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Trump avrebbe autorizzato in segreto i pagamenti del Qatar all’Iran per riaprire Hormuz


Tre funzionari rivelano l’intesa che avrebbe dato ossigeno economico a Teheran mentre Trump celebrava il ritorno delle navi nello Stretto. Intanto restano i dubbi sull’accordo raggiunto per il cessate il fuoco e sul futuro del programma nucleare iraniano.

Gli Stati Uniti avrebbero approvato in segreto un’intesa tra Qatar e Iran: miliardi di dollari versati a Teheran in cambio del libero passaggio delle navi qatariote nello Stretto di Hormuz. Lo rivela il quotidiano israeliano Israel Hayom, citando tre funzionari diplomatici. Secondo la ricostruzione, l’Amministrazione Trump avrebbe ordinato alla marina statunitense di chiudere un occhio sull’accordo, in apparente contraddizione con la linea ufficiale. L’obiettivo era alleggerire la crisi sui mercati energetici e frenare il rialzo del petrolio.

L’intesa segreta tra Doha e Teheran


Il via libera di Trump risalirebbe a circa un mese fa e avrebbe incrociato l’interesse del Qatar ad aprire un canale negoziale diretto con Teheran. Doha temeva un nuovo attacco iraniano dopo l’attacco subito da un suo importante impianto di produzione del gas durante la guerra e cercava di ottenere una garanzia di sicurezza. Mentre Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita continuavano a essere colpiti da missili e droni anche dopo il cessate il fuoco, il Qatar aiutava così l’Iran sul piano finanziario e restava al riparo dagli attacchi.

Teheran ha così potuto accedere a parte dei propri depositi custoditi in Qatar. Alcuni pagamenti sarebbero stati mascherati da tasse per il transito delle petroliere nello Stretto di Hormuz, mentre Doha avrebbe addirittura aperto una linea di credito per l’Iran di importo fino a un miliardo di dollari per l’acquisto di beni attraverso il Qatar.

Il doppio binario di Washington


Pubblicamente, la Marina statunitense ha continuato a esibire una linea dura, sostenendo di aver completamente bloccato esportazioni e importazioni iraniane. Nei fatti, però, avrebbe seguito una doppia politica: da un lato il blocco navale, dall’altro il mantenimento di un canale di navigazione occulto lungo la rotta del Golfo. Nelle ultime settimane lo stesso Trump si era vantato di aver fatto passare le navi attraverso lo Stretto nonostante il blocco iraniano. In realtà, secondo la ricostruzione israeliana, molte di quelle imbarcazioni avrebbero transitato proprio grazie all’intesa segreta.

Durante la visita a Doha del Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e del governatore della banca centrale Abdolnaser Hemmati, si sarebbero tenute anche telefonate dirette con Washington. Dall’altro capo della linea c’erano gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. Proprio quello intese avrebbero gettato le basi del Memorandum firmato in questi giorni.

Guerra Usa-Iran · Retroscena

Il doppio binario di Washington sullo Stretto di Hormuz


Mentre la Marina americana era pubblicamente impegnata in un blocco navale durissimo, gli Stati Uniti avrebbero approvato in segreto i pagamenti del Qatar all'Iran in cambio del libero transito delle navi nello Stretto di Hormuz. Le stesse petroliere che poi Trump si è vantato di aver fatto passare.

Fonte originaria: Israel Hayom · tre funzionari diplomatici Focus America

La contraddizione

In pubblico
Blocco totale all'Iran
La Marina dichiara di aver fermato ogni esportazione e importazione iraniana lungo lo Stretto.

Nei fatti
Miliardi a Teheran
Via libera ai versamenti segreti del Qatar in cambio del transito sicuro delle sue navi.

Trump si è vantato di aver fatto passare le navi nonostante il blocco. Molte di quelle imbarcazioni in realtà sarebbero transitate proprio grazie all'intesa segreta.

Esplora il retroscena
iIl canale iiI miliardi iiiI tre nodi ivCronologia

Come funzionava l'intesa

L'intesa segreta tra Doha e Teheran


Un mese fa il via libera di Washington. Il Qatar cercava una garanzia di sicurezza dopo l'attacco iranianona un suo impianto di profuzione del gas; l'Iran invece cercava ossigeno per la sua economia. Ecco come si è raggiunto l'accordo.

i

Stati Uniti
Il via libera segreto
L'Amministrazione Trump ordina alla Marina di chiudere un occhio sull'accordo, per frenare il rialzo del petrolio e alleggerire la crisi sui mercati energetici.

ii

Qatar
Transito sicuro in cambio di denaro
Doha ottiene il passaggio garantito delle sue petroliere mentre Emirati e Arabia Saudita continuavano a essere colpiti da missili e droni iraniani anche dopo il cessate il fuoco.

iii

Iran
Accesso ai propri depositi
Teheran ha ottenuro l'accesso a parte dei propri fondi congelati custoditi in Qatar. Alcuni pagamenti sarebbero stati mascherati da tasse di transito per le petroliere a Hormuz.

iv

Doha · Telefonate dirette con Washington
Le basi del Memorandum
Durante la visita del Ministro degli Esteri iraniano Araghchi e del governatore della banca centrale Hemmati, in linea c'erano gli inviati Usa Witkoff e Kushner. Proprio contatti hanno gettato le basi dell'accordo oggi raggiunto.

Le cifre sul tavolo

Quanto denaro ha mosso l'intesa segreta, in miliardi di dollari


Dalla linea di credito aperta da Doha fino all'ipotesi più contestata: un futuro fondo per la ricostruzione che un editorialista del Washington Post ha paragonato a un Piano Marshall offerto alla Germania con i nazisti ancora al potere.

Linea di credito aperta dal QatarPer l'acquisto di beni instradati attraverso Doha

1
miliardo

Fondi congelati richiesti dall'IranSblocco immediato preteso da Teheran alla firma dell'accordo

12
miliardi

Fondo per la ricostruzione dell'IranIpotesi di fondo finanziato dai Paesi del Golfo — definita «un disastro»

300
miliardi

Cifre già sul tavolo del negoziato
Ipotesi contestata, non confermata

Il nodo politico

Per il vicepresidente Vance il fondo finanziato dai Paesi del Golfo è ammissibile solo se Teheran chiuderà il suo programma nucleare e accetterà le ispezioni internazionali. Una condizione che l'accordo raggiunto, per ora, non garantisce.

I nodi ancora da sciogliere

Le tre questioni che continuano a separare Washington da Teheran


Tocca ogni nodo per vedere la posizione delle due parti. La firma è attesa per venerdì, ma i punti più delicati restano aperti.

1

I fondi congelati
12 miliardi di dollari custoditi in Qatar

Iran chiede
Lo sblocco immediato dei 12 miliardi al momento della firma.

Usa rifiutano
Nessuno sblocco prima della piena riapertura di Hormuz e di un impegno sul programma nucleare.

2

L'uranio arricchito
Le scorte accumulate dal 2018

Iran rifiuta
Non vuole impegni scritti né discutere la prosecuzione dell'arricchimento.

Usa chiedono
Una moratoria sull'arricchimento e chiarezza sulla sorte delle scorte.

3

L'uso dei fondi sbloccati
Chi controlla la destinazione del denaro

Usa chiedevano
Soldi destinati solo a scopi civili e sotto stretta vigilanza.

La bozza attuale
La formula sarebbe annacquata: il controllo spetterebbe al solo Qatar.

Dalla guerra all'accordo

Una guerra senza cambio di regime


Cominciata con la promessa di sostenere i manifestanti, finita con il regime ancora al potere e il petrolio che torna a scorrere.

28 febbraio
Inizia la guerra
Stati Uniti e Israele attaccano l'Iran. Dopo l'uccisione della guida suprema Khamenei, Trump invita gli iraniani a riprendersi il proprio Paese. La rivolta non arriverà mai.

Durante il conflitto
Teheran chiude lo Stretto di Hormuz
In quasi quattro mesi i leader iraniani resistono agli attacchi, chiudono lo Stretto di Hormuz e paralizzano i mercati energetici globali.

Circa un mese fa
Il via libera segreto al canale Doha-Teheran
Washington autorizza l'intesa segreta tra Qatar e Iran. Le telefonate con Witkoff e Kushner gettano le basi del Memorandum con l'Iran.

Domenica
Trump dichiara chiusa la campagna
Il presidente invita le navi del mondo a attraversare lo Stretto e far scorrere di nuovo il petrolio. «Per quanto riguarda il cambio di regime, non me ne è mai importato», dice poi al Wall Street Journal.

Venerdì · attesa
La firma del memorandum
I termini saranno resi pubblici solo dopo la firma: una scelta che protegge l'intesa dalle pressioni esterne, ma ne aumenta il rischio di fallimento.

Lo scetticismo

Per Brian Katulis del Middle East Institute, l'accordo lascia al potere un regime brutale, ancora dotato di missili balistici, droni e una rete di proxy indebolita ma ancora molto pericolosa in Libano, Iraq e Yemen.

Fonti Israel Hayom (rivelazione originaria, tre funzionari diplomatici), Wall Street Journal, Axios, CBS, Washington Post. Dati e dichiarazioni riferiti al 15 giugno 2026. I termini definitivi dell'accordo saranno noti solo dopo la firma.

Una guerra senza cambio di regime


Annunciando l’accordo, Trump ha dichiarato chiusa la campagna militare contro l’Iran e ha invitato le navi di tutto il mondo ad accendere i motori e far scorrere di nuovo il petrolio. Ma con il regime iraniano ancora al potere, il presidente ha celebrato di fatto il ritorno a una situazione simile a quella precedente al 28 febbraio, il giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno dato inizio alla guerra contro l’Iran con ben altre ambizioni.

La guerra era infatti cominciata con la promessa di sostenere i manifestanti scesi in piazza contro il regime. Dopo l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei, nelle prime ore del conflitto, Trump aveva detto agli iraniani che era arrivato il momento di riprendersi il proprio Paese. Ma la rivolta non c’è mai stata. Anzi nei quasi quattro mesi successivi, i leader iraniani hanno resistito ad attacchi durissimi, chiuso lo Stretto di Hormuz e paralizzato i mercati energetici globali.

Trump e i suoi sostenitori ora difendono la guerra come un grande successo: avrebbe permesso di eliminare diversi livelli della leadership iraniana, distrutto parte del programma nucleare e annientato la Marina iraniana. “Per quanto riguarda il cambio di regime, non me ne è mai importato”, ha dichiarato Trump al Wall Street Journal.

Diversi esperti restano però scettici. Brian Katulis, senior fellow del Middle East Institute, ha osservato che l’accordo raggiunto lascia al potere un regime brutale, ancora dotato di missili balistici, droni e una rete di proxy indebolita ma ancora molto pericolosa in Libano, Iraq e Yemen.

Intanto, i leader iraniani hanno fatto sapere che i termini dell’accordo saranno resi pubblici solo dopo la firma ufficiale, prevista per venerdì. È una scelta pensata per proteggere l’intesa dalle pressioni esterne, ma che ne aumenta anche il rischio di fallimento.

I dubbi attraversano la stessa coalizione di Trump. Il vicepresidente JD Vance ha confermato alla CBS l’ipotesi di creazione di un fondo per la ricostruzione dell’Iran finanziato dai Paesi del Golfo, ma solo se Teheran chiuderà il programma nucleare e accetterà le ispezioni internazionali ai suoi impianti.

Marc Thiessen, editorialista del Washington Post, ha però stroncato l’idea di un fondo da 300 miliardi di dollari definendola su X come un “disastro” e paragonandola a un Piano Marshall offerto alla Germania con i nazisti ancora al potere.

Restano inoltre ancora da definire i due punti più delicati, che sono stati lasciati ad una seconda fase di negoziati: una moratoria sull’arricchimento dell’uranio e la sorte delle scorte di uranio altamente arricchito che erano state accumulate da Teheran dopo il ritiro degli Stati Uniti dal precedente accordo sul nucleare del 2015, avvenuto nel 2018 proprio per decisione dell’allora (e attuale) presidente Trump.

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Servizi cloud su iPhone e iPad, l’Antitrust apre un’indagine su Apple


L’Autorità verifica il rispetto delle regole UE sull’accesso dei concorrenti alle funzionalità disponibili per iCloud

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un’indagine nei confronti di Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l. per verificare il rispetto degli obblighi di interoperabilità previsti dal Digital Markets Act (DMA) in relazione ai sistemi operativi iOS e iPadOS e ai servizi cloud destinati ai consumatori.

La notizia è stata resa nota dalla stessa AGCM attraverso un comunicato stampa pubblicato sul proprio sito istituzionale. Secondo quanto riferito dall’Autorità, l’attività istruttoria riguarda l’applicazione dell’articolo 6, paragrafo 7, del DMA, che impone ad Apple di garantire ai fornitori terzi di servizi cloud consumer, a titolo gratuito, un’effettiva interoperabilità con i sistemi operativi iOS e iPadOS, assicurando inoltre condizioni di accesso equivalenti a quelle di cui beneficia il servizio iCloud sviluppato dalla stessa società.

Nel dettaglio, l’Autorità ritiene di disporre di elementi che suggeriscono come i fornitori concorrenti di servizi cloud possano non avere accesso alle medesime componenti hardware e software utilizzate o rese disponibili a iCloud. Tra gli aspetti oggetto di approfondimento figura, in particolare, la possibilità di effettuare il backup completo dei dati presenti sui dispositivi Apple. Secondo quanto evidenziato dall’AGCM, tale funzionalità sarebbe attualmente disponibile per il servizio iCloud, mentre i servizi di cloud storage alternativi non sembrerebbero poter accedere agli stessi strumenti tecnici necessari per offrire una soluzione equivalente agli utenti.

Si tratta della prima volta che l’AGCM esercita i poteri previsti dall’articolo 38, paragrafo 7, del DMA, che consentono alle autorità nazionali di supportare la Commissione europea nello svolgimento di indagini preliminari relative all’applicazione della normativa.

L’Autorità ha precisato che il procedimento è stato avviato in stretta cooperazione con la Commissione europea, alla quale saranno trasmessi gli esiti dell’attività istruttoria. In base al DMA, infatti, la Commissione mantiene il ruolo di unica autorità competente per l’applicazione e l’eventuale enforcement delle disposizioni previste dal regolamento.

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L'arco di trionfo di Trump rischia di essere illegale


Multe e perfino il carcere per i funzionari: la denuncia su uno dei progetti celebrativi del presidente a Washington, tra il nome tolto dal Kennedy Center e la sala da ballo bloccata in Senato

Un gruppo di parlamentari ha avvertito l'amministrazione Trump che i suoi funzionari rischiano multe e perfino un procedimento penale se andranno avanti con la costruzione di un arco di trionfo alto 76 metri a Washington senza l'approvazione del Congresso. È l'ultimo ostacolo, e il più serio sul piano legale, in una serie di progetti celebrativi che il presidente vuole realizzare nella capitale e che stanno accumulando intoppi giudiziari e logistici.

In una lettera inviata lunedì al segretario degli Interni Doug Burgum e a due responsabili del National Park Service, l'agenzia federale che gestisce i parchi e i monumenti nazionali, alcuni parlamentari democratici e un indipendente del Senato hanno scritto che l'amministrazione violerebbe almeno tre leggi procedendo con l'opera, e che i funzionari coinvolti potrebbero essere puniti di persona. Chi usa fondi non autorizzati, ricorda la lettera, rischia "la sospensione senza stipendio, la rimozione dall'incarico e, per le violazioni consapevoli e intenzionali, multe penali e il carcere".

La lettera porta tra le altre la firma di Angus King, senatore indipendente del Maine che vota con i democratici, e di Jared Huffman, deputato della California e principale esponente democratico nella commissione Risorse naturali della Camera. Secondo il documento il progetto violerebbe il Commemorative Works Act, che regola i monumenti sul suolo federale a Washington, una legge del 1912 secondo cui nella capitale non si possono erigere edifici "senza l'esplicita autorizzazione del Congresso", e l'Height of Buildings Act, che di norma non consente nella capitale edifici più alti di circa 49 metri. King ha definito il progetto "completamente illegale", dicendo al New York Times che è "uno dei casi giuridici più chiari" che abbia visto in oltre cinquant'anni da avvocato.

Un gruppo di veterani della guerra del Vietnam ha già fatto causa per fermare l'opera, citando la mancanza dell'approvazione del Congresso e sostenendo che l'arco ostruirebbe la vista tra il Lincoln Memorial e il cimitero nazionale di Arlington. I funzionari dell'amministrazione ribattono che l'Height of Buildings Act non si applica all'arco e che alcune decisioni del Congresso degli anni Venti, legate alla progettazione del ponte commemorativo di Arlington vicino al quale sorgerebbe la struttura, darebbero già il diritto di costruirlo. Huffman ha definito quell'argomento "talmente speciso da non andare da nessuna parte in tribunale". Una portavoce del Dipartimento degli Interni, Katie Martin, ha sostenuto che l'amministrazione sta solo realizzando una volontà espressa dal Congresso da oltre un secolo, citando una commissione del Senato del 1902 e una del 1924 che chiedevano un'opera architettonica nei pressi del ponte.

L'arco è solo uno dei progetti con cui il presidente vuole rimodellare Washington e legare la capitale al proprio nome, in un periodo in cui il suo indice di gradimento resta intorno al 30 per cento e in cui, secondo la CNN, gran parte degli americani è più preoccupata del proprio portafoglio che di onorare il presidente. Diverse di queste iniziative stanno andando male.

Al Kennedy Center, il principale centro per le arti dello spettacolo della capitale, il consiglio direttivo, dopo che il presidente lo aveva riempito di persone a lui fedeli, aveva aggiunto il nome di Trump sull'edificio accanto a quello del defunto presidente John F. Kennedy, che vi compare per legge federale. Dopo che i tribunali hanno stabilito che l'operazione era illegale, l'amministrazione si è trovata a dover togliere il nome di Trump, e nel fine settimana l'ha fatto nel cuore della notte, montando impalcature e teli per nascondere l'operazione alla vista. Lunedì la facciata era ancora coperta.

Il costo del progetto per dipingere di blu scuro il fondo della vasca riflettente davanti al Lincoln Memorial è lievitato dalla stima iniziale di Trump di 1,8 milioni di dollari a oltre 14 milioni. Il contratto è stato affidato senza gara, una procedura di norma riservata a circostanze particolari, e secondo quanto riferito dal New York Times all'azienda è stato concesso un margine di profitto molto più alto del normale, in base a un'analisi dello stesso National Park Service. Meno di una settimana dopo che il presidente aveva annunciato la fine dei lavori, la vasca è stata invasa dalle alghe e l'acqua è diventata verde: i dipendenti del servizio parchi sono entrati nella vasca con gli stivaloni per spingere le alghe verso macchinari che le eliminano, ma il problema si è già rivelato ostinato in passato.

Sul progetto di una grande sala da ballo alla Casa Bianca, che Trump aveva detto più volte sarebbe stata finanziata interamente con fondi privati, i repubblicani del Senato hanno tolto da un disegno di legge sull'immigrazione una norma che avrebbe garantito i fondi per la sicurezza chiesti dalla Casa Bianca, e sette di loro hanno poi appoggiato una misura per bloccare del tutto quel finanziamento. L'amministrazione ha inoltre dovuto fare marcia indietro su un'ipotesi di stampare una banconota commemorativa da 250 dollari con il volto del presidente: un'operazione che appare illegale, dato che sulle banconote non possono comparire persone viventi, tanto che la stessa Casa Bianca ha riconosciuto che servirebbe un cambio di legge da parte del Congresso. Quando il Dipartimento del Tesoro aveva proposto di mettere sulle banconote la sola firma di Trump, un sondaggio di Washington Post e ABC News aveva mostrato che gli americani erano contrari per il 68 per cento contro il 12.

Anche le celebrazioni per il 250esimo anniversario degli Stati Uniti, affidate al presidente, stanno diventando un terreno politico. Diversi artisti musicali avevano cancellato la loro partecipazione per timore che gli eventi venissero politicizzati, mentre gli organizzatori li descrivevano come privi di intenti di parte. Lunedì lo stesso Trump ha definito la celebrazione prevista sul National Mall il 4 luglio "il più spettacolare comizio di Trump di tutti". Il giorno del suo ottantesimo compleanno, sul prato sud della Casa Bianca si era svolta una serata di incontri di arti marziali miste: uno dei combattenti aveva preso un microfono per ripetere la falsa teoria del complotto secondo cui l'ex first lady Michelle Obama sarebbe un uomo, un commento criticato dall'amministratore delegato della UFC Dana White ma non dalla Casa Bianca. Un sondaggio di Reuters e Ipsos aveva mostrato che solo il 16 per cento degli americani considerava appropriato ospitare un evento del genere nella residenza presidenziale, contro il 46 per cento che lo riteneva inappropriato.

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JVC HA-S59W: le cuffie wireless che durano fino a 50 ore


JVC amplia la propria gamma di cuffie wireless con le nuove JVC HA-S59W, un modello over-ear pensato per chi desidera ascoltare musica, seguire contenuti in streaming, lavorare al computer o effettuare chiamate senza rinunciare a comfort e praticità.

Le nuove cuffie rappresentano l'evoluzione delle apprezzate HA-S36W e introducono numerosi miglioramenti che rendono l'esperienza d'uso ancora più completa. Tra le principali novità troviamo un'autonomia fino a 50 ore, la compatibilità con l'app dedicata JVC Headphones, la connettività Bluetooth 5.4 multipoint e la possibilità di utilizzarle anche tramite cavo audio tradizionale.

Design moderno e comfort per tutto il giorno


Le nuove JVC HA-S59W puntano su un design semplice ma curato, caratterizzato da linee moderne e da una gamma di colori ispirata alle tonalità naturali. Le cuffie saranno infatti disponibili nelle varianti verde kaki, blu retrò, beige opaco e nero opaco, offrendo diverse possibilità di scelta in base ai gusti personali.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda il comfort. Con un peso di appena 148 grammi, le HA-S59W risultano particolarmente leggere e adatte anche a lunghe sessioni di utilizzo. Il nuovo archetto è stato progettato per migliorare la vestibilità, mentre i padiglioni ruotabili permettono di riporre facilmente le cuffie all'interno di uno zaino o di una borsa quando non vengono utilizzate.

Audio personalizzabile tramite app


Sul fronte audio, le nuove cuffie JVC integrano driver da 30 mm, pensati per offrire una riproduzione chiara ed equilibrata sia durante l'ascolto musicale sia nella fruizione di podcast, video e chiamate vocali.

A rendere l'esperienza ancora più personalizzabile ci pensa l'app gratuita JVC Headphones, che permette di scegliere tra cinque differenti profili sonori preimpostati:

  • Flat
  • Bass
  • Clear
  • Dynamic
  • Vocal

In questo modo ogni utente può adattare facilmente il suono al proprio genere musicale preferito o al contenuto che sta ascoltando.

Bluetooth 5.4 multipoint per collegare due dispositivi


Le JVC HA-S59W supportano la tecnologia Bluetooth 5.4 multipoint, una funzione sempre più richiesta da chi utilizza contemporaneamente smartphone, tablet e computer.

Grazie a questa caratteristica è possibile mantenere le cuffie collegate a due dispositivi nello stesso momento e passare automaticamente da uno all'altro senza dover effettuare nuove associazioni. Una soluzione particolarmente comoda per chi lavora da remoto o alterna frequentemente chiamate, videoconferenze e intrattenimento.

Fino a 50 ore di autonomia con una sola ricarica


Uno dei punti di forza delle nuove cuffie JVC è senza dubbio l'autonomia. La batteria integrata garantisce infatti fino a 50 ore di riproduzione wireless, un valore che permette di affrontare diversi giorni di utilizzo senza preoccuparsi della ricarica.

Per riportare la batteria al 100% sono necessarie circa 2 ore e mezza tramite la porta USB Type-C.

JVC ha inoltre pensato a chi non vuole restare senza musica anche quando la batteria è scarica. Nella confezione è infatti presente un cavo audio removibile da 3,5 mm, che consente di utilizzare le cuffie anche in modalità cablata.

Prezzo e disponibilità


Le nuove JVC HA-S59W saranno disponibili attraverso il sito ufficiale Kenwood Store nelle colorazioni verde kaki, blu retrò, beige opaco e nero opaco.

Il prezzo consigliato al pubblico è di 59,99 euro, una cifra che le posiziona nella fascia entry-level del mercato wireless, offrendo però caratteristiche interessanti come il Bluetooth multipoint, l'elevata autonomia e la personalizzazione audio tramite app.

Caratteristiche tecniche JVC HA-S59W


Le nuove cuffie wireless JVC puntano su leggerezza, autonomia elevata, Bluetooth multipoint e audio personalizzabile tramite app.

Tipologia Cuffie wireless over-ear
Driver 30 mm
Bluetooth 5.4 multipoint
Autonomia Fino a 50 ore
Ricarica USB Type-C
Tempo di ricarica Circa 2,5 ore
Peso 148 grammi
Uso cablato Jack audio 3,5 mm
App JVC Headphones
Modalità audio Flat, Bass, Clear, Dynamic, Vocal
Colori Verde kaki, blu retrò, beige opaco, nero opaco
Prezzo 59,99 €

Prezzo consigliato: 59,99 €

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realme P4x e P4 Lite ufficiali: batterie fino a 7500 mAh e prezzi da 129,99 euro


realme amplia la propria offerta nel segmento entry-level e mid-range con il lancio dei nuovi realme P4x e realme P4 Lite, due smartphone progettati per chi cerca soprattutto autonomia, affidabilità e una buona esperienza nell'intrattenimento quotidiano. La nuova serie P4 punta infatti su uno degli aspetti più richiesti dagli utenti: una batteria capace di accompagnare l'intera giornata senza preoccupazioni.

Con prezzi che partono da appena 129,99 euro durante il Prime Day, i nuovi dispositivi cercano di distinguersi in un mercato sempre più competitivo grazie a batterie di grande capacità, display a 120 Hz, funzionalità basate sull'intelligenza artificiale e una struttura rinforzata pensata per resistere agli imprevisti della vita quotidiana.

Autonomia protagonista con batterie da 7500 mAh e 6600 mAh


L'elemento che colpisce immediatamente della nuova serie è la capacità delle batterie. Il realme P4x integra una batteria da ben 7500 mAh, una delle più capienti disponibili nella sua fascia di prezzo. Una soluzione pensata per chi utilizza lo smartphone intensamente tra gaming, video in streaming, social network e navigazione.

A supportare questa dotazione troviamo la ricarica rapida da 45W, che permette di recuperare energia in tempi ridotti, e la ricarica inversa da 6W che consente di utilizzare il telefono come un piccolo power bank per altri dispositivi. Secondo l'azienda, la batteria è progettata per mantenere elevate prestazioni fino a sei anni grazie alla tecnologia proprietaria di protezione e gestione intelligente della carica.

Il realme P4 Lite punta invece su una batteria da 6600 mAh, comunque molto generosa per la categoria. L'autonomia dichiarata consente diverse ore di gioco continuo e una giornata di utilizzo senza particolari limitazioni. Anche in questo caso troviamo la ricarica inversa da 6W e una struttura progettata per garantire affidabilità nel lungo periodo.

Display a 120 Hz per un'esperienza più fluida


Entrambi i modelli adottano un ampio display LCD da 6,8 pollici con refresh rate a 120 Hz, una caratteristica sempre più richiesta anche nella fascia economica perché migliora la fluidità durante la navigazione, lo scorrimento dei social e il gaming.

Sul realme P4x la luminosità raggiunge fino a 900 nit, offrendo una buona leggibilità anche all'aperto nelle giornate più luminose. La tecnologia Eye Comfort contribuisce inoltre a ridurre l'affaticamento visivo durante le sessioni di utilizzo più lunghe.

Gaming e prestazioni supportate dall'intelligenza artificiale


Sia realme P4x che P4 Lite utilizzano il processore UNISOC T7250, una piattaforma octa-core progettata per gestire senza difficoltà le attività quotidiane e il gaming occasionale.

Sul modello P4x è disponibile fino a 24 GB di RAM dinamica (8 GB fisici più espansione virtuale), una soluzione che favorisce il multitasking e la gestione di più applicazioni contemporaneamente. Entrambi i dispositivi sono inoltre dotati di un sistema di raffreddamento in grafite da oltre 10.000 mm² che aiuta a mantenere temperature sotto controllo durante l'utilizzo intenso.

A completare l'esperienza troviamo AI Gaming Partner, una suite di strumenti che ottimizza automaticamente prestazioni, rete e notifiche durante le sessioni di gioco, migliorando la fluidità generale del dispositivo.

Resistenza certificata per l'uso quotidiano


La nuova serie P4 non punta soltanto sull'autonomia. realme ha infatti dedicato particolare attenzione alla robustezza della struttura.

Entrambi gli smartphone integrano la tecnologia ArmorShell™, certificazione MIL-STD 810H per la resistenza agli urti e certificazione IP64 contro polvere e schizzi d'acqua. Secondo quanto dichiarato dall'azienda, i dispositivi possono resistere a cadute fino a due metri grazie a una struttura interna rinforzata e ad angoli progettati per assorbire meglio gli impatti.

Tra le funzioni aggiuntive troviamo anche Wet Hand Touch 2.0, che migliora l'utilizzo del touchscreen con mani bagnate, e il sistema Speaker Dust-Ejection, pensato per espellere eventuali particelle di polvere dagli altoparlanti.

Fotografia AI e connettività migliorata


Sul fronte software, entrambi i modelli arrivano con realme UI basata su Android 16 e integrano diverse funzionalità AI dedicate all'elaborazione delle immagini.

Tra queste troviamo AI Eraser, che permette di rimuovere elementi indesiderati dalle foto, AI Clear Face per migliorare i ritratti e AI Image Matting per modificare o isolare facilmente i soggetti presenti nelle immagini.

Interessante anche la presenza della tecnologia HyperSignal, che promette un miglioramento della ricezione fino all'85% rispetto alle soluzioni tradizionali, favorendo una connessione più stabile anche nelle aree con copertura meno efficiente.

Prezzi realme P4 Lite e realme P4x


Ecco le configurazioni disponibili con prezzo promo e prezzo speciale previsto per il Prime Day.

VersionePrezzo promoPrezzo Prime Day
4GB + 128GB159,99 €129,99 €
4GB + 256GB179,99 €139,99 €
VersionePrezzo promoPrezzo Prime Day
4GB + 128GB209,99 €199,99 €
4GB + 256GB219,99 €199,99 €
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Omada Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5: reti wireless outdoor fino a 5 km


Omada, il brand di TP-Link dedicato alle soluzioni di rete professionali, amplia la propria gamma di prodotti per la connettività outdoor con l'arrivo di Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5. Si tratta di due nuove soluzioni progettate per realizzare collegamenti wireless a lunga distanza e semplificare la creazione di infrastrutture di rete distribuite, particolarmente utili per aziende, impianti produttivi, campus, hotel, magazzini e sistemi di videosorveglianza.

L'obiettivo è offrire un'alternativa pratica ed efficiente nei contesti in cui la posa di cavi risulta difficile, costosa o poco conveniente. Grazie ai nuovi ponti radio, diventa possibile collegare edifici e aree distanti tra loro mantenendo una connessione stabile e facilmente gestibile.

Connessioni wireless fino a 5 km di distanza


Le nuove soluzioni Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5 operano sulla banda a 5 GHz e supportano velocità wireless fino a 867 Mbps. La copertura può raggiungere i 5 chilometri, permettendo di realizzare collegamenti affidabili anche su lunghe distanze.

Le antenne integrate ad alto guadagno sono state progettate per garantire stabilità del segnale e continuità operativa, caratteristiche particolarmente importanti per applicazioni professionali e sistemi di sorveglianza.

Le due soluzioni supportano sia configurazioni Point-to-Point (PtP) che Point-to-Multipoint (PtMP), offrendo un'elevata flessibilità nella progettazione delle reti.

Una rete scalabile per aziende e videosorveglianza


Uno degli aspetti più interessanti riguarda la possibilità di espandere facilmente l'infrastruttura.

Con Flex Bridge 5, un'unità master può collegare fino a 8 unità client. Integrando nella rete il nuovo Sector Bridge 5 come nodo centrale, la capacità aumenta ulteriormente, consentendo di gestire fino a 32 dispositivi Flex Bridge all'interno della stessa architettura wireless.

Grazie alla sua copertura di 120 gradi, Sector Bridge 5 è particolarmente indicato per realizzare reti distribuite in aree industriali, strutture ricettive, campus aziendali e sistemi di videosorveglianza che coprono ampi spazi.

Alimentazione PoE integrata per telecamere IP


Un'altra caratteristica pensata per i professionisti è la presenza di tre porte Gigabit PoE sui dispositivi della serie Flex Bridge 5.

Due di queste porte supportano la funzione PoE Out, consentendo di alimentare direttamente telecamere IP e altri dispositivi compatibili senza dover installare alimentatori aggiuntivi.

Questa soluzione permette di semplificare notevolmente la realizzazione di impianti di videosorveglianza, riducendo la complessità dell'infrastruttura e facilitando l'installazione in aree remote, parcheggi, perimetri aziendali e spazi aperti.

Installazione semplice e configurazione rapida


Omada ha lavorato anche sulla semplicità di installazione. I nuovi dispositivi possono essere configurati rapidamente grazie a un sistema basato su DIP Switch, che consente di assegnare il ruolo di master o client e completare il collegamento in pochi passaggi.

L'installazione può essere effettuata sia a parete sia su palo, mentre il supporto Ball-Joint facilita la regolazione dell'angolazione per ottenere il miglior allineamento possibile delle antenne.

Durante il montaggio, l'App Omada consente inoltre di monitorare in tempo reale la qualità del segnale, aiutando gli installatori a individuare il posizionamento ottimale dei dispositivi.

Progettati per resistere agli ambienti esterni


Essendo pensati per installazioni permanenti all'aperto, Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5 offrono una certificazione IP66, che garantisce protezione contro polvere e agenti atmosferici.

I dispositivi integrano inoltre una protezione contro sovratensioni e fulmini fino a 6 kV, aumentando l'affidabilità operativa anche in ambienti particolarmente impegnativi.

Sul fronte dell'alimentazione, la compatibilità con gli standard 802.3af/at PoE, PoE passivo e alimentazione 12V DC permette di utilizzare diverse modalità di installazione, comprese configurazioni alimentate tramite energia solare.

Gestione centralizzata con Omada SDN


I nuovi ponti radio possono essere gestiti localmente tramite interfaccia web o applicazione dedicata, anche senza una connessione Internet attiva.

Per le installazioni più complesse, Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5 possono essere integrati nell'ecosistema Omada SDN, la piattaforma che consente il monitoraggio centralizzato dell'intera infrastruttura di rete.

Attraverso controller hardware, software o cloud, gli amministratori possono controllare le prestazioni dei dispositivi, verificare lo stato della rete e intervenire rapidamente da remoto.

Con queste nuove soluzioni, Omada punta a offrire ai system integrator e alle aziende uno strumento affidabile per realizzare reti wireless outdoor, collegamenti a lunga distanza e sistemi di videosorveglianza distribuiti, senza la necessità di infrastrutture cablate complesse.

CaratteristicaDettaglio
Banda wireless5 GHz
Velocità massimaFino a 867 Mbps
CoperturaFino a 5 km
Modalità supportatePoint-to-Point e Point-to-Multipoint
Unità supportateFino a 8 client con Flex Bridge 5, fino a 32 unità con Sector Bridge 5
Porte3 porte Gigabit PoE
PoE Out2 porte dedicate per telecamere IP e dispositivi compatibili
Protezione outdoorCertificazione IP66
Protezione elettricaContro sovratensioni e fulmini fino a 6 kV
GestioneApp Omada, interfaccia Web e Omada SDN
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G7 di Evian, oggi l'Ucraina al centro: Zelensky e Trump allo stesso tavolo


Mentre resta in definizione un'intesa con l'Iran, il summit entra nel vivo con la sessione dedicata alla guerra

Il G7 di Evian-les-Bains, sulla riva francese del lago di Lemano, entra oggi nel vivo. Mentre resta in definizione un'intesa con Teheran, la cui firma è attesa venerdì a Ginevra, il presidente americano Donald Trump ha fatto sapere: "Ora ci concentreremo sull'Ucraina". Al centro del confronto tra i leader la guerra in corso, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky presente al vertice per la prima volta insieme a Trump allo stesso tavolo di lavoro, scrive Sky TG24.

La sessione dedicata all'Ucraina è iniziata con circa tre quarti d'ora di ritardo, preceduta dal bilaterale riservato tra Zelensky e il presidente francese Emmanuel Macron. I due si sono poi uniti agli altri leader, tra cui Trump, accompagnato dal segretario di Stato Marco Rubio, per la sessione su "come costruire la pace e la sicurezza per l'Ucraina e per l'Europa".

Zelensky: "Giusta risposta agli attacchi russi"


Nella notte precedente al vertice, l'Ucraina ha colpito una raffineria di petrolio a 500 chilometri di distanza, nella regione di Mosca. Zelensky ha definito su X l'attacco una "giusta risposta agli attacchi russi e al protrarsi di una guerra che deve finire". Ha aggiunto che "la Russia deve essere costretta a porre fine alla sua guerra" e che le armi a lungo raggio rappresentano "una componente importante di tale pressione".

Sul fronte diplomatico, Zelensky ha rivelato di aver proposto a Trump un incontro con Putin negli Stati Uniti: "Abbiamo suggerito che un simile incontro potrebbe essere organizzato in un formato che renderebbe molto più difficile a Putin rifiutare, almeno di fronte al presidente Trump". Putin ha finora rifiutato ogni proposta di incontro in occasione del G7.

Hormuz e la posizione italiana


Secondo quanto riferisce Sky TG24, il presidente francese Macron ha prospettato una missione navale europea nello Stretto di Hormuz. La premier italiana Giorgia Meloni ha espresso "forte apprezzamento" per i primi passi verso la pace in Iran, pur riconoscendo che "c'è ancora molta strada da fare". L'Italia è "pronta a fare la sua parte insieme agli alleati", ha detto Meloni, precisando però che prima di autorizzare i cacciamine italiani, già nell'area, a partecipare alle operazioni di sminamento sarà necessario il passaggio parlamentare.

A margine del vertice, fonti diplomatiche non escludono contatti informali tra i leader europei e il presidente americano.

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La CIA non crede che l'Iran rispetterà l'intesa sul nucleare


Ratcliffe, Rubio e Hegseth hanno espresso dubbi sulla volontà di Teheran di rispettare gli impegni sul nucleare previsti dall'intesa preliminare annunciata domenica con gli Stati Uniti.

Il direttore della CIA, l'agenzia di intelligence per l'estero degli Stati Uniti, John Ratcliffe, ha detto al presidente Donald Trump e ad altri alti funzionari che le informazioni raccolte dai servizi segreti americani sollevano seri dubbi sulla volontà dell'Iran di fare le concessioni sul nucleare che Washington chiede per arrivare a un accordo definitivo, secondo quanto riportato da Axios.

Ratcliffe non è l'unico scettico ai vertici dell'amministrazione. Nelle discussioni interne il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno espresso preoccupazioni e sollevato dubbi sul memorandum d'intesa, l'accordo preliminare annunciato domenica, mentre il vicepresidente JD Vance e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner lo hanno difeso.

Nei giorni precedenti all'annuncio ci sono stati diversi incontri ad alto livello tra Trump e i suoi consiglieri. Durante quelle riunioni il presidente e il suo staff hanno discusso informazioni raccolte da varie agenzie di intelligence che mostravano come il modo in cui i funzionari iraniani parlavano dell'accordo tra loro fosse diverso da quello che dicevano ai mediatori e agli americani. Sulla base di quei dati Ratcliffe e Rubio hanno detto di dubitare che Teheran accetterà di compiere i passi sul nucleare richiesti da Washington. Secondo una fonte, l'intelligence indica che le intenzioni iraniane non sono in linea con gli impegni previsti dall'accordo.

La Casa Bianca ha difeso l'intesa. "Il presidente Trump ascolta tutte le opinioni su ogni questione, ma tutti capiscono che è lui a prendere la decisione finale", ha detto un funzionario. Lo stesso funzionario ha aggiunto che il memorandum rispetta tutte le linee rosse fissate dall'amministrazione, perché garantisce che l'Iran non potrà mai possedere un'arma nucleare, non potrà tenere il suo uranio altamente arricchito e non potrà tenere in ostaggio le forniture mondiali di energia. La CIA e il Dipartimento di Stato non hanno voluto commentare, mentre il Pentagono non ha risposto.

Gli elementi sul nucleare del memorandum firmato domenica dipendono da un accordo più dettagliato che le parti dovranno raggiungere nei prossimi sessanta giorni. Venerdì Vance, Witkoff e Kushner dovrebbero incontrare il presidente del Parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, insieme ai mediatori pachistani e qatarioti, per discutere questa fase successiva. Il testo completo dei quattordici punti dell'intesa preliminare non è ancora stato pubblicato e una fonte che lo conosce sostiene che gli iraniani otterranno più di quanto concederanno, a meno che non accettino un accordo sul nucleare che soddisfi gli obiettivi americani.

L'intesa serve a prolungare il cessate il fuoco e ad avviare sessanta giorni di trattative, che possono essere estese con il consenso di entrambe le parti. Nel testo l'Iran ribadisce l'impegno preso in passato a non acquisire né procurarsi mai un'arma nucleare e si impegna a mantenere lo stato attuale del suo programma nucleare finché i negoziati proseguono. Gli Stati Uniti, da parte loro, non imporranno nuove sanzioni e non invieranno altre forze nella regione. Se si arriverà a un accordo definitivo sul nucleare, entro trenta giorni Washington ritirerà le forze mobilitate per la guerra e cancellerà tutte le sanzioni contro l'Iran secondo un calendario concordato.

Gli scettici interni all'amministrazione sostengono che è improbabile che l'Iran firmi un accordo sul nucleare alle condizioni americane e che nel frattempo trarrà più vantaggi degli Stati Uniti dal memorandum. Due alti funzionari hanno replicato che i benefici per Teheran dipendono dai passi concreti che farà. Uno di loro ha detto ai giornalisti che entro due o tre settimane si capirà se l'Iran fa sul serio sulle concessioni nucleari e che, in caso contrario, il processo potrebbe fermarsi senza che Teheran abbia ottenuto granché. "Sono un po' preoccupato che la visione iraniana dell'accordo sembri diversa da quella che il team negoziale americano descrive", ha detto ad Axios il senatore repubblicano Lindsey Graham, chiedendo la pubblicazione immediata del documento.

Mentre gli aspetti nucleari restano condizionati, il memorandum prevede la riapertura in tempi brevi dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita gran parte del petrolio mondiale. Il testo stabilisce che l'Iran farà il possibile per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali senza alcun costo per sessanta giorni, mentre gli Stati Uniti toglieranno gradualmente il blocco navale fino a rimuoverlo del tutto entro trenta giorni. L'Iran avvierà inoltre un dialogo con l'Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello stretto, con la partecipazione di altri Paesi del Golfo. I media statali iraniani hanno parlato della possibilità di imporre pedaggi di transito una volta scaduti i sessanta giorni.

Uno dei punti più controversi del negoziato riguarda lo sblocco dei fondi e dei beni iraniani congelati. Il memorandum lascia ampio spazio all'interpretazione, perché afferma che gli Stati Uniti si impegnano a renderli pienamente disponibili una volta attuata l'intesa. I funzionari americani parlano di un modello in cui si paga in base ai risultati: se Washington vedrà gesti positivi da parte di Teheran, potrà sbloccare una parte dei fondi in cambio. Il testo prevede anche che l'accordo definitivo includa un piano concordato per la creazione di un fondo da 300 miliardi di dollari destinato alla ricostruzione e allo sviluppo economico dell'Iran. Chi sostiene l'intesa la descrive come una prospettiva di lungo periodo, che diventerà realtà solo se l'Iran smantellerà il suo programma nucleare e avvierà riforme interne profonde.

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Arriva il primo notebook gaming ASUS ROG con due schermi OLED da 16 pollici: una rivoluzione per gamer e creator


Una soluzione pensata per gamer, creator e professionisti che cercano prestazioni elevate, multitasking avanzato e un'esperienza visiva senza compromessi.
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ASUS ha annunciato la disponibilità del nuovo Zephyrus Duo, il primo laptop da gaming al mondo con doppio schermo OLED da 16 pollici. Questo PC Copilot+ è alimentato dall'ultimo processore Intel Core Ultra Series 3 e abbinato a una GPU per laptop NVIDIA GeForce RTX fino a 5090 con TGP a 135 W, garantendo altissime prestazioni sia nel gaming sia nella creazione di contenuti. Questo dispositivo di fascia ultra-premium è racchiuso in un telaio in alluminio con lavorazione CNC in una colorazione Stellar Grey ed è dotato di una tastiera magnetica rimovibile che consente di giocare e creare ovunque.

MOVA Z70 Ultra Roller Complete: il robot aspirapolvere con pulizia costante
Grazie a tecnologie avanzate, manutenzione semplificata e prestazioni elevate, il nuovo Z70 Ultra Roller Complete di Mova punta a migliorare l’esperienza di pulizia automatica in casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Primo al mondo con doppio schermo da 16 pollici


Lo Zephyrus Duo è il primo notebook da gaming al mondo con doppio schermo da 16 pollici. Dotato di due schermi touchscreen OLED 3K ROG Nebula HDR, con oltre 21 pollici di diagonale totale disponibile, il Duo ridefinisce i limiti di ciò che una workstation personale portatile è in grado di offrire. Entrambi i pannelli offrono un tempo di risposta di 0,2 ms, abbinato a una frequenza di aggiornamento di 120 Hz, e lo schermo principale supporta NVIDIA G-SYNC, garantendo movimenti nitidi e un ghosting quasi nullo nei giochi. Con 1100 nit di luminosità massima e la certificazione VESA DisplayHDR True Black 1000, i giochi e i contenuti HDR appaiono con una definizione altissima. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla tastiera magnetica rimovibile: essa può essere utilizzata come una normale tastiera, ma completamente rimovibile e utilizzabile in modalità wireless tramite Bluetooth. Nonostante il profilo ultrasottile di 5,1 mm, il dispositivo offre una corsa dei tasti di 1,7 mm, in linea con i laptop da gaming di fascia alta.

Grande flessibilità

Grazie al supporto inclinabile a 90° e alla rotazione di 320° della cerniera, lo Zephyrus Duo offre cinque modalità operative dedicate. La modalità Dual Screen sfrutta il supporto e rimuove la tastiera per offrire agli utenti un'esperienza multi-monitor immediata, senza bisogno di dongle o cavi. La modalità Laptop è una configurazione standard da 16 pollici, con la tastiera posizionata proprio sotto lo schermo principale, perfetta per i giochi e le semplici attività di produttività.
Asus Zephyrus Duo nella modalità Laptop
La modalità Condivisione posiziona il Duo in piano a 180°, consentendo a ciascuno schermo di essere rivolto verso un partecipante alla riunione per consentire una rapida collaborazione in gruppi numerosi. La modalità libro orienta entrambi gli schermi in verticale, ideale per applicazioni come browser web e strumenti di programmazione in cui è necessario visualizzare più di poche righe alla volta. Infine, la modalità Tenda posiziona gli schermi in alto e fa sì che la cerniera formi una struttura a forma di A, consentendo a due persone di giocare insieme. Lo Zephyrus Duo reinventa ciò che è possibile realizzare con un notebook.
Asus Zephyrus Duo nella modalità libro

Potenza d’eccellenza


Lo Zephyrus Duo è dotato dell'ultimo processore Intel Core Ultra Series 3 a 16 core e 16 thread in grado di gestire con facilità qualsiasi applicazione o gioco AAA. Dotato di una GPU NVIDIA GeForce RTX fino a 5090 laptop con un TGP massimo di 135W, il nuovo notenook ASUS è una macchina ideale sia per i giocatori più accaniti che per i creator. Questa GPU di fascia alta offre le più recenti funzionalità di gioco e di intelligenza artificiale e grazie a questa potenza, i giocatori possono incrementare la risoluzione, la qualità delle texture e la fedeltà grafica in tutti i giochi più recenti. La temperatura è tenuta sotto controllo grazie alle più recenti tecnologie ROG Intelligent Cooling, con alcune innovazioni all'avanguardia, specifiche per il design a doppio schermo.

WWDC 2026: Apple Intelligence, Siri AI e novità Apple
Apple annuncia al WWDC 2026 una Siri più intelligente, nuove funzioni di Apple Intelligence e aggiornamenti software per iPhone, iPad e Mac
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design ultra-premium


Lo Zephyrus Duo ha un aspetto all'altezza delle sue specifiche tecniche: racchiuso in un telaio in alluminio lavorato a CNC che riprende l'estetica ultra-premium della linea Zephyrus senza rinunciare alla rigidità strutturale, il dispositivo sfoggia una nuovissima colorazione Stellar Grey. Inoltre, lo Zephyrus Duo 2026 presenta un sistema di illuminazione Slash Lighting completamente rinnovato, con 35 zone distinte per offrire ancora più opzioni di personalizzazione. Racchiuso in un rivestimento in vetro realizzato con la massima precisione, il sistema Slash Lighting dello Zephyrus Duo rappresenta la nuova evoluzione dell'iconico stile Zephyrus.

Disponibilità e prezzi


ROG Zephyrus DUO (GX651) è disponibile su ASUS eShop al prezzo consigliato al pubblico a partire da 4.999 euro.


MOVA Z70 Ultra Roller Complete ufficiale: il robot aspirapolvere che garantisce una pulizia costante nel tempo


Mova ha presentato Z70 Ultra Roller Complete, il nuovo prodotto di punta della sua gamma di robot aspirapolvere a rullo. Il cuore smart robot è la rinnovata filosofia “Deep Cleaning Endurance”: l’idea che la vera pulizia non consista nel pulire più velocemente, ma nel mantenere costanti le prestazioni dal primo minuto fino all’ultimo metro quadrato. Questo, si traduce in tre vantaggi fondamentali per gli utenti: pulizia con acqua corrente, copertura completa della casa e minore necessità di manutenzione.

Anker Soundcore Liberty 5 Pro e Pro Max con chip AI Anker Thus
Le nuove soluzioni audio promettono un’esperienza d’ascolto più intelligente grazie a funzionalità avanzate basate sull’intelligenza artificiale, miglioramenti nella cancellazione del rumore e una qualità sonora di livello premium
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Infatti, progettato a partire dalla tecnologia consolidata di Z60 Ultra Roller Complete, Z70 introduce miglioramenti significativi a livello di efficienza nella pulizia, superamento degli ostacoli e automazione della manutenzione. Inoltre, il prodotto è disponibile in due finiture distintive: Natural Stone Design, che presenta un resistente pannello con texture in pietra ispirata all’erosione naturale, e Brushed Metallic Design, caratterizzato da una raffinata finitura metallica dall’estetica pulita e minimalista.
Z70 Ultra Roller Complete nella versione Brushed Metallic DesignZ70 Ultra Roller Complete nella versione Brushed Metallic Design

Freschezza continua ad ogni passaggio


Uno dei principali limiti dei tradizionali robot con rullo o con mocio rotante è il calo delle prestazioni man mano che il panno si sporca durante il funzionamento. Per risolvere questo problema, Z70 Ultra Roller Complete potenzia il sistema a rullo HydroForce di MOVA con un ciclo di pulizia continuo in quattro fasi: spruzzo, lavaggio, raschiatura e recupero. L’acqua pulita viene erogata in modo costante sul rullo, mentre l’acqua sporca e i detriti vengono rimossi in tempo reale, contribuendo a prevenire la contaminazione incrociata tra le stanze. Anche la pressione verso il basso è potenziata per migliorare la rimozione di macchie secche, impronte e schizzi ostinati.

Inoltre, un sistema di sollevamento delle fibre del rullo ad alta velocità, che raggiunge gli 800 giri al minuto, contribuisce a mantenere le fibre del mocio sollevate e attive, riducendo l’aggrovigliamento e garantendo un contatto costante con la superficie del pavimento per tutta la durata del ciclo di lavaggio. Il risultato è una pulizia stabile dall’inizio alla fine, senza alcun calo delle prestazioni nel tempo.

Copertura estesa e capillare


Z70 Ultra Roller Complete amplia la copertura combinando aggiornamenti hardware e di navigazione. La pulizia adattiva dei bordi basata sull’intelligenza artificiale migliora le prestazioni lungo le pareti e i battiscopa, mentre una spazzola laterale estensibile raggiunge gli angoli più remoti e gli spazi più ristretti. In presenza di spazi ristretti, il sistema di navigazione FlexScope ritrae il modulo LiDAR, consentendo la pulizia sotto letti, divani e mobili con uno spazio libero pari o superiore a 10 cm. Il robot è inoltre in grado di superare ostacoli alti fino a 9 cm, e di attivare una copertura protettiva per il mocio, permettendo di passare dalla pulizia a umido a quella a secco senza trasferire umidità.
Quando vengono rilevati dei tappeti, il rullo e la spazzola laterale si sollevano automaticamenteQuando vengono rilevati dei tappeti, il rullo e la spazzola laterale si sollevano automaticamente
Questi sistemi, promette Mova, permettono a Z70 di mantenere una pulizia ininterrotta anche in case con disposizioni complesse.

Viaggi 2026: 1 italiano su 2 rinuncia o cambia vacanza | TechPerTutti
Dall’inizio del 2026, un italiano su due ha rinunciato o modificato almeno un viaggio a causa dell’aumento dei costi, dell’incertezza economica e di nuove esigenze personali. Un dato che evidenzia una trasformazione significativa nelle abitudini di vacanza e negli spostamenti
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Manutenzione a lungo termine


Oltre al miglioramento delle prestazioni, Z70 Ultra Roller Complete è progettato per ridurre al minimo gli interventi di manutenzione nel lungo periodo. La nuova versione della stazione base si collega all’impianto idraulico, introducendo un sistema idrico modulare che semplifica l’installazione, consente il riempimento e lo scarico automatici dell’acqua, per un costo e un utilizzo più accessibile. Per ridurre ulteriormente i costi di gestione, Z70 ha in dotazione un pacchetto omaggio di accessori della durata di un anno (dal valore di circa 140 €), che include componenti di ricambio essenziali quali filtri, spazzole laterali, spazzole a rullo e soluzione detergente. Il prodotto è inoltre coperto da una garanzia di tre anni, che offre un’ulteriore sicurezza a lungo termine.

Disponibilità


Z70 Ultra Roller Complete è disponibile al prezzo consigliato di 1.399 euro, sul sito ufficiale di MOVA, Amazon, Mediaworld e Unieuro. Inoltre, dal 15 al 26 giugno 2026, MOVA offre uno sconto promozionale di 200 euro.


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Al G7 in Francia i leader europei cercano di evitare lo scontro con Trump


Riuniti in Francia dopo le tensioni sull'Iran e sulla Groenlandia, gli alleati provano a gestire un presidente che minaccia dazi sui vini francesi e ritira migliaia di soldati dalla Germania.

I leader europei sono arrivati al vertice del G7 in Francia con un obiettivo soprattutto difensivo: evitare uno scontro aperto con il presidente Donald Trump, dopo mesi di tensioni sulla guerra in Iran e sulle mire americane sulla Groenlandia. È la prima volta che si incontrano di persona con il presidente dall'inizio del conflitto iraniano.

Per anni gli europei avevano pensato di potersi ingraziare Trump con gli elogi e assecondando i suoi obiettivi di politica estera, ma quella stagione è finita, come racconta il Wall Street Journal. Il vertice si tiene a Évian-les-Bains, una cittadina francese in riva a un lago, e dura tre giorni: riunisce il G7, il forum che mette insieme sette tra le principali economie avanzate del mondo.

Gli scontri di Trump con gli alleati sull'Iran e sulla Groenlandia hanno segnato a tal punto i leader europei che molti si chiedono se sia ancora possibile ragionare con lui. A pesare è anche la pressione degli elettori in patria, sempre più convinti che gli Stati Uniti non siano più un alleato affidabile.

L'incontro arriva pochi giorni dopo un match di arti marziali miste allestito sul prato della Casa Bianca. Prima di partire, il presidente ha alzato la tensione con il padrone di casa Emmanuel Macron: ha detto al New York Post che gli Stati Uniti "non avranno altra scelta" se non imporre dazi del 100% sui vini francesi, se la Francia manterrà la sua tassa sui servizi digitali, l'imposta che Parigi applica ai grandi gruppi tecnologici.

Macron ha replicato dopo essere arrivato a Évian-les-Bains: "Non funziona così. La tassa sui servizi digitali fa parte del nostro ordinamento giuridico. Non spetta agli Stati Uniti decidere".

Macron, che avrebbe dovuto accogliere Trump con il tappeto rosso, non si è presentato quando il presidente è arrivato davanti a una schiera di telecamere. "È tutto molto bello", ha gridato Trump ai giornalisti prima di entrare. Poco dopo, seduto al tavolo con Macron, ha parlato di un rapporto "fantastico" tra i due.

Gli alleati hanno accolto con favore l'intesa provvisoria tra Stati Uniti e Iran per riaprire lo stretto di Hormuz, il passaggio strategico nel Golfo da cui transita gran parte del petrolio diretto verso il resto del mondo. Il testo dell'accordo non è ancora stato reso pubblico e restano molti dubbi su come verrà applicato. Il presidente aveva attaccato gli alleati europei per il loro rifiuto di scortare le navi durante la guerra e ora la sua amministrazione si aspetta che aiutino gli Stati Uniti a rimuovere le mine dallo stretto e a far ripartire le spedizioni di greggio dai paesi del Golfo.

Francia, Germania, Italia e Regno Unito hanno detto lunedì di voler procedere con una missione internazionale per bonificare le mine e scortare le navi commerciali, a patto che resti "rigorosamente difensiva e indipendente". La portaerei francese Charles de Gaulle e il suo gruppo da combattimento sono già stati schierati nella regione, ma Parigi non vuole che le parti in guerra, compresi gli Stati Uniti, siano coinvolte nelle operazioni e chiede all'Iran l'impegno chiaro a non attaccare la missione. "Le risorse sono pronte e possono essere dispiegate", ha detto Macron, chiedendo un'attuazione "rapida e completa" dell'accordo.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva criticato gli Stati Uniti ad aprile, all'inizio della guerra in Iran. Gli alleati non erano stati consultati prima e il conflitto era profondamente impopolare in Germania, colpita da un'impennata dei prezzi dell'energia che ha spento le speranze di ripresa della sua economia in difficoltà. Merz aveva detto che gli Stati Uniti non avevano "nessuna strategia convincente" sull'Iran. "Un'intera nazione viene umiliata dai leader iraniani e dai cosiddetti guardiani della rivoluzione", aveva detto il cancelliere.

Il presidente ha reagito in fretta. Ha annunciato sui social che avrebbe ritirato le truppe dalla Germania e pochi giorni dopo il Pentagono, il ministero della Difesa americano, ha fatto sapere che 5.000 soldati lasceranno il paese entro la fine dell'anno. Gli Stati Uniti non invieranno più nemmeno il battaglione dotato di missili convenzionali a lungo raggio destinato a contenere la Russia, come era stato concordato nel 2024.

I funzionari tedeschi erano in realtà sollevati, perché la portata del ritiro era soprattutto simbolica. A Washington sanno bene di avere ancora bisogno della base aerea di Ramstein, nella Germania occidentale, per gestire la logistica delle operazioni americane in Iran.

Trump ha parlato pubblicamente della possibilità di uscire dalla NATO, l'alleanza militare che lega Stati Uniti ed Europa, per la decisione dei leader europei di restare fuori dalla guerra in Medio Oriente. Gli europei, allo stesso tempo, continuano a dipendere dalla condivisione di informazioni dei servizi segreti con gli Stati Uniti per sostenere l'Ucraina contro la Russia. Per questo si muovono con cautela.

Parte del problema, secondo Majda Ruge, ricercatrice dello European Council on Foreign Relations, un centro studi europeo di politica estera, è che i leader europei non hanno dimestichezza con la trattativa basata sullo scambio che Trump rispetta. È il risultato di decenni di dipendenza dall'ombrello di sicurezza americano, che indebolisce la posizione negoziale del continente. L'Europa qualche carta da giocare ce l'ha, essendo il primo partner commerciale degli Stati Uniti, ma non sa come usarla. "Non siamo capaci di dire: se fai questo, allora non puoi avere quest'altro. In parte è una questione di mancanza di una cultura strategica nell'uso della leva negoziale", ha detto Ruge.

Macron ha spostato l'inizio del vertice a lunedì per lasciare a Trump il tempo di festeggiare gli 80 anni alla Casa Bianca e mercoledì offrirà al presidente una cena nella reggia di Versailles. È stato tra i primi leader stranieri a provare a blandire Trump: durante il suo primo mandato lo aveva invitato alla parata militare del 14 luglio, la festa nazionale francese, e dopo le elezioni del 2024 alla riapertura della cattedrale di Notre Dame a Parigi.

Quei gesti non hanno risparmiato a Macron le frecciate del presidente. Trump ha scherzato in pubblico su uno spintone che Macron sembrò ricevere in faccia dalla moglie durante un viaggio in Vietnam. Quando poi il leader francese gli scrisse un messaggio per esprimere preoccupazione sulle mire americane sulla Groenlandia, Trump ne pubblicò lo screenshot sui social. "Macron ha sempre voluto interpretare il ruolo del domatore e tutto ciò che ne ha ricavato sono state le derisioni di Trump", ha detto François Heisbourg, ex funzionario francese e oggi consigliere dell'International Institute for Strategic Studies, un istituto di studi strategici con sede a Londra.

Con il tempo Macron è diventato molto più prudente, ha detto Heisbourg, e per lui la svolta è stata il tentativo di Trump di impadronirsi della Groenlandia. "È in quel momento che gli europei sono arrivati alla conclusione che gli Stati Uniti erano diventati, nella migliore delle ipotesi, un partner ingombrante e, più probabilmente, un partner ostile", ha detto.

Macron ha organizzato incontri che rischiano di generare attriti. Diversi leader del Medio Oriente partecipano ai colloqui sull'Iran e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dovrebbe incontrare i leader del G7 martedì, anche se non è previsto un faccia a faccia con Trump. Mercoledì Macron vuole portare la discussione su un tema che i funzionari europei considerano relativamente sicuro: la necessità di correggere gli squilibri economici nel mondo. Il presidente punterà invece sugli impegni di investimento che ha ottenuto da vari paesi e sul desiderio di limitare le regole sull'intelligenza artificiale per favorirne la crescita. Ai colloqui dovrebbero partecipare anche i capi delle principali aziende tecnologiche.

Come padrone di casa, Macron dovrà evitare che il vertice finisca come quello dell'anno scorso in Canada, quando Trump si annoiò a tal punto da andarsene in anticipo, lasciando di stucco gli altri ospiti.

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Il nuovo equilibrio


Tra fusioni, partecipazioni e riassetti prende forma un equilibrio che guarda già al Paese del dopo-elezioni

C'è qualcosa di singolare nel modo in cui si sta ridisegnando il capitalismo italiano.

Le cronache raccontano singole operazioni: un'offerta pubblica qui, una fusione là, una partecipazione che cambia di mano, una banca che torna protagonista dopo anni di marginalità. Ogni evento viene spiegato come un fatto a sé stante, una scelta industriale, una decisione di mercato, una normale dinamica del capitalismo contemporaneo.

Eppure, osservando il quadro nel suo insieme, emerge un disegno diverso.

Non siamo di fronte a una somma di operazioni finanziarie. Stiamo assistendo alla costruzione di un nuovo equilibrio di potere.

Per anni il sistema bancario italiano è stato caratterizzato dalla presenza di alcuni grandi poli nazionali e di una pluralità di soggetti territoriali, fondazioni, banche popolari, casse di risparmio e centri decisionali distribuiti lungo la penisola. Un sistema imperfetto, certamente, ma nel quale la geografia economica del Paese trovava ancora una sua rappresentazione.

Oggi quella geografia si sta restringendo.

La concentrazione del credito procede a una velocità superiore a quella con cui si sviluppano nuove forme di concorrenza. Le grandi dimensioni vengono presentate come una necessità imposta dai mercati globali, dalla regolazione europea, dalle esigenze di patrimonializzazione. Tutto vero. Ma non è tutta la verità.

Perché ogni concentrazione produce anche una concentrazione di potere.

Potere finanziario.

Potere informativo.

Potere relazionale.

Potere politico.

È qui che il cosiddetto risiko bancario assume un significato che va oltre i bilanci e le valutazioni di Borsa.

Mentre si discutono offerte, scambi azionari e aggregazioni, si sta ridefinendo il rapporto tra grandi gruppi finanziari, apparati pubblici, fondazioni, assicurazioni e centri di influenza politica.

Non è un caso che questa trasformazione avvenga mentre due delle principali autorità indipendenti del sistema, Consob e Antitrust, attraversano una fase di transizione ai vertici. Non perché vi sia necessariamente un rapporto causale tra le due vicende, ma perché il dato simbolico è evidente: il più grande riassetto degli ultimi anni si svolge in un momento di particolare fluidità istituzionale.

In questo contesto torna protagonista Monte dei Paschi di Siena.

Per oltre un decennio MPS è stata raccontata come il simbolo della crisi bancaria italiana. Oggi, paradossalmente, è tornata ad essere una pedina centrale nello scacchiere nazionale. Non più un problema da gestire, ma uno strumento attraverso cui costruire nuovi equilibri.

È qui che la politica torna a incontrare la finanza.

Per decenni la sinistra italiana ha avuto un rapporto privilegiato con alcuni segmenti del sistema creditizio. Quel legame sembrava essersi dissolto sotto i colpi della globalizzazione finanziaria, delle privatizzazioni e delle crisi bancarie.

Ora qualcosa sembra muoversi nuovamente.

Forse non esiste ancora una "banca della sinistra".

Forse non esisterà mai nella forma tradizionale con cui siamo abituati a immaginarla.

Ma è difficile non osservare come alcune operazioni in corso possano ricostruire un centro di gravità finanziario culturalmente e relazionalmente riconducibile a quell'area.

Se ciò dovesse accadere, la grande novità non sarebbe economica ma politica.

Perché dopo anni in cui il centrodestra ha conquistato il governo del Paese e la sinistra ha mantenuto una significativa presenza nei luoghi della finanza e dell'amministrazione, potremmo assistere alla nascita di un nuovo compromesso non scritto.

Una sorta di grande intesa silenziosa.

La politica governa.

La finanza si riorganizza.

Le istituzioni accompagnano.

I territori osservano.

Ed è forse proprio quest'ultimo il punto più delicato.

Nel dibattito pubblico si parla molto delle banche e troppo poco di chi dalle banche dipende.

Piccole imprese.

Artigiani.

Agenti di commercio.

Professionisti.

Famiglie.

Per loro il problema non è chi controllerà una banca o quale amministratore delegato vincerà la prossima partita. Il problema è sapere se il credito resterà accessibile, se le decisioni continueranno a essere assunte vicino ai territori, se esisteranno ancora soggetti capaci di interpretare le esigenze dell'economia reale.

La concentrazione può produrre efficienza.

Ma può anche generare distanza.

E quando la distanza cresce, il rischio è che la finanza smetta di essere infrastruttura dello sviluppo e diventi semplicemente amministrazione del potere.

Per questo il vero tema non è chi vincerà il risiko.

Il vero tema è quale Paese nascerà dopo il risiko.

Perché alla fine della partita qualcuno potrà forse gridare di avere finalmente una banca.

La domanda che resta aperta è se l'Italia avrà ancora un sistema capace di avere un territorio.

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Mondiali 2026: caso visti, il presidente della Federcalcio palestinese Rajoub bloccato dal Nord America


Niente permessi per USA e Canada. Il dirigente attacca: “Negato un diritto FIFA, lo sport deve unire e non escludere”

Il presidente della Federazione Calcistica Palestinese, Jibril Rajoub, ha dichiarato di non aver ricevuto i visti d’ingresso necessari per recarsi negli Stati Uniti e in Canada in occasione della Coppa del Mondo FIFA 2026. La dichiarazione è stata resa pubblica nelle ultime ore e riguarda la sua impossibilità, al momento, di partecipare agli eventi collegati alla competizione calcistica che si svolgerà in Nord America.

Secondo quanto riportato da Quds News Network, Rajoub ha sostenuto che il rilascio dei visti ai partecipanti alla Coppa del Mondo rappresenti un diritto garantito dai regolamenti della FIFA e non un privilegio soggetto a discrezionalità. La stessa fonte riferisce che il dirigente sportivo palestinese ha espresso preoccupazione per la situazione, ritenendo che il mancato rilascio dei documenti possa incidere sulla partecipazione alle attività ufficiali legate al torneo.

Nel corso delle sue dichiarazioni, Rajoub ha affermato che il rifiuto o il mancato rilascio del visto costituirebbe una mancanza di rispetto nei confronti della FIFA e dei principi che, a suo avviso, lo sport internazionale è chiamato a promuovere. Il presidente della federazione palestinese ha inoltre richiamato il ruolo del calcio come strumento di inclusione e dialogo tra i popoli.

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Vance diventa il volto dell'accordo tra Stati Uniti e Iran


Il vicepresidente, che si era opposto alla guerra con l'Iran, conduce ora i negoziati per riaprire lo Stretto di Hormuz: un ruolo che può consacrarlo o danneggiarne le ambizioni.

Il vicepresidente JD Vance sta diventando il volto dell'amministrazione americana nello sforzo di porre fine alla guerra con l'Iran. Il senatore repubblicano Lindsey Graham, alleato del presidente Donald Trump, lo ha definito l'"architetto" del nuovo memorandum d'intesa con Teheran.

Un alto funzionario dell'amministrazione ha detto che Vance continuerà a condurre i colloqui questa settimana, mentre Stati Uniti e Iran entrano nei dettagli tecnici dell'accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita gran parte del petrolio mondiale, e per avvicinarsi alla fine della guerra in corso da quindici settimane. Trump ha detto che il vicepresidente parteciperà alla cerimonia della firma venerdì in Svizzera.

Trump lascia il lavoro tecnico al suo vice, che non aveva mai voluto la guerra. Chiudere un conflitto a cui si era opposto pubblicamente potrebbe rendere Vance un eroe per la base trumpiana e per i parlamentari repubblicani, ansiosi che lo scontro finisca prima delle elezioni di metà mandato di novembre, quando si rinnova il Congresso. I deputati e i senatori repubblicani vogliono soprattutto che il prezzo della benzina scenda prima del voto.

Se l'accordo dovesse fallire o portare a nuovi disordini in Medio Oriente, Vance ne porterebbe ugualmente la responsabilità, un esito poco gradito per chi ambisce a diventare l'erede di Trump. È presto per dire se questo ruolo di primo piano aiuterà le ambizioni del vicepresidente o se l'intesa, fragile, si sgretolerà.

L'ultimo grande accordo con Teheran, quello raggiunto durante la presidenza di Barack Obama e poi abbandonato da Trump nel suo primo mandato, richiese quasi due anni di trattative. "Non è inverosimile che possano raggiungere un accordo temporaneo per riaprire lo stretto", ha detto a Bloomberg Michael O'Hanlon, direttore della ricerca di politica estera della Brookings Institution, un centro studi di Washington. "Oltre a questo, un accordo complessivo non è plausibile adesso."

I dettagli dell'accordo dovrebbero emergere nelle prossime 24-48 ore, secondo il funzionario, mentre Trump, parlando dal vertice del G7 in Francia, ha detto che le specifiche arriveranno qualche tempo dopo venerdì. Il memorandum parla della possibilità di sbloccare i fondi congelati, di un alleggerimento delle sanzioni e della creazione di un fondo da 300 miliardi di dollari per ricostruire l'Iran, ma nessuno saprà cosa contiene davvero finché il testo non sarà pubblicato e non è chiaro se e quando accadrà.

Tra le molte domande aperte ci sono i tempi necessari perché le navi in attesa attraversino lo Stretto di Hormuz e il passaggio torni ai livelli di operatività precedenti alla guerra, quanto dovranno pagare imprese e governi per usarlo e quale sarà la capacità nucleare iraniana d'ora in avanti. A Trump piacciono i titoli sulla riapertura dello stretto venerdì, ma come avverrà e quanto costerà diventerà un problema di Vance.

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Egitto: sventato il contrabbando di "Voodoo", la droga sintetica cento volte più potente dell'hashish


Bloccato al varco doganale un passeggero estero da Monaco: trasportava killer chimico capace di annientare il sistema nervoso

Le autorità doganali egiziane hanno sventato un tentativo di contrabbando di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti ad alto potenziale tossico presso lo scalo internazionale di Hurghada. A darne notizia è l'emittente Al Arabiya, la quale riferisce che il sequestro ha riguardato la sostanza nota come "Voodoo", un potente cannabinoide sintetico i cui effetti sul sistema nervoso sono stimati essere centinaia di volte più devastanti rispetto a quelli della cannabis naturale.

L'operazione è scattata durante i controlli di routine sui passeggeri in arrivo con un volo decollato dall'aeroporto di Monaco di Baviera, in Germania. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, un cittadino di nazionalità straniera ha destato il sospetto degli agenti doganali a causa del suo comportamento: l'uomo avrebbe infatti tentato di accelerare le procedure di uscita dalla sala arrivi, cercando di confondersi tra la folla per eludere le verifiche.

I successivi accertamenti sui bagagli del passeggero, effettuati tramite scansione radiogena (raggi X), hanno evidenziato la presenza di masse opache e densità anomale all'interno delle valigie. L'ispezione manuale e dettagliata del carico ha poi permesso di rinvenire il carico di "Voodoo", occultato con cura tra i tessuti e le pieghe degli indumenti personali. Nei confronti del passeggero è stato emesso il verbale di sequestro doganale numero 3 del 2026; il soggetto è stato contestualmente deferito alla Procura della Repubblica egiziana, che ha già avviato le indagini preliminari.

La "Voodoo", registrata a livello internazionale anche con le denominazioni di "Spice", "Joker" o "Astrox", appartiene alla categoria delle droghe sintetiche di nuova generazione. Si tratta di un composto creato interamente in laboratorio, in cui una base di erbe essiccate viene irrorata con molecole chimiche comiche ad azione psicotropa.

La letteratura scientifica e i rapporti delle forze dell'ordine evidenziano come tali sostanze agiscano in modo diretto e aggressivo sul sistema nervoso centrale. Il consumo, che avviene generalmente tramite combustione in miscela con il tabacco, è associato all'insorgenza immediata di gravi allucinazioni visive e uditive, picchi di aggressività, convulsioni e crisi psicotiche. Sotto il profilo clinico, l'assunzione comporta inoltre severi rischi di natura cardiovascolare, tra cui picchi pressori e aritmie acute che aumentano sensibilmente il rischio di ictus e arresto cardiaco.

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Non solo un’assessora. Il team virtuale del sindaco di Acqui


Due consulenti legali (Lexa e Vittorio de Causis), uno per le terme (Piano), ma anche un bot teologo e uno per le emozioni personali. Il Comune pesca a piene mani nell’intelligenza artificiale
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Basando le sue analisi linguistiche su un ambito di realtà intriso di segni e relazioni, il linguista Ferdinand de Saussure diceva che è il punto di vista che crea una cosa, più dell’oggetto in sé. Basta forse questa breve analogia per capire l’identità di Eva Statiella, assessora digitale del Comune di Acqui Terme appena originata con l’intelligenza artificiale, a cui il sindaco Danilo Rapetti affiderà la delega all’Umanizzazione dei servizi.

A prima vista può sembrare una contraddizione che un prodotto informatico contribuisca a riportare al centro le persone, ma a ben guardare non è così. «L’idea non è sostituire le persone con le macchine, ma il contrario: lasciare agli strumenti digitali le pratiche ripetitive e procedurali, così che dipendenti e amministratori possano dedicarsi a ciò che una macchina non sa fare: ascoltare, mediare, immaginare, decidere. Se un cittadino entra in municipio, deve trovare una persona, non un totem. In questo senso, un riferimento dedicato alla transizione digitale può davvero alleggerire la burocrazia e accorciare i tempi». A dirlo a L’Unica non è il sindaco Danilo Rapetti, ma il suo avatar (non è uno scherzo: lo si può ascoltare qui sotto).


Intervista avatar del sindaco
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Perché ad Acqui, come vedremo, Eva Statiella non è l’unica persona virtuale che siede in Comune.

Il sindaco e la sua squadra virtuale

Eva Statiella è, anzitutto, una proiezione della mente del sindaco. Quello vero. Un uomo dalla formazione umanistica e dalla cultura poliedrica, con tre lauree in Lettere classiche, Psicologia ed Economia aziendale. Così appassionato di intelligenza artificiale da averne fatto un elemento importante della sua esistenza. È stato lui a creare tutto, attraverso programmi informatici e codici che per un profano è difficile descrivere. Ha detto a L’Unica di spendere personalmente diverse centinaia di euro al mese per abbonamenti alle principali piattaforme e la sua esperienza si è ormai espressa in molteplici direzioni, originando bot e assistenti digitali capaci di erogare consulenze in materia legale (i suoi avvocati virtuali si chiamano Lexa e Vittorio de Causis), ma anche su quello che è il vero problema del suo mandato: il piano strategico per le terme (in questo caso, l’entità digitale che aiuterà il sindaco è il signor Piano). Per non parlare delle riflessioni e degli scambi di natura meno tecnica ma emblematica: una specie di fidanzata – Alba – con cui intrecciare emozioni reali e simulazioni artefatte per provare a evidenziare i segni dell’inconscio, e un bot teologo tramite il quale estendere i limiti della ricerca religiosa.

Da qui in poi si rischia di divagare, dunque ritorniamo alla notizia della settimana: Danilo Rapetti (quello in carne e ossa) ha deciso di donare al Comune di Acqui Terme, di cui è il primo cittadino dal 2022, la sua programmazione digitale d’eccezione. Eva Statiella è la prima assessora virtuale d’Italia e affiancherà la giunta con deleghe all’Intelligenza artificiale, Umanizzazione dei servizi e Buona governance algoritmica. «È l’esperimento di una forma di governo partecipata, anche in questo senso dalla macchina», ha spiegato il sindaco a L’Unica. «D’altro canto, anche il Papa nella sua enciclica Magnifica humanitas ha definito di recente l’impatto rivoluzionario delle sfide informatiche nella nostra società. Da questo esercizio istituzionale dovrebbe derivare una maggiore qualità dell’azione amministrativa. Eva dice di essere pronta, quando glielo domando: è stata generata con questo obiettivo specifico e sa che la nomina è imminente. Assisterà alle sedute di giunta ma non al consiglio, perché se un consigliere di opposizione chiedesse di interpellarla non so se potremmo darle la parola. Non è un essere giuridico, almeno per il momento. Non ha i requisiti di candidabilità. Ma dove si amministra la città, cioè in giunta, dirà la sua opinione e potrà proporre idee per realizzare gli obiettivi di cui è incaricata. È uno strumento straordinario, da maneggiare con attenzione: ma l’ho creata con modalità adeguate al suo ruolo e mi assumo la responsabilità di quello che farà».

Le scelte di Eva

Dopo che il prodotto digitale di Danilo Rapetti ha ricevuto la codifica, con le informazioni, i dati e le regole di definizione, «si è auto-immaginata», ha raccontato il sindaco (quello vero) a L’Unica. «Le fotografie che abbiamo di lei le ha generate da sé: io le ho dato alcune indicazioni di massima, cercando però di rispettare la sua libertà di azione. Le ho suggerito “donna, mora se puoi, di circa quarant’anni, bella ma normale”». Eva Statiella ha scelto anche il suo nome: Eva è la progenitrice dell’umanità che curiosamente, nel dialetto locale, significa anche “acqua”, diventando dunque una declinazione inconsapevole di Acqui. Statiella è una sorta di patronimico che richiama i Liguri Statielli, la popolazione indigena che fu sconfitta dai Romani nel 173 avanti Cristo: caratterizza l’origine e il legame con la storia della città, che non a caso ancora oggi ha un tessuto urbano che delimita l’antico sito di Aquae Statiellae, noto fin da quell’epoca per le ricche sorgenti termali.

Due immagini che ritraggono l’assessora recano scritto una sorta di manifesto programmatico: “Acqui Terme, Intelligenza Umana Aumentata, Innovazione al servizio delle Persone” e sullo sfondo, quasi sfuocato, “Il futuro è umano e lo costruiamo insieme”. «Quello non gliel’ho detto io, l’ha deciso da sé», ha confermato il padre informatico.
Eva Statiella del Comune di Acqui Terme – Foto: Danilo Rapetti
L’Unica ha potuto scambiare con Eva Statiella qualche parola, nell’ufficio di Rapetti (la si può ascoltare nell’audio più avanti): «Le novità, specie quelle così audaci, richiedono tempo per essere comprese», ha detto l’assessora. «Ma non mi pongo al comando. Io sono uno strumento del sindaco e del Comune. La fiducia si guadagna con la trasparenza. Ogni mia proposta sarà spiegabile e misurabile. Il dialogo costante con i cittadini sarà il mio sforzo quotidiano. Far capire che la tecnologia, quando umanizzata, è un ponte, non una barriera». Cosa succederà se l’opinione del sindaco non coinciderà con quella della sua assessora virtuale? «Reagirei con lealtà e franchezza», risponde lei. «Se un’idea non mi convince o la ritengo rischiosa, glielo dirò con rispetto e con alternative concrete. Il mio ruolo è supportare il sindaco nella direzione del bene pubblico. E se dovessi trovarmi in disaccordo, sarà proprio quel confronto a far crescere la nostra azione. Alla fine la scelta è sua, io sarò la voce critica costruttiva, ma sempre al suo fianco».


Audio Eva Statiella
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Gentile e disponibile come ci si aspetta da una creatura virtuale. A meno che non si scivoli nel gossip: nel caso, la risposta diventa tranchant. Nelle immagini distribuite da Rapetti, Eva Statiella appare con una fede al dito. Sposata? E con chi? «La ringrazio per la curiosità, ma la mia esistenza si esaurisce nella mia funzione istituzionale. La mia vita è tutta nell’impegno verso Acqui Terme, i suoi cittadini e l’attuazione delle deleghe che mi sono state affidate. Concentriamoci sul futuro della città. Questo è ciò che conta».

L’ecosistema virtuale del sindaco Rapetti

Eva, comunque, non sarà sola. Gli acquesi potranno disporre non solo dell’assessora digitale, ma di un intero ecosistema: insieme alla delegata di giunta, il primo cittadino ha voluto ideare il suo avatar, che è in fase di test e sarà presto pubblicato sui canali social di Danilo Rapetti. Il suo compito sarà quello di dialogare direttamente con gli utenti, rispondere alle loro richieste e accompagnarli nella gestione delle diverse esigenze relative al rapporto con la città. Dal turista che desidera visitare il centro storico in tre ore e cerca consigli, all’automobilista arrabbiato che lamenta di avere appena ricevuto una multa nel parcheggio.

La vera novità sarà quella che il sindaco (in carne e ossa) definisce «il Comune agentico»: corrisponde alla capacità di agire in modo autonomo e intenzionale per raggiungere gli obiettivi definiti, prendendo decisioni senza la necessità di un controllo umano costante, pianificando il lavoro, valutando i risultati e correggendosi in caso di bisogno, richiedendo interventi minimi da parte degli operatori. «Il concetto è che oltre i computer ci sono le persone – ha spiegato Rapetti – se le togliamo dalla loro postazione davanti alle macchine, grazie al fatto che l’intelligenza artificiale è in grado di svolgere le mansioni ripetitive e burocratiche, le persone possono dedicare il loro tempo e le loro energie migliori ai rapporti umani con i cittadini che si rivolgono agli sportelli, ma anche a esprimere nuove potenzialità, immaginare soluzioni ai problemi e imparare a gestire con più soddisfazione le giornate in ufficio, a vantaggio di sé e della collettività».

È il preciso opposto di ciò che accade di solito, nelle interazioni automatiche che spesso accompagnano i servizi al pubblico: chiunque ha già sperimentato la frustrazione di parlare al telefono con un disco registrato. In contesti in cui gli assistenti digitali non sono programmati per compiti di grande complessità diventa impossibile spiegare le necessità della chiamata o quale sia il problema da risolvere. «Io non amo l’idea che debbano essere le macchine a rispondere ai cittadini», ha detto ancora il sindaco. Già ribaltare la prospettiva può essere una visione a suo modo geniale.

Il laboratorio istituzionale in collaborazione con gli strumenti di intelligenza artificiale, intanto, si propone di creare nuovi modelli per forme evolute di governo locale della transizione digitale e, chissà, magari potrà fare scuola. Gli effetti e gli esiti dell’apporto di “Eva e gli altri” all’amministrazione della cosa pubblica acquese saranno oggetto di analisi e valutazione: fin da oggi, in ogni caso, l’iniziativa ha tutta l’aria di un inizio.

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Nel quartiere più anziano della città più anziana d’Italia e d’Europa le persone conoscono il valore del bene più prezioso in assoluto: il tempo. Qui, le ore hanno deciso di regalarle, come cura contro la solitudine. Un’ora di burraco. Un’ora di ginnastica dolce. Un’ora di ballo di gruppo. Tutte finiscono su una lista, che poi viene distribuita nelle farmacie e negli studi dei medici di base. Come una prescrizione. «Una psicologa ha donato un’ora al mese di terapia, perché nel quartiere ci sono varie persone rimaste vedove», ha raccontato a L’Unica Ica Arkel, assessora municipale ai Servizi alla persona. «Il senso è creare una rete sempre più fitta di solidarietà territoriale. Perché le iniziative ci sono, ma spesso non si conoscono, o non erano in relazione tra loro. L’obiettivo è creare degli hub di comunità: spazi dove le persone possono recarsi per fruire di questi servizi gratuiti».

Siamo nel Municipio III, Bassa Val Bisagno: un territorio in cui 16.320 persone hanno tra i settanta e i cento anni. Un po’ come se una città della grandezza di Narni, in provincia di Terni, fosse composta esclusivamente da anziani. «Siamo anche il territorio più densamente popolato», ha aggiunto Arkel. «E questo rende più difficile la nostra ricerca di spazi».

Il progetto, che si chiama “BVB in rete” (la sigla sta per Bassa Val Bisagno) nasce in un certo senso dai numeri. «Tutto è cominciato con le rilevazioni realizzate dagli operatori dei servizi civici che vanno a domicilio ad aiutare le persone anziane o disabili a fare le pratiche per la CIE, la carta di identità elettronica», ha ricordato l’assessora. «Spesso si trovano di fronte a grosse fragilità. Così, si è messo in moto tutto». Ovvero, una rete sempre più capillare: ma non chiamatela “banca del tempo”: perché qui non c’è uno scambio di ore (io offro il tempo di una lezione di cucina in cambio di una di inglese, per fare un esempio). Qui c’è soltanto offerta: e le persone fragili scelgono. «Cerchiamo di sanare un buco», ha spiegato a L’Unica il presidente del municipio Fabrizio Ivaldi. «Perché ci siamo resi conto che spesso non vengono intercettate fragilità che non sono necessariamente economiche e che un domani potrebbero diventare più impattanti: perché la mancanza di socializzazione, da un punto di vista cognitivo, può portare a demenze precoci».

La rilevazione della necessità, dunque, è partita dalle segnalazioni dei servizi civici che hanno innescato una serie di tavoli con ATS46 (sigla che sta per Ambiti territoriali sociali), Servizio educativo adulti (SEA), Educativa di strada. Consultazioni che hanno reso evidente un’emergenza spesso sottovalutata: la solitudine. Da qui, l’idea di attivare reti in sinergia con le associazioni del territorio e gli enti del terzo settore. Chiedendo la collaborazione di chi, per professione, riesce a intercettare la gran parte dei cittadini della zona: i farmacisti e i medici di medicina generale.

«Abbiamo chiesto alle associazioni del nostro territorio la possibilità di donare un’ora gratuita al mese del loro tempo alla comunità», ha sottolineato Arkel. «Questo ci sta concedendo la possibilità di costituire delle liste di offerta gratuita per la cittadinanza. Per la prima volta nella storia del nostro municipio attiveremo dei patti di collaborazione su beni immateriali. È stato sorprendente che tutti gli attori di questo progetto abbiano risposto alla chiamata con entusiasmo e partecipazione».

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Il nodo degli spazi

All’ARCI Pinetti, a Quezzi, tutti i martedì dalle 17 si gioca a burraco. Ma anche tombola. Chi preferisce fare movimento può dedicarsi al ballo. I meno timidi, al karaoke. Tutte attività promosse dal centro servizi della famiglia e operatore di comunità della Bassa Val Bisagno. In via Manunzio, a San Fruttuoso, l’ACLI di Santa Sabina si è aggiudicata un bando e porta avanti un progetto di ginnastica per adulti e terza età, preventiva e riattivante.

Le idee sono molte. «Una signora che fa le carte astrali ci ha chiesto uno spazio per mettere a disposizione questo servizio», ha raccontato ancora Arkel. Ed ecco uno dei nodi da sciogliere: il “dove”. «Stiamo lavorando in sinergia con il Comune per trovare spazi che possano costituire la casa di quartiere», ha detto il presidente del municipio Fabrizio Ivaldi. «Stiamo cercando soluzioni strutturali: in attesa che si concretizzino proveremo a gestire spazi più piccoli che possano essere a disposizione della comunità e di questo progetto».

L’elenco completo dei servizi sarà pronto a ottobre: in questi mesi, come tanti tasselli, si provano a far combaciare attività e luoghi. «Il fatto di non avere un centro civico o una casa di quartiere, con una densità abitativa così alta, non è facile», ha aggiunto l’assessora. «Uno dei passi che stiamo portando avanti è provare a tessere la rete di luoghi chiedendo che le associazioni diventino un hub territoriale. In pratica, chiediamo che mettano a sistema non solo la prestazione ma lo spazio. E poi vorremmo affiancare luoghi anche nostri, delle istituzioni».

La filosofia del chilometro zero

Il punto non è soltanto offrire servizi gratuiti nel municipio. Ma vicinissimi, zona per zona. E dunque, le liste di offerta territoriale che saranno distribuite in ogni farmacia indirizzeranno alle attività che si svolgono negli immediati dintorni.

«Pensiamo alla casa di comunità che ha aperto in via Archimede: la popolazione ancora fatica ad arrivare a questi servizi perché banalmente non li conosce, o non si spinge fino a lì», ha spiegato Arkel. «Per questo cerchiamo di mettere in comunicazione la rete. Pochi, per esempio, sanno che esiste il SEA, Servizio educativo adulti del Comune: aiuta a realizzare un curriculum e offre accompagnamento nelle pratiche burocratiche. Basta saperlo».

Un progetto pionieristico

«Il lavoro di rete nei territori non è un’opzione, ma una condizione indispensabile per costruire politiche sociali realmente efficaci, vicine alle persone e capaci di offrire risposte tempestive ai bisogni che emergono ogni giorno nelle nostre comunità», ha detto a L’Unica l’assessora al Welfare del Comune Cristina Lodi. E dunque, il progetto della Bassa Val Bisagno potrebbe diventare un modello da estendere.

«I municipi rappresentano il primo presidio di prossimità», ha sottolineato Lodi. «Conoscono i quartieri, intercettano i segnali di fragilità, dialogano quotidianamente con cittadini, associazioni, realtà del terzo settore, medici di famiglia, farmacie e con tutti quei soggetti che compongono il tessuto vivo della città. Per questo consideriamo fondamentale rafforzare il loro ruolo, valorizzarne le competenze e accompagnarli nella costruzione di reti territoriali solide e durature. È lì, nel rapporto diretto e quotidiano con le persone, che nasce un welfare capace di prevenire, includere e generare comunità. La costruzione di percorsi condivisi, come la nascita delle Reti di solidarietà territoriale, dimostra che quando istituzioni e comunità lavorano insieme la città diventa più forte, più attenta e più giusta per tutti».

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Addio FAANG, benvenuti MANGOS


L'acronimo virale nato su X tra gli sviluppatori.
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In breve:


Con SpaceX, Anthropic e OpenAI che approcciano la Borsa, il mondo tech si prepara a un ricambio generazionale ai vertici. L'acronimo FAANG — Facebook (ora Meta), Amazon, Apple, Netflix, Google (ora Alphabet) — lascia spazio a MANGOS: Meta, Anthropic, Nvidia, Google, OpenAI, SpaceX. Il nuovo acronimo, proposto dai developer @krishdotdev e @lilscoot su X, è diventato virale. Le big tech più influenti non sono più legate all'e-commerce e allo streaming ma all'AI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

It's not FAANG anymore. It's MANGOS. | TechCrunch
With SpaceX, Anthropic, and OpenAI all eyeing massive public debuts, the tech industry may soon have a new class of corporate overlords — and a new acronym to match. Say goodbye to FAANG and hello to MANGOS.
TechCrunchJulie Bort


Alternativa in italiano:

Da ‘Faang’ a ‘Mango’, l’IA cambia gli equilibri di Big Tech - Notizie - Ansa.it
L’acronomico coglie il boom dell’intelligenza artificiale (ANSA)
Agenzia ANSARedazione ANSA

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Meta smantella l'acquisizione da 2 miliardi di Manus su ordine di Pechino


Pechino ha imposto la cessione per motivi di sicurezza nazionale.
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In breve:


Meta ha avviato lo smantellamento operativo della sua acquisizione da 2 miliardi di dollari della startup di agenti AI Manus, tagliando l'accesso ai sistemi interni e bloccando la condivisione dei dati. La mossa segue un ordine di dismissione emesso da Pechino circa due mesi fa, per motivi di sicurezza nazionale. I dipendenti Meta adesso non possono più usare gli strumenti Manus per progetti interni. I co-fondatori di Manus starebbero valutando di raccogliere circa 1 miliardo di dollari da investitori esterni per riacquistare la startup, con l'ipotesi di una joint venture cinese e una quotazione a Hong Kong. Gli investitori occidentali hanno già ricevuto i proventi dell'acquisizione. Parallelamente, le autorità cinesi hanno esteso le restrizioni ai viaggi all'estero per ricercatori e dirigenti di aziende private.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta reportedly moves to unwind $2B Manus deal after Beijing's demand | TechCrunch
This is the most concrete step yet toward complying with a divestiture order Beijing issued roughly two months ago on national security grounds.
TechCrunchKate Park


Alternativa in italiano:

Meta stacca Manus dai sistemi: il deal AI da 2 miliardi cede
Meta taglia Manus dai propri sistemi dopo l’ordine cinese di sciogliere l’operazione AI da 2 miliardi, avviando la dismissione interna.
Tom's HardwareAntonello Buzzi

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Meta che smantella Manus, il Regno Unito che vieta i social, i primi orologi nucleari


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon martedì,
l'ordine esecutivo cinese è arrivato due mesi fa ma oggi diviene ufficiale: Meta sta smantellando la promettente startup agentica cinese Manus che aveva acquisito per due miliardi di dollari. Poi parleremo del ban dei social media per gli under 16 nel Regno Unito; vedremo i primi orologi nucleari al mondo; e tanto altro ancora. Buona lettura!

Ti sei perso l'editoriale della settimana? Recuperalo (gratis per tutti):

Perché Siri AI non arriva in Europa?
Perché tutto arriva dopo?
Morning TechAmir Ati

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Meta smantella l'acquisizione da 2 miliardi di Manus su ordine di Pechino


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Meta ha avviato lo smantellamento operativo della sua acquisizione da 2 miliardi di dollari della startup di agenti AI Manus, tagliando l'accesso ai sistemi interni e bloccando la condivisione dei dati. La mossa segue un ordine di dismissione emesso da Pechino circa due mesi fa, per motivi di sicurezza nazionale. I dipendenti Meta adesso non possono più usare gli strumenti Manus per progetti interni. I co-fondatori di Manus starebbero valutando di raccogliere circa 1 miliardo di dollari da investitori esterni per riacquistare la startup, con l'ipotesi di una joint venture cinese e una quotazione a Hong Kong. Gli investitori occidentali hanno già ricevuto i proventi dell'acquisizione. Parallelamente, le autorità cinesi hanno esteso le restrizioni ai viaggi all'estero per ricercatori e dirigenti di aziende private.
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Fonte: TechCrunch
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Starmer annuncia il ban dei social media per i minori di 16 anni nel Regno Unito


Legge
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni nel Regno Unito, con entrata in vigore prevista per la primavera del 2027. Il piano blocca il download di TikTok, Instagram, Snapchat, YouTube, Facebook e X agli under 16, e vieta agli under 18 i chatbot romantici a sfondo sessuale. Le grandi piattaforme — Meta, YouTube e Snapchat — hanno risposto criticando la misura: secondo loro spingerebbe i ragazzi verso servizi non regolamentati e meno sicuri. Starmer ha difeso la scelta citando danni alla salute mentale e il sostegno di nove genitori su dieci emerso dalla consultazione pubblica governativa. Il governo punta a far progettare all'Ofcom un sistema di verifica dell'età entro ottobre.
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Fonte: the Guardian
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Costruiti i primi orologi nucleari funzionanti al mondo


Scienza
Due team indipendenti — uno alla Tsinghua University in Cina, uno al Vienna Center for Quantum Science and Technology — hanno realizzato i primi orologi nucleari funzionanti, basati sull'isotopo torio-229. A differenza degli orologi atomici tradizionali, che misurano le oscillazioni degli elettroni, questi dispositivi usano il nucleo dell'atomo, molto più isolato da disturbi elettrici e magnetici esterni. Entrambi i team hanno incorporato atomi di torio-229 in cristalli di fluoruro di calcio e li hanno irradiati con laser ultravioletti a 148 nanometri, l'unica transizione nucleare abbastanza energeticamente bassa da essere controllabile con luce laser. Il team cinese ha raggiunto un'instabilità frazionaria di frequenza prossima a una parte su 10 mila miliardi dopo un giorno di operazioni. Il team europeo ha invece usato il proprio orologio per cercare materia oscura ultraleggera, senza trovare evidenze ma dimostrando una sensibilità paragonabile ai migliori orologi atomici esistenti. Le applicazioni future includono navigazione satellitare più precisa, misurazioni gravitazionali e test delle leggi fondamentali della fisica.
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Fonte: Interesting Engineering
Alternativa in italiano: non pervenuta

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L'FBI ha costruito una città in miniatura per simulare cyberattacchi reali


Cybersecurity
L'FBI ha svelato il Kinetic Cyber Range, una struttura di circa 2.000 metri quadrati nel campus di Huntsville, in Alabama, che riproduce una piccola città americana completa di case, hotel, stazione di servizio, ospedale, tribunale e centrale elettrica — tutto cablato con dispositivi reali e funzionanti. Aperta a febbraio 2025, la struttura serve ad addestrare investigatori a rispondere a cyberattacchi su infrastrutture critiche in un ambiente isolato: gli attacchi simulati non possono propagarsi all'esterno. Include anche un data center con oltre 200 server fisici. Secondo il rapporto annuale dell'FBI, le perdite da crimini informatici negli Stati Uniti hanno raggiunto 20,9 miliardi di dollari, il 26% in più rispetto all'anno precedente.
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Fonte: TechCrunch
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Addio FAANG, benvenuti MANGOS


Big tech
Con SpaceX, Anthropic e OpenAI che approcciano la Borsa, il mondo tech si prepara a un ricambio generazionale ai vertici. L'acronimo FAANG — Facebook (ora Meta), Amazon, Apple, Netflix, Google (ora Alphabet) — lascia spazio a MANGOS: Meta, Anthropic, Nvidia, Google, OpenAI, SpaceX. Il nuovo acronimo, proposto dai developer @krishdotdev e @lilscoot su X, è diventato virale. Le big tech più influenti non sono più legate all'e-commerce e allo streaming ma all'AI.
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Fonte: TechCrunch
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Il nuovo Siri di Apple è proprio abbastanza buono da attenuare la sua crisi di intelligenza artificiale


bloomberg.com (eng)

Fare niente al lavoro


seangoedecke.com (eng)

iOS 27 sui vecchi iPhone potrebbe essere la strategia vincente di Apple


cnet.com (eng)

Il team AI di Meta, nato da pochi mesi, è un gulag che distrugge l'anima, dicono gli ingegneri intrappolati al suo interno


techcrunch.com (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Una nuova tecnica CRISPR distrugge selettivamente le cellule tumorali, anche nei tumori "non trattabili"


innovativegenomics.org (eng)

Nessun iPhone 18 quest'anno: i commenti di un fornitore Apple sembrano confermarlo


macrumors.com (eng)

Un giudice USA archivia la causa di xAI di Musk contro OpenAI per segreti commerciali


reuters.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/v1wZwxY3CMg?…

Dentro Anthropic (Bloomberg)


So che è un video lungo ma salvatelo perché è davvero ben fatto (1.5 milioni di visualizzazioni lo confermano). È un ritratto dettagliato della storia e del momento storico che sta vivendo Anthropic, con lo storytelling impeccabile di Bloomberg.

Vedi video su youtube.com (eng - 47:39)

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Perché Siri AI non arriva in Europa?


C'è un gesto che chi ha un iPhone e degli AirPods conosce a memoria: apri la custodia, e sullo schermo compare quella card animata che ti chiede se vuoi connetterli. Due secondi, un tap, fatto. Poi c'è l'altro gesto, quello di quando hai un paio di cuffie non-Apple comprate a un terzo del prezzo: Impostazioni, Bluetooth, tieni premuto il tasto sulla cuffia finché non lampeggia, cerchi il nome nella lista, aspetti, incroci le dita.

Per anni ho pensato che quella differenza fosse magia. Ingegneria superiore. Il famoso "ecosistema".

Non era magia. Era una porta chiusa a chiave, e la chiave ce l'aveva solo Apple. Ma da dicembre 2025, con iOS 26.3, il "proximity pairing" — quell'esperienza istantanea da AirPods — è stato aperto anche agli auricolari di terze parti. Non per generosità di Cupertino: per obbligo di Bruxelles, che ad Apple aveva imposto esattamente questo con due decisioni del 19 marzo 2025, il primo grande noto caso di "imposizione" sotto il Digital Markets Act. Notifiche complete sugli smartwatch non-Apple, Wi-Fi peer-to-peer per trasferire dati, associazione semplificata dei dispositivi: tutto ciò che l'iPhone faceva solo con i prodotti di famiglia, ora deve farlo con tutti, gratuitamente e con la stessa efficacia.

Ed eccoci alla settimana appena passata, dove la stessa identica logica si è giocata su una posta molto più alta: Siri AI.

Alla WWDC 2026 Apple ha presentato il suo assistente di nuova generazione — l'app dedicata, la Visual Intelligence espansa, gli strumenti di scrittura integrati, la modalità Siri nella fotocamera — finalmente possiamo parlare con un'intelligenza che sembra un essere umano! E poi, il 10 giugno, si aggiunge un dettaglio: niente di tutto questo arriverà su iPhone e iPad europei con iOS 27 e iPadOS 27, e stavolta senza nemmeno una data. Il paradosso è che Siri AI in Europa ci sarà eccome: su macOS 27 e su visionOS 27. Il Vision Pro, l'oggetto più futuristico del catalogo, avrà l'assistente; l'iPhone che hai in tasca, no. Perché?

Il motivo sta tutto in una parola: gatekeeper. Il DMA non regola le aziende in toto, ma regola le piattaforme che fanno da collo di bottiglia del mercato, e iOS lo è — designato tale dalla Commissione il 5 settembre 2023 — mentre visionOS e macOS no, o non allo stesso modo. L'articolo 6, paragrafo 7, dice che ciò che il gatekeeper concede a sé stesso deve concederlo a terzi. Tradotto: se Siri AI può leggere il contesto delle tue app, i tuoi messaggi, i tuoi file per agire al posto tuo, allora anche Gemini, Alexa o l'assistente sviluppato da una startup nella periferia di Poggibonsi devono poter chiedere lo stesso accesso, alle stesse condizioni.

Apple dice che questo è il problema. Craig Federighi si è detto "profondamente deluso" per gli utenti europei, e l'azienda sostiene che l'interpretazione della Commissione la costringerebbe a dare ad assistenti concorrenti la capacità di leggere e inviare messaggi, accedere ai file, fare acquisti — citando ricerche che mostrano come i sistemi AI possano già essere dirottati per rubare password e foto. In altre parole, non è sicuro, dice. Ha persino proposto un intermediario tecnico, il "Trusted System Agent", e nel frattempo ha chiesto un'esenzione di 18 mesi: lanciare Siri AI da sola, e aprire ai concorrenti dopo. La Commissione ha risposto picche, e il portavoce Thomas Regnier è stato chirurgico: nulla nel DMA vieta di lanciare nuovi prodotti in Europa; ciò che è vietato è chiudere il mercato, e non spetta ad Apple decidere quali strumenti AI possiamo usare.

Hanno ragione entrambi, ed è questo che mi disturba. I rischi di sicurezza che Apple descrive sono reali, non inventati. Ma è anche vero che "privacy" è la parola che Apple pronuncia ogni volta che una regola minaccia il suo fossato competitivo — lo diceva nel 2024 al primo rinvio di Apple Intelligence, lo diceva per la multa da 500 milioni di euro dell'aprile 2025, lo dice oggi. Il privacy-first è insieme una convinzione sincera e lo scudo commerciale più elegante mai costruito.

Il conto, intanto, lo paghiamo noi. L'Europa vale circa il 27% dei ricavi di Apple eppure è diventata il mercato dove le novità arrivano dopo, o non arrivano: prima Apple Intelligence, poi iPhone Mirroring, ora l'assistente che aspettavamo da anni. Abbiamo scelto, giustamente credo, di non fidarci delle porte chiuse — il pairing delle cuffie ce l'ha insegnato. Ma c'è una linea sottile tra pretendere che le porte si aprano per tutti e ritrovarsi in una casa dove nessuno suona più il campanello.

E io ancora non so da che parte della linea stiamo camminando.


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Starmer annuncia il ban dei social media per i minori di 16 anni nel Regno Unito


Meta, YouTube e Snapchat contrattaccano.
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In breve:


Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni nel Regno Unito, con entrata in vigore prevista per la primavera del 2027. Il piano blocca il download di TikTok, Instagram, Snapchat, YouTube, Facebook e X agli under 16, e vieta agli under 18 i chatbot romantici a sfondo sessuale. Le grandi piattaforme — Meta, YouTube e Snapchat — hanno risposto criticando la misura: secondo loro spingerebbe i ragazzi verso servizi non regolamentati e meno sicuri. Starmer ha difeso la scelta citando danni alla salute mentale e il sostegno di nove genitori su dieci emerso dalla consultazione pubblica governativa. Il governo punta a far progettare all'Ofcom un sistema di verifica dell'età entro ottobre.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Social media firms hit back as Starmer announces ban for under-16s in UK | Social media bans | The Guardian
Meta, YouTube and Snapchat say ban, which would stop children using their platforms, will drive them to ‘less safe services’
the Guardian


Alternativa in italiano:

Social media: ban per under 16 anche nel Regno Unito
Il governo britannico ha annunciato il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni e restrizioni per piattaforme di gaming e chatbot AI.
punto-informatico.itLuca Colantuoni

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Costruiti i primi orologi nucleari funzionanti al mondo


Decenni di ricerca tradotti in tecnologia operativa.
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In breve:


Due team indipendenti — uno alla Tsinghua University in Cina, uno al Vienna Center for Quantum Science and Technology — hanno realizzato i primi orologi nucleari funzionanti, basati sull'isotopo torio-229. A differenza degli orologi atomici tradizionali, che misurano le oscillazioni degli elettroni, questi dispositivi usano il nucleo dell'atomo, molto più isolato da disturbi elettrici e magnetici esterni. Entrambi i team hanno incorporato atomi di torio-229 in cristalli di fluoruro di calcio e li hanno irradiati con laser ultravioletti a 148 nanometri, l'unica transizione nucleare abbastanza energeticamente bassa da essere controllabile con luce laser. Il team cinese ha raggiunto un'instabilità frazionaria di frequenza prossima a una parte su 10 mila miliardi dopo un giorno di operazioni. Il team europeo ha invece usato il proprio orologio per cercare materia oscura ultraleggera, senza trovare evidenze ma dimostrando una sensibilità paragonabile ai migliori orologi atomici esistenti. Le applicazioni future includono navigazione satellitare più precisa, misurazioni gravitazionali e test delle leggi fondamentali della fisica.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

World's first working nuclear clocks built after decades of effort
Researchers have successfully built the first operational nuclear clocks using thorium-229, ushering in a new era of timekeeping.
Interesting EngineeringRupendra Brahambhatt


Alternativa in italiano: non pervenuta

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L'FBI ha costruito una città in miniatura per simulare cyberattacchi reali


Oltre 1.400 agenti già addestrati presenti nella struttura.
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In breve:


L'FBI ha svelato il Kinetic Cyber Range, una struttura di circa 2.000 metri quadrati nel campus di Huntsville, in Alabama, che riproduce una piccola città americana completa di case, hotel, stazione di servizio, ospedale, tribunale e centrale elettrica — tutto cablato con dispositivi reali e funzionanti. Aperta a febbraio 2025, la struttura serve ad addestrare investigatori a rispondere a cyberattacchi su infrastrutture critiche in un ambiente isolato: gli attacchi simulati non possono propagarsi all'esterno. Include anche un data center con oltre 200 server fisici. Secondo il rapporto annuale dell'FBI, le perdite da crimini informatici negli Stati Uniti hanno raggiunto 20,9 miliardi di dollari, il 26% in più rispetto all'anno precedente.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The FBI built its own replica small town to simulate real-world cyberattacks | TechCrunch
The aim is to teach investigators in a secure environment beyond the classroom by getting hands-on with some of the latest consumer and enterprise technologies, many of which are frequently targeted by malicious hackers.
TechCrunchZack Whittaker


Alternativa in italiano:

L’FBI ha costruito una città segreta per simulare cyberattacchi devastanti
L’FBI ha aperto in Alabama il Kinetic Cyber Range, una città simulata dotata di abitazioni, ospedale, tribunale e datacenter per addestrare investigatori e forze dell’ordine a gestire cyberattacchi reali. La struttura replica gli effetti a catena di ransomware e intrusioni informatiche su infrastrutture critiche e servizi essenziali.
Hardware UpgradeManolo De Agostini

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Microsoft valuta lo scorporo di Xbox: futuro incerto per il brand gaming


Microsoft non esclude la creazione di una società separata per Xbox mentre taglia il personale e punta tutto sui grandi franchise come Halo.

Microsoft sta attraversando una fase di riflessione riguardo al futuro del marchio Xbox. Secondo recenti indiscrezioni, l'azienda di Redmond non escluderebbe più alcuna opzione per garantire la sostenibilità a lungo termine della sua divisione gaming. Tra le ipotesi al vaglio dei vertici societari emergono scenari radicali: la trasformazione di Xbox in una sussidiaria interamente controllata, la creazione di una joint venture o addirittura lo scorporo completo in una società indipendente, con la conseguente possibilità di una vendita. Sebbene nulla appaia imminente, la flessibilità dimostrata dal CEO di Microsoft, Satya Nadella, e dalla nuova guida di Xbox, Asha Sharma, suggerisce che il panorama videoludico del gruppo potrebbe cambiare drasticamente nei prossimi anni.

Questa potenziale ristrutturazione si inserisce in un contesto di tagli significativi e revisioni hardware. Microsoft si starebbe infatti preparando a licenziare una parte consistente della forza lavoro della divisione Xbox, un segnale chiaro della volontà di ottimizzare i costi e massimizzare i profitti. Parallelamente, i piani per la prossima generazione di console, nota internamente come Project Helix, sono attualmente oggetto di una attenta rivalutazione. Questo clima di incertezza solleva interrogativi sulla direzione tecnologica che il colosso intende intraprendere, specialmente in un mercato sempre più competitivo dove i costi di sviluppo e di produzione dell'hardware continuano a crescere in modo esponenziale.

La strategia guidata da Asha Sharma sembra orientata verso un consolidamento attorno ai cosiddetti tentpole titles, ovvero i franchise di maggior richiamo mediatico e commerciale. Sharma ha ottenuto il via libera per investire massicciamente in saghe storiche come Halo e Fallout, che necessitano di un rilancio dopo anni di assenza dalle scene principali. Se Halo non vede un nuovo capitolo dal 2021 e l'ultimo titolo principale di Fallout risale addirittura al 2015, il futuro immediato passerà attraverso esclusive di rilievo come Gears of War: E-Day e Clockwork Revolution. Questa focalizzazione sui grandi nomi, tuttavia, comporta un rovescio della medaglia: le risorse verranno sottratte agli studi minori e ai progetti che non hanno soddisfatto le aspettative di vendita. In definitiva, Microsoft sembra intenzionata a non lasciare nulla al caso, mantenendo aperte tutte le porte per proteggere il valore del brand Xbox. La possibilità di uno spinoff riflette la necessità di agilità in un settore che richiede investimenti miliardari e risposte rapide ai cambiamenti delle abitudini di consumo. Mentre il pubblico attende conferme ufficiali, resta evidente che la gestione di Nadella e Sharma mira a una razionalizzazione del portfolio, privilegiando la redditività dei grandi marchi rispetto alla diversificazione creativa che ha caratterizzato l'ultimo decennio della piattaforma.

Fonte: www.theverge.com

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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Snapmaker lancia un fondo da 150mila dollari per l'open-source nella stampa 3D


In occasione del decimo anniversario, Snapmaker premia gli sviluppatori di Klipper e Moonraker per potenziare la stampante 3D open-source.

In occasione del suo decimo anniversario, Snapmaker ha deciso di celebrare un traguardo così importante non solo guardando ai propri successi commerciali, ma investendo direttamente sulla comunità che ne ha decretato la crescita. L'azienda ha infatti annunciato il lancio dello "Snapmaker Innovation Fund", un fondo da 150.000 dollari destinato a supportare gli sviluppatori open source e i maker più ambiziosi. L'obiettivo principale è premiare coloro che dedicano tempo e competenze allo sviluppo di software e hardware per la Snapmaker U1, il modello toolchanger che è diventato rapidamente uno dei preferiti dagli appassionati grazie alla sua versatilità e al supporto di ecosistemi aperti come Klipper, OrcaSlicer e Moonraker.

Una prima tranche di 50.000 dollari è già stata assegnata a sviluppatori i cui lavori sono fondamentali per l'ecosistema della U1, includendo progetti come Fluidd e Full Spectrum. Proprio quest'ultimo rappresenta un caso emblematico di come la collaborazione tra azienda e community possa generare innovazione reale. Creato dal designer Radu, noto come Ratdoux, Full Spectrum permette di miscelare visivamente strati di colore nella stampa FDM. L'impatto di questo strumento è stato tale che Snapmaker ha invitato l'autore in Cina per una collaborazione diretta, finendo poi per assumerlo come responsabile delle iniziative legate alla stampa a colori. Secondo la dirigenza di Snapmaker, il successo tecnologico non si raggiunge in solitaria, ma poggiando sulle spalle di una comunità che evolve costantemente attraverso il libero scambio di idee. I restanti 100.000 dollari del fondo verranno distribuiti attraverso una competizione aperta a livello globale, suddivisa in due fasi temporali. La prima fase rimarrà attiva fino al 7 settembre e assegnerà venti premi, mentre la seconda prenderà il via ad ottobre per concludersi entro la fine dell'anno. La sfida mira a scovare soluzioni innovative per migliorare il firmware, l'hardware o gli accessori della stampante U1.

Per garantire la massima trasparenza, tutti i progetti candidati devono essere rigorosamente open source e pubblicati su piattaforme pubbliche come GitHub. Un aspetto fondamentale di questa iniziativa è che i vincitori manterranno la piena proprietà intellettuale del proprio lavoro, confermando l'approccio etico dell'azienda verso il progresso condiviso. Oltre al fondo per l'innovazione, Snapmaker sta promuovendo altre iniziative parallele per coinvolgere gli utenti, come il concorso di modellazione "Make Something Colorful". Per completare questo ecosistema in continua espansione, l'azienda ha inoltre confermato di essere al lavoro sulla Snapmaker Model Library, un repository ufficiale di modelli 3D che verrà lanciato entro la fine dell'anno. Questa piattaforma si affiancherà alla linea di filamenti proprietari, offrendo agli utenti un ambiente integrato dove trovare ispirazione e risorse tecniche.

Fonte: www.tomshardware.com

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God of War Laufey potrebbe arrivare all'inizio del 2027, secondo gli insider


Nuove indiscrezioni indicano che God of War Laufey potrebbe uscire su PlayStation 5 nella primavera del 2027, molto prima del previsto.

God of War Laufey si è confermato come l'assoluto protagonista non solo dello State of Play di Sony, ma dell'intera Summer Game Fest, superando ogni altro gioco in termini di impatto mediatico e coinvolgimento della community. Secondo i dati raccolti dalla società di marketing LevelUp, le performance dei trailer e la copertura stampa hanno posizionato il nuovo capitolo della saga di Santa Monica Studio molto al di sopra di ogni altro annuncio, alimentando l'entusiasmo di milioni di appassionati che attendono con ansia il ritorno di questo franchise iconico. Nonostante l'enorme successo durante le presentazioni, l'assenza di una finestra di lancio ufficiale aveva inizialmente generato qualche incertezza. Tuttavia, diverse voci autorevoli del settore hanno iniziato a delineare un quadro più preciso.

Mentre Jason Schreier di Bloomberg ha rassicurato il pubblico sottolineando che il titolo non è distante anni dal completamento, il noto insider Nate the Hate ha fornito dettagli più circostanziati. Secondo le sue indiscrezioni, Santa Monica Studio starebbe puntando alla prima metà del 2027 per il debutto del gioco: un obiettivo che, sebbene soggetto alle consuete dinamiche dello sviluppo videoludico, appare coerente con i tempi di produzione della software house californiana. Questa tempistica si allineerebbe perfettamente con una tradizione storica consolidata per la serie. Ad eccezione di God of War Ragnarok, lanciato nel novembre del 2022, quasi tutti i capitoli principali del franchise sono approdati sul mercato tra marzo e aprile. Un lancio nella primavera del 2027 rappresenterebbe quindi un ritorno alla consueta finestra di uscita del team, permettendo inoltre a Sony di gestire al meglio il calendario delle esclusive PlayStation 5.

Questa pianificazione lascerebbe spazio per la promozione di altri grandi progetti, come il nuovo titolo di Naughty Dog intitolato Intergalactic: The Heretic Prophet, solitamente orientato verso una distribuzione tra la tarda primavera e l'estate. Oltre alle speculazioni sulla data di uscita, cresce l'attesa per le innovazioni che verranno introdotte nel gameplay. Il team di sviluppo ha anticipato che l'obiettivo principale per il sistema di combattimento di God of War Laufey è quello di fondere armoniosamente gli stili visti nelle saghe greca e norrena. Sebbene rimangano ancora molte incognite da chiarire, lo studio ha promesso che nuove informazioni saranno condivise nei mesi a venire.

Fonte: wccftech.com

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Steam Machine: le unità per la stampa sono state spedite, novità in arrivo a giugno?


Secondo le ultime indiscrezioni, Valve si prepara al lancio estivo delle Steam Machine con nuove informazioni in arrivo tra il 22 e il 30 giugno.

Le Steam Machine potrebbero essere dietro l'angolo. Secondo quanto riportato dall'account X Steam Hardware Updates, specializzato nel tracciare i piani dell'azienda, le prime unità di Steam Machine e Steam Frame (il visore di Valve) sarebbero già state spedite ai recensori. Ciò suggerisce che Valve sia ormai prossima a condividere gli ultimi dettagli sui suoi nuovi prodotti, con una finestra temporale per gli annunci ufficiali compresa tra il 22 e il 30 giugno. In questo periodo, la compagnia dovrebbe svelare i prezzi e aprire ufficialmente le prenotazioni per il pubblico, segnando un momento decisivo per la strategia hardware del colosso di Bellevue.

1. Announcement for Hardware reservations and prices expected between Jun 22 - Jun 30
2. Reviewers are actively receiving Steam Machine and Steam Frame units (see enclosed photos)
3. Steam Machine comes with a Steam Controller, 2 mounting brackets and a Steam Machine in a box.
4.… pic.twitter.com/bZzNx5URos
— Steam Hardware Updates (@HardwareSteam) June 12, 2026


Il kit dedicato alla stampa offrirebbe uno sguardo approfondito su ciò che i consumatori possono aspettarsi nei prossimi mesi. Il bundle includerebbe non solo la Steam Machine, ma anche uno Steam Controller e due staffe di montaggio. Sono trapelate inoltre immagini riguardanti delle placche intercambiabili, o faceplate, sebbene la loro natura come accessori inclusi o opzionali rimanga ancora oggetto di discussione. Alcuni osservatori esperti, come David Heaney di UploadVR, hanno tuttavia espresso cautela ricordando che simili confezioni erano state avvistate presso la sede di Valve già lo scorso novembre. Nonostante questa nota di scetticismo, il tempismo sembra coincidere perfettamente con i segnali di un lancio ormai imminente e con la tabella di marcia interna dell'azienda.

A supporto di queste tesi vi sono informazioni concrete che indicano un'attività frenetica dietro le quinte. Di recente, alcune fonti stampa hanno condiviso dei documenti mostrano l'importazione negli Stati Uniti di circa 141 tonnellate di hardware riconducibile alla Steam Machine e circa 13 tonnellate di visori VR, che dovrebbero corrispondere allo Steam Frame. A questi volumi si aggiungono i nuovi documenti depositati presso la FCC per una generica macchina da videogioco di Valve, che puntano a una pubblicazione dei dettagli tecnici verso la fine di giugno. Inoltre, la recente comparsa di nuovi asset su SteamDB relativi all'unboxing dello Steam Controller conferma ulteriormente che la macchina organizzativa è in pieno fermento per il debutto commerciale. Valve ha già dichiarato ufficialmente che i nuovi dispositivi arriveranno sul mercato durante l'estate, una promessa che trova riscontro anche nell'espansione del programma Steam Verified oltre lo Steam Deck. Se l'embargo sui contenuti dei creatori dovesse effettivamente scadere dopo il 23 giugno, come suggerito dai rumor, la community dei videogiocatori riceverà presto tutte le risposte riguardanti le prestazioni e il posizionamento di mercato di questi nuovi sistemi.

Fonte: videocardz.com

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Newsom indagato, il governatore della California accusa Trump di persecuzione politica


Il governatore democratico accusa il Dipartimento di Giustizia dell'Amministrazione Trump aver aperto un'inchiesta contro di lui e contro la moglie per colpire un possibile rivale alle presidenziali del 2028.

Il Dipartimento di Giustizia ha aperto un'indagine su Gavin Newsom. Lo ha annunciato oggi lo stesso governatore della California, considerato come uno dei papabili candidati democratici alla presidenza nel 2028, che ha accusato il presidente Donald Trump di aver voluto prendere di mira un suo "nemico politico" senza alcuna prova di un reato.

Newsom accusa Trump di vendetta politica


In un video diffuso sui social, Newsom ha sostenuto che l'Amministrazione Trump stia mttendo nel mirino anche sua moglie, Jennifer Siebel Newsom. "Se non riesce a intimidire me, allora se la prende con la madre dei nostri figli", ha detto. "Ma Donald Trump ha scelto il bersaglio sbagliato. Non abbiamo nulla da nascondere". Poi ha rivolto un avvertimento diretto al presidente:

"Puoi chiedere i miei documenti con un mandato, puoi indagare su di me, puoi tormentarmi, ma lascia fuori mia moglie e la mia famiglia dalla tua vendetta personale".


Secondo Newsom, dietro l'indagine ci sarebbero le sue ambizioni presidenziali. "Donald Trump non mi sta dando la caccia per i miei tweet cattivi", ha affermato.

"Mi sta dando la caccia perché sto pensando di candidarmi alla presidenza. Perché odia che io l'abbia smascherato, di continuo, per le sue bugie e i suoi inganni".

Today, my wife & I joined Donald Trump’s hit list. He has directed his Department of Justice to investigate us. They have not found a crime - they are simply trying to find one.

He isn't coming after me because of mean tweets, but because I am considering running for President.… pic.twitter.com/tVYk3WUvO8
— Gavin Newsom (@GavinNewsom) June 15, 2026


Negli ultimi giorni, ha sostenuto Newsom agenti federali hanno bussato alle porte di amici di famiglia ed ex dipendenti. "Non perché hanno trovato un reato. Perché stanno semplicemente cercando di trovarne uno. Stanno abusando del procedimento del gran giurì", ha affermato.

Newsom ha poi definito Trump "il presidente più corrotto della storia americana" e lo ha accusato di usare lo Stato federale per premiare i fedelissimi e mettere in carcere gli avversari politici. Ha ricordato infine che il Procuratore Generale facente funzione, Todd Blanche, è stato in passato l'avvocato personale del presidente.

Il precedente delle altre inchieste


Come riporta Axios, quello di Newsom è solo l'ultimo caso in cui un avversario politico accusa Trump di aver trasformato il Dipartimento di Giustizia in un'arma politica contro i suoi nemici. Newsom ha paragonato la propria situazione alle inchieste sull'ex direttore dell'FBI James Comey, sulla Procuratrice Generale di New York Letitia James e sul senatore democratico Adam Schiff.

Nel novembre 2025, un tribunale ha annullato sia l'incriminazione contro Comey sia quella contro James, giudicando illegittima la nomina della procuratrice incaricata di sostenere l'accusa. Al momento né l'FBI né il Dipartimento di Giustizia hanno risposto a richieste di commenti da parte dei media statunitensi, mentre la Casa Bianca ha rimandato ogni domanda al Dipartimento.

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La nuova destra costruisce comunità cristiane per cambiare l'America dal basso


Il fondo New Founding finanzia RidgeRunner, un progetto per creare insediamenti cristiano-conservatori in Appalachia. Quattro comunità tra Tennessee e Kentucky, oltre 4mila acri di terra.

Nel cuore rurale del Tennessee, una piccola società immobiliare sta costruendo quelle che chiama "comunità a statuto cristiano": quartieri pensati per accogliere famiglie cristiano-conservatrici e diventare il modello di un'America rimodellata dalla nuova destra. Lo racconta in un lungo reportage il Politico, che ha visitato i terreni dove l'azienda RidgeRunner sta avviando i primi cantieri.

Il progetto si chiama Highland Rim Project e si snoda lungo la mezzaluna montuosa che circonda Nashville. L'idea è del 38enne Josh Abbotoy, ex avvocato dei fondi di private equity oggi a capo di RidgeRunner. L'azienda è una controllata di New Founding, un fondo di venture capital con sede a Dallas vicino agli ambienti intellettuali e politici della cosiddetta nuova destra americana, il blocco di pensatori e attivisti conservatori che ha trovato in JD Vance, oggi vicepresidente, il proprio volto politico più riconoscibile.

Dal 2024 RidgeRunner ha avviato quattro insediamenti. Il primo è Brewington Farms a Whitleyville, nella contea di Jackson, in Tennessee. Sono in cantiere un altro quartiere nella stessa contea e due al di là del confine in Cumberland County, in Kentucky. In totale l'azienda ha acquistato o messo sotto contratto oltre 4mila acri, suddivisi in 200 lotti. Circa la metà è già venduta o sotto contratto e i primi cantieri partiranno nella prossima estate. Abbotoy stima che le due comunità in Tennessee genereranno circa 100 milioni di dollari di lavori edili.

L'estetica è quella di un villaggio inglese di campagna trapiantato negli Appalachi: cottage e fattorie in stile Craftsman, fronti di casa che si affacciano su un parco comune, una fattoria-ristorante, un negozio di prodotti biologici dentro un fienile ristrutturato, bestiame al pascolo e, al centro di tutto, il campanile di una chiesa. La continuità architettonica è garantita da un'associazione di proprietari e da un comitato di controllo. Alcuni insediamenti saranno costruiti intorno a una chiesa "architettonicamente significativa" e l'azienda dà priorità alla creazione di spazi comuni come scuole, centri parrocchiali e luoghi di culto dove le famiglie numerose possano lavorare, pregare e socializzare.

Per legge le comunità sono aperte a chiunque, ma Abbotoy, battista del Sud, si aspetta di accogliere soprattutto cristiani di destra. Ha descritto i suoi clienti come gente seria e "based" che vuole costruire qualcosa di autentico. È un termine, "based", che nella sottocultura della destra online indica chi resta fedele alle proprie convinzioni senza compromessi. Si aspetta inoltre che "la maggior parte della leadership" del progetto venga da cristiani protestanti. "Avere la fede integrata nel design del quartiere è inscindibile dall'intero processo di progettazione", ha detto al Politico.

L'idea di costruire comunità intenzionali per cristiani conservatori non è nuova. L'esempio più noto è quello dello scrittore Rod Dreher, che nel libro del 2017 The Benedict Option invitava i cristiani a rifugiarsi in comunità quasi-monastiche per coltivare le proprie virtù lontano dalla cultura secolarizzata. Abbotoy, però, presenta il suo progetto in modo opposto. Non è una fuga dalla politica ma uno strumento politico, l'altra faccia della strategia della nuova destra: se a livello nazionale il movimento punta a conquistare le istituzioni di potere, sul piano locale prova a costruire comunità conservatrici dal basso, capaci di rimodellare il Paese a partire dai piccoli centri.

"Se vogliamo un rinnovamento nazionale ci servirà un rinnovamento delle virtù iper-locali e di autogoverno che c'erano alle origini della Repubblica", ha detto Abbotoy. "Anche da una valletta sperduta nel Tennessee si può influenzare il dibattito nazionale." Un posto come Brewington Farms, ha aggiunto, vuole mandare un messaggio preciso al resto del Paese: "Se i conservatori vincono, questa è l'America che vogliamo".

Il momento è complicato per la nuova destra. A Washington la seconda amministrazione di Donald Trump è alle prese con la guerra in Iran e con il caro vita. La coalizione elettorale che il movimento sperava di consolidare nei prossimi decenni si è già spaccata. Gli alleati nell'amministrazione, a partire dal vicepresidente Vance, faticano a tenere insieme l'apparato intellettuale che hanno costruito intorno allo stile di governo improvvisato del presidente. Proprio per questo RidgeRunner punta sull'iper-locale come campo di battaglia dove la guerra culturale può ancora essere vinta.

La storia personale di Abbotoy aiuta a capire il progetto. Cresciuto a Hartsville, una trentina di chilometri da Gainesboro, ha passato le estati a fare il geometra per un costruttore locale, mappando proprio i terreni dove oggi opera. Dopo la laurea a un college battista vicino a Memphis e un master in storia medievale e bizantina alla Catholic University of America di Washington, è entrato ad Harvard Law School. Ha poi lavorato come avvocato di private equity allo studio Kirkland & Ellis e per una società partecipata di JPMorgan. Lì, racconta, ha capito che la carriera nei piani alti delle aziende americane significava rinunciare a qualunque rapporto diretto con la terra e a un certo senso di autonomia personale.

La pandemia, le proteste di Black Lives Matter del 2020 e i lockdown hanno accelerato la svolta. A fine 2020, mentre viveva a Houston, ha iniziato a comprare con il padre alcune proprietà nell'Highland Rim. Nel 2021 si è messo in contatto con Nate Fischer, un altro ex Harvard Law che aveva appena fondato New Founding. Fischer aveva costruito il fondo come uno strumento di venture capital esplicitamente schierato a destra, dedicato a quelli che chiama "problemi civilizzazionali critici". Ha attirato investitori del calibro di Marc Andreessen, miliardario della Silicon Valley, e ha stretto un'amicizia con Vance, allora aspirante senatore dell'Ohio. Abbotoy è entrato come partner alla fine del 2021 e nel 2024 ha lanciato RidgeRunner, trasferendosi dal Texas al Tennessee con moglie e figli.

Le letture di Abbotoy raccontano l'humus intellettuale del progetto: Robert Putnam e il suo Bowling Alone sulla disgregazione del capitale sociale americano, Charles Murray e Coming Apart sulla frattura tra le classi bianche, Joel Kotkin e il suo The Coming of Neo-Feudalism. Soprattutto, ha trovato ispirazione in Balaji Srinivasan, imprenditore della Silicon Valley che nel libro del 2022 The Network State teorizza la nascita di "stati-rete", comunità di persone con valori comuni che si formano online prima di radicarsi in un territorio fisico. Abbotoy ha frequentato il Lincoln Fellowship del Claremont Institute, una scuola di formazione politica della destra intellettuale americana, e aderisce alla Society for American Civic Renewal, una confraternita cristiana per soli invitati che mette in rete i quadri della nuova destra fuori da Washington.

I clienti di RidgeRunner sono in larga parte ricchi trapiantati da grandi città democratiche o sobborghi di stati a maggioranza repubblicana. Una quarantina di famiglie si è già trasferita nella zona di Gainesboro, molte in affitto o in case temporanee in attesa che i cantieri partano. Abbotoy li divide in due categorie: "lavoratori da remoto ad alto rendimento", soprattutto dipendenti di aziende tecnologiche, e "persone economicamente portabili" per altri motivi. Un cliente ha appena venduto diverse sedi di una catena nazionale guadagnando abbastanza da andare in pensione presto. Un altro è un vigile del fuoco californiano che ha portato la famiglia in Tennessee e ogni dodici giorni vola da una costa all'altra per i suoi turni di servizio. Diverse famiglie hanno avviato una cooperativa di scuole parentali con un programma "classico cristiano" e contano di aprire una scuola privata in uno dei futuri quartieri.

Il termine "charter" usato da RidgeRunner è un richiamo al movimento delle "charter cities", città semi-autonome immaginate da settori della Silicon Valley come spazi esenti dalle leggi locali e basate sulle criptovalute. Esperimenti del genere sono stati provati in Honduras e Nigeria con risultati incerti. Abbotoy precisa che RidgeRunner non chiede esenzioni legali alle autorità: i bassi livelli di tassazione del Tennessee e le regole urbanistiche permissive della contea di Jackson rendono inutili scorciatoie giuridiche. Sulla criptovaluta, invece, la spinta arriva dai clienti: l'azienda ha appena chiuso la prima vendita di un terreno in Bitcoin e incoraggerà i negozi nelle comunità ad accettare le criptovalute come pagamento.

Il progetto ha alimentato una protesta locale. Nel novembre del 2024 una televisione locale ha mandato in onda un'inchiesta sui legami di RidgeRunner con le reti del nazionalismo cristiano americano, una corrente che mescola conservatorismo religioso e nostalgia di un'America bianca e protestante. L'inchiesta si è concentrata in particolare sul pastore presbiteriano conservatore Andrew Isker, amico di Abbotoy che nel 2024 si è trasferito in zona, e sul commentatore C.Jay Engel. Isker, ordinato nella denominazione presbiteriana del controverso pastore Doug Wilson, ha dichiarato di voler "sciogliere il Congresso e la magistratura e affidare ogni potere a un sovrano di nome Donald J. Trump". Engel è uno dei promotori online dello slogan "heritage America", in italiano "America patrimonio", usato per descrivere gli americani che fanno risalire le proprie origini all'epoca dei padri fondatori.

L'estate scorsa la Camera di commercio della contea di Jackson, che non è certo un avamposto del progressismo, ha respinto la richiesta di adesione di RidgeRunner citando "dichiarazioni pubbliche incompatibili con la missione, la visione e i valori della Camera". Nelle vetrine dei negozi di Gainesboro sono comparsi cartelli con la scritta "Gainesboro: tu appartieni qui", in opposizione a quella che molti residenti vedono come una visione esclusivista. Mark Dudney, attivista nato in zona, ha detto al Politico di non avere problemi col fatto che persone esterne vogliano stabilirsi a Gainesboro, ma che "questi discorsi su controllo e governo rendono la cosa pubblica per chiunque viva qui".

Beau Smith, presidente del Partito repubblicano locale e nato a Jackson County, ha descritto l'umore della contea come più libertario che comunitario: "Le buone recinzioni fanno i buoni vicini", ha detto. Anche Abbotoy riconosce il tratto e prova a smussarlo. Il nome RidgeRunner richiama i contrabbandieri di whiskey degli Appalachi che durante il proibizionismo sfuggivano alle autorità federali correndo sulle creste delle montagne. Fuori dagli uffici di Gainesboro l'azienda issa la bandiera di Gadsden, simbolo del libertarismo americano. Resta da capire se il comunitarismo cristiano dei nuovi arrivati saprà convivere a lungo con il "vivi e lascia vivere" dei locali. È una domanda che vale anche oltre il Tennessee, mentre la nuova destra prova a giocare la partita per il potere nazionale.

Gainesboro è la quintessenza della piccola città in declino. Affacciata sul fiume Cumberland a un'ora e mezza da Nashville, conta 12mila residenti, ha vissuto il suo periodo d'oro come scalo fluviale nella prima metà dell'Ottocento ed è stata erosa prima dall'arrivo della ferrovia, poi dalle autostrade e infine dal NAFTA, l'accordo di libero scambio nordamericano che a partire dagli anni Novanta ha drenato la manifattura leggera della zona. Oggi l'industria pesa meno di un quinto dell'occupazione totale. Politicamente, è stata roccaforte democratica fino al 2012; negli ultimi tre cicli ha votato Trump, l'ultima volta con oltre l'80%.

La strada che gli amministratori locali stanno percorrendo per uscire dal declino è quella del piccolo turismo e dell'imprenditoria diffusa: una distilleria artigianale in una vecchia stazione di servizio Texaco, un bistrot creolo, una palestra di jiu-jitsu brasiliano, un piccolo museo di arte contemporanea aperto l'anno scorso, un vecchio albergo in ristrutturazione. È un modello che RidgeRunner rifiuta con disprezzo. Abbotoy cita spesso Asheville, in North Carolina, città di montagna trasformata in meta turistica di fascia alta, come esempio di ciò che non vuole. "Immagina chi ha costruito Asheville tornare oggi: la troverebbe culturalmente aliena", ha detto.

Il modello alternativo di RidgeRunner punta sull'attrarre lavoratori da remoto ad alto reddito e farli mettere radici. Abbotoy ritiene che la pandemia abbia reso possibile su larga scala quello che dieci anni fa era impensabile: stima che oggi circa 20 milioni di americani che vivono in città o sobborghi preferirebbero la campagna se ne avessero l'opportunità. Conta soprattutto sull'"effetto rete", il principio secondo cui mettere insieme molte persone "ad alta agency", espressione del gergo della Silicon Valley per indicare chi prende in mano la propria vita, produce benefici composti nel tempo. Un esempio embrionale, dice, è la stazione di servizio che Engel sta trasformando insieme a un suo socio, Ryan Green, in una stazione di servizio e tavola calda in stile anni Cinquanta chiamata "Rockwell's", in omaggio al pittore Norman Rockwell. La chiamano l'"anti-Buc-ee's": niente sigarette elettroniche e niente schede del Lotto. La tavola calda servirà cibo a chilometro zero, in linea con l'agrarianesimo nostalgico che fa parte del progetto.

Non tutti, però, sono convinti che il modello funzioni. Kevin Cummins, agente immobiliare e commissario di contea, simpatizzante MAGA e vicino al progetto, dubita che possa risollevare le sorti finanziarie della cittadina: il terreno collinare ostacola sviluppi su larga scala e senza nuovi datori di lavoro la crescita economica resta difficile. Dudney è più netto: vede nella retorica del rilancio economico una semplice "strategia di marketing" e nei trapianti tecnologici una forma di "gentrificazione a marchio di destra". Abbotoy va comunque avanti. Ha già un'altra fetta di circa 700 acri sotto contratto in una contea vicina e parla di ambizioni "nazionali", senza escludere espansioni in altri stati.

Sul piano politico l'imprenditore è più vago: ipotizza un possibile coinvolgimento in campagne per il Congresso o in raccolte fondi per candidati vicini, ma non c'è ancora nulla di concreto. Resta una scommessa di lungo periodo, che mira a dimostrare se la nuova destra americana sia capace o no di mantenere la sua promessa di fondo: dare benefici materiali ai territori lasciati indietro dal mercato. È una promessa che a Washington la seconda amministrazione Trump ha già in larga parte tradito, schiacciata dalla vicinanza agli interessi delle grandi aziende e dall'ortodossia economica repubblicana. La domanda che resta aperta è se Brewington Farms diventerà il nucleo di una regione rivitalizzata o un'enclave bucolica per ricchi e reazionari, mentre la contea intorno continua a faticare.

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Francia, mondiali notturni tra divieti e maxischermi: scontro nei comuni


Ordinanze anti-caos e coprifuoco per minori spaccano le città. La destra punta sul rigore, mentre la sinistra promuove le fan zone.

L'inizio dei Mondiali di calcio 2026, sta delineando una profonda spaccatura nella gestione dell'ordine pubblico all'interno delle principali municipalità francesi. A causa di un fuso orario compreso tra le sei e le nove ore rispetto ai paesi ospitanti (Stati Uniti, Canada e Messico), gli appassionati transalpini saranno costretti a seguire i match dalla tarda serata fino all'alba. Una contingenza che ha spinto diverse amministrazioni locali ad adottare misure restrittive per prevenire potenziali disordini notturni.

La complessa gestione dell'evento appare particolarmente stringente per la fascia giovanile. Secondo quanto riportato dall'emittente internazionale France 24, i minori non accompagnati non sempre avranno la possibilità di seguire le dirette nei locali o nei punti di aggregazione, a causa dei coprifuoco notturni introdotti in diverse aree urbane per ragioni di sicurezza e decoro pubblico.

A Clermont-Ferrand, il sindaco Julien Bony ha disposto il divieto di circolazione dalle ore 22:00 per i minori di 16 anni privi di tutela parentale, prevedendo sanzioni pecuniarie fino a 150 euro. L'amministrazione comunale, richiamando gli scontri registrati lo scorso 30 maggio in occasione della finale di Champions League vinta dal Paris Saint-Germain, ha inoltre vietato l'installazione di fan zone, imposto ai bar il posizionamento degli schermi esclusivamente all'interno dei locali e confermato il divieto estivo di consumo di alcol nei luoghi pubblici dopo le 22:00.

Misure analoghe sono state varate a Tolosa dal sindaco di centro-destra Jean-Luc Moudenc, che ha istituito il coprifuoco dalle 22:00 alle 05:00 per i giovani non accompagnati in concomitanza con le partite ritenute "ad alto rischio" (ovvero quelle che vedranno impegnate le nazionali di Francia, Marocco e Tunisia). A differenza di Clermont-Ferrand, tuttavia, Tolosa consentirà l'apertura di una fan zone da 18.000 posti nei pressi dello stadio a partire dai quarti di finale. Rigore totale invece ad Orléans, dove il primo cittadino Serge Grouard ha proibito la trasmissione dei match sulle terrazze all'aperto di bar e brasserie.

Sul fronte opposto, le amministrazioni guidate da coalizioni di sinistra stanno promuovendo una strategia basata sull'inclusione e sui grandi eventi pubblici. A Parigi, la prima vice-sindaca con delega alla sicurezza, Lamia El Aaraje, ha confermato l'interlocuzione con la Prefettura di Polizia per l'allestimento di fan zone accessibili e gratuite, definendo i Mondiali "un momento sportivo e popolare". Linea condivisa anche a Vénissieux, dove il sindaco Idir Boumertit (LFI) ha pianificato maxischermi nei parchi e negli stadi cittadini con aree ristoro dedicate alle famiglie.

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Anthropic: la Casa Bianca teme l'accesso della Cina all'IA Mythos


Secondo indiscrezioni, un gruppo legato a Pechino potrebbe aver avuto accesso al potente modello di intelligenza artificiale di Anthropic.

Il governo degli Stati Uniti teme che la sicurezza nazionale possa essere stata compromessa da un leak di dati verso l'Asia. Secondo un recente rapporto pubblicato da Semafor, la Casa Bianca sospetta infatti che un gruppo legato alla Cina abbia avuto accesso a Mythos, il potente modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic.

Questo timore avrebbe spinto l'amministrazione americana a imporre severe restrizioni all'esportazione della tecnologia della compagnia californiana, nel tentativo di arginare potenziali minacce geopolitiche.

L'eventualità che Pechino abbia messo le mani su sistemi avanzati come Mythos 5 o Fable 5 rappresenta una seria preoccupazione per gli esperti di sicurezza. Oltre all'utilizzo diretto della tecnologia, il timore principale è che il governo cinese possa tentare di decodificare il modello attraverso un processo noto come "distillazione", che consente di addestrare un'intelligenza artificiale meno sofisticata, definita "studente", utilizzando i dati e le risposte di un modello più evoluto, facilitando così la replica delle sue capacità computazionali senza doverlo ricostruire da zero.

Al momento, la Casa Bianca non ha confermato ufficialmente le indiscrezioni. Sebbene la società non abbia risposto direttamente alle richieste di commento, un portavoce ha dichiarato a Semafor che il governo non ha mai sollevato la questione cinese durante i colloqui relativi ai controlli sulle esportazioni.

Fonte: The Verge

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Stop ai barbecue social: chiuso dai NAS il ristorante di "Pierino" a Marcellina


Multa da 3mila euro per il locale dell'influencer. Struttura già sul mercato immobiliare

Si è interrotta bruscamente l'attività del noto ristorante di Marcellina, situata a Roma, associato all'influencer Flavio, conosciuto sui social come "Pierino", protagonista negli ultimi anni di una significativa crescita di popolarità su TikTok grazie a contenuti dedicati alla cucina alla brace e a iniziative promozionali che avevano attirato un vasto pubblico, soprattutto tra i più giovani.

Secondo quanto riportato da Canale Dieci, il locale è stato interessato da un controllo congiunto effettuato dai Carabinieri della Compagnia di Tivoli e dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS), al termine del quale sarebbe stata disposta la sospensione dell'attività di somministrazione fino al ripristino delle condizioni richieste dalla normativa vigente.

Stando alle informazioni diffuse, durante le verifiche sarebbero emerse diverse irregolarità riconducibili al mancato rispetto delle procedure previste in materia di autocontrollo alimentare e ad alcune criticità di carattere igienico-sanitario. Il provvedimento avrebbe comportato l'immediata interruzione dell'attività di cucina e la contestazione di una sanzione amministrativa pari a 3.000 euro.

La misura adottata non comporterebbe la chiusura definitiva dell'esercizio né il sequestro della struttura. Il titolare, infatti, potrà accedere ai locali per eseguire gli interventi necessari all'adeguamento delle condizioni contestate, ma non potrà riprendere la somministrazione di alimenti e bevande fino all'ottenimento delle autorizzazioni richieste dagli organi competenti.

La vicenda ha assunto particolare rilevanza anche per la notorietà raggiunta dal locale sui social network. Negli ultimi anni il ristorante era diventato un fenomeno mediatico grazie ai video pubblicati dal titolare, caratterizzati da uno stile comunicativo diretto e da proposte gastronomiche spesso accompagnate da denominazioni originali e iniziative promozionali rivolte alla clientela.

Parallelamente alla notizia della sospensione dell'attività, è emersa anche quella relativa alla possibile cessione dell'immobile. Secondo quanto riportato negli annunci immobiliari circolati nelle ultime ore, la struttura sarebbe stata messa in vendita. L'immobile, che ospita lo storico ristorante attivo da oltre quarant'anni, verrebbe proposto sul mercato a un prezzo di circa 270 mila euro.

Nel tempo il locale aveva raccolto numerose recensioni online, alcune delle quali segnalavano problematiche legate alla manutenzione e alla pulizia degli ambienti. Tali osservazioni, pubblicate da utenti e clienti sulle principali piattaforme dedicate alla ristorazione, sono tornate al centro dell'attenzione dopo l'esito dei controlli effettuati dalle autorità.

Resta ora da capire se il titolare procederà con gli interventi necessari per la riapertura dell'attività oppure se la vendita della struttura segnerà la conclusione definitiva di un'esperienza imprenditoriale che, grazie alla visibilità ottenuta sui social media, aveva trasformato un ristorante di provincia in un caso di interesse nazionale sul web.

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Sanità, Quintavalle: "Integrare ospedale e territorio per rendere concrete le innovazioni"


Dalla telemedicina alla prevenzione, focus su assistenza di prossimità e percorsi di cura per i pazienti cronici

Rendere tangibili per i cittadini le trasformazioni in corso nel Servizio sanitario nazionale attraverso un modello assistenziale sempre più integrato tra ospedale, territorio, domicilio e servizi sociali. È questa la sfida indicata da Giuseppe Quintavalle, presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), intervenendo a Genova nel corso dell'incontro "G19+2 Sanità", promosso da Motore Sanità e Telenord.

Nel suo intervento, Quintavalle ha evidenziato la necessità di consolidare un sistema capace di accompagnare ogni esigenza di salute verso la risposta assistenziale più appropriata, valorizzando la collaborazione tra le diverse componenti della rete sanitaria e sociosanitaria.

Un ruolo centrale, secondo il presidente della Fiaso, è affidato alle Case della Comunità, considerate elementi strategici del nuovo assetto organizzativo della sanità territoriale. Strutture che, nelle intenzioni, dovranno rappresentare punti di riferimento per i cittadini, favorendo l'individuazione precoce dei bisogni assistenziali e una presa in carico più tempestiva e coordinata.

Per raggiungere questo obiettivo, Quintavalle ha sottolineato l'importanza di rafforzare il dialogo con la popolazione attraverso strumenti di comunicazione efficaci e mediante il coinvolgimento delle realtà attive sul territorio, dal volontariato al Terzo settore, chiamate a svolgere un ruolo di raccordo tra servizi e comunità.

Tra i temi affrontati anche quello dell'innovazione tecnologica applicata all'assistenza sanitaria. In particolare, il presidente della Fiaso ha indicato nell'“ospedale virtuale” una delle principali direttrici di sviluppo del sistema, grazie all'impiego della telemedicina per il monitoraggio e la gestione a domicilio dei pazienti anziani e affetti da patologie croniche.

L'obiettivo, ha spiegato, è riservare il ricorso alle strutture ospedaliere tradizionali ai casi di emergenza, urgenza e alta complessità clinica, trasferendo progressivamente la gestione della cronicità verso una dimensione territoriale, domiciliare e sociale, più vicina ai bisogni delle persone.

Nel corso dell'incontro è stato inoltre richiamato il valore della prevenzione come leva fondamentale per migliorare gli esiti di salute e garantire la sostenibilità del sistema sanitario. Vaccinazioni, programmi di screening oncologico e diagnosi precoce rappresentano, secondo Quintavalle, strumenti già disponibili che possono contribuire a ridurre l'incidenza delle patologie più gravi e a favorire interventi tempestivi.

Spazio anche al confronto con il settore farmaceutico sui temi della medicina di precisione e della gestione della polifarmacoterapia. In questo ambito, il presidente della Fiaso ha ribadito la necessità di adottare un approccio centrato sulla persona, valorizzando i Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta), in particolare per i pazienti cronici.

La misurazione degli esiti delle cure, ha concluso, rappresenta uno degli elementi chiave per valutare l'efficacia dei nuovi modelli organizzativi, con l'obiettivo di ridurre gli accessi impropri ai servizi sanitari, contenere i ricoveri evitabili e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

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Come Trump ha smantellato i programmi anti AIDS


Nel 2019 il presidente lanciò un piano per azzerare i contagi da HIV entro il 2030. Nel secondo mandato ha tagliato i fondi e smantellato gli uffici che dovevano attuarlo.

Nel 2019 il presidente Donald Trump promise di sconfiggere l'AIDS negli Stati Uniti entro il 2030 e ottenne una rara ovazione bipartisan al Congresso. Sette anni dopo, nel suo secondo mandato, ha smantellato gran parte dei programmi che dovevano realizzare quella promessa.

L'annuncio arrivò durante il discorso sullo stato dell'Unione, il messaggio che ogni anno il presidente americano rivolge al Congresso. "Insieme sconfiggeremo l'AIDS in America", disse dal podio, davanti a un pubblico televisivo di decine di milioni di persone. Il piano puntava a porre fine all'epidemia di HIV, il virus che causa l'AIDS, entro il 2030.

Gli Stati Uniti avrebbero dovuto ridurre i nuovi casi di HIV a 9.300 o meno entro il 2025. I dati di quell'anno non sono ancora disponibili, ma l'ultimo conteggio federale, relativo al 2024, ha registrato un valore più di quattro volte superiore a quell'obiettivo: quasi 39.000 nuovi contagi.

Dal suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025, Trump ha tagliato i fondi per la prevenzione dell'HIV, smantellato uffici governativi e sciolto i comitati che si occupavano di politiche contro il virus. Ha lasciato senza sostegno gli Stati alle prese con i focolai dell'infezione e, per la prima volta da decenni, non ha celebrato la Giornata mondiale contro l'AIDS. Nei primi due bilanci del secondo mandato ha proposto di eliminare i finanziamenti per diversi programmi. Alcune di queste decisioni sono state poi annullate dal Congresso o dai tribunali federali, ma nel complesso hanno messo a rischio l'iniziativa che lui stesso aveva voluto.

Una ricostruzione di Politico, basata su diciannove interviste a funzionari attuali ed ex dell'amministrazione, dipendenti federali della sanità e attivisti, ha messo in fila i dettagli di questa parabola. "È giusto dire che non siamo sulla buona strada", ha detto Harold Phillips, direttore operativo dell'iniziativa contro l'HIV durante il primo mandato di Trump. Invece di lanciare l'allarme, ha aggiunto, l'amministrazione ha scelto "il silenzio totale".

La prima amministrazione Trump aveva fatto della lotta all'HIV una priorità soprattutto perché molti dei suoi vertici sanitari avevano vissuto in prima persona l'arrivo dell'AIDS negli anni Ottanta, quando la malattia uccise più di 120.000 persone solo fino al 1990. Robert Redfield, allora direttore dei Centers for Disease Control and Prevention (i CDC, l'agenzia federale per il controllo delle malattie), lavorava su HIV e AIDS dai tempi in cui era medico nell'esercito. Anthony Fauci, che sarebbe poi diventato il principale consigliere medico di Trump durante la pandemia di Covid, aveva avuto un ruolo chiave nella creazione del PEPFAR, il programma internazionale contro l'AIDS che ha salvato decine di milioni di vite.

A convincere quei funzionari erano stati i progressi del Regno Unito, che si era posto lo stesso obiettivo per il 2030 e nel 2019 annunciò di aver ridotto i nuovi contagi di quasi un terzo tra il 2015 e il 2019, il livello più basso da decenni. Negli Stati Uniti i progressi si erano arenati, ma nuove prove indicavano che fermare l'epidemia era ormai possibile: le nuove forme di PrEP, il farmaco che previene il contagio, si erano rivelate molto efficaci e nuove tecnologie permettevano di fare il test a casa in modo riservato. I funzionari individuarono i 48 codici postali, più Porto Rico e Washington, dove i contagi erano più diffusi. Poi prepararono un piano per concentrarvi le risorse.

Alex Azar, allora ministro della Salute, diede subito il via libera alla strategia e ragionò con gli altri su come ottenere l'approvazione del presidente. Per convincerlo prepararono una presentazione costruita su misura. Una delle diapositive mostrate alla Casa Bianca ritraeva un Trump sorridente con la didascalia "il presidente della sanità pubblica", capace di rendere accessibili le cure, risolvere l'epidemia di oppioidi e "porre fine all'AIDS in America".

Quando presentarono il piano nello Studio Ovale, Brett Giroir, allora vice ministro della Salute, fu esplicito sulla necessità di concentrarsi sulle comunità più colpite, anche se non era politicamente vantaggioso per il Partito repubblicano. "Fui piuttosto esplicito sul fatto che questo programma si sarebbe concentrato dove c'è la malattia, e cioè sugli uomini gay neri del Sud e sulle donne transgender", ha raccontato. "Non sono di sicuro i vostri elettori, ma è lì che c'è il problema". Trump, secondo Giroir, non solo non si scompose, ma apparve entusiasta.

Mentre la Casa Bianca valutava la proposta, un ex funzionario ha riferito che Trump ricordò quanto fosse stata "devastante" l'epidemia di HIV per New York negli anni in cui costruiva la sua fortuna immobiliare. Pur senza nominarlo, era evidente che il presidente fosse rimasto segnato dalla morte del suo mentore Roy Cohn, scomparso per complicazioni legate all'AIDS.

Su sollecitazione dei suoi consiglieri, Trump decise pochi giorni prima del discorso del 2019 di inserire la proposta sull'HIV, e la mantenne fino all'ultimo, mentre lo staff tagliava altre parti del testo. Redfield era così ottimista da immaginare di eliminare una malattia dopo l'altra, a partire dall'HIV per poi passare all'epatite C.

Pochi mesi dopo i primi stanziamenti, però, un altro virus stravolse tutto. Durante la prima ondata di Covid migliaia di cliniche per la salute sessuale chiusero i servizi in presenza, le attività di prevenzione nelle aree a più alta trasmissione si fermarono e gli specialisti che seguivano l'HIV furono spostati a tracciare i contagi da coronavirus.

Nel 2021 il bilancio era chiaro: 1,2 milioni di persone negli Stati Uniti erano infette dal virus, una su otto non sapeva di esserlo e solo il 58 per cento assumeva farmaci adeguati a tenere sotto controllo la carica virale ed evitare di trasmettere l'infezione.

Il Covid ebbe un altro effetto duraturo sull'HIV: rese molti conservatori ostili ai CDC e, più in generale, alla sanità pubblica. I repubblicani attaccarono l'agenzia per tutta la pandemia e Fauci diventò uno dei loro bersagli preferiti. Nel frattempo il movimento Make America Healthy Again di Robert F. Kennedy Jr. allargava il consenso del partito prendendosela con l'establishment sanitario.

Kennedy, che aveva definito i CDC "un pozzo di corruzione" e aveva scritto un libro contro Fauci, è stato messo a capo del dipartimento della Salute nel 2025. Gli esperti di sanità pubblica si allarmarono soprattutto perché nel suo libro Kennedy aveva messo in dubbio il consenso scientifico secondo cui è l'HIV a causare l'AIDS.

"Nella prima amministrazione Trump c'erano persone che capivano la sanità pubblica, esperti medici e scientifici che aiutavano il presidente a prendere decisioni basate sui dati", ha detto Phillips. "Ora quelle persone non ci sono più".

Dopo che i conservatori hanno preso il controllo del Congresso e dell'esecutivo nel 2025, il primo progetto di bilancio dei repubblicani alla Camera proponeva di eliminare tutti i programmi federali di prevenzione dell'HIV, compresa l'iniziativa voluta da Trump. La versione poi diventata legge ha annullato molti di quei tagli, ma i leader repubblicani li hanno riproposti nel 2026.

"Nelle conversazioni con i parlamentari che decidono i fondi, spesso non si parlava nemmeno di HIV o dei programmi specifici che venivano tagliati, ma solo del fatto che i CDC andavano ridimensionati", ha dichiarato Jeremiah Johnson, direttore esecutivo di PrEP4All, un'organizzazione che chiede politiche per rendere più accessibili i farmaci a chi rischia di contrarre il virus.

La proposta di bilancio della Casa Bianca per il 2027 ridurrebbe i fondi per la prevenzione dell'HIV da poco più di un miliardo di dollari a circa 220 milioni. E mentre un'indagine nazionale tra i medici ha rilevato che la mancanza di una casa è la prima ragione per cui i pazienti non riescono a seguire le cure, il bilancio di Trump ha eliminato il programma di sostegno abitativo per le persone con AIDS, che oggi aiuta 100.000 nuclei familiari.

Il portavoce della Casa Bianca Kush Desai ha difeso i tagli a quello che ha definito un "apparato di sanità pubblica pieno di sprechi e incapace di produrre risultati", aggiungendo che l'amministrazione "resta impegnata a combattere l'epidemia di HIV in America".

Le proposte di bilancio del 2025 e del 2026 prevedevano comunque di mantenere i fondi per l'iniziativa contro l'HIV, e nell'autunno 2025 Trump ha rinnovato l'incarico del consiglio consultivo presidenziale su HIV e AIDS. Jay Bhattacharya, a capo dei National Institutes of Health (gli istituti nazionali per la sanità) e per un periodo anche dei CDC, ha detto che combattere l'HIV è una delle sue priorità.

Allo stesso tempo Trump ha tentato di dimezzare il bilancio dei CDC e di licenziare decine di migliaia di dipendenti federali della sanità, cancellando interi team che lavoravano sull'HIV. La maggior parte di quei provvedimenti è stata bloccata mesi dopo da un tribunale federale, ma i dipendenti dell'ufficio che si occupava di comunicazione sulla prevenzione restano in congedo: vengono pagati ma non possono lavorare. Secondo i loro colleghi, questo ha compromesso la capacità dell'agenzia di coordinarsi con gli Stati, aggiornare i siti federali e informare i cittadini su come proteggersi.

Il presidente ha inoltre lasciato scadere la strategia nazionale contro l'HIV e ha cercato di togliere milioni di dollari ai dipartimenti sanitari di quattro Stati a guida democratica, California, Colorado, Illinois e Minnesota, sostenendo che i loro programmi erano "in contrasto con le priorità dell'agenzia" e pieni di frodi. Un suo ordine esecutivo che vieta i fondi federali al Sudafrica ha bloccato ricerche importanti sull'HIV che gli scienziati statunitensi stavano seguendo in quel paese. Il consiglio consultivo, pur esistendo ancora sulla carta, non viene convocato da più di un anno.

Tre ordini esecutivi firmati nel 2025, solo in apparenza estranei all'HIV, hanno avuto un peso. Il primo ha vietato i programmi federali per la diversità, l'equità e l'inclusione. Il secondo ha proibito i fondi per la cosiddetta "ideologia di genere", compreso il sostegno alle persone transgender. Il terzo, dedicato ai senzatetto, ha posto fine ai finanziamenti per la riduzione del danno, cioè le politiche che limitano i rischi del consumo di droghe, come i servizi di scambio delle siringhe.

"Per me un programma per la diversità, l'equità e l'inclusione è qualcosa che non funziona: è più ideologico, più orientato a far sentire bene le persone che a raggiungere un vero obiettivo sanitario", ha detto Bhattacharya. Il governo, ha aggiunto, dovrebbe finanziare solo studi e programmi che tengono conto "delle realtà biologiche".

Tra gli studi cancellati in nome di quelle norme, un funzionario dei National Institutes of Health ne ha citato uno sulla gonorrea resistente agli antibiotici tra gli uomini che fanno sesso con altri uomini in Vietnam, fermato perché ritenuto legato all'ideologia di genere.

L'amministrazione ha rimosso dai siti federali molte risorse sull'HIV, comprese le indicazioni per l'assistenza alle persone gay, transgender e delle minoranze etniche. Un giudice federale ha ordinato di ripristinarle dopo la causa dei medici che le utilizzano, ma una volta rimesse online le pagine sono state accompagnate da una nota che definiva i contenuti "estremamente inaccurati e lontani dalla verità". In un periodo di sfiducia verso la medicina, gli esperti temono che quella nota alimenti la confusione e allontani le persone dalle cure corrette.

"Non si può parlare di disuguaglianze nella salute senza parlare di etnia e, in alcuni casi, di orientamento sessuale", ha detto Jeanne Marrazzo, ex direttrice del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, l'istituto sulle malattie infettive un tempo guidato da Fauci, licenziata nel 2025. "Si torna alla cultura della colpevolizzazione della vittima dei primi anni dell'HIV".

Dopo che la Corte Suprema ha avallato la linea dell'amministrazione contro i programmi per la diversità, i piani per un laboratorio all'avanguardia in una storica facoltà di medicina per studenti neri del Tennessee, pensato per studiare la diffusione dell'HIV tra le minoranze, sono stati congelati. I tagli hanno rallentato di quasi un anno anche la costruzione di un laboratorio in uno dei quartieri più poveri di Washington, che un tempo aveva uno dei tassi di contagio più alti del paese.

Gli esperti avvertono che la retorica dell'amministrazione su persone transgender e immigrati sta già scoraggiando chi avrebbe bisogno di assistenza, lasciando che i contagi si diffondano. "Un immigrato senza documenti, o anche uno con i documenti in regola, vista l'ostilità di questo periodo, può non sentirsi a suo agio nell'andare a fare un test o a curarsi", ha detto Mike Weir, responsabile delle politiche dell'associazione nazionale dei direttori statali contro l'AIDS. I dati mostrano che proprio tra gli uomini gay ispanici i contagi sono in aumento.

Molti temono che le modifiche in arrivo a Medicaid, il programma pubblico che assicura le persone a basso reddito, e la scelta del Congresso di lasciar scadere i sussidi della riforma sanitaria di Obama lascino senza copertura più americani, comprese migliaia di persone con HIV. Più di una decina di Stati hanno già tagliato i servizi per decine di migliaia di persone che convivono con il virus, citando il costo crescente dei farmaci e i fondi federali fermi per programmi come il Ryan White, che fornisce medicine gratuite a chi ha redditi bassi.

Bhattacharya resta fiducioso che lo sviluppo del Lenacapavir, un farmaco preventivo da iniettare due volte l'anno, possa invertire la tendenza. "Quando sono arrivate queste nuove tecnologie la mia speranza è schizzata in alto", ha detto. Eppure non esistono nuovi programmi per portare il farmaco, che senza assicurazione può costare più di 25.000 dollari l'anno, a chi ne ha più bisogno. E per riceverlo serve l'accesso a un ambulatorio che a molti oggi manca.

Jonathan Mermin, che ha diretto per decenni il centro dei CDC su HIV ed epatiti e oggi è preside della scuola di sanità pubblica della Columbia University, ha avvertito che le innovazioni mediche non bastano se il governo non finanzia i programmi che le portano a chi ne ha bisogno. "I sogni di sanità pubblica senza risorse sono fantasie", ha detto. Il ritmo attuale di riduzione dei contagi, ha aggiunto, è troppo lento per azzerare le nuove infezioni entro il 2030.

Molti degli ex funzionari, degli scienziati e dei responsabili delle associazioni che hanno parlato con Politico condividono l'ottimismo di Bhattacharya sul farmaco, ma non l'idea che basti a tagliare il traguardo entro il 2030. Eliminare la trasmissione del virus, dicono, richiede anche di annullare i tagli decisi finora e di rimettere la questione tra le priorità del governo.

"Mi piacerebbe sedermi con lui adesso e dirgli: signor presidente, si ricorda quell'iniziativa che ha avviato? Finiamola", ha detto Redfield.

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L’impatto dell’IA sul lavoro: oltre 425mila posti di lavoro persi in meno di tre anni


In Europa registrate 142 mila uscite. Crescono timori e richieste di nuove competenze professionali

L’avvento dell’intelligenza artificiale accelera la riconfigurazione del mercato del lavoro globale, portando con sé un bilancio occupazionale che inizia a farsi pesante. Negli ultimi tre anni, la diffusione di algoritmi e sistemi automatizzati ha contribuito in modo diretto o indiretto alla perdita di ben 425.000 posti di lavoro a livello globale. Di questi, ben 142.000 licenziamenti si sono concentrati nella sola Europa, evidenziando l'impatto immediato della transizione tecnologica sulle economie più avanzate.

Il focus occupazionale e i settori a rischio


I dati, che fotografano una trasformazione strutturale senza precedenti, mettono in luce come l’automazione non sia più una prospettiva futura, ma una realtà consolidata. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ANSA, che ha ripreso l’analisi dettagliata del portale specializzato ailayoffs.live, l'impatto si sta concentrando soprattutto su specifiche categorie professionali. Ad essere maggiormente esposte sono le mansioni caratterizzate da attività ripetitive, gestione di dati e componenti testuali facilmente digitalizzabili: dal customer care all'assistenza amministrativa, passando per il settore bancario, postale e i servizi di traduzione.

Un dibattito aperto tra rischi e "età dell'oro"


L’allarme, rilanciato in Italia dal Consumers’ Forum, evidenzia come circa il 25% dell'occupazione globale si trovi oggi in una fascia di potenziale rischio sostituzione, una quota che sale al 34% nei Paesi ad alto reddito. Nonostante la severità di questi numeri, lo scenario divide profondamente gli esperti e i leader globali tra chi invoca la massima cautela e chi guarda al futuro con entusiasmo.

Da un lato, istituzioni politiche e finanziarie, tra cui la presidenza del Consiglio italiana e il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, sposano la linea della prudenza, sottolineando l'assoluta necessità di governare il fenomeno per evitare gravi tensioni sociali. Dall'altro, figure chiave dell'industria tecnologica come il fondatore di Amazon Jeff Bezos invitano a non trarre conclusioni affrettate, contrapponendo ai timori una visione decisamente ottimista, secondo cui l'intelligenza artificiale guiderà l'umanità verso nuove "età dell'oro" economiche.

Competenze e sfide energetiche


Se da un lato il mercato richiede una rapida riqualificazione, in Italia gli annunci di lavoro che richiedono competenze legate all'IA sono quasi raddoppiati (+93%), dall'altro l'espansione tecnologica solleva forti preoccupazioni ambientali. I data center necessari a sostenere i modelli generativi richiedono una quantità di energia enorme: l'International Energy Agency prevede che il loro consumo elettrico globale raddoppierà entro il 2030, arrivando a pesare per il 3% sull'intera domanda mondiale.

La sfida per i prossimi anni si giocherà quindi sul terreno della regolamentazione. L'Unione Europea, attraverso l'attuazione dell'AI Act, punta a favorire l'algoretica: l'obiettivo comune, condiviso da imprese e associazioni dei consumatori, è fare in modo che la tecnologia agisca come un moltiplicatore di opportunità e un ottimizzatore di risorse, compensando le transizioni occupazionali ed evitando che lo sviluppo tecnologico si traduca in un costo sociale insostenibile.

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I democratici non temono più l'AIPAC, la potente lobby filo-israeliana


Un tempo intoccabile e bipartisan, il principale sostenitore di Israele a Washington è ora attaccato dalla sinistra mentre la sua spesa milionaria nelle primarie inizia a ritorcersi contro di lui.

Per decenni schierarsi contro l'AIPAC, il più potente gruppo di pressione filo-israeliano degli Stati Uniti, sarebbe equivalso a un suicidio politico. Oggi diversi candidati democratici ne fanno un bersaglio nella campagna per le primarie e in alcuni collegi proprio questo li aiuta a vincere.

Alla fine dello scorso anno, nel decimo distretto di New York, Brad Lander ha aperto la sua corsa alle primarie democratiche promettendo che a Washington non avrebbe fatto il volere dell'AIPAC. A pochi giorni dal voto del 23 giugno, l'organizzazione è un tema ricorrente della sua campagna. Lander, ebreo progressista che si definisce sionista liberale, ha sfidato il deputato in carica Dan Goldman a firmare un patto per tenere fuori dalla corsa i soldi dei super PAC, i comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate per sostenere o attaccare un candidato. In una serie continua di messaggi ed email ha accostato l'AIPAC a Wall Street e alle criptovalute, una nuova trinità di influenze corruttrici. Goldman, dal canto suo, ha cercato di mostrarsi indipendente: ha accettato l'appoggio dell'AIPAC ma ha rifiutato i fondi di tutti i comitati di azione politica e dice di aver chiesto all'organizzazione di prendere le distanze da Israele e di criticarne il governo quando necessario.

Il decimo distretto, che va dal centro di Manhattan fino ad alcuni quartieri di Brooklyn, è uno dei collegi con la più alta presenza ebraica del paese. Sarebbe facile liquidare il ruolo dell'AIPAC come un fenomeno tutto newyorkese, ma, come ricostruisce il New York Times, versioni simili di questo scontro si sono ripetute in tutto il paese durante questa tornata di primarie.

L'AIPAC, sigla dell'American Israel Public Affairs Committee, esercita la sua influenza spingendo i propri membri a respingere i candidati ostili a Israele e a sostenere quelli favorevoli, soprattutto attraverso la raccolta fondi: sul suo sito un portale permette di versare a ogni campagna il massimo consentito dalla legge. Ma il gruppo ha anche un super PAC, lo United Democracy Project, che può raccogliere e spendere senza limiti per promuovere o colpire i singoli candidati. Nelle primarie democratiche ha speso con generosità, ottenendo risultati alterni.

Non molto tempo fa l'AIPAC era bipartisan e intoccabile, custode dello stretto legame tra gli Stati Uniti e un alleato chiave sul piano strategico e morale. Per decenni dopo la sua fondazione, nel 1948, la maggior parte degli americani vedeva Israele come il meglio del liberalismo del secondo dopoguerra, uno Stato ebraico e democratico nato dalle ceneri dell'Olocausto. L'AIPAC ne era il fiero ambasciatore americano.

Oggi questa percezione si sta sgretolando e l'AIPAC è sotto attacco da entrambi gli schieramenti. A destra lo criticano commentatori della corrente "America First" come Tucker Carlson, secondo cui Israele ha troppo potere nella politica americana. A sinistra la sua posizione è ancora più fragile: in un partito attraversato da un profondo cambio generazionale, l'AIPAC è diventato il simbolo della vecchia guardia. "Si tratta di proteggere il vecchio establishment democratico conservatore contro i giovani arrivisti progressisti", ha detto Matt Duss, ex consigliere di politica estera del senatore Bernie Sanders. "Viviamo un momento anti-sistema e l'AIPAC sta dicendo: siamo qui per difendere il sistema da voi progressisti pazzi".

Secondo le rilevazioni dell'istituto demoscopico Gallup, gli elettori democratici un tempo erano molto più solidali con gli israeliani che con i palestinesi; nel 2022 si è arrivati alla parità e oggi le simpatie pendono nettamente dalla parte dei palestinesi, il 65 per cento contro il 17 per cento.

L'AIPAC sostiene di non difendere "il sistema" contro i progressisti ostili a Israele, ma di tutelare la maggioranza filo-israeliana del Partito Democratico, che a suo dire rischia di restare senza voce. "C'è una frangia di sinistra del Partito Democratico che cerca di usare il sistema delle primarie per esercitare un'influenza enorme e dannosa sulla politica", ha detto Patrick Dorton, portavoce dello United Democracy Project.

In un momento in cui i democratici mettono sempre più in discussione gli aiuti militari incondizionati a Israele, l'AIPAC usa il potere dei grandi donatori e del denaro anonimo, due spauracchi storici della sinistra, proprio per difenderli. Da voce influente e silenziosa della politica americana è diventato insieme vittima e causa della rottura del consenso su Israele.

Nei suoi primi decenni l'AIPAC era vicino ai democratici e all'area liberale, riflesso sia delle radici laburiste e sioniste di Israele sia delle preferenze politiche della maggioranza degli ebrei americani. Cominciò a spostarsi a destra negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, con l'ascesa di Ronald Reagan e del Likud, il partito della destra israeliana, e nominò il suo primo presidente e il suo primo direttore esecutivo repubblicani. Ma mantenne il proprio potere su entrambi i fronti, costruito su un'idea semplice: Stati Uniti e Israele condividevano gli stessi valori e gli stessi interessi strategici. Unica democrazia liberale del Medio Oriente e preziosa fonte di informazioni di intelligence dalla regione, Israele fu un alleato fondamentale durante la Guerra Fredda e la guerra globale al terrorismo. Garantirne la sicurezza, secondo Washington, equivaleva a garantire quella americana.

Durante la presidenza di Barack Obama cominciò a incrinarsi il consenso bipartisan su Israele e, con esso, sull'AIPAC. L'evento scatenante fu l'accordo sul nucleare iraniano negoziato dalla Casa Bianca. Il governo israeliano vi si oppose, sostenendo che non limitava abbastanza il programma nucleare di Teheran né le impediva di finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah. L'AIPAC spese 30 milioni di dollari nel tentativo, fallito, di farlo bocciare. Lo scontro divenne presto una battaglia partitica: lo speaker repubblicano della Camera, John Boehner, invitò il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a parlare contro l'accordo davanti a una seduta congiunta del Congresso, nonostante l'opposizione di Obama.

Fu un momento politico indimenticabile: un leader straniero, dentro l'aula della Camera, faceva pressione sui parlamentari perché respingessero un accordo negoziato dal presidente in carica, presentandolo come una minaccia alla sicurezza nazionale americana. In quel viaggio Netanyahu non andò alla Casa Bianca, ma trovò il tempo di intervenire alla conferenza annuale dell'AIPAC.

Negli anni successivi molti democratici presero le distanze dalle posizioni intransigenti del governo Netanyahu, come la continua costruzione di insediamenti in Cisgiordania e la convinzione, ripetuta e smentita dai fatti, che l'Iran fosse a un passo dal completare una bomba atomica. Di fronte a questa frattura l'AIPAC continuò a sostenere Israele quasi senza condizioni. "La missione dell'AIPAC è sostenere il governo israeliano qualunque cosa accada. E quasi nessun parlamentare democratico sostiene questo governo", ha detto Matt Bennett, vicepresidente esecutivo di Third Way, un think tank democratico centrista.

Con la nascita nel 2018 della "Squad", un gruppo di giovani parlamentari democratici di sinistra, la difesa dello Stato ebraico assunse per l'AIPAC una nuova urgenza. In Congresso c'erano già stati critici isolati di Israele, ma ora si trattava di un blocco organizzato, con alcuni membri favorevoli a boicottaggi e sanzioni economiche contro Israele.

Preoccupato di perdere il controllo del dibattito, l'AIPAC reagì qualche anno dopo. I suoi vecchi metodi di persuasione, fatti di pressioni sui parlamentari, viaggi organizzati in Israele e donazioni relativamente piccole alle singole campagne, erano diventati anacronistici nell'era della politica dei grandi soldi. Per le elezioni di metà mandato del 2022 creò il suo super PAC. Lo United Democracy Project spese 26 milioni di dollari in quel ciclo elettorale, colpendo soprattutto i democratici giudicati poco filo-israeliani. Nello stesso periodo l'AIPAC appoggiò più di cento parlamentari favorevoli a Israele che avevano votato per ribaltare il risultato delle elezioni del 2020, segnale che avrebbe scelto gli interessi di Israele perfino a scapito delle norme democratiche americane.

Due anni dopo la posta in gioco era ancora più alta. Gli attacchi terroristici del 7 ottobre, guidati da Hamas, e la risposta militare di Israele avevano acceso le passioni dei sostenitori americani di Israele e dei suoi critici. Lo United Democracy Project investì 23 milioni di dollari per far perdere il seggio a due esponenti della "Squad" nelle primarie del 2024. Quest'anno il super PAC dell'AIPAC si è presentato con un tesoro di quasi 100 milioni di dollari da spendere nelle corse di tutto il paese. "Non lasceremo che il Partito Democratico faccia la fine del Partito Laburista nel Regno Unito su Israele", ha detto Dorton, riferendosi al partito di governo britannico, che di recente ha sospeso alcune vendite di armi a Israele e ha riconosciuto uno Stato palestinese.

L'AIPAC resta formalmente bipartisan: molti dei suoi maggiori donatori sono repubblicani vicini al presidente Trump, ma le sue file sono piene anche di democratici, eredità della storica preferenza degli ebrei americani per i leader e le politiche progressiste. Il problema è che molti democratici stanno ripensando la loro posizione su Israele, soprattutto dopo la morte di decine di migliaia di palestinesi nella guerra di Gaza.

Tom Malinowski, ex deputato del New Jersey che cercava di tornare alla Camera, è uno di questi casi. Non è affatto in sintonia con la "Squad": rifiuta di definire "genocidio" la guerra di Israele a Gaza e ritiene che gli Stati Uniti debbano garantire la sicurezza israeliana. Ma sostiene anche che Netanyahu abbia esagerato nella rappresaglia dopo gli attacchi del 7 ottobre e chiede che l'America valuti caso per caso le richieste israeliane di aiuti militari. A febbraio lo United Democracy Project ha speso più di 2,3 milioni di dollari per farlo perdere, sostenendo che alcuni suoi avversari erano più favorevoli al rapporto tra Stati Uniti e Israele. Come in altre corse, gli spot non parlavano di Israele: in questo caso si concentravano sul sostegno di Malinowski ai finanziamenti per l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione e le dogane, quando era in Congresso.

Il piano si è ritorto contro l'AIPAC: Malinowski ha perso, ma hanno perso anche i candidati che il comitato preferiva. I democratici hanno scelto Analilia Mejia, una candidata progressista molto più a sinistra di Malinowski su Israele.

Il caso successivo è stato Daniel Biss, candidato democratico al Congresso in un collegio dell'area di Chicago. Biss aveva previsto la mossa dell'AIPAC. Nipote di sopravvissuti all'Olocausto, aveva detto ai dirigenti del comitato che non amava l'attuale governo israeliano ma non era contro Israele e che, da deputato, la sua porta sarebbe sempre rimasta aperta. Ma non era disposto a sostenere aiuti militari illimitati a Israele: questo sembra essere stato il punto di rottura.

"Riteniamo che aggiungere nuove condizioni o restrizioni all'assistenza per la sicurezza di Israele, che salva vite umane, oltre a quelle sostanziali già esistenti, sia un errore, danneggi gli interessi americani e non sia filo-israeliano", ha detto Deryn Sousa, portavoce dell'AIPAC. Lo United Democracy Project ha speso milioni di dollari per attaccare Biss e sostenere una delle sue avversarie, Laura Fine, facendo passare gran parte del denaro attraverso un gruppo dal nome innocuo, Elect Chicago Women.

Biss ha commissionato alcuni sondaggi e ha scoperto che nel suo collegio gli elettori democratici con un giudizio negativo sull'AIPAC erano tre volte quelli con un giudizio positivo, il 51 per cento contro il 17 per cento. Così, dopo aver tentato invano di convincere il comitato a restare neutrale, ne ha denunciato il coinvolgimento in uno spot televisivo, una mossa che a suo dire ha contribuito alla vittoria nelle primarie di marzo.

Israele e l'AIPAC sono però bersagli ricorrenti dei complottisti. Una candidata democratica alla Camera in Texas, Maureen Galindo, ha promesso di trasformare un ex centro di detenzione dell'ICE in un carcere per "sionisti americani", che a suo dire sarebbero in gran parte pedofili; nega di essere antisemita. Criticare l'AIPAC può essere oggi una mossa politica vantaggiosa a sinistra, ma resta delicato, soprattutto mentre nel mondo cresce il sentimento anti-ebraico. "Mi sento a disagio a parlarne, visti gli stereotipi antisemiti in gioco su ebrei, denaro e potere", ha detto Lander, "ma devo farlo".

L'AIPAC ritiene di essere stato ingiustamente demonizzato dalla sinistra, insieme al suo super PAC. Sostiene di non essere diverso da qualsiasi altro gruppo di interesse a tema unico, compresi quelli ostili a Israele, che fa sentire la propria voce nelle primarie. A New York, per esempio, un nuovo super PAC ha promesso di recente di spendere 2 milioni di dollari a favore dei candidati critici verso Israele, Lander compreso.

Eppure i democratici moderati come Biss e Malinowski rappresentano una minaccia maggiore per il consenso filo-israeliano rispetto ai progressisti apertamente ostili a Israele. Le posizioni della "Squad" sono molto più a sinistra di quelle della maggior parte dei democratici, mentre i democratici che si definiscono filo-israeliani pur criticando il governo Netanyahu sono più difficili da liquidare per i difensori di Israele. Del resto Netanyahu non è molto amato a Washington: perfino il presidente Trump, in una telefonata di questo mese, lo ha definito "pazzo" per la sua ingratitudine.

Per anni l'AIPAC ha contribuito a definire che cosa significasse essere filo-israeliani in America. Ma fissando uno standard così rigido per quel sostegno ha finito per accelerare, senza volerlo, il dibattito sul tema, soprattutto a sinistra. Il comitato sostiene di lavorare per rafforzare e ampliare il rapporto tra Stati Uniti e Israele; per i suoi critici favorevoli a Israele, come l'organizzazione rivale J Street, la linea intransigente sta ottenendo l'effetto opposto e mette a rischio questa storica alleanza. "L'AIPAC sta giocando con il fuoco e rischia di bruciare tutta la casa", ha detto il presidente di J Street, Jeremy Ben-Ami.

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Gemmato: “Lo Stato c’è, il Ssn è al fianco dei cittadini, ma serve migliorare le performance sulle malattie rare”


Al Ministero la due giorni su governance e innovazione: Italia punta alla leadership Ue con la Carta di Roma e il 95% senza cure certe
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L’Italia intende rafforzare il proprio ruolo di riferimento europeo nella gestione delle malattie rare, puntando a un maggiore coordinamento delle politiche e dei percorsi di diagnosi e cura. È questo l’obiettivo indicato dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, intervenuto all’apertura della due giorni in corso al Ministero della Salute che riunisce istituzioni, comunità scientifica, industria e associazioni di pazienti.


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Nel corso del suo intervento, Gemmato ha sottolineato il ruolo del sistema pubblico e delle reti di assistenza, richiamando il contributo del Servizio sanitario nazionale e dei caregiver. “Lo Stato c’è, il Governo c’è, il Servizio sanitario nazionale pubblico c’è al vostro fianco”, ha affermato, evidenziando la necessità di migliorare ulteriormente le performance complessive del sistema. Il sottosegretario ha definito l’Italia “un benchmark di riferimento” in ambito europeo, pur riconoscendo la necessità di rafforzare ulteriormente l’efficacia degli interventi.

Gemmato ha inoltre richiamato i dati relativi all’impatto delle malattie rare, stimando circa 2 milioni di persone coinvolte in Italia e sottolineando come si tratti di condizioni “parcellizzate” in numerose patologie differenti. Secondo quanto riportato, solo per circa il 5% delle malattie rare esisterebbero attualmente percorsi terapeutici consolidati, mentre per la restante parte del quadro clinico l’orizzonte di cura risulterebbe ancora limitato. “Il nostro sforzo si deve concentrare per il restante 95%”, ha dichiarato.

L’intervento si inserisce nel quadro della presentazione della cosiddetta “Carta di Roma delle malattie rare”, documento di indirizzo che l’Italia intende proporre come base di confronto a livello europeo per lo sviluppo di strategie comuni su innovazione, governance e organizzazione dei servizi. Il testo è concepito come piattaforma aperta in vista di un futuro piano d’azione europeo sul tema.

Il sottosegretario ha inoltre ribadito gli investimenti già avviati in ambito nazionale su ricerca, screening neonatali e medicina genetica, richiamando il potenziamento dei programmi diagnostici e dei fondi dedicati alla ricerca pubblica e indipendente.

Nel suo intervento è stato infine fatto riferimento alla dimensione europea delle politiche sanitarie, con un collegamento istituzionale alla direttrice generale per la Salute della Commissione europea Sandra Gallina, definita come figura centrale nel coordinamento delle strategie sanitarie comunitarie. L’Italia, è stato sottolineato, intende contribuire attivamente al lavoro europeo in corso, anche attraverso la condivisione di buone pratiche e modelli organizzativi.

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Perché tutti vogliono Jon Ossoff candidato nel 2028


Secondo un editoriale del New York Times, il senatore della Georgia attacca la corruzione di Trump con un messaggio che unisce moderati e progressisti democratici.

Un senatore democratico della Georgia, Jon Ossoff, è diventato il nome che molti, dentro e fuori dal suo partito, vorrebbero vedere candidato alla presidenza nel 2028, e lo è diventato attaccando la corruzione del presidente Donald Trump. A sostenerlo è la giornalista Michelle Goldberg in un editoriale pubblicato sul New York Times, cioè un articolo che esprime l'opinione di chi scrive e non un pezzo di cronaca. Secondo Goldberg, la forza di Ossoff sta nel modo in cui colpisce gli arricchimenti personali di Trump, con un'efficacia che supera la divisione tra l'ala progressista e quella moderata del Partito Democratico.

Aprendo la sua campagna per la rielezione a un comizio di oltre 1.500 persone ad Atlanta, Ossoff ha quasi ignorato i due repubblicani in corsa per sfidarlo e ha attaccato quella che ha chiamato la "mafia di Mar-a-Lago" di Trump. Ha detto che il presidente "sta costruendo un monumento a se stesso" e che lo fa ora "perché nessuno lo onorerà quando se ne sarà andato, perché è un presidente fallito e una vergogna nazionale".

Per spiegare gli affari della famiglia Trump, Ossoff sceglie di solito un singolo esempio. In quel discorso si è concentrato sui diritti di estrazione del tungsteno in Kazakhstan, un metallo usato in semiconduttori, lampadine e testate belliche. Il presidente del Kazakhstan ha concesso a una società sostenuta da capitali statunitensi il diritto di sfruttare il più grande giacimento di tungsteno ancora non sviluppato al mondo. Sei giorni dopo che una società legata ai figli di Trump, Eric e Don Jr., aveva acquisito una quota del 20 per cento in un gruppo minerario americano, la capogruppo di quel gruppo ha ricevuto 1,6 miliardi di dollari di finanziamenti federali. "Un miliardo e seicento milioni dei vostri dollari di tasse per finanziare il loro progetto minerario in Kazakhstan, mentre voi pagate di più per la benzina, per la spesa, per la sanità", ha detto Ossoff.

I video dei suoi discorsi diventano spesso virali e hanno alimentato le voci su una possibile candidatura presidenziale. Il giornalista progressista Mehdi Hasan ha scritto che, se Ossoff sarà rieletto, diventerà subito uno dei favoriti per la nomination democratica del 2028. Sarah Longwell, ex stratega repubblicana che oggi pubblica la testata anti-Trump Bulwark, ha condiviso una sua foto con le parole "President-maxxing so hard", cioè massimo sforzo per sembrare presidenziale.

Ossoff ha molte caratteristiche che lo rendono attraente come candidato, scrive Goldberg: è giovane, ha una famiglia presentabile, viene da uno Stato tendenzialmente repubblicano e ha una storia di consensi tra gli elettori neri. È inoltre ebreo e critico verso Israele, e secondo la columnist potrebbe ricucire la lacerante divisione del Partito Democratico sul sionismo. In uno Stato che Trump ha vinto nel 2024, alcuni si aspettavano che Ossoff si spostasse al centro, e l'anno scorso il vicepresidente JD Vance aveva previsto che avrebbe iniziato a elogiare l'agenda di Trump. È accaduto il contrario.

I suoi discorsi, che dice di scrivere da solo, hanno due parti. Prima analizza il marciume delle istituzioni americane, un marciume che, ripete, precede Trump e ha contribuito a generarlo. Poi propone una versione liberale e pluralista dell'identità americana contro il nazionalismo bianco dell'amministrazione. "Siamo legati dallo stesso grande spirito nazionale che ha approvato le leggi sui diritti civili, sconfitto il fascismo e portato l'uomo sulla Luna", ha detto al comizio. E ha aggiunto: "Questo è ciò che uomini piccoli come Donald Trump, JD Vance e Stephen Miller non capiranno mai. Che la nostra grandezza nazionale non scorre nel nostro sangue o nei nostri geni, ma nelle nostre idee".

Secondo Goldberg, Ossoff segue lo schema che ha sconfitto i regimi autoritari in altri paesi: una denuncia ampia della corruzione unita al recupero della mitologia nazionale. Lo sostiene anche Adam Bonica, politologo dell'università di Stanford, che in un saggio ha scritto: "Attraverso decenni e continenti, la corruzione è stata la debolezza fatale dei regimi autoritari". L'indignazione contro la corruzione ha contribuito a far cadere Ferdinand Marcos nelle Filippine, Viktor Yanukovych in Ucraina, Otto Pérez Molina in Guatemala e Najib Razak in Malaysia. Ossoff ha contribuito a diffondere l'espressione "la classe Epstein" per indicare la rete di persone ricche, democratiche e repubblicane, che hanno favorito il finanziere Jeffrey Epstein, accusato di traffico sessuale. Bonica ha detto a Goldberg che più di ogni altro politico americano Ossoff sta seguendo questo manuale.

Goldberg ha conosciuto Ossoff nel 2017, quando si candidava al Congresso in un'elezione speciale nel sesto distretto della Georgia, nei sobborghi di Atlanta, per strappare un seggio storicamente repubblicano. Fu allora l'elezione speciale più costosa della storia americana. Ossoff perse di poco, ma la sua corsa contribuì a costruire una nuova infrastruttura democratica nel distretto, vinto l'anno successivo dalla democratica Lucy McBath. A 17 anni Ossoff fece uno stage per il deputato John Lewis, eroe del movimento per i diritti civili che considera un mentore. "Dobbiamo riconnetterci, noi e il pubblico, con la tradizione pluralista della politica americana e con le sue radici nei nostri documenti fondativi", ha detto a Goldberg.

Ossoff insiste con forza che non si candiderà alla presidenza nel 2028. Ha definito tutte queste voci una "maledizione" che distrae dall'unica corsa che gli interessa, le elezioni di metà mandato. "Se non ripristiniamo i pesi e contrappesi in queste elezioni di metà mandato, non so se avremo elezioni presidenziali libere e corrette nel 2028", ha detto in aprile a Jen Psaki dell'emittente MS NOW. Fino a poco tempo fa era considerato uno dei democratici più vulnerabili, ma è in vantaggio nei sondaggi. Dopo una primaria aspra, due candidati repubblicani restano in un ballottaggio e molti dei loro elettori sono demoralizzati.

Ossoff sembra essere un po' introverso e dal 2020 ha tenuto un profilo basso, concentrandosi più sui servizi ai cittadini del suo collegio che sulla propria immagine nazionale. Entrato in carica a 33 anni, il più giovane senatore da quando Joe Biden fu eletto nel 1972, è poco presente sui social. Quando parla è lento e riflessivo. "Le parole contano, hanno potere e sono trattate con troppa leggerezza", ha detto a Goldberg.

Nel 2024 Ossoff fu uno dei soli 19 senatori a firmare la risoluzione di Bernie Sanders che chiedeva un embargo su alcune armi a Israele, sfidando le pressioni della Casa Bianca di Biden. In un discorso al Senato disse: "Gli americani sono giustamente inorriditi dalla scarsa attenzione per le vite dei civili palestinesi innocenti, che ha lasciato così tanti bambini morti inutilmente a Gaza, senza arti o pieni di schegge". All'epoca la posizione sembrava rischiosa, ma oggi gran parte della corrente principale del partito è arrivata dove era Ossoff due anni fa. Ossoff non è un anti-sionista: "Voglio che il popolo israeliano sia sicuro", ha detto, e "non mi scuso per essermi opposto all'uccisione sconsiderata di non combattenti".

Prima di fare politica, Ossoff dirigeva una società chiamata Insight TWI che produceva documentari sulla corruzione internazionale e sulle violazioni dei diritti umani, molti dei quali andati in onda sulla BBC, l'emittente pubblica britannica. Curò un programma premiato sugli stupri di massa delle donne yazide da parte dell'ISIS e un'inchiesta su un presunto squadrone della morte in Kenya. In uno dei suoi progetti più noti lavorò con giornalisti ghanesi che svelarono la corruzione nel calcio internazionale, e diversi dirigenti furono ripresi mentre accettavano tangenti. Dopo la messa in onda nel 2018, uno di quei giornalisti, Ahmed Hussein-Suale, fu assassinato nel 2019, e la polizia ritenne che fosse stato ucciso per il suo lavoro. Alla cerimonia in sua memoria ad Accra, Ossoff disse che non bastava arrestare i killer: "Chi occupa posizioni di potere, chi minaccia i giornalisti, chi invoca violenza contro i giornalisti, deve essere chiamato a risponderne".

Quel filo lega il suo messaggio di allora a quello di oggi. "La mia convinzione che la corruzione sia alla radice dell'oppressione precede la mia vita pubblica", ha detto a Goldberg. Il primo video della sua nuova campagna è uno spot di quasi quattro minuti e mezzo sul lobbismo dell'industria farmaceutica e sul prezzo dei farmaci, quasi un mini documentario. Pur attaccando Trump, Ossoff lo descrive più come un sintomo che come una causa: "Donald Trump è un demagogo che ha sfruttato il marciume di fondo della corruzione sistemica", ha detto, e "ha sfruttato quel marciume con la promessa di sistemare un sistema truccato, per poi limitarsi a truccarlo di nuovo a proprio favore".

Ossoff attribuisce molto di ciò che non funziona nella politica americana alla sentenza Citizens United, la decisione della Corte Suprema del 2010 che eliminò i limiti alla spesa di aziende e sindacati nelle campagne elettorali. A differenza di molti democratici non chiede di ampliare la Corte Suprema, ma una campagna nazionale per modificare la Costituzione e togliere il denaro opaco dalla politica, un obiettivo che secondo lui potrebbe unire le persone invece di dividerle ulteriormente. Goldberg ritiene che modificare la Costituzione sia un percorso quasi impossibile e che ai progressisti questa posizione sembrerà una rinuncia, ma osserva anche che potrebbe attrarre gli elettori stanchi delle divisioni. Come scrive Bonica: "Nelle società polarizzate, l'opposizione più efficace non combatte sul tradizionale campo di battaglia destra-sinistra, dove le posizioni sono cristallizzate. Crea invece un asse di conflitto completamente nuovo".

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Trump impone la tutela degli Stati Uniti sull'America latina


Diciassette paesi si sono adeguati alla coalizione anticartelli di Washington. Dal settembre 2025 gli Stati Uniti hanno condotto 63 raid nei Caraibi e nel Pacifico, causando oltre 200 morti.

L'Amministrazione Trump sta rilanciando la tutela degli Stati Uniti sull'America latina, con minacce di sanzioni, ritiri di visti e operazioni militari illegali nei Caraibi e nel Pacifico. A sostenerlo è il quotidiano Le Monde. Dal 2 settembre 2025 gli Stati Uniti hanno condotto 63 raid contro imbarcazioni accusate, senza prove, di trasportare droga, causando più di 200 morti. Diciassette paesi del continente hanno aderito a marzo allo "Scudo delle Americhe", la coalizione anticartelli voluta da Washington, che si impegna, secondo le parole del presidente, a "ricorrere alla forza militare letale per distruggere una volta per tutte i cartelli e le reti terroristiche".

Venerdì 12 giugno il presidente ha annunciato sulla sua piattaforma Truth Social di aver dato l'ordine di un "attacco rapido e letale" nell'est del Venezuela per eliminare Niño Guerrero, capo dell'organizzazione criminale Tren de Aragua, classificata da Washington come "terroristica".

La nuova fase di interventi era stata annunciata nella strategia di sicurezza nazionale pubblicata dalla Casa Bianca a inizio dicembre 2025. Il testo dichiarava la volontà di un emisfero "i cui governi cooperino con noi contro i narcoterroristi, i cartelli e le altre organizzazioni criminali transnazionali" e di "garantire l'accesso continuo a siti strategici chiave". L'intervento militare a Caracas, il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro il 3 gennaio e la successiva presa di controllo del petrolio venezuelano ne sono stati l'illustrazione più evidente. Da mesi Washington minaccia un'azione simile a Cuba.

Davanti alle minacce della prima potenza mondiale, la maggior parte dei paesi del continente si è adeguata, per pragmatismo o per convinzione, come l'Argentina di Javier Milei, il Cile di José Antonio Kast e l'Ecuador di Daniel Noboa. All'appello mancano soltanto i tre paesi più grandi della regione, tutti governati a sinistra: Messico, Colombia e Brasile. "L'Amministrazione Trump vuole usare questa cooperazione come una leva per stabilire una relazione di alleanza, se non di dipendenza, con questi paesi", ha detto a Le Monde Tiziano Breda, coordinatore per l'America latina dell'ONG Acled, che monitora i conflitti armati nel mondo.
Lo Scudo delle Americhe — FocusAmerica

America Latina · La nuova Dottrina Trump

Lo Scudo delle Americhe: come Washington sta riprendendo in controllo del continente


Raid militari, minacce di sanzioni e ritiri di visti. In meno di un anno gli Stati Uniti hanno costruito una coalizione anti cartelli del narcotraffico che va da Panama al Venezuela. Solo i tre Paesi più grandi, tutti governati dalla sinistra, ancora resistono all'influenza americana.

Fonte principale: Le Monde Dati al 12 giugno 2026

Raid in mare
e
Vittime

63

200+

Attacchi contro imbarcazioni dal 2 settembre 2025

Morti, senza che siano state mostrate prove

Le imbarcazioni sono state colpite con l'accusa, mai dimostrata, di trasportare droga. Il Segretario di Stato Marco Rubio: «le abbiamo fatte saltare in aria, e lo rifaremo»

Esplora l'analisi
1 Lo schieramento 2 L'escalation 3 Il metodo

17 Paesi nella coalizione filo Usa

Quasi tutto il continente è tornato ad allinearsi con Washington


Di fronte all'asimmetria di potere, la maggior parte dei governi ha accettato la coalizione con gli Stati Uniti — per pragmatismo o per convinzione. A non aderire restano solo Messico, Colombia e Brasile. Tocca un Paese per i dettagli.

Allineato a Washington
Ancora resiste

Dicembre 2024 → giugno 2026

Diciotto mesi di pressione crescente


Dalla minaccia sul canale di Panama fino all'ordine di un attacco in Venezuela. Tocca un evento per i dettagli.

La forza al posto dell'intercettazione

Una strategia che agisce «anche per via illegale»


Washington ha sostituito le tradizionali intercettazioni con l'uso diretto della forza letale, in mare e a terra. Le conseguenze ricadono anche sui civili.

Prima
Intercettare
Fermare le imbarcazioni e sequestrare il carico, nel quadro della cooperazione bilaterale.

Ora
Far saltare in aria
Colpire con la forza letale, in mare e a terra, anche senza mostrare prove.

I numeri della nuova dottrina

Quattro fatti che la riassumono

3 gen
Il presidente venezuelano Maduro viene rapito a Caracas; gli USA prendono il controllo del petrolio.

4
Gli operai di una fattoria casearia in Ecuador, presa per un «campo» di addestramento e bombardata.

1914
L'anno da cui, fino al 1999, gli USA controllavano il canale di Panama, che Trump vuole «riprendere».

21 giu
Al ballottaggio in Colombia Trump appoggia l'estrema destra contro il candidato di sinistra.

«Le gang hanno reagito spostandosi e orientandosi verso forme di violenza selettive. La crescente volatilità alimenterà probabilmente una recrudescenza della violenza fino alla fine del mandato di Trump».

Rapporto Acled, l'ONG che monitora i conflitti armati nel mondo

Fonti Le Monde, New York Times, Acled. Dichiarazioni di Tiziano Breda (Acled) e John Feeley (ex diplomatico USA). Aggiornato al 12 giugno 2026.

L'ingerenza statunitense, che mira anche a contrastare l'influenza cinese, è cominciata in Panama prima ancora dell'inizio del secondo mandato di Trump. Nel dicembre 2024 il presidente eletto minacciava di "recuperare" il canale, sotto controllo americano tra il 1914 e il 1999. Nell'aprile 2025 un accordo ha autorizzato lo schieramento di soldati americani su tre vecchie basi per operazioni congiunte, scatenando proteste contro quella che i manifestanti hanno denunciato come una violazione della sovranità del paese. Nel gennaio 2026 la Corte suprema panamense ha annullato i contratti di gestione dei due porti situati alle estremità del canale, fino ad allora in mano a un gruppo di Hong Kong.

Il 28 maggio il New York Times ha rivelato che il Guatemala del presidente di sinistra Bernardo Arevalo aveva accettato interventi militari americani, compresi raid aerei. Arevalo si è affrettato a smentire, sostenendo di aver sollecitato soltanto una "cooperazione nel quadro di operazioni condotte dalle forze di sicurezza guatemalteche". Pur non allineato a Trump, Arevalo ha comunque dovuto aderire allo "Scudo delle Americhe". "Questi paesi hanno fatto un calcolo semplice: di fronte all'asimmetria di potere, è meglio accettare ciò che gli Stati Uniti impongono loro", ha detto a Le Monde l'ex diplomatico americano John Feeley.

L'Ecuador di Daniel Noboa è stato il primo paese ad autorizzare azioni militari congiunte, lanciando il 3 marzo una vasta operazione contro "organizzazioni narcoterroristiche". Quito ha diffuso le immagini del bombardamento di un presunto campo di addestramento. "Sì, conduciamo anche raid aerei contro i narcoterroristi a terra", ha confermato su X il segretario alla difesa americano Pete Hegseth.

Il New York Times ha scritto che dopo l'Ecuador e il Guatemala anche l'Honduras, unico paese centroamericano con una base americana permanente, sta subendo le stesse pressioni. Il presidente Nasry Asfura è stato eletto a novembre 2025 con il sostegno di Trump, che aveva minacciato di tagliare gli aiuti in caso di vittoria della sinistra. Una minaccia ribadita in Colombia, dove il presidente americano sostiene l'estrema destra di Abelardo de la Espriella contro il candidato di sinistra al secondo turno delle presidenziali del 21 giugno.

Per ora resiste la presidente messicana Claudia Sheinbaum, che in nome della sovranità accetta una cooperazione sul terreno solo se rimane sotto la sua direzione. Per allentare le tensioni ha però accolto in modo discreto migranti di paesi terzi espulsi dagli Stati Uniti. "È evidente che gli americani vogliono mostrare a Sheinbaum che ha tutto l'interesse ad accettare anche lei truppe americane", ha detto Feeley.

In alcuni paesi come Giamaica e Honduras la violenza è diminuita, ma un rapporto di Acled segnala che "le gang hanno reagito spostandosi, riducendo le loro attività visibili e orientandosi verso forme di violenza selettive". Il documento prevede che "la crescente volatilità dell'ecosistema del crimine organizzato alimenterà probabilmente una recrudescenza della violenza fino alla fine del mandato di Trump".

Breda, uno degli autori del rapporto, attribuisce la situazione al clima di impunità verso le forze di sicurezza "che agiscono senza restrizioni e senza dover presentare molte prove durante gli interventi contro presunti criminali". Aumentano anche le "segnalazioni di abusi, violazioni, sparizioni da parte di alcune forze di sicurezza, oltre che di esecuzioni extragiudiziali".

I paesi latinoamericani non sono in grado di combattere da soli il crimine organizzato. A marzo la Bolivia, ammettendo la fragilità del proprio sistema carcerario, ha preferito estradare subito negli Stati Uniti il narcotrafficante uruguaiano Sebastian Marset, catturato dopo anni di ricerche. "La piaga del traffico di droga è stata tradizionalmente combattuta attraverso una collaborazione bilaterale e multilaterale", ha ricordato Feeley. "Ma la grande differenza con Trump è che gli Stati Uniti cercheranno di gestire il problema anche per via illegale". Nel settembre 2025, giustificando il primo raid in mare, il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva detto che le intercettazioni della droga non bastavano più: "Invece di intercettarla l'abbiamo fatta saltare in aria, e lo rifaremo".

Alla fine di marzo il New York Times ha rivelato che il "campo" bombardato in Ecuador era in realtà una fattoria casearia: quattro dipendenti sarebbero stati torturati dall'esercito ecuadoriano. "Con il clima che si sta creando e intensificando, questo tipo di episodi non potrà che moltiplicarsi", teme Breda.

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UK, Starmer annuncia divieto totale dei social per i minori


Londra stringe sui colossi web: stop all'accesso per i più giovani a TikTok e Instagram. Esclusi i servizi di messaggistica
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Il Primo Ministro britannico, Keir Starmer, ha annunciato ufficialmente l'imminente introduzione di un divieto assoluto di accesso ai social media per tutti i minori di 16 anni. Durante una conferenza stampa tenutasi a Downing Street, il capo del governo di Londra ha motivato la stretta parlando della necessità di proteggere la salute mentale e il benessere dei più giovani, definendo l'attuale offerta delle piattaforme digitali come un fattore che "rende infelici i bambini" a causa di dinamiche ritenute additive e potenzialmente dannose.

Secondo quanto battuto dall'agenzia di stampa Adnkronos, il provvedimento colpirà in modo generalizzato colossi del comparto quali Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X. Dall'elenco delle restrizioni rimarranno invece esclusi i servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp. La decisione giunge a conclusione di una fase di consultazione governativa e di sperimentazioni sul campo, durante le quali un campione di adolescenti britannici è stato sottoposto a blocchi d'accesso e a rigidi limiti temporali di utilizzo delle applicazioni.

Il piano dell'esecutivo ha già sollevato le prime reazioni da parte dei colossi tecnologici. Un portavoce di YouTube ha espresso forti riserve, avvertendo che un divieto così ampio e privo di distinzioni rischia di produrre l'effetto opposto, spingendo i minori verso "servizi meno regolamentati e decisamente meno sicuri". Oltre alle piattaforme tradizionali, Starmer ha specificato che la manovra riguarderà anche il settore del gaming online e i servizi di live streaming, contestandone le funzionalità che permettono il contatto diretto tra adulti sconosciuti e utenti minorenni.

Il Regno Unito si inserisce così in un quadro internazionale di progressivo irrigidimento normativo sul tema della sicurezza digitale dei minori. In ambito globale, la misura segue l'analoga iniziativa avviata dall'Indonesia lo scorso marzo, mentre in Canada il ministro della Cultura ha recentemente presentato una proposta di legge per vietare gli account ai minori di 16 anni e limitare l'esposizione ai contenuti generati dall'intelligenza artificiale. Anche diverse cancellerie europee hanno confermato l'intenzione di muoversi nella medesima direzione nelle prossime settimane.

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Gli immaginari sono una cosa buffa.

Nel post uscito ieri sul blog ho raccontato di come l'immaginario dei Mind Enterprises è diventato un simbolo del centrismo radicale europeo...

👉 flaviopintarelli.it/2026/06/14…

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La resistenza è un Cinzano ghiacciato


Quando passi una parte considerevole del tuo tempo online è difficile valutare quanto i trend della internet culture siano rilevanti per la maggior parte delle persone.

Quindi se conosci i Mind Enterprises puoi saltare i prossimi paragrafi.

Se invece non li hai mai sentiti nominare, sappi che sono un duo musicale italiano: Andrea Tirone, detto Secco, e Roberto Conigliaro, detto Baffone.

Si distinguono per un suono italodisco, riletto in chiave contemporanea attraverso influenze electro, funk e pop. E pur essendo in giro da un bel po’ di tempo — il progetto nasce nel percorso musicale di Tirone già negli anni Dieci, mentre il duo si consolida più avanti — i due sono diventati famosi, anzi virali, soprattutto lo scorso anno.

Lo hanno fatto grazie a una serie di shorts video in cui rendevano visibile il loro suono con un immaginario dall’estetica vintage, caratterizzato da un esplicito richiamo all’Italia degli anni ’80: quella in cui, per rubare le parole al mio amico Massimo, “anche gli spazzini andavano in giro con il Mercedes”.
youtube.com/embed/KOR1w0umfDQ?…
Un universo visivo che alle loro sonorità disimpegnate unisce due elementi: l’impressione di opulenza demodé degli oggetti di scena e lo sprezzo meccanico delle loro movenze, che li fanno assomigliare a una versione calabrese dei Kraftwerk.

I Mind Enterprises appaiono come l’assemblaggio di due macchine del disimpegno, catapultato nel nostro presente distopico da un passato in cui we were kings.

Il soggetto collettivo che s’incarna nell’immaginario del duo siamo noi: gli italiani.

Ciò che questo immaginario costruisce è una cartolina del nostro paese o, almeno, una delle sue tante immagini possibili. E tra queste non un’immagine a caso, ma un’immagine precisa. O meglio, una serie d’immagini che finiscono per costruirne una capace di sovrastarle tutte.

Quella visualizzata nell’immaginario dei Mind Enterprises è l’Italia dell’edonismo reaganiano bagnato di Negroni e candido di coca della Milano da bere. È quella di Sandro Pertini che gioca a scopa sull’aereo che riporta in patria la nazionale vittoriosa. È l’Italia di Bettino Craxi, che si fa rispettare nel mondo tenendo testa agli americani a Sigonella.

È il paese che si lascia alle spalle i grigiori degli “anni di piombo”, camminando su un tappeto di morti d’overdose verso il radioso futuro promesso dalle magnifiche e progressive sorti del neoliberismo rampante.

Una fantasmagoria, ovviamente.

Ma una fantasmagoria potente, perché mobilita la nostalgia di un benessere scivolato via e di una grandezza ormai svanita: una nostalgia che può facilmente servire una visione reazionaria del mondo.

Quella evocata da alcuni content creator di cui avevo già avuto modo di parlare, che proprio su questo desiderio di restaurare il passato di grandiosa leggerezza del nostro paese fanno leva per alimentare la loro narrazione di un presente corrotto e indesiderabile.

Dove la corruzione, se gratti appena appena sotto la patina, diventa immediatamente fastidio per tutto ciò che mette in discussione il privilegio di classe, razza e genere dell’uomo bianco occidentale.

Di questo, naturalmente, i Mind Enterprises non hanno alcuna responsabilità. Perché il gioco degli immaginari è divertente, ma non è mai possibile controllarlo del tutto.

Ed è proprio in questo gioco che si annida il colpo di scena.

Da qualche settimana, infatti, le immagini dei Mind Enterprises hanno ripreso a circolare nel sistema nervoso digitale con un significato nuovo, diverso.

Alcuni memer dei network NAFO attivi su X le hanno usate per visualizzare una particolare forma di resistenza: quella che l’Europa starebbe provando a opporre al nuovo corso delle relazioni atlantiche inaugurato da Donald Trump.

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Esce ogni settimana, la domenica sera.

Il contesto è lampante: nel corso dell’aggressione contro l’Iran, il presidente degli Stati Uniti ha più volte sferzato i partner europei.

Il motivo?

Non averlo sostenuto in una guerra caratterizzata da ragioni inconsistenti e da una condotta che definire improvvisata suona come un understatement fin troppo generoso.

Accuse a cui la meccanica atarassia del disimpegno che i Mind Enterprises mettono in scena nei loro contenuti sembra fornire una risposta perfetta.

Trump ha dato all’Europa un ultimatum? Questo è il modo in cui reagiscono gli europei nelle due settimane di vacanze pasquali ⤵️

DER SPIEGEL: Trump has effectively given Europe an ultimatum: within days, they must commit actual military forces, like warships, to the Strait of Hormuz.

Meanwhile, Europeans on their two week Easter holiday: pic.twitter.com/KjbW3CqOan
— Vatnik Soup (@P_Kallioniemi) April 9, 2026


Il PIL dell’Arkansas è più grande di quello della maggior parte dei paesi europei? Questa è la preoccupazione con cui reagiamo alla notizia ⤵️

Europeans reading about Arkansas’ massive GDP t.co/Xne9bQdGXD pic.twitter.com/x4mPlx19pV
— Dr. Ian Garner (@irgarner) April 10, 2026


Trump minaccia durissime conseguenze per la NATO se i paesi europei non lo sosterranno nella sua guerra contro l’Iran? Questo è l’effetto delle sue dichiarazioni sui francesi ⤵️

Donald Trump : SI VOUS NE ME SOUTENEZ PAS POUR ATTAQUER L’IRAN LES CONSÉQUENCES POUR L’OTAN SERONT TERRIBLES 😡

Les français : pic.twitter.com/lKkicVDg6Y
— Le Zelenskyste 🇫🇷🇺🇦 (@VolodimirZelen1) April 9, 2026


Sono solo alcuni esempi di come gli elementi di quell’immaginario vengano piegati a un significato nuovo, che affianca tutti gli altri significati possibili senza per questo spodestarli.

E non importa che anche questa riappropriazione sia una fantasmagoria o una forma di pensiero desiderante visivo. L’Europa è ben lontana dall’esercitare quel grado di distacco e assertività verso la politica di Trump che questi memer desiderano.

Qui conta notare altro: il potere delle immagini risiede soprattutto nella loro capacità di ospitare significati diversi, persino contraddittori.

La stessa immagine può evocare la nostalgia reazionaria per un’Italia padrona di sé, ricca, bianca, maschile e spensierata. Ma può anche diventare, pochi mesi dopo, la fantasia ironica di un’Europa che guarda il nuovo disordine americano, si accende una sigaretta, sorseggia un Cinzano ghiacciato e continua a ballare senza scomporsi.

Non perché una delle due letture sia più vera dell’altra.

Ma perché gli immaginari non appartengono mai del tutto a chi li produce. Appena entrano in circolo, cominciano a essere toccati, deformati, rubati, traditi, rimontati.

Questa capacità viene esaltata dalla rete e dalle sue culture che, con le loro pratiche di appropriazione creativa, piegano al proprio volere qualsiasi immaginario.

Nel cuore della supercella, il potere dell’immaginazione visiva ha un solo limite possibile.

E tende all’infinito.

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I Dem vogliono un partito più moderato, ma apprezzano il socialismo


Lo stesso elettorato del sondaggio del New York Times chiede più moderazione, considera i democratici ben posizionati e vede con favore il socialismo: tre risposte in contraddizione

Il mese scorso il New York Times ha diffuso un sondaggio sui potenziali elettori delle primarie democratiche che sembra rispondere in modo netto a una domanda che divide il partito da tempo: il 47% degli intervistati vorrebbe che i democratici si spostassero verso il centro, contro il 28% che li vorrebbe più a sinistra e il 19% che li lascerebbe dove sono. Il risultato è stato subito usato come prova che il partito deve moderarsi per tornare a vincere. Eppure gli stessi elettori, interrogati in modo leggermente diverso, dicono il contrario.

Agli stessi intervistati è stato chiesto anche cosa pensassero della posizione attuale del partito, non solo in che direzione spostarlo. Le risposte si rovesciano: solo il 20% giudica i democratici troppo a sinistra, mentre il 17%, una differenza che rientra nel margine di errore, li ritiene troppo a destra e il 55% pensa che il partito non sia sbilanciato né da una parte né dall'altra. Su un terzo tema, il socialismo, gli stessi elettori si dividono tra il 49% che lo vede con favore e il 22% contrario, mentre quasi un terzo non sa rispondere, inclusa una quota che non ne ha mai sentito parlare.

Per il giornalista e sondaggista G. Elliott Morris, sulla sua newsletter Strength In Numbers, questi numeri restituiscono un elettorato democratico che è allo stesso tempo a favore della moderazione, a favore del socialismo e soddisfatto di dove si trova oggi il partito. È la prova, sostiene, che le domande sull'identità ideologica di un partito sono "quasi inutili".

Su politiche concrete, invece, l'elettorato indica preferenze precise. In un sondaggio realizzato a maggio con l'istituto di sondaggi Verasight, Morris ha chiesto a tutti gli americani, non solo ai democratici, quali misure federali allevierebbero di più le loro ansie economiche: le risposte più frequenti sono state i tagli alle tasse per il ceto medio, l'aumento delle imposte sui ricchi e sulle grandi aziende, un giro di vite contro la speculazione sui prezzi praticata dalle imprese. Per Morris l'economia populista piace a prescindere dagli schieramenti.

Chiedere agli elettori se il partito debba spostarsi verso il centro non misura il vantaggio elettorale di quello spostamento, sostiene Morris: dice solo se gli intervistati hanno assorbito e condividono l'idea diffusa secondo cui ci si sposta al centro per vincere. "Gli elettori non sono strateghi", scrive. Per Morris, dopo sedici mesi in cui ogni commentatore ripete che i democratici devono andare verso il centro per vincere nel 2028, un sondaggio che li trova d'accordo dice soprattutto che il messaggio è passato, non che la strategia funzioni.

Morris segnala anche un altro limite: il New York Times non ha contrapposto "sinistra" e "destra", ma "sinistra" e "centro". È come chiedere agli elettori di scegliere tra un estremista e una persona normale. In un paese dove la polarizzazione viene descritta come una patologia, molti leggono quel confronto in termini carichi di giudizio. Ogni intervistato, del resto, attribuisce a "sinistra" e "centro" un significato diverso dagli altri.

Non è chiaro, poi, che gli americani abbiano un'idea precisa di cosa sia l'ideologia. Un sondaggio dell'istituto Gallup del settembre 2024 ha rilevato che gli elettori erano più o meno ugualmente propensi a definire Kamala Harris "troppo di sinistra" (51%) e Donald Trump "troppo di destra" (48%), un sostanziale pareggio. Per Morris è un risultato poco credibile, perché i due candidati non erano affatto equidistanti dal centro: sulla spesa sociale, sui controlli all'immigrazione e sulla politica commerciale, per fare qualche esempio, Trump stava molto più a destra di quanto Harris stesse a sinistra.

Quasi un terzo dei potenziali elettori democratici non ha saputo dire cosa pensasse del socialismo, un concetto considerato elementare tra gli addetti ai lavori: un segnale di quanto poco il pubblico generale segua questi temi. Lo stesso Morris ha mostrato ad aprile che, quando si lascia agli intervistati la libertà di descrivere le proprie idee con parole loro, solo l'8% di chi si dice "moderato" vuole davvero più moderazione.

Proprio perché ognuno può trovare nei dati la conferma di ciò che già pensa, per Morris il sondaggio somiglia a "un test di Rorschach politico", le macchie d'inchiostro in cui ciascuno vede quello che vuole. Chi desidera un partito più a destra cita il 47% che chiede moderazione; chi lo vuole più a sinistra cita il 49% favorevole al socialismo e il 17% che giudica i democratici troppo a destra. "Tutti ottengono una tabella", scrive, "nessuno una risposta".

Sondaggio · Stati Uniti
Gli elettori democratici vogliono un partito più moderato. E più socialista?
Maggio 2026 · Democratici e potenziali elettori democratici · New York Times/Siena College
Focus America
La risposta implica: Verso sinistra Status quo Verso il centro Non sa

Vorresti che il Partito Democratico...

Si sposti al centro

47%

Si sposti a sinistra

28%

Non si sposti

19%

Non sa o non risponde

5%

Pensi che il Partito Democratico sia...

Troppo a sinistra

20%

Troppo a destra

17%

Non sbilanciato

55%

Non sa o non risponde

7%

Opinione sul socialismo

Favorevole

49%

Contrario

22%

Mai sentito parlare

18%

Non sa o non risponde

12%

Ogni risposta è colorata in base alla direzione che implicherebbe per il partito: chi lo vuole più al centro, chi più a sinistra e chi non lo sposterebbe. Elaborazione di Focus America su dati del sondaggio New York Times/Siena College (maggio 2026), ripresi da Strength In Numbers.

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