Trasparente e Verde Oliva Scuro Trasparente, insieme a varianti stagionali come Grigio Ghiaccio Opaco Trasparente e Beige Pietra Trasparente. Completa la dotazione una nuova custodia di ricarica in finitura marrone scuro.

Sony BRAVIA Theatre: nuova linea Home Audio e novità
Sony BRAVIA Theatre debutta ufficialmente: la nuova linea Home Audio punta su audio immersivo e soluzioni avanzate per portare il cinema direttamente a casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Ancora più funzionalità e capacità di Meta AI in arrivo


Accanto alle novità hardware e al rinnovato design, Meta Platforms continua a spingere sull’evoluzione software dei suoi occhiali smart, con l’obiettivo di renderli sempre più centrali nella vita quotidiana. Gli aggiornamenti in arrivo rafforzano il ruolo di Meta AI, trasformando gli Ray-Ban Meta Smart Glasses in un assistente intelligente, sempre attivo e utilizzabile completamente a mani libere. Tra le funzionalità più rilevanti spicca il nuovo sistema di tracciamento nutrizionale: attraverso comandi vocali o semplici foto, l’utente può registrare i pasti senza interazioni manuali, mentre l’intelligenza artificiale analizza i dati e restituisce suggerimenti sempre più personalizzati. Un’evoluzione che, nel tempo, porterà a un riconoscimento automatico degli alimenti e a una registrazione completamente autonoma. Sul fronte della comunicazione, arrivano anche nuove integrazioni con WhatsApp: gli utenti potranno ricevere riepiloghi vocali dei messaggi e recuperare rapidamente informazioni specifiche dalle chat. Meta sottolinea che queste funzionalità verranno gestite direttamente sul dispositivo, garantendo la privacy grazie alla crittografia end-to-end.
Ray-Ban Meta Optics con montatura “Scriber Optics”Ray-Ban Meta Optics con montatura “Scriber Optics”

Più funzionalità per i Meta Ray-Ban Display


Con i nuovi aggiornamenti, i Ray-Ban Meta Smart Glasses permettono, ad esempio, di navigare tra i Reel di Instagram direttamente dagli occhiali, mentre gli utenti possono accedere più rapidamente alla musica preferita grazie a scorciatoie personalizzate su Spotify o richiedere playlist generate in base al contesto visivo. Tra le novità figurano anche widget rapidi per informazioni essenziali come meteo, promemoria, calendario e mercati finanziari, oltre a una nuova app calendario integrata con servizi come Google Calendar e Microsoft Outlook, per gestire appuntamenti in modo discreto direttamente dal display. Guardando ai prossimi aggiornamenti, Meta prevede l’introduzione della registrazione combinata di schermo e punto di vista, che permetterà di condividere video completi dell’esperienza d’uso. In arrivo anche la funzionalità di scrittura gestuale “Neural Handwriting”, compatibile con app come WhatsApp e iMessage, oltre all’espansione della navigazione pedonale con indicazioni passo-passo visibili direttamente nelle lenti.

Disponibilità


I nuovi modelli Optics saranno disponibili dal 14 aprile con prezzi a partire da 469 euro.


Sony BRAVIA Theatre: nuova linea Home Audio per un cinema perfetto a casa


Sony ha annunciato i nuovi prodotti audio BRAVIA Theatre e i TV BRAVIA 3 II e BRAVIA 2 II. La nuova linea Theatre include BRAVIA Theatre Bar 7 e BRAVIA Theatre Bar 5, oltre agli altoparlanti opzionali come BRAVIA Theatre Sub 9, BRAVIA Theatre Sub 8 e BRAVIA Theatre Rear 9.Questi nuovi prodotti sono progettati e realizzati per creare un campo surround più ampio e coinvolgente, per un impatto cinematografico più intenso. Il TV BRAVIA 3 II è un LED di fascia media, disponibile in dimensioni fino a 100 pollici, per un'esperienza da grande schermo a casa. Il nuovo modello entry, Bravia 2 II,sarà invecedisponibile da 43" a 75" pollici.

Le nuove Soundbar Sony


La nuova BRAVIA Theatre Bar 7 presenta un design compatto ma potente, dotato di nove unità di altoparlanti, tra cui speaker up-firing dedicati (rivolti verso l'alto) e speaker laterali che creano un campo sonoro notevolmente più ampio. Grazie alla tecnologia 360 Spatial Sound Mapping, proprietaria di Sony, la Theatre Bar 7 offre un audio surround avvolgente in stile cinematografico, insieme a un audio calibrato sulla base della stanza per un'esperienza di ascolto ottimizzata. La configurazione può essere ulteriormente migliorata aggiungendo subwoofer e altoparlanti posteriori per bassi più profondi e un'esperienza surround più ricca. Questi accessori consentono, inoltre, di godersi i contenuti IMAX Enhanced al massimo del loro potenziale.
Soundbar Sony Theatre Bar 7 Soundbar Sony Theatre Bar 7
BRAVIA Theatre Bar 5è un sistema a 3.1 canali dotato di un subwoofer wireless, in grado di offrire bassi potenti, dialoghi chiari e un eccellente equilibrio tra prestazioni e rapporto qualità-prezzo. S-Force PRO Front Surround, Vertical Surround Engine e l'esclusiva tecnologia di up-mixing di Sony creano un suono surround avvolgente, tridimensionale e coinvolgente, per film e programmi TV.
Soundbar Sony Theatre Bar 5Soundbar Sony Theatre Bar 5

Circondati dal suono


​Per completare ulteriormente l'esperienza home cinema, i nuovi subwoofer e altoparlanti posteriori di Sony aggiungono bassi profondi e un suono surround avvolgente e si integrano perfettamente ai modelli BRAVIA Theatre compatibili.
BRAVIA Theatre Sub 9BRAVIA Theatre Sub 9
Caratteristiche comuni a BRAVIA Theatre Sub 9 e BRAVIA Theatre Sub 8: dotati di grandi unità driver, offrono bassi potenti e profondi che consentono di percepire e vivere appieno le profondità nascoste del suono nei film. Per la prima volta nella serie BRAVIA Theatre, è supportato il collegamento con doppio subwoofer.

  • BRAVIA Theatre Sub 9: è dotato di due driver da 200 mm. I due driver contrapposti dotati di vibration cancelling riducono la distorsione e garantiscono bassi potenti e di alta qualità, che si estendono fino alle frequenze ultra-basse;
  • BRAVIA Theatre Sub 8: dotato di un driver da 200 mm, offre una riproduzione dei bassi profonda e accurata, anche alle frequenze più basse;
  • BRAVIA Theatre Rear 9: dotato di grandi altoparlanti up-firing da 80 mm con emissione verso l'alto che migliorano le prestazioni del canale posteriore e potenziano l'esperienza immersiva del suono spaziale a 360°, creando più altoparlanti fantasma.


BRAVIA 3 II


Oltre alla nuova linea di prodotti audio, Sony amplia anche la sua gamma di televisori con il BRAVIA 3 II, un TV di fascia media disponibile in dimensioni fino a 100 pollici. Dotato del processore XR presente nei televisori premium di Sony e della tecnologia XR Triluminos Pro, il BRAVIA 3 II offre un'ampia gamma cromatica, che consente riproduzione naturale dei colori, contrasto ricco e dettagli raffinati. BRAVIA, inoltre, collabora con MediaTek per offrire una riproduzione dell'immagine delicata e finemente dettagliata, e i suoi televisori supportano Dolby Vision/Atmos e DTS:X per la massima qualità cinematografica dell'immagine e del suono. BRAVIA 3 II supporta anche il 4K a 120 Hz e offre quattro porte HDMI 2.1, rendendolo ideale per i videogiochi.
TV Sony BRAVIA 3 IITV Sony BRAVIA 3 II
Per migliorare ulteriormente l'esperienza utente, il BRAVIA 3 II è dotato di un telecomandodi nuova concezione che risponde ai feedback degli utenti, grazie a un design ottimizzato dei pulsanti, forme distinte/differenziate e una chiara spaziatura per una navigazione tattile più facile. Inoltre, la funzione Remote Finder consente a tutti, comprese le persone con disabilità visive, di individuare facilmente il telecomando.

BRAVIA 2 II


BRAVIA 2 II è un ottimo punto di ingresso al mondo della qualità visiva. Questo TV racchiude numerose funzionalità essenziali che lo rendono il compagno ideale per emozionanti serate all'insegna del cinema: anche i vecchi classici in HD sono portati in alta definizione 4K, mentre la compatibilità con Dolby Atmos e DTS:X garantisce un’esperienza audio coinvolgente. Grazie all’integrazione con Google TV e Sony Pictures Core, la TV offre sempre una vasta scelta di contenuti ed è facile da usare. BRAVIA 2 II sarà disponibile in dimensioni che vanno dai 43’’ ai 75’’ pollici.
TV Sony BRAVIA 2 IITV Sony BRAVIA 2 II

Disponibilità


Le soundbar Sony sono già disponibile mentre i TV Bravia saranno disponibili il prossimo mese di maggio.


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Trump non ha ottenuto niente di quello che voleva da questa tregua


Lo Stretto di Hormuz è diventato lo strumento di deterrenza di Teheran: può paralizzare l'economia globale, generare miliardi di entrate e non può essere eliminato con i bombardamenti

Il presidente Trump aveva dichiarato guerra all'Iran per impedirgli di ottenere la bomba atomica. Cinque settimane dopo, con oltre 12.000 tra missili, bombe e droni lanciati contro obiettivi iraniani, nessuno degli obiettivi iniziali è stato raggiunto. L'Iran ha invece scoperto di possedere un'arma di deterrenza più efficace di qualsiasi arsenale nucleare: il controllo dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.

Gli Stati Uniti hanno accettato ieri sera un cessate il fuoco di due settimane mentre proseguono i negoziati. Tra gli obiettivi dichiarati da Trump all'inizio del conflitto, impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari, eliminare le capacità missilistiche balistiche, favorire una rivolta popolare contro il regime e sradicare i gruppi alleati di Teheran nel Golfo Persico, nessuno è stato centrato. L'Iran ha accettato soltanto di riaprire lo Stretto, una via d'acqua che funzionava liberamente prima della guerra, e a condizioni che potrebbero garantire al regime introiti enormi.

I bombardamenti americani e israeliani hanno distrutto la marina iraniana e gran parte delle infrastrutture militari. Diversi leader iraniani e circa 1.500 cittadini sono morti, tra cui oltre 170 persone uccise in un attacco a una scuola femminile, apparentemente colpita per errore. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato oggi che l'Iran ha subito "una devastante sconfitta militare". Eppure questo non è bastato a piegare la capacità di Teheran di difendersi. A seconda dell'esito dei negoziati, il regime potrebbe trovarsi in una posizione strategica più forte di quella precedente al conflitto. "Il controllo dello Stretto è ora l'asset strategico vitale dell'Iran. È più importante del programma nucleare", ha dichiarato all'Atlantic Vali Nasr, professore di affari internazionali e studi mediorientali alla Johns Hopkins University.

La fragilità della tregua è apparsa evidente già oggi: l'Iran ha bloccato il transito delle navi nello Stretto dopo che Israele ha lanciato pesanti attacchi sul Libano che hanno causato centinaia tra morti e feriti. Teheran ha anche colpito gli alleati americani nel Golfo, dimostrando di sentirsi abbastanza sicura da continuare a difendere i propri alleati regionali.

L'Iran ha annunciato che imporrà un pedaggio sulle navi in transito. Trump ha ammesso che i negoziati, previsti a Islamabad, riguarderanno almeno in parte il controllo iraniano sulla via d'acqua, e ha suggerito che gli Stati Uniti potrebbero cercare di partecipare ai profitti. Il giornalista Jonathan Karl di ABC News ha riferito che Trump gli ha detto in un'intervista: "Stiamo pensando di farlo come una joint venture".

La debolezza americana in questo conflitto è stata l'assenza di obiettivi chiari. Nel corso dei 39 giorni di guerra, Trump ha offerto spiegazioni diverse e spesso contraddittorie. Il primo giorno ha parlato di cambio di regime, ma l'obiettivo è svanito quando il leader iraniano ucciso è stato sostituito dal figlio, ancora più radicale, senza alcun segno di sollevazione popolare. Il 30 marzo Trump ha affermato sui social media che il cambio di regime era avvenuto comunque, sebbene il regime fosse ancora intatto. Ha poi indicato la distruzione dei siti nucleari come ragione principale della guerra, per poi dichiarare che quei siti erano ormai inaccessibili sotto le macerie. Ha ripetuto più volte che gli Stati Uniti avevano già vinto, senza spiegare perché prevedesse altre due o tre settimane di conflitto.

L'Iran, al contrario, ha mantenuto obiettivi costanti: la sopravvivenza del regime e un risarcimento per i danni di guerra. Ha scoperto che entrambi potevano essere raggiunti controllando lo Stretto e colpendo le forze americane e gli alleati del Golfo con droni economici e abbondanti.

Prima della guerra, fino a 135 navi al giorno transitavano nello Stretto, largo appena 20 miglia nel punto più stretto, trasportando petrolio da Kuwait, Arabia Saudita e Iraq, oltre a forniture essenziali per l'industria globale dei fertilizzanti. Lo Stretto si è chiuso di fatto intorno al 2 marzo, quando imbarcazioni veloci, droni e missili iraniani hanno reso il transito troppo rischioso per le compagnie di navigazione e i loro assicuratori. Il prezzo del greggio Brent, che era circa 73 dollari al barile prima della guerra, ha raggiunto un picco di quasi 120 dollari, con previsioni di 150 dollari in caso di chiusura prolungata.

Durante il conflitto, l'Iran ha negoziato tariffe di transito con singoli Paesi, arrivando a chiedere fino a 2 milioni di dollari per il passaggio di una nave. Secondo i termini del cessate il fuoco proposti dal regime, il transito sicuro deve essere negoziato con l'esercito iraniano. Se l'Iran manterrà le tariffe attuali, potrebbe incassare fino a 90 miliardi di dollari l'anno, pari a circa un quinto del suo PIL: entrate che prima del conflitto non esistevano. Il Financial Times ha riportato oggi che l'Iran propone un pagamento di 1 dollaro per ogni barile di petrolio in transito, da versare in criptovaluta.

Un'esercitazione condotta dall'Hudson Institute, un think tank di Washington, su incarico della Marina americana, aveva già evidenziato la vulnerabilità dello Stretto. L'esercitazione ha concluso che l'Iran poteva chiuderlo facilmente e a basso costo, mentre la riapertura da parte degli Stati Uniti sarebbe stata complessa e rischiosa, richiedendo settimane di operazioni militari e poi mesi di presidio. "L'aspettativa non era che avremmo vinto", ha dichiarato all'Atlantic Bryan Clark, ricercatore dell'istituto ed ex ufficiale della Marina. "L'aspettativa era che avremmo riaperto lo Stretto e poi avremmo dovuto difenderlo continuamente".

I negoziati, mediati dal Pakistan, definiranno se la guerra è davvero finita. Oggi Reuters ha riferito che l'Iran ha attaccato l'oleodotto saudita che aggira lo Stretto. Trump sembra però pronto a voltare pagina: ha in programma una visita in Cina a metà maggio e le elezioni di metà mandato di novembre si avvicinano. Il presidente ha scritto sui social media che lavorerà con l'Iran e avvierà discussioni sull'alleggerimento delle sanzioni, annunciando anche dazi del 50% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti da qualsiasi Paese che fornisca armi a Teheran. Gli alleati americani nel Golfo e in Europa si trovano a fare i conti con le conseguenze durature del conflitto e a interrogarsi sulle garanzie di sicurezza di Washington. Come ha osservato all'Atlantic Richard Nephew, esperto di armi nucleari e sanzioni al Washington Institute for Near East Policy, "dalla prospettiva dell'Iran, è sia strategicamente pericoloso sia una cattiva idea lasciar aprire lo Stretto senza qualche forma di compensazione economica".

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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