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Trump impone la tutela degli Stati Uniti sull'America latina


Diciassette paesi si sono adeguati alla coalizione anticartelli di Washington. Dal settembre 2025 gli Stati Uniti hanno condotto 63 raid nei Caraibi e nel Pacifico, causando oltre 200 morti.

L'Amministrazione Trump sta rilanciando la tutela degli Stati Uniti sull'America latina, con minacce di sanzioni, ritiri di visti e operazioni militari illegali nei Caraibi e nel Pacifico. A sostenerlo è il quotidiano Le Monde. Dal 2 settembre 2025 gli Stati Uniti hanno condotto 63 raid contro imbarcazioni accusate, senza prove, di trasportare droga, causando più di 200 morti. Diciassette paesi del continente hanno aderito a marzo allo "Scudo delle Americhe", la coalizione anticartelli voluta da Washington, che si impegna, secondo le parole del presidente, a "ricorrere alla forza militare letale per distruggere una volta per tutte i cartelli e le reti terroristiche".

Venerdì 12 giugno il presidente ha annunciato sulla sua piattaforma Truth Social di aver dato l'ordine di un "attacco rapido e letale" nell'est del Venezuela per eliminare Niño Guerrero, capo dell'organizzazione criminale Tren de Aragua, classificata da Washington come "terroristica".

La nuova fase di interventi era stata annunciata nella strategia di sicurezza nazionale pubblicata dalla Casa Bianca a inizio dicembre 2025. Il testo dichiarava la volontà di un emisfero "i cui governi cooperino con noi contro i narcoterroristi, i cartelli e le altre organizzazioni criminali transnazionali" e di "garantire l'accesso continuo a siti strategici chiave". L'intervento militare a Caracas, il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro il 3 gennaio e la successiva presa di controllo del petrolio venezuelano ne sono stati l'illustrazione più evidente. Da mesi Washington minaccia un'azione simile a Cuba.

Davanti alle minacce della prima potenza mondiale, la maggior parte dei paesi del continente si è adeguata, per pragmatismo o per convinzione, come l'Argentina di Javier Milei, il Cile di José Antonio Kast e l'Ecuador di Daniel Noboa. All'appello mancano soltanto i tre paesi più grandi della regione, tutti governati a sinistra: Messico, Colombia e Brasile. "L'Amministrazione Trump vuole usare questa cooperazione come una leva per stabilire una relazione di alleanza, se non di dipendenza, con questi paesi", ha detto a Le Monde Tiziano Breda, coordinatore per l'America latina dell'ONG Acled, che monitora i conflitti armati nel mondo.
Lo Scudo delle Americhe — FocusAmerica

America Latina · La nuova Dottrina Trump

Lo Scudo delle Americhe: come Washington sta riprendendo in controllo del continente


Raid militari, minacce di sanzioni e ritiri di visti. In meno di un anno gli Stati Uniti hanno costruito una coalizione anti cartelli del narcotraffico che va da Panama al Venezuela. Solo i tre Paesi più grandi, tutti governati dalla sinistra, ancora resistono all'influenza americana.

Fonte principale: Le Monde Dati al 12 giugno 2026

Raid in mare
e
Vittime

63

200+

Attacchi contro imbarcazioni dal 2 settembre 2025

Morti, senza che siano state mostrate prove

Le imbarcazioni sono state colpite con l'accusa, mai dimostrata, di trasportare droga. Il Segretario di Stato Marco Rubio: «le abbiamo fatte saltare in aria, e lo rifaremo»

Esplora l'analisi
1 Lo schieramento 2 L'escalation 3 Il metodo

17 Paesi nella coalizione filo Usa

Quasi tutto il continente è tornato ad allinearsi con Washington


Di fronte all'asimmetria di potere, la maggior parte dei governi ha accettato la coalizione con gli Stati Uniti — per pragmatismo o per convinzione. A non aderire restano solo Messico, Colombia e Brasile. Tocca un Paese per i dettagli.

Allineato a Washington
Ancora resiste

Dicembre 2024 → giugno 2026

Diciotto mesi di pressione crescente


Dalla minaccia sul canale di Panama fino all'ordine di un attacco in Venezuela. Tocca un evento per i dettagli.

La forza al posto dell'intercettazione

Una strategia che agisce «anche per via illegale»


Washington ha sostituito le tradizionali intercettazioni con l'uso diretto della forza letale, in mare e a terra. Le conseguenze ricadono anche sui civili.

Prima
Intercettare
Fermare le imbarcazioni e sequestrare il carico, nel quadro della cooperazione bilaterale.

Ora
Far saltare in aria
Colpire con la forza letale, in mare e a terra, anche senza mostrare prove.

I numeri della nuova dottrina

Quattro fatti che la riassumono

3 gen
Il presidente venezuelano Maduro viene rapito a Caracas; gli USA prendono il controllo del petrolio.

4
Gli operai di una fattoria casearia in Ecuador, presa per un «campo» di addestramento e bombardata.

1914
L'anno da cui, fino al 1999, gli USA controllavano il canale di Panama, che Trump vuole «riprendere».

21 giu
Al ballottaggio in Colombia Trump appoggia l'estrema destra contro il candidato di sinistra.

«Le gang hanno reagito spostandosi e orientandosi verso forme di violenza selettive. La crescente volatilità alimenterà probabilmente una recrudescenza della violenza fino alla fine del mandato di Trump».

Rapporto Acled, l'ONG che monitora i conflitti armati nel mondo

Fonti Le Monde, New York Times, Acled. Dichiarazioni di Tiziano Breda (Acled) e John Feeley (ex diplomatico USA). Aggiornato al 12 giugno 2026.

L'ingerenza statunitense, che mira anche a contrastare l'influenza cinese, è cominciata in Panama prima ancora dell'inizio del secondo mandato di Trump. Nel dicembre 2024 il presidente eletto minacciava di "recuperare" il canale, sotto controllo americano tra il 1914 e il 1999. Nell'aprile 2025 un accordo ha autorizzato lo schieramento di soldati americani su tre vecchie basi per operazioni congiunte, scatenando proteste contro quella che i manifestanti hanno denunciato come una violazione della sovranità del paese. Nel gennaio 2026 la Corte suprema panamense ha annullato i contratti di gestione dei due porti situati alle estremità del canale, fino ad allora in mano a un gruppo di Hong Kong.

Il 28 maggio il New York Times ha rivelato che il Guatemala del presidente di sinistra Bernardo Arevalo aveva accettato interventi militari americani, compresi raid aerei. Arevalo si è affrettato a smentire, sostenendo di aver sollecitato soltanto una "cooperazione nel quadro di operazioni condotte dalle forze di sicurezza guatemalteche". Pur non allineato a Trump, Arevalo ha comunque dovuto aderire allo "Scudo delle Americhe". "Questi paesi hanno fatto un calcolo semplice: di fronte all'asimmetria di potere, è meglio accettare ciò che gli Stati Uniti impongono loro", ha detto a Le Monde l'ex diplomatico americano John Feeley.

L'Ecuador di Daniel Noboa è stato il primo paese ad autorizzare azioni militari congiunte, lanciando il 3 marzo una vasta operazione contro "organizzazioni narcoterroristiche". Quito ha diffuso le immagini del bombardamento di un presunto campo di addestramento. "Sì, conduciamo anche raid aerei contro i narcoterroristi a terra", ha confermato su X il segretario alla difesa americano Pete Hegseth.

Il New York Times ha scritto che dopo l'Ecuador e il Guatemala anche l'Honduras, unico paese centroamericano con una base americana permanente, sta subendo le stesse pressioni. Il presidente Nasry Asfura è stato eletto a novembre 2025 con il sostegno di Trump, che aveva minacciato di tagliare gli aiuti in caso di vittoria della sinistra. Una minaccia ribadita in Colombia, dove il presidente americano sostiene l'estrema destra di Abelardo de la Espriella contro il candidato di sinistra al secondo turno delle presidenziali del 21 giugno.

Per ora resiste la presidente messicana Claudia Sheinbaum, che in nome della sovranità accetta una cooperazione sul terreno solo se rimane sotto la sua direzione. Per allentare le tensioni ha però accolto in modo discreto migranti di paesi terzi espulsi dagli Stati Uniti. "È evidente che gli americani vogliono mostrare a Sheinbaum che ha tutto l'interesse ad accettare anche lei truppe americane", ha detto Feeley.

In alcuni paesi come Giamaica e Honduras la violenza è diminuita, ma un rapporto di Acled segnala che "le gang hanno reagito spostandosi, riducendo le loro attività visibili e orientandosi verso forme di violenza selettive". Il documento prevede che "la crescente volatilità dell'ecosistema del crimine organizzato alimenterà probabilmente una recrudescenza della violenza fino alla fine del mandato di Trump".

Breda, uno degli autori del rapporto, attribuisce la situazione al clima di impunità verso le forze di sicurezza "che agiscono senza restrizioni e senza dover presentare molte prove durante gli interventi contro presunti criminali". Aumentano anche le "segnalazioni di abusi, violazioni, sparizioni da parte di alcune forze di sicurezza, oltre che di esecuzioni extragiudiziali".

I paesi latinoamericani non sono in grado di combattere da soli il crimine organizzato. A marzo la Bolivia, ammettendo la fragilità del proprio sistema carcerario, ha preferito estradare subito negli Stati Uniti il narcotrafficante uruguaiano Sebastian Marset, catturato dopo anni di ricerche. "La piaga del traffico di droga è stata tradizionalmente combattuta attraverso una collaborazione bilaterale e multilaterale", ha ricordato Feeley. "Ma la grande differenza con Trump è che gli Stati Uniti cercheranno di gestire il problema anche per via illegale". Nel settembre 2025, giustificando il primo raid in mare, il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva detto che le intercettazioni della droga non bastavano più: "Invece di intercettarla l'abbiamo fatta saltare in aria, e lo rifaremo".

Alla fine di marzo il New York Times ha rivelato che il "campo" bombardato in Ecuador era in realtà una fattoria casearia: quattro dipendenti sarebbero stati torturati dall'esercito ecuadoriano. "Con il clima che si sta creando e intensificando, questo tipo di episodi non potrà che moltiplicarsi", teme Breda.

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UK, Starmer annuncia divieto totale dei social per i minori


Londra stringe sui colossi web: stop all'accesso per i più giovani a TikTok e Instagram. Esclusi i servizi di messaggistica
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Il Primo Ministro britannico, Keir Starmer, ha annunciato ufficialmente l'imminente introduzione di un divieto assoluto di accesso ai social media per tutti i minori di 16 anni. Durante una conferenza stampa tenutasi a Downing Street, il capo del governo di Londra ha motivato la stretta parlando della necessità di proteggere la salute mentale e il benessere dei più giovani, definendo l'attuale offerta delle piattaforme digitali come un fattore che "rende infelici i bambini" a causa di dinamiche ritenute additive e potenzialmente dannose.

Secondo quanto battuto dall'agenzia di stampa Adnkronos, il provvedimento colpirà in modo generalizzato colossi del comparto quali Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X. Dall'elenco delle restrizioni rimarranno invece esclusi i servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp. La decisione giunge a conclusione di una fase di consultazione governativa e di sperimentazioni sul campo, durante le quali un campione di adolescenti britannici è stato sottoposto a blocchi d'accesso e a rigidi limiti temporali di utilizzo delle applicazioni.

Il piano dell'esecutivo ha già sollevato le prime reazioni da parte dei colossi tecnologici. Un portavoce di YouTube ha espresso forti riserve, avvertendo che un divieto così ampio e privo di distinzioni rischia di produrre l'effetto opposto, spingendo i minori verso "servizi meno regolamentati e decisamente meno sicuri". Oltre alle piattaforme tradizionali, Starmer ha specificato che la manovra riguarderà anche il settore del gaming online e i servizi di live streaming, contestandone le funzionalità che permettono il contatto diretto tra adulti sconosciuti e utenti minorenni.

Il Regno Unito si inserisce così in un quadro internazionale di progressivo irrigidimento normativo sul tema della sicurezza digitale dei minori. In ambito globale, la misura segue l'analoga iniziativa avviata dall'Indonesia lo scorso marzo, mentre in Canada il ministro della Cultura ha recentemente presentato una proposta di legge per vietare gli account ai minori di 16 anni e limitare l'esposizione ai contenuti generati dall'intelligenza artificiale. Anche diverse cancellerie europee hanno confermato l'intenzione di muoversi nella medesima direzione nelle prossime settimane.

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Gli immaginari sono una cosa buffa.

Nel post uscito ieri sul blog ho raccontato di come l'immaginario dei Mind Enterprises è diventato un simbolo del centrismo radicale europeo...

👉 flaviopintarelli.it/2026/06/14…

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La resistenza è un Cinzano ghiacciato


Quando passi una parte considerevole del tuo tempo online è difficile valutare quanto i trend della internet culture siano rilevanti per la maggior parte delle persone.

Quindi se conosci i Mind Enterprises puoi saltare i prossimi paragrafi.

Se invece non li hai mai sentiti nominare, sappi che sono un duo musicale italiano: Andrea Tirone, detto Secco, e Roberto Conigliaro, detto Baffone.

Si distinguono per un suono italodisco, riletto in chiave contemporanea attraverso influenze electro, funk e pop. E pur essendo in giro da un bel po’ di tempo — il progetto nasce nel percorso musicale di Tirone già negli anni Dieci, mentre il duo si consolida più avanti — i due sono diventati famosi, anzi virali, soprattutto lo scorso anno.

Lo hanno fatto grazie a una serie di shorts video in cui rendevano visibile il loro suono con un immaginario dall’estetica vintage, caratterizzato da un esplicito richiamo all’Italia degli anni ’80: quella in cui, per rubare le parole al mio amico Massimo, “anche gli spazzini andavano in giro con il Mercedes”.
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Un universo visivo che alle loro sonorità disimpegnate unisce due elementi: l’impressione di opulenza demodé degli oggetti di scena e lo sprezzo meccanico delle loro movenze, che li fanno assomigliare a una versione calabrese dei Kraftwerk.

I Mind Enterprises appaiono come l’assemblaggio di due macchine del disimpegno, catapultato nel nostro presente distopico da un passato in cui we were kings.

Il soggetto collettivo che s’incarna nell’immaginario del duo siamo noi: gli italiani.

Ciò che questo immaginario costruisce è una cartolina del nostro paese o, almeno, una delle sue tante immagini possibili. E tra queste non un’immagine a caso, ma un’immagine precisa. O meglio, una serie d’immagini che finiscono per costruirne una capace di sovrastarle tutte.

Quella visualizzata nell’immaginario dei Mind Enterprises è l’Italia dell’edonismo reaganiano bagnato di Negroni e candido di coca della Milano da bere. È quella di Sandro Pertini che gioca a scopa sull’aereo che riporta in patria la nazionale vittoriosa. È l’Italia di Bettino Craxi, che si fa rispettare nel mondo tenendo testa agli americani a Sigonella.

È il paese che si lascia alle spalle i grigiori degli “anni di piombo”, camminando su un tappeto di morti d’overdose verso il radioso futuro promesso dalle magnifiche e progressive sorti del neoliberismo rampante.

Una fantasmagoria, ovviamente.

Ma una fantasmagoria potente, perché mobilita la nostalgia di un benessere scivolato via e di una grandezza ormai svanita: una nostalgia che può facilmente servire una visione reazionaria del mondo.

Quella evocata da alcuni content creator di cui avevo già avuto modo di parlare, che proprio su questo desiderio di restaurare il passato di grandiosa leggerezza del nostro paese fanno leva per alimentare la loro narrazione di un presente corrotto e indesiderabile.

Dove la corruzione, se gratti appena appena sotto la patina, diventa immediatamente fastidio per tutto ciò che mette in discussione il privilegio di classe, razza e genere dell’uomo bianco occidentale.

Di questo, naturalmente, i Mind Enterprises non hanno alcuna responsabilità. Perché il gioco degli immaginari è divertente, ma non è mai possibile controllarlo del tutto.

Ed è proprio in questo gioco che si annida il colpo di scena.

Da qualche settimana, infatti, le immagini dei Mind Enterprises hanno ripreso a circolare nel sistema nervoso digitale con un significato nuovo, diverso.

Alcuni memer dei network NAFO attivi su X le hanno usate per visualizzare una particolare forma di resistenza: quella che l’Europa starebbe provando a opporre al nuovo corso delle relazioni atlantiche inaugurato da Donald Trump.

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Esce ogni settimana, la domenica sera.

Il contesto è lampante: nel corso dell’aggressione contro l’Iran, il presidente degli Stati Uniti ha più volte sferzato i partner europei.

Il motivo?

Non averlo sostenuto in una guerra caratterizzata da ragioni inconsistenti e da una condotta che definire improvvisata suona come un understatement fin troppo generoso.

Accuse a cui la meccanica atarassia del disimpegno che i Mind Enterprises mettono in scena nei loro contenuti sembra fornire una risposta perfetta.

Trump ha dato all’Europa un ultimatum? Questo è il modo in cui reagiscono gli europei nelle due settimane di vacanze pasquali ⤵️

DER SPIEGEL: Trump has effectively given Europe an ultimatum: within days, they must commit actual military forces, like warships, to the Strait of Hormuz.

Meanwhile, Europeans on their two week Easter holiday: pic.twitter.com/KjbW3CqOan
— Vatnik Soup (@P_Kallioniemi) April 9, 2026


Il PIL dell’Arkansas è più grande di quello della maggior parte dei paesi europei? Questa è la preoccupazione con cui reagiamo alla notizia ⤵️

Europeans reading about Arkansas’ massive GDP t.co/Xne9bQdGXD pic.twitter.com/x4mPlx19pV
— Dr. Ian Garner (@irgarner) April 10, 2026


Trump minaccia durissime conseguenze per la NATO se i paesi europei non lo sosterranno nella sua guerra contro l’Iran? Questo è l’effetto delle sue dichiarazioni sui francesi ⤵️

Donald Trump : SI VOUS NE ME SOUTENEZ PAS POUR ATTAQUER L’IRAN LES CONSÉQUENCES POUR L’OTAN SERONT TERRIBLES 😡

Les français : pic.twitter.com/lKkicVDg6Y
— Le Zelenskyste 🇫🇷🇺🇦 (@VolodimirZelen1) April 9, 2026


Sono solo alcuni esempi di come gli elementi di quell’immaginario vengano piegati a un significato nuovo, che affianca tutti gli altri significati possibili senza per questo spodestarli.

E non importa che anche questa riappropriazione sia una fantasmagoria o una forma di pensiero desiderante visivo. L’Europa è ben lontana dall’esercitare quel grado di distacco e assertività verso la politica di Trump che questi memer desiderano.

Qui conta notare altro: il potere delle immagini risiede soprattutto nella loro capacità di ospitare significati diversi, persino contraddittori.

La stessa immagine può evocare la nostalgia reazionaria per un’Italia padrona di sé, ricca, bianca, maschile e spensierata. Ma può anche diventare, pochi mesi dopo, la fantasia ironica di un’Europa che guarda il nuovo disordine americano, si accende una sigaretta, sorseggia un Cinzano ghiacciato e continua a ballare senza scomporsi.

Non perché una delle due letture sia più vera dell’altra.

Ma perché gli immaginari non appartengono mai del tutto a chi li produce. Appena entrano in circolo, cominciano a essere toccati, deformati, rubati, traditi, rimontati.

Questa capacità viene esaltata dalla rete e dalle sue culture che, con le loro pratiche di appropriazione creativa, piegano al proprio volere qualsiasi immaginario.

Nel cuore della supercella, il potere dell’immaginazione visiva ha un solo limite possibile.

E tende all’infinito.

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I Dem vogliono un partito più moderato, ma apprezzano il socialismo


Lo stesso elettorato del sondaggio del New York Times chiede più moderazione, considera i democratici ben posizionati e vede con favore il socialismo: tre risposte in contraddizione

Il mese scorso il New York Times ha diffuso un sondaggio sui potenziali elettori delle primarie democratiche che sembra rispondere in modo netto a una domanda che divide il partito da tempo: il 47% degli intervistati vorrebbe che i democratici si spostassero verso il centro, contro il 28% che li vorrebbe più a sinistra e il 19% che li lascerebbe dove sono. Il risultato è stato subito usato come prova che il partito deve moderarsi per tornare a vincere. Eppure gli stessi elettori, interrogati in modo leggermente diverso, dicono il contrario.

Agli stessi intervistati è stato chiesto anche cosa pensassero della posizione attuale del partito, non solo in che direzione spostarlo. Le risposte si rovesciano: solo il 20% giudica i democratici troppo a sinistra, mentre il 17%, una differenza che rientra nel margine di errore, li ritiene troppo a destra e il 55% pensa che il partito non sia sbilanciato né da una parte né dall'altra. Su un terzo tema, il socialismo, gli stessi elettori si dividono tra il 49% che lo vede con favore e il 22% contrario, mentre quasi un terzo non sa rispondere, inclusa una quota che non ne ha mai sentito parlare.

Per il giornalista e sondaggista G. Elliott Morris, sulla sua newsletter Strength In Numbers, questi numeri restituiscono un elettorato democratico che è allo stesso tempo a favore della moderazione, a favore del socialismo e soddisfatto di dove si trova oggi il partito. È la prova, sostiene, che le domande sull'identità ideologica di un partito sono "quasi inutili".

Su politiche concrete, invece, l'elettorato indica preferenze precise. In un sondaggio realizzato a maggio con l'istituto di sondaggi Verasight, Morris ha chiesto a tutti gli americani, non solo ai democratici, quali misure federali allevierebbero di più le loro ansie economiche: le risposte più frequenti sono state i tagli alle tasse per il ceto medio, l'aumento delle imposte sui ricchi e sulle grandi aziende, un giro di vite contro la speculazione sui prezzi praticata dalle imprese. Per Morris l'economia populista piace a prescindere dagli schieramenti.

Chiedere agli elettori se il partito debba spostarsi verso il centro non misura il vantaggio elettorale di quello spostamento, sostiene Morris: dice solo se gli intervistati hanno assorbito e condividono l'idea diffusa secondo cui ci si sposta al centro per vincere. "Gli elettori non sono strateghi", scrive. Per Morris, dopo sedici mesi in cui ogni commentatore ripete che i democratici devono andare verso il centro per vincere nel 2028, un sondaggio che li trova d'accordo dice soprattutto che il messaggio è passato, non che la strategia funzioni.

Morris segnala anche un altro limite: il New York Times non ha contrapposto "sinistra" e "destra", ma "sinistra" e "centro". È come chiedere agli elettori di scegliere tra un estremista e una persona normale. In un paese dove la polarizzazione viene descritta come una patologia, molti leggono quel confronto in termini carichi di giudizio. Ogni intervistato, del resto, attribuisce a "sinistra" e "centro" un significato diverso dagli altri.

Non è chiaro, poi, che gli americani abbiano un'idea precisa di cosa sia l'ideologia. Un sondaggio dell'istituto Gallup del settembre 2024 ha rilevato che gli elettori erano più o meno ugualmente propensi a definire Kamala Harris "troppo di sinistra" (51%) e Donald Trump "troppo di destra" (48%), un sostanziale pareggio. Per Morris è un risultato poco credibile, perché i due candidati non erano affatto equidistanti dal centro: sulla spesa sociale, sui controlli all'immigrazione e sulla politica commerciale, per fare qualche esempio, Trump stava molto più a destra di quanto Harris stesse a sinistra.

Quasi un terzo dei potenziali elettori democratici non ha saputo dire cosa pensasse del socialismo, un concetto considerato elementare tra gli addetti ai lavori: un segnale di quanto poco il pubblico generale segua questi temi. Lo stesso Morris ha mostrato ad aprile che, quando si lascia agli intervistati la libertà di descrivere le proprie idee con parole loro, solo l'8% di chi si dice "moderato" vuole davvero più moderazione.

Proprio perché ognuno può trovare nei dati la conferma di ciò che già pensa, per Morris il sondaggio somiglia a "un test di Rorschach politico", le macchie d'inchiostro in cui ciascuno vede quello che vuole. Chi desidera un partito più a destra cita il 47% che chiede moderazione; chi lo vuole più a sinistra cita il 49% favorevole al socialismo e il 17% che giudica i democratici troppo a destra. "Tutti ottengono una tabella", scrive, "nessuno una risposta".

Sondaggio · Stati Uniti
Gli elettori democratici vogliono un partito più moderato. E più socialista?
Maggio 2026 · Democratici e potenziali elettori democratici · New York Times/Siena College
Focus America
La risposta implica: Verso sinistra Status quo Verso il centro Non sa

Vorresti che il Partito Democratico...

Si sposti al centro

47%

Si sposti a sinistra

28%

Non si sposti

19%

Non sa o non risponde

5%

Pensi che il Partito Democratico sia...

Troppo a sinistra

20%

Troppo a destra

17%

Non sbilanciato

55%

Non sa o non risponde

7%

Opinione sul socialismo

Favorevole

49%

Contrario

22%

Mai sentito parlare

18%

Non sa o non risponde

12%

Ogni risposta è colorata in base alla direzione che implicherebbe per il partito: chi lo vuole più al centro, chi più a sinistra e chi non lo sposterebbe. Elaborazione di Focus America su dati del sondaggio New York Times/Siena College (maggio 2026), ripresi da Strength In Numbers.

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Norvegia, quattro anni di carcere per il figlio di Mette-Marit: condannato per stupro e violenze


Il Tribunale di Oslo giudica colpevole Marius Borg Høiby. Decisivo un video. La Casa Reale mantiene il massimo riserbo sul caso

Secondo quanto riportato dall'ANSA, Marius Borg Høiby, figlio della principessa ereditaria di Norvegia Mette-Marit nato da una precedente relazione della futura regina, è stato condannato dal Tribunale di Oslo a quattro anni di reclusione per due casi di stupro e per episodi di violenza nei confronti della sua ex compagna.

La sentenza rappresenta uno degli sviluppi giudiziari più rilevanti degli ultimi anni per la famiglia reale norvegese. Borg Høiby, che non fa parte ufficialmente della Casa Reale e non riveste alcun ruolo istituzionale, ha sempre respinto le accuse formulate nei suoi confronti. Al momento della pronuncia del verdetto si trovava già in custodia cautelare.

Secondo quanto emerso nel procedimento, uno degli episodi per i quali l'imputato è stato riconosciuto colpevole riguarda un rapporto sessuale avvenuto mentre la donna coinvolta stava dormendo. La corte ha esaminato un video registrato dallo stesso Borg Høiby, ritenuto dagli inquirenti e dai giudici un elemento probatorio di particolare rilevanza ai fini della ricostruzione dei fatti.

Oltre alle condanne per stupro, il tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell'imputato per ulteriori reati, tra cui l'uso di sostanze stupefacenti e il procurato danneggiamento fisico nei confronti di altre persone. La pena complessiva è stata determinata tenendo conto dell'insieme delle accuse contestate e delle risultanze processuali.

Nel corso del dibattimento, la difesa ha contestato le ricostruzioni dell'accusa e sostenuto l'innocenza dell'imputato. La corte, tuttavia, ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti durante le indagini per giungere a una condanna.

La vicenda ha suscitato un forte interesse mediatico in Norvegia e all'estero, anche per il legame familiare di Borg Høiby con la principessa ereditaria Mette-Marit. La Casa Reale norvegese, come già avvenuto nelle precedenti fasi dell'inchiesta, ha mantenuto una posizione di riserbo sulla vicenda giudiziaria, sottolineando la natura privata del caso.

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Vance deciderà solo dopo le elezioni di midterm se candidarsi nel 2028


Il vicepresidente ha detto alla CBS che lui e la moglie Usha sceglieranno a fine anno, dopo il voto di novembre. Si aspetta che Trump sostenga qualsiasi sua scelta.

Il vicepresidente JD Vance ha detto che deciderà se candidarsi alla nomination repubblicana per le presidenziali del 2028 solo dopo le elezioni di midterm, il voto di metà mandato che a novembre 2026 rinnova il Congresso. In un'intervista alla CBS, Vance ha spiegato che lui e la moglie Usha discuteranno della questione a fine anno, una volta noti i risultati. Per ora non ha preso alcuna decisione sull'ingresso nella corsa.

Vance ha detto di aspettarsi che il presidente Donald Trump sostenga qualsiasi sua scelta. "Non ho dubbi che il presidente degli Stati Uniti sarà molto favorevole a qualsiasi cosa io decida di fare", ha dichiarato al programma "CBS Sunday Morning". "Ma non abbiamo davvero ancora parlato di cosa sarà".

Il suo futuro politico, ha aggiunto, non è in cima ai suoi pensieri. "Usha e io ci sederemo senz'altro a parlare di cosa viene dopo per la nostra famiglia", ha detto, precisando che lo faranno dopo il voto di novembre. "Il modo in cui prendo le decisioni è che cerco di non prenderle finché non sono assolutamente costretto a farlo".

Nell'intervista Vance ha raccontato di non sollevare mai il tema con il presidente, ma che è Trump a tornarci spesso, in pubblico e in privato. "Io non lo tiro mai fuori. Ma certo, il presidente ne parla molto, a volte pubblicamente, a volte in privato. Sapete, il presidente è un animale politico. Ama queste cose. Ne è molto affascinato".

Sul fatto che Trump lo stia incoraggiando a correre, Vance ha risposto che il presidente affronta l'argomento senza spingere in un senso o nell'altro. "Non è positivo né negativo. Lui ne parla così, tipo: cosa succederà, sai? Come facciamo a essere sicuri di avere successo? Cosa significa per il futuro? È più una conversazione di questo tipo", ha detto. "Quindi ne parliamo, ma non in modo dettagliato. Perché, ripeto, penso che entrambi siamo concentrati sul qui e ora".

Vance ha detto di non volere che il pensiero di un incarico futuro lo renda un vicepresidente peggiore. "Non voglio mai che il mio pensiero su un lavoro futuro, che sia la presidenza o qualsiasi altra cosa, mi renda un vicepresidente peggiore. E il modo per evitarlo è tenere la mia attenzione sul lavoro che ho adesso".

Vance è forse il più in vista tra i repubblicani considerati possibili candidati per il 2028. Tra gli altri nomi che circolano negli ambienti del partito ci sono il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, i senatori Ted Cruz del Texas e Josh Hawley del Missouri, oltre a figure conservatrici dei media come Tucker Carlson.

Vance ha rappresentato l'Ohio per due anni al Senato prima che Trump lo scegliesse come suo vice nel 2024. In precedenza aveva servito nel Corpo dei Marines e si era laureato in legge a Yale. Nel 2016 ha scritto un libro di memorie di grande successo, "Hillbilly Elegy". Questa settimana pubblica un nuovo libro sulla sua conversione al cattolicesimo, intitolato "Communion: Finding My Way Back to Faith". Le sue parole sul 2028 fanno parte di un'intervista registrata al residence della vicepresidenza e andata in onda il 14 giugno.

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Tragedia nel Veneziano: diciassettenne accoltella la zia e ne nasconde il corpo


Un rimprovero o liti sull'eredità dietro l'omicidio a San Stino. Il minorenne confessa a Trieste dopo il ritrovamento nel canale

Un ragazzo italiano di 17 anni ha ucciso a coltellate la zia, una donna di 53 anni, per poi occultarne il corpo gettandolo in un corso d’acqua. L’episodio è avvenuto all’interno dell’abitazione familiare a San Stino di Livenza, nel Veneziano. Il minorenne avrebbe ammesso le proprie responsabilità al termine dell’interrogatorio condotto dai Carabinieri.

Secondo quanto riportato dall’AGI, il giovane avrebbe confessato nel corso dell’interrogatorio, al termine delle attività investigative iniziali svolte dagli inquirenti. La notizia è stata diffusa a seguito delle prime verifiche coordinate dalle autorità competenti, che hanno immediatamente avviato gli accertamenti sul caso.

La Procura per i minorenni di Trieste ha assunto la direzione dell’indagine dopo aver ricevuto gli atti urgenti dalla Procura di Pordenone. Le ipotesi investigative indicano che il movente potrebbe essere riconducibile a una discussione in ambito familiare, innescata da un rimprovero, ma anche a tensioni più profonde legate alla gestione del patrimonio familiare e a questioni ereditarie.

A dare l’allarme sarebbe stata un’amica della vittima, che non riusciva a mettersi in contatto con lei. Le ricerche del corpo si sono concentrate nel canale di Malgher, dove hanno operato squadre specializzate dei Vigili del Fuoco, tra cui unità speleo-alpino-fluviali e sommozzatori, supportate anche da un elicottero. Le attività di indagine proseguono per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e i rapporti all’interno del nucleo familiare coinvolto.

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Acquisti online, sicurezza e prezzi: i 6 falsi miti sull’e-commerce da sfatare nel 2026


Gli acquisti online sono sempre più diffusi, ma molti consumatori continuano a credere a convinzioni errate su prezzi, sicurezza e affidabilità. Ecco i 6 falsi miti sull’e-commerce che influenzano ancora le decisioni di acquisto e le strategie delle aziende nel 2026
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Oggigiorno comprare online rappresenta un gesto quotidiano, basti pensare che le previsioni per la fine del 2026 indicano una spesa media giornaliera in Italia di circa 182 milioni di euro. Sebbene la propensione degli italiani ad acquistare in rete sia elevata, quante delle convinzioni legate allo shopping online corrispondono effettivamente alla realtà? Mentre le piattaforme digitali diventano la prima opzione di acquisto per milioni di italiani, parallelamente si diffondono i luoghi comuni.

Amazfit Balance Ultra e Balance 3: i nuovi smartwatch ufficiali
I dispositivi integrano strumenti avanzati per il monitoraggio di attività fisica, recupero e benessere, offrendo un’esperienza sempre più completa per sportivi e appassionati di fitness
TechpertuttiGuglielmo Sbano

I falsi miti


Glint, sulla base dell’esperienza accumulata con i suoi partner, ha realizzato un’analisi dei principali falsi miti che caratterizzano il mondo dell’ecommerce e prova a fare chiarezza.

  1. “Online costa sempre meno”: per lungo tempo, il settore delle vendite digitali è stato legato al concetto di risparmio e promozioni imperdibili. Tuttavia, lo scenario attuale mostra un consumatore più evoluto che, pur non ignorando il fattore economico, privilegia sempre più l'efficienza logistica e l'immediatezza del servizio, ricercando nello shop online del brand un’esperienza d’acquisto in linea con quella fisica. Dietro uno store online esistono inoltre costi strutturali importanti: dalla logistica al marketing, fino all’assistenza clienti, che rendono sempre meno sostenibile la competizione basata esclusivamente sul ribasso dei prezzi,
  2. “I pagamenti online non sono sicuri”: la diffidenza verso i pagamenti digitali continua a essere uno dei timori più diffusi, nonostante l’evoluzione dei sistemi di sicurezza abbia reso le transazioni online estremamente protette. Sebbene le stime indichino che le frodi globali legate all’e-commerce sono destinate a crescere, toccando i 100 miliardi di dollari entro il 2029 (nel 2024 erano circa 44 miliardi), crittografia avanzata, autenticazione biometrica e verifiche multilivello permettono oggi di acquistare in modo sicuro, soprattutto sui siti attendibili. I principali rischi derivano piuttosto da comportamenti poco consapevoli, come affidarsi a portali non trasparenti o lasciarsi attrarre da offerte irrealistiche. Come riconoscere un sito affidabile? Sicuramente verificando la presenza del protocollo HTTPS nella barra dell’indirizzo, oltre alla presenza dei dati societari chiaramente visibili a fondo pagina;
  3. “Aprire un e-commerce basta per vendere”: uno degli errori più comuni è considerare l’e-commerce una semplice vetrina digitale. In realtà, uno store online richiede investimenti continui e una gestione costante, sia dal punto di vista tecnologico sia da quello dell’esperienza utente. Performance tecniche e facilità di navigazione incidono direttamente sulle conversioni: pagine lente, checkout farraginosi o costi nascosti mostrati soltanto alla fine del percorso d’acquisto rappresentano ancora oggi alcune delle principali cause di abbandono del carrello;
  4. “L’online sostituirà completamente il negozio fisico”: negli anni il dibattito sul rapporto tra retail tradizionale ed e-commerce è stato spesso raccontato come una contrapposizione. In realtà, i modelli più efficaci si stanno evolvendo verso un’integrazione armoniosa tra fisico e digitale. L’esempio più calzante è il “click & collect”: il servizio che consente all’utente di acquistare online e ritirare il prodotto in negozio, generando quindi traffico diretto al punto vendita fisico;
  5. “Le recensioni bastano per capire se un sito è affidabile”: le recensioni online restano uno strumento importante, ma non sempre sufficiente per valutare l’affidabilità di un e-commerce anche a causa della presenza di strumenti in grado di falsificarle. Per questo motivo, oltre ai commenti sul sito, è importante affidarsi a piattaforme esterne che valutano l’affidabilità di un brand. Inoltre, imparare a leggere le recensioni partendo da quelle a tre stelle, solitamente le più dettagliate e oneste, consente di individuare più agilmente i commenti reali;
  6. “L’esperienza d’acquisto termina con il pagamento”: molte aziende investono budget significativi per portare il cliente fino all'acquisto, ma trascurano completamente il post-vendita. Un servizio clienti lento o peggio ancora inesistente, la mancanza di un tracciamento chiaro della spedizione, una gestione complessa di un problema logistico: basta uno di questi elementi per compromettere l'intera esperienza. Inoltre, è importante ricordare che mantenere un cliente già conquistato costa decisamente meno che acquisirne uno nuovo.


Quotidianamente ci confrontiamo con consumatori e aziende che, in base alle diverse esigenze, ci raccontano le loro convinzioni spesso infondate sull’e-commerce. Per i consumatori è imprescindibile che un sito online garantisca la massima sicurezza nel momento del pagamento, e con la tecnologia di oggi è possibile rimuovere questo timore”, ha commentato Pietro Gerolimetto di Glint.



Ricerche online: l’AI cambia le abitudini degli italiani
Sempre più utenti utilizzano chatbot e assistenti AI per trovare negozi, ristoranti e servizi attraverso domande naturali e conversazioni, segnando il passaggio dalle tradizionali keyword a un’esperienza di ricerca più intuitiva e personalizzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano



Amazfit presenta Balance Ultra e Balance 3: i nuovi smartwatch per l’allenamento ibrido


Amazfit ha lanciato la sua ultima serie di orologi sportivi premium: Balance Ultra e Balance 3 nelle versioni in titanio e acciaio inossidabile. La serie è pensata per chi pratica regolarmente sport ibridi, tra cui l'HYROX, che richiede preparazione sia dal punto di vista della resistenza che della forza.

Allenamento ibrido con tecnologia Amazfit


Gli ultimi orologi sportivi Amazfit offrono un avanzato sistema di allenamento ibrido. Grazie a questo sistema, gli atleti hanno accesso, tra le altre cose, a una libreria con numerosi allenamenti ibridi già pronti che li preparano, ad esempio, alle gare HYROX. I programmi possono essere visualizzati e modificati nell'app Zepp e inviati direttamente ai modelli Balance Ultra e Balance 3, insieme a un cronometro che conta alla rovescia il tempo per ogni esercizio.
Un'anteprima degli allenamenti in corso, insieme al tempo trascorso, è disponibile sia sullo schermo dell'orologio sia nell'app Zepp .Un'anteprima degli allenamenti in corso, insieme al tempo trascorso, è disponibile sia sullo schermo dell'orologio sia nell'app Zepp
Training Balance offre un ulteriore supporto. Questa soluzione permette di sapere in che misura il nostro ultimo allenamento si è concentrato sullo sviluppo della forza o sul miglioramento della resistenza. Una panoramica delle proporzioni tra i due tipi di esercizio su un arco temporale settimanale e più lungo consente di comprendere meglio la direzione in cui si sta orientando l'allenamento.
Con la funzione Training Balance, gli sportwatch forniscono anche consigli su come concentrarsi maggiormente sulla forza, sulla resistenza o sul recupero Con la funzione Training Balance, gli sportwatch forniscono anche consigli su come concentrarsi maggiormente sulla forza, sulla resistenza o sul recupero

Monitoraggio completo del recupero


Balance Ultra e Balance 3 offrono inoltre un sistema avanzato per il monitoraggio dei processi di recupero. Il cuore del sistema è la tecnologia Hybrid Charge. Questa soluzione utilizza per l'analisi i dati relativi al carico di allenamento, ai livelli di energia Bio Charge (consumata da tutte le attività e ricostituita principalmente durante il sonno) e al Life Load, che tiene conto della valutazione soggettiva dell'atleta, come l'umore al risveglio, il benessere mentale, l'intensità del lavoro o il tipo di pasti consumati. I dati fisiologici quali la qualità e la durata del sonno, la frequenza cardiaca a riposo, il recupero della frequenza cardiaca, la variabilità della frequenza cardiaca, il consumo massimo di ossigeno o la soglia del lattato, combinati con le informazioni soggettive relative al proprio benessere, forniscono un quadro più completo, consentendo una valutazione più accurata dei livelli di affaticamento e di recupero.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Strategie HYROX e pacer virtuale


I nuovi modelli Amazfit ampliano ulteriormente le tre modalità HYROX (Allenamento, PFT, Gara) con la possibilità di creare strategie personalizzate per specifiche competizioni HYROX. Nell'app Zepp, gli atleti possono scegliere di gareggiare, ad esempio, a Berlino, Barcellona, Londra o Varsavia. Sulla base dei dati precaricati relativi alla mappa del percorso, che tengono conto della lunghezza effettiva della pista e delle dimensioni delle ROX Zone, nonché del tipo di gara e del tempo di arrivo previsto, gli sportwatch calcolano i tempi specifici per ogni tratto di corsa e ogni stazione di allenamento.
Gli ultimi orologi Amazfit offrono inoltre un'analisi dettagliata e multidimensionale subito dopo il completamento di una gara HYROXGli ultimi orologi Amazfit offrono inoltre un'analisi dettagliata e multidimensionale subito dopo il completamento di una gara HYROX
Il pacer virtuale disponibile sull'orologio non solo cronometra ogni fase della corsa e degli esercizi e tiene traccia del punteggio complessivo, ma consente anche di monitorare i progressi rispetto alla strategia prevista: l'atleta può vedere in tempo reale quanti secondi sta guadagnando o perdendo rispetto al piano.

Analisi avanzata della gara


Con gli ultimi orologi Amazfit l'atleta può verificare il tempo totale trascorso correndo, il tempo impiegato per gli esercizi e il tempo trascorso nella ROX Zone. Inoltre, egli può controllare il tempo impiegato per ogni chilometro percorso e per ogni stazione singolarmente, insieme alle informazioni sulla frequenza cardiaca media e massima e al tempo di arrivo complessivo.
Gli ultimi orologi Amazfit, pur essendo dotati di numerose funzionalità che offrono un supporto avanzato agli appassionati di sport misti, rimangono leggeriGli ultimi orologi Amazfit, pur essendo dotati di numerose funzionalità che offrono un supporto avanzato agli appassionati di sport misti, rimangono leggeri

Design su misura per gli sport ibridi


Il modello Balance Ultra, con una batteria che garantisce fino a 30 giorni di autonomia, pesa 57 g, mentre il Balance 3 nelle versioni in acciaio inossidabile e titanio pesa rispettivamente 62 g e 55 g. Il peso ridotto di entrambi i modelli garantisce un elevato comfort durante l'allenamento di corsa e gli esercizi con i pesi. Il display, protetto dai graffi grazie al vetro zaffiro, mantiene la piena funzionalità anche quando le mani sono sudate o l'atleta si allena indossando i guanti (pratica sempre più diffusa durante le gare HYROX). La batteria, dotata di GPS di precisione, ha un'autonomia di due giorni, il che elimina il rischio di interrompere l'allenamento e il monitoraggio del recupero.

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Il display AMOLED da 1,5 pollici, con una luminosità che raggiunge i 3000 nit, garantisce una comoda visualizzazione dei parametri anche in pieno sole. Chi invece preferisce correre di sera può avvalersi della torcia integrata. Il GPS dual-band, che supporta sei sistemi satellitari, assicura una misurazione accurata della distanza e del ritmo. Le mappe offline integrate offrono un ulteriore supporto. Il nuovo processore garantisce, tra le altre cose, una generazione 2,5 volte più veloce e un aggiornamento delle mappe 12 volte più veloce. La resistenza dell'intera struttura è confermata da certificati di livello militare.
L'app Zepp è stata ulteriormente migliorata con un'interfaccia analitica più approfonditaL'app Zepp è stata ulteriormente migliorata con un'interfaccia analitica più approfondita

Ecosistema ibrido


Balance Ultra e Balance 3 funzionano con l'ultima versione di Zepp OS 6 e in combinazione con l'app gratuita Zepp. L'ampia compatibilità offerta dagli ultimi modelli di orologi può essere facilmente ampliata all'interno dell'ecosistema aperto e ibrido di Amazfit, che offre accesso a centinaia di applicazioni, tra cui Jet Lag Manager, che aiuta l'organismo ad adattarsi alle gare HYROX in diversi fusi orari. L'ecosistema consente inoltre la sincronizzazione dei dati con le principali piattaforme di fitness: Strava, adidas Running, Komoot, TrainingPeaks, Relive, Apple Health, Google Health Connect o Intervals.icu. Balance Ultra e Balance 3 possono essere abbinati agli accessori Amazfit (ad es. Helio Ring, Helio Strap) e ai dispositivi di altre marche che offrono, tra l'altro, fasce cardio, misuratori di potenza e misuratori di cadenza. L'ultima serie Balance rimane inoltre compatibile con i dispositivi Stryd.

Disponibilità e prezzo


Balance Ultra e Balance 3 supportano oltre 180 modalità sportive e offrono anche la funzione di pagamento NFC. Entrambi i modelli sono disponibili per l'acquisto su amazfit.com e tramite i partner ufficiali. Amazfit Balance Ultra è disponibile esclusivamente nella versione in titanio e vanta una batteria a lunga durata fino a 30 giorni (dati Amazfit), con un prezzo di 599 euro. Il prezzo di Amazfit Balance 3 è di 449 euro per la versione in titanio e di 349 euro per quella in acciaio inossidabile. Entrambi i modelli sono dotati di una batteria che garantisce fino a tre settimane di autonomia con una singola ricarica.


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Dollari e segreti: la CIA ha comprato la cultura italiana del dopoguerra


Intellettuali armi inconsapevoli: fondi USA occulti a riviste e salotti romani per fermare il pericolo rosso
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Arriva in Italia con quasi tre decadi di ritardo, quando quasi tutti i protagonisti delle vicende di cui si parla sono passati a miglior vita, una pietra miliare del giornalismo storico e d'inchiesta: "La guerra fredda culturale. Come la CIA ha influenzato l'immaginario europeo" di Frances Stonor Saunders. La giornalista, scrittrice e documentarista inglese nel volume rivelava per la prima volta come, nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti con un uso spregiudicato dell'Agenzia e con un fiume di dollari, sostenessero e orientassero una vasta rete di iniziative culturali in Europa, con l’obiettivo di contrastare l'influenza sovietica per orientare e influenzare il dibattito intellettuale. L'Italia per la sua posizione geografica strategica fu uno degli obiettivi primari delle iniziative degli agenti americani.

Quando uscì in Gran Bretagna nel 1999, poi negli Stati Uniti l'anno successivo, la stampa italiana lo accolse quasi ignorandolo. Giovanni Fasanella, nella prefazione a questa prima edizione italiana, definisce senza perifrasi questa reazione "meccanismo di rigetto". Chi non poteva fare finta di nulla tentò di silenziarlo accusandolo di puritanesimo. Nessun editore si fece avanti per acquisirne i diritti e tradurlo. Per quasi trent'anni nel nostro Paese il libro circolò solo come mera citazione di una fonte bibliografica. La maggior parte della cultura europea del dopoguerra, le riviste letterarie, i festival musicali, le mostre d'arte, persino certi filosofi e premi Nobel, era sostenuta economicamente in segreto dalla CIA.

Non come voce di corridoio, non come dietrologia da bar, ma come fatto accertato e documentato, ricostruito nome per nome, fondazione per fondazione, assegno per assegno, cifra per cifra in lire dell'epoca. Questo è precisamente quello che dimostra Frances Stonor Saunders nel suo lavoro monumentale. Il cuore del libro è che la vita culturale nell'Europa post-bellica era finanziata in segreto dalla CIA attraverso una rete di fondazioni filantropiche e prestanome. Il nome in codice dell'operazione era "packet".

Immagine ripresa dal profilo Instagram English PEN

Il braccio visibile era il "Congresso per la libertà della cultura", fondato a Berlino nel 1950 per contrastare l'influenza sovietica. Il metodo non era la propaganda dei manifesti sui muri, ma quello che Arthur Koestler definì "mezze verità": l'orientamento dei salotti culturali, delle riviste, delle carriere nella pubblica amministrazione.

Frances Stonor Saunders non è una dietrologa, è una storica e giornalista britannica che ha lavorato su fonti primarie desecretate, documenti d'archivio CIA, testimonianze dirette e materiali dell'epoca. Le citazioni nel libro sono documentate e verificabili. Fasanella lo definisce "una poderosa e inconfutabile ricostruzione".

Il capitolo che riguarda l'Italia conferma quello che sempre in parecchi avevano sospettato. Partendo dalla riunione di Berlino del luglio 1950, in cui venne fondato il 'Congresso', era presieduta da Benedetto Croce e preparata dallo scrittore Ignazio Silone. Altiero Spinelli, fondatore del Movimento federalista europeo, era tra i delegati italiani. La sezione italiana includeva Adriano Olivetti e Mario Pannunzio. E la rete si estendeva alle riviste che hanno formato la cultura laica italiana del dopoguerra: Il Mondo, Il Ponte, Tempo Presente, finanziate direttamente o indirettamente attraverso i fondi della CIA.

Le pagine sui salotti romani sono quelle in cui le vicende italiane italiane emergono con più forza. Marguerite Chapin Caetani, mecenate americana legata agli ambienti dei servizi americani, dirigeva da palazzo Caetani la rivista Botteghe oscure, che promosse il meglio della letteratura italiana del Novecento: Calvino, Moravia, Pasolini, Carlo Levi, Attilio Bertolucci. Suo genero era un ex ufficiale dei servizi segreti alleati specializzato nella guerra psicologica. Elena Croce, figlia di Benedetto, collaborava con lei e selezionava gli intellettuali "con cui valeva la pena di parlare". Il marito di Elena, Raimondo Craveri, agente dei servizi partigiani, indicava all'ambasciata americana i politici ritenuti affidabili. La loro residenza era frequentata da Henry Kissinger e dal giovane Gianni Agnelli e dominata dalla figura di Raffaele Mattioli, fondatore di Mediobanca, di cui gli americani si fidavano al punto da discutere con lui i piani per la ricostruzione già nel 1944.

"Alcuni di loro certamente sapevano che il Congresso era una creatura della CIA, scrive Fasanella nella prefazione, altri lo intuivano, ma preferivano evitare di approfondire l'argomento. Altri ancora, probabilmente, ne erano ignari".

Il punto non è che la CIA finanziò il mondo della cultura per combattere il Comunismo sovietico. Il tema è che lo fece, forse nella maggior parte delle circostanze, all'insaputa degli stessi intellettuali coinvolti, e che questi intellettuali divennero così armi di una propaganda sofisticata.
Il volume è dotato di un pregevole indice dei nomi e di alcuni documenti riprodotti dagli originali.

FRANCES STONOR SAUNDERS
"La guerra fredda culturale
Come la CIA ha influenzato l'immaginario europeo"

FAZI EDITORE 2026

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Sappiamo ancora molto poco dell'accordo tra Stati Uniti e Iran


Il memorandum proroga di 60 giorni il cessate il fuoco, riapre lo Stretto di Hormuz e rinvia il nodo nucleare. Ma il testo non è pubblico e su molti punti circolano versioni diverse.

L'accordo tra Stati Uniti e Iran annunciato domenica sera resta in larga parte un mistero: il testo del memorandum d'intesa non è stato reso pubblico e su quasi tutti i punti più importanti circolano versioni diverse. Quello che è certo è il quadro generale. Si tratta di un'intesa preliminare che proroga di 60 giorni il cessate il fuoco già raggiunto ad aprile e prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz insieme alla rimozione del blocco navale americano sui porti iraniani. I nodi più difficili, a partire dal programma nucleare di Teheran, sono rinviati a una fase successiva. La firma ufficiale è attesa venerdì 19 giugno a Ginevra.

Secondo le ricostruzioni dell'Atlantic Council, un centro studi statunitense di politica internazionale, il documento è un piano in quattordici punti che mette per iscritto le tregue in Iran e in Libano e indica i temi dei negoziati futuri. A firmare a Ginevra saranno il vicepresidente americano JD Vance e, per l'Iran, il generale Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore e presidente del parlamento, insieme al ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Sarebbe il primo incontro diretto a quel livello tra i due Paesi dopo la rottura delle relazioni diplomatiche seguita alla rivoluzione islamica del 1979 e al sequestro del personale dell'ambasciata americana a Teheran.

Sul nucleare l'intesa si limita a far ribadire all'Iran l'impegno a non costruire né procurarsi armi atomiche. Tutto il resto è rinviato ai 60 giorni di trattative che seguiranno la firma: i limiti all'arricchimento dell'uranio e soprattutto il destino delle scorte già accumulate. Teheran possiede oltre 9.000 chili di uranio arricchito, di cui circa 440 vicini al grado necessario per costruire un'arma. L'impegno minimo previsto sarebbe diluire tutto il materiale sul posto, riportandolo a un livello non utilizzabile per scopi militari, sotto la supervisione dell'AIEA, l'agenzia atomica delle Nazioni Unite. Le sanzioni americane verrebbero allentate solo per gradi e in cambio di passi concreti, un meccanismo che Washington ha definito "performance based", cioè legato ai risultati, senza sblocco di fondi finché l'Iran non rispetta gli impegni. Per i 60 giorni della tregua, però, gli Stati Uniti concederebbero a Teheran una deroga per vendere petrolio.

È sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, che le versioni divergono di più. Il presidente Donald Trump ha parlato prima di rimozione "immediata" del blocco navale, poi ha precisato che lo Stretto si aprirà venerdì, con la firma, per consentire lo sminamento. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha mediato l'intesa insieme al Qatar, nel suo annuncio non ha invece nominato lo Stretto. E l'agenzia di stato iraniana Mehr, citata dal Guardian, ha riferito che il memorandum prevede la riapertura entro 30 giorni e secondo "modalità iraniane", una formula molto diversa dalle parole del presidente americano.

Sui pedaggi Trump ha assicurato al New York Times che lo Stretto resterà "permanentemente esente da pedaggi" e che nessuno lo controllerà. Ma prima della guerra l'Iran non aveva mai imposto tariffe di passaggio e nei mesi scorsi aveva anzi discusso con l'Oman l'introduzione di un sistema di pagamento. Il memorandum, in realtà, sospende i pedaggi solo per i 60 giorni della tregua e rinvia a un "dialogo regionale" la gestione futura della rotta. Su questo punto, quindi, l'accordo riporta le cose a come stavano prima del conflitto.

Nella stessa conversazione telefonica il presidente ha descritto concessioni iraniane che Teheran non ha ancora fatto. Ha detto che si sta trattando una sospensione dell'arricchimento per 15 o 20 anni e che gli Stati Uniti lavoreranno con l'Iran per rimuovere tutte le 12 tonnellate di materiale arricchito, ma si tratta di questioni ancora aperte, rinviate ai negoziati futuri. Lo stesso vale per una condizione evocata da Trump, quella di negare la piena revoca delle sanzioni e l'accesso a 25 miliardi di dollari di fondi congelati se il regime reprimesse i manifestanti: una clausola che, stando al New York Times, non compare nel testo attuale del memorandum.

Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi e il mediatore Sharif hanno dichiarato che la fine delle ostilità riguarda tutti i fronti, Libano compreso, dove Israele e il gruppo armato Hezbollah, sostenuto dall'Iran, continuano a combattere. Il presidente Trump, nei primi messaggi sull'accordo, del Libano non ha fatto parola. E Israele, che non ha partecipato ai negoziati, si è chiamato fuori: il ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha detto che il Paese non è vincolato dall'intesa e non rinuncerà a smantellare Hezbollah.

Il vicepresidente Vance ha detto a Fox News che l'impegno dell'Iran a non dotarsi mai dell'arma atomica è "incorporato nell'accordo" e che gli Stati Uniti potranno verificarne il rispetto. Il senatore repubblicano Lindsey Graham, tra i più convinti sostenitori dell'intervento militare contro l'Iran, si è invece detto "in qualche modo preoccupato" perché "la posizione dell'Iran sull'accordo sembra diversa da quella che la squadra negoziale americana sta sostenendo". Secondo Nate Swanson, dell'Atlantic Council, tra le ambizioni del memorandum e ciò che emergerà dall'intesa finale ci sarà probabilmente una distanza significativa.

Sui mercati la reazione è stata immediata. Il prezzo del Brent, il greggio di riferimento mondiale, è sceso di quasi il 5 per cento, intorno agli 83 dollari al barile, ai minimi da inizio marzo. Le borse asiatiche sono salite, con Tokyo e Seul in rialzo di circa il 5 per cento. Diversi analisti avvertono però che il ritorno alla normalità sarà lento. Sgomberare le centinaia di petroliere rimaste bloccate, bonificare lo Stretto dalle mine e rimettere in funzione impianti e infrastrutture danneggiate richiederà settimane se non mesi e molto dipenderà da quando le compagnie di navigazione e gli assicuratori giudicheranno sicura la rotta. L'area più colpita è l'Asia, verso cui è diretto oltre l'80 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto che passa per lo Stretto.

Per il presidente Trump l'accordo ha anche un valore politico interno. Il calo del greggio potrebbe far scendere i prezzi alla pompa, ancora superiori di circa il 37 per cento rispetto all'inizio della guerra, in un Paese dove il malcontento economico pesa molto e un sondaggio YouGov indica che il 63 per cento degli americani disapprova come il presidente sta gestendo l'economia. Resta però il giudizio di fondo di molti osservatori. Nella sua prima parte l'intesa si limita a riaprire uno Stretto che prima della guerra era aperto e a rimuovere un blocco navale imposto dagli stessi Stati Uniti, mentre le ragioni che avevano motivato il conflitto, a partire dal nucleare, restano irrisolte. Come ha detto alla CNN l'analista Karim Sadjadpour, del Carnegie Endowment, un centro studi di Washington, si tratta soprattutto di "una pausa temporanea" in uno scontro destinato a tornare a uno stato di guerra fredda.


Accordo raggiunto tra Usa-Iran per chiudere la guerra


Stati Uniti e Iran hanno raggiunto oggi un accordo per porre fine delle ostilità, dopo 107 giorni di guerra. Ad annunciarlo è stato il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, secondo cui l’accordo appena raggiunto è già entrato in vigore. La firma ufficiale è prevista per venerdì 19 giugno in Svizzera, mentre i negoziati più delicati sul futuro del programma nucleare iraniano inizieranno nelle settimane successive.

Following intensive talks, we are pleased to announce that the Peace Deal between the United States of America and Islamic Republic of Iran has been REACHED. Both sides have declared the immediate and permanent termination of military operations on all fronts, including in…
— Shehbaz Sharif (@CMShehbaz) June 14, 2026


Lo stesso presidente Donald Trump ha poi confermato l’intesa raggiunta con un post sulla sua piattaforma Truth Social. “L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo”, ha scritto il presidente americano, autorizzando la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rimozione del blocco navale statunitense. “Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra”, ha aggiunto.

La mediazione che ha permesso di raggiungere l’accordo è stata condotta per settimane da Pakistan e Qatar. Il memorandum d’intesa sottoscritto oggi rappresenta la svolta diplomatica più importante dall’inizio della guerra.

Nei prossimi 60 giorni Washington e Teheran dovranno negoziare sull’arricchimento nucleare iraniano e sullo smaltimento dell’uranio altamente arricchito. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a discutere l’allentamento delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati, misure che resteranno legate al rispetto degli impegni da parte di Teheran.

Il nodo energetico e il cessate il fuoco in Libano


L’accordo punta prima di tutto a contenere lo shock energetico provocato dal conflitto. Prima della guerra, dallo Stretto di Hormuz passava circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. La riapertura completa, però, potrebbe non essere immediata: sminamento, riparazione delle infrastrutture e nuove garanzie di sicurezza richiederanno tempo e questo significa che il traffico non tornerà subito ai livelli precedenti l’inizio della guerra.

L’intesa raggiunta oggi comprende anche il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah in Libano, condizione chiave imposta dall’Iran, dove gli scontri sono tornati a divampare domenica. Poche ore prima della firma attesa, Israele aveva colpito quello che ha definito un centro di comando di Hezbollah alla periferia di Beirut, spingendo l’Iran a minacciare il ritiro dall’accordo. Trump ha invitato entrambe le parti alla moderazione e ha criticato duramente l’attacco israeliano, affermando che “non avrebbe dovuto verificarsi”.

Israele resta alla porta e attacca l’intesa


Israele non ha preso parte ai negoziati condotti dall’Amministrazione Trump e resta sostanzialmente escluso dall’intesa. Non sorprende, dunque, che la reazione nel Paese sia stata di forte malcontento. Il titolo principale del quotidiano Yediot Ahronot di oggi riassume in due parole il sentimento prevalente: “Pessimo accordo”.

L’intesa di oggi appare ben lontana dagli obiettivi fissati dal primo ministro Benjamin Netanyahu all’inizio del conflitto: eliminare la minaccia nucleare iraniana, smantellare il programma di missili balistici e creare le condizioni per rovesciare il governo teocratico di Teheran. Israele aveva chiesto anche la fine del sostegno iraniano alle forze ostili nella regione, da Hezbollah in Libano agli Houthi nello Yemen fino ad Hamas a Gaza.

Diversi esperti israeliani hanno espresso allarme per ciò che dal testo sembra mancare. Jacob Nagel, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Netanyahu, ha osservato in un briefing video con i giornalisti che il programma missilistico e il sostegno ai gruppi alleati dell’Iran non compaiono nemmeno tra i temi dei negoziati futuri. “Qualunque cosa accada, il presidente Trump dichiarerà la vittoria, una vittoria totale”, ha aggiunto.

Le critiche all’accordo attraversano tutto lo spettro politico israeliano. L’ex Ministro della Difesa Avigdor Liberman, oggi avversario di Netanyahu, ha parlato di “una catastrofe dal punto di vista di Israele”. Yair Lapid, leader centrista dell’opposizione, ha detto di sperare che le notizie sull’accordo non fossero vere, perché altrimenti si tratterebbe di “uno dei più sconcertanti fallimenti della politica estera e di sicurezza israeliana”.

I funzionari del governo in carica hanno invece mantenuto un profilo molto più prudente, apparentemente per evitare uno scontro diretto con Trump. In una nota di venerdì, Netanyahu si era limitato ad affermare: “Finché sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo”. Il comunicato non menzionava né i missili balistici né le forze alleate dell’Iran. Con le elezioni israeliane attese entro fine ottobre, Netanyahu è ora sottoposto a forti pressioni, dentro e fuori il governo, perché non accetti le condizioni imposte da Washington, ma ha le mani piuttosto legate.


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Fondi UE per l'Ucraina, scontro a Bruxelles: Polonia e Slovacchia chiedono 500 milioni di euro


Varsavia e Bratislava si oppongono al cambio delle regole sul Fondo per la pace. A disposizione solo 6,6 miliardi contro i 43 spesi dai Paesi membri

Le autorità di Polonia e Slovacchia hanno avviato un pressing formale sulle istituzioni dell'Unione Europea per ottenere lo sblocco di 500 milioni di euro, una somma precedentemente stanziata come compensazione finanziaria per l'invio di forniture militari all'Ucraina. Lo riferiscono fonti riprese dal canale di analisi geopolitica Slavyangrad, secondo cui i due governi dell'Est Europa hanno espresso una netta contrarietà all'ipotesi di modificare i criteri di ripartizione delle risorse comunitarie.

Al centro della disputa c'è l'utilizzo del Fondo europeo per la pace (EPF), lo strumento finanziario fuori bilancio utilizzato per sostenere le capacità di difesa dei partner e rimborsare gli Stati membri per gli aiuti bellici inviati a Kiev.

Il nodo politico ed economico emerso nelle ultime ore riguarda la governance interna del fondo. Inizialmente, una quota pari a 6,6 miliardi di euro era stata vincolata specificamente per coprire i rimborsi destinati alle forniture destinate al fronte ucraino. Tuttavia, la proposta di riformare le regole di distribuzione per ottimizzare i flussi di cassa ha incontrato la ferma resistenza di Varsavia e Bratislava. La posizione dei due Paesi si riassume nella richiesta di rispettare gli accordi originari senza introdurre correttivi retroattivi che penalizzerebbero chi ha già effettuato le consegne di materiale bellico.

La trattativa si inserisce in un quadro di forte squilibrio finanziario all'interno dello stesso Fondo europeo per la pace. A fronte di una disponibilità liquida attuale e immediatamente distribuibile di soli 6,6 miliardi di euro, l'ammontare complessivo delle spese già certificate e sostenute dai 27 Stati membri dell'UE ha raggiunto quota 43 miliardi di euro.

Questo divario tra le risorse residue e le richieste di rimborso cumulative sta alimentando il dibattito a Bruxelles sulla sostenibilità a lungo termine degli ammortizzatori finanziari e sulle priorità di stanziamento nei prossimi mesi.

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The Walking Dead: Streets of Survival annunciato per PC e console


The Walking Dead: Streets of Survival è il nuovo videogioco dedicato all'universo di AMC's The Walking Dead che porterà sui principali sistemi una formula beat 'em up moderna ispirata ai grandi classici arcade. Il titolo è stato annunciato da TRAILMARK Games in collaborazione con AMC Global Media e arriverà prossimamente su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e Nintendo Switch 2.

Un ritorno alla guerra contro Negan


La storia di The Walking Dead: Streets of Survival sarà basata sulla celebre saga "All-Out War", uno degli archi narrativi più apprezzati della serie TV. I giocatori rivivranno il conflitto tra Rick Grimes e i suoi alleati contro il gruppo dei Salvatori guidato da Negan.

Nel corso dell'avventura sarà possibile esplorare luoghi iconici come Alexandria, Hilltop e Sanctuary, ricreati con uno stile grafico pixel art dal sapore rétro ma arricchiti da effetti moderni, sequenze dinamiche e momenti narrativi pensati per i fan della serie.

Rick, Daryl e Michonne protagonisti dell'azione


I giocatori potranno controllare alcuni dei personaggi più amati del franchise:

  • Rick Grimes
  • Daryl Dixon
  • Michonne

Ogni eroe avrà uno stile di combattimento unico e potrà sfruttare le proprie armi distintive, tra cui la Magnum di Rick, la katana di Michonne e la balestra di Daryl.

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Gameplay beat 'em up tra zombie e Salvatori


The Walking Dead: Streets of Survival punta su combattimenti rapidi e spettacolari, con la possibilità di concatenare combo, attacchi speciali e potenti finisher.

Oltre alle immense orde di vaganti, i giocatori dovranno affrontare pericolosi boss ispirati alla serie, tra cui Winslow e il Well Walker. Non mancheranno inoltre scontri diretti contro Negan e Simon, caratterizzati da battaglie multi-fase che richiederanno strategia e riflessi.

La presenza di diversi livelli di difficoltà e di una modalità Facile renderà il titolo accessibile sia ai fan della saga sia agli appassionati di giochi d'azione arcade.

Demo disponibile su Steam


In attesa della data di uscita ufficiale, gli sviluppatori hanno già reso disponibile una prima demo giocabile su Steam, permettendo ai fan di provare in anteprima il sistema di combattimento e l'atmosfera del gioco.

Con il suo mix di pixel art, azione arcade e fedeltà alla serie televisiva, The Walking Dead: Streets of Survival si candida a diventare uno dei videogiochi più interessanti dedicati al franchise di The Walking Dead in arrivo nel 2026.

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SpaceX fa il botto in Borsa e Musk diventa "trilionario"


La più grande IPO della storia ha aperto a 150 dollari.
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In breve:


SpaceX ha concluso il suo primo giorno di contrattazioni al Nasdaq con un rialzo del 19%, chiudendo a 160,95 dollari per azione dopo aver raccolto 75 miliardi di dollari nella più grande IPO di sempre. Le azioni, quotate con il ticker SPCX a un prezzo di collocamento di 135 dollari, hanno aperto a 150 dollari e raggiunto un massimo intraday di 176,52 dollari, portando la capitalizzazione di mercato a 2,1 mila miliardi di dollari. Nel post-market il titolo ha guadagnato un ulteriore 3,7%, spingendo la market cap oltre i 2,2 mila miliardi. Elon Musk è diventato il primo "trilionario" della storia sommando le sue partecipazioni in SpaceX e Tesla. L'unica divisione redditizia dell'azienda resta Starlink, mentre SpaceX ha accumulato perdite totali per 41,3 miliardi di dollari dal 2002. Più di 500 milioni di azioni hanno cambiato mano nel corso della giornata, avvicinando il record di scambi del debutto di Facebook nel 2012. I titoli dei concorrenti spaziali hanno subito forti cali, con Firefly Aerospace in perdita del 18% e Virgin Galactic del 34%.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX (SPCX) IPO: Live updates
SpaceX rallied in its first day as a public company. CNBC provided updates throughout the day.
CNBCAshley Capoot,CJ Haddad,Samantha Subin,Lora Kolodny


Alternativa in italiano:

SpaceX fa il botto in Borsa con l’Ipo storica, vale oltre 2.000 miliardi - Notizie - Ansa.it
Musk diventa il primo trilionario e trasforma in milionari anche 4.400 dipendenti. ‘Davo all’azienda meno del 10% di probabilità di riuscita. Pensavo che avrebbe fallito’ (ANSA)
Agenzia ANSAdi Antonio Fatiguso

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Prometheus di Bezos vuole costruire un ingegnere AI fisico


41 miliardi di valutazione per automatizzare l'ingegneria pesante.
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In breve:


Prometheus, la startup di "AI fisica" co-fondata da Jeff Bezos, ha chiuso un round da 12 miliardi di dollari con una valutazione di 41 miliardi. Tra gli investitori figurano JPMorgan Chase, Goldman Sachs e BlackRock. L'obiettivo dichiarato è costruire quello che la società chiama un "artificial general engineer": un sistema AI capace di progettare autonomamente sistemi fisici complessi, dai motori a reazione ai farmaci. Prometheus ha 150 dipendenti, uffici a San Francisco, Londra e Zurigo, e non ha ancora mostrato pubblicamente nulla del suo lavoro. Bezos ha indicato che buona parte del capitale coprirà i costi computazionali.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Jeff Bezos's Prometheus raises $12B to build an 'artificial general engineer' for the physical world | TechCrunch
The new round values the physical AI startup that aims to automate heavy engineering and drug design at $41 billion., Andrew Yang’s 2020 presidential campaign was based on a warning that automation and AI would hollow out the labor market and concentrate wealth in the hands of a few. At the time, ideas like Universal Basic Income felt fringe. Now Dario Amodei, Sam Altman, and Bernie Sanders are all saying versions of the same thing. An entrepreneur at heart, Yang has found a new way to put money back into the hands of the people — one phone bill at a time. On this episode of TechCrunch's Equity podcast, Rebecca Bellan talks to Yang about his startup Noble Mobile, which pays you to use your phone less, ways to combat the “attention economy,” and what startups can do when the government won't move. Subscribe to Equity on YouTube, Apple Podcasts, Overcast, Spotify and all the casts. You also can follow Equity on X and Threads, at @EquityPod. Chapters: 00:00 Intro 01:15 Being right about AI and jobs (unfortunately) 02:09 Noble Mobile and getting paid to touch grass 07:36 Using market incentives instead of dark patterns 10:01 Growth, revenue, and the Mint Mobile comparison 12:28 Dumb phones, offline parties, and fighting the attention economy 18:29 The state of UBI in the AI era 22:15 Should AI companies or the government lead redistribution? 27:01 Lessons for founders 28:21 Outro
TechCrunchMarina Temkin


Alternativa in italiano:

Prometheus AI, la startup di Jeff Bezos raccoglie 12 miliardi
Prometheus, cofondata da Jeff Bezos, raccoglie 12 miliardi per un’AI che progetti chip, robot e sistemi fisici complessi industriali.
Tom's HardwareAntonello Buzzi

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Il divieto di Fable 5, Musk che diventa "trilionario", la startup di Jeff Bezos


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon lunedì,
verso il finesettimana sono successe molte cose: SpaceX ha fatto un botto così grande in Borsa che Musk è diventato "trilionario"; abbiamo poi goduto di Claude Fable 5 per vederlo poi vietato dal governo USA; parleremo anche della startup Prometheus di Bezos e di tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 342 - Lunedì 15 giugno
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Anthropic disabilita Fable 5 e Mythos 5 per ordine del governo USA


Legge
Il governo americano ha ordinato ad Anthropic di bloccare l'accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5. L'ordine è arrivato venerdì alle 17:21 ora di New York e impone di sospendere l'accesso a qualsiasi cittadino straniero, compresi i dipendenti dell'azienda. Per garantire la conformità, Anthropic ha disabilitato entrambi i modelli per tutti i clienti senza distinzioni. Gli altri modelli non sono stati toccati. I due modelli erano stati annunciati solo tre giorni prima e si basano su Claude Mythos Preview, rilasciato ad aprile, considerato pericoloso soprattutto su temi di cybersecurity. Il governo non ha fornito motivazioni pubbliche. Anthropic ha dichiarato che la misura non rispetta i criteri di trasparenza e correttezza tecnica che ritiene necessari per interventi di questo tipo.
~
Fonte: CNBC
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SpaceX fa il botto in Borsa e Musk diventa "trilionario"


Finanza
SpaceX ha concluso il suo primo giorno di contrattazioni al Nasdaq con un rialzo del 19%, chiudendo a 160,95 dollari per azione dopo aver raccolto 75 miliardi di dollari nella più grande IPO di sempre. Le azioni, quotate con il ticker SPCX a un prezzo di collocamento di 135 dollari, hanno aperto a 150 dollari e raggiunto un massimo intraday di 176,52 dollari, portando la capitalizzazione di mercato a 2,1 mila miliardi di dollari. Nel post-market il titolo ha guadagnato un ulteriore 3,7%, spingendo la market cap oltre i 2,2 mila miliardi. Elon Musk è diventato il primo "trilionario" della storia sommando le sue partecipazioni in SpaceX e Tesla. L'unica divisione redditizia dell'azienda resta Starlink, mentre SpaceX ha accumulato perdite totali per 41,3 miliardi di dollari dal 2002. Più di 500 milioni di azioni hanno cambiato mano nel corso della giornata, avvicinando il record di scambi del debutto di Facebook nel 2012. I titoli dei concorrenti spaziali hanno subito forti cali, con Firefly Aerospace in perdita del 18% e Virgin Galactic del 34%.
~
Fonte: CNBC
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Prometheus di Bezos vuole costruire un ingegnere AI fisico


Startup
Prometheus, la startup di "AI fisica" co-fondata da Jeff Bezos, ha chiuso un round da 12 miliardi di dollari con una valutazione di 41 miliardi. Tra gli investitori figurano JPMorgan Chase, Goldman Sachs e BlackRock. L'obiettivo dichiarato è costruire quello che la società chiama un "artificial general engineer": un sistema AI capace di progettare autonomamente sistemi fisici complessi, dai motori a reazione ai farmaci. Prometheus ha 150 dipendenti, uffici a San Francisco, Londra e Zurigo, e non ha ancora mostrato pubblicamente nulla del suo lavoro. Bezos ha indicato che buona parte del capitale coprirà i costi computazionali.
~
Fonte: TechCrunch
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I dati di Pokémon Go sono stati usati per addestrare AI militare sui droni


Intelligenza Artificiale
Le scansioni di luoghi reali raccolte da milioni di giocatori di Pokémon Go sono state usate da Niantic per addestrare modelli AI di riconoscimento spaziale. Niantic Spatial ha stretto un accordo con Vantor, azienda specializzata in software di navigazione per droni militari. L'obiettivo è permettere ai droni di orientarsi in zone dove il GPS è assente, disturbato o falsificato. Niantic e Vantor precisano che i dati grezzi delle scansioni non sono stati trasferiti direttamente a Vantor, ma sono stati usati per costruire i modelli foundational di Niantic Spatial. I giocatori avevano optato volontariamente per la funzione di scansione, introdotta nel 2021, senza sapere che quei dati avrebbero potuto finire nella catena di sviluppo di tecnologie per uso bellico. Vantor ha ottenuto a febbraio un contratto con l'esercito americano del valore di 217 milioni di dollari.
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Fonte: The Guardian
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Il Trump T1 Phone è una copia dell'HTC U24 Pro


Tecnologia
Un teardown condotto dal famoso canale YouTube iFixit ha confermato che il Trump T1 Phone è sostanzialmente una versione modificata dell'HTC U24 Pro, dispositivo mid-range lanciato nel 2024. Le due schede madri sono intercambiabili senza problemi: iFixit ha montato il mainboard dell'HTC nel Trump T1 e il dispositivo ha funzionato senza difficoltà. Le differenze sono minime — flash della fotocamera in posizione leggermente diversa, griglia speaker di forma differente — mentre i componenti principali sono identici: chipset Snapdragon 7 Gen 3, 12 GB di RAM, 512 GB di storage. La differenza più rilevante riguarda la batteria: il Trump T1 monta una cella da 19,35 Wh prodotta nelle Filippine con ricarica massima a 30W, contro i 17,23 Wh e i 60W dell'HTC. Trump Mobile, che aveva inizialmente comunicato la produzione negli Stati Uniti, ha già ritrattato parlando di sola "assemblatura" americana. Secondo PhoneArena, il dispositivo è quasi certamente prodotto dallo stesso ODM cinese che fabbrica l'U24 Pro, senza coinvolgimento diretto di HTC. Il prezzo promozionale è fissato a 499 dollari, identico alla versione 512 GB dell'HTC U24 Pro.
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Fonte: PhoneArena
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Come Terry Tao è diventato un'evangelista dell'IA nella matematica


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I robot domestici stanno arrivando e sono pericolosamente carini


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Le mie opinioni sull'AI


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Roku esplora opzioni strategiche, inclusa la vendita dell'azienda, secondo fonti


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Sam Bankman-Fried perde il ricorso per annullare la condanna per frode crypto


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Il Daily Brief di Gemini ha sostituito la mia routine mattutina, e sono sconvolto da quanto funzioni bene


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WWDC26 impressioni


Per chi si è perso le novità del WWDC26 di Apple, non c'è recap migliore di quello dello youtuber più imparziale di internet Marques Brownlee.

Vedi video su youtube.com (eng - 16:27)

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I dati di Pokémon Go sono stati usati per addestrare AI militare sui droni


Oltre 800 milioni di utenti ignari del riutilizzo dei dati.
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In breve:


Le scansioni di luoghi reali raccolte da milioni di giocatori di Pokémon Go sono state usate da Niantic per addestrare modelli AI di riconoscimento spaziale. Niantic Spatial ha stretto un accordo con Vantor, azienda specializzata in software di navigazione per droni militari. L'obiettivo è permettere ai droni di orientarsi in zone dove il GPS è assente, disturbato o falsificato. Niantic e Vantor precisano che i dati grezzi delle scansioni non sono stati trasferiti direttamente a Vantor, ma sono stati usati per costruire i modelli foundational di Niantic Spatial. I giocatori avevano optato volontariamente per la funzione di scansione, introdotta nel 2021, senza sapere che quei dati avrebbero potuto finire nella catena di sviluppo di tecnologie per uso bellico. Vantor ha ottenuto a febbraio un contratto con l'esercito americano del valore di 217 milioni di dollari.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Pokémon Go data trained AI that could assist military drones in war zones | Technology | The Guardian
Location scans from the globally popular augmented reality game have helped train AI to recognise and interpret physical spaces
the Guardian


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Anthropic disabilita Fable 5 e Mythos 5 per ordine del governo USA


L'ordine è arrivato venerdì pomeriggio senza spiegazioni.
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In breve:


Il governo americano ha ordinato ad Anthropic di bloccare l'accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5. L'ordine è arrivato venerdì alle 17:21 ora di New York e impone di sospendere l'accesso a qualsiasi cittadino straniero, compresi i dipendenti dell'azienda. Per garantire la conformità, Anthropic ha disabilitato entrambi i modelli per tutti i clienti senza distinzioni. Gli altri modelli non sono stati toccati. I due modelli erano stati annunciati solo tre giorni prima e si basano su Claude Mythos Preview, rilasciato ad aprile, considerato pericoloso soprattutto su temi di cybersecurity. Il governo non ha fornito motivazioni pubbliche. Anthropic ha dichiarato che la misura non rispetta i criteri di trasparenza e correttezza tecnica che ritiene necessari per interventi di questo tipo.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic disables access to Fable 5, Mythos 5 on government directive
Anthropic said it disabled access to its Fable 5 and Mythos 5 models to comply with an export control directive from the U.S. government.
CNBCAshley Capoot


Alternativa in italiano:

Il governo USA spegne Fable 5 e Mythos 5, sicurezza o geopolitica?
Il Commerce Department ha ordinato ad Anthropic di disabilitare Fable 5 e Mythos 5 dopo una direttiva di export control. Anthropic obietta che si tratta di un jailbreak banale, e i conti del rapporto fra azienda e amministrazione restano aperti.
Tom's HardwareValerio Porcu

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Il Trump T1 Phone è una copia dell'HTC U24 Pro


Confermato dal teardown di iFixit.
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In breve:


Un teardown condotto dal famoso canale YouTube iFixit ha confermato che il Trump T1 Phone è sostanzialmente una versione modificata dell'HTC U24 Pro, dispositivo mid-range lanciato nel 2024. Le due schede madri sono intercambiabili senza problemi: iFixit ha montato il mainboard dell'HTC nel Trump T1 e il dispositivo ha funzionato senza difficoltà. Le differenze sono minime — flash della fotocamera in posizione leggermente diversa, griglia speaker di forma differente — mentre i componenti principali sono identici: chipset Snapdragon 7 Gen 3, 12 GB di RAM, 512 GB di storage. La differenza più rilevante riguarda la batteria: il Trump T1 monta una cella da 19,35 Wh prodotta nelle Filippine con ricarica massima a 30W, contro i 17,23 Wh e i 60W dell'HTC. Trump Mobile, che aveva inizialmente comunicato la produzione negli Stati Uniti, ha già ritrattato parlando di sola "assemblatura" americana. Secondo PhoneArena, il dispositivo è quasi certamente prodotto dallo stesso ODM cinese che fabbrica l'U24 Pro, senza coinvolgimento diretto di HTC. Il prezzo promozionale è fissato a 499 dollari, identico alla versione 512 GB dell'HTC U24 Pro.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Trump T1 Phone is actually a copy of an old mid-range phone from a brand everyone used to love - PhoneArena
The internals of the Trump T1 Phone are almost identical to an aging phone made in China.
PhoneArenaIlia Temelkov


Alternativa in italiano:

Il Trump phone è un HTC U24 Pro prodotto in Cina
Il Trump Mobile T1 è una copia quasi identica del vecchio HTC U24 Pro con minime differenze estetiche, quindi non è uno smartphone con valori americani.
punto-informatico.itLuca Colantuoni

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Accordo raggiunto tra Usa-Iran per chiudere la guerra


L’intesa consente di riaprire lo Stretto di Hormuz, prorogare il cessate il fuoco di 60 giorni e aprire una nuova fase di negoziati sul nucleare iraniano. Da Israele molte voci critiche: è un cattivo accordo, Netanyahu è in difficoltà. La firma ufficiale è attesa venerdì 19 giugno in Svizzera.

Stati Uniti e Iran hanno raggiunto oggi un accordo per porre fine delle ostilità, dopo 107 giorni di guerra. Ad annunciarlo è stato il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, secondo cui l’accordo appena raggiunto è già entrato in vigore. La firma ufficiale è prevista per venerdì 19 giugno in Svizzera, mentre i negoziati più delicati sul futuro del programma nucleare iraniano inizieranno nelle settimane successive.

Following intensive talks, we are pleased to announce that the Peace Deal between the United States of America and Islamic Republic of Iran has been REACHED. Both sides have declared the immediate and permanent termination of military operations on all fronts, including in…
— Shehbaz Sharif (@CMShehbaz) June 14, 2026


Lo stesso presidente Donald Trump ha poi confermato l’intesa raggiunta con un post sulla sua piattaforma Truth Social. “L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo”, ha scritto il presidente americano, autorizzando la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rimozione del blocco navale statunitense. “Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra”, ha aggiunto.

La mediazione che ha permesso di raggiungere l’accordo è stata condotta per settimane da Pakistan e Qatar. Il memorandum d’intesa sottoscritto oggi rappresenta la svolta diplomatica più importante dall’inizio della guerra.

Nei prossimi 60 giorni Washington e Teheran dovranno negoziare sull’arricchimento nucleare iraniano e sullo smaltimento dell’uranio altamente arricchito. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a discutere l’allentamento delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati, misure che resteranno legate al rispetto degli impegni da parte di Teheran.

Il nodo energetico e il cessate il fuoco in Libano


L’accordo punta prima di tutto a contenere lo shock energetico provocato dal conflitto. Prima della guerra, dallo Stretto di Hormuz passava circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. La riapertura completa, però, potrebbe non essere immediata: sminamento, riparazione delle infrastrutture e nuove garanzie di sicurezza richiederanno tempo e questo significa che il traffico non tornerà subito ai livelli precedenti l’inizio della guerra.

L’intesa raggiunta oggi comprende anche il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah in Libano, condizione chiave imposta dall’Iran, dove gli scontri sono tornati a divampare domenica. Poche ore prima della firma attesa, Israele aveva colpito quello che ha definito un centro di comando di Hezbollah alla periferia di Beirut, spingendo l’Iran a minacciare il ritiro dall’accordo. Trump ha invitato entrambe le parti alla moderazione e ha criticato duramente l’attacco israeliano, affermando che “non avrebbe dovuto verificarsi”.

Israele resta alla porta e attacca l’intesa


Israele non ha preso parte ai negoziati condotti dall’Amministrazione Trump e resta sostanzialmente escluso dall’intesa. Non sorprende, dunque, che la reazione nel Paese sia stata di forte malcontento. Il titolo principale del quotidiano Yediot Ahronot di oggi riassume in due parole il sentimento prevalente: “Pessimo accordo”.

L’intesa di oggi appare ben lontana dagli obiettivi fissati dal primo ministro Benjamin Netanyahu all’inizio del conflitto: eliminare la minaccia nucleare iraniana, smantellare il programma di missili balistici e creare le condizioni per rovesciare il governo teocratico di Teheran. Israele aveva chiesto anche la fine del sostegno iraniano alle forze ostili nella regione, da Hezbollah in Libano agli Houthi nello Yemen fino ad Hamas a Gaza.

Diversi esperti israeliani hanno espresso allarme per ciò che dal testo sembra mancare. Jacob Nagel, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Netanyahu, ha osservato in un briefing video con i giornalisti che il programma missilistico e il sostegno ai gruppi alleati dell’Iran non compaiono nemmeno tra i temi dei negoziati futuri. “Qualunque cosa accada, il presidente Trump dichiarerà la vittoria, una vittoria totale”, ha aggiunto.

Le critiche all’accordo attraversano tutto lo spettro politico israeliano. L’ex Ministro della Difesa Avigdor Liberman, oggi avversario di Netanyahu, ha parlato di “una catastrofe dal punto di vista di Israele”. Yair Lapid, leader centrista dell’opposizione, ha detto di sperare che le notizie sull’accordo non fossero vere, perché altrimenti si tratterebbe di “uno dei più sconcertanti fallimenti della politica estera e di sicurezza israeliana”.

I funzionari del governo in carica hanno invece mantenuto un profilo molto più prudente, apparentemente per evitare uno scontro diretto con Trump. In una nota di venerdì, Netanyahu si era limitato ad affermare: “Finché sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo”. Il comunicato non menzionava né i missili balistici né le forze alleate dell’Iran. Con le elezioni israeliane attese entro fine ottobre, Netanyahu è ora sottoposto a forti pressioni, dentro e fuori il governo, perché non accetti le condizioni imposte da Washington, ma ha le mani piuttosto legate.

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

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Popolarità Trump, tra rimbalzi e contro-rimbalzi la media continua a piangere (14 giugno)


In attesa di sviluppi dai negoziati con l'Iran, con l'accordo di pace che continua ad essere rimandato, l'approvazione di Trump risente del caos e rimane ancorata ai livelli più bassi di sempre dal dopoguerra ad oggi, insieme a quella di Biden.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Dopo il recupero di settimana scorsa, questa domenica si segnalano trend contrastanti, con una media in crescita e le altre due che rilevano un rimbalzo al contrario, vanificando i guadagni di settimana scorsa.

Ad ogni modo, risulta evidente come la popolarità di Trump continui a galleggiare nei bassifondi e sia ben lontana dal risollevarsi dai livelli minimi in cui è caduta.

Nonostante qualche fluttuazione settimanale, la situazione per il tycoon continua ad essere negativa e tra le peggiori della storia, ma in buona compagnia: la popolarità è appaiata a quella di Joe Biden nello stesso periodo del mandato.

Il net rating continua ad attestarsi nei dintorni del -20, con il tasso di approvazione che rimane stabilmente sotto al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione sempre non lontana dal 60%.

E' difficile riuscire ad estrapolare dati incoraggianti per il tycoon: questi numeri sono fino a otto-dieci punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran e non si vedono all'orizzonte possibili stravolgimenti, dato il perdurare dello stallo e l'accordo di pace continuamente rimandato.

Sul lungo periodo, soprattutto qualora non si arrivasse a una pace duratura o dovessero persistere la paralisi della situazione, i numeri potrebbero addirittura scivolare ulteriormente verso il basso.

Il dato è ora comparabile alla già catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump non è la peggiore di sempre dopo quasi diciassette mesi di presidenza. È di quasi dieci punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano segni inversi, con RCP che segnala unmiglioramento, mentre Focus America e Silver registrano una perdita pari ai guadagni di settimana scorsa.

Come già accennato, dopo più di sedici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca sotto rispetto ai primi sedici mesi del suo primo mandato ma non a quelli di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 509 giorni di presidenza (-18,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, ad eccezione di Joe Biden, che con il suo -18,7 attraversava un periodo di grande sofferenza.

Risulta indietro come detto anche rispetto al suo primo mandato, in cui era il doppio più popolare, a -9,2.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 41%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 56%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con l’Iran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 14 giugno 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 2 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 4 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 5 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,6% (-0,4) - 58,1% (+0,6). In totale un net approval arrotondato di -19,5 (-1).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 40,6% (+0,3) - 56,2% (-0,7). In totale un rating di -15,6 (+1).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 39% (-0,6) - 57,7% (+1,1), con in totale un rating di -18,7 (-1,7). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

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La resistenza è un Cinzano ghiacciato


L’assurda storia di come i Mind Enterprises sono diventati il simbolo della resistenza europea alla ferocia del mondo.

Quando passi una parte considerevole del tuo tempo online è difficile valutare quanto i trend della internet culture siano rilevanti per la maggior parte delle persone.

Quindi se conosci i Mind Enterprises puoi saltare i prossimi paragrafi.

Se invece non li hai mai sentiti nominare, sappi che sono un duo musicale italiano: Andrea Tirone, detto Secco, e Roberto Conigliaro, detto Baffone.

Si distinguono per un suono italodisco, riletto in chiave contemporanea attraverso influenze electro, funk e pop. E pur essendo in giro da un bel po’ di tempo — il progetto nasce nel percorso musicale di Tirone già negli anni Dieci, mentre il duo si consolida più avanti — i due sono diventati famosi, anzi virali, soprattutto lo scorso anno.

Lo hanno fatto grazie a una serie di shorts video in cui rendevano visibile il loro suono con un immaginario dall’estetica vintage, caratterizzato da un esplicito richiamo all’Italia degli anni ’80: quella in cui, per rubare le parole al mio amico Massimo, “anche gli spazzini andavano in giro con il Mercedes”.
youtube.com/embed/KOR1w0umfDQ?…
Un universo visivo che alle loro sonorità disimpegnate unisce due elementi: l’impressione di opulenza demodé degli oggetti di scena e lo sprezzo meccanico delle loro movenze, che li fanno assomigliare a una versione calabrese dei Kraftwerk.

I Mind Enterprises appaiono come l’assemblaggio di due macchine del disimpegno, catapultato nel nostro presente distopico da un passato in cui we were kings.

Il soggetto collettivo che s’incarna nell’immaginario del duo siamo noi: gli italiani.

Ciò che questo immaginario costruisce è una cartolina del nostro paese o, almeno, una delle sue tante immagini possibili. E tra queste non un’immagine a caso, ma un’immagine precisa. O meglio, una serie d’immagini che finiscono per costruirne una capace di sovrastarle tutte.

Quella visualizzata nell’immaginario dei Mind Enterprises è l’Italia dell’edonismo reaganiano bagnato di Negroni e candido di coca della Milano da bere. È quella di Sandro Pertini che gioca a scopa sull’aereo che riporta in patria la nazionale vittoriosa. È l’Italia di Bettino Craxi, che si fa rispettare nel mondo tenendo testa agli americani a Sigonella.

È il paese che si lascia alle spalle i grigiori degli “anni di piombo”, camminando su un tappeto di morti d’overdose verso il radioso futuro promesso dalle magnifiche e progressive sorti del neoliberismo rampante.

Una fantasmagoria, ovviamente.

Ma una fantasmagoria potente, perché mobilita la nostalgia di un benessere scivolato via e di una grandezza ormai svanita: una nostalgia che può facilmente servire una visione reazionaria del mondo.

Quella evocata da alcuni content creator di cui avevo già avuto modo di parlare, che proprio su questo desiderio di restaurare il passato di grandiosa leggerezza del nostro paese fanno leva per alimentare la loro narrazione di un presente corrotto e indesiderabile.

Dove la corruzione, se gratti appena appena sotto la patina, diventa immediatamente fastidio per tutto ciò che mette in discussione il privilegio di classe, razza e genere dell’uomo bianco occidentale.

Di questo, naturalmente, i Mind Enterprises non hanno alcuna responsabilità. Perché il gioco degli immaginari è divertente, ma non è mai possibile controllarlo del tutto.

Ed è proprio in questo gioco che si annida il colpo di scena.

Da qualche settimana, infatti, le immagini dei Mind Enterprises hanno ripreso a circolare nel sistema nervoso digitale con un significato nuovo, diverso.

Alcuni memer dei network NAFO attivi su X le hanno usate per visualizzare una particolare forma di resistenza: quella che l’Europa starebbe provando a opporre al nuovo corso delle relazioni atlantiche inaugurato da Donald Trump.

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Esce ogni settimana, la domenica sera.

Il contesto è lampante: nel corso dell’aggressione contro l’Iran, il presidente degli Stati Uniti ha più volte sferzato i partner europei.

Il motivo?

Non averlo sostenuto in una guerra caratterizzata da ragioni inconsistenti e da una condotta che definire improvvisata suona come un understatement fin troppo generoso.

Accuse a cui la meccanica atarassia del disimpegno che i Mind Enterprises mettono in scena nei loro contenuti sembra fornire una risposta perfetta.

Trump ha dato all’Europa un ultimatum? Questo è il modo in cui reagiscono gli europei nelle due settimane di vacanze pasquali ⤵️

DER SPIEGEL: Trump has effectively given Europe an ultimatum: within days, they must commit actual military forces, like warships, to the Strait of Hormuz.

Meanwhile, Europeans on their two week Easter holiday: pic.twitter.com/KjbW3CqOan
— Vatnik Soup (@P_Kallioniemi) April 9, 2026


Il PIL dell’Arkansas è più grande di quello della maggior parte dei paesi europei? Questa è la preoccupazione con cui reagiamo alla notizia ⤵️

Europeans reading about Arkansas’ massive GDP t.co/Xne9bQdGXD pic.twitter.com/x4mPlx19pV
— Dr. Ian Garner (@irgarner) April 10, 2026


Trump minaccia durissime conseguenze per la NATO se i paesi europei non lo sosterranno nella sua guerra contro l’Iran? Questo è l’effetto delle sue dichiarazioni sui francesi ⤵️

Donald Trump : SI VOUS NE ME SOUTENEZ PAS POUR ATTAQUER L’IRAN LES CONSÉQUENCES POUR L’OTAN SERONT TERRIBLES 😡

Les français : pic.twitter.com/lKkicVDg6Y
— Le Zelenskyste 🇫🇷🇺🇦 (@VolodimirZelen1) April 9, 2026


Sono solo alcuni esempi di come gli elementi di quell’immaginario vengano piegati a un significato nuovo, che affianca tutti gli altri significati possibili senza per questo spodestarli.

E non importa che anche questa riappropriazione sia una fantasmagoria o una forma di pensiero desiderante visivo. L’Europa è ben lontana dall’esercitare quel grado di distacco e assertività verso la politica di Trump che questi memer desiderano.

Qui conta notare altro: il potere delle immagini risiede soprattutto nella loro capacità di ospitare significati diversi, persino contraddittori.

La stessa immagine può evocare la nostalgia reazionaria per un’Italia padrona di sé, ricca, bianca, maschile e spensierata. Ma può anche diventare, pochi mesi dopo, la fantasia ironica di un’Europa che guarda il nuovo disordine americano, si accende una sigaretta, sorseggia un Cinzano ghiacciato e continua a ballare senza scomporsi.

Non perché una delle due letture sia più vera dell’altra.

Ma perché gli immaginari non appartengono mai del tutto a chi li produce. Appena entrano in circolo, cominciano a essere toccati, deformati, rubati, traditi, rimontati.

Questa capacità viene esaltata dalla rete e dalle sue culture che, con le loro pratiche di appropriazione creativa, piegano al proprio volere qualsiasi immaginario.

Nel cuore della supercella, il potere dell’immaginazione visiva ha un solo limite possibile.

E tende all’infinito.

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Trump furioso con Netanyahu per il raid su Beirut: "Mette a rischio l'accordo con l'Iran"


Il presidente statunitense ha raccontato ai media americani e israeliani di essere stato informato del nuovo attacco contro Hezbollah appena un’ora prima della firma dell’accordo con l'Iran prevista per oggi. Trump lo ha definito un grave errore. Ora la firma resta in bilico.

Donald Trump ha attaccato pesantemente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per il raid israeliano di oggi su Beirut, accusandolo di aver messo a rischio l'accordo con l'Iran a poche ore dalla sua firma. Lo ha raccontato al giornalista Barak Ravid, reporter di Axios, spiegando di essere stato informato dell'attacco proprio quando ormai tutto era pronto per chiudere l'intesa. Il presidente statunitense ha poi ribadito il proprio malcontento nei confronti del primo ministro anche all'emittente israeliana Channel 12.

"I miei collaboratori mi hanno chiamato per dirmi che Israele stava attaccando Beirut un'ora prima che dovessimo firmare l'accordo", ha detto Trump. "Non riuscivo a credere che stesse accadendo. È stata una cosa molto brutta". Il presidente ha fatto sapere subito a Netanyahu di essere furioso con lui. Le parole più dure, secondo Ravid, sono state rivolte direttamente al premier israeliano: "Perché Bibi doveva fare questo cazzo di attacco? Hezbollah aveva attaccato senza colpire nulla, in mezzo al niente. Non si è fatto male nessuno. E lui ha dovuto fare questo cazzo di attacco, e per giunta a Beirut. Mi ha fatto arrabbiare moltissimo". Per Trump, Netanyahu non avrebbe mostrato "nessun tipo di giudizio".
Lo strappo a un'ora dalla firma — FocusAmerica

Diplomazia · Medio Oriente

Lo strappo a un'ora dalla firma


Un raid israeliano su Beirut fa slittare l'accordo nucleare tra Stati Uniti e Iran proprio mentre stava per essere firmato. Trump, furioso, attacca pubblicamente Netanyahu.

Fonte: Axios — Barak Ravid Channel 12 · Maariv

Il momento della rottura

Mancava
1 ora

Firma
0

Al via libera all'intesa quando arriva la notizia del raid su Beirut

Documenti non firmati: l'accordo slitta perlomeno di alcune ore

Esplora la vicenda
1Le ore 2Gli attori 3L'accordo 4I nodi

La giornata

Come un raid rischia di mandare all'aria la firma dell'accordo


La sequenza degli eventi del 14 giugno, ricostruita dal racconto di Trump ad Axios e Channel 12. Tocca ogni tappa per i dettagli.

Stamane
L'accordo Usa-Iran è pronto per la firma

Dopo settimane di trattativa, l'intesa che impegna l'Iran a frenare il suo programma nucleare è data per chiusa: i documenti dovevano essere firmati in mattinata.

Un'ora prima della firma
Israele attacca Dahiyeh, il sobborgo sud di Beirut

A circa un'ora dalla firma, Trump viene informato del raid israeliano contro Beirut. Secondo una fonte di sicurezza israeliana, l'attacco è stato condotto mettendo in conto una possibile reazione di Teheran.

Subito dopo
Trump telefona a Netanyahu: è furioso

Il presidente statunitense fa sapere immediatamente al premier israeliano il proprio malcontento. Per Trump, Netanyahu non ha mostrato "nessun tipo di giudizio".

In giornata
La firma slitta di alcune ore, ma resta prevista per oggi

"L'attacco ha scombinato tutto", dice Trump, "ma penso che la firma avverrà comunque oggi, tra qualche ora". Il presidente annuncia che chiederà all'Iran di non rispondere a sua volta lanciando missili contro Israele.

A seguire
Gerusalemme protesta, Teheran minaccia ritorsioni

Un alto funzionario israeliano definisce il post di Trump su Truth Social come "uno schiaffo in piena faccia". Da Teheran, il presidente della Commissione Sicurezza del Parlamento avverte che il raid avrà una risposta dura.

Tre posizioni

Chi vuole cosa, dopo il raid


Tocca ogni protagonista per leggerne la posizione e la reazione del momento.

Donald Trump
Presidente degli Stati Uniti

Furioso

Difende l'intesa con Teheran e la presenta come vantaggiosa anche per Israele. Attacca duramente Netanyahu per il raid, che a suo dire ha messo a rischio l'accordo a poche ore dalla firma.

"Perché Bibi doveva fare questo cazzo di attacco? Non si è fatto male nessuno. Mi ha fatto arrabbiare moltissimo."

Benjamin Netanyahu
Primo ministro israeliano

Sfida

Ordina il raid su Beirut nonostante la firma imminente dell'accordo tra Stati Uniti e Iran. Respinge le richieste americane di ritiro dal Libano meridionale e dai territori siriani occupati. Da Gerusalemme, le critiche di Trump vengono vissute come uno strappo verso un alleato strategico.

Un alto funzionario israeliano: il post di Trump è "uno schiaffo in piena faccia".

Iran
Controparte dell'accordo

Minaccia

Pronto a firmare l'intesa sul nucleare, ma reagisce con durezza al raid su Beirut. Cresce la tensione a Teheran, dove il Parlamento parla apertamente di una risposta contro Israele.

Ebrahim Azizi (Commissione Sicurezza del Parlamento): il raid su Dahiyeh riceverà "una risposta dura".

Cosa prevede la possibile intesa

I tre pilastri del nuovo accordo sul nucleare iraniano


Secondo quanto sostiene Trump, l'intesa con Teheran porterebbe questi tre risultati.

Niente arma nucleare
L'accordo impedirebbe all'Iran di dotarsi di un'arma atomica.

Via le scorte di uranio arricchito
Verrebbero eliminate le riserve di uranio arricchito accumulate negli ultimi anni da Teheran.

Ispezioni con 24 ore di preavviso
I siti nucleari sospetti iraniani dovrebbero essere aperti agli ispettori internazionali, con un preavviso di un solo giorno.

Trump continua a difendere l'intesa anche dopo lo scontro con Netanyahu, presentandola come vantaggiosa pure per Israele.

Cosa resta irrisolto

Il nodo dei mancati ritiri continua ad avvelenare i rapporti tra Stati Uniti e Israele

Trump aveva chiesto a Netanyahu di ritirare le truppe israeliane da Libano e Siria come parte dell'accordo sull'Iran. Il premier ha detto no su entrambi i fronti.

Ritiro dal Libano meridionale
Compresi i 5 punti ancora controllati dall'esercito

Respinto

Secondo il quotidiano Maariv, in una recente telefonata Netanyahu ha escluso qualsiasi ritiro dai cinque punti ancora presidiati da Israele nel sud del Libano.

Ritiro dai territori siriani
Aree occupate dopo la caduta di Assad nel 2024

Respinto

Netanyahu ha rifiutato anche di lasciare i territori siriani occupati negli ultimi due anni dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad.

Firma dell'accordo Usa-Iran
Slittata dopo il raid, attesa in giornata

In sospeso

L'intesa non è saltata: Trump prevede che la firma arrivi comunque nelle ore successive al raid.

Il punto

Lo scontro tra i due leader non è solo sul raid di oggi: è sul prezzo che Israele dovrebbe pagare in cambio dell'accordo con l'Iran. Finché Netanyahu rifiuta di ritirarsi, la frattura con Washington resterà aperta.

Fonti Axios (Barak Ravid), Channel 12, quotidiano Maariv — dichiarazioni di Donald Trump e funzionari israeliani e iraniani. 14 giugno 2026.

La firma rinviata e il nodo dei ritiri mancati


Il raid ha fatto slittare la firma dell'accordo con l'Iran almeno di alcune ore. "L'accordo doveva essere firmato stamattina, ma l'attacco israeliano ha scombinato tutto", ha spiegato Trump. "Penso che la firma avverrà comunque oggi, tra qualche ora", ha aggiunto, dichiarandosi ottimista sulla riuscita dei negoziati nonostante tutto.

Lo scontro di oggi con Netanyahu non è certo un caso isolato. Nelle settimane scorse, infatti, Trump aveva chiesto a Netanyahu di ritirare le truppe dal Libano meridionale e dai territori siriani occupati dal 2024, come parte dell'accordo sull'Iran. Il premier israeliano ha subito risposto di no. Secondo il quotidiano Maariv, in una recente telefonata Netanyahu ha respinto qualsiasi ipotesi di ritiro dal Libano meridionale, compresi i cinque punti ancora controllati dall'esercito israeliano. Ha inoltre rifiutato di lasciare anche i territori siriani conquistati dopo la caduta di Assad.

Nonostante tutto questo, Trump continua però a difendere l'intesa in fase di definizione con Teheran, presentandola come vantaggiosa anche per Israele. Secondo il presidente statunitense, l'accordo impedirebbe all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare, permetterebbe di eliminare le scorte di uranio arricchito e aprirebbe i siti sospetti iraniani a ispezioni con 24 ore di preavviso.

Israele protesta, l'Iran minaccia una risposta


Lo scontento di Trump non è certo passato inosservato a Gerusalemme. Un alto funzionario israeliano ha definito a Channel 12 il messaggio pubblicato dal presidente americano su Truth Social come "uno schiaffo in piena faccia", contestando l'aspettativa che Israele rinunci a colpire ovunque in Libano se attaccato. Secondo la stessa fonte, un trattamento simile non è quello che ci si aspetta nei confronti di un alleato strategico.

Ma anche a Teheran ora la tensione è in aumento. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, ha avvertito su X che il raid su Dahiyeh, il sobborgo meridionale di Beirut, riceverà una risposta dura da parte iraniana. Ed in effetti, stando a quanto racconta una fonte di sicurezza israeliana a Channel 12, l'attacco sarebbe stato condotto proprio mettendo in conto una possibile reazione di Teheran contro Israele. Trump ha però detto ad Axios che chiederà all'Iran di non lanciare missili contro Israele in risposta per non mettere a repentaglio ulteriormente la firma dell'accordo.

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Merluzzi nei Fiordi


Anche se alla ricerca dell’aurora boreale di fine inverno, il nostro autore non può rinunciare a un lancio o una calata nel freddo mare norvegese, nella speranza di catturare almeno un merluzzo, quello vero!
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foto sopra: l'autore mostra il merluzzo nordico, con il peculiare unico "baffo" e l'evidente linea laterale, due caratteristiche distintive di questa specie.

Viaggiare è il modo migliore per venire a contatto con nuove culture, usanze, tradizioni di popolazioni più o meno vicine alle nostre mediterranee, e nelle mie trasferte, cerco sempre di inserire nuovi tasselli di conoscenza sui luoghi che visito, soprattutto per quello che riguarda pesca, pescatori e pesci. A marzo ho avuto l’occasione di passare qualche giorno a Tromsø, Norvegia, a circa 400 chilonetri a nord del Circolo Polare Artico. L’obiettivo primario del viaggio non era la pesca, ma la caccia, quella delle fantastiche e leggendarie aurore boreali che alla fine dei mesi invernali dipingono la tela del cielo notturno scandinavo. Ma di leggendario, per quella nazione, vi è anche un pesce: il merluzzo nordico. Rappresentante dell’ordine Gadiformes, a cui appartengono anche pesci del Mediterraneo come i naselli e le mostelle, il merluzzo è una specie ampiamente pescata nell’Atlantico settentrionale e per la Norvegia rappresenta una cospicua componente del Pil, grazie alla sua esportazione in diverse aree dell’Europa, principalmente sotto forma di stoccafisso e baccalà, rispettivamente la versione essiccata e sotto sale, e in tutto il Mondo, sotto forma dei noti “bastoncini” di pesce e altri derivati. Nonostante la visita a Tromsø non fosse nata con fini alieutici riesco comunque a ricavarmi qualche ora da dedicare alla pesca da una imbarcazione, nel tentativo di avere a che fare con almeno uno di questi pesci.
La piccola imbarcazione nel porto di Tromsø pronta per la ricerca dei merluzzi nordici.
Partenza - Si parte dal suggestivo e colorato porto in una giornata nuvolosa in cui cade anche qualche fiocco di neve e la nostra imbarcazione si dirige a nord verso il fiordo di Tønsvik, dove in questo periodo dell’anno iniziano a raggrupparsi i merluzzi per la riproduzione. La temperatura esterna è poco sotto lo zero e la leggera brezza è gelata, ma non riesco a rimanere nel ventre caldo dell’imbarcazione perché il panorama è mozzafiato: siamo a cavallo tra il Mare del Nord e l’Oceano Glaciale Artico, si vedono in volo diverse specie di gabbiani e le maestose aquile di mare, che in queste acque trovano nutrimento per via della presenza di immensi banchi di aringhe. Quando lambiamo la terraferma, sulla neve vedo rincorrersi le volpi e le renne brucare le prime gemme sugli alberi.

La pesca - Mentre navighiamo parlo con la guida di pesca per capire dove si andrà a cercare il merluzzo e quale tecnica sarà utilizzata per catturarlo. La ragazza mi spiega che i punti più pescosi sono i canali di confluenza tra due fiordi, dove avviene un forte rimescolamento delle acque legato allo scontro tra la marea entrante e quella uscente che, per via della lunghezza degli stessi fiordi, è davvero notevole e crea dei gorghi immensi, qui chiamati malstrøm. Questi gorghi innescano la rete trofica caratteristica di queste acque, raggruppando il plancton che viene predato da molti animali, dalle balenottere alle aringhe, queste ultime a loro volta prede favorite dei merluzzi.

La tecnica - Una volta individuato il banco, la pesca è semplice, niente attrezzature complicate e montature raffinate: una canna da jigging di m 2 da almeno 10 once, trecciato da non meno di 30 libbre e pesanti metal jig cilindrici argentati da 150 a 300 grammi, armati con generose ancorette nastrate di rosso (inutilmente, aggiungo, perché a quelle profondità la sua lunghezza d’onda è completamente assorbita). Dopo due ore di navigazione l’eco individua un banco di pesci, probabilmente gli agognati gadidi, a circa 100 metri di profondità. Ho solo un’oretta a disposizione, quindi devo essere rapido e, possibilmente, efficace. L’obiettivo è incannare un bell’esemplare di merluzzo da poter fotografare e, in questo caso, condividere come pasto con l’equipaggio e la dozzina di partecipanti all’escursione.
L'autore sulla prua dell'imbarcazione in azione con il vertical di profondità.
L'azione - È il momento di calare l’”heavy metal”, il trecciato si inabissa, l’obiettivo è raggiungere rapidamente il fondo. Iniziano a palesarsi alcune difficoltà: pesco quasi esclusivamente in acque dolci e non ho confidenza con questa attrezzatura sovradimensionata e nemmeno con queste profondità. Inoltre, come da manuale, il mulinello a “tamburo rotante” non ha il guidafilo e ha la manovella a destra. Nel frattempo che il trecciato scorre tenuto a bada dal mio pollice, inizio a pensare a come gestire la canna, sostenuta dal braccio sinistro, in caso di abboccata. Raggiungo il fondale e sollevo e abbasso alternativamente il jig con ampi movimenti del braccio ma dopo qualche minuto sono costretto a recuperare perché l’imbarcazione ha iniziato a roteare come una trottola, risucchiata dal malstrøm, che porta velocemente l’esca sotto lo scafo, rendendo complicata l’azione di pesca. Faccio la seconda calata, sembra che il jig impieghi un’eternità a raggiungere il fondo, e la forte corrente non agevola una discesa verticale perfetta. Sfioro nuovamente il fondale, fango e roccia, e prego le divinità norrene affinché possa tornare a casa con un nuovo ricordo di un nuovo pesce catturato in nuove acque con tecniche non consuete.


Daria, compagna e collega all'Università di Sassari dell'autore, prova l'emozione del vertical a temperature polari. Grande freddo e giovane merluzzo, a cui volentieri Marco concede la libertà, nella speranza che cresca.

La cattura - Loki, dio del caos, per un po’ ha la meglio, allontanando fastidiosamente il mio jig dalla verticale, ma dopo meno di una decina di minuti sento, da tanto lontano, una “testata”, alla quale rispondo con una ferrata profonda: confido che la rigidità del trecciato e il peso del jig facciano penetrare l’amo nella bocca cartilaginea del pesce. Il mio antagonista (sarà un merluzzo?) lotta dall’altro capo del filo, piega la canna e mi fa letteralmente sudare, nonostante le temperature polari. Recupero la linea con costanza, facendo attenzione a distribuire uniformemente le spire del trecciato sul tamburo, mantenendo sempre la tensione corretta. In quel momento, durato nella mia mente un tempo lungo e indeterminato, ho tanta eccitazione per aver catturato “qualcosa” in acque sconosciute solo al secondo lancio, unita a altrettanta paura di perdere la preda, la legge di Murphy nella pesca è sempre dietro l’angolo. Ma alla fine, con un po’ di fatica legata anche al dover manovrare una canna con il braccio a me non uso, vedo specchiare il pesce che andavo cercando, un bel merluzzo anche lui provato dalla lotta e dal repentino cambiamento di profondità (si pescava sulla batimetrica dei m 130). Il pesce viene guadinato e pesato (oltre 5 chili), è il primo merluzzo degli unici due di misura che saranno catturati. Sono più che felice per aver pescato il primo merluzzo della mia vita e sono contento che verrà utilizzato per la zuppa calda che ci verrà servita nel primo pomeriggio, per confortare corpi e anime. Continuo a pescare per un po’, allamo un piccolo merluzzo a cui cedo con piacere la libertà. Alla fine, soddisfatto per l’obiettivo raggiunto, cedo la canna alla mia compagna di viaggio, che prova la magia della pesca nordica tra fiordi e aurore boreali. Thor, dio protettore dell’uomo, ha convinto Loki a darmi tregua e a farmi catturate il merluzzo o, più prosaicamente, Santa Claus, che bazzica nei dintorni, ha anticipato il mio regalo per Natale.
Un grosso merluzzo che si è fatto sedurre dalle vibrazioni del metal jig a oltre m 100 di profondità.


La Scienza

La vescica natatoria dei merluzzi previene il barotrauma. Il merluzzo nordico (Gadus morhua), chiamato anche merluzzo bianco o semplicemente merluzzo comune, è un pesce appartenente alla famiglia Gadidae che può raggiungere notevoli dimensioni (in media 1 metro e kg 15).

Caratteristiche principali sono le tre pinne dorsali e le due anali, e la presenza di un barbiglio sul mento. Sulla livrea marezzata spicca la linea laterale, bordata di bianco. È un pesce predatore molto prolifico, caratterizzato da una ampia tolleranza ecologica: è eurialino (sopporta anche acque dissalate), euritermo (vive tra 0° e 20° C) e euribate (lo troviamo tra i m 10 e i 600). Riguardo a quest’ultimo punto, e osservando quanto accaduto durante la sessione di pesca, è interessante notare che il merluzzo non sembra essere particolarmente colpito dal barotrauma, quella condizione patologica che si verifica quando peschiamo in acque profonde (in realtà osservabile anche a partire dai m 10-15). Il barotrauma è legato all’aumento incontrollato di volume che la vescica natatoria subisce in relazione all’espansione dei gas che contiene quando si passa da acque profonde ad acque superficiali, in relazione alla Legge di Boyle, P/V=k, per la quale al diminuire della pressione (P) aumenta il volume (V). Il barotrauma causa spesso danni irreversibili, i più evidenti dei quali sono l’estroflessione dello stomaco dalla bocca e l’esoftalmo (occhi fuori dalle orbite). Il merluzzo sembra risentire meno di altri pesci (quali il dentice, il pagro e la cernia) del barotrauma, a causa della peculiare forma della vescica natatoria. Essa possiede infatti una camera, chiamata corpo ovale, che può essere separata dalla camera principale della vescica natatoria tramite muscoli sfinterici, favorendo un passaggio “graduale” del gas che si espande e il riassorbimento del gas a livello dei capillari che lo circondano. Un’ultima notazione riguardo la confusione generata dal nome “merluzzo”. In Italia spesso ci riferiamo, erroneamente, con questo nome al nasello, un pesce sempre appartenente alla famiglia Gadidae, ma molto diverso morfologicamente dal “vero” merluzzo. La confusione è generata dal nome latino del nasello, Merluccius merluccius, evocativo della specie nordica.

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Trump difende un'azienda di latte che ha fatto ammalare centinaia di persone


Almeno 233 persone si sono ammalate per Raw Farm dal 2006, ma l'amministrazione Trump ha ritirato l'azione legale federale e il segretario alla salute Robert Kennedy Jr. promuove il latte crudo.

La più grande azienda americana di latte crudo, Raw Farm, è collegata a 233 casi accertati di intossicazione alimentare in otto focolai dal 2006, con almeno 40 ricoveri ospedalieri. Eppure lo scorso gennaio l'amministrazione Trump ha ritirato l'azione legale federale contro l'azienda californiana, e il segretario alla salute Robert Kennedy Jr., cliente storico di Raw Farm, dice di sostenere pubblicamente il latte crudo. Lo racconta un'inchiesta di ProPublica sulla mancata risposta dei regolatori americani a un settore che continua a far ammalare i consumatori.

Negli Stati Uniti il consumo di latte non pastorizzato è esploso negli ultimi anni: più di 10 milioni di americani lo bevono e le vendite sono cresciute del 65% solo tra il 2023 e il 2024. Spinto da influencer del benessere e da politici di destra che lo trasformano in un simbolo di libertà contro le grandi industrie alimentari e farmaceutiche, il latte crudo è passato da prodotto di nicchia a fenomeno di massa. Eppure è stato abbandonato un secolo fa dall'industria casearia perché veicolo di gravi infezioni intestinali. Prima che la pastorizzazione, che consiste nel riscaldare il latte per uccidere i batteri, venisse diffusa, migliaia di bambini morivano ogni anno per malattie legate ai prodotti caseari contaminati.

Raw Farm fattura circa 30 milioni di dollari all'anno e produce circa 30.000 litri di latte al giorno. Il fondatore Mark McAfee, 64 anni, ha rilevato le terre di famiglia nei dintorni di Fresno dopo aver lavorato per sedici anni come paramedico. Nel 2001 si è convertito alla produzione di latte crudo dopo l'incontro con un appassionato di Los Angeles, James Stewart, che gestiva un club privato di consumatori dove sosteneva che il prodotto curasse l'asma. Da allora McAfee ha promosso il latte crudo come una cura per diabete, infezioni dell'orecchio, allergie, eczema e artrite, affermazioni che la scienza non ha mai confermato.

McAfee aveva già rapporti stretti con la cerchia di Kennedy prima del suo arrivo alla guida del dipartimento della salute. La candidata vicepresidente di Kennedy nella corsa del 2024, Nicole Shanahan, aveva visitato Raw Farm in campagna elettorale registrando video con McAfee. A McAfee è stato anche proposto un ruolo di consulente alla FDA, l'agenzia federale per la sicurezza alimentare e dei medicinali, ma la posizione non si è materializzata. Un ex funzionario federale ha detto a ProPublica che i casi sul latte crudo sono stati de-prioritizzati dalla nuova amministrazione a causa della posizione di Kennedy. Il portavoce del Dipartimento di giustizia, il dipartimento della salute, la FDA e Kennedy non hanno risposto alle domande dei giornalisti.

Il 15 marzo 2026 i regolatori federali hanno collegato i formaggi di Raw Farm a un nuovo focolaio di Escherichia coli, un batterio che si trasmette anche attraverso le feci di animali infetti che possono contaminare il latte. Nove persone si sono ammalate in tre stati e più della metà aveva meno di cinque anni. Dei tre ricoverati, uno ha sviluppato la sindrome emolitico-uremica, una rara condizione che danneggia i globuli rossi e può portare a insufficienza renale.

La risposta delle agenzie federali è stata più cauta del solito. Un avviso dei Centri per il controllo delle malattie, l'agenzia federale di sanità pubblica, ha suggerito ai consumatori di "considerare" se non mangiare il formaggio, mentre la FDA non ha dato alcuna indicazione di consumo. Tre dipendenti federali hanno detto a ProPublica che i funzionari politici nominati dall'amministrazione Trump avevano ammorbidito il linguaggio originale degli avvisi.

Raw Farm ha inizialmente rifiutato di ritirare i prodotti. Solo quando la FDA ha minacciato di imporre un richiamo obbligatorio, l'azienda ha emesso un richiamo volontario 18 giorni dopo l'annuncio del focolaio. L'avviso del 2 aprile riportava due dichiarazioni insolite: il richiamo veniva fatto "sotto protesta" e "come strada percorribile". Le frasi sono state ritirate cinque giorni dopo. Il 30 aprile la FDA ha chiuso l'indagine senza alcuna azione di applicazione, e i formaggi di Raw Farm sono tornati negli scaffali.

Davanti a una sottocommissione del Congresso il 16 aprile, Kennedy ha definito l'azienda "intransigente". La deputata democratica del Connecticut Rosa DeLauro gli ha chiesto se non ci fosse "una responsabilità morale" come segretario alla salute di dire ai cittadini di non bere latte crudo. "Ogni prodotto può contenere contaminanti", ha risposto Kennedy. "Quello che facciamo è informare il pubblico e lasciare che le persone scelgano".

Raw Farm produceva formaggio dal latte risultato contaminato dai test interni, perché secondo McAfee "il formaggio è resistente ai patogeni". La ricerca scientifica dice il contrario: i batteri possono sopravvivere al processo standard di stagionatura di 60 giorni. Gli ispettori della FDA avevano scoperto già nel 2024 che l'azienda aveva una "pratica standard" di produrre formaggio da latte sospetto di contaminazione. Due anni fa la FDA aveva detto a McAfee di smetterla senza informare il pubblico.

Quando i giornalisti gli hanno chiesto se i casi del 2026 fossero legati a quella pratica, McAfee ha cambiato versione rispetto a poche settimane prima: ha sostenuto che l'azienda non usava più latte contaminato per fare formaggio, senza riuscire a indicare una data precisa del cambio. Messo davanti a dichiarazioni opposte fatte in podcast pubblici nell'ultimo anno, McAfee ha ammesso: "Penso che mi abbiate preso in qualcosa in cui c'è una discrepanza tra la pratica e quello che dico". I regolatori della California hanno definito la pratica "preoccupante". La FDA ha rifiutato di rispondere alle domande di ProPublica sulla questione.

La storia di intossicazioni legate al latte di McAfee è cominciata nel 2006, quando sei persone si sono ammalate per Escherichia coli dopo aver bevuto il latte della sua fattoria, allora chiamata Organic Pastures. L'età media dei contagiati era 8 anni. Un bambino di sette anni di Murrieta è stato messo in coma farmacologico, ha passato nove giorni con il respiratore e diciotto in dialisi, riportando danni permanenti ai reni. La famiglia ha fatto causa nel 2008 e l'azienda ha pagato un risarcimento riservato. Tra il 2023 e il 2024 i regolatori hanno collegato Raw Farm a uno dei più grandi focolai di intossicazione da latte crudo degli ultimi decenni, con più di 170 persone ammalate per salmonella. McAfee ha contestato la responsabilità della sua azienda nella maggior parte dei casi.

Per due decenni McAfee ha aggirato la legge del 1987 che vieta la vendita interstatale di latte crudo facendolo passare per cibo per animali. Nel 2008 il Dipartimento di giustizia ha avviato un'azione penale e una civile, e nel 2010 un giudice ha emesso un'ingiunzione permanente che imponeva all'azienda di smettere di vendere latte crudo fuori dalla California e di rimuovere le affermazioni sui benefici per la salute del prodotto. La FDA e il Dipartimento di giustizia hanno continuato a trovare violazioni nel 2016, 2019 e 2021. Nel 2023 è stato firmato un accordo che imponeva all'azienda audit indipendenti per verificare il rispetto delle norme. All'inizio del 2024 gli ispettori della FDA hanno scoperto la pratica del formaggio da latte contaminato, ma una giudice ha tenuto in pausa il caso per un arretrato della corte federale della California fino al 2025, quando l'arrivo dell'amministrazione Trump ha creato un'apertura politica per McAfee.

Negli ultimi due anni nove stati hanno avuto focolai di intossicazione legati al latte crudo, indipendenti da Raw Farm. Nello stato di Washington circa dieci persone si sono ammalate per Escherichia coli dopo aver consumato formaggio crudo. In Florida, dove il latte crudo può essere venduto solo come cibo per animali, una ventina di persone si sono ammalate, tra cui una donna incinta che ha contratto l'infezione del figlio piccolo ricoverato e ha perso il bambino a 20 settimane. All'inizio di giugno le autorità sanitarie dell'Idaho hanno annunciato che quasi 60 persone si sono ammalate dopo aver consumato latte crudo.

Un mese dopo la visita dei giornalisti a Raw Farm, i deputati Thomas Massie, repubblicano del Kentucky, e Chellie Pingree, democratica del Maine, hanno ripresentato l'Interstate Milk Freedom Act, una legge che vieterebbe "l'interferenza federale" con la vendita interstatale di latte crudo negli stati dove è già legale. Massie ha servito latte crudo al suo recente matrimonio e ha una fattoria con 50 capi di bestiame. Pingree è un'ex agricoltrice di prodotti caseari ed è l'unica democratica firmataria della proposta.

Il professore di scienze alimentari John Lucey, direttore del Center for Dairy Research dell'Università del Wisconsin-Madison, ha detto a ProPublica che molti consumatori non hanno piena consapevolezza dei rischi. "Le mucche fanno la cacca tutto il tempo", ha spiegato. "Le fattorie sono un serbatoio di batteri: il suolo ha batteri, le pareti hanno batteri, le mucche portano batteri". Secondo Lucey, anche con le migliori pratiche igieniche un'azienda non può eliminare il rischio al cento per cento. Le revisioni scientifiche pubblicate sul latte crudo non hanno mai confermato i benefici per la salute promossi da McAfee. Secondo studi citati dalla FDA il consumo aumenta di 100 volte il rischio di malattie alimentari rispetto al latte pastorizzato.

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Il capitalismo americano si regge sui piccoli imprenditori, non sui miliardari


Secondo un libro di due economisti, per ogni nome della classifica Forbes dei più ricchi ci sono oltre 4.000 proprietari di aziende private che valgono almeno 10 milioni di dollari

Per ogni persona presente nella classifica Forbes 400 dei più ricchi d'America ci sono più di 4.000 proprietari di aziende private che valgono almeno 10 milioni di dollari a testa. È il calcolo di Owen Zidar e Eric Zwick, due economisti delle università di Princeton e Chicago, nel libro in uscita The Everywhere Millionaire, anticipato dall'Economist.

I protagonisti del libro non somigliano agli imprenditori della Silicon Valley che vogliono cambiare il mondo. Trovano un'attività noiosa e la portano avanti con ostinazione finché non diventano ricchi. Uno vende grondaie in Texas, un altro distribuisce carta igienica nel New Jersey. Una donna in California iniziò a preparare quiche per le sue feste e non smise più: vent'anni dopo ne sforna più di un milione al giorno e possiede uno yacht.

Il fenomeno nasce, secondo l'Economist, da una legge del 1986 che abbassò l'aliquota massima dell'imposta sul reddito delle persone fisiche al di sotto di quella sulle società. Molte imprese si trasformarono così in società di persone, ditte individuali e altre strutture che "fanno passare" i profitti direttamente ai proprietari, i quali pagano l'imposta sul reddito personale invece di quella societaria. Zidar e Zwick studiano da anni i dati fiscali americani per ricostruire gli effetti di quella riforma.

Queste aziende ricevono molta meno attenzione di quanta ne meriterebbero. Giornalisti, accademici e investitori si concentrano sulle società quotate in borsa, mentre i populisti prendono di mira pochi dirigenti del settore tecnologico perché sono i più ricchi e i più eccentrici. I proprietari delle grandi imprese private, invece, stanno meglio degli amministratori delegati delle aziende quotate. Alcuni sono ricchi quanto Warren Buffett, considerato il simbolo del capitalismo dell'economia reale, e cioè sono di fatto miliardari.

Per l'Economist i molto ricchi se la passano per certi versi meglio dei ricchissimi. Sta meglio l'eroe locale con una pista da bowling in casa che il cattivo nazionale con un razzo nel ranch, scrive il giornale. Spesso però gli uni e gli altri viaggiano con lo stesso lusso: gli autori hanno usato i registri di proprietà di jet privati e yacht per rintracciare i magnati del pollame e della carta che compaiono nel libro, molti dei quali possiedono anche squadre sportive.

Questi imprenditori godono di molti dei privilegi politici dei colossi della tecnologia o della finanza, ma sfuggono alle critiche dell'opinione pubblica. Si è scritto moltissimo sull'influenza di Elon Musk, che potrebbe presto diventare il primo uomo al mondo con un patrimonio da mille miliardi di dollari. Molto meno ci si è soffermati sul perché la maggior parte degli Stati americani vieta o limita fortemente alle case automobilistiche, Tesla compresa, di vendere le auto direttamente ai clienti. Quasi 10.000 concessionarie, ben rappresentate al Congresso, hanno almeno un proprietario nello 0,1% dei redditi più alti del paese. Anche i distributori di birra sono una categoria protetta di ricchi quanto sconosciuti.

Questi proprietari traggono vantaggio anche da alcune delle norme fiscali più discusse del paese, come lo stepped-up basis, una regola che azzera le plusvalenze storiche quando le azioni passano agli eredi e riduce così le tasse dovute. Gli stessi autori, in un lavoro precedente, hanno trovato che il calo della quota di reddito destinata ai lavoratori anziché al capitale, spesso citato come prova della disuguaglianza crescente, è meno marcato di quanto si creda una volta conteggiate correttamente le imprese pass-through.

Il libro interessa anche chi sogna di entrare in questo gruppo. Il desiderio di diventare moderatamente ricchi con calma è meno raccontato della voglia di arricchirsi in fretta, ma ha i suoi seguaci. Tra questi i fedeli del movimento FIRE, acronimo di financial independence, retire early, ossia indipendenza finanziaria e pensionamento anticipato. Nelle migliori scuole di business americane è cresciuta la pratica dell'employment through acquisition, che consiste nel comprare una piccola impresa di tipo manuale invece di cercare un impiego d'ufficio.

Un risultato scomodo per chi conta solo sul proprio ingegno è che gli avvocati guadagnano la quota maggiore dei redditi più alti delle imprese pass-through. Buona parte dell'economia privata è però in continua trasformazione, e a fare il lavoro pesante è la morte. Secondo Zidar e Zwick, nei quattro anni successivi alla scomparsa improvvisa del proprietario milionario di un'azienda i profitti dell'impresa calano in media di quattro quinti rispetto ad attività simili, perché l'azienda si rimpicciolisce o chiude. Crescere in un ambiente imprenditoriale aumenta le probabilità di saper fare soldi da adulti, ma molte imprese scoprono a proprie spese che la tenacia non si eredita.

Il modo più semplice per ingannare la natura è vendere, e il modo più semplice per vendere è cedere l'azienda a un fondo di private equity, cioè un fondo che acquista imprese non quotate in borsa. L'investitore di private equity, scrive l'Economist, è il cugino prudente dell'imprenditore: anche lui un prodotto tipicamente americano, ma con un portafoglio diversificato e pochi soldi propri in gioco. Se le cose vanno male, come spesso accade, un altro imprenditore può sempre subentrare. Gran parte dei guadagni del capitalismo americano, conclude il giornale, va ancora a chi si rimbocca le maniche.

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Il governatore del Texas va verso l'estrema destra


Per la prima volta dal 2018 il governatore ha tenuto il discorso principale al raduno degli attivisti, sancendo l'ascesa della destra radicale nello stato

Per la prima volta dal 2018, il governatore del Texas Greg Abbott ha tenuto il discorso principale alla convention statale del Partito repubblicano, abbracciando apertamente l'ala più dura del partito. Venerdì 12 giugno, a Houston, i delegati lo hanno accolto con una standing ovation, segnando un punto di svolta per la politica dello stato più influente tra quelli governati dai conservatori.

Negli anni precedenti Abbott aveva tenuto le distanze dal raduno degli attivisti. Quattro anni fa, quando la convention si era tenuta a Houston, aveva organizzato un proprio evento separato nelle vicinanze. Nel 2024 era apparso solo in collegamento video, evitando di parlare di persona davanti alle migliaia di militanti più radicali. La sua presenza fisica e il ruolo di oratore principale di questa edizione segnano un cambio di posizionamento netto.
La svolta di Abbott — FocusAmerica

Texas · Partito Repubblicano

La conversione di Abbott: il governatore vira verso destra


Per anni il governatore del Texas aveva evitato il raduno degli attivisti più radicali del suo partito. Il 12 giugno 2026, però, è salito sul palco a Houston come oratore principale: una scelta che mostra quanto il Texas, lo Stato repubblicano più influente del Paese, si sia spostato ancora più a destra.

FocusAmerica · @putino Convention statale GOP, Houston

Il dato della svolta
2018
È l'ultima volta, prima di quest'anno, in cui Abbott aveva tenuto il discorso principale alla convention del Partito. Da allora aveva sempre evitato di parlare di persona davanti alla base.

Esplora la svolta
1 L'avvicinamento 2 L'agenda 3 Lo scontro

Tre edizioni e un riposizionamento

Dall'evento separato al palco principale


A ogni edizione Abbott si è avvicinato sempre di più alla Convention del suo partito, fino all’abbraccio esplicito con l’ala più radicale.

2021 · Houston
Un evento tutto suo, lì accanto
Quando la Convention si tenne a Houston, Abbott organizzò un proprio evento separato nelle vicinanze, senza salire sul palco dinanzi ai militanti del Partito.
Vicinanza alla base

2024 · Collegamento video
Partecipazione solo a distanza
Apparve unicamente in collegamento video, evitando di parlare di persona davanti alle migliaia di attivisti più radicali del partito.
Vicinanza alla base

12 Giugno 2026 · Houston
Oratore principale, standing ovation
Tiene il discorso principale e viene accolto con una standing ovation dai delegati. Dopo l'intervento, un vero elefante con la scritta «l'unità porta alla vittoria» sfila all'interno della sala.
Vicinanza alla base

In dieci anni alla guida del Texas, Abbott non è mai stato un moderato. Ma presentarsi alla Convention nello stesso giorno dei candidati dell’ala più dura del partito suona come un avallo implicito al loro messaggio.

Le richieste dal palco

Cosa ha chiesto Abbott nel discorso


Tocca ogni punto per i dettagli. Sono le proposte che il governatore ha rilanciato davanti ai delegati.

Tetto alla spesa dei governi locali

Limitare la spesa dei Comuni per ottenere un taglio delle imposte sulla proprietà.

Divieto di assumere lavoratori con visto H-1B

Impedire ai Comuni di assumere stranieri qualificati titolari di visto H-1B, il permesso di lavoro per personale specializzato.

Divieto totale della sharia

Una nuova legge statale per «vietare totalmente» il codice religioso islamico. Lo Stato, ha detto, ha bisogno degli strumenti «per fermarla».

Voucher scolastici da 1 miliardo

Il programma — di cui Abbott è stato il principale sostenitore — assegna fondi pubblici per pagare le rette in scuole private o religiose.

La primaria che ha cambiato il partito

Il candidato MAGA batte l'establishment


L'apertura di Abbott all'ala più radicale del suo Partito arriva dopo la vittoria di candidati rappresentanti la linea dura alle recenti primarie. Il caso simbolo è la corsa al Senato.

Vince la primaria
Ken Paxton
Procuratore Generale statale. Messaggio MAGA, anti-establishment.

batte

Senatore uscente
John Cornyn
Senatore repubblicano in carica, già fischiato dai delegati nel 2022.

Dall'opposizione, il democratico James Talarico sfiderà Paxton a novembre per il seggio con un messaggio di «cristianesimo compassionevole», puntando agli elettori moderati stanchi della politica più aggressiva.

Le tensioni interne tra i repubblicani

1
Presidente uscente del partito statale battuto dal suo vice

2
Esponenti di religione musulmana minacciati di espulsione, poi autorizzati a restare

Fonti New York Times (Jim Henson, Texas Politics Project · UT Austin) · dichiarazioni dalla convention statale GOP, Houston, 12 giugno 2026.

"Le persone essenziali a garantire che il socialismo di Bernie Sanders non si impadronisca mai del Texas sono i patrioti che ho davanti in questo momento", ha detto Abbott riferendosi al senatore del Vermont. "Quando noi repubblicani siamo uniti, siamo imbattibili". Dopo il suo intervento, un elefante vivo coperto da uno striscione con la scritta "l'unità porta alla vittoria" è stato fatto sfilare nella sala della convention.

Nel discorso il governatore ha chiesto limiti alla spesa dei governi locali per tagliare le imposte sulla proprietà, un divieto per i comuni di assumere lavoratori titolari di visto H-1B, il permesso di lavoro riservato negli Stati Uniti agli stranieri qualificati, e una nuova legge per "vietare totalmente la sharia", il codice religioso islamico. Lo stato, ha detto, ha bisogno degli strumenti necessari "per fermarla". Il governatore aveva già preso posizione contro il Council on American-Islamic Relations, un'associazione che tutela i diritti civili dei musulmani americani, definendola un'organizzazione terroristica.

L'apertura di Abbott arriva dopo le vittorie nelle primarie repubblicane di una squadra di candidati di linea dura, alcuni dei quali contrastati dal governatore stesso. Tra questi ci sono politici che hanno promesso di liberare lo stato dai musulmani, di restringere ulteriormente l'accesso al voto e di chiudere ogni residuo di dialogo bipartisan nella politica texana. In cima alla lista c'è Ken Paxton, l'attorney general dello stato, ossia il capo della procura statale, che ha battuto il senatore repubblicano in carica John Cornyn con un messaggio MAGA dichiaratamente contrario all'establishment. Cornyn era già stato fischiato dai delegati alla convention del 2022, episodio che aveva spinto Paxton a sfidarlo per il seggio al Senato di Washington.

Abbott non è mai stato un moderato. Nei dieci anni alla guida del Texas ha contribuito a definire l'agenda conservatrice dello stato, da ultimo come principale sostenitore del nuovo programma di voucher scolastici da un miliardo di dollari, che assegna fondi pubblici per pagare rette in scuole private o religiose. Avendo già vinto facilmente la sua primaria, il governatore si è presentato alla convention nello stesso giorno di Paxton e degli altri candidati, in quello che può essere letto come un avallo implicito al loro messaggio.

La convention di tre giorni, un tempo considerata un raduno marginale di attivisti dissidenti, è ora in posizione di definire più stabilmente il futuro dello stato repubblicano più influente del paese. "Stanno apparecchiando la tavola adesso", ha detto al New York Times Jim Henson, direttore del Texas Politics Project dell'Università del Texas ad Austin. Oltre alla campagna elettorale, la convention dovrà decidere anche il programma e l'elenco delle priorità per la prossima sessione legislativa. La presenza di Dustin Burrows, presidente della camera bassa texana, è un segnale che i leader legislativi stanno ascoltando con attenzione le richieste della base militante.

L'edizione di quest'anno non è stata priva di tensioni. L'attuale presidente del partito statale, Abraham George, un conservatore di linea dura di origini indiane, ha perso la presidenza a favore del suo vice. Due membri musulmani del partito sono stati minacciati di espulsione per i loro legami con il Council on American-Islamic Relations. Alla fine sono stati autorizzati a restare in base alle regole interne.

Dall'opposizione, i democratici del Texas sperano che l'ulteriore spostamento a destra del partito repubblicano apra loro uno spiraglio per la prima volta da decenni. James Talarico, deputato statale che sfida Paxton per il seggio al Senato, sta facendo campagna con un messaggio di cristianesimo compassionevole rivolto agli elettori moderati stanchi della politica aggressivamente partigiana celebrata alla convention. Tom Oliverson, presidente del gruppo repubblicano alla camera bassa texana, ha detto che i democratici "fanno sul serio e hanno delle opportunità", invitando i suoi a "lavorare come non si è mai lavorato".

Matt Rinaldi, ex presidente del partito statale, ha detto che i conservatori del Texas sono oggi più allineati che mai su politiche e tattiche. "È esattamente dove volevamo arrivare. È il momento in cui tutti si riuniscono", ha dichiarato. Il coinvolgimento diretto di Abbott e la partecipazione del presidente della camera bassa, secondo un altro ex presidente del partito James Dickey, danno al raduno un'importanza diversa rispetto agli anni passati, quando i politici di vertice tenevano le distanze per evitare contestazioni dalla base.

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Negli Stati Uniti chi si astiene ha opinioni diverse da chi vota


Un sondaggio della Marquette mostra che l'approvazione di Trump passa dal 38% tra tutti gli adulti al 44% tra gli elettori probabili. Tra chi non voterà scende intorno al 20%.
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Negli Stati Uniti la stessa domanda posta in un sondaggio può dare risultati molto diversi a seconda di chi viene intervistato. Il presidente Donald Trump ha un'approvazione del 44% tra gli elettori probabili, del 41% tra gli elettori registrati e del 38% tra tutti gli adulti maggiorenni, secondo l'ultimo sondaggio nazionale della Marquette Law School, condotto tra il 20 e il 26 maggio 2026. Tra chi probabilmente non andrà a votare, invece, l'approvazione del presidente scende intorno al 20%.

Negli Stati Uniti gli istituti demoscopici distinguono tre universi: tutti gli adulti, gli elettori registrati e gli elettori probabili. Per votare alle elezioni un cittadino americano deve infatti iscriversi preventivamente alle liste elettorali, una procedura che da sola esclude milioni di persone. Tra gli iscritti, poi, i sondaggisti stimano quanti voteranno effettivamente in base alla storia di voto, all'interesse dichiarato e ad altri indicatori. Nella rilevazione della Marquette gli adulti corrispondono al 100% del campione, gli elettori registrati al 78% e gli elettori probabili al 67%.

I numeri di Trump cambiano a seconda dell'universo, ma il dato più sorprendente riguarda la valutazione complessiva del paese. Alla domanda se gli Stati Uniti stiano andando nella direzione giusta o sbagliata, il 38% degli elettori probabili risponde direzione giusta, contro il 31% di tutti gli adulti. Tra gli elettori improbabili e i non-elettori la quota di chi indica la direzione giusta crolli sotto il 20%, mentre quella di chi pensa che il paese sia sulla strada sbagliata salga all'83%. È la divergenza più ampia in tutto il sondaggio.

Sulle valutazioni dei partiti, invece, le differenze sono più contenute. L'approvazione dei democratici al Congresso è ferma al 30% nei tre universi. L'approvazione dei repubblicani al Congresso oscilla tra il 37% degli adulti e il 40% degli elettori probabili. Anche il giudizio favorevole sui due partiti varia poco: per il Partito Repubblicano va dal 38% degli adulti al 41% degli elettori probabili, per il Partito Democratico dal 36% al 38%.

Sondaggio · Stati Uniti
Quanto cambia un sondaggio a seconda di chi viene intervistato
20-26 maggio 2026 · 1.001 adulti, 857 registrati, 576 probabili · Marquette Law School Poll
Focus America
Trump Direzione Voto al Congresso Partiti Economia personale Temi prioritari Identità
Tutti gli adulti Elettori registrati Elettori probabili

Approva l'operato del presidente

Adulti

38%
Registrati

41%
Probabili

44%

Disapprova

Adulti

62%
Registrati

59%
Probabili

56%

Il paese sta andando nella direzione giusta

Adulti

31%
Registrati

35%
Probabili

38%

Il paese è sulla strada sbagliata

Adulti

69%
Registrati

65%
Probabili

62%

Voterebbe il candidato democratico

Adulti

45%
Registrati

46%
Probabili

49%

Voterebbe il candidato repubblicano

Adulti

41%
Registrati

45%
Probabili

48%

Nessuno dei due

Adulti

9%
Registrati

7%
Probabili

4%

Approva i repubblicani al Congresso

Adulti

37%
Registrati

39%
Probabili

40%

Approva i democratici al Congresso

Adulti

30%
Registrati

30%
Probabili

30%

Giudizio favorevole sul Partito Repubblicano

Adulti

38%
Registrati

41%
Probabili

41%

Giudizio favorevole sul Partito Democratico

Adulti

36%
Registrati

36%
Probabili

38%

Sto meglio di un anno fa

Adulti

19%
Registrati

20%
Probabili

22%

Sto più o meno uguale

Adulti

39%
Registrati

39%
Probabili

36%

Sto peggio

Adulti

41%
Registrati

41%
Probabili

42%

Inflazione e costo della vita

Adulti

37%
Registrati

37%
Probabili

37%

L'economia in generale

Adulti

19%
Registrati

17%
Probabili

15%

Guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti

Adulti

16%
Registrati

17%
Probabili

19%

Medicare e Social Security

Adulti

7%
Registrati

7%
Probabili

9%

Immigrazione e sicurezza dei confini

Adulti

6%
Registrati

5%
Probabili

5%

Sanità

Adulti

5%
Registrati

5%
Probabili

4%

Deficit federale

Adulti

2%
Registrati

3%
Probabili

3%

Criminalità

Adulti

2%
Registrati

2%
Probabili

2%

Aborto

Adulti

2%
Registrati

2%
Probabili

2%

Si dichiarano repubblicani MAGA

Adulti

30%
Registrati

34%
Probabili

39%

Repubblicani non-MAGA

Adulti

12%
Registrati

11%
Probabili

8%

Indipendenti

Adulti

15%
Registrati

11%
Probabili

6%

Democratici

Adulti

43%
Registrati

44%
Probabili

47%

Elaborazione di Focus America su dati di Marquette Law School Poll, sondaggio nazionale del 20-26 maggio 2026 (1.001 adulti, 857 elettori registrati, 576 elettori probabili).

Un sentimento di scontento generico verso il paese non si traduce automaticamente in un voto contro chi governa. Gli elettori improbabili sono per definizione meno partigiani: per loro indossare la maglietta rossa repubblicana o quella blu democratica è uno scoglio più alto rispetto al semplice giudizio negativo sull'andamento del paese. L'approvazione di Trump si colloca a metà strada, in parte sentimento partigiano e in parte misura del malcontento generale.

Cambia anche la classifica dei problemi prioritari. L'inflazione e il costo della vita restano la prima preoccupazione per il 37% degli intervistati nei tre universi. Sulla guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti, però, gli elettori probabili sono più sensibili (19%) rispetto al totale degli adulti (16%). Sull'economia in generale è il contrario: tra gli adulti è la seconda preoccupazione per il 19%, tra gli elettori probabili scende al 15%.

La chiave per capire questi scarti è la differenza tra repubblicani MAGA e repubblicani non-MAGA, cioè tra quanti aderiscono al movimento "Make America Great Again" del presidente e quanti restano nel partito senza sposarne la linea. I primi sono il 72% dell'elettorato repubblicano, i secondi il 28%. I repubblicani MAGA approvano l'operato di Trump al 93%, contro il 36% dei non-MAGA. Ritengono che il paese stia andando nella direzione giusta al 78%, contro il 29% dei non-MAGA. Soprattutto dichiarano di essere certi di andare a votare al 67%, contro il 43% dei non-MAGA.

Sono questi numeri a spiegare due fenomeni. Da un lato il successo dei candidati appoggiati da Trump nelle primarie repubblicane, che selezionano un elettorato molto più MAGA della media del partito. Dall'altro la sovrarappresentazione dei MAGA nei sondaggi degli elettori probabili, che fa apparire Trump più popolare di quanto sia tra tutti gli adulti americani. Nella rilevazione della Marquette i repubblicani MAGA passano infatti dal 30% del campione di tutti gli adulti al 39% degli elettori probabili.

Il quadro che ne emerge è un'inversione rispetto al 2024. Allora Trump aveva tratto vantaggio dalla mobilitazione di elettori a bassa partecipazione, che si erano spostati a destra rispetto agli elettori abituali. Oggi gli elettori improbabili sono nettamente più ostili al presidente e ai repubblicani al Congresso, e una parte di loro entrerà nell'elettorato delle elezioni di metà mandato del novembre 2026. Tra chi tornerà a votare dopo aver saltato qualche elezione gli indipendenti e gli elettori in bilico saranno sovrarappresentati.

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La famiglia Biden cerca di salvare l'eredità di Joe Biden


Tra le memorie di Jill, il ritorno di Hunter e i comizi dell'ex presidente, i Biden provano a riabilitarne l'immagine. Ma la sua presenza ricorda anche la sconfitta del 2024

La famiglia Biden ha avviato una campagna intensa per riabilitare l'immagine di Joe Biden e salvarne l'eredità politica, dopo la sconfitta del 2024. Tra le memorie della moglie Jill, il ritorno sui social del figlio Hunter e i comizi dell'ex presidente, l'obiettivo è ricordare agli americani che Biden non è solo l'uomo che ha perso contro Donald Trump. Lo racconta un lungo reportage di Ben Terris sul New York Magazine.

Il 5 giugno Biden ha parlato a Sioux Falls, in South Dakota, davanti a circa 1.200 democratici riuniti in un albergo della catena Best Western. Ha parlato a voce bassa, con improvvisi scatti di tono, perdendo a tratti il filo del discorso, ma la platea ha accolto con entusiasmo i suoi attacchi a Trump, definito "il presidente più corrotto della storia degli Stati Uniti". Ha ricevuto una standing ovation, accolto non come l'uomo che ha consegnato il Paese a Trump ma come una specie di eroe.

Il viaggio è arrivato durante la tempesta mediatica scatenata dal libro di memorie di Jill Biden, "View From the East Wing". L'ex first lady ha detto nelle interviste che il marito avrebbe battuto Trump se non fosse stato spinto fuori dalla corsa. Nel libro scrive di essersi chiesta se il marito fosse stato drogato prima del disastroso dibattito televisivo dell'estate 2024 e di aver pensato che avesse avuto un ictus. Il 3 giugno, alla sinagoga storica Sixth & I di Washington, le è stato chiesto dell'ex portavoce Andrew Bates, che sul New York Post si era domandato perché quella conversazione dolorosa per il partito andasse riaperta proprio adesso. La risposta di Jill Biden: "Voglio dire ad Andrew di chiamarmi e dirmelo in faccia".

Anche il figlio Hunter, fonte di guai per tutta la presidenza, è tornato a farsi sentire. Sul social X ha scritto della propria sobrietà e ha alimentato le voci di una possibile corsa alla presidenza nel 2028. Ha detto all'autore del reportage che gli ambienti di Washington non hanno mai capito davvero suo padre, e che chi lo descrive come parte dell'élite della capitale non sa nulla dei suoi cinquant'anni di servizio pubblico.

Biden, 83 anni, ha iniziato la sua vita da ex presidente con un tumore alla prostata che si è già esteso alle ossa. "Stiamo bene", ha detto Jill Biden alla sinagoga Sixth & I, "ma stiamo benissimo? No, non stiamo benissimo". Convivrà con la malattia per il resto della vita, un punto fermo a sostegno di chi diceva che era troppo anziano per fare il presidente.

Nonostante l'uscita ingloriosa dalla scena, circa l'80% degli elettori democratici lo considerava positivamente al momento dell'addio. "Ogni giorno c'è meno postumi della sbornia del 2024", ha detto Rufus Gifford, ex responsabile della raccolta fondi della campagna e oggi presidente del consiglio della futura biblioteca presidenziale di Biden, riferendosi alla nostalgia crescente per tempi più normali. Il governatore della California Gavin Newsom, possibile candidato per il 2028, lo ha definito "uno dei presidenti di maggior successo dell'ultimo secolo". Biden ha ricevuto applausi quando è stato avvistato a cena con il senatore Alex Padilla e di nuovo a cena con il senatore Chris Coons. "Ci sono stati letteralmente sospiri di sorpresa", ha detto Coons.

A Washington alcuni centri studi vicini ai democratici, come il Roosevelt Institute, stanno provando a rilanciare le parti più popolari del suo programma economico cambiando nome. Fuori il termine "Bidenomics", dentro "The Good Life Agenda", l'agenda della vita buona. Vengono ripresi molti punti del piano Build Back Better rimasti fuori dalle trattative parlamentari, come i sussidi per l'infanzia e le misure favorevoli ai sindacati.

Biden ha appoggiato due ex membri della sua amministrazione oggi candidati. Dan Koh, in corsa per un seggio alla Camera in Massachusetts, ha detto che la risposta all'endorsement è stata positiva. L'appoggio è risultato utile anche a Keisha Lance Bottoms, candidata governatrice in Georgia: i suoi sondaggi interni un mese prima delle primarie, le consultazioni con cui i partiti scelgono i propri candidati, la davano al 43% con molti indecisi, e dopo l'intervento di Biden ha vinto con quasi il 57% dei voti.

La sua presenza fisica, però, richiama anche il suo errore più grande. "Metterlo in prima fila ricorderà alla gente perché è stato costretto a lasciare la scena", ha detto David Axelrod, storico stratega di Barack Obama. Tommy Vietor, ex portavoce di Obama e conduttore del podcast Pod Save America, ha definito alcuni dettagli del libro di Jill "esasperanti". "Joe Biden è solo una vittima di ciò che gli altri gli hanno fatto", ha detto Vietor al New York Magazine. "Non vede mai il Paese come vittima di ciò che lui ha fatto a noi."

Il ritorno dei Biden alimenta anche nuovi racconti sulle sue condizioni di salute durante il mandato. Il deputato repubblicano Mike Lawler ha ricordato una visita di Biden nel suo distretto nel maggio 2023, durante le trattative sul tetto del debito pubblico. In un incontro privato, ha raccontato Lawler, Biden non riusciva a sostenere una conversazione sulle politiche di confine senza leggere da un foglietto estratto dalla tasca, perdendo il filo e confondendosi.

La fondazione che dovrà costruire la biblioteca presidenziale fatica a decollare. Alla fine dell'anno scorso il New York Times ha rivelato che la fondazione aveva raccolto solo una piccola parte di ciò che serviva, al punto da mettere in dubbio la possibilità stessa di una biblioteca autonoma. Secondo quel resoconto il gruppo aveva comunicato al fisco di aspettarsi appena 11,3 milioni di dollari entro la fine del 2027. Gifford parla di progressi lenti ma reali e cita una colazione di giugno in cui due donatori hanno annunciato impegni per un totale di 10 milioni. La fondazione di Obama, al contrario, dispone di risorse enormi, con un imponente centro a Chicago soprannominato "the Obamalisk".

Alcune delle persone più vicine ai Biden vivono in uno stato di rancore permanente. Mike Donilon, il responsabile della campagna che avrebbe incassato un bonus da 4 milioni di dollari in caso di rielezione, l'anno scorso ha attaccato il partito per aver spinto Biden fuori dalla corsa, dicendo di aver pensato che i democratici avessero "perso la testa" e sostenendo che Biden avrebbe potuto vincere restando in gara. "Mike Donilon ama davvero Biden", ha commentato Axelrod. "È in gamba quanto chiunque altro abbia conosciuto in politica, ma non è riuscito a guardare oltre quella devozione."

Il ritorno di Hunter Biden, paradossalmente, sembra piacere. Ospite del podcast della commentatrice conservatrice Candace Owens, è riuscito a farle chiedere scusa per i commenti del passato sulla sua dipendenza dalla droga. Sul social X scherza sul proprio passato e sulle foto compromettenti trovate sul suo computer. A un giornalista di Playboy che gli chiedeva un'intervista ha risposto: "Non poso nudo, quei giorni sono finiti". Al telefono con l'autore del reportage ha paragonato Trump al leader della setta Heaven's Gate, che negli anni Novanta promise ai seguaci di essere teletrasportati su un'astronave: "Non succede, ma la parte folle è che in una setta la gente raddoppia la posta e trova una giustificazione". Anche Hunter è convinto che il padre avrebbe battuto Trump se solo ne avesse avuto la possibilità.

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Superinteressante #10 — Il mare non lo attraversi guardandolo


Ero in macchina, di ritorno da un appuntamento di lavoro, quando ho visto il numero: centomila. Ho chiamato Arianna, le ho detto che c'eravamo arrivati, e ho continuato a guidare.

Nessuna scena. Nessun momento da film, niente lacrime al volante.

E credo sia questo il problema del successo in generale: te lo immagini come un istante preciso, e quell'istante non arriva mai. Quando raggiungi un traguardo è già passato — è "successo", participio passato, roba andata. Lo guardi un secondo e stai già misurando quanto manca al prossimo. La soglia che insegui diventa il pavimento da cui riparti.

L'emozione vera è arrivata il giorno dopo, quando è arrivata la targa. Lì sì, mi sono emozionato. E poi i messaggi, le persone che non sentivo da anni. Non il grande momento — le cose piccole, quelle che vengono dopo. Forse i grandi momenti non esistono. Esistono i giorni dopo, e va benissimo così.


Centomila è solo un numero. Quello che conta è ciò che c'è stato sotto, e non è stato il lavoro — quello, in qualche modo, lo sapevo fare. È stata la paura. La paura di espormi: mettere faccia, voce e idee in pubblico e lasciare che parenti, amici, colleghi le vedessero. Non il rischio di fallire, quello lo metti in conto. Il rischio di essere guardato. "Ma chi te lo fa fare." "Un avvocato che fa i video." Ogni volta che premevo pubblica, premevo contro quella voce.

E qui c'è il paradosso: viviamo in un'epoca in cui se non ti esponi, non esisti. Puoi essere bravissimo a porte chiuse e non contare niente. Eppure esporsi resta la cosa più difficile, perché vuol dire rinunciare alla comodità di non essere giudicato. Il mare non lo attraversi guardandolo. E non lo attraversi nemmeno pensandoci: io ci ho pensato per mesi, ho rimandato, ho aspettato di sentirmi pronto. Pronto non lo sei mai. Si entra in acqua con la paura addosso, e si scopre nuotando.

Per questo non sono cresciuto grazie ai centomila. Sono cresciuto ogni singola volta che ho pubblicato con lo stomaco stretto e l'ho fatto lo stesso. Il numero è solo la somma di quelle volte. E la paura non è sparita: ho solo smesso di darle ragione. Continua a parlarmi prima di ogni cosa nuova — solo che adesso so che mente.


"With enough exposure, you can adapt out those perfectly ordinary, even innate, fears that are bred mostly from unfamiliarity."

— Ryan Holiday, The Obstacle Is the Way


L'ho letta che avevo già iniziato, e mi ha spiegato una cosa che mi era successa senza che me ne accorgessi. La paura di espormi non se n'è andata perché sono diventato coraggioso. Se n'è andata perché l'ho fatto così tante volte che ha smesso di essere una cosa sconosciuta. Funziona con quasi tutto: la cosa che temi smette di spaventarti nel momento esatto in cui diventa familiare. La maggior parte delle nostre paure non chiede coraggio. Chiede solo ripetizione.


Visto che parlavo di espormi: ho appena aperto Instagram. Lì butto le cose più piccole, giorno per giorno — quelle che non finiscono in un video. Se ti va, mi trovi qui: @giu.castagna.


Qual è la cosa che rimandi da tempo solo perché hai paura di quello che penserebbero gli altri?

Rispondimi — leggo tutto.

G.

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WWDC 2026, tutte le novità Apple: Apple Intelligence più potente, Siri AI evoluta e nuove funzioni per iPhone, iPad e Mac


Apple annuncia al WWDC 2026 una Siri più intelligente, nuove funzioni di Apple Intelligence e aggiornamenti software per iPhone, iPad e Mac
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In occasione della recente edizione della Worldwide Developers Conference, Apple ha presentato in anteprima le release software in arrivo. Esse includeranno l’ultima generazione di Apple Intelligence e introdurranno Siri AI, una versione completamente nuova di Siri profondamente più intelligente, capace e con conoscenze più vaste. Queste release introducono anche nuove funzioni di sicurezza per i bambini, insieme a miglioramenti che danno una marcia in più al design e alle prestazioni dei prodotti Apple.
La ricerca tra le foto migliora ulteriormente con risultati ancora più accuratiLa ricerca tra le foto migliora ulteriormente con risultati ancora più accurati

Apple Intelligence e Siri rinnovati


L’ultima generazione di Apple Intelligence rende possibile Siri AI e nuove funzioni utili nelle app che l’utente usa ogni giorno. In particolare, Siri AI è una versione completamente nuova di Siri, profondamente integrata in iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e Apple Vision Pro. Essa può attingere alla comprensione del contesto personale per fare ricerche ancora più approfondite, può rispondere a domande relative ai contenuti sullo schermo o cercare online informazioni aggiornate. Oltre ad Siri AI, l'ultima generazione di Apple Intelligence rende altesì possibili nuove funzioni nelle app di tutto il sistema per semplificare le azioni di ogni giorno, come modificare le immagini in Foto, spostarsi fra i pannelli di Safari e molto altro ancora.

Nuovi controlli parentali e aggiornamenti per Tempo di utilizzo


Nuove funzioni potenti, intuitive e facili da usare aiutano i genitori a gestire i contenuti che i loro figli possono vedere, le persone con cui possono interagire e i momenti in cui possono accedere alle app. Configurando un account per minori, possono immediatamente attivare protezioni specifiche a seconda della fascia di età in tutto il sistema e con Setup Assistant possono scegliere esattamente quali app rendere disponibili e tenere sotto controllo quelle aggiunte nel corso del tempo. Grazie alle funzioni per la sicurezza delle comunicazioni, i genitori possono richiedere l’approvazione per ogni nuovo contatto aggiunto dai propri figli e impostare interventi automatici se vengono condivisi contenuti espliciti o violenti. Nuovi strumenti aiutano ad adottare abitudini più sane per il tempo che si trascorre davanti allo schermo, consentendo di impostare facilmente i limiti di utilizzo giornaliero delle app per Intrattenimento, Giochi e Social network. Con questo aggiornamento, è più intuitivo per i genitori vedere a colpo d’occhio l’utilizzo medio del dispositivo e delle app principali da parte dei figli.
Con Image Playground è possibile di creare immagini di alta qualità con uno stile fotorealisticoCon Image Playground è possibile di creare immagini di alta qualità con uno stile fotorealistico

Le piattaforme dell'ecosistema più reattive, affidabili e piacevoli


Le nuove release rendono i prodotti Apple ancora più reattivi, affidabili e piacevoli da usare grazie ad un design più curato, a prestazioni superiori e a miglioramenti nel modo di lavorare, comunicare, condividere ricordi e ascoltare la musica. I miglioramenti rendendo le attività quotidiane più veloci, fluide e piacevoli: ad esempio, le app per iPhone e iPad si aprono più veloce. mente, le foto si caricano più rapidamente dopo essere state scattate e i trasferimenti via AirDrop sono più veloci. Quando si cambia rete, passare dalla connettività cellulare alle reti Wi-Fi risulta più fluido che mai. Anche l’esperienza di ricerca in Spotlight, Foto e Mail è stata riprogettata, in modo da risultare più stabile ed efficiente e aiutare l’utente a trovare esattamente ciò che sta cercando. Inoltre, in Mail, un sistema di classificazione completamente nuovo mostra risultati ancora più pertinenti in Risultati migliori.

Ricerche online: l’AI cambia le abitudini degli italiani
Sempre più utenti utilizzano chatbot e assistenti AI per trovare negozi, ristoranti e servizi attraverso domande naturali e conversazioni, segnando il passaggio dalle tradizionali keyword a un’esperienza di ricerca più intuitiva e personalizzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano


I miglioramenti al design del software offrono un’esperienza ancora più mirata e accessibile su app e piattaforme. Un nuovo cursore in Impostazioni offre la possibilità di personalizzare l’aspetto di Liquid Glass scegliendo fra ultra-trasparente e completamente colorato; inoltre, le icone delle app sono state aggiornate in modo da risultare più nitide e definite. Su Mac sono stati aggiornati anche alcuni aspetti caratteristici del design di macOS; tra questi, una barra degli strumenti più uniforme nella parte superiore delle app, barre laterali da bordo a bordo, icone colorate della barra laterale e altri elementi. Tante le novità che arriveranno anche il prossimo autunno; tra queste la condivisione in alta risoluzione fra diverse piattaforme delle foto in iCloud, il supporto per la perimenopausa e la menopausa nell'App Salute, un equalizzatore personalizzato per gli AirPods e ancora, nuove funzioni per gli Apple Watch, Vision Pro e Mappe di Apple, che di arricchisce di un’esperienza Flyover migliorata.

Disponibilità


Le nuove funzioni software saranno disponibili in autunno come aggiornamento software gratuito. In particolare, da questo autunno, esse saranno disponibili con iOS 27, iPadOS 27, macOS 27, watchOS 27 e visionOS 27 per chiunque abiliti Apple Intelligence su un dispositivo compatibile.


La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno


Apple ha annunciato le date ufficiali della prossima edizione della Worldwide Developers Conference (WWDC): dall’8 al 12 giugno. L'evento, che Apple organizza annualmente, riunisce sviluppatori e sviluppatrici di tutto il mondo per una settimana all’insegna del confronto, della scoperta e dell’innovazione. Oltre a seguire l’esperienza online, developer e studenti avranno anche l’opportunità di celebrarne l’inizio di persona l’8 giugno, durante un evento speciale di apertura all'Apple Park.

Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e nuovi servizi
L’Italia accelera verso una mobilità sempre più digitale. Dai pagamenti contactless alle app integrate per trasporti e sharing, nuove tecnologie e servizi stanno ridisegnando il modo in cui cittadini e viaggiatori si muovono ogni giorno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Grandi novità in arrivo


La WWDC26 punterà i riflettori sugli aggiornamenti per le piattaforme Apple, tra cui progressi nel campo dell’AI ed entusiasmanti novità in termini di software e strumenti di sviluppo. In linea con il costante impegno dell’azienda nel sostenere chi sviluppa la WWDC offrirà, inoltre, anche accesso esclusivo ai team di ingegneria e design di Apple, oltre a fornire informazioni approfondite su nuovi strumenti, framework e funzioni.
Apple wwdc edizione 2025Apple wwdc edizione 2025

Dove seguire l'evento


La WWDC inizierà lunedì 8 giugno con il Keynote e il Platforms State of the Union. Proseguirà quindi online per tutta la settimana con oltre 100 sessioni video, laboratori di gruppo interattivi e appuntamenti, durante i quali sviluppatori e sviluppatrici potranno interagire direttamente con i team di ingegneria e design per approfondire le ultime novità. Sarà possibile seguire la conferenza nell’app Apple Developer, sul sito web Apple Developer, sul canale YouTube Apple Developer e, in Cina, sul canale bilibili Apple Developer.

“La WWDC è uno dei momenti più emozionanti per Apple, perché offre alla nostra straordinaria comunità globale di developer un’occasione per riunirsi e vivere una settimana elettrizzante all’insegna della tecnologia, dell’innovazione e della collaborazione - ha dichiarato Susan Prescott di Apple - non vediamo l’ora di incontrare la nostra community online e di persona per quella che sarà certamente una delle migliori WWDC di sempre.”



E-commerce Italia 2026: trend e abitudini nel report Idealo
Il report Idealo 2026 analizza l’evoluzione dell’e-commerce in Italia: consumatori sempre più attenti alle offerte, ai prezzi e a scelte di acquisto più consapevoli
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’8 giugno, lo speciale evento in presenza all'Apple Park permetterà a developer e studenti di guardare il Keynote e il Platforms State of the Union, incontrare ingegneri e designer Apple, partecipare a laboratori e attività speciali, ed entrare in contatto con la community di sviluppo globale. Apple sostiene studenti e studentesse attraverso la Swift Student Challenge, uno dei tanti programmi pensati per promuovere la prossima generazione di imprenditori e imprenditrici, developer e designer. I 50 Distinguished Winner, riconosciuti per l’eccellenza delle loro proposte, saranno invitati a un’esperienza di tre giorni a Cupertino.


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Un tesoro piccolo piccolo


Il tramonto del terzo polo bancario: tra veti politici e manovre finanziarie, vince l'asse Unipol-MPS. E i territori restano senza difesa

Alla fine il capolavoro è riuscito.

Per mesi ci hanno spiegato che bisognava difendere i territori, preservare il pluralismo bancario, evitare concentrazioni eccessive, costruire un terzo polo capace di competere con i grandi gruppi nazionali.

Poi, come spesso accade in Italia, si è fatto esattamente il contrario.

La vicenda Banco BPM rappresenta probabilmente il caso più emblematico della politica economica italiana degli ultimi anni: nel tentativo di difendere una parte della Lombardia, si è finito per condannare Banco BPM a diventare una preda.

Il paradosso è che il progetto industriale più coerente era sotto gli occhi di tutti. Una fusione tra MPS e BPM avrebbe dato vita a un gruppo di dimensioni rilevanti, radicato nei territori, capace di competere con Intesa Sanpaolo e UniCredit senza alterare gli equilibri del sistema.

Non era necessariamente il progetto migliore per tutti gli azionisti. Ma era certamente quello che più si avvicinava all'idea di un vero terzo polo bancario.

Invece si è scelta un'altra strada.

Due soggetti privati, perseguendo legittimamente i propri interessi, hanno orientato il mercato verso altre destinazioni. Nulla di scandaloso: fanno il loro mestiere.

Più sorprendente è stata la politica.

Una politica che prima ha evocato il patriottismo economico, poi ha rivendicato la difesa dei territori, infine si è rifugiata nell'arte tutta italiana della mimesi: non scegliere, non decidere, non assumere una linea riconoscibile.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Da una parte si rafforza ulteriormente l'italianità di Intesa Sanpaolo, già dominatore del mercato nazionale.

Dall'altra prende forma un asse che ruota attorno a Monte dei Paschi e all'universo finanziario gravitante attorno a Unipol.

In mezzo scompare il terzo polo.

Scompare cioè proprio quell'elemento di concorrenza che avrebbe potuto garantire maggiore equilibrio tra Nord e Centro, tra territori e capitale finanziario, tra economia reale e grandi conglomerati.

Così, nel nome della difesa dei territori, si riduce il numero dei soggetti realmente in grado di rappresentarli.

È un vecchio vizio italiano.

Si parla di pluralismo e si produce concentrazione.

Si parla di autonomia e si costruiscono dipendenze.

Si parla di mercato e si consolidano oligopoli.

Alla fine il vero vincitore non è né il territorio né il risparmio diffuso.

Il vero vincitore è l'intesa.

Non quella scritta negli statuti.

Quella sostanziale.

L'intesa tra la grande finanza e ciò che resta della tradizione della sinistra bancaria.

Una convergenza che attraversa salotti, fondazioni, assicurazioni, reti relazionali e centri decisionali.

Una convergenza che negli anni ha cambiato nomi, protagonisti e bandiere ma che continua a perseguire lo stesso obiettivo: governare il sistema senza dichiarare apertamente di volerlo governare.

Ed è forse qui il punto più interessante.

Per mesi si è raccontata la favola della difesa dei territori.

Oggi quei territori rischiano di trovarsi meno rappresentati di prima.

Per anni ci hanno spiegato che il problema italiano erano le concentrazioni bancarie. Oggi, nel momento in cui poteva nascere un vero terzo polo, tutti coloro che predicavano il pluralismo si sono improvvisamente scoperti tifosi dell'esistente.

Alla fine il capolavoro è riuscito.

Banco BPM rischia di diventare una preda.

Il terzo polo non nasce.

La concorrenza si riduce.

I territori contano meno di prima.

Ma qualcuno potrà comunque stappare una bottiglia.

Perché, dopo anni di traversata nel deserto, la sinistra bancaria potrà finalmente affacciarsi alla finestra e gridare:

“Abbiamo una banca.”

E il governo?

Potrà continuare a raccontare di aver difeso i territori.

Come quei generali che, dopo aver perso la battaglia, rivendicano di aver salvato la bandiera.

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Carlson accusa Trump di aver bloccato le indagini sull'attentato di Butler


L'ex conduttore di Fox News dice che Dan Bongino, ai tempi all'FBI, gli avrebbe rivelato che a chiudere l'inchiesta sul tentato omicidio del 2024 fu il presidente. Bongino smentisce.

Tucker Carlson, ex conduttore di Fox News diventato uno dei critici più aspri di Donald Trump, ha accusato il presidente di aver bloccato di persona le indagini sull'attentato di cui fu bersaglio durante un comizio del 2024 a Butler, in Pennsylvania. A rivelarglielo, sostiene, sarebbe stato Dan Bongino, all'epoca all'FBI, la polizia federale statunitense, in una versione che lo stesso Bongino ha già smentito.

Carlson ne ha parlato giovedì 11 giugno in un'intervista con Mario Nawfal, come riportato da Mediaite, sito statunitense di notizie sui media. Un tempo tra i sostenitori più convinti del presidente, negli ultimi mesi è diventato uno dei suoi critici più assidui, attaccandolo sul conflitto in corso con l'Iran e sui documenti relativi al caso Epstein.

L'attentatore, Thomas Crooks, 20 anni, fu ucciso sulla sua postazione. Il fatto che non avesse lasciato un manifesto programmatico né tracce evidenti sui social media ha alimentato numerose teorie del complotto sul movente del gesto.

Secondo il suo racconto, Carlson sarebbe entrato in possesso di una serie di post pubblicati da Crooks sui social media nei mesi e negli anni precedenti alla sparatoria, messaggi che, gli era stato riferito, non esistevano. Convinto che l'FBI avesse mentito sulla loro esistenza, avrebbe chiamato prima il direttore dell'agenzia, Kash Patel, e poi Bongino per chiedere spiegazioni. In quelle conversazioni, ha precisato, non intendeva attaccare l'attuale dirigenza dell'FBI ma quella precedente, guidata da Chris Wray.

Carlson ha raccontato di conoscere Bongino da molti anni e di aver sempre avuto buoni rapporti con lui, fino a quando non ha sollevato la questione. A quel punto, ha detto, Bongino sarebbe diventato "una persona diversa", isterico e terrorizzato. Dopo numerosi messaggi, che ha detto di conservare ancora, e diverse telefonate, Bongino gli avrebbe detto di rivolgersi a Trump, indicandolo come colui che aveva fermato le indagini. Carlson ha collocato lo scambio all'inizio della seconda settimana di dicembre.

Per Carlson non esiste una spiegazione plausibile per la chiusura di un'indagine su un proprio tentato omicidio. È in quel momento, ha detto, che ha smesso di credere alla versione ufficiale dei fatti, convinto che la vicenda sia diversa da come è stata raccontata.

Nel suo programma Carlson ha collegato l'attentato a una svolta nelle posizioni del presidente, sostenendo che dopo quell'episodio Trump è diventato uno "strumento entusiasta" del governo israeliano. Pur avendo costruito la campagna del 2024 sull'opposizione alle guerre per il cambio di regime e avendo attaccato chi le sosteneva, ne ha poi avviata una, ha aggiunto.

Bongino ha respinto le accuse con un messaggio su X venerdì 12 giugno, accusando a sua volta Carlson di mentire e annunciando che in giornata, nel suo programma, avrebbe mostrato nuove prove delle sue menzogne. Carlson e Bongino offrono così due ricostruzioni opposte di quanto sarebbe accaduto a dicembre, senza che al momento sia possibile verificarle in modo indipendente.

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Trump vuole usare l'evento di UFC per riavvicinarsi alla base elettorale


Domenica sera sette incontri di arti marziali miste sul prato sud, per i 250 anni degli Stati Uniti e l'ottantesimo compleanno del presidente. Costo stimato: 60 milioni di dollari

Questa sera il prato sud della Casa Bianca si trasformerà in un'arena per sette incontri di arti marziali miste della UFC, la principale organizzazione di combattimento degli Stati Uniti. L'evento celebra i 250 anni del paese e l'ottantesimo compleanno del presidente Donald Trump, e segna una fusione senza precedenti tra la presidenza americana e uno sport da combattimento estremo.

Lo spazio verde più noto per la tradizionale caccia alle uova di Pasqua e per i ricevimenti ai capi di Stato è stato riconvertito nelle ultime settimane in un teatro per uno spettacolo violento. Secondo il Wall Street Journal, l'iniziativa punta ad aggirare le consuetudini istituzionali e a riavvicinare Trump a una base elettorale che si sente trascurata da Washington.

L'appuntamento arriva in un momento difficile per il presidente. Il suo indice di gradimento è vicino al minimo della carriera. Trump fatica a chiudere la guerra con l'Iran e deve gestire i prezzi in forte aumento della benzina e dei generi alimentari alla vigilia delle elezioni di metà mandato. Ha incassato una serie di sconfitte nei tribunali e i repubblicani al Congresso hanno iniziato a sfidarlo. I sondaggi mostrano un calo del sostegno tra i giovani uomini, una fascia chiave del pubblico della UFC che aveva contribuito alla sua vittoria nel 2024.

"Alcune persone sanno incassare un pugno e altre no", ha detto Trump il mese scorso dallo Studio Ovale, circondato da alcuni dei combattenti di domenica. "E nella vita è sempre utile saperlo fare".

Per la UFC e per il suo amministratore delegato Dana White, alleato di lunga data di Trump, è un momento decisivo. White ha costruito un impero da 20 miliardi di dollari. La società madre della lega, la TKO Group Holdings, è al primo anno di un accordo da 7,7 miliardi di dollari con la Paramount di Skydance. L'evento sarà trasmesso in esclusiva da Paramount+ e può portare nuovi abbonati e nuovi appassionati alla piattaforma.

"Lo considero una grande operazione di immagine, ed è per questo che sto spendendo questi soldi", ha detto White in un'intervista la settimana scorsa, dopo un incontro con Trump che a suo dire era "completamente entusiasta" della costruzione del palco. La UFC stima che l'evento costerà 60 milioni di dollari, metà dei quali sarà recuperata con le sponsorizzazioni pubblicitarie, tra cui Ram Trucks e Crypto.com.

David Ellison, amministratore delegato di Paramount Skydance, dovrebbe essere presente. Venerdì il Dipartimento di Giustizia, il ministero che negli Stati Uniti si occupa anche dell'antitrust, ha dato il via libera all'acquisto da parte di Paramount della Warner Bros. Discovery per 81 miliardi di dollari.

Trump, appassionato di UFC da molti anni, propose l'idea dell'evento a White durante un incontro pochi giorni dopo le elezioni del 2024. Ha seguito da vicino l'organizzazione, ha aggiunto al programma uno dei suoi combattenti preferiti e ha controllato personalmente la lista degli ospiti vip, telefonando ad amici per offrire biglietti. Ha vigilato sulla costruzione di un arco d'acciaio alto 92 piedi, quasi 28 metri, e pesante 600 tonnellate, soprannominato the claw, l'artiglio, che sovrasta la gabbia ottagonale. Un primo progetto prevedeva 2.500 posti, ma Trump ne ha chiesti di più.

Sono in programma sette incontri davanti a 4.300 spettatori, molti dei quali militari, ma anche parlamentari, lobbisti, dirigenti d'azienda e magnati della tecnologia. I combattenti si scalderanno nell'Eisenhower Executive Office Building, l'edificio degli uffici presidenziali accanto alla Casa Bianca, e alcuni dovrebbero uscire direttamente dallo Studio Ovale. Altri 65.000 tifosi seguiranno l'evento sui maxischermi all'Ellipse, il parco poco distante, al termine di tre giorni di iniziative nella capitale, tra cui una conferenza stampa venerdì sui gradini del Lincoln Memorial.

La UFC ne trae vantaggio anche su altri fronti. Giovedì il Dipartimento di Stato, che gestisce la diplomazia americana, ha firmato un accordo con la lega per iniziative di "diplomazia sportiva" all'estero, con l'obiettivo di usare le arti marziali miste per "coltivare valori americani come la disciplina, la sportività e l'eccellenza". Il segretario di Stato Marco Rubio ha paragonato l'ascesa della UFC ad altri momenti audaci della storia degli Stati Uniti, compreso lo sbarco sulla Luna.

White ha cercato di ridimensionare la lettura politica dell'evento, insistendo sull'anniversario del paese e sull'aspetto atletico. "Questo è il paese del combattimento. Questo paese è stato costruito con una lotta", ha detto.

Le critiche sono arrivate anche dall'interno del mondo della UFC. Il campione dei pesi medi Sean Strickland ha detto che Trump è "di proprietà" del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Strickland non è stato invitato.

White e Trump si conoscono dai primi anni Duemila, quando il Trump Taj Mahal di Atlantic City ospitava gli eventi della UFC, un sostegno per un'organizzazione allora poco gradita in molti luoghi. Il defunto senatore repubblicano John McCain definì quel tipo di incontri "combattimenti tra galli tra esseri umani", e le sue critiche portarono a riforme che secondo lo stesso White hanno migliorato lo sport. White parlò alla convention repubblicana del 2016 e fu un sostenitore importante nel ritorno politico di Trump.

La sola vista dell'arena ha indignato i critici del presidente, che la considerano un affronto alla dignità della Casa Bianca, la cui ala est è stata demolita da Trump per fare spazio a una sala da ballo da 400 milioni di dollari. Trump è finito sotto accusa anche per aver investito tra i 15.000 e i 50.000 dollari nella società madre della UFC a marzo, all'interno di una serie di operazioni in borsa compiute da quando è tornato in carica. La Trump Organization, gestita dai figli del presidente, ha iniziato questa settimana a vendere monete commemorative legate all'incontro a un prezzo fino a 12.000 dollari.

La Casa Bianca ha fatto sapere che i beni di Trump sono in un trust gestito dai figli e che gli investimenti sono amministrati in modo indipendente, senza alcun intervento del presidente o della famiglia.

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Amazon ha consumato 10 miliardi di litri d'acqua per i data center nel 2025


Amazon pubblica i dati sui consumi idrici dei suoi data center, dichiarando una maggiore efficienza rispetto a Microsoft, Google e Meta.

Amazon ha recentemente reso noti i dati relativi al consumo idrico dei suoi data center per l'anno 2025, un'iniziativa che segna un momento di trasparenza inedito per l'azienda di Seattle. In un contesto globale dove la sostenibilità ambientale dei giganti tecnologici è costantemente sotto i riflettori, il colosso dell'e-commerce ha dichiarato che le sue operazioni globali nel settore data center hanno consumato complessivamente 2,5 miliardi di galloni d'acqua, ovvero poco meno di 10 miliardi di litri. Nonostante la continua espansione delle infrastrutture fisiche necessarie per supportare i servizi cloud e l'intelligenza artificiale, Amazon ha registrato una diminuzione del 2% nel consumo idrico totale rispetto al 2024. Questo risultato è stato ottenuto mantenendo un tasso di efficienza pari a 0,12 litri per chilowattora di elettricità consumata, un parametro fondamentale che l'azienda utilizza per sottolineare il proprio impegno verso una gestione più oculata delle risorse naturali.

La pubblicazione di questi dati non è priva di una componente competitiva, poiché Amazon ha scelto di confrontare apertamente le proprie prestazioni con quelle dei principali rivali del settore Big Tech, tra cui Microsoft, Google e Meta. Secondo le analisi fornite nel rapporto, la propria efficienza idrica risulterebbe superiore a quella della concorrenza. Tuttavia, gli esperti sottolineano la necessità di analizzare questi confronti con cautela metodologica. Ad esempio, i dati citati riguardo a Google sembrano concentrarsi specificamente sui data center dedicati all'intelligenza artificiale Gemini, mentre Amazon ha presentato un dato aggregato che copre la totalità delle sue operazioni globali. Un altro elemento di attenzione riguarda ciò che non viene conteggiato: il report di Amazon non include infatti l'uso indiretto dell'acqua presso le centrali elettriche né i consumi legati alle fasi di costruzione dei nuovi impianti.

Il segreto dietro questi numeri risiede principalmente nelle strategie di raffreddamento. Amazon ha spiegato che per circa il 90% del tempo i suoi data center si affidano a sistemi di raffreddamento ad aria, ricorrendo al raffreddamento evaporativo basato sull'acqua solo durante le ore più critiche delle giornate più calde. Parallelamente, l'azienda ha incrementato la tolleranza al calore dei propri server, permettendo loro di operare stabilmente anche a temperature elevate. Grazie a tali innovazioni, Amazon sostiene che i propri impianti siano sette volte più efficienti rispetto alla media del settore. Questa dichiarazione giunge in un momento cruciale, subito dopo che la città di Seattle ha approvato una moratoria di un anno sulla costruzione di nuovi data center, una misura sostenuta attivamente anche da una parte dei dipendenti della stessa Amazon preoccupati per l'impatto ambientale sul territorio.

Fonte: www.theverge.com

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Xbox, conti in rosso: la nuova CEO Asha Sharma annuncia tagli e riforme


Il management di Xbox ammette perdite miliardarie e un modello di business insostenibile, mentre si profilano nuovi licenziamenti per luglio.

Al termine della Summer Game Fest, l'industria videoludica torna a riflettere sul paradosso del settore, diviso tra una carica di nuovi titoli di fascia alta e una crisi strutturale che ormai pare irrisolvibile. In questo scenario, Asha Sharma, nuova CEO di Xbox, e Matt Booty, Chief Content Officer dell'azienda, hanno diffuso un promemoria pubblico rivolto ai dipendenti per tracciare un bilancio dei primi cento giorni del nuovo mandato. I dati emersi sono preoccupanti e delineano una situazione finanziaria che, secondo i vertici, non può più essere tollerata nel lungo periodo. Escludendo l'impatto di Activision-Blizzard e King, negli ultimi cinque anni Microsoft ha investito oltre 20 miliardi di dollari in contenuti e hardware, subendo tuttavia un calo dei ricavi annuali di quasi mezzo miliardo di dollari. Questa emorragia finanziaria impone un cambio di rotta drastico. Oltre ai problemi di fatturato, Xbox deve affrontare le sfide legate alla produzione di hardware. La carenza di componenti, definita internamente come una crisi produttiva di vasta portata, impedisce all'azienda di produrre un numero di console sufficiente a soddisfare la domanda dei consumatori. Di conseguenza, il management sta valutando nuovi modelli di business e partnership, pur confermando l'impegno verso Project Helix, il nome in codice della prossima console.

Il problema non riguarda però solo le macchine, ma anche la gestione dei contenuti: i vertici hanno ammesso di essersi estesi eccessivamente con le acquisizioni degli studi effettuate alla fine della scorsa decade, faticando ora a supportare una struttura così vasta in un mercato dove la competizione principale è diventata la conquista dell'attenzione degli utenti. Sebbene il documento ufficiale non parli esplicitamente di riduzioni del personale, le indiscrezioni riportate dalla stampa americana suggeriscono uno scenario molto più cupo. Si prevedono infatti tagli sostanziali a partire dal mese di luglio, in coincidenza con l'inizio del nuovo anno fiscale di Microsoft. Si tratterebbe dell'ennesima ondata di licenziamenti dopo quelle già avvenute nel corso del 2024 e del 2025. La crisi di Xbox sembra essere il risultato di anni di decisioni sbagliate e della difficile convivenza tra l'ambizione di creare videogiochi d'eccellenza e la necessità di soddisfare le rigide aspettative di rendimento degli azionisti. Uscire da questo stallo richiederà tempo, una strategia estremamente sostenibile e una gestione più oculata delle risorse creative.

Fonte: www.engadget.com

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SpaceX debutta sul Nasdaq: l'IPO più grande della storia a 135 dollari per azione


Con una IPO da 1,77 trilioni di dollari, SpaceX, il colosso di Musk, apre agli investitori tra entusiasmo per l'IA e dubbi degli analisti.

SpaceX ha ufficialmente fatto il suo debutto sul Nasdaq, fissando il prezzo della sua offerta pubblica iniziale a 135 dollari per azione: è l'atto finale di un lungo percorso per portare in borsa il conglomerato spaziale e di intelligenza artificiale di Elon Musk. La società, che controlla anche il social network X, ha iniziato le contrattazioni questo venerdì sul Nasdaq con una valutazione complessiva di ben 1,77 trilioni di dollari. Si tratta di un'operazione senza precedenti, tre volte più grande di qualsiasi altra IPO registrata finora nella storia dei mercati finanziari. Il debutto è stato un banco di prova fondamentale non solo per la solidità meccanica del mercato, memore dei disguidi tecnici avvenuti durante il lancio di Facebook nel 2012, ma anche per misurare la reale entità della domanda legata al boom dell'intelligenza artificiale, che sembra aver retto le cifre-monstre richieste da Musk e soci.

Per anni SpaceX è stata accessibile quasi esclusivamente a fondi di venture capital, investitori istituzionali e una ristretta cerchia di azionisti privati. Ora, per la prima volta, gli investitori ordinari avranno la possibilità di entrare nel capitale di una delle aziende più seguite al mondo. Tuttavia, acquistare azioni SpaceX significa inevitabilmente investire per procura nella figura di Elon Musk, azionista di controllo e uomo più ricco del pianeta, diventato il primo trilionario della storia proprio con l'IPO di SpaceX. Musk rimane un personaggio profondamente divisivo, noto per le sue alleanze politiche e per l'uso spregiudicato della piattaforma X per promuovere agende controverse. Nonostante le polemiche sui social e le tensioni legate al suo attivismo politico, la comunità finanziaria sembra al momento disposta a guardare oltre la politica per concentrarsi sul potenziale tecnologico e sulla crescita dell'azienda.

Non tutti gli analisti condividono però l'ottimismo che circonda questa quotazione. Morningstar, ad esempio, ha espresso forti dubbi, definendo la società "sopravvalutata" e stimando il suo valore reale intorno ai 780 miliardi di dollari, meno della metà della valutazione di mercato fissata per l'IPO. Nonostante un fatturato di circa 19 miliardi di dollari lo scorso anno, SpaceX non ha ancora generato profitti e continua a operare con un elevato consumo di cassa. Tuttavia, la fame degli investitori per le infrastrutture legate all'intelligenza artificiale e la rapida inclusione del titolo nell'indice Nasdaq 100 potrebbero sostenere il prezzo delle azioni nel breve periodo. Gli esperti sottolineano come questa IPO sia estremamente sbilanciata: da sola, SpaceX ha raccolto più capitali di tutte le altre quotazioni statunitensi del 2024 e 2025 messe insieme.

Un elemento distintivo di questa operazione è l'elevata partecipazione prevista per i piccoli investitori retail. SpaceX punta infatti a riservare loro circa il 30% delle azioni, una quota insolitamente alta rispetto al consueto 10% delle IPO tradizionali. Molti risparmiatori sono attratti dal misticismo che circonda la figura di Musk e desiderano partecipare attivamente alla sua visione del futuro. Al contempo, le nuove dinamiche dei mercati azionari permetteranno l'inserimento quasi immediato della società nei fondi indicizzati passivi. Ciò significa che trilioni di dollari provenienti dai risparmi previdenziali e dalle pensioni confluiranno indirettamente in SpaceX, esponendo milioni di risparmiatori a un titolo potenzialmente volatile in un settore, quello dell'IA e dell'aerospazio, ancora in piena evoluzione.

Fonte: www.nbcnews.com

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Tomb Raider Legacy of Atlantis: Crystal Dynamics spiega come ha usato l'IA generativa


Crystal Dynamics ha chiarito quanto è profondo l'utilizzo dell'IA generativa nello sviluppo di Tomb Raider: Legacy of Atlantis.

L'ultimo trailer di Tomb Raider: Legacy of Atlantis, pubblicato durante lo State of Play di giugno, ha attirato l'attenzione non solo per il ritorno dell'iconica Lara Croft, ma anche per una rivelazione tecnica apparsa sulla pagina Steam del gioco. Gli utenti hanno infatti notato una dichiarazione obbligatoria riguardante l'uso dell'intelligenza artificiale generativa, scatenando un immediato dibattito tra gli appassionati del franchise. Per fare chiarezza sulla questione, Jeff Adams, Experience Director di Crystal Dynamics, è intervenuto spiegando come lo studio stia integrando questa tecnologia all'interno del proprio flusso di lavoro creativo. Secondo Adams, l'IA non deve essere considerata un sostituto del talento umano, bensì uno strumento avanzato capace di aiutare il team a trovare le risposte giuste in tempi più brevi.

Entrando nel dettaglio operativo, l'uso dell'IA da parte di Crystal Dynamics si concentra principalmente nelle fasi preliminari dello sviluppo dei livelli. L'obiettivo è quello di visualizzare rapidamente oggetti o asset senza dover investire ore di lavoro manuale nella creazione di asset che potrebbero poi essere scartati. Adams ha citato l'esempio pratico di un oggetto di scena: invece di modellarlo da zero per un semplice test, il team utilizza l'IA generativa per vederlo inserito nel mondo di gioco e valutarne l'impatto visivo. Se l'idea funziona e si integra bene con la visione artistica complessiva, allora il processo passa alla pipeline tradizionale, dove artisti e designer umani prendono in mano il progetto per modellarlo e rifinirlo secondo gli standard qualitativi richiesti da un titolo di fascia alta.

Nonostante le rassicurazioni, il tema resta estremamente delicato e non privo di zone d'ombra. Durante un'intervista rilasciata a Game Informer, la discussione ha preso una piega più cauta quando si è cercato di approfondire quanto dell'asset iniziale generato dall'IA rimanga effettivamente nel codice finale del gioco. In quel momento, un rappresentante delle pubbliche relazioni dello studio è intervenuto per interrompere l'approfondimento, dichiarando che Crystal Dynamics preferisce non aggiungere altro per il momento, rimandando ulteriori dettagli al periodo del lancio del titolo. Questa prudenza suggerisce che, nonostante la trasparenza iniziale, il confine tra il supporto dell'algoritmo e la creazione manuale sia ancora un terreno scivoloso per l'industria videoludica. Nonostante le polemiche che circondano l'intelligenza artificiale generativa, la posizione di Crystal Dynamics riflette una tendenza sempre più comune tra i grandi studi di sviluppo. L'azienda ha sottolineato che tutto il contenuto finale visibile in Tomb Raider: Legacy of Atlantis sarà realizzato da mani umane, garantendo che l'esperienza dei fan rimanga di altissimo livello. Resta da vedere come il pubblico accoglierà il risultato finale, considerando che, finora, le critiche della community non si sono ancora tradotte in un rifiuto commerciale significativo verso i titoli che fanno uso dell'IA generativa. La sfida per lo studio sarà dimostrare che l'IA può effettivamente servire la qualità senza compromettere l'integrità artistica della saga.

Fonte: wccftech.com

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Macbook touchscreen in arrivo? Le nuove indiscrezioni parlano di un laptop "touch-friendly"


Il leaker Instant Digital conferma i piani di Apple: i nuovi MacBook Ultra avranno display touch OLED e un design sottile con chip M6.

Il primo Macbook con schermo touch di Apple sarebbe praticamente dietro l'angolo. A dirlo è il noto leaker cinese Instant Digital su Weibo: l'informatore, celebre per la sua affidabilità e per i suoi contatti con la catena di approvvigionamento di Cupertino, suggerisce che l'azienda sia finalmente pronta a integrare una tecnologia a lungo evitata sui propri laptop di punta. Il report si allinea a diverse analisi recenti che indicano che lo sviluppo di questa nuova tipologia di dispositivi è a uno stadio ormai avanzato. Questa decisione rappresenterebbe un cambio di rotta radicale rispetto alla filosofia storica del brand.

Per oltre un decennio, Apple ha respinto l'idea di un Mac con touchscreen: nel 2010, Steve Jobs aveva infatti dichiarato che le superfici tattili verticali non erano ergonomiche, causando un rapido affaticamento del braccio. Recentemente, anche il CEO in pectore John Ternus ha ribadito che il Mac è ottimizzato esclusivamente per l'input tramite tastiera e mouse (o trackpad). Tuttavia, la nuova strategia sembra orientata verso un approccio definito "touch-friendly" piuttosto che "touch-first". L'obiettivo non è sostituire l'interazione classica con mouse e tastiera, ma permettere agli utenti di alternare i gesti naturali con la precisione dei cursori, rendendo l'interfaccia di macOS più versatile senza snaturarne l'identità.

Sotto il profilo tecnico, le innovazioni non si fermeranno al solo schermo. Le indiscrezioni parlano dei prossimi modelli di MacBook Pro da 14 e 16 pollici, che potrebbero essere rinominati "MacBook Ultra". Questi dispositivi dovrebbero essere equipaggiati con i potenti chip M6 Pro e M6 Max, display OLED ad alta efficienza e un design più sottile che include la Dynamic Island, eliminando il notch. Un ruolo fondamentale sarà giocato dalla produzione dei pannelli per lo schermo: Samsung Display avrebbe infatti già superato ostacoli produttivi emersi negli scorsi anni, raggiungendo rendimenti eccellenti tali da giustificare la produzione di massa dei notebook di nuova generazione.

Anche il software sta già preparando il terreno per questa evoluzione. Si prevede che macOS 27 Golden Gate introdurrà elementi grafici più adatti al tocco, capitalizzando l'esperienza già maturata con la funzione Sidecar che permette l'interazione con l'interfaccia Mac tramite iPad. Per quanto riguarda le tempistiche di lancio, sebbene i primi piani indicassero il 2025, le proiezioni più recenti di analisti come Ming-Chi Kuo e Mark Gurman suggeriscono che la produzione di massa inizierà nel 2026. Il debutto ufficiale sul mercato è quindi atteso tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027, con la carenza globale di chip che potrebbe far slittare la commercializzazione definitiva verso la parte finale dell'anno prossimo.

Fonte: www.macrumors.com

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Il Mondiale di calcio si scontra con la stretta sull'immigrazione


L'espulsione di un arbitro somalo e i problemi di visto per giocatori, staff e tifosi mostrano come la politica migratoria del presidente stia complicando il Mondiale di calcio

Il presidente Donald Trump aveva presentato il Mondiale di calcio del 2026 come un'occasione storica per mostrare al mondo la "bellezza e la grandezza" dell'America e per dare una spinta agli introiti turistici. La partita inaugurale di venerdì sul suolo statunitense è invece coincisa con detenzioni in aeroporto, dinieghi di visto e critiche internazionali sull'effetto della sua linea dura in materia di immigrazione sull'evento sportivo più atteso dell'anno.

Secondo un'inchiesta del Wall Street Journal, oltre venti tra giocatori, membri dello staff e ufficiali del torneo hanno avuto problemi di visto o di ingresso negli Stati Uniti. Il caso più clamoroso è quello dell'arbitro somalo selezionato dalla FIFA, fermato per più di dieci ore all'aeroporto di Miami, messo in una cella di trattenimento e rimpatriato. Le autorità statunitensi hanno poi sostenuto di aver individuato sospetti legami con membri di un gruppo terroristico.

Il torneo ha già portato folle di tifosi internazionali nelle città americane che lo ospitano, da Boston a Miami fino a Kansas City. Altri tifosi raccontano però di aver speso migliaia di dollari per biglietti, voli e alberghi e di essersi visti negare il visto. L'amministrazione aveva provato a mettere al riparo l'evento, promosso con lo slogan "America Welcomes the World", dalla stretta migratoria, creando un canale prioritario per gli appuntamenti consolari dei possessori di biglietto e specifiche deroghe per gli atleti.

I mesi di attenzione mondiale sulla stretta del secondo mandato di Trump, con arresti di massa, controlli più severi e detenzioni di viaggiatori in aeroporti e valichi di confine, hanno avuto un effetto negativo. Diversi paesi europei hanno aggiornato i propri avvisi di viaggio per gli Stati Uniti dopo che alcuni loro cittadini erano stati fermati alla frontiera. Gli arrivi internazionali negli Stati Uniti sono calati del 5,5% nel 2025 secondo dati del Department of Commerce, il ministero del Commercio, e gli Stati Uniti sono l'unica grande destinazione turistica ad aver perso visitatori.

Alla vigilia del Mondiale, riviste francesi e tedesche hanno pubblicato copertine con Trump e agenti dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, con le scritte "Welcome to America" e "Spoilsport". In Argentina un'azienda ha offerto televisori gratis ai primi cento clienti in grado di mostrare documenti che attestassero di essersi visti negare il visto per gli Stati Uniti.

Le previsioni indicavano circa 1,2 milioni di visitatori internazionali nel mese di torneo e fino a 17,2 miliardi di dollari di contributo al PIL statunitense, secondo uno studio congiunto della FIFA e dell'Organizzazione mondiale del commercio pubblicato l'anno scorso. Un sondaggio della American Hotel and Lodging Association, l'associazione degli operatori alberghieri americani, ha però rilevato che quasi l'80% degli albergatori nelle città ospitanti registra prenotazioni inferiori alle previsioni iniziali, mentre il 70% indica le barriere ai visti e le tensioni geopolitiche come fattori che stanno comprimendo in modo significativo la domanda internazionale per il Mondiale.

I funzionari dell'amministrazione hanno difeso le difficoltà come il prezzo necessario per la sicurezza nazionale. "Ci stiamo lavorando in modo molto attento per assicurarci che siano le persone giuste a entrare nel nostro paese", ha detto Trump mercoledì rispondendo a domande sui problemi degli spettatori del Mondiale. Più diretto è stato Rodney Scott, commissario della Customs and Border Protection, l'agenzia doganale e di controllo delle frontiere: "Non m'importa cosa fate nella vita. Non vi facciamo entrare solo perché vogliamo che arbitriate una partita".

"La notizia, nel giorno in cui inizia il Mondiale, non è come le persone si stanno unendo, ma come Trump e il suo team stanno rendendo così difficile per atleti, tifosi e per il mondo intero partecipare a questo evento", ha detto al Wall Street Journal Brett Bruen, ex diplomatico statunitense ora a capo della società di consulenza Global Situation Room. "In questo momento non stiamo stendendo il tappeto rosso, stiamo mettendo cartelli ovunque che dicono di stare alla larga, ed è questo il messaggio che arriva a tifosi e giocatori".

Gli Stati Uniti ospitano il Mondiale insieme a Canada e Messico, con 78 delle 104 partite previste in città americane. Trump ha detto di voler offrire al mondo "il più grande, il più sicuro e il più straordinario torneo di calcio della storia".

Anche al ghanese Thomas Partey è stato negato il visto, in questo caso dal Canada, e non potrà giocare la partita inaugurale della sua nazionale nel paese, hanno annunciato venerdì funzionari della FIFA. Partey è accusato nel Regno Unito di sette capi di imputazione per stupro e uno per violenza sessuale, e si è dichiarato non colpevole.

La nazionale dell'Iran ha dovuto spostare il proprio ritiro dall'Arizona a Tijuana, in Messico, dopo i problemi di visto e le tensioni legate alla guerra tra Stati Uniti e Iran. Il Department of Homeland Security, il ministero per la Sicurezza interna, ha fatto sapere che i giocatori iraniani potranno entrare negli Stati Uniti il giorno prima di ciascuna delle loro partite, ma a diversi membri della squadra e dello staff federale è stato negato il visto o non è stato consegnato in tempo.

Un giocatore iracheno è stato interrogato per quasi sette ore a Chicago e si è visto controllare il telefono prima di poter entrare nel paese, mentre al fotografo della squadra è stato negato l'ingresso. Problemi di visto hanno rallentato fino all'ultimo anche giocatori e staff di Haiti, Svizzera e Marocco.

I funzionari dell'amministrazione hanno detto che gli Stati Uniti stanno lavorando per accogliere milioni di viaggiatori mantenendo standard elevati di sicurezza nazionale e ordine pubblico. "Gli Stati Uniti sono ben preparati per accogliere i viaggiatori legittimi da tutto il mondo per il più grande Mondiale FIFA della storia", ha detto Tommy Pigott, portavoce del Department of State, il dipartimento degli Esteri americano.

Il volto delle tensioni è diventato Omar Abdulkadir Artan, il somalo che si apprestava a diventare il primo arbitro del suo paese a dirigere una partita di un Mondiale. Pur essendo arrivato a Miami da Istanbul con un visto americano valido e le credenziali della FIFA, Artan è stato interrogato per dieci ore dalle autorità statunitensi su questioni politiche somale e su al-Shabaab, il gruppo terroristico affiliato ad al Qaeda attivo nel Corno d'Africa.

Telefono, computer portatile e altri dispositivi gli sono stati sequestrati, secondo quanto riferito da funzionari della federazione calcistica somala. Le autorità americane hanno detto di aver trovato presunti legami con sospetti membri di organizzazioni terroristiche durante un controllo aggiuntivo in aeroporto. "Abbiamo avuto sue notizie solo dopo che è tornato a Istanbul e ha comprato un nuovo telefono", ha detto Hassan "Wiish" Yabarow, responsabile degli arbitri della federazione calcistica somala, che ha aggiunto come gli Stati Uniti non abbiano ancora fornito una spiegazione. "Non c'è alcun modo per fare ricorso". Yabarow ha detto che il paese sta chiedendo chiarimenti e che "ogni accusa dovrebbe essere valutata sulla base di fatti verificati, prove credibili e procedure di garanzia".

Governo e federazione somali hanno detto di essere perplessi perché Artan era stato controllato dai funzionari consolari americani e aveva ottenuto un visto prima di partire, viaggiando con passaporto diplomatico e una lettera di accompagnamento del ministro somalo della Gioventù e dello sport.

Dopo essere stato rimpatriato, Artan è stato accolto da più di cento sostenitori all'aeroporto di Mogadiscio mercoledì mattina, avvolto nella bandiera del paese. "Sarò al prossimo Mondiale e continuerò a rendere orgogliosa la Somalia", ha detto in aeroporto. "Nonostante quello che mi è successo, non sono scoraggiato". Poco dopo, l'Unione delle federazioni calcistiche europee lo ha designato come arbitro della Supercoppa UEFA del 12 agosto.

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Trump perde consensi tra gli indipendenti, soprattutto tra chi non ha la laurea


Un'analisi che aggrega quasi venti sondaggi AP-NORC mostra un calo costante del gradimento di Trump tra gli indipendenti durante il secondo mandato, più forte tra chi non ha la laurea.

Gli elettori indipendenti americani sono sempre più scontenti del presidente Donald Trump nel suo secondo mandato, e il calo del gradimento è più forte tra chi non ha una laurea. Lo mostra un'analisi che aggrega quasi venti sondaggi condotti dall'AP-NORC Center for Public Affairs Research, un centro di ricerca sull'opinione pubblica nato dalla collaborazione tra l'agenzia di stampa Associated Press e l'università di Chicago.

Intorno alle elezioni del 2024 circa la metà degli indipendenti senza laurea aveva un'opinione positiva di Trump. Questa primavera la quota è scesa a circa un quarto. Il crollo ha cancellato il forte divario per livello di istruzione che esisteva tra gli indipendenti prima dell'insediamento. Oggi questi elettori hanno opinioni altrettanto negative del presidente, laureati o no.

L'analisi mette insieme quasi venti sondaggi AP-NORC realizzati tra luglio 2024 e aprile 2026, e permette di osservare come il sostegno a Trump sia cambiato in diversi momenti: gli ultimi sei mesi del 2024, i primi cento giorni della presidenza, l'estate del 2025 in cui è passata la cosiddetta Big Beautiful Bill, la grande legge di bilancio voluta dal presidente, il blocco delle attività federali dell'autunno scorso dovuto alla mancanza di fondi e l'inizio della guerra con l'Iran.

Il quadro che emerge è quello di un calo costante tra gli indipendenti per tutto il secondo mandato. Il gradimento di Trump è sceso anche tra alcuni gruppi piccoli ma importanti che si erano avvicinati a lui nel voto presidenziale del 2024, compresi gli indipendenti afroamericani e ispanici. Gli indipendenti, peraltro, sono oggi più numerosi che mai negli Stati Uniti, e un'erosione del loro sostegno può creare problemi a Trump e ai repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato, le consultazioni che a metà del quadriennio presidenziale rinnovano parte del Congresso e vengono lette come un giudizio sul partito al governo.

Tafari Torres, ricercatore senior del NORC e co-autore dell'analisi, ha detto che mentre le opinioni di democratici e repubblicani su Trump sono rimaste sostanzialmente stabili, quelle degli indipendenti continuano a muoversi. "Gli indipendenti sono, in generale, le persone che reagiscono agli eventi e fanno calare il loro sostegno", ha dichiarato.

Il ritorno di Trump alla Casa Bianca è stato alimentato in parte proprio dagli indipendenti, che lo consideravano il candidato più solido su temi chiave come l'economia. L'analisi, che misura sia il giudizio sul presidente sia l'approvazione del suo operato, mostra che il consenso è calato in fretta una volta arrivato l'insediamento.

Tra gli indipendenti senza laurea le opinioni positive su Trump sono scese dal 48% dei mesi precedenti il ritorno alla Casa Bianca al 31% nei primi cento giorni di mandato, fino a circa un quarto durante il blocco federale e nei primi mesi del 2026. Tra gli indipendenti laureati, che già prima dell'insediamento lo vedevano positivamente solo in circa 3 casi su 10, la discesa verso circa un quarto è stata molto meno marcata.

"Il calo tra gli indipendenti senza laurea è stato più ripido e più ampio della lieve flessione tra quelli laureati", ha detto Sean Collins, ricercatore del NORC e co-autore dell'analisi. "È stato sorprendente, soprattutto se si pensa che, tra le diverse componenti della coalizione di Trump, quella senza laurea è di solito una di quelle che spicca".

Gli americani senza laurea sono da tempo una parte centrale dell'elettorato di Trump. Ma nel 2024 il presidente aveva vinto anche guadagnando consensi tra gruppi che tendono a sostenere i democratici, compresi gli adulti ispanici. Il 42% degli indipendenti aveva votato per lui, in crescita rispetto al 37% del 2020, e secondo AP VoteCast, l'ampio sondaggio sugli elettori realizzato dall'AP, gli indipendenti ispanici si erano divisi quasi a metà tra Trump e l'ex vicepresidente Kamala Harris.

Adesso il quadro è molto più negativo per il presidente. Tra gli indipendenti ispanici la quota di chi lo vedeva favorevolmente era vicina alla metà, il 46%, nei sondaggi condotti attorno al voto presidenziale. Nel secondo mandato è crollata in fretta, scendendo fino al 15% durante il blocco federale dell'autunno scorso, per poi attestarsi attorno a un quarto in primavera.

Anche gli indipendenti più giovani sono diventati meno favorevoli al presidente, mentre quelli dai 60 anni in su sono rimasti perlopiù stabili. Altri sondaggi AP-NORC indicano che Trump sta perdendo terreno tra i repubblicani più giovani per via dell'inflazione e tra gli ispanici, sempre più insoddisfatti.

"I guadagni che Trump sembrava aver ottenuto durante le elezioni, non so se stiano reggendo. Ha registrato alcuni spostamenti significativi tra queste persone", ha detto Torres. "Dalla nostra ricerca, non sembrano guadagni permanenti".

Alla radice di molte frustrazioni degli americani verso Trump, indipendenti compresi, c'è l'economia. Circa la metà degli indipendenti che lo avevano sostenuto nel 2024 indicava l'inflazione come il fattore più importante per il proprio voto, secondo AP VoteCast, e la maggior parte si diceva molto preoccupata per il costo del cibo e della benzina.

A oltre un anno dall'inizio del secondo mandato l'inflazione resta alta, sospinta da prezzi della benzina che rimangono elevati mentre prosegue la guerra con l'Iran. Un sondaggio AP-NORC di aprile ha rilevato che circa 3 indipendenti su 10 erano "estremamente" o "molto" preoccupati di riuscire a pagare la spesa alimentare negli ultimi mesi, e una quota simile temeva di non potersi permettere la benzina. Circa 8 indipendenti su 10 hanno definito cattiva la situazione economica del Paese in primavera.

I giudizi sull'economia tendono ad allinearsi a quelli sul presidente: chi vede male l'economia tende a vedere male anche Trump. L'ultima rilevazione AP-NORC di maggio mostra che solo circa 3 indipendenti su 10 approvano la gestione dell'economia da parte del presidente, una quota in linea con quella registrata all'inizio del mandato. Il sondaggio di aprile aveva trovato che appena 1 indipendente su 10, il 12%, approvava il modo in cui Trump stava affrontando il costo della vita.

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